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La Bibbia di Gerusalemme.

Antico Testamento.

I libri storici.

Primo libro dei Maccabei.



	 Queste cose avvennero dopo che Alessandro il Macedone, figlio di Filippo, uscito dalla regione dei Kittim sconfisse Dario, re dei Persiani e dei Medi, e regn al suo posto, cominciando dalla Grecia.  Intraprese molte guerre, si impadron di fortezze e uccise i re della terra;  arriv sino ai confini della terra e raccolse le spoglie di molti popoli. La terra si ridusse al silenzio davanti a lui; il suo cuore si esalt e si gonfi di orgoglio.  Radun forze ingenti e conquist regioni, popoli e principi, che divennero suoi tributari.  Dopo questo cadde ammalato e comprese che stava per morire.  Allora chiam i suoi luogotenenti pi importanti, che erano cresciuti con lui fin dalla giovinezza e mentre era ancora vivo divise tra di loro il suo impero.  Regn dunque Alessandro dodici anni e mor.  I suoi subalterni assunsero il potere, ognuno nella sua regione;  dopo la sua morte tutti cinsero il diadema e dopo di loro i loro figli per molti anni e si moltiplicarono i mali sulla terra.
	 Usc da quelli una radice perversa, Antioco Epfane, figlio del re Antioco che era stato ostaggio a Roma, e assunse il regno nell'anno centotrentasette del dominio dei Greci.  In quei giorni sorsero da Israele figli empi che persuasero molti dicendo: "Andiamo e facciamo lega con le nazioni che ci stanno attorno, perch da quando ci siamo separati da loro, ci sono capitati molti mali".  Parve ottimo ai loro occhi questo ragionamento;  alcuni del popolo presero l'iniziativa e andarono dal re, che diede loro facolt di introdurre le istituzioni dei pagani.  Essi costruirono una palestra in Gerusalemme secondo le usanze dei pagani  e cancellarono i segni della circoncisione e si allontanarono dalla santa alleanza; si unirono alle nazioni pagane e si vendettero per fare il male.
	 Quando il regno fu consolidato in mano di Antioco, egli volle conquistare l'Egitto per dominare due regni:  entr nell'Egitto con un esercito imponente, con carri ed elefanti, con la cavalleria e una grande flotta  e venne a battaglia con Tolomeo re di Egitto. Tolomeo fu travolto davanti a lui e dovette fuggire e molti caddero colpiti a morte.  Espugnarono le fortezze dell'Egitto e Antioco saccheggi il paese di Egitto.
	 Ritorn quindi Antioco dopo aver sconfitto l'Egitto nell'anno centoquarantatr, si diresse contro Israele e mosse contro Gerusalemme con forze ingenti.  Entr con arroganza nel santuario e ne asport l'altare d'oro e il candelabro dei lumi con tutti i suoi arredi  e la tavola dell'offerta e i vasi per le libazioni, le coppe e gli incensieri d'oro, il velo, le corone e i fregi d'oro della facciata del tempio e lo sguarn tutto;  si impadron dell'argento e dell'oro e d'ogni oggetto pregiato e asport i tesori nascosti che riusc a trovare;  quindi, raccolta ogni cosa, fece ritorno nella sua regione. Fece anche molte stragi e parl con grande arroganza.

	 Allora vi fu lutto grande per gli Israeliti
	in ogni loro regione.
	 Gemettero i capi e gli anziani,
	le vergini e i giovani persero vigore
	e la bellezza delle donne svan.
	 Ogni sposo lev il suo lamento
	e la sposa nel talamo fu in lutto.
	 Trem la terra per i suoi abitanti
	e tutta la casa di Giacobbe si vest di vergogna.

	 Due anni dopo, il re mand alle citt di Giuda un sovrintendente ai tributi. Egli venne in Gerusalemme con ingenti forze  e rivolse loro con perfidia parole di pace ed essi gli prestarono fede. Ma all'improvviso piomb sulla citt, le inflisse colpi crudeli e mise a morte molta gente in Israele.  Mise a sacco la citt, la diede alle fiamme e distrusse le sue abitazioni e le mura intorno.  Trassero in schiavit le donne e i bambini e si impossessarono dei greggi.  Poi costruirono attorno alla citt di Davide un muro grande e massiccio, con torri solidissime, e questa divenne per loro una fortezza.  Vi stabilirono una razza empia, uomini scellerati, che si fortificarono dentro,  vi collocarono armi e vettovaglie e, radunato il bottino di Gerusalemme, lo depositarono col e divennero come una grande trappola;  questo fu un'insidia per il santuario e un avversario maligno per Israele in ogni momento

	 Versarono sangue innocente intorno al santuario
	e profanarono il luogo santo.
	 Fuggirono gli abitanti di Gerusalemme a causa loro
	e la citt divenne abitazione di stranieri;
	divenne straniera alla sua gente
	e i suoi figli l'abbandonarono.
	 Il suo santuario fu desolato come il deserto,
	le sue feste si mutarono in lutto,
	i suoi sabati in vergogna
	il suo onore in disprezzo.
	 Quanta era stata la sua gloria
	altrettanto fu il suo disonore
	e il suo splendore si cambi in lutto.

	 Poi il re prescrisse con decreto a tutto il suo regno, che tutti formassero un sol popolo  e ciascuno abbandonasse le proprie leggi. Tutti i popoli consentirono a fare secondo gli ordini del re.  Anche molti Israeliti accettarono di servirlo e sacrificarono agli idoli e profanarono il sabato.  Il re sped ancora decreti per mezzo di messaggeri a Gerusalemme e alle citt di Giuda, ordinando di seguire usanze straniere al loro paese,  di far cessare nel tempio gli olocausti, i sacrifici e le libazioni, di profanare i sabati e le feste  e di contaminare il santuario e i fedeli,  di innalzare altari, templi ed edicole e sacrificare carni suine e animali immondi,  di lasciare che i propri figli, non circoncisi, si contaminassero con ogni impurit e profanazione,  cos da dimenticare la legge e mutare ogni istituzione,  pena la morte a chiunque non avesse agito secondo gli ordini del re.  Secondo questi ordini scrisse a tutto il regno, stabil ispettori su tutto il popolo e intim alle citt di Giuda di sacrificare citt per citt.  Anche molti del popolo si unirono a loro, tutti i traditori della legge, e commisero il male nella regione  e ridussero Israele a nascondersi in ogni possibile rifugio.
	 Nell'anno centoquarantacinque, il quindici di Casleu il re innalz sull'altare un idolo. Anche nelle citt vicine di Giuda eressero altari  e bruciarono incenso sulle porte delle case e nelle piazze.  Stracciavano i libri della legge che riuscivano a trovare e li gettavano nel fuoco.  Se qualcuno veniva trovato in possesso di una copia del libro dell'alleanza o ardiva obbedire alla legge, la sentenza del re lo condannava a morte.  Con prepotenza trattavano gli Israeliti che venivano scoperti ogni mese nella citt  e specialmente al venticinque del mese, quando sacrificavano sull'ara che era sopra l'altare dei sacrifici.  Mettevano a morte, secondo gli ordini, le donne che avevano fatto circoncidere i loro figli,  con i bambini appesi al collo e con i familiari e quelli che li avevano circoncisi.  Tuttavia molti in Israele si fecero forza e animo a vicenda per non mangiare cibi immondi  e preferirono morire pur di non contaminarsi con quei cibi e non disonorare la santa alleanza; cos appunto morirono.  Sopra Israele fu cos scatenata un'ira veramente grande.



	 In quei giorni Mattatia figlio di Giovanni, figlio di Simone, sacerdote della stirpe di Ioarb, part da Gerusalemme e venne a stabilirsi a Modin.  Egli aveva cinque figli: Giovanni chiamato anche Gaddi,  Simeone chiamato Tassi,  Giuda chiamato Maccabeo,  Elezaro chiamato Auaran, Ginata chiamato Affus.  Viste le empiet che si commettevano in Giuda e Gerusalemme,  disse: "Ohim! perch mai sono nato per vedere lo strazio del mio popolo e lo strazio della citt santa e debbo sedere qui mentre essa  in bala dei nemici e il santuario in mano agli stranieri?

	 Il suo tempio  diventato come un uomo ignobile,
	 gli ornamenti della sua gloria sono stati portati
	via come preda,
	sono stati sgozzati i suoi bambini nelle piazze
	e i giovinetti dalla spada nemica.
	 Qual popolo non ha invaso il suo regno
	e non si  impadronito delle sue spoglie?
	 Ogni ornamento le  stato strappato,
	da padrona  diventata schiava.
	 Ecco, le nostre cose sante,
	la nostra bellezza, la nostra gloria
	sono state devastate,
	le hanno profanate i pagani.
	 Perch vivere ancora?".

	 Mattatia e i suoi figli si stracciarono le vesti, si vestirono di sacco e si misero in grande lutto.
	 Ora vennero nella citt di Modin i messaggeri del re, incaricati di costringere all'apostasia e a far sacrificare.  Molti Israeliti andarono da loro; invece Mattatia e i suoi figli si raccolsero in disparte.  I messaggeri del re si rivolsero a Mattatia e gli dissero: "Tu sei uomo autorevole e stimato e grande in questa citt e sei sostenuto da figli e fratelli;  su, fatti avanti per primo e adempi il comando del re, come hanno fatto tutti i popoli e gli uomini di Giuda e quelli rimasti in Gerusalemme; cos passerai tu e i tuoi figli nel numero degli amici del re e tu e i tuoi figli avrete in premio oro e argento e doni in quantit".  Ma Mattatia rispose a gran voce: "Anche se tutti i popoli nei domini del re lo ascolteranno e ognuno si staccher dal culto dei suoi padri e vorranno tutti aderire alle sue richieste,  io, i miei figli e i miei fratelli cammineremo nell'alleanza dei nostri padri;  ci guardi il Signore dall'abbandonare la legge e le tradizioni;  non ascolteremo gli ordini del re per deviare dalla nostra religione a destra o a sinistra".  Terminate queste parole, si avvicin un Giudeo alla vista di tutti per sacrificare sull'altare in Modin secondo il decreto del re.  Ci vedendo Mattatia arse di zelo; fremettero le sue viscere ed egli riboll di giusto sdegno. Fattosi avanti di corsa, lo uccise sull'altare;  uccise nel medesimo tempo il messaggero del re, che costringeva a sacrificare, e distrusse l'altare.  Egli agiva per zelo verso la legge come aveva fatto Pincas con Zambri figlio di Salom.  La voce di Mattatia tuon nella citt: "Chiunque ha zelo per la legge e vuol difendere l'alleanza mi segua!".  Fugg con i suoi figli tra i monti, abbandonando in citt quanto avevano.
	 Allora molti che ricercavano la giustizia e il diritto scesero per dimorare nel deserto  con i loro figli, le loro mogli e i greggi, perch si erano addensati i mali sopra di essi.  Fu riferito agli uomini del re e alle milizie che stavano in Gerusalemme, nella citt di Davide, che si erano raccolti laggi in luoghi nascosti del deserto uomini che avevano stracciato l'editto del re.  Molti corsero ad inseguirli, li raggiunsero, si accamparono di fronte a loro e si prepararono a dar battaglia in giorno di sabato.  Dicevano loro: "Basta ormai; uscite, obbedite ai comandi del re e avrete salva la vita".  Ma quelli risposero: "Non usciremo, n seguiremo gli ordini del re, profanando il giorno del sabato".  Quelli si precipitarono all'assalto contro di loro.  Ma essi non risposero, n lanciarono pietra, n ostruirono i nascondigli,  protestando: "Moriamo tutti nella nostra innocenza. Testimoniano per noi il cielo e la terra che ci fate morire ingiustamente".  Cos quelli mossero contro di loro a battaglia di sabato: essi morirono con le mogli e i figli e i loro greggi, in numero di circa mille persone.
	 Quando Mattatia e i suoi amici lo seppero, ne fecero gran pianto.  Poi dissero tra di loro: "Se faremo tutti come hanno fatto i nostri fratelli e non combatteremo contro i pagani per la nostra vita e per le nostre leggi, ci faranno sparire in breve dalla terra".  Presero in quel giorno questa decisione: "Noi combatteremo contro chiunque venga a darci battaglia in giorno di sabato e non moriremo tutti come sono morti i nostri fratelli nei nascondigli".
	 In quel tempo si un con loro un gruppo degli Asidei, i forti d'Israele, e quanti volevano mettersi a disposizione della legge;  inoltre quanti fuggivano davanti alle sventure si univano a loro e divenivano loro rinforzo.  Cos organizzarono un contingente di forze e percossero con ira i peccatori e gli uomini empi con furore; gli scampati fuggirono tra i pagani per salvarsi.  Mattatia poi e i suoi amici andarono in giro a demolire gli altari  e fecero circoncidere a forza tutti i bambini non circoncisi che trovarono nel territorio d'Israele;  non diedero tregua agli orgogliosi e l'impresa ebbe buona riuscita nelle loro mani;  difesero la legge dalla prepotenza dei popoli e dei re e non la diedero vinta ai peccatori.
	 Intanto si avvicinava per Mattatia l'ora della morte ed egli disse ai figli: "Ora domina la superbia e l'ingiustizia,  il tempo della distruzione e dell'ira rabbiosa.  Ora, figli, mostrate zelo per la legge e date la vostra vita per l'alleanza dei nostri padri.  Ricordate le gesta compiute dai nostri padri ai loro tempi e ne trarrete gloria insigne e nome eterno.  Abramo non fu trovato forse fedele nella tentazione e non gli fu ci accreditato a giustizia?  Giuseppe nell'ora dell'oppressione osserv il precetto e divenne signore dell'Egitto.  Pincas nostro padre per lo zelo dimostrato consegu l'alleanza del sacerdozio perenne.  Giosu, obbedendo alla divina parola, divenne giudice in Israele.  Caleb, testimoniando nell'adunanza, ebbe in sorte parte del nostro paese.  Davide per la sua piet ottenne il trono del regno per sempre.  Elia, poich aveva dimostrato zelo ardente per la legge, fu assunto in cielo.  Anania, Azaria e Misaele per la loro fede furono salvati dalla fiamma.  Daniele nella sua innocenza fu sottratto alle fauci dei leoni.  Cos, di seguito, considerate di generazione in generazione che quanti hanno fiducia in lui non soccombono.  Non abbiate paura delle parole dell'empio, perch la sua gloria andr a finire ai rifiuti e ai vermi;  oggi  esaltato, domani non si trova pi, perch ritorna alla sua polvere e i suoi calcoli falliscono.  Figli, siate valorosi e forti nella legge, perch in questa sarete glorificati.  Ecco qui vostro fratello Simone, che io so uomo saggio: ascoltatelo sempre, egli sar vostro padre.  Giuda Maccabeo, forte guerriero dalla sua giovent, sar capo del vostro esercito e condurr la battaglia contro i pagani.  Voi, dunque, radunate intorno a voi quanti praticano la legge e vendicate il vostro popolo;  rendete il meritato castigo ai pagani e applicatevi all'ordinamento della legge".  Poi li benedisse e si riun ai suoi padri.  Mor nell'anno centoquarantasei e fu sepolto nella tomba dei suoi padri in Modin; tutto Israele fece grande pianto su di lui.



	 Al suo posto sorse il figlio di lui Giuda, chiamato Maccabeo;  lo aiutavano tutti i fratelli e quanti si erano legati al padre e conducevano la battaglia d'Israele con entusiasmo.

	 Egli accrebbe la gloria del suo popolo,
	rivest la corazza come gigante,
	cinse l'armatura di guerra
	e impegn battaglia
	difendendo il campo con la spada.
	 Nelle sue gesta fu simile a leone,
	come leoncello ruggente sulla preda.
	 Insegu gli empi braccandoli;
	i perturbatori del popolo distrusse con il fuoco.
	 Gli empi sbigottirono per paura di lui
	e tutti i malfattori furono confusi
	e si avvi la salvezza per mano di lui.
	 Inflisse amarezze a molti re,
	rallegr con le sue gesta Giacobbe;
	sempre la sua memoria sar benedetta.
	 Egli pass per le citt di Giuda
	e vi disperse gli empi
	e distolse l'ira da Israele.
	 Divenne celebre fino all'estremit della terra
	perch radun coloro che erano sperduti.

	 Apollonio radun dei pagani e un forte esercito dalla Samaria per combattere Israele.  Giuda lo seppe e avanz contro di lui, lo sconfisse e lo uccise; molti caddero colpiti a morte e i superstiti fuggirono.  Cos si impadronirono delle loro spoglie e Giuda si riserv la spada di Apollonio e l'adoper in guerra per tutto il tempo della sua vita.  Quando Seron, comandante delle forze di Siria, seppe che Giuda aveva radunato un contingente e c'era con lui uno stuolo di fedeli e uomini preparati alla guerra,  disse: "Mi far un nome e mi coprir di gloria nel regno combattendo Giuda e i suoi uomini che hanno disprezzato gli ordini del re".  Fece i preparativi e si un a lui un forte gruppo di empi per aiutarlo a vendicarsi degli Israeliti.  Si spinse fino alla salita di Bet-Corn e Giuda gli and incontro con piccola schiera.  Ma come videro lo schieramento avanzare contro di loro, dissero a Giuda: "Come faremo noi cos pochi ad attaccar battaglia contro una moltitudine cos forte? Oltre tutto, siamo rimasti oggi senza mangiare".  Giuda rispose: "Non  impossibile che molti cadano in mano a pochi e non c' differenza per il Cielo tra il salvare per mezzo di molti e il salvare per mezzo di pochi;  perch la vittoria in guerra non dipende dalla moltitudine delle forze, ma  dal Cielo che viene l'aiuto.  Costoro vengono contro di noi pieni d'insolenza e di empiet per eliminare noi, le nostre mogli e i nostri figli e saccheggiarci;  noi combattiamo per la nostra vita e le nostre leggi.  Sar lui a stritolarli davanti a noi. Voi dunque non temeteli".  Quando ebbe finito di parlare, piomb su di loro all'improvviso e Seron con il suo schieramento fu sgominato davanti a lui;  lo inseguirono nella discesa di Bet-Corn fino alla pianura. Di essi caddero circa ottocento uomini, gli altri fuggirono nella regione dei Filistei.  Cos cominci a diffondersi il timore di Giuda e dei suoi fratelli e le genti intorno furon prese da terrore.  La fama di lui giunse fino al re e delle sue imprese militari parlavano le genti.
	 Quando il re Antioco seppe queste cose, si adir furiosamente e diede ordine di radunare tutte le forze militari del suo regno: un esercito grande e potente.  Apr l'erario e diede alle truppe il soldo per un anno, ordinando loro di star pronti per ogni evenienza.  Ma si accorse che non bastavano le riserve del suo tesoro e che le entrate del paese erano poche a causa delle rivolte e delle rovine che aveva provocato nella regione per estirpare le tradizioni che erano in vigore dai tempi antichi;  temette di non poter disporre, come altre volte in passato, delle risorse per le spese e i doni, che faceva con mano prodiga, superando i re precedenti.  Allora si sent grandemente angustiato e prese la decisione di invadere la Persia, per riscuotere i tributi di quelle province e ammassare molto denaro.  Lasci Lisia, uomo illustre e di stirpe regia, alla direzione degli affari del re dall'Eufrate fino ai confini dell'Egitto  e con l'incarico di curare l'educazione del figlio Antioco fino al suo ritorno.  A lui affid met dell'esercito e gli elefanti e gli diede istruzioni per tutte le cose che voleva fossero eseguite; riguardo agli abitanti della Giudea e di Gerusalemme,  gli ordin di mandare contro di loro milizie per distruggere ed eliminare le forze d'Israele e quanto restava in Gerusalemme e cancellare il loro ricordo dalla regione;  di trasferire degli stranieri su tutti i loro monti e di distribuire le loro terre.  Il re poi prese l'altra met dell'esercito e part da Antiochia, la capitale del suo regno, nell'anno centoquarantasette; pass l'Eufrate e percorse le regioni settentrionali.
	 Allora Lisia scelse Tolomeo, figlio di Dormene, Nicnore e Gorgia, uomini potenti tra gli amici del re  e sped ai loro ordini quarantamila uomini e settemila cavalli nel paese di Giuda per devastarlo secondo il comando del re.  Questi partirono con tutte le truppe e andarono ad accamparsi vicino ad Emmaus nella pianura.  I mercanti della regione ne ebbero notizia e si rifornirono molto di oro e di argento e di catene e vennero presso l'accampamento per acquistare come schiavi gli Israeliti. A quelle truppe si aggiunsero forze della Siria e di paesi stranieri.  Giuda e i suoi fratelli videro che i mali si erano aggravati e che l'esercito era accampato nel loro territorio e vennero a conoscenza che il re aveva ordinato di attuare la distruzione totale del loro popolo.  Allora si dissero l'un l'altro: "Facciamo risorgere il popolo dalla sua rovina e combattiamo per il nostro popolo e per i nostri luoghi santi".  Si radun l'assemblea per prepararsi alla battaglia e per pregare e chiedere piet e misericordia.

	 Gerusalemme era disabitata come un deserto,
	nessuno dei suoi figli vi entrava o ne usciva,
	il santuario era calpestato,
	gli stranieri erano nella fortezza dell'Acra,
	soggiorno dei pagani.
	La gioia era sparita da Giacobbe,
	erano scomparsi il flauto e la cetra.

	 Si radunarono dunque e vennero in Masfa di fronte a Gerusalemme, perch nei tempi antichi Masfa era stato luogo di preghiera in Israele.  In quel giorno digiunarono e si vestirono di sacco, si sparsero la cenere sul capo e si stracciarono le vesti.  Aprirono il libro della legge per scoprirvi quanto i pagani cercavano di sapere dagli idoli dei loro di.  Portarono le vesti sacerdotali, le primizie e le decime e fecero venire avanti i Nazirei, che avevano compiuto i giorni del loro voto,  e alzarono la voce al cielo gridando: "Che faremo di costoro e dove li condurremo,  mentre il tuo santuario  conculcato e profanato e i tuoi sacerdoti sono in lutto e desolazione?  Ecco i pagani si sono alleati contro di noi per distruggerci; tu sai quello che vanno macchinando contro di noi.  Come potremo resistere di fronte a loro, se tu non ci aiuterai?".  Diedero fiato alle trombe e gridarono a gran voce.  Dopo questo, Giuda stabil i condottieri del popolo, i comandanti di mille, di cento, di cinquanta e di dieci uomini.  Disse a coloro che costruivano case o che stavano per prendere moglie, a quelli che piantavano la vigna o che erano paurosi, di tornare a casa loro, secondo la legge.  Poi lev il campo e si disposero a mezzogiorno di Emmaus.  Giuda ordin: "Cingetevi e siate forti e state preparati per l'alba di domani a dar battaglia a questi stranieri che si sono alleati per distruggere noi e il nostro santuario.  Del resto  meglio per noi morire in battaglia che vedere poi la rovina della nostra gente e del santuario.  Il Cielo far succedere gli avvenimenti secondo quanto  stabilito lass".



	 Gorgia prese allora cinquemila uomini e mille cavalli scelti e si lev il campo di notte  per sorprendere il campo dei Giudei e annientarli all'improvviso; gli uomini dell'Acra gli facevano da guida.  Ma Giuda lo venne a sapere e mosse anche lui con i suoi valorosi per assalire le forze del re che sostavano in Emmaus,  mentre i soldati erano ancora dispersi fuori del campo.  Gorgia giunse al campo di Giuda di notte e non vi trov nessuno; li andava cercando sui monti dicendo: "Costoro ci sfuggono".  Fattosi giorno, Giuda apparve nella pianura con tremila uomini; non avevano per n corazze n spade come avrebbero voluto.  Videro l'accampamento dei pagani difeso e fortificato e la cavalleria disposta intorno e tutti esperti nella guerra.  Ma Giuda disse ai suoi uomini: "Non temete il loro numero, n abbiate paura dei loro assalti;  ricordate come i nostri padri furono salvati nel Mare Rosso, quando il faraone li inseguiva con l'esercito.  Alziamo la nostra voce al Cielo, perch ci usi benevolenza e si ricordi dell'alleanza con i nostri padri e voglia sconfiggere questo schieramento davanti a noi oggi;  si accorgeranno tutti i popoli che c' uno che riscatta e salva Israele".  Gli stranieri alzarono gli occhi e videro che quelli venivano loro incontro;  cos uscirono dagli accampamenti per dar battaglia. Gli uomini di Giuda diedero fiato alle trombe  e attaccarono. I pagani furono sconfitti e fuggirono verso la pianura,  ma quelli che erano pi indietro caddero tutti uccisi di spada. Li inseguirono fino a Ghezer e fino alle pianure dell'Idumea e di Asdod e di Iamnia; ne furono uccisi circa tremila.  Quando Giuda e i suoi armati tornarono dal loro inseguimento,  egli disse alla sua gente: "Non siate avidi delle spoglie, perch ci attende ancora la battaglia. Gorgia e il suo esercito  sul monte vicino a noi;  ora voi state pronti ad opporvi ai nemici e a combatterli; in seguito farete tranquillamente bottino".  Aveva appena finito di parlare, quando apparve un reparto che spiava dal monte.  Avevano visto infatti che i loro erano stati sconfitti e gli altri incendiavano il campo: il fumo che si scorgeva segnalava l'accaduto.  Ed essi a quello spettacolo si sgomentarono grandemente; vedendo inoltre gi nella pianura lo schieramento di Giuda pronto all'attacco,  fuggirono tutti nel territorio dei Filistei.  Allora Giuda ritorn a depredare il campo e raccolsero oro e argento in quantit e stoffe tinte di porpora viola e porpora marina e grandi ricchezze.  Di ritorno cantavano e innalzavano benedizioni al cielo "'perch egli  buono e la sua grazia dura sempre'".  Fu quello un giorno di grande liberazione in Israele.
	 Quanti degli stranieri erano scampati, presentandosi a Lisia, gli narrarono tutto quello che era accaduto.  Egli sentendo ci, fu preso da turbamento e scoraggiamento, perch le cose in Israele non erano andate come egli voleva e l'esito non era stato secondo gli ordini del re.
	 Perci l'anno dopo mise insieme sessantamila uomini scelti e cinquemila cavalli per combattere contro di loro.  Vennero nell'Idumea e si accamparono in Bet-Zur. Giuda mosse contro di essi con diecimila uomini.  Quando vide l'imponente accampamento, innalz questa preghiera: "Benedetto sei tu, o salvatore d'Israele, tu che hai fiaccato l'impeto del potente per mezzo del tuo servo Davide e hai fatto cadere l'esercito degli stranieri nelle mani di Ginata, figlio di Saul e del suo scudiero;  fa'cadere ancora nello stesso modo questo esercito nelle mani di Israele tuo popolo e fa'ricadere l'obbrobrio sul loro esercito e sulla loro cavalleria;  infondi in loro timore e spezza l'audacia della loro forza, siano travolti nella loro rovina.  Abbattili con la spada dei tuoi devoti; ti lodino con canti tutti coloro che riconoscono il tuo nome".  Poi sferrarono l'attacco da una parte e dall'altra e caddero davanti ai Giudei circa cinquemila uomini del campo di Lisia.  Vedendo Lisia lo scompiglio delle sue file, mentre alle schiere di Giuda cresceva il coraggio ed erano pronti a vivere o a morire gloriosamente, se ne torn in Antiochia dove assold mercenari in maggior numero per venire di nuovo in Giudea.
	 Giuda intanto e i suoi fratelli dissero: "Ecco sono stati sconfitti i nostri nemici: andiamo a purificare il santuario e a riconsacrarlo".  Cos si radun tutto l'esercito e salirono al monte Sion.  Trovarono il santuario desolato, l'altare profanato, le porte arse e cresciute le erbe nei cortili come in un luogo selvatico o montuoso, e gli appartamenti sacri in rovina.  Allora si stracciarono le vesti, fecero grande pianto, si cosparsero di cenere,  si prostrarono con la faccia a terra, fecero dare i segnali con le trombe e alzarono grida al Cielo.  Giuda ordin ai suoi uomini di tenere impegnati quelli dell'Acra, finch non avesse purificato il santuario.  Poi scelse sacerdoti incensurati, osservanti della legge,  i quali purificarono il santuario e portarono le pietre profanate in luogo immondo.  Tennero consiglio per decidere che cosa fare circa l'altare degli olocausti, che era stato profanato.  Vennero nella felice determinazione di demolirlo, perch non fosse loro di vergogna, essendo stato profanato dai pagani. Demolirono dunque l'altare  e riposero le pietre sul monte del tempio in luogo conveniente finch fosse comparso un profeta a decidere di esse.  Poi presero pietre grezze secondo la legge ed edificarono un altare nuovo come quello di prima;  restaurarono il santuario e consacrarono l'interno del tempio e i cortili;  rifecero gli arredi sacri e collocarono il candelabro e l'altare degli incensi e la tavola nel tempio.  Poi bruciarono incenso sull'altare e accesero sul candelabro le lampade che splendettero nel tempio.  Posero ancora i pani sulla tavola e stesero le cortine. Cos portarono a termine le opere intraprese.  Si radunarono il mattino del venticinque del nono mese, cio il mese di Casleu, nell'anno centoquarantotto,  e offrirono il sacrificio secondo la legge sull'altare degli olocausti che avevano rinnovato.  Nella stessa stagione e nello stesso giorno in cui l'avevano profanato i pagani, fu riconsacrato fra canti e suoni di cetre e arpe e cembali.  Tutto il popolo si prostr con la faccia a terra e adorarono e benedissero il Cielo che era stato loro propizio.  Celebrarono la dedicazione dell'altare per otto giorni e offrirono olocausti con gioia e sacrificarono vittime di ringraziamento e di lode.  Poi ornarono la facciata del tempio con corone d'oro e piccoli scudi. Rifecero i portoni e le camere e vi misero le porte.  Vi fu gioia molto grande in mezzo al popolo, perch era stata cancellata la vergogna dei pagani.  Poi Giuda e i suoi fratelli e tutta l'assemblea d'Israele stabilirono che si celebrassero i giorni della dedicazione dell'altare nella loro ricorrenza, ogni anno, per otto giorni, cominciando dal venticinque del mese di Casleu, con gioia e letizia.  Edificarono in quel tempo intorno al monte Sion mura alte e torri solide, perch i pagani non tornassero a calpestarlo come avevano fatto la prima volta.  Vi stabil un contingente per presidiarlo e fortific il presidio di Bet-Zur perch il popolo avesse una difesa contro l'Idumea.



	 I popoli vicini, quando sentirono che era stato ricostruito l'altare e rinnovato il santuario come prima, fremettero di rabbia  e decisero di eliminare quelli della stirpe di Giacobbe che si trovavano in mezzo a loro e cominciarono a uccidere e sopprimere gente in mezzo al popolo.  Allora Giuda mosse guerra ai figli di Esa nell'Idumea e nella Acrabattene, perch assediavano Israele; inflisse loro un grave colpo e li umili e si impadron delle loro spoglie.  Si ricord poi della perfidia dei figli di Bean, che erano stati di laccio e inciampo per il popolo tendendo insidie nelle vie.  Pressati da lui si rinchiusero nelle torri ed egli si accamp contro di loro, li vot allo sterminio e diede fuoco alle torri di quella citt con quanti vi stavano.  Poi pass contro gli Ammoniti e vi trov un forte contingente e un popolo numeroso al comando di Timteo.  Organizz contro di loro molte azioni di guerra e furono sconfitti e annientati.  Conquist anche Iazer e i suoi sobborghi e ritorn in Giudea.
	 Si allearono allora i pagani di Glaad contro gli Israeliti che erano nel loro territorio per eliminarli, ma questi fuggirono a Dtema, nella fortezza,  e scrissero questa lettera a Giuda e ai suoi fratelli: "Sono riuniti contro di noi i popoli vicini per eliminarci  e si preparano a venire a espugnare la fortezza ove siamo rifugiati; Timteo  a capo del loro esercito.  Su, vieni a liberarci dalle mani di costoro, perch si  precipitata su di noi una moltitudine:  tutti i nostri fratelli che erano nel territorio di Tobia sono stati messi a morte, sono state condotte in schiavit le loro mogli con i figli e gli averi e sono periti circa un migliaio di uomini".
	 Stavano ancora leggendo la lettera ed ecco presentarsi altri messaggeri dalla Galilea con le vesti stracciate portando notizie simili.  Dicevano che si erano uniti contro di loro gli abitanti di Tolemide, Tiro e Sidne e tutta la parte pagana della Galilea per distruggerli.  Quando Giuda e il popolo ebbero udito queste cose, si raccolse una grande assemblea per decidere che cosa fare per i loro fratelli posti nella tribolazione e attaccati dai pagani.  Giuda disse a Simone suo fratello: "Scegliti degli uomini e corri a liberare i tuoi fratelli della Galilea; io e mio fratello Ginata andremo nella regione di Glaad".  Lasci Giuseppe figlio di Zaccaria e Azaria capo del popolo, con il resto delle forze a presidiare la Giudea,  dando loro questa consegna: "Governate questo popolo, ma non attaccate battaglia contro i pagani fino al nostro ritorno".  Furono assegnati a Simone tremila uomini per la spedizione in Galilea, a Giuda ottomila uomini per la regione di Glaad.
	 Simone si rec in Galilea e sferr molti attacchi contro i pagani e questi rimasero sconfitti davanti a lui;  egli li insegu fino alle porte di Tolemide. Caddero dei pagani circa tremila uomini e Simone port via le loro spoglie.  Prese poi gli Israeliti che erano in Galilea e in Arbatta con le donne e i figli e tutti i loro averi e li condusse in Giudea con grande gioia.  Da parte loro Giuda Maccabeo e il fratello Ginata passarono il Giordano e camminarono per tre giorni nel deserto.  S'imbatterono nei Nabatei, che vennero loro incontro pacificamente e narrarono tutte le vicende dei loro fratelli nella regione di Glaad,  e che molti di loro erano assediati in Bozra e Bozor, in lema, in Casfo, in Maked e Karn...in; e che tutte queste citt erano fortificate e grandi.  Ve n'erano pure rinchiusi nelle altre citt di Glaad e - dicevano - per il giorno dopo era stabilito di dar l'assalto alle fortezze, espugnarle e di eliminare tutti costoro in un sol giorno.  Allora Giuda con il suo esercito torn indietro subito per la via del deserto verso Bozra; prese la citt e pass ogni maschio a fil di spada, s'impadron di tutte le loro spoglie e incendi la citt.  Nella notte part di l e marciarono fino alla fortezza.  Verso il mattino alzarono gli occhi ed ecco gran folla che non si poteva contare issava scale e macchine per espugnare la fortezza e gi attaccava gli assediati.  Giuda, vedendo che la battaglia era gi incominciata e che le grida della citt arrivavano al cielo per il suono delle trombe e le urla altissime,  disse ai suoi soldati: "Combattete oggi per i vostri fratelli".  Irruppero in tre schiere alle loro spalle, diedero fiato alle trombe e innalzarono grida e invocazioni.  Nell'esercito di Timteo si sparse la notizia che c'era il Maccabeo e fuggirono davanti a lui; egli inflisse loro una grave sconfitta e ne rimasero uccisi in quel giorno circa ottomila.  Poi pieg su Alim, l'assal e la prese; ne uccise tutti i maschi, la saccheggi e le appicc il fuoco.  Tolse il campo di l e conquist Casfo, Maked e Bozor e le altre citt di Glaad.  Dopo questi fatti Timteo raccolse un altro esercito e si accamp di fronte a Rafon al di l del torrente.  Giuda mand a esplorare il campo e gli riferirono: "Sono radunati con lui tutti gli stranieri che ci circondano: sono un esercito imponente.  Anche gli Arabi sono assoldati come suoi ausiliari; sono accampati al di l del torrente e sono pronti a venire a battaglia con te". Giuda and incontro a loro.  Timteo disse ai comandanti del suo esercito, mentre Giuda e il suo esercito si avvicinavano al torrente: "Se passer per primo contro di noi, non potremo resistergli, perch sar molto potente contro di noi.  Se invece si mostrer titubante e porr il campo al di l del fiume, andremo noi contro di lui e avremo la meglio".  Quando Giuda si avvicin al corso d'acqua, dispose gli scribi del popolo lungo il torrente con questi ordini: "Non permettete che alcuno si fermi, ma vengano tutti a combattere".  Pass per primo contro i nemici e tutto il popolo dietro di lui. I pagani furono travolti davanti a lui, gettarono le armi e fuggirono nel tempio di Karnin.  Conquistarono la citt e appiccarono il fuoco al tempio con quanti c'erano dentro. Cos Karnin fu vinta e non pot resistere oltre di fronte a Giuda.  Giuda radun tutti gli Israeliti che erano nella regione di Glaad dal pi piccolo al pi grande con le donne e i figli e gli averi, carovana sterminata, per andare nella Giudea.  Arrivarono a Efron, citt posta sul percorso, grande e particolarmente forte, che non era possibile evitare da nessuna parte e bisognava passarvi in mezzo.  Gli abitanti della citt avevano chiuso loro il passaggio barricando le porte con pietre.  Giuda mand a far loro proposte pacifiche dicendo: "Attraverseremo il tuo paese solo per tornare al nostro, nessuno vi far alcun male, solo passeremo a piedi". Ma non vollero aprirgli.  Giuda fece annunciare a tutta la truppa che ciascuno si accampasse dov'era.  I militari si fermarono e diedero l'assalto alla citt tutto quel giorno e tutta la notte e la citt dovette arrendersi.  Giuda pass tutti i maschi a fil di spada, la distrusse totalmente, ne prese le spoglie e attravers la citt sopra i cadaveri.  Poi attravers il Giordano verso la grande pianura di fronte a Beisan.  Giuda sollecitava quelli che rimanevano indietro e confortava il popolo durante tutto il viaggio, finch giunsero nella Giudea.  Salirono il monte Sion in letizia e gioia e offrirono olocausti, perch senza aver perduto neppure uno di loro erano tornati felicemente.
	 Nel tempo in cui Giuda e Ginata erano rimasti in Glaad e Simone loro fratello in Galilea di fronte a Tolemide,  Giuseppe figlio di Zaccaria e Azaria, comandanti dell'esercito, vennero a sapere delle imprese gloriose e delle battaglie che avevano compiute  e dissero: "Facciamoci onore anche noi e usciamo a combattere contro i pagani che ci circondano".  Diedero ordine ai soldati che erano con loro e si diressero a Iamnia.  Ma Gorgia usc dalla citt con i suoi uomini incontro a loro per attaccarli.  Giuseppe e Azaria furono vinti e inseguiti fin nel territorio della Giudea e in quel giorno caddero circa duemila uomini del popolo di Israele.  Tocc questa grave sconfitta al popolo, perch non avevano ascoltato Giuda e i suoi fratelli, pensando di compiere gesta eroiche:  ma essi non erano della stirpe di quei valorosi, per le cui mani era stata compiuta la salvezza in Israele.
	 Il prode Giuda e i suoi fratelli crebbero in grande fama presso tutto Israele e presso tutti i popoli ai quali giungeva notizia del loro nome;  si adunavano attorno a loro acclamandoli.
	 Giuda con i suoi fratelli usc ancora per combattere contro i figli di Esa nella regione meridionale e colp Ebron e le sue dipendenze, distrusse le sue fortezze e diede fuoco tutt'intorno alle sue torri.  Poi lev il campo per andare nel paese dei Filistei e attravers Maresa.  In quel giorno caddero in battaglia sacerdoti, i quali, smaniosi di eroismi, erano usciti a combattere inconsideratamente.  Giuda pieg su Asdod, terra dei Filistei: distrusse i loro altari, bruci le statue dei loro di, mise a sacco la loro citt e fece ritorno in Giudea.



	 Il re Antioco intanto percorreva le regioni settentrionali e seppe che c'era in Persia la citt di Elimide, famosa per ricchezza e argento e oro;  che vi era un tempio ricchissimo, dove si trovavano armature d'oro, corazze e armi, lasciate l da Alessandro figlio di Filippo, il re macedone, che aveva regnato per primo sui Greci.  Allora vi si rec e cercava di impadronirsi della citt e di depredarla, ma non vi riusc, perch il suo piano fu risaputo dagli abitanti della citt,  che si opposero a lui con le armi; egli fu messo in fuga e dovette partire di l con grande tristezza e tornare in Babilonia.  Poi venne un messaggero in Persia ad annunciargli che erano state sconfitte le truppe inviate contro Giuda,  che Lisia si era mosso con un esercito tra i pi agguerriti ma era rimasto sconfitto davanti a loro e che quelli si erano rinforzati con armi e truppe e bottino ingente, riportato dagli accampamenti che avevano distrutti;  che inoltre avevano demolito l'idolo da lui innalzato sull'altare in Gerusalemme, che avevano circondato con mura alte come prima il santuario e anche Bet-Zur, che era una sua citt.  Il re, sentendo queste novit, rimase sbigottito e scosso terribilmente; si mise a letto e cadde ammalato per la tristezza, perch non era avvenuto secondo i suoi desideri.  Rimase cos molti giorni, perch si rinnovava in lui una forte depressione e credeva di morire.  Allora chiam tutti i suoi amici e disse loro: "Se ne va il sonno dai miei occhi e ho l'animo oppresso dai dispiaceri;  ho pensato: in quale tribolazione sono giunto, in quale terribile agitazione sono caduto io che ero s fortunato e benvoluto sul mio trono!  Ora mi ricordo dei mali che ho fatto in Gerusalemme, portando via tutti gli arredi d'oro e d'argento che vi erano e mandando a sopprimere gli abitanti di Giuda senza ragione.  Riconosco che a causa di tali cose mi colpiscono questi mali: ed ecco muoio nella pi nera tristezza in paese straniero".
	 Poi chiam Filippo, uno dei suoi amici, lo costitu reggente su tutto il suo regno  e gli diede il diadema e la veste regia e l'anello con l'incarico di guidare Antioco suo figlio e di educarlo al regno.  Il re Antioco mor in quel luogo nel centoquarantanove.  Lisia fu informato che il re era morto e dispose che regnasse Antioco figlio di lui, che egli aveva educato fin da piccolo, e lo chiam Euptore.
	 Ora coloro che risiedevano nell'Acra impedivano il passaggio degli Israeliti intorno al tempio e cercavano di molestarli continuamente e di sostenere gli stranieri.  Giuda si propose di eliminarli e radun in assemblea tutto il popolo per stringerli d'assedio.  Si organizzarono dunque e posero l'assedio attorno all'Acra nell'anno centocinquanta e Giuda fece costruire terrapieni e macchine.  Ma alcuni di loro sfuggirono all'assedio e si unirono ad essi alcuni rinnegati d'Israele  e andarono dal re e gli dissero: "Fino a quando non farai giustizia e vendetta dei nostri fratelli?  Noi siamo stati lieti di servire tuo padre e di comportarci secondo i suoi comandi e di obbedire ai suoi editti.  A causa di questo i figli del nostro popolo hanno posto assedio alla fortezza e si sono estraniati da noi; inoltre uccidono quanti di noi capitano nelle loro mani e si dividono i nostri averi.  E non soltanto contro di noi allungano le mani, ma anche su tutto il tuo territorio.  Ed ecco, ora hanno posto il campo contro l'Acra in Gerusalemme per espugnarla e hanno fortificato il santuario e Bet-Zur.  Se tu non sarai sollecito nel prevenirli, faranno peggio e non li potrai pi arrestare".
	 Il re si adir, quando ebbe sentito ci, e radun tutti i suoi amici, comandanti dell'esercito e della cavalleria.  Anche dagli altri regni e dalle isole del mare gli giunsero truppe mercenarie.  Gli effettivi del suo esercito assommavano a centomila fanti, ventimila cavalli e trentadue elefanti addestrati alla guerra.  Passarono per l'Idumea e posero il campo contro Bet-Zur; attaccarono per molti giorni e allestirono macchine; ma quelli uscivano, le incendiavano e contrattaccavano con valore.  Giuda allora lev il campo dall'Acra e lo trasfer a Bet-Zaccaria di fronte al campo del re.  Ma il re si mosse alle prime luci del mattino e trasfer lo schieramento con impeto lungo la strada di Bet-Zaccaria; le truppe si disposero a battaglia e suonarono le trombe.  Posero innanzi agli elefanti succo d'uva e di more per stimolarli al combattimento.  Distribuirono le bestie tra le falangi e affiancarono a ciascun elefante mille uomini protetti da corazze a maglia e da elmi di bronzo in testa e cinquecento cavalieri scelti disposti in ordine intorno a ciascuna bestia:  questi in ogni caso si tenevano ai lati della bestia e, quando si muoveva, si spostavano insieme senza allontanarsi da essa.  Sopra ogni elefante vi erano solide torrette di legno, protette dagli attacchi, legate con cinghie, e su ogni torretta stavano quattro soldati, che di l bersagliavano, e un conducente indiano.  Il resto della cavalleria si dispose di qua e di l sui due fianchi dello schieramento, per terrorizzare i nemici e proteggere le falangi.  Quando il sole brillava sugli scudi d'oro e di bronzo, ne risplendevano per quei riflessi i monti e brillavano come fiaccole ardenti.  Un distaccamento delle truppe del re si dispose sulle cime dei monti, un altro nella pianura e avanzavano sicuri e ordinati.  Tremavano quanti sentivano il frastuono di quella moltitudine e la marcia di tanta gente e il cozzo delle armi: era veramente un esercito immenso e forte.  Giuda con le sue truppe si avvicin per attaccare lo schieramento e caddero nel campo del re seicento uomini.  Elezaro, chiamato Auaran, vide uno degli elefanti, protetto di corazze regie, sopravanzare tutte le altre bestie e pens che sopra ci fosse il re;  volle allora sacrificarsi per la salvezza del suo popolo e procurarsi nome eterno.  Corse dunque l con coraggio attraverso la falange e colpiva a morte a destra e a sinistra, mentre i nemici si dividevano davanti a lui, ritirandosi sui due lati.  Egli s'introdusse sotto l'elefante, lo infil con la spada e lo uccise; quello cadde sopra di lui ed Elezaro mor.
	 Ma vedendo la potenza delle forze del re e l'impeto delle milizie, i Giudei si ritirarono.
	 Allora i reparti dell'esercito del re salirono per attaccarli a Gerusalemme e il re si accamp contro la Giudea e il monte Sion.  Fece pace con quelli che erano in Bet-Zur, i quali uscirono dalla citt, non avendo pi vettovaglie per sostenere l'assedio: la terra infatti era nel riposo dell'anno sabbatico.  Il re s'impadron di Bet-Zur e vi pose un presidio a guardia.  Intanto si accamp contro il santuario per molto tempo e allest terrapieni e macchine, lanciafiamme e baliste, scorpioni per lanciar frecce e fionde.  Anche i difensori opposero macchine alle loro macchine e i combattimenti durarono molti giorni.  Ma non c'erano pi viveri nei depositi poich era in corso l'anno sabbatico e coloro che erano arrivati in Giudea per sfuggire ai pagani avevano consumato il resto delle provviste.  Furono allora lasciati pochi uomini nel santuario, perch li aveva sorpresi la fame, e gli altri si dispersero ciascuno al suo paese.
	 Lisia poi venne a sapere che Filippo, designato dal re Antioco, ancora in vita, per educare Antioco suo figlio e prepararlo al regno,  era tornato dalla Persia e dalla Media; c'era con lui l'esercito partito con il re ed egli cercava di prendere in mano il governo.  Allora mostr fretta e accenn di voler partire e disse al re e ai comandanti dell'esercito e ai soldati: "Noi ci esauriamo di giorno in giorno: il cibo  scarso e il luogo che assediamo  ben munito, mentre gli affari del regno ci premono.  Ora dunque offriamo la destra a questi uomini e facciamo pace con loro e con tutto il loro popolo  e permettiamo loro di seguire le loro tradizioni come prima; proprio per queste tradizioni che noi abbiamo cercato di distruggere, essi si sono irritati e hanno provocato tutto questo".  La proposta piacque al re e a tutti i capi e mand a negoziare la pace con loro ed essi accettarono.  Il re e i capi giurarono davanti a loro ed essi a tali patti uscirono dalla fortezza.  Ma quando il re fece l'ingresso sul monte Sion e vide le fortificazioni del luogo, viol il giuramento che aveva fatto e impose la distruzione delle mura all'intorno.  Poi part in fretta e fece ritorno ad Antiochia; vi trov Filippo padrone della citt, gli fece guerra e s'impadron della citt con la forza.



	 Nell'anno centocinquantuno Demetrio, figlio di Seluco, evase da Roma e sbarc con pochi uomini in una citt della costa e l si proclam re.  Quando rientr nella reggia dei suoi padri, l'esercito cattur Antioco e Lisia per consegnarglieli.  Informato della cosa, disse: "Non mostratemi la loro faccia".  Perci i soldati li uccisero e Demetrio sedette sul trono del suo regno.
	 Allora andarono da lui tutti gli uomini perfidi ed empi d'Israele, guidati da Alcimo che aspirava al sommo sacerdozio.  Essi accusarono il popolo davanti al re dicendo: "Giuda con i suoi fratelli ha sterminato tutti i tuoi amici e ci ha strappato dal nostro paese.  Ora manda un uomo fidato, che venga e prenda visione della rovina generale da quello procurata a noi e ai domini del re e provveda a punire quella famiglia e tutti i suoi sostenitori".  Il re design Bcchide, uno degli amici del re, preposto alla regione dell'Oltrefiume, potente nel regno e fedele al re,  e lo invi con l'empio Alcimo; attribu a questi il sommo sacerdozio e gli diede ordine di far vendetta contro gli Israeliti.  Cos partirono e giunsero in Giudea con forze numerose. Bcchide mand messaggeri a Giuda e ai suoi fratelli per portare con inganno parole di pace.  Ma essi non credettero alle sue parole: avevano infatti saputo che era giunto con un forte esercito.  Si radun tuttavia presso Alcimo e Bcchide un gruppo di scribi per chiedere il riconoscimento dei diritti.  Gli Asidei furono i primi tra gli Israeliti a chieder loro la pace.  Dicevano infatti: "Un uomo della stirpe di Aronne  venuto con i soldati, non ci far certo del male".  Egli us con loro parole di pace e giur loro: "Non faremo alcun male n a voi n ai vostri amici".  E quelli credettero. Ma egli prese sessanta di loro e li uccise in un sol giorno, proprio secondo la parola che sta scritta:

	 '"Le carni dei tuoi santi e il loro sangue
	hanno sparso intorno a Gerusalemme
	e nessuno li seppelliva".'

	 Allora la paura e il terrore si sparsero per tutto il popolo, perch tutti dicevano: "Non c' in loro verit n giustizia, perch hanno trasgredito l'alleanza e il giuramento prestato".  Bcchide lev il campo da Gerusalemme e si accamp in Bet-Zait; mand ad arrestare molti degli uomini che erano passati dalla sua parte e alcuni del popolo e li fece uccidere e gettare nel pozzo grande.  Affid il paese ad Alcimo e gli lasci soldati che lo sostenessero; quindi Bcchide fece ritorno dal re.  Alcimo rivendicava con le armi il sommo sacerdozio;  tutti i perturbatori del popolo si unirono a lui, si impadronirono della Giudea e procurarono grandi sventure a Israele.  Giuda vide tutti i mali che facevano Alcimo e i suoi fautori agli Israeliti peggio dei pagani,  usc allora nelle regioni intorno alla Giudea, fece vendetta degli uomini che avevano disertato e imped loro di far scorrerie nella regione.
	 Quando Alcimo vide che Giuda e i suoi si erano rinforzati e che non avrebbe potuto resister loro, ritorn presso il re e mosse contro di loro accuse di misfatti.
	 Allora il re mand Nicnore, uno dei suoi capi pi illustri, che aveva odio e inimicizia per Israele e gli ordin di sterminare il popolo.  Nicnore venne in Gerusalemme con truppe ingenti e mand messaggeri a Giuda e ai suoi fratelli con inganno a far queste proposte di pace:  "Non ci sia battaglia tra me e voi. Verr con pochi uomini per incontrarmi pacificamente".  Venne da Giuda e si salutarono a vicenda con segni di pace: ma i nemici stavano pronti per metter le mani su Giuda.  Giuda fu informato che quello era venuto da lui con inganno, ed ebbe timore di lui e non volle pi vedere la sua faccia.  Nicnore si accorse che il suo piano era stato scoperto e usc all'attacco contro Giuda verso Cafarsalama.  Caddero dalla parte di Nicnore circa cinquecento uomini; gli altri ripararono nella citt di Davide.
	 Dopo questi fatti Nicnore sal al monte Sion e gli vennero incontro dal santuario alcuni sacerdoti e anziani del popolo per salutarlo con espressioni di pace e mostrargli l'olocausto offerto per il re.  Ma egli li schern, li derise, anzi li contamin e parl con arroganza;  giur incollerito: "Se non sar consegnato subito Giuda e il suo esercito nelle mie mani, vi assicuro che quando torner a guerra finita, dar alle fiamme questo tempio"; e se ne and tutto furioso.  I sacerdoti rientrarono e stando davanti all'altare e al tempio dissero tra il pianto:  "Tu hai scelto questo tempio perch su di esso fosse invocato il tuo nome e fosse casa di orazione e di supplica per il tuo popolo.  Fa'vendetta di questo uomo e delle sue schiere; siano trafitti di spada. Ricrdati delle loro bestemmie: non lasciarli sopravvivere".
	 Nicnore usc da Gerusalemme, si accamp a Bet-Corn e gli and incontro l'esercito della Siria.  Giuda pose il campo in Adasa con tremila uomini e preg:  "Quando gli ufficiali del re assiro dissero bestemmie, venne il tuo angelo e ne abbatt centottantacinquemila:  abbatti allo stesso modo questo esercito davanti a noi oggi; sappiano tutti gli altri che egli ha parlato empiamente contro il tuo santuario e tu giudicalo secondo le sue empiet".  Si scontrarono gli eserciti in combattimento il tredici del mese di Adar e fu sconfitto l'esercito di Nicnore, anzi egli cadde in battaglia per primo.  Quando i suoi soldati videro che Nicnore era caduto, gettarono le armi e fuggirono.  Li inseguirono per una giornata di cammino da Adasa fino a Ghezer e suonavano le trombe dietro a loro per dare l'allarme.  Uscirono allora uomini da tutti i villaggi della Giudea all'intorno e li accerchiarono; essi si voltavano gli uni contro gli altri e caddero tutti di spada: non ne rimase neppure uno.  I Giudei presero le spoglie e il bottino, mozzarono la testa di Nicnore e la destra, che aveva steso con superbia, e le portarono e le esposero in Gerusalemme.  Il popolo fece gran festa e pass quel giorno come giornata di gioia straordinaria.  Stabilirono di celebrare ogni anno questo giorno il tredici di Adar.  Cos la Giudea ebbe quiete per un po'di tempo.



	 Giuda venne a conoscere la fama dei Romani: che essi erano molto potenti e favorivano tutti quelli che simpatizzavano per loro e accordavano amicizia a quanti si rivolgevano a loro e che erano forti e potenti.  Gli furono narrate le loro guerre e le loro imprese gloriose compiute tra i Galli: come li avessero vinti e sottoposti al tributo.  Aveva saputo quanto avevano compiuto nella Spagna per impadronirsi delle miniere di oro e di argento che vi sono;  e come avevano sottomesso tutta la regione con la loro saggezza e costanza, bench il paese fosse assai lontano da loro, e avevano vinto i re che erano venuti contro di loro dall'estremit della terra: li avevano sconfitti e avevano inflitto loro gravi colpi e gli altri re pagavano loro il tributo ogni anno.  Avevano poi sconfitto in guerra e sottomesso Filippo e Perseo re dei Chittim e quanti si erano sollevati contro di loro.  Venne a sapere che Antioco, il grande re dell'Asia, era sceso in guerra contro di loro con centoventi elefanti e cavalleria e carri e un'esercito immenso e fu sconfitto da loro,  che lo presero vivo e gli imposero di pagare, lui e i suoi successori, un tributo ingente, di consegnare ostaggi e cedere territori:  la regione dell'India, la Media, la Lidia, tra le migliori loro province, e che, dopo averle tolte a lui, le avevano date al re umene.  Gli fu riferito inoltre come i Greci avevano deciso di affrontarli e distruggerli,  ma la cosa fu da loro risaputa e mandarono contro di quelli un solo generale; vennero a battaglia con loro e ne caddero uccisi molti; i Romani condussero in schiavit le loro mogli e i loro figli e saccheggiarono i loro beni, conquistarono il paese e abbatterono le loro fortezze e li resero soggetti fino ad oggi.  Gli altri regni e le isole e quanti per avventura si erano opposti a loro, li distrussero e soggiogarono; con i loro amici invece e con quanti si appoggiavano ad essi avevano mantenuto amicizia.  Avevano assoggettato i re vicini e quelli lontani e quanti sentivano il loro nome ne avevano timore.  Quelli che essi vogliono aiutare e far regnare, regnano; quelli che essi vogliono, li depongono, tanto si sono innalzati in potenza.  Con tutti questi successi nessuno di loro si  imposto il diadema e non vestono la porpora per fregiarsene.  Essi hanno costituito un consiglio e ogni giorno trecentoventi consiglieri discutono pienamente riguardo al popolo perch tutto vada bene.  Affidano il comando e il governo di tutti i loro domni a uno di loro per un anno e tutti obbediscono a quel solo e non c' in loro invidia n gelosia.
	 Giuda pertanto scelse Euplemo, figlio di Giovanni, figlio di Accos, e Giasone, figlio di Elezaro, e li invi a Roma a stringere amicizia e alleanza  per liberarsi dal giogo, perch vedevano che il regno dei Greci riduceva Israele in schiavit.  Andarono fino a Roma con viaggio lunghissimo, entrarono nel senato e incominciarono a dire:  "Giuda, chiamato anche Maccabeo, e i suoi fratelli e il popolo dei Giudei ci hanno inviati a voi, per concludere con voi alleanza e amicizia e per essere iscritti tra i vostri alleati e amici".  Piacque loro la proposta.  Questa  la copia della lettera che trascrissero su tavolette di bronzo e inviarono a Gerusalemme, perch vi rimanesse come documento di amicizia e alleanza per i Giudei.
	 "Salute ai Romani e al popolo dei Giudei per mare e per terra sempre; lungi da loro la spada nemica.  Se verr mossa guerra prima contro Roma o contro uno qualsiasi dei suoi alleati in tutto il suo dominio,  il popolo dei Giudei combatter al loro fianco con piena lealt come suggerir loro l'occasione;  ai nemici non forniranno n procureranno granaglie, armi, denaro, navi, secondo la decisione di Roma, ma manterranno i loro impegni senza compenso.  Allo stesso modo se capiter prima una guerra al popolo dei Giudei, combatteranno con loro i Romani con tutto l'animo, come permetteranno loro le circostanze;  ai nemici non forniranno granaglie, armi, denaro, navi, secondo la decisione di Roma; osserveranno questi impegni senza frode.  Secondo queste formule i Romani hanno stabilito un'alleanza con il popolo dei Giudei.  Se dopo queste decisioni vorranno gli uni o gli altri aggiungere o togliere qualche cosa, lo faranno di comune accordo e quello che avranno aggiunto o tolto sar obbligatorio.  Riguardo poi ai mali che il re Demetrio compie ai loro danni, gli abbiamo scritto: Perch aggravi il giogo sui Giudei nostri amici e alleati?  Se dunque si appelleranno contro di te, difenderemo i loro diritti e ti faremo guerra per mare e per terra".



	 Demetrio seppe che era morto Nicnore ed era stato distrutto il suo esercito in combattimento e decise di mandare di nuovo Bcchide e Alcimo in Giudea e l'ala destra dell'esercito con loro.  Seguirono la via di Glgala e si accamparono sopra Mesalot in Arbla; la occuparono prima e vi fecero morire molti uomini.  Nel primo mese dell'anno centocinquantadue posero il campo contro Gerusalemme.  Poi lo tolsero e si portarono a Berea con ventimila uomini e duemila cavalli.  Giuda era accampato in Elasa con tremila uomini scelti.  Quando videro la massa di un esercito cos numeroso, ne rimasero sgomentati e molti si dileguarono dal campo e non rimasero che ottocento uomini.  Giuda vide che il suo esercito si disgregava mentre la battaglia incalzava; si sent venire meno il cuore, perch non aveva possibilit di radunare i suoi,  e tutto affranto disse ai superstiti: "Alziamoci e andiamo contro i nostri avversari, se mai possiamo debellarli".  Ma lo dissuadevano dicendo: "Non riusciremo ora se non a mettere in salvo noi stessi, ma torneremo poi con i nostri fratelli e combatteremo; da soli siamo troppo pochi".  Giuda disse: "Non sia mai che facciamo una cosa simile, fuggire da loro; se  giunta la nostra ora, moriamo da eroi per i nostri fratelli e non lasciamo ombra alla nostra gloria".  L'esercito nemico usc dal campo schierandosi contro i Giudei: la cavalleria si divise in due ali e i frombolieri e gli arcieri precedevano lo schieramento; i pi validi erano in prima fila e Bcchide stava all'ala destra.  La falange si mosse avanzando ai due lati e al suono delle trombe; anche dalla parte di Giuda si diede fiato alle trombe.  La terra fu scossa dal fragore degli eserciti; si scaten la battaglia che dur dal mattino fino a sera.  Giuda not che Bcchide e la parte pi forte dell'esercito era a destra: allora si unirono a lui tutti i pi coraggiosi  e fu travolta l'ala destra dal loro urto ed egli l'insegu fino al monte di Asdd.  Ma quelli dell'ala sinistra, vedendo che era stata sconfitta l'ala destra, si volsero sugli stessi passi di Giuda e dei suoi uomini assalendoli alle spalle.  Cos si accese la battaglia e caddero feriti a morte molti da una parte e dall'altra;  cadde anche Giuda e gli altri fuggirono.
	 Ginata e Simone raccolsero Giuda loro fratello e lo seppellirono nel sepolcro dei suoi padri in Modin.  Tutto Israele lo pianse: furono in gran lutto e fecero lamenti per molti giorni, esclamando:  "Come  caduto l'eroe che salvava Israele?".  Il resto delle imprese di Giuda e delle sue battaglie, degli eroismi di cui diede prova e dei suoi titoli di gloria non  stato scritto, perch troppo grande era il loro numero.
	 Dopo la morte di Giuda riapparvero i rinnegati in tutto il territorio d'Israele e risorsero tutti gli operatori di iniquit.  In quei giorni sopravvenne una terribile carestia e la terra stessa congiur in loro favore.  Bcchide scelse gli uomini pi empi e li fece padroni della regione.  Quelli si diedero a ricercare e braccare gli amici di Giuda e li condussero da Bcchide, che si vendicava di loro e li scherniva.  Ci fu grande tribolazione in Israele, come non si verificava da quando fra loro erano scomparsi i profeti.  Allora tutti gli amici di Giuda si radunarono e dissero a Ginata:  "Da quando  morto tuo fratello Giuda, non c' uomo simile a lui per condurre l'azione contro i nemici e Bcchide e gli avversari della nostra nazione.  Ora noi ti eleggiamo oggi nostro capo e condottiero nelle nostre battaglie".  Ginata assunse il comando in quella occasione e prese il posto di Giuda suo fratello.
	 Appena Bcchide ne ebbe notizia, cerc di ucciderlo.  Furono informati anche Ginata e Simone suo fratello e tutti i loro seguaci, ed essi fuggirono nel deserto di Teka e si accamparono presso la cisterna di Asfar.  Bcchide lo seppe in giorno di sabato e si port con tutto il suo esercito al di l del Giordano.  Ginata invi suo fratello, capo della turba, a chiedere ai Nabatei suoi amici di custodire presso di s i loro equipaggiamenti che erano abbondanti.  Ma i figli di Iambri che abitavano in Mdaba fecero una razzia e catturarono Giovanni, con tutte le cose che aveva, e portarono via tutto.  Dopo questo fatto riferirono a Ginata e a Simone suo fratello: "I figli di Iambri hanno una grande festa di nozze e conducono a Ndabat la sposa, figlia di uno dei grandi magnati di Canaan, con corteo solenne".  Si ricordarono allora del sangue del loro fratello Giovanni, perci si mossero e si appostarono in un antro del monte.  Ed ecco alzando gli occhi videro un corteo numeroso e festante e lo sposo con gli amici e fratelli, che avanzava incontro al corteo, con tamburi e strumenti musicali e grande apparato.  Balzando dal loro appostamento li trucidarono; molti caddero colpiti a morte mentre gli altri ripararono sul monte ed essi presero le loro spoglie.  Le nozze furono mutate in lutto e i suoni delle loro musiche in lamento.  Cos vendicarono il sangue del loro fratello e ritornarono nelle paludi del Giordano.
	 Bcchide ne ebbe notizia e venne in giorno di sabato fin sulle sponde del Giordano con numeroso esercito.  Ginata disse ai suoi: "Alziamoci e combattiamo per la nostra vita, perch oggi non  come gli altri giorni.  Ecco abbiamo i nemici di fronte a noi e alle spalle, dall'uno e dall'altro lato l'acqua del Giordano o la palude o la boscaglia, non c' possibilit di sfuggire.  Alzate ora le vostre grida al Cielo, perch possiate scampare dalla mano dei vostri nemici".  E si attacc battaglia. Ginata stese la mano per colpire Bcchide, ma questi lo scans e si tir indietro.  Allora Ginata e i suoi uomini si gettarono nel Giordano e raggiunsero a nuoto l'altra sponda; gli altri non passarono il Giordano per inseguirli.  Dalla parte di Bcchide caddero in quella giornata circa duemila uomini.
	 Bcchide torn in Gerusalemme ed edific fortezze in tutta la Giudea: le fortezze di Grico, Emmaus, Bet-Corn, Betel, Tamnata, Piraton e Tefon con mura alte, porte e sbarre e  vi pose un presidio per molestare Israele.  Fortific anche la citt di Bet-Zur e Ghezer e l'Acra e vi stabil milizie e vettovaglie.  Prese come ostaggi i figli dei capi della regione e li pose come prigionieri nell'Acra a Gerusalemme.
	 Nell'anno centocinquantatr, nel secondo mese, Alcimo ordin di demolire il muro del cortile interno del santuario; cos demoliva l'opera dei profeti. Si incominci dunque a demolire.  Ma in quel tempo Alcimo ebbe un colpo e fu interrotta la sua opera. La sua bocca rimase impedita e paralizzata e non poteva pi parlare n dare disposizioni per la sua casa.  Alcimo mor in quel tempo con grande spasimo.  Bcchide, vedendo che Alcimo era morto, se ne torn presso il re e la Giudea rimase tranquilla per due anni.
	 Tutti gli empi tennero questo consiglio: "Ecco Ginata e i suoi vivono tranquilli e sicuri. Noi dunque faremo venire Bcchide e li catturer tutti in una sola notte".  Andarono e tennero consiglio da lui.  Egli si mosse per venire con un esercito numeroso e mand di nascosto lettere a tutti i suoi fautori nella Giudea, perch s'impadronissero di Ginata e dei suoi. Ma non riuscirono, perch era stata svelata la loro trama.  Anzi questi presero una cinquantina di uomini, tra i promotori di tale iniquit nel paese e li misero a morte.  Poi Ginata e Simone con i loro uomini si recarono fuori del paese a Bet-Basi nel deserto e ricostruirono le sue rovine e la fortificarono.  Lo seppe Bcchide e radun la sua gente e avvis quelli della Giudea.  And ad accamparsi presso Bet-Basi e la attacc per molti giorni allestendo anche macchine.  Ginata lasci Simone suo fratello nella citt e usc nella regione, percorrendola con un drappello di armati.  Batt Odomra con i suoi fratelli e i figli di Fasiron nel loro attendamento. Cominciarono cos a battersi e aumentarono di forze.  Simone a sua volta e i suoi fecero una sortita dalla citt e incendiarono le macchine.  Poi attaccarono Bcchide, che fu sconfitto, e lo gettarono in grande disappunto, perch il suo piano e la sua impresa erano andati a vuoto.  Si rivolse con rabbia contro quei rinnegati che l'avevano consigliato di venire nel paese.  Ginata lo seppe e gli mand messaggeri per concludere la pace con lui e scambiare i prigionieri.  Quegli accett e fece secondo le sue proposte e gli giur che non gli avrebbe recato alcun male per il resto dei suoi giorni;  poi gli restitu i prigionieri che prima aveva catturati nella Giudea e, messosi sulla via del ritorno, se ne and nel suo paese e non volle pi tornare nel loro territorio.  Cos si ripos la spada in Israele. Ginata risiedeva in Micmas e incominci a governare il popolo e a far scomparire gli empi da Israele.



	 Nell'anno centosessanta Alessandro Epfane, figlio di Antioco, s'imbarc e occup Tolemide; vi fu riconosciuto re e cominci a regnare.  Quando lo seppe, il re Demetrio radun un esercito molto grande e gli mosse contro per fargli guerra.  Demetrio mand anche lettere a Ginata con espressioni di amicizia per esaltarlo.  Diceva infatti: "Preveniamo costoro con la proposta di far pace con noi, prima che Ginata concluda un'alleanza con Alessandro contro tutti noi.  Si ricorder certo di tutti i mali che abbiamo causati a lui, ai suoi fratelli e al suo popolo".  Gli concesse facolt di raccogliere milizie, di preparare armi e considerarsi suo alleato e gli fece restituire gli ostaggi che erano nell'Acra.  Ginata venne in Gerusalemme e lesse le lettere davanti a tutto il popolo e a quelli dell'Acra.  Questi ebbero grande timore quando sentirono che il re gli aveva concesso facolt di arruolare milizie.  Quelli dell'Acra restituirono gli ostaggi ed egli li rese ai loro genitori.  Ginata pose la residenza in Gerusalemme e incominci a ricostruire e rinnovare la citt.  Ordin ai costruttori di edificare le mura e la cinta muraria del monte Sion con pietre quadrate per fortificazione, e cos fecero.  Gli stranieri che stavano nelle fortezze edificate da Bcchide fuggirono;  ognuno abbandon la sua posizione e torn alla sua terra;  solo in Bet-Zur erano rimasti alcuni traditori della legge e dei comandamenti; fu quello il loro rifugio.
	 Il re Alessandro seppe dell'ambasciata che Demetrio aveva mandato a Ginata; gli narrarono anche le battaglie e gli atti di valore che egli e i suoi fratelli avevano compiuto e le fatiche sopportate  e disse: "Troveremo un altro come lui? Facciamocelo amico e alleato".  Scrisse e sped a lui questa lettera:
	 "Il re Alessandro al fratello Ginata salute.  Abbiamo sentito dire di te che sei uomo forte e potente e disposto ad essere nostro amico.  Noi dunque ti nominiamo oggi sommo sacerdote del tuo popolo e amico del re - gli aveva inviato anche la porpora e la corona d'oro - perch tu favorisca la nostra causa e mantenga amicizia con noi".  Ginata indoss le vesti sacre nel settimo mese dell'anno centosessanta nella festa delle Capanne e arruol soldati e fece preparare molte armi.
	 Demetrio venne a sapere queste cose e si rattrist e disse:  "Perch abbiamo lasciato che Alessandro ci prevenisse nell'accaparrarsi l'amicizia dei Giudei a suo sostegno?  Scriver anch'io parole d'invito e proposte di onori e di doni, perch passino dalla nostra parte".  Scrisse loro in questi termini: "Il re Demetrio al popolo dei Giudei salute.  Avete osservato le nostre alleanze e siete rimasti nella nostra amicizia e non siete passati ai nostri nemici: l'abbiamo saputo e ne siamo felici.  Continuate dunque a mantenerci la vostra fedelt e ricambieremo con favori quello che farete per noi.  Vi concederemo ampie immunit e vi invieremo doni.  Fin da ora dispenso voi ed esonero tutti i Giudei dal tributo e dalla tassa del sale e dalle corone.  Rinuncio anche da oggi in poi a riscuotere dalla Giudea e dai tre distretti che le sono annessi, dalla Samaria e dalla Galilea, la terza parte del grano e la met dei frutti degli alberi che mi spetta, da oggi per sempre.  Gerusalemme sia santa ed esente con il suo distretto e cos siano sacre le decime e i tributi.  Rinuncio anche al potere sull'Acra in Gerusalemme e la concedo al sommo sacerdote perch vi stabilisca uomini da lui scelti a presidiarla.  Rimetto in libert senza compenso anche ogni persona giudea, fatta prigioniera fuori del paese di Giuda in tutti i miei domni; tutti siano esonerati dai tributi, anche da quelli del bestiame.  Tutte le feste e i sabati e i noviluni e il triduo prima e il triduo dopo la festa siano tutti giorni di esenzione e di immunit per tutti i Giudei che sono nel mio regno;  nessuno avr il potere di intentare causa contro di loro o di disturbarli per alcun motivo.  Si potranno arruolare nell'esercito del re fino a tremila Giudei e sar dato loro il soldo, come spetta a tutte le forze del re.  Saranno posti di stanza alcuni di loro nelle pi grandi fortezze del re, alcuni di loro saranno anche preposti agli affari di fiducia del regno; i loro superiori e i comandamenti saranno scelti tra di loro e potranno regolarsi secondo le loro leggi, come ha prescritto il re anche per la Giudea.  I tre distretti assegnati alla Giudea, detraendoli dalla regione della Samaria, saranno riconosciuti dalla Giudea e considerati come sottoposti a uno solo e non dipendenti da altra autorit che non sia quella del sommo sacerdote.  Assegno Tolemide e le sue dipendenze come dono al tempio di Gerusalemme per le spese necessarie al santuario.  Io personalmente assegno ogni anno quindicimila sicli d'argento prelevati dai diritti del re sulle localit pi convenienti.  Gli ulteriori contributi che non sono stati versati dagli incaricati come negli anni precedenti, d'ora in poi saranno corrisposti per le opere del tempio.  Oltre a ci i cinquemila sicli che venivano prelevati dall'ammontare delle entrate annuali del tempio sono anche condonati perch appartengono ai sacerdoti che vi prestano servizio.  Chiunque si rifuger nel tempio di Gerusalemme e nella sua zona con debiti da rendere al re o per qualunque motivo, sar dichiarato libero con quanto gli appartiene nel mio regno.  Per le costruzioni e i restauri nel tempio le spese saranno sostenute dalla cassa del re.  Anche per la costruzione delle mura e delle fortificazioni intorno a Gerusalemme le spese saranno sostenute dall'erario del re e cos la costruzione di mura nella Giudea".
	 Quando Ginata e il popolo intesero simili espressioni, non vi prestarono fede e non le accettarono, ricordando le grandi iniquit da lui compiute contro Israele e quanto li avesse fatti soffrire.  Ma preferirono Alessandro, perch questi era stato il primo ad avviare trattative di pace, e gli furono sempre alleati.
	 Il re Alessandro raccolse grandi forze e usc in campo contro Demetrio.  I due re attaccarono battaglia e l'esercito di Demetrio fu messo in fuga; Alessandro lo insegu ed ebbe la meglio sulle sue truppe;  la battaglia infuri fino al tramonto del sole e Demetrio cadde ucciso in quel giorno.
	 Alessandro mand allora ambasciatori al re Tolomeo con questo messaggio:  "Poich sono rientrato nel mio regno e mi sono seduto sul trono dei miei padri, ho ripreso il comando e ho sconfitto Demetrio - egli si era impadronito del mio territorio  ma io gli ho mosso guerra ed egli e il suo esercito furono sconfitti dal nostro e ci siamo seduti sul trono del suo regno -  concludiamo tra di noi amicizia; tu concedimi in sposa tua figlia, io sar tuo genero e offrir a te e a lei doni degni di te".
	 Tolomeo rispose: "Felice il giorno in cui sei tornato nella terra dei tuoi padri e ti sei seduto sul trono del loro regno.  Io far quanto hai proposto nella lettera, ma tu vienimi incontro fino a Tolemide, perch ci vediamo a vicenda, e io diventer tuo suocero, come hai chiesto".
	 Tolomeo part dall'Egitto con la figlia Cleopatra e si rec a Tolemide nell'anno centosessantadue.  Gli and incontro il re Alessandro: Tolomeo gli diede sua figlia Cleopatra e celebr le nozze con lei in Tolemide secondo lo stile dei re con grande sfarzo.
	 Il re Alessandro scrisse a Ginata di venirgli incontro.  Egli and con grande parata a Tolemide e s'incontr con i due re; offr loro e ai loro amici oro e argento e molti doni e si guadagn il loro favore.  Si accordarono per contro di lui uomini pestiferi d'Israele, traditori della legge, per deporre contro di lui, ma il re non prest loro ascolto.  Il re invece diede ordine di far deporre a Ginata le sue vesti e di rivestirlo della porpora e l'ordine fu eseguito.  Il re lo fece sedere accanto a s e disse ai suoi ufficiali: "Attraversate con lui la citt e proclamate che nessuno porti accuse contro di lui per qualunque motivo e nessuno gli rechi molestia in alcun modo".  Ora, quando i suoi accusatori videro gli onori che riceveva, come proclamava il banditore, e che era stato rivestito di porpora, si dileguarono tutti.  Il re gli confer onori e lo ascrisse tra i suoi primi amici e lo costitu stratega e governatore della provincia.  Cos Ginata torn a Gerusalemme in pace e gioia.
	 Nell'anno centosessantacinque Demetrio, figlio di Demetrio, venne da Creta nella terra dei suoi padri.  Il re Alessandro, quando lo seppe, ne fu assai preoccupato e torn in Antiochia.  Demetrio affid il governo della Celesiria ad Apollonio e questi raccolse un grande esercito, si accamp presso Iamnia e invi al sommo sacerdote Ginata questo messaggio:
	 "Soltanto tu ti sei alzato contro di noi e io sono diventato oggetto di derisione e di scherno a causa tua. Perch ti fai forte contro di noi stando sui monti?  Ora, se sei tanto sicuro delle tue forze, scendi contro di noi nella pianura e qui misuriamoci, perch con me c' la forza delle citt.  Infrmati e sappi chi sono io e chi sono gli altri miei alleati. Questi ti diranno: Non potrete tener saldo il piede davanti a noi, perch gi due volte sono stati da noi sconfitti i tuoi padri nella loro terra.  Cos ora non potrai resistere alla cavalleria e a un esercito come il nostro in pianura, ove non c' roccia n scoglio n luogo in cui rifugiarsi".  Quando Ginata intese le parole di Apollonio, ne ebbe l'animo irritato; scelse diecimila uomini e usc da Gerusalemme. Suo fratello Simone gli venne incontro per aiutarlo.  Si accamp presso Giaffa, ma gli abitanti avevano chiuso la citt, perch a Giaffa vi era un presidio di Apollonio. Le diedero l'assalto;  i cittadini spaventati aprirono e Ginata fu padrone di Giaffa.  Apollonio lo seppe e mise in campo tremila cavalli e molte truppe e si mosse verso Asdd, come se intendesse fare quel percorso, ma subito si spinse nella pianura, poich aveva una cavalleria numerosa sulla quale contava.  Ginata lo insegu alle spalle in direzione di Asdd e gli eserciti attaccarono battaglia.  Apollonio aveva lasciato un migliaio di cavalieri nascosti dietro di loro;  Ginata per si era accorto che c'era un appostamento dietro di lui. Quelli circondarono il suo schieramento e lanciarono frecce contro le truppe da mattina fino a sera.  Ma le truppe tennero fermo come aveva ordinato Ginata, mentre i cavalli di quelli si stancarono.  Allora Simone fece uscire le sue riserve e attacc la falange e poich la cavalleria ormai era esausta, quelli furono travolti e si diedero alla fuga;  i cavalieri si dispersero nella pianura e gli altri si rifugiarono in Asdd ed entrarono in Bret-Dagon, il tempio del loro idolo, in cerca di scampo.  Ginata allora incendi Asdd e le citt all'intorno, prese le loro spoglie e diede alle fiamme anche il tempio di Dagon e quanti vi si erano rifugiati.  Gli uccisi di spada e i morti tra le fiamme assommarono a circa ottomila uomini.  Poi Ginata tolse il campo di l e si accamp di fronte ad Ascalna e i cittadini gli vennero incontro con grandi onori.  Cos Ginata torn in Gerusalemme con i suoi uomini carichi di bottino.  Il re Alessandro, udendo queste notizie, aument gli onori a Ginata;  gli invi la fibbia d'oro che si usa inviare ai parenti del re e gli diede in possesso Ekrn e tutto il suo territorio.



	 Il re d'Egitto raccolse forze numerose come la sabbia che  lungo il lido del mare e molte navi e cercava di impadronirsi con inganno del regno di Alessandro per annetterlo al proprio regno.  Venne in Siria con dimostrazioni pacifiche e tutte le citt gli aprivano le porte e gli andavano incontro, perch era ordine del re Alessandro di andargli incontro, essendo suo suocero.  Ma quando Tolomeo entrava nelle citt, stabiliva in ognuna di esse le sue truppe di guarnigione.  Quando giunse ad Asdd, gli mostrarono il tempio di Dagon bruciato e i villaggi intorno distrutti, i cadaveri buttati qua e l e quelli carbonizzati dagli incendi nella guerra: li avevano appunto accumulati lungo il percorso del re.  Raccontarono al re quanto aveva fatto Ginata, per metterlo in cattiva luce, ma il re tacque.  Ginata and incontro al re in Giaffa con grande apparato e si salutarono a vicenda e passarono la notte col.  Ginata accompagn poi il re fino al fiume chiamato Elutero e fece ritorno in Gerusalemme.  Il re Tolomeo si impadron di tutte le citt della costa fino a Selucia marittima e covava piani iniqui riguardo ad Alessandro.  Mand un'ambasciata a dire al re Demetrio: "Su, concludiamo un'alleanza fra noi: io ti dar mia figlia, che Alessandro ha in moglie, e la possibilit di rientrare nel regno di tuo padre.  Mi sono pentito di avergli dato mia figlia, perch ha cercato di uccidermi".  Lo calunni perch egli aspirava al suo regno;  quindi, toltagli la figlia, la diede a Demetrio e cambi atteggiamento verso Alessandro e divenne cos manifesta la loro inimicizia.  Tolomeo entr in Antiochia e cinse la corona dell'Asia; si pose in capo due corone, quella dell'Egitto e quella dell'Asia.  Alessandro in quel frattempo era in Cilicia, perch si erano sollevati gli abitanti di quelle province.  Appena seppe la cosa, Alessandro venne contro di lui per combatterlo. Tolomeo condusse l'esercito contro di lui e gli and incontro con forze ingenti e lo sconfisse.  Alessandro fugg in Arabia per trovarvi scampo e il re Tolomeo trionf.  L'arabo Zabdiel tagli la testa ad Alessandro e la mand a Tolomeo.  Ma anche il re Tolomeo mor tre giorni dopo e quelli che egli aveva lasciato nelle fortezze furono sopraffatti da altri che si trovavano sulle fortezze stesse.  Cos Demetrio divenne re nell'anno centosessantasette.
	 In quei giorni Ginata radun gli uomini della Giudea per espugnare l'Acra in Gerusalemme e allest molte macchine contro di essa.  Allora alcuni nemici del popolo, uomini iniqui, corsero dal re ad annunciare che Ginata assediava l'Acra.  Sentendo la cosa, quegli si adir; quando ne ebbe conferma, si mise subito in viaggio, venne a Tolemide e scrisse a Ginata di sospendere l'assedio e di andargli incontro a Tolemide al pi presto per un colloquio.  Quando Ginata ricevette il messaggio, ordin di continuare l'assedio e, scelti alcuni anziani e sacerdoti, decise di esporre se stesso al pericolo;  prese con s argento e oro, vesti e molti altri doni e si rec dal re a Tolemide e trov favore presso di lui.  C'erano per alcuni traditori del suo popolo a deporre contro di lui,  ma il re lo tratt come lo avevano trattato i suoi predecessori e lo esalt davanti a tutti i suoi amici,  lo conferm nella dignit di sommo sacerdote e in tutti gli onori che aveva prima e stabil che fosse annoverato tra i primi suoi amici.  Ginata ottenne che il re dichiarasse la Giudea esente dai tributi insieme alle tre toparchie e alla Samaria e gli promise trecento talenti.  Il re acconsent e scrisse a Ginata, a proposito di tutto questo, lettere del seguente tenore:
	 "Il re Demetrio al fratello Ginata e al popolo dei Giudei salute.  Rimettiamo anche a voi copia della lettera che abbiamo scritta a Lstene nostro parente intorno a voi, perch ne prendiate conoscenza.  Re Demetrio a Lstene suo padre salute.  Abbiamo deciso di beneficare il popolo dei Giudici nostri amici e rispettosi dei nostri diritti, per la loro benevolenza nei nostri riguardi.  Abbiamo assegnato a loro il territorio della Giudea; i tre distretti di Afrema, Lidda e Ramatim restano trasferiti dalla Samaria alla Giudea con le loro dipendenze in favore di quanti offrono sacrifici in Gerusalemme, in compenso dei diritti che il re prelevava in passato ogni anno da loro sui frutti della terra e degli alberi.  Da qui innanzi tutte le altre nostre competenze delle decime e delle tasse a noi dovute e le saline e le corone a noi spettanti, tutto condoniamo loro.  Nessuna di queste disposizioni sar mai revocata da oggi.  Sia dunque vostra cura preparare una copia della presente e rimetterla a Ginata perch sia esposta sul monte santo in luogo visibile".
	 Il re Demetrio, vedendo che il paese era in pace sotto di lui e nessuno gli faceva resistenza, conged le truppe perch ognuno tornasse a casa sua, eccetto le forze straniere che aveva assoldate dalle isole dei pagani. Allora gli si inimicarono tutte le milizie dei suoi padri.  Trifone, che prima stava con Alessandro, vide che tutte le milizie mormoravano contro Demetrio e and presso l'arabo Imalcue che allevava il piccolo Antioco figlio di Alessandro.  Egli insistette che glielo cedesse per farlo regnare al posto di suo padre e gli rifer quanto aveva detto Demetrio e l'ostilit che avevano per lui i soldati, e rimase l molti giorni.  Ginata intanto mand a chiedere al re che richiamasse gli occupanti dell'Acra in Gerusalemme e quelli delle altre fortezze, perch erano sempre in lotta con Israele.  Demetrio fece rispondere a Ginata: "Non solo questo far per te e per il tuo popolo ma colmer te e il tuo popolo di onori appena ne avr l'opportunit.  Ora per farai bene a inviarmi uomini che combattano con me, perch si sono ritirate le mie truppe".  Ginata gli invi ad Antiochia tremila degli uomini pi forti; essi si recarono presso il re, e il re si rallegr della loro venuta.  I cittadini della capitale si radunarono al centro della citt in numero di circa centoventimila uomini e volevano eliminare il re.  Il re si rifugi nel palazzo, ma i cittadini occuparono le vie della citt e incominciarono i combattimenti.  Il re chiam in aiuto i Giudei, i quali accorsero tutti a lui; poi si sparsero per la citt e ne uccisero in quel giorno circa centomila;  quindi incendiarono la citt, fecero in quel giorno gran bottino e salvarono il re.  I cittadini videro che i Giudei si erano impadroniti della citt a loro piacere e si persero d'animo e gridarono verso il re con voce supplichevole:  "Stendi a noi la destra e desistano i Giudei dal combattere noi e la citt".  Gettarono le armi e fecero la pace. I Giudei crebbero in fama presso il re e presso quanti erano nel suo regno e fecero ritorno in Gerusalemme portando grande bottino.  Demetrio rimase sul trono del suo regno e il paese fu in pace sotto di lui.  Ma rinneg quanto aveva detto, cambi rapporti con Ginata e non corrispose alla benevolenza che questi gli aveva dimostrata e lo fece soffrire molto.
	 Dopo questi fatti, Trifone ritorn con Antioco ancora adolescente, il quale cominci a regnare e cinse la corona.  Si raccolsero presso di lui tutte le milizie che Demetrio aveva licenziate e mossero guerra contro di lui ed egli fugg e rimase sconfitto.  Trifone cattur gli elefanti e si impadron di Antiochia.  Allora il giovinetto Antioco scrisse a Ginata: "Ti confermo il sommo sacerdozio, ti faccio capo dei quattro distretti e ti concedo di essere tra gli amici del re".  Gli invi vasi d'oro e un servizio da tavola con la facolt di bere in quei vasi, di vestire la porpora e portare la fibbia d'oro.  Nomin anche Simone suo fratello comandante dalla Scala di Tiro fino ai confini dell'Egitto.  Ginata si diede a percorrere la provincia dell'Oltrefiume e le varie citt e accorse a lui, come alleato, tutto l'esercito della Siria. And ad Ascalna e i cittadini gli uscirono incontro a rendergli omaggio.  Di l pass a Gaza, ma gli abitanti di Gaza gli chiusero le porte; egli la cinse d'assedio e incendi i sobborghi e li mise a sacco.  Allora quelli di Gaza supplicarono Ginata, il quale diede loro la destra, prelevando i figli dei loro capi come ostaggi e inviandoli a Gerusalemme; poi percorse la regione fino a Damasco.  Ginata venne a sapere che i capi di Demetrio si trovavano presso Cades in Galilea con un numeroso esercito e con l'intenzione di distoglierlo dall'impresa.  Egli si mosse contro di loro, lasciando il fratello Simone nel paese.  Simone si accamp contro Bet-Zur e l'assal per molti giorni assediandola.  Allora supplicarono che desse loro la destra ed egli la diede, ma li fece sloggiare di l, occup la citt e vi pose una guarnigione.  Ginata a sua volta e il suo esercito si erano accampati presso il lago di Gennesaret e raggiunsero di buon mattino la pianura di Casr.  Ed ecco l'esercito degli stranieri avanzare contro di lui nella pianura, dopo aver disposto appostamenti contro di lui sui monti. Essi avanzavano di fronte  quando gli appostati sbucarono dalle loro posizioni e attaccarono battaglia.  Tutti gli uomini di Ginata fuggirono, nessuno di loro rimase se non Mattatia figlio di Assalonne e Giuda figlio di Calfi, comandanti di contingenti dell'esercito.  Allora Ginata si stracci le vesti, si cosparse il capo di polvere e si prostr a pregare.  Poi ritorn a combattere contro di loro, li sconfisse e li costrinse alla fuga.  I suoi che erano fuggiti, quando videro ci, ritornarono a lui e con lui si diedero all'inseguimento fino a Cades dov'era il loro accampamento e l anch'essi si accamparono.  Gli stranieri caduti in quel giorno furono circa tremila. Ginata torn poi in Gerusalemme.



	 Ginata, vedendo che le circostanze gli erano propizie, scelse uomini adatti e li invi a Roma per ristabilire e rinnovare l'amicizia con quel popolo.  Anche presso gli Spartani e in altre localit invi lettere sullo stesso argomento.  Partirono dunque per Roma e l entrarono nel consiglio e dissero: "Ginata sommo sacerdote e il popolo dei Giudei ci hanno inviati a rinnovare la comune amicizia e l'alleanza come la prima volta".  E i Romani diedero loro lettere di raccomandazione per le autorit dei vari luoghi, perch favorissero il loro ritorno pacifico in Giudea.
	 Questa  invece la copia della lettera che Ginata scrisse agli Spartani:
	 "Ginata sommo sacerdote e il consiglio degli anziani del popolo e i sacerdoti e tutto il resto del popolo giudaico, agli Spartani loro fratelli salute.  Gi in passato era stata spedita una lettera ad Onia sommo sacerdote da parte di Areo, che regnava fra di voi, con l'attestazione che siete nostri fratelli, come risulta dalla copia annessa.  Onia aveva accolto con onore l'inviato e aveva accettato la lettera nella quale vi erano le dichiarazioni di alleanza e di amicizia.  Noi dunque, pur non avendone bisogno, avendo a conforto le scritture sacre che sono nelle nostre mani,  ci siamo indotti a questa missione per rinnovare la fraternit e l'amicizia con voi in modo da non diventare per voi degli estranei; molti anni infatti sono passati da quando mandaste messaggeri a noi.  Noi dunque fedelmente in tutte le feste e negli altri giorni prescritti ci ricordiamo di voi nei sacrifici che offriamo e nelle nostre invocazioni, com' doveroso e conveniente ricordarsi dei fratelli.  Ci rallegriamo della vostra gloria.  Noi invece siamo stati circondati da tante oppressioni e molte guerre: ci hanno combattuti i re dei paesi vicini,  ma non abbiamo voluto disturbare n voi n gli altri nostri alleati e amici in queste lotte:  abbiamo infatti dal cielo un valido aiuto per il quale noi siamo stati liberati dai nostri nemici ed essi sono stati umiliati.  Ora abbiamo designato Numenio figlio di Antioco e Antpatro figlio di Gisone e li abbiamo inviati presso i Romani a rinnovare la precedente amicizia e alleanza con loro.  Abbiamo quindi dato loro disposizioni di passare anche da voi, per salutarvi e consegnarvi la nostra lettera, riguardante la ripresa dei nostri rapporti e la nostra fraternit.  Voi dunque farete cosa ottima comunicandoci una risposta su queste cose".
	 Segue ora copia della lettera che essi avevano inviato ad Onia:
	 "Areo, re degli Spartani, a Onia sommo sacerdote salute.  Si  trovato in una scrittura, riguardante gli Spartani e i Giudei, che essi sono fratelli e che discendono dalla stirpe di Abramo.  Ora, dal momento che siamo venuti a conoscenza di questa cosa, ci farete cosa gradita scrivendoci sui vostri sentimenti di amicizia.  Noi intanto vi rispondiamo: I vostri armenti e i vostri averi ci appartengono e i nostri appartengono a voi. Abbiamo quindi disposto perch vi sia riferito in questo senso".
	 Ginata ebbe notizia che i generali di Demetrio erano ritornati con forze pi numerose di prima per ritentare la guerra contro di lui.  Egli si mosse da Gerusalemme e and loro incontro nella regione di Amat, perch non volle dar loro il tempo di entrare nel suo paese.  Mand nel loro campo delle spie, le quali tornarono annunciando che essi stavano disponendosi per dar loro l'assalto di notte.  Quando fu il tramonto, Ginata comand ai suoi di vegliare tutta la notte e di stare con le armi pronte per la battaglia e dispose sentinelle intorno al campo.  Ma anche gli avversari seppero che Ginata e i suoi uomini stavano pronti per la battaglia e furon presi da timore ed esitazione d'animo e allora accesero fuochi nel loro campo.  Ginata e i suoi uomini non si accorsero di nulla fino al mattino, perch continuavano a vedere il bagliore dei fuochi.  Allora si diede a inseguire le loro tracce, ma non pot raggiungerli, perch avevano passato il fiume Elutero.  Ginata pieg sugli Arabi chiamati Zabadei, li assal e si impadron delle loro spoglie.  Poi ripart e and a Damasco e si diede a percorrere tutto il paese.  Anche Simone fece una spedizione, marciando fino ad Ascalna e ai vicini posti di guarnigione, poi pieg su Giaffa e se ne impadron;  aveva sentito infatti che avevano intenzione di consegnare la fortezza ai partigiani di Demetrio; perci vi pose una guarnigione per presidiarla.
	 Quando Ginata fu di ritorno, radun in assemblea gli anziani del popolo e deliber con loro di costruire fortezze in Giudea,  di sopraelevare le mura di Gerusalemme e di alzare una grande barriera tra la citt e l'Acra per separare questa dalla citt affinch fosse isolata, cos che non potessero pi n comperare n vendere.  Si organizzarono dunque per ricostruire la citt e poich era rovinato parte del muro sul torrente dal lato orientale, Ginata allest il cosiddetto Kafenata.  Simone a sua volta ricostru Adida nella Sefela fortificandola e applicandovi porte e sbarre.
	 Intanto Trifone cercava di diventare re dell'Asia, cingere la corona e stendere la mano contro il re Antioco,  ma sospettava che Ginata glielo impedisse e, nel caso, gli muovesse guerra. Perci cercava di averlo nelle mani e di eliminarlo; si mosse dunque e venne a Beisan.  Ginata gli usc incontro con quarantamila uomini scelti e inquadrati e venne a Beisan.  Trifone, vedendo che era venuto con numeroso esercito, si guard bene dal mettergli le mani addosso.  Anzi lo ricevette con molti onori, lo present a tutti i suoi amici, gli offr doni e ordin ai suoi amici e alle sue truppe di obbedirgli come a lui stesso.  Disse a Ginata: "Perch mai hai disturbato tutta questa gente, non essendoci guerra tra di noi?  Su, dovresti rimandarli alle loro case; tu scegli per te pochi uomini che ti accompagnino e vieni con me a Tolemide e io la consegner a te insieme con le altre fortezze e il resto dell'esercito e tutti i funzionari, poi torner indietro e partir: sono venuto appunto per questo".  Ginata, fidatosi di lui, fece quanto aveva detto e rimand le truppe che tornarono nella Giudea.  Fece rimanere tremila uomini, di cui duemila lasci in Galilea e gli altri mille andarono con lui.  Ma quando Ginata fu entrato in Tolemide, i cittadini chiusero le porte e si impadronirono di lui e passarono a fil di spada quanti erano entrati con lui.  Trifone mand poi fanti e cavalli in Galilea e nella grande pianura per liquidare tutti gli uomini di Ginata.  Ma essi avevano sentito dire che Ginata era stato catturato e che era finita per lui e per quelli che erano con lui e, incoraggiatisi l'un l'altro, si presentarono inquadrati, pronti alla battaglia.  Gli inseguitori li videro decisi a difendere la loro vita e se ne tornarono.  Cos tutti giunsero senza molestie in Giudea; fecero lutto per Ginata e per quelli della sua scorta e furono presi da grande timore. Tutto Israele si immerse in un lutto profondo.  Tutti i popoli intorno a loro cercarono subito di sterminarli, dicendo appunto: "Non hanno pi n capo n sostegno: scendiamo ora in guerra contro di loro e cancelleremo anche il loro ricordo dagli uomini".



	 Simone seppe che Trifone stava radunando un numeroso esercito per venire in Giudea a schiacciarla;  vide che il popolo era tremante e impaurito, and a Gerusalemme e radun il popolo;  li confort e disse loro: "Voi sapete bene quanto io e i miei fratelli e la casa di mio padre abbiamo fatto per le leggi e per il santuario e le guerre e le difficolt che abbiamo sostenute.  Per questa causa sono morti i miei fratelli, tutti per la causa di Israele, e sono restato io solo.  Ebbene, mai risparmier la vita di fronte a qualunque tribolazione: perch io non sono pi importante dei miei fratelli.  Anzi io difender il mio popolo e il santuario e le vostre mogli e i figli vostri, poich si sono radunati tutti i pagani per sterminarci, spinti dall'odio".  Lo spirito del popolo si infiamm all'udire queste parole;  perci risposero gridando a gran voce: "Tu sei il nostro condottiero al posto di Giuda e di Ginata tuo fratello;  combatti la nostra guerra e quanto ci comanderai noi faremo".  Egli allora radun tutti gli uomini atti alle armi e acceler il completamento delle mura di Gerusalemme e le fortific tutt'attorno.  Poi invi Ginata figlio di Assalonne con un forte esercito a Giaffa; egli ne scacci gli occupanti e rimase l sul posto.
	 Intanto Trifone si mosse da Tolemide con ingenti forze per venire in Giudea e aveva con s Ginata come prigioniero.  Simone a sua volta si accamp in Adida di fronte alla pianura.  Trifone venne a sapere che Simone era succeduto a Ginata suo fratello e che si accingeva a muovergli guerra, perci mand messaggeri a proporgli:  "Ginata tuo fratello lo tratteniamo a causa del denaro che doveva all'erario del re per gli affari che amministrava.  Ora, mandaci cento talenti d'argento e due dei suoi figli in ostaggio, perch una volta liberato non si allontani per ribellarsi a noi. Con questo lo rimetteremo in libert".  Simone si rese conto che gli parlavano con inganno, ma mand ugualmente a prendere l'argento e i figli, per non attirarsi forte inimicizia da parte del popolo,  che poteva commentare: " perito perch non gli hai mandato l'argento n i figli".  Perci gli mand i cento talenti e i figli; ma quegli non mantenne la parola e non liber Ginata.  Fatto questo, Trifone si mosse per entrare nel paese e devastarlo, girando per la via che conduce ad Adra. Ma Simone con le sue truppe ne seguiva le mosse puntando su tutti i luoghi dove quegli si dirigeva.  Quelli dell'Acra intanto inviarono messaggeri a Trifone sollecitandolo a venire da loro attraverso il deserto e a inviare loro vettovaglie.  Trifone allest tutta la sua cavalleria per andare, ma in quella notte cadde neve abbondantissima, e cos a causa della neve non pot andare. Perci si mosse e and in Glaad.  Quando fu vicino a Bascama, uccise Ginata e lo seppell sul posto.  Poi torn e part per la sua regione.
	 Simone mand a prendere le ossa di Ginata suo fratello e lo seppell in Modin, citt dei suoi padri.  Tutto Israele lo pianse con un grande lamento e fece lutto su di lui per molti giorni.  Simone sopraelev il sepolcro del padre e dei fratelli e lo pose bene in vista con pietre levigate, dietro e davanti.  Poi dispose sette piramidi, l'una di fronte all'altra, per il padre, per la madre e per i quattro fratelli.  Le complet con una struttura architettonica, ponendovi attorno grandi colonne; pose sulle colonne trofei di armi a perenne memoria e presso i trofei navi scolpite che si potessero osservare da quanti erano in navigazione sul mare.  Tale  il mausoleo che eresse in Modin e che esiste ancora.
	 Trifone agiva con perfidia verso Antioco, il re ancora giovinetto, finch lo uccise  e si fece re al suo posto, si mise in capo la corona dell'Asia e procur grandi rovine al paese.  Simone intanto complet le fortezze della Giudea, le cinse di torri elevate e di mura solide con portoni e sbarre e riforn le fortezze di viveri.  Poi Simone scelse uomini adatti e li invi al re Demetrio per ottenere esoneri al paese; perch tutti gli atti di Trifone erano state rapine.
	 Il re Demetrio lo assicur in questo senso, poi gli rispose per iscritto inviandogli la seguente lettera:
	 "Il re Demetrio a Simone sommo sacerdote e amico del re, agli anziani e al popolo dei Giudei salute.  Abbiamo ricevuto la corona d'oro e la palma che ci avete inviata e siamo pronti a concludere con voi una pace solenne e a scrivere ai sovrintendenti agli affari di concedervi le esenzioni;  quanto stabilimmo con voi resta stabilito e le fortezze che avete costruite restino di vostra propriet.  Vi condoniamo le mancanze e le colpe fino ad oggi e la corona che ci dovete; se altro si riscuoteva in Gerusalemme, non sia pi riscosso.  Se alcuni di voi sono atti ad essere iscritti al seguito della nostra persona, siano iscritti e regni la pace tra di noi".
	 Nell'anno centosettanta fu tolto il giogo dei pagani da Israele  e il popolo cominci a scrivere negli atti pubblici e nei contratti: "Anno primo di Simone il grande, sommo sacerdote, stratega e capo dei Giudei".
	 In quel tempo Simone pose il campo contro Ghezer, la circond di accampamenti, fece allestire una torre mobile, la spinse contro la citt e abbatt una torre impadronendosene.  I soldati della torre mobile si lanciarono nella citt e si produsse in citt un grande trambusto.  I cittadini salirono sulle mura insieme con le mogli e i bambini, con le vesti stracciate, e supplicarono a gran voce per indurre Simone a dar loro la destra  e dissero: "Non trattarci secondo le nostre iniquit, ma secondo la tua clemenza".  Simone venne a patti con loro e non combatt oltre contro di loro; ma li scacci dalla citt, purific le case nelle quali c'erano idoli, e cos entr in citt con canti di lode e di ringraziamento.  Egli elimin da essa ogni contaminazione e vi stabil uomini che fossero osservanti della legge; poi la fortific e costru in essa la propria dimora.
	 Ora quelli dell'Acra in Gerusalemme, messi nell'impossibilit di uscire e venire nel paese a comprare e vendere, erano terribilmente affamati e buon numero di essi moriva di fame.  Allora fecero giungere il loro grido a Simone, perch desse loro la destra, e Simone la diede; cos li sloggi di l e purific l'Acra da tutte le contaminazioni.  Fecero ingresso in quel luogo il ventitr del secondo mese dell'anno centosettantuno, con canti di lode e con palme, con suoni di cetre, cembali e arpe e con inni e canti, perch era stato eliminato un grande nemico da Israele.  Simone stabil di celebrare ogni anno questo giorno di festa. Intanto complet la fortificazione del monte del tempio lungo l'Acra; qui abit con i suoi.  Vedendo poi che suo figlio Giovanni era ormai uomo, Simone lo fece capo di tutte le milizie e questi pose la sua residenza in Ghezer.



	 Nell'anno centosettantadue il re Demetrio radun le sue milizie e part per la Media per raccogliere rinforzi e combattere Trifone.  Ma rsace, re della Persia e della Media, appena seppe che Demetrio era entrato nel suo territorio, mand uno dei suoi generali per catturarlo vivo.  Costui venne, batt l'esercito di Demetrio, lo cattur e lo condusse ad rsace e questi lo mise in carcere.

	 Ebbe pace la terra di Giuda per tutta la vita di
	Simone;
	egli cerc il bene della sua gente
	e ad essi fu gradito il suo potere
	e la sua gloria per tutti i suoi giorni.
	 In aggiunta a tutte le sue glorie
	egli prese Giaffa per farne un porto
	e apr un accesso alle isole del mare.
	 Ampli i confini del suo popolo
	e riconquist la regione.
	 Raccolse una turba di prigionieri
	e s'impadron di Ghezer, di Bet-Zur e dell'Acra;
	 spazz via da essa le immondezze,
	e nessuno gli si oppose.
	In pace si diedero a coltivare la loro terra;
	il suolo dava i suoi prodotti
	e gli alberi della campagna i loro frutti.
	 I vecchi sedevano nelle piazze,
	tutti s'interessavano al bene
	i giovani indossavano splendide vesti
	e armature di guerra.
	 Alle citt forn vettovaglie,
	e le mun con mezzi di difesa;
	cos divenne celebre il suo nome
	e la sua gloria fino all'estremit della terra.
	 Fece regnare sul paese la pace
	e Israele gio di grande letizia.
	 Ognuno sedeva sotto la sua vite
	e sotto il suo fico
	e nessuno incuteva loro timore.
	 Scomparve dal paese chi li avversava
	e i re andarono in rovina in quei giorni.
	 Confort tutti i derelitti nel suo popolo;
	ricerc la legge ed elimin ogni iniquo e maligno.
	 Diede splendore al tempio
	e lo riforn di tutti gli arredi.

	 Si sparse fino a Roma e a Sparta la notizia che era morto Ginata e se ne rattristarono molto.  Tuttavia, quando seppero che Simone suo fratello era divenuto sommo sacerdote al suo posto e continuava a mantenere il potere sulla regione e sulle citt,  scrissero a lui su tavolette di bronzo per rinnovare con lui l'amicizia e l'alleanza che avevano concluso con Giuda e Ginata suoi fratelli.  I messaggi furono letti davanti all'adunanza in Gerusalemme.  Questa  la copia della lettera che inviarono gli Spartani:
	"Le autorit e la cittadinanza degli Spartani a Simone sommo sacerdote, agli anziani, ai sacerdoti e al resto del popolo giudaico, loro fratelli, salute.  I messaggeri inviati al nostro popolo ci hanno riferito intorno alla vostra gloria e al vostro onore e noi ci siamo rallegrati per il loro arrivo.  Abbiamo registrato le loro dichiarazioni negli atti pubblici, in questi termini: Numenio, figlio di Antioco, e Antpatro, figlio di Gisone, messaggeri dei Giudei, sono giunti presso di noi per rinnovare l'amicizia con noi.   piaciuto al popolo di ricevere questi uomini con ogni onore e di inserire il testo del loro discorso nei registri a disposizione del pubblico, perch il popolo degli Spartani ne mantenga il ricordo".
	 Successivamente Simone mand a Roma Numenio con un grande scudo d'oro, del peso di mille mine, per concludere l'alleanza con loro.

	 Quando il popolo seppe queste cose, disse: "Quale contraccambio daremo a Simone e ai suoi figli?  Egli infatti e i suoi fratelli e la casa di suo padre sono stati saldi e hanno scacciato da s con le armi i nemici d'Israele e hanno assicurato la libert". Poi fecero un'iscrizione su tavole di bronzo, che furono poste su colonne sul monte Sion.  Questo  il testo dell'iscrizione:
	"Il diciotto di Elul dell'anno centosettantadue, che  il terzo anno di Simone sommo sacerdote, in Asaramel,  nella grande assemblea dei sacerdoti e del popolo, dei capi della nazione e degli anziani della regione ci  stato reso noto:  Poich pi volte erano sorte guerre nel paese, Simone, figlio di Mattatia, sacerdote della stirpe di Ioarb, e i suoi fratelli si gettarono nella mischia e si opposero agli avversari del loro popolo, perch restassero incolumi il santuario e la legge, e arrecarono gloria grande al loro popolo.  Ginata riun la sua nazione e ne divenne il sommo sacerdote, poi and a raggiungere i suoi antenati.  I loro nemici vollero invadere il loro paese e stendere la mano contro il santuario.  Simone allora si oppose e si batt per il suo popolo e spese molto del suo per dotare di armi le milizie della sua nazione e assegnare loro un salario.  Inoltre fortific le citt della Giudea e Bet-Zur nel territorio della Giudea, dove prima c'era la roccaforte dei nemici, e vi pose un presidio di soldati giudei.  Fortific Giaffa, situata sul mare, e Ghezer presso i confini di Asdd, nelle quali prima risiedevano i nemici, e vi impiant i Giudei e provvide in esse quanto era necessario al loro sostentamento.  Il popolo ammir la fede di Simone e la gloria che egli si proponeva di procurare al suo popolo; lo costituirono loro capo e sommo sacerdote per queste sue imprese e per la giustizia e la fede che egli aveva conservate al suo popolo e perch aveva cercato con ogni mezzo di elevare la sua gente.  Nei suoi giorni si riusc felicemente per mezzo suo a scacciare dal loro paese i pagani e quelli che erano nella citt di Davide e in Gerusalemme, che si erano edificati l'Acra e ne uscivano profanando i dintorni del santuario e recando offesa grande alla sua purit.  Egli vi insedi soldati giudei, la fortific per la purit della regione e della citt ed elev le mura di Gerusalemme.  Il re Demetrio quindi gli conferm il sommo sacerdozio;  lo ascrisse tra i suoi amici e gli confer grandi onori.  Seppe infatti che i Giudei erano considerati amici, alleati e fratelli da parte dei Romani, e che questi erano andati incontro ai messaggeri di Simone con segni di onore;  che i Giudei e i sacerdoti avevano approvato che Simone fosse sempre loro condottiero e sommo sacerdote finch sorgesse un profeta fedele,  che fosse loro comandante militare e avesse cura del santuario e fossero nominati da lui i sovrintendenti ai loro lavori, al paese, agli armamenti e alle fortezze;  che, prendendosi cura del santuario, fosse da tutti obbedito; che scrivessero nel suo nome tutti i contratti del paese e vestisse di porpora e ornamenti d'oro;  n doveva essere lecito a nessuno del popolo n dei sacerdoti respingere alcuno di questi diritti o disobbedire ai suoi ordini o convocare riunioni senza suo consenso e vestire di porpora e ornarsi della fibbia aurea;  chiunque agisse contro questi decreti o ne respingesse alcuno, fosse ritenuto colpevole.  Piacque a tutto il popolo sancire che Simone si comportasse secondo questi decreti.  Simone da parte sua accett e grad di esercitare il sommo sacerdozio, di essere anche stratega ed etnarca dei Giudei e dei sacerdoti e capo di tutti".  Disposero che questa iscrizione fosse riportata su tavole di bronzo da collocarsi nel recinto del santuario in luogo visibile  e che se ne depositasse copia nel tesoro, perch fosse a disposizione di Simone e dei suoi figli.



	 Antioco, figlio del re Demetrio, invi lettere dalle isole del mare, a Simone sommo sacerdote ed etnarca dei Giudei e a tutto il popolo,  il cui contenuto era del seguente tenore: "Il re Antioco a Simone sommo sacerdote ed etnarca e al popolo dei Giudei salute.  Poich alcuni uomini pestiferi si sono impadroniti del regno dei nostri padri, voglio rivendicare i miei diritti sul regno, per ricostruirlo com'era prima; ho reclutato un esercito ingente di mercenari e allestito navi da guerra.   mia volont sbarcare nella regione, per punire coloro che hanno rovinato il nostro paese e desolato molte citt nel mio regno.  Ora ti confermo tutte le esenzioni che ti hanno concesse i re miei predecessori, e tutti gli altri esoneri dai doni.  Ti concedo di batter moneta propria con corso legale al tuo paese;  Gerusalemme e il suo santuario siano liberi; tutti gli armamenti che hai preparato e le fortezze che hai costruite e occupi, restino in tuo possesso.  Quanto devi al re e i debiti che potrai avere verso il re in avvenire da ora e sempre ti sono rimessi.  Quando poi avremo preso possesso del nostro regno, onoreremo te, il tuo popolo e il tempio con grandi onori, cos da render chiara la vostra gloria in tutta la terra".
	 Nell'anno centosettantaquattro Antioco entr nella terra dei suoi padri e si schierarono con lui tutte le milizie, cos che pochi rimasero con Trifone.  Antioco si diede ad inseguirlo e quegli dovette fuggire e venne fino a Dora situata sul mare,  perch vedeva che i mali si addensavano su di lui, mentre le truppe lo abbandonavano.  Antioco pose il campo contro Dora, avendo con s centoventimila armati e ottomila cavalli.  Egli circond la citt mentre le navi attaccarono dal mare; fece cos pressione contro la citt dalla terra e dal mare, non lasciando pi entrare n uscire nessuno.
	 Intanto arrivarono da Roma Numenio e i suo compagni, portando lettere per i re dei vari paesi. Esse dicevano:
	 "Lucio console dei Romani al re Tolomeo salute.  Gli anziani dei Giudei sono giunti a noi come amici nostri e alleati, a rinnovare l'antica amicizia e alleanza, inviati da Simone sommo sacerdote e dal popolo dei Giudei.  Essi hanno portato uno scudo d'oro di mille mine.   piaciuto a noi di scrivere ai re dei vari paesi, perch non procurino loro del male, n facciano guerra alle loro citt o alla loro regione, n prestino alleanza a chi entri in guerra con loro.  Ci  parso bene accettare da essi lo scudo.  Se pertanto uomini pestiferi sono fuggiti dalla loro regione presso di voi, consegnateli a Simone, perch ne faccia giustizia secondo la loro legge".
	 Uguali espressioni scrissero al re Demetrio, ad Attalo, ad Ariarate e rsace  e a tutti i paesi: a Sampsame, agli Spartani, a Delo, a Mindo, a Sicione, alla Caria, a Samo, alla Pamfilia, alla Lidia, ad Alicarnasso, a Rodi, a Faselide, a Coo, a Side, ad Arado, a Gortina, a Cnido, a Cipro e a Cirene.  Copia di queste lettere avevano trascritto per Simone sommo sacerdote.
	 Antioco dunque teneva il campo contro Dora da due giorni, lanciando continuamente contro di essa le schiere e costruendo macchine; aveva precluso a Trifone ogni possibilit di uscire ed entrare.  Simone gli invi duemila uomini scelti per combattere al suo fianco e insieme argento, oro e molti equipaggiamenti.  Ma Antioco non volle accettare niente, anzi ritir quanto aveva prima concesso a Simone e si inimic con lui.  Poi gli invi Atenobio, uno dei suoi amici, a trattare con lui in questi termini: "Voi occupate Giaffa, Ghezer e l'Acra in Gerusalemme, tutte citt del mio regno.  Avete devastato il loro territorio e avete causato rovina grande nel paese e vi siete impadroniti di molte localit nel mio regno.  Ora, consegnate le citt che avete occupate, insieme con i tributi delle localit di cui vi siete impadroniti fuori del territorio della Giudea,  oppure date in sostituzione cinquecento talenti d'argento e, in compenso dei danni arrecati e dei tributi delle citt, altri cinquecento talenti; altrimenti verremo e vi muoveremo guerra".  Atenobio, l'amico del re, si rec in Gerusalemme e vide la gloria di Simone, il vasellame con lavori in oro e argento e il suo grande fasto, e ne rimase meravigliato; poi gli rifer le parole del re.  Simone gli rispose: "Non abbiamo occupato terra straniera n ci siamo impossessati di beni altrui ma dell'eredit dei nostri padri, che fu posseduta dai nostri nemici senza alcun diritto nel tempo passato.  Noi, avendone avuta l'opportunit, abbiamo ricuperato l'eredit dei nostri padri.  Quanto a Giaffa e a Ghezer, che tu reclami, esse causarono rovina grande nel nostro paese: per esse daremo cento talenti".  Atenobio non gli rispose parola, ma torn indispettito presso il re, al quale rifer quelle parole e la gloria di Simone e quanto aveva visto. Il re si adir furiosamente.
	 Trifone intanto, salito su una nave, fugg a Ortosia.  Il re allora nomin Cendebo primo stratega della zona litoranea e mise al suo comando forze di fanteria e cavalleria.  Poi gli ordin di accamparsi in vista della Giudea e gli ordin di ricostruire Cedron, rinforzando le porte, e di iniziare la guerra contro il popolo. Il re intanto continu la caccia a Trifone.  Cendebo si rec a Iamnia e cominci a molestare il popolo, a invadere la Giudea, a far prigionieri tra il popolo e metterli a morte.  Egli ricostru Cedron e vi dispose la cavalleria e la truppa perch potessero uscire e battere le strade della Giudea, come gli aveva ordinato il re.



	 Allora Giovanni sal da Ghezer e rifer a Simone suo padre quanto faceva Cendebo.  Simone chiam i suoi due figli maggiori Giuda e Giovanni e disse loro: "Io e i miei fratelli e la casa di mio padre abbiamo combattuto le battaglie d'Israele dalla giovent fino ad oggi e riusc nelle nostre mani l'impresa di salvare Israele ripetutamente;  ora io sono vecchio e voi, per misericordia del Cielo, siete nell'et buona; prendete il posto mio e di mio fratello e fatevi avanti a combattere per il vostro popolo; l'aiuto del Cielo sia con voi".  Giovanni arruol nella regione ventimila uomini esperti nelle armi e cavalieri; partirono contro Cendebo e passarono la notte in Modin.  Alzatisi il mattino, proseguirono per la pianura ed ecco venire incontro a loro un esercito ingente, fanti e cavalleria; ma un torrente li separava.  Giovanni con la sua gente pose il campo di fronte. Vedendo che il grosso esitava ad attraversare il torrente, pass per primo. Lo videro i suoi uomini e passarono dopo di lui.  Egli divise la moltitudine e pose i cavalieri in mezzo ai fanti, perch la cavalleria degli avversari era molto numerosa.  Poi diedero fiato alle trombe: Cendebo e il suo schieramento furono respinti; molti della loro parte caddero colpiti a morte e i superstiti si rifugiarono nella fortezza.  Fu ferito allora anche Giuda, fratello di Giovanni. Giovanni invece li insegu, finch giunse a Cedron che Cendebo aveva ricostruito.  I nemici fuggirono nelle torri esistenti nelle campagne di Asdd, ma egli vi appicc il fuoco. Restarono sul campo circa duemila nemici. Poi Giovanni ritorn in Giudea senza molestie.
	 Tolomeo, figlio di Abbo, era stato costituito stratega della pianura di Grico. Egli possedeva molto argento e oro,  poich era il genero del sommo sacerdote.  Il suo cuore si inorgogl e si propose di impadronirsi del paese e covava perfidi disegni contro Simone e i suoi figli per eliminarli.  Simone era in visita alle citt della regione e si interessava delle loro necessit. Venne allora in Grico insieme con Mattatia e Giuda suoi figli, nell'anno centosettantasette, nell'undicesimo mese, cio il mese di Sabat.  Il figlio di Abbo, che covava il tradimento, li ricevette nella cittadella, chiamata Dok, che egli aveva costruita, e serv loro un gran banchetto, nascondendo ivi degli armati.  Quando Simone e i figli furono inebriati, Tolomeo e i suoi uomini si alzarono, impugnarono le armi, si scagliarono contro Simone nella sala del banchetto e trucidarono lui, i due figli e alcuni suoi servi.  Egli commise un'enorme perfidia e rese male per bene.  Tolomeo scrisse di questa cosa e sped al re, perch gli inviasse milizie in aiuto e gli desse in consegna la loro regione e le citt.  Invi altri uomini a Ghezer per eliminare Giovanni e sped lettere ai suoi comandanti, che venissero da lui, perch doveva loro argento e oro e doni;  altri uomini invi ad occupare Gerusalemme e il monte del tempio.  Ma qualcuno corse avanti e inform Giovanni che suo padre e i suoi fratelli erano periti, aggiungendo: "Ha inviato uomini per uccidere anche te".  Udendo ci, Giovanni rimase profondamente costernato; poi cattur gli uomini inviati per sopprimerlo e li mise a morte. Aveva infatti saputo che cercavano di ucciderlo.
	 Le altre azioni di Giovanni, le sue battaglie e gli atti di valore da lui compiuti, la ricostruzione delle mura da lui eseguita e le sue imprese, ecco stanno scritte negli annali del suo sommo sacerdozio, da quando divenne sommo sacerdote dopo la morte di suo padre.

Secondo libro dei Maccabei



	 "Ai fratelli giudei sparsi nell'Egitto salute. I fratelli giudei che sono in Gerusalemme e nella regione della Giudea augurano buona pace.  Dio voglia concedervi i suoi benefici e ricordarsi della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe suoi servi fedeli;  conceda a tutti voi volont di adorarlo e di compiere i suoi desideri con cuore generoso e animo pronto;  vi dia una mente aperta ad intender la sua legge e i suoi comandi, e volont di pace.  Esaudisca le vostre preghiere e vi sia propizio e non vi abbandoni nell'ora dell'avversit.
	 Noi qui appunto preghiamo per voi.
	 Quando regnava Demetrio nell'anno centosessantanove, noi Giudei vi abbiamo scritto: "Nelle calamit e angosce che ci hanno colpiti in questi anni da quando Gisone e i suoi partigiani hanno apostatato dalla citt santa e dal regno,  incendiando il portone e versando sangue innocente, noi abbiamo pregato il Signore e siamo stati esauditi. Quindi abbiamo preso l'offerta delle vittime e del fior di farina, abbiamo acceso le lampade e presentato i pani".  Vi scriviamo la presente per esortarvi a celebrare i giorni delle Capanne nel mese di Casleu.
	L'anno centottantotto.
	 I Giudei residenti in Gerusalemme e nella Giudea, il consiglio degli anziani e Giuda, ad Aristbulo, maestro del re Tolomeo, appartenente alla stirpe dei sacerdoti consacrati con l'unzione, e ai Giudei dimoranti in Egitto, salute e prosperit.
	 Salvati da grandi pericoli per l'intervento di Dio, lo ringraziamo molto per esserci potuti schierare contro il re.  Perch egli stesso ha respinto le forze schierate contro la santa citt.
	 Recatosi in Persia, il loro capo e con lui l'esercito creduto invincibile, fu ucciso nel tempio della dea Nanea, per gli inganni orditi dai sacerdoti di Nanea.  Con il pretesto di celebrare le nozze con lei, Antioco con i suoi amici si era recato sul posto per prelevarne le immense ricchezze a titolo di dote.  Dopo che i sacerdoti del tempio di Nanea gliele ebbero mostrate, egli entr con pochi nel recinto sacro e quelli, chiuso il tempio alle spalle di Antioco  e aperta una porta segreta nel soffitto, scagliarono pietre e fulminarono il condottiero e i suoi. Poi fattili a pezzi e tagliate le loro teste, le gettarono a quelli di fuori.
	 In tutto sia benedetto il nostro Dio, che ha consegnato alla morte gli empi.
	 Stando noi per celebrare la purificazione del tempio il venticinque di Casleu, abbiamo creduto necessario darvi qualche spiegazione, perch anche voi celebriate la festa delle Capanne e del fuoco, apparso quando Neemia offr i sacrifici dopo la ricostruzione del tempio e dell'altare.  Infatti quando i nostri padri furono deportati in Persia, i sacerdoti fedeli di allora, preso il fuoco dall'altare, lo nascosero con cautela nella cavit di un pozzo che aveva il fondo asciutto e l lo misero al sicuro, in modo che il luogo rimanesse ignoto a tutti.  Dopo un buon numero di anni, quando piacque a Dio, Neemia, rimandato dal re di Persia, invi i discendenti di quei sacerdoti che avevano nascosto il fuoco, a farne ricerca; quando essi ci riferirono che non avevano trovato il fuoco ma acqua grassa, comand loro di attingerne e portarne.  Poi furono portate le offerte per i sacrifici e Neemia comand che venisse aspersa con quell'acqua la legna e quanto vi era sopra.  Cos fu fatto e dopo un po'di tempo il sole, che prima era coperto di nubi, cominci a risplendere e si accese un gran rogo, con grande meraviglia di tutti.
	 I sacerdoti si posero allora in preghiera, mentre il sacrificio veniva consumato, e con i sacerdoti tutti gli altri: Ginata intonava, gli altri continuavano in coro insieme a Neemia.  La preghiera era formulata in questo modo: Signore, Signore Dio, creatore di tutto, tremendo e potente, giusto e misericordioso, tu solo re e buono,  tu solo generoso, tu solo giusto e onnipotente ed eterno, che salvi Israele da ogni male, che hai fatto i nostri padri oggetto di elezione e santificazione,  accetta il sacrificio offerto per Israele tuo popolo, custodisci la tua porzione e santificala.  Raccogli i nostri dispersi, libera quelli che sono schiavi in mano ai pagani, guarda benigno i disprezzati e gli oltraggiati; sappiano i pagani che tu sei il nostro Dio.  Punisci quelli che ci opprimono e ci ingiuriano con superbia.  Concedi al tuo popolo di radicarsi nel tuo luogo santo, come ha detto Mos.  I sacerdoti a loro volta cantavano inni.  Poi vennero consumate le vittime del sacrificio e Neemia ordin che il resto dell'acqua venisse versata sulle pietre pi grosse.  Fatto questo, si accese una fiamma, la quale tuttavia fu assorbita dal bagliore del fuoco acceso sull'altare.  Quando fu divulgato il fatto e fu annunciato al re dei Persiani che nel luogo dove i sacerdoti deportati avevano nascosto il fuoco era comparsa acqua e che i sacerdoti al seguito di Neemia avevano con quella purificato le cose necessarie al sacrificio,  il re fece cingere il luogo e lo dichiar sacro, dopo aver accertato il fatto.  Il re ricevette anche molti doni da quelli che aveva favoriti e ne diede a sua volta.  I compagni di Neemia chiamarono questo luogo Neftar che significa "purificazione"; ma i pi lo chiamano Neftai.



	 Si trova scritto nei documenti che Geremia profeta ordin ai deportati di prendere del fuoco, come  stato significato,  e che il medesimo profeta ai deportati consegn la legge raccomandando loro di non dimenticarsi dei comandi del Signore e di non lasciarsi traviare nelle idee, vedendo i simulacri d'oro e d'argento e il fasto di cui erano circondati,  e che con altre simili espressioni li esortava a non ripudiare la legge nel loro cuore.  Si diceva anche nello scritto che il profeta, ottenuto un responso, ordin che lo seguissero con la tenda e l'arca. Quando giunse presso il monte dove Mos era salito e aveva contemplato l'eredit di Dio,  Geremia sal e trov un vano a forma di caverna e l introdusse la tenda, l'arca e l'altare degli incensi e sbarr l'ingresso.  Alcuni del suo seguito tornarono poi per segnare la strada, ma non trovarono pi il luogo.  Geremia, saputolo, li rimprover dicendo: Il luogo deve restare ignoto, finch Dio non avr riunito la totalit del suo popolo e si sar mostrato propizio.  Allora il Signore mostrer queste cose e si riveler la gloria del Signore e la nube, come appariva sopra Mos, e come avvenne quando Salomone chiese che il luogo fosse solennemente santificato.  Si narrava anche che questi, dotato di sapienza, offr il sacrificio per la dedicazione e il compimento del tempio.  E allo stesso modo che Mos aveva pregato il Signore ed era sceso il fuoco dal cielo a consumare le vittime immolate, cos preg anche Salomone e il fuoco sceso dal cielo consum gli olocausti.  Mos aveva detto: Poich non  stata mangiata la vittima offerta per il peccato, essa  stata consumata.  Allo stesso modo anche Salomone celebr gli otto giorni.
	 Si descrivevano le stesse cose nei documenti e nelle memorie di Neemia e come egli, fondata una biblioteca, cur la raccolta dei libri dei re, dei profeti e di Davide e le lettere dei re intorno ai doni.  Anche Giuda ha raccolto tutti i libri andati dispersi per la guerra che abbiamo avuto, e ora si trovano presso di noi.  Se mai ne avete bisogno, mandate persone con l'incarico di portarveli.
	 Vi abbiamo scritto mentre stiamo per celebrare la purificazione; farete ottima cosa se celebrerete anche voi questi giorni.  Poich Dio ha salvato tutto il suo popolo e ha concesso a tutti l'eredit, nonch il regno, il sacerdozio e la santificazione  come ha promesso mediante la legge, noi poniamo in Dio speranza che egli ci usi presto misericordia e voglia presto radunarci, da ogni regione posta sotto il cielo, nel luogo santo; egli infatti ci ha liberati da grandi mali e ha purificato il luogo santo".
	 I fatti riguardanti Giuda Maccabeo e i suoi fratelli, la purificazione del grande tempio e la dedicazione dell'altare,  come anche le guerre contro Antioco Epfane e il figlio di lui Euptore,  nonch le manifestazioni venute dal cielo sopra coloro che si erano battuti con valore per il giudaismo, riuscendo in pochi a impadronirsi di tutta la regione e a scacciare una moltitudine di barbari,  a riconquistare il tempio famoso in tutto il mondo, a liberare la citt e a ristabilire le leggi che stavano per essere soppresse, quando il Signore si rese loro propizio con ogni benevolenza:  questi fatti narrati da Gisone di Cirene nel corso di cinque libri, ci studieremo di riassumerli in una sola composizione.  Vedendo infatti la massa di numeri e l'effettiva difficolt per chi desidera di inoltrarsi nelle narrazioni storiche, a causa della vastit della materia,  ci siamo preoccupati di offrire diletto a coloro che amano leggere, facilit a quanti intendono ritenere nella memoria, utilit a tutti gli eventuali lettori.  Per noi certo, che ci siamo sobbarcati la fatica del sunteggiare, l'impresa non si presenta facile: ci vorranno sudori e veglie,  cos come non  facile preparare un banchetto e accontentare le esigenze altrui; tuttavia per far cosa gradita a molti ci sar dolce sopportare la fatica,  lasciando all'autore la completa esposizione dei particolari, curandoci invece di procedere secondo gli schemi di un riassunto.  Come infatti in una casa nuova all'architetto tocca pensare a tutta la costruzione, mentre chi  incaricato di dipingere a fuoco e a fresco deve badare solo alla decorazione, cos, penso,  per noi.  L'entrare in argomento e il passare in rassegna i fatti e l'insinuarsi nei particolari, spetta all'ideatore dell'opera storica;  curare il sunto della esposizione e tralasciare i complementi della narrazione storica,  riservato a chi fa opera di compendio.  Di qui dunque cominceremo la narrazione, senza nulla aggiungere a ci che abbiamo detto nella prefazione: sarebbe certo ingenuo abbondare nei preamboli e abbreviare poi la narrazione storica.



	 Nel periodo in cui la citt santa godeva completa pace e le leggi erano osservate perfettamente per la piet del sommo sacerdote Onia e la sua avversione al male,  gli stessi re avevano preso ad onorare il luogo santo e a glorificare il tempio con doni insigni,  al punto che Seluco, re dell'Asia, provvedeva con le proprie entrate a tutte le spese riguardanti il servizio dei sacrifici.  Ma un certo Simone della trib di Bilga, nominato sovrintendente del tempio, venne a trovarsi in contrasto con il sommo sacerdote intorno all'amministrazione della citt.  Non potendo aver ragione con Onia, si rec da Apollonio di Tarso, che in quel periodo era stratega della Celesiria e della Fenicia,  e gli rifer che il tesoro di Gerusalemme era colmo di ricchezze immense tanto che l'ammontare del capitale era incalcolabile e non serviva per le spese dei sacrifici; era quindi ben possibile ridurre tutto in potere del re.
	 Apollonio si incontr con il re e gli rifer intorno alle ricchezze a lui denunciate; quegli design l'incaricato degli affari Eliodro e lo invi con l'ordine di effettuare il prelevamento delle suddette ricchezze.  Eliodro si mise subito in viaggio, in apparenza per visitare le citt della Celesiria e della Fenicia, in realt per compiere l'incarico del re.  Giunto a Gerusalemme e accolto con deferenza dal sommo sacerdote della citt, espose le segnalazioni ricevute e disse chiaro il motivo per cui era venuto; domandava poi se le cose stavano realmente cos.  Il sommo sacerdote gli spieg che quelli erano i depositi delle vedove e degli orfani;  che una parte era anche di Ircano, figlio di Tobia, persona di condizione assai elevata; che l'empio Simone andava denunciando la cosa a suo modo, ma complessivamente si trattava di quattrocento talenti d'argento e duecento d'oro;  che era assolutamente impossibile permettere che fossero ingannati coloro che si erano fidati della santit del luogo e del carattere sacro e inviolabile di un tempio venerato in tutto il mondo.
	 Ma Eliodro, a causa degli ordini ricevuti dal re, rispose recisamente che quelle ricchezze dovevano essere trasferite nell'erario del re.  Venne in un giorno da lui stabilito per ordinare l'inventario delle medesime, mentre tutta la citt era in grande agitazione.  I sacerdoti, rivestiti degli abiti sacerdotali, si erano prostrati davanti all'altare ed elevavano suppliche al Cielo che aveva sancito la legge dei depositi, perch fossero conservati integri a coloro che li avevano consegnati.  Chi guardava l'aspetto del sommo sacerdote riportava uno strazio al cuore, poich il volto e il cambiamento di colore ne mostravano l'intimo tormento.  Tutta la sua persona era immersa in un timore e in un tremito del corpo da cui appariva manifesta, a chi osservava, l'angoscia che aveva in cuore.  Anche dalle case uscivano per accorrere in folla a una pubblica supplica, perch il luogo santo stava per essere violato.  Le donne, cingendo sotto il petto il cilicio, riempivano le strade; anche le fanciulle, di solito ritirate, in parte accorrevano alle porte, in parte sulle mura, altre si sporgevano dalle finestre;  tutte, con le mani protese verso il Cielo, moltiplicavano le suppliche.  Muoveva a compassione il pianto confuso della moltitudine e l'ansia tormentosa del sommo sacerdote.  Essi supplicavano l'onnipotente Signore che volesse conservare intatti in piena sicurezza i depositi per coloro che li avevano consegnati.
	 Eliodro metteva ugualmente in esecuzione il suo programma.
Ma appena fu arrivato sul posto con gli armati, presso il tesoro, il Signore degli spiriti e di ogni potere comp un'apparizione straordinaria, cos che tutti i temerari che avevano osato entrare, colpiti dalla potenza di Dio, si trovarono fiaccati e atterriti.  Infatti apparve loro un cavallo, montato da un cavaliere terribile e rivestito di splendida bardatura, il quale si spinse con impeto contro Eliodro e lo percosse con gli zoccoli anteriori, mentre il cavaliere appariva rivestito di armatura d'oro.  A lui apparvero inoltre altri due giovani dotati di gran forza, splendidi di bellezza e con vesti meravigliose, i quali, postisi ai due lati, lo flagellavano senza posa, infliggendogli numerose percosse.  In un attimo fu atterrato e si trov immerso in una fitta oscurit. Allora i suoi lo afferrarono e lo misero in una barella.  Egli che era entrato poco prima nella suddetta camera del tesoro con numeroso seguito e con tutta la guardia, fu portato via impotente ad aiutarsi. Dopo aver sperimentato nel modo pi evidente la potenza di Dio.  Cos, mentre egli, prostrato dalla forza divina, era l senza voce e privo d'ogni speranza di salvezza,  gli altri benedicevano il Signore che aveva glorificato il suo luogo santo; il tempio, che poco prima era pieno di trepidazione e confusione, dopo che il Signore onnipotente aveva manifestato il suo intervento, si riemp di gioia e letizia.  Subito alcuni compagni di Eliodro pregarono Onia che supplicasse l'Altissimo e impetrasse la grazia della vita a costui che stava irrimediabilmente esalando l'ultimo respiro.  Il sommo sacerdote, temendo che il re per avventura venisse a sospettare che i Giudei avessero teso un tranello a Eliodro, offr un sacrificio per la salute dell'uomo.  Mentre il sommo sacerdote compiva il rito propiziatorio, apparvero a Eliodro gli stessi giovani adorni delle stesse vesti, i quali in piedi dissero: "Ringrazia ampiamente il sommo sacerdote Onia, per merito del quale il Signore ti rid la vita.  Tu poi, che hai sperimentato i flagelli del Cielo, annuncia a tutti la grande potenza di Dio". Dette queste parole, disparvero.
	 Eliodro offr un sacrificio al Signore e innalz grandi preghiere a colui che gli aveva restituito la vita, poi si conged da Onia e fece ritorno con il suo seguito dal re.  Egli testimoniava a tutti le opere del sommo Dio, che aveva visto con i suoi occhi.  Quando poi il re gli domandava chi fosse adatto ad essere inviato ancora una volta in Gerusalemme, rispondeva:  Se hai qualcuno che ti  nemico o insidia il tuo governo, mandalo l e l'avrai indietro flagellato per bene, se pure ne uscir salvo, perch in quel luogo c' veramente una potenza divina.  Lo stesso che ha la sua dimora nei cieli  custode e difensore di quel luogo ed  pronto a percuotere e abbattere coloro che vi accedono con cattiva intenzione.  Cos dunque si sono svolti i fatti riguardanti Eliodro e la difesa del tesoro.



	 Il suddetto Simone, che si era fatto delatore dei beni e della patria, diffamava Onia, come se avesse percosso Eliodro e fosse stato l'organizzatore dei disordini;  osava definire nemico della cosa pubblica il benefattore della citt, il protettore dei cittadini, il difensore delle leggi.  L'odio era giunto a tal punto che si compirono delle uccisioni da parte di uno dei gregari di Simone;  allora Onia, vedendo l'aggravarsi dell'invidia e accorgendosi che Apollonio figlio di Mensteo, stratega della Celesira e della Fenicia, aizzava la perfidia di Simone,  si rec dal re, non per far la parte di accusatore dei suoi concittadini, ma per provvedere al bene comune del popolo e di ciascuno in particolare.  Vedeva infatti che senza un provvedimento del re era impossibile ristabilire la pace nella vita pubblica e che Simone non avrebbe messo freno alla sua pazzia.
	 Ma, Seluco essendo passato all'altra vita e avendo preso le redini del governo Antioco chiamato anche Epfane, Gisone, fratello di Onia, volle procurarsi con la corruzione il sommo sacerdozio  e, in un incontro con il re, gli promise trecentosessanta talenti d'argento e altri ottanta talenti riscossi con un'altra entrata.  Oltre a questi prometteva di versargli altri centocinquanta talenti, se gli fosse stato concesso di stabilire di sua autorit una palestra e un campo d'addestramento e di erigere una corporazione d'Antiocheni a Gerusalemme.  Avendo il re acconsentito, egli, ottenuto il potere, si diede subito a trasformare i suoi connazionali secondo i costumi greci,  annullando i favori concessi dal re ai Giudei, ad opera di Giovanni, padre di quell'Eupolemo che aveva guidato l'ambasciata presso i Romani per negoziare il patto d'amicizia e di alleanza, e sradicando le leggi cittadine inaugur usanze perverse.  Fu subito zelante nel costruire una palestra, proprio ai piedi dell'acrpoli, e nell'indurre i giovani pi distinti a portare il ptaso.  Cos era raggiunto il colmo dell'ellenizzazione e la diserzione verso i costumi stranieri per l'eccessiva corruzione dell'empio e falso sommo sacerdote Gisone.  Perci i sacerdoti non erano pi premurosi del servizio all'altare, ma, disprezzando il tempio e trascurando i sacrifici, si affrettarono a partecipare agli spettacoli contrari alla legge nella palestra, appena dato il segnale del lancio del disco.  Cos tenendo in poco conto le glorie patrie stimavano nobilissime le glorie elleniche.  Ma appunto a causa di queste li sorprese una grave situazione e si ebbero quali avversari e punitori proprio coloro le cui istituzioni seguivano con zelo e a cui cercavano di rassomigliare in tutto.  Non  cosa che resti impunita il comportarsi empiamente contro le leggi divine, come dimostrer chiaramente il successivo periodo di tempo.
	 Celebrandosi in Tiro i giochi quinquennali con l'intervento del re,  l'empio Gisone invi come rappresentanti alcuni Antiocheni di Gerusalemme, i quali portavano con s trecento dramme d'argento per il sacrifico a Ercole; ma questi portatori ritennero non conveniente usarle per il sacrifico, bens impiegarle per altra spesa.  Cos il denaro destinato al sacrificio a Ercole da parte del mandante, serv, grazie ai portatori, per la costruzione delle triremi.
	 Antioco, avendo mandato Apollonio, figlio di Mensteo, in Egitto per l'intronizzazione del re Filomtore, venne a sapere che costui era diventato contrario al suo governo e quindi si preoccup della sua sicurezza. Perci si rec a Giaffa, poi mosse alla volta di Gerusalemme.  Fu accolto da Gisone e dalla citt con dimostrazioni magnifiche e introdotto con corteo di fiaccole e acclamazioni. Cos riprese la marcia militare verso la Fenicia.
	 Tre anni dopo, Gisone mand Menelao, fratello del gi menzionato Simone, a portare al re denaro e a presentargli un memoriale su alcuni affari importanti.  Ma quello, fattosi presentare al re e avendolo ossequiato con un portamento da persona autorevole, si accaparr il sommo sacerdozio, superando l'offerta di Gisone di trecento talenti d'argento.  Munito delle disposizioni del re, si present di ritorno, non avendo con s nulla che fosse degno del sommo sacerdozio, ma avendo le manie di un tiranno unite alla ferocia di una belva.  Cos Gisone, che aveva tradito il proprio fratello, fu tradito a sua volta da un altro e fu costretto a fuggire nel paese dell'Ammantide.  Menelato si impadron del potere, ma non s'interess pi del denaro promesso al re,  sebbene gliele avesse fatto richiesta Sstrato, comandante dell'acrpoli; questi infatti aveva l'incarico della riscossione dei tributi. Per questo motivo tutti e due furono convocati dal re.  Menelao lasci come sostituto nel sommo sacerdozio Lismaco suo fratello; Sstrato lasci Cratte, comandante dei Ciprioti.
	 Mentre cos stavano le cose, le citt di Tarso e Mallo si ribellarono, perch erano state date in dono ad Antichide, concubina del re.  Il re part in fretta per riportare all'ordine la situazione, lasciando come luogotenente Andronco, uno dei suoi dignitari.  Menelao allora, pensando di aver trovato l'occasione buona, sottrasse alcuni arredi d'oro del tempio e ne fece omaggio ad Andronco; altri poi si trov che li aveva venduti a Tiro e nelle citt vicine.  Ma Onia lo biasim, dopo essersi accertato della cosa ed essersi rifugiato in localit inviolabile a Dafne situata presso Antiochia.  Per questo Menelao, incontratosi in segreto con Andronco, lo preg di sopprimere Onia. Quegli, recatosi da Onia e ottenutane con inganno la fiducia, dandogli la destra con giuramento lo persuase, sebbene ancora guardato con sospetto, ad uscire dall'asilo e subito lo uccise senza alcun riguardo alla giustizia.  Per questo fatto non solo i Giudei, ma anche molti altri popoli si mossero a sdegno e tristezza per l'empia uccisione di tanto uomo.  Quando il re torn dalle localit della Cilicia, si presentarono a lui i Giudei della citt insieme con i Greci che condividevano l'esecrazione dell'uccisione di Onia contro ogni diritto.  Antioco fu intimamente rattristato, colpito da cordoglio e mosso a lacrime per la saggezza e la grande prudenza del defunto;  subito, acceso di sdegno, tolse la porpora ad Andronco, ne stracci le vesti e lo trascin attraverso tutta la citt fino al luogo stesso dove egli aveva sacrilegamente ucciso Onia e l cancell dal mondo l'assassino. Cos il Signore gli rese il meritato castigo.
	 Essendo poi avvenuti molti furti sacrileghi in citt da parte di Lismaco su istigazione di Menelao ed essendosene sparsa la voce al di fuori, il popolo si ribell a Lismaco, quando gi molti arredi d'oro erano stati portati via.  La folla era eccitata e piena di furore e Lismaco, armati circa tremila uomini, diede inizio ad atti di violenza, mettendo come comandante un certo Aurano gi avanzato in et e non meno in stoltezza.  Ma quelli, appena si accorsero dell'aggressione di Lismaco, afferrarono chi pietre, chi grossi bastoni, altri raccolsero a manciate la polvere sul posto e si gettarono contro coloro che stavano attorno a Lismaco.  A questo modo ne ferirono molti, alcuni ne stesero morti, costrinsero tutti alla fuga, misero a morte lo stesso saccheggiatore del tempio presso la camera del tesoro.
	 Per questi fatti fu intentato un processo contro Menelao.  Venuto il re a Tiro, i tre uomini mandati dal consiglio degli anziani difesero presso di lui il loro diritto.  Menelao, ormai sul punto di essere abbandonato, promise una buona quantit di denaro a Tolomeo, figlio di Dormene, perch traesse il re dalla sua parte.  Tolomeo invit il re sotto un portico, come per prendere il fresco, e gli fece mutar parere.  Cos il re prosciolse dalle accuse Menelao, causa di tutto il male, e a quegli infelici che, se avessero discusso la causa anche presso gli Sciti, sarebbero stati prosciolti come innocenti, decret la pena di morte.  Cos senza dilazione subirono l'ingiusta pena coloro che avevano difeso la citt, il popolo e gli arredi sacri.  Gli stessi cittadini di Tiro, indignati per questo fatto, provvidero generosamente quanto occorreva per la loro sepoltura.  Menelao invece, per la cupidigia dei potenti, rimase al potere, crescendo in malvagit e facendosi grande traditore dei concittadini.



	 In questo periodo di tempo Antioco organizz la seconda spedizione in Egitto.  Sopra tutta la citt per circa quaranta giorni apparivano cavalieri che correvano per l'aria con auree vesti, armati di lance roteanti e di spade sguainate,  e schiere di cavalieri disposti a battaglia e attacchi e scontri vicendevoli e trambusto di scudi e selve di aste e lanci di frecce e bagliori di bardature d'oro e corazze d'ogni specie.  Per questo tutti pregarono che l'apparizione fosse di buon augurio.
	 Essendosi diffusa la falsa notizia che Antioco era passato all'altra vita, Gisone, prendendo con s non meno di mille uomini, sferr un assalto alla citt. Si accese la lotta sulle mura e, quando la citt era ormai presa, Menelao si rifugi nell'acrpoli.  Gisone fece strage dei propri concittadini senza piet, non comprendendo che un successo contro i propri connazionali era il massimo insuccesso, e credendo di riportare trofei sui nemici e non sulla propria gente.  Non riusc per ad impadronirsi del potere e alla fine, conscio della vergogna del tradimento, corse di nuovo a rifugiarsi nell'Ammantide.  Da ultimo incontr una pessima sorte. Imprigionato presso Areta, re degli Arabi, fuggendo poi di citt in citt, perseguitato da tutti e odiato come traditore delle leggi, riguardato con orrore come carnefice della patria e dei concittadini, fu spinto in Egitto;  colui che aveva mandato in esilio numerosi figli della sua patria mor presso gli Spartani, fra i quali si era ridotto quasi a cercare riparo in nome della comunanza di stirpe.  E ancora, colui che aveva lasciato insepolta una moltitudine di gente, fin non pianto da alcuno, privo di esequie ed escluso dal sepolcro dei suoi padri.
	 Quando il re venne a conoscenza di questi fatti, concluse che la Giudea stava ribellandosi. Perci tornando dall'Egitto, furioso come una belva, prese la citt con le armi  e diede ordine ai soldati di colpire senza risparmio quanti capitavano e di uccidere quelli che si rifugiavano nelle case.  Vi fu massacro di giovani e di vecchi, sterminio di uomini, di donne e di fanciulli, stragi di fanciulle e di bambini.  Ottantamila in quei tre giorni furono spacciati, quarantamila nel corso della lotta e in numero non inferiore agli uccisi furono quelli venduti schiavi.
	 Non sazio di questo, Antioco os entrare nel tempio pi santo di tutta la terra, avendo a guida quel Menelao che si era fatto traditore delle leggi e della patria,  e afferr con empie mani gli arredi sacri; quanto dagli altri re era stato deposto per l'abbellimento e lo splendore del luogo e per segno d'onore, egli lo saccheggi con le sue mani sacrileghe.
	 Antioco si inorgogl, non comprendendo che il Signore si era sdegnato per breve tempo a causa dei peccati degli abitanti della citt e per questo c'era stato l'abbandono di quel luogo.  Se il popolo non si fosse trovato implicato in molti peccati, come era avvenuto per Eliodro, mandato dal re Seleuco a ispezionare la camera del tesoro, anche costui al suo ingresso sarebbe stato colpito da flagelli e sarebbe stato distolto dalla sua audacia.  Ma il Signore aveva eletto non gi il popolo a causa di quel luogo, ma quel luogo a causa del popolo.  Perci anche il luogo, dopo essere stato coinvolto nelle sventure piombate sul popolo, da ultimo ne condivise i benefici; esso, che per l'ira dell'Onnipotente aveva sperimentato l'abbandono, per la riconciliazione del grande Sovrano fu ripristinato in tutta la sua gloria.
	 Antioco dunque portando via dal tempio milleottocento talenti d'argento, fece ritorno in fretta ad Antiochia, convinto nella sua superbia di aver reso navigabile la terra e transitabile il mare, per effetto del suo orgoglio.  Egli lasci sovrintendenti per opprimere la nazione: in Gerusalemme Filippo, frigio di stirpe, ma nei modi pi barbaro di chi l'aveva nominato;  sul Garizim Andronco; oltre a loro Menelao, il quale pi degli altri era altezzoso con i concittadini, nutrendo una ostilit dichiarata contro i Giudei.
Mand poi il misarca Apollonio con un esercito di ventiduemila uomini, e con l'ordine di uccidere quanti erano in et adulta e di vendere le donne e i fanciulli.  Costui, giunto a Gerusalemme e fingendo intenzioni pacifiche, si tenne quieto fino al giorno sacro del sabato. Allora sorpresi i Giudei in riposo, comand ai suoi una parata militare  e trucid quanti uscivano per assistere alla festa; poi, scorrendo con gli armati per la citt, mise a morte un gran numero di persone.
	 Ma Giuda, chiamato anche Maccabeo, che faceva parte di un gruppo di dieci, si ritir nel deserto, vivendo tra le montagne alla maniera delle fiere insieme a quelli che erano con lui; e vivevano cibandosi di alimenti erbacei, per non contrarre contaminazione.



	 Non molto tempo dopo, il re invi un vecchio ateniese per costringere i Giudei ad allontanarsi dalle patrie leggi e a non governarsi pi secondo le leggi divine,  inoltre per profanare il tempio di Gerusalemme e dedicare questo a Giove Olimpio e quello sul Garizim invece a Giove Ospitale, come si confaceva agli abitanti del luogo.  Grave e intollerabile per tutti era il dilagare del male.  Il tempio infatti fu pieno di dissolutezze e gozzoviglie da parte dei pagani, che gavazzavano con le prostitute ed entro i sacri portici si univano a donne e vi introducevano le cose pi sconvenienti.  L'altare era colmo di cose detestabili, vietate dalle leggi.  Non era pi possibile n osservare il sabato, n celebrare le feste tradizionali, n fare aperta professione di giudaismo.  Si era trascinati con aspra violenza ogni mese nel giorno natalizio del re ad assistere al sacrificio; quando ricorrevano le feste dionisiache, si era costretti a sfilare coronati di edera in onore di Dioniso.  Fu emanato poi un decreto diretto alle vicine citt ellenistiche, per iniziativa dei cittadini di Tolemide, perch anch'esse seguissero le stesse disposizioni contro i Giudei, li costringessero a mangiare le carni dei sacrifici  e mettessero a morte quanti non accettavano di partecipare alle usanze greche. Si poteva allora capire quale tribolazione incombesse.  Furono denunziate, per esempio, due donne che avevano circonciso i figli: appesero i loro bambini alle loro mammelle e dopo averle condotte in giro pubblicamente per la citt, le precipitarono dalle mura.  Altri che si erano raccolti insieme nelle vicine caverne per celebrare il sabato, denunciati a Filippo, vi furono bruciati dentro, perch essi avevano ripugnanza a difendersi per il rispetto a quel giorno santissimo.
	 Io prego coloro che avranno in mano questo libro di non turbarsi per queste disgrazie e di considerare che i castighi non vengono per la distruzione ma per la correzione del nostro popolo.  E veramente il fatto che agli empi  data libert per poco tempo, e subito incappano nei castighi,  segno di grande benevolenza.  Poich il Signore non si propone di agire con noi come fa con gli altri popoli, attendendo pazientemente il tempo di punirli, quando siano giunti al colmo dei loro peccati;  e questo per non dovere alla fine punirci quando fossimo giunti all'estremo delle nostre colpe.  Perci egli non ci toglie mai la sua misericordia, ma, correggendoci con le sventure, non abbandona il suo popolo.  Questo sia detto come verit da ricordare. Dopo questa breve parentesi torniamo alla narrazione.
	 Un tale Elezaro, uno degli scribi pi stimati, uomo gi avanti negli anni e molto dignitoso nell'aspetto della persona, veniva costretto ad aprire la bocca e ad ingoiare carne suina.  Ma egli, preferendo una morte gloriosa a una vita ignominiosa, s'incammin volontariamente al supplizio,  sputando il boccone e comportandosi come conviene a coloro che sono pronti ad allontanarsi da quanto non  lecito gustare per brama di sopravvivere.  Coloro che erano incaricati dell'illecito banchetto sacrificale, in nome della familiarit di antica data che avevano con quest'uomo, lo tirarono in disparte e lo pregarono di prendere la carne di cui era lecito cibarsi, preparata da lui stesso, e fingere di mangiare la porzione delle carni sacrificate imposta dal re,  perch, agendo a questo modo, avrebbe sfuggito la morte e approfittato di questo atto di clemenza in nome dell'antica amicizia che aveva con loro.  Ma egli, facendo un nobile ragionamento, degno della sua et e del prestigio della vecchiaia a cui si aggiungeva la veneranda canizie, e della condotta irreprensibile tenuta fin da fanciullo, e degno specialmente delle sante leggi stabilite da Dio, rispose subito dicendo che lo mandassero alla morte.  "Non  affatto degno della nostra et fingere con il pericolo che molti giovani, pensando che a novant'anni Elezaro sia passato agli usi stranieri,  a loro volta, per colpa della mia finzione, durante pochi e brevissimi giorni di vita, si perdano per causa mia e io procuri cos disonore e macchia alla mia vecchiaia.  Infatti anche se ora mi sottraessi al castigo degli uomini, non potrei sfuggire n da vivo n da morto alle mani dell'Onnipotente.  Perci, abbandonando ora da forte questa vita, mi mostrer degno della mia et  e lascer ai giovani nobile esempio, perch sappiano affrontare la morte prontamente e generosamente per le sante e venerande leggi". Dette queste parole, si avvi prontamente al supplizio.  Quelli che ve lo trascinavano, cambiarono la benevolenza di poco prima in avversione, ritenendo a loro parere che le parole da lui prima pronunziate fossero una pazzia.  Mentre stava per morire sotto i colpi, disse tra i gemiti: "Il Signore, cui appartiene la sacra scienza, sa bene che, potendo sfuggire alla morte, soffro nel corpo atroci dolori sotto i flagelli, ma nell'anima sopporto volentieri tutto questo per il timore di lui".  In tal modo egli mor, lasciando non solo ai giovani ma alla grande maggioranza del popolo la sua morte come esempio di generosit e ricordo di fortezza.



	 Ci fu anche il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re a forza di flagelli e nerbate a cibarsi di carni suine proibite.  Uno di essi, facendosi interprete di tutti, disse: "Che cosa cerchi di indagare o sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le patrie leggi".  Allora il re irritato comand di mettere al fuoco padelle e caldaie.  Diventate queste subito roventi, il re comand di tagliare la lingua, di scorticare e tagliare le estremit a quello che era stato loro portavoce, sotto gli occhi degli altri fratelli e della madre.  Quando quegli fu mutilato di tutte le membra, comand di accostarlo al fuoco e di arrostirlo mentre era ancora vivo. Mentre il fumo si spandeva largamente all'intorno della padella, gli altri si esortavano a vicenda con la loro madre a morire da forti, esclamando:  "Il Signore Dio ci vede dall'alto e in tutta verit ci d conforto, precisamente come dichiar Mos nel canto della protesta: 'Egli si muover a compassione dei suoi servi'".  Venuto meno il primo, in egual modo traevano allo scherno il secondo e, strappatagli la pelle del capo con i capelli, gli domandavano: "Sei disposto a mangiare, prima che il tuo corpo venga straziato in ogni suo membro?".  Egli rispondendo nella lingua paterna protestava: "No". Perci anch'egli si ebbe gli stessi tormenti del primo.  Giunto all'ultimo respiro, disse: "Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciter a vita nuova ed eterna".  Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani  e disse dignitosamente: "Da Dio ho queste membra e, per le sue leggi, le disprezzo, ma da lui spero di riaverle di nuovo";  cos lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza del giovinetto, che non teneva in nessun conto le torture.  Fatto morire anche costui, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti.  Ridotto in fin di vita, egli diceva: " bello morire a causa degli uomini, per attendere da Dio l'adempimento delle speranze di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te la risurrezione non sar per la vita".  Subito dopo, fu condotto avanti il quinto e fu torturato.  Ma egli, guardando il re, diceva: "Tu hai potere sugli uomini, e sebbene mortale, fai quanto ti piace; ma non credere che il nostro popolo sia stato abbandonato da Dio.  Quanto a te, aspetta e vedrai la grandezza della sua forza, come strazier te e la tua discendenza".  Dopo di lui presero il sesto; mentre stava per morire, egli disse: "Non illuderti stoltamente; noi soffriamo queste cose per causa nostra, perch abbiamo peccato contro il nostro Dio; perci ci succedono cose che muovono a meraviglia.  Ma tu non credere di andare impunito dopo aver osato di combattere contro Dio".
	 La madre era soprattutto ammirevole e degna di gloriosa memoria, perch vedendo morire sette figli in un sol giorno, sopportava tutto serenamente per le speranze poste nel Signore.  Esortava ciascuno di essi nella lingua paterna, piena di nobili sentimenti e, sostenendo la tenerezza femminile con un coraggio virile, diceva loro:  "Non so come siate apparsi nel mio seno; non io vi ho dato lo spirito e la vita, n io ho dato forma alle membra di ciascuno di voi.  Senza dubbio il creatore del mondo, che ha plasmato alla origine l'uomo e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia vi restituir di nuovo lo spirito e la vita, come voi ora per le sue leggi non vi curate di voi stessi".
	 Antioco, credendosi disprezzato e sospettando che quella voce fosse di scherno, esortava il pi giovane che era ancora vivo e non solo a parole, ma con giuramenti prometteva che l'avrebbe fatto ricco e molto felice se avesse abbandonato gli usi paterni, e che l'avrebbe fatto suo amico e gli avrebbe affidato cariche.  Ma poich il giovinetto non badava affatto a queste parole il re, chiamata la madre, la esortava a farsi consigliera di salvezza per il ragazzo.  Dopo che il re la ebbe esortata a lungo, essa accett di persuadere il figlio;  chinatasi verso di lui, beffandosi del crudele tiranno, disse nella lingua paterna: "Figlio, abbi piet di me che ti ho portato in seno nove mesi, che ti ho allattato per tre anni, ti ho allevato, ti ho condotto a questa et e ti ho dato il nutrimento.  Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi  in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale  anche l'origine del genere umano.  Non temere questo carnefice ma, mostrandoti degno dei tuoi fratelli, accetta la morte, perch io ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli nel giorno della misericordia".  Mentre essa finiva di parlare, il giovane disse: "Che aspettate? Non obbedisco al comando del re, ma ascolto il comando della legge che  stata data ai nostri padri per mezzo di Mos.  Ma tu, che ti fai autore di tutte le sventure degli Ebrei, non sfuggirai alle mani di Dio.  Per i nostri peccati noi soffriamo.  Se per nostro castigo e correzione il Signore vivente si adira per breve tempo con noi, presto si volger di nuovo verso i suoi servi.  Ma tu, o sacrilego e di tutti gli uomini il pi empio, non esaltarti invano, agitando segrete speranze, mentre alzi la mano contro i figli del Cielo;  perch non sei ancora al sicuro dal giudizio dell'onnipotente Dio che tutto vede.  Gi ora i nostri fratelli, che hanno sopportato breve tormento, hanno conseguito da Dio l'eredit della vita eterna. Tu invece subirai per giudizio di Dio il giusto castigo della tua superbia.  Anche io, come gi i miei fratelli, sacrifico il corpo e la vita per le patrie leggi, supplicando Dio che presto si mostri placato al suo popolo e che tu fra dure prove e flagelli debba confessare che egli solo  Dio;  con me invece e con i miei fratelli possa arrestarsi l'ira dell'Onnipotente, giustamente attirata su tutta la nostra stirpe".  Il re, divenuto furibondo, si sfog su costui pi crudelmente che sugli altri, sentendosi invelenito dallo scherno.  Cos anche costui pass all'altra vita puro, confidando pienamente nel Signore.  Ultima dopo i figli, anche la madre incontr la morte.
	 Ma ora basti quanto s' esposto circa i pasti sacrificali e le incredibili crudelt.



	 Intanto Giuda Maccabeo e i suoi compagni, passando di nascosto nei villaggi, invitavano i parenti, raccogliendo in pi coloro che erano rimasti fedeli al giudaismo; cos misero insieme circa seimila uomini.  Alzarono allora suppliche al Signore, perch riguardasse il popolo da tutti calpestato, avesse piet del tempio profanato da uomini empi,  usasse misericordia alla citt devastata e prossima ad essere rasa al suolo, porgesse orecchio al sangue che gridava al suo cospetto,  non dimenticasse l'iniquo sterminio di fanciulli innocenti e le bestemmie pronunciate contro il suo nome e mostrasse sdegno contro la malvagit.  Il Maccabeo, postosi a capo del gruppo, divenne ormai invincibile ai pagani, mentre l'ira del Signore si volgeva in misericordia.  Piombando inaspettatamente su citt e villaggi, li incendiava e, impadronendosi delle posizioni pi opportune, metteva in fuga non pochi dei nemici,  scegliendo di preferenza la notte come tempo favorevole a queste incursioni. La fama del suo valore risuonava dovunque.
	 Filippo, osservando che quest'uomo a poco a poco otteneva vantaggio e progrediva continuamente nei successi, scrisse a Tolomeo, stratega della Celesiria e della Fenicia, perch intervenisse a favore degli interessi del re.  Quegli incaric Nicnore, figlio di Ptroclo, uno dei primi amici del re, e lo invi, mettendo ai suoi ordini gente d'ogni nazione in numero non inferiore a ventimila, per sterminare totalmente la stirpe dei Giudei. Gli associ anche Gorgia, un generale di professione ed esperto nelle azioni belliche.  Nicnore stabil di pagare il tributo che il re doveva ai Romani, che era di duemila talenti, con la vendita degli schiavi giudei.  Anzi sped senz'altro un avviso alle citt della costa, invitandole all'acquisto di schiavi giudei e promettendo di barattare novanta prigionieri per un talento; non immaginava che la vendetta dell'Onnipotente stava per piombare su di lui.
	 Giuda fu informato della spedizione di Nicnore e annunci ai suoi uomini la presenza dell'esercito.  Allora i paurosi e i diffidenti della giustizia di Dio fuggirono, portandosi lontano dalla zona.  Altri vendevano tutte le cose che erano loro rimaste e insieme pregavano il Signore di salvare coloro che l'empio Nicnore aveva venduti prima ancora dello scontro;  questo, se non per loro merito, almeno per l'alleanza con i loro padri e per riguardo al suo glorioso nome invocato sopra di loro.  Il Maccabeo poi, radunando i suoi uomini in numero di seimila, li esortava a non scoraggiarsi davanti ai nemici, n a lasciarsi prendere da timore di fronte alla moltitudine dei pagani venuti ingiustamente contro di loro, ma a combattere da forti,  tenendo davanti agli occhi le violenze da essi empiamente perpetrate contro il luogo santo e lo strazio della citt messa a ludibrio e ancora la soppressione dell'ordinamento politico degli antenati.  "Costoro - disse - confidano nelle armi e insieme nel loro ardire; noi confidiamo nel Dio onnipotente, capace di abbattere quanti vengono contro di lui e il mondo intero con un sol cenno".  Ricord loro distintamente gli interventi divini al tempo degli antenati, quello avvenuto contro Senncherib, quando morirono centottantacinquemila uomini,  e quello successo in Babilonia nella battaglia contro i Glati, quando vennero nella necessit di battersi, essendo in tutto ottomila insieme con quattromila Macedoni, e mentre i Macedoni soccombevano, gli ottomila sterminarono centoventimila uomini con l'aiuto venuto loro dal Cielo e trassero un grande vantaggio.
	 Con queste parole li rese coraggiosi e pronti a morire per le leggi e per la patria; poi divise in qualche modo l'esercito in quattro parti;  mise al comando di ogni schieramento i suoi fratelli Simone, Giuseppe e Ginata, affidando a ciascuno millecinquecento uomini;  fece inoltre leggere da Elezaro il libro sacro e, data la parola d'ordine "Aiuto di Dio", postosi a capo del primo reparto, attacc Nicnore.  L'Onnipotente si fece in realt loro alleato ed essi uccisero pi di novemila nemici, ferirono e mutilarono nelle membra la maggior parte dell'esercito di Nicnore e costrinsero tutti a fuggire.  S'impadronirono anche del denaro dei mercanti convenuti per acquistarli; inseguirono poi i nemici per un pezzo, ma tornarono indietro impediti dall'ora tarda.  Era la vigilia del sabato e per questa ragione non protrassero l'inseguimento.  Raccolte le armi dei nemici e tolte loro le spoglie, passarono il sabato benedicendo incessantemente e ringraziando il Signore che li aveva fatti giungere salvi fino a quel giorno, fissandolo per loro come inizio della sua misericordia.  Dopo il sabato distribuirono parte delle spoglie ai sinistrati, alle vedove, agli orfani; il resto se lo divisero loro e i loro figli.  Compiute queste cose, alzarono insieme preghiere al Signore misericordioso, scongiurandolo di riconciliarsi pienamente con i suoi servi.
	 Combatterono anche con gli uomini di Timteo e di Bcchide, uccidendone pi di ventimila, e divennero padroni di alte fortezze e distribuirono le molte spoglie, facendo parti uguali per s, per i sinistrati, per gli orfani, per le vedove e anche per i vecchi.  Raccolte le armi dei nemici, con molta cura riposero il tutto in luoghi opportuni; il resto del bottino lo portarono a Gerusalemme.  Uccisero anche l'ufficiale preposto alle guardie di Timteo, uomo scelleratissimo, che aveva fatto soffrire molto i Giudei.  Mentre si celebrava la vittoria in patria, bruciarono coloro che avevano incendiato le sacre porte, compreso Callstene, che si era rifugiato in una casupola; ricevette cos una degna mercede della sua empiet.
	 Il tristissimo Nicnore, colui che aveva convocato mille mercanti per la vendita dei Giudei,  umiliato, con l'aiuto di Dio, da coloro che erano da lui ritenuti insignificanti, deposta la splendida veste, fuggiasco come uno schiavo attraverso la campagna e ormai privo di tutto, arriv ad Antiochia, gi troppo fortunato di essere sopravvissuto alla rovina dell'esercito.  Cos chi si riprometteva di assicurare il tributo per i Romani con la vendita dei prigionieri in Gerusalemme, confessava ora che i Giudei avevano un difensore, che i Giudei erano per questa ragione invincibili, perch obbedivano alle leggi stabilite da lui.



	 Avvenne in quel periodo il ritorno ignominioso di Antioco dalle regioni della Persia.  Infatti egli era giunto nella citt chiamata Persepoli e si era accinto a depredare il tempio e ad impadronirsi della piazza, ma i cittadini ricorsero in massa alle armi e lo ricacciarono; perci Antioco, messo in fuga dagli abitanti, dovette ritirarsi vergognosamente.  Mentre si trovava presso Ecbtana, gli giunsero le notizie su ci che era accaduto a Nicnore e agli uomini di Timteo.  Montato in gran furore, pensava di sfogarsi sui Giudei anche per lo smacco inflittogli da coloro che lo avevano messo in fuga. Perci diede ordine al cocchiere di compiere il viaggio spingendo i cavalli senza sosta; ma incombeva ormai su di lui il giudizio del Cielo. Cos diceva nella sua superbia: "Far di Gerusalemme un cimitero di Giudei, appena vi sar giunto".  Ma il Signore che tutto vede, il Dio d'Israele, lo colp con piaga insanabile e invisibile. Aveva appena terminato quella frase, quando lo colp un insopportabile dolore alle viscere e terribili spasimi intestinali,  ben meritati da colui che aveva straziato le viscere altrui con molti e strani generi di tormenti.  Ma egli non desisteva affatto dalla sua alterigia, anzi pieno ancora di superbia spirava il fuoco della sua collera contro i Giudei e comandava di accelerare la corsa. Ma gli accadde di cadere dal carro in corsa tumultuosa e per la grave caduta di riportare contusioni in tutte le membra del corpo.  Colui che poco prima pensava di comandare ai flutti del mare, arrogandosi di essere un superuomo e di pesare sulla bilancia le cime dei monti, ora gettato a terra doveva farsi portare in lettiga, rendendo a tutti manifesta la potenza di Dio,  a tal punto che nel corpo di quell'empio si formavano i vermi e, mentre era ancora vivo, le sue carni fra spasimi e dolori cadevano a brandelli e l'esercito era tutto nauseato dal fetore e dal marciume di lui.  Colui che poco prima credeva di toccare gli astri del cielo, ora nessuno poteva sopportarlo per l'intollerabile intensit del fetore.  Allora finalmente, malconcio a quel modo, incominci ad abbassare il colmo della sua superbia e ad avviarsi al ravvedimento per effetto del divino flagello, mentre ad ogni istante era lacerato dai dolori.  Non potendo pi sopportare il suo proprio fetore, disse: " giusto sottomettersi a Dio e non pensare di essere uguale a Dio quando si  mortali!".  Quell'empio si mise a pregare quel Signore che ormai non avrebbe pi avuto misericordia di lui, e diceva  che avrebbe dichiarato libera la citt santa, che prima si affrettava a raggiungere per raderla al suolo e farne un cimitero;  che avrebbe reso pari agli Ateniesi tutti i Giudei che prima aveva stabilito di non degnare neppure della sepoltura, ma di gettare in pasto alle fiere insieme con i loro bambini;  che avrebbe adornato con magnifici doni votivi il sacro tempio, che prima aveva saccheggiato, e avrebbe restituito in maggior numero tutti gli arredi sacri e avrebbe provveduto con le proprie entrate ai contributi fissati per i sacrifici;  inoltre che si sarebbe fatto Giudeo e si sarebbe recato in ogni luogo abitato per annunciare la potenza di Dio.
	 Ma poich i dolori non diminuivano per nulla - era arrivato infatti su di lui il giusto giudizio di Dio - e disperando ormai di s, scrisse ai Giudei la lettera che riportiamo qui sotto, nello stile di una supplica, cos concepita:
	 "Ai Giudei, ottimi cittadini, il re e condottiero Antioco augura magnifica salute, benessere e prosperit.  Se voi state bene e i figli e le vostre cose procedono secondo il vostro pensiero, io, riponendo le mie speranze nel Cielo,  mi ricordo con tenerezza del vostro onore e della vostra benevolenza. Ritornando dalle province della Persia e trovandomi colpito da una malattia insopportabile, ho creduto necessario pensare alla comune sicurezza di tutti.  Pur non disperando del mio stato, ma avendo molta fiducia di poter scampare dalla malattia,  considerando d'altra parte che anche mio padre, quando aveva intrapreso spedizioni nelle province settentrionali, aveva indicato il successore,  perch se accadesse qualche cosa di inaspettato o si diffondesse la notizia di qualche grave incidente, gli abitanti del paese, sapendo in mano a chi era stato lasciato il governo, non si agitassero;  e oltre a questo constatando che i sovrani vicini e confinanti con il nostro regno spiano il momento opportuno e attendono gli eventi, ho designato come re mio figlio Antioco, che gi pi volte, quando intraprendevo i viaggi nei distretti settentrionali, ho raccomandato e affidato a moltissimi di voi. A lui indirizzo la lettera qui unita.  Vi prego dunque e vi scongiuro di ricordarvi dei benefici ricevuti pubblicamente o privatamente e prego ciascuno di conservare la vostra benevolenza verso di me e mio figlio.  Ho fiducia che egli si comporter con voi con moderazione e umanit, secondo le mie direttive".
	 Quest'omicida e bestemmiatore dunque, soffrendo crudeli tormenti, come li aveva fatti subire agli altri, fin cos la sua vita in terra straniera, in una zona montuosa, con una sorte misera.  Cur il trasporto della salma Filippo, cresciuto insieme a lui, il quale poi, diffidando del figlio di Antioco, si rec in Egitto presso Tolomeo Filomtore.



	 Il Maccabeo intanto e i suoi uomini, guidati dal Signore, rioccuparono il tempio e la citt,  distrussero le are innalzate dagli stranieri sulle piazze e i recinti sacri.  Purificarono il tempio e vi costruirono un altro altare; poi facendo scintille con le pietre, ne trassero il fuoco e offrirono sacrifici, dopo un'interruzione di due anni; prepararono l'altare degli incensi, le lampade e l'offerta dei pani.  Fatto questo, prostrati a terra, supplicarono il Signore, che non li facesse pi incorrere in quei mali ma, se mai peccassero ancora, venissero da lui corretti con clemenza, ma non abbandonati in mano a un popolo di barbari e bestemmiatori.  La purificazione del tempio avvenne nello stesso giorno in cui gli stranieri l'avevano profanato, il venticinque dello stesso mese, cio di Casleu.  Con gioia passarono otto giorni come nella festa delle Capanne, ricordando come poco tempo prima avevano passato la feste delle Capanne dispersi sui monti e nelle caverne come animali selvatici.  Perci, tenendo in mano bastoni ornati, rami verdi e palme, innalzavano inni a colui che aveva fatto ben riuscire la purificazione del suo proprio tempio.  Stabilirono quindi con pubblico decreto e deliberazione per tutto il popolo dei Giudei, che ogni anno si celebrassero questi giorni.
	 Tali furono le vicende riguardanti la morte di Antioco chiamato Epfane.  Ora invece esporremo le cose accadute sotto Antioco Euptore, figlio di quell'empio, sunteggiando le principali sventure connesse alle guerre.  Costui, dunque, succeduto nel regno, nomin capo degli affari politici un certo Lisia, primo stratega della Celesiria e della Fenicia.  Tolomeo, chiamato Macrone, preferendo osservare la giustizia nei riguardi dei Giudei, a causa dei torti che erano stati fatti loro, cercava di svolgere i rapporti con loro pacificamente.  Per questo motivo fu accusato dagli amici presso l'Euptore ed egli, sentendosi spesso chiamare traditore per aver abbandonato Cipro a lui affidata dal Filomtore ed essere passato dalla parte di Antioco Epfane, n potendo esercitare con onore la carica, preso il veleno, pose fine alla propria vita.
	 Gorgia, divenuto stratega della regione, assoldava stranieri e teneva viva la guerra contro i Giudei.  Insieme con lui anche gli Idumei, che occupavano fortezze strategiche, lottavano contro i Giudei e, dando asilo a tutti i fuorusciti da Gerusalemme, cominciarono a fomentare la guerra.  Pertanto gli uomini del Maccabeo, dopo aver innalzato preghiere e supplicato Dio che si facesse loro alleato, mossero contro le fortezze degli Idumei  e, attaccandole con energia, si impadronirono delle posizioni, respinsero quelli che combattevano sulle mura e uccisero quanti erano venuti a tiro; ne uccisero cos non meno di ventimila.  Non meno di novemila tuttavia fuggirono in due torri fortificate a regola d'arte e fornite di tutto l'occorrente per sostenere l'assedio.  Allora il Maccabeo, lasciando Simone e Giuseppe e inoltre Zaccheo e i suoi uomini, sufficienti per quell'assedio, si rec in zone pi critiche.  Ma gli uomini di Simone, vinti dalla prospettiva del guadagno, si lasciarono persuadere per denaro da alcuni che erano nelle torri e, ricevute settantamila dramme, ne lasciarono fuggire alcuni.  Quando fu riferito al Maccabeo l'accaduto, radunati i capi del popolo, li accus di aver venduto per denaro i loro fratelli, dando libert ai loro nemici.  Fece giustiziare coloro che si erano resi colpevoli di tradimento e senza indugio espugn le due torri.  Essendo ben riuscito in tutto con le armi in mano, mise a morte nelle due fortezze pi di ventimila uomini.
	 Timteo, che prima aveva perduto di fronte ai Giudei, assoldando ora forze straniere in gran numero e radunando la cavalleria dell'Asia, che non era meno numerosa, avanz con l'intenzione di soggiogare la Giudea con le armi.  Gli uomini del Maccabeo al suo avvicinarsi, si cosparsero il capo di polvere per la preghiera a Dio e, cintisi i fianchi di sacco,  si prostrarono sul rialzo davanti all'altare e lo supplicarono che si mostrasse loro propizio e fosse nemico dei loro nemici e avversario dei loro avversari, secondo l'espressione della legge.  Terminata la preghiera, presero le armi e uscirono dalla citt per un bel tratto. Quando furono vicini ai nemici, si fermarono.  Appena spuntata la luce del mattino, inizi l'attacco dalle due parti, gli uni avendo a garanzia del successo e della vittoria gloriosa la fiducia nel Signore, gli altri ponendo come guida nel conflitto il loro ardire.  Accesasi una lotta durissima, apparvero dal cielo ai nemici cinque uomini splendidi su cavalli dalle briglie d'oro, che guidavano i Giudei.  Essi presero in mezzo il Maccabeo e, riparandolo con le loro armature, lo rendevano invulnerabile; contro gli avversari invece scagliavano dardi e folgori ed essi, confusi e accecati, si dispersero in preda al disordine.  Ne furono uccisi ventimilacinquecento e seicento cavalieri.  Lo stesso Timteo dovette rifugiarsi nella fortezza chiamata Ghezer, ben munita, dove era comandante Chrea.  Ma i soldati del Maccabeo assediarono con entusiasmo la fortezza per quattro giorni.  Gli assediati, fidando delle fortificazioni del luogo, bestemmiavano in modo orribile e lanciavano empie frasi.  Alle prime luci del quinto giorno, venti giovani del Maccabeo, accesi di sdegno per le bestemmie, prese d'assalto le mura coraggiosamente e con selvaggio furore, travolsero chiunque trovarono.  Anche altri, attaccando con una manovra di aggiramento, incendiarono le torri e, accesi dei fuochi, bruciarono vivi i bestemmiatori; altri ancora sfondarono le porte e fatto entrare il resto dell'esercito affrettarono la presa della citt.  Uccisero Timteo che si era nascosto in una buca e il fratello di lui Chrea e Apollfane.  Terminata l'impresa, con canti e inni di riconoscenza benedicevano il Signore che aveva magnificamente favorito Israele e concesso loro la vittoria.



	 Dopo brevissimo tempo Lisia, tutore e parente del re e incaricato degli affari di stato, mal sopportando l'accaduto,  raccolti circa ottantamila uomini e tutta la cavalleria, mosse contro i Giudei, calcolando di ridurre la citt a dimora dei Greci,  di imporre tasse al tempio come agli altri edifici di culto dei pagani e di mettere in vendita ogni anno il sommo sacerdozio.  Egli non considerava per niente la potenza di Dio, ma si appoggiava sulla potenza di migliaia di fanti, sulle migliaia di cavalli e sugli ottanta elefanti.  Entrato nella Giudea e avvicinatosi a Bet-Zur, che era una posizione fortificata distante da Gerusalemme circa venti miglia, la cinse d'assedio.  Quando gli uomini del Maccabeo vennero a sapere che quegli assediava le fortezze, tra gemiti e lacrime supplicarono con tutto il popolo il Signore che inviasse il suo angelo buono a salvare Israele.  Lo stesso Maccabeo, cingendo per primo le armi, esort gli altri ad esporsi con lui al pericolo per andare in aiuto dei loro fratelli: tutti insieme partirono con coraggio.  Mentre si trovavano ancora vicino a Gerusalemme, apparve come condottiero davanti a loro un cavaliere in sella, vestito di bianco, in atto di agitare un'armatura d'oro.  Tutti insieme benedissero Dio misericordioso e si sentirono cos rafforzati in cuore, che erano pronti ad assalire non solo gli uomini ma anche le bestie pi feroci e mura di ferro.  Procedevano in ordine, con un alleato venuto dal cielo, per la misericordia che il Signore aveva avuto di loro.  Gettatisi come leoni sui nemici, ne stesero al suolo undicimila e milleseicento cavalieri, tutti gli altri li costrinsero a fuggire.  Costoro in gran parte riuscirono a salvarsi feriti e spogliati. Anche Lisia per salvarsi fu costretto a fuggire vergognosamente.
	 Ma, non privo di intelligenza, pensando alla sconfitta subta e constatando che gli Ebrei erano invincibili, perch l'onnipotente Dio combatteva al loro fianco,  mand a proporre un accordo su tutto ci che fosse giusto, assicurando che a questo scopo avrebbe persuaso il re, facendo pressione su di lui perch diventasse loro amico.  Il Maccabeo, badando a ci che pi conveniva, acconsent a tutto quanto Lisia chiedeva. Quanto infatti il Maccabeo aveva presentato a Lisia per iscritto a riguardo dei Giudei, fu accordato dal re.  Il contenuto della lettera scritta da Lisia ai Giudei era del seguente tenore:
	 "Lisia al popolo dei Giudei salute. Giovanni e Assalonne, inviati da voi, ci hanno consegnato la decisione qui sotto riportata e hanno chiesto la ratifica dei punti in essa dichiarati.  Quanto era necessario riferire al re, l'ho riferito ed egli ha accordato quanto era accettabile.  Se dunque conserverete il vostro buon impegno per gli interessi del regno, procurer anche in avvenire di esservi causa di favori.  Su questi punti e sui particolari ho dato ordine a questi due e ai miei incaricati di trattare con voi.  State bene. L'anno centoquarantotto, il ventiquattro del mese di Dioscorinzio".
	 La lettera del re si esprimeva cos:
	"Il re Antioco al fratello Lisia salute.  Dopo che nostro padre  passato tra gli di, volendo noi che i cittadini del regno possano tranquillamente attendere ai loro interessi particolari  e, avendo sentito che i Giudei, non favorevoli al disegno di ellenizzazione di nostro padre, attaccati invece al loro sistema di vita, chiedono di potersi attenere alle proprie leggi,  desiderosi a nostra volta che anche questo popolo sia libero da turbamenti, decretiamo che il tempio sia loro restituito e si governino secondo le tradizioni dei loro antenati.  Farai quindi cosa opportuna a inviare loro messaggeri e ad offrire loro la destra perch, conosciuta la nostra decisione, si sentano contenti e riprendano a loro agio la cura delle proprie cose".
	 La lettera del re indirizzata al popolo era cos concepita:
	"Il re Antioco al consiglio degli anziani dei Giudei e agli altri Giudei salute.  Se state bene,  appunto come noi vogliamo: anche noi godiamo ottima salute.  Menelao ci ha rivelato che voi volete tornare a vivere nelle vostre sedi.  A quelli che si metteranno in viaggio entro i trenta giorni del mese di Xntico, sar garantita sicurezza e facolt  di usare, come Giudei, delle loro regole alimentari e delle loro leggi come prima e nessuno di loro potr essere molestato da alcuno per le mancanze commesse per ignoranza.  Ho anche mandato Menelao per rassicurarvi.  State bene. L'anno centoquarantotto, il venticinque del mese di Xntico".
	 Anche i Romani inviarono loro questa lettera:
	"Quinto Memmio e Tito Manio, legati dei Romani, al popolo dei Giudei salute.  Riguardo a ci che Lisia, parente del re, vi ha accordato, anche noi siamo d'accordo.  Riguardo invece a quei punti che egli ha giudicato dover riferire al re, mandate subito uno, dopo aver deliberato tra di voi, perch possiamo esporre le cose in modo conveniente per voi. Noi siamo in viaggio per Antiochia.  Mandate dunque in fretta alcuni per farci conoscere di quale parere siete.  State bene. L'anno centoquarantotto, il venticinque del mese di Xntico".



	 Conclusi questi accordi, Lisia ritorn presso il re; i Giudei invece si diedero a coltivare la terra.  Ma alcuni dei comandanti dei distretti e precisamente Timteo e Apollonio, figlio di Genno, Iernimo e Demofonte e, oltre questi, Nicnore, il comandante dei mercenari di Cipro, non li lasciavano vivere tranquilli n procedere in pace.  Gli abitanti di Giaffa perpetrarono un'empiet di questo genere: invitarono i Giudei che abitavano con loro a salire con le mogli e con i figli su barche allestite da loro, come se non ci fosse alcuna cattiva intenzione a loro riguardo,  ma fosse un'iniziativa di tutta la cittadinanza. Essi accettarono, desiderosi di rinsaldare la pace, e lontani da ogni sospetto. Ma quando furono al largo, li fecero affondare in numero non inferiore a duecento.  Quando Giuda fu informato di questa crudelt compiuta contro i suoi connazionali, diede ordine ai suoi uomini  e, invocando Dio, giusto giudice, mosse contro gli assassini dei suoi fratelli e nella notte incendi il porto, bruci le navi e uccise di spada quanti vi si erano rifugiati.  Poi, dato che il luogo era sbarrato, abbandon l'impresa con l'idea di tornare un'altra volta e sradicare tutta la cittadinanza di Giaffa.  Avendo poi appreso che anche i cittadini di Iamnia volevano usare lo stesso sistema con i Giudei che abitavano con loro,  piombando di notte sui cittadini di Iamnia, incendi il porto con la flotta, cos che si vedeva il bagliore delle fiamme fino a Gerusalemme, che  distante duecentoquaranta stadi.
	 Quando si furono allontanati di l per nove stadi, dirigendosi contro Timteo, non meno di cinquemila Arabi con cinquecento cavalieri irruppero contro Giuda.  Ne nacque una zuffa furiosa, ma gli uomini di Giuda con l'aiuto di Dio ebbero la meglio. I nomadi invece, sopraffatti, supplicarono Giuda che stendesse loro la destra promettendo di cedergli bestiame e di aiutarlo in tutto il resto.  Giuda, prevedendo che realmente gli sarebbero stati utili in molte cose, acconsent a far la pace con loro ed essi, strette le destre, tornarono alle loro tende.  Attacc anche una citt difesa da contrafforti, circondata da mura e abitata da gente d'ogni stirpe, chiamata Casfin.  Quelli di dentro, sicuri della solidit delle mura e delle riserve di viveri, si mostravano insolenti con gli uomini di Giuda, insultandoli, aggiungendo bestemmie e pronunciando frasi che non  lecito riferire.  Ma gli uomini di Giuda, dopo aver invocato il grande Signore del mondo, il quale senza arieti e senza macchine ingegnose aveva fatto cadere Grico al tempo di Giosu, assalirono furiosamente le mura.  Presa la citt per volere di Dio, fecero innumerevoli stragi, cosicch il lago adiacente, largo due stadi, sembrava pieno del sangue che vi colava dentro.
	 Allontanatisi di l settecentocinquanta stadi giunsero a Caraca, presso i Giudei chiamati Tubiani;  ma da quelle parti non trovarono Timteo, il quale era gi partito dalla zona, senza aver intrapreso alcuna azione, ma lasciando in un certo luogo un presidio molto forte.  Dosteo e Sospatro, due capitani del Maccabeo, in una sortita sterminarono gli uomini di Timteo lasciati nella fortezza, che erano pi di diecimila.  Intanto il Maccabeo ordin il suo esercito dividendolo in reparti, nomin questi al comando dei reparti e mosse contro Timteo, il quale aveva con s centoventimila fanti e duemilacinquecento cavalieri.  Quando Timteo seppe dell'arrivo di Giuda, mand avanti le donne, i fanciulli e tutto il bagaglio nel luogo chiamato Carnion: era questa una posizione inespugnabile e inaccessibile per la strettezza di tutti i passaggi.  All'apparire del primo reparto di Giuda, si diffuse tra i nemici il panico e il terrore perch si verific contro di loro l'apparizione di colui che dall'alto tutto vede, e perci cominciarono a fuggire precipitandosi chi da una parte chi dall'altra, cosicch spesso erano colpiti dai propri compagni e trafitti dalle punte delle loro spade.  Giuda dirigeva l'inseguimento con ogni energia, trafiggendo quegli empi: ne stermin circa trentamila.  Lo stesso Timteo, caduto in mano agli uomini di Dosteo e Sospatro, supplicava con molta astuzia di essere lasciato sano e salvo, perch tratteneva come ostaggi i genitori di molti di loro e di alcuni i fratelli ai quali sarebbe capitato di essere trattati senza riguardo.  Avendo egli con molti discorsi prestato solenne promessa di restituire incolumi gli ostaggi, lo lasciarono libero per la salvezza dei propri fratelli.
	 Giuda mosse poi contro Carnion e l'Atergato e uccise venticinquemila uomini.
	 Dopo la sconfitta e lo sterminio di questi, marci contro la fortezza di Efron, nella quale era stanziato Lisia con una moltitudine di gente di ogni razza; davanti alle mura erano schierati i giovani pi forti e combattevano vigorosamente, mentre nella citt stavano pronte molte riserve di macchine e di proiettili.  Avendo invocato il Signore che distrugge con la sua potenza le forze dei nemici, i Giudei fecero cadere la citt nelle proprie mani e uccisero venticinquemila di coloro che vi stavano dentro.  Ritornati di l, mossero verso Beisan, che dista seicento stadi da Gerusalemme.  Ma i Giudei che vi abitavano testimoniarono che i cittadini di Beisan avevano dimostrato loro benevolenza e buona comprensione nel tempo della sventura  e questi li ringraziarono e li esortarono ad essere ben disposti anche in seguito verso il loro popolo. Poi si recarono a Gerusalemme nell'imminenza della festa delle settimane.
	 Dopo questa festa, chiamata Pentecoste, mossero contro Gorgia, stratega dell'Idumea.  Questi avanz con tremila fanti e quattrocento cavalieri.  Schieratisi in combattimento, caddero un piccolo numero di Giudei.  Un certo Dosteo, degli uomini di Bacnore, abile nel cavalcare e valoroso, si attacc a Gorgia e, afferratolo per la clamide, lo trascinava a gran forza volendo prendere vivo quello scellerato; ma uno dei cavalieri traci si gett su di lui tagliandogli la spalla e Gorgia pot fuggire a Maresa.  Poich gli uomini di Esdrin combattevano da lungo tempo ed erano stanchi, Giuda supplic il Signore che si mostrasse loro alleato e guida nella battaglia.  Poi, intonato nella lingua paterna il grido di guerra che si accompagnava agli inni, diede un assalto improvviso alle truppe di Gorgia e le mise in fuga.
	 Giuda poi radun l'esercito e venne alla citt di Odollam; poich si compiva la settimana, si purificarono secondo l'uso e vi passarono il sabato.  Il giorno dopo, quando ormai la cosa era diventata necessaria, gli uomini di Giuda andarono a raccogliere i cadaveri per deporli con i loro parenti nei sepolcri di famiglia.  Ma trovarono sotto la tunica di ciascun morto oggetti sacri agli idoli di Iamnia, che la legge proibisce ai Giudei; fu perci a tutti chiaro il motivo per cui costoro erano caduti.  Perci tutti, benedicendo l'operato di Dio, giusto giudice che rende palesi le cose occulte,  ricorsero alla preghiera, supplicando che il peccato commesso fosse pienamente perdonato. Il nobile Giuda esort tutti quelli del popolo a conservarsi senza peccati, avendo visto con i propri occhi quanto era avvenuto per il peccato dei caduti.  Poi fatta una colletta, con tanto a testa, per circa duemila dramme d'argento, le invi a Gerusalemme perch fosse offerto un sacrificio espiatorio, agendo cos in modo molto buono e nobile, suggerito dal pensiero della risurrezione.  Perch se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti.  Ma se egli considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di piet, la sua considerazione era santa e devota. Perci egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perch fossero assolti dal peccato.



	 Nell'anno centoquarantanove giunse notizia agli uomini di Giuda che Antioco Euptore muoveva contro la Giudea con numerose truppe;  era con lui Lisia, suo tutore e preposto agli affari dello stato, che aveva con s un esercito greco di centodiecimila fanti, cinquemilatrecento cavalli, ventidue elefanti e trecento carri falcati.  A costoro si un anche Menelao, il quale incoraggiava con molta astuzia Antioco, non per la salvezza della patria, ma per la speranza di essere rimesso al suo posto di comando.  Ma il Re dei re eccit l'ira di Antioco contro quello scellerato e, quando Lisia ebbe additato costui come causa di tutti i mali, diede ordine che fosse condotto a Bera e messo a morte secondo l'usanza del luogo.  Vi  l una torre di cinquanta cubiti piena di cenere. Essa ha un ordigno girevole che da ogni lato fa cadere a precipizio sulla cenere.  Di lass chi  reo di sacrilegio o chi ha raggiunto gli estremi in certi altri delitti, tutti lo spingono alla morte.  In tal modo l'empio Menelao incontr la morte e non trov terra per la sepoltura;  giusto castigo poich, dopo aver commesso molti delitti attorno all'altare dov'erano il fuoco sacro e la cenere, nella cenere trov la sua morte.
	 Il re avanzava con barbari sentimenti e con l'intenzione di far provare ai Giudei trattamenti peggiori di quelli che avevano subiti sotto suo padre.  Quando Giuda seppe queste cose, ordin al popolo di pregare il Signore giorno e notte, perch, come altre volte, cos anche ora aiutasse coloro che erano in pericolo di essere privati della legge, della patria e del tempio santo  e non permettesse che il popolo, che aveva appena goduto di un breve respiro, cadesse in mano a quegli infami pagani.  Quando ebbero fatto ci tutti insieme ed ebbero supplicato il Signore misericordioso con gemiti e digiuni e prostrazioni per tre giorni continui, Giuda li esort e comand loro di tenersi preparati.  Tenuto poi un convegno a parte con gli anziani, decise che si dovesse, con l'aiuto di Dio, risolvere le cose uscendo a battaglia prima che l'esercito entrasse nella Giudea e si impadronisse della citt.  Affidando poi ogni cura al creatore del mondo, esort i suoi a combattere da prodi fino alla morte per le leggi, per il tempio, per la citt, per la patria, per le loro istituzioni, e pose il campo vicino a Modin.  Data ai suoi uomini la parola d'ordine "Vittoria di Dio", con giovani valorosi ben scelti, piomb di notte sulla tenda del re nell'accampamento, uccise circa tremila uomini e trafisse il pi grosso degli elefanti insieme con l'uomo che era nella torretta  e alla fine riempirono tutto il campo di terrore e confusione; poi se ne tornarono ad impresa ben riuscita.  Quando gi spuntava il giorno, la cosa era compiuta, per la protezione del Signore che aveva assistito Giuda.
	 Il re, avuto questo saggio dell'audacia dei Giudei, tentava con l'astuzia la conquista delle posizioni.  Cos si spingeva contro Bet-Zur, una ben munita fortezza dei Giudei, ma veniva respinto, aveva sfortuna e falliva;  mentre Giuda faceva giungere il necessario agli assediati.  Intanto Rodoco, appartenente alle file dei Giudei, aveva rivelato i segreti ai nemici: fu ricercato, preso e tolto di mezzo.  Il re torn a trattare con quelli che erano in Bet-Zur, diede e ricevette la destra di pace e se ne and. Assal gli uomini di Giuda ma ebbe la peggio.  Ricevette poi notizia che Filippo, lasciato in Antiochia a dirigere gli affari, agiva da dissennato e ne rimase sconcertato; invit i Giudei a trattare, si sottomise, si obblig con giuramento a rispettare tutte le giuste condizioni, ristabil l'accordo e offr un sacrificio, onor il tempio e benefic il luogo.  Fece accoglienze al Maccabeo e lasci Egemnide come stratega da Tolemide fino al paese dei Gerreni.  Venne a Tolemide, ma i cittadini di Tolemide si mostrarono malcontenti per quegli accordi; erano irritati contro coloro che avevano voluto abolire i loro privilegi.  Sal allora sulla tribuna Lisia, fece la sua difesa meglio che pot, li persuase, li calm, li rese ragionevoli; poi torn ad Antiochia. Cos si svolse la spedizione del re e il suo ritorno.



	 Dopo un periodo di tre anni, venne all'orecchio degli uomini di Giuda che Demetrio, figlio di Seluco, era sbarcato nel porto di Tripoli con un grande esercito e la flotta  e si era impadronito del paese, eliminando Antioco e il suo tutore Lisia.  Un certo lcimo, che era stato prima sommo sacerdote, ma che si era volontariamente contaminato nei giorni della secessione, accorgendosi che per nessun verso si apriva a lui una via di salvezza n ulteriore accesso al sacro altare,  and dal re Demetrio verso l'anno centocinquantuno offrendogli una corona d'oro e una palma oltre ai tradizionali ramoscelli di ulivo del tempio e per quel giorno stette quieto.  Ma colse l'occasione favorevole alla sua follia, quando fu chiamato da Demetrio al consiglio e fu interrogato in quale disposizione e mentalit si tenessero i Giudei. A questa richiesta rispose:  "I Giudei che si dicono Asidi, a capo dei quali sta Giuda il Maccabeo, alimentano guerre e ribellioni e non lasciano che il regno trovi la tranquillit.  Per questo anch'io, privato della dignit ereditaria, intendo dire del sommo sacerdozio, sono venuto qui,  spinto anzitutto da schietta premura per gli interessi del re e dalla preoccupazione della sconsideratezza delle suddette persone, in secondo luogo mirando ai miei concittadini, perch, a causa del disordine della situazione descritta, tutto il nostro popolo viene non poco impoverito.  Ora che sai queste cose in particolare, tu, re, provvedi al paese e alla nostra stirpe che va decadendo, con quella cortese benevolenza che hai con tutti.  Fin quando Giuda  l, la situazione non pu mettersi tranquilla".  Dopo queste sue parole, gli altri amici, irritati per i successi di Giuda, si affrettarono a infiammare Demetrio.  Questi, designato subito Nicnore, gi a capo degli elefanti, e nominatolo stratega della Giudea, lo invi  con l'ordine di eliminare prima Giuda, di disperdere i suoi uomini e di costituire lcimo sommo sacerdote del tempio massimo.  Allora i pagani della Giudea, che erano fuggiti davanti a Giuda, si univano in massa a Nicnore sapendo che le sfortune e le calamit dei Giudei sarebbero state apportatrici di fortuna per loro.
	 Quando seppero della venuta di Nicnore e dell'aggressione dei pagani, i Giudei cosparsi di polvere, elevarono suppliche a colui che ha stabilito il suo popolo per i secoli e che con segni palesi sempre protegge la sua porzione.  Poi il comandante, dati gli ordini, mosse rapidamente di l e si scontr con loro presso il villaggio di Dessau.  Simone, fratello di Giuda, aveva gi attaccato Nicnore, ma era rimasto battuto per l'improvvisa comparsa dei nemici.  Tuttavia Nicnore, sentendo parlare del valore che avevano gli uomini di Giuda e del loro entusiasmo nelle lotte per la patria, non si arrischiava a decidere la sorte con spargimento di sangue.  Per questo mand Posidonio e Tedoto e Mattatia a dare e ricevere la destra per la pace.  Fu fatto un lungo esame intorno a queste cose e, quando il comandante ne diede comunicazione alle truppe, il parere risult concorde e accettarono gli accordi.  Fissarono il giorno nel quale sarebbero venuti a un incontro privato. Dall'una e dall'altra parte avanz una lettiga e collocarono dei seggi.  Giuda tuttavia dispose degli uomini armati nei luoghi opportuni per paura che si verificasse d'improvviso qualche tradimento da parte dei nemici: cos in buon accordo tennero il convegno.  Nicnore si trattenne in Gerusalemme e non fece alcun gesto fuori luogo; anzi licenzi le turbe raccogliticce che gli si erano unite.  Voleva Giuda sempre alla sua presenza, sentiva un'intima inclinazione per quel prode.  L'esort a sposarsi e ad avere figli; e quegli si spos, pot mettersi a posto e godere giorni sereni.
	 Ma lcimo, vedendo la loro reciproca simpatia e procuratosi copia degli accordi intercorsi, and da Demetrio e gli disse che Nicnore seguiva una linea contraria agli interessi dello stato: aveva infatti nominato suo successore Giuda, il sobillatore del regno.  Il re, acceso di sdegno e irritato per le calunnie di quel genio malefico, scrisse a Nicnore, dichiarandogli di essere scontento delle alleanze concluse e ordinandogli che gli mandasse subito ad Antiochia il Maccabeo in catene.  Nicnore, sorpreso da questi ordini, rimase sconcertato e aveva ripugnanza a rompere le alleanze senza che l'uomo avesse commesso alcuna colpa.  Ma, poich non gli era possibile agire contro la volont del re, cercava l'occasione per effettuare la cosa con qualche stratagemma.  Il Maccabeo, notando che Nicnore era pi freddo nei rapporti con lui e che nei consueti incontri si comportava con durezza, arguendo che questa freddezza non presagiva niente di buono, raccolti non pochi dei suoi non si fece pi vedere da Nicnore.  Quest'altro, accortosi di essere stato giocato abilmente da quell'uomo, salito al massimo e santo tempio, mentre i sacerdoti stavano compiendo i sacrifici prescritti, ordin che gli fosse consegnato l'uomo.  I sacerdoti dichiararono con giuramento che non sapevano dove mai fosse il ricercato  ma egli, stendendo la destra contro il tempio, giur: "Se non mi consegnerete Giuda in catene, far di questa dimora di Dio una piazza pulita, abbatter dalle fondamenta l'altare e innalzer qui uno splendido tempio a Dioniso".  Dette queste grosse parole, se ne and. I sacerdoti alzando le mani al cielo, invocarono il protettore sempre vigile del nostro popolo:  "Tu, Signore, che di nulla hai bisogno, ti sei compiaciuto di porre il tempio della tua abitazione in mezzo a noi.  E ora tu, Santo e Signore di ogni santit, custodisci questa tua casa, appena purificata, per sempre libera da contaminazioni".
	 Fu denunziato a Nicnore un certo Razis degli anziani di Gerusalemme, uomo pieno di amore per la citt, che godeva grandissima fama e chiamato per la sua benevolenza padre dei Giudei.  Egli infatti nei giorni precedenti la rivolta si era attirata l'accusa di giudaismo e realmente per il giudaismo aveva impegnato corpo e anima con piena generosit.  Volendo Nicnore far nota a tutti l'ostilit che aveva verso i Giudei, mand pi di cinquecento soldati per arrestarlo;  pensava infatti che, prendendo costui, avrebbe arrecato loro un grave colpo.  Ma, quando quella truppa stava per occupare la torre e tentava di forzare la porta del cortile e ordinavano di portare il fuoco e di appiccarlo alle porte, egli, accerchiato da ogni lato, si piant la spada in corpo,  preferendo morire nobilmente piuttosto che divenire schiavo degli empi e subire insulti indegni della sua nobilt.  Non avendo per portato a segno il colpo per la fretta della lotta, mentre la folla premeva fuori delle porte, sal coraggiosamente sulle mura e si lasci cadere a precipizio sulla folla con gesto da prode.  Essi lo scansarono immediatamente lasciando uno spazio libero ed egli cadde in mezzo allo spazio vuoto.  Poich respirava ancora, con l'animo infiammato, si alz, mentre il sangue gli usciva a fiotti e le ferite lo straziavano e, attraversata di corsa la folla, sal su di un tratto di roccia,  ormai completamente esangue; si strapp gli intestini e prendendoli con le mani li gett contro la folla; mor in tal modo invocando il Signore della vita e dello spirito perch di nuovo glieli restituisse.



	 Nicnore, avendo saputo che gli uomini di Giuda si trovavano nella regione della Samaria, decise di assalirli a colpo sicuro nel giorno del riposo.  Poich i Giudei che l'avevano seguito forzatamente gli dicevano: "Assolutamente non devi ucciderli in modo cos crudele e barbaro; rendi onore al giorno che  stato gi onorato rivestendolo di santit da colui che tutto vede",  quell'uomo tre volte scellerato chiese se c'era in cielo un Signore che aveva comandato di celebrare il giorno del sabato.  Essi risposero: "Vi  il Signore vivente; egli  il sovrano del cielo, che ha comandato di celebrare il settimo giorno".  L'altro ribatt: "E io sono sovrano sulla terra, che comando di prendere le armi e portare a termine le disposizioni del re". Tuttavia non riusc a mandare ad effetto il suo crudele intento.
	 Nicnore, dunque, alzata la testa con tutta la superbia, aveva decretato di erigere un pubblico trofeo per la vittoria sugli uomini di Giuda.  Il Maccabeo invece era costantemente convinto e pienamente fiducioso di trovare protezione da parte del Signore.  Esortava i suoi uomini a non temere l'attacco dei pagani, ma a tener fissi in mente gli aiuti che in passato erano venuti loro dal Cielo e ad aspettare ora la vittoria che sarebbe stata loro concessa dall'Onnipotente.  Confortandoli cos con le parole della legge e dei profeti e ricordando loro le lotte che avevano gi condotte a termine, li rese pi coraggiosi.  Avendo cos stimolato i loro sentimenti, espose e denunzi la malafede dei pagani e la violazione dei giuramenti.  Dopo aver armato ciascuno di loro non tanto con la sicurezza degli scudi e delle lance quanto con il conforto delle egregie parole, li riemp di gioia, narrando loro un sogno degno di fede, anzi una vera visione.  La sua visione era questa: Onia, che era stato sommo sacerdote, uomo eccellente, modesto nel portamento, mite nel contegno, dignitoso nel proferir parole, occupato dalla fanciullezza in quanto riguardava la virt, con le mani protese pregava per tutta la nazione giudaica.  Gli era anche apparso un personaggio che si distingueva per la canizie e la dignit ed era rivestito di una maest meravigliosa e piena di magnificenza.  Onia disse: "Questi  l'amico dei suoi fratelli, colui che innalza molte preghiere per il popolo e per la citt santa, Geremia il profeta di Dio".  E Geremia stendendo la destra consegn a Giuda una spada d'oro, pronunciando queste parole nel porgerla:  "Prendi la spada sacra come dono da parte di Dio; con questa abbatterai i nemici".
	 Esortati dalle bellissime parole di Giuda, capaci di spingere all'eroismo e di rendere virile anche l'animo dei giovani, decisero di non restare in campo, ma di intervenire coraggiosamente e decidere la sorte attaccando battaglia con tutto il coraggio, perch la citt e le cose sante e il tempio erano in pericolo.  Minore era il loro timore per le donne e i figli come pure per i fratelli e i parenti, poich la prima e principale preoccupazione era per il tempio consacrato.  Anche per quelli rimasti in citt non era piccola l'angoscia, essendo tutti turbati per l'ansia del combattimento in campo aperto.  Mentre tutti erano in attesa della prova imminente e i nemici gi avevano cominciato ad attaccare e l'esercito era in ordine di battaglia e gli elefanti erano piazzati in posizione opportuna e la cavalleria schierata ai lati,  il Maccabeo dopo aver osservato le moltitudini presenti e la svariata attrezzatura delle armi e la ferocia delle bestie, alz le mani al cielo e invoc il Signore che compie prodigi, convinto che non  possibile vincere con le armi, ma che egli concede la vittoria a coloro che ne sono degni, secondo il suo giudizio.  Invocando il Signore, si esprimeva in questo modo: "Tu, Signore, inviasti il tuo angelo al tempo di Ezechia re della Giudea ed egli fece perire nel campo di Senncherib centottantacinquemila uomini.  Anche ora, sovrano del cielo, manda un angelo buono davanti a noi per incutere paura e tremore.  Siano atterriti dalla potenza del tuo braccio coloro che bestemmiando sono venuti qui contro il tuo santo tempio". Con queste parole egli termin.
	 Gli uomini di Nicnore avanzavano al suono delle trombe e degli inni di guerra.  Invece gli uomini di Giuda con invocazioni e preghiere si gettarono nella mischia contro i nemici.  In tal modo combattendo con le mani e pregando Dio con il cuore, travolsero non meno di trentacinquemila uomini, rallegrandosi grandemente per la manifesta presenza di Dio.  Terminata la battaglia, mentre facevano ritorno pieni di gioia, riconobbero Nicnore caduto con tutte le sue armi.  Levarono alte grida dandosi all'entusiasmo, mentre benedicevano l'Onnipotente nella lingua paterna.  Quindi colui che era stato sempre il primo a combattere per i suoi concittadini con anima e corpo, colui che aveva conservato l'affetto della prima et verso i suoi connazionali, comand che tagliassero la testa di Nicnore e la sua mano con il braccio e li portassero a Gerusalemme.  Quando vi giunse, chiam a raccolta tutti i connazionali e i sacerdoti davanti all'altare: sostando in mezzo a loro mand a chiamare quelli dell'Acra  e mostr loro la testa dell'empio Nicnore e la mano che quel bestemmiatore aveva steso contro la sacra dimora dell'Onnipotente pronunciando parole orgogliose.  Tagliata poi la lingua del sacrilego Nicnore, la fece gettare a pezzi agli uccelli e ordin di appendere davanti al tempio la mercede della sua follia.
	 Tutti allora, rivolti verso il cielo, benedissero il Signore glorioso dicendo: "Benedetto colui che ha conservato la sua dimora inviolata".  Fece poi appendere la testa di Nicnore all'Acra alla vista di tutti, perch fosse segno manifesto dell'aiuto di Dio.  Quindi decretarono unanimemente con voto pubblico di non lasciar passare inosservato quel giorno, ma di commemorarlo il tredici del decimosecondo mese - che in lingua siriaca si chiama Adar - il giorno precedente la festa di Mardocheo.
	 Cos andarono le cose riguardo a Nicnore e, poich da quel tempo la citt  rimasta in mano agli Ebrei, anch'io chiudo qui la mia narrazione.  Se la disposizione dei fatti  riuscita scritta bene e ben composta, era quello che volevo; se invece  riuscita di poco valore e mediocre, questo solo ho potuto fare.  Come il bere solo vino e anche il bere solo acqua  dannoso e viceversa come il vino mescolato con acqua  amabile e procura un delizioso piacere, cos l'arte di ben disporre l'argomento delizia gli orecchi di coloro a cui capita di leggere la composizione. E qui sia la fine.
