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La Bibbia di Gerusalemme.

Antico Testamento.

I libri poetici e Sapienziali.

Cantico dei Cantici.



	 Cantico dei cantici, che  di Salomone.

	 Mi baci con i baci della sua bocca!
	S, le tue tenerezze sono pi dolci del vino.
	 Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi,
	profumo olezzante  il tuo nome,
	per questo le giovinette ti amano.
	 Attirami dietro a te, corriamo!
	M'introduca il re nelle sue stanze:
	gioiremo e ci rallegreremo per te,
	ricorderemo le tue tenerezze pi del vino.
	A ragione ti amano!

	 Bruna sono ma bella,
	o figlie di Gerusalemme,
	come le tende di Kedar,
	come i padiglioni di Salma.
	 Non state a guardare che sono bruna,
	poich mi ha abbronzato il sole.
	I figli di mia madre si sono sdegnati con me:
	mi hanno messo a guardia delle vigne;
	la mia vigna, la mia, non l'ho custodita.
	 Dimmi, o amore dell'anima mia,
	dove vai a pascolare il gregge,
	dove lo fai riposare al meriggio,
	perch io non sia come vagabonda
	dietro i greggi dei tuoi compagni.

	 Se non lo sai, o bellissima tra le donne,
	segui le orme del gregge
	e mena a pascolare le tue caprette
	presso le dimore dei pastori.

	 Alla cavalla del cocchio del faraone
	io ti assomiglio, amica mia.
	 Belle sono le tue guance fra i pendenti,
	il tuo collo fra i vezzi di perle.
	 Faremo per te pendenti d'oro,
	con grani d'argento.

	 Mentre il re  nel suo recinto,
	il mio nardo spande il suo profumo.
	 Il mio diletto  per me un sacchetto di mirra,
	riposa sul mio petto.
	 Il mio diletto  per me un grappolo di cipro
	nelle vigne di Engddi.
	 Come sei bella, amica mia, come sei bella!
	I tuoi occhi sono colombe.
	 Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso!
	Anche il nostro letto  verdeggiante.
	 Le travi della nostra casa sono i cedri,
	nostro soffitto sono i cipressi.



	 Io sono un narciso di Saron,
	un giglio delle valli.
	 Come un giglio fra i cardi,
	cos la mia amata tra le fanciulle.
	 Come un melo tra gli alberi del bosco,
	il mio diletto fra i giovani.
	Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo
	e dolce  il suo frutto al mio palato.
	 Mi ha introdotto nella cella del vino
	e il suo vessillo su di me  amore.
	 Sostenetemi con focacce d'uva passa,
	rinfrancatemi con pomi,
	perch io sono malata d'amore.
	 La sua sinistra  sotto il mio capo
	e la sua destra mi abbraccia.
	 Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
	per le gazzelle o per le cerve dei campi:
	non destate, non scuotete dal sonno l'amata,
	finch essa non lo voglia.

	 Una voce! Il mio diletto!
	Eccolo, viene
	saltando per i monti,
	balzando per le colline.
	 Somiglia il mio diletto a un capriolo
	o ad un cerbiatto.
	Eccolo, egli sta
	dietro il nostro muro;
	guarda dalla finestra,
	spia attraverso le inferriate.
	 Ora parla il mio diletto e mi dice:
	"Alzati, amica mia,
	mia bella, e vieni!
	 Perch, ecco, l'inverno  passato,
	 cessata la pioggia, se n' andata;
	 i fiori sono apparsi nei campi,
	il tempo del canto  tornato
	e la voce della tortora ancora si fa sentire
	nella nostra campagna.
	 Il fico ha messo fuori i primi frutti
	e le viti fiorite spandono fragranza.
	Alzati, amica mia,
	mia bella, e vieni!
	 O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia,
	nei nascondigli dei dirupi,
	mostrami il tuo viso,
	fammi sentire la tua voce,
	perch la tua voce  soave,
	il tuo viso  leggiadro".
	 Prendeteci le volpi,
	le volpi piccoline
	che guastano le vigne,
	perch le nostre vigne sono in fiore.
	 Il mio diletto  per me e io per lui.
	Egli pascola il gregge fra i figli.
	 Prima che spiri la brezza del giorno
	e si allunghino le ombre,
	ritorna, o mio diletto,
	somigliante alla gazzella
	o al cerbiatto,
	sopra i monti degli aromi.



	  Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
	l'amato del mio cuore;
	l'ho cercato, ma non l'ho trovato.
	 "Mi alzer e far il giro della citt;
	per le strade e per le piazze;
	voglio cercare l'amato del mio cuore".
	L'ho cercato, ma non l'ho trovato.
	 Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda:
	"Avete visto l'amato del mio cuore?".
	 Da poco le avevo oltrepassate,
	quando trovai l'amato del mio cuore.
	Lo strinsi fortemente e non lo lascer
	finch non l'abbia condotto in casa di mia madre,
	nella stanza della mia genitrice.

	 Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
	per le gazzelle e per le cerve dei campi:
	non destate, non scuotete dal sonno l'amata
	finch essa non lo voglia.

	 Che cos' che sale dal deserto
	come una colonna di fumo,
	esalando profumo di mirra e d'incenso
	e d'ogni polvere aromatica?
	 Ecco, la lettiga di Salomone:
	sessanta prodi le stanno intorno,
	tra i pi valorosi d'Israele.
	 Tutti sanno maneggiare la spada,
	sono esperti nella guerra;
	ognuno porta la spada al fianco
	contro i pericoli della notte.
	 Un baldacchino s' fatto il re Salomone,
	con legno del Libano.
	 Le sue colonne le ha fatte d'argento,
	d'oro la sua spalliera;
	il suo seggio di porpora,
	il centro  un ricamo d'amore
	delle fanciulle di Gerusalemme.
	 Uscite figlie di Sion,
	guardate il re Salomone
	con la corona che gli pose sua madre,
	nel giorno delle sue nozze,
	nel giorno della gioia del suo cuore.



	 Come sei bella, amica mia, come sei bella!
	Gli occhi tuoi sono colombe,
	dietro il tuo velo.
	Le tue chiome sono un gregge di capre,
	che scendono dalle pendici del Glaad.
	 I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
	che risalgono dal bagno;
	tutte procedono appaiate,
	e nessuna  senza compagna.
	 Come un nastro di porpora le tue labbra
	e la tua bocca  soffusa di grazia;
	come spicchio di melagrana la tua gota
	attraverso il tuo velo.
	 Come la torre di Davide il tuo collo,
	costruita a guisa di fortezza.
	Mille scudi vi sono appesi,
	tutte armature di prodi.
	 I tuoi seni sono come due cerbiatti,
	gemelli di una gazzella,
	che pascolano fra i gigli.
	 Prima che spiri la brezza del giorno
	e si allunghino le ombre,
	me ne andr al monte della mirra
	e alla collina dell'incenso.
	 Tutta bella tu sei, amica mia,
	in te nessuna macchia.
	 Vieni con me dal Libano, o sposa,
	con me dal Libano, vieni!
	Osserva dalla cima dell'Amana,
	dalla cima del Senr e dell'rmon,
	dalle tane dei leoni,
	dai monti dei leopardi.
	 Tu mi hai rapito il cuore,
	sorella mia, sposa,
	tu mi hai rapito il cuore
	con un solo tuo sguardo,
	con una perla sola della tua collana!
	 Quanto sono soavi le tue carezze,
	sorella mia, sposa,
	quanto pi deliziose del vino le tue carezze.
	L'odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
	 Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
	c' miele e latte sotto la tua lingua
	e il profumo delle tue vesti  come il profumo del Libano.
	 Giardino chiuso tu sei,
	sorella mia, sposa,
	giardino chiuso, fontana sigillata.
	 I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
	con i frutti pi squisiti,
	alberi di cipro con nardo,
	 nardo e zafferano, cannella e cinnammo
	con ogni specie d'alberi da incenso;
	mirra e aloe
	con tutti i migliori aromi.
	 Fontana che irrora i giardini,
	pozzo d'acque vive
	e ruscelli sgorganti dal Libano.

	 Lvati, aquilone, e tu, austro, vieni,
	soffia nel mio giardino
	si effondano i suoi aromi.
	Venga il mio diletto nel suo giardino
	e ne mangi i frutti squisiti.



	 Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa,
	e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo;
	mangio il mio favo e il mio miele,
	bevo il mio vino e il mio latte.
	Mangiate, amici, bevete;
	inebriatevi, o cari.

	 Io dormo, ma il mio cuore veglia.
	Un rumore!  il mio diletto che bussa:
	"Aprimi, sorella mia,
	mia amica, mia colomba, perfetta mia;
	perch il mio capo  bagnato di rugiada,
	i miei riccioli di gocce notturne".
	 "Mi sono tolta la veste;
	come indossarla ancora?
	Mi sono lavata i piedi;
	come ancora sporcarli?".
	 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio
	e un fremito mi ha sconvolta.
	 Mi sono alzata per aprire al mio diletto
	e le mie mani stillavano mirra,
	fluiva mirra dalle mie dita
	sulla maniglia del chiavistello.
	 Ho aperto allora al mio diletto,
	ma il mio diletto gi se n'era andato, era scomparso.
	Io venni meno, per la sua scomparsa.
	L'ho cercato, ma non l'ho trovato,
	l'ho chiamato, ma non m'ha risposto.
	 Mi han trovato le guardie che perlustrano la citt;
	mi han percosso, mi hanno ferito,
	mi han tolto il mantello
	le guardie delle mura.
	 Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
	se trovate il mio diletto,
	che cosa gli racconterete?
	Che sono malata d'amore!

	 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro,
	o tu, la pi bella fra le donne?
	Che ha il tuo diletto di diverso da un altro,
	perch cos ci scongiuri?

	 Il mio diletto  bianco e vermiglio,
	riconoscibile fra mille e mille.
	 Il suo capo  oro, oro puro,
	i suoi riccioli grappoli di palma,
	neri come il corvo.
	 I suoi occhi, come colombe
	su ruscelli di acqua;
	i suoi denti bagnati nel latte,
	posti in un castone.
	 Le sue guance, come aiuole di balsamo,
	aiuole di erbe profumate;
	le sue labbra sono gigli,
	che stillano fluida mirra.
	 Le sue mani sono anelli d'oro,
	incastonati di gemme di Tarsis.
	Il suo petto  tutto d'avorio,
	tempestato di zaffiri.
	 Le sue gambe, colonne di alabastro,
	posate su basi d'oro puro.
	Il suo aspetto  quello del Libano,
	magnifico come i cedri.
	 Dolcezza  il suo palato;
	egli  tutto delizie!
	Questo  il mio diletto, questo  il mio amico,
	o figlie di Gerusalemme.



	 Dov' andato il tuo diletto,
	o bella fra le donne?
	Dove si  recato il tuo diletto,
	perch noi lo possiamo cercare con te?

	 Il mio diletto era sceso nel suo giardino
	fra le aiuole del balsamo
	a pascolare il gregge nei giardini
	e a cogliere gigli.
	 Io sono per il mio diletto e il mio diletto  per me;
	egli pascola il gregge tra i gigli.

	 Tu sei bella, amica mia, come Tirza,
	leggiadra come Gerusalemme,
	terribile come schiere a vessilli spiegati.
	 Distogli da me i tuoi occhi:
	il loro sguardo mi turba.
	Le tue chiome sono come un gregge di capre
	che scendono dal Glaad.
	 I tuoi denti come un gregge di pecore
	che risalgono dal bagno.
	Tutte procedono appaiate
	e nessuna  senza compagna.
	 Come spicchio di melagrana la tua gota,
	attraverso il tuo velo.
	 Sessanta sono le regine,
	ottanta le altre spose,
	le fanciulle senza numero.
	 Ma unica  la mia colomba la mia perfetta,
	ella  l'unica di sua madre,
	la preferita della sua genitrice.
	L'hanno vista le giovani e l'hanno detta beata,
	le regine e le altre spose ne hanno intessuto le lodi.
	 "Chi  costei che sorge come l'aurora,
	bella come la luna, fulgida come il sole,
	terribile come schiere a vessilli spiegati?".
	 Nel giardino dei noci io sono sceso,
	per vedere il verdeggiare della valle,
	per vedere se la vite metteva germogli,
	se fiorivano i melograni.
	 Non lo so, ma il mio desiderio mi ha posto
	sui carri di Ammi-nadb.



	 "Volgiti, volgiti, Sulammita,
	volgiti, volgiti: vogliamo ammirarti".
	"Che ammirate nella Sulammita
	durante la danza a due schiere?".

	 "Come son belli i tuoi piedi
	nei sandali, figlia di principe!
	Le curve dei tuoi fianchi sono come monili,
	opera di mani d'artista.
	 Il tuo ombelico  una coppa rotonda
	che non manca mai di vino drogato.
	Il tuo ventre  un mucchio di grano,
	circondato da gigli.
	 I tuoi seni come due cerbiatti,
	gemelli di gazzella.
	 Il tuo collo come una torre d'avorio;
	i tuoi occhi sono come i laghetti di Chesbn,
	presso la porta di Bat-Rabbm;
	il tuo naso come la torre del Libano
	che fa la guardia verso Damasco.
	 Il tuo capo si erge su di te come il Carmelo
	e la chioma del tuo capo  come la porpora;
	un re  stato preso dalle tue trecce".
	 Quanto sei bella e quanto sei graziosa,
	o amore, figlia di delizie!
	 La tua statura rassomiglia a una palma
	e i tuoi seni ai grappoli.
	 Ho detto: "Salir sulla palma,
	coglier i grappoli di datteri;
	mi siano i tuoi seni come grappoli d'uva
	e il profumo del tuo respiro come di pomi".

	 "Il tuo palato  come vino squisito,
	che scorre dritto verso il mio diletto
	e fluisce sulle labbra e sui denti!
	 Io sono per il mio diletto
	e la sua brama  verso di me.
	 Vieni, mio diletto, andiamo nei campi,
	passiamo la notte nei villaggi.
	 Di buon mattino andremo alle vigne;
	vedremo se mette gemme la vite,
	se sbocciano i fiori,
	se fioriscono i melograni:
	l ti dar le mie carezze!
	 Le mandragore mandano profumo;
	alle nostre porte c' ogni specie di frutti squisiti,
	freschi e secchi;
	mio diletto, li ho serbati per te".



	 Oh se tu fossi un mio fratello,
	allattato al seno di mia madre!
	Trovandoti fuori ti potrei baciare
	e nessuno potrebbe disprezzarmi.
	 Ti condurrei, ti introdurrei nella casa di mia madre;
	m'insegneresti l'arte dell'amore.
	Ti farei bere vino aromatico,
	del succo del mio melograno.
	 La sua sinistra  sotto il mio capo
	e la sua destra mi abbraccia.

	 Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
	non destate, non scuotete dal sonno l'amata,
	finch non lo voglia.

	 Chi  colei che sale dal deserto,
	appoggiata al suo diletto?
	Sotto il melo ti ho svegliata;
	l, dove ti concep tua madre,
	l, dove la tua genitrice ti partor.

	 Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
	come sigillo sul tuo braccio;
	perch forte come la morte  l'amore,
	tenace come gli inferi  la passione:
	le sue vampe son vampe di fuoco,
	una fiamma del Signore!
	 Le grandi acque non possono spegnere l'amore
	n i fiumi travolgerlo.
	Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
	in cambio dell'amore, non ne avrebbe che dispregio.

	 Una sorella piccola abbiamo,
	e ancora non ha seni.
	Che faremo per la nostra sorella,
	nel giorno in cui se ne parler?
	 Se fosse un muro,
	le costruiremmo sopra un recinto d'argento;
	se fosse una porta,
	la rafforzeremmo con tavole di cedro.
	 Io sono un muro
	e i miei seni sono come torri!
	Cos sono ai suoi occhi
	come colei che ha trovato pace!
	 Una vigna aveva Salomone in Baal-Hamn;
	egli affid la vigna ai custodi;
	ciascuno gli doveva portare come suo frutto
	mille sicli d'argento.
	 La vigna mia, proprio mia, mi sta davanti:
	a te, Salomone, i mille sicli
	e duecento per i custodi del suo frutto!

	 Tu che abiti nei giardini
	- i compagni stanno in ascolto -
	fammi sentire la tua voce.
	 "Fuggi, mio diletto,
	simile a gazzella
	o ad un cerbiatto,
	sopra i monti degli aromi!".
