EDMOND BERGHEAUD.

L'APPUNTAMENTO AFRICANO DI STANLEY.

Non  che nella storia del mondo la data del 16 ottobre 1869 abbia grande
importanza; tuttavia, sfogliando gli archivi postali francesi, si potrebbe
ritrovare sotto questa data un telegramma, consegnato al destinatario da un
coscienzioso funzionario, che potrebbe sembrare a prima vista banale, ma che non
lo . Il mittente era un personaggio piuttosto autorevole: Gordon Bennet junior,
che da molto tempo non aveva pi bisogno di aggiungere altri titoli al suo nome,
perch era il ben noto figlio del direttore di uno dei giornali pi importanti
d'America, il New York Herald.
Il testo del telegramma era breve: Appuntamento Parigi; affare importante. Era
indirizzato a una persona poco nota, Henry Morton Stanley, via della Croce,
Madrid.
Il telegramma viene recapitato alle 12 e 30 del mattino; lo riceve il buon
domestico, Jacopo, il quale non sa se svegliare o no il padrone che a quell'ora,
come  abitudine in Spagna, dorme ancora. Indeciso, gira e rigira fra le mani il
pezzo di carta; infine, considerando che il telegramma giunge da Parigi, si
decide e scrolla timidamente Stanley che si sveglia borbottando.
Il testo del telegramma lo colpisce molto e, meno di un'ora dopo, egli  gi sul
treno. Passa la notte a Bayonne, e la sera del 21 si presenta al Grand Hotel,
che era allora uno dei migliori alberghi della capitale francese. Resta un
attimo indeciso se svegliare o no Gordon Bennet junior; ma poi il sentimento di
orgoglio infuso in un uomo di origine gallese, quale  Henry Morton Stanley, da
un'Inghilterra all'apice della potenza, fa s che egli si curi poco di un
Americano, anche se costui gi da tempo lo paga, e molto bene, per i suoi
reportages.
Gordon Bennet  a letto, ma non si dispiace di quella visita a tarda ora.
La sua reazione non sarebbe stata diversa se gli avessero annunciato che aveva
di fronte a s la persona pi autorevole della terra.
Sedetevi. Ho un lavoro importante da affidarvi.
Silenzio...
Dove pensate che sia Livingstone?
A questa domanda imprevedibile, Stanley risponde con distacco:
Non saprei proprio, signore.
Gordon Bennet si  gettato sulle spalle una vestaglia da camera e misura la
stanza a grandi passi, poi prosegue: Credete sia morto?
E' possibile, ma non certo.
L'Americano scuote la testa, getta uno sguardo furtivo sul visitatore, mormora
qualcosa fra i denti e infine dice: Ebbene, io penso che sia ancora vivo e vi
incarico di andare alla sua ricerca.
La reazione di Stanley non lascia trasparire n sorpresa n gioia n
malcontento: si limita semplicemente a dire: Signore, avete riflettuto su quanto
coster una simile spedizione?
Ma l'Americano non ha attitudine per i calcoli; non conosce il valore del denaro
e non lo conoscer mai. Prendete 25.000 franchi e quando li avrete spesi,
prelevatene altrettanti, e poi altrettanti, e poi altrettanti, (e alza il tono
della voce) ma, per Dio, ritrovate Livingstone!
Stanley pensa che la visita sia finita e si alza per prendere congedo, ma Gordon
Bennett prosegue: Prima di porvi alla ricerca di Livingstone, andrete a Suez per
assistere all'inaugurazione del canale. Da l raggiungerete l'alto Egitto; conto
su di voi per l'edizione di una guida per i turisti che vogliano andare in
quella regione. Poi, visto che siete nelle vicinanze, andrete a Gerusalemme dove
sembra che siano state fatte interessanti scoperte archeologiche. Vi recherete
poi a Costantinopoli dove si dice che la situazione politica sia confusa.
Desidero quindi che passiate in Crimea, nei luoghi ove si sono svolti i
combattimenti e descriviate i campi di battaglia. Si dice che i Russi stiano
preparando una spedizione nel Caucaso. Se avverr ce ne riferirete. Dovrete poi
mandarci buone descrizioni dell'India e della Persia... Dicono tutti che sono
luoghi affascinanti. Vi fermerete a Bagdad, che  sulla vostra strada e ci
preciserete a che punto  la costruzione della ferrovia nella valle
dell'Eufrate.
Infine dall'India partirete alla ricerca di Livingstone. Per quel che ne so,
potrete avere qualche informazione su di lui a Zanzibar. Trovatelo e cercatelo
fino a quando non l'avrete visto; se  morto, portatene le prove... Sono
stanco... Buonasera... Che Dio vi assista!
Stanley non  crollato sotto la valanga dei compiti da adempiere e quando Gordon
ha terminato chiede semplicemente: E' tutto, signore? Poi, accortosi che la
domanda sarebbe potuta apparire maleducata, aggiunge con tono serio e deferente:
Far tutto quanto  nelle mie umane possibilit; che Dio mi assista e mi
protegga!
In quella notte, con questo dialogo che ha qualcosa di favoloso, vengono
intrecciati i destini di un direttore di giornale mosso dalla sete di notizie,
Gordon Bennett Junior, di un esploratore gi noto, Livingstone, e di un
giornalista contagiato dal demone dell'avventura, Stanley. Sullo sfondo un
continente ancora misterioso, l'Africa, che attrae magicamente l'Europa assetata
di conquista.
Cosa si sa di quel continente, quando la grande avventura ha inizio? Gli atlanti
del 1840 lo descrivono in questo modo:
E' delimitata a nord dal Mediterraneo, a ovest e a sud-ovest dall'Atlantico, a
sud-est e ad est dall'oceano Indiano, a nord-est dal mar Rosso e dall'istmo di
Suez.
Il continente africano per  noto fin dalla pi lontana antichit: fu un poeta
latino, Ennio, che invent il termine Africa, che significa esposta al sole.
Bisogner per attendere fino al 1415 perch i Portoghesi esplorino le coste del
Camerum, della Guinea, del Congo e dell'Angola.
Nel 1789 un navigatore francese, Le Vaillant, pubblica un Viaggio all'interno
dell'Africa dal capo di Buona Speranza, il capo che i Portoghesi, meno
ottimisti, avevano battezzato capo delle Tempeste. Quel racconto, pubblicato in
un'epoca in cui vi erano molte ragioni per dimenticare le preoccupazioni
immediate nate dalla Rivoluzione, suscita un enorme entusiasmo; ma la cosa si
ferma l.
Unica eccezione l'Inghilterra, dove la lotta contro i demoni di Parigi, e poi
contro Napoleone 1, non impedisce ai politici di riflettere.
L'iniziativa viene presa a Londra, dove viene fondata un'associazione, con
ambizioni limitate ed un nome altrettanto modesto, l'Associazione africana. Essa
ha il semplice scopo di riunire tutti coloro che, naturalisti, geologi o fisici,
si interessino a un continente che potrebbe anche celare immense risorse per
l'avvenire.
Partono cos alcuni esploratori. Dapprima John Leydard, che muore appena giunto
al Cairo. Il suo successore, il maggiore Houghton avr un po' pi di fortuna, ma
non molta; morir infatti nel Sahara, proprio quando sembravano aprirglisi
dinnanzi le porte di una nuova terra promessa, l'Africa nera. Nel 1795 Mungo
Park sbarca in Gambia e raggiunge il Niger, di cui fornisce la prima precisa
descrizione.
Fu poi un francese, G. Mollien, scampato con una zattera de La Medusa, a
scoprire nel 1818 le fonti del fiume Senegal. Basta questo perch gli Inglesi
(tanto era gi vivo il senso della competizione) vogliano andare pi lontano e
fare ancor di pi: nel 1821 il maggiore Laing giunge alle fonti del Niger.
Non si pu dimenticare per un elemento fondamentale della grande avventura
africana: la diffusione della religione. Nel XVIII secolo alcuni teologi si
erano posti questo problema: le popolazioni non bianche hanno un'anima? Problema
di natura metafisica, certamente, ma che aveva implicito in s un obiettivo
preciso: combattere la teoria di Jean-Jacques Rousseau, secondo la quale il buon
selvaggio, immune dalla corruzione che la civilt porta con s, avrebbe
rappresentato l'uomo nell'integrit della sua natura. Il selvaggio, replicano i
teologi, se come tutti gli uomini  creatura di Dio, subisce le conseguenze del
peccato originale. Non conoscendo la Verit Rivelata, non pu beneficiare della
Redenzione fino a quando i ministri di Dio non l'avranno ricondotto sulla via
della Salvezza. Quindi la forza irresistibile che spinge l'Europa verso l'Africa
(come quella che l'ha spinta verso altri continenti) sar un misto di sete di
potere, di ricerca degli sbocchi commerciali e di apostolato missionario.
Questi tre moventi, spesso accompagnati da episodi dolorosi, spiegano la vita di
Livingstone ed il fascino da lui esercitato su Stanley.
Dove sarebbe potuto nascere David Livingstone se non in Scozia? Nessun paese
favorisce l'attivit della fantasia pi di Blantyre, nella contea di Zanark,
sepolta com', per sei mesi all'anno, nella nebbia che mossa dal vento disegna
davanti agli occhi strane ed eterne figure che sembrano quasi l'effimera
incarnazione dei sogni.
David Livingstone nasce nel 1813 da una povera famiglia; comincia a lavorare
quando non ha ancora dieci anni, per quattordici ore al giorno  legato a una
macchina in una fabbrica che lavora il cotone. L'unico divertimento di quel
bambino sono i racconti paterni di antiche leggende celte, piene di eroi sempre
pronti a combattere contro l'ingiustizia. David impara anche che l'Inghilterra 
il paese pi importante del mondo, e l'ha dimostrato sgominando quel mostro di
Napoleone 1, Imperatore di Francia, nazione che Livingstone detester per tutta
la vita non solo perch ha tentato di rendere schiava l'Inghilterra, ma anche
perch disprezzando gli insegnamenti della Bibbia,  diventata il paese della
corruzione.
Se l'Inghilterra ha potuto trionfare su tutti i suoi nemici, lo deve in parte
alle doti della razza, ma anche al fatto che, agli occhi di Dio,  una nazione
esemplare per le sue virt. E' dunque compito di questa nazione insegnare alle
altre, prendere per mano i paesi selvaggi e condurli sulla via della Grazia
divina.
David Livingstone ha da poco compiuto i dodici anni quando gli capita fra le
mani un libro che avr importanza decisiva per tutta la sua vita: la Filosofia
della religione e della vita futura, di Thomas Dick. L'autore si sforza di
dimostrare che scienza e religione non sono in contraddizione, ma anzi sono
l'una complementare all'altra.
E' ormai deciso: il piccolo operaio diverr medico per portare sollievo ai corpi
sofferenti e cercare, nello stesso tempo, di aiutare le anime.
Legge continuamente, anche mentre lavora. Studiavo in continuazione, senza
neppure sentire il rumore delle macchine. Fu allora che imparai ad astrarmi
completamente dal rumore che mi circonda e a leggere e a scrivere senza
difficolt in mezzo a bambini che giocano o in un luogo dove una trib di
selvaggi danza ed urla.
Ottiene il dottorato in medicina nel 1840. Non appena ha in tasca il diploma,
parte per l'Africa del Sud. Si stabilisce a Citt del Capo e, quale fedele
appartenente alla London Missionary Society, ottiene il titolo di reverendo
David Livingstone.
Ma come resistere a Citt del Capo, quando si sognano terre sconosciute e la
loro evangelizzazione? Si spinge quindi all'interno. A Kuruman conosce la donna
che diverr sua moglie, Mary Moffat, figlia del direttore della missione del
luogo. Pi che l'unione di un uomo e di una donna, questo matrimonio sar
l'unione di due spiriti che ardono per lo stesso ideale.
All'inizio Livingstone deve esercitare il suo apostolato nella regione del
Kuruman. Ma le cose cominciano male: si  appena stabilito a Litubaruba quando
una trib, i Barolong, saccheggiano la missione da cima a fondo. Raggiunge
allora la valle della Mabotsa e si stabilisce a Kolobeng, presso i Baklatas.
Vi rimane per tre anni, conducendo una vita austera, che cos descrive: Quando
il grano  stato trasformato in farina, mia moglie procede alla preparazione del
pane, come ha imparato a fare dalle donne della trib. Capita spesso che venga
fabbricato un forno di fortuna scavando un buco in un formicaio... Facevamo il
burro in un orcio che ci serviva da zangola, e il sapone con cenere ricavata
dalla soda e qualche volta dagli alberi.
Lo zelo del reverendo ottiene i primi frutti; riesce infatti a convertire al
protestantesimo Setchel, il capo dei Bakuenas, cui insegna a leggere e a far di
conto. Ma quest'atteggiamento non piace ai Boeri (coloni bianchi) che si sono
stabiliti nei monti Cashah; non piace loro affatto che gli indigeni, finora
docili, ricevano un'istruzione sufficiente per mettere in discussione la
supremazia dei coloni. I Boeri giungono fino al punto di chiedere a Londra il
richiamo del missionario, ma invano.
Nonostante ci i coloni hanno la meglio: il loro atteggiamento sembra cos
meschino a Livingstone che egli decide di abbandonare Litubaruba, conducendo con
s la moglie e i suoi tre bambini. Il 1 giugno si dirige verso il lago Ngami,
ancora inesplorato. La fama di Livingstone, che da parte sua non ha fatto nulla
per farsi conoscere,  per giunta per chiss quali vie misteriose fino alle
Indie. L'avventura dell'ex tessitore scozzese ha entusiasmato due Inglesi,
Oswell e Murraw, che abbandonano la vita circondata dagli agi e decidono di
dividere la sorte del reverendo.
Il viaggio, effettuato su carri trascinati da buoi,  spossante e pieno di
insidie; devono infatti attraversare una parte del torrido deserto del Kalahari.
Dopo due mesi giungono finalmente al lago Ngami. Ma non possono addentrarsi
maggiormente poich quelle trib sono ostili e minacciano gli esploratori di
giocar loro un brutto tiro se persisteranno nel voler continuare il cammino.
Livingstone per non  uomo da rinunciare, e un anno dopo arriver fino allo
Chob, un affluente dello Zambesi. Poi, alla fine di maggio del 1851, mette
piede in un luogo dove mai alcun Bianco  ancora giunto, l'alto Zambesi. Il
reverendo scrive semplicemente: La scoperta dello Zambesi al centro del
continente fu molto importante, in quanto a quell'epoca si ignorava
completamente che in quel luogo esistesse quel fiume.
Il sogno  stato soddisfatto ed ora  forse giunto il momento di stabilirsi
definitivamente da qualche parte? No. Livingstone  divorato da un demone:
andare pi lontano, sempre pi lontano. Nell'aprile del 1853, a Citt del Capo,
imbarca moglie e bambini per l'Inghilterra; vuole infatti essere solo per poter
condurre a termine le sue imprese.
La prima conquista  l'abolizione della schiavit. La mente del missionario 
torturata e terrorizzata dal pensiero che degli esseri umani vengano trattati
come bestie da altri esseri umani. Essendo venuto a sapere che i Maori di
Zanzibar e i Mambaris del Congo praticavano un vero e proprio commercio di
schiavi con gli abitanti delle contrade circostanti a San Paolo di Loanda,
decide di recarsi in quel luogo e di portarvi il Vangelo.
Non appena giunge a Kolobeng, Livingstone rimane costernato: non sono stati i
Negri a distruggere il villaggio e a seminare la desolazione, ma i Boeri che
hanno voluto cos punire la trib di Setchel, per aver rifiutato la schiavit.
Questo comportamento dei Bianchi rafforza la misantropia che l'esploratore gi
nutriva dentro di s. Prosegue la marcia, spossante e piena di pericoli. Risale
lo Zambesi con una piroga; supera rapide fino ad allora sconosciute: Nambu,
Bambu, Kal.
Livingstone conquista alla sua causa i Makolos che ardono dal desiderio di
seguirlo, anche perch ha promesso loro di condurli fino alle rive
dell'Atlantico. Partono, per la verit molto mal equipaggiati: gli esploratori
dispongono solamente di un sacchetto di pane, un po' di zucchero e un po' di
th; per difendersi hanno tre moschetti e una carabina. Livingstone  di
esempio: il suo bagaglio personale consiste in un paio di scarpe, un paio di
pantaloni e due camicie, una pelle di montone una bibbia e una lanterna magica.
Infine, dopo una marcia estenuante sotto incessanti scrosci di pioggia, il 20
febbraio 1854, la spedizione giunge sulle rive di un lago, sulle quali gli
Europei non avevano mai messo piede. Qui l'esploratore prende la via degli
schiavi, che conduce al Mozambico.
Il sogno di Livingstone  questo: per liberare i Negri dalla crudele dominazione
dei loro simili non conviene forse offrire l'Africa al pi civile dei
continenti, l'Europa, ed in particolare al faro dell'Europa, l'Inghilterra?
Per ora per bisogna andare avanti. Raggiungono le regioni controllate dal
Portogallo che domina con mano ferma Bangala e Kassants. Consumato dalla
febbre, Livingstone pu viaggiare solo in tipoye, una specie di amaca sospesa a
dei pali, ma al termine della dura prova giunge infine la ricompensa: il 31
maggio 1854 la spedizione, che comprende ormai solo uomini scarni e dalle vesti
a brandelli, arriva a San Paolo di Loanda, sulle rive dell'Atlantico. Ammalato,
roso dalla dissenteria, Livingstone commenta la vittoria con parole umili ed
umane: Non dimenticher mai la sensazione che provai quando mi trovai in un buon
letto, dopo aver dormito durante sei mesi per terra.
I Portoghesi riservano a Livingstone accoglienze tanto entusiastiche,
offrendogli le cure dei loro medici migliori, ricoprendolo di doni e di
attenzioni, che gli Inglesi ne sono insospettiti. Infatti quel folle di Dio era
utile ai disegni politici di Londra, che rivendicava per s le terre esplorate
dal missionario a costo della propria salute. Londra quindi spedisce in fretta
due navi a San Paolo di Loanda e non trova niente di meglio da offrire
all'esploratore che un ricovero a Sant'Elena che, da quando Napoleone vi aveva
concluso la sua sfolgorante carriera, era divenuta un centro di cura per quegli
Inglesi che nelle Indie avevano contratto malattie tropicali.
Livingstone  talmente ammalato, poich alla dissenteria si  infatti aggiunta
la malaria, che in un primo momento accetta. Ma si riprende in fretta. Non ha
forse dato la sua parola ai Makolos che hanno avuto fiducia in lui e l'hanno
seguito, abbandonando la famiglia e la foresta natale? Come potrebbe un
gentleman venir meno alla tacita promessa fatta una volta per tutte, e cio di
condurre i Makolos fino all'oceano di cui avevano inteso parlare senza
conoscerlo e poi, soddisfatta la loro curiosit, ricondurli nelle loro terre?
I Makolos non sembrano aver fretta: sono incantati da quel mondo. Sono abituati
a vivere in capanne ed ecco delle case a due piani. Per far loro onore, o pi
esattamente per calcolo politico, vengono fastosamente ricevuti a bordo delle
due navi britanniche, il Pluton e il Philottne, che in loro onore sparano una
salva di cannoni.
Il cerimoniale cela dietro di s scopi reconditi che Livingstone, pur nel
delirio della febbre, comprende perfettamente: Sui giornali di Loanda sono stati
pubblicati alcuni miei appunti riguardanti il mio tentativo di aprire relazioni
commerciali col centro dell'Africa; le considerazioni ivi esposte rispondevano
talmente agli interessi delle autorit della provincia, che su richiesta del
vescovo il consiglio dell'Amministrazione pubblica ha rivestito da capo a piedi
tutti gli uomini che mi avevano accompagnato... Il vescovo mi diede venti
portatori e invi ordini ai comandanti dei distretti che avremmo dovuto
attraversare affinch ciascuno di essi ci offrisse tutti i servigi possibili.
Il 18 settembre 1854 la spedizione riparte. Ma nell'animo di Livingstone si
delinea la rottura definitiva: ha compreso infatti che l'adulazione di cui 
stato fatto oggetto ha uno scopo ben preciso: fare di lui il miglior difensore
di alcuni interessi economici. Certamente, egli non si rifiuta di fare anche
questo, la sua origine  pur sempre inglese, ma vuole che la conquista dei nuovi
mercati sia preceduta dal dono del supplemento d'anima, che la religione pu
dare alle popolazioni negre.
L'esploratore  stato profondamente deluso dal vescovo di Loanda, monsignor
Joachim Ruiz, perfettamente d'accordo con gli obiettivi economici dei ricchi
coloni bianchi. L'anticattolicesimo di Livingstone ne esce rafforzato.
Solo la confusione morale che si  impossessata dell'esploratore pu spiegare la
mancanza di uno scopo preciso, caratteristica della nuova spedizione, che pare
pi una fuga che una spedizione.
Senza un fine ben definito, si reca a Massangano, cittadina posta alla
confluenza del Lukalla e del Koandza. Poi ridiscende a Golongo Alto, e qui
indugia. Perch? Per interessarsi alla natura, come lui stesso dice nel suo
diario: Ho avuto l'occasione di studiare uno strano insetto; in questa regione
ce n' di venti e pi specie diverse... Segue una lunga descrizione delle
abitudini di quel coleottero che pompa la linfa dagli alberi e la distilla.
Durante gli anni della giovinezza, Livingstone si  appassionato
all'entomologia, come del resto a tutte le scienze naturali. Ma come riconoscere
in questo momento il divoratore di distanze, l'infaticabile scopritore di terre
vergini? Il 14 dicembre lo Scozzese lascia finalmente Golongo Alto e si reca ad
Ambaca; da qui, dopo aver ottenuto dieci buoi per trascinare i carri del
convoglio, Livingstone si inoltra nella foresta.
Festeggia il 1 gennaio 1855 in mezzo ai canti delle guide. E' felice. Ormai da
quindici anni ha rotto ogni legame con l'Inghilterra e da tre anni non rivede la
moglie e i figli; solo una volta, per caso, ha avuto loro notizie; fra i membri
della famiglia divisa, infatti, non avviene nessuno scambio di corrispondenza.
Livingstone  ormai divenuto un uomo senza patria e senza famiglia; si  creato
un suo mondo personale.
Mese dopo mese, i luoghi si succedono l'uno all'altro, incantevoli per la loro
bellezza ma anche pieni di pericoli. Nel maggio del 1855 egli arriva
improvvisamente e quasi per caso sulle rive di un lago che gli indigeni chiamano
Dilolo, ma che Livingstone ritiene si tratti del lago Tanganica (la scoperta
ufficiale del lago sar fatta nel 1858 da Burton e Speke, che in realt
confermeranno semplicemente la supposizione di Livingstone). E' un lago poco
profondo, scrive l'esploratore, che in piroga si attraversa in tre giorni e che
comunica con un altro lago chiamato Kalagu; secondo gli indigeni da qui nascono
numerosi corsi d'acqua che formano il Luapula. Privo di forze, vomitando sangue,
Livingstone giunge a Linianti in agosto. E' letteralmente in fin di vita, ma gi
un nuovo progetto tormenta la sue notti inquiete: andare a Zanzibar percorrendo
la riva sinistra dello Zambesi.
Non appena si  ristabilito, il 3 novembre 1855 lascia Linianti, insieme ai
fedeli Makolos, ai quali ha chiesto di accompagnarlo fino al Mozambico.
Prima ricompensa: il 17 giungono alle cascate dello Zambesi: Ero convinto che
Oswell (il suo compagno bianco venuto dalle Indie spinto da un moto di
entusiasmo) ed io fossimo i primi Europei che visitavano le rive dello Zambesi,
al centro dell'Africa; ero quindi certo che quella cascata fosse a noi
sconosciuta e mi sono quindi arrogato il diritto di ribattezzarla con
l'appellativo di Cascate Vittoria, dal nome della regina d'Inghilterra. Fu
l'unica volta che mi presi la libert di attribuire un nome inglese ai luoghi e
alle cose che incontrai sul mio cammino... Quelle cascate sono lo spettacolo pi
affascinante che abbia contemplato in Africa.
I compagni di Livingstone, ritenendo che mai avrebbero visto spettacolo pi
grandioso sotto il cielo, esortano l'esploratore a ritornare sui suoi passi e a
ritrovare le comodit della civilt.
I Makolos, sapendo che d'ora in poi avrebbero rischiato di incontrare trib
molto bellicose, si rifiutano di proseguire il viaggio. Ma lo Scozzese insiste:
una forza irresistibile lo spinge a dirigersi verso il Mozambico. Ancora una
volta si inoltrano nel cuore della foresta vergine. Incurante dei pericoli,
l'esploratore passa tre giorni ad osservare minuziosamente la vita delle
formiche nere giganti che ha appena scoperto.
A met novembre si avvicinano al villaggio di Mondze ove risiedono i crudeli
Batokas. Costoro sono dapprima ostili nei confronti dell'uomo bianco, ma questi,
con molto coraggio e tranquillit, spiega che egli tenta solamente di aprire
loro una via fino alla costa orientale dell'Africa; che laggi esistono porti
dove essi potranno vendere le zanne di elefante ed ottenere in cambio le derrate
di cui hanno bisogno, ponendo cos fine al traffico di schiavi che fino a quel
momento aveva costituito la loro principale occupazione e risorsa.
La fama di Livingstone, uomo buono e giusto,  misteriosamente arrivata fino ai
villaggi pi sperduti. Ma le incursioni effettuate dai Portoghesi per procurarsi
schiavi fanno s che rimanga un po' di diffidenza e che talora vengano ripetute
le minacce. La spedizione riesce tuttavia a passare, con maggiore paura che
danno. Per togliersi dalle pi gravi difficolt, Livingstone spiega che egli 
Inglese e che non ha niente a che fare con i Portoghesi.
La lenta e spossante marcia continua nell'inestricabile groviglio di vegetazione
e di paludi che occupano il bacino dello Zambesi. Incontrano popolazioni dalle
abitudini pi strane, come quella del capo trib Katolossa, che possiede un
harem di cento donne ed esige che gli si renda omaggio, tutte le volte che esce
dalla sua capanna, con una salva di moschetti.
Raggiungono infine il porto, proprio nel momento in cui Livingstone sospira:
Darei qualsiasi cosa per un buon pasto.
Il buon pasto lo far a Tet, villaggio sotto il protettorato portoghese. Qui
verr a conoscere una notizia (per lui) sbalorditiva: in Crimea c' stata una
guerra; Francesi e Inglesi hanno vinto i Russi conquistando Sebastopoli.
Livingstone rimane a Tet, il cui porto domina lo Zambesi, dal 9 marzo al 21
aprile.
Poi inizia una nuova spedizione nell'immenso delta del fiume, ma, totalmente
spossato dalla febbre che non lo abbandona ormai pi, accetta di fermarsi. Il 22
luglio, l'esploratore lascia Quelimane per l'isola Maurice; di qui, il 22
dicembre 1856, partir per l'Inghilterra che ha abbandonato da sedici anni.
Dobbiamo notare un fatto importante: il rapporto da lui scritto sull'interno
dell'Africa meridionale non  n una descrizione delle meraviglie incontrate sul
cammino, n un appello all'evangelizzazione dei Negri, ma  pi realisticamente,
come se lo spirito commerciale di Londra l'avesse conquistato, un resoconto
delle possibilit commerciali offerte dall'Africa centrale: La prima cosa da
fare  assicurarsi vie di comunicazione permanenti dalle rive dell'oceano alle
pianure salubri sulle sponde del bacino interno...
Tutta la zona  estremamente adatta alla coltura del cotone e sono convinto che,
distribuendo agli indigeni sementi di qualit migliore e aprendo ai loro
prodotti sbocchi sicuri, potremo stabilire con essi relazioni che sarebbero
vantaggiose per noi e sarebbero anche di beneficio morale e materiale per quei
popoli, che muovono ora i primi passi. Incoraggiamo dunque gli Africani a
coltivare le loro fertili terre e a fornire prodotti ai nostri mercati,  questo
infatti, insieme alla parola evangelica, il modo migliore per fare imboccare
loro la via del progresso.
Non ci vuole per molto tempo perch Livingstone, ormai divenuto celebre, si
annoi. Le nebbie scozzesi ed il focolare domestico non riescono a compensare i
misteri della foresta e il gusto per l'avventura. L'Africa... l'Africa... 
un'ossessione. Non fa che parlarne con tutti: che immense possibilit di
espansione offre il Mozambico! E i missionari dovrebbero andare l e liberare le
popolazioni negre dalla schiavit e dall'idolatria! Questi appelli finiscono con
lo smuovere il governo londinese, che propone a Livingstone di dirigere una
spedizione il cui scopo sar quello di conoscere pi a fondo le regioni gi
percorse. L'esploratore  al colmo della gioia, condivisa dal fratello Charles e
da un vecchio amico, il Dr. Kirk. Il 13 marzo 1858 si imbarcano per il
Mozambico.
Questa volta la spedizione ha perduto il carattere improvvisato delle altre. Per
risalire lo Zambesi, Livingstone ha fatto costruire in Inghilterra un vapore in
miniatura, il MacRobert. Ma, ahim! Non appena il battello tenta di affrontare
le cascate del Kebrassa, viene messo fuori uso. Viene riaggiustato alla meglio
e, ripreso il viaggio, lo Scozzese stabilisce il suo quartier generale nel
grande villaggio di Chibissa, a valle di Tet. L'esploratore e i suoi compagni,
ora in piroga, ora a piedi, esplorano palmo a palmo le rive di un affluente
dello Zambesi, lo Chir, e poi il lago Chirua, infestato dai coccodrilli.
Ma gi il pensiero di Livingstone corre pi lontano, molto pi lontano. Alcuni
indigeni gli hanno vagamente accennato ad un grande lago chiamato Nyassa.
Dov'? che cos'? Partono a bordo del MacRobert, e poi, a piedi, attraversano a
tappe spossanti, i monti Mangandjas.
Infine, il 16 settembre 1859, giungono sul lago Nyassa. La scoperta  certamente
importante, ma la cosa che colpisce di pi l'esploratore  la tratta degli
schiavi che si pratica in quel luogo, da dove i poveretti vengono spediti in
Mozambico. Livingstone giura a se stesso che l'Inghilterra porr fine a questo
stato di cose. Ma ecco che il MacRobert  nuovamente fuori uso.
Mentre attende da Londra l'arrivo di un nuovo battello, Livingstone non intende
rimanere inattivo. Tuttavia, se gettasse uno sguardo sull'opera che ha compiuto,
non potrebbe non esserne enormemente fiero: ha scoperto le cascate dello
Zambesi, ha unito le rive dell'Atlantico a quelle dell'Oceano Indiano ed ha
percorso immensi territori (che formano oggi la Rhodesia, l'Angola, e il
Mozambico). Ma lo Scozzese  dominato dalla sete di nuove scoperte. Per sei
mesi, andr di villaggio in villaggio, di fiume in fiume, ridotto a uno
scheletro, vacillando spesso per la fatica.
Nel gennaio 1861, arriva infine il nuovo battello, il Pioniere.
Londra ordina a Livingstone di esplorare un nuovo fiume, il Rovuma.
L'esploratore vorrebbe interessarsi ancora del bacino dello Chir, ma i
Portoghesi, che considerano quei luoghi come loro territorio, non vedono di buon
occhio la cosa e gli Inglesi vogliono evitare ogni incidente.
Il Pioniere ha condotto in Africa un notevole gruppo di missionari e di
commercianti. Livingstone per, sebbene sia un fervido protestante, non si fida
molto dello zelo di quei neofiti e decide di condurli con s, a cominciare dal
loro capo, il vescovo Macdonald.
Durante il viaggio liberano, senza neppure troppa fatica, una colonna di
schiavi. Nel bacino del Nyassa la situazione  spaventosa: dovunque vi sono
scheletri di schiavi morti di stenti e di fatica.
Ancora una volta Livingstone si ripromette che il suo paese dar una lezione a
tutti coloro che commerciano in uomini.
Ma i fatti dolorosi continuano: il vescovo Macdonald muore di malaria. Il 27
aprile,  la volta della moglie dell'esploratore.
Come spinta da un presentimento, un anno prima aveva voluto tornare in
quell'Africa in cui aveva conosciuto il marito. Livingstone, che poteva apparire
un uomo insensibile,  prostrato dalla sua morte e non fa che mormorare:
Signore, sia fatta la tua volont!
Il 2 luglio 1863 l'esploratore riceve un telegramma: il governo britannico pone
fine alla sua missione. Strana decisione, nel momento in cui l'Inghilterra cerca
dovunque di aumentare la sua potenza al di l dei mari. Ma in quel periodo
l'Inghilterra non crede nelle possibilit dell'Africa, o pi esattamente non
crede nelle terre sepolte all'interno dei continenti, ma preferisce assicurarsi
il predominio sugli stretti e sui golfi.
Livingstone non ha n un moto di indignazione, n di sorpresa. Rientrer in
Inghilterra, d'accordo, ma non senza aver condotto a termine l'opera intrapresa.
Mosso da una specie di furore mal contenuto, esplora il Nyassa, scopre le fonti
d'un affluente dello Zambesi, il Luangua e di un affluente del Congo, il Kassai.
Mille progetti si affollano ancora nella testa dell'Inglese; e perch
rinunciare? Il 16 aprile lascia il Mozambico, passa da Zanzibar e, in giugno,
arriva a Bombay.
Esilio? S, ma Livingstone trover il modo di sfruttarlo, e con l'animo pieno di
orgoglio dice: Voglia l'Onnipotente al quale affido la mia vita, esaudire i miei
desideri e farmi riuscire.
Ed ecco nuovamente il battello di Livingstone sul mare dell'avventura. Il 28
gennaio 1866 sbarca a Zanzibar dove, ufficialmente, dovr esercitare le funzioni
di console della Gran Bretagna e di incaricato di missioni filantropiche.
Formula ingegnosa, escogitata da sir Bartle Free, governatore delle Indie, che
aveva preso in simpatia Livingstone. Incaricato di missioni filantropiche: che
cosa significa questa frase se non la possibilit di partire ancora una volta
per quelle terre in cui soffrono gli schiavi ?
L'esploratore inizia il suo lavoro e prepara una spedizione proprio a Zanzibar,
ove conquista la fiducia del sultano, Sua Altezza Sedjouel-Medjid, convincendolo
che egli vuole solo esplorare le migliori terre da schiavi, da cui il potentato
trae le entrate pi cospicue.
E' proprio il pi importante mercante di bestiame umano del luogo, Kourdjii, che
vende a Livingstone i bufali, i muli e gli asini indispensabili per ogni viaggio
in quelle terre inospitali.
La partenza avviene il 4 aprile. Livingstone scrive sul suo diario: Il piacere
che provoca un viaggio in paesi sconosciuti  grandissimo... Le mie simpatie
sono rivolte ai nostri umili compagni e l'identit degli interessi e dei
pericoli ci rende tutti amici. La spedizione, la terza che lo Scozzese conduce
da quando ha messo piede in Africa, comincia male. Gli animali del convoglio
sono colpiti dalla malattia del sonno e muoiono gli uni dopo gli altri; gli
uomini della scorta sono malcontenti.
L'unica soddisfazione dell'Inglese  quella di poter riscattare una schiava, in
cambio di un taglio di tessuto. Riappare allora il lato missionario
dell'esploratore. Pi si inoltra nella foresta e pi certi spettacoli gli
diventano insopportabili: cortei interminabili di uomini e di donne, con gogne
di legno intorno al collo, che saranno venduti su qualche mercato. In ogni
villaggio il missionario redarguisce quei commercianti: Vergognatevi! Il
commercio che praticate  orribile. Oggi vendete i vostri simili e chi vi dice
che domani non sarete voi ad essere venduti da loro? Queste lotte segnano, nella
vita di Livingstone, una svolta fondamentale: da quel momento infatti giura a se
stesso che non abbandoner mai pi l'Africa, fin tanto che vi regner la
schiavit.
Gli appelli angosciati che ha lanciato a Londra gli hanno valso solo qualche
sorriso divertito. Dovr combattere da solo? E sia! Non rinuncia per al sogno
da lungo tempo accarezzato: essere il primo a scoprire le sorgenti del Nilo! Ma
ora la passione del pioniere non supera pi lo zelo del missionario.
Livingstone cammina e cammina, incurante delle defezioni dei portatori e della
febbre che, segretamente, consuma il suo corpo, giorno per giorno. Infine, dopo
tanti sforzi, ottiene finalmente una ricompensa: il 31 marzo 1867 giunge al lago
Tanganica, scoperto nel 1855: Non ho mai visto nulla di pi calmo, scrive, di
pi tranquillo di quello specchio d'acqua... Verso mezzogiorno, si alza una
brezza che conferisce alle onde un colore bluastro. Appena ristabilito da un
violento attacco di malaria, l'Inglese si rimette in viaggio, per giungere, in
novembre, al lago Moero. Per la prima volta l'esploratore si lamenta: E' da
molto tempo che mangio solo sorgo mal triturato e la mia salute si  indebolita.
Un tempo, camminavo alla testa del convoglio, ora sono l'ultimo. Non ha che
cinquantacinque anni, ma fisicamente  gi un vecchio. E come pu non accorgersi
che le guide, sia i Negri che gli Arabi, si prendono gioco di lui? Soprattutto
gli Arabi, che sottomano trafficano in schiavi e che, mentre al sultano dicono
di farlo col permesso dell'uomo bianco, assicurano invece a costui di essere
solo gli esecutori delle volont del potentato di Zanzibar!
Durante il cammino si ferma improvvisamente ai piedi di una tomba scavata in
cima a una collina e pensa: E' il tipo di sepoltura che fra tutte preferirei:
riposare in questa foresta immensa dove nessuno turberebbe il mio sonno. Nei
nostri cimiteri le tombe mi sono sempre sembrate misere; ma devo solo attendere
che Colui che  al di sopra di ogni cosa decida dove dovr morire e riposare in
pace.
Il 1868 si chiude con un bilancio che Livingstone giudica deludente: la sola
scoperta del lago Bangweolo. L'esploratore  colpito da una congestione
polmonare e pu spostarsi solo su una specie di lettiga che viene posta talora
su un carro, e talora viene trasportata da due uomini. Il 5 gennaio 1869  quasi
in punto di morte. Non appena si  ristabilito vuole togliersi una curiosit che
da molto tempo lo punge: discendere il fiume Tanganica e vedere dove vada a
sfociare. Nel delirio ripete: In quella regione che gli indigeni situano al nord
e chiamano Lualaba, dal nome del fiume che l'attraversa,  l che deve trovarsi
la sorgente del Nilo.
Ma la marcia verso il nord si rivela terribilmente difficile, come se la terra
promessa avesse deciso di rifiutarsi. Un giorno procede verso nord, un altro
verso nord-ovest. Interroga avidamente gli indigeni, ma non riesce a comprendere
molto dalle loro parole: A sette giorni di cammino a sud-ovest del Katanga si
trova il Lualaba, un grande fiume che separa la provincia di Loanda da quella
del Rua; quel hume e un altro, il Lolira, alimentano un lago chiamato Cibongo.
Livingstone tenta di interpretare queste indicazioni alla luce della Bibbia. E'
quasi certo, scrive, che quei due fiumi formino il lago. Essi sorgono da fonti
situate a tre o quattro giornate di marcia dal Katanga, a sud. A 16 chilometri
se ne incontrano altri due, il Luambai ed il Lunga. Ci corrisponde esattamente
al racconto della Genesi, interpretato dagli Antichi, l si trovano le fonti del
Nilo, che sgorgano da un abisso senza fondo. Met delle acque discendono in
Egitto, verso nord, met in Etiopia, verso sud. Ma Livingstone non pu
verificare questa tesi: ha un polmone roso dalla tubercolosi e non riesce pi a
muoversi.
All'alba del 1 gennaio 1871, l'esploratore esclama: Padre, aiutami a terminare
la mia opera in Tuo onore!
Nel 1841 nasce, quasi di nascosto, un bambino, John Rowlands, frutto degli amori
furtivi di una cameriera, Betsy Parry, e di un contadino gallese. Per partorire,
Betsy  tornata al suo paese, Denbigh, vicino a Liverpool. I nonni del bimbo
acconsentono ad allevarlo; ma a soli quindici anni il ragazzino rivela gi un
carattere battagliero, testardo e indipendente. Dopo aver riempito di bastonate
un sorvegliante della scuola comunale, fugge a Liverpool. Nel grande porto, 
subito affascinato dalle navi che emanano odor di catrame, di cannella, di lana
bagnata, di frutta, di spezie. John Rowlans vive presso certi lontani cugini,
che non hanno molti soldi e ben presto fanno capire al ragazzo che deve cercarsi
un lavoro. Un lavoro sedentario? John non ci pensa neppure per un istante. A
forza di gironzolare nel porto riesce a farsi imbarcare su un battello in
partenza per l'America, il Windertnere. L'equipaggio  composto da una manica di
ceffi, sempre pronti a fare a botte e che trattano il mozzo come fosse uno
schiavo; situazione molto umiliante, tanto pi che soffre di mal di mare. Allora
si decide: appena il battello approda a New Orleans, diserta. Per caso, e cio
grazie all'incontro fortuito di un certo Henry Stanley, riesce a farsi assumere
da un droghiere. Ma il ragazzo, piccolo e mingherlino, ha un desiderio
irresistibile: leggere, lui che quasi non  neanche andato a scuola. Spende la
sue prime economie acquistando un libro di Gibbon: Storia del declino e della
caduta dell'Impero romano.
Il destino del giovane  ormai segnato. John Rowlands non dimentica il suo
benefattore, Henry Stanley, che, da parte sua, si affeziona a quel ragazzo un
po' incomodo, ma molto sveglio. Cos un giorno gli dice: Mi incarico del tuo
avvenire, e poich non hai n padre n madre, porterai il mio nome: Henry
Stanley. Poi lo avvia al commercio, ma gli inizi sono molto duri e nel 1860 l'ex
John Rowlands si ritrova negoziante in una sperduta borgata dell'Arkansas.
La morte di colui che gli ha dato il suo nome lo lascia completamente
sprovveduto. Nel frattempo scoppia la guerra di Secessione ed egli pensa di non
poter fare altro che arruolarsi nell'esercito sudista, ma rimane estraneo ad una
guerra che, dopo tutto, non lo riguarda. La disciplina gli pesa: La nostra
libert e la nostra vita si trovavano nelle mani di un Congresso del quale, io
almeno, non sapevo nulla, tranne che si riuniva da qualche parte per fare le
leggi che gli facevano comodo.
Nell'aprile del 1862 viene fatto prigioniero dai Nordisti, verso i quali non
nutre alcuna ostilit, tanto che il 4 giugno si arruola nel loro esercito per
combattere i compagni di un tempo.
Ma non affronter pi il campo di battaglia; infatti si ammala e viene
riformato. Fugge quindi dall'America, che ha avuto la sfortuna di conoscere in
un brutto momento. Eccolo di nuovo a Liverpool, ma la famiglia gli riserva
un'accoglienza talmente gelida (non gli ha infatti perdonato la fuga), che
riparte e torna negli Stati Uniti. Per ironia della sorte, l'unica possibilit
che gli viene offerta per vivere  quella di arruolarsi nella marina americana,
ritrovando cos la detestata uniforme e partecipando, suo malgrado, alla fine
della guerra di Secessione.
Vengono poi gli anni da cavallo imbizzarrito, e Stanley, che ha trovato un
compagno, un certo William Cook, fa mille mestieri (fra cui quello di guida
delle carovane nel Far West) finch, dopo un ennesimo colpo di testa, si ritrova
in Asia Minore.
Il giovane ha cominciato nel frattempo ad inviare articoli ai giornali americani
ed ha talento sufficiente perch questi piccoli reportages vengano pubblicati.
Arrivano cos i dollari. Anche troppi, cosicch un giorno l'ex marinaio e il suo
amico vengono aggrediti, incatenati e mostrati come animali da baraccone, di
villaggio in villaggio, nel cuore dell'Anatolia. Liberato, Stanley torna in
America, deciso a far carriera nella professione che ha scelto, il giornalismo.
Viene assunto dal Missouri Democrat che lo invia a seguire le operazioni
dell'esercito contro gli Indiani Comanci. In questa occasione sente nascere
quella stima, ed un po' anche l'indulgenza, che conserver sempre verso coloro
che allora, e per molto tempo ancora, saranno chiamati i selvaggi. Trova la sua
professione di fede nelle parole di un Indiano: Ho sentito dire che ci proponete
di stabilirci in una riserva, vicino alle montagne. Io non voglio fermarmi
laggi. Mi piace errare nell'immensa prateria e, quando posso farlo, mi sento
libero e felice; quando ci fermiamo, ci ammaliamo e moriamo.
La qualit degli articoli di Stanley sul Missouri Democrat fa s che la sua
collaborazione venga richiesta da giornali di maggiore importanza, come il New
York Times, il New York Tribune, il New York Herald.
La vocazione africana di Stanley si delinea nel 1867.
Anche altre regioni potrebbero offrire vaste possibilit a un giornalista.
L'Europa  in agitazione, la Prussia ha sconfitto l'Austria a Sadowa e non
nasconde la sua intenzione di fare i conti con la Francia; in Messico
l'imperatore Massimiliano viene fucilato a Queretaro.
Ma Stanley ha un'idea fissa, come un presentimento: grandi cose succederanno in
Africa. Mosso da questa sensazione, chiede un appuntamento al giovane
vice-direttore del New York Herald, James Gordon Bennett Junior, e chiede di
lavorare per lui. L'accordo viene immediatamente raggiunto: Ho bisogno di uomini
come voi, dice semplicemente il direttore. Partirete subito per l'Etiopia, dove
gli Inglesi stanno combattendo contro il Negus.
A Stanley non occorrer molto tempo per dimostrare di conoscere tutti i trucchi
del mestiere. I suoi articoli sono brillanti e ben documentati. Mentre  sulla
via del ritorno, insieme ad altri giornalisti, la nave che li trasporta  messa
in quarantena a Suez. Ma l'inviato speciale dell'Herald ha preso le sue
precauzioni: nel viaggio di andata  gi passato da Suez e si  accordato col
direttore locale del telegrafo affinch, dietro forte ricompensa, trasmetta a
Londra i suoi articoli. In questo modo, quando la nave viene fermata, unico fra
tutti i giornalisti a bordo, Stanley riesce a far giungere al suo giornale un
cablogramma che annuncia la vittoria degli Inglesi e la morte del Negus.
Il governo britannico riceve la notizia dall'Herald...
Stanley diviene famoso.
Un lungo reportage da Creta e dalla Grecia e poi... il destino batte alla porta.
In Africa, dicono a Londra, vive uno strano, ma interessante personaggio, il
dottor Livingstone. Non si sa pi nulla di lui, ma corre voce che stia per
rientrare in Europa. L'Herald vuole essere il primo a dare la notizia.
Chiede dunque a Stanley di partire per Zanzibar e di attendervi l'arrivo
dell'esploratore inglese. Alla fine del 1868 il reporter parte per Aden e vi si
ferma. Per passare il tempo scrive un libro sull'Etiopia, legge Plutarco, Omero
e Virgilio. Passano le settimane, ma di Livingstone nessuna notizia. Quindi
Stanley lascia Aden per la Spagna, dove  in corso una guerra fra monarchici e
repubblicani.
A questo punto avviene il famoso appuntamento del 16 ottobre 1869, a Parigi, fra
Gordon Bennett junior e il giornalista. Questa volta non dovr pi aspettare
Livingstone ad Aden o a Zanzibar, ma ritrovarlo, dovunque sia.
Stanley prende la strada dei principianti: la Turchia, il Caucaso e la Persia,
dove soggiorna nel maggio 1870. Si imbarca poi nel golfo Persico e raggiunge
Bombay. Scrive reportages su reportages e divora anche tutti i libri dedicati
all'Africa che gli capitano sotto mano perch, dice, su molti argomenti sono
spaventosamente ignorante.
Esita per un istante quando viene a conoscenza della disfatta dell'esercito di
Napoleone III a Sedan: e se l'Europa stesse per divenire teatro di una grande
avventura?
Il dubbio dura poco: l'avvenire  in Africa. Il 6 gennaio 1871  a Zanzibar. La
spedizione allestita da Stanley non ha nulla di improvvisato, n di romantico,
come erano invece le imprese di Livingstone. Il Gallese ha previsto ogni cosa:
pensa che gli occorreranno due anni per ritrovare l'esploratore scozzese e ha
calcolato persino che gli sarebbero occorsi ventunmila metri di stoffa di cotone
colorato da offrire ai capi trib o per fare scambi.
Dove pu essere Livingstone? Stanley pone la domanda al console d'Inghilterra a
Zanzibar, John Kirk. Il diplomatico sospirando risponde: E' difficile dirlo.
Potrebbe essere morto: c' chi l'ha detto, ma a questo riguardo non esiste
alcuna prova. Sono pi di due anni che non ne abbiamo notizie, ma io credo sia
ancora vivo. Dovrebbe ritornare: sta invecchiando e, se morisse, le sue scoperte
andrebbero perdute. Non tiene nessun diario, non prende appunti; si limita a
fare dei segni di cui nessuno comprende il significato. Se  ancora vivo,
dovrebbe accettare di cedere il suo posto a qualcuno pi giovane.
Stanley chiede ancora:
Che tipo ?
Ha un brutto carattere. Io non ho mai avuto motivo di lamentarmi di lui, ma
qualche volta l'ho visto arrabbiarsi con altri! Probabilmente questo deriva dal
fatto che detesta avere dei compagni.
Supponete che io lo incontri; quale potrebbe essere la sua reazione nei miei
confronti?
A dire il vero, dubito che ne sarebbe contento. E' capace di mettere fra lui e
un compatriota centinaia di chilometri impraticabili, paludosi e franosi.
Viene infine decisa la partenza, a bordo di tre piccoli battelli che battono
fieramente bandiera americana (le ha cucite con le sue mani la moglie del
console). Il 18 febbraio 1871, la spedizione sbarca in pieno continente
africano, vicino a Bagamoyo. La carovana  imponente: 30 guardie, 63 portatori,
2 cavalli da sella, 27 animali da soma. La marcia del convoglio  regolata con
disciplina quasi militare: la guida, i portatori, la bandiera americana,
Stanley, che si fa chiamare Bwana Mukubwa (il Grande Bianco), in sella al suo
cavallo, e infine le guardie.
Procedono in direzione ovest, attraversando una zona paludosa, infestata dalle
zanzare. La situazione diviene rapidamente critica: le punture delle mosche
tze-tze uccidono i cavalli e il bestiame che doveva servire per il
sostentamento. Gli uomini della scorta si lamentano per il cibo. Nonostante la
sua autorit Stanley viene ingiuriato, fa a pugni con un avversario, e quando un
ex marinaio europeo, Farquart, muore, come unica orazione funebre, da parte di
Stanley, ricever questa frase sprezzante: Gli ubriaconi e i dissoluti non
possono vivere in Africa centrale. Nella carovana l'atmosfera  tesa. Il
giornalista esploratore ed il solo Bianco che rimane con lui, dopo la morte di
Farquart, quasi non si rivolgono parola. La sera, quando si fermano, Stanley si
isola e si rifiuta di parlare coi compagni di viaggio.
Monotonia... Monotonia... terra sempre grigia, erba sempre gialla; di tanto in
tanto, qualche misero villaggio abitato da uomini e donne pieni di paura. Piogge
torrenziali scendono dal cielo, ritardando la marcia e portando la febbre.
Giungono infine a Tabora, antica citt araba, dove fiorisce un importante
mercato di schiavi. Ma, su questo problema, Stanley non avr mai le reazioni
morali di Livingstone. Chiedono: Qualcuno sa dove si trova l'esploratore bianco?
Un carovaniere dice di averlo visto a Ujiji, sulle rive del lago Tanganica.
Una guerra locale rischia di porre fine al viaggio.
Gli arabi di Tabora sono in lotta contro il capo negro Mirambo che vuole
impedire a tutte le carovane di passare sulle sue terre. E' un guaio per gli
Arabi, che non possono pi effettuare le loro solite e fruttuose razzie n la
tratta degli schiavi. Prostrato dalla febbre, nell'agosto del 1871, Stanley
assiste a una terribile strage tra Arabi e Negri. Ne approfitta per partire,
nonostante il terrore degli uomini della scorta e dei portatori, impressionati
dal numero delle teste mozzate che hanno visto conficcare su pali. Stanley, in
preda a violenti attacchi di malaria, si chiede se avr la forza di arrivare
fino alla fine: Sono le dieci della sera, la febbre  calata. Tutti dormono,
tranne me. Penso a ci che devo fare, rifletto sulla mia posizione. Una
tristezza indescrivibile mi pervade;  la desolazione dell'isolamento. Non trovo
intorno a me n simpatia n interesse. Lo stesso Shaw, un uomo della mia stessa
razza al quale ho prodigato le mie cure, ha meno attaccamento per me che per il
negretto che ho adottato e che ho chiamato Kalulu. Per reagire ai neri
presentimenti che mi assalgono mi occorrerebbe pi forza di quanta non ne abbia.
Ma poi si riprende: Ho dato la mia parola e la manterr. Ho promesso che nulla
potr distogliermi dall'impresa e di proseguire la ricerca fino a quando non
avr ritrovato Livingstone, di non ritornare senza essermi reso conto di persona
che egli  ancora vivo o senza la prova della sua morte. Nessuno al mondo mi
fermer... Nemmeno la morte, perch io non morir, non voglio, non voglio
morire... Qualche cosa mi dice che lo trover; lo trover!... lo trover!
Shaw, che non sopporta pi n Stanley n il clima, finisce con l'abbandonare la
spedizione. Parte per raggiungere l'oceano, ma non lo rivedr mai pi perch
morir durante il viaggio.
L'esempio dato da Shaw  contagioso; cinque portatori tentano di disertare.
Stanley li fa frustare e incatenare. I cavalli sono tutti morti e bisogna dunque
continuare a piedi, abbandonando gran parte delle provviste e del materiale.
Il 13 novembre, alle 10 del mattino il piccolo gruppo del giornalista incontra
una carovana che viene dal Tanganica.
Stanley chiede:
Avete visto un uomo bianco?
S.
Dove?
A Ujiji, sulle rive del Tanganica.
Come  vestito?
Come il signore, (il capo della carovana indica Stanley).
E' giovane?
No,  vecchio, ha i capelli bianchi ed  malato.
Da dove viene?
Dal paese che  dall'altra parte del Gunha, molto, molto lontano, che si chiama
Manyema.
Siete sicuri che sia a Ujiji?
L'abbiamo visto otto giorni fa.
Credete che ci sar ancora quando arriveremo?
Non saprei.
Era gi venuto qui?
S, ma molto tempo fa.
Stanley dimentica tutto, fatica, malattia, timori, ed esclama: Evviva, 
Livingstone!  Livingstone! Poi si rivolge a coloro che l'accompagnano e dice:
Se vi sbrigherete a raggiungere il villaggio di Ujiji senza fare soste dar a
tutti otto metri di stoffa. La proposta viene accettata con entusiasmo. Ma il
pagamento del tributo (tagli di stoffa) ad ogni villaggio attraversato fa
perdere molto tempo, perch bisogna fare eterne discussioni e l'impazienza di
Stanley  tale che minaccia di sparare su chiunque ritardi la sua marcia.
Qualche giorno dopo, durante una sosta, Stanley dice improvvisamente al suo
interprete, Selim: Prepara il mio abito nuovo, ingrassa accuratamente i miei
stivali, passa col bianco il mio casco di sughero; voglio presentarmi in modo
conveniente di fronte all'uomo che vedremo domani, non voglio arrivare l come
uno straccione.
Finalmente ! Stanley non sta pi in s dalla gioia quando, dalla cima di una
collina, scorge, sotto di s il porto di Ujiji sul lago Tanganica.
La distanza, le foreste, le montagne senza ombra le spine che ci sono penetrate
nelle carni, le arse pianure che hanno bruciato i nostri piedi, il cielo
infuocato, le paludi, i deserti, la fame, la sete, la febbre sono state vinte.
Il nostro sogno si  realizzato. E' il 10 novembre 1871. La spedizione si
prepara come per una parata. Il giornalista-esploratore ordina che vengano
sparati cinquanta colpi di fucile per festeggiare l'avvenimento; la bandiera
americana e quella di Zanzibar sventolano mollemente nell'aria calda.
La popolazione di Ujiji si precipita davanti alla colonna, ed ecco che avanza un
Negro, dal portamento maestoso.
Chi siete? chiede Stanley.
Sono Suzi, il domestico del dottor Livingstone.
E' qui il dottore?
S,  nel villaggio.
Ne siete sicuro?
L'ho lasciato in questo momento.
Sta bene il dottore?
No, signore,  ammalato.
Andate ad avvertirlo del nostro arrivo.
Suzi parte come una freccia agitando le braccia.
Stanley  al colmo della gioia: Cosa non avrei dato pur di avere un piccolo
angolo deserto dove lasciarmi andare a fare qualche follia senza essere visto:
mordermi le mani, fare capriole, scuotere gli alberi, dare libero sfogo alla
gioia che mi soffocava. Il mio cuore batteva tanto da balzar fuori dal petto, ma
per paura di nuocere alla dignit della mia razza, non lasciai trasparire dal
mio viso nulla della mia emozione.
Poi, lentamente, si avvicina un uomo dalla barba grigia.
E' pallidissimo e sembra molto affaticato. E' vestito in modo bizzarro:
pantaloni grigi, camicia rossa, berretto blu sul quale  in bilico un vecchio
gallone d'oro.
Avrei voluto abbracciarlo, dir pi tardi Stanley, ma era inglese e io non
sapevo come sarei stato accolto. Cos l'incontro avviene con la pi
straordinaria dignit, come se i due uomini, per tanto tempo separati da
migliaia di chilometri, si fossero incontrati in qualche club di Londra.
Il dottor Livingstone, suppongo.
L'esploratore solleva il berretto e si inchina: S.
Lentamente si stringono la mano.
Sono lieto di essere qui a ricevervi. dice con tono quasi mondano Livingstone.
Ringrazio Iddio che mi ha permesso di incontrarvi. risponde Stanley.
Con un gesto, lo Scozzese invita il giornalista a seguirlo. Ed eccoli nella casa
dell'esploratore, dove vi  una sola sedia, una specie di mucchio di paglia
ricoperto con pelle di capra. I complimenti non mancano:  Accomodatevi... Ma no,
vi prego... Intorno alla casa si sono radunate pi di mille persone, come se si
fossero rese conto di stare vivendo un momento storico.
Stanley fa fatica a parlare. Non riesce ad allontanare lo sguardo dal viso del
suo interlocutore, con la barba ispida, i lineamenti duri, il colorito terreo.
Il giornalista tende infine a Livingstone il pacco delle lettere provenienti
dall'Inghilterra: la pi recente porta la data del 1 novembre 1876;  passato
un anno... Tentando di dissimulare l'impazienza, con un atteggiamento
distaccato, l'esploratore fruga in mezzo alle lettere e il suo viso si illumina
quando scopre quelle dei suoi figli.
Prego, leggetele pure, dice Stanley. Avremo tutto il tempo di parlare in
seguito.
Anch'io ho tutto il tempo che voglio per leggerle. Ho imparato ad avere
pazienza, sono anni ormai che aspetto queste lettere. Vi prego, ditemi ci che
sta succedendo nel mondo: qui sono isolato da tutto.
Il canale di Suez  stato aperto alla navigazione, si pu cos passare
facilmente dall'Europa all'Asia.
Una grande opera... s, veramente una grande opera. mormora Livingstone.
Stanley prosegue, trasformato, come egli stesso dice, in giornale del Globo...
Il generale Grant  stato eletto presidente degli Stati Uniti. Creta si 
ribellata... La Spagna  stata sconvolta dai disordini... i Prussiani sono a
Parigi...
Senza interrompere la conversazione passano poi a tavola, dove Livingstone,
condannato da un'ulcera allo stomaco a nutrirsi solo con tazze di th, lascia di
stucco la vecchia cuoca Alima, mangiando per quattro e letteralmente divorando
un pasticcio di carne. Il pranzo prosegue per tutto il pomeriggio. Tutt'a un
tratto Stanley balza in piedi ed esclama: Per San Giorgio! Quale imperdonabile
dimenticanza stavo per commettere! Ho portato una bottiglia di champagne per
festeggiare il nostro incontro.
Bevono:
Alla vostra, dottore.
Alla vostra, signor Stanley.
I due uomini si separano solo a tarda notte. Si ritrovano l'indomani mattina e
Livingstone, come  sua abitudine, si  alzato all'alba. Il suo viso ha un'aria
malinconica: Ho letto tutte le lettere che mi avete portato; ci sono buone e
cattive notizie. Il mio figliolo maggiore ha avuto un grave incidente. Suo
fratello Oswald, che studia medicina, va avanti bene. Infine mia figlia Agnese
mi racconta una passeggiata in barca.
Raccontando con emozione mal contenuta le notizie riguardanti i suoi figli che
vivono in Inghilterra, Livingstone d l'impressione di essere sul punto di
lasciare l'Africa per tornare nel suo paese natale. Parla di questo come di un
altro mondo, a cui  rimasto affezionato, ma nei confronti del quale si sente
come straniero.
Stanley chiede: Suppongo che ora mi chiederete come mai sono qui...
S, non ho ancora capito le ragioni del vostro arrivo. Quando mi fu riferito che
si era messa in marcia una spedizione con tre battelli e molti bagagli, ho
subito pensato che si trattasse di un ufficiale francese che veniva a prendere
il posto del tenente Le Saint, morto presso Gondocoro. Solo quando ho visto la
vostra bandiera americana ho compreso di essermi sbagliato.
Meglio cos, perch io non conosco il francese e come avrei fatto a parlare con
un ufficiale francese? La situazione sarebbe stata penosa: due Europei si
incontrano a Ujiji e non possono scambiare nemmeno una parola! Ma non vi ho
chiesto la ragione del vostro arrivo per discrezione; la cosa infatti non mi
riguarda.
Non offendetevi di ci che sto per dirvi; stavo cercando voi.
Me?
Il volto di Livingstone esprime la pi profonda meraviglia.
S, proprio voi!
E come mai?
Conoscete il New York Herald?
Livingstone scoppia in una risata: S, tutti hanno sentito parlare di
quell'orribile giornale!
Ebbene, senza neppure avvertire suo padre, James Gordon Bennett, figlio del
direttore del quotidiano, mi ha chiesto di partire alla vostra ricerca, di
aiutarvi se fosse stato necessario, di annotare ci che avreste voluto
confidarmi riguardo alle vostre scoperte.
Livingstone non manifesta alcuna emozione e risponde semplicemente: Sono molto
riconoscente a voi ed anche a Gordon Bennett. Poi, bruscamente: Andiamo a
mangiare.
La tavola  stata preparata come per le grandi circostanze, Stanley infatti ama
le comodit ed ha portato con s argenteria, bicchieri e un tappeto persiano,
che serve da tovaglia.
Cos fra Livingstone e Stanley si stabiliscono legami finora insospettabili:
Fino al momento del mio arrivo, scrive quest' ultimo, non provavo nessun
sentimento nei confronti di Livingstone. Era per me solo uno scopo, un articolo
per il giornale, un soggetto da offrire agli affamati di notizie, un uomo che
cercavo per compiere un dovere e contro il quale ero stato messo in guardia. Lo
vidi e l'ascoltai. Avevo percorso i campi di battaglia, ero stato testimone di
rivolte, di guerre civili, di massacri; ero stato fino all'ultimo vicino a
uomini che venivano giustiziati per raccontare le loro ultime convulsioni, i
loro ultimi sospiri. Ma nulla mai mi aveva commosso come le miserie, le
delusioni, le angosce che quell'uomo mi raccontava. Il nostro incontro mi faceva
credere nell'esistenza di un Dio che dall'alto dei Cieli sorveglia le azioni
degli uomini, vi riconoscevo la mano della Provvidenza che tutto dirige con la
sua bont.
Da parte sua Livingstone cos scrive: Ci che Stanley mi ha detto, dopo pi di
due anni che non ricevevo notizie dall'Europa, mi ha sconvolto profondamente.
Ha risvegliato in me emozioni che non provavo pi da quando entrai nel Manyema.
Ho ritrovato l'appetito: invece dei due miseri e insipidi pasti di una volta,
mangio quattro volte al giorno e mi stanno tornando le forze. Non sono
espansivo, anzi, ho un carattere piuttosto riservato, come tutti noi Inglesi, ma
quest'iniziativa di Bennett, quest'ordine generoso, tanto nobilmente eseguito da
Stanley, mi hanno sconvolto. Mi sento pervaso da una profonda gratitudine e
nello stesso tempo mi spiace di non essere pi degno di una simile generosit.
A poco a poco l'imbarazzo che esiste, come  naturale, fra due persone estranee
l'una all'altra, scompare. Quell'uomo rude che  Stanley prova una grande
ammirazione per il vecchio di Ujiji: Nel periodo che passai con lui, Livingstone
non si limit alle parole, ma ogni giorno mise in atto quanto diceva. Stanley,
cosa molto strana per un giornalista, non pensa nemmeno pi a fornire al
giornale notizie su Livingstone. Gli basta essere con lui.
Rinforzato, Livingstone parla di nuove esplorazioni; vorrebbe, in particolare,
esplorare il nord del lago Tanganica e addentrarsi nel bacino della Lualaba,
cio nel cuore dell'Africa.
Stanley coglie al volo l'occasione: Se posso esservi utile, non avete che da
dirlo. Sebbene non sia venuto qui per dedicarmi a nuove scoperte, vi
accompagnerei volentieri. Ho con me venti uomini che sono capaci di remare.
Livingstone  raggiante di gioia.
Benissimo; allora partiamo, d'accordo.
Quando volete.
Scompaiono cos le ultime prevenzioni che il giornalista poteva ancora nutrire
nei confronti dell'esploratore, che in realt non  poi un cos cattivo
compagno, n tanto egoista come l'aveva descritto il console d'Inghilterra a
Zanzibar. Scrive Stanley: Non vorrei offendere nessuno, ma la persona che mi 
vicino  completamente diversa dal ritratto che mi era stato fatto. Ho osservato
attentamente il suo comportamento sia al villaggio che in marcia, e la mia
ammirazione per lui  continuamente aumentata. Fra tutti i luoghi,
l'accampamento di viaggio  il migliore per conoscere a fondo un uomo. Se 
egoista, collerico, bizzarro e di cattiva compagnia  in quel momento che si
potr scoprire il suo punto debole e verranno alla luce tutti i suoi difetti.
Per ci che riguarda il lavoro, egli tiene un enorme diario, e ci confuta le
affermazioni di coloro che lo accusano di non prendere appunti e di non
raccogliere le sue osservazioni. In esso pi di venti fogli sono dedicati ai
soli rilevamenti da lui fatti nel Manyema, molte pagine inoltre sono coperte da
numeri diligentemente ordinati. Ogni sera vedo il mio illustre compagno prendere
appunti con la sua scrupolosa attenzione e so che possiede uno scatolone di
ferro dipinto di bianco in cui sono contenuti i resoconti di viaggio che un
giorno verranno pubblicati. E infine le sue cartine, compilate con molta cura,
rivelano molta diligenza e abilit.
Per quanto riguarda il carattere, non vi trovo assolutamente nulla da biasimare.
Spesso ho sentito i nostri servitori parlare dei nostri rispettivi meriti: Il
vostro padrone  buono, dicevano i miei, e non vi fa mai picchiare, perch il
suo cuore  generoso. Non  come il nostro che  cattivo.
Talora, quando cade la notte, calda e piena di gridi di animali, Livingstone si
lascia andare a qualche confidenza: Sarei felice di rivedere il mio paese, di
abbracciare i miei figli; ma non posso abbandonare il mio compito proprio nel
momento in cui sto per condurlo a termine. Non mi occorrono pi di cinque o sei
mesi per collegare la sorgente che ho trovato al fiume di Pethrick o al lago
Alberto. Perch partire adesso per poi dover ritornare?
Perch non avete terminato prima, quando forse eravate vicino alla conclusione?
Livingstone alza le spalle: Perch sono stato costretto a farlo. I miei uomini
non volevano pi proseguire. Fu un grande dispiacere per me, quando mi restavano
da percorrere solo sessanta chilometri per risolvere l'enigma della sorgente che
avevo scoperto; e poi sono stato ammalato, quasi in punto di morte.
Da queste conversazioni il freddo e talora cinico Stanley comprende quale sia
veramente il carattere del suo compagno: La sua allegria  simpatica, la sua
risata  contagiosa... sotto l'aspetto stanco che avevo conosciuto sulle prime,
cela uno spirito di una forza e di una vivacit notevoli. Il suo corpo, consunto
dalla fatica e dalla malattia pi che dagli anni, nasconde un'anima traboccante
di giovent e un carattere esuberante. Il suo entusiasmo non si  esaurito...
Un'altra cosa che mi ha colpito  stata la sua memoria prodigiosa:  capace di
recitarmi interi poemi di Byron, di Tennyson e di altri, dopo tanti anni passati
in Africa senza un libro! La religione  da lui messa in pratica in ogni
momento; non ha nulla di esteriore, ma si manifesta in tutte le azioni che
compie... Tutte le domeniche riunisce il suo piccolo gregge, cui legge le
preghiere e un capitolo della Bibbia.
Talora Stanley ritorna giornalista e, per ore intere, interroga Livingstone
sulle passate spedizioni: senza la minima esitazione e senza mai servirsi degli
appunti l'esploratore risponde a tutte le domande e gli confida la sua
supposizione (che si riveler errata) che il fiume Webb, che del resto ha molti
nomi, non sia altro che il corso superiore del Nilo. Livingstone riconosce
volentieri di aver commesso un errore; in passato infatti non riteneva che si
trattasse del Nilo, ma del Congo; molto pi tardi invece si scoprir che questo
fiume nasce nel bacino del Kassai. Dunque se non  il Congo, non pu essere
altro che il Nilo; risalendo il corso del Webb si dovrebbe dunque giungere alle
sorgenti del fiume che sono ormai divenute una vera ossessione per
l'esploratore.
Per una strana coincidenza, anche il governo di Londra si interessa alle fonti
del Nilo; infatti esso gi controlla il corso del fiume che attraversa l'Egitto
e desidera estendere il suo impero, controllando anche i territori che si
stendono fino alle sorgenti. L'opinione pubblica per non sembra essere
d'accordo.
Stanley si  finalmente deciso a scrivere abbondanti articoli su Livingstone,
che fanno molta sensazione ed anzi provocano numerose reazioni ostili. Come
parlare con simile entusiasmo di un uomo che ha abbandonato la famiglia, che si
 decivilizzato e che preferisce una vita miserabile in mezzo ai selvaggi
all'esistenza civile che gli potrebbe offrire Londra? Il degnissimo presidente
della Societ reale di Geografia (i cui onorevolissimi membri da molto tempo non
percorrono pi nemmeno il Tamigi), sir Henry Rawlison, ironizza: Non  stato
piuttosto Livingstone a ritrovare l'imprudente giornalista? Stanley non  tipo
da dimenticare un simile sarcasmo.
Per ora ha da risolvere problemi pi importanti di quelli che possono porgli i
geografi abituati pi ai saloni che alle foreste. E' ormai deciso: andr con
Livingstone ad esplorare la regione a nord del lago Tanganica.
Ma accade un fatto importante: pur non conoscendo nulla dell'esplorazione
africana, Stanley  convinto che Livingstone si inganni: secondo lui
l'esploratore non si  mai avvicinato alle sorgenti del Nilo. Il giornalista si
 messo a studiare le carte e i rilievi topografici; non c' dubbio: marciando
in tondo, Livingstone ha creduto di scoprire un nuovo fiume (che aveva
battezzato Webb), mentre era semplicemente tornato sul Luvua, che fa parte del
bacino del Congo. Ma se  cos, come provarlo?
Il fiume che attraversa tre laghi, secondo l'espressione di Livingstone,  lo
Chambesi (che precedentemente alcuni avevano confuso con lo Zambesi); questo
fiume si getta nel lago Bangweolo, ne esce col nome di Luapuala e, dopo aver
attraversato il lago Moero, diviene il Luvua.
Stanley, con tutti i riguardi, cerca di convincere Livingstone che se si
vogliono trovare le sorgenti del Nilo non bisogner cercarle nell'inestricabile
intrigo dello Chambesi e dei suoi affluenti.
Quest'osservazione offende un po' Livingstone, che improvvisamente decide di
abbandonare l'idea di una grande spedizione e di limitarsi a esplorazioni
minori. Decide perci per il bacino del Ruzzisi, di cui si vorrebbe sapere se si
getta nel lago Tanganica o se, al contrario, ne esce. La spedizione dura un mese
e scopre che il Ruzzisi si getta nel Tanganica. La scoperta interessa poco
Stanley, molto pi meravigliato dell'ascendente morale che il suo compagno
esercita su quella gente: lo vede infatti fare da arbitro in conflitti tra trib
rivali e stroncare qualsiasi minaccia.
La spedizione, l'escursione, come la chiama Stanley, dura solamente 28 giorni e
la strada percorsa  di soli 480 chilometri, un'inezia...
Eccoli di nuovo nell'oasi affascinante e tranquilla di Ujiji. Parlando del
viaggio che hanno appena terminato, Livingstone lancia a Stanley una battuta al
tempo stesso spiritosa e feroce: Spero che questo modesto pic-nic vi sia
piaciuto. Senza aggiungere altro, i due amici comprendono che l'ora della
separazione  vicina. Stanley ha compreso che Livingstone non lascer mai pi
quei luoghi e che il suo unico desiderio  che lo si lasci alla sua solitudine e
alla sua passione.
Livingstone, da parte sua, ha notato in Stanley una tale passione nello scoprire
quel continente africano ancora cos pieno di misteri, da ritenere che il
compagno non sar solo un discepolo, ma il suo successore. Incomoda situazione
per un esploratore che vuole essere assolutamente il primo.
Il Natale 1871  gioioso e insieme triste. Livingstone e Stanley avevano deciso
di celebrarlo con una festicciola, ma purtroppo, il cuoco rovina completamente
il pranzo: l'arrosto  bruciato, la torta, in compenso, non  abbastanza cotta.
E giunge finalmente il momento della separazione.
Il 14 marzo 1872, sono infatti occorsi tre mesi per preparare la spedizione di
ritorno, Stanley e Livingstone sono l'uno di fronte all'altro, come il primo
giorno che si sono incontrati. Sanno bene che non si rivedranno mai pi. Il
silenzio  rotto dal giornalista: I migliori amici si devono lasciare e...
Ma il duro sguardo di Livingstone non lo lascia terminare: Bene, ma io vorrei
dire questo: voi avete fatto ci che pochi uomini avrebbero fatto. Ve ne sono
riconoscente. Amico mio, che Dio vi guidi e vi benedica!
Al colmo dell'emozione Stanlev fa un augurio che sa bene che non si realizzer
mai: Che Dio vi possa ricondurre tra di noi sano e salvo, caro dottore.
Le mani si stringono e gli sguardi cercano di carpire gli ultimi pensieri, le
ultime angosce...
Livingstone si gira bruscamente: mai pi incontrer un uomo bianco.
Stanley porta con s una lettera di Livingstone per James Gordon Bennett junior.
Leggiamola come si legge un patetico testamento.
E' generalmente molto difficile scrivere a una persona che non si  mai vista,
ma voi siete rappresentato in questa lontana regione da Mister Stanley e quindi
non mi siete pi estraneo; scrivendovi per ringraziarvi dell'estrema bont che
avete usato nei miei confronti, mi sento completamente a mio agio.
... Proprio quando il mio animo toccava il fondo della tristezza, mi giunsero
vaghe voci sull'arrivo di un Europeo. Mi paragonavo spesso all'uomo che
discendeva da Gerusalemme a Gerico, e mi dicevo che n un prete, n un levita,
n un viaggiatore potevano giungere fino a me. Invece, il buon Samaritano si
avvicinava.
... Le notizie che Mister Stanley mi ha portato mi hanno sconvolto. Tranne quel
poco che ero riuscito a sapere da qualche numero del Pineh e della Saturday
Review del 1868, da anni non avevo notizie dell'Inghilterra. Sempre da Mister
Stanley ho appreso che il governo britannico mi inviava una somma di 25.000
franchi. Non mi sarei mai aspettato questa sovvenzione. Sono partito con pochi
soldi, ma ora per fortuna il problema della mancanza di fondi  stato risolto.
Dopo aver minuziosamente narrato le sue esplorazioni Livingstone prosegue:
Se i miei rapporti riguardo all'orribile commercio di schiavi che viene
praticato a Ujiji potessero condurre alla soppressione della tratta degli uomini
sulla costa orientale, considererei questo risultato superiore alla scoperta di
tutte le sorgenti del Nilo. Ora che da voi la schiavit  stata abolita per
sempre, aiutateci a raggiungere anche qui il medesimo risultato. Questo bel
paese  stato come colpito da una maledizione celeste e intanto, per non
attentare ai privilegi schiavisti del piccolo sultano di Zanzibar, per non
toccare i diritti della corona del Portogallo, diritti illusori, assolutamente
infondati, si lascia sussistere questo flagello e si aspetta che l'Africa
divenga per gli appaltatori portoghesi una nuova India.
Il 7 maggio, Stanley arriva a Zanzibar, dove le feste in suo onore sembrano non
finire mai. Il giornalista non se ne cura: ha promesso di inviare
all'esploratore inglese una carovana con stoffe, viveri e medicinali. Uno dei
figli di Livingstone, Oswald, entusiasmato dalla gloria che comincia ad
aleggiare intorno alla figura del padre, Si offre volontario per condurre la
colonna. Ma ben presto cambia idea, col pretesto che non pu compromettere n la
salute, n gli studi. E' anche vero che il console inglese Kirk, che nutre, non
si sa perch una profonda avversione per Livingstone, non incoraggia molto i
volontari per Ujiji. Stanley infuria e manifesta apertamente il suo disprezzo
sia per il diplomatico, sia per il figlio dell'esploratore. Kirk  stato chiaro:
Ufficialmente agir nei confronti del dottor Livingstone come farei per
qualsiasi altro suddito britannico; ma come privato non far mai nulla per lui.
Perch questa avversione? Neppure Stanley, che pure ha animatamente discusso col
console, ne sa dare una chiara spiegazione.
E' vero che Livingstone aveva assillato il diplomatico di richieste per ottenere
viveri, uomini, stoffe ed altri oggetti per fare scambi, e che si era lamentato
del fatto che Londra lo lasciasse senza denaro. Il console invece aveva un'idea
fissa: far tornare a Zanzibar quell'uomo ammalato e che irritava, con le sue
scoperte e le sue idee sulla schiavit, il Portogallo con cui Londra invece
voleva mantenere una stretta alleanza.
Kirk aveva anche mandato qualche carovana all'esploratore, ma i capi che le
comandavano avevano ricevuto un ordine preciso: ricondurre l'uomo bianco e, in
caso di rifiuto, non lasciargli nulla di quanto avevano portato. Ricatto
miserabile, che era sfociato m una corrispondenza mista di gentilezze e parole
dure fra Livingstone e il diplomatico.
Stanley si rifiuta di comportarsi come vorrebbe il console, tanto pi che, in
quanto cittadino americano, non si sente per nulla tenuto a preoccuparsi dei
problemi del governo britannico. Oltretutto Kirk aveva commesso l'imprudenza di
fargli notare, con tono a met fra il serio e il faceto, che era la prima volta
che in Africa sventolava la bandiera degli Stati Uniti.
Livingstone ha bisogno di una carovana di aiuti? Ebbene, dispiaccia pure alla
regina e al suo rappresentante a Zanzibar, l'avr. Stanley paga di tasca propria
le guide e le medicine. Finalmente il convoglio  pronto per partire e di fronte
agli uomini radunati il giornalista fa questa sorprendente autocritica, molto
dignitosa, che  un omaggio a Livingstone.
Voi ritornate nel Gnagnemb per raggiungere il Grande Maestro. Voi lo conoscete,
sapete che  buono, che il suo cuore  generoso. Lui non vi batter, come ho
fatto io. Sono stato violento, ma vi ho ricompensati tutti: vi ho dato tanta
stoffa e denaro da farvi diventare ricchi; ogni volta che vi siete comportati
bene, sono stato vostro amico; avete avuto cibo abbondante; vi ho curato quando
vi siete ammalati; se io sono stato buono con voi, il Grande Maestro lo sar
molto di pi: il tono della sua voce  piacevole, le sue parole dolci; l'avete
mai visto levare la mano contro chi l'abbia offeso? Quando vi comportavate male
egli vi parlava con tristezza, ma mai con collera. Promettetemi di seguirlo di
fare tutto ci che vi dir, di obbedirgli in ogni cosa e di non abbandonarlo!
Il 26 maggio, Stanley sale a bordo dell'Africa, per ritornare in Gran Bretagna.
Durante una tappa a Parigi il presidente della Repubblica francese, Adolphe
Thiers, lo riceve alla sua tavola; Gordon Bennett junior lo copre di elogi e gli
apre un conto in banca illimitato.
Ma Stanley se la cava meglio come giornalista che come diplomatico. Al termine
di un banchetto offertogli a Londra, dopo aver esaltato l'opera di Livingstone,
critica violentemente le corte vedute del console Kirk. Subito l'opinione
pubblica inglese se ne risente:  talmente persuasa della grandezza del proprio
paese che non pu tollerare la minima critica, tanto pi se questa viene da un
paese ancora non del tutto civile come ai suoi occhi  l'America, nazione che
oltretutto ha commesso l'imperdonabile errore di volersi sottrarre alla tutela
britannica.
Contro Stanley si scatena una violenta campagna. Piovono le calunnie e viene
apertamente trattato da impostore. Si giunge persino ad affermare che non ha mai
ritrovato Livingstone e che le pretese lettere di quest'ultimo sono false.
I giornali britannici, umiliati dal successo dell'inviato speciale del New York
Herald, soffiano sul fuoco. Cos fa anche l'onorevolissima Societ reale di
Geografia che deve sostenere il suo presidente e la dichiarazione fatta tempo
prima: Non  stato Stanley a scoprire Livingstone, ma il contrario.
La congiura continua. Il pi importante editore di Londra, John Murray, non
risponde neppure al giornalista che vorrebbe pubblicare presso di lui il libro
che sta scrivendo: Come ho ritrovato Livingstone. Cattivo affare per l'editore,
infatti la casa concorrente che accetter il manoscritto far fortuna. Gli
affronti si succedono agli affronti. Si insinua persino che bisogna distinguere
fra Livingstone e gli esploratori da camera. A un banchetto offertogli dalla
societ medica di Brighton, il sindaco della citt pronuncia un brindisi
talmente ironico da far fremere di gioia la sala. Stanley esce sbattendo la
porta.
Questa situazione gli far scrivere pi tardi: Tutte le azioni della mia vita, e
si potrebbe dire tutti i miei pensieri dal 1872, sono stati fortemente
influenzati dalle ingiurie che mi furono lanciate e dalle calunnie prive del
minimo fondamento che furono fatte circolare sul mio conto.
Il giornalista  talmente offeso dall'ingiusto trattamento riservatogli che
desidera una clamorosa riparazione. La regina Vittoria gli fa omaggio di una
tabacchiera d'oro tempestata di lapislazzuli, con le sue iniziali.
Ma il dono regale non basta a Stanley che chiede di essere ricevuto dalla
sovrana. Ma come pu la Regina andare contro l'opinione pubblica? Tuttavia
quella donna saggia  desiderosa di incontrare un uomo che, secondo lei, ha
vissuto un'avventura appassionante e che ora viene calunniato ed ingiuriato da
uomini gelosi e mediocri. Non potendo riceverlo a palazzo, aggira l'ostacolo e
fa invitare Stanley dal duca di Sutherland, presso il quale anch'essa si
recher. Il rude Americano apprezza il tentativo, ma nonostante ci rifiuta di
piegarsi a certe esigenze del protocollo, come quella di inginocchiarsi davanti
alla regina prima di baciarle la mano.
La conversazione non dura pi di dieci minuti; parlano molto genericamente di
Livingstone e dell'Africa. Stanley non sa molto bene cosa risponde, tanto 
emozionato per la straordinaria autorevolezza della donna che regna sull'Impero
ritenuto a quel tempo il pi grande del mondo. Ci che ammiravo maggiormente,
scrive l'esploratore, era il senso di potere che i suoi occhi rivelavano, la
pacata, ma amabile condiscendenza, la calma e l'inimitabile padronanza di s.
Ero felice di averla vista, non solo per l'onore che mi era stato concesso, ma
anche, credo, perch quel fatto mi offriva lo spunto per profonde meditazioni.
Ebbene, signor Stanley, come la trovate? gli chiede sorridendo il duca di
Sutherland.
Splendida!
S,  una cara persona. Scendiamo, ora, e andiamo a prendere un whisky.
Nel novembre 1872, Stanley fa un giro di conferenze in America. Dovunque 
festeggiato ed onorato; gli Americani per si interessano poco a Livingstone.
Poi riprende il mestiere di giornalista con dei servizi sulle operazioni
militari iniziate per soggiogare una trib della Costa d'Oro, gli Achantis.
Quando, il 25 febbraio 1874, Stanley sbarca sull'isola di San Vincenzo, riceve
la notizia della morte di David Livingstone. Il giornalista, immensamente
addolorato, vuol conoscere tutto delle ultime ore del solo amico che abbia mai
avuto e che mai avr.
Un anno dopo che i due amici si erano stretti la mano per l'ultima volta,
Livingstone aveva ricevuto i medicinali, le stoffe e i viveri mandati
dall'Americano da Zanzibar. Allora aveva ripreso la strada del Tanganica e aveva
visitato i giacimenti di rame del Katanga, ed infine ad Illa, presso il lago
Bangwelo, il 4 maggio 1873, la morte lo aveva stroncato.
Rattristato per la sorte dell'amico morto in quel paese lontano quasi volesse
consacrarsi per sempre alla solitudine, Stanley scrive sul suo diario: Caro
Livingstone; un'altra vittima immolata all'Africa! Ma la sua missione non deve
finire qui; altri devono partire e prendere il suo posto: Avanti, compagni,
avanti, tanto la morte ci raggiunger dovunque!
Potrei forse essere stato scelto io per prendere il suo posto e per diffondere
in Africa la vivida luce del cristianesimo! Il mio metodo per non sar lo
stesso di Livingstone: ciascuno ha il suo. Il suo, credo, aveva dei difetti,
sebbene veramente egli cercasse di essere emulo di Cristo per la sua bont, la
sua pazienza e la sua abnegazione.
Col mondo egoista e brutale occorre tanta durezza, quanto amore e carit, l'uomo
infatti  composto di anima e corpo. Possa il Dio di Livingstone essere con me,
come fu con lui nella sua solitudine! Possa guidarmi secondo i suoi disegni! Io
non posso far altro che promettergli di obbedirgli per sempre e di non lasciar
mai affievolire il mio ardore.
Le povere spoglie di Livingstone sono state portate in Inghilterra e riposano
nell'abbazia di Westminster ove sembrano vegliare sull'Impero tutti coloro che
l'hanno creato, difeso e ingrandito. Ma lo spirito d'avventura del grande
esploratore si  trasfuso nell'animo di Henry Stanley, che ai funerali
dell'amico regge uno dei cordoni del baldacchino. E' ormai divenuto uno dei
maestri del giornalismo, ma quest'occupazione gli sembra molto poco importante;
il suo interesse principale  ormai quello di far luce sui misteri africani.
Come seguire la lezione del grande Livingstone se non seguendone l'opera?

L'orgoglioso Stanley inoltre  stato punto dallo scetticismo degli Inglesi sul
suo primo viaggio in Africa e non ha certo dimenticato il sarcasmo di quelle
persone. Ebbene, prover a tutti di essere degno di colui che ha ritrovato
affrontando mille pericoli.
Cosa occorre fare per dimostrare a tutti che egli ha veramente ritrovato
Livingstone? Andare nei luoghi dove egli  gi stato, proseguire oltre le strade
che ha aperto, correggere gli errori commessi, riprendere i lavori compiuti da
esploratori come John Hanning Speke, il capitano Burton, James Mac Queen.
Stanley espone i suoi progetti al direttore del quotidiano inglese Daily
Telegraph; ma il finanziamento di una simile spedizione  talmente pesante che
solo l'associazione di due potenti giornali potr sostenere le spese.
Perci il direttore del Daily Telegraph manda un cablogramma a Gordon Bennett
chiedendo la sua collaborazione e l'Americano risponde con un'unica parola: S.
Qualche settimana dopo Stanley  a Zanzibar.
I suoi progetti sono precisi: cercare di scoprire le fonti del Nilo, cercare gli
sbocchi del lago Tanganica, riconoscere il lago Vittoria, sapere infine, con
precisione, se sia il Congo, il Nilo o il Niger il grande fiume che attraversa
il cuore del continente nero. Prima di partire l'esploratore ha letto 130 libri
sull'Africa, e li ha accuratamente annotati. Il materiale e i viveri sono di
prima qualit, ha pure un canotto smontabile, battezzato Lady Aliee.
Oltre a Stanley, gli unici bianchi della spedizione sono tre Inglesi e tre
Americani.
Durante un breve soggiorno a New York l'ex giornalista si accorge appena della
freddezza di Gordon Bennett, offeso che il suo miglior reporter si sia rivolto a
un giornale inglese. Il 15 agosto 1874 la spedizione salpa per la costa
orientale dell'Africa.
A Zanzibar Stanley ingaggia 36c uomini. Il 17 novembre  a Bagamoyo e da qui,
col pensiero rivolto sempre a Livingstone, parte per la grande avventura!
Infatti il discepolo dello Scozzese non sa ancora molto bene cosa significhi una
spedizione. Quella che l'aveva condotto fino a Livingstone era stata
relativamente facile: il morbo non aveva fatto stragi catastrofiche e l'ostilit
delle popolazioni indigene, eccettuata la strage fra Arabi e Negri di Mirambo,
si era manifestata molto debolmente.
Ma questa volta, come se il destino volesse provare la forza d'animo di Stanley
e verificare se possedeva la stessa tempra del maestro, le cose vanno in maniera
assai diversa. La marcia  iniziata da qualche settimana e gi venti uomini
della scorta muoiono; convinti che la spedizione sia maledetta altri novantanove
disertano. Colpito da un primo attacco di febbre, Stanley perde 15 chili in
pochi giorni. Per tutto il mese di gennaio la carovana  tormentata da nemici
invisibili che con frecce avvelenate uccidono parecchi portatori. Uno degli
Europei, Pocock, soccombe per un attacco di dissenteria. Ma nonostante tutto,
grazie all'indomabile energia di Stanley, la carovana avanza. In tre mesi e
mezzo percorre pi di 1.000 chilometri e giunge alle rive del lago Vittoria, in
parte esplorato, 16 anni prima, dall'inglese Speke.
I lavori di ricerca sono quasi un riposo per quella gente sfinita: possono
riposarsi e la selvaggina  abbondante. A nord del lago, Stanley scopre una
sorgente le cui acque, dopo aver attraversato vertiginose rapide, si acquetano
in un largo e tranquillo fiume: sono le fonti del Nilo bianco.
L'esploratore giunge infine nell'Uganda, dominata da un re potente e di larghe
vedute, M'Tsesa. Stanley progetta di farne uno degli uomini pi potenti
dell'Africa centrale, sul quale l'Inghilterra possa esercitare la propria
influenza. Ad uso del capo negro, l'Americano fa tradurre i dieci Comandamenti,
ai quali ne aggiunge di propria iniziativa un undicesimo con lo scopo di
impressionare M'Tsesa: Onora e rispetta i re, perch sono inviati da Dio. Come
potrebbe il capo trib dell'Uganda non approvare una cos buona religione che
dispensa tanti saggi consigli? M'Tsesa  letteralmente sedotto dalla Bibbia e
comincia a fonderne i precetti con quelli della religione islamica, fino allora
praticata in quel luogo.
Soddisfatto dalla buona disposizione del suo discepolo, Stanley con la
mediazione del Daily Telegraph e del New York Herald, chiede con insistenza
]'invio di missionari.
L'opinione pubblica, che ha seguito l'avventura di Livingstone e la pubblicit
fatta all'impresa dell'ex giornalista, risponde con entusiasmo: per la creazione
di una missione in Uganda vengono raccolte pi di 25.000 sterline.
Ma nonostante i brillanti risultati ottenuti e sebbene si trovi lontano da
Londra migliaia di chilometri, l'Americano non pu ancora dimenticare le
meschinit che laggi l'hanno ferito. Alla corte di M'Tsesa incontra un
ufficiale francese, Linant de Bellefonds, tenente di Gordon Pasci, governatore
del Sudan, e gli confessa amaramente:
A che cosa servono quei sapientoni della Societ di Geografia che decidono e
sentenziano nella tranquilla comodit delle loro poltrone? Se le loro ipotesi
vengono contraddette dalle scoperte di un esploratore quei sapientoni gli danno
del bugiardo e sottomettono il povero uomo, che avrebbe potuto risparmiarsi
febbre e fatica, a torture molto pi crudeli di quelle che ha dovuto sopportare
durante la difficile spedizione.
L'appello lanciato ai quotidiani britannico e americano aveva rischiato di non
arrivare mai a Londra. Linant de Bellefonds, che stava per tornare in
Inghilterra, si era offerto di recapitarlo lui, ma pochi giorni dopo egli era
caduto sotto i colpi degli indigeni. Per fortuna aveva nascosto la lettera in
uno stivale e qui era stata trovata da una pattuglia che l'aveva mandata a
destinazione.
Ora Stanley scende verso sud. Ma fa uno strano incontro, il terribile Mirambo,
che sta saccheggiando la regione. L'avventura per si conclude nel migliore dei
modi: i due uomini si scambiano il sangue: viene praticata un'incisione sulla
gamba destra di ciascuno, poi vi versano qualche goccia del sangue dell'altro
pronunciando davanti allo stregone questa formula: Se uno di voi due verr meno
alla fratellanza di sangue ora stabilita fra di voi, sia divorato dal leone,
avvelenato dal serpente, il suo cibo sia amaro, i suoi amici l'abbandonino, il
fucile gli scoppi fra le mani e lo uccida, tutto ci che vi  di peggiore al
mondo lo perseguiti fino alla morte.
Giorno per giorno il viaggio continua, accompagnato dai soliti pericoli e dalle
solite malattie. Quando riesce a non pensare ai compiti immediati, Stanley si
sente pervadere da una specie di sentimento mistico, lo stesso che Livingstone,
invece, possedeva come una seconda natura: Osservavo i movimenti di quelle forme
scure (i Negri), le risate feroci e i moti dei cuori selvaggi che battevano
dentro quei petti neri... Quanto tempo ancora resteranno nell'ignoranza di Colui
che ha creato questi luoghi splendidi, inondati dal sole? Quanto tempo ancora la
loro ferocia impedir al Vangelo di giungere fino a loro, per quanto tempo
mancher fra di loro l'uomo che insegner la vita dell'anima?
Nel 1876 Stanley  sulle rive del Tanganica dove sembra si conservi ancora il
ricordo del suo viaggio con Livingstone. Il vecchio problema, posto
dall'esploratore che ora dorme in una tomba di Westminster, ritorna come
un'ossessione: dal momento che il lago non comunica col Vittoria, qual  il suo
emissario? Il Nilo, il Niger o il Congo ?
Il 15 luglio l'esploratore giunge sulle rive di un fiume il Lugaka; coloro che
l'avevano scoperto dicevano che era emissario del Tanganica e che si gettava nel
Lualaba. Ma dove sfocia quest'ultimo fiume, che scorre verso nord? Stanley
scrive:
Farei qualsiasi cosa per il Nilo, ma se si tratta del Congo, non ho nessuna
intenzione di offrirmi in pasto ai selvaggi. In realt si tratta proprio del
Congo... Ma l'ex giornalista non lo sa ancora.
Come spinto da una forza irresistibile, Stanley ritorna per qualche settimana a
Ujiji. La casa che Livingstone aveva abitato era sempre l, e l l'inglese aveva
sognato il Nilo...
Nonostante le difficolt, dovute soprattutto alla stanchezza e alla paura dei
portatori che non vogliono pi seguirlo, infatti sono stanchi, l'Americano
ritorna sul Lukuga, col presentimento che quel fiume gli far scoprire la chiave
del mistero. Il 25 ottobre  di nuovo sul Lualaba. E' il momento di fare una
scelta fondamentale: Stanley sa di trovarsi nel cuore dell'Africa, a 1.200
chilometri da entrambi gli oceani, l'Atlantico e l'Indiano. Che fare? Scendere a
sud verso lo Zambesi o dirigersi a nord, verso l'ignoto? Tornare a Zanzibar?
L'esploratore espone i suoi dubbi a uno dei suoi uomini, Franck Pocock, fratello
dell'altro Pocock, morto nei primi giorni della marcia. Questi alza le spalle e
risponde con una battuta: Se facessimo a testa e croce! Decideremo per il lato
che verr due volte su tre. Stanley non  molto convinto della validit di
questo metodo, ma dopo tutto, la sorte potrebbe anche essere una buona guida.
Andiamo, Franck; ecco una rupia. Testa sar il nord e il Lualaba, croce il sud e
il Katanga. Per sei volte la moneta viene lanciata in aria, e per sei volte
indica testa. Partiranno dunque per il nord.
Stanley riesce a rafforzare molto bene il gruppo, affittando uomini forti e bene
armati da Tippo-Sahib, capo della colonia araba di Muanamamba. Ci costa
all'esploratore 5.000 dollari, infatti Tippo-Sahib  un importante mercante di
schiavi e conosce il valore delle cose.
Il 5 novembre 1876, la carovana si inoltra nella terribile foresta del Manyema:
Sopra le nostre teste i rami degli alberi si intrecciavano tanto fittamente da
nascondere la luce. Non sapevamo pi se il giorno fosse scuro, assolato o
piovoso... Ben presto la pista argillosa divenne un mare di fango che ad ogni
passo veniva spruzzato sulle gambe dei vicini. Dopo dieci giorni, Tippo-Sahib e
i suoi uomim sono spossati e scoraggiati. Vogliono tornare indietro e dicono
all'Americano: Con questo ritmo ci vorr pi di un anno per compiere le sessanta
tappe che abbiamo fissato; l'aria di questa foresta ci uccide, questi boschi
sono fatti solo per i pagani, le scimmie e le fiere. Se continuerete, morirete
anche voi: dobbiamo tornare indietro.
Dopo interminabili discussioni finalmente il capo arabo accetta di continuare.
La riva sinistra sembra pi transitabile, e il fiume viene attraversato. Ma
sull'altro lato abitano trib bellicose che attaccano il convoglio.
Bisogna combattere continuamente. Talora attraversando dei villaggi vedono
centinaia di teschi che seccano al sole: la spedizione di Stanley  capitata fra
i cannibali. Il numero dei morti si moltiplica, sia per le frecce avvelenate che
per il vaiolo. Ogni giorno vengono gettati cadaveri nel fiume. Questa volta
Tippo-Sahib ed i suoi uomini si rifiutano decisamente di proseguire. Cos la
spedizione si divide, ma amichevolmente, dopo un grande pranzo d'addio.
Subito Stanley sente pesare su di lui il peso esaltante ed insopportabile della
solitudine. Avanzano sotto un caldo soffocante; nel cielo non c' una nube e il
sole picchia mortalmente. La natura, che fino a poco prima affascinava i
viaggiatori con la sua selvaggia maest, appare ora mesta e disperata.
I neri corsi d'acqua sono infestati da ippopotami e da coccodrilli che per,
nonostante la loro ferocia, sono meno pericolosi delle trib dei cannibali che
appaiono all'improvviso lanciando un grido sinistro: Bo-Bo-Bo... (carne!).
Stanley tenta di fare dello spirito e annota sul suo diario di viaggio: Che
strana idea pensare che quelle genti vedevano in me e nei miei compagni solo
carne da mangiare!
La colonna non sa pi esattamente dove si trovi perch il fiume devia
bruscamente verso ovest. Stanley si  dunque sbagliato quando ha pensato che
quel fiume fosse un affluente del Nilo? Giungono quasi subito presso cascate
impressionanti, tanto impressionanti che l'esploratore d loro il suo nome. Ci
vorranno otto giorni per superarle.
La spedizione si trova ora a trenta chilometri a nord dell'equatore, ma qual 
il fiume che stanno seguendo? E' il Niger o il Congo? Nessuno lo sa. Alla
confluenza con un altro fiume, l'Aruwimi appaiono cinquantaquattro piroghe che
trasportano uomini con la testa cinta da piume rosse. Cercano di sbarrare il
passo alla spedizione e l'aria risuona delle grida selvagge che lanciano entro
zanne di elefante. Ci sar un combattimento? In questo caso l'esito  certo: gli
uomini di Stanley sono totalmente spossati. L'Americano tenta allora una manovra
disperata: spinge le proprie piroghe direttamente contro quelle degli indigeni,
che, sorpresi, sulle prime non reagiscono e poi colti dal panico, fuggono.
Infine accostano. Per vendicarsi della paura che hanno provato, gli uomini di
Stanley distruggono un villaggio; l'esploratore non ha la forza di intervenire.
Quando incontrano un capo Bangala l'esploratore gli chiede il nome del fiume che
per tanto tempo hanno navigato. L'uomo risponde: I'ktu Congo.
S, si tratta proprio del Congo... Imperturbabile, Stanley risponde: Lo
sospettavo.
L'Americano sente che sta per portare a termine una scoperta importantissima.
Esorta gli uomini che vorrebbero riposarsi: bisogna andare ancora pi avanti,
ancora pi lontano, in direzione ovest.
Fine marzo: il fiume si chiude improvvisamente fra colline dalle tinte chiare.
Pocock esclama: Sembrano le scogliere di Dover!, ma  un abbaglio. Ora il fiume,
come fosse stanco di aver corso per tanti chilometri, si distende a perdita
d'occhio, soddisfatto di aver infine trovato un letto adatto a lui. Non sapendo
che nome dare a quell'immenso bacino, lo chiamano Stanley Pool.
Quel nome gli rester e laggi, molti anni pi tardi, saranno costruite
Leopoldville e Brazzaville. L'allegro Franck Pocock non gode a lungo della gioia
del successo. Vuole esplorare l'uscita del Pool e scompare fra le rapide.
Stanley pensa a Livingstone e decide di dare il suo nome al fiume Congo, ma il
nuovo nome non avr fortuna.
Il 9 agosto 1877 finalmente la spedizione giunge al mare. Dalla partenza da
Zanzibar sono passati esattamente 999 giorni. Era ora che arrivassero;
l'esploratore infatti era talmente debole e malato che poteva nutrirsi solo di
arachidi tostate e di banane. Quando la spedizione giunge a Boma, in mano ai
Portoghesi, la carovana consta di soli 115 superstiti; alla partenza comprendeva
360 uomini. I festeggiamenti e i banchetti in onore dell'Americano si susseguono
ed egli accetta gentilmente di parteciparvi; ma la sua gioia  pi profonda: Il
mio cuore traboccava della pi profonda gratitudine per Colui che con la sua
protezione ci aveva permesso di attraversare il continente misterioso da una
costa all'altra e di seguire dall'inizio alla fine il pi grande dei suoi fiumi.
La spedizione aggiungeva dati essenziali alla conoscenza dell'Africa: era stata
riconosciuta la linea spartiacque dei bacini del Nilo e del Congo ed era stato
provato che, contrariamente a quanto aveva ritenuto Livingstone, il Lualaba non
era l'alto Nilo.
Questa volta l'Inghilterra accoglier come un eroe colui che alcuni anni prima
aveva deriso e offeso? S e no. A Londra viene riconosciuto il suo successo, ma
non si mostra grande entusiasmo per le prospettive pratiche suggerite da
Stanley. Egli riteneva infatti che l'immenso bacino del Congo, prodigiosamente
fertile, avrebbe dovuto interessare notevolmente a una potenza europea
desiderosa di trovare una fonte di materie prime e di portare la civilt a
popoli appena usciti dallo stadio primitivo. Purtroppo negli Inglesi era ancora
troppo forte l'impressione destata dal disastro di Tuckey, subito nel 1816 da un
distaccamento britannico alla foce del Congo. D'altra parte l'Egitto costava
caro al Tesoro britannico che quindi non aveva la possibilit di fare grossi
investimenti in Africa. Falliti dunque i tentativi di farsi finanziare
dall'Inghilterra, Stanley dedica la maggior parte del tempo a redigere la
relazione della sua spedizione, pubblicata poi col titolo di: Attraverso il
continente misterioso.
Si ricorda allora di uno strano incontro fatto a Marsiglia nel gennaio 1878,
quando era sbarcato di ritorno dall'Africa. Gli si era presentato un certo
barone Greindl e gli aveva segretamente confidato di essere un emissario del re
del Belgio, Leopoldo II, che sarebbe stato felice di riceverlo a Bruxelles. Ma
allora Stanley, che era molto stanco, aveva declinato l'invito.
Ora per, visto che l'Inghilterra faceva orecchie da mercante alle sue proposte,
l'esploratore si ricorda del Belgio.
Il 10 giugno 1878  a Bruxelles. Leopoldo lo riceve con cordialit e mostra di
conoscere molto bene l'Africa, meravigliando il suo ospite. Questi gli parla con
entusiasmo di un progetto che gli sta a cuore: lungo il basso corso del Congo
bisognerebbe costruire una ferrovia poich in quel tratto il fiume non 
navigabile, mentre sul corso superiore i battelli potrebbero svolgere un
commercio intenso.
Una vera e propria corrispondenza segreta, che per la maggior parte non  mai
stata pubblicata, segue il primo incontro del re con Stanley, ed  probabile che
nelle sue lettere Leopoldo II abbia rivelato la sua grande ambizione: donare il
Congo al Belgio.
Sempre in segreto il monarca ha formato un: Comitato di studi per l'alto Congo,
ed ha confidato il progetto solo ad alcuni potenti banchieri di Bruxelles, suoi
intimi amici. Il comitato si pone apparentemente scopi modesti: estendere la
civilt e cercare nuovi sbocchi per il commercio e l'industria. Non si parla
ancora di acquisizioni territoriali, anzi si lascia trapelare che il Belgio
sarebbe disposto a favorire la formazione di uno Stato negro, che tutt'al pi
Leopoldo con la sua paterna autorit avrebbe acconsentito a guidare. Il re
incarica dunque Stanley di ripartire per l'Africa e di: instaurarvi solidamente
la civilt. L'Americano per esita: il sangue inglese che scorre nelle sue vene
gli fa rimpiangere che Londra si ostini a rifiutare il ricchissimo dono
offertole. Pi tardi, come per giustificarsi, scriver: Speravo di ispirare agli
Inglesi almeno un poco della mia fiducia nell'avvenire del Congo. Ho pronunciato
discorsi, ho fatto brindisi al termine dei banchetti, ho parlato con entusiasmo
per riuscire a fare in modo che l'Inghilterra iniziasse a muovere qualche passo
verso la conquista del Congo.
Il 9 dicembre 1878 infine Stanley si decide a firmare il contratto propostogli
dai Belgi e si impegna a servire Leopoldo II per un periodo, rinnovabile, di
cinque anni. Per il primo anno ricever 20.000 lire ed in seguito 8.000
all'anno. Promette di non dare alla stampa nessuna informazione sulla sua
missione e i suoi lavori e questa clausola rivela chiaramente le intenzioni
segrete del re del Belgio. Stanley inizia dunque una nuova tappa della sua
carriera: lui, giornalista, non pubblicher pi nulla; lui, uomo indipendente
per eccellenza,  divenuto un agente politico del Belgio.
Riparte per l'Africa alla met di gennaio del 1879. Viaggia sotto il nome di
signor Henry: per sviare i sospetti sono state prese tutte le precauzioni. A
Zanzibar, Stanley ingaggia guardie e portatori. Fingono di addentrarsi
nell'entroterra e poi, di nascosto, fanno dietro front e si imbarcano per
Gibraltar. Qui i consiglieri di Leopoldo II e l'esploratore tengono una seconda
conferenza segreta. L'Americano sospira: Sono pagato da un popolo straniero
perch cerchi di conquistargli il Congo. E va bene! Vediamo che cosa si pu
fare.
E' giunta l'ora di partire. Stanley arriva a Banana, un piccolo porto alla foce
del Congo. Sono passati quasi due anni da quando, all'incirca in quello stesso
luogo, ha condotto a termine la sua fantastica odissea.
L'Americano pu finalmente scrivere ci che pensa di Leopoldo II: E' un uomo di
Stato intelligente. E' ormai evidente che, dietro le apparenze di una societ
internazionale, sogna di fare del Congo un possedimento del Belgio.
La Societ internazionale alla quale allude l'esploratore  un'abile copertura;
essa comprende infatti un Francese, cinque Belgi, due Danesi e due Inglesi; il
suo scopo apparente  di lavorare nel Congo per il bene dell'intera umanit.
Gli Inglesi sono i primi a fiutare il carattere un po' singolare dell'iniziativa
e proibiscono a Stanley di reclutare uomini nei territori dipendenti dalla
Corona. La metodica esplorazione del paese comincia, e questa volta i suoi scopi
non sono pi quelli di una conoscenza topografica; si tratta invece di esplorare
l'entroterra, studiarne le possibilit, gettare i primi tracciati per la
creazione di strade, impiantare posti di blocco.
Nasce cos quella che potremmo chiamare la prima capitale del paese, Vivi, alla
confluenza del Congo col M'Pozo, dove costruiscono case di legno, con materiale
acquistato dai Belgi, quale ironia, in Inghilterra. Viene tracciata una strada
che, correndo parallela alle cateratte, permette di raggiungere lo Stanley Pool.
Il clima sembra non aver pi nessuna influenza sull'inviato speciale di Leopoldo
II, che lavora indefessamente e che in un anno percorre 4.000 chilometri.
Il frequente uso che egli fa della dinamite per aprirsi un varco fra le rocce
induce i Negri a dargli il soprannome di spezzatore di rocce.
Un giorno di novembre del 1880 l'Americano ha una sorpresa: gli viene annunciata
la visita di un Francese. E' Savorgnan de Brazza, un altro uomo che conosce
l'interno dell'Africa, ma questa confidenza non piace a Stanley, che non ama
avere concorrenti. Come se fosse al termine di un lungo viaggio, Brazza 
praticamente a brandelli, e il rappresentante del re del Belgio lo considera uno
straccione.
Ma cosa fa un Francese nell'accampamento di Stanley? Questi era talmente sicuro
che nessuno mai sarebbe riuscito a fare quello che lui aveva fatto, da
trascurare un consiglio insistente venuto da Bruxelles: concludere prima delle
altre potenze un trattato di amicizia con i capi indigeni abitanti le rive del
Pool. Allo stesso modo egli non aveva prestato fede al messaggio reale che gli
annunciava che una spedizione francese stava salendo dall'Ogu verso lo Stanley
Pool. Ed ecco che ora Brazza gli annuncia di aver gi concluso, in nome della
Francia, dei trattati con alcuni potentati locali e di avere l'intenzione di
stabilirsi definitivamente a nord del Pool.
L'Americano non nasconde n la stizza n la delusione. Cos commenta: Brazza
mancava di tutto, ma non aveva dimenticato di riempire i bagagli di bandiere
della sua nazione.
L'avventura di Brazza  molto singolare. Italiano di nascita e Francese di
adozione, ufficiale di marina, si  ripromesso di donare alla patria adottiva
dei territori africani. Dopo essere penetrato nel Gabon, ha raggiunto l'alto
Congo; ha preso contatti con Makoko, re di Batek, che regna sulla riva nord del
fiume e il sovrano negro ha accettato il protettorato della Francia. Poi Brazza
ha marciato decisamente in direzione dello Stanley Pool, vi ha creato un posto
di blocco affidato al sergente Malamine e a tre Senegalesi. Mentre poi stava
dirigendosi verso il mare il Francese ha incontrato Stanley.
Ma tutta la faccenda ha qualcosa di paradossale: la spedizione di Brazza  stata
per la maggior parte finanziata dall'associazione internazionale creata da
Leopoldo II, che aveva cercato di accaparrarsi i servigi dell'ufficiale
francese, come aveva fatto con Stanley. Ma Brazza era troppo attaccato alla sua
nazione per accettare proposte straniere.
Quando Stanley viene a sapere della creazione del posto di blocco comandato da
Malamine, monta su tutte le furie e si reca immediatamente nel luogo dove
sventola la bandiera francese. Pieno di sussiego, con una divisa da marinaio
ornata da giganteschi galloni da sottufficiale, Malamine gli mostra le copie dei
trattati mediante i quali la Francia  divenuta proprietaria della riva
settentrionale del Pool. Inizia cos un singolare dialogo: Vi saluto, signor
Governatore di Brazza-ville. dice ironicamente Stanley a Malamine.
E il negro risponde altezzosamente: Non io, ma la Repubblica  signora di
Brazzaville.
L'Americano non nasconde il suo disappunto ad un missionario: Brazza  stato
bravissimo; ha fatto, ne convengo, un colpo magistrale, ma secondo me non ha
agito con lealt; nei discorsi pronunciati davanti a me e alla societ di
geografia di Bruxelles, asseriva che il Congo non avrebbe dovuto essere n
francese, n inglese, n portoghese, ma che avrebbe dovuto restare neutro e
mentre pronunciava quei discorsi aveva gi in tasca il trattato di annessione.
Ma Stanley non  tipo da non reagire. Raggiunge la riva sinistra del Congo, si
reca al villaggio di Kinshasa e firma coi capi Wambundu dei trattati che lo
rendono padrone di grandi territori, che si estendono fino all'ultima delle 32
cateratte, cio fino ai confini del Pool. In dicembre fonda in quel luogo una
citt che poi diverr Leopoldville per onorare il generoso e reale fondatore
dell'Associazione Internazionale per il Congo.
All'alba, racconta, un centinaio di uomini lasciano il campo e con l'aiuto di
zappe e di picconi segnano il tracciato delle fondamenta della futura stazione,
la cui costruzione richieder quattro mesi di lavoro, da dicembre ad aprile.
Improvvisamente per l'esploratore  colpito dalla malattia; una febbre
altissima per poco non lo uccide ed egli d l'addio ai suoi compagni: Direte al
vostro re che le forze non mi hanno sorretto e che rimpiango di non aver potuto
compiere fino alla fine la missione che mi aveva affidata.
Ma poi si riprende e quando, nel giugno 1882, appena ristabilito, arriva a Vivi,
ha un aspetto cadaverico, ma ha la forza di ritornare in Europa per curarsi.
Durante la sua assenza le cose vanno male. Alcune trib negre, sentendosi libere
dal rude pugno e dalla forte volont dell'Americano, che era orgogliosamente
convinto della superiorit della razza bianca e che sapeva farsi rispettare, si
ribellano, distruggono alcune stazioni e ne uccidono gli occupanti. Il sostituto
di Stanley, il dottor Peschuel-Loesch,  un uomo mediocre e desidera solo una
cosa: che il Congo diventi al pi presto possibile un buon affare.
A Bruxelles l'esploratore viene a sapere che la stampa parigina si scaglia
contro di lui accusandolo di essere un negriero, mentre presenta Brazza come una
specie di santo laico. Questi del resto soffia sul fuoco e dichiara: Stanley
aveva preso l'abitudine di farsi rispettare a colpi di fucile. Io invece non
avanzavo sparando ed ho potuto perci fare una conquista pacifica che tanto ha
sorpreso l'esploratore americano.
Stanley risponde per le rime e in occasione di un banchetto che gli viene
offerto a Parigi ironizza sull'uomo a cui non perdona il posto occupato da
Malamine: Quando vidi Brazza per la prima volta, nel 1880, non sospettai
minimamente di essere sul punto di ricevere una persona che sarebbe diventata
cos importante. Avevo davanti uno straccione, vestito miseramente, con
l'uniforme a pezzi e un alto cappello deformato; il suo aspetto era talmente
pietoso che non poteva neppure sembrare una persona illustre travestita da
vagabondo e perci io ero lungi dal sospettare di aver di fronte a me il
fenomeno dell'anno, il nuovo apostolo dell'Africa, un grande stratega, un grande
diplomatico...
L'animosit fra i due uomini diviene cos forte che si parla di duello. Leopoldo
II interviene. Neppure lui ha dimenticato il colpo infertogli da Brazza, ma avr
bisogno dell'appoggio di Parigi se un giorno vorr che il Belgio sia padrone del
Congo. Perci  meglio fare buon viso a cattivo gioco.
Sebbene sia ancora ammalato, alla fine del 1882 Stanley ritorna nel Congo. Lo
trova in completo disfacimento: Leopoldville va in rovina, tutti sono
scoraggiati. Ma l'Americano riprende il lavoro con energia, le stazioni si
moltiplicano; vengono firmati trattati con 400 capi indigeni; trib fino a quel
momento ostili giurano fedelt. L'esploratore ha un altro motivo per fare in
fretta: le mire di Leopoldo II sono state scoperte, l'Inghilterra vuole la sua
fetta di torta e sostiene le rivendicazioni portoghesi. La Francia avanza serie
pretese. Bisogna dunque che il Belgio si affermi, e solidamente.
Ed ecco infine la vittoria: la Conferenza di Berlino, che si tiene nel 1884
proclama (amabile finzione) l'indipendenza del Congo, sotto la sovranit
personale di Leopoldo II.
Ma per il discepolo di Livingstone  giunta l'ora della delusione. Il governo di
Parigi, in cambio del suo appoggio alla conferenza di Berlino, ha posto una
condizione inderogabile: Stanley non deve pi ritornare in Congo poich il suo
atteggiamento verso i rappresentanti francesi  stato troppo offensivo ed i suoi
tentativi di corrompere i capi negri che avevano accettato la sovranit francese
sono stati troppo palesi.
Leopoldo II ha accettato, ma non osa comunicarlo a Stanley. Del resto i
capitalisti belgi ritengono di non aver pi bisogno di lui, dal momento che la
pacificazione del Congo  stata praticamente ultimata. Ora occorrono
semplicemente degli amministratori;  finito il tempo degli avventurieri.
Nauseato, Stanley accetta allora di compiere una strana impresa. In seguito al
disastro subito a Khartum dalle truppe del generale inglese Gordon, un ufficiale
al servizio del Khediv di Egitto, Emine Pasci, si trova isolato ed assediato
dai Sudanesi sull'alto Nilo, presso il lago Alberto e le frontiere del Congo.
Stanley acconsente ad andarlo a liberare.
Il 25 marzo 1888 lascia il Congo alla testa di un piccolo drappello di uomini: 4
Inglesi e 384 indigeni. Dopo una difficile marcia nella foresta, la carovana
giunge al lago Alberto, ma di Emine Pasci nessuna traccia. Lo scopre tre
settimane dopo: si era rifugiato in un'ansa del lago, a bordo di un battello, il
KhedilJ. Ripartono, questa volta in direzione est.
La marcia  relativamente facile e dopo aver attraversato le paludi dove si
trovano le fonti del Nilo la spedizione giunge all'oceano Indiano.
A Zanzibar l'Americano conosce un vero e proprio trionfo, poi si imbarca per
l'Europa. Riceve accoglienze indimenticabili a Brindisi ed anche a Parigi, dove
 stata dimenticata la disputa con Brazza; poi un treno speciale conduce
l'esploratore in Belgio.
In Inghilterra, dove questa volta non ci si prende pi gioco di lui, ma gli
vengono tributati onori da eroe, Stanley scopre i piaceri di una vita
tranquilla. E lui, inguaribile solitario, il 12 luglio 1890 si sposa con Miss
Dorothy Tennant, pi giovane di lui di 30 anni. Non conduce pi la vita piena di
privazioni che aveva condotto in mezzo alla foresta; reso immediatamente ricco
dalla vendita dei suoi libri, dalle conferenze, dai doni ricevuti, Stanley vive
come un principe. Spinto dalla moglie, l'esploratore si dedica alla politica.
Per potersi presentare al Parlamento, si fa naturalizzare inglese.
E' candidato conservatore a Lambeth, un popoloso quartiere di Londra... Il
risultato  disastroso, anche perch ha trattato piuttosto male gli oppositori
che mettevano in dubbio la grandezza dell'Impero... Ma nel 1895, finalmente, il
successo gli arride e viene eletto. L'attivit parlamentare per l'annoia ben
presto: Sono occorse tre ore per darmi i sette voti che mi hanno eletto, mentre
noi abbiamo dovuto subire le pi lamentevoli ciance che abbia mai avuto la
sfortuna di udire. La sua unica gioia  ormai nel bambino che lui e sua moglie
hanno adottato. Morir molto stupidamente, il giorno di Pasqua del 1??4, in
seguito a una caduta dal marciapiede.
Raggiunger forse, nell'ombra dolce di Westminster, colui che decise della sua
vita, David Livingstone? No, perch il clero anglicano rifiuta la sepoltura
dell'esploratore sotto le pietre dell'abbazia. Le ragioni del rifiuto sono
rimaste oscure e il libro che Mrs. Stanley dedica al marito non ne d alcuna
spiegazione.
Strani destini: Livingstone, dolce ed umile, riposa in mezzo alle glorie
dell'lmpero. Stanley, potente, dalla personalit esuberante, fondatore di
imperi, dorme il suo ultimo sonno nel cimitero di un piccolo villaggio di
campagna, Pirbright. Ma la vera tomba comune dei due uomini  l'immensit
dell'Africa.

FINE.
