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La Bibbia di Gerusalemme.

Nuovo Testamento.

Atti degli Apostoli.



	 Nel mio primo libro ho gi trattato, o Tefilo, di tutto quello che Ges fece e insegn dal principio  fino al giorno in cui, dopo aver dato istruzioni agli apostoli che si era scelti nello Spirito Santo, egli fu assunto in cielo.
	 Egli si mostr ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio.  Mentre si trovava a tavola con essi, ordin loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre "quella, disse, che voi avete udito da me:  Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni".

	 Cos venutisi a trovare insieme gli domandarono: "Signore,  questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?".  Ma egli rispose: "Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta,  ma avrete forza dallo Spirito Santo che scender su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samara e fino agli estremi confini della terra".
	 Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo.  E poich essi stavano fissando il cielo mentre egli se n'andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero:  "Uomini di Galilea, perch state a guardare il cielo? Questo Ges, che  stato di tra voi assunto fino al cielo, torner un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo".

	 Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che  vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato.  Entrati in citt salirono al piano superiore dove abitavano. C'erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelta e Giuda di Giacomo.  Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Ges e con i fratelli di lui.

	 In quei giorni Pietro si alz in mezzo ai fratelli (il numero delle persone radunate era circa centoventi) e disse:  "Fratelli, era necessario che si adempisse ci che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, che fece da guida a quelli che arrestarono Ges.  Egli era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero.  Giuda compr un pezzo di terra con i proventi del suo delitto e poi precipitando in avanti si squarci in mezzo e si sparsero fuori tutte le sue viscere.  La cosa  divenuta cos nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme, che quel terreno  stato chiamato nella loro lingua Akeldam, cio Campo di sangue.  Infatti sta scritto nel libro dei Salmi:

	'La sua dimora diventi deserta, e nessuno vi abiti, '
e:
	'il suo incarico lo prenda un altro'.

	 Bisogna dunque che tra coloro che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Ges ha vissuto in mezzo a noi,  incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui  stato di tra noi assunto in cielo, uno divenga, insieme a noi, testimone della sua risurrezione".
	 Ne furono proposti due, Giuseppe detto Barsabba, che era soprannominato Giusto, e Mattia.  Allora essi pregarono dicendo: "Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostraci quale di questi due hai designato  a prendere il posto in questo ministero e apostolato che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto da lui scelto".  Gettarono quindi le sorti su di loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.



	 Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo.  Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riemp tutta la casa dove si trovavano.  Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro;  ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi.
	 Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che  sotto il cielo.  Venuto quel fragore, la folla si radun e rimase sbigottita perch ciascuno li sentiva parlare la propria lingua.  Erano stupefatti e fuori di s per lo stupore dicevano: "Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei?  E com' che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?  Siamo Parti, Medi, Elamti e abitanti della Mesopotmia, della Giudea, della Cappadcia, del Ponto e dell'Asia,  della Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirne, stranieri di Roma,  Ebrei e prosliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio".  Tutti erano stupiti e perplessi, chiedendosi l'un l'altro: "Che significa questo?".  Altri invece li deridevano e dicevano: "Si sono ubriacati di mosto".

	 Allora Pietro, levatosi in piedi con gli altri Undici, parl a voce alta cos: "Uomini di Giudea, e voi tutti che vi trovate a Gerusalemme, vi sia ben noto questo e fate attenzione alle mie parole:  Questi uomini non sono ubriachi come voi sospettate, essendo appena le nove del mattino.  Accade invece quello che predisse il profeta Giole:
	 Negli ultimi giorni, dice il Signore,

	'Io effonder il mio Spirito sopra ogni persona;
	i vostri figli e le vostre figlie profeteranno,
	i vostri giovani avranno visioni
	e i vostri anziani faranno dei sogni.'
	 'E anche sui miei servi e sulle mie serve
	in quei giorni effonder il mio Spirito ed essi profeteranno.'
	 'Far prodigi'in alto 'nel cielo
	e'segni in basso 'sulla terra,'
	sangue, fuoco e nuvole di fumo.
	 'Il sole si muter in tenebra e la luna in sangue,
	prima che giunga il giorno del Signore,
	giorno grande e splendido.'
	 'Allora chiunque invocher il nome del Signore sar salvato'.

	 Uomini d'Israele, ascoltate queste parole: Ges di Nzaret - uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso oper fra di voi per opera sua, come voi ben sapete -,  dopo che, secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, fu consegnato a voi, voi l'avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l'avete ucciso.  Ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perch non era possibile che questa lo tenesse in suo potere.  Dice infatti Davide a suo riguardo:

	'Contemplavo sempre il Signore innanzi a me;
	poich egli sta alla mia destra, perch io non vacilli.'
	 'Per questo si rallegr il mio cuore ed esult la mia lingua;
	ed anche la mia carne riposer nella speranza,'
	 'perch tu non abbandonerai l'anima mia negli inferi,
	n permetterai che il tuo Santo veda la corruzione.'
	 'Mi hai fatto conoscere le vie della vita,
	mi colmerai di gioia con la tua presenza.'

	 Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli mor e fu sepolto e la sua tomba  ancora oggi fra noi.  Poich per era profeta e sapeva che Dio 'gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente',  previde la risurrezione di Cristo e ne parl:

	'questi non fu abbandonato negli inferi,
	n'la sua carne 'vide corruzione.'

	 Questo Ges Dio l'ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni.  Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli aveva promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire.  Davide infatti non sal al cielo; tuttavia egli dice:

	'Disse il Signore al mio Signore:
	siedi alla mia destra,'
	 'finch io ponga i tuoi nemici
	come sgabello ai tuoi piedi.'

	 Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Ges che voi avete crocifisso!".

	 All'udir tutto questo si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: "Che cosa dobbiamo fare, fratelli?".  E Pietro disse: "Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Ges Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo.  Per voi infatti  la promessa e per i vostri figli e per tutti 'quelli che sono lontani, quanti ne chiamer il Signore'Dio nostro".  Con molte altre parole li scongiurava e li esortava: "Salvatevi da questa generazione perversa".  Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno si unirono a loro circa tremila persone.

	 Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere.  Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.  Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune;  chi aveva propriet e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno.  Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicit di cuore,  lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo.  Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunit quelli che erano salvati.



	 Un giorno Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera verso le tre del pomeriggio.  Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita e lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta "Bella" a chiedere l'elemosina a coloro che entravano nel tempio.  Questi, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, domand loro l'elemosina.  Allora Pietro fiss lo sguardo su di lui insieme a Giovanni e disse: "Guarda verso di noi".  Ed egli si volse verso di loro, aspettandosi di ricevere qualche cosa.  Ma Pietro gli disse: "Non possiedo n argento n oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Ges Cristo, il Nazareno, cammina!".  E, presolo per la mano destra, lo sollev. Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono  e balzato in piedi camminava; ed entr con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio.  Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio  e riconoscevano che era quello che sedeva a chiedere l'elemosina alla porta Bella del tempio ed erano meravigliati e stupiti per quello che gli era accaduto.

	 Mentr'egli si teneva accanto a Pietro e Giovanni, tutto il popolo fuor di s per lo stupore accorse verso di loro al portico detto di Salomone.  Vedendo ci, Pietro disse al popolo: "Uomini d'Israele, perch vi meravigliate di questo e continuate a fissarci come se per nostro potere e nostra piet avessimo fatto camminare quest'uomo?  'Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo'Ges, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo;  voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, avete chiesto che vi fosse graziato un assassino  e avete ucciso l'autore della vita. Ma Dio l'ha risuscitato dai morti e di questo noi siamo testimoni.  Proprio per la fede riposta in lui il nome di Ges ha dato vigore a quest'uomo che voi vedete e conoscete; la fede in lui ha dato a quest'uomo la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi.
	 Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, cos come i vostri capi;  Dio per ha adempiuto cos ci che aveva annunziato per bocca di tutti i profeti, che cio il suo Cristo sarebbe morto.  Pentitevi dunque e cambiate vita, perch siano cancellati i vostri peccati  e cos possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore ed egli mandi quello che vi aveva destinato come Messia, cio Ges.  Egli dev'esser accolto in cielo fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose, come ha detto Dio fin dall'antichit, per bocca dei suoi santi profeti.  Mos infatti disse: 'Il Signore vostro Dio vi far sorgere un profeta come me in mezzo ai vostri fratelli; voi lo ascolterete in tutto quello che egli vi dir'.  'E chiunque non ascolter quel profeta, sar estirpato di mezzo al popolo'.  Tutti i profeti, a cominciare da Samuele e da quanti parlarono in seguito, annunziarono questi giorni.
	 Voi siete i figli dei profeti e dell'alleanza che Dio stabil con i vostri padri, quando disse ad Abramo: 'Nella tua discendenza saranno benedette tutte le famiglie della terra'.  Dio, dopo aver risuscitato il suo servo, l'ha mandato prima di tutto a voi per portarvi la benedizione e perch ciascuno si converta dalle sue iniquit".



	 Stavano ancora parlando al popolo, quando sopraggiunsero i sacerdoti, il capitano del tempio e i sadducei,  irritati per il fatto che essi insegnavano al popolo e annunziavano in Ges la risurrezione dai morti.  Li arrestarono e li portarono in prigione fino al giorno dopo, dato che era ormai sera.  Molti per di quelli che avevano ascoltato il discorso credettero e il numero degli uomini raggiunse circa i cinquemila.
	 Il giorno dopo si radunarono in Gerusalemme i capi, gli anziani e gli scribi,  il sommo sacerdote Anna, Caifa, Giovanni, Alessandro e quanti appartenevano a famiglie di sommi sacerdoti.  Fattili comparire davanti a loro, li interrogavano: "Con quale potere o in nome di chi avete fatto questo?".  Allora Pietro, pieno di Spirito Santo, disse loro: "Capi del popolo e anziani,  visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato ad un uomo infermo e in qual modo egli abbia ottenuto la salute,  la cosa sia nota a tutti voi e a tutto il popolo d'Israele: nel nome di Ges Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi sano e salvo.  Questo Ges 

	'la pietra che, scartata'da voi, 'costruttori,
	 diventata testata d'angolo.'

	 In nessun altro c' salvezza; non vi  infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale  stabilito che possiamo essere salvati".
	 Vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e considerando che erano senza istruzione e popolani, rimanevano stupefatti riconoscendoli per coloro che erano stati con Ges;  quando poi videro in piedi vicino a loro l'uomo che era stato guarito, non sapevano che cosa rispondere.  Li fecero uscire dal sinedrio e si misero a consultarsi fra loro dicendo:  "Che dobbiamo fare a questi uomini? Un miracolo evidente  avvenuto per opera loro; esso  diventato talmente noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme che non possiamo negarlo.  Ma perch la cosa non si divulghi di pi tra il popolo, diffidiamoli dal parlare pi ad alcuno in nome di lui".  E, richiamatili, ordinarono loro di non parlare assolutamente n di insegnare nel nome di Ges.  Ma Pietro e Giovanni replicarono: "Se sia giusto innanzi a Dio obbedire a voi pi che a lui, giudicatelo voi stessi;  noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato".  Quelli allora, dopo averli ulteriormente minacciati, non trovando motivi per punirli, li rilasciarono a causa del popolo, perch tutti glorificavano Dio per l'accaduto.  L'uomo infatti sul quale era avvenuto il miracolo della guarigione aveva pi di quarant'anni.

	 Appena rimessi in libert, andarono dai loro fratelli e riferirono quanto avevano detto i sommi sacerdoti e gli anziani.  All'udire ci, tutti insieme levarono la loro voce a Dio dicendo: "Signore, tu che 'hai creato il cielo, la terra, il mare e tutto ci che  in essi',  tu che per mezzo dello Spirito Santo dicesti per bocca del nostro padre, il tuo servo Davide:

	'Perch si agitarono le genti
	e i popoli tramarono cose vane?'
	 'Si sollevarono i re della terra
	e i principi si radunarono insieme,
	contro il Signore e contro il suo Cristo;'

	 davvero in questa citt 'si radunarono'insieme contro il tuo santo servo Ges, che hai unto come Cristo, Erode e Ponzio Pilato con le genti e i popoli d'Israele,  per compiere ci che la tua mano e la tua volont avevano preordinato che avvenisse.  Ed ora, Signore, volgi lo sguardo alle loro minacce e concedi ai tuoi servi di annunziare con tutta franchezza la tua parola.  Stendi la mano perch si compiano guarigioni, miracoli e prodigi nel nome del tuo santo servo Ges".
	 Quand'ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati trem e tutti furono pieni di Spirito Santo e annunziavano la parola di Dio con franchezza.

	 La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua propriet quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune.  Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Ges e tutti essi godevano di grande simpatia.  Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perch quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l'importo di ci che era stato venduto  e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno.

	 Cos Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Brnaba, che significa "figlio dell'esortazione", un levita originario di Cipro,  che era padrone di un campo, lo vendette e ne consegn l'importo deponendolo ai piedi degli apostoli.



	 Un uomo di nome Anana con la moglie Saffra vendette un suo podere  e, tenuta per s una parte dell'importo d'accordo con la moglie, consegn l'altra parte deponendola ai piedi degli apostoli.  Ma Pietro gli disse: "Anana, perch mai satana si  cos impossessato del tuo cuore che tu hai mentito allo Spirito Santo e ti sei trattenuto parte del prezzo del terreno?  Prima di venderlo, non era forse tua propriet e, anche venduto, il ricavato non era sempre a tua disposizione? Perch hai pensato in cuor tuo a quest'azione? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio".  All'udire queste parole, Anana cadde a terra e spir. E un timore grande prese tutti quelli che ascoltavano.  Si alzarono allora i pi giovani e, avvoltolo in un lenzuolo, lo portarono fuori e lo seppellirono.
	 Avvenne poi che, circa tre ore pi tardi, entr anche sua moglie, ignara dell'accaduto.  Pietro le chiese: "Dimmi: avete venduto il campo a tal prezzo?". Ed essa: "S, a tanto".  Allora Pietro le disse: "Perch vi siete accordati per tentare lo Spirito del Signore? Ecco qui alla porta i passi di coloro che hanno seppellito tuo marito e porteranno via anche te".  D'improvviso cadde ai piedi di Pietro e spir. Quando i giovani entrarono, la trovarono morta e, portatala fuori, la seppellirono accanto a suo marito.  E un grande timore si diffuse in tutta la Chiesa e in quanti venivano a sapere queste cose.

	 Molti miracoli e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone;  degli altri, nessuno osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava.  Intanto andava aumentando il numero degli uomini e delle donne che credevano nel Signore  fino al punto che portavano gli ammalati nelle piazze, ponendoli su lettucci e giacigli, perch, quando Pietro passava, anche solo la sua ombra coprisse qualcuno di loro.  Anche la folla delle citt vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti immondi e tutti venivano guariti.

	 Si alz allora il sommo sacerdote e quelli della sua parte, cio la setta dei sadducei, pieni di livore,  e fatti arrestare gli apostoli li fecero gettare nella prigione pubblica.  Ma durante la notte un angelo del Signore apr le porte della prigione, li condusse fuori e disse:  "Andate, e mettetevi a predicare al popolo nel tempio tutte queste parole di vita".  Udito questo, entrarono nel tempio sul far del giorno e si misero a insegnare.

	Quando arriv il sommo sacerdote con quelli della sua parte, convocarono il sinedrio e tutti gli anziani dei figli d'Israele; mandarono quindi a prelevare gli apostoli nella prigione.  Ma gli incaricati, giunti sul posto, non li trovarono nella prigione e tornarono a riferire:  "Abbiamo trovato il carcere scrupolosamente sbarrato e le guardie ai loro posti davanti alla porta, ma, dopo aver aperto, non abbiamo trovato dentro nessuno".  Udite queste parole, il capitano del tempio e i sommi sacerdoti si domandavano perplessi che cosa mai significasse tutto questo,  quando arriv un tale ad annunziare: "Ecco, gli uomini che avete messo in prigione si trovano nel tempio a insegnare al popolo".
	 Allora il capitano usc con le sue guardie e li condusse via, ma senza violenza, per timore di esser presi a sassate dal popolo.  Li condussero e li presentarono nel sinedrio; il sommo sacerdote cominci a interrogarli dicendo:  "Vi avevamo espressamente ordinato di non insegnare pi nel nome di costui, ed ecco voi avete riempito Gerusalemme della vostra dottrina e volete far ricadere su di noi il sangue di quell'uomo".  Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: "Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini.  Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Ges, che voi avevate ucciso appendendolo alla croce.  Dio lo ha innalzato con la sua destra facendolo capo e salvatore, per dare a Israele la grazia della conversione e il perdono dei peccati.  E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che si sottomettono a lui".  All'udire queste cose essi si irritarono e volevano metterli a morte.

	 Si alz allora nel sinedrio un fariseo, di nome Gamalile, dottore della legge, stimato presso tutto il popolo. Dato ordine di far uscire per un momento gli accusati,  disse: "Uomini di Israele, badate bene a ci che state per fare contro questi uomini.  Qualche tempo fa venne Tuda, dicendo di essere qualcuno, e a lui si aggregarono circa quattrocento uomini. Ma fu ucciso, e quanti s'erano lasciati persuadere da lui si dispersero e finirono nel nulla.  Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, al tempo del censimento, e indusse molta gente a seguirlo, ma anch'egli per e quanti s'erano lasciati persuadere da lui furono dispersi.  Per quanto riguarda il caso presente, ecco ci che vi dico: Non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questa teoria o questa attivit  di origine umana, verr distrutta;  ma se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli; non vi accada di trovarvi a combattere contro Dio!".
	 Seguirono il suo parere e, richiamati gli apostoli, li fecero fustigare e ordinarono loro di non continuare a parlare nel nome di Ges; quindi li rimisero in libert.  Ma essi se ne andarono dal sinedrio lieti di essere stati oltraggiati per amore del nome di Ges.  E ogni giorno, nel tempio e a casa, non cessavano di insegnare e di portare il lieto annunzio che Ges  il Cristo.



	 In quei giorni, mentre aumentava il numero dei discepoli, sorse un malcontento fra gli ellenisti verso gli Ebrei, perch venivano trascurate le loro vedove nella distribuzione quotidiana.  Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: "Non  giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense.  Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest'incarico.  Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola".  Piacque questa proposta a tutto il gruppo ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Prcoro, Nicnore, Timne, Parmens e Nicola, un proselito di Antichia.  Li presentarono quindi agli apostoli i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani.
	 Intanto la parola di Dio si diffondeva e si moltiplicava grandemente il numero dei discepoli a Gerusalemme; anche un gran numero di sacerdoti aderiva alla fede.

	 Stefano intanto, pieno di grazia e di fortezza, faceva grandi prodigi e miracoli tra il popolo.  Sorsero allora alcuni della sinagoga detta dei "liberti" comprendente anche i Cirenei, gli Alessandrini e altri della Cilicia e dell'Asia, a disputare con Stefano,  ma non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava.  Perci sobillarono alcuni che dissero: "Lo abbiamo udito pronunziare espressioni blasfeme contro Mos e contro Dio".  E cos sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo trascinarono davanti al sinedrio.  Presentarono quindi dei falsi testimoni, che dissero: "Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge.  Lo abbiamo udito dichiarare che Ges il Nazareno distrugger questo luogo e sovvertir i costumi tramandatici da Mos".
	 E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo.



	 Gli disse allora il sommo sacerdote: "Queste cose stanno proprio cos?".  Ed egli rispose: "Fratelli e padri, ascoltate: il 'Dio della gloria'apparve al nostro padre Abramo quando era ancora in Mesopotamia, prima che egli si stabilisse in Carran,  'e gli disse: Esci dalla tua terra e dalla tua gente e va'nella terra che io ti indicher'.  Allora, uscito dalla terra dei Caldei, si stabil in Carran; di l, dopo la morte del padre, Dio lo fece emigrare in questo paese dove voi ora abitate,  ma non gli diede alcuna propriet in esso, 'neppure quanto l'orma di un piede', ma gli promise 'di darlo in possesso a lui e alla sua discendenza dopo di lui', sebbene non avesse ancora figli.  Poi Dio parl cos: 'La discendenza di Abramo sar pellegrina in terra straniera, tenuta in schiavit e oppressione per quattrocento anni'.  'Ma del popolo di cui saranno schiavi io far giustizia', disse Dio: 'dopo potranno uscire e mi adoreranno'in questo luogo.  E gli diede l'alleanza della circoncisione. E cos Abramo gener Isacco e 'lo circoncise l'ottavo giorno'e Isacco gener Giacobbe e Giacobbe i dodici patriarchi.  Ma i patriarchi, 'gelosi di Giuseppe, lo vendettero'schiavo 'in Egitto. Dio per era con lui' e lo liber da tutte le sue afflizioni e 'gli diede grazia'e saggezza 'davanti al faraone re d'Egitto, il quale lo nomin amministratore dell'Egitto e di tutta la sua casa'.  'Venne una carestia su tutto l'Egitto'e 'in Canaan'e una grande miseria, e i nostri padri non trovavano da mangiare.  'Avendo udito Giacobbe che in Egitto c'era del grano', vi invi i nostri padri una prima volta;  la seconda volta Giuseppe 'si fece riconoscere dai suoi fratelli'e fu nota al faraone la sua origine.  Giuseppe allora mand a chiamare Giacobbe suo padre e tutta la sua parentela, 'settantacinque persone in tutto'.  E Giacobbe 'si rec in Egitto, e qui egli mor'come anche i nostri padri;  'essi furono poi trasportati in Sichem'e posti 'nel sepolcro che Abramo aveva acquistato'e pagato in denaro 'dai figli di Emor, a Sichem'.
	 Mentre si avvicinava il tempo della promessa fatta da Dio ad Abramo, il popolo 'crebbe e si moltiplic'in Egitto,  finch 'sal al trono d'Egitto un altro re, che non conosceva Giuseppe'.  Questi, 'adoperando l'astuzia contro la nostra gente, perseguit'i nostri padri fino a costringerli a esporre i loro figli, perch non 'sopravvivessero'.  In quel tempo nacque Mos e piacque a Dio; 'egli fu allevato per tre mesi'nella casa paterna, poi,  essendo stato esposto, 'lo raccolse la figlia del faraone'e lo allev 'come figlio'.  Cos Mos venne istruito in tutta la sapienza degli Egiziani ed era potente nelle parole e nelle opere.  Quando stava per compiere i quarant'anni, gli venne l'idea di far visita ai 'suoi fratelli, i figli di Israele',  e vedendone uno trattato ingiustamente, ne prese le difese e vendic l'oppresso, 'uccidendo l'Egiziano'.  Egli pensava che i suoi connazionali avrebbero capito che Dio dava loro salvezza per mezzo suo, ma essi non compresero.  Il giorno dopo si present in mezzo a loro mentre stavano litigando e si adoper per metterli d'accordo, dicendo: Siete fratelli; perch vi insultate l'un l'altro?  Ma 'quello che maltrattava il vicino'lo respinse, dicendo: 'Chi ti ha nominato capo e giudice sopra di noi'?  'Vuoi forse uccidermi, come hai ucciso ieri l'Egiziano'?  'Fugg via Mos a queste parole, e and ad abitare nella terra di Madian', dove ebbe due figli.
	 Passati quarant'anni, 'gli apparve nel deserto del monte'Sinai 'un angelo, in mezzo alla fiamma di un roveto ardente'.  Mos rimase stupito di questa visione; e mentre si avvicinava per veder meglio, si ud la voce del Signore:  'Io sono il Dio dei tuoi padri, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe'. Esterrefatto, Mos non osava guardare.  'Allora il Signore gli disse: Togliti dai piedi i calzari, perch il luogo in cui stai  terra santa'.  'Ho visto l'afflizione del mio popolo in Egitto, ho udito il loro gemito e sono sceso a liberarli; ed ora vieni, che ti mando in Egitto'.  Questo Mos che avevano rinnegato dicendo: 'Chi ti ha nominato capo e giudice'?, proprio lui Dio aveva mandato per esser capo e liberatore, parlando per mezzo dell'angelo che gli era apparso nel roveto.  Egli li fece uscire, compiendo 'miracoli e prodigi nella terra d'Egitto', nel Mare Rosso, e 'nel deserto per quarant'anni'.  Egli  quel Mos che disse ai figli d'Israele: 'Dio vi far sorgere un profeta tra i vostri fratelli, al pari di me'.  Egli  colui che, mentre erano radunati nel deserto, fu mediatore tra l'angelo che gli parlava sul monte Sinai e i nostri padri; egli ricevette parole di vita da trasmettere a noi.  Ma i nostri padri non vollero dargli ascolto, lo respinsero e 'si volsero'in cuor loro 'verso l'Egitto',  dicendo ad Aronne: 'Fa'per noi una divinit che ci vada innanzi, perch a questo Mos che ci condusse fuori dall'Egitto non sappiamo che cosa sia accaduto'.  E in quei giorni 'fabbricarono un vitello e offrirono sacrifici'all'idolo e si rallegrarono per l'opera delle loro mani.  Ma Dio si ritrasse da loro e li abbandon al culto dell''esercito del cielo', come  scritto nel libro dei Profeti:

	 'Mi avete forse offerto vittime e sacrifici
	per quarant'anni nel deserto, o casa d'Israele?
	Avete preso con voi la tenda di Mloch,
	e la stella del dio Refn,
	simulacri che vi siete fabbricati'per adorarli!
	'Perci vi deporter al di l'di Babilonia.

	 I nostri padri avevano nel deserto 'la tenda della testimonianza', come aveva ordinato colui che 'disse a Mos di costruirla secondo il modello che aveva visto'.  E dopo averla ricevuta, i nostri padri con Giosu se la portarono con s nella 'conquista dei popoli'che Dio scacci davanti a loro, fino ai tempi di Davide.  Questi trov grazia innanzi a Dio e domand 'di poter trovare una dimora per il Dio di Giacobbe';  'Salomone'poi 'gli edific una casa'.  Ma l'Altissimo non abita in costruzioni fatte da mano d'uomo, come dice il Profeta:

	 'Il cielo  il mio trono
	e la terra sgabello per i miei piedi.
	Quale casa potrete edificarmi, dice il Signore,
	o quale sar il luogo del mio riposo?'
	 'Non forse la mia mano ha creato tutte queste cose?'

	 'O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie', voi sempre 'opponete resistenza allo Spirito Santo'; come i vostri padri, cos anche voi.  Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori;  voi che avete ricevuto la legge per mano degli angeli e non l'avete osservata".
	 All'udire queste cose, fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui.

	 Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Ges che stava alla sua destra  e disse: "Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell'uomo che sta alla destra di Dio".  Proruppero allora in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tutti insieme contro di lui,  lo trascinarono fuori della citt e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo.  E cos lapidavano Stefano mentre pregava e diceva: "Signore Ges, accogli il mio spirito".  Poi pieg le ginocchia e grid forte: "Signore, non imputar loro questo peccato". Detto questo, mor.



	 Saulo era fra coloro che approvarono la sua uccisione. In quel giorno scoppi una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme e tutti, ad eccezione degli apostoli, furono dispersi nelle regioni della Giudea e della Samara.  Persone pie seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui.  Saulo intanto infuriava contro la Chiesa ed entrando nelle case prendeva uomini e donne e li faceva mettere in prigione.
	 Quelli per che erano stati dispersi andavano per il paese e diffondevano la parola di Dio.

	 Filippo, sceso in una citt della Samara, cominci a predicare loro il Cristo.  E le folle prestavano ascolto unanimi alle parole di Filippo sentendolo parlare e vedendo i miracoli che egli compiva.  Da molti indemoniati uscivano spiriti immondi, emettendo alte grida e molti paralitici e storpi furono risanati.  E vi fu grande gioia in quella citt.

	 V'era da tempo in citt un tale di nome Simone, dedito alla magia, il quale mandava in visibilio la popolazione di Samara, spacciandosi per un gran personaggio.  A lui aderivano tutti, piccoli e grandi, esclamando: "Questi  la potenza di Dio, quella che  chiamata Grande".  Gli davano ascolto, perch per molto tempo li aveva fatti strabiliare con le sue magie.  Ma quando cominciarono a credere a Filippo, che recava la buona novella del regno di Dio e del nome di Ges Cristo, uomini e donne si facevano battezzare.  Anche Simone credette, fu battezzato e non si staccava pi da Filippo. Era fuori di s nel vedere i segni e i grandi prodigi che avvenivano.
	 Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samara aveva accolto la parola di Dio e vi inviarono Pietro e Giovanni.
	 Essi discesero e pregarono per loro perch ricevessero lo Spirito Santo;  non era infatti ancora sceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Ges.  Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.
	 Simone, vedendo che lo Spirito veniva conferito con l'imposizione delle mani degli apostoli, offr loro del denaro  dicendo: "Date anche a me questo potere perch a chiunque io imponga le mani, egli riceva lo Spirito Santo".  Ma Pietro gli rispose: "Il tuo denaro vada con te in perdizione, perch hai osato pensare di acquistare con denaro il dono di Dio.  Non v' parte n sorte alcuna per te in questa cosa, perch 'il tuo cuore non  retto davanti a Dio'.  Pntiti dunque di questa tua iniquit e prega il Signore che ti sia perdonato questo pensiero.  Ti vedo infatti chiuso 'in fiele amaro e in lacci d'iniquit'".  Rispose Simone: "Pregate voi per me il Signore, perch non mi accada nulla di ci che avete detto".  Essi poi, dopo aver testimoniato e annunziato la parola di Dio, ritornavano a Gerusalemme ed evangelizzavano molti villaggi della Samara.

	 Un angelo del Signore parl intanto a Filippo: "Alzati, e va'verso il mezzogiorno, sulla strada che discende da Gerusalemme a Gaza; essa  deserta".  Egli si alz e si mise in cammino, quand'ecco un Etope, un eunuco, funzionario di Candce, regina di Etiopia, sovrintendente a tutti i suoi tesori, venuto per il culto a Gerusalemme,  se ne ritornava, seduto sul suo carro da viaggio, leggendo il profeta Isaia.  Disse allora lo Spirito a Filippo: "Va'avanti, e raggiungi quel carro".  Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: "Capisci quello che stai leggendo?".  Quegli rispose: "E come lo potrei, se nessuno mi istruisce?". E invit Filippo a salire e a sedere accanto a lui.  Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo:

	'Come una pecora fu condotto al macello
	e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa,
	cos egli non apre la sua bocca.'
	 'Nella sua umiliazione il giudizio gli  stato
	negato,
	ma la sua posterit chi potr mai descriverla?
	Poich  stata recisa dalla terra la sua vita.'

	 E rivoltosi a Filippo l'eunuco disse: "Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?".  Filippo, prendendo a parlare e partendo da quel passo della Scrittura, gli annunzi la buona novella di Ges.  Proseguendo lungo la strada, giunsero a un luogo dove c'era acqua e l'eunuco disse: "Ecco qui c' acqua; che cosa mi impedisce di essere battezzato?".  .  Fece fermare il carro e discesero tutti e due nell'acqua, Filippo e l'eunuco, ed egli lo battezz.  Quando furono usciti dall'acqua, lo Spirito del Signore rap Filippo e l'eunuco non lo vide pi e prosegu pieno di gioia il suo cammino.  Quanto a Filippo, si trov ad Azoto e, proseguendo, predicava il vangelo a tutte le citt, finch giunse a Cesara.



	 Saulo frattanto, sempre fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore, si present al sommo sacerdote  e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati.  E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo  e cadendo a terra ud una voce che gli diceva: "Saulo, Saulo, perch mi perseguiti?".  Rispose: "Chi sei, o Signore?". E la voce: "Io sono Ges, che tu perseguiti!  Ors, alzati ed entra nella citt e ti sar detto ci che devi fare".  Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno.  Saulo si alz da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Cos, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco,  dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere n cibo n bevanda.
	 Ora c'era a Damasco un discepolo di nome Anana e il Signore in una visione gli disse: "Anana!". Rispose: "Eccomi, Signore!".  E il Signore a lui: "Su, va'sulla strada chiamata Diritta, e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco sta pregando,  e ha visto in visione un uomo, di nome Anana, venire e imporgli le mani perch ricuperi la vista".  Rispose Anana: "Signore, riguardo a quest'uomo ho udito da molti tutto il male che ha fatto ai tuoi fedeli in Gerusalemme.  Inoltre ha l'autorizzazione dai sommi sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome".  Ma il Signore disse: "Va', perch egli  per me uno strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele;  e io gli mostrer quanto dovr soffrire per il mio nome".  Allora Anana and, entr nella casa, gli impose le mani e disse: "Saulo, fratello mio, mi ha mandato a te il Signore Ges, che ti  apparso sulla via per la quale venivi, perch tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo".  E improvvisamente gli caddero dagli occhi come delle squame e ricuper la vista; fu subito battezzato,  poi prese cibo e le forze gli ritornarono.

	Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco,  e subito nelle sinagoghe proclamava Ges Figlio di Dio.  E tutti quelli che lo ascoltavano si meravigliavano e dicevano: "Ma costui non  quel tale che a Gerusalemme infieriva contro quelli che invocano questo nome ed era venuto qua precisamente per condurli in catene dai sommi sacerdoti?".  Saulo frattanto si rinfrancava sempre pi e confondeva i Giudei residenti a Damasco, dimostrando che Ges  il Cristo.  Trascorsero cos parecchi giorni e i Giudei fecero un complotto per ucciderlo;  ma i loro piani vennero a conoscenza di Saulo. Essi facevano la guardia anche alle porte della citt di giorno e di notte per sopprimerlo;  ma i suoi discepoli di notte lo presero e lo fecero discendere dalle mura, calandolo in una cesta.

	 Venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi con i discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo ancora che fosse un discepolo.  Allora Brnaba lo prese con s, lo present agli apostoli e raccont loro come durante il viaggio aveva visto il Signore che gli aveva parlato, e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Ges.  Cos egli pot stare con loro e andava e veniva a Gerusalemme, parlando apertamente nel nome del Signore  e parlava e discuteva con gli Ebrei di lingua greca; ma questi tentarono di ucciderlo.  Venutolo per a sapere i fratelli, lo condussero a Cesara e lo fecero partire per Tarso.

	 La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samara; essa cresceva e camminava nel timore del Signore, colma del conforto dello Spirito Santo.

	 E avvenne che mentre Pietro andava a far visita a tutti, si rec anche dai fedeli che dimoravano a Lidda.  Qui trov un uomo di nome Enea, che da otto anni giaceva su un lettuccio ed era paralitico.  Pietro gli disse: "Enea, Ges Cristo ti guarisce; alzati e rifatti il letto". E subito si alz.  Lo videro tutti gli abitanti di Lidda e del Sarn e si convertirono al Signore.

	 A Giaffa c'era una discepola chiamata Tabit, nome che significa "Gazzella", la quale abbondava in opere buone e faceva molte elemosine.  Proprio in quei giorni si ammal e mor. La lavarono e la deposero in una stanza al piano superiore.  E poich Lidda era vicina a Giaffa i discepoli, udito che Pietro si trovava l, mandarono due uomini ad invitarlo: "Vieni subito da noi!".  E Pietro subito and con loro. Appena arrivato lo condussero al piano superiore e gli si fecero incontro tutte le vedove in pianto che gli mostravano le tuniche e i mantelli che Gazzella confezionava quando era fra loro.  Pietro fece uscire tutti e si inginocchi a pregare; poi rivolto alla salma disse: "Tabit, alzati!". Ed essa apr gli occhi, vide Pietro e si mise a sedere.  Egli le diede la mano e la fece alzare, poi chiam i credenti e le vedove, e la present loro viva.
	 La cosa si riseppe in tutta Giaffa, e molti credettero nel Signore.  Pietro rimase a Giaffa parecchi giorni, presso un certo Simone conciatore.



	 C'era in Cesara un uomo di nome Cornelio, centurione della coorte Italica,  uomo pio e timorato di Dio con tutta la sua famiglia; faceva molte elemosine al popolo e pregava sempre Dio.  Un giorno verso le tre del pomeriggio vide chiaramente in visione un angelo di Dio venirgli incontro e chiamarlo: "Cornelio!".  Egli lo guard e preso da timore disse: "Che c', Signore?". Gli rispose: "Le tue preghiere e le tue elemosine sono salite, in tua memoria, innanzi a Dio.  E ora manda degli uomini a Giaffa e fa'venire un certo Simone detto anche Pietro.  Egli  ospite presso un tal Simone conciatore, la cui casa  sulla riva del mare".  Quando l'angelo che gli parlava se ne fu andato, Cornelio chiam due dei suoi servitori e un pio soldato fra i suoi attendenti e,  spiegata loro ogni cosa, li mand a Giaffa.
	 Il giorno dopo, mentre essi erano per via e si avvicinavano alla citt, Pietro sal verso mezzogiorno sulla terrazza a pregare.  Gli venne fame e voleva prendere cibo. Ma mentre glielo preparavano, fu rapito in estasi.  Vide il cielo aperto e un oggetto che discendeva come una tovaglia grande, calata a terra per i quattro capi.  In essa c'era ogni sorta di quadrupedi e rettili della terra e uccelli del cielo.  Allora risuon una voce che gli diceva: "Alzati, Pietro, uccidi e mangia!".  Ma Pietro rispose: "No davvero, Signore, poich io non ho mai mangiato nulla di profano e di immondo".  E la voce di nuovo a lui: "Ci che Dio ha purificato, tu non chiamarlo pi profano".  Questo accadde per tre volte; poi d'un tratto quell'oggetto fu risollevato al cielo.  Mentre Pietro si domandava perplesso tra s e s che cosa significasse ci che aveva visto, gli uomini inviati da Cornelio, dopo aver domandato della casa di Simone, si fermarono all'ingresso.  Chiamarono e chiesero se Simone, detto anche Pietro, alloggiava col.  Pietro stava ancora ripensando alla visione, quando lo Spirito gli disse: "Ecco, tre uomini ti cercano;  alzati, scendi e va'con loro senza esitazione, perch io li ho mandati".  Pietro scese incontro agli uomini e disse: "Eccomi, sono io quello che cercate. Qual  il motivo per cui siete venuti?".  Risposero: "Il centurione Cornelio, uomo giusto e timorato di Dio, stimato da tutto il popolo dei Giudei,  stato avvertito da un angelo santo di invitarti nella sua casa, per ascoltare ci che hai da dirgli".  Pietro allora li fece entrare e li ospit.
	Il giorno seguente si mise in viaggio con loro e alcuni fratelli di Giaffa lo accompagnarono.  Il giorno dopo arriv a Cesara. Cornelio stava ad aspettarli ed aveva invitato i congiunti e gli amici intimi.  Mentre Pietro stava per entrare, Cornelio andandogli incontro si gett ai suoi piedi per adorarlo.  Ma Pietro lo rialz, dicendo: "Alzati: anch'io sono un uomo!".  Poi, continuando a conversare con lui, entr e trovate riunite molte persone disse loro:  "Voi sapete che non  lecito per un Giudeo unirsi o incontrarsi con persone di altra razza; ma Dio mi ha mostrato che non si deve dire profano o immondo nessun uomo.  Per questo sono venuto senza esitare quando mi avete mandato a chiamare. Vorrei dunque chiedere: per quale ragione mi avete fatto venire?".  Cornelio allora rispose: "Quattro giorni or sono, verso quest'ora, stavo recitando la preghiera delle tre del pomeriggio nella mia casa, quando mi si present un uomo in splendida veste  e mi disse: Cornelio, sono state esaudite le tue preghiere e ricordate le tue elemosine davanti a Dio.  Manda dunque a Giaffa e fa'venire Simone chiamato anche Pietro; egli  ospite nella casa di Simone il conciatore, vicino al mare.  Subito ho mandato a cercarti e tu hai fatto bene a venire. Ora dunque tutti noi, al cospetto di Dio, siamo qui riuniti per ascoltare tutto ci che dal Signore ti  stato ordinato".

	 Pietro prese la parola e disse: "In verit sto rendendomi conto che 'Dio non fa preferenze di persone',  ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga,  a lui accetto.  Questa  'la parola che egli ha inviato'ai figli d'Israele, 'recando la buona novella'della pace, per mezzo di Ges Cristo, che  il Signore di tutti.  Voi conoscete ci che  accaduto in tutta la Giudea, incominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni;  cio come 'Dio consacr in Spirito Santo'e potenza Ges di Nzaret, il quale pass beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perch Dio era con lui.  E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce,  ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che apparisse,  non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.  E ci ha ordinato di annunziare al popolo e di attestare che egli  il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio.  Tutti i profeti gli rendono questa testimonianza: chiunque crede in lui ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome".

	 Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso.  E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si meravigliavano che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito Santo;  li sentivano infatti parlare lingue e glorificare Dio.  Allora Pietro disse: "Forse che si pu proibire che siano battezzati con l'acqua questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo al pari di noi?".  E ordin che fossero battezzati nel nome di Ges Cristo. Dopo tutto questo lo pregarono di fermarsi alcuni giorni.



	 Gli apostoli e i fratelli che stavano nella Giudea vennero a sapere che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio.  E quando Pietro sal a Gerusalemme, i circoncisi lo rimproveravano dicendo:  "Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!".
	 Allora Pietro raccont per ordine come erano andate le cose, dicendo:  "Io mi trovavo in preghiera nella citt di Giaffa e vidi in estasi una visione: un oggetto, simile a una grande tovaglia, scendeva come calato dal cielo per i quattro capi e giunse fino a me.  Fissandolo con attenzione, vidi in esso quadrupedi, fiere e rettili della terra e uccelli del cielo.  E sentii una voce che mi diceva: Pietro, lzati, uccidi e mangia!  Risposi: Non sia mai, Signore, poich nulla di profano e di immondo  entrato mai nella mia bocca.  Ribatt nuovamente la voce dal cielo: Quello che Dio ha purificato, tu non considerarlo profano.  Questo avvenne per tre volte e poi tutto fu risollevato di nuovo nel cielo.  Ed ecco, in quell'istante, tre uomini giunsero alla casa dove eravamo, mandati da Cesara a cercarmi.  Lo Spirito mi disse di andare con loro senza esitare. Vennero con me anche questi sei fratelli ed entrammo in casa di quell'uomo.  Egli ci raccont che aveva visto un angelo presentarsi in casa sua e dirgli: Manda a Giaffa e fa'venire Simone detto anche Pietro;  egli ti dir parole per mezzo delle quali sarai salvato tu e tutta la tua famiglia.  Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo scese su di loro, come in principio era sceso su di noi.  Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: 'Giovanni battezz con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo'.  Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che a noi per aver creduto nel Signore Ges Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?".
	 All'udir questo si calmarono e cominciarono a glorificare Dio dicendo: "Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perch abbiano la vita!".

	 Intanto quelli che erano stati dispersi dopo la persecuzione scoppiata al tempo di Stefano, erano arrivati fin nella Fenicia, a Cipro e ad Antichia e non predicavano la parola a nessuno fuorch ai Giudei.  Ma alcuni fra loro, cittadini di Cipro e di Cirne, giunti ad Antichia, cominciarono a parlare anche ai Greci, predicando la buona novella del Signore Ges.  E la mano del Signore era con loro e cos un gran numero credette e si convert al Signore.  La notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, la quale mand Brnaba ad Antichia.
	 Quando questi giunse e vide la grazia del Signore, si rallegr e,  da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede, esortava tutti a perseverare con cuore risoluto nel Signore. E una folla considerevole fu condotta al Signore.  Brnaba poi part alla volta di Tarso per cercare Saulo e trovatolo lo condusse ad Antichia.  Rimasero insieme un anno intero in quella comunit e istruirono molta gente; ad Antichia per la prima volta i discepoli furono chiamati Cristiani.

	 In questo tempo alcuni profeti scesero ad Antichia da Gerusalemme.  E uno di loro, di nome gabo, alzatosi in piedi, annunzi per impulso dello Spirito che sarebbe scoppiata una grave carestia su tutta la terra. Ci che di fatto avvenne sotto l'impero di Claudio.  Allora i discepoli si accordarono, ciascuno secondo quello che possedeva, di mandare un soccorso ai fratelli abitanti nella Giudea;  questo fecero, indirizzandolo agli anziani, per mezzo di Brnaba e Saulo.



	 In quel tempo il re Erode cominci a perseguitare alcuni membri della Chiesa  e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni.  Vedendo che questo era gradito ai Giudei, decise di arrestare anche Pietro. Erano quelli i giorni degli Azzimi.  Fattolo catturare, lo gett in prigione, consegnandolo in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, col proposito di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua.  Pietro dunque era tenuto in prigione, mentre una preghiera saliva incessantemente a Dio dalla Chiesa per lui.  E in quella notte, quando poi Erode stava per farlo comparire davanti al popolo, Pietro piantonato da due soldati e legato con due catene stava dormendo, mentre davanti alla porta le sentinelle custodivano il carcere.  Ed ecco gli si present un angelo del Signore e una luce sfolgor nella cella. Egli tocc il fianco di Pietro, lo dest e disse: "Alzati, in fretta!". E le catene gli caddero dalle mani.  E l'angelo a lui: "Mettiti la cintura e legati i sandali". Ecos fece. L'angelo disse: "Avvolgiti il mantello, e seguimi!".  Pietro usc e prese a seguirlo, ma non si era ancora accorto che era realt ci che stava succedendo per opera dell'angelo: credeva infatti di avere una visione.
	 Essi oltrepassarono la prima guardia e la seconda e arrivarono alla porta di ferro che conduce in citt: la porta si apr da s davanti a loro. Uscirono, percorsero una strada e a un tratto l'angelo si dilegu da lui.  Pietro allora, rientrato in s, disse: "Ora sono veramente certo che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ci che si attendeva il popolo dei Giudei".  Dopo aver riflettuto, si rec alla casa di Maria, madre di Giovanni detto anche Marco, dove si trovava un buon numero di persone raccolte in preghiera.  Appena ebbe bussato alla porta esterna, una fanciulla di nome Rode si avvicin per sentire chi era.  Riconosciuta la voce di Pietro, per la gioia non apr la porta, ma corse ad annunziare che fuori c'era Pietro.  "Tu vaneggi!" le dissero. Ma essa insisteva che la cosa stava cos. E quelli dicevano: " l'angelo di Pietro".  Questi intanto continuava a bussare e quando aprirono la porta e lo videro, rimasero stupefatti.  Egli allora, fatto segno con la mano di tacere, narr come il Signore lo aveva tratto fuori del carcere, e aggiunse: "Riferite questo a Giacomo e ai fratelli". Poi usc e s'incammin verso un altro luogo.
	 Fattosi giorno, c'era non poco scompiglio tra i soldati: che cosa mai era accaduto di Pietro?  Erode lo fece cercare accuratamente, ma non essendo riuscito a trovarlo, fece processare i soldati e ordin che fossero messi a morte; poi scese dalla Giudea e soggiorn a Cesara.

	 Egli era infuriato contro i cittadini di Tiro e Sidone. Questi per si presentarono a lui di comune accordo e, dopo aver tratto alla loro causa Blasto, ciambellano del re, chiedevano pace, perch il loro paese riceveva i viveri dal paese del re.  Nel giorno fissato Erode, vestito del manto regale e seduto sul podio, tenne loro un discorso.  Il popolo acclamava: "Parola di un dio e non di un uomo!".  Ma improvvisamente un angelo del Signore lo colp, perch non aveva dato gloria a Dio; e roso, dai vermi, spir.

	 Intanto la parola di Dio cresceva e si diffondeva.  Brnaba e Saulo poi, compiuta la loro missione, tornarono da Gerusalemme prendendo con loro Giovanni, detto anche Marco.



	 C'erano nella comunit di Antichia profeti e dottori: Brnaba, Simeone soprannominato Niger, Lucio di Cirne, Manan, compagno d'infanzia di Erode tetrarca, e Saulo.  Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: "Riservate per me Brnaba e Saulo per l'opera alla quale li ho chiamati".  Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li accomiatarono.

	 Essi dunque, inviati dallo Spirito Santo, discesero a Selucia e di qui salparono verso Cipro.  Giunti a Salamina cominciarono ad annunziare la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei, avendo con loro anche Giovanni come aiutante.  Attraversata tutta l'isola fino a Pafo, vi trovarono un tale, mago e falso profeta giudeo, di nome Bar-Iesus,  al seguito del proconsole Sergio Paolo, persona di senno, che aveva fatto chiamare a s Brnaba e Saulo e desiderava ascoltare la parola di Dio.  Ma Elimas, il mago, - ci infatti significa il suo nome - faceva loro opposizione cercando di distogliere il proconsole dalla fede.  Allora Saulo, detto anche Paolo, pieno di Spirito Santo, fiss gli occhi su di lui e disse:  "O uomo pieno di ogni frode e di ogni malizia, figlio del diavolo, nemico di ogni giustizia, quando cesserai di sconvolgere le vie diritte del Signore?  Ecco la mano del Signore  sopra di te: sarai cieco e per un certo tempo non vedrai il sole". Di colpo piomb su di lui oscurit e tenebra, e brancolando cercava chi lo guidasse per mano.  Quando vide l'accaduto, il proconsole credette, colpito dalla dottrina del Signore.

	 Salpati da Pafo, Paolo e i suoi compagni giunsero a Perge di Panfilia. Giovanni si separ da loro e ritorn a Gerusalemme.  Essi invece proseguendo da Perge, arrivarono ad Antichia di Pisidia ed entrati nella sinagoga nel giorno di sabato, si sedettero.  Dopo la lettura della Legge e dei Profeti, i capi della sinagoga mandarono a dire loro: "Fratelli, se avete qualche parola di esortazione per il popolo, parlate!".

	 Si alz Paolo e fatto cenno con la mano disse: "Uomini di Israele e voi timorati di Dio, ascoltate.  Il Dio di questo popolo d'Israele scelse i nostri padri ed esalt il popolo durante il suo esilio in terra d'Egitto, 'e con braccio potente li condusse via di l'.  Quindi, 'dopo essersi preso cura di loro per circa quarant'anni nel deserto',  'distrusse sette popoli nel paese di Canaan e concesse loro in eredit'quelle terre,  per circa quattrocentocinquanta anni. Dopo questo diede loro dei Giudici, fino al profeta Samuele.  Allora essi chiesero un re e Dio diede loro Saul, figlio di Cis, della trib di Beniamino, per quaranta anni.  E, dopo averlo rimosso dal regno, suscit per loro come re Davide, al quale rese questa testimonianza: 'Ho trovato Davide', figlio di Iesse, 'uomo secondo il mio cuore'; egli adempir tutti i miei voleri.
	 Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio trasse per Israele un salvatore, Ges.  Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di penitenza a tutto il popolo d'Israele.  Diceva Giovanni sul finire della sua missione: Io non sono ci che voi pensate che io sia! Ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di sciogliere i sandali.
	 Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete timorati di Dio, a noi  stata mandata questa parola di salvezza.  Gli abitanti di Gerusalemme infatti e i loro capi non l'hanno riconosciuto e condannandolo hanno adempiuto le parole dei profeti che si leggono ogni sabato;  e, pur non avendo trovato in lui nessun motivo di condanna a morte, chiesero a Pilato che fosse ucciso.  Dopo aver compiuto tutto quanto era stato scritto di lui, lo deposero dalla croce e lo misero nel sepolcro.  Ma Dio lo ha risuscitato dai morti  ed egli  apparso per molti giorni a quelli che erano saliti con lui dalla Galilea a Gerusalemme, e questi ora sono i suoi testimoni davanti al popolo.
	 E noi vi annunziamo la buona novella che la promessa fatta ai padri si  compiuta,  poich Dio l'ha attuata per noi, loro figli, risuscitando Ges, come anche sta scritto nel salmo secondo:

	'Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato.'

	 E che Dio lo ha risuscitato dai morti, in modo che non abbia mai pi a tornare alla corruzione,  quanto ha dichiarato:

	'Dar a voi le cose sante promesse a Davide, quelle
	sicure.'

	 Per questo anche in un altro luogo dice:

	'Non permetterai che il tuo santo subisca la
	corruzione.'

	 Ora Davide, dopo aver eseguito il volere di Dio nella sua generazione, mor e fu unito ai suoi padri e sub la corruzione.  Ma colui che Dio ha risuscitato, non ha subto la corruzione.  Vi sia dunque noto, fratelli, che per opera di lui vi viene annunziata la remissione dei peccati  e che per lui chiunque crede riceve giustificazione da tutto ci da cui non vi fu possibile essere giustificati mediante la legge di Mos.  Guardate dunque che non avvenga su di voi ci che  detto nei Profeti:

	 'Mirate, beffardi,
	stupite e nascondetevi,
	poich un'opera io compio ai vostri giorni,
	un'opera che non credereste, se vi fosse
	raccontata'!".

	 E, mentre uscivano, li pregavano di esporre ancora queste cose nel prossimo sabato.  Sciolta poi l'assemblea, molti Giudei e proseliti credenti in Dio seguirono Paolo e Brnaba ed essi, intrattenendosi con loro, li esortavano a perseverare nella grazia di Dio.

	 Il sabato seguente quasi tutta la citt si radun per ascoltare la parola di Dio.  Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono pieni di gelosia e contraddicevano le affermazioni di Paolo, bestemmiando.  Allora Paolo e Brnaba con franchezza dichiararono: "Era necessario che fosse annunziata a voi per primi la parola di Dio, ma poich la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco noi ci rivolgiamo ai pagani.  Cos infatti ci ha ordinato il Signore:

	'Io ti ho posto come luce per le genti,
	perch tu porti la salvezza sino all'estremit della
	terra'".

	 Nell'udir ci, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola di Dio e abbracciarono la fede tutti quelli che erano destinati alla vita eterna.  La parola di Dio si diffondeva per tutta la regione.  Ma i Giudei sobillarono le donne pie di alto rango e i notabili della citt e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Brnaba e li scacciarono dal loro territorio.  Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icnio,  mentre i discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.



	 Anche ad Icnio essi entrarono nella sinagoga dei Giudei e vi parlarono in modo tale che un gran numero di Giudei e di Greci divennero credenti.  Ma i Giudei rimasti increduli eccitarono e inasprirono gli animi dei pagani contro i fratelli.  Rimasero tuttavia col per un certo tempo e parlavano fiduciosi nel Signore, che rendeva testimonianza alla predicazione della sua grazia e concedeva che per mano loro si operassero segni e prodigi.  E la popolazione della citt si divise, schierandosi gli uni dalla parte dei Giudei, gli altri dalla parte degli apostoli.  Ma quando ci fu un tentativo dei pagani e dei Giudei con i loro capi per maltrattarli e lapidarli,  essi se ne accorsero e fuggirono nelle citt della Licania, Listra e Derbe e nei dintorni,  e l continuavano a predicare il vangelo.

	 C'era a Listra un uomo paralizzato alle gambe, storpio sin dalla nascita, che non aveva mai camminato.  Egli ascoltava il discorso di Paolo e questi, fissandolo con lo sguardo e notando che aveva fede di esser risanato,  disse a gran voce: "Alzati diritto in piedi!". Egli fece un balzo e si mise a camminare.  La gente allora, al vedere ci che Paolo aveva fatto, esclam in dialetto licaonio e disse: "Gli di sono scesi tra di noi in figura umana!".  E chiamavano Brnaba Zeus e Paolo Hermes, perch era lui il pi eloquente.
	 Intanto il sacerdote di Zeus, il cui tempio era all'ingresso della citt, recando alle porte tori e corone, voleva offrire un sacrificio insieme alla folla.  Sentendo ci, gli apostoli Brnaba e Paolo si strapparono le vesti e si precipitarono tra la folla, gridando:  "Cittadini, perch fate questo? Anche noi siamo esseri umani, mortali come voi, e vi predichiamo di convertirvi da queste vanit al Dio vivente 'che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che in essi si trovano'.  Egli, nelle generazioni passate, ha lasciato che ogni popolo seguisse la sua strada;  ma non ha cessato di dar prova di s beneficando, concedendovi dal cielo piogge e stagioni ricche di frutti, fornendovi il cibo e riempiendo di letizia i vostri cuori".  E cos dicendo, riuscirono a fatica a far desistere la folla dall'offrire loro un sacrificio.

	 Ma giunsero da Antichia e da Icnio alcuni Giudei, i quali trassero dalla loro parte la folla; essi presero Paolo a sassate e quindi lo trascinarono fuori della citt, credendolo morto.  Allora gli si fecero attorno i discepoli ed egli, alzatosi, entr in citt. Il giorno dopo part con Brnaba alla volta di Derbe.
	 Dopo aver predicato il vangelo in quella citt e fatto un numero considerevole di discepoli, ritornarono a Listra, Icnio e Antichia,  rianimando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede poich, dicevano,  necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio.  Costituirono quindi per loro in ogni comunit alcuni anziani e dopo avere pregato e digiunato li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto.  Attraversata poi la Pisidia, raggiunsero la Panfilia  e dopo avere predicato la parola di Dio a Perge, scesero ad Attala;  di qui fecero vela per Antichia l dove erano stati affidati alla grazia del Signore per l'impresa che avevano compiuto.
	 Non appena furono arrivati, riunirono la comunit e riferirono tutto quello che Dio aveva compiuto per mezzo loro e come aveva aperto ai pagani la porta della fede.  E si fermarono per non poco tempo insieme ai discepoli.



	 Ora alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli questa dottrina: "Se non vi fate circoncidere secondo l'uso di Mos, non potete esser salvi".
	 Poich Paolo e Brnaba si opponevano risolutamente e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Brnaba e alcuni altri di loro andassero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione.  Essi dunque, scortati per un tratto dalla comunit, attraversarono la Fenicia e la Samara raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia in tutti i fratelli.  Giunti poi a Gerusalemme, furono ricevuti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferirono tutto ci che Dio aveva compiuto per mezzo loro.

	 Ma si alzarono alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, affermando:  necessario circonciderli e ordinar loro di osservare la legge di Mos.
	 Allora si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare questo problema.  Dopo lunga discussione, Pietro si alz e disse:

	"Fratelli, voi sapete che gi da molto tempo Dio ha fatto una scelta fra voi, perch i pagani ascoltassero per bocca mia la parola del vangelo e venissero alla fede.  E Dio, che conosce i cuori, ha reso testimonianza in loro favore concedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a noi;  e non ha fatto nessuna discriminazione tra noi e loro, purificandone i cuori con la fede.  Or dunque, perch continuate a tentare Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che n i nostri padri, n noi siamo stati in grado di portare?  Noi crediamo che per la grazia del Signore Ges siamo salvati e nello stesso modo anche loro".
	 Tutta l'assemblea tacque e stettero ad ascoltare Brnaba e Paolo che riferivano quanti miracoli e prodigi Dio aveva compiuto tra i pagani per mezzo loro.

	 Quand'essi ebbero finito di parlare, Giacomo aggiunse:  "Fratelli, ascoltatemi. Simone ha riferito come fin da principio Dio ha voluto scegliere tra i pagani un popolo per consacrarlo al suo nome.  Con questo si accordano le parole dei profeti, come sta scritto:

	 'Dopo queste cose ritorner e riedificher la
	tenda di
	Davide che era caduta; ne riparer le rovine e la
	rialzer,'
	 'perch anche gli altri uomini cerchino il Signore
	e tutte le genti sulle quali  stato invocato il mio
	nome,'
	 'dice il Signore che fa queste cose da lui
	conosciute dall'eternit'.

	 Per questo io ritengo che non si debba importunare quelli che si convertono a Dio tra i pagani,  ma solo si ordini loro di astenersi dalle sozzure degli idoli, dalla impudicizia, dagli animali soffocati e dal sangue.  Mos infatti, fin dai tempi antichi, ha chi lo predica in ogni citt, poich viene letto ogni sabato nelle sinagoghe".

	 Allora gli apostoli, gli anziani e tutta la Chiesa decisero di eleggere alcuni di loro e di inviarli ad Antichia insieme a Paolo e Brnaba: Giuda chiamato Barsabba e Sila, uomini tenuti in grande considerazione tra i fratelli.  E consegnarono loro la seguente lettera: "Gli apostoli e gli anziani ai fratelli di Antichia, di Siria e di Cilicia che provengono dai pagani, salute!  Abbiamo saputo che alcuni da parte nostra, ai quali non avevamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con i loro discorsi sconvolgendo i vostri animi.  Abbiamo perci deciso tutti d'accordo di eleggere alcune persone e inviarle a voi insieme ai nostri carissimi Brnaba e Paolo,  uomini che hanno votato la loro vita al nome del nostro Signore Ges Cristo.  Abbiamo mandato dunque Giuda e Sila, che vi riferiranno anch'essi queste stesse cose a voce.  Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi, di non imporvi nessun altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie:  astenervi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalla impudicizia. Farete cosa buona perci a guardarvi da queste cose. State bene".

	 Essi allora, congedatisi, discesero ad Antichia e riunita la comunit consegnarono la lettera.  Quando l'ebbero letta, si rallegrarono per l'incoraggiamento che infondeva.  Giuda e Sila, essendo anch'essi profeti, parlarono molto per incoraggiare i fratelli e li fortificarono.  Dopo un certo tempo furono congedati con auguri di pace dai fratelli, per tornare da quelli che li avevano inviati.  .  Paolo invece e Brnaba rimasero ad Antichia, insegnando e annunziando, insieme a molti altri, la parola del Signore.

	 Dopo alcuni giorni Paolo disse a Brnaba: "Ritorniamo a far visita ai fratelli in tutte le citt nelle quali abbiamo annunziato la parola del Signore, per vedere come stanno".  Brnaba voleva prendere insieme anche Giovanni, detto Marco,  ma Paolo riteneva che non si dovesse prendere uno che si era allontanato da loro nella Panfilia e non aveva voluto partecipare alla loro opera.  Il dissenso fu tale che si separarono l'uno dall'altro; Brnaba, prendendo con s Marco, s'imbarc per Cipro.  Paolo invece scelse Sila e part, raccomandato dai fratelli alla grazia del Signore.

	 E attraversando la Siria e la Cilicia, dava nuova forza alle comunit.



	 Paolo si rec a Derbe e a Listra. C'era qui un discepolo chiamato Timteo, figlio di una donna giudea credente e di padre greco;  egli era assai stimato dai fratelli di Listra e di Icnio.  Paolo volle che partisse con lui, lo prese e lo fece circoncidere per riguardo ai Giudei che si trovavano in quelle regioni; tutti infatti sapevano che suo padre era greco.  Percorrendo le citt, trasmettevano loro le decisioni prese dagli apostoli e dagli anziani di Gerusalemme, perch le osservassero.  Le comunit intanto si andavano fortificando nella fede e crescevano di numero ogni giorno.

	 Attraversarono quindi la Frigia e la regione della Galazia, avendo lo Spirito Santo vietato loro di predicare la parola nella provincia di Asia.  Raggiunta la Misia, si dirigevano verso la Bitinia, ma lo Spirito di Ges non lo permise loro;  cos, attraversata la Misia, discesero a Trade.  Durante la notte apparve a Paolo una visione: gli stava davanti un Macedone e lo supplicava: "Passa in Macedonia e aiutaci!".  Dopo che ebbe avuto questa visione, subito cercammo di partire per la Macedonia, ritenendo che Dio ci aveva chiamati ad annunziarvi la parola del Signore.

	 Salpati da Trade, facemmo vela verso Samotrcia e il giorno dopo verso Nepoli e  di qui a Filippi, colonia romana e citt del primo distretto della Macedonia. Restammo in questa citt alcuni giorni;  il sabato uscimmo fuori della porta lungo il fiume, dove ritenevamo che si facesse la preghiera, e sedutici rivolgevamo la parola alle donne col riunite.  C'era ad ascoltare anche una donna di nome Lidia, commerciante di porpora, della citt di Titira, una credente in Dio, e il Signore le apr il cuore per aderire alle parole di Paolo.  Dopo esser stata battezzata insieme alla sua famiglia, ci invit: "Se avete giudicato ch'io sia fedele al Signore, venite ad abitare nella mia casa". E ci costrinse ad accettare.

	 Mentre andavamo alla preghiera, venne verso di noi una giovane schiava, che aveva uno spirito di divinazione e procurava molto guadagno ai suoi padroni facendo l'indovina.  Essa seguiva Paolo e noi gridando: "Questi uomini sono servi del Dio Altissimo e vi annunziano la via della salvezza".  Questo fece per molti giorni finch Paolo, mal sopportando la cosa, si volse e disse allo spirito: "In nome di Ges Cristo ti ordino di partire da lei". E lo spirito part all'istante.  Ma vedendo i padroni che era partita anche la speranza del loro guadagno, presero Paolo e Sila e li trascinarono nella piazza principale davanti ai capi della citt;  presentandoli ai magistrati dissero: "Questi uomini gettano il disordine nella nostra citt; sono Giudei  e predicano usanze che a noi Romani non  lecito accogliere n praticare".  La folla allora insorse contro di loro, mentre i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli   e dopo averli caricati di colpi, li gettarono in prigione e ordinarono al carceriere di far buona guardia.  Egli, ricevuto quest'ordine, li gett nella cella pi interna della prigione e strinse i loro piedi nei ceppi.

	 Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i carcerati stavano ad ascoltarli.  D'improvviso venne un terremoto cos forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito tutte le porte si aprirono e si sciolsero le catene di tutti.  Il carceriere si svegli e vedendo aperte le porte della prigione, tir fuori la spada per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti.  Ma Paolo gli grid forte: "Non farti del male, siamo tutti qui".  Quegli allora chiese un lume, si precipit dentro e tremando si gett ai piedi di Paolo e Sila;  poi li condusse fuori e disse: "Signori, cosa devo fare per esser salvato?".  Risposero: "Credi nel Signore Ges e sarai salvato tu e la tua famiglia".  E annunziarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa.  Egli li prese allora in disparte a quella medesima ora della notte, ne lav le piaghe e subito si fece battezzare con tutti i suoi;  poi li fece salire in casa, apparecchi la tavola e fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio.
	 Fattosi giorno, i magistrati inviarono le guardie a dire: "Libera quegli uomini!".  Il carceriere annunzi a Paolo questo messaggio: "I magistrati hanno ordinato di lasciarvi andare! Potete dunque uscire e andarvene in pace".  Ma Paolo disse alle guardie: "Ci hanno percosso in pubblico e senza processo, sebbene siamo cittadini romani, e ci hanno gettati in prigione; e ora ci fanno uscire di nascosto? No davvero! Vengano di persona a condurci fuori!".  E le guardie riferirono ai magistrati queste parole. All'udire che erano cittadini romani, si spaventarono;  vennero e si scusarono con loro; poi li fecero uscire e li pregarono di partire dalla citt.  Usciti dalla prigione, si recarono a casa di Lidia dove, incontrati i fratelli, li esortarono e poi partirono.



	 Seguendo la via di Anfpoli e Apollonia, giunsero a Tessalonica, dove c'era una sinagoga dei Giudei.  Come era sua consuetudine Paolo vi and e per tre sabati discusse con loro sulla base delle Scritture,  spiegandole e dimostrando che il Cristo doveva morire e risuscitare dai morti; il Cristo, diceva,  quel Ges che io vi annunzio.  Alcuni di loro furono convinti e aderirono a Paolo e a Sila, come anche un buon numero di Greci credenti in Dio e non poche donne della nobilt.  Ma i Giudei, ingelositi, trassero dalla loro parte alcuni pessimi individui di piazza e, radunata gente, mettevano in subbuglio la citt. Presentatisi alla casa di Gisone, cercavano Paolo e Sila per condurli davanti al popolo.  Ma non avendoli trovati, trascinarono Gisone e alcuni fratelli dai capi della citt gridando: "Quei tali che mettono il mondo in agitazione sono anche qui e Gisone li ha ospitati.  Tutti costoro vanno contro i decreti dell'imperatore, affermando che c' un altro re, Ges".  Cos misero in agitazione la popolazione e i capi della citt che udivano queste cose;  tuttavia, dopo avere ottenuto una cauzione da Gisone e dagli altri, li rilasciarono.

	 Ma i fratelli subito, durante la notte, fecero partire Paolo e Sila verso Bera. Giunti col entrarono nella sinagoga dei Giudei.  Questi erano di sentimenti pi nobili di quelli di Tessalonica ed accolsero la parola con grande entusiasmo, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano davvero cos.  Molti di loro credettero e anche alcune donne greche della nobilt e non pochi uomini.  Ma quando i Giudei di Tessalonica vennero a sapere che anche a Bera era stata annunziata da Paolo la parola di Dio, andarono anche col ad agitare e sobillare il popolo.  Allora i fratelli fecero partire subito Paolo per la strada verso il mare, mentre Sila e Timteo rimasero in citt.  Quelli che scortavano Paolo lo accompagnarono fino ad Atene e se ne ripartirono con l'ordine per Sila e Timteo di raggiungerlo al pi presto.

	 Mentre Paolo li attendeva ad Atene, fremeva nel suo spirito al vedere la citt piena di idoli.  Discuteva frattanto nella sinagoga con i Giudei e i pagani credenti in Dio e ogni giorno sulla piazza principale con quelli che incontrava.  Anche certi filosofi epicurei e stoici discutevano con lui e alcuni dicevano: "Che cosa vorr mai insegnare questo ciarlatano?". E altri: "Sembra essere un annnunziatore di divinit straniere"; poich annunziava Ges e la risurrezione.  Presolo con s, lo condussero sull'Arepago e dissero: "Possiamo dunque sapere qual  questa nuova dottrina predicata da te?  Cose strane per vero ci metti negli orecchi; desideriamo dunque conoscere di che cosa si tratta".  Tutti gli Ateniesi infatti e gli stranieri col residenti non avevano passatempo pi gradito che parlare e sentir parlare.

	 Allora Paolo, alzatosi in mezzo all'Arepago, disse:
	"Cittadini ateniesi, vedo che in tutto siete molto timorati degli di.  Passando infatti e osservando i monumenti del vostro culto, ho trovato anche un'ara con l'iscrizione: Al Dio ignoto. Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio.  'Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ci che contiene', che  signore del cielo e della terra, non dimora in templi costruiti dalle mani dell'uomo  n dalle mani dell'uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa, essendo lui che d a tutti la vita e il respiro e ogni cosa.  Egli cre da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perch abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l'ordine dei tempi e i confini del loro spazio,  perch cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, bench non sia lontano da ciascuno di noi.  In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto: Poich di lui stirpe noi siamo.
	 Essendo noi dunque stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinit sia simile all'oro, all'argento e alla pietra, che porti l'impronta dell'arte e dell'immaginazione umana.  Dopo esser passato sopra ai tempi dell'ignoranza, ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi,  poich egli ha stabilito un giorno nel quale dovr giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti".
	 Quando sentirono parlare di risurrezione di morti, alcuni lo deridevano, altri dissero: "Ti sentiremo su questo un'altra volta".  Cos Paolo usc da quella riunione.  Ma alcuni aderirono a lui e divennero credenti, fra questi anche Diongi membro dell'Arepago, una donna di nome Dmaris e altri con loro.



	 Dopo questi fatti Paolo lasci Atene e si rec a Corinto.  Qui trov un Giudeo chiamato Aquila, oriundo del Ponto, arrivato poco prima dall'Italia con la moglie Priscilla, in seguito all'ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei. Paolo si rec da loro  e poich erano del medesimo mestiere, si stabil nella loro casa e lavorava. Erano infatti di mestiere fabbricatori di tende.  Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci.
	 Quando giunsero dalla Macedonia Sila e Timteo, Paolo si dedic tutto alla predicazione, affermando davanti ai Giudei che Ges era il Cristo.  Ma poich essi gli si opponevano e bestemmiavano, scuotendosi le vesti, disse: "Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente; da ora in poi io andr dai pagani".  E andatosene di l, entr nella casa di un tale chiamato Tizio Giusto, che onorava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga.  Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e anche molti dei Corinzi, udendo Paolo, credevano e si facevano battezzare.
	 E una notte in visione il Signore disse a Paolo: "Non aver paura, ma continua a parlare e non tacere,  'perch io sono con te'e nessuno cercher di farti del male, perch io ho un popolo numeroso in questa citt".  Cos Paolo si ferm un anno e mezzo, insegnando fra loro la parola di Dio.

	 Mentre era proconsole dell'Acaia Gallione, i Giudei insorsero in massa contro Paolo e lo condussero al tribunale dicendo:  "Costui persuade la gente a rendere un culto a Dio in modo contrario alla legge".  Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: "Se si trattasse di un delitto o di un'azione malvagia, o Giudei, io vi ascolterei, come di ragione.  Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra legge, vedetevela voi; io non voglio essere giudice di queste faccende".  E li fece cacciare dal tribunale.  Allora tutti afferrarono Sstene, capo della sinagoga, e lo percossero davanti al tribunale ma Gallione non si curava affatto di tutto ci.

	 Paolo si trattenne ancora parecchi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s'imbarc diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencre si era fatto tagliare i capelli a causa di un voto che aveva fatto.  Giunsero a feso, dove lasci i due coniugi, ed entrato nella sinagoga si mise a discutere con i Giudei.  Questi lo pregavano di fermarsi pi a lungo, ma non acconsent.  Tuttavia prese congedo dicendo: "Ritorner di nuovo da voi, se Dio lo vorr", quindi part da feso.  Giunto a Cesara, si rec a salutare la Chiesa di Gerusalemme e poi scese ad Antichia.
	 Trascorso col un po'di tempo, part di nuovo percorrendo di seguito le regioni della Galazia e della Frigia, confermando nella fede tutti i discepoli.

	 Arriv a feso un Giudeo, chiamato Apollo, nativo di Alessandria, uomo colto, versato nelle Scritture.  Questi era stato ammaestrato nella via del Signore e pieno di fervore parlava e insegnava esattamente ci che si riferiva a Ges, sebbene conoscesse soltanto il battesimo di Giovanni.  Egli intanto cominci a parlare francamente nella sinagoga. Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con s e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio.  Poich egli desiderava passare nell'Acaia, i fratelli lo incoraggiarono e scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza. Giunto col, fu molto utile a quelli che per opera della grazia erano divenuti credenti;  confutava infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le Scritture che Ges  il Cristo.



	 Mentre Apollo era a Corinto, Paolo, attraversate le regioni dell'altopiano, giunse a feso. Qui trov alcuni discepoli  e disse loro: "Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?". Gli risposero: "Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo".  Ed egli disse: "Quale battesimo avete ricevuto?". "Il battesimo di Giovanni", risposero.  Disse allora Paolo: "Giovanni ha amministrato un battesimo di penitenza, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cio in Ges".  Dopo aver udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Ges  e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, scese su di loro lo Spirito Santo e parlavano in lingue e profetavano.  Erano in tutto circa dodici uomini.

	 Entrato poi nella sinagoga, vi pot parlare liberamente per tre mesi, discutendo e cercando di persuadere gli ascoltatori circa il regno di Dio.  Ma poich alcuni si ostinavano e si rifiutavano di credere dicendo male in pubblico di questa nuova dottrina, si stacc da loro separando i discepoli e continu a discutere ogni giorno nella scuola di un certo Tiranno.  Questo dur due anni, col risultato che tutti gli abitanti della provincia d'Asia, Giudei e Greci, poterono ascoltare la parola del Signore.

	 Dio intanto operava prodigi non comuni per opera di Paolo,  al punto che si mettevano sopra i malati fazzoletti o grembiuli che erano stati a contatto con lui e le malattie cessavano e gli spiriti cattivi fuggivano.
	 Alcuni esorcisti ambulanti giudei si provarono a invocare anch'essi il nome del Signore Ges sopra quanti avevano spiriti cattivi, dicendo: "Vi scongiuro per quel Ges che Paolo predica".  Facevano questo sette figli di un certo Sceva, un sommo sacerdote giudeo.  Ma lo spirito cattivo rispose loro: "Conosco Ges e so chi  Paolo, ma voi chi siete?".  E l'uomo che aveva lo spirito cattivo, slanciatosi su di loro, li afferr e li tratt con tale violenza che essi fuggirono da quella casa nudi e coperti di ferite.  Il fatto fu risaputo da tutti i Giudei e dai Greci che abitavano a feso e tutti furono presi da timore e si magnificava il nome del Signore Ges.  Molti di quelli che avevano abbracciato la fede venivano a confessare in pubblico le loro pratiche magiche  e un numero considerevole di persone che avevano esercitato le arti magiche portavano i propri libri e li bruciavano alla vista di tutti. Ne fu calcolato il valore complessivo e trovarono che era di cinquantamila dramme d'argento.  Cos la parola del Signore cresceva e si rafforzava.

	 Dopo questi fatti, Paolo si mise in animo di attraversare la Macedonia e l'Acaia e di recarsi a Gerusalemme dicendo: "Dopo essere stato l devo vedere anche Roma".  Inviati allora in Macedonia due dei suoi aiutanti, Timteo ed Erasto, si trattenne ancora un po'di tempo nella provincia di Asia.

	 Verso quel tempo scoppi un gran tumulto riguardo alla nuova dottrina.  Un tale, chiamato Demetrio, argentiere, che fabbricava tempietti di Artmide in argento e procurava in tal modo non poco guadagno agli artigiani,  li radun insieme agli altri che si occupavano di cose del genere e disse: "Cittadini, voi sapete che da questa industria proviene il nostro benessere;  ora potete osservare e sentire come questo Paolo ha convinto e sviato una massa di gente, non solo di feso, ma si pu dire di tutta l'Asia, affermando che non sono di quelli fabbricati da mani d'uomo.  Non soltanto c' il pericolo che la nostra categoria cada in discredito, ma anche che il santuario della grande dea Artmide non venga stimato pi nulla e venga distrutta la grandezza di colei che l'Asia e il mondo intero adorano".
	 All'udire ci s'infiammarono d'ira e si misero a gridare: "Grande  l'Artmide degli Efesini!".  Tutta la citt fu in subbuglio e tutti si precipitarono in massa nel teatro, trascinando con s Gaio e Aristarco macdoni, compagni di viaggio di Paolo.  Paolo voleva presentarsi alla folla, ma i discepoli non glielo permisero.  Anche alcuni dei capi della provincia, che gli erano amici, mandarono a pregarlo di non avventurarsi nel teatro.  Intanto, chi gridava una cosa, chi un'altra; l'assemblea era confusa e i pi non sapevano il motivo per cui erano accorsi.
	 Alcuni della folla fecero intervenire un certo Alessandro, che i Giudei avevano spinto avanti, ed egli, fatto cenno con la mano, voleva tenere un discorso di difesa davanti al popolo.  Appena s'accorsero che era Giudeo, si misero tutti a gridare in coro per quasi due ore: "Grande  l'Artmide degli Efesini!".  Alla fine il cancelliere riusc a calmare la folla e disse: "Cittadini di feso, chi fra gli uomini non sa che la citt di feso  custode del tempio della grande Artmide e della sua statua caduta dal cielo?  Poich questi fatti sono incontestabili,  necessario che stiate calmi e non compiate gesti inconsulti.  Voi avete condotto qui questi uomini che non hanno profanato il tempio, n hanno bestemmiato la nostra dea.  Perci se Demetrio e gli artigiani che sono con lui hanno delle ragioni da far valere contro qualcuno, ci sono per questo i tribunali e vi sono i proconsoli: si citino in giudizio l'un l'altro.  Se poi desiderate qualche altra cosa, si decider nell'assemblea ordinaria.  C' il rischio di essere accusati di sedizione per l'accaduto di oggi, non essendoci alcun motivo per cui possiamo giustificare questo assembramento".  E con queste parole sciolse l'assemblea.



	 Appena cessato il tumulto, Paolo mand a chiamare i discepoli e, dopo averli incoraggiati, li salut e si mise in viaggio per la Macedonia.  Dopo aver attraversato quelle regioni, esortando con molti discorsi i fedeli, arriv in Grecia.
	 Trascorsi tre mesi, poich ci fu un complotto dei Giudei contro di lui, mentre si apprestava a salpare per la Siria, decise di far ritorno attraverso la Macedonia.  Lo accompagnarono Spatro di Bera, figlio di Pirro, Aristarco e Secondo di Tessalonica, Gaio di Derbe e Timteo, e gli asiatici Tchico e Trfimo.  Questi per, partiti prima di noi ci attendevano a Trade;  noi invece salpammo da Filippi dopo i giorni degli Azzimi e li raggiungemmo in capo a cinque giorni a Trade dove ci trattenemmo una settimana.

	 Il primo giorno della settimana ci eravamo riuniti a spezzare il pane e Paolo conversava con loro; e poich doveva partire il giorno dopo, prolung la conversazione fino a mezzanotte.  C'era un buon numero di lampade nella stanza al piano superiore, dove eravamo riuniti;  un ragazzo chiamato utico, che stava seduto sulla finestra, fu preso da un sonno profondo mentre Paolo continuava a conversare e, sopraffatto dal sonno, cadde dal terzo piano e venne raccolto morto.  Paolo allora scese gi, si gett su di lui, lo abbracci e disse: "Non vi turbate;  ancora in vita!".  Poi risal, spezz il pane e ne mangi e dopo aver parlato ancora molto fino all'alba, part.  Intanto avevano ricondotto il ragazzo vivo, e si sentirono molto consolati.

	 Noi poi, che eravamo partiti per nave, facemmo vela per Asso, dove dovevamo prendere a bordo Paolo; cos infatti egli aveva deciso, intendendo di fare il viaggio a piedi.  Quando ci ebbe raggiunti ad Asso, lo prendemmo con noi e arrivammo a Mitilne.  Salpati da qui il giorno dopo, ci trovammo di fronte a Chio; l'indomani toccammo Samo e il giorno dopo giungemmo a Milto.  Paolo aveva deciso di passare al largo di feso per evitare di subire ritardi nella provincia d'Asia: gli premeva di essere a Gerusalemme, se possibile, per il giorno della Pentecoste.

	 Da Milto mand a chiamare subito ad feso gli anziani della Chiesa.  Quando essi giunsero disse loro: "Voi sapete come mi sono comportato con voi fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia e per tutto questo tempo:  ho servito il Signore con tutta umilt, tra le lacrime e tra le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei.  Sapete come non mi sono mai sottratto a ci che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi in pubblico e nelle vostre case,  scongiurando Giudei e Greci di convertirsi a Dio e di credere nel Signore nostro Ges.  Ed ecco ora, avvinto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme senza sapere ci che l mi accadr.  So soltanto che lo Spirito Santo in ogni citt mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni.  Non ritengo tuttavia la mia vita meritevole di nulla, purch conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Ges, di rendere testimonianza al messaggio della grazia di Dio.
	 Ecco, ora so che non vedrete pi il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunziando il regno di Dio.  Per questo dichiaro solennemente oggi davanti a voi che io sono senza colpa riguardo a coloro che si perdessero,  perch non mi sono sottratto al compito di annunziarvi tutta la volont di Dio.  Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si  acquistata con il suo sangue.  Io so che dopo la mia partenza entreranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge;  perfino di mezzo a voi sorgeranno alcuni a insegnare dottrine perverse per attirare discepoli dietro di s.  Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato di esortare fra le lacrime ciascuno di voi.
	 Ed ora vi affido al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l'eredit con tutti i santificati.  Non ho desiderato n argento, n oro, n la veste di nessuno.  Voi sapete che alle necessit mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani.  In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando cos si devono soccorrere i deboli, ricordandoci delle parole del Signore Ges, che disse: Vi  pi gioia nel dare che nel ricevere!".
	 Detto questo, si inginocchi con tutti loro e preg.  Tutti scoppiarono in un gran pianto e gettandosi al collo di Paolo lo baciavano,  addolorati soprattutto perch aveva detto che non avrebbero pi rivisto il suo volto. E lo accompagnarono fino alla nave.



	 Appena ci fummo separati da loro, salpammo e per la via diretta giungemmo a Cos, il giorno seguente a Rodi e di qui a Ptara.  Trovata qui una nave che faceva la traversata per la Fenicia, vi salimmo e prendemmo il largo.  Giunti in vista di Cipro, ce la lasciammo a sinistra e, continuando a navigare verso la Siria, giungemmo a Tiro, dove la nave doveva scaricare.  Avendo ritrovati i discepoli, rimanemmo col una settimana, ed essi, mossi dallo Spirito, dicevano a Paolo di non andare a Gerusalemme.  Ma quando furon passati quei giorni, uscimmo e ci mettemmo in viaggio, accompagnati da tutti loro con le mogli e i figli sin fuori della citt. Inginocchiati sulla spiaggia pregammo, poi ci salutammo a vicenda;  noi salimmo sulla nave ed essi tornarono alle loro case.  Terminata la navigazione, da Tiro approdammo a Tolemide, dove andammo a salutare i fratelli e restammo un giorno con loro.
	 Ripartiti il giorno seguente, giungemmo a Cesara; ed entrati nella casa dell'evangelista Filippo, che era uno dei Sette, sostammo presso di lui.  Egli aveva quattro figlie nubili, che avevano il dono della profezia.  Eravamo qui da alcuni giorni, quando giunse dalla Giudea un profeta di nome gabo.  Egli venne da noi e, presa la cintura di Paolo, si leg i piedi e le mani e disse: "Questo dice lo Spirito Santo: l'uomo a cui appartiene questa cintura sar legato cos dai Giudei a Gerusalemme e verr quindi consegnato nelle mani dei pagani".  All'udir queste cose, noi e quelli del luogo pregammo Paolo di non andare pi a Gerusalemme.  Ma Paolo rispose: "Perch fate cos, continuando a piangere e a spezzarmi il cuore? Io sono pronto non soltanto a esser legato, ma a morire a Gerusalemme per il nome del Signore Ges".  E poich non si lasciava persuadere, smettemmo di insistere dicendo: "Sia fatta la volont del Signore!".

	 Dopo questi giorni, fatti i preparativi, salimmo verso Gerusalemme.  Vennero con noi anche alcuni discepoli da Cesara, i quali ci condussero da un certo Mnasne di Cipro, discepolo della prima ora, dal quale ricevemmo ospitalit.
	 Arrivati a Gerusalemme, i fratelli ci accolsero festosamente.  L'indomani Paolo fece visita a Giacomo insieme con noi: c'erano anche tutti gli anziani.  Dopo aver rivolto loro il saluto, egli cominci a esporre nei particolari quello che Dio aveva fatto tra i pagani per mezzo suo.  Quand'ebbero ascoltato, essi davano gloria a Dio; quindi dissero a Paolo: "Tu vedi, o fratello, quante migliaia di Giudei sono venuti alla fede e tutti sono gelosamente attaccati alla legge.  Ora hanno sentito dire di te che vai insegnando a tutti i Giudei sparsi tra i pagani che abbandonino Mos, dicendo di non circoncidere pi i loro figli e di non seguire pi le nostre consuetudini.  Che facciamo? Senza dubbio verranno a sapere che sei arrivato.  Fa'dunque quanto ti diciamo: vi sono fra noi quattro uomini che hanno un voto da sciogliere.  Prendili con te, compi la purificazione insieme con loro e paga tu la spesa per loro perch possano radersi il capo. Cos tutti verranno a sapere che non c' nulla di vero in ci di cui sono stati informati, ma che invece anche tu ti comporti bene osservando la legge.  Quanto ai pagani che sono venuti alla fede, noi abbiamo deciso ed abbiamo loro scritto che si astengano dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, da ogni animale soffocato e dalla impudicizia".
	 Allora Paolo prese con s quegli uomini e il giorno seguente, fatta insieme con loro la purificazione, entr nel tempio per comunicare il compimento dei giorni della purificazione, quando sarebbe stata presentata l'offerta per ciascuno di loro.

	 Stavano ormai per finire i sette giorni, quando i Giudei della provincia d'Asia, vistolo nel tempio, aizzarono tutta la folla e misero le mani su di lui gridando:  "Uomini d'Israele, aiuto! Questo  l'uomo che va insegnando a tutti e dovunque contro il popolo, contro la legge e contro questo luogo; ora ha introdotto perfino dei Greci nel tempio e ha profanato il luogo santo!".  Avevano infatti veduto poco prima Trfimo di feso in sua compagnia per la citt, e pensavano che Paolo lo avesse fatto entrare nel tempio.  Allora tutta la citt fu in subbuglio e il popolo accorse da ogni parte. Impadronitisi di Paolo, lo trascinarono fuori del tempio e subito furono chiuse le porte.  Stavano gi cercando di ucciderlo, quando fu riferito al tribuno della coorte che tutta Gerusalemme era in rivolta.  Immediatamente egli prese con s dei soldati e dei centurioni e si precipit verso i rivoltosi. Alla vista del tribuno e dei soldati, cessarono di percuotere Paolo.  Allora il tribuno si avvicin, lo arrest e ordin che fosse legato con due catene; intanto s'informava chi fosse e che cosa avesse fatto.  Tra la folla per chi diceva una cosa, chi un'altra. Nell'impossibilit di accertare la realt dei fatti a causa della confusione, ordin di condurlo nella fortezza.  Quando fu alla gradinata, dovette essere portato a spalla dai soldati a causa della violenza della folla.  La massa della gente infatti veniva dietro, urlando: "A morte!".
	 Sul punto di esser condotto nella fortezza, Paolo disse al tribuno: "Posso dirti una parola?". "Conosci il greco?, disse quello,  Allora non sei quell'Egiziano che in questi ultimi tempi ha sobillato e condotto nel deserto i quattromila ribelli?".  Rispose Paolo: "Io sono un Giudeo di Tarso di Cilicia, cittadino di una citt non certo senza importanza. Ma ti prego, lascia che rivolga la parola a questa gente".  Avendo egli acconsentito, Paolo, stando in piedi sui gradini, fece cenno con la mano al popolo e, fattosi un grande silenzio, rivolse loro la parola in ebraico dicendo:



	 "Fratelli e padri, ascoltate la mia difesa davanti a voi".  Quando sentirono che parlava loro in lingua ebraica, fecero silenzio ancora di pi.  Ed egli continu: "Io sono un Giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma cresciuto in questa citt, formato alla scuola di Gamalile nelle pi rigide norme della legge paterna, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi.  Io perseguitai a morte questa nuova dottrina, arrestando e gettando in prigione uomini e donne,  come pu darmi testimonianza il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani. Da loro ricevetti lettere per i nostri fratelli di Damasco e partii per condurre anche quelli di l come prigionieri a Gerusalemme, per essere puniti.
	 Mentre ero in viaggio e mi avvicinavo a Damasco, verso mezzogiorno, all'improvviso una gran luce dal cielo rifulse attorno a me;  caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: Saulo, Saulo, perch mi perseguiti?  Risposi: Chi sei, o Signore? Mi disse: Io sono Ges il Nazareno, che tu perseguiti.  Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono colui che mi parlava.  Io dissi allora: Che devo fare, Signore? E il Signore mi disse: Alzati e prosegui verso Damasco; l sarai informato di tutto ci che  stabilito che tu faccia.  E poich non ci vedevo pi, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dai miei compagni, giunsi a Damasco.
	 Un certo Anana, un devoto osservante della legge e in buona reputazione presso tutti i Giudei col residenti,  venne da me, mi si accost e disse: Saulo, fratello, torna a vedere! E in quell'istante io guardai verso di lui e riebbi la vista.  Egli soggiunse: Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volont, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca,  perch gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito.  E ora perch aspetti? Alzati, ricevi il battesimo e lavati dai tuoi peccati, invocando il suo nome.
	 Dopo il mio ritorno a Gerusalemme, mentre pregavo nel tempio, fui rapito in estasi  e vidi Lui che mi diceva: Affrettati ed esci presto da Gerusalemme, perch non accetteranno la tua testimonianza su di me.  E io dissi: Signore, essi sanno che facevo imprigionare e percuotere nella sinagoga quelli che credevano in te;  quando si versava il sangue di Stefano, tuo testimone, anch'io ero presente e approvavo e custodivo i vestiti di quelli che lo uccidevano.  Allora mi disse: Va', perch io ti mander lontano, tra i pagani".

	 Fino a queste parole erano stati ad ascoltarlo, ma allora alzarono la voce gridando: "Toglilo di mezzo; non deve pi vivere!".  E poich continuavano a urlare, a gettar via i mantelli e a lanciar polvere in aria,  il tribuno ordin di portarlo nella fortezza, prescrivendo di interrogarlo a colpi di flagello al fine di sapere per quale motivo gli gridavano contro in tal modo.
	 Ma quando l'ebbero legato con le cinghie, Paolo disse al centurione che gli stava accanto: "Potete voi flagellare un cittadino romano, non ancora giudicato?".  Udito ci, il centurione corse a riferire al tribuno: "Che cosa stai per fare? Quell'uomo  un romano!".  Allora il tribuno si rec da Paolo e gli domand: "Dimmi, tu sei cittadino romano?". Rispose: "S".  Replic il tribuno: "Io questa cittadinanza l'ho acquistata a caro prezzo". Paolo disse: "Io, invece, lo sono di nascita!".  E subito si allontanarono da lui quelli che dovevano interrogarlo. Anche il tribuno ebbe paura, rendendosi conto che Paolo era cittadino romano e che lui lo aveva messo in catene.

	 Il giorno seguente, volendo conoscere la realt dei fatti, cio il motivo per cui veniva accusato dai Giudei, gli fece togliere le catene e ordin che si riunissero i sommi sacerdoti e tutto il sinedrio; vi fece condurre Paolo e lo present davanti a loro.



	 Con lo sguardo fisso al sinedrio Paolo disse: "Fratelli, io ho agito fino ad oggi davanti a Dio in perfetta rettitudine di coscienza".  Ma il sommo sacerdote Anana ordin ai suoi assistenti di percuoterlo sulla bocca.  Paolo allora gli disse: "Dio percuoter te, muro imbiancato! Tu siedi a giudicarmi secondo la legge e contro la legge comandi di percuotermi?".  E i presenti dissero: "Osi insultare il sommo sacerdote di Dio?".  Rispose Paolo: "Non sapevo, fratelli, che  il sommo sacerdote; sta scritto infatti: 'Non insulterai il capo del tuo popolo'".
	 Paolo sapeva che nel sinedrio una parte era di sadducei e una parte di farisei; disse a gran voce: "Fratelli, io sono un fariseo, figlio di farisei; io sono chiamato in giudizio a motivo della speranza nella risurrezione dei morti".  Appena egli ebbe detto ci, scoppi una disputa tra i farisei e i sadducei e l'assemblea si divise.  I sadducei infatti affermano che non c' risurrezione, n angeli, n spiriti; i farisei invece professano tutte queste cose.  Ne nacque allora un grande clamore e alcuni scribi del partito dei farisei, alzatisi in piedi, protestavano dicendo: "Non troviamo nulla di male in quest'uomo. E se uno spirito o un angelo gli avesse parlato davvero?".  La disputa si accese a tal punto che il tribuno, temendo che Paolo venisse linciato da costoro, ordin che scendesse la truppa a portarlo via di mezzo a loro e ricondurlo nella fortezza.  La notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: "Coraggio! Come hai testimoniato per me a Gerusalemme, cos  necessario che tu mi renda testimonianza anche a Roma".

	 Fattosi giorno, i Giudei ordirono una congiura e fecero voto con giuramento esecratorio di non toccare n cibo n bevanda, sino a che non avessero ucciso Paolo.  Erano pi di quaranta quelli che fecero questa congiura.  Si presentarono ai sommi sacerdoti e agli anziani e dissero: "Ci siamo obbligati con giuramento esecratorio di non assaggiare nulla sino a che non avremo ucciso Paolo.  Voi dunque ora, insieme al sinedrio, fate dire al tribuno che ve lo riporti, col pretesto di esaminare pi attentamente il suo caso; noi intanto ci teniamo pronti a ucciderlo prima che arrivi".
	 Ma il figlio della sorella di Paolo venne a sapere del complotto; si rec alla fortezza, entr e ne inform Paolo.  Questi allora chiam uno dei centurioni e gli disse: "Conduci questo giovane dal tribuno, perch ha qualche cosa da riferirgli".  Il centurione lo prese e lo condusse dal tribuno dicendo: "Il prigioniero Paolo mi ha fatto chiamare e mi ha detto di condurre da te questo giovanetto, perch ha da dirti qualche cosa".  Il tribuno lo prese per mano, lo condusse in disparte e gli chiese: "Che cosa  quello che hai da riferirmi?".  Rispose: "I Giudei si sono messi d'accordo per chiederti di condurre domani Paolo nel sinedrio, col pretesto di informarsi pi accuratamente nei suoi riguardi.  Tu per non lasciarti convincere da loro, poich pi di quaranta dei loro uomini hanno ordito un complotto, facendo voto con giuramento esecratorio di non prendere cibo n bevanda finch non l'abbiano ucciso; e ora stanno pronti, aspettando che tu dia il tuo consenso".
	 Il tribuno conged il giovanetto con questa raccomandazione: "Non dire a nessuno che mi hai dato queste informazioni".

	 Fece poi chiamare due dei centurioni e disse: "Preparate duecento soldati per andare a Cesara insieme con settanta cavalieri e duecento lancieri, tre ore dopo il tramonto.  Siano pronte anche delle cavalcature e fatevi montare Paolo, perch sia condotto sano e salvo dal governatore Felice".  Scrisse anche una lettera in questi termini:  "Claudio Lisia all'eccellentissimo governatore Felice, salute.  Quest'uomo  stato assalito dai Giudei e stava per essere ucciso da loro; ma sono intervenuto con i soldati e l'ho liberato, perch ho saputo che  cittadino romano.  Desideroso di conoscere il motivo per cui lo accusavano, lo condussi nel loro sinedrio.  Ho trovato che lo si accusava per questioni relative alla loro legge, ma che in realt non c'erano a suo carico imputazioni meritevoli di morte o di prigionia.  Sono stato per informato di un complotto contro quest'uomo da parte loro, e cos l'ho mandato da te, avvertendo gli accusatori di deporre davanti a te quello che hanno contro di lui. Sta'bene".
	 Secondo gli ordini ricevuti, i soldati presero Paolo e lo condussero di notte ad Antiptride.  Il mattino dopo, lasciato ai cavalieri il compito di proseguire con lui, se ne tornarono alla fortezza.  I cavalieri, giunti a Cesara, consegnarono la lettera al governatore e gli presentarono Paolo.  Dopo averla letta, domand a Paolo di quale provincia fosse e, saputo che era della Cilicia, disse:  "Ti ascolter quando saranno qui anche i tuoi accusatori". E diede ordine di custodirlo nel pretorio di Erode.



	 Cinque giorni dopo arriv il sommo sacerdote Anana insieme con alcuni anziani e a un avvocato di nome Tertullo e si presentarono al governatore per accusare Paolo.  Quando questi fu fatto venire, Tertullo cominci l'accusa dicendo:  "La lunga pace di cui godiamo grazie a te e le riforme che ci sono state in favore di questo popolo grazie alla tua provvidenza, le accogliamo in tutto e per tutto, eccellentissimo Felice, con profonda gratitudine.  Ma per non trattenerti troppo a lungo, ti prego di darci ascolto brevemente nella tua benevolenza.  Abbiamo scoperto che quest'uomo  una peste, fomenta continue rivolte tra tutti i Giudei che sono nel mondo ed  capo della setta dei Nazorei.  Ha perfino tentato di profanare il tempio e noi l'abbiamo arrestato. .  Interrogandolo personalmente, potrai renderti conto da lui di tutte queste cose delle quali lo accusiamo".  Si associarono nell'accusa anche i Giudei, affermando che i fatti stavano cos.

	 Quando il governatore fece cenno a Paolo di parlare, egli rispose: "So che da molti anni sei giudice di questo popolo e parlo in mia difesa con fiducia.  Tu stesso puoi accertare che non sono pi di dodici giorni da quando mi sono recato a Gerusalemme per il culto.  Essi non mi hanno mai trovato nel tempio a discutere con qualcuno o a incitare il popolo alla sommossa, n nelle sinagoghe, n per la citt  e non possono provare nessuna delle cose delle quali ora mi accusano.  Ammetto invece che adoro il Dio dei miei padri, secondo quella dottrina che essi chiamano setta, credendo in tutto ci che  conforme alla Legge e sta scritto nei Profeti,  nutrendo in Dio la speranza, condivisa pure da costoro, che ci sar una risurrezione dei giusti e degli ingiusti.  Per questo mi sforzo di conservare in ogni momento una coscienza irreprensibile davanti a Dio e davanti agli uomini.  Ora, dopo molti anni, sono venuto a portare elemosine al mio popolo e per offrire sacrifici;  in occasione di questi essi mi hanno trovato nel tempio dopo che avevo compiuto le purificazioni. Non c'era folla n tumulto.  Furono dei Giudei della provincia d'Asia a trovarmi, e loro dovrebbero comparire qui davanti a te ad accusarmi, se hanno qualche cosa contro di me;  oppure dicano i presenti stessi quale colpa han trovato in me quando sono comparso davanti al sinedrio,  se non questa sola frase che gridai stando in mezzo a loro: A motivo della risurrezione dei morti io vengo giudicato oggi davanti a voi!".

	 Allora Felice, che era assai bene informato circa la nuova dottrina, li rimand dicendo: "Quando verr il tribuno Lisia, esaminer il vostro caso".  E ordin al centurione di tenere Paolo sotto custodia, concedendogli per una certa libert e senza impedire a nessuno dei suoi amici di dargli assistenza.
	 Dopo alcuni giorni Felice arriv in compagnia della moglie Drusilla, che era giudea; fatto chiamare Paolo, lo ascoltava intorno alla fede in Cristo Ges.  Ma quando egli si mise a parlare di giustizia, di continenza e del giudizio futuro, Felice si spavent e disse: "Per il momento puoi andare; ti far chiamare di nuovo quando ne avr il tempo".  Sperava frattanto che Paolo gli avrebbe dato del denaro; per questo abbastanza spesso lo faceva chiamare e conversava con lui.
	 Trascorsi due anni, Felice ebbe come successore Porcio Festo; ma Felice, volendo dimostrare benevolenza verso i Giudei, lasci Paolo in prigione.



	 Festo dunque, raggiunta la provincia, tre giorni dopo sal da Cesara a Gerusalemme.  I sommi sacerdoti e i capi dei Giudei gli si presentarono per accusare Paolo e cercavano di persuaderlo,  chiedendo come un favore, in odio a Paolo, che lo facesse venire a Gerusalemme; e intanto disponevano un tranello per ucciderlo lungo il percorso.  Festo rispose che Paolo stava sotto custodia a Cesara e che egli stesso sarebbe partito fra breve.  "Quelli dunque che hanno autorit tra voi, disse, vengano con me e se vi  qualche colpa in quell'uomo, lo denuncino".
	 Dopo essersi trattenuto fra loro non pi di otto o dieci giorni, discese a Cesara e il giorno seguente, sedendo in tribunale, ordin che gli si conducesse Paolo.  Appena giunse, lo attorniarono i Giudei discesi da Gerusalemme, imputandogli numerose e gravi colpe, senza per riuscire a provarle.  Paolo a sua difesa disse: "Non ho commesso alcuna colpa, n contro la legge dei Giudei, n contro il tempio, n contro Cesare".  Ma Festo volendo fare un favore ai Giudei, si volse a Paolo e disse: "Vuoi andare a Gerusalemme per essere l giudicato di queste cose, davanti a me?".  Paolo rispose: "Mi trovo davanti al tribunale di Cesare, qui mi si deve giudicare. Ai Giudei non ho fatto alcun torto, come anche tu sai perfettamente.  Se dunque sono in colpa e ho commesso qualche cosa che meriti la morte, non rifiuto di morire; ma se nelle accuse di costoro non c' nulla di vero, nessuno ha il potere di consegnarmi a loro. Io mi appello a Cesare".  Allora Festo, dopo aver conferito con il consiglio, rispose: "Ti sei appellato a Cesare, a Cesare andrai".

	 Erano trascorsi alcuni giorni, quando arrivarono a Cesara il re Agrippa e Berence, per salutare Festo.  E poich si trattennero parecchi giorni, Festo espose al re il caso di Paolo: "C' un uomo, lasciato qui prigioniero da Felice, contro il quale,  durante la mia visita a Gerusalemme, si presentarono con accuse i sommi sacerdoti e gli anziani dei Giudei per reclamarne la condanna.  Risposi che i Romani non usano consegnare una persona, prima che l'accusato sia stato messo a confronto con i suoi accusatori e possa aver modo di difendersi dall'accusa.  Allora essi convennero qui e io senza indugi il giorno seguente sedetti in tribunale e ordinai che vi fosse condotto quell'uomo.  Gli accusatori gli si misero attorno, ma non addussero nessuna delle imputazioni criminose che io immaginavo;  avevano solo con lui alcune questioni relative la loro particolare religione e riguardanti un certo Ges, morto, che Paolo sosteneva essere ancora in vita.  Perplesso di fronte a simili controversie, gli chiesi se voleva andare a Gerusalemme ed esser giudicato l di queste cose.  Ma Paolo si appell perch la sua causa fosse riservata al giudizio dell'imperatore, e cos ordinai che fosse tenuto sotto custodia fino a quando potr inviarlo a Cesare".  E Agrippa a Festo: "Vorrei anch'io ascoltare quell'uomo!". "Domani, rispose, lo potrai ascoltare".
	 Il giorno dopo, Agrippa e Berence vennero con gran pompa ed entrarono nella sala dell'udienza, accompagnati dai tribuni e dai cittadini pi in vista; per ordine di Festo fu fatto entrare anche Paolo.  Allora Festo disse: "Re Agrippa e cittadini tutti qui presenti con noi, voi avete davanti agli occhi colui sul conto del quale tutto il popolo dei Giudei si  appellato a me, in Gerusalemme e qui, per chiedere a gran voce che non resti pi in vita.  Io per mi sono convinto che egli non ha commesso alcuna cosa meritevole di morte ed essendosi appellato all'imperatore ho deciso di farlo partire.  Ma sul suo conto non ho nulla di preciso da scrivere al sovrano; per questo l'ho condotto davanti a voi e soprattutto davanti a te, o re Agrippa, per avere, dopo questa udienza, qualcosa da scrivere.  Mi sembra assurdo infatti mandare un prigioniero, senza indicare le accuse che si muovono contro di lui".



	 Agrippa disse a Paolo: "Ti  concesso di parlare a tua difesa". Allora Paolo, stesa la mano, si difese cos:  "Mi considero fortunato, o re Agrippa, di potermi discolpare da tutte le accuse di cui sono incriminato dai Giudei, oggi qui davanti a te,  che conosci a perfezione tutte le usanze e questioni riguardanti i Giudei. Perci ti prego di ascoltarmi con pazienza.  La mia vita fin dalla mia giovinezza, vissuta tra il mio popolo e a Gerusalemme, la conoscono tutti i Giudei;  essi sanno pure da tempo, se vogliono renderne testimonianza, che, come fariseo, sono vissuto nella setta pi rigida della nostra religione.  Ed ora mi trovo sotto processo a causa della speranza nella promessa fatta da Dio ai nostri padri,  e che le nostre dodici trib sperano di vedere compiuta, servendo Dio notte e giorno con perseveranza. Di questa speranza, o re, sono ora incolpato dai Giudei!  Perch  considerato inconcepibile fra di voi che Dio risusciti i morti?
	 Anch'io credevo un tempo mio dovere di lavorare attivamente contro il nome di Ges il Nazareno,  come in realt feci a Gerusalemme; molti dei fedeli li rinchiusi in prigione con l'autorizzazione avuta dai sommi sacerdoti e, quando venivano condannati a morte, anch'io ho votato contro di loro.  In tutte le sinagoghe cercavo di costringerli con le torture a bestemmiare e, infuriando all'eccesso contro di loro, davo loro la caccia fin nelle citt straniere.
	 In tali circostanze, mentre stavo andando a Damasco con autorizzazione e pieni poteri da parte dei sommi sacerdoti, verso mezzogiorno  vidi sulla strada, o re, una luce dal cielo, pi splendente del sole, che avvolse me e i miei compagni di viaggio.  Tutti cademmo a terra e io udii dal cielo una voce che mi diceva in ebraico: Saulo, Saulo, perch mi perseguiti? Duro  per te ricalcitrare contro il pungolo.  E io dissi: Chi sei, o Signore? E il Signore rispose: Io sono Ges, che tu perseguiti.  Su, alzati e rimettiti in piedi; ti sono apparso infatti per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto e di quelle per cui ti apparir ancora.  Per questo ti 'liberer'dal popolo e 'dai pagani, ai quali ti mando' 'ad aprir'loro 'gli occhi', perch passino 'dalle tenebre alla luce'e dal potere di satana a Dio e ottengano la remissione dei peccati e l'eredit in mezzo a coloro che sono stati santificati per la fede in me.
	 Pertanto, o re Agrippa, io non ho disobbedito alla visione celeste;  ma prima a quelli di Damasco, poi a quelli di Gerusalemme e in tutta la regione della Giudea e infine ai pagani, predicavo di convertirsi e di rivolgersi a Dio, comportandosi in maniera degna della conversione.  Per queste cose i Giudei mi assalirono nel tempio e tentarono di uccidermi.  Ma l'aiuto di Dio mi ha assistito fino a questo giorno, e posso ancora rendere testimonianza agli umili e ai grandi. Null'altro io affermo se non quello che i profeti e Mos dichiararono che doveva accadere,  che cio il Cristo sarebbe morto, e che, primo tra i risorti da morte, avrebbe annunziato la luce al popolo e ai pagani".

	 Mentr'egli parlava cos in sua difesa, Festo a gran voce disse: "Sei pazzo, Paolo; la troppa scienza ti ha dato al cervello!".  E Paolo: "Non sono pazzo, disse, eccellentissimo Festo, ma sto dicendo parole vere e sagge.  Il re  al corrente di queste cose e davanti a lui parlo con franchezza. Penso che niente di questo gli sia sconosciuto, poich non sono fatti accaduti in segreto.  Credi, o re Agrippa, nei profeti? So che ci credi".  E Agrippa a Paolo: "Per poco non mi convinci a farmi cristiano!".   E Paolo: "Per poco o per molto, io vorrei supplicare Dio che non soltanto tu, ma quanti oggi mi ascoltano diventassero cos come sono io, eccetto queste catene!".
	 Si alz allora il re e con lui il governatore, Berence, e quelli che avevano preso parte alla seduta  e avviandosi conversavano insieme e dicevano: "Quest'uomo non ha fatto nulla che meriti la morte o le catene".  E Agrippa disse a Festo: "Costui poteva essere rimesso in libert, se non si fosse appellato a Cesare".



	 Quando fu deciso che ci imbarcassimo per l'Italia, consegnarono Paolo, insieme ad alcuni altri prigionieri, a un centurione di nome Giulio della coorte Augusta.  Salimmo su una nave di Adramitto, che stava per partire verso i porti della provincia d'Asia e salpammo, avendo con noi Aristarco, un Macdone di Tessalonica.  Il giorno dopo facemmo scalo a Sidone e Giulio, con gesto cortese verso Paolo, gli permise di recarsi dagli amici e di riceverne le cure.  Salpati di l, navigammo al riparo di Cipro a motivo dei venti contrari  e, attraversato il mare della Cilicia e della Panfilia, giungemmo a Mira di Licia.  Qui il centurione trov una nave di Alessandria in partenza per l'Italia e ci fece salire a bordo.  Navigammo lentamente parecchi giorni, giungendo a fatica all'altezza di Cnido. Poi, siccome il vento non ci permetteva di approdare, prendemmo a navigare al riparo di Creta, dalle parti di Salmne,  e costeggiandola a fatica giungemmo in una localit chiamata Buoni Porti, vicino alla quale era la citt di Lasa.

	 Essendo trascorso molto tempo ed essendo ormai pericolosa la navigazione poich era gi passata la festa dell'Espiazione, Paolo li ammoniva dicendo:  "Vedo, o uomini, che la navigazione comincia a essere di gran rischio e di molto danno non solo per il carico e per la nave, ma anche per le nostre vite".  Il centurione per dava pi ascolto al pilota e al capitano della nave che alle parole di Paolo.  E poich quel porto era poco adatto a trascorrervi l'inverno, i pi furono del parere di salpare di l nella speranza di andare a svernare a Fenice, un porto di Creta esposto a libeccio e a maestrale.
	 Appena cominci a soffiare un leggero scirocco, convinti di potere ormai realizzare il progetto, levarono le ancore e costeggiavano da vicino Creta.  Ma dopo non molto tempo si scaten contro l'isola un vento d'uragano, detto allora "Euroaquilone".  La nave fu travolta nel turbine e, non potendo pi resistere al vento, abbandonati in sua bala, andavamo alla deriva.  Mentre passavamo sotto un isolotto chiamato Cudas, a fatica riuscimmo a padroneggiare la scialuppa;  la tirarono a bordo e adoperarono gli attrezzi per fasciare di gmene la nave. Quindi, per timore di finire incagliati nelle Sirti, calarono il galleggiante e si andava cos alla deriva.  Sbattuti violentemente dalla tempesta, il giorno seguente cominciarono a gettare a mare il carico;  il terzo giorno con le proprie mani buttarono via l'attrezzatura della nave.  Da vari giorni non comparivano pi n sole, n stelle e la violenta tempesta continuava a infuriare, per cui ogni speranza di salvarci sembrava ormai perduta.
	 Da molto tempo non si mangiava, quando Paolo, alzatosi in mezzo a loro, disse: "Sarebbe stato bene, o uomini, dar retta a me e non salpare da Creta; avreste evitato questo pericolo e questo danno.  Tuttavia ora vi esorto a non perdervi di coraggio, perch non ci sar alcuna perdita di vite in mezzo a voi, ma solo della nave.  Mi  apparso infatti questa notte un angelo del Dio al quale appartengo e che servo,  dicendomi: Non temere, Paolo; tu devi comparire davanti a Cesare ed ecco, Dio ti ha fatto grazia di tutti i tuoi compagni di navigazione.  Perci non perdetevi di coraggio, uomini; ho fiducia in Dio che avverr come mi  stato annunziato.  Ma  inevitabile che andiamo a finire su qualche isola".
	 Come giunse la quattordicesima notte da quando andavamo alla deriva nell'Adriatico, verso mezzanotte i marinai ebbero l'impressione che una qualche terra si avvicinava.  Gettato lo scandaglio, trovarono venti braccia; dopo un breve intervallo, scandagliando di nuovo, trovarono quindici braccia.  Nel timore di finire contro gli scogli, gettarono da poppa quattro ancore, aspettando con ansia che spuntasse il giorno.  Ma poich i marinai cercavano di fuggire dalla nave e gi stavano calando la scialuppa in mare, col pretesto di gettare le ancore da prora, Paolo disse al centurione e ai soldati:  "Se costoro non rimangono sulla nave, voi non potrete mettervi in salvo".  Allora i soldati recisero le gmene della scialuppa e la lasciarono cadere in mare.
	 Finch non spunt il giorno, Paolo esortava tutti a prendere cibo: "Oggi  il quattordicesimo giorno che passate digiuni nell'attesa, senza prender nulla.  Per questo vi esorto a prender cibo;  necessario per la vostra salvezza. Neanche un capello del vostro capo andr perduto".  Ci detto, prese il pane, rese grazie a Dio davanti a tutti, lo spezz e cominci a mangiare.  Tutti si sentirono rianimati, e anch'essi presero cibo.  Eravamo complessivamente sulla nave duecentosettantasei persone.  Quando si furono rifocillati, alleggerirono la nave, gettando il frumento in mare.
	 Fattosi giorno non riuscivano a riconoscere quella terra, ma notarono un'insenatura con spiaggia e decisero, se possibile, di spingere la nave verso di essa.  Levarono le ancore e le lasciarono andare in mare; al tempo stesso allentarono i legami dei timoni e spiegata al vento la vela maestra, mossero verso la spiaggia.  Ma incapparono in una secca e la nave vi si incagli; mentre la prua arenata rimaneva immobile, la poppa minacciava di sfasciarsi sotto la violenza delle onde.  I soldati pensarono allora di uccidere i prigionieri, perch nessuno sfuggisse gettandosi a nuoto,  ma il centurione, volendo salvare Paolo, imped loro di attuare questo progetto; diede ordine che si gettassero per primi quelli che sapevano nuotare e raggiunsero la terra;  poi gli altri, chi su tavole, chi su altri rottami della nave. E cos tutti poterono mettersi in salvo a terra.



	 Una volta in salvo, venimmo a sapere che l'isola si chiamava Malta.  Gli indigeni ci trattarono con rara umanit; ci accolsero tutti attorno a un gran fuoco, che avevano acceso perch era sopraggiunta la pioggia ed era freddo.  Mentre Paolo raccoglieva un fascio di sarmenti e lo gettava sul fuoco, una vipera, risvegliata dal calore, lo morse a una mano.  Al vedere la serpe pendergli dalla mano, gli indigeni dicevano tra loro: "Certamente costui  un assassino, se, anche scampato dal mare, la Giustizia non lo lascia vivere".  Ma egli scosse la serpe nel fuoco e non ne pat alcun male.  Quella gente si aspettava di vederlo gonfiare e cadere morto sul colpo, ma, dopo avere molto atteso senza vedere succedergli nulla di straodinario, cambi parere e diceva che era un dio.
	 Nelle vicinanze di quel luogo c'era un terreno appartenente al "primo" dell'isola, chiamato Publio; questi ci accolse e ci ospit con benevolenza per tre giorni.  Avvenne che il padre di Publio dovette mettersi a letto colpito da febbri e da dissenteria; Paolo l'and a visitare e dopo aver pregato gli impose le mani e lo guar.  Dopo questo fatto, anche gli altri isolani che avevano malattie accorrevano e venivano sanati;  ci colmarono di onori e al momento della partenza ci rifornirono di tutto il necessario.

	 Dopo tre mesi salpammo su una nave di Alessandria che aveva svernato nell'isola, recante l'insegna dei Discuri.  Approdammo a Siracusa, dove rimanemmo tre giorni  e di qui, costeggiando, giungemmo a Reggio. Il giorno seguente si lev lo scirocco e cos l'indomani arrivammo a Pozzuoli.  Qui trovammo alcuni fratelli, i quali ci invitarono a restare con loro una settimana. Partimmo quindi alla volta di Roma.  I fratelli di l, avendo avuto notizie di noi, ci vennero incontro fino al Foro di Appio e alle Tre Taverne. Paolo, al vederli, rese grazie a Dio e prese coraggio.
	 Arrivati a Roma, fu concesso a Paolo di abitare per suo conto con un soldato di guardia.

	 Dopo tre giorni, egli convoc a s i pi in vista tra i Giudei e venuti che furono, disse loro: "Fratelli, senza aver fatto nulla contro il mio popolo e contro le usanze dei padri, sono stato arrestato a Gerusalemme e consegnato in mano dei Romani.  Questi, dopo avermi interrogato, volevano rilasciarmi, non avendo trovato in me alcuna colpa degna di morte.  Ma continuando i Giudei ad opporsi, sono stato costretto ad appellarmi a Cesare, senza intendere con questo muovere accuse contro il mio popolo.  Ecco perch vi ho chiamati, per vedervi e parlarvi, poich  a causa della speranza d'Israele che io sono legato da questa catena".  Essi gli risposero: "Noi non abbiamo ricevuto nessuna lettera sul tuo conto dalla Giudea n alcuno dei fratelli  venuto a riferire o a parlar male di te.  Ci sembra bene tuttavia ascoltare da te quello che pensi; di questa setta infatti sappiamo che trova dovunque opposizione".

	 E fissatogli un giorno, vennero in molti da lui nel suo alloggio; egli dal mattino alla sera espose loro accuratamente, rendendo la sua testimonianza, il regno di Dio, cercando di convincerli riguardo a Ges, in base alla Legge di Mos e ai Profeti.  Alcuni aderirono alle cose da lui dette, ma altri non vollero credere  e se ne andavano discordi tra loro, mentre Paolo diceva questa sola frase: "Ha detto bene lo Spirito Santo, per bocca del profeta Isaia, ai nostri padri:

	 'Va'da questo popolo e di'loro:
	Udrete con i vostri orecchi, ma non comprenderete;
	guarderete con i vostri occhi, ma non vedrete.'
	 'Perch il cuore di questo popolo si  indurito:
	e hanno ascoltato di mala voglia con gli orecchi;
	hanno chiuso i loro occhi
	per non vedere con gli occhi
	non ascoltare con gli orecchi,
	non comprendere nel loro cuore e non convertirsi,
	perch io li risani.'

	 Sia dunque noto a voi che questa salvezza di Dio viene ora rivolta ai pagani ed essi l'ascolteranno!".  .

	 Paolo trascorse due anni interi nella casa che aveva preso a pigione e accoglieva tutti quelli che venivano a lui,  annunziando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Ges Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento.
