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Internet 2000: temi e percorsi (02 di 09)
temi e percorsi
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La dimensione politica di Internet
Democrazia in tempo reale?
Il rapporto tra Internet e la sfera politica  uno dei temi di dibattito
che maggiormente attira l'attenzione degli utenti della rete, oltre ad
essere oggetto di riflessioni da parte di studiosi di scienze sociali e di
teoria della politica. Su questo argomento i punti di vista sono per
assai diversi.
Da una parte ci sono gli entusiasti. Il loro argomento principale  legato
alla tesi secondo cui un mezzo di comunicazione come Internet offre a
milioni di persone la possibilit di scambiarsi informazioni, opinioni e
pareri in modo orizzontale. Strumenti come i newsgroup, le liste, i forum
su Web, i chat, possono trasformarsi - come si  visto - in vere e proprie
forme di comunit, in cui i diversi individui possono manifestare la loro
opinione ed eventualmente partecipare alla determinazione della volont
generale. La crisi di rappresentanza che la democrazia occidentale
manifesta nelle societ pi avanzate, nelle quali la sfera politica sembra
assumere una irriducibile autonomia dai bisogni e dai desideri diretti
della societ, potrebbe, secondo questa visione, essere superata proprio
attraverso la diffusione delle tecnologie di comunicazione telematica.
L'osservazione dell'evoluzione di Internet come luogo di comunicazione
sociale ha addirittura indotto alcuni teorici a prefigurare la possibilit
di realizzare una vera e propria forma di democrazia diretta telematica,
una specie di riedizione della agor ateniese estesa su scala planetaria,
resa possibile da strumenti che eliminano la nozione di spazio e di
distanza.
Quest'ultimo aspetto merita un ulteriore approfondimento. La nozione di
Stato sviluppata storicamente da gran parte delle culture del mondo - ma
specialmente dalla riflessione politica occidentale -  fortemente legata
alla dimensione spaziale del territorio. Un ente astratto, come lo Stato,
si materializza nella estensione geografica del suo territorio. La stessa
appartenenza e subordinazione del cittadino allo Stato (la cittadinanza,
appunto)  di norma tale se questi vive nel territorio dello Stato.
Internet  invece una comunit che prescinde totalmente dalla nozione di
territorio; anzi programmaticamente la destruttura, producendo un luogo
virtuale in cui la distanza fisica viene annullata, e l'interazione
diretta tra i soggetti si libera da ogni determinazione spaziale. In
questo spazio virtuale l'unico stimolo alla creazione di processi di
aggregazione  la condivisione di interessi e di punti di vista. Insomma
non solo Internet sembra proporsi come possibile rimedio almeno ad alcuni
aspetti della crisi della politica, ma contiene in s anche gli elementi
per il superamento della forma politica dello Stato nazionale che ha
caratterizzato la modernit.
Al facile ottimismo che in varia forma si manifesta nelle affermazioni dei
teorici della democrazia elettronica, si oppongono tuttavia una serie di
argomentazioni non prive di rilievo, nonch alcune tendenze, assai pi
concrete, che si stanno evidenziando nel mercato delle telecomunicazioni e
dell'informatica.
La prima critica riguarda la notevole diseguaglianza nell'accesso alle
tecnologie telematiche sia tra le varie articolazioni sociali delle
societ avanzate, sia (soprattutto) tra queste e i paesi del terzo o
quarto mondo.
Tutte le statistiche evidenziano come esista una forte sperequazione nella
disponibilit tecnica e nella alfabetizzazione informatica e telematica,
sperequazione che ricalca abbastanza da vicino quella socio-economica. E
la tendenza sembra essere quella di una acutizzazione della differenza tra
gli have e gli have not, come vengono definiti i due segmenti dai
sociologi statunitensi. In queste condizioni, e in congiunzione con le
politiche restrittive e il taglio della spesa sociale che caratterizzano
gran parte delle politiche economiche mondiali, si profila il forte
rischio che l'attesa 'agor telematica'richiami fin troppo da vicino
quella ateniese, la quale notoriamente si sorreggeva sullo sfruttamento e
la schiavit di gran parte della popolazione.
Un altro aspetto problematico che viene evidenziato dai critici della
democrazia telematica riguarda il rischio a cui sono sottoposte la libert
individuale e la sfera privata dell'individuo. Infatti, con la crescente
informatizzazione delle transazioni economiche e burocratiche, nella
nostra vita quotidiana lasciamo, spesso senza rendercene conto, una serie
continua di tracce digitali: dagli acquisti con carta di credito alla
posta elettronica, fino alle navigazioni su World Wide Web, moltissime
attivit personali vengono registrate e archiviate. Senza contare i dati
personali che le varie istituzioni raccolgono, le informazioni sul nostro
conto in banca, i sondaggi o i questionari a cui veniamo sottoposti.
Queste tracce digitali parlano della vita, dei gusti, delle abitudini e
delle convinzioni di ciascuno di noi; grazie alla interconnessione dei
vari sistemi digitali, queste informazioni possono essere raccolte e
utilizzate come strumento di controllo politico nei confronti del corpo
sociale. Siamo dunque davanti a una possibile attualizzazione della figura
del Grande Fratello che governa la societ totalitaria descritta in 1984,
il famoso romanzo di George Orwell?
Va tenuto presente, a questo riguardo, che se da una parte esiste il
rischio di un forte controllo politico e sociale da parte di un eventuale
Stato totalitario,  forse pi concreto il pericolo costituito da una
serie di molti 'piccoli fratelli'. Gli uffici marketing delle imprese, i
responsabili dei sondaggi per conto di un partito politico, gli uffici del
personale di un'azienda, potrebbero acquisire (e di fatto, soprattutto
nella situazione statunitense, hanno gi cominciato ad acquisire) le
informazioni personali sparse nelle reti telematiche e usarle per
confezionare offerte commerciali, per influenzare il nostro voto, o per
controllare se le nostre preferenze sessuali sono compatibili col decoro
dell'azienda. Insomma la privacy, quello spazio di libert individuale che
gli ordinamenti giuridici occidentali moderni riconoscono come diritto
inviolabile della persona, potrebbe essere messa in questione.
A queste osservazioni va poi collegata una ulteriore, importante critica
della 'democrazia telematica', che ne rileva la preoccupante tendenza a
trasformarsi in una sorta di 'populismo telematico'. Infatti alcune
formulazioni dei teorici della democrazia telematica sembrano proporre un
superamento delle forme tradizionali di mediazione e rappresentanza
politica, per passare ad un rapporto diretto tra governante e governato.
Se si tiene conto della notevole influenza che gli strumenti di
comunicazione di massa hanno sulla determinazione dell'opinione pubblica,
questa destabilizzazione dell'equilibrio tra forme e istituzioni della
realt politica pu generare gravi distorsioni nella forma stessa della
democrazia.
Se la disponibilit di uno strumento di comunicazione come Internet
costituisce un forte potenziale a disposizione di ognuno per accedere
all'informazione, e un possibile canale per sperimentare nuove forme di
partecipazione politica democratica, il facile entusiasmo di un ingenuo
determinismo tecnologico, che vorrebbe veder direttamente trasformato
l'accesso alle informazioni in partecipazione immediata al processo
decisionale, nasconde dunque notevoli rischi potenziali. Del resto, 
difficile non rilevare come la crescente diffusione della rete abbia
scatenato i prevedibili interessi delle grandi multinazionali: non vi  al
momento nessuna sicurezza che la rete riesca a rimanere quel luogo aperto
e libero che  stata nei suoi primi trenta anni di storia, senza
trasformarsi - come alcuni temono - in un grande supermercato, nel quale,
allineato accanto ad altri articoli dalle confezioni invitanti, si trovi
in vendita un simulacro distorto della democrazia.
La politica in rete
Ma, a prescindere dalle discussioni teoriche che investono il futuro,
quali sono oggi le applicazioni e l'utilizzazione di Internet nella sfera
della politica?
Trascurando le dinamiche comunitarie che alcuni strumenti e servizi
informativi disponibili in rete hanno determinato, e delle quali abbiamo
gi parlato, possiamo ricordare qualche caso interessante di uso pi o
meno dichiaratamente politico della rete.
In primo luogo bisogna menzionare le varie forme di attivismo telematico
che su Internet hanno trovato un ambiente ideale di sviluppo. Sono
moltissimi i gruppi che si battono su temi come i diritti umani,
l'ecologia, la lotta alla pena di morte, che hanno siti su Web e che
gestiscono o danno vita a newsgroup. Alcuni di questi sono nati
direttamente sulla rete. Un settore di particolare rilievo  evidentemente
quello sui diritti alla riservatezza e sulla libert di accesso e di
circolazione delle informazioni sulla rete. La pi nota delle associazioni
che si occupa di questi temi  la Electronic Frontier Foundation
(http://www.eff.org), fondata da Mitch Kapor, multimilionario ex
proprietario della Lotus, e dal giornalista John Barlow. La EFF, che gode
dell'appoggio di molte aziende contrarie all'ingerenza dell'autorit
statale nella regolamentazione di Internet, mostra con chiarezza il
duplice volto (e la potenziale e spesso irrisolta contraddizione) che
sembra comune a molte fra le organizzazioni 'libertarie'statunitensi
impegnate in questo settore: da un lato, un'attenzione puntigliosa e
sicuramente lodevole a ogni violazione nella sfera dei diritti
individuali, dal diritto alla privacy ai diritti di espressione e di
libera comunicazione. Dall'altro, un evidente fastidio per ogni forma di
regolamentazione statale, che rischia di trasformare il mercato e i
meccanismi non sempre trasparenti della 'libera'concorrenza nell'unico
arbitro dell'evoluzione della rete. Questa considerazione, naturalmente,
nulla toglie al valore delle numerose campagne della EFF, che ha
organizzato raccolte di fondi o direttamente finanziato la difesa in molti
processi che le autorit statunitensi hanno intentato contro presunti
hacker e giovani programmatori accusati di pirateria telematica o di
diffusione illegale di software considerato di valore strategico, ed ha
effettuato una capillare attivit di informazione e di pressione.
Torneremo a parlare della EFF tra breve, discutendo appunto di questioni
connesse alla legislazione e regolamentazione delle reti telematiche.
Altre associazioni che svolgono attivit simili sono la Computer
Professional for Social Responsability e la Computer, Freedom and Privacy.
In Italia, fra le associazioni impegnate nella difesa della libert di
comunicazione e di informazione in rete si segnala l'ALCEI (Associazione
per la Libert nella Comunicazione Elettronica Interattiva), che dispone
di un proprio sito all'indirizzo http://www.alcei.it. L'ALCEI 
programmaticamente apartitica, e la sua dichiarazione di principi sostiene
il diritto per ciascun cittadino di esprimere il proprio pensiero in
completa libert e di tutelare pienamente la propria privacy personale.
L'associazione si oppone inoltre a ogni forma di censura, comunque
motivata o mascherata. L'iscrizione individuale costa 50.000 lire, che
scendono a 20.000 per gli studenti e le persone che si trovassero comunque
in condizioni di ristrettezze economiche.
Se organizzazioni come la EFF e l'ALCEI si occupano della sfera precipua -
e in parte nuova - dei diritti del 'cittadino di rete', un secondo aspetto
del rapporto tra la sfera politica e Internet riguarda invece le
organizzazioni politiche tradizionali. Si vanno infatti moltiplicando in
rete sistemi informativi gestiti direttamente da partiti e movimenti
politici. Su questi siti si possono avere notizie su programmi e attivit
delle rispettive organizzazioni, e spesso anche forum pubblici di
discussione al riguardo. Anche nel nostro paese ormai praticamente tutti i
partiti politici hanno creato le proprie pagine Web (un elenco molto
completo  ospitato dal 'Political Corner'di Agor, alla URL
http://www.agora.stm.it/politic/italy1.htm). Bisogna dire, tuttavia, che
la qualit e utilit di queste pagine, pur tendendo a migliorare col
passare del tempo, non sempre  all'altezza delle possibilit che un mezzo
come Internet mette a disposizione; molte di esse, nell'impostazione, non
si discostano in fondo dai classici volantini o depliant, con programmi
politici o biografie e ritratti di candidati, deputati e leader. Fanno
eccezione alcuni server che integrano alle pagine Web sistemi interattivi,
ad esempio newsgroup ai quali partecipino anche gli esponenti politici:
qualcosa di vicino alla versione virtuale della forma assembleare.
La presenza in rete dei partiti politici italiani (ma non si tratta,
ovviamente, di un fenomeno che riguardi solo il nostro paese) ha purtroppo
la forte tendenza ad aumentare in prossimit delle elezioni, per diminuire
subito dopo. Il ruolo di Internet nella formazione dell'opinione pubblica
(in particolare per quanto riguarda fasce di elettorato relativamente
giovani e ad alto reddito, dotate dunque di un notevole potere di
'traino'), e le possibilit aperte dalla propaganda politica in rete,
costituiscono del resto tematiche ormai ampiamente riconosciute dalle
stesse agenzie d'immagine che curano le campagne elettorali dei partiti.
Un salto di qualit in questo campo si  avuto nel nostro paese con le
elezioni europee del 1999, che hanno visto per la prima volta un partito
politico (Forza Italia) impegnato in ingenti investimenti pubblicitari e
propagandistici in rete.
Infine, su Internet sono ormai presenti tutte le principali istituzioni
pubbliche, dagli organi di governo alla sfera legislativa,
dall'amministrazione centrale alle amministrazioni locali. Una tendenza
avviata diversi anni fa, quando faceva ancora notizia l'inserimento in
rete del sito Web della Casa Bianca (http://www.whitehouse.gov), la cui
sezione pi visitata, peraltro, sembra essere quella dedicata all'album di
famiglia del presidente statunitense.
La presenza in rete di istituzioni governative o rappresentative ha gi
mostrato di avere una importante funzione nella diffusione delle
informazioni relative all'attivit legislativa ed esecutiva, e importanti
effetti di trasparenza. Da questo punto di vista, la linea di sviluppo
seguita sembra essere stata ancora una volta quella indicata dai
principali siti istituzionali statunitensi, a partire da quelli del Senato
(http://www.senate.gov) e della Camera dei Rappresentanti
(http://www.house.gov). Si tratta di siti che rendono disponibili
informazioni dettagliate sulle attivit di deputati e senatori, sulle
proposte di legge presentate e su quelle approvate, rendendo cos
possibile una forma di contatto diretto fra eletti ed elettori, e il
controllo costante sulle attivit dei propri rappresentanti. Ma forse
ancor pi importante  il sito Thomas (http://thomas.loc.gov/), senz'altro
una delle maggiori e pi interessanti risorse politiche on-line a livello
internazionale, coordinato dal servizio informazione e documentazione
della Library of Congress. Thomas raggruppa in maniera ordinata e
razionale un gran numero di informazioni politiche e legislative relative
agli Stati Uniti, inclusi gli atti di Camera e Senato e i testi completi
di tutti i provvedimenti legislativi.
Per fortuna, negli ultimi anni qualcosa si  mosso anche in Italia. Camera
e Senato sono entrati in rete tra il dicembre 1996 e il 1997, e sono
raggiungibili attraverso una pagina comune, alla URL
http://www.parlamento.it, o attraverso le URL specifiche
http://www.camera.it e http://www.senato.it. L'offerta informativa di
questi siti  progressivamente aumentata nel corso degli ultimi anni, e si
ha l'impressione che i due rami del Parlamento si siano finalmente resi
conto delle enormi potenzialit di uno strumento come Internet. In
particolare il sito della Camera, radicalmente rinnovato all'inizio del
1999, offre ormai un vero e proprio 'portale'al mondo della politica e
delle istituzioni, rendendo possibile l'accesso on-line all'intera
attivit di Montecitorio: dalle dirette audio e video delle sedute a tutti
gli atti pubblici (resoconti sommari e stenografici, convocazioni e ordini
del giorno, progetti di legge, banche dati interne come quella relativa
agli atti di sindacato ispettivo), con l'aggiunta di materiale informativo
creato 'ad hoc', come documentari e divertenti animazioni. In particolare,
si segnala l'inserimento integrale in rete della rassegna stampa
quotidiana, che ogni giorno, verso le nove e trenta del mattino, offre un
ricco panorama delle prime pagine, delle notizie e degli articoli
principali (ovviamente, la priorit spetta alle notizie politiche) di
tutti i maggiori quotidiani del paese. L'elenco dei deputati, gi presente
fin dalle prime versioni del sito, risulta assai meglio collegato alle
informazioni relative alla loro attivit, e ogni deputato dispone ora di
un proprio indirizzo di posta elettronica, al quale chiunque pu
indirizzare messaggi. Naturalmente, non  poi detto che il deputato in
questione sappia o voglia rispondere - ma possiamo azzardare la previsione
che entro qualche anno, man mano che i cittadini si abitueranno
all'esistenza di questo strumento di comunicazione diretta con i loro
rappresentanti, il mondo dei politici professionali sar fra i pi
interessati agli 'agenti software'destinati al controllo e al filtraggio
automatico dei messaggi di posta elettronica.
figura 98: Il nuovo sito Internet della Camera dei Deputati
La crescita del sito Internet della Camera sembra rispondere pienamente
alle esigenze che avevamo prospettato in Internet '98, superando molti dei
problemi che avevamo segnalato all'epoca della precedente edizione del
manuale, in particolare per quanto riguarda l'accesso alle banche dati. 
prevedibile che anche lo sviluppo del sito del Senato, per ora meno
'brillante'ma sicuramente caratterizzato anch'esso da una notevole
espansione della quantit di documentazione offerta, segua un indirizzo
analogo.
Il fatto stesso che due burocrazie a volte piuttosto 'statiche'come
quelle parlamentari siano ormai arrivate a pieno titolo in rete testimonia
il rilievo che Internet ha ormai assunto anche all'interno della sfera
politica 'ufficiale'. E, una volta messo un piede nel Web,  impossibile
tornare indietro: in Internet '98 avevamo previsto che "nei prossimi anni,
progressivamente ma inevitabilmente, vedremo la trasformazione delle
vecchie banche dati 3270 in servizi accessibili direttamente attraverso
moduli HTML, e l'aumento dei servizi offerti": questa (in verit facile)
previsione ha colto pienamente nel segno. Il passo decisivo che resta da
fare - e che richieder probabilmente ancora qualche anno - vedr i due
rami del Parlamento, come del resto gli altri uffici pubblici, adottare
tecnologie Intranet per lo scambio interno dei dati, e tecnologie Extranet
- se del caso, opportunamente protette - per la circolazione dei dati fra
i vari 'nodi'della pubblica amministrazione. Proprio grazie all'adozione
'obbligata'degli standard di rete, molti dei problemi tradizionali della
nostra burocrazia pubblica, fra i quali quello dell'incomunicabilit fra
strutture e organismi diversi e della spiccata preferenza per soluzioni
proprietarie e 'chiuse'in materia di servizi informatici, sembrano
avviati a trovare una soluzione, almeno dal punto di vista strettamente
tecnico. I provvedimenti per l'uso della telematica nello scambio
informativo all'interno della pubblica amministrazione, promossi dal
ministro Bassanini, sembrano andare proprio in questa direzione, e gi la
diffusione dell'uso della posta elettronica nella comunicazione fra uffici
pubblici potrebbe permettere una notevole razionalizzazione (e un notevole
risparmio) all'interno di questo delicato settore.
Resta da vedere se e quanto gli effetti del cosiddetto 'bug del 2000'- al
quale il nostro settore pubblico appare largamente impreparato -
influiranno sulle linee di tendenza qui delineate. In questo campo ogni
previsione sarebbe tuttavia rischiosa e azzardata: anche se probabilmente
si sarebbe potuto fare di pi, in termini di informazione e prevenzione, a
pochi mesi dalla scadenza possiamo solo augurarci che tutto vada per il
meglio. Molti dei nostri lettori, che leggeranno il manuale dopo l'inizio
del nuovo millennio, sapranno gi se questo insidioso problema ha prodotto
danni reali sulla gestione dell'informazione da parte dell'amministrazione
pubblica.
Ma torniamo alla presenza in rete delle istituzioni centrali dello Stato.
Accanto a quella di Camera e Senato, anche la presenza su Internet degli
altri organismi pubblici  cresciuta negli ultimi anni in maniera
notevole. Ormai praticamente tutti i ministeri sono dotati di un proprio
sito, e sono stati uniformati, almeno sul piano formale, molti fra i
criteri seguiti, a partire da quello, basilare, degli indirizzi di dominio
adottati, un campo in cui ancora un paio di anni fa la confusione regnava
sovrana. Resta invece assai disomogenea la qualit dell'offerta
informativa offerta: si va da siti di grande impegno, in grado di
costituire strumenti ormai indispensabili per il cittadino, come quello
del Ministero delle Finanze, a siti francamente assai pi deludenti, che
hanno al momento poco pi che una funzione di segnaposto (ad esempio il
sito del Ministero della Difesa).
Per quanto riguarda il governo segnaliamo innanzitutto quello che
sembrerebbe voler essere un sito centrale, ma che per ora  soprattutto un
esperimento realizzato dall'ASCA per conto del Dipartimento per l'editoria
della Presidenza del Consiglio. L'indirizzo  l'ovvio
http://www.governo.it. Nel momento in cui scriviamo, il sito appare
informativamente assai povero e parzialmente abbandonato (oltre tre mesi
dopo la sua elezione alla Presidenza della Repubblica, Ciampi vi appare
ancora come ministro!), con molte sezioni ancora in costruzione. Se
davvero questo sito intende avere una funzione di coordinamento e raccordo
della presenza in rete del Governo, come ci si aspetterebbe dall'indirizzo
prescelto, moltissimo lavoro resta da fare; fra l'altro, la presenza
autopromozionale dell'ASCA sembra francamente un po'eccessiva per un sito
pubblico, cos come decisamente fuori luogo ci pare la presenza di banner
pubblicitari. La Presidenza del Consiglio dispone comunque di un proprio
sito autonomo all'indirizzo http://www.palazzochigi.it, che dovrebbe
conoscere entro fine 1999 un ampio rinnovamento grafico e una crescita
dell'offerta informativa.
Per quanto riguarda i ministeri, un elenco completo e aggiornato degli
indirizzi  disponibile nella sezione 'I siti istituzionali'del citato
sito della Camera. Quest'ultima risorsa pu essere utilizzata anche per
individuare le presenze in rete degli organi di governo regionale e di
altre autorit pubbliche di vario genere.
Segnaliamo qui i siti del Ministero dell'Interno
(http://www.mininterno.it), del Ministero degli Affari Esteri
(http://www.esteri.it), del Ministero dell'Universit e della Ricerca
Scientifica e Tecnologica (uno dei pi ricchi, alla URL
http://www.murst.it/), del ministero delle Finanze (alla URL
http://www.finanze.it; quello del Ministero delle Finanze  un altro fra i
siti che ci sembrano meritare una lode per il notevole incremento nelle
informazioni e nei servizi offerti), del Ministero del Tesoro
(http://www.tesoro.it - un sito che si  segnalato per le numerose
iniziative collegate all'introduzione dell'Euro, e che consente l'accesso
a banche dati importanti come quella contenente le delibere CIPE e quella
relativa ai patti territoriali), del Ministero della Giustizia
(http://www.giustizia.it, con accesso al Centro elettronico di
documentazione della Corte suprema di cassazione), del Ministero dei
Trasporti (http://www.trasportinavigazione.it - il sito comprende un utile
ma non sempre aggiornato calendario degli scioperi nazionali in
programma), del Ministero dell'Industria (http://www.minindustria.it/, con
la possibilit di consultare la banca dati dei brevetti italiani ed
europei; il sito comprende anche una sezione dedicata all'osservatorio
permanente sul commercio elettronico), del Ministero del Lavoro
(http://www.minlavoro.it/), del Ministero dei Lavori Pubblici
(http://www.llpp.it), del Ministero per il Commercio con l'Estero
(http://www.mincomes.it), del Ministero per i Beni Culturali
(http://www.beniculturali.it/), del Ministero della Sanit
(http://www.sanita.it; permette fra l'altro l'accesso al database delle
specialit medicinali autorizzate dal SSN), del Ministero delle
Comunicazioni (http://www.comunicazioni.it/), del Ministero per le
Politiche Agricole (http://www.politicheagricole.it/, con accesso al
Sistema informativo agricolo nazionale). Come prevedevamo in Internet '98,
nel corso del 1998 si  aggiunto all'elenco il sito ufficiale e definitivo
del Ministero della Pubblica Istruzione (http://www.istruzione.it), che si
 subito rivelato uno strumento prezioso per semplificare la distribuzione
di informazioni in un settore che ne ha vitale bisogno (si pensi ad
esempio alle informazioni sulle assegnazioni dei docenti, sulle
commissioni di maturit, e cos via), e - fra l'altro - per coordinare le
attivit del 'Programma di sviluppo delle tecnologie didattiche', dedicato
all'introduzione delle tecnologie multimediali nelle scuole.
Al momento in cui scriviamo, sembra invece mancare all'appello il
Ministero dell'Ambiente (presente solo attraverso il servizio
conservazione della natura).
Un fenomeno particolarmente interessante per quanto riguarda l'uso
politico della rete  quello delle reti civiche. Infatti la dimensione
locale permette di realizzare concretamente, evitando rischi di
distorsione, esperimenti di rapporto e scambio tra cittadini e
amministrazione. Anche nel nostro paese, alcune amministrazioni locali
hanno iniziato negli ultimi anni ad utilizzare queste tecnologie per
offrire servizi e informazioni ai cittadini. Sono dotati di reti civiche
collegate ad Internet o di siti curati dall'amministrazione comunale citt
come Roma (http://www.comune.roma.it), Bologna
(http://www.comune.bologna.it - si tratta del sito a nostro avviso pi
completo e meglio organizzato), Milano (http://www.comune.milano.it/; il
sito  distinto dal quello 'storico'della Rete Civica Milanese,
all'indirizzo http://wrcm.dsi.unimi.it/), Torino
(http://www.comune.torino.it), Venezia (http://www.comune.venezia.it/),
Firenze (http://www.comune.firenze.it/), Napoli
(http://www.comune.napoli.it/), Bari (http://www.comune.bari.it/), ma
anche diversi centri minori. Un buon elenco delle reti civiche italiane 
sul bel sito della Citt Invisibile, alla URL
http://www.citinv.it/ossreti/civiche/.
Questi primi esperimenti hanno avuto degli esiti interessanti, ma nella
maggioranza dei casi non riescono ancora a rappresentare un vero e proprio
strumento di partecipazione politica, e rischiano di fallire se non
vengono affiancati da programmi di alfabetizzazione telematica dei
cittadini, e da strumenti legislativi ed economici che garantiscano
l'accesso pi largo possibile alle informazioni. L'eccezione pi
significativa  rappresentata da questo punto di vista dall'esperienza di
Bologna, la cui rete civica Iperbole  stata efficacemente affiancata dal
sostegno comunale a numerose iniziative di alfabetizzazione telematica e
dalla realizzazione di strumenti e sedi diffuse per l'accesso gratuito
alla rete.
Va ricordato, infine, che Internet  uno strumento di comunicazione
rivelatosi prezioso per realt politiche tradizionalmente lontane dai
canali 'ufficiali'di informazione politica: associazionismo,
volontariato, centri sociali, movimenti locali, e cos via. Fornire un
elenco esaustivo di questo tipo di risorse  evidentemente impossibile, e
per il loro reperimento non possiamo fare altro che rimandare alle
indicazioni generali fornite nel capitolo relativo alle strategie di
ricerca in rete.
Le brevi note fin qui raccolte non costituiscono certo una discussione
esaustiva, o anche solo riassuntiva, delle complesse problematiche legate
all'uso politico delle reti telematiche e alla cosiddetta 'democrazia in
tempo reale'. Ci sembrava tuttavia che, per quanto sommarie, non potessero
mancare in un manuale di introduzione a Internet: se non altro con lo
scopo di sensibilizzare il lettore su almeno alcuni fra i nodi politici,
economici e sociali che le democrazie si troveranno ad affrontare nei
prossimi anni in relazione allo sviluppo della societ dell'informazione.
Problemi di legislazione e regolamentazione
Internet, come abbiamo visto,  una struttura composta da oltre 20.000
sottoreti, che connette oltre centocinquanta paesi ed ha probabilmente pi
di 40 milioni di utenti. Chi governa questa sterminata 'nazione'
telematica - e chi controlla dal punto di vista legale l'informazione che
circola in rete?
Al momento, dal punto di vista normativo Internet conserva ancora molto
delle sue origini e del suo sviluppo quasi 'anarchico': esistono organismi
internazionali, come la Internet Society (http://www.isoc.org), in gran
parte di natura cooperativa, che studiano la sua evoluzione, discutono e
approvano le caratteristiche tecniche dei protocolli adottati, certificano
l'attribuzione dei nomi di dominio, e cos via. Ciononostante non esiste
una 'legislazione'sovranazionale relativa alla rete, e non esiste un
organismo o un ente preposto al controllo normativo su di essa nel suo
insieme.
D'altro canto, la struttura stessa di Internet rende estremamente
problematici gli interventi di controllo o censura sull'informazione
distribuita. La rete, infatti,  progettata per far circolare informazione
a tutti i costi: qualora un sistema telematico, o un intero tratto di
rete, vengano resi per qualunque motivo inagibili, gli host vicini cercano
automaticamente di saltare l'ostacolo. Se dei file o delle informazioni
vengono censurati su un determinato sistema, niente vieta che gli utenti
della rete reperiscano gli stessi dati attraverso un altro computer. John
Gilmore, uno dei padri della telematica, ha affermato a questo proposito
che "il software della rete considera gli interventi di censura alla
stregua di guasti tecnici, e cerca subito un percorso alternativo"!
Il fatto stesso che le autorit giudiziarie siano di norma legate a
precise istituzioni statali, e quindi a una nazione e ad un territorio,
rende facile capire la difficolt di applicare controlli giudiziari alla
rete, e giustifica in qualche misura la pittoresca descrizione di 'Far
West telematico'che  stata a volte attribuita a Internet.
I primi tentativi di regolamentazione - che richiederanno probabilmente,
pi che una singola normativa, un quadro di prescrizioni complesso e
adatto alla natura composita e sovranazionale (o meglio, extra-nazionale)
della rete - sono stati avviati in America, dove diverse cause relative a
Internet sono state risolte, oltre che attraverso il riferimento a una
serie di sentenze esemplari concernenti, ad esempio, la rete telefonica,
appoggiandosi al Wire-fraud act, la legislazione relativa alle frodi
informatiche. Accordi bilaterali fra Stati relativi a quest'ultimo tipo di
normativa hanno portato, ad esempio, all'arresto in Argentina di uno
studente responsabile di accessi illegittimi (via Internet) al sistema
informativo del Pentagono.
Un'altra tendenza inaugurata negli Stati Uniti e che potrebbe fare scuola
(nonostante susciti non poche perplessit pratiche e concettuali)  quella
a considerare 'beni esportati'tutti i dati (software, informazioni
tecniche, ecc.) pubblicati su Internet da cittadini americani o attraverso
siti americani.  su questa base, ad esempio, che  stata condotta la
causa contro Philip Zimmermann, l'autore di PGP, il software per la
crittografia di messaggi personali pi diffuso in rete (ce ne occuperemo
pi estesamente in seguito). Gli Stati Uniti considerano illegale la
criptatura attraverso algoritmi che non siano decrittabili dalle
istituzioni governative preposte alla sicurezza nazionale (come l'FBI e la
CIA), e considerano l'esportazione di algoritmi di questo tipo alla
stregua dell'esportazione di armi. D'altro canto, la grande maggioranza
della comunit telematica rivendica il diritto alla riservatezza della
comunicazione, e di conseguenza il diritto ad utilizzare gli algoritmi di
cifratura preferiti. Il lungo procedimento legale svoltosi contro
Zimmermann si  risolto in realt in uno scacco per il Governo americano:
da un lato, i tribunali hanno finito per assolvere Zimmermann (le cui
ingenti spese di difesa sono state coperte da una sottoscrizione che ha
coinvolto migliaia di utenti della rete dall'altro, l'ingiunzione a
rendere disponibile attraverso Internet solo versioni di PGP fornite della
cosiddetta backdoor - basate cio su un algoritmo di cifratura del quale
le istituzioni di sicurezza possedessero una delle chiavi -  stata
vanificata dal fatto che le versioni 'depotenziate'di PGP immesse in rete
in America sono state largamente ignorate dalla popolazione telematica,
alla quale bastava collegarsi ad un sito europeo per scaricare una
versione del programma 'a prova di FBI'. Nel maggio 1999, questa tendenza
 stata ulteriormente rafforzata dalla sconfitta del governo americano nel
caso Bernstein, un dottorando della University of California di Berkeley
accusato di aver diffuso senza autorizzazione governativa un proprio
algoritmo di cifratura (la battaglia legale su questo caso, comunque,
continuer, dato che il governo americano ha presentato appello contro la
sentenza).
Organizzazioni sorte per difendere il diritto alla libera comunicazione in
rete, come la gi ricordata EFF (Electronic Frontier Foundation), hanno
incoraggiato apertamente il libero uso degli strumenti crittografici e in
particolare di PGP. La riservatezza del messaggio scambiato in rete
dovrebbe infatti riguardare, a giudizio di tali associazioni, ogni tipo di
comunicazione, e non solo quelle considerate 'sensibili'.
Un problema connesso riguarda la diffusione attraverso la rete di
materiale pornografico, di proclami di gruppi violenti o terroristici, di
informazioni militari o riservate. Si tratta chiaramente di un problema
complesso, dato che classificare una determinata informazione come
pornografica o terroristica comporta giudizi di valore, e assunti morali,
che possono variare radicalmente da paese a paese, da cultura a cultura,
da persona a persona, e che possono comunque essere facilmente aggirati
dalla natura sovranazionale di Internet.
Molti governi di fronte a questi fenomeni hanno cercato di intraprendere
la strada della censura e della repressione. In particolare ricordiamo la
norma introdotta nella legislazione americana sulle telecomunicazioni,
approvata nel febbraio 1996. Il Communication Decency Act, riprendendo
alcune delle norme punitive per le molestie telefoniche, introduceva di
fatto un regime di controllo fortemente restrittivo per i siti Web. Questa
legge ha suscitato in rete una enorme campagna di protesta (a cui hanno
aderito, non a caso, anche i grandi patron delle aziende informatiche, tra
cui Bill Gates), promossa dalla EFF e culminata nel 'Blue Ribbon day': l'8
febbraio 1996, un gran numero di siti Internet ha inserito per protesta
all'interno delle proprie pagine l'immagine di un fiocco blu, scelto dalla
EFF come simbolo della iniziativa.
Dopo l'approvazione del decreto, peraltro importante anche per molte altre
ragioni [44], un gruppo di organizzazioni, guidato dalla American Civil
Liberties Union, ha presentato ricorso contro la normativa a varie corti
distrettuali, richiamandosi al primo emendamento della Costituzione,
quello sulla libert di espressione. L'11 giugno del 1996 il tribunale di
Philadelphia ha accolto il ricorso, bloccando la normativa censoria. In
particolare il tribunale distrettuale della Pennsylvania, dopo una
istruttoria che ha visto le testimonianze di moltissimi esperti, ha
redatto una sentenza esemplare, un vero e proprio saggio storico e teorico
sulla natura della rete, definita "la forma di espressione pi
partecipatoria mai realizzata". Consigliamo ai lettori di leggerla: 
disponibile su molti siti Web [45].
Questa prima vittoria del popolo della rete, tuttavia, non ha concluso la
controversia: il Governo infatti, a sua volta, ha presentato appello
contro la sentenza presso la Corte Costituzionale. Ma anche la massima
istanza giudiziaria federale ha confermato quasi del tutto le riserve
sulla legittimit del decreto, con una sentenza emessa nell'estate 1997.
La battaglia sul Communication Decency Act non  comunque rimasta isolata:
nel 1999 la controversia si  riaccesa sul cosiddetto Child Online
Protection Act, che molti vedono come una filiazione diretta del primo
provvedimento. Una corte distrettuale di Filadelfia ha dichiarato nel
febbraio del 1999 che anche quest'ultimo provvedimento - presentato dal
governo come uno strumento per difendere i bambini dalla pornografia
on-line, ma ricco di aspetti preoccupanti e contraddittori - viola il
primo emendamento, ed  prevedibile che anche questa battaglia durer a
lungo.
Queste importanti vicende mostrano come sia auspicabile, al fine di
evitare nel futuro interventi autoritari da parte dei governi, che la
stessa comunit della rete individui dei meccanismi di autocontrollo: in
questo senso si indirizza la gi citata tecnologia PICS, che cerca di
affrontare il problema dei contenuti 'disdicevoli'su Internet puntando
sull'autoregolamentazione e sul controllo da parte dell'utente, piuttosto
che sulla censura alla fonte.
In seguito alla emissione di alcune normative comunitarie, come la
direttiva CEE 90/388 relativa alla concorrenza nei mercati di servizi di
telecomunicazioni, anche in Italia si sta discutendo di normative di
controllo sulle pubblicazioni telematiche. Uno dei principali punti in
discussione riguarda la responsabilit dei gestori di sistemi telematici e
dei fornitori di connettivit relativamente alle informazioni immesse in
rete dai propri utenti. Attribuire ai gestori di sistema una
responsabilit diretta in questo campo (concetto in realt non troppo
dissimile dall'idea che la responsabilit di telefonate minatorie o il cui
contenuto configuri ipotesi di reato sia da far ricadere almeno in parte
sulla Telecom!) finirebbe per imporre forme di controllo sulla
corrispondenza in palese contrasto con l'articolo 15 della Costituzione.
D'altro canto,  certamente possibile richiedere ai gestori di sistema di
farsi carico della identificazione personale dei propri utenti (senza
farsi tuttavia troppe illusioni - anche considerato il tasso di espansione
della rete - sulla effettiva possibilit di impedire totalmente accessi
anonimi a Internet; del resto, anche alla rete telefonica  possibile
accedere anonimamente da un qualsiasi telefono pubblico) e della
correttezza dei messaggi inseriti in aree pubbliche del sistema stesso.
Per un approfondimento di queste tematiche, segnaliamo le pagine del forum
InterLex (alla URL http://www.interlex.com), punto di incontro e di
discussione permanente cui partecipano, accanto agli utenti della rete,
numerosi giuristi. A livello internazionale, forum di discussione sulle
tematiche normative e regolamentari connesse ad Internet sono ospitati, ad
esempio, dal sito gi citato dell'Internet Society (http://www.isoc.org) e
dal CIX (Commercial Internet Exchange: http://www.cix.org), oltre che
dalla gi ricordata EFF.
Note
[44] Il Telecommunication Act, infatti, ha liberalizzato di fatto l'intero
mercato delle telecomunicazioni americano, avviando una stagione di
fusioni tra le maggiori societ mondiali del settore.
[45] Una versione in formato HTML  disponibile sul sito Web della EFF,
all'indirizzo http://www.eff.org/
pub/Censorship/Internet_censorship_bills/HTML/
960612_aclu_v_reno_decision.html.
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