GIACINTA CARUSO
IL GIARDINO DELLE DELIZIE
(2005)

Ringrazio di cuore Vito Catalano per avere creduto in questo ro-
manzo fin dall'inizio e Raffaella Catalano per la sua preziosa assi-
stenza.

Ah ich kan
Questa espressione in dialetto fiammingo del XV secolo significa
come posso. Era il motto con cui il pittore Jan van Eyck firmava i
suoi quadri.

1
Qualcuno ha scritto che l'essere umano pensa al sesso circa una volta
ogni due minuti. La mia media deve essere pi alta perch il sesso  la mia
ossessione.
Sono quello che gli strizzacervelli definiscono un sex addicted, un dro-
gato di sesso, insomma uno a cui non basta mai. La mattina, quando mi
sveglio, la prima cosa a cui penso  con chi e dove far sesso quel giorno.
E se non lo faccio per qualche giorno divento intrattabile. L'ho fatto dap-
pertutto, nei bar di Soho, nei parchi, sui mezzi pubblici, in qualunque posto
mi sia venuta voglia di farlo. E in tutti i modi possibili.
Eppure non  che non abbia nulla a cui pensare, visto che di mestiere
faccio lo sbirro a Londra. Sono un ispettore investigativo della polizia me-
tropolitana. Se i colleghi sapessero della mia ossessione farebbero un salto
sulla sedia. Anch'io talvolta faccio fatica ad accettare il fatto che sono un
malato di sesso o, se preferite, un maniaco. Ma un maniaco attraente per-
ch, nonostante abbia passato la quarantina, ho ancora un fisico atletico,
folti capelli castani, occhi azzurri e una fossetta sul mento che le donne
trovano irresistibile.
All'epoca dei fatti che sto per narrare, a causa del fallimento del mio ma-
trimonio, ero tornato a vivere da solo. La compagnia, come sempre, non
mi mancava. Uscivo con tre donne contemporaneamente e una di loro,
Brenda, che faceva la parrucchiera in Russell Street, sperimentava su se
stessa i tagli che avrebbe fatto poi alle clienti. In quel momento aveva i ca-
pelli neri cortissimi con alcune ciocche rosso fuoco.
Cos, quando all'obitorio vidi il cadavere, la prima cosa che mi venne in
mente fu che portava i capelli all'ultima moda perch aveva la stessa petti-
natura di Brenda. Ma parlare di cadavere  improprio: c'era solo la testa.
Per giunta ritrovata quella mattina nello stomaco di un pesce, un grosso
merluzzo che pesava quarantaquattro chili ed era lungo un metro e ottanta.
Dopo essere stato pescato nel Mare del Nord, era finito al mercato del pe-
sce di Billingsgate per essere tagliato in filetti.
La testa era intatta. A occhio e croce, la donna a cui era stata tagliata non
doveva avere avuto pi di vent'anni.
Mentre aspettavo l'arrivo del medico legale, una voce allegra alle mie
spalle disse:
Cosa fa l'ispettore Nicholas Hall tutto solo soletto?.
Mi voltai e mi ritrovai davanti una donna attraente che, ahim, conosce-
vo bene. Era la pi grossa rompipalle dell'emisfero occidentale. Jennifer
Logan, reporter di un giornale scandalistico, che aveva una sola missione
nella vita: marcarmi stretto. E non solo per motivi professionali. Era risa-
puto che avesse un debole per me.
Malgrado sia sempre arrapato, ho per una regola ferrea: mai con le
giornaliste perch appartengono a una categoria che detesto vivamente, e
mai con le colleghe, perch non voglio grane in ufficio. Sebbene, devo
ammettere, un'eccezione la farei molto volentieri. Ma questo  un discorso
piuttosto complicato che sar meglio rimandare a dopo.
Come hai fatto a entrare?, sbottai irritato.
Solo in quel momento lei vide la testa ed ebbe il buon gusto di sentirsi
male.
Ne approfittai per spingerla fuori della stanza.
Ecco quel che succede alle ficcanaso, dissi.
Intanto lei si era ripresa. Cos'era quella roba?.
Niente.
Mi fiss come se all'improvviso fossi diventato repellente.
Cazzo, Nicholas! C' una testa su un lurido tavolo dell'obitorio e tu dici
che non  niente, grid.
Mi guardai intorno preoccupato per vedere se qualcuno ci stesse osser-
vando, poi la trascinai in un angolo deserto del corridoio.
Apri bene le orecchie, Jennifer, sibilai. Adesso tu giri sui tacchi e te
ne torni da dove sei venuta. Appena ci sar qualcosa da sapere, sarai la
prima a saperlo. Le rivolsi un'occhiata feroce e aggiunsi: Sono stato
chiaro?.
No, cazzo! Non lo sei stato per niente. Non puoi impedirmi di fare il
mio lavoro. Io ho il diritto di fare tutte le domande che voglio.
No, mia cara, non hai nessun diritto, la interruppi con un'altra occhiata
feroce. Ti ricordo che ti ho appena sorpresa a curiosare nella stanza delle
autopsie. Non credo che avessi, come lo chiami tu, il diritto di essere l.
Ero venuta a cercarti, si difese lei.
Vista l'ossessione che aveva per me, era abbastanza probabile.
Mi hai trovato. Ora, fila, le intimai.
Intanto si era avvicinato un energumeno della sicurezza.
Problemi, signore?.
Rivolsi uno sguardo significativo alla Logan. Se non usciva immediata-
mente, la consegnavo all'energumeno. Lei era una rompipalle, ma non una
stupida. Cap che non era il caso di insistere e con un'occhiata truce se ne
and.
Respirai di sollievo. Mi ero liberato di lei, almeno per il momento. Rien-
trai nella stanza delle autopsie. Dopo qualche istante sentii riaprirsi la porta
e per me la giornata improvvisamente si illumin. La donna che mi stava
facendo impazzire da pi di tre mesi, ossia da quando il sergente con cui
lavoravo da anni era andato in pensione e la direzione aveva mandato lei a
rimpiazzarlo, stava venendo verso di me.
Era lei la mia eccezione. Si chiamava Rebecca Wenston: ventotto anni,
un metro e ottanta d'altezza, capelli lunghi biondi, occhi color lavanda,
bocca carnosa e un corpo che non mi faceva dormire la notte. Mi sarei
dannato l'anima per rimorchiarla, ma c'era un piccolo problema: non mi
poteva soffrire. E io, oltre a non spiegarmene il motivo, non me ne davo
pace. Le nostre conversazioni si erano limitate sempre e solo a questioni di
lavoro.
Buongiorno, signore, disse con la sua voce roca e io come sempre
sentii un brivido salirmi su per la schiena.
Ricambiai il saluto e cercai di non guardarla troppo apertamente mentre
attraversava la sala e si avvicinava al tavolo dove stava la testa. Aveva un
modo di camminare particolare, che metteva in risalto le parti pi notevoli
della sua anatomia.
Osserv assorta la testa, poi sollev lo sguardo su di me e rimase in atte-
sa che la mettessi al corrente dei fatti.
 saltata fuori dallo stomaco di un merluzzo questa mattina al mercato
di Billingsgate, dissi.
Lei non mostr alcuna reazione, continu a fissarmi.
Per non tradire l'irritazione che provavo nel vederla cos indifferente mi
allontanai dal tavolo mentre aggiungevo:
Sappiamo solo che il merluzzo  stato pescato ieri nel Mare del Nord.
L'agente Nicols sta cercando di scoprire dove. Da un primo esame, i tratti
somatici non corrispondono a nessuna delle ragazze scomparse di recen-
te.
In quel momento entr il dottor Richards, l'anatomopatologo. Gli riferii
le poche cose che sapevo e mi allontanai dal tavolo perch lui non amava
svolgere il suo lavoro con qualcuno che gli alitava sul collo. Anche Rebec-
ca si scost.
Per tutto il tempo dell'autopsia, nella sala risuon solo la voce di Ri-
chards che spiegava in tono annoiato quello che stava facendo. Alla fine,
ecco in sintesi il risultato di tutto quel lavoro di macelleria: donna bianca,
vent'anni circa, lenti a contatto, naso rifatto, uccisa per strangolamento e
poi decapitata con una sega elettrica. La morte risaliva ad almeno tre giorni
prima.
Se  stata usata una sega elettrica, dissi a Rebecca,  probabile che
anche il corpo sia stato smembrato e gettato in mare.
Lei annu senza dire nulla.
S,  possibile, intervenne il dottor Richards.
Ma ritrovare i pezzi sar come cercare un ago nel pagliaio, pensai con un
moto di sconforto. Anche se fossimo riusciti a risalire con precisione al
tratto di mare dove era stato pescato il merluzzo, questo non voleva dire
che la testa fosse stata ingerita l. Chiss quanta strada aveva fatto il mer-
luzzo dopo il suo macabro banchetto.
Lo dissi al dottor Richards.
Lui si strinse nelle spalle. Tutto quello che posso dire  che la testa non
 rimasta a lungo nel ventre del merluzzo.
Significa che potrebbe averla ingerita poco prima di essere pescato?.
Lui rispose che era possibile. E aggiunse che, visto l'ottimo stato di con-
servazione, era sicuramente rimasta a lungo immersa in acque a bassa
temperatura.
Peggio che mai, pensai sempre pi demoralizzato. La testa era stata a
mollo per tre giorni nel gelido Mare del Nord, che l'aveva conservata ma
anche trascinata per miglia e miglia.
Dovevo tornare subito in ufficio. Prima di andarmene dissi con voce so-
ave a Rebecca di restare fino alla conclusione dell'autopsia.
Era la mia piccola vendetta per il suo atteggiamento glaciale perch, vo-
lendo a tutti i costi trovarle un difetto, Rebecca non sopportava le autopsie.
Faceva sforzi sovrumani per non vomitare. Di solito la tenevo lontana
dall'obitorio, ma quando sono irritato, e in quel momento lo ero, posso di-
ventare un vero bastardo, come mi comunicarono i suoi occhi prima che
lasciassi la stanza.
Bene, molto bene, pensai quasi euforico mentre andavo a recuperare la
mia Rover. Ero riuscito almeno a scalfire la sua indifferenza.
Eravamo quasi alla fine di aprile, ma il tempo era quello di febbraio. Fa-
ceva un freddo cane. S, convenni dentro di me mentre guidavo, il poeta
aveva ragione, aprile era proprio il mese pi crudele. Crudele come Rebec-
ca che, tornata dall'obitorio, aveva raddoppiato la sua indifferenza nei miei
confronti.
Avevo perso il conto delle fantasie erotiche che avrei voluto sperimenta-
re con lei. Era pi forte di me, quando la vedevo i miei pensieri prendeva-
no sempre una direzione: immaginavo di toglierle a uno a uno i vestiti e di
trascinarla su un letto dove...
Signore, mi ascolta? Ho detto che  all'inizio di Pont Street, mi riscos-
se la voce gelida di Rebecca.
Era primo pomeriggio e stavamo attraversando Belgravia a bordo della
mia Rover, diretti allo studio del chirurgo plastico che forse aveva rifatto il
naso alla povera ragazza la cui testa giaceva in una cella frigorifera dell'o-
bitorio.
Era stata Rebecca a suggerirlo, dopo che il dottor Richards le aveva
spiegato che a Londra quel tipo di naso, definito alla francese, lo faceva
cos perfetto solo Oliver Carey. Era il chirurgo plastico del momento. A lui
si rivolgevano le gran dame dell'alta societ, le attrici, le top model. Era
anche terribilmente caro, per cui mi chiedevo con una certa apprensione se
la ragazza non fosse la figlia di qualche riccone. Per non risultavano spa-
rizioni sospette nel jet-set. Anzi, a dire il vero, nessuna delle donne scom-
parse nel Regno Unito negli ultimi tempi sembrava fare al caso nostro.
Quindi, o la ragazza era sparita altrove, oppure la sua scomparsa non era
stata denunciata.
Lo studio del chirurgo, come aveva detto Rebecca, si trovava all'inizio di
Pont Street. Il palazzo era molto elegante. Ci accolse un'infermiera inami-
data che ci fece accomodare in un salottino che sembrava il boudoir di una
puttana.
Che orrore!, esclamai rabbrividendo alla vista dei cuscini tigrati del
divano.
Rebecca fece una smorfia, come a dire che non eravamo l per l'arreda-
mento.
Peccato, stavo per ribattere quando entr il dottor Carey.
Ho dovuto interrompere una visita, disse bruscamente. Spero che la
ragione che vi ha condotto qui sia pi che seria.
Lo squadrai per un attimo in silenzio. Era piccolo e leggermente sovrap-
peso. Mi resi conto di essere deluso perch il dottor Carey non era affatto
come immaginavo dovesse essere un chirurgo plastico alla moda.
Gli sbattei sotto gli occhi una foto della testa. Giudichi da solo.
Rimase impassibile.
La riconosce?.
Studi a lungo la fotografia. Non ne sono sicuro, ma potrebbe essere
una ragazza a cui ho rifatto il naso qualche tempo fa.
Ricorda il suo nome?.
No, ma ho i suoi dati in archivio. Li vado a prendere.
Usc dalla stanza e torn dopo qualche minuto con una cartella. L'apr e
mi porse una serie di foto di una giovane donna dagli occhi azzurri e il na-
so leggermente aquilino.
Rebecca, che si era avvicinata per guardarle, esclam:
Ma  bionda.
La donna infatti aveva lunghi capelli biondissimi.
Esistono le tinture, disse il dottor Carey passandomi un foglio.
Erano i dati anagrafici: Julie Bonham, anni ventuno, residente a Colche-
ster.
Mi venne in mente che la citt di Colchester non era molto lontana dalla
costa orientale dell'Inghilterra, e quindi dal Mar del Nord.
Perch pensa che sia lei?, dissi restituendo il foglio al dottore.
Lui mi porse un'altra foto. Si vedeva una ragazza con un naso all'ins.
Julie Bonham dopo l'intervento di chirurgia plastica, non c'era dubbio.
Confrontai la foto con quella della testa mozzata e dovetti ammettere che
c'era una forte somiglianza. Se erano la stessa persona, Julie Bonham si era
tagliata e tinta i capelli.
E quest'ultima era una cosa che francamente mi suonava strana.
Perch una ragazza rinuncia ai suoi meravigliosi capelli biondi per un
colore pi banale come il nero?, chiesi fissando con sguardo voluttuoso la
chioma di Rebecca.
Non tutti preferiscono le bionde, rispose seccamente il dottor Carey.
Ci congedammo da lui e tornammo in ufficio con la cartella clinica di
Julie Bonham. Rebecca l'avrebbe portata subito dal dottor Richards, all'o-
bitorio, per un confronto dei dati clinici.
Io rimasi in ufficio ad ascoltare il resoconto delle fatiche dell'agente Ni-
cols, che per tutto il giorno aveva cercato invano di scoprire dove era stato
pescato il merluzzo.
 la pi antica citt del paese, dissi mentre entravamo a Colchester.
Capitale dei Celti ancor prima dell'arrivo dei Romani. Oggi deve la sua
fama principalmente alle rose e alle ostriche, coltivate alla foce del fiume
Colne.
Rebecca, seduta accanto a me nella Rover, sbuff. Sembrava non gradire
il mio sfoggio di erudizione e la cosa mi fece molto piacere perch infasti-
dirla con le mie chiacchiere era pur sempre un modo di attirare la sua at-
tenzione, quindi andai avanti imperterrito:
Conserva ancora le mura romane e un castello costruito da Guglielmo
il Conquistatore. Ci sono anche i resti della prima chiesa agostiniana d'In-
ghilterra.
La strada  quella, signore, mi interruppe indicandomi una traversa
sulla destra.
Stavamo andando a casa di Julie Bonham, perch ora non c'erano pi
dubbi che fosse la ragazza decapitata. Rebecca me lo aveva comunicato
non appena il dottor Richards lo aveva accertato, e avevo deciso di partire
immediatamente per Colchester, anche se ormai era sera.
La citt non distava molto da Londra, ma a me il viaggio era parso lun-
ghissimo perch non c'era stato verso di convincere Rebecca ad aprire
bocca. Per tutto il tempo se n'era rimasta seduta il pi lontano possibile da
me, con gli occhi fissi sulla strada.
Trovammo abbastanza facilmente la casa di Julie Bonham. Ci venne ad
aprire la madre, e fu subito chiaro che non sospettava nulla dell'atroce fine
della figlia. Ci fece accomodare in salotto e si inform garbatamente se
gradivamo una tazza di t. Al nostro rifiuto, si sedette davanti a noi con un
sorriso imbarazzato. Ebbi la sensazione che si aspettasse qualcosa circa
una multa non pagata, o faccende simili.
La mia domanda su dove fosse la figlia la colse quindi di sorpresa.
In Francia, rispose esitando.  accaduto forse qualcosa?.
Elusi la domanda.  in vacanza?.
Santo cielo, no, esclam la signora Bonham. Julie lavora all'estero.
Dove?.
In Savoia. Non ricordo il nome del paese, ma l'indirizzo  annotato sul-
la rubrica che sta in cucina.
Si alz e usc dalla stanza. Quando torn mi porse un'agenda aperta.
Eccolo, disse rivolgendomi un'occhiata preoccupata. Perch la state
cercando?  nei guai?.
Sull'agenda c'era scritto: Le Chteau Vert, Aix-les-Bains, Savoie, Fran-
ce.
Che lavoro fa sua figlia?.
La cameriera.
Indicai l'indirizzo sull'agenda.  un albergo?.
La donna scosse la testa. Volete dirmi cosa sta succedendo?, disse ac-
casciandosi sulla poltrona.
A questo punto non potevo rimandare oltre e mi rassegnai a svolgere la
parte pi penosa del mio mestiere, l'annuncio ai parenti che il loro con-
giunto  stato assassinato.
La signora Bonham prese la notizia molto male. Ci manc poco che
svenisse e se non ci fosse stata Rebecca sarei stato in grave difficolt. Le
donne disperate e in lacrime non sono la mia specialit. Mi paralizzano.
Non so mai che fare e finisce immancabilmente che faccio la cosa meno
adatta.
Invece era innegabile il tatto di Rebecca. Riusciva sempre a dire e a fare
la cosa giusta, anche nelle circostanze pi difficili, e i parenti sembravano
apprezzarlo molto. Questa, chiamiamola cos, sensibilit di Rebecca mi
aveva sempre incuriosito perch smentiva l'idea disumana che avevo di lei.
Nello stesso tempo per mi irritava fortemente perch forse era la prova
che Rebecca era disumana solo con me.
Comunque, alla fine fra lacrime e mancamenti, la storia di Julie Bonham
venne fuori. La ragazza era figlia unica. Il padre, un veterinario, era morto
qualche anno prima, all'improvviso, lasciando la famiglia in serie difficolt
economiche. L'impiego della signora Bonham come contabile in una ditta
di import-export serviva a malapena a non far morire di fame le due donne.
Julie aveva cos lasciato il liceo per frequentare una scuola alberghiera. Al
termine, aveva trovato lavoro a Londra presso un'agenzia che forniva per-
sonale specializzato ai vip. Era stata a servizio in molte case, finch sei
mesi prima non le era arrivata la proposta di lavorare all'estero presso Luc
Charroux, uno scrittore francese che viveva in un castello affacciato su un
pittoresco lago in Savoia.
Quando ha sentito sua figlia l'ultima volta?, chiesi appena la signora si
fu ripresa.
Una settimana fa. Mi ha telefonato lei.
Aveva un cellulare?.
Mia figlia era un'ecologista convinta. Sosteneva che i campi elettroma-
gnetici sono nocivi per la salute. Cos, non si  mai presa un cellulare. Di
solito, telefonava dal lavoro, ma l'ultima volta ha usato una cabina telefo-
nica perch si trovava in paese per una commissione. Stava bene. Abbiamo
parlato del pi e del meno. Non mi sembra che ci fossero problemi, con-
cluse asciugandosi gli occhi.
Mi chiesi perch lo scrittore, Luc Charroux, non avesse denunciato la
scomparsa di Julie. Sempre che ne fosse al corrente, ovviamente, perch
poteva darsi che la ragazza si fosse allontanata dal posto di lavoro, magari
prendendo le ferie, e fosse sparita in seguito.
Esposi la mia tesi alla signora Bonham.
Non so nulla in proposito. Se avesse avuto intenzione di prendersi una
vacanza, sono sicura che me l'avrebbe detto. Piuttosto, avete parlato con
Jan? Forse lui sa qualcosa.
La guardai sorpreso. Chi  Jan?.
Il suo ragazzo.
La signora ci raccont che viveva a Londra. Anche lui faceva parte del
personale della Simpsons, l'agenzia per la quale lavorava Julie.
Da quanto tempo si frequentavano?, domandai.
Un anno circa. Erano molto innamorati. Lui lavora fuori Londra, ma
appena aveva un week-end libero correva da Julie.
Mi chiesi quanto guadagnasse un cameriere, seppure al servizio di vip,
per potersi permettere tutti quei viaggi in Francia.
Come mai sua figlia si era rifatta il naso?.
La signora fece una smorfia. Fu una sorpresa anche per me. Julie non
aveva mai mostrato di avere il complesso del naso.  vero, il suo era leg-
germente aquilino, ma non era brutto. Quando mi disse dell'intervento, l'e-
state scorsa, rimasi sconvolta, ma non riuscii a farle cambiare idea. Fu do-
po l'operazione che accett il lavoro in Francia.
Il dottor Carey  uno dei migliori chirurghi di Londra. E anche uno dei
pi costosi. Come ha fatto Julie a pagare l'intervento?.
La signora esit.  quello che mi sono chiesta anch'io. Ma mia figlia
disse di non preoccuparmi. Qualcuno le aveva prestato i soldi.
Chi?.
Non ha voluto dirmelo.
Forse il suo ragazzo, suggerii. O qualche amica.
Lei scosse la testa. Proprio non ne ho idea. Mia figlia non mi parlava
mai delle sue amicizie. Poi fece per aggiungere qualcosa, ma si blocc.
La invitai a proseguire.
Julie era una fanatica di Internet. Credo avesse fatto amicizia con molte
persone in questo modo.
Che tipo di computer aveva?, chiese Rebecca.
Rebecca interveniva poco durante gli interrogatori. Preferiva che fossi io
a fare le domande, ma se saltava fuori un computer mi facevo da parte per-
ch l'esperto informatico della squadra investigativa era lei.
Un portatile, rispose la signora Bonham.
Sa la marca e il modello?.
No, mi dispiace.
Quando lo aveva comprato?.
Non lo ricordo.
Lo aveva comprato a Colchester?.
No, a Londra, credo.
Rebecca si arrese. Annotai mentalmente di cercare quel computer, poi
cambiai discorso.
Sua figlia portava lenti a contatto. Era miope?.
S, si era messa le lenti dopo la plastica al naso. Diceva che gli occhiali
la imbruttivano.
Anche i capelli neri erano dovuti a questo cambio di look?.
La signora Bonham sgran gli occhi. Cosa sta dicendo?.
Sua figlia si era tagliata i capelli molto corti e li aveva tinti di nero con
i colpi di sole rosso fuoco.
Lei rimase senza fiato. I suoi meravigliosi capelli biondi, mormor ri-
cominciando a piangere.
La Simpsons, l'agenzia che forniva personale di servizio ai vip, si trova-
va nel quartiere di Mayfair. Il mattino seguente incontrai la proprietaria, la
signora Bliss.
Era sulla cinquantina. Alta e magra come un chiodo, vestiva abiti firmati
e parlava con l'accento elegante delle classi alte.
La informai brevemente della morte di Julie Bonham.
Rimase per qualche attimo in silenzio, come se stesse cercando di assor-
bire la notizia.
Mi dispiace, disse poi con un sospiro. Quella povera ragazza ha fatto
una fine davvero orribile.
Da quanto tempo non aveva sue notizie?.
Dal giorno che si era licenziata.
Rimasi sorpreso. Intende dire che Julie Bonham non lavorava pi per la
Simpsons?.
Proprio cos. Si era licenziata l'estate scorsa. Mi  dispiaciuto molto
perderla. Era un ottimo elemento. Si presentava bene, lavorava sodo e non
creava problemi.
Quando se n' andata?.
Ai primi di luglio. Non ricordo bene il giorno, ma posso controllare.
Cos, calcolai, si era licenziata prima di rifarsi il naso.
Perch se n' andata?.
Diceva che aveva trovato un ottimo lavoro in Francia.
Dove?.
Da uno scrittore, se non ricordo male.
Come l'aveva trovato?.
La signora Bliss fece un sorrisetto. Non ne sono certa, ma penso che sia
stato Jan a procurarglielo.
Chi  Jan?.
Lo sapevo, ma ero curioso di sentire la risposta della signora Bliss. Dal
modo in cui aveva sorriso mi aspettavo nuove sorprese. E, infatti, arrivaro-
no.
Jan Haselhoff  il ragazzo con cui Julie usciva.
Dal nome sembra straniero.
 olandese. Anche lui lavorava qui. Il loro amore, per cos dire, era
sbocciato alla Simpsons.
Perch lavorava? Si  licenziato?.
La signora Bliss sospir. S, insieme a Julie.
Sta forse dicendo che  stato assunto anche lui dallo scrittore france-
se?.
No, Jan ora lavora nel Sussex, nella tenuta di David Torquay.
David Torquay era un regista americano molto famoso che da anni vive-
va in Inghilterra. Aveva diretto una quindicina di film e preso due Oscar.
Era indubbiamente bravo, ma la sua fama era dovuta soprattutto al fatto
che viveva recluso, rifiutando qualsiasi contatto con il mondo esterno. Di
lui esistevano pochissime fotografie, e tutte risalenti alla sua giovinezza,
quindi ora che aveva passato la cinquantina nessuno sapeva che aspetto
avesse. I suoi set erano blindatissimi. Lavorava da sempre con la stessa
troupe, che era impegnata per contratto a non divulgare nulla sul suo con-
to.
Pensai che le stesse regole ferree dovevano valere anche per il personale
al suo servizio. David Torquay, con l'ossessione che aveva per la privacy,
non prendeva certo il primo venuto. Forse era pi facile essere assunti a
Buckingham Palace che a casa sua.
Lo dissi alla signora Bliss, che concord con me.
Gli chiesi come avesse fatto a ottenere il posto, ma non volle darmi
spiegazioni. Si limit a dire che era stato molto fortunato.
Perch ritiene che Jan abbia aiutato Julie a trovare il nuovo impiego?.
La ragazza non era un tipo intraprendente. Per capirci, aveva sempre
bisogno di qualcuno che la incoraggiasse. Non ce la vedo a farsi venire l'i-
dea di cercare un altro lavoro, licenziarsi e partire per la Francia senza l'a-
iuto di qualcuno. E se non  stato Jan ad aiutarla, chi altri?.
Sapeva che Julie aveva cambiato look?.
La signora Bliss mi guard interrogativa.
Si era rifatta il naso, messa le lenti a contatto e tinto i capelli di nero,
spiegai.
La signora Bliss scosse la testa. Anche in questo ci vedo lo zampino di
Jan. Da sola, Julie non avrebbe mai avuto il coraggio di fare una cosa del
genere.
In ufficio Rebecca mi mise al corrente della sua conversazione telefoni-
ca con Luc Charroux. Avevo dato a lei l'incarico di cercarlo, visto che par-
lava il francese molto meglio di me.
Non sa nulla della scomparsa di Julie. O almeno, cos sostiene. La ra-
gazza aveva chiesto una settimana di ferie perch la madre era gravemente
malata e da quello che gli risulta, sei giorni fa, cio sabato 21 aprile, era
tornata a Londra. Avrebbe dovuto riprendere il lavoro dopodomani.
Fece una pausa. Poi aggiunse:
Ho controllato con la compagnia aerea. Il nome di Julie Bonham com-
pare sulla lista passeggeri della Swiss Air del volo del mattino Ginevra-
Londra del 21 aprile.
Mentre parlava, Rebecca teneva lo sguardo fisso alla parete dietro le mie
spalle, e per nessuna ragione al mondo lo avrebbe distolto, soprattutto per
incontrare il mio. Per rappresaglia, io invece fissavo insistentemente le sue
tette. Accadeva spesso che fossimo impegnati in simili duelli e, lo ammet-
to a malincuore, vinceva quasi sempre lei perch era capace di evitare il
mio sguardo anche per ore.
Suon il telefono. Senza staccare gli occhi dalle sue tette, sollevai il ri-
cevitore e ascoltai l'agente Nicols che mi informava di essere riuscito a
stabilire che il merluzzo che aveva ingoiato la testa di Julie Bonham era
stato pescato al largo delle coste scozzesi.
Dove?, chiesi meravigliato. Cosa era andata a fare la ragazza in Sco-
zia?
In prossimit di Dunbar, rispose Nicols.
Istintivamente guardai la carta geografica appesa sul muro di fronte per
controllare dove fosse Dunbar. Sul Mare del Nord, non lontano da Edin-
burgh.
Ordinai a Nicols di andarci subito. Julie Bonham aveva fatto parecchie
cose strane: non aveva detto alla madre di essersi licenziata dall'agenzia
Simpsons, si era rifatta il naso con soldi di provenienza ignota, aveva cam-
biato radicalmente il suo aspetto, si era trasferita in Francia e una settimana
prima, con la scusa della madre ammalata, era tornata in Inghilterra. Ma
doveva essere stata uccisa un paio di giorni dopo la sua partenza perch il
medico legale aveva fissato la morte a tre giorni prima del ritrovamento
della sua testa avvenuto il 26 aprile. Quindi la ragazza era morta il 23. Era
essenziale che Nicols scoprisse come e quando era arrivata in Scozia, cosa
aveva fatto, chi aveva visto e, soprattutto, perch ci era andata.
Quando riportai lo sguardo su Rebecca, lei aveva spostato il suo dal mu-
ro al pavimento.
Riappesi e nella stanza cal il silenzio.
Luc Charroux chiede cosa deve fare degli effetti personali di Julie
Bonham, disse all'improvviso Rebecca.
Li consegner nelle mie mani non appena sar arrivato l.
Lei alz di scatto la testa e mi fiss.
Va in Francia?, chiese sorpresa.
Non prima di aver scambiato due chiacchiere con Jan Haselhoff. Lei
intanto cerchi di scoprire dove  andata Julie Bonham dopo esser scesa dal
volo Ginevra-Londra.
2
La tenuta di David Torquay sembrava uscita da un libro di Jane Austen.
Prati verdi su cui pascolavano greggi di pecore, acri di foresta secolare, un
laghetto e l'enorme casa settecentesca che vi si specchiava.
Naturalmente le misure di sicurezza erano eccezionali, come del resto mi
aspettavo, viste le paranoie del regista americano. Ero partito per il Sussex
subito dopo pranzo, accompagnato da Rebecca. Il viaggio si era svolto nel
silenzio, ma questa volta non ci avevo fatto caso, preso com'ero dai miei
pensieri.
Ero preoccupato perch la stampa aveva scoperto il caso della testa
mozzata e vi si era buttata sopra come un branco di iene affamate. Per di
pi Jennifer Logan mi si era messa alle calcagna e non mi mollava. Avevo
dovuto far ricorso a tutta la mia abilit per seminarla. Non volevo assolu-
tamente che il nome di Torquay fosse collegato al caso perch attorno alla
sua persona c'era un'attenzione morbosa e non volevo fornire a quegli av-
voltoi dei giornalisti nuovi motivi per alimentarla.
Fummo ricevuti dal responsabile della sicurezza che, ascoltata la nostra
richiesta, ci dirott sulla governante.
La donna tutto sembrava tranne che una governante. Anche Rebecca eb-
be la mia stessa impressione perch mi rivolse un'occhiata eloquente.
Alta, con lunghi capelli neri e un culo da favola, era strizzata in un ade-
rentissimo vestito rosso senza maniche, corto e scollato.
Quando vedo una strafica del genere, il mio corpo reagisce immanca-
bilmente.
Cos, cercando di tenere sotto controllo la tensione che sentivo all'ingui-
ne, iniziai a fare lo scemo con lei mentre Rebecca, con espressione disgu-
stata, si scostava da noi come se fossimo due scarafaggi.
Dopo uno scambio di convenevoli, sorrisi smaglianti e occhiate signifi-
cative, arrivammo al dunque.
Non credo sia il caso di disturbare il signor Torquay per una faccenda
del genere, disse la governante, che si chiamava Patricia Hoyle. Sta ri-
posando. Fra l'altro, non saprebbe rispondere alle sue domande, ispettore,
perch non conosce i nomi del personale di servizio. Sono io a occupar-
mene, concluse con un altro sorriso smagliante.
Mi affrettai a ricambiarlo. Ma io non voglio parlare con il signor Tor-
quay. Sono venuto per Jan Haselhoff.  un vostro cameriere.
Patricia Hoyle sorrise di nuovo. Appunto. Il signor Torquay non sa nul-
la di questa storia. Sono stata io a presentare la denuncia di scomparsa.
Rebecca si riavvicin mentre io dimenticai di colpo i pensieri a luci ros-
se che mi giravano per la testa.
Si spieghi meglio, dissi serio.
Una settimana fa, il 21 aprile, Jan Haselhoff  uscito perch era il suo
giorno libero e non ha pi fatto ritorno. Inizialmente ho pensato a una bra-
vata. Magari si era ubriacato in paese addormentandosi da qualche parte.
Ho mandato qualcuno a cercarlo, senza esito per. Nessuno l'aveva visto.
Ho aspettato due giorni, poi sono andata alla polizia perch Jan si  allon-
tanato senza portarsi dietro nulla. Documenti, soldi ed effetti personali so-
no nella sua stanza.
Solo un idiota avrebbe potuto ritenere una coincidenza il fatto che Jan
Haselhoff fosse sparito lo stesso giorno di Julie Bonham. Mi sentii subito
inquieto. C'era un altro cadavere a pezzi da qualche parte? Oppure, e que-
sta era l'ipotesi che mi sembrava pi probabile, era stato Jan Haselhoff a
uccidere Julie Bonham e ora se ne stava nascosto chiss dove?
Sono state avviate le ricerche?, chiesi.
La donna fece una smorfia. L'agente si  limitato a registrare la mia de-
nuncia di scomparsa. Ha detto che forse non c'era da preoccuparsi. Jan 
straniero. Potrebbe essersene tornato a casa. Ho spiegato all'agente che mi
sembrava poco probabile visto che i suoi documenti sono rimasti qui. Per
fortuna, ora ve ne occupate voi perch, a essere sincera, non ho molta fidu-
cia nella polizia locale. Se venite nella sua stanza, vi mostro le cose di
Jan.
La seguimmo all'ultimo piano della casa, dove era alloggiata la servit.
La stanza di Jan Haselhoff era piccola, ma dignitosa. Effettivamente non si
era portato dietro nulla, neppure il portafoglio, che giaceva sul comodino
con soldi e documenti dentro.
Aprii il passaporto. Jan Haselhoff era nato il 25 novembre del 1980 a 's-
Hertogenbosch, in Olanda. Aveva quindi ventitr anni, due pi di Julie
Bonham.
Ha conosciuto la sua ragazza?, chiesi alla governante.
Non sapevo neppure che ne avesse una. La vita privata della servit
non mi interessa.
Non sa neppure se ha parenti o amici?.
Lei scosse la testa.
Da quando lavorava qui?.
Dall'estate scorsa.
Come era stato assunto?.
Un nostro cameriere si era licenziato e per sostituirlo mi sono rivolta a
un'agenzia specializzata.
Quale?.
Mi disse il nome di un'agenzia di Londra e mi spieg che era quella di
fiducia di Torquay.
Mi  stata sottoposta una lista di nomi, aggiunse. Al termine dei col-
loqui ho scelto Jan perch mi sembrava il pi adatto al posto. Educato, par-
lava bene e sapeva svolgere in maniera impeccabile le sue mansioni. Oltre-
tutto aveva anche un bell'aspetto, che in questo lavoro non guasta.
Era vero. L'avevo notato dalla fotografia sul passaporto. Jan Haselhoff
sembrava un angelo: aveva boccoli biondi e occhi azzurri.
Cosa faceva esattamente?.
Serviva a tavola. Il signor Torquay  molto esigente. Non tollera erro-
ri.
Cosa pensa che gli sia accaduto?.
Patricia Hoyle si strinse nelle spalle. Non ne ho la pi pallida idea. Si
pu dire che neppure lo conoscessi. A parte il lavoro, non abbiamo parlato
d'altro.
Aveva fatto amicizia con qualcuno della servit?.
Credo con l'altro cameriere che serviva a tavola, Paul.
Possiamo parlare con lui?.
Lo vado a chiamare subito.
Uscita la governante, feci cenno a Rebecca di avvicinarsi.
Perquisiamo la stanza. Lei si occupi dell'armadio. Io penser al casset-
tone.
Ci infilammo i guanti e lavorammo in silenzio, cercando di sfruttare al
meglio il poco tempo che avevamo a disposizione.
Quando in corridoio risuonarono i tacchi a spillo di Patricia Hoyle, ave-
vamo appena trovato il computer. Un portatile della Apple, un modello
molto sofisticato, spieg Rebecca, che lo prese in consegna.
Jan Haselhoff lo teneva in uno zaino insieme ad alcune carte, che per
non si rivelarono di grande importanza. Per il resto, non trovammo nulla di
sospetto: abiti, oggetti da toilette, qualche tascabile, perlopi gialli in una
lingua che doveva essere l'olandese.
La governante entr insieme a un ragazzo magro dal viso affilato.
Questo  Paul, lo present.
Lui salut educatamente e rimase a fissarci con espressione guardinga.
 amico di Jan Haselhoff?, chiesi scrutandolo.
Non  esatto, rispose. Parlavamo qualche volta perch lavoriamo in-
sieme. Ma niente di pi.
Ha idea di dove sia andato?.
Paul scosse la testa.
Quando l'ha visto l'ultima volta?.
La sera prima che sparisse. Prima di andare a letto abbiamo bevuto una
birra insieme nella sala della servit.
Ricorda di cosa avete parlato?.
Paul riflett per qualche attimo. Le solite cose: il lavoro, il biliardo, lo
sport.
Il biliardo?.
Jan  un giocatore eccezionale. Spesso ci sfidavamo e lui vinceva sem-
pre.
Il signor Torquay possiede molti biliardi, intervenne Patricia Hoyle.
 la sua passione, spieg sorridendo. Ne ha messo uno a disposizione
della servit.
Ma che gentile, pensai irritato. Trovavo sempre pi odioso il regista a-
mericano, che non era mai stato nelle mie grazie. Tanto vale che lo confes-
si subito: gli americani non mi piacciono, soprattutto quelli stracarichi di
soldi che piombano nel Regno Unito con l'idea di comprare tutto.
Cos giocavate a biliardo, ripresi fissando Paul. E di cosa parlavate
fra un tiro e l'altro?.
Non parlavamo.
Inarcai le sopracciglia. Non parlavate?.
Paul sorrise. Per Jan il biliardo  un rito. Nulla doveva disturbare la
partita.
Un po' noioso, non trova?.
Ci avevo fatto l'abitudine. E poi Jan  l'unico a cui piaccia giocare a bi-
liardo.
Le ha mai parlato di Julie Bonham?.
Ci pens su. No, disse poi. Non mi sembra. Chi ?.
La sua ragazza.
Lui si mostr molto sorpreso. Non sapevo che ne avesse una.
Non le parlava mai di donne?.
Lui fece una faccia strana.
Allora?, lo incalzai vedendo che non rispondeva.
Fece un respiro profondo. Veramente ho sempre pensato che fosse
gay.
La governante assunse un'espressione allarmata. Ci fu uno scambio di
sguardi fra lei e Paul. Probabilmente era preoccupata per il buon nome del-
la casa. Se ci fossero stati pettegolezzi, o peggio, qualche membro della
servit fosse risultato implicato in uno scandalo sessuale, Torquay non l'a-
vrebbe tollerato e avrebbe dato la colpa a lei.
Perch si  fatto l'idea che Jan Haselhoff sia gay?.
Paul ora era imbarazzato. Forse mi sono sbagliato. Non ci sono prove
che lo sia. Non ha mai fatto o detto qualcosa che potesse....
Si interruppe e si fiss la punta delle scarpe.
Per lei ne aveva l'impressione, insistetti.
Mi rivolse una breve occhiata. Forse  stato il suo aspetto a fuorviar-
mi.
Aprii il passaporto e indicai la foto di Jan Haselhoff.
Vuole dire che ha qualcosa di effeminato?.
Lui fece cenno di s con la testa.
La governante strinse le labbra, contrariata. Paul avrebbe passato un
brutto quarto d'ora non appena la polizia si fosse tolta dai piedi.
Cosa faceva Jan nel suo giorno libero?, chiesi rivolto a tutti e due.
La governante disse di non saperlo.
E lei?, chiesi a Paul.
Non ne parlava, ma credo che andasse al villaggio.
A fare cosa?.
Lui si strinse nelle spalle. Non lo so, rispose brusco.
Forse non lo sapeva davvero, ma tutta la storia mi suonava sempre pi
strana. Comunque, avrei mandato qualcuno al villaggio con la foto di Jan
Haselhoff. Se era andato l quando non era di servizio, qualcuno doveva
averlo notato.
Haselhoff  olandese, dissi. La sua famiglia vive qui o in Olanda?.
Per quanto ne so, rispose Paul aveva contatti solo con un fratello che
sta in Olanda. Lo chiamava spesso. Non ha mai lasciato intendere che
qualcuno dei suoi parenti viva in Inghilterra.
Anche a me non ha mai detto niente in proposito, disse Patricia Hoyle.
Che fine ha fatto il suo telefonino?.
Avevo notato che non era fra i suoi effetti personali.
La governante sospir. Per contratto il personale non pu possedere
cellulari finch lavora per il signor Torquay.
Era allucinante. Le regole stabilite dal regista erano degne di una prigio-
ne di massima sicurezza.
Per risparmiare tempo decisi di portare via subito il portafoglio e il com-
puter. La scomparsa di Jan Haselhoff era di competenza della polizia del
Sussex, ma viste le sue implicazioni con il delitto Bonham era quasi auto-
matico che passasse nella mani di quella di Londra.
Dopo aver sistemato le cose con la polizia locale, richiesi l'intervento
della squadra scientifica per passare al setaccio la stanza di Haselhoff. Non
volevo trascurare nulla perch avevo la sensazione sempre pi netta che
l'olandese avesse fatto fuori la sua ragazza.
Tornati a Londra, Rebecca si chiuse nel suo ufficio con il computer.
Io invece feci qualche ricerca sul conto del ragazzo.
Grazie all'Interpol, ricostruii gran parte della sua vita. Era nato nella citt
di 's-Hertogenbosch, detta anche Bois-le-Duc, nella regione olandese del
Brabante, famosa per aver dato i natali al pittore Hieronymus Bosch. Il pa-
dre e la madre erano morti in un incidente stradale quando lui era poco pi
che un lattante. Era stato allevato da una zia. Aveva anche un fratello di
diciassette anni pi grande, che la polizia olandese stava cercando di rin-
tracciare.
Jan aveva lasciato l'Olanda cinque anni prima e si era trasferito a Lon-
dra. Avendo frequentato una scuola alberghiera, era stato assunto dalla
Simpsons per conto della quale aveva lavorato come cameriere in casa di
un famoso avvocato. Aveva lasciato il posto per andare a servizio da Tor-
quay. A Londra aveva abitato insieme a un altro ragazzo, anche lui dipen-
dente della Simpsons.
Mentre annotavo l'indirizzo, entr Rebecca. Mi basto un'occhiata per ca-
pire che aveva trovato qualcosa.
Signore, guardi qui.
L'eccitazione le aveva perfino addolcito la voce, che non aveva pi il
suono metallico di sempre. O, pi esattamente, di quando si rivolgeva a
me.
Presi i fogli che mi porgeva cercando di non guardare troppo il suo cor-
po, quel giorno meno nascosto del solito.
Rebecca in ufficio portava pantaloni larghi e cardigan che le arrivavano
a met coscia. Non l'avevo mai vista con una gonna, n con qualcosa di
aderente, scollato o elegante. Si vestiva come penso si vesta una soldatessa
in libera uscita. Magari lesbica. E s, questo sospetto mi era balenato per la
mente. E non solo perch non portava le sottane e umiliava la sua femmi-
nilit. Talvolta percepivo in lei un odio per il maschio che mi dava i brivi-
di.
Certo, io sono quello che sono. Se esistessero ancora le femministe mi
metterebbero al rogo. Per il disprezzo di Rebecca non si riversava solo
sulla mia persona. Era pi generale, come se riguardasse tutto il genere
maschile. Per questo pensavo che fosse lesbica, e tutte le volte che lo pen-
savo ci fantasticavo sopra. La vedevo nuda sul letto insieme a un'altra
donna e poi vedevo me stesso in mezzo a loro.
Allora?, mi riscosse la voce di Rebecca.
Gettai un'altra occhiata al suo corpo. Si era tolta il cardigan ed era rima-
sta in camicia. Potevo vedere i suoi fianchi rotondi, la vita sottile, le tette
che premevano contro il ruvido cotone della camicia.
Sono le e-mail di Haselhoff, continu lei. Alcune sono cifrate.
Infatti erano scritte in un linguaggio che doveva essere per forza un co-
dice perch non aveva senso.
Con il suo permesso vorrei portare a casa il computer. Sono sicura di
riuscire a decifrarle. A costo di lavorarci tutta la notte.
Mi sfugg un sospiro mentre pensavo con malinconia che Rebecca a-
vrebbe potuto trascorrere in modo molto pi piacevole le sue notti invece
di starsene davanti a uno stupido di computer.
Al contrario, la mia di notte si annunciava piuttosto eccitante. Avevo
appuntamento con Brenda, la parrucchiera. Erano due giorni che non face-
vo sesso. Non vedevo l'ora di metterle le mani addosso.
Rientrai a casa di buonumore. Una doccia, un drink, e poi sarei corso da
Brenda.
Nell'appartamento aleggiava un forte odore di chiuso. Negli ultimi giorni
c'ero stato poco. La donna delle pulizie era malata e io, per non sporcare,
andavo al ristorante.
Gli occhi azzurri di Amanda mi guardarono fissi quando entrai nello
stanzino per spogliarmi. L'avevo relegata l dentro perch non pensavo che
comprarla fosse stata una buona idea. L'avevo fatto in preda alla rabbia,
ma ora ne ero pentito. Anzi, me ne vergognavo.
Amanda  la mia bambola. So che detto cos fa un brutto effetto, ma non
 una banale bambola gonfiabile.  quasi un'opera d'arte. Costruita a mano,
secondo i gusti del cliente, che sarei io. Infatti, ho scelto personalmente
l'altezza, la larghezza del bacino, il colore della pelle e degli occhi, il tipo
di trucco, il taglio delle unghie e dei capelli e perfino la misura del triango-
lo del pelo pubico.
Amanda pesa come una donna vera, ha la pelle profumata e i capelli
morbidi come la seta. La possiedono artisti e collezionisti d'arte. A Hol-
lywood la usano per i ruoli minori. Si pu ordinare solo su Internet. Il
prezzo base  di 5249 dollari, ma vale la pena di pagare un po' di pi per i
ritocchi personalizzati perch, inviando una foto al fabbricante, un'azienda
californiana, si ottiene una soddisfacente copia della propria donna ideale.
L'ho fatto anch'io. Dopo qualche settimana mi sono visto consegnare a
casa un pacco con dentro una bionda mozzafiato. Certo, una bionda di sili-
cone, ma quando l'ho messa seduta in salotto ho avuto proprio l'impressio-
ne di avere davanti Rebecca.
Gi, ho mandato al fabbricante una sua foto. Se scoprisse che l'ho usata
come modello per la bambola, non me lo perdonerebbe mai. E anch'io non
ne vado orgoglioso, ma l'ho fatto per sfida in un momento in cui lei era
particolarmente glaciale con me. Avevo sentito parlare di queste bambole
da un amico e mi sono detto: perch no?  un modo per avere Rebecca. Ho
atteso con ansia che arrivasse, ma quando l'ho tirata fuori dall'imballaggio,
esaurita la meraviglia per la straordinaria somiglianza con l'originale, ho
capito di aver fatto un errore.
In materia di sesso non resta molto che non abbia ancora provato, per la
copia in plastica di Rebecca mi lascia indifferente. Cos ho messo Amanda
(questo  il nome che il fabbricante ha dato alla bambola) nello stanzino
che uso come spogliatoio. Prima o poi dovr prendere una decisione circa
la sua sorte, ma rimando di giorno in giorno.
Quella sera, quando arrivai a casa sua, Brenda mi comunic che sarem-
mo andati a una festa. La notizia mi irrit. Avevo ben altri progetti in men-
te. Comunque, come si dice, feci buon viso. Era una festa di feticisti e la
scoperta fece crescere la mia irritazione.
Nulla da ridire sui feticisti. Qualche volta sono andato a feste del genere,
ma non le amo perch ho l'impressione che sia tutto preparato, che si segua
un copione prestabilito.
La serata con la parrucchiera quindi non and come era nei miei piani,
per stavo quasi prendendoci gusto quando il mio cellulare si mise a squil-
lare.
Era Rebecca che voleva vedermi subito.
Quando entrai in ufficio Rebecca lanci un'occhiata incuriosita al mio
abbigliamento. Mi aveva sempre visto con abiti pi convenzionali. La
giacca di pelle nera doveva risultarle strana. Infatti, mi accorsi che rivolse
una seconda occhiata alla mia persona, il che era un fatto eccezionale per-
ch di solito per lei era come se fossi trasparente.
Allora, cosa ha scoperto di cos sensazionale?, chiesi fingendomi sec-
cato. Non volevo che pensasse che mi faceva piacere interrompere le mie
serate per vedere lei.
Mi mise sotto il naso un foglio.
Sono le e-mail cifrate ricevute da Jan Haselhoff?, chiesi.
Lei annu. Accidenti, pensai con ammirazione, ci sapeva proprio fare
con i computer. Le erano bastate poche ore per decifrare il codice. Era de-
cisamente brava. Ma, piuttosto che dirlo ad alta voce, avrei preferito cam-
minare sui carboni ardenti.
Iniziai a leggere:
Ipse dixit et facta sunt. Ipse mandavit et creata sunt.
Tutto  pronto nella huis der liefde
Et erunt duo in carne una
Muori e divieni! fratello
Confesso di non essere una cima in latino, e quindi non capii il senso di
quelle strane frasi. Rebecca, che evidentemente si era documentata, mi
venne in soccorso.
La prima frase  tratta dalla Bibbia, salmo 148, versetto 5: Ipse dixit et
facta sunt. Ipse mandavit et creata sunt. Giacch egli parl e le cose furono
fatte. Egli comand e furono create. Anche la terza: Et erunt duo in carne
una. Ed essi saranno una sola carne. Credo si tratti della Genesi.
La seconda frase?.
Rebecca fece un respiro profondo.  quella che mi ha dato pi proble-
mi. Avevo capito che era olandese, ma c' voluto un po' prima di scoprirne
il significato. Huis der liefde vuol dire casa dell'amore.
Tutto  pronto nella casa dell'amore, dissi perplesso. Cosa accidenti
significa?.
Rebecca allarg le braccia.
E l'ultima: Muori e divieni! fratello?.
Non lo so, signore. Credo, comunque, che si alluda alla Creazione.
Perch Jan Haselhoff, un cameriere olandese di ventitr anni, riceveva e-
mail cifrate che nascondevano frasi in latino prese dalla Bibbia? Mi chiesi
anche, per l'ennesima volta, perch aveva ucciso e fatto a pezzi la sua ra-
gazza.
Chi inviava le e-mail?.
Il mittente  anonimo.
Non si pu risalire al server?.
Lia usato www.anonymizer.com.
www.anonymizer.com era un sito che permetteva di rendere anonima la
navigazione in Internet.
A parte le e-mail cifrate, cos'altro c'era nel computer?.
Molto materiale scaricato da Internet. Programmi, files musicali, ricer-
che su un monaco medievale, Gioacchino da Fiore.
Un monaco?. Ero allibito.
Da quel che ho letto aveva una sua teoria sulla storia del mondo, la dot-
trina delle tre epoche dell'umanit, se non ricordo male. Ma non  la sola
stranezza. Nel computer di Haselhoff ho trovato anche una scheda su una
certa Mechthild von Magdeburg, vissuta anch'essa nel medioevo, una mi-
stica con tanto di visioni che ha lasciato ai posteri un libro sulla Creazio-
ne.
Ancora la Creazione, sbuffai dentro di me indispettito. Non avevo nulla
contro i credenti, ma non volevo ritrovarmi con un delitto, o pi delitti se
anche Haselhoff aveva fatto la fine della sua ragazza, dove la religione fa-
ceva da contorno. A mio modesto parere, fra tutti gli svitati che popolano
questo mondo, i fanatici religiosi sono i pi difficili da trattare. E da quan-
to era emerso fino a quel momento, sembrava proprio che fossi destinato a
fare i conti col lato mistico di Jan Haselhoff.
Forse Haselhoff  molto religioso, osserv Rebecca. O magari  un
appassionato di storia medievale. So che ci sono molte persone che durante
il week-end fanno finta di tornare ai tempi di Robin Hood e si sfidano a
duello nelle foreste.  un passatempo come un altro. Forse anche Hasel-
hoff lo faceva.
E quello che dovr scoprire, replicai fissandola negli occhi. Domani
torner all'agenzia Simpsons e cercher di tirare fuori alla signora Bliss
tutto quello che ricorda sul conto dell'olandese. Poi far la stessa cosa con
l'agenzia che gli ha procurato il lavoro da Torquay, con il ragazzo con cui
divideva l'appartamento prima di trasferirsi nel Sussex, con la governante
di Torquay e con quel cameriere, Paul. Ha lavorato fianco a fianco con lui
per mesi. Si sar accorto se era nel pieno di una crisi mistica.
La fissai aspettando la sua reazione. Non che fosse una scansafatiche,
ma le avevo affidato un bel po' di lavoro. Per non dire che doveva anche
scoprire dove era andata Julie Bonham dopo essere atterrata a Londra la
mattina del 21 aprile.
Lei non fece una piega. Anzi, ricambi addirittura il mio sguardo e la
cosa mi elettrizz perch non lo faceva mai.
E lei cosa intende fare invece, signore?, chiese con la sua voce roca.
Sentii subito un brivido scendermi per la schiena. Purtroppo non quello
che vorrei, pensai cercando di non portare lo sguardo sul suo corpo. Intan-
to nella mia mente aveva preso a scorrere la mia fantasia preferita: io che
trascinavo Rebecca sul letto e le strappavo i vestiti di dosso.
 venuto il momento di fare due chiacchiere con Luc Charroux, rispo-
si distogliendo per primo lo sguardo. Domani andr in Francia.
3
Avevo sentito parlare della Savoia come di un luogo cupo e opprimente.
E in effetti lo era. Forse a causa delle Alpi che la sovrastano. Per il posto
dove viveva Luc Charroux, la citt di Aix-les-Bains, aveva almeno il pre-
gio di sorgere sulle rive del pi grande lago naturale di Francia, il Bourget.
La residenza di Charroux era un castello affacciato sul lago, il pi ridico-
lo che avessi mai visto: rosa confetto con porte, finestre e tetto verde pisel-
lo.
Lo avevo adocchiato dal battello mentre facevo il giro del lago. Infatti,
dopo esser sceso dal volo Londra-Ginevra e aver affittato una macchina
perch Aix-les-Bains non  lontana dalla Svizzera, ero arrivato all'ora di
pranzo e prima di far visita allo scrittore avevo voluto farmi un'idea della
citt in cui Julie Bonham era vissuta prima di morire.
Avevo cos raggiunto il lago, un enorme rettangolo che si estende per
diciotto chilometri, e preso il battello dei turisti, sovraffollato perch era
sabato.
Comunque, la piccola crociera era stata piacevole perch il lago del
Bourget  un luogo ameno e la citt di Aix-les-Bains, per via delle sue
terme, ha un fastoso passato mondano di cui restano ampie tracce. Vi han-
no soggiornato il poeta Lamartine, madame de Stal, Maupassant, Verlai-
ne, Sarah Bernhardt, Rachmaninov, mentre la vecchia regina Vittoria ve-
niva qui in incognito a passar le acque usando il titolo di contessa di Bal-
moral.
I palazzi ottocenteschi e i decori liberty delle vie del centro sono rimasti
pressoch intatti, come pure l'atmosfera da operetta che vi si respira. Per,
se una volta era meta del bel mondo, oggi Aix-les-Bains  un paradiso per
vecchi ricchi.
Quindi, mentre osservavo la citt, e poi le sponde del lago, dove si spec-
chiano l'antica abbazia di Hautecombe e il castello di Chtillon, che risale
al XIII secolo, mi chiedevo perch uno scrittore alla moda come Luc Char-
roux, autore di un paio di best-seller mondiali, uno dei quali divenuto un
colossal cinematografico, fine intellettuale celebrato dai media, marito di
un'ex modella bellissima, vivesse in quel luogo isolato e un po' triste.
Mi accolse il maggiordomo, un tipo incredibile in frac che sembrava la
versione gotica dello Jeeves di Wodehouse.
Il castello, lo Chteau Vert mi ricordai all'improvviso di aver letto
sull'agenda della madre di Julie Bonham, aveva un bel giardino, molto cu-
rato e pieno di piante tropicali. Vidi addirittura un banano e la cosa mi sor-
prese. Eravamo sulle Alpi. Possibile che Charroux nutrisse l'ambizione di
coltivar banane a quelle latitudini?
L'interno dello Chteau era sfarzoso. Seta alle pareti, tendaggi monu-
mentali, mobili del XVIII secolo. Autentici.
Non sono un intenditore, ma so riconoscere un mobile falso e quelli di
Luc Charroux non lo erano.
Sulle prime il maggiordomo prov a opporre resistenza alla mia richiesta
di vedere il padrone di casa. Quando per tirai fuori la tessera di ricono-
scimento, arricci le labbra e usc tutto impettito. In cerca del suo padrone,
sperai vivamente, perch non aveva proferito parola.
Attesi dodici minuti, li contai perch detesto aspettare, prima che la por-
ta del salotto dove ero stato fatto accomodare si riaprisse. Questa volta en-
tr un uomo sui sessanta ben portati, alto e massiccio, con una barba sale e
pepe molto curata e occhiali dalla montatura nera.
Mi venne incontro sorridendo e mi diede la mano.
Pierre mi ha detto che c'era la polizia, disse con voce stentorea.
Supposi che Pierre fosse il maggiordomo. Automaticamente mostrai la
tessera a Charroux.
Lui le rivolse appena un'occhiata e disse in tono scherzoso:
Un vero ispettore di sua maest britannica. Che onore!.
Perch ci sono anche quelli finti?, ribattei altrettanto scherzosamente.
Lui si mise a ridere e fece cenno di accomodarmi.
Meno male, pensai sollevato, sembrava simpatico. E alla mano. A esser
sincero, gli intellettuali mi innervosiscono. Non so mai come prenderli.
Ringraziando il cielo non avrei avuto quel problema con monsieur Char-
roux.
Immagino sia qui per Julie Bonham, disse diventando all'improvviso
serio.
Quando  partita?.
Circa una settimana fa, il 21 aprile. Avrebbe dovuto riprendere servizio
domani.
Perch si  allontanata?.
Non tratto direttamente con la servit.  Pierre che pensa a tutto. L'ho
interpellato in proposito. Mi ha spiegato che Julie Bonham aveva chiesto
un periodo di ferie perch la madre era molto malata. Non so dirle altro. Se
vuole, pu parlare con Pierre.
Lo far sicuramente. Ora mi interessa conoscere le sue impressioni sul-
la ragazza. Era una brava cameriera?.
Lo scrittore rimase interdetto, come se la domanda fosse strana.
S, direi che lo era. Anche se devo confessare che non mi sono mai po-
sto il problema. Come ho detto,  Pierre a occuparsi di queste faccende.
Cosa sa sul conto della ragazza?.
Praticamente nulla, a parte che era inglese.
Come era stata assunta?.
Se non ricordo male, una cameriera se n'era andata e lei l'ha rimpiazza-
ta. O qualcosa del genere. Comunque, se vuole sapere come si sono svolte
le cose, deve chiedere a Pierre.
Incominciavo ad averne piene le tasche dell'onnipresente Pierre. Mi
chiesi se c'era qualcosa che lo scrittore non delegasse al suo maggiordomo.
Provai con un'altra domanda:
Per assumere il personale vi rivolgete a un'agenzia?.
Charroux mi lanci un'occhiata imbarazzata. Come dicevo, tutto quello
che riguarda la casa  di competenza del mio maggiordomo.
Sorrise aggiungendo: Lo pago proprio per questo. E anche profumata-
mente.
Neanche sua moglie si occupa della gestione della casa?.
Lo scrittore smise di sorridere. Mia moglie si prende cura del giardi-
no, disse in tono brusco.  la sua passione. Avr notato che  splendi-
do, concluse poi come per scusarsi del cambiamento d'umore.
Ebbi l'impressione che Charroux non gradisse parlare della moglie. Se-
condo i giornali, lei era una specie di reginetta mondana. Non c'era evento
a cui non presenziasse. La storia che passasse il tempo a potare le rose non
mi convinceva affatto. Forse era il caso di approfondire.
Si, l'ho notato, risposi ricordando all'improvviso il banano. E sono
rimasto sorpreso di vedere piante tropicali sotto le Alpi.
Charroux fece un sorrisetto compiaciuto.
Il lago del Bourget, a causa del suo volume considerevole e della con-
formazione del territorio che lo protegge dai venti del nord, funziona come
un regolatore termico: in estate come in inverno addolcisce la temperatura
dell'ambiente circostante. Qui non gela mai e Aix-les-Bains ha inverni pi
clementi di tutte le altre localit della regione. E questo ha permesso di ac-
climatare senza difficolt una flora che ama il calore mediterraneo, o o-
rientale: palme, mimose, olivi, pistacchi, alberi di Giuda, gelsomini e ba-
nani.
Un paradiso, commentai. Immagino che Julie Bonham sia stata con-
tenta di sfuggire al freddo di Londra.
Charroux non disse nulla.
Sa nulla della madre?.
Lui fece segno di no con la testa.
Ha anche un fidanzato.  un cameriere e lavorava per la stessa agenzia
per la quale lavorava la Bonham prima di essere assunta da lei. Da quello
che mi risulta veniva spesso qui a trovarla.
Lui si strinse nelle spalle. Pu darsi. Ma non ho idea di cosa fa la gente
che lavora per me nel suo tempo libero.
Sono sicuro che invece Pierre lo sa.
La mia era stata una battuta, invece lui rispose serio:
Pierre sa sempre tutto quello che accade qui. Se quel giovanotto ha
messo piede al castello, ne  senz'altro a conoscenza.
Quel giovanotto  olandese. E anche lui sembra sparito nel nulla.
Charroux inarc un sopracciglio. Non capisco.
Lavorava in una grande villa, nel Sussex.  uscito perch aveva il gior-
no libero e non vi ha fatto pi ritorno.  sparito lo stesso giorno in cui Julie
Bonham ha preso le ferie.
Pensa che fossero insieme?.
Elusi la domanda.
Ha lasciato tutto nel Sussex, dissi invece. Documenti, soldi, vestiti.
A proposito, vorrei vedere le cose di Julie Bonham.
Certamente. Pierre mi ha detto che  ancora tutto nella sua stanza.
Mi alzai. Ero ansioso di vedere gli effetti personali della cameriera.
Charroux mi accompagn alla porta.
Se non le dispiace, dissi prima di salutarlo, vorrei anche parlare subi-
to con Pierre.
Lui si allontan di qualche passo e premette un bottone sulla parete vici-
no alla porta.
Non vorrei sembrarle invadente, n cinico, disse poi mentre aspetta-
vamo l'arrivo del maggiordomo. Sono anche scrittore di libri gialli e spes-
so cerco ispirazione dalla cronaca per tessere le mie trame. Per carit, non
 che voglia specularci sopra, per mi chiedevo se posso seguire da vicino
il caso della cameriera.
Lo guardai negli occhi. Cosa intende per seguire da vicino?.
Qualche chiacchierata di tanto in tanto con lei per tenermi aggiornato
sulle indagini. Lo faccio spesso quando un delitto attrae la mia attenzione.
E un modo per tenermi in allenamento e poi da giovane, prima di diventare
scrittore, facevo il giornalista. Il cronista di nera, per l'esattezza, e talvolta
ho nostalgia di quei tempi.
Avrei dovuto capirlo subito che dietro l'immagine dello scrittore di suc-
cesso si nascondeva un fottuto giornalista. Come tutti quelli della sua cate-
goria, gentaglia che per una notizia si sarebbe venduta la madre, Charroux
era un mostro senza cuore. La sua cameriera era stata strangolata e fatta e
pezzi, la testa era stata ritrovata nel ventre di un merluzzo, e lui veniva a
chiedere di poter seguire le indagini. Cos, tanto per mantenersi in allena-
mento. C'era da rabbrividire, ma decisi di stare al gioco.
Acconsentii e Charroux mi bombard di domande. Cercai di rivelare il
meno possibile e portai invece il discorso su cosa aveva fatto dal giorno
che la Bonham era andata in ferie in poi.
Si mise a ridere. Mi stavo chiedendo come mai non mi avesse ancora
chiesto niente in proposito. Comunque, sono stato sempre qui. La servit
potr confermarlo. In questo periodo sto scrivendo un nuovo romanzo e
vivo praticamente recluso.
Un giallo?.
No, qualcosa di pi complicato. Un romanzo storico ambientato ai
tempi dell'Inquisizione. Una gran fatica, le assicuro. Mi sono quasi pentito
di averlo voluto scrivere, ma ormai sono a met dell'opera. Mi conviene
andare avanti. Senza contare che un regista ha gi un'opzione sui diritti ci-
nematografici. Vorrebbe farci un film.
A quelle parole ricordai all'improvviso un particolare che mi era sfuggito
fino a quel momento: Torquay aveva realizzato un film da un romanzo di
Charroux.
 forse David Torquay?.
Lo scrittore mi rivolse un'occhiata guardinga. Chi glielo ha detto?.
Allora ho indovinato?.
Scosse la testa. No, non  David Torquay. Mi piacerebbe sapere chi le
ha detto una cosa del genere?.
Nessuno. Mi sono solo ricordato che Torquay ha tratto un film da un
suo romanzo.
Vedo che segue il cinema. Quel film non lo conosce quasi nessuno per-
ch Torquay era agli inizi della carriera e pass inosservato.
 vero, seguo il cinema. Nei momenti liberi, se non vado a donne, sono
in una sala cinematografica.
E poi Torquay, aggiunse Charroux, in questo momento  preso da un
altro progetto. Vuole fare un film sul pittore Bosch.
Non ne sapevo niente.
Non mi stupisce.  un segreto. Lo sanno pochissime persone. Come
sapr, Torquay ama circondarsi di mistero.
Come mai lei ne  a conoscenza, visto che  un segreto? Siete amici?.
Lui scoppi a ridere.
Amici? Torquay non ha amici. Non lo vedo e non lo sento da quando
gir quel film. E sono passati trentaquattro anni.
Non ha risposto alla mia domanda.
Anch'io ho i miei segreti.
Il ragazzo di Julie Bonham lavorava per lui, dissi fissandolo per vede-
re la sua reazione. E caso strano, aggiunsi dentro di me, e nato nella stessa
citt di quel pittore, Bosch.
Charroux rimase sconcertato dalla notizia.
Quant' piccolo il mondo esclam.  proprio una curiosa coinciden-
za.
Gi, risposi mentre Pierre faceva finalmente il suo ingresso nella stan-
za. Chiss perch ci aveva messo tutto quel tempo a venire?
La stanza di Julie Bonham, come nei romanzi d'appendice dove la servi-
t  sempre maltrattata, era nel sottotetto. Ci voleva dire freddo polare
d'inverno e caldo tropicale d'estate. Era arredata abbastanza bene, per esse-
re una stanza della servit. Il letto aveva perfino un piccolo baldacchino
fissato al muro, dal quale discendevano due bande di tendaggi dello stesso
colore del copriletto. Un piccolo armadio, un cassettone, un tavolo da toi-
lette, un comodino e una poltrona con un pouf costituivano il resto dell'ar-
redamento.
Per prima cosa, appena Pierre apr la porta della stanza, rimasi colpito
dall'odore che vi regnava, un misto di lavanda e cera per mobili, che non
sentivo da quando ero bambino e andavo a trovare mia nonna nella sua ca-
sa di campagna sulle coste del Devon.
La nonna andava fiera del suo villino perch sorgeva nelle adiacenze di
Greenway House, nel villaggio di Brixham, la dimora georgiana che Aga-
tha Christie abit fino al 1976, anno della sua morte. La nonna mi raccon-
tava che ogni tanto la intravedeva da lontano. Era una sua ammiratrice.
Aveva letto tutti i suoi libri, oltre un'ottantina, e sapeva che Il ritratto di
Elsa Greer e La sagra del delitto erano stati ambientati proprio a Green-
way House. Alla morte della nonna ho ereditato la sua collezione di gialli
della Christie, perch ero l'unico parente con cui avesse diviso questa pas-
sione. Il villino, invece,  andato alla figlia, mia madre, che per fortuna vi-
ve in Spagna. Cos posso andarci tutte le volte che voglio. Non molte, pur-
troppo, perch per un motivo o per un altro sono sempre parecchio impe-
gnato.
Risentendo quell'odore familiare fui travolto dalla nostalgia. Era la fine
di aprile. Il glicine che avvolgeva il villino doveva essere nel pieno della
fioritura. Quante ore felici avevo passato l sotto, mentre la nonna coltiva-
va le sue rose antiche.
Scacciai i ricordi dalla mente e mi accinsi a esaminare la stanza. Pierre
rimase sulla soglia a osservarmi, impassibile.
Julie Bonham aveva lasciato pochi vestiti nell'armadio. Li guardai uno a
uno per accertarmi che non vi fossero chiavi, biglietti, o altro, nelle tasche.
Trovai solo pochi spiccioli. Anche gli oggetti da toilette erano pochi: un
deodorante, una crema per le mani alla glicerina, un rossetto rosso fuoco,
un profumo di un noto stilista francese, una spazzola per capelli.
La presi e mi accorsi che alcuni lunghi capelli biondi erano rimasti im-
pigliati fra i denti.
Di che colore aveva i capelli Julie Bonham il giorno che  partita?,
chiesi a Pierre.
La domanda lo sorprese perch mi lanci una breve occhiata interrogati-
va. Poi la sua faccia assunse l'espressione impassibile di sempre mentre ri-
spondeva:
Biondi, signore.
Li ha sempre avuti biondi?.
Altra breve occhiata perplessa. Certamente, signore.
Quindi, Julie Bonham si era tinta i capelli di nero dopo aver lasciato lo
Chteau Vert. Quelli impigliati nella spazzola erano anche lunghi mentre
al momento della morte li aveva cortissimi.
Quanto erano lunghi i suoi capelli?, chiesi tanto per avere conferma.
Fino alla vita, signore.
 stato lei ad assumere la ragazza?.
S, signore.
L'ha fatto tramite un'agenzia?.
Certamente, signore.
Tutti quei signore incominciavano a darmi sui nervi. Detestavo la parola
signore perch era cos che Rebecca mi chiamava, esprimendo in maniera
sottile il suo disprezzo per me. Non mi ero mai illuso che la sua fosse defe-
renza, o rispetto. Per carit, miss Frigidit, come la chiamavo dentro di me
quando ero particolarmente incazzato con lei, lo faceva solo perch era
ovvio che ai suoi occhi tutto ero tranne che un signore.
Quale agenzia?, domandai.
Pierre nomin la stessa agenzia di cui si era servito Torquay. Dovevo
passare al pi presto l'informazione a Rebecca. Avevo dato a lei l'incarico
di contattare l'agenzia.
Come mai proprio quella? Ce ne sono tante.
Questa volta Pierre mi rivolse un'occhiata scandalizzata. Sono i miglio-
ri, signore.
Julie Bonham riceveva visite?.
No, signore.
Ne  sicuro?.
Certamente, signore.
Perch?.
Nessuno  mai venuto a chiedere di lei, signore.
Avr avuto un giorno libero, suppongo. Come lo trascorreva?.
Il suo giorno libero era il mercoled, signore. Ma non so come lo tra-
scorresse.
Usciva?.
Sempre, signore.
Vuole dire che passava la giornata del mercoled fuori di qui?.
Usciva la mattina alle nove e tornava la sera prima delle undici. Ma
dove andasse o cosa facesse non era affar mio, signore.
 possibile che ricevesse qualcuno senza che lei se ne accorgesse?.
Pierre emise un piccolo sospiro. Lo escluderei, signore. Il castello ha
un sistema d'allarme di primissima qualit. Si entra solo dalla porta d'in-
gresso e la vigilanza  continua.
Julie Bonham aveva amici fra il personale?.
No, signore.
Come mai?.
Era molto riservata, signore. Esit prima di aggiungere: Ho sentito le
altre cameriere lamentarsi spesso, se mi  consentito citare le parole esatte,
delle sue arie da milady.
Anche lei la giudicava altezzosa?.
Pierre sospir di nuovo. Io ero tenuto a giudicare solo il suo lavoro, si-
gnore.
Cosa faceva quando aveva dei momenti liberi?.
Passeggiava in giardino, signore.
E oltre a questo?.
Nient'altro, signore. Trascorreva tutti i suoi momenti liberi in giardi-
no.
Come mai? Era un'appassionata di giardinaggio?.
Non saprei, signore.
Ringraziai Pierre e prima di congedarlo gli chiesi se Julie Bonham aves-
se posseduto un cellulare.
Non l'ho mai vista usarne uno, signore. Per non posso escludere che
l'avesse.
Uscito il maggiordomo, infilai la spazzola in un sacchetto di plastica, di
quelli che servono per custodire le prove. Lo stesso feci con il rossetto.
Passai quindi al cassettone. Nel primo cassetto c'erano un'agenda, qual-
che penna, una matita e un computer portatile. Sfogliai l'agenda. Vi erano
annotate solo le date in cui Julie aveva avuto le mestruazioni negli ultimi
sette mesi. A marzo le erano venute il 24, anche a febbraio il 24, a gennaio
il 27, a dicembre il 31. Aveva un ciclo regolare di 28 giorni, calcolai.
Quindi, quando era stata uccisa doveva avere le sue cose perch se a marzo
le erano venute il 24, ad aprile le sarebbero venute il 21, cio due giorni
prima della sua morte.
Chiusi l'agenda e presi la matita. Era stata mordicchiata e non aveva pi
la punta. Le penne non attirarono il mio interesse, il computer decisi di non
toccarlo. Lo avrei lasciato a Rebecca.
Nel secondo cassetto c'era qualche capo di biancheria intima. Rimasi
sorpreso nel vedere che Julie aveva portato mutande ascellari e reggipetti
da suora. Nel terzo, qualche maglione e molte t-shirt.
Passai al comodino. Qui la variet di oggetti era pi interessante. Rico-
nobbi subito alcuni medicinali omeopatici perch Brenda, la parrucchiera,
era una fanatica della medicina alternativa.
Anch'io qualche volta vi ricorro per curare la sinusite che mi tormenta in
inverno. Julie, a quel che vedevo, aveva una piccola farmacia perch, fra
bottigliette e astucci per granuli, contai sette medicinali. Li misi tutti in un
sacchetto di plastica. Ero proprio curioso di sapere di quali disturbi aveva
sofferto.
Sul comodino c'erano anche una torcia tascabile, alcune mollette e fer-
magli per capelli, un orologio Swatch e una pila di libri. Il primo era una
biografia di Emily Dickinson. Sfogliai qualche pagina. Sui margini non era
stato annotato nulla. Lo scossi. Non nascondeva foglietti all'interno.
Esaminai gli altri libri: un vocabolario tascabile inglese-francese, una
guida di Aix-les-Bains, l'ultimo romanzo di Stephen King. Anch'essi non
rivelarono nulla al loro interno. Per, come segnalibro per il romanzo di
King, Julie aveva usato una cartolina dove era raffigurato un dipinto di
Hieronymus Bosch, Il paradiso terrestre, custodito nel museo del Prado di
Madrid.
La scoperta della cartolina mi aveva messo in allarme. Jan Haselhoff era
nato nello stesso paese di Bosch, David Torquay stava progettando in gran
segreto un film su Bosch, Julie Bonham aveva un'immagine di un quadro
di Bosch. Coincidenze, forse. Ma io non credo alle coincidenze e incomin-
ciavo a preoccuparmi. Non so di cosa, esattamente. Sentivo solo una vaga
sensazione di minaccia, a cui non avrei saputo dare nome.
Prima di lasciare lo Chteau Vert feci una breve passeggiata in giardino
con la scusa di voler ammirare i roseti che stavano incominciando a fiorire.
In verit, volevo vedere dove Julie Bonham aveva passato tutto il suo tem-
po libero.
Mi guardai intorno mentre giravo per i vialetti curatissimi e le aiuole
stracolme di fiori. Il giardino era bello, bellissimo, ma non capivo perch
Julie avesse nutrito per esso un interesse quasi morboso.
Arrivai ai roseti e fu allora che vidi la donna.
Era una figura vestita di giallo pallido che si muoveva con grazia fra le
rose. Sembrava quasi che danzasse, e per qualche attimo rimasi a fissarla
affascinato. Ne avevo sentito parlare sempre come di una donna molto bel-
la, ma la realt era ancora pi stupefacente: la signora Charroux lasciava
senza fiato.
Non si accorse subito di me, cos potei osservarla bene. Non arrivava ai
trent'anni. Aveva capelli neri lunghi fino a met schiena, mossi e molto
folti, che la cingevano come un mantello. Aveva fatto la modella, e quindi
era molto magra. Con i tacchi era alta quasi quanto me. E io sono un metro
e ottantacinque. Da qualche parte ho letto che la bellezza  una questione
di simmetria. Il viso della signora Charroux allora doveva essere il non
plus ultra della simmetria perch era uno dei pi belli che avessi mai visto:
lineamenti perfetti, carnagione candida.
Quando mi avvicinai e lei, sentendo la mia presenza, si volt di scatto
verso di me, notai che aveva gli occhi verde oliva.
Mi presentai e attesi che facesse altrettanto.
Suppongo che sia la signora Charroux, dissi infine con un sorriso ve-
dendo che rimaneva a fissarmi in silenzio. Vista da vicino era ancora pi
bella.
E io suppongo che lei sia qui per la cameriera, ribatt finalmente di-
stogliendo lo sguardo dal mio.
L'intonazione della sua voce era triste, come pure l'espressione. Capii
che era infelice. Non so perch ma, vedendola aggirarsi come un'anima in
pena fra le rose di quel giardino meraviglioso, ebbi l'impressione che fosse
prigioniera. E mi assal subito la curiosit di scoprire di chi o cosa.
Senza parlare, c'incamminammo fianco a fianco nei viali del roseto. Non
so nulla di giardinaggio, ma non ci voleva un botanico per capire che c'e-
rano rose pregiate. Con la coda dell'occhio, di tanto in tanto, sbirciavo la
mia compagna. Non portava rossetto. Le sue labbra carnose erano un ri-
chiamo irresistibile.
Avrei fatto carte false per catturare l'attenzione di una donna cos bella,
ma mi imposi di andarci cauto. Non potevo rimorchiare la moglie di Char-
roux finch il caso Bonham fosse rimasto nelle mie mani. Per nessuno mi
vietava di intrattenere rapporti cordiali con lei. Il caso Bonham non sareb-
be rimasto per sempre nelle mie mani.
Cosa mi dice di Julie Bonham?, chiesi incontrando di nuovo il suo
sguardo.
Ci fissammo in silenzio. La sua pelle emanava un profumo dolce e spe-
ziato. Nonostante avesse un fisico androgino, fianchi stretti e petto quasi
piatto, ero pi arrapato che mai Senza accorgermene, ridussi ancora la bre-
ve distanza fra noi. Lei non si scost. Continuava a guardarmi negli occhi.
Allora?, la incalzai pi che altro per impedirmi di allungare le mani. Il
caso Bonham era scomparso dalla mia mente.
Allora cosa?, ribatt lei sorridendo.
Deglutii a fatica. Se mi sorride cos, pensai disperato,  finita. Come far
a resistere alla tentazione di toccarla?
Non so se fu una fortuna, ma il mio cellulare scelse proprio quel mo-
mento per squillare. Imbarazzato, mi allontanai per rispondere. Era l'agente
Nicols che mi informava di non esser riuscito a trovare traccia del passag-
gio di Julie Bonham in Scozia. Sembrava che non fosse mai andata l. Gli
dissi di continuare le ricerche e di tenersi sempre in contatto con Rebecca.
Quando spensi il cellulare l'incanto era rotto. Era diventata di nuovo l'al-
gida signora Charroux, che con freddezza mi liquid dicendo di non sapere
nulla sul conto di Julie Bonham.
4
Tornai a Londra la sera stessa. Fu un tour de force perch arrivai tardis-
simo, ma volevo che il computer di Julie Bonham fosse esaminato al pi
presto.
L'indomani era domenica, e cos me la presi comoda, dando appunta-
mento a Rebecca alle dieci.
Lei, come sempre, arriv puntualissima. Si era appena lavata i capelli.
L'orrenda crocchia vittoriana con cui si present in ufficio non riusc per
a nasconderne la bellezza.
Confrontai mentalmente la signora Charroux con Rebecca. Erano en-
trambe belle. Per, non riuscendo a dimenticare il volto di porcellana della
signora Charroux, per la prima volta pensai seriamente di essermi liberato
della mia infatuazione per Rebecca. Per tutta la durata del viaggio di ritor-
no dalla Savoia a Londra non avevo fatto che pensare alla moglie dello
scrittore, di cui ignoravo perfino il nome di battesimo. Morivo dalla curio-
sit di sapere qualcosa sul suo conto.
Per fortuna, quella pettegola di Jennifer Logan aveva un debole per me,
mi ero detto quella mattina mentre mi facevo la doccia. Quanto prima le
avrei telefonato per chiederle qualche informazione sulla donna che, per
usare un eufemismo, aveva infiammato i miei gi surriscaldati sensi.
Ha fatto buon viaggio, signore?, chiese Rebecca sorprendendomi.
Non si era mai preoccupata del mio benessere. Anzi, talvolta avevo avuto
perfino l'impressione che godesse nel vedermi soffrire.
No, uno schifo, risposi brusco. Ma lasciamo perdere. Il computer 
l, dissi indicando la mia scrivania. Non l'ho toccato. Ci ha lavorato solo
la scientifica per le impronte.  tutto suo.
Rebecca si avvicin lentamente e lo osserv assorta. Sapevo cosa stava
pensando. Il computer era sporco. Milioni di germi vi pullulavano sopra. E
lei doveva toccarlo con le mani nude perch, visto che le impronte digitali
erano gi state prese, non aveva motivo di mettersi i guanti.
Mi ero accorto da tempo dell'ossessione di Rebecca per la pulizia. Diffi-
cilmente toccava un telefono o una penna che non fossero suoi. Una volta
che l'avevo costretta a scrivere qualcosa sul mio computer, l'aveva fatto pi-
giando sui tasti con la matita.
Non vuole sapere cosa ho scoperto mentre era via, signore?, disse di-
stogliendo lo sguardo dal computer.
Preso com'ero dai miei progetti sulla signora Charroux, avevo dimenti-
cato i compiti che le avevo assegnato prima di partire, primo fra tutti quel-
lo di contattare l'agenzia che aveva trovato il nuovo lavoro sia alla Bonham
che a Haselhoff.
 andata all'agenzia?.
S, dopo la sua telefonata ci sono andata immediatamente.
E cosa ha saputo?.
Per prima cosa, l'agenzia  veramente la pi prestigiosa del settore.
Fornisce personale di altissimo livello. Per non  facile entrare a far parte
del suo organico. C' una selezione durissima da superare. I due ragazzi,
comunque, ce l'hanno fatta. A sentire la responsabile della selezione erano
molto preparati. Due ottimi elementi, li ha definiti. Cos, sono stati assunti
e mandati una in Francia, l'altro nel Sussex. Sempre secondo la responsabi-
le, le due destinazioni sono state del tutto casuali. Julie Bonham doveva fi-
nire in casa di una famosa rockstar, ma la ragazza assegnata a Charroux
all'ultimo minuto si  ammalata e lei ha preso il suo posto.
Forse sarebbe il caso di sentire questa ragazza.
Rebecca mi guard. Sospetta qualcosa, signore?.
Scossi la testa.  solo che non voglio tralasciare nulla.
Va bene. La rintraccer subito.
E con la vecchia agenzia com' andata? Cosa ha cavato dalla signora
Bliss?.
Fece una smorfia. L'unica novit  che Jan Haselhoff andava spesso al-
la National Gallery.
Un amante dell'arte?, dissi sorpreso.
Sembrerebbe di s.
Mandi un agente alla National Gallery con una foto del ragazzo. Ve-
diamo se qualcuno lo ricorda. Avevamo fatto la stessa cosa nel Sussex,
ma senza risultati. Che notizie ci sono di Nicols?.
Purtroppo non buone. Ancora non ha trovato nulla.
E lei  riuscita a scoprire dove  andata Julie Bonham quando  arrivata
a Londra?.
Purtroppo, no. Ho mandato agenti ai posteggi dei taxi, negli hotel, nelle
stazioni. Insomma, ovunque. Ma sembra che una volta scesa dall'aereo si
sia volatilizzata.
Il mio telefono si mise a squillare. Rebecca, che stava per continuare, si
blocc per lasciarmi rispondere.
Alzai il ricevitore e per la prima volta fui contento di sentire la voce
melliflua di Jennifer Logan. L'avrei chiamata l'indomani, ma lei, con un
tempismo perfetto, mi aveva anticipato. Non era strano che mi telefonasse.
Lo faceva almeno tre volte a settimana, ma finora non si era mai permessa
di disturbarmi di domenica.
Cercai di essere gentile perch dovevo estorcerle informazioni sulla si-
gnora Charroux, quindi non le feci pesare quella chiamata inopportuna. Mi
disse che doveva scrivere un nuovo pezzo sul delitto Bonham e voleva sa-
pere se c'erano novit. Le rifilai le solite panzane sugli investigatori co-
stretti a tenere la bocca cucita per non danneggiare le indagini e promisi
che appena fosse saltato fuori qualcosa sarebbe stata la prima a saperlo.
Rebecca, che intanto si era allontanata, si gir a guardarmi sorpresa. Sa-
peva che non sopportavo quella pennivendola della Logan. Tutte le smor-
fie che le stavo facendo le apparvero giustamente sospette.
Ma questo non era niente in confronto a quello che sent appresso, per-
ch con un'abile manovra tattica dirottai il discorso sulla moglie di Luc
Charroux.
Jennifer Logan, come speravo, sapeva vita, morte e miracoli dell'ex top
model inglese che, al culmine del successo, aveva interrotto una splendida
carriera per sposare uno scrittore francese pi vecchio di lei di trent'anni.
Era stato un avvenimento di cui avevano parlato tutte le cronache mondane
per mesi.
Che nome usava quando faceva la modella?, chiesi alla Logan.
Il suo.
E cio?.
Laura Kiss.
Mi misi a ridere, attirando ancor pi l'attenzione di Rebecca.
Che strano, mi resi conto all'improvviso, per oltre tre mesi avevo fatto di
tutto perch miss Frigidit mi notasse e ora che finalmente sembrava farlo,
la cosa mi lasciava quasi indifferente. Ero sorpreso di me stesso. Non cre-
devo di essere un tipo cos volubile.
Laura Kiss, ripetei. Non vorrai farmi credere che si chiama proprio
cos?.
Libero di credere quello che vuoi, ma questo  il suo nome. Non mi hai
ancora detto per perch ti interessa tanto.
Oh,  solo curiosit. L'ha sposato per amore?, chiesi con finta noncu-
ranza. Lui  molto pi vecchio di lei.
Rebecca ora mi lanciava occhiate sospettose.
S, ma  cos affascinante. E ricco. Immensamente ricco. Laura Kiss ha
fatto la scelta giusta. Sposandosi ha fatto un salto di qualit. Frequentava
gi il bel mondo facendo la modella, ma non quelli che contano veramente.
Ora ha raggiunto il top.
Un'arrivista come la Logan non poteva fare che questi discorsi, pensai
disgustato.
 vero che pratica il giardinaggio?, domandai.
Lei scoppi a ridere fragorosamente. Chi ti ha detto una sciocchezza
del genere? Laura Kiss che si d al giardinaggio. Questa  buona. Quando
faceva la modella cambiava uomo ogni sera, si pu dire. Certo, ora che 
sposata non c' stata pi alcuna chiacchiera sul suo conto, ma non mi stupi-
rei che continuasse a spassarsela. Credi a me, Nicholas, c' solo una cosa
che quella donna pratica con passione.
Non c'era bisogno di chiedere quale fosse e quei luridi pettegolezzi sul
conto di Laura, come avevo preso subito a chiamarla dentro di me, mi irri-
tarono. Mi sforzai di non farlo trasparire e chiesi alla Logan se la signora
Charroux era una delle protagoniste della stagione mondana londinese.
Altro che. Non perde una festa. Anzi, ora che ricordo, la prossima set-
timana c' il ricevimento per l'anniversario della nascita della Whitechapel
Art Gallery. Il suo nome  fra gli invitati.
Puoi procurarmi un invito, Jennifer?, dissi con voce flautata. Ormai
flirtavo con lei senza ritegno e Rebecca continuava a lanciarmi occhiate
sospettose.
Puoi venire con me. Sono invitata.
Finora ero riuscito a evitare di uscire con lei, quindi ero combattuto se
accettare o meno. Per, mi dissi con un sospiro, in fondo non stavamo u-
scendo insieme perch una volta al ricevimento l'avrei scaricata senza tanti
complimenti.
Cos ci mettemmo d'accordo e riattaccai. Sentii su di me lo sguardo di
Rebecca, ma feci finta di niente. Mi allontanai dalla scrivania per aprire la
finestra - all'improvviso avevo bisogno di una boccata d'aria fresca - quan-
do il mio cellulare si mise di nuovo a squillare.
Era Brenda, infuriata perch ero sparito. Non sopporto le donne appicci-
cose, ma non ritenni saggio esporre il mio punto di vista davanti a Rebec-
ca. Cos, mi limitai a promettere a Brenda di chiamarla appena mi fossi li-
berato. Per precauzione spensi il cellulare.
Cosa ne pensa?, domandai facendo sobbalzare Rebecca, che stava fis-
sando il computer.
Di cosa?, ribatt lei con espressione confusa.
Della mia barba lunga, esclamai con una smorfia ironica. Erano due
giorni che non mi radevo.
Lei sgran gli occhi. Forse stava pensando che mi aveva dato di volta il
cervello.
Del computer, sergente Wenston, dissi brusco. Di che altro, senn?.
Lei abbass lo sguardo a terra e serr la mascella. Ecco la Rebecca che
conoscevo, quella che mi fulminava con le sue occhiate glaciali, quella che
non faceva mistero di detestarmi.
 un modello abbastanza comune, signore, disse con voce metallica.
Con il suo consenso, vado nel mio ufficio a esaminarlo.
Per prima vorrei che mi raccontasse cosa ha combinato nel Sussex.
Fece rapporto senza guardarmi mai negli occhi. E non disse una parola
pi del necessario. Era tornata a essere la strega di sempre e a me, franca-
mente, non dispiaceva perch avevo scoperto con meraviglia che la Rebec-
ca che mi guardava con occhi umani mi metteva a disagio. Non sapevo
come gestirla.
Relegai quei pensieri in un angolo della mente e mi concentrai su quello
che avevo appena sentito.
La perquisizione della stanza di Haselhoff non aveva dato esiti. La go-
vernante di Torquay non aveva aggiunto altro alla sua deposizione. Paul, il
cameriere che aveva lavorato con Haselhoff, si era ricordato un particolare:
l'olandese era un fanatico del kamasutra. Lo studiava, addirittura. Per lui
non si trattava di un manuale per scopare in tutti i modi possibili, ma di un
testo mistico in cui era racchiusa un'antica sapienza.
In fatto di sesso credo di saperla abbastanza lunga da non lasciarmi in-
cantare dal kamasutra. Di sicuro  divertente e forse anche utile per chi di-
fetta di fantasia, ma da qui a ritenerlo un testo mistico, ce ne corre. Jan Ha-
selhoff doveva avere quanto meno una personalit eclettica perch passava
dalla Bibbia al kamasutra.
Se lo studiava, deve aver avuto dei libri, osservai. Come mai non ab-
biamo trovato nulla del genere fra le sue cose?.
Ho fatto la stessa domanda a Paul, rispose Rebecca. Non ha saputo
dare una spiegazione. In effetti, ha dichiarato di non aver mai visto Hasel-
hoff studiare il kamasutra.  in possesso di questa informazione perch 
stato Haselhoff a riferirgliela. Una sera, mentre giocavano a biliardo, ha
abbandonato all'improvviso la partita perch doveva studiare. Paul gli ha
chiesto cosa e lui ha ribattuto il kamasutra. Paul si  messo a scherzare sul-
la cosa, ma lui, serissimo, ha spiegato che non era qualcosa di osceno co-
me tutti pensano, bens un antico testo mistico.
Avevo bisogno di riflettere su quest'ultima scoperta. Non sapevo proprio
come conciliarla con tutto il resto. Per, l'approccio mistico di Haselhoff al
sesso in qualche modo confermava la mia idea che fosse un fanatico.
La nostra conversazione volse al termine. A questo punto, Rebecca sa-
rebbe stata costretta a prendere il computer.
Non mi sarei perso lo spettacolo per niente al mondo, cos mi misi a fis-
sarla. Lei inspir profondamente prima di afferrare il computer con due di-
ta. Poi, sotto il mio sguardo sarcastico, usc impettita.
Decisi di uscire anch'io per andare da Brenda. Mi era venuta fame e ave-
vo bisogno che qualcuno mi sfamasse. E non solo con il cibo.
Tornai in ufficio verso le quattro del pomeriggio. Rilassato come sono
sempre dopo una bella scopata, e quindi pi ben disposto nei confronti di
Rebecca, che trovai ancora alle prese con il computer. Sicuramente prima
di toccarlo l'aveva sterilizzato.
Trovato niente?, chiesi affacciandomi sulla porta del suo ufficio.
Lei non alz gli occhi dalla tastiera.
Sto per stampare una copia cos potr leggerlo, disse con voce fredda.
Da quello che ho potuto vedere, credo che sia interessante.
Cos dovetti attendere almeno venti minuti prima che la copia arrivasse
sulla mia scrivania. Era discretamente voluminosa. A prima vista sembra-
va una relazione. Aveva per un titolo bizzarro: Aleyt.
Guardai Rebecca in modo interrogativo. Che roba ?.
La storia della moglie del pittore Bosch. Si chiamava Aleyt.
Di solito non dico parolacce quando lavoro, soprattutto in presenza di
Rebecca per non fornirle ulteriori motivi di biasimo. Quel giorno per,
sentendo di nuovo il nome di Bosch, non riuscii a controllarmi.
Cazzo! Ancora lui.
Feci un respiro profondo cercando di riacquistare il controllo.
 una biografia?, chiesi rigirando il fascicolo fra le mani.
Non proprio. Il libro racconta anche le fasi della realizzazione delle tre
grandi tele che compongono il Trittico delle delizie, dipinto da Bosch in-
torno al 1500 e che oggi si trova nel museo del Prado di Madrid.
Chi l'ha scritto?.
 anonimo. Ho fatto qualche ricerca pensando che Julie Bonham l'a-
vesse scaricato da Internet. Invece, non  sul Web, come non  in libreria.
Sembrerebbe proprio un inedito.
Potrebbe averlo scritto la Bonham, dissi.
Rebecca storse la bocca. Dubito che sia opera sua. Sull'ultima pagina,
dopo la parola fine, c' scritto: Te lo affido, abbine cura.
Cos'altro ha trovato nel computer?.
Niente.
Come niente?, ripetei sorpreso.
Il racconto  l'unico file in memoria. Ho fatto dei controlli sull'hard
disk e non risulta che siano stati cancellati files. Posso affermare con cer-
tezza che Julie Bonham non aveva praticamente usato il suo portatile.
La madre ha detto che era una fanatica di Internet, obiettai. Come 
possibile che il computer non sia mai stato usato?.
L'unica spiegazione  che il portatile non sia il solo computer di Julie
Bonham.
Rebecca poteva avere ragione. Forse Julie Bonham aveva anche un
computer da tavolo e chiss dov'era finito. Ma a questo avrei pensato dopo.
Quello che maggiormente mi preoccupava era il fatto che il nome di uno
stramaledetto pittore olandese del XV secolo saltasse fuori ovunque met-
tessi il naso. Come se non bastasse, oltre a Jan Haselhoff nato nel suo stes-
so paese e Torquay in procinto di dedicargli un film, Julie Bonham aveva
prima custodito un'immagine di un suo quadro e ora un misterioso libro
che parlava di lui. O, per essere esatti, della moglie. C'era poco da fare,
dovevo andare subito in Olanda dal fratello di Jan Haselhoff. La polizia
olandese non era ancora riuscita a rintracciarlo, ma confidavo nella loro ef-
ficienza.
Non so molto di questo Bosch. Pu procurarmi una documentazione
prima che partiamo?, chiesi incontrando per la prima volta gli occhi color
lavanda di Rebecca.
Lei annu. Dove andiamo, signore?.
In Olanda, risposi afferrando il fascicolo. Prenderemo il primo volo
di domani mattina per Amsterdam. Legger la documentazione sull'aereo.
Non c' bisogno che me la mandi a casa stasera.
Vuole anche l'indice topografico delle opere?.
Perch no?, pensai mentre mi dirigevo alla porta. Se ce n'era qualcuna
nei musei di Londra, potevo fare un salto a vederla.
Stavo per annuire, quando un pensiero improvviso mi blocc.
Controlli subito se alla National Gallery ci sono quadri di Bosch, or-
dinai a Rebecca tornando sui miei passi.
Lei cap al volo cosa mi passava per la mente. In meno di dieci minuti fu
in grado di confermare i miei sospetti: L'incoronazione di spine, una tela di
73 centimetri per 59, dipinta da Bosch fra il 1508 e il 1509, era uno dei
pezzi forti della collezione dei maestri olandesi della National insieme
all'Autoritratto di Rembrandt e Gli ambasciatori di Holbein il Giovane.
Forse questo spiegava perch Jan Haselhoff era un frequentatore assiduo
del museo di Trafalgar Square.
Lasciai l'ufficio in preda all'ansia e me ne andai di corsa a casa a leggere
il fascicolo. Ormai ero divorato dalla curiosit. Fino a quel momento, per
me Bosch era stato solo il pittore dei mostri. Avevo un ricordo vago delle
sue opere, ma non sapevo praticamente nulla della sua vita. Perch due ra-
gazzi poco pi che ventenni avevano nutrito un interesse cos forte per lui?
La domanda mi torment per tutto il tragitto verso casa. Quando mi misi
comodo in poltrona, con qualcosa da bere a portata di mano, e aprii Aleyt
trovai la risposta.
5
ALEYT
's-Hertogenbosch, marzo 1503
Il Gran Maestro arriv puntuale, come sempre. Aleyt chiese alla serva
che era venuta ad annunciarle la notizia se era solo. Non provava grande
simpatia per quell'uomo, ma il marito sembrava stravedere per lui. Stavano
chiusi per ore in bottega e quando Aleyt provava a manifestare qualche ri-
serva per quello che considerava ancora l'ebreo, nonostante si fosse con-
vertito con una cerimonia solenne alla presenza del duca di Borgogna sette
anni prima nella cattedrale di 's-Hertogenbosch, il marito la rassicurava di-
cendo che non doveva preoccuparsi.
Ma Aleyt era preoccupata. L'ebreo la metteva a disagio. Non le piaceva
l'espressione di dominio dei suoi occhi neri come l'inferno. Osservavano
tutto con sguardo rapace e nello stesso tempo irresistibile. Ad accentuare
l'impressione di forza che emanava il suo viso contribuivano la fronte alta,
in mezzo alla quale l'attaccatura dei folti capelli scuri formava un angolo
acuto, il naso lungo e arcuato, la bocca larga e sensuale.
L'ebreo teneva sempre le labbra strettamente chiuse, non sorrideva mai e
Aleyt diffidava di lui anche per questo. Ma il marito le diceva, col tono che
di solito si usa con i bambini petulanti, che era il suo migliore committen-
te.
Mentre si apprestava a uscire per raggiungere la bottega del marito, che
come la loro casa si affacciava sulla piazza del mercato di 's-
Hertogenbosch, Aleyt prov a contare i quadri che negli ultimi anni il ma-
rito aveva dipinto per l'ebreo. Erano almeno quattro, uno pi eccentrico
dell'altro. L'ultimo poi, un trittico appena iniziato, era addirittura inquie-
tante.
Aleyt temeva che il marito potesse attirarsi le critiche della confraternita
di Nostra Signora. Ne faceva parte da oltre sedici anni e in tutto quel tem-
po aveva lavorato parecchio per abbellire la cappella della confraternita
nella cattedrale di San Giovanni. I priori si rivolgevano sempre a lui ogni
qualvolta intendevano apportare migliorie. Il disegno della vetrata a colori
della cappella era opera sua, come pure quello delle finestre del coro. Sen-
za contare che qualche anno prima aveva presieduto il Banchetto del Ci-
gno, il massimo onore a cui un confratello potesse aspirare.
Quindi, non capiva perch mettere a repentaglio la loro posizione di pri-
vilegio nella buona societ di 's-Hertogenbosch solo per assecondare le fi-
sime di un ebreo.
Lei, Aleyt van de Mervenne, nata nell'anno 1453 da Postellina, figlia di
un farmacista, e da Goyart van de Mervenne, nobile e benestante, quella
posizione l'aveva sempre avuta. Ma il marito no. Si chiamava Jeroen van
Aken e la sua era una famiglia di modesti artigiani. Il nonno Jan veniva da
Aquisgrana ed era stato pittore. Il padre Anthonis, insieme a due suoi fra-
telli, aveva seguito le orme paterne. Alla sua morte, il fratello maggiore di
Jeroen ne aveva ereditato la bottega. Usava il nome van Aken, come tutti i
pittori della famiglia. Jeroen invece, per distinguersi da loro, aveva scelto
l'ultima sillaba del nome della sua citt natale e si firmava Hieronymus
Bosch.
Aleyt era orgogliosa di quel marito pittore. Erano sposati da venticinque
anni e non c'era mai stato uno screzio fra loro. Jeroen aveva amministrato
con molta cura i beni da lei portati in dote. Aveva investito denaro per suo
conto, arrivando perfino a scontrarsi col suocero quando questi aveva cer-
cato di approfittarsi della figlia. Aleyt, naturalmente, lo aveva appoggiato.
Aveva cieca fiducia in lui e gli era grata per come si prendeva cura di lei.
Del resto, la sua abnegazione era stata ben ripagata perch il matrimonio
aveva facilitato l'ascesa sociale di Jeroen. Ora era ricco e non aveva preoc-
cupazioni per il futuro. Questo gli permetteva di lavorare come e per chi
voleva.
Ecco perch perdeva il suo tempo dietro al Gran Maestro, delle cui dot-
trine era un ammiratore. Aleyt faceva finta di non capirne niente, ma non
era stupida. I culti segreti del Gran Maestro e della sua setta odoravano di
zolfo. Prima o poi sarebbero finiti tutti in braccio al diavolo.
Homines intelligentiae si facevano chiamare, ma erano pi conosciuti
col nome di Adamiti. Nascevano dall'eresia dei Fratelli e delle Sorelle del
Libero Spirito, i cui discepoli credevano di essere l'incarnazione terrena
dello Spirito Santo.
Aleyt non sapeva molto sul loro conto, ma quello che sapeva bastava a
farla fremere di indignazione. Si diceva che s'incontrassero di notte nelle
caverne, uomini e donne in completa promiscuit, per celebrare uno strano
culto dedicato ad Adamo. E come il progenitore dell'umanit era nudo nei
paradiso terrestre, loro lo erano durante il rito. Nudi pregavano, ascoltava-
no le letture, ricevevano i sacramenti e chiamavano la loro chiesa paradi-
so. Si diceva anche che dopo il rito i discepoli si unissero carnalmente e
chiamassero l'atto gioia del paradiso.
Aleyt aveva affrontato l'argomento con il marito, ma lui l'aveva esortata
a non prestare ascolto ai pettegolezzi delle comari. Poteva vedere da sola
come il Gran Maestro fosse persona perbene, colta e gentile. Era vero per-
ch Aleyt lo aveva sentito parlare di filosofia e teologia, ma ancor di pi di
alchimia. Jeroen lo ascoltava sempre con attenzione, ogni tanto faceva un
commento, chiedeva una spiegazione.
Anche quando entr nella stanza pi ampia e luminosa della bottega,
quella che il marito usava come studio personale, Aleyt li trov a discutere
davanti all'ultimo quadro, lo sportello sinistro del trittico appena iniziato.
Rappresentava la Creazione e si sarebbe intitolato Il paradiso terrestre. In
realt, di terrestre c'era ben poco. Come sempre Teroen aveva lasciato cor-
rere la fantasia: lucertole giganti, liocorni, giraffe, elefanti, ibis a tre teste,
salamandre, creature mostruose a cui Aleyt non sapeva dare un nome po-
polavano un paradiso coloratissimo. Il Creatore teneva per mano Eva,
mentre Adamo era seduto ai suoi piedi.
Vieni pure avanti, Aleyt, disse il marito guardandola con quel suo
sguardo perennemente attonito. Il volto, solcato da rughe profonde ai lati
della bocca, era di un pallore spettrale.
Stava invecchiando, pens Aleyt con una punta di tristezza. Avevano la
stessa et e avrebbero compiuto cinquant'anni quell'anno. Con lei il tempo
era stato pi clemente. Era rimasta snella e i lunghi capelli erano ancora
biondi. Ora li portava secondo la moda tedesca con la scriminatura in mez-
zo e un cerchietto di perline a ornarle la fronte.
L'ebreo si volse a guardarla e la salut con molta cortesia.
Stavo ammirando il lavoro di vostro marito, disse poi riportando l'at-
tenzione sul quadro.  sbalorditivo il modo in cui  riuscito a esprimere i
sentimenti di Adamo.
Aleyt si avvicin al quadro. Il marito aveva rappresentato Adamo con il
capo levato verso l'alto, il profilo girato dalla parte del Creatore, lo sguardo
fisso alla donna appena creata, la quale teneva gli occhi rivolti a terra, tra-
sognata.
Egli  stupefatto perch la donna apparsa davanti a lui  stata tratta dal
suo stesso corpo, continu l'ebreo. E nello stesso tempo  animato dalla
volont tutta maschile di risvegliare Eva con la forza dello sguardo. In
questo risveglio si compir la conoscenza che il gesto del Creatore, che al-
za la mano destra in segno di benedizione, annuncia gi: Et erunt duo in
carne una. Ed essi saranno una sola carne.
Aleyt s'irrigid sentendo quelle parole. Le tornarono subito in mente
quelli che il marito definiva sordidi pettegolezzi di comari: gli Adamiti si
riunivano di notte nelle caverne, celebravano la messa e dopo l'Elevazione
e la predica spegnevano le luci e ogni uomo si congiungeva carnalmente
con la donna che aveva accanto. Si diceva anche che avessero un modo
particolare di congiungersi, che non era tuttavia contro natura perch,
sempre secondo le loro farneticazioni, era quello di Adamo in paradiso.
Aleyt non aveva il coraggio di chiedere spiegazioni al marito, per era
divorata dalla curiosit. Se i Fratelli e le Sorelle del Libero Spirito posse-
devano un'ars amandi particolare, non riusciva proprio a comprendere co-
me potesse distinguersi dal comune atto della copula e nello stesso tempo
non offendere la Natura.
Senza che lo volesse, lo sguardo le scivol agli esseri mostruosi che po-
polavano lo stagno ai piedi del Creatore. Un ibis tricefalo si contorceva
mentre un uccello con le fauci come quelle di un drago divorava le rane
che affioravano dallo stagno. Represse un moto di disgusto e cerc di ri-
portare l'attenzione su quanto stava dicendo l'ebreo.
Approvo anche le modifiche che avete apportato alla dracena. L'allu-
sione di Schongauer era grossolana.
Si riferiva all'Albero della Vita dietro Adamo, che aveva la forma di una
palma carnosa, la dracena appunto, la stessa che compariva in un'incisione
del pittore tedesco Schongauer. Quest'ultimo per, per richiamare il nome
della pianta, vi aveva dipinto, arrampicati sul tronco, tre draghi in miniatu-
ra. Jeroen invece aveva scelto un rampicante.
Al centro del dipinto si ergeva la Fontana della Vita. Per met pianta, e
per met costruzione, era fatta di una materia indefinibile.
Aleyt aveva pi volte interrogato il marito in proposito e lui le aveva ri-
sposto che la Fontana non era marmo, n pianta, n cristallo, ma tutti e tre i
materiali insieme. Era un concetto difficile da capire, ma si era sforzata di
seguire le spiegazioni di Jeroen che elevavano la Fontana al regno del so-
prasensibile.
Un'altra cosa che le risultava incomprensibile era la civetta che si vedeva
dentro il disco cavo che costituiva la base della Fontana. Il marito le aveva
detto che il disco era il centro esatto del dipinto mentre la Fontana era l'as-
se verticale e la mano alzata del Creatore il suo prolungamento. L'asse o-
rizzontale passava invece tra gli occhi della civetta.
Va bene, aveva ribattuto spazientita lei perch non riusciva a capire
dove volesse portarla con quel ragionamento. Ma che significa?.
Il marito si era lasciato sfuggire un sospiro sommesso e poi aveva inco-
minciato a parlare di orbis.
Orbis non significa solo cerchio o disco, ma anche orbita e l'occhio che
vi ha sede. Il disco collocato al centro del pannello attrae lo sguardo dello
spettatore come la pupilla magnetica di un altro occhio.
Ma che significa?, aveva insistito lei.
Poich chi guarda il quadro  costretto a fissare lo sguardo sul centro
del disco dove sta la civetta, e dietro di essa non c' nulla da vedere, cio
c' il vuoto della materia, ma vuoto solo per i sensi perch  pieno di idee,
grazie proprio alla presenza della civetta, allora chi guarda il quadro ab-
bandona momentaneamente se stesso e il mondo per immergersi nella con-
templazione.
Aleyt aveva riflettuto per qualche istante.
Come fanno i mistici?, aveva poi domandato perplessa.
Il marito aveva annuito.
E la civetta?, lo aveva incalzato ancora. Quell'uccello le faceva venire
i brividi. Jeroen ne sembrava ossessionato. L'aveva gi dipinto sul pennone
della Nave di folli e sull'Albero dei raccolti del Carro del fieno.
La civetta rappresenta la conoscenza del mistero.
Quale mistero?.
Quello della morte. Essa appartiene alla specie degli esseri sapienti, co-
loro cui  concesso penetrare l'invisibile. Conosce sia la morte che la sag-
gezza di Dio. E il regno del Figlio, secondo Gioacchino da Fiore, sboccia
proprio nella saggezza.
Aleyt sapeva a cosa alludeva Jeroen. Il monaco Gioacchino da Fiore tre
secoli prima aveva detto che la storia del mondo era iniziata col regno del
Padre, dominato dalla Legge, a cui si era sostituito il regno dei Figlio, do-
minato dalla Saggezza, regno che durava ancora e si sarebbe estinto con
l'avvento del regno dello Spirito Santo. Il Gran Maestro e i suoi discepoli
stavano aspettando proprio questo.
La civetta, quindi, aveva concluso il marito, conosce la morte e cosa
c' dopo.
Immersa in quelle reminiscenze, Aleyt aveva perso il filo del discorso.
Quando torn al presente si accorse che l'ebreo e Jeroen stavano parlando
dello sportello destro del trittico.
Vorrei che incarnasse tutta la follia umana, disse l'ebreo.
Ho gi realizzato un disegno preparatorio, ribatt Jeroen avvicinando-
si al tavolo e mettendosi a frugare fra le carte che lo ricoprivano finch non
trov un foglio, che porse al Gran Maestro.
Mentre questi lo osservava, Aleyt, curiosa, sbirci. Sulle prime non
comprese bene cosa il marito vi avesse disegnato: si vedeva un paesaggio
desolato con una strana architettura fatta di due tronchi al centro dietro i
quali spuntava un disco con una brocca sopra. Guardando meglio per si
accorse che il tronco di sinistra era un albero i cui numerosi rami servivano
d'appoggio a un uovo gigante, rotto e svuotato. Quello di destra aveva in-
vece un aspetto umano, come se fosse una sorta di uomo-albero.
Distolse lo sguardo infastidita. Non amava le creature mostruose che il
marito metteva nei suoi dipinti. Ancora ricordava con raccapriccio la figu-
ra demoniaca col naso a forma di tromba e la coda di pavone che compari-
va nel Carro del fieno
Pensavo di mettere quest'albero decrepito nel mezzo dell'inferno, in
contrapposizione all'albero della vita del paradiso, disse Jeroen al Gran
Maestro.
Un albero della morte, un essere maligno che sia la summa di tutti i
peccati del mondo, mormor assorto l'ebreo continuando a fissare il dise-
gno.
Pensavo anche di rappresentare l'inferno come un luogo dove gli ele-
menti della natura e gli istinti bestiali dell'uomo si affrontano.
Il Gran Maestro sollev lo sguardo su Jeroen. Dovreste leggere la Vi-
sione di Tondalo, se non l'avete gi fatto. L'inferno descritto nel poema  il
pi spaventoso che si conosca, le pene inflitte ai dannati le pi raffinate.
Aleyt rabbrivid. L'ebreo le rivolse una rapida occhiata con i suoi occhi
neri come l'inferno.
I nostri discorsi vi spaventano forse, signora?.
Anche Jeroen la fiss, preoccupato. Aleyt si indispett perch sapeva
quanto il marito temeva che lei lasciasse trapelare la diffidenza che nutriva
nei confronti dell'ebreo. Diffidenza, del resto, reciproca perch sentiva che
anche l'ebreo, nonostante lo celasse sotto la pi squisita cortesia, le era o-
stile.
Affatto.  che in questa stanza si gela. Credo di aver bisogno di uno
scialle.
Detto questo, usc maestosa come una regina facendo frusciare le ampie
gonne. Fuori, l'attivit della bottega ferveva. I garzoni preparavano i colori,
gli allievi dipingevano, i servi sbrigavano le incombenze di tutti i giorni.
Attravers la piazza del mercato e torn nella casa che abitava con il mari-
to. La serva le disse che Agnes la stava cercando.
Agnes era la sua dama di compagnia. L'aveva presa con s tre anni pri-
ma, salvandola dal convento dove la famiglia voleva rinchiuderla visto che
nessuno l'aveva chiesta in moglie, e non si era mai pentita di quella deci-
sione. Agnes le era affezionata e fedele ed essendo anche istruita, era di
piacevole compagnia perch sapeva conversare e suonare. A dir la verit,
quest'ultima dote talvolta poteva rivelarsi esasperante perch Agnes suo-
nava la viola e quando cedeva alla malinconia, lo faceva per ore e ore. Era
il lato oscuro del suo carattere, ma Aleyt glielo perdonava volentieri per-
ch aveva tante qualit.
La trov al secondo piano, nella stanza dove ricamavano.
Mi cercavi?.
Agnes sollev di scatto la testa dal telaio e la fiss con gli occhi che le
brillavano per l'eccitazione. Non era pi giovanissima e bench non fosse
bella, aveva per una vivacit che la rendeva accattivante.
In citt non si parla d'altro, esclam alzandosi. La duchessa ha dato
alla luce un maschio.  nato il 10 marzo nella citt spagnola di Alcal ed 
stato battezzato col nome di Ferdinando. Il duca ha saputo della nascita del
suo quarto figlio mentre si trovava in Francia. I fragili nervi della duchessa
per hanno risentito del parto. Si dice che sia quasi fuori di senno.
Aleyt prefer non commentare quest'ultima notizia. C'erano gi fin troppi
pettegolezzi sulla salute mentale della duchessa di Borgogna e non voleva
aggiungerne altri. Eppure, quando sei anni prima l'aveva vista al centro del
corteo nuziale, radiosa come dovrebbe essere ogni sposa, i lunghi capelli
neri sciolti, mentre avanzava verso la cattedrale di Saint Gommaire, nella
citt di Lier, per unirsi in matrimonio con il duca Philippe, nulla faceva
presagire quell'epilogo. La duchessa Jeanne era figlia dei sovrani spagnoli,
Isabella e Ferdinando, e forse proprio perch veniva dal paese del sole non
si era mai sentita a proprio agio nelle lande nebbiose e gelide del Brabante.
Gli accessi d'ira, i pianti, le urla si erano manifestati gi nel primo anno di
matrimonio. A corte si mormorava che la duchessa durante gli attacchi di
nervi arrivasse perfino ad avere la bava alla bocca, come un cane rabbioso.
A 's-Hertogenbosch l'eco dei pettegolezzi arrivava attutito, ma ormai era
di dominio pubblico che la mente della duchessa di Borgogna vacillasse
sempre pi spesso.
Ci saranno sicuramente dei festeggiamenti in citt, riprese Agnes.
Ricordate quanto furono belli quelli in onore del secondogenito Carlo?.
Agnes era tornata a chinarsi sul ricamo. Mentre continuava a rievocare
le feste della corte, sul viso di Aleyt era comparsa un'espressione amara.
Sebbene fosse sposata da venticinque anni, non era ancora riuscita a rasse-
gnarsi al fatto che il suo matrimonio non aveva dato frutti. Il marito non le
aveva mai mosso rimproveri, per lei nel profondo del suo animo si addos-
sava tutta la colpa della sterilit. Forse Dio aveva voluto punirla perch si
era messa contro la sua famiglia per sposare Jeroen.
I discorsi di Agnes avevano risvegliato il suo tormento segreto. Le torn
in mente l'albero secco dalle sembianze umane che poco prima aveva visto
nello studio del marito. Certe volte si sentiva proprio cos, per met donna,
per met involucro vuoto destinato a inaridire senza lasciare traccia.
Nonostante si rendesse conto che la sua era una reazione ridicola, prov
un forte risentimento verso Agnes che con le sue chiacchiere le aveva pro-
vocato quella sofferenza.
Per fortuna la sua adorata cagnetta Margot scelse proprio quel momento
per saltarle in grembo e questo risparmi all'ignara dama di compagnia pa-
role caustiche.
Margot era il suo conforto. La faceva sentire meno sola. Nei lunghi mesi
invernali passava le giornate acciambellata sulle sue ginocchia. La seguiva
come un'ombra ovunque andasse. Solo la bottega del marito le era interdet-
ta perch lui detestava i cani. Per questo motivo Aleyt si tratteneva dal
manifestare in sua presenza l'affetto che nutriva per la cagnetta. Neppure
davanti ad Agnes si permetteva di vezzeggiarla. Non che avesse paura di
essere criticata. A fermarla era il pudore e anche l'orgoglio. Non voleva
che si dicesse che si comportava cos perch il suo grembo era sterile.
In quel momento s'ud una voce squillante al piano di sotto. Agnes le
lanci una breve occhiata. Lei rimase impassibile e continu ad accarezza-
re Margot. Sapevano tutte e due chi era venuto a cercare il marito.
Jeroen quando aveva dipinto Il paradiso terrestre era ricorso a una mo-
della per raffigurare Eva. La ragazza si chiamava Catharina ed era innega-
bilmente bella con la carnagione candida e i lunghi capelli color oro che le
arrivavano fin sotto i lombi. Aveva anche un corpo voluttuoso e l'aveva
mostrato senza vergogna posando nuda. Aleyt, sapendo che era stato il
Gran Maestro a mandarla dal marito, aveva subito pensato che appartenes-
se alla setta degli Adamiti. E infatti non si sbagliava: Catharina era una So-
rella del Libero Spirito. E ci per Aleyt equivaleva a dire che era una don-
na di facili costumi.
Per tutto il tempo che aveva posato nuda nello studio del marito, Aleyt
aveva dovuto combattere contro la gelosia e l'invidia che sentiva crescerle
dentro ogni giorno di pi. La modella era giovane e bella, per di pi, se le
cose che si dicevano degli Adamiti erano vere, aveva l'esperienza di una
meretrice. Se il marito in passato si era accompagnato ad altre donne, l'a-
veva fatto con molta discrezione perch mai niente era giunto alle sue o-
recchie. Lei non aveva mai preteso che le fosse fedele. Solo non voleva
che la esponesse ai pettegolezzi.
Con Catharina per era diverso perch casa e bottega si trovavano nella
stessa piazza ed era inevitabile incontrare la modella. E poi, lei sembrava
quasi che provasse gusto a capitarle in casa all'improvviso, come aveva
appena fatto con la scusa di cercare il marito quando sapeva benissimo che
a quell'ora lui era in bottega.
Aleyt non aveva mai fatto trapelare con nessuno il suo stato d'animo,
sebbene avesse il sospetto che Agnes avesse intuito qualcosa, ma le ore
che Catharina aveva passato chiusa nello studio con Jeroen erano state per
lei un vero supplizio. Quando, finalmente, le pose erano terminate aveva
tirato un grosso respiro di sollievo. E invece ora tutto ricominciava da capo
perch quella mattina il marito l'aveva informata che Catharina avrebbe ri-
preso a posare per lui. Ne aveva bisogno per il nuovo quadro, lo sportello
destro del trittico dell'ebreo, quello che avrebbe rappresentato l'inferno.
Quale ruolo potrebbe avere nell'inferno chi ha prestato la sua faccia a
Eva?, gli aveva chiesto con un pizzico di livore.
Devo dipingere una donna che incarni tutti i vizi legati al gioco d'az-
zardo e una che sia il simbolo della vanit. Catharina  perfetta in entrambi
i casi, aveva risposto tranquillo il marito.
Ma chi guarda il quadro riconoscer in queste donne la Eva del Paradi-
so terrestre. Non potrebbe essere fuorviante raffigurare il bene e il male
con la stessa faccia?.
Al contrario.  proprio ci che voglio esprimere: Eva cacciata dal pa-
radiso che pecca.
Per quanto tempo avrai bisogno di Catharina?, non aveva potuto fare a
meno di chiedere.
Il marito si era stretto nelle spalle. Non saprei.
Inizier a posare da oggi?, aveva continuato incapace di controllare la
gelosia.
Non inizier il quadro prima dell'estate. L'ho convocata per prendere
accordi in modo che al ritorno dal mio viaggio possa incominciare subito a
posare.
L'accenno all'imminente viaggio che avrebbe compiuto a Venezia mise
fine alla conversazione. Jeroen si era diretto in bottega perch aspettava
l'ebreo e non avevano pi avuto modo di tornare sull'argomento.
6
L'indomani mattina, mentre stavo per uscire di casa, telefon Rebecca.
La polizia olandese ha rintracciato il fratello di Jan Haselhoff.
Bene, dissi sbrigativamente perch si stava facendo tardi e non volevo
perdere l'aereo. Annoti l'indirizzo. Ne riparleremo all'aeroporto.
Dall'altra parte del filo ci fu un sospiro. Signore, temo che non ci sia
pi bisogno di andare in Olanda.
Rimasi interdetto. Perch?.
Il fratello di Haselhoff  a Londra.
Stavolta fui io a sospirare. Chi l'ha informato della scomparsa di Jan?.
Rebecca esit. Non  a Londra per questo motivo.
Quando Rebecca si metteva a centellinarmi le notizie, manco fossero
gocce di pregiato whisky scozzese, andavo su tutte le furie.
Dannazione! Vuole dirmi tutto quello che sa o devo pregarla in ginoc-
chio?.
Rebecca fece un respiro profondo. Hank Haselhoff  un antiquario. 
venuto a Londra per un'asta di libri antichi.  arrivato una settimana fa e
alloggia in un albergo di Cadogan Square.
Decisi di andarci immediatamente. Da solo.
Lei vada in ufficio, sergente. E non dimentichi di portare la documen-
tazione che le avevo chiesto su Bosch.
Avevo letto solo il primo capitolo di Aleyt perch la sera prima mi aveva
telefonato Susan, una delle tre donne con cui uscivo in quel periodo.
Bellissima, elegante, magra, Susan indossava sempre, anche in pieno in-
verno, splendidi sandali che le mettevano in risalto i piedi sottili. Lavorava
come aiuto chef in un ristorante chic di Mayfair. Siccome la domenica il
ristorante era chiuso, spesso mi cercava per qualche ora di sesso spensiera-
to.
Cos, avevo mollato il manoscritto, nonostante ne fossi affascinato per-
ch la setta degli Adamiti, con i suoi traffici a luci rosse, mi aveva colpito -
e sospettavo che per lo stesso motivo avesse colpito anche Julie Bonham e
Jan Haselhoff - e mi ero dedicato a Susan. Mi era rimasta per la curiosit
di sapere come proseguiva la storia.
Rebecca tossicchi nervosamente. C' un problema, signore. La docu-
mentazione non  pronta.
Non credevo alle mie orecchie. Che ne era della leggendaria efficienza
di miss Frigidit? Stava forse incominciando a perdere colpi come accade-
va a noi comuni mortali? Da che la conoscevo, era la prima volta che non
portava a termine un incarico.
Perch?, chiesi con voce rude non resistendo alla tentazione di stra-
pazzarla un po'.
Su Bosch esiste una bibliografia sterminata, ma ieri era domenica: le
librerie e le biblioteche erano quasi tutte chiuse. Contavo di fare oggi il
grosso del lavoro di ricerca.
E Internet?.
Naturalmente  il primo posto dove ho cercato, ma non ho trovato gran
che. Ho stampato le cose pi interessanti, ma penso sia necessario appro-
fondire in biblioteca.
Va bene, dissi dopo un lungo silenzio. Mi piaceva da matti trattarla
sempre come se le stessi facendo la grazia. Prosegua le sue ricerche, ma
domani vorrei avere sulla scrivania qualcosa sul maledettissimo Bosch.
Ci conti, signore.
Hank Haselhoff era un uomo elegante e a suo modo anche attraente. A-
veva capelli neri, occhi neri, vestito nero di Armani. Anche le scarpe erano
italiane e costavano una fortuna. Al polso aveva un Rolex d'oro. Trasudava
ricchezza e sicurezza. Mi accolse con un'espressione di educato stupore - a
quanto pareva non sapeva nulla della scomparsa del fratello - a cui si me-
scolava una punta d'irritazione per essere stato bloccato proprio mentre si
accingeva a chiamare un taxi.
Andammo a parlare in uno dei salottini dell'albergo.
Mi dispiace, disse con un lieve accento straniero, ma non posso trat-
tenermi a lungo.
Ci accomodammo uno di fronte all'altro.
Sono un collezionista, continu lui, e stamattina ho appuntamento
con il proprietario di un paio di rari libri francesi del XVII secolo che vor-
rei acquistare. Non voglio arrivare in ritardo.
Mi era stato detto che  un antiquario.
Anche. I libri francesi, se riuscir ad accaparrarmeli, andranno ad arric-
chire la mia collezione privata. Perch voleva vedermi?.
Per parlare di suo fratello, Jan.
Hank Haselhoff fece una smorfia. Si  messo nei guai?.
 scomparso.
Che significa scomparso? Jan lavora nel Sussex. Fa il cameriere in casa
di un regista paranoico, che vive blindato e pretende altrettanto dai suoi
dipendenti. Forse  per questo motivo che non l'avete trovato.
La governante di David Torquay qualche giorno fa ha denunciato la
scomparsa di suo fratello, che sarebbe avvenuta il 21 aprile. Era il suo
giorno libero. Ha lasciato la tenuta Torquay come faceva sempre quando
non lavorava, ma la sera non vi ha fatto ritorno.  sparito senza portare
nulla con s: n portafoglio, n documenti, n abiti.
Hank Haselhoff si alz di scatto e and alla finestra. Sembrava colpito
dalla notizia della scomparsa del fratello.
Lei  a Londra da una settimana, dissi. Come mai non ha cercato suo
fratello?.
Si volt verso di me. Fra noi non c'erano buoni rapporti ultimamente.
Avevate litigato?.
Hank Haselhoff annu.
Per quale motivo?.
Disapprovavo la scelta che aveva fatto di andare a lavorare nel Sussex
a casa di quel pazzo. Non potevo neppure chiamarlo perch il numero do-
veva rimanere segreto e Torquay impediva ai dipendenti di avere il cellula-
re. Cos era sempre Jan a telefonare da una cabina telefonica quando la-
sciava la tenuta, ma non lo faceva spesso. Qualche volta passavano anche
settimane prima che si facesse vivo.
Paul, l'altro cameriere che lavorava da Torquay, aveva dato tutt'altra ver-
sione dei rapporti fra i due fratelli. A sentir lui, Jan Haselhoff chiamava
spesso il fratello in Olanda.
Quando ha ricevuto l'ultima telefonata?.
Hank torn a sedersi. Pi di un mese fa.
Suo fratello sapeva che sarebbe venuto a Londra?.
S, ma tanto non avremmo potuto vederci perch lui non poteva lascia-
re casa Torquay, n potevo andarci io perch le visite erano proibite.
Potevate sempre incontrarvi fuori. Suo fratello aveva il giorno libero.
Veramente a me ha sempre detto di aver solo un pomeriggio libero a
settimana. Comunque, il vero motivo per cui non ci siamo messi in contat-
to  perch durante l'ultima telefonata abbiamo di nuovo litigato.
Tacque e si fiss la punta delle lucidissime scarpe italiane.
Suo fratello lasciava spesso casa Torquay per trascorrere il week-end in
Francia.
Rialz di scatto lo sguardo su di me. Che storia  questa?.
Suo fratello aveva una relazione con una ragazza inglese che faceva la
cameriera in un castello in Savoia. Non lo sapeva?.
Non mi ha mai parlato di questa ragazza. Forse Jan  da lei.
No, purtroppo, perch Julie Bonham  stata assassinata.
Non afferr subito il senso delle mie parole e rimase per qualche istante
a fissarmi interdetto. Poi, si copr la faccia con le mani.
Pensa che l'abbia uccisa Jan?, disse piano.
Non risposi. Chiesi invece se confermava che il fratello era un appassio-
nato d'arte.
Tolse le mani dal viso. Jan? Vuole scherzare? Ha sempre detestato l'ar-
te e tutto quello che la riguarda.
A sentire il suo ex datore di lavoro, la signora Bliss, quando viveva a
Londra era un frequentatore assiduo della National Gallery.
Scosse la testa. Mi sembra a dir poco improbabile. Con il mio lavoro
non sono mancate le occasioni di parlare d'arte e le assicuro che Jan 
sempre fuggito via disgustato.
Lei  molto pi grande di suo fratello, osservai.
S, di diciassette anni. I nostri genitori sono stati investiti da un pirata
della strada quando Jan aveva dieci mesi. Sono morti entrambi sul colpo.
Siamo andati a vivere da una sorella di mio padre che praticamente ha cre-
sciuto Jan.  morta lo scorso anno.
Come mai suo fratello ha lasciato l'Olanda?.
Inizialmente voleva solo fare un'esperienza diversa, poi invece si  tro-
vato cos bene da decidere di rimanere.
Le ha mai parlato delle sue amicizie, della vita che conduceva?.
No, ora che ci penso, so poco della sua vita qui. Prima del Sussex abi-
tava con un ragazzo, un certo Clive, ma non so di pi.
E le sue amicizie femminili?.
Ne so anche meno. Jan  un introverso. Sulle faccende di cuore  molto
riservato.
Era il momento di tirare fuori la faccenda del kamasutra. Quando Hank
Haselhoff ebbe ascoltato quello che aveva raccontato in proposito il came-
riere Paul, scoppi a ridere fragorosamente.
Mi sembra tanto una balla, disse. Mio fratello  sempre stato allergi-
co allo studio. Passi pure l'interesse per il kamasutra - chi non ha dato al-
meno una sbirciatina a uno dei tanti manuali in commercio che ne parlano?
- ma che addirittura lo studiasse perch era un testo sacro, beh, questo non
posso crederlo.
Anche la sua passione per la Bibbia la ritiene una balla?.
Fece una faccia perplessa. Sta dicendo che Jan pregava, o qualcosa del
genere?.
Gli sciorinai il contenuto del computer del fratello: i files sul monaco
Gioacchino da Fiore e quelli sulla mistica medievale, le e-mail cifrate con
le frasi della Genesi, la misteriosa huis der liefde, la casa dell'amore.
Lui rimase completamente sconcertato. Disse che il fratello non aveva
mai manifestato alcun interesse per la religione. Da quel che gli risultava,
non era credente.
C'era un'ultima cosa da verificare.
Sembra che a casa Torquay eccellesse nel gioco del biliardo, dissi.
Anche questa per lei  una novit?.
Gli ho insegnato io a giocare. Jan  piuttosto bravo.
Rimase per qualche istante in silenzio.
Ora cosa accadr?, chiese poi fissandomi. Lo arresterete?.
Lo fissai a mia volta. Per il momento il nome di suo fratello  iscritto
solo nell'elenco delle persone scomparse.
Non in quello degli indagati, finii la frase dentro di me, solo perch an-
cora non l'abbiamo scovato. Sempre che fosse vivo, naturalmente, perch
c'era la remota possibilit che avesse fatto la stessa fine di Julie Bonham.
Quando tornai in ufficio Rebecca mi rifer di aver rintracciato la came-
riera malata, quella che Julie Bonham aveva sostituito in casa Charroux.
La ragazza aveva confermato che il posto era destinato a lei.
Invece, nessuna novit da Nicols, che non riusciva a trovare traccia del
passaggio in Scozia di Julie Bonham.
Forse l'hanno uccisa altrove e trasportata con un battello fino alle coste
scozzesi, dove poi l'hanno gettata in acqua, disse Rebecca.
Forse, risposi soprappensiero perch la mia mente era occupata da
un'altra questione che ormai non si poteva pi rimandare: dovevo informa-
re l'Interpol della scomparsa di Jan Haselhoff e della sua possibile implica-
zione nell'assassinio di Julie Bonham. Il ragazzo poteva essere fuggito
all'estero, magari proprio in Olanda, suo paese natale, dove si sarebbe po-
tuto nascondere con pi facilit.
Ha telefonato pi volte Jennifer Logan cercando di lei, signore, conti-
nu Rebecca con voce fredda. Ha chiesto di riferirle che ha urgente biso-
gno di parlarle.
Faticai a non avventarmi sul telefono. Sicuramente la Logan voleva par-
larmi dei ricevimento alla Whitechapel Art Gallery, dove speravo arden-
temente di incontrare Laura Kiss. Non l'avevo dimenticata. Tutt'altro. La
splendida moglie dello scrittore francese era sempre al centro delle mie
fantasie erotiche.
Feci con calma il numero del cellulare della Logan. Rebecca era occupa-
tissima a spillare alcuni fogli insieme, ma sapevo che con la coda dell'oc-
chio non perdeva una mia mossa.
La giornalista rispose subito e dopo i soliti convenevoli, invece di par-
larmi del ricevimento, come mi ero aspettato, mi assal con una scarica di
domande sul delitto della testa mozzata. Biascic qualcosa circa un'inchie-
sta che le era stata affidata dal caporedattore.
Avevo una gran voglia di mandarla al diavolo, ma non potevo. Almeno
fin quando non mi avesse portato al ricevimento dove avrei rivisto Laura
Kiss. Quindi, elusi molte delle sue domande, a qualcuna risposi tenendomi
sul vago e me ne liberai. Non prima, per, di averle ricordato il nostro ap-
puntamento.
Per quand'?, chiesi in tono casuale perch non mi era sfuggito il fatto
che la scellerata aveva deciso di tenermi sulle spine non rivelandomi la da-
ta esatta del ricevimento.
Oh, Nicholas, rispose fingendosi dispiaciuta, non lo ricordo esatta-
mente. Devo ritrovare l'invito, che giace sotto una montagna di carte sulla
mia scrivania. Comunque,  per questa settimana. Ti richiamo pi tardi per
dirtelo.
S, come no, pensai inviperito appena riattaccai. Era chiaro che stava ap-
profittando della cosa per tartassarmi di telefonate. Io per non avevo al-
cuna voglia di subirle, e quindi ordinai a Rebecca di scoprire in quale gior-
no si sarebbe tenuto il ricevimento per l'anniversario della Whitechapel Art
Gallery.
Lei ubbid di malavoglia e non lo nascose. Sentendomi in colpa perch
stavo usando un mio collaboratore per motivi strettamente privati, decisi di
uscire a fare due passi. La giornata era bella e avevo voglia di prendere una
boccata d'aria fresca.
Quando tornai in ufficio trovai sulla scrivania un appunto dove Rebecca
aveva annotato con la sua calligrafia appuntita: ricevimento Whitechapel
Art Gallery, 4 maggio ore 21.
C'era anche un loglio dal titolo: La vita del pittore Hieronymus Bosch.
Ecco quel che lessi.
La nascita
Fu probabilmente il 2 ottobre del 1453 che Jeroen van Aken, il
pittore che si firmava Bosch, nacque nella citt di 's-
Hertogenbosch, conosciuta anche con il nome di Bois-le-Duc. La
citt oggi  in Olanda, ma all'epoca del pittore, insieme al Braban-
te, che  la regione di cui fa parte, era sottomessa al ducato di
Borgogna, su cui regnava il duca Filippo il Bello.
Il ducato di Borgogna era composto da diciassette province e si
estendeva su un territorio che va dalle odierne Francia (Borgogna,
Artois, Piccardia) e Belgio (Bruges, Anversa, Lovanio, Bruxelles)
all'Olanda (Amsterdam, l'Aja, Leida, Delft). Il duca Filippo il Bel-
lo era un Asburgo per parte di padre perch figlio di Massimiliano
d'Asburgo. La madre invece era Maria di Borgogna.
Nel 1495, all'et di diciassette anni, il duca prese in moglie la fi-
glia di Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia, che passer
alla storia con il nome di Giovanna la Pazza. Il loro fu un matri-
monio molto tumultuoso che dur appena undici anni perch nel
1506 il duca mor. Si racconta che Giovanna avesse vagato per
pi di un anno per la natia Spagna con la bara del marito morto,
che ogni tanto faceva riaprire.
Il Brabante, a differenza delle Fiandre, viveva sotto il continuo
pericolo delle inondazioni. Nel novembre 1421 uno straripamento
del Reno spazz via 35 paesi causando la morte di centomila per-
sone. Per questo motivo la furia delle acque  un tema molto pre-
sente nell'arte olandese e anche Bosch ne fu suggestionato come
testimonia il suo Trittico del diluvio, oggi conservato in un museo
di Rotterdam.
La famiglia
Se non ci sono notizie certe sulla data di nascita del pittore (gli
studiosi comunque concordano per gli anni che vanno dal 1450 al
1460), non mancano invece documenti sulla provenienza della sua
famiglia. Il nome del nonno, Jan van Aken, pittore di buon valore,
compare negli archivi di 's-Hertogenbosch negli anni 1423-'24.
Sicuramente era emigrato da Aquisgrana perch il cognome van
Aken significa appunto di Aquisgrana.
Jan van Aken ebbe cinque figli, fra cui Anthonis, padre di Bosch.
Anthonis e due suoi fratelli fecero i pittori. Quindi l'educazione
artistica di Bosch avvenne in famiglia. Jeroen van Aken (o anche
Joen) per, per distinguersi dal fratello Goosen, che aveva eredita-
to la bottega paterna, scelse di chiamarsi Hieronymus (o Jheron-
ymus perch  cos che firmava i quadri) Bosch, prendendo in
prestito l'ultima sillaba del nome della sua citt.
Il matrimonio
Quasi tutte le scarne notizie che si hanno della vita di Bosch ven-
gono dagli archivi della confraternita di Nostra Signora, un'asso-
ciazione religiosa di 's-Hertogenbosch dedita al culto della Ma-
donna, dove nel 1480 il pittore  menzionato per la prima volta
come coniugato. Il matrimonio con Aleyt van de Mervenne, una
ricca aristocratica di 's-Hertogenbosch, potrebbe essere avvenuto
nel 1478.
La moglie gli port in dote alcuni terreni situati a Oirschot, un vil-
laggio poco distante, e gli spian la strada per l'ascesa sociale nel-
la chiusa societ borghese di 's-Hertogenbosch.
La confraternita di Nostra Signora
Bosch entr nella confraternita di Nostra Signora, che si dedicava
anche a opere di carit e all'allestimento di spettacoli religiosi. Fra
il 1483 e il 1498 il suo nome compare in diversi documenti ri-
guardanti operazioni finanziarie come marito e rappresentante
di Aleyt van de Mervenne arrivando a scontrarsi con il suocero
per questioni di interesse. Nello stesso periodo risulta ira i mag-
giori contribuenti della sua citt.
Dal 1488 compare nei documenti della confraternita come nota-
bile, segno che  divenuto persona influente. Forse gi abitava
sulla piazza del mercato di 's-Hertogenbosch, dove qualche anno
pi tardi aprir anche la sua bottega. La confraternita aveva per
insegna un cigno bianco. Un banchetto, detto del cigno, veniva
offerto ogni anno da uno dei membri, e nel 1498 quest'onore toc-
c al pittore.
A parte la registrazione di alcuni lavori, come i disegni della ve-
trate del duomo o la realizzazione di un candelabro, non ci sono
altre notizie su Bosch fino al 9 agosto 1516, giorno dei suoi so-
lenni funerali.
Andai in cerca di Rebecca per sapere da dove venivano quelle notizie.
Da quello che avevo letto, il pittore aveva trascorso un'esistenza tranquilla,
divisa fra moglie, bottega e confraternita. Una vita piatta, priva di colpi di
scena, che poco si conciliava con i suoi quadri inquietanti. Mi chiesi anche
come mai non c'era alcun riferimento al Gran Maestro del Libero Spirito.
Rebecca era nel suo ufficio e stava telefonando. Appena mi vide, inter-
ruppe bruscamente la conversazione. Rimasi francamente sorpreso. Anche
se la telefonata era personale, non c'era motivo di essere cos precipitosi.
Non volevo disturbare, sergente, dissi scrutandola con attenzione.
Sembrava imbarazzata, come se fosse stata colta con le dita nel naso.
Ho trovato questo sulla scrivania, proseguii mostrandole il foglio.
Volevo sapere chi l'ha scritto e da dove provengono le notizie.
Intanto Rebecca si era ripresa.
L'ho scritto io, signore, disse con la sua solita voce metallica. Ho fat-
to un sunto di quello che ho trovato su Internet.
Come mai non c' alcun cenno al Gran Maestro e alla sua setta?.
Rebecca esit. Ho preferito tralasciarli, per il momento, perch il rap-
porto fra lui e Bosch  molto controverso e necessita di ulteriori approfon-
dimenti da parte mia.
Non la seguo.
Rebecca esit di nuovo. Gli studiosi sono divisi sul ruolo che il Gran
Maestro ha avuto nella vita e nell'opera di Bosch, anche perch ci sono po-
chissime notizie sui loro rapporti.
Rimase qualche attimo assorta.
Ha letto il manoscritto?, chiese poi rivolgendomi un'occhiata pene-
trante.
Solo il primo capitolo.
Distolse lo sguardo da me e tacque.
Cosa c'?, chiesi perch la conoscevo abbastanza da sapere che quan-
do si mostrava reticente come in quel momento, mi stava nascondendo
qualcosa.
Non voglio guastarle la sorpresa, signore.
Feci per ribattere, ma squill il mio telefonino. Il numero sul display era
quello di Susan. Quindi, per rispondere, fui costretto a uscire perch non
volevo che Rebecca ascoltasse la telefonata. Ma persi cos l'occasione di
chiederle cosa avesse voluto dire. Mi ripromisi per di leggere quella sera
stessa il resto di Aleyt perch le parole di Rebecca avevano fatto crescere la
mia curiosit.
Il mio proponimento fu dimenticato all'istante non appena misi piede a
casa. Sulla segreteria telefonica c'era un messaggio di Arabella, la terza
donna con cui uscivo, che richiedeva la mia presenza a casa sua quella se-
ra.
Arabella taceva l'agente di borsa ed era, delle mie donne, quella che mi
stava meno appiccicata. Ci vedevamo ogni due settimane circa, e quando
faceva un fischio correvo pi veloce del classico cagnolino perch Arabel-
la era anche quella che a letto ci sapeva fare di pi.
Rimasi a dormire da lei. L'indomani arrivai in ufficio con un aspetto al-
quanto devastato. Non avevamo solo scopato come assatanati, ma anche
bevuto come spugne.
Rebecca mi accolse con una novit piuttosto sorprendente. Il giorno
prima aveva mandato un agente alla National Gallery con la foto di Jan
Haselhoff ed era venuto fuori che il ragazzo era molto noto al museo per-
ch affetto da quella che gli strizzacervelli chiamano sindrome di Rubens,
cio era stato sorpreso a fare sesso nelle sale del museo.
Che le opere d'arte siano stimolanti dal punto di vista erotico non  una
novit. L'ho sperimentato di persona un paio di volte e ne serbo un bel ri-
cordo. Cos, mi divertii quando Rebecca, con espressione impassibile, mi
narr le gesta amorose del giovane Haselhoff e di una bionda fanciulla al
cospetto della Venere che si specchia di Velzquez. Il fattaccio era avve-
nuto l'estate prima nella sala 41 del museo ed era stato immortalato dalle
telecamere del circuito chiuso.
Se volevo, concluse Rebecca, potevo andare al museo e visionare il vi-
deo. L'indomani, per, perch era il primo maggio e i musei erano chiusi.
Certo che volevo. L'avrei visto con grande piacere proprio insieme a lei,
che per non si mostr molto entusiasta all'idea.
Il video mostrava Haselhoff seduto su una panca di fronte alla Venere di
Velzquez con una ragazza dai lunghi capelli biondi, di cui per non si ve-
deva il volto, seduta in grembo. Non c'erano dubbi che stessero scopando.
Nella sala c'erano pochi visitatori, qualcuno per si era accorto di quanto
stava avvenendo sulla panca e aveva richiamato l'attenzione del custode.
E bravo il giovane Haselhoff, pensai con ammirazione. Ci voleva fegato
per farlo su una panca nel bel mezzo di una sala di un museo dove prati-
camente  impossibile nascondersi. Io l'avevo fatto in un angolo di una sa-
la della sezione egizia del British Museum. S, in mezzo alle mummie, che
per mi avevano protetto da sguardi indiscreti perch non sono mai stato
esibizionista: mi piace fare sesso in situazioni insolite, ma il bello sta pro-
prio nel non farsi vedere.
Pensa che la ragazza sia Julie Bonham?, chiese Rebecca.
Eravamo nell'ufficio del responsabile della sicurezza della National Gal-
lery, che dopo averci mostrato il video ci aveva informati che non era la
prima volta che beccavano Jan Haselhoff con la patta dei pantaloni aperta.
Un mese prima della scopata davanti al Velzquez era stato scoperto a for-
nicare - questa la parola usata dal responsabile della sicurezza - nella toi-
lette delle signore con una ragazza bionda.
 probabile che fosse lei, risposi a Rebecca. All'epoca stavano gi
insieme. Quindi, a meno che Haselhoff non avesse altre donne, la ragazza
dai lunghi capelli biondi potrebbe essere lei.
Mi rivolsi poi al responsabile della sicurezza per chiedere se la ragazza
del video e quella della toilette erano la stessa persona. L'uomo disse di s,
la ragazza era sempre la stessa. Se volevo, potevo parlare con il custode
che era intervenuto nella sala 41, quella del Velzquez. Lo mand subito a
chiamare.
Era prossimo alla pensione e ci tenne a manifestare il suo profondo di-
sgusto per chi profanava le sacre sale di un museo con simili turpitudini.
In vent'anni di servizio ne ho viste di tutti i colori, disse scuotendo la
testa. Ma una cosa cos, mai. Quando sono stato chiamato perch facessi
smettere i due ragazzi che stavano facendo l'amore sulla panca, non crede-
vo alle mie orecchie. Ho pensato di aver capito male, ma quando li ho visti
con i miei occhi, mi sono dovuto arrendere all'evidenza. Scosse ancora la
testa. Lei non portava neppure le mutandine.
Rebecca gli lanci un'occhiata gelida come se l'uomo avesse detto una
cosa offensiva nei riguardi delle donne. Spesso, le donne con cui esco,
quando ci incontriamo non portano biancheria intima. Non se la mettono
per stuzzicarmi, o cose del genere. Presumo, per, che le donne, in genera-
le, portino le mutande e Rebecca, in particolare, indossi addirittura quelle
di ferro. Quindi la sua occhiata indignata mi stup.
C'era per anche un'altra cosa che mi aveva colpito. Come aveva fatto il
custode ad accertare che la ragazza non portava le mutande?
Glielo chiesi e la sua tranquilla risposta fu che indossava una gonna mol-
to corta. Gonna che, quando la ragazza si era staccata dal grembo del ra-
gazzo, si era alzata e per un attimo aveva mostrato un'anatomia femminile
priva di biancheria.
Perch non avete chiamato la polizia?, domandai al responsabile della
sicurezza.
Per evitare la spiacevole pubblicit che un fatto del genere avrebbe su-
scitato se fosse giunto alle orecchie della stampa.
Potevate almeno identificarli.
Si sono sempre dichiarati senza documenti e non potevamo certo per-
quisirli. Li abbiamo cacciati diffidandoli dal tornare.
Non mi sembra che vi abbiano dato ascolto, perch un mese dopo esse-
re stati scoperti nelle toilettes si sono dati da fare sulla panca.
Il responsabile della sicurezza allarg le braccia come per dire che non
poteva farci niente.
Prima di lasciare il museo Rebecca e io andammo a dare un'occhiata
all'unica opera di Bosch esposta: L'incoronazione di spine. Rimasi deluso
nel constatare che non vi erano mostri.
Tornati in ufficio, Rebecca disse che desiderava parlarmi.
Ero meravigliato - di solito dovevo estorcerle le parole con la forza - e
anche un po' allarmato perch non sapevo esattamente cosa aspettarmi. Era
cos strana che la facevo capace di tutto, dall'entrare in convento, al partire
per il giro del mondo in mongolfiera.
Le dissi di venire nel mio ufficio e mi preparai al peggio.
Sulle prime ostent molta sicurezza, dichiarando che forse stava dando
importanza a un fatto che invece non l'aveva, che me ne parlava solo per
scrupolo, ecc. Ma appena le dissi di smetterla di girarci intorno e di venire
al sodo, croll e mi raccont di getto, come se volesse liberarsene, una sto-
ria assurda.
Sembra che la sera, prima di dormire, avesse l'abitudine di chattare. Dis-
se che la distendeva, l'aiutava a prendere sonno. Non nego che dovetti lot-
tare contro la tentazione di consigliarle ben altre attivit notturne per rilas-
sarsi e prendere sonno.
Mi disse che da quando indagavamo sulla morte di Julie Bonham, incu-
riosita da Bosch, aveva preso a frequentare una chat dove si discuteva del
pittore. In principio erano state le solite chiacchiere fra appassionati d'arte
e di esoterismo, perch Bosch era considerato da questi ultimi quasi un mi-
to per via della gran mole di simboli occulti che metteva nei quadri. Poi si
era imbattuta in un navigatore che si firmava Tau.
Tau?, ripetei perplesso.
S, come la lettera greca. Nei tarocchi indica la perfezione ed  anche
un esorcismo contro le tentazioni diaboliche.
Chi l'ha detto?.
Tau stesso. Mi ha spiegato di aver scelto questo nome perch il simbo-
lo compare in un quadro di Bosch, Le tentazioni di Sant'Antonio.
Prosegu il racconto e venni cos a sapere che Tau si era mostrato sempre
pi amichevole con lei. Fin qui niente di strano, pensai. Buona parte di
quelli che navigano, secondo me lo fanno solo per rimorchiare. Il povero
Tau ci stava provando, senza sapere che aveva avuto la sfortuna di incon-
trare una che non la dava.
Tanto per curiosit, sergente Wenston, dissi con un sorrisetto ironico,
che nome usa quando chatta con Tau?.
Rebecca evit i miei occhi e disse qualcosa che mi lasci letteralmente a
bocca aperta.
Fragola.
Cercai di riassumere un'espressione normale, ma dentro di me ero allibi-
to. Fragola? Tau e Fragola. La strana coppia. C'era da contorcersi dalle ri-
sate.
Cercando di rimanere serio le chiesi perch proprio quel nome.
Il giardino delle delizie, rispose lei, sempre evitando di guardarmi, e-
ra chiamato anche il quadro delle fragole perch Bosch ve ne ha dissemi-
nate almeno una mezza dozzina.
Mi lasciai sfuggire un sospiro e la invitai a continuare il suo racconto. A
un certo punto Tau aveva incominciato a fare strani discorsi.
Strani in che senso?.
Prima ha tirato in ballo i Fratelli e le Sorelle del Libero Spirito.
La setta del Gran Maestro amico di Bosch?.
S, gli Adamiti. Diceva che non erano un gruppo di pazzi esaltati come
di solito vengono dipinti. A sentir lui erano persone colte e raffinate e i lo-
ro riti avevano un carattere sacro, oltre che un profondo significato filoso-
fico. Poi mi ha proposto di emularli.
Tacque e mi guard imbarazzata.
Visto che non facevo commenti, aggiunse:
Ha letto il secondo capitolo del manoscritto, signore?.
Aprii il cassetto della scrivania e tirai fuori il fascicolo.
Per la verit, l'altro ieri sera ne avevo l'intenzione, ma sono stato di-
stratto da altre cose.
Lei trasse un respiro profondo. Allora  meglio che riprendiamo questa
conversazione quando l'avr letto. E usc di corsa dalla stanza senza dar-
mi il tempo di ribattere.
7
ALEYT
's-Hertogenbosch, luglio 1503
Aleyt era inquieta. Da molte settimane non riceveva notizie del marito,
partito pi di tre mesi prima per Venezia. Era la prima volta che Jeroen si
allontanava da casa e i pericoli erano tanti. Per di pi circolavano voci di
una guerra imminente perch la duchessa di Borgogna era praticamente
prigioniera della madre a Segovia. Dopo il parto infatti la regina Isabella
aveva impedito alla figlia di mettersi in viaggio con il bambino. E il duca
Philippe si diceva che scalpitasse per riavere moglie e figlio.
Aleyt, allarmata da quello che sentiva per le strade di 's-Hertogenbosch,
malgrado fosse riluttante a farlo, alla fine aveva deciso di rivolgersi a chi
sapeva ben informato delle faccende di corte.
Quella mattina, con una scusa, aveva mandato a chiamare l'ebreo.
Lui entr nella sala dove Aleyt riceveva i visitatori e la fiss con i suoi
occhi neri come l'inferno.
Cosa vi preoccupa, signora?, chiese con un sorriso.
Aleyt sussult. L'ebreo non aveva mai sorriso prima d'ora.
Vedo che siete meravigliata dalla mia franchezza, equivoc lui. Non
volevo farvi perdere tempo con inutili convenevoli.  chiaro che se la mo-
glie di Jeroen van Aken mi manda a chiamare, il motivo deve essere pi
che serio. Quindi, ve lo chiedo di nuovo, signora: cosa vi preoccupa?.
Aleyt, all'improvviso, si vergogn dei suoi timori. L'ebreo era corso im-
maginando chiss cosa e lei invece era solo in ansia per delle voci di piaz-
za. Come biasimarlo se avesse pensato che era una sciocca?
Incontr il suo sguardo penetrante e arross.
Allora?, le chiese lui con dolcezza.
In citt girano alcune voci.
Che voci?.
Aleyt esit. Si dice che il duca di Borgogna scatener una guerra per
riprendersi la moglie.
L'ebreo scoppi a ridere e lei si sent soffocare dall'imbarazzo. Ecco,
stava sicuramente pensando che era una sciocca.
Non date ascolto alle chiacchiere, disse lui tornando serio perch si
era accorto del disagio di Aleyt. Non c' alcun pericolo di guerra. Il duca
ha appena scritto una lettera ai sovrani spagnoli per ringraziarli della cura
che si stanno prendendo della moglie e del figlio.
Ne siete sicuro?.
L'ebreo sorrise di nuovo e Aleyt si accorse che quando lo faceva, il suo
viso perdeva l'aria rapace che tanto la turbava.
Sicurissimo.
Come fate a esserlo?.
Ho i miei informatori. E sono affidabili. Inoltre il sovrano spagnolo ha
ben altro di cui occuparsi: in questo momento si trova in Italia per difende-
re il regno di Napoli dalle mire dei francesi.
Vedendo che Aleyt rimaneva poco convinta, aggiunse:
Non mi piace fare pettegolezzi, ma se serve a rassicurarvi, dovete sape-
re che il duca di Borgogna ha una nuova amante. Quindi, come potete im-
maginare, per evitare deplorevoli scenate ha tutto l'interesse a tenere lonta-
na la moglie.
Aleyt assunse un'espressione indignata. Il duca conduceva una vita dis-
soluta. Non c'era poi da farsi meraviglia se la povera duchessa Jeanne a-
vesse i nervi a pezzi.
Notizie di vostro marito?, le chiese l'ebreo.
No, purtroppo.  proprio per questo motivo che sono preoccupata. Non
vorrei che gli fosse capitato qualcosa.
L'ebreo le venne pi vicino. Non dovete pensare cose del genere, si-
gnora. Sono sicuro che vostro marito sta bene e che presto far ritorno.
Questo viaggio  per lui molto importante. Venezia  diventata la capitale
dell'arte. Non c' artista degno di questo nome che non vi abbia soggiorna-
to.
Aleyt non si ritrasse. L'ultima volta che Jeroen ha dato sue notizie ha
fatto sapere di aver incontrato Durer.
Ho sentito dire che Durer si appresta a dipingere Adamo ed Eva nel pa-
radiso terrestre. Ma sono sicuro che mai raggiunger la perfezione di vo-
stro marito. Sono ancora strabiliato dalla soavit della sua Eva. Ha reso
Catharina pi bella di quello che in realt .
A quelle parole Aleyt s'irrigid allontanandosi. L'ebreo si stava forse
prendendo gioco di lei? Che avesse intuito la sua gelosia per Catharina?
C' qualcosa che non va?, chiese lui. Vedo che siete turbata.
I suoi occhi penetranti non la lasciavano neppure per un attimo.
Va tutto bene.
Lui parve scettico. Catharina mi ha detto che poser ancora per vostro
marito.
Aleyt avrebbe voluto urlare per la rabbia. Non c'erano dubbi: l'ebreo la
stava deridendo. Ingoiando ira e orgoglio, non resistendo alla curiosit gli
chiese qualche informazione sulla ragazza.
 nata a 's-Hertogenbosch?.
No, a Oirschot.
Oirschot era un villaggio a mezza giornata di cammino a cavallo da 's-
Hertogenbosch. Aleyt vi aveva ereditato alcuni terreni che aveva portato in
dote quando si era sposata.
La sua famiglia cosa fa?.
Non ha famiglia.  orfana. L'ho presa in casa mia.
Aleyt non era maligna di natura, ma sentendo che Catharina abitava a
casa dell'ebreo pens subito male. Del resto la ragazza era una scostumata
e l'ebreo aveva fondato una setta che forse aveva fatto della lussuria il suo
Vangelo. Era anche un uomo attraente, per di pi solo perch qualche anno
prima aveva perso tragicamente la moglie e un figlio. Erano annegati, se
Aleyt ricordava bene.
Dunque, animata dal sospetto, gli chiese ironica:
E in che modo vi ripaga della vostra generosit?.
L'ebreo rimase imperturbabile. Pulendo la mia casa e cucinando per
me.
Volete farmi credere che Catharina fa la serva in casa vostra?, escla-
m allibita Aleyt.
Proprio cos. Perch cosa credevate che facesse?, domand lui fissan-
dola negli occhi.
Lei si sent arrossire fino ai capelli. So che la ragazza appartiene alla
vostra setta, mormor chinando il capo per sfuggire al suo sguardo ma-
gnetico.
 vero.
Aleyt non replic.
Allora l'ebreo disse:
Cosa sapete dei Fratelli e delle Sorelle del Libero Spirito?.
Lei rialz il capo di scatto. Quello che sanno tutti.
E sarebbe?.
Sapete benissimo cosa si dice in giro di voi.
L'ebreo sospir. E voi ci credete?.
Aleyt si strinse nelle spalle.
Perch non venite a vedere con i vostri occhi? Stasera ci riuniamo in
casa mia.
Aleyt, scandalizzata dall'audacia di lui che osava invitarla a una delle
sue riunioni oscene, non riusc a pronunciare parola.
Via, non fate quella faccia. Non avevo alcuna intenzione di offendervi.
Vi ho invitata perch poteste farvi un'idea di prima mano di chi sono i Fra-
telli e le Sorelle del Libero Spirito. La riunione si svolge in un sotterraneo.
Se volete, potete nascondervi e guardarci da lontano in modo che nessuno
possa riconoscervi. La vostra presenza rimarr un segreto fra voi e me. Ve
lo prometto.
L'ebreo si trattenne ancora un po', ma abilmente dirott la conversazione
su altri argomenti.
Quando Aleyt rimase sola ripens a quello che lui aveva detto prima di
lasciarla. Se avesse deciso di andare, l'appuntamento era al calar dell'oscu-
rit. E per tutto il resto della giornata si torment con quel pensiero.
Era fuori discussione che sarebbe andata. Era una donna perbene, timo-
rata di Dio, non si sarebbe mescolata con quella feccia. Per una parte di
lei desiderava andare. Era troppo curiosa di verificare se le cose che si di-
cevano degli Adamiti erano vere. E poi c'era Catharina. Se veramente gli
adepti della setta non portavano vestiti quando si riunivano, voleva vederla
come l'aveva vista il marito in tutte quelle settimane che erano rimasti
chiusi nello studio. Ma se qualcuno l'avesse riconosciuta non avrebbe sop-
portato la vergogna.
In fondo, per, si disse dopo aver riflettuto a lungo, se fosse rimasta na-
scosta, nessuno sarebbe venuto a sapere che aveva assistito alla riunione.
Nessuno tranne l'ebreo, naturalmente. Il problema era proprio questo. Po-
teva fidarsi di lui? L'avrebbe tradita? No, decise dopo molte titubanze: non
l'avrebbe fatto, era un uomo d'onore, se prometteva una cosa la manteneva.
Agnes era in una delle sue giornate di malinconia, e quindi suon la vio-
la ossessivamente per l'intero pomeriggio. Fu questo fatto, si convinse A-
leyt, a pesare sulla sua decisione di andare alla riunione. Se non fosse stata
esasperata dalle cupe melodie ripetute decine di volte, non avrebbe mai
fatto una cosa del genere. Cos, subito dopo il tramonto, accusando un fin-
to mal di testa, si ritir nella sua stanza. Agnes poco dopo fece la stessa
cosa.
Aleyt aspett pazientemente che anche i servi andassero a dormire e nel-
la casa scendesse il silenzio. Poi, indossato il mantello col cappuccio ben
calato sul capo, cercando di fare meno rumore possibile, usc nella notte.
Fece il breve tragitto che la separava dalla casa dell'ebreo col cuore in
gola, terrorizzata dalla possibilit di incontrare qualcuno che la riconosces-
se. Per fortuna, la strada era deserta.
Buss tre volte alla porta sul retro, come le era stato detto di fare. Le apr
l'ebreo.
Stiamo per iniziare, signora. Ormai credevo che non veniste pi.
Aleyt non disse nulla.
Avete incontrato qualcuno per strada?.
Lei scosse il capo.
Bene. Allora, seguitemi.
La guid per un lungo corridoio. Poi scesero due rampe di scale fino a
raggiungere un locale sotterraneo debolmente illuminato da una torcia.
I discepoli sono arrivati tutti, disse lui sottovoce. Sono nella sala at-
tigua. Voi potete rimanere qui.
Poi indic la parete di fronte. L c' una fessura da cui potete guardare
senza essere vista. Prima che la riunione finisca verr a condurvi via.
Sempre che lo desideriate.
Aleyt lo fiss negli occhi. Perch dite questo?.
Quello che state per vedere potrebbe piacervi a tal punto da non farvi
pi andar via, sussurr lui in tono divertito prima di sparire.
Quelle parole misero Aleyt in agitazione. Si pent immediatamente di
essere andata e si chiese se non fosse il caso di tornare a casa. L'ebreo vo-
leva solo prendersi gioco di lei.
Rimase per qualche istante, indecisa sul da farsi. Poi la curiosit preval-
se sull'ira e guard dalla fessura.
La sala dove si stava svolgendo il rito era illuminata da decine di cande-
le. Gli unici mobili erano alcune panche ricoperte da drappi rossi disposte
come i banchi di una chiesa. Una pedana di legno faceva da altare. L'ebreo
aveva preso posto su di essa e parlava ai discepoli. Non erano pi di una
trentina, met uomini, met donne, giovani e meno giovani, qualcuno deci-
samente anziano. E tutti completamente nudi.
Aleyt arross violentemente nel vedere i loro corpi con le parti intime in
bella mostra. C'erano alcune donne vecchie con i seni flaccidi e rinsecchiti,
il ventre solcato da striature rossastre, e uomini col sesso di un rosso viola-
ceo che la orripil. Si rese conto che fino a quel momento non aveva mai
visto altro membro al di fuori di quello del marito. E solo poche volte di
sfuggita perch una donna perbene non doveva avere simili curiosit.
Nonostante trovasse disgustoso lo spettacolo che aveva davanti agli oc-
chi, non riusc a staccare lo sguardo da esso. I discepoli invece non sem-
bravano minimamente imbarazzati dalla loro nudit. Uomini e donne sta-
vano vicini, i loro corpi nudi si sfioravano, senza che nessuno ci facesse
caso. Cerc Catharina. Era nella prima fila, quella proprio sotto la pedana,
insieme a un giovane dal corpo perfetto come quello di una statua.
Aleyt non pot fare a meno di ammirarlo. Anche il corpo di Catharina
era bello, e contrariamente a quanto aveva detto l'ebreo, forse ancora pi
bello di quello che il marito aveva dipinto sulla tela. Eva aveva i seni pic-
coli, Catharina grandi e sodi. Eva aveva il ventre prominente, Catharina
leggermente incavato. Eva aveva mani e piedi grandi, Catharina piccoli e
aggraziati.
In quel momento l'ebreo smise di parlare e Aleyt si accorse che era l'uni-
co a essere vestito. Si chiese perch, ma non trov nessuna spiegazione
plausibile. Si accorse anche di essere contenta che fosse cos perch il pen-
siero di vederlo nudo la turbava.
I discepoli intanto si erano messi a cantare un salmo che Aleyt non co-
nosceva. Appena finirono l'ebreo disse:
Quando nella Grande Opera zolfo e mercurio si uniscono, la maledi-
zione che opprime l'uomo dopo la cacciata dal paradiso terrestre scompare.
Materia e spirito, corpo e anima divengono nuovamente una cosa sola e
l'uomo perfetto nasce ancora una volta. L'uomo  destinato alla donna al
fine di manifestare la volont di Dio diventando con essa un'unica carne. E
in questo c' innocenza.
Tacque e fece segno di spegnere le candele. I discepoli ubbidirono pron-
tamente lasciandone accesa solo qualcuna. Nella sala la luce divenne fioca.
L'ebreo scese dalla pedana, pass fra i discepoli benedicendoli e usc.
Aleyt trattenne il fiato perch, secondo quanto si vociferava degli Ada-
miti, questo era il momento del congiungimento carnale. E infatti si forma-
rono le coppie. Catharina fu la prima a essere presa per mano dal giovane
con il corpo perfetto, che la condusse a una panca e ve la fece adagiare.
Via via anche gli altri uomini scelsero una donna e fecero altrettanto.
Aleyt, sempre pi incredula che tutto quello stesse veramente accadendo
sotto i suoi occhi, vide il giovane sfiorare con le dita il corpo di Catharina:
la fronte, il naso, la bocca, la curva del collo, i seni, i fianchi, le gambe
tornite, i piedi piccoli e aggraziati. Per risalire poi lentamente fino ad arri-
vare alla carne tenera fra le cosce. Lo stesso percorso lo fece anche con la
bocca e Aleyt prov una sensazione sconosciuta, un languore al ventre che
la spavent a morte.
In quel momento sent l'ebreo accanto a s. Incapace di incontrare i suoi
occhi perch non voleva che lui intuisse quello che stava succedendo al
suo corpo, rimase con lo sguardo incollato a Catharina e al suo compagno.
Ora lui la stava accarezzando di nuovo fra le gambe. Anche le altre coppie
si accarezzavano.
 forse questa l'ars amandi segreta degli Adamiti?.
Aleyt aveva parlato senza rendersene conto.
L'ebreo le prese una mano e incominci ad accarezzarla. Lei non riusc a
ritirarla. Si sentiva come paralizzata.
Modum specialem coeundi, non tamen contra naturam, quali dicit A-
dam in paradiso fuisse usum, disse la voce dell'ebreo al suo orecchio.
Ora Catharina si contorceva per il piacere. Il suo compagno aveva acce-
lerato il ritmo delle carezze. E l'ebreo fece la stessa cosa con la sua mano.
Il corpo di Catharina si inarc contraendosi prima di giacere immobile.
Anche la mano di Aleyt s'irrigid quando l'ebreo tent d'intrecciare le dita
con le sue. Prov a opporre resistenza, ma lui era pi forte. Cos cedette e
le loro mani divennero una cosa sola.
Aleyt s'abbandon completamente all'emozione che la stretta di lui ave-
va fatto nascere dentro di lei. Per qualche attimo restarono con le mani in-
trecciate. La prima a riscuotersi fu Aleyt che all'improvviso si rese conto
dell'enormit di quello che era accaduto. Con uno strattone liber la mano
e fugg via.
Torn a casa in uno stato di profonda prostrazione. Si sentiva la febbre,
le tempie le martellavano, lo stomaco minacciava di rivoltarsi da un mo-
mento all'altro. Invece di coricarsi, si inginocchi e si mise a pregare. A-
veva commesso un peccato che difficilmente avrebbe avuto il coraggio di
denunciare al suo confessore. Per giunta con un uomo che credeva di dete-
stare e che invece aveva risvegliato in lei emozioni insospettate.
La notte fu interminabile e la trascorse sospesa fra i mali del corpo e
quelli pi insopportabili dell'anima. Si sentiva lacerata fra la vergogna e il
ricordo degli attimi trascorsi con l'ebreo. Infatti non riusciva a liberarsi dal
pensiero di quello che era successo. Sentiva ancora il tocco delle dita di lui
sulla sua mano, le carezze prima lievi e poi infuocate, la stretta con cui le
loro mani si erano fuse. E mentre riviveva quell'emozione, altri pensieri at-
traversavano la sua mente. Pensieri che non osava confessare neppure a se
stessa. Pensieri che le incendiavano i sensi come mai era avvenuto prima
nella sua vita. Pensieri che la atterrivano e che dovevano essere opera del
demonio perch erano impensabili per una donna della sua et.
Rimase tre giorni chiusa in casa digiunando e pregando. Agnes non le
chiese spiegazioni, ma sicuramente imput quello strano comportamento
alla preoccupazione per il silenzio di Jeroen.
Lei, comunque, neppure si accorse di quanto le accadeva intorno. Si era
ritirata in un mondo tutto suo dove i ricordi si mescolavano al tormento
della colpa, dove l'espiazione era l'unico balsamo che poteva lenire le sue
ferite.
In casa incominciarono i pettegolezzi. I servi non parlavano che dei pos-
sibili motivi che avevano fatto ammalare di malinconia la padrona. Agnes
non sapeva pi cosa fare. Mand a chiamare il cerusico. Ma Aleyt, quando
lo seppe, fece una scenata spaventosa. E questo fu un bene perch la scosse
rompendo il muro di gelido isolamento che si era costruita intorno. A poco
a poco torn alle occupazioni quotidiane. Sent perfino il bisogno di spin-
gersi fra la gente. Un giorno infatti accompagn Agnes e la serva al merca-
to sotto casa.
Nella piazza dalla caratteristica forma triangolare, mentre gironzolava
fra la folla, sentendosi per la prima volta tranquilla dopo giorni e giorni di
angoscia, un viso le comparve all'improvviso davanti facendola precipitare
di nuovo nella disperazione.
L'ebreo le fece solo un impercettibile segno di saluto con la testa e pass
oltre. Incapace di trattenersi, si volt a guardare la sua nuca che spariva fra
la folla e cap che non si sarebbe mai pi liberata del pensiero di lu. Le era
entrato nella mente, tormentandola con il ricordo delle sue carezze. E an-
che nel corpo perch quando l'aveva visto le sue viscere avevano avuto un
fremito che l'aveva lasciata senza fiato.
Da quel momento, ripiomb nella malinconia, ma in maniera diversa ri-
spetto a prima. Ora non era pi oppressa dal rimorso, non sentiva pi il bi-
sogno di espiare il suo peccato, non si macerava pi nel senso di colpa,
perch un sottile, ma tenace, struggimento annullava ogni altra sensazione.
Dapprima non os indagarne la natura. Diede la colpa a mille cose, arri-
vando perfino a pensare che fosse rimasta vittima di un sortilegio. Alla fi-
ne si arrese all'evidenza: il suo era un languore d'amore. L'ebreo doveva
essere proprio il demonio per far cadere in tentazione una donna della sua
et e della sua reputazione. Adesso capiva perch era diventato il Gran
Maestro del Libero Spirito: era pi subdolo del serpente che aveva indotto
Eva al peccato nel paradiso terrestre.
La passione che sentiva crescerle dentro la spavent perch non era mai
stata in balia di tali sentimenti, n da giovinetta, n durante il matrimonio.
Amava il marito come ogni brava moglie dovrebbe fare, assolveva ai do-
veri coniugali, curava la casa, faceva quello che era consono a una donna
del suo rango.
Tutto questo per ora le appariva lontano, come se fosse appartenuto a
un'altra vita. Dovette fare sforzi sovrumani per continuare a svolgere il suo
ruolo, sperando che nessuno si accorgesse della tempesta che aveva dentro.
Soprattutto Agnes, la pi difficile da ingannare.
Infatti, una mattina, mentre l'aiutava a vestirsi, vedendo che la veste le
andava larga, fece un commento sul suo aspetto. Aleyt era dimagrita, la
sua carnagione, da tutti lodata per lo splendore, all'improvviso si era spen-
ta, la bocca aveva preso una piega amara e il corpo aveva perso il porta-
mento eretto che la rendeva maestosa come una regina. Insomma, era in-
vecchiata di colpo. Ora dimostrava la sua et e Agnes, con molto tatto, le
disse che era proprio una moglie da portare ad esempio per la devozione
che nutriva nei confronti del marito. Solo che forse esagerava a preoccu-
parsi in quel modo per Jeroen, che di certo stava bene e non avrebbe volu-
to che la moglie si struggesse per lui fino ad arrivare a imbruttirsi.
Quanto  lontana dalla verit, pens amaramente Aleyt.  vero, si strug-
geva, ma non per il marito.
Da quel giorno al mercato non aveva pi incontrato l'ebreo e avrebbe da-
to qualunque cosa per vederlo, anche solo da lontano. Era tornata al merca-
to, aveva passeggiato nei pressi della sua casa, aveva frequentato i luoghi
che gli erano abituali, ma lui sembrava sparito. Non osava fare domande
per non destare sospetti, e anche perch se avesse incominciato a parlare di
lui, non sapeva se sarebbe stata capace di fermarsi. Come tutti gli innamo-
rati sentiva il bisogno spasmodico di parlare dell'amato e non potendolo fa-
re con gli altri, lo faceva con se stessa. Passava ore e ore seduta alla fine-
stra a spiare la piazza del mercato mentre dentro di s intratteneva lunghe e
appassionate conversazioni con l'ebreo.
Si era sforzata di rammentare tutto quello che sapeva sul suo conto. Non
era molto, purtroppo, perch lui era uomo assai misterioso. Si chiamava
Jacob de Almaengien, aveva avuto una moglie e un figlio, morti annegati,
che aveva pianto a lungo e che aveva voluto ricordare con il Trittico del
Diluvio, commissionato a Jeroen qualche anno prima. Si era convertito alla
religione cattolica ed era entrato a far parte della confraternita di Nostra
Signora, la stessa a cui appartenevano lei e il marito.
La confraternita aveva fra i suoi scopi anche l'allestimento di spettacoli
religiosi. Quell'anno avrebbero rappresentato l'annunciazione della Vergi-
ne. Le prove sarebbero iniziate presto ed erano l'unica opportunit d'incon-
trare l'ebreo, sempre che fosse ancora in citt perch aveva affari che lo
portavano spesso lontano da 's-Hertogenbosch.
In qualche modo Aleyt riusc a trascinarsi fino alla fine di luglio quando
finalmente la confraternita si riun. Mise una cura particolare nell'abbi-
gliamento, scegliendo un abito con maniche e corpetto abbelliti da fenditu-
re e l'ampia gonna decorata da ricami e passamanerie. Pettin i capelli
sempre con la scriminatura nel mezzo e la coroncina di perle sulla fronte.
Giunse nella chiesa di San Giovanni con largo anticipo e si sistem in
modo da vedere chi arrivava. Era cos tesa che le sembrava di ardere e ge-
lare nello stesso tempo. Il cavaliere Jannen van Baex, a cui Jeroen aveva
da poco dipinto lo stemma, venne a chiederle notizie del marito.
Aleyt si mise a conversare con lui, ma era distratta. Perdeva continua-
mente il filo del discorso, sobbalzava ogni volta che sentiva dei passi avvi-
cinarsi, sudava copiosamente. Il cavaliere, a un certo punto, le chiese se
c'era qualcosa che la preoccupava. Lo rassicur che andava tutto bene e
con una scusa si allontan. In questo modo non si accorse dell'arrivo
dell'ebreo.
Se lo ritrov davanti all'improvviso e per l'emozione tutte le frasi che
aveva preparato le morirono sulle labbra. Lui Le rivolse un'occhiata fred-
da, come se fosse una perfetta sconosciuta, la salut con l'abituale cortesia,
ma non si ferm, preferendo alla sua la compagnia di uno dei priori della
confraternita.
La delusione colp Aleyt come uno schiaffo in pieno viso. Aveva fanta-
sticato a lungo sul loro incontro, immaginando le cose che si sarebbero
detti, gli sguardi che si sarebbero scambiati, che vedersene privata le pro-
cur un dolore fisico. Si sentiva come se l'avessero calpestata, ma rimase
in piedi, mescolata alla folla dei confratelli, facendo finta di ascoltare i loro
discorsi. Intanto, per, con lo sguardo seguiva i movimenti dell'ebreo, che
si spostava da un gruppo all'altro chiacchierando amabilmente e ridendo,
perfino.
Quando le fu chiaro che lui la ignorava, and a sedersi in un angolo per
paura che le gambe non la reggessero. Nessuno doveva capire quanto era
sconvolta, men che mai l'ebreo. Avrebbe preferito gettarsi nel fuoco piut-
tosto che lasciar trapelare il suo stato d'animo. Era stata ingannata, derisa,
umiliata. Tutt'a un tratto le era chiaro il gioco di lui: sapendo di essere di-
sprezzato dalla moglie nobile e altezzosa di Jeroen van Aken, aveva voluto
vendicarsi attirandola a una delle sue riunioni oscene per farsi beffe di lei.
Si senti morire al ricordo delle sue carezze. Chiss quante risate si era fatto
alle sue spalle. Come aveva fatto a non capirlo prima? Era stata cos stupi-
da da cadere nel tranello. Se solo avesse ricordato l'ostilit che aveva sem-
pre caratterizzato i loro rapporti. E se si fosse anche rammentata che era
una donna di una certa et. Ancora piacente, ma non giovane. Rivide il
corpo nudo di Catharina e l'amarezza la sommerse. Perch l'ebreo, avendo
a disposizione una simile belt, doveva perdere il suo tempo dietro a una
vecchia come lei?
La chiamarono perch le prove dello spettacolo stavano per iniziare.
Prese il suo posto, recit la parte che le era stata assegnata - Santa Elisabet-
ta, madre della Vergine - senza sbagliare una battuta e aspett con ansia la
fine della rappresentazione perch non sopportava pi di essere nello stes-
so luogo in cui si trovava l'ebreo. Non l'aveva pi guardato, ma sentiva la
sua presenza come se fosse al suo fianco. Lui non partecipava direttamente
allo spettacolo, ma aveva aiutato i priori della confraternita a metterlo in
scena. Quindi, ogni tanto interveniva per dare un suggerimento o corregge-
re un attore. Per fortuna, quando Aleyt recit le sue battute, non disse nulla
e lei tir un respiro di sollievo perch non avrebbe tollerato di essere ripre-
sa da lui.
Finalmente le prove finirono e la compagnia si sciolse. Aleyt lasci im-
mediatamente la chiesa di San Giovanni per tornare a casa. Non vedeva
l'ora di rinchiudersi nella sua stanza e dare libero sfogo al dolore.
Ma a casa l'aspettava una sorpresa: Jeroen era tornato.
8
Un'ars amandi particolare, eh?, sghignazzai fissando negli occhi Re-
becca. Perch non accetta, sergente? Magari impara qualcosa di nuovo e
poi lo insegna anche a me.
Lei mi incener con lo sguardo.
Stavo scherzando.
Era seduta davanti a me, nel mio ufficio. Avevo letto il secondo capitolo
di Aleyt e avevo cos scoperto la natura della proposta che Tau aveva fatto
a Rebecca. Una proposta indecente. Quasi quasi avevo voglia di andare io
al suo posto. Non perch fossi attratto da Tau - gli uomini proprio non mi
piacciono - ma a solleticarmi era soprattutto l'idea di far parte del gruppo
misto di studio messo su dall'intraprendente signore per esercitarsi nei riti
tanto cari al Gran Maestro, gruppo nel quale aveva invitato Rebecca a en-
trare.
Secondo me, dovrebbe accettare, dissi serio.
Lei mi rivolse un'occhiata preoccupata.
Volevo dire che dovrebbe dargli corda, mi affrettai a chiarire. In mo-
do da scoprire chi si nasconde dietro questo ridicolo nome.
Rimasi per qualche attimo assorto. Poi la guardai negli occhi e dissi:
Ha fatto bene a parlarmi di questa storia. Forse Tau  solo un pazzo, ma
il fatto che sia alla ricerca di una ragazza dai lunghi capelli biondi  una
cosa che fa riflettere.
Tau, infatti, si era dimostrato molto interessato a Rebecca solo dopo aver
saputo che aveva capelli biondi molto lunghi e che assomigliava vagamen-
te all'Eva del Trittico delle delizie di Bosch. Il suo gruppo di studio, aveva
spiegato, ogni tanto si divertiva a fare dei tableaux vivants ispirati ai qua-
dri di Bosch. Avevano un'Eva meravigliosa, ma l'avevano appena persa.
Persa come, aveva indagato Rebecca.
Persa e basta, era stata la lapidaria risposta. Tau stava cercando di rim-
piazzarla alla svelta perch avevano una scadenza importante da rispettare.
Una scadenza?, mormorai. Che cosa voleva dire?.
Rebecca non lo sapeva, perch Tau si era rifiutato di aggiungere altro.
 riuscita a localizzarlo?.
 quello che appunto volevo chiederle, signore. Mi autorizza a muo-
vermi in questo senso?.
Pensa di smascherarlo facilmente?.
Se  un pazzo innocuo, sicuramente chatta da casa sua. Se invece 
qualcos'altro avr preso delle misure di sicurezza. Mantenere l'anonimato
su Internet sta diventando sempre pi facile. Magari ci vorr pi tempo,
per alla fine lo scovo.
Va bene, proceda. E mi tenga informato.
Prima di andarsene Rebecca mi diede un fascicolo.
Cos ?.
Un elenco delle opere di Bosch. Nei prossimi giorni conto di darle il
resto.
Il resto?, ripetei spaventato. Qui ce n' abbastanza per riempire un
museo. Non pu aver dipinto tanto.
Rebecca mi rivolse un'occhiata severa. Bosch  considerato un genio
dell'arte. Per fortuna,  stato un pittore piuttosto prolifico. Dipingeva anche
pi quadri contemporaneamente. Raggiunse la porta e l'apr.
Comunque, disse prima di uscire, quando ho detto che domani le a-
vrei dato il resto, non mi riferivo ai quadri. La personalit di Bosch  molto
complessa e le notizie sulla sua vita sono cos poche che  difficile farsi
un'idea precisa di lui. In questo momento sto studiando l'ambiente cultura-
le e religioso in cui  vissuto. Credo che sia essenziale per capire la sua
opera e la sua vita.
A proposito della sua vita, mi venne in mente all'improvviso.  vero
quello che ho letto nel manoscritto sui rapporti fra sua moglie e il Gran
Maestro?.
Rebecca trasse un respiro profondo. Finora non ho trovato conferme in
tal senso. Credo che il manoscritto sia una versione molto romanzesca del-
la vita di Bosch.
Tutte balle, allora, dissi deluso. Mi ero quasi appassionato alle vicen-
de di quella... come si chiamava? Aleyt? S, Aleyt van de Mervenne. Pove-
retta. Cadere nelle mani di un tale figlio di puttana. Avevo trovato esilaran-
te il fatto che il Gran Maestro era arrivato a inventarsi un credo filosofico-
religioso per farsi in santa pace tutte le orge che voleva.
Le orge non sono mai state il massimo, per me. Se dovessi scegliere fra
una scopata come si deve e un'orgia, non ho dubbi, sceglierei la prima. In-
vece ho una predilezione per il sesso a tre: due donne e il sottoscritto.
Mi venne un dubbio. Anche le orge degli Adamiti sono balle?.
Rebecca fece una smorfia. Sembra di no.
Tanto di cappello al Gran Maestro del Libero Spirito, pensai con un so-
spiro di soddisfazione, che in tempi cupi come quelli medievali, in cui si
veniva bruciati per un nonnulla e le donne erano praticamente intoccabili,
era riuscito a trovare il modo di scopare senza problemi.
Rebecca usc e io aprii il fascicolo.
Catalogo delle opere di Bosch
Premessa
Le origini dell'arte di Bosch sono un mistero perch manca qual-
siasi notizia sul suo apprendistato e sui suoi eventuali spostamenti
fuori della citt natale. Anche lo svolgimento della sua carriera (e
la relativa cronologia delle opere) non  meno misterioso perch
nessuno dei suoi dipinti  datato. L'unica cosa certa  che Bosch,
dal punto di vista professionale, ebbe una notevole fortuna in vita.
Le sue opere piacevano. Filippo il Bello gli commission un Giu-
dizio Universale, la sorella Margherita d'Austria aveva un
Sant'Antonio fra i suoi beni personali, don Diego de Guevara col-
lezionava i suoi quadri.
I critici della sua epoca lo ammirarono per i colori smaglianti, per
le figure eleganti, per la sua capacit di divertire presentando il
demoniaco e il mostruoso in maniera nuova rispetto alla tradizio-
ne medievale. Stranamente, i suoi contemporanei non gridarono
allo scandalo, non lo accusarono di eresia, di stregoneria, vedendo
le figure diaboliche e i mostri che popolavano i suoi quadri, la cui
interpretazione ancora oggi fa discutere gli studiosi. A parte l'ap-
proccio psicanalitico, la ricerca non  andata oltre l'ambiente cul-
turale che circondava il pittore, ambiente dominato in gran parte
da movimenti eretici ed esoterici. E anche in questo caso non si ha
nessuna certezza che queste correnti di pensiero siano alla base
dell'opera dell'artista.
Quindi, il mistero Bosch resta irrisolto. Non si sapr mai se fu un
eretico, un mago, un moralista che metteva in evidenza il lato be-
stiale dell'uomo, oppure solo un pittore che non fece altro che de-
scrivere il suo tempo. Infatti, nel 1468 con il sacco di Ganci si vi-
dero sulle piazze delle Fiandre le prime grandi torture pubbliche,
episodi di un'efferatezza inenarrabile (nelle intenzioni di chi le
ordin dovevano servire a combattere l'azione del demonio, rav-
visata ossessivamente ovunque), non molto dissimili dalle scene
che si vedono nei quadri di Bosch.
La cura della follia
Madrid, Prado
La critica concorda nel ritenerla un'opera della giovinezza di
Bosch. Datata intorno al 1480, inaugura il filone popolare del pit-
tore. Ai suoi tempi per indicare un pazzo si diceva che avesse un
sasso nella testa. La scritta in caratteri gotici in alto e in basso del-
la tela dice Maestro cava fuori le pietre, il mio nome  bassotto
castrato, espressione che significa sempliciotto. La credenza che
con un intervento chirurgico si potesse estrarre la pietra della fol-
lia era considerata una pratica da ciarlatani. Nel quadro il chirurgo
 raffigurato con l'imbuto della sapienza sulla testa in segno di de-
risione, dalla ferita aperta sul cranio del malato spunta un tulipano
di palude che sta a indicare denaro, mentre il pugnale che trapassa
la borsa che egli tiene appesa al fianco indica inequivocabilmente
lo scopo dell'intervento chirurgico, cio estrarre soldi dalla tasca
degli sciocchi.
Dell'opera esistono quattro copie, la migliore si trova ad Amster-
dam.
I sette peccati capitali
Madrid, Prado
L'opera (datata intorno al 1475-80)  tra quelle fatte trasportare
all'Escoriai da Filippo II nel 1574. In origine era il ripiano di un
tavolo. Il re spagnolo la teneva appesa nella stanza da letto. Il cer-
chio pi grande al centro del quadro  l'occhio di Dio, che reca
nell'iride la figura di Cristo in piedi nel sepolcro. Nella cornea,
coincidente con il globo della terra, sono distribuiti i sette peccati
capitali. I quattro tondi agli angoli di quello centrale rappresenta-
no morte e giudizio (in alto), inferno e paradiso (in basso).
Le nozze di Caria
Rotterdam, Museum Boymans-van Beuningen
Nel dipinto (1475-80), che ha subito un taglio nei due angoli su-
periori e un'aggiunta settecentesca, compaiono i primi elementi
diabolici che caratterizzeranno poi l'opera di Bosch: tavolo a for-
ma di L (simbolo esoterico denso di significati), vivande che spri-
gionano fiamme, diavoli, civette, una cornamusa (ritenuta un sim-
bolo sessuale), un mago e uno strano personaggio dai capelli rossi
che potrebbe essere un nano malefico. Il senso della composizio-
ne va ricercato forse proprio nell'antitesi fra questo personaggio
(sicuramente anche lui un mago) e il Cristo, isolato che prega,
cio nel contrasto fra preghiera e via dell'occulto.
Il prestigiatore
Saint Germain-en-Laye, Muse municipal
Anche questa  un'opera (1475-80) del ciclo popolare di Bosch.
Ha come soggetto la stupidit umana ben riassunta dal proverbio:
chi d ascolto agli illusionisti perde denaro e si fa deridere dai
fanciulli. Mentre il prestigiatore-ciarlatano, infatti, fa banali gio-
chi di prestigio, un suo complice sfila la borsa a un sempliciotto
che fissa la scena rapito. Del quadro esistono molte copie.
Saltai a pi pari le schede relative a Cristo e l'adultera, Il concerto
nell'uovo, L'Epifania, La crocefissione, Ecce Homo, Ges fra i dottori, Al-
legoria del piacere, La morte dell'avaro, Andata al calvario, Trittico di
Santa Liberata, Trittico del diluvio.
Mi soffermai brevemente su La nave dei folli e il Trittico del fieno, ope-
re che conoscevo gi. Invece non avevo mai visto le Visioni dell'Aldil.
Accanto a ogni scheda del fascicolo c'era una foto (non avevo idea di
come Rebecca fosse riuscita in cos breve tempo a mettere insieme la do-
cumentazione) e vedere quella sorta di tunnel, con l'abbagliante luce sul
fondo, attraversato da figure, alcune alate, mi colp. Lessi la scheda.
Visioni dell'Aldil
Venezia, Palazzo Ducale
Le quattro tavole dovevano costituire le ali di due trittici, o forse
di uno solo, e raffigurano il Paradiso terrestre, l'Ascesa all'empi-
reo, la Caduta dei dannati e l'Inferno. La pi impressionante  si-
curamente l'Ascesa all'empireo per l'invenzione dell'ingresso a ci-
lindro formato da fasce concentriche, attraverso il quale le anime
destinante alla beatitudine vengono condotte dai propri angeli cu-
stodi. Dal fondo del cilindro s'irradia la luce divina verso la quale
tendono le anime. Queste immagini visionarie si pensa siano state
ispirate a Bosch dall'opera del mistico Ruysbroeck (1293-1381),
dalle cui dottrine nacque il movimento religioso dei Fratelli della
Vita Comune, che influenz la confraternita a cui apparteneva
Bosch.
Sfogliai il fascicolo alla ricerca del Trittico delle delizie, ma non lo tro-
vai. Era forse l'opera pi importante di Bosch, nonch quella che faceva da
cornice alla storia narrata nel manoscritto. Non era possibile che Rebecca
l'avesse dimenticata. Mi chiesi cosa nascondesse la scelta di non menzio-
narla e conclusi che sicuramente l'indomani mi sarebbe arrivato sulla scri-
vania un altro bel fascicolo a essa interamente dedicato.
Ero stufo di Bosch e dei suoi quadri, ma prima di interrompere la lettura
volli controllare una cosa. Mi ero ricordato che nel manoscritto si citava
una figura demoniaca contenuta nel Trittico del fieno. Una figura con il
naso a forma di tromba e la coda di pavone, aveva detto Aleyt van de Mer-
venne, se ricordavo bene. Sfogliai il fascicolo in cerca della foto del qua-
dro.
La figura era contenuta nello scomparto centrale del Trittico, intitolato Il
carro del fieno. La scheda diceva che la coda di pavone del demone signi-
ficava vanit, mentre tutto il quadro era un'allegoria dell'avidit umana.
C'era infatti un proverbio fiammingo che diceva che il mondo  come un
carro di fieno, ciascuno ne arraffa quello che pu. Bosch aveva dipinto una
folla frenetica che si accalcava intorno al carro per strappare qualche man-
ciata di fieno. Nella scheda c'era scritto che i numerosi preti e monache che
si vedevano accapigliarsi fra la folla non meno degli altri per arraffare fie-
no, stavano a indicare la corruzione del clero, contro la quale si erano sca-
gliati i Fratelli della Vita Comune.
Eccoli, di nuovo. Mi ripromisi di chiedere a Rebecca di approfondire
l'argomento. Anzi, visto il proliferare di mistici, sette esoteriche e confra-
ternite varie, forse era meglio metterci le mani per bene e fare una sorta di
censimento di tutti i fanatici vissuti al tempo di Bosch.
Con un lieve sospiro, misi da parte il fascicolo e decisi di andarmene a
casa. Mentre stavo uscendo, un agente mi inform di aver scoperto cosa
curavano i sette medicinali omeopatici trovati nella camera di Julie Bon-
ham.
Influenza, tosse, febbre, eruzioni cutanee, cefalea. I soliti leggeri distur-
bi. Un medicinale per, mi sorprese. Non era un rimedio omeopatico, ben-
s un preparato a base di fiori di Bach. Conoscevo i fiori di Bach perch
Brenda, la parrucchiera, era accanita consumatrice anche di quelli. Da quel
che sapevo, curavano i blocchi emozionali. Quello utilizzato da Julie Bon-
ham, stando a quanto c'era scritto nel rapporto dell'agente, era per i disturbi
della sessualit femminile. Mancanza di partecipazione, paura del rapporto
sessuale, frigidit. La relazione concludeva che favoriva anche la crescita
sessuale.
Julie Bonham era stata frigida? Mi rifiutavo di crederlo di una che sco-
pava sulle panche della National Gallery. A meno che, pensai divertito,
l'exploit al museo non fosse dovuto proprio ai fiori di Bach.
La notte sognai Rebecca. Era vestita da dominatrice con corsetto di pelle
nero, scosciatissimo, e stivali dagli alti tacchi a spillo. Brandiva la frusta e
io, ammanettato per i polsi alla testata del letto, la fissavo impaurito, ma
non per questo meno voglioso.
Quando, l'indomani, sedette davanti a me per raccontarmi quello che si
erano detti via Internet lei e Tau la sera prima, faticai parecchio a mettere
da parte l'eccitante sogno della notte precedente.
Cos le ha parlato di Adamo, dissi mentre la Rebecca in corsetto nero
continuava a sovrapporsi a quella in pantaloni e camicia oversize che ave-
vo davanti.
Ha detto che Adamo non aspetta che Eva, disse lei con una smorfia di
disgusto. E che tutto  pronto per accoglierli nel paradiso terrestre.
Quale paradiso?. Mi risultava ce ne fosse pi di uno nelle opere di
Bosch.
Lei non mi ascolta mai, proruppe lei lasciandomi di stucco. Era la
prima volta che la vedevo perdere le staffe e mi chiesi cosa le stesse acca-
dendo. Si era sempre dimostrata fredda e controllata. La scrutai con atten-
zione. Mi accorsi che era pallida e aveva le occhiaie. Colpa degli appun-
tamenti notturni con Tau?
Mi scusi, borbott evitando il mio sguardo. Volevo dire che ieri le
avevo gi detto che il tableau vivant si ispirer al Trittico delle delizie.
Quindi,  quello il paradiso che rappresenteranno.
Era vero. L'avevo completamente dimenticato.
Tau ha detto anche un'altra cosa, continu con voce cupa. Tutto 
pronto nella casa dell'amore.
Sobbalzai sulla sedia. Ha detto questo?, ripetei scioccamente.
Lei fece cenno di s con la testa e mi rivolse un'occhiata ansiosa. Ora ca-
pivo perch era preoccupata. Di colpo lo ero anch'io. E molto.
Tau conosce Jan Haselhoff, esclamai incredulo.
Rebecca fece un lungo sospiro. Cos anche lei pensa che non pu essere
una coincidenza che Tau abbia nominato la casa dell'amore.
A meno che non sia la parola d'ordine di un nuovo gioco di societ di
cui ci  sfuggita l'esistenza, direi proprio che non si tratta di una coinciden-
za.
Presi dal cassetto l'e-mail cifrata ritrovata nel computer di Jan Haselhoff.
Ecco la prova che Haselhoff e Tau sono in contatto, dissi indicando la
frase Tutto  pronto nella huis der liefde. La traduzione di huis der liefde
 casa dell'amore, se non ricordo male. Quindi, la frase di Tau  alquanto
sospetta.  riuscita a localizzarlo?.
Ancora non sono sicura al cento per cento, ma potrebbe trovarsi a Lon-
dra.
Intanto nella mia mente si stava facendo avanti un'ipotesi. Tau poteva
aver reclutato su Internet anche Julie Bonham. La madre non aveva forse
detto che era un'incallita navigatrice? L'aveva agganciata sulla chat room
dedicata a Bosch. Forse la ragazza era un'appassionata d'arte e frequentava
la National Gallery non solo per scopare. Julie aveva lunghi capelli biondi
e l'aspetto giusto per impersonare Eva, quindi Tau poteva averla trovata
perfetta per il tableau vivant. Come dimenticare che aveva detto a Rebecca
di aver appena perso un'Eva meravigliosa? Dovevamo trovare Tau. Era
possibile che Julie Bonham avesse lasciato la Savoia e fosse venuta in In-
ghilterra proprio per incontrarlo. Qualcosa era andato storto e lui l'aveva
uccisa.
C'erano per alcune cose che non quadravano. Julie, prima di essere uc-
cisa, si era tagliata e tinta di nero i capelli. Perch, se doveva impersonare
Eva? Il suo computer portatile era vergine. Tranne il manoscritto, non con-
teneva altro. E mai lo aveva contenuto. Quale computer usava allora per
navigare su Internet? E, soprattutto, dove era finito? Nel castello di Char-
roux avevo trovato solo il portatile. E ancora: perch il riferimento alla ca-
sa dell'amore compariva nelle e-mail di Jan Haselhoff? Era stato forse lui a
tenere i contatti con Tau? Dov'era ora Jan? Perch era scomparso?
Tornai a considerare l'ipotesi che fosse lui l'assassino. Julie Bonham era
venuta in Inghilterra per vederlo. Per un motivo che al momento non ero in
grado di immaginare, avevano litigato e lui l'aveva uccisa. Addirittura,
pensai, poteva essere lui il misterioso Tau. A giudicare da quanto sapeva-
mo sul suo conto, una stramberia come quella del tableau vivant poteva
benissimo essergli venuta in mente.
Non penso che Jan Haselhoff sia Tau, disse Rebecca quando la misi a
parte dei miei sospetti. Ritengo invece che sia un ottimo Adamo.
La sue parole mi fecero sobbalzare ancora una volta.
Tirai precipitosamente fuori dal cassetto il fascicolo con le schede e le
foto dei quadri di Bosch e cercai il Trittico delle delizie. Poi mi ricordai
che non c'era e le chiesi perch.
Ho appena scoperto un saggio di uno studioso tedesco che fornisce
un'interpretazione originale del Trittico delle delizie, spieg. Secondo
me, deve aver ispirato anche l'autore del manoscritto perch ho riscontrato
molte analogie fra le due opere. Appena avr finito di leggerlo le far una
relazione.
Apr la cartelletta che teneva poggiata sulle ginocchia.
Questo  il pannello sinistro del Trittico delle delizie, disse porgen-
domi una foto. Raffigura Adamo ed Eva nel paradiso terrestre.
Riconobbi immediatamente il quadro riprodotto sulla cartolina ritrovata
nel libro di Julie Bonham. Osservai attentamente Adamo.
A me sembra che abbia i capelli rossi e il naso a punta, dissi alla fine.
Haselhoff invece  biondo e paffuto come un cherubino.
Rebecca sbuff. Intendevo dire che Haselhoff  bello come ci si aspetta
da un Adamo.
Mi venne il dubbio che equivocasse con Adone, ma lasciai perdere. Po-
teva aver ragione. Jan e Julie reclutati entrambi da Tau per il suo maledetto
tableau vivant. Se le cose erano andate cos, allora Tau si era sbarazzato
anche di Jan Haselhoff. Perch? Non riuscivo a trovare un motivo per il
brutale doppio omicidio. A meno che, trattandosi di una setta, non fossero
state uccisioni rituali. Jan e Julie potevano essere stati sacrificati a chiss
quale divinit.
A questo punto era indispensabile saperne di pi sul pensiero esoterico
che aveva dominato l'epoca in cui era vissuto Bosch.
Rebecca mi lesse nella mente. Prima di tornare nella sua stanza, infatti,
tir fuori dalla sua cartella un nuovo fascicolo dal titolo: Esoterismo, mi-
sticismo e occultismo ai tempi di Bosch, che lessi subito con molto interes-
se.
L'Europa alla fine del Quattrocento era un intreccio di supersti-
zioni, eresie, occultismo e misticismo. Per non dire dei predicatori
erranti, i cui sermoni immaginifici, pieni di esseri mostruosi e co-
lonne di fuoco, terrorizzavano i fedeli. L'eco di quelli del domeni-
cano Alain de la Roche rimase viva nelle Fiandre fin dopo la sua
morte, avvenuta nel 1475.
Le dottrine di Jan Ruysbroeck, vissuto nel XIV secolo, invece fu-
rono alla base del movimento religioso dei Fratelli della Vita Co-
mune, fondato da un discepolo del mistico. Il movimento arriv
ad avere 115 comunit e due scuole a 's-Hertogenbosch, dove i
Fratelli presero il nome di Hieronymiti. Una delle scuole venne
frequentata anche da Erasmo da Rotterdam. I Fratelli propugna-
vano una nuova idea di vita religiosa: da una parte condannavano
le sette eretiche, dall'altra combattevano la corruzione del clero.
La loro dottrina influenz la confraternita di Nostra Signora a cui
ader Bosch.
La confraternita si dedicava soprattutto al culto della Madonna,
ma poi, proprio per l'influenza dei fratelli della Vita Comune, in-
cominci a occuparsi di opere di carit. Allestiva anche spettacoli
religiosi.
Sul fronte dei movimenti eretici, invece, molto attiva era la setta
degli Homines Intelligentiae, che ruotava intorno all'eresia clan-
destina dei Fratelli e delle Sorelle del Libero Spirito, diffusa nelle
Fiandre e in Germania dall'inizio del Quattrocento, ma risalente a
pi di due secoli prima. Questi eretici credevano di incarnare lo
Spirito Santo e di vivere gi sulla terra in uno stato di beatitudine
paradisiaca. Raggruppati in comunit esoteriche, accettavano
membri laici di entrambi i sessi. Ma furono soprattutto le beghine
a far dilagare l'eresia del Libero Spirito, attirandosi la condanna
del Concilio di Vienna nel 1311.
Gli Homines Intelligentiae facevano parte di una frazione radicale
del Libero Spirito, gli Adamiti, che si ritenevano figli del progeni-
tore dell'umanit. Un movimento che si rifaceva al culto di Ada-
mo, condannato anche da Sant'Agostino, era apparso gi pi di
mille anni prima, ma non vi sono prove di un suo legame con
quello medievale. Secondo alcune fonti dell'epoca, durante i loro
riti, gli Adamiti antichi si riunivano nelle caverne, uomini e don-
ne, e si toglievano i vestiti.
Anche nelle cronache redatte da un abate della Carinzia si legge
che nel 1326 a Colonia c'era una setta di uomini e donne che si
incontravano nudi, di notte, per dire messa. Dopo di che si accop-
piavano.
Gli Adamiti erano molto diffusi nei Paesi Bassi. La loro ideologia
emerge dagli atti del processo subito a Cambrai nel 1411 da un lo-
ro discepolo, Aegidius Cantor. All'imputato fu contestato di cre-
dere che l'umanit tutta  destinata alla salvezza, che non esiste
l'inferno, che il male come il bene dipende da Dio, che la repres-
sione del peccato  pi grave del peccato stesso, che non vi sar
resurrezione della carne, che i preti sono inutili, che una donna
deflorata senza risorse n marito ha gli stessi meriti di una vergi-
ne.
Gli Adamiti, che professavano il culto di Adamo, per loro simile a
Cristo in quanto portatore di rivelazione, avevano anche una con-
cezione particolare del paradiso, legata a un'erotica spirituale che
considerava l'atto carnale un cammino ascendente per giungere a
esso.
9
ALEYT
's-Hertogenbosch, gennaio 1504
Jeroen aveva partecipato alle riunioni degli Adamiti? Erano mesi che la
domanda tormentava Aleyt e forse era destinata a rimanere senza risposta
perch se l'avesse fatta al marito, avrebbe dovuto anche confessare quella
che dentro di s chiamava la sua follia. C'era un'altra persona che avrebbe
potuto rispondere alla domanda, ma per lei era Satana e se ne teneva il pi
lontano possibile.
Non vedeva l'ebreo da quel giorno di luglio, quando si erano incontrati
alle prove dello spettacolo della confraternita. Non era stato facile evitarlo
per tutti quei mesi, soprattutto a causa del fatto che veniva spesso in botte-
ga per vedere il nuovo quadro che il marito gli stava dipingendo.
Aleyt si era tenuta alla larga anche dal quadro. Di solito seguiva il lavoro
di Jeroen, frequentando la bottega e discutendo con lui di progetti e com-
mittenti. Stavolta per, con la scusa che il soggetto scelto la spaventava,
era riuscita a sottrarsi. Lo sportello destro del trittico commissionato
dall'ebreo rappresentava l'inferno, e tutti quelli che l'avevano visto erano
stati concordi nel definirlo terrificante.
Jeroen l'aveva invitata pi volte a recarsi in bottega, ma lei aveva sempre
rimandato la visita dicendo che preferiva vedere il quadro finito.
Ora era finito e lei non poteva pi rimandare.
Quel giorno, poco prima dell'ora di pranzo, avrebbe attraversato la piaz-
za e sarebbe entrata in bottega dove Jeroen l'aspettava per mostrarle L'in-
ferno musicale prima che fosse consegnato al suo committente. Non sape-
va perch il quadro si intitolasse cos e, a essere sincera, neppure le impor-
tava di saperlo. L'unica cosa che le premeva era che la visita si concludesse
in fretta e il quadro sparisse dalla sua vita.
Volle che Agnes l'accompagnasse perch averla vicino la faceva sentire
pi sicura. La dama di compagnia acconsent con entusiasmo perch anda-
va sempre volentieri in bottega, Le piaceva l'aria che vi si respirava, la
confusione, l'odore dei colori, l'allegria dei giovani apprendisti, il via vai
dei clienti.
Alle undici in punto varcarono la soglia e vennero accolte da Jeroen che
le scort fino al suo studio. Aleyt, che aveva paura che l'ebreo presenziasse
alla visita, vi entr come se camminasse sui carboni ardenti. Perlustr cau-
tamente la stanza con lo sguardo e vedendola vuota respir di sollievo per-
ch il pericolo maggiore sembrava sfumato. Ora doveva solo guardare il
quadro ed esprimere il suo parere perch Jeroen ci teneva a conoscerlo.
L'inferno musicale era adagiato sul cavalletto. Come lo sportello sinistro
del trittico, era largo meno di un metro e alto pi di due. La prima impres-
sione che ne ebbe fu di assurdit. Quello che accadeva sulla tela non ave-
va, apparentemente, senso.
Al centro spiccava un mostro con i piedi piantati in due barche e le gam-
be fatte di tronchi d'albero. Il suo dorso era costituito da un enorme guscio
vuoto al cui interno si vedeva una taverna con tre clienti e un'ostessa che
spillava vino. La sua testa invece era coperta da un piatto, sopra il quale
c'erano una cornamusa gigante rosa acceso e varie coppie di amanti in at-
teggiamento equivoco.
Aleyt si accorse che il viso del mostro, che spuntava da sotto il piatto,
aveva i tratti dell'ebreo e il suo sguardo inquietante. Cerc di non farsi in-
fluenzare da questo particolare e prosegu l'esame del quadro.
Sopra il mostro c'erano due enormi paia di orecchie trafitte da un coltello
e trapassate da una freccia, dietro le quali si stagliava un paesaggio infuo-
cato e incandescente dove si affrontavano schiere di guerrieri. Sotto il mo-
stro, invece, tre strumenti musicali di dimensioni gigantesche - una ghi-
ronda, una sorta di arpa-liuto, una bombarda - intorno ai quali si muoveva
una moltitudine di dannati tormentati da rulli di tamburi e squilli di trom-
be.
Ancora pi gi un uomo giaceva a terra dietro un tavolo da gioco rove-
sciato. Un demone dalla testa di topo lo stava azzannando alla gola. L'uo-
mo aveva anche una spada conficcata nel cuore e la mano destra trafitta da
una candela infissa in un candeliere. Dall'altra parte del tavolo si agitavano
altri giocatori. Fra loro anche una donna con un grosso dado sulla testa.
Aleyt not subito che somigliava a Catharina e prov una fitta di gelosi-
a. La ragazza aveva posato per il marito quasi un mese, fra agosto e set-
tembre. Erano stati ore e ore rinchiusi nello studio. Possibile che ci fosse
voluto tutto quel tempo per dipingere una sola figura femminile? A meno
che l'altra donna che stava sdraiata a terra, poco distante dal tavolo rove-
sciato, non avesse anche lei i tratti di Catharina.
Si avvicin per osservarla meglio e la somiglianza fu innegabile. La
donna vedeva la sua immagine riflessa in uno specchio insieme a quella di
un diavolo. Se il marito aveva voluto alludere alla vanit, aveva fatto la
scelta giusta facendo posare Catharina, pens con malignit, perch la ra-
gazza era estremamente vanesia.
A guardare bene, not Aleyt, lo specchio nel quale si specchiava la don-
na era il posteriore di un demone. Vedendo l'immagine del diavolo riflessa
accanto alla sua, ella perdeva i sensi mentre un demone la ghermiva e un
rospo le strisciava fra i seni.
Questa figura femminile, a differenza di quella con il dado in testa, era
identica alla Eva del Paradiso terrestre. Per, qui appariva scarmigliata e
disperata.
Assiso su un alto trono a tre piedi, la sovrastava un essere mostruoso con
i piedi infilati in due brocche e la testa di uccello. Il mostro divorava i mu-
sici che si assiepavano intorno ai tre strumenti musicali giganti per espel-
lerli poi in una cloaca ovale.
Aleyt represse il disgusto e si volt a guardare il marito.
Ebbene?, disse lui vedendo che non diceva nulla.
Lei esit ancora. Impressionante, mormor infine tornando a guardare
il quadro.
Anche Agnes lo guardava con molto interesse.
Non riesco a decifrare le note, disse indicando il quaderno di musica
che si trovava ai piedi dell'arpa-liuto. Le note erano state dipinte a rove-
scio, come se fossero rivolte verso immaginari suonatori dello strumento.
 un duetto a due voci, spieg Jeroen. Una maschile e una femminile
che si fondono in una sola frase musicale.
Et erunt duo in carne una, disse qualcuno alle loro spalle.
Aleyt trasal riconoscendo la voce dell'ebreo. Il marito e Agnes si volta-
rono a salutarlo.
Sono venuto a prendere il quadro, disse lui. Voglio assicurarmi di
persona che arrivi sano e salvo nella mia casa.
A questo punto Aleyt fu costretta a girarsi. Evitando di incontrare i suoi
occhi neri come l'inferno, lo salut con freddezza. Il marito le rivolse
un'occhiata perplessa e anche Agnes parve stupita dal suo comportamento.
L'ebreo invece non sembr farci caso.
Le note sono quelle della musica nuziale adamita, disse rivolto ad
Agnes. Anche lo strumento che le suona e un'unione di suoni, continu
fissandola intensamente negli occhi. Il liuto  la donna, l'arpa l'uomo, uni-
ti insieme in un duo celestiale.
Aleyt avvamp sentendo quelle parole. A parte il risvegliare ricordi do-
lorosi, le avevano fatto nascere il sospetto che lui avesse in mente di circu-
ire anche Agnes.
Quest'ultima, intanto, non staccava lo sguardo dall'ebreo. Aleyt che la
conosceva bene, cap che ne era affascinata. Per una donna condannata a
rimanere zitella, povera e di scarsa avvenenza, avere l'attenzione di un
uomo colto e attraente era pi pericoloso di un veleno perch poteva ali-
mentare false speranze. E lei non voleva che Agnes si facesse illusioni e
soffrisse poi quando i suoi sogni fossero andati in frantumi. Doveva asso-
lutamente proteggerla dal demonio che la stava minacciando.
Ma era per il bene di Agnes che voleva intervenire, disse una voce den-
tro di s, oppure era la gelosia a spingerla? Scacci quel pensiero e riport
l'attenzione su quanto stavano dicendo gli altri.
Che strano copricapo portano quelle suore.
Era stata Agnes a parlare indicando la scena dipinta accanto al trono su
cui stava seduto l'essere diabolico che divorava i musici. Vi si vedeva un
uomo disteso in un letto dalle cortine rosse dietro le quali si nascondeva un
gruppo di monache che avevano in testa una mitra ornata da una falce di
luna.
L'ebreo le indic. Sono sacerdotesse di Baal, disse suscitando la me-
raviglia di Agnes. Fanno parte di una di quelle orribili sette dedite a culti
orgiastici.
Aleyt s'indign sentendolo condannare la lussuria altrui, lui che era il
propugnatore di una dottrina che poneva il piacere carnale al centro di tut-
to. Si trattenne dall'incenerirlo con lo sguardo e spi invece la reazione del
marito. Se era a conoscenza di quanto accadeva durante le riunioni degli
Adamiti, forse anche lui si sarebbe indignato.
Jeroen per rimase tranquillo.
 per questo quindi che sono all'inferno, osserv Agnes.
L'ebreo si volse a guardarla. Naturalmente. Le sette orgiastiche vanno
combattute ed estirpate perch sono un cancro che minaccia di contamina-
re la dottrina del Libero Spirito.
A questo punto Jeroen intervenne, ma per dire qualcosa che lasci di
stucco Aleyt.
Le pratiche ripugnanti di queste conventicole infernali vengono spesso
confuse con quelle del Libero Spirito, che invece sono di una purezza mo-
rale al di sopra di ogni sospetto.
Aleyt, conoscendo bene il marito, cap che parlava con sincerit. Era
quindi veramente convinto che quelle che circolavano sugli Adamiti non
erano altro che odiose calunnie.
Intanto Agnes e l'ebreo continuavano a scambiarsi opinioni sul quadro.
Fra loro si era instaurata un'atmosfera di complicit. Lui parlava fissandola
spesso negli occhi, lei lo ascoltava con attenzione, completamente presa
dal discorso. Le guance le si erano colorite, lo sguardo le brillava per l'ec-
citazione.
Aleyt sent la gelosia colpirla all'improvviso come un pugno in pieno
stomaco. Non sopportava di vedere l'ebreo che lusingava Agnes. Quest'ul-
tima, poi, stava dando spettacolo. Anche un cieco avrebbe capito che gra-
diva le attenzioni dell'ebreo.
La gelosia non le imped di notare che il marito la stava osservando. Non
doveva essergli sfuggito che l'ebreo l'aveva completamente ignorata e for-
se se ne stava chiedendo il motivo.
Jeroen per osservava compiaciuto anche Agnes e l'ebreo. Sembrava
proprio che gradisse la confidenza che era nata fra di loro e Aleyt ne fu in-
fastidita. Del resto, da un po' di tempo non si trovavano pi d'accordo su
molte cose. Il viaggio a Venezia aveva cambiato Jeroen, che si era fatto pi
svagato del solito, immerso quasi sempre in un mondo dove, tranne il Gran
Maestro del Libero Spirito, nessun altro poteva entrare. Il viaggio a Vene-
zia aveva cambiato anche lei perch l'assenza del marito l'aveva spinta a
cercare conforto in qualcuno che si era invece rivelato il diavolo. Se solo
avesse potuto tornare indietro e cancellare quella notte insieme all'ebreo e
gli strani desideri che aveva fatto nascere in lei. Ma non era possibile e do-
veva rassegnarsi a convivere con la colpa e il rimorso.
L'esperienza, per, le aveva insegnato che tutto passa, anche la sofferen-
za pi indicibile. Era solo questione di tempo, dunque, e avrebbe riconqui-
stato la serenit, sarebbe tornata la tranquilla donna di mezz'et che ringra-
ziava il Signore misericordioso per averle dato tanto: l'agiatezza, un marito
devoto, il rispetto dei concittadini.
S, il dolore che provava sarebbe svanito presto. Nel frattempo per, a
tutto c'era un limite, pens vedendo che Agnes e l'ebreo continuavano a
chiacchierare come due buoni amici.
Agnes, la chiam con voce fredda, si  fatto tardi. Rientriamo.
La dama di compagnia rimase sconcertata da quel brusco ordine, ma si
affrett a ubbidire. Salutarono e lasciarono precipitosamente la bottega.
Arrivate a casa, Aleyt si chiuse in camera sua con il pretesto di un forte
mal di testa. Aveva rinunciato all'idea di rimproverare Agnes per paura che
il divieto di vederlo gli rendesse l'ebreo ancor pi desiderabile. Era meglio
vigilare affinch i due non si incontrassero. Da quel momento avrebbe te-
nuta impegnata la ragazza con vari lavori di ricamo e avrebbe evitato di
portarsela dietro durante le riunioni della confraternita di Nostra Signora.
Insomma, per un po' l'avrebbe segregata in casa. Lo faceva, naturalmente,
per il bene suo. Non voleva che avesse a soffrire quello che soffriva lei.
Questo era quanto si and ripetendo per l'intero pomeriggio e alla fine se
ne convinse al punto da sentirsi pi tranquilla.
Scese per cenare con il marito, ristorata nel corpo e nello spirito, conver-
s brillantemente con lui e Agnes, si distrasse perfino quando questa prese
la viola e suon una melodia allegra. Le chiese di suonare ancora e arriv
senza che se ne accorgesse l'ora di andare a letto.
Sbadigliando, Agnes si ritir. Il marito e lei rimasero ancora un po' a
chiacchierare davanti al fuoco.
Non trovi che Agnes  ancora in tempo per trovare marito?, le chiese
all'improvviso Jeroen.
La domanda la gel.
Perch dici questo?, replic con voce dura.
Il marito le rivolse una strana occhiata. Forse mi sbaglio, ma mi  sem-
brato di notare che il Gran Maestro nutra interesse per lei. E lei per lui.
Aleyt ci mise un po' a ribattere. Non sapeva come affrontare la questione
senza far nascere sospetti nel marito.
Non mi  sembrato che le cose stessero cos. Agnes  una ragazza che
si entusiasma subito. E poi, noi facciamo vita molto ritirata da qualche
tempo.  comprensibile che abbia voglia di mettersi a conversare appena
s'imbatte in qualcuno che le d corda.
Questo pu valere per Agnes, forse. Il Gran Maestro per non  un e-
remita. La sua vita sociale  molto ricca, vede tanta gente, soprattutto rap-
presentanti del gentil sesso. Come spieghi allora il suo genuino interesse
per Agnes?.
Non lo spiego perch, sinceramente, non l'ho ravvisato.
Jeroen fece una smorfia come per dire che lui era di avviso contrario.
Comunque, disse alzandosi in piedi, se fosse come penso, non ci sa-
rebbe nulla di male. Lui  vedovo, lei in cerca di marito. Forse dovremmo
incoraggiare questa unione. Per il bene di entrambi.
Aleyt ebbe voglia di gridare. A parte che Agnes non  in cerca di mari-
to, ribatt con tutta la calma di cui era capace, c' un fatto da considera-
re:  la mia dama di compagnia, le sono molto affezionata e non voglio
perderla per nessuna ragione al mondo. Quindi, ti prego, se la mia felicit
ti sta a cuore, dimentica la tua idea, perch se venissi privata di Agnes sof-
frirei molto. E non penso che tu voglia vedermi soffrire.
Il marito chin il capo in segno di resa, ma Aleyt non fu convinta che
avesse abbandonato il suo folle progetto di unire Agnes e l'ebreo.
Da quel momento per Aleyt inizi l'inferno. Passava le giornate a spiare
la sua dama di compagnia e a controllare che il marito non si stesse dando
da fare per combinare il matrimonio che tanto auspicava.
Il freddo intenso di gennaio e febbraio l'aiut a tenere in casa Agnes. La
ragazza eseguiva senza mai protestare tutti i lavori d'ago che lei le affida-
va, ma era cambiata: parlava poco, non rideva pi e passava sempre pi
tempo a suonare la viola. Le melodie erano cos tetre che anche Jeroen se
ne era lamentato una sera.
Cos'ha Agnes?, le aveva chiesto quando erano rimasti soli.
Niente.
Come niente?  sempre malinconica. E ora mangia anche poco. Perch
non le parli?.
L'inverno  lungo e duro. Vedrai che con la primavera si riprender,
aveva tagliato corto lei temendo che il marito le proponesse di rompere l'i-
solamento in cui vivevano da qualche tempo.
Infatti erano due mesi che Aleyt e la sua dama di compagnia non usciva-
no di casa. Avevano disertato anche le riunioni della confraternita e respin-
to con gentilezza tutti gli inviti che giungevano loro adducendo come scu-
sa una volta il freddo, una volta l'emicrania.
Con l'arrivo del Carnevale, per, la situazione sfugg di mano ad Aleyt.
In citt si rivers gente dalle campagne e dai villaggi vicini, la baldoria re-
gnava a ogni angolo di strada, tutti sembravano preda di un'insensata folli-
a. Per di pi, le famiglie nobili di 's-Hertogenbosch fecero a gara a chi da-
va la festa pi bella e il marito insistette perch partecipassero a quella del
cavaliere van Baex.
Anche Agnes fu invitata e Aleyt non trov alcun motivo plausibile per
impedirle di accompagnarli. Quando arrivarono a casa del cavaliere, la sala
dove si svolgeva la festa era gremita all'inverosimile. Le fu cos impossibi-
le accertare se colui che temeva pi di chiunque al mondo fosse fra gli in-
vitati. Ordin ad Agnes di starle vicino e si mise in un angolo a scrutare fra
la folla, ma la calca era tale che dopo un po' le venne un forte mal di testa.
Si sentiva anche ardere dalla sete e senza riflettere chiese ad Agnes di an-
dare a prenderle dell'acqua.
Fu un errore, perch la ragazza spar fra la folla e non torn pi. Alcune
nobili dame di 's-Hertogenbosch vennero a conversare con lei e questo le
imped di mettersi alla ricerca della fuggitiva. Quando si liber, si butt
nella mischia per scovare Agnes. Non la trov per da nessuna parte.
Fuori di s dalla rabbia, stava per allertare il marito quando la ragazza
ricomparve. Senza l'acqua, naturalmente. E con le guance accese, i capelli
in disordine come se qualcuno l'avesse abbracciata.
Dove sei stata?, le chiese furibonda. Ti avevo chiesto di portarmi da
bere.
Agnes apr bocca per rispondere, ma lei le volt le spalle dicendo che sa-
rebbero rientrate immediatamente.
Jeroen non sembr contento della sua decisione, ma come sempre non
disse nulla e and ad accomiatarsi dai suoi ospiti.
Aleyt lo segu con lo sguardo e il cuore le manc un battito quando lo
vide ritornare verso di lei con l'ebreo.
Anche il Gran Maestro lascia la festa, le annunci tutto allegro provo-
candole un nuovo impeto di furore che le mand il sangue alla testa.
L'ebreo la salut con fredda cortesia. Ad Agnes invece fece un gran sor-
riso che la ragazza ricambi. Si scambiarono anche un'occhiata d'intesa.
Per non esplodere Aleyt si affrett a uscire dalla casa del cavaliere van
Baex.
Quando furono in strada, Jeroen disse:
Fra qualche giorno inizier il quadro.
Mi farebbe piacere vedere i disegni che avete preparato, ribatt l'ebreo
gettando un'altra occhiata ad Agnes.
Aleyt s'intromise dicendo che faceva troppo freddo per fare conversa-
zione in strada. Il tono che us fu molto brusco e l'ebreo chiese scusa per
averle causato disagio e si conged immediatamente.
Jeroen, quando furono a casa, non le rivolse pi la parola e questo fu il
suo modo di rimproverarla perch era stata scortese con il Gran Maestro.
Ma lei non se ne cur, preoccupata com'era da ci che aveva letto nello
sguardo di Agnes quando si fermava sull'ebreo. La ragazza ne era chiara-
mente infatuata. Convincerla che quell'uomo era il demonio sarebbe stata
impresa ardua, soprattutto se quando l'aveva mandata a prendere da bere
aveva avuto modo di rimanere sola con lui. Doveva fare qualcosa. Non po-
teva permettere che Agnes soffrisse.
Nei giorni successivi si provoc numerosi mal di testa a furia di cercare
un modo per strappare la sua dama di compagnia dalle grinfie dell'ebreo.
Se prima aveva pensato che la soluzione migliore era tenerla chiusa in ca-
sa, adesso decise di cambiare strategia: in primavera si sarebbero trasferite
nella propriet di Roedeken, presso Oirschot. Jeroen invece sarebbe rima-
sto in citt perch aveva iniziato a dipingere lo scomparto centrale del trit-
tico dell'ebreo.
Per la prima volta da quando erano sposati, il marito la critic aperta-
mente per il suo comportamento ostile nei confronti del Gran Maestro e
per quello che defin il suo egoismo, in quanto, per paura di perdere
Agnes, la rinchiudeva in campagna.
Ormai insensibile a qualsiasi rimprovero, lei and avanti caparbiamente
con il suo progetto di fuga.
Il giorno della partenza per Roedeken arriv la notizia che la regina Isa-
bella aveva finalmente permesso alla duchessa Jeanne e al suo bambino di
mettersi in viaggio per le Fiandre.
Il ducato di Borgogna tirava un sospiro di sollievo perch negli ultimi
mesi il duca Philippe aveva mandato un suo uomo in Spagna con l'ordine
di tornare a Bruxelles con la moglie e il figlio. Se la regina Isabella avesse
continuato a impedire il viaggio della figlia, il duca avrebbe ritenuto la
moglie prigioniera di un paese straniero. Con tutte le implicazioni che que-
sto comportava.
Anche Aleyt tirava un sospiro di sollievo perch ora il duca Philippe sa-
rebbe tornato a occuparsi delle sue collezioni d'arte. Era da molto che lei
nutriva la segreta ambizione di vederlo fra i committenti del marito.
10
Nonostante la notte prima mi fossi addormentato con le cupe immagini
de L'inferno musicale di Bosch davanti agli occhi, mi svegliai di buonumo-
re. Finalmente quella sera avrei rivisto Laura Kiss. Mentre mi radevo, mi
chiesi in che condizioni fosse il mio smoking. Non l'avevo usato molto ne-
gli ultimi tempi. Comunque, per non correre rischi, decisi di portarlo in la-
vanderia per una rinfrescata volante.
Arrivato in ufficio, per, il mio buonumore si spense di colpo quando
Rebecca mi disse che Tau aveva chiesto di incontrarla.
Si era dichiarato la reincarnazione del Gran Maestro del Libero Spirito e
come lui, che cinquecento anni prima aveva guidato la mano di Bosch
mentre dipingeva Il giardino delle delizie, ora si accingeva a guidare i suoi
discepoli per dare vita di nuovo, attraverso il tableau vivant, al quadro. Co-
s si sarebbe riprodotto il miracolo dell'alchimia d'amore: congiungendosi,
gli amanti avrebbero raggiunto il paradiso e la perfezione divina.
Rebecca era stata invitata a unirsi ai novelli Adamiti e a sperimentare
quell'estasi sublime.
Ero proprio curioso di sapere cosa aveva risposto a Tau, ma prima vole-
vo che mi dicesse cosa ne era stato del tableau vivant del Paradiso terre-
stre e, di conseguenza, di Eva.
Sembra che ci sia stato un equivoco. Non  il pannello di sinistra del
trittico, Il paradiso terrestre, che vogliono riprodurre, ma quello centrale,
Il giardino delle delizie, disse estraendo un grosso libro dalla sua cartella,
che dopo aver aperto nel punto in cui era inserito un segnalibro, mi porse.
Studiai a lungo l'illustrazione dai colori vivaci che occupava tutte e due
le facciate, non riuscendo a coglierne subito il significato.
Ed  grave, devo ammettere con un po' di vergogna, che un drogato di
sesso non riconosca subito un'orgia. Davanti agli occhi avevo infatti decine
e decine di corpi maschili e femminili raffigurati nelle pi fantasiose pose
erotiche.
 Il giardino delle delizie, disse Rebecca.
Naturalmente conoscevo il quadro, ma chiss perch l'avevo cancellato
dalla memoria.
Ci vogliono centinaia di persone, dissi indicando le figure. Senza
contare i laghetti e le strane architetture che si vedono sul fondo. Mi sem-
bra un'impresa folle.
Rebecca non disse nulla.
Ma perch vogliono fare una cosa del genere?, continuai. Che signi-
ficato ha per loro il quadro?.
Rebecca riapr la cartella e mi allung un altro foglio.
Ecco cosa c'era scritto:
Il Trittico delle delizie, oggi al Prado di Madrid,  l'opera pi fa-
mosa di Bosch. Gli esperti la datano intorno al 1503-04. I pannelli
esterni delle facce laterali rappresentano il mondo al terzo giorno
della Creazione, visto dentro una sfera di cristallo, simbolo della
fragilit dell'universo. Su tutti e due i pannelli, in alto, c' una ci-
tazione biblica: Ipse dixit et facta sunt, Ipse mandavit et creata
sunt.
Interruppi la lettura.
Sono le frasi in latino trovate nel computer di Haselhoff, esclamai.
Giacch egli parl e le cose furono fatte. Egli comand e furono create.
Genesi: salmo 148, versetto 5, ribatt Rebecca. Un'altra prova che Tau e
Jan Haselhoff sono in contatto.
Annuii e ripresi a leggere.
I pannelli interni invece rappresentano: quello di sinistra (Il para-
diso terrestre) la creazione di Eva; quello centrale (Il giardino
delle delizie) i peccati carnali; quello di destra (L'inferno musica-
le) il castigo. Chiamato anche il quadro delle fragole o la lussu-
ria, con riferimento al pannello centrale, il Trittico ebbe grande
popolarit e interpretazioni contraddittorie. Gli studiosi infatti si
sono sempre divisi sul suo significato. Per alcuni  un ammoni-
mento contro i peccati della carne e un avviso dei castighi che ne
conseguono, e anche una condanna, per via dei simboli contenuti,
dell'alchimia, considerata una falsa dottrina che al pari della lus-
suria porta l'uomo alla dannazione eterna. L'alchimia  infatti u-
nione del principio maschile (zolfo) e femminile (mercurio).
Altri invece hanno dato un'interpretazione psicanalitica per spie-
garne la simbologia erotica: Bosch non avrebbe fatto altro che
mettere su tela gli impulsi pi oscuri che si agitano nell'inconscio
dell'uomo. E nel farlo si sarebbe avvalso delle teorie dei sogni di
Macrobio quando commenta il Sogno di Scipione l'Africano di
Cicerone, e delle chiavi dei sogni del tardo Quattrocento.
Altri ancora non vi hanno ravvisato alcuna interpretazione per il
semplice tatto che a loro giudizio l'opera ha come unico scopo
quello di suscitare e mantenere il piacere di vederla. Insomma, la
sua  una funzione essenzialmente estetica. L'osservatore non de-
ve lasciarsi ingannare dal fatto che sembra nascondere un senso,
perch e stata ideata in modo da lasciarlo credere.
Infine, unica voce fuori dal coro, la tesi di Wilhelm Fraenger, per
il quale l'opera fu commissionata a Bosch dal Gran Maestro del
Libero Spirito per rappresentare il paradiso degli Adamiti.
Quindi Tau, ritenendo di essere la reincarnazione del Gran Maestro,
vuole emularlo creando una sua personale versione del Giardino delle de-
lizie, commentai. Chi  Wilhelm Fraenger?.
Rebecca si lasci sfuggire un sospiro. Le avevo parlato di quel tedesco
che aveva scritto un saggio originale su Bosch, ricorda?.
Mi guardava come se fossi un vecchio rimbambito che dimentica le co-
se. Mi irritai immediatamente.
Sergente Wenston,  tutto?, chiesi con voce tagliente restituendole il
foglio.
Non ancora. C' anche questo, rispose lei mettendo sulla scrivania un
nuovo foglio.
Il linguaggio dei simboli in Bosch lessi mentre squillava il telefono. Era
Jennifer Logan.
Nicholas, disse con voce smielata, finalmente ti trovo. Sono giorni
che cerco di mettermi in contatto con te. In ufficio mi rispondevano sem-
pre che non c'eri. Sono arrivata perfino a pensare che ti facessi negare.
E avevi pensato bene, dissi dentro di me con un sogghigno. Dopo aver
scoperto quando si sarebbe tenuto il ricevimento della Whitechapel Art
Gallery, avevo detto al centralino di non passarmi telefonate della Logan.
La messa al bando era stata revocata quella mattina.
Ho ritrovato l'invito, continu lei. Il ricevimento  per stasera alle
nove. Spero che tu sia libero. La sua voce conteneva una nota di preoccu-
pazione, come se avesse paura di veder sfumare la mia presenza.
Decisi di fargliela pagare. Aveva voluto fare la preziosa e meritava una
punizione.
Stasera?, ripetei con voce contrita. Temo di non potermi liberare.
Oh, Nicholas, proruppe lei delusa. Sembravi tenerci tanto.
Non ti sei pi fatta sentire, l'accusai ipocritamente.
Non  vero. Ho telefonato tante volte, ma non c'eri mai. Non avremmo
avuto problemi, se tu mi avessi dato il numero del cellulare.
Neppure morto, pensai con una smorfia. Sapevo bene che da tempo sta-
va cercando di avere quel numero, ma piuttosto che essere chiamato da lei
avrei rinunciato al cellulare.
Senti, Jennifer, dissi tagliando corto perch mi stavo incominciando a
seccare. Facciamo cos, se posso venire, ti do un colpo di telefono verso
le otto. Se non mi senti, sar per la prossima volta.
Mi feci dare il suo numero di casa, che mi aveva gi dato una mezza
dozzina di volte e che io avevo sempre gettato via, e la salutai velocemente
Rebecca intanto mi fissava con espressione disgustata. Potevo immagi-
nare benissimo cosa stava pensando: ero il solito figlio di puttana che pri-
ma flirtava con una donna e poi, inspiegabilmente, la metteva da parte, an-
noiato.
E aveva ragione perch io sono proprio cos. Mi stanco subito delle don-
ne. Ma il caso di Jennifer Logan era diverso: non scopavamo, n facevamo
altro insieme.
Allontanai Il linguaggio dei simboli in Bosch e dissi:
Se la sente di incontrare Tau, sergente?.
Rebecca mi rivolse un'occhiata indignata. Era ovvio che una dura come
lei se la sentiva. Anzi, sembravano dire i suoi freddi occhi color lavanda,
vedrai come lo sistemo.
Era proprio di questo che avevo paura. Non volevo che Tau subodorasse
qualcosa circa la vera identit della ragazza che aveva reclutato su Internet.
Quindi era essenziale che Rebecca mettesse da parte grinta e aggressivit e
si fingesse la dolce fanciulla dalle lunghe chiome bionde che doveva im-
personare Eva.
Al riguardo, mi torn in mente un particolare che non quadrava.
Se  Il giardino delle delizie che devono rappresentare, obiettai allo-
ra perch Tau cerca una Eva?.
Rebecca riprese il libro con l'immagine de Il giardino delle delizie. Indi-
candomi l'uomo e la donna racchiusi in una specie di ampolla, in basso,
sulla sinistra del dipinto, disse:
Se guarda bene la donna, si accorge che assomiglia alla Eva del Para-
diso terrestre.
Non ero sicuro di aver capito bene.
Sergente Wenston, mi sta dicendo che Tau vorrebbe chiuderla nuda in
un'ampolla?.
 quello che sospetto, signore.
Era stupefacente. Se Tau ci fosse riuscito, avrebbe avuto la mia ammira-
zione perenne. La frigida Rebecca che si faceva accarezzare il ventre da un
uomo, e a sua volta lo accarezzava su una coscia, mentre se ne stavano vo-
luttuosamente adagiati in una bolla di vetro senza indumenti addosso. Non
potevo crederci.
Cercando di nascondere lo stupore, mi misi a osservare il quadro.
I due tizi chiusi nell'ampolla avevano accanto un acrobata, non sapevo
come altro definirlo perch faceva la verticale in uno stagno e fra le gambe
divaricate gli spuntava un frutto con dentro un uccello. Un altro uccello
stava appollaiato sulla lunga spina conficcata nel frutto. Fuori dello stagno
un uomo portava sulle spalle un'enorme cozza dentro la quale si intravede-
vano due amanti coricati. Pi in l c'erano due uomini, uno stava accovac-
ciato in una posizione inequivocabile, l'altro lo frustava sulle natiche men-
tre coglieva i fiori che gli uscivano dall'ano. Non era questa la sola imma-
gine oscena del dipinto, perch nella moltitudine di cavalieri che un po' pi
in alto galoppavano intorno allo stagno ce n'era uno che stava piegato a U
sulla groppa di un cavallo, con sedere e genitali al vento.
Beh, le  andata bene, sergente, dissi alla fine. Non deve cavalcare,
n stare immersa in un acquitrino, o esibirsi in spericolate posizioni che
neppure il kamasutra contempla.
Volevo essere spiritoso, ma dimenticavo che Rebecca era priva di senso
dell'umorismo.
Mi autorizza a prendere appuntamento con Tau, signore?, scand con
la sua odiosa voce metallica, calcando sulla parola signore.
Riflettei per un istante. Se si fossero incontrati in un luogo pubblico e
fossero stati circondati da agenti in borghese pronti a intervenire al primo
segnale di pericolo, il rischio era praticamente minimo. Cos le dissi di or-
ganizzare la cosa prima possibile.
Lo arrester?, domand lei.
Scossi il capo. No, prima volevo mettere le mani su tutta la setta e Re-
becca avrebbe fatto da esca. Si sarebbe unita a Tau e ai suoi discepoli per
scoprire perch avevano ucciso Julie Bonham e forse anche Jan Haselhoff.
Se necessario, si sarebbe spinta fino alla messinscena del tableau vivant.
Non le rivelai, per, le mie intenzioni e una volta rimasto solo ripresi in
mano Il linguaggio dei simboli in Bosch.
Gli studiosi concordano nel ritenere che Bosch si sia ispirato alla
simbologia esoterica per i suoi quadri. Le influenze esercitate dai
tarocchi sono molte ed evidenti: il primo Arcano Maggiore, il Ba-
gatto (il giovane che davanti al tavolo dove sono poggiati gli em-
blemi della vita tiene in mano la bacchetta magica), ricorre ne Il
Prestigiatore; il settimo, il Carro (attaccato a due cavalli, indica il
cammino dell'uomo attraverso la vita), nel Carro del fieno; il no-
no, l'Eremita (il saggio che si difende dal male), nelle opere ispi-
rate ai santi Antonio, Giovanni e Gerolamo; il ventesimo, il Giu-
dizio Finale, nel Giudizio Universale; il ventiduesimo e ultimo
Arcano, il Matto (la fine del gioco, e della vita, il grado supremo
dell'iniziazione, e anche l'espiazione) nel Figliol prodigo.
Anche i simboli che si riferiscono all'alchimia sono molti: l'alam-
bicco (e il crogiolo), dove si compie la Grande Opera, che  l'u-
nione fra lo zolfo e il mercurio filosofale: l'albero cavo, allusione
al crogiolo e simbolo anche della morte; il colore bianco, secondo
stadio della Grande Opera; il corvo, stadio iniziale della Grande
Opera; il fuoco, equivalente dello zolfo; la lumaca, la Grande O-
pera; il piede tagliato, la fissazione del mercurio; i colori rosa e
rosso, lo stadio finale della Grande Opera; il rospo, lo zolfo; l'uo-
vo, l'alambicco.
Altri simboli si riferiscono invece alle chiavi dei sogni quattrocen-
tesche e alle antiche tradizioni popolari. La brocca  il sesso
femminile, o il diavolo. Il cammello, la sobriet. La chiave, il ses-
so o la conoscenza. La cicogna, la castit. Il cigno, l'ipocrisia, o
anche la crapula. La ciliegia, la lussuria. Il coltello, il sesso ma-
schile. La cornamusa, il sesso maschile o femminile e anche il
peccato contro natura. Il corno, il sesso maschile, capovolto quel-
lo femminile. La farfalla, l'incostanza, o la resurrezione. Il fiore di
cardo, le tentazioni che pungolano la mente del pigro. La fragola,
la lussuria. L'ibis, la memoria. L'imbuto, il sesso maschile. La le-
pre, la lussuria unita al terrore della morte. La mela, il petto fem-
minile. La mezzaluna, la vanit, o il diavolo. L'orso, la lussuria, o
la memoria. Il pavone, la vanit. Il pellicano, il Cristo redentore.
Il pesce, la lussuria, o il sesso maschile. Il pettirosso, la lussuria. Il
picchio, la lotta contro l'eresia. La rana, la credulit. Il riccio, l'e-
resia. La scala, l'atto sessuale. La scimmia, l'incostanza, o il dia-
volo. Il topo, la falsit. La valva di mollusco, il sesso femminile.
Il colore verde, lo sguardo malefico di Satana. Il colore azzurro, la
frode e il male.
Infine,  stata avanzata l'ipotesi che a ispirare il repertorio demo-
niaco del pittore sia stato l'uso di un allucinogeno. I ricercatori
dell'universit di Gttingen, intatti, hanno riprodotto una pomata
delle streghe in uso nel XVI secolo e l'hanno sperimentata su al-
cuni volontari, i quali hanno raccontato di aver avuto tutti identi-
che visioni: viaggi nell'aria, scene orgiastiche con diavoli e mo-
stri.
Due cose mi colpirono di quanto avevo appena letto: l'ipotesi dell'alluci-
nogeno, che non ritenevo per niente fantasiosa visti i racconti di chi ha
preso l'Lsd, e l'interpretazione delle famose fragole, simbolo della lussuria.
E brava Rebecca, pensai. Forse era meno santarellina di quanto volesse
apparire. Il fatto che avesse scelto di chiamarsi Fragola quando chattava
con Tau gettava nuova luce sulla sua personalit. Perch aveva preso, fra
tutti i simboli di Bosch, proprio quello della lussuria quando c'era la cico-
gna a rappresentare la castit? Il suo gesto stonava con l'immagine irre-
prensibile che avevo di lei. Che praticasse il sesso virtuale, mi chiesi a un
tratto? S, ce la vedevo, decisi dopo qualche attimo di riflessione. Era pro-
prio il tipo di sesso che faceva per lei: pulito, sicuro, asettico.
Il resto della giornata pass troppo lentamente per i miei gusti e senza
novit di rilievo. Nicols, che nel frattempo era rientrato dalla Scozia, si oc-
cup di organizzare il gruppo di agenti in borghese che avrebbe sorvegliato
l'incontro di Rebecca con Tau. Per non tralasciare nessuna eventualit die-
di incarico a un altro agente di seguire il fratello di Jan Haselhoff.
Alla fine, dopo molti ripensamenti, avevamo deciso che Rebecca e Tau
si sarebbero visti in un pub. A Londra ce sono pi di settemila. Bastava so-
lo trovare quello giusto. Nicols ne aveva scartati molti prima di restringere
la rosa a due nomi, entrambi lontanissimi dal quartiere dove abitava Re-
becca per evitare che qualcuno la riconoscesse, mettendo in pericolo cos
la sua copertura.
Uno si trovava nella zona del mercato della carne di Smithfield, l'altro
dietro a Selfridges. Preferimmo il secondo perch era quello che consenti-
va migliori riprese con la telecamera. Volevo infatti filmare quanto pi
possibile dell'incontro.
Alle otto, da casa, feci la famosa telefonata alla Logan che non nascose
di essere molto contenta di avermi al suo fianco al ricevimento. Sopportai
le sue chiacchiere insulse solo perch sapevo che una volta entrato, l'avrei
immediatamente piantata in asso.
Mi feci la doccia, indossai lo smoking e mi rimirai a lungo nello spec-
chio. Volevo essere sicuro di non avere nulla fuori posto perch ci tenevo a
fare colpo su Laura Kiss.
Alle otto e quaranta, finalmente, ero sul taxi che mi avrebbe condotto al
ricevimento. Jennifer Logan sarebbe venuta per conto suo. E per conto suo
se ne sarebbe andata. Su questo ero stato inflessibile perch non volevo
che si mettesse in testa sciocchezze del tipo che avevamo un appuntamen-
to.
Alle nove meno quattro minuti la intercettai in mezzo alla folla che stava
facendo la fila per entrare al ricevimento.
Mi avvicinai e feci lo sforzo di sorriderle. Si era messa pi in ghingheri
del solito. Attraente era attraente, non si poteva negarlo, per era cos petu-
lante e melliflua che non l'avrei toccata neppure con la punta di un bastone.
Eccoti, finalmente, esclam prendendomi sottobraccio.
Cercando di rimanere calmo - scalpitavo dalla voglia di mollarla - mi
rassegnai a sopportarla fino al nostro ingresso nella saia. Nel frattempo
scrutavo fra la folla nella speranza di individuare Laura Kiss.
A un tratto Jennifer Logan mi pizzic il braccio.
Non hai ascoltato una parola di quello che ho detto.
No, per piet, che mi fossero risparmiati almeno i lamenti, sbuffai dentro
di me.
Tanto non verr, continu con voce stridula.
Chi non verr?, chiesi improvvisamente attento. Se mi aveva inganna-
to facendomi credere che Laura Kiss avrebbe partecipato al ricevimento in
modo da incastrarmi a uscire con lei, l'avrei strozzata con le mie mani.
La tua cara madame Charroux, rispose con una risatina di scherno
mentre entravamo nella sala. Per quale motivo ci tieni tanto a vederla?.
Non sono affari tuoi, sibilai scrollandomela di dosso come una vipera
velenosa. Stavo incominciando a innervosirmi.
Non credevo che fosse il tuo tipo, ribatt lei per nulla scossa dalle mie
cattive maniere.  piatta. Le si contano le ossa. Invece a te piacciono
formose.
Che ne sai tu di come mi piacciono.
A giudicare da come guardi il tuo sergente, direi che il tipo anoressico
non fa per te.
Il mio sergente? Ero allibito. La vipera stava parlando di Rebecca.
Credevi che non mi fossi accorta che sbavi dietro al sergente Wen-
ston?.
Era meglio troncarla l. Mi stava provocando, era evidente. Se avessi
pronunciato gli insulti che avevo sulla punta della lingua, avrei fatto il suo
gioco.
Vado a prendere qualcosa da bere.
Le voltai bruscamente le spalle, ma lei mi afferr per la manica della
giacca.
Perdi il tuo tempo, disse acida.  lesbica.
Mi girai di scatto. Chi  lesbica?.
Il tuo sergente. Si vede lontano un miglio che sono le donne il suo ge-
nere.
Dentro di me sospirai di sollievo. Avevo avuto paura che stesse parlando
di Laura Kiss.
Il sergente Wenston ti ha fatto forse qualche avance?, chiesi con un al-
tro sorriso smagliante. Sareste proprio una bella coppia.
Una strega e una vipera, aggiunsi fra me e me. Mi feci largo fra la folla e
lei, per fortuna, non mi segu.
Mentre vagavo come un'anima in pena per la sala mi chiesi come fare a
sapere se la signora Charroux fosse fra gli invitati. Non conoscevo nessu-
no. Quello non era il mio ambiente: troppe vecchie carampane ricoperte di
gioielli e troppi damerini fatui.
La vedo in difficolt, disse qualcuno alle mie spalle.
Mi voltai. Luc Charroux mi sorrideva con simpatia.
Anch'io odio questo genere di ricevimento, continu. Se non fosse
stato per mia moglie, che invece li adora, non sarei qui. Ha insistito tanto
che la accompagnassi e io non so rifiutarle nulla.
Allora era venuta, esultai sentendomi eccitato di colpo. Guardai oltre le
spalle dello scrittore, ma della bellissima Laura Kiss neppure l'ombra.
 a Londra in vacanza?, chiesi tanto per dire qualcosa.
In vacanza?, rise lui. Magari. A parte il fatto che ho una casa in citt,
sono venuto per incontrare il mio editore e fare un giro promozionale per il
nuovo libro.
Quello sull'Inquisizione? Mi aveva detto che non aveva ancora finito di
scriverlo.
Lui rise di nuovo. Mi stavo riferendo a quello appena pubblicato, non a
quello che sto scrivendo.
Cos ha una casa a Londra. Perch non me l'ha detto quando ci siamo
incontrati in Savoia?.
Non me l'ha chiesto. E, francamente, non mi  proprio venuto in mente
che potesse interessarle.
Mi interessa, invece. Quando viene in citt si porta dietro la servit?.
Non ce n' bisogno. La casa ha il proprio personale di servizio.
Lascia in Savoia anche l'insostituibile Pierre? Non credevo che lei po-
tesse farne a meno.
Charroux mi rivolse un'occhiata divertita. Purtroppo Pierre detesta l'In-
ghilterra.
Lei invece deve amarla molto.
S, ho sposato perfino un'inglese.
A proposito di sua moglie, non la vedo, dissi guardandomi intorno.
Volevo salutarla.
Charroux mi guard sorpreso. Non sapevo che conoscesse mia mo-
glie.
Raccontai brevemente del nostro incontro in giardino.
Deve essere qui da qualche parte, disse lui.  molto popolare. Tutti
la cercano. Cos, quando arriviamo a una festa, me la portano subito via e
la rivedo solo al momento di tornare a casa. Cosa vuole, questo  il prezzo
da pagare quando si sposa una donna affascinante.
Mi sfugg un sospiro al pensiero di quello che avrei voluto fare insieme
alla sua splendida consorte, se avessi avuto la fortuna di rimanere solo con
lei.
Ci sono novit sulla morte della cameriera?, chiese Charroux.
Nessuna.
Avevo intenzione di portare il discorso su Torquay perch volevo inda-
gare un po' meglio sulla storia del suo film su Bosch, ma lui mi anticip.
E quel ragazzo, il cameriere di Torquay, l'avete ritrovato?.
Non ancora.
Ritiene che sia stato lui a uccidere la mia cameriera?.
Feci un gesto come per dire che tutto era possibile.
Julie Bonham, oltre al portatile, aveva un altro computer?, chiesi.
Non sapevo che avesse un portatile.
Era fra i suoi effetti personali. Per non  stato usato. Siccome sospet-
tiamo che scambiasse e-mail con qualcuno, stiamo cercando di capire di
quale computer si servisse.
Suppongo che anche a Aix-les-Bains ci siano gli Internet caf, disse
lui con un sorriso.
Non replicai pensando che anche casa sua doveva essere piena di com-
puter. Pi ci riflettevo e pi mi convincevo che Julie Bonham poteva aver-
ne usato uno di Charroux per tenersi in contatto con Tau. Ma sarebbe stato
difficile accertarlo perch difficilmente lo scrittore avrebbe acconsentito a
farci frugare nei suoi computer.
Quindi, mi pare di capire che le indagini sono a un punto morto, con-
tinu come se la cosa lo indignasse.
Non ho mai detto questo, ribattei risentito. Il fatto che non ci siano
novit non vuol dire che brancoliamo nel buio.
Mi scusi, non volevo offenderla. So che voi investigatori, anche quan-
do tutto appare fermo, state lavorando alle vostre indagini. Per, per chi sta
all'esterno, questa apparente immobilit  micidiale.  come quando uno
scrittore si dilunga con le descrizioni, o un regista con le scene in cui i per-
sonaggi non fanno praticamente niente. La gente scappa a gambe levate.
Lei non sa quanto sia diventato difficile mantenere l'attenzione del pubbli-
co per pi di trenta secondi.
Sorrisi condiscendente. Per fortuna, non  un mio problema. Ma capi-
sco che per chi scrive, o fa film, deve essere stressante stare sempre a rin-
correre il pubblico e il successo. Solo Torquay pare infischiarsene altamen-
te.
Charroux scoppi a ridere.  l'esatto contrario. Non ho mai conosciuto
nessuno pi interessato di lui alla fama.
Non si direbbe, obiettai scettico.
Creda a me, Torquay ha sapientemente costruito il suo personaggio di
regista scontroso e misogino. In realt, l'unica cosa che conta per lui  stare
sempre al centro dell'attenzione.
Come mai ha scelto di fare un film su un pittore del Quattrocento?.
Conosce Bosch?.
Da quando Rebecca mi sommergeva con le sue schede, non ero diventa-
to di certo un esperto, ma incominciavo a prendere confidenza con il mon-
do dell'enigmatico pittore olandese.
Devo riconoscere che all'inizio era stato difficile perch l'impatto con
Bosch  inquietante. Di fronte ai mostri, alle scene orride di tortura, ai de-
moni, alle creature ibride, ci si sente minacciati.  come se il mondo folle
rappresentato sulla tela dovesse inghiottirci e trascinarci nell'abisso. Solo
dopo aver letto la nota sugli allucinogeni, mi ero un po' tranquillizzato: tut-
to quell'orrore scaturiva da una mente ottenebrata dalla droga.
Decisi di nascondere l'interesse che avevo per il pittore, cos risposi che
non sapevo quasi nulla sul suo conto.
Peccato. Avrebbe compreso perch Torquay si  gettato a capofitto in
quest'impresa. Bosch, per la particolarit della sua opera, suscita meravi-
glia, e Torquay vuole approfittarne.
Qual  la trama del film?.
 un mistero. Per sono pronto a scommettere che riguarder Il giardi-
no delle delizie.
Perch proprio Il giardino delle delizie?, domandai allarmato. Sem-
brava proprio che il quadro non ossessionasse soltanto Tau.
Il quadro ha una forte valenza erotica e Torquay la user per solleticare
il voyeurismo del pubblico.
Si spieghi meglio, lo invitai.
Ne far un'enorme orgia. Artistica per, diranno i critici. I giornali par-
leranno di lui per mesi. La verit  che sar l'ennesimo film pornografico
spacciato per arte.
 duro con Torquay. Come mai?.
Non mi piacciono i furbi. E lui lo .
In quel momento, come per magia, al suo fianco si materializz Laura
Kiss. Era di una bellezza quasi sovrannaturale.
Sono molto stanca, disse al marito con voce languida. Vogliamo ri-
entrare?.
Feci per salutarla, ma lei mi ignor vistosamente. Charroux si scus e si
allontan insieme alla moglie. Rimasi per qualche istante imbambolato.
Quando mi riscossi, non so perch mi torn in mente Aleyt van de Mer-
venne snobbata dal Gran Maestro alla festa di Carnevale. Mi chiesi se an-
che lei si era sentita stupida come mi sentivo in quel momento.
11
ALEYT
's-Hertogenbosch, giugno 1504
Aleyt pregava inginocchiata in camera sua quando la serva venne ad an-
nunciarle l'arrivo del cerusico. L'aveva mandato a chiamare quella mattina
presto, ma c'erano volute sei ore prima che si facesse vedere perch era
stato trattenuto al capezzale di un ricco mercante in fin di vita per una ca-
duta da cavallo.
Poich era il cerusico pi bravo di 's-Hertogenbosch, valeva la pena di
aspettare tanto per una sua visita. Forse adesso, finalmente, Agnes sarebbe
guarita. Era lei infatti ad avere bisogno di cure. Era malata da settimane.
Tossiva, notte e giorno, senza tregua.
Dapprima sembrava che la tosse fosse la conseguenza di una brutta in-
freddatura che si era presa appena erano giunte a Roedeken. Quell'anno la
primavera era stata piuttosto fredda.
Con l'arrivo della bella stagione Agnes si era ripresa. Erano sparite la
febbre e la spossatezza. E anche la tosse. Ma poi era misteriosamente ri-
comparsa dimostrandosi insensibile a ogni cura. Cos, erano ritornate in
citt perch la ragazza sembrava peggiorare di giorno in giorno.
Quando Aleyt entr nella stanza della malata, il cerusico la stava gi e-
saminando, ma non parl fino alla fine della visita.
Ebbene?, gli chiese mentre lo accompagnava fuori della stanza.
La paziente  sana.
Allora come spiegate la tosse che l'affligge?.
Il cerusico si strinse nelle spalle. Non dipende da qui, disse toccandosi
il petto. E neppure da qui, aggiunse indicando la gola. In ogni caso, vi
far una ricetta che porterete allo speziale.
Per un cataplasma di semi di lino?.
No, per una pozione a base di echinacea e camomilla che le sommini-
strerete due volte al giorno. In pi, datele da mangiare sanguinaccio a
pranzo tutti i giorni. Fatele anche lasciare il letto. Aria fresca e moto sono
le medicine migliori. Dovrebbe passeggiare.
Aleyt fece una smorfia. Ma se non si regge in piedi, esclam. Come
potrebbe passeggiare?.
Il cerusico sospir. Signora, questo  il mio modesto parere. Non  nel
corpo che la ragazza  malata.
E se ne and senza aggiungere altro.
Le sue ultime parole - Non  nel corpo che la ragazza  malata - conti-
nuarono a riecheggiare nella mente di Aleyt per tutto il giorno. Il cerusico
non l'aveva detto, ma lei dentro di s sapeva perfettamente che il male di
Agnes si annidava nell'anima. E se ne sentiva anche in parte responsabile.
Gi prima di partire per la campagna Agnes era cambiata. Si era fatta ta-
citurna e malinconica. A Roedeken si era chiusa completamente in se stes-
sa rifiutando di confidarsi con lei. Passava le giornate alla finestra a scruta-
re la strada come se si aspettasse di veder comparire qualcuno da un mo-
mento all'altro. Si era raffreddata proprio perch teneva la finestra sempre
aperta, anche con la pioggia e il cattivo tempo.
Qualche volta, la notte, la sentiva piangere ed era allora che il senso di
colpa per averla portata in campagna la sommergeva. Nonostante si ripe-
tesse che l'aveva fatto per il suo bene, si sentiva lo stesso responsabile del-
le sue pene. Aveva trascorso quei mesi a vederla soffrire e ogni giorno spe-
rava che si compisse il miracolo, come era accaduto a lei che era riuscita a
liberarsi dall'ossessione che la divorava.
A onor del vero, per, doveva riconoscere che lei era guarita anche per-
ch occuparsi di Agnes era stato un formidabile diversivo. Tenerla lontana
dall'ebreo era stato un compito che l'aveva assorbita al punto da farle di-
menticare le proprie pene. Se solo non si fosse ammalata, forse anche
Agnes ora poteva gettarsi quell'ossessione dietro le spalle.
Rimase con la malata fino a sera. Jeroen torn dalla bottega che era gi
buio. In quei giorni dipingeva sfruttando fino all'ultimo attimo di luce. Vo-
leva finire prima possibile il quadro dell'ebreo perch il duca Philippe gli
aveva versato un anticipo per una tavola raffigurante il Giudizio Universa-
le. Il quadro doveva essere largo due metri e mezzo e mostrare il paradiso
e l'inferno.
La notizia aveva rallegrato Aleyt, ma non quanto si era aspettata. Quan-
do il cavaliere van Baex era venuto a complimentarsi, si era dovuta sforza-
re per mostrarsi lieta. Si vergognava ad ammetterlo, ma con Agnes malata,
anche i successi del marito, che erano stati la sua consolazione in tutti que-
gli anni di matrimonio, passavano in secondo piano.
Durante la cena Jeroen si inform sulle condizioni di salute di Agnes.
So che  venuto il cerusico. Cosa ha detto?.
Che  forte. Si riprender.
Non le piaceva mentire, ma non voleva allarmare il marito. Era molto af-
fezionato ad Agnes e si sarebbe preoccupato. E questo avrebbe influito ne-
gativamente sul suo lavoro.
Una voce dentro di lei per le ramment che quella non era tutta la veri-
t. Se sminuiva la gravit della malattia di Agnes era anche perch non vo-
leva fornire al marito ulteriori motivi per biasimarla. Non lo diceva, ma era
chiaro che Jeroen pensava che tutto ci non sarebbe accaduto se non si fos-
se incaponita a partire per Roedeken.
E la tosse?, chiese ancora lui.
Anche quella passer.
Il marito assunse un'espressione scettica.
Prima sono passato da lei. L'ho trovata che boccheggiava per un attacco
di tosse. La serva ha dovuto scuoterla pi volte per farle riprendere fiato.
Il cerusico ha prescritto una pozione. Vedrai, fra qualche giorno star
meglio.
A parte la tosse, mi  sembrata anche molto provata nello spirito. Forse
ha bisogno di distrarsi. Di vedere gente. Il Gran Maestro chiede tutti i
giorni di lei. Vorrebbe farle visita.
Ad Aleyt pass di colpo l'appetito.
Il cerusico  stato categorico, disse spingendo da parte il piatto. Ri-
poso, cibo sano e niente visite. Solo cos potr lasciare il letto.
Il marito apr bocca per ribattere, ma qualcosa lo trattenne. Anche lui
spinse da parte il piatto e fece cenno alla serva di portarlo via.
Quella notte Aleyt non dorm per la paura che l'ebreo potesse presentarsi
all'improvviso a bussare alla sua porta. Mai e poi mai avrebbe permesso
che vedesse Agnes.
L'indomani non si allontan dal capezzale della malata. Per cercare di
rallegrarla un po', sapendola appassionata delle vicende di corte, lei che
odiava i pettegolezzi arriv perfino a raccontarle l'ultimo scandalo.
La duchessa Jeanne si era finalmente riunita con il marito, fra lacrime e
grandi manifestazioni d'affetto. L'idillio per era durato poco perch, come
aveva detto l'ebreo molti mesi prima, il duca Philippe aveva un'amante a
cui sembrava tenere molto. La notizia era giunta anche alle orecchie della
duchessa che, pazza di gelosia, aveva fatto spiare la dama, una giovane
dalle lunghe chiome bionde con cui il marito s'incontrava nella limonaia
del parco di Coudenberg.
Approfittando di una festa all'aperto, la duchessa Jeanne si era nascosta
fra le piante e aveva aspettato l'arrivo della rivale. Era molto bella, con i
capelli biondi sciolti ornati di perle e l'abito alla moda che le lasciava sco-
perto il petto, e tutti s'inchinavano al suo passaggio. Quando era arrivata
davanti alla serra, una damigella le aveva consegnato furtivamente un bi-
glietto, la duchessa Jeanne era balzata fuori e aveva cercato di imposses-
sarsene. La dama prontamente lo aveva inghiottito. La duchessa le si era
avventata contro e aveva cercato di ferirle il volto con una forbice. Non
riuscendoci, si era accontentata di tagliarle alcune ciocche dei lunghi ca-
pelli biondi.
Sentendo le grida, il duca Philippe era accorso e aveva tentato di fermare
la moglie, che per era fuggita. Dopo una rincorsa, l'aveva afferrata e scos-
sa violentemente coprendola di insulti irripetibili davanti a tutti gli invitati.
Si dice che l'abbia rinchiusa personalmente nelle sue stanze. Lei ha ten-
tato di uscire, ma la porta era sbarrata. Cos si  messa a gridare, ha sbattu-
to a terra una statua, ha sollevato le assi e con un cucchiaio ha scavato nel
pavimento per aprirvi una breccia, ha rotto specchi e tutti gli oggetti che si
trovavano nel suo appartamento. Il fracasso  stato cos forte che nessuno
ha potuto chiudere occhio. L'indomani, quando  stata aperta la porta, la
duchessa giaceva a terra in condizioni pietose, concluse Aleyt.
Agnes le rivolse un'occhiata mesta che lei scambi per scetticismo.
Non credi che sia accaduto? In questi giorni non si parla d'altro. La po-
vera duchessa ha perso ancora una volta la testa e ha dato un orribile spet-
tacolo di s. Per il duca si comporta male con lei. Non solo la tradisce,
ora la picchia pure. E la rinchiude in uno sgabuzzino. Lei lo ama alla follia
e lui, a quanto si dice, sta pensando di esiliarla in un castello di una sper-
duta isola del Mar del Nord.
A questa parole Agnes sospir e chiuse gli occhi. Aleyt cap di aver fatto
un errore a raccontarle la storia tragica della duchessa e cambi subito ar-
gomento descrivendole il nuovo abito che aveva intenzione di farsi cucire.
Per fortuna, la malata si assop e dorm per met pomeriggio. Questo le
permise di raccogliersi in preghiera. Non in camera sua, per, perch non
si fidava a lasciarla sola neppure un attimo. Si era fatta portare dai servi il
suo inginocchiatoio e lo aveva sistemato in un angolo della stanza di
Agnes.
Jeroen torn pi tardi del solito e durante la cena parlarono pochissimo.
Prima di coricarsi Aleyt and a dare un'ultima occhiata ad Agnes e le
somministr un'altra dose della pozione prescritta dal cerusico. Era il se-
condo giorno che la prendeva, ma non sembrava fare ancora effetto.
I giorni passarono senza che vi fosse un minimo miglioramento. Anzi,
Agnes sembrava stare sempre peggio.
Disperata, Aleyt andava avanti e indietro per la sua stanza senza sapere
cosa fare. Se continuava cos, la ragazza sarebbe morta di sicuro. Il cerusi-
co non era riuscito a curarla ed era il migliore della citt. Che fare? A chi
chiedere aiuto? Le venne in mente all'improvviso una vecchia che si aggi-
rava nella piazza del mercato. Conosceva le erbe medicinali e si vantava di
curare la gente. Perch non tentare con lei? Il marito, naturalmente, non
doveva saperne nulla. Le persone come la vecchia lo mandavano su tutte le
furie. Ciarlatani della peggiore risma, le chiamava, inveendo contro di lo-
ro.
Mand la serva pi fidata a cercare la vecchia. Questa venne e accett di
vedere Agnes. Aveva le vesti lacere e sporche, i capelli grigi ridotti a un
intrico di nodi, la pelle butterata tipica di chi  sopravvissuto al vaiolo.
Guard la malata, poi le prese una mano e ne scrut il palmo.
Qualcuno le ha fatto il malocchio, decret alla fine.
Il malocchio?, ripet Aleyt con voce stridula.
Qualcuno le vuole cos male da volerla morta.
Vergine benedetta, pens sconvolta Aleyt,  stato l'ebreo. Solo lui aveva
il potere di fare una cosa simile.
Cosa si pu fare?, chiese alla vecchia.
Vi dar un talismano che le farete portare sempre addosso. Mandate la
vostra serva domani mattina al mercato e glielo consegner. Vi coster un
po', ma  infallibile.
Il prezzo non  un problema, ma voglio sapere di cosa  fatto.
La vecchia scosse la testa. Non ve lo posso dire. Se lo facessi, il tali-
smano perderebbe la sua efficacia.
L'indomani la serva and al mercato e torn con un sacchettino di tela
grezza riferendo che la vecchia si era raccomandata che fosse cucito
nell'orlo della veste della malata.
Aleyt lo fece personalmente, sotto lo sguardo assente di Agnes che non
prestava pi attenzione a quanto accadeva intorno a lei.
Passarono altri tre giorni e la situazione invece che migliorare, peggior.
Agnes ora aveva il sonno agitato. Spesso gridava e piangeva, oppure invo-
cava la presenza di qualcuno a cui si rivolgeva chiamandolo Voi che siete
il paradiso.
Aleyt era inorridita sentendo quelle parole. Era fin troppo chiaro a chi
fossero riferite. Incominci anche a dubitare dei poteri della vecchia. La
serva, vedendola sfiduciata, le raccont di una sua cugina moribonda che
era guarita grazie a una giovane contadina che conosceva le arti magiche.
Dapprima respinse con sdegno il suggerimento della serva minacciando
di cacciarla via per aver osato proporle una cosa del genere. Poi, disperata
perch Agnes stava sempre peggio, fu costretta a far venire la contadina,
una donna rozza e ignorante, che ostentava per una grande fiducia nelle
proprie capacit.
Le  stato dato un filtro d'amore, disse dopo aver visto la malata. Se
farete come vi dico, la ragazza guarir.
Aleyt era diffidente. Come fate a essere sicura che si tratti di un filtro
d'amore?.
La contadina la guard come se avesse detto una bestemmia.
I sintomi sono chiarissimi: la ragazza brucia d'amore, al punto di desi-
derare la morte. Solo un filtro magico pu averla ridotta cos.
Sapendo quel che sapeva dell'ebreo, la spiegazione le suon abbastanza
convincente.
Cosa devo fare?, chiese, decisa a tentare anche l'impossibile.
Dovete lanciare un maleficio su chi le ha dato il filtro.
Aleyt si sent stringere lo stomaco dalla paura.
Impossibile, mormor. Non ne sarei capace.
S, invece, perch quello che dovete fare  semplicissimo.
Di cosa si tratta?.
Dell'annodamento del laccio.
Aleyt impallid. Non se ne parla.
Allora la ragazza morir.
La contadina si volse per andarsene.
Aspettate, la richiam Aleyt. Non potete farlo voi?.
No, io sono un'estranea. Non riuscirebbe. Ci vuole una persona di fa-
miglia.
Aleyt era combattuta perch sapeva bene in cosa consisteva il famigera-
to annodamento del laccio. Chi lo praticava doveva procurarsi il membro
di un animale appena ucciso, nasconderlo fra i vestiti e andare ad aspettare
il malcapitato a cui era diretto il maleficio all'uscita di una chiesa. Appena
lo vedeva, doveva fare in modo di incontrare il suo sguardo e annodare un
laccio bianco intorno al membro dell'animale. Si riteneva che il gesto ser-
visse a legare il membro dell'uomo e a renderlo cos impotente.
Se avesse funzionato, era la punizione giusta per un lussurioso come l'e-
breo. Aleyt era fortemente tentata. Era per anche spaventata al pensiero
che la cosa divenisse di dominio pubblico. Sarebbe morta dalla vergogna.
Una donna del suo rango non faceva simili sciocchezze. Per non parlare
della reazione del marito che avrebbe sicuramente pensato che era uscita di
senno.
Allora?, la riscosse la voce della contadina.
E sia, disse prendendo la decisione pi difficile della sua vita.
La contadina le disse quello che doveva fare e si conged.
Aleyt decise di agire prima possibile. Si sarebbe avvalsa dell'aiuto della
serva, che era fidata. L'indomani l'avrebbe inviata al macello a procurarsi
un membro di maiale perch cos le era stato consigliato dalla contadina. A
parte il disgusto di nasconderselo addosso, il problema pi grosso era sicu-
ramente l'incontro con l'ebreo. Detestava la sola idea di rivederlo, ma per il
bene di Agnes l'avrebbe fatto.
Per fortuna, era venerd. Doveva solo aspettare la messa della domenica
in cattedrale. L'ebreo non sarebbe mancato. Bastava che invece di evitarlo
come la peste, facesse in modo di trovarsi vicino a lui al momento dell'u-
scita. Di sicuro il marito si sarebbe fermato a salutarlo. Incontrare il suo
sguardo la impensieriva, ma si sarebbe fatta forza. Era per il bene di
Agnes.
La serva comp la sua missione e Aleyt, la domenica mattina, al momen-
to di andare in chiesa, si ritrov in tasca un sanguinolento pezzo di carne
avvolto nella tela. Provava orrore al solo pensiero di quello che stava fa-
cendo, ma era necessario.
Insieme a Jeroen prese posto al banco dei van de Mervenne. L'ebreo era
gi arrivato, ma evit accuratamente di guardare nella sua direzione.
Per tutta la durata della messa Aleyt non fece che sudare copiosamente.
Se ne accorse anche il marito, che le chiese se stava bene. Lo rassicur
dando la colpa al caldo e si sforz di rimanere ferma al suo posto a recitare
le orazioni.
Finalmente la messa fin e lei scatt fuori del banco sorprendendo il ma-
rito che invece se la stava prendendo comoda. Al suo braccio percorse la
navata e si affrett a guadagnare l'uscita per fermarsi poi di botto sul sagra-
to.
Il marito le rivolse uno sguardo interrogativo, ma lei ancora una volta
diede la colpa al caldo e accus un leggero malore. Subito lui, sollecito, le
propose di tornare dentro e sedersi. Rifiut anche perch con la coda
dell'occhio aveva visto l'ebreo dirigersi verso di loro.
C' il Gran Maestro, disse per paura che il marito non lo notasse.
Jeroen la guard meravigliato perch non era un mistero che facesse di
tutto per non doverlo salutare.
In quel momento il Gran Maestro si avvicin.
Il marito si volt verso di lui e lei infil prontamente la mano in tasca.
Cerc il laccio bianco che aveva gi preparato e si accinse a infilarlo attor-
no al membro del maiale. Quando l'ebreo la salut, i loro occhi si incontra-
rono e lei non distolse lo sguardo finch non infil il laccio e lo serr.
Scambiate le cortesie di rito, Aleyt, con un sorriso di trionfo sulle labbra,
disse al marito che voleva rientrare.
A casa si cambi immediatamente d'abito e diede ordine alla serva di
bruciarlo insieme a quello che nascondeva. Era stata una prova difficile e
snervante, ma l'aveva superata brillantemente. Era sicura che adesso le co-
se sarebbero cambiate e Agnes sarebbe guarita.
Per tutto il giorno per non fece che ripensare allo sguardo dell'ebreo:
oltre allo stupore, vi aveva letto la stessa determinazione di quella notte nei
sotterranei di casa sua. Per un attimo la sua mente si concesse di ricordare
le emozioni provate, ma poi subentr il desiderio e scacci via con rabbia
quei pensieri. Pensava di essere immune dagli sguardi lascivi dell'ebreo e
invece una parte di lei aveva ceduto alla ferrea disciplina che si era impo-
sta.
L'angoscia torn a tormentarla, ma questa volta sapeva come combatter-
la. Facendo uno sforzo su se stessa, si impose la calma e torn al capezzale
di Agnes, fiduciosa in quello che avrebbe portato il futuro.
Purtroppo, la sua fiducia era mal riposta perch due giorni dopo Agnes
perse i sensi e da quel momento fu un susseguirsi di eventi orribili che por-
tarono alla catastrofe finale.
Tutto era iniziato con un colpo di tosse, che si era trasformato in un at-
tacco violento. Aiutata dalla serva, Aleyt riusc a far riprendere fiato alla
malata, che era rimasta per lunghi attimi senza respirare. In preda al pani-
co, poi aveva mandato a chiamare di nuovo il cerusico, ma il suo verdetto
era stato terribile: solo un miracolo poteva salvare Agnes.
La notizia la raggel, ma cerc di non perdere la testa. Doveva mante-
nersi lucida ed efficiente se voleva sopravvivere a quell'incubo. Si orga-
nizz per passare anche la notte in camera della malata e non si mosse pi
da l.
Jeroen, quando lo seppe, venne subito a pregarla di desistere da quel
proposito.
Devi riposare. Altrimenti rischi di ammalarti a tua volta.
Non pu rimanere sola. Devo stare con lei.
Ma non  sola. C' sempre uno dei servi nella stanza.
Non  la stessa cosa. Lei vorrebbe me.
La prima notte Aleyt la trascorse interamente a pregare la Vergine Ma-
ria. Se avesse guarito Agnes, in cambio lei avrebbe rinunciato ai suoi orec-
chini di perle che le piacevano tanto. Erano stati un dono del padre per le
sue nozze e li aveva sempre portati con immensa soddisfazione perch le
perle erano le pi belle che mai si fossero viste a 's-Hertogenbosch.
La mattina dopo, stordita per la veglia e con il corpo dolorante per essere
rimasta tante ore inginocchiata, aiut la serva a lavare e cambiare Agnes.
Provava quasi piacere a fare i lavori pi mortificanti perch cos teneva a
bada il senso di colpa che le si agitava dentro. Non faceva che ripetersi: se
non l'avessi portata a Roedeken, non si sarebbe ammalata.
Jeroen prima di andare in bottega le chiese di nuovo di abbandonare il
capezzale di Agnes.
Riposa almeno qualche ora. Rimarr la serva.
Voglio tenerle la mano e raccontarle le ultime novit di corte. Forse
questo la riscuoter dal sonno.
Il marito non replic e se ne and scuro in volto. Verso sera arriv anche
il cerusico. Disse che la situazione era immutata e per Aleyt questa fu una
buona notizia perch per tutto il giorno aveva temuto un peggioramento.
Finch Agnes rimaneva addormentata non poteva accaderle nulla di male.
Torn Jeroen.
Devi mangiare qualcosa. Rimarr io con lei.
Aleyt aveva promesso a se stessa di non lasciare mai Agnes, ma le bast
un'occhiata all'espressione decisa del marito per cedere. Riusc a buttare
gi solo qualche cucchiaio di minestra perch il cibo le dava la nausea.
Approfittando di un momento di distrazione della serva, vuot il piatto
fuori della finestra e torn dalla malata.
Jeroen la scrut preoccupato.
Gi di ritorno?.
Ho mangiato, come volevi.
Lui fece una smorfia.  per il tuo bene. Se potesse parlare, sono sicuro
che Agnes ti proibirebbe di sfinirti cos.
La seconda notte fu interminabile. Inginocchiata, pregava la Vergine
Maria di fare il miracolo lottando strenuamente contro il sonno che le fa-
ceva abbassare le palpebre senza che se ne rendesse conto. Pi volte si ap-
pisol per qualche attimo, svegliandosi subito dopo di soprassalto e con il
cuore in gola perch aveva sognato Agnes che la guardava con occhi di
fuoco e le puntava un dito contro.
La mattina, per la prima volta da quando la ragazza si era aggravata, per-
se la fiducia che l'aveva sempre sostenuta, anche nei momenti peggiori. Di
colpo, si rese conto che Agnes non sarebbe uscita viva da quel letto e si
sent perduta. Se fosse morta, come avrebbe fatto a vivere con quel peso
sulla coscienza?
Jeroen si affacci sulla soglia e se ne and senza dire una parola. Anche
lui appariva molto provato. Ma chi non lo sarebbe stato nel vedere una vita
spegnersi? pens affranta. Era incredibile come la malattia avesse fatto
scempio di Agnes.
Le pass all'improvviso nella mente l'immagine della ragazza che sorri-
deva estasiata all'ebreo, la sera della festa di Carnevale. Non l'aveva mai
vista cos felice e ora tutto era finito, spazzato via da un morbo implacabi-
le. O da una malefica magia, perch non poteva dimenticare il filtro d'amo-
re di cui aveva parlato la contadina.
Ci pensava spesso perch se avesse avuto le prove che era stato quello a
far ammalare Agnes, avrebbe potuto almeno liberarsi del rimorso di averla
portata a Roedeken. Avrebbe dato chiss cosa per alleggerirsi la coscienza.
Ormai non fingeva pi di credere quello che si era ripetuta come una lita-
nia per mesi, e cio che aveva allontanato Agnes per il suo bene. La verit
era un'altra, e per quanto la nascondesse anche a se stessa, non poteva can-
cellarla: aveva allontanato Agnes solo perch era gelosa.
S, gelosa come non lo era stata mai. S, gelosa al punto di mentire e
tramare nell'ombra. S, gelosa fino a diventare cattiva. Era questo il suo
segreto inconfessabile e se lo sarebbe portato nella tomba, anche se ci a-
vrebbe significato bruciare fra le fiamme eterne dell'inferno.
Quei pensieri la tormentarono per tutto il giorno, che le sembr non pas-
sare mai. Il cerusico arriv, puntuale, al calar della sera. Visit la malata e
scosse la testa.
Quando and via, Aleyt fu colta da una grande stanchezza. Si lasci sci-
volare sulla panca ai piedi del letto e chiuse gli occhi.
La svegli l'urlo della serva entrata in camera con la cena. Balz subito
in piedi e rimase impietrita nel vedere che dalla bocca di Agnes era uscito
un fiotto di sangue che le aveva bagnato il petto e si era allargato come una
rosa vermiglia sulle lenzuola.
Si precipit da lei, ma era troppo tardi: non respirava pi.
12
L'indomani arrivai in ufficio nervoso e senza alcuna voglia di parlare
con il mio prossimo. Quando ero di quell'umore - in sostanza diventavo
autistico, interrompendo i contatti con il mondo - ero il primo a riconosce-
re di essere insopportabile. La colpa era di quanto accaduto la sera prima.
Di tutte le reazioni che mi ero aspettato, Laura Kiss aveva avuto proprio
la peggiore: si era comportata come se fossi trasparente. Tornato a casa a-
vevo rimuginato a lungo sul suo comportamento senza riuscire a trovare
una spiegazione plausibile. Per distrarmi, avevo pensato di chiamare Bren-
da o Arabella, ma poi avevo rinunciato perch era tardi. Il sonno per non
voleva saperne di venire, cos mi ero messo a leggere un altro capitolo del-
la storia di Aleyt van de Mervenne. Sentivo una strana affinit con lei, an-
che se quando avevo letto come era crepata la sua povera dama di compa-
gnia ero rimasto disgustato.
In ufficio regnava un'insolita alacrit. Nicols era tutto preso dai suoi pia-
ni, anche gli altri sembravano impegnatissimi, solo di Rebecca non si ve-
deva traccia. Per un po' me ne stetti rintanato. Poi, buss Rebecca.
Anche lei non aveva un bell'aspetto. Occhiaie e viso tirato la dicevano
lunga su quanta parte della notte avesse trascorso incollata al computer.
Novit?, chiesi per dovere.
Tau e io ci siamo dati appuntamento, annunci in un modo che mi in-
fastid. Sembrava un'adolescente al suo primo incontro amoroso.
Quando?.
Oggi pomeriggio.
Vedo che non perdete tempo, commentai acido. Ha gi avvertito Ni-
cols in modo che faccia i suoi preparativi al pub?.
Lei tossicchi imbarazzata. C' un problema, signore.
Quale?, chiesi deciso a respingere ogni tentativo da parte sua di com-
plicarmi la vita.
Tau mi ha dato appuntamento da un'altra parte.
Cosa sta dicendo?, esplosi. Sapeva benissimo che avevamo scelto il
pub.
Tau non ne ha voluto sapere. Ha detto che mi avrebbe incontrato solo
nella caffetteria della National Gallery.
E lei ha acconsentito?.
Non avevo altra scelta, signore.
E invece s che l'aveva, urlai. Bastava dire che ci avrebbe pensato,
per consultarsi poi con me. Le ricordo che qui sono io che prendo le deci-
sioni. Lei deve solo metterle in atto.
Lo sguardo di Rebecca divenne di ghiaccio. Se non avessi dato subito
la mia risposta, non se ne sarebbe fatto niente. Prendere o lasciare, ha detto
Tau. Quindi, vista l'importanza della posta in gioco, ho ritenuto di accetta-
re.
Non me ne frega niente degli ultimatum di Tau. Lei mi ha scavalcato,
sergente Wenston.
Sapevo di comportarmi da bastardo figlio di puttana. Lei aveva fatto be-
ne ad accettare. Tau era troppo importante e non potevamo perderlo. Per
ero cos incazzato che non sapevo resistere alla tentazione di sfogare la
mia rabbia su di lei.
Nella stanza cal il silenzio. Rebecca fissava il pavimento, io fissavo lei
per godermi il momento in cui avrebbe ceduto e fatto mea culpa.
E infatti a un tratto, alzando lo sguardo su di me, disse:
Allora non mi devo presentare alle tre nella caffetteria della National?
 questo che vuole?.
Ci fronteggiammo a lungo con lo sguardo. Il suo grondava odio. Capii
che non mi avrebbe chiesto scusa neppure se la torturavo.
Mi alzai lentamente in piedi, feci il giro della scrivania e mi misi davanti
a lei. Istintivamente fece un balzo indietro.
Una volta ho letto che nell'America del Seicento i fidanzati quaccheri si
parlavano da un divano all'altro del salotto attraverso una canna di legno
cava.
Ebbene, certe volte avevo l'impressione che se lo avessi proposto a Re-
becca, per la prima volta nella storia dei nostri rapporti, avrebbe accettato
con grande entusiasmo.
Sergente Wenston, dissi avvicinandomi ancora di pi, quello che vo-
glio  risolvere prima possibile questo caso. E per riuscirci, ho bisogno che
lei collabori.
Ma  quello che faccio.
Decisi di non infierire oltre. Mi piaceva strapazzarla, ma sapevo quando
era il momento di darci un taglio.
Vada da Nicols e lo aiuti a predisporre un nuovo piano. Forse, dopo
tutto una telecamera passa pi inosservata nella caffetteria di un museo che
in un pub. Tutti i turisti ne hanno una. Diedi un'occhiata all'orologio.
Sono gi le undici. Non abbiamo molto tempo.
Rebecca usc senza dire una parola. Mi sentivo vagamente in colpa per
averla maltrattata. In fondo, dovevo riconoscere che si stava dando molto
da fare. Nel cassetto avevo l'ultima scheda che mi aveva preparato, Fraen-
ger e il Trittico delle delizie, che ancora non avevo letto.
Hieronymus Bosch: Das Tausendjahrige Reich (Il Regno millena-
rio di Hieronymus Bosch), del tedesco Wilhelm Fraenger, fu pub-
blicato nel 1947 e subito sollev scalpore per le tesi originali
sull'opera del pittore olandese.
Innanzi tutto va spiegato perch Fraenger chiama il Trittico delle
delizie Il Regno millenario. Il motivo va ricercato nella dottrina
delle tre epoche dell'umanit di Gioacchino da Fiore, un predi-
catore cistercense del XII secolo che fond la congregazione dei
florensi: la storia dell'umanit inizia con il regno del Padre, rivela-
to dall'Antico Testamento, a cui ha fatto seguito il regno del Fi-
glio, rivelato dal Nuovo Testamento, che dura ancora e si estin-
guer solo con l'avvento del regno dello Spirito Santo. Quest'ulti-
mo  il regno dell'amore puro, della contemplazione estatica del
mondo, dell'illuminazione. Secondo Gioacchino da Fiore, scri-
ve Fraenger, gli eletti di questo regno dell'amore, liberati dalla
sessualit, si trasfigureranno in una forma ideale di putto, uno dei
cui attributi, secondo Matteo,  la condizione inviolabile degli an-
geli che non prendono n marito n moglie.
Pensai all'umanit senza sesso teorizzata dal monaco medievale Gioac-
chino da Fiore e rabbrividii. Non mi piaceva affatto l'idea di essere tra-
sformato in un putto asessuato. Avrei scommesso che questa concezione
aveva invece mandato in visibilio Rebecca.
Mi rimisi a leggere.
Tre forze santificanti - perfectio, contemplatio e libertas -saranno
operanti nell'ultimo regno, ormai imminente. Esse conferiranno ai
loro soggetti una visione completa di Dio e un distacco dalle cose
del mondo.
Ci significa per che gli eletti dell'ultimo regno, ai quali sono
concesse la perfezione spirituale, la contemplazione di Dio e la li-
bert, non hanno pi bisogno della mediazione della chiesa catto-
lica. E infatti i seguaci della setta degli Homines intelligentiae
(setta che si muoveva nell'orbita dell'eresia dei Fratelli e delle So-
relle del Libero Spirito) non pregavano, non si confessavano, non
si facevano il segno della croce, rifiutavano la castit. Per questo
non furono accusati solo di eresia, ma anche di libertinaggio. Le
dottrine di Gioacchino da Fiore influenzarono anche un altro ere-
tico olandese del XVI secolo, Heinrich Niclaes, che fond ad
Amsterdam una casa dell'amore (huis der liefde), dove i suoi se-
guaci praticavano riti mistici.
Ecco finalmente spiegata l'origine della misteriosa casa dell'amore. Fra-
enger diceva che questo Niclaes sosteneva che solo a lui, in quanto incar-
nazione dell'amore, era concesso giungere fino alla zona sacra del tempio e
instaurare cos con i suoi seguaci, una sorta di famiglia costituita in larga
parte da donne, il regno dello Spirito Santo. Che poi era quello dell'amore.
Niclaes, mi dissi con un pizzico di invidia, non era che un altro furbo con
il vizio delle orge. La scheda passava poi a illustrare il pensiero di Fraen-
ger riguardo al Trittico delle delizie.
L'opera, secondo Fraenger,  stata commissionata a Bosch dal
Gran Maestro del Libero Spirito, un ebreo di nome Jacob de Al-
maengien, di cui si sa solo che nel 1496 si convert al cattolicesi-
mo alla presenza di Filippo il Bello (ma poi torn all'ebraismo), e
che ader alla stessa confraternita di Bosch. A giudizio di Fraen-
ger, sempre il Gran Maestro fu l'ispiratore di altre opere di Bosch,
qualcuna delle quali contiene anche il suo ritratto.
I sette peccati capitali, per la sua destinazione originaria (era il ri-
piano di un tavolo) sarebbe stata commissionata da de Almaen-
gien per portare i suoi seguaci allo stato contemplativo durante le
riunioni della setta.
Le nozze di Cana invece sarebbero una rappresentazione delle
nozze eretiche del Gran Maestro con un'ebrea, mentre Il prestigia-
tore una castrazione rituale degli eretici in chiave satirica. Il Trit-
tico del diluvio infine, ricorderebbe la morte per annegamento
della moglie e del figlio di de Almaengien. Quest'ultimo ha pre-
stato il suo volto al San Giovanni a Patmos. Un altro suo ritratto 
contenuto nel Giardino delle delizie. Nella caverna che si vede a
destra in primo piano c' l'unica figura vestita di tutto il dipinto.
Fraenger sostiene che  de Almaengien.
Una capigliatura scura, scrive, dai contorni netti, distingue
questa testa da tutte le altre: la fronte  alta, l'attaccatura dei capel-
li  ad angolo acuto in mezzo alla fronte, cos da formare una M
nella quale sembra condensata tutta l'energia maschile. Gli occhi,
nerissimi, sprigionano uno sguardo penetrante... Si tratta dunque
del ritratto di colui il quale commission e ispir l'opera, il Gran
Maestro del Libero Spirito: egli ci attende con uno sguardo pene-
trante e scrutatore, sulla soglia del suo mondo paradisiaco.
Fraenger sostiene che la struttura interna del trittico non  frutto
della mente del pittore ma di un sistema intellettuale fondato su
una triplice base: teologica, filosofica e pedagogica proprio di
una potente personalit come doveva essere quella del Gran Mae-
stro del Libero Spirito.
Lo studioso tedesco, lessi ancora nella scheda, portava numerosi esempi
a sostegno della sua tesi. Due, mi accorsi, erano la prova del collegamento
fra il materiale ritrovato nel computer di Jan Haselhoff e il Regno millena-
rio di Hieronymus Bosch.
Il primo era un riferimento al Muori e divieni! fratello contenuto in una
delle e-mail cifrate ricevute da Haselhoff. Secondo Fraenger questa sibilli-
na frase biblica era l'asse spirituale del trittico. Il mistero erotico del Regno
millenario era consacrato in essa.
Il secondo riguardava l'arpa-liuto dell'Inferno musicale e l'ibrido botani-
co, per met bolla e per met ananas dentro il quale sedeva una coppia di
amanti, del Giardino delle delizie. Per Fraenger erano una raffinata e dotta
raffigurazione del passo biblico Et erunt duo in carne una.
Nessun pittore, scriveva lo studioso tedesco, sarebbe stato capace di
elaborare su quest'unico passo della Bibbia due immagini cos diverse.
Da quel che capivo leggendo le criptiche frasi che seguivano, l'arpa-liuto
voleva rappresentare l'armonia come matrimonio di suoni: l'arpa era l'uo-
mo, il liuto la donna, uniti in un duo di gioia. Et erunt duo in carne una,
appunto.
Fraenger, per spiegare meglio questo concetto, citava Mechthild von
Magdeburg, la beghina medievale che aveva scritto un libro sulla Creazio-
ne di cui si era interessato anche Jan Haselhoff. Solo dopo aver sottomesso
gli istinti sensuali, diceva la beghina, il corpo diveniva alato come quello
di un danzatore, lo spirito si faceva trasparente e l'anima musicale. Si rag-
giungeva cos quell'armonia che l'uomo pu raggiungere in terra solo con
l'Eros e la Musica.
L'ibrido botanico invece richiamava all'alchimia. Gli amanti nell'ampolla
congiungendosi rappresentavano l'unione alchemica del mercurio con lo
zolfo. E anche l'atto divino della creazione che si ripeteva. Corpo e anima,
materia e spirito, universo e Dio, divenivano nuovamente uno e l'uomo
perfetto che incarnava Dio nasceva ancora una volta.
C'era da smarrirsi in quel labirinto di concetti strambi. Per come la ve-
devo io, con un po' di teologia spruzzata di esoterismo si era cercato di
trovare una giustificazione mistica all'erotismo. Me ne convinsi ancora di
pi quando lessi i passi riguardanti l'ars amandi degli Adamiti.
Cantor, il discepolo processato a Cambrai nel 1411, aveva rivelato che
gli Adamiti avevano un modo segreto di fare l'amore. Fraenger, che prati-
camente aveva costruito quasi tutto il saggio sul significato profondo
dell'erotismo adamita, purtroppo non spiegava affatto quale fosse il famoso
modus specialis di Cantor. Si limitava a dire che  autorizzato dalla
teologia morale cattolica come coitus reservatus e la sua pratica  ammessa
nel quadro sacramentale del matrimonio.
Coitus reservatus? Non l'avevo mai sentito nominare. Eppure, pensavo
di sapere tutto sul sesso. Mi ripromisi di chiedere a Rebecca di informarsi.
Anche per metterla in imbarazzo, visto che in mia presenza le piaceva tan-
to atteggiarsi a santarellina.
Per, riflettei, se era ammesso dalla morale cattolica, il coitus reservatus
non doveva essere peccaminoso. D'altro canto neppure nel manoscritto,
quando Aleyt van de Mervenne assiste all'orgia a casa del Gran Maestro,
mi era parso che vi fosse descritto un qualche modus specialis di scopa-
re.
Fraenger aggiungeva che il coitus reservatus fino al XIX secolo era pra-
ticato dalle sette familiste, o perfezioniste, e che la stampa aveva spesso
ospitato dibattiti tra esperti di sociologia, eugenetica e medicina su questa
tecnica della carezza.
Addirittura, pensai sghignazzando perch ora era chiaro a cosa si allu-
desse con coitus reservatus. Poi mi venne in mente che io ragionavo come
un uomo del ventunesimo secolo e neppure mi passava per la mente l'idea
che il sesso potesse essere praticato esclusivamente per procreare. Ai tempi
di Cantor, o del Gran Maestro del Libero Spirito, le coppie congiungendosi
carnalmente assolvevano un dovere. Non c'erano preliminari, carezze varie
o, peggio che mai, sesso orale. I bordelli, naturalmente, erano un discorso
a parte.
Quindi, ecco perch l'innocente e, se vogliamo, banale ars amandi degli
Adamiti aveva provocato uno scandalo enorme. E Fraenger, che aveva
pubblicato il saggio nel 1947, non si era sbilanciato pi di tanto perch an-
che ai suoi tempi di certe cose non si parlava esplicitamente.
Ringraziai il cielo di essere nato cinque secoli dopo perch non c'erano
dubbi che se fossi vissuto nel 1400 mi avrebbero arso vivo sul rogo.
Pi tardi Rebecca venne con una notizia che mi preoccup. L'agente che
aveva il compito di sorvegliare Hank Haselhoff aveva appena comunicato
che l'antiquario olandese si stava dirigendo nel Sussex.
Pare stia andando da Torquay, disse Rebecca incrociando il mio
sguardo. La nostra baruffa di poco prima sembrava archiviata.
Rebecca aveva tanti difetti, ma non quello di serbare rancore. Premesso
che normalmente mi detestava, quando la stuzzicavo era capace di provare
odi furibondi verso di me, che per le passavano presto.
Controllate anche le sue telefonate, ordinai.
Perch star andando da Torquay?.
Vorr vedere dove lavorava il fratello.
E se ci avesse nascosto qualcosa?.
Cosa vuole dire, sergente Wenston?.
Forse sa dove si trova il fratello.
Sta insinuando che Jan Haselhoff, sempre che sia vivo, si nasconde nel-
la tenuta di Torquay?.
Lo so che non le piace sentir parlare di impressioni, signore. Per,
quando ho visto Patricia Hoyle ho avuto la sensazione che stesse mentendo
a proposito della scomparsa di Haselhoff.
Sospirai. La mia sensazione invece era stata diversa. Quando mi ero ri-
trovato davanti quella strafica della governante di Torquay avevo avuto
un'erezione.
Aspettiamo di vedere cosa accade quando arriva da Torquay, dissi.
Poi valuteremo il da farsi.
Rebecca fece una smorfia, ma non replic.
 tutto pronto?, chiesi riferendomi all'incontro che avrebbe avuto do-
po meno di due ore con Tau.
Fece cenno di s con il capo e usc dal mio ufficio per andare a preparar-
si. Avevo dato ordine di nasconderle un microfono addosso in mondo da
ascoltare quello che le avrebbe detto Tau. Un agente travestito da turista
avrebbe ripreso tutto con la telecamera, mentre altri due, fingendosi una
coppia in luna di miele, avrebbero scattato fotografie.
Anch'io sarei stato della partita perch volevo vedere Tau con i miei oc-
chi. Cos decisi di andare subito alla National Gallery in modo da trovarmi
nella caffetteria quando fossero arrivati gli altri.
Dopo aver fatto un giro per le sale mi fermai davanti a L'incoronazione
di spine. Avevo letto sulle schede di Rebecca che era un'opera della matu-
rit di Bosch. Osservandola per la seconda volta notai alcuni particolari
che mi erano sfuggiti alla prima frettolosa visione, come la freccia che tra-
passava il cappello di uno dei carnefici, l'espressione rassegnata del Cristo,
il collare irto di chiodi di un altro aguzzino.
Mezz'ora prima dell'appuntamento, armato di una guida di Londra e di
altre cartacce che si presuppone non manchino mai nelle tasche del turista
tipico, presi posto nella caffetteria. Non avevo pranzato e ne approfittai per
mangiare qualcosa.
Scelsi un tavolo da cui potevo tenere d'occhio tutto il locale e, mastican-
do un gommoso panino al prosciutto, mi misi a osservare tutte le persone
che vi si trovavano in quel momento.
Nessun uomo, a parte un paio di studenti che potevano avere s e no
vent'anni, era solo. Ne conclusi che Tau non era ancora arrivato e spostai
cos l'attenzione sull'entrata.
Alle 14.45 arriv Rebecca. Notai immediatamente che era diversa. Gli
abiti erano sempre larghi e informi - e questo immaginavo che avesse faci-
litato enormemente il lavoro dei tecnici che le avevano nascosto addosso il
microfono - ma il viso non era pi acqua e sapone. Si era truccata occhi e
bocca. Mascara nero applicato con generosit e rossetto scarlatto. Si era
anche sciolta i capelli biondi.
La fissai come buona parte degli uomini presenti mentre attraversava la
caffetteria e si sedeva a un tavolo centrale. Era cos bella che dimenticai
Laura Kiss e mi sentii riafferrare dall'antico desiderio di averla. Doveva
pur esserci, pensai con rabbia, un modo di portarmela a letto. Se solo non
fosse stata cos irraggiungibile. Per reazione alla sua freddezza, quando mi
mettevo a fantasticare su di lei, mi piaceva immaginarla disinibita, sfrena-
ta, golosa di sesso. La vedevo entrare nel sex shop di Coronet Street, l'uni-
co al mondo dove l'ingresso  vietato agli uomini, ed esplorare la mercan-
zia esposta sugli scaffali: bustier in latex, lubrificanti, manuali, videocas-
sette, fruste, catene e quant'altro il mercato del piacere offre, tutti articoli
che poi avremmo provato insieme.
Alle 14.50 arrivarono gli altri tre agenti, il turista solitario e la coppia in
luna di miele. Si disposero intorno a Rebecca. Ora eravamo tutti l, non
mancava che Tau.
Gli ultimi dieci minuti trascorsero senza che me ne rendessi conto per-
ch ero troppo preso a tenere d'occhio sia l'entrata che Rebecca. Mi chie-
devo perch si fosse truccata. Non lo faceva mai. Anzi, sospettavo che la
sua pelle non sapesse cosa fossero i cosmetici. L'improvviso desiderio di
apparire bella a Tau, come la scelta del nome che usava per chattare con
lui, quel Fragola che nel linguaggio simbolico di Bosch era sinonimo di
lussuria, erano inequivocabili segni di malizia femminile.
Che le piacesse flirtare con Tau? No, non potevo crederci. Rebecca era
fatta di ghiaccio. Almeno per quanto riguardava i rapporti con gli uomini.
Guardai l'orologio e vidi che le 15 erano passate da due minuti e Tau an-
cora non era comparso.
Rebecca intanto aveva ordinato un t e lo stava sorseggiando lentamente
mentre sfogliava il Regno millenario di Fraenger. Sapevo che lei e Tau si
sarebbero riconosciuti perch entrambi ne avrebbero avuto una copia.
Alle 15.07 un uomo alto e slanciato entr nella caffetteria e si guard in-
torno. Lo osservai e prima ancora di vedere il libro che aveva in mano ca-
pii che era Tau. Aveva capelli e occhi neri e un viso magro dai lineamenti
spigolosi. Non era bello, ma avrei scommesso che le donne gli cadevano
nel letto come niente.
Inutile dire che, con quello che sospettavo sul conto di Rebecca, la cosa
non mi fece affatto piacere. Nel frattempo, lei si era accorta dell'uomo e lo
stava fissando.
Lui pass in rassegna i tavoli finch non vide prima lei, poi il libro di
Fraenger. Allora, sorridendo, si fece avanti.
Guai in vista, pensai subito. L'uomo era pericoloso. Molto pericoloso.
Aveva un'aria tenebrosa e quel modo di fare che le donne trovano irresisti-
bile.
Rebecca gli fece cenno di sedere. Lui disse qualcosa, poi si strinsero la
mano. Notai, con un certo risentimento, che quando Tau l'aveva toccata
non si era ritratta come faceva le rare volte che la sfioravo io.
Da quel momento in poi si immersero in una fitta conversazione, dimen-
tichi di quanto li circondava. L'uomo sorrideva spesso, Rebecca anche, e
per ben tre volte, provocandomi un attacco di gelosia acuto, scoppi perfi-
no a ridere.
Non vedevo l'ora di sentire la registrazione per sapere cosa si erano detti
di tanto divertente. Avevo predisposto che Tau fosse seguito, una volta u-
scito dalla National Gallery. Quindi, prima di sera contavo di sapere tutto
su di lui, anche se usava il filo interdentale o lo spazzolino.
L'incontro dur ventisei minuti, che per me furono una tortura. Quando
finalmente vidi l'uomo stringere di nuovo, e trattenere per un tempo che
giudicai troppo lungo, la mano di Rebecca per poi allontanarsi, saltai in
piedi e lasciai la caffetteria senza degnare di un'occhiata il mio sergente.
Si chiama Sebastian Thus, disse Rebecca seduta davanti alla mia scri-
vania.
Lo so, ribattei asciutto fissando il suo viso privo di trucco. Anche i
capelli non erano pi sciolti, arrivata in ufficio era tornata quella di sem-
pre. Ho ascoltato la registrazione.
Lei inizi a fissarsi la punta delle scarpe.
Sergente Wenston, sibilai, perch non ha fatto di pi per scoprire
qualcosa riguardo alle origini olandesi di Thus?.
Sebastian Thus, se questo era il vero nome di Tau, aveva detto di essere
olandese, ma viveva da molti anni a Londra dove esercitava la professione
di medico. Rebecca invece si era presentata come Rebecca Miller, pro-
grammatrice in una ditta di informatica.
Rebecca, senza staccare lo sguardo dalle scarpe, disse:
Ho capito che non era il caso di insistere.
Visto lo stato di trance in cui era sprofondata, mi stupisce che fosse in
grado di capire qualcosa, sergente Wenston.
La sciagurata, da quello che avevo ascoltato, era stata praticamente in
balia di Tau. Infatti, era stato lui a condurre il gioco, a fare le domande.
In principio non avevano parlato di Bosch. Lui aveva detto che Rebecca
era molto bella, pi di quanto si fosse aspettato. Aveva ammirato molto i
suoi capelli biondi e il colore insolito degli occhi. Le aveva chiesto se a-
vesse origini scandinave e Rebecca aveva risposto che la sua famiglia ve-
niva dalla Scozia. Lui era rimasto molto colpito dalle presunte origini cel-
tiche del mio sergente, che se vere erano una novit anche per me, e si era
messo a raccontare di un suo viaggio all'isola di Arran, nel Firth of Clyde.
Sembra che anche Rebecca conoscesse l'isola ed entrambi avevano asserito
con molta enfasi di averne molto amato il paesaggio sempre differente. Lui
aveva detto qualche parola in gaelico e sorprendentemente Rebecca, scop-
piando a ridere, gli aveva risposto nella stessa lingua. Era stato allora che il
discorso era scivolato su Bosch.
Tau aveva affermato che gli Adamiti, come i Celti, erano i depositari di
una grande sapienza. Il loro sistema teologico si fondava su dottrine eredi-
tate dal mondo giudaico-cristiano e dalla mistica greca, rielaborate auda-
cemente perch sostituivano alla filosofia l'amore, quello innocente di A-
damo ed Eva.
Il Trittico delle delizie, con tutti i simboli che racchiudeva, ne era la rap-
presentazione. Nel pannello di sinistra il Creatore univa Adamo ed Eva in
paradiso, in quello centrale veniva tracciato l'itinerario di una salvezza
fondata su un mistero erotico che avrebbe riportato l'umanit allo stato di
purezza originaria di Adamo, e quindi a quell'umanit che Dio aveva crea-
to a sua immagine. Infatti le creature che popolavano Il giardino delle de-
lizie erano innocenti, non provavano alcuna vergogna per la loro nudit.
Erano la perfetta immagine dell'umanit unita a Dio e riconciliata con la
natura.
C'era stato un silenzio durante il quale immaginai che i due si fossero
fissati negli occhi come li avevo visti spesso fare nel corso del colloquio.
Dopo erano tornati a discutere di argomenti pi prosaici. Thus aveva fat-
to qualche domanda a Rebecca sulla sua professione di programmatrice. E
lei gliene aveva poste sulla sua di medico. Si era venuto cos a scoprire che
era un omeopata e aveva uno studio, ma aveva glissato sull'indirizzo.
Dopo di che mi sarei aspettato che Rebecca gli chiedesse delle sue origi-
ni olandesi. E invece si era messa a parlare della loro stramaledetta chat.
Thus per aveva subito sviato il discorso chiedendole a bruciapelo per-
ch volesse partecipare al tableau vivant. Rebecca aveva risposto che era
affascinata da Bosch e dai suoi quadri. Thus le aveva domandato se non
era stato piuttosto l'aspetto erotico della faccenda ad attrarla. Lei si era
messa a ridere e aveva ribattuto che non poteva negare che il sesso avesse
avuto la sua influenza. Anche Thus si era messo a ridere.
A questo punto, dopo un altro silenzio lui aveva detto che doveva andare
e che si sarebbe fatto vivo presto via Internet.
E poi perch non ha insistito per sapere l'indirizzo dello studio?, con-
tinuai. Poteva fare un altro tentativo invece di arrendersi subito.
Ho ritenuto che non fosse fondamentale, visto che lo avremmo segui-
to.
Non ha pensato che poteva seminare i nostri agenti e sparire nel nulla,
come ha fatto?.
Purtroppo, anche se mi seccava da morire ammetterlo, questa era la veri-
t. Thus, uscito dal museo, si era infilato nella stazione della metropolitana
di Charing Cross, e l gli agenti, per una serie di circostanze sfortunate, lo
avevano perso.
Rebecca alz finalmente lo sguardo su di me. C'era anche la possibilit
che stesse mentendo, disse. Che non fosse un medico.
Quindi perch sprecare tempo a fargli domande inutili?, conclusi aci-
damente. Molto meglio mettersi a flirtare con lui.
Rebecca riabbass lo sguardo sulle scarpe e mi accorsi con grande sor-
presa che era arrossita.
Sergente, cosa pensa di Sebastian Thus?.
In che senso, signore?.
Mi stava prendendo per il culo?
Quello che voglio sapere  se Sebastian Thus le piace.
Se mi piace?, ripet sgranando gli occhi.
S, se le piace. Si  comportata con lui come una stupida adolescente al
primo appuntamento, per non parlare dell'aria trasognata che assume
quando ne parla.
Vidi la collera stravolgere i suoi lineamenti perfetti.
Questo  troppo, disse correndo fuori della mia stanza.
Avevo esagerato, lo sapevo benissimo. Tutta colpa della gelosia perch
sospettavo che Rebecca subisse il fascino di Sebastian Thus.
Mi rendevo conto che i miei sospetti erano insensati perch Rebecca era
un poliziotto che stava facendo il suo lavoro e Sebastian Thus, nella mi-
gliore delle ipotesi, uno svitato che credeva di essere la reincarnazione di
un uomo vissuto cinque secoli prima, nella peggiore un assassino. Ma non
riuscivo a metterli a tacere.
Quella sera, quando tornai a casa, prima di prepararmi per andare da
Brenda, tanto per rimanere in tema di gelosia, lessi un altro capitolo della
storia di Aleyt van de Mervenne. Ne ero affascinato e orripilato nello stes-
so tempo. Ora che conoscevo meglio la vita e il mondo di Bosch, sapevo
che le vicende narrate nel manoscritto erano, pi che vere, verosimili.
L'autore si era divertito a immaginare la vita del pittore e di sua moglie.
Del resto, era un racconto, non una biografia. Era stato scritto usando la
fantasia, non gli archivi. Il suo intento era quello di intrattenere. Per, non
riuscivo a liberarmi della sensazione che nascondesse anche altro.
13
ALEYT
's-Hertogenbosch, dicembre 1504
Aleyt entr nella bottega seguita dalla sua cagnetta Margot, nonostante
sapesse che il marito non ne gradiva la presenza, e dalla sua nuova dama di
compagnia, la vecchia, arcigna signorina van Oss. Anche quest'ultima era
invisa a Jeroen, che non faceva mistero di detestarla.
La signorina van Oss era in casa loro da agosto e la convivenza fra i due
si era subito rivelata difficile, ma Aleyt non se ne preoccupava. L'aveva
scelta proprio perch era l'opposto di Agnes.
Jeroen le venne incontro con un sorriso, che per si spense appena vide
la dama di compagnia, che per di pi teneva Margot in braccio.
Mi fa piacere vedere che sei uscita, le disse il marito con dolcezza.
Dopo la morte di Agnes era diventato pi premuroso nei suoi confronti.
Del resto, la lunga agonia della povera ragazza aveva messo a dura prova i
nervi di Aleyt. Prima si era ammalata - una brutta febbre che l'aveva la-
sciata stremata - poi, quando si era ripresa, per pi di un mese aveva osser-
vato il lutto stretto e non aveva quasi mai lasciato la sua stanza, dove se ne
stava seduta per intere giornate a fissare il vuoto. C'era voluta tutta la pa-
zienza del marito per scuoterla dallo stato d'abulia in cui era precipitata.
Era tornata alle occupazioni della vita quotidiana poco alla volta e prende-
re la signorina van Oss in casa era stata una decisione impulsiva di cui si
era pentita subito, ma che non poteva pi rimangiarsi. La conosceva gi
perch era una lontana parente, zitella e priva di mezzi, di una ricca fami-
glia di 's-Hertogenbosch. Essendo istruita, le era parsa la dama di compa-
gnia ideale. Purtroppo, per, aveva un difetto: era ossessionata dal diavolo,
che vedeva dappertutto. Jeroen trovava estremamente irritante vivere sotto
lo stesso tetto con una bigotta, cos l'aveva definita, che aveva fatto della
guerra al peccato la sua sola ragione di vita.
Vuoi vedere il quadro?, le chiese il marito.
Stava dipingendo il Giudizio Universale per il re. Philippe, duca di Bor-
gogna, nonch arciduca d'Asburgo, duca di Lorena e di Brabante, e sua
moglie Jeanne erano i nuovi sovrani della Castiglia dopo la morte della re-
gina Isabella, avvenuta il 26 novembre di quell'anno.
Prima vorrei lavarmi le mani, rispose guardandosi intorno.
Il marit sospir e le fece cenno di andare nella stanza attigua al suo stu-
dio dove c'era un lavamani sempre pieno d'acqua pulita.
Aleyt, seguita dalla signorina van Oss, si ritir nello stanzino. Si lav
con meticolosit le mani, come se le avesse avute lorde di sporcizia. Not
con la coda dell'occhio che la signorina van Oss aveva fatto una smorfia e
non le ci volle molto per intuire cosa stesse pensando: erano le tre del po-
meriggio e quella era almeno la ventesima volta che si lavava le mani da
quando si era alzata dal letto quel mattino.
Se le lavava in continuazione, fino a farle sanguinare. Non ne poteva fa-
re a meno, era un impulso irrefrenabile che lei per prima non riusciva a
spiegarsi. Tutto era incominciato dopo la malattia che l'aveva colta in se-
guito alla morte di Agnes. Dapprima non ci aveva fatto caso perch aveva
sempre avuto molta cura della propria igiene personale. Era stato il marito
a farglielo notare.
Si era chiesta pi volte cosa la spingesse a comportarsi cos e non era
stata capace di trovare una risposta. Quando si alzava all'improvviso e an-
dava all'acquaio era mossa da una volont che non era la sua. Compiva i
gesti senza accorgersene, strofinava e strofinava le mani fino a farsi male,
ma non sentiva il dolore. Era come se fosse diventata insensibile. Per na-
scondere le ferite aveva preso l'abitudine di indossare i guanti anche in ca-
sa. Jeroen non le aveva fatto domande, ma talvolta lo sorprendeva a fissar-
la con un'espressione che non gli aveva mai visto prima.
Quando torn nello studio il marito stava guardando fuori della finestra.
Si avvicin incuriosita per vedere cosa avesse attratto la sua attenzione e si
pent all'istante di averlo fatto. Davanti alla bottega c'era l'ebreo, pi spa-
valdo che mai.
Erano mesi che non lo vedeva e prov la consueta fitta al ventre: era
sempre bello e vigoroso come lo ricordava. I lunghi capelli scuri gli rica-
devano sulle spalle in morbide onde, le vesti erano lussuose, i movimenti
del corpo aggraziati. Appariva sicuro di s.
Aleyt si disse che doveva rimanere calma, ma l'assal di nuovo il biso-
gno di lavarsi le mani. Si stacc dalla finestra e stava per precipitarsi nello
stanzino quando la voce del marito la blocc.
Ho chiesto al Gran Maestro di posare per me.
Per il Giudizio Universale?, gli chiese con un fil di voce.
Il marito era famoso per la capacit di dipingere pi quadri contempora-
neamente, ma le risultava che in quel momento stesse lavorando solo per il
re.
No, per un'opera ispirata a San Giovanni Battista sull'isola di Patmos.
Ho pensato di usare il Gran Maestro come modello per il santo. Fra l'altro
 stato lui a commissionarmi il quadro.
Aleyt assorb la notizia lentamente. Era come se la sua mente fosse stata
invasa da una nuvola di nebbia e tutto le apparisse sfocato e lontano.
Intanto la signorina van Oss, che non aveva alcuna simpatia per l'ebreo,
incominci a dare segni di impazienza.
Signora, le sussurr all'orecchio. Si sta facendo tardi. Ci aspettano in
chiesa.
Era vero. Dovevano andare alla cattedrale di San Giovanni perch c'era-
no le prove del coro della confraternita di Nostra Signora.
Lo disse a Jeroen, che protest.
Ma non hai neppure visto il Giudizio Universale.
In quel momento, annunciato da uno dei garzoni della bottega, arriv
l'ebreo.
Spero di non recar disturbo, disse rimanendo sulla soglia e guardando
Jeroen con espressione dispiaciuta. Non sapevo che aveste visite.
Venite pure avanti. Mia moglie stava andando via.
L'ebreo le rivolse un saluto formale, che Aleyt ricambi con freddezza.
Poi, aiutata dalla signorina van Oss, si rimise il pesante mantello bordato
di pelliccia e usc dallo studio.
Quando fu in strada, nonostante le rimostranze della signorina van Oss,
decise di disertare le prove del coro e a passo di marcia attravers la piazza
per far ritorno a casa. Non vedeva l'ora di rifugiarsi in camera sua. Voleva
rimanere sola a pensare.
In casa per trov trambusto per via di una serva che aveva rovesciato la
pentola con la minestra che stava bollendo sul fuoco, provocando le ire
della cuoca che aveva visto vanificato tutto il lavoro di una mattinata.
Sgrid la serva, disse qualche parola di conforto alla cuoca, poi con il
pretesto di un forte mal di testa conged la signorina van Oss e si ritir in
camera.
Le tende erano tirate. Le scost per permettere alla luce di entrare e and
a mettersi davanti al quadro che era diventato la sua ossessione. Con le dita
sfior delicatamente la tela dai colori insoliti, piena fino all'inverosimile di
figure maschili e femminili nude, che in coppia o in gruppi si abbandona-
vano alle dolcezze carnali, e le sembr di rivedere l'orgia degli Adamiti nei
sotterranei dell'ebreo.
Il quadro si intitolava Il giardino delle delizie e sebbene fosse il pannello
centrale del trittico dell'ebreo, ora era appeso alla parete di fianco al suo
letto. Era stato Jeroen a mettercelo quando si era ammalata. Per distrarla,
aveva detto, e aveva avuto ragione perch l'impatto con il quadro era stato
sconvolgente.
Innanzitutto, passata la prima impressione di confusione per la mole di
figure che si muovevano frenetiche in tutte le direzioni, a colpirla erano
stati i colori sgargianti.
Il marito preparava le sue tavole con uno strato di gesso sul quale sten-
deva una vernice lucida color carne. Era su questa base che poi dipingeva e
il risultato era che i colori assumevano una brillantezza eccezionale. Tal-
volta, per rendere pi luminose le figure, lavorava il colore con una spaz-
zolina intinta nel bianco, in modo da creare un effetto granuloso che le
metteva in risalto.
Nel quadro, il contrasto fra i rosa, i rosso-corallo e le varie tonalit di ce-
leste era netto, ma piacevole. Anche le sfumature del verde erano originali,
soprattutto quella verde giada accostata al marrone.
Una volta esaurita la meraviglia per l'insolita alchimia cromatica, si era
accorta con grande sbigottimento che il quadro era tutto un sensuale in-
trecciarsi di corpi, e malgrado facesse di tutto per impedirselo, la cosa la
faceva fremere d'eccitazione. Inoltre, era anche la prova che il marito sa-
peva perfettamente cosa accadeva alle riunioni degli Adamiti.
Gli aveva chiesto dove avesse tratto ispirazione per quelle scene di lus-
suria sfrenata e lui, senza scomporsi, aveva avuto la faccia tosta di rispon-
dere che si era rifatto agli stoven, i malfamati bagni pubblici dove non esi-
steva separazione tra uomini e donne.
Aveva fatto finta di credergli, ma dentro di s si era sentita ribollire d'in-
dignazione. Era ovvio che gli stoven, per quanto degradati fossero, non po-
tevano tollerare oscenit come quelle rappresentate sulla tela.
Al centro della composizione c'era una fontana intorno alla quale, in
groppa a pantere, leoni, orsi, tori, liocorni, maiali, cervi, asini, capre, gri-
foni, cammelli cavalcava una moltitudine di uomini nudi. Li aveva contati:
erano ben ottantanove e uno era in una posa che l'aveva fatta arrossire fino
ai capelli. Nella fontana invece si bagnavano trentadue donne, che avevano
sulla testa pavoni, corvi, ibis e pesci morti.
Il marito le aveva spiegato che si trattava della fontana della giovinezza,
mentre quella che aveva dipinto al centro dello stagno sullo sfondo supe-
riore del quadro, era la fontana dell'adulterio, usata dai lussuriosi per i loro
contorcimenti lascivi.
Anche in questo caso, li aveva contati: dieci erano i lussuriosi sulla fon-
tana, cinquantasette quelli immersi nello stagno.
Sotto la fontana della giovinezza era tutto un turbinio di amanti, alcuni
raffigurati in pose voluttuose, altri chini su fiori in boccio o intenti a man-
giare bacche dolci, more gigantesche, fragole. Queste ultime, simbolo della
lussuria, erano disseminate per tutta la tela. Minuscole e gigantesche, in to-
tale ne contava almeno sette. Altri amanti tentavano invece di entrare in
grandi zucche, una coppia consumava la loro unione in un'enorme ostrica
che fungeva da camera nuziale.
Ancora pi sotto, all'estremit sinistra della tela, si vedeva un gruppo di
sei persone, fra cui un giovane nubiano. I nubiani, fra uomini e donne, era-
no undici.
Sopra il gruppo c'era una pianta bizzarra: met ananas, met sfera traspa-
rente. Una coppia di amanti sul punto di unirsi stava adagiata dentro la sfe-
ra. Lei aveva i lunghi capelli biondi e il corpo flessuoso di Catharina.
Aleyt avrebbe voluto cancellare quella figura dal quadro. Era l'unica no-
ta falsa di un'opera che riteneva perfetta. Il marito aveva fatto apparire so-
ave e leggiadra una creatura che invece era infida come una serpe.
Distolse lo sguardo e lo port sul gruppo di figure in primissimo piano,
sulla destra della tela, dove spiccavano due donne che avevano il cranio ra-
sato, segno che erano monache. Una era anche molto pelosa. Accanto a es-
se, in basso, sdraiata sulla soglia di una caverna chiusa da lastre di cristal-
lo, c'era una donna dai biondi capelli ricciuti che teneva in mano una mela.
Dietro di lei, si vedeva l'unica figura vestita di tutto il quadro.
Mentre la osservava, Aleyt si lasci sfuggire un sospiro. La fronte alta,
l'attaccatura dei capelli ad angolo acuto in mezzo alla fronte, gli occhi neri
come l'inferno erano senza ombra di dubbio quelli dell'ebreo.
Il marito lo aveva ritratto mentre puntava l'indice della mano destra ver-
so la donna bionda sdraiata. Alle sue spalle era visibile un'altra donna dalla
bellezza esotica. Il viso tondo, incorniciato da riccioli corvini, lo sguardo
dolce e umido la rendevano diversa dalle altre figure femminili. La sua te-
sta poggiava contro quella dell'ebreo a indicare la grande intimit esistente
fra loro. Non c'erano dubbi che fossero una coppia. Marito e moglie.
L'ebreo, committente e ispiratore del trittico, aveva voluto fare della sua
cerimonia nuziale il punto focale del dipinto.
Perch si  fatto ritrarre nella caverna?, aveva chiesto Aleyt al marito.
Lui aveva risposto che il Gran Maestro, insieme alla sua sposa, attende-
va sulla soglia del paradiso i suoi discepoli.
Ma  blasfemo, gli aveva ribattuto.  come se si ponesse allo stesso
livello del Creatore.
Egli, secondo quanto diceva Aristotele, appartiene alla categoria degli
esseri come Pitagora, cio alla categoria dei maestri. Quindi accoglie i di-
scepoli per svelare loro i segreti della sua dottrina.
Aveva continuato spiegando che Il giardino delle delizie rappresentava
l'unione feconda della prima coppia umana, uno sciame di figli di Adamo
che nudi celebravano le gioie del matrimonio.
Ma Adamo ed Eva non ebbero figli in paradiso, aveva obiettato lei.
Il marito aveva scosso la testa. Il giardino delle delizie  il paradiso
come sarebbe stato se Adamo ed Eva non avessero ceduto alla tentazione
del serpente.
Avrebbe voluto chiedere spiegazioni, ma le manc il coraggio, anche ri-
guardo al significato della cavalcata oscena intorno alla fontana della gio-
vinezza. Ottantanove cavalieri che si abbandonavano alle pi turpi volutt.
Li aveva contati e ricontati per giorni senza sapere perch lo facesse. Dopo
i cavalieri aveva incominciato a contare le fragole, e via di seguito fino a
sapere esattamente la quantit di tutto quello che c'era nel quadro.
Dal quadro era passata alle mattonelle bianche e nere dei pavimenti di
casa. Dopo averle contate tutte, aveva incominciato a camminare solo su
quelle nere. Si era messa in testa che se non l'avesse fatto, si sarebbe am-
malata di nuovo.
Quella mania era durata qualche mese e alla fine, esausta per l'attenzione
che doveva mettere nel camminare, era riuscita a liberarsene. In compenso,
per, aveva iniziato a lavarsi le mani.
Anche in quel momento, mentre se ne stava davanti a Il giardino delle
delizie, sent riaffacciarsi il bisogno di farlo. Prov a resistere, a riportare
l'attenzione sul quadro, ma fu inutile. Come animata da una forza irresisti-
bile, si precipit nella stanzetta adiacente alla sua, dove c'era tutto l'occor-
rente per le abluzioni quotidiane.
Il resto del pomeriggio lo pass facendo finta di riposare. Arriv la sera
e Jeroen rincas. Aveva atteso con ansia quel momento perch era impa-
ziente di sapere qualcosa di pi sul nuovo quadro dell'ebreo.
Cos, a tavola, vedendo che il marito mangiava in silenzio, non resistette
alla tentazione di fare domande.
Poser tutti i giorni?.
Il marito alz gli occhi dal piatto.
Chi?.
L'ebreo.
Il marito si accigli. Non mi piace che lo chiami cos.
La signorina van Oss toss nervosamente.
Comunque, riprese Jeroen rivolgendo un'occhiata gelida alla dama di
compagnia della moglie, il Gran Maestro verr in bottega tre volte a set-
timana.
Perch vuole proprio un San Giovanni?.
Il Gran Maestro desidera un quadro girevole per le meditazioni dei suoi
discepoli. Da un lato infatti dipinger il santo che, intento a scrivere, s'in-
terrompe per l'apparizione di un angelo indicatogli dalla Vergine. Dall'al-
tro, le storie della Passione su un fondo popolato di demoni.
Non c' nessuna figura femminile, quindi.
Il marito la guard a lungo prima di rispondere.
S, ad eccezione della Vergine, naturalmente.
Finirono di mangiare e Aleyt fece cenno alla serva di sparecchiare.
Il Gran Maestro ha chiesto di nuovo quando gli consegner Il giardino
delle delizie, disse all'improvviso Jeroen. Ormai non posso pi inventare
scuse. Temo che sarai costretta a separartene.
Aleyt ebbe voglia di scagliare in terra il pesante piatto di peltro che ave-
va davanti.
Non voglio, sbott.
Il marito fece una smorfia. Sai perfettamente che il quadro non  nostro
e che prima o poi avremmo dovuto consegnarlo al suo legittimo proprieta-
rio.
Il solo motivo per cui Aleyt tratteneva il quadro presso di s era proprio
quello di fare un dispetto al suo legittimo proprietario, come l'aveva defini-
to il marito. All'inizio l'ebreo non aveva fatto obiezioni, ma poi vedendo
che passavano i mesi e Il giardino delle delizie non prendeva la via di casa
sua, aveva avanzato la prima richiesta di restituzione, che lei aveva ignora-
to, seguita qualche settimana dopo dalla seconda. Quella, quindi, era la ter-
za e come aveva detto Jeroen non c'erano proprio pi scuse da inventare.
Comunque, tanto per non lasciare nulla di intentato, Aleyt gioc l'ultima
carta.
E se ne facessi una copia?.
Il marito sbarr gli occhi. Una copia?.
S, che c' di male? Sarebbe identica e lui non se ne accorgerebbe. Cos
potrei tenermi il quadro.
Il marito ebbe uno scatto. Cosa? Daresti la copia al Gran Maestro e ti
terresti l'originale?.
Lei lo guard fingendo meraviglia. Che c' di male?, insistette con
voce lamentosa.
Il marito sembr sul punto di esplodere. Poi, senza degnarla di uno
sguardo, si alz da tavola e lasci la stanza.
14
Hank Haselhoff era seduto nel mio ufficio. Il resoconto delle sue telefo-
nate era aperto davanti a lui, sulla scrivania. Aspettavo che mi desse una
spiegazione. Aveva chiamato due volte casa Torquay e parlato con la go-
vernante e tutte e due le volte aveva minacciato di torcerle il collo se non
l'avesse messo subito in contatto con il regista. La governante non si era
scomposta minimamente. Si era limitata a rispondere che Torquay era
all'estero. Nella seconda telefonata Haselhoff era sbottato dicendo che sa-
peva benissimo che era stato il regista a togliere di mezzo il fratello. La
governante aveva riattaccato.
Allora?, lo incalzai vedendo che rimaneva in silenzio. Perch ritiene
che Torquay sia coinvolto nella scomparsa di suo fratello?.
Nicols era seduto in disparte, con matita e taccuino in mano, pronto a
prendere appunti. Era domenica e Rebecca si era data malata. Non aveva
parlato direttamente con me perch quando aveva telefonato non ero anco-
ra arrivato in ufficio. Da una parte era stato meglio perch non mi sarei
trattenuto e le avrei detto chiaro e tondo di smetterla di fare i capricci e di
venire subito in ufficio. Era chiaro che mi stava tenendo il broncio. E io,
per rappresaglia, l'avrei tenuta fuori da quella che forse era la prima vera
svolta nelle indagini.
Lei ha detto alla governante di Torquay che le avrebbe torto il collo se
non la faceva parlare con il regista. Potrei incriminarla per minacce, lo
sa?.
Quella puttana protegge Torquay, esclam furibondo Hank Haselhoff.
Ma io so quello che stava architettando mio fratello. Quindi non me la
danno a bere.
Perch, cosa stava architettando suo fratello?.
Haselhoff si mosse nervosamente sulla sedia. Avevo detto a Jan che era
pericoloso, ma lui non mi ha voluto dare ascolto.  andato avanti e loro
l'hanno scoperto. Se avesse rinunciato al suo folle progetto, ora sarebbe
ancora vivo.
Di quale progetto sta parlando?.
Haselhoff scosse la testa. Era da pazzi pensare che avrebbe funzionato.
Quella non  gente che si fa incastrare facilmente.
Ne avevo abbastanza. Perch non la smette di parlare per enigmi e mi
racconta tutto dall'inizio?.
Mio fratello si era fatto assumere in casa Torquay con il proposito di
raccogliere materiale che poi avrebbe rivenduto alla stampa. C' un grande
interesse per il regista. Foto e notizie che lo riguardano vengono pagate
profumatamente e lui contava di mettere a segno un buon colpo se avesse
scoperto qualcosa di piccante. Era riuscito a scattare delle foto del regista
in piscina. Non era entrato in particolari, ma mi aveva detto che erano
compromettenti. Gli avrebbero fruttato parecchi quattrini. Proprio per que-
sto temo che l'abbiano tolto di mezzo.
Chi?.
I gorilla di Torquay, dei veri e propri delinquenti che non perdonano.
Torquay  un maniaco della sicurezza, oltre che un pazzo. Teme di essere
rapito o ucciso e si circonda di gorilla che hanno il compito di vigilare su
di lui ventiquattro ore su ventiquattro. Mio fratello mi ha raccontato che
sono uomini spietati. Tutti avanzi di galera, capaci di qualsiasi cosa.
Che arrivino a spaventare qualcuno, anche con le percosse, posso cre-
derlo, ma uccidere  un altro paio di maniche.
Eppure di quella povera ragazza avete ritrovato solo la testa. Questo
dovrebbe convincervi che i gorilla di Torquay non scherzano.
L'altra volta ha detto di non conoscere Julie Bonham. Mentiva, non 
cos?.
Non rispose.
Ha detto la verit a proposito del fatto che non aveva notizie di suo fra-
tello da pi di un mese?.
Certo.
L'ha detta anche riguardo ai vostri rapporti tesi?.
Che avevamo litigato  vero, ma non perch Jan era andato a lavorare
da Torquay, bens per quello che aveva intenzione di fare. Non volevo che
usasse mezzi disonesti per guadagnare denaro.
Perch ha lasciato intendere di temere che suo fratello avesse ucciso Ju-
lie Bonham, quando invece sospettava che i gorilla di Torquay si fossero
liberati di lui?.
Non volevo che la storia del vero motivo per cui Jan era da Torquay
saltasse fuori. Cos ho detto la cosa pi ovvia. La ragazza era morta, Jan
era scomparso, sommando non poteva che venir fuori che lui l'aveva ucci-
sa ed era fuggito.
Sapeva che suo fratello aveva una relazione con Julie Bonham?.
Hank Haselhoff fece cenno di s.
Perch ha mentito dicendo di non conoscerla?.
Ero rimasto sconvolto dalla notizia della scomparsa di Jan. Ho mentito
senza rendermene conto.
Lo fissai negli occhi. Forse sta mentendo anche ora. E non inconsape-
volmente.
Lui evit il mio sguardo.
Prima di pranzo ero a casa Torquay e ammiravo le curve opulente della
governante. Questa volta Patricia Hoyle era fasciata in un abito nero molto
sexy. Me la sarei fatta molto volentieri e per un attimo la immaginai nuda
a cavalcioni su di me che si muoveva ritmicamente avanti e indietro.
Mi dispiace che abbia fatto il viaggio a vuoto, disse lei con un sorriso.
Il signor Torquay  all'estero, negli Stati Uniti, e non torna prima della fi-
ne del mese.
Era il 6 maggio. Repressi l'imprecazione che mi era salita alle labbra e
continuai a fissarle le tette chiedendomi se erano rifatte. Confesso che ho
un po' di diffidenza nei confronti del silicone perch pu fare strani scherzi
alla libido di un uomo. Ricordo, infatti, ancora con raccapriccio la volta
che, afferrate le natiche della ragazza con cui ero a letto e sentendole spo-
starsi, rimasi cos sorpreso che ebbi serie difficolt a continuare quello che
stavo facendo.
 l per lavoro, aggiunse nervosamente la governante.
Quando  partito?.
Il 28 aprile.
Rebecca e io eravamo andati da Torquay il 27 aprile, il giorno dopo il ri-
trovamento della testa di Julie Bonham. Il regista, quindi, era partito il
giorno seguente.
 a Hollywood?, chiesi facendo scivolare lo sguardo sui suoi fianchi.
In un'epoca in cui le donne avevano fisici androgini, Patricia Hoyle ave-
va la classica struttura ad anfora: vita stretta e fianchi larghi. Sperai che
non fosse una di quelle che si rasavano il pube.
Non vorrei sembrare retrogrado, e neppure auspicare donne come quelle
dell'arcipelago Bismarck, nel Pacifico, il cui pelo pubico  cos rigoglioso
che sono solite asciugarvisi le mani come se fosse uno strofinaccio. Il fatto
 che le donne rasate in quel posto, per me sono poco arrapanti.
Oh, no, rispose la governante inorridita. Il signor Torquay odia Hol-
lywood.  a Washington.
Sta girando un film?.
 andato a vedere un quadro.
Risalii velocemente con lo sguardo fino ai suoi occhi. Che quadro?.
Il signor Torquay non discute le sue scelte culturali con me.
Mentiva. Ero certo che sapesse tutto di quel quadro.
Pi di un mese per vedere un quadro, osservai. Deve essere un qua-
dro molto impegnativo.
Patricia Hoyle sorrise e mi venne pi vicina in modo che potessi sentire
il suo profumo. Nascosi un sorriso. Stava cercando di distrarmi. In altre
circostanze mi sarei divertito a ritorcerle contro le sue manovre diversive.
 sicura di non sapere qual  il quadro?, chiesi scostandomi.
Sicurissima, rispose venendomi ancora pi vicina.
Torquay  in procinto di girare un film?.
La distanza fra noi era meno di venti centimetri, che lei ridusse quasi a
zero con una mossa fulminea.
Non so nulla del lavoro del signor Torquay, mormor fissandomi ne-
gli occhi.
Con altrettanta rapidit affondai le dita nelle sue braccia nude.
Mi intratterrei molto volentieri con lei se non avessi un lavoro da sbri-
gare, dissi accarezzandola. Era soda e morbida nello stesso tempo.
Quindi, smettiamola con i giochetti, continuai lasciandola di colpo e al-
lontanandomi. Parliamo invece delle due telefonate di Hank Haselhoff.
Lei sgran gli occhi fingendosi sorpresa. Quali telefonate?.
La smetta di fare la commedia. Abbiamo la registrazione.
Il suo atteggiamento cambi bruscamente. Avete violato la nostra
privacy, strill. Non avevate il diritto. Vi faremo causa.
Vedo che Torquay l'ha istruita per bene. Comunque, non erano le vo-
stre telefonate a interessarci, ma quelle di Hank Haselhoff. Soprattutto la
telefonata in cui sostiene che Torquay  responsabile della scomparsa di
suo fratello.
Quell'uomo  pazzo. Il fratello lavorava qui. Un giorno  uscito e non
ha fatto pi ritorno. Io ne ho denunciato la scomparsa. Punto e basta.
Lui la racconta in un altro modo. Jan Haselhoff si era fatto assumere
per spiare Torquay e rivendere foto e notizie alla stampa scandalistica. 
stato scoperto ed eliminato dai vostri gorilla.
Patricia Hoyle scoppi a ridere. Sembra un film di serie B.
Pu darsi. Ma Hank Haselhoff la pensa diversamente. Il fratello l'aveva
messo a parte dei suoi progetti. Gli aveva anche rivelato che le vostre
guardie del corpo sono pericolose. Dei veri avanzi di galera, a sentire lui.
Disposti a tutto per soldi.
Quando il signor Torquay sapr questa storia, si infurier moltissimo.
Se poi arrivasse alle orecchie della stampa, non oso pensare quale potrebbe
essere la sua reazione.
Oh, la stampa, dissi in tono falsamente comprensivo. Anch'io ne so-
no costantemente preso d'assalto. Non fanno che chiedermi notizie. Sono
sempre a caccia come un branco di iene affamate.
La governante ebbe un gesto di stizza. Va bene. Ha vinto. Facciamo un
patto: le dico quello che so se lei mi promette di non fare il nome del si-
gnor Torquay alla stampa.
Non faccio mai promesse. Se non mi dice quello che sa, la porto dentro
in un batter d'occhio.
Sta scherzando?.
Per niente. C' una persona che vi accusa di aver fatto sparire il fratello.
E forse anche la sua ragazza, aggiungo io.
Della ragazza non so niente, insorse lei. Se Jan Haselhoff non fosse
sparito, l'avremmo licenziato in tronco perch qualche sospetto sul fatto
che intendesse rivendere notizie alla stampa era venuto anche a noi. Uno
degli agenti addetti alla sicurezza lo aveva visto aggirarsi in giardino con
una macchina fotografica quando, all'atto della firma del contratto, si era
impegnato a non possederne una finch fosse rimasto a lavorare da noi.
Questo episodio, unito anche al fatto che si comportava in modo strano, ci
aveva fatto prendere la decisione di licenziarlo.
Cosa intende quando dice che si comportava in modo strano?.
Quando serviva a tavola fissava il signor Torquay come se non avesse
mai visto qualcuno mangiare. Il signor Torquay ne era infastidito. Se poi
c'erano ospiti femminili, la situazione diveniva imbarazzante. Haselhoff
non staccava loro gli occhi di dosso.
Ospiti femminili? Sta forse parlando delle amichette di Torquay.
La governante assunse un'aria indignata. Il signor Torquay non ha ami-
chette.
 gay?.
Sbarr gli occhi. Certo che no.
E allora perch dice che non ha frequentazioni femminili?.
Non sto dicendo questo. Il signor Torquay ha divorziato due volte. Da
un anno ha una nuova compagna.
Un'attrice?.
Non vedo come la cosa possa avere attinenza con la sua indagine. Co-
munque, non  un'attrice.  un critico d'arte.
Magari esperta di Bosch, pensai ironicamente.
Questa nuova compagna  a Washington con lui?.
S.
Quindi, lo sta aiutando a studiare questo quadro misterioso.
Come le ho gi detto, non so nulla del quadro.
Torniamo a Jan Haselhoff. Il 21 aprile  uscito e non  pi tornato. Lei
due giorni dopo, il 23 aprile, ne ha denunciato la scomparsa. Esatto?.
Patricia Hoyle assent.
Ha informato Torquay della scomparsa?.
Naturalmente.
E lui cosa ha detto?.
La governante esit. Che era meglio cos. Se era andato via da solo, ci
avrebbe risparmiato di licenziarlo. Sono stata io a fargli notare che aveva
lasciato tutte le sue cose. Anche i soldi e il passaporto. Ho insistito per fare
la denuncia.
Perch ha pensato che potesse essergli capitato qualcosa?.
Mi  sembrato evidente che non fosse andato via di sua spontanea vo-
lont, altrimenti avrebbe preso almeno il passaporto.
Quante persone abitano in questa casa?.
Compresa la servit?.
Naturalmente.
Dodici. Il signor Torquay, il suo segretario, cinque persone di servizio,
quattro addetti alla sicurezza e io.
La compagna del signor Torquay non vive con lui?.
Non abitualmente. Abita a Londra. Si ferma qualche volta per il week-
end.
Il 21 aprile era sabato. Era qui?.
S, era qui.
Come hanno trascorso la giornata lei e il signor Torquay?.
Nel solito modo di tutti i week-end: si sono alzati tardi, hanno fatto co-
lazione in terrazzo, hanno letto i giornali, hanno passeggiato nel parco.
Non hanno fatto altro?.
Lei scosse la testa.
Piuttosto monotono, se passano cos i loro week-end.
La governante non fece commenti.
E lei cosa ha fatto quel sabato?, chiesi.
Quello che faccio tutti i giorni. Sono la governante di questa casa. Il
mio lavoro consiste nel far s che tutto funzioni per il meglio. E quando di-
co tutto, intendo proprio tutto, dal menu alla caldaia.
Non lavorer sempre. Avr pure dei momenti liberi.
Due ore dopo il pranzo, che di solito trascorro nella mia stanza ripo-
sando.
Sola?.
Lei mi fiss con espressione beffarda.
Sempre, rispose asciutta.
Quindi, il 21 aprile ha lavorato tutto il giorno, tranne le due ore dopo il
pranzo, che ha passato chiusa in camera sua. E la sera, cosa ha fatto?.
Il mio impegno lavorativo in questa casa termina all'incirca intorno alle
23. Se non ci sono ricevimenti, ovviamente. A quell'ora, sono cos stanca
che vado a dormire.
Repressi una risata. Stava parlando di se stessa come di una vecchia go-
vernante vittoriana, proba e operosa. L'immagine per stonava con il suo
aspetto fisico dirompente e gli abiti da puttana. Mi chiesi chi fosse vera-
mente la governante di David Torquay.
Ricapitolando, dissi, il 21 aprile ha lavorato fino alle 23 e subito do-
po  andata a dormire stanca morta.
Patricia Hoyle annu.
Quando ha visto Jan Haselhoff l'ultima volta?.
La mattina del 21 aprile a colazione, nella sala da pranzo della servit.
Sono entrata l intorno alle 7 e lui era seduto a tavola.
Avete fatto colazione insieme?.
Lei fece una faccia scandalizzata. Oh, no. Io prendo i pasti da sola.
Per carit, la signorina non si confondeva con la plebe.
Cosa era andata a fare in sala da pranzo?.
Cercavo lo chef. Dovevamo fare un cambiamento al menu della giorna-
ta.
Che cambiamento?.
La governante s'irrigid. Quando rispose, per, la sua voce suon tran-
quilla.
Il signor Torquay non aveva approvato la mia scelta di servire il sava-
rin al caramello come dessert, quel giorno a pranzo. Cos dovevo informa-
re lo chef del cambiamento.
Cosa aveva il savarin al caramello che non andava?.
Contiene 535 calorie a porzione.
E con ci?.
Troppe per la dieta del signor Torquay.
Circolavano pochissime fotografie del regista. Fra l'altro, datate. Per
non mi risultava che avesse problemi di sovrappeso. Lo dissi a Patricia
Hoyle.
Lei fece una smorfia. Il signor Torquay  ingrassato ultimamente. Vuo-
le rimettersi in forma prima possibile.
Cercai di ricordare l'aspetto del regista. Magro, con pochi capelli peren-
nemente spettinati e gli occhiali in bilico sulla punta del naso. Non riusci-
vo a immaginarlo appesantito.
Tanto per curiosit, con cosa ha sostituito il savarin al caramello?.
La domanda la colse di sorpresa.
Oh, se ricordo bene, disse dopo un attimo di esitazione, ha ordinato
uno yogurt bianco.
Avevo sempre odiato lo yogurt bianco. Passi quello alla frutta, ma quel-
lo bianco  disgustoso. Rebecca, che ne era una grande consumatrice,
quando esprimevo le mie perplessit in proposito, mi guardava con di-
sprezzo, senza neppure prendersi la briga di ribattere.
Dissi a Patricia Hoyle di radunare tutti gli abitanti della casa perch nel
pomeriggio sarebbero venuti due agenti a interrogarli e feci ritorno a Lon-
dra.
In ufficio trovai una sorpresa. Anzi un paio, per la verit. Ma andiamo
per ordine. Appena varcai la soglia, l'agente Nicols mi venne incontro di-
cendo che erano pi di due ore che Hank Haselhoff mi stava aspettando.
Aveva una certa urgenza di parlarmi.
Cosa  accaduto?, gli chiesi quando Nicols lo accompagn nella mia
stanza.
Beh, inizi lui visibilmente imbarazzato, c' qualcosa che forse do-
vrebbe sapere. Qualcosa che potrebbe essere importante per le indagini.
Cos non mi ero ingannato pensando che non aveva detto tutta la verit.
Lo incoraggiai a proseguire.
Quella ragazza, Julie Bonham, non era solo una cameriera. Aveva aper-
to un sito dove si offriva come detective specializzato in adulteri telemati-
ci. I clienti le fornivano il profilo psicologico del presunto traditore e lei
incominciava a frequentare le chat dove era pi probabile incontrarlo. Lo
scopo era quello di agganciarlo. Se poi lui acconsentiva a fare sesso virtua-
le, o era disposto a incontrarla, Julie Bonham inviava tutta la documenta-
zione al cliente.
E riscuoteva la parcella, aggiunsi dentro di me. Ingegnoso. Con i tempi
che correvano, non dovevano esserle mancati i clienti.
Quando  stato aperto il sito?, domandai.
Se ricordo bene, la scorsa estate.
La signora Bliss aveva detto che Julie Bonham aveva lasciato l'agenzia
Simpsons in estate. Per cui, aveva avviato il sito dopo essersi licenziata.
Chi sapeva della nuova professione della Bonham?.
Mio fratello mi ha detto che non ne avevano parlato con nessuno.
A lei per ha raccontato tutto. Perch?.
Per convincermi, dopo che avevamo litigato, che quello che stava com-
binando da Torquay sarebbe rimasto un episodio isolato perch progettava
di mettersi in societ con la sua ragazza. Mi aveva fatto giurare di non dir-
lo a nessuno. Ecco perch questa mattina ho taciuto. Poi ho capito che po-
teva essere importante e sono venuto da lei. Pece una pausa. C' ancora
un'altra cosa che dovrebbe sapere. Il lavoro che la ragazza aveva in Francia
era una copertura. In realt, si trovava l per sorvegliare una persona per
conto di un cliente.
Ecco spiegato perch Julie Bonham faceva la cameriera anche dopo aver
aperto un sito di investigazioni telematiche.
Sa il nome del cliente?.
So solo che la ragazza lavorava in casa del cliente.
Fantastico. Anche Luc Charroux aveva mentito. Altro che cameriera.
Aveva assunto Julie Bonham per spiare qualcuno. E questo qualcuno, visto
che la Bonham era specializzata in corna telematiche, non poteva essere
che sua moglie. Egoisticamente mi ero augurato che Laura Kiss avesse l'a-
bitudine di tradire il marito, ma ora la rivelazione di Hank Haselhoff mi
turbava perch non sapevo come incastrarla con il resto.
Fino ad allora avevo messo in relazione la morte di Julie Bonham con
Tau e la sua setta. Avevo molti indizi che portavano a lui. Aspettavo solo
che Rebecca si infiltrasse nella setta e raccogliesse le prove che inchioda-
vano Tau. Ora per la notizia che Luc Charroux avesse assunto una detec-
tive per sorprendere la moglie mentre faceva sesso virtuale, e questa detec-
tive era Julie Bonham, strangolata e decapitata con una sega elettrica, mi
costringeva a riesaminare la posizione dello scrittore.
Non vedevo l'ora di sentire cosa aveva da dire in proposito. Ed ero anche
curioso di sapere i particolari del presunto tradimento telematico di Laura
Kiss. Il fatto che le piacesse il sesso virtuale mi aveva sorpreso.
Appena Hank Haselhoff se ne and, incaricai Nicols di scoprire l'indi-
rizzo londinese dello scrittore. Se fosse stato ancora in citt, ci sarei andato
immediatamente. Altrimenti, l'indomani avrei preso il primo volo per Gi-
nevra.
Mentre aspettavo che Nicols trovasse l'indirizzo pensai di telefonare a
Brenda. Cercavo compagnia per la serata e lei era proprio quello che mi ci
voleva per rilassarmi.
Stavo per fare il numero del suo cellulare quando sentii bussare alla por-
ta. Riconobbi immediatamente il modo inconfondibile di annunciarsi del
mio sergente, un colpo forte seguito da uno pi debole.
La porta si spalanc e Rebecca apparve sulla soglia.
Posai il cellulare e la fissai.
Vedo che  guarita in fretta, esclamai ironico.
Lei mi rivolse un'occhiata gelida. Posso entrare, signore?.
Le feci cenno di s.
Avanz cautamente e si ferm davanti alla mia scrivania.
C' una novit, annunci con voce incerta. Sebastian Thus non 
Tau, disse poi tutto d'un fiato.
Ma se  venuto all'appuntamento, esclamai.
Se riascolta la registrazione, si accorge che non ha mai detto di essere
Tau.
E chi , allora?.
Un emissario. Tau mi ha appena mandato un'e-mail in cui spiega tutto.
L'ho stampata e sono venuta subito a mostrargliela.
Mi porse un foglio. Quando lo presi le nostre dita si toccarono. Lei le al-
lontan di scatto. Mi torn subito in mente come invece aveva indugiato a
stringere la mano di Sebastian Thus.
Gi, Sebastian Thus. Se non era Tau, chi diavolo era? O meglio, chi era
Tau se non era Sebastian Thus?
Lessi l'e-mail.
Dolce Rebecca, ho saputo finalmente il tuo nome. Mi ero abituato
a chiamarti Fragola, e un po' mi dispiace non farlo pi, ma Rebec-
ca  un nome bellissimo e sono contento che sia il tuo. Come pure
sono contento di sapere che sei pi bella di quanto avessi osato
mai sperare. Sarai splendida nell'ampolla dove si compir l'alchi-
mia d'amore. Il mio emissario ha riferito che i tuoi capelli hanno
la lucentezza dell'oro. E i tuoi occhi sembrano di velluto. Fremo
dall'impazienza di vederli. Ma so che dovr aspettare che tutto sia
pronto. Incontrerai di nuovo il mio emissario, che ti dar istruzio-
ni. Il suo nome, come gi sai,  Sebastian. Il mio invece non posso
ancora rivelartelo. Ma presto ci incontreremo e tutto sar perfetto.
Fissai negli occhi il mio sergente. Vedo che  in gran confidenza con
quest'individuo.
Alludevo a quel dolce Rebecca che mi aveva molto stupito. Di lei tutto
avrei detto, meno che fosse dolce.
Suppongo che quando dice che per vederla dovr aspettare che tutto sia
pronto, si riferisca al tableau vivant, continuai. Visto l'entusiasmo mani-
festato per i suoi lucenti capelli biondi e per i suoi occhi vellutati, non 
preoccupata all'idea di stare nuda nell'ampolla insieme a lui?.
La stavo stuzzicando e provavo un gran piacere nel vedere che era imba-
razzata.
Non credo che il suo posto sia nell'ampolla, rispose asciutta. Tau ha
detto di essere la reincarnazione del Gran Maestro, che Bosch nel Giardino
delle delizie ha collocato nella caverna di Pitagora.
Ricordavo che il Gran Maestro era l'unica figura vestita del dipinto, ma
non sapevo nulla della caverna di Pitagora.
Secondo Aristotele, spieg Rebecca, esistono tre categorie di esseri
dotati di ragione: Dio, l'uomo e gli esseri come Pitagora, cio i maestri. Il
Gran Maestro del Libero Spirito appartiene alla categoria degli esseri come
Pitagora e si  fatto ritrarre all'ingresso della caverna come un maestro che
accoglie i propri discepoli sulla soglia del paradiso.
Ho letto qualcosa del genere nel manoscritto.
Nel penultimo capitolo Aleyt van de Mervenne giudica blasfemo che il
Gran Maestro, cos facendo, si collochi allo stesso livello di Dio.
Quindi, se ho ben capito, il posto di Tau nel tableau vivant  sulla so-
glia della caverna. Quello che non ho capito invece  perch ha mandato
Sebastian Thus al posto suo?.
Rebecca si strinse nelle spalle. Dice che ancora non pu svelare la sua
identit, ma che presto lo far. Se devo essere sincera, signore, quando ho
incontrato Thus mi sono insospettita perch non si esprimeva come faceva
quando chattavamo. Usava un linguaggio e un modo di pensare differenti.
Per questo a un certo punto si  messa a fargli domande sulla chat?.
Volevo capire cosa c'era che non andava. Ma lui ha cambiato subito di-
scorso.
E quelle parole in gaelico? Che significavano?.
Sebastian Thus ha detto eilean, isola, riferendosi a Arran. E io ho ri-
sposto inch, che significa ugualmente isola.
Come mai parla il gaelico?.
Sebastian Thus?.
No, lei.
Sono scozzese.
Allora quello che ha detto a Thus  vero.
S, la mia famiglia  originaria dell'isola di Skye.
Stavo per chiederle se i suoi abitassero ancora l, quando entr Nicols
con l'indirizzo londinese di Luc Charroux. Abitava in Gower Street, a Blo-
omsbury, non lontano da Dillons, una delle migliori librerie di Londra. Se-
condo Nicols lo scrittore non era in citt.
Dissi addio alla serata che avevo previsto di trascorrere con Brenda e or-
dinai a Rebecca di seguirmi.
L'appartamento di Gower Street si rivel deserto, a eccezione del mag-
giordomo, che spieg che il suo padrone sarebbe rientrato tardi quella sera,
perch impegnato in un tour promozione per il lancio del suo ultimo ro-
manzo. Ricordai che Charroux aveva detto qualcosa del genere quando c'e-
ravamo incontrati al ricevimento della Whitechapel Art Gallery. Chiesi il
numero del cellulare di Charroux, ma il maggiordomo disse che lo scrittore
odiava i telefoni cellulari. Allora mi informai su Laura Kiss e mi venne ri-
sposto che non sarebbe rientrata perch stava trascorrendo il week-end
fuori citt in casa di amici. Lei per almeno non odiava il cellulare. Con
mia grande contentezza venni in possesso del suo numero.
La chiamai, ma aveva il cellulare spento.
Cos mi rassegnai ad aspettare nel lussuoso salotto di Charroux in com-
pagnia di una Rebecca pi immusonita del solito.
Alle nove, annoiato e affamato, mi arresi e dopo aver lasciato Rebecca
alla fermata della metropolitana - la mia offerta di accompagnarla fu bru-
scamente respinta - andai a casa. Passai il resto della serata a leggere il
manoscritto. Ogni tanto facevo il numero di Laura Kiss, ma il cellulare era
sempre spento.
15
ALEYT
's-Hertogenbosch, giugno 1505
Aleyt mand la serva a vedere di nuovo se il focolare era spento. Si ren-
deva conto di esagerare con tutti quei controlli ma la prudenza non era mai
troppa. Rammentava ancora bene l'incendio che il 13 giugno 1463 aveva
completamente distrutto la citt. Sia lei che il marito ne portavano dentro il
ricordo indelebile. Erano bambini, ma non avrebbero mai dimenticato le
torri in fiamme, le case che ardevano con tutti gli abitanti, i bagliori del
cielo infuocato visibili anche dalle citt vicine.
In quei giorni pensava spesso all'incendio. Forse l'inferno era cos: una
pioggia di fuoco che divorava tutto e da cui non c'era scampo. Poich ne
aveva un gran terrore non faceva che pregare.
Pregava fino allo sfinimento, inginocchiata sul nudo pavimento della sua
stanza. Si era messa perfino il cilicio, che le mordeva senza tregua le carni
di una coscia, ma non era sufficiente. Doveva soffrire di pi, doveva pro-
curarsi altro dolore fisico per cancellare le sue colpe.
Percuotersi il corpo con una verga di salice per era fuori discussione
perch sarebbe stato difficile occultarne i segni al marito. Cos, a furia di
pensare, le era venuto in mente di infliggersi piccole scottature. Prendeva i
sassi - li sceglieva molto piccoli - li metteva a riscaldare sul fuoco e se li
poggiava sulle braccia, o sulle gambe, cercando di resistere il pi possibile
al dolore. E mentre si straziava cos le carni chiedeva all'Onnipotente di
porre fine alle apparizioni di Agnes, che tutte le notti veniva a visitarla in
sogno.
La notte prima l'aveva vista ricoperta da un groviglio di serpenti. L'orro-
re era stato cos forte che si era svegliata urlando. E la notte prima ancora
era la sposa dai capelli corvini raffigurata insieme all'ebreo ne Il giardino
delle delizie.
Da quando era tornato al suo proprietario sognava spesso anche il qua-
dro e il sogno era sempre lo stesso: le figure nude incominciavano a danza-
re freneticamente e poi si accoppiavano dando vita a un'orgia gigantesca.
Si svegliava sudata e con il cuore che batteva furiosamente nel petto, la
mente ancora piena di immagini oscene, e l'assaliva una strana inquietudi-
ne che le impediva di riaddormentarsi. Allora il pensiero le andava a Ca-
tharina, la bella e sensuale Catharina che viveva in casa dell'ebreo, che
dormiva forse nel suo letto, che sapeva cos ben apprezzare i piaceri della
carne. Si era concessa con tanta generosit anche a Jeroen? La domanda la
tormentava da tempo e non si dava pace all'idea che sarebbe rimasta senza
risposta.
La serva torn rassicurandola che il focolare era spento. Aleyt la conge-
d e si accinse a prepararsi per la consueta visita in bottega. Jeroen aveva
iniziato un altro quadro ed era curiosa di vederlo.
Decise di non farsi accompagnare dalla signorina van Oss, in quei giorni
raffreddata, anche perch non voleva contrariare il marito, che ormai la
fuggiva come se fosse appestata. Lasci a casa anche la cagnetta Margot e
con indosso il suo nuovo vestito di velluto cremisi, troppo elegante per una
visita in bottega, attravers la piazza del mercato.
In bottega fu accolta dall'allievo pi promettente del marito, un giovane
di Gand che qualche volta era stato invitato a casa loro. Ma subito apparve
Jeroen, che la scort fino al suo studio.
Ebbene?, chiese lei non vedendo quadri nuovi sul cavalletto.
Il marito aggrott la fronte.
Ho cancellato tutto, disse indicando in un angolo una tela dove era
stato passato il bianco che usava per base.
Perch?.
Il Gran Maestro vuole un trittico che rappresenti le tentazioni di
Sant'Antonio nel deserto. Lo schizzo che avevo preparato non andava be-
ne.
Aleyt trasal sentendo nominare l'ebreo.
Non sapevo che fosse lui il committente del nuovo quadro.
Il marito non disse nulla.
Ancora non hai finito il San Giovanni e lui gi ti ordina un'altra opera,
osserv stizzita.
Non  certo un problema. Sai che sono solito lavorare a pi quadri con-
temporaneamente.
Ma ti paga almeno?.
Il marito le rivolse un'occhiata sorpresa.
Sai che anche questo non  un problema. Lavoro perch mi piace, non
per denaro. Si pu dire che i pagamenti dei miei quadri siano pi che altro
simbolici.
Aleyt si sent andare il sangue alla testa.
Certo, sbott incapace di controllarsi. Finch c' la mia dote a garan-
tirti agi e comodit.
L'espressione del marito cambi bruscamente. Allo stupore si sostitu
l'indignazione. Serrando le labbra, si volt per andarsene.
Sono mortificata, disse lei cercando di riparare. Era il loro primo scre-
zio in tanti anni di vita in comune e ne era sconvolta quanto lui. Non pen-
savo quello che ho detto. Ti prego di perdonarmi.
Lui si blocc, ma pass un po' prima che si girasse a guardarla.
Sono veramente addolorata, mormor lei quando incontr i suoi oc-
chi. Non so cosa mi sia preso.
Il marito le offr il braccio.
Non pensiamoci pi, disse accompagnandola fuori.
Aleyt torn a casa con la sensazione che la loro vita non sarebbe stata
pi la stessa. Jeroen sembr non serbarle rancore per le infelici parole che
aveva pronunciato in bottega, ma si fece pi taciturno del solito, pi di-
stante.
Lei non disse niente. Anzi si sforz di colmare gli imbarazzanti silenzi,
che sempre pi di sovente calavano fra loro, con un turbine incessante di
chiacchiere. Sceglieva spesso come argomento le follie della regina Jean-
ne.
L'ultima era ancora sulla bocca di tutti. Accortasi che il marito la teneva
prigioniera - il re infatti voleva impedire che la moglie legittimasse il pa-
dre, Ferdinando d'Aragona, come reggente del regno di Castiglia, che in-
vece ora era sotto il suo controllo - aveva chiamato a rapporto il maggior-
domo maggiore, che avendo una gran paura di lei e delle sue stranezze si
era fatto accompagnare dal conte di Frenoy. Era scoppiata una lite furi-
bonda e il povero conte aveva avuto la peggio: la duchessa gli aveva strap-
pato la parrucca, lo aveva preso a calci e cacciato via.
Jeroen aveva commentato l'episodio definendolo un'enorme sciocchezza.
Per lui la povera regina non era affatto pazza. Sul suo conto circolavano
solo pettegolezzi. Del resto, era incinta per la quinta volta. Quale prova
migliore del buon andamento del suo matrimonio?
Aleyt, per, non condivideva l'opinione del marito. Anche se non fosse
stata la pazza che si diceva, in ogni caso era una donna infelice perch so-
la, mal servita e mal vestita. Si diceva che perfino la moglie di uno scudie-
ro se la passasse meglio di lei.
L'estate trascorse e arriv l'autunno, che nel Brabante iniziava gi a set-
tembre. Il 15 di quel mese la regina partor il suo quinto figlio, una bambi-
na a cui fu imposto il nome di Maria. Non vi furono feste, n processioni
solenni, l'avvenimento pass quasi sotto silenzio.
Jeroen fin il trittico dedicato a Sant'Antonio e lo consegn all'ebreo. A-
leyt non aveva voluto vederlo. Per tutto il tempo che Jeroen aveva impie-
gato a dipingerlo non una volta era andata in bottega. Con la scusa del cal-
do, aveva passato l'estate chiusa in casa a pregare insieme alla signorina
van Oss. Ora la dama di compagnia le era pi gradita perch assecondava
le sue debolezze. Non si meravigliava pi del fatto che si lavasse ossessi-
vamente le mani, n che controllasse all'infinito che i fuochi di casa fosse-
ro tutti spenti. Aveva visto perfino il cilicio che portava stretto a una coscia
e ne era rimasta favorevolmente impressionata. Per lei la nobile Aleyt van
de Mervenne era una cristiana devota, ligia ai precetti e rispettosa dei co-
mandamenti.
L'approvazione della signorina van Oss le fece piacere. Era da tanto che
qualcuno non le manifestava stima. Il marito, dopo il loro screzio, conti-
nuava a comportarsi in modo evasivo nei suoi confronti. E lei si era rasse-
gnata alla sua cortese indifferenza.
Comunque, qualche settimana dopo la consegna del trittico pens che
era giunto il momento di tornare a farsi vedere in bottega. Non voleva che
il perdurare della sua assenza alimentasse pettegolezzi.
Una mattina in cui tirava un fresco vento da nord e l'aria era tersa e puli-
ta, si vest di tutto punto e attravers la piazza del mercato.
Jeroen aggrott la fronte quando la vide e la cosa la mise subito in al-
larme. C'era forse l'ebreo in bottega? Prov l'impulso di girarsi e riattraver-
sare la piazza, ma gi aveva il sospetto che il marito pensasse che ultima-
mente si era fatta strana e non voleva con la sua fuga attirare ancor pi l'at-
tenzione su di s.
Quindi, deglutendo a fatica, avanz verso di lui con un sorriso forzato
sulle labbra.
Sono contento di vedere che sei uscita, la salut lui rimanendo fermo
sulla porta della bottega, come se fosse restio a farla entrare.
Sono inopportuna, forse?.
Lui si fece da parte per farla entrare. Appariva stanco e abbattuto.
Mi dispiace, ma  un brutto momento. Ho appena fatto una lavata di te-
sta a uno degli apprendisti e sono ancora fuori di me per la rabbia.
Aleyt lo scrut, incredula. Il marito era famoso per la pazienza con cui
trattava gli allievi. Sentirlo dire che era fuori di s dalla rabbia era una no-
vit assoluta.
E cosa aveva mai fatto?.
Con la sua negligenza ha rischiato di mandare a fuoco lo studio e di-
struggere il San Cristoforo che sto dipingendo.
Aleyt istintivamente rabbrivid. Aveva il terrore del fuoco e degli incen-
di.
Forse  meglio che torni un'altra volta.
Come vuoi, disse il marito e la risposta fu come uno schiaffo in fac-
cia. Non aveva fatto il minimo tentativo di trattenerla. A quanto sembrava,
voleva proprio che andasse via.
Avvilita, riattravers la piazza e torn a casa. Pass il resto della matti-
nata alla finestra della sua camera, da cui poteva controllare la porta della
bottega, per vedere chi entrava e chi usciva. Aveva il forte sospetto che il
marito non fosse solo o che aspettasse un visitatore che non voleva che lei
vedesse.
I suoi timori per, alla fine, si rivelarono infondati. Il marito non ricevet-
te visite e nessuno della bottega usc da quella porta.
Tuttavia, nei giorni successivi si convinse sempre pi che lui nascondes-
se qualcosa. Era teso, distratto, poco incline alla compagnia, soprattutto la
sua. Aspett qualche giorno, poi prov a indagare, ma le risposte che rice-
vette furono pi evasive del solito.
A quel punto ebbe la prova che era accaduto qualcosa. Ma cosa? Si tor-
ment per giorni senza riuscire a sapere niente. Stava per tornare alla cari-
ca quando la signorina van Oss, di ritorno dalla cattedrale dove era andata
a una delle prove del coro, le port una notizia stupefacente, grazie alla
quale cap finalmente cosa rodeva il marito.
In citt non si parlava d'altro, disse la signorina tutta eccitata: Jacob de
Almaengien aveva rinnegato la religione cattolica ed era tornato a quella
ebraica.
La notizia le procur una grande soddisfazione. Non si era mai sbagliata
sul conto dell'ebreo. Era un rinnegato, un ipocrita, un calcolatore, un op-
portunista, un voltagabbana che passava da una parte all'altra a seconda del
proprio tornaconto personale. Il marito aveva preso proprio un grosso ab-
baglio con lui.
Attese con ansia che tornasse a casa in modo da sventolargli in faccia un
bel te l'avevo detto io, ma rimase delusa perch lui rientr tardissimo,
pi scuro in volto che mai, e si rinchiuse senza dire una parola nella stanza
dove si ritirava quando leggeva.
Da quando si era ammalata dormivano separati, quindi non seppe a che
ora and a letto e l'indomani era gi uscito quando lei si svegli. Cos, non
le rest che attendere che si facesse di nuovo sera. Il marito per torn an-
cora una volta tardi e di umore cupo, rifiut la cena e si chiuse nella sua
stanza.
L'indomani accadde la stessa cosa e Aleyt non sapeva pi che pensare.
La signorina van Oss aveva incominciato a fare domande e anche i servi si
mostravano incuriositi dallo strano comportamento del padrone.
Per fortuna, la quinta sera lui torn a occupare il suo posto a tavola.
L'atmosfera non fu delle migliori, perch Aleyt era tesa e la signorina van
Oss non faceva che sbirciare di nascosto il bislacco marito della sua pa-
drona, ma in qualche modo la serata pass e in casa van Aken sembr tor-
nare la normalit.
Con il passare dei giorni Aleyt dovette rinunciare a prendersi la sua sod-
disfazione perch fu chiaro che il marito non avrebbe tollerato la bench
minima allusione sul conto dell'uomo che aveva venerato come una divini-
t. Il voltafaccia dell'ebreo rimase sempre un'ombra che aleggiava fra di lo-
ro e mai una parola, finch rimasero entrambi in vita, fu detta in proposito.
Jeroen torn a essere assorbito completamente dalla pittura e sembr che
il Gran Maestro dei Fratelli e delle Sorelle del Libero Spirito non fosse mai
esistito. Dipinse ancora quadri popolati di mostri e demoni, paradisi e in-
ferni, trittici dedicati ai santi, ma in nessuno di essi Aleyt riscontr mai una
figura femminile che avesse i tratti di Catharina. Anche la modella dalla
bellezza sensuale sembrava che non fosse mai esistita.
Quanto a lei, invece, apparentemente riprese la tranquilla vita che con-
duceva prima che l'ebreo facesse la sua comparsa, ma nulla sarebbe stato
pi come prima per la nobile Aleyt van de Mervenne, sposa onorata e ri-
spettata di Jeroen van Aken, il pittore che si firmava Bosch.
(Te lo affido, abbine cura)
16
La mattina dopo, alle otto, ero sotto casa di Charroux insieme a Rebecca
e suonavo il campanello.
Il maggiordomo ci accompagn di nuovo nel salotto dove avevamo a-
spettato la sera prima. Dopo una decina di minuti apparve Charroux. Era
chiaro che l'avevamo svegliato perch aveva proprio l'aspetto di chi ha ap-
pena lasciato il letto.
Cosa c' ancora?, chiese sgarbatamente.
A nessuno fa piacere avere fra i piedi la polizia alle otto del mattino. La
sua reazione, per, mi sorprese perch era sempre stato gentile.
Ha mentito, lo accusai andando subito al sodo.
Lui si tolse gli occhiali e si massaggi gli occhi.
Cos ha scoperto tutto.
Perch non mi ha detto che Julie Bonham era una detective assunta da
lei?.
Si rimise gli occhiali. Gradisce un caff? Io ne ho veramente bisogno
prima di raccontarle come sono andate le cose.
Accettai. Rebecca invece rifiut. A causa della sua ossessione per la pu-
lizia, non accettava mai nulla dagli altri. In ufficio non si fidava neppure
del bicchierino di plastica della macchinetta del caff. L'avevo pi volte
vista sostituirlo con uno preso dal suo cassetto. Cassetto, naturalmente, che
teneva chiuso a chiave.
Finora mi ero fatto beffe dell'ossessione di Rebecca ma dopo aver letto
l'ultimo capitolo del manoscritto dove Aleyt van de Mervenne, anche lei
afflitta dalla fobia della pulizia, arrivava a mettersi il cilicio e a provocarsi
bruciature con sassi arroventati, incominciavo a guardare la faccenda sotto
un altro punto di vista. Forse il mio sergente aveva bisogno di aiuto psico-
logico se non volevo che qualche giorno arrivasse in ufficio con le sue
splendide carni a brandelli.
Il maggiordomo serv il caff e si ritir in silenzio. Notai che Charroux
non usava zucchero.
Julie Bonham fu assunta come cameriera per coprire la sua vera profes-
sione, disse appena pos la tazza. Che era appunto quella della detecti-
ve, come gi sa.
E la cameriera malata?.
Mi guard interdetto.
Mi riferisco alla cameriera che Julie Bonham ha sostituito, quella che
originariamente doveva prendere servizio in casa sua. Quanto l'ha pagata
per fingersi ammalata?.
Non fingeva. Si ammal veramente e fu un colpo di fortuna perch cos
Julie Bonham pot dare subito inizio alle indagini. Comunque, se la came-
riera non si fosse ammalata, avrei trovato un altro modo per introdurla in
casa.
Su chi doveva indagare la Bonham?.
Il suo viso si scur. Su mia moglie.  imbarazzante, ma devo ammettere
di aver avuto dei sospetti su di lei.
S'interruppe per massaggiarsi di nuovo gli occhi.
Sospettavo che avesse un amante conosciuto su qualche chat. O, peggio
ancora, che facesse sesso virtuale. Cos ho ingaggiato la Bonham per un
pedinamento informatico, se cos si pu dire.
E cosa ha scoperto?.
Devo confessare che feci la domanda con trepidazione. Le tresche tele-
matiche di Laura Kiss mi interessavano enormemente.
Niente, fu la sorprendente risposta. Le conversazioni di mia moglie
nelle chat sono risultate al di sopra di ogni sospetto. Cos pure i siti che vi-
sitava.
Non so spiegare bene perch, ma rimasi deluso. Mi ero aspettato che al-
meno flirtasse via e-mail.
Allora Julie Bonham aveva concluso il suo lavoro?.
Non esattamente. Avevamo stabilito di continuare la sorveglianza per
qualche altro mese. Poi lei, all'improvviso, ha detto che doveva rientrare
immediatamente in Inghilterra perch c'era una questione che richiedeva la
sua presenza.
Quale questione?.
Non ha detto altro.
Le  sembrata preoccupata, come se fosse accaduto qualcosa di gra-
ve?.
No, direi piuttosto che era elettrizzata. Ho pensato che c'entrasse un
uomo.
Jan Haselhoff?.
Non sapevo della sua esistenza. Ho solo ipotizzato, dato che la Bonham
era giovane e bella, che dovesse esserci un uomo in Inghilterra che l'aspet-
tava.
Perch aveva deciso di continuare a spiare sua moglie?.
Charroux sospir. Non c' una spiegazione razionale. Sentivo di dover-
lo fare e basta.
E sperava che ci credessi? Era chiaro e lampante che non stava dicendo
tutta la verit circa le irreprensibili attivit telematiche della sua consorte.
Andiamo, signor Charroux, per chi mi ha preso? Se sentiva l'esigenza
di spiare ancora sua moglie, evidentemente un motivo doveva esserci.
Lui mi fiss negli occhi. Come pu vedere, non sono giovane n attra-
ente. In pi, sono anche malato. Ho il diabete. Laura invece  la donna pi
bella che abbia mai visto. Lei non starebbe continuamente in allarme, se
fosse al mio posto?.
Altro che; pensai. Anzi, non mi sarei limitato a sorvegliarla, ma l'avrei
segregata in casa come una moglie musulmana.
Non ha risposto alla mia domanda, insistetti. Cosa l'ha indotta a pro-
seguire la sorveglianza?.
Nulla di concreto, le assicuro. Solo le paure di un vecchio.
Si prese la testa fra le mani. Lei deve sapere, ispettore, che vivo nella
costante paura che mia moglie mi lasci. Quando ha accettato di sposarmi
ho creduto di toccare il proverbiale cielo con un dito. Non sapevo invece
che era l'inferno. Laura non me ne ha dato mai motivo ma io sono geloso e
vedo rivali dappertutto. Penso sempre che un giorno o l'altro incontrer un
uomo giovane e bello di cui si innamorer e mi lascer. Non sono cos
sciocco da pensare che mi ha sposato per amore.
Poveraccio. Capivo perfettamente il suo stato d'animo. Mi faceva pena,
anche se ritenevo che chi aveva la fortuna di trovarsi una donna come Lau-
ra Kiss nel letto un prezzo lo doveva pur pagare.
Rebecca, che se ne era rimasta per tutto il tempo in disparte, mi lanci
un'occhiata spazientita, come per dire: fatela finita con queste stronzate e
venite al dunque.
Aveva ragione. Per una questione di solidariet maschile mi ero lasciato
intenerire dalla triste condizione del povero marito che teme di essere tra-
dito. Tradito? A un tratto mi resi conto che Charroux, senza saperlo, aveva
di fronte proprio l'uomo dei suoi incubi: non solo ero pi giovane e attra-
ente di lui, ma da quando avevo visto la moglie avevo solo un'idea fissa,
quella di scoparmela.
Dov' il computer di Julie Bonham?, chiesi. Per svolgere il suo lavo-
ro di investigatrice telematica doveva averne per forza uno.
Non l'avete ritrovato nella sua stanza?.
Quello era nuovo di zecca, intervenne inaspettatamente Rebecca.
Conteneva un solo file, ma per il resto non era mai stato usato.
Charroux assunse un'espressione smarrita. Allora potrebbe averlo por-
tato con s quando  partita per l'Inghilterra.
Quindi, per il suo lavoro usava un computer portatile, osserv Rebec-
ca.
Charroux la guard. Non l'ho mai vista mentre faceva le sue indagini,
ma per questioni di praticit ipotizzo che avesse un portatile. Altrimenti,
come avrebbe fatto a trasferire qui un computer da tavolo?.
Poteva sempre usare uno dei suoi, intervenni. Sono sicuro che ne
possiede pi di uno.
Charroux spost lo sguardo su di me.  cos. Ne ho tre. Ma sono geloso
dei miei computer. Non li faccio toccare a nessuno.
Scambiai uno sguardo d'intesa con Rebecca. Sulla questione del compu-
ter Charroux non la raccontava giusta. Era di fondamentale importanza ri-
trovare quello di Julie Bonham. E ora, alla luce di quanto era emerso sulla
vera natura del rapporto professionale che era intercorso fra lo scrittore e la
ragazza, incominciavo a pensare che Charroux avesse avuto un valido mo-
tivo per farlo sparire.
Dove si trovano i suoi tre computer?, domandai sperando che ne te-
nesse almeno uno a Londra.
Allo Chteau Vert.  quella la mia casa.
E se le viene voglia di scrivere quando  a Londra?.
Per me scrivere  un lavoro, proprio come per lei  un lavoro stare qui a
fare tutte queste domande. E come tutti i lavori ha i suoi tempi e i suoi
luoghi. Con questo voglio dire che scrivo solo e sempre a casa mia, in Sa-
voia.
Anche il computer di sua moglie  in Savoia?.
Laura ha un portatile, che la segue ovunque va.
Detto questo, si alz in piedi. A un tratto sembrava che gli fosse venuta
una gran fretta di liberarsi di noi.
 tutto?, chiese infatti con impazienza.
Vorrei scambiare due chiacchiere con sua moglie.
Laura ha trascorso il week-end da amici. Dovrebbe rientrare in giorna-
ta. Preferirei che la tenesse fuori da questa storia.
Capisco che sia preoccupato che sua moglie venga a sapere che la fa-
ceva sorvegliare, per ho bisogno di parlarle.
Cosa le vuole chiedere?, sbott irritato.
Mi alzai, imitato da Rebecca.
Dica a sua moglie di mettersi in contatto con me appena ritorna.
Mi diressi alla porta. Prima di aprirla, mi voltai.
Non vorr che la mandi a prendere dagli agenti?.
Laura Kiss telefon alle cinque del pomeriggio.
Sono la signora Charroux, disse con voce imperiosa. Cosa vuole?.
Ecco una che non si perde in preamboli, pensai divertito.
Parlarle.
Perch?.
Non lo immagina?.
Silenzio dall'altra parte del filo.
Signora Charroux,  piuttosto importante.
Ancora silenzio.
Signora, vengo subito da lei, annunciai deciso e riattaccai.
Per fare in fretta, presi un taxi, ma non mi portai dietro Rebecca perch
non volevo che la sua presenza arcigna mi distraesse, o che mettesse a di-
sagio Laura Kiss.
Per la seconda volta in un giorno, mi ritrovai di fronte all'appartamento
di Gower Street a suonare il campanello con la paura, questa volta, che la
padrona di casa non si facesse trovare.
Invece, venne di persona ad aprirmi la porta. Era bella da morire e ne
rimasi intimidito. Forse se ne accorse perch, inaspettatamente, sorrise
compiaciuta.
Non le porter via molto tempo, dissi cercando le parole pi adatte
per spiegare il motivo della mia visita.
Lei scroll le spalle e mi fece cenno di seguirla. Mi condusse in un pic-
colo salotto. Capii subito che era il suo rifugio privato e fui lusingato di es-
servi stato ammesso.
Mi guardai intorno. L'arredamento era molto elegante e nello stesso
tempo confortevole. I colori, caldi e avvolgenti. Mi sentii subito a mio a-
gio.
Lei intanto si era avvicinata al tavolino dei liquori. Presa la bottiglia del
mio whisky preferito, ne vers una dose abbondante in un tozzo bicchiere
di cristallo che mi porse con un altro sorriso.
Poi sedette sul divano, accanto a me.
Per un po' bevemmo in silenzio, scrutandoci a vicenda. Fu lei a rompere
il silenzio.
Quella cameriera non mi piaceva. Nascondeva qualcosa, ne sono sicu-
ra. La sentivo falsa, ambigua. Questo, per, non significa che sia stata io a
ucciderla, agente.
Ispettore, mormorai fissandola negli occhi.
Lei sostenne il mio sguardo.
Come dicevo, ispettore, quella cameriera non mi piaceva. Ma questo 
tutto quello che ho da dire in proposito. Mio marito, sono sicura, ne sa di
pi.
Malgrado fossi succube del suo fascino, era rimasto in me un barlume di
lucidit. Cos, non mi sfugg la sua ultima frase. Era forse un avvertimen-
to?
Che intende dire?.
Li ho sorpresi pi volte a confabulare. Lei era bella, lui  sempre in ca-
lore. Quindi, pu trarre da solo le conclusioni.
Sta insinuando che suo marito aveva una relazione con la cameriera?.
Lei si avvicin.
Sto solo riferendo quello che ho visto ispettore mormor sfiorandomi
con un braccio.
Anch'io mi avvicinai.
Quando dice che suo marito  sempre in calore, sembra quasi che si ri-
ferisca a un maniaco sessuale.
Lei sospir. Purtroppo  cos. Sono stata costretta ad allontanarlo dal
mio letto.
Dunque, le cose stavano cos: Luc Charroux era sposato con una super-
fica che lo mandava in bianco. Non c'era da meravigliarsi che le avesse
messo un detective alle calcagna.
Mi avvicinai ancora di pi, ma proprio in quel momento il mio telefoni-
no si mise a squillare.
Era Rebecca che mi chiedeva se poteva tornare a casa.
La odiai. La sua telefonata aveva rovinato tutto: Laura Kiss si era alzata
dal divano.
Dissolta la magia di un attimo prima, eravamo di nuovo un ispettore di
polizia e una donna coinvolta in un'inchiesta di omicidio.
Passai la nottata a rimuginare su quanto era accaduto nel salottino di
Laura Kiss. Non riuscivo a capacitarmi che le cose fossero andate in quel
modo. Se solo Rebecca non avesse telefonato, mi ripetevo di continuo fan-
tasticando su come l'indomani mi sarei vendicato.
Forse questo bast a calmarmi, perch la mattina dopo, quando misi pie-
de in ufficio, rinunciai a ogni proposito di vendetta. In fondo non l'aveva
fatto apposta. Non poteva certo immaginare che stavo facendo gli occhi
dolci a Laura Kiss. E poi, a essere onesti, ero stato io a pretendere che mi
avvertisse prima di andare a casa.
Appena mi vide, venne verso di me. Buongiorno, signore. Ci sono no-
vit.
Le dissi di seguirmi nella mia stanza.
Sebastian Thus mi ha dato un nuovo appuntamento.
Lo aveva detto tutto d'un fiato e con una vivacit che mi innervos.
Sergente Wenston, vorrei che fosse chiaro che questa non  la versione
telematica di Giulietta e Romeo.
Arross violentemente e io mi incazzai ancora di pi. Ci mancava solo
che perdesse la testa per Thus.
Calmati, mi dissi mentre prendevo posto alla scrivania e gettavo una ra-
pida occhiata alla posta, hai frainteso, sai bene che lei  lesbica, l'entusia-
smo che si sforza maldestramente di nascondere  dovuto alla particolarit
del caso Bonham.
Alzai lo sguardo su di lei. Allora, cos' questa storia dell'appuntamen-
to?.
Notai che prima di rispondere fece un respiro profondo e strinse i pugni,
come se anche lei avesse bisogno di recuperare l'autocontrollo.
Ha mandato un'e-mail in cui mi dice di andare oggi pomeriggio alle 15
nella sala 2 della National Gallery e di fermarmi davanti a San Giorgio e il
drago di Paolo Uccello.
Perch?.
Dice di avere comunicazioni da darmi da parte di Tau.
Mi porse un foglio di carta sul quale aveva stampato l'e-mail. La lessi,
ma non diceva altro.
Faremo come l'altra volta, decisi. Sergente, lei avr addosso un mi-
crofono e un agente filmer l'incontro.
Rebecca esit. Verr anche lei, signore?.
Compresi che la mia presenza la imbarazzava.
Naturalmente, risposi con sadico piacere.
Alle tre meno dieci ero alla National Gallery e fissavo la Nativit mistica
di Botticelli mentre con la coda dell'occhio seguivo i movimenti di Rebec-
ca, che ancora non aveva preso posto davanti al quadro di Paolo Uccello e
gironzolava per la sala.
Nell'orecchio avevo un auricolare collegato al microfono che Rebecca
aveva addosso, in modo da sentire in tempo reale quello che lei e Thus si
sarebbero detti.
La guida che avevo in mano diceva che la Nativit mistica era l'unico
dipinto firmato e datato da Botticelli.
Molti anni prima, da bravo inglese, avevo fatto il mio pellegrinaggio a
Firenze. Avevo avuto cos la possibilit di ammirare la Primavera e la Ve-
nere. Ricordavo ancora molto bene la luminosit di quei dipinti. Erano so-
lari, gioiosi. Quello che avevo davanti invece era cupo, nonostante la mol-
titudine di angeli che lo popolava. Fossi stato Aleyt van de Mervenne, li
avrei contati di sicuro, insieme ai ramoscelli d'ulivo che spuntavano dap-
pertutto.
Nella guida c'era scritto che Botticelli con il dipinto aveva espresso la
sua ansia di pace, visti i tempi tumultuosi che Firenze stava vivendo dopo
che Girolamo Savonarola, di cui era acceso sostenitore, era stato arso sul
rogo.
Rebecca, finalmente, si sistem davanti al quadro di Paolo Uccello.
Guardai l'orologio: erano le tre precise.
Sebastian Thus arriv tre minuti dopo. Senza salutare, si mise accanto a
Rebecca. Il suo fascino mi parve pi minaccioso rispetto alla prima volta
in cui l'avevo visto.
Ti piace?, sentii nell'auricolare. Era stato lui a fare la domanda.
S,  meraviglioso, rispose Rebecca con una vocetta dolce che non le
avevo mai sentito.
Anche solo la tempesta alle spalle del santo  un piccolo capolavoro.
Le nubi sono rappresentate in modo davvero insolito per l'epoca.
 vero. La cosa che mi colpisce di pi per  la principessa che porta al
guinzaglio il drago.
Stavano parlando del quadro come dell'ottava meraviglia del mondo.
L'avevo guardato e non mi era sembrato eccezionale al punto da mandare
in estasi le folle.
Perch?, chiese Thus.
Se il drago  stato ammansito dalla principessa trovo crudele che il san-
to lo trafigga con la lancia.
Thus rise. Hai il cuore tenero.
La voce di Rebecca si fece sottile.  un inutile atto di violenza su un
mostro ormai inoffensivo.
Senti, senti, pensai inviperito. Si commuoveva per uno stupido drago
raffigurato sulla tela e trattava me, un essere umano in carne e ossa, come
un appestato.
Thus disse:
Paolo Uccello ha dipinto un altro San Giorgio e il drago, oggi conser-
vato a Parigi. Fra questo e quel dipinto corrono vent'anni. Entrambi hanno
per tema il santo cavaliere che secondo la leggenda libera la figlia di un re
dal drago che la teneva prigioniera, ma stilisticamente sono diversissimi.
Nel quadro di Parigi tutto l'interesse  concentrato nello scontro fra il cava-
liere e il drago, che in questo caso non  condotto al guinzaglio dalla prin-
cipessa, e sul rapporto di essi con l'ambiente circostante. Qui, invece, l'in-
teresse del pittore  focalizzato sul ciclone scatenatosi alle spalle del cava-
liere, che quasi lo sospinge verso il drago, e sulla prospettiva.
Che sfoggio di erudizione, pensai acido. Ce la stava mettendo proprio
tutta per fare colpo su quella sciocca di Rebecca.
Mi viene quasi voglia di andare a Parigi a vedere quel dipinto, ribatt
lei con voce sognante.
Sei mai stata a Parigi?.
No, ma lo desidero tanto.
Quando tutto sar finito, mi piacerebbe portartici.
A me invece, quando tutto sar finito, piacerebbe strozzarla, pensai sem-
pre pi irritato. E non era escluso che lo facessi se continuavano a duettare
come colombi.
Rebecca non comment, ma dalla rapida occhiata che lanciai nella loro
direzione, mi accorsi che si stavano fissando intensamente negli occhi.
Se sei rimasta affascinata da Paolo Uccello, disse Thus, dovresti ve-
dere anche la Caccia.  a Oxford.
L'ho vista.  notevole, ma non ha la magia di San Giorgio e il drago.
N il suo mistero.
Dopo qualche istante aggiunse:
Se potessi, in questo momento c' un solo museo dove mi precipiterei.
Quale?.
Il Prado di Madrid. Darei qualunque cosa per vedere Il giardino delle
delizie. Tu che l'hai visto, dimmi, che effetto fa?.
Era ora. Finalmente portava il discorso sul tableau vivant.
Non posso descriverlo.  un'emozione che devi provare di persona.
Cal il silenzio.
Tau ha detto che hai delle comunicazioni per me, riprese Rebecca.
S, vuole che ti tenga pronta a partire per la Scozia.
La Scozia. Sentii un brivido per la schiena. La testa mozzata di Julie
Bonham era stata ritrovata in mare davanti alle coste scozzesi. Un'altra
coincidenza?
Perch?, chiese Rebecca.
 l che daremo vita a Il giardino delle delizie.
Dove?.
Questo ancora non posso rivelartelo. Per ora, devi solo essere pronta a
partire in qualunque momento ti venga chiesto. Hai problemi a lasciare il
lavoro?.
No, nessuno.
Bene. Allora  tutto.
Cal di nuovo il silenzio. Girai lo sguardo verso di loro e vidi che Re-
becca era rimasta sola.
Due ore dopo eravamo seduti alla mia scrivania, uno di fronte all'altra, e
Rebecca era pi taciturna del solito. Non so a cosa stesse pensando, ma
dubitavo fortemente che fosse solo l'indagine a riempire la sua mente.
Quando eravamo rientrati, l'agente Nicols ci aveva informati che non e-
sisteva alcun medico a Londra, e in tutta l'Inghilterra, che rispondesse al
nome di Sebastian Thus. Neanche in Olanda c'era traccia di lui. Come se
non bastasse, lasciato il museo, il sedicente dottor Thus era scomparso di
nuovo nei meandri della metropolitana.
Non avevo dato in escandescenze perch tutto a un tratto mi ero sentito
esausto. Mi riservavo, per, di infierire sulla mia squadra in un momento
successivo. Se l'erano fatto sfuggire per due volte. Passi una, ma due, caz-
zo, erano veramente troppe. Al prossimo appuntamento mi sarei messo io
alle costole di quel Thus.
Ma la cosa che mi preoccupava veramente era un'altra. Cosa stava acca-
dendo a Rebecca? Era tornata fisicamente in ufficio, ma con la mente era
altrove. E temevo che il fascino tenebroso di Sebastian Thus c'entrasse
qualcosa con la sua aria svagata. Dopotutto, potevo essermi sbagliato: non
era lesbica.
Sergente Wenston, cosa la turba?, chiesi all'improvviso, incapace di
sopportare ancora il suo silenzio.
Lei scroll le spalle. Niente, signore.
La guardai ironico. Sicura?.
Annu.
Decisi di metterla sul paterno. Se c' qualcosa, qualunque cosa, che la
impensierisce, deve parlarmene. Potrebbe essere importante. Ne va della
sua sicurezza. Non dimentichi che dovr infiltrarsi in quella congrega di
invasati. Se hanno ucciso Julie Bonham, e a questo punto, temo, anche Jan
Haselhoff, potrebbero fare lo stesso con lei. Quindi, ha il dovere di infor-
marmi di qualunque cosa le passi per la mente da questo momento in poi.
Non volevo essere melodrammatico, ma incominciavo a pensare che
mandare Rebecca nella tana del lupo non fosse pi una buona idea. Thus
se la sarebbe mangiata in un solo boccone. Forse era meglio arrestarlo e
metterlo sotto torchio.
Rebecca mi rivolse una delle sue occhiate gelide.
Va tutto bene, signore.
Ecco che si chiudeva a riccio, come faceva ogni volta che cercavo di es-
sere amichevole con lei.
Rinunciai a insistere, per c'era qualcosa che volevo assolutamente sape-
re.
Tutta quella manfrina sul drago trafitto era vera? Sul serio era commos-
sa per la sorte di quella bestiaccia?.
Ormai ero abituato alle sue occhiate gelide. Questa volta per nel suo
sguardo lessi anche il disprezzo.
Che andasse al diavolo, decisi in preda alla rabbia. Se era tanto sciocca
da farsi abbindolare da un tipo come Sebastian Thus, tanto peggio per lei.
Riportai subito il discorso sull'indagine.
Domani torneremo a casa Torquay, annunciai brusco.
La notizia attir la sua attenzione. Mi guard.
Voglio perquisire la casa, spiegai. Gli alibi forniti dai suoi abitanti
non mi convincono per niente.
Li avevo fatti controllare meticolosamente e non erano emerse incon-
gruenze. Ci nonostante, non riuscivo a dimenticare le accuse di Hank Ha-
selhoff. Poteva esserci sempre la possibilit che la morte di Julie Bonham
e la sparizione di Jan Haselhoff non fossero collegate.
Dunque, per oggi  tutto, dissi alzandomi in piedi. Andiamocene a
casa. Abbiamo entrambi bisogno di una buona notte di sonno. Domani ci
aspetta una giornata faticosa.
Lei mi lanci un'occhiata scettica, come per dire: non credo affatto che
te ne andrai a nanna presto.
E invece s, niente sesso stasera, sono troppo stanco, pensai mentre rac-
coglievo le mie cose. Avevo appuntamento con Arabella ma lo avrei di-
sdetto. Delle mie tre donne, Arabella era quella che ci sapeva fare meglio a
letto ma anche la pi esigente. Non che mi dispiacesse, sia chiaro, ma mi
spremeva come un limone.
Quella sera rischiavo di non essere all'altezza delle sue aspettative.
17
Fissando i cespugli fioriti, gli alberi da frutta, i prati ondulati che scom-
parivano nella foresta avevo capito perch il fossato che separava i giardini
dalle campagne fosse chiamato ha-ha, come l'esclamazione di stupore che
diventava inevitabile quando ci si accorgeva che il paesaggio al di qua e
quello al di l del fossato erano identici, tanto che da lontano si aveva l'im-
pressione che il giardino fosse infinito.
Eravamo stati noi inglesi nel Settecento ad abbattere i muri di cinta che
racchiudevano i giardini e a scavare al loro posto i fossati. Quello che de-
limitava la tenuta di Torquay era largo un paio di metri e vi scorreva
un'acqua cos azzurra che il contrasto con i prati verdi era abbagliante.
Accompagnato da Rebecca e Patricia Hoyle, avevo appena fatto il giro
della tenuta. Il regista la conservava magnificamente. A sentire la gover-
nante, non aveva toccato nulla dell'originaria architettura settecentesca del-
la casa. Anche il giardino era quello disegnato tre secoli prima. Torquay vi
aveva aggiunto padiglioni dorati, pagode cinesi, tende berbere, statue, fon-
tane, vasi monumentali.
La cosa che mi aveva colpito di pi, per, era l'altalena a dodici posti su
cui si era dondolata Maria Antonietta di Francia nel giardino delle Tuile-
ries. Almeno cos affermava la governante, che ce l'aveva mostrata con or-
goglio.
Il signor Torquay ha fatto follie per averla, aveva spiegato compiaciu-
ta.
Il palazzo delle Tuileries, insieme ai giardini, fu distrutto durante la ri-
voluzione francese, aveva ribattuto acidamente Rebecca. Come ha fatto
l'altalena a salvarsi?.
La governante le aveva rivolto un'occhiata di disprezzo, come se avesse
detto una sciocchezza colossale. Eravamo tornati davanti alla casa nel si-
lenzio pi glaciale.
Distolsi lo sguardo dai prati e fissai Patricia Hoyle. Quel giorno indossa-
va un vestito nero senza maniche. Il suo viso era pi truccato del solito.
Ora procederemo con la perquisizione, le dissi indicando gli agenti
che durante il nostro giro erano rimasti schierati davanti alla casa.
Fate pure, rispose lei con una smorfia. Solo abbiate cura dei mobili e
degli arredi. Sono tutte cose antiche.
Feci cenno agli agenti di procedere e li seguii dentro. Rebecca si un a
loro durante la perquisizione. Io restai in disparte a guardare insieme alla
governante.
La perquisizione fu lunghissima perch la casa era enorme. Comunque,
non salt fuori nulla che potesse essere messo in relazione con la scompar-
sa di Jan Haselhoff.
Cosa vi avevo detto?, disse Patricia Hoyle con una luce di trionfo ne-
gli occhi.
In quel momento il mio cellulare si mise a squillare. Mi allontanai per ri-
spondere. Era l'agente Nicols.
Ispettore Hall, Torquay  morto.
Morto?, ripetei stupidamente.
S, l'ha fatto fuori un infarto. Si  sentito male sull'aereo privato che lo
stava riportando a Londra. Il pilota ha avvertito la torre di controllo. Quan-
do l'aereo  atterrato, un'ambulanza ha prelevato Torquay, che per  spira-
to subito dopo il ricovero in ospedale.
Feci qualche domanda a Nicols sull'ospedale dove era stato ricoverato e
sull'ora del decesso. Poi riattaccai.
Rebecca mi stava fissando.
Brutte notizie?.
Pessime.
Le feci cenno di seguirmi e uscimmo in giardino, dove la misi breve-
mente al corrente della morte di Torquay.
Perch stava tornando in Inghilterra?, disse lei. Doveva rimanere ne-
gli Usa fino alla fine del mese. Dobbiamo informare la governante di quel-
lo che  accaduto.
S, e non ne sono per niente entusiasta.
Ritornammo dentro. Patricia Hoyle era dove l'avevamo lasciata.
Sapeva che oggi Torquay sarebbe tornato a casa?, le domandai.
Sta scherzando?.
Affatto. Ha affittato un aereo.
Lei mi guard a lungo prima di ribattere:
Se sta dicendo la verit, allora devo andare subito a fare i preparativi
per il suo ritorno.
Non ce n' pi bisogno.
Patricia Hoyle s'immobilizz. Perch?.
Mi hanno appena informato che Torquay  stato colpito da infarto
sull'aereo. Purtroppo, non ce l'ha fatta.  morto poco dopo il ricovero in
ospedale a Londra.
La governante si copr il volto con le mani. Rebecca e io ci scambiammo
un'occhiata perplessa. Possibile che fosse cos affezionata al suo datore di
lavoro? Mi chiesi ancora una volta chi fosse in realt Patricia Hoyle.
Forse  meglio che si sieda, le disse Rebecca.
L'aiutammo a prendere posto sul divano. Rebecca and al carrello dei li-
quori e vers un liquido ambrato in un bicchiere.
Cognac, disse porgendolo alla governante, che lo butt gi tutto d'un
fiato.
Si sente meglio?, chiesi scrutandola.
Patricia Hoyle fece cenno di s con la testa e rimase con lo sguardo perso
nel vuoto.
Non posso credere che lui non ci sia pi, mormor. Non  possibile
che sia morto cos.
Era molto affezionata al signor Torquay, osservai.
Sembr non aver sentito.
Da quanto tempo lavorava per lui?.
Ci mise un po', ma questa volta rispose: Due anni.
Come l'aveva conosciuto?.
A un provino.
Faceva l'attrice?.
Non ero affatto meravigliato che venisse dal mondo del cinema. Era
troppo bella per essere una semplice governante. Per non ricordavo di a-
verla vista sullo schermo.
Quello fu il primo e ultimo provino della mia vita.
Come mai?.
Mi rivolse un'occhiata ironica. Provi a indovinare.
Aveva una relazione con Torquay?.
Scoppi in una risata stridula. Non ero cos fortunata.
Se non avevate una relazione, allora che tipo di rapporto vi univa?.
Quello che sa.
Sta dicendo che era veramente la sua governante?.
Purtroppo, s. Avrei voluto essere qualcosa di meglio, ma lui non me
l'ha permesso.
Ero incredulo. Perch?.
Era un eccentrico. Pensava solo al cinema. Per lui le donne non esiste-
vano.
Ma  stato sposato. Lei stessa mi ha detto che al momento aveva una
relazione con una tizia che fa il critico d'arte, obiettai.
 vero, ma non ci andava a letto. Frequentava quella donna solo perch
gli serviva come consulente per il suo ultimo film.
Quello su Bosch?.
Vedo che  bene informato. Ne era ossessionato. Ci lavorava giorno e
notte. Stava scrivendo la sceneggiatura. Recentemente aveva anche assun-
to una ventina di studenti di Oxford per esaminare tutti i libri esistenti
sull'argomento e compilare la biografia dei personaggi storici legati al pit-
tore. Aveva gi fatto i sopralluoghi in Olanda e scelto buona parte degli at-
tori.
Nel corso del nostro ultimo colloquio Patricia Hoyle aveva affermato
che il regista si era recato negli Stati Uniti per vedere un quadro, sostenen-
do per di non sapere quale fosse.
Torquay e quella donna erano a Washington per un quadro di Bosch,
vero?.
La governante annu.
Quale?.
La morte dell'avaro. Era essenziale per alcune scene del film.
Perch?.
Non lo so.
Per quale motivo  fallito il primo matrimonio di Torquay?.
La moglie lo lasci perch lui si rifiutava di consumare il matrimonio.
Era disinteressato al sesso con le donne o al sesso in generale?.
Se sta alludendo al fatto che fosse gay, come gi le ho detto,  fuori
strada. Torquay non andava neppure con gli uomini.
Insomma, non faceva sesso con nessuno.
Esatto.
Che altro sa del film su Bosch?.
La governante scosse il capo. Niente. Non parlava mai dei suoi film.
Lo disse troppo precipitosamente e la cosa mi insospett.
Per scrivere, usava il computer?, chiesi.
Naturalmente.
Allora non dovrebbe essere un problema risalire alla sceneggiatura.
La governante sorrise, beffarda. Il signor Torquay si serviva esclusiva-
mente di un portatile, che aveva sempre con s in modo che nessuno potes-
se metterci il naso.
Rebecca mi guard con insistenza. Sapevo a cosa stava pensando: se il
portatile era a Londra con il cadavere non ci restava che tornare subito in
citt.
L'agente Nicols mi fece trovare tutti gli effetti personali di Torquay in
ufficio. Li avevo fatti sequestrare all'aeroporto e rimasi sconcertato da
quante poche cose il regista si portasse dietro quando viaggiava. Il compu-
ter era un modello vecchiotto, come spieg Rebecca, a cui lo diedi subito
in consegna.
Sergente Wenston, voglio una copia di tutto quello che c' dentro.
Lei non batt ciglio e si mise ad armeggiare con quello che per me era
un aggeggio misterioso.
Venga a vedere cosa ho trovato, disse a un tratto Rebecca.
Mi avvicinai e vidi scorrere Aleyt sullo schermo. La scoperta mi confuse
le idee. Cosa ci faceva Aleyt nel portatile di Torquay? Julie Bonham era
stata la ragazza di Jan Haselhoff, che era stato il cameriere di Torquay, ma
non risultava che fra lei e il regista ci fosse stato un legame diretto.
Un'ipotesi torn ad affacciarsi alla mia mente: e se dietro Tau si nascon-
desse Torquay? Pi ci pensavo, pi la trovavo credibile. Per, poteva es-
sercene anche un'altra, di ipotesi: Julie Bonham, nella sua veste di detecti-
ve telematica, poteva aver lavorato per il regista.
Chiesi a Rebecca di arrivare alla fine di Aleyt. Volevo accertarmi se an-
che in questa copia c'era scritto: Te lo affido, abbine cura.
La frase non c', disse lei leggendomi nel pensiero. Ho gi controlla-
to. Evidentemente qualcuno ha inviato il racconto a Julie Bonham con la
preghiera di conservarlo. Pensa che sia stato Torquay?.
Intanto, sullo schermo era comparsa l'ultima pagina di Aleyt. Priva della
frase, come aveva detto Rebecca.
Gli indizi conducono in questa direzione, risposi.
Allora  stato lui a scrivere il racconto.
Forse. Non ne abbiamo la certezza. Potrebbe averlo scritto un'altra per-
sona. Non dimentichiamo che Torquay stava lavorando a una sceneggiatu-
ra su Bosch, quindi  naturale che fosse interessato a tutto quello che  sta-
to scritto sull'argomento. Patricia Hoyle ha detto che aveva assunto una
ventina di studenti di Oxford per leggere testi che parlavano del pittore o-
landese. Dobbiamo rintracciarli e parlare con loro. Forse sanno chi  l'au-
tore di Aleyt. Poi, c' quella donna, il critico d'arte. Dobbiamo parlare an-
che con lei.
Al momento  sotto shock. Viaggiava con Torquay e l'ha visto morire.
Appena si sar ripresa, andr a interrogarla. Che altro ha trovato nel
computer, sergente?.
Rebecca mi mostr un file. Da quel che si vedeva, doveva essere la sce-
neggiatura.
Solo questo, signore.
Ne stampi una copia.
Era proprio la sceneggiatura. Ne ebbi la conferma leggendola.
Torquay aveva ripreso pari pari la storia raccontata in Aleyt, cio la tre-
sca fra il Gran Maestro del Libero Spirito e la moglie di Bosch. Ma ora sa-
pevo, grazie alle note di Rebecca, che nella realt la tresca non c'era mai
stata. Come pure non era mai esistita una dama di compagnia di Aleyt van
de Mervenne che si chiamasse Agnes. Bosch forse non aveva fatto neppure
il viaggio a Venezia. A sentire gli studiosi, non si era mai allontanato dal
suo paese. Gli unici avvenimenti che nel racconto corrispondevano al vero
erano quelli legati al Trittico delle delizie.
Dalla sceneggiatura si capiva che la realizzazione del Trittico aveva un
ruolo fondamentale anche nel film.
Pi tardi, nel pomeriggio, mi recai all'ospedale per dare un'occhiata al
cadavere del regista. Se non avessi saputo che era lui, avrei stentato a rico-
noscerlo. Lo ricordavo giovane e magro, con un ciuffo di capelli perenne-
mente arruffati sulla fronte, gli occhiali dalla pesante montatura in bilico
sulla punta del naso. Ora invece avevo davanti un uomo vecchio e devasta-
to nel corpo. Infatti era diventato enormemente grasso e aveva perso tutti i
capelli.
Fuori dell'ospedale mi imbattei nella governante.
 appena arrivata?, le chiesi fissando il succinto abito viola che indos-
sava.
No, sono uscita a prendere una boccata d'aria. A dire la verit, volevo
fumare una sigaretta.
Non sapevo che avesse il vizio del fumo.
A casa Torquay era vietato.
Mi astenni dal commentare. Che il regista fosse un tiranno, era ormai as-
sodato. Per, mi ricordai all'improvviso, avevo letto da qualche parte che
lui fumava il sigaro. Lo feci notare a Patricia Hoyle.
 vero, lo fumava. Ma quello che faceva lui era un conto, quello che
faceva la servit, un altro.
Due pesi e due misure, eh?.
La governante fece una smorfia. Diceva sempre che era a casa sua e fa-
ceva quel che voleva. Noi, al contrario, non eravamo a casa nostra, quindi
dovevamo ubbidire alle regole.
Avevamo preso a passeggiare davanti all'ospedale e attesi che Patricia
Hoyle si accendesse un'altra sigaretta prima di tirare in ballo Aleyt.
Sa chi l'ha scritto?.
Ci pens su per qualche istante. Mai sentito nominare un racconto con
questo titolo.
Ne  sicura?.
Certo.
Era nel computer di Torquay.
Ha trovato il portatile?.
Come ha detto lei, non se ne separava mai. Infatti era nella sua valiget-
ta. Conteneva anche la sceneggiatura del film su Bosch. Sceneggiatura
chiaramente tratta da Aleyt. Non ne sapeva nulla?.
Lui non parlava mai con me del suo lavoro. Io ero solo la governante.
Prima di fare la governante per era un'attrice. Mi ha raccontato di aver
conosciuto Torquay a un provino, insistetti. Possibile che non fosse cu-
riosa di sapere cosa stesse combinando un regista di culto come lui?.
 vero, un tempo volevo fare l'attrice. Ma lui diceva che non era per
me. E aveva ragione.
Via, non sia sciocca. Quell'uomo era un despota. Approfittava del suc-
cesso per trattare il prossimo, specialmente chi lavorava per lui, come
spazzatura. Forse lei non sar stata brava come Vanessa Redgrave, ma a-
veva tutto il diritto di provare a realizzare il suo sogno. Non avrebbe dovu-
to dargli ascolto.
Patricia Hoyle scosse la testa. Umanamente era un mostro. Ma era un
grandissimo regista. Se diceva che non valevi niente come attrice, era ve-
ro.
Rimanemmo per un po' in silenzio.
Cosa far, ora?, le domandai.
Cercher un altro lavoro.
Sempre come governante?.
Forse.
Mi dica la verit: perch ha accettato di fargli da governante nonostante
le sue ambizioni fossero di tutt'altra natura?.
Patricia Hoyle sorrise amaramente. Sono stata cos sciocca da credere
che una volta che mi avesse conosciuta meglio, avrebbe cambiato idea e
mi avrebbe offerto una parte in uno dei suoi film. Invece, il pensiero non
l'ha mai sfiorato.
E cos lei ha cambiato strategia: ha tentato di sedurlo.
Un'altra mossa sbagliata. Torquay detestava il solo pensiero di essere
sfiorato da qualcuno.
Allora perch  rimasta con lui?.
Patricia Hoyle mi guard negli occhi. Forse le sembrer pazzesco, ma
lo amavo. Mi volt le spalle e rientr in ospedale.
Non avrei mai capito cosa passava per la testa delle donne. Come una
donna giovane e bella si potesse innamorare di un vecchio grasso e dal ca-
rattere pestifero per me era un mistero pi impenetrabile di quello della
Trinit per i papisti.
L'indomani Nicols e Rebecca si occuparono di rintracciare gli studenti di
Oxford. Io andai a parlare con la dottoressa Fiona Ashley, il critico d'arte
che aveva accompagnato Torquay a Washington.
La dottoressa aveva superato lo shock e mi ricevette nella sua bella casa
di Hampstead.
 stato quel maledetto film a ucciderlo, disse con rabbia.
La fissai. Era sulla quarantina, bionda, elegante, di una bellezza fredda
che mi lasciava indifferente.
Che significa?, domandai.
David si era impegnato con tutto se stesso nel progetto. Ci lavorava da
anni. Dopo aver risolto problemi di ogni genere, stretto accordi con i musei
di mezzo mondo per filmare le opere di Bosch, visionato centinaia di attori
e scelto personalmente fino all'ultima comparsa, stava per dare il via alle
riprese quando la casa di produzione ha congelato tutti i progetti in corso.
Perch?.
Mi rivolse uno sguardo indignato. Non l'ha saputo?.
Nomin una major di Hollywood che nelle ultime settimane era stata
comprata dai giapponesi.
Quei barbari hanno licenziato tutti i dirigenti e messo al loro posto uo-
mini nuovi. Il film di David  stato sospeso. Ecco perch siamo tornati su-
bito a Londra. Non aveva intenzione di arrendersi. Voleva provare a cerca-
re altri produttori. Ma evidentemente il dispiacere per il voltafaccia dei
giapponesi gli  stato fatale. Il suo cuore non ha retto.
Cosa eravate andati a fare a Washington?.
La National Gallery of Art possiede la Morte dell'avaro di Bosch. Da-
vid voleva inserire il quadro nel film?.
Ma nella sceneggiatura non  mai citato.
Mi guard, sospettosa. E lei come lo sa?.
Ho letto la sceneggiatura.
Impossibile. David la custodiva come il Santo Graal.
Era nel suo portatile.
Il portatile? Mio Dio, l'avevo dimenticato. Allora, l'avete voi.
S, insieme a tutti gli effetti personali del signor Torquay. Fra l'altro,
vorremmo riconsegnarli alla famiglia.
David non ha nessuno. Era figlio unico e i suoi genitori sono morti da
molti anni.
Aveva fatto testamento?.
Non parlavamo mai di questioni venali.
Da quel che mi risulta, lei era la sua compagna.
E con ci? Non era tenuto a dirmi cosa volesse fare dei suoi beni una
volta morto. Francamente, sono ricca di famiglia. Non stavo certo con lui
per i soldi.
Perch ci stava, allora? Dicono che Torquay fosse casto. Non faceva
sesso con nessuno.
Fiona Ashley sbuff. Ancora questi stupidi pettegolezzi. Che noia. La
gente non pensa che al sesso. Ma come faranno?.
Quindi, conferma che il regista non faceva sesso, dissi.
Mi fulmin. Lei non pu capire.
Non avrebbe mai immaginato quanto fosse andata vicino alla verit. S,
proprio non potevo capire chi non scopava.
Mi illumini, la invitai cercando di non essere sardonico.
Gli uomini di genio come David hanno esigenze diverse dai comuni
mortali. Vivono in una dimensione pi alta.
Ho sempre pensato che chi non ha una vita sessuale  malato. E ne resto
convinto. Mi astenni dal dirlo alla professoressa Ashley e riportai il discor-
so sulla Morte dell'avaro.
Perch era cos interessato al quadro?.
L'ho gi detto, lo voleva per il film.
Ma nella sceneggiatura non  mai menzionato, tornai a obiettare.
La professoressa sospir. La Morte dell'avaro  un'opera che rappre-
senta l'eterna lotta fra bene e male. Nel momento supremo, l'avaro non sa
decidersi fra il crocifisso, additato dall'angelo, e la borsa dei soldi offerta
dal diavolo. David era affascinato da questo tema. Diceva che il suo film
avrebbe raccontato questo conflitto.
Mi torn in mente la trama di Aleyt. Vista da questa prospettiva, quella
della moglie di Bosch era stata una battaglia persa contro il male. E ne a-
veva fatto le spese la sua dama di compagnia.
Oltre alla sceneggiatura, nel portatile c' un racconto. Si intitola Aleyt.
Sa chi l'ha scritto?.
Fiona Ashley disse, sicura:  stato David.
Alleluia, pensai. Avevo almeno risolto un mistero. Ne restava per uno
pi inquietante: perch Torquay aveva mandato il suo racconto a Julie
Bonham con la preghiera di averne cura? I due si conoscevano grazie a Jan
Haselhoff o, come sospettavo, dietro Tau c'era il regista?
Erano molti anni che David si interessava a Bosch, continu la profes-
soressa Ashley. Diceva di trovare straordinario il fatto che l'uomo che a-
veva concepito e dipinto quadri come L'inferno musicale o le Visioni
dell'aldil avesse avuto una vita di un grigiore inaudito. Voleva fare un
film su di lui, ma non gli ispirava niente. Invece era molto colpito dal Gran
Maestro del Libero Spirito. Secondo alcuni storici dell'arte, Bosch lo ri-
trasse numerose volte.  suo il volto del San Giovanni a Patmos che si
trova a Berlino. David prov a immaginare cosa avrebbe fatto la moglie di
un uomo noioso come Bosch se si fosse imbattuta in un uomo affascinante
come il Gran Maestro. Cos  nato Aleyt. Immagino che avr letto il rac-
conto, quindi  inutile che le racconti cosa  accaduto fra i due.
S, l'ho letto, ma prima di ritrovarlo nel computer di Torquay.
Questo  ridicolo, esclam Fiona Ashley. Solo io sapevo dell'esi-
stenza del racconto. E ovviamente non ne ho parlato con nessuno.
Evidentemente qualcun altro lo sapeva perch ne ho ritrovata una copia
nel computer di una ragazza assassinata una ventina di giorni fa.
La professoressa rimase colpita dalla rivelazione.
Chi era?, chiese.
Si chiamava Julie Bonham. La conosceva?.
Non mi pare. Dove  stata uccisa?.
Non lo sappiamo ancora con certezza. Abbiamo ritrovato solo la testa
nel ventre di un merluzzo pescato al largo delle coste scozzesi.
Il delitto della testa mozzata, esclam lei. Ne hanno parlato tutti i
giornali. Cosa c'entra questa ragazza con David?.
 quello che vorrei sapere anch'io. Torquay aveva l'abitudine di fre-
quentare le chat line?.
No, che le viene in mente. Era un estimatore di Internet, questo s. Di-
ceva che era un mezzo formidabile per trovare le cose. Per detestava
quelle stupide chat e coloro che perdono il proprio tempo in questo modo.
Mi guard perplessa. Perch mi fa questa domanda?.
Cos, semplice curiosit.
Volevo che si sapesse il meno possibile su Julie Bonham.
Se Tau e Torquay erano la stessa persona - e pi ne sapevo sul regista e
sulle sue manie e pi ero propenso a pensare che aveva il profilo psicolo-
gico giusto per mettere in piedi una follia come quella del gruppo di studio
e del tableau vivant - Julie Bonham poteva averlo agganciato su una chat
mentre spiava la moglie di Charroux. Torquay-Tau era alla ricerca di una
Eva. La ragazza era stata al gioco. Era addirittura partita per l'Inghilterra.
Poi aveva sospettato qualcosa. Forse aveva smascherato Tau e lui l'aveva
uccisa.
E Jan Haselhoff? Lui lavorava a casa di Torquay. Che fosse stato com-
plice del regista e per questo eliminato a sua volta?
Chiesi a Fiona Ashley se conoscesse Jan Haselhoff.
L'ho visto servire a tavola quando ero ospite di David. Non gli ho mai
parlato. Non capisco perch  interessato a lui.
Non sapeva che era scomparso?.
Mi rivolse un'occhiata interrogativa. Scomparso?.
S, il 21 aprile.  stata la governante di Torquay a fare la denuncia.
Quella donna, esclam lei con disprezzo.
Non  in buoni rapporti con Patricia Hoyle?.
 un'intrigante. Non voglio avere nulla a che fare con lei.
Si spieghi meglio.
Mi odia. Era gelosa perch David aveva respinto le sue avances. Non
perdeva occasione per mettermi in cattiva luce con lui.
Ci mancava solo la guerra fra le donne di Torquay, pensai infastidito.
Tornai a chiederle della scomparsa di Haselhoff.
Non ne sapevo niente. Forse David si  dimenticato di parlarmene.
Non sapeva neppure che Haselhoff era nato nello stesso paese di
Bosch: 's-Hertogenbosch.
Mi guard, meravigliata. Che curiosa coincidenza. Chiss se David lo
sapeva?.
Avrei scommesso il mio stipendio che lo sapeva.
Nicols e Rebecca avevano passato la giornata a interrogare gli studenti
di Oxford. Il loro lavoro era stato inutile perch avevo gi scoperto il nome
dell'autore di Aleyt. Tuttavia, le informazioni che portarono servirono a
tracciare un quadro ancora pi completo della psicologia del regista.
Gli studenti raccontarono infatti che Torquay li aveva ingaggiati con
l'ordine di spulciare nelle biblioteche alla ricerca di documenti, libri, o
quant'altro fosse stato pubblicato sul conto di Bosch. Era sua intenzione
mettere in piedi un archivio che avrebbe funzionato mediante un sistema di
consultazione da lui stesso ideato. Alcuni degli studenti riferirono che
Torquay era ossessionato dal bisogno di archiviare qualsiasi cosa gli capi-
tasse fra le mani, dal materiale storico alla lista della spesa.
Rebecca si era fatta dare una copia degli appunti dagli studenti. Ecco le
cose pi interessanti che lessi:
Che cosa vede, o Geronimo Bosch, quel tuo occhio attonito? Che
cosa, quel pallore steso sul volto? Scorgi forse dinanzi a te i mo-
stri e i fantasmi volanti dell'Erebo?
D. Lampsonius,
Pictorum aliquot celebrium Germaniae inferioris effigies, 1572
Mi spiace che voi e vostro fratello non abbiate potuto vedere la
processione come si svolge qui, sebbene ci siano alcuni diavoli
somiglianti a quelli dei quadri di Bosch, che penso lo avrebbero
spaventato.
Filippo II di Spagna,
lettera alle figlie scritta da Lisbona, 1581
Era nato a Hertogenbosch, ma non mi  mai riuscito di sapere la
data, n dove e quando mor... Il suo stile era franco, pronto, age-
vole; e riusciva a dipingere vari quadri contemporaneamente.
Come altri vecchi maestri aveva l'abitudine di abbozzare e dise-
gnare su una preparazione bianca, procedendo con velature tra-
sparenti...
C. van Mander,
Het Schilderboeck, 1604
La differenza fra i lavori di quest'uomo e quelli degli altri consi-
ste, secondo me, nel fatto che gli altri cercano di dipingere gli
uomini cos come appaiono di fuori, mentre lui ha il coraggio di
dipingerli quali sono dentro...
T. de Sigena,
Tercera parte de la Historia de la Orden de San Jernimo, 1605
A mio avviso  stato fatto eccessivo onore dal padre Sigena, il
quale ha tratto verit di fede da quelle licenziose fantasie che mal
si addicono ai pittori.
F. Pacheco,
Arte de la pintura, 1649
Si dice che Filippo II apprezzasse molto; gli incubi diabolici di
questo visionario dovevano ben piacere a colui al quale l'Inquisi-
zione chiedeva orientamenti...
A. J. Wauters,
La peinture flamande, 1883
L'efficacia estetica di un inatteso colore rosso e arancio in una di-
stesa buia contribu alla sua popolarit, e nei trent'anni successivi
il fuoco del Bosch divampa in quasi tutti i paesaggi dipinti.
K. Clark,
Landscape into Art, 1961
Filippo II di Spagna era stato un grande ammiratore del pittore olandese,
nonch collezionista, mi spieg Rebecca. Il Trittico delle delizie si trova al
Prado di Madrid proprio perch faceva parte delle collezioni del sovrano
spagnolo. Il quadro in origine era di propriet del priore dell'ordine di San
Juan, che era figlio naturale del duca d'Alba. In seguito, era giunto nelle
mani di Filippo II. Compariva infatti nella lista dei quadri che egli mand
all'Escoriai nel 1593. Il primo a descriverlo fu il frate Sigena nel 1605,
che lo defin il quadro delle fragole.
Quella sera, mentre tornavo a casa, pensai di rivolgermi a Charroux. Era
dalla mattina che l'idea di fargli leggere Aleyt mi girava per la testa. Ero
curioso di vedere la sua reazione perch non credevo affatto, come aveva
affermato, che non sapesse che Julie Bonham aveva un portatile. E se lo
sapeva, aveva sicuramente letto Aleyt. Anzi, dopo aver scoperto chi aveva
scritto il racconto, incominciavo a sospettare che Charroux, che non aveva
mai fatto mistero di detestare Torquay, voleva proprio che la polizia lo
trovasse.
C'era anche un altro motivo per cui sarei tornato dallo scrittore: volevo
rivedere Laura Kiss.
18
Rebecca era pallida. Aveva anche le occhiaie.
Non ha dormito stanotte, sergente?.
Le feci la domanda appena ci incrociammo in ufficio, la mattina dopo.
Non mi aspettavo che mi rispondesse. E infatti non lo fece.
Ispettore, disse invece in tono serio fissandomi negli occhi. E io mi
preoccupai all'istante perch: primo, quando pronunciava il mio nome c'e-
rano guai in arrivo; secondo, come gi ho avuto modo di lamentarmi in
precedenza, non mi fissava mai negli occhi.
Tau questa notte  tornato a farsi vivo, continu. Mi ha chiesto di
partire domani per la Scozia.
Cazzo!, esplosi vedendo tramontare definitivamente la mia ipotesi.
Torquay era morto, quindi non poteva essere stato lui a chattare con Re-
becca la notte prima.
Venga nel mio ufficio, sergente.
Rebecca sedette davanti a me e rimase in attesa. La sua aria compunta,
manco fossimo a una veglia funebre, mi diede immediatamente sui nervi.
Cosa aspetta a raccontarmi cosa ha detto quel pazzo?, ringhiai.
Lei abbass lo sguardo a terra. Non ha voluto rivelare la data in cui ver-
r rappresentato Il giardino delle delizie, per sostiene che  imminente.
Per questo motivo devo andare subito in Scozia.
Dove?.
In un posto chiamato Cessnok Castle, a Galston.
Presi la carta della Scozia. Galston si trovava vicino a Kilmarnok, non
lontano dalla costa e, di conseguenza, dall'isola di Arran. Ricordai che Re-
becca e Sebastian Thus, quando si erano incontrati alla National Gallery,
avevano parlato dell'isola perch tutti e due vi avevano passato le vacanze.
Ecco perch conosceva l'isola, dissi. Quel castello deve essere il co-
vo della setta. Altro che vacanze.
Rebecca fiss lo sguardo su un punto immaginario al di sopra della mia
spalla destra.
Conosco Cessnock Castle, signore. Pronunci la parola signore in to-
no secco, come se le costasse fatica usarla.  un antico maniero con una
torre. Secondo una leggenda, nel 1476 vi fu seppellita la duchessa di Cla-
rence, lady Isabella, con tutti i suoi gioielli. Per oltre cinquecento anni li
hanno cercati in tanti, soprattutto il crocefisso ornato di smeraldi che la
duchessa portava sempre al collo, senza per trovarne traccia. Si ritiene
che il luogo sia magico, un po' come Stonehenge.
Come mai sa tutte queste cose?, chiesi sospettoso.
Ogni scozzese le sa. Fa parte delle nostre tradizioni.
Ha detto a Tau che conosce cos bene Cessnock Castle?.
Certo che no, ribatt in tono offeso.
Era ovvio che mai e poi mai avrebbe fatto un errore cos grossolano, ma
mi divertivo a stuzzicarla.
Una volta arrivata a Cessnock Castle, cosa deve fare?, chiesi.
Non lo so. Mi  stato detto di partire per la Scozia, raggiungere il ca-
stello, dove si provveder a darmi alloggio, e rimanere in attesa di nuovi
ordini.
Chi le dar alloggio?.
Non ne ho idea. Tau ha detto solo che al castello trover qualcuno a ri-
cevermi.
Sentii puzza di bruciato. Era chiaro che era una trappola, la stessa in cui
forse era stata attirata Julie Bonham. Era pi saggio non esporre Rebecca a
un simile rischio. Avevamo localizzato il covo della setta. Sarebbe bastato
fare irruzione. Ero quasi certo che l avremmo trovato anche Jan Haselhoff.
Vivo o morto, a seconda del ruolo che aveva avuto nell'uccisione della sua
ragazza.
C' anche un'altra cosa, signore, disse Rebecca porgendomi un foglio.
Ho scoperto cos' il coitus reservatus, annunci in tono ironico.
Avevo completamente dimenticato la ricerca che le avevo ordinato di fa-
re per metterla in imbarazzo dopo aver trovato la citazione nel Regno mil-
lenario di Fraenger a proposito del sesso praticato dagli Adamiti, quindi
rimasi interdetto.
Visto che non prendevo il foglio, lo depose sulla mia scrivania. Lo scorsi
velocemente e trasecolai. Fuorviato da Fraenger, che l'aveva definito tec-
nica della carezza, avevo supposto che avesse a che fare con sesso orale e
masturbazione, invece leggevo che il coitus reservatus, o karezza, come lo
aveva chiamato una certa dottoressa Alice Sockham nel libro Karezza, da
non confondere con il coitus interruptus, era un'unione sessuale durante la
quale l'uomo era bravo a ritardare l'eiaculazione in modo da consentire alla
donna di avere pi orgasmi. La nota di Rebecca parlava anche di Raja e
Hatha Yoga, discipline capaci li consentire simili exploit.
Mi ricordai dell'intervista in cui Sting aveva sostenuto che grazie al Tan-
trismo era in grado di scopare per cinque ore consecutive e pensai che for-
se ero stato troppo categorico nel bollare tutta la faccenda come una colos-
sale cazzata. Forse lo yoga poteva funzionare. Non mi sarebbe dispiaciuto
migliorare le mie performance.
Se non c' altro, signore, disse Rebecca interrompendo le mie medita-
zioni, andrei a casa a fare i bagagli.
Bagagli? Chi le ha dato l'ordine di recarsi in Scozia, sergente?, dissi
tanto per farla incazzare.
Mi guard come se fossi pazzo. Mi sembrava evidente che sarei anda-
ta.
Ancora una volta si arroga il diritto di decidere al posto mio.
Vidi con grande soddisfazione le sue guance imporporarsi.
Non le nascondo che sto seriamente pensando di rinunciare a mandarla
in Scozia.  troppo pericoloso. Abbiamo scoperto dove si riunisce la setta,
baster piombare l e arrestare tutti.
La prego, ispettore. Mi permetta di andare.
Non l'avevo mai vista infervorarsi tanto per qualcosa, senza contare che
mi stava addirittura pregando.
Le prometto che star attenta, continu. La tecnologia moderna mi
consente di tenermi in costante contatto con i colleghi che sicuramente sta-
ranno all'esterno del castello, pronti a intervenire. Come vede, non corro
pericoli.
La fissai negli occhi. Perch ci tiene tanto ad andare?.
Lei sostenne il mio sguardo. Ho seguito l'inchiesta fin dall'inizio, ho in-
tercettato Tau, ho chattato con lui, mi sono costruita una falsa identit. Ora
che non resta altro che infiltrarsi nella setta, non pu bloccarmi.
E Thus?.
Distolse lo sguardo. Cosa c'entra Thus?.
Me lo dica lei, sergente. Non  che vuole andare in Scozia per via di
quell'uomo?.
Lo ammetto, ero geloso. Non potevo accettare il fatto che Rebecca fosse
attratta dall'affascinante medico.
Rebecca sospir. Le cose non stanno come sembra.
Come stanno, allora?.
L'ho gi detto: l'inchiesta mi appassiona. E poi, voglio vedere in faccia
Tau. Ho chattato con lui per giorni,  legittimo essere curiosi.
Le sue argomentazioni non mi convincevano affatto. Ero propenso a
pensare che fosse stato Sebastian Thus, pi che l'inchiesta, ad appassionar-
la.
Ho chiesto a Nicols di continuare a indagare su Thus, dissi. Deve pur
venire da qualche parte. Non pu essere saltato fuori dal nulla.
Rebecca mi rivolse un'occhiata cauta. Allora, ispettore, posso andare?.
E sia, concessi. Per dovr attenersi scrupolosamente alle istruzioni.
L'operazione  rischiosa. Un errore potrebbe mandare tutto a puttane e
mettere in pericolo la sua vita.
I suoi occhi per un attimo si accesero di soddisfazione.
Stia tranquillo, non far nulla che non sia stato precedentemente con-
cordato.
Poi si volt e usc.
Pi tardi mi recai da Charroux. Non riuscivo a togliermi dalla testa una
domanda: perch Julie Bonham aveva una copia di Aleyt nel suo compu-
ter? Forse lo scrittore poteva aiutarmi a trovare la risposta. Questa, per,
non era la sola ragione. Volevo andare a casa Charroux anche per vedere
Laura Kiss.
Charroux era in casa. Quando gli dissi che Torquay aveva scritto un rac-
conto che inspiegabilmente era finito nel computer della Bonham sembr
cadere dalle nuvole.
Quella poveretta ne aveva una copia? Non posso crederci.
Era nel portatile ritrovato nella sua stanza.
Non sapevo neppure che avesse un portatile.
Era la seconda volta che glielo sentivo affermare, ma non gli credetti,
soprattutto dopo aver scoperto la reale natura dei rapporti intercorsi fra lui
e la ragazza.
Continuo a chiedermi che fine abbia fatto il computer di Julie Bon-
ham, dissi.
Ha appena detto che lo avete ritrovato nella sua stanza.
Quello non  mai stato usato. Julie Bonham, per via della sua profes-
sione, invece ci lavorava con il computer. Quindi, mi chiedo dove sia fini-
to.
Charroux fece una faccia come per dire: non  un problema mio. Sfortu-
natamente per lui, ero di avviso contrario: se c'era qualcuno che sapeva che
fine aveva fatto quel computer, quello era proprio lui, e quindi persi la pa-
zienza.
Charroux, ora basta con questa commedia. Se non dice cosa ha fatto
con il computer della Bonham la sbatto dentro.
Lui mi fiss, beffardo. Sa bene che non pu farlo.
Ci sono indizi pi che sufficienti per ipotizzare un suo coinvolgimento
nella sparizione, avvenuta a casa sua, del computer. Per non dire della
Bonham, scomparsa e poi uccisa, da lei assunta perch spiasse sua moglie
che sospettava di tradimento. Sono convinto che qualunque giudice si in-
curiosirebbe e vorrebbe vedere chiaro nella vicenda.
Mi sta minacciando?.
No, la sto pregando, nel suo interesse, di dire la verit.
E va bene, lo ammetto: dopo aver saputo della morte di Julie Bonham
ho distrutto il suo computer perch non volevo che si venisse a sapere cosa
aveva scoperto sul conto di mia moglie.
Mi feci attento. Stava forse alludendo a una presunta infedelt di Laura
Kiss?
Sua moglie la tradiva?, chiesi a bruciapelo.
Lui serr la mascella. S, mi tradiva.
Con chi?.
Mi rivolse un'occhiata gelida. Non credo che siano affari suoi.
Tutto quello che riguarda Julie Bonham sono affari miei. Considerando
che aveva trovato le prove del tradimento,  probabile che sapesse anche il
nome dell'amante di sua moglie.
Roger de Witt.
Il nome non mi diceva niente. Chi ?.
Un bellimbusto che ha riempito la testa di Laura di sciocchezze sull'a-
more.
La gelosia mi spinse a chiedere: Sua moglie ne  innamorata?.
Non gliel'ho chiesto.
Perch?.
Sulle labbra di Charroux comparve un sorrisetto sarcastico.
Visto che fare domande  il suo mestiere, glielo chieda lei.
Puoi contarci che lo far, pensai. Volevo sapere tutto su quel Roger de
Witt.
Per la fa spiare, obiettai.
Non sono tenuto a giustificare le mie azioni. Comunque, visto che ci
tiene a saperlo, Julie Bonham aveva scoperto il nome dell'uomo solo qual-
che giorno prima di partire per l'Inghilterra.
Che altro sa su di lui?.
Incontrava mia moglie a Ginevra, in un albergo, tutti i mercoled. Lei
diceva che andava a farsi massaggiare in un salone di bellezza. Quando la
Bonham si accorse che invece prendeva una stanza in albergo, si insospett
immediatamente. Io invece non ci vidi niente di male. Arrivava da sola e
non riceveva visite. Pensai che forse voleva starsene un po' tranquilla. Ora
riconosco che sono stato un ingenuo. Era lei che andava a trovare
quell'uomo nella sua stanza.
Anche lui prendeva una stanza?.
S, dalla sera precedente.
Si registrava con il nome Roger de Witt?.
S. Julie Bonham pensava che fosse un nome falso.
Perch?.
Anche mia moglie si registrava con un nome falso.
Julie Bonham ha mai visto quell'uomo?.
Una volta. Mi ha riferito che ha i capelli neri,  alto e molto attraente.
Accolsi la notizia con irritazione. Gi dovevo fare i conti con il fatto che
Laura Kiss forse era innamorata di un altro. Non so perch, ma se il fortu-
nato mortale fosse stato una specie di gobbo di Notre-Dame mi sarei senti-
to meglio. Un rivale di bell'aspetto  pi difficile da digerire.
Lei sospettava di essere tradito, dissi. Eppure non ha chiesto spiega-
zioni a sua moglie.
Charroux trasse un respiro profondo. Avevo paura che chiedesse il di-
vorzio.
La relazione dura ancora?.
Credo di s.
Quindi si vedono anche a Londra.
Charroux non ribatt. Forse lui non era curioso di saperne di pi sull'a-
mante della moglie, ma io s. Appena tornato in ufficio avrei messo sotto
sorveglianza Laura Kiss.
Torniamo al computer di Julie Bonham, dissi. Come l'ha distrutto?.
Era un portatile.  bastato prenderlo a martellate e poi gettarlo nella
spazzatura.
Cosa c'era dentro?.
Confesso che sono rimasto un po' deluso. Non c'era niente di pi di
quello che gi sapevo sulla tresca di mia moglie. Poi un archivio con alcu-
ni nomi. Per non ne conoscevo nessuno. E una serie di e-mail.
Le ha lette?.
S, alcune erano buffe. Venivano da un uomo che si firmava Tau.
Bingo, pensai trattenendo a stento un'esclamazione di giubilo. Come
pensavo, Julie Bonham aveva chattato con Tau e ora ne avevo la prova.
Per avere anche quella che il suo assassino era il capo della setta che vole-
va emulare le gesta degli antichi Adamiti, ora pi che mai era indispensa-
bile che Rebecca andasse in Scozia.
Ricorda cosa c'era scritto nelle e-mail?.
Charroux riflett per qualche istante. Questo Tau metteva in guardia la
Bonham contro la vanit.
La vanit?.
S, diceva che il peccato di vanit  quello pi grande perch  fonte di
vizi abominevoli. Ricordo che citava Adamo. Diceva che era stato il pec-
cato di vanit la causa del suo distacco da Dio.
Parlava anche di Eva?.
Charroux mi guard ironico. Non la facevo interessato alle questioni
bibliche. Comunque, s, parlava anche di Eva. Diceva che con il suo pecca-
to aveva distrutto l'armonia tra uomo e donna. Un bel maschilista davvero,
questo Tau.
Quello sarebbe il meno, pensai. Era soprattutto un assassino psicopatico
che doveva essere fermato al pi presto.
Non ricorda altro?.
No, mi dispiace.
Non nominai Bosch perch non volevo che Charroux facesse il classico
due pi due ora che gli avevo parlato del racconto di Torquay. Del resto,
mi dissi, se nelle e-mail ci fosse stato qualche riferimento al pittore, sareb-
be stato lui il primo a parlarne.
Lasciai Charroux e tornai subito in ufficio perch erano ancora molte le
cose da predisporre per il viaggio di Rebecca.
Nel primo pomeriggio riapparve Rebecca.
Avevo appena dato ordine di sorvegliare Laura Kiss. Non nascondo che
ero molto impaziente di scoprire il nome del suo amante. Per fortuna l'uo-
mo era stato oggetto d'indagine da parte di Julie Bonham, cos nessuno a-
veva trovato strana la mia richiesta. Solo Rebecca fece la faccia di chi la sa
lunga. E la cosa mi irrit non poco. Osava accusare me di interesse privato
in atti d'ufficio quando lei stava per partire alla volta di un oscuro castello
scozzese, dove sarebbe rimasta in balia di una banda di fanatici fuori di te-
sta, capaci di qualsiasi cosa, solo per poter vedere Sebastian Thus.
 pronta, sergente?, chiesi in tono brusco.
S, signore. Mi rivolse uno sguardo stupito. C' qualche problema?.
Scossi il capo. Nessun problema. Ho deciso che viaggeremo insieme
fino a Kilmarnock. Poi lei raggiunger da sola Galston. Quindi domani
mattina alle sette passer a prenderla. Dove?.
Rebecca aveva cambiato casa da poco. Il suo nuovo indirizzo era ancora
un mistero perch si era limitata a dare solo un numero di cellulare.
Non si disturbi. Verr in ufficio con la metropolitana e partiremo da
qui.
Non avevo intenzione di dargliela vinta perch volevo sapere dove era
andata ad abitare.
Prima divideva un appartamento a Brixton con tre tizi strani, che aveva
presentato come compagni di scuola, nel senso che li aveva conosciuti a un
corso di computer. Ma se n'era andata qualche settimana prima. Inutile
domandarle perch, tanto non avrebbe risposto.
E come far con la valigia?, obiettai.
Non  un problema. Sono abituata a viaggiare solo con uno zaino.
Verrei a prenderla anche se viaggiasse senza bagaglio, dissi fissandola
negli occhi.
Nel suo sguardo pass un lampo d'ira, ma evidentemente comprese che
non l'avrebbe spuntata perch a denti stretti borbott un indirizzo di Little
Venice.
Abita su una chiatta?, chiesi sorpreso.
S, perch cosa c' di male?, ribatt lei aggressivamente.
Nulla, solo che non la ritenevo adatta alla vita galleggiante e ai disagi
che comporta.
Si vede che non sa nulla della vita galleggiante, come l'ha chiamata, al-
trimenti non parlerebbe di disagi.
Sembrava piuttosto irritata. Cos preferii lasciar perdere perch non mi
sembrava il caso di spiegare che con la mia obiezione avevo voluto allude-
re alla sua ossessione per la pulizia, inconciliabile, a mio giudizio, con il
vivere su una chiatta mezza marcia che un tempo aveva trasportato merci
da Londra a Manchester.
Bene, sergente, conclusi in tono secco per troncare sul nascere quello
che rischiava di diventare il nostro ennesimo braccio di ferro. Si faccia
trovare pronta per le sette in punto.
Verso sera venne Nicols tutto eccitato. Aveva finalmente scoperto chi
era l'uomo che si era presentato come Sebastian Thus.
In primo luogo si chiamava proprio cos, ma non era olandese, come a-
veva detto, bens era nato trentacinque anni prima nel granducato del Lus-
semburgo, dove aveva la residenza ed esercitava la professione di medico
specializzato in omeopatia.
Nicols, a questo proposito, aveva messo su un bel dossier.
Thus era un medico alla moda, una sorta di guru molto richiesto, soprat-
tutto dal gentil sesso - e non mi era difficile intuire perch - che lo accla-
mava come se fosse un divo del cinema. Lui non si limitava a far finta di
curare quella massa di sciocche, ma aveva pure la pretesa di fare filosofia,
o come si volevano definire le teorie strampalate che scriveva su una rivi-
sta pseudo-scientifica di cui era l'editore.
Nel dossier trovai una copia della rivista. La scorsi velocemente. Accan-
to ad articoli dal titolo: Gli effetti del simile, come si spiega il fenomeno
che  alla base dell'omeopatia, ce n'erano altri sulle teorie quantistiche
dell'elettrodinamica, sulla teoria del caos, sulla complessit, tutti campi
della scienza che secondo Thus erano coinvolti nell'omeopatia.
Come la diffonde?, chiesi a Nicols indicando la rivista.
Per lo pi fra i suoi clienti, ma anche in abbonamento.
Ci sono dei pazzi che si abbonano?, chiesi incredulo.
Nicols fece una smorfia. Sembra di s.
Guardai Rebecca, che fino a quel momento era rimasta in disparte.
Sergente, faccia una ricerca su Internet.  probabile che quel ciarlatano
- e calcai pesantemente sulla parola ciarlatano -pubblichi anche una ver-
sione telematica di questa robaccia.
Gi fatto, rispose lei freddamente. La rivista non c'.
La odiai. Non aveva perso tempo a cercare traccia del suo damerino. Se
avesse messo un pizzico di quella solerzia anche nelle cose che riguarda-
vano la mia persona, sarei stato un uomo felice. Invece la strega non face-
va che ignorarmi.
Lo stesso non poteva dirsi di Jennifer Logan, che scelse proprio quel
momento per fare la sua solita telefonata raccatta-notizie, dando cos il
colpo di grazia al mio gi cupo umore.
19
Io ero ossessionato da Laura Kiss, Rebecca da Sebastian Thus e l'inchie-
sta rischiava di arenarsi. Questa, purtroppo, era la verit. Non avevo fatto
altro che ripetermelo per tutto il viaggio fino a Galston.
Rebecca, seduta al mio fianco, era stata insolitamente ciarliera.
Quando ero andato a prenderla a Little Venice era saltata fuori da una
chiatta verniciata di rosa con le tendine di pizzo e le cassette di gerani alle
finestre. L'avevo trovata cos stucchevole da sentirmi imbarazzato per lei.
La Rebecca che conoscevo non avrebbe mai abitato in un posto simile. Ma
forse aveva trovato la chiatta gi in quelle condizioni, pensai mentre cari-
cavo il suo unico bagaglio, uno sdrucito zaino di foggia militare, nel porta-
bagagli della Rover. In fondo, vi si era trasferita da poco.
Un altro particolare aveva acceso la mia curiosit, ma qualsiasi doman-
da, con il carattere di Rebecca, era da considerarsi tab. Quando lei aveva
attraversato la passerella per scendere a terra una delle orride tendine di
pizzo si era mossa e dietro, per una frazione di secondo, era apparsa una
persona. Non ci avrei messo la mano sul fuoco ma, nonostante i capelli
lunghi, mi era parso un uomo. Il suo coinquilino? O il suo ragazzo? Dopo
l'inaspettato interesse mostrato da Rebecca per Thus avevo accantonato,
almeno per il momento, l'idea che fosse lesbica e mi stavo convincendo
che poteva essere bisessuale. L'aver intravisto il ragazzo dietro la tendina
avvalorava la mia ipotesi.
Ma cosa ci trovava in Thus? La domanda si affacci alla mia mente an-
che quando ci fermammo a Galston e la vidi smaniosa di continuare il vi-
aggio per Cessnock Castle. Non si poteva negare che Thus fosse attraente,
ma possibile che alla seria Rebecca piacesse un uomo cos fatuo?
Una voce dentro di me disse: sei geloso, ecco perch parli cos. La zittii
immediatamente perch quel giorno non avevo tempo per l'introspezione.
Ora, sergente, proseguir con l'auto di Nicols, dissi vedendo una Mor-
ris parcheggiare al nostro fianco. L'agente Nicols aveva viaggiato dietro di
noi.
Si ricordi di indossarlo sempre, proseguii indicando il ciondolo appe-
so alla catenina di Rebecca.
Il ciondolo conteneva una telecamera. Rebecca lo avrebbe mosso in mo-
do da permetterci di vedere tutto quello che accadeva intorno a lei una vol-
ta entrata a Cessnock Castle. Infatti, il piano era che due agenti, un uomo e
una donna, avrebbero fermato il loro camper nei dintorni del castello come
se fossero stati turisti. All'interno del camper Nicols e il sottoscritto, in-
sieme a un tecnico, sarebbero stati in continuo collegamento audio e video
con Rebecca. Al primo accenno di pericolo avremmo fatto irruzione in-
sieme alla polizia locale.
Ho anche il cellulare, disse Rebecca. E il mio portatile con cui posso
spedire tutte le e-mail che voglio. Come vede, ispettore, non ci perderemo
mai di vista, concluse con un'occhiata maliziosa.
Era eccitata e non lo nascondeva.
Sergente Wenston, vorrei che ripetessimo insieme ancora una volta le
istruzioni. Arrivata al castello metter in funzione la telecamera e la spe-
gner solo in bagno o quando dorme. Ogni ora chiamer con il cellulare e
la sera far rapporto via e-mail.
S, signore, disse sbrigativamente lei. Si vedeva che scalpitava per an-
darsene.
Inoltre, non prender nessuna iniziativa, continuai. Qualsiasi sua
mossa deve essere concordata prima con me. Chiaro?.
Annu. Stia tranquillo, mi atterr scrupolosamente al piano.
Bene, dissi sapendo che era venuto il momento di lasciarla andare.
Allora, non mi resta che augurarle buona fortuna.
La sua risposta la udii a malapena perch mi aveva gi voltato le spalle
per scendere dall'auto.
Cessnock Castle era imponente e cupo. Costruito in pietra grigia, aveva
una tozza torre circolare che, ricordandomi cosa aveva detto Rebecca, im-
maginai fosse quella sotto la quale si pensava fossero sepolti i gioielli della
duchessa di Clarence. Intorno si estendevano magnifici giardini.
Il camper era stato parcheggiato in uno spiazzo lungo la strada che por-
tava a Cessnock Castle. Da l Nicols e io avevamo un'ottima visuale del
castello.
Rebecca era arrivata da mezz'ora. La prima immagine inviata dalla tele-
camera era stata il volto spettrale del maggiordomo. L'uomo poteva passa-
re benissimo per un boia medievale: calvo, con sopracciglia sottili e naso
adunco, aveva la bocca atteggiata a un ghigno diabolico che mi fece torna-
re in mente uno dei carnefici de L'incoronazione di spine di Bosch.
Il maggiordomo, senza dire una parola, aveva fatto entrare Rebecca. Sul
monitor era apparso un vestibolo buio, poi un lungo corridoio ancora pi
buio, che Rebecca aveva percorso dietro di lui. Alla fine erano giunti in
una stanza con un enorme camino di pietra dove ardeva un bel fuoco. Il
maggiordomo era uscito e Rebecca ne aveva approfittato per muovere il
ciondolo in modo che noi potessimo avere una panoramica della stanza. Si
erano visti cos numerosi ritratti di antenati, uno pi tetro dell'altro.
Poi la porta si era aperta all'improvviso e nella stanza era comparso Thus
in gran forma. Rebecca lo aveva salutato con calore.
Lui l'aveva subito sommersa di premure. Le aveva chiesto se aveva fatto
buon viaggio, se voleva qualcosa da bere, se aveva fame, se era stanca.
Sorprendentemente Rebecca aveva risposto s a tutte le domande. Cos, in
un baleno, si era ritrovata seduta in poltrona, con un bicchiere di una pre-
giata marca di acqua minerale in mano e un piatto di salmone davanti. In-
tanto Thus aveva preso a raccontarle aneddoti sul castello. Rebecca aveva
mangiato con appetito. Notai anche che aveva dimenticato come d'incanto
la sua ossessione per la pulizia perch non aveva esitato neppure un istante
di fronte a cibo, posate e bicchieri non precedentemente sterilizzati da lei
stessa.
I due insomma flirtavano come colombi e io avrei rischiato di sicuro un
attacco di bile se non fosse tornato il maggiordomo ad annunciare che
Thus era desiderato al telefono.
Lui si era assentato solo per pochi minuti, ma quando era tornato l'atmo-
sfera era cambiata. Sembrava distratto, perfino annoiato. Si era affrettato
ad accompagnare Rebecca nella sua stanza e dopo averle dato appunta-
mento a cena si era eclissato.
La stanza di Rebecca aveva un letto a baldacchino con tendaggi azzurri,
un armadio e una poltroncina rivestita anch'essa di seta azzurra.
In quel momento Rebecca spense la telecamera, segno che si stava cam-
biando. Guardai l'orologio: erano da poco passate le tre. Calcolai che all'o-
ra di cena mancavano come minimo quattro ore. Sperai vivamente che a lei
non venisse in mente di impiegarle in perlustrazioni azzardate del castello.
Non volevo che si cacciasse in qualche guaio. Fra l'altro, mi resi conto a un
tratto, era ora che telefonasse.
Controllai nervosamente se il mio cellulare era acceso e decisi che se
non avesse telefonato entro mezz'ora, l'avrei fatto io. Eravamo d'accordo
che l'avrei chiamata solo in caso di bisogno, ma non resistevo pi. Volevo
ordinarle di rimanere nella sua stanza fino all'ora di cena, ma quando tor-
nai a guardare l'ingresso del castello capii che non c'era pi un minuto da
perdere.
Non volevo crederci. Mi feci dare da Nicols il suo binocolo e osservai
attentamente l'uomo che era sceso dalla Jaguar nera. Non c'erano dubbi:
era proprio Luc Charroux. Che ci faceva a Cessnock Castle? Dovevo subi-
to avvertire Rebecca. La sua copertura rischiava di saltare perch lo scrit-
tore la conosceva.
La telecamera, per, era ancora spenta. Feci il numero del suo cellulare,
ma anche quello era spento. Il sangue mi and alla testa: ci eravamo sepa-
rati da un'ora e lei aveva gi disobbedito ai miei ordini. Imprecando, men-
tre aspettavo che riaccendesse il cellulare continuai a osservare con il bi-
nocolo l'ingresso del castello dentro il quale era scomparso Charroux. An-
che lui era stato ricevuto dal maggiordomo. Mi era sembrato per che il
suo arrivo non fosse previsto perch avevo visto il maggiordomo piuttosto
restio a farlo entrare.
Perch lo scrittore era l? Mi venne un pensiero assurdo: mi faceva sor-
vegliare?
I sospetti che avevo nutrito sul suo conto tornarono ad affacciarsi alla
mia mente. In fondo, come aveva ammesso nel corso del nostro ultimo col-
loquio, lo scrittore aveva letto le e-mail che Tau aveva inviato a Julie Bon-
ham. Quindi, sapeva dell'esistenza di Tau. Tenendo conto che era alla con-
tinua ricerca di spunti per i suoi libri e che aveva un passato da giornalista
poteva essersi incuriosito al punto da mettersi a indagare su Tau. Magari lo
aveva contattato via e-mail. E Tau era stato al gioco. Forse aveva addirittu-
ra scritturato Charroux, se cos si poteva dire, per il tableau vivant.
Oppure Charroux faceva parte della setta di Tau. In questo caso, non o-
savo immaginare il ruolo da lui svolto nell'omicidio di Julie Bonham.
Feci di nuovo il numero di Rebecca. Questa volta il cellulare era acceso.
Dannazione, sergente, l'aggredii quando rispose. Perch ha spento il
cellulare?.
Ero in bagno, protest risentita Rebecca.
Non me ne frega un cazzo di dov'era. Il cellulare deve essere sempre
acceso in modo che se c' un'emergenza, come quella che abbiamo ora,
possa avvertirla.
Cosa  successo?.
Qualche minuto fa Luc Charroux  arrivato al castello.
Rebecca era incredula. Charroux?.
Non so che diamine sia venuto a fare a Cessnock Castle, per non di-
mentichi che lui la conosce, sergente. Non dovete assolutamente incon-
trarvi, altrimenti il nostro piano rischia di saltare in aria.
E come faccio a non incontrarlo?, sbott Rebecca.
Ho sentito che il suo damerino le ha dato appuntamento per cena. Fin-
ch Charroux non lascia il castello, lei si finger malata e non uscir dalla
sua stanza. Nicols e io terremo d'occhio costantemente Cessnock Castle.
La avvertiremo non appena Charroux se ne andr.
E se non se ne andr? Mica posso restare chiusa per sempre nella mia
stanza? Thus potrebbe insospettirsi.
In questo caso, star a lei non farlo insospettire. Visto che tubate come
colombi, sono sicuro che qualche idea le verr.
Ci fu un lungo silenzio. Poi la voce metallica di Rebecca disse:
C' altro, signore?.
Per il momento  tutto. La telecamera pu tenerla spenta finch resta
nella sua stanza. La richiamo io fra mezz'ora.
Chiusi il cellulare e ripresi il binocolo. L'ingresso di Cessnock Castle era
deserto. Mi sistemai meglio contro lo schienale del sedile e mi preparai a
una lunga attesa.
Non fu poi cos lunga perch Luc Charroux lascio Cessnock Castle un
ora pi tardi. Lo vidi varcare di nuovo il portone d'ingresso accompagnato
dal maggiordomo e salire sulla Jaguar. Avevo dato ordine di seguirlo, o-
vunque fosse diretto.
Partito lo scrittore telefonai a Rebecca.
Via libera, sergente. Charroux se ne  andato in questo momento. Pu
lasciare la sua stanza.
Vuole dire che posso andare a cena con il mio damerino?, ribatt aci-
da lei. Non vedo l'ora.
Non credevo alle mie orecchie. Rebecca aveva appena pronunciato una
battuta. Sarcastica quanto si vuole, ma pur sempre una battuta. Era sempre
stata priva di senso dell'umorismo, anzi si era mostrata perfino infastidita
se io scherzavo.
Il suo cambiamento mi allarm oltre misura. Thus le stava facendo pro-
prio un brutto effetto. Mi dissi per la centesima volta che avevo fatto un er-
rore madornale a mandarla nella tana del lupo. Quello se la sarebbe man-
giata in un boccone e io non avrei potuto fare niente per impedirlo.
Vorrei che provasse a scoprire cosa  venuto a fare Charroux a Ces-
snock Castle, dissi. Per, sia prudente. Non deve destare sospetti.
Far del mio meglio, signore.
Rebecca era tornata quella di sempre. Ci salutammo con la promessa di
risentirci prima di cena.
Quando riattaccai, chiamai gli agenti che stavano seguendo Charroux.
Dove  diretto?.
Ha imboccato la A719 in direzione di Ayr.
Cosa c' ad Ayr?, chiesi a Nicols.
Non ne ho idea. Per l vicino c' Alloway, dove  nato Robert Burns.
Robert Burns, il poeta nazionale scozzese. La sua casa natale  un luogo
di grande significato per gli scozzesi.
Mi sono ricordato perch Ayr  famosa, disse a un tratto Nicols.
Perch?.
Per i gelati. Sono i pi buoni della Scozia.
Dubitavo fortemente che Charroux stesse facendo quella scarrozzata per
gustarsi un gelato. L'istinto mi diceva che qualunque fosse il motivo che lo
stava conducendo l aveva a che fare con la morte di Julie Bonham. Ayr,
per quanto mi sforzassi di rammentare, era solo una localit balneare e...
oh, mio Dio, come avevo fatto a dimenticarlo, Ayr era anche un importan-
te porto. Se Julie Bonham era stata uccisa a Cessnock Castle, per disperde-
re il suo corpo in mare doveva essere stata usata per forza una barca.  ve-
ro che il merluzzo che aveva inghiottito la testa della povera ragazza era
stato pescato sulla costa opposta, a Dunbar, sul Mare del Nord. Per, per
andare con una barca da Ayr a Dunbar non c'era bisogno di fare la circum-
navigazione della Scozia. Bastava attraversare il Caledonian Canal.
Ma cosa stavo pensando? Dovevo essere uscito di testa per fare quei ra-
gionamenti tortuosi. Se Julie Bonham era stata uccisa a Cessnock Castle,
per portare il corpo fino al Mare del Nord sarebbe stato pi semplice usare
l'auto.
In quel momento telefonarono gli agenti che seguivano lo scrittore. Ci
parl Nicols.
Ispettore, Charroux non si  fermato ad Ayr. Sta proseguendo a sud,
lungo la costa.
Aprimmo subito una cartina della Scozia. Dopo Ayr c'era Dunure e poi
Turnberry.
Charroux per non si ferm in nessuno dei due luoghi. Prefer invece
Culzean Castle, progettato alla fine del XVIII secolo da Robert Adam, do-
ve visit il magnifico parco del castello, rimanendo nell'aranceto finch i
custodi non lo invitarono ad andarsene.
I commensali seduti alla sfarzosa tavola erano solo due: Rebecca e un
Sebastian Thus in smoking pi seducente che mai. Anche il mio impreve-
dibile sergente era vestito da sera, a giudicare dalle parole d'ammirazione
che Thus aveva espresso per il magnifico contrasto dei suoi lunghi capelli
biondi con l'abito di velluto nero.
Distolsi lo sguardo dal monitor e provai a immaginarla. Non era facile
perch non avevo mai visto Rebecca con una gonna. Figuriamoci con un
vestito da sera.
Si sar pure truccata, pensai al colmo della rabbia perch Thus poteva
vederla nel suo massimo splendore, mentre io dovevo accontentarmi di so-
gnarla.
Tornai a guardare il monitor. In quel momento Thus aveva finito di rac-
contare la storia di Cessnock Castle.
Il castello  di Tau?, chiese Rebecca, che finalmente si era ricordata
che era l per svolgere un lavoro.
Thus rise. Oh, no.  stato preso in affitto.
In affitto?.
S, per il tableau vivant.
A proposito, Sebastian, non potresti dirmi qualcosa di pi su quello che
dovr fare?.
Sebastian? Scoprire che lo chiamava per nome fu un duro colpo. Tutta-
via cercai di non farmi riprendere dalla gelosia.
Ogni cosa a suo tempo, rispose Thus. Quando verr il momento, sa-
prai tutto.
Non vedo l'ora di conoscere Tau.
Anche lui  impaziente di incontrarti.
Allora perch non si  ancora fatto vedere?.
Non posso rispondere alla tua domanda. Ripeto, quando verr il mo-
mento saprai tutto.
Per rappresentare Il giardino delle delizie ci vogliono decine e decine
di persone. Come mai siamo soli al castello?.
Thus sorrise. Forse non lo siamo affatto.
Cosa vuoi dire?, chiese la voce un po' allarmata di Rebecca.
Niente. Ma ora basta con le domande. Piuttosto, la stanza ti piace?.
S,  bellissima. Ma quanto dovr rimanere a Cessnock Castle?.
Non avevamo detto basta con le domande?.
Rebecca fece una risatina imbarazzata.  l'ultima, lo prometto.
Perch vuoi saperlo? Hai problemi con il lavoro, oppure ci hai ripensa-
to, non vuoi pi partecipare allo spettacolo?.
Notai che curiosamente definiva spettacolo il tableau vivant. In fondo,
per, non aveva tutti i torti: se non ci fosse stato di mezzo un delitto, quella
di Tau sarebbe stata proprio una gran pagliacciata.
Certo che voglio partecipare, disse con foga Rebecca. Cessnock Ca-
stle  cos bello che l'idea di rimanere solo qualche giorno mi rattrista.
Thus si alz in piedi. Vieni, trasferiamoci in salotto.
La prese per mano e la condusse nella stanza adiacente dove il fuoco era
acceso.
Si sistemarono davanti al camino e Thus offr da bere a Rebecca che,
con mia grande sorpresa, accett. La credevo astemia, mi preoccupai per-
ch l'alcool, si sa, allenta i freni inibitori e Rebecca non aveva certo biso-
gno di ulteriori spinte per cascare nelle braccia di Thus.
I due rimasero insieme fino alle dieci di sera. Bevvero, parlarono, risero,
in poche parole flirtarono. Poi, Rebecca disse che si sarebbe ritirata nella
sua stanza, e infatti vi and, come potei controllare dal monitor.
Subito dopo mi telefon. Le chiesi cosa avesse scoperto sulla visita di
Charroux. Niente, fu la sua risposta. Ma ci avrebbe riprovato l'indomani.
Poi disse che avrebbe spento la telecamera e si sarebbe messa a letto per-
ch era stanca.
Aspettai dieci minuti e la richiamai con la scusa che aveva dimenticato
di fare rapporto via e-mail. Ma, come temevo, il suo cellulare era spento.
Passai una nottataccia. Con Nicols avevo preso alloggio in un alberghet-
to vicino, ma il letto era cos duro che praticamente non chiusi occhio. Per
finire, ero anche in ansia perch non sapevo dove fosse Laura Kiss. Gli a-
genti infatti ancora non erano riusciti a rintracciarla. Il marito, invece, do-
po la gita a Culzean Castle si era fermato a dormire in un albergo della zo-
na.
Quando dopo colazione ci recammo al camper, Nicols mi inform che
ancora non era ripartito.
Ci sono notizie della Kiss?, chiesi speranzoso.
Nessuna, ispettore, rispose allungandomi un foglio. Le ultime telefo-
nate.
Tenevamo sotto controllo il telefono di Cessnock Castle, ma sembrava
che Thus e gli abitanti del castello avessero un cattivo rapporto con quel
mezzo di comunicazione perch lo usavano pochissimo. Il foglio che ave-
vo sotto gli occhi ne era l'ennesima conferma: quella mattina c'era stata
una sola telefonata. L'aveva fatta alle otto il maggiordomo per ordinare una
cesta di fragole. A Cessnock Castle sembravano ignorare anche l'esistenza
dei cellulari perch non risultava che fossero state fatte chiamate da un te-
lefono mobile.
Presi il binocolo e diedi un'occhiata all'ingresso del castello. Era deserto.
Poi chiamai Rebecca. Aveva riacceso il cellulare.
Ha dormito bene, sergente?.
Benissimo, signore.
Ne sono convinto. Senza neppure lo squillo del cellulare a disturbare,
ribattei acido. Forse non mi sono spiegato bene, ringhiai. Lo deve tene-
re sempre acceso quello stramaledetto telefonino.
Rebecca rimase muta.
Allora, ha perso la lingua?.
Ero convinta che fosse acceso, invece devo averlo spento per sbaglio.
Incredibile. Mi stava prendendo per il culo. E io, quando qualcuno lo fa,
reagisco sempre male.
Apra bene le orecchie, sergente. Se trovo quel telefono ancora spento,
giuro che la prendo a schiaffi perch con il suo comportamento sconsidera-
to mette a repentaglio, oltre che la sua vita, di cui mi importa relativamente
poco, anche l'inchiesta, che invece mi sta molto a cuore. Ora passiamo al
programma della giornata. Le hanno gi detto cosa far oggi?.
Rebecca ci mise qualche istante a rispondere e quando lo fece il suo tono
era mesto.
Non ancora.
Thus sta dormendo?.
Lei esit, e questo fece schizzare i miei sospetti alle stelle.
Non saprei.
Perch non va a vedere?, la provocai.
Vuole veramente che vada in cerca di Thus?. Ora il tono era incredu-
lo.
Perch no? Cos magari scopriamo anche quale sorpresa le ha preparato
per oggi il caro Sebastian. E tenga la telecamera accesa.
Riattaccai senza salutarla. Mi ero sfogato e ora mi sentivo molto meglio
anche perch avevo notato che la mia strapazzata aveva fatto effetto. Fi-
nalmente aveva smesso di trattarmi con sussiego. Certo, avevo esagerato
con la storia degli schiaffi. Se Rebecca mi avesse denunciato ai miei supe-
riori, avrei passato guai seri. Per difficilmente l'avrebbe fatto. Era troppo
orgogliosa e sapeva anche di non poter correre il rischio che io raccontassi
che forse flirtava con un indagato per omicidio.
Gettai un'occhiata distratta all'ingresso del castello proprio mentre un
torpedone carico di turisti vi parcheggiava davanti. Il maggiordomo accor-
se e invece di scacciarli come mi ero aspettato, spalanc loro le porte. Ra-
pidamente scesero ed entrarono tutti. Erano una cinquantina. Capii che non
erano turisti, ma gli adepti della setta, quelli che avrebbero dovuto rappre-
sentare Il giardino delle delizie.
Non passarono neppure cinque minuti che arriv un altro torpedone. Si
ripet la stessa scena: il maggiordomo apr le porte e loro in un baleno spa-
rirono dentro Cessnock Castle. Calcolai che ora all'interno del castello c'e-
rano un centinaio di persone.
Intanto Rebecca aveva acceso la telecamera e stava uscendo dalla sua
stanza. Fuori della porta s'imbatt in Thus.
Buongiorno, Rebecca, la salut lui con un gran sorriso. Ero venuto a
vedere se eri gi sveglia.
Muoio di fame, rispose lei. Facciamo colazione insieme?.
Certo.
Scesero al piano di sotto e Thus fece strada fino a una veranda dove era
apparecchiato il tavolo della prima colazione. Un cameriere li serv e poi si
ritir. Notai subito che Rebecca mangiava di gusto e ancora una volta ave-
va dimenticato la sua fissazione per l'igiene.
Thus, al contrario, aveva preso solo del caff nero senza zucchero.
Allora, disse dopo averne mandato gi qualche sorso. Oggi lascer
che ti ambienti. Puoi fare quello che vuoi. Se desideri visitare la casa e i
giardini ti far da guida molto volentieri.
S, mi piacerebbe molto. Per pensavo che ci saremmo messi subito al
lavoro.
Lui rise. Li fai quasi sembrare i lavori forzati. Invece, ti assicuro, ci a-
spettano momenti di grande piacere.
Non ne dubitavo affatto, pensai ricordando Il giardino delle delizie. Il
quadro era un'orgia colossale.
Rebecca fece una risatina. Volevo dire che pensavo che avremmo par-
lato di quello che devo fare.
Quello che devi fare  facilissimo. Non c' bisogno di una grande pre-
parazione. Vedrai che quando verr il momento te la caverai benissimo.
Incontrer Tau, oggi?.
Non credo.  molto impegnato.
Quando, allora?.
Non essere impaziente. Vieni, andiamo a fare un giro in giardino.
Nel frattempo erano arrivati altri torpedoni, dieci per l'esattezza, che a-
vevano scaricato pi di cinquecento persone.
Presi una foto del quadro di Bosch. A occhio e croce, sulla tela c'erano
circa cinquecento figure.
Dovremo contarle, dissi a Nicols, che fece una faccia orripilata.
Io inizier dal basso proseguii. Tu conta quelli che cavalcano intorno
allo stagno.
L'impresa si rivel pi difficile del previsto. Molte figure erano cos mi-
nuscole che ci sarebbe voluta la lente d'ingrandimento per distinguerle, al-
cune erano confuse, o coperte dagli altri corpi.
Basta, sbottai dopo aver perso di nuovo il conto. Non riusciremo mai
ad appurare con esattezza quante sono. E poi, a pensarci, che ce ne frega di
saperlo?.
Nicols non se lo fece ripetere due volte. Accanton la foto e si mise di
nuovo a osservare l'ingresso del castello. In quel mentre telefonarono gli
agenti che sorvegliavano Charroux per informarmi che lo scrittore aveva
lasciato l'albergo e stava tornando verso Ayr. Non ci capivo nulla. Era an-
dato prima a Cessnock Castle e poi a Culzean Castle. Perch stava facendo
quello strano tour dei castelli?
Intanto Rebecca e Thus, dopo la famosa passeggiata in giardino, si erano
separati. Lei adesso era nella sua stanza. Le telefonai.
Si  divertita, sergente?.
Ormai non le risparmiavo pi i miei sarcasmi.
Lei rimase muta.
Mentre ve la spassavate in giardino  arrivato il resto della compagnia.
Ora non  pi sola con Thus. Al castello ci sono pi di cinquecento perso-
ne. Non perda tempo e si metta sulle loro tracce. Voglio sapere chi sono e
da dove....
Stanno bussando, mi interruppe bruscamente lei.
Riaccenda la telecamera, dissi prima di riattaccare.
Cos potei vedere l'odiosa faccia sorridente di Thus quando lei apr la
porta.
Spero che la passeggiata non ti abbia stancata, Rebecca, disse lui,
perch  venuto il momento.
Il momento?, ripet scioccamente lei.
S, quello che hai atteso tanto. Stiamo per dare vita a Il giardino delle
delizie. Tu, come avrai gi capito, sarai la fanciulla dai lunghi capelli bion-
di racchiusa nella bolla. Quindi, devi prepararti. Spogliati e indossa questa
vestaglia, disse porgendole un indumento di seta bianca. Torner a
prenderti fra un'ora.
Se ne and e Rebecca si attacc subito al telefono.
Ha sentito, ispettore?, disse con voce preoccupata.
Dimenticai di colpo il risentimento che nutrivo nei suoi confronti. Forse
avr contribuito anche il fatto che mi aveva chiamato ispettore, ma non me
la sentivo pi di mandarla allo sbaraglio perch un pensiero inquietante si
stava facendo strada nella mia mente: forse anche Julie Bonham all'ultimo
minuto si era rifiutata di finire nuda nella bolla. E di lei avevamo ritrovato
solo la testa.
Ascolti, sergente Wenston, non  necessario che vada. Se non se la sen-
te, troveremo un modo per farla uscire subito di l.
No, voglio andare. Solo che non me l'aspettavo cos presto. Mi ha colto
di sorpresa.
Temo che sia proprio quello che volevano.
Mi dispiace solo di non essere riuscita a trovare le prove che la Bon-
ham  stata qui.
Ora non ci pensi. Piuttosto,  proprio sicura di volere andare?.
S, ispettore. Siamo vicini alla verit, non voglio assolutamente tirarmi
indietro.
Va bene. Allora si prepari.
Quando riattaccai, Nicols mi disse che avevano chiamato di nuovo gli
agenti che seguivano Charroux. Lo scrittore aveva superato Ayr e sembra-
va proprio che stesse tornando a Galston.
Notizie della moglie?.
Ancora niente, ispettore.
Imprecai dentro di me. Dove cazzo era finita Laura Kiss? Non poteva
essere sparita nel nulla.
Che continuino a cercarla. Devono trovarla a tutti i costi.
Il mio cellulare squill di nuovo. Pensando che fosse Rebecca, dissi:
Allora, sergente,  pronta?.
Sergente?, sbuff la voce stridula di Brenda, la parrucchiera, che subi-
to si mise a rimproverarmi aspramente per essere sparito dalla circolazio-
ne.
20
Vedevo solo la schiena di Thus che precedeva Rebecca per un lungo
corridoio buio. Come promesso, era venuto a prenderla e ora la stava scor-
tando sul set, come aveva scherzosamente definito il luogo dove avrebbero
messo in scena il tableau vivant.
Rebecca aveva provato a indagare su quello che l'aspettava, ma lui le
aveva preso le mani, se le era portate alle labbra e aveva detto che era bel-
lissima, tutto sarebbe andato bene se avesse fatto quello che lui le diceva.
E se non lo avesse fatto?, mi chiesi allarmato non riuscendo a scacciare
il pensiero della testa di Julie Bonham inghiottita da un merluzzo.
Il corridoio all'improvviso sbuc in un'enorme serra che brulicava di
giovani corpi nudi.
Confesso che rimasi a bocca aperta alla vista di quella folla di uomini e
donne, bianchi e neri, che senza alcun imbarazzo discorrevano tranquilla-
mente, come se fossero stati a un party.
Anche a Nicols, di solito molto controllato, sfugg un'esclamazione di
stupore.
Accidenti. Sembra un campo di nudisti.
Non sapevo che li frequentasse, lo presi in giro.
Oh no, ispettore. Volevo dire che immagino che un campo di nudisti
sia proprio cos, si affrett a spiegare.
Che strano posto, osservai indicando le immagini che stavano passan-
do in quel momento sul monitor.
Rebecca, una volta entrata nella serra, che era enorme e tutta di vetro,
aveva mosso il ciondolo affinch potessi avere una visione completa
dell'interno. La cosa che mi aveva sorpreso di pi era la colossale sceno-
grafia che si vedeva sul fondo. La riconobbi immediatamente perch era
come se qualcuno avesse dipinto la copia esatta del Giardino delle delizie
privandolo per di tutte le figure umane.
Lo spazio dove sarebbe stato allestito il tableau vivant era fatto di tre
piani, leggermente rialzati l'uno rispetto all'altro, che con un sapiente gioco
di proiezioni avrebbero trasformato un mondo a tre dimensioni in una su-
perficie a due dimensioni, cos che chi guardava da lontano era come se
vedesse un gigantesco quadro appeso alla parete.
Sul primo piano, il pi basso, che corrispondeva alla parte inferiore del
quadro, c'era una bolla di vetro posata sopra una navicella a forma di ana-
nas. Accanto, un'altra navicella a forma d'arancia, una mora gigantesca,
una zucca marmorizzata, una valva di mollusco, una piramide rosso coral-
lo, una caverna, svariati cilindri di vetro trasparente.
Per rappresentare la parte centrale del dipinto, la cavalcata della lussuria
intorno allo stagno, era stata realizzata una gigantesca piattaforma ruotante
con una vasca circolare piena d'acqua al centro. Gli animali su cui avreb-
bero dovuto cavalcare i lussuriosi - pantere, leoni, liocorni, tori, orsi, cervi,
cinghiali, asini, capre, grifoni, perfino cammelli - erano finti, ma perfetta-
mente somiglianti agli originali.
Infine, per la parte superiore, quella con le architetture pi fantasiose,
erano stati riprodotti fedelmente le quattro bizzarre torri e i due globi gri-
gio-azzurro che galleggiavano nello stagno.
Davvero geniale, dovevo riconoscerlo. Quando la folla di uomini e don-
ne nudi avrebbe preso posto, l'effetto sarebbe stato strabiliante.
Thus, che insieme a Rebecca era l'unico ancora con i vestiti addosso, fe-
ce un gesto con la mano. Come per magia, la folla si divise in tre gruppi.
Thus ne indic uno.
Con perfetta sincronia, come ballerini che danno vita a una complicata
coreografia, gli uomini e le donne del gruppo si misero subito in posa nella
parte superiore del tableau. Cos vidi formarsi contemporaneamente sia la
coppia di amanti che faceva la verticale sul globo immerso nello stagno,
che quella che si trovava all'interno del globo stesso, con l'uomo che pal-
peggiava il sesso della donna, sia i gruppi che facevano il bagno (amanti
che giocavano, processioni di cavalieri-delfini con il volto celato dalla vi-
siera dell'elmo, sirene dalle lunghe chiome bionde), che quelli che naviga-
vano (un uomo dalla pelle nera e una donna bionda in una barca, numerosi
giovinetti dentro un'agave posata su una strana foglia sotto la quale s'intra-
vedevano altri giovinetti).
Alcuni personaggi avevano assunto pose sensuali. Un uomo a cavalcioni
di un grosso pesce stava piegato in modo da far vedere solo il grasso sede-
re. Un altro sedere si intravedeva accanto all'uomo nel globo, quello che
teneva la mano premuta sul pube della sua compagna. Molti erano anche
quelli costretti a pose acrobatiche. Un uomo stava in bilico su una delle
torri tenendo in equilibrio sul capo un frutto. Accanto, altri due si librava-
no nell'aria, Dio solo sa come, reggendo in mano rispettivamente una bac-
ca rossa e un pesce. Comunque, i pi buffi erano quelli che uscivano da un
uovo d'uccello rotto, posato ai bordi dello stagno.
Notai che in tutte le scene i simboli fallici si sprecavano, come pure
quelli che alludevano al sesso femminile.
Thus fece di nuovo un gesto con la mano. Gli uomini e le donne che a-
vrebbero dovuto dar vita alla parte centrale del tableau vivant si mossero
all'unisono. Ora ne avrei viste delle belle perch ricordavo che la cavalcata
lussuriosa intorno allo stagno prevedeva anche pose degne di un film por-
no. I cavalieri erano tutti maschi, tranne uno. Infatti, vidi che fra il grifone
e il leone c'era un destriero bianco montato da una coppia nascosta per me-
t da un drappo rosso. Il mio sguardo per fu attratto da un altro uomo che,
dopo essersi messo in piedi sulla groppa di un cavallo, si era piegato con la
testa fin quasi alle caviglie. In pi, come se non bastasse, aveva anche sol-
levato una gamba in aria fino a formare con l'altra un angolo retto, metten-
do cos bene in mostra i suoi genitali. Altri uomini cavalcavano abbraccia-
ti, o si contorcevano voluttuosamente. Immerse nello stagno, numerose
donne contemplavano la scena.
Spostai lo sguardo a destra e sinistra della cavalcata e vidi cose incom-
prensibili. Alcuni uomini portavano sulle spalle un guscio dal quale spor-
gevano tre sederi. Accanto, altri uomini stavano accovacciati a terra in cir-
colo, sempre a sedere in aria, con un compagno in mezzo a loro che se ne
stava tranquillamente a testa in gi e gambe divaricate in aria. Con i piedi
sosteneva una sirena, a sua volta a testa in gi.
Nicols borbott qualcosa, ma non gli diedi retta, affascinato com'ero dal-
lo spettacolo. Ora si sarebbe andata a comporre la parte in basso del qua-
dro, quella dove ci sarebbe stata Rebecca e, secondo quanto scritto da Fra-
enger nel Regno millenario, anche il Gran Maestro del Libero Spirito.
Quindi, avrei potuto finalmente dare un volto a Tau.
Mentre attendevo con ansia che Thus facesse di nuovo un gesto, telefo-
narono gli angeli custodi di Charroux con la notizia che lo scrittore si stava
dirigendo a Cessnock Castle.
Giusto in tempo per finire nudo nel tableau, pensai con un ghigno. Non
sapevo perch il giorno prima fosse andato al castello, tanto meno perch
ora vi ritornasse. Decisi che avrei affrontato il problema pi tardi. Ora ero
troppo preso da quello che stava accadendo nella serra.
Thus diede l'ordine. L'ultimo gruppo si mosse. Nel foro ovale praticato
nella parte superiore della zucca marmorizzata, in primo piano all'estrema
sinistra del tableau, apparve una testa femminile, rasata come quella di una
monaca e rivolta verso il viso di un uomo. Anche nella navicella a forma
d'arancia, che navigava nello stagno poco sopra, comparvero due amanti.
E, fatto stupefacente, un'altra coppia si stese in una valva di mollusco, che
poi fu caricata sulle spalle di un uomo. Sicuramente, c'era il trucco, pensai.
Neppure l'incredibile Hulk avrebbe potuto reggere quel peso.
All'estrema destra del tableau invece c'era un'enorme civetta posata su
una coppia che aveva la testa intrappolata dentro una gemma e gli arti av-
volti dai rovi. I due lottavano disperatamente per liberarsi. Accanto a loro
si vedeva una caverna dove s'ammassavano numerosi giovinetti e una pi-
ramide rosso corallo con dentro alcune persone, di cui per si scorgevano
solo cinque gambe. Sempre a destra, sul prato che sovrastava la caverna,
c'erano altre coppie di amanti intenti a raccogliere o mangiare frutti.
Verso sinistra il paesaggio diventava lacustre. Gli amanti erano seduti
sulle rive di uno stagno, o vi stavano immersi. Alcuni nuotavano intorno a
una mora gigantesca. Un uomo stava abbracciato a una civetta e un altro, a
mio giudizio un martire, era costretto a stare con la testa in acqua e le
gambe divaricate in aria. Teneva anche le mani chiuse a coppa sui genitali
e in mezzo alle gambe gli spuntava una grossa bacca dove stavano appol-
laiati due uccelli. Era scontato che anche qui vi fosse il trucco.
Nello stagno vicino a lui galleggiava la navicella a forma di ananas con
la bolla di vetro posata sopra. Guardai la bolla, ma era ancora vuota. Sa-
pendo che Rebecca e il suo compagno avrebbero dovuto sedervisi dentro,
mi ero documentato sul suo significato. Nel libro di Fraenger c'era scritto
che era un'ampolla cosmica all'interno della quale, attraverso l'unione della
coppia, si sarebbe ripetuto l'atto divino della Creazione. Snelli e flessuo-
si, scriveva lo studioso tedesco riferendosi agli amanti, essi hanno l'a-
spetto di geni floreali sul punto di unirsi, innocentemente.
Nel tubo di vetro che attraversava l'ananas c'era un topo, che Fraenger
interpretava come un chiaro simbolo fallico. Nel tubo s'intravedeva anche
il viso di un uomo che sorvegliava l'intrusione del topo. Egli stava l per
assicurarsi che la procreazione avvenisse con la stessa purezza che regnava
nell'Eden. Fraenger ipotizzava anche che le scene raffigurate nella parte in-
feriore del quadro fossero destinate all'istruzione dei discepoli del Libero
Spirito per educarli a una vita fondata sull'armonia dello spirito e dell'istin-
to, che avesse come ideale etico la fecondit coniugale. Quindi, una sorta
d'iniziazione ai piaceri dell'amore. Il Libero Spirito, avevo letto, conside-
rava sacrileghi il disprezzo e la mortificazione costante del corpo.
Insomma, una condanna della castit che non poteva che trovarmi d'ac-
cordo. Mi chiedevo, tuttavia, cosa ne avrebbe pensato l'algida Rebecca.
Cercai la caverna che a destra, in primissimo piano, avrebbe dovuto o-
spitare il Gran Maestro del Libero Spirito e la sua sposa. Anche quella era
vuota.
A un tratto Thus usc dalla serra. Dopo qualche istante torn conducendo
per mano un giovane avvolto in una vestaglia bianca identica a quella di
Rebecca. Aveva riccioli biondi e un viso da putto.
Cazzo!, esclamai saltando in piedi. Quello  Jan Haselhofl.
Quindi non  morto, disse Nicols.
Sembra proprio di no.  vivo e vegeto e scommetto che entrer nella
bolla con Rebecca.
Li arrestiamo tutti?, azzard Nicols.
No, aspettiamo di vedere se salta fuori Tau.
Ispettore, non dimentichi Charroux. Ormai star per arrivare.
Notizie della moglie?.
Nicols scosse la testa.
Intanto Thus aveva preso una teiera.
Ora gli offre anche il t, sghignazz Nicols.
Invece non era t, ma una tisana alla salvia.
Rebecca chiese perch dovesse berla e Thus, serafico, rispose che era
Salvia Divinorum, in grado di produrre, per la sua capacit psicoattiva, al-
lucinazioni, esperienze fuori dal corpo, viaggi nel tempo. Ricordai che
qualche studioso aveva sostenuto che anche Bosch avesse fatto uso di allu-
cinogeni mentre dipingeva.
Accidenti, ispettore, la vogliono drogare.
Se avessero cercato di farle del male, era ovvio che avremmo fatto irru-
zione. Quindi, mi preparai a dare l'ordine. Mi sentivo quasi come il prode
cavaliere che corre a salvare la donzella in pericolo.
Nel frattempo Rebecca aveva annunciato di non avere bisogno della ti-
sana. Notai che la sua voce era sorprendentemente calma. Prima la com-
parsa di Jan Haselhoff, poi l'allucinogeno. C'era da innervosirsi, ma lei, per
fortuna, manteneva i nervi saldi. Sinceramente, nonostante i nostri rapporti
burrascosi, l'ammirai.
Allora andiamo?, chiese Nicols.
S, andiamo, risposi.
Ma Thus disse: Ne hai bisogno, Rebecca, se vuoi vivere un'esperienza
straordinaria. Tutte le persone che vedi qui l'hanno bevuta. Ma se non
vuoi, non ti forzer.
Respirai di sollievo.
Thus vers una tazza di quella schifezza a Jan Haselhoff. che la bevve
avidamente.
Che facciamo?, disse Nicols.
Aspettiamo ancora, visto che per il momento il pericolo sembra essersi
allontanato.
A quel punto Thus invit Rebecca e Jan Haselhoff a togliersi la vesta-
glia. Mi sarebbe piaciuto vedere Rebecca nuda. Purtroppo, lei era l'unica
che la telecamera non poteva inquadrare. Di Haselhoff invece riprese pa-
recchi primi piani. Notai che il ragazzo era ben dotato. Mi chiesi perch
Thus non si fosse ancora spogliato.
Misi da parte la curiosit e tornai a concentrarmi su quanto stava acca-
dendo nella serra perch eravamo giunti al punto cruciale dell'operazione:
se Rebecca si fosse seduta nella bolla, la telecamera avrebbe ripreso solo
una piccola porzione del tableau vivant. Per questo le avevo detto di ritar-
dare pi che poteva il momento, almeno finch Tau non avesse fatto la sua
comparsa. E finora quel delinquente non si era fatto vedere.
Come temuto, arriv in compenso Charroux. Sperai vivamente che in
quel carnaio non notasse Rebecca. L'aveva vista vestita, con i capelli lega-
ti, l'espressione arcigna. Forse non l'avrebbe riconosciuta.
Se da una parte fui sollevato quando lo vidi appartarsi con Thus, dall'al-
tra i dubbi che nutrivo su di lui mi riassalirono.
Thus sembrava trattarlo con deferenza, come se gli riconoscesse una
qualche autorit. Non sapendo che rapporto c'era fra i due, non potevo sta-
bilire se un atteggiamento simile fosse sospetto. Per, pensai, poniamo il
caso che Charroux sia Tau. Allora scappellarsi non sarebbe stato fuori luo-
go. Anzi, tutto il contrario.
La telecamera stava riprendendo il fitto colloquio fra i due. Anche se
non potevo sentire le parole, vedevo le espressioni, la mimica, i gesti.
Charroux sembrava piuttosto agitato e mentre Thus parlava, lui gesticolava
vivacemente, scuoteva la testa, spostava di continuo il peso del corpo da
un piede all'altro. Avevo la netta impressione che non gli piacesse affatto
quello che stava ascoltando. A un tratto, infatti, si volt di scatto e fece per
andarsene. Poi ci ripens. Torn indietro e afferr Thus per la gola e in-
cominci a stringere.
Il primo a intervenire fu Jan Haselhoff, che accorse e strapp le mani di
Charroux dalla gola di Thus. Anche Rebecca si precipit a dargli manforte.
Segu un parapiglia, ma alla fine i due furono separati.
 impazzito?, grid Haselhoff tenendo immobilizzato lo scrittore per
le braccia.
Charroux era grande e grosso. Avrebbe potuto scrollarselo di dosso in un
attimo. Per, stranamente, dopo la furia di prima, rimase inerte.
Lascialo, ordin con voce tranquilla Thus. Non sembrava particolar-
mente scosso.
Haselhoff ubbid.
Dov' mia moglie?, strill Charroux lanciandosi di nuovo verso Thus.
Haselhoff lo ferm, ma lui questa volta si ribell.
Cosa ne hai fatto?, url rivolto a Thus mentre lottava con Haselhoff.
Guardavo la scena sul monitor senza vederla. Nella mia mente risuona-
vano le parole di Charroux: Incontrava mia moglie a Ginevra, in un alber-
go, tutti i mercoled... Si registrava con il nome di Roger de Witt... ha i ca-
pelli neri,  alto e molto attraente.
Ebbi come una folgorazione: era Thus il misterioso amante di Laura
Kiss. Roba da pazzi, mi dissi trattenendo a stento la rabbia. Il mio primo
pensiero fu che quel maiale si scopava Laura Kiss. Poi mi resi conto dell'a-
spetto inquietante della faccenda: Laura Kiss faceva parte della setta di
Tau. Che ruolo aveva svolto nell'assassinio di Julie Bonham?
Si calmi, disse Thus. Sua moglie sta bene.
Dov'?, url ancora Charroux.
Sono qui, rispose una voce roca che conoscevo bene perch negli ul-
timi tempi popolava i miei sogni.
Sul monitor apparve Laura Kiss. Nuda. Tu un nuovo colpo per me. Era
cos bella che toglieva il respiro. Era magra, aveva gambe lunghissime,
non aveva quasi seno, eppure era sensuale da morire.
Nicols, l'avevo completamente dimenticato, mi fissava con insistenza.
 la moglie di Charroux, spiegai imbarazzato per essere stato colto in
estasi di fronte a una donna nuda.
La Laura Kiss che stiamo cercando?.
S, sar il caso di richiamare gli agenti, borbottai.
Nicols lo fece immediatamente. Continu per a gettarmi occhiate per-
plesse perch, ne ero consapevole ma non riuscivo a frenarmi, guardavo il
monitor come un arrapato.
Intanto Laura Kiss si era avvicinata al marito. Anche lui sembrava in sta-
to di shock.
Lo sapevo che saresti tornato, disse con un sorriso.
Mi ritieni proprio uno sciocco, ribatt lui gelido. Culzean Castle 
stato progettato alla fine del XVIII secolo da Robert Adam. Mi sembra e-
vidente che non potesse essere il maniero della duchessa di Clarence morta
nel 1476. Devo riconoscere che sono rimasto sconcertato quando il nostro
maggiordomo mi ha consegnato il biglietto in cui mi informavi che andavi
in Scozia con amici per dare la caccia ai gioielli della duchessa di Clarence
sepolti nel XV secolo sotto le fondamenta di un castello a sud-ovest di
Glasgow. Ho pensato che fosse la prima scusa che ti era venuta in mente
per coprire la vacanza che intendevi fare con il tuo amante.
Devi riconoscere che come scusa almeno era originale.
Charroux ignor il commento. Ho telefonato a tutti i tuoi amici e nes-
suno ti aveva vista. Intanto i giorni passavano e tu non tornavi. Cos, al
colmo della disperazione, sono partito per la Scozia. Ho fatto il giro di tutti
i castelli a sud-ovest di Glasgow. Sono venuto anche qui. Il tuo amante mi
ha ricevuto con molta cortesia, ha detto di non sapere niente della duchessa
di Clarence, tanto meno di te, per aveva sentito parlare di una leggenda
sul tesoro di Culzean Castle.
E tu ci sei andato.
Ero disperato. Per avevo capito che quell'uomo stava mentendo. Infat-
ti non ci sono leggende su Culzean Castle. Come dicevo, risale al XVIII
secolo.
Cos sei tornato qui.
S, il maggiordomo mi ha scortato fino alla serra.
Sono stata io a dirgli di farlo. Voglio che tu assista al nostro spettaco-
lo.
Charroux afferr la moglie per un braccio. Sei impazzita? Cos' questa
farsa? Cosa ci fa quella gente l sopra?, disse indicando i tre piani del
tableau.
Et erunt duo in carne una, disse Thus alle sue spalle. Sta per assistere
al miracolo, signor Charroux. Dal caos nascer un nuovo mondo. Un nuo-
vo paradiso.
Charroux si volt a guardarlo. Ma di cosa sta farneticando?.
Tra poco il Gran Maestro dar il via e all'interno della bolla si realizze-
r l'unione della coppia nuziale. Corpo e anima diventeranno di nuovo una
cosa sola e nascer l'essere perfetto.
Entrai in agitazione sentendo nominare il Gran Maestro e la coppia den-
tro la bolla. Che progetti aveva in mente quel pazzo di Tau?
Anche Charroux si allarm.
Che cosa volete fare con mia moglie?, sbott.
Non con sua moglie, ma con lei, disse Thus guardando fisso la tele-
camera, e quindi Rebecca.
Imprecai cos violentemente che Nicols trasal.
Siamo fottuti. Ora Charroux riconoscer Rebecca.
Lo scrittore guard verso la telecamera, ma rimase impassibile. Non ca-
pivo pi niente. Possibile che non l'avesse riconosciuta?
C' stato un momento in cui ho pensato che Charroux fosse Tau, disse
Nicols scuotendo la testa.
Anch'io, ma sembra proprio che fossimo fuori strada.
Ma allora chi  Tau?.
Stiamo per scoprirlo. Non ha sentito quello che ha detto Thus? Tra po-
co il Gran Maestro dar il via. Nel Giardino delle delizie di Bosch il Gran
Maestro si trova nella caverna in primo piano a destra. Ora, chi si metter
in quel posto  Tau.
Che cosa volete fare con mia moglie?, ripet con voce sorda Char-
roux.
Laura Kiss scoppi a ridere e and verso il tableau vivant.
Siete rimasti solo voi, disse Thus a Rebecca e Jan Haselhoff. Andate
al vostro posto. Per prima, Rebecca, togliti la catenina.
La catenina?, ripet lei esitante.
S, nessun personaggio del quadro porta gioielli.
Nel ciondolo appeso alla catenina c'era la sofisticatissima telecamera. Se
Rebecca avesse ubbidito, noi non avremmo visto pi niente.
Mentre lei faceva quello che le aveva ordinato Thus, balzai in piedi.
Raduni gli uomini, dissi a Nicols. Andiamo.
21
Facemmo irruzione nella serra, ma nessuno si mosse dal proprio posto.
Visto da vicino il tableau vivant era ancora pi spettacolare. Tutti quei
corpi nudi, centinaia e centinaia, il paesaggio, le architetture, gli animali, i
fiori, la frutta gigantesca, tutto in colori smaglianti, pi vividi di quelli che
avevo visto sul monitor o sui libri. Mi colp, per esempio, che tutte le tona-
lit celeste-azzurro sfumavano verso il turchese, mentre i rosa erano pi
accesi di quanto avessi immaginato. Pensai, e fui il primo a stupirmene
perch ho sempre aborrito il cosiddetto turismo culturale, che quando quel-
la faccenda si fosse conclusa mi sarebbe piaciuto vedere dal vivo Il giardi-
no delle delizie.
Che hanno?, disse Nicols al mio fianco. Sembrano addormentati.
Era un tableau vivant e l'unica cosa che dovevano fare era stare fermi
ma, diamine, c'era la polizia. Neppure l'allucinogeno bastava a spiegare la
strana letargia che sembrava aver preso tutti. In fondo, era una tisana alla
salvia, non peyote. Tra l'altro, Rebecca non l'aveva bevuta. E anche lei non
dava segni di vita.
La cercai con lo sguardo. Nella bolla, incollata a Jan Haselhoff, c'era una
bionda da schianto, ma non era Rebecca.
Devo ammettere che la mia prima reazione fu di delusione. Avevo pen-
sato di vederla finalmente nuda, dopo essermi accontentato per mesi della
sua copia di silicone, e trovare un'altra al suo posto mi fece sentire come
un bambino a cui hanno rubato il giocattolo preferito.
Ci nonostante la bionda, come ho detto, era proprio uno schianto.
Quando riuscii a staccare lo sguardo dal suo corpo voluttuoso, lo portai
sulla caverna in primo piano a destra. Come mi aspettavo, dentro, stretto
fra due donne, c'era l'unico personaggio vestito del tableau vivant, il Gran
Maestro del Libero Spirito, il Tau a cui davo la caccia da settimane in car-
ne e ossa che mi fissava. Lo sguardo dei suoi occhi, che Aleyt van de Mer-
venne aveva definito neri come l'inferno, era quello di un dominatore.
A rafforzare l'impressione di potenza che emanava la sua persona con-
tribuivano anche le due donne che aveva accanto. Una stava distesa sulla
soglia della caverna. Aveva lunghi capelli biondi riccioluti e un seno fanta-
stico. La testa dell'altra, un bellissimo viso incorniciato da lunghi capelli
neri, era appoggiata all'uomo in un gesto intimo. La donna bionda aveva
una mela in mano. L'uomo puntava l'indice verso di lei, mentre la donna
bruna fissava tranquilla la scena.
Ricordai quello che aveva scritto Fraenger a proposito della scena nella
caverna: l'uomo e la donna bruna erano il Gran Maestro del Libero Spirito
e la sua sposa nel giorno delle nozze. La donna distesa sulla soglia invece
era Eva. Il Gran Maestro puntava l'indice verso di lei per indicare che si
era unito alla sua sposa mortale nel segno immortale di lei.
Ecco che di colpo il sogno erotico che nutrivo da settimane si era tra-
sformato in un incubo: non ero io a stare beatamente disteso tra le due
donne che pi desideravo, ma Tau. Provai una rabbia cieca verso di lui. Se
fossi stato un tipo meno controllato, sarei corso a strappargli Rebecca e
Laura Kiss di dosso.
Con uno sforzo di volont repressi l'ira e mi avvicinai al terzetto.
Che bel triangolo, esclamai sarcastico. Com'era quella storia del mi-
racolo? Et erunt duo in carne una, se la memoria non mi inganna.
Fissai con odio Sebastian Thus. Vale anche se si  in tre?.
Lui ricambi il mio sguardo. Direi che  anche meglio, rispose secco.
Davvero? Non vedo l'ora di sentire i particolari. Intanto, sergente Wen-
ston, venga fuori da quella maledetta caverna e si ricomponga. La comme-
dia  finita.
Rebecca mi fiss stralunata, come se fosse uscita da un brutto sogno.
Mi ha sentito?, sbraitai raccattando per terra una vestaglia che le tirai.
Lei forse finalmente si rese conto che era nuda perch arross fino ai ca-
pelli.
Vedendola balzare fuori della caverna e coprirsi imbarazzata, sul volto
di Sebastian Thus e Laura Kiss comparve un'espressione di stupore.
Sorpresa, dissi loro in tono beffardo. Chi l'avrebbe mai detto? La vo-
stra cara Eva e un'agente di polizia.
Fissando negli occhi Laura Kiss, domandai: Signora Charroux, che ne 
stato di suo marito?.
Non vedevo lo scrittore da nessuna parte.
Non sono il suo guardiano, ribatt lei con strafottenza.
Mi auguro vivamente che non abbia subito la stessa sorte di Julie Bon-
ham, la sua cameriera. O piuttosto dovrei dire la detective che suo marito
aveva assunto per spiarla.
Lei scoppi a ridere. Luc non farebbe mai una cosa tanto volgare.
Invece le assicuro che l'ha fatta. Signora Charroux, dov' suo marito?.
Lei rimase muta.
Ci volle un po' e molta fatica, per alla fine la verit sulle circostanze
che avevano portato alla morte di Julie Bonham venne fuori. Ecco come
erano andate le cose.
Julie Bonham e Jan Haselhoff usavano il lavoro di camerieri come para-
vento per nascondere la loro vera professione di sciacalli. Infatti si infiltra-
vano in casa dei vip facendosi assumere fra il personale di servizio, li spia-
vano e poi vendevano foto e notizie compromettenti ai giornali scandalisti-
ci. Avevano messo a segno parecchi colpi, ma le loro vittime erano sempre
personaggi di calibro medio, e quindi i guadagni non erano stati eclatanti.
Il salto di qualit l'avevano fatto con David Torquay. Jan Haselhoff era
riuscito a intrufolarsi in casa sua come cameriere per raccogliere materiale
sul regista. La fortuna aveva voluto che assistesse non visto a una scenata
che Torquay aveva fatto a Patricia Hoyle, la sua governante, dopo che lei
aveva tentato di sedurlo. Era cos saltato fuori il disinteresse di Torquay
per il sesso e la storia del suo matrimonio bianco, roba che i tabloid, sem-
pre affamati di notizie sul regista pi chiacchierato di Hollywood, avrebbe-
ro pagato a peso d'oro.
Mentre lui si sfregava le mani per la manna che stava per piovergli in te-
sta, Julie Bonham, che nel frattempo si era inventata la professione di de-
tective telematica, si era comodamente installata a casa di Luc Charroux
per spiare la sua giovane e bella moglie sospettata di tradimento.
Poi Jan Haselhoff aveva trovato Aleyt.
Allora perch il racconto di Torquay era nel computer di Julie Bon-
ham?, gli avevo chiesto durante l'interrogatorio.
Un giorno Torquay ha dimenticato il portatile nella sua camera da let-
to, aveva spiegato Haselhoff. L'ho subito aperto. Fra i tanti files ce n'era
uno molto lungo. Era un racconto storico, anche noioso. Non sono riuscito
neppure a finirlo. Per vi erano allegati alcuni appunti da cui si capiva che
il regista contava di trarne il suo prossimo film. Cos, l'ho copiato e inseri-
to in un portatile nuovo che ho dato a Julie.
Non era pi facile darle un dischetto?.
Naturalmente, ma Julie aveva bisogno di un nuovo portatile. Ho appro-
fittato dell'occasione per farle un regalo e mettere al sicuro il racconto di
Torquay. Non potevo certo tenerlo con me nel Sussex.
Cosa voleva farne?.
Il regista stava per girare il film. Non appena fosse stato pronto, visto
l'interesse enorme che ogni sua nuova opera suscitava nella stampa, avrei
venduto al migliore offerente il racconto.
Non avrebbero mai osato pubblicarlo, avevo obiettato.
Il racconto no, per avrebbero potuto raccontare la trama in anteprima.
Torquay non lasciava mai trapelare nulla sui propri film. Ci avrei ricavato
un mucchio di soldi.
A quel punto gli avevo detto che il film era saltato perch la casa di pro-
duzione di Torquay era stata venduta e la nuova propriet aveva accanto-
nato il progetto. Non era parso molto turbato dalla notizia perch sapeva
che comunque tutto ci che riguardava il regista si vendeva sempre bene.
Quindi, ha dato il portatile a Julie Bonham, avevo ripreso. E poi, co-
sa  accaduto?.
Gliel'ho dato l'ultima volta che sono andato a trovarla in Savoia. Le ho
chiesto di conservare il file e, visto che Torquay ci avrebbe fatto un film,
di documentarsi su Bosch. Lei era brava con Internet. Quando lesse il rac-
conto si appassion al punto da mettersi a frequentare le chat che parlava-
no del pittore.
 stato allora che si  imbattuta in Tau?.
Haselhoff aveva annuito. Lo aveva conosciuto in una chat. Avevano
fatto amicizia. Lui sembrava molto informato su Bosch. All'inizio le pass
solo notizie. Poi incominci a parlarle del Gran Maestro del Libero Spirito.
Julie ne era rimasta affascinata. Quando lui le propose di partecipare al
tableau vivant, accett con entusiasmo.
Il 21 aprile era venuta a Londra per incontrare Tau?.
S, avevano un appuntamento.
Scommetto che si sono visti alla National Gallery.
Jan Haselhoff mi aveva guardato stupito. Come fa a saperlo?.
Avevo scosso la testa. Come  arrivata a Londra, Julie?.
Con l'aereo. Un volo da Ginevra.
 andato lei a prenderla all'aeroporto?.
S, avevo il giorno libero.
Dove siete andati dopo?.
All'appuntamento. Io mi sono confuso tra la folla della National Gal-
lery e la tenevo d'occhio, ma a un tratto Julie, spaventatissima,  corsa da
me e mi ha detto di andare subito via. Le ho chiesto perch e lei mi ha tra-
scinato fuori del museo senza dare spiegazioni.
Cosa era accaduto? Tau non era venuto?.
No, lui era l, solo che non era quello che credeva Julie.
Lo avevo guardato senza capire. Cosa vuole dire?.
Julie si aspettava un uomo, invece era venuta una donna. Infatti anch'io
avevo notato che davanti al quadro di Botticelli - era l che avevano ap-
puntamento - c'era solo una donna molto bella, dai lunghi capelli neri, per
pensavo che fosse una visitatrice.
Laura Kiss si era presentata al posto di Thus e Julie Bonham era scappa-
ta.
Perch Julie Bonham si  spaventata?, avevo domandato.
La donna era la moglie di Charroux. Julie aveva paura di lei. Diceva
che era cattiva. Capace di qualunque cosa.
Si spieghi meglio, lo avevo invitato.
Julie non  voluta entrare nei particolari, ma diceva che aveva assistito
ad alcune scene che le avevano fatto capire come la donna manovrasse sa-
dicamente il marito. Julie aveva anche le prove che avesse un amante e una
doppia vita. Per esempio, il giorno in cui la vedemmo a Londra al marito
aveva fatto credere di essere ospite a casa di amici nel sud della Francia.
Cos' accaduto quando le due donne si sono incontrate davanti al qua-
dro di Botticelli? A proposito, scommetto che era la Nativit mistica.
Haselhoff aveva fatto ancora la faccia stupita. La polizia ci stava gi
sorvegliando?.
Avevo scosso di nuovo la testa.
La moglie di Charroux ha inveito pesantemente contro Julie. L'ha accu-
sata di essere una spia del marito. Ha minacciato di fargliela pagare se a-
vesse raccontato qualcosa a Charroux. Julie  fuggita via impaurita.
Quella notte Haselhoff e la sua ragazza erano rimasti a Londra, ma l'in-
domani erano andati nel Sussex. Haselhoff, intuendo di essere sul punto di
venir scoperto, aveva deciso di lasciare il lavoro. Voleva per recuperare le
sue cose. Cos, quando erano arrivati davanti alla villa di Torquay, lui era
passato da un'entrata secondaria e Julie era rimasta fuori in attesa. Senza
incontrare nessuno, era arrivato in camera sua, ma Julie lo aveva chiamato
al cellulare.
Erano arrivati due strani individui in macchina, aveva raccontato Ha-
selhoff, che si erano messi a fissarla in modo minaccioso. Io le dissi di
non avere paura, che sarei uscito subito. E cos feci. Per la fretta non presi
niente, neppure i documenti. Quando arrivai fuori, per, i due uomini sta-
vano tentando di trascinare Julie in macchina. Sono corso per fermarli, ma
erano due giganti. Mi hanno dato un pugno e hanno preso anche me.
Ecco perch ha lasciato tutte le sue cose a casa Torquay, avevo detto.
S, soldi, documenti, vestiti. Anche il computer di Julie.
Il computer di Julie?.
Il suo portatile. Era nello zaino che avevo con me quando sono entrato
nella villa. Nella fretta l'ho dimenticato.
Sta forse dicendo che il computer con i files sul monaco medievale
Gioacchino da Fiore e le e-mail cifrate non  suo, ma di Julie Bonham?.
Non so cosa ci fosse nel portatile, ma posso assicurarle che  di Julie.
Ecco che si chiariva anche il mistero del perch le prove che Julie Bon-
ham era in contatto con Tau fossero nel computer ritrovato in camera di
Jan Haselhoff invece che in quello della ragazza.
Ricapitolando, visto che i computer avevano creato una bella confusio-
ne, erano tre quelli che avevano a che fare con quella dannata storia. E tutti
e tre erano di Julie Bonham: quello ritrovato nella sua stanza allo Chteau
Vert con il racconto di Torquay, quello ritrovato in camera di Jan Hasel-
hoff, quello che usava per la sua professione di detective e che Charroux
aveva preso a martellate.
Lei non aveva un computer con s nel Sussex?, avevo chiesto a Jan
Haselhoff.
S, ma era sparito qualche giorno prima della mia venuta a Londra.
Che significa sparito?.
Credo che la governante di Torquay lo abbia preso e distrutto. L den-
tro avevo il materiale raccolto sul regista. Comunque, avevo messo tutto su
un dischetto che portavo sempre con me. Quindi, non ho perso niente.
Avevo preferito sorvolare su dove fosse finito il dischetto e gli avevo
chiesto invece dove li avessero portati dopo il rapimento.
A Cessnock Castle. Del viaggio non ricordo nulla perch siamo stati
drogati. Giunti al castello ci hanno separati e non ho pi visto Julie.
Quindi non sa come e perch l'hanno uccisa.
Posso solo immaginare che non essendo pi adatta al tableau vivant si
siano liberati di lei. Sapeva troppo e aveva minacciato di raccontare tutto a
Charroux.
Perch non era pi adatta al tableau vivant?.
Dopo essere fuggita dalla National Gallery, Julie si era tagliata quasi a
zero i capelli biondi e li aveva tinti di nero. Voleva cambiare aspetto e far
perdere le proprie tracce.
Era venuto il momento di fare luce anche sulla faccenda della plastica
nasale.
Si era rifatta il naso per essere pi adeguata alla parte che doveva inter-
pretare?.
Il naso aquilino era la sua ossessione. Il tableau vivant le ha fornito una
buona scusa per rifarselo.
Chi le ha dato i soldi?.
Sono stato io. Volevo che fosse felice. Il naso le rovinava la vita.
Sembra che la sua ragazza avesse una passione per il giardino di casa
Charroux. Passava l tutti i suoi momenti liberi.
Haselhoff aveva sorriso amaramente. Julie aveva un sogno, voleva a-
prire un vivaio. Diceva che era un buon modo di fare soldi.
Invece dicono che lei  uno studioso del kamasutra.
Questa volta era scoppiato a ridere fragorosamente.  una balla che ho
inventato per distrarre l'attenzione della servit di Torquay. In questo mo-
do avevano di che spettegolare e non si sarebbero messi a frugare nella mia
vita.
Lo avevo informato che il fratello era stato molto in ansia per la sua sor-
te, arrivando perfino ad accusare Torquay di averlo fatto eliminare, e lui
aveva accolto la notizia con evidente piacere perch temeva che i loro rap-
porti fossero irrimediabilmente rovinati.
Paul, l'altro cameriere di Torquay, ha dichiarato che lei e suo fratello vi
telefonavate spesso. Suo fratello invece ha detto esattamente il contrario.
Come stanno realmente le cose?.
Ha ragione mio fratello. Non ci sentivamo quasi mai.
Perch Paul avrebbe mentito?.
Haselhoff si era stretto nelle spalle. Chi lo sa? Telefonavo spesso a Ju-
lie. Forse ha pensato che invece chiamavo mio fratello.
O il tuo amichetto, avevo pensato ricordando che Paul era convinto che
Haselhoff fosse gay.
Dopo essere stato separato dalla Bonham cosa le  accaduto?.
Hanno continuato a drogarmi. Ho dormito praticamente per tutto il
tempo. Quando ero sveglio, ogni tanto veniva l'uomo con gli occhi neri.
Entrava nella mia stanza, mi fissava a lungo senza dire una parola, e se ne
andava. Ho saputo di dover far parte del tableau vivant qualche ora prima
che lo allestissero. Suppongo che dopo avrei fatto la stessa fine di Julie.
Ero perfettamente d'accordo. Quei pazzi avrebbero eliminato anche lui.
Quando Laura Kiss entr nella stanza degli interrogatori sentii un brivi-
do di eccitazione corrermi per la schiena. Era magnifica avvolta in un caf-
tano di seta rossa, i capelli neri raccolti sulla nuca.
Lei si lasci cadere languidamente sulla sedia e mi fiss negli occhi.
Signora Charroux, dov' suo marito?, le chiesi fissandola a mia volta.
I suoi occhi verdi ebbero un guizzo. Parler solo in presenza del mio
avvocato.
Sta arrivando. Mentre aspettiamo, mi racconti di suo marito. Quando
abbiamo fatto irruzione lui non era pi nella serra.
Chi vi dice che fosse l?, ribatt lei con una risatina.
La telecamera che il sergente Wenston portava addosso.
Il sergente Wenston?.
La donna che si trovava nella caverna con lei e Sebastian Thus.  un'a-
gente di polizia.
Il viso di Laura Kiss s'indur in una smorfia di rabbia. Lo sapevo che
non c'era da fidarsi di quella. Se avevate una telecamera, allora sapete gi
quello che  accaduto.
Non tutto. Per esempio, non sappiamo che fine ha fatto suo marito.
Lei ridacchi. Quell'idiota  uscito come una furia dalla serra. Natural-
mente non ha detto dove andava, ma vi posso assicurare che  corso dal
suo avvocato per chiedere il divorzio.
Signora Charroux, Sebastian Thus  il suo amante?.
Perch me lo chiede se lo sa gi.
 una conferma?.
Che c'entra la mia vita privata con la morte di quella cameriera?.
 appunto quello che vorrei sapere.
Senta, sbott lei, quando ho visto che all'appuntamento si era presen-
tata la spia di mio marito, mi sono infuriata. Le ho fatto una scenata. Lei se
n' andata e non l'ho pi rivista.
Perch la chiama la spia di mio marito?.
Lo sa bene perch. Comunque, se vuole saperlo dalla mia bocca, eccolo
accontentato. La ragazza mi spiava. C'era una sola persona che poteva a-
verle chiesto di farlo: mio marito.
Perch?.
Luc  ossessionato dalla gelosia.
A quanto sembra, ha buoni motivi per esserlo.
Laura Kiss mi fulmin con lo sguardo. Non ho nessuna voglia di stare
qui a farmi giudicare da un insulso poliziotto di quartiere.
Non replicai. Per un po' ci fronteggiammo con lo sguardo.
Signora Charroux, dissi, lei sostiene di non aver pi rivisto Julie
Bonham dopo il vostro incontro alla National Gallery.
Esatto.
Chi ha dato l'ordine di rapire e portare la ragazza a Cessnock Castle?.
Non io.
Sebastian Thus, allora?.
Mi sembra evidente, visto che vive al castello.
Perch lo avrebbe fatto?.
Non lo so.
Non sar stata lei a chiedergli di farlo?.
La sua domanda non merita risposta.
Chi ha ucciso Julie Bonham?.
Laura Kiss si alz in piedi. Adesso basta. Mi ha stancato con le sue
stupide domande. Non dir altro finch non arriva l'avvocato.
Sebastian Thus invece rifiut di chiamare il suo. Sedette davanti a me,
fra Nicols e Rebecca, e mi punt addosso i suoi penetranti occhi neri.
Allora?, disse con alterigia. Cosa volete da me?.
Da quanto tempo  l'amante della signora Charroux?.
La domanda mi tormentava, ma non era la prima che intendevo fargli. Il
suo atteggiamento indisponente me la tolse di bocca senza che me accor-
gessi. Nicols alz le sopracciglia, perplesso.
Thus sorrise ironico. Mi risulta che non sia vietato avere un'amante.
Colpii con un pugno il ripiano della scrivania facendoli sobbalzare tutti.
Risponda alla domanda, ringhiai.
Da due anni.
Come vi siete conosciuti?.
Era una mia paziente.
Sentire che il figlio di puttana, alla taccia dell'etica professionale, si sco-
pava le pazienti mi irrit perch trovo scorretto approfittare del proprio
ruolo professionale per fare colpo su una donna, soprattutto in tempi in cui
le pratiche new age sono cos di moda.
Dove si trova il suo studio?, chiesi.
Thus mi guard fisso negli occhi. Non ho studio. Ricevo i pazienti a
casa.
I pazienti?, stavo per urlare. Le pazienti, semmai. Avrei scommesso che
erano tutte donne.
Dove?.
In Lussemburgo.
Rebecca lo fiss sorpresa. Forse aveva pensato che abitasse a Londra.
In Lussemburgo c' anche la sede della sua setta?, chiesi.
La mia setta?, sbott seccato Thus. Da come parla, sembro un ciarla-
tano che plagia la gente.
Perch non lo ?.
Nicols tossicchi nervosamente.
No, non lo sono, rispose Thus scandendo bene le parole. Io sono un
medico, in primo luogo.
Sempre che si possa definire medico uno che rimorchia le pazienti, pen-
sai disgustato.
E poi sono uno studioso.
Ah s? E cosa studia di bello?.
Mi guard come se fossi un deficiente.
Allora, cosa studia?, insistetti senza scompormi. Anzi, feci pure la mia
famosa faccia da schiaffi. Di solito, gli uomini la detestano. Le donne, al
contrario, e Rebecca era l'eccezione che conferma la regola, la adorano.
Come speravo, vidi Thus irrigidirsi. Per esempio, un genio come
Bosch, disse asciutto.
Una volta tanto ero d'accordo con lui. Il pittore olandese era stupefacen-
te.
Come le  venuta l'idea di fondare una setta ispirata agli Adamiti?.
Gli Adamiti aspiravano alla suprema perfezione. Non le sembra gi un
motivo sufficiente per ammirarli? Credevano di incarnare lo Spirito Santo.
E per questo, nonostante indulgessero volentieri nei piaceri della carne, e-
rano preservati dal peccato. Avevano risolto anche tutti i problemi legati a
sesso, nascita, condizione sociale. Infatti, le donne, e questo nel XIII seco-
lo, liberate dalla condizione di inferiorit a cui le aveva condannate la
Chiesa, erano considerate uguali all'uomo.
Ascoltai senza battere ciglio la lezioncina che Thus mi stava impartendo.
Non reagii neppure quando, nel raccontare che esseri meravigliosi erano
gli Adamiti, che non si chiedevano pi se la donna dovesse essere conside-
rata un essere umano o un animale, aveva guardato significativamente nel-
la mia direzione, come se il sottoscritto fosse un talebano.
Cos, dissi, per ricalcare le orme degli Adamiti che, mi sembra di ca-
pire, in fatto di sesso non si negavano nulla, ha inventato la storia del
tableau vivant.
Non sono un maniaco sessuale, ribatt indignato Thus e Rebecca
strinse le labbra come per confermare. Nicols invece tossicchi di nuovo.
Vuole farmi credere che ha messo in piedi quella carnevalata per amore
della cultura?.
Mi guard con disprezzo.  inutile discutere con un ignorante come te,
dicevano i suoi occhi.
Reclutava i discepoli su Internet, dissi. Nella serra ne ho contati pi
di cinquecento. Ce ne sono altri?.
Siamo quelli che ha visto.
Quando vi riunite, celebrate il rito degli Adamiti?.
Mi rivolse un'altra occhiata inceneritrice. A cosa si riferisce?.
Al fatto che, con la scusa della setta, scopate come pazzi, pensai. Solo
che non era un reato. Quindi, risposi:
Ho letto che gli Adamiti si riunivano nei sotterranei e celebravano la
messa nudi.
Non aggiunsi il resto, sicuro che Thus avrebbe capito perfettamente cosa
volevo sapere.
Le nostre riunioni sono sempre state esclusivamente finalizzate alla
preparazione del tableau vivant. Ha idea di quanto ci sia voluto per realiz-
zarlo?.
Un mucchio di tempo, appunto, che avevano passato tutti insieme appas-
sionatamente. E di sicuro non avevano sempre dipinto fondali o costruito
marchingegni diabolici. Comunque, mi ripetei di nuovo, l'orgia non  rea-
to, e quindi preferii sorvolare.
Che ruolo aveva nella setta la signora Charroux?.
Laura  la mia musa ispiratrice.
Vuole essere pi chiaro?, lo invitai.
Quello che ci unisce  qualcosa che va oltre il regno del soprasensibi-
le.
Lo bloccai prima che mi impartisse un'altra lezione, questa volta filoso-
fica.
Veniamo a Julie Bonham. Come l'ha conosciuta?.
In una chat dove si discuteva di Bosch. Lei era molto curiosa. Voleva
sapere tutto sul pittore. Quando ci siamo conosciuti meglio e ho scoperto
che aveva lunghi capelli biondi, mi  sembrata adatta a impersonare Eva.
Cos vi siete dati appuntamento a Londra. Perch ha mandato la signora
Charroux al suo posto?.
Non ero sicuro che Julie Bonham potesse andare bene. A parte i capelli
biondi, poteva essere obesa o avere la faccia rovinata dall'acne. Laura do-
veva solo darle un'occhiata, assicurarsi che poteva andare, e poi chiamarmi
al cellulare. Quel giorno anch'io ero alla National Gallery, ma sono rimasto
nella sala accanto. Se Laura mi avesse dato il via libera sarei andato all'ap-
puntamento.
Sfortunatamente la ragazza che avevate trovato su Internet si rivelo in-
vece la cameriera della signora Charroux.
Laura rimase di sasso quando la vide. Sapeva che non era una vera ca-
meriera, ma una spia del marito.
La signora Charroux aveva intuito qual era il vero lavoro di Julie Bon-
ham?.
S, aveva dei sospetti. Si era accorta che la ragazza la seguiva quando
andava a Ginevra e che origliava le sue telefonate.
Torniamo a quel giorno alla National Gallery. La signora Charroux ri-
conobbe Julie Bonham. Cosa accadde dopo?.
Thus fece una smorfia. Laura fece un maledetto errore, che fu la nostra
rovina. Se non l'avesse fatto, ora non sarei costretto a sopportare la sua
presenza.
Siccome la pensavo nello stesso modo, ero curioso di sapere cosa aveva
fatto Laura Kiss.
Quale errore?.
Perse la testa. Era esasperata da quella ragazza. Se la ritrovava dietro
dappertutto. Vederla all'appuntamento le fece andare il sangue alla testa.
Julie Bonham poteva benissimo essere l per caso, obiettai.
No, perch come segno di riconoscimento avevamo stabilito di portare
il Regno millenario di Fraenger sotto il braccio. Quindi, quando Laura vide
il libro, cap che era la nostra aspirante Eva. Cos fu presa dal panico e si
mise a inveire contro di lei. La ragazza rispose minacciandola di rivelare
tutto al marito. Le butt anche in faccia il fatto che sapeva che aveva un
amante. E questa fu la goccia che fece traboccare il vaso. Laura non voleva
che il marito chiedesse il divorzio.
Perch?.
Per i soldi. Avevano un accordo matrimoniale che, qualora il matrimo-
nio si fosse rotto per colpa di lei, prevedeva che non avrebbe avuto un
quattrino.
Se le cose stavano cos, mi chiesi, perch Charroux era terrorizzato al
pensiero che la moglie volesse divorziare? Era abbastanza scontato che lei
non l'avrebbe mai fatto.
Com' la situazione economica della signora Charroux?, domandai.
Disperata, rispose Thus confermando quello che sospettavo. Laura
non ha un soldo. Senza il marito sarebbe alla fame.
Ma ha avuto una splendida carriera. Cosa ne ha fatto dei soldi guada-
gnati?.
Li ha spesi. Laura ama il lusso. Sposando Charroux pensava di esserse-
lo assicurato a vita. Solo che lui all'ultimo momento le ha imposto l'accor-
do matrimoniale. Se Laura non l'avesse accettato, le nozze non si sarebbe-
ro celebrate. Lei, ovviamente, ha detto di s.
Chiss che faccia avrebbe fatto se avesse saputo che il marito viveva nel
terrore di perderla.
Come reag la signora Charroux alle minacce della Bonham?.
Male. Disse alla ragazza che se avesse parlato, se ne sarebbe pentita
amaramente.
Voleva ucciderla?.
S, disse che non poteva correre il rischio che raccontasse tutto al mari-
to. Fuori del museo c'erano i nostri uomini. Laura gli ordin di pedinare la
ragazza, che intanto si era unita a un uomo, fino nel Sussex e di rapirla ap-
pena si fosse presentata l'occasione. Loro lo fecero, ma l'uomo che era con
lei venne in suo soccorso. Cos, rapirono anche lui. Poi Laura fece portare i
due a Cessnock Castle.
La signora Charroux sostiene che  stato lei a dare l'ordine di rapire e
portare Julie Bonham al castello.
Thus si mostr stupito. Non posso credere che Laura abbia detto una
cosa del genere.
La sua deposizione  registrata. Se vuole, pu ascoltarla.
Thus scosse la testa. Laura ha mentito.
Perch l'avrebbe fatto?.
Per scagionare se stessa e far ricadere tutta la colpa su di me.
Era possibile, ma ero pi propenso a pensare che a mentire fosse lui.
Conosceva Torquay?, domandai.
Mai visto.
E la signora Charroux?.
Credo che neppure lei lo conoscesse.
Cosa ne  stato dei due ragazzi, una volta arrivati al castello?.
Sono stati separati. Lui aveva un bell'aspetto. Laura decise di inserirlo
nel tableau vivant. Solo che urlava come un ossesso. Per tenerlo tranquillo
 stato tenuto sempre sotto sedativi.
E Julie Bonham?.
Per come si era conciata, era fuori discussione che potesse partecipare
al tableau.
Cos l'avete eliminata.
Non sono stato io a deciderlo. Anzi, mi sono anche opposto, ma Laura
 stata irremovibile. La ragazza doveva morire.
Come  stata uccisa?.
 stata strangolata con una calza.
 stato lei a farlo?.
Thus fece uno sguardo inorridito. Io, vuole scherzare?  stata Laura.
Questa volta fui io a inorridire. Laura Kiss, la donna che mi aveva stre-
gato, era stata capace di strangolare qualcuno con le proprie mani.
Julie Bonham non si  difesa?.
Laura le ha prima dato un sonnifero. Poi l'ha strangolata nel sonno.
La rivelazione mi lasci senza parole.
E dopo si  liberata del cadavere, concluse Thus.
No, questo era veramente troppo.
Non vorr farmi credere che  stata la signora Charroux a fare a pezzi il
corpo senza vita di Julie Bonham?, insorsi.
Con una sega elettrica, spieg Thus. I pezzi li ha gettati in mare. Per
depistare, invece della costa occidentale, la pi vicina a Cessnock Castle,
ha attraversato la Scozia fino al Mare del Nord.
Una volta l, ha usato una barca?.
S, l'abbiamo affittata.
C'era anche lei?.
L'ho aiutata a gettare i pezzi del cadavere in mare.
Non sapevo se credergli o no. Parlava di Laura Kiss come se fosse Jack
lo Squartatore.
Per vostra sfortuna il merluzzo che ha inghiottito la testa di quella po-
vera ragazza  finito nella rete di un pescatore, sibilai. Questo non l'ave-
vate previsto, eh?.
Thus non disse nulla.
Quello che ancora non mi  chiaro  perch ha aiutato la signora Char-
roux a compiere quest'orrendo delitto?.
Per amore, mi sembra evidente.
Non aveva proprio nessun ritegno. Scommetto che sempre per amore
dopo l'avrebbe aiutata a eliminare anche Jan Haselhoff, in modo da non la-
sciare testimoni. E, soprattutto, il marito. Il patrimonio di Charroux, solo
per quanto riguarda i diritti d'autore, vale una fortuna, dissi furibondo.
Thus mi rivolse un'occhiata di sfida prima di mettersi a fissare ostinata-
mente la parete dietro le mie spalle.
Ora, annunciai, vorrei ricostruire cosa  accaduto al castello nelle ul-
time ventiquattr'ore. Il sergente Wenston  arrivato al castello nel primo
pomeriggio. Quante persone c'erano in quel momento a Cessnock Ca-
stle?.
Solo Laura e io. E la servit, ovviamente.
Cosa  accaduto dopo l'arrivo del sergente?.
Le ho fatto servire uno spuntino, mi sono assicurato che la stanza fosse
di suo gradimento, poi mi sono ritirato nell'ala del castello che dividevo
con Laura. Siamo rimasti insieme finch il maggiordomo non  venuto ad
annunciarmi che c'era Luc Charroux che voleva vedermi.
Cosa voleva?.
Cercava la moglie.
Come mai la cercava proprio a Cessnock Castle?.
Raccont pi o meno la stessa storia che qualche ora prima avevo sentito
dalla viva voce dello scrittore. Seguendo una traccia lasciata dalla moglie,
Charroux aveva girato i castelli di mezza Scozia per finire poi a Cessnock
Castle. Thus si era liberato di lui mettendolo fuori strada.
Partito Charroux, dissi, cosa ha fatto?.
Sono tornato da Laura.
Lei non si  preoccupata sapendo che il marito era sulle sue tracce?.
Un po'. Per l'avevo spedito a Culzean Castle. Per il momento ci era-
vamo liberati di lui.
Cosa  accaduto dopo?.
Thus lanci una breve occhiata a Rebecca. Sono andato a cena con il
sergente Wenston.
E la signora Charroux?.
Laura ha cenato nella sua stanza.
Ha passato la notte con lei?.
Naturalmente.
Notai che Rebecca serrava le labbra, come quando era contrariata. Non
avrei mai capito cosa ci trovasse in quel ciarlatano pieno di boria.
Dissi a Nicols di portare via Thus. Nella mia mente risuonarono le paro-
le con cui Aleyt van de Mervenne aveva definito il Gran Maestro del Libe-
ro Spirito quando questi aveva abbandonato la fede cattolica per passare di
nuovo all'ebraismo: rinnegato, ipocrita, calcolatore, opportunista, volta-
gabbana. La moglie di Bosch si era vista tradita dall'uomo che le aveva fat-
to scoprire l'amore per la prima volta nella sua vita ed era quasi impazzita
dal dolore. Non era certo il caso di Rebecca, per forse in quel momento
un pizzico di rabbia la provava.
Sergente Wenston, la chiamai.
Lei alz la testa di scatto e mi fiss smarrita. Non c'era traccia di fred-
dezza nel suo sguardo. Per la prima volta da quando lavoravamo insieme
vi lessi qualcosa che assomigliava al calore.
Volevo dirle che ha fatto un ottimo lavoro.
Senza una parola si alz e and alla porta. Prima di uscire, si volt a
guardarmi e fece una smorfia che interpretai come un sorriso.
FINE
