EDOUARD BOBROWSKI.

I 90 MINUTI TRAGICI DI ALAMO.

Introduzione di BERNARD MICHAL.
I sanguinosi 90 minuti di Alamo sono divenuti per gli Americani il simbolo
dell'eroismo e del sacrificio: Ricordatevi di Alamo!... Assediati in un forte
del Texas, 183 uomini resistono contro truppe messicane dieci o venti volte
pi forti; moriranno tutti. Gli assedianti, comandati dal generale de Santa
Anna, presidente della Repubblica messicana, hanno un notevole schieramento di
forze; gli assediati, invece, sono un pugno di Americani accerchiati in un
forte di fortuna. Al loro comando sono il cacciatore Davy Crockett, James
Bowie e William Travis. Nella notte dal 5 al 6 marzo 1836, dopo tredici giorni
di assedio, avviene la battaglia impari ed omicida, seguita dal massacro dei
pochi sopravvissuti americani. Ma nonostante, o meglio, forse proprio a causa
di Alamo, il Texas diverr indipendente e poi americano.

I 90 MINUTI TRAGICI DI Alamo
La notte dal 5 al 6 marzo 1836,  una notte scura e fonda, una notte senza
luna. La pianura del Texas sembra assopita, in attesa della primavera,
intirizzita per il freddo reso pi acuto, di quando in quando, da un gelido
alito di vento che arriva dalle lontane montagne dell'Ovest. Tutto sembra
addormentato; la piccola citt di San Antonio de Bexar, le baracche, le
capanne e le case sbiancate con la calce che si raggruppano intorno a qualche
costruzione di stile coloniale spagnolo e alla chiesa fortificata dedicata a
San Fernando, l'immensa prateria pressocch desertica, che si stende verso est
fino al golfo del Messico, distante circa quattrocento chilometri, ed infine
uno strano agglomerato di costruzioni, fuori citt, verso nord-ovest, a meno
di un chilometro di distanza. Ha qualcosa del forte, in quanto  circondato da
una doppia cerchia di mura di pietra e terra battuta; ha qualcosa del
monastero sconsacrato poich nell'angolo a sud-est si ergono le rovine di una
chiesa di stile tra il romanico e il barocco. Ruscelli e fossi corrono
tutt'intorno. Si tratta infatti di un'antica missione che ha ospitato un tempo
la succursale di una compagnia commerciale spagnola, la cui sede americana si
trovava ad Alamo de Parras, nel Messico. Per questa ragione i Messicani
chiamarono Alamo El Alamo, e gli Americani anglosassoni The Alamo. Noi lo
chiameremo semplicemente Alamo.
Quella notte, in cui tutto sembra assopito,  popolata di ombre ancora pi
nere delle tenebre, che si spostano senza fare rumore. Centinaia di ombre
circondano Alamo e, se si potesse illuminarle, si vedrebbe che sono uomini in
uniforme con il fucile in spalla. E' l'esercito del presidente della
Repubblica del Messico, Sua Eccellenza il generale Antonio Lopez de Santa
Anna. Le sue truppe si sono mosse in silenzio, hanno raggiunto le posizioni
che erano state loro assegnate ed ora attendono immobili.
All'interno dell'antica missione l'ultimo lume viene spento. Da uno dei posti
di guardia allineati lungo il muro sud di Alamo esce un uomo, di alta statura,
vestito con una specie di tuta da lavoro; ha il capo scoperto ed 
accompagnato da un adolescente. E' il vice colonnello William Barret Travis,
comandante di un piccolo drappello di Americani del Nord che si considerano
Texani e che sono circondati dalle truppe messicane. Sono uomini immigrati da
poco nella provincia messicana del Texas, immenso territorio, pi grande
dell'Italia, abitato soprattutto da Indiani nomadi.
Travis, le cui basette sono tanto lunghe che quasi si congiungono sotto il
mento, ha appena terminato di scrivere un messaggio che consegna al ragazzo.
Il giovane ha sedici anni; si chiama James L. Allen, ma tutti lo chiamano Jim;
egli nasconde il plico sigillato sotto la camicia. Travis ed Allen si recano
poi nelle scuderie ove dormono, in piedi, una cinquantina di cavalli e si
avvicinano a una bella giumenta che allunga il muso verso l'adolescente
mostrando di aver riconosciuto il padrone. Jim le salta in groppa, senza
sella, come fanno gli Indiani. Ombre armate aprono una porta nel muro sud. A
colpi di tallone Jim fa partire la giumenta, le fa prendere il galoppo e il
martellare degli zoccoli rompe brutalmente il silenzio di quella notte senza
luna. Prendendo sempre maggiore velocit l'uomo e il cavallo passano come una
freccia attraverso l'apertura della porta. Jim si  chinato sul collo
dell'animale e gli urla qualcosa all'orecchio; le sue braccia si stringono al
collo del cavallo che galoppa, galoppa... Il silenzio della notte si chiude
sul rumore degli zoccoli che si allontanano lanciati nella corsa sfrenata.
Nel forte, Travis tende le orecchie, ansioso, ma non gli giunge il rumore di
nessun grido, di nessuno sparo. Jim Allen  dunque riuscito con l'aiuto della
sorpresa, ad attraversare le linee nemiche. E' diretto ad est, verso la
piccola citt di Goliad, distante 150 chilometri, dove si trova una
guarnigione texana comandata dal colonnello Fannin. Travis spera che questa
guarnigione si sia messa in viaggio per venire in aiuto agli assediati.
Goliad non  la localit pi vicina a San Antonio de Bexar; la citt di
Gonzales  a soli 115 chilometri a nord-est. Ma l'unica squadra organizzata di
ribelli texani vicina al drappello di Travis si trova a Goliad. Travis ha
inviato altre richieste di soccorso al colonnello Fannin. Questa volta il
messaggio descrive una situazione drammatica, quasi disperata: ...ogni
proiettile attraversa i nostri muri, divenuti ormai inconsistenti...
Pensieroso, con la fiammella vacillante della speranza in fondo al cuore,
William Barret Travis ritorna nella sua camera e si distende sul letto al
buio, nel tentativo di dormire un po' prima dell'alba, la tredicesima da
quando le truppe di Santa Anna hanno preso posizione attorno al forte. Che
cosa porter questa tredicesima notte, oltre alle quotidiane cannonate che
aumentano ogni giorno di intensit, agli spari sporadici, agli echi spossanti?
L'assalto finale? Dei rinforzi? Un avvenimento imprevisto? Per quegli uomini
adusi a lunghe cavalcate nella pianura, la prigionia entro la stretta cerchia
di mura fortificate diventa insopportabile. Una strana malattia ha colpito Jim
Bowie, uno dei pi prestigiosi capi che prima di essere colpito dal male
divideva il comando con Travis.


Fra gli assediati regna una grande stanchezza, uno scoraggiamento poich dalla
torre della chiesa di San Fernando sventola una bandiera con una scritta
rossa, perfettamente visibile il cui significato, nella tradizione dal
messicano : Non avremo misericordia!
Fra gli assediati si trova un uomo dal raro spirito e forza morale: David
Crockett che nella sua vita ha ucciso mille orsi, che  stato deputato al
Conllington e che  venuto a San Antonio con qualche amico, dal suo Tennessee.
Quell'uomo non ha la pari nel mantenere allegra la gente: racconta avventure
leggendarie, fa discorsi pieni di entusiasmo distribuendo enormi pacche sulle
spalle e ama le abbondanti bevute di wisky; per divertire gli amici talora fa
anche il buffone e suona il violino, la fisarmonica o il banjo. Dal suo
berretto di pelliccia ornato d'una coda di opossum sprizzano brio e buonumore.
A tutto ci sta pensando Travis mentre si chiede che esito avr l'assedio...
Non riesce a dormire. Improvvisamente, nel silenzio della notte, risuonano
degli hurr! molto vicini. Travis distingue chiaramente, urlato da voci via
via pi numerose, il grido di Viva Santa Ana! Balza in piedi e si precipita
fuori. Si comincia a vedere qualche cosa. A est, il cielo  divenuto
grigio-rosa.
Meccanicamente, per un riflesso condizionato proprio del militare che pensa al
rapporto che dovr redigere, Travis guarda il suo grosso cipollone. Sono le
cinque del mattino. Gli rimane meno di mezz'ora di vita, ma lui non lo sa. Gli
hurr vengono ora coperti da squilli di tromba che si succedono gli uni agli
altri e provengono da ogni lato. A duecento metri dal muro settentrionale di
Alamo, gli uomini che erano sdraiati nell'erba si sono alzati e, urlando
Arriba! corrono verso gli assediati con fucili, sciabole, picconi, scale...
...Nella notte quattro colonne presero posizione intorno al forte in perfetto
ordine e in completo silenzio, ma un ufficiale imprudente si lasci sfuggire
degli hurr che attirarono l'attenzione dei difensori del forte e il fuoco
della loro artiglieria provoc tanto disordine nelle nostre colonne che fu
necessario ricorrere alle riserve. Alamo fu preso; la vittoria, a quel tempo
giustamente tanto celebrata, ci cost 70 morti e circa 300 feriti. Tali
perdite pi tardi furono ritenute evitabili e, dopo il disastro di San
Jacintho, vollero essere una prova in pi della mia incompetenza e della mia
precipitazione. Io per non so proprio come si possa prendere d'assalto una
fortificazione difesa dall'artiglieria senza che le perdite umane degli
assalitori siano pi elevate di quelle degli assediati, in quanto i primi
possono opporre alle mura dei secondi solamente i loro nudi petti. E' facile,
in un ufficio tranquillo, accumulare prove contro un generale in piena
campagna militare; queste per possono provare solamente il lodevole desiderio
di rendere la guerra meno disastrosa. Ma le leggi della guerra sono quello che
sono e un generale non ha alcun potere contro la loro immutabilit...
Lasciateci piangere sulla tomba dei bravi messicani morti ad Alamo in difesa
dell'onore e dei diritti della loro patria. Essi hanno acquistato gloria
eterna e la patria non potr mai scordare i loro eroici nomi...
Queste frasi sono state tolte da un'autodifesa pubblicata in Messico nel 1837
dal generale Santa Anna. Sua Eccellenza, battuto e fatto prigioniero dai
Texani a San Jacintho, sei settimane dopo l'assalto contro Alamo non era pi
il presidente della Repubblica, ma un uomo caduto temporaneamente in
discredito presso i suoi compatrioti. Coloro che lo conobbero affermano che
imitava Napoleone, col quale aveva una vaga somiglianza fisica.
Ed ecco il resoconto, anch'esso pubblicato in Messico nel 1837 da Ramon
Martinez Caro, aiutante di campo del presidente Santa Anna, da quest'ultimo
incaricato di redigere il resoconto della campagna contro i ribelli texani:
...Abbiamo gi detto che, quando entrammo a Bexar, gli abitanti ci informarono
che nel forte vi erano solo Americani. Nel frattempo il nemico aveva ricevuto
due piccoli drappelli di rinforzo, mandati da Gonzales, che erano riusciti ad
attraversare le nostre linee. Il primo era composto da quattro uomini, il
secondo da venticinque. Due messaggeri, di cui uno, Seguin, era messicano,
riuscirono a lasciare il forte. L'arrivo dei rinforzi e la partenza dei
messaggeri non hanno bisogno di prove particolari, ne fu infatti testimone
tutto l'esercito. Dunque, al momento dell'assalto, nel forte c'erano 183
uomini.
La mattina del 6 marzo, all'alba, le quattro colonne d'assalto e la riserva
occuparono le posizioni assegnate secondo gli ordini impartiti dal generale il
giorno precedente, una copia dei quali era stata mandata al governo supremo.
Le nostre forze ammontavano in tutto a 1400 uomini. Alle prime luci dell'alba,
al segnale stabilito, tutte le nostre truppe si mossero all'assalto.
La prima carica fu accolta da un fuoco micidiale. Il prode colonnello del
battaglione di Toluca, Francisco Duque, fu ferito fra i primi. La sua colonna
indietreggi ed anche le altre colonne non riuscivano ad avanzare sugli altri
fronti. Sua Eccellenza, constatato il fallimento della carica, diede l'ordine
di far avanzare la riserva. Il valoroso generale Juan Valentin Amador, il
generale Pedro Ampudia, il colonnello Esteban Mora e il tenente colonnello
Marcial Aguirre, riuscirono a conquistare una base d'appoggio sul lato nord,
dove la battaglia era pi accanita; ci incoraggi i soldati ad avanzare e
permise la cattura dell'artiglieria nemica in quel settore. Il nemico allora
si ritir all'interno delle mura del forte e attraverso le feritoie poteva
sparare contro di noi. I generali Amador e Ampudia trascinarono i cannoni
nell'interno del forte, per demolirlo e por fine al combattimento.
Dal lato opposto, dove vi era un'altra entrata del forte, la resistenza era
egualmente accanita, ma i colonnelli Ivan Morales e Jos Minon, che
comandavano la colonna d'assalto, riuscirono a vincerla. Nonostante la bravura
e il coraggio di tutta la truppa, dovemmo subire il pesante sacrificio di 400
uomini, caduti nel corso bell'attacco; 300 morti furono lasciati sul campo di
battaglia e pi di 100 feriti morirono poco dopo, sebbene le loro ferite non
fossero gravi, a causa della mancanza di cure. Questo fatto  noto a tutti e
la sorte di coloro che morirono sul campo fu invidiabile in confronto a quella
di coloro che dovettero soffrire senza aiuto alcuno, in condizioni
penosissime.
Tutti i nemici, 183 uomini, furono uccisi. Sei donne, fatte prigioniere,
furono liberate. Dopo l'assalto cinque uomini si erano nascosti; furono
scoperti dal generale Castillon, che li condusse immediatamente al cospetto di
Sua Eccellenza e questi lo rimprover aspramente per non averli uccisi sul
posto. Non appena si gir i soldati si gettarono sui prigionieri e li
massacrarono...
I due resoconti che abbiamo riportato sono le uniche testimonianze autentiche,
scritte da protagonisti diretti della battaglia e non trascritte da terzi a
cui fossero state raccontate. Da parte messicana non si conosce nessun'altra
descrizione di quella valorosa impresa che Ramon Martinez Caro chiama con
molto realismo: il massacro dei difensori di Alamo. Da parte texana per quel
che si sa non vi furono superstiti e quindi neppure testimoni, eccettuate le
donne fatte prigioniere e poi rilasciate. Ma quelle donne, anche se
raccontarono abbondantemente ci che avevano visto, in realt non videro poi
molto, in a quando i soldati messicani non fecero irruzione nei nascondigli in
cui si erano rifugiate. Del resto nessuna di loro scrisse personalmente delle
descrizioni; le loro parole furono raccolte e trascritte da cronisti.
Pochi anni dopo, il Texas si separ dalla Repubblica messicana; quando poi,
dopo un breve periodo d'indipendenza, divenne uno Stato degli Stati Uniti
d'America, il massacro di Alamo acquist fama di epopea leggendaria. Come
tutte le leggende fu continuamente abbellita, forn lo spunto a molte opere
letterarie e, con l'avvento del cinema, fece la fortuna di alcuni produttori,
ultimo fra i quali John Wayne.
Per molte generazioni di Americani la battaglia di Alamo divenne l'esempio pi
glorioso di eroismo, di abnegazione, di sacrificio per la libert della
nascente nazione americana. La frase del generale Thomas Jefferson Green: Le
Termopili hanno avuto il loro messaggero della disfatta, Alamo no, divenne
famosa.
La fama di uomini come Davy Crockett, Travis o Bowie aument enormemente ed i
loro nomi giunsero ad occupare un posto di speciale riguardo nel Pantheon
patriottico degli Stati Uniti e del Texas.
In queste condizioni fu estremamente difficile il compito degli storici e dei
ricercatori che vollero ricostruire come si fossero svolti esattamente i fatti
a San Antonio de Bexar nel febbraio-marzo 1836 e che hanno tentato di situare
gli avvenimenti in un contesto pi ampio. Da un lato, infatti, le leggende
hanno una influenza molto forte sulla realt storica che sta alla loro base;
dall'altro, rimettere in questione anche un solo dettaglio di ci che 
considerato come una pagina di gloria della storia nazionale  un modo sicuro
per attirarsi le accuse di sacrilegio.
Nella tradizione popolare americana, e in particolare texana, la battaglia di
Alamo  il simbolo del combattimento ineguale, uno contro trenta, ingaggiato
da eroi puri, disinteressati, buoni, generosi contro una moltitudine quasi
barbara, sanguinaria e comandata da un megalomane stupido e crudele: Santa
Anna. Nella storia messicana Alamo  un episodio, non molto glorioso, della
breve guerra fra il Messico e gli Stati Uniti, o pi precisamente fra i
Messicani e gli Americani sudisti, che doveva sfociare nella vera guerra fra i
due paesi, quella che si svolse fra il 1846 e il 1849. In quegli anni Santa
Anna, che fu un grande avventuriero, ebbe una parte importante nella vita del
paese e il suo apporto non fu sempre negativo.
La verit, come sempre, sta nel mezzo. E' per difficile riuscire ad
appurarla, quando sono rari gli apprezzamenti obiettivi e quando le passioni
hanno offuscato la realt. Dalle due testimonianze che abbiamo letto, entrambe
per di fonte messicana, nasce gi una contraddizione enorme. Mentre Santa
Anna afferma che tra le file del suo esercito vi furono 70 morti e 300 feriti,
il suo segretario ha annotato che i morti furono 400. E' chiaro che il
presidente della Repubblica decaduto, che preparava il suo ritorno al potere,
aveva tutto l'interesse a minimizzare le perdite, mentre da parte sua Caro,
avendo fatto voltafaccia ed essendo divenuto nemico irriducibile del suo ex
comandante, era portato, di conseguenza, ad esagerare il numero dei caduti
messicani.
Su questo punto, come su molti altri, permane un mistero che per l'osservatore
imparziale trasforma la grande impresa eroica degli uni e l'inutile strage
degli altri in un appassionante enigma della storia su cui indagare.
Quanti furono in realt i Messicani che diedero l'assalto ad Alamo? Quanti di
loro morirono? Quanti erano i difensori? Quale fu in realt il loro
comportamento? Vi furono superstiti? Quali furono i sentimenti che spronarono
gli assediati alla resistenza? Sarebbe stata possibile una resa? E, se s, a
che pro quell'assalto micidiale e quel massacro? Perch Travis attese invano i
soccorsi?
A tutte queste domande  possibile trovare una risposta solo avendo presente
il quadro preciso di ci che erano l'America del Nord e il Texas nella prima
met del XIX secolo. In primo luogo, bisogna considerare le distanze.
Citt del Messico dista da Washington pi o meno come Parigi da Mosca. C' poi
il deserto. Fra le due capitali si stendono centinaia di chilometri di terreni
traboccanti di ricchezze, ma non vi abita nessuno poich i conquistatori
bianchi, strappata all'Inghilterra la propria indipendenza, sembrano ritenere
che gli Indiani, nel loro territorio di caccia, siano sprovvisti di anima.
Infatti gli Indiani sono per loro, a seconda dell'umore o delle convinzioni
personali di ogni colono o di ogni cow-boy, o esseri inferiori da ignorare e
da ingannare, o bestie selvagge da sterminare.
La fortuna o la sfortuna degli Indiani sta nell'avere una natura per nulla
incline a farsi sfruttare, a divenire servi, a subire insomma la condizione di
schiavi. Tutti i tentativi per trasformarli in docile manodopera si sono
rivelati vani. Essi sanno solo fuggire, massacrare o farsi massacrare. Non 
possibile alcuna integrazione con i nuovi arrivati dall'Europa: anglosassoni,
in maggioranza protestanti. La penetrazione dei bianchi si allarga a macchia
d'olio con velocit vertiginosa. Gli Indiani hanno imparato a cavalcare i
discendenti dei cavalli abbandonati dai primi conquistatori spagnoli e armati
di archi e di frecce o di tomahawks (piccole asce), si nascondono nelle
montagne o nelle foreste ed escono solo per fare interminabili galoppate
attraverso le praterie a caccia di cibo e di pelli per vestirsi: cercano
bisonti: i celebri buffalos.
Si pu dire che a nord del Rio Grande che, correndo in mezzo a un vero e
proprio deserto bruciato dal sole, delimita pressappoco le zone di
penetrazione americana e messicana, l'Indiano non conta pi di un bisonte o di
un coyote:  un elemento della natura neutro, favorevole od ostile a seconda
dei casi. Pertanto fra il Rio Grande e la Nuova Inghilterra (Boston, New York,
Filadelfia, Washington) si stende un immenso deserto. Solo la Luisiana, a met
strada verso est, ha delle caratteristiche diverse.
Attorno a New Orleans, alla foce del Mississipi, si  insediata un'altra razza
di coloni che, grazie alle possibilit di navigazione dell'immenso fiume, ha
iniziato una penetrazione accelerata verso l'interno del paese, interponendosi
fra il territorio degli Stati Uniti e quello del Messico.
La Nuova Inghilterra, pur disprezzando, ignorando o sterminando gli Indiani,
fa professione di austerit di costumi, pretende di essere figlia della
libert, dell'eguaglianza e della democrazia. In quel paese si va formando un
nuovo modo di pensare che riunisce alcuni precetti di puritanesimo
protestante, nozioni di fair play, il culto del denaro come sanzione quasi
divina dell'intelligenza e dello spirito d'iniziativa di una persona.
L'attitudine al commercio degli Anglosassoni ha avuto una parte notevole nella
formazione di questo Way of life in cui si scorgono gi i presupposti del
Business is business. Il denaro, i dollari, e i grandi principi morali stanno
alla base della loro mentalit. Quanto pi recente  la liberazione dalla
dominazione europea, tanto pi i principi sacri sono esteriormente onorati.
Tutti sono fautori dell'eguaglianza, tutti condannano la schiavit.
La Luisiana, ove gli Anglosassoni, pi intraprendenti dei Francesi, hanno
rapidamente soppiantato questi ultimi che ne avevano per primi preso possesso,
presenta caratteristiche di mentalit opposte a quelle della Nuova
Inghilterra. Si va gi nettamente delineando la frattura fra il nord e il sud
degli Stati Uniti che sfocer nella guerra di Secessione.
A nord  stato fondato un nuovo Stato, mentre il sud  ancora una colonia.
Anche il clima ha la sua importanza. Alle temperature europee della Nuova
Inghilterra si oppone il caldo sfibrante dei tropici ove, accanto al sempre
potente dio dollaro, sbocciano altre passioni che gli fanno concorrenza. Ne
fanno le spese i grandi principi egualitari. La schiavit non solo vi 
tollerata, ma costituisce la base stessa del sistema sociale e permette ai
coloni, che hanno restaurato le abitudini aristocratiche, di vivere
comodamente ed anche sontuosamente del lavoro altrui. Nella Nuova Inghilterra
si ha molta considerazione per colui che guadagna molto denaro; in Luisiana la
si ha per colui che ne possiede molto, senza lavorare.
Poich, sia al nord che al sud, gli Indiani non sono affatto disposti ad
essere asserviti, i coloni hanno fatto arrivare intere navi cariche di negri
d'Africa che, brutalmente strappati dalla loro terra e dalla loro famiglia,
sono degli schiavi perfetti. Traumatizzati, sfiancati dal rapimento e dal
lungo viaggio, sono umili e docili. Abituati al clima tropicale, lavorano
molto e bene. Accettano docilmente la loro condizione di schiavi e il loro
sudore procura ai coloni fortune ingenti. Nulla dunque impedisce ai coloni
delle rive del Mississipi di sostituire i grandi principi che fioriscono lungo
il fiume Hudson col mito del buon zio Tom. In entrambi i casi ci che conta 
accumulare dollari, con l'acciaio o col cotone, non importa, e i dollari sono
appunto ci che accomuna il Nord e il Sud.
Nel centro degli Stati Uniti, dalle parti del Tennessee, del Kansas e
dell'Arkansas, una gran quantit di pionieri, provenienti sia dall'Hudson che
dal Mississipi, si spingono verso ovest, nell'immenso Far West, verso la
California lussureggiante e praticamente deserta; qui i due diversi tipi di
uomini si congiungono e si fondono, uniti dalle dure difficolt della marcia.
Qui si va formando un terzo tipo di mentalit, risultante dalla fusione di
quella del Nord con quella del Sud. Questa mentalit si imporr e dominer su
tutta l'America del Nord.
Quanto accadde, il 6 marzo 1836, in quell'angolo sperduto del Texas chiamato
Alamo, fu indubbiamente la prima chiara manifestazione collettiva della nuova
mentalit americana. Perch proprio nel Texas, spostato a sud rispetto alla
corrente che si spinge verso ovest? Perch, ancora pi a sud, lungo l'altra
sponda del Rio Grande, si stende il Messico, col suo modo di vita opposto a
quello degli Stati Uniti.
Il Messico non ha nulla in comune con gli Stati Uniti. I coloni spagnoli del
Messico che si sono liberati dalla dominazione di Madrid non assomigliano per
nulla agli Anglosassoni stanziati a nord del Rio Grande. Quando conquistarono
l'indipendenza, essi si erano gi amalgamati con i primi occupanti del paese,
gli Indiani discendenti dalle prestigiose societ dei Maya o degli Aztechi.
Questa mescolanza ha prodotto una gran quantit di meticci e di creoli che ha
mitigato l'antagonismo tra invasori ed indigeni. In Messico, all'inizio del
XIX secolo, vi sono gi degli Indiani e soprattutto dei meticci che sostengono
un importante ruolo politico od economico nel paese. I difetti e le qualit
delle due razze producono un equilibrio molto precario ed esplosivo.
Rivoluzioni, colpi di Stato, guerre civili si susseguono a ritmo incessante.
La religione cattolica, fanaticamente predicata dagli Spagnoli e adottata o
accettata dagli Indiani, costituisce un mezzo di coesione non trascurabile per
il nuovo Stato, le cui convulsioni hanno le loro radici nel sentimento
castigliano del decoro, nel gusto del fastoso, nelle questioni d'onore e nello
spirito d'avventura; mentre la sua fragile unit si fonda sull'oscura
coscienza di aver riacceso la fiaccola di un impero dimenticato, vasto e
potente.
L'odio e il disprezzo per gli Anglosassoni del nord, venali mercanti, crescono
sempre pi man mano che questi gringos, questi yankees insaziabili
espansionisti, impongono la loro presenza e la loro potenza nello sterminato
nord del continente, che sarebbe potuto divenire latino... Il fatto che gli
Stati Uniti del sud pratichino la schiavit meriterebbe, secondo i Messicani,
quasi una guerra santa, se avessero i mezzi per farla.
Questo non per ragioni disinteressate, ma soprattutto perch la schiavit 
sempre stata appannaggio degli Inglesi, dei Francesi ed anche dei Portoghesi,
mentre gli Spagnoli l'hanno praticata molto poco: c'erano pochissimi negri nel
Messico quando conquist l'indipendenza, fu quindi molto facile per i
liberatori condannare quello sfruttamento.
Prima dell'espansione dei gringos, la dominazione prima spagnola e poi
messicana si estendeva molto a nord del Rio Grande. A poco a poco i rapporti
fra il Messico e gli avamposti dell'espansione spagnola, distanti talora quasi
4.000 chilometri, si sono affievoliti. Durante il terzo decennio del XIX
secolo in California, nominalmente messicana, dominano grandi proprietari
bianchi o creoli, che possiedono immensi latifondi incolti e vivono nell'ozio.
Il Texas, che  anch'esso una provincia messicana,  praticamente privo di
popolazione, eccettuata qualche rara citt un tempo fiorente, ma che ora
langue, con una popolazione che diminuisce sempre pi e vive ripiegata su se
stessa. Qui le relazioni commerciali sono molto pi facili con New Orleans che
con Citt del Messico e d'altra parte non vi sono abbastanza uomini per
sfruttare tutte le risorse.
Che tentazione per i vicini della Luisiana e del Tennessee, in cui arrivano
continuamente dall'Europa nuovi emigranti in cerca di terre o di luoghi ove
fare fortuna! Ma che tentazione anche per l'amministrazione centrale del
Messico che su eventuali colonizzatori potrebbe imporre tasse utili a
rimpinguare un bilancio sempre in deficit. A causa di questa convergenza di
interessi, nonostante l'indifferenza e talora anche l'ostilit della Nuova
Inghilterra, il Texas si allontana sempre pi dal Messico, fino ad essere
incluso negli Stati Uniti.
Di questo graduale passaggio, l'episodio di Alamo costituisce il punto
culminante, segna l'irreversibilit del processo. Per questa ragione esso
assume un'importanza sproporzionata al numero dei morti, per quanti siano
stati, e alle reali ripercussioni che l'episodio ebbe all'epoca in cui
accadde.
Nel 1823 il Texas, che ha una superficie pi vasta dell'Italia, conta solo
3.000 abitanti di razza bianca. In questo periodo la provincia messicana gode
i benefici dei governi liberali che sono al potere in Messico; l'anno
successivo infatti nella capitale vengono promulgate leggi che invitano gli
stranieri a venire a stabilirsi nel Texas per valorizzarlo, assicurando loro
l'esenzione dalle tasse per dieci anni.
Ogni famiglia potr ricevere 448 acri di terreno al prezzo di 30 dollari (pi
170 dollari di spese). I nuovi arrivati per devono dichiararsi cattolici e
prestare giuramento di fedelt al Messico.
Ce n' abbastanza per attirare una gran quantit di gente e mietere raccolti
rigogliosi senza richiedere eccessive cure. E non  ancora stato scoperto il
petrolio!
Ma per chi si  stabilito nel Texas questa impressione idillica  presto
spenta dalla difficolt e dalle insidie tipiche dei territori appena
colonizzati. Vi sono numerose belve che si aggirano a branchi attorno alle
prime case dei coloni e che attaccano gli animali ed a volte gli uomini. Anche
gli Indiani, preoccupati per l'invasione, manifestano il loro risentimento
attaccando a volte alcune fattorie isolate o i viaggiatori nella prateria.
Sono i Comances, nomadi e cacciatori, che non esitano davanti all'assassinio o
al massacro quando l'invasione dei loro territori di caccia diventa troppo
evidente. Questi assalti provocano rappresaglie, che a loro volta causano
nuovi scontri.
A contatto con quelle abbondanti ricchezze e quella vita rude e pericolosa, i
Neo-Texani acquistano ben presto un loro carattere specifico che rimarr in
futuro: diventano volubili, portati all'esagerazione, rissosi, coraggiosi e
poco rispettosi delle leggi per quel tanto che le conoscono. Le liti vengono
regolate a pugni, a coltellate ed anche a revolverate. C' sempre un giudice,
quasi sempre eletto per il suo prestigio, il suo buon senso, la sua capacit
di farsi rispettare; ma che molto spesso non sa nemmeno leggere ed applica una
giustizia molto sbrigativa: o assoluzione o impiccagione. Lasciando gli Stati
Uniti si  creata una barriera tra la nuova vita ed il fisco americano. Nessun
esattore messicano si  mai fatto vedere; quando arriver ci si sar abituati
ad infischiarsi di lui. E' un'abitudine che si impara molto presto e che non
si ha nessuna voglia di abbandonare.
D'altronde per il momento i Messicani lasciano fare, cercando soprattutto di
attirare immigranti. Un empresario, americano come la maggior parte dei suoi
colleghi, scrive: I diversi partiti che si contendono il controllo
dell'opinione pubblica sono cos moderati che nessuno si  ancora permesso di
portare il pi piccolo cambiamento ai principi fondamentali del governo. Le
lotte politiche del Messico non giungono nel Texas e non hanno nessuna
influenza sullo stato d'animo di coloro che vi abitano. Del resto si tratta di
un territorio troppo decentrato perch possa risentire le conseguenze delle
lotte politiche del paese...
A questo proposito i Neo-Texani non chiedono altro che di essere considerati
dei buoni Messicani. L'effettivo potere, ammesso che ne esista uno,  detenuto
dagli immigrati americani; agli inizi da Stephen Austin, che in breve si 
creato una posizione di arbitro e di capo, poi da un individuo truculento e
ubriacone, di carattere completamente opposto a quell'organizzatore ed
amministratore che fu Austin. Si tratta di Sam Houston.
Sam Houston giunge nel Texas come agente di un geniale speculatore
immobiliare, un certo Samuel Swarthout che vive a New York, dove ricopre la
molto redditizia carica di esattore del porto, e che controlla quasi tutto il
commercio del sud degli Stati Uniti. Quando sbarca a San Felipe, Houston ha
alle spalle una carriera ben avviata e si rende subito conto che il Texas  il
terreno ideale per proseguirla.
Sam Houston era stato governatore del Tennessee, dove si era dimostrato cos
dinamico ed intraprendente da destare il sospetto che fosse anche poco
scrupoloso. Era stato costretto a dare le dimissioni in circostanze poco
chiare e aveva approfittato dell'occasione per abbandonare la moglie. Poich
era un uomo che amava la vita d'azione e voleva farsi dimenticare, si era
recato presso gli Indiani Cherokee e ne aveva condiviso la vita di nomadismo e
di caccia. Gli Indiani lo avevano accolto tra loro e lo avevano tenuto in
molta considerazione per le sue qualit, tanto che gli avevano dato il
soprannome di Grande Ubriacone. Ma, stanco di quella vita nomade e spinto
dalla nostalgia per i fratelli della sua razza, Houston riapparve nel Texas e
l'avventura lo tent immediatamente.
La sua esperienza politica ed il suo dinamismo lo rendevano adatto a svolgere
un ruolo importante. Infatti riusc a conquistarsi un posto di primo piano
molto rapidamente. Il suo ruolo era complementare a quello di Austin e ben
presto i Neo-Texani si abituarono a rivolgersi ad Austin per i problemi
organizzativi ed a Houston quando si fiutava aria di rissa. Praticamente la
nuova popolazione del Texas era ben felice di considerarsi messicana ma a
condizione che il Messico non si impicciasse delle sue questioni. E' una
popolazione felice di essersi lasciata alle spalle le difficolt economiche e
sociali degli Stati Uniti, ma non si sente affatto separata dalla grande
nazione che sta sorgendo a Nord.
A cos singolare modo di vedere, prima o poi il Messico si sentir in dovere
di reagire, tanto pi che nel 1830 ai governi liberali succede una dittatura
di destra. Uno dei suoi primi atti  di decidere, il 6 aprile, che i coloni
degli Stati Uniti non potranno pi migrare nel Texas e che saranno riscossi i
diritti doganali alla frontiera con la Luisiana.
Con quella stessa legge viene solennemente riconfermata l'abolizione della
schiavit, viene soppresso il monopolio dei coloni sulla navigazione costiera
e viene decretato che ogni Texano debba essere munito di passaporto messicano.
Si tratta di provvedimenti che colpiscono duramente i Neo-Texani. L'arresto
dell'immigrazione ferma lo slancio colonizzatore e compromette gli stretti
legami dei coloni con i loro Stati d'origine. La barriera doganale paralizza
un commercio fiorente. L'abolizione della schiavit compromette l'equilibrio
economico degli immensi poderi creati dagli immigrati della Luisiana, che
hanno portato con s la mano d'opera gratuita. Il ritiro della concessione per
la navigazione costiera rischia di rovinare molta gente. Infine la faccenda
del passaporto fa capire a quei venti o trentamila NeoTexani che, tutto
sommato, essi non hanno nulla di messicano.
Un piccolo esercito messicano, agli ordini del generale Manuel Mier y Teran
prende stanza nel Texas per imporre il rispetto delle nuove disposizioni.
Stephen Austin, originario del Connecticut nella Nuova Inghilterra, e che fa
professione di puritanesimo, si dice pronto a far rispettare le leggi del suo
paese d'adozione. Ma da questo punto di vista nessuno  disposto ad
ascoltarlo.
Sam Houston in particolare si pone alla testa degli scontenti. La situazione
diventa esplosiva. Scoppiano disordini e si accendono scaramucce tra coloni e
soldati messicani. Ma gli immigrati, sebbene in minor numero, continuano ad
arrivare, il contrabbando con la Luisiana avviene ormai alla luce del sole,
mentre la schiavit continua a rimanere uno dei pilastri della societ texana.
Quando le truppe di Mier y Teran tentano di far rispettare la legge, si
trovano di fronte a delle insurrezioni, per il momento limitate, ma sempre pi
decise. Incapace di assolvere la missione che gli  stata affidata, il
generale messicano, secondo la miglior tradizione castigliana, si uccide. Le
sue truppe tornano in Messico.
Nel 1832, un generale, Antonio Lopez de Santa Anna, che non  al suo primo
tentativo di colpo di Stato, rovescia il governo messicano e si fa eleggere
presidente della Repubblica. Ma poco dopo lascia il potere effettivo al vice
presidente, Gomez Farias.
Stephen Austin giudica sia venuto il momento di agire nella legalit.
Organizza a San Felipe una Convenzione di Neo-Texani e fa votare loro una
serie di risoluzioni, nelle quali viene chiesta l'abrogazione della legge del
1830 e la separazione del Texas dalla Stato messicano di Coahuila, di cui fa
parte dal punto di vista amministrativo. Forte dell'appoggio dei suoi
concittadini Austin si reca a Citt del Messico per patrocinare la loro causa;
ma il vice presidente Farias non vuole saperne. Allora indignato, scrive a San
Felipe che per i Texani  giunta l'ora di formare un'Assemblea legislativa. Ed
infatti inizia la rivolta. Il governo messicano informato di ci, fa arrestare
Austin, che rimarr in prigione per un anno e mezzo.
Gomez Farias si professa liberale ed anticlericale, cosicch l'opposizione
trova i suoi maggiori fautori fra i grandi proprietari e il clero. Nell'aprile
del 1834, Santa Anna, che si era prudentemente tenuto in disparte,
improvvisamente rivendica il reale esercizio delle sue funzioni di presidente
della Repubblica. Acclamato dalla gerarchia ecclesiastica, che vede in lui il
salvatore del Messico, assume poteri dittatoriali e condanna all'esilio Farias
e i principali capi liberali, fra i quali Lorenzo de Zavala, che si rifugia
negli Stati Uniti, da cui raggiunger il Texas. Santa Anna proclama che la sua
rivoluzione  la pi santa che la Repubblica abbia mai conosciuto.
Uno dei primi provvedimenti messi in atto dal nuovo dittatore  quello di
mettere ordine nelle faccende riguardanti il Texas. A far ci viene
incoraggiato e quasi spinto dagli Inglesi, cui non garba affatto l'espansione
degli Stati Uniti verso il mare delle Antille.
Viene dunque allestito un esercito messicano che, agli ordini del geniale Cos,
attraversa nuovamente il Rio Grande. Nel frattempo, per, nonostante la lunga
assenza di Austin, incarcerato a Citt del Messico, i Texani non sono rimasti
inattivi. In questo periodo si fa strada un uomo nuovo: William Barret Travis.
Travis aveva fatto parlare di s per la prima volta nel 1832. Nato nella
Carolina, a ventitr anni era stato l'eroe di uno dei pi gravi incidenti che
avevano opposto i Neo-Texani alle truppe messicane del generale Mier y Teran.
Nel maggio di quell'anno, nella piccola citt di Anahuac, il comandante
messicano, il colonnello John Bradburn, di origine inglese, si era messo in
testa, con ostinazione tutta britannica, di por fine al contrabbando con la
Luisiana. Per prendersi gioco di lui, Travis aveva pensato di andargli a dire
che un centinaio di coloni armati fino ai denti avevano deciso di prendere
d'assalto la piccola guarnigione messicana. Si trattava naturalmente di
un'invenzione, ma Bradburn si era barricato coi suoi soldati e aveva atteso
l'attacco per tutta la notte.
La mattina seguente tutta Anahuac rideva dello scherzo. Furioso, il colonnello
anglo-messicano aveva fatto arrestare Travis ed un suo amico, ma l'arresto
aveva trasformato l'ilarit dei coloni in collera e molte centinaia di costoro
avevano stretto d'assedio i Messicani, reclamando l'immediata liberazione dei
prigionieri. Bradburn aveva presentato Travis alla folla minacciosa e aveva
annunciato che al primo sparo l'avrebbe fatto fucilare. Travis allora aveva
esclamato: Morirei cento volte piuttosto che lasciare impunito questo
oppressore! Ciascuno rimase sulle sue posizioni. I coloni non spararono, ma si
rifiutarono di levare l'assedio. Per ordine superiore, Bradburn fu rimosso dal
comando e i due burloni furono rimessi in libert.
Travis, forte della popolarit acquistata in questo incidente, lasci Anahuac,
ove aveva poco prima iniziato ad esercitare l'attivit di avvocato, per
recarsi nella capitale, a San Felipe. Era alto, magro e non amava parlare del
suo passato. Aveva abitato nell'Alabama, dove si era sposato e aveva avuto due
bambini. Conduceva una vita tranquilla quando, improvvisamente, nel 1831 aveva
abbandonato la famiglia. La moglie l'aveva tradito e si diceva che egli avesse
ucciso il rivale...
A San Felipe, Travis conduce una vita da bohmien senza intrecciare legami
impegnativi. Si occupa di affari di poca importanza, guadagnandosi a mala pena
da vivere, ma divenendo ancor pi noto per i continui contatti con gente
sempre nuova. Beve molto e nel vestire ostenta una strana eleganza. Tutti
conoscono i suoi pantaloni rosso sangue. La notte di Natale del 1833, in piena
sbornia, s'innamora della padrona dell'albergo, una ragazza con molto
coraggio, di nome Rebecca Cummings.
Il nuovo amore lo rende pi serio. Comincia ad occuparsi di affari pi
importanti e ben presto apre un vero e proprio studio ed assume un impiegato.
Si fa una buona posizione, tanto da poter essere garante nell'istituzione di
un pensionato per signorine. Legge molto e si mostra religioso. Amministra i
proventi del primo battello a vapore che naviga sul Brazos, il fiume che bagna
San Felipe. Scrive le sue Memorie, un episodio delle quali ci fa comprendere,
in modo particolare, quanto fosse ambizioso. A proposito di un'inondazione che
gli ha impedito di andare a trovare Rebecca Cummings, cos scrive: E' stata la
prima volta nella mia vita in cui sono tornato indietro.
In questo periodo, con l'approvazione di Sam Houston, si costituisce nel Texas
un partito semiclandestino, che prende il nome di partito della guerra. Travis
vi si iscrive e ben presto ne diviene uno fra i pi attivi militanti.
Nel 1834, mentre Austin  sempre in prigione, Travis fa discorsi infuocati,
reclamanti l'indipendenza del Texas. Ma i suoi concittadini non sono ancora
maturi e il suo partito rimane in minoranza.
Gli incidenti con i Messicani si moltiplicano. Ad Anahuac la dogana ha
ricominciato ad esigere le tasse e un battello texano, carico di merci, 
stato fermato per il controllo. Travis ritorna sul luogo della sua prima
impresa. Nel giugno del 1835 raduna venticinque uomini che la pensano come
lui, raggiunge Anahuac, si presenta davanti alla caserma messicana comandata
dal capitano Antonio Tenorio e minaccia quest'ultimo di passare per le armi i
suoi magri effettivi se egli non si arrender. Il capitano messicano ubbidisce
ed  inviato a San Felipe, ove viene invitato al ballo dato dagli Americani
per l'Indipendence Day, il 4 luglio. L'iniziativa di Travis, infatti, ha
contrariato i coloni che credono ancora nella possibilit di un accomodamento
con i Messicani. Il focoso avvocato appare come un estremista e davanti a lui
si chiudono molte porte, tanto che  costretto a pubblicare una lettera aperta
di giustificazioni.
Nessuno per muove un dito quando le truppe del generale Martin Perfecto de
Cos entrano a San Felipe e come prima misura per ristabilire l'ordine, dietro
istruzioni di Santa Anna, procedono all'arresto di Travis e dei pochi fedeli
che gli restano. Poco tempo prima si era rifatta viva la moglie di Travis che
aveva chiesto il divorzio, ma aveva lasciato al padre il figlio Charles.
L'avvocato divenuto agitatore si era intenerito di fronte al figlioletto ed
aveva giurato di assicurare al piccolo Charles Travis un avvenire brillante...
Subito dopo l'arrivo dell'esercito comandato da Cos, rientra nel Texas Stephen
Austin. Liberandolo Santa Anna ha commesso un errore che gli coster caro. La
prigione ha indurito il vecchio amministratore scrupoloso e gli ha anche
formato un'aureola di martire che gli permette di parlare ai suoi concittadini
come un capo. Quando Austin giunge a San Felipe, il 10 settembre 1835, gli
abitanti sono in fermento. Il generale Cos, cognato del presidente Santa Anna,
 intrattabile:  venuto per fare applicare la legge e lo far, anche a costo
di usare la forza. La rivolta  imminente.
Stephen Austin presiede un affollato banchetto a Brazzoria, nel corso del
quale, di fronte a pi di mille persone, lancia un appello infuocato alla
resistenza: bisogna proclamare l'autonomia del Texas, nominare un governo
provvisorio, non sopportare oltre la presenza di un esercito straniero... Cos
chiede spiegazioni. La risposta di Austin  senza appello: La nostra unica
speranza  la guerra! E' cominciata la rivoluzione texana.
Gli avvenimenti precipitano. A Gonzales, un centinaio di Messicani, comandati
dal tenente Castaneda, stanno cercando di ritrovare un cannone, che i Texani
sono riusciti a procurarsi. Gruppi di coloni armati li scherniscono. Gli
abitanti americani della citt formano un comitato di difesa; i volontari
affluiscono; il 1 ottobre hanno raggiunto il numero di 750. Il giorno
successivo, approfittando di una fitta nebbia, attaccano l'accampamento dei
Messicani. Hanno con s il famoso cannone che fa pi paura che male agli
uomini del tenente Castaneda. I messicani si ritirano precipitosamente e si
dirigono verso San Antonio de Bexar, dove si trova il generale Cos col grosso
delle truppe che hanno il loro da fare per mantenere l'ordine in quella citt
in agitazione.
A Gonzales i volontari della rivoluzione texana, per tutta la notte,
festeggiano con generose bevute la prima vittoria sul nemico. Il 9 ottobre,
nuova azione e nuova vittoria. Questa volta ne  teatro Goliad, dove i Texani,
guidati dal capitano Collinsworth, si sono impadroniti di numerosi fucili e di
due cannoni. Un vero e proprio piccolo esercito, comandato da Austin in
persona, marcia poi su San Antonio de Bexar. Sono circa cinquecento. Il loro
vessillo  una bandiera bianca sulla quale hanno dipinto in nero una stella ed
un cannone, con queste parole: Venite a prenderli!
In tutto il Texas colonizzato dagli Americani avviene una specie di
mobilitazione frenetica di volontari per combattere i Messicani. I giornali,
gli organizzatori, chiedono uomini, cannoni fucili, munizioni, coperte,
viveri. Li chiedono agli Americani del Nord, a coloro che in nome della
libert sono accorsi in aiuto dei Polacchi e dei Greci... La campagna si
diffonde dovunque, raggiunge la Luisiana e quindi gli altri Stati degli Stati
Uniti. Anche se nella Nuova Inghilterra alcuni giornali si mostrano reticenti
e fanno presente che i coloni del Sud vogliono continuare a praticare la
schiavit, la maggioranza della stampa invita gli Americani ad accorrere in
aiuto dei loro fratelli. Si fanno collette e si organizzano comizi.
A Washington, il presidente Andrew Jackson e il suo governo sono molto
imbarazzati. Professano principi liberali e fanno presente che il Texas  una
provincia messicana. Jackson si dice pacifista e afferma che non intende
lasciarsi trascinare in una guerra col Messico. Anch'egli ha delle forti
riserve per quanto riguarda le usanze del Sud, la pratica della schiavit e
l'indisciplina dei Texani, ma non pu negare i legami di sangue, le profonde
affinit che uniscono i Texani ribelli alla massa dei suoi amministrati.
Non pu assolutamente permettere che vengano massacrati. Dovr dunque agire
con diplomazia e guadagnare tempo. Per il momento per non pu impedire che
centinaia di suoi compatrioti, mossi da spirito di avventura o da sentimenti
di solidariet o dall'amore per la libert, rispondano agli appelli dei
Neo-Texani.
Cos, per terra, per mare, per fiume, Americani di ogni tipo giungono nel
Texas. Sono sinceri, anche se talora una delle attrattive che li ha portati
fin l  anche quella di far fortuna. Austin infatti non ha dimenticato il suo
vecchio mestiere di empresario e ha fatto sapere ai volontari che in cambio
del loro arruolamento riceveranno delle terre e che l'azione  giusta perch
si tratta solo di abbattere la dittatura di Santa Anna senza mettere in
discussione la sovranit del Messico sul Texas.
Fra gli Americani che si dirigono nel Texas ce n' uno noto in tutti gli Stati
Uniti; si  parlato di lui anche come possibile candidato alla presidenza. Per
otto anni dal 1827 al 1835,  stato membro della Camera dei Rappresentanti al
Congresso di Washington. Si era precedentemente acquistato fama di valente
cacciatore di orsi e di daini, di gran bevitore e di attaccabrighe, ma anche
di valoroso scout nelle battaglie contro gli Indiani. E' appena stato battuto
nelle elezioni nel suo paese d'origine, il Tennessee; ha perso la carica di
deputato e, deluso dalla politica,  partito per il Texas il 1 novembre 1835,
in compagnia di qualche amico. Si chiama David Crockett. Il suo viaggio 
costellato da una serie di continue bevute, di gare di forza, di dimostrazioni
di caccia ad ogni tappa. Dovunque vada  accolto trionfalmente, la fama del
suo nome  giunta dovunque.
In ogni citt attraversata si fa festa a Davy, che trangugiati i soliti
boccali di vino, smaltisce rapidamente la sbornia e riparte. La maggior parte
dei suoi compagni non tiene quel ritmo e si perde per strada. Quando giunge a
Nacogdoches, nel Texas, con lui vi  solamente il nipote, William Patton. Ma
trover ben presto un gruppo di giovani con cui andare d'accordo, anch'essi
originari del Tennessee. Con loro former la Compagnia dei volontari a cavallo
del Tennessee, che metter al servizio della rivoluzione texana, dopo aver
firmato il seguente giuramento (al quale volle fosse aggiunta la parola
repubblicano): Giuro di mantenermi fedele al governo provvisorio del Texas o a
qualsiasi governo repubblicano che possa venir sostituito ad esso, che lo
servir onestamente e fedelmente contro tutti i nemici, chiunque essi siano,
che obbedir agli ordini e ai decreti delle autorit presenti e future come a
ordini di ufficiali di grado superiore al mio, secondo le leggi e gli articoli
del governo del Texas. Dio mi aiuti.
Il colonnello Crockett, a quell'epoca, ha quarantanove anni: quarantanove anni
di una vita spesa bene. Nato da padre irlandese e da madre originaria della
Nuova Inghilterra  il quinto di nove fratelli e cresce in una Carolina del
Nord ancora in gran parte non colonizzata, abitata da orsi, daini e Indiani
che hanno ucciso i suoi nonni e rapito suo zio. A dodici anni se ne va per
girare il mondo in compagnia di un Olandese che vendeva bestiame; tornato a
casa frequenta la scuola ma, stancatosi, abbandona di nuovo i genitori per
seguire un carrettiere nel Tennessee. Si arruola nell'esercito al tempo della
guerra contro gli Indiani Creeks, che termina col massacro di questi ultimi;
combatte poi nella seconda guerra contro gli Inglesi, dal 1810 al 1814.
Terminata questa, comincia a civilizzare l'immenso territorio del Tennessee.
Rimane vedovo con tre bambini e si risposa con una vedova che ne aveva gi due
e gliene d altri due. E' un ottimo cacciatore, esploratore e soldato, ma non
ha soldi, n buone maniere, n istruzione. Fu probabilmente per
incoraggiamento della seconda moglie che Crockett inizi la carriera di uomo
politico. Sulle prime fu favorito dal suo aspetto fisico, dalla sua
cordialit, la sua semplicit, la sua forza e la sua scaltrezza. Ricevette
dapprima le preferenze degli uomini come lui, cacciatori e pionieri e divenne
poi lo strumento pi o meno consapevole dei partiti politici di Washington.
Truculento, pieno di spirito, abile demagogo, Davy inizi a costruirsi una
personalit che soddisfaceva la sua ambizione. Prima ufficiale della milizia
di Stato, poi giudice, poi deputato al Congresso dello Stato, Crockett, pur
continuando a condurre una vita da cow-boy ogni volta che ne aveva voglia,
divenne il campione degli squatters, cio dei pionieri che reclamavano il
diritto di appropriarsi definitivamente delle terre che avevano occupato.
Col suo berretto di opossum sempre in testa, il vestito di pelle di daino e i
mocassini all'indiana, divenne un personaggio molto popolare. La sua fama
raggiunse ben presto Washington dove, dopo una prima sconfitta, venne inviato
al Congresso, in seguito alla vittoria del partito di Andrew Jackson. Durante
il periodo della carica nella capitale, non smise mai il vestito da
cacciatore, ma fu molto attivo. Si vantava di saper cavalcare i coccodrilli e
di poter fare indietreggiare un orso solamente digrignando i denti... Divenne
ben presto la persona pi ricercata di Washington e gli avversari di Jackson
non penarono molto a guadagnarlo alla loro causa per mezzo di regali e di
buone bottiglie. Divenne cos nemico irriducibile del Presidente (contro cui
pens seriamente di presentarsi alle elezioni) e l'accanito difensore della
Banca degli Stati Uniti. Anche per la destra per, dopo breve tempo, il
personaggio divenne molto ingombrante. Alle elezioni del 1835, Jackson
denunci vigorosamente la mancanza di seriet di Crockett and Company. Il
cacciatore si difese maldestramente, non era pi sufficiente la demagogia, e
perse la carica. Poco prima aveva dichiarato che se gli elettori gli avessero
rifiutato la loro fiducia, li avrebbe mandati al diavolo e sarebbe partito per
il Texas. Gli elettori gli preferirono un certo Adam Huntsman, ed egli, come
aveva promesso, part per il Texas.
Dopo il giuramento di Nacogdoches, i Texani riservarono alla prestigiosa
recluta accoglienze deliranti, completate in molti paesi da sontuosi
banchetti. Crockett ritrova cos il suo entusiasmo e, prima di iniziare a sua
volta il viaggio per San Antonio de Bexar, scrive alla moglie: Non
preoccuparti per me; mi trovo fra amici.
A San Antonio de Bexar, l'esercito del generale Cos  circondato dai ribelli
Texani. William Barret Travis, dopo essere stato impedito dalla febbre a
prender parte alle prime vittorie della ribellione, li ha finalmente
raggiunti. Insieme con lui molti altri volontari sono venuti ad ingrossare le
file del piccolo esercito di Stephen Austin. Questi  partito alla volta di
Washington per tentare di convincere Jackson della necessit di aiutare il pi
possibile i Texani. Lo sostituisce, alla testa delle truppe, il generale
Edward Burleson, che non brilla certo per prontezza di decisione.
L'assedio di San Antonio rischia cos di diventare eterno e fra i ranghi dei
ribelli si diffonde l'indisciplina. I soldati si abbandonano al vino e alle
risse. Vi  anche un assassinio e l'assassino, senza che vi sia stato
processo, viene appeso al ramo di un albero e linciato.
Sam Houston, sebbene abbia l'incarico di comandante in capo dell'esercito
texano, non  davanti a San Antonio, ma  rimasto a San Felipe, dove intorno
alla nuova Repubblica da poco formata si moltiplicano gli intrighi. E'
preoccupato soprattutto di non perdere il potere, che molti dei suoi
concittadini fondatori non vogliono riconoscergli.
Travis, dopo la prigione e la febbre,  stato un po' dimenticato. Contrariato,
ritorna anch'egli a San Felipe. Nel frattempo Crockett  gi nel Texas, ma non
 ancora arrivato a San Antonio de Bexar. Di fronte all'inefficienza del
generale Burleson, le speranze dei Texani si rivolgono verso l'uomo che viene
considerato il pi prestigioso combattente del West. Si tratta di James Bowie,
che per se ne sta tranquillo e taciturno.
James Bowie, da tutti chiamato Jim,  di statura molto alta, come Crockett. E'
per molto pi intelligente di quest'ultimo; anch'egli non ha paura delle
risse, ma non ha nulla del fanfarone. Ha inventato un nuovo tipo di coltello,
grande e largo, che porta il suo nome e che in mano sua  un'arma terribile,
sia nel corpo a corpo sia quando lo lancia. Coloro che hanno avuto a che fare
con quel coltello non sono pi in grado di parlarne, come il comandante Morris
Wright, ucciso durante la famosa zuffa del Sand Bar, a New Orleans. Ma non
mancano coloro che furono testimoni delle imprese di Bowie.
Aveva cominciato a far parlare di s nelle piantagioni di canna da zucchero
della Luisiana, allestendo uno spettacolo da baraccone, in cui mostrava degli
alligatori che aveva domato. Nessuno sa quanti anni abbia ma ne dimostra una
quarantina. Ancora molto giovane aveva fatto fortuna nel traffico degli
schiavi; come socio del celebre pirata Jean Laffite sembra che abbia
guadagnato decine di migliaia di dollari. Aveva anche tentato, con successo,
la speculazione fondiaria e sembra che nel Texas possieda un milione di acri
di terreno.
Nel 1828 si era stabilito a San Antonio de Bexar, si era fatto cattolico e
cittadino messicano e aveva sposato una ricca ereditiera di diciannove anni,
Maria Ursula de Veramendi, bionda come lui. Aveva continuato i suoi fruttuosi
affari ed era diventato l'uomo pi ricco della regione, senza per abbandonare
il suo spirito di avventura e le risse. Aveva accresciuto la sua fama con un
episodio accaduto nelle miniere di San Saba, dove con soli dieci uomini aveva
resistito per due giorni a pi di centocinquanta Indiani. Questa vita
movimentata non gli impediva di essere un marito modello e un padre esemplare
per i due bambini che Ursula gli diede. Educato e cortese con tutti era per
da tutti temuto, anche dai pi potenti.
Un giorno disse a Sam Houston di avere assolutamente bisogno del suo cavallo e
questi, pur non avendone nessuna voglia, glielo diede e and a piedi.
Ciononostante era l'uomo pi gentile di tutto il Texas e il pi sollecito
nell'accorrere in aiuto delle persone in difficolt.
Era innamoratissimo della moglie ed ella di lui e quando nel 1833 durante una
sua assenza, tutta la famiglia, Ursula, i due bambini ed i suoceri, morirono
di colera, il suo dolore fu immenso. Era ritornato in Luisiana, dove aveva
errato per lungo tempo. Tornato poi a San Antonio era andato ad abitare nella
grande casa dei suoceri, Veramendi era stato vice governatore, e aveva
condotto una vita solitaria, ma molto attiva e aveva smesso anche di bere.
Quando l'esercito del generale Cos occup la citt, si un ai ribelli texani,
col suo prestigio e il grado di colonnello.
Il 5 dicembre 1835, l'esercito di Burleson continua a cingere d'assedio quello
di Cos, trincerato in San Antonio, senza che il suo comandante si decida a
passare all'azione. Improvvisamente, dai ranghi ribelli, si alza una voce dal
timbro rude del cow-boy: Allora, ragazzi! Chi di voi non ha il coraggio di
entrare a San Antonio col vecchio Ben Milam?
L'uomo che ha parlato  appunto Ben Milam, di cui tutti conoscono la fama di
duro. Ben presto 240 uomini decisi a tutto si uniscono a lui e avanzano verso
la citt. Nelle vie si ingaggiano aspri combattimenti coi soldati messicani.
Il generale Burleson  obbligato a seguirli Per quattro giorni si combatte
metro per metro. Poco a poco la citt passa nelle mani dei Texani. Il generale
Cos, con un pugno di uomini, si trincera dentro le mura dell'antica missione
di Alamo; ma di fronte alla piega presa dagli avvenimenti, tratta la resa:
potr ripassare il Rio Grande con gli uomini che gli restano, a condizione di
impegnarsi a non combattere mai pi contro i Texani e a divenire sostenitore
della costituzione messicana del 1824, di ispirazione federalista, che
riconosceva una larga autonomia agli Stati. Cos accetta e delega il capitano
Jos Juan Sanchez Navarro a firmare la capitolazione. Il plenipotenziario
messicano non pu trattenersi dall'esclamare: Tutto  perduto, tranne l'onore!
L'esercito messicano, umiliato, parte per il sud. Per i Texani, fuori di s
dalla gioia,  una grossa vittoria, ma in realt  solo una vittoria di Pirro.
Cos infatti non ha perso poi tanti uomini come sembrava a prima vista, e del
resto sarebbe da ingenui pensare che Santa Anna non reagir, dopo la sconfitta
e l'affronto subiti dal cognato.
Ma, in assenza del nemico, il grande slancio di solidariet e di entusiasmo
per la battaglia non resiste e l'esercito del generale Burleson si sbanda
rapidamente: ognuno torna a casa sua, compreso il generale: la terra ha
bisogno di braccia se si vogliono ottenere i raccolti.
C' per un folto gruppo di uomini che decide di proseguire l'avventura. Ne 
a capo James Grant, un medico che propone di portare la guerra al di l del
Rio Grande, di stringere alleanza coi liberali messicani perseguitati da Santa
Anna e di impadronirsi della citt e del forte di Matamoros, dove ci sarebbe
stato un ricco bottino. Ci che il dottor Grant non dice  che egli vuole
recuperare le grandi propriet che possedeva nella regione di Matamoros e che
gli sono state confiscate. Marciano con lui pi di duecento uomini che,
portando con s quanto avevano potuto arraffare a San Antonio, scendono verso
Sud, in una marcia di quasi quattrocento chilometri.
A San Antonio de Bexar, il giorno della partenza della truppa di Grant, cio
il 30 dicembre 1835, rimangono in armi solamente 104 uomini. Il colonnello
Neill, saputo che Santa Anna ha deciso la riconquista, ne  molto preoccupato.
Manda rapporti a San Felipe sottolineando la preoccupante scarsezza dei suoi
effettivi e dei suoi mezzi. Il 14 gennaio 1836, in seguito a nuove defezioni,
l'esercito di Neill non conta pi di ottanta soldati che, per giunta, da pi
di tre mesi non ricevono la paga. Un morale di ferro sembra per sostenere
coloro che sono rimasti: qualche volontario di New Orleans, vestito di grigio
(vengono chiamati i Greys) e uomini senza terra e senza famiglia. Questi
uomini si riuniscono e votano una solenne risoluzione che dice: Riteniamo
essenziale che ci che resta dell'esercito rimanga a San Antonio de Bexar!
Un messaggero porta il documento, firmato da tutti, a San Felipe. Ricever
finalmente una risposta, visto che i rapporti ed i messaggi angosciati di
Neill non ne hanno trovata? I dirigenti di San Felipe hanno altre cose cui
pensare: si azzuffano sempre per decidere chi dovr dirigere la nuova
Repubblica.
Nell'attesa Neill si prepara al peggio. Trasferisce l'esigua truppa entro le
mura di Alamo, sgombra il forte dai detriti lasciati dal generale Cos ed
inizia a rafforzare le mura e le difese della costruzione, che risale a circa
cent'anni prima, cercando di seguire il piano di fortificazione iniziato dagli
zappatori messicani. Il lavoro insomma non manca. Cominciano con l'issare la
sola bandiera che  loro rimasta in cima alla torre della chiesa, mezzo
sfondata, ma ancora abbastanza solida. E' la bandiera dei Greys; vi 
rappresentata, su fondo blu, una bella aquila che tiene nel becco una piccola
bandiera con le parole Dio e Libert, intorno alle quali  scritto: Prima
Compagnia dei volontari texani di New Orleans! (c' anche il punto
esclamativo). L'epopea comincia, Alamo sta per entrare nella leggenda.
Nel frattempo, a San Felipe domina il caos. Il Consiglio generale provvisorio
della Repubblica del Texas, si riunisce da pi di tre mesi senza essere ancora
giunto a designare i capi della rivoluzione. Il governatore Henry Smith, amico
e confidente del Presidente Jackson (che, come abbiamo visto,  molto
reticente nei confronti delle iniziative dei Neo-Texani),  stato deposto
sotto accusa di tirannia, e poi reintegrato nelle sue funzioni.
Sam Houston, da parte sua, sebbene sia ufficialmente il comandante in capo
delle forze del Texas, si vede contestare continuamente l'esercizio delle sue
funzioni e si trova alle prese con molti concorrenti. Houston per ha
abbastanza senno da prendere in considerazione i rapporti angosciati del
colonnello Neill, che cadono nel vuoto e vengono gettati nel cestino della
carta straccia.
Il 16 gennaio prende l'iniziativa di ordinare a Neill di far saltare le
fortificazioni di Alamo, di evacuare uomini e materiale e di ritirarsi verso
Gonzales. Per rispetto alla forma il Grande Ubriacone sottopone il suo ordine
all'approvazione del governatore ma, sapendo bene che non c' tempo da
perdere, decide di mandarlo a destinazione senza attendere l'approvazione di
un potere esecutivo molto incerto. Per far ci gli occorre un uomo di fiducia
e che sappia farsi ubbidire senza discussioni. Il caso vuole che Jim Bowie
abbia l'intenzione di lasciare San Felipe e di ritornare a San Antonio de
Bexar. Houston non poteva desiderare di meglio.
Bowie accetta la missione: egli meglio di chiunque altro sa quanto sia inutile
ogni tentativo di resistenza in questo momento a Bexar. La prateria  piena di
insidie e pu darsi anche che gli capiti di imbattersi nell'esercito di Santa
Anna, si sa infatti che questi sta marciando verso nord; raduna quindi un
piccolo drappello d'una trentina di uomini che gli sembrano fidi. Fra di essi
vi  un veterano delle guerre di Napoleone I, di nome Louis Rose, che 
venuto, come tanti altri, a tentare la fortuna in America.
Il 19 gennaio, Bowie arriva ad Alamo. Riferisce a Neill l'ordine di Houston e
si rende personalmente conto di quanto sia poco incoraggiante la situazione:
pochi i viveri, le munizioni sono quasi terminate, specialmente quelle per il
grosso cannone sottratto ai Messicani, il morale degli uomini  piuttosto
basso, vi  molta indisciplina e non vi sono cavalli per inviare pattuglie a
sorvegliare i dintorni.
Ma Jim Bowie non insiste nell'imporre a Neill l'ordine del comandante in capo.
Perch? E' uno dei misteri di Alamo. Resta il fatto che, conquistato dalla
risoluta decisione degli ultimi ottanta difensori di rimanere nel forte,
l'emissario di Houston fa esattamente il contrario di ci di cui era stato
incaricato. Ed ecco che anzi si serve della reputazione di cui gode a San
Antonio de Bexar per procurare cavalli, ottenere informazioni dalla
popolazione messicana, procurarsi viveri ed anche munizioni. A poco a poco,
mentre Neill comincia a lasciarsi prendere dalla stanchezza e dallo
scoraggiamento, Bowie prende la testa della truppa e non pensa assolutamente
pi all'evacuazione, organizzando invece molto attivamente e coscienziosamente
la resistenza. Nelle mura di Alamo arrivano il bestiame e il grano. Il
capitano Almeron Dickinson, venuto da Gonzales con la moglie e la figlioletta,
torna al suo mestiere di fabbro e rimette in sesto tutti i cannoni.
Ben presto l'artiglieria viene disposta strategicamente e provvista di
munizioni, le mura vengono rinforzate, circondate da parapetti, forate da
feritoie, munite di punti d'appoggio per i moschetti. Viene eretta una doppia
palizzata e viene ammassata una gran quantit di terra per riempire il vuoto
all'angolo sud-est, fra la chiesa e il muro. Vengono rinforzate le condutture
di acqua potabile: giorno per giorno Alamo diviene un forte sempre pi arduo
da conquistare. Ritorna la disciplina, i quartieri vengono puliti e Bowie si
occupa anche di organizzare la vita politica della guarnigione. Si discute
molto tra fautori ed avversari del governatore Smith. Il 26 gennaio la
guarnigione vota una mozione che chiede alle autorit di San Felipe un aiuto
immediato di 500 dollari per completare i preparativi della resistenza.
Ma Jim Bowie comincia a soffrire di una strana malattia. Il medico della
truppa, il dottor Amos Polliard, non riesce a capirne niente e niente di pi
riesce a dire un medico proveniente dall'Alabama, capitato per caso ad Alamo.
Ecco la sua diagnosi: Questa malattia  talmente strana che non pu essere
guarita, secondo me, con le normali cure... Nel frattempo la minaccia
messicana si fa sempre pi imminente. Dal Sud arrivano volontari che
forniscono informazioni sull'avanzata dell'esercito di Santa Anna e sui suoi
effettivi. Sono dapprima 4200 uomini e poi 5000. Ogni volta che arrivano nuove
notizie Bowie spedisce messaggi a San Felipe, ma senza risultato: all'infinito
orizzonte della prateria non compare nessun segno degli attesi rinforzi.
In febbraio Jim Bowie, completamente dimentico di essere venuto l per far
evacuare e saltare Alamo, manda una lettera al governatore Smith:  ...La
salvezza del Texas dipende in gran parte dal fatto che Bexar non venga presa
dal nemico. Questo  l'avamposto che sbarra la frontiera; se cade nelle mani
di Santa Anna non ci sar pi nessun'altra fortificazione da cui poter
impedire la sua marcia verso la Sabina...
Il colonnello Neill ed io abbiamo fermamente deciso di morire tra queste mura
piuttosto che abbandonarle nelle mani del nemico!...
Quando riceve questa lettera per Smith  nell'impossibilit di venire in loro
soccorso. La sua lotta col Consiglio provvisorio ha raggiunto la fase
culminante. Quanto a Sam Houston, deluso dagli intrighi di San Felipe, ha
ripreso la vecchia strada ed  tornato fra gli Indiani. Vi rester per un
mese. Prima di partire per ha persuaso Smith ad inviare a Bowie e a Neill un
rinforzo di quaranta uomini, ai comandi di William Barret Travis.
Travis, che continua a nutrire grandi ambizioni, non esita a finanziare di
tasca propria l'armamento e l'equipaggiamento dei volontari. Il Consiglio
provvisorio  ormai tanto disgregato che  impossibile trovare un responsabile
e del denaro. L'ex-avvocato ha penato molto per ottenere il brevetto di
tenente colonnello di cavalleria. Ha ordinato una bella uniforme, ma il sarto
non ha avuto il tempo di finirla. Gli ostacoli per non finiscono l: dieci
dei suoi uomini disertano poco dopo il Fiume che segna la frontiera fra il
Texas e la Luisiana. Dopo aver preso la strada per Bexar. Scoraggiato Travis
scrive al governatore: Non si pu continuare a fidare sui volontari. Imploro
Vostra Eccellenza di voler revocare l'ordine che mi ha impartito in quanto non
posso recarmi a San Antonio alla testa di un drappello cos esiguo... Io
desidero, sono persino impaziente di difendere Bexar... ma non voglio
rischiare la mia reputazione, tanto preziosa per un volontario, attraversando
il paese nemico con forze cos irrisorie, una cos esigua quantit di uomini e
per giunta tanto mal equipaggiati. La mia presenza non  assolutamente
necessaria alla testa di questo pugno di uomini. Sarebbe sufficiente un
qualunque ufficiale della compagnia...
Evidentemente Travis non ha entusiasmo; ha sognato azioni pi gloriose, ma
poich Smith non risponde finisce per decidere di ubbidire agli ordini. Il 3
febbraio entra in Alamo. Immediatamente fra Bowie, Neill e lui si pone il
problema del comando. Per risolverla si attendono ordini. Frattanto tutti si
occupano di politica e vengono eletti due rappresentanti alla Convenzione, che
ha il compito di formare un governo del Texas degno di questo nome.
La monotonia dell'isolamento  improvvisamente rotta, l'8 febbraio,
dall'arrivo di Davy Crockett e dei suoi volontari a cavallo.
Le mura di Alamo sono troppo anguste per poter accogliere degnamente il
colonnello Crockett cos i difensori escono dal forte e si confondono con la
popolazione messicana sulla piazza principale di Bexar. Montato su una cassa,
Davy rivolge alla piccola folla uno dei discorsi che solo lui  capace di
fare. Con parole animate racconta la sconfitta alle elezioni e conclude: ...Il
solo onore che desidero  quello di difendere, da soldato, con i miei
compatrioti, la libert della nostra comune patria.
Dopo le risate e l'emozione, la guarnigione organizza un ballo in onore
dell'illustre ospite. La festa naturalmente termina con una sbornia che si
prolunga fino a tarda notte. Proprio in quel momento giunge, correndo a spron
battuto, un messaggero che annuncia l'arrivo delle truppe messicane sulla riva
meridionale del Rio Grande.
Ormai da quindici giorni l'esercito del presidente Antonio Lopez de Santa Anna
marcia verso il nord. Il concentramento delle truppe, avvenuto in condizioni
umane e finanziarie molto difficili, ha avuto luogo il 25 gennaio a Saltillo,
a seicento chilometri a sud di Bexar. Qui, durante una parata, l'esercito ha
destato buona impressione, nonostante l'insolito armamento e la visibile
stanchezza degli uomini. Le uniformi erano varie e colorate, ispirate a quelle
delle campagne napoleoniche e i soldati sfilavano in buon ordine. Erano circa
4.000 e trascinavano dodici cannoni. Per chilometri interi, dietro di loro, si
stendevano i convogli del vettovagliamento: circa 300 carri, 1.800 muli
carichi di focacce di farina, seguiti da una folla di donne e bambini.
Molto difficile era stata invece la traversata delle alture desertiche di
Coahuila, prima di raggiungere il Rio Grande, dove li attendeva un secondo
esercito, forte di 1.500 uomini e di otto cannoni, che comprendeva i
superstiti della spedizione di Cos e che era comandato dal generale Ramirez y
Sesma. Infuriava un vento gelido e la lunga colonna perse molti uomini,
bestiame, vettovagliamenti e materiale. I soldati indiani, mal equipaggiati
per merito di fornitori poco scrupolosi, che del resto avevano onestamente
spartito i benefici con Santa Anna, marciavano ora sotto il sole torrido, ora
sferzati dall'aria gelida della notte. Un gran numero di essi mor di freddo o
di insolazione; molti altri preferirono disertare.
Il generale Santa Anna, invece, andava a cavallo, davanti a tutti, scortato
dalla sua guardia personale composta di dragoni vestiti con corazze ed elmi.
Era circondato dal suo stato maggiore, in cui abbondavano i generali: Vicente
Filiosa comandante in seconda, di origine italiana; Juan Jos Andrade
comandante della cavalleria, celebre per il suo tronca-sigari d'oro;
Castrillon che prestava denaro all'esercito esigendo interessi da usuraio;
Gaona che, pi semplicemente, rubava i viveri dall'intendenza e li rivendeva;
Adrien Wolls, un avventuriero europeo di incerta origine; Cos, la cui
capitolazione a San Antonio de Bexar era stata dimenticata e che veniva cos
meno alla promessa di non combattere pi contro i Texani, ecc.
Lo stesso Santa Anna  un personaggio molto strano. Ha dietro di s una
carriera da camaleonte, fatta di spettacolari voltafaccia ed anche di
tradimenti. Sulla sua uniforme vi  tanto argento che, in seguito, se ne
trarr un intero servizio di posate. Dietro di lui viene trasportato il suo
bagaglio personale comprendente una tenda rigata, bottiglie d'argento col
tappo d'oro, stoviglie cinesi con le sue iniziali, un vaso da notte d'argento,
una scatola per il t e molte altre cose da cui non vuole separarsi, come una
tabacchiera di oro massiccio. Ma la sua prestanza, il suo stile elegante nel
montare a cavallo, la sua voce possente, la sua energia, la sua tenacia, il
suo incontestabile coraggio, le sue qualit di organizzatore, compensano
largamente i difetti di vanit. Se  vano cercare in lui dei principi, non gli
si pu negare per l'intelligenza, l'immaginazione e la capacit di sfruttare
abilmente le circostanze.
Questo l'uomo che, il 12 febbraio, appare sulla riva sud del Rio Grande, dove
l'attende l'esercito del generale Sesma. In quel momento ha sotto i suoi
ordini pi di 5.500 uomini e venti cannoni: per quei tempi e per quei luoghi 
il pi grande esercito che si sia mai visto.
Il ballo in onore di Davy Crockett continua nelle strade e nelle taverne di
Bexar, ma Crockett non  a divertirsi: si trova in una stanza con Bowie e
Travis. Hanno dimenticato di convocare Neill. I tre colonnelli tengono un
consiglio di guerra e giungono alla conclusione che il Rio Grande  abbastanza
lontano e che la festa pu proseguire.
La mattina successiva, mentre la piccola guarnigione pensa ancora alle bevute
della sera prima, Neill parte con un permesso di venti giorni. Perch? Nuovo
mistero. Gli  stata affidata una missione? Va forse a trovare la famiglia? Si
 offeso per il consiglio di guerra tenuto senza di lui? Non lo si sapr mai.
Prima di montare a cavallo, Neill ricordandosi che  lui a ricoprire la carica
di comandante del forte, designa il suo successore. Col pretesto che 
l'ufficiale di grado pi elevato, sceglie Travis. La scelta provoca le
proteste quasi unanimi della piccola truppa, che  composta in quel momento,
dopo alcune diserzioni e l'arrivo di altri volontari, da 142 uomini. Travis ha
solo ventisei anni ed a quegli uomini sembra molto ingiusto subordinargli
Bowie, il pi celebre comandante del West. Anche Bowie, che pure va d'accordo
con Travis, non ha nessuna intenzione di ricevere ordini da quello sbarbatello
ambizioso. Questi allora chiede che si proceda ad un'elezione che,
naturalmente, viene vinta da Jim Bowie: Travis rimane molto male, tanto pi
che la misteriosa malattia mina segretamente il rivale.
Per calmare i dolori che lo tormentano, Bowie si  rimesso a bere: fa
incursione in citt urlando e cavalcando per le strade con qualche compagno
che beve quanto lui senza per avere la scusa della malattia. Travis protesta
presso il governatore Smith. Il 13 febbraio manda a San Felipe un messaggio: 
Mi rifiuto di assumere la responsabilit delle irregolarit commesse da uomini
in stato di ebbrezza... Nella stessa lettera suggerisce abilmente che il
comando di Alamo dovrebbe essere conferito a lui: E' molto importante
continuare ad occupare questa posizione molto pi di quanto non credessi
l'ultima volta che mi riceveste, prima della mia partenza: questo forte  la
chiave del Texas.
Nei momenti in cui il dolore e l'alcool gli permettono di ragionare, Bowie si
rende perfettamente conto della situazione e propone a Travis, che accetta, di
dividere il comando con lui. Questa soluzione calma un po' le acque. Gli
occupanti di Alamo riprendono i lavori di fortificazione, l'organizzazione
della difesa, le sortite esplorative, ed anche le baldorie in citt. Il 16 e
il 20 febbraio alcuni Messicani favorevoli ai Texani vengono ad avvertire la
guarnigione di Alamo che l'esercito di Santa Anna sta per attraversare il Rio
Grande, ma Travis, Bowie e Crockett, il cui compito principale  quello di
mantenere alto il morale delle truppe, come solo lui  capace di fare, non
danno molto credito a queste informazioni: pensano infatti che i Messicani non
arriveranno davanti alle loro mura prima del 15 marzo.
Travis continua anche ad occuparsi, per corrispondenza, dell'ufficio che ha
aperto a San Felipe. Come si spiega questa serenit? Ecco un altro mistero di
Alamo, il pi impenetrabile, forse, in quanto sembra che l'ottimismo dei
Texani non abbia alcun fondamento reale.
Nel frattempo, il 17 febbraio, Santa Anna ha effettivamente attraversato il
Rio Grande, mentre l'esercito di Sesma l'aveva fatto fin dal 12. Il presidente
della Repubblica scrive al ministro della guerra, a Citt del Messico che la
campagna  giunta al suo termine e, nel momento in cui mette piede sulla riva
nord del fiume, lancia questa profezia nei confronti dei difensori di San
Antonio de Bexar: Poveri infelici! Cadranno ben presto vittime della loro
follia!
Nonostante una pioggia torrenziale e ripetuti attacchi indiani, la marcia dei
Messicani prosegue. Il 21 febbraio, Santa Anna si accampa sulle rive del
piccolo fiume Medina, oltre il quale, a quaranta chilometri di distanza, si
trova San Antonio. Qui, una delegazione clandestina di abitanti della citt,
che, dopo tutto, sono Messicani, avverte l'esercito di Santa Anna che i Texani
di Alamo quella sera stessa parteciperanno ad una festa che si terr presso un
abitante di Bexar. E' una buona occasione per impadronirsi dei difensori di
sorpresa, fuori delle fortificazioni. Santa Anna ordina a Sesma di avanzare,
ma la spedizione  bloccata da un nuovo diluvio che ingrossa le acque del
Medina tanto da renderne impossibile l'attraversamento...
I festaioli di San Antonio l'hanno scampata bella!
Sesma riceve l'ordine di rimanere sulle sue posizioni avanzate per attaccare
Bexar e impadronirsene di sorpresa il 23 febbraio. Il grosso dell'esercito,
agli ordini di Santa Anna, si appresta a proseguire la campagna, dal momento
che i 1.500 uomini di Sesma sono pi che sufficienti per sgominare il pugno di
Texani trincerati in Alamo. Il Presidente pensava di entrare il giorno 23
senza combattere, in una citt gi conquistata.
Le cose invece si svolgono in modo molto diverso. Come mai? Nuovo mistero.
Vediamo cosa dice in proposito Santa Anna nella gi citata autodifesa:
...Bexar era occupata e noi dovevamo aprire la porta delle future operazioni
impadronendocene. Avrebbe dovuto essere facile impadronirsene con la sorpresa,
dal momento che gli occupanti non avevano ancora avuto sentore del nostro
arrivo. Affidai dunque l'operazione a un nostro generale che, a capo di un
distaccamento di cavalleria, avrebbe dovuto impadronirsi di Bexar la mattina
del 23 febbraio 1836. I miei ordini furono brevi e precisi. Fui quindi molto
sorpreso quando il giorno fissato, alle 10 del mattino, trovai quel generale a
un quarto di lega da Bexar in attesa di nuovi ordini. Forse ci fu dovuto a
circostanze inevitabili ma, per quanto la citt sia poi stata presa
ugualmente, se si fosse agito di sorpresa, come io avevo ordinato, avremmo
potuto risparmiare molto tempo e la vita di molti soldati...
Perch il generale Ramirez y Sesma non attacc in forze la citt quando la
guarnigione di Alamo era ancora impreparata? Temeva forse di cadere in
un'imboscata? Egli diede appunto questa versione degli avvenimenti, ma essa 
poco verosimile, dal momento che il generale conosceva perfettamente le forze
della guarnigione texana e sapeva anche di non essere atteso. Si pu forse
trovare una risposta nell'atteggiamento degli abitanti di Bexar.
Fin dall'alba del 23 febbraio, un'agitazione febbrile s'impadronisce di San
Antonio: la popolazione sa che  imminente un attacco. Terrorizzata, sotterra
i suoi risparmi e carica sui carri pacchi di vestiti, attrezzi, stoviglie e
mille oggetti di uso quotidiano. Uomini, donne, bambini, tutti fuggono. Alle
domande di Travis e degli altri, che girano per la citt come al solito,
rispondono che vanno a lavorare nei campi. Risposta poco verosimile: la
maggior parte di quella gente non possiede terre e in febbraio c' ben poco da
fare in campagna. Infine, quando Travis, seccato, d ordine di bloccare le
partenze, qualcuno gli dice che durante la notte hanno ricevuto la misteriosa
visita di un messaggero messicano... Fu forse quell'agitazione, scorta da
lontano dalle staffette di Sesma, che fece esitare il generale?
Nel frattempo Travis, ancora incredulo sale in cima al campanile della chiesa
di San Fernando e ha un bello scrutare l'orizzonte verso i quattro punti
cardinali: non vede neanche l'ombra di un soldato nemico. Ridiscende e fa
appostare un uomo incaricato di suonare la campana al minimo movimento
sospetto. All'una del pomeriggio la campana suona e si sente urlare: Il nemico
 in vista! Molti uomini si precipitano in cima alla torre, ma non vedono
nulla. La sentinella per insiste e ai compagni che lo prendono in giro
risponde di aver visto degli uomini che si sono nascosti nel bosco.
Travis, sempre incredulo, manda in ricognizione due uomini se ritorneranno
senza aver visto nulla vuol dire che il nemico non c'. I due cavalieri
salgono su una collina distante due chilometri e di l scorgono un esercito di
parecchie centinaia di uomini. A spron battuto i due cavalieri rientrano in
citt; nella corsa uno dei due cade da cavallo e viene soccorso dall'altro.
Alla notizia, i Texani si rifugiano velocemente all'interno delle mura di
Alamo. Li raggiungono le poche donne e i pochi bambini che li avevano seguiti
fino a Bexar, qualche donna messicana e un piccolo numero di Messicani amici
dei ribelli che si erano compromessi con loro. Fra quei civili vi sono la
moglie del capitano Dickinson con la sua bambina e le due sorelle adottive di
James Bowie. Dentro le mura del forte vengono ammassati anche bestiame e
sacchi di grano. Due soldati approfittano del momento per disertare e fuggono
verso est, portando con s un mulo carico di viveri.
Travis, da parte sua, si  sistemato con molta calma in una stanza che aveva
riservato per s lungo il muro occidentale di Alamo. Qui redige una nuova
richiesta di aiuti all'indirizzo del colonnello Fannin, che comanda un forte
texano a Goliad, a 150 chilometri di distanza. Il messaggio, firmato anche da
Bowie, viene affidato a un cavaliere di nome Johnson; esso dice: Abbiamo fatto
rientrare tutti gli uomini nel forte di Alamo e resisteremo per il nostro
onore e quello del nostro paese fino a quando riceveremo gli aiuti che vi
imploriamo di mandarci con la massima urgenza. Data la nostra situazione
speriamo che ci manderete il maggior numero di uomini che vi sar possibile.
Qui ci sono 146 uomini, assolutamente decisi a non ritirarsi. Possediamo pochi
approvvigionamenti, sufficienti per per resistere fino al vostro arrivo.
Riteniamo superfluo ripetere a un valoroso ufficiale, cosciente del suo
dovere, che gli chiediamo aiuto. Forze nemiche, in quantit notevole, sono in
vista. Abbiamo assolutamente bisogno di rinforzi e di approvvigionamenti.
Mandateceli!
Un medico, il dottor John Sutherland, si incarica di portarlo a destinazione.
Quando questi abbandona le mura fortificate per spingersi nella prateria,
verso il nord, David Crockett e i suoi dodici volontari a cavallo del
Tennessee prendono posizione lungo la palizzata innalzata fra la chiesa e il
muro:  il punto pi vulnerabile delle fortificazioni ed essi sono ritenuti i
migliori tiratori del Texas. Dall'alto delle rovine della chiesa si possono
vedere le uniformi dei soldati messicani che prendono possesso di San Antonio
de Bexar.
Il primo atto dell'esercito di Santa Anna, impadronitosi della citt senza
colpo ferire,  una dimostrazione di forza sulla piazza principale. C' anche
la banda militare e gli ultimi abitanti rimasti contemplano stupiti lo
spettacolo di quell'imponente esercito. Subito dopo i soldati issano in cima
al campanile della chiesa di San Fernando la bandiera rossa che significa: Non
vi daremo tregua! Nel momento in cui la bandiera scarlatta sventola in cima al
campanile, risuona nell'aria una cupa detonazione: Jim Bowie, di fronte alla
sfida messicana ha fatto sparare il grosso cannone di Alamo, che tira
proiettili di 18 libbre.
Per Bowie cambia ben presto idea; senza neppure consultare Travis, scrive una
nota destinata ai Messicani, quasi scusandosi per quell'intempestivo colpo di
cannone e chiedendo se il nemico desideri una tregua. Bowie per rimane sempre
Bowie: dapprima infatti ha concluso il messaggio con le parole: Dio e la
Federazione messicana; ma poi le ha cancellate, sostituendole con: Dio e il
Texas!
Affida poi il foglio a un suo aiutante, di nome Jameson. Santa Anna per,
irritato dal colpo di cannone, rifiuta di ricevere il messaggio e fa
rispondere dal suo aiutante di campo: L'esercito messicano non scende a patti
con gli stranieri ribelli. L'unica via di salvezza che rimane loro se
desiderano aver salva la vita  quella di mettersi immediatamente a
disposizione del governo sovrano.
Contemporaneamente, anche Travis cerca di mettersi in contatto col comando
nemico e manda, affidandogli pieni poteri, un certo Albert Martin, che discute
per pi di un'ora col colonnello messicano Almonte. Ma anche quest'ultimo
chiede la resa incondizionata. Mentre Martin ritorna nel forte, la risposta di
Travis non si fa attendere. Questa volta  lui che fa sparare il grosso
cannone, il cui boato risuona per la seconda volta. Decisamente la dualit del
comando all'interno di Alamo non  puramente formale...
Comincia l'assedio. Santa Anna si sistema in una solida casa della citt ed
organizza immediatamente l'assalto del forte. All'interno di Alamo i motivi di
attrito che covavano fra Bowie e Travis portano alla crisi in occasione dei
messaggi mandati al nemico e dei colpi di cannone. La situazione sembra senza
soluzione, poich ciascuno dei due ha i suoi fautori, quando la malattia che
minava Jim Bowie lo stronca completamente. Il pi glorioso combattente del
West  annientato dal dolore. Passa una notte atroce e, all'alba, constatando
di essere incapace di muoversi, cede al rivale la sua parte di comando. Il
problema del capo  dunque risolto. Per tredici giorni si troveranno ormai
l'uno di fronte all'altro il generale Antonio Lopez de Santa Anna, presidente
della Repubblica messicana, e il colonnello William Barret Travis, che comanda
un gruppo di centocinquanta volontari texani.
Perch Santa Anna si attarda tanto di fronte a quell'obbiettivo, dopo tutto,
minimo? Nell'autodifesa d questa spiegazione: Non potevamo evitare di
prendere quel forte, esso infatti era ben munito di artiglieria, possedeva una
doppia cerchia di mura e, bisogna convenirne, difensori molto coraggiosi. Esso
provocava quindi seri danni a Bexar. Inoltre, lasciare il compito dell'assedio
a una parte dell'esercito e proseguire col resto avrebbe voluto dire, se non
tagliarci ogni possibilit di ritirata in caso di sconfitta, per lo meno non
poter intervenire in aiuto degli assedianti... Del resto un assalto vittorioso
avrebbe infuso nei soldati l'entusiasmo di un primo trionfo, e ci avrebbe
dato loro un notevole vantaggio sul nemico. Non fu solo la mia opinione
personale che mi port a decidere in quel senso, ma l'opinione generale
espressa in un consiglio di guerra dei generali che avevo convocato, sebbene
tali riunioni non mi sembrassero sempre utili a causa delle discussioni che ne
seguivano...
Ecco dunque i motivi per cui ad Alamo l'assedio fu posto dall'esercito di
Santa Anna al completo: a tutta prima sembrano essere motivi validi. Ed ecco
la descrizione delle peripezie dell'assedio, fino all'assalto finale, fatta da
Ramon Martinez Caro, il segretario che avrebbe poi abbandonato Santa Anna: Il
giorno dopo (24 febbraio), Sua Eccellenza fece piazzare una batteria di due
cannoni e un mortaio a 600 passi dal forte, e ordin di bombardarlo e
contemporaneamente fece occupare alcune piccole case che si trovavano nelle
vicinanze del forte. Nel corso di quest'operazione perdemmo qualche uomo e
qualche altro fu ferito. Il forte era circondato da fossati da cui il nemico
sparava sulle nostre truppe, mentre i nostri soldati per poter sparare erano
costretti a lasciare i loro rifugi, e ci provocava sempre nuove perdite ad
ogni tentativo di avanzata. Durante un'azione notturna, Sua Eccellenza diede
ordine al colonnello Juan Bringas di attraversare un piccolo ponte con cinque
o sei uomini; quando gli uomini furono sul ponte il nemico apr il fuoco e ne
uccise uno. Quando tentarono di riattraversare il ponte, il colonnello cadde
nell'acqua e solo per un colpo di fortuna riusc a salvarsi...
Questi cenni fanno comprendere abbastanza bene il carattere dell'assedio. Caro
per non scrive che i Texani, per la maggior parte, erano armati di fucile e
sparavano con precisione a duecento metri di distanza. Dentro le mura di Alamo
si trovava radunato il fior fiore dei tiratori non solo del Texas, ma anche
dell'intero West; ognuno dei quali teneva al proprio fianco numerosi fucili
che venivano ricaricati dai compagni. I Messicani invece usavano vecchi
moschetti, presi dai depositi inglesi dopo le guerre napoleoniche in Europa;
armi poco precise dunque e che non colpivano oltre i settanta metri.
Nella notte dal 24 al 25 febbraio, Travis pu quindi costatare di non avere
neppure un ferito. Quella stessa sera incarica Albert Martin di portare a
Gonzales un nuovo messaggio che questa volta indirizza, con enfasi, al popolo
del Texas e a tutti gli Americani del Mondo: Cittadini, cari compatrioti, sono
assediato da un migliaio di Messicani, se non di pi, comandati da Santa Anna.
Per ventiquattro ore ho subito un'ininterrotta serie di cannonate senza
perdere un solo uomo. Il nemico chiede una resa incondizionata e dice che in
caso contrario quando prender il forte non risparmier nessuno. Ho risposto
con un colpo di cannone e la nostra bandiera continua a sventolare fieramente
sulle mura. Mai mi arrender. Mai batter in ritirata. Perci vi scongiuro, in
nome della libert, del patriottismo, di tutto ci che  pi caro al cuore
degli Americani, di venirci in aiuto con la massima urgenza. I nemici ricevono
ogni giorno rinforzi e fra poco saranno tre o quattromila. Se anche questo
appello non trover risposta sono deciso a resistere il pi a lungo possibile
e a morire come un soldato che non viene meno al suo onore e a quello del suo
paese: la vittoria o la morte... Il Signore  al nostro fianco. Quando
cominci ad apparire il nemico avevamo solo tre moggi di grano. Ne trovammo
poi novanta nelle case abbandonate, abbiamo fatto entrare nelle nostre mura
circa trenta capi di bestiame!
Si pu comprendere come fosse proprio questo il momento che Travis attendeva.
Albert Martin nasconde il plico, scivola fuori dalle mura, attraversa al
galoppo le file nemiche e si dirige verso Gonzales, dove giunge
ventiquattr'ore dopo. Di tappa in tappa, il messaggio giunger a San Felipe il
27 febbraio, mettendo in agitazione tutta la citt, il 16 marzo  a New
Orleans, il 30 marzo a New York... Quel giorno Travis sar gi morto da 24
giorni, ma il suo nome conoscer la gloria che aveva tanto desiderato, sebbene
qualche volta abbia subito alterazioni ortografiche e sia stato scritto talora
Travers, talora Fravers...
Ben presto l'assedio diventa un'abitudine e solo di tanto in tanto qualche
avvenimento imprevisto viene a turbare la monotonia dell'ininterrotta e
attenta vigilanza degli assediati e del paziente lavoro di scavo di trincee e
di avvicinamento operato dagli assedianti.
Ecco ci che avviene ormai abitualmente: la sera Santa Anna fa suonare dai
suoi soldati la serenata ai Texani, che ogni volta sono costretti ad ascoltare
i suoni striduli delle trombe e dei tromboni. Gli abitanti della citt passano
fra le linee nemiche senza che nessuno spari su di loro, cosicch qualche
amico dei Texani ne approfitta per scivolare all'interno del forte e qualche
Messicano, che aveva precedentemente ritenuto opportuno rinchiudersi entro le
mura di Alamo, coglie l'occasione per tornare in citt. Lo spazio fra le
trincee e le mura  molto breve e i soldati fuori e dentro il forte si
scambiano ingiurie e insulti...
Avvenimenti insoliti sono invece: il bagno del colonnello Bringas, di cui
abbiamo gi riferito; alcune sortite dei Texani, con lo scopo di incendiare
alcune piccole case vicine alle mura, che servono da protezione ai tiratori
messicani; l'invio a Gonzales di una nuova richiesta d'aiuto, affidata al
capitano Juan Seguin, un Messicano passato ai ribelli che, montando il cavallo
di Bowie, attraversa le posizioni messicane sotto una pioggia di proiettili;
l'eccezionale precisione della mira di David Crockett, che riesce a colpire un
uomo con estrema sicurezza a trecento metri di distanza; la partenza di un
nuovo messaggero, questa volta diretto ancora a Goliad ed infine l'arrivo dei
primi rinforzi, per la verit nell'esiguo numero di trentadue uomini, ma
sufficienti per rialzare il morale degli assediati.
A Gonzales infatti il dottor Sutherland  riuscito a reclutare un piccolo
drappello di uomini, che per comprende anche parecchi dei messaggeri inviati
da Travis in cerca di aiuti. I volontari penetrano entro le mura di Alamo
nella notte tra il 29 febbraio e il 1 marzo; ma, anche se l'effetto prodotto
dai nuovi arrivati sull'animo degli assediati  positivo, si tratta solo di
rinforzi improvvisati, scarsamente armati, senza alcun carattere ufficiale.
A San Felipe le discussioni sono sempre animate, vengono fatti discorsi
sull'eroismo dei difensori di Alamo, ma non viene presa nessuna decisione.
Anche Sam Houston, da poco rientrato dal soggiorno fra gli Indiani, si limita
per il momento a destreggiarsi fra i conciliaboli e gli intrighi della
capitale, che  stata da poco spostata un po' pi a nord, in una citt
pomposamente battezzata Washington on the Brazos. La sola speranza di un
possibile aiuto per Alamo si trova a Goliad, dove il colonnello Fannin, che 
uscito da West Point e che si  conquistato una buona reputazione per le sue
capacit di organizzatore e per i suoi infuocati discorsi, dispone di un
esercito di 420 soldati, molto ben addestrati e armati di parecchi cannoni.
Qui Fannin ha allestito un forte ottimamente difeso, che ha battezzato Sfida,
in quanto nelle sue intenzioni questo sar il baluardo imbattibile che
protegger tutto il sud-est del Texas.
Fannin, per, ha delle crisi di coscienza e spesso scrive ad un amico di
sentirsi incompetente. Riceve tutte le richieste di aiuto inviategli da
Travis, non manca di esaltare davanti alle truppe il coraggio e l'abnegazione
dei difensori di Alamo portandoli come un esempio da seguire, ma ritiene che
abbandonare il forte di Goliad, il suo Sfida, od anche solamente indebolirne
le difese, equivarrebbe a un tradimento, ad aprire all'invasore messicano la
via che gli permetterebbe di giungere al mare. Orgoglioso e fiero della sua
opera, pensa che il piano strategico di Santa Anna abbia come scopo principale
la conquista del forte Sfida e che Alamo rappresenti solo un incidente di
passaggio. Ma, intimidito dalle pressanti richieste dei messaggeri e
dall'indignazione dei coloni circostanti per la sua inazione, finisce col
decidersi ad accorrere in aiuto degli assediati di San Antonio de Bexar. Il 26
febbraio parte alla testa di una colonna di 320 uomini, conducendo con s
quattro cannoni, ma il mattino seguente, a qualche chilometro da Goliad, dopo
aver consultato i suoi ufficiali, decide che l'alta strategia gli impone di
fare marcia indietro. Quindi si rifugia di nuovo entro le mura dello Sfida e
lancia un nuovo proclama ridondante della retorica del noi andremo fino in
fondo. Ma la cosa non finisce qui. Il 2 marzo Fannin decide di nuovo di
formare una colonna di soccorsi, con la quale parte, ma uno o due giorni dopo
torna nuovamente indietro per non ripartire pi.
Frattanto, mentre la morsa messicana si stringe sempre pi intorno ad Alamo,
il 3 marzo, in pieno giorno, la porta del forte viene nuovamente aperta. Un
cavaliere dai lunghi capelli neri, chino sul collo del cavallo, passa
letteralmente volando sopra le trincee messicane, suscitando un tale
sbalordimento che non viene sparato neppure un colpo; penetra come una freccia
nel grande recinto del forte, fra le mura dell'antica missione, mentre la
porta si richiude dietro di lui. E' James Butler Bonham, che torna per
riferire a Travis sul cattivo esito della sua missione.
Bonham, un giovane di ventinove anni, ex avvocato di successo in Alabama, ha
partecipato molto attivamente alla rivoluzione texana, sia dal punto di vista
politico che da quello militare. Era giunto a San Antonio de Bexar il 3
febbraio e subito aveva simpatizzato con Travis che, il 27 febbraio, lo aveva
scelto per portare la sua disperata richiesta di aiuto a Fannin, a Goliad.
Giunto a destinazione il 29, Bonham aveva ricevuto accoglienze ostili da
Fannin, da poco rientrato dalla prima partenza. Aveva compreso ben presto che
non avrebbero potuto contare su di lui e si era diretto verso Gonzales per
reclutare uomini. L era venuto a sapere della recente partenza del drappello
di trentadue uomini, aveva incontrato inoltre un uomo che tornava da San
Antonio e che gli aveva assicurato che da quel momento sarebbe stato
impossibile attraversare le linee che circondavano Alamo; ma questo non aveva
scoraggiato il brillante giovane, che aveva deciso di passare e... era
passato. Travis si mantiene calmo. Anche se non conta pi su Fannin, spera
sempre nell'improvviso soccorso delle massime autorit della nuova Repubblica,
a San Felipe. Dispone di viveri per venti giorni ancora e, finora, non ha
neppure subito la perdita di un uomo. Quel giorno per gli assediati possono
scorgere nella citt una grande agitazione:  la colonna del generale Gaona
che viene a rafforzare l'esercito di Santa Anna, cosa che permette a
quest'ultimo di portare a compimento il suo piano per la conquista di Alamo.
Il Presidente, incurante del pericolo, passa al galoppo intorno alle
fortificazioni texane, preparando l'assedio finale. Nel pomeriggio giunge la
notizia che le truppe del generale Urrea hanno annientato i resti della
colonna texana partita per Matamoros e che hanno catturato il famoso Dottor
Grant, il quale, come vedemmo, tentava di recuperare le sue terre sul Rio
Grande. La sera stessa Travis decide di inviare ancora un messaggero. Tenta
ora di attraversare le linee nemiche John Smith, che era gi andato a Gonzales
una volta, col dottor Sutherland, e che era ritornato col gruppo dei trentadue
uomini. Travis gli affida una richiesta di aiuto destinata alla Convenzione
che deve finalmente riunirsi a Washington on the Brazos, e unisce all'appello
una serie di lettere personali. Fra di esse vi  questo scritto, senza un
particolare destinatario: Abbiate cura del mio bambino. Se la regione sar
salva, io stesso sar in grado di offrirgli un avvenire magnifico; ma se sar
sconfitta ed io morir, gli rimarr solo l'orgoglio di essere figlio d'un uomo
che  morto combattendo per la patria.
Smith sta per partire. Viene aperta la porta piccola del forte e vengono
sparati alcuni colpi. I Messicani concentrano la loro attenzione su quel
punto. Viene allora aperta la porta grande e Smith scompare nella notte.
La giornata del 4 marzo  estremamente penosa per gli assediati. Le trincee
messicane sono giunte a soli tre o quattrocento metri dalle mura; i cannoni
sono a 250 metri e i loro proiettili cominciano a praticare preoccupanti
brecce nelle difese. Bowie sta sempre peggio: delira. Anche Crockett perde il
suo buonumore e si lamenta: Preferirei uscire e morire in mezzo alla prateria.
Non mi piace stare rinchiuso qui dentro...
Gli ultimi amici messicani dei Texani hanno preferito sparire da Alamo. La
giornata del 5  ancora pi triste: a nord si  avvicinata ancor pi una
batteria nemica che spara ora dalla distanza di duecento metri. Nel tardo
pomeriggio il fuoco cessa e gli uomini, nessuno ha ancora trovato la morte,
escono dai rifugi e cominciano a preparare la cena. Travis allora fa radunare
le truppe e nel silenzio della sera dice loro che non crede ormai pi
nell'arrivo di rinforzi, che egli si batter fino all'ultimo per trattenere il
nemico, ma che lascia ciascuno libero di scegliere: se qualcuno vorr tentare
di fuggire, egli non gliel'impedir. Chiede poi che chi vuole andarsene esca
dai ranghi.
Uno sola avanza. E' Louis Rose, veterano delle campagne di Napoleone, che ha
visto troppe cose nella sua vita per voler morire cos stupidamente, in
quell'angolo sperduto del Texas. Inchiodato sulla sua branda, Bowie, che gli
fu amico, gli chiede di restare. Crockett, col suo senso pratico, gli fa
presente che  impossibile fuggire. Ma Rose non si lascia smuovere e a
mezzanotte riesce ad abbandonare il forte. Cinque ore pi tardi ci sar
l'assalto.
Abbiamo letto il resoconto dell'assalto redatto da Santa Anna e dal suo
segretario, che, come abbiamo detto, sono le uniche testimonianze dirette;
esse per presentano solamente la versione messicana degli avvenimenti. Per
sapere ci che accadde all'interno del forte bisogna accontentarsi di
testimonianze molto frammentarie, fondate principalmente sui racconti della
signora Dickinson, delle altre donne liberate, dello schiavo di Travis, Joe, e
di quello di Bowie, Ben, che divenne cuoco del colonnello messicano Almonte.
Si pu supporre che le cose si siano svolte press'a poco in questo modo.
Travis, avvertito dal baccano che stava per essere sferrato l'attacco
decisivo, si port verso la batteria nord dove i Messicani cominciavano gi ad
appoggiare le scale alle mura. Qui fu ucciso meno di mezz'ora dopo, mentre
sparava senza tregua sugli assalitori. Costoro erano in posizione di
svantaggio, quando un appiglio nel muro di difesa texano aveva permesso ai
Messicani di aggrapparsi al parapetto e di scavalcarlo in un punto del muro
nord. La banda messicana suon allora il Deguello sgozzamento, musica che
risaliva alle guerre spagnole contro gli Arabi e che annunciava la morte senza
piet. In qualche minuto i soldati dei generali Amador e Cos (che cos
vendicava la sua capitolazione in quel medesimo luogo), nonostante il fuoco
serrato dei difensori, riuscirono a penetrare all'interno delle
fortificazioni.
Il capitano Almeron Dickinson, che comandava l'artiglieria del forte, corse
allora nella sagrestia ove erano nascoste la moglie e la figlia, e
abbracciandole grid: Dio mio! i Messicani sono dentro le mura! Se ti
risparmiano, salva la mia bambina!
Poi Dickinson ritorn a combattere e fece voltare i cannoni verso la piazza,
al centro del forte, che era ormai gremita di Messicani. I cannoni fecero una
strage, ma le difese ormai cedevano da ogni lato; solo la palizzata occupata
da Crockett e dai suoi uomini teneva ancora. Furono presi alle spalle e,
secondo alcune voci, Crockett si arrese e fu ucciso pi tardi, fra i sei
Texani assassinati dai soldati, dopo essere stati presentati a Santa Anna. Ma
queste affermazioni, provenienti sia da parte americana che da parte
messicana, non sono provate ed altre testimonianze le smentiscono decisamente.
E' un altro mistero di Alamo.
La battaglia continu furiosa fino a quando vi furono Texani vivi. Qualcuno
tent di fuggire nella nebbia dell'alba, ma fu raggiunto dalla cavalleria
messicana e trucidato a colpi di sciabola. Ci sarebbero stati, per, uno o due
scampati: uno di origine messicana, chiamato Brigido Guerrera ed un certo
Henry Warnell, che sarebbe morto tre mesi dopo a causa delle ferite ricevute.
Ma anche qui non vi  nessuna prova inconfutabile e rimane il mistero.
Bowie venne trucidato mentre tentava di alzarsi dal letto. Le donne e i due
schiavi negri furono risparmiati. Tutte le bambine ebbero salva la vita, ma
circa met dei bambini fu uccisa. A poco a poco si concludeva la pulizia di
Alamo. L'ultimo colpo risuon alle sei e trenta del mattino. L'assalto finale
era durato novanta minuti.
Sulla torre diroccata della chiesa di Alamo la bandiera dei Greys di New
Orleans viene sostituita con quella messicana, issata in piena battaglia dal
tenente Jos Marria Torres, che sarebbe stato ucciso poco dopo.
Il generale Santa Anna ordina di bruciare i corpi dei Texani trucidati.
Francisco Ruiz, sindaco di Bexar, incaricato di adempiere all'incombenza, ne
conta 182. Un centottantatreesimo corpo pu venire sepolto per una concessione
speciale. E' quello di Gregorio Esparza, il cui fratello combatte
nell'esercito messicano... I Messicani hanno perso dai 400 ai 600 uomini.
Nessuno sapr mai esattamente quanti siano stati.
La sorte di Alamo scuote il Texas. Le diverse fazioni si riconciliano e a
Washington on the Brazos la Convenzione designa finalmente un presidente:
David Burnett; un vice-presidente: il profugo messicano Lorenzo de Zavala; un
capo militare unico : Sam Houston. Houston ordina la ritirata. I coloni
fuggono verso est, attaccati dagli Indiani e da pattuglie messicane.
Santa Anna li insegue e, durante la marcia, si presenta davanti al forte Sfida
del colonnello Fannin, a Goliad. L'uomo che non  voluto andare in aiuto di
Alamo per difendere fino all'ultimo il baluardo del Texas, capitola senza
opporre la minima resistenza. Il Presidente messicano pensa di aver vinto la
guerra ed insegue i fuggiaschi texani senza prendere precauzioni. E' proprio
ci che Houston aspetta. Il 21 aprile 1836, a San Jacinto, alla testa di 800
uomini, al grido di Ricordatevi di Alamo! sorprende l'esercito di Santa Anna
nell'accampamento. Seicento Messicani vengono uccisi.
Il loro Presidente viene ritrovato il giorno dopo, nascosto fra le erbe alte,
vestito con una camicia blu, i pantaloni bianchi e le pantofole rosse. In
cambio della libert accetta di riconoscere l'indipendenza del Texas e,
sebbene il governo messicano lo sconfessi, in realt il Texas ha
effettivamente cessato di essere messicano. Tra poco diverr americano.
Nodo cruciale di questi avvenimenti  lo strano episodio di Alamo coi suoi
misteri. Al centro del dramma sono tre personaggi passati alla leggenda: David
Crockett, prototipo del cacciatore-pioniere americano, uomo coraggioso e
politico ingenuo, eroe e millantatore allo stesso tempo, scomparso in modo
poco chiaro...
James Bowie, il pi glorioso combattente del West, che viene assassinato nel
suo letto senza potersi difendere.
Ed infine William Travis, che trova a ventisei anni una morte degna della sua
ambizione. Il destino di questi tre uomini  ci che rimane di pi autentico
di tutta la battaglia di Alamo che, in realt, non dur tredici giorni con un
rapporto di forze da uno contro dieci, venti o trenta, ma solo novanta minuti.

Fine.