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GIANNI BRERA





MILLE E NON PIU'MILLE

(ovvero "LA NASCITA DI MILANO")



Vicenda in quattro parti
dalla
STORIA DEI LOMBARDI







PREMESSA DELL'AUTORE


La vicenda di "Mille e non pi mille" si svolge a Pavia dalla prima estate alla fine dell'anno 999 dopo Cristo.
Essa  di pura fantasia e i suoi personaggi sono quasi tutti inventati ma esprimono un momento memorabile nella storia di Milano e della Lombardia.
Il mondo barbarico-imperiale sta esaurendo il suo ciclo. Nascono in Italia i liberi Comuni, che giustamente vengono considerati la massima espressione della nostra storia nazionale: Milano risorge per la seconda volta dalle rovine causate dagli Ungheri. La guida Ariberto d'Intimiano, che la Chiesa cattolica ha insignito del grado di Vescovo Conte. Ariberto d'Intimiano ha promulgato un editto che segna praticamente la fine dell'ordine feudale: "Chi sa lavorare e viene a Milano  un uomo libero". Dalle citt circonvicine fuggono a Milano  i servi di bottega capaci di lavorare e produrre  per le fortune di quella che sar, durante cinque secoli, una delle citt pi prospere d'Europa.
Le continue fughe degli artigiani metallurgici sconvolgono l'economia delle citt tradizionalmente legate all'ordinamento imperiale. Fra queste, la pi danneggiata  Pavia, che intorno al Mille  ancora l'emporio principale del continente. A Pavia tengono fondachi magazzini e chiese le maggiori citt dell'Europa continentale. A Pavia, che sorge alla confluenza del Ticino col Po, fa capo il commercio dei comacchiesi e dei veneziani con Bisanzio ed il vicino Oriente. Le botteghe di Pavia producono armi ed utensili di ferro per tutta l'Europa. La Schola Papiensis  ad alto livello culturale fin dai tempi di Re Lotario, pronipote di Carlo Magno. Ora, la rinascita di Milano coincide con la grave crisi dell'ordinamento barbarico-imperiale. In Italia, si direbbe anzi che ne  la causa pi diretta: e si riverbera fatalmente su Pavia, che di quell'ordinamento  uno dei pilastri pi solidi.
Proprio intorno al Mille, il mondo cambia sotto la spinte di nuove esigenze sociali, subito comprese e abilmente sfruttate dalla Chiesa. Per una sorta di fenomeno ciclico, diremmo anzi per una legge storica tuttora da precisare sotto l'aspetto scientifico, quando una  comunit si corrompe e declina,  gli individui che ne fanno parte sono presuntuosamente  indotti a estendere il fenomeno molto al di l dei propri confini: da qui la ricorrente convinzione  che non un mondo particolare ma l'intero orbe terracqueo debba sparire.
Questa psicosi - riscontrabile anche oggi - era particolarmente sentita e sofferta nelle vecchie citt del Sacro Romano Impero. Una allarmante crisi economica si accompagnava alla crisi delle coscienze. Soltanto Milano si ribellava alla stolta psicosi apocalittica. I suoi abitanti sapevano e volevano lavorare  per liberarsi dal bisogno e dalla schiavit feudale. Mentre nelle citt vicine si gemeva sull'imminente fine del mondo, a Milano si lavorava con l'entusiasmo tipico di chi sa che le fortune della patria sono anche le sue. A Pavia si lottava soprattutto per mantenere privilegi  che l'antico ordine feudale riconosceva sempre leciti ai padroni. Il disagio che si accompagnava a questo abnorme stato di cose induceva a spropositare sull'imminente fine del mondo. In realt finiva un mondo ormai privo di fede e di ideali, non poteva perire il mondo che i liberi artigiani di Milano stavano edificando con tanto fervore di opere.
 questo il tema della commedia che sta per andare in onda. Il suo messaggio s'impronta chiaramente all'ottimismo. Qualcuno, a Pavia, ragionava nell'anno mille come oggi ragiona tanta gente. Anche allora si spropositava di apocalisse: ma chi ha strenua fiducia nell'onest del proprio lavoro non pu mai dubitare della vita, che  la pi esaltante avventura dell'uomo, e insieme il pi squisito dono di Dio.
Ecco ora i protagonisti di "Mille e non pi mille".



DAVIDE BASSANI............Filosofo, protomedico e dottore ottimo della Schola Papiensis, zio materno di Marianna Bellisomi.

CARLINO VITTADINI.........Maestro ferraio dei Bellisomi.

SIRO CARPANI..............Fabbro pavese fuggito a Milano.

GIUSEPPE LEVI.............Rabbino di Pavia.

MELCHISEDEK DA VENEZIA....Monetario, notabile del ghetto pavese.

ABRAMO ANSPERTI...........Commerciante, notabile c.s.

MARCO BELLISOMI...........Proprietario di fondachi e botteghe a Pavia, padre di Marianna; gi maritato ora vedovo, di Noemi Bassani, sorella di Davide.

PRETE GIOVANNI............Predicatore

TEOLOGO BESNATI...........Insegnante alla Schola Papiensis.

CUNIPERT..................Oste di Bellisomi.

OLIVA.....................Lebbroso.

OTTONE....................Conte camerario di Pavia.

PEDAR GHISONI.............Uomo-rana.

LISANDER..................Ghiaiatore.

MARIANNA BELLISOMI........Figlia di Marco e nipote di Davide Bassani.

ROMILDA...................Nutrice di MARIANNA.

VIDIGULFA.................Ostessa, moglie di Cunipert.

Fabbri di Carlino e Predicatori.	






MILLE E NON PIU'MILLE



La scena rappresenta lo studio di Davide Bassani: un vasto sotterraneo con una sola finestra aperta nella parte sinistra, in alto. Il vano della finestra  ampio e ascendente, cos da costituire una specie di imbuto.

Lo scrittoio di Davide  parallelo alla parete di fondo. Dietro la grande sedia, una biblioteca. A destra dello scrittoio, sul fondo, la porta principale.

Nella parete di destra si apre la porta segreta che d sulla riva di Carona, dove  sistemata la fucina di Davide e Carlino.

Alla parete di sinistra, oltre il vano della finestra, un camino dalla grande cappa: una clessidra sulla mensola, e ancora un falco impagliato, qualche vaso da speziale, etc. Fra il camino e il proscenio, un rozzo tavolo sul quale figurano alla rinfusa crogiuoli, tenaglie, martelli, altri vasi e vasetti; infine una scansia nella quale sono riposti i cavalletti, le assi e i pagliericci di un letto.

A nascondere la porta segreta, lo scheletro di Prosdocimo, tenuto insieme da lamine di acciaio che ne consentono movimenti assai ampi e molleggiati.
Non mancano enormi ossa di qualche mostro dissepolto nel territorio, la prua di un vecchio battello ligure scoperto in una cava di sabbia lomellina.

A sipario calato, un serrato concerto di campane: rintocchi a martello, concitati, allarmati. Poi le voci sinistre dei predicatori apocalittici.

Si avvicina l'anno Mille e il mondo barbarico-imperiale sta esaurendo il suo ciclo. Nascono in Italia i liberi Comuni, che giustamente vengono considerati la massima espressione della nostra storia nazionale: Milano risorge per la seconda volta dalle rovine causate dagli Ungheri. La guida Ariberto d'Intimiano, che la Chiesa cattolica ha insignito del grado di Vescovo Conte. Ariberto d'Intimiano ha promulgato un editto che segna praticamente la fine dell'ordine feudale: "Chi sa lavorare e viene a Milano  un uomo libero". Dalle citt circonvicine fuggono a Milano  i servi di bottega capaci di lavorare e produrre  per le fortune di quella che sar, durante cinque secoli, una delle citt pi prospere d'Europa.
Le continue fughe degli artigiani metallurgici sconvolgono l'economia delle citt tradizionalmente legate all'ordinamento imperiale. Fra queste, la pi danneggiata  senza dubbio l'antica Pavia, che intorno al Mille  ancora l'emporio principale del Continente.
Le botteghe di Pavia producono armi e utensili di ferro per tutta l'Europa: la Schola Papiensis  di alto livello culturale. Praticamente, Milano risorge su basi democratiche a spese di Pavia e di Como, anche essa famosa per i suoi costruttori edili.
La costante ascesa di Milano conferma che il vecchio mondo  destinato a perire perch incapace di rinnovarsi socialmente. La sorte di Pavia e di Como  segnata. Ma non basta. A una crisi economica si accompagna sempre una crisi delle istituzioni e delle coscienze. E immancabilmente ogni individuo non vede finire solo il proprio mondo, bens l'universo intero.  comica presunzione,  ignoranza. Per il fenomeno  ricorrente nella storia di tutti i popoli, dunque  umano per eccellenza. Naturalmente le comunit che lavorano per il futuro non si rassegnano all'idea di perire con il mondo... dei superati. Ecco perch la stolta psicosi dell'Apocalisse non viene accolta da Milano, bens da Pavia e da quante altre citt sono cadute in crisi economica  e spirituale.
La classe dirigente di Pavia lotta per mantenere i privilegi che l'ordine feudale riconosce ma pi non garantisce ai padroni. Il popolo di Milano invece lavora e spaventa i suoi vicini, che pensano di perire con il mondo, drammaticamente sconvolto dalle idee  nuove.
Questo  precisamente il clima che vige nella conservatrice Pavia, l'anno del Signore 999.

(MUSICA E VOCI DI PRETI PREDICANTI L'APOCALISSE)

1  PREDICATORE - Per quem caeli ardentes solventur et elementa ardore ignis tabescunt...

UNA DONNA  - Ma cus' che l'ha ditt?

1  PREDICATORE - Si dissolvono i cieli, ecco si consumano gli elementi bruciando nel fuoco... oh bestia.
Tali orrende parole concludono il vaticinio di Simone Pietro: con le medesime parole do inizio alla predica dedicata ai santi Gervasio e Protasio, in questo mese di giugno dell'anno 999.

UNA DONNA  - Ah mi vo a ca, quel ch'al dis am fa paura.

(GALLINE)

2 PREDICATORE - Nuovi cieli e una nuova terra aspettiamo, nei quali risieda la giustizia.

POPOLO - Giusto, giusto.

2  PREDICATORE - Promessa dilettosa e insieme spaventevole.

POPOLO - Perch?

2 PREDICATORE - Ricordate e tremate: mille e non pi mille!  Per i nostri peccati, per i vostri peccati, per i tuoi peccati, un diluvio di fuoco distrugger questa volta il vecchio mondo sopravvissuto al diluvio equoreo!

(MUSICA)

UN UOMO - A me, ma proprio a me!

ALTRO UOMO - Fa cos per dire.

3  PREDICATORE - Per la corrottissima vita della citt di Pavia, novella Sodoma... Aperta ai vizi di tutto il mondo... Ai mali exempli di tutti gli stranieri in essa ospitati... Giudei uccisori di Cristo... Mussulmani dispregiatori della sua fede. O nostra citt di Pavia, dedita ai mali commerci... alle pratiche immonde, alle spogliazioni simoniache... Su questo abominevole inferno si dissolvono i cieli, si consumano gli elementi bruciando nel fuoco. Nell'ardore del fuoco periremo tutti.

(MUSICA)

DAVIDE - (ALZANDOSI E ANDANDO VERSO LO SCHELETRO DI PROSDOCIMO) Vulgari eloquio dicam vobis hodie de parte corporis humani quae ultima currumpitur, idest de osteis. (SI METTE A ROLLARE IL MAGLIO DI CARLINO OLTRE LA PORTA DI CARONA - DAVIDE SI INTERROMPE UN ATTIMO: SI FERMA IL MAGLIO, PRENDE A STRIDERE FORTE UNA LIMA)  Sissignori: vulgari eloquio: una concessione a voi, chierici lombardi, e a me stesso che sono pi lombardo di voi. Barbari non ne vedo, e neppure Latini di Provenza e Borgogna. Ahim: l'inclita Schola Papiensis non habet satis Philosophiae: questo si direbbe: che abbiamo insegnato al vento. La superstizione e la paura hanno prevalso. Mille e non pi mille!, si proclama da tutti i pulpiti. Anche un predicatore di sesquipedale ignoranza pu atterrirvi con le parole di Santo Giovanni. Montate dunque con me sui quattro spaventosi cavalli: galoppiamo insieme alla valle di Giosafat, e se conoscete Lucrezio tanto peggio. Si capisce che il mondo perir: (ACCENNANDO A PROSDOCIMO) anche questo miserabile uomo  perito: (ROLLA DI NUOVO IL MAGLIO E DAVIDE SI INTERROMPE) sicuro, anima efflavit:  bastato uno spintoncino, eh, Prosdocimo? (METTENDO FUORI LA LINGUA) gnaff: uno stranguglione decisivo: tre o quattro osceni sussulti: l'osso del collo - o epistrofeo -  stato spezzato dallo stesso peso del corpo: tendini e muscoli - cucullari, sterno-cleido-mastoidei - hanno retto l'immondo cadavere che poi abbiamo dissecato insieme. Ora dimmi tu (PUNTA IL DITO A UN ALLIEVO IMMAGINARIO): no no, tu, che ti nascondi con quasi comico orrore: osteum denominavi de isto corpore: quale? (UNA SCAMPANELLATA: DAVIDE SI INTERROMPE E ASPETTA LA VOCE DEL SERVO, TRAVERSO UNA SORTA DI CANALE O CAPPA)

REGISTA-BASSANI - In verit finiva a Pavia e in tutta la vecchia Europa un mondo ormai privo di fede e di ideali: non poteva perire il mondo che i liberi artigiani di Milano stavano edificando con tanto fervore. Non  che tutti fossero convinti di questa realt nuova. Io stesso, assumendo le vesti di Davide Bassani, ho avuto occasione di rendermene conto quando la comunit ebraica, della quale faccio parte, mi ha chiamato perch insieme ai suoi maggiorenti esaminassi la situazione. Sono con me il Rabbino Giuseppe Levi, il banchiere Melchisedek da Venezia e il commerciante Abramo Ansperti.

RABBINO - La comunit  ansiosa di conoscere cosa l'aspetta. L'intera citt sembra vivere alla giornata.

MELCHISEDEK - La situazione  tale che non basta il nostro consiglio.

ABRAMO - Come tu non hai veduto scolari d'oltralpe, cos noi non vediamo acquirenti per la merce stivata da mesi. Si  reso indispensabile un tuo intervento presso il Conte Camerario Ottone.

RABBINO - Bench le Scritture non concordino, il popolo teme la fine del mondo.

MELCHISEDEK - Si predica e si minaccia l'Apocalisse.

RABBINO - Sul conto dell'Apocalisse imminente si mettono i commerci sospesi, la nostra moneta non pi tanto richiesta, la penuria di spezie  e il disagio dei conservatori di grano.

ABRAMO - Il Conte Camerario, se vuole...

DAVIDE - Il conte Camerario Ottone rappresenta il Sacro Romano Imperatore: percepisce prebende e balzelli: si inquieta solo se sono modesti.

RABBINO - Ma se il denaro non corre...

DAVIDE - Non  certo il Conte Camerario a poter decidere che il commercio fiorisca.

RABBINO - Questa citt, da tempo immemorabile, esercita gli scambi con l'Oriente: da tutta Europa scendono ad acquistare; le citt pi potenti hanno diritto di riva e fondachi a Pavia.

DAVIDE - Conservano il diritto di riva, ma non la voglia di arricchire noi soli, come hanno fatto - questo  vero, hai ragione - da tempo immemorabile.

ABRAMO - Tutto perch i gojin cristiani si aspettano...

DAVIDE - Il mondo finisce!  il mondo rovina:  e grazie!  Cosa avete fatto, cosa fate perch non abbia a finire il  vostro  mondo? Non avete sentito l'editto di Ariberto?  Chi sa lavorare  un uomo libero!  Quanti che sanno lavorare sono liberi tra di voi? Vorrei io stesso mettermi a battere e limare: il mondo  di chi sa produrre.

RABBINO - Davide Bassani parla per convinzione che chiamer ereditaria. I Bassani hanno sempre sostenuto, in comunit, che dovessimo via via ridurre le pratiche commerciali a vantaggio delle arti produttive.

ABRAMO - Ah, venerabile rabbino dove siamo arrivati mai.

MELCHISEDEK - Sovversivi e bastardi, venditori troppo astuti e servi bravi che fuggono a Milano: a lavorare duro, a spremere sudore e sangue.

DAVIDE - Sissignore, per per s , per i loro figli!

MELCHISEDEK - E magari per Ariberto e i suoi feudatari minori.

DAVIDE - Si capisce che nessuno si muove per nulla. Solo i pavesi lo pretenderebbero: dagli altri ben inteso.

RABBINO - Io ti sollecito, Davide Bassani, a visitare il Conte Camerario e a segnalargli il nostro grave disagio: anzi, il nostro fondato timore di rappresaglie e di lutti. Ahim l'insano timore della fine del mondo opprime le coscienze, non tutti sanno distinguere il bene dal male, il tenebroso dal candido.

DAVIDE - La sensazione della fine imminente vien su pian piano dal fondo nero dell'animo:  la nostra fine, non d'altri che la nostra, ma torna comodo vederci la fine di tutti.


(SI RIODONO CAMPANE, VOCI ALLARMISTICHE DI PRETI IN PREDICA E TROMBE)

REGISTA - BASSANI - Mentre ero a colloquio con i membri influenti della comunit ebraica, dal convento, dove si trovava per istruzione,  rientrata, inattesa, mia nipote Marianna Bellisomi, figlia di Marco e della mia povera sorella Noemi, che avevo salutato un anno prima, quand'era appena diciassettenne.
Marianna non ascolta mia madre e scende sventatamente nel mio studio, che  un sotterraneo fra le cantine della nostra vecchia casa e la riva di un torrente coperto a nome Carona. I miei interessi non sono pochi e qui se ne ha la prova. Per esempio vicino al caminone, che accendo quando fa freddo, c' un crogiolo da alchimista; sul tavolo da lavoro, c' un falco impagliato, un pellegrino splendido, e poi ancora tenaglie martelli, vasi da speziale, pagliericci sui quali potersi buttare quando si  stanchi. Ma il pezzo pi pregiato e importante non solo per la mia professione, bens anche per la vicenda, che stiamo vivendo,  lo scheletro di Prosdocimo, famoso ruffiano del borgo, che andava nelle province alte a comprare donne per i Beccaria: feminae pro exercitubus (RISATINA).
Ha ucciso la nuora sentendosi truffato dal consuocero. Lo hanno impiccato a Pasqua. Le sue belle ossa bianche sono tenute insieme da lamine di acciaio che consentono movimenti assai ampi e molleggiati. Lo scheletro lo abbiamo rimontato,  con fini didattici, io e il mio amico Carlino Vittadini, capo fabbro mio e di mio cognato Bellisomi. Carlino ha ventisette anni. Sta lavorando, in gran segreto, nella nostra fucina nascosta in riva a Carona. Quando Marianna, stordita com',  entrata correndo nel mio studio, una mano inopinata si  posata su una parte piuttosto intima di lei. Era la mano molleggiata di Prosdocimo.
Marianna se n' molto spaventata (URLA). Ma il suo spavento  diventato terrore quando Marianna ha veduto muoversi non solo Prosdocimo, bens anche la parete della fucina segreta. (PORTA)
Era Carlino. (Beh? Sa gh', i matt?) Non appena ne sente la voce, Marianna si precipita atterrita incontro a lui e l'abbraccia stretto.

CARLINO: Sa gh', i matt? (MARIANNA SCOPPIA A PIANGERE) E tu chi sei, cosa sei venuta a fare? O Madonna Signor! Vuoi dirmi chi sei, sei della famiglia? (MARIANNA SCROLLA LA TESTA MA NON MOLLA CARLINO) Fa''n po'vd la t faccia?  Eh: capelli biondi molto fini, puliti, e il faccino bianco e rosso di una che  uscita di quaresima da un bel pezzo. E senti che quarti! (TASTATA A QUEL MODO MARIANNA DA'UN BALZO E SI STACCA DA LUI, MA VEDE ENTRARE QUALCUNO CHE SUBITO RICONOSCE E TORNA AD AGGRAPPARSI A CARLINO CON UN GEMITO)

MARIANNA - Le mani a posto, neh!

(DIDASCALIA: E proprio in questo momento rientro io)

DAVIDE - Ah, bene!  Un tenero abbraccio. Vedo che Prosdocimo funziona sempre: questo significa essere immortali!

CARLINO - Mah, dice che  della famiglia: io non l'ho mai vista: senti un po'tu...

MARIANNA - (TENDENDOGLI LE BRACCIA IRRIGIDITA, A OCCHI CHIUSI, CON UN BRIVIDO DI ORRORE)  Zio Davide...

DAVIDE - (ACCOGLIENDOLA SORPRESO)  Marianna!  Cara la mia nevoda!

MARIANNA - (AGGRAPPANDOSI A LUI) Che spavento, zio!

DAVIDE - Normale: non dicevi che ero un orco?  Bene: questo  l'antro.

CARLINO - (TOSSICCHIANDO)  Ben, duttur, mi v a fin.

DAVIDE - Sta'sta', Carlino, se vuoi saperlo, hai abbracciato...

MARIANNA - (ANIMOSA)  Che hai abbracciato! Se mai, sono stata io...

CARLINO - Ecco: molte grazie, che hai messo a posto le cose.

DAVIDE - Ma come? Ti dispiace?

CARLINO - Neanche un po'. Per lo sento ora che  tua nipote.

MARIANNA - (METTENDO UNA MANO SULLA BOCCA DI ZIO DAVIDE)  Non sapevi che ha delle nipoti, il dottor ottimo?

CARLINO - So che suo cognato Bellisomi ha una figlia...

MARIANNA - E ti piace?

CARLINO - L'ho vista ch'l'era piccola. Sono sicuro che non mi piace neanche un po'.

MARIANNA - (INTRIGATA)  -  Perch?

CARLINO - Parch l' no par mi.

DAVIDE - (VEDENDO AGITARSI CARLINO)  Carli: questa  la mia nipote prediletta: anzi, se vuoi proprio saperlo non ne esistono altre.

CARLINO - Oh l' la Bellisomi!

DAVIDE - Ed  pi che mia figlia. Marianna: qui c' Carlino Vittadini, capo della bottega dei fabbri nel quartiere Bellisomi, mio vecchio e nuovo socio. Marianna, la tua  stata un'imprudenza, la tua, di venire qui. Ma qui sei capitata e da quella porta  uscito Carlino.

CARLINO - Perch lei strillava.

DAVIDE - Appunto: Prosdocimo ha finto di spaventarla.

MARIANNA - Ma come ha "finto"?

DAVIDE - Aspetta, aspetta: sei entrata, hai visto il mio antro, poi t' caduto l'occhio su Prosdocimo...

MARIANNA - Altro che occhio: m'ha dato una palpata! (SI TOCCA DOVE).

CARLINO - (SCOPPIA A RIDERE)  l'acciaio che serve per le molle: molto elastico.

MARIANNA - Cosa dice, qui, il maestro?

DAVIDE - Come al solito, dice giusto. Prosdocimo era in pezzi quando  uscito dal bagno di calce: Carlino ed io lo abbiamo rimontato: muscoli e nervi sono stati sostituiti dal ferro duro che serve per le molle.

MARIANNA - E le molle cosa sono?

CARLINO - Sar la tua nipotina quasi pi che una figlia per che nasustona.

MARIANNA - Insomma, zio: ho scoperto tutto di voi; so che lavorate di nascondone, che lui  il maestro di bottega dei Bellisomi e, naturalmente, dei Bassani: lavorate di nascondone, eh, dite anche a me cosa state facendo, volete almeno prendermi sul serio? O vi fidate o...

CARLINO - Ah, mi so gnent: dottor, parla t: quel ca 't'fet t l' ben fatt.

DAVIDE - Ho paura, caro Carlino, che non ci rimanga altra via: tu sai come sono ostinati  ... i Bassani.

MARIANNA - (GUARDANDO ALTERA CARLINO, CHE NON SE NE CONFONDE)  Allora?

DAVIDE - Hai sentito?  un ordine. Vuoi parlare tu?

CARLINO - Ma nanca!

MARIANNA - Insomma zio!

DAVIDE - (SERIOSO) Non c' dubbio, hai diritto di sapere. Tu sai cos' un maglio, Marianna?

MARIANNA - Un maglio? No di sicuro!

CARLINO - Immagina di dare testate su un ferro caldo: tu, con la tua testa, in un amen, lo riduci a una lamina sottile.

MARIANNA - Invece tu, che sei tanto tenero, l'hai dovuto costruire di ferro. E quanti bei fabbri come te occorrono per muoverlo?

CARLINO: Ecco il punto: non c' bisogno di uomini per muoverlo. Vero duttur?  azionato dall'acqua sotterranea di Carona.

MARIANNA -  E le molle?

DAVIDE - Le molle sono disposte sotto il manico del maglio e regolabili secondo cottura: idea sua che poi ha fatto le tempere.

MARIANNA - Ma allora  anche bravo! Ma che dice... dominus Marcus?

CARLINO - Ci siamo.

DAVIDE - Qui sta il punto. Se tuo padre per disgrazia dice,  perch da qualcuno  venuto a sapere.

MARIANNA - Ah, pensavo chiss cosa! Perch ne dovrei parlare? Gli argomenti che adesso mi riguardano sono ben altri.

DAVIDE - Mariannina mia, questo  un anno maledetto: scolari met della met; i negozi tutti fermi; il fiume semideserto; le campagne infradiciate e isterilite; il Conte Camerario con la influssione e l'apostema all'orecchio;  tuo ... tuo padre, l, che si monta la testa e non vuol pi sentir nulla; botteghe malmesse; fabbri accozzati secondo paratico e non secondo abilit di mestiere...

CARLINO - I migliori sono quasi tutti scappati a Milano; dove portano la spada come uomini liberi, hanno paga diretta secondo produzione, una casa quando sono tolti a bottega e magari casa e orto e bottega se ci sanno fare.

MARIANNA - E perch allora  non scappi anche tu?

CARLINO - Domani... (MARIANNA RIDE) C' poco da ridere. Domani stesso, come viene Siro, faccio fagotto.

DAVIDE - Carlino, una Santa Madonna...! Perch ogni pretesto deve essere buono da distoglierti dal nostro piano?

CARLINO - Ti ho detto di Siro Carpani? Bene: al massimo pu limarmi le ribattute: per lui a Milano  un uomo libero: io qui sono un'anima e sua di lei poi.

MARIANNA - Ecco, cos non devo neanche comprarti.

DAVIDE - Carlino, Carlino, tu hai la testa come il maglio idraulico che far della nostra la prima bottega d'Europa. Ora doveva venire anche Marianna a metterti su.

CARLINO - Mi tratti come un apprendista. Dio ti benedica. Questa qui mi compassiona, tu pensi che io sia gi preso: oh, insomma, che giornata balorda!

DAVIDE - Seriamente, Carlino: abbi pazienza. Abbiamo tutto in testa e niente in mano. Che significato ha smaniare per la nuova Milano se ci devi andare da semplice lavorante di bottega? No, no: con te voglio soddisfare ben altre ambizioni. I milanesi lavorano per s e sanno benissimo quel che vogliono. Ma tu non puoi andarli a servire: proprio tu non puoi rompere societ per andargli a portare gratis il frutto del nostro impegno e del nostro lavoro di anni. Lascia che parli un pochino anche per me, figlio mio: costruire  bello, costruire esalta: ma dividerci a questo punto non avrebbe significato:  tu abile e senza mezzi; io... con i mezzi e in cattivissima compagnia. Ci vuole altro Carlino, ci vuole altro che una bottega con il primo Brambilla che capita! La sera cingi la spada solennemente, la spada dell'arimanno e vai per la sbobba (dice che hanno i refettori come nelle colonie penali); e dopo la sbobba, un giaciglio come capita, nella capanna che ti assegna la corporazione: no, no: d retta e aspetta tempo. Qui sarai un'anima, ma qui comandi.

CARLINO - Con tante limitazioni da mettere in bocca la lima e morderla.

DAVIDE - Mah, non essere gi milanese anche negli impulsi. Torna gi e fa'rollare quel tuo dannato pestello. Poi sali a dare un'occhiata in bottega. Qualcuno potrebbe farne parola, se rimani troppo tempo fuori.

CARLINO - (RINCHIUDENDOSI DIETRO LA PORTA)  Purch non parli la bionda...

MARIANNA - (ALLIBITA)  Chi io? Che idea: mi vendo subito a voi. Quanto pensi che possa valere?

CARLINO - (SCHERZANDO, MA NON TANTO)  Un maglio, un maglio con le molle, potente e maneggevole come un martello comune, una madrevite, uno smalto che si apprende al ferro e brilla come la madreperla.

DAVIDE - Basta! Basta  tua! Vorrei che fosse veramente mia figlia per dartela immediatamente, se lei ci sta.

CARLINO - Ti ringrazio dottore, ma te l'ho detto che non  per me.

MARIANNA - Beva p, Carli!

CARLINO - Lo so che quel pazzo egoista di tuo padre ti vuol vendere ai nobili!

MARIANNA - D, sai cosa dice mia nonna, che  un po'superstiziosa, quando per disgrazia le si spegne il lumino sotto l'immagine?

DAVIDE - Zitta tu, zitta tu, sei ancora troppo giovane per ricordare queste cose!

MARIANNA - Non so ancora bene che lingua parlate ma una cosa ho capito benissimo: queste ossa le ha sistemate lui con uno scopo preciso.

DAVIDE - Eh, che figlia?! Non ci tradire e un giorno sarai regina ... tra noi.

MARIANNA - Non capisco con chi vi dovrei tradire! Non tradite me, piuttosto.

(CAMPANE)


2  QUADRO


REGISTA-BASSANI - Inizia qui il secondo quadro del primo atto. La scena non  pi lo studio di Bassani, ma una piazza del quartiere Bellisomi, presso Porta Salara. Sullo sfondo la facciata della chiesa di San Callisto. A destra la casa dei Bellisomi, in solenne stile lombardo, le varie botteghe sempre di propriet Bellisomi. Sotto un voltone tra la casa e le botteghe, un andito attraverso il quale da una parte si arriva al Ghetto, e dall'altra al giardino dei Bellisomi. A sinistra altre botteghe, e in primo piano, il portico di una locanda.  quella dell'oste Cunipert, che sta preparando qualche tavolo sotto il portico. Arriva in scena il ghiaiadore Lisander, trascinando il suo asino, pigro e acciaccato.

CUNIPERT - Tel chi Lisander, solit?

LISANDER - (LEGANDO L'ASINO AD UN ANELLO DEL PORTICO)  - Leh, si, leh, solito, se non ce n' di migliore.

CUNIPERT - Di qui a poco spilleremo il nuovo e rimpiangeremo il vecchio.

LISANDER - (ACCETTANDO LA PINTA SI METTE A SEDERE) Questo ha preso una punta.

CUNIPERT - Balle, vorrei averne ancora dieci botti, altro che punta!

LISANDER -  (DOPO UN LUNGO SORSO)  -  Che bon udur ad trippa!

CUNIPERT - Ma che trippa! Va'a sapere dove hai il naso: tinche in umido. Bev a svelt.

LISANDER - Oh signor! Mi metti anche pressia nel bere?

CUNIPERT - Non  per te,  per la bestia: al siur March al voeur no vdann: sto bass gh' la predica.

LISANDER - (FINENDO DI BERE)  Allora scappi. (SLEGANDO L'ASINO)  Anduma, gnorant: at vorar mia sent la predica, ti?! (RAGLIO D'ASINO) Ciau, Cunipert, marca.

CUNIPERT - Guarda che la fila l' longa!

LISANDER - Voeur d ca 't dar l'asi.

CUNIPERT - Ma s, da f in guazzett!

(RAGLIO D'ASINO)

(IN PIAZZA ARRIVA GENTE)

REGISTA-BASSANI - Mentre la piazza va affollandosi, arriva anche Siro Carpani, vestito da pellegrino con bastone e fagotto. Siro Carpani, 35 anni, lavorava qui a Pavia, in qualit di fabbro,  scappato a suo tempo a Milano ed ora torna nella citt in cerca di nuovi transfugae dalle botteghe dei fabbri pavesi. Il suo rischio  grave e per questo si  travestito da pellegrino in viaggio per Roma.


SIRO -  questo il rione di Salara?


CUNIPERT - Qui comincia Salara la parte alta; l (ACCENNA ALL'ANDITO) finisce il ghetto. Queste case che vedi sono dei Bellisomi e magari un po'dei Bassani; un piede in chiesa e l'altro in sinagoga.


SIRO - (SCANDALIZZATO SI FA IL SEGNO DELLA CROCE) Giudei di Palestina?

CUNIPERT - Macch Palestina. In Terra Santa ci sono gli arabi. I giudei sono tutti in Lombardia: e questi Bassani sono arrivati qui prima di molti pavesi, che pure si vantano i primissimi tra i lombardi.

SIRO - (APPOGGIANDO CON MOLTA CURA IL BASTONE E IL FAGOTTO AD UN PILASTRO) Del Sepolcro di Cristo non gli interessa niente.

CUNIPERT - (ALLIBITO)  Il Sepolcro di Cristo? e dove pu essere mai se il Cristo  subito resuscitato? Di un sepolcro si pu parlare se c' dentro il morto.

SIRO - (CON UNZIONE)  Si potrebbe sempre farci pellegrinaggio.

CUNIPERT - O che gust!  (SPAZIENTITO)  Senta, al m brav'om: at voeu bev quaicoss?

SIRO - De bev e magari on fetin de salam...

CUNIPERT - (INCURIOSITO)  On fetin de salam? Ohi, soci: non sarai milanese, per caso?

SIRO - Chi, mi? Questa l' bella:  sa capiss mia ca sunt ticins dal Gottard?

CUNIPERT - Dess s, prima no. (AD ALTA VOCE)  Vidigulfa!

VIDIGULFA - (AFFACCIANDOSI)  Sa gh'?

CUNIPERT - Tajagh du fett ad salam a 'stu rum. Da bev gh'al d mi. Nustran o fino?

SIRO - (SOSPIRANDO, FRUGA NEL BORSELLINO DI CUOIO)  Se il salame  buono, il vino sia migliore. Voi di Pavia siete famosi.

(CUNIPERT SI STRAVACCA SU UNA PANCA E GUARDA IL ROMEO MANGIARE E BERE)

CUNIPERT - Voi poveri montanari, gi, pi che vinello...

SIRO - Ce n' di buono in Valtellina, ma costa.

(I RICHIAMI DI UNA CAMPANA SONOROSISSIMA)

CUNIPERT - In capo al giorno ti inciucchiscono senza bere.

SIRO - (PETULANTE)  Ecco perch viene la carestia: non c' pi timor di Dio.

CUNIPERT - (GUARDANDOLO INCREDULO)  Ma ti, t'set un rum o un prvi?

(SIRO SCUOTE LA TESTA SENZA RISPONDERE)

CUNIPERT - Guarda, arriva gente. Vidigulfa, arriva il Marco Bellisomi con un prete. Vieni qui a mettere a posto.

MARCO - (USCENDO DI CASA BELLISOMI CON UN PRETE)  Vieni, reverendo prete Giovanni: ora parler io con l'oste: fatta la predica, potrai mangiare subito un boccone e rientrare al convento prima di sera.

PRETE GIOVANNI - (CHE SI APPOGGIA A UN BASTONE)  La maona di Agabio salpa alla prima luce: se la prendo, sono a Corteolona in giornata.

MARCO -  uno strapazzo, lo ammetto: per ti sono grato di aver accolto il mio invito. Attento, attento, appoggiati a me. Qui c' bisogno di dottrina e di nerbo, capisci cosa intendo?

PRETE GIOVANNI - La gente si  fatta sorda alla buona novella.

MARCO - A orecchie tappate, parole alte.

PRETE GIOVANNI - Ahim, le mie parole saranno anche dolenti.

MARCO - Essi non sanno che cosa li attende.

PRETE GIOVANNI - Il giudizio divino ci sovrasta: pu essere giunta per tutti l'ultima ora.

MARCO - Che lo sappiano, almeno, e si convertano al bene. Viviamo giorni penosi: e la loro jattanza cresce con il bisogno.

PRETE GIOVANNI - Il secondo richiamo  gi suonato.

MARCO - (ALL'OSTE CHE SI SCAPPELLA)  Cunipert, da'al reverendo Giovanni quanto hai di meglio per cena: risponderai a me direttamente.

CUNIPERT - Entrate a vedere, signori miei, e datemi ordini. Ho messo in umido delle tinche ancora vive un momento fa. Venite, andiamo prima a bere qualcosa. (ENTRANO TUTTI IN OSTERIA)

CARLINO - (SBUCA DALL'ANDITO CON DUE O TRE FABBRI)  Se Marco Bellisomi ha voluto che smettessimo il lavoro,  segno che gli preme far ascoltare anche a noi la predica del famoso Prete Giovanni da Cortelona.

PRIMO FABBRO - Eh Carlino, l'ho gi sentito il giorno della sagra a Belgioioso: fa accapponare la pelle.

SECONDO FABBRO - Se fa una predica da paura, meglio tornare a bottega: io la notte voglio dormire, mogliera permettendo.

CARLINO - Non siate meschini.

TERZO FABBRO - (VEDE USCIRE MARIANNA CON ROMILDA E RIMANE FOLGORATO)  Uei, guarda che tocco di donna s' fatta la figlia del Bellisomi.

CARLINO - Di, di, andate avanti, andate a bere qualcosa. (CARLINO ACCENNA AD INCHINARSI)

MARIANNA - Ti saluto, fabbro dei fabbri.

CARLINO - Ti saluto.

ROMILDA - Ma che ti salta, Marianna? Sei ammattita? Dopo quanto  avvenuto con tuo padre?...

MARIANNA - (GUARDANDO ILLUMINATA CARLINO)  Io saluto le mie anime come mi pare e piace.

ROMILDA - Puoi rispondere al loro saluto, questo s.

MARIANNA - Infatti, quest'uomo mi avrebbe salutato per primo se... non fosse timido...

CARLINO - Gi, se non fosse...

ROMILDA - Vieni Marianna, mettiamoci su questi gradini: di qui si sente meglio che altrove.

PRIMO FABBRO - Carlino, cosa fai l impalato; vieni qua che ci facciamo una mezza pinta.

(ROMILDA E MARIANNA SI ADDOSSANO AL MURO PRESSO L'ANDITO DEL GHETTO)

CARLINO - Vegni, vegni.

SIRO - Salute!

CARLINO - (CON ALLEGRA MERAVIGLIA)  Salute, pellegrino!

1 e 2 FABBRO - (CHIAMANO L'OSTE GUARDANDO DENTRO L'OSTERIA)  Cunipert!

SIRO - Cunipert  in cucina, con un prete e uno che deve essere il padrone del quartiere.

PRIMO FABBRO - Vado a chiamarlo io.

SIRO - (AD ALTA VOCE)  Vuoi un sorso di vino fino?  (BEVE)

CARLINO - Ah grazie. Per come romeo non ti tratti male!...

SIRO - Vado con i soldi miei: finch posso, non chiedo elemosina. (PIANO) Dove ti vedo, a bottega?

CARLINO - Ma sei matto? Prima che si coprano i fuochi, va'da mia madre e chiedile di dormire sul fienile della stalletta.

SIRO - Va bene. Bevi, bevi.

(BEVUTA)

CARLINO - Grazie.

I FABBRI - (CORRENDO FUORI ALLARMATI)  C' proprio Bellisomi.

CARLINO - E allora? Avete da pagare, perch ve la prendete?! I soldi ve li ha dati lui, ma tornano in tasca sua.

PRIMO FABBRO - Giustissimo. Ohi, Vidigulfa: se Cunipert ha da fare, portaci da bere. Sta arrivando Bellisomi col prete. Su, su, in piedi!

CUNIPERT - Padre, appena avr finita la predica, trover tutto pronto.

PRETE GIOVANNI - (USCENDO) Il pane fatelo biscottare, che riprenda un poco: anche con i denti sono in chiesa. Il brodo di pollo va allungato con quello di manzo o se no bisogna schiumarlo del grasso. Mi raccomando, poi, che la tinca in umido non sappia di fumo.

MARCO - Hai capito bene quel che desidera Prete Giovanni?

CUNIPERT - (INCHINANDOSI)  S, siur March: sar fatto del nostro meglio.

(I FABBRI SI ALZANO AL PASSAGGIO DI MARCO: CARLINO INVECE FINGE DI NON VEDERLO: MARCO LO GUARDA UN PO'CON INTENZIONE)

PRIMO FABBRO - Carlino, alzati in piedi.

(CAMPANE: SUONA IL TERZO RICHIAMO)

MARCO - Ecco il terzo richiamo. Avviamoci alla chiesa.

(PASSI)

DAVIDE - Marianna, cosa fai l sui gradini; vieni in chiesa con me. (SI ALLONTANA)

MARIANNA - Preferisco restare qua.

ROMILDA - Come ti comporti con tuo padre, non  degno di una figlia timorata.

MARIANNA - Infatti, cara la mia Romilda, non ho pi nessun timore: n di lui n di altri

ROMILDA - Eppure ha minacciato di mandarti in convento e di costringerti a prendere i voti.

MARIANNA - Sempre meglio che finire a Garlasco, in quella topaia merlata.

ROMILDA - Saresti la moglie di un nobile...

MARIANNA - Ohi, balia! Cos' questo prender parte?

ROMILDA - Non dubiterai della mia benevolenza?...

MARIANNA - (SCOPPIANDO A RIDERE)  Detto cos, sembri la regina Romilda al momento di tagliare la corda.

ROMILDA - Non prendermi per il naso.

MARIANNA - (MALIGNA, DIVERTITA)  D, sai cos'ha scritto Kah Khan degli Unni, quando ha fatto sedere la regina Romilda sul palo acuminato? "Ecco il marito che ti si conviene!" (RIDE)

ROMILDA - E tu non credere di trattarmi meglio: appena puoi, mi fai sedere sui carboni ardenti.

MARIANNA - Va'va', che tu parteggi per mio padre e stai al suo gioco. Ci prendi, eh, regina Romilda?

ROMILDA - (INVIPERITA)  Marianna, ti prego.

PRETE GIOVANNI - (DA UN'ALTA FINESTRA)  In nomine Patris, Filii et Spiritus Sancti.

ROMILDA - (CON SOLLIEVO)  Ecco il predicatore.

(TUTTI SI FANNO IL SEGNO DELLA CROCE)

PRETE GIOVANNI - Diletti figli miei, trema il cuore al buon pastore chiamar sue pecore smarrite a cos formidabili argumenta: ma questo  l'anno, questa  la fine dell'avventurato millenio post Christum natum: e ve lo dice la natura: dovunque si volga il guardo, penuria dolore bisogno ruina: intristiscono gli alberi, come Elia prevede, si corrompono i cieli; e in terra i fiumi volgono protervamente lor corso, inondando ovunque, marciscono messi, muffiscono pane. Da hodie, Pater noster! Da'oggi a noi, Padre, invochiamo. E giustamente il Signore Padre non ascolta: il suo orecchio generoso si  fatto di pietra:  sordo alle nostre poche preghiere interessate... Iddio ci sovrasta ed esamina: ahi, non siamo degni, animi pusilli, non siamo degni di chiamarci suoi figli. Da troppo tempo abbiamo tralignato: ora il suo tremendissimo "basta" riempie il cielo e la terra, rimbomba nelle abissali voragini del mare, torna a noi torvo di rovinoso furore:  il meritato castigo: la giusta fine! Se il mondo corrotto perisce, noi tutti, ovviamente, periamo. Basta! ci grida dall'alto il Signore Iddio: e subito il sole si oscura e decade, le stelle si disperdono nel cielo sconfinato... Ma voi, a tanta ruina: voi tutti, mi chieggo, che fate? Con quale animo ascoltate la sua arcana sentenza? O sciagurate vittime, o reprobi meschini?

REGISTA-BASSANI - Anch'io sono rimasto nella piazza ad ascoltare la predica. Sono vicino a Marianna, che di tanto in tanto lancia delle occhiate a Carlino, che non le toglie gli occhi di dosso. Guardo il sole al tramonto fiammeggiare la facciata della chiesa. Penso che su queste rive ancora basse e fangose  sono sbarcati i miei padri seguendo i fenici lungo la via boreale dell'ambra. Non prende nome l'Olona dall'ebraico oln, risalire? Ogni mattone di questa citt  stato cavato dalle rive che noi stessi in tanti secoli abbiamo elevato sulla palude. A poco a poco le parole di Prete Giovanni diventano nell'aria dolce del tramonto suoni sempre pi vuoti e lontani. L'idea di un mondo perimibile  cos ovvia da riuscire banale. Per il solo fatto che una cosa esiste, si pone automaticamente il principio che possa finire. Che cos' il tempo? Un'astrazione arbitraria, ancorch di comodo. Noi diciamo: giorni, mesi, anni: mille anni tamquam dies aeterna. Rapportiamo l'universo a noi stessi anzich rapportarci all'universo. Le stagioni succedono alle stagioni, gli evi agli evi. L'uomo percorre un arco nel tempo, usiamo dire, vivendo la sua vita: in realt, quell'arco  del tutto immaginario: conviene semplicemente alla nostra necessit di rappresentazione: filosoficamente non esiste.

MARIANNA - Zio, zio, zio Davide.

REGISTA-BASSANI - La voce di Marianna mi restituisce alla piazza, alla gente, alla predica.

MARIANNA - Zio, quanti brividi inutili a questa povera gente: non credi che avrebbe proprio bisogno di credere al bene, di aver fiducia, di riaprire ogni giorno gli occhi alla vita con volont nuova. Di', non ti sembra? Io ho solo diciott'anni e non voglio che il mondo finisca per me prima di incominciare.

DAVIDE: Per Prete Giovanni che predica da uomo sincero ed onesto, i cavalieri dell'Apocalisse hanno gi un piede nella staffa. E Prete Giovanni  qui per invito di tuo padre, e questo invito non  del tutto liliale. Non temere, Marianna: vedi, quando una comunit si corrompe e declina, gli individui che ne fanno parte sono presuntuosamente indotti ad estendere il fenomeno molto al di l dei propri confini.  da qui che nasce la convinzione che non un mondo particolare ma l'intero orbe terracqueo debba sparire. Garantito che domani vado dal Conte Camerario e gli parlo fuori dai denti.

ROMILDA - Marianna, Marianna vieni qui.

REGISTA-BASSANI - Richiamata da Romilda, Marianna si stacca da me, ma per portarsi pi vicino a Carlino. Io intenerito mi allontano.

PRETE GIOVANNI - Cos io vi dico: umiliatevi per le vostre colpe, disperatevi per le colpe dei vostri simili; annientatevi nel dolore, torturatevi nella speme e gioite - se ancor potete - della disperazione di sentirvi uomini. Fate monda la vostra anima di ogni marchiana fallacia: alzate gli occhi al Cristo e indignatevi di voi stessi: noi tutti insieme come Pilato ci siamo lavate le mani prima dell'abominevole delitto. Or dunque, a giusta punizione, perir il mondo e come larve inquiete noi tutti riprenderemo le nostre sembianze per subire il giudizio finale. Questo tremendo destino incombe su di noi: pentiamoci per tempo, amarissimamente, e avremo almeno salvato la nostra anima. Nunc benedico vobis: in nomine Patris, Filii et Spiritus Sancti, amen.

CORO - In nomine Patris, Filii...

(PRENDE A SUONARE L'ORGANO, MENTRE PRETE GIOVANNI LASCIA IL SUO PULPITO. LA GENTE RIMANE UN ISTANTE MUTA, POI SI AVVIA PER TORNARSENE A CASA: D'UN TRATTO LA SI VEDE DIVIDERSI CON TIMORE, QUASI CON ORRORE FISICO: DAL FONDO DELLA PIAZZA VIENE AVANTI IL LEBBROSO OLIVA: HA L'ARIA ECCITATA: SUONA IL CAMPANO AL SUO PIEDE SINISTRO)

(ORGANO)

UNA BAMBINA - Mamma, mamma, guarda chi arriva. Ho paura, ho paura.

OLIVA - Avete sentito:  ardore ignis: con l'ardore del fuoco.

UNA DONNA - Non ti avvicinare.

OLIVA - Vi scostate, quanto temete il mio contagio? Scarbontiscono i peli, si gonfiano le vesciche.

UNA DONNA - Passa via sciagurato lebbroso: passa via, passa via. Applicati un campano sonoro, che ti si possa schivare in tempo, specie di caprone fetido, cane con la tigna, pestilente carogna.

OLIVA - Vieni, vieni qua ragazza. (URLO) Di che hai paura? Il fuoco sar per tutti: nessun contagio vi potr pi cogliere. Il fuoco purifica tanto gli eretici quanto i paurosi. Andremo tutti alla valle di Giosafat con la stessa pelle: ci si vedr la luna attraverso: liscia pulita diafana trasparentissima pelle. Mi cercher la morosa nel tragitto: un bellissimo tcco di figlia: non dovr avere un neo che  uno... Gi, perch potr vederla : sar tutta nuda come l'ha fatta il buon Dio: non un neo, non un neo. Allora le morder la bocca, la carezzer a lungo, la stringer (INCATTIVENDO) cos...

(AVANZA VERSO MARIANNA CHE ANNICHILITA DALL'ORRORE URLA)

ROMILDA - No! Aiuto!

CARLINO - (ACCORRENDO)  Sta'indietro, boia: sei impazzito?

OLIVA - Che vuoi, tu, fabbro?

(AVANZA PER METTERGLI LE MANI ADDOSSO: MARIANNA LANCIA UN NUOVO URLO E TENTA FRAPPORSI: IL SUO INTERVENTO SORPRENDE OLIVA, CHE TORNA A BERCIARE UN ISTANTE, POI ACCENNA UNA CAREZZA)

SIRO - (CAVANDO A SORPRESA LA SPADA DELL'ARIMANNO DAL BASTONE DI PELLEGRINO)  - Fermo l, Oliva, o ti infilzo.

OLIVA - (RITRAENDOSI SPAVENTATO) Oh guarda, i mansueti pellegrini tolgono dal bastone la spada dell'arimanno... Chi  questo che si intromette fra noi? Perch ti hanno lasciato entrare, quei beceri della porta? Non sei milanese tu, che ti fai bello di una spada e minacci?

CARLINO - (MENTRE LA GENTE INCURIOSITA SI FA INTORNO) Sicuro. (DA'UNA STRETTA A MARIANNA , PERCHE'CAPISCA, E ABBRANCA SIRO)  Da dove vieni tu con quella spada? Sei un romeo o un porco di milanese transfuga? (STRATTONANDOLO) Avanti, fate largo, so io dove rinchiuderlo. (LO SPINGE VERSO L'ANDITO DEL GHETTO).

UN FABBRO - Fermati, non portarlo tanto lontano: troviamo subito un cappio.

UNO DELLA FOLLA - I milanesi vanno bruciati, non impiccati.

UN ALTRO DELLA FOLLA - Acchiappalo. Ehi, dove lo porti? Fermati.

MARIANNA - (CON UNO SPINTONE ALLA BALIA, ANCOR TUTTA VERGOGNOSA DELLA SUA VILTA')  Gente, dove andate? Fermi. Carlino, sa lui dove portarlo:  il capo dei nostri fabbri. Giustizia sar fatta.  (COME QUALCUNO PREME)  Nossignori: questo andito  mio e nessuno deve entrare.  (VISTI ORMAI IN SALVO CARLINO E SIRO)  Del resto non trovereste che un muro altissimo, il ghetto, e un cancello chiuso: i miei orti.

(VISTI APPARIRE MARCO BELLISOMI E PRETE GIOVANNI, OLIVA SE LA SQUAGLIA SCANTONANDO OLTRE IL PORTICO DELL'OSTERIA. SI VEDRA'ALLORA CUNIPERT SDRAIATO SU UNA PANCA: OGNI POCO BERRA'DA UNA GRAN PINTA)

MARCO - Che succede? Perch non ve ne andate?

UNO DELLA FOLLA - Un milanese si  tradito.

UN ALTRO - Lo ha provocato Oliva, il lebbroso.

MARCO - Oliva, lo sai che qui non ci puoi stare. Vattene. E il milanese, dov'?

ROMILDA - (MENTRE MARIANNA SI AVVIA PER RIENTRARE)  L'ha preso il tuo capofabbro: penso che te lo voglia portare.

MARCO - Incettava disertori?

ROMILDA - Era travestito da romeo: nel bastone aveva celata una spada.

MARCO - (ACCENNANDO A MARIANNA)  E tu Marianna hai sentito Prete Giovanni? Dove vai?

MARIANNA - Vado.

ROMILDA - Oh, se l'ha sentito! Uno spavento dopo l'altro. Ges mio: finiremo davvero nel fuoco?

MARCO - Se non cambieremo vita  sicuro. Ora seguila e aspettami, Romilda. (ALLA GENTE)  Su, su, tornate alle vostre faccende:  tardi: non vi  bastato quel che ha detto Prete Giovanni... (AL PRETE) Vieni che ti accompagno.

PRETE GIOVANNI - Grazie.

MARCO - Cunipert, hai preparato tutto?

CUNIPERT - (DEL TUTTO SBRONZO, CON LA LINGUA DI LEGNO)  S s. Eh Prete Giovanni? La tua predica  stata terrificante: quali che siano le tue prebende, tu non le rubi di sicuro. Finir il mondo, ardore ignis: anch'io sono d'accordo.

PRETE GIOVANNI - Insomma  pronto?

CUNIPERT - Il guaio  che le donne, per sentir predica, abbandonano i fornelli: e cos, ardore ignis, le tinche si spappolano, i polli in cottura diventano carbone.

PRETE - Cosa? ah, villanzone...

CUNIPERT - Ci rivedremo al suono delle trombe!

PRETE GIOVANNI - Dove vai adesso... vieni qui, vieni qui, non mi sfuggirai, ti seguir in capo al mondo. E voi, stupide chiocce, che avete fatto della mia cena? (LE DONNE SCOPPIANO A PIANGERE) Tutto bruciato? (QUELLE ACCENNANDO DI S) Ora lo faccio io il finimondo. (LEVA IL BASTONE E RINCORRE L'OSTE CUNIPERT, CHE SI ALLONTANA TRABALLANDO, CON UNA PINTA IN MANO) Pezzo di ubriacone!

CUNIPERT - No, ferma ferma prvi, tant s'al mond al finiss s'ta mangiat da f?

(LO STUDIO DI DAVIDE: VI GIUNGONO ANSIMANDO CARLINO E SIRO, APPENA SFUGGITI ALLA FOLLA)

SIRO - (APPOGGIANDOSI A UNA PARETE, DA'UN SOSPIRONE DI SOLLIEVO, VEDE PROSDOCIMO E CORRUGA LE SOPRACCIGLIA, GUARDANDO CARLINO ALLIBITO; POI SI RITROVA CON LO SPADONE E IL FAGOTTO IN MANO, TORNA A GUARDARE CARLINO E SCOPPIA A RIDERE) - Questo  proprio uno schifo di citt. Quando mai ci sono tornato.

CARLINO - E volevi lasciarci gli altri. Di qua, di qua. Infilati qua dentro. Anduma prest!

SIRO - Ahi, la testa!

CARLINO - Ma sta attento.

SIRO - Un momento. Fammi prendere un po'di fiato. Quel disgraziato di Oliva!

CARLINO - Eh, la predica sulla fine del mondo gli ha dato forse la sola gioia della sua vita. Anduma, anduma.

SIRO - Ma dove diavolo mi stai portando?

CARLINO - Presto lo saprai.

SIRO - Quando faremo la morte del ratto.

CARLINO - Prima tanta chiacchera, e adesso tremi.

SIRO - Ho brutti presentimenti.

CARLINO - Vieni gi di qua. Ecco.

SIRO - (CERCANDO DI RIFARSI A SPESE DI CARLINO)  Ecco! Ma cosa ti  sognato di infognarti in questo buco? Dove siamo, come ne usciremo?

CARLINO - Maledetto rompiscatole!

SIRO - Io ho mantenuto la parola, ma quasi me ne pento (CON INTENZIONE): quando si hanno progetti come i vostri, non si filano le bionde! Per voler fermare Oliva, hai rovinato tutto!

CARLINO - L'avrei fatto per chiunque.

SIRO - Boffa ch ch'gh' negar! Per quanto mi spintonassi, spadone e fagotto non li ho mollati.

CARLINO - Questa roba  meglio nasconderla, ma non qui.

SIRO - Aspetto di saper dove.

CARLINO - Vieni di qua.  (PAUSA - SPOSTA PROSDOCIMO: APRE LA PORTA: SI ODE LO SCROSCIO DI CARONA) Ora avrai capito anche dove siamo.

SIRO - Ho capito che siamo in una gabbia di matti. Ci manca una strega a cavallo di una scopa. Ah, ma allora possiamo filarcela!

CARLINO - Dipende da come sai cavartela a nuoto.

SIRO - Ma questa non  la roggia Carona?

CARLINO - Hai detto.

SIRO - Avevo sempre creduto che fosse una favola. Che umido. Ma questo  un fossetto.

CARLINO - Gi, bravo: io pianto il maglio sulla roggia grande; questo  un canale di riporto, no? Qui sono solo e debbo impegnarmi.

SIRO -  una fucina completa. A Milano trovi subito. (RENDENDOSI CONTO) Mi aspettavo che avessi qualche sorpresa quando mi hai fatto cercare.

CARLINO - Altrimenti non avrebbe avuto senso. Per prima voglio le garanzie, poi fuori tutto: o si cambia per migliorare o si rimane servi di bottega.

SIRO - Hai visto la mia spada...

CARLINO - S, s: l'ho vista, ma io ai simboli ci credo poco; con la spada, se non hai altro, puoi grattarti la rogna.

SIRO - Ariberto vuol fare di Milano la citt regina d'Europa; un popolo meraviglioso di uomini che sanno lavorare e per questo si rispettano l'un l'altro. Di questi cessi, qui intorno, noi faremo strame.

CARLINO - Sembra che anche tu ci sia nato, in questi cessi.

SIRO - La mia patria deve meritarsi il mio amore, non il mio odio.

(PASSI DI CORSA SULLE SCALE)

SIRO - Ma chi viene?

CARLINO - (SPINGENDOLO)  Mettiti qui e sta calmo.

(PORTA CHIUSA)

MARIANNA - Carlino.

CARLINO - Eh.

MARIANNA - Carlino.

CARLINO - Marianna, s...

MARIANNA - Cosa s? Perch hai affrontato Oliva a quel modo? Perch?

CARLINO - Perch? E se lui ti toccava? Perch?

MARIANNA - (BULLA)  Se mi toccava prendevo la lebbra.

CARLINO - Ah, ah!

MARIANNA - E se tu toccavi lui?

CARLINO - Prendevo la lebbra anch'io.  (RIDE)

MARIANNA - Quando scappiamo?

CARLINO - Scappare? Ho una paura sporca che vada tutto in malora.

MARIANNA - E allora, che stiamo qui a fare?

CARLINO - Non lo so, non so pi niente io. Una gran confusione in testa; mi son capitate pi cose oggi che in tutta la mia vita.

MARIANNA - (OFFRENDOSI)  Prova a baciarmi.

CARLINO - Chi io?

MARIANNA - S, tu.

CARLINO - (PAUSA)  Ma guarda che mani sporche che ho.

MARIANNA - Non fare il pignolo. Dammi un bacio, dai.

CARLINO - Io... io... io...io... baciare te...

MARIANNA - Ahi s. Sta fermo con le mani, non puoi fare una cosa sola per volta?

CARLINO -  che non sono molto pratico di ragazze, io. Baciare te... (BACIO) Ti voglio cos bene che mi prende il rimorso.

MARIANNA - Perch, se  cos bello!

CARLINO - Ancora?

MARIANNA - Ancora, dai.

CARLINO - (RUMORE BACIO)  Dio Cristo, Dio Cristo ma la vuoi capire che sono un fabbro?

MARIANNA - (RIDE)  Ma se l'ho capito al punto che mi considero tua socia.

CARLINO - Il mondo  ancora e sempre di chi sproloquia il latinorum. Tu sei giovane, sei una Bassani mezza matta come tuo nonno e tuo zio. Tu non puoi sapere quante umiliazioni sentirsi utili e trovarsi di fronte un muro. Meglio rendi e peggio ti trattano, per non doverti riconoscere nulla.

MARIANNA - Allora, perch ti dai tanto da fare?

CARLINO - Mi preparo a vivere...

MARIANNA - Ecco, con me, con una Bassani mezza matta come suo nonno e suo zio.

CARLINO - Dio... Ma tu, veramente...

MARIANNA - (OFFRENDOSI)  Sissignore, io veramente. (GLI GETTA LE BRACCIA AL COLLO)

CARLINO - Allora io (INSPIRANDO E IMPETTENDO)  allora io spacco tutto!

(BUSSANO)

SIRO - Derva la porta alura che c' un umido qui.

CARLINO - Un momento.

MARIANNA - (SENTENDO BATTERE ALLA PORTA SU CARONA) Io veramente, amore: a presto, devo andare.

CARLINO - Sta attenta, eh?

MARIANNA - Anche tu.

(MARIANNA SE NE VA)

(BUSSANO)

CARLINO - S, s, vengo subito.

(PORTA FUCINA)

SIRO - (PICCHIANDO SPAZIENTITO)  Sento venirmi su l'umido dagli stinchi!

CARLINO - (GLI APRE)  Tu ti lamenti dell'umido -  io sono qui che brucio.

SIRO - Ma tu credi veramente che ce la faremo a rimetter fuori il collo?

CARLINO - Se non finisce il mondo, garantito!

SIRO - (STARNUTENDO)  Intanto io mi prendo l'influssione.

CARLINO - Macch influssione.  (TOGLIENDO UNA BROCCA DALLA SCANSIA PRESSO IL CAMINO) - Questa  sgnappa di Broni: ce ne facciamo un gotto. Bevi prima tu (BEVONO) e brindiamo a tutti noi.

SIRO - A te e alla bionda.

(SI PICCHIANO SCHERZANDO)

REGISTA-BASSANI - Sono qui, nel mio orto, e mi attardo nella notte non so se a preparare la lezione per domani, o se  per finire la tazza del mio vino. La lezione, altre cose mi sento di dire, in questi momenti, ai miei allievi. Il Vescovo Conte Ariberto sconvolger le norme civili, ma la gente lo segue. Potr anche fallire, ma il suo intento  umano,  civile. I milanesi stanno attuando una vera e propria rivoluzione fondata sull'uomo e sui diritti che gli vengono dal lavoro. L'era dei privilegi sta per finire: chi ne difende la sopravvivenza si condanna a morte, questo  assodato. Un giorno chi studia le vicende degli Stati e dei Popoli ne terr conto come di una rivoluzione alla quale dovremo tutti prendere parte. Specialmente noi che non godiamo ancora di una dignit civica e politica.
 gi notte inoltrata, quando viene da me il rabbino Giuseppe Levi.

RABBINO - Ho brutte notizie. Hanno insultato e malmenato due nostri notabili oggi in Cavagneria. Il banco di Melchisedek in Strada Alta  stato saccheggiato. Buon per lui che si aspettava il colpo. La fama che ci stanno creando  pericolosa. Dai pulpiti ci si accusa ancora una volta di aver assassinato Cristo.

DAVIDE - Il solito ritornello dei tempi di emergenza.

RABBINO - Ze elbl le Adonai. Tuo cognato, Marco Bellisomi, ti accusa presso il Conte Camerario di tener mano alle spie milanesi. E accusa noi tutti di tener mano a te.

DAVIDE - Questi violenti e avidi sentono che sta per finire la loro pacchia, e tutti i motivi sono buoni per tentare di conservarla, anche quello della fine del mondo. Ma il mondo non pu certo finire con loro. Ne sono cos sicuro che fino all'ultimo lotter per respingerne anche l'idea.

RABBINO - Anz lo mecc, sum dvr tv.

DAVIDE - Fai benissimo ad aspettarti il peggio. Per ti prego, non rinfacciarlo a me solo. Noi siamo le vittime e insieme gli agenti del grave disagio che incombe su tutti. Dio sa quanto mi costi pensarlo, ma qui, veramente, siamo giunti alla fine. Avremo sussulti, scosse, ribellioni proterve - aspettiamoci ogni brutta cosa.

RABBINO - Io vorrei sapere se risponde a verit che hai ospitato un transfuga di Milano; se a salvare quel disgraziato si  messo Carlino Vittadini, come si  riferito al Camerario, se lo stesso Vittadini ha preso il largo dalla bottega, riparando a Milano.

DAVIDE - Quel milanese e Vittadini sono fuggiti e non sappiamo nulla di loro. Falso che io abbia conosciuto quel milanese - non dico soccorso o incoraggiato.

RABBINO - Bellisomi ha parlato di trame sleali, anche nei confronti della sua vita privata, di progetti che a lui sono tenuti nascosti.

DAVIDE - Sinceramente vorrei che Marianna fosse mia figlia per darla a Carlino. Presa lei  di sicuro, e Carlino anche, ma in questo momento ho preferito allontanarla col pretesto di accompagnare mia madre a Monte Bruciato. Star fuori per qualche giorno. Come vedi, anche da questo lato, Bellisomi non ha niente da rimproverarmi. E poi non temere,  in mia mano. Le terre e le case appartengono ai Bassani nella misura di due terzi. Dunque sono di Marianna e non sue. Io non acconsentir mai ai suoi sordidi piani: dare mia nipote a quel Belcredi, che per contro gli dar sua figlia e ne diventer suocero. Mah s, Marianna poi, suocera di suo padre?

RABBINO - (CON UN LIEVE SORRISO)  Tu giochi grosso, e induci tutti noi a diventare il tuo rischio.

DAVIDE - Io gioco per tutti voi e tu lo sai benissimo.

RABBINO - Vorrei crederlo sempre, amico Davide.

DAVIDE - Vittadini  la nostra sola carta.

RABBINO - Baster per convincere Ariberto?

DAVIDE - Porteremo ad Ariberto Carlino ed altro: ma i patti dovranno essere chiari: libera sinagoga in Milano e un quartiere tutto nostro. Banchi dove ci aggradano. Interventi lombardi nelle congregazioni genovesi. Argini e alzaie lungo il Ticino fino a Sesto Calende. Comunicazioni dirette con l'Europa centrale. Il ferro della Mosa, se Genova non mantiene sgombro il Tirreno fino all'Elba.

RABBINO - Tutto questo impoverir il mio gregge fino a rendere inutile il tempio.

DAVIDE - Alla lunga questa nostra vecchia citt rimarr come spenta fra le sue mura. Le ha elevate l'ingordigia, le abbatter l'egoismo. Rimarremo noi soli ad invecchiare in queste contrade pi antiche del nostro sangue. Caro Giuseppe Levi, non so vedermi lontano da questo mondo che pure mi sembra esausto. Il suo stesso vecchiume ci viene a noia, ma - riconosciamolo -  buono. I malevoli ci dicono "erranti" perch ci condannano loro stessi a migrare perseguitandoci. Un giorno siederemo sul nostro cervello e vagheremo soltanto con il pensiero. Sar la favolosa atarassia degli stoici, il dolcissimo nulla.

RABBINO - Rajonot el hem ertic veloj Jhl lsmoa.

DAVIDE - Fammi grazia di non tacciarmi di eresia. Venerabile amico, noi siamo cresciuti assieme dai primi giorni di vita. Siamo stati circoncisi sullo stesso tavolo sacro. Mia madre ha voluto che lo fossi, e poi, segretamente mi ha battezzato cristiano. In sinagoga vengo alla festa di Purim, quando tutti gli ebrei immolano l'agnello e tingono gli stipiti. Non sono sempre sicuro che mi piaccia. Il mio Dio abita un cielo sempre pi alto. La sua voce si confonde talora con la mia coscienza. Ma chiss se davvero si degna di giungere fino a queste bassure. Guardo agli uomini come ai miei simili in tutto e all'avvenire con un distacco di cui mi pento ogni volta che pongo me stesso al di fuori della mia cerchia familiare. Mi sono convinto che a questo mondo tutto si paga, l'amicizia e il bene, la vendetta e il perdono. Ho imparato da mia madre a non nuocere perch nessuno mi nuoccia. Mia madre mi esalta per puro egoismo mio. Tu mi devi scusare se mi piace sentirmi suo figlio.  una contadina della bassa. Ha sposato mio padre credendolo pi povero di lei. A parte mia madre, posso rivalermi come giudeo ricordando che Saulo da Tarso  il vero filosofo di una dottrina che ha rifatto vergine il mondo. Ecco, mi verrebbe da ribattere ai rissanti, che prendono a pretesto di odio l'esecuzione del Golgota: noi - mah, e diciamo pure noi - vi abbiamo crocefisso il Cristo, ma voi ci avete decapitato San Paolo. Inoltre la crocefissione era tipicamente romana e non ebrea: dunque rimane un simbolo di rivolta a Roma, cio alla capitale di un mondo ormai vecchio e superato.

RABBINO - Ot Rasf hat le Cefa.

DAVIDE - (SORRIDE) Simone Pietro era un povero pescatore e lo ha dimostrato. La grazia di cui si bea anche mia madre lo illuminava ma non era sufficiente a strappargli dalla pelle le miserabili grinze del ghetto: per lui il cristianesimo era un affare privato dei giudei: niente di universale, niente di veramente grande: cos mi scuseranno i teologi, e tu, venerabile rabbino, se io mi glorio di aver avuto Saulo e non Pietro come connazionale... teorico.

RABBINO - Mahscavt Adonai ahart.

DAVIDE - Molto bene. Tu sei teologo e io medico... e chiss cosa. In realt non vorrei essere nulla. Il mio stesso mestiere consiste nell'utopia. Lottiamo per denaro contro il male fisico e scongiuriamo, direi anzi esorcizziamo, condanne che non sono le nostre. Vedi che strano animale  l'uomo. Si considera simile a Dio ma soffre di bugnoni e di cachessia.

ROMILDA - Davide Bassani.

DAVIDE - Romilda, cosa vieni a fare qui e a quest'ora?

ROMILDA - Marianna non ha voluto restare a Monte Bruciato con tua madre, e non  rientrata a casa. Marco Bellisomi... sospetta che sia venuta da te.

DAVIDE - Tornatene a casa, Romilda, assicura mio cognato, Marco Bellisomi, che... che... vai, vai, vai. (ROMILDA SI ALLONTANA) E noi - fra tanti fastidi - dissertiamo di teologia, venerabile amico Levi!

RABBINO - (CON UN SORRISO) Tua nipote  la sola che non si preoccupa di nulla.

DAVIDE - So io che cosa le preme in questo momento.

RABBINO - Ma se l'altro  scomparso dalla terra!...

DAVIDE - Questa la raccontiamo al Conte Camerario. (RIDE) Ti faccio strada, venerabile amico, e speriamo per ora che gli armati siriani siano leali e che guardino attentamente le nostre porte. Per il prezzo, non disperiamoci. Importante  sentirsi almeno sicuri in casa nostra.

REGISTA-BASSANI - La notte cominciava a mutarsi in alba ed io mi precipitai l, dove sicuramente stava avvenendo o era gi avvenuto quanto avevo previsto. Ma non potevo essere solo.

SIRO - Che giornata, ho ancora tutto l'umido proprio qui nella rotella dei ginocchi e di pi nella sinistra... ma anche la destra per... ahia!

CARLINO - Prendi i sacconi che andiamo a dormire.

SIRO - Dove sono?

CARLINO - Dove vuoi che siano? Sotto il tavolo.

SIRO - Eh gi, che stupido a non averci pensato prima. Ahia! ci ho l'umido anche nella schiena. Eccoli qua.

CARLINO - Prepara anche i cavalletti per i sacconi. Le assi sono l e i cavalletti di l.

SIRO - Nient'altro? (PREPARA PER DORMIRE) Ma devo lavorare io solo? Come padrone devi essere una bella carogna.

CARLINO - Non sto facendo il padrone. Sto pensando.

SIRO - Fatto?

CARLINO - Prendi le coperte. Adesso coprimi e copriti, visto che soffri tanto il freddo e l'umido...

SIRO - Ah.

CARLINO - Ah.

(SI DISTENDONO)

SIRO - Buonanotte!

CARLINO - Buonanotte a te; io non potr dormire, troppi pensieri.

SIRO - Io crollo, buonanotte... per per quel tuo maglio occorrer meno gente a bottega.

CARLINO - Nessuno mi vieta di avere pi di un maglio in funzione.

SIRO - Hai delle idee in grande.

CARLINO - Almeno quelle. (SBADIGLIA) Lasciami pensare.

SIRO - S, s, non ce la faccio pi, mi si chiudono proprio gli occhi. Buonanotte.

CARLINO - Buonanotte.

SIRO - Certo, la trovata degli stemmi smaltati avr esito fortunato.

CARLINO - Lo stemma si chiamer pavese: pi stemmi uniti formeranno il gran pavese: in tutto il mondo dovr chiamarsi cos.

SIRO -  buona l'idea di avvitarli gi fatti. Che sonno, non ce la faccio pi. (CARLINO DORME) Carlino! Ho tristi presentimenti.

CARLINO - Eh!!

SIRO - Carlino forse non sono i presentimenti... sono le anguille. Eh, cotte cos sulla brace non le ho mai digerite bene: sono troppo grasse.

CARLINO - Sta'a vedere che ho pure colpa di aver procurato il pesce. Dormi, dormi, dormi.

SIRO - Eh, Carlino, almeno rimontasse qualche buon temolo...

CARLINO - Domani, vedrai che domani rimonta.

SIRO - Ges, come ti impegni per tenermi su allegro. Io se non rido prima non dormo poi. (SI AVVOLGE IN UNO STRACCIO E SI FA IL SEGNO DELLA CROCE)

CARLINO - Spegni il moccolo. Spegni il moccolo! (SOFFIA)

(PASSI SULLE SCALE)

SIRO - Eh? Chi viene?

(SI VEDE IL TREMOLARE DI UNA LUCE NELL'ANDITO: ENTRAMBI SI METTONO A SEDERE SORPRESI)

CARLINO - Non sar?

SIRO - Se  ancora lei, io di l all'umido non ci vado pi.

MARIANNA - Carlino, Carlino.

CARLINO - Marianna!

MARIANNA - Dormi?

SIRO - S, dorme.

MARIANNA - Allora sveglialo!

SIRO - Eh gi, eccoli qua i brutti presentimenti.

MARIANNA - Se siete gi a letto spogliati, tu Siro vai subito di l.

CARLINO - E io?

MARIANNA - Vieni ad aprire, no?

CARLINO - Vengo, vengo.
(PORTA APERTA)

SIRO - Posso almeno portarmi il pagliericcio?

CARLINO - Tutto quello che vuoi, va va.

SIRO - (CADE) Ahia  buio qui! (PORTA) Morire di reumi alla mia et!

MARIANNA - Prenditi pure una coperta in pi, la mia. Sei un milanese fortunato.

CARLINO - E tu Siro, cosa dici?

SIRO - Kpet. Addio, adesso io vado in spiaggia.

MARIANNA - Sta'attento alle bisce, neh!

SIRO - Ma cosa c'entrano le bisce?

MARIANNA -  pieno.

SIRO - Allora io non ci vado.

MARIANNA - Su, su, vivi e lascia vivere.

SIRO - Lo so che non  vero niente. Io so che sono a Milano, che dormo e che sto sognando. Ahia!

CARLINO - Ma cosa c'?

SIRO  - Niente, niente.  che cos al buio volevo aprire la porta col naso.

CARLINO - Aspetta che ti accendo il lume. Ecco fatto. Buonanotte.

MARIANNA - Buonanotte.

SIRO  - Buonanotte.

(RUMORE PORTA)

CARLINO - Sei tanto cara, Marianna, che non oso.

MARIANNA - Lo sapevo che sotto sotto sei davvero un timido.

CARLINO - Avrei voluto aspettare di maritarti...

MARIANNA - Che pignolo, sei pronto per essere fatto milanese. Sono tutta rotta per i traballamenti del calesse: portami tu sul letto.

CARLINO - Marianna...

MARIANNA - Carlino...

SIRO - Spegnete il lume, almeno! Che passa dalle filiture: io con la luce non dormo.

MARIANNA - Va', va'a spegnere, ti aspetto.

CARLINO - Ah s, vado. (SPEGNE IL LUME) Dove sei, non mi orizzonto pi... (INCIAMPA E CADE)

MARIANNA - Sono qui, dai sono qui. Sono qui, dai.

(MUSICA)

DAVIDE - Marianna, Marianna, Carlino! Sveglia, sveglia, sveglia!

CARLINO - Buongiorno dottor... Davide.

MARIANNA - Zio Davide!

DAVIDE - Su, su; cosa fate adesso, vi nascondete sotto le coperte? C' qui un reverendo con me e voi dormite abbracciati alle cinque del mattino!

MARIANNA - Ma tu vai in giro a quest'ora con un reverendo? Non  serio.

DAVIDE - Lo so, ma non ne potevo fare a meno. Alzatevi.

CARLINO - Marianna, e adess?

MARIANNA - Eh, adess... Zio  che siamo qui come due che dormono e non ti aspettavamo.

DAVIDE - Ho capito. Per piacere girati, reverendo Resnati.

RESNATI - Oh se  per me...

MARIANNA - No,  per noi, solo per noi, eh!

DAVIDE - Cerca di capirli, sono molto timidi. Su, volta le spalle, se no quelli non escono fuori dalle coperte.

RES - Uffa! Su, su, alzatevi!

MARIANNA - Carlino, no, no, quella  la mia camicia.

CARLINO - Ahi, e adesso io non trovo pi i miei pantaloni.

MARIANNA - E io non trovo pi la sottana.

RESNATI - Guardate che io conto fino a 31 e poi finisca il mondo, io mi volto.

MARIANNA - Guardiamo sotto il letto e tu Prete Reverendo conta almeno in latino.

CARLINO - Eh gi, eh gi,  tutto qui. Chiss come mai  finito tutto qua sotto.

DAVIDE - Gi, chiss come mai. Girati pure Resnati.

RESNATI - Orpo che sberla di figlia: non bisognerebbe mai voltare le spalle a niente nella vita.

DAVIDE - Questa  mia nipote.

MARIANNA - Riverisco.

RESNATI - (ACCENNANDO A CARLINO) E questo  lo sposo?

CARLINO - Carlino Vittadini, maestro di fucina.

RESNATI - Fatti animo, figliolo: Iddio favorisce e premia i buoni.

CARLINO - Non ho ancora capito bene.

MARIANNA - Ah, ma ce ne metti. Il reverendo teologo ci vuole sposare.

RESNATI -  meglio,  meglio.

CARLINO - Pensavo di dare ben altra solennit a questo mio passo...

MARIANNA - Santo Cielo, che rognoso di uno!

RESNATI - Sacramentum ubicumque solemne.

CARLINO - (GUARDANDO MARIANNA) Ma ne avevamo mai parlato?

DAVIDE - Con tipi come voi, c'era proprio da parlarne prima!

RESNATI - Matrimonium de necessitate, semper sacrum, semper admirabile! Hai pensato agli anelli?

DAVIDE - S, mia madre ne ha una vera scorta: eccone due che mi paiono adatti.

RESNATI - Optime: matrimonium de necessitate cum anellis rogitoque.

DAVIDE - Sar io stesso a rogare l'atto: avr vigore giuridico alla tua e alla nostra firma.

RESNATI - Visne Carole de Vittadinis uxorem ducere Mariam Annam de Bellisomis?

CARLINO - Io dico di s. E tu, Marianna?

RESNATI - Et tu Maria Anna de Bellisomis, visne uxor duci a Carolo de Vittadinis?

MARIANNA - S.

RESNATI - Ego vos in matrimonium coniungo ad maiorem Dei gloriam, ad perpetuandam speciem, libero procreando. Crescite et multiplicate.

DAVIDE - Il teologo  ottimista, pensa che abbiate altro da fare...

RESNATI - Davanti a testimoni autorizzati, Davide Bassani, protomedicus, e... e il secondo testimonio dov'?

CARLINO - Il secondo testimone...

TUTTI - Siro, Siro, sveglia, sveglia, su vieni!

(RUMORE PORTA)

SIRO - Ma cosa c', ma se gh'?

RESNATI - Il nome tuo.

SIRO - Siro Carpani. Perch?

RESNATI - Sirus de Carpanis, faber...

SIRO - A me.

RESNATI - ... sacramentum declaro actum: ...

SIRO - Oh Signur!

RESNATI - ... te, Carole de Vittadinis, teque, Maria Anna de Bellisomis, in aeternum coniunxi: pone anellum, domine Carole...

MARIANNA - Ahi, fa'piano, che  stretto!

RESNATI - ... tu quoque, domina. (I DUE SI INFILANO L'ANELLO) Perisca il mondo, se proprio cos vuole il Signore, ma perduri l'amor vostro. (CAREZZA LA SPOSINA UN PO'LUBRICAMENTE) Il mondo trema, carico di peccati, ma le colombe volano intorno a voi, foriere di speranza e di feconda pace. Ora poniti in capo il tocco, Davide Bassani, e redigi l'atto, che non mi si prenda per celebrante di comodo.

DAVIDE - Marianna  la mia unica erede e Carlino Vittadini mio socio di bottega.  tutto pronto, non c' che da sottoscrivere: a te, Marianna. (MARIANNA FIRMA) E adesso a te, Carlino. (CARLINO FIRMA)

RESNATI - A me, a me, a me. (FIRMA) E adesso i testimoni. Prima a te, Davide. (PASSA LA PENNA A DAVIDE CHE, AVENDO FIRMATO, LA PASSA A SIRO) Tocca a te, Siro Carpani.

SIRO - Cosa? Pensare che di l dormivo cos bene e qui devo firmare. (IMBARAZZATO) Io non so scrivere.

RESNATI - Basta fare una croce.

SIRO - Grossa quanto?

RESNATI - Fai tu, basta che ci stia qua sopra, ecco.

(SIRO FIRMA)

RESNATI - Piano, piano.

DAVIDE - Ora beviamo. Reverendo, beviamo ai figli che verranno e a tutti noi.

(BEVONO)

RESNATI - Buono, ohi! Finisca il mondo ma ch'io veda prima il fondo di questa botticella croatina di Monte Bruciato: si sente.

DAVIDE - Hai davvero buona memoria palatale: peccato si sia tutti digiuni...

(IMPROVVISAMENTE RINTOCCA UNA CAMPANA A MARTELLO; SUONA UNA TROMBA D'ALLARME; SI ODONO GRIDA DI MINACCIA E DI SPAVENTO. MARIANNA SI AGGRAPPA A CARLINO CHE LA CONFORTA. RUMORI DI FOLLA E CAMPANELLA DI ALLARME)

DAVIDE - C'era da aspettarselo.

MARIANNA - Ma perch proprio ora?

CARLINO - Sta'buona, Marianna: qui non arriva nessuno.

RESNATI - Figlioli miei, che Dio vi assista dall'alto dei Cieli.

SIRO -  l il guaio: lui sta in alto e noi siamo qui all'umido.

RESNATI - Abbiate fede: salutem vobis.

MARIANNA - (BACIANDOGLI LA MANO ) Salute.

CARLINO, SIRO - Salute Reverendo. Reverendo.

DAVIDE - Ti accompagno, reverendo Resnati.

CARLINO - Eh, il ghetto  minacciato da ogni parte: prepariamoci a giorni duri. Marianna, io ti avrei aspettato anni pur di non saperti in questi pericoli.

MARIANNA - Fossi venuta prima!

CARLINO - Sei molto cara, ma qui ti dovrai adattare. Qui stiamo e qui restiamo finch non sia possibile tagliare la corda.

SIRO - E io cosa faccio? Non dovr mica dormire sempre in spiaggia?

MARIANNA - Ma no, va'! Far conto di essere gi una vecchia moglie.

CARLINO - Oh sta'su con la vita, compare! Cose strane a questo mondo ne dobbiamo vedere ogni giorno. Io non so come n perch, ma non riesco a sentirmi allarmato pi che tanto. Dio, se esisti come io credo che esisti, guarda a noi. Ti onoreremo nel lavoro, nel sacrificio, nell'amore e nel bene. Se il mondo dovr perire in un mare di fuoco, io qui con queste mie mani costruir un'arca profonda come l'abisso, rafforzer le murate con il ferro, ne protegger la carena con l'acqua che vince il fuoco. I nostri figli dovranno crescere liberi al sole. Signore Iddio, se mi senti come io credo che mi senti, benedici me e questa mia donna che amo, benedici i nostri figli.

REGISTA-BASSANI - Sono passati cinque mesi: adesso  inverno, fa molto freddo. Carlino ha fatto del mio studio una vera e propria arca contro il temuto diluvio di fuoco: le volte sono sostenute da possenti travature di legno e di ferro, alle pareti sono addossate altre pareti che coprono del tutto il vano della finestra, la porta di fondo e la ruota di Carona. Queste pareti sono mobili: la grande ruota di un argano idraulico le pu spostare facilmente.

(CANZONE MARIANNA)

(ARGANI IN MOVIMENTO)

CARLINO - Ecco qua, tutto a punto. Vedi queste ruote, Marianna? Sono argani idraulici. Come riesco a  muovere il maglio, per pesante che sia, cos posso affiancare travi e piastre di ferro alle pareti, dove rompono le porte e gli svasi. Potrebbe venire chi vuole, non potr mai passare.

MARIANNA - E se viene la fine del mondo, di questo mondo, noi ne faremo cominciare un altro, poi usciremo a gridare a tutti che questo mondo nuovo  nostro. Carlino, tu mi devi credere sempre. Ahi ahi, le reni! Non le sento pi!

CARLINO - Sdraiati un poco.

MARIANNA - Se mi metto coricata, mi vengono i cattivi pensieri.

CARLINO - Per colpa mia?

MARIANNA - No, no, quelli non sono mica brutti pensieri! Ho bisogno di guardarti sempre per non pensare al peggio.

CARLINO - Cosa non farei per portarti fuori da questa maledetta cantina!

MARIANNA - Io non so rassegnarmi che debba nascere qui dentro.

(CAMPANA D'ALLARME)


CARLINO - Lo so, ma stai quieta... Eppure un giorno ripenseremo a tutto questo e vedrai che ci prender la malinconia. Qui ti ho incontrata, qui sei stata mia, qui si  dischiuso un seme, il nostro, che avr la sua primavera. Cristo, sono stato pi felice in questi pochi mesi che in tutta la mia vita!

(CAMPANA FORTE)

MARIANNA - Carlino, se questa benedetta primavera venisse un po'presto! Dio quella campana! E zio Davide, eccolo l, legge come fosse all'ombra della sua pergola a Montebruciato.

CARLINO - Magari stringe anche lui, ma neanche una piega! Vero zio Davide?

DAVIDE - Eh?

CARLINO - Dico, tu tranquillo, eh?

DAVIDE - Certo! Se tutto dovesse saltare, ardore ignis o altro, tanto vale aver seguito fino all'ultimo i propri spassi, che per me sono lo studio e la conoscenza della cose. Qualunque cosa debba succedere poi, anche questa notte dovr pure passare!

MARIANNA - Il ghetto  chiuso e assediato da tutte le parti e molti sono gli ubriachi: non li ferma n il freddo, n la paura! Quelle voci che si ripetono continuamente: giudei, uccisori del Cristo! E gridando questo le canaglie di mio padre e di Belcredi stanno assaltando le nostre case e offendendo i nostri morti. Si eccitano gli uni con gli altri!

CARLINO - Povere vittime! Strepitano alla fine di tutto e di tutti: polvere siamo e polvere ritorneremo. Ah! Gli uomini si illudono di migliorare gli animali accoppiandoli secondo ragione, ma non pensano mai di migliorare s stessi! Un giorno, sento io, dovr essere fatto.

MARIANNA - Ma intanto questa  la notte: mille e non pi mille! Morire uccidendo e saccheggiando  pi da uomini! Sia vendicato il Cristo nella notte che ci riporta a lui. Le porte del Paradiso ci verranno spalancate subito in faccia.

DAVIDE - Abbiamo messo in croce il Figlio di Dio rifiutandoci di riconoscere in Lui il Messia. Questa colpa rimarr senza perdono finch l'ingiustizia e la cattiveria umana verranno giustificate da una fede cos fervida.

MARIANNA - Ne parli come se di quella colpa ne fossi veramente convinto.

DAVIDE - Quale maledizione ci perseguita, quale dannazione ci umilia! Ahim! Vaghiamo per il mondo con il peso di un destino troppo superbo per non inorgoglirci a nostra stessa condanna. Noi non abbiamo pi fede se non per noi soli, il nostro dialogo con Dio  troppo esclusivo per non destare avversione. Vi ripeto: confondiamoci con la gente che fino a ieri, considerata vile da noi, ci ha angariato e perseguitato quasi a ragione. Lottiamo per i diritti di questa gente e sar come lottare per i nostri. Deponiamo questa insulsa superbia che ci deriva dal sentirci non isolati soltanto, ma reietti... Eh, se fossimo confusi con questi malvagi che ci offendono: che sarebbe invece di noi, se vivessimo a Milano, se pensassimo a lavorare sempre di pi e meglio per accrescere la nostra libert? Ed  questa, per voi, solo questa la realt:  che Ariberto vi aspetta voi e quanti altri vogliono della comunit e avrete la bottega e i materiali da lavorare e all'occorrenza anche denaro per cominciare subito.

MARIANNA - Per Ariberto  a Milano.

CARLINO - E noi a Milano andremo. Queste travature che ho montato terranno contro tutto e contro tutti! Si presenti chi vuole! Di qui non si passa! E Siro: quella sua smania d'andar via gli ha fatto trovare i ferri giusti. Se quel passaggio che sta aprendo nel muro romano all'invaso di Carona d, come secondo lui dovrebbe dare, oltre il ponte vecchio e immettere in Ticino, ce ne andiamo tutti.

MARIANNA - Basta! Come se non avessi capito che volete tenermi su allegra! Almeno finissero questi maledetti rumori!

CARLINO - Marianna, fino a un momento fa eri tu a darmi forza.

MARIANNA - Uno non si pu dare pi della forza che ha!

CARLINO - Vieni qui, Marianna! Stai brava! Lo so bene che ti preoccupi per lui - il bambino - ma non credere, sai, di giovargli. Se ti agiti, lui si agita dentro di te, se provi pena, lui ne prova; se poi ti ammali, si ammala come te, n pi n meno! E se tu sternuti, anche lo sternuto rif nel tuo ventre!

MARIANNA - Nascer una talpa, un gobbettino grinzoso e coperto di muffa!

CARLINO - Ehi, roba mia, sarai matta!

(SIRO RINCORRE UN UOMO)

SIRO - Fermati, fermati! Ma dove vuoi andare?

PEDAR - P p...

DAVIDE - Cosa?

PEDAR - Pi... pie pi tah!

SIRO - Dammelo qui che lo strozzo!

MARIANNA - Chi strozzi tu?

SIRO - Sei una spia!

CARLINO - Perch scendevi gi per Carona?

PEDAR - Soss sossn cacc caccad...

DAVIDE - Non mi dire che sei caduto in Carona e ci sei rimasto anche dopo l'invaso.

PEDAR - Pep pep-sc...

SIRO - Io lo strangolo!

DAVIDE - Sta'calmo, Siro. Un uomo ha diritto di difendersi, finch... non gli mancano gli argomenti.

PEDAR - (SCROLLA IL CAPO FIDUCIOSO) Gog gog fredd!

DAVIDE - Ha freddo. Muovi l'arca, Carlino: questo ranocchio non deve prendere aria.

(COME CARLINO HA COPERTO LE DUE PORTE, LASCIA IL POLSO DI PEDAR)

DAVIDE - Scaldati un po', ci hai pure i tuoi anni, eh, pastrugno?

CARLINO - Se aspetti che finisca, passa un altro anno.

SIRO - (SPINTONANDOLO) Dimmi subito cosa facevi e chi ti manda.

(PEDAR GUARDA SMARRITO DAVIDE)

MARIANNA - Lascialo, Siro! Va un po'meglio?

PEDAR - Sum ba ba bagnat - vestit.

CARLINO - Vuole cambiarsi. Prendi qui! Per adesso prendi questi.

PEDAR - No no, stra strasciad noe noeuf.

SIRO - Mai visto nulla di pi balzano. Quello ci viene a spiare qua e noi gli diamo i vestiti. Che gente siete mai: per forza vi maltrattano.

DAVIDE - Adesso non sprechiamo parole.

MARIANNA - Si fa gi tanta fatica a tirargliele fuori.

PEDAR - (ASSENTENDO) Coc cocon Pupu Pupuff ani.

DAVIDE - Ah, dicevo bene: con Epifanio, portavi i corpi alla sala anatomica.

PEDAR - Ssss.

DAVIDE - E come mai prendi i bagni a dicembre?

(PEDAR SI METTE A TREMARE)

SIRO - (AVVENTANDOSI GLI RIFILA UNA SBERLA) Vuoi dirlo o no?

DAVIDE - Piano! Ci mette un po'a parlare, ma parla,  vero?

(PEDAR CON UN CENNO VUOL DIRE CHE GLI TAGLIEREBBERO IL COLLO)

MARIANNA - Ma neanche per scherzo: perch ti dovrebbero tagliare il collo?

PEDAR - Tal tatall (IN PAVESE - TARTAGLIATO - SIGNIFICA: "MA SENTI QUESTA")

DAVIDE - Se ti hanno fatto correre questo rischio  evidente che non sono affatto sicuri: sospettano, ma non sanno. Neppure Marco Bellisomi sa, lui che ha dei parenti nel ghetto.

(PEDAR, AL NOME DI MARCO BELLISOMI, FA CENNO CHE PROPRIO DI LUI SI TRATTA)

DAVIDE - Questo  chiaro. Bellisomni ti ha mandato promettendoti mari e monti...

PEDAR - Mammava'.

DAVIDE - Neanche per soldi hai fatto questo?

PEDAR - Viv vivin daC daC daC nipert.

DAVIDE - Ah, ho capito, un debito da osteria: e lui te lo abbonava se...

PEDAR - Sss.

SIRO - (BRANCA LO SPADONE) Lasciamelo infilare col mio spadone come si merita.

DAVIDE - (FRAPPONENDOSI) Vedi come stanno le cose. Io ti vorrei vivo, lui ti vuole morto. Che debbo fare? Bisogna che tu mi venga incontro... (COME PEDAR SCROLLA IL CAPO:) Allora io, non solo impedisco che ti tocchino, ma quando finisce questo ignobile carnevale, tu mi vieni a cercare e io ti do un ricco premio. Dico bene?

(PEDAR ALZA LE SPALLE)

SIRO - (ESASPERATO) Signur, signur, che cosa mi tocca di vedere e sentire!

CARLINO - (CHE SE NE STA IN DISPARTE CON MARIANNA) E sta'un po'zitto, rognoso di uno!

DAVIDE - Hai sentito? Quello non scherza...

PEDAR - Mimmi mimmi lans.

DAVIDE - Sicuro: i milanesi hanno la spada facile. Ma tu, ripeto, puoi stare tranquillo. Adesso, hop! torni a nuoto verso il Ticino.

(PEDAR LO GUARDA STRANITO)

DAVIDE - Hai voglia, no? di tornare all'aria.

(PEDAR ASSENTE)

DAVIDE - Molto bene. Ora stammi a sentire. (PRENDE UNA PICCOLA SCATOLA CILINDRICA, QUASI UN TUBO) Questo bussolotto contiene un messaggio importante: carte scritte, sai? roba che vale un soldo a venderla: per per me e per tutti noi  molto importante. Se finisce il mondo, come dicono certi preti, allora pazienza; se non finisce... qui dentro c' quanto basta per mettere definitivamente a sedere i milanesi e far tornare l'abbondanza a Pavia: tu odierai, spero, i milanesi, vorrai bene a Pavia, sei di qui, no?

PEDAR - (ASSENTE) Sss.

DAVIDE - Molto bene: ascolta anche quest'altro, adesso: il mio bussolotto  sigillato in modo che l'acqua non ci pu entrare. Tu lo metti tra pelle e vestito e lo nascondi prima di uscire di Carona, trovi la gente di Bellisomi che aspetta di sapere cosa hai visto, se non sei annegato... tu fai il tuo bravo resoconto...

PEDAR - Gnegn gnegn... gnent.

DAVIDE - Benissimo. Ti domandano: cos'hai visto? e tu: gnegn gnegn, proprio niente hai visto. Proprio niente. Poi torni a Carona, prendi il bussolotto dove l'hai lasciato e vai di corsa al castello...

PEDAR - (MANIFESTA STUPORE E APPRENSIONE) Oeuh!

DAVIDE - Sei in regola con la giustizia?

PEDAR - Ssss.

DAVIDE - Molto bene. Ti presenti e dici: "Da parte del dottor ottimo Davide Bassani, questo messaggio immediatamente, ripeto: immediatamente al Conte Camerario Ottone".

PEDAR - (FACENDO CENNO COME A DIRE: "E IO?") E e io?

DAVIDE - Tu, niente: quando hai consegnato il bussolotto alla guardia, torni a casa. Se vuoi rimetterti subito in Carona e venire qui, come vedi siamo al sicuro...

PEDAR - (SCUOTE IL CAPO) Ehnn! No no.

DAVIDE - Tanto meglio: aspetterai di tornare quando ci sar l'aria pi netta: e avrai i pavesi sonanti: dico, una pila cos, eh: mica balle. Siamo d'accordo, amico?

PEDAR - (SCROLLA IL CAPO PER ASSENTIRE) Mi s s.

DAVIDE - Adesso non ti do un soldo perch se te lo trovano, tu capisci, ti cruscano subito. Chiaro? E adesso... fa'buon viaggio e felice ritorno!

SIRO - Ma davvero lo lasci andare?

PEDAR - Bere scaldare bere scaldare.

CARLINO - Ah, vuoi del vino?

PEDAR - Caldo caldo.

CARLINO - Ah caldo, e non ce n'!

PEDAR - Allora sgnappa.

CARLINO - Anche la sgnappa. To'. (PEDAR BEVE) Ah, vuoi tenere la fiasca.

DAVIDE - Carlino, portalo tu fino all'ultimo invaso. Aspetta: Marianna, bendalo stretto. Non temere: non devi rispondere a quelli di Bellisomi che non hai visto niente? E allora  tanto chiaro: noi ti bendiamo e tu hai anche il vantaggio di non dover fare il bugiardo.

PEDAR - Posso tenere la sgnappa? (OFFRE IL VISO A MARIANNA)

CARLINO - Puoi tenere anche la sgnappa.

MARIANNA - Be', mi torna il vomito. Come puzza. (LO BENDA IN FRETTA E TORNA AL SUO ANGOLO)

CARLINO - Per di qui, bell'uomo. Sta'tranquillo, non sono milanese io.

(ESCONO I DUE)

SIRO - Ringrazia Iddio, che hanno tutti paura di far male a una mosca.

DAVIDE - Vedi, Siro? Siamo tutti utili a questo mondo. Se quel povero bastardo non si fosse spaventato di te, il dono della vita gli sarebbe sembrato inutile. Invece temeva realmente che tu lo facessi a pezzi.

SIRO - Tu adesso, per, mi prendi per il naso.

DAVIDE - Nossignore: volevo ringraziarti e lo faccio: a ciascuno la sua parte: tu hai fatto benissimo la tua: il ranocchio, se non affoga, mi sar grato: almeno spero.

SIRO - E tu credi davvero che arrivi al Camerario?

DAVIDE - Per il momento  la nostra sola speranza.

MARIANNA - Siro, quando ce ne andiamo? Sentili! Se vengono che ci faranno?

SIRO - Niente ci faranno! Con tutto quel po'po'di lavoro che ha fatto Carlino! Come possono venire?

CARLINO - Mancava che fossimo parenti! Viene da San Zenone! Si chiama Vison, cio Ghisoni come mia madre, mi ha assicurato che far tutto quello che gli ha ordinato il dottor ottimo!

SIRO - Speriamo bene! Non voglio illudermi sul mio passaggio, per mi sembra ancora la cosa pi sicura! Vado a darci dentro! (VA)

MARIANNA - Perch non vai anche tu?

CARLINO - Certo, appena finisco qua.

(GRIDA, RINTOCCHI, COLPI)

CARLINO - Ma guarda lass chi si affaccia alla finestra!

(COLPI ALLA FINESTRA)

MARCO - Davide Bassani, sporco giudeo, dove sei, dottore dei miei calzoni, lercio lenone, ladro e manutengolo! Vedi con quale animo aspetto che perisca il mondo? Sono qui per vederti morire. Io ti conosco, fetida canaglia: il tuo sarcasmo  vilt: menti se dici di non aver paura: la tua sapienza  ignobile strame: e tu morrai, schifoso ratto di fogna, e spero di mia mano. Oh Dio grande e buono, prima di annientarci in te, fammi la grazia di assistere alla sua morte! Tu sai, egli ha distrutto la mia vita, guastati i miei affetti, impedita la mia felicit. Rendimi la figlia, ti perdono ogni offesa, se me la rendi. Fa'che io la veda prima di morire. Ridammela e avrai salva la vita. Sporco giudeo, assassino di Cristo...

MARIANNA - Basta, non ne posso pi!

CARLINO - Ti prego, ti prego,  ubriaco fradicio.

MARIANNA - Se mi vuoi vedere, eccomi, sono qui.

MARCO - Ah, ci sei, eh! Torna subito a casa! Piccola bagascia ignobile, druda maligna: il diavolo ti ha presa e guastata.

MARIANNA - Finiscila! Cerca di capire per un momento solo! Quelle campane rintoccano per la tua ossessione, ma io sono tranquilla davanti a  te! Adesso ho un motivo grande, bello, sublime! La mia scappata (ma s, forse non  stato molto di pi all'inizio), ha subito ricevuto una benedizione solenne. Ora non sono pi una ragazzina: sono una madre, capisci cosa intendo? una madre! E tutti si sentono meno inutili intorno a me! Guarda che cosa ha saputo mettere su mio marito! e non ti dico i miei bravi giudei, quanti scrupoli si sono fatti a cacciare tanti soldi:  un capolavoro, sai? Non  uno scherzo: un sacco di pavesi che la comunit ci ha prodigato, con la morte nel cuore, per a Carlino hanno creduto tutti: il suo piano  complicato, ma buono. Se non avessi atteso un bambino, Carlino sarebbe andato con Siro, quel milanese, fino a Milano, Dio sa dove in capo al mondo! Invece no: sono incinta, aspetto di mettere al mondo una creatura. Hai almeno un'idea di che cosa sia una creatura? Da questa creatura pu rinascere una citt utile al mondo, un regno di pace e di benessere, un avvenire di gloria. Da questo piccolo coso verr magari la salvezza di tutti: non soltanto per noi, bens la salvezza della Lombardia e dell'Italia. Sissignore. Guarda che cosa, guarda quanto pu significare questo moccioso! E verr al mondo come libero cittadino, considerer gli uomini uguali davanti a Dio e ai loro simili: produrr ricchezza e dominer il mondo: cos potente diviene quel moccioso nella mia speranza che elimina le ingiustizie, punisce i tiranni, abbatte queste maledette mura che ora tuttavia ci proteggono: avr una spada per offendere chi l'offende e denaro per acquistare e produrre: consentir a tutti di avere un pane sul tavolo e la dignit che deriva dalla sicurezza del pane. Insomma, Carlino, vero che noi lo difenderemo questo benedetto marmocchio?

CARLINO - Certo! Risparmiandogli questo litigio da bettola. Giriamo l'argano, Marianna.

(GIRA LA RUOTA DELL'ARGANO IDRAULICO: CIGOLANDO E SFERRAGLIANDO LA PARETE MOBILE SI SPOSTA E CHIUDE LO SVASO DELLA FINESTRA)

MARCO - (SPAVENTATO) Eh? Aiuto! All'armi! Il muro cammina, crolla il mondo.  la fine. Aiuto! Aiuto aiuto!

MARIANNA - Perch non ci hai pensato prima?

CARLINO - Perch non mi dispiaceva che ti vedesse. Se avevo un dubbio, ora l'ho superato. Per noi, da queste parti,  veramente finita. Tuo padre ci ha dato il buon viaggio.

DAVIDE - Ha ragione Carlino: quest'ultima apparizione ci ha tolto ogni scrupolo. Partite sereni con la coscienza sgombra. Cos dicono. Volta la clessidra, Carlino: la sabbia sta per finire, a met della prossima passata sar mezzanotte: voi uscirete allora: la gente avr capito che il mondo non finisce, che la vita continua: non avr modo di accorgersi di voi.

(ANCORA LE URLA DELLA ZUFFA ATTORNO AL GHETTO. I RINTOCCHI DELLE CAMPANE E A MARTELLO; IL DIES IRAE; MARIANNA SI AGGRAPPA A DAVIDE)

MARIANNA - Ho paura, voglio uscire.

CARLINO - Brava, proprio adesso! Vieni a sedere ancora, su.

MARIANNA - Mi d fastidio:  come se lo piegassi in due: mi tira calci.

CARLINO - Allora sdriati.

SIRO - Certo  un bel guaio, con una donna in queste condizioni.

MARIANNA - Non incominciamo, adesso!

DAVIDE - (AMMICCANDO) Gi che sarebbe meglio se andaste soli, voi due uomini.

MARIANNA - (METTENDOSI A SEDERE) Ah no! Tanto valeva, allora, che tornassi da mio padre.

CARLINO - Se dovesse andar male, tanto peggio: o si ha fortuna nella vita, o  inutile viverla. (TUONA)  proprio un temporale: pare incredibile!

MARIANNA - (BALZANDO DAL LETTO) Carlino!

(SI ODONO TONFI SEMPRE PIU'VICINI: SCRICCHIOLANO LE PARETI DOPO UNA RUDE SCOSSA)

CARLINO - Sta'calma, calma, non temere.

(NUOVA SCOSSA)

DAVIDE - Non c' dubbio,  un terremoto.

CARLINO - (CONTROLLANDO EMOZIONATO) Le travature terranno: sono di rovere e di ferro.

MARIANNA - Andiamo via subito, anche tu, zio.

(SQUILLI DI TROMBE)

SIRO - Le trombe del giudizio, Ges. (CADE IN GINOCCHIO)

DAVIDE - (SUBITO RASSERENATO) Alzati! A Milano non usano le trombe?

SIRO - Ma perch suonano ora?

DAVIDE - (TRIONFANTE) Perch la mezzanotte dell'anno Mille  passata e la superstizione ancora una volta viene battuta in breccia! Queste trombe alte e sicure annunciano che la giustizia  tornata a prevalere nei nostri confini.

CARLINO - (ABBRACCIA MARIANNA) Sentite anche le campane: il mondo non  finito, la mia arca ha tenuto, siamo salvi, buon Dio!

DAVIDE - Ora s che dovreste andare. Marianna, sei pronta?

MARIANNA - (IMPETTENDO) Se lo dici tu, zio Davide...

DAVIDE - (ABBRACCIANDOLA TENERAMENTE) Fa'buon viaggio. E sta'calma: qualsiasi cosa accada pensa che andr tutto bene. Tu poi, figlio mio, sii degno di te e di lei, Vieni che ti abbraccio.

CARLINO - (DOPO AVER RICAMBIATO LA STRETTA) Sempre e ovunque, finch io viva, ti chiamer benedetto.

DAVIDE - Benedetti siete voi. Anche tu milanese che credevi alla fine del mondo.

SIRO - Ti voglio baciare le mani, grand'uomo.

MARIANNA - Vieni con noi, zio!

DAVIDE - No, no, no, io non lascer mai questa citt nella quale siamo nati. Io non voglio pi andare dove i miei avi non sono andati. Per cercare una casa nuova bisogna credere di poterci vivere il proprio futuro. Io non ho futuro se non in voi. Se anche potessi venire, vi sottrarrei qualcosa. Il mondo  vostro: sappiatelo dominare. Le radici giovani lasciano la zolla con minore disagio. E poi voi non lasciate n amori n rimpianti. Per me sarebbe come strapparmi dolorosamente alla mia terra.

SIRO - E poi, neh, figlioli, non  che andiate nel Catai: Milano  qui a due passi,  ancora Lombardia: e la Lombardia  una terra del Sacro Romano Impero; domani stesso pu cambiare ogni cosa: le vie d'acqua fra le due citt diventare contrade come a Venezia, le alzaie ospitare case e opifici: lui lega il cavallo alla barca e via! prima di cena  a casa di Mariannina con un cesto pieno di uova che le manda la nonna da Monte Bruciato e con quella... come si chiama... Croatina...

DAVIDE - Andate figlioli e che la fortuna vi sia sempre compagna.

(NON APPENA DAVIDE RIMANE SOLO, SI SENTE BATTERE ALLA PARETE DI FONDO SULLA QUALE SI APRE LA PORTA CHE DA'ALLA CASA DEI BASSANI. DAVIDE AZIONA IN FRETTA L'ARGANO, CHIUDENDO LA PORTA DI CARONA)

VOCE - Sei tu il dottore ottimo Davide Bassani?

DAVIDE - Sono io.

VOCE - Apri subito al Conte Camerario Ottone: egli ti onora di una sua visita.

DAVIDE - Che sia il benvenuto in casa mia! (SOSPIRA DI SOLLIEVO GIRANDO LA RUOTA DELL'ARGANO E APRENDO LA PORTA DI FONDO)

(DUE ARMATI DI LANCIA SI PONGONO SUBITO SOLENNI E IMPALATI A GUARDIA DELL'INGRESSO. DOPO POCO, PRECEDUTO DA DUE PORTATORI DI TORCE, IL CONTE CAMERARIO. INDOSSA UN MANTELLO DI ERMELLINO E RECA IL BASTONE DI COMANDO. ALLE SUE SPALLE UN ARMATO GLI REGGE LA SPADA)

CONTE OTTONE - (A DAVIDE CHE SI INCHINA PROFONDAMENTE) Felice anno, Davide Bassani.

DAVIDE - Felice anno a te, mio signore.

CONTE OTTONE - Ho voluto io stesso recarti l'annuncio che pi ti premeva: giustizia  fatta nel nome dell'Imperatore e di Cristo, la protervia dei malvagi  finalmente sgominata: i tuoi rari servigi e la tua fedelt meritavano tanto.

DAVIDE - La mia gratitudine  pari alla sincerit dell'augurio che formulo per te, mio signore.

CONTE OTTONE - La grazia di Dio e del Sacro Romano Imperatore tornino a favorire la nostra citt. Pace e benessere la distinguano come sempre. Il tuo messaggio, Davide Bassani, mi  pervenuto nel momento migliore. La tua gente  salva e sicura. Essa merita la stima e il rispetto degli onesti. Finch valga un mio comando, io ti prometto pace nella giustizia e nel lavoro. (MUSICA)  Ma ora seguimi, andiamo insieme al tempio e ringraziamo il Signore di averci salvati ancora una volta dal male.

(A UN CENNO DEL CONTE OTTONE, SUONANO LE TROMBE: DAVIDE SEGUE IL CONTE SU PER L'ANDITO DI CASA. UN CORO INTONA IL TE DEUM)

REGISTA-BASSANI - Mentre Davide Bassani e il Conte Camerario si allontanano io sto per dare lo stop a questa trasmissione. Come avete sentito molti ragionavano nell'anno Mille come oggi ragiona tanta gente spropositando di Apocalisse. Ma chi ha strenua fiducia nell'onest del proprio lavoro non pu mai dubitare della vita, che  la pi esaltante avventura dell'uomo, e insieme il pi squisito dono di Dio.


-   FINE   -

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