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La Bibbia di Gerusalemme

Antico Testamento

Il Pentateuco

Genesi



	 In principio Dio cre il cielo e la terra.  Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
	 Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu.  Dio vide che la luce era cosa buona e separ la luce dalle tenebre  e chiam la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.
	 Dio disse: "Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque".  Dio fece il firmamento e separ le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E cos avvenne.  Dio chiam il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
	 Dio disse: "Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l'asciutto". E cos avvenne.  Dio chiam l'asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona.  E Dio disse: "La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie". E cos avvenne:  la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona.  E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
	 Dio disse: "Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni  e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra". E cos avvenne:  Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle.  Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra  e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona.  E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
	 Dio disse: "Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo".  Dio cre i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona.  Dio li benedisse: "Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra".  E fu sera e fu mattina: quinto giorno.
	 Dio disse: "La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie". E cos avvenne:  Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona.
	 E Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra".

	 Dio cre l'uomo a sua immagine;
	a immagine di Dio lo cre;
	maschio e femmina li cre.

	 Dio li benedisse e disse loro:

	"Siate fecondi e moltiplicatevi,
	riempite la terra;
	soggiogatela e dominate
	sui pesci del mare
	e sugli uccelli del cielo
	e su ogni essere vivente,
	che striscia sulla terra".

	 Poi Dio disse: "Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che  su tutta la terra e ogni albero in cui  il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo.  A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali  alito di vita, io do in cibo ogni erba verde". E cos avvenne.  Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.



	 Cos furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere.  Allora Dio, nel settimo giorno port a termine il lavoro che aveva fatto e cess nel settimo giorno da ogni suo lavoro.  Dio benedisse il settimo giorno e lo consacr, perch in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto. [a] Queste le origini del cielo e della terra, quando vennero creati.
	[b]Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo,  nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata - perch il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il suolo  e faceva salire dalla terra l'acqua dei canali per irrigare tutto il suolo -  allora il Signore Dio plasm l'uomo con polvere del suolo e soffi nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.
	 Poi il Signore Dio piant un giardino in Eden, a oriente, e vi colloc l'uomo che aveva plasmato.  Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male.  Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di l si divideva e formava quattro corsi.  Il primo fiume si chiama Pison: esso scorre intorno a tutto il paese di Avla, dove c' l'oro  e l'oro di quella terra  fine; qui c' anche la resina odorosa e la pietra d'nice.  Il secondo fiume si chiama Ghicon: esso scorre intorno a tutto il paese d'Etiopia.  Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre ad oriente di Assur. Il quarto fiume  l'Eufrate.
	 Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perch lo coltivasse e lo custodisse.
	 Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: "Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino,  ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perch, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti".
	 Poi il Signore Dio disse: "Non  bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile".  Allora il Signore Dio plasm dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome.  Cos l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trov un aiuto che gli fosse simile.  Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addorment; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto.  Il Signore Dio plasm con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo.  Allora l'uomo disse:

	"Questa volta essa
	 carne dalla mia carne
	e osso dalle mie ossa.
	La si chiamer donna
	perch dall'uomo  stata tolta".

	 Per questo l'uomo abbandoner suo padre e sua madre e si unir a sua moglie e i due saranno una sola carne.  Ora tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna.



	 Il serpente era la pi astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: " vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?".  Rispose la donna al serpente: "Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare,  ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete".  Ma il serpente disse alla donna: "Non morirete affatto!  Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male".  Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangi, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangi.  Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
	 Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l'uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino.  Ma il Signore Dio chiam l'uomo e gli disse: "Dove sei?".  Rispose: "Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perch sono nudo, e mi sono nascosto".
	 Riprese: "Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?".
	 Rispose l'uomo: "La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato".  Il Signore Dio disse alla donna: "Che hai fatto?". Rispose la donna: "Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato".

	 Allora il Signore Dio disse al serpente:

	"Poich tu hai fatto questo,
	sii tu maledetto pi di tutto il bestiame
	e pi di tutte le bestie selvatiche;
	sul tuo ventre camminerai
	e polvere mangerai
	per tutti i giorni della tua vita.
	 Io porr inimicizia tra te e la donna,
	tra la tua stirpe
	e la sua stirpe:
	questa ti schiaccer la testa
	e tu le insidierai il calcagno".

	 Alla donna disse:

	"Moltiplicher
	i tuoi dolori e le tue gravidanze,
	con dolore partorirai figli.
	Verso tuo marito sar il tuo istinto,
	ma egli ti dominer".

	 All'uomo disse: "Poich hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell'albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare,

	maledetto sia il suolo per causa tua!
	Con dolore ne trarrai il cibo
	per tutti i giorni della tua vita.
	 Spine e cardi produrr per te
	e mangerai l'erba campestre.
	 Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
	finch tornerai alla terra,
	perch da essa sei stato tratto:
	polvere tu sei e in polvere tornerai!".

	 L'uomo chiam la moglie Eva, perch essa fu la madre di tutti i viventi.
	 Il Signore Dio fece all'uomo e alla donna tuniche di pelli e le vest.  Il Signore Dio disse allora: "Ecco l'uomo  diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda pi la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva sempre!".  Il Signore Dio lo scacci dal giardino di Eden, perch lavorasse il suolo da dove era stato tratto.  Scacci l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all'albero della vita.



	 Adamo si un a Eva sua moglie, la quale concep e partor Caino e disse: "Ho acquistato un uomo dal Signore".  Poi partor ancora suo fratello Abele. Ora Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo.
	 Dopo un certo tempo, Caino offr frutti del suolo in sacrificio al Signore;  anche Abele offr primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore grad Abele e la sua offerta,  ma non grad Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto.  Il Signore disse allora a Caino: "Perch sei irritato e perch  abbattuto il tuo volto?  Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato  accovacciato alla tua porta; verso di te  il suo istinto, ma tu dminalo".  Caino disse al fratello Abele: "Andiamo in campagna!". Mentre erano in campagna, Caino alz la mano contro il fratello Abele e lo uccise.  Allora il Signore disse a Caino: "Dov' Abele, tuo fratello?". Egli rispose: "Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?".  Riprese: "Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!  Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello.  Quando lavorerai il suolo, esso non ti dar pi i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra".  Disse Caino al Signore: "Troppo grande  la mia colpa per ottenere perdono?  Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovr nascondere lontano da te; io sar ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrer mi potr uccidere".  Ma il Signore gli disse: "Per chiunque uccider Caino subir la vendetta sette volte!". Il Signore impose a Caino un segno, perch non lo colpisse chiunque l'avesse incontrato.  Caino si allontan dal Signore e abit nel paese di Nod, ad oriente di Eden.
	 Ora Caino si un alla moglie che concep e partor Enoch; poi divenne costruttore di una citt, che chiam Enoch, dal nome del figlio.  A Enoch nacque Irad; Irad gener Mecuial e Mecuial gener Metusal e Metusal gener Lamech.  Lamech si prese due mogli: una chiamata Ada e l'altra chiamata Zilla.  Ada partor Iabal: egli fu il padre di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame.  Il fratello di questi si chiamava Iubal: egli fu il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto.  Zilla a sua volta partor Tubalkin, il fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro. La sorella di Tubalkin fu Naama.

	 Lamech disse alle mogli:

	"Ada e Zilla, ascoltate la mia voce;
	mogli di Lamech, porgete l'orecchio al mio dire:
	Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura
	e un ragazzo per un mio livido.
	  Sette volte sar vendicato Caino
	ma Lamech settantasette".

	 Adamo si un di nuovo alla moglie, che partor un figlio e lo chiam Set. "Perch - disse - Dio mi ha concesso un'altra discendenza al posto di Abele, poich Caino l'ha ucciso".
	 Anche a Set nacque un figlio, che egli chiam Enos. Allora si cominci ad invocare il nome del Signore.



	 Questo  il libro della genealogia di Adamo. Quando Dio cre l'uomo, lo fece a somiglianza di Dio;  maschio e femmina li cre, li benedisse e li chiam uomini quando furono creati.  Adamo aveva centotrenta anni quando gener a sua immagine, a sua somiglianza, un figlio e lo chiam Set.  Dopo aver generato Set, Adamo visse ancora ottocento anni e gener figli e figlie.  L'intera vita di Adamo fu di novecentotrenta anni; poi mor.
	 Set aveva centocinque anni quando gener Enos;  dopo aver generato Enos, Set visse ancora ottocentosette anni e gener figli e figlie.  L'intera vita di Set fu di novecentododici anni; poi mor.
	 Enos aveva novanta anni quando gener Kenan;  Enos, dopo aver generato Kenan, visse ancora ottocentoquindici anni e gener figli e figlie.  L'intera vita di Enos fu di novecentocinque anni; poi mor.
	 Kenan aveva settanta anni quando gener Maalalel;  Kenan dopo aver generato Maalalel visse ancora ottocentoquaranta anni e gener figli e figlie.  L'intera vita di Kenan fu di novecentodieci anni; poi mor.
	 Maalalel aveva sessantacinque anni quando gener Iared;  Maalalel dopo aver generato Iared, visse ancora ottocentrenta anni e gener figli e figlie.  L'intera vita di Maalalel fu di ottocentonovantacinque anni; poi mor.
	 Iared aveva centosessantadue anni quando gener Enoch;  Iared, dopo aver generato Enoch, visse ancora ottocento anni e gener figli e figlie.  L'intera vita di Iared fu di novecentosessantadue anni; poi mor.
	 Enoch aveva sessantacinque anni quando gener Matusalemme.  Enoch cammin con Dio; dopo aver generato Matusalemme, visse ancora per trecento anni e gener figli e figlie.  L'intera vita di Enoch fu di trecentosessantacique anni.  Poi Enoch cammino con Dio e non fu pi perch Dio l'aveva preso.
	 Matusalemme aveva centottantasette anni quando gener Lamech;  Matusalemme, dopo aver generato Lamech, visse ancora settecentottantadue anni e gener figli e figlie.  L'intera vita di Matusalemme fu di novecentosessantanove anni; poi mor.
	 Lamech aveva centottantadue anni quando gener un figlio  e lo chiam No, dicendo: "Costui ci consoler del nostro lavoro e della fatica delle nostre mani, a causa del suolo che il Signore ha maledetto".  Lamech, dopo aver generato No, visse ancora cinquecentonovantacinque anni e gener figli e figlie.  L'intera vita di Lamech fu di settecentosettantasette anni; poi mor.
	 No aveva cinquecento anni quando gener Sem, Cam e Iafet.



	 Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie,  i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero.  Allora il Signore disse: "Il mio spirito non rester sempre nell'uomo, perch egli  carne e la sua vita sar di centoventi anni".
	 C'erano sulla terra i giganti a quei tempi - e anche dopo - quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell'antichit, uomini famosi.
	 Il Signore vide che la malvagit degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male.  E il Signore si pent di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolor in cuor suo.  Il Singore disse: "Sterminer dalla terra l'uomo che ho creato: con l'uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perch sono pentito d'averli fatti".  Ma No trov grazia agli occhi del Signore.
	 Questa  la storia di No. No era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio.  No gener tre figli: Sem, Cam, e Iafet.  Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza.
	 Dio guard la terra ed ecco essa era corrotta, perch ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra.
	 Allora Dio disse a No: " venuta per me la fine di ogni uomo, perch la terra, per causa loro,  piena di violenza; ecco, io li distrugger insieme con la terra.  Fatti un'arca di legno di cipresso; dividerai l'arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori.  Ecco come devi farla: l'arca avr trecento cubiti di lunghezza, cinquanta di larghezza e trenta di altezza.  Farai nell'arca un tetto e a un cubito pi sopra la terminerai; da un lato metterai la porta dell'arca. La farai a piani: inferiore, medio e superiore.
	 Ecco io mander il diluvio, cio le acque, sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne, in cui  alito di vita; quanto  sulla terra perir.  Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell'arca tu e con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli.  Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell'arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina.  Degli uccelli secondo la loro specie, del bestiame secondo la propria specie e di tutti i rettili della terra secondo la loro specie, due d'ognuna verranno con te, per essere conservati in vita.  Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e raccoglilo presso di te: sar di nutrimento per te e per loro".  No esegu tutto; come Dio gli aveva comandato, cos egli fece.



	 Il Signore disse a No: "Entra nell'arca tu con tutta la tua famiglia, perch ti ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione.  D'ogni animale mondo prendine con te sette paia, il maschio e la sua femmina; degli animali che non sono mondi un paio, il maschio e la sua femmina.  Anche degli uccelli mondi del cielo, sette paia, maschio e femmina, per conservarne in vita la razza su tutta la terra.  Perch tra sette giorni far piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminer dalla terra ogni essere che ho fatto".  No fece quanto il Signore gli aveva comandato.
	 No aveva seicento anni, quando venne il diluvio, cio le acque sulla terra.  No entr nell'arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio.  Degli animali mondi e di quelli immondi, degli uccelli e di tutti gli esseri che strisciano sul suolo  entrarono a due a due con No nell'arca, maschio e femmina, come Dio aveva comandato a No.
	 Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra;  nell'anno seicentesimo della vita di No, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono.  Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti.  In quello stesso giorno entr nell'arca No con i figli Sem, Cam e Iafet, la moglie di No, le tre mogli dei suoi tre figli:  essi e tutti i viventi secondo la loro specie e tutto il bestiame secondo la sua specie e tutti i rettili che strisciano sulla terra secondo la loro specie, tutti i volatili secondo la loro specie, tutti gli uccelli, tutti gli esseri alati.  Vennero dunque a No nell'arca, a due a due, di ogni carne in cui  il soffio di vita.  Quelli che venivano, maschio e femmina d'ogni carne, entrarono come gli aveva comandato Dio: il Signore chiuse la porta dietro di lui.
	 Il diluvio dur sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e sollevarono l'arca che si innalz sulla terra.  Le acque divennero poderose e crebbero molto sopra la terra e l'arca galleggiava sulle acque.  Le acque si innalzarono sempre pi sopra la terra e coprirono tutti i monti pi alti che sono sotto tutto il cielo.  Le acque superarono in altezza di quindici cubiti i monti che avevano ricoperto.
	 Per ogni essere vivente che si muove sulla terra, uccelli, bestiame e fiere e tutti gli esseri che brulicano sulla terra e tutti gli uomini.  Ogni essere che ha un alito di vita nelle narici, cio quanto era sulla terra asciutta mor.
	 Cos fu sterminato ogni essere che era sulla terra: con gli uomini, gli animali domestici, i rettili e gli uccelli del cielo; essi furono sterminati dalla terra e rimase solo No e chi stava con lui nell'arca.
	 Le acque restarono alte sopra la terra centocinquanta giorni.



	 Dio si ricord di No, di tutte le fiere e di tutti gli animali domestici che erano con lui nell'arca. Dio fece passare un vento sulla terra e le acque si abbassarono.  Le fonti dell'abisso e le cateratte del cielo furono chiuse e fu trattenuta la pioggia dal cielo;  le acque andarono via via ritirandosi dalla terra e calarono dopo centocinquanta giorni.  Nel settimo mese, il diciasette del mese, l'arca si pos sui monti dell'Ararat.  Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime dei monti.
	 Trascorsi quaranta giorni, No apr la finestra che aveva fatta nell'arca e fece uscire un corvo per vedere se le acque si fossero ritirate.  Esso usc andando e tornando finch si prosciugarono le acque sulla terra.  No poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo;  ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, torn a lui nell'arca, perch c'era ancora l'acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di s nell'arca.  Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall'arca  e la colomba torn a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. No comprese che le acque si erano ritirate dalla terra.  Aspett altri sette giorni, poi lasci andare la colomba; essa non torn pi da lui.
	 L'anno seicentouno della vita di No, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; No tolse la copertura dell'arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta.  Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta.
	 Dio ordin a No:  "Esci dall'arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te.  Tutti gli animali d'ogni specie che hai con te, uccelli, bestiame e tutti i rettili che strisciano sulla terra, falli uscire con te, perch possano diffondersi sulla terra, siano fecondi e si moltiplichino su di essa".
	 No usc con i figli, la moglie e le mogli dei figli.  Tutti i viventi e tutto il bestiame e tutti gli uccelli e tutti i rettili che strisciano sulla terra, secondo la loro specie, uscirono dall'arca.  Allora No edific un altare al Signore; prese ogni sorta di animali mondi e di uccelli mondi e offr olocausti sull'altare.  Il Signore ne odor la soave fragranza e pens: "Non maledir pi il suolo a causa dell'uomo, perch l'istinto del cuore umano  incline al male fin dalla adolescenza; n colpir pi ogni essere vivente come ho fatto.

Finch durer la terra,
	seme e messe,
	freddo e caldo,
	estate e inverno,
	giorno e notte
	non cesseranno".



	 Dio benedisse No e i suoi figli e disse loro: "Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra.  Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere.  Quanto si muove e ha vita vi servir di cibo: vi d tutto questo, come gi le verdi erbe.  Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cio il suo sangue.  Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, io domander conto; ne domander conto ad ogni essere vivente e domander conto della vita dell'uomo all'uomo, a ognuno di suo fratello.

	  Chi sparge il sangue dell'uomo
	dall'uomo il suo sangue sar sparso,
	perch ad immagine di Dio
	Egli ha fatto l'uomo.
	  E voi, siate fecondi e moltiplicatevi,
	siate numerosi sulla terra e dominatela".

	 Dio disse a No e ai sui figli con lui:  "Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza coni vostri discendenti dopo di voi;  con ogni essere vivente che  con voi, uccelli, bestiame e bestie selvatiche, con tutti gli animali che sono usciti dall'arca.  Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sar pi distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, n pi il diluvio devaster la terra".

	 Dio disse:

	"Questo  il segno dell'alleanza,
	che io pongo tra me e voi
	e tra ogni essere vivente che  con voi
	per le generazioni eterne.
	  Il mio arco pongo sulle nubi
	ed esso sar il segno dell'alleanza
	tra me e la terra.
	  Quando raduner le nubi sulla terra
	e apparir l'arco sulle nubi
	  ricorder la mia alleanza
	che  tra me e voi
	e tra ogni essere che vive in ogni carne
	e non ci saranno pi le acque
	per il diluvio, per distruggere ogni carne.
	  L'arco sar sulle nubi
	e io lo guarder per ricordare l'alleanza eterna
	tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne
	che  sulla terra".

	 Disse Dio a No: "Questo  il segno dell'alleanza che io ho stabilito tra me e ogni carne che  sulla terra".

	 I figli di No che uscirono dall'arca furono Sem, Cam e Iafet; Cam  il padre di Canaan.  Questi tre sono i figli di No e da questi fu popolata tutta la terra.
	 Ora No, coltivatore della terra, cominci a piantare una vigna.  Avendo bevuto il vino, si ubriac e giacque scoperto all'interno della sua tenda.  Cam, padre di Canaan, vide il padre scoperto e raccont la cosa ai due fratelli che stavano fuori.  Allora Sem e Iafet presero il mantello, se lo misero tutti e due sulle spalle e, camminando a ritroso, coprirono il padre scoperto; avendo rivolto la faccia indietro, non videro il padre scoperto.
	 Quando No si fu risvegliato dall'ebbrezza, seppe quanto gli aveva fatto il figlio minore;  allora disse:

	"Sia maledetto Canaan!
	Schiavo degli schiavi
	sar per i suoi fratelli!".

	 Disse poi:

	"Benedetto il Signore, Dio di Sem,
	Canaan sia suo schiavo!
	  Dio dilati Iafet
	e questi dimori nelle tende di Sem,
	Canaan sia suo schiavo!".

	 No visse, dopo il diluvio, trecentocinquanta anni. L'intera vita di No fu di novecentocinquanta anni, poi mor.



	 Questa  la discendenza dei figli di No: Sem, Cam e Iafet, ai quali nacquero figli dopo il diluvio.
	 I figli di Iafet: Gomer, Magog, Madai, Iavan, Tubal, Mesech e Tiras.
	 I figli di Gomer: skenaz, Rifat e Togarma.
	 I figli di Iavan: Elisa, Tarsis, quelli di Cipro e quelli di Rodi.
	 Da costoro derivarono le nazioni disperse per le isole nei loro territori, ciascuno secondo la propria lingua e secondo le loro famiglie, nelle loro nazioni.
	 I figli di Cam: Etiopia, Egitto, Put e Canaan.
	 I figli di Etiopia: Seba, Avla, Sabta, Raama e Sbteca.
	I figli di Raama: Saba e Dedan.
	 Ora Etiopia gener Nimrod: costui cominci a essere potente sulla terra.
	 Egli era valente nella caccia davanti al Signore, perci si dice: "Come Nimrod, valente cacciatore davanti al Signore".  L'inizio del suo regno fu Babele, Uruch, Accad e Calne, nel paese di Sennaar.  Da quella terra si port ad Assur e costru Ninive, Recobot-Ir e Clach  e Resen tra Ninive e Clach; quella  la grande citt.
	 Egitto gener quelli di Lud, Anam, Laab, Naftuch,  Patros, Casluch e Caftor, da dove uscirono i Filistei.
	 Canaan gener Sidone, suo primogenito, e Chet  e il Gebuseo, l'Amorreo, il Gergeseo,  l'Eveo, l'Archita e il Sineo,  l'Arvadita, il Semarita e l'Amatita. In seguito si dispersero le famiglie dei Cananei.  Il confine dei Cananei andava da Sidone in direzione di Gerar fino a Gaza, poi in direzione di Sdoma, Gomorra, Adma e Zeboim, fino a Lesa.  Questi furono i figli di Cam secondo le loro famiglie e le loro lingue, nei loro territori e nei loro popoli.
	 Anche a Sem, padre di tutti i figli di Eber, fratello maggiore di Jafet, nacque una dicendenza.
	 I figli di Sem: Elam, Assur, Arpacsad, Lud e Aram.
	 I figli di Aram: Uz, Cul, Gheter e Mas.
	 Arpacsad gener Selach e Selach gener Eber.  A Eber nacquero due figli: uno si chiam Peleg, perch ai suoi tempi fu divisa la terra, e il fratello si chiam Joktan.
	 Joktan gener Almodad, Selef, Ascarmavet, Jerach,  Adcam, Uzal, Dikla,  Obal, Abimal, Saba,  Ofir, Avla e Ibab. Tutti questi furono i figli di Joktan;  la loro sede era sulle montagne dell'oriente, da Mesa in direzione di Sefar.
	 Questi furono i figli di Sem secondo le loro famiglie e le loro lingue, nei loro territori, secondo i loro popoli.
	 Queste furono le famiglie dei figli di No secondo le loro generazioni, nei loro popoli. Da costoro si dispersero le nazioni sulla terra dopo il diluvio.



	 Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole.  Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono.  Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco". Il mattone serv loro da pietra e il bitume da cemento.  Poi dissero: "Venite, costruiamoci una citt e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra".  Ma il Signore scese a vedere la citt e la torre che gli uomini stavano costruendo.  Il Signore disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo  l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sar loro impossibile.  Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perch non comprendano pi l'uno la lingua dell'altro".  Il Signore li disperse di l su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la citt.  Per questo la si chiam Babele, perch l il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di l il Signore li disperse su tutta la terra.
	 Questa  la discendenza di Sem: Sem aveva cento anni quando gener Arpacsad, due anni dopo il diluvio;  Sem, dopo aver generato Arpacsad, visse cinquecento anni e gener figli e figlie.
	 Arpacsad aveva trentacinque anni quando gener Selach;  Arpacsad, dopo aver generato Selach, visse quattrocentotr anni e gener figli e figlie.
	 Selach aveva trent'anni quando gener Eber;  Selach, dopo aver generato Eber, visse quattrocentotr anni e gener figli e figlie.
	 Eber aveva trentaquattro anni quando gener Peleg;  Eber, dopo aver generato Peleg, visse quattrocentotrenta anni e gener figli e figlie.
	 Peleg aveva trent'anni quando gener Reu;  Peleg, dopo aver generato Reu, visse duecentonove anni e gener figli e figlie.
	 Reu aveva trentadue anni quando gener Serug;  Reu, dopo aver generato Serug, visse duecentosette anni e gener figli e figlie.
	 Serug aveva trent'anni quando gener Nacor;  Serug, dopo aver generato Nacor, visse duecento anni e gener figli e figlie.
	 Nacor aveva ventinove anni quando gener Terach;  Nacor, dopo aver generato Terach, visse centodiciannove anni e gener figli e figlie.
	 Terach aveva settant'anni quando gener Abram, Nacor e Aran.
	 Questa  la posterit di Terach: Terach gener Abram, Nacor e Aran: Aran gener Lot.  Aran poi mor alla presenza di suo padre Terach nella sua terra natale, in Ur dei Caldei.  Abram e Nacor si presero delle mogli; la moglie di Abram si chiamava Sarai e la moglie di Nacor Milca, ch'era figlia di Aran, padre di Milca e padre di Isca.  Sarai era sterile e non aveva figli.
	 Poi Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cio del suo figlio, e Sarai sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e usc con loro da Ur dei Caldei per andare nel paese di Canaan. Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono.
	 L'et della vita di Terach fu di duecentocinque anni; Terach mor in Carran.



	 Il Signore disse ad Abram:
	"Vttene dal tuo paese, dalla tua patria
	e dalla casa di tuo padre,
	verso il paese che io ti indicher.
	  Far di te un grande popolo
	e ti benedir,
	render grande il tuo nome
	e diventerai una benedizione.
	  Benedir coloro che ti benediranno
	e coloro che ti malediranno maledir
	e in te si diranno benedette
	tutte le famiglie della terra".

	 Allora Abram part, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui part Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasci Carran.  Abram dunque prese la moglie Sarai, e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano acquistati in Carran e tutte le persone che l si erano procurate e si incamminarono verso il paese di Canaan. Arrivarono al paese di Canaan  e Abram attravers il paese fino alla localit di Sichem, presso la Quercia di More. Nel paese si trovavano allora i Cananei.
	 Il Signore apparve ad Abram e gli disse: "Alla tua discendenza io dar questo paese". Allora Abram costru in quel posto un altare al Signore che gli era apparso.  Di l pass sulle montagne a oriente di Betel e piant la tenda, avendo Betel ad occidente e Ai ad oriente. L costru un altare al Signore e invoc il nome del Signore.  Poi Abram lev la tenda per accamparsi nel Negheb.
	 Venne una carestia nel paese e Abram scese in Egitto per soggiornarvi, perch la carestia gravava sul paese.
	 Ma, quando fu sul punto di entrare in Egitto, disse alla moglie Sarai: "Vedi, io so che tu sei donna di aspetto avvenente.  Quando gli Egiziani ti vedranno, penseranno: Costei  sua moglie, e mi uccideranno, mentre lasceranno te in vita.  Di'dunque che tu sei mia sorella, perch io sia trattato bene per causa tua e io viva per riguardo a te".
	 Appunto quando Abram arriv in Egitto, gli Egiziani videro che la donna era molto avvenente.  La osservarono gli ufficiali del faraone e ne fecero le lodi al faraone; cos la donna fu presa e condotta nella casa del faraone.  Per riguardo a lei, egli tratt bene Abram, che ricevette greggi e armenti e asini, schiavi e schiave, asine e cammelli.  Ma il Signore colp il faraone e la sua casa con grandi piaghe, per il fatto di Sarai, moglie di Abram.  Allora il faraone convoc Abram e gli disse: "Che mi hai fatto? Perch non mi hai dichiarato che era tua moglie?  Perch hai detto:  mia sorella, cos che io me la sono presa in moglie? E ora eccoti tua moglie: prendila e vttene!".  Poi il faraone lo affid ad alcuni uomini che lo accompagnarono fuori della frontiera insieme con la moglie e tutti i suoi averi.



	 Dall'Egitto Abram ritorn nel Negheb con la moglie e tutti i suoi averi; Lot era con lui.  Abram era molto ricco in bestiame, argento e oro.  Poi di accampamento in accampamento egli dal Negheb si port fino a Betel, fino al luogo dove era stata gi prima la sua tenda, tra Betel e Ai,  al luogo dell'altare, che aveva l costruito prima: l Abram invoc il nome del Signore.  Ma anche Lot, che andava con Abram, aveva greggi e armenti e tende.  Il territorio non consentiva che abitassero insieme, perch avevano beni troppo grandi e non potevano abitare insieme.  Per questo sorse una lite tra i mandriani di Abram e i mandriani di Lot, mentre i Cananei e i Perizziti abitavano allora nel paese.  Abram disse a Lot: "Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei mandriani e i tuoi, perch noi siamo fratelli.  Non sta forse davanti a te tutto il paese? Seprati da me. Se tu vai a sinistra, io andr a destra; se tu vai a destra, io andr a sinistra".
	 Allora Lot alz gli occhi e vide che tutta la valle del Giordano era un luogo irrigato da ogni parte - prima che il Signore distruggesse Sdoma e Gomorra -; era come il giardino del Signore, come il paese d'Egitto, fino ai pressi di Zoar.  Lot scelse per s tutta la valle del Giordano e trasport le tende verso oriente. Cos si separarono l'uno dall'altro:  Abram si stabil nel paese di Canaan e Lot si stabil nelle citt della valle e piant le tende vicino a Sdoma.  Ora gli uomini di Sdoma erano perversi e peccavano molto contro il Signore.
	 Allora il Signore disse ad Abram, dopo che Lot si era separato da lui: "Alza gli occhi e dal luogo dove tu stai spingi lo sguardo verso il settentrione e il mezzogiorno, verso l'oriente e l'occidente.  Tutto il paese che tu vedi, io lo dar a te e alla tua discendenza per sempre.  Render la tua discendenza come la polvere della terra: se uno pu contare la polvere della terra, potr contare anche i tuoi discendenti.  Alzati, percorri il paese in lungo e in largo, perch io lo dar a te".  Poi Abram si spost con le sue tende e and a stabilirsi alle Querce di Mamre, che sono ad Ebron, e vi costru un altare al Signore.



	 Al tempo di Amrafel re di Sennaar, di Arioch re di Ellasar, di Chedorlaomer re dell'Elam e di Tideal re di Goim,  costoro mossero guerra contro Bera re di Sdoma, Birsa re di Gomorra, Sinab re di Adma, Semeber re di Zeboim, e contro il re di Bela, cio Zoar.  Tutti questi si concentrarono nella valle di Siddim, cio il Mar Morto.  Per dodici anni essi erano stati sottomessi a Chedorlaomer, ma il tredicesimo anno si erano ribellati.  Nell'anno quattordicesimo arrivarono Chedorlaomer e i re che erano con lui e sconfissero i Refaim ad Astarot-Karnaim, gli Zuzim ad Am, gli Emim a Save-Kiriataim  e gli Hurriti sulle montagne di Seir fino a El-Paran, che  presso il deserto.  Poi mutarono direzione e vennero a En-Mispat, cio Kades, e devastarono tutto il territorio degli Amaleciti e anche degli Amorrei che abitavano in Azazon-Tamar.  Allora il re di Sdoma, il re di Gomorra, il re di Adma, il re di Zeboim e il re di Bela, cio Zoar, uscirono e si schierarono a battaglia nella valle di Siddim contro di esso,  e cio contro Chedorlaomer re dell'Elam, Tideal re di Goim, Amrafel re di Sennaar e Arioch re di Ellasar: quattro re contro cinque.  Ora la valle di Siddim era piena di pozzi di bitume; mentre il re di Sdoma e il re di Gomorra si davano alla fuga, alcuni caddero nei pozzi e gli altri fuggirono sulle montagne.  Gli invasori presero tutti i beni di Sdoma e Gomorra e tutti i loro viveri e se ne andarono.  Andandosene catturarono anche Lot, figlio del fratello di Abram, e i suoi beni: egli risiedeva appunto in Sdoma.
	 Ma un fuggiasco venne ad avvertire Abram l'Ebreo che si trovava alle Querce di Mamre l'Amorreo, fratello di Escol e fratello di Aner i quali erano alleati di Abram.  Quando Abram seppe che il suo parente era stato preso prigioniero, organizz i suoi uomini esperti nelle armi, schiavi nati nella sua casa, in numero di trecentodiciotto, e si diede all'inseguimento fino a Dan.  Piomb sopra di essi di notte, lui con i suoi servi, li sconfisse e prosegu l'inseguimento fino a Coba, a settentrione di Damasco.  Ricuper cos tutta la roba e anche Lot suo parente, i suoi beni, con le donne e il popolo.
	 Quando Abram fu di ritorno, dopo la sconfitta di Chedorlaomer e dei re che erano con lui, il re di Sdoma gli usc incontro nella Valle di Save, cio la Valle del re.  Intanto Melchisedek, re di Salem, offr pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo  e benedisse Abram con queste parole:

	"Sia benedetto Abram dal Dio altissimo,
	creatore del cielo e della terra,
	  e benedetto sia il Dio altissimo,
	che ti ha messo in mano i tuoi nemici".

	Abram gli diede la decima di tutto.
	 Poi il re di Sdoma disse ad Abram: "Dammi le persone; i beni prendili per te".  Ma Abram disse al re di Sdoma: "Alzo la mano davanti al Signore, il Dio altissimo, creatore del cielo e della terra:  n un filo, n un legaccio di sandalo, niente io prender di ci che  tuo; non potrai dire: io ho arricchito Abram.  Per me niente, se non quello che i servi hanno mangiato; quanto a ci che spetta agli uomini che sono venuti con me, Escol, Aner e Mamre, essi stessi si prendano la loro parte".



	 Dopo tali fatti, questa parola del Signore fu rivolta ad Abram in visione: "Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sar molto grande".  Rispose Abram: "Mio Signore Dio, che mi darai? Io me ne vado senza figli e l'erede della mia casa  Eliezer di Damasco".  Soggiunse Abram: "Ecco a me non hai dato discendenza e un mio domestico sar mio erede".  Ed ecco gli fu rivolta questa parola dal Signore: "Non costui sar il tuo erede, ma uno nato da te sar il tuo erede".  Poi lo condusse fuori e gli disse: "Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle" e soggiunse: "Tale sar la tua discendenza".  Egli credette al Signore, che glielo accredit come giustizia.  E gli disse: "Io sono il Signore che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questo paese".  Rispose: "Signore mio Dio, come potr sapere che ne avr il possesso?".  Gli disse: "Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un piccione".  And a prendere tutti questi animali, li divise in due e colloc ogni met di fronte all'altra; non divise per gli uccelli.  Gli uccelli rapaci calavano su quei cadaveri, ma Abram li scacciava.  Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco un oscuro terrore lo assal.  Allora il Signore disse ad Abram: "Sappi che i tuoi discendenti saranno forestieri in un paese non loro; saranno fatti schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni.  Ma la nazione che essi avranno servito, la giudicher io: dopo, essi usciranno con grandi ricchezze.  Quanto a te, andrai in pace presso i tuoi padri; sarai sepolto dopo una vecchiaia felice.  Alla quarta generazione torneranno qui, perch l'iniquit degli Amorrei non ha ancora raggiunto il colmo".
	 Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un forno fumante e una fiaccola ardente passarono in mezzo agli animali divisi.  In quel giorno il Signore concluse questa alleanza con Abram:

	"Alla tua discendenza
	io do questo paese
	dal fiume d'Egitto
	al grande fiume, il fiume Eufrate;

	 il paese dove abitano i Keniti, i Kenizziti, i Kadmoniti,  gli Hittiti, i Perizziti, i Refaim,  gli Amorrei, i Cananei, i Gergesei, gli Evei e i Gebusei".



	 Sarai, moglie di Abram, non gli aveva dato figli. Avendo per una schiava egiziana chiamata Agar,  Sarai disse ad Abram: "Ecco, il Signore mi ha impedito di aver prole; unisciti alla mia schiava: forse da lei potr avere figli". Abram ascolt la voce di Sarai.  Cos, al termine di dieci anni da quando Abram abitava nel paese di Canaan, Sarai, moglie di Abram, prese Agar l'egiziana, sua schiava e la diede in moglie ad Abram, suo marito.  Egli si un ad Agar, che rest incinta. Ma, quando essa si accorse di essere incinta, la sua padrona non cont pi nulla per lei.  Allora Sarai disse ad Abram: "L'offesa a me fatta ricada su di te! Io ti ho dato in braccio la mia schiava, ma da quando si  accorta d'essere incinta, io non conto pi niente per lei. Il Signore sia giudice tra me e te!".  Abram disse a Sarai: "Ecco, la tua schiava  in tuo potere: falle ci che ti pare". Sarai allora la maltratt tanto che quella si allontan.  La trov l'angelo del Signore presso una sorgente d'acqua nel deserto, la sorgente sulla strada di Sur,  e le disse: "Agar, schiava di Sarai, da dove vieni e dove vai?". Rispose: "Vado lontano dalla mia padrona Sarai".  Le disse l'angelo del Signore: "Ritorna dalla tua padrona e restale sottomessa".  Le disse ancora l'angelo del Signore: "Moltiplicher la tua discendenza e non si potr contarla per la sua moltitudine".  Soggiunse poi l'angelo del Signore:

	"Ecco, sei incinta: partorirai un figlio
	e lo chiamarai Ismaele,
	perch il Signore ha ascoltato la tua afflizione.
	  Egli sar come un nagro;
	la sua mano sar contro tutti
	e la mano di tutti contro di lui
	e abiter di fronte a tutti i suoi fratelli".

	 Agar chiam il Signore, che le aveva parlato: "Tu sei il Dio della visione", perch diceva: "Qui dunque sono riuscita ancora a vedere, dopo la mia visione?".  Per questo il pozzo si chiam Pozzo di Lacai-Roi;  appunto quello che si trova tra Kades e Bered.  Agar partor ad Abram un figlio e Abram chiam Ismaele il figlio che Agar gli aveva partorito.  Abram aveva ottantasei anni quando Agar gli partor Ismaele.



	 Quando Abram ebbe novantanove anni, il Signore gli apparve e gli disse:

	"Io sono Dio onnipotente:
	cammina davanti a me e sii integro.
	  Porr la mia alleanza tra me e te
	e ti render numeroso molto, molto".

	 Subito Abram si prostr con il viso a terra e Dio parl con lui:

	  "Eccomi: la mia alleanza  con te
	e sarai padre di una moltitudine di popoli.
	  Non ti chiamerai pi Abram
	ma ti chiamerai Abraham
	perch padre di una moltitudine
	di popoli ti render.

	 E ti render molto, molto fecondo; ti far diventare nazioni e da te nasceranno dei re.  Stabilir la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te.  Dar a te e alla tua discendenza dopo di te il paese dove sei straniero, tutto il paese di Canaan in possesso perenne; sar il vostro Dio".
	 Disse Dio ad Abramo: "Da parte tua devi osservare la mia alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione.  Questa  la mia alleanza che dovete osservare, alleanza tra me e voi e la tua discendenza dopo di te: sia circonciso tra di voi ogni maschio.  Vi lascerete circoncidere la carne del vostro membro e ci sar il segno dell'alleanza tra me e voi.  Quando avr otto giorni, sar circonciso tra di voi ogni maschio di generazione in generazione, tanto quello nato in casa come quello comperato con denaro da qualunque straniero che non sia della tua stirpe.  Deve essere circonciso chi  nato in casa e chi viene comperato con denaro; cos la mia alleanza sussister nella vostra carne come alleanza perenne.  Il maschio non circonciso, di cui cio non sar stata circoncisa la carne del membro, sia eliminato dal suo popolo: ha violato la mia alleanza".  Dio aggiunse ad Abramo: "Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamerai pi Sarai, ma Sara.  Io la benedir e anche da lei ti dar un figlio; la benedir e diventer nazioni e re di popoli nasceranno da lei".
	 Allora Abramo si prostr con la faccia a terra e rise e pens: "Ad uno di cento anni pu nascere un figlio? E Sara all'et di novanta anni potr partorire?".  Abramo disse a Dio: "Se almeno Ismaele potesse vivere davanti a te!".  E Dio disse: "No, Sara, tua moglie, ti partorir un figlio e lo chiamerai Isacco. Io stabilir la mia alleanza con lui come alleanza perenne, per essere il Dio suo e della sua discendenza dopo di lui.  Anche riguardo a Ismaele io ti ho esaudito: ecco, io lo benedico e lo render fecondo e molto, molto numeroso: dodici principi egli generer e di lui far una grande nazione.  Ma stabilir la mia alleanza con Isacco, che Sara ti partorir a questa data l'anno venturo".  Dio termin cos di parlare con lui e, salendo in alto, lasci Abramo.
	 Allora Abramo prese Ismaele suo figlio e tutti i nati nella sua casa e tutti quelli comperati con il suo denaro, tutti i maschi appartenenti al personale della casa di Abramo, e circoncise la carne del loro membro in quello stesso giorno, come Dio gli aveva detto.  Ora Abramo aveva novantanove anni, quando si fece circoncidere la carne del membro.  Ismaele suo figlio aveva tredici anni quando gli fu circoncisa la carne del membro.  In quello stesso giorno furono circoncisi Abramo e Ismaele suo figlio.  E tutti gli uomini della sua casa, i nati in casa e i comperati con denaro dagli stranieri, furono circoncisi con lui.



	 Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora pi calda del giorno.  Egli alz gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e si prostr fino a terra,  dicendo: "Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo.  Si vada a prendere un po'di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l'albero.  Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perch  ben per questo che voi siete passati dal vostro servo". Quelli dissero: "Fa'pure come hai detto".  Allora Abramo and in fretta nella tenda, da Sara, e disse: "Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce".  All'armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrett a prepararlo.  Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse a loro. Cos, mentr'egli stava in piedi presso di loro sotto l'albero, quelli mangiarono.  Poi gli dissero: "Dov' Sara, tua moglie?". Rispose: " l nella tenda".  Il Signore riprese: "Torner da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avr un figlio". Intanto Sara stava ad ascoltare all'ingresso della tenda ed era dietro di lui.  Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ci che avviene regolarmente alle donne.  Allora Sara rise dentro di s e disse: "Avvizzita come sono dovrei provare il piacere, mentre il mio signore  vecchio!".  Ma il Signore disse ad Abramo: "Perch Sara ha riso dicendo: Potr davvero partorire, mentre sono vecchia?  C' forse qualche cosa impossibile per il Signore? Al tempo fissato torner da te alla stessa data e Sara avr un figlio".  Allora Sara neg: "Non ho riso!", perch aveva paura; ma quegli disse: "S, hai proprio riso".
	 Quegli uomini si alzarono e andarono a contemplare Sdoma dall'alto, mentre Abramo li accompagnava per congedarli.  Il Signore diceva: "Devo io tener nascosto ad Abramo quello che sto per fare,  mentre Abramo dovr diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra?  Infatti io l'ho scelto, perch egli obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui ad osservare la via del Signore e ad agire con giustizia e diritto, perch il Signore realizzi per Abramo quanto gli ha promesso".  Disse allora il Signore: "Il grido contro Sdoma e Gomorra  troppo grande e il loro peccato  molto grave.  Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui  giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!".
	 Quegli uomini partirono di l e andarono verso Sdoma, mentre Abramo stava ancora davanti al Signore.  Allora Abramo gli si avvicin e gli disse: "Davvero sterminerai il giusto con l'empio?  Forse vi sono cinquanta giusti nella citt: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano?  Lungi da te il far morire il giusto con l'empio, cos che il giusto sia trattato come l'empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticher la giustizia?".  Rispose il Signore: "Se a Sdoma trover cinquanta giusti nell'ambito della citt, per riguardo a loro perdoner a tutta la citt".
	 Abramo riprese e disse: "Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere...  Forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la citt?". Rispose: "Non la distrugger, se ve ne trovo quarantacinque".  Abramo riprese ancora a parlargli e disse: "Forse l se ne troveranno quaranta". Rispose: "Non lo far, per riguardo a quei quaranta".  Riprese: "Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse l se ne troveranno trenta". Rispose: "Non lo far, se ve ne trover trenta".  Riprese: "Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse l se ne troveranno venti". Rispose: "Non la distrugger per riguardo a quei venti".  Riprese: "Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola; forse l se ne troveranno dieci". Rispose: "Non la distrugger per riguardo a quei dieci".  Poi il Signore, come ebbe finito di parlare con Abramo, se ne and e Abramo ritorn alla sua abitazione.



	 I due angeli arrivarono a Sdoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alz, and loro incontro e si prostr con la faccia a terra.  E disse: "Miei signori, venite in casa del vostro servo: vi passerete la notte, vi laverete i piedi e poi, domattina, per tempo, ve ne andrete per la vostra strada". Quelli risposero: "No, passeremo la notte sulla piazza".  Ma egli insistette tanto che vennero da lui ed entrarono nella sua casa. Egli prepar per loro un banchetto, fece cuocere gli azzimi e cos mangiarono.  Non si erano ancora coricati, quand'ecco gli uomini della citt, cio gli abitanti di Sdoma, si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo.  Chiamarono Lot e gli dissero: "Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perch possiamo abusarne!".  Lot usc verso di loro sulla porta e, dopo aver chiuso il battente dietro di s,  disse: "No, fratelli miei, non fate del male!  Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purch non facciate nulla a questi uomini, perch sono entrati all'ombra del mio tetto".  Ma quelli risposero: "Tirati via! Quest'individuo  venuto qui come straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a loro!". E spingendosi violentemente contro quell'uomo, cio contro Lot, si avvicinarono per sfondare la porta.  Allora dall'interno quegli uomini sporsero le mani, si trassero in casa Lot e chiusero il battente;  quanto agli uomini che erano alla porta della casa, essi li colpirono con un abbaglio accecante dal pi piccolo al pi grande, cos che non riuscirono a trovare la porta.
	 Quegli uomini dissero allora a Lot: "Chi hai ancora qui? Il genero, i tuoi figli, le tue figlie e quanti hai in citt, falli uscire da questo luogo.  Perch noi stiamo per distruggere questo luogo: il grido innalzato contro di loro davanti al Signore  grande e il Signore ci ha mandati a distruggerli".  Lot usc a parlare ai suoi generi, che dovevano sposare le sue figlie, e disse: "Alzatevi, uscite da questo luogo, perch il Signore sta per distruggere la citt!". Ma parve ai suoi generi che egli volesse scherzare.  Quando apparve l'alba, gli angeli fecero premura a Lot, dicendo: "Su, prendi tua moglie e le tue figlie che hai qui ed esci per non essere travolto nel castigo della citt".  Lot indugiava, ma quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e le sue due figlie, per un grande atto di misericordia del Signore verso di lui; lo fecero uscire e lo condussero fuori della citt.  Dopo averli condotti fuori, uno di loro disse: "Fuggi, per la tua vita. Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne, per non essere travolto!".  Ma Lot gli disse: "No, mio Signore!  Vedi, il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai usato una grande misericordia verso di me salvandomi la vita, ma io non riuscir a fuggire sul monte, senza che la sciagura mi raggiunga e io muoia.  Vedi questa citt:  abbastanza vicina perch mi possa rifugiare l ed  piccola cosa! Lascia che io fugga lass - non  una piccola cosa? - e cos la mia vita sar salva".  Gli rispose: "Ecco, ti ho favorito anche in questo, di non distruggere la citt di cui hai parlato.  Presto, fuggi l perch io non posso far nulla, finch tu non vi sia arrivato". Perci quella citt si chiam Zoar.
	 Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Zoar,  quand'ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore.  Distrusse queste citt e tutta la valle con tutti gli abitanti delle citt e la vegetazione del suolo.  Ora la moglie di Lot guard indietro e divenne una statua di sale.
	 Abramo and di buon mattino al luogo dove si era fermato davanti al Signore;  contempl dall'alto Sdoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace.
	 Cos, quando Dio distrusse le citt della valle, Dio si ricord di Abramo e fece sfuggire Lot alla catastrofe, mentre distruggeva le citt nelle quali Lot aveva abitato.
	 Poi Lot part da Zoar e and ad abitare sulla montagna, insieme con le due figlie, perch temeva di restare in Zoar, e si stabil in una caverna con le sue due figlie.  Ora la maggiore disse alla pi piccola: "Il nostro padre  veccho e non c' nessuno in questo territorio per unirsi a noi, secondo l'uso di tutta la terra.  Vieni, facciamo bere del vino a nostro padre e poi corichiamoci con lui, cos faremo sussistere una discendenza da nostro padre".  Quella notte fecero bere del vino al loro padre e la maggiore and a coricarsi con il padre; ma egli non se ne accorse, n quando essa si coric, n quando essa si alz.  All'indomani la maggiore disse alla pi piccola: "Ecco, ieri io mi sono coricata con nostro padre: facciamogli bere del vino anche questa notte e va'tu a coricarti con lui; cos faremo sussistere una discendenza da nostro padre".  Anche quella notte fecero bere del vino al loro padre e la pi piccola and a coricarsi con lui; ma egli non se ne accorse, n quando essa si coric, n quando essa si alz.  Cos le due figlie di Lot concepirono dal loro padre.  La maggiore partor un figlio e lo chiam Moab. Costui  il padre dei Moabiti che esistono fino ad oggi.  Anche la pi piccola partor un figlio e lo chiam "Figlio del mio popolo". Costui  il padre degli Ammoniti che esistono fino ad oggi.



	 Abramo lev le tende di l, dirigendosi nel Negheb, e si stabil tra Kades e Sur; poi soggiorn come straniero a Gerar.  Siccome Abramo aveva detto della moglie Sara: " mia sorella", Abimlech, re di Gerar, mand a prendere Sara.  Ma Dio venne da Abimlech di notte, in sogno, e gli disse: "Ecco stai per morire a causa della donna che tu hai presa; essa appartiene a suo marito".  Abimlech, che non si era ancora accostato a lei, disse: "Mio Signore, vuoi far morire anche la gente innocente?  Non mi ha forse detto:  mia sorella? E anche lei ha detto:  mio fratello. Con retta coscienza e mani innocenti ho fatto questo".  Gli rispose Dio nel sogno: "Anch'io so che con retta coscienza hai fatto questo e ti ho anche impedito di peccare contro di me: perci non ho permesso che tu la toccassi.  Ora restituisci la donna di quest'uomo: egli  un profeta: preghi egli per te e tu vivrai. Ma se tu non la restituisci, sappi che sarai degno di morte con tutti i tuoi".  Allora Abimlech si alz di mattina presto e chiam tutti i suoi servi, ai quali rifer tutte queste cose, e quegli uomini si impaurirono molto.  Poi Abimlech chiam Abramo e gli disse: "Che ci hai fatto? E che colpa ho commesso contro di te, perch tu abbia esposto me e il mio regno ad un peccato tanto grande? Tu hai fatto a mio riguardo azioni che non si fanno".  Poi Abimlech disse ad Abramo: "A che miravi agendo in tal modo?".  Rispose Abramo: "Io mi sono detto: certo non vi sar timor di Dio in questo luogo e mi uccideranno a causa di mia moglie.  Inoltre essa  veramente mia sorella, figlia di mio padre, ma non figlia di mia madre, ed  divenuta mia moglie.  Allora, quando Dio mi ha fatto errare lungi dalla casa di mio padre, io le dissi: Questo  il favore che tu mi farai: in ogni luogo dove noi arriveremo dirai di me:  mio fratello".  Allora Abimlech prese greggi e armenti, schiavi e schiave, li diede ad Abramo e gli restitu la moglie Sara.  Inoltre Abimlech disse: "Ecco davanti a te il mio territorio: va'ad abitare dove ti piace!".  A Sara disse: "Ecco, ho dato mille pezzi d'argento a tuo fratello: sar per te come un risarcimento di fronte a quanti sono con te. Cos tu sei in tutto riabilitata".  Abramo preg Dio e Dio guar Abimlech, sua moglie e le sue serve, s che poterono ancora partorire.  Perch il Signore aveva reso sterili tutte le donne della casa di Abimlech, per il fatto di Sara, moglie di Abramo.



	 Il Signore visit Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso.  Sara concep e partor ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato.  Abramo chiam Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito.  Abramo circoncise suo figlio Isacco, quando questi ebbe otto giorni, come Dio gli aveva comandato.  Abramo aveva cento anni, quando gli nacque il figlio Isacco.  Allora Sara disse: "Motivo di lieto riso mi ha dato Dio: chiunque lo sapr sorrider di me!".  Poi disse: "Chi avrebbe mai detto ad Abramo: Sara deve allattare figli! Eppure gli ho partorito un figlio nella sua vecchiaia!".
	 Il bambino crebbe e fu svezzato e Abramo fece un grande banchetto quando Isacco fu svezzato.  Ma Sara vide che il figlio di Agar l'Egiziana, quello che essa aveva partorito ad Abramo, scherzava con il figlio Isacco.  Disse allora ad Abramo: "Scaccia questa schiava e suo figlio, perch il figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio Isacco".  La cosa dispiacque molto ad Abramo per riguardo a suo figlio.  Ma Dio disse ad Abramo: "Non ti dispiaccia questo, per il fanciullo e la tua schiava: ascolta la parola di Sara in quanto ti dice, ascolta la sua voce, perch attraverso Isacco da te prender nome una stirpe.  Ma io far diventare una grande nazione anche il figlio della schiava, perch  tua prole".  Abramo si alz di buon mattino, prese il pane e un otre di acqua e li diede ad Agar, caricandoli sulle sue spalle; le consegn il fanciullo e la mand via. Essa se ne and e si smarr per il deserto di Bersabea.  Tutta l'acqua dell'otre era venuta a mancare. Allora essa depose il fanciullo sotto un cespuglio  e and a sedersi di fronte, alla distanza di un tiro d'arco, perch diceva: "Non voglio veder morire il fanciullo!". Quando gli si fu seduta di fronte, egli alz la voce e pianse.  Ma Dio ud la voce del fanciullo e un angelo di Dio chiam Agar dal cielo e le disse: "Che hai, Agar? Non temere, perch Dio ha udito la voce del fanciullo l dove si trova.  Alzati, prendi il fanciullo e tienilo per mano, perch io ne far una grande nazione".  Dio le apr gli occhi ed essa vide un pozzo d'acqua. Allora and a riempire l'otre e fece bere il fanciullo.  E Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abit nel deserto e divenne un tiratore d'arco.  Egli abit nel deserto di Paran e sua madre gli prese una moglie del paese d'Egitto.
	 In quel tempo Abimlech con Picol, capo del suo esercito, disse ad Abramo: "Dio  con te in quanto fai.  Ebbene, giurami qui per Dio che tu non ingannerai n me n i miei figli n i miei discendenti: come io ho agito amichevolmente con te, cos tu agirai con me e con il paese nel quale sei forestiero".  Rispose Abramo: "Io lo giuro".  Ma Abramo rimprover Abimlech a causa di un pozzo d'acqua, che i servi di Abimlech avevano usurpato.  Abimlech disse: "Io non so chi abbia fatto questa cosa: n tu me ne hai informato, n io ne ho sentito parlare se non oggi".  Allora Abramo prese alcuni capi del gregge e dell'armento, li diede ad Abimlech: tra loro due conclusero un'alleanza.  Poi Abramo mise in disparte sette agnelle del gregge.  Abimlech disse ad Abramo: "Che significano quelle sette agnelle che hai messe in disparte?".  Rispose: "Tu accetterai queste sette agnelle dalla mia mano, perch ci mi valga di testimonianza che io ho scavato questo pozzo".  Per questo quel luogo si chiam Bersabea, perch l fecero giuramento tutti e due.  E dopo che ebbero concluso l'alleanza a Bersabea, Abimlech si alz con Picol, capo del suo esercito, e ritornarono nel paese dei Filistei.  Abramo piant un tamerice in Bersabea, e l invoc il nome del Signore, Dio dell'eternit.  E fu forestiero nel paese dei Filistei per molto tempo.



	 Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: "Abramo, Abramo!". Rispose: "Eccomi!".  Riprese: "Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va'nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicher".  Abramo si alz di buon mattino, sell l'asino, prese con s due servi e il figlio Isacco, spacc la legna per l'olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato.  Il terzo giorno Abramo alz gli occhi e da lontano vide quel luogo.  Allora Abramo disse ai suoi servi: "Fermatevi qui con l'asino; io e il ragazzo andremo fin lass, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi".  Abramo prese la legna dell'olocausto e la caric sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt'e due insieme.  Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: "Padre mio!". Rispose: "Eccomi, figlio mio". Riprese: "Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov' l'agnello per l'olocausto?".  Abramo rispose: "Dio stesso provveder l'agnello per l'olocausto, figlio mio!". Proseguirono tutt'e due insieme;  cos arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costru l'altare, colloc la legna, leg il figlio Isacco e lo depose sull'altare, sopra la legna.  Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio.  Ma l'angelo del Signore lo chiam dal cielo e gli disse: "Abramo, Abramo!". Rispose: "Eccomi!".  L'angelo disse: "Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio".  Allora Abramo alz gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo and a prendere l'ariete e lo offr in olocausto invece del figlio.  Abramo chiam quel luogo: "Il Signore provvede", perci oggi si dice: "Sul monte il Signore provvede".  Poi l'angelo del Signore chiam dal cielo Abramo per la seconda volta  e disse: "Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perch tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio,  io ti benedir con ogni benedizione e render molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che  sul lido del mare; la tua discendenza si impadronir delle citt dei nemici.  Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perch tu hai obbedito alla mia voce".
	 Poi Abramo torn dai suoi servi; insieme si misero in cammino verso Bersabea e Abramo abit a Bersabea.
	 Dopo queste cose, ad Abramo fu portata questa notizia: "Ecco, Milca ha partorito figli a Nacor tuo fratello":  Uz, il primogenito, e suo fratello Buz e Kamul il padre di Aram  e Chesed, Azo, Pildas, Idlaf e Betul;  Betul gener Rebecca: questi otto figli partor Milca a Nacor, fratello di Abramo.  Anche la sua concubina, chiamata Reuma, partor figli: Tebach, Gacam, Tacas e Maaca.



	 Gli anni della vita di Sara furono centoventisette: questi furono gli anni della vita di Sara.  Sara mor a Kiriat-Arba, cio Ebron, nel paese di Canaan, e Abramo venne a fare il lamento per Sara e a piangerla.  Poi Abramo si stacc dal cadavere di lei e parl agli Hittiti:  "Io sono forestiero e di passaggio in mezzo a voi. Datemi la propriet di un sepolcro in mezzo a voi, perch io possa portar via la salma e seppellirla".  Allora gli Hittiti risposero:  "Ascolta noi, piuttosto, signore: tu sei un principe di Dio in mezzo a noi: seppellisci il tuo morto nel migliore dei nostri sepolcri. Nessuno di noi ti proibir di seppellire la tua defunta nel suo sepolcro".  Abramo si alz, si prostr davanti alla gente del paese, davanti agli Hittiti e parl loro:  "Se  secondo il vostro desiderio che io porti via il mio morto e lo seppellisca, ascoltatemi e insistete per me presso Efron, figlio di Zocar,  perch mi dia la sua caverna di Macpela, che  all'estremit del suo campo. Me la ceda per il suo prezzo intero come propriet sepolcrale in mezzo a voi".  Ora Efron stava seduto in mezzo agli Hittiti. Efron l'Hittita rispose ad Abramo, mentre lo ascoltavano gli Hittiti, quanti entravano per la porta della sua citt, e disse:  "Ascolta me, piuttosto, mio signore: ti cedo il campo con la caverna che vi si trova, in presenza dei figli del mio popolo te la cedo: seppellisci il tuo morto".  Allora Abramo si prostr a lui alla presenza della gente del paese.  Parl ad Efron, mentre lo ascoltava la gente del paese, e disse: "Se solo mi volessi ascoltare: io ti do il prezzo del campo. Accettalo da me, cos io seppellir l il mio morto".  Efron rispose ad Abramo:  "Ascolta me piuttosto, mio signore: un terreno del valore di quattrocento sicli d'argento che cosa  mai tra me e te? Seppellisci dunque il tuo morto".
	 Abramo accett le richieste di Efron e Abramo pes ad Efron il prezzo che questi aveva detto, mentre lo ascoltavano gli Hittiti, cio quattrocento sicli d'argento, nella moneta corrente sul mercato.  Cos il campo di Efron che si trovava in Macpela, di fronte a Mamre, il campo e la caverna che vi si trovava e tutti gli alberi che erano dentro il campo e intorno al suo limite,  passarono in propriet ad Abramo, alla presenza degli Hittiti, di quanti entravano nella porta della citt.  Dopo, Abramo seppell Sara, sua moglie, nella caverna del campo di Macpela di fronte a Mamre, cio Ebron, nel paese di Canaan.  Il campo e la caverna che vi si trovava passarono dagli Hittiti ad Abramo in propriet sepolcrale.



	 Abramo era ormai vecchio, avanti negli anni, e il Signore lo aveva benedetto in ogni cosa.  Allora Abramo disse al suo servo, il pi anziano della sua casa, che aveva potere su tutti i suoi beni: "Metti la mano sotto la mia coscia  e ti far giurare per il Signore, Dio del cielo e Dio della terra, che non prenderai per mio figlio una moglie tra le figlie dei Cananei, in mezzo ai quali abito,  ma che andrai al mio paese, nella mia patria, a scegliere una moglie per mio figlio Isacco".  Gli disse il servo: "Se la donna non mi vuol seguire in questo paese, dovr forse ricondurre tuo figlio al paese da cui tu sei uscito?".  Gli rispose Abramo: "Guardati dal ricondurre l mio figlio!  Il Signore, Dio del cielo e Dio della terra, che mi ha tolto dalla casa di mio padre e dal mio paese natio, che mi ha parlato e mi ha giurato: Alla tua discendenza dar questo paese, egli stesso mander il suo angelo davanti a te, perch tu possa prendere di l una moglie per il mio figlio.  Se la donna non vorr seguirti, allora sarai libero dal giuramento a me fatto; ma non devi ricondurre l il mio figlio".
	 Allora il servo mise la mano sotto la coscia di Abramo, suo padrone, e gli prest giuramento riguardo a questa cosa.  Il servo prese dieci cammelli del suo padrone e, portando ogni sorta di cose preziose del suo padrone, si mise in viaggio e and nel Paese dei due fiumi, alla citt di Nacor.  Fece inginocchiare i cammelli fuori della citt, presso il pozzo d'acqua, nell'ora della sera, quando le donne escono ad attingere.  E disse: "Signore, Dio del mio padrone Abramo, concedimi un felice incontro quest'oggi e usa benevolenza verso il mio padrone Abramo!  Ecco, io sto presso la fonte dell'acqua, mentre le fanciulle della citt escono per attingere acqua.  Ebbene, la ragazza alla quale dir: Abbassa l'anfora e lasciami bere, e che risponder: Bevi, anche ai tuoi cammelli dar da bere, sia quella che tu hai destinata al tuo servo Isacco; da questo riconoscer che tu hai usato benevolenza al mio padrone".  Non aveva ancora finito di parlare, quand'ecco Rebecca, che era nata a Betul figlio di Milca, moglie di Nacor, fratello di Abramo, usciva con l'anfora sulla spalla.  La giovinetta era molto bella d'aspetto, era vergine, nessun uomo le si era unito. Essa scese alla sorgente, riemp l'anfora e risal.  Il servo allora le corse incontro e disse: "Fammi bere un po'd'acqua dalla tua anfora".  Rispose: "Bevi, mio signore". In fretta cal l'anfora sul braccio e lo fece bere.  Come ebbe finito di dargli da bere, disse: "Anche per i tuoi cammelli ne attinger, finch finiranno di bere".  In fretta vuot l'anfora nell'abbeveratoio, corse di nuovo ad attingere al pozzo e attinse per tutti i cammelli di lui.  Intanto quell'uomo la contemplava in silenzio, in attesa di sapere se il Signore avesse o no concesso buon esito al suo viaggio.  Quando i cammelli ebbero finito di bere, quell'uomo prese un pendente d'oro del peso di mezzo siclo e glielo pose alle narici e le pose sulle braccia due braccialetti del peso di dieci sicli d'oro.  E disse: "Di chi sei figlia? Dimmelo. C' posto per noi in casa di tuo padre, per passarvi la notte?".  Gli rispose: "Io sono figlia di Betul, il figlio che Milca partor a Nacor".  E soggiunse: "C' paglia e foraggio in quantit da noi e anche posto per passare la notte".
	 Quell'uomo si inginocchi e si prostr al Signore  e disse: "Sia benedetto il Signore, Dio del mio padrone Abramo, che non ha cessato di usare benevolenza e fedelt verso il mio padrone. Quanto a me, il Signore mi ha guidato sulla via fino alla casa dei fratelli del mio padrone".  La giovinetta corse ad annunziare alla casa di sua madre tutte queste cose.  Ora Rebecca aveva un fratello chiamato Lbano e Lbano corse fuori da quell'uomo al pozzo.  Egli infatti, visti il pendente e i braccialetti alle braccia della sorella e udite queste parole di Rebecca, sua sorella: "Cos mi ha parlato quell'uomo", venne da costui che ancora stava presso i cammelli vicino al pozzo.  Gli disse: "Vieni, benedetto dal Signore! Perch te ne stai fuori, mentre io ho preparato la casa e un posto per i cammelli?".  Allora l'uomo entr in casa e quegli tolse il basto ai cammelli, forn paglia e foraggio ai cammelli e acqua per lavare i piedi a lui e ai suoi uomini .  Quindi gli fu posto davanti da mangiare, ma egli disse; "Non manger, finch non avr detto quello che devo dire". Gli risposero: "Di'pure".  E disse: "Io sono un servo di Abramo.  Il Signore ha benedetto molto il mio padrone, che  diventato potente: gli ha concesso greggi e armenti, argento e oro, schiavi e schiave, cammelli e asini.  Sara, la moglie del mio padrone, gli ha partorito un figlio, quando ormai era vecchio, al quale egli ha dato tutti i suoi beni.  E il mio padrone mi ha fatto giurare: Non devi prendere per mio figlio una moglie tra le figlie dei Cananei, in mezzo ai quali abito,  ma andrai alla casa di mio padre, alla mia famiglia, a prendere una moglie per mio figlio.  Io dissi al mio padrone: Forse la donna non mi seguir.  Mi rispose: Il Signore, alla cui presenza io cammino, mander con te il suo angelo e dar felice esito al tuo viaggio, cos che tu possa prendere una moglie per il mio figlio dalla mia famiglia e dalla casa di mio padre.  Solo quando sarai andato alla mia famiglia, sarai esente dalla mia maledizione; se non volessero cedertela, sarai esente dalla mia maledizione.  Cos oggi sono arrivato alla fonte e ho detto: Signore, Dio del mio padrone Abramo, se stai per dar buon esito al viaggio che sto compiendo,  ecco, io sto presso la fonte d'acqua; ebbene, la giovane che uscir ad attingere, alla quale io dir: Fammi bere un po'd'acqua dalla tua anfora,  e mi risponder: Bevi tu; anche per i tuoi cammelli attinger, quella sar la moglie che il Signore ha destinata al figlio del mio padrone.  Io non avevo ancora finito di pensare, quand'ecco Rebecca uscire con l'anfora sulla spalla; scese alla fonte, attinse; io allora le dissi: Fammi bere.  Subito essa cal l'anfora e disse: Bevi; anche ai tuoi cammelli dar da bere. Cos io bevvi ed essa diede da bere anche ai cammelli.  E io la interrogai: Di chi sei figlia? Rispose: Sono figlia di Betul, il figlio che Milca ha partorito a Nacor. Allora le posi il pendente alle narici e i braccialetti alle braccia.  Poi mi inginocchiai e mi prostrai al Signore e benedissi il Signore, Dio del mio padrone Abramo, il quale mi aveva guidato per la via giusta a prendere per suo figlio la figlia del fratello del mio padrone.  Ora, se intendete usare benevolenza e lealt verso il mio padrone, fatemelo sapere; se no, fatemelo sapere ugualmente, perch io mi rivolga altrove".
	 Allora Lbano e Betul risposero: "Dal Signore la cosa procede, non possiamo dirti nulla.  Ecco Rebecca davanti a te: prendila e va'e sia la moglie del figlio del tuo padrone, come ha parlato il Signore".
	 Quando il servo di Abramo ud le loro parole, si prostr a terra davanti al Signore.  Poi il servo tir fuori oggetti d'argento e oggetti d'oro e vesti e li diede a Rebecca; doni preziosi diede anche al fratello e alla madre di lei.  Poi mangiarono e bevvero lui e i suoi uomini e passarono la notte. Quando si alzarono alla mattina, egli disse: "Lasciatemi andare dal mio padrone".  Ma il fratello e la madre di lei dissero: "Rimanga la giovinetta con noi qualche tempo, una decina di giorni; dopo, te ne andrai".  Rispose loro: "Non trattenetemi, mentre il Signore ha concesso buon esito al mio viaggio. Lasciatemi partire per andare dal mio padrone!".  Dissero allora: "Chiamiamo la giovinetta e domandiamo a lei stessa".  Chiamarono dunque Rebecca e le dissero: "Vuoi partire con quest'uomo?". Essa rispose: "Andr".  Allora essi lasciarono partire Rebecca con la nutrice, insieme con il servo di Abramo e i suoi uomini.  Benedissero Rebecca e le dissero:

	"Tu, sorella nostra,
	diventa migliaia di miriadi
	e la tua stirpe conquisti
	la porta dei suoi nemici!".

	 Cos Rebecca e le sue ancelle si alzarono, montarono sui cammelli e seguirono quell'uomo. Il servo prese con s Rebecca e part.  Intanto Isacco rientrava dal pozzo di Lacai-Roi; abitava infatti nel territorio del Negheb.  Isacco usc sul fare della sera per svagarsi in campagna e, alzando gli occhi, vide venire i cammelli.  Alz gli occhi anche Rebecca, vide Isacco e scese subito dal cammello.  E disse al servo: "Chi  quell'uomo che viene attraverso la campagna incontro a noi?". Il servo rispose: " il mio padrone". Allora essa prese il velo e si copr.  Il servo raccont ad Isacco tutte le cose che aveva fatte.  Isacco introdusse Rebecca nella tenda che era stata di sua madre Sara; si prese in moglie Rebecca e l'am. Isacco trov conforto dopo la morte della madre.



	 Abramo prese un'altra moglie: essa aveva nome Chetura.  Essa gli partor Zimran, Ioksan, Medan, Madian, Isbak e Suach.  Ioksan gener Saba e Dedan e i figli di Dedan furono gli Asurim, i Letusim e i Leummim.  I figli di Madian furono Efa, Efer, Enoch, Abida ed Eldaa. Tutti questi sono i figli di Chetura.
	 Abramo diede tutti i suoi beni a Isacco.  Quanto invece ai figli delle concubine, che Abramo aveva avute, diede loro doni e, mentre era ancora in vita, li licenzi, mandandoli lontano da Isacco suo figlio, verso il levante, nella regione orientale.
	 La durata della vita di Abramo fu di centosettantacinque anni.  Poi Abramo spir e mor in felice canizie, vecchio e sazio di giorni, e si riun ai suoi antenati.  Lo seppellirono i suoi figli, Isacco e Ismaele, nella caverna di Macpela, nel campo di Efron, figlio di Zocar, l'Hittita, di fronte a Mamre.   appunto il campo che Abramo aveva comperato dagli Hittiti: ivi furono sepolti Abramo e sua moglie Sara.  Dopo la morte di Abramo, Dio benedisse il figlio di lui Isacco e Isacco abit presso il pozzo di Lacai-Roi.
	 Questa  la discendenza di Ismaele, figlio di Abramo, che gli aveva partorito Agar l'Egiziana, schiava di Sara.
	 Questi sono i nomi dei figli d'Ismaele, con il loro elenco in ordine di generazione: il primogenito di Ismaele  Nebait, poi Kedar, Adbel, Mibsam,  Misma, Duma, Massa,  Adad, Tema, Ietur, Nafis e Kedma.  Questi sono gli Ismaeliti e questi sono i loro nomi secondo i loro recinti e accampamenti. Sono i dodici principi delle rispettive trib.  La durata della vita di Ismaele fu di centotrentasette anni; poi mor e si riun ai suoi antenati.  Egli abit da Avla fino a Sur, che  lungo il confine dell'Egitto in direzione di Assur; egli si era stabilito di fronte a tutti i suoi fratelli.
	 Questa  la discendenza di Isacco, figlio di Abramo. Abramo aveva generato Isacco.  Isacco aveva quarant'anni quando si prese in moglie Rebecca, figlia di Betul l'Arameo, da Paddan-Aram, e sorella di Lbano l'Arameo.  Isacco supplic il Signore per sua moglie, perch essa era sterile e il Signore lo esaud, cos che sua moglie Rebecca divenne incinta.  Ora i figli si urtavano nel suo seno ed essa esclam: "Se  cos, perch questo?". And a consultare il Signore.  Il Signore le rispose:

	"Due nazioni sono nel tuo seno
	e due popoli dal tuo grembo si disperderanno;
	un popolo sar pi forte dell'altro
	e il maggiore servir il pi piccolo".

	 Quando poi si comp per lei il tempo di partorire, ecco due gemelli erano nel suo grembo.  Usc il primo, rossiccio e tutto come un mantello di pelo, e fu chiamato Esa.  Subito dopo, usc il fratello e teneva in mano il calcagno di Esa; fu chiamato Giacobbe. Isacco aveva sessant'anni quando essi nacquero.
	 I fanciulli crebbero ed Esa divenne abile nella caccia, un uomo della steppa, mentre Giacobbe era un uomo tranquillo, che dimorava sotto le tende.  Isacco prediligeva Esa, perch la cacciagione era di suo gusto, mentre Rebecca prediligeva Giacobbe.
	 Una volta Giacobbe aveva cotto una minestra di lenticchie; Esa arriv dalla campagna ed era sfinito.  Disse a Giacobbe: "Lasciami mangiare un po'di questa minestra rossa, perch io sono sfinito" - Per questo fu chiamato Edom -.  Giacobbe disse: "Vendimi subito la tua primogenitura".  Rispose Esa: "Ecco sto morendo: a che mi serve allora la primogenitura?".  Giacobbe allora disse: "Giuramelo subito". Quegli lo giur e vendette la primogenitura a Giacobbe.  Giacobbe diede ad Esa il pane e la minestra di lenticchie; questi mangi e bevve, poi si alz e se ne and. A tal punto Esa aveva disprezzato la primogenitura.



	 Venne una carestia nel paese oltre la prima che era avvenuta ai tempi di Abramo, e Isacco and a Gerar presso Abimlech, re dei Filistei.  Gli apparve il Signore e gli disse: "Non scendere in Egitto, abita nel paese che io ti indicher.  Rimani in questo paese e io sar con te e ti benedir, perch a te e alla tua discendeza io conceder tutti questi territori, e manterr il giuramento che ho fatto ad Abramo tuo padre.  Render la tua discendenza numerosa come le stelle del cielo e conceder alla tua discendenza tutti questi territori: tutte le nazioni della terra saranno benedette per la tua discendenza;  per il fatto che Abramo ha obbedito alla mia voce e ha osservato ci che io gli avevo prescritto: i miei comandamenti, le mie istituzioni e le mie leggi".
	 Cos Isacco dimor in Gerar.  Gli uomini del luogo lo interrogarono intorno alla moglie ed egli disse: " mia sorella"; infatti aveva timore di dire: " mia moglie", pensando che gli uomini del luogo lo uccidessero per causa di Rebecca, che era di bell'aspetto.
	 Era l da molto tempo, quando Abimlech, re dei Filistei, si affacci alla finestra e vide Isacco scherzare con la propria moglie Rebecca.  Abimlech chiam Isacco e disse: "Sicuramente essa  tua moglie. E perch tu hai detto:  mia sorella?". Gli rispose Isacco: "Perch mi son detto: io non muoia per causa di lei!".  Riprese Abimlech: "Che ci hai fatto? Poco ci mancava che qualcuno del popolo si unisse a tua moglie e tu attirassi su di noi una colpa".  Abimlech diede quest'ordine a tutto il popolo: "Chi tocca questo uomo o la sua moglie sar messo a morte!".
	 Poi Isacco fece una semina in quel paese e raccolse quell'anno il centuplo. Il Signore infatti lo aveva benedetto.  E l'uomo divenne ricco e crebbe tanto in ricchezze fino a divenire ricchissimo:  possedeva greggi di piccolo e di grosso bestiame e numerosi schiavi e i Filistei cominciarono ad invidiarlo.
	 Tutti i pozzi che avevano scavati i servi di suo padre ai tempi del padre Abramo, i Filistei li avevano turati riempiendoli di terra.  Abimlech disse ad Isacco: "Vttene via da noi, perch tu sei molto pi potente di noi".  Isacco and via di l, si accamp sul torrente di Gerar e vi si stabil.  Isacco torn a scavare i pozzi d'acqua, che avevano scavati i servi di suo padre, Abramo, e che i Filistei avevano turati dopo la morte di Abramo, e li chiam come li aveva chiamati suo padre.  I servi di Isacco scavarono poi nella valle e vi trovarono un pozzo di acqua viva.  Ma i pastori di Gerar litigarono con i pastori di Isacco, dicendo: "L'acqua  nostra!".
	Allora egli chiam Esech il pozzo, perch quelli avevano litigato con lui.  Scavarono un altro pozzo, ma quelli litigarono anche per questo ed egli lo chiam Sitna.  Allora si mosse di l e scav un altro pozzo, per il quale non litigarono; allora egli lo chiam Recobt e disse: "Ora il Signore ci ha dato spazio libero perch noi prosperiamo nel paese".  Di l and a Bersabea.  E in quella notte gli apparve il Signore e disse:

	"Io sono il Dio di Abramo, tuo padre;
	non temere perch io sono con te.
	Ti benedir e moltiplicher la tua discendenza
	per amore di Abramo, mio servo".

	 Allora egli costru in quel luogo un altare e invoc il nome del Signore; l piant la tenda. E i servi di Isacco scavarono un pozzo.
	 Intanto Abimlech da Gerar era andato da lui, insieme con Acuzzat, suo amico, e Picol, capo del suo esercito.  Isacco disse loro: "Perch siete venuti da me, mentre voi mi odiate e mi avete scacciato da voi?".  Gli risposero: "Abbiamo visto che il Signore  con te e abbiamo detto: vi sia un giuramento tra di noi, tra noi e te, e concludiamo un'alleanza con te:  tu non ci farai alcun male, come noi non ti abbiamo toccato e non ti abbiamo fatto se non il bene e ti abbiamo lasciato andare in pace. Tu sei ora un uomo benedetto dal Signore".  Allora imband loro un convito e mangiarono e bevvero.  Alzatisi di buon mattino, si prestarono giuramento l'un l'altro, poi Isacco li conged e partirono da lui in pace.  Proprio in quel giorno arrivarono i servi di Isacco e lo informarono a proposito del pozzo che avevano scavato e gli dissero: "Abbiamo trovato l'acqua".  Allora egli lo chiam Sibea: per questo la citt si chiama Bersabea fino ad oggi.
	 Quando Esa ebbe quarant'anni, prese in moglie Giudit, figlia di Beeri l'Hittita, e Basemat, figlia di Elon l'Hittita.  Esse furono causa d'intima amarezza per Isacco e per Rebecca.



	 Isacco era vecchio e gli occhi gli si erano cos indeboliti che non ci vedeva pi. Chiam il figlio maggiore, Esa, e gli disse: "Figlio mio". Gli rispose: "Eccomi".  Riprese: "Vedi, io sono vecchio e ignoro il giorno della mia morte.  Ebbene, prendi le tue armi, la tua fartra e il tuo arco, esci in campagna e prendi per me della selvaggina.  Poi preparami un piatto di mio gusto e portami da mangiare, perch io ti benedica prima di morire".  Ora Rebecca ascoltava, mentre Isacco parlava al figlio Esa. And dunque Esa in campagna a caccia di selvaggina da portare a casa.  Rebecca disse al figlio Giacobbe: "Ecco, ho sentito tuo padre dire a tuo fratello Esa:  Portami la selvaggina e preparami un piatto, cos manger e poi ti benedir davanti al Signore prima della morte.  Ora, figlio mio, obbedisci al mio ordine:  Va'subito al gregge e prendimi di l due bei capretti; io ne far un piatto per tuo padre, secondo il suo gusto.  Cos tu lo porterai a tuo padre che ne manger, perch ti benedica prima della sua morte".  Rispose Giacobbe a Rebecca sua madre: "Sai che mio fratello Esa  peloso, mentre io ho la pelle liscia.  Forse mio padre mi palper e si accorger che mi prendo gioco di lui e attirer sopra di me una maledizione invece di una benedizione".  Ma sua madre gli disse: "Ricada su di me la tua maledizione, figlio mio! Tu obbedisci soltanto e vammi a prendere i capretti".  Allora egli and a prenderli e li port alla madre, cos la madre ne fece un piatto secondo il gusto di suo padre.  Rebecca prese i vestiti migliori del suo figlio maggiore, Esa, che erano in casa presso di lei, e li fece indossare al figlio minore, Giacobbe;  con le pelli dei capretti rivest le sue braccia e la parte liscia del collo.  Poi mise in mano al suo figlio Giacobbe il piatto e il pane che aveva preparato.
	 Cos egli venne dal padre e disse: "Padre mio". Rispose: "Eccomi; chi sei tu, figlio mio?".  Giacobbe rispose al padre: "Io sono Esa, il tuo primogenito. Ho fatto come tu mi hai ordinato. Alzati dunque, siediti e mangia la mia selvaggina, perch tu mi benedica".  Isacco disse al figlio: "Come hai fatto presto a trovarla, figlio mio!". Rispose: "Il Signore me l'ha fatta capitare davanti".  Ma Isacco gli disse: "Avvicinati e lascia che ti palpi, figlio mio, per sapere se tu sei proprio il mio figlio Esa o no".  Giacobbe si avvicin ad Isacco suo padre, il quale lo tast e disse: "La voce  la voce di Giacobbe, ma le braccia sono le braccia di Esa".  Cos non lo riconobbe, perch le sue braccia erano pelose come le braccia di suo fratello Esa, e perci lo benedisse.  Gli disse ancora: "Tu sei proprio il mio figlio Esa?". Rispose: "Lo sono".  Allora disse: "Porgimi da mangiare della selvaggina del mio figlio, perch io ti benedica". Gliene serv ed egli mangi, gli port il vino ed egli bevve.  Poi suo padre Isacco gli disse: "Avvicinati e baciami, figlio mio!".  Gli si avvicin e lo baci. Isacco aspir l'odore degli abiti di lui e lo benedisse:

	"Ecco l'odore del mio figlio
	come l'odore di un campo
	che il Signore ha benedetto.
	  Dio ti conceda rugiada del cielo
	e terre grasse
	e abbondanza di frumento e di mosto.
	  Ti servano i popoli
	e si prostrino davanti a te le genti.
	Sii il signore dei tuoi fratelli
	e si prostrino davanti a te i figli di tua madre.
	Chi ti maledice sia maledetto
	e chi ti benedice sia benedetto!".

	 Isacco aveva appena finito di benedire Giacobbe e Giacobbe si era allontanato dal padre Isacco, quando arriv dalla caccia Esa suo fratello.  Anch'egli aveva preparato un piatto, poi lo aveva portato al padre e gli aveva detto: "Si alzi mio padre e mangi la selvaggina di suo figlio, perch tu mi benedica".  Gli disse suo padre Isacco: "Chi sei tu?". Rispose: "Io sono il tuo figlio primogenito Esa".  Allora Isacco fu colto da un fortissimo tremito e disse: "Chi era dunque colui che ha preso la selvaggina e me l'ha portata? Io ho mangiato di tutto prima che tu venissi, poi l'ho benedetto e benedetto rester".  Quando Esa sent le parole di suo padre, scoppi in alte, amarissime grida. Egli disse a suo padre: "Benedici anche me, padre mio!".  Rispose: " venuto tuo fratello con inganno e ha carpito la tua benedizione".  Riprese: "Forse perch si chiama Giacobbe mi ha soppiantato gi due volte? Gi ha carpito la mia primogenitura ed ecco ora ha carpito la mia benedizione!". Poi soggiunse: "Non hai forse riservato qualche benedizione per me?".  Isacco rispose e disse a Esa: "Ecco, io l'ho costituito tuo signore e gli ho dato come servi tutti i suoi fratelli; l'ho provveduto di frumento e di mosto; per te che cosa mai potr fare, figlio mio?".  Esa disse al padre: "Hai una sola benedizione padre mio? Benedici anche me, padre mio!". Ma Isacco taceva ed Esa alz la voce e pianse.  Allora suo padre Isacco prese la parola e gli disse:

	"Ecco, lungi dalle terre grasse
	sar la tua sede
	e lungi dalla rugiada del cielo dall'alto.
	  Vivrai della tua spada
	e servirai tuo fratello;
	ma poi, quando ti riscuoterai,
	spezzerai il suo giogo dal tuo collo".

	 Esa perseguit Giacobbe per la benedizione che suo padre gli aveva dato. Pens Esa: "Si avvicinano i giorni del lutto per mio padre; allora uccider mio fratello Giacobbe".  Ma furono riferite a Rebecca le parole di Esa, suo figlio maggiore, ed essa mand a chiamare il figlio minore Giacobbe e gli disse: "Esa tuo fratello vuol vendicarsi di te uccidendoti.  Ebbene, figlio mio, obbedisci alla mia voce: su, fuggi a Carran da mio fratello Lbano.  Rimarrai con lui qualche tempo, finch l'ira di tuo fratello si sar placata;  finch si sar placata contro di te la collera di tuo fratello e si sar dimenticato di quello che gli hai fatto. Allora io mander a prenderti di l. Perch dovrei venir privata di voi due in un sol giorno?".
	 Poi Rebecca disse a Isacco: "Ho disgusto della mia vita a causa di queste donne hittite: se Giacobbe prende moglie tra le hittite come queste, tra le figlie del paese, a che mi giova la vita?".



	 Allora Isacco chiam Giacobbe, lo benedisse e gli diede questo comando: "Tu non devi prender moglie tra le figlie di Canaan.  Su, va'in Paddan-Aram, nella casa di Betul, padre di tua madre, e prenditi di l la moglie tra le figlie di Lbano, fratello di tua madre.  Ti benedica Dio onnipotente, ti renda fecondo e ti moltiplichi, s che tu divenga una assemblea di popoli.  Conceda la benedizione di Abramo a te e alla tua discendenza con te, perch tu possieda il paese dove sei stato forestiero, che Dio ha dato ad Abramo".  Cos Isacco fece partire Giacobbe, che and in Paddan-Aram presso Lbano, figlio di Betul, l'Arameo, fratello di Rebecca, madre di Giacobbe e di Esa.
	 Esa vide che Isacco aveva benedetto Giacobbe e l'aveva mandato in Paddan-Aram per prendersi una moglie di l e che, mentre lo benediceva, gli aveva dato questo comando: "Non devi prender moglie tra le Cananee".  Giacobbe aveva obbedito al padre e alla madre ed era partito per Paddan-Aram.  Esa comprese che le figlie di Canaan non erano gradite a suo padre Isacco.  Allora si rec da Ismaele e, oltre le mogli che aveva, si prese in moglie Macalat, figlia di Ismaele, figlio di Abramo, sorella di Nebait.
	 Giacobbe part da Bersabea e si diresse verso Carran.  Capit cos in un luogo, dove pass la notte, perch il sole era tramontato; prese una pietra, se la pose come guanciale e si coric in quel luogo.  Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.  Ecco il Signore gli stava davanti e disse: "Io sono il Signore, il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco. La terra sulla quale tu sei coricato la dar a te e alla tua discendenza.  La tua discendenza sar come la polvere della terra e ti estenderai a occidente e ad oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E saranno benedette per te e per la tua discendenza tutte le nazioni della terra.  Ecco io sono con te e ti protegger dovunque tu andrai; poi ti far ritornare in questo paese, perch non ti abbandoner senza aver fatto tutto quello che t'ho detto".  Allora Giacobbe si svegli dal sonno e disse: "Certo, il Signore  in questo luogo e io non lo sapevo".  Ebbe timore e disse: "Quanto  terribile questo luogo! Questa  proprio la casa di Dio, questa  la porta del cielo".  Alla mattina presto Giacobbe si alz, prese la pietra che si era posta come guanciale, la eresse come una stele e vers olio sulla sua sommit.  E chiam quel luogo Betel, mentre prima di allora la citt si chiamava Luz.  Giacobbe fece questo voto: "Se Dio sar con me e mi protegger in questo viaggio che sto facendo e mi dar pane da mangiare e vesti per coprirmi,  se ritorner sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sar il mio Dio.  Questa pietra, che io ho eretta come stele, sar una casa di Dio; di quanto mi darai io ti offrir la decima".



	 Poi Giacobbe si mise in cammino e and nel paese degli orientali.  Vide nella campagna un pozzo e tre greggi di piccolo bestiame, accovacciati vicino, perch a quel pozzo si abbeveravano i greggi, ma la pietra sulla bocca del pozzo era grande.  Quando tutti i greggi si erano radunati l, i pastori rotolavano la pietra dalla bocca del pozzo e abbeveravano il bestiame; poi rimettevano la pietra al posto sulla bocca del pozzo.  Giacobbe disse loro: "Fratelli miei, di dove siete?". Risposero: "Siamo di Carran".  Disse loro: "Conoscete Lbano, figlio di Nacor?". Risposero: "Lo conosciamo".  Disse loro: "Sta bene?". Risposero: "S; ecco la figlia Rachele che viene con il gregge".  Riprese: "Eccoci ancora in pieno giorno: non  tempo di radunare il bestiame. Date da bere al bestiame e andate a pascolare!".  Risposero: "Non possiamo, finch non siano radunati tutti i greggi e si rotoli la pietra dalla bocca del pozzo; allora faremo bere il gregge".
	 Egli stava ancora parlando con loro, quando arriv Rachele con il bestiame del padre, perch era una pastorella.  Quando Giacobbe vide Rachele, figlia di Lbano, fratello di sua madre, insieme con il bestiame di Lbano, fratello di sua madre, Giacobbe, fattosi avanti, rotol la pietra dalla bocca del pozzo e fece bere le pecore di Lbano, fratello di sua madre.  Poi Giacobbe baci Rachele e pianse ad alta voce.  Giacobbe rivel a Rachele che egli era parente del padre di lei, perch figlio di Rebecca. Allora essa corse a riferirlo al padre.  Quando Lbano seppe che era Giacobbe, il figlio di sua sorella, gli corse incontro, lo abbracci, lo baci e lo condusse nella sua casa. Ed egli raccont a Lbano tutte le sue vicende.  Allora Lbano gli disse: "Davvero tu sei mio osso e mia carne!". Cos dimor presso di lui per un mese.
	 Poi Lbano disse a Giacobbe: "Poich sei mio parente, mi dovrai forse servire gratuitamente? Indicami quale deve essere il tuo salario".  Ora Lbano aveva due figlie; la maggiore si chiamava Lia e la pi piccola si chiamava Rachele.  Lia aveva gli occhi smorti, mentre Rachele era bella di forme e avvenente di aspetto,  perci Giacobbe amava Rachele. Disse dunque: "Io ti servir sette anni per Rachele, tua figlia minore".  Rispose Lbano: "Preferisco darla a te piuttosto che a un estraneo. Rimani con me".  Cos Giacobbe serv sette anni per Rachele: gli sembrarono pochi giorni tanto era il suo amore per lei.  Poi Giacobbe disse a Lbano: "Dammi la mia sposa, perch il mio tempo  compiuto e voglio unirmi a lei".  Allora Lbano radun tutti gli uomini del luogo e diede un banchetto.  Ma quando fu sera, egli prese la figlia Lia e la condusse da lui ed egli si un a lei.  Lbano diede la propria schiava Zilpa alla figlia Lia, come schiava.  Quando fu mattina... ecco era Lia! Allora Giacobbe disse a Lbano: "Che mi hai fatto? Non  forse per Rachele che sono stato al tuo servizio? Perch mi hai ingannato?".  Rispose Lbano: "Non si usa far cos nel nostro paese, dare, cio, la pi piccola prima della maggiore.  Finisci questa settimana nuziale, poi ti dar anche quest'altra per il servizio che tu presterai presso di me per altri sette anni".  Giacobbe fece cos: termin la settimana nuziale e allora Lbano gli diede in moglie la figlia Rachele.  Lbano diede alla figlia Rachele la propria schiava Bila, come schiava.  Egli si un anche a Rachele e am Rachele pi di Lia. Fu ancora al servizio di lui per altri sette anni.
	 Ora il Signore, vedendo che Lia veniva trascurata, la rese feconda, mentre Rachele rimaneva sterile.  Cos Lia concep e partor un figlio e lo chiam Ruben, perch disse: "Il Signore ha visto la mia umiliazione; certo, ora mio marito mi amer".  Poi concep ancora un figlio e disse: "Il Signore ha udito che io ero trascurata e mi ha dato anche questo". E lo chiam Simeone.  Poi concep ancora e partor un figlio e disse: "Questa volta mio marito mi si affezioner, perch gli ho partorito tre figli". Per questo lo chiam Levi.  Concep ancora e partor un figlio e disse: "Questa volta loder il Signore". Per questo lo chiam Giuda. Poi cess di avere figli.



	 Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: "Dammi dei figli, se no io muoio!".  Giacobbe s'irrit contro Rachele e disse: "Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?".  Allora essa rispose: "Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei, cos che partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch'io una mia prole per mezzo di lei".  Cos essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si un a lei.  Bila concep e partor a Giacobbe un figlio.  Rachele disse: "Dio mi ha fatto giustizia e ha anche ascoltato la mia voce, dandomi un figlio". Per questo essa lo chiam Dan.  Poi Bila, la schiava di Rachele, concep ancora e partor a Giacobbe un secondo figlio.  Rachele disse: "Ho sostenuto contro mia sorella lotte difficili e ho vinto!". Perci lo chiam Nftali.
	 Allora Lia, vedendo che aveva cessato di aver figli, prese la propria schiava Zilpa e la diede in moglie e Giacobbe.  Zilpa, la schiava di Lia, partor a Giacobbe un figlio.  Lia disse: "Per fortuna!" e lo chiam Gad.  Poi Zilpa, la schiava di Lia, partor un secondo figlio a Giacobbe.  Lia disse: "Per mia felicit! Perch le donne mi diranno felice". Perci lo chiam Aser.
	 Al tempo della mietitura del grano, Ruben usc e trov mandragore, che port alla madre Lia. Rachele disse a Lia: "Dammi un po'delle mandragore di tuo figlio".  Ma Lia rispose: " forse poco che tu mi abbia portato via il marito perch voglia portar via anche le mandragore di mio figlio?". Riprese Rachele: "Ebbene, si corichi pure con te questa notte, in cambio delle mandragore di tuo figlio".  Alla sera, quando Giacobbe arriv dalla campagna, Lia gli usc incontro e gli disse: "Da me devi venire, perch io ho pagato il diritto di averti con le mandragore di mio figlio". Cos egli si coric con lei quella notte.  Il Signore esaud Lia, la quale concep e partor a Giacobbe un quinto figlio.  Lia disse: "Dio mi ha dato il mio salario, per avere io dato la mia schiava a mio marito". Perci lo chiam ssacar.  Poi Lia concep e partor ancora un sesto figlio a Giacobbe.  Lia disse: "Dio mi ha fatto un bel regalo: questa volta mio marito mi preferir, perch gli ho partorito sei figli". Perci lo chiam Zbulon.  In seguito partor una figlia e la chiam Dina.
	 Poi Dio si ricord anche di Rachele; Dio la esaud e la rese feconda.  Essa concep e partor un figlio e disse: "Dio ha tolto il mio disonore".  E lo chiam Giuseppe dicendo: "Il Signore mi aggiunga un altro figlio!".
	 Dopo che Rachele ebbe partorito Giuseppe, Giacobbe disse a Lbano: "Lasciami andare e tornare a casa mia, nel mio paese.  Dammi le mogli, per le quali ti ho servito, e i miei bambini perch possa partire: tu conosci il servizio che ti ho prestato".  Gli disse Lbano: "Se ho trovato grazia ai tuoi occhi... Per divinazione ho saputo che il Signore mi ha benedetto per causa tua".  E aggiunse: "Fissami il tuo salario e te lo dar".  Gli rispose: "Tu stesso sai come ti ho servito e quanti sono diventati i tuoi averi per opera mia.  Perch il poco che avevi prima della mia venuta  cresciuto oltre misura e il Signore ti ha benedetto sui miei passi. Ma ora, quando lavorer anch'io per la mia casa?".  Riprese Lbano: "Che ti devo dare?". Giacobbe rispose: "Non mi devi nulla; se tu farai per me quanto ti dico, ritorner a pascolare il tuo gregge e a custodirlo.  Oggi passer fra tutto il tuo bestiame; metti da parte ogni capo di colore scuro tra le pecore e ogni capo chiazzato e punteggiato tra le capre: sar il mio salario.  In futuro la mia stessa onest risponder per me; quando verrai a verificare il mio salario, ogni capo che non sar punteggiato o chiazzato tra le capre e di colore scuro tra le pecore, se si trover presso di me, sar come rubato".  Lbano disse: "Bene, sia come tu hai detto!".  In quel giorno mise da parte i capri striati e chiazzati e tutte le capre punteggiate e chiazzate, ogni capo che aveva del bianco e ogni capo di colore scuro tra le pecore. Li affid ai suoi figli  e stabil una distanza di tre giorni di cammino tra s e Giacobbe, mentre Giacobbe pascolava l'altro bestiame di Lbano.
	 Ma Giacobbe prese rami freschi di pioppo, di mandorlo e di platano, ne intagli la corteccia a strisce bianche, mettendo a nudo il bianco dei rami.  Poi egli mise i rami cos scortecciati nei truogoli agli abbeveratoi dell'acqua, dove veniva a bere il bestiame, proprio in vista delle bestie, le quali si accoppiavano quando venivano a bere.  Cos le bestie si accoppiarono di fronte ai rami e le capre figliarono capretti striati, punteggiati e chiazzati.  Quanto alle pecore, Giacobbe le separ e fece s che le bestie avessero davanti a s gli animali striati e tutti quelli di colore scuro del gregge di Lbano. E i branchi che si era cos costituiti per conto suo, non li mise insieme al gregge di Lbano.
	 Ogni qualvolta si accoppiavano bestie robuste, Giacobbe metteva i rami nei truogoli in vista delle bestie, per farle concepire davanti ai rami.  Quando invece le bestie erano deboli, non li metteva. Cos i capi di bestiame deboli erano per Lbano e quelli robusti per Giacobbe.  Egli si arricch oltre misura e possedette greggi in grande quantit, schiave e schiavi, cammelli e asini.



	 Ma Giacobbe venne a sapere che i figli di Lbano dicevano: "Giacobbe si  preso quanto era di nostro padre e con quanto era di nostro padre si  fatta tutta questa fortuna".  Giacobbe osserv anche la faccia di Lbano e si accorse che non era pi verso di lui come prima.  Il Signore disse a Giacobbe: "Torna al paese dei tuoi padri, nella tua patria e io sar con te".  Allora Giacobbe mand a chiamare Rachele e Lia, in campagna presso il suo gregge  e disse loro: "Io mi accorgo dal volto di vostro padre che egli verso di me non  pi come prima; eppure il Dio di mio padre  stato con me.  Voi stesse sapete che io ho servito vostro padre con tutte le forze,  mentre vostro padre si  beffato di me e ha cambiato dieci volte il mio salario; ma Dio non gli ha permesso di farmi del male.  Se egli diceva: Le bestie punteggiate saranno il tuo salario, tutto il gregge figliava bestie punteggiate; se diceva: Le bestie striate saranno il tuo salario, allora tutto il gregge figliava bestie striate.  Cos Dio ha sottratto il bestiame a vostro padre e l'ha dato a me.  Una volta, quando il piccolo bestiame va in calore, io in sogno alzai gli occhi e vidi che i capri in procinto di montare le bestie erano striati, punteggiati e chiazzati.  L'angelo di Dio mi disse in sogno: Giacobbe! Risposi: Eccomi.  Riprese: Alza gli occhi e guarda: tutti i capri che montano le bestie sono striati, punteggiati e chiazzati, perch ho visto quanto Lbano ti fa.  Io sono il Dio di Betel, dove tu hai unto una stele e dove mi hai fatto un voto. Ora alzati, parti da questo paese e torna nella tua patria!".  Rachele e Lia gli risposero: "Abbiamo forse ancora una parte o una eredit nella casa di nostro padre?  Non siamo forse tenute in conto di straniere da parte sua, dal momento che ci ha vendute e si  anche mangiato il nostro danaro?  Tutta la ricchezza che Dio ha sottratto a nostro padre  nostra e dei nostri figli. Ora fa'pure quanto Dio ti ha detto".
	 Allora Giacobbe si alz, caric i figli e le mogli sui cammelli  e condusse via tutto il bestiame e tutti gli averi che si era acquistati, il bestiame che si era acquistato in Paddan-Aram, per ritornare da Isacco, suo padre, nel paese di Canaan.  Lbano era andato a tosare il gregge e Rachele rub gli idoli che appartenevano al padre.  Giacobbe eluse l'attenzione di Lbano l'Arameo, non avvertendolo che stava per fuggire;  cos pot andarsene con tutti i suoi averi. Si alz dunque, pass il fiume e si diresse verso le montagne di Glaad.
	 Al terzo giorno fu riferito a Lbano che Giacobbe era fuggito.  Allora egli prese con s i suoi parenti, lo insegu per sette giorni di cammino e lo raggiunse sulle montagne di Glaad.  Ma Dio venne da Lbano l'Arameo in un sogno notturno e gli disse: "Bada di non dir niente a Giacobbe, proprio nulla!".  Lbano and dunque a raggiungere Giacobbe; ora Giacobbe aveva piantato la tenda sulle montagne e Lbano si era accampato con i parenti sulle montagne di Glaad.  Disse allora Lbano a Giacobbe: "Che hai fatto? Hai eluso la mia attenzione e hai condotto via le mie figlie come prigioniere di guerra!  Perch sei fuggito di nascosto, mi hai ingannato e non mi hai avvertito? Io ti avrei congedato con festa e con canti, a suon di timpani e di cetre!  E non mi hai permesso di baciare i miei figli e le mie figlie! Certo hai agito in modo insensato.  Sarebbe in mio potere di farti del male, ma il Dio di tuo padre mi ha parlato la notte scorsa: Bada di non dir niente a Giacobbe, n in bene n in male!  Certo, sei partito perch soffrivi di nostalgia per la casa di tuo padre; ma perch mi hai rubato i miei di?".  Giacobbe rispose a Lbano e disse: "Perch avevo paura e pensavo che mi avresti tolto con la forza le tue figlie.  Ma quanto a colui presso il quale tu troverai i tuoi di, non rester in vita! Alla presenza dei nostri parenti riscontra quanto vi pu essere di tuo presso di me e prendilo". Giacobbe non sapeva che li aveva rubati Rachele.  Allora Lbano entr nella tenda di Giacobbe e poi nella tenda di Lia e nella tenda delle due schiave, ma non trov nulla. Poi usc dalla tenda di Lia ed entr nella tenda di Rachele.  Rachele aveva preso gli idoli e li aveva messi nella sella del cammello, poi vi si era seduta sopra, cos Lbano frug in tutta la tenda, ma non li trov.  Essa parl al padre: "Non si offenda il mio signore se io non posso alzarmi davanti a te, perch ho quello che avviene di regola alle donne". Lbano cerc dunque il tutta la tenda e non trov gli idoli.
	 Giacobbe allora si adir e apostrof Lbano, al quale disse: "Qual  il mio delitto, qual  il mio peccato, perch ti sia messo a inseguirmi?  Ora che hai frugato tra tutti i miei oggetti, che hai trovato di tutte le robe di casa tua? Mettilo qui davanti ai miei e tuoi parenti e siano essi giudici tra noi due.  Vent'anni ho passato con te: le tue pecore e le tue capre non hanno abortito e i montoni del tuo gregge non ho mai mangiato.  Nessuna bestia sbranata ti ho portato: io ne compensavo il danno e tu reclamavi da me ci che veniva rubato di giorno e ci che veniva rubato di notte.  Di giorno mi divorava il caldo e di notte il gelo e il sonno fuggiva dai miei occhi.  Vent'anni sono stato in casa tua: ho servito quattordici anni per le tue due figlie e sei anni per il tuo gregge e tu hai cambiato il mio salario dieci volte.  Se non fosse stato con me il Dio di mio padre, il Dio di Abramo e il Terrore di Isacco, tu ora mi avresti licenziato a mani vuote; ma Dio ha visto la mia afflizione e la fatica delle mie mani e la scorsa notte egli ha fatto da arbitro".
	 Lbano allora rispose e disse a Giacobbe: "Queste figlie sono mie figlie e questi figli sono miei figli; questo bestiame  il mio bestiame e quanto tu vedi  mio. E che potrei fare oggi a queste mie figlie o ai figli che esse hanno messi al mondo?  Ebbene, vieni, concludiamo un'alleanza io e te e ci sia un testimonio tra me e te".  Giacobbe prese una pietra e la eresse come una stele.  Poi disse ai suoi parenti: "Raccogliete pietre", e quelli presero pietre e ne fecero un mucchio. Poi mangiarono l su quel mucchio.  Lbano lo chiam Iegar-Saaduta, mentre Giacobbe lo chiam Gal-Ed.  Lbano disse: "Questo mucchio sia oggi un testimonio tra me e te"; per questo lo chiam Gal-Ed  e anche Mizpa, perch disse: "Il Signore star di vedetta tra me e te, quando noi non ci vedremo pi l'un l'altro.  Se tu maltratterai le mie figlie e se prenderai altre mogli oltre le mie figlie, non un uomo sar con noi, ma bada, Dio sar testimonio tra me e te".  Soggiunse Lbano a Giacobbe: "Ecco questo mucchio ed ecco questa stele, che io ho eretta tra me e te.  Questo mucchio  testimonio e questa stele  testimonio che io giuro di non oltrepassare questo mucchio dalla tua parte e che tu giuri di non oltrepassare questo mucchio e questa stele dalla mia parte per fare il male.  Il Dio di Abramo e il Dio di Nacor siano giudici tra di noi". Giacobbe giur per il Terrore di suo padre Isacco.  Poi offr un sacrificio sulle montagne e invit i suoi parenti a prender cibo. Essi mangiarono e passarono la notte sulle montagne.



	 Alla mattina per tempo Lbano si alz, baci i figli e le figlie e li benedisse. Poi part e ritorn a casa.
	 Mentre Giacobbe continuava il viaggio, gli si fecero incontro gli angeli di Dio.  Giacobbe al vederli disse: "Questo  l'accampamento di Dio" e chiam quel luogo Macanaim.
	 Poi Giacobbe mand avanti a s alcuni messaggeri al fratello Esa, nel paese di Seir, la campagna di Edom.  Diede loro questo comando: "Direte al mio signore Esa: Dice il tuo servo Giacobbe: Sono stato forestiero presso Lbano e vi sono restato fino ad ora.  Sono venuto in possesso di buoi, asini e greggi, di schiavi e schiave. Ho mandato ad informarne il mio signore, per trovare grazia ai suoi occhi".  I messaggeri tornarono da Giacobbe, dicendo: "Siamo stati da tuo fratello Esa; ora egli stesso sta venendoti incontro e ha con s quattrocento uomini".  Giacobbe si spavent molto e si sent angosciato; allora divise in due accampamenti la gente che era con lui, il gregge, gli armenti e i cammelli.  Pens infatti: "Se Esa raggiunge un accampamento e lo batte, l'altro accampamento si salver".  Poi Giacobbe disse: "Dio del mio padre Abramo e Dio del mio padre Isacco, Signore, che mi hai detto: Ritorna al tuo paese, nella tua patria e io ti far del bene,  io sono indegno di tutta la benevolenza e di tutta la fedelt che hai usato verso il tuo servo. Con il mio bastone soltanto avevo passato questo Giordano e ora sono divenuto tale da formare due accampamenti.  Salvami dalla mano del mio fratello Esa, perch io ho paura di lui: egli non arrivi e colpisca me e tutti, madre e bambini!  Eppure tu hai detto: Ti far del bene e render la tua discendenza come la sabbia del mare, tanto numerosa che non si pu contare".  Giacobbe rimase in quel luogo a passare la notte. Poi prese, di ci che gli capitava tra mano, di che fare un dono al fratello Esa:  duecento capre e venti capri, duecento pecore e venti montoni,  trenta cammelle allattanti con i loro piccoli, quaranta giovenche e dieci torelli, venti asine e dieci asinelli.  Egli affid ai suoi servi i singoli branchi separatamente e disse loro: "Passate davanti a me e lasciate un certo spazio tra un branco e l'altro".  Diede questo ordine al primo: "Quando ti incontrer Esa, mio fratello, e ti domander: Di chi sei tu? Dove vai? Di chi sono questi animali che ti camminano davanti?,  tu risponderai: Del tuo fratello Giacobbe:  un dono inviato al mio signore Esa; ecco egli stesso ci segue".  Lo stesso ordine diede anche al secondo e anche al terzo e a quanti seguivano i branchi: "Queste parole voi rivolgerete ad Esa quando lo troverete;  gli direte: Anche il tuo servo Giacobbe ci segue". Pensava infatti: "Lo placher con il dono che mi precede e in seguito mi presenter a lui; forse mi accoglier con benevolenza".  Cos il dono pass prima di lui, mentr'egli trascorse quella notte nell'accampamento.
	 Durante quella notte egli si alz, prese le due mogli, le due schiave, i suoi undici figli e pass il guado dello Iabbok.  Li prese, fece loro passare il torrente e fece passare anche tutti i suoi averi.  Giacobbe rimase solo e un uomo lott con lui fino allo spuntare dell'aurora.  Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colp all'articolazione del femore e l'articolazione del femore di Giacobbe si slog, mentre continuava a lottare con lui.  Quegli disse: "Lasciami andare, perch  spuntata l'aurora". Giacobbe rispose: "Non ti lascer, se non mi avrai benedetto!".  Gli domand: "Come ti chiami?". Rispose: "Giacobbe".  Riprese: "Non ti chiamerai pi Giacobbe, ma Israele, perch hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!".  Giacobbe allora gli chiese: "Dimmi il tuo nome". Gli rispose: "Perch mi chiedi il nome?". E qui lo benedisse.  Allora Giacobbe chiam quel luogo Penuel "Perch - disse - ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita  rimasta salva".  Spuntava il sole, quando Giacobbe pass Penuel e zoppicava all'anca.  Per questo gli Israeliti, fino ad oggi, non mangiano il nervo sciatico, che  sopra l'articolazione del femore, perch quegli aveva colpito l'articolazione del femore di Giacobbe nel nervo sciatico.



	 Poi Giacobbe alz gli occhi e vide arrivare Esa che aveva con s quattrocento uomini. Allora distribu i figli tra Lia, Rachele e le due schiave;  mise in testa le schiave con i loro figli, pi indietro Lia con i suoi figli e pi indietro Rachele e Giuseppe.  Egli pass davanti a loro e si prostr sette volte fino a terra, mentre andava avvicinandosi al fratello.  Ma Esa gli corse incontro, lo abbracci, gli si gett al collo, lo baci e piansero.  Poi alz gli occhi e vide le donne e i fanciulli e disse: "Chi sono questi con te?". Rispose: "Sono i figli di cui Dio ha favorito il tuo servo".  Allora si fecero avanti le schiave con i loro figli e si prostrarono.  Poi si fecero avanti anche Lia e i suoi figli e si prostrarono e infine si fecero avanti Rachele e Giuseppe e si prostrarono.  Domand ancora: "Che  tutta questa carovana che ho incontrata?". Rispose: " per trovar grazia agli occhi del mio signore".  Esa disse: "Ne ho abbastanza del mio, fratello, resti per te quello che  tuo!".  Ma Giacobbe disse: "No, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, accetta dalla mia mano il mio dono, perch appunto per questo io sono venuto alla tua presenza, come si viene alla presenza di Dio, e tu mi hai gradito.  Accetta il mio dono augurale che ti  stato presentato, perch Dio mi ha favorito e sono provvisto di tutto!". Cos egli insistette e quegli accett.
	 Poi Esa disse: "Leviamo l'accampamento e mettiamoci in viaggio: io camminer davanti a te".  Gli rispose: "Il mio signore sa che i fanciulli sono delicati e che ho a mio carico i greggi e gli armenti che allattano: se si affaticano anche un giorno solo, tutte le bestie moriranno.  Il mio signore passi prima del suo servo, mentre io mi sposter a tutto mio agio, al passo di questo bestiame che mi precede e al passo dei fanciulli, finch arriver presso il mio signore a Seir".  Disse allora Esa: "Almeno possa lasciare con te una parte della gente che ho con me!". Rispose: "Ma perch? Possa io solo trovare grazia agli occhi del mio signore!".  Cos in quel giorno stesso Esa ritorn sul suo cammino verso Seir.  Giacobbe invece si trasport a Succot, dove costru una casa per s e fece capanne per il gregge. Per questo chiam quel luogo Succot.
	 Giacobbe arriv sano e salvo alla citt di Sichem, che  nel paese di Canaan, quando torn da Paddan-Aram e si accamp di fronte alla citt.  Poi acquist dai figli di Camor, padre di Sichem, per cento pezzi d'argento, quella porzione di campagna dove aveva piantato la tenda.  Ivi eresse un altare e lo chiam "El, Dio d'Israele".



	 Dina, la figlia che Lia aveva partorita a Giacobbe, usc a vedere le ragazze del paese.  Ma la vide Sichem, figlio di Camor l'Eveo, principe di quel paese, e la rap, si un a lei e le fece violenza.  Egli rimase legato a Dina, figlia di Giacobbe; am la fanciulla e le rivolse parole di conforto.  Poi disse a Camor suo padre: "Prendimi in moglie questa ragazza".  Intanto Giacobbe aveva saputo che quegli aveva disonorato Dina, sua figlia, ma i suoi figli erano in campagna con il suo bestiame. Giacobbe tacque fino al loro arrivo.
	 Venne dunque Camor, padre di Sichem, da Giacobbe per parlare con lui.  Quando i figli di Giacobbe tornarono dalla campagna, sentito l'accaduto, ne furono addolorati e s'indignarono molto, perch quelli aveva commesso un'infamia in Israele, unendosi alla figlia di Giacobbe: cos non si doveva fare!
	 Camor disse loro: "Sichem, mio figlio,  innamorato della vostra figlia; dategliela in moglie!  Anzi, alleatevi con noi: voi darete a noi le vostre figlie e vi prenderete per voi le nostre figlie.  Abiterete con noi e il paese sar a vostra disposizione; risiedetevi, percorretelo in lungo e in largo e acquistate propriet in esso".  Poi Sichem disse al padre e ai fratelli di lei: "Possa io trovare grazia agli occhi vostri; vi dar quel che mi direte.  Alzate pure molto a mio carico il prezzo nuziale e il valore del dono; vi dar quanto mi chiederete, ma datemi la giovane in moglie!".
	 Allora i figli di Giacobbe risposero a Sichem e a suo padre Camor e parlarono con astuzia, perch quegli aveva disonorato la loro sorella Dina.  Dissero loro: "Non possiamo fare questo, dare cio la nostra sorella ad un uomo non circonciso, perch ci sarebbe un disonore per noi.  Solo a questa condizione acconsentiremo alla vostra richiesta, se cio voi diventerete come noi, circoncidendo ogni vostro maschio.  Allora noi vi daremo le nostre figlie e ci prenderemo le vostre, abiteremo con voi e diventeremo un solo popolo.  Ma se voi non ci ascoltate a proposito della nostra circoncisione, allora prenderemo la nostra figlia e ce ne andremo".
	 Le loro parole piacquero a Camor e a Sichem, figlio di Camor.  Il giovane non indugi ad eseguire la cosa, perch amava la figlia di Giacobbe; d'altra parte era il pi onorato di tutto il casato di suo padre.  Vennero dunque Camor e il figlio Sichem alla porta della loro citt e parlarono agli uomini della citt:  "Questi uomini sono gente pacifica: abitino pure con noi nel paese e lo percorrano in lungo e in largo; esso  molto ampio per loro in ogni direzione. Noi potremo prendere per mogli le loro figlie e potremo dare a loro le nostre.  Ma solo ad una condizione questi uomini acconsentiranno ad abitare con noi, a diventare un sol popolo: se cio noi circoncidiamo ogni nostro maschio come loro stessi sono circoncisi.  I loro armenti, la loro ricchezza e tutto il loro bestiame non saranno forse nostri? Accontentiamoli dunque e possano abitare con noi!".  Allora quanti avevano accesso alla porta della sua citt ascoltarono Camor e il figlio Sichem: tutti i maschi, quanti avevano accesso alla porta della citt, si fecero circoncidere.
	 Ma il terzo giorno, quand'essi erano sofferenti, i due figli di Giacobbe, Simeone e Levi, i fratelli di Dina, presero ciascuno una spada, entrarono nella citt con sicurezza e uccisero tutti i maschi.  Passarono cos a fil di spada Camor e suo figlio Sichem, portarono via Dina dalla casa di Sichem e si allontanarono.  I figli di Giacobbe si buttarono sui cadaveri e saccheggiarono la citt, perch quelli avevano disonorato la loro sorella.  Presero cos i loro greggi e i loro armenti, i loro asini e quanto era nella citt e nella campagna.  Portarono via come bottino tutte le loro ricchezze, tutti i loro bambini e le loro donne e saccheggiarono quanto era nelle case.  Allora Giacobbe disse a Simeone e a Levi: "Voi mi avete messo in difficolt, rendendomi odioso agli abitanti del paese, ai Cananei e ai Perizziti, mentre io ho pochi uomini; essi si raduneranno contro di me, mi vinceranno e io sar annientato con la mia casa".  Risposero: "Si tratta forse la nostra sorella come una prostituta?".



	 Dio disse a Giacobbe: "Alzati, va'a Betel e abita l; costruisci in quel luogo un altare al Dio che ti  apparso quando fuggivi Esa, tuo fratello".  Allora Giacobbe disse alla sua famiglia e a quanti erano con lui: "Eliminate gli di stranieri che avete con voi, purificatevi e cambiate gli abiti.  Poi alziamoci e andiamo a Betel, dove io costruir un altare al Dio che mi ha esaudito al tempo della mia angoscia e che  stato con me nel cammino che ho percorso".  Essi consegnarono a Giacobbe tutti gli di stranieri che possedevano e i pendenti che avevano agli orecchi; Giacobbe li sotterr sotto la quercia presso Sichem.
	 Poi levarono l'accampamento e un terrore molto forte assal i popoli che stavano attorno a loro, cos che non inseguirono i figli di Giacobbe.  Giacobbe e tutta la gente ch'era con lui arrivarono a Luz, cio Betel, che  nel paese di Canaan.  Qui egli costru un altare e chiam quel luogo "El-Betel", perch l Dio gli si era rivelato, quando sfuggiva al fratello.  Allora mor Dbora, la nutrice di Rebecca, e fu sepolta al disotto di Betel, ai piedi della quercia, che perci si chiam Quercia del Pianto.
	 Dio apparve un'altra volta a Giacobbe, quando tornava da Paddan-Aram, e lo benedisse.  Dio gli disse:

	"Il tuo nome  Giacobbe.
	Non ti chiamerai pi Giacobbe,
	ma Israele sar il tuo nome".

	Cos lo si chiam Israele.  Dio gli disse:

	"Io sono Dio onnipotente.
	Sii fecondo e diventa numeroso,
	popolo e assemblea di popoli
	verranno da te,
	re usciranno dai tuoi fianchi.
	  Il paese che ho concesso
	ad Abramo e a Isacco dar a te
	e alla tua stirpe dopo di te
	dar il paese".

	 Dio scomparve da lui, nel luogo dove gli aveva parlato.  Allora Giacobbe eresse una stele, dove gli aveva parlato, una stele di pietra, e su di essa fece una libazione e vers olio.  Giacobbe chiam Betel il luogo dove Dio gli aveva parlato.
	 Poi levarono l'accampamento da Betel. Mancava ancora un tratto di cammino per arrivare ad frata, quando Rachele partor ed ebbe un parto difficile.  Mentre penava a partorire, la levatrice le disse: "Non temere: anche questo  un figlio!".  Mentre esalava l'ultimo respiro, perch stava morendo, essa lo chiam Ben-Oni, ma suo padre lo chiam Beniamino.  Cos Rachele mor e fu sepolta lungo la strada verso frata, cio Betlemme.  Giacobbe eresse sulla sua tomba una stele. Questa stele della tomba di Rachele esiste fino ad oggi.
	 Poi Israele lev l'accampamento e piant la tenda al di l di Migdal-Eder.  Mentre Israele abitava in quel paese, Ruben and a unirsi con Bila, concubina del padre, e Israele lo venne a sapere.
	I figli di Giacobbe furono dodici.  I figli di Lia: il primogenito di Giacobbe, Ruben, poi Simeone, Levi, Giuda, ssacar e Zbulon.  I figli di Rachele: Giuseppe e Beniamino.  I figli di Bila, schiava di Rachele: Dan e Nftali.  I figli di Zilpa, schiava di Lia: Gad e Aser. Questi sono i figli di Giacobbe che gli nacquero in Paddan-Aram.
	 Poi Giacobbe venne da suo padre Isacco a Mamre, a Kiriat-Arba, cio Ebron, dove Abramo e Isacco avevano soggiornato come forestieri.  Isacco raggiunse l'et di centottat'anni.  Poi Isacco spir, mor e si riun al suo parentado, vecchio e sazio di giorni. Lo seppellirono i suoi figli Esa e Giacobbe.



	 Questa  la discendenza di Esa, cio Edom.  Esa prese le mogli tra le figlie dei Cananei: Ada, figlia di Elon, l'Hittita; Oolibama, figlia di Ana, figlio di Zibeon, l'Hurrita;  Basemat, figlia di Ismaele, sorella di Nebait.  Ada partor ad Esa Elifaz, Basemat partor Reuel,  Oolibama partor Ieus, Iaalam e Core. Questi sono i figli di Esa, che gli nacquero nel paese di Canaan.
	 Poi Esa prese le mogli e i figli e le figlie e tutte le persone della sua casa, il suo gregge e tutto il suo bestiame e tutti i suoi beni che aveva acquistati nel paese di Canaan e and nel paese di Seir, lontano dal fratello Giacobbe.  Infatti i loro possedimenti erano troppo grandi perch essi potessero abitare insieme e il territorio, dove essi soggiornavano, non poteva sostenerli per causa del loro bestiame.  Cos Esa si stabil sulle montagne di Seir. Ora Esa  Edom.
	 Questa  la discendenza di Esa, padre degli Idumei, nelle montagne di Seir.  Questi sono i nomi dei figli di Esa: Elifaz, figlio di Ada, moglie di Esa; Reuel, figlio di Basemat, moglie di Esa.  I figli di Elifaz furono: Teman, Omar, Zefo, Gatam, Kenaz.  Elifaz, figlio di Esa, aveva per concubina Timna, la quale ad Elifaz partor Amalek. Questi sono i figli di Ada, moglie di Esa.  Questi sono i figli di Reuel: Naat e Zerach, Samma e Mizza. Questi furono i figli di Basemat, moglie di Esa.  Questi furono i figli di Oolibama, moglie di Esa, figlia di Ana, figlio di Zibeon; essa partor a Esa Ieus, Iaalam e Core.
	 Questi sono i capi dei figli di Esa: i figli di Elifaz primogenito di Esa: il capo di Teman, il capo di Omar, il capo di Zefo, il capo di Kenaz,  il capo di Core, il capo di Gatam, il capo di Amalek. Questi sono i capi di Elifaz nel paese di Edom: questi sono i figli di Ada.
	 Questi i figli di Reuel, figlio di Esa: il capo di Naat, il capo di Zerach, il capo di Samma, il capo di Mizza. Questi sono i capi di Reuel nel paese di Edom; questi sono i figli di Basemat, moglie di Esa.
	 Questi sono i figli di Oolibama, moglie di Esa: il capo di Ieus, il capo di Iaalam, il capo di Core. Questi sono i capi di Oolibama, figlia di Ana, moglie di Esa.
	 Questi sono i figli di Esa e questi i loro capi. Egli  Edom.
	 Questi sono i figli di Seir l'Hurrita, che abitano il paese: Lotan, Sobal, Zibeon, Ana,  Dison, Eser e Disan. Questi sono i capi degli Hurriti, figli di Seir, nel paese di Edom.  I figli di Lotan furono Ori e Emam e la sorella di Lotan era Timna.  I figli di Sobal sono Alvan, Manacat, Ebal, Sefo e Onam.  I figli di Zibeon sono Aia e Ana; questo  l'Ana che trov le sorgenti calde nel deserto, mentre pascolava gli asini del padre Zibeon.  I figli di Ana sono Dison e Oolibama, figlia di Ana.  I figli di Dison sono Emdam, Esban, Itran e Cheran.  I figli di Eser sono Bilan, Zaavan e Akan.  I figli di Disan sono Uz e Aran.  Questi sono i capi degli Hurriti: il capo di Lotan, il capo di Sobal, il capo di Zibeon, il capo di Ana,  il capo di Dison, il capo di Eser, il capo di Disan. Questi sono i capi degli Hurriti, secondo le loro trib nel paese di Seir.
	 Questi sono i re che regnarono nel paese di Edom, prima che regnasse un re degli Israeliti.  Regn dunque in Edom Bela, figlio di Beor, e la sua citt si chiama Dinaba.  Poi mor Bela e regn al suo posto Iobab, figlio di Zerach, da Bosra.  Poi mor Iobab e regn al suo posto Usam, del territorio dei Temaniti.  Poi mor Usam e regn al suo posto Adad, figlio di Bedad, colui che vinse i Madianiti nelle steppe di Moab; la sua citt si chiama Avit.  Poi mor Adad e regn al suo posto Samla da Masreka.  Poi mor Samla e regn al suo posto Saul da Recobot-Naar.  Poi mor Saul e regn al suo posto Baal-Canan, figlio di Acbor.  Poi mor Baal-Canan, figlio di Acbor, e regn al suo posto Adar: la sua citt si chiama Pau e la moglie si chiamava Meetabel, figlia di Matred, da Me-Zaab.
	 Questi sono i nomi dei capi di Esa, secondo le loro famiglie, le loro localit, con i loro nomi: il capo di Timna, il capo di Alva, il capo di Ietet,  il capo di Oolibama, il capo di Ela, il capo di Pinon,  il capo di Kenan, il capo di Teman, il capo di Mibsar,  il capo di Magdiel, il capo di Iram. Questi sono i capi di Edom secondo le loro sedi nel territorio di loro propriet.  appunto questo Esa il padre degli Idumei.



	 Giacobbe si stabil nel paese dove suo padre era stato forestiero, nel paese di Canaan.
	 Questa  la storia della discendenza di Giacobbe.
	Giuseppe all'et di diciassette anni pascolava il gregge con i fratelli. Egli era giovane e stava con i figli di Bila e i figli di Zilpa, mogli di suo padre. Ora Giuseppe rifer al loro padre i pettegolezzi sul loro conto.  Israele amava Giuseppe pi di tutti i suoi figli, perch era il figlio avuto in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica dalle lunghe maniche.  I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui pi di tutti i suoi figli, lo odiavano e non potevano parlargli amichevolmente.  Ora Giuseppe fece un sogno e lo raccont ai fratelli, che lo odiarono ancor di pi.  Disse dunque loro: "Ascoltate questo sogno che ho fatto.  Noi stavamo legando covoni in mezzo alla campagna, quand'ecco il mio covone si alz e rest diritto e i vostri covoni vennero intorno e si prostrarono davanti al mio".  Gli dissero i suoi fratelli: "Vorrai forse regnare su di noi o ci vorrai dominare?". Lo odiarono ancora di pi a causa dei suoi sogni e delle sue parole.
	 Egli fece ancora un altro sogno e lo narr al padre e ai fratelli e disse: "Ho fatto ancora un sogno, sentite: il sole, la luna e undici stelle si prostravano davanti a me".  Lo narr dunque al padre e ai fratelli e il padre lo rimprover e gli disse: "Che sogno  questo che hai fatto! Dovremo forse venire io e tua madre e i tuoi fratelli a prostrarci fino a terra davanti a te?".
	 I suoi fratelli perci erano invidiosi di lui, ma suo padre tenne in mente la cosa.
	 I suoi fratelli andarono a pascolare il gregge del loro padre a Sichem.  Israele disse a Giuseppe: "Sai che i tuoi fratelli sono al pascolo a Sichem? Vieni, ti voglio mandare da loro". Gli rispose: "Eccomi!".  Gli disse: "Va'a vedere come stanno i tuoi fratelli e come sta il bestiame, poi torna a riferirmi". Lo fece dunque partire dalla valle di Ebron ed egli arriv a Sichem.  Mentr'egli andava errando per la campagna, lo trov un uomo, che gli domand: "Che cerchi?".  Rispose: "Cerco i miei fratelli. Indicami dove si trovano a pascolare".  Quell'uomo disse: "Hanno tolto le tende di qui, infatti li ho sentiti dire: Andiamo a Dotan". Allora Giuseppe and in cerca dei suoi fratelli e li trov a Dotan.  Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse vicino a loro, complottarono di farlo morire.  Si dissero l'un l'altro: "Ecco, il sognatore arriva!  Ors, uccidiamolo e gettiamolo in qualche cisterna! Poi diremo: Una bestia feroce l'ha divorato! Cos vedremo che ne sar dei suoi sogni!".  Ma Ruben sent e volle salvarlo dalle loro mani, dicendo: "Non togliamogli la vita".  Poi disse loro: "Non versate il sangue, gettatelo in questa cisterna che  nel deserto, ma non colpitelo con la vostra mano"; egli intendeva salvarlo dalle loro mani e ricondurlo a suo padre.  Quando Giuseppe fu arrivato presso i suoi fratelli, essi lo spogliarono della sua tunica, quella tunica dalle lunghe maniche ch'egli indossava,  poi lo afferrarono e lo gettarono nella cisterna: era una cisterna vuota, senz'acqua.  Poi sedettero per prendere cibo. Quando ecco, alzando gli occhi, videro arrivare una carovana di Ismaeliti provenienti da Galaad, con i cammelli carichi di resina, di balsamo e di laudano, che andavano a portare in Egitto.  Allora Giuda disse ai fratelli: "Che guadagno c' ad uccidere il nostro fratello e a nasconderne il sangue?  Su, vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra mano non sia contro di lui, perch  nostro fratello e nostra carne". I suoi fratelli lo ascoltarono.
	 Passarono alcuni mercanti madianiti; essi tirarono su ed estrassero Giuseppe dalla cisterna e per venti sicli d'argento vendettero Giuseppe agli Ismaeliti. Cos Giuseppe fu condotto in Egitto.  Quando Ruben ritorn alla cisterna, ecco Giuseppe non c'era pi. Allora si stracci le vesti,  torn dai suoi fratelli e disse: "Il ragazzo non c' pi, dove andr io?".  Presero allora la tunica di Giuseppe, scannarono un capro e intinsero la tunica nel sangue.  Poi mandarono al padre la tunica dalle lunghe maniche e gliela fecero pervenire con queste parole: "L'abbiamo trovata; riscontra se  o no la tunica di tuo figlio".  Egli la riconobbe e disse: " la tunica di mio figlio! Una bestia feroce l'ha divorato. Giuseppe  stato sbranato".  Giacobbe si stracci le vesti, si pose un cilicio attorno ai fianchi e fece lutto sul figlio per molti giorni.  Tutti i suoi figli e le sue figlie vennero a consolarlo, ma egli non volle essere consolato dicendo: "No, io voglio scendere in lutto dal figlio mio nella tomba". E il padre suo lo pianse.  Intanto i Madianiti lo vendettero in Egitto a Potifar, consigliere del faraone e comandante delle guardie.



	 In quel tempo Giuda si separ dai suoi fratelli e si stabil presso un uomo di Adullam, di nome Chira.  Qui Giuda vide la figlia di un Cananeo chiamato Sua, la prese in moglie e si un a lei.  Essa concep e partor un figlio e lo chiam Er.  Poi concep ancora e partor un figlio e lo chiam Onan.  Ancora un'altra volta partor un figlio e lo chiam Sela. Essa si trovava in Chezib, quando lo partor.
	 Giuda prese una moglie per il suo primogenito Er, la quale si chiamava Tamar.  Ma Er, primogenito di Giuda, si rese odioso al Signore e il Signore lo fece morire.  Allora Giuda disse a Onan: "Unisciti alla moglie del fratello, compi verso di lei il dovere di cognato e assicura cos una posterit per il fratello".  Ma Onan sapeva che la prole non sarebbe stata considerata come sua; ogni volta che si univa alla moglie del fratello, disperdeva per terra, per non dare una posterit al fratello.  Ci che egli faceva non fu gradito al Signore, il quale fece morire anche lui.  Allora Giuda disse alla nuora Tamar: "Ritorna a casa da tuo padre come vedova fin quando il mio figlio Sela sar cresciuto". Perch pensava: "Che non muoia anche questo come i suoi fratelli!". Cos Tamar se ne and e ritorn alla casa del padre.
	 Passarono molti giorni e mor la figlia di Sua, moglie di Giuda. Quando Giuda ebbe finito il lutto, and a Timna da quelli che tosavano il suo gregge e con lui vi era Chira, il suo amico di Adullam.  Fu portata a Tamar questa notizia: "Ecco, tuo suocero va a Timna per la tosatura del suo gregge".  Allora Tamar si tolse gli abiti vedovili, si copr con il velo e se lo avvolse intorno, poi si pose a sedere all'ingresso di Enaim, che  sulla strada verso Timna. Aveva visto infatti che Sela era ormai cresciuto, ma che lei non gli era stata data in moglie.  Giuda la vide e la credette una prostituta, perch essa si era coperta la faccia.  Egli si diresse su quella strada verso di lei e disse: "Lascia che io venga con te!". Non sapeva infatti che quella fosse la sua nuora. Essa disse: "Che mi darai per venire con me?".  Rispose: "Io ti mander un capretto del gregge". Essa riprese: "Mi dai un pegno fin quando me lo avrai mandato?".  Egli disse: "Qual  il pegno che ti devo dare?". Rispose: "Il tuo sigillo, il tuo cordone e il bastone che hai in mano". Allora glieli diede e le si un. Essa concep da lui.  Poi si alz e se ne and; si tolse il velo e rivest gli abiti vedovili.  Giuda mand il capretto per mezzo del suo amico di Adullam, per riprendere il pegno dalle mani di quella donna, ma quegli non la trov.  Domand agli uomini di quel luogo: "Dov' quella prostituta che stava in Enaim sulla strada?". Ma risposero: "Non c' stata qui nessuna prostituta".  Cos torn da Giuda e disse: "Non l'ho trovata; anche gli uomini di quel luogo dicevano: Non c' stata qui nessuna prostituta".  Allora Giuda disse: "Se li tenga! Altrimenti ci esponiamo agli scherni. Vedi che le ho mandato questo capretto, ma tu non l'hai trovata".
	 Circa tre mesi dopo, fu portata a Giuda questa notizia: "Tamar, la tua nuora, si  prostituita e anzi  incinta a causa della prostituzione". Giuda disse: "Conducetela fuori e sia bruciata!".  Essa veniva gi condotta fuori, quando mand a dire al suocero: "Dell'uomo a cui appartengono questi oggetti io sono incinta". E aggiunse: "Riscontra, dunque, di chi siano questo sigillo, questi cordoni e questo bastone".  Giuda li riconobbe e disse: "Essa  pi giusta di me, perch io non l'ho data a mio figlio Sela". E non ebbe pi rapporti con lei.
	 Quand'essa fu giunta al momento di partorire, ecco aveva nel grembo due gemelli.  Durante il parto, uno di essi mise fuori una mano e la levatrice prese un filo scarlatto e lo leg attorno a quella mano, dicendo: "Questi  uscito per primo".  Ma, quando questi ritir la mano, ecco usc suo fratello. Allora essa disse: "Come ti sei aperta una breccia?" e lo si chiam Perez.  Poi usc suo fratello, che aveva il filo scarlatto alla mano, e lo si chiam Zerach.



	 Giuseppe era stato condotto in Egitto e Potifar, consigliere del faraone e comandante delle guardie, un Egiziano, lo acquist da quegli Ismaeliti che l'avevano condotto laggi.  Allora il Signore fu con Giuseppe: a lui tutto riusciva bene e rimase nella casa dell'Egiziano, suo padrone.  Il suo padrone si accorse che il Signore era con lui e che quanto egli intraprendeva il Signore faceva riuscire nelle sue mani.  Cos Giuseppe trov grazia agli occhi di lui e divenne suo servitore personale; anzi quegli lo nomin suo maggiordomo e gli diede in mano tutti i suoi averi.  Da quando egli lo aveva fatto suo maggiordomo e incaricato di tutti i suoi averi, il Signore benedisse la casa dell'Egiziano per causa di Giuseppe e la benedizione del Signore fu su quanto aveva, in casa e nella campagna.  Cos egli lasci tutti i suoi averi nelle mani di Giuseppe e non gli domandava conto di nulla, se non del cibo che mangiava. Ora Giuseppe era bello di forma e avvenente di aspetto.
	 Dopo questi fatti, la moglie del padrone gett gli occhi su Giuseppe e gli disse: "Unisciti a me!".  Ma egli rifiut e disse alla moglie del suo padrone: "Vedi, il mio signore non mi domanda conto di quanto  nella sua casa e mi ha dato in mano tutti i suoi averi.  Lui stesso non conta pi di me in questa casa; non mi ha proibito nulla, se non te, perch sei sua moglie. E come potrei fare questo grande male e peccare contro Dio?".  E, bench ogni giorno essa ne parlasse a Giuseppe, egli non acconsent di unirsi, di darsi a lei.
	 Ora un giorno egli entr in casa per fare il suo lavoro, mentre non c'era nessuno dei domestici.  Essa lo afferr per la veste, dicendo: "Unisciti a me!". Ma egli le lasci tra le mani la veste, fugg e usc.  Allora essa, vedendo ch'egli le aveva lasciato tra le mani la veste ed era fuggito fuori,  chiam i suoi domestici e disse loro: "Guardate, ci ha condotto in casa un Ebreo per scherzare con noi! Mi si  accostato per unirsi a me, ma io ho gridato a gran voce.  Egli, appena ha sentito che alzavo la voce e chiamavo, ha lasciato la veste accanto a me,  fuggito ed  uscito".
	 Ed essa pose accanto a s la veste di lui finch il padrone venne a casa.  Allora gli disse le stesse cose: "Quel servo ebreo, che tu ci hai condotto in casa, mi si  accostato per scherzare con me.  Ma appena io ho gridato e ho chiamato, ha abbandonato la veste presso di me ed  fuggito fuori".  Quando il padrone ud le parole di sua moglie che gli parlava: "Proprio cos mi ha fatto il tuo servo!", si accese d'ira.
	 Il padrone di Giuseppe lo prese e lo mise nella prigione, dove erano detenuti i carcerati del re.

	 Cos il comandante della prigione affid a Giuseppe tutti i carcerati che erano nella prigione e quanto c'era da fare l dentro, lo faceva lui.  Il comandante della prigione non si prendeva cura pi di nulla di quanto gli era affidato, perch il Signore era con lui e quello che egli faceva il Signore faceva riuscire.



	 Dopo queste cose il coppiere del re d'Egitto e il panettiere offesero il loro padrone, il re d'Egitto.  Il faraone si adir contro i suoi due eunuchi, contro il capo dei coppieri e contro il capo dei panettieri,  e li fece mettere in carcere nella casa del comandante delle guardie, nella prigione dove Giuseppe era detenuto.  Il comandante delle guardie assegn loro Giuseppe, perch li servisse. Cos essi restarono nel carcere per un certo tempo.
	 Ora, in una medesima notte, il coppiere e il panettiere del re d'Egitto, che erano detenuti nella prigione, ebbero tutti e due un sogno, ciascuno il suo sogno, che aveva un significato particolare.
	 Alla mattina Giuseppe venne da loro e vide che erano afflitti.  Allora interrog gli eunuchi del faraone che erano con lui in carcere nella casa del suo padrone e disse: "Perch quest'oggi avete la faccia cos triste?".  Gli dissero: "Abbiamo fatto un sogno e non c' chi lo interpreti". Giuseppe disse loro: "Non  forse Dio che ha in suo potere le interpretazioni? Raccontatemi dunque".
	 Allora il capo dei coppieri raccont il suo sogno a Giuseppe e gli disse: "Nel mio sogno, ecco mi stava davanti una vite,  sulla quale erano tre tralci; non appena essa cominci a germogliare, apparvero i fiori e i suoi grappoli maturarono gli acini.  Io avevo in mano il calice del faraone; presi gli acini, li spremetti nella coppa del faraone e diedi la coppa in mano al faraone".
	 Giuseppe gli disse: "Eccone la spiegazione: i tre tralci sono tre giorni.  Fra tre giorni il faraone sollever la tua testa e ti restituir nella tua carica e tu porgerai il calice al faraone, secondo la consuetudine di prima, quando eri suo coppiere.  Ma se, quando sarai felice, ti vorrai ricordare che io sono stato con te, fammi questo favore: parla di me al faraone e fammi uscire da questa casa.  Perch io sono stato portato via ingiustamente dal paese degli Ebrei e anche qui non ho fatto nulla perch mi mettessero in questo sotterraneo".
	 Allora il capo dei panettieri, vedendo che aveva dato un'interpretazione favorevole, disse a Giuseppe: "Quanto a me, nel mio sogno mi stavano sulla testa tre canestri di pane bianco  e nel canestro che stava di sopra era ogni sorta di cibi per il faraone, quali si preparano dai panettieri. Ma gli uccelli li mangiavano dal canestro che avevo sulla testa".
	 Giuseppe rispose e disse: "Questa  la spiegazione: i tre canestri sono tre giorni.  Fra tre giorni il faraone sollever la tua testa e ti impiccher ad un palo e gli uccelli ti mangeranno la carne addosso".
	 Appunto al terzo giorno - era il giorno natalizio del faraone - egli fece un banchetto a tutti i suoi ministri e allora sollev la testa del capo dei coppieri e la testa del capo dei panettieri in mezzo ai suoi ministri.  Restitu il capo dei coppieri al suo ufficio di coppiere, perch porgesse la coppa al faraone,  e invece impicc il capo dei panettieri, secondo l'interpretazione che Giuseppe aveva loro data.  Ma il capo dei coppieri non si ricord di Giuseppe e lo dimentic.



	 Al termine di due anni, il faraone sogn di trovarsi presso il Nilo.  Ed ecco salirono dal Nilo sette vacche, belle di aspetto e grasse e si misero a pascolare tra i giunchi.  Ed ecco, dopo quelle, sette altre vacche salirono dal Nilo, brutte di aspetto e magre, e si fermarono accanto alle prime vacche sulla riva del Nilo.  Ma le vacche brutte di aspetto e magre divorarono le sette vacche belle di aspetto e grasse. E il faraone si svegli.
	 Poi si addorment e sogn una seconda volta: ecco sette spighe spuntavano da un unico stelo, grosse e belle.  Ma ecco sette spighe vuote e arse dal vento d'oriente spuntavano dopo quelle.  Le spighe vuote inghiottirono le sette spighe grosse e piene. Poi il faraone si svegli: era stato un sogno.
	 Alla mattina il suo spirito ne era turbato, perci convoc tutti gli indovini e tutti i saggi dell'Egitto. Il faraone raccont loro il sogno, ma nessuno lo sapeva interpretare al faraone.
	 Allora il capo dei coppieri parl al faraone: "Io devo ricordare oggi le mie colpe.  Il faraone si era adirato contro i suoi servi e li aveva messi in carcere nella casa del capo delle guardie, me e il capo dei panettieri.  Noi facemmo un sogno nella stessa notte, io e lui; ma avemmo ciascuno un sogno con un significato particolare.  Ora era l con noi un giovane ebreo, schiavo del capo delle guardie; noi gli raccontammo i nostri sogni ed egli ce li interpret, dando a ciascuno spiegazione del suo sogno.  Proprio come ci aveva interpretato, cos avvenne: io fui restituito alla mia carica e l'altro fu impiccato".
	 Allora il faraone convoc Giuseppe. Lo fecero uscire in fretta dal sotterraneo ed egli si rase, si cambi gli abiti e si present al faraone.  Il faraone disse a Giuseppe: "Ho fatto un sogno e nessuno lo sa interpretare; ora io ho sentito dire di te che ti basta ascoltare un sogno per interpretarlo subito".
	 Giuseppe rispose al faraone: "Non io, ma Dio dar la risposta per la salute del faraone!".  Allora il faraone disse a Giuseppe: "Nel mio sogno io mi trovavo sulla riva del Nilo.  Quand'ecco salirono dal Nilo sette vacche grasse e belle di forma e si misero a pascolare tra i giunchi.  Ed ecco sette altre vacche salirono dopo quelle, deboli, brutte di forma e magre: non ne vidi mai di cos brutte in tutto il paese d'Egitto.  Le vacche magre e brutte divorarono le prime sette vacche, quelle grasse.  Queste entrarono nel loro corpo, ma non si capiva che vi fossero entrate, perch il loro aspetto era brutto come prima. E mi svegliai.
	 Poi vidi nel sogno che sette spighe spuntavano da un solo stelo, piene e belle.  Ma ecco sette spighe secche, vuote e arse dal vento d'oriente, spuntavano dopo quelle.  Le spighe vuote inghiottirono le sette spighe belle. Ora io l'ho detto agli indovini, ma nessuno mi da'la spiegazione".
	 Allora Giuseppe disse al faraone: "Il sogno del faraone  uno solo: quello che Dio sta per fare, lo ha indicato al faraone.  Le sette vacche belle sono sette anni e le sette spighe belle sono sette anni:  un solo sogno.  E le sette vacche magre e brutte, che salgono dopo quelle, sono sette anni e le sette spighe vuote, arse dal vento d'oriente, sono sette anni: vi saranno sette anni di carestia.   appunto ci che ho detto al faraone: quanto Dio sta per fare, l'ha manifestato al faraone.  Ecco stanno per venire sette anni, in cui sar grande abbondanza in tutto il paese d'Egitto.  Poi a questi succederanno sette anni di carestia; si dimenticher tutta quella abbondanza nel paese d'Egitto e la carestia consumer il paese.  Si dimenticher che vi era stata l'abbondanza nel paese a causa della carestia venuta in seguito, perch sar molto dura.  Quanto al fatto che il sogno del faraone si  ripetuto due volte, significa che la cosa  decisa da Dio e che Dio si affretta ad eseguirla.
	 Ora il faraone pensi a trovare un uomo intelligente e saggio e lo metta a capo del paese d'Egitto.  Il faraone inoltre proceda ad istituire funzionari sul paese, per prelevare un quinto sui prodotti del paese d'Egitto durante i sette anni di abbondanza.  Essi raccoglieranno tutti i viveri di queste annate buone che stanno per venire, ammasseranno il grano sotto l'autorit del faraone e lo terranno in deposito nelle citt.  Questi viveri serviranno al paese di riserva per i sette anni di carestia che verranno nel paese d'Egitto; cos il paese non sar distrutto dalla carestia".
	 La cosa piacque al faraone e a tutti i suoi ministri.  Il faraone disse ai ministri: "Potremo trovare un uomo come questo, in cui sia lo spirito di Dio?".  Poi il faraone disse a Giuseppe: "Dal momento che Dio ti ha manifestato tutto questo, nessuno  intelligente e saggio come te.  Tu stesso sarai il mio maggiordomo e ai tuoi ordini si schierer tutto il mio popolo: solo per il trono io sar pi grande di te".
	 Il faraone disse a Giuseppe: "Ecco, io ti metto a capo di tutto il paese d'Egitto".  Il faraone si tolse di mano l'anello e lo pose sulla mano di Giuseppe; lo rivest di abiti di lino finissimo e gli pose al collo un monile d'oro.  Poi lo fece montare sul suo secondo carro e davanti a lui si gridava: "Abrech". E cos lo si stabil su tutto il paese d'Egitto.  Poi il faraone disse a Giuseppe: "Sono il faraone, ma senza il tuo permesso nessuno potr alzare la mano o il piede in tutto il paese d'Egitto".  E il faraone chiam Giuseppe Zafnat-Paneach e gli diede in moglie Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di On. Giuseppe usc per tutto il paese d'Egitto.  Giuseppe aveva trent'anni quando si present al faraone re d'Egitto.
	Poi Giuseppe si allontan dal faraone e percorse tutto il paese d'Egitto.  Durante i sette anni di abbondanza la terra produsse a profusione.  Egli raccolse tutti i viveri dei sette anni, nei quali vi era stata l'abbondanza nel paese d'Egitto, e ripose i viveri nelle citt, cio in ogni citt ripose i viveri della campagna circostante.  Giuseppe ammass il grano come la sabbia del mare, in grandissima quantit, cos che non se ne fece pi il computo, perch era incalcolabile.
	 Intanto nacquero a Giuseppe due figli, prima che venisse l'anno della carestia; glieli partor Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di On.  Giuseppe chiam il primogenito Manasse, "perch - disse - Dio mi ha fatto dimenticare ogni affanno e tutta la casa di mio padre".  E il secondo lo chiam Efraim, "perch - disse - Dio mi ha reso fecondo nel paese della mia afflizione".
	 Poi finirono i sette anni di abbondanza nel paese d'Egitto  e cominciarono i sette anni di carestia, come aveva detto Giuseppe. Ci fu carestia in tutti i paesi, ma in tutto l'Egitto c'era il pane.
	 Poi tutto il paese d'Egitto cominci a sentire la fame e il popolo grid al faraone per avere il pane. Allora il faraone disse a tutti gli Egiziani: "Andate da Giuseppe; fate quello che vi dir".  La carestia dominava su tutta la terra. Allora Giuseppe apr tutti i depositi in cui vi era grano e vendette il grano agli Egiziani, mentre la carestia si aggravava in Egitto.  E da tutti i paesi venivano in Egitto per acquistare grano da Giuseppe, perch la carestia infieriva su tutta la terra.



	 Ora Giacobbe seppe che in Egitto c'era il grano; perci disse ai figli: "Perch state a guardarvi l'un l'altro?".  E continu: "Ecco, ho sentito dire che vi  il grano in Egitto. Andate laggi e compratene per noi, perch possiamo conservarci in vita e non morire".  Allora i dieci fratelli di Giuseppe scesero per acquistare il frumento in Egitto.  Ma quanto a Beniamino, fratello di Giuseppe, Giacobbe non lo mand con i fratelli perch diceva: "Non gli succeda qualche disgrazia!".  Arrivarono dunque i figli d'Israele per acquistare il grano, in mezzo ad altri che pure erano venuti, perch nel paese di Canaan c'era la carestia.
	 Ora Giuseppe aveva autorit sul paese e vendeva il grano a tutto il popolo del paese. Perci i fratelli di Giuseppe vennero da lui e gli si prostrarono davanti con la faccia a terra.  Giuseppe vide i suoi fratelli e li riconobbe, ma fece l'estraneo verso di loro, parl duramente e disse: "Di dove siete venuti?". Risposero: "Dal paese di Canaan per comperare viveri".  Giuseppe riconobbe dunque i fratelli, mentre essi non lo riconobbero.  Si ricord allora Giuseppe dei sogni che aveva avuti a loro riguardo e disse loro: "Voi siete spie! Voi siete venuti a vedere i punti scoperti del paese".  Gli risposero: "No, signore mio; i tuoi servi sono venuti per acquistare viveri.  Noi siamo tutti figli di un solo uomo. Noi siamo sinceri. I tuoi servi non sono spie!".  Ma egli disse loro: "No, voi siete venuti a vedere i punti scoperti del paese!".  Allora essi dissero: "Dodici sono i tuoi servi, siamo fratelli, figli di un solo uomo, nel paese di Canaan; ecco il pi giovane  ora presso nostro padre e uno non c' pi".  Giuseppe disse loro: "Le cose stanno come vi ho detto: voi siete spie.  In questo modo sarete messi alla prova: per la vita del faraone, non uscirete di qui se non quando vi avr raggiunto il vostro fratello pi giovane.  Mandate uno di voi a prendere il vostro fratello; voi rimarrete prigionieri. Siano cos messe alla prova le vostre parole, per sapere se la verit  dalla vostra parte. Se no, per la vita del faraone, voi siete spie!".  E li tenne in carcere per tre giorni.
	 Al terzo giorno Giuseppe disse loro: "Fate questo e avrete salva la vita; io temo Dio!  Se voi siete sinceri, uno dei vostri fratelli resti prigioniero nel vostro carcere e voi andate a portare il grano per la fame delle vostre case.  Poi mi condurrete qui il vostro fratello pi giovane. Allora le vostre parole si dimostreranno vere e non morirete". Essi annuirono.  Allora si dissero l'un l'altro: "Certo su di noi grava la colpa nei riguardi di nostro fratello, perch abbiamo visto la sua angoscia quando ci supplicava e non lo abbiamo ascoltato. Per questo ci  venuta addosso quest'angoscia".  Ruben prese a dir loro: "Non ve lo avevo detto io: Non peccate contro il ragazzo? Ma non mi avete dato ascolto. Ecco ora ci si domanda conto del suo sangue".  Non sapevano che Giuseppe li capiva, perch tra lui e loro vi era l'interprete.
	 Allora egli si allontan da loro e pianse. Poi torn e parl con essi. Scelse tra di loro Simeone e lo fece incatenare sotto i loro occhi.
	 Quindi Giuseppe diede ordine che si riempissero di grano i loro sacchi e si rimettesse il denaro di ciascuno nel suo sacco e si dessero loro provviste per il viaggio. E cos venne loro fatto.
	 Essi caricarono il grano sugli asini e partirono di l.  Ora in un luogo dove passavano la notte uno di essi apr il sacco per dare il foraggio all'asino e vide il proprio denaro alla bocca del sacco.  Disse ai fratelli: "Mi  stato restituito il denaro: eccolo qui nel mio sacco!". Allora si sentirono mancare il cuore e tremarono, dicendosi l'un l'altro: "Che  mai questo che Dio ci ha fatto?".
	 Arrivati da Giacobbe loro padre, nel paese di Canaan, gli riferirono tutte le cose che erano loro capitate:  "Quell'uomo che  il signore del paese ci ha parlato duramente e ci ha messi in carcere come spie del paese.  Allora gli abbiamo detto: Noi siamo sinceri; non siamo spie!  Noi siamo dodici fratelli, figli di nostro padre: uno non c' pi e il pi giovane  ora presso nostro padre nel paese di Canaan.  Ma l'uomo, signore del paese, ci ha risposto: In questo modo io sapr se voi siete sinceri: lasciate qui con me uno dei vostri fratelli, prendete il grano necessario alle vostre case e andate.  Poi conducetemi il vostro fratello pi giovane; cos sapr che non siete spie, ma che siete sinceri; io vi render vostro fratello e voi potrete percorrere il paese in lungo e in largo".
	 Mentre vuotavano i sacchi, ciascuno si accorse di avere la sua borsa di denaro nel proprio sacco. Quando essi e il loro padre videro le borse di denaro, furono presi dal timore.  E il padre loro Giacobbe disse: "Voi mi avete privato dei figli! Giuseppe non c' pi, Simeone non c' pi e Beniamino me lo volete prendere. Su di me tutto questo ricade!".
	 Allora Ruben disse al padre: "Farai morire i miei due figli, se non te lo ricondurr. Affidalo a me e io te lo restituir".  Ma egli rispose: "Il mio figlio non verr laggi con voi, perch suo fratello  morto ed egli  rimasto solo. Se gli capitasse una disgrazia durante il viaggio che volete fare, voi fareste scendere con dolore la mia canizie negli inferi".



	 La carestia continuava a gravare sul paese.  Quando ebbero finito di consumare il grano che avevano portato dall'Egitto, il padre disse loro: "Tornate l e acquistate per noi un po'di viveri".  Ma Giuda gli disse: "Quell'uomo ci ha dichiarato severamente: Non verrete alla mia presenza, se non avrete con voi il vostro fratello!  Se tu sei disposto a lasciar partire con noi nostro fratello, andremo laggi e ti compreremo il grano.  Ma se tu non lo lasci partire, noi non ci andremo, perch quell'uomo ci ha detto: Non verrete alla mia presenza, se non avrete con voi il vostro fratello!".  Israele disse: "Perch mi avete fatto questo male, cio far sapere a quell'uomo che avevate ancora un fratello?".  Risposero: "Quell'uomo ci ha interrogati con insistenza intorno a noi e alla nostra parentela:  ancora vivo vostro padre? Avete qualche fratello? e noi abbiamo risposto secondo queste domande. Potevamo sapere ch'egli avrebbe detto: Conducete qui vostro fratello?".
	 Giuda disse a Israele suo padre: "Lascia venire il giovane con me; partiremo subito per vivere e non morire, noi, tu e i nostri bambini.  Io mi rendo garante di lui: dalle mie mani lo reclamerai. Se non te lo ricondurr, se non te lo riporter, io sar colpevole contro di te per tutta la vita.  Se non avessimo indugiato, ora saremmo gi di ritorno per la seconda volta".  Israele loro padre rispose: "Se  cos, fate pure: mettete nei vostri bagagli i prodotti pi scelti del paese e portateli in dono a quell'uomo: un po'di balsamo, un po'di miele, resina e laudano, pistacchi e mandorle.  Prendete con voi doppio denaro, il denaro cio che  stato rimesso nella bocca dei vostri sacchi lo porterete indietro: forse si tratta di un errore.  Prendete anche vostro fratello, partite e tornate da quell'uomo.  Dio onnipotente vi faccia trovare misericordia presso quell'uomo, cos che vi rilasci l'altro fratello e Beniamino. Quanto a me, una volta che non avr pi i miei figli, non li avr pi...!".
	 Presero dunque i nostri uomini questo dono e il doppio del denaro e anche Beniamino, partirono, scesero in Egitto e si presentarono a Giuseppe.
	 Quando Giuseppe ebbe visto Beniamino con loro, disse al suo maggiordomo: "Conduci questi uomini in casa, macella quello che occorre e prepara, perch questi uomini mangeranno con me a mezzogiorno".  Il maggiordomo fece come Giuseppe aveva ordinato e introdusse quegli uomini nella casa di Giuseppe.  Ma quegli uomini si spaventarono, perch venivano condotti in casa di Giuseppe, e dissero: "A causa del denaro, rimesso nei nostri sacchi l'altra volta, ci si vuol condurre l: per assalirci, piombarci addosso e prenderci come schiavi con i nostri asini".
	 Allora si avvicinarono al maggiordomo della casa di Giuseppe e parlarono con lui all'ingresso della casa;  dissero: "Mio signore, noi siamo venuti gi un'altra volta per comperare viveri.  Quando fummo arrivati ad un luogo per passarvi la notte, aprimmo i sacchi ed ecco il denaro di ciascuno si trovava alla bocca del suo sacco: proprio il nostro denaro con il suo peso esatto. Allora noi l'abbiamo portato indietro  e, per acquistare i viveri, abbiamo portato con noi altro denaro. Non sappiamo chi abbia messo nei sacchi il nostro denaro!".  Ma quegli disse: "State in pace, non temete! Il vostro Dio e il Dio dei padri vostri vi ha messo un tesoro nei sacchi; il vostro denaro  pervenuto a me". E port loro Simeone.
	 Quell'uomo fece entrare gli uomini nella casa di Giuseppe, diede loro acqua, perch si lavassero i piedi e diede il foraggio ai loro asini.  Essi prepararono il dono nell'attesa che Giuseppe arrivasse a mezzogiorno, perch avevano saputo che avrebbero preso cibo in quel luogo.  Quando Giuseppe arriv a casa, gli presentarono il dono, che avevano con s, e si prostrarono davanti a lui con la faccia a terra.  Egli domand loro come stavano e disse: "Sta bene il vostro vecchio padre, di cui mi avete parlato? Vive ancora?".  Risposero: "Il tuo servo, nostro padre, sta bene,  ancora vivo" e si inginocchiarono prostrandosi.  Egli alz gli occhi e guard Beniamino, suo fratello, il figlio di sua madre, e disse: " questo il vostro fratello pi giovane, di cui mi avete parlato?" e aggiunse: "Dio ti conceda grazia, figlio mio!".  Giuseppe usc in fretta, perch si era commosso nell'intimo alla presenza di suo fratello e sentiva il bisogno di piangere; entr nella sua camera e pianse.  Poi si lav la faccia, usc e, facendosi forza, ordin: "Servite il pasto".  Fu servito per lui a parte, per loro a parte e per i commensali egiziani a parte, perch gli Egiziani non possono prender cibo con gli Ebrei: ci sarebbe per loro un abominio.  Presero posto davanti a lui dal primogenito al pi giovane, ciascuno in ordine di et ed essi si guardavano con meraviglia l'un l'altro.  Egli fece portare loro porzioni prese dalla propria mensa, ma la porzione di Beniamino era cinque volte pi abbondante di quella di tutti gli altri. E con lui bevvero fino all'allegria.



	 Diede poi questo ordine al maggiordomo della sua casa: "Riempi i sacchi di quegli uomini di tanti viveri quanti ne possono contenere e metti il denaro di ciascuno alla bocca del suo sacco.  Insieme metterai la mia coppa, la coppa d'argento, alla bocca del sacco del pi giovane, con il denaro del suo grano". Quegli fece secondo l'ordine di Giuseppe.  Al mattino, fattosi chiaro, quegli uomini furono fatti partire con i loro asini.  Erano appena usciti dalla citt e ancora non si erano allontanati, quando Giuseppe disse al maggiordomo della sua casa: "Su, insegui quegli uomini, raggiungili e di'loro: Perch avete reso male per bene?  Non  forse questa la coppa in cui beve il mio signore e per mezzo della quale egli suole trarre i presagi? Avete fatto male a fare cos".  Egli li raggiunse e ripet loro queste parole.  Quelli gli dissero: "Perch il mio signore dice queste cose? Lungi dai tuoi servi il fare una tale cosa!  Ecco, il denaro che abbiamo trovato alla bocca dei nostri sacchi te lo abbiamo riportato dal paese di Canaan e come potremmo rubare argento od oro dalla casa del tuo padrone?  Quello dei tuoi servi, presso il quale si trover, sar messo a morte e anche noi diventeremo schiavi del mio signore".  Rispose: "Ebbene, come avete detto, cos sar: colui, presso il quale si trover, sar mio schiavo e voi sarete innocenti".  Ciascuno si affrett a scaricare a terra il suo sacco e lo apr.  Quegli li frug dal maggiore al pi piccolo, e la coppa fu trovata nel sacco di Beniamino.  Allora essi si stracciarono le vesti, ricaricarono ciascuno il proprio asino e tornarono in citt.  Giuda e i suoi fratelli vennero nella casa di Giuseppe, che si trovava ancora l, e si gettarono a terra davanti a lui.  Giuseppe disse loro: "Che azione avete commessa? Non sapete che un uomo come me  capace di indovinare?".  Giuda disse: "Che diremo al mio signore? Come parlare? Come giustificarci? Dio ha scoperto la colpa dei tuoi servi... Eccoci schiavi del mio signore, noi e colui che  stato trovato in possesso della coppa".  Ma egli rispose: "Lungi da me il far questo! L'uomo trovato in possesso della coppa, lui sar mio schiavo: quanto a voi, tornate in pace da vostro padre".
	 Allora Giuda gli si fece innanzi e disse: "Mio signore, sia permesso al tuo servo di far sentire una parola agli orecchi del mio signore; non si accenda la tua ira contro il tuo servo, perch il faraone  come te!  Il mio signore aveva interrogato i suoi servi: Avete un padre o un fratello?  E noi avevamo risposto al mio signore: Abbiamo un padre vecchio e un figlio ancor giovane natogli in vecchiaia, suo fratello  morto ed egli  rimasto il solo dei figli di sua madre e suo padre lo ama.  Tu avevi detto ai tuoi servi: Conducetelo qui da me, perch lo possa vedere con i miei occhi.  Noi avevamo risposto al mio signore: Il giovinetto non pu abbandonare suo padre: se lascer suo padre, questi morir.  Ma tu avevi soggiunto ai tuoi servi: Se il vostro fratello minore non verr qui con voi, non potrete pi venire alla mia presenza.  Quando dunque eravamo ritornati dal tuo servo, mio padre, gli riferimmo le parole del mio signore.  E nostro padre disse: Tornate ad acquistare per noi un po'di viveri.  E noi rispondemmo: Non possiamo ritornare laggi: se c' con noi il nostro fratello minore, andremo; altrimenti, non possiamo essere ammessi alla presenza di quell'uomo senza avere con noi il nostro fratello minore.  Allora il tuo servo, mio padre, ci disse: Voi sapete che due figli mi aveva procreato mia moglie.  Uno part da me e dissi: certo  stato sbranato! Da allora non l'ho pi visto.  Se ora mi porterete via anche questo e gli capitasse una disgrazia, voi fareste scendere con dolore la mia canizie nella tomba.  Ora, quando io arriver dal tuo servo, mio padre, e il giovinetto non sar con noi, mentre la vita dell'uno  legata alla vita dell'altro,  appena egli avr visto che il giovinetto non  con noi, morir e i tuoi servi avranno fatto scendere con dolore negli inferi la canizie del tuo servo, nostro padre.
	 Ma il tuo servo si  reso garante del giovinetto presso mio padre: Se non te lo ricondurr, sar colpevole verso mio padre per tutta la vita.  Ora, lascia che il tuo servo rimanga invece del giovinetto come schiavo del mio signore e il giovinetto torni lass con i suoi fratelli!  Perch, come potrei tornare da mio padre senz'avere con me il giovinetto? Ch'io non veda il male che colpirebbe mio padre!".



	 Allora Giuseppe non pot pi contenersi dinanzi ai circostanti e grid: "Fate uscire tutti dalla mia presenza!". Cos non rest nessuno presso di lui, mentre Giuseppe si faceva conoscere ai suoi fratelli.  Ma diede in un grido di pianto e tutti gli Egiziani lo sentirono e la cosa fu risaputa nella casa del faraone.  Giuseppe disse ai fratelli: "Io sono Giuseppe! Vive ancora mio padre?". Ma i suoi fratelli non potevano rispondergli, perch atterriti dalla sua presenza.  Allora Giuseppe disse ai fratelli: "Avvicinatevi a me!". Si avvicinarono e disse loro: "Io sono Giuseppe, il vostro fratello, che voi avete venduto per l'Egitto.  Ma ora non vi rattristate e non vi crucciate per avermi venduto quaggi, perch Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita.  Perch gi da due anni vi  la carestia nel paese e ancora per cinque anni non vi sar n aratura n mietitura.  Dio mi ha mandato qui prima di voi, per assicurare a voi la sopravvivenza nel paese e per salvare in voi la vita di molta gente.  Dunque non siete stati voi a mandarmi qui, ma Dio ed Egli mi ha stabilito padre per il faraone, signore su tutta la sua casa e governatore di tutto il paese d'Egitto.  Affrettatevi a salire da mio padre e ditegli: Dice il tuo figlio Giuseppe: Dio mi ha stabilito signore di tutto l'Egitto. Vieni quaggi presso di me e non tardare.  Abiterai nel paese di Gosen e starai vicino a me tu, i tuoi figli e i figli dei tuoi figli, i tuoi greggi e i tuoi armenti e tutti i tuoi averi.  L io ti dar sostentamento, poich la carestia durer ancora cinque anni, e non cadrai nell'indigenza tu, la tua famiglia e quanto possiedi.  Ed ecco, i vostri occhi lo vedono e lo vedono gli occhi di mio fratello Beniamino:  la mia bocca che vi parla!  Riferite a mio padre tutta la gloria che io ho in Egitto e quanto avete visto; affrettatevi a condurre quaggi mio padre".  Allora egli si gett al collo di Beniamino e pianse. Anche Beniamino piangeva stretto al suo collo.  Poi baci tutti i fratelli e pianse stringendoli a s. Dopo, i suoi fratelli si misero a conversare con lui.
	 Intanto nella casa del faraone si era diffusa la voce: "Sono venuti i fratelli di Giuseppe!" e questo fece piacere al faraone e ai suoi ministri.  Allora il faraone disse a Giuseppe: "Di'ai tuoi fratelli: Fate questo: caricate le cavalcature, partite e andate nel paese di Canaan.  Poi prendete vostro padre e le vostre famiglie e venite da me e io vi dar il meglio del paese d'Egitto e mangerete i migliori prodotti della terra.  Quanto a te, da'loro questo comando: Fate questo: prendete con voi dal paese d'Egitto carri per i vostri bambini e le vostre donne, prendete vostro padre e venite.  Non abbiate rincrescimento per la vostra roba, perch il meglio di tutto il paese sar vostro".
	 Cos fecero i figli di Israele. Giuseppe diede loro carri secondo l'ordine del faraone e diede loro una provvista per il viaggio.  Diede a tutti una muta di abiti per ciascuno, ma a Beniamino diede trecento sicli d'argento e cinque mute di abiti.  Allo stesso modo mand al padre dieci asini carichi dei migliori prodotti dell'Egitto e dieci asine cariche di grano, pane e viveri per il viaggio del padre.  Poi conged i fratelli e, mentre partivano, disse loro: "Non litigate durante il viaggio!".
	 Cos essi ritornarono dall'Egitto e arrivarono nel paese di Canaan, dal loro padre Giacobbe  e subito gli riferirono: "Giuseppe  ancora vivo, anzi governa tutto il paese d'Egitto!". Ma il suo cuore rimase freddo, perch non poteva credere loro.  Quando per essi gli riferirono tutte le parole che Giuseppe aveva detto loro ed egli vide i carri che Giuseppe gli aveva mandati per trasportarlo, allora lo spirito del loro padre Giacobbe si rianim.  Israele disse: "Basta! Giuseppe, mio figlio,  vivo. Andr a vederlo prima di morire!".



	 Israele dunque lev le tende con quanto possedeva e arriv a Bersabea, dove offr sacrifici al Dio di suo padre Isacco.  Dio disse a Israele in una visione notturna: "Giacobbe, Giacobbe!". Rispose: "Eccomi!".  Riprese: "Io sono Dio, il Dio di tuo padre. Non temere di scendere in Egitto, perch laggi io far di te un grande popolo.  Io scender con te in Egitto e io certo ti far tornare. Giuseppe ti chiuder gli occhi".
	 Giacobbe si alz da Bersabea e i figli di Israele fecero salire il loro padre Giacobbe, i loro bambini e le loro donne sui carri che il faraone aveva mandati per trasportarlo.  Essi presero il loro bestiame e tutti i beni che avevano acquistati nel paese di Canaan e vennero in Egitto; Giacobbe cio e con lui tutti i suoi discendenti;  i suoi figli e i nipoti, le sue figlie e le nipoti, tutti i suoi discendenti egli condusse con s in Egitto.
	 Questi sono i nomi dei figli d'Israele che entrarono in Egitto: Giacobbe e i suoi figli, il primogenito di Giacobbe, Ruben.  I figli di Ruben: Enoch, Pallu, Chezron e Carmi.  I figli di Simeone: Iemuel, Iamin, Oad, Iachin, Socar e Saul, figlio della Cananea.  I figli di Levi: Gherson, Keat e Merari.  I figli di Giuda: Er, Onan, Sela, Perez e Zerach; ma Er e Onan morirono nel paese di Canaan. Furono figli di Perez: Chezron e Amul.  I figli di ssacar: Tola, Puva, Giobbe e Simron.  I figli di Zbulon: Sered, Elon e Iacleel.  Questi sono i figli che Lia partor a Giacobbe in Paddan-Aram insieme con la figlia Dina; tutti i suoi figli e le sue figlie erano trentatr persone.
	 I figli di Gad: Zifion, Agghi, Suni, Esbon, Eri, Arodi e Areli.  I figli di Aser: Imma, Isva, Isvi, Beria e la loro sorella Serach. I figli di Beria: Eber e Malchiel.  Questi sono i figli di Zilpa, che Lbano aveva dato alla figlia Lia; essa li partor a Giacobbe: sono sedici persone.
	 I figli di Rachele, moglie di Giacobbe: Giuseppe e Beniamino.  A Giuseppe nacquero in Egitto Efraim e Manasse, che gli partor Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di On.  I figli di Beniamino: Bela, Becher e Asbel, Ghera, Naaman, Echi, Ros, Muppim, Uppim e Arde.  Questi sono i figli che Rachele partor a Giacobbe; in tutto sono quattordici persone.
	 I figli di Dan: Usim.  I figli di Nftali: Iacseel, Guni, Ieser e Sillem.  Questi sono i figli di Bila, che Lbano diede alla figlia Rachele, ed essa li partor a Giacobbe; in tutto sette persone.
	 Tutte le persone che entrarono con Giacobbe in Egitto, uscite dai suoi fianchi, senza le mogli dei figli di Giacobbe, sono sessantasei.  I figli che nacquero a Giuseppe in Egitto sono due persone. Tutte le persone della famiglia di Giacobbe, che entrarono in Egitto, sono settanta.
	 Ora egli aveva mandato Giuda avanti a s da Giuseppe, perch questi desse istruzioni in Gosen prima del suo arrivo. Poi arrivarono al paese di Gosen.  Allora Giuseppe fece attaccare il suo carro e sal in Gosen incontro a Israele, suo padre. Appena se lo vide davanti, gli si gett al collo e pianse a lungo stretto al suo collo.  Israele disse a Giuseppe: "Posso anche morire, questa volta, dopo aver visto la tua faccia, perch sei ancora vivo".  Allora Giuseppe disse ai fratelli e alla famiglia del padre: "Vado ad informare il faraone e a dirgli: I miei fratelli e la famiglia di mio padre, che erano nel paese di Canaan, sono venuti da me.  Ora questi uomini sono pastori di greggi, si occupano di bestiame, e hanno condotto i loro greggi, i loro armenti e tutti i loro averi.  Quando dunque il faraone vi chiamer e vi domander: Qual  il vostro mestiere?,  voi risponderete: Gente dedita al bestiame sono stati i tuoi servi, dalla nostra fanciullezza fino ad ora, noi e i nostri padri. Questo perch possiate risiedere nel paese di Gosen". Perch tutti i pastori di greggi sono un abominio per gli Egiziani.



	 Giuseppe and ad informare il faraone dicendogli: "Mio padre e i miei fratelli con i loro greggi e armenti e con tutti i loro averi sono venuti dal paese di Canaan; eccoli nel paese di Gosen".  Intanto prese cinque uomini dal gruppo dei suoi fratelli e li present al faraone.  Il faraone disse ai suoi fratelli: "Qual  il vostro mestiere?". Essi risposero al faraone: "Pastori di greggi sono i tuoi servi, noi e i nostri padri".  Poi dissero al faraone: "Siamo venuti per soggiornare come forestieri nel paese perch non c' pi pascolo per il gregge dei tuoi servi; infatti  grave la carestia nel paese di Canaan. E ora lascia che i tuoi servi risiedano nel paese di Gosen!".
	 Allora il faraone disse a Giuseppe: "Tuo padre e i tuoi fratelli sono dunque venuti da te.  Ebbene, il paese d'Egitto  a tua disposizione: fa'risiedere tuo padre e i tuoi fratelli nella parte migliore del paese. Risiedano pure nel paese di Gosen. Se tu sai che vi sono tra di loro uomini capaci, costituiscili sopra i miei averi in qualit di sovrintendenti al bestiame".  Poi Giuseppe introdusse Giacobbe, suo padre, e lo present al faraone e Giacobbe benedisse il faraone.  Il faraone domand a Giacobbe: "Quanti anni hai?".  Giacobbe rispose al faraone: "Centotrenta di vita errabonda, pochi e tristi sono stati gli anni della mia vita e non hanno raggiunto il numero degli anni dei miei padri, al tempo della loro vita nomade".  Poi Giacobbe benedisse il faraone e si allontan dal faraone.
	 Giuseppe fece risiedere suo padre e i suoi fratelli e diede loro una propriet nel paese d'Egitto, nella parte migliore del paese, nel territorio di Ramses, come aveva comandato il faraone.  Giuseppe diede il sostentamento al padre, ai fratelli e a tutta la famiglia di suo padre, fornendo pane secondo il numero dei bambini.
	 Ora non c'era pane in tutto il paese, perch la carestia era molto grave: il paese d'Egitto e il paese di Canaan languivano per la carestia.  Giuseppe raccolse tutto il denaro che si trovava nel paese d'Egitto e nel paese di Canaan in cambio del grano che essi acquistavano; Giuseppe consegn questo denaro alla casa del faraone.
	 Quando fu esaurito il denaro del paese di Egitto e del paese di Canaan, tutti gli Egiziani vennero da Giuseppe a dire: "Dacci il pane! Perch dovremmo morire sotto i tuoi occhi? Infatti non c' pi denaro".  Rispose Giuseppe: "Cedetemi il vostro bestiame e io vi dar pane in cambio del vostro bestiame, se non c' pi denaro".  Allora condussero a Giuseppe il loro bestiame e Giuseppe diede loro il pane in cambio dei cavalli e delle pecore, dei buoi e degli asini; cos in quell'anno li nutr di pane in cambio di tutto il loro bestiame.
	 Passato quell'anno, vennero a lui l'anno dopo e gli dissero: "Non nascondiamo al mio signore che si  esaurito il denaro e anche il possesso del bestiame  passato al mio signore, non rimane pi a disposizione del mio signore se non il nostro corpo e il nostro terreno.  Perch dovremmo perire sotto i tuoi occhi, noi e la nostra terra? Acquista noi e la nostra terra in cambio di pane e diventeremo servi del faraone noi con la nostra terra; ma dacci di che seminare, cos che possiamo vivere e non morire e il suolo non diventi un deserto!".  Allora Giuseppe acquist per il faraone tutto il terreno dell'Egitto, perch gli Egiziani vendettero ciascuno il proprio campo, tanto infieriva su di loro la carestia. Cos la terra divenne propriet del faraone.  Quanto al popolo, egli lo fece passare nelle citt da un capo all'altro della frontiera egiziana.  Soltanto il terreno dei sacerdoti egli non acquist, perch i sacerdoti avevano un'assegnazione fissa da parte del faraone e si nutrivano dell'assegnazione che il faraone passava loro; per questo non vendettero il loro terreno.
	 Poi Giuseppe disse al popolo: "Vedete, io ho acquistato oggi per il faraone voi e il vostro terreno. Eccovi il seme: seminate il terreno.  Ma quando vi sar il raccolto, voi ne darete un quinto al faraone e quattro parti saranno vostre, per la semina dei campi, per il nutrimento vostro e di quelli di casa vostra e per il nutrimento dei vostri bambini".  Gli risposero: "Ci hai salvato la vita! Ci sia solo concesso di trovar grazia agli occhi del mio signore e saremo servi del faraone!".  Cos Giuseppe fece di questo una legge che vige fino ad oggi sui terreni d'Egitto, per la quale si deve dare la quinta parte al faraone. Soltanto i terreni dei sacerdoti non divennero del faraone.
	 Gli Israeliti intanto si stabilirono nel paese d'Egitto, nel territorio di Gosen, ebbero propriet e furono fecondi e divennero molto numerosi.
	 Giacobbe visse nel paese d'Egitto diciassette anni e gli anni della sua vita furono centoquarantasette.  Quando fu vicino il tempo della sua morte, Israele chiam il figlio Giuseppe e gli disse: "Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, metti la mano sotto la mia coscia e usa con me bont e fedelt: non seppellirmi in Egitto!  Quando io mi sar coricato con i miei padri, portami via dall'Egitto e seppelliscimi nel loro sepolcro". Rispose: "Io agir come hai detto".  Riprese: "Giuramelo!". E glielo giur; allora Israele si prostr sul capezzale del letto.



	 Dopo queste cose, fu riferito a Giuseppe: "Ecco, tuo padre  malato!". Allora egli condusse con s i due figli Manasse ed Efraim.  Fu riferita la cosa a Giacobbe: "Ecco, tuo figlio Giuseppe  venuto da te". Allora Israele raccolse le forze e si mise a sedere sul letto.  Giacobbe disse a Giuseppe: "Dio onnipotente mi apparve a Luz, nel paese di Canaan, e mi benedisse  dicendomi: Ecco, io ti rendo fecondo: ti moltiplicher e ti far diventare un insieme di popoli e dar questo paese alla tua discendenza dopo di te in possesso perenne.  Ora i due figli che ti sono nati nel paese d'Egitto prima del mio arrivo presso di te in Egitto, sono miei: Efraim e Manasse saranno miei come Ruben e Simeone.  Invece i figli che tu avrai generati dopo di essi, saranno tuoi: saranno chiamati con il nome dei loro fratelli nella loro eredit.  Quanto a me, mentre giungevo da Paddan, Rachele, tua madre, mi mor nel paese di Canaan durante il viaggio, quando mancava un tratto di cammino per arrivare a Efrata, e l'ho sepolta l lungo la strada di Efrata, cio Betlemme".  Poi Israele vide i figli di Giuseppe e disse: "Chi sono questi?".  Giuseppe disse al padre: "Sono i figli che Dio mi ha dati qui". Riprese: "Portameli perch io li benedica!".  Ora gli occhi di Israele erano offuscati dalla vecchiaia: non poteva pi distinguere. Giuseppe li avvicin a lui, che li baci e li abbracci.  Israele disse a Giuseppe: "Io non pensavo pi di vedere la tua faccia ed ecco, Dio mi ha concesso di vedere anche la tua prole!".  Allora Giuseppe li ritir dalle sue ginocchia e si prostr con la faccia a terra.  Poi li prese tutti e due, Efraim con la sua destra, alla sinistra di Israele, e Manasse con la sua sinistra, alla destra di Israele, e li avvicin a lui.  Ma Israele stese la mano destra e la pose sul capo di Efraim, che pure era il pi giovane, e la sua sinistra sul capo di Manasse, incrociando le braccia, bench Manasse fosse il primogenito.  E cos benedisse Giuseppe:

	"Il Dio, davanti al quale hanno camminato
	i miei padri Abramo e Isacco,
	il Dio che  stato il mio pastore da quando esisto
	fino ad oggi,
	 l'angelo che mi ha liberato da ogni male,
	benedica questi giovinetti!
	Sia ricordato in essi il mio nome
	e il nome dei miei padri Abramo e Isacco
	e si moltiplichino in gran numero
	in mezzo alla terra!".

	 Giuseppe not che il padre aveva posato la destra sul capo di Efraim e ci gli spiacque. Prese dunque la mano del padre per toglierla dal capo di Efraim e porla sul capo di Manasse.  Disse al padre: "Non cos, padre mio:  questo il primogenito, posa la destra sul suo capo!".  Ma il padre ricus e disse: "Lo so, figlio mio, lo so: anch'egli diventer un popolo, anch'egli sar grande, ma il suo fratello minore sar pi grande di lui e la sua discendenza diventer una moltitudine di nazioni".  E li benedisse in quel giorno:

	"Di voi si servir Israele
	per benedire, dicendo:
	Dio ti renda come Efraim e come Manasse!".

	Cos pose Efraim prima di Manasse.
	 Poi Israele disse a Giuseppe: "Ecco, io sto per morire, ma Dio sar con voi e vi far tornare al paese dei vostri padri.
	 Quanto a me, io do a te, pi che ai tuoi fratelli, un dorso di monte, che io ho conquistato dalle mani degli Amorrei con la spada e l'arco".



	 Quindi Giacobbe chiam i figli e disse: "Radunatevi, perch io vi annunzi quello che vi accadr nei tempi futuri.

	 Radunatevi e ascoltate, figli di Giacobbe,
	ascoltate Israele, vostro padre!

	 Ruben, tu sei il mio primogenito,
	il mio vigore e la primizia della mia virilit,
	esuberante in fierezza ed esuberante in forza!
	 Bollente come l'acqua, tu non avrai preminenza,
	perch hai invaso il talamo di tuo padre
	e hai violato il mio giaciglio su cui eri salito.
	 Simeone e Levi sono fratelli,
	strumenti di violenza sono i loro coltelli.
	 Nel loro conciliabolo non entri l'anima mia,
	al loro convegno non si unisca il mio cuore.
	Perch con ira hanno ucciso gli uomini
	e con passione hanno storpiato i tori.
	 Maledetta la loro ira, perch violenta,
	e la loro collera, perch crudele!
	Io li divider in Giacobbe
	e li disperder in Israele.
	 Giuda, te loderanno i tuoi fratelli;
	la tua mano sar sulla nuca dei tuoi nemici;
	davanti a te si prostreranno i figli di tuo padre.
	 Un giovane leone  Giuda:
	dalla preda, figlio mio, sei tornato;
	si  sdraiato, si  accovacciato come un leone
	e come una leonessa; chi oser farlo alzare?
	 Non sar tolto lo scettro da Giuda
	n il bastone del comando tra i suoi piedi,
	finch verra colui al quale esso appartiene
	e a cui  dovuta l'obbedienza dei popoli.
	 Egli lega alla vite il suo asinello
	e a scelta vite il figlio della sua asina,
	lava nel vino la veste
	e nel sangue dell'uva il manto;
	 lucidi ha gli occhi per il vino
	e bianchi i denti per il latte.
	 Zbulon abiter lungo il lido del mare
	e sar l'approdo delle navi,
	con il fianco rivolto a Sidne.
	 Issacar  un asino robusto,
	accovacciato tra un doppio recinto.
	 Ha visto che il luogo di riposo era bello,
	che il paese era ameno;
	ha piegato il dorso a portar la soma
	ed  stato ridotto ai lavori forzati.
	 Dan giudicher il suo popolo
	come ogni altra trib d'Israele.
	 Sia Dan un serpente sulla strada,
	una vipera cornuta sul sentiero,
	che morde i garretti del cavallo
	e il cavaliere cade all'indietro.
	 Io spero nella tua salvezza, Signore!
	 Gad, assalito da un'orda,
	ne attacca la retroguardia.
	 Aser, il suo pane  pingue:
	egli fornisce delizie da re.
	 Nftali  una cerva slanciata
	che da'bei cerbiatti.
	 Germoglio di ceppo fecondo  Giuseppe;
	germoglio di ceppo fecondo presso una fonte,
	i cui rami si stendono sul muro.
	 Lo hanno esasperato e colpito,
	lo hanno perseguitato i tiratori di frecce.
	 Ma  rimasto intatto il suo arco
	e le sue braccia si muovon veloci
	per le mani del Potente di Giacobbe,
	per il nome del Pastore, Pietra d'Israele.
	 Per il Dio di tuo padre - egli ti aiuti!
	e per il Dio onnipotente - egli ti benedica!
	Con benedizioni del cielo dall'alto,
	benedizioni dell'abisso nel profondo,
	benedizioni delle mammelle e del grembo.
	 Le benedizioni di tuo padre sono superiori
	alle benedizioni dei monti antichi,
	alle attrattive dei colli eterni.
	Vengano sul capo di Giuseppe
	e sulla testa del principe tra i suoi fratelli!
	 Beniamino  un lupo che sbrana:
	al mattino divora la preda
	e alla sera spartisce il bottino.

	 Tutti questi formano le dodici trib d'Israele, questo  ci che disse loro il loro padre, quando li ha benedetti; ognuno egli benedisse con una benedizione particolare.
	 Poi diede loro quest'ordine: "Io sto per essere riunito ai miei antenati: seppellitemi presso i miei padri nella caverna che  nel campo di Efron l'Hittita,  nella caverna che si trova nel campo di Macpela di fronte a Mamre, nel paese di Canaan, quella che Abramo acquist con il campo di Efron l'Hittita come propriet sepolcrale.  L seppellirono Abramo e Sara sua moglie, l seppellirono Isacco e Rebecca sua moglie e l seppellii Lia.  La propriet del campo e della caverna che si trova in esso proveniva dagli Hittiti".
	 Quando Giacobbe ebbe finito di dare questo ordine ai figli, ritrasse i piedi nel letto e spir e fu riunito ai suoi antenati.



	 Allora Giuseppe si gett sulla faccia di suo padre, pianse su di lui e lo baci.  Poi Giuseppe ordin ai suoi medici di imbalsamare suo padre. I medici imbalsamarono Israele  e vi impiegarono quaranta giorni, perch tanti ne occorrono per l'imbalsamazione. Gli Egiziani lo piansero settanta giorni.  Passati i giorni del lutto, Giuseppe parl alla casa del faraone: "Se ho trovato grazia ai vostri occhi, vogliate riferire agli orecchi del faraone queste parole:  Mio padre mi ha fatto giurare: Ecco, io sto per morire: tu devi seppellirmi nel sepolcro che mi sono scavato nel paese di Canaan. Ora, possa io andare a seppellire mio padre e tornare".  Il faraone rispose: "Va'e seppellisci tuo padre com'egli ti ha fatto giurare".  Allora Giuseppe and a seppellire suo padre e con lui andarono tutti i ministri del faraone, gli anziani della sua casa, tutti gli anziani del paese d'Egitto,  tutta la casa di Giuseppe e i suoi fratelli e la casa di suo padre. Soltanto i loro bambini e i loro greggi e i loro armenti essi lasciarono nel paese di Gosen.  Andarono con lui anche i carri da guerra e la cavalleria, cos da formare una carovana imponente.  Quando arrivarono all'Aia di Atad, che  al di l del Giordano, fecero un lamento molto grande e solenne ed egli celebr per suo padre un lutto di sette giorni.  I Cananei che abitavano il paese videro il lutto alla Aia di Atad e dissero: " un lutto grave questo per gli Egiziani". Per questo la si chiam Abel-Mizraim, che si trova al di l del Giordano.  Poi i suoi figli fecero per lui cos come aveva loro comandato.  I suoi figli lo portarono nel paese di Canaan e lo seppellirono nella caverna del campo di Macpela, quel campo che Abramo aveva acquistato, come propriet sepolcrale, da Efron l'Hittita, e che si trova di fronte a Mamre.  Dopo aver sepolto suo padre, Giuseppe torn in Egitto insieme con i suoi fratelli e con quanti erano andati con lui a seppellire suo padre.
	 Ma i fratelli di Giuseppe cominciarono ad aver paura, dato che il loro padre era morto, e dissero: "Chiss se Giuseppe non ci tratter da nemici e non ci render tutto il male che noi gli abbiamo fatto?".  Allora mandarono a dire a Giuseppe: "Tuo padre prima di morire ha dato quest'ordine:  Direte a Giuseppe: Perdona il delitto dei tuoi fratelli e il loro peccato, perch ti hanno fatto del male! Perdona dunque il delitto dei servi del Dio di tuo padre!". Giuseppe pianse quando gli si parl cos.  E i suoi fratelli andarono e si gettarono a terra davanti a lui e dissero: "Eccoci tuoi schiavi!".  Ma Giuseppe disse loro: "Non temete. Sono io forse al posto di Dio?  Se voi avevate pensato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene, per compiere quello che oggi si avvera: far vivere un popolo numeroso.  Dunque non temete, io provveder al sostentamento per voi e per i vostri bambini". Cos li consol e fece loro coraggio.  Ora Giuseppe con la famiglia di suo padre abit in Egitto; Giuseppe visse centodieci anni.  Cos Giuseppe vide i figli di Efraim fino alla terza generazione e anche i figli di Machir, figlio di Manasse, nacquero sulle ginocchia di Giuseppe.  Poi Giuseppe disse ai fratelli: "Io sto per morire, ma Dio verr certo a visitarvi e vi far uscire da questo paese verso il paese ch'egli ha promesso con giuramento ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe".  Giuseppe fece giurare ai figli di Israele cos: "Dio verr certo a visitarvi e allora voi porterete via di qui le mie ossa".
	 Poi Giuseppe mor all'et di centodieci anni; lo imbalsamarono e fu posto in un sarcofago in Egitto.
