Questo e-text  stato gratuitamente scaricato da
www.liberliber.it
e adattato dalla Fondazione Ezio Galiano per
renderne autonoma la lettura ai privi della vista.


La Bibbia di Gerusalemme.

Nuovo Testamento.

Lettere di san Paolo.

Lettera ai Romani.



	 Paolo, servo di Cristo Ges, apostolo per vocazione, prescelto per annunziare il vangelo di Dio,  che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture,  riguardo al Figlio suo, nato dalla stirpe di Davide secondo la carne,  costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezione dai morti, Ges Cristo, nostro Signore.  Per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia dell'apostolato per ottenere l'obbedienza alla fede da parte di tutte le genti, a gloria del suo nome;  e tra queste siete anche voi, chiamati da Ges Cristo.  A quanti sono in Roma diletti da Dio e santi per vocazione, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Ges Cristo.

	 Anzitutto rendo grazie al mio Dio per mezzo di Ges Cristo riguardo a tutti voi, perch la fama della vostra fede si espande in tutto il mondo.  Quel Dio, al quale rendo culto nel mio spirito annunziando il vangelo del Figlio suo, mi  testimone che io mi ricordo sempre di voi,  chiedendo sempre nelle mie preghiere che per volont di Dio mi si apra una strada per venire fino a voi.  Ho infatti un vivo desiderio di vedervi per comunicarvi qualche dono spirituale perch ne siate fortificati,  o meglio, per rinfrancarmi con voi e tra voi mediante la fede che abbiamo in comune, voi e io.  Non voglio pertanto che ignoriate, fratelli, che pi volte mi sono proposto di venire fino a voi - ma finora ne sono stato impedito - per raccogliere qualche frutto anche tra voi, come tra gli altri Gentili.  Poich sono in debito verso i Greci come verso i barbari, verso i dotti come verso gli ignoranti:  sono quindi pronto, per quanto sta in me, a predicare il vangelo anche a voi di Roma.

	 Io infatti non mi vergogno del vangelo, poich  potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco.   in esso che si rivela la giustizia di Dio di fede in fede, come sta scritto: 'Il giusto vivr mediante la fede'.

	 In realt l'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empiet e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verit nell'ingiustizia,  poich ci che di Dio si pu conoscere  loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato.  Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinit;  essi sono dunque inescusabili, perch, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria n gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si  ottenebrata la loro mente ottusa.  Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti  e hanno cambiato la gloria dell'incorruttibile Dio con l'immagine e la figura dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili.
	 Perci Dio li ha abbandonati all'impurit secondo i desideri del loro cuore, s da disonorare fra di loro i propri corpi,  poich essi hanno cambiato la verit di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che  benedetto nei secoli. Amen.
	 Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura.  Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo cos in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento.  E poich hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in bala d'una intelligenza depravata, sicch commettono ci che  indegno,  colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagit, di cupidigia, di malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di rivalit, di frodi, di malignit; diffamatori,  maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori,  insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia.  E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cio gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa.



	 Sei dunque inescusabile, chiunque tu sia, o uomo che giudichi; perch mentre giudichi gli altri, condanni te stesso; infatti, tu che giudichi, fai le medesime cose.  Eppure noi sappiamo che il giudizio di Dio  secondo verit contro quelli che commettono tali cose.  Pensi forse, o uomo che giudichi quelli che commettono tali azioni e intanto le fai tu stesso, di sfuggire al giudizio di Dio?  O ti prendi gioco della ricchezza della sua bont, della sua tolleranza e della sua pazienza, senza riconoscere che la bont di Dio ti spinge alla conversione?  Tu, per, con la tua durezza e il tuo cuore impenitente accumuli collera su di te per il giorno dell'ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio,  il quale render a ciascuno secondo le sue opere:  la vita eterna a coloro che perseverando nelle opere di bene cercano gloria, onore e incorruttibilit;  sdegno ed ira contro coloro che per ribellione resistono alla verit e obbediscono all'ingiustizia.  Tribolazione e angoscia per ogni uomo che opera il male, per il Giudeo prima e poi per il Greco;  gloria invece, onore e pace per chi opera il bene, per il Giudeo prima e poi per il Greco,  perch presso Dio non c' parzialit.

	 Tutti quelli che hanno peccato senza la legge, periranno anche senza la legge; quanti invece hanno peccato sotto la legge, saranno giudicati con la legge.  Perch non coloro che ascoltano la legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli che mettono in pratica la legge saranno giustificati.  Quando i pagani, che non hanno la legge, per natura agiscono secondo la legge, essi, pur non avendo legge, sono legge a se stessi;  essi dimostrano che quanto la legge esige  scritto nei loro cuori come risulta dalla testimonianza della loro coscienza e dai loro stessi ragionamenti, che ora li accusano ora li difendono.  Cos avverr nel giorno in cui Dio giudicher i segreti degli uomini per mezzo di Ges Cristo, secondo il mio vangelo.
	 Ora, se tu ti vanti di portare il nome di Giudeo e ti riposi sicuro sulla legge, e ti glori di Dio,  del quale conosci la volont e, istruito come sei dalla legge, sai discernere ci che  meglio,  e sei convinto di esser guida dei ciechi, luce di coloro che sono nelle tenebre,  educatore degli ignoranti, maestro dei semplici, perch possiedi nella legge l'espressione della sapienza e della verit...  ebbene, come mai tu, che insegni agli altri, non insegni a te stesso? Tu che predichi di non rubare, rubi?  Tu che proibisci l'adulterio, sei adltero? Tu che detesti gli idoli, ne derubi i templi?  Tu che ti glori della legge, offendi Dio trasgredendo la legge?  Infatti 'il nome di Dio  bestemmiato per causa vostra tra i pagani', come sta scritto.

	 La circoncisione  utile, s, se osservi la legge; ma se trasgredisci la legge, con la tua circoncisione sei come uno non circonciso.  Se dunque chi non  circonciso osserva le prescrizioni della legge, la sua non circoncisione non gli verr forse contata come circoncisione?  E cos, chi non  circonciso fisicamente, ma osserva la legge, giudicher te che, nonostante la lettera della legge e la circoncisione, sei un trasgressore della legge.  Infatti, Giudeo non  chi appare tale all'esterno, e la circoncisione non  quella visibile nella carne;  ma Giudeo  colui che lo  interiormente e la circoncisione  quella del cuore, nello spirito e non nella lettera; la sua gloria non viene dagli uomini ma da Dio.



	- Qual  dunque la superiorit del Giudeo? O quale l'utilit della circoncisione?
	- Grande, sotto ogni aspetto. Anzitutto perch a loro sono state affidate le rivelazioni di Dio.
	- Che dunque? Se alcuni non hanno creduto, la loro incredulit pu forse annullare la fedelt di Dio?
	- Impossibile! Resti invece fermo che Dio  verace e 'ogni uomo mentitore', come sta scritto:

	'Perch tu sia riconosciuto giusto nelle tue parole
	e trionfi quando sei giudicato'.

	- Se per la nostra ingiustizia mette in risalto la giustizia di Dio, che diremo? Forse  ingiusto Dio quando riversa su di noi la sua ira? Parlo alla maniera umana.
	- Impossibile! Altrimenti, come potr Dio giudicare il mondo?
	- Ma se per la mia menzogna la verit di Dio risplende per sua gloria, perch dunque sono ancora giudicato come peccatore?  Perch non dovremmo fare il male affinch venga il bene, come alcuni - la cui condanna  ben giusta - ci calunniano, dicendo che noi lo affermiamo?

	 Che dunque? Dobbiamo noi ritenerci superiori? Niente affatto! Abbiamo infatti dimostrato precedentemente che Giudei e Greci, tutti, sono sotto il dominio del peccato,  come sta scritto:

	'Non c' nessun giusto, nemmeno uno,'
	 'non c' sapiente, non c' chi cerchi Dio!'
	 'Tutti hanno traviato e si son pervertiti;
	non c' chi compia il bene, non ce n' neppure uno.'
	 'La loro gola  un sepolcro spalancato,
	tramano inganni con la loro lingua,
	veleno di serpenti  sotto le loro labbra,'
	 'la loro bocca  piena di maledizione e di amarezza.'
	 'I loro piedi corrono a versare il sangue;'
	 'strage e rovina  sul loro cammino'
	 'e la via della pace non conoscono.'
	 'Non c' timore di Dio davanti ai loro occhi'.

	 Ora, noi sappiamo che tutto ci che dice la legge lo dice per quelli che sono sotto la legge, perch sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio.  Infatti in virt delle opere della legge 'nessun uomo sar giustificato davanti a lui', perch per mezzo della legge si ha solo la conoscenza del peccato.

	 Ora invece, indipendentemente dalla legge, si  manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti;  giustizia di Dio per mezzo della fede in Ges Cristo, per tutti quelli che credono. E non c' distinzione:  tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio,  ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virt della redenzione realizzata da Cristo Ges.  Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue, al fine di manifestare la sua giustizia, dopo la tolleranza usata verso i peccati passati,  nel tempo della divina pazienza. Egli manifesta la sua giustizia nel tempo presente, per essere giusto e giustificare chi ha fede in Ges.

	 Dove sta dunque il vanto? Esso  stato escluso! Da quale legge? Da quella delle opere? No, ma dalla legge della fede.  Noi riteniamo infatti che l'uomo  giustificato per la fede indipendentemente dalle opere della legge.  Forse Dio  Dio soltanto dei Giudei? Non lo  anche dei pagani? Certo, anche dei pagani!  Poich non c' che un solo Dio, il quale giustificher per la fede i circoncisi, e per mezzo della fede anche i non circoncisi.  Togliamo dunque ogni valore alla legge mediante la fede? Nient'affatto, anzi confermiamo la legge.



	 Che diremo dunque di Abramo, nostro antenato secondo la carne?  Se infatti Abramo  stato giustificato per le opere, certo ha di che gloriarsi, ma non davanti a Dio.  Ora, che cosa dice la Scrittura? 'Abramo ebbe fede in Dio e ci gli fu accreditato come giustizia'.  A chi lavora, il salario non viene calcolato come un dono, ma come debito;  a chi invece non lavora, ma crede in colui che giustifica l'empio, la sua fede gli viene accreditata come giustizia.  Cos anche Davide proclama beato l'uomo a cui Dio accredita la giustizia indipendentemente dalle opere:

	 'Beati quelli le cui iniquit sono state perdonate
	e i peccati sono stati ricoperti;'
	 'beato l'uomo al quale il Signore non mette in conto
	il peccato'!

	 Orbene, questa beatitudine riguarda chi  circonciso o anche chi non  circonciso? Noi diciamo infatti che 'la fede fu accreditata ad Abramo come giustizia'.  Come dunque gli fu accreditata? Quando era circonciso o quando non lo era? Non certo dopo la circoncisione, ma prima.  Infatti egli ricevette 'il segno della circoncisione'quale sigillo della giustizia derivante dalla fede che aveva gi ottenuta quando non era ancora circonciso; questo perch fosse padre di tutti i non circoncisi che credono e perch anche a loro venisse accreditata la giustizia  e fosse padre anche dei circoncisi, di quelli che non solo hanno la circoncisione, ma camminano anche sulle orme della fede del nostro padre Abramo prima della sua circoncisione.

	 Non infatti in virt della legge fu data ad Abramo o alla sua discendenza la promessa di diventare erede del mondo, ma in virt della giustizia che viene dalla fede;  poich se diventassero eredi coloro che provengono dalla legge, sarebbe resa vana la fede e nulla la promessa.  La legge infatti provoca l'ira; al contrario, dove non c' legge, non c' nemmeno trasgressione.  Eredi quindi si diventa per la fede, perch ci sia per grazia e cos la promessa sia sicura per tutta la discendenza, non soltanto per quella che deriva dalla legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale  padre di tutti noi.  Infatti sta scritto: 'Ti ho costituito padre di molti popoli'; [ nostro padre] davanti al Dio nel quale credette, che d vita ai morti e chiama all'esistenza le cose che ancora non esistono.

	 Egli ebbe fede sperando contro ogni speranza e cos divenne 'padre di molti popoli', come gli era stato detto: 'Cos sar la tua discendenza'.  Egli non vacill nella fede, pur vedendo gi come morto il proprio corpo - aveva circa cento anni - e morto il seno di Sara.  Per la promessa di Dio non esit con incredulit, ma si rafforz nella fede e diede gloria a Dio,  pienamente convinto che quanto egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento.  Ecco perch 'gli fu accreditato come giustizia'.
	 E non soltanto per lui  stato scritto che gli fu accreditato come giustizia,  ma anche per noi, ai quali sar egualmente accreditato: a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Ges nostro Signore,  il quale  stato messo a morte per i nostri peccati ed  stato risuscitato per la nostra giustificazione.



	 Giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Ges Cristo;  per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio.  E non soltanto questo: noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virt provata  e la virt provata la speranza.  La speranza poi non delude, perch l'amore di Dio  stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci  stato dato.
	 Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo mor per gli empi nel tempo stabilito.  Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci pu essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene.  Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perch, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo  morto per noi.  A maggior ragione ora, giustificati per il suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui.  Se infatti, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto pi ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.  Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Ges Cristo, dal quale ora abbiamo ottenuto la riconciliazione.

	 Quindi, come a causa di un solo uomo il peccato  entrato nel mondo e con il peccato la morte, cos anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perch tutti hanno peccato.  Fino alla legge infatti c'era peccato nel mondo e, anche se il peccato non pu essere imputato quando manca la legge,  la morte regn da Adamo fino a Mos anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale  figura di colui che doveva venire.
	 Ma il dono di grazia non  come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di pi la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Ges Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini.  E non  accaduto per il dono di grazia come per il peccato di uno solo: il giudizio part da un solo atto per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute per la giustificazione.  Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di pi quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Ges Cristo.
	 Come dunque per la colpa di uno solo si  riversata su tutti gli uomini la condanna, cos anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che d vita.  Similmente, come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, cos anche per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.
	 La legge poi sopraggiunse a dare piena coscienza della caduta, ma laddove  abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia,  perch come il peccato aveva regnato con la morte, cos regni anche la grazia con la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Ges Cristo nostro Signore.



	 Che diremo dunque? Continuiamo a restare nel peccato perch abbondi la grazia?   assurdo! Noi che gi siamo morti al peccato, come potremo ancora vivere nel peccato?  O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Ges, siamo stati battezzati nella sua morte?  Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perch come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, cos anche noi possiamo camminare in una vita nuova.  Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione.  Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio  stato crocifisso con lui, perch fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo pi schiavi del peccato.  Infatti chi  morto,  ormai libero dal peccato.
	 Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui,  sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore pi; la morte non ha pi potere su di lui.  Per quanto riguarda la sua morte, egli mor al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio.  Cos anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Ges.

	 Non regni pi dunque il peccato nel vostro corpo mortale, s da sottomettervi ai suoi desideri;  non offrite le vostre membra come strumenti di ingiustizia al peccato, ma offrite voi stessi a Dio come vivi tornati dai morti e le vostre membra come strumenti di giustizia per Dio.  Il peccato infatti non dominer pi su di voi poich non siete pi sotto la legge, ma sotto la grazia.

	 Che dunque? Dobbiamo commettere peccati perch non siamo pi sotto la legge, ma sotto la grazia?  assurdo!  Non sapete voi che, se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli, siete schiavi di colui al quale servite: sia del peccato che porta alla morte, sia dell'obbedienza che conduce alla giustizia?  Rendiamo grazie a Dio, perch voi eravate schiavi del peccato, ma avete obbedito di cuore a quell'insegnamento che vi  stato trasmesso  e cos, liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia.
	 Parlo con esempi umani, a causa della debolezza della vostra carne. Come avete messo le vostre membra a servizio dell'impurit e dell'iniquit a pro dell'iniquit, cos ora mettete le vostre membra a servizio della giustizia per la vostra santificazione.

	 Quando infatti eravate sotto la schiavit del peccato, eravate liberi nei riguardi della giustizia.  Ma quale frutto raccoglievate allora da cose di cui ora vi vergognate? Infatti il loro destino  la morte.  Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi raccogliete il frutto che vi porta alla santificazione e come destino avete la vita eterna.  Perch il salario del peccato  la morte; ma il dono di Dio  la vita eterna in Cristo Ges nostro Signore.



	 O forse ignorate, fratelli - parlo a gente esperta di legge - che la legge ha potere sull'uomo solo per il tempo in cui egli vive?  La donna sposata, infatti,  legata dalla legge al marito finch egli vive; ma se il marito muore,  libera dalla legge che la lega al marito.  Essa sar dunque chiamata adultera se, mentre vive il marito, passa a un altro uomo, ma se il marito muore, essa  libera dalla legge e non  pi adultera se passa a un altro uomo.  Alla stessa maniera, fratelli miei, anche voi, mediante il corpo di Cristo, siete stati messi a morte quanto alla legge, per appartenere ad un altro, cio a colui che fu risuscitato dai morti, affinch noi portiamo frutti per Dio.  Quando infatti eravamo nella carne, le passioni peccaminose, stimolate dalla legge, si scatenavano nelle nostre membra al fine di portare frutti per la morte.  Ora per siamo stati liberati dalla legge, essendo morti a ci che ci teneva prigionieri, per servire nel regime nuovo dello Spirito e non nel regime vecchio della lettera.

	 Che diremo dunque? Che la legge  peccato? No certamente! Per io non ho conosciuto il peccato se non per la legge, n avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: 'Non desiderare'.  Prendendo pertanto occasione da questo comandamento, il peccato scaten in me ogni sorta di desideri. Senza la legge infatti il peccato  morto  e io un tempo vivevo senza la legge. Ma, sopraggiunto quel comandamento, il peccato ha preso vita  e io sono morto; la legge, che doveva servire per la vita,  divenuta per me motivo di morte.  Il peccato infatti, prendendo occasione dal comandamento, mi ha sedotto e per mezzo di esso mi ha dato la morte.  Cos la legge  santa e santo e giusto e buono  il comandamento.  Ci che  bene  allora diventato morte per me? No davvero!  invece il peccato: esso per rivelarsi peccato mi ha dato la morte servendosi di ci che  bene, perch il peccato apparisse oltre misura peccaminoso per mezzo del comandamento.

	 Sappiamo infatti che la legge  spirituale, mentre io sono di carne, venduto come schiavo del peccato.  Io non riesco a capire neppure ci che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto.  Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge  buona;   quindi non sono pi io a farlo, ma il peccato che abita in me.  Io so infatti che in me, cio nella mia carne, non abita il bene; c' in me il desiderio del bene, ma non la capacit di attuarlo;  infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio.  Ora, se faccio quello che non voglio, non sono pi io a farlo, ma il peccato che abita in me.  Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male  accanto a me.  Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio,  ma nelle mie membra vedo un'altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che  nelle mie membra.  Sono uno sventurato! Chi mi liberer da questo corpo votato alla morte?  Siano rese grazie a Dio per mezzo di Ges Cristo nostro Signore! Io dunque, con la mente, servo la legge di Dio, con la carne invece la legge del peccato.



	 Non c' dunque pi nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Ges.  Poich la legge dello Spirito che d vita in Cristo Ges ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte.  Infatti ci che era impossibile alla legge, perch la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e in vista del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne,  perch la giustizia della legge si adempisse in noi, che non camminiamo secondo la carne ma secondo lo Spirito.
	 Quelli infatti che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito.  Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace.  Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perch non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero.  Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio.
	 Voi per non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.  E se Cristo  in voi, il vostro corpo  morto a causa del peccato, ma lo spirito  vita a causa della giustificazione.  E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Ges dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti dar la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
	 Cos dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne;  poich se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l'aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete.

	 Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio.  E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: "Abb, Padre!".  Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio.  E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

	 Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovr essere rivelata in noi.
	 La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio;  essa infatti  stata sottomessa alla caducit - non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza  di essere lei pure liberata dalla schiavit della corruzione, per entrare nella libert della gloria dei figli di Dio.  Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto;  essa non  la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.  Poich nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ci che si spera, se visto, non  pi speranza; infatti, ci che uno gi vede, come potrebbe ancora sperarlo?  Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.
	 Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perch nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili;  e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poich egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio.

	 Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno.  Poich quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, perch egli sia il primogenito tra molti fratelli;  quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati.

	 Che diremo dunque in proposito? Se Dio  per noi, chi sar contro di noi?  Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci doner ogni cosa insieme con lui?  Chi accuser gli eletti di Dio? Dio giustifica.  Chi condanner? Cristo Ges, che  morto, anzi, che  risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi?  Chi ci separer dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudit, il pericolo, la spada?  Proprio come sta scritto:

	'Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno,
	siamo trattati come pecore da macello'.

	 Ma in tutte queste cose noi siamo pi che vincitori per virt di colui che ci ha amati.  Io sono infatti persuaso che n morte n vita, n angeli n principati, n presente n avvenire,  n potenze, n altezza n profondit, n alcun'altra creatura potr mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Ges, nostro Signore.



	 Dico la verit in Cristo, non mentisco, e la mia coscienza me ne d testimonianza nello Spirito Santo:  ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua.  Vorrei infatti essere io stesso antema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne.  Essi sono Israeliti e possiedono l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse,  i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne, egli che  sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.

	 Tuttavia la parola di Dio non  venuta meno. Infatti non tutti i discendenti di Israele sono Israele,  n per il fatto di essere discendenza di Abramo sono tutti suoi figli. No, ma: 'in Isacco ti sar data una discendenza',  cio: non sono considerati figli di Dio i figli della carne, ma come discendenza sono considerati solo i figli della promessa.  Queste infatti sono le parole della promessa: 'Io verr in questo tempo e Sara avr un figlio'.  E non  tutto; c' anche Rebecca che ebbe figli da un solo uomo, Isacco nostro padre:  quando essi ancora non eran nati e nulla avevano fatto di bene o di male - perch rimanesse fermo il disegno divino fondato sull'elezione non in base alle opere, ma alla volont di colui che chiama -  le fu dichiarato: 'Il maggiore sar sottomesso al minore',  come sta scritto:

	'Ho amato Giacobbe
	e ho odiato Esa'.

	 Che diremo dunque? C' forse ingiustizia da parte di Dio? No certamente!  Egli infatti dice a Mos:

	'User misericordia con chi vorr,
	e avr piet di chi vorr averla.'

	 Quindi non dipende dalla volont n dagli sforzi dell'uomo, ma da Dio che usa misericordia.  Dice infatti la Scrittura al faraone: 'Ti ho fatto sorgere per manifestare in te la mia potenza e perch il mio nome sia proclamato in tutta la terra'.  Dio quindi usa misericordia con chi vuole e indurisce chi vuole
	 Mi potrai per dire: "Ma allora perch ancora rimprovera? Chi pu infatti resistere al suo volere?".  O uomo, tu chi sei per disputare con Dio? 'Oser forse dire il vaso plasmato a colui che lo plasm': "Perch mi hai fatto cos?".  Forse il vasaio non  padrone dell'argilla, per fare con la medesima pasta un vaso per uso nobile e uno per uso volgare?  Se pertanto Dio, volendo manifestare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con grande pazienza vasi di collera, gi pronti per la perdizione,  e questo per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso vasi di misericordia, da lui predisposti alla gloria,  cio verso di noi, che egli ha chiamati non solo tra i Giudei ma anche tra i pagani, che potremmo dire?

	 Esattamente come dice Osea:

	'Chiamer mio popolo quello che non era mio popolo
	e mia diletta quella che non era la diletta.'
	 'E avverr che nel luogo stesso dove fu detto
	loro:
	"Voi non siete mio popolo",
	l saranno chiamati figli del Dio vivente'.

	 E quanto a Israele, Isaia esclama:

	'Se anche il numero dei figli d'Israele
	fosse come la sabbia del mare,
	sar salvato solo il resto;'
	 'perch con pienezza e rapidit
	il Signore compir la sua parola sopra la terra'.

	 E ancora secondo ci che predisse Isaia:

	'Se il Signore degli eserciti
	non ci avesse lasciato una discendenza,
	saremmo divenuti come Sdoma
	e resi simili a Gomorra'.

	 Che diremo dunque? Che i pagani, che non ricercavano la giustizia, hanno raggiunto la giustizia: la giustizia per che deriva dalla fede;  mentre Israele, che ricercava una legge che gli desse la giustizia, non  giunto alla pratica della legge.  E perch mai? Perch non la ricercava dalla fede, ma come se derivasse dalle opere. Hanno urtato cos contro la 'pietra d'inciampo',  come sta scritto:

	'Ecco che io pongo in Sion una pietra di scandalo
	e un sasso d'inciampo;
	ma chi crede in lui non sar deluso'.



	 Fratelli, il desiderio del mio cuore e la mia preghiera sale a Dio per la loro salvezza.  Rendo infatti loro testimonianza che hanno zelo per Dio, ma non secondo una retta conoscenza;  poich, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio.  Ora, il termine della legge  Cristo, perch sia data la giustizia a chiunque crede.

	 Mos infatti descrive la giustizia che viene dalla legge cos: 'L'uomo che la pratica vivr per essa'.  Invece la giustizia che viene dalla fede parla cos: 'Non dire nel tuo cuore: Chi salir al cielo'? Questo significa farne discendere Cristo;  oppure: 'Chi discender nell'abisso'? Questo significa far risalire Cristo dai morti.  Che dice dunque? 'Vicino a te  la parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore': cio la parola della fede che noi predichiamo.  Poich se confesserai con la tua bocca che Ges  il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo.  Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza.  Dice infatti la Scrittura: 'Chiunque crede in lui non sar deluso'.  Poich non c' distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso  il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che l'invocano.  Infatti: 'Chiunque invocher il nome del Signore sar salvato'.

	 Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi?  E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati? Come sta scritto: 'Quanto son belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene'!
	 Ma non tutti hanno obbedito al vangelo. Lo dice Isaia: Signore, 'chi ha creduto alla nostra predicazione'?  La fede dipende dunque dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo.  Ora io dico: Non hanno forse udito? Tutt'altro:

	'per tutta la terra  corsa la loro voce,
	e fino ai confini del mondo le loro parole'.

	 E dico ancora: Forse Israele non ha compreso? Gi per primo Mos dice:

	'Io vi render gelosi di un popolo che non  popolo;
	contro una nazione senza intelligenza
	susciter il vostro sdegno'.

	 Isaia poi arriva fino ad affermare:

	'Sono stato trovato da quelli che non mi cercavano,
	mi sono manifestato a quelli che non si rivolgevano a
	me',

	 mentre di Israele dice: 'Tutto il giorno ho steso le mani verso un popolo disobbediente e ribelle'!



	 Io domando dunque: 'Dio avrebbe forse ripudiato il suo popolo'? Impossibile! Anch'io infatti sono Israelita, della discendenza di Abramo, della trib di Beniamino.  'Dio non ha ripudiato il suo popolo', che egli ha scelto fin da principio. O non sapete forse ci che dice la Scrittura, nel passo in cui Elia ricorre a Dio contro Israele?

	 'Signore, hanno ucciso i tuoi profeti,
	hanno rovesciato i tuoi altari
	e io sono rimasto solo e ora vogliono la mia vita'.

	 Cosa gli risponde per la voce divina?
	'Mi sono riservato settemila uomini, quelli che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal'.
	 Cos anche al presente c' un resto, conforme a un'elezione per grazia.  E se lo  per grazia, non lo  per le opere; altrimenti la grazia non sarebbe pi grazia.
	 Che dire dunque? Israele non ha ottenuto quello che cercava; lo hanno ottenuto invece gli eletti; gli altri sono stati induriti,  come sta scritto:

	'Dio ha dato loro uno spirito di torpore,
	occhi per non vedere e orecchi per non sentire,
	fino al giorno d'oggi'.

	 E Davide dice:

	'Diventi la lor mensa un laccio', un tranello
	'e un inciampo e serva loro di giusto castigo!'
	 'Siano oscurati i loro occhi s da non vedere,
	e fa'loro curvare la schiena per sempre'!

	 Ora io domando: Forse inciamparono per cadere per sempre? Certamente no. Ma a causa della loro caduta la salvezza  giunta ai pagani, per suscitare la loro gelosia.  Se pertanto la loro caduta  stata ricchezza del mondo e il loro fallimento ricchezza dei pagani, che cosa non sar la loro partecipazione totale!
	 Pertanto, ecco che cosa dico a voi, Gentili: come apostolo dei Gentili, io faccio onore al mio ministero,  nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni.  Se infatti il loro rifiuto ha segnato la riconciliazione del mondo, quale potr mai essere la loro riammissione, se non una risurrezione dai morti?

	 Se le primizie sono sante, lo sar anche tutta la pasta; se  santa la radice, lo saranno anche i rami.  Se per alcuni rami sono stati tagliati e tu, essendo oleastro, sei stato innestato al loro posto, diventando cos partecipe della radice e della linfa dell'olivo,  non menar tanto vanto contro i rami! Se ti vuoi proprio vantare, sappi che non sei tu che porti la radice, ma  la radice che porta te.
	 Dirai certamente: Ma i rami sono stati tagliati perch vi fossi innestato io!  Bene; essi per sono stati tagliati a causa dell'infedelt, mentre tu resti l in ragione della fede. Non montare dunque in superbia, ma temi!  Se infatti Dio non ha risparmiato quelli che erano rami naturali, tanto meno risparmier te!
	 Considera dunque la bont e la severit di Dio: severit verso quelli che sono caduti; bont di Dio invece verso di te, a condizione per che tu sia fedele a questa bont. Altrimenti anche tu verrai reciso.  Quanto a loro, se non persevereranno nell'infedelt, saranno anch'essi innestati; Dio infatti ha la potenza di innestarli di nuovo!  Se tu infatti sei stato reciso dall'oleastro che eri secondo la tua natura e contro natura sei stato innestato su un olivo buono, quanto pi essi, che sono della medesima natura, potranno venire di nuovo innestati sul proprio olivo!

	 Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero, perch non siate presuntuosi: l'indurimento di una parte di Israele  in atto fino a che saranno entrate tutte le genti.  Allora tutto Israele sar salvato come sta scritto:

	'Da Sion uscir il liberatore,
	egli toglier le empiet da Giacobbe.'
	 'Sar questa la mia alleanza con loro
	quando distrugger i loro peccati'.

	 Quanto al vangelo, essi sono nemici, per vostro vantaggio; ma quanto alla elezione, sono amati, a causa dei padri,  perch i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!  Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia per la loro disobbedienza,  cos anch'essi ora sono diventati disobbedienti in vista della misericordia usata verso di voi, perch anch'essi ottengano misericordia.  Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia!

	 O profondit della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!

	 'Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero
	del Signore?
	O chi mai  stato suo consigliere?'
	 'O chi gli ha dato qualcosa per primo,
	s che abbia a riceverne il contraccambio'?

	 Poich da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.



	 Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio;  questo il vostro culto spirituale.  Non conformatevi alla mentalit di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volont di Dio, ci che  buono, a lui gradito e perfetto.

	 Per la grazia che mi  stata concessa, io dico a ciascuno di voi: non valutatevi pi di quanto  conveniente valutarsi, ma valutatevi in maniera da avere di voi una giusta valutazione, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato.  Poich, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione,  cos anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri.  Abbiamo pertanto doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi. Chi ha il dono della profezia la eserciti secondo la misura della fede;  chi ha un ministero attenda al ministero; chi l'insegnamento, all'insegnamento;  chi l'esortazione, all'esortazione. Chi d, lo faccia con semplicit; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia.
	 La carit non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene;  amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda.  Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore.  Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera,  solleciti per le necessit dei fratelli, premurosi nell'ospitalit.

	 Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite.  Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto.  Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi un'idea troppo alta di voi stessi.
	 Non rendete a nessuno male per male. 'Cercate di compiere il bene davanti a'tutti 'gli uomini'.  Se possibile, per quanto questo dipende da voi, vivete in pace con tutti.  Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all'ira divina. Sta scritto infatti: 'A me la vendetta, sono io che ricambier', dice il Signore.  Al contrario, 'se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere: facendo questo, infatti, ammasserai carboni ardenti sopra il suo capo'.  Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male.



	 Ciascuno stia sottomesso alle autorit costituite; poich non c' autorit se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio.  Quindi chi si oppone all'autorit, si oppone all'ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono si attireranno addosso la condanna.  I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa il male. Vuoi non aver da temere l'autorit? Fa'il bene e ne avrai lode,  poich essa  al servizio di Dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora temi, perch non invano essa porta la spada;  infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male.  Perci  necessario stare sottomessi, non solo per timore della punizione, ma anche per ragioni di coscienza.  Per questo dunque dovete pagare i tributi, perch quelli che sono dediti a questo compito sono funzionari di Dio.  Rendete a ciascuno ci che gli  dovuto: a chi il tributo, il tributo; a chi le tasse le tasse; a chi il timore il timore; a chi il rispetto, il rispetto.

	 Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; perch chi ama il suo simile ha adempiuto la legge.  Infatti il precetto: 'Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare'e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: 'Amerai il prossimo tuo come te stesso'.  L'amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge  l'amore.

	 Questo voi farete, consapevoli del momento:  ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perch la nostra salvezza  pi vicina ora di quando diventammo credenti.  La notte  avanzata, il giorno  vicino. Gettiamo via perci le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.  Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurit e licenze, non in contese e gelosie.  Rivestitevi invece del Signore Ges Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri.



	 Accogliete tra voi chi  debole nella fede, senza discuterne le esitazioni.  Uno crede di poter mangiare di tutto, l'altro invece, che  debole, mangia solo legumi.  Colui che mangia non disprezzi chi non mangia; chi non mangia, non giudichi male chi mangia, perch Dio lo ha accolto.  Chi sei tu per giudicare un servo che non  tuo? Stia in piedi o cada, ci riguarda il suo padrone; ma star in piedi, perch il Signore ha il potere di farcelo stare.
	 C' chi distingue giorno da giorno, chi invece li giudica tutti uguali; ciascuno per cerchi di approfondire le sue convinzioni personali.  Chi si preoccupa del giorno, se ne preoccupa per il Signore; chi mangia, mangia per il Signore, dal momento che rende grazie a Dio; anche chi non mangia, se ne astiene per il Signore e rende grazie a Dio.  Nessuno di noi, infatti, vive per se stesso e nessuno muore per se stesso,  perch se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore.  Per questo infatti Cristo  morto ed  ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.
	 Ma tu, perch giudichi il tuo fratello? E anche tu, perch disprezzi il tuo fratello? Tutti infatti ci presenteremo al tribunale di Dio,  poich sta scritto:

	'Come  vero che io vivo, dice il Signore,
	ogni ginocchio si piegher davanti a me
	e ogni lingua render gloria a Dio'.

	 Quindi ciascuno di noi render conto a Dio di se stesso.  Cessiamo dunque di giudicarci gli uni gli altri; pensate invece a non esser causa di inciampo o di scandalo al fratello.
	 Io so, e ne sono persuaso nel Signore Ges, che nulla  immondo in se stesso; ma se uno ritiene qualcosa come immondo, per lui  immondo.  Ora se per il tuo cibo il tuo fratello resta turbato, tu non ti comporti pi secondo carit. Guardati perci dal rovinare con il tuo cibo uno per il quale Cristo  morto!  Non divenga motivo di biasimo il bene di cui godete!  Il regno di Dio infatti non  questione di cibo o di bevanda, ma  giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo:  chi serve il Cristo in queste cose,  bene accetto a Dio e stimato dagli uomini.  Diamoci dunque alle opere della pace e alla edificazione vicendevole.  Non distruggere l'opera di Dio per una questione di cibo! Tutto  mondo, d'accordo; ma  male per un uomo mangiare dando scandalo.  Perci  bene non mangiare carne, n bere vino, n altra cosa per la quale il tuo fratello possa scandalizzarsi.
	 La fede che possiedi, conservala per te stesso davanti a Dio. Beato chi non si condanna per ci che egli approva.  Ma chi  nel dubbio, mangiando si condanna, perch non agisce per fede; tutto quello, infatti, che non viene dalla fede  peccato.



	 Noi che siamo i forti abbiamo il dovere di sopportare l'infermit dei deboli, senza compiacere noi stessi.  Ciascuno di noi cerchi di compiacere il prossimo nel bene, per edificarlo.  Cristo infatti non cerc di piacere a se stesso, ma come sta scritto: 'gli insulti di coloro che ti insultano sono caduti sopra di me'.  Ora, tutto ci che  stato scritto prima di noi,  stato scritto per nostra istruzione, perch in virt della perseveranza e della consolazione che ci vengono dalle Scritture teniamo viva la nostra speranza.  E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti ad esempio di Cristo Ges,  perch con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Ges Cristo.
	 Accoglietevi perci gli uni gli altri come Cristo accolse voi, per la gloria di Dio.  Dico infatti che Cristo si  fatto servitore dei circoncisi in favore della veracit di Dio, per compiere le promesse dei padri;  le nazioni pagane invece glorificano Dio per la sua misericordia, come sta scritto:

	'Per questo ti celebrer tra le nazioni pagane,
	e canter inni al tuo nome'.

	 E ancora:

	'Rallegratevi, o nazioni, insieme al suo popolo.'

	 E di nuovo:

	'Lodate, nazioni tutte, il Signore;
	i popoli tutti lo esaltino'.

	 E a sua volta Isaia dice:

	'Spunter il rampollo di Iesse,
	colui che sorger a giudicare le nazioni:
	in lui le nazioni spereranno'.

	 Il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nella fede, perch abbondiate nella speranza per la virt dello Spirito Santo.

	 Fratelli miei, sono anch'io convinto, per quel che vi riguarda, che voi pure siete pieni di bont, colmi di ogni conoscenza e capaci di correggervi l'un l'altro.  Tuttavia vi ho scritto con un po'di audacia, in qualche parte, come per ricordarvi quello che gi sapete, a causa della grazia che mi  stata concessa da parte di Dio  di essere un ministro di Ges Cristo tra i pagani, esercitando l'ufficio sacro del vangelo di Dio perch i pagani divengano una oblazione gradita, santificata dallo Spirito Santo.  Questo  in realt il mio vanto in Ges Cristo di fronte a Dio;  non oserei infatti parlare di ci che Cristo non avesse operato per mezzo mio per condurre i pagani all'obbedienza, con parole e opere,  con la potenza di segni e di prodigi, con la potenza dello Spirito. Cos da Gerusalemme e dintorni fino all'Illiria, ho portato a termine la predicazione del vangelo di Cristo.  Ma mi sono fatto un punto di onore di non annunziare il vangelo se non dove ancora non era giunto il nome di Cristo, per non costruire su un fondamento altrui,  ma come sta scritto:

	'Lo vedranno coloro ai quali non era stato annunziato
	e coloro che non ne avevano udito parlare, comprenderanno'.

	 Per questo appunto fui impedito pi volte di venire da voi.  Ora per, non trovando pi un campo d'azione in queste regioni e avendo gi da parecchi anni un vivo desiderio di venire da voi,  quando andr in Spagna spero, passando, di vedervi, e di esser da voi aiutato per recarmi in quella regione, dopo avere goduto un poco della vostra presenza.
	 Per il momento vado a Gerusalemme, a rendere un servizio a quella comunit;  la Macedonia e l'Acaia infatti hanno voluto fare una colletta a favore dei poveri che sono nella comunit di Gerusalemme.  L'hanno voluto perch sono ad essi debitori: infatti, avendo i pagani partecipato ai loro beni spirituali, sono in debito di rendere un servizio sacro nelle loro necessit materiali.  Fatto questo e presentato ufficialmente ad essi questo frutto, andr in Spagna passando da voi.  E so che, giungendo presso di voi, verr con la pienezza della benedizione di Cristo.  Vi esorto perci, fratelli, per il Signore nostro Ges Cristo e l'amore dello Spirito, a lottare con me nelle preghiere che rivolgete per me a Dio,  perch io sia liberato dagli infedeli della Giudea e il mio servizio a Gerusalemme torni gradito a quella comunit,  sicch io possa venire da voi nella gioia, se cos vuole Dio, e riposarmi in mezzo a voi. Il Dio della pace sia con tutti voi. Amen.



	 Vi raccomando Febe, nostra sorella, diaconessa della Chiesa di Cencre:  ricevetela nel Signore, come si conviene ai credenti, e assistetela in qualunque cosa abbia bisogno; anch'essa infatti ha protetto molti, e anche me stesso.
	 Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Ges; per salvarmi la vita essi hanno rischiato la loro testa,  e ad essi non io soltanto sono grato, ma tutte le Chiese dei Gentili;  salutate anche la comunit che si riunisce nella loro casa.
	Salutate il mio caro Epneto, primizia dell'Asia per Cristo.  Salutate Maria, che ha faticato molto per voi.  Salutate Andronco e Giunia, miei parenti e compagni di prigionia; sono degli apostoli insigni che erano in Cristo gi prima di me.  Salutate Ampliato, mio diletto nel Signore.  Salutate Urbano, nostro collaboratore in Cristo, e il mio caro Stachi.  Salutate Apelle che ha dato buona prova in Cristo. Salutate i familiari di Aristbulo.  Salutate Erodione, mio parente. Salutate quelli della casa di Narcso che sono nel Signore.  Salutate Trifna e Trifsa che hanno lavorato per il Signore. Salutate la carissima Prside che ha lavorato per il Signore.  Salutate Rufo, questo eletto nel Signore, e la madre sua che  anche mia.  Salutate Asncrito, Flegnte, Erme, Ptroba, Erma e i fratelli che sono con loro.  Salutate Fillogo e Giulia, Nreo e sua sorella e Olimpas e tutti i credenti che sono con loro.  Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo. Vi salutano tutte le chiese di Cristo.

	 Mi raccomando poi, fratelli, di ben guardarvi da coloro che provocano divisioni e ostacoli contro la dottrina che avete appreso: tenetevi lontani da loro.  Costoro, infatti, non servono Cristo nostro Signore, ma il proprio ventre e con un parlare solenne e lusinghiero ingannano il cuore dei semplici.
	 La fama della vostra obbedienza  giunta dovunque; mentre quindi mi rallegro di voi, voglio che siate saggi nel bene e immuni dal male.  Il Dio della pace stritoler ben presto satana sotto i vostri piedi. La grazia del Signor nostro Ges Cristo sia con voi.

	 Vi saluta Timteo mio collaboratore, e con lui Lucio, Gisone, Sospatro, miei parenti.  Vi saluto nel Signore anch'io, Terzo, che ho scritto la lettera.  Vi saluta Gaio, che ospita me e tutta la comunit. Vi salutano Erasto, tesoriere della citt, e il fratello Quarto.

	 A colui che ha il potere di confermarvi
	secondo il vangelo che io annunzio
	e il messaggio di Ges Cristo,
	secondo la rivelazione del mistero
	taciuto per secoli eterni,
	 ma rivelato ora
	e annunziato mediante le scritture profetiche,
	per ordine dell'eterno Dio, a tutte le genti
	perch obbediscano alla fede,
	 a Dio che solo  sapiente,
	per mezzo di Ges Cristo,
	la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Prima lettera ai Corinzi



	 Paolo, chiamato ad essere apostolo di Ges Cristo per volont di Dio, e il fratello Sstene,  alla Chiesa di Dio che  in Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Ges, chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Ges Cristo, Signore nostro e loro:  grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Ges Cristo.
	 Ringrazio continuamente il mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi  stata data in Cristo Ges,  perch in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della scienza.  La testimonianza di Cristo si  infatti stabilita tra voi cos saldamente,  che nessun dono di grazia pi vi manca, mentre aspettate la manifestazione del Signore nostro Ges Cristo.  Egli vi confermer sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Ges Cristo:  fedele  Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione del Figlio suo Ges Cristo, Signore nostro!

	 Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Ges Cristo, ad essere tutti unanimi nel parlare, perch non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e d'intenti.  Mi  stato segnalato infatti a vostro riguardo, fratelli, dalla gente di Cloe, che vi sono discordie tra voi.  Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: "Io sono di Paolo", "Io invece sono di Apollo", "E io di Cefa", "E io di Cristo!".
	 Cristo  stato forse diviso? Forse Paolo  stato crocifisso per voi, o  nel nome di Paolo che siete stati battezzati?  Ringrazio Dio di non aver battezzato nessuno di voi, se non Crispo e Gaio,  perch nessuno possa dire che siete stati battezzati nel mio nome.  Ho battezzato,  vero, anche la famiglia di Stefana, ma degli altri non so se abbia battezzato alcuno.

	 Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma a predicare il vangelo; non per con un discorso sapiente, perch non venga resa vana la croce di Cristo.  La parola della croce infatti  stoltezza per quelli cha vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi,  potenza di Dio.  Sta scritto infatti:

	'Distrugger la sapienza dei sapienti
	e annuller l'intelligenza degli intelligenti'.

	 'Dov' il sapiente? Dov' il dotto'? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo?  Poich, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio,  piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione.  E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza,  noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani;  ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio.  Perch ci che  stoltezza di Dio  pi sapiente degli uomini, e ci che  debolezza di Dio  pi forte degli uomini.
	 Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili.  Ma Dio ha scelto ci che nel mondo  stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ci che nel mondo  debole per confondere i forti,  Dio ha scelto ci che nel mondo  ignobile e disprezzato e ci che  nulla per ridurre a nulla le cose che sono,  perch nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio.  Ed  per lui che voi siete in Cristo Ges, il quale per opera di Dio  diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione,  perch, come sta scritto:

	'Chi si vanta si vanti nel Signore'.



	 Anch'io, o fratelli, quando sono venuto tra voi, non mi sono presentato ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimit di parola o di sapienza.  Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Ges Cristo, e questi crocifisso.  Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione;  e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza,  perch la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.
	 Tra i perfetti parliamo, s, di sapienza, ma di una sapienza che non  di questo mondo, n dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla;  parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che  rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria.  Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.  Sta scritto infatti:

	'Quelle cose che occhio non vide, n orecchio ud,
	n mai entrarono in cuore di uomo,
	queste ha preparato Dio per coloro che lo amano'.

	 Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondit di Dio.  Chi conosce i segreti dell'uomo se non lo spirito dell'uomo che  in lui? Cos anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio.  Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ci che Dio ci ha donato.  Di queste cose noi parliamo, non con un linguaggio suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali.  L'uomo naturale per non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non  capace di intenderle, perch se ne pu giudicare solo per mezzo dello Spirito.  L'uomo spirituale invece giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno.

	 'Chi infatti ha conosciuto il pensiero del Signore
	in modo da poterlo dirigere'?

	Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo.



	 Io, fratelli, sinora non ho potuto parlare a voi come a uomini spirituali, ma come ad esseri carnali, come a neonati in Cristo.  Vi ho dato da bere latte, non un nutrimento solido, perch non ne eravate capaci. E neanche ora lo siete;  perch siete ancora carnali: dal momento che c' tra voi invidia e discordia, non siete forse carnali e non vi comportate in maniera tutta umana?
	 Quando uno dice: "Io sono di Paolo", e un altro: "Io sono di Apollo", non vi dimostrate semplicemente uomini?

	 Ma che cosa  mai Apollo? Cosa  Paolo? Ministri attraverso i quali siete venuti alla fede e ciascuno secondo che il Signore gli ha concesso.  Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma  Dio che ha fatto crescere.  Ora n chi pianta, n chi irrga  qualche cosa, ma Dio che fa crescere.  Non c' differenza tra chi pianta e chi irrga, ma ciascuno ricever la sua mercede secondo il proprio lavoro.  Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete il campo di Dio, l'edificio di Dio.
	 Secondo la grazia di Dio che mi  stata data, come un sapiente architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento come costruisce.  Infatti nessuno pu porre un fondamento diverso da quello che gi vi si trova, che  Ges Cristo.  E se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia,  l'opera di ciascuno sar ben visibile: la far conoscere quel giorno che si manifester col fuoco, e il fuoco prover la qualit dell'opera di ciascuno.  Se l'opera che uno costru sul fondamento resister, costui ne ricever una ricompensa;  ma se l'opera finir bruciata, sar punito: tuttavia egli si salver, per come attraverso il fuoco.  Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?  Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distrugger lui. Perch santo  il tempio di Dio, che siete voi.
	 Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente;  perch la sapienza di questo mondo  stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti:

	'Egli prende i sapienti per mezzo della loro astuzia'.

	 E ancora:

	'Il Signore sa che i disegni dei sapienti sono vani'.

	 Quindi nessuno ponga la sua gloria negli uomini, perch tutto  vostro:  Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto  vostro!  Ma voi siete di Cristo e Cristo  di Dio.



	 Ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio.  Ora, quanto si richiede negli amministratori  che ognuno risulti fedele.  A me per, poco importa di venir giudicato da voi o da un consesso umano; anzi, io neppure giudico me stesso,  perch anche se non sono consapevole di colpa alcuna non per questo sono giustificato. Il mio giudice  il Signore!  Non vogliate perci giudicare nulla prima del tempo, finch venga il Signore. Egli metter in luce i segreti delle tenebre e manifester le intenzioni dei cuori; allora ciascuno avr la sua lode da Dio.
	 Queste cose, fratelli, le ho applicate a modo di esempio a me e ad Apollo per vostro profitto perch impariate nelle nostre persone a stare a ci che  scritto e non vi gonfiate d'orgoglio a favore di uno contro un altro.  Chi dunque ti ha dato questo privilegio? Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perch te ne vanti come non l'avessi ricevuto?
	 Gi siete sazi, gi siete diventati ricchi; senza di noi gi siete diventati re. Magari foste diventati re! Cos anche noi potremmo regnare con voi.  Ritengo infatti che Dio abbia messo noi, gli apostoli, all'ultimo posto, come condannati a morte, poich siamo diventati spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini.  Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi onorati, noi disprezzati.  Fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudit, veniamo schiaffeggiati, andiamo vagando di luogo in luogo,  ci affatichiamo lavorando con le nostre mani. Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo;  calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti, fino ad oggi.

	 Non per farvi vergognare vi scrivo queste cose, ma per ammonirvi, come figli miei carissimi.  Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perch sono io che vi ho generato in Cristo Ges, mediante il vangelo.  Vi esorto dunque, fatevi miei imitatori!  Per questo appunto vi ho mandato Timteo, mio figlio diletto e fedele nel Signore: egli vi richiamer alla memoria le vie che vi ho indicato in Cristo, come insegno dappertutto in ogni Chiesa.
	 Come se io non dovessi pi venire da voi, alcuni hanno preso a gonfiarsi d'orgoglio.  Ma verr presto, se piacer al Signore, e mi render conto allora non gi delle parole di quelli, gonfi di orgoglio, ma di ci che veramente sanno fare,  perch il regno di Dio non consiste in parole, ma in potenza.  Che volete? Debbo venire a voi con il bastone, o con amore e con spirito di dolcezza?



	 Si sente da per tutto parlare di immoralit tra voi, e di una immoralit tale che non si riscontra neanche tra i pagani, al punto che uno convive con la moglie di suo padre.  E voi vi gonfiate di orgoglio, piuttosto che esserne afflitti, in modo che si tolga di mezzo a voi chi ha compiuto una tale azione!  Orbene, io, assente col corpo ma presente con lo spirito, ho gi giudicato come se fossi presente colui che ha compiuto tale azione:  nel nome del Signore nostro Ges, essendo radunati insieme voi e il mio spirito, con il potere del Signore nostro Ges,  questo individuo sia dato in bala di satana per la rovina della sua carne, affinch il suo spirito possa ottenere la salvezza nel giorno del Signore.
	 Non  una bella cosa il vostro vanto. Non sapete che un po'di lievito fa fermentare tutta la pasta?  Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poich siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua,  stato immolato!  Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, n con lievito di malizia e di perversit, ma con azzimi di sincerit e di verit.
	 Vi ho scritto nella lettera precedente di non mescolarvi con gli impudichi.  Non mi riferivo per agli impudichi di questo mondo o agli avari, ai ladri o agli idoltri: altrimenti dovreste uscire dal mondo!  Vi ho scritto di non mescolarvi con chi si dice fratello, ed  impudico o avaro o idoltra o maldicente o ubriacone o ladro; con questi tali non dovete neanche mangiare insieme.  Spetta forse a me giudicare quelli di fuori? Non sono quelli di dentro che voi giudicate?  Quelli di fuori li giudicher Dio. 'Togliete il malvagio di mezzo a voi'!



	 V' tra voi chi, avendo una questione con un altro, osa farsi giudicare dagli ingiusti anzich dai santi?  O non sapete che i santi giudicheranno il mondo? E se  da voi che verr giudicato il mondo, siete dunque indegni di giudizi di minima importanza?  Non sapete che giudicheremo gli angeli? Quanto pi le cose di questa vita!
	 Se dunque avete liti per cose di questo mondo, voi prendete a giudici gente senza autorit nella Chiesa?  Lo dico per vostra vergogna! Cosicch non vi sarebbe proprio nessuna persona saggia tra di voi che possa far da arbitro tra fratello e fratello?  No, anzi, un fratello viene chiamato in giudizio dal fratello e per di pi davanti a infedeli!  E dire che  gi per voi una sconfitta avere liti vicendevoli! Perch non subire piuttosto l'ingiustizia? Perch non lasciarvi piuttosto privare di ci che vi appartiene?  Siete voi invece che commettete ingiustizia e rubate, e ci ai fratelli!  O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: n immorali, n idoltri, n adlteri,  n effeminati, n sodomiti, n ladri, n avari, n ubriaconi, n maldicenti, n rapaci erediteranno il regno di Dio.
	 E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Ges Cristo e nello Spirito del nostro Dio!

	 "Tutto mi  lecito!". Ma non tutto giova. "Tutto mi  lecito!". Ma io non mi lascer dominare da nulla.  "I cibi sono per il ventre e il ventre per i cibi!". Ma Dio distrugger questo e quelli; il corpo poi non  per l'impudicizia, ma per il Signore, e il Signore  per il corpo.  Dio poi, che ha risuscitato il Signore, risusciter anche noi con la sua potenza.
	 Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prender dunque le membra di Cristo e ne far membra di una prostituta? Non sia mai!  O non sapete voi che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? 'I due saranno',  detto, 'un corpo solo'.  Ma chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito.  Fuggite la fornicazione! Qualsiasi peccato l'uomo commetta,  fuori del suo corpo; ma chi si d alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo.  O non sapete che il vostro corpo  tempio dello Spirito Santo che  in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi?  Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!



	 Quanto poi alle cose di cui mi avete scritto,  cosa buona per l'uomo non toccare donna;  tuttavia, per il pericolo dell'incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito.
	 Il marito compia il suo dovere verso la moglie; ugualmente anche la moglie verso il marito.  La moglie non  arbitra del proprio corpo, ma lo  il marito; allo stesso modo anche il marito non  arbitro del proprio corpo, ma lo  la moglie.  Non astenetevi tra voi se non di comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi alla preghiera, e poi ritornate a stare insieme, perch satana non vi tenti nei momenti di passione.  Questo per vi dico per concessione, non per comando.  Vorrei che tutti fossero come me; ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro.
	 Ai non sposati e alle vedove dico:  cosa buona per loro rimanere come sono io;  ma se non sanno vivere in continenza, si sposino;  meglio sposarsi che ardere.
	 Agli sposati poi ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito -  e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito - e il marito non ripudi la moglie.
	 Agli altri dico io, non il Signore: se un nostro fratello ha la moglie non credente e questa consente a rimanere con lui, non la ripudi;  e una donna che abbia il marito non credente, se questi consente a rimanere con lei, non lo ripudi:  perch il marito non credente viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente; altrimenti i vostri figli sarebbero impuri, mentre invece sono santi.  Ma se il non credente vuol separarsi, si separi; in queste circostanze il fratello o la sorella non sono soggetti a servit; Dio vi ha chiamati alla pace!  E che sai tu, donna, se salverai il marito? O che ne sai tu, uomo, se salverai la moglie?
	 Fuori di questi casi, ciascuno continui a vivere secondo la condizione che gli ha assegnato il Signore, cos come Dio lo ha chiamato; cos dispongo in tutte le chiese.  Qualcuno  stato chiamato quando era circonciso? Non lo nasconda!  stato chiamato quando non era ancora circonciso? Non si faccia circoncidere!  La circoncisione non conta nulla, e la non circoncisione non conta nulla; conta invece l'osservanza dei comandamenti di Dio.  Ciascuno rimanga nella condizione in cui era quando fu chiamato.  Sei stato chiamato da schiavo? Non ti preoccupare; ma anche se puoi diventare libero, profitta piuttosto della tua condizione!  Perch lo schiavo che  stato chiamato nel Signore,  un liberto affrancato del Signore! Similmente chi  stato chiamato da libero,  schiavo di Cristo.  Siete stati comprati a caro prezzo: non fatevi schiavi degli uomini!  Ciascuno, fratelli, rimanga davanti a Dio in quella condizione in cui era quando  stato chiamato.
	 Quanto alle vergini, non ho alcun comando dal Signore, ma do un consiglio, come uno che ha ottenuto misericordia dal Signore e merita fiducia.  Penso dunque che sia bene per l'uomo, a causa della presente necessit, di rimanere cos.  Ti trovi legato a una donna? Non cercare di scioglierti. Sei sciolto da donna? Non andare a cercarla.  Per se ti sposi non fai peccato; e se la giovane prende marito, non fa peccato. Tuttavia costoro avranno tribolazioni nella carne, e io vorrei risparmiarvele.
	 Questo vi dico, fratelli: il tempo ormai si  fatto breve; d'ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l'avessero;  coloro che piangono, come se non piangessero e quelli che godono come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero;  quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno: perch passa la scena di questo mondo!  Io vorrei vedervi senza preoccupazioni: chi non  sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore;  chi  sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie,  e si trova diviso! Cos la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito.  Questo poi lo dico per il vostro bene, non per gettarvi un laccio, ma per indirizzarvi a ci che  degno e vi tiene uniti al Signore senza distrazioni.
	 Se per qualcuno ritiene di non regolarsi convenientemente nei riguardi della sua vergine, qualora essa sia oltre il fiore dell'et, e conviene che accada cos, faccia ci che vuole: non pecca. Si sposino pure!  Chi invece  fermamente deciso in cuor suo, non avendo nessuna necessit, ma  arbitro della propria volont, ed ha deliberato in cuor suo di conservare la sua vergine, fa bene.  In conclusione, colui che sposa la sua vergine fa bene e chi non la sposa fa meglio.
	 La moglie  vincolata per tutto il tempo in cui vive il marito; ma se il marito muore  libera di sposare chi vuole, purch ci avvenga nel Signore.  Ma se rimane cos, a mio parere  meglio; credo infatti di avere anch'io lo Spirito di Dio.



	 Quanto poi alle carni immolate agli idoli, sappiamo di averne tutti scienza.  Ma la scienza gonfia, mentre la carit edifica. Se alcuno crede di sapere qualche cosa, non ha ancora imparato come bisogna sapere.  Chi invece ama Dio,  da lui conosciuto.  Quanto dunque al mangiare le carni immolate agli idoli, noi sappiamo che non esiste alcun idolo al mondo e che non c' che un Dio solo.  E in realt, anche se vi sono cosiddetti di sia nel cielo sia sulla terra, e difatti ci sono molti di e molti signori,  per noi c' un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui; e un solo Signore Ges Cristo, in virt del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo per lui.

	 Ma non tutti hanno questa scienza; alcuni, per la consuetudine avuta fino al presente con gli idoli, mangiano le carni come se fossero davvero immolate agli idoli, e cos la loro coscienza, debole com', resta contaminata.  Non sar certo un alimento ad avvicinarci a Dio; n, se non ne mangiamo, veniamo a mancare di qualche cosa, n mangiandone ne abbiamo un vantaggio.  Badate per che questa vostra libert non divenga occasione di caduta per i deboli.  Se uno infatti vede te, che hai la scienza, stare a convito in un tempio di idoli, la coscienza di quest'uomo debole non sar forse spinta a mangiare le carni immolate agli idoli?  Ed ecco, per la tua scienza, va in rovina il debole, un fratello per il quale Cristo  morto!  Peccando cos contro i fratelli e ferendo la loro coscienza debole, voi peccate contro Cristo.  Per questo, se un cibo scandalizza il mio fratello, non manger mai pi carne, per non dare scandalo al mio fratello.



	 Non sono forse libero, io? Non sono un apostolo? Non ho veduto Ges, Signore nostro? E non siete voi la mia opera nel Signore?  Anche se per altri non sono apostolo, per voi almeno lo sono; voi siete il sigillo del mio apostolato nel Signore.  Questa  la mia difesa contro quelli che mi accusano.  Non abbiamo forse noi il diritto di mangiare e di bere?  Non abbiamo il diritto di portare con noi una donna credente, come fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?  Ovvero solo io e Brnaba non abbiamo il diritto di non lavorare?
	 E chi mai presta servizio militare a proprie spese? Chi pianta una vigna senza mangiarne il frutto? O chi fa pascolare un gregge senza cibarsi del latte del gregge?  Io non dico questo da un punto di vista umano;  la Legge che dice cos.  Sta scritto infatti nella legge di Mos: 'Non metterai la museruola al bue che trebbia'. Forse Dio si d pensiero dei buoi?  Oppure lo dice proprio per noi? Certamente fu scritto per noi. Poich colui che ara deve arare nella speranza di avere la sua parte, come il trebbiatore trebbiare nella stessa speranza.  Se noi abbiamo seminato in voi le cose spirituali,  forse gran cosa se raccoglieremo beni materiali?  Se gli altri hanno tale diritto su di voi, non l'avremmo noi di pi? Noi per non abbiamo voluto servirci di questo diritto, ma tutto sopportiamo per non recare intralcio al vangelo di Cristo.  Non sapete che coloro che celebrano il culto traggono il vitto dal culto, e coloro che attendono all'altare hanno parte dell'altare?  Cos anche il Signore ha disposto che quelli che annunziano il vangelo vivano del vangelo.
	 Ma io non mi sono avvalso di nessuno di questi diritti, n ve ne scrivo perch ci si regoli in tal modo con me; preferirei piuttosto morire. Nessuno mi toglier questo vanto!  Non  infatti per me un vanto predicare il vangelo;  un dovere per me: guai a me se non predicassi il vangelo!  Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa,  un incarico che mi  stato affidato.  Quale  dunque la mia ricompensa? Quella di predicare gratuitamente il vangelo senza usare del diritto conferitomi dal vangelo.
	 Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero:  mi sono fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei; con coloro che sono sotto la legge sono diventato come uno che  sotto la legge, pur non essendo sotto la legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono sotto la legge.  Con coloro che non hanno legge sono diventato come uno che  senza legge, pur non essendo senza la legge di Dio, anzi essendo nella legge di Cristo, per guadagnare coloro che sono senza legge.  Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno.  Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro.
	 Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo!  Per ogni atleta  temperante in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona corruttibile, noi invece una incorruttibile.  Io dunque corro, ma non come chi  senza mta; faccio il pugilato, ma non come chi batte l'aria,  anzi tratto duramente il mio corpo e lo trascino in schiavit perch non succeda che dopo avere predicato agli altri, venga io stesso squalificato.



	 Non voglio infatti che ignoriate, o fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, tutti attraversarono il mare,  tutti furono battezzati in rapporto a Mos nella nuvola e nel mare,  tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale,  tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo.  Ma della maggior parte di loro Dio non si compiacque e perci furono abbattuti nel deserto.
	 Ora ci avvenne come esempio per noi, perch non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono.  Non diventate idoltri come alcuni di loro, secondo quanto sta scritto: 'Il popolo sedette a mangiare e a bere e poi si alz per divertirsi'.  Non abbandoniamoci alla fornicazione, come vi si abbandonarono alcuni di essi e ne caddero in un solo giorno ventitremila.  Non mettiamo alla prova il Signore, come fecero alcuni di essi, e caddero vittime dei serpenti.  Non mormorate, come mormorarono alcuni di essi, e caddero vittime dello sterminatore.  Tutte queste cose per accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per ammonimento nostro, di noi per i quali  arrivata la fine dei tempi.  Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere.  Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non umana; infatti Dio  fedele e non permetter che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi dar anche la via d'uscita e la forza per sopportarla.

	 Perci, o miei cari, fuggite l'idolatria.  Parlo come a persone intelligenti; giudicate voi stessi quello che dico:  il calice della benedizione che noi benediciamo, non  forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non  forse comunione con il corpo di Cristo?  Poich c' un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane.  Guardate Israele secondo la carne: quelli che mangiano le vittime sacrificali non sono forse in comunione con l'altare?
	 Che cosa dunque intendo dire? Che la carne immolata agli idoli  qualche cosa? O che un idolo  qualche cosa?  No, ma dico che i sacrifici dei pagani sono fatti a demni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demni;  non potete bere il calice del Signore e il calice dei demni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demni.  O vogliamo provocare la gelosia del Signore? Siamo forse pi forti di lui?

	 "Tutto  lecito!". Ma non tutto  utile! "Tutto  lecito!". Ma non tutto edifica.  Nessuno cerchi l'utile proprio, ma quello altrui.  Tutto ci che  in vendita sul mercato, mangiatelo pure senza indagare per motivo di coscienza,  perch 'del Signore  la terra e tutto ci che essa contiene'.
	 Se qualcuno non credente vi invita e volete andare, mangiate tutto quello che vi viene posto davanti, senza fare questioni per motivo di coscienza.  Ma se qualcuno vi dicesse: " carne immolata in sacrificio", astenetevi dal mangiarne, per riguardo a colui che vi ha avvertito e per motivo di coscienza;  della coscienza, dico, non tua, ma dell'altro. Per qual motivo, infatti, questa mia libert dovrebbe esser sottoposta al giudizio della coscienza altrui?  Se io con rendimento di grazie partecipo alla mensa, perch dovrei essere biasimato per quello di cui rendo grazie?

	 Sia dunque che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio.  Non date motivo di scandalo n ai Giudei, n ai Greci, n alla Chiesa di Dio;  cos come io mi sforzo di piacere a tutti in tutto, senza cercare l'utile mio ma quello di molti, perch giungano alla salvezza.



	 Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo.
	 Vi lodo poi perch in ogni cosa vi ricordate di me e conservate le tradizioni cos come ve le ho trasmesse.  Voglio per che sappiate che di ogni uomo il capo  Cristo, e capo della donna  l'uomo, e capo di Cristo  Dio.  Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo.  Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poich  lo stesso che se fosse rasata.  Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se  vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra.
	 L'uomo non deve coprirsi il capo, poich egli  immagine e gloria di Dio; la donna invece  gloria dell'uomo.  E infatti non l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo;  n l'uomo fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo.  Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza a motivo degli angeli.  Tuttavia, nel Signore, n la donna  senza l'uomo, n l'uomo  senza la donna;  come infatti la donna deriva dall'uomo, cos l'uomo ha vita dalla donna; tutto poi proviene da Dio.  Giudicate voi stessi:  conveniente che una donna faccia preghiera a Dio col capo scoperto?  Non  forse la natura stessa a insegnarci che  indecoroso per l'uomo lasciarsi crescere i capelli,  mentre  una gloria per la donna lasciarseli crescere? La chioma le  stata data a guisa di velo.  Se poi qualcuno ha il gusto della contestazione, noi non abbiamo questa consuetudine e neanche le Chiese di Dio.

	 E mentre vi do queste istruzioni, non posso lodarvi per il fatto che le vostre riunioni non si svolgono per il meglio, ma per il peggio.  Innanzi tutto sento dire che, quando vi radunate in assemblea, vi sono divisioni tra voi, e in parte lo credo.   necessario infatti che avvengano divisioni tra voi, perch si manifestino quelli che sono i veri credenti in mezzo a voi.  Quando dunque vi radunate insieme, il vostro non  pi un mangiare la cena del Signore.  Ciascuno infatti, quando partecipa alla cena, prende prima il proprio pasto e cos uno ha fame, l'altro  ubriaco.  Non avete forse le vostre case per mangiare e per bere? O volete gettare il disprezzo sulla chiesa di Dio e far vergognare chi non ha niente? Che devo dirvi? Lodarvi? In questo non vi lodo!
	 Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Ges, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane  e, dopo aver reso grazie, lo spezz e disse: "Questo  il mio corpo, che  per voi; fate questo in memoria di me".  Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: "Questo calice  la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me".  Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finch egli venga.  Perci chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sar reo del corpo e del sangue del Signore.  Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice;  perch chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna.   per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti.  Se per ci esaminassimo attentamente da noi stessi, non saremmo giudicati;  quando poi siamo giudicati dal Signore, veniamo ammoniti per non esser condannati insieme con questo mondo.
	 Perci, fratelli miei, quando vi radunate per la cena, aspettatevi gli uni gli altri.  E se qualcuno ha fame, mangi a casa, perch non vi raduniate a vostra condanna. Quanto alle altre cose, le sistemer alla mia venuta.



	 Riguardo ai doni dello Spirito, fratelli, non voglio che restiate nell'ignoranza.  Voi sapete infatti che, quando eravate pagani, vi lasciavate trascinare verso gli idoli muti secondo l'impulso del momento.  Ebbene, io vi dichiaro: come nessuno che parli sotto l'azione dello Spirito di Dio pu dire "Ges  antema", cos nessuno pu dire "Ges  Signore" se non sotto l'azione dello Spirito Santo.

	 Vi sono poi diversit di carismi, ma uno solo  lo Spirito;  vi sono diversit di ministeri, ma uno solo  il Signore;  vi sono diversit di operazioni, ma uno solo  Dio, che opera tutto in tutti.  E a ciascuno  data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilit comune:  a uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro invece, per mezzo dello stesso Spirito, il linguaggio di scienza;  a uno la fede per mezzo dello stesso Spirito; a un altro il dono di far guarigioni per mezzo dell'unico Spirito;  a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di distinguere gli spiriti; a un altro le variet delle lingue; a un altro infine l'interpretazione delle lingue.  Ma tutte queste cose  l'unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole.

	 Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, cos anche Cristo.  E in realt noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito.  Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra.  Se il piede dicesse: "Poich io non sono mano, non appartengo al corpo", non per questo non farebbe pi parte del corpo.  E se l'orecchio dicesse: "Poich io non sono occhio, non appartengo al corpo", non per questo non farebbe pi parte del corpo.  Se il corpo fosse tutto occhio, dove sarebbe l'udito? Se fosse tutto udito, dove l'odorato?  Ora, invece, Dio ha disposto le membra in modo distinto nel corpo, come egli ha voluto.  Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo?  Invece molte sono le membra, ma uno solo  il corpo.  Non pu l'occhio dire alla mano: "Non ho bisogno di te"; n la testa ai piedi: "Non ho bisogno di voi".  Anzi quelle membra del corpo che sembrano pi deboli sono pi necessarie;  e quelle parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggior rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggior decenza,  mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ci che ne mancava,  perch non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre.  Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro  onorato, tutte le membra gioiscono con lui.  Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte.
	 Alcuni perci Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigioni, i doni di assistenza, di governare, delle lingue.  Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti operatori di miracoli?  Tutti possiedono doni di far guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?

	 Aspirate ai carismi pi grandi! E io vi mostrer una via migliore di tutte.



	 Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carit, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
	 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede cos da trasportare le montagne, ma non avessi la carit, non sono nulla.
	 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carit, niente mi giova.
	 La carit  paziente,  benigna la carit; non  invidiosa la carit, non si vanta, non si gonfia,  non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto,  non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verit.  Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.  La carit non avr mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesser e la scienza svanir.  La nostra conoscenza  imperfetta e imperfetta la nostra profezia.  Ma quando verr ci che  perfetto, quello che  imperfetto scomparir.  Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ci che era da bambino l'ho abbandonato.  Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscer perfettamente, come anch'io sono conosciuto.
	 Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carit; ma di tutte pi grande  la carit!



	 Ricercate la carit. Aspirate pure anche ai doni dello Spirito, soprattutto alla profezia.  Chi infatti parla con il dono delle lingue non parla agli uomini, ma a Dio, giacch nessuno comprende, mentre egli dice per ispirazione cose misteriose.  Chi profetizza, invece, parla agli uomini per loro edificazione, esortazione e conforto.  Chi parla con il dono delle lingue edifica se stesso, chi profetizza edifica l'assemblea.  Vorrei vedervi tutti parlare con il dono delle lingue, ma preferisco che abbiate il dono della profezia; in realt  pi grande colui che profetizza di colui che parla con il dono delle lingue, a meno che egli anche non interpreti, perch l'assemblea ne riceva edificazione.
	 E ora, fratelli, supponiamo che io venga da voi parlando con il dono delle lingue; in che cosa potrei esservi utile, se non vi parlassi in rivelazione o in scienza o in profezia o in dottrina?   quanto accade per gli oggetti inanimati che emettono un suono, come il flauto o la cetra; se non si distinguono con chiarezza i suoni, come si potr distinguere ci che si suona col flauto da ci che si suona con la cetra?  E se la tromba emette un suono confuso, chi si preparer al combattimento?  Cos anche voi, se non pronunziate parole chiare con la lingua, come si potr comprendere ci che andate dicendo? Parlerete al vento!  Nel mondo vi sono chiss quante variet di lingue e nulla  senza un proprio linguaggio;  ma se io non conosco il valore del suono, sono come uno straniero per colui che mi parla, e chi mi parla sar uno straniero per me.
	 Quindi anche voi, poich desiderate i doni dello Spirito, cercate di averne in abbondanza, per l'edificazione della comunit.  Perci chi parla con il dono delle lingue, preghi di poterle interpretare.  Quando infatti prego con il dono delle lingue, il mio spirito prega, ma la mia intelligenza rimane senza frutto.  Che fare dunque? Pregher con lo spirito, ma pregher anche con l'intelligenza; canter con lo spirito, ma canter anche con l'intelligenza.  Altrimenti se tu benedici soltanto con lo spirito, colui che assiste come non iniziato come potrebbe dire l'Amen al tuo ringraziamento, dal momento che non capisce quello che dici?  Tu puoi fare un bel ringraziamento, ma l'altro non viene edificato.  Grazie a Dio, io parlo con il dono delle lingue molto pi di tutti voi;  ma in assemblea preferisco dire cinque parole con la mia intelligenza per istruire anche gli altri, piuttosto che diecimila parole con il dono delle lingue.
	 Fratelli, non comportatevi da bambini nei giudizi; siate come bambini quanto a malizia, ma uomini maturi quanto ai giudizi.  Sta scritto nella Legge:

	'Parler a questo popolo in altre lingue
	e con labbra di stranieri,
	ma neanche'cos mi 'ascolteranno',

	dice il Signore.  Quindi le lingue non sono un segno per i credenti ma per i non credenti, mentre la profezia non  per i non credenti ma per i credenti.  Se, per esempio, quando si raduna tutta la comunit, tutti parlassero con il dono delle lingue e sopraggiungessero dei non iniziati o non credenti, non direbbero forse che siete pazzi?  Se invece tutti profetassero e sopraggiungesse qualche non credente o un non iniziato, verrebbe convinto del suo errore da tutti, giudicato da tutti;  sarebbero manifestati i segreti del suo cuore, e cos prostrandosi a terra adorerebbe Dio, proclamando che veramente Dio  fra voi.

	 Che fare dunque, fratelli? Quando vi radunate ognuno pu avere un salmo, un insegnamento, una rivelazione, un discorso in lingue, il dono di interpretarle. Ma tutto si faccia per l'edificazione. Quando si parla con il dono delle lingue, siano in due o al massimo in tre a parlare, e per ordine; uno poi faccia da interprete.  Se non vi  chi interpreta, ciascuno di essi taccia nell'assemblea e parli solo a se stesso e a Dio.  I profeti parlino in due o tre e gli altri giudichino.  Se uno di quelli che sono seduti riceve una rivelazione, il primo taccia:  tutti infatti potete profetare, uno alla volta, perch tutti possano imparare ed essere esortati.  Ma le ispirazioni dei profeti devono essere sottomesse ai profeti,  perch Dio non  un Dio di disordine, ma di pace.
	 Come in tutte le comunit dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perch non  loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge.  Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perch  sconveniente per una donna parlare in assemblea.
	 Forse la parola di Dio  partita da voi? O  giunta soltanto a voi?  Chi ritiene di essere profeta o dotato di doni dello Spirito, deve riconoscere che quanto scrivo  comando del Signore;  se qualcuno non lo riconosce, neppure lui  riconosciuto.  Dunque, fratelli miei, aspirate alla profezia e, quanto al parlare con il dono delle lingue, non impeditelo.  Ma tutto avvenga decorosamente e con ordine.



	 Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi,  e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l'ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano!
	 Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cio Cristo mor per i nostri peccati secondo le Scritture,  fu sepolto ed  risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture,  e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.  In seguito apparve a pi di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti.  Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli.  Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto.  Io infatti sono l'infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perch ho perseguitato la Chiesa di Dio.  Per grazia di Dio per sono quello che sono, e la sua grazia in me non  stata vana; anzi ho faticato pi di tutti loro, non io per, ma la grazia di Dio che  con me.  Pertanto, sia io che loro, cos predichiamo e cos avete creduto.
	 Ora, se si predica che Cristo  risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti?  Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo  risuscitato!  Ma se Cristo non  risuscitato, allora  vana la nostra predicazione ed  vana anche la vostra fede.  Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perch contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo, mentre non lo ha risuscitato, se  vero che i morti non risorgono.  Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo  risorto;  ma se Cristo non  risorto,  vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati.  E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti.  Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere pi di tutti gli uomini.
	 Ora, invece, Cristo  risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti.  Poich se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verr anche la risurrezione dei morti;  e come tutti muoiono in Adamo, cos tutti riceveranno la vita in Cristo.  Ciascuno per nel suo ordine: prima Cristo, che  la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo;  poi sar la fine, quando egli consegner il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potest e potenza.  Bisogna infatti che egli regni finch non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi.  L'ultimo nemico ad essere annientato sar la morte,  perch 'ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi'. Per quando dice che ogni cosa  stata sottoposta,  chiaro che si deve eccettuare Colui che gli ha sottomesso ogni cosa.  E quando tutto gli sar stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sar sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perch Dio sia tutto in tutti.
	 Altrimenti, che cosa farebbero quelli che vengono battezzati per i morti? Se davvero i morti non risorgono, perch si fanno battezzare per loro?  E perch noi ci esponiamo al pericolo continuamente?  Ogni giorno io affronto la morte, come  vero che voi siete il mio vanto, fratelli, in Cristo Ges nostro Signore!  Se soltanto per ragioni umane io avessi combattuto a feso contro le belve, a che mi gioverebbe? Se i morti non risorgono, 'mangiamo e beviamo, perch domani moriremo'.  Non lasciatevi ingannare: "Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi".  Ritornate in voi, come conviene, e non peccate! Alcuni infatti dimostrano di non conoscere Dio; ve lo dico a vostra vergogna.

	 Ma qualcuno dir: "Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?".  Stolto! Ci che tu semini non prende vita, se prima non muore;  e quello che semini non  il corpo che nascer, ma un semplice chicco, di grano per esempio o di altro genere.  E Dio gli d un corpo come ha stabilito, e a ciascun seme il proprio corpo.  Non ogni carne  la medesima carne; altra  la carne di uomini e altra quella di animali; altra quella di uccelli e altra quella di pesci.  Vi sono corpi celesti e corpi terrestri, ma altro  lo splendore dei corpi celesti, e altro quello dei corpi terrestri.  Altro  lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle: ogni stella infatti differisce da un'altra nello splendore.  Cos anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile;  si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza;  si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale.
	Se c' un corpo animale, vi  anche un corpo spirituale, poich sta scritto che  il primo 'uomo', Adamo, 'divenne un essere vivente', ma l'ultimo Adamo divenne spirito datore di vita.  Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale.  Il primo uomo tratto dalla terra  di terra, il secondo uomo viene dal cielo.  Quale  l'uomo fatto di terra, cos sono quelli di terra; ma quale il celeste, cos anche i celesti.  E come abbiamo portato l'immagine dell'uomo di terra, cos porteremo l'immagine dell'uomo celeste.  Questo vi dico, o fratelli: la carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio, n ci che  corruttibile pu ereditare l'incorruttibilit.
	 Ecco io vi annunzio un mistero: non tutti, certo, moriremo, ma tutti saremo trasformati,  in un istante, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba; suoner infatti la tromba e i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati.   necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilit e questo corpo mortale si vesta di immortalit.

	 Quando poi questo corpo corruttibile si sar vestito d'incorruttibilit e questo corpo mortale d'immortalit, si compir la parola della Scrittura:

	'La morte  stata ingoiata per la vittoria.'
	 'Dov', o morte, la tua vittoria?
	Dov', o morte, il tuo pungiglione'?

	 Il pungiglione della morte  il peccato e la forza del peccato  la legge.  Siano rese grazie a Dio che ci d la vittoria per mezzo del Signore nostro Ges Cristo!  Perci, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, prodigandovi sempre nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non  vana nel Signore.



	 Quanto poi alla colletta in favore dei fratelli, fate anche voi come ho ordinato alle Chiese della Galazia.  Ogni primo giorno della settimana ciascuno metta da parte ci che gli  riuscito di risparmiare, perch non si facciano le collette proprio quando verr io.  Quando poi giunger, mander con una mia lettera quelli che voi avrete scelto per portare il dono della vostra liberalit a Gerusalemme.  E se converr che vada anch'io, essi partiranno con me.
	 Verr da voi dopo aver attraversato la Macedonia, poich la Macedonia intendo solo attraversarla;  ma forse mi fermer da voi o anche passer l'inverno, perch siate voi a predisporre il necessario per dove andr.  Non voglio vedervi solo di passaggio, ma spero di trascorrere un po'di tempo con voi, se il Signore lo permetter.  Mi fermer tuttavia a feso fino a Pentecoste,  perch mi si  aperta una porta grande e propizia, anche se gli avversari sono molti.  Quando verr Timteo, fate che non si trovi in soggezione presso di voi, giacch anche lui lavora come me per l'opera del Signore.  Nessuno dunque gli manchi di riguardo; al contrario, accomiatatelo in pace, perch ritorni presso di me: io lo aspetto con i fratelli.  Quanto poi al fratello Apollo, l'ho pregato vivamente di venire da voi con i fratelli, ma non ha voluto assolutamente saperne di partire ora; verr tuttavia quando gli si presenter l'occasione.
	 Vigilate, state saldi nella fede, comportatevi da uomini, siate forti.  Tutto si faccia tra voi nella carit.  Una raccomandazione ancora, o fratelli: conoscete la famiglia di Stefana, che  primizia dell'Acaia; hanno dedicato se stessi a servizio dei fedeli;  siate anche voi deferenti verso di loro e verso quanti collaborano e si affaticano con loro.  Io mi rallegro della visita di Stefana, di Fortunato e di Acico, i quali hanno supplito alla vostra assenza;  essi hanno allietato il mio spirito e allieteranno anche il vostro. Sappiate apprezzare siffatte persone.
	 Le comunit dell'Asia vi salutano. Vi salutano molto nel Signore quila e Prisca, con la comunit che si raduna nella loro casa.  Vi salutano i fratelli tutti. Salutatevi a vicenda con il bacio santo.
	 Il saluto  di mia mano, di Paolo.  Se qualcuno non ama il Signore sia antema. 'Maran tha': vieni, o Signore!  La grazia del Signore Ges sia con voi.  Il mio amore con tutti voi in Cristo Ges!

Seconda lettera ai Corinzi



	 Paolo, apostolo di Ges Cristo per volont di Dio, e il fratello Timteo, alla chiesa di Dio che  in Corinto e a tutti i santi dell'intera Acaia:  grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Ges Cristo.

	 Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Ges Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione,  il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perch possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio.  Infatti, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, cos, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione.  Quando siamo tribolati,  per la vostra consolazione e salvezza; quando siamo confortati,  per la vostra consolazione, la quale si dimostra nel sopportare con forza le medesime sofferenze che anche noi sopportiamo.  La nostra speranza nei vostri riguardi  ben salda, convinti che come siete partecipi delle sofferenze cos lo siete anche della consolazione.
	 Non vogliamo infatti che ignoriate, fratelli, come la tribolazione che ci  capitata in Asia ci ha colpiti oltre misura, al di l delle nostre forze, s da dubitare anche della vita.  Abbiamo addirittura ricevuto su di noi la sentenza di morte per imparare a non riporre fiducia in noi stessi, ma nel Dio che risuscita i morti.   Da quella morte per egli ci ha liberato e ci liberer, per la speranza che abbiamo riposto in lui, che ci liberer ancora,  grazie alla vostra cooperazione nella preghiera per noi, affinch, per il favore divino ottenutoci da molte persone, siano rese grazie per noi da parte di molti.

	 Questo infatti  il nostro vanto: la testimonianza della coscienza di esserci comportati nel mondo, e particolarmente verso di voi, con la santit e sincerit che vengono da Dio, non con la sapienza della carne ma con la grazia di Dio.   Non vi scriviamo in maniera diversa da quello che potete leggere o comprendere; spero che comprenderete sino alla fine,  come ci avete gi compresi in parte, che noi siamo il vostro vanto, come voi sarete il nostro, nel giorno del Signore nostro Ges.

	 Con questa convinzione avevo deciso in un primo tempo di venire da voi, perch riceveste una seconda grazia,  e da voi passare in Macedonia, per ritornare nuovamente dalla Macedonia in mezzo a voi ed avere da voi il commiato per la Giudea.  Forse in questo progetto mi sono comportato con leggerezza? O quello che decido lo decido secondo la carne, in maniera da dire allo stesso tempo "s, s" e "no, no"?  Dio  testimone che la nostra parola verso di voi non  "s" e "no".  Il Figlio di Dio, Ges Cristo che abbiamo predicato tra voi, io, Silvano e Timoteo, non fu "s" e "no", ma in lui c' stato il "s".  E in realt tutte le promesse di Dio in lui sono divenute "s". Per questo sempre attraverso lui sale a Dio il nostro "Amen" per la sua gloria.   Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo, e ci ha conferito l'unzione,  ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori.
	 Io chiamo Dio a testimone sulla mia vita, che solo per risparmiarvi non sono pi venuto a Corinto.  Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perch nella fede voi siete gi saldi.



	 Ritenni pertanto opportuno non venire di nuovo fra voi con tristezza.  Perch se io rattristo voi, chi mi rallegrer se non colui che  stato da me rattristato?  Perci vi ho scritto in quei termini che voi sapete, per non dovere poi essere rattristato alla mia venuta da quelli che dovrebbero rendermi lieto, persuaso come sono riguardo a voi tutti che la mia gioia  quella di tutti voi.  Vi ho scritto in un momento di grande afflizione e col cuore angosciato, tra molte lacrime, per non per rattristarvi, ma per farvi conoscere l'affetto immenso che ho per voi.
	 Se qualcuno mi ha rattristato, non ha rattristato me soltanto, ma in parte almeno, senza voler esagerare, tutti voi.  Per quel tale per  gi sufficiente il castigo che gli  venuto dai pi,  cosicch voi dovreste piuttosto usargli benevolenza e confortarlo, perch egli non soccomba sotto un dolore troppo forte.  Vi esorto quindi a far prevalere nei suoi riguardi la carit;  e anche per questo vi ho scritto, per vedere alla prova se siete effettivamente obbedienti in tutto.  A chi voi perdonate, perdono anch'io; perch quello che io ho perdonato, se pure ebbi qualcosa da perdonare, l'ho fatto per voi, davanti a Cristo,  per non cadere in bala di satana, di cui non ignoriamo le macchinazioni.

	 Giunto pertanto a Trade per annunziare il vangelo di Cristo, sebbene la porta mi fosse aperta nel Signore,  non ebbi pace nello spirito perch non vi trovai Tito, mio fratello; perci, congedatomi da loro, partii per la Macedonia.
	 Siano rese grazie a Dio, il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero!  Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono;  per gli uni odore di morte per la morte e per gli altri odore di vita per la vita.
	E chi  mai all'altezza di questi compiti?  Noi non siamo infatti come quei molti che mercanteggiano la parola di Dio, ma con sincerit e come mossi da Dio, sotto il suo sguardo, noi parliamo in Cristo.



	 Cominciamo forse di nuovo a raccomandare noi stessi? O forse abbiamo bisogno, come altri, di lettere di raccomandazione per voi o da parte vostra?  La nostra lettera siete voi, lettera scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini.   noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei vostri cuori.
	 Questa  la fiducia che abbiamo per mezzo di Cristo, davanti a Dio.  Non per che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacit viene da Dio,  che ci ha resi ministri adatti di una Nuova Alleanza, non della lettera ma dello Spirito; perch la lettera uccide, lo Spirito da'vita.
	 Se il ministero della morte, inciso in lettere su pietre, fu circonfuso di gloria, al punto che i figli d'Israele non potevano fissare il volto di Mos a causa dello splendore pure effimero del suo volto,  quanto pi sar glorioso il ministero dello Spirito?  Se gi il ministero della condanna fu glorioso, molto di pi abbonda di gloria il ministero della giustizia.  Anzi sotto quest'aspetto, quello che era glorioso non lo  pi a confronto della sovraeminente gloria della Nuova Alleanza.  Se dunque ci che era effimero fu glorioso, molto pi lo sar ci che  duraturo.  Forti di tale speranza, ci comportiamo con molta franchezza  e non facciamo come Mos che poneva un velo sul suo volto, perch i figli di Israele non vedessero la fine di ci che era solo effimero.  Ma le loro menti furono accecate; infatti fino ad oggi quel medesimo velo rimane, non rimosso, alla lettura dell'Antico Testamento, perch  in Cristo che esso viene eliminato.  Fino ad oggi, quando si legge Mos, un velo  steso sul loro cuore;  'ma quando ci sar la conversione al Signore, quel velo sar tolto'.  Il Signore  lo Spirito e dove c' lo Spirito del Signore c' libert.  E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore.



	 Perci, investiti di questo ministero per la misericordia che ci  stata usata, non ci perdiamo d'animo;  al contrario, rifiutando le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia n falsificando la parola di Dio, ma annunziando apertamente la verit, ci presentiamo davanti a ogni coscienza, al cospetto di Dio.
	 E se il nostro vangelo rimane velato, lo  per coloro che si perdono,  ai quali il dio di questo mondo ha accecato la mente incredula, perch non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo che  immagine di Dio.  Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Ges Signore; quanto a noi, siamo i vostri servitori per amore di Ges.  E Dio che disse: 'Rifulga la luce dalle tenebre', rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo.

	 Per noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perch appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi.  Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati;  perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi,  portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Ges, perch anche la vita di Ges si manifesti nel nostro corpo.  Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo esposti alla morte a causa di Ges, perch anche la vita di Ges sia manifesta nella nostra carne mortale.  Di modo che in noi opera la morte, ma in voi la vita.
	 Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: 'Ho creduto, perci ho parlato', anche noi crediamo e perci parliamo,  convinti che colui che ha risuscitato il Signore Ges, risusciter anche noi con Ges e ci porr accanto a lui insieme con voi.  Tutto infatti  per voi, perch la grazia, ancora pi abbondante ad opera di un maggior numero, moltiplichi l'inno di lode alla gloria di Dio.  Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno.  Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantit smisurata ed eterna di gloria,  perch noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d'un momento, quelle invisibili sono eterne.



	 Sappiamo infatti che quando verr disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un'abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli.  Perci sospiriamo in questo nostro stato, desiderosi di rivestirci del nostro corpo celeste:  a condizione per di esser trovati gi vestiti, non nudi.  In realt quanti siamo in questo corpo, sospiriamo come sotto un peso, non volendo venire spogliati ma sopravvestiti, perch ci che  mortale venga assorbito dalla vita.   Dio che ci ha fatti per questo e ci ha dato la caparra dello Spirito.
	 Cos, dunque, siamo sempre pieni di fiducia e sapendo che finch abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal Signore,  camminiamo nella fede e non ancora in visione.  Siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo ed abitare presso il Signore.  Perci ci sforziamo, sia dimorando nel corpo sia esulando da esso, di essere a lui graditi.  Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finch era nel corpo, sia in bene che in male.

	 Consapevoli dunque del timore del Signore, noi cerchiamo di convincere gli uomini; per quanto invece riguarda Dio, gli siamo ben noti. E spero di esserlo anche davanti alle vostre coscienze.  Non ricominciamo a raccomandarci a voi, ma  solo per darvi occasione di vanto a nostro riguardo, perch abbiate di che rispondere a coloro il cui vanto  esteriore e non nel cuore.  Se infatti siamo stati fuori di senno, era per Dio; se siamo assennati,  per voi.
	 Poich l'amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno  morto per tutti e quindi tutti sono morti.  Ed egli  morto per tutti, perch quelli che vivono non vivano pi per se stessi, ma per colui che  morto e risuscitato per loro.  Cosicch ormai noi non conosciamo pi nessuno secondo la carne; e anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo pi cos.  Quindi se uno  in Cristo,  una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove.
	 Tutto questo per viene da Dio, che ci ha riconciliati con s mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione.   stato Dio infatti a riconciliare a s il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.  Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.  Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo tratt da peccato in nostro favore, perch noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio.



	 E poich siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio.  Egli dice infatti:

	'Al momento favorevole ti ho esaudito
	e nel giorno della salvezza ti ho soccorso'.

	Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!
	 Da parte nostra non diamo motivo di scandalo a nessuno, perch non venga biasimato il nostro ministero;  ma in ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio, con molta fermezza nelle tribolazioni, nelle necessit, nelle angosce,  nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni;  con purezza, sapienza, pazienza, benevolenza, spirito di santit, amore sincero;  con parole di verit, con la potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra;  nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama. Siamo ritenuti impostori, eppure siamo veritieri;  sconosciuti, eppure siamo notissimi; moribondi, ed ecco viviamo; puniti, ma non messi a morte;  afflitti, ma sempre lieti; poveri, ma facciamo ricchi molti; gente che non ha nulla e invece possediamo tutto!

	 La nostra bocca vi ha parlato francamente, Corinzi, e il nostro cuore si  tutto aperto per voi.  Non siete davvero allo stretto in noi;  nei vostri cuori invece che siete allo stretto.  Io parlo come a figli: rendeteci il contraccambio, aprite anche voi il vostro cuore!
	 Non lasciatevi legare al giogo estraneo degli infedeli. Quale rapporto infatti ci pu essere tra la giustizia e l'iniquit, o quale unione tra la luce e le tenebre?  Quale intesa tra Cristo e Beliar, o quale collaborazione tra un fedele e un infedele?  Quale accordo tra il tempio di Dio e gli idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come Dio stesso ha detto:

	'Abiter in mezzo a loro e con loro camminer
	e sar il loro Dio,
	ed essi saranno il mio popolo.'
	 Perci 'uscite di mezzo a loro
	e riparatevi, dice il Signore,
	non toccate nulla d'impuro.
	E io vi accoglier',
	 e 'sar'per voi 'come un padre,
	e'voi 'mi'sarete 'come figli'e figlie,
	'dice il Signore onnipotente'.



	 In possesso dunque di queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito, portando a compimento la nostra santificazione, nel timore di Dio.
	 Fateci posto nei vostri cuori! A nessuno abbiamo fatto ingiustizia, nessuno abbiamo danneggiato, nessuno abbiamo sfruttato.  Non dico questo per condannare qualcuno; infatti vi ho gi detto sopra che siete nel nostro cuore, per morire insieme e insieme vivere.  Sono molto franco con voi e ho molto da vantarmi di voi. Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni nostra tribolazione.

	 Infatti, da quando siamo giunti in Macedonia, la nostra carne non ha avuto sollievo alcuno, ma da ogni parte siamo tribolati: battaglie all'esterno, timori al di dentro.
	 Ma Dio che consola gli afflitti ci ha consolati con la venuta di Tito,  e non solo con la sua venuta, ma con la consolazione che ha ricevuto da voi. Egli ci ha annunziato infatti il vostro desiderio, il vostro dolore, il vostro affetto per me; cosicch la mia gioia si  ancora accresciuta.
	 Se anche vi ho rattristati con la mia lettera, non me ne dispiace. E se me ne  dispiaciuto - vedo infatti che quella lettera, anche se per breve tempo soltanto, vi ha rattristati -  ora ne godo; non per la vostra tristezza, ma perch questa tristezza vi ha portato a pentirvi. Infatti vi siete rattristati secondo Dio e cos non avete ricevuto alcun danno da parte nostra;  perch la tristezza secondo Dio produce un pentimento irrevocabile che porta alla salvezza, mentre la tristezza del mondo produce la morte.  Ecco, infatti, quanta sollecitudine ha prodotto in voi proprio questo rattristarvi secondo Dio; anzi quante scuse, quanta indignazione, quale timore, quale desiderio, quale affetto, quale punizione! Vi siete dimostrati innocenti sotto ogni riguardo in questa faccenda.  Cos se anche vi ho scritto, non fu tanto a motivo dell'offensore o a motivo dell'offeso, ma perch apparisse chiara la vostra sollecitudine per noi davanti a Dio.  Ecco quello che ci ha consolati.
	A questa nostra consolazione si  aggiunta una gioia ben pi grande per la letizia di Tito, poich il suo spirito  stato rinfrancato da tutti voi.  Cosicch se in qualche cosa mi ero vantato di voi con lui, non ho dovuto vergognarmene, ma come abbiamo detto a voi ogni cosa secondo verit, cos anche il nostro vanto con Tito si  dimostrato vero.  E il suo affetto per voi  cresciuto, ricordando come tutti gli avete obbedito e come lo avete accolto con timore e trepidazione.  Mi rallegro perch posso contare totalmente su di voi.



	 Vogliamo poi farvi nota, fratelli, la grazia di Dio concessa alle Chiese della Macedonia:  nonostante la lunga prova della tribolazione, la loro grande gioia e la loro estrema povert si sono tramutate nella ricchezza della loro generosit.  Posso testimoniare infatti che hanno dato secondo i loro mezzi e anche al di l dei loro mezzi, spontaneamente,  domandandoci con insistenza la grazia di prendere parte a questo servizio a favore dei santi.  Superando anzi le nostre stesse speranze, si sono offerti prima di tutto al Signore e poi a noi, secondo la volont di Dio;  cosicch abbiamo pregato Tito di portare a compimento fra voi quest'opera generosa, dato che lui stesso l'aveva incominciata.
	 E come vi segnalate in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella scienza, in ogni zelo e nella carit che vi abbiamo insegnato, cos distinguetevi anche in quest'opera generosa.  Non dico questo per farvene un comando, ma solo per mettere alla prova la sincerit del vostro amore con la premura verso gli altri.  Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Ges Cristo: da ricco che era, si  fatto povero per voi, perch voi diventaste ricchi per mezzo della sua povert.  E a questo riguardo vi do un consiglio: si tratta di cosa vantaggiosa per voi, che fin dall'anno passato siete stati i primi, non solo a intraprenderla ma a desiderarla.  Ora dunque realizzatela, perch come vi fu la prontezza del volere, cos anche vi sia il compimento, secondo i vostri mezzi.  Se infatti c' la buona volont, essa riesce gradita secondo quello che uno possiede e non secondo quello che non possiede.  Qui non si tratta infatti di mettere in ristrettezza voi per sollevare gli altri, ma di fare uguaglianza.  Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perch anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto:

	 'Colui che raccolse molto non abbond,
	e colui che raccolse poco non ebbe di meno'.

	 Siano pertanto rese grazie a Dio che infonde la medesima sollecitudine per voi nel cuore di Tito!  Egli infatti ha accolto il mio invito e ancor pi pieno di zelo  partito spontaneamente per venire da voi.  Con lui abbiamo inviato pure il fratello che ha lode in tutte le Chiese a motivo del vangelo;  egli  stato designato dalle Chiese come nostro compagno in quest'opera di carit, alla quale ci dedichiamo per la gloria del Signore, e per dimostrare anche l'impulso del nostro cuore.  Con ci intendiamo evitare che qualcuno possa biasimarci per questa abbondanza che viene da noi amministrata.  'Ci preoccupiamo'infatti 'di comportarci bene'non soltanto 'davanti al Signore', ma 'anche'davanti 'agli uomini'.  Con loro abbiamo inviato anche il nostro fratello, di cui abbiamo pi volte sperimentato lo zelo in molte circostanze; egli  ora pi zelante che mai per la grande fiducia che ha in voi.
	 Quanto a Tito, egli  mio compagno e collaboratore presso di voi; quanto ai nostri fratelli, essi sono delegati delle Chiese e gloria di Cristo.  Date dunque a loro la prova del vostro affetto e della legittimit del nostro vanto per voi davanti a tutte le Chiese.



	 Riguardo poi a questo servizio in favore dei santi,  superfluo che ve ne scriva.  Conosco infatti bene la vostra buona volont, e ne faccio vanto con i Macdoni dicendo che l'Acaia  pronta fin dallo scorso anno e gi molti sono stati stimolati dal vostro zelo.  I fratelli poi li ho mandati perch il nostro vanto per voi su questo punto non abbia a dimostrarsi vano, ma siate realmente pronti, come vi dicevo, perch  non avvenga che, venendo con me alcuni Macdoni, vi trovino impreparati e noi dobbiamo arrossire, per non dire anche voi, di questa nostra fiducia.  Ho quindi ritenuto necessario invitare i fratelli a recarsi da voi prima di me, per organizzare la vostra offerta gi promessa, perch essa sia pronta come una vera offerta e non come una spilorceria.

	 Tenete a mente che chi semina scarsamente, scarsamente raccoglier e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglier.  Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza n per forza, perch 'Dio'ama 'chi dona con gioia'.  Del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perch, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene,  come sta scritto:

	'ha largheggiato, ha dato ai poveri;
	la sua giustizia dura in eterno'.

	 Colui che somministra il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, somministrer e moltiplicher anche la vostra semente e far crescere i frutti della vostra giustizia.  Cos sarete ricchi per ogni generosit, la quale poi far salire a Dio l'inno di ringraziamento per mezzo nostro.  Perch l'adempimento di questo servizio sacro non provvede soltanto alle necessit dei santi, ma ha anche maggior valore per i molti ringraziamenti a Dio.  A causa della bella prova di questo servizio essi ringrazieranno Dio per la vostra obbedienza e accettazione del vangelo di Cristo, e per la generosit della vostra comunione con loro e con tutti;  e pregando per voi manifesteranno il loro affetto a causa della straordinaria grazia di Dio effusa sopra di voi.  Grazie a Dio per questo suo ineffabile dono!



	 Ora io stesso, Paolo, vi esorto per la dolcezza e la mansuetudine di Cristo, io davanti a voi cos meschino, ma di lontano cos animoso con voi;  vi supplico di far in modo che non avvenga che io debba mostrare, quando sar tra voi, quell'energia che ritengo di dover adoperare contro alcuni che pensano che noi camminiamo secondo la carne.  In realt, noi viviamo nella carne ma non militiamo secondo la carne. Infatti le armi della nostra battaglia non sono carnali,  ma hanno da Dio la potenza di abbattere le fortezze,  distruggendo i ragionamenti e ogni baluardo che si leva contro la conoscenza di Dio, e rendendo ogni intelligenza soggetta all'obbedienza al Cristo.  Perci siamo pronti a punire qualsiasi disobbedienza, non appena la vostra obbedienza sar perfetta.
	 Guardate le cose bene in faccia: se qualcuno ha in se stesso la persuasione di appartenere a Cristo, si ricordi che se lui  di Cristo lo siamo anche noi.  In realt, anche se mi vantassi di pi a causa della nostra autorit, che il Signore ci ha dato per vostra edificazione e non per vostra rovina, non avr proprio da vergognarmene.  Non sembri che io vi voglia spaventare con le lettere!  Perch "le lettere - si dice - sono dure e forti, ma la sua presenza fisica  debole e la parola dimessa".  Questo tale rifletta per che quali noi siamo a parole per lettera, assenti, tali saremo anche con i fatti, di presenza.

	 Certo noi non abbiamo l'audacia di uguagliarci o paragonarci ad alcuni di quelli che si raccomandano da s; ma mentre si misurano su di s e si paragonano con se stessi, mancano di intelligenza.  Noi invece non ci vanteremo oltre misura, ma secondo la norma della misura che Dio ci ha assegnato, s da poter arrivare fino a voi;  n ci innalziamo in maniera indebita, come se non fossimo arrivati fino a voi, perch fino a voi siamo giunti col vangelo di Cristo.  n ci vantiamo indebitamente di fatiche altrui, ma abbiamo la speranza, col crescere della vostra fede, di crescere ancora nella vostra considerazione, secondo la nostra misura,  per evangelizzare le regioni pi lontane della vostra, senza vantarci alla maniera degli altri delle cose gi fatte da altri.
	 Pertanto 'chi si vanta, si vanti nel Signore';  perch non colui che si raccomanda da s viene approvato, ma colui che il Signore raccomanda.



	 Oh se poteste sopportare un po'di follia da parte mia! Ma, certo, voi mi sopportate.  Io provo infatti per voi una specie di gelosia divina, avendovi promessi a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo.  Temo per che, come il serpente nella sua malizia sedusse Eva, cos i vostri pensieri vengano in qualche modo traviati dalla loro semplicit e purezza nei riguardi di Cristo.  Se infatti il primo venuto vi predica un Ges diverso da quello che vi abbiamo predicato noi o se si tratta di ricevere uno spirito diverso da quello che avete ricevuto o un altro vangelo che non avete ancora sentito, voi siete ben disposti ad accettarlo.  Ora io ritengo di non essere in nulla inferiore a questi "superapostoli"!  E se anche sono un profano nell'arte del parlare, non lo sono per nella dottrina, come vi abbiamo dimostrato in tutto e per tutto davanti a tutti.
	 O forse ho commesso una colpa abbassando me stesso per esaltare voi, quando vi ho annunziato gratuitamente il vangelo di Dio?  Ho spogliato altre Chiese accettando da loro il necessario per vivere, allo scopo di servire voi.  E trovandomi presso di voi e pur essendo nel bisogno, non sono stato d'aggravio a nessuno, perch alle mie necessit hanno provveduto i fratelli giunti dalla Macedonia. In ogni circostanza ho fatto il possibile per non esservi di aggravio e cos far in avvenire.  Com' vero che c' la verit di Cristo in me, nessuno mi toglier questo vanto in terra di Acaia!
	 Questo perch? Forse perch non vi amo? Lo sa Dio!  Lo faccio invece, e lo far ancora, per troncare ogni pretesto a quelli che cercano un pretesto per apparire come noi in quello di cui si vantano.  Questi tali sono falsi apostoli, operai fraudolenti, che si mascherano da apostoli di Cristo.  Ci non fa meraviglia, perch anche satana si maschera da angelo di luce.  Non  perci gran cosa se anche i suoi ministri si mascherano da ministri di giustizia; ma la loro fine sar secondo le loro opere.
	 Lo dico di nuovo: nessuno mi consideri come un pazzo, o se no ritenetemi pure come un pazzo, perch possa anch'io vantarmi un poco.  Quello che dico, per, non lo dico secondo il Signore, ma come da stolto, nella fiducia che ho di potermi vantare.  Dal momento che molti si vantano da un punto di vista umano, mi vanter anch'io.  Infatti voi, che pur siete saggi, sopportate facilmente gli stolti.  In realt sopportate chi vi riduce in servit, chi vi divora, chi vi sfrutta, chi  arrogante, chi vi colpisce in faccia.  Lo dico con vergogna; come siamo stati deboli!
	Per in quello in cui qualcuno osa vantarsi, lo dico da stolto, oso vantarmi anch'io.  Sono Ebrei? Anch'io! Sono Israeliti? Anch'io! Sono stirpe di Abramo? Anch'io!  Sono ministri di Cristo? Sto per dire una pazzia, io lo sono pi di loro: molto di pi nelle fatiche, molto di pi nelle prigionie, infinitamente di pi nelle percosse, spesso in pericolo di morte.  Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i trentanove colpi;  tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in bala delle onde.  Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella citt, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli;  fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudit.  E oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese.  Chi  debole, che anch'io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema?
	 Se  necessario vantarsi, mi vanter di quanto si riferisce alla mia debolezza.  Dio e Padre del Signore Ges, lui che  benedetto nei secoli, sa che non mentisco.  A Damasco, il governatore del re Areta montava la guardia alla citt dei Damasceni per catturarmi,  ma da una finestra fui calato per il muro in una cesta e cos sfuggii dalle sue mani.



	 Bisogna vantarsi? Ma ci non conviene! Pur tuttavia verr alle visioni e alle rivelazioni del Signore.  Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa - se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito fino al terzo cielo.  E so che quest'uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio -  fu rapito in paradiso e ud parole indicibili che non  lecito ad alcuno pronunziare.  Di lui io mi vanter! Di me stesso invece non mi vanter fuorch delle mie debolezze.  Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato, perch direi solo la verit; ma evito di farlo, perch nessuno mi giudichi di pi di quello che vede o sente da me.
	 Perch non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi  stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perch io non vada in superbia.  A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me.  Ed egli mi ha detto: "Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza". Mi vanter quindi ben volentieri delle mie debolezze, perch dimori in me la potenza di Cristo.  Perci mi compiaccio nelle mie infermit, negli oltraggi, nelle necessit, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole,  allora che sono forte.
	 Sono diventato pazzo; ma siete voi che mi ci avete costretto. Infatti avrei dovuto essere raccomandato io da voi, perch non sono per nulla inferiore a quei "superapostoli", anche se sono un nulla.  Certo, in mezzo a voi si sono compiuti i segni del vero apostolo, in una pazienza a tutta prova, con segni, prodigi e miracoli.  In che cosa infatti siete stati inferiori alle altre Chiese, se non in questo, che io non vi sono stato d'aggravio? Perdonatemi questa ingiustizia!
	 Ecco,  la terza volta che sto per venire da voi, e non vi sar di peso, perch non cerco i vostri beni, ma voi. Infatti non spetta ai figli mettere da parte per i genitori, ma ai genitori per i figli.  Per conto mio mi prodigher volentieri, anzi consumer me stesso per le vostre anime. Se io vi amo pi intensamente, dovrei essere riamato di meno?
	 Ma sia pure che io non vi sono stato di peso; per, scaltro come sono, vi ho preso con inganno.  Vi ho forse sfruttato per mezzo di qualcuno di quelli che ho inviato tra voi?  Ho vivamente pregato Tito di venire da voi e ho mandato insieme con lui quell'altro fratello. Forse Tito vi ha sfruttato in qualche cosa? Non abbiamo forse noi due camminato con lo stesso spirito, sulle medesime tracce?

	 Certo, da tempo vi immaginate che stiamo facendo la nostra difesa davanti a voi. Ma noi parliamo davanti a Dio, in Cristo, e tutto, carissimi,  per la vostra edificazione.  Temo infatti che, venendo, non vi trovi come desidero e che a mia volta venga trovato da voi quale non mi desiderate; che per caso non vi siano contese, invidie, animosit, dissensi, maldicenze, insinuazioni, superbie, disordini,  e che, alla mia venuta, il mio Dio mi umilii davanti a voi e io abbia a piangere su molti che hanno peccato in passato e non si sono convertiti dalle impurit, dalla fornicazione e dalle dissolutezze che hanno commesso.



	 Questa  la terza volta che vengo da voi. 'Ogni questione si decider sulla dichiarazione di due o tre testimoni'.  L'ho detto prima e lo ripeto ora, allora presente per la seconda volta e ora assente, a tutti quelli che hanno peccato e a tutti gli altri: quando verr di nuovo non perdoner pi,  dal momento che cercate una prova che Cristo parla in me, lui che non  debole, ma potente in mezzo a voi.  Infatti egli fu crocifisso per la sua debolezza, ma vive per la potenza di Dio. E anche noi che siamo deboli in lui, saremo vivi con lui per la potenza di Dio nei vostri riguardi.
	 Esaminate voi stessi se siete nella fede, mettetevi alla prova. Non riconoscete forse che Ges Cristo abita in voi? A meno che la prova non sia contro di voi!  Spero tuttavia che riconoscerete che essa non  contro di noi.  Noi preghiamo Dio che non facciate alcun male, e non per apparire noi superiori nella prova, ma perch voi facciate il bene e noi restiamo come senza prova.  Non abbiamo infatti alcun potere contro la verit, ma per la verit;  perci ci rallegriamo quando noi siamo deboli e voi siete forti. Noi preghiamo anche per la vostra perfezione.  Per questo vi scrivo queste cose da lontano: per non dover poi, di presenza, agire severamente con il potere che il Signore mi ha dato per edificare e non per distruggere.

	 Per il resto, fratelli, state lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sar con voi.  Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.
	 La grazia del Signore Ges Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

Lettera ai Galati



	 Paolo, apostolo non da parte di uomini, n per mezzo di uomo, ma per mezzo di Ges Cristo e di Dio Padre che lo ha risuscitato dai morti,  e tutti i fratelli che sono con me, alle Chiese della Galazia.  Grazia a voi e pace da parte di Dio Padre nostro e dal Signore Ges Cristo,  che ha dato se stesso per i nostri peccati, per strapparci da questo mondo perverso, secondo la volont di Dio e Padre nostro,  al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

	 Mi meraviglio che cos in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo.  In realt, per, non ce n' un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo.  Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia antema!  L'abbiamo gi detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia antema!  Infatti,  forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei pi servitore di Cristo!

	 Vi dichiaro dunque, fratelli, che il vangelo da me annunziato non  modellato sull'uomo;  infatti io non l'ho ricevuto n l'ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Ges Cristo.  Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo, come io perseguitassi fieramente la Chiesa di Dio e la devastassi,  superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com'ero nel sostenere le tradizioni dei padri.  Ma quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiam con la sua grazia si compiacque  di rivelare a me suo Figlio perch lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito, senza consultare nessun uomo,  senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco.
	 In seguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni;  degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore.  In ci che vi scrivo, io attesto davanti a Dio che non mentisco.  Quindi andai nelle regioni della Siria e della Cilicia.  Ma ero sconosciuto personalmente alle Chiese della Giudea che sono in Cristo;  soltanto avevano sentito dire: "Colui che una volta ci perseguitava, va ora annunziando la fede che un tempo voleva distruggere".  E glorificavano Dio a causa mia.



	 Dopo quattordici anni, andai di nuovo a Gerusalemme in compagnia di Brnaba, portando con me anche Tito:  vi andai per in seguito ad una rivelazione. Esposi loro il vangelo che io predico tra i pagani, ma lo esposi privatamente alle persone pi ragguardevoli, per non trovarmi nel rischio di correre o di aver corso invano.  Ora neppure Tito, che era con me, sebbene fosse greco, fu obbligato a farsi circoncidere.  E questo proprio a causa dei falsi fratelli che si erano intromessi a spiare la libert che abbiamo in Cristo Ges, allo scopo di renderci schiavi.  Ad essi per non cedemmo, per riguardo, neppure un istante, perch la verit del vangelo continuasse a rimanere salda tra di voi.
	 Da parte dunque delle persone pi ragguardevoli - quali fossero allora non m'interessa, perch Dio non bada a persona alcuna - a me, da quelle persone ragguardevoli, non fu imposto nulla di pi.  Anzi, visto che a me era stato affidato il vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello per i circoncisi -  poich colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per i pagani -  e riconoscendo la grazia a me conferita, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Brnaba la loro destra in segno di comunione, perch noi andassimo verso i pagani ed essi verso i circoncisi.  Soltanto ci pregarono di ricordarci dei poveri: ci che mi sono proprio preoccupato di fare.

	 Ma quando Cefa venne ad Antiochia, mi opposi a lui a viso aperto perch evidentemente aveva torto.  Infatti, prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo, egli prendeva cibo insieme ai pagani; ma dopo la loro venuta, cominci a evitarli e a tenersi in disparte, per timore dei circoncisi.  E anche gli altri Giudei lo imitarono nella simulazione, al punto che anche Brnaba si lasci attirare nella loro ipocrisia.  Ora quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verit del vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: "Se tu, che sei Giudeo, vivi come i pagani e non alla maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei?

	 Noi che per nascita siamo Giudei e non pagani peccatori,  sapendo tuttavia che l'uomo non  giustificato dalle opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Ges Cristo, abbiamo creduto anche noi in Ges Cristo per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; poich dalle opere della legge 'non verr mai giustificato nessuno'".
	 Se pertanto noi che cerchiamo la giustificazione in Cristo siamo trovati peccatori come gli altri, forse Cristo  ministro del peccato? Impossibile!  Infatti se io riedifico quello che ho demolito, mi denuncio come trasgressore.  In realt mediante la legge io sono morto alla legge, per vivere per Dio.  Sono stato crocifisso con Cristo e non sono pi io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.  Non annullo dunque la grazia di Dio; infatti se la giustificazione viene dalla legge, Cristo  morto invano.



	 O stolti Glati, chi mai vi ha ammaliati, proprio voi agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Ges Cristo crocifisso?  Questo solo io vorrei sapere da voi:  per le opere della legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver creduto alla predicazione?  Siete cos privi d'intelligenza che, dopo aver incominciato con lo Spirito, ora volete finire con la carne?  Tante esperienze le avete fatte invano? Se almeno fosse invano!  Colui che dunque vi concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie alle opere della legge o perch avete creduto alla predicazione?

	 Fu cos che Abramo 'ebbe fede in Dio e gli fu accreditato come giustizia'.  Sappiate dunque che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede.  E la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato i pagani per la fede, preannunzi ad Abramo questo lieto annunzio: 'In te saranno benedette tutte le genti'.  Di conseguenza, quelli che hanno la fede vengono benedetti insieme ad Abramo che credette.  Quelli invece che si richiamano alle opere della legge, stanno sotto la maledizione, poich sta scritto: 'Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte nel libro della legge per praticarle'.  E che nessuno possa giustificarsi davanti a Dio per la legge risulta dal fatto che 'il giusto vivr in virt della fede'.  Ora la legge non si basa sulla fede; al contrario dice che 'chi praticher queste cose, vivr per esse'.  Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto: 'Maledetto chi pende dal legno',  perch in Cristo Ges la benedizione di Abramo passasse alle genti e noi ricevessimo la promessa dello Spirito mediante la fede.

	 Fratelli, ecco, vi faccio un esempio comune: un testamento legittimo, pur essendo solo un atto umano, nessuno lo dichiara nullo o vi aggiunge qualche cosa.  Ora  appunto ad Abramo e alla sua discendenza che furon fatte le promesse. Non dice la Scrittura: "e ai tuoi discendenti", come se si trattasse di molti, ma 'e alla tua discendenza', come a uno solo, cio Cristo.  Ora io dico: un testamento stabilito in precedenza da Dio stesso, non pu dichiararlo nullo una legge che  venuta quattrocentotrenta anni dopo, annullando cos la promessa.  Se infatti l'eredit si ottenesse in base alla legge, non sarebbe pi in base alla promessa; Dio invece concesse il suo favore ad Abramo mediante la promessa.

	 Perch allora la legge? Essa fu aggiunta per le trasgressioni, fino alla venuta della 'discendenza'per la quale era stata fatta la promessa, e fu promulgata per mezzo di angeli attraverso un mediatore.  Ora non si d mediatore per una sola persona e Dio  uno solo.  La legge  dunque contro le promesse di Dio? Impossibile! Se infatti fosse stata data una legge capace di conferire la vita, la giustificazione scaturirebbe davvero dalla legge;  la Scrittura invece ha rinchiuso ogni cosa sotto il peccato, perch ai credenti la promessa venisse data in virt della fede in Ges Cristo.
	 Prima per che venisse la fede, noi eravamo rinchiusi sotto la custodia della legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata.  Cos la legge  per noi come un pedagogo che ci ha condotto a Cristo, perch fossimo giustificati per la fede.  Ma appena  giunta la fede, noi non siamo pi sotto un pedagogo.  Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Ges,  poich quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo.  Non c' pi giudeo n greco; non c' pi schiavo n libero; non c' pi uomo n donna, poich tutti voi siete uno in Cristo Ges.  E se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa.



	 Ecco, io faccio un altro esempio: per tutto il tempo che l'erede  fanciullo, non  per nulla differente da uno schiavo, pure essendo padrone di tutto;  ma dipende da tutori e amministratori, fino al termine stabilito dal padre.  Cos anche noi quando eravamo fanciulli, eravamo come schiavi degli elementi del mondo.  Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mand il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge,  per riscattare coloro che erano sotto la legge, perch ricevessimo l'adozione a figli.  E che voi siete figli ne  prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abb, Padre!  Quindi non sei pi schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volont di Dio.
	 Ma un tempo, per la vostra ignoranza di Dio, eravate sottomessi a divinit, che in realt non lo sono;  ora invece che avete conosciuto Dio, anzi da lui siete stati conosciuti, come potete rivolgervi di nuovo a quei deboli e miserabili elementi, ai quali di nuovo come un tempo volete servire?  Voi infatti osservate giorni, mesi, stagioni e anni!  Temo per voi che io mi sia affaticato invano a vostro riguardo.

	 Siate come me, ve ne prego, poich anch'io sono stato come voi, fratelli. Non mi avete offeso in nulla. Sapete che fu a causa di una malattia del corpo che vi annunziai la prima volta il vangelo;  e quella che nella mia carne era per voi una prova non l'avete disprezzata n respinta, ma al contrario mi avete accolto come un angelo di Dio, come Cristo Ges.
	 Dove sono dunque le vostre felicitazioni? Vi rendo testimonianza che, se fosse stato possibile, vi sareste cavati anche gli occhi per darmeli.  Sono dunque diventato vostro nemico dicendovi la verit?  Costoro si danno premura per voi, ma non onestamente; vogliono mettervi fuori, perch mostriate zelo per loro.   bello invece essere circondati di premure nel bene sempre e non solo quando io mi trovo presso di voi,  figlioli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finch non sia formato Cristo in voi!  Vorrei essere vicino a voi in questo momento e poter cambiare il tono della mia voce, perch non so cosa fare a vostro riguardo.

	 Ditemi, voi che volete essere sotto la legge: non sentite forse cosa dice la legge?  Sta scritto infatti che Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava e uno dalla donna libera.  Ma quello dalla schiava  nato secondo la carne; quello dalla donna libera, in virt della promessa.  Ora, tali cose sono dette per allegoria: le due donne infatti rappresentano le due Alleanze; una, quella del monte Sinai, che genera nella schiavit, rappresentata da Agar  - il Sinai  un monte dell'Arabia -; essa corrisponde alla Gerusalemme attuale, che di fatto  schiava insieme ai suoi figli.  Invece la Gerusalemme di lass  libera ed  la nostra madre.  Sta scritto infatti:

	'Rallgrati, sterile, che non partorisci,
	grida nell'allegria tu che non conosci i dolori del parto,
	perch molti sono i figli dell'abbandonata,
	pi di quelli della donna che ha marito'.

	 Ora voi, fratelli, siete figli della promessa, alla maniera di Isacco.  E come allora colui che era nato secondo la carne perseguitava quello nato secondo lo spirito, cos accade anche ora.  Per, che cosa dice la Scrittura? 'Manda via la schiava e suo figlio, perch il figlio della schiava non avr eredit col figlio'della donna libera.  Cos, fratelli, noi non siamo figli di una schiava, ma di una donna libera.



	 Cristo ci ha liberati perch restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavit.  Ecco, io Paolo vi dico: se vi fate circoncidere, Cristo non vi giover nulla.  E dichiaro ancora una volta a chiunque si fa circoncidere che egli  obbligato ad osservare tutta quanta la legge.  Non avete pi nulla a che fare con Cristo voi che cercate la giustificazione nella legge; siete decaduti dalla grazia.  Noi infatti per virt dello Spirito, attendiamo dalla fede la giustificazione che speriamo.  Poich in Cristo Ges non  la circoncisione che conta o la non circoncisione, ma la fede che opera per mezzo della carit.
	 Correvate cos bene; chi vi ha tagliato la strada che non obbedite pi alla verit?  Questa persuasione non viene sicuramente da colui che vi chiama!  Un po'di lievito fa fermentare tutta la pasta.  Io sono fiducioso per voi nel Signore che non penserete diversamente; ma chi vi turba, subir la sua condanna, chiunque egli sia.  Quanto a me, fratelli, se io predico ancora la circoncisione, perch sono tuttora perseguitato?  dunque annullato lo scandalo della croce?  Dovrebbero farsi mutilare coloro che vi turbano.

	 Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libert. Purch questa libert non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carit siate a servizio gli uni degli altri.  Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: 'amerai il prossimo tuo come te stesso'.  Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!
	 Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne;  la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicch voi non fate quello che vorreste.
	 Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete pi sotto la legge.  Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurit, libertinaggio,  idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni,  invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come gi ho detto, che chi le compie non erediter il regno di Dio.  Il frutto dello Spirito invece  amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bont, fedelt, mitezza, dominio di s;  contro queste cose non c' legge.
	 Ora quelli che sono di Cristo Ges hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri.  Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.  Non cerchiamo la vanagloria, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri.



	 Fratelli, qualora uno venga sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito correggetelo con dolcezza. E vigila su te stesso, per non cadere anche tu in tentazione.  Portate i pesi gli uni degli altri, cos adempirete la legge di Cristo.  Se infatti uno pensa di essere qualcosa mentre non  nulla, inganna se stesso.  Ciascuno esamini invece la propria condotta e allora solo in se stesso e non negli altri trover motivo di vanto:  ciascuno infatti porter il proprio fardello.
	 Chi viene istruito nella dottrina, faccia parte di quanto possiede a chi lo istruisce.  Non vi fate illusioni; non ci si pu prendere gioco di Dio. Ciascuno raccoglier quello che avr seminato.  Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglier corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglier vita eterna.  E non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo, a suo tempo mieteremo.  Poich dunque ne abbiamo l'occasione, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede.

	 Vedete con che grossi caratteri vi scrivo, ora, di mia mano.  Quelli che vogliono fare bella figura nella carne, vi costringono a farvi circoncidere, solo per non essere perseguitati a causa della croce di Cristo.  Infatti neanche gli stessi circoncisi osservano la legge, ma vogliono la vostra circoncisione per trarre vanto dalla vostra carne.  Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Ges Cristo, per mezzo della quale il mondo per me  stato crocifisso, come io per il mondo.  Non  infatti la circoncisione che conta, n la non circoncisione, ma l'essere nuova creatura.  E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l'Israele di Dio.  D'ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: difatti io porto le stigmate di Ges nel mio corpo.
	 La grazia del Signore nostro Ges Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.

Lettera agli Efesini



	 Paolo, apostolo di Ges Cristo per volont di Dio, ai santi che sono in feso, credenti in Cristo Ges:  grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Ges Cristo.

	 Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Ges
	Cristo,
	che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei
	cieli, in Cristo.
	 In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo,
	per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carit,
	 predestinandoci a essere suoi figli adottivi
	per opera di Ges Cristo,
	 secondo il beneplacito della sua volont.
	E questo a lode e gloria della sua grazia,
	che ci ha dato nel suo Figlio diletto;
	 nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue,
	la remissione dei peccati
	secondo la ricchezza della sua grazia.
	 Egli l'ha abbondantemente riversata su di noi
	con ogni sapienza e intelligenza,
	 poich egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volont,
	secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui
	prestabilito
	 per realizzarlo nella pienezza dei tempi:
	il disegno cio di ricapitolare in Cristo tutte le cose,
	quelle del cielo come quelle della terra.
	 In lui siamo stati fatti anche eredi,
	essendo stati predestinati secondo il piano di colui
	che tutto opera efficacemente conforme alla sua volont,
	 perch noi fossimo a lode della sua gloria,
	noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo.
	 In lui anche voi,
	dopo aver ascoltato la parola della verit,
	il vangelo della vostra salvezza
	e avere in esso creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo
	che era stato promesso,
	 il quale  caparra della nostra eredit,
	in attesa della completa redenzione di coloro
	che Dio si  acquistato, a lode della sua gloria.

	 Perci anch'io, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Ges e dell'amore che avete verso tutti i santi,  non cesso di render grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere,  perch il Dio del Signore nostro Ges Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una pi profonda conoscenza di lui.  Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredit fra i santi  e qual  la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi credenti secondo l'efficacia della sua forza

	 che egli manifest in Cristo, quando lo risuscit dai morti
	e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,
	 al di sopra di ogni principato e autorit,
	di ogni potenza e dominazione
	e di ogni altro nome che si possa nominare
	non solo nel secolo presente ma anche in quello futuro.
	 'Tutto infatti ha sottomesso ai suoi piedi'
	e lo ha costituito su tutte le cose a capo della Chiesa,
	 la quale  il suo corpo,
	la pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le cose.



	 Anche voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati,  nei quali un tempo viveste alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle potenze dell'aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli.  Nel numero di quei ribelli, del resto, siamo vissuti anche tutti noi, un tempo, con i desideri della nostra carne, seguendo le voglie della carne e i desideri cattivi; ed eravamo per natura meritevoli d'ira, come gli altri.  Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati,  da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati.  Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Ges,  per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bont verso di noi in Cristo Ges.
	 Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ci non viene da voi, ma  dono di Dio;  n viene dalle opere, perch nessuno possa vantarsene.  Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Ges per le opere buone che Dio ha predisposto perch noi le praticassimo.

	 Perci ricordatevi che un tempo voi, pagani per nascita, chiamati incirconcisi da quelli che si dicono circoncisi perch tali sono nella carne per mano di uomo,  ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d'Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio in questo mondo.  Ora invece, in Cristo Ges, voi che un tempo eravate i lontani siete diventati i vicini grazie al sangue di Cristo.

	 Egli infatti  la nostra pace,
	colui che ha fatto dei due un popolo solo,
	abbattendo il muro di separazione che era frammezzo,
	cio l'inimicizia,
	 annullando, per mezzo della sua carne,
	la legge fatta di prescrizioni e di decreti,
	per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo,
	facendo la pace,
	 e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo,
	per mezzo della croce,
	distruggendo in se stesso l'inimicizia.
	 Egli  venuto perci ad 'annunziare pace'
	a voi 'che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini'.
	 Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri,
	al Padre in un solo Spirito.

	 Cos dunque voi non siete pi stranieri n ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio,  edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Ges.  In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore;  in lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito.



	 Per questo, io Paolo, il prigioniero di Cristo per voi Gentili...  penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro beneficio:  come per rivelazione mi  stato fatto conoscere il mistero di cui sopra vi ho scritto brevemente.  Dalla lettura di ci che ho scritto potete ben capire la mia comprensione del mistero di Cristo.  Questo mistero non  stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come al presente  stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito:  che i Gentili cio sono chiamati, in Cristo Ges, a partecipare alla stessa eredit, a formare lo stesso corpo, e ad essere partecipi della promessa per mezzo del vangelo,  del quale sono divenuto ministro per il dono della grazia di Dio a me concessa in virt dell'efficacia della sua potenza.  A me, che sono l'infimo fra tutti i santi,  stata concessa questa grazia di annunziare ai Gentili le imperscrutabili ricchezze di Cristo,  e di far risplendere agli occhi di tutti qual  l'adempimento del mistero nascosto da secoli nella mente di Dio, creatore dell'universo,  perch sia manifestata ora nel cielo, per mezzo della Chiesa, ai Principati e alle Potest la multiforme sapienza di Dio,  secondo il disegno eterno che ha attuato in Cristo Ges nostro Signore,  il quale ci d il coraggio di avvicinarci in piena fiducia a Dio per la fede in lui.  Vi prego quindi di non perdervi d'animo per le mie tribolazioni per voi; sono gloria vostra.

	 Per questo, dico, io piego le ginocchia davanti al Padre,  dal quale ogni paternit nei cieli e sulla terra prende nome,  perch vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell'uomo interiore.  Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e cos, radicati e fondati nella carit,  siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondit,  e conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perch siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.

	 A colui che in tutto ha potere di fare
	molto pi di quanto possiamo domandare o pensare,
	secondo la potenza che gi opera in noi,
	 a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Ges
	per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli! Amen.



	 Vi esorto dunque io, il prigioniero nel Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto,  con ogni umilt, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore,  cercando di conservare l'unit dello spirito per mezzo del vincolo della pace.  Un solo corpo, un solo spirito, come una sola  la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione;  un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.  Un solo Dio Padre di tutti, che  al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed  presente in tutti.
	 A ciascuno di noi, tuttavia,  stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo.  Per questo sta scritto:

	'Ascendendo in cielo ha portato con s prigionieri,
	ha distribuito doni agli uomini'.

	 Ma che significa la parola "ascese", se non che prima era disceso quaggi sulla terra?  Colui che discese  lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose.
	  lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri,  per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo,  finch arriviamo tutti all'unit della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturit di Cristo.  Questo affinch non siamo pi come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e l da qualsiasi vento di dottrina, secondo l'inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell'errore.  Al contrario, vivendo secondo la verit nella carit, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che  il capo, Cristo,  dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carit.

	 Vi dico dunque e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi pi come i pagani nella vanit della loro mente,  accecati nei loro pensieri, estranei alla vita di Dio a causa dell'ignoranza che  in loro, e per la durezza del loro cuore.  Diventati cos insensibili, si sono abbandonati alla dissolutezza, commettendo ogni sorta di impurit con avidit insaziabile.
	 Ma voi non cos avete imparato a conoscere Cristo,  se proprio gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti, secondo la verit che  in Ges,  per la quale dovete deporre l'uomo vecchio con la condotta di prima, l'uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici  e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente  e rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santit vera.  Perci, bando alla menzogna: 'dite ciascuno la verit al proprio prossimo'; perch siamo membra gli uni degli altri.  'Nell'ira, non peccate'; non tramonti il sole sopra la vostra ira,  e non date occasione al diavolo.  Chi  avvezzo a rubare non rubi pi, anzi si dia da fare lavorando onestamente con le proprie mani, per farne parte a chi si trova in necessit.  Nessuna parola cattiva esca pi dalla vostra bocca; ma piuttosto, parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano.  E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, col quale foste segnati per il giorno della redenzione.
	 Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignit.  Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo.



	 Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi,  e camminate nella carit, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore.
	 Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurit o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi;  lo stesso si dica per le volgarit, insulsaggini, trivialit: cose tutte sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie!  Perch, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro - che  roba da idoltri - avr parte al regno di Cristo e di Dio.
	 Nessuno vi inganni con vani ragionamenti: per queste cose infatti piomba l'ira di Dio sopra coloro che gli resistono.  Non abbiate quindi niente in comune con loro.  Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perci come i figli della luce;  il frutto della luce consiste in ogni bont, giustizia e verit.  Cercate ci che  gradito al Signore,  e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente,  poich di quanto viene fatto da costoro in segreto  vergognoso perfino parlare.  Tutte queste cose che vengono apertamente condannate sono rivelate dalla luce, perch tutto quello che si manifesta  luce.  Per questo sta scritto:

	"Svgliati, o tu che dormi,
	dstati dai morti
	e Cristo ti illuminer".

	 Vigilate dunque attentamente sulla vostra condotta, comportandovi non da stolti, ma da uomini saggi;  profittando del tempo presente, perch i giorni sono cattivi.  Non siate perci inconsiderati, ma sappiate comprendere la volont di Dio.  E non ubriacatevi di vino, il quale porta alla sfrenatezza, ma siate ricolmi dello Spirito,  intrattenendovi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore,  rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Ges Cristo.

	 Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo.
	 Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore;  il marito infatti  capo della moglie, come anche Cristo  capo della Chiesa, lui che  il salvatore del suo corpo.  E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, cos anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto.
	 E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei,  per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell'acqua accompagnato dalla parola,  al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia n ruga o alcunch di simile, ma santa e immacolata.  Cos anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perch chi ama la propria moglie ama se stesso.  Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa,  poich siamo membra del suo corpo.  'Per questo l'uomo lascer suo padre e sua madre e si unir alla sua donna e i due formeranno una carne sola'.  Questo mistero  grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!  Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso, e la donna sia rispettosa verso il marito.



	 Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perch questo  giusto.  'Onora tuo padre e tua madre':  questo il primo comandamento associato a una promessa:  'perch tu sia felice e goda di una vita lunga sopra la terra'.  E voi, padri, non inasprite i vostri figli, ma allevateli nell'educazione e nella disciplina del Signore.
	 Schiavi, obbedite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore, con semplicit di spirito, come a Cristo,  e non servendo per essere visti, come per piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, compiendo la volont di Dio di cuore,  prestando servizio di buona voglia come al Signore e non come a uomini.  Voi sapete infatti che ciascuno, sia schiavo sia libero, ricever dal Signore secondo quello che avr fatto di bene.
	 Anche voi, padroni, comportatevi allo stesso modo verso di loro, mettendo da parte le minacce, sapendo che per loro come per voi c' un solo Signore nel cielo, e che non v' preferenza di persone presso di lui.

	 Per il resto, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza.  Rivestitevi dell'armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo.  La nostra battaglia infatti non  contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potest, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.
	 Prendete perci l'armatura di Dio, perch possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove.  State dunque ben fermi, 'cinti i fianchi con la verit, rivestiti con la corazza della giustizia',  e avendo come calzatura 'ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace'.  Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno;  prendete anche 'l'elmo della salvezza'e 'la spada dello Spirito', cio la 'parola di Dio'.  Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi,  e anche per me, perch quando apro la bocca mi sia data una parola franca, per far conoscere il mistero del vangelo,  del quale sono ambasciatore in catene, e io possa annunziarlo con franchezza come  mio dovere.

	 Desidero che anche voi sappiate come sto e ci che faccio; di tutto vi informer Tchico, fratello carissimo e fedele ministro nel Signore.  Ve lo mando proprio allo scopo di farvi conoscere mie notizie e per confortare i vostri cuori.
	 Pace ai fratelli, e carit e fede da parte di Dio Padre e del Signore Ges Cristo.  La grazia sia con tutti quelli che amano il Signore nostro Ges Cristo, con amore incorruttibile.

Lettera ai Filippesi



	 Paolo e Timoteo, servi di Cristo Ges, a tutti i santi in Cristo Ges che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi.  Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Ges Cristo.

	 Ringrazio il mio Dio ogni volta ch'io mi ricordo di voi,  pregando sempre con gioia per voi in ogni mia preghiera,  a motivo della vostra cooperazione alla diffusione del vangelo dal primo giorno fino al presente,  e sono persuaso che colui che ha iniziato in voi quest'opera buona, la porter a compimento fino al giorno di Cristo Ges.   giusto, del resto, che io pensi questo di tutti voi, perch vi porto nel cuore, voi che siete tutti partecipi della grazia che mi  stata concessa sia nelle catene, sia nella difesa e nel consolidamento del vangelo.  Infatti Dio mi  testimonio del profondo affetto che ho per tutti voi nell'amore di Cristo Ges.  E perci prego che la vostra carit si arricchisca sempre pi in conoscenza e in ogni genere di discernimento,  perch possiate distinguere sempre il meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo,  ricolmi di quei frutti di giustizia che si ottengono per mezzo di Ges Cristo, a gloria e lode di Dio.

	 Desidero che sappiate, fratelli, che le mie vicende si sono volte piuttosto a vantaggio del vangelo,  al punto che in tutto il pretorio e dovunque si sa che sono in catene per Cristo;  in tal modo la maggior parte dei fratelli, incoraggiati nel Signore dalle mie catene, ardiscono annunziare la parola di Dio con maggior zelo e senza timore alcuno.  Alcuni,  vero, predicano Cristo anche per invidia e spirito di contesa, ma altri con buoni sentimenti.  Questi lo fanno per amore, sapendo che sono stato posto per la difesa del vangelo;  quelli invece predicano Cristo con spirito di rivalit, con intenzioni non pure, pensando di aggiungere dolore alle mie catene.  Ma questo che importa? Purch in ogni maniera, per ipocrisia o per sincerit, Cristo venga annunziato, io me ne rallegro e continuer a rallegrarmene.  So infatti che tutto 'questo servir alla mia salvezza', grazie alla vostra preghiera e all'aiuto dello Spirito di Ges Cristo,  secondo la mia ardente attesa speranza che in nulla rimarr confuso; anzi nella piena fiducia che, come sempre, anche ora Cristo sar glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia.
	 Per me infatti il vivere  Cristo e il morire un guadagno.  Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa debba scegliere.  Sono messo alle strette infatti tra queste due cose: da una parte il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio;  d'altra parte,  pi necessario per voi che io rimanga nella carne.  Per conto mio, sono convinto che rester e continuer a essere d'aiuto a voi tutti, per il progresso e la gioia della vostra fede,  perch il vostro vanto nei miei riguardi cresca sempre pi in Cristo, con la mia nuova venuta tra voi.

	 Soltanto per comportatevi da cittadini degni del vangelo, perch nel caso che io venga e vi veda o che di lontano senta parlare di voi, sappia che state saldi in un solo spirito e che combattete unanimi per la fede del vangelo,  senza lasciarvi intimidire in nulla dagli avversari. Questo  per loro un presagio di perdizione, per voi invece di salvezza, e ci da parte di Dio;  perch a voi  stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo; ma anche di soffrire per lui,  sostenendo la stessa lotta che mi avete veduto sostenere e che ora sentite dire che io sostengo.



	 Se c' pertanto qualche consolazione in Cristo, se c' conforto derivante dalla carit, se c' qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione,  rendete piena la mia gioia con l'unione dei vostri spiriti, con la stessa carit, con i medesimi sentimenti.  Non fate nulla per spirito di rivalit o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umilt, consideri gli altri superiori a se stesso,  senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri.
	 Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Ges,

	 il quale, pur essendo di natura divina,
	non consider un tesoro geloso
	la sua uguaglianza con Dio;
	 ma spogli se stesso,
	assumendo la condizione di servo
	e divenendo simile agli uomini;
	apparso in forma umana,
	 umili se stesso
	facendosi obbediente fino alla morte
	e alla morte di croce.
	 Per questo Dio l'ha esaltato
	e gli ha dato il nome
	che  al di sopra di ogni altro nome;
	 perch nel nome di Ges
	'ogni ginocchio si pieghi'
	nei cieli, sulla terra e sotto terra;
	 e 'ogni lingua proclami'
	che Ges Cristo  il Signore, a gloria di Dio Padre.

	 Quindi, miei cari, obbedendo come sempre, non solo come quando ero presente, ma molto pi ora che sono lontano, attendete alla vostra salvezza con timore e tremore.   Dio infatti che suscita in voi il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni.  Fate tutto senza mormorazioni e senza critiche,  perch siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in mezzo a una generazione perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri nel mondo,  tenendo alta la parola di vita. Allora nel giorno di Cristo, io potr vantarmi di non aver corso invano n invano faticato.  E anche se il mio sangue deve essere versato in libagione sul sacrificio e sull'offerta della vostra fede, sono contento, e ne godo con tutti voi.  Allo stesso modo anche voi godetene e rallegratevi con me.

	 Ho speranza nel Signore Ges di potervi presto inviare Timteo, per essere anch'io confortato nel ricevere vostre notizie.  Infatti, non ho nessuno d'animo uguale al suo e che sappia occuparsi cos di cuore delle cose vostre,  perch tutti cercano i propri interessi, non quelli di Ges Cristo.  Ma voi conoscete la buona prova da lui data, poich ha servito il vangelo con me, come un figlio serve il padre.  Spero quindi di mandarvelo presto, non appena avr visto chiaro nella mia situazione.  Ma ho la convinzione nel Signore che presto verr anch'io di persona.
	 Per il momento ho creduto necessario mandarvi Epafrodto, questo nostro fratello che  anche mio compagno di lavoro e di lotta, vostro inviato per sovvenire alle mie necessit;  lo mando perch aveva grande desiderio di rivedere voi tutti e si preoccupava perch eravate a conoscenza della sua malattia.   stato grave, infatti, e vicino alla morte. Ma Dio gli ha usato misericordia, e non a lui solo ma anche a me, perch non avessi dolore su dolore.  L'ho mandato quindi con tanta premura perch vi rallegriate al vederlo di nuovo e io non sia pi preoccupato.  Accoglietelo dunque nel Signore con piena gioia e abbiate grande stima verso persone come lui;  perch ha rasentato la morte per la causa di Cristo, rischiando la vita, per sostituirvi nel servizio presso di me.



	 Per il resto, fratelli mei, state lieti nel Signore. A me non pesa e a voi  utile che vi scriva le stesse cose:  guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno circoncidere!  Siamo infatti noi i veri circoncisi, noi che rendiamo il culto mossi dallo Spirito di Dio e ci gloriamo in Cristo Ges, senza avere fiducia nella carne,  sebbene io possa vantarmi anche nella carne. Se alcuno ritiene di poter confidare nella carne, io pi di lui:  circonciso l'ottavo giorno, della stirpe d'Israele, della trib di Beniamino, ebreo da Ebrei, fariseo quanto alla legge;  quanto a zelo, persecutore della Chiesa; irreprensibile quanto alla giustizia che deriva dall'osservanza della legge.
	 Ma quello che poteva essere per me un guadagno, l'ho considerato una perdita a motivo di Cristo.  Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimit della conoscenza di Cristo Ges, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo  e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cio con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede.  E questo perch io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte,  con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti.  Non per che io abbia gi conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perch anch'io sono stato conquistato da Ges Cristo.  Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro,  corro verso la mta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lass, in Cristo Ges.
	 Quanti dunque siamo perfetti, dobbiamo avere questi sentimenti; se in qualche cosa pensate diversamente, Dio vi illuminer anche su questo.  Intanto, dal punto a cui siamo arrivati continuiamo ad avanzare sulla stessa linea.
	 Fatevi miei imitatori, fratelli, e guardate a quelli che si comportano secondo l'esempio che avete in noi.  Perch molti, ve l'ho gi detto pi volte e ora con le lacrime agli occhi ve lo ripeto, si comportano da nemici della croce di Cristo:  la perdizione per sar la loro fine, perch essi, che hanno come dio il loro ventre, si vantano di ci di cui dovrebbero vergognarsi, tutti intenti alle cose della terra.  La nostra patria invece  nei cieli e di l aspettiamo come salvatore il Signore Ges Cristo,  il quale trasfigurer il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virt del potere che ha di sottomettere a s tutte le cose.



	 Perci, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete saldi nel Signore cos come avete imparato, carissimi!

	 Esorto Evdia ed esorto anche Sntiche ad andare d'accordo nel Signore.  E prego te pure, mio fedele collaboratore, di aiutarle, poich hanno combattuto per il vangelo insieme con me, con Clemente e con gli altri miei collaboratori, i cui nomi sono nel libro della vita.
	 Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi.  La vostra affabilit sia nota a tutti gli uomini. Il Signore  vicino!  Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessit esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti;  e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodir i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Ges.
	 In conclusione, fratelli, tutto quello che  vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che  virt e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri.  Ci che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me,  quello che dovete fare. E il Dio della pace sar con voi!

	 Ho provato grande gioia nel Signore, perch finalmente avete fatto rifiorire i vostri sentimenti nei miei riguardi: in realt li avevate anche prima, ma non ne avete avuta l'occasione.  Non dico questo per bisogno, poich ho imparato a bastare a me stesso in ogni occasione;  ho imparato ad essere povero e ho imparato ad essere ricco; sono iniziato a tutto, in ogni maniera: alla saziet e alla fame, all'abbondanza e all'indigenza.  Tutto posso in colui che mi d la forza.
	 Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alla mia tribolazione.  Ben sapete proprio voi, Filippesi, che all'inizio della predicazione del vangelo, quando partii dalla Macedonia, nessuna Chiesa apr con me un conto di dare o di avere, se non voi soli;  ed anche a Tessalonica mi avete inviato per due volte il necessario.  Non  per il vostro dono che io ricerco, ma il frutto che ridonda a vostro vantaggio.  Adesso ho il necessario e anche il superfluo; sono ricolmo dei vostri doni ricevuti da Epafrodto, che sono un profumo di soave odore, un sacrificio accetto e gradito a Dio.  Il mio Dio, a sua volta, colmer ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza in Cristo Ges.  Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

	 Salutate ciascuno dei santi in Cristo Ges.  Vi salutano i fratelli che sono con me. Vi salutano tutti i santi, soprattutto quelli della casa di Cesare.
	 La grazia del Signore Ges Cristo sia con il vostro spirito.

Lettera ai Colossesi



	 Paolo, apostolo di Cristo Ges per volont di Dio, e il fratello Timteo,  ai santi e fedeli fratelli in Cristo dimoranti in Colossi grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro!

	 Noi rendiamo continuamente grazie a Dio, Padre del Signore nostro Ges Cristo, nelle nostre preghiere per voi,  per le notizie ricevute della vostra fede in Cristo Ges, e della carit che avete verso tutti i santi,  in vista della speranza che vi attende nei cieli. Di questa speranza voi avete gi udito l'annunzio dalla parola di verit del vangelo  che  giunto a voi, come pure in tutto il mondo fruttifica e si sviluppa; cos anche fra voi dal giorno in cui avete ascoltato e conosciuto la grazia di Dio nella verit,  che avete appresa da pafra, nostro caro compagno nel ministero; egli ci supplisce come un fedele ministro di Cristo,  e ci ha pure manifestato il vostro amore nello Spirito.
	 Perci anche noi, da quando abbiamo saputo questo, non cessiamo di pregare per voi, e di chiedere che abbiate una conoscenza piena della sua volont con ogni sapienza e intelligenza spirituale,  perch possiate comportarvi in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio;  rafforzandovi con ogni energia secondo la potenza della sua gloria, per poter essere forti e pazienti in tutto;  ringraziando con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce.

	  lui infatti che ci ha liberati
	dal potere delle tenebre
	e ci ha trasferiti
	nel regno del suo Figlio diletto,
	 per opera del quale abbiamo la redenzione,
	la remissione dei peccati.

	 Egli  immagine del Dio invisibile,
	generato prima di ogni creatura;
	 poich per mezzo di lui
	sono state create tutte le cose,
	quelle nei cieli e quelle sulla terra,
	quelle visibili e quelle invisibili:
	Troni, Dominazioni,
	Principati e Potest.
	Tutte le cose sono state create
	per mezzo di lui e in vista di lui.
	 Egli  prima di tutte le cose
	e tutte sussistono in lui.
	 Egli  anche il capo del corpo, cio della Chiesa;
	il principio, il primogenito di coloro
	che risuscitano dai morti,
	per ottenere il primato su tutte le cose.
	 Perch piacque a Dio
	di fare abitare in lui ogni pienezza
	 e per mezzo di lui riconciliare a s tutte le cose,
	rappacificando con il sangue della sua croce,
	cio per mezzo di lui,
	le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.

	 E anche voi, che un tempo eravate stranieri e nemici con la mente intenta alle opere cattive che facevate,  ora egli vi ha riconciliati per mezzo della morte del suo corpo di carne, per presentarvi santi, immacolati e irreprensibili al suo cospetto:  purch restiate fondati e fermi nella fede e non vi lasciate allontanare dalla speranza promessa nel vangelo che avete ascoltato, il quale  stato annunziato ad ogni creatura sotto il cielo e di cui io, Paolo, sono diventato ministro.

	 Perci sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che  la Chiesa.  Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio presso di voi di realizzare la sua parola,  cio il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi,  ai quali Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo ai pagani, cio Cristo in voi, speranza della gloria.   lui infatti che noi annunziamo, ammonendo e istruendo ogni uomo con ogni sapienza, per rendere ciascuno perfetto in Cristo.  Per questo mi affatico e lotto, con la forza che viene da lui e che agisce in me con potenza.



	 Voglio infatti che sappiate quale dura lotta io devo sostenere per voi, per quelli di Laodica e per tutti coloro che non mi hanno mai visto di persona,  perch i loro cuori vengano consolati e cos, strettamente congiunti nell'amore, essi acquistino in tutta la sua ricchezza la piena intelligenza, e giungano a penetrare nella perfetta conoscenza del mistero di Dio, cio Cristo,  nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza.  Dico questo perch nessuno vi inganni con argomenti seducenti,  perch, anche se sono lontano con il corpo, sono tra voi con lo spirito e gioisco al vedere la vostra condotta ordinata e la saldezza della vostra fede in Cristo.

	 Camminate dunque nel Signore Ges Cristo, come l'avete ricevuto,  ben radicati e fondati in lui, saldi nella fede come vi  stato insegnato, abbondando nell'azione di grazie.  Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo.

	  in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinit,  e voi avete in lui parte alla sua pienezza, di lui cio che  il capo di ogni Principato e di ogni Potest.  In lui voi siete stati anche circoncisi, di una circoncisione per non fatta da mano di uomo, mediante la spogliazione del nostro corpo di carne, ma della vera circoncisione di Cristo.  Con lui infatti siete stati sepolti insieme nel battesimo, in lui anche siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti.  Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti per i vostri peccati e per l'incirconcisione della vostra carne, perdonandoci tutti i peccati,  annullando il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce;  avendo privato della loro forza i Principati e le Potest ne ha fatto pubblico spettacolo dietro al corteo trionfale di Cristo.

	 Nessuno dunque vi condanni pi in fatto di cibo o di bevanda, o riguardo a feste, a noviluni e a sabati:  tutte cose queste che sono ombra delle future; ma la realt invece  Cristo!  Nessuno v'impedisca di conseguire il premio, compiacendosi in pratiche di poco conto e nella venerazione degli angeli, seguendo le proprie pretese visioni, gonfio di vano orgoglio nella sua mente carnale,  senza essere stretto invece al capo, dal quale tutto il corpo riceve sostentamento e coesione per mezzo di giunture e legami, realizzando cos la crescita secondo il volere di Dio.
	 Se pertanto siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perch lasciarvi imporre, come se viveste ancora nel mondo, dei precetti quali  "Non prendere, non gustare, non toccare"?  Tutte cose destinate a scomparire con l'uso: sono infatti prescrizioni e insegnamenti di uomini!  Queste cose hanno una parvenza di sapienza, con la loro affettata religiosit e umilt e austerit riguardo al corpo, ma in realt non servono che per soddisfare la carne.



	 Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lass, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio;  pensate alle cose di lass, non a quelle della terra.  Voi infatti siete morti e la vostra vita  ormai nascosta con Cristo in Dio!  Quando si manifester Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria.

	 Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurit, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che  idolatria,  cose tutte che attirano l'ira di Dio su coloro che disobbediscono.  Anche voi un tempo eravate cos, quando la vostra vita era immersa in questi vizi.  Ora invece deponete anche voi tutte queste cose: ira, passione, malizia, maldicenze e parole oscene dalla vostra bocca.  Non mentitevi gli uni gli altri. Vi siete infatti spogliati dell'uomo vecchio con le sue azioni  e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore.  Qui non c' pi Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo  tutto in tutti.
	 Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bont, di umilt, di mansuetudine, di pazienza;  sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, cos fate anche voi.  Al di sopra di tutto poi vi sia la carit, che  il vincolo di perfezione.  E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perch ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti!
	 La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali.  E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Ges, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre.

	 Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore.  Voi, mariti, amate le vostre mogli e non inaspritevi con esse.  Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ci  gradito al Signore.  Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perch non si scoraggino.  Voi, servi, siate docili in tutto con i vostri padroni terreni; non servendo solo quando vi vedono, come si fa per piacere agli uomini, ma con cuore semplice e nel timore del Signore.  Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore e non per gli uomini,  sapendo che come ricompensa riceverete dal Signore l'eredit. Servite a Cristo Signore.  Chi commette ingiustizia infatti subir le conseguenze del torto commesso, e non v' parzialit per nessuno.



	 Voi, padroni, date ai vostri servi ci che  giusto ed equo, sapendo che anche voi avete un padrone in cielo.

	 Perseverate nella preghiera e vegliate in essa, rendendo grazie.  Pregate anche per noi, perch Dio ci apra la porta della predicazione e possiamo annunziare il mistero di Cristo, per il quale mi trovo in catene:  che possa davvero manifestarlo, parlandone come devo.
	 Comportatevi saggiamente con quelli di fuori; approfittate di ogni occasione.  Il vostro parlare sia sempre con grazia, condito di sapienza, per sapere come rispondere a ciascuno.

	 Tutto quanto mi riguarda ve lo riferir Tchico, il caro fratello e ministro fedele, mio compagno nel servizio del Signore,  che io mando a voi, perch conosciate le nostre condizioni e perch rechi conforto ai vostri cuori.  Con lui verr anche Onsimo, il fedele e caro fratello, che  dei vostri. Essi vi informeranno su tutte le cose di qui.

	 Vi salutano Aristarco, mio compagno di carcere, e Marco, il cugino di Brnaba, riguardo al quale avete ricevuto istruzioni - se verr da voi, fategli buona accoglienza -  e Ges, chiamato Giusto. Di quelli venuti dalla circoncisione questi soli hanno collaborato con me per il regno di Dio e mi sono stati di consolazione.  Vi saluta pafra, servo di Cristo Ges, che  dei vostri, il quale non cessa di lottare per voi nelle sue preghiere, perch siate saldi, perfetti e aderenti a tutti i voleri di Dio.  Gli rendo testimonianza che si impegna a fondo per voi, come per quelli di Laodica e di Gerpoli.  Vi salutano Luca, il caro medico, e Dema.
	 Salutate i fratelli di Laodica e Ninfa con la comunit che si raduna nella sua casa.  E quando questa lettera sar stata letta da voi, fate che venga letta anche nella Chiesa dei Laodicesi e anche voi leggete quella inviata ai Laodicesi.  Dite ad Archippo: "Considera il ministero che hai ricevuto nel Signore e vedi di compierlo bene".
	 Il saluto  di mia propria mano, di me, Paolo. Ricordatevi delle mie catene. La grazia sia con voi.

Prima lettera ai Tessalonicesi



	 Paolo, Silvano e Timteo alla Chiesa dei Tessalonicesi che  in Dio Padre e nel Signore Ges Cristo: grazia a voi e pace!  Ringraziamo sempre Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere, continuamente  memori davanti a Dio e Padre nostro del vostro impegno nella fede, della vostra operosit nella carit e della vostra costante speranza nel Signore nostro Ges Cristo.  Noi ben sappiamo, fratelli amati da Dio, che siete stati eletti da lui.  Il nostro vangelo, infatti, non si  diffuso fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con potenza e con Spirito Santo e con profonda convinzione, come ben sapete che siamo stati in mezzo a voi per il vostro bene.
	 E voi siete diventati imitatori nostri e del Signore, avendo accolto la parola con la gioia dello Spirito Santo anche in mezzo a grande tribolazione,  cos da diventare modello a tutti i credenti che sono nella Macedonia e nell'Acaia.  Infatti la parola del Signore riecheggia per mezzo vostro non soltanto in Macedonia e nell'Acaia, ma la fama della vostra fede in Dio si  diffusa dappertutto, di modo che non abbiamo pi bisogno di parlarne.  Sono loro infatti a parlare di noi, dicendo come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti a Dio, allontanandovi dagli idoli, per servire al Dio vivo e vero  e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Ges, che ci libera dall'ira ventura.



	 Voi stessi infatti, fratelli, sapete bene che la nostra venuta in mezzo a voi non  stata vana.  Ma dopo avere prima sofferto e subto oltraggi a Filippi, come ben sapete, abbiamo avuto il coraggio nel nostro Dio di annunziarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte.  E il nostro appello non  stato mosso da volont di inganno, n da torbidi motivi, n abbiamo usato frode alcuna;  ma come Dio ci ha trovati degni di affidarci il vangelo cos lo predichiamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori.  Mai infatti abbiamo pronunziato parole di adulazione, come sapete, n avuto pensieri di cupidigia: Dio ne  testimone.  E neppure abbiamo cercato la gloria umana, n da voi n da altri, pur potendo far valere la nostra autorit di apostoli di Cristo.  Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e ha cura delle proprie creature.  Cos affezionati a voi, avremmo desiderato darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perch ci siete diventati cari.
	 Voi ricordate infatti, fratelli, la nostra fatica e il nostro travaglio: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno vi abbiamo annunziato il vangelo di Dio.  Voi siete testimoni, e Dio stesso  testimone, come  stato santo, giusto, irreprensibile il nostro comportamento verso di voi credenti;  e sapete anche che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi,  incoraggiandovi e scongiurandovi a comportarvi in maniera degna di quel Dio che vi chiama al suo regno e alla sua gloria.

	 Proprio per questo anche noi ringraziamo Dio continuamente, perch, avendo ricevuto da noi la parola divina della predicazione, l'avete accolta non quale parola di uomini, ma, come  veramente, quale parola di Dio, che opera in voi che credete.  Voi infatti, fratelli, siete diventati imitatori delle Chiese di Dio in Ges Cristo, che sono nella Giudea, perch avete sofferto anche voi da parte dei vostri connazionali come loro da parte dei Giudei,  i quali hanno perfino messo a morte il Signore Ges e i profeti e hanno perseguitato anche noi; essi non piacciono a Dio e sono nemici di tutti gli uomini,  impedendo a noi di predicare ai pagani perch possano essere salvati. In tal modo essi colmano la misura dei loro peccati! Ma ormai l'ira  arrivata al colmo sul loro capo.

	 Quanto a noi, fratelli, dopo poco tempo che eravamo separati da voi, di persona ma non col cuore, eravamo nell'impazienza di rivedere il vostro volto, tanto il nostro desiderio era vivo.  Perci abbiamo desiderato una volta, anzi due volte, proprio io Paolo, di venire da voi, ma satana ce lo ha impedito.  Chi infatti, se non proprio voi, potrebbe essere la nostra speranza, la nostra gioia e la corona di cui ci possiamo vantare, davanti al Signore nostro Ges, nel momento della sua venuta?  Siete voi la nostra gloria e la nostra gioia.



	 Per questo, non potendo pi resistere, abbiamo deciso di restare soli ad Atene  e abbiamo inviato Timteo, nostro fratello e collaboratore di Dio nel vangelo di Cristo, per confermarvi ed esortarvi nella vostra fede,  perch nessuno si lasci turbare in queste tribolazioni. Voi stessi, infatti, sapete che a questo siamo destinati;  gi quando eravamo tra voi, vi preannunziavamo che avremmo dovuto subire tribolazioni, come in realt  accaduto e voi ben sapete.  Per questo, non potendo pi resistere, mandai a prendere notizie sulla vostra fede, per timore che il tentatore vi avesse tentati e cos diventasse vana la nostra fatica.

	 Ma ora che  tornato Timteo, e ci ha portato il lieto annunzio della vostra fede, della vostra carit e del ricordo sempre vivo che conservate di noi, desiderosi di vederci come noi lo siamo di vedere voi,  ci sentiamo consolati, fratelli, a vostro riguardo, di tutta l'angoscia e tribolazione in cui eravamo per la vostra fede;  ora, s, ci sentiamo rivivere, se rimanete saldi nel Signore.  Quale ringraziamento possiamo rendere a Dio riguardo a voi, per tutta la gioia che proviamo a causa vostra davanti al nostro Dio,  noi che con viva insistenza, notte e giorno, chiediamo di poter vedere il vostro volto e completare ci che ancora manca alla vostra fede?
	 Voglia Dio stesso, Padre nostro, e il Signore nostro Ges dirigere il nostro cammino verso di voi!  Il Signore poi vi faccia crescere e abbondare nell'amore vicendevole e verso tutti, come anche noi lo siamo verso di voi,  per rendere saldi e irreprensibili i vostri cuori nella santit, davanti a Dio Padre nostro, al momento della venuta del Signore nostro Ges con tutti i suoi santi.



	 Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Ges: avete appreso da noi come comportarvi in modo da piacere a Dio, e cos gi vi comportate; cercate di agire sempre cos per distinguervi ancora di pi.  Voi conoscete infatti quali norme vi abbiamo dato da parte del Signore Ges.  Perch questa  la volont di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dalla impudicizia,  che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santit e rispetto,  non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio;  che nessuno offenda e inganni in questa materia il proprio fratello, perch il Signore  vindice di tutte queste cose, come gi vi abbiamo detto e attestato.  Dio non ci ha chiamati all'impurit, ma alla santificazione.  Perci chi disprezza queste norme non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo Santo Spirito.
	 Riguardo all'amore fraterno, non avete bisogno che ve ne scriva; voi stessi infatti avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri,  e questo voi fate verso tutti i fratelli dell'intera Macedonia. Ma vi esortiamo, fratelli, a farlo ancora di pi  e a farvi un punto di onore: vivere in pace, attendere alle cose vostre e lavorare con le vostre mani, come vi abbiamo ordinato,  al fine di condurre una vita decorosa di fronte agli estranei e di non aver bisogno di nessuno.

	 Non vogliamo poi lasciarvi nell'ignoranza, fratelli, circa quelli che sono morti, perch non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza.  Noi crediamo infatti che Ges  morto e risuscitato; cos anche quelli che sono morti, Dio li raduner per mezzo di Ges insieme con lui.  Questo vi diciamo sulla parola del Signore: noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore, non avremo alcun vantaggio su quelli che sono morti.  Perch il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio, discender dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo;  quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell'aria, e cos saremo sempre con il Signore.  Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.



	 Riguardo poi ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva;  infatti voi ben sapete che come un ladro di notte, cos verr il giorno del Signore.  E quando si dir: "Pace e sicurezza", allora d'improvviso li colpir la rovina, come le doglie una donna incinta; e nessuno scamper.  Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cos che quel giorno possa sorprendervi come un ladro:  voi tutti infatti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte, n delle tenebre.  Non dormiamo dunque come gli altri, ma restiamo svegli e siamo sobrii.
	 Quelli che dormono, infatti, dormono di notte; e quelli che si ubriacano, sono ubriachi di notte.  Noi invece, che siamo del giorno, dobbiamo essere sobrii, 'rivestiti con la corazza'della fede e della carit e avendo come 'elmo'la speranza 'della salvezza'.  Poich Dio non ci ha destinati alla sua collera ma all'acquisto della salvezza per mezzo del Signor nostro Ges Cristo,  il quale  morto per noi, perch, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui.  Perci confortatevi a vicenda edificandovi gli uni gli altri, come gi fate.

	 Vi preghiamo poi, fratelli, di aver riguardo per quelli che faticano tra di voi, che vi sono preposti nel Signore e vi ammoniscono;  trattateli con molto rispetto e carit, a motivo del loro lavoro. Vivete in pace tra voi.  Vi esortiamo, fratelli: correggete gli indisciplinati, confortate i pusillanimi, sostenete i deboli, siate pazienti con tutti.  Guardatevi dal rendere male per male ad alcuno; ma cercate sempre il bene tra voi e con tutti.  State sempre lieti,  pregate incessantemente,  in ogni cosa rendete grazie; questa  infatti la volont di Dio in Cristo Ges verso di voi.  Non spegnete lo Spirito,  non disprezzate le profezie;  esaminate ogni cosa, tenete ci che  buono.  Astenetevi da ogni specie di male.
	 Il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione, e tutto quello che  vostro, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Ges Cristo.  Colui che vi chiama  fedele e far tutto questo!
	 Fratelli, pregate anche per noi.
	 Salutate tutti i fratelli con il bacio santo.  Vi scongiuro, per il Signore, che si legga questa lettera a tutti i fratelli.
	 La grazia del Signore nostro Ges Cristo sia con voi.

Seconda lettera ai Tessalonicesi



	 Paolo, Silvano e Timteo alla Chiesa dei Tessalonicesi che  in Dio Padre nostro e nel Signore Ges Cristo:  grazia a voi e pace da Dio Padre e dal Signore Ges Cristo.

	 Dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli, ed  ben giusto. La vostra fede infatti cresce rigogliosamente e abbonda la vostra carit vicendevole;  cos noi possiamo gloriarci di voi nelle Chiese di Dio, per la vostra fermezza e per la vostra fede in tutte le persecuzioni e tribolazioni che sopportate.  Questo  un segno del giusto giudizio di Dio, che vi proclamer degni di quel regno di Dio, per il quale ora soffrite.   proprio della giustizia di Dio rendere afflizione a quelli che vi affliggono  e a voi, che ora siete afflitti, sollievo insieme a noi, quando si manifester il Signore Ges dal cielo con gli angeli della sua potenza  'in fuoco ardente, a far vendetta di quanti non conoscono Dio'e non obbediscono al vangelo del Signore nostro Ges.  Costoro saranno castigati con una rovina eterna, 'lontano dalla faccia del Signore e dalla gloria della sua potenza',  quando egli verr per esser glorificato nei suoi santi ed esser riconosciuto mirabile in tutti quelli che avranno creduto, perch  stata creduta la nostra testimonianza in mezzo a voi. Questo accadr, in quel giorno.
	 Anche per questo preghiamo di continuo per voi, perch il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e porti a compimento, con la sua potenza, ogni vostra volont di bene e l'opera della vostra fede;  perch sia glorificato il nome del Signore nostro Ges in voi e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Ges Cristo.



	 Ora vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Ges Cristo e alla nostra riunione con lui,  di non lasciarvi cos facilmente confondere e turbare, n da pretese ispirazioni, n da parole, n da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia imminente.  Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovr avvenire l'apostasia e dovr esser rivelato l'uomo iniquo, il figlio della perdizione,  colui che si contrappone 'e s'innalza sopra ogni'essere che viene detto 'Dio'o  oggetto di culto, 'fino a sedere'nel tempio di 'Dio', additando se stesso come 'Dio'.
	 Non ricordate che, quando ancora ero tra voi, venivo dicendo queste cose?  E ora sapete ci che impedisce la sua manifestazione, che avverr nella sua ora.  Il mistero dell'iniquit  gi in atto, ma  necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene.  Solo allora sar rivelato 'l'empio'e il Signore Ges lo 'distrugger con il soffio della sua bocca'e lo annienter all'apparire della sua venuta, l'iniquo,  la cui venuta avverr nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri,  e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perch non hanno accolto l'amore della verit per essere salvi.  E per questo Dio invia loro una potenza d'inganno perch essi credano alla menzogna  e cos siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verit, ma hanno acconsentito all'iniquit.

	 Noi per dobbiamo rendere sempre grazie a Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perch Dio vi ha scelti come primizia per la salvezza, attraverso l'opera santificatrice dello Spirito e la fede nella verit,  chiamandovi a questo con il nostro vangelo, per il possesso della gloria del Signore nostro Ges Cristo.
	 Perci, fratelli, state saldi e mantenete le tradizioni che avete apprese cos dalla nostra parola come dalla nostra lettera.  E lo stesso Signore nostro Ges Cristo e Dio Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza,  conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene.



	 Per il resto, fratelli, pregate per noi, perch la parola del Signore si diffonda e sia glorificata come lo  anche tra voi  e veniamo liberati dagli uomini perversi e malvagi. Non di tutti infatti  la fede.  Ma il Signore  fedele; egli vi confermer e vi custodir dal maligno.
	 E riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore, che quanto vi ordiniamo gi lo facciate e continuiate a farlo.  Il Signore diriga i vostri cuori nell'amore di Dio e nella pazienza di Cristo.

	 Vi ordiniamo pertanto, fratelli, nel nome del Signore nostro Ges Cristo, di tenervi lontani da ogni fratello che si comporta in maniera indisciplinata e non secondo la tradizione che ha ricevuto da noi.  Sapete infatti come dovete imitarci: poich noi non abbiamo vissuto oziosamente fra voi,  n abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e sforzo notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi.  Non che non ne avessimo diritto, ma per darvi noi stessi come esempio da imitare.  E infatti quando eravamo presso di voi, vi demmo questa regola: chi non vuol lavorare neppure mangi.  Sentiamo infatti che alcuni fra di voi vivono disordinatamente, senza far nulla e in continua agitazione.  A questi tali ordiniamo, esortandoli nel Signore Ges Cristo, di mangiare il proprio pane lavorando in pace.  Voi, fratelli, non lasciatevi scoraggiare nel fare il bene.  Se qualcuno non obbedisce a quanto diciamo per lettera, prendete nota di lui e interrompete i rapporti, perch si vergogni;  non trattatelo per come un nemico, ma ammonitelo come un fratello.

	 Il Signore della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni modo. Il Signore sia con tutti voi.
	 Questo saluto  di mia mano, di Paolo; ci serve come segno di autenticazione per ogni lettera; io scrivo cos.  La grazia del Signore nostro Ges Cristo sia con tutti voi.

Prima lettera a Timoteo



	 Paolo, apostolo di Cristo Ges, per comando di Dio nostro salvatore e di Cristo Ges nostra speranza,  a Timteo, mio vero figlio nella fede: grazia, misericordia e pace da Dio Padre e da Cristo Ges Signore nostro.

	 Partendo per la Macedonia, ti raccomandai di rimanere in feso, perch tu invitassi alcuni a non insegnare dottrine diverse  e a non badare pi a favole e a genealogie interminabili, che servono pi a vane discussioni che al disegno divino manifestato nella fede.  Il fine di questo richiamo  per la carit, che sgorga da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera.  Proprio deviando da questa linea, alcuni si sono volti a fatue verbosit,  pretendendo di essere dottori della legge mentre non capiscono n quello che dicono, n alcuna di quelle cose che dnno per sicure.

	 Certo, noi sappiamo che la legge  buona, se uno ne usa legalmente;  sono convinto che la legge non  fatta per il giusto, ma per gli iniqui e i ribelli, per gli empi e i peccatori, per i sacrileghi e i profanatori, per i parricidi e i matricidi, per gli assassini,  i fornicatori, i pervertiti, i trafficanti di uomini, i falsi, gli spergiuri e per ogni altra cosa che  contraria alla sana dottrina,  secondo il vangelo della gloria del beato Dio che mi  stato affidato.

	 Rendo grazie a colui che mi ha dato la forza, Cristo Ges Signore nostro, perch mi ha giudicato degno di fiducia chiamandomi al mistero:  io che per l'innanzi ero stato un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi  stata usata misericordia, perch agivo senza saperlo, lontano dalla fede;  cos la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carit che  in Cristo Ges.
	 Questa parola  sicura e degna di essere da tutti accolta: Cristo Ges  venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io.  Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perch Ges Cristo ha voluto dimostrare in me, per primo, tutta la sua magnanimit, a esempio di quanti avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna.
	 Al Re dei secoli incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.

	 Questo  l'avvertimento che ti do, figlio mio Timteo, in accordo con le profezie che sono state fatte a tuo riguardo, perch, fondato su di esse, tu combatta la buona battaglia  con fede e buona coscienza, poich alcuni che l'hanno ripudiata hanno fatto naufragio nella fede;  tra essi Imeno e Alessandro, che ho consegnato a satana perch imparino a non pi bestemmiare.



	 Ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini,  per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perch possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta piet e dignit.  Questa  una cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore,  il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verit.  Uno solo, infatti,  Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Ges,  che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l'ha data nei tempi stabiliti,  e di essa io sono stato fatto banditore e apostolo - dico la verit, non mentisco -, maestro dei pagani nella fede e nella verit.
	 Voglio dunque che gli uomini preghino, dovunque si trovino, alzando al cielo mani pure senza ira e senza contese.

	 Alla stessa maniera facciano le donne, con abiti decenti, adornandosi di pudore e riservatezza, non di trecce e ornamenti d'oro, di perle o di vesti sontuose,  ma di opere buone, come conviene a donne che fanno professione di piet.
	 La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione.  Non concedo a nessuna donna di insegnare, n di dettare legge all'uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo.  Perch prima  stato formato Adamo e poi Eva;  e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione.  Essa potr essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carit e nella santificazione, con modestia.



	  degno di fede quanto vi dico: se uno aspira all'episcopato, desidera un nobile lavoro.  Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare,  non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro.  Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignit,  perch se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potr aver cura della Chiesa di Dio?  Inoltre non sia un neofita, perch non gli accada di montare in superbia e di cadere nella stessa condanna del diavolo.   necessario che egli goda buona reputazione presso quelli di fuori, per non cadere in discredito e in qualche laccio del diavolo.

	 Allo stesso modo i diaconi siano dignitosi, non doppi nel parlare, non dediti al molto vino n avidi di guadagno disonesto,  e conservino il mistero della fede in una coscienza pura.  Perci siano prima sottoposti a una prova e poi, se trovati irreprensibili, siano ammessi al loro servizio.  Allo stesso modo le donne siano dignitose, non pettegole, sobrie, fedeli in tutto.  I diaconi non siano sposati che una sola volta, sappiano dirigere bene i propri figli e le proprie famiglie.  Coloro infatti che avranno ben servito, si acquisteranno un grado onorifico e una grande sicurezza nella fede in Cristo Ges.

	 Ti scrivo tutto questo, nella speranza di venire presto da te;  ma se dovessi tardare, voglio che tu sappia come comportarti nella casa di Dio, che  la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verit.  Dobbiamo confessare che grande  il mistero della piet:

	Egli si manifest nella carne,
	fu giustificato nello Spirito,
	apparve agli angeli,
	fu annunziato ai pagani,
	fu creduto nel mondo,
	fu assunto nella gloria.



	 Lo Spirito dichiara apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti menzogneri e a dottrine diaboliche,  sedotti dall'ipocrisia di impostori, gi bollati a fuoco nella loro coscienza.  Costoro vieteranno il matrimonio, imporranno di astenersi da alcuni cibi che Dio ha creato per essere mangiati con rendimento di grazie dai fedeli e da quanti conoscono la verit.  Infatti tutto ci che  stato creato da Dio  buono e nulla  da scartarsi, quando lo si prende con rendimento di grazie,  perch esso viene santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera.
	 Proponendo queste cose ai fratelli sarai un buon ministro di Cristo Ges, nutrito come sei dalle parole della fede e della buona dottrina che hai seguito.  Rifiuta invece le favole profane, roba da vecchierelle.
	 Esrcitati nella piet, perch l'esercizio fisico  utile a poco, mentre la piet  utile a tutto, portando con s la promessa della vita presente come di quella futura.  Certo questa parola  degna di fede.  Noi infatti ci affatichiamo e combattiamo perch abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente, che  il salvatore di tutti gli uomini, ma soprattutto di quelli che credono.  Questo tu devi proclamare e insegnare.
	 Nessuno disprezzi la tua giovane et, ma sii esempio ai fedeli nelle parole, nel comportamento, nella carit, nella fede, nella purezza.  Fino al mio arrivo, ddicati alla lettura, all'esortazione e all'insegnamento.  Non trascurare il dono spirituale che  in te e che ti  stato conferito, per indicazioni di profeti, con l'imposizione delle mani da parte del collegio dei presbiteri.  Abbi premura di queste cose, ddicati ad esse interamente perch tutti vedano il tuo progresso.  Vigila su te stesso e sul tuo insegnamento e sii perseverante: cos facendo salverai te stesso e coloro che ti ascoltano.



	 Non essere aspro nel riprendere un anziano, ma esortalo come fosse tuo padre; i pi giovani come fratelli;  le donne anziane come madri e le pi giovani come sorelle, in tutta purezza.

	 Onora le vedove, quelle che sono veramente vedove;  ma se una vedova ha figli o nipoti, questi imparino prima a praticare la piet verso quelli della propria famiglia e a rendere il contraccambio ai loro genitori, poich  gradito a Dio.  Quella poi veramente vedova e che sia rimasta sola, ha riposto la speranza in Dio e si consacra all'orazione e alla preghiera giorno e notte;  al contrario quella che si d ai piaceri, anche se vive,  gi morta.  Proprio questo raccomanda, perch siano irreprensibili.  Se poi qualcuno non si prende cura dei suoi cari, soprattutto di quelli della sua famiglia, costui ha rinnegato la fede ed  peggiore di un infedele.
	 Una vedova sia iscritta nel catalogo delle vedove quando abbia non meno di sessant'anni, sia andata sposa una sola volta,  abbia la testimonianza di opere buone: abbia cio allevato figli, praticato l'ospitalit, lavato i piedi ai santi, sia venuta in soccorso agli afflitti, abbia esercitato ogni opera di bene.  Le vedove pi giovani non accettarle perch, non appena vengono prese da desideri indegni di Cristo, vogliono sposarsi di nuovo  e si attirano cos un giudizio di condanna per aver trascurato la loro prima fede.  Inoltre, trovandosi senza far niente, imparano a girare qua e l per le case e sono non soltanto oziose, ma pettegole e curiose, parlando di ci che non conviene.  Desidero quindi che le pi giovani si risposino, abbiano figli, governino la loro casa, per non dare all'avversario nessun motivo di biasimo.  Gi alcune purtroppo si sono sviate dietro a satana.
	 Se qualche donna credente ha con s delle vedove, provveda lei a loro e non ricada il peso sulla Chiesa, perch questa possa cos venire incontro a quelle che sono veramente vedove.

	 I presbiteri che esercitano bene la presidenza siano trattati con doppio onore, soprattutto quelli che si affaticano nella predicazione e nell'insegnamento.  Dice infatti la Scrittura: 'Non metterai la museruola al bue che trebbia'e: 'Il lavoratore ha diritto al suo salario'.  Non accettare accuse contro un presbitero senza la deposizione di 'due o tre testimoni'.  Quelli poi che risultino colpevoli riprendili alla presenza di tutti, perch anche gli altri ne abbiano timore.  Ti scongiuro davanti a Dio, a Cristo Ges e agli angeli eletti, di osservare queste norme con imparzialit e di non far mai nulla per favoritismo.  Non aver fretta di imporre le mani ad alcuno, per non farti complice dei peccati altrui. Conservati puro!
	 Smetti di bere soltanto acqua, ma fa'uso di un po'di vino a causa dello stomaco e delle tue frequenti indisposizioni.
	 Di alcuni uomini i peccati si manifestano prima del giudizio e di altri dopo;  cos anche le opere buone vengono alla luce e quelle stesse che non sono tali non possono rimanere nascoste.



	 Quelli che si trovano sotto il giogo della schiavit, trattino con ogni rispetto i loro padroni, perch non vengano bestemmiati il nome di Dio e la dottrina.  Quelli poi che hanno padroni credenti, non manchino loro di riguardo perch sono fratelli, ma li servano ancora meglio, proprio perch sono credenti e amati coloro che ricevono i loro servizi.

	Questo devi insegnare e raccomandare.
	 Se qualcuno insegna diversamente e non segue le sane parole del Signore nostro Ges Cristo e la dottrina secondo la piet,  costui  accecato dall'orgoglio, non comprende nulla ed  preso dalla febbre di cavilli e di questioni oziose. Da ci nascono le invidie, i litigi, le maldicenze, i sospetti cattivi,  i conflitti di uomini corrotti nella mente e privi della verit, che considerano la piet come fonte di guadagno.
	 Certo, la piet  un grande guadagno, congiunta per a moderazione!  Infatti non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla possiamo portarne via.  Quando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci, contentiamoci di questo.  Al contrario coloro che vogliono arricchire, cadono nella tentazione, nel laccio e in molte bramosie insensate e funeste, che fanno affogare gli uomini in rovina e perdizione.  L'attaccamento al denaro infatti  la radice di tutti i mali; per il suo sfrenato desiderio alcuni hanno deviato dalla fede e si sono da se stessi tormentati con molti dolori.

	 Ma tu, uomo di Dio, fuggi queste cose; tendi alla giustizia, alla piet, alla fede, alla carit, alla pazienza, alla mitezza.  Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni.
	 Al cospetto di Dio che d vita a tutte le cose e di Ges Cristo che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato,  ti scongiuro di conservare senza macchia e irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Ges Cristo,

	 che al tempo stabilito sar a noi rivelata
	dal beato e unico sovrano,
	il re dei regnanti e signore dei signori,
	 il solo che possiede l'immortalit,
	che abita una luce inaccessibile;
	che nessuno fra gli uomini ha mai visto n pu vedere.
	A lui onore e potenza per sempre. Amen.

	 Ai ricchi in questo mondo raccomanda di non essere orgogliosi, di non riporre la speranza sull'incertezza delle ricchezze, ma in Dio, che tutto ci d con abbondanza perch ne possiamo godere;  di fare del bene, di arricchirsi di opere buone, di essere pronti a dare, di essere generosi,  mettendosi cos da parte un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera.

	 O Timteo, custodisci il deposito; evita le chiacchiere profane e le obiezioni della cosiddetta scienza,  professando la quale taluni hanno deviato dalla fede.
	La grazia sia con voi!

Seconda lettera a Timoteo



	 Paolo, apostolo di Cristo Ges per volont di Dio, per annunziare la promessa della vita in Cristo Ges,  al diletto figlio Timteo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Ges Signore nostro.
	 Ringrazio Dio, che io servo con coscienza pura come i miei antenati, ricordandomi sempre di te nelle mie preghiere, notte e giorno;  mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia.  Mi ricordo infatti della tua fede schietta, fede che fu prima nella tua nonna Lide, poi in tua madre Eunce e ora, ne sono certo, anche in te.

	 Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che  in te per l'imposizione delle mie mani.  Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza.  Non vergognarti dunque della testimonianza da rendere al Signore nostro, n di me, che sono in carcere per lui; ma soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di Dio.  Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non gi in base alle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la sua grazia; grazia che ci  stata data in Cristo Ges fin dall'eternit,  ma  stata rivelata solo ora con l'apparizione del salvatore nostro Cristo Ges, che ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l'immortalit per mezzo del vangelo,  del quale io sono stato costituito araldo, apostolo e maestro.
	  questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno: so infatti a chi ho creduto e son convinto che egli  capace di conservare il mio deposito fino a quel giorno.  Prendi come modello le sane parole che hai udito da me, con la fede e la carit che sono in Cristo Ges.  Custodisci il buon deposito con l'aiuto dello Spirito santo che abita in noi.
	 Tu sai che tutti quelli dell'Asia, tra i quali Fgelo ed Ermgene, mi hanno abbandonato.  Il Signore conceda misericordia alla famiglia di Onesforo, perch egli mi ha pi volte confortato e non s' vergognato delle mie catene;  anzi, venuto a Roma, mi ha cercato con premura, finch mi ha trovato.  Gli conceda il Signore di trovare misericordia presso Dio in quel giorno. E quanti servizi egli ha reso in feso, lo sai meglio di me.



	 Tu dunque, figlio mio, attingi sempre forza nella grazia che  in Cristo Ges  e le cose che hai udito da me in presenza di molti testimoni, trasmettile a persone fidate, le quali siano in grado di ammaestrare a loro volta anche altri.
	 Insieme con me prendi anche tu la tua parte di sofferenze, come un buon soldato di Cristo Ges.  Nessuno per, quando presta servizio militare, s'intralcia nelle faccende della vita comune, se vuol piacere a colui che l'ha arruolato.  Anche nelle gare atletiche, non riceve la corona se non chi ha lottato secondo le regole.  L'agricoltore poi che si affatica, dev'essere il primo a cogliere i frutti della terra.  Cerca di comprendere ci che voglio dire; il Signore certamente ti dar intelligenza per ogni cosa.
	 Ricordati che Ges Cristo, della stirpe di Davide,  risuscitato dai morti, secondo il mio vangelo,  a causa del quale io soffro fino a portare le catene come un malfattore; ma la parola di Dio non  incatenata!  Perci sopporto ogni cosa per gli eletti, perch anch'essi raggiungano la salvezza che  in Cristo Ges, insieme alla gloria eterna.  Certa  questa parola:

	Se moriamo con lui, vivremo anche con lui;
	 se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo;
	se lo rinneghiamo, anch'egli ci rinnegher;
	 se noi manchiamo di fede, egli per rimane fedele,
	perch non pu rinnegare se stesso.

	 Richiama alla memoria queste cose, scongiurandoli davanti a Dio di evitare le vane discussioni, che non giovano a nulla, se non alla perdizione di chi le ascolta.  Sfrzati di presentarti davanti a Dio come un uomo degno di approvazione, un lavoratore che non ha di che vergognarsi, uno scrupoloso dispensatore della parola della verit.  Evita le chiacchiere profane, perch esse tendono a far crescere sempre pi nell'empiet;  la parola di costoro infatti si propagher come una cancrena. Fra questi ci sono Imeno e Filto,  i quali hanno deviato dalla verit, sostenendo che la risurrezione  gi avvenuta e cos sconvolgono la fede di alcuni.  Tuttavia il fondamento gettato da Dio sta saldo e porta questo sigillo: 'Il Signore conosce i suoi', e ancora: 'Si allontani dall'iniquit chiunque invoca il nome del Signore.' In una casa grande per non vi sono soltanto vasi d'oro e d'argento, ma anche di legno e di coccio; alcuni sono destinati ad usi nobili, altri per usi pi spregevoli.  Chi si manterr puro astenendosi da tali cose, sar un vaso nobile, santificato, utile al padrone, pronto per ogni opera buona.  Fuggi le passioni giovanili; cerca la giustizia, la fede, la carit, la pace, insieme a quelli che invocano il Signore con cuore puro.  Evita inoltre le discussioni sciocche e non educative, sapendo che generano contese.  Un servo del Signore non dev'essere litigioso, ma mite con tutti, atto a insegnare, paziente nelle offese subite,  dolce nel riprendere gli oppositori, nella speranza che Dio voglia loro concedere di convertirsi, perch riconoscano la verit  e ritornino in s sfuggendo al laccio del diavolo, che li ha presi nella rete perch facessero la sua volont.



	 Devi anche sapere che negli ultimi tempi verranno momenti difficili.  Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione,  senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene,  traditori, sfrontati, accecati dall'orgoglio, attaccati ai piaceri pi che a Dio,  con la parvenza della piet, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore. Guardati bene da costoro!  Al loro numero appartengono certi tali che entrano nelle case e accalappiano donnicciole cariche di peccati, mosse da passioni di ogni genere,  che stanno sempre l ad imparare, senza riuscire mai a giungere alla conoscenza della verit.  Sull'esempio di Iannes e di Iambres che si opposero a Mos, anche costoro si oppongono alla verit: uomini dalla mente corrotta e riprovati in materia di fede.  Costoro per non progrediranno oltre, perch la loro stoltezza sar manifestata a tutti, come avvenne per quelli.
	 Tu invece mi hai seguito da vicino nell'insegnamento, nella condotta, nei propositi, nella fede, nella magnanimit, nell'amore del prossimo, nella pazienza,  nelle persecuzioni, nelle sofferenze, come quelle che incontrai ad Antichia, a Icnio e a Listri. Tu sai bene quali persecuzioni ho sofferto. Eppure il Signore mi ha liberato da tutte.  Del resto, tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Ges saranno perseguitati.  Ma i malvagi e gli impostori andranno sempre di male in peggio, ingannatori e ingannati nello stesso tempo.  Tu per rimani saldo in quello che hai imparato e di cui sei convinto, sapendo da chi l'hai appreso  e che fin dall'infanzia conosci le sacre Scritture: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Ges.  Tutta la Scrittura infatti  ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perch l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.



	 Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Ges che verr a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno:  annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimit e dottrina.  Verr giorno, infatti, in cui non si sopporter pi la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie,  rifiutando di dare ascolto alla verit per volgersi alle favole.  Tu per vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero.

	 Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed  giunto il momento di sciogliere le vele.  Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede.  Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegner in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione.

	 Cerca di venire presto da me,  perch Dema mi ha abbandonato avendo preferito il secolo presente ed  partito per Tessalonica; Crescente  andato in Galazia, Tito in Dalmazia.  Solo Luca  con me. Prendi Marco e portalo con te, perch mi sar utile per il ministero.  Ho inviato Tchico a feso.  Venendo, portami il mantello che ho lasciato a Trade in casa di Carpo e anche i libri, soprattutto le pergamene.  Alessandro, il ramaio, mi ha procurato molti mali. 'Il Signore'gli 'render secondo le sue opere';  gurdatene anche tu, perch  stato un accanito avversario della nostra predicazione.
	 Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Non se ne tenga conto contro di loro.  Il Signore per mi  stato vicino e mi ha dato forza, perch per mio mezzo si compisse la proclamazione del messaggio e potessero sentirlo tutti i Gentili: e cos fui liberato dalla bocca del leone.  Il Signore mi liberer da ogni male e mi salver per il suo regno eterno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

	 Saluta Prisca e Aquila e la famiglia di Onesforo.  Ersto  rimasto a Corinto; Trfimo l'ho lasciato ammalato a Milto.  Affrettati a venire prima dell'inverno.
	Ti salutano Eublo, Pudnte, Lino, Claudia e tutti i fratelli.
	 Il Signore Ges sia con il tuo spirito. La grazia sia con voi!

Lettera a Tito



	 Paolo, servo di Dio, apostolo di Ges Cristo per chiamare alla fede gli eletti di Dio e per far conoscere la verit che conduce alla piet  ed  fondata sulla speranza della vita eterna, promessa fin dai secoli eterni da quel Dio che non mentisce,  e manifestata poi con la sua parola mediante la predicazione che  stata a me affidata per ordine di Dio, nostro salvatore,  a Tito, mio vero figlio nella fede comune: grazia e pace da Dio Padre e da Cristo Ges, nostro salvatore.

	 Per questo ti ho lasciato a Creta perch regolassi ci che rimane da fare e perch stabilissi presbiteri in ogni citt, secondo le istruzioni che ti ho dato:  il candidato deve essere irreprensibile, sposato una sola volta, con figli credenti e che non possano essere accusati di dissolutezza o siano insubordinati.  Il vescovo infatti, come amministratore di Dio, dev'essere irreprensibile: non arrogante, non iracondo, non dedito al vino, non violento, non avido di guadagno disonesto,  ma ospitale, amante del bene, assennato, giusto, pio, padrone di s,  attaccato alla dottrina sicura, secondo l'insegnamento trasmesso, perch sia in grado di esortare con la sua sana dottrina e di confutare coloro che contraddicono.

	 Vi sono infatti, soprattutto fra quelli che provengono dalla circoncisione, molti spiriti insubordinati, chiacchieroni e ingannatori della gente.  A questi tali bisogna chiudere la bocca, perch mettono in scompiglio intere famiglie, insegnando per amore di un guadagno disonesto cose che non si devono insegnare.  Uno dei loro, proprio un loro profeta, gi aveva detto: "I Cretesi son sempre bugiardi, male bestie, ventri pigri".  Questa testimonianza  vera. Perci correggili con fermezza, perch rimangano nella sana dottrina  e non diano pi retta a favole giudaiche e a precetti di uomini che rifiutano la verit.
	 Tutto  puro per i puri; ma per i contaminati e gli infedeli nulla  puro; sono contaminate la loro mente e la loro coscienza.  Dichiarano di conoscere Dio, ma lo rinnegano con i fatti, abominevoli come sono, ribelli e incapaci di qualsiasi opera buona.



	 Tu per insegna ci che  secondo la sana dottrina:  i vecchi siano sobri, dignitosi, assennati, saldi nella fede, nell'amore e nella pazienza.  Ugualmente le donne anziane si comportino in maniera degna dei credenti; non siano maldicenti n schiave di molto vino; sappiano piuttosto insegnare il bene,  per formare le giovani all'amore del marito e dei figli,  ad essere prudenti, caste, dedite alla famiglia, buone, sottomesse ai propri mariti, perch la parola di Dio non debba diventare oggetto di biasimo.
	 Esorta ancora i pi giovani a essere assennati,  offrendo te stesso come esempio in tutto di buona condotta, con purezza di dottrina, dignit,  linguaggio sano e irreprensibile, perch il nostro avversario resti confuso, non avendo nulla di male da dire sul conto nostro.  Esorta gli schiavi a esser sottomessi in tutto ai loro padroni; li accontentino e non li contraddicano,  non rubino, ma dimostrino fedelt assoluta, per fare onore in tutto alla dottrina di Dio, nostro salvatore.

	  apparsa infatti la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini,  che ci insegna a rinnegare l'empiet e i desideri mondani e a vivere con sobriet, giustizia e piet in questo mondo,  nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Ges Cristo;  il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquit e formarsi un popolo puro che gli appartenga, zelante nelle opere buone.
	 Questo devi insegnare, raccomandare e rimproverare con tutta autorit. Nessuno osi disprezzarti!



	 Ricorda loro di esser sottomessi ai magistrati e alle autorit, di obbedire, di essere pronti per ogni opera buona;  di non parlar male di nessuno, di evitare le contese, di esser mansueti, mostrando ogni dolcezza verso tutti gli uomini.  Anche noi un tempo eravamo insensati, disobbedienti, traviati, schiavi di ogni sorta di passioni e di piaceri, vivendo nella malvagit e nell'invidia, degni di odio e odiandoci a vicenda.  Quando per si sono manifestati la bont di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini,  egli ci ha salvati non in virt di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo,  effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Ges Cristo, salvatore nostro,  perch giustificati dalla sua grazia diventassimo eredi, secondo la speranza, della vita eterna.

	 Questa parola  degna di fede e perci voglio che tu insista in queste cose, perch coloro che credono in Dio si sforzino di essere i primi nelle opere buone. Ci  bello e utile per gli uomini.  Gurdati invece dalle questioni sciocche, dalle genealogie, dalle questioni e dalle contese intorno alla legge, perch sono cose inutili e vane.  Dopo una o due ammonizioni sta'lontano da chi  fazioso,  ben sapendo che  gente ormai fuori strada e che continua a peccare condannandosi da se stessa.

	 Quando ti avr mandato rtema o Tchico, cerca di venire subito da me a Nicpoli, perch ho deciso di passare l'inverno col.  Provvedi con cura al viaggio di Zena, il giureconsulto, e di Apollo, che non manchi loro nulla.  Imparino cos anche i nostri a distinguersi nelle opere di bene riguardo ai bisogni urgenti, per non vivere una vita inutile.
	 Ti salutano tutti coloro che sono con me. Saluta quelli che ci amano nella fede.
	La grazia sia con tutti voi!

Lettera a Filemone

	 Paolo, prigioniero di Cristo Ges, e il fratello Timteo al nostro caro collaboratore Filmone,  alla sorella Appia, ad Archippo nostro compagno d'armi e alla comunit che si raduna nella tua casa:  grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Ges Cristo.

	 Rendo sempre grazie a Dio ricordandomi di te nelle mie preghiere,  perch sento parlare della tua carit per gli altri e della fede che hai nel Signore Ges e verso tutti i santi.  La tua partecipazione alla fede diventi efficace per la conoscenza di tutto il bene che si fa tra voi per Cristo.  La tua carit  stata per me motivo di grande gioia e consolazione, fratello, poich il cuore dei credenti  stato confortato per opera tua.

	 Per questo, pur avendo in Cristo piena libert di comandarti ci che devi fare,  preferisco pregarti in nome della carit, cos qual io sono, Paolo, vecchio, e ora anche prigioniero per Cristo Ges;  ti prego dunque per il mio figlio, che ho generato in catene,  Onesimo, quello che un giorno ti fu inutile, ma ora  utile a te e a me.  Te l'ho rimandato, lui, il mio cuore.
	 Avrei voluto trattenerlo presso di me perch mi servisse in vece tua nelle catene che porto per il vangelo.  Ma non ho voluto far nulla senza il tuo parere, perch il bene che farai non sapesse di costrizione, ma fosse spontaneo.  Forse per questo  stato separato da te per un momento perch tu lo riavessi per sempre;  non pi per come schiavo, ma molto pi che schiavo, come un fratello carissimo in primo luogo a me, ma quanto pi a te, sia come uomo, sia come fratello nel Signore.
	 Se dunque tu mi consideri come amico, accoglilo come me stesso.  E se in qualche cosa ti ha offeso o ti  debitore, metti tutto sul mio conto.  Lo scrivo di mio pugno, io, Paolo: pagher io stesso. Per non dirti che anche tu mi sei debitore e proprio di te stesso!  S, fratello! Che io possa ottenere da te questo favore nel Signore; d questo sollievo al mio cuore in Cristo!
	 Ti scrivo fiducioso nella tua docilit, sapendo che farai anche pi di quanto ti chiedo.

	 Al tempo stesso preparami un alloggio, perch spero, grazie alle vostre preghiere, di esservi restituito.
	 Ti saluta pafra, mio compagno di prigionia per Cristo Ges,  con Marco, Aristarco, Dema e Luca, miei collaboratori.
	 La grazia del Signore Ges Cristo sia con il vostro spirito.

Lettera agli Ebrei



	 Dio, che aveva gi parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente,  in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo.  Questo Figlio, che  irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con la potenza della sua parola, dopo aver compiuto la purificazione dei peccati si  assiso alla destra della maest nell'alto dei cieli,  ed  diventato tanto superiore agli angeli quanto pi eccellente del loro  il nome che ha ereditato.

	 Infatti a quale degli angeli Dio ha mai detto:

	'Tu sei mio figlio; oggi ti ho generato?'

	E ancora:

	'Io sar per lui padre ed egli sar per me figlio?'

	 E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice:

	'Lo adorino tutti gli angeli di Dio'.

	 Mentre degli angeli dice:

	'Egli fa i suoi angeli pari ai venti,
	e i suoi ministri come fiamma di fuoco',

	 del Figlio invece afferma:

	'Il tuo trono, Dio, sta in eterno'

	e:

	'Scettro giusto  lo scettro del tuo regno;'
	 'hai amato la giustizia e odiato l'iniquit,
	perci ti unse Dio, il tuo Dio,
	con olio di esultanza pi dei tuoi compagni'.

	 E ancora:

	'Tu, Signore, da principio hai fondato la terra
	e opera delle tue mani sono i cieli'.
	 'Essi periranno, ma tu rimani;
	invecchieranno tutti come un vestito'.
	 'Come un mantello li avvolgerai,'
	come un abito 'e saranno cambiati;
	ma tu rimani lo stesso, e gli anni tuoi non avranno fine'.

	 A quale degli angeli poi ha mai detto:

	'Siedi alla mia destra,
	finch io non abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi
	piedi?'

	 Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?



	 Proprio per questo bisogna che ci applichiamo con maggiore impegno a quelle cose che abbiamo udito, per non andare fuori strada.  Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si  dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione,  come potremo scampare noi se trascuriamo una salvezza cos grande? Questa infatti, dopo essere stata promulgata all'inizio dal Signore,  stata confermata in mezzo a noi da quelli che l'avevano udita,  mentre Dio testimoniava nello stesso tempo con segni e prodigi e miracoli d'ogni genere e doni dello Spirito Santo, distribuiti secondo la sua volont.

	 Non certo a degli angeli egli ha assoggettato il mondo futuro, del quale parliamo.  Anzi, qualcuno in un passo ha testimoniato:

	'Che cos' l'uomo perch ti ricordi di lui
	o il figlio dell'uomo perch tu te ne curi?'
	 'Di poco l'hai fatto inferiore agli angeli,
	di gloria e di onore l'hai coronato'
	 'e hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi'.

	Avendogli assoggettato ogni cosa, nulla ha lasciato che non gli fosse sottomesso. Tuttavia al presente non vediamo ancora che ogni cosa sia a lui sottomessa.  Per quel Ges, che 'fu fatto di poco inferiore agli angeli', lo vediamo ora coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perch per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti.
	 Ed era ben giusto che colui, per il quale e del quale sono tutte le cose, volendo portare molti figli alla gloria, rendesse perfetto mediante la sofferenza il capo che li ha guidati alla salvezza.  Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli,  dicendo:

	'Annunzier il tuo nome ai miei fratelli,
	in mezzo all'assemblea canter le tue lodi;'

	 e ancora:

	'Io metter la mia fiducia in lui;'

	e inoltre:

	'Eccoci, io e i figli che Dio mi ha dato'.

	 Poich dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch'egli ne  divenuto partecipe, per ridurre all'impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cio il diavolo,  e liberare cos quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavit per tutta la vita.  Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma 'della stirpe di Abramo si prende cura'.  Perci doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo.  Infatti proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto personalmente,  in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.



	 Perci, fratelli santi, partecipi di una vocazione celeste, fissate bene lo sguardo in Ges, l'apostolo e sommo sacerdote della fede che noi professiamo,  il quale  fedele a colui che l'ha costituito, come lo fu anche 'Mos in tutta la sua casa'.  Ma in confronto a Mos, egli  stato giudicato degno di tanta maggior gloria, quanto l'onore del costruttore della casa supera quello della casa stessa.  Ogni casa infatti viene costruita da qualcuno; ma colui che ha costruito tutto  Dio.  In verit Mos fu 'fedele in tutta la sua casa'come 'servitore', per rendere testimonianza di ci che doveva essere annunziato pi tardi;  Cristo, invece, lo fu come figlio costituito sopra la sua propria casa. E la sua casa siamo noi, se conserviamo la libert e la speranza di cui ci vantiamo.

	 Per questo, come dice lo Spirito Santo:

	'Oggi, se udite la sua voce,'
	 'non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione,
	il giorno della tentazione nel deserto,'
	 'dove mi tentarono i vostri padri mettendomi alla prova,
	pur avendo visto per quarant'anni le mie opere.'
	 'Perci mi disgustai di quella generazione
	e dissi: Sempre hanno il cuore sviato.
	Non hanno conosciuto le mie vie.'
	 'Cos ho giurato nella mia ira:
	Non entreranno nel mio riposo'.

	 Guardate perci, fratelli, che non si trovi in nessuno di voi un cuore perverso e senza fede che si allontani dal Dio vivente.  Esortatevi piuttosto a vicenda ogni giorno, finch dura quest''oggi', perch nessuno di voi si indurisca sedotto dal peccato.  Siamo diventati infatti partecipi di Cristo, a condizione di mantenere salda sino alla fine la fiducia che abbiamo avuta da principio.  Quando pertanto si dice:

	'Oggi, se udite la sua voce,
	non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione',

chi furono quelli che, dopo aver udita la sua voce, si ribellarono? Non furono tutti quelli che erano usciti dall'Egitto sotto la guida di Mos?  E chi furono coloro di cui si ' disgustato per quarant'anni'? Non furono quelli che avevano peccato e poi caddero 'cadaveri nel deserto'?  E a chi 'giur che non sarebbero entrati nel suo riposo', se non a quelli che non avevano creduto?  In realt vediamo che non vi poterono entrare a causa della loro mancanza di fede.



	 Dobbiamo dunque temere che, mentre ancora rimane in vigore la promessa di entrare nel suo riposo, qualcuno di voi ne sia giudicato escluso.  Poich anche a noi, al pari di quelli,  stata annunziata una buona novella: purtroppo per ad essi la parola udita non giov in nulla, non essendo rimasti uniti nella fede a quelli che avevano ascoltato.  Infatti noi che abbiamo creduto possiamo entrare in quel riposo, secondo ci che egli ha detto:

	'Sicch ho giurato nella mia ira:
	Non entreranno nel mio riposo!'

	Questo, bench le sue opere fossero compiute fin dalla fondazione del mondo.  Si dice infatti in qualche luogo a proposito del settimo giorno: 'E Dio si ripos nel settimo giorno da tutte le opere sue'.  E ancora in questo passo: 'Non entreranno nel mio riposo!' Poich dunque risulta che alcuni debbono ancora entrare in quel riposo e quelli che per primi ricevettero la buona novella non entrarono a causa della loro disobbedienza,  egli fissa di nuovo un giorno, 'oggi', dicendo in Davide dopo tanto tempo:

	'Oggi, se udite la sua voce,
	non indurite i vostri cuori!'

	 Se Giosu infatti li avesse introdotti in quel riposo, Dio non avrebbe parlato, in seguito, di un altro giorno.   dunque riservato ancora un riposo sabatico per il popolo di Dio.  Chi  entrato infatti nel suo riposo, riposa anch'egli dalle sue opere, come Dio dalle proprie.
	 Affrettiamoci dunque ad entrare in quel riposo, perch nessuno cada nello stesso tipo di disobbedienza.
	 Infatti la parola di Dio  viva, efficace e pi tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore.  Non v' creatura che possa nascondersi davanti a lui, ma tutto  nudo e scoperto agli occhi suoi e a lui noi dobbiamo rendere conto.

	 Poich dunque abbiamo un grande sommo sacerdote, che ha attraversato i cieli, Ges, Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della nostra fede.  Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermit, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato.  Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno.



	 Ogni sommo sacerdote, preso fra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati.  In tal modo egli  in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell'ignoranza e nell'errore, essendo anch'egli rivestito di debolezza;  proprio a causa di questa anche per se stesso deve offrire sacrifici per i peccati, come lo fa per il popolo.
	 Nessuno pu attribuire a se stesso questo onore, se non chi  chiamato da Dio, come Aronne.  Nello stesso modo Cristo non si attribu la gloria di sommo sacerdote, ma gliela confer colui che gli disse:

	'Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato'.

	 Come in un altro passo dice:

	'Tu sei sacerdote per sempre, alla maniera di Melchsedek'.

	 Proprio per questo nei giorni della sua vita terrena egli offr preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua piet;  pur essendo Figlio, impar tuttavia l'obbedienza dalle cose che pat  e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono,  essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote 'alla maniera di Melchsedek'.

	 Su questo argomento abbiamo molte cose da dire, difficili da spiegare perch siete diventati lenti a capire.  Infatti, voi che dovreste essere ormai maestri per ragioni di tempo, avete di nuovo bisogno che qualcuno v'insegni i primi elementi degli oracoli di Dio e siete diventati bisognosi di latte e non di cibo solido.  Ora, chi si nutre ancora di latte  ignaro della dottrina della giustizia, perch  ancora un bambino.  Il nutrimento solido invece  per gli uomini fatti, quelli che hanno le facolt esercitate a distinguere il buono dal cattivo.



	 Perci, lasciando da parte l'insegnamento iniziale su Cristo, passiamo a ci che  pi completo, senza gettare di nuovo le fondamenta della rinunzia alle opere morte e della fede in Dio,  della dottrina dei battesimi, dell'imposizione delle mani, della risurrezione dei morti e del giudizio eterno.  Questo noi intendiamo fare, se Dio lo permette.
	 Quelli infatti che sono stati una volta illuminati, che hanno gustato il dono celeste, sono diventati partecipi dello Spirito Santo  e hanno gustato la buona parola di Dio e le meraviglie del mondo futuro.  Tuttavia se sono caduti,  impossibile rinnovarli una seconda volta portandoli alla conversione, dal momento che per loro conto crocifiggono di nuovo il Figlio di Dio e lo espongono all'infamia.  Infatti una terra imbevuta della pioggia che spesso cade su di essa, se produce erbe utili a quanti la coltivano, riceve benedizione da Dio;  ma se 'produce pruni e spine', non ha alcun valore ed  vicina 'alla maledizione': sar infine arsa dal fuoco!

	 Quanto a voi per, carissimi, anche se parliamo cos, siamo certi che sono in voi cose migliori e che portano alla salvezza.  Dio infatti non  ingiusto da dimenticare il vostro lavoro e la carit che avete dimostrato verso il suo nome, con i servizi che avete reso e rendete tuttora ai santi.  Soltanto desideriamo che ciascuno di voi dimostri il medesimo zelo perch la sua speranza abbia compimento sino alla fine,  e perch non diventiate pigri, ma piuttosto imitatori di coloro che con la fede e la perseveranza divengono eredi delle promesse.
	 Quando infatti Dio fece la promessa ad Abramo, non potendo giurare per uno superiore a s, 'giur per se stesso',  dicendo: 'Ti benedir e ti moltiplicher molto'.  Cos, avendo perseverato, Abramo consegu la promessa.  Gli uomini infatti giurano per qualcuno maggiore di loro e per loro il giuramento  una garanzia che pone fine ad ogni controversia.  Perci Dio, volendo mostrare pi chiaramente agli eredi della promessa l'irrevocabilit della sua decisione, intervenne con un giuramento  perch grazie a due atti irrevocabili, nei quali  impossibile che Dio mentisca, noi che abbiamo cercato rifugio in lui avessimo un grande incoraggiamento nell'afferrarci saldamente alla speranza che ci  posta davanti.  In essa infatti noi abbiamo come un'ncora della nostra vita, sicura e salda, la quale penetra fin nell'interno del velo del santuario,  dove Ges  entrato per noi come precursore, essendo divenuto sommo sacerdote 'per sempre alla maniera di Melchsedek'.



	 Questo 'Melchsedek'infatti, 're di Salem, sacerdote del Dio Altissimo, and incontro ad Abramo mentre ritornava dalla sconfitta dei re'e 'lo benedisse';  'a lui Abramo'diede 'la decima di ogni cosa'; anzitutto il suo nome tradotto significa re di giustizia;  inoltre anche 're di Salem', cio re di pace.  Egli  senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni n fine di vita, fatto simile al Figlio di Dio e rimane sacerdote in eterno.

	 Considerate pertanto quanto sia grande costui, al quale Abramo, il patriarca, diede la decima del suo bottino.  In verit anche quelli dei figli di Levi, che assumono il sacerdozio, hanno il mandato di riscuotere, secondo la legge, la decima dal popolo, cio dai loro fratelli, essi pure discendenti da Abramo.  Egli invece, che non era della loro stirpe, prese la decima da Abramo e benedisse colui che era depositario della promessa.  Ora, senza dubbio,  l'inferiore che  benedetto dal superiore.  Inoltre, qui riscuotono le decime uomini mortali; l invece le riscuote uno di cui si attesta che vive.  Anzi si pu dire che lo stesso Levi, che pur riceve le decime, ha versato la sua decima in Abramo:  egli si trovava infatti ancora nei lombi del suo antenato quando 'gli venne incontro Melchsedek'.

	 Or dunque, se la perfezione fosse stata possibile per mezzo del sacerdozio levitico - sotto di esso il popolo ha ricevuto la legge - che bisogno c'era che sorgesse un altro sacerdote 'alla maniera di Melchsedek', e non invece 'alla maniera'di Aronne?  Infatti, mutato il sacerdozio, avviene necessariamente anche un mutamento della legge.  Questo si dice di chi  appartenuto a un'altra trib, della quale nessuno mai fu addetto all'altare.   noto infatti che il Signore nostro  germogliato da Giuda e di questa trib Mos non disse nulla riguardo al sacerdozio.

	 Ci risulta ancor pi evidente dal momento che, 'a somiglianza di Melchsedek', sorge un altro 'sacerdote',  che non  diventato tale per ragione di una prescrizione carnale, ma per la potenza di una vita indefettibile.  Gli  resa infatti questa testimonianza:

	'Tu sei sacerdote in eterno alla maniera di Melchsedek'.

	 Si ha cos l'abrogazione di un ordinamento precedente a causa della sua debolezza e inutilit -  la legge infatti non ha portato nulla alla perfezione - e si ha invece l'introduzione di una speranza migliore, grazie alla quale ci avviciniamo a Dio.

	 Inoltre ci non avvenne senza giuramento. Quelli infatti diventavano sacerdoti senza giuramento;   costui al contrario con un giuramento di colui che gli ha detto:

	'Il Signore ha giurato e non si pentir:
	tu sei sacerdote per sempre'.

	 Per questo, Ges  diventato garante di un'alleanza migliore.
	 Inoltre, quelli sono diventati sacerdoti in gran numero, perch la morte impediva loro di durare a lungo;  egli invece, poich resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta.  Perci pu salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore.

	 Tale era infatti il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli;  egli non ha bisogno ogni giorno, come gli altri sommi sacerdoti, di offrire sacrifici prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo, poich egli ha fatto questo una volta per tutte, offrendo se stesso.  La legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti all'umana debolezza, ma la parola del giuramento, posteriore alla legge, costituisce il Figlio che  stato reso perfetto in eterno.



	 Il punto capitale delle cose che stiamo dicendo  questo: noi abbiamo un sommo sacerdote cos grande che si ' assiso alla destra'del trono della maest nei cieli,  ministro del santuario e della vera tenda che il Signore, e non un uomo, ha costruito.
	 Ogni sommo sacerdote infatti viene costituito per offrire doni e sacrifici: di qui la necessit che anch'egli abbia qualcosa da offrire.  Se Ges fosse sulla terra, egli non sarebbe neppure sacerdote, poich vi sono quelli che offrono i doni secondo la legge.  Questi per attendono a un servizio che  una copia e un'ombra delle realt celesti, secondo quanto fu detto da Dio a Mos, quando stava per costruire la Tenda: 'Guarda', disse, 'di fare ogni cosa secondo il modello che ti  stato mostrato sul monte'.

	 Ora invece egli ha ottenuto un ministero tanto pi eccellente quanto migliore  l'alleanza di cui  mediatore, essendo questa fondata su migliori promesse.  Se la prima infatti fosse stata perfetta, non sarebbe stato il caso di stabilirne un'altra.  Dio infatti, biasimando il suo popolo, dice:

	'Ecco vengono giorni, dice il Signore,
	quando io stipuler con la casa d'Israele
	e con la casa di Giuda
	un'alleanza nuova;'
	 'non come l'alleanza che feci con i loro padri,
	nel giorno in cui li presi per mano
	per farli uscire dalla terra d'Egitto;
	poich essi non son rimasti fedeli alla mia alleanza,
	anch'io non ebbi pi cura di loro, dice il Signore'.
	 'E questa  l'alleanza che io stipuler con la casa
	d'Israele
	dopo quei giorni, dice il Signore:
	porr le mie leggi nella loro mente
	e le imprimer nei loro cuori;
	sar il loro Dio
	ed essi saranno il mio popolo'.
	 'N alcuno avr pi da istruire il suo concittadino,
	n alcuno il proprio fratello, dicendo:
	Conosci il Signore!
	Tutti infatti mi conosceranno,
	dal pi piccolo al pi grande di loro'.
	 'Perch io perdoner le loro iniquit
	e non mi ricorder pi dei loro peccati'.

	 Dicendo per 'alleanza nuova', Dio ha dichiarato antiquata la prima; ora, ci che diventa antico e invecchia,  prossimo a sparire.



	 Certo, anche la prima alleanza aveva norme per il culto e un santuario terreno.  Fu costruita infatti una Tenda: la prima, nella quale vi erano il candelabro, la tavola e i pani dell'offerta: essa veniva chiamata il Santo.  Dietro il secondo velo poi c'era una Tenda, detta Santo dei Santi, con  l'altare d'oro per i profumi e l'arca dell'alleanza tutta ricoperta d'oro, nella quale si trovavano un'urna d'oro contenente la manna, la verga di Aronne che aveva fiorito e le tavole dell'alleanza.  E sopra l'arca stavano i cherubini della gloria, che facevano ombra al luogo dell'espiazione. Di tutte queste cose non  necessario ora parlare nei particolari.
	 Disposte in tal modo le cose, nella prima Tenda entrano sempre i sacerdoti per celebrarvi il culto;  nella seconda invece solamente il sommo sacerdote, una volta all'anno, e non senza portarvi del sangue, che egli offre per se stesso e per i peccati involontari del popolo.  Lo Spirito Santo intendeva cos mostrare che non era ancora aperta la via del santuario, finch sussisteva la prima Tenda.  Essa infatti  una figura per il tempo attuale, offrendosi sotto di essa doni e sacrifici che non possono rendere perfetto, nella sua coscienza, l'offerente,  trattandosi solo di cibi, di bevande e di varie abluzioni, tutte prescrizioni umane, valide fino al tempo in cui sarebbero state riformate.
	 Cristo invece, venuto come sommo sacerdote di beni futuri, attraverso una Tenda pi grande e pi perfetta, non costruita da mano di uomo, cio non appartenente a questa creazione,  non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue entr una volta per sempre nel santuario, procurandoci cos una redenzione eterna.  Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsi su quelli che sono contaminati, li santificano, purificandoli nella carne,  quanto pi il sangue di Cristo, che con uno Spirito eterno offr se stesso senza macchia a Dio, purificher la nostra coscienza dalla opere morte, per servire il Dio vivente?

	 Per questo egli  mediatore di una nuova alleanza, perch, essendo ormai intervenuta la sua morte per la rendenzione delle colpe commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l'eredit eterna che  stata promessa.  Dove infatti c' un testamento,  necessario che sia accertata la morte del testatore,  perch un testamento ha valore solo dopo la morte e rimane senza effetto finch il testatore vive.  Per questo neanche la prima alleanza fu inaugurata senza sangue.  Infatti dopo che tutti i comandamenti furono promulgati a tutto il popolo da Mos, secondo la legge, questi, preso il sangue dei vitelli e dei capri con acqua, lana scarlatta e isspo, ne asperse il libro stesso e tutto il popolo,  dicendo: 'Questo  il sangue dell'alleanza che Dio ha stabilito per voi'.  Alla stessa maniera asperse con il sangue anche la Tenda e tutti gli arredi del culto.  Secondo la legge, infatti, quasi tutte le cose vengono purificate con il sangue e senza spargimento di sangue non esiste perdono.
	 Era dunque necessario che i simboli delle realt celesti fossero purificati con tali mezzi; le realt celesti poi dovevano esserlo con sacrifici superiori a questi.  Cristo infatti non  entrato in un santuario fatto da mani d'uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore,  e non per offrire se stesso pi volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui.  In questo caso, infatti, avrebbe dovuto soffrire pi volte dalla fondazione del mondo. Ora invece una volta sola, alla pienezza dei tempi,  apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso.  E come  stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio,  cos Cristo, dopo essersi offerto una volta per tutte allo scopo di togliere i peccati di molti, apparir una seconda volta, senza alcuna relazione col peccato, a coloro che l'aspettano per la loro salvezza.



	 Avendo infatti la legge solo un'ombra dei beni futuri e non la realt stessa delle cose, non ha il potere di condurre alla perfezione, per mezzo di quei sacrifici che si offrono continuamente di anno in anno, coloro che si accostano a Dio.  Altrimenti non si sarebbe forse cessato di offrirli, dal momento che i fedeli, purificati una volta per tutte, non avrebbero ormai pi alcuna coscienza dei peccati?  Invece per mezzo di quei sacrifici si rinnova di anno in anno il ricordo dei peccati,  poich  impossibile eliminare i peccati con il sangue di tori e di capri.  Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice:

	'Tu non hai voluto n sacrificio n offerta,
	un corpo invece mi hai preparato'.
	 'Non hai gradito
	n olocausti n sacrifici per il peccato'.
	 'Allora ho detto: Ecco, io vengo
	- poich di me sta scritto nel rotolo del libro -
	per fare, o Dio, la tua volont'.

	 Dopo aver detto prima 'non hai voluto e non hai gradito n sacrifici n offerte, n olocausti n sacrifici per il peccato', cose tutte che vengono offerte secondo la legge,  soggiunge: 'Ecco, io vengo a fare la tua volont'. Con ci stesso egli abolisce il primo sacrificio per stabilirne uno nuovo.  Ed  appunto per quella volont che noi siamo stati santificati, per mezzo dell'offerta del corpo di Ges Cristo, fatta una volta per sempre.

	 Ogni sacerdote si presenta giorno per giorno a celebrare il culto e ad offrire molte volte gli stessi sacrifici che non possono mai eliminare i peccati.  Egli al contrario, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati una volta per sempre 'si  assiso alla destra di Dio',  aspettando ormai solo che 'i suoi nemici vengano posti sotto i suoi piedi'.  Poich con un'unica oblazione egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati.  Questo ce lo attesta anche lo Spirito Santo. Infatti, dopo aver detto:

	 'Questa  l'alleanza che io stipuler'con loro
	'dopo quei giorni, dice il Signore:
	io porr le mie leggi nei loro cuori
	e le imprimer nella loro mente',

dice:
	'E non mi ricorder pi dei loro peccati e delle loro
	iniquit'.

	 Ora, dove c' il perdono di queste cose, non c' pi bisogno di offerta per il peccato.

	 Avendo dunque, fratelli, piena libert di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Ges,  per questa via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cio la sua carne;  avendo noi un sacerdote grande sopra la casa di Dio,  accostiamoci con cuore sincero nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura.  Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perch  fedele colui che ha promesso.
	 Cerchiamo anche di stimolarci a vicenda nella carit e nelle opere buone,  senza disertare le nostre riunioni, come alcuni hanno l'abitudine di fare, ma invece esortandoci a vicenda; tanto pi che potete vedere come il giorno si avvicina.

	 Infatti, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verit, non rimane pi alcun sacrificio per i peccati,  ma soltanto una terribile attesa del giudizio e la vampa di un fuoco che dovr divorare i ribelli.  Quando qualcuno ha violato la legge di Mos, 'viene messo a morte'senza piet 'sulla parola di due o tre testimoni'.  Di quanto maggior castigo allora pensate che sar ritenuto degno chi avr calpestato il Figlio di Dio e ritenuto profano quel sangue dell'alleanza dal quale  stato un giorno santificato e avr disprezzato lo Spirito della grazia?  Conosciamo infatti colui che ha detto: 'A me la vendetta! Io dar la retribuzione!'E ancora: 'Il Signore giudicher il suo popolo'.   terribile cadere nelle mani del Dio vivente!

	 Richiamate alla memoria quei primi giorni nei quali, dopo essere stati illuminati, avete dovuto sopportare una grande e penosa lotta,  ora esposti pubblicamente a insulti e tribolazioni, ora facendovi solidali con coloro che venivano trattati in questo modo.  Infatti avete preso parte alle sofferenze dei carcerati e avete accettato con gioia di esser spogliati delle vostre sostanze, sapendo di possedere beni migliori e pi duraturi.  Non abbandonate dunque la vostra franchezza, alla quale  riservata una grande ricompensa.  Avete solo bisogno di costanza, perch dopo aver fatto la volont di Dio possiate raggiungere la promessa.

	 Ancora 'un poco', infatti, 'un poco appena,
	e colui che deve venire, verr e non tarder'.
	 'Il mio giusto vivr mediante la fede;
	ma se indietreggia, la mia anima non si compiace in lui'.

	 Noi per non siamo di quelli che indietreggiano a loro perdizione, bens uomini di fede per la salvezza della nostra anima.



	 La fede  fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono.  Per mezzo di questa fede gli antichi ricevettero buona testimonianza.
	 Per fede noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, s che da cose non visibili ha preso origine quello che si vede.
	 Per fede Abele offr a Dio un sacrificio migliore di quello di Caino e in base ad essa fu dichiarato giusto, attestando Dio stesso di gradire i suoi doni; per essa, bench morto, parla ancora.
	 Per fede Enoch fu trasportato via, in modo da non vedere la morte; e 'non lo si trov pi, perch Dio lo aveva portato via'. Prima infatti di essere trasportato via, ricevette la testimonianza di 'essere stato gradito a Dio'.  Senza la fede per  impossibile essergli graditi; chi infatti s'accosta a Dio deve credere che egli esiste e che egli ricompensa coloro che lo cercano.
	 Per fede No, avvertito divinamente di cose che ancora non si vedevano, costru con pio timore un'arca a salvezza della sua famiglia; e per questa fede condann il mondo e divenne erede della giustizia secondo la fede.
	 Per fede Abramo, chiamato da Dio, obbed partendo per un luogo che doveva ricevere in eredit, e part senza sapere dove andava.
	 Per fede soggiorn nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa.  Egli aspettava infatti la citt dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore  Dio stesso.
	 Per fede anche Sara, sebbene fuori dell'et, ricevette la possibilit di diventare madre perch ritenne fedele colui che glielo aveva promesso.  Per questo da un uomo solo, e inoltre gi segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa 'come le stelle del cielo e come la sabbia innumerevole che si trova lungo la spiaggia del mare'.
	 Nella fede morirono tutti costoro, pur non avendo conseguito i beni promessi, ma avendoli solo veduti e salutati di lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sopra la terra.  Chi dice cos, infatti, dimostra di essere alla ricerca di una patria.  Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto possibilit di ritornarvi;  ora invece essi aspirano a una migliore, cio a quella celeste. Per questo Dio non disdegna di chiamarsi loro Dio: ha preparato infatti per loro una citt.
	 Per fede Abramo, 'messo alla prova, offr Isacco'e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offr 'il suo unico figlio',  del quale era stato detto: 'In Isacco avrai una discendenza che porter il tuo nome'.  Egli pensava infatti che Dio  capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe e fu come un simbolo.
	 Per fede Isacco benedisse Giacobbe ed Esa anche riguardo a cose future.
	 Per fede Giacobbe, morente, benedisse ciascuno dei figli di Giuseppe e 'si prostr, appoggiandosi all'estremit del bastone'.
	 Per fede Giuseppe, alla fine della vita, parl dell'esodo dei figli d'Israele e diede disposizioni circa le proprie ossa.
	 Per fede Mos, appena nato, fu tenuto nascosto per tre mesi dai suoi genitori, perch videro che il bambino era bello; e non ebbero paura dell'editto del re.
	 Per fede Mos, divenuto adulto, rifiut di esser chiamato figlio della figlia del faraone,  preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio piuttosto che godere per breve tempo del peccato.  Questo perch stimava l'obbrobrio di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d'Egitto; guardava infatti alla ricompensa.
	 Per fede lasci l'Egitto, senza temere l'ira del re; rimase infatti saldo, come se vedesse l'invisibile.
	 Per fede celebr la pasqua e fece l'aspersione del sangue, perch lo sterminatore dei primogeniti non toccasse quelli degli Israeliti.
	 Per fede attraversarono il Mare Rosso come fosse terra asciutta; questo tentarono di fare anche gli Egiziani, ma furono inghiottiti.
	 Per fede caddero le mura di Grico, dopo che ne avevano fatto il giro per sette giorni.
	 Per fede Raab, la prostituta, non per con gl'increduli, avendo accolto con benevolenza gli esploratori.
	 E che dir ancora? Mi mancherebbe il tempo, se volessi narrare di Gedeone, di Barak, di Sansone, di Iefte, di Davide, di Samuele e dei profeti,  i quali per fede conquistarono regni, esercitarono la giustizia, conseguirono le promesse, chiusero le fauci dei leoni,  spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, trovarono forza dalla loro debolezza, divennero forti in guerra, respinsero invasioni di stranieri.  Alcune donne riacquistarono per risurrezione i loro morti. Altri poi furono torturati, non accettando la liberazione loro offerta, per ottenere una migliore risurrezione.  Altri, infine, subirono scherni e flagelli, catene e prigionia.  Furono lapidati, torturati, segati, furono uccisi di spada, andarono in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, tribolati, maltrattati -  di loro il mondo non era degno! -, vaganti per i deserti, sui monti, tra le caverne e le spelonche della terra.
	 Eppure, tutti costoro, pur avendo ricevuto per la loro fede una buona testimonianza, non conseguirono la promessa:  Dio aveva in vista qualcosa di meglio per noi, perch essi non ottenessero la perfezione senza di noi.



	 Anche noi dunque, circondti da un cos gran nugolo di testimoni, deposto tutto ci che  di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti,  tenendo fisso lo sguardo su Ges, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia, e 'si  assiso alla destra'del trono di Dio.  Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di s una cos grande ostilit dei peccatori, perch non vi stanchiate perdendovi d'animo.  Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato  e avete gi dimenticato l'esortazione a voi rivolta come a figli:

	'Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore
	e non ti perdere d'animo quando sei ripreso da lui;'
	 'perch il Signore corregge colui che egli ama
	e sferza chiunque riconosce come figlio'.

	  per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual  il figlio che non  corretto dal padre?  Se siete senza correzione, mentre tutti ne hanno avuto la loro parte, siete bastardi, non figli!  Del resto, noi abbiamo avuto come correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo perci molto di pi al Padre degli spiriti, per avere la vita?  Costoro infatti ci correggevano per pochi giorni, come sembrava loro; Dio invece lo fa per il nostro bene, allo scopo di renderci partecipi della sua santit.  Certo, ogni correzione, sul momento, non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo per arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati.
	 Perci 'rinfrancate le mani cadenti e le ginocchia infiacchite' e 'raddrizzate le vie storte per i'vostri 'passi', perch il piede zoppicante non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire.

	 Cercate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedr mai il Signore,  vigilando che nessuno venga meno alla grazia di Dio. Non spunti n cresca alcuna radice velenosa in mezzo a voi e cos molti ne siano infettati;  non vi sia nessun fornicatore o nessun profanatore, come Esa, che in cambio di una sola pietanza vendette la sua primogenitura.  E voi ben sapete che in seguito, quando volle ereditare la benedizione, fu respinto, perch non trov possibilit che il padre mutasse sentimento, sebbene glielo richiedesse con lacrime.

	 Voi infatti non vi siete accostati a un luogo tangibile e a un fuoco ardente, n a oscurit, tenebra e tempesta,  n a squillo di tromba e a suono di parole, mentre quelli che lo udivano scongiuravano che Dio non rivolgesse pi a loro la parola;  non potevano infatti sopportare l'intimazione: 'Se anche una bestia tocca il monte sia lapidata'.  Lo spettacolo, in realt, era cos terrificante che Mos disse: 'Ho paura'e tremo.  Voi vi siete invece accostati al monte di Sion e alla citt del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all'adunanza festosa  e all'assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione,  al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell'aspersione dalla voce pi eloquente di quello di Abele.
	 Guardatevi perci di non rifiutare Colui che parla; perch se quelli non trovarono scampo per aver rifiutato colui che promulgava decreti sulla terra, molto meno lo troveremo noi, se volteremo le spalle a Colui che parla dai cieli.  La sua voce infatti un giorno scosse la terra; adesso invece ha fatto questa promessa: 'Ancora una volta io scuoter'non solo 'la terra', ma anche 'il cielo'.  La parola 'ancora una volta'sta a indicare che le cose che possono essere scosse son destinate a passare, in quanto cose create, perch rimangano quelle che sono incrollabili.
	 Perci, poich noi riceviamo in eredit un regno incrollabile, conserviamo questa grazia e per suo mezzo rendiamo un culto gradito a Dio, con riverenza e timore;  perch il nostro 'Dio  un fuoco divoratore'.



	 Perseverate nell'amore fraterno.  Non dimenticate l'ospitalit; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo.  Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere, e di quelli che soffrono, essendo anche voi in un corpo mortale.  Il matrimonio sia rispettato da tutti e il talamo sia senza macchia. I fornicatori e gli adlteri saranno giudicati da Dio.
	 La vostra condotta sia senza avarizia; accontentatevi di quello che avete, perch Dio stesso ha detto: 'Non ti lascer e non ti abbandoner'.  Cos possiamo dire con fiducia:

	'Il Signore  il mio aiuto, non temer.
	Che mi potr fare l'uomo?'

	 Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunziato la parola di Dio; considerando attentamente l'esito del loro tenore di vita, imitatene la fede.  Ges Cristo  lo stesso ieri, oggi e sempre!  Non lasciatevi sviare da dottrine diverse e peregrine, perch  bene che il cuore venga rinsaldato dalla grazia, non da cibi che non hanno mai recato giovamento a coloro che ne usarono.  Noi abbiamo un altare del quale non hanno alcun diritto di mangiare quelli che sono al servizio del Tabernacolo.  Infatti i corpi degli animali, il cui sangue vien portato nel santuario dal sommo sacerdote per i peccati, vengono bruciati fuori dell'accampamento.  Perci anche Ges, per santificare il popolo con il proprio sangue, pat fuori della porta della citt.  Usciamo dunque anche noi dall'accampamento e andiamo verso di lui, portando il suo obbrobrio,  perch non abbiamo quaggi una citt stabile, ma cerchiamo quella futura.  Per mezzo di lui dunque offriamo continuamente un sacrificio di lode a Dio, cio il frutto di labbra che confessano il suo nome.
	 Non scordatevi della beneficenza e di far parte dei vostri beni agli altri, perch di tali sacrifici il Signore si compiace.
	 Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi, perch essi vegliano su di voi, come chi ha da renderne conto; obbedite, perch facciano questo con gioia e non gemendo: ci non sarebbe vantaggioso per voi.
	 Pregate per noi, poich crediamo di avere una buona coscienza, desiderando di comportarci bene in tutto.  Con maggiore insistenza poi vi esorto a farlo, perch possa esservi restituito al pi presto.
	 Il Dio della pace che ha fatto tornare dai morti il Pastore grande delle pecore, 'in virt del sangue di un'alleanza eterna', il Signore nostro Ges,  vi renda perfetti in ogni bene, perch possiate compiere la sua volont, operando in voi ci che a lui  gradito per mezzo di Ges Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.
	 Vi raccomando, fratelli, accogliete questa parola di esortazione; proprio per questo molto brevemente vi ho scritto.  Sappiate che il nostro fratello Timteo  stato messo in libert; se arriva presto, vi vedr insieme con lui.  Salutate tutti i vostri capi e tutti i santi. Vi salutano quelli d'Italia. La grazia sia con tutti voi.
