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La Bibbia di Gerusalemme.

Antico Testamento.

I libri poetici e Sapienziali.

Sapienza.



	 Amate la giustizia, voi che governate sulla terra,
	rettamente pensate del Signore,
	cercatelo con cuore semplice.
	 Egli infatti si lascia trovare da quanti non lo tentano,
	si mostra a coloro che non ricusano di credere in lui.
	 I ragionamenti tortuosi allontanano da Dio;
	l'onnipotenza, messa alla prova, caccia gli stolti.
	 La sapienza non entra in un'anima che opera il male
	n abita in un corpo schiavo del peccato.
	 Il santo spirito che ammaestra rifugge dalla finzione,
	se ne sta lontano dai discorsi insensati,
	 cacciato al sopraggiungere dell'ingiustizia.
	 La sapienza  uno spirito amico degli uomini;
	ma non lascer impunito chi insulta con le labbra,
	perch Dio  testimone dei suoi sentimenti
	e osservatore verace del suo cuore
	e ascolta le parole della sua bocca.
	 Difatti lo spirito del Signore riempie l'universo
	e, abbracciando ogni cosa, conosce ogni voce.
	 Per questo non gli sfuggir chi proferisce cose ingiuste,
	la giustizia vendicatrice non lo risparmier.
	 Si indagher infatti sui propositi dell'empio,
	il suono delle sue parole giunger fino al Signore
	a condanna delle sue iniquit;
	 poich un orecchio geloso ascolta ogni cosa,
	perfino il sussurro delle mormorazioni
	non gli resta segreto.
	 Guardatevi pertanto da un vano mormorare,
	preservate la lingua dalla maldicenza,
	perch neppure una parola segreta sar senza effetto,
	una bocca menzognera uccide l'anima.
	 Non provocate la morte con gli errori della vostra vita,
	non attiratevi la rovina con le opere delle vostre mani,
	 perch Dio non ha creato la morte
	e non gode per la rovina dei viventi.
	 Egli infatti ha creato tutto per l'esistenza;
	le creature del mondo sono sane,
	in esse non c' veleno di morte,
	n gli inferi regnano sulla terra,
	 perch la giustizia  immortale.

	 Gli empi invocano su di s la morte
	con gesti e con parole,
	ritenendola amica si consumano per essa
	e con essa concludono alleanza,
	perch son degni di appartenerle.



	 Dicono fra loro sragionando:
	"La nostra vita  breve e triste;
	non c' rimedio, quando l'uomo muore,
	e non si conosce nessuno che liberi dagli inferi.
	 Siamo nati per caso
	e dopo saremo come se non fossimo stati.
	 un fumo il soffio delle nostre narici,
	il pensiero  una scintilla
	nel palpito del nostro cuore.
	 Una volta spentasi questa, il corpo diventer cenere
	e lo spirito si dissiper come aria leggera.
	 Il nostro nome sar dimenticato con il tempo
	e nessuno si ricorder delle nostre opere.
	La nostra vita passer come le tracce di una nube,
	si disperder come nebbia
	scacciata dai raggi del sole
	e disciolta dal calore.
	 La nostra esistenza  il passare di un'ombra
	e non c' ritorno alla nostra morte,
	poich il sigillo  posto e nessuno torna indietro.
	 Su, godiamoci i beni presenti,
	facciamo uso delle creature con ardore giovanile!
	 Inebriamoci di vino squisito e di profumi,
	non lasciamoci sfuggire il fiore della primavera,
	 coroniamoci di boccioli di rose prima che avvizziscano;
	 nessuno di noi manchi alla nostra intemperanza.
	Lasciamo dovunque i segni della nostra gioia
	perch questo ci spetta, questa  la nostra parte.
	 Spadroneggiamo sul giusto povero,
	non risparmiamo le vedove,
	nessun riguardo per la canizie ricca d'anni del vecchio.
	 La nostra forza sia regola della giustizia,
	perch la debolezza risulta inutile.
	 Tendiamo insidie al giusto, perch ci  di imbarazzo
	ed  contrario alle nostre azioni;
	ci rimprovera le trasgressioni della legge
	e ci rinfaccia le mancanze
	contro l'educazione da noi ricevuta.
	 Proclama di possedere la conoscenza di Dio
	e si dichiara figlio del Signore.
	  diventato per noi una condanna dei nostri sentimenti;
	ci  insopportabile solo al vederlo,
	 perch la sua vita  diversa da quella degli altri,
	e del tutto diverse sono le sue strade.
	 Moneta falsa siam da lui considerati,
	schiva le nostre abitudini come immondezze.
	Proclama beata la fine dei giusti
	e si vanta di aver Dio per padre.
	 Vediamo se le sue parole sono vere;
	proviamo ci che gli accadr alla fine.
	 Se il giusto  figlio di Dio, egli l'assister,
	e lo liberer dalle mani dei suoi avversari.
	 Mettiamolo alla prova con insulti e tormenti,
	per conoscere la mitezza del suo carattere
	e saggiare la sua rassegnazione.
	 Condanniamolo a una morte infame,
	perch secondo le sue parole il soccorso gli verr".

	 La pensano cos, ma si sbagliano;
	la loro malizia li ha accecati.
	 Non conoscono i segreti di Dio;
	non sperano salario per la santit
	n credono alla ricompensa delle anime pure.
	 S, Dio ha creato l'uomo per l'immortalit;
	lo fece a immagine della propria natura.
	 Ma la morte  entrata nel mondo per invidia del diavolo;
	e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono.



	 Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio,
	nessun tormento le toccher.
	 Agli occhi degli stolti parve che morissero;
	la loro fine fu ritenuta una sciagura,
	 la loro partenza da noi una rovina,
	ma essi sono nella pace.
	 Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi,
	la loro speranza  piena di immortalit.
	 Per una breve pena riceveranno grandi benefici,
	perch Dio li ha provati
	e li ha trovati degni di s:
	 li ha saggiati come oro nel crogiuolo
	e li ha graditi come un olocausto.
	 Nel giorno del loro giudizio risplenderanno;
	come scintille nella stoppia, correranno qua e l.
	 Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli
	e il Signore regner per sempre su di loro.
	 Quanti confidano in lui comprenderanno la verit;
	coloro che gli sono fedeli
	vivranno presso di lui nell'amore,
	perch grazia e misericordia
	sono riservate ai suoi eletti.
	 Ma gli empi per i loro pensieri riceveranno il castigo,
	essi che han disprezzato il giusto
	e si son ribellati al Signore.
	 Chi disprezza la sapienza e la disciplina  infelice.
	Vana la loro speranza e le loro fatiche senza frutto,
	inutili le opere loro.
	 Le loro mogli sono insensate,
	cattivi i loro figli,
	maledetta la loro progenie.

	 Beata la sterile non contaminata,
	la quale non ha conosciuto un letto peccaminoso;
	avr il suo frutto alla rassegna delle anime.
	 Anche l'eunuco, la cui mano non ha commesso iniquit
	e che non ha pensato cose malvage contro il Signore,
	ricever una grazia speciale per la sua fedelt,
	una parte pi desiderabile nel tempio del Signore;
	 poich il frutto delle opere buone  glorioso
	e imperitura la radice della saggezza.
	 I figli di adulteri non giungeranno a maturit;
	la discendenza di un'unione illegittima sar sterminata.
	 Anche se avranno lunga vita, non saran contati per niente,
	e, infine, la loro vecchiaia sar senza onore.
	 Se poi moriranno presto, non avranno speranza
	n consolazione nel giorno del giudizio,
	 poich di una stirpe iniqua  terribile il destino.



	 Meglio essere senza figli e avere la virt,
	poich nel ricordo di questa c' immortalit,
	per il fatto che  riconosciuta da Dio e dagli uomini.
	 Presente  imitata; assente  desiderata;
	nell'eternit trionfa, cinta di corona,
	per aver vinto nella gara di combattimenti senza macchia.
	 La discendenza numerosa degli empi non servir a nulla;
	e dalle sue bastarde propaggini
	non metter profonde radici
	n si consolider su una base sicura.
	 Anche se per qualche tempo mette gemme sui rami,
	i suoi germogli precari saranno scossi dal vento
	e sradicati dalla violenza delle bufere.
	 Si spezzeranno i ramoscelli ancora teneri;
	il loro frutto sar inutile, non maturo da mangiare,
	e a nulla servir.
	 Infatti i figli nati da unioni illegali
	attestano la perversit dei genitori nel giudizio di essi.

	 Il giusto, anche se muore prematuramente, trover riposo.
	 Vecchiaia veneranda non  la longevit,
	n si calcola dal numero degli anni;
	 ma la canizie per gli uomini sta nella sapienza;
	e un'et senile  una vita senza macchia.
	 Divenuto caro a Dio, fu amato da lui
	e poich viveva fra peccatori, fu trasferito.
	 Fu rapito, perch la malizia non ne mutasse i sentimenti
	o l'inganno non ne traviasse l'animo,
	 poich il fascino del vizio deturpa anche il bene
	e il turbine della passione travolge una mente semplice.
	 Giunto in breve alla perfezione,
	ha compiuto una lunga carriera.
	 La sua anima fu gradita al Signore;
	perci egli lo tolse in fretta da un ambiente malvagio.
	I popoli vedono senza comprendere;
	non riflettono nella mente a questo fatto
	 che la grazia e la misericordia sono per i suoi eletti
	e la protezione per i suoi santi.
	 Il giusto defunto condanna gli empi ancora in vita;
	una giovinezza, giunta in breve alla perfezione,
	condanna la lunga vecchiaia dell'ingiusto.
	 Le folle vedranno la fine del saggio,
	ma non capiranno ci che Dio ha deciso a suo riguardo
	n in vista di che cosa il Signore l'ha posto al sicuro.
	 Vedranno e disprezzeranno,
	ma il Signore li derider.
	 Infine diventeranno un cadavere spregevole,
	oggetto di scherno fra i morti per sempre.
	Dio infatti li precipiter muti, a capofitto,
	e li schianter dalle fondamenta;
	saranno del tutto rovinati,
	si troveranno tra dolori
	e il loro ricordo perir.

	 Si presenteranno tremanti al rendiconto dei loro peccati;
	le loro iniquit si alzeranno contro di essi
	per accusarli.



	 Allora il giusto star con grande fiducia
	di fronte a quanti lo hanno oppresso
	e a quanti han disprezzato le sue sofferenze.
	 Costoro vedendolo saran presi da terribile spavento,
	saran presi da stupore per la sua salvezza inattesa.
	 Pentiti, diranno fra di loro,
	gemendo nello spirito tormentato:
	 "Ecco colui che noi una volta abbiamo deriso
	e che stolti abbiam preso a bersaglio del nostro scherno;
	giudicammo la sua vita una pazzia
	e la sua morte disonorevole.
	 Perch ora  considerato tra i figli di Dio
	e condivide la sorte dei santi?
	 Abbiamo dunque deviato dal cammino della verit;
	la luce della giustizia non  brillata per noi,
	n mai per noi si  alzato il sole.
	 Ci siamo saziati nelle vie del male e della perdizione;
	abbiamo percorso deserti impraticabili,
	ma non abbiamo conosciuto la via del Signore.
	 Che cosa ci ha giovato la nostra superbia?
	Che cosa ci ha portato la ricchezza con la spavalderia?
	 Tutto questo  passato come ombra
	e come notizia fugace,
	 come una nave che solca l'onda agitata,
	del cui passaggio non si pu trovare traccia,
	n scia della sua carena sui flutti;
	 oppure come un uccello che vola per l'aria
	e non si trova alcun segno della sua corsa,
	poich l'aria leggera, percossa dal tocco delle penne
	e divisa dall'impeto vigoroso,
	 attraversata dalle ali in movimento,
	ma dopo non si trova segno del suo passaggio;
	 o come quando, scoccata una freccia al bersaglio,
	l'aria si divide e ritorna subito su se stessa
	e cos non si pu distinguere il suo tragitto:
	 cos anche noi, appena nati, siamo gi scomparsi,
	non abbiamo avuto alcun segno di virt da mostrare;
	siamo stati consumati nella nostra malvagit".
	 La speranza dell'empio  come pula portata dal vento,
	come schiuma leggera sospinta dalla tempesta,
	come fumo dal vento  dispersa,
	si dilegua come il ricordo dell'ospite di un sol giorno.

	 I giusti al contrario vivono per sempre,
	la loro ricompensa  presso il Signore
	e l'Altissimo ha cura di loro.
	 Per questo riceveranno una magnifica corona regale,
	un bel diadema dalla mano del Signore,
	perch li protegger con la destra,
	con il braccio far loro da scudo.
	 Egli prender per armatura il suo zelo
	e armer il creato per castigare i nemici;
	 indosser la giustizia come corazza
	e si metter come elmo un giudizio infallibile;
	 prender come scudo una santit inespugnabile;
	 affiler la sua collera inesorabile come spada
	e il mondo combatter con lui contro gli insensati.
	 Scoccheranno gli infallibili dardi dei fulmini,
	e come da un arco ben teso,
	dalle nubi, colpiranno il bersaglio;
	 dalla fionda saranno scagliati
	chicchi di grandine colmi di sdegno.
	Infurier contro di loro l'acqua del mare
	e i fiumi li sommergeranno senza piet.
	 Si scatener contro di loro un vento impetuoso,
	li disperder come un uragano.
	L'iniquit render deserta tutta la terra
	e la malvagit rovescer i troni dei potenti.



	 Ascoltate, o re, e cercate di comprendere;
	imparate, governanti di tutta la terra.
	 Porgete l'orecchio, voi che dominate le moltitudini
	e siete orgogliosi per il gran numero dei vostri popoli.
	 La vostra sovranit proviene dal Signore;
	la vostra potenza dall'Altissimo,
	il quale esaminer le vostre opere
	e scruter i vostri propositi;
	 poich, pur essendo ministri del suo regno,
	non avete governato rettamente,
	n avete osservato la legge
	n vi siete comportati secondo il volere di Dio.
	 Con terrore e rapidamente egli si erger contro di voi
	poich un giudizio severo si compie
	contro coloro che stanno in alto.
	 L'inferiore  meritevole di piet,
	ma i potenti saranno esaminati con rigore.
	 Il Signore di tutti non si ritira davanti a nessuno,
	non ha soggezione della grandezza,
	perch egli ha creato il piccolo e il grande
	e si cura ugualmente di tutti.
	 Ma sui potenti sovrasta un'indagine rigorosa.
	 Pertanto a voi, o sovrani, sono dirette le mie parole,
	perch impariate la sapienza e non abbiate a cadere.
	 Chi custodisce santamente le cose sante sar santificato
	e chi si  istruito in esse vi trover una difesa.
	 Desiderate, pertanto, le mie parole;
	bramatele e ne riceverete istruzione.

	 La sapienza  radiosa e indefettibile,
	facilmente  contemplata da chi l'ama
	e trovata da chiunque la ricerca.
	 Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
	 Chi si leva per essa di buon mattino non faticher,
	la trover seduta alla sua porta.
	 Riflettere su di essa  perfezione di saggezza,
	chi veglia per lei sar presto senza affanni.
	 Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei,
	appare loro ben disposta per le strade,
	va loro incontro con ogni benevolenza.
	 Suo principio assai sincero  il desiderio d'istruzione;
	la cura dell'istruzione  amore;
	 l'amore  osservanza delle sue leggi;
	il rispetto delle leggi  garanzia di immortalit
	 e l'immortalit fa stare vicino a Dio.
	 Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
	 Se dunque, sovrani dei popoli,
	vi dilettate di troni e di scettri,
	onorate la sapienza, perch possiate regnare sempre.

	 Esporr che cos' la sapienza e come essa nacque;
	non vi terr nascosti i suoi segreti.
	Seguir le sue tracce fin dall'origine,
	metter in luce la sua conoscenza,
	non mi allontaner dalla verit.
	 Non mi accompagner con l'invidia che consuma,
	poich essa non ha nulla in comune con la sapienza.
	 L'abbondanza dei saggi  la salvezza del mondo;
	un re saggio  la salvezza di un popolo.
	 Lasciatevi dunque ammaestrare dalle mie parole
	e ne trarrete profitto.



	 Anch'io sono un uomo mortale come tutti,
	discendente del primo essere plasmato di creta.
	Fui formato di carne nel seno di una madre,
	 durante dieci mesi consolidato nel sangue,
	frutto del seme d'un uomo e del piacere compagno del sonno.
	 Anch'io appena nato ho respirato l'aria comune
	e sono caduto su una terra uguale per tutti,
	levando nel pianto uguale a tutti il mio primo grido.
	 E fui allevato in fasce e circondato di cure;
	 nessun re inizi in modo diverso l'esistenza.
	 Si entra nella vita e se ne esce alla stessa maniera.

	 Per questo pregai e mi fu elargita la prudenza;
	implorai e venne in me lo spirito della sapienza.
	 La preferii a scettri e a troni,
	stimai un nulla la ricchezza al suo confronto;
	 non la paragonai neppure a una gemma inestimabile,
	perch tutto l'oro al suo confronto  un Po'di sabbia
	e come fango sar valutato di fronte ad essa l'argento.
	 L'amai pi della salute e della bellezza,
	preferii il suo possesso alla stessa luce,
	perch non tramonta lo splendore che ne promana.
	 Insieme con essa mi sono venuti tutti i beni;
	nelle sue mani  una ricchezza incalcolabile.
	 Godetti di tutti questi beni, perch la sapienza li guida,
	ma ignoravo che di tutti essa  madre.
	 Senza frode imparai e senza invidia io dono,
	non nascondo le sue ricchezze.
	 Essa  un tesoro inesauribile per gli uomini;
	quanti se lo procurano si attirano l'amicizia di Dio,
	sono a lui raccomandati per i doni del suo insegnamento

	 Mi conceda Dio di parlare secondo conoscenza
	e di pensare in modo degno dei doni ricevuti,
	perch egli  guida della sapienza
	e i saggi ricevono da lui orientamento.
	 In suo potere siamo noi e le nostre parole,
	ogni intelligenza e ogni nostra abilit.
	 Egli mi ha concesso la conoscenza infallibile delle cose,
	per comprender la struttura del mondo
	e la forza degli elementi,
	 il principio, la fine e il mezzo dei tempi,
	l'alternarsi dei solstizi e il susseguirsi delle stagioni,
	 il ciclo degli anni e la posizione degli astri,
	 la natura degli animali e l'istinto delle fiere,
	i poteri degli spiriti e i ragionamenti degli uomini,
	la variet delle piante e le propriet delle radici.
	 Tutto ci che  nascosto e ci che  palese io lo so,
	poich mi ha istruito la sapienza,
	artefice di tutte le cose.

	 In essa c' uno spirito intelligente, santo,
	unico, molteplice, sottile,
	mobile, penetrante, senza macchia,
	terso, inoffensivo, amante del bene, acuto,
	 libero, benefico, amico dell'uomo,
	stabile, sicuro, senz'affanni,
	onnipotente, onniveggente
	e che pervade tutti gli spiriti
	intelligenti, puri, sottilissimi.
	 La sapienza  il pi agile di tutti i moti;
	per la sua purezza si diffonde e penetra in ogni cosa.
	  un'emanazione della potenza di Dio,
	un effluvio genuino della gloria dell'Onnipotente,
	per questo nulla di contaminato in essa s'infiltra.
	  un riflesso della luce perenne,
	uno specchio senza macchia dell'attivit di Dio
	e un'immagine della sua bont.
	 Sebbene unica, essa pu tutto;
	pur rimanendo in se stessa, tutto rinnova
	e attraverso le et entrando nelle anime sante,
	forma amici di Dio e profeti.
	 Nulla infatti Dio ama se non chi vive con la sapienza.
	 Essa in realt  pi bella del sole
	e supera ogni costellazione di astri;
	paragonata alla luce, risulta superiore;
	 a questa, infatti, succede la notte,
	ma contro la sapienza la malvagit non pu prevalere.



	 Essa si estende da un confine all'altro con forza,
	governa con bont eccellente ogni cosa.

	 Questa ho amato e ricercato fin dalla mia giovinezza,
	ho cercato di prendermela come sposa,
	mi sono innamorato della sua bellezza.
	 Essa manifesta la sua nobilt,
	in comunione di vita con Dio,
	perch il Signore dell'universo l'ha amata.
	 Essa infatti  iniziata alla scienza di Dio
	e sceglie le opere sue.
	 Se la ricchezza  un bene desiderabile in vita,
	quale ricchezza  pi grande della sapienza,
	la quale tutto produce?
	 Se l'intelligenza opera,
	chi, tra gli esseri,  pi artefice di essa?
	 Se uno ama la giustizia,
	le virt sono il frutto delle sue fatiche.
	Essa insegna infatti la temperanza e la prudenza,
	la giustizia e la fortezza,
	delle quali nulla  pi utile agli uomini nella vita.
	 Se uno desidera anche un'esperienza molteplice,
	essa conosce le cose passate e intravede le future,
	conosce le sottigliezze dei discorsi
	e le soluzioni degli enigmi,
	pronostica segni e portenti,
	come anche le vicende dei tempi e delle epoche.

	 Ho dunque deciso di prenderla a compagna della mia vita,
	sapendo che mi sar consigliera di bene
	e conforto nelle preoccupazioni e nel dolore.
	 Per essa avr gloria fra le folle
	e, anche se giovane, onore presso gli anziani.
	 Sar trovato acuto in giudizio,
	sar ammirato di fronte ai potenti.
	 Se tacer, resteranno in attesa;
	se parler, mi presteranno attenzione;
	se prolungher il discorso,
	si porranno la mano sulla bocca.
	 Per essa otterr l'immortalit
	e lascer un ricordo eterno ai miei successori.
	 Governer i popoli e le nazioni mi saranno soggette;
	 sentendo il mio nome sovrani terribili mi temeranno,
	tra il popolo apparir buono e in guerra coraggioso.
	 Ritornato a casa, riposer vicino a lei,
	perch la sua compagnia non d amarezza,
	n dolore la sua convivenza,
	ma contentezza e gioia.

	 Riflettendo su tali cose in me stesso
	e pensando in cuor mio
	che nell'unione con la sapienza c' l'immortalit
	 e nella sua amicizia grande godimento
	e nel lavoro delle sue mani una ricchezza inesauribile
	e nell'assiduit del rapporto con essa prudenza
	e nella partecipazione ai suoi discorsi fama,
	andavo cercando come prenderla con me.
	 Ero un fanciullo di nobile indole,
	avevo avuto in sorte un'anima buona
	 o piuttosto, essendo buono,
	ero entrato in un corpo senza macchia.
	 Sapendo che non l'avrei altrimenti ottenuta,
	se Dio non me l'avesse concessa,
	- ed era proprio dell'intelligenza
	sapere da chi viene tale dono -
	mi rivolsi al Signore e lo pregai,
	dicendo con tutto il cuore:



	 "Dio dei padri e Signore di misericordia,
	che tutto hai creato con la tua parola,
	 che con la tua sapienza hai formato l'uomo,
	perch domini sulle creature fatte da te,
	 e governi il mondo con santit e giustizia
	e pronunzi giudizi con animo retto,
	 dammi la sapienza, che siede in trono accanto a te
	e non mi escludere dal numero dei tuoi figli,
	 perch io sono tuo servo e figlio della tua ancella,
	uomo debole e di vita breve,
	incapace di comprendere la giustizia e le leggi.
	 Se anche uno fosse il pi perfetto tra gli uomini,
	mancandogli la tua sapienza, sarebbe stimato un nulla.
	 Tu mi hai prescelto come re del tuo popolo
	e giudice dei tuoi figli e delle tue figlie;
	 mi hai detto di costruirti un tempio sul tuo santo monte,
	un altare nella citt della tua dimora,
	un'imitazione della tenda santa
	che ti eri preparata fin da principio.
	 Con te  la sapienza che conosce le tue opere,
	che era presente quando creavi il mondo;
	essa conosce che cosa  gradito ai tuoi occhi
	e ci che  conforme ai tuoi decreti.
	 Inviala dai cieli santi,
	mandala dal tuo trono glorioso,
	perch mi assista e mi affianchi nella mia fatica
	e io sappia ci che ti  gradito.
	 Essa infatti tutto conosce e tutto comprende,
	e mi guider prudentemente nelle mie azioni
	e mi protegger con la sua gloria.
	 Cos le mie opere ti saranno gradite;
	io giudicher con equit il tuo popolo
	e sar degno del trono di mio padre.
	 Quale uomo pu conoscere il volere di Dio?
	Chi pu immaginare che cosa vuole il Signore?
	 I ragionamenti dei mortali sono timidi
	e incerte le nostre riflessioni,
	 perch un corpo corruttibile appesantisce l'anima
	e la tenda d'argilla grava la mente dai molti pensieri.
	 A stento ci raffiguriamo le cose terrestri,
	scopriamo con fatica quelle a portata di mano;
	ma chi pu rintracciare le cose del cielo?
	 Chi ha conosciuto il tuo pensiero,
	se tu non gli hai concesso la sapienza
	e non gli hai inviato il tuo santo spirito dall'alto?
	 Cos furono raddrizzati i sentieri di chi  sulla terra;
	gli uomini furono ammaestrati in ci che ti  gradito;
	essi furono salvati per mezzo della sapienza".



	 Essa protesse il padre del mondo, formato per primo da Dio,
	quando fu creato solo;
	poi lo liber dalla sua caduta
	 e gli diede la forza per dominare su tutte le cose.
	 Ma un ingiusto, allontanatosi da essa nella sua collera
	per per il suo furore fratricida.
	 A causa sua la terra fu sommersa,
	ma la sapienza di nuovo la salv
	pilotando il giusto e per mezzo di un semplice legno.
	 Essa, quando le genti furono confuse,
	concordi soltanto nella malvagit,
	riconobbe il giusto
	e lo conserv davanti a Dio senza macchia
	e lo mantenne forte
	nonostante la sua tenerezza per il figlio.
	 E mentre perivano gli empi, salv un giusto,
	che fuggiva il fuoco caduto sulle cinque citt.
	 Quale testimonianza di quella gente malvagia
	esiste ancora una terra desolata, fumante
	insieme con alberi che producono frutti immaturi
	e a memoria di un'anima incredula,
	s'innalza una colonna di sale.
	 Allontanandosi dalla sapienza,
	non solo ebbero il danno di non conoscere il bene,
	ma lasciarono anche ai viventi un ricordo di insipienza,
	perch le loro colpe non rimanessero occulte.
	 Ma la sapienza liber i suoi devoti dalle sofferenze:
	 essa condusse per diritti sentieri
	il giusto in fuga dall'ira del fratello,
	gli mostr il regno di Dio
	e gli diede la conoscenza delle cose sante;
	gli diede successo nelle sue fatiche
	e moltiplic i frutti del suo lavoro.
	 Lo assistette contro l'avarizia dei suoi avversari
	e lo fece ricco;
	 lo custod dai nemici,
	lo protesse da chi lo insidiava,
	gli assegn la vittoria in una lotta dura,
	perch sapesse che la piet  pi potente di tutto.
	 Essa non abbandon il giusto venduto,
	ma lo preserv dal peccato.
	 Scese con lui nella prigione,
	non lo abbandon mentre era in catene,
	finch gli procur uno scettro regale
	e potere sui propri avversari,
	smascher come mendaci i suoi accusatori
	e gli diede una gloria eterna.

	 Essa liber un popolo santo e una stirpe senza macchia
	da una nazione di oppressori.
	 Entro nell'anima di un servo del Signore
	e si oppose con prodigi e con segni a terribili re.
	 Diede ai santi la ricompensa delle loro pene,
	li guid per una strada meravigliosa,
	divenne loro riparo di giorno
	e luce di stelle nella notte.
	 Fece loro attraversare il Mar Rosso,
	guidandoli attraverso molte acque;
	 sommerse invece i loro nemici
	e li rigett dal fondo dell'abisso.
	 Per questo i giusti spogliarono gli empi
	e celebrarono, Signore, il tuo nome santo
	e lodarono concordi la tua mano protettrice,
	 perch la sapienza aveva aperto la bocca dei muti
	e aveva sciolto la lingua degli infanti.



	 Essa fece riuscire le loro imprese
	per mezzo di un santo profeta:
	 attraversarono un deserto inospitale,
	fissarono le tende in terreni impraticabili,
	 resistettero agli avversari, respinsero i nemici.

	 Quando ebbero sete, ti invocarono
	e fu data loro acqua da una rupe scoscesa,
	rimedio contro la sete da una dura roccia.
	 Ci che era servito a punire i loro nemici,
	nel bisogno fu per loro un beneficio.
	 Invece della corrente di un fiume perenne,
	sconvolto da putrido sangue
	 in punizione di un decreto infanticida,
	tu desti loro inaspettatamente acqua abbondante,
	 mostrando per la sete di allora,
	come avevi punito i loro avversari.
	 Difatti, messi alla prova, sebbene puniti con misericordia,
	compresero quali tormenti avevan sofferto gli empi,
	giudicati nella collera,
	 perch tu provasti gli uni come un padre che corregge,
	mentre vagliasti gli altri come un re severo che condanna.
	 Lontani o vicini erano ugualmente tribolati,
	 perch un duplice dolore li colse
	e un pianto per i ricordi del passato.
	 Quando infatti seppero che dal loro castigo
	quegli altri ricevevano benefici,
	sentirono la presenza del Signore;
	 poich colui che avevano una volta esposto
	e quindi respinto con scherni,
	lo ammiravano alla fine degli eventi,
	dopo aver patito una sete ben diversa da quella dei giusti.

	 Per i ragionamenti insensati della loro ingiustizia,
	da essi ingannati, venerarono
	rettili senza ragione e vili bestiole.
	Tu inviasti loro in castigo
	una massa di animali senza ragione,
	 perch capissero che con quelle stesse cose
	per cui uno pecca, con esse  poi castigato.
	 Certo, non aveva difficolt la tua mano onnipotente,
	che aveva creato il mondo da una materia senza forma,
	a mandare loro una moltitudine di orsi e leoni feroci
	 o belve ignote, create apposta, piene di furore,
	o sbuffanti un alito infuocato
	o esalanti vapori pestiferi
	o folgoranti con le terribili scintille degli occhi,
	 bestie di cui non solo l'assalto poteva sterminarli,
	ma annientarli anche l'aspetto terrificante.
	 Anche senza questo potevan soccombere con un soffio,
	perseguitati dalla giustizia
	e dispersi dallo spirito della tua potenza.
	Ma tu hai tutto disposto con misura, calcolo e peso.

	 Prevalere con la forza ti  sempre possibile;
	chi potr opporsi al potere del tuo braccio?
	 Tutto il mondo davanti a te, come polvere sulla bilancia,
	come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra.
	 Hai compassione di tutti, perch tutto tu puoi,
	non guardi ai peccati degli uomini,
	in vista del pentimento.
	 Poich tu ami tutte le cose esistenti
	e nulla disprezzi di quanto hai creato;
	se avessi odiato qualcosa, non l'avresti neppure creata.
	 Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi?
	O conservarsi se tu non l'avessi chiamata all'esistenza?
	 Tu risparmi tutte le cose,
	perch tutte son tue, Signore, amante della vita,



	 poich il tuo spirito incorruttibile  in tutte le cose.
	 Per questo tu castighi poco alla volta i colpevoli
	e li ammonisci ricordando loro i propri peccati,
	perch, rinnegata la malvagit, credano in te, Signore.

	 Tu odiavi gli antichi abitanti della tua terra santa,
	 perch compivano delitti ripugnanti,
	pratiche di magia e riti sacrileghi.
	 Questi spietati uccisori dei loro figli,
	divoratori di visceri in banchetti di carne umana,
	iniziati in orgiastici riti,
	 genitori carnefici di vite indifese,
	tu li hai voluti distruggere per mano dei nostri antenati,
	 perch ricevesse una degna colonia di figli di Dio
	la regione da te stimata pi di ogni altra.
	 Ma anche con loro, perch uomini, fosti indulgente
	mandando loro le vespe come avanguardie del tuo esercito,
	perch li distruggessero a poco a poco.
	 Pur potendo in battaglia dare gli empi in mano dei giusti,
	oppure distruggerli con bestie feroci
	o all'istante con un ordine inesorabile,
	 colpendoli invece a poco a poco,
	lasciavi posto al pentimento,
	sebbene tu non ignorassi che la loro razza era perversa
	e la loro malvagit naturale
	e che la loro mentalit non sarebbe mai cambiata,
	 perch era una stirpe maledetta fin da principio.

	Non certo per timore di alcuno
	lasciavi impunite le loro colpe.
	 E chi potrebbe domandarti: "Che hai fatto?",
	o chi potrebbe opporsi a una tua sentenza?
	Chi oserebbe accusarti
	per l'eliminazione di genti da te create?
	Chi si potrebbe costituire contro di te
	come difensore di uomini ingiusti?
	 Non c' Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose,
	perch tu debba difenderti
	dall'accusa di giudice ingiusto.
	 n un re n un tiranno potrebbe affrontarti
	in difesa di quelli che hai punito.
	 Essendo giusto, governi tutto con giustizia.
	Condannare chi non merita il castigo
	lo consideri incompatibile con la tua potenza.
	 La tua forza infatti  principio di giustizia;
	il tuo dominio universale ti rende indulgente con tutti.
	 Mostri la forza se non si crede nella tua onnipotenza
	e reprimi l'insolenza in coloro che la conoscono.
	 Tu, padrone della forza, giudichi con mitezza;
	ci governi con molta indulgenza,
	perch il potere lo eserciti quando vuoi.

	 Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo
	che il giusto deve amare gli uomini;
	inoltre hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza
	perch tu concedi dopo i peccati
	la possibilit di pentirsi.
	 Se gente nemica dei tuoi figli e degna di morte
	tu hai punito con tanto riguardo e indulgenza,
	concedendole tempo e modo
	per ravvedersi dalla sua malvagit,
	 con quanta attenzione hai castigato i tuoi figli,
	con i cui padri concludesti, giurando,
	alleanze di cos buone promesse?
	 Mentre dunque ci correggi,
	tu colpisci i nostri nemici in svariatissimi modi,
	perch nel giudicare riflettiamo sulla tua bont
	e speriamo nella misericordia, quando siamo giudicati.

	 Perci quanti vissero ingiustamente con stoltezza
	tu li hai tormentati con i loro stessi abomini.
	 Essi s'erano allontanati troppo sulla via dell'errore,
	ritenendo di i pi abietti e i pi ripugnanti animali,
	ingannati come bambini senza ragione.
	 Per questo, come a fanciulli irragionevoli,
	hai mandato loro un castigo per derisione.
	 Ma chi non si lascia correggere da castighi di derisione,
	sperimenter un giudizio degno di Dio.
	 Infatti, soffrendo per questi animali, si sdegnavano,
	perch puniti con gli stessi esseri che stimavano di,
	e capirono e riconobbero il vero Dio,
	che prima non avevano voluto conoscere.
	Per questo si abbatt su di loro il supremo dei castighi.



	 Davvero stolti per natura tutti gli uomini
	che vivevano nell'ignoranza di Dio.
	e dai beni visibili non riconobbero colui che ,
	non riconobbero l'artefice, pur considerandone le opere.
	 Ma o il fuoco o il vento o l'aria sottile
	o la volta stellata o l'acqua impetuosa
	o i luminari del cielo
	considerarono come di, reggitori del mondo.
	 Se, stupiti per la loro bellezza, li hanno presi per di,
	pensino quanto  superiore il loro Signore,
	perch li ha creati lo stesso autore della bellezza.
	 Se sono colpiti dalla loro potenza e attivit,
	pensino da ci
	quanto  pi potente colui che li ha formati.
	 Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature
	per analogia si conosce l'autore.
	 Tuttavia per costoro leggero  il rimprovero,
	perch essi forse s'ingannano
	nella loro ricerca di Dio e nel volere trovarlo.
	 Occupandosi delle sue opere, compiono indagini,
	ma si lasciano sedurre dall'apparenza,
	perch le cosa vedute sono tanto belle.
	 Neppure costoro per sono scusabili,
	 perch se tanto poterono sapere da scrutare l'universo,
	come mai non ne hanno trovato pi presto il padrone?

	 Infelici sono coloro le cui speranze sono in cose morte
	e che chiamarono di i lavori di mani d'uomo,
	oro e argento lavorati con arte,
	e immagini di animali,
	oppure una pietra inutile, opera di mano antica.
	 Se insomma un abile legnaiuolo,
	segato un albero maneggevole,
	ne raschia con diligenza tutta la scorza
	e, lavorando con abilit conveniente,
	ne forma un utensile per gli usi della vita;
	 raccolti poi gli avanzi del suo lavoro,
	li consuma per prepararsi il cibo e si sazia.
	 Quanto avanza ancora, buono proprio a nulla,
	legno distorto e pieno di nodi,
	lo prende e lo scolpisce per occupare il tempo libero;
	senza impegno, per diletto, gli d una forma,
	lo fa simile a un'immagine umana
	 oppure a quella di un vile animale.
	Lo vernicia con minio, ne colora di rosso la superficie
	e ricopre con la vernice ogni sua macchia;
	 quindi, preparatagli una degna dimora,
	lo pone sul muro, fissandolo con un chiodo.
	 Provvede perch non cada,
	ben sapendo che non  in grado di aiutarsi da s;
	esso infatti  solo un'immagine e ha bisogno di aiuto.
	 Eppure quando prega per i suoi beni,
	per le sue nozze e per i figli,
	non si vergogna di parlare a quell'oggetto inanimato;
	per la sua salute invoca un essere debole,
	 per la sua vita prega un morto:
	per un aiuto supplica un essere inetto,
	per il suo viaggio chi non pu neppure camminare;
	 per acquisti, lavoro e successo negli affari,
	chiede abilit ad uno che  il pi inabile di mani.



	 Anche chi si dispone a navigare e a solcare onde selvagge
	implora un legno pi fragile della barca che lo porta.
	 Questa, infatti, fu inventata dal desiderio di guadagni
	e fu costruita da una saggezza artigiana;
	 ma la tua provvidenza, o Padre, la guida
	perch tu hai predisposto una strada anche nel mare,
	un sentiero sicuro anche fra le onde,
	 mostrando che puoi salvare da tutto,
	s che uno possa imbarcarsi anche senza esperienza.
	 Tu non vuoi che le opere della tua sapienza siano inutili;
	per questo gli uomini affidano le loro vite
	anche a un minuscolo legno
	e, attraversando i flutti con una zattera, scampano.
	 Anche in principio, mentre perivano giganti superbi,
	la speranza del mondo, rifugiatasi in una barca,
	lasci al mondo la semenza di nuove generazioni,
	grazie alla tua mano che la guidava.
	  benedetto il legno con cui si compie un'opera giusta,
	 ma maledetto l'idolo opera di mani e chi lo ha fatto;
	questi perch lo ha lavorato,
	quello perch, corruttibile,  detto dio.
	 Perch sono ugualmente in odio a Dio
	l'empio e la sua empiet;
	 l'opera e l'artefice saranno ugualmente puniti.
	 Perci ci sar un castigo anche per gli idoli dei pagani,
	perch fra le creature di Dio son divenuti un abominio,
	e scandalo per le anime degli uomini,
	laccio per i piedi degli stolti.

	 L'invenzione degli idoli fu l'inizio della prostituzione,
	la loro scoperta port la corruzione nella vita.
	 Essi non esistevano al principio n mai esisteranno.
	 Entrarono nel mondo per la vanit dell'uomo,
	per questo  stata decretata per loro una rapida fine.
	 Un padre, consumato da un lutto prematuro,
	ordin un'immagine di quel suo figlio cos presto rapito,
	e onor come un dio chi poco prima era solo un defunto
	ordin ai suoi dipendenti riti misterici e di iniziazione.
	 Poi l'empia usanza, rafforzatasi con il tempo,
	fu osservata come una legge.
	 Le statue si adoravano anche per ordine dei sovrani:
	i sudditi, non potendo onorarli di persona a distanza,
	riprodotte con arte le sembianze lontane,
	fecero un'immagine visibile del re venerato,
	per adulare con zelo l'assente, quasi fosse presente.
	 All'estensione del culto
	anche presso quanti non lo conoscevano,
	spinse l'ambizione dell'artista.
	 Questi infatti, desideroso di piacere al potente,
	si sforz con l'arte di renderne pi bella l'immagine;
	 il popolo, attratto dalla leggiadria dell'opera,
	consider oggetto di culto
	colui che poco prima onorava come uomo.
	 Ci divenne un'insidia ai viventi,
	perch gli uomini,
	vittime della disgrazia o della tirannide,
	imposero a pietre o a legni un nome incomunicabile.

	 Poi non bast loro sbagliare circa la conoscenza di Dio;
	essi, pur vivendo in una grande guerra d'ignoranza,
	danno a s grandi mali il nome di pace.
	 Celebrando iniziazioni infanticide o misteri segreti,
	o banchetti orgiastici di strani riti
	 non conservano pi pure n vita n nozze
	e uno uccide l'altro a tradimento
	o l'affligge con l'adulterio.
	 Tutto  una grande confusione:
	sangue e omicidio, furto e inganno,
	corruzione, slealt, tumulto, spergiuro;
	 confusione dei buoni, ingratitudine per i favori,
	corruzione di anime, perversione sessuale,
	disordini matrimoniali, adulterio e dissolutezza.
	 L'adorazione di idoli senza nome
	 principio, causa e fine di ogni male.
	 Gli idolatri infatti
	o delirano nelle orge o sentenziano oracoli falsi
	o vivono da iniqui o spergiurano con facilit.
	 Ponendo fiducia in idoli inanimati
	non si aspettano un castigo per avere giurato il falso.
	 Ma, per l'uno e per l'altro motivo,
	li raggiunger la giustizia,
	perch concepirono un'idea falsa di Dio,
	rivolgendosi agli idoli,
	e perch spergiurarono con frode,
	disprezzando la santit.
	 Infatti non la potenza di coloro per i quali si giura,
	ma il castigo dovuto ai peccatori
	persegue sempre la trasgressione degli ingiusti.



	 Ma tu, nostro Dio, sei buono e fedele,
	sei paziente e tutto governi secondo misericordia.
	 Anche se pecchiamo, siamo tuoi,
	conoscendo la tua potenza;
	ma non peccheremo pi, sapendo che ti apparteniamo.
	 Conoscerti, infatti,  giustizia perfetta,
	conoscere la tua potenza  radice di immortalit.
	 Non ci indusse in errore
	n l'invenzione umana di un'arte perversa,
	n la sterile fatica dei pittori,
	immagini deturpate di vari colori,
	 la cui vista provoca negli stolti il desiderio,
	l'anelito per una forma inanimata di un'immagine morta.
	 Amanti del male e degni di simili speranze
	sono coloro che fanno, desiderano e venerano gli idoli.

	 Un vasaio, impastando con fatica la terra molle,
	plasma per il nostro uso ogni sorta di vasi.
	Ma con il medesimo fango modella
	e i vasi che servono per usi decenti
	e quelli per usi contrari, tutti allo stesso modo;
	quale debba essere l'uso di ognuno di essi
	lo stabilisce il vasaio.
	 Quindi con odiosa fatica plasma
	con il medesimo fango un dio vano,
	egli che, nato da poco dalla terra,
	tra poco ritorner l da dove fu tratto,
	quando gli sar richiesto l'uso fatto dell'anima sua.
	 Ma egli non si preoccupa di morire
	n di avere una vita breve;
	anzi gareggia con gli orafi e con gli argentieri,
	imita i lavoratori del bronzo
	e ritiene un vanto plasmare cose false.
	 Cenere  il suo cuore,
	la sua speranza pi vile della terra,
	la sua vita pi spregevole del fango,
	 perch disconosce il suo creatore,
	colui che gli inspir un'anima attiva
	e gli infuse uno spirito vitale.
	 Ma egli considera un trastullo la nostra vita,
	l'esistenza un mercato lucroso.
	Egli dice: "Da tutto, anche dal male,
	si deve trarre profitto".
	 Costui infatti pi di tutti sa di peccare,
	fabbricando di materia terrestre
	fragili vasi e statue.

	 Ma sono tutti stoltissimi
	e pi miserabili di un'anima infantile
	i nemici del tuo popolo, che lo hanno oppresso.
	 Essi considerarono di anche tutti gli idoli dei pagani,
	i quali non hanno n l'uso degli occhi per vedere,
	n narici per aspirare aria,
	n orecchie per sentire,
	n dita delle mani per palpare;
	e i loro piedi sono incapaci di camminare.
	 Un uomo li ha fatti,
	li ha plasmati uno che ha avuto il respiro in prestito.
	Ora nessun uomo pu plasmare un dio a lui simile;
	 essendo mortale, una cosa morta produce con empie mani.
	Egli  sempre migliore degli oggetti che adora,
	rispetto a essi possiede la vita, ma quelli giammai
	 Venerano gli animali pi ripugnanti,
	che per stupidit
	al paragone risultan peggiori degli altri;
	 non sono tanto belli da invogliarsene,
	come capita per l'aspetto di altri animali,
	e non hanno avuto la lode e la benedizione di Dio.



	 Per questo furon giustamente puniti con esseri simili
	e tormentati da numerose bestiole.
	 Invece di tale castigo, tu beneficasti il tuo popolo;
	per appagarne il forte appetito gli preparasti
	un cibo di gusto squisito, le quaglie.
	 Gli egiziani infatti, sebbene bramosi di cibo,
	disgustati dagli animali inviati contro di loro
	perdettero anche il naturale appetito;
	questi invece, dopo una breve privazione,
	gustarono un cibo squisito.
	 Era necessario che a quegli avversari
	venisse addosso una carestia inevitabile
	e che a questi si mostrasse soltanto
	come erano tormentati i loro nemici.

	 Quando infatti li assal il terribile furore delle bestie
	e perirono per i morsi di tortuosi serpenti,
	la tua collera non dur sino alla fine.
	 Per correzione furono spaventati per breve tempo,
	avendo gi avuto un pegno di salvezza
	a ricordare loro i decreti della tua legge.
	 Infatti chi si volgeva a guardarlo
	era salvato non da quel che vedeva,
	ma solo da te, salvatore di tutti.
	 Anche con ci convincesti i nostri nemici
	che tu sei colui che libera da ogni male.
	 Gli egiziani infatti furono uccisi dai morsi
	di cavallette e di mosche,
	n si trov un rimedio per la loro vita,
	meritando di essere puniti con tali mezzi.
	 Invece contro i tuoi figli
	neppure i denti di serpenti velenosi prevalsero,
	perch intervenne la tua misericordia a guarirli.
	 Perch ricordassero le tue parole,
	feriti dai morsi, erano subito guariti,
	per timore che, caduti in un profondo oblio,
	fossero esclusi dai tuoi benefici.
	 Non li guar n un'erba n un emolliente,
	ma la tua parola, o Signore, la quale tutto risana.
	 Tu infatti hai potere sulla vita e sulla morte;
	conduci gi alle porte degli inferi e fai risalire.
	 L'uomo pu uccidere nella sua malvagit,
	ma non far tornare uno spirito gi esalato,
	n liberare un'anima gi accolta negli inferi.

	  impossibile sfuggire alla tua mano:
	 gli empi, che rifiutavano di conoscerti,
	furono colpiti con la forza del tuo braccio,
	perseguitati da strane piogge e da grandine,
	da acquazzoni travolgenti, e divorati dal fuoco.
	 E, cosa pi strana, l'acqua che tutto spegne
	ravvivava sempre pi il fuoco:
	l'universo si fa alleato dei giusti.
	 Talvolta la fiamma si attenuava
	per non bruciare gli animali inviati contro gli empi
	e per far loro comprendere a tal vista
	che erano incalzati dal giudizio di Dio.
	 Altre volte anche in mezzo all'acqua
	la fiamma bruciava oltre la potenza del fuoco
	per distruggere i germogli di una terra iniqua.
	 Invece sfamasti il tuo popolo con un cibo degli angeli,
	dal cielo offristi loro un pane gi pronto senza fatica,
	capace di procurare ogni delizia e soddisfare ogni gusto.
	 Questo tuo alimento manifestava
	la tua dolcezza verso i tuoi figli;
	esso si adattava al gusto di chi l'inghiottiva
	e si trasformava in ci che ognuno desiderava.
	 Neve e ghiaccio resistevano al fuoco senza sciogliersi,
	perch riconoscessero che i frutti dei nemici
	il fuoco distruggeva ardendo tra la grandine
	e folgoreggiando tra le piogge.
	 Al contrario, perch si nutrissero i giusti,
	dimenticava perfino la propria virt.
	 La creazione infatti a te suo creatore obbedendo,
	si irrigidisce per punire gli ingiusti,
	ma s'addolcisce a favore di quanti confidano in te.
	 Per questo anche allora, adattandosi a tutto,
	serviva alla tua liberalit che tutti alimenta,
	secondo il desiderio di chi era nel bisogno,
	 perch i tuoi figli, che ami, o Signore, capissero
	che non le diverse specie di frutti nutrono l'uomo,
	ma la tua parola conserva coloro che credono in te.
	 Ci che infatti non era stato distrutto dal fuoco
	si scioglieva appena scaldato da un breve raggio di sole,
	 perch fosse noto che si deve prevenire il sole
	per renderti grazie
	e pregarti allo spuntar della luce,
	 poich la speranza dell'ingrato
	si scioglier come brina invernale
	e si disperder come un'acqua inutilizzabile.



	 I tuoi giudizi sono grandi e difficili da spiegare,
	per questo le anime grossolane furono tratte in errore.
	 Gli iniqui credendo di dominare il popolo santo,
	incatenati nelle tenebre e prigionieri di una lunga notte,
	chiusi nelle case,
	giacevano esclusi dalla provvidenza eterna.
	 Credendo di restar nascosti con i loro peccati segreti,
	sotto il velo opaco dell'oblio,
	furono dispersi, colpiti da spavento terribile
	e tutti agitati da fantasmi.
	 Neppure il nascondiglio in cui si trovavano
	li preserv dal timore,
	ma suoni spaventosi rimbombavano intorno a loro,
	fantasmi lugubri dai volti tristi apparivano.
	 Nessun fuoco, per quanto intenso riusciva a far luce,
	neppure le luci splendenti degli astri
	riuscivano a rischiarare quella cupa notte.
	 Appariva loro solo una massa di fuoco,
	improvvisa, spaventosa;
	atterriti da quella fugace visione,
	credevano ancora peggiori le cose viste.
	 Fallivano i ritrovati della magia,
	e la loro baldanzosa pretesa di sapienza.
	 Promettevano di cacciare timori e inquietudini
	dall'anima malata,
	e cadevano malati per uno spavento ridicolo.
	 Anche se nulla di spaventoso li atterriva,
	spaventati al passare delle bestiole
	e ai sibili dei rettili,
	morivano di tremore,
	rifiutando persino di guardare l'aria,
	a cui nessuno pu sottrarsi.
	 La malvagit condannata dalla propria testimonianza
	 qualcosa di vile
	e oppressa dalla coscienza presume sempre il peggio.
	 Il timore infatti
	non  altro che rinunzia agli aiuti della ragione;
	 quanto meno nell'intimo ci si aspetta da essi,
	tanto pi grave si stima l'ignoranza
	della causa che produce il tormento.
	 Ma essi durante tale notte davvero impotente,
	uscita dai recessi impenetrabili degli inferi senza potere,
	intorpiditi da un medesimo sonno,
	 ora erano agitati da fantasmi mostruosi,
	ora paralizzati per l'abbattimento dell'anima;
	poich un terrore improvviso e inaspettato
	si era riversato su di loro.
	 Cos chiunque, cadendo l dove si trovava,
	era custodito chiuso in un carcere senza serrami,
	 fosse un agricoltore o un pastore
	o un operaio impegnato in lavori in luoghi solitari,
	sorpreso cadeva sotto la necessit ineluttabile,
	perch tutti eran legati dalla stessa catena di tenebre.
	 Il sibilare del vento,
	il canto melodioso di uccelli tra folti rami,
	il mormorio di impetuosa acqua corrente,
	il cupo fragore di rocce cadenti,
	 la corsa invisibile di animali imbizzarriti,
	le urla di crudelissime belve ruggenti,
	l'eco ripercossa delle cavit dei monti,
	tutto li paralizzava e li riempiva di terrore.
	 Tutto il mondo era illuminato di luce splendente
	ed ognuno era dedito ai suoi lavori senza impedimento.
	 Soltanto su di essi si stendeva una notte profonda,
	immagine della tenebra che li avrebbe avvolti;
	ma erano a se stessi pi gravosi della tenebra.



	 Per i tuoi santi risplendeva una luce vivissima;
	essi invece, sentendone le voci, senza vederne l'aspetto.
	li proclamavan beati, ch non avevan come loro sofferto
	 ed erano loro grati perch, offesi per primi,
	non facevano loro del male
	e imploravano perdono d'essere stati loro nemici.
	 Invece delle tenebre desti loro una colonna di fuoco,
	come guida in un viaggio sconosciuto
	e come un sole innocuo per il glorioso emigrare.
	 Eran degni di essere privati della luce
	e di essere imprigionati nelle tenebre
	quelli che avevano tenuto chiusi in carcere i tuoi figli,
	per mezzo dei quali la luce incorruttibile della legge
	doveva esser concessa al mondo.

	 Poich essi avevan deciso di uccidere i neonati dei santi
	- e un solo bambino fu esposto e salvato -
	per castigo eliminasti una moltitudine di loro figli
	e li facesti perire tutti insieme nell'acqua impetuosa.
	 Quella notte fu preannunziata ai nostri padri,
	perch sapendo a quali promesse avevano creduto,
	stessero di buon animo.
	 Il tuo popolo si attendeva
	la salvezza dei giusti come lo sterminio dei nemici.
	 Difatti come punisti gli avversari,
	cos ci rendesti gloriosi, chiamandoci a te.
	 I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto
	e si imposero, concordi, questa legge divina:
	i santi avrebbero partecipato ugualmente
	ai beni e ai pericoli,
	intonando prima i canti di lode dei padri.
	 Faceva eco il grido confuso dei nemici
	e si diffondeva il lamento di quanti piangevano i figli.
	 Con la stessa pena lo schiavo
	era punito insieme con il padrone,
	il popolano soffriva le stesse pene del re.
	 Tutti insieme, nello stesso modo,
	ebbero innumerevoli morti,
	e i vivi non bastavano a seppellirli
	perch in un istante per la loro pi nobile prole.
	 Quelli rimasti increduli a tutto per via delle loro magie,
	alla morte dei primogeniti confessarono
	che questo popolo  figlio di Dio.
	 Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose,
	e la notte era a met del suo corso,
	 la tua parola onnipotente dal cielo,
	dal tuo trono regale, guerriero implacabile,
	si lanci in mezzo a quella terra di sterminio,
	portando, come spada affilata, il tuo ordine inesorabile.
	 Fermatasi, riemp tutto di morte;
	toccava il cielo e camminava sulla terra.
	 Allora improvvisi fantasmi di sogni terribili
	li atterrivano;
	timori impensabili piombarono su di loro.
	 Cadendo mezzi morti qua e l,
	ognuno mostrava la causa della morte.
	 I loro sogni terrificanti li avevano preavvisati,
	perch non morissero ignorando
	il motivo delle loro sofferenze.

	 La prova della morte colp anche i giusti
	e nel deserto ci fu strage di molti;
	ma l'ira non dur a lungo,
	 perch un uomo incensurabile si affrett a difenderli:
	prese le armi del suo ministero,
	la preghiera e il sacrificio espiatorio dell'incenso;
	si oppose alla collera e mise fine alla sciagura,
	mostrando che era tuo servitore.
	 Egli super l'ira divina non con la forza del corpo,
	n con l'efficacia delle armi;
	ma con la parola plac colui che castigava,
	ricordandogli i giuramenti e le alleanze dei padri.
	 I morti eran caduti a mucchi gli uni sugli altri,
	quando egli, ergendosi l in mezzo, arrest l'ira
	e le tagli la strada che conduceva verso i viventi.
	 Sulla sua veste lunga fino ai piedi vi era tutto il mondo,
	i nomi gloriosi dei padri intagliati
	sui quattro ordini di pietre preziose
	e la tua maest sulla corona della sua testa.
	 Di fronte a questo lo sterminatore indietreggi,
	ebbe paura,
	poich un solo saggio della collera bastava.



	 Sugli empi si rivers sino alla fine
	uno sdegno implacabile,
	perch Dio prevedeva anche il loro futuro,
	 che cio, dopo aver loro permesso di andarsene
	e averli fatti in fretta partire,
	cambiato proposito, li avrebbero inseguiti.
	 Mentre infatti erano ancora occupati nei lutti
	e piangevano sulle tombe dei morti,
	presero un'altra decisione insensata,
	e inseguirono come fuggitivi
	coloro che gi avevan pregato di partire.
	 Li spingeva a questo punto estremo un meritato destino,
	che li gett nell'oblio delle cose avvenute,
	perch colmassero la punizione,
	che ancora mancava ai loro tormenti,
	 e mentre il tuo popolo intraprendeva un viaggio straordinario,
	essi incorressero in una morte singolare.
	 Tutta la creazione assumeva da capo,
	nel suo genere, nuova forma,
	obbedendo ai tuoi comandi,
	perch i tuoi figli fossero preservati sani e salvi.
	 Si vide la nube coprire d'ombra l'accampamento,
	terra asciutta apparire dove prima c'era acqua,
	una strada libera aprirsi nel Mar Rosso
	e una verdeggiante pianura in luogo dei flutti violenti;
	 per essa pass tutto il tuo popolo,
	i protetti della tua mano,
	spettatori di prodigi stupendi.
	 Come cavalli alla pastura,
	come agnelli esultanti,
	cantavano inni a te, Signore, che li avevi liberati.
	 Ricordavano ancora i fatti del loro esilio,
	come la terra, invece di bestiame, produsse zanzare,
	come il fiume, invece di pesci, rivers una massa di rane.
	 Pi tardi videro anche una nuova produzione di uccelli,
	quando, spinti dall'appetito, chiesero cibi delicati;
	 poich, per appagarli, salirono dal mare le quaglie.

	 Sui peccatori invece caddero i castighi
	non senza segni premonitori di fulmini fragorosi;
	essi soffrirono giustamente per la loro malvagit,
	avendo nutrito un odio tanto profondo verso lo straniero.
	 Altri non accolsero ospiti sconosciuti;
	ma costoro ridussero schiavi ospiti benemeriti.
	 Non solo: ci sar per i primi un giudizio,
	perch accolsero ostilmente dei forestieri;
	 ma quelli, dopo averli festosamente accolti,
	poi, quando gi partecipavano ai loro diritti
	li oppressero con lavori durissimi.
	 Furono perci colpiti da cecit,
	come lo furono i primi alla porta del giusto,
	quando avvolti fra tenebre fitte
	ognuno cercava l'ingresso della propria porta.

	 Difatti gli elementi scambiavano ordine fra loro,
	come le note di un'arpa variano la specie del ritmo,
	pur conservando sempre lo stesso tono.
	E proprio questo si pu dedurre
	dalla attenta considerazione degli avvenimenti:
	 animali terrestri divennero acquatici,
	quelli che nuotavano passarono sulla terra.
	 Il fuoco rafforz nell'acqua la sua potenza
	e l'acqua dimentic la sua propriet naturale di spegnere.
	 Le fiamme non consumavano le carni
	di animali gracili, che vi camminavano dentro,
	n scioglievano quella specie di cibo celeste,
	simile alla brina e cos facile a fondersi.

	 In tutti i modi, o Signore, hai magnificato
	e reso glorioso il tuo popolo
	e non l'hai trascurato
	assistendolo in ogni tempo e in ogni luogo.
