LA RIVOLUZIONE FRANCESE
di F. Bluche - S. Rials - J. Tulard
ENCICLOPEDIA TASCABILE "IL SAPERE" edito dalla Newton Compton
VERSIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA EZIO GALIANO
REVISIONE DI AMEDEO MARCHINI
CAPITOLO 1. La pre-Rivoluzione
Nel 1789, 28 milioni di francesi, in maggioranza contadini, vivono
in regime monarchico. La dinastia capetingia regna da ottocento
anni. La Francia  una nazione inquadrata: la societ  divisa in
ordini - clero, nobilt, Terzo stato, i primi due sono privilegiati - e
articolata in corporazioni e comunit (di mestiere, di abitanti). Malgrado
le ineguaglianze e le strozzature inerenti a una simile struttura,
il regno di Luigi 16esimo , relativamente al tempo, ricco. La necessit di
riforme, tuttavia,  avvertita da tutti, con diversi orientamenti e 
intensit variabile. Le idee sono in fermento (vedi infra, capitolo 3);
bench l'autentico pensiero dei Lumi non sia diffuso che in una ristretta
cerchia di lettori. Queste idee sono in parte contraddittorie; gli uni o
gli altri, quando reclamano riforme, non le intendono allo stesso
modo. Il modello ancora dominante, in quell'epoca, vuole che la
monarchia si riformi da s e dall'alto; senza alcun dubbio questa non
ne  pi capace. Al momento, ogni velleit riformatrice si scontra
contro forti opposizioni, essenzialmente contro quelle dei privilegiati;
ora - paradossalmente -  la contestazione scatenata da costoro ad
agire da detonatore per la Rivoluzione. L'urgenza della crisi finanziaria
scardiner il sistema e porter, in modo ben poco prevedibile, al trionfo
di soluzioni radicali che solo in forma imperfetta corrisponderanno 
all'ispirazione dei Lumi.
1) La crisi dello Stato monarchico
La Francia del 1789 soffre di molteplici mali, e in primo luogo delle
debolezze del proprio governo.
1. La monarchia assoluta. La monarchia dei Borboni  detta assoluta,
cio pura e senza vincoli. Tutto, in teoria, viene dal re e risale a
lui; egli non deve render conto che a Dio; la legge emana dalla sua
volont; l'attivit giudiziaria  svolta in suo nome. Ma la realt  pi
complessa: senza vincoli, la monarchia francese non  senza limiti,
fissati nel corso dei secoli dalla tradizione cristiana e dal costume.
Quanto al famoso diritto divino dei re,  vittima di un'epoca che,
almeno nella coscienza delle lites, sempre pi viene dissociando il
sacro dal profano. Il re non governa mai solo;  assistito da ministri e
dalle differenti formazioni del suo Consiglio (il consiglio  uno
degli strumenti essenziali della monarchia francese dopo il Medioevo).
2. Gli ostacoli all'azione amministrativa. La centralizzazione, in
progresso,  molto imperfetta. Il suo funzionario simbolico, l'intendente 
di giustizia, polizia e finanze, non ha a disposizione una burocrazia 
sufficiente; si scontra con gli interessi particolari di quelli che
concretamente abitano la generalit di sua competenza, in particolare 
delle lites locali di cui, a volte, si fa portavoce...
Le differenze regionali si oppongono all'unificazione del regno. Sussistono
dialetti e vernacoli. L'unificazione del diritto  in cammino da moltissimo
tempo, ma  lenta; il diritto romano domina nel Mezzogiorno, mentre 
consuetudinario nella Francia del Nord, con quasi 300 consuetudini 
diverse. Pesi e misure variano da una provincia all'altra; la ripartizione 
delle imposte anche. Le dogane all'interno del paese rallentano la 
circolazione delle merci.
Il principale ostacolo all'azione degli agenti reali  l'esistenza dei 
privilegi - quelli delle province, delle citt, degli ordini, delle 
corporazioni, degli individui - concessi nel corso dei secoli.  il fatto 
di essere un paese irto di privilegi a rendere la Francia,
anche, un paese delle libert. Il carattere patrimoniale di numerosissime
cariche pubbliche paralizza l'autorit del monarca sui propri agenti, 
i quali si trovano in condizione di ampia indipendenza; il re, che aveva 
messo all'ordine la feudalit, ha lasciato svilupparsi questa nuova forma 
di dispersione del potere pubblico.
Il re di Francia gode di un'obbedienza inferiore a quella di molti
prncipi d'Europa del suo tempo, quei despoti illuminati che, meno
rispettosi delle tradizioni, usano pi duramente i metodi di governo
imitati da Luigi 14esimo.
3. Luigi 16esimo. A tutto questo si aggiunge la personalit di 
Luigi 16esimo. In assenza di un sovrano energico, le redini del potere
fluttuano al vento. Nato nel 1754, vittima di un'educazione alla Fnlon,
maldestra per un futuro re, il nipote di Luigi 15esimo  dolorosamente 
privo di volont e di fiducia in se stesso. Bonario, generoso, di una piet
esemplare, ansioso di comportarsi bene, sale al trono controvoglia nel
1774, a 19 anni. Passato il primo entusiasmo, delude. Le sue aspirazioni,
al tempo stesso conservatrici e progressiste, si traducono in continue 
oscillazioni tra fermezza e debolezza, cosa che incoraggia gli intrighi 
in quel serraglio politico di cui subisce l'influenza e le meschinit.
Quanto alla sua sposa Maria-Antonietta di Lorena-Asburgo, principessa 
abbastanza altezzosa - bench non abbia alcuna passione per l'etichetta - e 
d'una apparente frivolezza dovuta alla giovent, subisce il pregiudizio
anti-austriaco che imperversa dopo la guerra dei Sette Anni. Il famoso 
affare della collana (1785), nel quale  totale la sua innocenza, e 
diverse mosse sventate l'hanno condannata nell'opinione. I libelli 
scandalosi, talvolta pornografici, che subissano la regina e, pi in
generale, la cerchia reale, contribuiscono a screditare non solo il 
potere politico ma l'intero Ancien rgime.
4. Un tallone d'Achille: i parlamenti. Luigi 16esimo, senza dubbio, ha 
commesso un errore nel novembre 1774 restaurando i parlamenti. Corti di
giustizia (delegata), i parlamenti si dichiaravano guardiani delle leggi
e approfittavano del loro diritto di registrazione e di rimostranza per
tentare di controllare il governo regale. Magistrati, proprietari delle
loro cariche grazie al carattere patrimoniale degli uffici, i parlamentari
non rinunciavano tuttavia alla pretesa di rappresentare la Nazione. 
La loro opposizione, che in parte si confondeva con la contestazione 
giansenista, aveva avvelenato la seconda met del regno di Luigi 15esimo;
nel 1771, il cancelliere Maupeou li aveva sostituiti con dei
funzionari che preannunciavano la moderna magistratura. Ristabiliti da
Luigi 16esimo, i parlamenti si riveleranno pi tranquilli, ma si
risveglieranno in seguito. Con grandi dichiarazioni umanitarie che
dissimulano la difesa dei propri privilegi - coscientemente oppure no, 
dato che vi sono giovani magistrati progressisti e che alcuni sono menti
avanzate - i parlamentari faranno fallire riforme utili, attizzeranno la
rivolta contro un dispotismo che spesso tentava di migliorare la
condizioni dei francesi e in tal modo daranno impulso alla Rivoluzione.
2) La crisi dell'Ancien rgime sociale
1. Regime feudale o Stato nobiliare? La societ dell'Ancien rgime 
di un'estrema complessit; contrasti, contraddizioni, paradossi la 
governano. I particolarismi corporativi sono ancora assai vivaci nel
1789, ma la divisione tradizionale, d'origine medievale, in tre ordini -
clero, nobilt, Terzo stato - ha perso la parte pi rilevante della
propria legittimit.
Lo Stato assolutista non  l'appendice di un preteso modo di produzione 
feudale, la quale appendice sarebbe incisa su un regime immutato, dal
Medioevo. Stato imperfetto, incompleto, si adatta a numerosi residui 
arcaici, come lo statuto feudale della terra, e tollera, a beneficio dei 
signori, alcuni smembramenti minori del proprio potere. Come sistema, la 
feudalit  morta da lungo tempo in Francia; l'antico legame feudale di
vassallaggio, nerbo della societ medievale, occupa ormai uno dei ruoli pi
marginali; il potere dei padroni della terra, molto attenuato, comporta 
soprattutto una posizione di rendita sotto forma di canoni feudali e 
signorili;  dunque preferibile, per la Francia del secolo 18esimo, parlare 
di un regime feudo-signorile debole che, nell'epoca dello Stato, non  
pi caratterizzante.
Altro arcaismo: questo stesso Stato assolutista si lascia dominare, in 
questa seconda met del secolo dei Lumi, dalle rappresentazioni della realt 
che sono d'origine nobiliare. Da questo punto di vista, la pre-Rivoluzione
 Caratterizzata da una degenerazione del feudo-signorile in nobiliare. 
Chateaubriand lo ha acutamente osservato: L'aristocrazia ha tre et 
successive: l'et delle superiorit, l'et dei privilegi, l'et delle
vanit, uscita dalla prima, essa degenera nella seconda e si spegne 
nell'ultima. Persiste cos, anche fra molti borghesi in cerca di 
promozione sociale, e si esaspera presso certi nobili che lottano contro
il dubbio, una tendenza a valorizzare la nobilt e il suo presunto 
stile di vita.
2. Le lites. Al di l delle divisioni, apparenti o reali, e dell'infinita
diversit di status sociale, esiste una relativa omogeneit e una 
solidariet, quantomeno oggettiva, degli strati superiori nobili e 
borghesi, i pi aperti - pressoch i soli - al messaggio intellettuale dei
Lumi, fra di loro predomina la categoria dei proprietari fondiari.
Di fronte all'evoluzione sociale del regno, gli atti maldestri della
monarchia sono innumerevoli. Luigi 14esimo, dopo la Fronda, aveva saputo
disciplinare la grande nobilt e restituirle il piacere di servire il
regno, al tempo stesso consacrava l'ascesa borghese con una politica
di promozione alla nobilt. Luigi 16esimo, in piena fase di reazione 
nobiliare, favorisce all'eccesso la sua aristocrazia. L'alto clero, 
la magistratura di grado elevato, l'aristocrazia amministrativa de plume, 
l'alta finanza sono quasi esclusivamente nobili. Nell'esercito, le riforme
di Sgur (1781) umiliano nobili recenti e plebei a vantaggio di una
nobilt antica (quattro generazioni) e spesso impoverita. Ora, il dinamismo
della nobilt si svolge su un altro piano: indipendente dall'antichit 
della stirpe, si manifesta, per esempio, in campo economico con la 
partecipazione della nobilt alle societ per azioni, al commercio 
marittimo, alla chimica, alla metallurgia, alle attivit minerarie, 
al tessile.
La monarchia borbonica non sa pi gestire le proprie lites. Buona parte 
di loro ha finito col perdere la fiducia nel regime oppure pensa di essere 
in grado di approfittare della sua decadenza per esigere una 
redistribuzione del potere politico. Queste stesse lites non credono pi, 
affatto, nel vecchio sistema di legittimazione della superiorit
sociale - nel 1784, il fior fiore della Corte applaude le declamazioni 
anti-monarchiche e anti-nobiliari delle Nozze di Figaro di Beaumarchais - ma
non sono necessariamente pronte a trarne le conclusioni.
Le contraddizioni interne colpiscono tanto le correnti intellettuali quanto
gli individui. il liberalismo aristocratico, tendenza in cui si mettono 
insieme alla rinfusa Fnlon, Saint-Simon, Boulainvilliers (o persino
l'immenso Montesquieu...) e a cui si richiama una frazione non trascurabile 
della nobilt contestataria, offre un esempio illuminante: il suo 
anti-assolutismo la trascina, a volte, a autentiche temerariet politiche;
la sua dimensione reazionaria la impegna pi nei percorsi archeologici del
preteso governo germanico che in quelli di una filosofia della libert.
Il progresso delle borghesie non  un'ascesa costante: dal Medio
Evo non hanno mai cessato di rinnovarsi. Nel secolo dei Lumi, frazioni
molto ampie sono socialmente ed economicamente immobili, ma il dinamismo
delle altre, pari a quello di una parte della nobilt, si scontra con 
la rigidit pesante di una societ giuridicamente bloccata che frena la 
loro ascesa.
La borghesia francese  ancor meno omogenea della nobilt. Al vertice, la 
grande borghesia finanziaria: appaltatori e fermiers gnraux (Erano cos
denominati, nell'Ancien rgime, coloro che avevano l'appalto generale
delle imposte nel Regno di Francia: banchieri ricchissimi e assai potenti, 
di origine borghese ma, per la maggior parte, promossi nobili dai sovrani)
(quelli almeno che non sono diventati nobili), il cui fasto si accompagna
al gusto per la cultura. Nell'alta borghesia spiccano i grandi armatori 
arricchiti dal comercio triangolare (Nantes, Bordeaux, La Rochelle). 
Si noti, tuttavia, la debolezza della moderna borghesia capitalista: in 
proporzione, ci sono pi grandi capitalisti nobili che borghesi. Nel mondo
delle manifatture (carbone, metallurgia, tessile), malgrado lo sviluppo di 
un certo capitalismo commerciale, il laboratorio artigiano e la piccola
impresa restano preponderanti (la rivoluzione industriale  assai meno
avanzata che in Inghilterra). La borghesia dell'Ancien rgime pi tipica,
alta o media,  fondiaria o di uomini di legge, proprietaria di terre e
di cariche; il grosso di questa borghesia aspira alla nobilt e alla 
vita da nobile. Nei gradini inferiori della scala borghese, infine,
la borghesia popolare (A. Daumard) della bottega e dell'artigianato  
contigua al popolo minuto che forma le frange inferiori del Terzo stato
urbano (operai raggruppati in compagnia, domestici, mendicanti, artigiani
ambulanti).
Al di l di questa stratificazione borghese e della relativa osmosi degli
strati pi elevati, esiste in molti membri del Terzo stato un sentimento
comune di frustrazione e di ostilit verso il pregiudizio della nobilt 
(Rivarol), pi ancora che verso il dispotismo reale o ministeriale. 
Le umiliazioni giovanili di Barnave, di Madame Roland o di Robespierre 
sono di quelle che non si perdonano, soprattutto quando ci si sente
superiori a chi vi umilia; allora, la frustrazione pu trasformarsi in odio, 
e l'egualitarismo giuridico trasmesso partecipando alle societ di pensiero
pu prendere, in alcuni, una connotazione radicale. Se il borghese di 
provincia, pi conservatore di quanto si creda, si rivela inegualmente
aperto ai Lumi, il piccolo borghese delle grandi citt, a Parigi in primo
luogo, sar pi pronto a accogliere i libelli della fronda letteraria 
(vedi infra, capitolo 3).
Dal punto di vista intellettuale, alla testa di queste molteplici borghesie
troviamo la parte pi avanzata dell'lite illuminata. La sua
visione del mondo e dell'ordinamento sociale  generalmente laicizzata,
razionalista, in contrasto con quella, spesso irrazionale, della
maggioranza. Questa lite ha fede nella ragione, crede nel progresso,
rivendica il diritto alla felicit, si esaspera di fronte a costrizioni 
giuridiche arcaiche. Per lei, il valore del lavoro  superiore a quello
della guerra (e spesso della preghiera); rifiuta i privilegi e la 
divisione della societ in ordini. Consapevole dei propri meriti e delle
possibilit che le si aprono, aspira a interpretare un ruolo politico.
3. Demografia e crisi sociale. La depressione economica colpisce un paese 
in pieno sviluppo demografico. Diversi fattori - il miglioramento delle 
tecniche e delle condizioni di vita, il progresso dell'igiene e la
scomparsa delle grandi epidemie, forse il clima - hanno posto fine, da 
circa mezzo secolo, all'antico modello demografico. La mortalit infantile
diminuisce, la speranza di vita progredisce, la fecondit resta elevata. 
Fra il 1740 e la Rivoluzione la popolazione francese  aumentata 
regolarmente, passando da 24 a oltre 28 milioni di abitanti. Ora, le
generazioni che arrivano all'et adulta e sul mercato del lavoro negli 
anni 1780 si scontrano con strutture bloccate, che risalgono a
un tempo in cui la Francia era meno popolata. Nelle campagne, che vivono
secondo l'incerto ritmo dei raccolti e dove una parte dei contadini medi 
 in via di emarginazione, come in citt, dove il regime delle corporazioni
e la scarsit degli investimenti produttivi ostacolano lo sviluppo delle
imprese, i giovani non vedono estendersi le possibilit di impiego e 
sovente vengono a ingrossare la massa dei declassati e dei senza lavoro.
4. La crisi economica. L'euforia economica si  arenata nel corso
degli anni Settanta per cedere gradualmente il posto a un interciclo
di contrazione.
Nelle campagne, l'atmosfera  appesantita dal rialzo degli affitti, dalla 
revisione dei registri (feudali) (pratica che non  tuttavia nuova) e dal 
fatto che talune pratiche comunitarie contadine erano rimesse in
discussione.  in questo clima pi o meno malsano, a seconda delle 
regioni, che spuntano le difficolt agricole: sovraproduzione
di vino che colpisce i viticultori, assai numerosi sotto l'Ancien rgime; 
crisi dei foraggi che colpisce gli allevatori; piogge eccessive del 1787,
siccit e temporali del 1788 che danneggiano l'intera Francia provocando 
i cattivi raccolti di quell'anno, seguito dal rigidissimo inverno del 1789.
L'impoverimento di un'ampia fascia della popolazione rurale  reale. Le 
imposte, i diritti signorili e feudali, la decima ecclesiastica, che
d'altronde colpiscono soprattutto i contadini agiati, appaiono ancor pi 
insopportabili e giustificano la rivolta, agli occhi di coltivatori che 
aspirano a diventare i proprietari della terra che lavorano (il prelievo
feudo-signorile ed ecclesiastico si avvicina al 20 per cento della 
produzione agricola).
In citt,  la paura della carestia. C' agitazione nei mercati, dove il
prezzo del frumento sale vertiginosamente. Saccheggi di convogli di grano 
rafforzano l'inquietudine. Disoccupati si spostano di borgo in borgo, 
portando con s le notizie - vere o false -, il che pu trasformare 
un'emozione locale in rivolta provinciale. La chiusura del
mercato rurale  catastrofica per la piccola industria delle citt, colpita 
anche dall'alto prezzo del pane che costringe la popolazione urbana a 
ridurre il consumo dei beni non indispensabili. E infine, l'accordo 
commerciale franco-inglese del 1786, ad onta dei possibili effetti positivi
sul piano agricolo, provoca un contraccolpo industriale, in particolare la 
scomparsa di alcuni comparti dell'industria tessile.
Come in tutti i periodi di impoverimento, si cerca un capro espiatorio. 
Nelle campagne, la collera tuona contro il signore, contro l'agente del
fisco, e le proteste prosperano. Nelle citt, si diffonde la voce di un
complotto aristocratico. Si denunciano i grandi proprietari, che, avendo
rendite in natura, approfittano della crisi. I fattori favorevoli alle
esplosioni sociali si troveranno riuniti nell'inverno 1789.
5. La crisi finanziaria. Fra tutti gli indizi che annunciano la Rivoluzione,
la crisi delle finanze  il pi evidente, in se stessa - dimostra 
l'impotenza del governo - e per il fatto di aver suscitato un appassionato
dibattito fra gli spiriti illuminati sui mezzi atti a migliorare quel
medesimo governo.
Le spese dello Stato crescono (meno gli stipendi che gli oneri sui
prestiti contratti per finanziare la partecipazione della Francia alla
guerra d'indipendenza americana) e il deficit si aggrava. Non potendo
porre riparo al debito con la bancarotta, che distruggerebbe la fiducia,
o riducendo spese che non si possono restringere, occorre
aumentare le entrate. La cosa  possibile solo in teoria. Assai pi
debole di quanto sia in Inghilterra, la pressione fiscale non  affatto
eccessiva ma distribuita ingiustamente. Il sistema  complicato: eccezioni,
esenzioni e privilegi variano a seconda delle province. Le imposte 
indirette sono affidate in appalto e l'affitto dell'appalto generale 
non pu essere ricontrattato immediatamente. Per di pi, malgrado la
modernizzazione dell'amministrazione delle finanze, non esiste 
un'autentica previsione di spesa e il disordine regna nella contabilit.
Soprattutto, il re di Francia  legato ai suoi agenti delle
finanze e ai suoi uomini d'affari da rapporti contrattuali; anche
queste persone sono colpite dalla crisi e, nei loro confronti, Luigi 16esimo
non pu mostrarsi cos duro quanto si era nel secolo 17esimo, perch, ora,
la maggior parte sono nobili... Bisognerebbe sconvolgere l'intero sistema.
Meno per inerzia o indecisione quanto a causa di molteplici
resistenze, tutti i ministri di Luigi 16esimo faranno fallimento.
Controllore generale delle finanze nel 1774, amico dei fisiocratici, 
Turgot aveva raccomandato numerose misure adeguate a riequilibrare il
bilancio e a sviluppare l'economia del regno: riduzione delle spese 
della Casa del re, libera circolazione dei grani, soppressione delle
corporazioni e della corve reale, progetto di un'imposta terriera 
proporzionale al reddito fondiario e che doveva essere pagata da tutti 
i proprietari. Significava farsi molti nemici: il popolino per paura della
carestia, gli speculatori, i proprietari, i privilegiati. Dopo 
l'allontanamento di Turgot, Necker aveva dovuto continuare la politica
suicida dei prestiti. Calonne, suo successore, aveva fatto la stessa
cosa, fino alla saturazione.
Costretto alle riforme, troppo tardi Calonne cerca suggerimento
nei progetti di Turgot. Egli sottopone il suo programma a un'Assemblea
di notabili (febbraio 1787), composta da privilegiati, che rifiuta il
tributo terriero e reclama la convocazione degli Stati generali, i soli
abilitati a consentire nuove imposte. Calonne, allontanato, cede il
posto a Lomnie de Brienne, arcivescovo di Tolosa, immorale e brillante.
Persistendo nella loro opposizione, i notabili sono congedati (25 maggio).
Il potere impotente  fortemente compromesso agli occhi dell'opinione 
pubblica. Bisogna fare quello che si cercava di evitare: sottoporre le
riforme alla registrazione del Parlamento.
3) L'Ancien rgime in agonia
L'opposizione parlamentare era sembrata sedata dopo l'allontanamento di
Turgot. Dal momento in cui, nuovamente, c' un problema di eguaglianza,
essa si risveglia. A sua volta, il Parlamento di Parigi reclama la
convocazione degli Stati generali.
Luigi 16esimo impone la registrazione degli editti en lit de justice
(Nell'Ancien rgime, si chiama cos il trono riservato al re quando 
partecipava alle sedute dei parlamenti. La presenza del sovrano era 
eccezionale e solenne e aveva lo scopo di esercitare una decisiva pressione
sui parlamentari vincendone le resistenze).
Alcuni magistrati, sostenuti dai duchi e dai pari del regno, denunciano a 
gran voce l'illegalit: il Parlamento  esiliato a Troyes dove fa la fronda
alla grande. A Parigi, l'agitazione conquista la piazza dove si applaudono 
i parlamentari. Si adotta un compromesso zoppicante. Il Parlamento rientra
a Parigi dove s'impegna ad accettare un nuovo prestito. Ma la seduta del
19 novembre 1787  burrascosa; di nuovo, il re  costretto a forzare la
registrazione. Brienne e il suo guardasigilli Lamoignon si risolvono a 
spezzare l'opposizione ispirandosi alla riforma Maupeou del 1771. Il 
Parlamento replica con il decreto del 3 maggio 1788, autentica 
dichiarazione dei diritti della Nazione, miscela di tradizionalismo
reazionario e di filosofismo liberale, che viene accolta a Parigi da
manifestazioni d'entusiasmo. Il Parlamento appare non gi come 
l'avversario egoista dell'eguaglianza ma come il difensore delle libert 
di fronte a un dispotismo logoro e privo di prestigio. Brienne insiste. 
L'editto dell'8 maggio, imposto en lit de justice, neutralizza il potere
parlamentare; le funzioni giudiziarie dei parlamenti vengono
mutilate a vantaggio delle nuove giurisdizioni; il loro diritto di
registrazione e rimostranza  annullato in favore di una Corte plenaria, 
in attesa della sanzione degli Stati generali. Lo scopo  di restaurare 
la vecchia alleanza fra monarchia e Terzo stato contro i feudali, ma
l'opinione pubblica non si accoda.
L'opposizione conquista la provincia, i suoi parlamenti, le sue
lites, i suoi intellettuali. Una pioggia di libelli sommerge una Francia
che non  affatto preparata alla riflessione politica. L'agitazione 
fiaccamente combattuta dagli agenti del re, simpatizzanti, superati o
prudenti. I disordini sono gravi nel Delfinato, caratterizzati 
dall'istigazione alla disobbedienza del Parlamento di Grenoble, dalla famosa
giornata delle tegole (7 giugno) e dall'assemblea dei tre ordini a
Vizille, trascinata da Mounier, che invita tutte le province a unirsi
contro il dispotismo e a rifiutare il pagamento dell'imposta (21 luglio).
Alla contestazione politica di tipo parlamentare, predominante
fino a quel momento, si aggiunge ormai una possente contestazione
politica e sociale sorta dalle frazioni avanzate del Terzo stato: il
partito nazionale, tendenza complessa e multiforme, nega la
pretesa rappresentativit dei parlamenti; esige non solo la riunione
degli Stati generali ma il raddoppio del Terzo stato e il voto per testa.
Questa situazione esplosiva costringe Brienne a cedere. Gli Stati
generali, reclamati quasi all'unanimit, sono resi inevitabili dalle
casse vuote dello Stato e dall'abbandono della monarchia da parte
degli ordini privilegiati; l'8 agosto, gli Stati generali vengono convocati
non gi per il 1792 ma per il primo maggio 1789; mentre viene
abbandonato il progetto della Corte plenaria. I pagamenti dello Stato
sono sospesi; la bancarotta non  lontana. Il ministro se ne va (24 agosto).
Luigi 16esimo capitola e richiama Necker (26 agosto); questo
finanziere svizzero dal carattere debole ma disinteressato, portato a
sopravvalutarsi,  popolare: l'opinione gli attribuisce idee di progresso
e ha la fiducia di chi deve far prestiti allo Stato. Il nuovo
guardasigilli, Barentin, ristabilisce i parlamentari nelle loro prerogative.
Il ritorno trionfale dei parlamentari degenera a volte in sommosse 
contro il governo.
 possibile, in quel momento, pensare a una rivoluzione (la parola,
presa dal vocabolario astronomico,  entrata da molto tempo nel
linguaggio corrente)? Senza dubbio non si prevede un cataclisma, ma
tutti hanno il presentimento di un'esplosione. 
Delle riforme imposte dall'alto, verso la fine del regno di Luigi 15esimo,
avrebbero risparmiato alla Francia una rivoluzione? Nel 1789 
troppo tardi. La Francia  ammalata. L'Ancien rgime sociale  fortemente
compromesso, indebolito di fatto e nella maggioranza delle
coscienze. La monarchia assoluta, priva di personalit di primo piano,
tormentata dagli ostacoli strutturali che paralizzano le capacit di
decisione, scossa dalla contestazione dei parlamenti,  gi in ginocchio
nel momento in cui vacilla per non aver saputo riformare le
finanze. Il potere reale e ministeriale ha provato la propria incapacit
a riformarsi e a dominare o superare le contraddizioni della contestazione;
l'opinione pubblica, al di l della sua infinita diversit, non
glielo perdoner. Senza una simile decomposizione gi avanzata, nessuna
rivoluzione sarebbe stata possibile: i poteri crollano pi spesso
di quanto siano rovesciati.
I privilegiati hanno dato i primi colpi prendendo la guida della
pre-Rivoluzione francese; persino il clero ha rifiutato nuovi soccorsi
alla monarchia. Sono proprio le lites del regime a cominciare la
Rivoluzione. Saranno spinte assai pi lontano di quanto possano
immaginare dall'incontro della loro azione con movimenti popolari di
diversa natura.
CAPITOLO 2. L'Ottantanove
La scelta di riunire gli Stati generali ha assicurato a Luigi 16esimo una
grande fiducia di opinione, ma era gravida di rischi. La questione
finanziaria aveva gi aperto la strada a una riflessione di fondo sulla
societ e sul governo; questa, poteva sfociare nell'avventura.
1) La riunione degli Stati generali.
Convocando gli Stati, Brienne aveva lasciato in sospeso la questione 
della rappresentanza numerica del Terzo stato e quella del voto.
Il modello del 1614 (rappresentanza uguale e voto per ordine), troppo 
lontano per rappresentare un precedente, avrebbe fatto dei due ordini
privilegiati i padroni della situazione; se si accordava al Terzo stato
una maggiore rappresentanza e il voto per testa - come esigeva il 
partito nazionale - quest'ultimo avrebbe potuto imporre la propria
volont agli Stati generali. Tale dibattito port alla rottura fra 
l'antica opposizione parlamentare e nobiliare e l'opposizione in ascesa,
pi dottrinaria, cui il Terzo stato forniva le formazioni pi numerose. 
Consultato, il Parlamento opta per la forma tradizionale, e la sua 
popolarit crolla (settembre 1788). Un'Assemblea di notabili riunita il
6 novembre si pronuncia massicciamente nel medesimo senso (11 dicembre): i
privilegiati desiderano limitare l'assolutismo a proprio esclusivo 
vantaggio. Il Consiglio del re  diviso; trascinato da Necker, sostenuto 
dal re, accorda il raddoppio del Terzo stato senza pronunciarsi sulla
questione del voto (27 dicembre).
Questa mezza misura non risolve nulla: moltiplica i rischi. Il medesimo 
Consiglio annuncia alcuni provvedimenti liberali: in particolare, il re 
accetter la soppressione delle lettres de cachet (Ordinanza
d'incarcerazione recante il sigillo del re. Era una delle pi odiate forme
di assolutismo monarchico dell'Ancien rgime), e la convocazione regolare
degli Stati generali chiamati a deliberare in materia finanziaria.
1. Le elezioni. La campagna elettorale, di fatto ingaggiata da alcuni mesi,
si apre all'inizio del 1789. La congiuntura  difficile: dopo la grandinata
del 13 luglio 1788, vengono il terribile inverno 1789, il rincaro 
vertiginoso del prezzo del pane, la minaccia della carestia, le sommosse 
del grano. A Parigi, la situazione  tesa: la capitale conta pi 
del 10 per cento di indigenti.
La propaganda del Terzo stato si inasprisce, favorita dalla libert di 
espressione proclamata con il decreto del Consiglio del 5 luglio 1788. 
Nella pioggia sempre pi fitta di opuscoli - pi di 1000, forse 2000 tra
l'estate 1788 e l'apertura degli Stati, la maggioranza ostile alle 
strutture politiche e sociali tradizionali - l'abate Sieys fa sensazione,
nel gennaio 1789, con il suo pamphlet Che cos' il Tezo stato? il trionfo 
di questo libello attesta l'accelerazione del movimento di idee e la 
definitiva rottura, nella vasta corrente che contesta l'Ancien rgime, fra
tendenze non ugualmente radicali. Sieys afferma che il Terzo stato  
tutto e che incarna in forma esclusiva la Nazione; il tempo dei 
compromessi con i privilegiati  superato, quanto la forma anacronistica
degli Stati generali: si annuncia l'Assemblea nazionale.
Difficile da misurare, il ruolo delle societ di pensiero fu considerevole
nel formare quella nuova sovrana che sarebbe stata definita opinione 
pubblica. I luoghi della socialit tipici del secolo - circoli, caff,
sale di lettura, accademie locali, societ mesmeriche, logge 
massoniche - sono in piena attivit- Nascono altre societ: il club degli
Impegnati, gli Amici dei Neri, e la societ dei Trenta che si riunisce in
casa del consigliere del Parlamento Adrien Duport e raggruppa la maggior 
parte delle future primedonne della Costituente. I Trenta intrattengono 
un'attiva corrispondenza in tutto il regno.
Le elezioni si svolgono in condizioni assai liberali, precisate nel 
regolamento elettorale del 24 gennaio 1789 (maggiori saranno le restrizioni
per Parigi). La designazione dei deputati del Terzo stato  pi complicata
che per gli altri ordini, con un sistema a pi gradi, ma ogni uomo che 
abbia compiuto i 25 anni, che possa dimostrare il proprio domicilio e 
l'iscrizione nel ruolo delle imposte, ha il diritto di voto.
Queste elezioni sono accompagnate dalla redazione di cahiers de dolances. 
Sono incerti i loro veri autori. Il ruolo del curato di villaggio, dei 
piccoli notabili, soprattutto degli uomini di legge,  stato importante;
ma questi non hanno eliminato le rivendicazioni concrete e terra terra.
Bench numerosi modelli siano stati messi in circolazione a cura del
duca d'Orlans - il cui opuscolo, diffuso in 100.000 esemplari,  opera
congiunta di Sieys e di Laclos - della societ dei Trenta e, pi in 
generale, del partito nazionale e patriota, il solo che abbia preparato 
le elezioni, di qui alcune formule stereotipe, la maggior parte dei 
cahiers derivano da concezioni tradizionali, persino arcaiche, e da 
rivendicazioni marginali che si collocano nel quadro di un riformismo
anti-assolutista ma monarchico. Molti, tuttavia, malgrado un generale 
orientamento di consenso e fiducia verso Luigi 16esimo, riflettOno 
l'esasperarsi delle tensioni fra il Terzo stato e i privilegiati su 
alcune questioni scottanti (eguaglianza civile, diritti feudali).
Semplificando, i cahiers di base del Terzo Stato portano l'impronta 
dell'Ancien rgime, mentre i cahiers di sintesi, dopo che le rivendicazioni
sono state filtrate e scremate, si rivelano assai pi orientati a una
modernizzazione.
Il potere reale  rimasto neutrale perch impotente. Nell'assenza di una 
pressione dell'amministrazione e di una alternativa credibile,  il partito
nazionale quello che ha saputo far eleggere i propri uomini.
2. La composizione degli Stati generali. 
Il numero dei deputati si avvicina ai 1.200, cio quasi 300 per il clero
(dove predomina numericamente il basso clero favorevole alle riforme,
rafforzato da una manciata di prelati liberali) e altrettanti per la 
nobilt (con una minoranza di grandi signori di idee liberali) circa 600
per il Terzo stato. I deputati del Terzo stato sono borghesi, salvo qualche 
transfuga dagli altri ordini (Mirabeau, Sieys): una massa impressionante 
di giuristi, di proprietari terrieri, di medici, alcune personalit 
intellettuali, un piccolo numero di capitalisti nel senso moderno (non 
pi di quanti ve ne siano nei ranghi della nobilt). Nessun repubblicano 
autentico, ma tutti, anche i pi conservatori, aspettano riforme, la 
riunione periodica degli Stati generali per votare imposte eque, garanzie 
per le libert.
Aldil delle infinite sfumature, al di l dei programmi e 
dell'appartenenza all'uno o all'altro ordine, la maggioranza dei deputati
agli Stati generali , nell'insieme, partecipe della medesima tendenza
culturale,  alla ricerca di una formula costituzionale anti-assolutista
e di una rigenerazione - il termine, allora, si fa invadente - della
Nazione; il che spiega la facilit con cui si imporr l'Assemblea nazionale
costituente. 
2) La fine dell'Ancien rgime politico (maggio-giugno).
Gli Stati generali si apprestano a riunirsi in un clima di disordini.
Emozioni e sommosse, che scoppiano periodicamente dal gennaio
a causa della crisi e dell'alto prezzo del pane - a torto imputato solo
alla speculazione - culminando a fine aprile, a Parigi, nel sobborgo
Saint-Antoine, con il caso Rveillon, cui segue una rigorosa repressione,
ultima dimostrazione di forza dell'Ancien rgime.
Gli Stati generali si aprono a Versailles il 5 maggio 1789. L'incauto
discorso di Luigi 16esimo, le formule vaghe del guardasigilli Barentin e
l'interminabile relazione finanziaria di Necker deludono il Terzo stato,
gi maldisposto dal disprezzo che la Corte ostenta nei suoi confronti.
1. L'Assemblea nazionale. 
Da subito, il Terzo stato rifiuta la verifica separata dei poteri dei 
deputati; questa rivolta passiva equivale a respingere in blocco la
deliberazione per ordine. Fin dal 6 maggio, i deputati del Terzo stato 
si sono autoqualificati Communes. Il 13 giugno, dopo un buon mese 
trascorso alla ricerca di un compromesso, alcuni preti raggiungono 
il Terzo stato, presto seguiti da altri: gesto pi che simbolico che 
accompagna un'accelerazione degli avvenimenti. Il 17 giugno, i deputati
del Terzo stato riprendono l'idea di Sieys; con la motivazione di 
rappresentare, da soli, la quasi totalita della Nazione, si proclamano
Assemblea nazionale e autorizzano provvisoriamente l'esazione delle
imposte. Questo decreto era, di per s, la Rivoluzione, scriver Madame
de Stel. Decisione rivoluzionaria, in effetti: l'Ancien rgime  negato,
la nazione inquadrata sparisce a favore della Nazione omogenea; 
inoltre, l'Assemblea si protegge contro uno scioglimento che paralizzerebbe
l'esazione delle contribuzioni. Il 19 giugno, con una maggioranza esigua,
il clero si pronuncia per la riunione con il Terzo stato. In teoria, la 
met della Rivoluzione  cosa fatta.
2. La seduta reale del 23 giugno. 
Allora, Luigi 16esimo sembra risvegliarsi. Convoca per il 23 giugno 
una seduta degli Stati alla presenza del re. Il 20, trovando le porte 
sbarrate, i deputati del Terzo stato si spostano nella sala della 
Pallacorda dove, su iniziativa di Mounier, il principale interprete 
della pre-Rivoluzione nel Delfinato, prestano giuramento, all'unanimit
meno un voto, di non separarsi fino a che la costituzione del regno non
sia instaurata e consolidata su solide fondamenta. Il giuramento della 
Pallacorda consolida la rivoluzione politica consumata il 17: mostra 
all'evidenza di negare la costituzione consuetudinaria della Francia e
di rifiutare la sovranit regale per delineare quella, pi assoluta, 
della Nazione.
Noi non lasceremo i nostri posti che per la forza delle baionette
(Mirabeau). L'incidente finale del 23 giugno 1789 - quando, conclusa
la seduta reale, il gran maestro delle cerimonie Dreux-Brz chiese al
Terzo stato di evacuare la sala - ha nascosto il significato 
dell'avvenimento. Il 23 giugno, pur dimostrandosi ferma su diversi 
aspetti - costituzione tradizionale politica e sociale - la monarchia 
propone un piano dettagliato di riforme in cui concede molto.
Luigi 16esimo arriva a riconoscere ai deputati la qualit - decisiva - di 
rappresentanti della Nazione. Gli Stati, organo consultivo regolare, 
daranno periodicamente il proprio assenso su imposte e prestiti e 
controlleranno una spesa che sar resa pubblica ogni anno. Il re annuncia 
molte misure liberali (libert individuale e abolizione delle lettres
de cachet, libert di stampa, soppressione delle dogane interne e del
balzello sulle strade); egli garantisce ogni propriet ed esprime il 
desiderio che venga introdotta al pi presto l'eguaglianza 
fiscale, ma si rifiuta di intaccare i diritti signorili e feudali, e
dichiara illegali e incostituzionali le deliberazioni del Terzo stato 
del 17 e 20 giugno.
Libero dal passato, grazie a questa valorizzazione degli Stati generali, 
l'Ancien rgime poteva, alla fine, spogliarsi dei suoi difetti pi 
flagranti? Accettabile il 5 maggio, quest'ultima espressione paternalistica
e moderata del riformismo monarchico era superata il 23 giugno. Di fronte
all'intransigenza dell'Assemblea nazionale, il re si risolve a invitare 
clero e nobilt a raggiungere il Terzo stato in un'unica assemblea 
(27 giugno). Legittima cos il fatto politico compiuto; all'Assemblea non 
resta che proclamarsi costituente (9 luglio).
La Rivoluzione, a questo punto,  giuridicamente completata. In
poche settimane, la Francia  passata dal riformismo alla rivoluzione.
Primo balzo, che fonda la Rivoluzione francese.  fra il 17 e il 27
giugno 1789 che Luigi 16esimo perde il trono dei suoi antenati, ben presto
sostituito da uno strapuntino costituzionale. Indizio pi che simbolo
della vastit di una rivoluzione che si compie in gran parte nelle
coscienze: il delfino, primogenito del re,  morto il 4 giugno in una
specie di indifferenza generale...
3) La fine dell'Ancien rgime sociale (luglio-agosto).
1. La Rivoluzione a Parigi. 
La cerchia di Luigi 16esimo lo spinge alla fermezza. Il re acconsente 
a concentrare truppe intorno a Versailles. Questa manovra, lenta, 
esitante, accresce la tensione. In seguito alla protesta dell'Assemblea,
Luigi 16esimo licenzia Necker (11 luglio) per circondarsi di ministri
ritenuti pi conservatori ed energici (il barone di Breteuil, Broglie,
Puysgur). La notizia, conosciuta a Parigi il 12, d consistenza alle
voci di un complotto aristocratico destinato ad affamare il popolo - il
prezzo del pane raggiunger, il 14, il massimo del secolo - e a perpetrare
una notte di San Bartolomeo dei patrioti (Desmoulins).
Forte del suo popolino di bottegai e artigiani, maestri e confratelli 
operai provenienti in particolare dai sobborghi Saint-Antoine e 
Saint-Marcel, inquieti e impoveriti, agitata dai suoi declassati sui
quali quella teoria deve solo cadere per soffocare le
buone sementi e crescere lussureggiante come ortica (Taine), occupata da 
una quantit di sradicati e di indigenti, la capitale, che ha di fronte un
potere esitante, che  protetta da forze dell'ordine insufficienti, 
mediocremente comandate, male inquadrate, demoralizzate e poco sicure,  
sovreccitata da mestatori. Principale centro di agitazione  il 
Palais-Royal dove si danno da fare gli agenti del duca d'Orlans. Coloro
che partecipano alle agitazioni prestano al monarca e alla sua cerchia 
capacit strategiche e una continuit di obiettivi che costoro non 
possiedono; essi dimenticano che la dinastia non ha mai conosciuto un
principe meno bellicoso e pi bonario...
Le manifestazioni sfociano in sommossa la sera del 12 luglio e nella notte
seguente (saccheggio di armerie, incendio delle barriere dei dazi, simboli
dell'oppressione della Ferme gnrale). Il 13, gli elettori parigini
(cio gli elettori di secondo grado del Terzo stato, designati dai 60 
distretti) formano un comitato permanente incaricato dell'approvvigionamento
della citt e organizzano una milizia borghese (la futura guardia
nazionale) per mantenere l'ordine. Il 14, una folla s'impadronisce dei
fucili depositati agli Invalides. Si marcia sulla Bastiglia dove si ritiene
di poter trovare altre armi e munizioni. La conquista della fortezza 
seguita dai primi massacri rivoluzionari. Fra le vittime: Launay, 
governatore della Bastiglia, Flesselles, prevosto dei mercanti, ai
quali seguiranno, il 22 luglio, Bertier de Sauvigny, intendente di 
Parigi, e il suocero Foulon de Dou.
Di per s, la presa della Bastiglia  un avvenimento abbastanza
mediocre - i vincitori della Bastiglia non erano che un robusto
migliaio e la maggioranza della citt  rimasta calma il 14 luglio - ma
la sua portata simbolica e politica  considerevole. Ora, la piazza sta
occupando la scena in primo piano; molti parigini, fra i pi emotivi,
sono armati; l'omicidio patriottico  implicitamente perdonato;
tutto ci contribuir a una radicalizzazione del fenomeno rivoluzionario.
Rinunciando a una sanguinosa e incerta prova di forza, Luigi 16esimo
allontana le truppe e richiama Necker (16 luglio). Fa di pi, il 17 si
reca a Parigi. Vuole far credere di aver bene in mano la situazione o
intende, con la sua presenza, farsi garante della creazione della nuova
Comune, presieduta dall'astronomo e deputato Bailly, e di quella
della guardia nazionale comandata da La Fayette, l'eroe dei Due Mondi? 
Il re riceve dal nuovo sindaco la coccarda azzurra-bianca-rossa, simbolo
provvisorio, nei rispettivi colori, dell'unione fra la monarchia e la 
capitale, emblema della Rivoluzione. La folla acclama il re penitente 
(F. Furet-D. Richet).
Falsa armonia. Il conte d'Artois, fratello terzogenito del re (il futuro
Carlo decimo), ha dato a diversi grandi signori, fra i quali Cond e
Polignac, il segnale dell'emigrazione. Quanto a Luigi 16esimo, consapevole
di aver perduto la sua libert d'azione, invier al cugino Carlo quarto,
re di Spagna, capo del ramo cadetto dei Borboni, una lettera con la
quale considerer nulle tutte le sue dichiarazioni e firme ufficiali a
partire dal 15 luglio 1789...
2. I movimenti popolari in provincia: la Rivoluzione municipale e la
Grande Paura. 
La caduta della Bastiglia provoca profonda emozione in provincia e
accelera il movimento municipale. Si cacciano gli intendenti - e questi,
istruiti dall'esempio di Bertier, non esitano a prendere la fuga di propria
iniziativa - e in numerose citt, sul modello di Marsiglia e Parigi, si
insediano nuove municipalit e le guardie nazionali (alcune di tali 
milizie sono state organizzate fin dalla primavera).
A questa rivoluzione urbana si accompagna una rivoluzione contadina.
I contadini non avevano avuto alcun ruolo nella pre-Rivoluzione propriamente
detta, ma la rivolta anti-feudale covava fin dalla redazione dei cahiers de
dolances, incoraggiata dalla crisi politica parigina, questa rivolta assume
le dimensioni di un'immensa insurrezione contadina, passiva (rifiuto di
pagare le decime e i diritti signorili), attiva qua e l (estorsioni di
renoncis, cio di rinunce da parte dei signori ai propri diritti, 
distruzioni di archivi, saccheggi, a volte incendi di castelli, nel corso 
dei quali alcuni nobili sono malmenati o uccisi), un insieme di azioni
emblematiche della rovina in cui sono precipitate le antiche superiorit 
sociali. Su questo contesto s'innestano le voci di un complotto 
aristocratico destinato a distruggere, contro la volont del re, le
prime conquiste della Rivoluzione. Alcune bande di disoccupati vanno 
errando nelle campagne; qualche azione violenta induce a qualificarli
come briganti; ben presto la maggior parte del paese  colpita dal 
fenomeno  irrazionale e dilagante della Grande Paura (fine luglio). 
I contadini, non sempre i pi miserabili, si armano e attendono
l'invasore. Non sopraggiungendo nulla, si rivolgono contro i castelli per
regolare conti secolari. Nell'impeto, talvolta se la prendono con le 
propriet borghesi. La rivolta contadina d prova di un gran senso di
organizzazione; s'impadronisce dei poteri locali, portando cos a 
compimento la rivoluzione municipale.
L'intera ossatura dello Stato monarchico, decalcificata da lungo tempo, 
 definitivamente polverizzata.
3. La notte del 4 agosto. 
L'informazione deformata degli avvenimenti di Parigi ha provocato i
disordini in provincia; l'informazione amplificata di queste agitazioni 
fa nascere la paura a Versailles. La sera del 4 agosto, quando l'Assemblea
nazionale ricerca i mezzi per metter fine alle rivolte contadine, il 
visconte di Noailles e il duca d'Aiguillon propongono l'abolizione dei
diritti feudali e signorili. A poco a poco, nell'entusiasmo collettivo,
sono soppressi le decime ecclesiastiche, le giurisdizioni signorili, le
banalit, i privilegi delle citt, la vendita delle cariche, eccetera, 
in breve, ogni privilegio, particolarismo e distinzione di ordini, 
corporazioni e luoghi. L'Ancien rgime sociale  rovesciato. Si era 
fatta tabula rasa, osserver un contemporaneo. La notte del 4 agosto
inaugura una nuova societ da cui  escluso il privilegio, antica forma 
delle libert, e in cui l'eguaglianza giuridica sar la regola e il quadro
di riferimento della nuova libert.
I deputati si ricredono nei giorni seguenti. Numerosi diritti non vengono 
aboliti che mediante riscatto. Di qui una delusione nelle campagne quando 
il decreto (Fra il 1789 e il 1792, i testi votati dall'Assemblea sono 
detti decreti; la sanzione reale ne fa leggi.) dell'11 agosto viene
diffuso; i cahiers de dolances avevano fatto sperare di pi; le agitazioni
continueranno, con alti e bassi, fino al 1792.
Questa rivoluzione giuridica, politica e sociale viene consacrata,
dal 26 agosto, con il voto di un testo essenziale: la Dichiarazione dei
diritti dell'uomo e del cittadino (vedi infra, capitolo 3).
4) La radicalizzazione costituzionale e politica (settembre-ottobre).
L'intervento di importanti forze popolari ha fortemente pesato,
d'improvviso, sul corso della Rivoluzione. Bench, a volte, possano
essere stati manipolati, questi movimenti erano contrassegnati dalla
lunga durata: nelle campagne, la delinquenza era endemica, tanto
quanto la resistenza a certi aspetti del regime feudale e signorile; pi
in generale, il popolino contestava allo stesso tempo l'influenza dello
Stato e il suo liberalismo economico, che, l'uno e l'altro, sovvertivano
societ ancora tradizionali.
L'agitazione  mantenuta nelle citt, malgrado il raccolto pi favorevole, 
dal persistere dell'alto prezzo del pane: la saldatura  difficile e 
gli avvenimenti hanno turbato la circolazione dei grani. A Parigi, alcune 
produzioni di lusso sono danneggiate dalla partenza verso l'emigrazione 
di una parte della clientela. Tutti questi movimenti faranno intendere in 
modo duraturo, a fronte delle convinzioni liberali dominanti fra
gli eletti, quali siano le aspirazioni dirigiste della plebe urbana e 
la nostalgia, in definitiva, per le pratiche di polizia economica 
dell'Ancien rgime.
Su un terreno di crisi economica e di tensione demografica, in un
clima politico propizio, i movimenti popolari hanno raggiunto un'intensit
inconsueta e contribuito non soltanto a spezzare le prime velleit
contro-rivoluzionarie della Corte, ma a modificare l'equilibrio 
interno dell'Assemblea nazionale.
1. Il clima peggiora all'Assemblea.
A poco a poco, le tendenze si sono precisate. La contrapposizione fra i
privilegiati e un Terzo stato esasperato da risentimenti e sospetti  
superata. Emergono tre correnti: contro-rivoluzionari d'ogni specie; 
patrioti pi decisi; moderati, infine, pi o meno conservatori, meno
avanzati alla fine dell'estate di quanto fossero all'inizio, chiamati in
seguito Monarchici, raggruppati intorno a Mounier, favorevoli alla
Costituzione inglese. Questo sfaldamento, tuttavia, non chiarisce
la complessit delle tendenze: a sinistra - una terminologia che si 
svilupper in autunno - c' poco in comune fra un Robespierre, un Sieys
e un Mirabeau; quest'ultimo  dentro al movimento,  molto pi 
democratico dei Monarchici, ma ha idee contraddittorie e apparir ben
presto, a sua volta, un moderato. Soprattutto, esistono un'infinit di 
deputati ondeggianti, incoerenti o timorosi. I dibattiti, in effetti, 
mancano di serenit. Il grosso dei deputati moderati, impressionato, 
scoraggiato, o anche atterrito dai movimenti popolari, subisce gi la
pressione minacciosa delle tribune e le frequenti manifestazioni
d'intolleranza dei deputati avanzati.
2. Un dibattito costituzionale troncato a met. 
Il dibattito costituzionale vero e proprio si apre agli inizi di settembre.
Il rapporto di forze, fra la Costituente e il re e all'interno 
dell'Assemblea,  tale che il quadro del dibattito  gi circoscritto.
Il re e l'apparato dello Stato monarchico, deboli ma sempre sospetti,
hanno visto sistematicamente battuta in breccia la propria autorit. 
I moderati hanno segnato alcuni punti, fino alla  redazione della
Dichiarazione dei diritti (vedi infra, capitolo 3), ma sono indeboliti; 
i parigini pi impegnati nel movimento manifestano nei loro confronti 
un'ostilit crescente; quanto alla destra contro-rivoluzionaria, che li 
disprezza, comincia a praticare la politica del tanto peggio, 
persuasa - secondo un modo di pensare che le  proprio - che dal peggio
uscir il meglio. Inoltre, parecchie questioni di maggior peso hanno gi
ricevuto un inizio di risposta.
La sovranit reale, limitata dalle leggi divina, naturale e fondamentali e
dall'imperizia bonacciona del potere monarchico,  morta. Resta aperta 
soltanto la questione della nuova fonte del potere. Il potere costituente
risiede esclusivamente nella Nazione e, nel frattempo, nell'Assemblea
nazionale costituente? Tutta la sinistra insiste con vigore su questo punto,
e ha a suo favore la logica trascinante della Rivoluzione. Fra coloro che
non rigettano in blocco il movimento in corso, gli amici di Mounier sono
isolati. Nel loro fondamentale dualismo, ai Monarchici piacerebbe molto 
congiungere ragione e storia, dividere il potere costituente fra 
l'Assemblea e il re. Ma la loro esitante perorazione - dato che non osa
negare la sovranit originaria del paese - a favore di un patto che 
ricorda lo spirito del costituzionalismo inglese e preannuncia quello 
del 1830 non ha alcuna possibilit di prevalere. Le idee dominanti sulla 
sovranit non sono interamente chiare nel 1789 - non lo saranno che al 
termine dell'esperienza e della riflessione del 19esimo secolo - ma, per 
la cultura che prevale alla Costituente,  rapidamente acquisito che la 
sovranit risiede, in forma collettiva e concreta, nella totalit 
indivisibile dei cittadini. Il principio di ogni sovranit risiede 
essenzialmente nella Nazione (articolo 3 della Dichiarazione dei diritti).
Una simile concezione comporta chiare virtualit democratiche, temperate 
dall'litarismo illuminato (ma anti-nobiliare) della maggioranza dei
Costituenti, i quali associano il completamento della democratizzazione a 
una prossima diffusione dei Lumi; si  lontani dalle possenti estrazioni
della sovranit nazionale che trionferanno soltanto pi tardi, anche se un
Sieys, per esempio, le intravede.
In breve, per la maggioranza  escluso che si possa ammettere una qualsiasi
co-sovranit con il re; questi potr - nel migliore dei casi e per 
alcuni - essere un organo partecipe alla funzione legislativa; non potrebbe
mai partecipare all'esercizio della funzione costituente. Mirabeau lo dir 
il primo settembre: Io penso che il diritto di sospendere e anche di 
arrestare l'azione del corpo legislativo debba appartenere al re quando 
la Costituzione sar fatta e si tratter soltanto di conservarla. Ma tale
diritto di decidere, questo veto non pu essere esercitato quando si 
tratta di creare la costituzione: non concepisco come si possa contestare 
a un popolo il diritto di darsi, da s, la  costituzione secondo la quale
aspira a essere d'ora in poi governato.
Nella medesima prospettiva, una definizione normativa della Costituzione 
si  imposta come negazione del costituzionalismo consuetudinario 
dell'Ancien rgime. La costituzione non merita il proprio nome che a 
quattro condizioni. Organicamente, anche se riveste l'aspetto di un atto
della ragione pi che della volont, deve emanare dal Sovrano (o dai suoi
rappresentanti). Formalmente, dev'essere scritta e sistematica.
Materialmente, come precisa l'articolo 16 della Dichiarazione dei diritti,
Ogni societ in cui non  assicurata la garanzia dei diritti,
n determinata la separazione dei poteri, non ha alcuna costituzione.
Come si vedr, l'esaltazione della legge fatta dalla Dichiarazione non
poteva condurre i Costituenti a discernere, qui, due problemi: per loro, la
buona separazione dei poteri, cio, in ultima analisi, la supremazia 
della legge - atto in cui si esprime quasi necessariamente la 
ragione - porter in s la garanzia dei diritti naturali e razionali 
( la stessa cosa), la quale garanzia non chiede precauzioni particolari,
salvo il caso limite e logicamente improbabile della resistenza 
all'oppressione. Ad onta di una concezione della sovranit che si stacca
meno di quanto si sia sostenuto da quella di Rousseau, i Costituenti si
orientano verso una tecnica, detestata da Jean-Jacques, della 
rappresentanza, che essi oppongono alla democrazia.
Sieys teorizzer questa tendenza di pensiero nel suo discorso del 
7 settembre: Voi non potete rifiutare la qualit di cittadino, e i 
diritti del civismo, a questa moltitudine senza istruzione che un lavoro 
forzato assorbe interamente. Poich devono obbedire alla legge, 
esattamente come voi, devono anche, esattamente come voi, concorrere a
farla. Tale partecipazione dev'essere eguale. Si pu esercitare in due
modi. I cittadini possono dare la propria fiducia ad alcuni di loro. 
Senza alienare i propri diritti, essi ne confidano l'esercizio.  per
l'utilit comune che essi nominano dei rappresentanti ben pi capaci di
loro stessi di conoscere l'interesse generale, e d'interpretare in tale
prospettiva la loro propria volont. L'altro modo di esercitare il proprio
diritto a formare la legge  di concorrere a farla direttamente in prima 
persona. Questa partecipazione diretta  ci che caratterizza l'autentica
democrazia. La partecipazione mediata designa il governo rappresentativo. 
La differenza fra questi due sistemi politici  enorme. I piatti della
bilancia non sono eguali: Sieys sostiene, quantomeno per l'immediato,
che l'elettorato ha una formazione insufficiente per diventare legislatore.
L'oratore mobilita a favore della rappresentanza tutti gli argomenti pi
diffusi, sviluppati soprattutto da Montesquieu: immensit del paese che
proibisce la democrazia diretta, ineluttabilit del governo delle lites
illuminate. Egli preannuncia persino la problematica di Benjamin Constant
che contrappone la libert, nel senso degli Antichi, alle libert, nel 
senso dei Moderni, e la iscrive sulla divisione del lavoro ripresa da
Adam Smith; in altri termini, i Moderni vogliono occuparsi liberamente dei 
propri affari, e la cosa  globalmente vantaggiosa; il professionista 
della politica solleva il cittadino medio da un investimento totale di
se stesso nella vita della citt. Ancor pi sottilmente, egli scopre, 
dopo Hobbes, che una volont generale unica non pu che uscire dalla 
deliberazione di un numero limitato di rappresentanti che si pronunciano,
per concludere, in forma pluralistica.
Certo si fa strada una corrente - quella che si potrebbe dire di umanesimo
civico - che non ammette una simile scissione fra rappresentato e 
rappresentante, n tra uomo e cittadino, ma  ancora marginale. Ci che
trionfa nel 1789, ma in una situazione affatto differente,  un abbozzo
della rappresentanza all'inglese, quale si  sviluppata oltre Manica in 
un duplice movimento di affermazione e di espropriazione che non manca
di annunciare l'itinerario del 1789: affermando che il potere risiede 
nel paese, se ne espropria il re, ma, allo stesso tempo, il paese, di cui
viene affermata la sovranit, ne  spodestato mediante la sostituzione
rappresentativa di un'Assemblea che  sola capace di ragione.
Straordinaria astuzia della storia: affinch i grandi problemi potessero
essere sciolti, lo stesso Luigi 16esimo aveva auspicato che i mandati dei
deputati agli Stati generali fossero quanto meno imperativi era possibile.
In seguito, l'Assemblea non aveva potuto imporsi, di fronte al re, che
usurpando i poteri dei suoi mandanti, affermandosi non gi, veramente,
come la sede della sovranit bens come quella del discorso pronunciato
legittimamente in nome del Sovrano. Certo, nella Dichiarazione dei diritti, 
democrazia e rappresentanza sembrano tenute sullo stesso piano. 
L'articolo 6 dispone, a proposito della legge, che tutti i cittadini 
hanno diritto di concorrere personalmente o attraverso propri 
rappresentanti, alla sua formazione e l'articolo 14 che i cittadini hanno
il diritto di constatare, direttamente o attraverso propri rappresentanti,
la necessit della contribuzione pubblica, ma la questione, in verit, 
 gi risolta a favore della rappresentanza.
3. La Costituzione inglese respinta. 
Quando, in settembre, si apre la discussione costituzionale, il terreno 
talmente definito che l'Assemblea si accontenter, per l'essenziale, di 
perfezionare quanto gi acquisito. Su quattro punti le soluzioni adottate
dimostrano che la Francia si scosta dal grandi modelli del 
costituzionalismo anglosassone: si tratta dello scioglimento, del 
bicameralismo, del veto reale e della compatibilit tra le funzioni di 
deputato e di ministro. In effetti, l'ottimismo razionalista dei
Costituenti li incita a disprezzare e respingere i checks and balances,
freni e contrappesi, e il costituzionalismo prudente di un Blackstone o
del Federalist.
Nel suo grande discorso del 4 settembre, il moderato Mounier difende il
diritto di scioglimento della camera da parte del re, la sanzione reale 
ai testi di legge votati e il bicameralismo. Diversamente da Mirabeau,
Mounier non comprende realmente l'evoluzione in corso - che in seguito sar
detta parlamentare - nella Costituzione inglese, ma le istituzioni che
egli difende sono inerenti alla monarchia limitata che l'Inghilterra ha
lungamente praticato e che la Francia sperimenter sotto la Restaurazione 
e poi, in larga misura, sotto la Monarchia di Luglio. Mounier fallir su
questi tre capitoli, in un clima appassionato tanto in Assemblea che a
Parigi. Bisogna dire che la costituzione inglese, per diverse ragioni,
era divenuta impopolare da una buona ventina d'anni; nella coscienza di 
alcuni, aveva trascinato nel discredito persino la costituzione americana,
giudicata troppo britannica...
Il bicameralismo subisce uno scacco particolarmente cocente. Bench i
suoi partigiani pensino meno a una camera dei Lord che a un Senato 
composito, essi entrano in conflitto con la dinamica unitaria e razionalista
della nuova sovranit che si afferma. La disfatta  sferzante, anche se i
risultati dello scrutinio del 10 settembre sono abbastanza strani a causa 
di un enorme assenteismo e astensionismo: su circa 1.200 deputati, 499 si
pronunciano per una camera unica, solo 89 per le due camere, mentre si
contano 122 voti definiti dispersi o non espressi.
La ratifica reale pura e semplice ha un maggior numero di partigiani. Qui,
Mirabeau adotta il punto di vista dei moderati, i quali, tuttavia, non sono 
unanimi; egli domanda per il re una piena partecipazione all'esercizio del 
potere legislativo che lo abiliterebbe a bloccare qualsiasi decreto 
(testo di legge votato) con il semplice rifiuto della propria sanzione.
Condotto frontalmente insieme a quello precedente, questo dibattito
sfocia, dopo l'adozione del principio di veto a grandissima maggioranza,
a una soluzione intermedia accolta da 673 voti contro 325 e 11 dispersi;
il veto reale non sar assoluto ma sospensivo (potr essere superato, come 
si preciser meglio, nel caso in cui il decreto venga votato nei medesimi
termini da due nuove legislature).
In favore del diritto di scioglimento della camera da parte del re, 
ritroviamo l'alleanza dei moderati, pressoch unanimi questa volta, e 
di Mirabeau. Di rado la questione  considerata per se stessa; pi spesso 
sfiorata in relazione con il problema del veto, essa non riceve una 
risposta chiara e specifica. L'Assemblea poteva giudicarla incongrua; in
effetti, la Costituente pretendeva incarnare la sovranit, poteva ritenersi
sola in grado di manifestare una volont generale razionale di fronte alla
volont particolare del re, e non aveva dimenticato le sue paure di 
scioglimento e di licenziamento di poche settimane prima.
Il 7 novembre, infine, Mirabeau, in un discorso pieno d'umorismo, parler  
a favore della compatibiit delle funzioni di deputato e di ministro. Le 
sue ambizioni destano inquietudine e inciteranno una maggioranza a non
seguirlo. Quella maggioranza temeva che l'Assemblea venisse corrotta dalla
seduzione delle funzioni ministeriali (argomento reversibile: nel 1958, 
il generale de Gaulle vorr l'incompatibilit per evitare che l'azione
di governo sia corrotta dalle seduzioni delle camere...).
Privato di legittimit dallo spostamento della sovranit, posto di
fronte a un'Assemblea unica che la dottrina della rappresentanza
esalta e che l'assenza del diritto di scioglimento rafforza, dotato di un
diritto di veto atto a esasperare i patrioti ma che non lo associa
pienamente al potere legislativo, privato dell'accesso al vivaio 
ministeriale dei deputati pi brillanti, Luigi 16esimo, gi nudo di 
fatto, vedeva in tal modo disperdere lontano gli stracci costituzionali 
che gli avrebbero consentito, in linea di diritto, di conservare 
figura regale.
4) Le giornate d'ottobre. 
Il re ha tardato a ratificare i decreti d'agosto. Alcuni fra i suoi 
ministri sono impopolari; l'atteggiamento dei monarchici sembra indicare
la volont di arrestare la Rivoluzione. La Parigi rivoluzionaria  
inquieta, in preda a difficolt di vettovagliamento che suscitano 
sommosse. L'annuncio dell'arrivo di due reggimenti a Versailles d fuoco 
alle polveri. Il 4 ottobre 1789, una diceria si scatena a Parigi: in
occasione del banchetto delle guardie del corpo avrebbero calpestato 
la coccarda tricolore e insultato la Nazione...
Una sommossa provocata dalla fame scoppia il 5 ottobre; viene abilmente
convogliata. Un grosso contingente di donne della Halle e dei
sobborghi, inquadrato e seguito da uomini e, a discreta distanza, da
La Fayette e dalla guardia nazionale, marcia su Versailles per rivendicare
pane dal re (di fatto, per riportarlo a Parigi). Ancora una volta,
Luigi 16esimo rinuncia allo scontro armato. Egli accetta di ratificare i
decreti d'agosto e di aderire alla Dichiarazione dei diritti e ai primi
articoli costituzionali. Fatica sprecata. Per impotenza o calcolo, La
Fayette prende tempo. La folla invade il castello e reclama il ritorno
del re a Parigi. Alcune guardie del corpo sono inseguite e massacrate
fino all'interno degli appartamenti reali. Luigi 16esimo s'inchina e prende
la strada di Parigi. La sera del 6 ottobre s'installa alle Tuileries.
L'Assemblea lo seguir alcuni giorni pi tardi, mettendosi a discrezione 
di tutte le pressioni della metropoli.
Negli ultimi quattro mesi del 1789, si registra un aumento del numero di
deputati dimissionari: una cinquantina (contro una ventina dei mesi 
precedenti), sostituiti per lo pi da supplenti. Fra questi, una parte dei
moderati raggruppati intorno a Mounier, anche lui fisicamente minacciato 
e che emigrer poco dopo. Queste dimissioni e soprattutto un assenteismo
irregolare ma crescente (tra 150 e 250 deputati assenti all'epoca del 
dibattito costituzionale; da 250 a 550 alla fine 1789, cio tra un
quarto e la met degli effettivi) contribuiscono a modificare 
l'equilibrio politico dell'Assemblea.
Fra i moderati che restano, molti, terrorizzati, hanno gi preso 
l'abitudine di piegare la schiena e di lasciare faccia a faccia i
patrioti pi decisi e la destra contro-rivoluzionaria.
Luigi 16esimo e l'Assemblea, ora, sono ostaggi di quel che 
impropriamente - dato che la maggioranza dei cittadini bada ai propri 
affari - viene chiamato il popolo di Parigi. La capitale si afferma 
sempre pi come una sorta di terzo potere, in ogni caso come il centro
propulsivo della Rivoluzione. Con la loro inestricabile miscela di 
spontaneismo, di violenza mortale e di manipolazione politica, su uno
sfondo di angoscia da carestia, le giornate dell'ottobre 1789 rappresentano,
meglio che il fortunoso e anarchico 14 luglio, il modello delle famose 
giornate rivoluzionarie, quelle sommosse tipiche del periodo 
1789-1795, destinate a esercitare una pressione fisica sulle autorit.
5) La soluzione della questione finanziaria.
I problemi sociali, politici e costituzionali avrebbero quasi fatto
scordare la missione primaria dell'Assemblea che era di risolvere la
crisi delle finanze. Le risorse sono precipitate; il rifiuto dell'imposta,
le sommosse contro il fisco, la disorganizzazione amministrativa, la
fuga dei capitali - i prestiti lanciati da Necker sono falliti - impongono
una soluzione d'urgenza. La pi semplice era quella d'impadronirsi
dei beni della Chiesa espropriando il clero.
Abbozzata all'indomani del 4 agosto, rilanciata da Talleyrand, prelato di
alti natali dal cinismo oggi leggendario, l'idea  ripresa da Mirabeau in 
due discorsi lunghi, complessi ma brillanti, tendenti a dimostrare 
una sola cosa: che , e dev'essere per principio, ogni nazione la sola 
e vera proprietaria dei beni del suo clero. L'abate Maury, uno degli 
oratori pi brillanti della destra, in un discorso scintillante, obiett
che la propriet ecclesiastica era della medesima natura -e quindi 
altrettanto sacra - di quella di ogni cittadino, e che essa proveniva da
donazioni che si sarebbero sottratte alla loro originaria destinazione
sostituendo una confisca a una bancarotta.
Il 2 novembre, violando l'articolo 17 della recente Dichiarazione dei
diritti dell'uomo (perch non ci sar giusta e preliminare indennit), 
l'Assemblea, con 568 voti contro 346 e 40 voti nulli, decreta
che tutti i beni ecclesiastici sono a disposizione della Nazione, a
condizione di provvedere, in modo conveniente, alle spese del culto,
al mantenimento dei suoi ministri e al soccorso dei poveri. Soluzione
di comodo, in cui trova soddisfazione l'anticlericalismo di molti,
questa decisione drastica comporta due conseguenze: l'emissione immediata
e massiccia di assegnati e - a breve termine - la costituzione civile 
del clero (vedi infra, capitolo 4).
La vendita degli immensi domini della Chiesa avrebbe richiesto
molti anni, e non  proprio il caso. Vista l'urgenza, la Costituente fa di
queste propriet nazionali la garanzia di un documento - divenuto
moneta l'anno seguente - che potr essere scambiato con terre dai
suoi detentori. Con decreto del 19-21 dicembre 1789 vengono emessi
assegnati per 400 milioni;  l'inizio di una vera e propria fuga in
avanti. Quanto alle propriet terriere nazionali, verranno vendute
all'incanto a condizioni estremamente favorevoli (pagamento rateale
in dodici anni).
Dei contadini ricchi e soprattutto i borghesi delle citt si ritaglieranno 
la parte del leone. La gente di campagna di modeste risorse, salvo 
riunirsi in sindacati di acquirenti - pratica che verr proibita 
nel 1793 - non potr approfittare che in modo limitato della svendita dei
beni nazionali; dovr accontentarsi di acquistare piccole propriet,
preferibilmente quelle degli emigrati quando anche questi beni verrano 
lottizzati e messi a loro volta in vendita. In ogni caso, grandi o piccoli,
gli acquirenti avranno legato la propria sorte a quella della Rivoluzione.
L'Ancien rgime politico e sociale  stato rovesciato in pochi mesi.
La rottura  impressionante, assoluta, definitiva. La sua stessa radicalit,
sullo sfondo di una societ ancora arcaica - relativamente, perch la 
Francia, nell'Europa del tempo,  un paese sviluppato - contiene in germe 
la maggior parte degli sviluppi futuri. C' gi l'essenziale; resta da 
vedere l'evoluzione delle sue potenzialit. La Rivoluzione  solo 
all'inizio.
CAPITOLO 3. Lo spirito dell'Ottantanove e la Dichiarazione
dei diritti dell'uomo e del cittadino.
Di proposito non si  fatto risalire pi lontano l'elenco delle famose
cause del 1789: in questo campo  d'obbligo un'estrema prudenza.
L'edificio barcollante dell'Ancien rgime doveva senza dubbio far posto, 
in un modo o nell'altro, a un nuovo regime politico e sociale che avrebbe 
avuto una configurazione abbastanza vicina a quella che ha effettivamente
assunto. Ci detto, non sarebbe possibile ritenere inevitabile 
l'evento-Rivoluzione che tanto ha pesato sulla storia francese.
Nell'ottica della macro-storia,  possibile l'apprensione del dispiegarsi
della Modernit su cinque o sei secoli;  il compito del filosofo della 
storia. Non  vietato, nell'ottica della micro-storia, sviscerare la 
cronaca in tutta la sua ricchezza;  questo il ruolo della storia 
storicista. Il percorso intermedio - chiamiamolo sociologia storica - che
tende a coniugare il movimento a lungo termine della civilt umana con
quello a breve della giornata rivoluzionaria, comporta alcuni rischi: se
sviluppa all'infinito l'elenco delle cause e rappresenta con eccessiva
minuzia il quadro della loro interazione (senza poterla esaurire), scivola
nella storia storicista; se riduce il numero delle cause e pretende di
attribuire il flusso storico a una causa determinante, si spinge fino 
alle (troppo?) vaste prospettive della filosofia della storia.
 per questo motivo che, fino ad ora, ci siamo attenuti a un'analisi
agile e modesta delle circostanze della Rivoluzione. Non si trattava
di stabilire una gerarchia, o, a fortiori, di darne una rappresentazione
esauriente; si trattava, abbozzando un racconto, di far comprendere
come non sia assurdo dare agli anni 1787-1789 la qualifica di 
pre-Rivoluzione. Ma non  possibile comprendere la Rivoluzione senza
ricollocarla in un quadro pi vasto. Ci che di singolare appartiene
all'avvenimento - al di l dello spessore singolare che  proprio di
ogni avvenimento - lo si deve al luogo in cui  nato: la Francia alla fine
del secolo 18esimo; quanto al suo carattere universale, questo risulta
dall'aver dato forma duratura nel tempo, bench talvolta ambigua, a
una civilt moderna i cui frutti verranno colti, non senza deviazioni,
ritardi, regressioni e oblio, nei secoli 19esimo e 20esimo.
Questa civilt si condensa, in gran parte, nella Dichiarazione dei
diritti dell'uomo e del cittadino del 26 agosto 1789; di qui l'immensa
eco di questo testo e, malgrado alcuni elementi datati o suscettibili di
letture diverse, la sua attualit. Senza pronunciarsi fino in fondo
sulla questione della giustizia costituzionale, non ci si stupir di
vedere, oggi, il Consiglio costituzionale censurare, in nome di un 
proclama bicentenario, testi di legge approvati: se riassume il momento
Ottantanove quanto a Idea, la Dichiarazione manifesta ugualmente,
meglio di qualsiasi documento anteriore, l'idea moderna del diritto.
1) Lo spirito dell'Ottantanove e i Lumi
I Lumi sono infinitamente pi complessi e articolati di quanto non
si pensi comunemente. Analogamente, segnano meno una rottura
che una tendenza e un'accelerazione nel processo della Modernit le
cui radici risalgono ai conflitti teologici e filosofici del secolo 13esimo
e 14esimo.
1. Preistoria dei diritti dell'uomo. A San Tommaso d'Aquino, influenzato
dal cosmocentrismo antico, si erano contrapposti Duns Scoto e soprattutto
Guglielmo di Ockham che, sulla scia di Sant'Agostino, ricavavano le
conseguenze pi radicali dal teocentrismo guidaico-cristiano. Nel
secolo 16esimo, questi conflitti medievali riemergono e ii ricompongono.
Fortemente ostile alle orgogliose pretese della ragione umana, la
Riforma protestante, seguendo gli avversari di San Tommaso, era
portata a svalutare l'idea di un ordine naturale, che poteva sembrar
limitare l'onnipotenza divina, e ad affermare - in Dio - il primato
della volont sull'intelletto. La Riforma, quanto meno agli inizi,
sembr rifiutare l'idea di una legge naturale, di un diritto oggettivo
conoscibile dalla ragione umana e suscettibile di costituire la norma
della legge fondata dagli uomini in societ; la Riforma ha, per un
verso, esaltato la legge divina e, per altro verso, la legge positiva,
strumento della Provvidenza per castigare gli uomini decaduti; d'altro 
canto, la sua teologia ha contribuito alla promozione dell'individualismo.
Dall'altra parte, la Seconda scolastica, principalmente quella
spagnola, ha tentato di superare i conflitti teologico-filosofici della
fine del Medio Evo rifacendosi a San Tommaso e mutuando le posizioni 
dei suoi avversari. Essa ha cos compiuto la definizione dei
diritti originari dell'uomo, a conclusione di un ragionamento stimolato
dall'esperienza della colonizzazione americana. La domanda era
posta senza mezzi termini: gli indiani, estranei alla vera fede, potevano
essere titolari dei diritti inerenti alla loro qualit di uomini? La
risposta di teologi giuristi fu positiva.
Da molto tempo il potere di Dio sul mondo era presentato come dominium, 
signoria di un signore (dominus) sulla sua propriet (i teologi avevano
mutuato la nozione dai giuristi; i due ambienti si interpenetravano). 
In un clima filosofico che esaltava l'assoluta potenza divina, tale
signoria di Dio sul mondo era concepita in modo assoluto. Ora, essa era 
stata presentata, poco a poco, come un diritto (jus), e la parola jus si
era trovata contaminata da un simile uso. Nella concezione romana e 
classica, jus era una cosa risultante dalla spartizione conforme a 
giustizia, la parte che spettava a ciascuno; ora, tende a diventare 
la facolt della persona - in prima istanza divina - inerente a essa,
ci che in seguito si chiamer il diritto soggettivo. Il dominium divino
tende a divenire dominium umano perch Dio, dice la Genesi, ha dato il
mondo all'uomo; a immagine della signoria divina a cui partecipa e che
prolunga, la signoria umana dev'essere concepita come un potere-diritto 
illimitato, innato, universale. Questo diritto appare ben presto come
aderente alla natura dell'uomo a priori; non deriva pi da una 
spartizione illuminata dalla giustizia.
Poich il dominio umano non traeva il proprio potere che dal
dominio divino, che ne segnava i limiti, si poneva il problema di
sapere se il pagano o lo stesso peccatore potessero possedere. Numerosi
autori avevano affermato con chiarezza che il dono fatto all'uomo
era la partecipazione a una prerogativa inerente a Dio, che la
partecipazione al dominio non apparteneva all'uomo in virt della
sua natura, ma in quanto giustificata dalla grazia. I teologi della 
Controriforma non si arrestano a questo punto. Al contrario della Riforma,
essi coniugano neo-tomismo e umanesimo per consentire una
parte di autonomia al ruolo naturale e sociale del mondo e allentare il
legame fra dominium divino e dominium umano: il secondo resta
fondato dal primo e ne ricava la sua forza, ma con una certa autonomia
che l'ulteriore secolarizzazione del pensiero non cesser di
accrescere. Intorno al 1540, il frate predicatore Francisco de Vitoria,
nella sua Lezione sugli indiani e sul diritto di guerra, ritiene che gli
indiani siano uomini dotati dei diritti inerenti alla loro natura, in
particolare del diritto di propriet. La propriet diventa cos il modello
e l'antenato di tutti i diritti dell'uomo.
2. La scuola moderna del diritto naturale e l'opera di Locke.
L'influenza della Seconda scolastica ha segnato in profondit non solo
l'Europa cattolica ma l'Europa protestante. Entrata in contatto con
l'individualismo incoraggiato dalla Riforma, essa ha ampiamente plasmato 
il movimento della moderna scuola del diritto naturale.
Il filosofo olandese Grotius  considerato il padre fondatore di una
scuola di cui il britannico Cumberland e il tedesco Pufendorf sono i
principali rappresentanti verso il 1680 e che continua in pieno 18esimo
secolo con lo svizzero Burlamacchi e il tedesco Wolff. Questo moderno
giusnaturalismo ritiene possibile conoscere, essenzialmente
mediante la ragione, i precetti della legge naturale. I princpi primi di
questa legge possono essere conosciuti per mezzo dell'evidenza e le
loro conseguenze possono essere ricavate mediante la deduzione.
Tale pensiero si scontra con un ostacolo: che fare se la legge positiva,
emanata da un re o da un'assemblea, contraddice la Legge naturale?
La maggior parte dei giusnaturalisti, a questo proposito, oscillano tra
l'apologia dell'obbedienza e un'esile apertura verso la resistenza 
all'oppressione.
La Francia  un po' in disparte da tale stile di pensiero. Nel secolo
17esimo, gli eredi dei legisti della monarchia predominano ancora nel
campo del pensiero politico. D'altronde, il giansenismo, diffuso fra i
giuristi, rimpiazza grosso modo la primitiva ostilit della Riforma
contro il giusnaturalismo razionalista, pur rivelandosi spesso, come la
Riforma, conciliante (Domat).  dopo la morte di Luigi 14esimo che la
Francia verr conquistata dal dibattito su tali problemi; sar tuttavia
meno influenzata dal Diritto naturale moderno nella sua versione
ultra-razionalista che dall'impronta del grande pensatore inglese
della fine del secolo 17esimo: John Locke.
In una certa misura, Locke  debitore nei confronti della Seconda
scolastica, se non addirittura del primo giusnaturalismo moderno. Il
concetto centrale del suo pensiero  quello di property, che abbraccia
la propriet di s (un usufrutto piuttosto, dato che noi apparteniamo
al Creatore, donde la proibizione del suicidio) - cio libert e 
sicurezza - e la propriet delle cose che ne rappresentano il
prolungamento, per la parte di s che si mette nelle cose mediante 
il proprio lavoro. Ma Locke non accorda alla ragione il medesimo 
statuto che le attribuiscono la maggioranza dei giusnaturalisti; per lui, 
essa non  altro che una potente facolt di argomentazione a partire 
dall'esperienza sensibile ( il rifiuto delle idee innate care a 
Descartes e di tutte le varianti dell'illuminazione agostiniana). Non si
tratta dunque di sgranare un catalogo di diritti naturali:  il fatto
della eguale libert di ciascuno a essere trasformato in diritto tramite 
la mediazione della ragione, la quale ragione costringe ciascuno a 
ammettere che la sua propria libert passa attraverso il riconoscimento 
di quella degli altri.
I diritti naturali di ciascuno, derivando da ci che si conosce con
certezza della legge naturale, si riducono alla libert, all'eguaglianza e
alla propriet, in breve, alla property.
Questi diritti naturali devono essere rispettati dalla legge positiva;
l'uomo, in effetti, non ha abbandonato lo Stato di natura che per
assicurarsene una migliore garanzia. Lo stato di natura secondo
Locke non  tenebroso quanto quello del suo predecessore Hobbes,
tuttavia non cessa di degenerare: a lungo andare, il diritto di ciascuno
di farsi giustizia da s degenera; la comparsa della moneta provoca
ineguaglianza, fonte di tensioni; la crescita della popolazione porta
con s conflitti e scarsit.
Passando allo stadio sociale, creando lo Stato, sottomettendosi alla
regola della maggioranza e alla legge positiva, l'uomo non ha potuto
trasmettere al potere pubblico prerogative di cui egli stesso non 
disponeva, pi di quanto non abbia inteso rinunciare ai propri diritti
naturali. Al contrario, ha voluto renderli pi sicuri; le leggi positive
devono avere come fine e come limite la migliore attuazione dei
diritti naturali di ciascuno che  il loro esclusivo fondamento.
Nella sua economia,  lo schema della scuola moderna del diritto
naturale; se ne differenzia nel contenuto. Il fatto che, in Locke, la
legge naturale sia meno largamente conoscibile, libera la libert 
individuale e la legge positiva, e questa liberazione verr ancora 
rafforzata in quelli fra i suoi seguaci che avranno pi o meno spezzato il
profondo ancoraggio religioso del maestro.
Ascoltiamo Voltaire stigmatizzare le opere di Grotius e di 
Pufendorf - nulla probabilmente contribuir a rendere falsa, oscura, 
confusa, insicura una mente pi che la lettura di questi autori - o il
pensiero dei seguaci di Leibnitz: Io mi vedo trasportato all'improvviso 
in un clima di cui non posso respirare l'aria, su un terreno dove
non posso posare i piedi, presso genti di cui non capisco affatto la
lingua (...) apparteniamo a due differenti religioni. Voltaire rivolge a
Wolff queste amabili parole: questo tedesco chiacchierone (...) che
non ha l'onore di essere l'inventore di queste sciocchezze, perch un
Volffius mette in trenta volumi le invenzioni altrui e non ha tempo di
inventare. Quest'uomo riporta in Germania tutti gli orrori della
scolastica, sovraccaricati di ragioni sufficienti, di monadi, di 
indiscernibili e di tutte le assurdit che Leibnitz ha messo al mondo per
vanit e i tedeschi studiano perch sono tedeschi. O ancora: quei 
metafisici non sanno quel che si dicono, e tutte le loro opere mi fanno
stimare sempre di pi Locke.
Ci che Voltaire detesta nel razionalismo giusnaturalista,  il 
dispotismo della ragione sostituito all'antico dispotismo della religione;
perch conviene affrancare la libert da ogni autorit, da quella della
Chiesa come da quella dei filosofi che fanno trattati sul buon uso
della libert... L'autore del Saggio sui costumi, non mette in dubbio
l'universalit della legge morale ma giudica inaccettabile, fatti salvi
alcuni grandi princpi, la pretesa di tardivi giusnaturalisti di recitare 
il ruolo di professori di etica nei confronti dei privati quanto dei 
legislatori. Una volta affermata la libert umana, si tratta di trarne le
conseguenze: lasciare a ciascuno la libera determinazione individuale
dei fini adatti ad assicurargli la felicit; lasciare pienezza di azione
utile alla legge civile, frutto della libera determinazione collettiva
degli uomini, fino a che questa legge non distrugge la propria legittimit
attentando a ci che la libert di ciascuno ha d'incomprimibile.
Questo lockianismo alla francese, dominante fra le lites intellettuali 
alla vigilia della Rivoluzione, resta piuttosto vago.  segnato
soprattutto da alcuni tratti caratteristici del clima nazionale - 
principalmente un netto razionalismo - e interferisce con ispirazioni 
complementari oppure divergenti.
3. Una vulgata filosofica alla vigilia della Rivoluzione: il sensismo
razionalista.
 facile perdersi nel fermentare della cultura politica prerivoluzionaria,
cultura in parte europea, ricevuta in maniera assai diversa a seconda dei
paesi. In Francia, i grandi anglo-scozzesi sono tradotti o letti nel 
testo originale - ma non necessariamente compresi - e parecchi italiani
trovano vasto ascolto (Beccaria).
 impossibile abbozzare l'affresco complesso e spesso contraddittorio 
di questo panorama intellettuale. Ricordiamo semplicemente
che in Francia, dopo Condillac, il lockianismo ha preso una colorazione
particolare conosciuta con il nome di sensismo. Questo sensismo 
afferma che non esiste conoscenza diretta attraverso la ragione - idee
innate o illuminazione - e che la ragione non opera che sulle
conoscenze fornite dai sensi; ma la convinzione di questo movimento
dominante  che esiste un ordine del mondo e che i sensi permettono
una conoscenza certa ed evidente di tale ordine razionale. Ostili a un
certo tipo di razionalismo, i sensisti francesi raggiungono il razionalismo
seguendo un cammino diverso da quello dei loro avversari: ci si allontana,
 evidente, da Voltaire... Il sensismo si tinge anche, in modo sensibile
in alcuni (Diderot, Helvtius, d'Holbach), di materialismo, addirittura 
di ateismo; ma non esiste un orientamento totaizzante e una delle 
correnti di pensiero pi importanti degli anni 1760-1780, la fisiocrazia,
non dipende affatto da quest'ultima tendenza.
I fisiocratici pretendevano di ridisegnare i percorsi del governo
della natura. In generale, di questa corrente non si ricorda che l'aspetto
economico - soltanto l'agricoltura genera un prodotto netto;
la libert di commercio e la libera circolazione dei grani approdano a
un prezzo equo - e la sua apologia della propriet fondiaria. Ora, la
setta degli economisti, come dicevano i suoi detrattori, aveva una
filosofia completa, quella del suo fondatore, il medico Quesnay. In
particolare, essa mescolava sensismo e razionalismo del post-cartesiano
Malebranche per insistere, pi di ogni altra corrente, sull'esistenza 
di un ordine naturale e sulla possibilit di averne una conoscenza 
estesa ed evidente.
In una prima fase, i fisiocratici si schierarono a favore del dispotismo
dell'evidenza, cio, in termini politici, per il dispotismo
illuminato. Non erano i soli, tutt'altro, ma la loro costruzione era
particolarmente rigida, come attesta la famosa opera di Le Mercier
de la Rivire, L'ordine naturale ed essenziale delle societ politiche
(1767). Alla vigilia della Rivoluzione, essi avevano avuto un'evoluzione
verso un ben maggiore liberalismo e avevano perduto un po' del consenso,
cos forte verso la fine del regno di Luigi 15esimo ad onta degli
attacchi di un Voltaire, di un Diderot o di un Galiani, ma restava forte
la presa del loro iper-razionalismo.
Sensismo e razionalismo in dosi variabili e, se del caso, una spruzzata 
di materialismo, questo sembra esser stato il cocktail pi diffuso
fra le lites intellettuali alla vigilia della Rivoluzione. Da un punto di
vista pi politico, domina sia un liberalismo alla Locke, razionalizzato,
sia una certa accettazione, via via sempre pi rara, del dispotismo
illuminato. Ma, anche se diffusi, questo cocktail e queste varianti
politiche non sono esclusivi: bisogna far posto, e il loro  importante, 
alle grandi opere di Montesquieu e di Rousseau.
4. Montesquieu, Rousseau e la fede nelle architetture.
La gloria di Montesquieu  declinata molto prima della Rivoluzione, 
anche se egli ha sempre conservato dei partigiani. In genere, i suoi
sostenitori sono scarsamente capaci di penetrare la profondit di 
un'opera complessa e sconcertante. In filosofia, Montesquieu, gigante
inclassificabile, sembra sfuggire a ogni scuola. La lezione frettolosa 
che alcuni hanno conservato si limita al capitolo sesto del libro 11esimo
de Lo spirito delle leggi,
De la constitution d'Angleterre, e all'ammirazione per la suddetta
Costituzione; un'ammirazione che si rivolge meno alle rapide trasformazioni
della costituzione britannica che all'idea stereotipa che, di
questa, ci si fa. Le concezioni degli ammiratori dell'Inghilterra hanno
fatto naufragio, lo si  visto, dal mese di settembre 1789, con la
disfatta dei monarchici nel dibattito costituzionale;  in altro modo
che l'opera di Montesquieu ha contribuito a modellare le concezioni
dei Costituenti.
 ancora pi difficile definire il caso Rousseau. Sembrava acquisito,
una volta, che la generazione del 1789 fosse stata influenzata
dall'opera di Jean-Jacques, con l'eccezione del Contratto sociale, la
cui influenza sarebbe stata pi tarda, attraverso i gacobini. Tuttavia,
attualmente, alcuni ritengono di individuare una predominante influenza
politica del pensiero di Rousseau nel 1789 e interpretano
esclusivamente in questa prospettiva la Dichiarazione dei diritti 
dell'uomo e del cittadino.
Il Contratto sociale solleva enormi difficolt. Ricondotta a quanto
ha di pi semplice, l'opera tende a risolvere la questione sulla quale si
era bloccato il giusnaturalismo moderno: come fare affinch la legge
positiva non violi ma al contrario realizzi la legge naturale, quella
legge la cui conoscenza, secondo Jean-Jacques, deriva al tempo stesso
dalla ragione e dal sentimento? L'alchimia che trasforma l'umanit in
cittadinanza e la legge naturale in legge positiva emancipatrice ha uno
strumento: la volont generale.
Nel 18esimo secolo, da Malebranche a Diderot fino alla Dichiarazione,
la volont generale  suscettibile di moltissime letture. In Rousseau, 
quella volont che, generale nei suoi autori quanto nei suoi destinatari
e nel proprio oggetto, partendo da tutti per applicarsi a tutti, non
saprebbe tradire la legge naturale: se ciascuno  autore e destinatario
della legge positiva, non esiste in alcun caso l'eventualit che tutti
possano voler nuocere a se stessi. Ma il pensiero di Rousseau ha ben
altra profondit; il criterio della volont generale non , per lui,
veramente volontarismo; Jean-Jacques non assume esclusivamente la
quasi unanimit degli autori e dei destinatari; la volont generale
possiede una qualit che la fa essere tale, una qualit il cui mistero 
precisamente quello del pensiero politico di Rousseau.
Per coloro che sono a una prima lettura di Rousseau,  chiaro che
tutti non potrebbero voler nuocere a se stessi; per conseguenza, 
escluso che la volont di quasi tutti, considerata in questo caso come
semplice volont, possa errare. Tuttavia Rousseau stesso corrode ci
che questa costruzione pu avere di convincente per il primo venuto.
Egli porta l'attacco alla volont generale nei due aspetti della sua
generalit. Da una parte, Jean-Jacques considera che la volont 
maggioritaria - e non solo unanime o quasi - obbliga il cittadino. Non che
egli se ne rallegri o si faccia mallevadore in anticipo della futura
valanga legislativa, sostenuta da maggioranze molto esili e tanto pi
relative in quanto saranno maggioranze di rappresentanti e non di
cittadini, cosa di cui egli stesso scartava con vigore la legittimit; al
contrario, riteneva che dovessero esistere poche leggi, armonizzate
con la maturazione della coscienza pubblica. Ma il fatto resta: ai suoi
occhi,  una conseguenza del contratto sociale che i pochi siano obbligati
dalla volont dei pi. D'altra parte, Rousseau mina la generalit
della legge nei suoi destinatari. Egli considera che l'attitudine di 
ciascuno a elevarsi all'intelligenza della volont generale presuppone
che non vi sia un'eccessiva ineguaglianza di fatto. Miseria e ricchezza
eccessive generano - l'Inghilterra dei suoi tempi glielo dimostra - la
corruzione. Un senso troppo acuto degli interessi particolari sfocia
nel pluralismo, nella dispersione, nel contrasto delle volont particolari,
non nell'adesione unanime alla volont generale. Di conseguenza, la
legge deve rendere sufficientemente eguali le condizioni, prendere in
considerazione alcune categorie sociali, cessando con ci di essere 
universale.
Supponendo che Rousseau abbia ritenuto possibile il roussueauismo, si 
trovano pochi rousseauisti politici nel 1789. Persino i rivoluzionari 
pi avanzati ammettono la rappresentanza politica, l'esercizio della 
funzione legislativa da parte di eletti liberi della propria decisione. 
Sarebbe possibile agire altrimenti? L'Assemblea nazionale si  formata 
dalla rottura con la dottrina arcaica del mandato imperativo che legava 
i deputati degli Stati generali ai loro elettori; cos facendo, ha 
legittimato la rappresentanza, la bestia nera di Jean-Jacques in quella
politica moderna che con orrore aveva visto svilupparsi in Inghilterra.
Ci sono pochi seguaci di Rousseau e, a conti fatti, pochi partigiani
di Montesquieu. Del primo, la maggioranza dei Costituenti ha dimenticato
le esigenze quasi antiche della volont generale; del secondo, in
sostanza, essi respingono la penetrante regolamentazione degli organi 
e delle funzioni, ci che talvolta, in modo sommario, si chiama
separazione dei poteri, versione francese dei checks and balances
anglosassoni. Di questi due maestri, opposti su pi di un aspetto,
hanno conservato tuttavia una grande fiducia nella legge prodotta
secondo determinate strutture. Ridotto in soldoni, il pensiero di
Rousseau diceva che la legge, espressione della volont generale (di
cui si dimenticavano le condizioni), non poteva che essere buona.
Intesa superficialmente, la dottrina di Montesquieu insegnava che la
legge prodotta seguendo buone procedure costituzionali non avrebbe
potuto essere una minaccia alla libert. La lezione congiunta di questi
autori, a cui tanti altri davano sostegno, era chiara, e le menti pi
avanzate la sottoscrivevano: la legge positiva, poste certe condizioni,
poteva essere intrinsecamente razionale e liberatrice.
5. Il pensiero dell'Ottantanove: il diritto naturale, la legge positiva,
il diritto prodotto dalla legge. 
Ad onta delle tensioni interne, il pensiero dell'Ottantanove  abbastanza
coerente. Ognuno  d'accordo, nell'Assemblea, nel proclamare 
orgogliosamente, quanto meno, alcuni diritti originari dell'uomo: uguale
libert secondo Rousseau, uguale libert e propriet secondo Locke. 
I pi influenzati dalla fisiocrazia e i pi vicini al giusnaturalismo
razionalista andrebbero volentieri pi lontano; ma questi ultimi non 
hanno motivo di pensare che il legislatore razionale agisca contro
l'evidenza e possono ammettere che non si faccia un catalogo del diritto
naturale. I pi influenzati da Rousseau, anche se hanno dimenticato per
la strada una buona parte del messaggio, puntano, per costituire il 
diritto, sulla legge espressione della volont generale. I seguaci 
francesi di Locke, impregnati del legicentrismo dominante e pi 
razionalisti dei loro corrispondenti britannici, possono ammettere la
debole estensione della nostra conoscenza della legge naturale mentre
riconoscono al legislatore l'attitudine a produrre leggi positive che
garantiscano i diritti naturali e anche - in conformit con una tesi
del Saggio sull'intelletto umano di Locke - che rafforzino proposizioni
morali, se non certe, quanto meno probabili. Molti di loro, come Sieys,
vanno oltre e ritengono possibile un'autentica scienza della legislazione.
6. Lumi e Rivoluzione. 
Al paesaggio dei Lumi, nella Francia alla vigilia della Rivoluzione,
sarebbe necessario aggiungere una gran quantit di sfumature: sfumatura
piuttosto cupa del mesmerismo (dal nome del medico viennese Mesmer) che
ha affascinato tanti membri dell'intellighenzia; tocco sottile di quella 
Contro-rivoluzione antecedente la Rivoluzione, acculturata dai Lumi, che
prepara, generalmente intorno alla Chiesa cattolica, ulteriori provvisorie
riconquiste; un tocco preromantico; sfumature di giansenismo, mai assente 
e che segner alcuni momenti del lavoro della Dichiarazione, eccetera.
Ma resta, spinosa, la grande domanda: la Rivoluzione  figlia dei Lumi? La
risposta di quelli, fra i loro rappresentanti, che vivranno l'avvenimento 
sar generalmente priva di ambiguit. I filosofi, scriver
Morellet, non vollero n fare tutto ci che  stato fatto, n realizzarlo
con tutti i mezzi che sono stati adottati, n portarlo a compimento in 
cos poco tempo quanto  stato impiegato. In altri termini, la
filosofia non ha n consigliato le iniquit e le stravaganze che furono
mescolate alla causa della libert, n voluto che un popolo ignorante
e feroce fosse chiamato a fare una Costituzione, n che i cambiamenti
pi giusti e pi necessari si facessero con una precipitazione che
trascura tutte le precauzioni della prudenza.
Per lo pi, i maggiori esponenti dei Lumi avevano creduto a una
riforma e alla razionalizzazione dell'Ancien rgime, senza la condanna 
radicale della monarchia e di tutte le stratificazioni sociali. La
maggior parte di questi uomini d'ingegno erano troppo impegnati in
una forma di elitarismo illuminato, di cui l'Accademia era diventata il
bastione, per poter sopportare senza disgusto le esplosioni popolari
della Rivoluzione. La famosa consorteria d'Holbach, dalla reputazione 
tanto infernale, vedr i suoi membri sopravvissuti quantomeno
cautamente riservati. Allo stesso modo, i 38 autori dell'Enciclopedia
ancora viventi sotto il Terrore saranno, nel loro insieme, molto 
sfavorevoli al movimento. E reciprocamente: Robespierre, seguace del
Rousseau del Vicario savoiardo, odiava le celebrit dei Lumi talvolta
materialiste e spesso atee; il 5 dicembre 1792 al club dei Giacobini,
far abbattere contemporaneamente il busto di Mirabeau e quello di
Helvtius... Quanto all'abate Raynal, autore della devastante Storia
filosofica e politica degli insediamenti e del commercio europei nelle due
Indie,  l'amico del conservatore monarchico Malouet e all'inizio
affronta la Rivoluzione con reticenza. Le posizioni di Marmontel,
Suard, Naigeon e di tanti altri saranno identiche.
 vero tuttavia che l'esigenza razionallzzatrice, nella misura in cui
portava con s una secolarizzazione, era sovversiva per un potere la
cui legittimazione era, in parte, d'origine sacra, e che l'aspirazione a
modernizzare profondamente un sistema cos intricato d'interessi
contraddittori non poteva avanzare senza scosse, fatali a un edificio
tarlato. Inoltre, l'irruzione di alcuni temi politici dei Lumi, nel 1789,
ben al di l dei ristretti ambienti che li avevano discussi fino a quel
momento - e su uno sfondo di culture popolari tradizionali - era
portatrice di gravi distorsioni nelle concezioni, di tensioni fra
differenti tempi politici che sembravano nutrire, dall'estate 1789, 
altrettante rivoluzioni distinte, in parte; in breve, portava traumi molto
profondi e sbandate imprevedibili.
S'impongono due osservazioni complementari. Da una parte, la
terza generazione dei grandi Lumi, con Condorcet e i futuri Ideologhi
(Volney, Garat) che si riunivano nel salotto della vedova di Helvtius 
a Auteuil,  pi radicale di quella precedente; i pi avanzati, come
Condorcet, saranno spinti ad allearsi con la Gironda. D'altra parte,
non si pu sottovalutare il peso, negli ultimi anni che precedono 
il 1789, del basso clero laico dei Lumi, intellettuali declassati, 
bohme letteraria formata di piccoli epigoni di Diderot e di 
Rousseau des ruisseaux (R. Darnton) (Gioco di parole intraducibile, dato
che  basato sull'assonanza Rousseau/ruisseaux, si pu tradurre alla 
lettera con Rousseau dei rigagnoli; allude in modo spregiativo ai 
seguaci di Rousseau che non avevano compresa la grande portata del suo
pensiero, e ne davano una lettura volgare), a cui appartengono Marat,
Brissot, Sbastien Mercier, Carra, Camille Desmoulins e altri scribacchini
i quali erigono a sistema il loro risentimento e il loro rancore di
intellettuali falliti nei confronti dei grandi parvenus dell'intelligenza e
di una societ che giudicano corrotta. Minando questa societ, la
monarchia e la Chiesa cattolica con una valanga di pubblicazioni di
second'ordine, spesso scandalose, questa letteratura della melma 
stata pi dannosa per l'Ancien rgime che gli scritti dei pi audaci fra
i filosofi.
2) La Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino.
1. Il lavoro sulla Dichiarazione.
Molti cahiers de dolances avevano richiesto una dichiarazione dei diritti.
Alcuni contenevano persino un abbozzo di progetto. Diversi documenti
orientati in questo senso erano circolati prima delle elezioni degli
Stati generali.
Il comitato preparatorio del 6 luglio era una risposta a questa
aspirazione. Il 9, il suo relatore, il moderato Mounier, annuncia l'augurio
che sia redatta una dichiarazione; in conformit alle idee della
sua tendenza, spera che sia corta, semplice e precisa, incorporata
nella costituzione in forma di preambolo; si tratta di dichiarare i
diritti senza far troppo sognare il regno... L'11 luglio, La Fayette
presenta un progetto che ha maturato da lungo tempo. Non  n il
primo n l'ultimo, perch molti, alla Costituente, vogliono lasciare il
segno nel dibattito con un testo di propria mano. Nulla, tuttavia, 
acquisito. A destra come a sinistra, la dichiarazione trova avversari:
gli uni temono di mettere in agitazione il paese, gli altri temono di
irrigidire in alcune formule il progresso della civilt umana.
Nel Comitato della costituzione, eletto il 14 luglio, tutti vogliono
una dichiarazione. Contro i moderati, favorevoli a Mounier, la minoranza
avanzata sostiene Sieys, l'altra primadonna del Comitato.
L'audace progetto di Sieys  preceduto da una lunga dissertazione
filosofica, caratterizzata dalle idee di Locke, francesizzate; avr
un'eco immensa e influenzer molti progetti individuali redatti all'inizio
del mese d'agosto. Il 27 luglio, tuttavia,  Mounier a parlare a
nome del Comitato. Il testo che egli legge comprende qualcosa da
quello di Sieys ma, per l'essenziale, riprende il suo progetto personale;
soprattutto, Mounier ha aggiunto al suo primo capitolo (Dichiarazione 
dei diritti dell'uomo e del cittadino) un secondo capitolo
(Princpi del governo francese) chiaramente favorevole alla monarchia.
I moderati sono intenzionati a legare Dichiarazione dei diritti e
Costituzione, a ricordare che i francesi non escono dallo stato di
natura e che la loro lunga storia s'identifica ampiamente con quella
dello sviluppo dello Stato monarchico. Bench la maggioranza dei
deputati desiderino un esecutivo reale, una simile posizione non
pu che irritare a sinistra.
Questi disaccordi alimentano la duplice discussione del mese d'agosto.
Dal primo al 3 agosto si affrontano, malgrado le loro divisioni
interne, partigiani e avversari di una Dichiarazione. Buona parte dei
moderati e dei conservatori, trascinati da Malouet, e la maggioranza
del clero le sono sempre pi ostili. I primi, mentre arrivano dalla
provincia notizie ogni giorno pi preoccupanti, vogliono trovare al
pi presto un rimedio ed evitare di render pi forte la contestazione
con un testo che dia spazio a interpretazioni. Quanto al clero, bench
molti dei suoi deputati siano abbastanza avanzati, nei cahiers de 
dolances ha rivelato la propria ostilit nei confronti dello spirito dei
Lumi.
Il 4 agosto, gli avversari della Dichiarazione sembrano modificare
la loro strategia allineandosi con la proposta dell'abate Grgoire di
aggiungere alla Dichiarazione dei diritti una Dichiarazione dei doveri.
Il tentativo fallir. La maggioranza ammette il dovere di rispettare i
diritti altrui, i doveri verso la collettivit che  garante dei diritti,
in primo luogo il dovere fiscale, ma teme di scivolare verso un lungo
catalogo che darebbe grande spazio, come desiderava il grosso del
clero, ai doveri verso Dio o addirittura verso il re. Alla fine, il 
principio di una dichiarazione dei soli diritti dell'uomo e del cittadino 
mantenuto quasi all'unanimit.
Le conseguenze della notte del 4 agosto occupano l'Assemblea
durante una buona settimana. Il 13 agosto, il lavoro pu riprendere. 
 designato un Comitato dei Cinque per esaminare i numerosi progetti;
 dominato dall'imponente personalit di Mirabeau. Il 17, quando
prende la parola per presentare il progetto del Comitato, Mirabeau
confessa che non ne  affatto soddisfatto; il grosso dell'Assemblea
nemmeno. L'indomani, fra lo stupore generale, il tribuno, forse offeso
dalle critiche e indubbiamente convinto che le coscienze non
siano mature, sembra raggiungere la posizione dei conservatori moderati,
proponendo di rinviare la redazione definitiva (...) al momento in cui
le altre parti della Costituzione saranno, anch'esse, interamente 
concordate e definite.
Abbastanza misteriosamente, il 19 agosto,  l'oscuro progetto rimuginato 
dal sesto ufficio dell'Assemblea alla fine del mese di luglio
quello che viene adottato a larga maggioranza come base di discussione.
Questo testo di compromesso non  in contraddizione con quello di 
Sieys, che ha ottenuto per proprio conto un apprezzabile
numero di voti, ma lo orienta sistematicamente in senso conservatore, 
di qui il suo successo. Successo effimero: al termine della discussione,
articolo dopo articolo, del testo originale non resta che un
certo numero di formule negli ultimi articoli della Dichiarazione.
Nel corso della discussione, dal 20 al 26 agosto, i moderati hanno
giocato un ruolo troppo spesso dimenticato. Hanno contribuito a far
adottare il preambolo del progetto dei Cinque, completato da un
riferimento all'Essere supremo. Tranne qualche sfumatura, i primi
tre articoli della Dichiarazione si devono all'iniziativa di Mounier;
successivamente i moderati sono stati raramente battuti o persino
emarginati. Il rapporto di forza del mese di settembre non pu essere
sovrapposto retrospettivamente a quello del mese di agosto;  un
aspetto di estrema importanza per interpretare questo nuovo catechismo 
nazionale (Barnave).
2. Delle difficolt dell'interpretazione.
Non  possibile conoscere con certezza che cosa la Dichiarazione, 
malgrado o a causa del suo stile adamantino - tanto pi sorprendente 
in quanto risulta da un grande disordine apparente - intenda con diritto
naturale e separazione dei poteri, le nozioni fondamentali, in sostanza,
sulle quali l'esame dei dibattiti non offre sempre chiarimenti 
significativi. A fortiori, tenuto conto delle opposizioni che separano 
i suoi redattori, questo testo non potrebbe assumere un significato 
d'insieme univoco; questo non poteva risultare che dal modo in cui il 
testo sarebbe stato accolto e dal suo ulteriore lavoro.
Ecco un testo che arriva dopo tanti libri e libelli, tanti abbozzi e
aspirazioni, esitazioni, secondi fini, conflitti, inversioni e mutamenti;
ecco tavole della Legge che sono frutto di transazioni e di consensi la
cui interpretazione soggettiva si  differenziata da un deputato 
all'altro; ecco una potente opera di filosofia giuridica redatta da 
Costituenti la cui maggioranza, bench formati in facolt, accademie e
societ di pensiero di provincia, o addirittura nelle logge massoniche,
non aveva una cultura approfondita in questo campo di rara complessit. 
Come sarebbe possibile, in tali condizioni, pretendere di proporne
un significato semplice e incontestabile? Dal momento in cui si
oltrepassa la comprensione storica dell'una o dell'altra delle sue
parti, il significato oggettivo della Dichiarazione, se ne possiede uno
che sia coerente,  il frutto di una pluralit di significati soggettivi;
questo spiega perch, contrariamente a ogni probabilit, il testo
venne adottato con una vasta maggioranza.
3. Su alcune parti della Dichiarazione.
La genealogia di alcune proposizioni  sufficientemente chiara.
Queste portano al tempo stesso l'impronta di abusi dell'Ancien rgime 
e quella di correnti di dottrina di facile identificazione.
Gli articoli 7, 8 e 9 sono contrassegnati dalla filosofia penale di
Beccaria, arricchita da molti, a cominciare da Voltaire. L'articolo 10
sulla libert religiosa  frutto di un compromesso fra i moderati e una
parte del clero, da una parte, e, dall'altra, una solida tradizione 
liberale avviata dalla Lettera sulla tolleranza di Locke, irrobustita dal 
Dizionario storico e critico di Bayle, superata dal successivo deismo alla
Fontenelle, e persino dal materialismo ateo di altri. L'articolo 11 sulla
libera comunicazione delle idee e delle opinioni  una risposta alla
censura - spesso liberale e inefficace - dell'Ancien rgime. L'affermazione
del carattere sacro della propriet (articolo 17) concepita come
diritto naturale (articolo 2) si colloca al termine di parecchi secoli di
crescente esaltazione: quanto potevano contare, di fronte a questa
imponente corrente che rispondeva a potenti interessi, le aspirazioni
comunisteggianti di un manipolo di autori?
Quanto alla dottrina fiscale della Dichiarazione - e della 
Costituente - strettamente legata all'universo dominante dei proprietari,
questa si iscrive in una prospettiva lockiana ripresa dai fisiocratici. 
La legittimit del prelievo  subordinata al suo assenso e, malgrado 
l'ambiguit dell'articolo 13, alla proporzionalit con il servizio
reso. L'articolazione degli articoli 12 e 13 rivela che l'imposta  
consentita al fine di assicurare la garanzia della property di ognuno 
(libert, sicurezza, propriet); non potrebbe dunque variare che in 
funzione dell'ampiezza dei beni garantiti. La prospettiva di una
redistribuzione, sia pure limitata, in direzione dell'assistenza, che 
era stata abbozzata da alcuni (Sieys), e che avrebbe potuto trovare una
qualche legittimit nell'idea centrale della filosofia politica moderna,
quella della conservazione degli uomini,  stata scartata per non 
ricomparire che nell'articolo 21 della dichiarazione del 1793.
4. La Dichiarazione francese e le Dichiarazioni americane.
I tentativi d'interpretazione globale della Dichiarazione prendono spesso
la scappatoia di un confronto con le Dichiarazioni americane: meno con
quella d'Indipendenza (1776) che con quelle adottate dalle antiche
colonie appena emancipate.
Una controversia 1900 aveva opposto il tedesco Jellinek al
francese Boutmy, in un clima di tensione franco-tedesca. Il primo
riteneva che la Dichiarazione francese plagiasse i testi americani e,
per tale tramite, fosse debitrice alla Riforma protestante e germanica.
Il secondo aveva messo in evidenza tutto ci che differenziava le
Dichiarazioni francese e americane, insistendo su quanto doveva ai
Lumi francofoni, e specificamente a Rousseau, la Dichiarazione del
1789. Giudizi cos radicali sono eccessivi. Non  possibile negare l'eco
della rivoluzione americana e delle sue Dichiarazioni, in Francia.
L'humus ideologico, dall'una e dall'altra parte dell'Atlantico, deve
molto alla tradizione lockiana; ma quel lockianismo non ha lavorato
allo stesso modo quando  stato messo alla prova con le rispettive
tendenze di dottrina e tradizioni giuridico-politiche. Per esempio, gli
americani hanno ricevuto una formazione molto diversa in seno al
sistema britannico di Common Law e, nell'epoca coloniale, hanno
goduto di una ben diversa esperienza, adatta a iniziarli al 
costituzionalismo demo-liberale.
Non ci si stupir, dunque, di vedere i testi francesi e americani a
volte ricongiungersi e a volte divergere. I secondi, pi astratti dei
grandi monumenti delle libert inglesi, restano pi dei primi preoccupati
di una garanzia concreta dei diritti, principalmente di una garanzia 
giurisdizionale; essi sono tributari della concezione procedurale
del diritto degli inglesi. Nella medesima prospettiva, se  vero che
le Dichiarazioni americane non rinunciano a ogni universalismo e
danno tutto il posto dovuto ai diritti naturali dell'uomo, ammettono
che questi diritti hanno ricevuto una specifica configurazione quando
sono stati recepiti nel clima britannico. Non esitano a invocare il
diritto decisamente caratteristico di quel paese (Law of the Land) e il
non meno famoso Common Law. Questo curioso equilibrio colloca le
Dichiarazioni americane a met strada fra lo spirito delle libert
inglesi e quello della libert francese.
Uno dei paradossi del modo in cui le Dichiarazioni americane
furono recepite in Francia  di aver provocato due contrastanti reazioni
portatrici di un'unica conseguenza. I conservatori hanno giudicato
che la natura era troppo presente in questo Nuovo mondo
privo di spessore storico; vi hanno trovato un'affermazione eccessivamente
forte dei diritti naturali. Al contrario, i rivoluzionari avanzati
hanno ritenuto che gli americani restassero troppo radicati alle 
anticaglie inglesi le quali impedivano loro di riallacciarsi alla natura, 
cio, in questo caso, alla ragione. Ma tanto i primi quanto i secondi non
hanno visto altre possibilit di sfuggire agli inconvenienti che essi
imputavano alle Dichiarazioni americane tranne che nel dominio
della legge (legicentrismo). Moderati e conservatori attendono dalla
legge che essa ponga fine alle esuberanze anarchiche dei diritti naturali.
La sinistra sostituisce alla somma di lockianismo e di prudenza
degli americani un lockianismo condito di ottimismo razionalista;
essa  meno preoccupata di premunire i diritti dell'uomo contro un
potere imperfetto che di edificare razionalmente un potere perfetto a
partire dai diritti dell'uomo. In tale dinamica, la problematica americana
di una prudente garanzia dei diritti dell'uomo di fronte a una
legge imperfetta  sostituita da quella della loro realizzazione, sotto
forma di diritti del cittadino, ad opera della legge perfetta.
La Dichiarazione moltiplica le espressioni che affidano alla legge la
determinazione del contenuto e dei limiti del diritto; questo
legicentrismo  il figlio adulterino dell'unione, accuratamente 
dissimulata e forse inconsapevole, del pessimismo repressivo dei
conservatori e dell'ottimismo razionalista della sinistra.
5. Lo Spirito della Dichiarazione ossia la convergenza finale delle
contraddizioni. 
La forma del mistero della Dichiarazione  infine chiara
(in assenza del contenuto ultimo di tale mistero, per sempre insondabile).
I suoi redattori non hanno, soggettivamente, predisposto un
compromesso; essi hanno aderito all'economia definitiva del testo in
conformit con la logica dei rispettivi percorsi. Duplice miracolo: non
solo la Dichiarazione  un compromesso coerente, ma  un compromesso
oggettivo senza compromesso soggettivo...
La coerenza del compromesso sta nella configurazione lockiana
della Dichiarazione. La tetralogia dei diritti naturali (libert, 
eguaglianza, propriet, resistenza all'oppressione)  quella di Locke. La
sopravvivenza dei diritti naturali dell'uomo allo stato sociale  
affermata (principalmente con l'articolo 4) e lo Stato si vede assegnare
il fine di garantire i diritti (articolo 12). Questa impostazione lockiana
 semplicemente ripresa da un razionalismo legicentrico che, se non  
estraneo all'autore del Secondo trattato, oltrepassa i confini del suo 
pensiero, senza per questo avvicinare la Dichiarazione a un'autentica
ispirazione alla Rousseau. Si tratta effettivamente della realizzazione di
diritti naturali trasfigurati mediante la loro istituzionalizzazione, non
dell'alchimia che trasmuta, secondo Rousseau, i diritti naturali dell'uomo
in diritti positivi del cittadino.
Non sembra che gli uni e gli altri abbiano dovuto compiere un
grande sforzo per aderire a questo compromesso. Quelli che pi
consapevolmente si ispiravano a Locke - com'era, con alcune sfumature, 
Sieys - non potevano respingere, ad onta delle sue insufficienze e 
del suo debole spessore filosofico, un testo sufficientemente vicino 
ai loro punti di vista, I pi classicamente razionalisti,
segnati dal giusnaturalismo moderno o dalla fisiocrazia, dovevano
prendere in considerazione la tesi cara a Mirabeau secondo il quale la
degenerazione dell'uomo, causata da una lunga e dolorosa storia e
dalle proprie passioni, impediva la chiara percezione della legge naturale
nella sua totalit; dunque, che altro fare se non consacrare un
piccolo numero di diritti dell'uomo ancora evidenti e, per il resto,
lasciare che la legge rigenerasse l'uomo elaborando dei diritti del
cittadino il cui perfezionamento incessante avrebbe consentito di 
riconciliare l'uomo con se stesso (con la mediazione della cittadinanza)
e di illuminarlo (mediante i propri diritti naturali compresi infine in
tutta la loro estensione)? Moderati e conservatori, da parte loro, non
potevano che sottoscrivere un breve enunciato dei diritti naturali,
seguito dal blocco massiccio della legge.
 anche possibile, per le correnti pi limitate, abbozzare altri modelli
di allineamento al compromesso dell'agosto 1789. Quei Costituenti - alcuni
pi o meno rousseauiani, altri, avversari di ogni astrazione 
naturalista, secondo uno stile volterriano inasprito - che non credevano 
nella possibilit di dichiarare i diritti dell'uomo al di l dell'eguale
libert fondante, certi Ideologi ai quali ripugnava l'immobilismo di
un catalogo destinato a diventare il ronzino della civilt umana, 
senza dimenticare la manciata di deputati atei in materia di diritti
naturali, tutti costoro, il cui numero era forse di qualche decina,
non potevano che ammettere diritti civili, prerogative giuridiche 
inerenti alla cittadinanza, e dovevano per conseguenza apprezzare 
l'equilibrio legicentrico della Dichiarazione.
Nella sua stessa complessit e improbabiit, nel suo duplice appello 
alla disciplina del cittadino e alla vigilanza di un uomo designato
come fine e non mezzo dello Stato e degli altri uomini, la Dichiarazione
del 26 agosto 1789  una sorta di miracolo d'equilibrio. Una
simile constatazione non anticipa in nulla i giudizio sull'uso che la
stessa Rivoluzione avrebbe fatto di questo testo.
CAPITOLO 4. Finire la Rivoluzione?
1) 1790: unit nazionale o guerra civile?
L'anno 1790  talvolta detto anno felice; ora, la relativa calma di
Parigi non deve far dimenticare il resto della Francia che gi vive in
stato di larvata guerra civile. il discorso rivoluzionario si svolge in una
sorta di vuoto politico. Parallelamente, i nuovi princpi sono applicati
seguendo un metodo spesso radicale; cos facendo, la Costituente,
che  tuttavia preoccupata dell'unit nazionale, incoraggia i disordini
presenti e a venire.
1. L'unit nazionale. 
Nella logica dell'agosto 1789 e di una possente aspirazione 
razionalizzatrice, non era il caso di conservare province e
paesi, legati alla nozione di privilegio, ed era necessario trarre le
conseguenze della rivoluzione municipale. Dal dicembre 1789 l'Assemblea
aveva votato due leggi che organizzavano in modo uniforme
il regime delle nuove amministrazioni locali (dipartimenti, distretti,
municipalit), tutte elettive.
La suddivisione dei dipartimenti  completata nel febbraio 1790. Il gusto 
per l'astrazione geometrica essendo stato corretto con un certo rispetto 
delle realt storiche e dei vincoli geografici,  uno dei successi della 
Costituente. AI contrario, il regime giuridico adottato (un interessante
dosaggio di decentramento dipartimentale e di decentralizzazione municipale
destinato a un grande avvenire) funzioner male, fino a sfociare
nella paralisi del controllo amministrativo a detrimento degli organi pi
moderati (dipartimenti) e a profitto - molto politico - delle unit pi
rivoluzionarie (distretti, comuni).
La Grande Paura aveva accelerato la formazione di comuni, di
guardie nazionali e delle solidariet locali fra le nuove compagini
municipali. Partito dal Delfinato, il movimento federativo culmina
a Parigi il 14 luglio 1790 con la prima festa della Federazione. 
Nell'anniversario della presa della Bastiglia, la grande fraternit 
rivoluzionaria e il giuramento alla Nazione sembrano cementare la nuova
Francia come nazione omogenea. Tale unit non  che apparenza:
due giorni prima era stata votata la costituzione civile del clero.
2. La Costituzione civile del clero.
La Chiesa aveva perso le sue ricchezze; a compensazione, la Nazione si 
assumeva l'onere delle spese del culto e versava uno stipendio ai membri
del clero. Il 13 febbraio 1790, la Costituente aveva proibito i voti
monastici e soppresso gli ordini religiosi contemplativi. Si era ugualmente
rifiutata di riconoscere la religione cattolica come religione di Stato. 
Non rimaneva altro che far entrare la Chiesa nelle nuove strutture 
amministrative;  cosa fatta il 12 luglio 1790 con il voto sulla 
Costituzione civile del clero. Questo testo fondamentale impone, fra 
altri sconvolgimenti, l'elezione dei vescovi e dei curati da parte di 
tutti gli elettori, indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa...
Non sono stati consultati n il papa n le istanze della Chiesa in Francia. 
Meglio ancora, l'Assemblea decreta ben presto che tutti gli
ecclesiastici-funzionari dovranno prestare giuramento di essere fedeli alla
Nazione, alla legge e al re, e di difendere la Costituzione civile 
con tutto il loro potere, in mancanza di ci verranno deposti e perseguiti
se continueranno a esercitare il loro ministero (27 novembre 1790). 
I Costituenti, influenzati senza dubbio dall'incredulit - almeno 
relativa - di una ristretta lite, hanno trascurato la fede, la 
religiosit e il tradizionalismo sostanziale dell'immensa maggoranza dei 
francesi. Certamente, la costituzione civile del clero s'iscrive nella 
logica - spinta all'estremo - di un certo gallicanesimo incrociato col 
giansenismo, ma l'obbligo del giuramento rivela la sua vera natura di
rivoluzione laica. Una buona parte del clero non si lascia ingannare.
Soltanto sette vescovi e coadiutori dell'Ancien rgime presteranno 
giuramento, e un terzo dei deputati del clero all'Assemblea. In totale, 
se si tiene conto delle ritrattazioni successive, si conteranno circa 
un 45 per cento di ecclesiastici che non hanno giurato o sono refrattari.
Questi preti refrattari si distribuiranno soprattutto a Ovest, Est, Nord, 
nelle regioni montuose del Centro, con qualche prolungamento nell'estremo
Sud-Ovest e in alcuni dipartimenti mediterranei; una geografia
caratteristica che annuncia nel complesso, quale che sia il fattore 
esplicativo, quella della destra contro-rivoluzionaria nel secolo 19esimo.
Abbandonati dai loro antichi vescovi - che spesso hanno preso la via 
dell'esilio e sono stati sostituiti da un personale composito uscito dal
basso clero (scettici o combattenti, arrivisti o sinceri) - i curati 
refrattari, i cui effettivi aumenteranno nel 1791 quando infine sar nota
la posizione ostile di papa Pio sesto, spesso rifiuteranno di cedere
le loro canoniche ai nuovi eletti, sostenuti da molti dei loro fedeli.
Quelli che non hanno giurato contro quelli che hanno giurato: violenze
verbali e vie di fatto vanno degenerando a poco a poco, fino al 
dramma del 1792-1793.
Vittoria apparente di un gallicanesimo democratizzato, vittoria in
profondit delle forze pi ostili alla Chiesa - cio alla religione
cattolica - la Costituzione civile del clero va trasformando in avversari
della Rivoluzione non soltanto dei preti che avevano piuttosto contribuito
al suo successo, ma una buona parte delle loro pecorelle. Insediando 
lo scisma in Francia, la Costituente ha diviso la popolazione in
due campi antagonisti e creato le condizioni di una nuova guerra di
religione. Non l'ha capito Luigi 16esimo che ha accettato, l'uno dopo
l'altro, la Costituzione civile (22 luglio) e il decreto sul giuramento 
(26 dicembre).
3. Ombre supplementari e crisi di legittimit. 
L'anno 1790 mostra una falsa tregua. Parigi sembra pacificata, ma la 
provincia si agita.
La delusione  netta nelle campagne; l'abolizione per sempre della 
nobilt (19 giugno), essenziale sul piano dei princpi, seguita da quella
delle giurisdizioni signorili, non  in grado di placarla. I contadini
hanno difficolt a riscattare i diritti soppressi nella notte del 4 agosto 
e scoppiano rivolte contro il pagamento dei diritti che ancora sopravvivono.
Quanto alle antiche decime ecclesiastiche, la loro soppressione  oggetto
di molti ritardi, dipendenti da spinose controversie giuridiche. Dal 1790,
la lotta contadina contro la feudalit  degenerata, in alcune localit,
nel sospetto nei confronti di tutti i notabili, terrorizzati dal fantasma
della legge agraria. Ci detto, non tutte le agitazioni vanno nel senso 
della Rivoluzione: in Linguadoca, il riapparire del conflitto tra cattolici
e protestanti d gi origine a un movimento popolare rurale 
contro-rivoluzionario e anti-urbano.
Coerente con se stessa, la Costituente persiste a invocare il potere
della legge, ma le nozioni di ordine e di legge esaltate nell'ambiente
dell'Assemblea crollano nel paese a vantaggio di una violenza che
tende a diventare normale. La giustizia  paralizzata; le guardie
nazionali non possono essere controllate da Parigi; l'indisciplina dissolve
l'esercito. In queste condizioni - qui consiste essenzialmente la
crisi del 1790 - l'opinione pubblica non arriva pi a vedere quale sia,
in Francia, l'autorit legittima
Quanto alla situazione finanziaria, si  ancora aggravata. La Costituente 
ha tardato a prendere in esame la riforma fiscale. Le nuove contribuzioni 
create alla fine del 1790 e all'inizio del 1791 - quella fondiaria 
(schiacciante), quella mobiliare, la licenza - non daranno entrate (e male)
che a partire dal 1791, dato che l'aggravarsi del carico fiscale si 
accompagna all'anarchia nella riscossione. L'assegnato-moneta 
(17 aprile 1790) ha provocato probabilmente una temporanea ripresa 
economica, ma preannunciava il sistematico ricorso a stampare 
biglietti (una nuova emissione, di 800 milioni,  annunciata il 
29 settembre 1790). Quest'inflazione avr la sua conseguenza: la 
svalutazione dell'assegnato, iniziata fin dal 1791.
2) Varennes
1. Il dibattito politico. 
La Rivoluzione sembra obbedire a una propria dinamica che pu sfociare
nell'avventura. Mirabeau lo ha compreso. Dal 1790 - all'epoca in cui il
popolare La Fayette si credeva l'uomo chiave per qualsiasi 
stabilizzazione - si  avvicinato alla Corte; ma la Corte non lo capir
mai veramente: a una sincera convinzione monarchica, il deputato di Aix 
univa concezioni parlamentari democratiche di eccezionale modernit.
L'Assemblea costituente continua il suo lavoro legislativo e costituzionale.
Il pubblico, formato di oziosi e molto pi numerosi dopo che l'Assemblea si 
 insediata a Parigi, esercita su di essa una pressione pi o meno 
discreta, corretta semmai dal rispetto che i rappresentanti della Nazione 
ispirano ancora. Questo pubblico si appassiona per gli oratori della 
sinistra (Petion, Buzot, Robespierre, soprattutto il triumvirato
Barnave-Duport-Lameth), contro quelli della destra (l'abate Mauiy, 
Cazals), ma  a met strada, probabilmente, che si trovano i personaggi
chiave, come Sieys, uomo di sinistra pi moderata, Mirabeau e La Fayette,
divenuti uomini del centro dopo la partenza di Mounier e di alcuni dei 
suoi amici. I deputati sono raggruppati per affinit politiche. Dopo il 
dibattito del settembre 1789 sul veto, i patrioti siedono a sinistra del
presidente (dalla parte del Palais-Royal). A destra - dalla parte della
regina - si trovano i neri o aristocratici, attaccati alle prerogative
reali o all'Ancien rgime, alcuni riconvertiti dal loro liberalismo 
del 1789. Fra le due, una vasta maggioranza, eterogenea, fluttuante, 
composta da un partito monarchico indebolito e, pi a sinistra, dalla 
grande massa dei costituzionali.
Questi partiti dai confini incerti non si collegano ad alcuna 
organizzazione strutturata. Dopo le sedute, molti deputati si ritrovano 
nei club, spesso insediati in conventi abbandonati. Il pi prestigioso  
la famosa Societ degli amici della Costituzione o club dei Giacobini 
(nato dal club bretone di Versailles). Pi moderata, la Societ del
1789, dove brillano La Fayette e Mirabeau, non va al di l della 
dimensione di un'accademia politica. Al centro-destra, la Societ degli
amici della Costituzione monarchica, animata da Clermont-Tonnerre e vittima
di parecchie intimidazioni, non ha avuto che un'effimera esistenza.
L'eco pi o meno deformante dei dibattiti politici si diffonde anche in
una stampa dinamica, massicciamente patriota ma ancora libera e 
pluralista (cesser di esserlo il 10 agosto 1792).
Una schiacciante maggioranza di deputati  favorevole a una monarchia 
costituzionale, bench siano stati aspri i dibattiti sulla 
regolamentazione di questa formula politica e spesso la sinistra sia 
uscita vincente. Con la morte di Mirabeau (2 aprile 1791) scompare il solo
rivoluzionario capace - bench sia anche possibile dubitarne - di portare
moderazione fra i vincitori.
2. La fuga del re. 
Dopo il fallimento dei monarchici e dei loro alleati sul veto reale e 
sulla creazione di una seconda Camera, dopo le discussioni del 1790 sul
diritto di proclamare la pace e la guerra, Luigi 16esimo si  visto 
sfuggire, una a una, la maggior parte delle sue prerogative. Il re ha
lasciato fare. In compenso, questo principe dalla piet veramente notevole 
ha finito con l'inalberarsi in materia religiosa. Bench abbia firmato - e 
un po' presto - la costituzione civile del clero, personalmente  ricorso 
a preti che non avevano giurato. Il 18 aprile 1791, una folla incoraggiata
dalla passivit della guardia nazionale gli impedisce di lasciare Parigi 
per recarsi a Saint-Cloud.
Da quel momento, egli pensa a fuggire dalla capitale e a raggiungere a
Montmdy, sulla frontiera delle Ardenne, le truppe del marchese de
Bouill che presume fedeli. L'evasione della famiglia reale avviene
nella notte fra il 20 e il 21 giugno 1791. In seguito a molti ritardi e
contrattempi, il viaggio  interrotto a Varennes. Arrestati e ricondotti
sotto scorta, Luigi 16esimo e la sua famiglia affrontano il gelido
silenzio, raccomandato dalle autorit, di quei parigini che sono venuti 
ad assistere al loro ritorno.
In una lettera lasciata alle Tuileries, il re aveva giustificato il suo
gesto affermando, giustamente, di essere prigioniero nei propri Stati
dopo le giornate dell'ottobre 1789, denunciando la decomposizione 
dell'amministrazione e dichiarando nulle tutte le decisioni che gli erano 
state imposte con la forza. Ma che cosa contava veramente di fare a
Montmdy? Raggiungere gli emigrati all'estero? Preparare la riconquista
con le armi del suo trono di monarca assoluto? Oppure; in maniera meno 
sconvolgente per le coscienze nazionali, rinegoziare tutto con l'Assemblea, 
questa volta in posizione di forza? O, ancora, esigere semplicemente il
rispetto delle prerogative costituzionali che i patrioti gli contestavano 
quotidianamente? Dato che nessuna risposta - l'ultima soprattutto -  
soddisfacente, la discussione resta aperta.
3. L'esaurirsi dell'idea monarchica e il prorompere della sinistra.
Le conseguenze di questo avvenimento sono incalcolabili. Ci che restava
della regalit capetingia esce stroncato da questa gita penosa e
umiliante. La fuga a Varennes segna una nuova svolta della Rivoluzione, 
e nuove prese di coscienza - principalmente repubblicane - fra i 
rivoluzionari. Il modo in cui  stata trattata la famiglia reale suscita
manifestazioni indignate, ma la reazione dominante sembra ostile a
Luigi 16esimo.
Si riprende a saccheggiare i castelli. Alcuni nobili vengono massacrati. 
A Nord e a Est si creano comitati permanenti e ci si arma febbrilmente 
per opporsi all'invasore. Il disagio aumenta ancora nell'esercito dal 
quale disertano migliaia di ufficiali. In alcune citt, le parole re e 
regalit sono cancellate dalle strade pubbliche. L'agitazione 
democratica, che accompana l'agitazione sociale,  particolarmente
impressionante a Parigi dove il club estremista dei Cordiglieri, una 
societ popolare in pieno sviluppo, si  pronunciato per la Repubblica. 
L'Assemblea, che ha dovuto sospendere il re, non pu rinunciare alla
monarchia costituzionale. Per lei, la Repubblica  una pericolosa utopia,
sinonimo di anarchia. Ora, la Costituente  largamente composta di notabili
amici dell'ordine e di una pace propizia agli affari; lo ha appena
dimostrato portando a termine la soppressione dei maestri e rappresentanti 
delle corporazioni (decreto del 17 marzo 1791), con l'interdizione delle
associazioni operaie (legge Le Chapelier, 14-17 giugno 1791); ecco perch
l'Assemblea preferisce discolpare Luigi 16esimo accreditando l'assurda 
finzione del rapimento contro la sua volont ad opera dei realisti...
La sinistra sta prorompendo. Gli uomini del triumvirato - 
Barnave-Duport-Lameth - si trovano a loro volta spostati al centro, sotto
gli occhi di una destra contro-rivoluzionaria che continua sempre a
detestarli.
Il ribollente Barnave si era separato nel 1789 dall'amico Mounier per 
raggiungere la sinistra; ormai stabilir rapporti con la Corte, come poco 
prima Mirabeau. Il suo cambiamento di rotta  sintomatico: Stiamo per 
metter fine alla Rivoluzione, stiamo per ricominciarla? (...) Voi avete
reso tutti gli uomini eguali di fronte alla legge; voi avete consacrato
l'eguaglianza civile e politica, voi avete ripreso per lo Stato tutto ci
che era stato tolto alla sovranit del popolo; un passo in pi sarebbe un 
atto funesto e colpevole, un passo in pi sulla linea della libert sarebbe 
la distruzione della regalit; sulla linea dell'eguaglianza, sarebbe la
distruzione della propriet (...). Oggi tutti sanno che vi  uguale
interesse a porre fine alla Rivoluzione. Coloro che hanno perduto sanno
che  impossibile farla retrocedere; quelli che l'hanno fatta sanno che 
 compiuta e che per la loro gloria  necessario fermarla (15 luglio 1791).
Porre un termine, fermare la Rivoluzione: otto anni prima della
presa del potere ad opera di Bonaparte, si tratta di un pio desiderio,
contraddetto dalla realt. il triumvirato e i deputati ormai moderati
credono un'astuzia abbandonare i giacobini per fondare il club
rivale dei Foglianti (16 luglio), mentre gli ambienti parigini pi 
democratici persistono a reclamare, se non la Repubblica, quanto meno la
destituzione del re. L'Assemblea, Bailly, sindaco di Parigi, La Fayette
e la sua guardia nazionale impiegano maldestramente la maniera
forte: la sparatoria del Campo di Marte (17 luglio) sigilla nel sangue
di parecchie decine di manifestanti l'unione raggelata del grosso dei
Costituenti intorno alla loro costituzione.
Uomini d'ordine per la maggior parte, i Costituenti non sanno mantenere 
l'ordine. La famosa repressione dell'estate 1791  - salvo l'assurda 
sparatoria del 17 luglio - di una straordinaria debolezza; d'altronde
sar cancellata dall'amnistia decretata a met settembre. La Costituente 
non ha fatto altro che accumulare contro di s i rancori dei patrioti,
senza far prevalere la decisione. 
3) La Costituzione del 1791
1. Una redazione sequenziale. 
I grandi princpi del nuovo costituzionalismo si erano imposti nella
primavera e nell'estate 1789; le norme tecniche principali erano state
adottate alla fine dell'estate e all'inizio dell'autunno (vedi supra,
capitolo 2). Altre battaglie si sono svolte nel 1790.  Nel maggio 1790, 
la discussione sul potere di proclamare la guerra vede inizialmente
la Costituente affermare una dottrina generosa che verr ripresa nella 
costituzione del 1791: La nazione francese rinuncia a intraprendere guerre
con obiettivi di conquista e non user mai la forza contro la libert di 
alcun popolo. Rimane il potere di decidere una guerra difensiva; la destra
vorrebbe affidarlo per intero al re; la sinistra intende riservarlo 
all'Assemblea. Mirabeau ricompone una quasi unanimit su un compromesso: 
il re avr l'iniziativa di proporre la dichiarazione di guerra, ma spetter 
all'Assemblea accettarla o rifiutarla.
In ottobre, Mirabeau tenta di ottenere che la Costituente ritorni sulla
decisione dell'incompatibilit delle funzioni di ministro e di deputato. 
Fallisce, ma allora viene risolta una questione ancora pi cruciale, che
incombeva dopo il dibattito del luglio 1789 in seguito al licenziamento 
di Necker: l'Assemblea pu intervenire nella nomina e nell'allontanamento
dei ministri? Bench una vasta maggioranza sia ostile al ministero
in carica, non si ritrova per reclamarne il licenziamento. Persino a 
sinistra, alcuni deputati rifiutano di ridurre questa prerogativa 
essenziale del re: assumere e rinviare i ministri a suo beneplacito. 
I ministri sono visti come agenti del solo esecutivo strettamente 
inteso, una sorta di direttori dell'amministrazione centrale. La 
maggioranza della Costituente rifiuta di concepire il ministero come un 
organo politico omogeneo e collegiale suscettibile di assicurare la 
conciliazione dei punti di vista dell'Assemblea e del re.
Queste discussioni sembrano dominate dall'idea di una onnipotenza delle
regole costituzionali. Non si comprende - e l'incomprensione si estender
molto avanti nel secolo 19esimo - che i rapporti fra assemblee e organi di 
governo dipendono altrettanto, se non di pi, dal sistema favorevole, 
dall'esistenza o meno di una maggioranza, cio dallo stato dei costumi e 
dell'opinione, quanto dalle procedure costituzionali. Non  tuttavia 
possibile rimproverare ai Costituenti - con l'eccezione di Mirabeau e di un
manipolo di colleghi - di non comprendere il parlamentarismo maggioritario 
all'inglese; questo, messo a punto tecnicamente dopo alcuni anni, si 
imporr nella sua logica integrale solo alcuni decenni pi tardi.
Dopo Varennes, il triumvirato desidera salvare non la monarchia, morta
nel 1789, ma una regalit che non sia puramente simbolica. Gli amici di
Barnave si prodigano, durante l'estate 1791, a ottenere una revisione 
dei decreti antecedenti quando questi sono presentati in maniera 
sistematica in forma di costituzione. L'impresa si scontra con vigorose
resistenze in seno all'Assemblea. Salvo il relativo rafforzamento delle 
condizioni di eleggibilit per le funzioni di elettore (di secondo grado),
la revisione sar modesta: a molti era impossibile, soprattutto dopo la 
fuga di Luigi 16esimo, sfuggire al sospetto nei confronti del re e 
dell'esecutivo in generale, nei quali vedevano il naturale nemico.
2. La Costituzione. 
La concezione di elettorato  arretrata rispetto alle promesse della 
Dichiarazione che attribuiva a tutti i cittadini il diritto di 
concorrere personalmente, o attraverso i propri rappresentanti alla 
formazione della legge (articolo 6); arretrata anche rispetto alle 
condizioni richieste per le elezioni agli Stati generali... L'elettorato,
non senza forti ambiguit,  concepito non come un diritto ma come una
funzione di cui spetta alla nazione - cio alla Costituzione - designare i
titolari pi adeguati. Fin dal 1789 Sieys aveva precisato la distinzione 
fra cittadini passivi (che godono dei soli diritti civili) e cittadini
attivi (abilitati a partecipare alla vita politica). I cittadini attivi 
devono aver compiuto i 25 anni, essere domiciliati da un anno nel medesimo
luogo, essere iscritti nella guardia nazionale, avere prestato il giuramento
civico, versare una contribuzione diretta equivalente a tre giornate di 
lavoro (di un manovale non qualificato), con esclusione dei domestici.
Basato sul censo, questo elettorato  mediato da due gradi di elezione.
I cittadini attivi si riuniscono in assemblea primaria nel capoluogo 
cantonale dove designano gli elettori di secondo grado fra i cittadini 
attivi rispondenti a condizioni pi esigenti. Mediante varianti in funzione
locale, questi elettori devono essere proprietari o usufruttuari di un
bene corrispondente a un reddito pari al valore di 150-200 giornate di 
lavoro, o locatari di un'abitazione valutata a un reddito pari al valore
di 100-150 giornate di lavoro, o ancora affittuari o mezzadri di beni
valutati in 400 giornate di lavoro (con cumulo, per i cittadini che
rientrino in diverse categorie). Gli elettori di secondo grado, riuniti in
assemblea elettorale, eleggono i deputati al Corpo legislativo.
Dev'essere precisato un punto che la maggioranza degli autori tratta in
maniera discutibile. In generale, si valuta a 4,3 milioni il numero dei
cittadini attivi, ossia oltre il 60 per cento degli adulti di sesso 
maschile (pi nelle campagne, meno nelle citt); si aggiunge che non si 
potevano trovare che un po' pi di 40.000 eleggibii, come elettori di 
secondo grado, il che, in effetti, sarebbe molto restrittivo. Ora, la 
realt  diversa. La costituzione dispone: Verr nominato un elettore 
ogni cento cittadini attivi (...) Ne saranno nominati due sopra i 
centocinquanta e uno fino ai duecentocinquanta, e cos di seguito; di
qui un numero di elettori di secondo grado che si aggira intorno ai 40.000.
Ma sembra che 3 milioni circa di francesi siano stati elegibili a tali 
funzioni. Il sistema, dunque, era abbastanza democratico e l'elettorato
infinitamente pi largo di quanto fosse in Inghilterra alla stessa epoca.
Per essere eleggibile all'Assemblea legislativa, l'esigenza di aver versato
una contribuzione corrispondente a un marco d'argento - 50 giornate di 
lavoro, si dice - fu abbandonata ai extremis sotto la pressione di 
Robespierre e dei giornalisti di estrema sinistra: i deputati possono 
essere scelti senza eccezione in seno all'insieme dei cittadini attivi.
La sola funzione degli elettori in regime rappresentativo  di designare i 
loro eletti, i quali rappresentano l'intera nazione e determinano il 
contenuto della volont generale al di fuori di qualsiasi mandato 
imperativo. I deputati, che godono delle garanzie di diritto necessarie 
alla loro indipendenza, formano un'unica camera, numerosa (745 seggi; tre 
per dipartimento, gli altri distribuiti secondo il duplice criterio della
popolazione e della contribuzione diretta) e permanente. Il loro brevissimo
mandato di due anni, che dovrebbe frenare la deviazione della 
rappresentanza, tende essenzialmente, sembra, a impedire la corruzione 
degli eletti da parte dell'esecutivo... Nella medesima prospettiva, i 
deputati non sono immediatamente rieleggibii che una sola volta.
L'Assemblea occupa un posto preponderante nell'esercizio della funzione 
legislativa e domina la procedura finanziaria, invulnerabile di fronte 
all'esecutivo che non pu scioglierla. Senza dubbio non pu mettere in 
forse la responsabilit politica dei ministri, ma, nel clima che regna 
dopo il 1789,  prevedibile che i suoi sconfinamenti sulle funzioni 
attribuite in linea di principio all'esecutivo renderanno ancora 
maggiore il peso schiacciante che la costituzione le d.
Il re dei francesi, subordinato alla legge, non regna che attraverso di
lei. Anche lui, in linea di principio e perch tale lo qualifica la 
costituzione,  un rappresentante.
La sua designazione risulta sempre dagli antichi meccanismi consuetudinari 
di trasmissione della corona codificati dalla costituzione (cosa che li 
rende ormai rivedibili). Beneficiano di una semplice lista civile, che 
gli dovr consentire di far fronte al suoi bisogni, e di una guardia 
troppo esigua per essere pericolosa, egli non  pi altro che un
organo costituito. Gli elementi della sua legittimit tradizionale - sulla
base del diritto divino e del diritto storico - sono scomparsi ed  vincolato
al giuramento di essere fedele alla Nazione e alla Legge. I casi di 
decadenza del re sono accuratamente enumerati, l'istituto della reggenza 
profondamente rinnovato. Raramente l'esecutivo avr cos ben meritato il
suo nome. E anche in questo spazio limitato, malgrado le formule 
altisonanti, apparentemente favorevoli, gli strumenti gli sono misurati. 
Il ruolo importante della elezione nella designazione di numerosi funzionari
amministrativi - un'autentica frenesia elettiva si  impadronita della
Francia nel 1789 - riduce le sue prerogative di capo supremo 
dell'amministrazione. Certo, come la maggioranza degli esecutivi, egli
partecipa a ben altre funzioni che quella di una mera esecuzione
delle leggi, ma tali aggiunte sono misurate in modo meschino. Nel quadro 
della funzione legislativa, si vale di un veto sospensivo - molto 
contestato - che gli consente, per un periodo che dura da poco pi di 
due anni a poco meno di sei, di rifiutare l'approvazione di un testo 
votato dall'Assemblea, dunque di trasformare quel decreto in
legge, ma non gode di un'autentica iniziativa sulle leggi. Ugualmente, 
egli pu recarsi all'Assemblea, ma questa, in sua presenza, cessa di 
essere corpo deliberante. In linea di principio, egli dirige le 
relazioni con l'estero, ma il diritto di decidere la pace e la guerra 
rientra all'Assemblea, su proposta del re che non pu firmare i trattati 
che con la riserva della loro ulteriore ratifica.  sempre l'Assemblea
che fissa gli effettivi delle truppe, e il re non ha neppure l'esclusiva
della nomina dei graduati. I ministri, infine, non formano un gabinetto e
non sono sottoposti all'autorit di un primo ministro. Lavorano
separatamente. Scelti e revocati liberamente - in linea di diritto - dal 
re al di fuori dell'Assemblea, essi sono responsabili solo penalmente, su
accusa del Corpo legislativo, davanti a un'Alta Corte nazionale. Il 
ventaglio dei capi d'accusa  ampio: delitti contro la sicurezza nazionale 
e la costituzione, attentati alla propriet e alla libert individuale, 
dissipazione del pubblico denaro. Essi sono i capi dei rispettivi 
dipartimenti e il re non pu agire che per loro tramite. Spetta a loro di
controfirmare gli atti del re concernenti la loro competenza (ogni 
iniziativa reale dunque deve trovare l'assenso di un ministro che accetti 
di assumersi l'eventuale responsabilit penale). Essi non entrano 
all'Assemblea che per esservi ascoltati su quanto  oggetto della loro 
amministrazione o per dare i chiarimenti che fossero loro richiesti.
3. Lo spirito di un testo. 
La famosa separazione dei poteri, rivendicata dai Costituenti e
consacrata in particolare come criterio di validit di ogni 
costituzione (articolo 16 della Dichiarazione), dev'essere compresa bene.
Per lo pi, non vi si trova che un principio abbastanza vago, di valore
essenzialmente negativo, che torna a negare qualsiasi legittimit alla
concentrazione (teorica) delle funzioni da parte del monarca dell'Ancien
rgime. Al di l di ci, i punti di vista variano in modo considerevole. 
Quelli che restano fedeli a Montesquieu (il quale non ha mai usato tale
espressione) non potrebbero essere favorevoli a una separazione rigida:
non possono non auspicare, per esempio, una forte distribuzione della 
funzione legislativa. In compenso, coloro che si rifanno di pi a Rousseau, 
o coloro che, come Sieys, aspirano a veder consacrate le capacit
analitiche della ragione in questo campo, non potrebbero non sostenere 
un separatismo spinto delle funzioni, tale da dare all'organo
legislativo l'esclusivit della funzione legislativa. Di compromesso in
compromesso, la soluzione adottata non dipende n dall'uno, n dall'altro 
schema. L'indipendenza teoricamente abbastanza netta degli organi, la 
distribuzione abbastanza debole delle funzioni - ma con tutti gli strumenti
per l'Assemblea di sconfinare sull'esercizio della funzione 
esecutiva - consentono di accostare la Costituzione del 1791 alla
costituzione americana del 1787.  tuttavia necessario prender nota di 
alcune importanti differenze tecniche, che risultano da un diverso contesto 
intellettuale, come il bicameralismo. Per di pi, il clima  affatto 
differente: il presidente Washington  aureolato di gloria, Luigi 16esimo 
in gran parte screditato. Inoltre, negli Stati Uniti, una certa diffidenza
verso la legge e il Congresso attenuano una logica pi congressista
che presidenziale delle istituzioni. Il veto, elemento chiave del congegno,
e che ha un ruolo debole nell'America del tempo, in Francia  destinato ad
appiccare il fuoco alle polveri: a Parigi, bench in linea di principio la
sovranit non risieda in alcuno degli organi costituiti,  largamente 
diffusa la convinzione che, in ultima istanza, sia l'Assemblea a incarnarla.
L'irresponsabilit politica dei ministri - l'esperienza pratica doveva 
darne dimostrazione - cumulava gli inconvenienti. Scelti al di fuori
dell'Assemblea, non sono in grado di trovare in essa una legittimit di 
tipo parlamentare. D'altronde, il principio della non responsabilit non 
impedir alla maggioranza dell'Assemblea, utilizzando fino in fondo la
minaccia della responsabilit penale, di ottenere nel marzo 1792 la 
sostituzione di un ministero fogliante con un ministero giacobino. 
In ultima analisi, nella prospettiva di un regime equilibrato, sarebbe
stato preferibile un veto pi debole, limitato a una legislatura, e la 
consacrazione di vincoli pi stretti fra l'Assemblea e ministri scelti 
nel suo seno.
Soddisfatti, senza alcun dubbio, del proprio testo, i Costituenti hanno 
voluto renderne molto difficile la revisione. Le circostanze avrebbero 
rapidamente sventato questa volont di immobiizzare l'avvenire.
Il testo definitivo della costituzione  votato il 3 settembre; 
Luigi 16esimo presta giuramento il 14. I vizi di concezione e di 
funzionalit del regime, percepibili dal 1789 - eccessive debolezza 
e subordinazione di un esecutivo che non ha risorse morali pari alle 
prerogative che gli sono riconosciute, potere invadente di una camera 
ipertrofica, fra gli altri - sono ormai istituzionalizzati e vengono a
aggiungersi ai due terribili flagelli che gi colpiscono la Francia: 
lo scisma politico-religioso e l'inflazione della moneta. Ma, 
ufficialmente,  l'ora dell'autosoddisfazione, ed  ben vero che 
l'opera portata a termine  immensa.
La Costituente pu sciogliersi (30 settembre), cedendo il posto al
Corpo legislativo che  stato appena eletto all'inizio del mese. Con un
gesto la cui generosit era pari solo alla cecit, i Costituenti avevano
seguito Robespierre dichiarandosi ineleggibili nella nuova Assemblea
(16 maggio 1791).  dunque un personale politico integralmente rinnovato 
quello che si appresta a mettere in pratica la Costituzione.
CAPITOLO 5. La caduta della monarchia
1) Spostamento a sinistra
Pi giovani e inesperti, meno brillanti, i membri del Corpo legislativo 
che si riunisce il primo ottobre 1791 sono anche pi avanzati
dei loro fratelli maggiori della Costituente. Il ricordo di Varennes 
nella coscienza di tutti. L'epoca dell'Assemblea legislativa sar quella
di un accresciuto sospetto - istintivo o ideologico - nei confronti
dell'esecutivo.
1. La composizione dell'Assemblea. 
Le elezioni dell'estate 1791 hanno provocato un accentuato spostamento a
sinistra. Le tendenze contro-rivoluzionarie un tempo rappresentate con 
l'appellativo di partito nero o aristocratico sono state spazzate via, 
sostituite da moderati spesso provenienti dalla sinistra.
A destra siedono oltre 260 Foglianti, favorevoli a una leale applicazione 
della costituzione. Fortemente divisi tra i partigiani del triumvirato 
Barnave, Duport, Lameth e quelli di La Fayette, i Foglianti sono 
danneggiati dall'assenza dei loro principali esponenti all'Assemblea.
A sinistra siedono circa 140 giacobini, in maggioranza iscritti al 
club di Rue Saint-Honor. Fra di essi, l'estrema sinistra democratica,
con Robert Lindet, Couthon, Carnot e il trio dei Cordiglieri 
Chabot-Basire-Merlin (de Thionville), non conta molto numericamente 
rispetto al gruppo dinamico ma confusionario dei Brissottini
(futuri Girondini) dal quale emergono le personalit di Brissot - un 
tempo scribacchino corrotto, caratteristica incarnazione dei numerosi 
Rousseau des ruisseaux della Parigi pre-rivoluzionaria, fondatore della
Societ degli Amici dei Neri e del giornale le Patriote francais - e, un 
po' ai margini, del ci-devant (Appellativo dato agli aristocratici 
durante la Rivoluzione francese, precedentemente, una volta), marchese 
di Condorcet, matematico e filosofo sperduto nella politica concreta, senza 
dimenticare gli oratori ricchi di talento che il dipartimento della 
Gironda ha appena eletto, Vergniaud, Guadet e Gensonn. Della nuova
costituzione, i Brissottini danno una lettura abusiva ma conforme, nella 
sostanza, alla logica rivoluzionaria: il re dei francesi deve vedere
strettamente ridotte le proprie attribuzioni; la regalit dev'essere 
neutralizzata e tutto il potere effettivo deve emanare dall'Assemblea che,
sola, rappresenta veramente la Nazione sovrana.
Al centro siede una grossa Palude di quasi 350 deputati, privi di un 
programma preciso ma che, a tempo debito, potr fare e disfare le 
maggioranze. Come nella precedente Assemblea, queste divisioni politiche
sono fragili e mobili.
2. Il ruolo crescente dei club. 
Secondo Brissot e i suoi amici, l'impulso rivoluzionario e il controllo 
delle autorit politiche e amministrative devono essere assicurati dai 
club e dalle societ popolari, mediatori illuminati della volont 
generale. Sotto l'apparenza di far rispettare la costituzione, si tratta
di aggirarla mediante la pratica dei club.
Riservato inizialmente ai deputati, il club dei giacobini si  aperto
al letterati, agli avvocati e agli uomini di legge, ai borghesi che non ne
erano allontanati dall'ammontare della quota d'iscrizione. 
Nell'estate 1791, conta 1.200 aderenti e gi 400 societ affiliate in 
provincia - il quadruplo del 1790; saranno 600 nel 1792, 800 nel 1793, 
2.000 nel 1794 - le quali intrattengono una voluminosa corrispondenza 
con la casa madre. La diserzione massiccia dei deputati moderati, nel 
luglio, ha consentito a Robespierre e ai giacobini duri di prendere nelle
mani e persino rafforzare questa rete di provincia via via sempre pi
efficace e centralizzata, senza equivalenti altrettanto seri. Avendo
rinunciato, per prudenza politica, a reclamare la deposizione del re, i
giacobini si stanno mobilitando per l'instaurazione del suffragio 
universale e, pi in generale, svolgeranno un duplice ruolo di gruppo di
pressione e di coscienza rivoluzionaria dell'Assemblea (in attesa di
passare all'attivit illegale e di diventare in seguito, se non uno Stato
nello Stato, quantomeno una sorta di partito ufficiale della Repubblica).
Ancora pi democratico, il club dei Cordiglieri non era originariamente che
una societ popolare di quartiere. Vi militano piccoli borghesi, 
commercianti, artigiani, pochissimi operai e poveri (non sufficientemente 
politicizzati). Vi si trovano dei giornalisti (Desmoulins, Marat, Hbert),
il macellaio Legendre, il birraio Santerre. Sempre all'avanguardia della
Rivoluzione, legati agli agitatori dei quartieri del centro e dei sobborghi 
orientali, a capo di una rete di societ popolari, i Cordiglieri, dopo la
crisi di Varennes e la sparatoria di Campo-di-Marte, si dichiarano sempre
pi decisamente repubblicani.
Quanto al club moderato dei Foglianti, non svolger un ruolo che all'inizio
dell'Assemblea legislativa (83 societ affiliate nell'ottobre 1791 contro
le 550 dei Giacobini). Indubbiamente per mancanza di una base popolare, sar
assai rapidamente superato dagli avvenimenti - come lo erano stati, l'uno
dopo l'altro, i club moderati sotto la Costituente.
3. La situazione ambigua della monarchia. 
Malgrado la fiammata democratica, la maggior parte della Francia sembra
restare realista e favorevole alla Costituzione (questa  inadeguata e 
non corrisponde a alcuna logica solida, ma, nell'insieme, l'opinione 
pubblica non ne ha coscienza).
Bench la questione religiosa e, in minor misura, l'influenza della
regina abbiano confermato Luigi 16esimo nel suo rifiuto della Rivoluzione,
molti francesi possono crederlo deciso a interpretare il ruolo
costituzionale. Ora, Maria Antonietta e la sua cerchia sperano che la
Francia finisca per stancarsi della Rivoluzione e della costituzione.
 per questo che, praticando la politica del tanto peggio, favoriscono i
partiti estremi contro i moderati. Cos, il giacobino Petion viene
eletto sindaco di Parigi contro La Fayette (novembre 1791), mentre
fondi prelevati sulla lista civile sono sperperati per comperare dei
sobillatori parigini, come Danton, che non hanno alcuna intenzione
di sostenere un edificio traballante. La monarchia pensa sempre pi a
un intervento straniero; avvia negoziati con l'Austria e la Spagna. Il
segreto  mal custodito; piovono le accuse; i giacobini, strumentalizzando
le voci, parlano di un Comitato austriaco formato intorno
alla regina per complottare con lo straniero contro la Nazione, e il
re  sospettato d'intrattenere rapporti con gli emigrati.
L'esempio del conte d'Artois era stato seguito fin dal 1789 da alcuni 
nobili (qualche borghese emigrer pi tardi) che fuggivano la rivolta
contadina e la Rivoluzione, persuasi di rientrare ben presto. 
Nel 1790-1791, molti ufficiali erano, a loro volta, emigrati (la marina
verr decapitata dall'emigrazione e non si riprender). Dopo la fuga, 
nel giugno 1791, del conte di Provenza, altro fratello del re 
(futuro Luigi 18esimo), le nuove partenze sono state pi concertate e 
meglio preparate.
Dal 1789 si era formato a Torino un comitato contro-rivoluzionario animato 
dall'antico ministro Calonne, che aveva suggerito la formazione di un corpo 
militare composto da emigrati e organizzato diversi tentativi di rapire 
Luigi 16esimo. Si era anche pensato a un'insurrezione generale sul 
territorio francese, ma i complotti erano stati scoperti e i progetti
aggiornati.
Il fatto stesso dell'emigrazione, quali che siano le tensioni che 
colpiscono i rapporti di Luigi 16esimo con i suoi fratelli e con 
gli emigrati, accredita presso i patrioti l'idea di un tradimento regale.
Nel 1791 i raggruppamenti di emigrati si sono concentrati nell'elettorato
di Treviri, in Renania, dove vivono dei magri sussidi che versano loro 
l'imperatore tedesco Leopoldo secondo, il re di Spagna e alcuni princpi 
tedeschi. In totale forse 25.000 uomini, che bruciano dal desiderio di 
battersi al pi presto; ma nulla si pu fare senza l'intervento delle 
potenze europee.
2) La guerra
1. L'Europa e la Rivoluzione. 
L'eco intellettuale della Rivoluzione, in Europa,  considerevole. Le
cancellerie estere, da parte loro, manifestano vedute di corto respiro.
L'indebolimento della Francia rallegra la maggior parte di loro, che in 
alcuni casi pensano di far fruttare un eventuale intervento militare con 
guadagni territoriali. A tali appetiti si sovrappone l'inquietudine, che
cresce di pari passo con il contagio rivoluzionario (valle del Reno,
Nord d'Italia). Gli antichi regimi si vedono virtualmente minacciati dal
precipitare di quello che, fra loro, era il pi prestigioso. A onta del 
pacifismo proclamato dalla Costituente, l'affermazione rivoluzionaria 
di una forma di diritto dei popoli a disporre di se stessi minaccia tutti
i sovrani;  in nome di tale principio che Avignone si  sollevata contro
il papa e che questa citt e il contado venassino (questo in maggioranza 
fedele al sovrano pontefice) sono annessi alla Francia nel settembre 1791.
 in Inghilterra e in Germania che il contraccolpo intellettuale  pi
forte. Oltre Manica, la tendenza liberale politicamente 
dominante - Whigs - divampa: la corrente favorevole alle vicende che si
svolgono in Francia li raggruppa intorno a Fox, bench una corrente ostile
maggioritaria, intorno a Pitt il giovane, tenda verso il conservatorismo.
Nel lungo periodo, il fatto pi importante  il grande dibattito sull'opera 
di Burke. Edmund Burke  lui pure un whig; legato alla Gloriosa 
rivoluzione del 1688-1689, ha adottato frequentemente posizioni liberali, 
ma l'anti-tradizionalismo sistematico della Rivoluzione lo spinge a 
irrigidire certi aspetti del suo pensiero nelle famose Riflessioni sulla
Rivoluzione di Francia, del 1790. Burke contrappone le libert inglesi,
frutto di una singolare e storica accoglienza della Legge naturale, 
all'astrazione suicida dei diritti dell'uomo alla francese. Egli denuncia
l'orgoglio del costituzionalismo della tabula rasa e vanta l'elaborazione
graduale del regime britannico. Quest'opera decisiva ancora una critica 
politica severa a una filosofia robusta che, se influenza assai poco il
pensiero contro-rivoluzionario francese (Bonald, Maistre), nutrir fino 
ai nostri giorni il pensiero conservatore pi o meno tradizionalista e
liberale (Hayek). Burke aveva scritto replicando al libro di Richard Price;
a sua volta suscita una vigorosa risposta dell'anglo-americano Thomas 
Paine, autore del famoso saggio Senso comune. La sua nuova opera, 
I diritti dell'uomo, incontra ugualmente successo. Vi furono altre 
repliche, ma  il libro di Burke, tradotto in molte lingue, quello che avr
l'eco pi vasta.
In Germania, l'opera di Burke alimenter una nutrita riflessione e favorir 
l'ostilit di alcuni autori nei confronti della Francia (Brands, Rehberg,
e anche Gentz, in un primo momento conquistato). Tuttavia, l'accoglienza 
della Germania intellettuale nei confronti della Rivoluzione  globalmente
favorevole, in un primo tempo. Si  ancora lontani dal tentennamento
romantico della fine del secolo e dalla sua prima dimensione reazionaria. 
Per ora, la risonanza  profonda, amplificata dal suo intreccio con un
movimento filosofico di eccezionale potenza: Kant, Fichte, Hegel - il che
non pregiudica modifiche successive - accolgono la Rivoluzione col pi
vivo interesse.
L'imperatore Leopoldo secondo e il re di Prussia Federico Guglielmo secondo
si incontrano a Pillnitz nell'agosto 1791. Il 27, si dichiarano risoluti a
agire in favore di Luigi 16esimo, ma a condizione di essere seguiti dagli
altri princpi d'Europa. L'imperatore non desidera la guerra; 
preferirebbe - come Luigi 16esimo? - un congresso delle potenze europee che
detti la propria legge alla Francia senza intervento armato. Bench la
limitazione concernente l'accordo degli altri monarchi svuoti di contenuto
il testo, a Parigi i patrioti vedono nella dichiarazione di Pillnitz 
una macchinazione ispirata dagli aristocratici: l'esaltazione del
sentimento nazionale va di pari passo con il crescente sospetto nei
confronti del re.
2. Il veto. 
In Francia, la situazione  sempre particolarmente tesa. Il commercio 
coloniale  interrotto, principalmente a causa della rivolta dagli schiavi
a San Domingo (1790), e l'industria comincia a declinare. Il raccolto 
del 1791  stato mediocre e le condizioni meteorologiche sono cattive. 
L'assegnato continua a svalutarsi. Il rincaro dei prodotti di sussistenza
suscita disordini e violenze, a volte con morti. In autunno, un'ondata di
sommosse al Nord; a Parigi e dintorni, si domanda il calmiere sui generi
di prima necessit. Il riscatto dei diritti feudali non  sempre accettato. 
Al Sud del paese, la guerra contro i castelli sar la pi violenta 
dal 1789, la pi politicizzata (inizio del 1792). I patrioti denunciano 
la collusione tra aristocratici e preti refrattari. I conflitti 
religiosi annunciano localmente la prossima generalizzazione della
guerra civile (Vandea, Lozre).
Per porre rimedio ai pericoli di contro-rivoluzione, l'Assemblea
legislativa vota tre importanti decreti (31 ottobre, 9 e 29 novembre 1791): 
il conte di Provenza deve rientrare in Francia entro due mesi
pena la decadenza dai suoi diritti alla reggenza; gli emigrati saranno
passibili di morte e i loro beni confiscati se i loro assembramenti armati
sul Reno non verranno sciolti per il primo gennaio 1792; infine, i preti
refrattari presteranno il giuramento civico, pena l'essere considerati
sospetti. Eccezionalmente, Luigi 16esimo fa uso del diritto di veto 
(11 novembre, 19 dicembre). Tuttavia, scrive ai fratelli per invitarli a
rientrare; si dichiara addirittura pronto a far guerra ai princpi
tedeschi che continuassero ad accogliere assembramenti di emigrati. 
Fatica inutile: l'opinione dei patrioti non ricorder che l'uso del veto.
3. Verso la guerra. 
La guerra  la soluzione che sembra imporsi alla maggioranza del personale
politico. Sul versante della monarchia, una guerra sarebbe, si ritiene, 
utile in ogni caso: una improbabile vittoria francese accrescerebbe il 
prestigio di Luigi 16esimo, una probabile vittoria europea gli 
restituirebbe la sua autorit. I foglianti sono divisi. Alcuni sperano
dalla guerra un recupero di popolarit del re - La Fayette, da parte sua,
si vedrebbe volentieri nel ruolo di generale vittorioso, arbitro 
indispensabile tanto al re quanto alla salvaguardia dei princpi 
del 1789 - ma gli altri temono che uno stato di belligeranza
scuota o rovesci il fragile edificio costituzionale del 1791. A sinistra, 
i Brissottini si entusiasmano ingenuamente per una crociata rivoluzionaria 
che forzerebbe Luigi 16esimo a pronunciarsi a favore o contro la Nazione,
che purificherebbe i francesi, che consentirebbe di portare avanti e
consolidare la Rivoluzione all'interno e insieme diffonderne i princpi 
all'estero. Nel dicembre 1791, Robespierre si trova isolato fra i 
giacobini; da rivoluzionario coerente, egli si schiera a favore della
prudenza: Facciamo i conti con i nostri nemici all'interno e dopo 
marciamo contro i nostri nemici esterni, se ne esisteranno ancora (...)
Prima di accorrere a Coblenza, mettetevi almeno nelle condizioni di 
fare la guerra.
Dopo il 1789, la situazione dei ministri non era mai stata facile. Il
vecchio pregiudizio anti-ministeriale era sopravvissuto all'avvilimento 
e alla paralisi dell'esecutivo. Onesti, in genere, e non totalmente 
sprovvisti di capacit, anche se spesso mancano di carattere,
ingiustamente attaccati dalla sinistra e dai club per il loro dispotismo,
i ministri di Luigi 16esimo, a immagine del loro padrone, sono
sbalestrati dagli avvenimenti. Alcuni tremano davanti all'Assemblea,
a tal punto la fiducia dell'Assemblea legislativa, nel 1792,  divenuta
sinonimo di fiducia della Nazione.
Contrariamente a Narbonne, ministro della Guerra, i ministri foglianti 
sono ostili a un conflitto armato. Poich il ministro degli Esteri
Lessart ha ottenuto l'allontanamento di Narbonne, i Brissottini fanno
votare un decreto d'accusa contro di lui (10 marzo 1792). Spaventati,
gli altri ministri si dimettono. Allora, Luigi 16esimo, per calmare 
l'opposizione e comprometterla, si risolve a nominare un ministero 
giacobino (girondino) con Roland agli Interni, il generale Servan alla
Guerra, il banchiere Clavire alle Imposte, e, agli Affari esteri, un
intrigante ambizioso, mezzo-diplomatico e mezzo-soldato: il generale
Dumouriez. Questa compagine confusionaria getter la Francia in
una guerra che non avr veramente termine che ventitr anni pi
tardi, a Waterloo.
Non mancavano i pretesti. I prncipi germanici che avevano possedimenti 
in Alsazia rifiutavano le conseguenze della notte del 4 agosto 1789 e 
la Dieta imperiale li spingeva all'intransigenza. Gli assembramenti di
emigrati avevano condotto l'Assemblea legislativa a minacciare di guerra
l'elettore di Treviri, l'imperatore si era intromesso, aveva invitato 
l'elettore a disperdere gli emigrati e minacciato in prima persona la 
Francia di un intervento militare se persisteva nelle sue intenzioni
bellicose. La risposta dei girondini fu un ultimatum all'Austria.
La morte dell'imperatore Leopoldo secondo, il primo marzo 1792, lascia il
posto al suo giovane figlio Francesco secondo che risponde all'ultimatum
girondino con una secca missiva in cui esige che vengano ristabiliti nei
propri diritti i prncipi che hanno possedimenti in Alsazia e la
restituzione di Avignone al papa. Il 20 aprile, su proposta di 
Luigi 16esimo, l'Assemblea legislativa vota entusiasta, all'unanimit meno
sette voti, la dichiarazione di guerra al re di Boemia e Ungheria 
(Francesco secondo non  ancora incoronato imperatore e i titoli usati 
consentono di affermare il carattere personale, anti-austriaco e non 
anti-tedesco, della guerra che si sta avviando).
4. I primi rovesci. 
Non posso concepire come si sia potuto dichiarare la guerra non essendo 
per nulla preparati, confesser La Fayette quando si sar ripreso dai 
suoi stessi errori.
Il ministero girondino si illude sulla decadenza delle monarchie europee, 
sulla capacit di vittoria delle truppe francesi, sul proprio talento 
diplomatico e sulle possibilit di neutralit prussiana o di alleanza sarda.
Talleyrand  inviato a Londra per proporre, in cambio dell'alleanza o della
neutralit britannica, l'isola di Tobago e una spartizione dell'America
meridionale! Dumouriez sogna una sollevazione dei Paesi Bassi contro
l'Austria. Ora, la Francia rivoluzionaria, indebolita dalle sue difficolt,
manca crudelmente di denaro, di ufficiali e di materiali, e il disordine 
al colmo nell'esercito. La Costituente e l'Assemblea legislativa hanno 
frenato i tentativi di riorganizzazione.
Narbonne non ha avuto il tempo di portare a buon fine le sue riforme. 
Ai 150.000 uomini del tempo di pace si aggiungono i battaglioni di volontari 
venuti dalla guardia nazionale, meno numerosi del previsto e che non si 
avuto il tempo di incorporare nelle truppe di linea.
Dal 28 aprile, il panico disorganizza l'esercito schierato alla frontiera
dei Paesi Bassi. L'offensiva francese  impossibile, tanto pi che
la Prussia si associa all'Austria. All'interno, la persecuzione religiosa
si aggrava - in attesa dei prossimi massacri dei preti refrattari nel
Mezzogiorno - e minaccia di aprire in Francia un secondo fronte,
quello della guerra civile. A causa della guerra, l'Assemblea legislativa
 trascinata pi che mai nella spirale rivoluzionaria. Colpo su colpo, 
essa vota il licenziamento della guardia del re e la partenza da
Parigi di tutte le truppe di linea, la deportazione dei preti refrattari, 
la formazione a Soissons di un accampamento di 20.000 guardie nazionali 
volontarie, dette federati (20 maggio-8 giugno 1792). Luigi 16esimo
oppone il veto ai due ultimi decreti. Quando i suoi ministri girondini
gli intimano di ritornare sulla sua decisione, li licenzia (12 giugno) per
rimpiazzarli con scialbi Foglianti.
3) Il 10 agosto
L'allontanamento dei ministri giacobini era perfettamente costituzionale,
ma viene interpretato dalla sinistra dell'Assemblea come una provocazione
antinazionale. Esasperati dalla resistenza reale, i girondini e lo 
stato maggiore della Comune di Parigi si preparano a favorire una 
giornata rivoluzionaria destinata a spezzare quella resistenza.
1. Il 20 giugno. 
Il 20 giugno 1792, con il pretesto del duplice anniversario del 
giuramento della Pallacorda (20 giugno 1789) e della fuga a 
Varennes (20 giugno 1791), parecchie migliaia di manifestanti venuti 
dai sobborghi e capeggiati da Santerre, dopo aver presentato una
petizione all'Assemblea legislativa, forzano le porte delle Tuileries.
Per ore il re vede sfilare davanti a s una folla in rivolta che lo
minaccia e lo ingiuria. Monsieur Veto indossa il berretto rosso e beve 
alla salute della Nazione, ma non rinuncia n al suo veto n al 
licenziamento dei ministri.
Per la prima volta Luigi 16esimo non  indietreggiato. La volont brutale
di far pressioni su di lui violando la Costituzione sembra provocare in
Francia un turbamento considerevole che si traduce in migliaia di
messaggi a sostegno del re. Il sindaco di Parigi, Petion, viene sospeso.
Il 28 giugno, La Fayette intima all'Assemblea di punire i faziosi. 
Luigi 16esimo, fatalista, non forza a fondo il suo vantaggio (saprebbe 
sfruttarlo?); egli rifiuta anche ogni progetto di fuga; in nessun caso vuol
essere salvato da dei foglianti.
2. La patria in pericolo. 
I prussiani del duca di Brunswick sono ben presto alle frontiere.
L'11 luglio, l'Assemblea proclama la patria in pericolo, ordina la 
leva generale dei volontari e la requisizione di tutte le armi e munizioni. 
I corpi amministrativi sono riuniti in permanenza. Un rovesciamento sembra
allora compiersi nell'opinione pubblica che pare ora condannare una 
resistenza reale che approvava pochi giorni prima... Mentre i girondini
negoziano invano con la monarchia con l'obiettivo di riprendere, al 
ministero, la testa di una Rivoluzione che sfugge loro di mano, un 
comitato insurrezionale segreto prepara un'operazione di pi grande 
portata nelle sezioni di Parigi che la tendenza dura dei giacobini 
ha preso nelle proprie mani.
Unit di voto all'origine (1790), divenute assai presto, come i distretti 
del 1789, piccole entit amministrative e tribune politiche di quartiere, 
le sezioni costituiscono, con le societ popolari, l'ossatura del famoso
popolo di Parigi e gli organi di una democrazia diretta locale, vitale
ma molto minoritaria. Guidate, come le societ popolari, da intellettuali
declassati o da uomini di legge senza clientela che vi diffondono
una propaganda democratica e repubblicana, esse si aprono sempre pi 
ai cittadini passivi, ai piccoli artigiani o operai, chiamati 
sans-culottes, che si sono anche infiltrati nella guardia nazionale,
mentre i pacifici cittadini hanno disertato le riunioni (per questo 
motivo, la partecipazione supera raramente il 10 per cento). Le sezioni 
ricevono nel luglio-agosto 1792 il rinforzo dei federati, gli uni 
attardatisi a Parigi dopo la festa recente della Federazione, gli 
altri (bretoni, marsigliesi) che continuano a affluire per 
raggiungere - in teoria - l'accampamento di Soissons di cui era 
proseguita la formazione malgrado il veto reale.
Il 25 luglio, l'Assemblea autorizza la riunione in permanenza delle
sezioni. Il 29, ai giacobini, Robespierre reclama la deposizione del re.
Il 30, la sezione del Thtre Francais istituisce al suo interno il 
suffragio universale. Alcuni giorni pi tardi, 47 sezioni parigine su 48 si
saranno pronunciate per la deposizione di Luigi 16esimo. I patrioti 
esitanti sono stati convinti dalla diffusione del Manifesto di Brunswick.
Questo documento aggressivo, redatto da un emigrato, il marchese di
Limon, per soddisfare gli emigrati, considerava ogni francese preso
con le armi in mano come ribelle contro il re e minacciava Parigi,
nel caso che nuovi oltraggi fossero stati inflitti a Luigi 16esimo, 
di esecuzioni militari e di distruzione totale. Queste stupide 
rodomontate hanno l'effetto di affrettare il crollo della monarchia.
3. La sommossa. 
Le sezioni pi militanti hanno dato all'Assemblea legislativa il termine
del 9 agosto a mezzanotte per pronunciare la deposizione del re. 
L'Assemblea ha fatto orecchie da mercante. Nella notte dal 9 al 10, si 
crea all'Htel de Ville una Comune insurrezionale. Il comandante della
guardia nazionale, Mandat,  assassinato, sostituito da Santerre.
I battaglioni della sommossa - marsigliesi, uomini delle sezioni dei
sobborghi - marciano sulle Tuileries. Roederer, procuratore generale 
rappresentante del dipartimento di Parigi, legato ai girondini, 
convince Luigi 16esimo a rifugiarsi al Maneggio dove  in seduta 
l'Assemblea legislativa, il che dovrebbe consentire alla Gironda e 
all'Assemblea di ridiventare padroni della situazione.
La fuga del re non impedisce n la sparatoria, n il cannoneggiamento, 
n l'assalto al palazzo da parte degli insorti. Centinaia di
svizzeri che difendevano le Tuileries sono massacrati in condizioni
atroci. Di fronte al trionfo della sommossa, l'Assemblea legislativa,
ridotta al 40 per cento dei suoi effettivi - la paura ha messo in fuga
la maggioranza moderata - decreta la prossima elezione, a suffragio
universale, di una nuova costituente: la Convenzione nazionale. 
L'Assemblea sospende il re che verr internato in attesa che si sia
deliberato sulla sua sorte; nomina un Consiglio esecutivo provvisorio 
di orientamento girondino, composto in primo luogo da Roland e 
Clavire - due vecchi membri della compagine Dumouriez - e di un ministro 
di Giustizia che ha la simpatia degli insorti: Georges Jacques Danton,
secondo sostituto del procuratore della defunta Comune legale e uno
dei factotum della nuova Comune insurrezionale.
Il 10 agosto 1792 rappresenta una nuova accelerazione del movimento
rivoluzionario, decisamente poco rispettosa d'una legalit
nata, purtuttavia, dalla Rivoluzione. Baster, in una serie di tappe,
ri-legalizzare tale violenza per passare al regime del Terrore di
Stato. I giacobini accompagneranno con maestria questo passaggio,
mettendo la violenza al servizio dell'apparato statale dopo averla
utilizzata contro di questo.
CAPITOLO 6. La Repubblica
Ormai non si tratta pi di stabilizzare la Rivoluzione. Gli esponenti
foglianti sono diventati sospetti; gli stessi girondini sono superati
dalla situazione reale. Avvenimento enorme, il crollo della monarchia 
non ha affatto scongiurato, in nulla, i pericoli che minacciano la
Francia rivoluzionaria; e la Rivoluzione subisce un'ennesima accelerazione.
1) Primo Terrore, prima vittoria
1. Gli organi del potere rivoluzionario. 
Fra il 10 agosto e la riunione della Convenzione nazionale 
(20-21 settembre 1792) - una parentesi nel corso della quale si ritiene
che la Nazione, vittoriosa sulla tirannide al termine della sua 
vittoriosa resistenza all'oppressione, si sia riallacciata alla sua
piena sovranit, il che le consente di sfuggire a una profonda revisione
costituzionale - tre organi si disputano il potere: il Consiglio esecutivo,
l'Assemblea legislativa e la Comune insurrezionale di Parigi.
a. Il Consiglio esecutivo. 
Il Consiglio esecutivo provvisorio, che raggruppa i sei nuovi ministri,
 dominato dalla esuberante personalit di Danton.
Nato nella Champagne nel 1759, avvocato, venale e violento, opportunista 
e gaudente, Georges-Jacques Danton era diventato famoso come uno dei 
capipopolo del quartiere del Thtre-Francais. Membro del direttorio del
dipartimento di Parigi, poi secondo sostituto del procuratore della Comune
di Parigi, piace negli ambienti popolari per la sua eloquenza vigorosa 
e triviale.
Coordinatore e leader del Consiglio esecutivo, Danton d slancio alle 
energie declinanti e davanti a un'Assemblea legislativa smarrita
tiene discorsi di salute pubblica (Tutto appartiene alla patria
quando la patria  in pericolo; Audacia, sempre audacia, ancora
audacia, e la Francia  salva); ministro della Giustizia, s'immischia di
questioni militari e diplomatiche; impone ai suoi colleghi l'invio nei
dipartimenti di commissari che lui stesso ha scelto nel vivaio
ultrarivoluzionario dei Cordiglieri e della nuova Comune; questi missionari
della Rivoluzione giacobina esporteranno il 10 agosto in provincia, 
per amore o per forza.
b. L 'Assemblea.
Nel momento in cui la Costituzione fu frantumata, il corpo legislativo 
non aveva pi potere; ma fu costretto a conservare i suoi poteri fino a
che la nazione non disse: approvo la rivoluzione del 10 agosto (Cambon).
L'Assemblea legislativa moribonda, mutilata dall'astensione o dalla fuga 
dei moderati e dalla partenza di molti deputati in cerca di una rielezione
in provincia,  dominata intellettualmente dalla Gironda ma sottomessa 
fisicamente alla pressione della piazza. I suoi atti politici pi 
importanti sono indicativi dell'accelerazione del processo rivoluzionario. 
Fra altre misure, l'11 agosto, l'Assemblea affida la polizia politica alla
municipalit (di qui il moltiplicarsi dei comitati di vigilanza); 
il 14, decreta la vendita dei beni degli emigrati e quella dei beni
comunali; il 18, sopprime gli ultimi ordini religiosi e le congregazioni 
ospitaliere e d'insegnamento; il 25, abolisce senza indennit i benefici
feudali, il che equivale a un'abolizione generale di fatto; il 20 settembre,
nel corso della sua ultima riunione, autorizzer il divorzio e ritirer al
clero il compito di tenere i registri dello stato civile per affidarlo alle
municipalit.
c. La Comune di Parigi e i massacri di Settembre. 
L'istituzione nata dal 10 agosto, frequentata da cittadini poco 
noti (bottegai, artigiani, militanti delle societ popolari) ma forte 
dell'appoggio dei sobborghi, della prestigiosa garanzia di Robespierre 
e del sostegno di Danton,  arrivata, nonostante i tentativi 
dell'Assemblea di scioglierla, a confiscare la realt quotidiana del 
potere, a Parigi.  la Comune che ha trasformato l'internamento di
Luigi 16esimo in imprigionamento.  lei che ha imposto all'Assemblea
legislativa, il 17 agosto, la creazione di un tribunale criminale 
straordinario (primo abbozzo del Tribunale rivoluzionario del 1793), 
poi, alla fine del mese, le visite domiciliari. Non esita a inviare,
come l'Assemblea o il Consiglio esecutivo, commissari nei dipartimenti. 
Lei organizza, in un clima febbrile e con gran fracasso, la difesa di
Parigi contro l'invasore austro-prussiano.
 ancora la Comune di Parigi che, andando ben al di l dei decreti
dell'Assemblea legislativa, d l'esempio della grande persecuzione
antireligiosa, nell'immediato con retate di preti refrattari.  lei, 
infine, che porta il peso maggiore della responsabilit nei sinistri 
massacri di Settembre, parodia di giustizia popolare organizzata sulle
porte delle prigioni e che la Comune e il suo Comitato di vigilanza
hanno - quantomeno - incoraggiato.
Si calcolano oltre 1.300 vittime a Parigi tra il 2 e il 6 settembre, di 
cui 223 preti, forse 150 svizzeri e altri aristocratici, e quasi 1.000 
prigionieri di diritto comune (presunti loro complici). Bench diverse
regioni abbiano conosciuto, su scala ben minore, i propri massacri, 
l'onore delle carneficine parigine ha avuto una grossa parte nel prossimo
divorzio fra una porzione della provincia e Parigi, il cui riflesso 
politico sar l'opposizione dei girondini e dei montagnardi.
Creando qualcosa d'irrimediabile e riducendo al silenzio moderati
e contro-rivoluzionari, questo primo Terrore - l'aggettivo ~ discutibile
ma classico - consolida i risultati politici ottenuti il 10 agosto.
2. Valmy.
Oltre alle lentezze del Tribunale del 17 agosto, il pretesto invocato 
per giustificare i massacri di settembre  generalmente - in collegamento 
con il mitico complotto delle carceri - l'invasione straniera: i 
volontari, prima di marciare verso le frontiere, non dovevano lasciarsi 
alle spalle nessun traditore... La febbre da assediati che colpisce i
patrioti si spiega facilmente. Essi non possono pi dar fiducia ai 
generali: il 19 agosto, dopo aver tentato invano di far marciare sulla
capitale la sua armata, La Fayette si  arreso agli austriaci (sar loro 
prigioniero per oltre cinque anni). Longwy cade il 23 agosto, Verdun 
il 2 settembre. La via di Parigi  aperta.
Un'ardita manovra di Dumouriez permette di arrestare i prussiani
a Valmy, nelle Argonne (20 settembre 1792). Un mese pi tardi - dopo 
misteriosi negoziati - i prussiani demoralizzati e tormentati
dalla dissenteria ripassano la frontiera. Le cannonate di Valmy diventano
retrospettivamente una battaglia decisiva e - bench il grosso 
dell'esercito francese fosse ancora dell'Ancien rgime - la prima vittoria
militare della Rivoluzione. La Repubblica, proclamata il 22 settembre,
pu passare al contrattacco. In autunno, l'offensiva  generale. Le 
armate repubblicane occuperanno la Savoia, Nizza, i vescovadi germanici 
della riva sinistra del Reno, il Belgio (dopo la vittoria di Dumouriez 
sugli austriaci, a Jemappes, il 6 novembre).
2) Gironda e Montagna
Eletta alla fine d'agosto e all'inizio di settembre con suffragio universale
ed elezione a due gradi in un clima appassionato e con una minoranza di 
voti favorevoli, data la massiccia astensione degli elettori moderati, 
la Convenzione nazionale, come gi l'Assemblea legislativa, riflette un
completo riassestamento del panorama politico. I Foglianti e altri
rivoluzionari divenuti pi moderati sono a loro volta scomparsi: tutti 
i membri della Convenzione sono o si dicono repubblicani. Questa unanimit
di facciata, che consente di abolire la monarchia (21 settembre), di 
datare gli atti pubblici da l'anno primo della Repubblica (22 settembre)
e di proclamare l'indivisibiit della suddetta Repubblica (25 settembre),
non tarder a incrinarsi. Molti deputati, borghesi individualisti, saranno
sorpresi dalla loro stessa deriva politica e vedranno dileguarsi i loro
sogni di una bella Repubblica fraterna.
La vecchia sinistra dell'Assemblea legislativa si scinde in due blocchi 
ostili, girondini contro montagnardi, separati da un mutuo sospetto e
da conflitti personali o addirittura da differenze di temperamento o 
da sfumature di sensibilit che corrispondono a un certo divario 
generazionale altrettanto - o pi? - che dalla contrapposizione dei 
programmi. Fra queste due fazioni, gli uomini della Pianura, che esitano 
in parti eguali fra l'attendismo e la partecipazione, terranno il ruolo
di arbitro sostenendo successivamente la Gironda e, dopo, la Montagna.
1. I girondini. 
I girondini siedono ora a destra (questa volta, l'espressione non ha
che un significato topografico). I loro membri, intorno a un nocciolo duro
di una ventina di personalit, non supereranno i 160 deputati su 730 
(forse 200 calcolando i loro satelliti): deputati uscenti dall'Assemblea 
legislativa (Brissot, Vergniaud, Guadet, Gensonn, Isnard, Louvet, ai quali
si pu aggiungere il simpatizzante Condorcet), antichi Costituenti 
(Buzot, Petion, Lanjuinais, il pastore Rabaut Saint-Etienne) o nuovi 
eletti (Barbaroux, il ministro Roland).
Composta da uomini di legge, buoni giuristi, da giornalisti o da negozianti 
del Mezzogiorno, dell'Ovest e del Sud-Ovest, usciti generalmente da una
borghesia provinciale piuttosto agiata, spesso colti e scettici, generosi 
e a volte frivoli, la nebulosa girondina manca di omogeneit e di coerenza
politica. Tuttavia predominano quattro aspetti: un legalismo tanto 
puntiglioso quanto tardivo che porter i girondini alla rovina; un'ostilit
viscerale per la Comune - di qui la loro polemica denuncia, in ritardo, dei
massacri di Settembre - e per il ruolo politico eccessivo di Parigi, citt 
in cui la loro influenza  divenuta trascurabile (di qui l'accusa, per lo 
pi esagerata, di federalismo); una decisa tendenza liberale in economia,
spiegabile in parte con i legami portuali di alcuni; una forte propensione,
infine, a una sorta di incredulit religiosa, perfettamente nel solco
dei Lumi francesi.
2. I montagnardi. 
Di fronte alla Gironda si erge la Montagna i cui membri, inizialmente 
limitati ad alcune decine di deputati raggruppati intorno ai rappresentanti 
di Parigi (Robespierre, Danton, l'attore Collot d'Herbois, l'avvocato 
Billaud-Varenne, i giornalisti Camille Desmoulins e Marat, eccetera) non
cesseranno di rafforzarsi fino a toccare circa 270 nel 1793.
Bench anche i montagnardi siano quasi tutti dei borghesi, la loro 
coalizione  socialmente pi eterogenea che quella della Gironda, nella 
misura in cui conta un numero maggiore di declassati. La Montagna 
composta di uomini spesso pi giovani, a volte forse pi religiosi (nel
senso di Jean-Jacques Rousseau) per quanto anche nei suoi ranghi vi siano
atei militanti. Infine, in attesa delle future divisioni dell'anno secondo,
 politicamente pi omogenea. Al di l delle motivazioni molto diverse dei 
suoi membri - pura ideologia (Robespierre, Saint-Just) ma anche odio 
sociale o cinico realismo - essa domina il club dei giacobini e marcia a
ranghi serrati nella direzione imposta agli avvenimenti dalla logica di
una Rivoluzione sempre pi radicale; principalmente, essa accetta di pi 
un certo dirigismo economico. Per la maggior parte dotati, a differenza
dei loro avversari, di una ferma volont politica e di un'autentica 
capacit di decisione, i montagnardi finiranno col trascinare nella loro
scia i deputati della maggioranza - la Pianura - i quali, e per molti di
loro, come Barre, si tratta di una volata in soccorso del vincitore, li
raggiungeranno nel 1793; gli altri membri della Palude faranno come
Sieys, accontentandosi di vivere, cio di sopravvivere.
3. L'offensiva girondina. 
Rapidamente i girondini passano all'offensiva. Loro bersaglio preferito 
 il nuovo triumvirato (Robespierre, Danton, Marat), accusato di aspirare 
alla dittatura. I giacobini - uno dopo l'altro, i girondini sono esclusi 
dal club - vengono qualificati come disorganizzatori, accusati da 
Brissot di volere livellare tutto, le propriet, l'agiatezza, il prezzo 
delle derrate. I montagnardi, Robespierre in testa, replicano denunciando
la volont girondina di confiscare il potere nell'interesse dei ricchi. 
Gli sforzi di Danton a favore della riconciliazione sono infruttuosi; 
anche lui  attaccato sulla scandalosa gestione dei fondi segreti nel 
periodo passato al ministero.
3) La morte del re
1. Il processo. 
Ridotti al silenzio i moderati, la maggioranza delle petizioni reclamano 
la messa in stato di accusa di Luigi 16esimo. Girondini e legalitari 
esitano: non  forse vero che Luigi  inviolabile in virt della 
Costituzione? La Convenzione ha il potere di giudicare il re
decaduto? Ma non  questo il problema; l'atto da compiere non 
giudiziario ma politico; ci che conta - i montagnardi coerenti lo
hanno ben visto -  di colpire a morte, in modo concreto e al tempo
stesso simbolico, un uomo (Luigi 16esimo), una stirpe reale prestigiosa (i
Capetingi) e un'idea (la monarchia).
Gli stessi uomini che si apprestano a giudicare Luigi hanno una 
repubblica da fondare, dichiara Saint-Just il 13 novembre 1792. 
Per quanto mi riguarda, non vedo una via di mezzo: quest'uomo deve 
regnare o morire. Robespierre gli fa eco il 3 settembre: Non c', qui, 
un processo da compiere. Luigi non  un accusato, voi non siete dei 
giudici; voi siete, voi non potete essre che uomini di Stato e i
rappresentanti della Nazione. Voi non avete una sentenza da pronunciare
a favore o contro un uomo, ma una misura di salute pubblica da prendere,
un atto di provvidenza nazionale da esercitare.
La scoperta, alle Tuileries, il 20 novembre, dell'armadio di ferro 
contenente numerosi documenti che rafforzavano la tesi di una collusione
del re con Mirabeau, con l'emigrazione, con le potenze straniere, ha 
strappato la decisione. Il processo si apre alla Convenzione 
l'11 dicembre 1792. Si svolge sotto la costante pressione dei patrioti 
che affollano le tribune. Il re si difende abbastanza male, ma non gli sono 
stati dati i mezzi per difendersi. Alla domanda Luigi Capeto  colpevole 
di cospirazione contro la libert pubblica e di attentato contro la 
sicurezza nazionale? si  risposto s all'unanimit, meno qualche 
astensione. Il ricorso alla nazione, per la sentenza da pronunciare,  
respinto con 426 voti contro 278. Essendosi pronunciati per la sentenza
di morte Vergniaud ed alcuni girondini di rilievo, questa  accolta 
con 387 voti contro 334 (17 gennaio); Philippe Egalit, ci-devant duca 
d'Orlans e cugino di Luigi 16esimo,  nel numero dei regicidi. Malgrado
un tentativo dell'ultima ora di alcuni girondini, il rinvio  respinto 
con 380 voti contro 310 (18 gennaio).
Il 21 gennaio 1793 al mattino, il re muore sul patibolo della piazza
della Rivoluzione (futura piazza della Concordia). I ponti col passato
sono tutti tagliati. Coronamento logico del 10 agosto e del 21 settembre,
atto fondante della Repubblica, l'esecuzione di Luigi 16esimo 
anche una sfida all'Europa monarchica. La risposta non tarda.
2. La coalizione.
Con l'entrata in guerra dell'Inghilterra si forma una coalizione che
raggruppa - oltre all'Austria e alla Prussia - la Spagna, l'Olanda e 
i principali Stati germanici e italiani. L'era delle vittorie facili
sembra conclusa; le disfatte si accumulano; Dumouriez  battuto a 
Neerwinden (18 marzo 1793) e raggiunge le linee austriache insieme 
a Luigi Filippo, figlio di Philippe Egalit e futuro re dei francesi
dal 1830; la riva sinistra del Reno  perduta; gli spagnoli minacciano 
i Pirenei, mentre l'insurrezione in Vandea (marzo 1793) crea un 
nuovo fronte all'interno.
4) Il crollo della Gironda
1. L'accerchiamento. 
Per porre riparo ai pericoli che minacciano la Repubblica, la Convenzione 
non cessa di decretare misure di salute pubblica: arruolamento 
di 300.000 uomini (24 febbraio 1793), invio di rappresentanti in missione
nei dipartimenti, creazione di un nuovo tribunale criminale 
straordinario (10 marzo) che presto verr detto Tribunale rivoluzionario,
istituzionalizzazione dei comitati di vigilanza (21 marzo), trasformazione 
del Comitato di difesa generale dell'Assemblea in Comitato di salute 
pubblica dotato di poteri pi vasti (6 aprile), eccetera. Molte di queste 
misure pre-terroriste sono osteggiate dai girondini i quali, sentendosi
minacciati, riprendono l'offensiva contro i capi della 
Montagna - maldestramente, Marat viene assolto dal Tribunale 
rivoluzionario (24 aprile) - e contro la Comune. Una volta di pi, i 
tentativi di conciliazione repubblicana di Danton, figura di punta del 
primo Comitato di salute pubblica, sono inutili.
Lo scontro delle due fazioni  arrivato al termine. Secondo i montagnardi,
molti indizi provano che i girondini hanno tradito la Rivoluzione: la 
loro indulgenza durante il processo di Luigi 16esimo, i loro legami 
reali o supposti con il traditore Dumouriez, il loro federalismo, che
distrugge l'unit della Repubblica, le loro frequentazioni dei ricchi;
accuse in parte eccessive, ma  vero che, da gennaio, la Gironda si 
impegnata sulla via della moderazione.
La maggioranza delle sezioni di Parigi reclama l'espulsione di 22 deputati
girondini dalla Convenzione. Questi ultimi ottengono che sia creata una
Commissione dei Dodici incaricata di indagare sugli abusi di potere della
Comune: l'effimero arresto del giornalista Hbert, sostituto del 
procuratore, sar l'ultimo successo della Gironda. A una minacciosa 
delegazione della Comune venuta a reclamare la liberazione di Hbert,
il girondino Isnard, che presiede la Convenzione, risponde con queste frasi
tanto famose quanto imprudenti: Se per opera di queste insurrezioni sempre
rinnovate, dovesse accadere che si attenti alla rappresentanza nazionale,
io ve lo dichiaro in nome della Francia intera, Parigi sar annientata... 
Ben presto si dovrebbe cercare sulle rive della Senna se Parigi 
sia esistita (25 maggio).
2. La condanna a morte. 
I girondini non hanno pi i mezzi per mettere in atto le loro minacce. 
I loro avversari non avranno difficolt a dar loro il colpo di grazia.
Nella sua lotta mortale contro la Gironda, la Comune si avvale di una 
situazione economica pi che tesa. I prezzi non cessano di aumentare per 
effetto della svalutazione dell'assegnato, e i salari non li seguono. 
Nel corso della giornata del sapone (25 febbraio 1793, le drogherie
parigine sono state saccheggiate e i generi di prima necessit sono stati
calmierati dai rivoltosi. Nelle sezioni Jacques Roux e gli Arrabbiati
reclamano rumorosamente un maximum (Il maximum, livello massimo consentito,
per legge, sui prezzi, corrisponde attualmente al calmiere. Nel testo 
continueremo a usare il termine classico del periodo rivoluzionario) dei 
prezzi e un prestito forzoso sui ricchi. La Convenzione, che ha decretato 
la pena di morte contro i partigiani della legge agraria (18 marzo), 
concede il corso forzoso dell'assegnato (11 aprile), il maximum su grani e
farina (4 maggio) - alla vigilia di una nuova emissione massiccia di
assegnati (5 maggio) - poi un prestito forzoso di un miliardo sui 
ricchi (20 maggio).
D'accordo con Robespierre e gli altri capi della Montagna, la Comune 
organizza una giornata rivoluzionaria contro la Gironda. Le precedenti,
8-10 marzo, erano prive di organizzazione e di finalit politica precisa.
Quelle del 31 maggio e del 2 giugno, come quelle del 5-6 ottobre 1789 e 
del 10 agosto 1792, raggiungeranno la perfezione per la pressione fisica
esercitata sull'istituzione.
La massa di manovra  pronta: sono i sans-culottes. Figura politica e 
sociale nuova, apparsa a cavallo fra gli anni 1791-1792 e che ora si impone
come modello uniforme del militante rivoluzionario (e terrorista), uscito 
dalla gente dei mestieri manuali (bottega, artigianato), al confine 
fluttuante con tutta la piccola borghesia. Abito eternato 
dall'iconografia: carmagnola, pantalone a righe, berretto rosso, picca in
pugno e sciabola al fianco. Fornito o no di mustacchi, il sans-culottes usa
il tu fraterno e repubblicano. I suoi migliori riferimenti giornalistici
sono Marat (l'Ami du Peuple) e Hbert (il Pre Duchesne). Il suo sentimento
dominante  probabilmente la paura di perdere. Quasi totalmente privo di
senso dell'umorismo, associa a una superba ignoranza delle cose reali
un'immensa credulit politica.
Le sezioni avevano gi creato in aprile un comitato clandestino. 
Il 26 maggio, Marat e Robespierre, ai giacobini, lanciano l'appello 
all'insurrezione. Il 29, la Comune organizza un comitato insurrezionale 
che passa all'azione due giorni dopo. Un antico impiegato del dazio,
Hanriot,  posto al comando della forza armata parigina. Gli uomini delle 
sezioni sotto le armi si vedono assegnare una paga di 40 soldi al giorno.
Scacco apparente il 31 maggio: la Convenzione, invasa, resiste; non
concede che la soppressione della Commissione dei Dodici. Ma questa volta,
diversamente che nell'estate 1792, il secondo tentativo  immediato. 
Il 2 giugno, Hanriot fa circondare l'Assemblea da parecchie decine di
migliaia di uomini ed esige, con i cannoni puntati, l'arresto dei capi 
della Gironda. Il decreto  votato, l'atto di forza armato  cos 
trasformato in colpo di Stato. Ventinove deputati e 2 ministri figurano 
nella lista; alcuni sono arrestati, altri riescono a fuggire; tutti o 
quasi moriranno miseramente, la maggior parte sul patibolo.
La Gironda  finita. La Pianura, d'ora in poi, voter per oltre un
anno con i vincitori.
La Gironda  morta per le sue incoereuze per aver voluto la guerra
senza sapere come condurla; per aver combattuto Luigi 16esimo con tutti i
mezzi, esitando poi a salvarlo; per aver aggravato la crisi economica
senza accettare - per liberalismo - i mezzi di rimediarvi; per avere,
infine, ma troppo tardi, voluto frenare una dinamica rivoluzionaria di
cui era stata a lungo l'acceleratore.
CAPITOLO 7. Il governo del Terrore
La Convenzione nazionale era stata eletta per redigere una nuova
costituzione. Il processo a Luigi 16esimo e innumerevoli dibattiti che si
erano venuti ad aggiungere avevano ritardato i lavori del Comitato
costituzionale. Nel giugno 1793, in parte per disarmare i federalisti,
i montagnardi si apprestano ad affrettare le cose.
1) La costituzione dell'anno 1
1. Il dibattito costituzionale. 
Il 19 ottobre 1792, la Convenzione aveva invitato tutti gli amici della
libert e dell'Eguagiianza a presentarle in qualsiasi lingua, i progetti, 
le opinioni, i mezzi che essi ritengono adeguati per dar alla Francia
una buona costituzione. Centinaia di progetti - 300 si dice - erano stati 
inviati, alcuni interessanti, altri assurdi, un gran numero molto 
dogmatici; il tutto su una base comune di nostalgia della polis antica,
qual era quantomeno immaginata, e d'esaltazione della virt civica. 
L'aspirazione repubblicana e democratica era possente, banche nessuno si
prospetti la democrazia diretta.  generale l'ostilit sospettosa nei
confronti dei governi. Si coglie una vasta eco del Rousseau del Contratto
sociale. Per contro, l'individualismo proprietaristico del 1789  meno
contestato di quanto s'immagini; esso si tinge di un accresciuto 
scrupolo - in genere molto vago - di solidariet, di preoccupazione di 
veder ridursi le diseguaglianze di fatto pi evidenti, persino, qua e l, 
di un tocco socialisteggiante.
La prima sintesi  opera di Condorcet, pensatore assai caratteristico 
dei Lumi francesi, vicino alla corrente girondina. Al Comitato
costituzionale, nominato l'11 ottobre 1792 e dominato dai girondini, egli 
si avvale deila collaborazione dell'amico Thomas Paine. Il 15 febbraio 1793,
egli presenta un lungo rapporto - tanto lungo che l'oratore, sfinito, non 
ne pu finire la lettura e dev'essere sostituito... - integrato da un
progetto fiume di 402 articoli. Il pensiero costituzionale dominante vi 
 esposto nella sua logica pi esigente: aspramente antimonarchico, ostile
a tutti gii equilibri di organi e di funzioni che possano ricordare le
concezioni di un Montesquieu e a qualsiasi impedimento alla revisione 
costituzionale (la cui possibilit dev'essere estremamente aperta, ivi 
compresa l'iniziativa popolare). Alla base, il suffragio universale senza
restrizioni, considerato come diritto, e la pi ampia eleggibilit. Al
vertice, un Corpo legislativo, assemblea unica rinnovata per la met ogni
anno con suffragio diretto in due fasi. Questa camera  onnipotente 
soltanto nella misura in cui i suoi atti sono conformi al voto popolare,
poich il popolo pu rimettere in discussione le leggi votate, tramite
uno scomodo referendum legislativo. L'organismo governativo, il Consiglio
esecutivo della Repubblica,  indebolito; non avr un capo; a buon diritto,
Condorcet teme che quest'ultimo conservi qualche simulacro delle forme
monarchiche. Non si tratter d'altro che di un consiglio di funzionari 
(e non di rappresentanti), formato da sette ministri e da un segretario
essenzialmente subordinati ai depositari del potere legislativo e 
vincolati alla mera esecuzione delle leggi, senza poter neppure essere
certi di conservare il monopolio di tale funzione e senza avere 
a fortiori una qualsiasi partecipazione all'esercizio della funzione 
legislativa.
Condorcet non  arrivato fino alla conclusione ultima della sua logica.
Ammette che l'esecutivo, rinnovabile per la met annualmente, sia eletto
dal popolo e non dall'Assemblea. Il Corpo legislativo non potr licenziare 
i ministri, ma solo metterli sotto accusa - principalmente per ragioni
penali - davanti a una giuria nazionale eletta dal popolo. I ministri,
osserva Condorcet, devono essere gli agenti, non le creature del
Corpo legislativo; in realt, una simile designazione rischia fortemente 
di farne -  quanto denuncia la Montagna - dei rappresentanti superiori
rispetto ai deputati. Ultimo aspetto: i girondini, per evidenti ragioni 
politiche e conformemente all'immagine che la posterit ha conservato di
loro, si impegnano a rafforzare i dipartimenti.
Sembra davvero che la scelta del modo di designazione dell'esecutivo 
(malgrado la sua debolezza di principio) e la valorizzazione dell'ambito 
dipartimentale abbiano corrisposto al medesimo secondo fine: favorire 
il mantenimento della Gironda al potere.
La discussione del progetto si insabbia in dibattiti confusi, ritardati 
dall'ostruzionismo della Montagna - Saint-Just denuncia la monarchia dei 
ministri - e talvolta sfiora un fiammeggiante utopismo (intervento del
deputato alla Convenzione di origine germanica Anacharsis Cloots). 
Nell'immediato l'urgenza e la diffidenza ideologica nei confronti 
dell'esecutivo spingono, per vigilare su quest'ultimo, a creare il 
Comitato di salute pubblica (6 aprile). Quest'organo collegiale composto 
e rinnovato mensilmente diventer il perno principale del governo 
rivoluzionario (vedi infra); in attesa, all'indomani dell'eliminazione
dei girondini (2 giugno), ha l'obbligo di concludere la questione 
costituzionale pendente da quasi un anno. Il desiderio di una larga corrente
d'opinione si era fatto pressante, e vi si trovava un aspetto della
risposta da dare alla contestazione crescente nel paese nei confronti 
della tirannia montagnarda.
2. Li Costituzione montagnarda.
Hrault de Schelles, che ha gi operato in seno al precedente Comitato 
costituzionale, viene associato al Comitato di salute pubblica e incaricato
di redigere un progetto nel pi breve tempo possibile. Segno dei tempi, 
egli raccoglie informazioni... sulle leggi di Minosse. Egli lavora con
diligenza; il lavoro  finito il 9 giugno. Il Comitato costituzionale d 
immediatamente il proprio avallo. L'indomani, Hrault legge il suo 
progetto alla Convenzione e sostiene una procedura rapida: Da ogni parte 
della Repubblica, una voce imperiosa vuole la costituzione. Mai una pi 
grande necessit ha tormentato un popolo. D'altronde la Carta di una
repubblica non pu essere lunga - Condorcet  sotto tiro - e non potrebbe 
esserci problema di sottigliezze tecniche dal momento che si tratta 
d'arrivare al risultato pi democratico. Questo risultato non  la
democrazia autentica; vi tende in quanto il deputato non sentenzier che
provvisoriamente le leggi, le quali, successivamente, saranno proposte
alla sanzione del popolo; se ne allontana in quanto il deputato
rester parzialmente un rappresentante, per i decreti esclusi da
referendum. Come dice Hrault, il Governo francese non  rappresentativo 
che in tutte le cose che il popolo pu non fare da s. Quanto al
Consiglio esecutivo, non avr alcun carattere di rappresentanza. 
La Montagna applaude. La semplice lettura del progetto di costituzione 
rianimer gli amici della patria e spaventer i suoi nemici. L'Europa 
intera sar costretta ad ammirare questo bel monumento elevato alla ragione
umana e alla sovranit di un grande popolo (Robespierre). La cosa  
condotta rapidamente. Il 23 giugno Hrault legge una redazione rimaneggiata
della Dichiarazione dei diritti. Philippeaux grida: Ai voti, presidente, 
 un capolavoro che non deve sopportare discussione. L'indomani, il testo
complessivo  adottato senza che si sia dato spazio a serie discussioni.
La Costituzione dell'anno i presenta molti punti comuni con il progetto di
Condorcet. La dichiarazione dei diritti riproduce testualmente un gran 
numero di articoll del progetto girondino. Su alcuni punti,  arretrata 
rispetto al progetto di Robespierre la cui ispirazione sociale era pi
accentuata e che, pur senza egualitarismo spinto all'eccesso, relativizzava 
il diritto di propriet. Essa reintroduce l'Essere supremo e il diritto
naturale - curiosamente abbandonato dai girondini desiderosi di farla 
finita con le rivendicazioni anarcoidi - e afferma in modo pi altisonante 
il diritto e addirittura il dovere d'insurrezione che aveva fatto impazzire
i girondini prima di servire a pretesto per la loro sconfitta. D'altronde, 
sarebbe un abuso parlare di rottura rispetto alla Dichiarazione del 1789, 
di cui vengono riprese alcune formule. Oltre al fatto che il numero degli
articoli  raddoppiato, esiste una netta svolta che si manifesta in primo
luogo con l'affermazione del carattere di diritto naturale dell'eguaglianza,
che diventa il primo dei diritti. In pi, i soccorsi pubblici sono un 
debito sacro (articolo 21) e la societ deve (...) mettere l'istruzione 
alla portata di tutti i cittadini (articolo 22).
La Costituzione conserva, per l'essenziale, la logica democratica del 
progetto Condorcet: suffragio universale diretto, revisione agevole della 
costituzione, referendum abrogativo d'iniziativa popolare per le leggi 
(non per i decreti). La procedura referendaria  tuttavia differente: il
Corpo legislativo, votando una legge, non fa che proporla; essa non 
entrer in vigore che se, trascorso un termine di quaranta giorni, nella
met dei dipartimenti pi uno, il decimo delle assemblee primarie non 
avr reclamato la convocazione dell'insieme dell'elettorato al fine di
deliberare sulla legge (il termine di tempo imposto  cos breve che 
la procedura sarebbe rimasta senza dubbio lettera morta).
Il testo dell'anno 1 rompe con il progetto precedente su un certo numero
di punti: quadro elettorale differente; mandato legislativo di un anno; 
elezione ogni due anni, da parte del Corpo legislativo, in una lista
presentata in ragione di un candidato per dipartimento, di un Consiglio
esecutivo molto pi ampio (24 membri) e ulteriormente indebolito 
(d'altronde, esso deve designare, per dirigere le amministrazioni, agenti
in capo dell'amministrazione generale). A fondamento di questo testo 
troviamo l'idea cara a Robespierre e soprattutto a Saint-Just, secondo
la quale un popolo non ha altro nemico che il suo governo (almeno quando
questo non sia giacobino...): La legge deve proteggere la libert 
pubblica e individuale contro l'oppressione di chi governa (articolo 9
della dichiarazione dei diritti).
La differenza pi profonda fra le Costituzioni girondina e montagnarda  
d'altra natura. Bench in modo maldestro e assai poco coerente, Condorcet
voleva elaborare una costituzione che si sarebbe dovuta mettere in pratica; 
di qui l'eccessiva minuziosit del suo progetto. Al contrario, i 
montagnardi consapevoli, sembrano aver avuto la preoccupazione, pi
congiunturale, di mettere in forma costituzionale un breve manifesto le cui
formule incisive e folgoranti avrebbero favorito la loro propaganda. Per
loro, non esisteva certo il problema di applicarla; poco importano, a tali
condizioni, le lacune tecniche che la messa in pratica non avrebbe mancato
di rivelare.
3. Un plebiscito inutile. 
Il mese successivo, la Costituzione del 24 giugno  sottoposta a un
referendum in condizioni discutibili (pressioni, presunte votazioni 
unanimi per acclamazione). Quattro o cinque milioni di cittadini si 
astengono. Il testo  adottato con 1.800.000 s contro meno di 12.000 no, 
ma la volont formale dell'elettorato non sar seguita da effetti pratici.
In occasione della festa del 10 agosto 1793, la Costituzione  rinchiusa 
in un'arca di legno di cedro e collocata solennemente nella sala delle
sedute della Convenzione.
Non verr mai applicata. Il governo rester provvisorio. Nelle circostanze 
in cui si trova la Repubblica, dichiarer Saint-Just il 10 ottobre, 
la costituzione non pu essere applicata; sarebbe immolata usandola
contro se stessa, essa diventerebbe la garanzia per gli attentati contro
la libert perch mancherebbe della violenza necessaria a reprimerli.
La Costituzione dell'anno 1 rester tuttavia, per la sinistra francese,
il grande modello costituzionale, fino a quando questa accetter - a prezzo 
di una strana palinodia - le istituzioni della quinta Repubblica. 
Ugualmente, essa lascer l'impronta, quantomeno formale, sul 
costituzionalismo degli Stati socialisti.
2) Novantatr: la Rivoluzione giacobina in pericolo
La situazione dell'estate 1793  drammatica: crisi economica, agitazioni 
sociali e politiche, guerra civile, ripetute disfatte alle frontiere.
Un assegnato di 100 livres (Livre: unit monetaria francese fino alla 
Rivoluzione) non ne vale pi di 30 o 40. Parigi mugugna. I prezzi dei
generi di prima necessit sono saliti alle stelle. La stessa Comune sembra
superata. Gli Arrabbiati reclamano a gran voce un calmiere generale e una 
legge contro gli accaparratori. Il 25 giugno, Jacques Roux presenta alla
Convenzione una minacciosa petizione che interpreta l'aspra svolta sociale
che la Rivoluzione ha ormai preso: La libert non  che vano fantasma 
quando una classe di uomini pu affamare l'altra impunemente. L'eguaglianza
non  che un vano fantasma, quando il ricco, per mezzo del monopolio,
esercita il diritto di vita e di morte sul suo simile. La Repubblica non 
che un vano fantasma, quando la controrivoluzione  messa in pratica giorno
dopo giorno con il prezzo delle derrate, a cui i tre quarti dei cittadini
non possono arrivare senza lacrime.
L'agitazione sostenuta dagli ultra-rivoluzionari parigini peser
sulle decisioni della Convenzione, non solo sul piano sociale ma
anche politico: Danton non verr pi rieletto nel Comitato di salute
pubblica (10 luglio) e Robespierre non tarder a entrarvi (27 luglio).
Esistevano tuttavia altre ragioni, pi determinanti, per questo ricambio
del gruppo dirigente.
1. La Vandea. 
Dal lato della Contro-rivoluzione, la Montagna pu temere l'attivit delle
reti realiste, come quella del barone de Batz che va strumentalizzando 
certi montagnardi incoscienti o venali, con l'obiettivo di portare alla
rovina la Rivoluzione spingendola ai peggiori eccessi; nonostante ci 
bisogna tener conto di un'ossessione del complotto e non esagerare 
l'influenza di tali nuclei. Al contrario, il malcontento contadino si
traduce sempre pi in un atteggiamento contro-rivoluzionario di cui
approfittano le sollevazioni della Lozre (maggio) o dell'Arige (fine 
agosto), e la Vandea insorta pu far vacillare la Repubblica.
L'Ovest aveva conosciuto sollevazioni realiste dalla fine d'agosto 
del 1792, ma la rivolta della Vandea  di ben altra ampiezza. I contadini 
poveri dell'Anjou e del Poitou erano esasperati a causa degli attacchi
contro la religione. Ostili alla centralizzazione, alla burocrazia, alle
citt e alla loro borghesia, che aveva approfittato alla grande della
vendita dei beni nazionali, borghesia che, nelle loro menti, si confondeva 
con la Rivoluzione e con le sue violenze; sconvolti dalla morte del re, 
i vandeani sono insorti contro l'arruolamento dei 300.000 uomini. Partito
da Cholet agli inizi del marzo 1793, il movimento, dove questa volta
predominano i miserabili della terra, si estender nei dipartimenti 
di Maine-et-Loire, Deus-Svres, della Loira Inferiore e della Vandea.
Guidati all'inizio da modesti plebei (Stofflet, Cathelineau), i contadini
scelgono ben presto dei nobili per comandarli (d'Elbe, La Rochejaquelein,
Charette). La guerriglia si trasforma in guerra. L'armata vandeana travolge
le mediocri truppe inviate a contrastarla, prende Saumur (9 giugno),
minaccia Angers. Il Comitato Danton ha reagito con un misto di fermezza 
e d'indulgenza che si  rivelato sterile.
2. La rivolta federalista. 
Sempre favorevole a una qualche conciliazione, Danton ha anche tardato a 
schiacciare le insurrezioni girondine. Sbaragliata a Parigi, la Gironda si
avvantaggiava dell'ostilit della provincia, pi moderata, verso la
capitale, e dei particolarismi locali sopravvissuti all'opera unificatrice 
della Costituente. Il 2 giugno, ha provocato in una sessantina di
dipartimenti, in Bretagna, in Normandia, nel Sud-Ovest, nella valle del 
Rodano, moti pi o meno spontanei contro la dittatura parigina. Le 
amministrazioni dipartimentali hanno deciso la secessione. A Caen, 
a Bordeaux, a Marsiglia, i giacobini sono perseguitati. Nel Mezzogiorno, 
l'insurrezione  favorita dall'ostilit dei piccoli proprietari contro
il Maximum. A Lione, si verifica l'esecuzione del montagnardo 
Chalier (17 luglio) e il movimento acquista il carattere di una 
contro-rivoluzione popolare. Quattro giorni pi tardi, Marat  assassinato 
a Parigi da Carlotta Corday, venuta da Caen.
Distinta dall'insurrezione cattolica e realista della Vandea (e di una 
parte della Bretagna), la rivolta girondina non era, sostanzialmente, 
contro-rivoluzionaria; la propaganda giacobina, con la tecnica 
dell'omologazione, si impegner a dimostrare il contrario; compito 
facilitato dalle alleanze localmente concluse dai federalisti con
elementi contro-rivoluzionari.
3. La situazione all'esterno.
Ai confini e oltre i confini, la Rivoluzione subisce una disfatta dopo 
l'altra. Gli inglesi occupano Tolone, assediano Dunkerque. Gli austriaci
hanno preso Valenciennes e attaccato Maubeuge. I prussiani sono in Alsazia
e gli spagnoli varcano i Pirenei, mentre Paoli approfitta della situazione 
per rilanciare in Corsica il movimento indipendentista. Oltremare, le 
colonie sono perdute, per lo pi a vantaggio dell'Inghilterra, padrona 
dei mari. Nelle Antille, le esitazioni a sopprimere la schiavit - questa
verr decretata il 4 febbraio 1794 - sono state fatali.
3) Il Novantatr: la ripresa
L'esclusione di Danton e l'entrata di Robespierre nel Comitato di
salute pubblica - con un programma di energia nazionale, di accresciuta 
repressione e di ostilit contro i ricchi - segnano una nuova
radicalizzazione della Rivoluzione. il Grande Comitato, che si appoggia
sull'alleanza del popolo (sans-culottes) e dei giacobini realizzer una 
ripresa che sar completata alla fine del 1793.
Maximilien Robespierre, nato nel 1758, ha 35 anni nel 1793. Quel piccolo
avvocato serio, noioso, sospettoso, un po' frustrato, dottrinario nel 
profondo dell'anima, deputato dell'Artois agli Stati generali, era spesso
apparso ridicolo ai suoi colleghi al tempo dei suoi interventi alla
Costituente. Ma, a differenza dalla maggioranza dei rivoluzionari, 
Robespierre non ha affatto, o quasi, cambiato le sue opinioni: le sue
sfumature di pensiero si iscrivono in una perfetta logica ideologica.
Incorruttibile in un ambiente di venali, egli  diventato, agli occhi
della storia, il simbolo incarnato della Rivoluzione giacobina.
1. Disarmare gli Arrabbiati? 
Per i nuovi dirigenti giacobini, si tratta di calmare l'agitazione sociale
e di ricavare contro i ricchi le conseguenze del principio 
dominante - l'eguaglianza, divenuta il primo fra i diritti dell'uomo
nella nuova Dichiarazione - ma senza mandare in rovina la propriet, 
malgrado la definizione restrittiva che ne d Robespierre: quella di una
istituzione sociale determinata dalla legge.
La Convenzione aveva votato diverse misure sociali, come l'abolizione
senza indennit di tutti i diritti feudali (17 luglio) che legalizzava 
una pratica esistente. In seguito alla sommossa parigina del 4-5 settembre,
e soprattutto per rendere praticabile la leva in massa (vedi infra),
l'Assemblea vota il Maximum nazionale sui grani, seguito, il 29,
dal Maximum generale sulle derrate e sui salari. I montagnard si sono
convertiti, questa volta definitivamente, al dirigismo economico, ma
la Convenzione e i Comitati non sembrano voler andare pi lontano.
Jacques Roux  arrestato.  finita per un bel pezzo con le giornate
rivoluzionarie.
2. La dottrina giacobina del potere. 
Le agitazioni popolari sono giuste soltanto quando la tirannide le rende
necessarie (Journal de la Montagne). Questa frase chiarisce perfettamente
la riflessione giacobina sulla dialettica fra sovranit e rappresentanza 
politica.
Alla logica di una sovranit popolare che viene dal basso e che - via 
mandato imperativo - sfocerebbe nella dispersione, si oppongono: 
1. le necessit della decisione che, essa, viene dall'alto,
e 2. l'aspirazione all'unit. Se il giacobinismo d'opposizione
ha invocato la volont del popolo contro i propri avversari al potere, 
il giacobinismo al potere tende a superare il conflitto tra sovranit 
e rappresentanza legittimando la rappresentanza sovrana del popolo da
parte del governo rivoluzionario (vedi infra). Tale identificazione di
governati e governanti presuppone logicamente la negazione di qualsiasi 
pluralismo, l'esaltazione del Popolo uno e virtuoso, e la denuncia di 
ogni tendenza individualista, imputata all'immoralit degli interessi
privati. La contestazione, buona quando i giacobini sono all'opposizione,
diventa criminale quando, gruppo che rappresenta per sua essenza il popolo,
essi dirigono le cose. Il Terrore discende da questo ragionamento,
cos come la teoria del governo rivoluzionario.
3. II Terrore all'ordine del giorno. 
Il 5 settembre, la Convenzione ha messo all'ordine del giorno il Terrore 
che i giacobini reclamavano da mesi e ha decretato, sotto pressione della
sommossa, la creazione, ritardata fino a quel momento, di un'armata 
rivoluzionaria dell'interno, incaricata di agevolare l'applicazione 
del Maximum perseguitando gli accaparratori (questa si abbandoner al
brigantaggio e ad atrocit giudicate inutili, il che ne provocher la 
soppressione). Il 17 settembre l'Assemblea vota la legge sui sospetti.
La legge del 17 settembre ordina l'arresto immediato degli individui i 
quali non possano giustificare i propri mezzi di sostentamento e di 
quietanza dei doveri civici, di coloro ai quali sia stato rifiutato un 
certificato di civismo (rilasciato dalle municipalit e dai loro 
comitati), dei funzionari pubblici (impiegati pubblici in senso lato) 
non reintegrati dopo la loro sospensione, degli emigrati, dei ci-devant
nobili parenti di emigrati che non abbiano costantemente manifestato il
proprio attaccamento alla Rivoluzione, e, pi in generale, di coloro i 
quali, sia con la propria condotta, sia con le loro relazioni, sia con 
parole o scritti, si siano dimostrati partigiani della tirannide e
del federalismo e nemici della Libert. La legge verr interpretata in 
forma estensiva. Secondo Saint-Just, si tratta di colpire chiunque sia
passivo nella Repubblica e nulla faccia per lei. Diverse centinaia di
migliaia di sospetti, in tal modo, saranno stati incarcerati o assegnati
a domiciio coatto nell'una o nell'altra fase del Terrore.
La giustizia rivoluzionaria assume un ritmo nuovo. Iniziano i grandi 
processi davanti al Tribunale rivoluzionario di Parigi. Maria Antonietta
 ghigliottinata il 16 ottobre - nuova sfida all'Austria e 
all'Europa - seguita dai girondini (31 ottobre), da Philippe Egalit, 
da Bailly, da Barnave, eccetera. Il Terrore viene applicato anche in 
provincia dai rappresentanti in missione che si fanno cos garanti, allo 
stesso tempo, di vendette locali di individui o gruppi precedentemente 
esclusi. Gli annegamenti in massa di Carrier a Nantes, le fucilazioni 
di Fouch e Collot d'Herbois a Lione fanno migliaia di vittime. 
Lebon a Arras, Tallien a Bordeaux, Frron e Barras in Provenza, per non 
citare che i pi celebri, si renderanno anch'essi famosi per crudelt.
4. La ripresa militare. 
Il 23 agosto 1793, la Convenzione ha decretato la leva in massa.
Tutti i francesi dai 18 ai 40 anni sono mobilitati in permanenza: I giovani 
andranno a combattere; gli uomini coniugati fabbricheranno le armi e 
trasporteranno le sussistenze; le donne faranno tende, vestiti e serviranno
negli ospedali; i ragazzi faranno filacce con la biancheria vecchia; i
vecchi si faranno condurre sulle pubbliche piazze per incitare il coraggio
dei guerrieri, per esortare all'odio contro i re e all'unit della
Repubblica.
Il carattere eterogeneo delle truppe repubblicane  corretto da un 
amalgama: ogni mezza brigata (reggimento)  formata da tre battaglioni, 
uno di soldati vecchi del mestiere e due di volontari e di mobilitati. 
Lo sforzo bellico - produzione di armi, requisizioni varie, eccetera -  
senza precedenti. Si ritiene che il calmiere lo agevoli. La robusta 
demografia consente alla Francia di mettere in campo nove armate - 
750.000 uomini - e di lanciare queste masse nell'offensiva a oltranza
messa a punto da Carnot, l'organizzatore della vittoria nel Comitato di
salute pubblica. I generali vinti, esitanti o incapaci saranno spesso 
destituiti, tradotti davanti al Tribunale rivoluzionario e ghigliottinati.
I risultati non si fanno attendere. Il Federalismo precipita: Marsiglia 
 stata ripresa il 25 agosto, Lione cade il 9 ottobre, Tolone il 19
dicembre. I vandeani sono vinti a Cholet (17 ottobre), schiacciati a
Mans (12-13 dicembre), annientati a Savenay (23 dicembre). Ai confini, 
le vittorie di Hondschoote (8 settembre) e di Wattignies (15-16 ottobre)
sbloccano Dunkerque e Maubeuge, quella del Geisberg (24 dicembre) libera
l'Alsazia. Sui Pirenei, gli spagnoli sono respinti; nelle Alpi, la 
Savoia  riconquistata da ottobre.
4) Il governo rivoluzionario
Per ottenere questi risultati, colmare il vuoto costituzionale e portare 
a conclusione l'opera di rigenerazione totale, la Repubblica giacobina 
ha inventato una nuova formula: il governo rivoluzionario. Reclamata 
dopo il 10 agosto dalla Comune di Parigi, l'adozione di questo governo 
si  realizzata in modo progressivo, le tappe principali essendo:
1. la creazione del Comitato di salute pubblica (6 aprile 1793); 
2. il decreto del 10 ottobre che proclama il governo rivoluzionario fino
alla pace; 
3. la legge del 14 frimaio anno secondo (4 dicembre 1793) che organizza 
tale governo nei minimi dettagli.
1. Lo schema istituzionale. 
La Convenzione  il centro unico di orientamento del governo (legge 
del 14 frimaio). Questo regime d'assemblea si concilia con la dittatura 
dei Comitati detti a volte di governo eletti nel proprio seno dalla
Convenzione: il Comitato di salute pubblica in primo luogo, il cui campo
d'azione non cessa di estendersi, e il Comitato di sicurezza generale
incaricato di vegliare sulla sicurezza dello Stato, cosa che ne fa il
grande artefice del Terrore nelle sue due forme complementari: polizia
politica e giustizia rivoluzionaria. Il rinnovamento mensile di questi 
due organismi, diventa, nell'autunno 1793, una semplice formalit. 
Emanazione dell'Assemblea, i Comitati la dominano. Il Comitato di salute
pubblica si trova cos al vertice dello Stato.
Il Grande Comitato di salute pubblica  composto da dodici
montagnardi: Robespierre, Saint-Just e Couthon, i quali formano un trio di
ideologhi, Barre, che s'incarica della diplomazia, Carnot (esercito), 
Prieur de la Cte-d'Or (armamenti), Robert Lindet (approvvigionamenti),
Jeanbon Saint-Andr (marina), Prieur de la Marne, ai quali vengono aggiunti
in settembre gli estremisti Billaud-Varenne e Collot d'Herbois 
(l'emarginazione e poi la condanna d'Hrault de Schelles riporteranno i
membri a undici). Malgrado una forte diffidenza nei confronti 
dell'amministrazione, i membri del Comitato hanno dovuto distribuirsi
i settori d'azione. I ministri sono direttamente subordinati a loro 
(prima di essere rimpiazzati, il primo aprile 1794, da dodici commissioni 
esecutive).
Uno degli aspetti pi tipici di questo nuovo governo  la comparsa
di una sfera d'azione propriamente rivoluzionaria alla quale corrispondono
distinte strutture d'esecuzione. Per l'applicazione delle leggi 
ordinarie, si conserva per lo pi lo schema esistente: ministri (in
seguito commissioni esecutive), dipartimenti - essendo questi sospetti
di federalismo, la loro composizione e le loro attribuzioni
sono ridotte al minimo - distretti, comuni. Per applicare le leggi
eccezionali, dette leggi rivoluzionarie (legge sui sospetti, sul
Maximum, eccetera), come le decisioni dei Comitati e altre misure di salute
pubblica e di sicurezza generale, la centralizzazione  accresciuta:
l'autorit si esercita direttamente su distretti e comuni, dotati gli uni e
le altre di un agente nazionale, che rappresenta direttamente il
governo. Si integrano nella griglia di altri organismi meramente 
rivoluzionari, come i rappresentanti in missione o i comitati di vigilanza.
Giudicata corruttrice a causa di una sorta di inevitabile inclinazione, 
l'amministrazione dev'essere epurata in permanenza. Il principio elettivo
adottato nel 1789 per nominare numerosi funzionari pubblici cede cos alla
pura e semplice nomina - dopo la destituzione - secondo criteri politici. 
L'epurazione  uno dei compiti dei rappresentanti del popolo in missione.
Subordinati alla Convenzione che li designa, questi deputati inviati nei
dipartimenti o presso le armate devono comunicare ogni dieci giorni con
il Comitato di salute pubblica. Gli atti di questi legislatori avevano
validit di leggi rivoluzionarie provvisorie, ma il Comitato otterr di
poter sospendere le loro decisioni. I club e le societ popolari danno il
loro appoggio ai rappresentanti in missione denunciando gli amministratori
discutibili e proponendo dei sostituti pi sicuri, istituiti e 
generalizzati a partire dal 21 marzo 1793, i comitati di vigilanza,
chiamati ben presto comitati rivoluzionari, hanno l'incarico, in ogni 
comune e in ogni sezione di Parigi, di polizia politica. Questi organi 
locali del Terrore, sottoposti al Comitato di sicurezza generale, sono
dotati di attribuzioni via via sempre pi vaste (rilascio dei certificati di
civismo, controllo sugli stranieri, arresti). Non si accontentano di 
braccare i sospetti, successivamente deferiti alle giurisdizioni che
processano in modo rivoluzionario (cio con una procedura accelerata 
e sommaria); in numerose comuni, si occupano di tutto - applicazione del
Maximum, scristianizzazione - e diventano cos in sede locale, nelle 
comuni come su scala distrettuale, le istituzioni amministrative 
essenziali.
2. Il centralismo giacobino. 
Come i girondini non hanno eretto in dottrina il loro federalismo, cos
i giacobini non hanno costruito una teoria del loro centralismo. Prevenuti
contro l'amministrazione, da politici che ragionavano con la preoccupazione
prioritaria di portare a conclusione la Rivoluzione - ben diversamente dai
gruppi precedenti - e di fondare la Repubblica, essi sono stati 
centralizzatori per necessit. Una delle conseguenze paradossali di tale
centralismo a oltranza sar l'inflazione burocratica, che essi temevano pi
d'ogni altra cosa: il numero delle persone impiegate nelle amministrazioni
centrali  aumentato almeno dell'800 per cento al confronto con il 1789.
3. La teoria del governo rivoluzionario.
Una dottrina giacobina esiste davvero:  un repubblicanesimo ardente che,
senza rompere assolutamente con il pensiero dominante nel 1789, mette 
l'accento sulla piena realizzazione dell'uomo in una cittadinanza esigente
e globale che cerca di ricollegarsi ai modelli idealizzati dell'antichit. 
Spesso questa dottrina accompagna l'evento, talvolta lo giustifica a
posteriori, senza nulla perdere della propria logica. La teoria del governo 
rivoluzionario, in particolare,  chiarita durante l'inverno 1793-1794;
la si trova sviluppata soprattutto da Saint-Just nella sua relazione 
del 10 ottobre 1793 e da Robespierre in due relazioni del 5 nevoso 
(25 dicembre) e del 17 pluvioso dell'anno secondo (5 febbraio 1794).
L'ordine rivoluzionario si contrappone all'ordine costituzionale. 
Sotto un regime costituzionale, dichiara Robespierre,  quasi sufficiente
proteggere gli individai contro l'abuso del potere pubblico; sotto un 
regime rivoluzionario, lo Stesso potere pubblico  obbligato a difendersi
contro tutte le fazioni che lo attaccano. Il governo rivoluzionario
deve ai buoni cittadini tutta la protezione nazionale; non deve ai nemici
del popolo altro che la morte. Questo governo  fondato sulla pi santa 
di tutte le leggi: la salvezza del popolo o salute pubblica. il popolo 
non  l'universalit dei cittadini (definizione giuridica della 
Costituzione dell'anno 1);  - politicamente - la parte virtuosa
della popolazione, quella che, composta dai buoni cittadini ed 
esclusivamente da loro, pratica l'amore della patria e delle sue 
leggi - amore che include quello dell'eguaglianza e presuppone la forza 
d'animo - continuando la Rivoluzione. Ne sono esclusi tutti coloro che, 
con l'azione o la passivit, per il loro passato politico, e persino
per condizione sociale, sono partecipi dei vizi dell'Ancien rgime e 
di quanto precede il 10 agosto. Non esistono altri cittadini nella 
Repubblica tranne i repubblicani. Gli altri, i nemici del popolo, devono 
essere soppressi per la sua saivezza. Lo strumento  il Terrore. Ed ecco
Robespierre completare Montesquieu in modo originale (parafrasando 
Pascal...): Se l'energia del governo popolare nella pace  la virt,
l'energia del governo popolare in rivoluzione  al tempo stesso la virt 
e il terrore: la virt senza la quale il terrore  funesto, il terrore 
senza il quale la virt  impotente.
4. Il Tenore: come interpretarlo? 
Benche il fatto di essere accettato dalla mentalit rivoluzionaria del 
Novantatr presupponga senza dubbio una sensibilit differente da quella
dei nostri contemporanei, esso non  stato la risposta tardiva e negativa 
a una pretesa violenza di Stato dell'Ancien rgime. Il Terrore ha una
funzione positiva nel sistema giacobino, quella - per poter in seguito
fondare la Repubblica - di costituire preliminarmente il popolo; la 
completa rigenerazione di questo passa attraverso l'eliminazione fisica.
Le soluzioni dolci, come l'autocritica, sono scartate; occorre ridurre 
la popolazione alle dimensioni di popolo tagliando tutti i rami infetti 
o insicuri. In quale proporzione? La cosa non  per nulla definita. 
Il deputato alla Convenzione Guffroy verr escluso dai giacobini e dovr
dare le dimissioni dal Comitato di sicurezza generale dopo aver scritto: 
Che la ghigliottina esista in permanenza in tutta la Repubblica; alla
Francia bastano cinque milioni di abitanti. D'altro canto - ma si pu 
ricavarne una conclusione definitiva? - Jeanbon Saint-Andr, membro del 
Comitato di salute pubblica, non sar molestato per aver parlato di 
ridurre la popolazione della met.
Per quel che riguarda un'analisi strettamente congiunturale, il Terrore 
, per gran parte, indipendente dai pericoli militari. Si scatena
d'altronde dopo la ripresa militare su tutti i fronti, all'interno e ai
confini. L'esempio pi tipico  quello del massacro in Vandea.
5. L'esempio della Vandea.
Il primo agosto 1793 (provvedimento aggravato il primo ottobre) la 
Convenzione ha ordinato la distruzione della Vandea. L'armata cattolica
e realista  annientata il 23 dicembre.
Non c' pi Vandea, cittadini repubblicani. Essa  morta sotto la nostra 
sciabola libera, con le sue donne e i suoi bambini. L'ho appena sotterrata
nelle paludi e nei boschi di Savenay. Seguendo gli ordini che mi avete 
dato, ho schiacciato i bambini sotto gli zoccoli dei cavalli, massacrato
donne che, almeno loro, non figlieranno pi briganti. Non mi devo 
rimproverare un solo prigioniero. Ho sterminato tutto (lettera del 
generale Westermann al Comitato di salute pubblica). Ora,  soltanto nella 
seconda quindicina di gennaio 1794 che le colonne infernali di 
Turreau- d'accordo col governo - si accingono a rastrellare il
paese, bruciando villaggi e raccolti e sterminando la popolazione civile.
Malgrado il loro particolarismo, i vandeani non costituiscono una 
popolazione specifica; tuttavia l'ideologia giacobina, respingendoli dal
seno del popolo, li considera e li istituisce come tali,il che ha spinto 
alcuni autori a parlare di genocidio. Questa razza di briganti  
inassimilabile; straniera al popolo,  sua nemica; dunque dev'essere 
distrutta fin nelle sue capacit di riproduzione. I neonati non sono 
risparmiati; le donne (incinte o no) sono prese di mira in quanto solco 
capace di riprodurre. Nel timore di lasciar sfuggire qualche bianco,
i blu di quel ceppo sono spesso massacrati anch'essi. In totale, 
circa il 18 per cento dei centri abitati distrutti e 250.000 morti 
(J.-C. Martin), ossia il 30 per cento della popolazione delle 
regioni insorte.
5) La virt impotente?
Nel momento in cui si delinea la vittoria, la Montagna mostra
ancora una volta il meccanismo saturnino di una Rivoluzione che
divora i suoi figli. Sospetto, conflitti di personalit e conflitti di 
programmi si intrecciano; le divergenze, attenuate durante qualche mese
dalla comune lotta contro la Gironda, diventano opposizioni palesi.
Gli Arrabbiati, troppo isolati bench influenti un tempo nelle sezioni di 
Parigi, erano stati schiacciati per primi. Robespierre aveva denunciato
Jacques Roux come agente dello straniero, pagato dai nemici del popolo. 
Hbert e la Comune, sentendo girare il vento, avevano affibbiato agli
Arrabbiati la responsabilit della carestia... Roux finir per suicidarsi
in carcere (10 febbraio 1794). Ma, dato che le aspirazioni dei 
sans-culottes a un egualitarismo dei patrimoni non erano scomparse, e che 
i cattivi raccolti e le requisizioni per l'esercito avevano ancora 
aggravato i problemi di approvvigionamento, Hbert e gli Esagerati, 
non senza cinismo, avevano ripreso in mano la fiaccola.
1. La scristianizzazione. 
Il 5 ottobre 1793, la Convenzione aveva adottato il calendario 
repubblicano elaborato da Romme e da Fabre d'Eglantine. Misura altamente 
simbolica che confermava le decisioni prese un anno prima, facendo 
ricominciare la storia della Francia - e quella del mondo - il 
22 settembre 1792, primo giorno dell'era repubblicana; ma anche misura 
antireligiosa, che plasma un nuovo tempo contro il tempo cristiano 
ritmato dal calendario gregoriano.
Figlia della costituzione civile del clero del 1790, la scristianizzazione,
iniziata nel 1792, avanza in modo nuovo. Imperversa soprattutto nelle citt
ma non risparmia le campagne. Si attaccano i preti, anche i preti che hanno
giurato, le chiese, gli oggetti del culto, i cimiteri. Il vandalismo 
anti-cristiano si scatena un po' ovunque, spesso sotto la direzione dei 
rappresentanti in missione, con il suo seguito di sacrilegi, mentre il 
clero che non  emigrato - almeno 30.000 ecclesiastici sono
fuggiti - fornisce al Terrore una quota notevole di vittime, deportate o 
messe a morte. Nella capitale, Chaumette, procuratore della Comune, ha 
preso la testa del movimento. La Chiesa costituzionale, laboriosamente 
creata nel 1791, si sfascia. Il vescovo di Parigi e numerosi preti si
dimettono dalle loro funzioni. Dopo la festa della Libert e della Ragione,
celebrata il 10 novembre a Notre-Dame (tempio della Ragione), la Comune 
ordina la chiusura delle chiese (23 novembre).
La scristianizzazione provoca la rottura fra gli hbertisti (in senso
lato), che vogliono accelerare il movimento, e la maggioranza della
Convenzione. L'agnostico Danton e i suoi amici sostengono Robespierre, 
la cui religiosit  ben nota, nella sua denuncia delle mascherate 
anti-religiose. L'8 dicembre, l'Assemblea ricorda invano il principio
della libert di culto: frenata a Parigi, l'ondata scristianizzante 
spazzer la Francia per mesi.
2. L'eliminazione degli Esagerati e degli Indulgenti. 
I dantonisti giudicano che sia venuto il momento di allentare la morsa 
del Terrore. Le ragioni di questo cambiamento di rotta sono molteplici:
stanchezza, timore di veder rivelati alla luce del sole i loro intrighi o 
le loro malversazioni e di salire a loro volta sul patibolo; forse, in
alcuni, volont di trasformare il regime. Le Vieux Cordelier, il nuovo
giornale di Camille Desmoulins, predica la clemenza. A fronte di una 
fazione ultra, si  formata quella degli Indulgenti. Robespierre e i suoi 
colleghi denunceranno la loro collusione obbiettiva - e 
contro-rivoluzionaria - e i Comitati le elimineranno l'una dopo l'altra.
Denunciati ai Comitati dall'autunno 1793 da due deputati montagnardi 
(Fabre d'Eglantine e poi Chabot), gli hbertisti sono sospettati di essere
coinvolti in una vasta cospirazione straniera destinata, con la demagogia,
gli eccessi e altri traffici, a spingere alla rovina la Rivoluzione. Per
paura di screditare la Montagna, i Comitati hanno esitato a colpire Hbert,
sostituto dell'agente nazionale della Comune, ma un imprudente progetto 
insurrezionale contro gli addormentatori della Convenzione offre il
pretesto. Hbert  arrestato, altrettanto i suoi presunti complici:
Ronsin, Vincent, Momoro, eccetera. Il loro processo  mangiato in fretta.
Associati agli agenti dello straniero (Proli, Cloots), salgono sul
patibolo il 24 marzo. L'onore della Montagna  salvo; non si  fatta
menzione dei possibili legami di Hbert con il barone de Batz e la sua
rete realista.
Il partito sans-culottes  tanto pi disarmato in quanto Saint-Just ha
fatto votare dalla Convenzione i famosi decreti di ventoso 
(26 febbraio-3 marzo) che annunciano una massiccia redistribuzione ai 
patrioti dei beni confiscati ai nemici della Repubblica. I poveri sono le
forze della terra, esclama Saint-Just, hanno diritto di parlare da
padroni ai governi che li trascurano. Nuova radicalizzazione sociale?
Conversione ai temi egualitari degli Arrabbiati e degli Esagerati? 
Semplice accorgimento tattico? Le leggi di ventoso non conosceranno 
che un timido avvio di attuazione, ma, rafforzano ulteriormente la
dittatura giacobina contro il nemico interno.
La rovina degli Indulgenti, ritardata dal progetto insurrezionale 
hbertista, era stata decisa prima. I loro attacchi alla Convenzione 
contro i Comitati, la campagna di Desmoulins per la clemenza sarebbero
bastati a provocare il loro crollo; questo  stato accelerato dalla
scoperta del presunto ruolo svolto dal deputato-poeta-aggiotatore
Fabre d'Eglantine, amico di Danton, nell'affare di corruzione detto 
della Compagnia delle Indie, relegato a una cospirazione straniera 
ormai elevata al rango di un mito. Danton e i suoi amici, fra i quali
Desmoulins, come parecchi autentici corrotti - amalgama e falsificazione
sono altrettanto accurati quanto nel processo degli hbertisti - sono
condannati a morte e giustiziati (5 aprile).
3. La Rivoluzione raggelata. 
Le conseguenze di questa doppia epurazione sono considerevoli. 
I sans-culottes sono sconvolti, scoraggiati. Dopo gli aristocratici e 
i federalisti, ora vengono ghigliottinati dei grandi rivoluzionari, 
test adulati. La Rivoluzione  raggelata (Saint-Just). Robespierre 
appare allora il padrone della Francia. Il suo prestigio, tanto tra 
i giacobini quanto alla Convenzione, gli assicura una sorta di preminenza 
sui suoi colleghi; dopo l'eliminazione degli hbertisti, la Comune di 
Parigi  piena di persone a lui devote; ma non  assolutamente certo 
ch'egli abbia aspirato alla propria dittatura (dopo la sua caduta, 
la Convenzione, comodamente, ha scaricato su di lui tutti i peccati del 
Terrore). In linea di diritto e di fatto, il Comitato di salute pubblica
resta una istituzione collegiale; per di pi, non  il solo organo del 
governo idoneo a decidere. Ostile all'ateismo - che considera un pericolo
sociale, morale e politico - e nella continuit (deformata) di Rousseau,
Robespierre impone alla Convenzione di riconoscere l'Essere supremo e
l'immortalit dell'anima. Un mese pi tardi, presiede la festa 
dell'Essere supremo (20 pratile, 8 giugno 1794), una mascherata surrealista
che gli coster cara, messa in scena dal pittore David. Il Terrore cammina 
sempre di pari passo con la Virt: fra altre decisioni, la terribile legge
del 22 pratile anno secondo (10 giugno) allarga ancora la nozione di
sospetto, riduce alla sua espressione pi semplice la procedura davanti 
al Tribunale rivoluzionario, autorizza le condanne sulla base di prove
morali, sopprime le pene diverse dalla morte. Inaugura quello che 
impropriamente viene chiamato il Grande Terrore.
Il Grande Terrore  iniziato prima in provincia. La legge si limita a 
razionalizzare e a centralizzare un po' di pi il Terrore. A Parigi, 
 l'epoca delle infornate indifferenziate di condannati. La tecnica
dell'amalgama, gi usata contro i girondini, gli hbertisti e i dantonisti,
viene utilizzata fino al non-senso. Prima della legge sui sospetti, il
Tribunale rivoluzionario pronunciava la pena di morte, in media, in undici 
casi al mese (24 per cento delle sentenze). Si  passati a 134 esecuzioni
al mese (58 per cento) tra la legge sui sospetti e la legge di pratile,
e a 878 (79 per cento) fra pratile e termidoro.
Alla fine del Terrore, il numero di ghigliottinati sar aumentato
della met ogni mese (38 teste al giorno alla vigilia del 9 termidoro).
La nausea della ghigliottina s'impadronisce anche di una parte del
pubblico patriota, ma i Comitati non sembrano affatto disposti a
arrestare il Terrore. Pi che mai il Terrore si rivela indipendente dai
pericoli corsi dalla Rivoluzione. La Vandea  morta. Le armate 
repubblicane sono passate all'offensiva; la vittoria di Jourdan a Fleurus
(26 giugno) ha riaperto il Belgio alla loro offensiva. Al contrario, la
situazione economica  sempre cattiva. La soppressione dei diritti
feudali e signorili non  una consolazione per il peso delle requisizioni. 
Popolare come principio, il Maximum ha consentito bene o
male di nutrire la citt, ma si  rivelato catastrofico per le campagne;
ha prodotto la scarsit e l'impennata dei prezzi sul mercato parallelo;
quanto al Maximum sui salari, messo in atto in ritardo,  stato 
immediatamente impopolare. Inversamente, il relativo ammorbidimento,
alla fine dell'inverno, del dirigismo economico ha scontentato molti
parigini... In questo campo come in quello politico, la Rivoluzione
giacobina sembra trovarsi in un vicolo cieco.
CAPITOLO 8. Metter fine alla Rivoluzione
La logica del giacobinismo pi intransigente avrebbe voluto che il
Terrore proseguisse fino all'eliminazione di tutti i nemici del popolo,
preludio all'autentica fondazione della Repubblica. Ma gli ingranaggi 
governativi s'inceppano, l'opinione pubblica comincia a agitarsi, via via
sempre pi sensibile all'inutilit del cieco abuso della ghigliottina. 
Sar ben presto necessario ritornare, in forme diverse, al
programma un tempo impossibile di Mirabeau, poi di Barnave, poi
dei girondini: metter fine alla Rivoluzione. Saranno necessari cinque
anni e mezzo. Come aveva intuito Robespierre, la sciabola di un
soldato sar l'ultima risorsa.
1) Termidoro
La caduta di Robespierre  un avvenimento di rara complessit,
falsamente semplificato dalle sue conseguenze.
1. Il governo rivoluzionario diviso.
Nei Comitati, i cui membri resistono solo sulla tensione nervosa, gli odi
sono esacerbati. Il Comitato di sicurezza generale, che  animato da
Vadier, Amar e Voulland, ha sopportato molto male il fatto di veder creare,
nel Comitato di salute pubblica, un Ufficio di polizia che intacca le sue 
attribuzioni. Persino all'interno del Comitato di salute pubblica, l'unit
d'azione  solo di facciata; Carnot, per esempio, si oppone a Saint-Just
sulle questioni militari; Billaud-Varenne e Collot, pi risoluti nel 
Terrore di quanto siano i loro colleghi, e vicini al Comitato di sicurezza 
generale, sospettano Robespierre di aspirare a una dittatura personale. 
La Convenzione si agita sordamente. I rappresentanti in missione pi 
corrotti o sanguinari - Barras, Frron, Tallien, Fouch - sono stati 
richiamati a Parigi; temono di essere a loro volta eliminati. Quanto ai
deputati della Pianura, paralizzati dalla paura, molti sognano la fine del
terrore; Cambon, che domina il Comitato alle finanze,  anch'egli inquieto
per gli sconfinamenti del Comitato di salute pubblica sulle proprie 
attribuzioni.
2. Il 9 termidoro. 
Per rovesciare l'Incorruttibile, era necessario ottenere la maggioranza 
alla Convenzione. Tale maggioranza, che risulter schiacciante, non poteva
risultare che dalla somma di interessi contrastanti, nel complotto di 
termidoro; essa metter insieme corrotti, la maggioranza dei terroristi 
e gli tei, da una parte - sono categorie che in parte coincidono - e 
dall'altra i resti delle fazioni girondina e dantonista oltre ai moderati
della Pianura ai quali i primi hanno fatto promesse che non avevano 
intenzione di mantenere.
Sempre pi solo nel Comitato di salute pubblica - l'eccesso di lavoro e 
di stanchezza l'ha costretto ad allontanarsene durante parecchie 
settimane - Robespierre si avvolge nel suo isolamento.  stato messo in 
ridicolo, e con lui il culto dell'Essere supremo, da Vadier e dal Comitato
di sicurezza generale che hanno montato l'affare Catherine Thot (una 
fanatica che si pretendeva madre di Dio e annunciava la venuta di un
messia che si poteva facilmente confondere con Robespierre).
L'8 termidoro (24 luglio 1794), alla tribuna della Convenzione, Robespierre
risponde agli attacchi di cui  oggetto denunciando l'oppressione subita 
dall'Assemblea da parte dei Comitati, di cui reclama l'epurazione cos
come l'espulsione dalla Convenzione di un certo numero di ladri. 
L'Incorruttibile, probabilmente, non  abbastanza preciso con le sue 
accuse; ognuno si pu ritenere preso di mira. L'indomani Tallien osa 
togliere la parola a Saint-Just e accusare violentemente il tiranno 
(cio Robespierre). In un disordine indescrivibile, la Convenzione 
decreta l'arresto di Hanriot, comandante della guardia nazionale, del
presidente del Tribunale rivoluzionario, di Robespierre, di Saint-Just,
di Couthon. Non senza una cupa grandezza, il fratello di Robespierre 
e Lebas hanno ottenuto che i loro nomi figurassero nella lista. La Comune 
di Parigi ha commesso l'imprudenza di porsi in stato insurrezionale e di
liberare i deputati arrestati, Robespierre e i suoi partigiani sono
dichiarati fuori legge, il che consentir di giustiziarli senza processo.
Una giornata rivoluzionaria avrebbe potuto salvare Robespierre 
in extremis di fronte alle truppe fedeli alla Convenzione, comandate 
da Barras e Merlin de Thionville? Il sans-culottismo parigino, numericamente
indebolito dalla parziale integrazione nella burocrazia poliziesca e dalla
leva in massa, ha per di pi perduto la sua energia. Nella primavera 1794,
i Comitati hanno liquidato i tre quarti delle societ popolari. Il 
9 termidoro, le sezioni di Parigi non si oppongono in blocco. Gli insorti,
privi di un capo efficace e di una vera volont politica, impressionati,
anche, dalla messa fuori legge appena decretata dalla rappresentanza 
nazionale, finiscono col disperdersi. Il 10 termidoro, sul patibolo, 
Robespierre e i suoi amici, seguiti l'indomani dai loro alleati della
Comune, pagano in ritardo l'annientamento del movimento sans-culottes.
2) Reazione e compromesso
Il 9 termidoro avrebbe potuto sfociare in un nuovo peggioramento
del Terrore. Ora, per la prima volta dopo molto tempo,  l'opinione
pubblica a pesare di pi. L'eliminazione di Robespierre e dei suoi
viene salutata da un'esplosione di gioia che costringe i terroristi a dar
soddisfazione ai moderati arrestando il terrore. I termidoriani cercheranno 
in seguito un compromesso politico e sociale che, senza rinnegare i
princpi della Rivoluzione, rinunci a creare un uomo nuovo ed eviti di
tornare agli eccessi dell'anno secondo. La parola d'ordine : 
La Rivoluzione  fatta, ma la Rivoluzione non  ancora finita,
per diverse ragioni fra le quali la minaccia di una contro-rivoluzione.
1. La reazione termidoriana. 
La riorganizzazione del governo torna al regime assemblcare e a una 
collegialit allargata riducendo considerevolmente il ruolo del Comitato 
di salute pubblica, ormai rinnovato ogni mese e formato da rivoluzionari 
pi moderati. I rappresentanti in missione - ironia della storia - verranno 
ancora utilizzati, per qualche mese, per imporre una politica anti-Terrore.
Tuttavia, la parola reazione, usata abitualmente per definire 
quest'epoca di transizione, dev'essere usata con prudenza.
La legge di pratile  revocata - ma la legge sui sospetti resta in 
vigore - e la giustizia rivoluzionaria  messa in una sorta di dormiveglia
mentre si socchiudono le porte delle prigioni. Terroristi come 
Fonquier-Tinville, Carrier e Lebon saranno ghigliottinati; altri, 
come Tallien, altrettanto famosi ma pi abili, sono nel campo della 
reazione. Il club dei giacobini viene chiuso in novembre. La caccia al 
terrorista, assicurata a Parigi dai muscadins della jeunesse dore sotto 
la direzione dell'antico terrorista Frron, unisce la brutalit al 
ridicolo. In provincia, soprattutto nel Mezzogiorno, alcuni massacri 
hanno fatto parlare di Terrore bianco.
La reazione politica  accompagnata da una nuova politica religiosa. 
Dopo aver soppresso i finanziamenti per il culto (18 settembre 1794), 
la Convenzione decreta, contemporaneamente alla libert religiosa, la 
separazione della Chiesa dallo Stato (3 ventoso anno terzo, 
21 febbraio 1795), cosa che rende particolarmente delicata la posizione 
dei curati che avevano giurato e conferma l'abbandono, da parte della 
Rivoluzione, della sua Chiesa costituzionale, gi vittima della recente 
scristianizzazione.
Hoche ne approfitta per negoziare con gli insorti dell'Ovest che, per 
disperazione, avevano ripreso le armi dopo che erano passate le colonne 
infernali.
Reazione economica, infine, con la restituzione delle manifatture belliche
all'iniziativa privata, la libert di importazione, l'abolizione del 
Maximum il 4 nevoso anno terzo (24 dicembre 1794). La fine del Terrore 
conferma il precipitare dell'assegnato. L'esplodere dei prezzi, che 
colpisce in primo luogo salariati e disoccupati, e il rifiuto dei
contadini di essere pagati con assegnati accresce la penuria. Questa, 
aggravata dal cattivo raccolto del 1794 e da uno degli inverni pi rigidi
del secolo, provoca un aumento della mortalit. D'altro canto, coloro che 
hanno approfittato della Rivoluzione, principalmente finanzieri e 
fabbricanti di munizioni, ostentano ormai senza complessi il loro lusso.
 l'epoca degli incroyables e delle merveilleuses, della rilassatezza 
dei costumi, dopo i lunghi mesi della Virt imposta.
I sobborghi parigini entrano di nuovo in agitazione. La giornata
rivoluzionaria del 12 germinale anno terzo (primo aprile 1795) , 
sostanzialmente, figlia della miseria, ma la Convenzione ne approfitta per
portare a termine l'epurazione (deportazione senza processo di vecchi 
terroristi come Billaud-Varenne, Collot d'Herbois, Barre, Vadier) e
cominciare a disarmare le sezioni. L'ultima giornata attuata contro 
la Convenzione, quella del primo pratile (20 maggio), organizzata meglio,
sar repressa ancor pi vigorosamente. Il movimento sans-culottes  morto. 
I sobborghi non si risveglieranno veramente che nel luglio 1830.
2. La Costituzione del 5 fruttidoro anno terzo. 
Ancor meno di Robespierre e Saint-Just, i termidoriani avevano l'intenzione
di applicare la Costituzione dell'anno primo. Dopo molte tergiversazioni,
essi decidono di ritagliarsene una che ritengono su misura e che tende a
evitare il duplice rischio di una democrazia radicale e di una dittatura, 
ugualmente minacciose per quelie conquiste della Rivoluzione alle quali si
mostrano tanto pi legati in quanto ne traggono i benefici.
Il 14 germinale anno terzo (3 aprile 1795),  nominata una commissione di
tendenza moderata al fine di elaborare leggi organiche le quali siano di
moderazione e completamento del testo dell'anno primo,in seguito, in 
conclusione, per redigere un nuovo progetto di costituzione. Boissy 
d'Anglais, il relatore, tende verso destra, ma Daunou, che svolge
fra i commissari una parte determinante, ha convinzioni di ben altra
continuit. I dibattiti ricchi e sereni del mese d'agosto risolvono la 
maggior parte delle questioni nel senso di un conservatorismo 
borghese-rivoluzionario.
Una Dichiarazione dei diritti e dei doveri dell'uomo e del cittadmo precede
la costituzione. Essa mette in evidenza gli orientamenti privi di illusioni
della nuova filosofia politica al potere. Come dice Boissy, ne sono stati
messi al bando gli assiomi anarchici. Si ha l'impressione di essere
passati dalla cittadinanza intesa come garanzia dell'uomo del 1789 alla 
cittadinanza intesa come completamento dell'uomo del 1793. Il clima 
tutt'altro nel 1795: la cittadinanza, rifiutata a molti,  divenuta
repressione della parte pericolosa dell'uomo e missione data ai suoi 
titolari di contribuire all'ordine sociale. Alcuni avrebbero voluto 
compiere l'economia generale di un testo adatto, per sua natura, a 
infiammare le popolazioni. L'accordo si  fatto su una dichiarazione
piatta e priva di dinamismo. Lo scarto  netto rispetto ai testi 
precedenti. All'ottimismo, le atrocit del Terrore hanno fatto subentrare 
un profondo pessimismo sulla natura umana, che segner con la sua impronta
il decennio a venire e contribuir al successo di Napoleone: non si tratta
pi di diritti naturali ma dei diritti dell'uomo in societ. Numerose 
disposizioni del 1789 e persino del 1793 sono pi o meno riprese, ma ci 
sono omissioni e attenuazioni significative, riguardanti per esempio 
l'eguaglianza, intesa in modo strettamente giuridico, ed esaltazioni
rivelatrici, malgrado la loro freddezza, come quella della propriet.
Questa volta, soprattutto, contrariamente a quanto era stato deciso 
nel 1789, i doveri vengono consacrati in forma di un catechismo piatto
e privo di entusiasmo. L'ordine deve regnare, le passioni essere represse,
e spegnersi la speranza di una sorte migliore. Il paragone con la
Dichiarazione del 1793  edificante: la felicit, il diritto all'istruzione
e all'assistenza, il diritto all'insurrezione, fra gli altri, sono 
scomparsi. Le libert di pensiero e di parola non saranno consacrate
che nella costituzione.
La sua lunghezza (377 articoli contro 124 nel 1793) e la sua complessit 
sono commisurate alla prudenza degli autori. Questi non esitano a completare 
le disposizioni principali - la divisione dei poteri (articolo 22 della
Dichiarazione) - mediante una massa di precauzioni puntuali molte delle
quali portano, senza fecondit intellettuale, il marchio delle esperienze
precedenti. Il testo  contraddistinto da due caratteri principali: da una
parte, ritorno al regime rappresentativo puro, con l'eccezione del 
referendum costituzionale, con riduzione del suffragio; dall'altra parte, 
moltiplicazione degli organi del potere statale, dotati di una grande 
indipendenza, e fragile distribuzione delle funzioni. Il complesso esclude
ogni manifestazione di una qualsiasi dinamica politica.
Per essere cittadino, fra altre condizioni, bisogna versare una 
contribuzione diretta  in questa ingannevole universalit dei cittadini
francesi e non nell'insieme del popolo che si assiede la sovranit. Questi 
cittadini - forse 5 milioni (un po' di pi del numero dei cittadini 
attivi del 1791) su 7 milioni di francesi di sesso maschile aventi l'et
richiesta - sono elettori di primo grado in seno alle assemblee primarie, 
uno dei compiti delle quali  di designare gli elettori di secondo grado, 
meno numerosi che nel 1791 (1 ogni 200) ma simili quanto a condizioni di 
eleggibiit, principalmente di censo, e non rieleggibii immediatamente. 
L'elezione a deputato non  sottoposta a alcuna condizione di censo.
Nella strutturazione degli organismi, l'innovazione principale  il 
bicameralismo. Il Consiglio dei Cinquecento e il Consiglio degli Anziani
(250 membri), eletti con suffragio a due gradi, sono rinnovati annualmente
per un terzo. Il loro corpo elettorale  identico. Le due camere non si
distinguono che per le condizioni richieste ai loro membri, come l'et 
minima: 25 anni per i Cinquecento, 40 anni per gli Anziani, i quali 
devono essere coniugati o vedovi. I primi propongono la legge, i secondi 
la votano senza emendarla secondo Boissy d'Anglais, il Consiglio dei 
Cinquecento sar l'immaginazione della Repubblica, il Consiglio degli
Anziani ne sar la ragione. Non  prevalsa nessuna delle classiche
giustificazioni del bicameralismo, sociali oppure tecniche; non si tratta
che di evitare gli impeti di una camera unica, questa diffidenza nei
confronti del legislativo  la grande novit.
La sincerit dei costituenti dell'anno terzo nella loro volont di 
neutralizzare il potere si manifesta nell'interdizione, adatta a attenuare
la tendenza deviante della rappresentativit, tanto per i membri dei
Consigli quanto per quelli dell'esecutivo, di rinnovare immediatamente 
il proprio mandato.
In conformit con le esigenze del costituzionalismo repubblicano, 
l'esecutivo  collegiale e tutto  previsto, al di l dei considerevoli 
vantaggi che gli sono concessi, perch non possa acquistare un'influenza 
eccessiva. Il Direttorio esecutivo  eletto per cinque anni dai Consigli
in nome della Nazione - gli Anziani scelgono su una lista di dieci nomi
per incarico, proposti dai Cinquecento - ed  rinnovabile per un quinto
ogni anno. Questo capo dello Stato e del governo  decisamente collegiale:
le decisioni sono prese a maggioranza e la presidenza assegnata a turno 
ogni trimestre. Il Direttorio si avvantaggia di prerogative abbastanza 
importanti, principalmente nella conduzione degli affari esteri; nomina e
revoca i ministri e numerosi funzionari. Tuttavia, gli si rifiuta qualsiasi
autentica partecipazione alla funzione legislativa; non pu sciogliere
i Consigli n - in teoria - essere da questi costretto alle dimissioni 
(ma i Cinquecento possono metterlo sotto accusa davanti all'Alta Corte).
Conformandosi alla logica di quella che pi tardi verr chiamata 
sovranit nazionale, si era fatto in modo che il potere non avesse 
alcuna sede privilegiata tale da consentire a un'autorit di imporsi alle
altre. Le delusioni del 1791 non erano bastate a rendere modesto il 
costituzionalismo rivoluzionario: questo credeva sufficientemente
nella propria perfezione e in quella delle strutture e delle procedure che 
faceva trionfare, da rendere pressoch impossibile una revisione.
Questo sistema, generatore di conflitti e minacciato di paralisi, non
 adeguato alla gravit della posta in gioco. il suo miope conservatorismo 
salta agli occhi quando, il primo fruttidoro anno terzo (10 agosto 1795),
i termidoriani si premuniscono contro un probabile successo elettorale 
della destra votando lo stupefacente decreto dei due terzi: i due terzi 
dei membri dei nuovi Consigli (500 su 750) dovranno essere eletti tra 
i membri uscenti della Convenzione...
La Costituzione (1.050.000 s, 5.000 no) e i decreti allegati 
(200.000 s, 100.000 no) vengono adottati mediante referendum. 
L'opposizione di destra, la cui rinascita  stata agevolata dalla 
politica di reazione e dalla crescita del malcontento, ma che  troppo
eterogenea -  la somma di realisti e di repubblicani moderati, mentre 
Luigi 18esimo, dall'esilio, adotta posizioni reazionarie 
all'eccesso - prende a pretesto il decreto dei due terzi per fomentare 
un'insurrezione a Parigi. Barras fa appello a alcuni generali 
giacobini: Brune e Bonaparte. Gli insorti, guidati male, sono 
schiacciati (13 vendemmiaio anno quarto, 5 ottobre 1795). Dopo il pericolo
dell'estrema sinistra, il pericolo realista sembra allontanato. Pu 
insediarsi il regime del Direttorio.
3) II Direttorio: dal compromesso al colpo di Stato
I quattro anni di storia del Direttorio (Il regime del Direttorio  stato
oggetto di un volume pubblicato nella collezione Que sais-je? (A. Soboul,
Le Directoire et le Consulat, n. 1266), al quale rinviamo per una 
trattazione pi approfondita), sono pieni di contraddizioni.
Contraddizioni nate da una Costituzione zoppicante; contraddizioni,
anche, di una Rivoluzione che cerca un completamento che non sia
un indebolirsi ma, al contrario, un consolidarsi.
Il programma dei termidoriani rimasti al potere era ambizioso: scongiurare 
il pericolo realista e reprimere le fazioni senza ricadere nel Terrore,
resuscitare l'industria e il commercio; riportare la pace. Ma non avevano
i mezzi per la loro politica. L'aumento dello sforzo bellico si far a 
detrimento delle forze dell'ordine. Combattuti tra un'opposizione realista
pi o meno camuffata, virtualmente maggioritaria nel paese (soprattutto 
per motivi religiosi), e un'opposizione neo-giacobina sempre pi attiva, 
invischiati in difficolt economiche apparentemente insormontabili, i 
governanti non raggiungeranno mai stabilit ed equilibrio politici. 
Il loro fallimento  flagrante quasi su tutta la linea. In molti campi,
il nuovo regime ha portato alla caricatura alcuni difetti di quelli che
l'avevano preceduto. Caricatura di religione rivoluzionaria, per esempio, 
con il culto della decade e la theofilantropia, sostenuta da uno dei
membri del Direttorio, La Reveillire, in contrasto con l'importante 
rinascita cattolica clandestina.
1. situazione finanziaria, economica e sociale. 
Nel 1795-1796, la congiuntura  disastrosa. Le casse dello Stato sono 
vuote. Il prestito forzoso progressivo sui ricchi del dicembre 1795 non ha
fornito che una somma irrisoria, quindi la stampa di carta-moneta funziona 
a pieno ritmo; la massa di carta-moneta sfiora i 40 miliardi. Il valore
dell'assegnato  inferiore al prezzo della carta; il suo abbandono 
(febbraio 1796) e la sua sostituzione con il mandato territoriale non 
cambiano niente: in un mese il mandato territoriale perde il 90 per cento
del suo valore e, a sua volta,  abbandonato (febbraio 1797). La deflazione
subentra all'inflazione. Il terribile inverno 1796 non ha - aggiustato 
niente. La penuria diventa cronica. La miseria popolare contrasta con la
prosperit dei nuovi ricchi. In un clima di speculazione e corruzione che 
smentiva l'esaltazione ufficiale di una virt spartana, il Terrore aveva
visto formarsi enormi fortune, sorte talvolta dal nulla. Sotto il 
Direttorio, quelli che maneggiano il denaro, quali Simons e il 
famoso Ouvrard, occupano una posizione preminente e la banca ritrova 
tutta la sua importanza.
 in questa atmosfera che Gracchus Babeuf sviluppa le tesi di un comunismo 
agrario e costituisce, insieme a Buonarroti e a dei vecchi giacobini, la
minoranza attiva che intende esercitare una dittatura provvisoria.
Infiltrata dalla polizia, la congiura degli Eguali fallisce il 
10 maggio 1796 con l'arresto dei suoi capi. Un ultimo sussulto dei loro
seguaci verr schiacciato in settembre e Babeuf ghigliottinato l'anno 
seguente. A partire dall'anno quinto (1796-1797) le difficolt, che fino 
a quel periodo erano state soprattutto nelle citt, si spostano verso le
campagne. Il brigantaggio - spesso accoppiato con la contro-rivoluzione - 
prende un'estensione enorme, favorito dalla resistenza sempre pi forte
alla coscrizione (40 per cento di disertori su cinque classi chiamate alle
armi). Si deve tuttavia riconoscere al regime il merito di aver tentato di
mettere in atto una politica economica coerente (sostegno all'industria, 
miglioramento della rete viaria e fluviale), anche se la contrapposizione 
di due dottrine - ritorno alla pace o economia di guerra - e il disastro
monetario hanno paralizzato il tentativo.
Con le vittorie militari e il saccheggio dei territori occupati, la 
situazione finanziaria dello Stato va migliorando, ma senza poter evitare 
la bancarotta ufficiale per due terzi, il terzo restante essendo iscritto
nel Libro mastro del debito consolidato (30 settembre 1797) e al 
prezzo di un ripristino - impopolare - delle imposte indirette.
2. Il colpo di Stato permanente. 
 sul piano della politica pura che il regime del Direttorio si mostra
sotto una luce decisamente sfavorevole. Per mantenere la rotta fra una 
destra realista che, dopo il fallito sbarco degli inglesi e degli emigrati
a Quiberon (27 giugno 1795) e quello del 13 vendemmiaio, sembra scegliere 
la strada della legalit elettorale, e un'estrema sinistra sempre
risorgente, le autorit sono condannate all'irrigidimento e ai colpi 
di Stato a ripetizione.
Primo colpo di Stato attuato da tre membri del Direttorio - Barras, 
Reubell, La Revellire - il 18 fruttidoro anno quinto (4 settembre 1797), 
con l'appoggio di Bonaparte, contro i loro due colleghi Carnot e Barthlemy,
e che annulla, mediante un durevole ritorno a pratiche terroriste e 
antireligiose, lo schiacciante successo dei realisti nelle elezioni 
legislative, cosa che avrebbe potuto aprire la strada a una restaurazione 
monarchica. Nuovo colpo di Stato il 22 floreale anno sesto (11 maggio 1798),
in senso opposto questa volta, annullando l'elezione di numerosi deputati
neo-giacobini. Colpo di Stato dei Consigli contro il Direttorio, infine, 
il 29 e il 30 pratile anno settimo (17-18 giugno 1799), rivincita sul 
colpo di Stato precedente. La bilancia, ormai, pende verso sinistra: 
riapertura dei club, ricomparsa dei giornali giacobini, prestito forzoso 
di 100 milioni sui ricchi, voto di una legge sugli ostaggi che permette 
di deportare quattro parenti di nobili o di emigrati in caso di assassinio 
di un funzionario o di persona che abbia acquistato i beni nazionali. 
Questa spinta a sinistra dei governanti si spiega con un ennesimo ritorno 
del realismo, di particolare ampiezza. L'Ovest ha ripreso le armi e 
scoppia un'insurrezione nella regione di Tolosa.
Sprovvisto di solide basi d'appoggio nel paese, costretto a agire in
una sorta di vuoto politico, il regime del Direttorio si  rivelato 
incapace di riconciliare le due met della Francia.
3. I frutti della vittoria. 
Pi brillante  la situazione alle frontiere, il che spiega la relativa
longevit del regime.
Le vittorie dell'anno secondo avevano sfasciato la coalizione. Prussia,
Olanda e Spagna si sono risolte a trattare (aprile-luglio 1795). I successi
di Bonaparte in Italia hanno costretto l'Austria a firmare la pace di
Campoformio (17 ottobre 1797). Soltanto l'Inghilterra resta in guerra. 
Dei due aspetti della Grande Nazione rivoluzionaria - quello di 
liberazione e quello di sfruttamento - il primo non serve pi nemmeno da
paravento al secondo. L'Europa vede fiorire le repubbliche-sorelle, 
alleate della Repubblica francese e le cui costituzioni sono ricalcate 
sulla sua: Repubblica Batava (Olanda), Cisalpina (Italia settentrionale),
Ligure, poi Repubblica Romana, Elvetica, Partenopea...
Quanto alla spedizione d'Egitto, ha consentito di allontanare il generale
Bonaparte, un ufficiale troppo dotato per non rappresentare un pericolo. 
L'assenza del vincitore d'Italia si fa sentire quando si compone, sempre 
intorno all'Inghilterra, la seconda coalizione. La Repubblica, che, dopo
Avignone e il suo contado (1791), la Savoia (1792), Nizza (1793), 
il Belgio (1793-1795), Maastricht e la Fiandra olandese (1795), 
Montbliard (1796) e teoricamente la riva sinistra del Reno (1797), 
annette Mulhouse e Ginevra (1798) e moltiplica gli Stati satelliti, 
preoccupa pi che mai l'Europa. Dopo una serie di cocenti disfatte, 
i francesi sono costretti a evacuare l'Italia, ma i dissidi fra
gli alleati, i successi di Brune sugli anglo-russi in Olanda e la 
vittoria di Massena sui russi a Zurigo (25-26 settembre 1799) permettono 
di riassestare provvisoriamente la situazione.
Dato il vicolo cieco in cui si dibatte il Direttorio, di cui molti
prevedono l'imminente caduta, l'arbitrato di un militare prestigioso 
invocato sempre di pi. Sar Brune? Massena?  ormai giunto il tempo,
per Bonaparte, di abbandonare il suo esercito in Egitto e di rientrare 
in Francia. I successi militari o diplomatici del Direttorio non devono 
mascherare l'impressionante serie dei suoi fallimenti. Oltre a istituzioni
solide, mancava alla compagine degli uscenti, che controllava il
regime esclusivamente a proprio vantaggio, un fattore essenziale: la
fiducia. Dal 1795 al 1799 - i progressi dell'astensionismo elettorale lo
confermano - il gioco politico si  svolto lontano dalle cose reali. La
ritrovata fiducia porter il nome di un ufficiale dal passato giacobino:
Napoleone Bonaparte. Cittadini, proclamarono i consoli sottoponendo 
all'approvazione popolare le costituzione dell'anno ottavo, la Rivoluzione 
 saldata ai princpi che l'hanno iniziata. Essa  finita. Il colpo di 
stato del 18 e 19 brumaio anno ottavo (9-10 novembre) non  un atto di
forza fra altri; mentre offre a una Rivoluzione imborghesita il lustro 
che le faceva difetto, contemporaneamente, inaugura l'autentica 
stabilizzazione delle principali conquiste del 1789. Napoleone, 
consapevole tanto delle necessit di lunga durata quanto delle nuove
esigenze, sapr tener conto delle une e delle altre. Superando l'Antico 
e il Nuovo in modo quasi dialettico, il sistema napoleonico, erede della
Rivoluzione con beneficio d'inventario, proietter la Francia nella
modernit.
Conclusione.
Lo squilibrio fra la radicalit del progetto rivoluzionario e lo stato del 
paese, considerato nel suo profondo spessore, ha gettato la Francia, alla 
fine del 18esimo secolo, in una spirale minacciosa. Agli inizi, la fiumana
rivoluzionaria si  alimentata di ondate diverse che hanno consentito di
parlare, per il 1789, di rivoluzioni al plurale. La maggioranza della
Costituente, le folle parigine, le masse contadine si muovono in tempi 
differenti. Alla fine, i loro obiettivi non potevano mancare di divergere, 
se non altro sulla questione del liberalismo economico, caro alle lites, 
detestato dal popolino. D'altronde, esistevano parecchie dimore nella casa
dei Lumi, e molte ambiguit. L'intreccio ideologico, interferendo con
importanti movimenti popolari, ne  stato semplificato e inasprito. 
Il congiungersi di un problema politico e di un problema religioso ha
finito col dare alla Rivoluzione aspetti da guerra di religione, 
trasformando la ricerca di una unit, che fosse unanimit, in un sogno
utopico. Trauma immenso, in cui si sovrappongono la lotta di realisti e
repubblicani, i conflitti fra Chiesa e Stato e persino una guerra sulla 
scuola, senza parlare - localmente - delle vecchie liti di campanile 
rivestite di ideologia. Questa frantumazione dell'opinione pubblica ha 
provocato una eccezionale instabilit politica e costituzionale; durante 
due secoli, n i regimi pi sintetici (Imperi, Monarchia di luglio) n 
le sacre unioni sono riuscite a attenuare le fratture.
Da alcuni anni, molte cose sono cambiate. L'alternanza politica del 1981, 
per esempio, ha provocato una duplice inversione di rotta della sinistra
sulla questione costituzionale e in campo economico. Questi cambiamenti
hanno consentito ai francesi, nella loro maggioranza, di riconciliarsi
sulla propria storia in occasione del bicentenario della Rivoluzione.
Una certa storiografia detta di destra ha potuto test esporre fatti
a lungo respinti dal bilancio della Rivoluzione. Questo, non c' da 
dubitarne,  cupo su molti aspetti.
Le terribili guerre della Rivoluzione e dell'Impero, in realt 
indissociabii, sono finite con un bilancio territoriale pressoch nullo. 
Il salasso compiuto - circa 700.000 morti a causa dei massacri e delle 
guerre tra il 1789 e il 1799, 900.000 a causa delle campagne 
napoleoniche - e praticato largamente nella popolazione giovane adulta, ha
duramente pesato sull'avvenire demografico del paese, anche lasciando da
parte ogni preoccupazione umanitaria: l'equivalente del 5,5 per cento
della popolazione (3,5 per cento nel 1914-1918).
Certi aspetti restano molto discussi. Se non  affatto certo che nel 1789 
la Francia fosse sul punto di raggiungere l'Inghilterra, il bilancio 
economico nel periodo rivoluzionario  negativo, fra l'altro con fenomeni
di de-industrializzazione e il disastro del commercio marittimo e 
coloniale. Il recupero napoleonico sar insufficiente: nel 1815, sar 
pi profondo il divario fra la Francia e un'Inghilterra definitivamente 
padrona dei mari e dominante in tutti i circuiti commerciali. La 
Rivoluzione giuridica ha contribuito a liberare - a prezzo di una miseria
notoriamente aggravata pur i pi poveri - certe forze prima bloccate, ma
non sarebbe possibile giudicare una modernizzazione il considerevole 
sviluppo della piccola propriet agricola indotto dalla Rivoluzione. 
D'altronde, il periodo rivoluzionario e imperiale sembra aver radicato
comportamenti poco favorevoli allo sviluppo economico, a cominciare 
dall'eccessiva preferenza delle lites per le carriere dell'amministrazione
statale e dell'esercito. E se, per i notabili del nuovo secolo, la 
discriminante del denaro ha sostituito il privilegio, questo denaro sar
ancora a lungo investito nelle propriet terriere.
Da un punto di vista ben diverso, ma complementare, si dovr sottolineare 
il fallimento della Rivoluzione nella realizzazione del proprio progetto
politico e sociale. Fino al 1875, la Francia  rimasta un paese di 
tipo monarchico, pi o meno limitato, pi o meno liberale. Il tessuto
sociale, bench modificato dal trauma rivoluzionario che ha
assicurato una certa redistribuzione,  ancora largamente inserito in una 
forma di continuit con l'Ancien rgime, e bisogna attendere gli anni 1880,
persino la prima guerra mondiale, per vederlo liberarsene in modo sensibile.
Tendenzialmente, i paesi dell'Europa occidentale si sono allineati su un
modello politico-sociale abbastanza omogeneo, malgrado le sue varianti, e 
la modernizzazione della Francia non si  realizzata molto pi rapidamente
di quella delle grandi monarchie parlamentari o limitate (queste ancora
dominanti per numero e potenza nel 1914).
I successi di quel periodo, tuttavia, non devono essere sottovalutati. 
Al di l di certi luoghi comuni, il bilancio scientifico della Rivoluzione
non  trascurabile. L'adozione di un uniforme sistema decimale dei pesi e 
delle misure  stata, a lungo termine, una riforma di considerevole 
portata. In materia amministrativa, la suddivisione in dipartimenti  
stata un successo storico che ha cementato l'omogeneit territoriale del
paese. Ugualmente, la legge Jourdan-Delbrel (5 settembre 1798), che 
istituiva la coscrizione universale e obbligatoria, ha rafforzato il
carattere nazionale delle forze armate. Per contro, avremo pi riserve 
sugli apporti artistici - essenzialmente popolari (stampe, piatti
dipinti) - che non possono compensare le distruzioni. Ognuno completer 
cos, a suo modo, la lista degli aspetti negativi e degli aspetti positivi,
o misurer, per esempio, l'apprensione rivoluzionaria alla questione 
educativa o alla questione sociale sul metro delle intenzioni o delle
realizzazioni; ma l'essenziale  forse altrove.
Certo la Rivoluzione non ha saputo trovare espressione politica e
sociale stabile, ma l'Ancien rgime sembrava incapace, nel 1789, di
quel rinnovamento che si imponeva; ora, la rottura rivoluzionaria ha
rappresentato un momento dialettico nell'elaborazione di una
sintesi, consolare e imperiale, che, coniugando aspetti dell'antico e
del nuovo regime, generer in molti campi pi rilevanti - in primo
luogo il Codice civile e l'organizzazione amministrativa (con i suoi
risvolti burocratici) - delle soluzioni sulle quali la Francia vivr per un
secolo e mezzo.
A fianco di questo lascito mediato, esistono le pagine eroiche e
quella fama invidiata, conquista della Francia moderna, di paese dei
diritti dell'uomo. La violazione, sovente in modo atroce, dei diritti
proclamati non  riuscita a appannare la grandezza del gesto - della
Dichiarazione del 1789 - ad onta delle sue debolezze, delle sue 
insufficienze e delle sue ambiguit.  senza dubbio a causa della 
Rivoluzione che l'Europa, malgrado la diffusione delle idee francesi e il
segno profondo del Codice napoleonico, ha cessato di essere culturalmente
francese quanto lo era nel secolo 18esimo, ma  anche grazie a lei
che il mondo contemporaneo, in un certo senso,  divenuto pi francese
di quanto sarebbe stato senza il 1789.
FINE
Bibliografia essenziale
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Cronologia essenziale:
1788. 7 giugno. Giornata delle tegole: Grenoble (Delfinato)  teatro di
violenti tumulti popolari. Nel lungo conflitto che aveva contrapposto
monarchia assoluta e Parlamenti, a proposito di riforma fiscale, emerge in
prima persona la protesta popolare.
21 luglio. Vizille (Delfinato): l'assemblea dei tre ordini invita tutte 
le province a unirsi contro il dispotismo.
8 agosto. Convocazione degli Stati generali per il primo maggio 1789.
settembre. Il Parlamento di Parigi si pronuncia contro il raddoppio 
dei rappresentanti del Terzo Stato agli Stati generali; si spezza 
l'unanimit dei tre ordini.
27 dicembre. Il Consiglio del re accorda il raddoppio dei rappresentanti 
del Terzo Stato.
1789. Gennaio. Suscita enorme scalpore l'opuscolo dell'abate Sieys:
Che cos' il Terzo Stato?
Marzo-aprile. Elezioni dei rappresentanti dei tre ordini agli Stati
generali. In numerosissime assemblee si elaborano i cahiers de dolances.
5 maggio. Inaugurazione degli Stati generali.
17 giugno. I rappresentanti del Terzo Stato si costituiscono in Assemblea 
nazionale.
20 giugno. Giuramento della Pallacorda.
23 giugno. Seduta reale: i rappresentanti del Terzo Stato resistono con 
determinazione.
9 luglio. Gli Stati generali si trasformano in Assemblea nazionale 
costituente.
14 luglio. Presa della Bastiglia. Sorge la nuova municipalit di Parigi.
Luglio. La Rivoluzione dilaga nelle province. La grande paura. 
Rivolte nelle campagne, rivoluzione municipale.
4 agosto. L'Assemblea costituente abolisce i privilegi feudali.
26 agosto. L'Assemblea costituente approva la Dichiarazione dei diritti 
dell'uomo e del cittadino.
5-6 ottobre. Manifestazione di parigini a Versailles. Il re accetta di 
trasferirsi a Parigi: l'Assemblea costituente lo segue.
2 novembre. L'Assemblea costituente dichiara beni nazionali le propriet 
del clero.
1790. 12 luglio. L'Assemblea costituente approva la Costituzione civile
del clero. 
1791. 20 giugno. Tentativo di fuga del re e della famiglia reale. Fermato 
a Varennes, il re  ricondotto a Parigi e provvisoriamente sospeso dalle 
sue funzioni.
17 luglio. Manifestazione repubblicana dei parigini a Campo di Marte; la
Guardia nazionale spara sui manifestanti.
25 agosto. Dichiarazione di Pillnitz.
30 settembre. L'Assemblea costituente vota la Costituzione e si scioglie.
1 ottobre. Si inaugura l'Assemblea legislativa.
1792. 20 aprile. Dichiarazione di guerra all'Austria, anche la Prussia entra 
in guerra. Lunga serie di sconfitte per le armate francesi. 
11 luglio. L'Assemblea legislativa proclama la patria in pericolo, 
decreta la leva generale dei volontari e la requisizione di tutte le armi
e munizioni.
10 agosto. Giornata rivoluzionaria delle sezioni parigine, promossa da
giacobini e Cordiglieri. La folla assalta le Tuileries. L'Assemblea
legislativa delibera la sospensione del re, il suo internamento, la
convocazione di una nuova assemblea nazionale costituente (la Convenzione)
eletta a suffragio universale.
1 settembre. Cade Verdun.
2-6 settembre. Vittoria francese a Valmy; massacri dei detenuti nelle
prigioni di Parigi.
21 settembre. Si inaugura la Convenzione.  proclamata la Repubblica.
25 settembre. La Repubblica francese  proclamata una e indivisibile.
Ottobre. Alla Convenzione inizia il processo contro Luigi 16esimo.
1793. 17 gennaio. La Convenzione delibera la condanna a morte di 
Luigi 16esimo.
21 gennaio. Luigi 16esimo  giustiziato.
1 febbraio. Dichiarazione di guerra contro l'Inghilterra; si forma la 
prima Coalizione delle potenze europee contro la Francia.
10 marzo. Scoppia la rivolta in Vandea.
Aprile-maggio. Divampa lo scontro fra girondini e montagnardi.
31 maggio-2 giugno. Giornate rivoluzionarie promosse dalle sezioni
parigine. La Convenzione delibera l'arresto dei capi girondini.
24 giugno. La Convenzione approva la Costituzione dell'anno 1.
27 luglio. Robespierre entra nel Comitato di salute pubblica.
23 agosto. La Convenzione vota il decreto per la leva in massa.
17 settembre. La Convenzione approva la legge sui sospetti; ha inizio 
il Terrore.
24-30 ottobre. Processo e condanna a morte dei girondini.
Ottobre-dicembre. Gli eserciti della coalizione sono sconfitti. Tolone 
riconquistata. La rivolta in Vandea repressa nel sangue.
1794. Marzo-aprile. Processo e condanna contro Hbert e il suo 
gruppo (Esagerati), poi contro Danton, Desmoulins e il gruppo degli
Indulgenti. 
7 maggio. Istituzione del culto dell'Ente supremo.
10 giugno. La Convenzione delibera una nuova e aggravata legge sui 
sospetti, inizia il grande Terrore.
24 luglio. La Convenzione delibera l'arresto di Robespierre e dei
capi montagnardi e della Comune di Parigi.
27 luglio. Robespierre e il suo gruppo sono giustiziati.
Agosto-dicembre. Riorganizzazione del Comitato di salute pubblica.
Graduale fine del Terrore.
24 dicembre. Abolizione del maximum.
1795. 21 febbraio. La Convenzione proclama la separazione fra Chiesa 
e Stato.
1 aprile-20 maggio. Ultime giornate rivoluzionarie dei sans-culottes di 
Parigi, represse dall'esercito. Sessanta deputati montagnardi sono esclusi
dalla Convenzione.
27 giugno. Fallisce lo sbarco inglese e di emigrati a Quiberon.
aprile-luglio. Prussia, Olanda, Spagna aprono trattative di pace con la
Francia. Della prima Coalizione restano in armi Inghilterra e Austria.
5 ottobre. Insurrezione realista a Parigi;  repressa dall'esercito al
comando dei generali Brune e Bonaparte.
26 ottobre. Approvata la nuova Costituzione dell'anno terzo, la Convenzione
si scioglie. Vengono elette due Camere: il Consiglio dei Cinquecento e
il Consiglio degli anziani. Il nuovo esecutivo  il Direttorio, 
organo collegiale formato da cinque membri.







