EDMOND BERGHEAUD.

LA NOTTE DI SAN BARTOLOMEO.

INTRODUZIONE DI BERNARD MICHAL E FRANCO MASSARA.
Sgozzate, sgozzate: un buon salasso fa bene tanto in agosto che in maggio! Il 24
agosto 1572 sar sempre ricordato come una delle date pi sanguinose della
storia di Francia, con un nome che getter sempre brividi di terrore: la notte
di San Bartolomeo. In quella calda domenica d'estate Parigi sar trasformata in
un immenso macello. Al grido di: Uccidete, uccidete! gli ugonotti verranno
massacrati. Quasi quattromila corpi di uccisi o di annegati galleggeranno sulla
Senna. E' l'episodio pi doloroso della guerra di religione. Sullo sfondo del
dramma: un re debole, Carlo IX, e una reggente astuta e volitiva, Caterina de'
Medici, intenta a maneggiare le fila di tutti gli intrighi e le gelosie di
corte. Ci si pu perfino chiedere se la notte di San Bartolomeo, pi che un
episodio della guerra contro l'eresia, non sia stata piuttosto il risultato
dell'accanita lotta fra le famiglie pi importanti del Regno.
Bernard Michal e Franco Massara.

LA NOTTE DI SAN BARTOLOMEO.
Mai il regno di Francia ebbe un re pi conciliante e arrendevole di Francesco I.
Sovrano che, a dire del Cavalli, dimostrava ampia cultura e ottimo discernimento
(queste le parole dell'ambasciatore della repubblica veneta a Parigi), Francesco
I, figura di punta della dinastia dei Valois, dimostra la stessa passione e nel
reggere le sorti del proprio paese e nell'abbandonarsi ai suoi piaceri
preferiti, dei quali non si mostrava mai sazio. Piaceri intesi in senso lato,
tanto quelli che reca con s la compagnia del gentil sesso, quanto quelli che
dispensa la frequentazione di artisti e letterati. Quest'ultimo lato  forse il
pi singolare nella persona di Francesco. Amava infatti farsi beffe, insieme con
la piccola corte di letterati della quale si circondava, di tutto il bigotto e
bacchettone mondo accademico del tempo, mettendo alla berlina il pedantismo dei
santoni della Sorbona e la... noia mortale del loro insegnamento. Il che si
spiega anche guardando un poco alla genealogia: la madre, Luisa di Savoia, e
ancora di pi sua sorella Margherita, hanno ereditato una vera passione per la
ricerca intellettuale e disprezzano profondamente il composito mondo degli
ipocriti, arrivando addirittura a pregare Dio perch liberi il mondo da quella
peste... La preghiera a Dio non  senza significato. Il richiamo a Lui, pi che
alla Chiesa, dimostra, ne  il riflesso anzi, la crisi in cui pare versare il
cattolicesimo. Se alla Sorbona si  capaci di sottilizzare intere giornate su un
passo delle Sacre Scritture, con discussioni del tutto prive di carit
cristiana, nelle citt e nelle campagne si vede come l'apostolato non sia
divenuto altro che una forma di sinecura, un incarico a vita le cui prebende
sono garantite. Quanto alla vita di coloro che hanno abbracciato il sacerdozio 
meglio... sorvolare; i casi di individui poco onesti e dissoluti non si contano,
con spiacevoli e deleteri riflessi sulla fede, che purtuttavia il popolo
continua a dimostrare.
Spiegabile quindi che vi sia un'esigenza di riforma profondamente sentita.
Questa esigenza  d'altro canto avvertita anche da spiriti illuminati, quali
Lefvre d'taples o il vescovo Brissonnet. Per essi restituire dignit alla
Chiesa di Francia  servire la corona, la quale a sua volta deve essere maestra
di vera fede. E' probabile quindi che una certa riforma vi sarebbe stata,
essendo anche portato ad essa lo spirito, ancorch scettico e vagamente mondano,
di Francesco I.
Ma ecco che, venuta d'oltre Reno, si scatena la tempesta. E' nel 1518 che per la
prima volta la Francia ode parlare di Martin Lutero. Che si sa di lui? Che  un
monaco, professore di teologia a Wittenberg, che si proclama paladino di un'idea
fino ad allora pressoch sconosciuta, il libero arbitrio. Che cosa va dicendo
Lutero? Che la salvezza dell'uomo non passa attraverso la Chiesa, ma che viene
da un dialogo diretto con Dio che ha fatto conoscere la propria volont
attraverso le Sacre Scritture. In che modo quindi la Chiesa potrebbe proclamarsi
superiore alla Bibbia? Da chi mai deriverebbero i poteri che essa si arroga? E
che cosa mai pu giustificare l'autorit papale? Non c' salvezza, sembra dire
Lutero, sotto l'egida della Chiesa; la beatitudine eterna  un affare puramente
personale...
La rivoluzione scatenata da Lutero non mira per a scalzare unicamente il potere
della Chiesa di Roma, dato che se l'uomo ha la libert di rifiutare l'autorit e
il magistero del papa, in che modo allora si pu rifiutargli la possibilit di
contestare (tanto per adottare una parola alla moda) il potere regale nella
misura in cui quest'ultimo afferma di esercitarsi per volont di Dio?
Il re di Spagna, Carlo V, ha capito perfettamente il risvolto politico della
riforma scatenata dal monaco di Wittenberg. Di fronte a un re di Francia, che
egli accusa di condurre una vita dissipata, di frequentare contemporaneamente
osservanti cattolici e miscredenti, Carlo V vuole presentarsi come
l'intransigente difensore della fede di Roma. E lo fa con durezza inaudita:
ardono gi i roghi nei Paesi Bassi, feudo spagnolo, dove la corrente
rinnovatrice ha giovanilmente fatto proseliti entusiasti.
Francesco I, in questo periodo,  lontano; vinto a Pavia nel 1525,  detenuto
prigioniero in Italia. Sua madre, reggente del Regno, inquieta per la febbre che
sembrano provocare le teorie di Lutero, si consulta con i maestri della Sorbona
sulla condotta da tenere. La risposta si pu condensare in una sola parola:
Inquisizione.
L'8 agosto 1523 la riforma ha dunque il suo primo martire: un monaco. Questo
monaco  Jean Vallires, bruciato vivo a Parigi dopo aver subito torture
crudeli, fra le quali l'asportazione della lingua. La facolt di teologia non
lascia quindi alcun dubbio sulla sorte che attende i seguaci delle dottrine
professate da Lutero, dato che giudica le tesi del monaco tedesco empie,
eretiche, scismatiche, blasfeme, perniciose, esecrande... il loro autore deve
essere costretto a una pubblica abiura, i loro adepti devono essere
sterminati...
Ma la riforma sembra guadagnare terreno; dopo aver letteralmente incendiato la
Germania, si  stabilmente insediata in tutta l'Europa del Nord. Anche la
Francia subisce i contraccolpi di questa diffusione, tanto che in pieno concilio
di Sens (31 maggio 1528), riunito per condannare solennemente l'eresia, si
ascoltano delle voci favorevoli alle tesi del monaco tedesco. Tesi che recepite
dal popolo sortiscono strani effetti: a Parigi un giorno si scopre la statua
della Vergine decapitata da ignoti, dato che, secondo gli insegnamenti
wittenberghiani, non si devono venerare gli idoli. Per aver detto che le statue
dei santi sono delle mistificazioni, viene strappata alla prima vittima del
popolo, un marinaio, la lingua. Sospettato di essere un seguace delle nuove
teorie, Berquin, traduttore di Erasmo, viene bruciato vivo; anche Francesco I,
di cui pure era amico, non ha potuto evitargli il supplizio. Il re, avvertendo
allora che la Francia si sta mettendo sulla pericolosissima strada della guerra
di religione, cerca di barcamenarsi attaccando gli estremisti di entrambi i
campi. Ma le posizioni, anzich sfumarsi, si irrigidiscono. Comunit che si
ispirano al verbo luterano fioriscono un po' dappertutto, prendendo tanto pi
vigore quanto pi cresce l'intransigenza da parte cattolica.
Qualunque sia il desiderio di Francesco I e la sua volont di calmare gli animi
 una situazione, questa, nella quale non possono venire usati dei sotterfugi.
Non solamente infatti Francesco  re di un paese cattolico, ma non pu certo
permettere al re di Spagna di presentarsi come il solo paladino
dell'intransigenza cattolica. Il re di Francia incontra quindi papa Clemente
VII, nell'ottobre del 1533, a Marsiglia, dove viene celebrato con fasto inaudito
il matrimonio di Enrico, il secondogenito di Francesco, con un'italiana non
bella ma dalla vivissima intelligenza, Caterina de' Medici; entrambi gli sposi
sono davvero giovanissimi: 14 anni.
Il papa mostra di avere fretta; redige immediatamente una bolla nella quale
ingiunge al sovrano francese di estirpare l'eresia. Il parlamento ordina allora
delle commissioni d'inchiesta sulle attivit di questa setta di luterani. Questi
dal canto loro replicano affiggendo a Parigi e nella provincia dei manifesti in
cui denunciano la pomposa ed orgogliosa messa pontificia, rito idolatra,
snaturato del suo senso reale dai cattolici... La faccenda  davvero seria, dato
che appunto viene messa in causa non solamente l'autorit papale, ma anche
quella regale; non  forse il re che ha ordinato al parlamento di prendere gli
opportuni provvedimenti contro gli eretici? La Chiesa scatena allora una
formidabile repressione: si tortura, si impicca, si squarta, si brucia, si
decapita... Nel gennaio del 1534 trentacinque luterani sono messi al rogo a
Parigi.
Si moltiplicano le misure repressive: tutti coloro che hanno dato asilo ai
luterani sono passibili degli stessi castighi che spettano agli eretici; saranno
ugualmente puniti con la morte quelli che stamperanno o venderanno le opere che
si oppongono alla verit insegnata dalla Chiesa di Roma. In ogni modo la Riforma
non  ancora un fenomeno francese; ha s fatto proseliti fra spiriti illuminati,
ma non ha ancora acceso gli animi, essendo finora soprattutto il riflesso di un
senso di rivolta contro la corruzione del clero e della Chiesa. Ma a soffiare
sul fuoco giunger la parola di Calvino...
Giovanni Calvino,  il suo vero nome, ha venticinque anni quando, dopo un lungo
travaglio interiore, arriva come Lutero, del quale conosce le opere soltanto per
sentito dire, a rimettere in questione gli insegnamenti della teologia ufficiale
allontanandosi cos dalla Chiesa Romana che aveva servito per anni, allorch era
un semplice e povero curato di campagna, pieno di zelo, in Piccardia.
Il dramma, sar infatti un dramma che coinvolger a un tempo le sorti della
Chiesa e quelle della monarchia, si svolge nel novembre del 1533.
Cop, il rettore dell'universit parigina, chiede al suo amico Calvino di
redigergli il discorso che dovr pronunciare per l'inaugurazione dell'anno
accademico. E' un discorso che, ovviamente, non ha la virulenza di quelli di
Lutero, ma in definitiva l'obiettivo  il medesimo; si tratta di opporre al
magistero della Chiesa il libero arbitrio del credente, stabilendo fra questi e
Dio un dialogo diretto e permanente senza la mediazione della gerarchia
ecclesiastica.
Questa, nonostante le velate parole di Cop, non si lascia trarre in inganno;
intuisce perfettamente che  la sua stessa autorit ad essere messa in causa sia
nella sfera spirituale che in quella temporale. Cop e Calvino si vedono dunque
chiamati a comparire di fronte al parlamento di Parigi su citazione della
facolt di teologia. Ben consci della sorte che li attende si danno alla fuga,
il primo in Svizzera, il secondo, restio ad abbandonare la Francia, nel
Saintonge, regione nella quale le nuove idee hanno fatto folgoranti progressi.
Nell'autunno del 1534 anche Calvino, temendo per la propria vita, si risolve ad
abbandonare la Francia e a rifugiarsi in Svizzera, a Basilea. Un anno pi tardi
pubblica l'opera fondamentale della sua vita, L'institution chrtienne. La
lettera-prefazione dell'opera  indirizzata a Francesco I; non si tratta di una
sfida;  piuttosto il grido di un'anima tormentata che intende ancora rispettare
la volont di Cesare, pur restituendo a Dio tutto ci che ritiene di Dio. Al
contrario della dottrina luterana pi teologia che complesso di critiche, quella
calvinista  appunto pi una critica che una teologia.
Critica al lassismo ed alla corruzione della Chiesa Romana. Calvino fa dapprima
un richiamo alle Sacre Scritture, affermando che la dottrina riformata che sta
per esporre non  certo la sua, ma quella che viene dallo studio evangelico.
Segue questa premessa un attacco in piena regola contro i teologi che battezzano
con la parola fede il semplice fatto di sottomettersi ai voleri della Chiesa,
vale a dire alla volont di Roma. Ma quale credito si pu accordare a questi
prelati che predicano cacciando messa, purgatorio e pellegrinaggi in un tale
guazzabuglio, il cui unico fine  quello di conservare la propria posizione e
di... riempirsi la pancia? Parole indubbiamente demagogiche, ma che sortiscono
il loro effetto. La reazione della Chiesa  pari alla sfida che le  stata
lanciata. Sostenuta da Francesco I, la Sorbona esige che i professori e gli
studenti approvino solennemente i venticinque articoli che costituiscono la
confutazione assoluta delle tesi della Riforma. Fra le opere proibite c'
naturalmente quella di Calvino, che verr poi simbolicamente bruciata. Gli
eretici, o supposti tali, sono poi abbandonati alle braccia del carnefice. In
ogni localit di Francia ardono i roghi e si alzano le forche. Nell'anno 1545,
trenta villaggi sono distrutti nella sola Provenza, e ventimila eretici, secondo
cifre dell'epoca, sono messi a morte. Questa repressione sembra sconvolgere
Francesco I, che quando si trover in punto di morte, il 31 marzo 1547,
mormorer: Signore, quanto pesa questa corona che pensavo mi aveste elargito
come un dono!
Uno strano monarca sale allora sul trono di Francia: Enrico II. Questi deve la
corona soltanto al fatto che sono morti i suoi fratelli, Francois, il delfino, e
Carlo, duca d'Orlans. Tenuto come ostaggio dopo la disfatta di Francesco I, suo
padre, a Pavia, ha trascorso quattro anni nelle prigioni spagnole. Le dolcezze
della vita gli sono state fino a quel momento rifiutate. Lo si  sposato a
Caterina de' Medici e mai unione si  rivelata pi singolare. Amer, s, sua
moglie, ma a suo modo o per meglio dire secondo il costume dell'epoca. Passa la
maggior parte del tempo con la sua amante, Diana di Poitiers, ma moltiplica gli
sforzi, d'altra parte con successo, perch sia in ottimi rapporti con Caterina;
singolare sodalizio questo fra le due donne in mezzo alle quali Enrico
svolazzer a suo piacere; e sar proprio per venire incontro ai suoi desideri
che moglie e amante vestiranno entrambe di nero. Il re di Francia ha
ventott'anni; poich Francesco I aveva versato tutto il suo affetto sui due
figli maggiori, Enrico era stato quindi tenuto all'oscuro delle arti di reggere
un paese e di portare in capo una corona. Ma la singolarit di Enrico non sta
soltanto in questo; gracile in apparenza, si rivela provetto tuttavia negli
sport e negli esercizi fisici, quasi a dimostrare che la volont pu compensare
ad usura i magri doni della natura. Qualche volta perde le staffe e grida
battendo violentemente il suolo con il piede: Il re sono io! Cosa che nessuno,
beninteso, osa mettere in dubbio, ben sapendo d'altra parte che per quello che
concerne le sorti dello Stato e la politica meglio  rivolgersi a Diana di
Poitiers oppure consultare l'avveduta Caterina de' Medici.
Uno strano episodio davvero della storia di Francia questa parentesi regale in
cui due donne attraverso un sottile gioco di intrighi e di interessi si
circonderanno di personaggi che faranno precipitare la Francia nella guerra di
religione. Salito sul trono, infatti, Enrico II ha avuto come primo pensiero
quello di restituire tutta l'influenza, che era stata sottratta dal padre
Francesco I, al connestabile Anne de Montmorency, il quale aveva praticamente
retto le sorti della Francia dal 1530 al 1540. Ora, a guisa di riparazione,
Montmorency riceve la nomina di maestro di corte, quella di governatore della
Linguadoca, e numerosi lauti appannaggi che lo ricoprono letteralmente d'oro. Il
nipote, Odet de Chatillon, un maestro sottile della diplomazia, abilit che gli
varr a 25 anni il vescovato di Tolosa, si vede nominato vescovo di Beauvais; un
altro, Gaspard de Coligny, viene nominato colonnello generale della fanteria gi
all'et di ventott'anni...
Ma non  questa ascesa, che ha dell'incredibile, dei membri della casa
Montmorency ad inquietare Diana di Poitier, ma piuttosto la politica che essi
incarnano. Il connestabile, in pratica primo ministro di Enrico II, vuole a
tutti i costi la pace in Europa, vale a dire una perfetta intesa con Carlo V di
Spagna e con la Casa d'Austria, con conseguente lotta contro le eresie e le idee
perturbatrici. Ligio al vecchio sogno di Francesco I,  invece il pensiero di
Diana di Poitiers, la quale stima che non si pu concepire altra politica che
quella di andare contro la superbia spagnola e contro le mire dell'imperatore.
E chi pu essere d'accordo su queste vedute, se non i Guisa? Principi lorenesi,
i Guisa hanno soprattutto badato sempre ad accrescere la propria ricchezza,
compensando cos la modestia del loro lignaggio. Ci serve a spiegare come mai,
in meno di venti anni, il cardinale di Lorena avr la giurisdizione su ben venti
seggi episcopali e innumerevoli abbazie. Alla potenza del denaro si aggiunge poi
quella ottenuta attraverso matrimoni accuratamente studiati. Francesco di Guisa
sposa un'italiana, Anna d'Este, nipote di Luigi XII; si ottiene cosi un diritto
d'opzione sul ducato di Ferrara; Claudio di Guisa sposa la figlia di Diana di
Poitiers; infine la nipote della potente famiglia lorenese, Maria Stuarda, 
fidanzata con il delfino del trono di Francia, Francois. Sotto una forma velata
 un vero e proprio assalto al trono al quale i lorenesi, che si affermano
discendenti diretti dei carolingi, pretendono di avere diritto.
Valois... Lorena... non ci mancano che i Borboni perch il quadro delle
ambizioni risulti completo. Per il momento,  vero, i Borboni vi hanno fatto
magra figura; il giovane Antonio ha sposato Giovanna d'Albret ereditiera del
piccolo regno di Navarra, mentre ii secondogenito, Luigi, principe di Cond, si
 sposato con una nipote di Anne de Montmorency.
Se i Borboni per il momento non nutrono alcun sogno di gloria, i Guisa si vedono
invece di fronte un destino di prim'ordine. Dando nuovamente lustro alla corona
di Francia, sperano infatti di diventare i veri padroni del regno. E questa
gloria, dietro la quale perdono i sogni,  anche la speranza di Diana di
Poitiers.
Di fronte a un re come Enrico II che si cura unicamente di caccia e di donne, la
tenacia e l'ardore dei Guisa paiono alla influente amante senz'altro migliori
della oculata prudenza del Montmorency. Il connestabile si dimostra avverso ad
ogni avventura che rinnovi le ostilit con l'imperatore Carlo V. I Guisa
circondano i figli di una vera e propria cospirazione, il cui fine  quello
d'indurre il re a prendere le armi. La famiglia di Lorena punta abilmente sulla
debolezza del sovrano.
Si formano strane alleanze politiche. In Francia si cacciano come selvaggina
eretici e protestanti, ma si cerca fuori dei confini, parallelamente, l'alleanza
dei principi tedeschi desiderosi di scrollarsi di dosso la tutela di Carlo V. Ma
l'imperatore dal canto suo  preoccupato per l'atteggiamento inglese. I Guisa
hanno spinto le loro mire fin sulla cattolica Scozia, che intendono opporre
all'Inghilterra protestante. Un tempo avevano anche pensato di fare della
sorella Maria di Lorena, all'et di soli sei anni, la reggente di quel regno al
di l della Manica. Non essendo il progetto andato in porto, essi rapiscono
letteralmente Maria Stuarda e la portano in Francia. Furiosi gli Inglesi allora
dichiarano guerra alla Francia, fiduciosi nel sostegno di Carlo V, il quale per
non abbocca, vedendo in questa guerra il vantaggio di tenere lontana dai propri
confini la minaccia francese. Ma nel 1550 Parigi e Londra fanno la pace. Ci
rappresenta un buon affare per Enrico II, che compera Boulogne per
quattrocentomila scudi.
Liberati della minaccia inglese, i Francesi possono allora rivolgersi contro
Carlo V. Metz (dove Francesco di Guisa si copre di gloria andando per primo
all'assalto) Toul e Verdun cadono rapidamente. C' vittoria anche a Renty,
successo che provocher l'odio fra Coligny e il Guisa, ciascuno essendoselo
attribuito di forza. Interpretando gli scacchi subiti come una minaccia del
cielo, indebolito dalla malattia, Carlo V consente alla pace, che viene
stipulata nel 1556. Si tratta di un buon affare per la Francia, che conserva i
tre vescovati di Metz, Toul e Verdun e le terre conquistate al Piemonte.
L'imperatore si ritira in convento e lascia la Spagna nella mani di suo figlio,
Filippo II, marito di Maria Tudor, regina d'Inghilterra, e l'impero a suo
fratello Ferdinando. La Francia  cosi nuovamente in pericolo.
E' questo il motivo per cui la pace dura poco. Alla richiesta del papa segue
l'attacco dei Francesi in Italia contro gli Spagnoli. La faccenda finisce male.
Vinte al di l delle loro frontiere, le truppe di Enrico II vengono anche
battute sul suolo nazionale. Montmorency  fatto prigioniero di fronte a San
Quintino. La stessa sorte accade di l a poco a Coligny. La strada che porta a
Parigi si apre davanti agli Spagnoli. Un vero e proprio panico si impadronisce
allora della capitale, mentre insperatamente Filippo II rifiuta di accogliere le
esortazioni del duca di Savoia, desideroso di schiacciare una volta per tutte la
casa regnante di Francia.
A quali oscuri calcoli obbediva il re di Spagna rifiutando il dono cosi offerto?
Forse le esitazioni di una mente ancor giovane o l'invidia verso un capitano che
si era coperto di gloria? Tre giorni di cammino e siamo a Parigi... tre
giorni... invano il duca di Savoia supplica il sovrano. La risposta  no. Di
fronte all'esitazione dell'avversario si leva allora la figura di una donna che
far cosi il suo ingresso nella storia. Il re di Francia, con il morale a terra
per l'affronto, contempla desolato un quadro di sconfitte e di vigliaccherie.
Il 13 agosto 1557 compare al municipio di Parigi la figura vestita di nero di
Caterina de' Medici. Si sono presi gioco in parecchi del suo modo incredibile di
pronunciare il francese, della sua corporatura grossa dell'aspetto sanguigno,
delle spalle larghe, della complice indulgenza che ha per l'amante di suo
marito, e perfino della sua sterilit che  durata nove anni. Ma chi la
riconoscerebbe oggi? E' vero che si  dimenticato come ella venga dal sangue di
Lorenzo il Magnifico e che nella sua famiglia, se  mancato un esempio di...
virt non  mai mancato il coraggio. E se questo coraggio manca ad Enrico II,
ebbene sar sua moglie a dimostrarlo. Dimostrer di essere davvero la regina di
Francia. Forse che si reca ad implorare i ricchi borghesi della capitale gi ben
disposti ad accogliere favorevolmente gli Spagnoli? No; li investe
letteralmente, costringendoli a versare denaro, ancora denaro per allestire un
nuovo esercito. E solo dopo che avr ottenuto quanto aveva in mente di chiedere,
consentir a versare qualche lacrimuccia come ringraziamento. Sono la regina...
come si poteva immaginare che questa donna, tenutasi sempre in disparte, vivendo
all'ombra di quel re che con il suo comportamento e la sua condiscendenza aveva
dimostrato di amare, avrebbe d'acchito compreso la debolezza profonda dell'uomo
e prese in mano le redini di una pesante eredit come un vacillante trono?
Italiana? Ma Caterina de' Medici, nonostante abbia pi volte sentito la
nostalgia del paese natale, ormai prova una profonda affezione per il paese
d'adozione, quasi un amore carnale. Come non perdonare a questa creatura gli
inevitabili artifici e le femminili astuzie di cui si servi per raggiungere i
suoi scopi?
E la forza, quella contro la quale dovr combattere  l, di fronte a lei,
incarnata in Francesco di Guisa, il quale, avendo strappato nel duro gennaio del
1558 Calais agli Spagnoli, intende vendicare l'umiliazione di San Quintino.
Quattro mesi dopo nuova vittoria a Thionville conquistata a prezzo di duri
sacrifici.
Il re di Francia approfitta forse di questa fortunata circostanza per infliggere
agli Spagnoli un'irrimediabile sconfitta? No, perch  preoccupato della
sconfitta interna, pi che una sconfitta una situazione di marasma in un paese
dove il fuoco della riforma continua ad avvampare: il nipote di Coligny
abbraccia anche lui la fede calvinista, e Antonio di Borbone, re di Navarra,
primo principe di sangue, in piena Parigi, al Pr-aux-Clercs, si  messo alla
testa di un corteo che, sotto gli occhi di una gendarmeria impotente, canta inni
riformisti; un'aperta sfida alla religione cattolica...
Scelta davvero crudele questa per la corona di Francia: deve quindi abbandonare
i suoi sogni di egemonia europea, e in particolare quel miraggio rappresentato
dall'Italia (che aveva tanto sedotto Francesco I) oppure concentrare tutte le
sue forze nello spezzare l'eresia perch la Francia sia ancora la figlia
prediletta della Chiesa? Un vero grido di Enrico II denuncia la sua scelta:
Giuro che se riuscir a mettere un po' d'ordine nelle faccende militari far
scorrere per le strade il sangue della canaglia luterana! Che cosa vuol
significare questo scatto di collera se non che il re (dietro il quale c'
sempre l'ombra di Diana di Poitiers) intende scegliere la pace con la Spagna,
quella pace che i Guisa, i quali mirano al proprio tornaconto, non vogliono?
I negoziati durano sei mesi prima che venga ratificato, il 3 aprile 1559, il
trattato di Cateau-Cambrsis. Se la Francia pu conservare Metz, Toul, Verdun,
se pu tenersi Calais per otto anni (data entro la quale dovr cederla agli
Inglesi o comprarla per la stupefacente somma di cinquecentomila corone) in
compenso deve abbandonare la Savoia, il Piemonte, la Lombardia, la Corsica, la
Bresse e il Bugey, mantenendo tuttavia presidi a Torino e Pinerolo; e in cambio
di duecentomila scudi il connestabile di Montmorency ritrova la libert.
Il trattato solleva non soltanto la collera dei Guisa e di tutta la nobilt, ma
anche quella del popolo del quale si fa portavoce Brantome: In un'ora e con un
tratto di penna, con tre o quattro macchie d'inchiostro, si cancellano e si
sporcano tutte le nostre belle vittorie del passato. Ma al prezzo di questi
gravissimi sacrifici Enrico II pu cos in tutta tranquillit volgere le sue ire
contro gli ugonotti.
Appena in tempo si direbbe: il calvinismo si  diffuso infatti in tutta la
Borgogna, nel Borbonese, nel Nivernais; Jeanne d'Albret ha fatto addirittura
abbattere le chiese nel Barn; in Linguadoca la nuova ventata rinnovatrice ha
trovato adepti entusiasti fra gli antichi seguaci dell'eresia catara; la
fortezza di La Rochelle  passata in blocco al calvinismo e il Poitou, l'Aunis,
la Guyenne, le Saintonge ne sono rimasti profondamente scossi. A che cosa 
dovuto questo sfolgorante successo? Di fronte ad una Chiesa i cui rappresentanti
non sempre dimostrano specchiata virt, la dottrina calvinista offre a coloro
che soffrono sotto il giogo del feudalesimo l'esempio di un rigore morale e di
una vita lontana dalla corruzione. Poi c' il miraggio che offre ai borghesi
delle citt (oberati di tasse e dissanguati dalle guerre) di potere opporsi, in
base allo stesso principio, al potere regale... ma se queste idee avanzano
lentamente in un popolo ottenebrato dall'ignoranza, o in una borghesia ancora
lontana dal voler affermare i propri diritti, hanno per un seguito nella parte
pi evoluta della societ: i nobili. Il libero arbitrio solletica la loro
fantasia, quell'insperata aura di libert li attira, il possibile affrancamento
dalla sottomissione all'autorit regale, garantita sempre da quella papale, d
libero sfogo ad ambizioni troppo a lungo represse: quelle di un'insperata
autonomia.
Se i Guisa sono all'apice del loro potere grazie ai favori da parte della corona
e all'influenza che esercitano a corte, i signori di Navarra e di Cond
aderiscono per converso alla fronda in funzione anti-monarchica e abbracciano la
causa calvinista.
Ecco la chiave per interpretare la strage di San Bartolomeo: la lotta contro le
dottrine venute dalla Svizzera si confonde con quella scatenata dalle grandi
famiglie di Francia...
Come gi aveva fatto Francesco I, anche Enrico II nonostante le sue truculente
affermazioni, si dimostra di fatto restio ad ordinare una caccia all'uomo.
Certamente l'editto di Ecouen, del 5 giugno 1559, non prevedeva altro castigo
per gli eretici che il rogo; ma il parlamento, presieduto da Antoine Fume,
aveva anche dichiarato che non spetta al potere secolare istruire e celebrare un
processo su materia esclusivamente religiosa, stimando che solo un concilio
possa assumersene la legittima giurisdizione. Anne du Bourg, cattolico
intransigente, ma spirito elevato, urla in faccia al re: Non sono dei criminali
coloro che menzionano il re nelle loro preghiere, bens delle persone che hanno
voluto sollevare le sorti di una Chiesa che sta crollando; credete forse che sia
cosa agevole condannare uomini che fra le fiamme invocano il nome di Ges
Cristo?
Il risultato delle mie ricerche  che la dottrina luterana  conforme alle Sacre
Scritture, mentre quella del papa  fondata sulle ragioni umane. Enrico II,
livido sotto queste parole, urla come ossesso: Arrestatelo! Che vengano
arrestati tutti!
E l'indomani, in ossequio all'ordine, vengono infatti arrestati dieci deputati,
i quali saranno immediatamente trasportati alla Bastiglia; ma non ci si 
azzardati a metter le mani su du Bourg. Poi alcuni segni che danno da pensare,
tanto sembrano effettivamente venire da una volont sovrannaturale: il 10 luglio
1559, il giorno stesso in cui dovrebbe entrare in vigore l'editto d'Ecouen, il
re mentre disputa un torneo viene ucciso dalla lancia del capitano della guardia
scozzese Montgomery. Prima di morire Enrico II chiede per il regno di Francia la
protezione di Filippo re di Spagna.
Certo che  triste la sorte del delfino, Francesco II, subito investito del
mantello regale e del fardello di uno stato come la Francia! Francesco II ha
solo quindici anni;  un adolescente malaticcio, gi roso dalla tubercolosi, in
preda ad atroci emicranie, sballottato fra la sensualit ardente di sua moglie,
Maria Stuarda, che lo sfinisce letteralmente con i suoi giochi erotici, e
l'ossequio ferreo verso la volont di sua madre, tanto temuta da fargli iniziare
ogni ordinanza con questa formula: In armonia con i dettami della Regina madre
anch'io rimettendomi al suo consiglio, ordino...
E' forse un sentimento d'impotenza o un antico retaggio degli intrighi
fiorentini? Certo la situazione non  delle migliori; la regina si dimostra
spietata nel reprimere l'eresia; lo stesso du Bourg, nonostante la sua indubbia
fedelt alla Chiesa di Roma, viene bruciato vivo a causa della sua eccessiva
tolleranza.
E' la misura che fa traboccare il vaso; il partito avversario si organizza, si
d un capo; questi  Luigi di Cond che prende il posto del tremebondo Antonio
di Borbone, re di Navarra. Luigi non ha che un'aspirazione: spezzare l'insolente
fortuna che sembrano godere i suoi rivali di Guisa. Di fronte al senso di
impotenza che in Francia sembra cogliere il potere reale a causa dell'insorgere
di mille fazioni avverse fra loro, I'Inghilterra si agita e cospira. Elisabetta
d'Inghilterra, la grande Elisabetta,  soprattutto preoccupata delle possibili
conseguenze derivanti dal matrimonio di Francesco con Maria Stuarda regina di
Scozia. E la Scozia, come si  gi detto,  cattolica...
Un punto non  mai stato chiarito: forse  l'ambasciatore britannico a Parigi,
Throckmorton, alla radice dei complotti d'Amboise?
E' sempre per il Cond che medita di rapire Francesco II, il quale soggiorna al
castello di Blois. La faccenda  affidata a un avventuriero, disposto ad ogni
cosa pur di guadagnare qualche scudo, La Renaudie. La Renaudie ha per un enorme
difetto: chiacchiera; tant' vero che parla del progetto con uno degli avvocati
in relazione con la famiglia di Guisa, d'Avenelles; l'avvocato, appena udito i
propositi dell'avventuriero, ne informa subito il cardinale di Lorena; messa
sull'avviso la corte scatena la reazione e i congiurati di Amboise sono
immediatamente massacrati.
Ed ecco allora finalmente faccia a faccia, senza coperture, i due avversari,
capo l'uno del partito protestante, l'altro di quello cattolico: Cond contro
Guisa... Sotto la minaccia di un'aperta guerra civile Caterina de' Medici
reagisce prontamente, nominando cancelliere Michel de l'Hospital, uno degli
spiriti pi acuti del tempo. Ma nonostante il pronto intervento, cattolici e
protestanti iniziano a massacrarsi vicendevolmente in Provenza e nel Delfinato.
I Guisa, che vogliono restare padroni del campo, esigono sanzioni esemplari
contro il partito avversario. Antonio di Borbone deve la vita a un intervento
personale del re; Cond  invece condannato a morte.
Ma il 5 dicembre 1560, Francesco II muore. L'ora di Caterina de' Medici 
finalmente suonata. Come sembra anche finita l'epoca dell'onnipotenza dei Guisa,
che nessun legame unisce pi al nuovo re Carlo IX, un fanciullino di nove anni,
pi portato verso gli sport che verso gli studi.
Forse per modestia, ma in realt per abilit consumata, Caterina de' Medici non
si fa nominare reggente, ma semplicemente governatore di Francia. Occorre
disarmare i due partiti avversari. Lo fa con una abilit davvero machiavellica?
Diremmo proprio di si. Dopo aver rimproverato ad Antonio di Borbone la sua
mancanza di fedelt alla causa reale, gli accorda la pi alta carica del regno,
quella di luogotenente generale, non senza per avergli fatto firmare un
documento con il quale il Borbone si impegna a rinunciare alla reggenza che,
grazie al suo lignaggio, avrebbe potuto essergli conferita. Colmi di rancore, i
Guisa accettano l'onnipotenza di Caterina. E in realt nessuno  davvero
soddisfatto della soluzione imposta dall'italiana uscita improvvisamente
dall'ombra, e ciascuno pensa alla sua rivalsa in occasione della convocazione
degli Stati Generali, il 10 dicembre 1561...
Caterina de' Medici sembra voler rispettare ad ogni costo la volont del re
defunto, Enrico II. Quando la collera cresceva come una marea, alimentata dalle
interminabili guerre, dalle imposte vessatorie, dall'amministrazione corrotta,
il re aveva bruscamente auspicato: Dobbiamo preoccuparci unicamente del bene
pubblico. Ottemperando alla volont del re defunto Caterina de' Medici mostra
per non solo di tener presente l'interesse generale, ma anche quello di volersi
imporre in funzione mediatrice fra i Guisa e i Navarra.
Il 13 dicembre i rappresentanti del clero, della nobilt e i funzionari pi
elevati dello Stato si riuniscono, compatti, ad Orlans. La suprema abilit di
Caterina consiste nel mettere a presiedere quell'assemblea il re Carlo IX, un
fanciullo dalla replica pronta, dall'aria dolce e grave al tempo stesso, ma dal
corpo cos gracile, debole da suscitare tenerezza.
Ammessa questa abilit, occorre riconoscerne a Caterina un'altra: fa pronunciare
il discorso inaugurale da Michel de l'Hospital, cancelliere e ministro di
Francia, uomo rispettato da ognuno. Questo avergnate dagli austeri costumi deve
una parte della sua fortuna ai Guisa. Ma significa conoscerlo ben male se si
pensa che, una volta pervenuto a quella carica, voglia dimostrarsi ligio ai loro
voleri. La sua arringa  un'abile distribuzione di responsabilit. Condanna
l'individualismo dei fanatici del verbo tedesco con il semplice porre una
domanda che suona press'a poco cosi: Che cosa diventerebbe la religione se
ciascuno fosse libero di agire a suo piacere senza attendere la decisione di un
libero e santo concilio?
Poi si sofferma a trattare della diatriba fra i cattolici e i loro nemici,
badando in particolare a mettere in luce l'aspetto negativo degli eccessi ai
quali i cattolici si sono abbandonati. Il coltello, dice, vale poco contro lo
spirito, e le sole armi suscettibili di vincere i discepoli di Calvino sono la
carit, la preghiera e la parola di Dio. Poi ecco delle parole dure contro i
Navarra e i Guisa: non bisogna confondere le persone animate da una fede sincera
con coloro i quali, sotto il pretesto di difendere la posizione religiosa, in
realt mirano unicamente a soddisfare il loro orgoglio e la loro avidit;
pensiamo soprattutto che la Francia solo per questo fatto ha avuto mille morti!
La serenit del discorso, l'appello alla tolleranza (il primo che sia stato
formulato in maniera cos esplicita) lascia indifferenti le fazioni rivali o
arriva addirittura ad esaltarne il reciproco odio. Questo nonostante che
Caterina, con la consueta abilit per l'intrigo... complicato (non le aveva
forse predetto un astrologo un'esistenza piena di dolori, d'agitazioni, di
tempeste?) cerchi di barcamenarsi fra cattolici e protestanti. Ella ha visto una
minaccia politica nella creazione, nell'aprile del 1561, del cosiddetto
triumvirato cattolico che riuniva, sotto il pretesto di salvare la vera fede, il
connestabile di Montmorency, il maresciallo di Saint-Andr e il duca di Guisa.
In effetti era una vera e propria cospirazione di tre grossissime ambizioni. Per
opporsi a loro tre, Caterina volge subito l'occhio sui protestanti. Questi
ottengono garanzie concrete per la celebrazione del loro culto. L'ammiraglio di
Coligny, nipote del cattolicissimo Montmorency e capo indiscusso di una delle
pi grandi case di Francia, gli Chatillon, guadagna sempre maggiore influenza. I
discepoli di Calvino sono apertamente ammessi nei castelli reali di
Saint-Germain o di Fontainebleau. La collera dei Guisa giunge all'acme, vedendo
il favore di cui sembrano godere gli ugonotti.
Un dramma di famiglia va ad aggravare la disputa fra cattolici e calvinisti.
Caterina de' Medici non ha mai celato di avere una spiccata preferenza per il
duca d'Anjou, fratello del re; mentre quest'ultimo  un malato perpetuo, il
primo scoppia di salute; di fronte alla timidezza accentuata dalla balbuzie del
re, c' la superba sicurezza dell'Anjou. Sentendosi virtualmente abbandonato,
Carlo IX cerca pi un confidente che un consigliere e lo trova in Coligny. Non
ci vuole di pi perch la de' Medici nutra un odio mortale verso colui che osa
frapporsi fra lei e il re e soprattutto preferire il re a suo fratello.
Qualunque siano per i suoi sentimenti e i suoi timori, Caterina conserva
tuttavia la testa abbastanza fredda per tentare di trovare un compromesso fra le
fazioni rivali. Le due parti avverse si ritrovano comunque a faccia a faccia
all'assemblea di Poissy, nell'agosto del 1561. Il tentativo di un accordo
sortisce effetti deplorevoli; i principali oratori, il cardinale di Lorena per i
cattolici e Thodore de Bze per i protestanti, arrivano alle ingiurie,
rivelando ciascuno un odio inestinguibile nei confronti dell'avversario.
Il triumvirato cattolico non esita quindi a fare appello a Filippo II di Spagna
per minacciare Caterina de' Medici, che non si decide ad appoggiare apertamente
il partito della vera fede. I Guisa e i loro amici sono tanto pi risoluti a
finirla con l'eresia considerato il fatto che essa si  infiltrata oramai in
tutta la Francia e che il partito calvinista riceve dichiarati appoggi
dall'Inghilterra. Forse che gli Inglesi si apprestano ad arbitrare a loro
profitto la diatriba con il rischio di dividere la Francia in due? Non
desiderando spezzare il partito cattolico, sperando di riuscire a moderare la
montata calvinista, Caterina de' Medici fa di tutto per sforzarli a coesistere.
Il 7 gennaio 1562 Carlo IX firma un editto di tolleranza: la libera celebrazione
del culto riformato  permessa in tutto il paese, all'infuori di alcune
localit; i calvinisti possono adunarsi fuori mura per le loro preghiere e gli
altri atti religiosi. Con ci viene praticamente legalizzata l'esistenza di due
Chiese cristiane. Questo editto avrebbe anche probabilmente apportato la pace
fra cattolici e protestanti, se entrambi l'avessero considerato come atto di
saggezza e di ragionevolezza.
Ma i primi vi vedevano semplicemente un tradimento, i secondi un anticipo delle
vittorie future, a cominciare dalla conversione del re. Il clima era dunque cos
arroventato che un'esplosione violenta del dramma risultava inevitabile, tanto
pi che il parlamento rifiuta di considerare valido l'editto e lo dichiara anzi
nullo. Ed ecco allora entrare in scena Filippo II;  un vero e proprio ultimatum
che viene inviato di fatto alla reggente: o Caterina rinuncia a dare
cittadinanza alla religione riformata o le truppe spagnole verranno in soccorso
di quelle cattoliche. Caterina si destreggia separandosi da Coligny... E' la
volta allora dei protestanti a sollevarsi: venticinquemila uomini guidati dal
Cond invadono Parigi, esigendo il rispetto dell'editto di tolleranza. Che fare?
Caterina cerca di sfuggire alla morsa con un'ultima manovra; dopo aver
solennemente dichiarato la propria fede cattolica chiede al parlamento di
ratificare l'editto. Si tratta di un'astuzia e il parlamento l'accetta come
tale; ratifica l'editto, ma senza specificare che il trattato si riferisce ai
calvinisti...
Il 1 marzo 1562, la tempesta si scatena. Quel giorno il duca di Guisa,
recandosi con suo fratello da Joinville a Parigi, sosta a Wassy per ascoltare la
messa. Ode che i riformati stanno celebrando il loro culto mentre dovrebbero
farlo, secondo l'editto, fuori delle mura cittadine. Guisa manda allora qualche
soldato per far cessare la cerimonia.
Gli spiriti si riscaldano, i calvinisti si barricano nella casupola che serve
loro da tempio. Accorre il Guisa in persona;  accolto da un nutrito lancio di
sassi. Folle di rabbia, ordina ai soldati di andare all'assalto; risultato:
sessanta ugonotti massacrati, duecentocinquanta feriti. Un inconveniente davvero
spiacevole, commenta il Guisa.
Questo dramma, la cui portata reale non sfugge a Caterina de' Medici, la riempie
d'orrore. Lascia in tutta fretta Parigi e si rifugia a Fontainebleau, chiedendo
al principe di Cond di accorrere in suo aiuto per salvaguardare la vita dei
fanciulli e della loro madre. Una testa politica pi solida di quella del
Borbone avrebbe immediatamente capito la portata dell'appello. Senza colpo
ferire, il rappresentante maggiore del calvinismo avrebbe ottenuto di diventare
il protettore ufficiale del regno. Ma Cond tergiversa, poi arriva a
Fontainebleau con cento cavalieri appena e si ritira quando ritiene che il
pericolo sia passato. Non ci vuole altro per i Guisa, i quali ragionano con ben
altra testa e approfittano della situazione per installarsi saldamente a
palazzo, convinti che il partito cattolico d'ora in avanti governer la Francia,
una Francia che precipita in quella che Michelet chiamer la prima San
Bartolomeo. I preti chiedono a gran voce il massacro degli eretici, questi
urlano di voler sterminare i papisti. Il 12 aprile, Sens  teatro di un vero
massacro. Dei cattolici riunitisi per un pellegrinaggio si gettano all'assalto
di un tempio, sgozzano i fedeli e gettano i loro cadaveri nello Yonne. Alcuni
monaci dell'abbazia di San Giovanni, sospettati di essere troppo acquiescenti
nei confronti della riforma vengono massacrati. Impiccagioni e forzati
annegamenti si succedono a Moulin, Tours, Angers, Parigi. I cattolici si sentono
incoraggiati da un editto emesso dal parlamento il 13 luglio 1562: Tutti i
contadini e gli abitanti di tutte le citt, villaggi e borgate sono autorizzati
a prendere le armi contro gli ugonotti, senza che possano per questo fatto
essere a loro volta perseguiti, deferiti al tribunale o essere esposti ai rigori
della giustizia. Un proclama davvero incredibile.
Alla violenza gli ugonotti rispondono con la violenza. Non soltanto reagiscono
brutalmente, ma si abbandonano ad atti di vandalismo come la distruzione di
chiese, la rottura di crocifissi, vestendo anche i paramenti sacerdotali in
grottesche parodie delle processioni... Angers, Tours, Blois, Bourges, Lyon,
Poitiers, la stessa Orlans vivono giorni orrendi all'insegna del delitto e del
saccheggio. Colpito da tanti orrori, avvertendo che questa  pi che una guerra
civile, Coligny esita ancora a mettersi alla testa dei calvinisti, finch un
giorno verr aspramente rimproverato da sua moglie: Vi intimo in nome di Dio di
non ingannarci pi o io stessa sar costretta a testimoniare contro di voi di
fronte al tribunale divino! Ma sia da una parte sia dall'altra ci si sente poco
disposti a sostenere un combattimento di lunga durata. Allora il triumvirato si
rivolge alla cattolicissima Spagna e gli ugonotti dal canto loro supplicano gli
Inglesi di venire loro in aiuto. Elisabetta accetta ma a una condizione: invier
centomila armati e centomila corone, ma le si restituir in cambio Calais e
godr dell'uso del porto di Le Havre; Elisabetta spinge anche le sue mire su
Rouen e su Dieppe.
Nonostante il furore che li anima, molti ugonotti trovano questo baratto
piuttosto pesante; molti notabili abbandonano l'esercito, ma nonostante ci
Coligny accetta ugualmente e si dichiara pronto a cedere anche Le Havre.
Caterina allora non esita pi. Raccoglie le sue truppe e chiede aiuto alla
Spagna, al Papa, al duca di Savoia. L'esercito, comandato da Antonio di Borbone,
dal maresciallo di Saint-Andr e dal duca di Guisa, riceve un congruo appoggio
di mercenari tedeschi e svizzeri. La guerra  alle porte del regno di Francia.
L'esercito reale marcia dritto sulla Normandia con il proposito d'impadronirsi
di Rouen difesa dall'ugonotto Montgomery. Nel frattempo sono state conquistate
Poitiers, il 31 maggio 1562, e, pi tardi, Bourges. Si cinge d'assedio il forte
di Sainte-Catherine, chiave della difesa di Rouen. Caterina de' Medici 
presente fra i soldati, esalta il loro coraggio, conforta gli spiriti deboli.
Eccola come la descrive Brantome: Veniva ogni giorno per vedere a che punto era
giunta la battaglia, ispezionando le batterie, inerpicandosi per i camminamenti
malagevoli; cannonate e pallottole piovevano attorno a lei senza che se ne
curasse minimamente...
Il 6 ottobre, dopo un combattimento violentissimo, la fortezza cede le armi:
Rouen sembra cosi sul punto di essere conquistata. Ma ecco che i due comandanti
l'esercito, il luogotenente generale Antonio di Borbone e il duca di Guisa.
vengono feriti in maniera piuttosto grave. Solo il connestabile del regno, il
maresciallo di Saint-Andr,  risparmiato dalle archibugiate degli ugonotti.
Caterina de' Medici ha un momento di debolezza: privata dei suoi migliori
capitani propone agli abitanti di Rouen una resa che ella ritiene onorevole;
tutti i combattenti godranno dell'amnistia e la libert di coscienza dei
protestanti sar rispettata. Queste offerte vengono rifiutate. E' allora
l'assalto, il 26 settembre. Pazzi di furore e di odio i cattolici espugnano la
citt, e per tre giorni interi saccheggeranno e uccideranno; un inferno di
incendi, stupri, assassinii...
Prima di morire, il 17 novembre, Antonio di Borbone conosce una ben misera
gioia; si fa trasportare sulla barella in mezzo a quel carnaio che  diventata
la citt, improvvisamente silenziosa, mentre ancora si leva verso il cielo il
fumo di qualche incendio... Ma ecco che, proveniente dalla Loira, un esercito
protestante si dirige verso la Normandia, dove spera di unirsi con le truppe che
sbarcheranno dall'Inghilterra. Per tagliar loro la strada i cattolici
affronteranno questo nuovo pericolo, il 19 dicembre 1562, davanti a Dreux. Un
combattimento che dura l'intera giornata, tanto la vittoria sembra incerta e per
l'una e per l'altra parte. Alla fine saranno le truppe di Caterina a vincere; il
capo degli ugonotti, Cond,  fatto prigioniero; da parte cattolica il
maresciallo di Saint-Andr  stato ucciso, il connestabile di Montmorency
catturato.
Cos, per uno strano capriccio della sorte, rimangono di fronte il Guisa e
Coligny. Guisa considera la battaglia appena svoltasi come un mezzo successo;
vero uomo d'arme ha un solo desiderio; sbaragliare una volta per tutte le truppe
protestanti. E che fare se non tagliare ogni possibilit che giungano rinforzi
dal sud della Loira?
Il 15 febbraio 1563 attraversa il fiume all'altezza di Beaugency, isolando cos
Orlans di cui stabilisce l'assedio per il 17 o il 18 . Ma il giorno 16, mentre
accompagnato da un solo soldato cammina a cavallo per un sentiero, viene colpito
da tre palle di moschettone: muore una settimana dopo.
Francesco di Guisa  stato colpito da un ugonotto di Saintonge, Poltrot de Mr,
che sperava di dare la vittoria alla propria fazione uccidendo il capo del
partito cattolico. Sotto tortura confessa che l'ordine gli  stato dato da
Coligny, Bze e Soubise.
L'avvenimento  tuttavia davvero imprevisto, tant' che Coligny esulta: Questa
morte  il pi grande dono fatto a questo regno, alla chiesa di Dio e in
particolare a me ed alla mia casata! Ma a chi gli chiede se sia stato veramente
lui l'ispiratore di questo colpo gobbo risponde con alterigia: Non ho cer                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 tardi far queste singolari confidenze: I Guisa avrebbero
voluto regnare loro; li ho ammoniti di fronte ad Orlans! oppure: Ecco l'opera
di Dio; quelli che volevano distruggermi sono morti.
Mentre la famiglia Guisa non aspetta che il momento di vendicarsi degli
ugonotti, Caterina sente dunque di avere finalmente le mani libere. La Francia,
inondata di sangue, quasi ridotta in rovina chiede soltanto la pace. La
situazione  in effetti addirittura tragica: gli Inglesi occupano la Normandia
saccheggiata gi dalle truppe di Coligny; Rouen non  stata conquistata e soffre
sotto il giogo delle truppe di Caterina; i protestanti sono poi praticamente
padroni della Linguadoca, del Delfinato, della Guyenne e di una larga parte
della regione di Lione. Lunghe e tortuose trattative vengono quindi intraprese
avendo come intermediari i due prigionieri, Cond prigioniero dei cattolici e il
connestabile prigioniero dei protestanti. I negoziati sfociano nella carta di
Amboise, del 19 marzo 1563. Sono per gli ugonotti ad aver fatto le maggiori
concessioni; la loro libert di coscienza viene s riconfermata ma in pratica la
celebrazione dei riti  soggetta a molte restrizioni; alcune regioni sono poi
letteralmente proibite al culto, come nel caso di Parigi e del suo circondario.
Ma c' di pi: se l'editto si mostra relativamente tollerante verso i nobili, ha
per la mano pesante nei confronti della borghesia e dei contadini. Nonostante
tutto, insomma, la nobilt ha conservato i suoi privilegi. Cond  quindi
attaccato violentemente dai suoi correligionari per aver firmato un trattato
considerato infamante. Coligny dal canto suo deplora anche lui che cos piccola
sia la parte riservata a Dio. Calvino a sua volta esplode addirittura,
denunciando un principe che  un miserabile e che per vanit ha tradito Dio...
Ma per il momento la prima guerra di religione sembra esser finita.
Rimane adesso da risolvere un problema, quello degli Inglesi. Pi che un
combattimento  la sfida fra due regine. Elisabetta d'Inghilterra intende
restituire Le Havre soltanto se le si render Calais. Si tenta di negoziare, ma
senza alcun frutto. Caterina de' Medici riesce a suscitare un'ondata di
nazionalismo unanime contro lo straniero. Uno stesso esercito riunisce infatti
cattolici e protestanti; Cond, ironia della sorte, cavalca a fianco a fianco
del suo nemico di ieri, il connestabile di Montmorency. Il 30 luglio 1563 gli
Inglesi vengono cacciati da Le Havre; il 12 aprile 1564 il trattato di Troyes
restituisce finalmente Calais al regno di Francia. Ironia o abilit, il re Carlo
IX accorda alla regina Elisabetta centoventimila corone a titolo di onest e
cortesia.
Vittoriosa, Caterina de' Medici decide allora di restaurare in tutta la sua
pienezza un potere reale che si  dimostrato pi volte vacillante. Il 17 agosto
1563 Caterina fa emancipare Carlo IX. Il re non ha che quattordici anni, ma
sembra tuttavia essere compreso del suo nuovo ruolo; ispirato evidentemente da
sua madre si rivolge al parlamento di Rouen: Avendo raggiunto la maggiore et
non desidero pi che si ripetano quelle manifestazioni di disobbedienza che
finora si sono avute da quando sono cominciati i disordini... Coloro i quali si
opporranno all'editto di pacificazione saranno castigati come ribelli e ogni
intelligenza esterna con principi nemici o amici  severamente proibita a tutti,
potenti e no, perfino a mio fratello.
Ma ecco che ancora una volta il parlamento di Parigi manifesta il suo dissenso e
si rifiuta di ratificare tanto la dichiarazione di maggiorit del re, quanto
l'editto di Amboise. Allora Carlo IX passa alle minacce. Adesso che ho raggiunto
la maggiore et desidero che voi vi limitiate a ben amministrare la giustizia
nei riguardi dei miei sudditi. I re miei predecessori infatti vi hanno messo nel
posto che ora occupate soltanto per assolvere a questo compito e non per
diventare protettori n tutori del reame n conservatori della citt di Parigi.
Siete stati voi a voler far credere finora di essere legittimamente investiti di
queste prerogative.
Protestanti e cattolici riconciliati, almeno in apparenza, gli Inglesi cacciati
fuori delle frontiere del regno, il parlamento di Parigi virtualmente
annientato, Caterina de' Medici pu ora pensare a nuove imprese, ad architettare
nuovi matrimoni. Caterina vuole dar moglie al suo secondo figlio, Enrico, il
duca d'Anjou, ma  evidente che dovr agire in modo da fargli avere un regno.
Ora, Dona Juana, sorella di Filippo II di Spagna,  vedova; perch dunque non
potrebbe sposare il principe francese, anche se quest'ultimo non ha che tredici
anni? Ma il re di Spagna pone una condizione: che la Francia stermini prima gli
eretici che fioriscono entro i suoi confini. A quello che considera come un vero
ricatto, Caterina risponde con una minaccia: dar in moglie a Enrico II
Elisabetta d'Inghilterra. Ora Filippo II vive nel timore di un'alleanza
franco-inglese. Accetta dunque di avviare le trattative per questo matrimonio
progettato dall'italiana. Ed  a Bayonne che Caterina de' Medici incontra il
plenipotenziario spagnolo, il duca d'Alba, il pi accanito avversario degli
eretici. Come pu essere possibile un accordo, quando il duca consiglia alla sua
interlocutrice di uccidere a tradimento i capi calvinisti, di eliminare i loro
fedeli e di allontanare il troppo tollerante cancelliere Michel de l'Hospital?
Tutto ci che pu promettere Caterina  di porre rimedio ai problemi religiosi.
Ma le condizioni poste dal duca d'Alba vengono misteriosamente propagate; gli
ugonotti francesi vanno ripetendo che si vuole il loro sterminio e queste voci
trovano conferma nelle denunce che il papa pubblicamente fa di Caterina come di
persona troppo compiacente nei confronti dell'eresia.
Questi timori favoriscono, dunque i disegni dei capi protestanti, che non hanno
mai accettato se non in apparenza l'editto di Amboise. Non appena i Paesi Bassi,
dove come abbiamo gi detto esiste una forte maggioranza calvinista, si
sollevano contro gli occupanti Spagnoli, il duca d'Alba viene incaricato della
repressione.
Il duca d'Alba chiede quindi il permesso di transito attraverso la Francia.
Caterina, che non ha certo dimenticato lo scacco subito a Bayonne, rifiuta. Il
partito protestante esulta; ecco che si ricomincia la guerra contro la Spagna,
intrattabile paladina del cattolicesimo... E invece no, dato che la madre del re
di Francia vuole soltanto la pace. Essa rimprovera aspramente Cond che  venuto
a chiederle il comando delle truppe e lo affida invece al duca d'Anjou. Il
Cond, fuori della grazia di Dio per la rabbia, lascia la corte il giorno 11
luglio 1566, per rimettersi a capo delle truppe protestanti.
Straordinaria Caterina de' Medici. Rotta a ogni intrigo, abilissima nello
sciogliere e intrecciare cospirazioni, non d tuttavia credito alle voci di
complotto nei suoi confronti, anche se le vengono continuamente riferite dagli
agenti segreti di cui ha disseminato la Francia. Il partito protestante, stando
alle voci, starebbe per rapire l'intera famiglia reale per obbligarla a fare del
paese un regno che, ripudiato il cattolicesimo, passi ufficialmente nel campo
protestante.
Informato anche lui dei progetti del principe di Cond e dei suoi partigiani,
Michel de l'Hospital alza le spalle, affermando che coloro i quali seminano tali
voci commettono un crimine contro lo Stato. Siamo cos giunti al settembre del
1567. La corte soggiorna al castello di Moceaux abbandonandosi ai giochi e al
riposo. Ma la prospettiva, una vera minaccia, di un rapimento si fa sempre pi
insidiosa e prende sempre pi credito, tanto che Caterina decide di rinchiudersi
con la corte nelle solide mura di Meaux, chiamando nel contempo seimila
mercenari svizzeri per poter raggiungere sotto la loro protezione la citt di
Parigi.
Il giorno 28 gli ugonotti gettano la maschera e occupano cinquanta localit.
Alla testa dei suoi cavalieri Cond caracolla sotto le mura di Meaux... Ma come
per miracolo arrivano gli Svizzeri e sotto la loro protezione la corte ritorna a
Parigi, mentre Cond, adesso in condizioni di inferiorit, non pu passare
all'attacco. Il complotto  andato in fumo.
N il re n Caterina perdoneranno mai a Cond di averli fatti camminare pi alla
svelta. La madre di Carlo IX se la prende con Michel de l'Hospital: Siete stato
voi, esclama, con le vostre parole di giustizia e di tolleranza a cacciarci in
questa situazione... Eppure si cerca ancora la via delle trattative, ma senza
troppe illusioni. Due antagonisti sono ora irrevocabilmente di fronte: il potere
regio e la forza protestante.
I disordini ricominciano. A Nimes, il giorno di San Michele, gli ugonotti
gettano centocinquanta cattolici in un pozzo. Il connestabile de Montmorency
vuole allora finirla; il 10 novembre 1567 obbliga i protestanti al combattimento
nella piana di Saint-Denis. I protestanti sono sconfitti, ma Montmorency viene
ucciso. Caterina de' Medici dice allora queste parole a guisa di orazione
funebre: Te, o Dio, due volte ringrazio; la prima perch il connestabile ha
vendicato il re sconfiggendo i suoi nemici, la seconda perch i nemici del re lo
hanno sbarazzato del suo connestabile. E tuttavia n Cond n Coligny si
ritengono irrimediabilmente vinti. Il 16 gennaio 1568 congiungono i loro
eserciti con diecimila uomini inviati dall'elettore palatino Federico III; il
congiungimento avviene a sud di Montereau. Inoltre le truppe protestanti
ricevono ancora rinforzi dal centro del paese e dal sud-ovest. Infine l'esercito
avversario di Caterina si prepara a sferrare l'attacco a Parigi. Ma
improvvisamente manca il denaro e i mercenari disertano. Elisabetta
d'Inghilterra moltiplica gli incoraggiamenti, ma non i sussidi. Molti signori
feudali esitano a schierarsi apertamente contro il potere reale.
Tanto che, suo malgrado, Cond  costretto a firmare, il 23 marzo 1568, la pace
di Longjumeau, la cosiddetta pace incerta. E' un accordo dovuto alla
impossibilit di continuare la lotta, quindi un accordo traballante, che non fa
che ripristinare nella sua integrit l'editto di Amboise. D'altro canto il re
accetta di pagare i mercenari di Cond, ma a condizione che ritornino nei loro
paesi. In effetti non cambia proprio nulla. La Chiesa si dimostra sempre pi
ostile nei riguardi dei calvinisti; in ogni parte fioriscono le cosiddette
confraternite destinate a farsi paladine del cattolicesimo pi intransigente e
del potere reale. Dal canto loro gli ugonotti rifiutano d'abbandonare la
piazzaforte di La Rochelle, da cui partono le navi corsare che, assalendo i
velieri di Filippo II, rimpinguano le casse del Cond.
Fino a quel momento Caterina de Medici si ' sforzata di mantenere un certo
equilibrio, davvero sospeso ad un filo, fra protestantesimo e cattolicesimo, sia
facendo leva sulla rivalit fra seguaci dell'uno e dell'altro campo, sia fidando
nei vari tentativi di riconciliazione. Ha perfino puntato sugli ugonotti per
sbarazzarsi della coalizione dei Guisa e per indebolire la posizione della sua
nemica ereditaria, la Spagna. Ma dopo la faccenda di Meaux, Caterina cambia
completamente parere. La Francia deve ritornare nel seno della Chiesa di Roma,
come chiede d'altra parte il nuovo pontefice Pio V; l'Italiana  incline quindi
a combattere l'eresia appoggiandosi, come la Chiesa, su quella falange di tenaci
avversari del calvinismo che sono i gesuiti.
E' questo il sotterraneo motivo del progetto che accarezza Caterina: fare del
duca d'Anjou, il figlio prediletto, il capo del partito cattolico, un partito
consacrato anima e corpo alla causa della monarchia. Michel de l'Hospital,
simbolo della tolleranza, viene messo da parte; il cardinale di Lorena, capo
della potente casa di Guisa, entra nel consiglio della corona; vi entrano anche
Gonzaga, Nevers, Gondi, Birague che le origini italiane sembrano aver votato a
destreggiarsi con maggiore abilit fra i complicati intrighi di corte.
Il 10 maggio 1568 un consiglio segreto decide che la guerra  oramai la sola
forma di risposta alle provocazioni protestanti. Le ostilit hanno inizio con un
incidente veramente rocambolesco: Caterina de' Medici vuole fare rapire Cond e
Coligny, che temendo per la loro vita si sono rifugiati nel castello di Noyers
nel Morvan. Ma il generale incaricato dell'operazione, Tavannes,  legato ancora
al vecchio codice della cavalleria. Disapprovando il tradimento, lascia ai due
capi protestanti il tempo di fuggire altrove, poi distrugge il castello. Cond e
Coligny raggiungono La Rochelle dove sono attesi da Jeanne d'Albret e da suo
figlio Enrico. Naturalmente i due non son venuti con le mani vuote; hanno
portato con s denaro e soldati. E Jeanne d'Albret diverr a un tempo l'anima e
la testa del partito ugonotto.
Dovunque intanto la spirale della violenza cresce: atti di brigantaggio e
crimini non si contano pi e al marasma interno si aggiunge la minaccia della
presenza di una flotta straniera, quella inglese, che incrocia al largo delle
coste atlantiche, mentre in Germania i principi tedeschi non fan mistero della
loro simpatia per i calvinisti.
Caterina de' Medici risponde allora con una sfida: viene proibito il culto
riformato e i pastori calvinisti sono cacciati dal paese. Ma non rientrerebbe
nel carattere di Caterina fare affidamento unicamente sul partito cattolico. La
reggente, di fatto ma non di nome, teme l'influenza e il potere dei Guisa quasi
quanto ne sollecita l'aiuto. Il giovane capo della casa, Enrico, reclama a nome
di suo padre, morto assassinato, il comando dell'esercito.
Caterina, ancora una volta, rifiuta e fa di suo figlio, il duca d'Anjou, a soli
diciassette anni, il luogotenente generale. Le truppe cattoliche e protestanti
si sfidano, seminando terra bruciata al loro passaggio. Gli ugonotti subiscono
una seria disfatta a Jarnac dove il giovanissimo duca si copre di gloria. Caduto
da cavallo, Cond viene ucciso. Coligny resta dunque il solo capo della fazione
protestante.
La battaglia di Moncontour, il 3 ottobre 1569, termina con uno spaventoso
massacro. Ferito, Coligny ha dovuto abbandonare il campo. I suoi mercenari
tedeschi hanno allora cercato di fuggire; vengono uccisi fino all'ultimo uomo
dai mercenari svizzeri, punta di diamante delle truppe cattoliche. Ci vuole
addirittura l'intervento personale del duca d'Anjou perch i prigionieri non
vengano passati a fil di spada.
La gloria per il duca  immensa: Ronsard canta le sue gesta in una celebre ode;
Filippo II gli invia in dono una meravigliosa spada; la stessa Elisabetta
d'Inghilterra chiama il giovane, pur suo ideale avversario, semidio.
Se il cuore di Caterina de' Medici si gonfia d'orgoglio, Carlo IX per converso
non conosce che collera e delusione. Non ha mai amato questo fratello troppo
adulato, al quale sua madre si dimostra affezionata in maniera quasi morbosa.
Dato che le vittorie del fratello rappresentano perci una spina nel suo cuore,
cerca di emularlo e organizza personalmente l'assedio di Saintlean-d'Angly. Ma
questa volta sono i protestanti ad essere vittoriosi e la delusione del re
cresce a dismisura.
Coligny, che  riuscito a impadronirsi della Linguadoca, risale la valle del
Rodano e si accinge a marciare su Parigi. Caterina de' Medici tenta ancora di
farlo assassinare, ma la vittima predestinata riesce a sfuggire ai sicari.
Ancora una volta quindi si  costretti al negoziato; il capo protestante ora
parla da vincitore; non soltanto esige libert di culto, ma anche che gli siano
date le due fortezze di Calais e di Bordeaux.
Folle di rabbia, Carlo IX  a un pelo dal pugnalare il genero di Coligny,
Teligny, spedito a Parigi come negoziatore. I combattimenti riprendono.
L'ammiraglio raggiunge la Loira dopo aver messo a ferro e a fuoco le regioni
attraversate. Ma presto lo slancio delle truppe ugonotte si arena e la
stanchezza si fa generale. Occorre ancora una volta trattare, nonostante che i
Guisa minaccino Caterina de' Medici di un sollevamento generale di tutta la
parte cattolica. Ma Caterina ha la meglio e l'8 agosto 1570 viene firmato
l'Editto di pacificazione di Saint-Germain, che porter il nome di Pace della
Regina. I protestanti insomma hanno vinto ancora; riottengono la libert di
cul                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                rina de' Medici va ancora pi
lontano nella sua volont di dimostrare che  sinceramente attaccata alla pace
religiosa; offre sua figlia, Margherita, la perla dei Valois, a Enrico di
Borbone, erede del reame di Navarra e figlio di quell'intrepida ugonotta che 
Jeanne d'Albret. Carlo IX sembra appoggiare la politica materna ed esige dai
membri del consiglio della corona che venga rispettato il trattato di
Saint-Germain. Il duca d'Anjou giura di dare tutto se stesso per mantenere la
pace, come ha dato realmente tutto se stesso in guerra. Quanto a Coligny ecco
che cosa scrive alla regina madre: Vi prego, Signora, di credere che non avete
avuto mai servitore pi affezionato di quanto io sia stato e abbia voluto
essere.
Carlo IX pensando che la pace sia finalmente ritornata ed a lungo, pu infine
abbandonarsi ai suoi piaceri favoriti. Ama soprattutto passare lunghe ore
nell'armeria che si  fatto costruire; caccia con passione, ma dimostrando una
morbosa propensione per gli spettacoli sanguinari; sembra provare un gran
piacere a sgozzare i maiali e a farli a pezzi con l'aiuto di un norcino;
trascorre poi lunghe ore con Ronsard e si dimostra poeta non proprio
disprezzabile. Ma la notte va soggetto a spaventosi incubi, ad allucinazioni e a
vere e proprie crisi di furore e di terrore che destano l'intero palazzo.
Principe, che si  dimostrato nel medesimo tempo dolce e violento, tenero e
brutale, si  sentito politicamente perso il giorno in cui  stato abbandonato
da un Michel de l'Hospital, che in certo qual modo bilanciava l'eccessiva
influenza di sua madre.
E il matrimonio? Vi si  gi pensato. Dopo molte esitazioni e trattative la
regina madre ha deciso che avrebbe sposato la fine e bella Elisabetta d'Austria.
Alleanza notevole, dato che cos si univa un re di Francia alla figlia di un
sovrano cattolico, ma ben visto dai protestanti.
Il matrimonio viene celebrato con un fasto incredibile il 26 novembre 1570. Alle
cerimonie c' per un grande assente, Coligny. E' vero che appena firmata la
pace di Saint-Germain si  tentato di assassinarlo; ma la pallottola che gli era
destinata ha colpito uno dei commilitoni dell'ammiraglio. E da allora il Coligny
preferisce vivere nella sicura dimora di La Rochelle.
Epper non rinuncia a chiedere i favori reali. L'allontanamento di Michel de
l'Hospital, la certezza che Carlo IX voglia scrollarsi di dosso la tutela di sua
madre, gli fanno moltiplicare i tentativi d'ingraziarsene il favore. Si dice
pronto a restituire le quattro fortezze che gli ugonotti detengono dopo l'editto
di Saint-Germain.
Coligny vede infine ricompensati i suoi sforzi: riacquista il suo posto nel
consiglio del regno, riceve in dono centocinquantamila lire e, cosa davvero
singolare, un'abbazia cattolica con rendita di ventimila lire. Ritornato cos a
corte, il prudente e sagace ammiraglio osserva. E non gli occorre certo molto
tempo per scoprire che la famiglia reale  profondamente divisa. Il re,
nonostante sia sposato da poco, ha tuttavia conservato la sua amante, una
plebea, certa Marie Touchet, la sola donna in grado di apportare un po' di pace
al suo cuore tormentato. Detesta suo fratello, il duca d'Anjou: non soltanto
ogni cosa li vede diametralmente opposti nella valutazione, non soltanto godono
di diversa gloria e di diversa popolarit, ma uno strano maledetto destino
sembra unirli. Non hanno forse entrambi nutrito un'affezione esagerata nei
confronti della sorella Margherita, che Brantome descrive di belt pari a quella
di una dea piuttosto che di una donna? Non sono forse entrambi dei veri
nevrotici che si abbandonano di quando in quando alle peggiori gozzoviglie, come
per sfuggire alla pesante eredit dei Valois? Una strana vicenda, che sortir
poi incredibili complicazioni politiche, li ha paradossalmente uniti. Margherita
ha avuto un idillio non troppo innocente con Enrico di Guisa, un giovanottone
biondo, il ritratto della salute. Ma il duca d'Anjou ha scoperto l'avventura di
sua sorella e, d'accordo con il re, ha subito assoldato uno spadaccino per
sopprimere l'incomodo corteggiatore. Avendo il tentativo incontrato un clamoroso
insuccesso, Carlo IX non ha trovato altra soluzione che quella di picchiare a
sangue sua sorella.
Caterina e i suoi figli hanno visto dietro questa apparentemente banale faccenda
di cuore ben altre cose; hanno sospettato i Guisa di voler spingere Enrico a
sposare Margherita allo scopo di poter giungere agli scalini del trono, fine
supremo delle loro ambizioni. Il cardinale di Lorena, accusato di essere
istigatore del complotto,  stato esiliato a Roma.
Enrico di Guisa non dimenticher l'affronto che gli  stato in tal modo fatto.
La sua ossessione  quella di voler vendicare sui protestanti l'assassinio di
suo padre; pensava di potervi riuscire con l'appoggio reale; se ci gli verr
rifiutato cercher di arrivare alla realizzazione dei suoi propositi attraverso
altre vie, anche se ci coster qualcosa alla corona di Francia.
Di fronte al Guisa si erge Coligny. Ha cinquantadue anni e, vedovo da tre anni
di Jeanne de Laval, si  appena risposato con una ricca vedova, Jacqueline de
Montbel. Nonostante sia afflitto da una fastidiosa balbuzie, ha saputo per
sempre mantenere un grande ascendente su quanti lo hanno conosciuto. Come
Montmorency aveva l'abitudine di sgranare continuamente un rosario, Coligny non
cessa di masticare uno stuzzicadenti. Tutta la sua condotta sembra essere un
rimprovero per le dissolutezze della corte. Austero nei propositi,  rigido nei
costumi.
Si  sempre dimostrato quanto mai attento a costruire pezzetto per pezzetto una
carriera che ritiene votata a grandi destini; non ancora trentenne  stato
colonnello generale dell'esercito; quattro anni dopo, ammiraglio di Francia, in
pratica quello che oggi si chiamerebbe maresciallo. Dotato di notevole coraggio,
si  convinto della bont del calvinismo e lo ha abbracciato. Intransigente, non
esiter mai a servire la religione prima della corona.
Il 12 settembre 1571, Gaspard di Coligny pu effettivamente pensare di aver
vinto la partita. E' appena arrivato a Corte che Carlo IX gli fa mille
complimenti. Caterina de' Medici al contrario, inchiodata a letto a causa di una
di quelle indigestioni che denunciano l'eccessivo amore per la buona tavola, lo
accoglie piuttosto freddamente. Quanto alla regina, ha avuto un involontario
moto di repulsione, indietreggiando leggermente allorch l'ammiraglio, con
l'esagerata umilt del tempo, si  chinato a baciarle il lembo della veste.
Sembra che per la cattolicissima austriaca la presenza di un eretico risulti
quanto mai sgradita. Ma a poco a poco Coligny riesce ad imporsi; il re, trovando
presso di lui quell'avvedutezza che manca a corte dopo l'allontanamento di
Michel de l'Hospital, arriva addirittura a serrarlo un giorno fra le braccia
chiamandolo padre mio. E le cose procedono cos alla svelta che in meno di un
mese l'ammiraglio di Coligny  diventato il vero primo ministro, che nemmeno
Caterina de' Medici osa osteggiare apertamente. E come potrebbe d'altronde
farlo, se Coligny esige che il trattato di Saint-Germain, dal cui rispetto si
pu comprendere se effettivamente si vuole vivere in pace, e protestanti e
cattolici, sia applicato con estremo rigore?
Una sola ombra sembra turbare questa armonia; il papa Pio V, inquieto per le
possibili influenze causate dalla presenza di questo ugonotto a corte, rifiuta
la dispensa necessaria per il matrimonio di Margherita di Valois con Enrico di
Navarra. E' anche vero che costui, abituato ai forti amori delle montagne natie,
non mostra nessuna premura di sposare una fanciulla che passa per
un'intellettuale dedita ai raffinati piaceri della poesia.
Semplice calcolo o grande disegno politico confortato dall'ambizione,
l'influenza di Coligny avrebbe forse potuto riportare la concordia religiosa nel
regno di Francia, se le vicende esterne non avessero avuto dei terribili
contraccolpi entro i confini.
Il 7 ottobre 1571 la flotta turca  distrutta a Lepanto dalla forza coalizzata
dei Veneziani, di Filippo II e del papa; la flotta  comandata da don Giovanni
d'Austria, bastardo di Carlo V. E' un duro colpo per Caterina de' Medici, che si
era avvicinata ai Turchi proprio per poter sbarrare la strada alle ambizioni del
re di Spagna, desideroso di aprirsi la strada verso Costantinopoli, e, da l,
verso Gerusalemme. La vittoria di Lepanto tende forse a fare di Filippo II il
capo incontrastato dei cristiani?
Bench alleata al re di Spagna, Venezia si agita; cerca di spingere la Francia
ad allontanarsi dai Turchi e a prender parte a quella Lega cristiana fondata
dagli Spagnoli e nel seno della quale potr ugualmente opporsi alle ambizioni di
Madrid. Ma la politica della regina madre non  precisamente questa. Per lei
infatti schierarsi anche solo nel modo proposto da Venezia al fianco della
Spagna significherebbe rafforzare in Francia il partito dei Guisa. Caterina non
ha certo dimenticato tutte le loro manovre per realizzare un matrimonio fra
Caterina di Valois e Enrico di Guisa.
Una mossa falsa dell'ambasciatore di Spagna, don Francs, viene opportuna per
servire i disegni della regina madre. Le innumerevoli spie di Caterina le hanno
riferito che il diplomatico nei suoi dispacci segreti consigliava al re di
Spagna di invadere la Francia, mentre lui dal canto suo avrebbe provveduto a
riattizzare il fuoco all'interno con sollevazioni preorganizzate.
Vistosi scoperto, l'ambasciatore non ha altra soluzione che quella di fuggirsene
nei Paesi Bassi. Questa complicit fra Spagna e cattolici francesi ha per tutto
risultato quello di rafforzare ancora di pi, se ve ne fosse bisogno, la
posizione del Coligny che conosce cos un altro motivo di soddisfazione. Infatti
inaspettatamente Jeanne d'Albret, una fra le personalit pi forti del movimento
protestante francese, acconsente al matrimonio fra suo figlio Enrico e
Margherita di Valois.
Ma tutti questi sottili intrighi, questa alchimia di relazioni, queste
schermaglie complicate, passano ben al di sopra della testa del popolo, sempre
diviso fra cattolici e protestanti. Il 17 dicembre ci si batte in piena Parigi e
le truppe reali possono a malapena ristabilire l'ordine.
Coligny comincia allora a mostrare le sue carte e come si poteva prevedere, il
consigliere reale lascia il posto al capo del partito ugonotto. Cos Coligny
spinge di continuo il re a fare la guerra alla Spagna, che si accinge a
diventare, sotto il manto della crociata antieretica, la prima potenza europea.
Carlo IX, che vorrebbe prima consultarsi con sua madre, si sente dare questa
risposta da parte di Coligny: Vi sono alcune cose che non si discutono n con le
donne n con i preti. E per dimostrare che nulla si pu fare senza di lui,
Coligny se ne va, ritirandosi, novello Cincinnato, nelle sue terre.
Carlo IX  dunque di nuovo solo, sempre pi desideroso di non subire la tutela
materna che, per la sua psiche malata,  quasi divenuta un incubo con quella
volont di dirigere gli affari dello Stato quasi trattandolo ancora da
fanciullo. Il re di Francia non pu vivere senza consiglieri. Ed ecco che
domanda ai Guisa, che dopo il crescente favore di Coligny non sono pi ritornati
a corte, di accorrere accanto al suo trono; ma  un trono che mai come ora 
apparso vacillante, tant' vero che lo stesso duca d'Anjou, sostenuto
apertamente dal papa, moltiplica gli intrighi per sbarazzarsi di un fratello
sempre pi in preda alla follia e alle allucinazioni. I due fratelli
sembrerebbero perci sul punto di affrontarsi pubblicamente se, ancora una
volta, Caterina non si dimostrasse il vero protagonista del regime. E per far
vedere che con lei non si scherza fa decapitare pubblicamente Lignerolles, un
cortigiano che ha cercato, facendo il doppio gioco, di soffiare sul fuoco delle
rivalit fra i due.
Colpito dalla tubercolosi, minato dalla follia, come potrebbe questo re far
fronte agli intrighi che vengono intessuti per ogni dove? E' quasi per caso che
viene a sapere che un emissario di Elisabetta d'Inghilterra si  incontrato con
Caterina de' Medici. Elisabetta ha proposto un accordo che sembrerebbe sulle
prime assai allettante; se la Francia riprende le ostilit contro la Spagna, non
solo l'Inghilterra appogger la Francia nelle sue rivendicazioni sui Paesi
Bassi, ma verr assegnato alla corona di Francia un cospicuo appannaggio, pari a
circa quattro milioni di lire annue. L'Inghilterra ha gi ricevuto poi garanzie
d'appoggio da parte dei principi tedeschi e dalla Danimarca.
Ma la regina madre  troppo rotta agli intrighi per non subodorare l'inganno; in
pratica l'Inghilterra vuole cacciare la Francia in una nuova guerra assai
logorante. Che fare allora se non rispondere all'infida proposta con sottili
schermaglie? Ecco quindi Caterina de' Medici intavolare trattative cos
complesse da perderne lei stessa il filo conduttore...
Agli Spagnoli si affretta ad assicurare che il nuovo clima fra Parigi e Londra
non deve minimamente inquietare la Spagna e se offre la mano del duca d'Alencon
a Elisabetta,  semplicemente per far fronte all'eccessiva ambizione della
regina d'Inghilterra. Nel medesimo tempo Caterina si trova perfettamente
d'accordo con Elisabetta per neutralizzare la turbolenta regina di Scozia, Maria
Stuarda; proprio perch cattolica, Maria gode infatti del pieno appoggio del re
di Spagna ed ha quindi il modo di creare notevoli difficolt alla regina
d'Inghilterra.
E' un vero gioco a nascondino sulle intenzioni... Caterina de' Medici si sente
come un pesce nell'acqua, ma per sua sfortuna ha trovato chi sa tenerle testa.
Quando Jeanne d'Albret arriva a corte, pigramente occupata nei piaceri che offre
in quest'epoca il castello di Blois, essa sembra manifestare un'invincibile
antipatia: chi  questa Margherita di Valois che si vuole dare in moglie al
proprio figlio e che passa il suo tempo a farsi bella, a provocare i cavalieri e
a civettare con loro non facendo nulla per frenarne gli ardori? E chi  poi quel
re, che cambia di orecchini tre volte il giorno? L'austerit e il puritanesimo
di Jeanne sono noti e non possono non cozzare violentemente contro i vizi di
corte e contro la personalit di Caterina, unicamente preoccupata dei giochi del
potere. La conversazione, in genere, si svolge a tavola;  proprio a tavola che
le due personalit, quella di Caterina e quella di Jeanne, si scoprono
completamente opposte; Caterina  una vera buongustaia, Jeanne si accontenta di
piluccare i cibi. Eppure in comune hanno effettivamente qualcosa: l'amore
smodato per il potere, l'ambizione senza confini. Jeanne d'Albret vuole
preparare l'accesso al trono del figlio Enrico, allo scopo di mettere un
principe protestante alla testa di Francia. Caterina punta sulle grazie e sulle
seduzioni di Margherita per far entrare Enrico nel seno della chiesa cattolica.
Strana situazione... Ma ancor pi strana se si pensa che, nonostante le trame e
le carte giocate alle loro spalle, i due giovani, pur avvertendo una certa
simpatia reciproca, rimangono arroccati sulle proprie posizioni. Cattolica
accesa, Margherita ripete: La mia fede non ha bisogno di indagini! e di rimando
Enrico afferma: Qualunque insidia mi tenderanno quelli l (i cattolici), non
prevarranno mai!
Jeanne in tutto ci ha il suo tornaconto. Capisce che Caterina vuole ad ogni
costo arrivare al matrimonio: ecco un eccellente pretesto per strappare qualche
dono o concessione, come una prebenda di 550.000 lire, la dote di Margherita.
Sistemati nero su bianco i problemi economici, si pu facilmente trovare una via
d'intesa sui principi: dato che Enrico  protestante, il matrimonio sar
celebrato fuori della chiesa e lo sposo non assister alla messa. Incaricato di
benedire i nuovi sposi, il cardinale di Lorena non officer come sacerdote ma
come zio dello sposo. In ogni caso si chieder la debita dispensa al papa; ma
qualora questa mancasse, il matrimonio verrebbe celebrato ugualmente.
Mai madre diede consigli meno... materni di quelli dati il giorno 11 aprile
1572, allorch venne cio firmato il contratto di matrimonio, al futuro Enrico
IV da Jeanne d'Albret: Ricordatevi soprattutto di tre cose: la prima impressione
 quella che conta, siate vigile e abbiate il coraggio delle vostre parole,
mostrate un ferrea costanza di propositi di fronte agli allettamenti, sia in
materia di condotta privata sia in materia di religione: attento soprattutto a
quest'ultimo punto ch gli avversari a questo mirano...
Questo matrimonio, che nelle intenzioni di Caterina dovrebbe neutralizzare gli
ugonotti, irrita in sommo grado il duca d'Anjou, fratello del re. Che fare di
questo principe turbolento che contrariamente a Carlo IX dimostra di aver tutte
le carte in regola per dare corpo alle proprie ambizioni? Lasciarlo che divenga
il capo indiscusso del partito cattolico? Ma significherebbe tirarsi addosso
altre ostilit da parte protestante.
Abbiamo gi parlato dell'ostilit malcelata di Carlo IX nei confronti del
fratello. Adesso Caterina sta seriamente pensando se non sia il caso di spedirlo
in qualche campagna militare, dove potrebbe coprirsi di gloria senza troppo
intromettersi nelle faccende dello Stato.
Ed ecco verificarsi una situazione che effettivamente appare come un vero dono
del cielo. Algeri implora il soccorso del re contro una progettata invasione
spagnola, assai probabile dopo che i Turchi, protettori del reame di Barberia,
sono stati sbaragliati a Lepanto. L'unica ostilit viene dal sultano, ferito
nell'orgoglio e timoroso di quella che potrebbe diventare una pericolosa ipoteca
sul territorio che si chiamer Algeria.
Allarmato dalle patenti intenzioni francesi, Filippo II a sua volta, che vede
minacciate le proprie mire su quei terri                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                n aumento reale dell'influenza francese, non
vuole insomma correre rischi inutili, ma intende agire con scaltrezza. Poich
sarebbe follia opporsi alla flotta spagnola perch invece non attaccare la
Spagna nel suo tallone d'Achille, vale a dire i Paesi Bassi?
Carlo IX si mostra favorevole al progetto. Dunque si dimostra infine re, fa
veste di avere proprie idee politiche questo sovrano che pare tremare verga a
verga di fronte a sua madre?
La corte  un ginepraio di complotti; Coligny cerca dei partigiani; Tavannes,
senza dubbio il migliore generale del partito cattolico, dimostra a Caterina che
se l'ammiraglio riuscir vittorioso nei Paesi Bassi gli ugonotti, forti del
successo del loro capo, saranno i veri padroni della Francia. Ma Coligny ha buon
gioco nel far valere le proprie tesi e con quarantamila uomini marcia su Mons,
dove succede l'irreparabile. Il 17 luglio 157Z il corpo di spedizione viene
letteralmente distrutto.
All'annuncio dell'incredibile disastro si accende una accanita polemica fra il
re di Francia e sua madre. Proviamo ad immaginarci la scena: la regina madre,
una sorta di sultano in gramaglie, modo d'abbigliarsi che non ha mai abbandonato
neppure molti anni dopo la morte di suo marito, e il re che si rifugia in un
cantuccio come un fanciullo colto in fallo. Nel suo davvero orribile francese
Caterina esplode: Mai, mai avrei supposto da voi una cos miserabile ricompensa,
voi, proprio voi che potete ringraziare me di avervi conservato quella corona
che cattolici ed ugonotti erano pronti a strapparvi, voi per il quale io mi sono
sempre sacrificata. Voi avete voluto sottrarvi ai miei consigli per ascoltare
quelli dei vostri nemici; so benissimo delle vostre intese segrete con
l'ammiraglio; volete sconsideratamente cacciarvi in una guerra contro la Spagna
per dare il vostro regno, voi stesso e le persone che vi circondano in balia del
protestantesimo. Lasciate dunque, vista la scarsa considerazione che godo presso
di voi, che mi ritiri nelle mie terre!
E lo spettacolo che offrir Carlo IX agli occhi dell'ambasciatore della
repubblica veneta, in rappresentanza del re di Spagna, sar davvero pietoso:
balbettando, gemendo, Carlo IX dice di essere veramente addolorato che gli
ugonotti abbiano voluto attaccare i Paesi Bassi senza ottemperare ai precisi
ordini del sovrano; ma sia lontano il sospetto che egli sia incline a una guerra
contro la Spagna.
Ma l'ambasciatore di Spagna a Parigi non si lascia scappare l'occasione di
inviare al re un messaggio colmo di atroce ironia: Volevo comunicarvi che i
vostri ribelli, i quali contro la vostra volont si erano intromessi nelle cose
di pertinenza del re di Spagna, hanno ricevuto il castigo che si meritavano;
sono quindi certo che nulla potr rallegrare maggiormente Vostra Maest, cos
buon fratello del re cattolico... E Carlo IX, per salvare la faccia,  costretto
pubblicamente a sconfessare Coligny che ha deciso, con l'approvazione reale, la
marcia su Mons...
Nessuno ovviamente a Corte  pi soddisfatto del duca d'Anjou per la batosta
subita dal fratello. Nessuno pi di lui gode della disfatta di Coligny. E' vero
che nulla vi  in comune fra quest'ultimo e il fratello del re. Quale simpatia
potrebbe nutrire un uomo come l'ammiraglio, dai costumi irreprensibili, per il
duca, sempre imbellettato, circondato da nugoli di belle donne e di favoriti, ma
prediletto da Caterina de' Medici pronta a perdonargli ogni pecca?
E' un silenzioso duello quello che vede di fronte il troppo brillante principe e
quel volpone che , sotto sotto, l'ammiraglio. Ciascuno cerca di sferrare
all'altro la botta mortale. A Coligny la prima mossa.
Il 7 luglio 1572  morto il re di Polonia, Sigismondo Augusto. La sua
successione si rivela un vero problema, posto che accampano diritti in egual
misura Moscoviti, Turchi e Austriaci.
Allora davanti a questi intrighi e a queste mire, un vecchio paggio di Francesco
II fa presente la candidatura del duca d'Anjou, candidatura che sembra possa
evitare alla Polonia il rischio di una guerra civile. In questo nuovo affare,
Caterina de' Medici accarezza un progetto favoloso: se la Francia regna sulla
Polonia, sferrando cos un duro colpo alla casa d'Austria, c' la possibilit di
vedere realizzato ci che venne rifiutato a Francesco I. Sarebbe poi un
meraviglioso coronamento delle proprie ambizioni: un figlio regnante sul trono
di Francia, l'altro su quello di Polonia e quale scacco anche per la Spagna con
le sue assurde volont d'egemonia sull'Europa!
Ambizioni, calcoli, risentimenti... tutto viene finalmente riunito in un
calderone; Carlo IX vede un'eccellente occasione per separarsi da un fratello
che ormai detesta con tutto il proprio essere, Coligny vi scorge
l'allontanamento di un nemico pericoloso, Caterina vi intravede la gloria della
corona...
L'unico a non mostrarsi eccessivamente entusiasta del progetto  proprio
l'interessato, che non ha nessuna intenzione di cingere una corona che lo
allontanerebbe da una donna che ora ama alla follia: la splendida Marie de
Clves. Spinto tuttavia dall'ammiraglio, Carlo IX si mostra intransigente e
palesa infine il suo pensiero: In Francia non possono esistere due re;  venuto
il momento per voi di cercarvi un'altra corona; quanto a me, ho ormai raggiunto
l'et per sapermi governare da solo! Il duca d'Anjou non si sbaglia: 
virtualmente cacciato di corte dalle manovre di Coligny; non lo dimenticher
mai.
Agosto 1572. Parigi sembra aver ritrovato la calma, la sospirata pace. Il giorno
18 tutta la citt  in festa per il matrimonio di Enrico di Navarra con
Margherita di Valois. Per la prima volta Caterina de' Medici compare in pubblico
vestita di sfavillante broccato. Qualcuno riesce per a notare che il re Carlo
IX ha piegato a forza la testa della sorella, per strapparle quel consenso che
altrimenti si sarebbe rifiutata di dare. Quello che invece non  sfuggito a
nessuno  stato il vento di ostilit sul sagrato di Notre-Dame: cattolici folli
di rabbia e protestanti con il riso sulle labbra si sono lanciati minacce e
sibilanti offese; le fazioni avverse si sono ripromesse di seminare il terreno
di migliaia di morti... Il primo a non farsi illusioni  il governatore di
Parigi, il duca di Montmorency, il quale appena finite le feste e le
celebrazioni si affretta a raggiungere le sue terre, preferendo la propria
tranquillit alle troppo pesanti responsabilit.
Anche Coligny  inquieto di fronte alle esagerate manifestazioni di stima che
gli prodigano Carlo IX e sua madre. Capisce che un'oscura minaccia grava su di
lui, sentimento che trova conferma nella subitanea e sorniona riapparizione a
corte dei Guisa...
E mentre il popolo esulta agli spettacoli gratuiti offerti ad ogni angolo di
strada, mentre si festeggia e si banchetta a spese della corona, il dramma  in
germe. In effetti Coligny  condannato da un pezzo agli occhi di Caterina e
precisamente dalla disfatta di Mons; per soddisfare le ambizioni personali e per
assicurare il trionfo in Francia del credo riformato, questo sembra chiedersi
Caterina,  auspicabile lasciare correre la Francia verso il disastro?
In sovrappi, quello che Coligny non sa  che c' una persona a corte che cova
contro di lui un odio inestinguibile; questa persona  la vedova di Francesco di
Guisa, assassinato di fronte ad Orlans, per mano dell'ugonotto Poltrot de Mr.
Anche se Anna d'Este si  risposata con Francesco di Nemours, non ha affatto
dimenticato che la morte del suo primo marito chiede vendetta; anche se estense,
Anna si sente dopotutto una Guisa... Anna d'Este: un'Italiana anche lei, come
Caterina; come Caterina poi ha la stessa passione per gli intrighi e le
congiure; fra le due donne quindi c' pi di una possibilit d'intesa: una vuole
infatti la morte dell'uomo che ritiene il mandante dell'assassinio del primo
marito; la seconda intende ormai dichiaratamente sbarazzarsi dell'incomodo
ammiraglio, le cui mire verso il potere supremo appaiono ai suoi occhi sempre
pi evidenti.
E' verosimilmente al Louvre che si tiene, il 16 agosto, la riunione segreta
nella quale viene decisa la morte del capo ugonotto. Umiliato per lo scacco di
Mons, Carlo IX, nella misura in cui gli  consentito esprimere il proprio
parere, si mostra in linea di massima favorevole al progetto, tanto pi che Anna
d'Este, da buona discendente dei Borgia, sa dissimulare il proprio odio sotto i
propositi pi nobili: non  certo lei che chiede giustizia per un marito
barbaramente assassinato dagli ugonotti, bens i suoi figli che non possono
vivere nella rassegnazione, nell'idea che la morte del loro padre non sar
vendicata.
Come per caso Anna d'Este cita poi il nome di un mercenario che si
incaricherebbe della bisogna. E il 21 agosto sera, lo spadaccino Maurevert
raggiunge la casa del canonico Villemur, precettore del duca di Guisa. La casa 
situata in rue des Poulies, proprio sull'itinerario che Coligny  solito
percorrere allorch, venendo dal Louvre, rientra a casa propria.
Il 22 agosto l'ammiraglio  presente in Consiglio, presieduto dal duca d'Anjou.
Terminata la riunione, Coligny s'imbatte nel re, che uscito di messa sta per
recarsi al Jeu de paume: dopo le devozioni gli svaghi, insomma. Carlo IX
moltiplica le manifestazioni d'affezione nei confronti di colui che chiama
ancora suo padre.
Coligny lascia il Louvre; eccolo che percorre rue des Poulies... Maurevert
punta... partono i colpi... ma proprio in quel momento Coligny si china
leggermente: questo gesto banale e imprevisto gli salva la vita. Le due
pallottole uscite dall'arma dell'attentatore lo feriscono, di striscio una,
all'indice destro, l'altra al gomito sinistro: quest'ultima pallottola per si 
incastrata nell'osso.
Coligny malgrado il dolore si erge in tutta la sua statura e con voce tonante
esclama: Ecco come si trattano in Francia gli uomini d'onore! L'ammiraglio viene
quindi immediatamente trasportato in casa sua in rue de Bethisy; si corre in
tutta fretta a cercare il pi celebre medico del tempo, Ambroise Par.
Avvertito del fallimento dell'attentato Carlo IX si lamenta: E adesso non avr
pi pace! Quanto a Caterina de' Medici non un solo muscolo del viso tradisce la
bench minima emozione.
I maggiorenti ugonotti della capitale minacciano di dare l'assalto alla dimora
dei Guisa; Coligny per li frena dicendo queste sintomatiche parole: Non ho
alcun motivo per sospettare di questo i Guisa.
Ma ecco uno strano corteo giungere alla casa dell'ammiraglio: Caterina, Carlo
IX, il duca d'Anjou, il cardinale di Borbone; ci sono insomma tutti... Carlo IX
sembra in preda al pi cocente dolore: Tu, ammiraglio, tu devi sopportare il
dolore, mentre io devo sopportare la vergogna di questo atto; ma ti assicuro che
la vendetta sar terribile; una vendetta che mai memoria d'uomo sinora ha visto.
Caterina de' Medici a sua volta lancia una frase perfida: Mi ricordo che quando
il Guisa fu ucciso di fronte ad Orlans, i suoi medici mi dissero che se la
pallottola avesse colpito solamente di striscio, anche se avvelenata, non vi
sarebbe stato alcun pericolo di morte.
Il re propone allora di fare trasportare il ferito al Louvre dove, stando alle
sue parole, sarebbe stato pi sicuro; ma fortunatamente per il ferito i medici
rifiutano. Ed ecco che, con un'imprudenza davvero folle, effetto forse della
febbre altissima e del conseguente delirio, Coligny supplica il re di
riattaccare guerra in Fiandra contro gli Spagnoli aggiungendo: Non  forse cosa
indegna che non si possa discutere di nulla in Consiglio che subito non lo venga
a sapere il duca d'Alba? Come a dire insomma che parlare ai Guisa era come
parlare direttamente alla Spagna.
L'attentato  fallito, ma i protestanti si agitano ugualmente. Diecimila
ugonotti si radunano in Parigi e parlano di marciare sul Louvre. Cond ed Enrico
di Navarra si impegnano con giuramento a vendicare l'ammiraglio. Eccoli ricevuti
da Carlo IX. Che cosa pu rispondere costui, se non che ha ordinato un'inchiesta
che sar condotta sino alla fine da un magistrato rispettato da ognuno, quale il
presidente Thou? Che cosa pu fare d'altro in attesa che i colpevoli vengano
scoperti e castigati se non permettere che i protestanti montino la guardia,
armati, di fronte alla casa di Coligny?
Parigi conosce giorni di febbre. Ancora una volta protestanti e cattolici si
lanciano parole di sfida. L'ambasciatore di Spagna, dal canto suo, nella
tranquillit della propria residenza, lancia questo augurio al re Filippo II:
Speriamo che questo briccone (cio il Coligny) sopravviva; cos infatti potr
attribuire il tentato assassinio al re, rinunciando ai progetti che aveva
concepito contro la maest vostra e volgendoli invece contro colui che ha
ispirato questo attentato alla sua persona...
Ed  verosimilmente nella notte dal 22 al 23 agosto che Caterina de' Medici
decide di sferrare un colpo decisivo ai protestanti. Se infatti l'incorruttibile
Thou arriva a concludere che sono stati istigatori del complotto la regina madre
e il duca d'Anjou, che cosa potr allora succedere? La casa reale potrebbe anche
non rivelarsi all'altezza di resistere a un simile colpo e ben difficilmente i
cattolici riuscirebbero a resistere alla raddoppiata furia protestante. Questo
significherebbe anche una pericolosissima tentazione per Filippo II
che, sotto il pretesto di venire in soccorso della vera religione, potrebbe
approfittarne per intervenire ed umiliare la casa di Francia. E quale tentazione
anche per Elisabetta d'Inghilterra, che col pretesto di portare soccorso agli
ugonotti riuscirebbe a mettere le mani su quei porti atlantici che rappresentano
per lei un boccone prelibato... Situazione inestricabile, un vero nodo gordiano
risolvibile solamente tramite la spada...
E' quindi venuto il momento. Ecco allora apparire un gentiluomo protestante,
Pardaillan, che senza neppure farsi annunciare  comparso a corte profferendo
oscure minacce; Pardaillan afferma che se si tarder a rendere giustizia agli
ugonotti saranno loro stessi a farsela... E' la sfida dichiarata, la guerra...
Ovunque nella citt si levano clamori e dispute... Che cosa significa ci se non
che adesso  arrivato il momento di metter mano alle spade? Eppure Carlo IX ha
appena proibito ai borghesi, in genere favorevoli ai cattolici, di armarsi.
Ordine che naturalmente rimane senza effetto, dato che da tempo Caterina sta
soffiando sul fuoco. Infatti la regina si  procacciata, dietro notevoli
compensi, i servigi di un orafo, Claude Marcel, prevosto dei mercanti; ecco
quindi quest'uomo, che gode di notevole credito presso il popolino e la piccola
borghesia artigiana, presentare la notevole abilit negli affari dei protestanti
come un'ingiustizia e una prevaricazione; da qui a presentarli come creature che
godono gli appoggi dell'inferno il passo  breve, tanto pi che il clero
cattolico si scatena contro gli eretici e assolve gi anticipatamente da ogni
colpa coloro che si dicono pronti a sterminare la peste calvinista...
Sfidati apertamente a ogni angolo della strada, i protestanti si allarmano e
prendono anche loro gli opportuni provvedimenti. Molti esponenti calvinisti
decidono di rifugiarsi al calar delle tenebre in campagna ed ogni sera escono di
fretta dalla cinta della citt; gli amici di Coligny esercitano poi notevole
pressione perch il re acconsenta a garantire la protezione dell'ammiraglio.
Carlo IX acconsente e con un provvedimento davvero machiavellico affida la vita
di Coligny alla protezione del suo pi implacabile nemico, il fratello, duca
d'Anjou...
E il duca d'Anjou non si fa pregare; manda in rue Bethisy, Cosseins, un altro
nemico giurato del capo protestante. Il fratello del re ha buone ragioni per
volerla finire con gli ugonotti. Il presidente del tribunale d'inchiesta non ha
infatti perso tempo e ha gi messo in luce l'evidente complicit del fratello
del re. I calvinisti dal canto loro non fanno proprio nulla per calmare le acque
e cercare di smorzare i toni di quell'atmosfera divenuta cos arroventata.
Parlano di lasciare Parigi portando con s l'ammiraglio e di dichiarare guerra
ai Guisa. Minacciano poi apertamente Caterina de' Medici, accusata di essere
l'anima dannata di Carlo IX. . .
Anche i Guisa si allarmano e supplicano il re: forse che il sovrano  arrivato
al punto di lasciarsi imporre la volont degli ugonotti? E' possibile tollerare
questa aperta sfida ai cattolici? E in segno di protesta Guisa lascia il Louvre
annunciando che va a rifugiarsi in provincia; in realt va a mettersi al
sicuro... Infatti fuori di s per la collera, Carlo IX gli ha gridato:
Andatevene pure; sapr ben io dove trovarvi all'occorrenza!
E il Guisa ha visto in ci un'aperta minaccia. Il mattino del 23 agosto fa un
caldo incredibile. Caterina de' Medici annuncia che va a prendersi qualche
giorno di riposo nei giardini delle Tuileries. In realt ella vuole appartarsi
per intrattenersi, al riparo da orecchie indiscrete, con i suoi pi fidati
confidenti e soprattutto con il duca d'Anjou, con Tavannes, Nevers, Birague,
Retz...
La regina madre non nasconde la sua perplessit, n il figlio il suo nervosismo;
si viene immediatamente al nocciolo della questione;  necessario far piazza
pulita del partito ugonotto cancellandone i capi dalla faccia della terra?
Tavannes, Retz, Birague propendono per questa soluzione; Nevers  dubbioso,
tanto pi che da qualche tempo  diventato il cognato di Cond, uno dei capi del
partito protestante. Il duca d'Anjou  diviso fra gli odi che lacerano il suo
animo: l'avversione di cui suo fratello lo rende oggetto, e che gli impedisce di
pensare a Carlo IX come a un trionfatore, l'odio che avverte in s contro
Coligny, e l'ostilit che prova nei riguardi dei Guisa di cui teme anche
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                nei confronti degli ugonotti.
Ma accade che in rue Saint-Honor il fratello del re venga riconosciuto e subito
la folla acclama in lui l'eroe, il vincitore di Jarnac. Quale soddisfazione di
vedersi identificato anche dal sentimento popolare come il capo del partito
cattolico!
Che splendida rivincita nei confronti del fratello re... Dal canto loro, si
constata, neppure i Guisa hanno perso tempo. I loro agenti e le loro spie
seminano le voci pi allarmistiche sulle intenzioni dei calvinisti; di bocca in
bocca le dicerie corrono e si ingigantiscono; si va ripetendo che i protestanti
sono decisi ad assassinare la regina madre ed a imporre al re il culto
riformato.
Caterina de' Medici  troppo scettica per credere a tutto ci che le viene
riferito; ma queste dicerie che fanno il giro della citt servono
meravigliosamente ai suoi disegni. Ed ecco che a sua volta afferma che gli
ugonotti hanno deciso di ingaggiare una lotta all'ultimo sangue contro il potere
regale e che  arrivato ormai il momento di prenderli in contropiede.
Chi per deve ancora essere convinto  il... re, Carlo IX. Si svolge allora una
scena che ha veramente dell'incredibile e che, a quanto ci consta, non ha
precedenti nella storia. Sono le 20 del 23 agosto. Vestita di nero Caterina
appare al re accompagnata unicamente dal duca d'Anjou. Il re, caso davvero
strano,  di ottimo umore.
Caterina passa fulmineamente all'attacco. Senza nessuna concessione ai gusti
oratori dell'epoca, senza nessuna perifrasi, a tutte lettere dice di essere
stata l'istigatrice vera del complotto contro Coligny. E mentre il re sta per
aprire la bocca, gli occhi increduli di fronte a quel comportamento cos
inusitato di sua madre, Caterina prosegue: se ha voluto che venisse assassinato
l'ammiraglio era per togliere di mezzo colui che rappresentava uno dei maggiori
nemici della Francia. E Caterina elenca tutta una serie di ragioni in favore di
questa tesi: non  stato forse Coligny a voler far uccidere il duca di Guisa,
Francesco? Non  stato lui a soffiare sul fuoco delle rivalit ugonotte perch
il partito avverso ai cattolici prendesse il potere? Se i Guisa sono pronti a
farla finita con i protestanti non  forse per vendicare il loro parente morto?
Dove andr la Francia se la si lascia in preda di due fazioni rivali? Si rende
conto il re che se continua cos, ben presto egli non avr neppure un tetto
sotto il quale ritirarsi?
Che fare? Caterina ha gi pronta la risposta; occorre immediatamente mettere i
capi protestanti in condizione di non nuocere pi; si tratta di eliminare una
dozzina di persone, non di pi. La loro morte impedir al Guisa di agire; la
corona di Francia torner cos a imporsi a chiunque...
Carlo IX si mette a percorrere a grandi passi l'immensa sala del Louvre dove, in
piedi, se ne sta sua madre, il viso impenetrabile sotto il velo nero... Carlo IX
si ferma, guarda in faccia la donna, si prende la testa fra le mani come per
allontanare il dolore atroce dell'emicrania che lo flagella... gemendo cerca di
sottrarsi a una decisione, dicendo che se si  arrivati a questo punto  perch
i Guisa hanno voluto sbarazzarsi di Coligny. Tenta di riacquistare un poco della
sua autorit e grida: Ma perdio! Ho ordinato che il Guisa venga catturato, fatto
prigioniero! Non permetter che un simile atto rimanga impunito!
Improvvisamente, con una di quelle mosse che rivelano in lei la consumata
attrice, Caterina cade in lacrime; dall'arroganza passa all'improvviso
all'umilt pi disarmante; dato che i suoi avvertimenti e i suoi consigli
risultano ancora una volta inutili domanda il permesso di uscire dai confini di
Francia... il duca d'Anjou verso il quale ci si dimostra, a quanto pare, ingrati
l'accompagner...
Re Carlo si fa improvvisamente cupo; nel salone c' un silenzio impressionante,
rotto di quando in quando dai gemiti di Caterina...
La sera, la cena  triste come un rito funebre... Improvvisamente, quasi il
destino avesse scritto che i calvinisti non indovinino una mossa, nel silenzio
carico di sottintesi, de Piles, un capitano dell'esercito ugonotto si mette di
fronte al re e gli dice: Se entro ventiquattro ore i protestanti non vedranno
fatta giustizia saranno loro stessi a provvedervi... Parole gi udite in altra
circostanza, ma sempre allo stesso proposito; ecco che poi, a rincarare la dose,
il tronfio Pardaillan afferma: Se l'ammiraglio dovesse perdere un braccio mille
altri si leveranno per fare un tale massacro che i fiumi del regno si tingeranno
di rosso... Gli occhi persi nel vuoto, Carlo IX fa finta di non aver udito
neppure una parola.
Caterina de' Medici per una volta non  stata presente; ha preferito riunire i
suoi consiglieri nei suoi appartamenti. Chiede a Birague, a Tavannes, a
Montpensier di cercare un'ultima volta di far pressioni sul re affinch la
faccia finita una buona volta con Coligny e i suoi. Il pi temibile fra i
presenti  un fiorentino cinquantenne, un avvocato che  stato precettore del
re, Albert de Gondi, conte di Retz, nei confronti del quale Brantome si mostra
poco caritatevole affermando che anzich far da precettore era riuscito a
pervertirlo completamente.
Sono oramai le undici di sera. Carlo IX  sfinito. E' circondato da sua madre e
dai consiglieri di lei che hanno deciso di affrontarlo brutalmente per aver
ragione della sua mente vacillante. Non si tratta quindi di una conversazione,
ma piuttosto di uno strano balletto in cui occhieggiano sinistramente il sangue
e la morte. Non si odono strepiti, n grida, ma un continuo sussurrare alle
orecchie del re. Retz riprende pianamente gli argomenti gi addotti da Caterina:
le ambizioni di Coligny, il rischio di vedere cattolici e protestanti scatenare
la guerra civile, l'autorit regale messa sotto i piedi dalle fazioni avverse...
E dopo Retz ecco farsi avanti Tavannes, e dopo Tavannes Morvilliers...
E' un vero assalto; gli argomenti e le tesi piovono addosso al malcapitato
Carlo: l'ammiraglio raccoglie armi nella propria casa... l'ammiraglio in realt
odia voi e la vostra famiglia... i cattolici stanno per nominare un capitano
generale per affrontare l'eresia; la nomina di questo comandante in capo
significa una cosa sola: guerra... l'ammiraglio vuole arruolare diecimila
mercenari in Germania e altri diecimila in Svizzera...
Voglio delle prove... voglio delle prove, geme Carlo IX. Le prove? interviene
Caterina. Ma che vi hanno detto or ora Pardaillan e Piles? La regina madre
insiste: un solo colpo di spada dato questa sera pu rimediare al terribile
uragano che si addensa sopra di voi e sopra il vostro Stato... Un silenzio di
tomba... Il destino sembra essere sospeso ad un filo. Improvvisamente il re di
Francia balza in piedi; la testa fra le mani, quasi correndo per il salone urla:
Ebbene, perdio, sia! Ma che vengano uccisi tutti, perch non resti vivo uno solo
per rimproverarmelo!
Qualunque sia il desiderio di dare il colpo decisivo alla fazione protestante,
Caterina de' Medici non pensa certo a un massacro generale: per lei 
sufficiente vedere cadere una dozzina di teste, non di pi. E' quello d'altra
parte che dice al Guisa, il quale accorso in quel momento si vede annunciare la
notizia che gli accende gli occhi di una gioia irrefrenabile... E' la volta poi
del duca d'Anjou, il quale vistasi cos concessa l'opportunit di dare
soddisfazione al proprio odio, parla d'improvvisa e meravigliosa metamorfosi di
suo fratello. L'accordo reale era infatti indispensabile perch il massacro dei
capi ugonotti non apparisse come il risultato della sola volont cattolica.
Chiusosi nella sua stanza, Carlo  in preda a una cos violenta crisi di nervi
che il suo personale di servizio fugge terrorizzato. Caterina de' Medici non ha
invece perduto affatto il controllo dei suoi; anzi convoca amici e confidenti
per redigere la lista delle vittime. Si inizia cos uno spaventoso mercato. Il
duca d'Anjou vuole a tutti i costi fare assassinare il rivale Enrico di Navarra;
ma la regina madre si oppone: ha bisogno dei Borboni per equilibrare la nuova
potenza dei Guisa, i veri trionfatori della notte di sangue che si inizier fra
breve. Si devono poi mettere a morte quei pochi gentiluomini ugonotti che
abitano nello stesso Louvre e che perci dovrebbero godere della protezione
reale? Si  davvero in dubbio su questo punto; Morvilliers, ex guardasigilli,
accampa norme giuridiche; Guisa alza le spalle: sono persone che un giorno
potrebbero parlare; dunque che vengano uccisi...
Ma chi assassiner Coligny? Il compito  affidato allo stesso Guisa, al priore
d'Angouleme e ad Aumale. Dopo un'accesa discussione viene poi convenuto di
concedere salva la vita ad Ambrogio Par, nel caso in cui l'illustre chirurgo si
trovi al capezzale dell'ammiraglio. Anche Bernard de Palissy, godr di un favore
speciale; inoltre, per rassicurare il re, un distaccamento di armati protegger
l'abitazione della sua amante Marie Touchet. Ma mentre avranno luogo le
esecuzioni chi assicurer l'ordine in citt e chi eventualmente si incaricher
di proteggere i giustizieri? Le guardie svizzere non sono poi cos fidate; i
contingenti cattolici dei Guisa sono composti di gente mediocre; occorre dunque
rivolgersi alla municipalit cittadina.
Claude Marcel viene quindi chiamato al Louvre. Assicura la regina madre che pu
riunire ventimila ardenti cattolici reclutati fra la piccola borghesia e la
gente del popolo.
Carlo IX, che ha ritrovato la calma, riceve l'anziano podest dei mercanti, Le
Charron. Dopo averlo informato dei propositi oltraggiosi e pieni di minacce
manifestati dagli ugonotti in sua presenza, gli raccomanda di impadronirsi di
tutte le chiavi delle porte cittadine e di curare che vengano accuratamente
chiuse; gli ordina poi di tirare a riva, dal lato della citt, tutte le
imbarcazioni che dondolano sulla Senna e di farle incatenare; di far armare
tutti i capitani, ufficiali, sottufficiali e borghesi capaci di portare le armi
e di tenerli pronti agli incroci e agli angoli delle strade per poter ricevere e
immediatamente dare esecuzione agli ordini del re; di tenere anche pronta
l'artiglieria cittadina, sia nel municipio che in piazza della Grve...
Nulla  dunque lasciato al caso per assicurare il successo completo
dell'operazione. Il segnale dell'assalto sar dato dalla campana dell'orologio
del palazzo, che dar la squilla a tutte le altre campane delle chiese
cittadine; nello stesso istante delle torce dovranno apparire alle finestre
delle case dei buoni cattolici e, per non essere confusi con i calvinisti che
cercheranno di fuggire, gli uomini di Claude Marcel porteranno una fascia di
stoffa bianca al braccio e una croce bianca, sempre di stoffa, sul cappello.
Caterina de' Medici si  per stranamente dimenticata di precisare a Claude
Marcel che si tratta unicamente di uccidere una dozzina o poco pi di ugonotti,
vale a dire soltanto i maggiori esponenti della fazione avversa alla Chiesa di
Roma... Ma astutamente Caterina comprende che anche Marcel ha delle vendette da
perpetrare: non per nulla egli incarna quella categoria di piccoli commercianti
ed artigiani profondamente gelosi della concorrenza calvinista e dell'indubbio
successo economico generalmente arriso ai seguaci di Calvino. E' dunque, per
tutta la gente come lui, una buona occasione per sbarazzarsi di concorrenti
coriacei ed agguerriti.
Ed ha visto giusto la de' Medici; tant' vero che riunendo gli ufficiali della
guardia municipale e le guardie, Marcel si affretta a spiegare che sua maest
desidera che prendano le armi onde sterminare l'ammiraglio e il suo partito;
anzi facessero bene attenzione ch non sarebbe dovuto sfuggire al castigo
nessuno degli empi, e stessero attenti che non trovassero rifugio nelle case;
questa era la volont del re e l'esempio dato dalla capitale sarebbe poi stato
seguito anche dalle altre citt del regno...
E' scesa ormai la notte; con ostentazione Caterina si ritira nelle proprie
stanze; a questo punto succede un contrattempo. Proprio quello stesso giorno
Margherita di Navarra, la giovane sposa di Enrico di Borbone, ha fatto visita a
Coligny e questi le ha confidato i propri timori: voci fondate gli hanno
annunciato un probabile colpo di mano cattolico contro gli ugonotti.
Margherita nell'attraversare gli appartamenti della regina madre scopre allora
sua sorella Claudia, duchessa di Lorena, seduta su una cassapanca. Le due
sorelle si mettono a chiacchierare; la regina madre allora interviene e
apostrofando rudemente Margherita le ordina di andare a coricarsi. Claudia non
regge e le grida con voce angosciata: Non andare! Le voci che ha udito a palazzo
le hanno in parte fatto indovinare la verit ed ora le parole di Caterina le
hanno confermato il terribile sospetto. A questo punto la regina madre ordina
perentoriamente a Claudia di star zitta, ma la duchessa di Lorena non intende
ragione: si mette a gridare che se mai gli ugonotti verranno a sapere del
complotto si vendicheranno immediatamente su Margherita di Navarra, colpevole di
non averli avvertiti in tempo... ma, inflessibile, Caterina ordina a Claudia di
ritirarsi nelle proprie stanze come se nulla avesse mai udito...
Carlo IX va a dormire secondo il consueto cerimoniale. Gentiluomini cattolici e
protestanti sono come d'abitudine attorno al suo capezzale; chiacchierano fra di
loro amabilmente come se nulla fosse; lo stesso re non mostra il minimo
turbamento. Ma fra i signori che lo circondano ve ne  uno prediletto dal re, un
ugonotto, La Rochefoucauld. Allorch quest'ultimo fa per ritirarsi, Carlo IX lo
chiama, pregandolo di fermarsi un poco a tenergli compagnia; avrebbe piacere di
scambiare quattro parole...
Ma purtroppo l'ugonotto ha un appuntamento con la sua amante, la signora di
Cond, ed ha gran fretta di raggiungerla; due ore pi tardi si recher poi in
casa del Coligny... il re non ha potuto cos dirgli che voleva salvargli la
vita...
Quanto poi ad Enrico di Navarra che, grazie al suo matrimonio, pu abitare nel
Louvre , come d'abitudine, circondato da uno stuolo di compagnoni, gente
abituata alla crapula e di cui Enrico predilige la compagnia; saranno una
quarantina ammassati nella stanza in cui Enrico abita. Compare improvvisamente
Margherita, pallida come uno spettro, a far parte al marito dei suoi timori e di
quanto ha appena udito; ma inspiegabilmente alle sue parole tutti quanti
scoppiano in una gran risata.
La serenit di cui fa mostra Enrico  per lo meno sospetta. Come mai proprio
lui, che per nascita occupa uno dei primi posti nella fazione calvinista, non si
mostra minimamente preoccupato? Conosce benissimo i timori degli ugonotti e
capisce che le parole di sua moglie son purtroppo vere. Certo, Enrico  uno che
ha sempre badato pi alla gozzoviglia che non alla politica, ma sa che i Guisa
ci nonostante lo guardano in cagnesco. Eppure non tradisce un gesto, non una
parola che lo faccia vedere preoccupato non tanto per s quanto per la sorte di
Coligny. Tutto anzi fa pensare che Enrico non veda troppo malvolentieri la
sparizione dell'ammiraglio. Ci spiega perch molti storici abbiano per lo meno
trovato sospetta la passione e l'accanimento di Caterina nel voler risparmiare
la vita di colui che un giorno sar il buon re Enrico e che ora dimostra una
sorprendente tranquillit d'animo.
Coligny si  addormentato verso la mezzanotte, dopo aver parlato a lungo con i
suoi amici pi intimi, Teligny e sua moglie, Luisa di Chatillon, Guerchy. Da
parecchio tempo i chirurghi che vegliano sulla salute dell'ammiraglio, Par e
Thomas, si sono ritirati nelle proprie stanze. Anche Parigi  sonnacchiosa. Un
anonimo viaggiatore, proveniente da Strasburgo, attraversa la citt per
raggiungere il suo albergo; dir pi tardi che ha potuto raggiungerlo senza aver
notato nulla di sospetto...
Domenica 24 agosto 1572:  l'alba. Il calendario precisa che quel giorno si
festeggia San Bartolomeo, apostolo e martire. Leggeri vapori salgono dalla
Senna, segno che sar una giornata molto calda. Al Louvre il silenzio  rotto
appena dal passo cadenzato delle sentinelle.
Sembrerebbe un giorno come un altro, invece Caterina  in piedi da pi di un
ora; anche il re  gi alzato, entrambi hanno anche gi ascoltato gli offici del
mattino; vengono quindi raggiunti dal duca d'Anjou il pi impaziente del
terzetto. A passi felpati si dirigono verso il portone del Louvre che d verso
il Jeu de Paume ed entrano in una stanza le cui finestre danno sul cortile
interno. I tre si guardano negli occhi; per la prima volta sembrano rendersi
conto della decisione terribile che hanno preso.
Il duca d'Anjou descrive la scena: Stemmo un poco cos a considerare gli
avvenimenti e le conseguenze di una decisione che, a dire il vero, fino a quel
momento non avevamo soppesato in tutta la sua gravit. In quell'istante udimmo
un colpo di pistola; il suono ci colp come una mazzata, tanto il nostro spirito
era colmo di terrore e di apprensione per i disordini che sarebbero
inevitabilmente seguiti...
Che fare? Istintivamente i tre congiurati comprendono che un tale massacro non
servir che ad aumentare la potenza gi grande dei Guisa. In fretta spediscono
allora un messaggero al capo dei cattolici per ingiungergli che si ritiri nelle
sue stanze e che nulla intraprenda contro l'ammiraglio; il presente ordine
annulla tutti gli altri. Troppo tardi! Il duca di Guisa risponde scusandosi;
l'ordine  arrivato troppo tardi, Coligny essendo gi morto.
La grande Caterina e il re erano forse portati alla riflessione; il Guisa no. E'
fin dalle quattro del mattino che, accompagnato da suo zio, il duca d'Aumale, e
dal bastardo d'Angouleme, si  recato da Coligny. I suoi soldati non hanno avuto
alcuna difficolt nello sbaragliare la guardia montata alla casa dai soldati del
Navarra. Si sale in fretta gli stretti scalini che portano alla camera
dell'ammiraglio. Si urla all'uscio: Aprite in nome del re!
Un servitore, Labonne, impressionato dalla voce e dal tono di comando si
affretta ad aprire: viene immediatamente pugnalato. Coligny  in piedi. E' stato
risvegliato dalle campane che suonano a martello in tutta la citt: per un
momento ha creduto a un assalto guidato dalla famiglia dei Guisa contro il
palazzo reale; ma i colpi di archibugio tirati contro le finestre lo hanno
presto convinto del contrario. Uno dei suoi confidenti, il pastore Merli,
comincia a pregare e dice all'ammiraglio: Signore,  Dio che ci chiama a lui.
Calmissimo Coligny risponde: E' da tempo che sono preparato alla morte; voialtri
cercate di salvarvi, dato che non potete far nulla per difendere la mia vita, mi
sono gi raccomandato a Dio...
I mercenari dei Guisa, un piccardo, Artins, un ceco Simanowitz, e un protestante
passato nel campo opposto Sarbalous, sono gi apparsi nel vano della porta, la
spada sguainata. Hanno un momento d'esitazione di fronte a quest'uomo dalla
barba grigia e che li sfida con tutto il disprezzo di cui  capace. Alla fine
Simanowitz grida: Sei l'ammiraglio tu?
Sono io! Fa' pure, tanto non servir a nulla... E il ceco affonda allora la
spada nel corpo di Coligny, il quale prima di cadere faccia a terra ha ancora la
forza di gridare con voce rauca guardando negli occhi l'assassino: Fosse almeno
stato un uomo e non un servo!
Nella strada il Guisa intanto urla: Ma insomma, abbiamo finito? i suoi nervi
cominciano a cedere... Simanowitz e Sarbalous afferrano allora il corpo esanime
dell'ammiraglio e lo gettano dalla finestra; ma Coligny non  ancor morto e
s'aggrappa per un attimo al davanzale, infine cade pesantemente a terra. Guisa
riesce appena a riconoscere il suo nemico, tanto il suo viso  ridotto a una
maschera di sangue; allora tira fuori dal giustacuore il fazzoletto, deterge il
volto del morto e, dopo averlo contemplato, si rivolge agli astanti con un
sorriso: In fede mia, dice,  proprio lui... E con il piede sospinge
sdegnosamente il cadavere.
Non ci vuole di pi perch gli spadaccini presenti si precipitino come un sol
uomo sul cadavere. Un Italiano, Petrucci, gli mozza il capo esprimendo il
proponimento di presentarlo al re; altri s'impadroniscono della spoglia, la
mutilano, la trascinano alla forca di Montfaucon, l'impiccano per le spalle e lo
cremano in un rogo improvvisato.
E' un' alba tinta di rosso quella che illumina il Louvre. Sprofondato nella sua
poltrona, lo sguardo perduto nel nulla, Carlo IX aspetta. Ecco che arriva Enrico
di Navarra; il duca d'Anjou si precipita su di lui con il pugnale sguainato e
gli urla: Messa, morte o Bastiglia? cio scegli di passare dalla parte dei
cattolici, la morte oppure la prigione? Enrico lo guarda senza rispondere. Il
fratello del re, folle di rabbia, sta per colpirlo quando interviene Caterina
che consiglia semplicemente al duca e a suo fratello di rinchiudere Enrico nei
suoi appartamenti.
L'intervento personale della regina madre ha salvato il figlio di Jeanne
d'Albret dal massacro che anche al Louvre ha inizio. Riempiti di vino fino alla
nausea, gli Svizzeri aizzati dagli ufficiali sgozzano tutti gli ugonotti
presenti a palazzo dopo averli riuniti in cortile. Muore quindi Pardaillan,
muore Bauvais, ex precettore del re di Navarra e signore di Piles, noto durante
la difesa di Saint-Jean-d'Angly per essersi fatto una collana con le orecchie
mozzate ai preti cattolici.
Da un terrazzo Carlo IX guarda sgomento quel carnaio che  divenuto il palazzo
reale. Rivestitasi in tutta fretta con un mantello, Margherita di Navarra tenta
di rifugiarsi presso Claudio di Lorena. La povera donna, attraversando come una
folle i corridoi del palazzo, incespica nei cadaveri, ode le grida dei
massacrati mentre in un sussulto, prima di crollare sotto le pugnalate, chiedono
piet; prima di cadere svenuta ottiene la grazia dal suo valletto di camera,
Armagnac...
Lo strepito ha fatto saltare gi dal letto anche la moglie di Carlo IX; le sue
ancelle le raccontano quello che sta succedendo; terrorizzata chiede con voce
flebile: Ma mio marito  stato avvisato? E' stato lui ad ordinare ci...
Mio Dio! e chi sono coloro che gli hanno consigliato una cosa simile? O Signore,
ti supplico e ti chiedo di volergli perdonare, perch se tu non hai piet di
lui, ho gran timore che una simile offesa non gli sar mai perdonata.
E il re che fa? Il suo comportamento ha dato origini a interpretazioni
contraddittorie. Per gli uni, prostrato, si  abbandonato alla preghiera, senza
il coraggio di uscire dai suoi appartamenti. Ma il conte di Vaucluse racconta
invece che desideroso di prendere parte lui stesso al massacro gli mostr sei
coltelli affilatissimi, lunghi quasi un braccio, che teneva nascosti dietro il
suo comodino. La storia poi ha tramandato l'immagine di un Carlo IX appostato su
una terrazza del Louvre a tirare archibugiate sugli ugonotti. Ma Agrippa
d'Aubign scrive ancora che Carlo IX sparava dalla finestra ai passanti, come se
si trattasse di una partita di caccia, il che  senza dubbio pi in carattere
con gli inquietanti istinti sanguinari di Carlo.
Con un'ossessione martellante, le campane intanto non hanno cessato di suonare;
quel suono a stormo fa impazzire, ma serve anche a far capire ai capi ugonotti,
il conte di Montgomery, il visdomino di Chartres, La Force, Geoffroy de Caumont,
che  suonata l'ora decisiva. Per precauzione essi hanno dormito nel quartiere
di Saint-Germain, dal quale  facilissimo dirigersi in aperta campagna; ma
inspiegabilmente si convincono che sia il re a correre pericolo, altrimenti non
si spiegherebbero le campane che suonano a stormo, e si dirigono come un sol
uomo verso il Louvre. Ma da un balcone del palazzo scorgono qualcuno, forse lo
stesso sovrano, che urla: Sparate, sparate, altrimenti scappano!
Una salva di moschetteria per poco non prende in pieno il piccolo drappello, il
quale fa immediatamente dietro-front e si getta a briglia sciolta verso la
campagna. La cavalleria di Guisa si getta immediatamente sulle loro tracce;
l'inseguimento durer tutta la giornata poi gli inseguitori saranno costretti a
desistere. Il partito cattolico ha cos lasciato scappare quelli che
sostituiranno Coligny.
Questo scacco manda su tutte le furie Tavannes, il capo militare devoto a
Caterina de' Medici. Egli d alle sue truppe un solo ordine: Sgozzate, sgozzate;
un buon salasso fa bene tanto in agosto che in maggio!... e si vedr che mai
ordine verr pi prontamente eseguito.
I soldati si abbattono come un flagello sul quartiere in cui  posta
l'abitazione di Coligny. Nobili, mercanti umili artigiani sono passati a fil di
spada. Alle grida dei morenti, alle suppliche di coloro che protestano la
propria innocenza, non si risponde che con un solo grido: Uccidete, uccidete!
Taverny, genero di Coligny, viene inseguito di strada in strada, poi di tetto in
tetto; raggiunto viene sgozzato e gettato sulla strada al grido di: Viva Dio,
Viva il Re! All'ombra della nuova crociata, protetti dalle sue insegne, croce
bianca sul cappello e al braccio una fascia pure bianca, le truppe cattoliche
sgozzano tutti coloro che sono sospettati di appartenere alla religione
riformata. Un sospetto che va assai al di l della realt: gli ottocento
cavalieri e i mille fanti del duca d'Anjou hanno in teoria il compito di
mantenere l'ordine; ma non resistono certo alla tentazione di saccheggiare le
gioiellerie di piazza Notre-Dame, quelle che danno anche sul ponte: e cos, con
la patente di eretici, gioiellieri e orefici, banchieri e artigiani sono
assassinati e i loro negozi ripuliti da cima a fondo.
La spada levata ben in alto, il duca d'Anjou esorta i suoi uomini a darsi
convenientemente da fare. Bench il sangue scorra sul suo corsetto non ha per
dimenticato le buone maniere. Va quindi a salvare la vita al maresciallo della
Coss-Brissac;  vero per che sua figlia, la signorina di Chateauneuf, si 
mostrata gentile nei suoi riguardi.
Il barone di Rosny, che la storia di Francia conoscer sotto il nome di Sully,
ministro di Enrico IV, sfugge alla morte grazie a uno stratagemma. Bench
accanito protestante, riesce a scovare una tonaca e, afferrato un grosso
messale, si precipita nella via le braccia levate al cielo come per implorare la
maledizione divina contro gli adepti della chiesa riformata. Per tre giorni il
suo amico La Faye lo terr nascosto in una cantina.
Parigi  frattanto divenuta un solo gigantesco bagno di sangue. La capitale di
Francia era allora divisa in sedici quartieri; per ciascuno di essi, e questo
gi da parecchio tempo, Guisa ha designato un responsabile, incaricato di
scovare i calvinisti. Al grido di Uccidete, uccidete! ci si precipita cos su
quelli che vengono designati a colpo sicuro. Gli orrori si aggiungono agli
orrori; presso il ponte di Notre-Dame una ragazzina  bagnata nel sangue dei
corpi trucidati dei suoi genitori, con la minaccia che se mai diventer ugonotta
le capiter uguale sorte... Nessuno ormai, nessuna autorit pu pi controllare
la folla scatenata. Si scanna a casaccio, gettando nella Senna corpi che
respirano ancora. Le vendette personali trovano libero sfogo sotto pretesto
dell'obbedienza agli ordini reali; un libraio, Jacques Atterver, ufficiale della
milizia cittadina, fa uccidere suo genero che da lungo tempo rifiutava di pagare
i debiti contratti. Un sergente della guardia, che passer alla storia con il
nome di Albert, supplica i suoi commilitoni che lo rendano vedovo; sua moglie
viene uccisa a bastonate. Poi  la volta della moglie di un falegname che
supplica i soldati di liberarla di un marito gottoso... Nemmeno la morte viene
rispettata; per poco che posseggano anelli o gioielli i cadaveri vengono
sistematicamente spogliati, spesso da ragazzi. Cadaveri dappertutto; la Senna ne
trasporta a centinaia; qualche volta un agonizzante, in un ultimo sussulto di
vita, riesce a guadagnare la riva, ma viene ricacciato in acqua senza piet. Nel
solo quartiere del Louvre ben seicento case vengono saccheggiate; l'ambasciatore
di Venezia, Salviati, scrive: Poche persone avrebbero immaginato di potere un
giorno possedere argenteria e cavalli come oggi hanno...
Anche i ricchi borghesi cattolici cominciano adesso ad aver paura. Chi infatti
pu assicurare loro che verranno risparmiati dalla furia di saccheggio e di
omicidio che si  impadronita della folla? Ecco il podest dei mercanti, Le
Charron, recarsi allora con i suoi aiutanti a palazzo reale per supplicare il re
di porre fine al massacro...
E' ormai mezzogiorno. Carlo IX ha l'aspetto di un pazzo furioso. Gi sua moglie
si  gettata ai suoi piedi supplicandolo di far cessare quegli orrori; Carlo la
guarda, squadrandola dall'alto in basso, poi scoppia in un riso isterico; infine
chiama uno dei suoi servitori e gli ordina: Sollevate la dea germanica e
riconducetela nei suoi appartamenti. In ogni caso il re ha severamente ordinato
di non torcere, pena la morte, un solo capello a tedeschi o stranieri...
La stessa Caterina de' Medici  angosciata. Che succeder mai se non si riuscir
a riprendere il controllo della citt impazzita, di questa plebaglia infame
divenuta padrona della strada? Si deve forse lasciare al Guisa il merito di
ristabilire l'ordine e di farsi paladino dell'autorit regale?
Tremebondi, i notabili sono adesso di fronte a Carlo IX e denunciano che la
guardia, e ogni sorta di gente ad essa mescolata, impunemente saccheggia,
devasta, scanna senza discernimento... Che si ristabilisca l'ordine per carit!
Caterina de' Medici decide di avvalersi di questa insperata occasione. Che
cessino i massacri... questa  la sua volont; prostrato, inebetito, il re
guarda sua madre e non sa che balbettare: S, madre mia... s, madre mia...
Viene allora dato immediatamente ordine ai notabili che percorrano le strade
facendo cessare le sommarie esecuzioni, e che vengano ritirate subito le armi
distribuite alla cittadinanza. Occorre poi rassicurare le province e gli Stati
stranieri. Carlo IX firma senza neppure leggerla la lettera redatta da Caterina
de' Medici e che  appunto destinata ai governatori delle province.
Ecco dunque la versione degli avvenimenti secondo la corte: Voi avete letto
quello che vi scrivevo l'altro ieri sulla ferita di mio cugino, l'ammiraglio di
Coligny, e come ero disposto a fare qualunque cosa per accertare come si fossero
svolti i fatti e a prendere le opportune disposizioni per castigare i
responsabili senza lasciare nulla d'intentato.
In seguito  accaduto che i membri della famiglia di Guisa, avendo certamente
saputo che gli amici del detto ammiraglio volevano prendersi su di loro vendetta
per le ferite conseguenti all'attentato, si sono ribellati questa notte, tanto
che fra le due fazioni avverse si sono verificati gravissimi fatti. Avendo poi
sempre previsto che dalla rivalit sarebbero nate cose spiacevoli, io ho sempre
fatto tutto ci che era in mia possibilit per calmare gli animi, come ognuno
peraltro sa, non dovendosi affatto ritenere superato l'editto di pacificazione,
che anzi deve risultare pi che mai rispettato.
Poich c' il fondato timore che questi fatti eccitino i miei sudditi gli uni
contro gli altri e che succedano veri massacri nelle citt del regno, del che
sarei profondamente addolorato, vi prego di far noto e di fare intendere che
ciascuno pu avere il diritto di godere tranquillit e sicurezza entro le mura
della propria casa, senza ricorrere alle armi e recarsi reciproca offesa, sotto
pena della vita, facendo quindi rispettare ed eseguire il nostro editto di
pacificazione.
Con questo documento Caterina, come sempre, si dimostra vera discepola di
Machiavelli. Nulla manca: il desiderio del re di punire gli autori
dell'attentato commesso contro Coligny in rue des Poulies, un velato accenno
alla pericolosa potenza dei Guisa, il mantenimento dell'editto di pacificazione.
Tutto concorre a dimostrare che in definitiva solo la rivalit fra i Guisa e i
Navarra  responsabile di quello che  accaduto. In altre parole si tratta di
chiamare a raccolta attorno alla corona tutti coloro che si sentono minacciati
dall'odio che regna fra cattolici e protestanti.
La notte dal 24 al 25 agosto c' un momento di sosta per i combattenti esausti.
Ma il clero stima invece che il compito sia lungi dall'essere esaurito e per
confermare le proprie tesi cita un miracolo che sarebbe accaduto al cimitero
degli Innocenti: qui un biancospino, secco da tempo, avrebbe improvvisamente
messo nuove gemme e rami, un segno evidente della provvidenza. E' chiaro quindi
che la volont divina approva lo sterminio degli eretici. Non ci vuole altro per
infondere nuova lena ai massacratori. Le campane suonano nuovamente a martello e
la caccia ai superstiti calvinisti ricomincia.
Questa volta il re si arrabbia e manda al podest dei mercanti un ordine in cui
si impone che venga fatta buona guardia, senza che per venga torto un capello
ad alcuno.
In serata riappare il duca di Guisa, furioso che i suoi uomini non abbiano
potuto metter le mani sui fuggiaschi ugonotti, che hanno fatto perdere le
proprie tracce in localit Montfort-l'Amaury. Ma il Guisa ha in serbo un colpo
da maestro. La duchessa di Nemours ritiene adesso che il suo primo marito,
Francesco di Guisa, sia stato vendicato e che sia ormai inutile continuare a
perseguitare i protestanti. Enrico di Guisa fa sapere allora che  disposto ad
offrire asilo a tutti coloro che sono ancora braccati dai cattolici.
Questo non ci voleva. commenta il re.
Carlo IX e, naturalmente, Caterina de' Medici, hanno capito perfettamente la
manovra. I Guisa evidentemente si sono detti: chi ci pu provare che, per
restare il solo in campo, il re non abbandoni alla collera popolare anche la
nostra famiglia, i cui membri sono stati gli esecutori di ordini superiori?
Bisogna dunque mettere con le spalle al muro il sovrano, legare la sua sorte a
quella della casa di Lorena; occorre fargli dire in forma ufficiale che  stato
lui il mandante e quindi il solo responsabile delle esecuzioni degli ugonotti e
che tutti coloro i quali hanno partecipato all'operazione non hanno fatto altro
che eseguire la precisa volont reale.
I Guisa si fanno allora insinuanti: che penserebbe il popolo di un re che
rifiutasse di garantire per i suoi fedeli, quando ha appena rimesso in vigore
l'editto di tolleranza, la pi alta conquista dei calvinisti? Preso al laccio,
Carlo IX acconsente.
E lo fa in pubblico: il marted 26 agosto, accompagnato dalla sua famiglia e da
tutta la corte, si reca in parlamento per fare pubblica ammenda; con voce dura
ricorda i danni che Coligny e i suoi accoliti hanno fatto subire alla causa
reale e aggiunge che tutto ci che si  verificato a Parigi  stato fatto in
armonia con suoi precisi ordini, in base a quella che  e rimane una sua
decisione.
Anche l'intransigente presidente de Thou s'inchina alla volont reale, ma
ricorda tuttavia al re una massima di Luigi XI: Chi non sa dissimulare non sa
regnare.
La folla applaude; ma non per molto, perch nel momento in cui Carlo IX riparte
per il Louvre si scopre un ugonotto che senza altra formalit viene pugnalato
sul posto. Se solo fosse l'ultimo... mormora il re.
Una frase infelice che il duca d'Anjou, non ancora rassegnato a cedere le armi,
interpreta come l'autorizzazione a proseguire la caccia agli eretici. E di botto
si ricomincia ad uccidere. Pietro Ramus, una delle glorie dell'universit, viene
sgozzato mentre a fatica sta per raggiungere la sua abitazione sulla collina di
Sainte-Genevive. Queste nuove morti non turbano minimamente Caterina de' Medici
che per testimonianza di un contemporaneo, l'ambasciatore del duca di Savoia,
sembra ringiovanita di dieci anni. E' vero che Caterina non  mai stata cos
popolare. Viene acclamata dal popolo madre del regno e conservatrice del nome
cristiano.
Quanto al re appare sempre pi in preda ai fantasmi. L'ambasciatore della
repubblica di Venezia, Salviati, lo descrive cos: Quando gli si parla non
guarda nemmeno in faccia; tiene la testa bassa, e se alza gli occhi sembra farlo
con grande fatica; dopo aver per un istante guardato colui che gli si rivolge,
li abbassa nuovamente... Un altro diplomatico nota che questo re di soli
ventiquattro anni ha un corpo cos magro da non essere pi che pelle ed ossa. Le
sue collere sono sempre pi frequenti e terribili e soffre ogni notte di incubi
allucinanti. Agrippa d'Aubign racconta uno di questi: Una folta schiera di
corvi essendo una notte, otto giorni dopo il massacro, venuta a posarsi sul
padiglione centrale del Louvre, il re balz fuori dal letto credendo di udire un
grande frastuono e un concerto di voci che gridavano, gemevano e urlavano e alle
quali se ne mescolavano altre furiose, blasfeme, minacciose, proprio come
accadeva durante la notte del massacro...
Di fronte a questo povero re, che di giorno in giorno precipita negli abissi
della follia, mentre la tubercolosi devasta i suoi polmoni, la regina madre
raggiunge l'apogeo della gloria. All'annuncio della notte di San Bartolomeo il
papa ha fatto illuminare le piazze della citt di Roma e coniare una medaglia;
per la prima volta nella sua vita Filippo di Spagna ha riso irrefrenabilmente.
Dovunque trionfa la monarchia e l'eresia sembra estirpata.
Estirpata s, ma solo a Parigi, non certo in provincia. Il 31 agosto una banda
di soldati, appartenenti al partito cattolico, si precipita nelle prigioni e
uccide tutti gli ugonotti che vi sono stati rinchiusi; fra i trucidati si trova
Goudimel, un sognatore che ha messo in musica i poemi di Clment Marot.
Piombando in un universo d'incoerenza e di illogicit, decretando a Lione il
contrario di quello che ha appena ordinato a Parigi, Carlo IX agli inizi di
settembre depreca la mollezza (cos la definisce) dei lionesi, chiedendosi come
mal non vengano tenuti sotto buona guardia gli ugonotti faziosi e nello stesso
tempo raccomandando per di... non recare molestia agli altri. I lionesi
capiranno l'antifona... Un altro massacro avr luogo a Orlans, dove per
esortazione del vescovo Sorbin cinquecento ugonotti vengono sgozzati. Blois,
Saumur, Tours, Bayonne, vedono alzarsi numerose le forche. A Rouen si verificano
spaventevoli massacri nelle prigioni, nonostante la disperata opposizione del
governatore Carrouges. A Troyes  lo stesso governatore invece, Anne de Vaudrey,
a consegnare i calvinisti alla plebe.
Nantes invece recalcitra e il sindaco esige dalla popolazione di non
contravvenire all'editto di pacificazione in favore dei calvinisti e mette in
guardia gli abitanti perch non si verifichi il minimo eccesso nei loro
riguardi.
A Bordeaux duecentosessantaquattro persone sono messe a morte. Questa volta
Carlo IX ha una crisi di furore, non fosse altro che per dar torto al fratello,
il quale continua a desiderare una repressione totale, lo sterminio insomma. Il
re scrive allora al governatore Langueville di mettere in guardia chiunque, di
qualunque ceto e a qualunque confessione appartenga, di non uccidere,
saccheggiare, devastare in qualsivoglia maniera sotto pretesto di ottemperare
alla difesa della religione, autorizzandolo a punire con la morte immediata
senza alcuna formalit coloro i quali si renderanno colpevoli di contravvenire
alla diffida.
E' un atteggiamento, quello del re, sempre pi paradossale. Urla contro i
massacri di Bordeaux, ma d comunque disposizioni perch venga annientata la
guarnigione protestante di Mons, che deve attraversare la Francia per
raggiungere la Spagna. E' invece il duca d'Alba, spietato nemico della riforma,
a permettere che i soldati abbiano salva la vita, in considerazione del coraggio
e della bravura dimostrate
L'ora di fare i conti adesso  venuta. Quante vittime ha fatto la riforma o
meglio quante sono state le vittime che la riforma ha dovuto subire? Perefixe,
il precettore di Luigi XIV, parler di centomila morti, cifra esclusa nel modo
pi assoluto da Bossuet che riduce la cifra a seimila...
Brantome, per la sola citt di Parigi, dopo aver detto che Carlo IX traeva
piacere dal vedere i cadaveri della gente uccisa sfilare lentamente sulle acque
del fiume sotto le sue finestre, parla di quattromila morti, cifra che al giorno
d'oggi sembra essere pi vicina alla realt, ma alla quale occorre aggiungere
altre diecimila vittime avutesi in provincia.
La pace dunque ancora una volta sembra essere ritornata nel regno di Francia. Il
27 ottobre 1572 la moglie del re d alla luce una bambina, proprio lo stesso
giorno in cui vengono impiccati in piazza della Grve due notabili ugonotti,
Cavaigne e Briquemaut. E come se il suo spirito aleggiasse ancora su Parigi si
impicca il manichino di Coligny. Il popolo condotto ad assistere alle esecuzioni
 poi pronto ad acclamare a cuor leggero la figlia del sovrano.
Caterina de' Medici non avr pace finch la fortezza di La Rochelle rimarr in
mano degli ugonotti e costoro conserveranno ottime relazioni con l'Inghilterra.
Il 2 febbraio 1573 viene battezzata a Saint-Germain-l'Auxerrois l'erede reale;
appena terminati i festeggiamenti, l'esercito di Carlo IX parte per espugnare la
fortezza rimasta ancora in mano protestante. E' un esercito che  quasi il
simbolo di una lega santa, data la composizione del comando: Enrico di Navarra
(sic!), il duca di Guisa, Cond e Nevers...
Il porto, difeso ottimamente, resiste. Cosseins uno dei complici dell'assassinio
di Coligny muore gridando: Maledetta sia la notte di San Bartolomeo! I vari
tentativi d'assalto s'infrangono contro la rocca e un senso di frustrazione si
impadronisce degli assedianti.
Cominciano a fiorire i peggiori intrighi. Il duca d'Alencon, il pi giovane dei
fratelli del re, propone agli ugonotti di schiacciare i Guisa, di fare insomma
una notte di San Bartolomeo alla rovescia. La proposta si dimostrer ben presto
la pazzia che in realt , e al duca non rimane altra soluzione che quella di
andare a confessare tutto a sua madre. Carlo IX ha un'altra delle sue terribili
collere; due consiglieri del duca vengono impiccati; si tratta di Coconas e di
La Mole. Il maresciallo de Coss e Montmorency, che avevano porto un orecchio un
po' troppo attento ai progetti dei cospiratori, vengono gettati in prigione. Il
duca di Alencon e il re di Navarra se la cavano con una ramanzina e dopo aver
fatto... mille scuse.
Il 9 maggio Caterina conosce la pi grande gioia della sua vita: Enrico di
Valois, duca d'Anjou,  stato eletto infine re di Polonia. Che importa allora
che si continui l'assedio al forte di La Rochelle! La citt, come d'altro canto
anche Montauban e Nimes, non avr guarnigioni reali. Come a dire in altri
termini che gli ugonotti consolidano le proprie posizioni. Questo accordo appare
cos stupefacente che Filippo II pensa per un momento di dichiarare guerra alla
Francia e fa fare, tramite il suo ambasciatore, le sue pi vive rimostranze al
Louvre: come pu essere possibile, dir l'ambasciatore, che voi, il sovrano
cristiano di Francia, dopo esservi deciso a rendere al signore un cos gran
servigio con la notte di San Bartolomeo, adesso accettiate di stipulare la pace
con coloro che ora sono ridotti in pochi e per giunta senza capi? Quanto poi al
nunzio pontificio questi scrive al papa: Tutta l'importanza del trattato
consiste nel fatto che con questo accordo il protestantesimo continua a rimanere
in piedi e ad essere tollerato nel regno...
Cos la fugace concordia fra cattolici e protestanti non  in realt che un
fuoco il quale, tutt'altro che spento, cova ancora sotto la cenere.
Dopo incredibili sofferenze Carlo IX muore il 30 maggio 1574, coperto da un
sudore di sangue. In un ultimo sospiro mormorer: Madre mia... Caterina de'
Medici adesso non ha altra risorsa che quella di dire al re di Polonia di
ritornare al pi presto a cingere la corona di Francia.
Enrico III, questo il nome del nuovo sovrano, sconcerta la corte da un lato per
il suo gusto per i gioielli e per le maniere affettate, dall'altro per il suo
modo di civettare con i cortigiani, per l'artificiosit della sua condotta ed
anche per una certa forza sotterranea che si indovina in lui. Rudemente infatti
rimette in piedi le due fazioni avversarie, memore dei consigli di sua madre:
Che le loro parzialit non siano mai le vostre...
Si scatenano allora una seconda volta tutte le ambizioni deluse. Guisa fonda una
potente lega cattolica finanziata dalla Spagna. Enrico di Navarra che si era
convertito per forza al cattolicesimo nel 1573, avendolo minacciato Carlo IX di
morte o di prigione a vita nel caso si fosse intestardito a rimanere
nell'eresia, abiura e fugge da Parigi. Il duca d'Alencon, che non ha perso le
speranze di sposare Elisabetta d'Inghilterra (anche se costei comincia ad
invecchiare),  pronto a marciare contro suo fratello al quale non perdona di
aver abbandonato la Polonia per venire a Parigi, privandolo cos della
possibilit di cingere la corona di Francia.
Stringe dunque un'alleanza con Enrico di Navarra; ma Enrico III ha la diabolica
abilit di far nascere una profonda rivalit fra Enrico di Navarra e il duca
d'Alencon, mettendo fra i due una donna come Catherine de Sauves. Essa accorda i
suoi favori ad Enrico e non ci vuole di pi perch il duca voglia assassinare il
rivale...
A forza di darsi da fare, dato che l'esercizio del potere fa maturare
rapidamente il carattere, il re di Francia, servendosi dell'appoggio dei Guisa,
sconfigge il potente esercito del duca d'Alencon, pronto a marciare su Parigi e
forte anche dell'appoggio protestante. La disfatta avviene senza drammi: il duca
ottiene le piazzeforti di La Charit, Bourges, Angouleme, Saumur, Niort...
Cond, il capo protestante, riceve Mzires e si arriva perfino a dare il soldo
ai mercenari che ha fatto venire d'oltre Reno.
Ma la tregua  di brevissima durata. Il 9 gennaio 1576 Alencon e Cond
riprendono le solite ostilit e mettono a ferro e fuoco la Borgogna. Ancora una
volta Caterina de' Medici interviene per sistemare le cose; cos viene stipulata
la pace di Beaulieu, del 6 maggio 1576, da cui gli unici ad uscire vittoriosi
saranno gli ugonotti. Enrico III condanna ufficialmente la notte di San
Bartolomeo, dichiarando che i disordini e gli eccessi commessi il 24 agosto e i
giorni seguenti si sono verificati contro la sua volont... Il culto riformato
viene autorizzato in tutto il regno fuorch a Parigi, in caso di permanenza
nella capitale della corte. I calvinisti ricevono otto piazzeforti, il duca
d'Alencon ottiene in appannaggio l'Anjou, la Turenna, il Berry; il maresciallo
de Coss e il maresciallo Montmorency vengono reintegrati nelle loro cariche e
nelle loro dignit.
Questo trattato, che in realt rappresenta una vera umiliazione per la corona,
scatena la collera dei cattolici. Per scoraggiare le ambizioni dei Guisa, che
hanno subito visto nel malcontento dei loro sostenitori un nuovo trampolino di
lancio, Enrico III si mette lui stesso alla testa del partito cattolico. Non ci
vuole altro perch gli ugonotti riprendano le armi e scendano in piazza.
Nell'agosto del 1576 Enrico di Navarra entra in Agen, Cond in
Saint-Jean-d'Angly; i cattolici vengono massacrati in Linguadoca e nel
Delfinato.
Ma ancora una volta occorre rassegnarsi alla pace, dato che entrambi i
contendenti vengono a esser privi di denaro;  la volta allora di Enrico III a
trionfare e a ridurre la libert di culto ugonotta. Viene infatti loro assegnata
una sola citt, per il cui possesso dovranno corrispondere un equo canone,
mentre il mantenimento delle otto piazzeforti viene consentito per soli otto
anni...
Il duca d'Alencon muore nel 1584 divorato dalla tubercolosi come il defunto
Carlo IX; Enrico III rimane quindi l'ultimo rappresentante dei Valois; la
dinastia va dunque verso l'estinzione. Chi sar un giorno il futuro re di
Francia? La genealogia indica i Borboni, dato che discendono da San Luigi e
hanno quindi gli stessi titoli dei Valois. Enrico di Navarra ha come ascendente
diretto Roberto di Francia, sesto figlio di Luigi IX e signore di Borbone; ma
Enrico  protestante e per giunta un protestante coriaceo, dato che dopo la sua
forzata conversione ha abiurato per rifugiarsi nuovamente nella fede di Calvino.
E' dunque questa una buona occasione per i Guisa che non deve andare perduta.
Incoraggiati dal solito Filippo II e dal papa Gregorio XIII i Guisa scatenano la
guerra e contro Enrico III e contro Enrico di Navarra e s'impadroniscono di
Verdun, Toul, Bourges, Dijon, Macon. La loro forza  tale e cos irresistibile
il movimento di popolo che hanno suscitato, che il re di Francia deve venire a
patti con il trattato di Nemours del novembre 1585. Con questo accordo Enrico
III annulla tutti i precedenti editti di pacificazione, proibisce il culto
calvinista, caccia di Francia i pastori, obbliga i protestanti a convertirsi o
ad andare in esilio; Enrico di Navarra  privato di tutti i diritti.
Ma il futuro Enrico IV non  uomo che possa pensare di venire sconfitto. Chiede
denaro ai signori danesi, ai principi tedeschi, all'Inghilterra. Abilmente
invita i cattolici moderati ad unirsi a lui, dato che nelle sue intenzioni non
c' che la sola volont di pace e denuncia pubblicamente i Guisa e le loro
ambizioni. Il 10 ottobre 1587 le truppe protestanti sbaragliano i cattolici a
Coutras. Il Guisa riesce comunque a sconfiggere un forte nucleo ugonotto a
Auneau. Ma si capisce allora a chi vanno le simpatie di Enrico III. Costui
rifiuta infatti di inviare quei rinforzi che avrebbero permesso di trasformare
un semplice scacco in una disfatta senza rimedio; ora pi che Enrico di Navarra
sono i Guisa i veri nemici della corona.
Nel maggio del 1588 il capo della casata di Lorena decide di sferrare il colpo
gobbo di un sollevamento popolare a Parigi;  quasi un voler fare rivivere la
notte di San Bartolomeo. Guisa sembra riuscire nel suo intento, dato che il re
non sentendosi sicuro finisce per rifugiarsi a Chartres. Il partito cattolico
appare allora ancora il padrone del campo.
In ogni modo Guisa  un politico troppo consumato per ignorare il carattere
sacro del potere reale; cos dopo lunghe trattative si riconcilia con il re e
gli accordi vengono convalidati dallo scambio di onorificenze e concessioni:
Guisa  nominato luogotenente generale del regno, il cardinale di Borbone viene
designato probabile successore del re; il protestantesimo  nuovamente messo
fuori legge.
L'accordo evidentemente  ancora pi fragile di quelli stipulati
precedentemente. Gli Stati Generali convocati il 16 ottobre 1588 sono
interamente nelle mani dei Guisa e osteggiano apertamente il sovrano. Esigono
che Enrico di Navarra sia dichiarato decaduto da tutti i diritti alla corona,
mentre Enrico III tenta di far valere la propria tesi secondo la quale, prima di
prendere una simile decisione, sarebbe meglio proporre un ultimatum all'eretico.
Infine, sfida inconcepibile Enrico di Guisa d le dimissioni dalla sua carica di
comandante supremo, lasciando aperto il campo, come si esprimer, ai suoi
nemici. Sta forse preparando un vero e proprio colpo di stato? Enrico III lo
pensa e non medita altra soluzione che di eliminare fisicamente il suo
avversario.
E il venerd 23 dicembre, il duca viene assassinato dai cosiddetti 45, che
compongono la guardia speciale addetta alla persona del sovrano. Il cardinale di
Guisa verr gettato a sua volta in prigione per esservi assassinato e il
cardinale di Borbone verr guardato a vista. Il partito cattolico  cos
decapitato.
Malata, Caterina de' Medici non pu che deplorare l'assassinio del duca e si
lamenta per la sorte di suo figlio, che vede precipitare nella rovina
trascinando con s la corona. E il colpo  troppo duro per Caterina che muore il
5 gennaio 1589.
In tutto il regno si accendono i fuochi della rivolta. Una lotta all'ultimo
sangue si accende fra i partigiani del re e quelli dei Guisa e sembra che il
partito cattolico abbia la meglio. Le sorti della monarchia di Valois sono
dunque segnate? No perch Enrico di Valois, giocando il tutto per tutto, si
allea con Enrico di Navarra il quale possiede un esercito ben allenato che non
incontra nessuna difficolt a sbaragliare le forze della lega, comandata dal
duca di Mayenne. E Parigi viene cinta d'assedio. Ma succede l'imprevedibile:
Jacques Clment, un monaco, vedendo in Enrico III l'incarnazione dell'anticristo
lo assassina il primo agosto 1589 a Saint-Cloud.. Caterina per l'ultima volta
aveva visto giusto.
Paris vaut bien une messe... la frase  celebre ormai. Prima di morire Enrico
III ha obbligato la corte a prestare giuramento a Enrico di Navarra, ma ha
preteso che quest'ultimo si converta al cattolicesimo. Enrico impiegher quattro
anni per ottemperare al precetto. Lo far solo quando sar convinto che la
maggioranza dei Francesi  cattolica e quando l'atto sar tale da non suscitare
altre nefaste sollevazioni. Cinque anni dopo, cinque anni di pace, si firma
l'editto di Nantes (1598) che consacra il periodo di pace essendo stati sepolti
odi e inimicizie. I protestanti godono naturalmente di pieno diritto di
cittadinanza. L'unit nazionale  stata infine pi forte di qualunque altra
considerazione. Ma il 14 maggio del 1610 Enrico IV morir sotto il coltello di
Ravaillac. L'assassino  un cattolico fanatico, che accusa il re di aver tradito
la vera fede... Forse  ancora lo spirito della notte di San Bartolomeo che ha
soffiato sopra rue de la Ferronnerie...

FINE.