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Internet 2000: temi e percorsi (09 di 09)
temi e percorsi
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La storia di Internet
La successione di eventi, progetti, idee e protagonisti che, nel corso di
trenta anni, hanno portato alla nascita di Internet e alla sua evoluzione
nella forma attuale, costituisce un capitolo molto affascinante, ma anche
atipico, nella storia dello sviluppo tecnologico.
Parte del fascino  legato al ruolo determinate che questa tecnologia ha
svolto e sta ancora svolgendo nella cosiddetta 'rivoluzione digitale'. In
pochissimi anni, infatti, la rete da esoterico strumento di lavoro per
pochi informatici  divenuta un mezzo di comunicazione di massa, che
coinvolge quotidianamente milioni di persone in scambi comunicativi
privati e pubblici, scientifici e commerciali, seri e ricreativi. Nessuno
strumento di comunicazione ha mai avuto un tasso di espansione simile. Ma
altrettanto affascinante  il modo in cui questa tecnologia  stata
sviluppata.
E qui entra in gioco l'atipicit cui facevamo cenno. Come gran parte delle
innovazioni tecnologiche nel settore delle telecomunicazioni e
dell'informatica, anche le origini di Internet si collocano nel terreno
della ricerca militare. E tuttavia queste sue radici sono state assai meno
determinanti di quanto non sia avvenuto per altre tecnologie, e di quanto
non sia attestato dalla vulgata storiografica sulla rete.
Tale vulgata vuole che Internet sia stata un frutto della guerra fredda
strappato ai suoi destini guerrafondai da un manipolo di visionari
libertari hacker (dove a questo termine restituiamo il senso originario di
esperto informatico in grado di restare giorni interi davanti ad uno
schermo per far fare ad un computer ci che vuole). Probabilmente questa
leggenda  stata in parte avallata dai suoi stessi protagonisti, e da
alcuni pi tardi personaggi simbolo come Bruce Sterling, il teorico del
cyberpunk [66]. La realt  stata diversa; pure, come tutte le leggende,
anche quella appena ricordata nasconde una sua verit.
Se  vero che il primitivo impulso allo sviluppo di una rete di
comunicazione tra computer distanti venne da ambienti legati
all'amministrazione della difesa, la maggior parte delle innovazioni che
hanno scandito l'evoluzione della rete sono nate all'interno di libere
comunit di ricerca, quasi del tutto svincolate dal punto di vista
professionale e intellettuale dalle centrali di finanziamento del
progetto. E ciascuna di queste innovazioni, proprio perch nata in tali
contesti,  divenuta subito patrimonio comune. Internet insomma  stata
sin dall'origine caratterizzata da un'ampia e soprattutto libera
circolazione delle idee e delle tecnologie. A questo si deve la sua
evoluzione, il suo successo e la sua influenza determinante che tanto sono
celebrate ai nostri giorni [67].
Semmai il rischio di un'involuzione di questa sua natura  assai pi
vicino oggi. Il successo e la diffusione planetaria (anche se la visione
del pianeta propugnata da queste statistiche  alquanto sbilanciata verso
il nord industrializzato), hanno infatti attratto enormi interessi
economici e finanziari. Tutti si affannano a trovar modi per far soldi con
Internet, e naturalmente per far soldi bisogna impedire che le risorse
circolino gratuitamente. Questo non vuol dire che la rete sia
necessariamente destinata a divenire una sorta di supermercato digitale
globale. N che lo sviluppo commerciale di Internet sia da considerarsi in
s un male. Ci preme solo ricordare che ci che adesso  Internet  il
prodotto della libera circolazione delle idee, della cooperazione
intellettuale, della mancanza di steccati e confini. E che questo lato
della rete deve continuare ad esistere, affinch Internet mantenga intatto
il suo fascino e il suo interesse. Per fortuna i naviganti virtuali, anche
ora che sono molti milioni, continuano a condividere questa nostra
convinzione.
La preistoria
Fare storia della tecnologia  attivit complessa. Forte  il rischio di
cadere in visioni semplicistiche, e di concedere troppo ai tentativi di
reductio ad unum. Ma raramente lo sviluppo di una tecnologia e delle sue
basi teoriche hanno un andamento lineare. Soprattutto, quasi mai le sue
origini sono riconducibili ad un solo individuo, ad un unico progetto, ad
un sistema teorico coerente. Se questo  vero in generale, tanto pi lo 
per ci che oggi chiamiamo Internet.
Infatti alla nascita vera e propria della rete hanno contribuito diverse
idee e altrettanti protagonisti, alcuni dei quali in modo indiretto.
Vediamo allora di individuare quali sono state le istanze che nel loro
complesso costituiscono la 'preistoria'di Internet.
Il contesto in cui si colloca questa preistoria  quello della 'guerra
fredda'e della contesa tecnologica che ne deriv tra Stati Uniti e Unione
Sovietica. Un evento simbolico di questa contesa fu la messa in orbita del
primo satellite artificiale da parte dei sovietici, lo Sputnik, nel 1957.
Dopo il rapido superamento del gap nucleare, questo successo della
tecnologia sovietica semin nel campo occidentale, e soprattutto negli
USA, una profonda inquietudine. La sicurezza della supremazia
tecnico-militare su cui era fondato l'intero sistema ideologico americano
era stata duramente scossa.
Per cercare di rispondere immediatamente a questi timori, nell'ambito
dell'amministrazione USA si concep l'idea di creare un'agenzia il cui
compito fosse quello di stimolare e finanziare la ricerca di base in
settori che avrebbero potuto avere una ricaduta militare. L'idea circolava
in varie sedi, ma in particolare fu il Segretario alla difesa Neil McElroy
a convincere il presidente Eisenhower della necessit che tale agenzia
fosse messa alle dipendenze del Pentagono. Oltre al vantaggio di stimolare
l'attivit scientifica con finalit strategiche, essa avrebbe anche avuto
il ruolo di ridurre le tensioni tra le varie armi nella spartizione dei
fondi dedicati a ricerca e sviluppo. Nonostante l'opposizione delle
gerarchie militari, nel 1958 il Congresso approv la costituzione e il
finanziamento della Advanced Research Projects Agency, l'ARPA, la cui sede
fu stabilita nell'edificio del Pentagono a Washington.
Appena costituita, l'ARPA indirizz le sue attivit nella ricerca
aerospaziale: in fin dei conti, tutto era cominciato dalla paura suscitata
dal lancio dello Sputnik. Ma quando pochi mesi dopo tutti i programmi
spaziali vennero trasferiti (insieme agli ingenti finanziamenti) alla
neonata NASA, per i dirigenti dell'ARPA fu necessario trovare una nuova
area di sviluppo. Tale area fu individuata nella giovane scienza dei
calcolatori. Un impulso decisivo in questa direzione venne dal terzo
direttore dell'agenzia Jack Ruina, il primo scienziato chiamato a svolgere
quel ruolo. Ruina introdusse uno stile di lavoro assai informale, e chiam
a lavorare con lui colleghi assai bravi ma alquanto fuori degli schemi
militari. Tra questi un ruolo fondamentale fu svolto da J. C. R.
Licklider, uno dei personaggi pi geniali e creativi della storia
dell'informatica.
Di formazione psicologo, Lick (cos lo chiamavano i suoi amici) pass ben
presto ad occuparsi di computer nei laboratori del MIT di Boston. Ma a
differenza di tanti altri ricercatori in questo campo, il suo interesse si
rivolse subito al problema delle interfacce uomo computer ed al ruolo che
le macchine di calcolo avrebbero potuto avere per lo sviluppo delle
facolt cognitive e comunicative dell'uomo (ben trenta anni prima che
questi concetti divenissero centrali nel settore informatico). Egli espose
le sue idee al riguardo in un articolo uscito nel 1960 intitolato
Man-Computer Symbiosis, che lo rese subito famoso. Appena giunto all'ARPA,
inizi a creare una rete di collegamenti tra i maggiori centri di ricerca
universitari nel settore informatico, creandosi un gruppo di collaboratori
che battezz secondo il suo stile anticonformista 'Intergalactic Computer
Network'. Tra i molti progetti che promosse vi furono lo sviluppo dei
primi sistemi informatici basati sul time-sharing e sulla elaborazione
interattiva. Ma in uno dei suoi memorandum apparve anche per la prima
volta l'idea di una rete mondiale di computer.
Lick rimase molto poco all'ARPA. Ma il suo passaggio lasci un segno cos
profondo da influenzare tutto lo sviluppo successivo di questa agenzia. E
tra le tante eredit, l'idea di far interagire i computer in una rete fu
raccolta da Bob Taylor, giovane e brillante scienziato chiamato dal
successore di Lick, Ivan Sutherland, anche lui proveniente dal MIT.
Lasciamo per il momento la storia dell'ARPA, e dei tanti scienziati (in
gran parte provenienti dal MIT) che vi hanno lavorato, per passare ad un
altro dei centri legati alla ricerca militare, collocato questa volta
sulla West Coast: la Rand Corporation. La Rand era un'azienda californiana
nata come costola della Douglas Aircraft, e resasi autonoma nel dopoguerra
allo scopo di proseguire gli sforzi di ricerca applicata che erano stati
avviati nel corso del conflitto mondiale. Gran parte dei suoi studi e
ricerche erano commissionati dall'aviazione, e il settore aeronautico
costituiva il dominio principale delle sue attivit di ricerca e
consulenza.
Nel 1959 venne assunto alla Rand un giovane ingegnere che aveva lavorato
nel settore delle valvole per computer: Paul Baran. Egli fu inserito nella
neonata divisione informatica, dove si mise a lavorare su un problema che
da qualche tempo veniva studiato dai tecnici della Rand: come riuscire a
garantire che il sistema di comando e controllo strategico dell'esercito
rimanesse se non intatto almeno operativo in caso di attacco nucleare. Le
reti di comunicazione tradizionali su cui si basava l'intero apparato di
controllo militare, infatti, erano estremamente vulnerabili.
Lavorando su questo problema, Baran giunse a due conclusioni: la prima era
che una rete sicura doveva avere una configurazione decentralizzata e
ridondante, in modo che esistessero pi percorsi possibili lungo i quali
far viaggiare un messaggio da un punto ad un altro; la seconda, legata
alla prima, era che il sistema di telecomunicazioni doveva basarsi sulle
nuove macchine di calcolo digitale, in grado di applicare sistemi di
correzione degli errori e scelta dei canali comunicazione.
Sviluppando i suoi calcoli Baran aveva elaborato un modello in cui ciascun
nodo fosse collegato ad almeno altri quattro nodi, e nessun nodo avesse la
funzione di concentratore, al contrario di quanto avveniva per la rete
telefonica. In questo modo ogni nodo poteva continuare a lavorare,
ricevendo, elaborando e trasmettendo informazioni, anche nel caso in cui
alcuni fra i nodi vicini fossero stati danneggiati. L'assenza di un nodo
centrale inoltre eliminava ogni possibile obiettivo strategico, la cui
distruzione avrebbe compromesso il funzionamento dell'intera rete. Oltre
all'idea di una rete decentrata e ridondante, Baran ebbe anche un'altra
intuizione geniale: piuttosto che inviare un messaggio da un nodo
all'altro come un unico blocco di bit, era meglio dividerlo in parti
separate, che potessero viaggiare attraverso vari percorsi verso la
destinazione, dove sarebbero stati ricomposti. Convinto della bont del
suo progetto, intorno agli anni 60 inizi a pubblicare vari articoli; ma
le sue idee trovarono una decisa opposizione, soprattutto da parte di
quella che avrebbe dovuto esserne la principale destinataria: la AT&T,
monopolista delle telecomunicazioni. Dopo vari tentativi di convincere i
tecnici del colosso industriale a prendere in esame il progetto, nel 1965
Baran si diede per vinto e pass a lavorare ad altri temi.
Proprio in quegli anni, in modo del tutto indipendente, un fisico inglese
che lavorava al National Physical Laboratory, Donald Davies, era giunto a
conclusioni assai simili a quelle di Baran, partendo da premesse diverse.
Il suo problema, infatti, era la creazione di una rete pubblica abbastanza
veloce ed efficiente da mettere a disposizione le capacit di elaborazione
interattiva dei computer di seconda generazione anche a distanza, senza
che le differenze di sistema operativo condizionassero la comunicazione.
La soluzione trovata da Davies si basava sull'idea di suddividere i
messaggi da inviare in blocchi uniformi: in questo modo un computer
avrebbe potuto gestire l'invio e la ricezione di molti messaggi
contemporaneamente suddividendo il tempo di elaborazione per ciascun
messaggio in ragione dei blocchi di dati. Egli ebbe l'idea di denominare
tali parti di messaggio 'pacchetto'(packet), e il sistema di
comunicazione 'commutazione di pacchetto'(packet switching), alternativa
alla 'commutazione di circuito'su cui si basavano i sistemi telefonici
tradizionali.
Tutte queste idee e intuizioni teoriche, elaborate in sedi diverse e
indipendenti, confluirono pochi anni dopo nel progetto Arpanet, la
progenitrice di Internet.
Arpanet
Bob Taylor si era brillantemente laureato in psicologia e matematica, e
aveva fatto una tesi di dottorato in psicoacustica. Aveva conosciuto
Licklider nel 1963, facendo una ottima impressione sul grande scienziato,
e stabilendo con lui una relazione di amicizia e di stima reciproca. Per
queste ragioni il successore di Lick all'Ufficio Tecniche di Elaborazione
dell'Informazione (IPTO) dell'ARPA, Ivan Sutherland (il padre della
computer graphic), lo chiam come suo collaboratore nel 1965. Pochi mesi
dopo anche Sutherland si dimise e Taylor, a soli 34 anni, ne assunse il
posto.
Entrando nella sala computer del suo ufficio, Taylor si rese conto in
prima persona di quanto assurda fosse l'incomunicabilit reciproca che
quelle possenti e costose macchine dimostravano. Possibile che non fosse
possibile condividere risorse tanto costose, come Lick aveva pi volte
suggerito? Spinto da questa profonda frustrazione, si decise a sottoporre
al direttore dell'agenzia, Charles Herzfeld, il finanziamento di un
progetto volto a consentire la comunicazione e lo scambio di risorse tra i
computer dei vari laboratori universitari finanziati dall'agenzia. Il
progetto fu approvato e Taylor ebbe carta bianca: inizi cos la storia di
Arpanet, la rete dell'ARPA.
A sua volta Taylor decise di chiamare a sovraintendere agli aspetti
tecnici del progetto un giovane e geniale informatico che aveva conosciuto
al MIT, Larry Roberts. Dopo un iniziale rifiuto Roberts accolse l'invito,
e si mise subito al lavoro prendendo contatto con i migliori colleghi
disponibili sulla piazza, tra cui Frank Heart, il massimo esperto di
elaborazione in tempo reale. Ma per molti mesi il problema di progettare
una rete abbastanza affidabile e veloce da permettere l'elaborazione
interattiva a distanza rimase insoluto. Finch alla fine del 1967 Roberts
partecip ad una conferenza alla quale intervenne un collaboratore di
Donald Davies, che illustr il principio della commutazione di pacchetto,
e fece riferimento ai lavori precedenti di Baran su questo tema: fu come
trovare l'ago nel pagliaio. Nel giro di sei mesi Roberts elabor le
specifiche di progetto della rete, facendovi confluire tutte quelle idee
che erano rimaste nell'aria per oltre un decennio. La rete dell'ARPA
sarebbe stata una rete a commutazione di pacchetto in tempo reale; per
migliorarne l'efficienza e l'affidabilit, Roberts accolse nel suo
progetto una idea di Wesley Clark: piuttosto che collegare direttamente i
vari grandi computer, ogni nodo sarebbe stato gestito da un computer
specializzato dedicato alla gestione del traffico (battezzato Interface
Message Processor, IMP) al quale sarebbe stato connesso il computer che
ospitava (host) i veri e propri servizi di elaborazione.
Dunque, se  vero che il progetto della rete nacque in un contesto
militare, la diffusa opinione che essa dovesse fungere da strumento di
comunicazione sicuro tra i centri di comando militari nell'evenienza di
una guerra nucleare  frutto di un equivoco storiografico. In realt
l'obiettivo perseguito da Bob Taylor era di aumentare la produttivit e la
qualit del lavoro scientifico nei centri finanziati dall'ARPA,
permettendo ai ricercatori universitari di comunicare e di condividere le
risorse informatiche, a quei tempi costosissime e di difficile
manutenzione. Parte dell'equivoco circa le origini belliche della rete
deriva dal fatto che nella stesura delle specifiche Larry Roberts riprese
le idee elaborate da Baran all'inizio degli anni 60.
La fase esecutiva del progetto Arpanet prese il via nel 1969. Dopo una
gara di appalto alla quale parteciparono diversi grandi colossi
dell'industria informatica del tempo, la realizzazione degli IMP (il vero
cuore della rete) venne sorprendentemente assegnata alla Bolt Beranek and
Newman (BBN), una piccola azienda con sede a Cambridge, la cittadina nei
pressi di Boston dove sorgevano i due istituti universitari pi importanti
del paese, Harvard e MIT. Nel corso degli anni questa piccola societ era
divenuta una specie di terza universit, alle cui dipendenze avevano
lavorato tutti i pi brillanti ricercatori di quelle grandi universit.
Quando venne affidato l'appalto dell'ARPA direttore della divisione
informatica era Frank Heart. Oltre ad essere un valente scienziato, Heart
era anche un ottimo manager. Egli dunque assunse in prima persona la
responsabilit del progetto degli IMP, creando un gruppo di collaboratori
di altissimo livello, tra cui Bob Kahn, uno dei massimi teorici delle reti
di computer dell'epoca, che ebbe un ruolo fondamentale nella progettazione
dell'intera architettura della rete.
Il primo IMP (delle dimensioni di un frigorifero) fu consegnato alla
University of California il due settembre, e fu immediatamente connesso al
grande elaboratore SDS Sigma 7 della UCLA senza alcuna difficolt. Il
primo di ottobre fu installato il secondo IMP presso lo Stanford Research
Institute (SRI), dove fu collegato ad un mainframe SDS 940. Il progetto
dell'ARPA si era finalmente materializzato in una vera rete, costituita da
due nodi connessi con una linea dedicata a 50 kbps. Dopo qualche giorno fu
tentato il primo collegamento tra host facendo simulare al Sigma 7 il
comportamento di un terminale remoto del 940: l'esperimento, seppure con
qualche difficolt iniziale, and e buon fine, e dimostr che la rete
poteva funzionare. Nei mesi successivi vennero collegati i nodi
dell'Universit di Santa Barbara e dello Utah.
Mentre la BBN si stava occupando dello sviluppo degli IMP, un'ulteriore
fucina di cervelli si stava occupando dei problemi della comunicazione tra
host e IMP, e soprattutto della comunicazione tra host, e dunque delle
possibili applicazioni che la rete avrebbe potuto supportare. L'ARPA aveva
deciso che questo aspetto del progetto fosse delegato direttamente ai
laboratori di ricerca delle universit coinvolte: dopotutto, era un
problema loro sapere che cosa fare della rete, una volta che l'ARPA
l'avesse realizzata.
In quei laboratori, a quei tempi l'et media era assai bassa: i professori
avevano al massimo dieci anni di pi degli studenti ed erano poco pi
anziani dei dottorandi. Al fine di coordinare le attivit, tutti i giovani
ricercatori coinvolti decisero di costituire un gruppo comune, che si
sarebbe riunito di tanto in tanto per esaminare il lavoro svolto, e lo
battezzarono Network Working Group (NWG). Le riunioni del NWG assunsero
subito un tono assai informale e cooperativo. Ogni idea, risorsa e
strumento che veniva elaborato dai primi 'utenti-creatori'della rete
entrava subito in circolo e diveniva una ricchezza comune.
Uno tra i pi attivi nel gruppo era Steve Crocker, della UCLA, che ne
assunse la direzione. Ben presto egli si rese conto della necessit di
iniziare a mettere su carta il frutto di tante discussioni. Fu cos che
scrisse il primo documento ufficiale del gruppo, dedicato al problema
della comunicazione tra host. Tuttavia, per non esagerare
nell'ufficialit, e indicare il fatto che quel documento era solo una
bozza da rifinire, Crocker decise di intitolare il suo documento Request
for Comment (RFC), richiesta di commenti. Questa denominazione dei
documenti tecnici  sopravvissuta alla sua storia, ed  usata ancora oggi
per siglare le specifiche tecniche ufficiali di Internet.
Il primo risultato prodotto dal NWG alla fine del 1969 era un rudimentale
sistema di terminale remoto, battezzato telnet (non ancora il telnet che
ancora oggi  in uso, le cui specifiche risalgono al 1972). Ma questo
sistema non costituiva una grande novit rispetto ai terminali dei
mainframe che gi erano in funzione da anni: bisognava trovare un modo per
far comunicare gli host da pari a pari, un qualche insieme di regole
condivise da computer diversi. Nelle discussioni venne l'idea di chiamare
queste regole 'protocolli'. Dopo un anno di lavoro finalmente le
specifiche per il protocollo di comunicazione tra host erano pronte: esso
fu battezzato NCP (Network Control Protocol). Poco pi tardi venne
sviluppato il primo protocollo applicativo vero e proprio, dedicato al
trasferimento di file da un host all'altro: il File Transfer Protocol.
Ma l'applicazione che forse ebbe la maggiore influenza nell'evoluzione
successiva della rete fu la posta elettronica. L'idea venne per caso nel
marzo del 1972 a un ingegnere della BBN, Ray Tomlinson, che prov a
adattare un sistema di messaggistica sviluppato per funzionare su un
minicomputer multiutente (fu lui che ebbe l'idea di separare il nome
dell'utente da quello della macchina con il carattere ','). L'esperimento
funzion, e il NWG accolse subito l'idea, integrando nel protocollo FTP le
specifiche per mandare e ricevere messaggi indirizzati a singoli utenti.
Nel frattempo la rete Arpanet, come veniva ormai ufficialmente chiamata,
cominciava a crescere. I nodi nel 1971 erano divenuti quindici, e gli
utenti alcune centinaia. Nel giro di pochi mesi tutti coloro che avevano
accesso ad un host iniziarono ad usare la rete per scambiarsi messaggi. E
si trattava di messaggi di tutti i tipi: da quelli di lavoro a quelli
personali. La rete dell'ARPA era divenuto un sistema di comunicazione tra
una comunit di giovani ricercatori di informatica! Intorno alla posta
elettronica crebbe anche il fenomeno del software gratuito. Infatti ben
presto cominciarono ad apparire programmi per leggere i messaggi sempre
pi raffinati e dotati di funzionalit evolute, che venivano liberamente
distribuiti mediante FTP.
A questo punto Larry Roberts decise che era giunto il tempo di mostrare
pubblicamente i risultati conseguiti dal progetto, e affid a Bob Khan
l'organizzazione di una dimostrazione pubblica. L'evento ebbe luogo
nell'ambito della International Conference on Computer Communications che
si tenne nell'ottobre del 1972, e fu un successo oltre ogni aspettativa.
In quella occasione si decise anche di fondare lo International Network
Working Group, che avrebbe ereditato la funzione di sviluppare gli
standard per la rete Arpanet dal precedente NWG, e ne fu affidata la
direzione a Vinton Cerf, uno dei pi brillanti membri del gruppo della
UCLA.
Poco dopo Cerf, che nel frattempo aveva avuto una cattedra a Stanford, fu
contattato da Kahn per lavorare insieme ad un problema nuovo: come far
comunicare tra loro reti basate su tecnologie diverse? Infatti in quegli
anni erano stati avviati altri esperimenti nel settore delle reti di
computer, alcuni dei quali basati su comunicazioni radio e satellitari (in
particolare va ricordata la rete Aloha-Net, realizzata dalla University of
Hawaii per collegare le sedi disperse su varie isole, le cui soluzioni
tecniche avrebbero dato lo spunto a Bob Metcalfe per la progettazione di
Ethernet, la prima rete locale). Se si fosse riuscito a far comunicare
queste reti diverse, sarebbe stato possibile diffondere le risorse
disponibili su Arpanet ad una quantit di utenti assai maggiore, con costi
molto bassi.
I due si misero a lavorare alacremente intorno a questo problema e in
pochi mesi elaborarono le specifiche di un nuovo protocollo di
comunicazione tra host che battezzarono Transmission Control Protocol. Il
TCP implementava pienamente l'idea della comunicazione a pacchetti, ma era
indipendente dalla struttura hardware; esso introduceva anche il concetto
di gateway, una macchina che doveva fare da raccordo tra due reti diverse.
I risultati di questo lavoro furono pubblicati nel 1974 in un articolo dal
titolo A Protocol for Packet Network Internetworking, in cui comparve per
la prima volta il termine 'internet'.
Le ripercussioni dell'articolo di Cerf e Kahn furono enormi. Ben presto
numerosi ricercatori si posero a rifinire la proposta iniziale e a
sperimentarne varie implementazioni. La prima dimostrazione pubblica di un
collegamento tra Arpanet, Satnet e Packet Radio Network fu fatta nel
luglio del 1977, con un sistema che collegava un computer in viaggio su un
camper lungo la Baia di San Francisco a uno installato a Londra. Il
collegamento funzion perfettamente e convinse la DARPA (al nome originale
dell'agenzia si era aggiunto il termine Defense) a finanziarne lo
sviluppo. Un anno dopo Cerf, Steve Crocker e Danny Cohen svilupparono il
progetto iniziale del nuovo protocollo dividendolo in due parti: TCP, che
gestiva la creazione e il controllo dei pacchetti, e IP che invece gestiva
l'instradamento dei dati [68]. Pochi anni dopo il TCP/IP sarebbe stato
adottato ufficialmente come protocollo standard della rete Arpanet (e di
tutte le reti finanziate dall'agenzia), sostituendo l'ormai datato e
inefficiente NCP, e aprendo la strada alla nascita di Internet quale la
conosciamo oggi.
Nel frattempo Arpanet, la cui gestione era stata affidata dalla DARPA alla
Defense Communication Agency (DCA), continuava la sua espansione, sia come
diffusione sia, soprattutto, come servizi e applicazioni che vi venivano
sviluppati. Nel giugno del 1975 era stato creato il primo gruppo di
discussione basato sulla posta elettronica, ospitato sull'host della DARPA
e battezzato MsgGroup. I temi che vi si discutevano erano di ambito
tecnico, ma non mancarono polemiche su fatti esterni. Visto il successo di
MsgGroup, ben presto fecero la loro comparsa altri gruppi di discussione
non ufficiali ospitati sugli host universitari: si narra che il primo fu
SF-Lovers, dedicato agli amanti della fantascienza.
Altra pietra miliare fu lo sviluppo dei primi giochi di simulazione. Il
primo in assoluto fu Adventure, una versione digitale di Dungeons and
Dragons, scritto in una prima fase da Will Crowther (uno del gruppo
dell'IMP alla BBN) e poi rifinito da uno studente di Stanford, Don Woods,
nel 1976. Il gioco ebbe un successo inaspettato, e gener una grande
quantit di traffico sull'host dello Artificial Intelligence Laboratory
dove era stato installato. Nel 1979 Richard Bartle e Roy Trubshaw della
University of Essex crearono la prima versione di un gioco di ruolo
multiutente che battezzarono Multi User Dungeons (MUD).
Come aveva previsto Licklider ormai quindici anni prima, sulla base di un
sistema di comunicazione interattivo fondato sui computer si era
costituita una vera e propria comunit intellettuale.
Da Arpanet a Internet
Il successo di Arpanet nella comunit scientifica aveva dimostrato
ampiamente i vantaggi che le reti di comunicazione telematiche potevano
arrecare nell'attivit di ricerca. Tuttavia, alle soglie degli anni '80,
delle centinaia di dipartimenti di informatica del paese solo 15 avevano
il privilegio (ma anche gli oneri finanziari) di possedere un nodo. Questa
sperequazione era vista come un pericolo di impoverimento del sistema
della ricerca universitaria. Per ovviare a tale rischio la National
Science Foundation (NSF), un ente governativo preposto al finanziamento
della ricerca di base, inizi a sponsorizzare la costruzione di reti meno
costose tra le universit americane. Nacque cos nel 1981 Csnet (Computer
Science Network), una rete che collegava i dipartimenti informatici di
tutto il sistema accademico statunitense. Ma gi prima di questa
iniziativa alcune sedi universitarie avevano creato ad infrastrutture
telematiche a basso costo. Nel 1979, ad esempio, era stato creata Usenet,
che collegava i computer della Duke University e della University of North
Carolina, permettendo lo scambio di messaggi articolati in forum. Nel 1981
alla City University of New York venne creata Bitnet (acronimo della frase
Because It's Time Net), che fu estesa ben presto a Yale.
Tutte queste reti, pur avendo adottato internamente tecnologie diverse e
meno costose rispetto a quelle di Arpanet, potevano comunicare con essa
grazie ai gateway basati sul nuovo protocollo di internetworking TCP/IP.
Ben presto anche altri paesi del blocco occidentale iniziarono a creare
reti di ricerca, basate sul medesimo protocollo (le cui specifiche,
ricordiamo, erano gratuite e liberamente disponibili sotto forma di RFC;
il relativo archivio era gestito sin dai tempi nel NWG da Jon Postel), e
perci in grado di interoperare con le omologhe nordamericane. Intorno
alla rete dell'ARPA, andava prendendo forma una sorta di rete delle reti.
A sancire la nascita definitiva di tale rete intervenne nel 1983 la
decisione da parte della DCA di dividere Arpanet in due rami per motivi di
sicurezza: uno militare e chiuso, inizialmente battezzato Defense Data
Network e poi Milnet, e uno per la comunit scientifica, che ereditava il
nome originario e che non avrebbe avuto limiti di interconnessione
esterna. La vecchia Arpanet poteva cos divenire a tutti gli effetti il
cuore della neonata Internet. Nello stesso tempo venne fondato un nuovo
organismo di gestione tecnica della rete, l'Internet Activities Board
(IAB), e tra i suoi sottogruppi l'Internet Engineering Task Force (IETF),
cui fu affidato il compito specifico di definire gli standard della rete,
compito che mantiene ancora oggi.
Parallelamente a tali sviluppi amministrativi, anche l'evoluzione tecnica
della rete procedeva, raggiungendo proprio in quegli anni due tappe
basilari: il 1 gennaio 1983, su decisione di DARPA e DCA, tutti i nodi di
Arpanet passarono ufficialmente dal vecchio NCP a TCP/IP. Si narra che
tutto fil liscio, anche se da un responsabile di nodo all'altro rimbalz
il messaggio "I survived the TCP/IP transition". Approfittando del clima
di riorganizzazione che segu la transizione, Paul Mockapetris, Jon Postel
(che nel frattempo aveva anche definito il nuovo protocollo per la posta
elettronica, il Simple Mail Transfer Protocol) e Craig Partridge si misero
a lavorare a un nuovo sistema per individuare i nodi della rete, assai pi
facile da maneggiare rispetto agli indirizzi numerici IP. Nel novembre
dello stesso anno, dopo alcuni mesi di lavoro pubblicarono le RFC 892 e
893 che delineavano il Domain Name System. Ci volle ancora un anno intero
di discussioni prima che il DNS fosse accettato da tutti e messo in
funzione, ma quando questo avvenne tutti gli elementi tecnici affinch la
diffusione di Arpanet/Internet esplodesse erano disponibili.
A dare il via a tale esplosione fu ancora una volta la NSF. Dopo il
successo dell'esperimento Csnet, l'ente federale per la ricerca si era
vieppi convinto della necessit di dotare il sistema universitario di una
infrastruttura telematica ad alta velocit. Ma i fondi a sua disposizione
erano del tutto insufficienti per tale obiettivo. Per ovviare a tale
limite la NSF decise di coinvolgere direttamente le universit nella
costruzione della nuova infrastruttura. Essa si assunse direttamente
l'onere di realizzare un backbone ad alta velocit che congiungeva i
cinque maggiori centri di supercalcolo [69] del paese con una linea
dedicata a 56 Kbps, battezzato NSFnet. Tutte le altre universit avrebbero
potuto accedere gratuitamente a tale rete a patto di creare a loro spese
le infrastrutture locali. Il progetto fu avviato nel 1986 ed ebbe un
successo enorme. Nel giro di un anno quasi tutte le universit
statunitensi aderirono all'offerta della NSF, e si riunirono in consorzi
per costruire una serie di reti regionali, a loro volta connesse a NSFnet.
A ci si affianc la diffusione delle reti locali, la cui
commercializzazione era appena iniziata. Come risultato il numero di host
di Internet decuplic, raggiungendo la quota di diecimila.
Ma si tratt appena di un inizio. Il successo riportato dai protocolli
TCP/IP, e da tutti gli altri protocolli applicativi che su di esso si
basavano, stimol la nascita di altre reti di ricerca nazionali in gran
parte dei paesi occidentali. E ormai anche le reti private come Decnet,
Compuserve e MCI decisero di connettersi ad Internet. Come conseguenza fra
il 1985 e il 1988 il backbone della NSFnet dovette essere aggiornato ad
una rete T1 a 1,544 Mbps, e un anno dopo il numero di host super le 100
mila unit.
A questo punto divenne evidente che la vecchia Arpanet aveva ormai
esaurito la sua funzione. Tutti i nuovi accessi passavano per la pi
veloce, evoluta ed economica NSFnet. Inoltre la DARPA (dove non era
rimasto nessuno dei grandi protagonisti della storia di Arpanet) era ormai
rivolta ad altri interessi e non intendeva pi spendere i 15 milioni di
dollari annui per quella vecchia rete. Fu cos che qualcuno (ma nessuno in
particolare si assunse pubblicamente il compito) prese la decisione di
staccare la spina. Nel 1989, a venti anni dalla sua nascita, il processo
di smantellamento di Arpanet ebbe inizio. Tutti i siti vennero trasferiti
alla rete della NSF o a qualcuna delle reti regionali. Alla fine dell'anno
Arpanet aveva cessato di esistere, e il glorioso IMP numero 1 divenne un
reperto in mostra alla UCLA, dove tutto era iniziato.
World Wide Web e l'esplosione di Internet
Per molti anni la rete era stata uno strumento, alquanto esoterico, nelle
mani di poche migliaia di studenti e ricercatori di informatica. Alcuni di
loro potevano affermare senza battere ciglio di conoscere a memoria
l'indirizzo di ogni singolo host. Ma la diffusione che consegu alla
nscita di NSFnet aveva cambiato radicalmente il quadro demografico degli
utenti.
Agli informatici (accademici e professionisti) si erano affiancati i
fisici, i chimici, i matematici e anche alcuni rari studiosi dell'area
umanistica. Senza contare che le reti universitarie iniziavano a fornire
accessi anche agli studenti undergraduate, e a fornire informazioni
amministrative attraverso i loro host. Parallelamente la quantit di
risorse disponibili cresceva in modo esponenziale, e nessuno era ormai pi
in grado di averne contezza con il solo aiuto della memoria.
Tutte queste ragioni, che si sommavano allo spirito di innovazione e di
sperimentazione che aveva caratterizzato gli utenti pi esperti della
rete, determinarono agli inizi degli anni 90 una profonda trasformazione
dei servizi di rete e la comparsa di una serie di nuove applicazioni
decisamente pi user friendly.
Il primo passo in questa direzione fu lo sviluppo nel 1989 di un programma
in grado di indicizzare il contenuto dei molti archivi pubblici di file
basati su FTP, da parte di Peter Deutsch, un ricercatore della McGill
University di Montreal. Il programma fu battezzato Archie, e in breve
tempo gli accessi all'host su cui era stato installato generarono pi
della met del traffico di rete tra Canada e USA. Preoccupati da tale
situazione gli amministratori della McGill decisero di impedirne l'uso
agli utenti esterni. Ma il software era ormai di pubblico dominio, e
numerosi server Archie comparvero su Internet.
Poco tempo dopo Brewster Kahle, uno dei migliori esperti della Thinking
Machine, azienda leader nel settore dei supercomputer paralleli, svilupp
il primo sistema di information retrieval distribuito, il Wide Area
Information Server (WAIS). Si trattava di un software molto potente che
permetteva di indicizzare enormi quantit di file di testo e di effettuare
ricerche su di essi grazie a degli appositi programmi client. Le
potenzialit di WAIS erano enormi, ma la sua utilizzazione era alquanto
ostica, e ci ne limit la diffusione. Nel momento di massimo successo il
server WAIS principale istallato alla Thinking Machine ospit circa 600
database, tra cui l'intero archivio delle RFC.
Ben pi fortunata, anche se altrettanto breve, fu la vicenda del primo
strumento di interfaccia universale alle risorse di rete orientato al
contenuto e non alla localizzazione: il Gopher. Le sue origini risalgono
al 1991, quando Paul Lindner e Mark P. McCahill della University of
Minnesota decisero di realizzare il prototipo di un sistema di accesso
alle risorse di rete interne al campus la cui interfaccia fosse basata su
menu descrittivi, e che adottasse una architettura client-server (in modo
da rendere possibile la distribuzione su pi host del carico di
indicizzazione). Il nome, ispirato alla marmotta scavatrice simbolo
dell'universit, si dimostr un'ottima scelta. Nel giro di due anni il
programma (i cui sorgenti furono messi a disposizione liberamente) si
diffuse in tutta la rete, arrivando a contare pi di 10 mila server e
divenendo l'interfaccia preferita della maggior parte dei nuovi utenti. Al
suo successo contribu notevolmente lo sviluppo di un programma che
permetteva di effettuare ricerche per parole chiave su tutti i menu del
gopherspace, Veronica (la cui origine si colloca nella Duke University).
Ma proprio mentre il Gopher raggiungeva l'apice del suo successo un altro
sistema, sviluppato nei laboratori informatici del CERN di Ginevra,
cominci ad attirare l'attenzione della comunit di utenti Internet: World
Wide Web.
Il primo documento ufficiale in cui si fa riferimento a questo strumento
risale al marzo del 1989. In quell'anno Tim Berners Lee, un fisico in
carico al centro informatico del grande laboratorio, concep l'idea di un
"sistema ipertestuale per facilitare la condivisione di informazioni tra i
gruppi di ricerca nella comunit della fisica delle alte energie", e ne
propose lo sviluppo al suo centro. Avuto un primo assenso si mise al
lavoro sulla sua idea, coadiuvato dal collega Robert Cailliau (a cui si
deve il simbolo costituito da tre 'W'sovrapposte in colore verde). Nel
novembre del 1990 i due firmarono un secondo documento, assai pi
dettagliato, che descriveva il protocollo HTTP, il concetto di browser e
server, e che rendeva pubblico il nome ideato da Berners Lee per la sua
creatura: World Wide Web. Nel frattempo Berners Lee, lavorando con la sua
nuova workstation Nextstep, un vero e proprio gioiello dell'informatica,
svilupp il primo browser/editor Web (battezzato con poca fantasia World
Wide Web anch'esso). Le funzionalit di quel programma erano avanzatissime
(ancor oggi i browser di maggiore diffusione non hanno implementato tutte
le caratteristiche del primo prototipo), ma purtroppo le macchine Next in
giro per il mondo erano assai poche.
Per facilitare la sperimentazione del nuovo sistema ipertestuale di
diffusione delle informazioni su Internet, Berners Lee realizz un browser
con interfaccia a caratteri, facilmente portabile su altre architetture, e
lo battezz Line Mode Browser. Esso venne distribuito nel marzo del 1991
in formato sorgente attraverso alcuni gruppi di discussione. Una versione
funzionante fu messa on-line e resa accessibile tramite un collegamento
telnet pubblico su un host del CERN. Intanto iniziavano a sorgere i primi
server Web esterni al CERN ma sempre legati al mondo della fisica
nucleare. Alla fine dell'anno se ne contavano circa cinquanta.
L'interesse intorno a questa nuova applicazione iniziava a crescere, ma
l'ostica interfaccia a caratteri del browser ne limitava la diffusione. Un
primo aiuto in questo senso venne nel 1992, quando Pei Wei, uno studente
di Stanford, realizz un browser grafico per X-window battezzato WWW
Viola. Fu proprio provando Viola che Marc Andressen, studente
specializzando presso il National Center for Supercomputing Applications
(NCSA) della University of Illinois, concep l'idea di sviluppare un
browser web grafico, insieme ad Eric Bina: nacque cos Mosaic. La prima
versione per Unix X-window fu rilasciata nel gennaio 1993. Nel settembre
dello stesso anno il gruppo di programmatori raccoltosi intorno a Mark ed
Eric rilasci le prime versioni per Windows e Macintosh. Mosaic fu una
vera e propria rivelazione per gli utenti Internet. La semplicit di
installazione e di uso ne fece una killer application che nel giro di
pochi mesi attrasse su World Wide Web migliaia di utenti, e che
soprattutto rese evidente un modo nuovo di utilizzare i servizi della rete
Internet, completamente svincolato dalla conoscenza di complicate sintassi
e lunghi elenchi di indirizzi. Grazie a Mosaic e alla sottostante
architettura Web, Internet divenne uno spazio informativo ipermediale
aperto che era alla portata di chiunque con il minimo sforzo.
Tutto ci accadeva mentre Internet aveva gi raggiunto i due milioni di
host, e il backbone della NSFnet era stato portato ad una banda passante
di 44,736 Mpbs. Ma l'introduzione del binomio Mosaic/Web ebbe la forza di
un vero e proprio 'Big bang'.
Dalla fine del 1993 gli eventi si fanno ormai concitati. A fine anno Marc
Andressen lasci il NCSA. Nel marzo dell'anno dopo incontr uno dei
fondatori della Silicon Graphics, Jim Clark, che lo convinse a fondare una
societ per sfruttare commercialmente il successo di Mosaic. Il nome
scelto per la societ in un primo momento fu Mosaic Communication; ma per
evitare di pagare royalties al NCSA fu deciso di cambiarlo in Netscape
Communication, e di riscrivere da zero un nuovo browser Web, dopo avere
cooptato la maggior parte dei vecchi amici e collaboratori di Mark. Pochi
mesi dopo fu distribuita la prima versione beta di Netscape Navigator, le
cui caratteristiche innovative ne fecero quasi immediatamente l'erede di
Mosaic. Il 25 maggio del 1994 si tenne a Ginevra la prima WWW Conference
(alcuni la hanno battezzata la 'Woodstock del Web'), seguita nell'ottobre
da un seconda tenuta a Chicago. Da quei primi incontri si presero le mosse
per la fondazione del W3 Consortium (la prima riunione risale al 14
dicembre 1994), una organizzazione voluta da Tim Berners Lee al fine di
gestire in modo pubblico e aperto lo sviluppo delle tecnologie Web, cos
come era avvenuto per tutte le precedenti tecnologie che erano state
sviluppate sulla e per la rete sin dai tempi del NWG.
Ma i tempi, appunto, erano ormai cambiati profondamente. Con cinque
milioni di host, tra cui 25 mila server Web (moltiplicatisi con un ritmo
di crescita geometrico), la nuova Internet era ormai pronta ad una
ennesima mutazione: da un sistema di comunicazione fortemente radicato
nell'ambiente accademico stava per divenire un vero e proprio medium
globale, in grado di generare profitti miliardari. Gi da qualche anno la
rigida chiusura al traffico commerciale sul backbone NSFnet era stata
sostituita da una ampia tolleranza. Il 30 aprile del 1995 la NSF chiuse
definitivamente il finanziamento della sua rete, che venne ceduta ad un
gestore privato. Nel frattempo molte grandi multinazionali delle
telecomunicazioni avevano gi iniziato a vendere connettivit Internet per
conto proprio. Il controllo tecnico della rete rimaneva in mano alla
Internet Society, una organizzazione no profit fondata nel 1992 alle cui
dipendenze erano state messe IAB e IETF. Ma il peso dei grandi
investimenti cominciava a farsi sentire, specialmente con l'entrata in
campo della Microsoft, e con la reazione al suo temuto predominio da parte
di altri attori, vecchi e nuovi, dell'arena dell'Information Technology.
Il resto, l'esplosione di Internet come host, come utenti e come fenomeno
mediatico,  cronaca dei nostri giorni.
Verso il futuro
Se, come abbiamo detto in apertura di capitolo, fare storia di una
tecnologia  impresa complessa, predirne il futuro  un esercizio
intellettuale poco saggio, ancorch assai diffuso. In questo paragrafo
finale ci limiteremo quindi a descrivere alcuni processi di innovazione,
in parte gi avviati, che a breve termine introdurranno alcune importanti
novit nell'architettura di Internet e nelle sue potenzialit.
Tali processi, ancora una volta, trovano origine principalmente in ambito
statunitense. Per la precisione ci riferiamo ai due grandi programmi di
ricerca Internet2 e Next Generation Internet.
Internet2  un progetto cooperativo che coinvolge attualmente oltre 150
istituzioni accademiche raccolte nella University Corporation for Advanced
Internet Development (UCAID), diverse grandi aziende del settore
informatico e delle telecomunicazioni e istituzioni federali (in
particolare la NSF). NGI invece  un programma finanziato direttamente dal
governo federale e gestito dalle grandi agenzie di ricerca federali come
DARPA, NSF, NASA, Department of Energy e National Institute of Standards
and Technology, che a loro volta collaborano con diversi centri di ricerca
accademici.
A parte queste differenze giuridiche e amministrative, si tratta di due
programmi complementari che hanno molteplici punti di contatto e di
interscambio sia sul piano della ricerca sia su quello del finanziamento.
Soprattutto, entrambi condividono le medesime finalit e individuano come
destinatari i centri di ricerca universitari. Infatti, come  gi avvenuto
nella storia di Arpanet prima e di Internet poi, le universit serviranno
da luoghi deputati alla sperimentazione di una serie di nuove applicazioni
che dovranno in seguito essere diffuse su scala globale.
Obiettivo generale di entrambi i progetti  lo sviluppo delle tecnologie
hardware e software della rete al fine di rendere possibile la
sperimentazione di servizi di rete avanzati (come le biblioteche digitali,
il lavoro collaborativo, la telemedicina, il video on demand, la
telepresenza e gli ambienti VR condivisi).
Dal punto di vista delle infrastrutture sono stati avviati due progetti di
reti a banda larghissima in fibra ottica: una  il Very High Bandwidth
Network Service (VBNS), finanziato dalla NSF e realizzato dalla
MCI/Worldcom, uno dei giganti delle TLC statunitensi, che in un certo
senso eredita il ruolo di NSFnet. L'altra  la rete del progetto Abilane,
sviluppato dalla UCAID nel contesto di Internet2 e parzialmente finanziato
dalla stessa NSF.
Entrambi i progetti hanno sottolineato come per lo sviluppo di servizi
avanzati non sia sufficiente il solo potenziamento delle linee e delle
strutture hardware della rete, ma serva anche una profonda
ristrutturazione nell'architettura dei protocolli. In questo ambito sono
stati individuati diversi settori di intervento.
Il primo riguarda la messa a punto operativa della nuova versione del
protocollo IP, battezzata IP version 6 (Ipv6). Standardizzato nella RFC
1883 del dicembre 1995, IPv6 risolve il problema del limitato spazio di
indirizzamento del vecchio IPv4 (a 32 bit) usando uno schema a 128 bit.
Questa innovazione garantir un impressionante incremento della
disponibilit di indirizzi IP: secondo un calcolo approssimativo si
avranno a disposizione 665x1024 indirizzi per ogni metro quadrato della
superficie del nostro pianeta! Ma per rendere effettivamente funzionante
IPv6 saranno necessari notevoli cambiamenti nei sistemi di instradamento
dei dati e nei software di gestione dei router, che dovranno essere in
grado di aggiornarsi automaticamente [70].
Il secondo importante obiettivo perseguito dagli esperti che lavorano per
il rinnovamento della rete  indicato dalla sigla QoS (Quality of
Service). Si tratta di sviluppare una serie di protocolli per allocare in
modo dinamico e intelligente la banda passante disponibile, in modo tale
da gestire diversi livelli di servizio. In base a questi standard, ai
servizi a pagamento, o a quelli che necessitano di un contatto costante
(come il video in tempo reale) sar riservata automaticamente dal sistema
una quota di banda tale da garantirne il funzionamento ottimale, mentre
agli altri servizi verr allocata la banda rimanente.
Legata allo sviluppo di servizi multimediali interattivi come il traffico
vocale (in alternativa alle normali linee telefoniche), le
videoconferenze, il 'video on demand',  la sperimentazione di nuove
tecniche di trasmissione in multicasting. A differenza delle attuali
modalit di funzionamento del protocollo di trasferimento dati, che si
basa su connessioni punto-punto per ogni singola trasmissione, il
multicasting permetterebbe di stabilire connessioni uno-molti, rendendo
assai pi efficiente l'occupazione della banda passante. Ulteriori aree di
ricerca sono quelle relative alla sicurezza delle trasmissioni,
all'archiviazione permanente dei dati e alla creazione di un sistema di
indirizzamento stabile delle risorse [71].
Sebbene entrambi i progetti dedicati allo sviluppo della 'Internet del
futuro'siano radicati nel mondo della ricerca, le potenzialit
commerciali aperte da queste sperimentazioni sono enormi: basti solo
pensare che il 'video on demand'via Internet potrebbe sostituire almeno
una parte dell'attuale programmazione televisiva (ad esempio i canali
tematici, che proprio in questi anni stanno conoscendo un forte sviluppo).
Ovviamente non  possibile considerare questi risultati, attualmente in
fase di work in progress, come dati acquisiti. Le incognite economiche,
tecniche, politiche, che si legano a progetti di questa portata non sono,
allo stato attuale delle cose, valutabili. Ma almeno negli Stati Uniti, la
volont di potenziare le risorse telematiche  parte integrante dei
progetti dell'attuale amministrazione, e considerando le ricadute
economiche preventivabili, lo sar anche delle prossime.
Resta da chiarire il ruolo che l'Europa potr giocare in questo contesto,
ruolo che si spera non sar passivo come  avvenuto nello scorso
trentennio, e il tipo di rete che questi grandi investimenti ci lasceranno
in eredit. Per ora una cosa appare certa: la rete si trasformer, anche
profondamente, cambiando servizi e tecnologie, ma non scomparir. Alla
continua crescita nel numero degli utenti continuer a corrispondere,
anche in futuro, un potenziamento delle linee e dei protocolli di
comunicazione.
Note
[66] A lui in effetti si deve una breve storia di Internet dal
programmatico titolo Free as Air, Free as Water, Free as Knowledge che
consacra questa leggenda.
[67] Per chi fosse interessato ad approfondire la storia di Internet oltre
i brevi cenni che forniremo in questo manuale, possiamo suggerire tre
riferimenti bibliografici: Franco Carlini, Internet, Pinocchio e il
Gendarme, Manifestolibri, Roma 1996, che specialmente nei suoi primi
capitoli  dedicato ad una ricostruzione critica della storia di Internet;
specificamente dedicati alla storia di Internet sono K. Hafner e M. Lyon,
La storia del futuro, Feltrinelli, Milano 1998 (ed. or. Where Wizard Stay
Up Late, Simon & Schuster, New York 1996), dal taglio giornalistico, e P.
Salus, Casting the Net. From Arpanet to Internet and Beyond, Addison
Wesley, 1995.
[68] Per ulteriori informazioni sul funzionamento del TCP/IP si veda il
capitolo 'Principi di base della rete Internet'.
[69] Quei centri dotati cio di costosissimi supercomputer. Per la
precisione si trattava del JVNC di Princeton, del PSC di Pittsburgh, del
SDSC alla UCSD, del NCSA alla UIUC, e del Theory Center alla Cornell
University.
[70] I temi cui si fa riferimento in questo capoverso saranno approfonditi
nel capitolo 'Principi di base della rete Internet'.
[71] Su questo tema ritorneremo parlando delle URN nel capitolo 'Come
funziona World Wide Web'.
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