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Internet 2000: temi e percorsi (06 di 09)
temi e percorsi
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Cosa  una biblioteca digitale
Le prime pionieristiche sperimentazioni nel campo delle biblioteche
digitali, come vedremo, sono quasi coeve alla nascita di Internet. Ma 
soprattutto dall'inizio di questo decennio che si  assistito ad una
notevole crescita delle sperimentazioni e dei progetti, alcuni dei quali
finanziati da grandi enti pubblici in vari paesi. Parallelamente alla
proliferazione di iniziative, si  avuta una crescente attenzione teorica
e metodologica al tema delle biblioteche digitali, tanto da giustificare
la sedimentazione di un dominio disciplinare autonomo. Alla costituzione
di questo dominio hanno fornito importanti contributi vari settori della
ricerca informatica e sui nuovi media, come l'area del text processing,
dell'information retrieval e degli agenti software, della grafica
computerizzata, della telematica e delle reti computer. Ma senza dubbio i
contributi di maggiore rilievo sono venuti dalle ricerche sui sistemi
informativi distribuiti e dalla teoria degli ipertesti, nel cui contesto
si pu rintracciare la genealogia stessa dell'idea di 'biblioteca
digitale'.
I primi spunti in questo campo precedono la nascita di Internet e persino
lo sviluppo dei computer digitali. Ci riferiamo al classico articolo di
Vannevar Bush How we may think dove il tecnologo americano immagina
l'ormai celeberrimo Memex. Si trattava di una sorta di scrivania
automatizzata, dotata di un sistema di proiezione di microfilm e di una
serie di apparati che consentivano di collegare tra loro i documenti su di
essi fotografati. Lo stesso Bush, introducendo la descrizione del suo
ingegnoso sistema di ricerca e consultazione di documenti interrelati, lo
defin una "sorta di archivio e biblioteca privati" [54].
Una approssimazione maggiore all'idea di biblioteca digitale (sebbene il
termine non compaia esplicitamente), si ritrova nel concetto di docuverso
elaborato da Ted Nelson, cui dobbiamo anche la prima formulazione
esplicita dell'idea di ipertesto digitale [55]. Nelson, sin dai suoi primi
scritti degli anni 60, descrive un sistema ipertestuale distribuito (che
poi battezzer Xanadu) costituito da una rete di documenti e dotato di un
sistema di indirizzamento e di reperimento. La convergenza teorica e
tecnica tra biblioteche digitali e sistemi ipertestuali distribuiti trova
infine pieno compimento con la nascita e lo sviluppo di World Wide Web.
L'ambiente ipertestuale della rete Internet, infatti, ha fornito un
ambiente ideale per la sperimentazione concreta e diffusa di tutta
l'elaborazione teorica accumulata in questo settore negli anni passati.
Tuttavia, se la teoria degli ipertesti distribuiti rappresenta un punto di
riferimento centrale nella discussione relativa alla struttura e alle
funzioni di una biblioteca digitale, essa non consente di distinguere con
sufficiente chiarezza tra l'idea generica di un sistema di pubblicazione
on-line di documenti digitali, l'idea di ipertesto distribuito e una
nozione pi formale e rigorosa di biblioteca digitale [56].
Se il termine 'biblioteca digitale'individua un'area specifica di
applicazione, occorre precisare in che senso la determinazione di
'digitale'si applica alla nozione di biblioteca; in che modo una
biblioteca digitale si differenza da una tradizionale e in che modo invece
ne eredita funzioni e caratteristiche; come, infine, sia possibile
distinguerla da altri sistemi informativi distribuiti (come appunto il Web
in generale). A tale fine possiamo distinguere tra la nozione astratta di
'biblioteca digitale'e la nozione funzionale e applicativa di 'sistema di
biblioteca digitale'.
La nozione astratta di biblioteca digitale concerne la rappresentazione
digitale del contenuto informativo di una biblioteca e delle
metainformazioni (o metadati) atte al reperimento di specifiche sezioni al
suo interno. Tale contenuto ha la forma di un insieme di documenti dotato
di un'organizzazione complessiva dovuta ad un agente intenzionale distinto
dai creatori dei singoli documenti in essa contenuti. La nozione di
'sistema di biblioteca digitale', invece, attiene alle risorse
tecnologiche (risorse hardware, sistemi di rete, software di stoccaggio
dei dati, interfacce utente e sistemi di information retrieval) necessarie
ad implementare tale modello, e di conseguenze individua le funzioni e i
servizi che vengono messi a disposizione degli utenti.
Alla luce di queste riflessioni definiamo 'biblioteca digitale'una
collezione di documenti digitali strutturati (sia prodotti mediante
digitalizzazione di originali materiali, sia realizzati ex-novo), dotata
di un'organizzazione complessiva coerente di natura semantica e tematica,
che si manifesta mediante un insieme di relazioni interdocumentali e
intradocumentali e mediante un adeguato apparato metainformativo. In
questo senso possiamo distinguere una biblioteca digitale da un insieme
non organizzato di informazioni assolutamente eterogenee come World Wide
Web, ma anche da molti archivi testuali che attualmente sono disponibili
su Internet e che si presentano come 'depositi testuali'piuttosto che
come vere e proprie biblioteche.
Le varie tipologie di biblioteche digitali su Internet
Internet ormai ospita un ingente numero di banche dati testuali, di varia
tipologia. Gran parte di queste esperienze sono ancora lontane
dall'incarnare esattamente la definizione di biblioteca digitale che
abbiamo proposto nel paragrafo precedente. Ma allo stesso tempo esse
dimostrano l'enorme potenzialit della rete come strumento di diffusione
dell'informazione e come laboratorio di un nuovo spazio comunicativo,
lasciando prefigurare una nuova forma nella diffusione e fruizione del
sapere. D'altra parte qualsiasi definizione teorica rappresenta una sorta
di ipostatizzazione ideale e astratta di fenomeni reali che presentano
sempre idiosincrasie e caratteri particolari. E questo  tanto pi vero in
un mondo proteico e in continua evoluzione come quello della rete Internet.
Nell'ambito di questa vasta e variegata congerie di progetti e
sperimentazioni  tuttavia possibile individuare alcuni tratti distintivi
che ci consentono di tracciare una provvisoria tassonomia.
Il primo criterio in base al quale possono essere suddivise le attuali
biblioteche digitali su Internet  relativo ai formati con cui i documenti
vengono archiviati alla fonte e distribuiti agli utenti (formati, si noti,
non necessariamente coincidenti). Se si analizza lo spettro dei formati di
codifica correntemente adottati nelle sperimentazioni di biblioteche
digitali, si riscontrano le seguenti tipologie:
. codifiche 'puro testo', basate sui sistemi di codifica ASCII o ISO
8859 (in particolare, poich le esperienze si concentrano
tematicamente nell'area culturale occidentale, ISO 8859-1, meglio
conosciuta come ISO Latin 1
. formati applicativi proprietari quali Postscript, Portable Document
Format (PDF), Rich Text Format (RTF) o la vasta congerie di formati
prodotti da applicazioni di word processing e di desktop publishing;
. codifiche non proprietarie ma legate a singoli applicativi come COCOA
(usata da TACT, un software di analisi testuale molto diffuso, di cui
esiste anche un versione adattata per funzionare in rete) o DBT (usata
dall'omonimo software di analisi testuale sviluppato presso il CNR di
Pisa
. linguaggio di markup HTML (usato in massima parte in funzione
presentazionale e non strutturale
. linguaggi di markup basati sullo Standard Generalized Markup Language
(SGML), tra cui si distinguono lo schema messo a punto dalla Text
Encoding Initiative (o sue versioni semplificate e adattate), lo
schema Encoded Archival Description (sviluppato in seno alla Library
of Congress), lo schema Electronic Thesis and Dissertation (ETD DTD,
usato nell'ambito di alcuni archivi di tesi realizzati presso varie
universit statunitensi) [57].
Si deve rilevare come la presenza di schemi proprietari dimostri la scarsa
attenzione dedicata al problema della preservazione, mentre l'adozione di
codifiche 'puro testo'o HTML denoti altrettanta negligenza riguardo agli
aspetti qualitativi e categoriali implicati dalla rappresentazione
digitale dei documenti.
Il problema della preservazione a lungo termine del patrimonio documentale
 di capitale importanza per lo sviluppo delle biblioteche digitali. Se la
preservazione in una biblioteca convenzionale riguarda la conservazione di
oggetti materiali deperibili (libri, periodici, incunaboli, manoscritti
documenti d'archivio etc.) ed eventualmente il loro restauro, nella
biblioteca digitale esso si articola su tre livelli: livello hardware,
livello software e livello dei sistemi di codifica dei documenti. Come 
noto, la curva di invecchiamento delle tecnologie informatiche  assai
rapida, e impone il periodico aggiornamento di qualsiasi sistema
informativo. Tuttavia, tale aggiornamento rende progressivamente
inaccessibili le risorse informative generate mediante gli strumenti
tecnologici divenuti obsoleti. Questo pu portare ad una situazione in
apparenza paradossale. I libri a stampa hanno tranquillamente superato i
cinquecento anni di vita mantenendo pressoch intatta la loro
disponibilit alla lettura, e alcuni manoscritti risalgono ad oltre
duemila anni fa. Un documento elettronico, che sembra godere della massima
'riproducibilit tecnica', rischia di divenire inutilizzabile nel giro di
pochissimi anni. La preservazione a lungo termine dei documenti digitali,
pertanto, richiede l'adozione di sistemi di rappresentazione e
archiviazione informatica dell'informazione standardizzati e tecnicamente
portabili.
Naturalmente, affinch uno standard di rappresentazione dell'informazione
sia effettivamente portabile deve essere dotato di alcune caratteristiche
tecniche e informatiche:
. indipendenza dall'hardware, ovvero da una particolare architettura
elaborativa (processore), da un particolare supporto (disco magnetico,
disco ottico, etc.), o da un particolare dispositivo o sistema di
output (video, stampa
. indipendenza dal software, sia rispetto ai sistemi operativi, sia
rispetto alle applicazioni deputate alla creazione, analisi,
manipolazione e visualizzazione di testi elettronici;
. indipendenza logica da tipologie di elaborazione; questo requisito
sotto molti aspetti dipende dal precedente, ma non  con esso
coestensivo: esistono sistemi di codifica altamente portabili dal
punto di vista puramente tecnico, ma orientati ad un'applicazione
specifica (stampa, information retrieval, analisi morfosintattica,
etc.), e dunque difficilmente riutilizzabili per altre finalit.
Allo stato attuale, la tecnologia che meglio risponde a tutte le esigenze
che abbiamo enunciato  senza dubbio lo Standard Generalized Markup
Language, e i formati ad esso correlati. In effetti, tutti i progetti di
banche dati testuali pi avanzati (sia in ambito accademico sia
bibliotecario) attualmente presenti su Internet sono orientati in questo
senso. In particolare, nel mondo della ricerca umanistica ha assunto un
notevole rilievo la Text Encoding Initiative, una vasta e complessa
applicazione SGML progettata specificamente per la codifica di testi
letterari e documenti storici e linguistici. Un limite alla diffusione di
SGML  costituito dalla sua complessit e, problema non secondario, dagli
ingenti costi di implementazione. Per questo, riveste un ruolo molto
importante la recente formalizzazione di un sottoinsieme semplificato di
SGML da parte del World Wide Web Consortium, denominato Extensible Markup
Language (XML) [58].
Un secondo aspetto in base al quale possono essere suddivise le
biblioteche digitali in rete riguarda le modalit di accesso e di
consultazione dei documenti elettronici in esse contenuti. In generale
possiamo distinguere tre modalit con cui un utente pu accedere ai
documenti archiviati in una biblioteca digitale:
. distribuzione remota di file contenenti documenti digitali in vari
formati per la consultazione off-line, mediante tecnologie di
trasferimento file (con protocollo FTP o HTTP), eventualmente con la
mediazione di pagine Web che fungono da indice attivo e da guida
all'accesso per gli utenti;
. consultazione on-line di documenti in ambiente Web; i documenti
vengono inviati in formato HTML al browser dell'utente, ma alla fonte
possono essere archiviati in vari formati; in questo caso la versione
HTML viene generata dinamicamente dal lato server prima di essere
inviata mediante protocollo http;
. consultazione avanzata di documenti mediante dispositivi di
information retrieval.
Naturalmente ognuna di queste modalit non esclude le altre. Tuttavia sono
molto poche le biblioteche digitali attualmente esistenti che offrono
tutti e tre i servizi. In genere sono molto diffusi i primi due tipi di
accesso, mentre i servizi di ricerca e analisi dei documenti sono
disponibili solo in alcuni sistemi sviluppati in ambito bibliotecario o
accademico. Si tratta di servizi che adottano software di archiviazione
molto avanzati, spesso basati su tecnologie SGML, che permettono agli
utenti di effettuare raffinate ricerche contestuali.
Un ultimo criterio distintivo per le biblioteche digitali su Internet,
infine, riguarda il tipo di ente, organizzazione o struttura che ha
realizzato la biblioteca, e ne cura la manutenzione. Da questo punto di
vista possiamo ripartire i progetti attualmente in corso in tre classi:
. grandi progetti radicati nel mondo bibliotecario tradizionale
. progetti di ricerca accademici
. progetti non istituzionali a carattere volontario.
Il primo gruppo  costituito da una serie di sperimentazioni avviate dalle
grandi biblioteche nazionali o da consorzi bibliotecari, con forti
finanziamenti pubblici o, per quanto attiene al nostro continente,
comunitari.
Il secondo gruppo  costituito da sperimentazioni e servizi realizzati in
ambito accademico. Si tratta in genere di progetti di ricerca
specializzati, che possono disporre di strumenti tecnologici e di
competenze specifiche molto qualificate, a garanzia della qualit
scientifica delle edizioni digitalizzate. Tuttavia non sempre i materiali
archiviati sono liberamente disponibili all'utenza esterna. Infatti vi si
trovano assai spesso documenti coperti da diritti di autore.
Su questo punto ci concediamo una breve digressione. Il tema del
copyright, infatti,  fondamentale per lo sviluppo delle biblioteche
digitali nel prossimo futuro. Le attuali legislazioni, modellate sulla
tecnologia della stampa, sono state estese per analogia alla distribuzione
telematica. Tuttavia, in un nuovo mezzo di comunicazione in cui la
riproduzione delle risorse  alla portata di chiunque e non costa nulla,
questa estensione rischia di imporre dei vincoli troppo rigidi, e di avere
un effetto di freno allo sviluppo. D'altra parte non si pu dimenticare
che i diritti intellettuali sono la fonte di sostentamento degli autori.
Meno giustificata la durata dei diritti, attualmente fissata a settanta
anni dalla morte dell'autore, che tutela piuttosto le case editrici. Una
soluzione di carattere 'libertario'potrebbe consistere nella diminuzione
della durata dei diritti, eventualmente limitata alla distribuzione
telematica senza scopo di lucro e per finalit scientifiche e culturali
(il cosiddetto fair use). In alternativa si potrebbe studiare un
meccanismo di micropagamenti che verrebbero addebitati all'utente nel
momento in cui accede ad un documento (il sistema pay per view). In tale
direzione sono in corso molti studi e progetti, ma per il momento nessuna
tecnologia di questo tipo  effettivamente operativa.
Accanto alle biblioteche digitali realizzate da soggetti istituzionali, si
collocano una serie di progetti, sviluppati e curati da organizzazioni e
associazioni private di natura volontaria. Queste banche dati contengono
testi che l'utente pu prelevare liberamente e poi utilizzare sulla
propria stazione di lavoro; chiaramente tutti i testi sono liberi da
diritti d'autore. Le edizioni elettroniche contenute in questi archivi non
hanno sempre un grado di affidabilit filologica elevato. Tuttavia si
tratta di iniziative che, basandosi sullo sforzo volontario di moltissime
persone, possono avere buoni ritmi di crescita, e che gi oggi mettono a
disposizione di un vasto numero di utenti una notevole mole di materiale
altrimenti inaccessibile.
I repertori di biblioteche digitali e archivi testuali
Il numero di biblioteche digitali presenti su Internet  oggi assai
consistente, e nuove iniziative vedono la luce ogni mese. Nella maggior
parte dei casi questi archivi contengono testi letterari o saggistici in
lingua inglese, ma non mancano archivi di testi in molte altre lingue
occidentali, archivi di testi latini e greci, e biblioteche speciali con
fondi dedicati a particolari autori o temi.
Nei prossimi paragrafi ci occuperemo di alcune iniziative che ci sembrano
a vario titolo esemplari. Per un quadro generale ed esaustivo, invece,
invitiamo il lettore a consultare i vari repertori di documenti
elettronici e biblioteche digitali disponibili in rete. Esistono due tipi
di meta-risorse dedicate ai testi elettronici: repertori di progetti nel
campo delle biblioteche digitali e meta-cataloghi di testi elettronici
disponibili su Internet.
Tra i primi ricordiamo il Digital Initiative Database
(http://www.arl.org/did) realizzato dalla Association of Research
Libraries (ARL). Si tratta di un database che contiene notizie relative ad
iniziative di digitalizzazione di materiali documentali di varia natura in
corso presso biblioteche o istituzioni accademiche e di ricerca. Le
ricerche possono essere effettuate per nome del progetto o per istituzione
responsabile dello stesso, ma si pu anche scorrere il contenuto
dell'intero database.
Per i progetti di biblioteche digitali sviluppati in ambito accademico
molto utile  la Directory of Electronic Text Centers compilata da Mary
Mallery (http://scc01.rutgers.edu/ceth/infosrv/ectrdir.html) del Center
for Electronic Texts in the Humanities (CETH). Si tratta di un inventario
ragionato di archivi testuali suddiviso per enti di appartenenza. Per
ognuno dei centri elencati, oltre ad un link diretto, vengono forniti gli
estremi dei responsabili scientifici, l'indirizzo dell'ente, e una breve
descrizione delle risorse contenute.
Anche la Text Encoding Initiative, sul suo sito Web, ha realizzato un
elenco dei vari progetti di ricerca e archivi testuali basati sulle sue
fondamentali norme di codifica. La 'Application List'(il cui indirizzo
Web esatto  http://www-tei.uic.edu/orgs/tei/app) fornisce informazioni e
link diretti alle home page di pi di cinquanta iniziative, tra le quali
si annoverano alcune tra le pi interessanti e avanzate esperienze di
biblioteche digitali attualmente in corso. Un'altra importante fonte di
informazione circa le applicazioni delle tecnologie SGML in ambito
scientifico,  costituita dalla sezione 'Academic Projects and
Applications'della SGML/XML Web Page curata da Robin Cover
(http://www.oasis-open.org/cover/acadapps.html).
Molto ricco di informazioni relative al tema delle biblioteche digitali 
il Berkeley Digital Library SunSITE (http://sunsite.berkeley.edu). Si
tratta di un progetto realizzato dalla University of Berkeley volto a
favorire progetti di ricerca nel campo delle biblioteche digitali
attraverso la fornitura di supporto tecnico e logistico. Nell'ambito di
questa iniziativa sono state avviate un serie di sperimentazioni che
vedono coinvolte numerose universit, biblioteche e centri di ricerca
nordamericani in vari ambiti disciplinari. Il sito, oltre ad avere un
archivio delle iniziative in cui  direttamente coinvolto, fornisce anche
un repertorio generale di biblioteche digitali all'indirizzo
http://sunsite.berkeley.edu/Collections/othertext.html.
A differenza dei repertori di biblioteche digitali, i meta-cataloghi di
testi elettronici forniscono dei veri e propri indici ricercabili di
documenti, indipendentemente dalla loro collocazione originaria.
Due sono le risorse di questo tipo che occorre menzionare. La prima  The
On-Line Books Page, realizzata da Mark Ockerbloom e ospitata dalla
Carnegie Mellon University (http://www.cs.cmu.edu/books.html). Questo sito
offre un catalogo automatizzato di opere in lingua inglese disponibili
gratuitamente in rete, contenente circa 9.000 entrate. La ricerca pu
essere effettuata per autore, titolo e soggetto, e fornisce come risultato
un elenco di puntatori agli indirizzi originali dei documenti individuati.
Oltre al catalogo, il sito contiene (nella sezione intitolata 'Archives')
anche un ottimo repertorio di biblioteche e archivi digitali e di progetti
settoriali di editoria elettronica presenti su Internet.
La seconda  l'Alex Catalogue of Electronic Texts, curato da Eric Lease
Morgan e ospitato sul sito di Berkeley (http://sunsite.berkeley.edu/alex).
Alex  nato molti anni fa come gopher e, dopo un parentesi durante la
quale  stato abbandonato per mancanza di fondi,  stato completamente
ridisegnato come servizio Web. In questa nuova forma si  trasformato da
un semplice catalogo in un vero e proprio archivio indipendente di testi
elettronici, dotato di servizi di ricerca bibliografica e di analisi
testuale. La ricerca nel catalogo pu essere effettuata attraverso le
chiavi 'autore'e titolo'. Una volta individuato il documento ricercato, 
possibile visualizzarne il testo nella copia locale, risalire a quella
originale, oppure effettuare ricerche per parola al suo interno o nelle
sue concordanze. Un servizio aggiuntivo offerto da Alex  la generazione
automatica di versioni PDF ed ebook (da utilizzare con alcuni palm
computer come Newton e PalmPilot), che possono essere lette pi
comodamente off-line.
I grandi progetti bibliotecari
Come abbiamo detto, l'interesse del mondo bibliotecario tradizionale verso
il problema della digitalizzazione  andato crescendo negli ultimi anni.
La diffusione della rete Internet, e in generale la diffusione delle nuove
tecnologie di comunicazione e di archiviazione dell'informazione, comincia
a porre all'ordine del giorno il problema della 'migrazione'dell'intero
patrimonio culturale dell'umanit su supporto digitale. Consapevoli
dell'importanza di questa transizione, alcune grandi istituzioni hanno
dato vita a grandiosi progetti di digitalizzazione.
Per limitarci all iniziative di maggiore momento, ricordiamo in ambito
statunitense la Digital Libraries Initiative (DLI,
http://dli.grainger.uiuc.edu/national.htm). Si tratta di un importante
programma nazionale di ricerca finanziato congiuntamente dalla National
Science Foundation (NSF), dalla Department of Defense Advanced Research
Projects Agency (DARPA) e dalla NASA. Scopo dell'iniziativa  lo sviluppo
di tecnologie avanzate per raccogliere, archiviare e organizzare
l'informazione in formato digitale, e renderla disponibile per la ricerca,
il recupero e l'elaborazione attraverso le reti di comunicazione. Vi
partecipano sei universit, che hanno avviato altrettanti progetti
sperimentali concernenti la creazione di biblioteche digitali multimediali
distribuite su rete geografica, l'analisi dei modelli di archiviazione e
conservazione delle risorse documentali, e la sperimentazioni di sistemi
di interfaccia per l'utenza. Le collezioni oggetto di sperimentazione sono
costituite da testi, immagini, mappe, registrazioni audio, video e
spezzoni di film. Proprio nel corso del 1999 il programma DLI  stato
rinnovato, portando all'aumento dei progetti in previsione di
finanziamento.
Legata alla DLI  la rivista telematica D-lib Magazine, sponsorizzata
dalla DARPA, un interessante osservatorio sugli sviluppi in corso nel
settore delle biblioteche digitali. Con periodicit mensile, D-Lib ospita
articoli teorici e tecnici, e aggiorna circa l'andamento dei progetti di
ricerca in corso. Il sito Web, il cui indirizzo  http://www.dlib.org,
contiene, oltre all'ultimo numero uscito, anche l'archivio di tutti i
numeri precedenti, e una serie di riferimenti a siti e documenti sul tema
delle biblioteche digitali.
Un programma in parte simile  stato avviato in ambito britannico. Si
tratta del progetto eLib (si veda il sito Web
http://www.ukoln.ac.uk/services/elib) che, pur avendo una portata pi
generale (riguarda infatti tutti gli aspetti dell'automazione in campo
bibliotecario), ha finanziato varie iniziative rientranti nell'ambito
delle biblioteche digitali, tra cui la Internet Library of Early Journals,
un archivio digitale di giornali del XVIII e XIX secolo realizzato dalle
Universit di Birmingham, Leeds, Manchester e Oxford
(http://www.bodley.ox.ac.uk/ilej). Diversi progetti sono stati sostenuti
anche dall'Unione Europea, nel contesto dei vari programmi di
finanziamento relativi all'automazione bibliotecaria, e in particolare
dalla DG XIII che ha dato vita ad un programma intitolato Digital Heritage
and Cultural Content (http://www.echo.lu/digicult).
Dal canto loro, anche alcune grandi biblioteche nazionali si sono attivate
in questo senso. Probabilmente l'iniziativa pi nota  quella dalla
Bibliothque Nationale de France, che ha avviato un progetto per
l'archiviazione elettronica del suo patrimonio librario sin dal 1992.
Obiettivo del progetto  la digitalizzazione di centomila testi e
trecentomila immagini, che saranno consultabili sia tramite Internet sia
mediante apposite stazioni di lavoro collocate nel nuovo edificio della
biblioteca a Parigi. Un primo risultato sperimentale di questo grandioso
progetto  il sito Gallica (http://gallica.bnf.fr/), dedicato alla cultura
francese del 1800. Si tratta di una banca dati costituita da 2.500 opere
digitalizzate in formato immagine, 250 opere memorizzate in formato testo
e una vasta rassegna iconografica del periodo. Attraverso un motore di
ricerca  possibile consultare il catalogo e poi accedere ai documenti,
che vengono distribuiti in formato PDF ( dunque necessario installare il
plug-in Adobe Acrobat Reader).
Un progetto simile  stato intrapreso dalla Library of Congress di
Washington, che peraltro partecipa attivamente al programma DLI. Il primo
risultato dei programmi di digitalizzazione della LC  il gi citato
progetto American Memory (http://memory.oc.gov). Si tratta di un archivio
di documenti storici, testi, lettere e memorie private, foto, immagini,
filmati relativi alla storia del paese dalle sue origini ai giorni nostri.
Tutti i documenti, parte dell'enorme patrimonio documentalistico della
biblioteca, sono stati digitalizzati in formato SGML per i materiali
testuali, JPEG e MPEG per immagini e filmati, e inseriti in un grande
archivio multimediale che pu essere ricercato secondo vari criteri.
Anche la Biblioteca Vaticana, in collaborazione con la IBM, ha avviato un
progetto sperimentale per distribuire le immagini digitalizzate del suo
inestimabile patrimonio di manoscritti. Da poco  stata conclusa la prima
fase, che ha riguardato circa cento manoscritti, ora a disposizione di un
selezionato e purtroppo ristretto gruppo di studiosi in tutto il mondo.
Le biblioteche digitali in ambito accademico
Accanto ai grandi progetti nazionali e bibliotecari, si colloca una mole
ormai ingente di sperimentazioni che nascono in ambito accademico (in
particolare nell'area umanistica) e sono gestite da biblioteche
universitarie o da centri di ricerca costituiti ad hoc. I fondi
documentali realizzati attraverso questa serie di iniziative rispondono a
criteri (tematici, temporali, di genere, etc.) ben definiti e si
configurano come l'equivalente digitale delle biblioteche speciali e di
ricerca.
Oxford Text Archive
Tra i progetti sviluppati presso sedi universitarie e centri di ricerca
istituzionali, quello che spicca per prestigio, autorevolezza e tradizione
(se di tradizione si pu parlare in questo campo)  l'Oxford Text Archive
(OTA), realizzato dall'Oxford University Computing Services (OUCS).
L'archivio  costituito (nel momento in cui scriviamo) da oltre 2500 testi
elettronici di ambito letterario e saggistico, oltre che da alcune opere
di riferimento standard per la lingua inglese (ad esempio il British
National Corpus, e il Roget Thesaurus). La maggior parte dei titoli sono
collocati nell'area culturale anglosassone, ma non mancano testi latini,
greci e in altre lingue nazionali (tra cui l'italiano).
Gran parte delle risorse dell'OTA provengono da singoli studiosi e centri
di ricerca di tutto il mondo che forniscono a questa importante
istituzione le trascrizioni e le edizioni elettroniche effettuate nella
loro attivit scientifica. Per questo l'archivio  costituito da edizioni
altamente qualificate dal punto di vista filologico, che rappresentano una
importante risorsa di carattere scientifico, specialmente per la comunit
umanistica. I testi sono per la maggior parte codificati in formato SGML,
in base alle specifiche TEI.
Poich in molti casi si tratta di opere coperte da diritti di autore, solo
una parte dei testi posseduti dall'OTA sono accessibili gratuitamente su
Internet. Degli altri, alcuni possono essere ordinati tramite posta
normale, fax o e-mail (informazioni e modulo di richiesta sono sul sito
Web dell'archivio i restanti, possono essere consultati e utilizzati
presso il centro informatico di Oxford, a cui tuttavia hanno accesso
esclusivamente ricercatori e studiosi.
L'accesso alla collezione pubblica dell'OTA si basa su una interfaccia Web
particolarmente curata e dotata di interessanti servizi
(http://ota.ahds.ac.uk). In primo luogo  disponibile un catalogo
elettronico dei testi che pu essere ricercato per autore, genere, lingua,
formato e titolo.
figura 105: La maschera di interrogazione del catalogo dell'Oxford Text
Archive
Una volta individuati i documenti desiderati, l'utente pu decidere di
effettuare il download dei file selezionati o di accedere ad una maschera
di ricerca per termini che genera un elenco di concordanze in format Key
Word In Context (KWIC, in cui il termine ricercato viene mostrato
nell'ambito di un contesto variabile di parole che lo precedono e lo
seguono), da cui poi  possibile accedere all'intero documento.
figura 106: - Il risultato di una ricerca nel catalogo dell'Oxford Text
Archive
Il sito Web dell'OTA, inoltre, offre una grande quantit di materiali
scientifici e di documentazione relativamente agli aspetti tecnici e
teorici della digitalizzazione di testi elettronici.
Electronic Text Center
L'Electronic Text Center (ETC) ha sede presso la University of Virginia.
Si tratta di un centro di ricerca che ha lo scopo di creare archivi di
testi elettronici in formato SGML, e di promuovere lo sviluppo e
l'applicazione di sistemi di analisi informatizzata dei testi. Tra le
varie iniziative lo ETC ha realizzato una importante biblioteca digitale,
che ospita molte migliaia di testi, suddivisi in diverse collezioni.
La biblioteca digitale dello ETC si basa su una tecnologia molto avanzata.
I testi sono tutti memorizzati in formato SGML/TEI, in modo da garantire
un alto livello scientifico delle basi di dati. La gestione dell'archivio
testuale  affidata a un sistema software molto potente, PAT, un motore di
ricerca in grado di interpretare le codifiche SGML. In questo modo 
possibile mettere a disposizione degli utenti un sistema di consultazione
e di analisi dei testi elettronici che la classica tecnologia Web non
sarebbe assolutamente in grado di offrire. Ad esempio, si possono fare
ricerche sulla base dati testuale, specificando che la parola cercata deve
apparire solo nei titoli di capitolo, o nell'ambito di un discorso diretto.
La biblioteca contiene testi in diverse lingue: inglese, francese,
tedesco, latino; di recente, in collaborazione con la University of
Pittsburgh, sono stati resi disponibili anche testi in giapponese,
nell'ambito di un progetto denominato Japanese Text Initiative. Tuttavia,
solo alcune di queste collezioni sono liberamente consultabili da una rete
esterna al campus universitario della Virginia: tra queste la Modern
English Collection, con oltre 1.500 titoli, che contiene anche
illustrazioni e immagini di parte dei manoscritti; la Middle English
Collection; la Special Collection, dedicata ad autori afro-americani; la
raccolta British Poetry 1780-1910.
Tutte le risorse offerte dallo ETC, oltre ad una serie di informazioni
scientifiche, sono raggiungibili attraverso la home page su World Wide
Web, il cui indirizzo  http://etext.lib.virginia.edu. Per finire, il sito
offre anche una versione elettronica del manuale della Text Encoding
Initiative, sulla quale  possibile fare ricerche on-line. Una risorsa
veramente preziosa, se si tiene conto che il testo in questione consta di
oltre tremila pagine di specifiche.
Women Writers Project
Tra i grandi archivi testuali in area anglosassone possiamo ancora
ricordare lo Women Writers Project, sviluppato presso la Brown University,
che raccoglie testi della letteratura femminile inglese dal Trecento
all'epoca vittoriana, anch'essi interamente in formato TEI. L'indirizzo 
http://www.stg.brown.edu/projects/wwp/.
Il WWP  dotato di un sistema di archiviazione e accesso ai documenti
molto avanzato. Esso si basa su un sistema di archiviazione gestione e
ricerca di basi dati documentali in formato SGML, in grado di generare in
modo dinamico file HTML [59]. Questa traduzione dinamica  imposta
dall'attuale architettura del Web, e in un certo senso determina una
perdita di informazione, che per viene sopperita dalla disponibilit di
strumenti di ricerca avanzati che agiscono dal lato server, e che dunque
possono sfruttare tutti i vantaggi offerti dai documenti strutturati [60].
Grazie a quest'architettura soggiacente, il WWP fornisce un'interfaccia
molto avanzata di ricerca sia sui metadati sia sul contenuto dei
documenti. L'utente non solamente  in grado di scorrere il testo e di
fare ricerche per termini, ma dispone di un vero e proprio ambiente di
lavoro virtuale, con strumenti di ricerca contestuale. Ad esempio si
possono fare ricerche specificando che il termine cercato debba apparire
solo nei titoli di capitolo, o nell'ambito di un discorso diretto, o
ancora nel contesto di espressioni in lingue diverse da quella principale
del testo.
figura 107: La maschera di ricerca sui documenti del Women Writers Project
Una volta effettuata la ricerca, si ottiene un elenco attivo di
concordanze in modalit KWIC (Key Word in Context), che permettono a loro
volta di accedere ai singoli testi del corpus che contengono occorrenze
dei termini ricercati.
figura 108: Il risultato di una ricerca nell'archivio del Women Writers
Project in formato KWIC
Il sistema di biblioteca digitale del WWP mostra anche le possibilit
aperte dalle funzionalit ipertestuali dell'ambiente Web. Ogni testo base
 inserito in una rete di materiali contestuali di carattere saggistico e
didattico. Naturalmente la centralit di un determinato documento 
dinamica, e dunque un utente pu decidere di adottare un proprio punto di
vista circa il 'centro'e la 'periferia'della rete di relazioni. Questo
ovviamente richiede una progettazione adeguata dei rapporti ipertestuali
che sottostanno alle possibilit di lettura, e soprattutto richiede di
avere a disposizione un sistema ipertestuale evoluto che consenta la
creazione di collegamenti 'multidirezionali'e di collegamenti
categorizzati. Anche in questo ambito le innovazioni introdotte con la
famiglia di standard XML potranno aprire delle notevoli prospettive nel
prossimo futuro.
Altri progetti accademici
Molte altre universit o centri di ricerca, per la massima parte collocati
negli Stati Uniti, hanno realizzato degli archivi di testi elettronici
consultabili su Internet.
Una istituzione molto importante nell'ambito disciplinare umanistico  il
Center for Electronic Texts in the Humanities (CETH). Fondato e finanziato
dalle universit di Rutgers e Princeton, il CETH ha lo scopo di coordinare
le ricerche e gli investimenti nell'utilizzazione dei testi elettronici
per la ricerca letteraria e umanistica in generale. L'indirizzo del sito
Web del centro  http://scc01.rutgers.edu/ceth/. Tra i progetti
sperimentali del CETH, ci sono una serie di applicazioni della codifica
SGML/TEI per la produzione di edizioni critiche di manoscritti e testi
letterari. Il centro, inoltre,  sede di importanti iniziative di ricerca,
e sponsorizza la pi autorevole lista di discussione dedicata alla
informatica umanistica, Humanist. Fondata nel maggio del 1987 da un
ristretto gruppo di studiosi, Humanist raccoglie oggi centinaia di
iscritti, tra cui si annoverano i maggiori esperti del settore. Come tutte
le liste di discussione, essa svolge un fondamentale ruolo di servizio,
sebbene nei suoi dieci anni di vita sia stata affiancata da innumerevoli
altri forum, dedicati ad aspetti disciplinari e tematici specifici. Ma
soprattutto, in questi anni, la lista Humanist si  trasformata in un
seminario interdisciplinare permanente. Tra i suoi membri infatti si 
stabilito uno spirito cooperativo e una comunanza intellettuale che ne
fanno una vera e propria comunit scientifica virtuale. Per avere
informazioni su questa lista consigliamo ai lettori di consultare la
pagina Web ad essa associata, che contiene tutte le indicazioni per
l'iscrizione, oltre ad un archivio di tutti i messaggi distribuiti fino ad
ora (http://www.princeton.edu/~mccarty/humanist).
Molto importante  anche l'Institute for Advanced Technology in the
Humanities (IATH), con sede presso la University of Virginia di
Charlottesville, un altro tra i maggiori centri di ricerca informatica
umanistica nel mondo. Il server Web dello IATH, il cui indirizzo 
http://jefferson.village.virginia.edu/, ospita diversi progetti, tra i
quali il Rossetti Archive, dedicato al pittore e poeta preraffaellita,
nonch una importante rivista culturale pubblicata interamente in formato
elettronico sulla quale torneremo in seguito, Postmodern Culture.
La Humanities Text Initiative (HTI), con sede presso la University of
Michigan, cura una serie di progetti, tra i quali l'American Verse
Project, che contiene testi di poeti americani precedenti al 1920.
L'indirizzo dello HTI  http://www.hti.umich.edu.
Per la letteratura francese  invece di grande importanza il progetto
ARTFL (Project for American and French Research on the Treasury of the
French Language), supportato dal Centre National de la Recherche
Scientifique (CNRS) e dalla University of Chicago. L'archivio permette la
consultazione on-line di un database contenente oltre duemila testi sia
letterari sia non letterari, sui quali  possibile effettuare ricerche e
spogli lessicali (non  invece possibile prelevare i file contenenti i
testi), ma l'accesso ai servizi pi avanzati  purtroppo riservato ad
istituzioni che abbiano effettuato una esplicita iscrizione. L'indirizzo
Web del progetto ARTFL  http://humanities.uchicago.edu/ARTFL/ARTFL.html.
Da ricordare anche il prestigioso Dartmouth Dante Project, uno tra i pi
antichi progetti di banche dati testuali. Come si evince dal nome, si
tratta di una banca dati dedicata specificamente agli studi danteschi. Il
database contiene allo stato attuale, insieme all'opera omnia del poeta, i
testi di tutti i commenti danteschi redatti dal Trecento alla met del
nostro secolo: una fonte di informazione preziosissima. La banca dati 
raggiungibile via telnet, all'indirizzo library.dartmouth.edu: per
consultare il Dante Project bisogna digitare nella schermata iniziale
'CONNECT DANTE'. Recentemente  stata sviluppata anche un'interfaccia Web,
che consente di fare le medesime ricerche con minore difficolt (anche se
non va dimenticato che stiamo parlando di una risorsa estremamente
specialistica), raggiungibile da un elenco delle banche dati disponibili
presso la biblioteca di Dartmouth all'indirizzo
http://www.dartmouth.edu/%7Elibrary/infosys/dciswww/prod/Literature.html.
Un altro prestigioso progetto in area umanistica  il Perseus Project
(http://www.perseus.tufts.edu). Il progetto, avviato nel 1985, si
proponeva di realizzare un'edizione elettronica della letteratura greca.
Da allora sono state realizzate due edizioni su CD ROM, divenute un
insostituibile strumento di lavoro nell'ambito degli studi classici,
contenenti i testi di quasi tutta la letteratura greca in lingua originale
e in traduzione, nonch un archivio di immagini su tutti gli aspetti della
cultura dell'antica Grecia. Nel 1995  stata creata anche una versione su
Web del progetto, il Perseus Digital Library. Il sito consente di accedere
gratuitamente a tutti i materiali testuali del CD, a una collezione di
testi della letteratura latina in latino e in traduzione inglese, alle
opere complete del tragediografo rinascimentale inglese Christopher
Marlowe, e a vari materiali relativi a Shakespeare.
L'individuazione e la consultazione dei singoli testi possono avvenire
mediante un motore di ricerca, o un elenco degli autori contenuti in
ciascuna collezione, da cui si passa direttamente alla visualizzazione
on-line. I testi greci possono essere visualizzati sia nella
traslitterazione in alfabeto latino, sia direttamente in alfabeto greco
(posto che si abbia un font adeguato: comunque sul sito sono disponibili
tutte le istruzioni del caso) sia in traduzione inglese (quest'ultima 
disponibile anche per i testi latini). Per i testi greci  anche possibile
avere informazioni morfosintattiche e lessicografiche per ogni parola.
Insomma, un vero e proprio strumento scientifico, oltre che un prezioso
supporto per la didattica.
Per finire, segnaliamo alcune iniziative italiane. Al momento due sono i
progetti a carattere nazionale. Il progetto CIBIT (Centro
Interuniversitario Biblioteca Italiana Telematica,
http://www.humnet.unipi.it/cibit), che raccoglie undici universit, sta
realizzando una biblioteca digitale basata sul software di analisi
testuale DBT, sviluppato presso l'Istituto di linguistica computazionale
di Pisa. La collezione testuale del CIBIT si colloca nell'ambito della
tradizione letteraria italiana, ma contiene anche testi di carattere
storico, giuridico, politico, filosofico e scientifico.
Per il momento  presente in rete con una versione sperimentale che
utilizza un applet Java come front end di interrogazione verso il database
testuale remoto. Il sistema permette di effettuare ricerche e concordanze
dinamiche, ma  limitato dal formato di codifica dei documenti, che si
basa essenzialmente sulla semplice codifica dei caratteri e di alcuni
semplici riferimenti testuali. Anche la scelta di basare il modulo di
interrogazione su un applet Java di una certa consistenza suscita alcune
perplessit, poich richiede la disponibilit di linee piuttosto veloci
per evitare lunghe attese in fase di accesso.
Il progetto TIL (Testi Italiani in Linea, http://til.let.uniroma1.it),
invece, raccoglie sei universit, coordinate dal Dipartimento di studi
linguistici e letterari di Roma 'La Sapienza'. Anche in questo caso si
tratta di un progetto che  ancora in fase sperimentale, incentrato sulla
tradizione letteraria italiana. Dal punto di vista tecnico la biblioteca
digitale del TIL si basa sulla medesima tecnologia adottata dal Women
Writers Project. I testi, codificati in SGML/TEI, sono interrogabili,
mediante una semplice interfaccia Web, sfruttando a pieno le informazioni
strutturali veicolate dalla codifica. Ogni testo presente nella biblioteca
digitale, inoltre,  corredato da un serie di materiali introduttivi e di
contesto, che servono a fornire agli utenti nozioni di base relative alle
opere archiviate. Accanto alla collezione principale, che sostanzialmente
costituisce un vero e proprio canone della letteratura italiana, sono
presenti alcune collezioni speciali dedicate ad autori, periodi storici o
generi letterari, in cui i documenti sono stati sottoposti ad un processo
di codifica SGML pi avanzato, e che di conseguenza possono essere
sottoposti a forme di interrogazione di livello specialistico.
Su una scala minore, infine, ricordiamo le sperimentazioni condotte presso
il Centro Ricerche Informatica e Letteratura (CRILet,
http://crilet.let.uniroma1.it). La prima riguarda la pubblicazione su Web
di edizioni scientifiche di opere della letteratura italiana codificate in
formato SGML/TEI, che possono essere visualizzate mediante il browser
Panorama. La seconda invece consiste nella creazione di una banca dati
testuali on-line basata sul sistema di interrogazione Tactweb (la versione
on-line del fortunato software di analisi testuale TACT), che consente di
effettuare raffinate ricerche sui testi.
I progetti non istituzionali
Come abbiamo visto, il tema delle biblioteche digitali  al centro
dell'interesse della comunit scientifica internazionale e attira grandi
progetti di ricerca e notevoli finanziamenti. Ma in questo settore, come
spesso  avvenuto su Internet, le prime iniziative sono nate al di fuori
di luoghi istituzionali, per opera del volontariato telematico. Novelli
copisti, che, nell'era digitale, hanno ripercorso le orme dei monaci
medievali, i quali salvarono il patrimonio culturale dell'antichit, e dei
primi grandi stampatori che, a cavallo tra Quattro e Cinquecento, diedero
inizio all'era della stampa. E non  un caso che alcuni di questi progetti
abbiano scelto di onorare questa ascendenza, intitolandosi con i nomi di
quei lontani maestri: Johannes Gutenberg, Aldo Manuzio.
I progetti di questo tipo sono numerosi, con vari livelli di
organizzazione, partecipazione, dimensione e attenzione alla qualit
scientifica dei testi pubblicati. Ne esamineremo due in particolare: il
Project Gutenberg, il capostipite delle biblioteche digitali, e il
Progetto Manuzio, dedicato alla lingua italiana.
Progetto Gutenberg
Il Progetto Gutenberg  senza dubbio una delle pi note e vaste collezioni
di testi elettronici presenti su Internet. Non solo:  anche stata la
prima. Le sue origini, infatti, risalgono al lontano 1971, quando l'allora
giovanissimo Michael Hart ebbe la possibilit di accedere al mainframe
Xerox Sigma V della University of Illinois. Hart decise che tanta potenza
poteva essere veramente utile solo se fosse stata usata per diffondere il
patrimonio culturale dell'umanit al maggior numero di persone possibile.
E digit manualmente al suo terminale il testo della Dichiarazione di
indipendenza degli Stati Uniti.
Nel giro di pochi anni il progetto Gutenberg, nome scelto da Hart in
omaggio all'inventore della stampa, le cui orme stava ripercorrendo,
attir decine e poi centinaia di volontari, che iniziarono a contribuire
all'obiettivo individuato dal fondatore: raggiungere i diecimila titoli
entro il 2001. Per lungo tempo l'iniziativa ha anche goduto dell'esiguo
supporto finanziario e logistico di alcune universit, supporto che 
venuto a mancare nel dicembre 1996. Nonostante il periodo di difficolt,
Michael Hart non si  perso d'animo; anzi  riuscito a potenziare
ulteriormente la sua incredibile creatura.
Infatti, accanto al patrimonio testuale in lingua inglese, che costituisce
il fondo originario e tuttora portante della biblioteca, recentemente sono
state aggiunte trascrizioni da opere in molte altre lingue, tra cui il
francese, lo spagnolo e l'italiano. Nel momento in cui scriviamo
l'archivio contiene pi di 2 mila testi - prevalentemente testi della
letteratura inglese e americana, ma anche testi saggistici traduzioni di
opere non inglesi e testi in altre lingue. Circa settecento volontari in
tutto il mondo collaborano all'incremento con un tasso di quaranta nuovi
titoli al mese.
I testi sono programmaticamente in formato ASCII a sette bit (il
cosiddetto Plain Vanilla ASCII). Michael Hart, infatti, ha sempre
affermato di volere realizzare una banca dati che potesse essere
utilizzata da chiunque, su qualsiasi sistema operativo, e in qualsiasi
epoca: tale universalit  a suo avviso garantita solo da questo formato.
Lo stesso Hart ha pi volte declinato gli inviti a realizzare edizioni
scientifiche dei testi. Infatti lo spirito del progetto Gutenberg  di
rivolgersi al novantanove per cento degli utenti fornendo loro in maniera
del tutto gratuita testi affidabili al novantanove per cento. Come ha pi
volte affermato, fare un passo ulteriore richiederebbe dei costi che non
sono alla portata di un progetto interamente basato sul volontariato, e
sarebbe al di fuori degli obiettivi di questa iniziativa.
Il sito di riferimento del progetto Gutenberg su Web  all'indirizzo
http://www.gutenberg.net, e contiene il catalogo completo della
biblioteca, da cui  possibile ricercare i testi per autore, titolo,
soggetto e classificazione LC. Una volta individuati i titoli,  possibile
scaricare direttamente i file (compressi nel classico formato zip). Ma il
progetto Gutenberg per la sua notoriet  replicato su moltissimi server
FTP, e viene anche distribuito su CDROM dalla Walnut Creek. Al progetto
Gutenberg sono anche dedicati una mail list e un newsgroup, denominato
bit.listserv.gutenberg, tramite i quali si possono avere informazioni sui
titoli inseriti nella biblioteca, si pu essere aggiornati sulle nuove
edizioni, e si possono seguire i dibattiti che intercorrono tra i suoi
moltissimi collaboratori.
Progetto Manuzio
Il Progetto Manuzio  la pi importante collezione di testi in lingua
italiana nata nell'ambito del volontariato telematico. Questa iniziativa,
in analogia al progetto Gutenberg, prende il suo nome dal noto stampatore
Aldo Manuzio, considerato uno dei massimi tipografi del Rinascimento.
Il progetto Manuzio  gestito da una associazione culturale denominata
Liber Liber (della quale fanno parte tutti e quattro gli autori del
manuale che state leggendo), che coordina il lavoro offerto - a titolo del
tutto gratuito e volontario - da numerose persone. Grazie a questo
sostegno il progetto ha potuto acquisire in poco tempo numerosi testi, fra
cui si trovano grandi classici quali la Divina Commedia, i Promessi sposi,
i Malavoglia, ma anche opere rare e introvabili da parte di lettori 'non
specialisti'.
L'archivio del progetto  costituito da testi in formato ISO Latin 1.
Alcuni titoli sono stati codificati anche in formato HTML - e dunque
possono essere consultati direttamente on-line tramite un browser Web - e
in formato RTF. Allo stato attuale l'archivio comprende circa quattrocento
titoli, tutti disponibili gratuitamente.
Le pagine Web dell'associazione Liber Liber, all'indirizzo
http://www.liberliber.it, contengono il catalogo completo dei testi
disponibili, insieme ad informazioni sull'iniziativa. Il catalogo 
organizzato per autori, e offre per ogni titolo una breve scheda
informativa nella quale, oltre ai dati bibliografici essenziali e una
breve nota di commento, sono indicati l'autore del riversamento, i formati
di file disponibili e il livello di affidabilit del testo. Il progetto,
infatti, ha l'obiettivo di fornire testi completi e filologicamente
corretti, compatibilmente con la natura volontaria del lavoro di edizione.
Il progetto Manuzio  nato come biblioteca di classici della letteratura
italiana. In questo ambito si colloca il suo fondo principale, che
comprende opere di Dante, Boccaccio, Ariosto, Leopardi, Manzoni, Verga. Ma
con il passare degli anni il progetto si  sviluppato in direzione di un
modello di biblioteca generalista; sono infatti state accolte anche
traduzioni di testi non italiani, una serie di opere di saggistica, oltre
ai Verbali della Commissione parlamentare antimafia. La biblioteca ospita
anche un'importante rivista scientifica, Studi Storici, edita
dall'Istituto Gramsci.
Alcuni titoli della biblioteca, ancora coperti da diritti d'autore, sono
stati donati direttamente da case editrici o da privati che ne possedevano
la propriet intellettuale. Questo esempio di collaborazione tra editoria
elettronica ed editoria tradizionale dimostra come i supporti elettronici
non debbano essere necessariamente pensati in conflitto con i libri a
stampa. Proprio in questi casi, anzi, la libera disponibilit e
circolazione dei testi elettronici si trasforma in uno strumento di
promozione per il libro stampato e, in ultima analisi, in un potente
veicolo di diffusione culturale. Anche per questo motivo abbiamo scelto
dal canto nostro di inserire Internet 2000 (come  avvenuto per le
precedenti edizioni di questo manuale) fra i titoli del progetto.
Altri archivi testuali
Sulla scia del capostipite Gutenberg, sono nati una serie di progetti
simili, dedicati ad altre letterature nazionali. L'omonimo progetto
Gutenberg per la letteratura tedesca, ad esempio, si trova all'indirizzo
http://gutenberg.aol.de/.
Il progetto Runeberg per le letterature scandinave  uno dei maggiori
archivi europei di testi elettronici. Nato come progetto volontario, ora 
gestito congiuntamente da Lysator (un centro di ricerca informatico molto
importante) e dalla Universit di Linkping. Contiene infatti oltre
duecento tra classici letterari e testi folclorici provenienti da Svezia,
Norvegia e Danimarca. I testi sono consultabili on-line su World Wide Web
all'indirizzo http://www.lysator.liu.se/runeberg/.
Il progetto ABU (Association des Bibliophiles Universels, nome anche
dell'associazione che lo cura, tratto dal romanzo di Umberto Eco Il
pendolo di Foucault) sta realizzando un archivio di testi della
letteratura francese. Fino ad ora possiede un archivio di 200 classici tra
cui opere di Molire, Corneille, Voltaire, Stendhal, Zola, nonch una
trascrizione della Chanson de Roland, nel manoscritto di Oxford. ABU, come
il progetto Manuzio, sta accogliendo contributi originali donati da autori
viventi, e alcune riviste. Il progetto ABU ha una pagina Web all'indirizzo
http://cedric.cnam.fr/ABU/, dalla quale  possibile consultare ed
effettuare ricerche on-line sui testi archiviati; la stessa pagina
contiene anche un elenco di altre risorse su Internet dedicate alla
cultura e alla letteratura francese.
Ricordiamo infine anche il Progetto Libellus. Come il nome lascia
intendere, si tratta di un archivio contenente trascrizioni elettroniche
dei classici latini, affiancati da alcuni commenti. Recentemente  stata
aggiunta anche una sezione per i classici greci. L'indirizzo dell'archivio
 http://osman.classics.washington.edu/libellus/libellus.html, e contiene
testi in formato HTML e in formato TEX, un linguaggio di codifica molto
usato per la preparazione di stampe professionali.
Note
[54] V. Bush, As we May Think, 1945, traduzione italiana in T. Nelson,
Literary Machine 90.1, 1992, par.1/38.
[55] T. Nelson, op. cit.
[56] Accanto o in alternativa al termine 'biblioteca digitale'si incontra
spesso quello di 'biblioteca virtuale'. L'aggettivo 'virtuale'nella
cultura di rete viene usato sia come sinonimo di 'immateriale', sia come
termine tecnico in riferimento all'applicazione di tecnologie di realt
virtuale. In entrambi i casi, la sua applicazione al dominio degli archivi
testuali on-line si carica di sensi impropri. Per tale ragione preferiamo
non adottarlo. Una distinzione tassonomica tra 'biblioteca digitale'e
'biblioteca virtuale'che ci sembra possa essere accolta  quella proposta
da Carla Basili (Le biblioteche in rete, Editrice bibliografica, Milano
1999) che, nell'ottica client-server che caratterizza le applicazioni di
rete, pone la prima sul lato server e la seconda sul lato client.
[57] Ritorneremo con maggiore attenzione sia sui sistemi di codifica dei
caratteri sia sui linguaggi di markup e su SGML nel capitolo 'Come
funziona World Wide Web'.
[58] XML costituisce il perno di una profonda innovazione
dell'architettura Web su cui torneremo nel capitolo 'Come funziona World
Wide Web'. Il World Wide Web Consortium  l'organizzazione indipendente
deputata allo sviluppo delle tecnologie e dell'architettura del Web. Tutta
la documentazione sugli standard elaborati in tale sede che citeremo 
disponibile liberamente presso il sito del W3C, all'indirizzo
http://www.w3.org.
[59] Si tratta di Dynatext/Dynaweb, realizzato dalla Inso
(http://www.inso.com) con il contributo di alcuni ricercatori dello
Scholarly Technology Group della Brown University.
[60] Da questo punto di vista l'introduzione di XML, su cui torneremo
nella sezione dedicata alle 'Tecnologie', potrebbe rappresentare un
decisivo passo in avanti, permettendo la distribuzione di documenti
variamente codificati anche dal lato client.
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