EDMOND BERGHEAUD.

L'ERESIA CATARA.

All'inizio del XII secolo esistono due France: quella del pane a nord e quella
del vino a sud. Ognuno di questi due territori ha una capitale: Parigi la prima
e Tolosa la seconda. Gli abitanti di quello che sar un giorno il: prato
quadrato francese, non parlano ancora un linguaggio comune: la lingua d'Oc canta
nella maggior parte delle regioni poste a sud della Loira, il nord risuona dei
rudi accenti della lingua d'OIL.
I re di Francia, a prezzo di sforzi pazienti e di qualche ben congegnato
inganno, tendono a questo scopo: regnare senza divisioni sulla regione situata
tra Parigi e Laon, considerata il cuore militare e politico della Francia.
Quest'ultimo obiettivo verr raggiunto da San Luigi, nel luglio del 1242, in
seguito alle battaglie di Saintes e di Taillebourg. In tal modo i Plantageneti
del loro vecchio impero angioino conservano solamente la Guascogna, dai Pirenei
alla Dordogna. In seguito ad avvenimenti non da loro provocati, i Capetingi
scendono verso il sud e superano quel Massiccio Centrale che sembrava tracciare
un confine ideale tra i re di Parigi e i conti del Mezzogiorno.
Nei sovrani francesi era stata tanto forte, per intere generazioni, l'ossessione
del nord, nel quale erano stati alle prese con le ambizioni tedesche e inglesi,
che il Mezzogiorno era stato praticamente abbandonato a se stesso fin dall'alto
Medio Evo. Nel Mezzogiorno erano rimaste le tracce di Annibale, delle legioni
romane, dei Visigoti e dei Saraceni che avevano lasciato, con i loro monumenti,
indelebili testimonianze delle loro civilt. Inoltre queste successive
occupazioni avevano provocato nelle popolazioni una certa diffidenza per lo
straniero, chiunque esso fosse, e un forte spirito critico. Pi o meno
abbandonata all'anarchia, divisa in una moltitudine di piccoli feudi, questa
regione ha conosciuto un solo elemento di stabilit: la Chiesa. E' intorno ai
grandi vescovati di Narbona, di Auch, di Tolosa e di Albi che si organizza la
vita della regione.
Nel nord, l'autorit reale ha sempre costituito il braccio secolare della
Chiesa. Nel Mezzogiorno, invece, vescovi e abati delle potenti comunit
religiose sono completamente integrati nel sistema feudale, quando non sono essi
stessi che lo dirigono. Le grandi famiglie si disputano abbazie e vescovati
confondendo cos potere spirituale e potere temporale. Perfino papa Gregorio VII
lotter invano contro questi traffici e i costumi depravati di coloro che erano
ad un tempo signori avidi di guadagni e di piaceri e vescovi o abati mitrati.
Questa situazione era mal vista evidentemente dalla popolazione, che sopportava
a fatica che il cristianesimo fosse rappresentato da uomini attratti pi dalla
conquista dei beni terreni che dal desiderio di condurre i loro simili alla
salvezza eterna. D'altra parte, come avrebbe potuto il cristianesimo attecchire
in tutta la sua purezza in una regione che aveva visto gli Arabi praticare la
religione mussulmana, i Visigoti difendere l'eresia ariana, sopravvivere le
antiche religioni druidiche, affermarsi gli Ebrei, numerosi e potenti nella loro
pretesa di essere i difensori della Sola Vera Fede?
Tolosa  il centro spirituale della regione, dove ribollono tutte queste idee
contraddittorie, ma che convivono le une accanto alle altre senza urti, perch
grande  la libert di pensiero. La citt  dominata, all'inizio del XIII
secolo, da Raimondo VI, la cui famiglia pare discenda da Fulguad, funzionario
carolingio mandato nel Mezzogiorno da Carlo il Calvo.
I conti di Tolosa si sono procurati, per mezzo di conquiste e di matrimoni, un
regno che pu essere paragonato a quello del re di Parigi: essi regnano, la
parola non  esagerata, sul tolosano, Narbona, Nimes, una parte dell'Albigese,
il distretto di Rouergue, di Quercy, di Agen e, superando le frontiere della
Francia, possiedono anche il marchesato di Provenza (il futuro Contado
Venessino); infine, hanno diritto di sovranit sulla contea di Foix; alleanze a
volte solide e a volte vacillanti li legano all'Aquitania inglese e all'Aragona
spagnola.
Possiamo parlare di Stato tolosano? S, senza dubbio, ma si tratta di uno Stato
ben diverso da quello autoritario, e accentrato che stanno costruendo i re di
Francia nelle brume del nord.
La citt di Tolosa assicura al suo sovrano grandi profitti, perch  opulenta.
E' una citt commerciale e le sue ricchezze derivano dal lavoro dei mercanti
borghesi che le hanno dato le istituzioni e che la dirigono, tanto che Tolosa
assomiglia molto pi a una Repubblica guidata da un nobile che a un feudo
guidato da un signore.
Contro la potenza di Raimondo di Tolosa, troviamo quella dei Trencavel di
Carcassonne, che regnano da padroni sull'Albigese fino al Tarn, nella regione di
Limoux, sulla contrada che circonda Agde. Tra Raimondo e i Trencavel ci sono
state molte battaglie e molti matrimoni, ma non  ancora stato risolto il grosso
problema che esiste tra le due famiglie: chi sar il sovrano assoluto del
Mezzogiorno. Malgrado le piccole guerre combattute di tanto in tanto, Raimondo
VI, conte di Tolosa, vive felice. E' buontempone di natura, gli piace la poesia
e sono poche le donne graziose della citt che gli resistono. E' amato dal
popolo perch non prende nessuna decisione senza sentire il parere dei
capitouls, vero consiglio municipale eletto dalla borghesia. La vita nella citt
 insomma dolce e facile.
I conti di Tolosa hanno anch'essi, secondo la tradizione medievale, dei
consiglieri ecclesiastici, i quali per, contrariamente ai vescovi e ai monaci
del nord, sono poco portati per la teologia: essi preferiscono amministrare le
loro considerevoli fortune ed assaporare i diversi piaceri che sono loro
offerti. Tra signori e clero ci si arrangia per far eleggere ai seggi abbaziali
o per mettere alla testa di un vescovato, il candidato giudicato migliore, cio
il pi indulgente. Questa situazione  per mal sopportata dal popolo,
scandalizzato dalla condotta di un clero, al quale non perdona ci che tollera
nei laici, e che ha accolto con gioia il tentativo di papa Gregorio VII di
rimettere ordine nella Chiesa occitanica. Costui ha iniziato una lotta
implacabile contro il traffico delle indulgenze e contro i costumi corrotti dei
preti, e ha ordinato che le elezioni degli abati e dei vescovi avvengano secondo
la regola.
Ma questa politica decreta la sua stessa fine: se la Chiesa intende in questo
modo esercitare la sua potenza spirituale, essa aumenta di colpo la sua
responsabilit temporale. Come distinguere il cattivo prete dal nobile o dal
semplice contadino che viola anch'esso le leggi di Dio? Guidare la cristianit,
come la intende Gregorio VII, non significa voler combattere per una societ
sottomessa alle regole del Vangelo? E se le sanzioni religiose si rivelano
incapaci di ricondurre i colpevoli sulla retta via, l'ultima parola non dovr
restare alla spada?
Il papato, che ha un grande potere spirituale, ma nessun potere materiale di
coercizione, dovr dunque far appello ai re, ai conti e ai baroni. Suo malgrado,
o forse andando semplicemente fino in fondo alla sua logica, la Chiesa si trova
cos immischiata nelle controversie del secolo. Dovr anch'essa stringere delle
alleanze, sostenere gli uni, combattere gli altri, promettere e minacciare. Il
Papa non sar pi solamente il faro della Luce eterna, ma anche colui in nome
del quale gli eserciti combatteranno.
Ecco dunque la situazione nella quale nasce il problema dei catari: ambizioni di
grandi signori occitanici, mire di sovrani stranieri, il re d'Inghilterra, il re
d'Aragona e l'imperatore del Sacro Romano Impero germanico, intervento del
papato negli affari temporali uomini e donne scandalizzati dal comportamento dei
clero che tentano di riportare alla luce antiche credenze poste sotto il segno
della purezza e, sul dramma politico-religioso che insanguiner il Mezzogiorno
della Francia, la grande ombra di una nazione che si sta costruendo.
Il Medio Evo  stato caratterizzato da numerose rivolte popolari a carattere
religioso. Quando, nell'XI secolo, Tranchelm, Eon de l'Etoile e Henri de
Lausanne incitano alla rivolta i miserabili servi, lo fanno in nome del puro
Vangelo, il quale, secondo loro, invita a lottare contro la ricchezza insolente
ed infamante dei dignitari della Chiesa. La Chiesa del tempo appare spesso ai
miserabili garante e beneficiaria dell'ordine stabilito. Ma si tratta di rivolte
spontanee e quasi istintive che, in definitiva, non sono guidate da una coerente
dottrina.
Per quanto riguarda i catari, la situazione  diversa. Il loro movimento, che le
fiamme dei roghi non valse ad uccidere, ha radici lontane e origini vicine.
Le radici lontane consistono nel problema centrale di tutte le religioni: che
cosa  il Male? Perch esiste? Che significato ha? Il manicheismo  uno dei
primi sistemi che abbia tentato di dare precise risposte a queste domande. Il
suo fondatore, Mani o Manicheo, nacque nella Babilonia settentrionale nel 216 e
fu condannato a morte nel 277 per ordine dell'imperatore di Persia.
Mani attribuisce la creazione del mondo a due principii, il Bene e il Male, che
si identificano con la Luce e le Tenebre, con Dio e la Materia. Adamo ed Eva
sono stati creati tramite l'accoppiamento di due dei principali demoni, cosi
l'uomo  erede di un desiderio che lo spinge ad accoppiarsi e a riprodursi.
Prigioniera dell'involucro carnale dell'uomo, dunque del Male, l'anima 
asservita alla Materia, e per principio non conosce il Bene. Tuttavia essa ha la
possibilit di salvarsi, poich la conoscenza le sar portata dagli inviati di
Dio e precisamente dal Ges dei manichei, il Ges Luminoso. Da questa filosofia
deriva naturalmente una morale. L'uomo deve prendere coscienza della sua doppia
natura e deve tendere a staccarsi progressivamente dai suoi stracci, cio dal
corpo. Se vi riesce, l'anima, dopo la morte, raggiunger il Regno della Luce.
Poich il Demone non solo  responsabile della creazione del nostro corpo, ma ha
creato anche l'universo materiale che ci circonda, approfittare dei beni che
questo universo ci offre  sacrificare al dio del Male. Dunque non bisogna far
nulla che possa migliorare il mondo materiale: n costruire, n seminare, n
allevare animali domestici, n procreare. Gli adepti del manicheismo si dividono
in due categorie: solamente i Puri o gli Eletti praticano alla lettera
l'insegnamento di Mani; gli altri sono Uditori, semplici credenti, fanno la vita
di tutti e hanno l'incarico di sovvenire alla vita materiale dei Puri.
La religione manichea ha pochissimi riti. Non esiste sacramento (nel senso
cristiano del termine), ma solamente una imposizione delle mani fatta da un Puro
a un Uditore particolarmente meritevole. Il culto si riassume in digiuni
frequenti e prolungati e nelle preghiere; grande importanza hanno la
predicazione e il reclutamento degli adepti.
Gli Eletti si riuniscono ogni luned per confessarsi tra di loro, mentre una
volta all'anno tutta la comunit organizza una festa, durante la quale tutti si
confessano rivelando le loro colpe. Questa festa si chiama Bema (parola che
significa cattedra, pedana), si celebra nel mese di marzo e corrisponde alla
Pasqua cristiana. Infatti si teneva il giorno dell'equinozio di primavera.
Non sappiamo purtroppo, e la cosa  abbastanza strana, se i manichei avevano dei
templi, poich non  mai stato trovato un edificio ispirato alla dottrina di
Mani. Supponiamo per che i luoghi del culto fossero molto semplici, costruiti
per in modo da poter individuare le principali posizioni del sole. Infatti per
i manichei gli astri, e soprattutto il sole, hanno una importanza capitale,
poich il sole e la luna, essendo di sostanza divina, non sono stati contaminati
dal Male. D'altra parte il sole  il simbolo della luce spirituale e per i
manichei ha la stessa importanza della Croce per i cristiani; perci essi
recitavano tutte le loro preghiere rivolti verso il sole.
Il manicheismo ebbe una notevolissima espansione: a partire dalla met del III
secolo, cio all'epoca stessa di Mani, troviamo degli adepti a Roma, in
Palestina, in Egitto. Un secolo pi tardi, la dottrina raggiunge l'Africa del
nord e troviamo, tra i suoi seguaci, lo stesso Agostino (che, pi tardi,
confesser il suo errore e combatter il manicheismo). Tramite l'Italia, poi, le
idee manichee raggiungeranno la Spagna e la Gallia. Malgrado le terribili
persecuzioni da parte del mondo cristiano, il manicheismo sopravvive, confinato
spesso in piccole comunit semiclandestine. La forza di questa dottrina  tale
che, invece di estinguersi, si diffonde largamente.
Paolo di Samosata, (vescovo di Antiochia nel 260), fonda cos una setta in cui
si sostiene che il mondo  stato creato da un Demiurgo, che il Vecchio
Testamento non ha nessun valore, che l'Eucarestia  un sacramento senza
significato e che la Croce non ha alcun valore simbolico.
I seguaci di Paolo di Samosata trovano un terreno particolarmente adatto alla
loro dottrina soprattutto nel Balcani e in Bulgaria, paese che  sottomesso a un
intenso e doppio sforzo di cristianizzazione: da parte dei missionari inviati da
Roma, e da parte degli emissari del patriarca di Bisanzio, ribelle all'autorit
del Papa. La lotta tra le due forze  tale da rendere possibile la nascita di
una terza forza, rappresentata dai seguaci di Paolo, i quali predicano con tanta
convinzione e zelo che, dall'inizio del X secolo, il manicheismo prende
saldamente piede in terra bulgara. Questo successo ha una spiegazione pi
precisa: i contadini sono duramente sfruttati dai signori locali e recepiscono
perci con grande sensibilit una spiegazione soprannaturale delle loro
sofferenze.
I seguaci di Paolo in terra bulgara, poi, vanno oltre l'insegnamento stesso del
Maestro. I cosiddetti bogomili (chiamati cos dal nome di un predicatore,
Bogomil, che pare sia stato un personaggio leggendario) affermano che non
bisogna accettare nessun sacramento perch somministrato in forma materiale,
pane e vino: la materia, opera di Satana,  impura. La croce simbolizza
unicamente la crudelt umana e non ha significato sacro e non bisogna perci
venerarla. La vita che i bogomili (il cui nome significa, in slavo, amico di
Dio) conducono  particolarmente austera: non il minimo rapporto sessuale,
rifiuto assoluto di mangiare carne e di bere vino.
Secondo i bogomili Satana  il figlio maggiore di Dio, che gli aveva affidato il
compito di guidare il cielo, aiutato da una pleiade di angeli. Ma Satana si 
rivoltato per orgoglio, trascinando con s una parte degli angeli. Cacciati da
Dio, gli angeli ribelli hanno creato la terra e un secondo cielo, quello degli
astri. Ecco perch il mondo nel quale viviamo  il regno del principe del Male.
Dopo aver creato l'uomo, Satana ha chiesto a Dio di infondere nella creatura
umana un po' del suo Spirito e Dio ha accettato. Ma questa specie di compromesso
tra Dio e il figlio decaduto  stato spezzato da quest'ultimo, il quale, dopo
aver creato Eva (mentre Adamo  stato creato da Dio), ha sedotto la prima donna
per mezzo del serpente, invitandola a procreare. Per punire colui che ha cos
peccato contro la castit, Dio l'ha privato di forma divina, gli ha tolto ogni
potere di creazione ma l'ha lasciato padrone del mondo. Bisogner aspettare la
venuta del Figlio di Dio sulla terra perch l'uomo sia salvato.
A queste idee vengono rapidamente guadagnate la Bosnia, la Dalmazia, la Serbia e
poi l'Italia. Nel 1167 il diacono Niquinta, venuto da Costantinopoli, presiede
un vero concilio a Saint-Felix de Caraman, in piena Linguadoca. E' questo dunque
il grande pericolo che incombe su un territorio cristiano, ma la minaccia non
serve che ad evidenziare ci che esiste gi da lungo tempo. Nel 1060 vi erano a
Sisteron tanti manichei che il papa Nicola II prescriveva al clero della citt
di rifiutare i sacramenti agli eretici.
La minaccia non  per rappresentata tanto da queste sette quanto, agli occhi di
Roma, dai catari, i quali hanno colto l'essenza delle idee manichee e bogomile e
le hanno perfettamente adattate al loro paese e al loro tempo. Catari significa
puri ed essi si considerano come i veri cristiani poich essi solo, cos
affermano, hanno conservato la semplicit e la purezza della Chiesa primitiva.
Essi hanno tanto sguito che nel 1150, quando San Bernardo si reca nel
Mezzogiorno della Francia a predicarvi la Crociata, si lamenta di trovare le
chiese deserte e nessuno che lo ascolti.
Catari e bogomili hanno molto in comune: essi si spostano a piedi due per volta;
portano un abito nero, un astuccio di cuoio contiene il Vangelo secondo San
Giovanni (che essi considerano molto superiore agli altri); non mangiano mai
carne, la pi assoluta castit  una regola di vita, perfino il matrimonio,
secondo loro  condannabile poich la procreazione fa s che sempre nuove anime
vengano incatenate alla prigione che costituisce il corpo umano; proscrivono la
violenza e vietano il giuramento, che costituisce tuttavia la base della societ
medievale, perch non bisogna mai invocare il nome di Dio.
Che cosa vediamo, dicono i predicatori? L'ingiustizia e il male regnano
dappertutto, questo mondo cattivo non pu essere opera di Dio,  perci opera di
Satana. Tutto ci che  materiale deriva da lui. L'anima, invece  opera del Dio
di Bont e di Giustizia ed  imprigionata in un corpo fatto di carne.
Come ottenere dunque la liberazione, come poter essere salvati? La salvezza e la
liberazione possiamo trovarle tramite il Cristo. E questo  un punto molto
importante che spiega in parte, sul piano dottrinale, le persecuzioni religiose
di cui sono stati vittime i catari. La loro concezione del Cristo 
profondamente diversa da quella dei cattolici: secondo loro il Cristo non 
venuto in terra per riscattare i peccati degli uomini, bens solamente per
predicare la dottrina della salvezza contenuta nel Vangelo.
D'altra parte il Cristo non  n figlio di Dio, n la Seconda Persona della
Santa Trinit e neppure un uomo. E' un angelo sceso dal cielo ad insegnare agli
uomini come salvarsi. Non  morto in croce e la sua passione  stata apparente.
Ecco perch non bisogna prostrarsi davanti alla croce che, come strumento di un
infame supplizio, non avrebbe potuto accogliere il Cristo. La Vergine Maria non
 una donna ma un angelo anch'essa. I catari cos rifiutano due dei principi
essenziali del cattolicesimo: l'Incarnazione e la Resurrezione della carne.
Per sfuggire alla nostra condizione e guadagnare la salvezza (che eviter
all'anima, dopo la morte, un perpetuo errare e le successive reincarnazioni),
bisogna ricevere il battesimo dello Spirito. I catari, infatti, rifiutano il
battesimo d'acqua, cio il battesimo cristiano, e gli oppongono il battesimo di
Luce, il Consolamento. Esso obbliga chi lo riceve a rifiutare ogni rapporto
carnale e ogni nutrimento animale: solo il pesce  permesso poich il suo sangue
 freddo ed esso non  abitato dal calore dello spirito.
Chi pecca contro la regola pu riscattarsi con l'endura. E' una specie di
suicidio, poich consiste nel rifiutare ogni nutrimento fino all'arrivo della
morte, oppure nel bagnarsi nell'acqua molto calda e poi stendersi su pietre
molto fredde, finch si sia colpiti da una congestione polmonare mortale.
Una dottrina cos coerente, una regola di vita cos intransigente appaiono come
una sfida alla Chiesa. Tanto pi che, come quest'ultima, i catari hanno un
clero, che comprende tutte le donne e tutti gli uomini che hanno ricevuto il
Consolamentum e il cui rigore di vita li porta a venire chiamati i buoni uomini
e le buone donne.
Nel Mezzogiorno i catari hanno organizzato tre diocesi: Tolosa, Carcassona e
Albi. Ognuna di esse  diretta da un vescovo, assistito da un fratello maggiore
e da un fratello minore. Quando il vescovo muore, gli succede il fratello
maggiore. Per la Chiesa di Roma il vero pericolo non consisteva tanto nel fatto
che ci fosse una chiesa catara organizzata che diffondesse un certo numero di
credenze quanto nel fatto che ci fosse una morale catara, assai semplice e che
costituiva una violenta reazione contro una certa situazione sociale dell'epoca.
In questo consiste infatti l'immenso successo che i catari ebbero nel
Mezzogiorno della Francia.
Conti, baroni, prelati hanno enorme bisogno di denaro per soddisfare i loro
capricci, e dove trovare questo denaro se non si schiaccia il popolo sotto il
peso di sempre nuove imposte e tasse? E che razza di fede cristiana  quella che
non solamente perdona, ma persino copre coloro che sottopongono a sempre nuove
taglie e corve i contadini? La civilt dei paesi occitanici  certo brillante,
infinitamente pi brillante e pi ricca di quella del nord, ma chi ne gode i
benefici se non tre classi ben precise e privilegiate: nobili, alto clero e
borghesia commerciante? Tuttavia mai i catari concepirono e predicarono
un'azione violenta contro l'ordine stabilito: la loro morale era soprattutto la
morale della rinuncia. Secondo loro bisogna rifiutare un mondo nel quale regna
sovrana l'ingiustizia, bisogna dire no a una Chiesa troppo legata a Satana; 
meglio cercare una felicit eterna piuttosto che dichiarare guerra a coloro che
sono tizzoni d'inferno.
Morale della rinuncia, ma non della rassegnazione, poich essa ordina di
lavorare senza tregua n riposo per la conquista di nuovi adepti. Poche
religioni hanno mai avuto tanti intrepidi predicatori quanto quella catara, e
pochi predicatori sono stati mai circondati da tanto fervore: questa unione e
solidariet tra fratelli si manterr intatta anche quando l'Inquisizione
dichiarer loro guerra. I casi di delazioni saranno rari e la maggior parte
delle denunce sar ottenuta con la tortura.
La cerimonia catara si svolge in un vero stato di esaltazione collettiva, sia
alla luce del giorno che di nascosto. Dapprima i fedeli si rivolgono al
predicatore: Siamo venuti davanti a Dio e davanti a voi e davanti alla Santa
Chiesa per ricevere uffizio, perdono e penitenza di tutti i peccati che abbiamo
commesso o detto o pensato o operato dalla nascita fino ad ora e chiediamo
misericordia a Dio e a voi, perch voi preghiate per noi il Padre di
misericordia che ci perdoni.
Predicatore e fedeli fanno allora insieme questa invocazione: Adoriamo Dio e
rendiamo pubblici tutti i nostri peccati e le numerose e gravi offese; in
considerazione del Padre, del Figlio e del venerato Santo Spirito, dei Venerati
Santi Vangeli e dei venerati Santi Apostoli, con la preghiera, la fede e la
salvezza di tutti i giusti e valorosi cristiani e dei beati antenati ora
defunti, e dei fratelli presenti, noi vi chiediamo, Santo Signore, di mondarci
tutti i nostri peccati.
I catari enumerano allora gli sbagli commessi: Mentre la Santa parola di Dio e i
Santi Apostoli ci insegnano e i nostri fratelli ci predicano di rifiutare ogni
desiderio della carne e ogni lordura e di fare la volont di Dio, compiendo il
Bene perfetto, noi, servitori negligenti, non solo non seguiamo la volont di
Dio, come dovremmo ma cediamo spesso alla volont della carne e alle
preoccupazioni del mondo con grave danno della nostra anima; noi andiamo con la
gente del mondo e stiamo, e mangiamo e parliamo e pecchiamo molto, sebbene
sappiamo di nuocere ai nostri fratelli e alle nostre anime; con la lingua
cadiamo in parole oziose, in vane conversazioni, in risa, in scherni e malignit
in detrazione dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, dei mali non siamo
degni di giudicare o condannare i peccati; tra i cristiani siamo dei peccatori,
abbiamo tra edito i nostri giorni e prevaricato le nostre ore. Me e rivolgiamo a
Dio la nostra Santa Preghiera, i nostri sensi si allontanano dai desideri
carnali, dalle preoccupazioni del mondo, tanto che sappiamo appena ci che
appariamo al Padre dei Giusti.
Questa cerimonia, che si svolgeva una volta al mese, era completata dal
melioramentum, cio dal desiderio di migliorare, che si svolgeva pi
frequentemente. Ce la ricostruisce l'inquisitore, Bernard Gui (nessun cataro,
neppure sotto la tortura avrebbe acconsentito a descriverla): Il credente piega
le ginocchia e si inchina profondamente davanti ai "Perfetti", con le mani
giunte. Per tre volte si inchina e si rialza dicendo "Benedicite" (beneditemi) e
termina con queste parole: "Buoni cristiani, vi chiedo la benedizione di Dio e
la vostra; pregate il Signore per noi, perch Dio ci salvi da una cattiva morte
e ci conduca a una buona fine tra le mani dei fedeli cristiani." I "Perfetti"
rispondevano: "Da Dio e da noi abbiate la benedizione richiesta".
L'Inquisizione prender questa cerimonia come pretesto per affermare che i
Perfetti chiedevano di essere adorati dai semplici fedeli come divinit.
Il successo della dottrina catara costituisce un pericolo mortale per la Chiesa
di Roma, infatti i preti catari pi che avversari sono i concorrenti dei preti
cattolici. Se si lascia che il loro apostolato si estenda, la cristianit tutta
 minacciata. Il conte di Tolosa, Raimondo VI, scrive nel 1156: L'eresia 
penetrata dappertutto, gettando nella disgrazia tutte le famiglie, dividendo il
marito e la moglie, il figlio e il padre, la nuora e la suocera. Perfino i preti
hanno ceduto davanti al contagio. Le chiese sono deserte e cadono in rovina. Per
quel che mi riguarda farei tutto il possibile per arrestare un simile flagello,
ma le mie forze non sono all'altezza del compito. Le personalit pi importanti
della mia terra si sono lasciate corrompere e il popolo ha seguito il loro
esempio, io non oso e non posso neppure reprimere il male.
A Tolosa il culto cataro viene celebrato pubblicamente; nel 1178 due legati
inviati dal papa Alessandro III vengono accolti con urla e grida. A
Castelnaudary cattolici e catari si dividono amichevolmente la chiesa
principale. Sommo scandalo, a Fanjeaux la sorella del conte di Foix,
Esclarmonde, riceve il consolamentum alla presenza di tutta la nobilt del
paese. Avignone  in mano al catari.
L'eresia si estende dal popolo minuto ad altri strati sociali: artigiani,
piccola nobilt. Inoltre Raimondo VI di Tolosa (che  succeduto al padre,
Raimondo V nel 1194), Raimon-Roger de Trencavel, il potente signore di
Carcassonne e di Beziers, il conte di Foix, non nutrono nessuna ostilit nei
confronti dei catari. La loro simpatia, in effetti, nasconde un certo calcolo
politico: i grandi signori hanno spesso bisogno di appoggiarsi ai loro sudditi
pi umili e ai nobili di basso lignaggio per affrontare le esigenze sempre
rinnovate della borghesia. Alla fine del XII secolo una doppia minaccia pesa sia
sul papato che sul re di Francia: il Mezzogiorno rischia di cadere completamente
nell'eresia e di sfuggire per sempre alla corona capetingia.
E' il papato che parte per primo all'attacco. Papa Celestino III muore l'8
gennaio 1198, il giorno stesso il Sacro Collegio dei cardinali decide di
eleggere al trono di San Pietro Lotario Conti, che prende il nome di Innocenzo
III. Il nuovo papa  molto giovane, ha infatti 37 anni, ed  uomo di grande
cultura; ha studiato a Parigi (citt che ricorder sempre con affetto, colmando
la sua universit di privilegi), mentre a Bologna si  fatto la fama di
specialista in diritto canonico. Innocenzo III ha una grande idea di quello che
sar il suo compito e il sermone che pronuncia il giorno della sua
intronizzazione  la parafrasi di un testo del profeta Geremia: Ecco che ti ho
posto oggi al di sopra delle nazioni e al di sopra dei regni, perch tu estirpi
e disperda ed edifichi e pianti. Per il nuovo pontefice la cristianit ha un
significato ben preciso:  un insieme di Stati, indipendenti gli uni dagli
altri, ma tutti sottomessi all'autorit di Roma.
Non appena Innocenzo III si assume la responsabilit della suprema carica del
cattolicesimo, deve subito tradurre in atti la frase di Geremia: Perch tu
estirpi e tu disperda. Il potere di Roma  infatti direttamente contestato dai
catari.
Innocenzo III conosce bene la situazione religiosa del Mezzogiorno della Francia
e non si fa illusioni sul clero della Linguadoca e sul suo capo, l'arcivescovo
di Narbona, Beranger II, del quale parla in questi termini: Dei ciechi, dei cani
muti che non sanno pi abbaiare, dei simoniaci che vendono la giustizia,
assolvono il ricco e condannano il povero. Essi non osservano neppure pi le
leggi della Chiesa: accumulano benefici e affidano i sacerdozi e le dignit
ecclesiastiche a preti indegni e ignoranti. Ecco da dove deriva l'insolenza
degli eretici, il disprezzo dei signori e del popolo per Dio e per la sua
Chiesa. In quella regione i prelati sono la favola dei laici. Ma la causa di
ogni male  il vescovo di Narbona: quell'uomo non conosce altro Dio che il
denaro e al posto del cuore ha una borsa. Dopo dieci anni dalla sua nomina non
ha visitato una sola volta la sua provincia e neppure la sua diocesi. Si  fatto
dare cinquecento soldi d'oro per consacrare il vescovo di Maguelone e quando Noi
gli abbiamo chiesto di raccogliere sussidi per la salvezza dei cristiani
d'Oriente, egli ha rifiutato di obbedirci. Quando in una chiesa viene a mancare
il suo sacerdote, egli non nomina un nuovo titolare per potersi tenere i
benefici. Ha ridotto della met il numero dei canonici di Narbona per
appropriarsi delle prebende e regge lui stesso gli arcidiaconati vacanti. Si
possono vedere nella sua diocesi monaci e canonici regolari gettare la tonaca
alle ortiche, prender moglie, vivere d'usura, diventare avvocati, giullari o
medici.
Questa invettiva del papa  accompagnata da precisi rapporti, nei quali
troviamo, ad esempio, il caso del vescovo di Tolosa, Raymond de Rabastens, che,
in un momento in cui si trovava a corto di denaro, ha impegnato i territori
episcopali. Quando viene deposto, nel 1206, il suo successore si trova
immediatamente alle prese con i creditori, diventando cos povero da non potersi
neppure pagare due o tre guardie per portare i muli all'abbeveratoio
(incustoditi, gli animali sarebbero stati certamente recuperati da creditori
impazienti). Innocenzo III sa perfettamente che i concili tenutisi in Linguadoca
hanno invano ordinato ai vescovi e agli abati di rispettare la tonsura e di
vestire gli abiti degli ordini, di non giocare, di non vestirsi con pellicce
lussuose, di non celebrare il mattutino nel loro letto, di non rallegrare i loro
pasti con la presenza di donne, di musici e di istrioni, di non accettare denaro
per la celebrazione di matrimoni illeciti, di non scomunicare chiunque affermi
che tale condotta costituisce uno scandalo.
Insomma, il nuovo papa sa perfettamente che i vescovi e gli abati che conducono
una simile vita senza curarsi dello studio e della meditazione sono
assolutamente incapaci di affrontare i predicatori eretici, ferratissimi sui
sacri Libri, in controversie oratorie. Ma Innocenzo non vuole iniziare il suo
pontificato con una lotta aperta contro i catari; dapprima egli cerca di
informarsi con precisione. Nel 1204 manda nella terra infedele una missione che
comprende tre legati: Pietro di Castelnau, monaco dell'abbazia cistercense di
Fontfroide, arcidiacono di Maguelone, fra' Raoul, anch'egli monaco cistercense,
e l'abate di Citeaux, Arnaud-Amaury, cugino dei visconti di Narbona, un
religioso perfettamente al corrente del paese, dei suoi costumi, delle idee che
vi circolano e il cui giudizio  considerato tanto pi sicuro in quanto egli 
stato abate di Grandselves, uno dei pi importanti conventi cistercensi della
Linguadoca. Egli per, austero e intrepido, ha alcuni difetti: la sua fede
cattolica  tanto ardente e le sue convinzioni sono cos assolute che non  per
nulla un mediatore, bens un focoso combattente. Il suo coraggio lo porta ben al
di l della sua carit.
Arnaud-Amaury, lasciando da parte le indicazioni di prudenza dispensate da
Innocenzo III, va diritto allo scopo, organizzando veri tornei oratori pubblici
tra cattolici e eretici. Il pi importante di questi tornei si svolge a
Carcassonne, in presenza del re Pietro II d'Aragona. Tredici cattolici e tredici
catari discutono di Dio, della salvezza, dello scopo ultimo della vita.
Vincitore, soprattutto nell'opinione del pubblico,  il vescovo cataro di
Carcassonne, Bernard de Simorre.
Il soggiorno dei legati pontifici a Carcassonne non cambia per nulla la
situazione, anzi forse la peggiora, perch gli inviati del papa vengono derisi
pubblicamente. Essi si spostano da una localit all'altra con grandi equipaggi
che trasportano le loro provviste e i loro effetti personali. Che contrasto con
l'austera semplicit dei preti catari! Li si deride con grande collera: Ecco i
ministri a cavallo di un Dio che andava a piedi, i missionari ricchi di un Dio
povero, gli inviati appagati e soddisfatti di un Dio umile e povero!
Ma un felice incontro impedisce che la missione fallisca miseramente.
Nell'agosto del 1205 essi incontrano a Montpellier don Diego de Acebas, vescovo
d'Osma accompagnato dal vicepriore del suo capitolo, Domenico di Guzman. Colui
che verr canonizzato sotto il nome di San Domenico brucia di autentica passione
per il Cristo e vive secondo la legge di Dio in povert e umilt. Il suo vescovo
e lui invitano gli emissari di Roma a cambiare metodo: che essi rinuncino ai
cavalli e vadano a piedi, che abbandonino la scorta troppo brillante, che non
attingano pi nei bagagli per prendervi cibi rari e vini prelibati e vivano di
elemosina, che si spoglino degli abiti sontuosi e vestano semplicemente e che si
portino dietro solamente il loro libro di preghiere.
Ma Arnaud-Amaury  poco portato all'umilt e segue appena i consigli del giovane
monaco spagnolo (che ha a quell'epoca 35 anni). Quanto ad Innocenzo III, egli ha
perfettamente capito che Domenico di Guzman  l'apostolo di cui ha bisogno. In
giovane et costui voleva convertire i pagani delle terre lontane ed ora gli si
offre l'occasione in terre molto pi vicine. Il predicatore inizia dunque la sua
battaglia e affronta i catari in appassionate controversie a Bezirs,
Carcassonne, Verfeil, Montreal, Servia, Pamiers. Egli viaggia da solo e in
grande povert; talvolta si prendono gioco di lui e lo oltraggiano gettandogli
del fango ed attaccando un fascio di paglia all'orlo della sottana. Che faresti
se ti facessimo prigioniero? gli chiedono un giorno gli eretici.
Domenico risponde: Vi supplicherei di non mettermi subito a morte, ma di
strapparmi le membra una ad una per prolungare il mio martirio; vorrei diventare
un tronco senza membra, avere gli occhi strappati, rotolare nel mio sangue per
conquistarmi una bella corona di martire!
Nulla pu intaccare l'animo del monaco, n i lazzi della gente e neppure la
stanchezza che lo assale alle volte improvvisamente sul ciglio della strada.
Tuttavia tutti i suoi sforzi sono vani. La gente lo ascolta durante i sermoni e
segue con passione i suoi duelli verbali con i catari e i valdesi, ma la
situazione non cambia sostanzialmente. I valdesi, che prendono nome dal loro
fondatore, il lionese Pierre Valdo, vissuto verso il 1180, pensavano che i capi
della Chiesa erano corrotti e che non potevano perci dispensare la grazia di
Dio, rifiutavano il battesimo e l'Eucarestia, non credevano alla presenza del
Cristo nel pane e nel vino consacrati dal prete. Secondo loro, bisognava pregare
il Cristo ma non i santi, era inutile pregare i morti poich l'anima, dal
momento in cui abbandona la terra  salvata o dannata. Quanto alla purezza dei
costumi, essi non erano da meno dei catari. I discepoli di Pierre Valdo si
trovavano soprattutto nella bassa Linguadoca, nel Rouergue, nel Quercy, nella
regione di Pamiers e in Aragona (Spagna). Man mano che passa il tempo  sempre
pi difficile distinguere nel mezzogiorno della Francia i catari dai valdesi.
E' a Pamiers che Domenico si rende conto della quasi inutilit della sua
missione. Il conte di Foix in persona presiede il torneo oratorio tra i
rappresentanti del papa, i valdesi e i catari. Insieme a Domenico troviamo il
vescovo spagnolo d'Osma, Folco, nuovo vescovo di Tolosa e Navarra, che ha appena
preso possesso dell'episcopato di Couserans. Tra gli oratori catari troviamo in
prima fila Esclarmonde, diventata Perfetta dopo la sua spettacolare conversione
alla religione catara. Non appena essa inizia a parlare, un monaco, Etienne de
la Minia, esclama: Tornatevene a casa a filare la vostra conocchia, signora; non
vi si addice prendere la parola su questi argomenti!
La controversia di Pamiers termina senza vincitori n vinti. I catari si
chiedono se, dal momento che i rappresentanti di Roma non sono stati in grado di
vincere, non sono in realt proprio loro ad aver perso. Dov' la vera fede, se
essa non pu ispirare coloro che sono incaricati in nome del papa di difenderla?
Il vero pensiero del Cristo, allora, non  quello sostenuto dai Perfetti e dalle
Perfette che hanno tenuto testa a tutti gli assalti, anche in campo dottrinale?
Dal canto loro, i rappresentanti del papa pensano che il Male in tutta la sua
potenza si  incarnato in coloro che osano tenere testa agli inviati di
Innocenzo III e perci a Dio stesso.
Il vescovo d'Osma se ne ritorna assai scoraggiato in Spagna e Domenico fa il
bilancio di quattro anni di predicazione: qualche rara conversione e la
fondazione di un convento per suore a Fanjeaux. A Fanjeaux  avvenuto un
miracolo, che ispirer pi tardi un quadro a Frate Angelico. Durante una
controversia presieduta da uno dei pi importanti vescovi catari, Guilhabert de
Castres, i catari hanno gettato sul fuoco il testo di un sermone di Domenico e
uno scritto cataro. Quest'ultimo  stato divorato immediatamente dalle fiamme,
mentre lo scritto del monaco spagnolo  rimasto intatto. Questo miracolo non 
per servito a nulla. Arnaud-Amaury torna in Francia; Pietro di Castelnau
ritiene che ci dovr essere una prova di forza inevitabile con gli eretici e ha
fretta di tornare a Roma per convincere il papa e vuole, prima di partire,
creare un fatto compiuto. Egli spinge Raimondo VI di Tolosa a raccogliere i
signori provenzali per fare una crociata contro i catari. Rifiutando di mettersi
alla testa di un esercito che dovr marciare contro i suoi stessi sudditi, il
conte di Tolosa si sottrae al suo dovere di cattolico. Egli viene cos
scomunicato e il papa, il 29 maggio 1207, manda al ribelle una lettera nella
quale lo definisce: malvagio, insensato, uomo pestilenziale. Spaventato,
Raimondo giura al papa cieca e filiale ubbidienza, rifiutandosi tuttavia di
dichiarare guerra agli eretici.
Innocenzo III, colpito dal fallimento di Domenico, convinto che le armi
spirituali non bastano ormai pi per spezzare la minaccia che sale lentamente
all'orizzonte del mondo cristiano, si rivolge, l'autunno del 1207, al re di
Francia, Filippo Augusto, spingendolo a partire m guerra contro gli eretici per
metter fine alle imprese di quelli che egli chiama gli albigesi. Ma anche il re
di Francia rifiuta questo incarico, occupato com' con gli Inglesi e i Tedeschi
e certamente poco desideroso di crearsi altri problemi. Egli non pu fare una
spedizione contro un signore cos potente come Raimondo che non pu essere
considerato un vassallo come gli altri (anche se, in realt l'obbedienza del
conte di Tolosa alla corona di Francia  puramente formale!); inoltre, aggiunge
Filippo Augusto, che direbbero gli altri vassalli che sono alleati al conte di
Tolosa? In realt il capetingio non vuole impegnarsi senza sapere quello che
l'impresa potrebbe fruttargli politicamente e territorialmente, e su questo
punto Innocenzo III non ha specificato nulla.
Il papa minaccia Raimondo VI di rendere effettiva la sua scomunica, cio di
considerarlo come un vero eretico, e di togliergli la contea di Mauguio, il cui
possesso  contestato: il conte di Tolosa la possiede da parte di sua moglie, ma
i diritti che l'abbazia di Maguelone rivendica sul feudo permettono di
considerarlo propriet della Chiesa.
Non volendo rompere a tutti i costi con il papa, Raimondo VI prende
un'iniziativa che sar l'origine diretta del dramma che si scatener. Il conte
di Tolosa fa sapere al papa di essere disposto ad accogliere Pietro di Castelnau
con onore ed umilt. Accompagnato dal vescovo di Cousserans, de Castelnau arriva
a Saint-Gilles du Gard il 15 febbraio 1208, ma non porta la pace bens la
guerra, poich accusa Raimondo VI non solo di non combattere contro l'eresia ma
di sostenerla. Incoraggiato dai baroni che lo accompagnano, il ribelle risponde
sullo stesso tono. Il legato pontificio rinnova allora con voce tonante la
scomunica papale e invoca la collera divina sulle casa dei conti di Tolosa.
La situazione  cos grave che i notabili di Saint-Gilles, temendo degli
incidenti, decidono di accompagnare Pietro di Castelnau e i prelati del seguito
fino alle rive del Rodano, ritenendo che, una volta passato il fiume, essi non
avrebbero avuto pi nulla da temere. Poich  gi il tramonto, tutti decidono di
pernottare in una locanda.
L'indomani, 16 febbraio, il corteo riparte; mentre sta attraversando il ponte
sul Rodano, un cavaliere sconosciuto si precipita su Pietro di Castelnau e lo
uccide con un colpo di spada. Prima di spirare il legato trova la forza di
mormorare: Dio ti perdoni, quanto a me io ti ho perdonato. Egli si  forse
ricordato in quel momento ci che aveva dichiarato qualche giorno prima: Il
problema non sar mai risolto in questo paese fino a che uno di noi non muoia
per la difesa della Fede; Dio voglia che io sia la prima vittima del
persecutore!
Nessuno riuscir mai a scoprire l'identit dell'assassino del legato. Si sa solo
che, dopo aver compiuto il crimine, egli si  rifugiato per qualche tempo presso
dei parenti che aveva a Beaucaire. Non si sa neppure chi pu aver armato il
braccio del cavaliere sconosciuto, oppure se si  trattato di un gesto isolato.
Ma la gente si  fatta una sua opinione: il conte di Tolosa  stato l'istigatore
del delitto.
Venuto a sapere della morte del suo legato, si dice che Innocenzo III sia
rimasto due giorni senza pronunciare una parola. I dadi sono stati gettati, nel
Mezzogiorno della Francia sta per scoppiare l'incendio. Sferrata con il pretesto
di estirpare l'eresia catara, la crociata avr rapidamente un altro significato,
diventando uno scontro, a volte aperto, a volte nascosto, tra le ambizioni
temporali delle grandi potenze dell'epoca.
Nel marzo del 1208 papa Innocenzo III chiede nuovamente al re di Francia Filippo
Augusto di porsi alla testa della crociata contro i catari. Dopo tutto, egli non
 forse, almeno di nome, il sovrano del conte di Tolosa?
Ancora una volta la risposta del re di Francia  abile e studiata: egli non  in
grado di creare un esercito da mandare nel sud della Francia, con tutti i
problemi che ha con l'imperatore Ottone IV e il re d'Inghilterra il quale, pur
avendo perso gran parte delle sue terre francesi, occupa ancora un discreto
numero di province (all'incirca 47 degli attuali dipartimenti).
L'Impero e l'Inghilterra: ecco i due veri nemici della Francia, molto pi di
Raimondo VI, pi conosciuto per la sua versatilit che per la profondit delle
sue idee politiche. Tuttavia Filippo Augusto non pu permettersi di attirare su
di s la collera papale ed allora concede ai legati di Innocenzo III di
predicare la crociata in terra francese e ai nobili di impegnarsi per combattere
in nome della vera Fede. Ma Filippo Augusto far in modo che i baroni e i conti
partecipanti alla crociata possano partire portando con s non pi di
cinquecento cavalieri ognuno. Sar quindi a malapena che il duca di Borgogna e
il conte di Nevers otterranno l'autorizzazione reale per andare a guerreggiare
in Linguadoca. Forte del consenso del re di Francia, il papa pu perci
rivolgersi direttamente alla nobilt francese.
Arnaud-Amaury, abate generale di Citeaux, nominato legato pontificio, viene
incaricato di raccogliere conti e baroni per la crociata. In tutte le chiese del
regno viene affisso il placet papale, vero anatema contro Raimondo VI: Non
bisogna pi tener fede a chi non ha fede in Dio ! Noi dichiariamo dunque sciolti
da ogni legame tutti coloro che sono assoggettati al conte di Tolosa per
giuramento di fedelt, societ o alleanza e concediamo a tutti i cattolici,
salvo il diritto del signore sovrano, la libert di perseguitare la persona del
suddetto conte, di occupare e tenere le sue terre! Su dunque, soldati di Cristo!
Sterminate l'empiet con tutti i mezzi che Dio vi avr rivelato, combattete con
mano vigorosa ed intrepida i seguaci dell'eresia, con pi tenacia che contro i .
saraceni, poich questi sono peggiori! Quanto al conte Raimondo, anche se egli
venisse a cercare il nome di Dio e a offrire soddisfazione a Noi e alla Chiesa,
non astenetevi da fargli pesare il fardello dell'oppressione che egli si 
attirato; cacciate lui e i suoi seguaci dai loro castelli e privateli delle loro
terre, affinch i cattolici ortodossi possano stabilirsi su tutti i domini degli
eretici!
La crociata contro l'eresia, perci, apporter grandi benefici materiali a chi
vi parteciper e molti nobili del nord della Loira, attirati dalla possibilit
di conquiste, vi si getteranno a capofitto.
Aiutato dall'abate Gui des Vaux de Cernay, Arnaud-Amaury percorre la Francia
senza concedersi pause e riposo, e manda emissari in Italia e in Germania. Si
tratta di guadagnare alla causa della crociata non solo la nobilt, ma anche il
popolo che fornisce il grosso della fanteria. Il legato e i suoi aiutanti
promettono intanto, a chi parteciper alla crociata, piena indulgenza e la
remissione di tutti i peccati commessi dalla nascita, il diritto di non pagare i
debiti per tutta la durata della crociata e, naturalmente, il diritto di
approfittare largamente delle conquiste. Per molti la tentazione  grande, anche
perch il Mezzogiorno della Francia aveva la fama di essere una terra ricca e
piena di belle donne. Inoltre l'impegno iniziale  di soli quaranta giorni e
coloro che partono sono convinti che la guerra sar una specie di passeggiata
militare, poich senz'altro la gente del sud non sar in grado di combattere
contro i valorosi soldati del nord.
Si forma cos un esercito, n migliore n peggiore di quelli che partivano per
liberare la tomba del Cristo a Gerusalemme. Esso  formato da gente di ogni
sorta: cattolici sinceri, desiderosi di combattere un'eresia che li ferisce
profondamente nella fede, piccoli nobili indebitati fino al collo, avventurieri
di ogni specie, mercenari venuti da numerosi paesi stranieri, secondo l'usanza
del tempo, sempre pronti a battersi laddove la possibilit di bottino sia
soddisfacente: serbi, croati, frisoni, sassoni. L'esercito si raduna a Lione; la
partenza per le terre infedeli  fissata per il 24 giugno 1209, giorno di San
Giovanni.
Raimondo VI di Tolosa si rende conto del pericolo che lo minaccia e si chiede
angosciosamente come potr evitare l'anatema pontificio e l'invasione delle sue
terre da parte di un esercito avido e senza scrupoli. Il problema  per lui
tanto pi grave poich egli ha nella sua stessa capitale, nella vecchia e fedele
Tolosa, un avversario implacabile, il vescovo Folco, interamente acquisito alla
causa del papa.
Nato a Genova da famiglia ricchissima, Folco cresce a Marsiglia e diventa
dapprima negoziante, poi trovatore. Sono poche le grandi dame dell'epoca e del
suo paese che rimangono insensibili al suo fascino e le sue poesie vanno a ruba.
Improvvisamente, nel 1195, dopo aver dato alle fiamme ci che aveva adorato,
Folco entra negli ordini e dieci anni pi tardi diventa vescovo di Tolosa. Il
suo predecessore, Raymond de Rabastens, aveva rovinato il vescovato con spese
pazze, ma in meno di due anni Folco gli rende la sua primitiva prosperit. Dal
punto di vista dottrinale, egli odia gli eretici, cosa che gli vale il sostegno
incondizionato dei cattolici della citt. Sotto un aspetto assai gradevole,
sotto le sue gioviali parole si cela una volont spietata di sterminare i
catari: Bisogna portar loro non una cattiva pace ma una buona guerra. Folco
morir a 80 anni e conoscer una singolare celebrit postuma: figura infatti nel
Paradiso di Dante che lo pone nel cielo di Venere poich, come dice il canto
della Divina Commedia: pi non arse la figlia di Belo, / noiando e a Sicheo e a
Creusa, / di me, infin che si convenne al pelo; (Dante, Paradiso canto IX).
Raimondo non si sbaglia sui veri sentimenti che animano Folco, il quale del
resto non nasconde la sua gioia al pensiero di accogliere i cavalieri venuti dal
nord per farla finita una buona volta con questi meridionali che vogliono fare
le cose a modo loro, che sono di spirito troppo libero e che preferiscono i
catari all'onnipotenza di Roma.
Ancora una volta il conte di Tolosa tenta di precedere il nemico con una mossa.
Dapprima egli propone al suo ex avversario Raimon-Roger de Trencavel un'alleanza
per affrontare i crociati che stanno per piombare da un momento all'altro sulle
terre meridionali. Trencavel per rifiuta, meno cosciente di Raimondo del
pericolo. Quest'ultimo capisce allora di non avere altra soluzione che fare un
brusco voltafaccia e partecipare di persona alla crociata contro gli eretici.
Si discuter a lungo sull'atteggiamento di Raimondo VI: volubilit di un signore
abituato ai capricci e indecisione, o desiderio patetico di salvare i suoi
sudditi partecipando in prima persona a una guerra che sa essere terribile e che
vuole contenere?
Comunque sia, egli accetta un'umiliazione totale, poich il legato pontificio
Milon, che aiuta Arnaud-Amaury,  deciso a farne un esempio. Raimondo VI vuole
rientrare nel grembo della Chiesa? E sia, ma la strada sar molto dura. Il conte
di Tolosa viene convocato a Saint-Gilles, il 18 giugno 1209, nel luogo dove era
stato assassinato Pietro de Castelnau. Egli si presenta in camicia e a piedi
nudi sul sagrato della chiesa abbaziale; sotto lo sguardo altero di innumerevoli
arcivescovi e vescovi, Raimondo VI giura sul corpo del Cristo e sulle reliquie
dei santi di ubbidire in tutto agli ordini della Santa Chiesa apostolica e
romana. Poi il conte si denuda il busto e il legato Milon lo spinge all'interno
della chiesa a colpi di verga. Solo allora il penitente  autorizzato a chiedere
il favore di figurare tra i difensori della Vera Fede. Sconfitta totale o
sacrificio supremo? Comunque Raimondo VI accetta di condurre di persona
l'esercito crociato sulle terre del cognato ed ex alleato Raimon-Roger de
Trencavel. L'esercito del nord, dopo aver lasciato Lione all'inizio di luglio,
avanza rapidamente verso il sud. Il 12 luglio  a Montelimar e Raimondo lo
raggiunge a Valenza. Il 20 si ferma a Montpellier, feudo cattolico di Pietro II,
re d'Aragona.
Nello stesso momento penetrano in Linguadoca altre truppe, comandate
dall'arcivescovo di Bordeaux accompagnato dai vescovi di Limoges, Bazas, Cahors
e Agen, dal conte d'Alvernia e dal visconte di Turenna. La citt di Casseneuil
viene presa d'assalto e vi viene eretto il primo rogo: una decina di eretici
muoiono tra le fiamme. Ma questo non  che l'inizio. Il primo vero avversario 
Raimon-Roger de Trencavel, il quale  completamente isolato. Raimondo VI lo ha
abbandonato. Pu forse contare sul re d'Aragona del quale egli  vassallo e
nipote? Ma Pietro II  cattolico e non si opporrebbe mai a una iniziativa della
Chiesa dalla quale, inoltre, spera di ottenere qualche beneficio.
Che cosa si rimprovera a Raimon-Roger? Di sostenere l'eresia? E su che fatti
precisi si fonda tale accusa? Queste sono le domande che il visconte rivolge ai
legati pontifici che incontra a Montpellier. L'erede della dinastia dei
Trencavel, che ha appena compiuto 25 anni, prosegue: ci sono degli eretici sulla
sua terra? S, certamente, ma cosa avrebbe potuto fare contro di loro, lui che
si  appena assunto le responsabilit del governo delle sue terre? Come si pu
affermare che egli non  un figlio sottomesso alla Santa Chiesa apostolica e
romana?
I legati Milton e Arnaud-Amaury restano insensibili ad ogni ragione: Beziers 
il feudo dell'eresia e il suo sovrano non ha fatto nulla per estirpare le radici
del Male: che venga dunque punito! Raimon-Roger de Trencavel commette allora
forse un errore: abbandona Beziers, che era il primo obiettivo dei crociati, e
raggiunge Carcassonne per preparare la difesa, ma perpetra, agli occhi dei
legati, il crimine imperdonabile di portare con s un centinaio di eretici.
Il visconte ha molta fiducia nella solidit di Beziers che  ben fortificata,
dispone di grandi riserve di viveri e di acqua e i cui soldati sono animati da
grande coraggio. E' questa infatti la prima impressione dei crociati quando
arrivano, il 12 luglio, sotto le mura della citt. Nella convinzione che
l'assedio sar lungo, difficile e costoso, i crociati parlamentano con il
vescovo della citt, Renaud de Montpeyroux. I crociati fissano le loro
condizioni: la citt sar risparmiata se i cattolici consegneranno tutti gli
eretici della citt. La lista dei catari, redatta dallo stesso vescovo, riporta
esattamente 222 nomi.
Renaud de Montpeyroux riunisce i cattolici nella cattedrale ed espone loro la
proposta dei crociati. I consoli locali protestano con forza affermando che
preferiscono annegare nel mare salato piuttosto che sottostare a un tale
mercato. Questa decisione  rivelatrice: i cattolici non vogliono separarsi dai
catari e il sentimento che li anima nei confronti degli invasori del nord 
quello di un'autentica resistenza nazionale. Non ci si batte solo per conservare
la libert di religione ma anche per preservare dall'invasione una patria che si
chiama Occitania.
Il 20 luglio l'esercito dei crociati, ingrossato dall'arrivo di nuove truppe da
Velay e da Agen, circonda Bziers. L'indomani Arnaud-Amaury ingiunge ai consoli
di consegnargli i catari. La risposta  no. Il legato del papa, profondamente
offeso dal rifiuto, giura che a Bziers non lascer pietra su pietra, che far
mettere tutta la citt a ferro e a fuoco, che tutti gli uomini, le donne e i
bambini saranno sterminati e che per nessuno ci sar grazia. E inizia i
preparativi dell'assedio. In citt frattanto il secco rifiuto dei consoli ha
esaltato la volont di tutti gli abitanti, che si credono invincibili e
diventano invece solo imprudenti.
Il 22 luglio 1209, una parte della guarnigione, accompagnata da civili, esce
dalla citt per una ricognizione e oltrepassa il ponte sull'Orb, al di l del
quale sono accampati i crociati. Un cavaliere si dirige verso di loro per
sfidarli e viene ucciso e gettato in acqua. Per un attimo gli assediati si
prendono gioco della mancata reazione dei crociati alla loro sortita.
E' in questo momento che entra in azione il capo dei mercenari, chiamato re dei
Dissoluti. Trascinando i suoi compagni, sono qualche migliaio, egli si precipita
sugli abitanti di Bziers e li respinge verso la porta che hanno appena
oltrepassato. La confusione  tale che i mercenari riescono a penetrare nella
citt senza colpo ferire. Allarmati dal rumore della battaglia, i cavalieri, che
stavano banchettando, si precipitano sugli assalitori. La guarnigione di
Bziers, comandata da Bernard de Sivian, viene rapidamente sopraffatta.
All'interno della citt scoppia il panico: i preti rivestono i loro ornamenti
sacerdotali e fanno suonare le campane. Uomini, donne, bambini, cattolici e
catari si rifugiano nelle chiese, considerate inviolabili. Ma nulla pu
arrestare il furore dei crociati, inebriati da una vittoria conquistata a cos
basso prezzo.
La cattedrale di Saint-Nazaire, le chiese della Maddalena e di Saint-Jude
vengono invase. Il suono delle campane copre le grida di tutti coloro che
vengono trucidati. Donne, bambini, preti brandiscono i crocifissi, ma nessuno
sfugge alla morte. E' difficile calcolare con precisione il numero dei morti:
60.000 secondo alcuni storiografi, 38.000 secondo altri. Comunque pochi abitanti
sfuggono al massacro.
Uccideteli tutti, Dio riconoscer i suoi. Arnaud-Amaury ha risposto cos, e la
frase  passata alla storia, a un soldato che gli chiedeva come bisognava fare
per distinguere i buoni cattolici dagli eretici. Ma l'aneddoto, riportato da un
cronista tedesco,  probabilmente apocrifo. Tuttavia Arnaud-Amaury definisce
l'avvenimento una vittoria inattesa e miracolosa e Il Miracolo del libro mandato
da San Domenico agli albigesi annuncia al papa che: senza riguardi per il sesso
e per l'et, circa 20.000 di quella gente era stata passata a fil di spada.
In ogni caso i baroni francesi hanno mantenuto la loro promessa; prima di
lasciare Lione essi avevano deciso che gli abitanti di tutti quei castelli che
non avessero voluto arrendersi, sarebbero stati passati a fil di spada ed
uccisi, di modo che pi nessuno si sarebbe opposto a loro per paura di subire la
stessa sorte.
La crociata militare era cominciata in un'atmosfera di terrore: non si cercava
di convertire, si uccideva. Il massacro di Bziers ha una doppia conseguenza: i
crociati rinunciano ad attirarsi le simpatie dei cattolici del Mezzogiorno,
poich a Bziers non  stata fatta differenza tra loro e gli eretici; nello
stesso tempo la paura si impadronisce di tutti. Nessuno osa pi affrontare gli
eserciti del nord che non indietreggiano davanti a nulla. Nord contro sud... sud
contro nord:  una grave frattura in un momento in cui c' chi vuole creare
un'unit nazionale. Nella citt di Bziers al massacro succede il saccheggio e
si vedono cavalieri d'alto lignaggio litigare con i mercenari e i popolani per
il possesso di oggetti preziosi e stoffe rare.
Il 1 agosto l'esercito crociato  sotto le mura di Carcassonne, dopo aver
occupato senza combattimento Coursan e Narbona, i cui abitanti sono fuggiti
terrorizzati. Carcassonne  la citt pi importante di Raimon-Roger de
Trencavel, che vi si  rinchiuso ben deciso a combattere fino all'ultimo per
difenderla. Egli non sar solo nella lotta poich Pietro II comincia a
preoccuparsi per l'irruzione dei crociati sul feudo del quale  Sovrano allo
stesso titolo del re di Francia.
Ma Pietro II  troppo cattolico per prendere apertamente le parti di
Raimon-Roger, al quale rimprovera di sostenere gli eretici: gente folle con una
fede folle. Tuttavia consente ad intercedere presso i legati del papa, i quali,
forti della vittoria di Bziers, si mostrano inflessibili: Raimon-Roger potr
abbandonare liberamente la citt, accompagnato da dodici cavalieri scelti da lui
e gli abitanti dovranno arrendersi senza condizioni. Il visconte di Bziers e di
Carcassonne  d'altra tempra rispetto a Raimondo VI di Tolosa e rifiuta un
compromesso cos disonorevole.
Inizia cos l'assedio di Carcassonne: i crociati riportano qualche successo
isolato, al pari degli assediati. Ma la situazione all'interno della citt 
molto grave, poich manca l'acqua e scarseggiano i viveri: ci si riduce a
mangiare i gatti. La gente muore di fame e i cadaveri che si decompongono al
sole minacciano un'epidemia. Il clero, spaventato dalla fine di quello di
Bziers, fa pressione su Raimon-Roger perch si arrenda.
Arnaud-Amaury conosce bene la situazione della citt e studia un espediente per
farla cadere. Egli manda a Raimon-Roger un emissario che lo prega di andare a
discutere le condizioni di pace. Il sovrano di Carcassonne fiuta il pericolo e
vorrebbe rinunciare, ma i suoi consiglieri, troppo amanti della bella vita per
sopportare pi a lungo i rigori dell'assedio, lo spingono ad accettare.
Arnaud-Amaury riceve affabilmente il capo degli assediati e ne ascolta le
lagnanze, poi improvvisamente gli comunica di essere costretto a trattenerlo
prigioniero finch la citt si sia arresa. Quanto ai cavalieri che lo hanno
accompagnato, e che sembrano essere stati i traditori, essi verranno liberati
qualche giorno pi tardi.
Privata del suo capo, Carcassonne si arrende. Rispetto a ci che era successo a
Bziers, la sorte di Carcassonne non  tragica: gli abitanti vengono allontanati
dalla citt con la proibizione di portare qualsiasi cosa con loro. Cos i pochi
catari della citt possono passare attraverso le maglie della rete.
L'occupazione della citt  esemplare: il saccheggio viene proibito, con grande
disappunto dei mercenari che non capiscono perch mai le ricchezze di
Carcassonne debbano essere dichiarate opera di Dio.
Dopo la resa di Carcassonne, i crociati si impadroniscono di Castres, Fanjeaux e
Montreal. Ma la vera vittoria  stata quella di Carcassonne, non tanto perch i
crociati si sono impossessati di una piazzaforte molto importante, quanto perch
hanno fatto prigioniero un capo ribelle di prima importanza, giudicato eretico,
Raimon-Roger de Trencavel, e hanno distrutto la sua dinastia.
Raimon-Roger, giovane ardente ed entusiasta, era veramente eretico? Bench i
catari l'abbiano considerato come un loro capo, la cosa non  mai stata appurata
con precisione. L'unica cosa sicura  che egli era stato allevato in una
famiglia favorevole all'eresia e il suo precettore era un cataro: Bertrand de
Saissac. Sua sorella, Beatrice di Bziers, si era ritirata in un convento di
Perfette dopo essere rimasta vedova. Quanto a Raimon-Roger, poco portato alla
meditazione religiosa, sembra che abbia sempre conciliato serenamente il
cattolicesimo tradizionale con le idee catare. Non dimentichiamo, inoltre, che
egli visse in una societ in cui si rispettava la libert di fede religiosa.
La conquista di Carcassonne permette la realizzazione di una delle istruzioni
essenziali di Innocenzo III: affidare le terre degli eretici a un sovrano
cattolico. Ma quale sovrano?
Imponendo un successore a Raimon-Roger per volont del papa, la Chiesa viola
deliberatamente il diritto feudale, cio il diritto civile dell'epoca. Innocenzo
III passa al di sopra dei sovrani regnanti, uno dei quali Pietro d'Aragona,
avrebbe qualcosa da dire. Arnaud-Amaury non si cura di questi problemi e non ha
scrupoli giuridici. Egli convoca a Carcassonne vescovi e baroni per designare
colui che ormai si terr la terra di Raimon-Roger de Trencavel, una devoluzione
che avviene non come omaggio feudale ma in nome della sola autorit papale.
Il duca di Borgogna, al quale vengono offerte le terre in premio, declina
l'offerta, affermando di avere gi abbastanza terre e signorie, i conti di
Nevers e di Saint-Pol imitano il suo esempio.
Arnaud-Amaury si aspettava questa reazione, ma non poteva pronunciare il nome
del suo favorito prima di aver interpellato i pi potenti signori della
crociata. Questo favorito  Simon de Montfort.
Un personaggio storico  stato raramente contestato quanto quest'uomo che, nel
momento in cui emerge in primo plano, non ha ancora raggiunto la cinquantina.
Simon de Montfort, diretto vassallo del re di Francia possiede un buon feudo tra
Parigi e Dreux, tra i suoi vassalli ci sono numerosi castellani
dell'Ile-de-France. Egli si  brillantemente battuto nell'esercito di Filippo
Augusto e ha preso parte alla IV crociata in Terrasanta. Simon de Montfort  un
uomo di alta statura, avvezzo al maneggio delle armi, dotato di una forza
erculea. Coloro che lo elogiano esaltano la sua piet, il rigore dei suoi
costumi, la sua amabilit e la sua dolcezza. Nessuno comunque mette in dubbio le
sue qualit di soldato: gli piace combattere e sa combattere. Per altri, Simon
de Montfort  il boia spietato del Mezzogiorno, colui che si  macchiato di
crimini inauditi e che ha acceso i roghi sotto gli eretici. E' un uomo tipico
del Medio Evo, strano miscuglio di forza, rudezza e sinceri slanci di umanit,
come se ne incontrano nell'epoca, epoca in cui la Storia  fatta di guerre
spesso sanguinose. Ecco il successore di Raimon-Roger de Trencavel.
Simon de Montfort non ha, con tutta probabilit, desiderato quella successione.
Una terra nel Mezzogiorno non presenta molte attrattive per un settentrionale;
egli non capisce quel paese del quale non conosce la lingua e non  abituato
certo ai giochi amorosi allora in voga nel sud. Inoltre il suo sincero desiderio
di estirpare l'eresia ha il sopravvento, per il momento, su qualsiasi ambizione
territoriale o politica.
Comunque, diventato visconte di Bziers e di Carcassonne, non perde tempo in
vane esitazioni. Per prima cosa Simon de Montfort esige dalle popolazioni delle
quali  diventato sovrano, un giuramento di fedelt e regola i suoi rapporti con
Roma promettendo un tributo annuale al tesoro pontificio. Tuttavia Pietro II
d'Aragona rifiuta di riconoscerlo come suo vassallo. Egli infatti diffida di
quell'uomo, imposto a disprezzo di ogni legge feudale e attraverso il quale il
re di Francia potrebbe un giorno far valere i suoi diritti sulle terre situate a
sud del Massiccio centrale.
Quando Simon de Montfort prende in mano la direzione della crociata, la
situazione  preoccupante, malgrado le apparenze. Raimon-Roger de Trencavel  in
prigione (dove morr misteriosamente il 10 novembre 1209 e si accuser Simon de
Montfort di averlo fatto assassinare); Albi, Pamiers, Foix, Mirepoix sono
sottomesse ai crociati; i vescovi hanno preso tutte le misure indicate da
Arnaud-Amaury contro i catari; Simon ha posto a capo dell'episcopato di
Carcassonne un suo vecchio amico, l'abate des Vaux de Cernay; eppure persistono
ombre ed inquietudini!
Quanto a Raimondo VI, rischia anche lui la sorte di Trencavel poich, malgrado
il suo umiliante allineamento alla crociata,  stato duramente colpito ancora
una volta. Nel settembre del 1209 un concilio tenuto a Valenza lo ha
scomunicato, poich i magistrati municipali della citt rosa si sono rifiutati
di consegnare gli eretici ai crociati, spingendo la sfida fino ad affermare che
a Tolosa non c'erano catari.
Raimondo VI si precipita a Roma e papa Innocenzo III lo accoglie favorevolmente,
facendogli capire che il prossimo concilio che si sarebbe tenuto a Saint-Gilles
du Gard non gli avrebbe verosimilmente rifiutato l'assoluzione. Ma il concilio
non lo assolver e un monaco esclamer, rivolto al conte di Tolosa: Per quanto
grande sia lo straripamento delle acque, le vostre lagrime non arriveranno fino
al Signore.
Non sapendo pi che fare, Raimondo offre a Arnaud-Amaury la cittadella che egli
possiede a Tolosa e che si chiama castello narbonese. Bel regalo, tuona il
vescovo Folco, in una regione infestata di catari!
Per ultimo, Raimondo bussa alla porta di Pietro II d'Aragona, il quale
acconsente ad unire in matrimonio suo figlio Giacomo con la figlia maggiore del
conte di Tolosa e gli promette di intercedere ancora una volta presso il papa.
A furia di rivolgersi a destra e a sinistra e ad umiliarsi per nulla, Raimondo
VI finisce nel clan degli avversari di Simon de Montfort, il quale percepisce
immediatamente il pericolo. E' infatti in atto un movimento di rivolta contro i
crociati, sia da parte della popolazione che da parte di grandi signori.
Piazzeforti di montagna si riassestano e si rinforzano; il conte di Foix,
Roger-Bernard, che si era dapprima schierato con i crociati, cambia ben presto
partito e diventa acerrimo avversario di Simon de Montfort. Il fuoco cova sotto
la cenere, ma il nuovo visconte di Bziers e di Carcassonne non  uomo da
permettere ai suoi avversari di organizzarsi e, nella primavera del 1211, passa
all'offensiva. Dopo tre giorni di combattimento, occupa Bram e, nella
convinzione che il terrore sia il miglior mezzo di persuasione, fa strappare gli
occhi e tagliare la lingua a tutti i soldati. A uno solo viene lasciato un
occhio ed affidato l'incarico di avvertire la guarnigione di Cabaret della sorte
che l'aspetta se intende resistere. Ma i difensori resistono e Simon deve
ritirarsi:  la sua prima sconfitta.
E' poi la volta della fortezza di Minerve, posta sulla cima di un monte
dirupato. Per farla cadere, Guillaume, arcidiacono di Parigi, ingegnere assai
famoso, inventa delle macchine che lanciano enormi pietre, le quali rompono i
canali dell'acqua della piazzaforte. Bench assai irritato dalla resistenza
opposta, Simon de Montfort, pone delle condizioni relativamente clementi per la
resa di Guillaume de Minerve: la fortezza verr occupata dai crociati e i
difensori potranno ritirarsi liberamente portando con s le armi. Coloro che
rinnegheranno l'eresia avranno la vita salva. A un cavaliere, Robert de
Mauvoisin, che faceva notare che i crociati si trovavano l per distruggere gli
eretici e non per far loro grazia, Arnaud-Amaury risponde: Non abbiate timore,
saranno in pochi a convertirsi. Il legato pontificio non si sbaglia: su 150
catari uomini e donne che si trovano a Minerve, neppure uno rinnega la propria
fede e tutti si avviano al rogo cantando.
Le difficolt aumentano: era occorsa una giornata per impossessarsi di Bziers,
ce ne sono volute quindici per Carcassonne, e l'assedio di Minerve  durato sei
settimane; quello di Termes durer quattro mesi. Iniziano gli attentati: il
cappellano di Simon de Montfort viene ucciso da un proiettile mentre ascolta la
messa; il cavaliere con il quale Simon sta parlando viene ucciso sotto i suoi
occhi. Simon si sente scoraggiato e pensa di ritirarsi in un convento.
Finalmente una notte, una pattuglia riesce a penetrare nel castello di Termes
nel quale non trova nessuno, perch i difensori sono riusciti a fuggire. Ma non
sono stati i soldati del nord che li hanno vinti, bens i topi; infatti molti di
questi animali sono morti nelle cisterne, avvelenando l'acqua e costringendo gli
abitanti alla fuga. Prendendo possesso di Termes, Simon de Montfort si assicura
nello stesso tempo il dominio di Corbires.
L'esercito marcia su Lavaur, che resiste due mesi. Il suo difensore, Aimery de
Montral, pagher cara la sua resistenza: egli era stato dapprima alleato di
Simon de Montfort, ma aveva preso poi le armi contro di lui disgustato dalle
rappresaglie dei crociati sui vinti. Egli viene impiccato insieme agli 80
cavalieri che avevano assicurato la difesa della fortezza. La collera di Simon
de Montfort  dovuta non tanto alla resistenza degli assediati quanto allo
scacco subito allorch i 6.000 soldati che stavano arrivando come rinforzo per
l'assedio di Lavaur sono stati tagliati a pezzi dalle truppe di Roger-Bernard,
conte di Foix.
La sorte riservata a Lavaur dipender proprio dalla delusione provata da Simon.
La fortezza serviva da asilo a quattrocento Perfetti, uomini e donne, ai quali
viene formalmente chiesto se vogliono abiurare la loro fede, mentre il rogo 
gi stato montato nello spiazzo erboso antistante il castello. Naturalmente
nessuno di loro abiura la propria fede ed essi camminano lentamente verso la
morte al ritmo di un cantico: Prendi la mia anima, o Signore. Simon de Montfort
e i legati pontifici non contengono pi la loro collera: resta da decidere la
sorte della castellana di Lavaur, Guiraude. Essa ha ospitato dei catari quindi
viene condannata a morte e consegnata ai soldati, i quali la gettano in un pozzo
che riempiono poi di pietre fino a che i lamenti della donna non si odono pi.
Un mese dopo  la volta del castello di Casss, dove vengono condannati al rogo
e bruciati sessanta catari. Dalla presa di Bziers sono stati messi a morte
almeno seicento eretici. E' questo un successo per Simon de Montfort? S, ma un
successo precario, poich i tizzoni d'inferno non sono ancora stati debellati
definitivamente.
Le spie di Simon gli segnalano che mai i predicatori catari sono stati cos
attivi come in quel momento, che mai la popolazione li ha seguiti con tanta
devozione e che dappertutto essi vengono protetti. Infatti il vescovo cataro
Guilhabert de Castres percorre la sua diocesi incessantemente, a dorso di mulo o
a piedi, consacrando dovunque nuovi Perfetti. Nasce cos una fitta rete di
complicit per assicurare al vescovo la possibilit di spostarsi e predicare.
L'eresia perci non  affatto debellata, anzi si estende e Simon de Montfort e i
legati pontifici sono troppo accorti per non rendersene conto. Ma sono anche
prigionieri del loro sistema: poich l'eresia rinasce senza sosta, bisogna
colpire e colpire ancora e non solo i castelli, i quali, arroccati sulle
colline, sembrano delle sfide; bisogna portare il ferro e il fuoco nella citt
che  la capitale dell'eresia: Tolosa.
Nel febbraio del 1211 Raimondo VI, accompagnato dal re d'Aragona, Pietro II, ha
fatto un ultimo tentativo di riconciliazione con Roma. I due uomini si sono
recati ad Arles dove gli arcivescovi e i vescovi hanno deciso di riunirsi per
fissare le condizioni alle quali il conte di Tolosa avrebbe potuto essere
considerato nuovamente figlio fedele della Santa Chiesa. Il re e il conte hanno
dovuto aspettare fuori dal castello, al vento e sotto la pioggia, che i prelati
decidessero le condizioni. Alla fine essi presentano al conte delle condizioni
draconiane: Il conte dovr far radere al suolo i suoi castelli e le sue
fortezze; i gentiluomini del paese non potranno vivere in nessuna citt o
piazza, bens nei campi, come se fossero contadini. Ogni capo famiglia dovr
pagare ogni anno al legato pontificio un tributo di quattro denari tolosani (che
equivalgono a venti nuovi franchi, somma considerevole per l'epoca). Quando il
conte di Montfort passer per le terre del conte Raimondo, lui o qualcuno dei
suoi, non si dovr chiedere nulla per le cose che essi vorranno prendere e se
nascer la minima contestazione, quelli del paese dovranno rimettersi alla legge
del re di Francia. Il conte Raimondo se ne andr oltremare a guerreggiare contro
i Turchi e gli infedeli e non potr tornare in Linguadoca senza il permesso del
legato. Infine, ammesso e compiuto tutto ci, il conte Raimondo entrer
nell'ordine del Tempio o in quello di San Giovanni di Gerusalemme, dopo di che
le sue terre e le sue signorie gli verranno rese; se egli non si conforma a
queste condizioni, verr spogliato di tutto e non gli rester nulla.
Raimondo VI  quindi fermamente pregato di abbandonare il suo feudo, di partire
in crociata per la Terrasanta e di rimanere lontano dalle sue terre finch
piacer alla Chiesa. Il conte di Tolosa e il re d'Aragona non sono disposti a
subire altri affronti; non discutono nemmeno i termini dell'ultimatum, balzano
su di un cavallo e si allontanano da Arles. Raimondo VI, in un supremo gesto di
sfida, si strappa la fascia di stoffa rossa che, cucita sul giustacuore,
costituiva il distintivo di partecipante alla crociata.
Dovunque passa, egli fa leggere la carta infamante che gli  stata proposta dai
prelati, e dappertutto cavalieri, contadini e borghesi, dimenticando il
voltafaccia del loro sovrano, affermano che preferirebbero essere uccisi o presi
prigionieri piuttosto che sopportare una cosa simile, che li renderebbe degli
schiavi al di sotto dei servi. A Raimondo VI non resta che la resistenza a
oltranza nei confronti di Simon de Montfort e dei suoi crociati. Egli fonda le
sue speranze sulla fedele Tolosa, ma fa un calcolo sbagliato delle forze che
potranno sostenerlo. Egli conta sul popolo, senza rendersi conto che gran parte
di esso ha riconosciuto come suo capo il vescovo Folco.
Il prelato ha capito molto presto che Raimondo VI non ha la tempra di un uomo
che sogna grandi imprese e non ha cercato di lusingare i tolosani i quali, pur
ribelli e scettici, non hanno dato la loro anima al catarismo pi di quanto
l'abbiano data al cattolicesimo. Tolosa  una capitale in cui tutte le tendenze
rivaleggiano durante lunghi tornei oratori e la pi forte non  necessariamente
quella giusta, bens quella che sa presentare i suoi argomenti con maggiore
passione.
E Folco, in questo  imbattibile: egli si impone come personalit, non solamente
per la rettitudine della sua vita, ma anche per un dono eccezionale di
organizzatore. Egli ha costituito la Confraternita bianca (chiamata cos perch
i suoi membri portano una croce bianca di stoffa cucita sul petto), col compito
di lottare contro gli ebrei, qualificati come usurai, e contro gli eretici. Il
vescovo autorizza perfino a distruggere le case dei nemici della vera fede, dopo
averle saccheggiate. I suoi nemici naturalmente si organizzano anch'essi, tanto
che in citt si  instaurato un clima di vera e propria guerra civile: contro la
Confraternita bianca  stata creata la Confraternita nera.
Raimondo non riconosce pi la sua citt e comprendendo che ormai il vescovo
Folco  un nemico, decide di cacciarlo dalla citt. Ma il prelato gli risponde:
Non  stato il conte di Tolosa a farmi diventare vescovo, non  per lui che sono
stato posto in questa citt e non da lui. L'umilt ecclesiastica mi ha eletto e
non sono venuto qui per la violenza di un principe, quindi non me ne andr per
causa sua. Venga lui, se osa: sono pronto a ricevere il coltello che mi far
guadagnare la grazia attraverso il calice della passione. S, venga il tiranno
con i soldati e le armi, mi trover disarmato: aspetto il premio e non temo ci
che l'uomo potr farmi.
Il vescovo, per far ben comprendere che si tratta di scegliere tra lui e il
principe, lascia clamorosamente la citt di Tolosa per raggiungere il campo dei
crociati. Nel tentativo di evitare un conflitto che non farebbe che accrescere
la confusione in un momento cos difficile, i tolosani supplicano il vescovo di
tornare in citt. Egli allora scopre le sue carte: torner nel palazzo
episcopale, se gli abitanti rifiuteranno di obbedire a Raimondo VI, che  stato
scomunicato dalla Chiesa; in caso contrario lancer l'anatema su tutta la citt.
Ma  andato troppo lontano e i tolosani rifiutano il ricatto.
Folco risponde con una decisione spettacolare: il clero della citt deve
lasciare Tolosa a piedi nudi portando con s il Santo Sacramento. I preti
ubbidiscono e la citt rimane senza sacerdoti cattolici.
Simon de Montfort assedia Tolosa, ma  costretto a ritirarsi dopo quindici
giorni per mancanza di rifornimenti, di viveri e di soldati freschi. Il capo
della crociata deve accontentarsi di piccoli successi locali: la contea di Foix
viene rasa al suolo e devastata, Cahors occupata senza fatica. Ma sono vittorie
che rimangono isolate. Ancora una volta scoraggiato, Simon de Montfort si ritira
a Carcassonne e poi a Castelnaudary, minacciato dall'assalto congiunto delle
truppe di Raimondo VI e del conte di Foix. I combattimenti si succedono
ininterrottamente senza vincitori n vinti.
Per la prima volta Simon ha delle difficolt nel reclutamento di nuovi soldati.
I narbonesi si rifiutano di arruolarsi perch non vogliono avere come capo un
signore del nord, ma uno dei loro, il visconte Aimery. Guillaume IV, signore di
Montral vorrebbe combattere, ma per proprio conto. Inoltre i mercenari, stanchi
di combattere contro i catari verso i quali essi non provano alcun odio, si
trasformano in saccheggiatori e si sbandano. Poich la fortuna sembra aver
abbandonato il campo dei crociati, i signori, fino a quel momento sottomessi a
Simon, uccidono i soldati che presidiano i loro territori.
Ma per i crociati non  suonata l'ultima ora, poich, nella primavera del 1212,
arrivano i rinforzi insistentemente richiesti da Simon, guidati dall'arcivescovo
di Rouen, dal vescovo di Laon e dall'arcidiacono di Parigi, Guillaume; ci sono
anche i tedeschi della Frisia, della Sassonia e della Westfalia, il prevosto
della cattedrale di Colonia, Englebert, e Leopoldo IV d'Austria.
Con l'arrivo di queste truppe, spinte a partecipare alla crociata tanto dalla
speranza di conquistare qualcosa quanto dal desiderio di debellare l'eresia
catara, Simon de Montfort rinnova i successi iniziali. Egli si impadronisce
dell'Agenais (terra appartenente di diritto al re d'Inghilterra e portata in
dote a Raimondo VI dalla sua quarta moglie, Giovanna Plantageneta). In un mese i
crociati riescono ad impossessarsi di Penne-d'Agenais; Marmade offre poca
resistenza, ma Moissac resiste valorosamente. Prima di fermarsi nel suo
quartiere d'inverno di Pamiers l'esercito dei crociati devasta le campagne che
circondano Tolosa.
Per quanto difficili siano stati i combattimenti e le vittorie, Simon de
Montfort pu considerarsi vincitore: le principali fortezze della Linguadoca
sono nelle sue mani; Raimondo VI e il conte di Foix hanno cercato rifugio in
Aragona, presso il re Pietro II. Signori e borghesi fanno volentieri atto
d'obbedienza al nuovo visconte di Bziers e di Carcassonne. Vengono poi
sostituiti i vescovi sospettati di simpatia verso i catari con prelati fedeli a
Simon de Montfort. Resta Tolosa, che per il momento viene lasciata tranquilla e
della quale i crociati si occuperanno dopo la fine dell'inverno. Simon 
convinto pi che mai che la conquista di quella citt condizioni il successo
definitivo della crociata contro i catari. Egli scrive ad Innocenzo III: Vi
supplico in ginocchio, col cuore pieno di contrizione, signor Papa, annientate
Tolosa, quella Sodoma, quella Gomorra, con tutti gli scellerati che la abitano;
che quel tiranno, quell'eretico, Raimondo ed anche il suo figlioletto, non
possano pi alzare il capo gi schiacciato a met! Distruggeteli completamente!
Nell'attesa di riprendere i combattimenti, il capo dei crociati si dedica
all'organizzazione dei territori conquistati. Simon de Montfort non prova certo
simpatia per quella terra divorata dall'eresia, patria di una civilt che il
rude signore del nord non apprezza affatto. Ma egli che  signore della guerra,
perch non potrebbe diventare signore della pace?
Nell'animo di Simon  avvenuto un cambiamento: egli si  praticamente scontrato
con Arnaud-Amaury, il quale, non contento di essere stato nominato vescovo di
Narbona, si  fatto concedere il titolo di duca ed ha voluto che il signore
della citt, il visconte Aimery, gli rendesse l'omaggio del vassallo. Ma allora,
qual  lo scopo della Chiesa in questa crociata? E' quello di schiacciare gli
eretici oppure ottenere dei feudi per i suoi vescovi?
Il 1 dicembre 1212 segna una tappa fondamentale nella vita di Simon de
Montfort. In quel giorno egli convoca a Pamiers dei veri e propri Stati
Generali, incaricati di dare un nuovo sistema di istituzioni alla Linguadoca. La
Chiesa, naturalmente, ottiene considerevoli vantaggi: le sue decime e i suoi
benefici vengono confermati, i suoi beni e i privilegi continueranno ad essere
protetti e il clero risponder solamente alla giustizia ecclesiastica.
Ma la cosa pi importante  che i prelati non parteciperanno al governo della
Linguadoca, la quale sar guidata esclusivamente da Simon de Montfort e dai suoi
cavalieri. In realt Simon si  costituito un regno su misura ed ha concesso
feudi importanti ai suoi compagni; in compenso costoro dovranno servire il loro
signore in tutte le sue imprese e non potranno abbandonare il paese senza il suo
consenso. Simon intende inoltre francesizzare quella terra occitanica: per
almeno vent'anni i nuovi signori potranno arruolare nei loro eserciti solo dei
francesi; le vedove o le ereditiere non potranno sposarsi o risposarsi per sei
anni senza il permesso del conte, salvo che con i francesi. Simon inizia cos
una vera impresa di colonizzazione del Mezzogiorno.
E gli eretici? Simon de Montfort sembra dimenticarsene per un po' di tempo,
poich, come spiega alle assemblee di Pamiers, la lotta contro i catari  in
primo luogo una faccenda della Chiesa e l'esercito  solamente il servo di
Nostro Signore Ges Cristo.
Tutto fa pensare che il capo della crociata, dopo aver spogliato gli avversari
dei loro beni ed averli trasferiti ai suoi baroni, pensi solo a godere della
conquista. Questo atteggiamento non sembra preoccupare Roma, dove le cose sono
cambiate. Papa Innocenzo III ha dichiarato improvvisamente finita la crociata e
ha rimproverato anzi ai legati e a Simon de Montfort di mancare di
chiaroveggenza: In quella provincia (la Linguadoca) c'erano delle volpi che
tentavano di distruggere la vigna del Signore: ora sono state catturate e si
tratta di porre riparo a un pericolo ancor pi temibile.
Questo pericolo  rappresentato da Pietro II d'Aragona. Ecco perch, dopo aver
dichiarato vittoriosamente terminata la lotta contro il pericolo cataro,
Innocenzo III ha invitato i crociati a guardare in un'altra direzione. Dopo il
16 luglio 1212, Pietro II d'Aragona appare, agli occhi dei cattolici, come il
pi grande uomo della cristianit. Infatti, il califfo Mohamed El Nasser 
sbarcato in Ispagna alla testa di un formidabile esercito arabo e si 
scontrato, a la Navas de Tolosa (in provincia di Jean), con le truppe comandate
dai re d'Aragona, di Navarra, di Castiglia, del Leon e della Catalogna. Gli
Arabi sono stati sconfitti dopo duri combattimenti nei quali Pietro II si 
particolarmente distinto. Scomparso il pericolo moro, il re d'Aragona pu
rivolgere nuovamente i suoi sguardi verso la regione posta a nord-est dei
Pirenei.
Anch'egli  cambiato. Da sincero cattolico era stato accanito partigiano della
crociata contro i catari, a condizione tuttavia che essa si limitasse a una
lotta contro l'eresia. Non dimenticando per di essere stato il signore dei
Trencavel, dei conti di Foix e di Comminges, ha visto di malocchio Simon de
Montfort arrogarsi il diritto, con il benestare della Chiesa, di impossessarsi
di terre dipendenti fino ad allora dal regno d'Aragona. Inoltre, la tirannia
esercitata dai baroni del nord, ha spinto le popolazioni del Mezzogiorno a
guardare sempre di pi verso il sovrano spagnolo. Pi tardi il re Giacomo I
d'Aragona scriver: I popoli di Carcassonne, di Bziers, e di Tolosa vennero a
trovare mio padre (Pietro II) e gli dissero che avrebbe potuto diventare il
signore di quei paesi se solamente avesse voluto conquistarli.
Il re d'Aragona decide cos di passare all'attacco. Manda a Roma il vescovo di
Segovia, accompagnato dai notabili della citt, per far presente a Innocenzo III
che, essendo stata sconfitta l'eresia in Linguadoca, Simon de Montfort e i suoi
proseguivano le loro imprese unicamente per soddisfare le ambizioni personali.
Gli emissari di Pietro II aggiungono: Come potrebbe il nostro sovrano proseguire
la sua felice crociata contro i mori, se nel frattempo si attenta ai diritti dei
suoi vassalli in Occitania?
Innocenzo III viene posto cos di fronte a una situazione che richiede una
scelta ben chiara: o sconfessare Simon de Montfort, oppure aspettarsi che il re
d'Aragona rinunci a combattere contro i mori (considerati come i principali
nemici della cristianit) per sostenere i suoi vassalli. Il papa non esita e
scrive a Simon una lettera molto dura: L'illustre re d'Aragona ci fa notare che,
non contento di esserti scagliato contro gli eretici, tu hai portato la guerra
anche contro popolazioni cattoliche; hai sparso il sangue di innocenti ed invaso
con loro pregiudizio le terre dei conti di Foix e di Comminges e di Gaston de
Barn, suoi vassalli, bench i popoli di quelle terre non fossero assolutamente
sospetti di eresia. Poich non vogliamo privarlo (Pietro II) dei suoi diritti e
distoglierlo dai suoi lodevoli disegni, noi ti ordiniamo di restituire a lui e
ai suoi vassalli tutte le signorie che hai invaso, nel timore che, se le tieni
ingiustamente, si dica che tu hai combattuto per tuo vantaggio e non per la
causa della Fede. E per ben sottolineare che la crociata contro i catari 
definitivamente chiusa, il papa termina la sua lettera annunciando la decisione
che ha preso: Le indulgenze concesse ai pellegrini che prendono la croce contro
gli eretici sono annullate e trasferite alle guerre contro i pagani e in
Terrasanta.
Mentre per Innocenzo III sembra dare completamente ragione a Pietro II, altre
decisioni vengono prese al concilio di Lavaur, nel quale Arnaud-Amaury ha
Convocato tutti i prelati del Mezzogiorno. Il concilio esprime la propria piena
solidariet con Simon de Montfort; Pietro II, accorso per prendere ancora una
volta la difesa di Raimondo VI, si vede minacciato di scomunica, lui, il
campione della lotta contro i mori! I vescovi fanno questo ragionamento: poco
alla volta la pace  tornata in Linguadoca, se il conte di Tolosa dovesse mai
riacquistare i suoi diritti, la guerra si scatenerebbe di nuovo. Nessuno pensa o
sembra credere che il re d'Aragona sia pronto ad affrontare un conflitto per
sostenere la causa di Raimondo VI.
Il papa cambia perci atteggiamento e scrive a Pietro II: Tua Signoria 
invitata a conformarsi esattamente ai Nostri ordini; in caso contrario ci
vedremmo obbligati a minacciarti dell'indignazione divina e a prendere contro di
te delle misure che ti causerebbero grave ed irreparabile danno.
Ma la lettera del papa arriva troppo tardi, poich Pietro II si sta preparando
alla guerra. Uno storico dell'epoca riferisce: Egli ha radunato tutta la gente
della sua terra ed organizzato una grande e bella compagnia. Egli ha dichiarato
a tutti che vuole andare a Tolosa a combattere la crociata che devasta e
distrugge tutta la contrada.
Siamo nel settembre del 1213. Spaventati dal numero delle truppe che
affronteranno quelle di Simon de Montfort, i vescovi che circondano il capo
della crociata decidono di negoziare. Pietro II rifiuta di riceverli:  stanco
di sentirsi dire che affrontare Simon significa combattere contro Dio.
Acclamato dalle popolazioni delle terre che attraversa e specialmente da quella
di Tolosa, egli si dirige rapidamente verso Muret, difesa da trenta cavalieri e
da qualche fante. L'assedio inizia il 30 agosto. Simon de Montfort si porta
immediatamente davanti ai suoi avversari. Per strada si ferma all'abbazia
cistercense di Bolbonne per consacrare la sua spada a Dio: O buon Signore! O
benigno Ges! Tu mi hai scelto, bench indegno, per condurre la tua guerra. In
questo giorno io prendo le mie armi dal tuo altare affinch, combattendo per te,
riceva giustizia.
Simon si rifugia a Muret, con grande gioia di Raimondo VI: baster cingere
d'assedio la fortezza per far capitolare l'avversario. Ma Pietro II rifiuta
questa soluzione. La battaglia inizia il 12 settembre: la parola d'ordine della
cavalleria crociata  di impossessarsi di Pietro II, nel qual caso la vittoria
sarebbe sicura. Mentre cavalca verso il luogo del combattimento, Simon tende a
un vescovo che lo accompagna un biglietto piegato in quattro: Leggete. gli dice.
In quel biglietto Pietro II scrive a una dama di Tolosa dicendole che 
unicamente per amore dei suoi begli occhi che vuole scacciare i Francesi dal suo
paese e che assapora gi la ricompensa che ella gli avrebbe certamente accordata
come premio alla sua vittoria.
Che cosa mi volete provare con questo biglietto? chiede il vescovo. Simon gli
risponde: Che cosa posso temere da un uomo, da un re, che marcia contro Dio per
una donna! Folco e il vescovo Comminges benedicono i combattenti promettendo
solennemente, in nome del Cristo, che chiunque fosse morto durante quella
battaglia avrebbe ricevuto piena assoluzione dei suoi peccati e sarebbe stato
ammesso in Paradiso senza dover passare per il Purgatorio. Riuniti intorno a San
Domenico nella chiesa di Muret, i preti supplicano il Signore con tanta veemenza
e con suppliche cos rumorose e frenetiche che sembravano pi urlare che
pregare.
Poich le sue forze sono inferiori di numero a quelle avversarie, Simon
organizza un tranello: simula una falsa uscita e rientra ben presto in Muret
fingendo di cedere alla pressione dei nemici. I soldati di Pietro d'Aragona,
convinti della loro superiorit, tornano nel loro campo e si mettono a mangiare.
In quel momento i crociati escono di nuovo dalla fortezza e sconfiggono
facilmente gli avversari, presi alla sprovvista. I soldati di Simon de Montfort
cercano di catturare il re d'Aragona che nel frattempo ha cambiato la sua
armatura d'oro e d'argento con una meno vistosa. Due cavalieri si precipitano su
di lui e lo disarcionano. Non  il re, grida uno dei due attaccanti,  un
cavaliere molto pi bravo. No, non  il re! grida Pietro d'Aragona. Eccolo il
re! e con la spada sguainata quell'uomo di 39 anni, dotato di forza erculea si
getta sui suoi assalitori, ma viene colpito da ogni parte.
Presa dal panico, la cavalleria aragonese si disperde e fugge in tutte le
direzioni, mentre la cavalleria francese si precipita sulla fanteria di Pietro
II e di Raimondo VI che viene fatta a pezzi.
A battaglia finita, Simon fa cercare il corpo del suo avversario per rendergli
un ultimo omaggio, ma la ricerca  difficile poich i predatori hanno gi
denudato e spogliato la maggior parte dei cadaveri. Poi egli si reca a piedi
nudi nella chiesa di Muret per ringraziare il Signore.
La sera del 12 Settembre 1213 segna la fine dell'Occitania. L'Aragona, dove il
figlio Giacomo II, ancor bambino, succede al re morto davanti a Muret, si
disinteresser ormai della Linguadoca per riprendere la sua politica
tradizionale di influenza sul Mediterraneo occidentale. Dopo un breve soggiorno
in Provenza, Raimondo VI di Tolosa si rifugia in Inghilterra presso il re
Giovanni senza Terra.
Malgrado la vittoria, Simon de Montfort decide di non marciare immediatamente su
Tolosa. Il vescovo Folco pensa che bisogna approfittare dello scoraggiamento
generale per cercare di sottomettere la citt. I capitouls discutono e decidono
di non sottomettersi. Simon preferisce portare a termine la conquista delle
terre di Raimondo VI, pensando che poi Tolosa sarebbe caduta come un frutto
maturo. Ma questa conquista non  affatto facile. Narbona si rifiuta di ricevere
Simon, e lo stesso fa Montpellier. Nimes lo accetta ma solo per la minaccia di
rappresaglie. Narbona si solleva e i crociati non riescono ad impadronirsi della
citt. Nel Rouergue, nell'Agenais e nel Perigord, Simon ordina lo smantellamento
dei castelli che gli resistono.
Simon de Montfort, con le vittorie che accumula fin dal 1209,  diventato uno
dei signori pi potenti del mondo cristiano, ma questa potenza egli la paga
cara, se non altro con l'odio che i crociati suscitano dappertutto. Il papa si
rende conto della situazione e allontana il legato Arnaud-Amaury, sostituendolo
con un uomo pi elastico e meno settario, Pietro di Benevento. Contro di lui si
schierano i vescovi del Mezzogiorno, i quali appoggiano Simon che ha concesso
loro sostanziali vantaggi materiali e che  il solo in grado di mantenere
l'ordine nella regione.
Pietro di Benevento invece cerca di ristabilire, sotto l'autorit della Chiesa,
i possessori legittimi spodestati da Simon: Roger-Bernard, conte di Foix,
Aimery, visconte di Narbona, Bernard, conte di Comminges, Sanche, conte del
Rossiglione. Lo stesso Raimondo VI, accompagnato dai capitouls, fa atto di
sottomissione al legato, promettendo di combattere l'eresia nella sua terra e di
non attaccare le terre dei crociati. In segno di buona volont, il conte di
Tolosa acconsente ad abdicare in favore del figlio. Ma tutti sanno che
quest'ultimo vede attraverso gli occhi di suo padre, per il quale ha un vero
culto. L'atteggiamento assunto da Raimondo VI e dal conte di Foix  abile: essi
giudicano Simon de Montfort un usurpatore ma riconoscono la sovranit della
Chiesa.
Accettando la sottomissione di Raimondo IV, Simon diventa signore e unico
padrone, una specie di gendarme del papato, incaricato di mantenere l'ordine in
nome della Chiesa, nei territori conquistati. E' un modo, questo, di far capire
al capo dei crociati che tutta la sua potenza gli deriva da Roma. Questa
situazione ambigua non sfugge al re di Francia Filippo Augusto, il quale ha
battuto nel 1214 a Bouvines l'imperatore Ottone IV e a La Roche-au-Moine il re
d'Inghilterra, Giovanni senza Terra. Egli perci, rassicurato ad est e ad ovest,
rivolge le sue attenzioni al sud della Francia. La prudenza della quale ha dato
prova fino a quel momento gli torner utile.
Ci che succede a sud del Massiccio centrale  un'eccellente occasione per
ricordare che le terre del conte di Tolosa dipendono, almeno nominalmente, dalla
corona di Francia. Il delfino, il futuro Luigi VIII, si sente incoraggiato a
realizzare un suo vecchio desiderio: partecipare alla crociata contro gli
eretici. Ma poich il paese  stato pacificato e poich le risorse della lingua
francese sono ormai assai notevoli, la crociata prender il nome meno
appariscente di pellegrinaggio.
Il papa non si lascia ingannare sulle vere intenzioni di Filippo Augusto, e
Pietro di Benevento fa sapere al delfino che non deve violare ci che  stato
deciso dai concili, poich le forze della Chiesa avevano trionfato da sole. E'
un modo sottile per rimproverare al re di Francia di non aver partecipato alla
crociata malgrado le ripetute sollecitazioni della Chiesa. La monarchia entra
cos nei conflitti e nelle alleanze che esistono all'interno dello schieramento
dei crociati. Contro il parere di Arnaud-Amaury, vescovo di Narbona, Luigi VIII
sostiene Simon de Montfort che vuole che le mura della citt vengano abbattute.
Pur cominciando a dubitare della fedelt di Simon, il papa lo riconferma nel suo
ruolo di protettore delle terre conquistate per paura che egli chieda il titolo
di conte al re di Francia che  suo signore legittimo.
Nel mese di maggio del 1215, il delfino, Simon de Montfort e il cardinale
legato, fanno il loro ingresso a Tolosa, abbandonata da Raimondo VI. Simon vi si
installa e il futuro Luigi VIII se ne va, portando con s met della mascella di
San Vincenzo, reliquia venerata a Castres.
Nel mese di novembre, il papa convoca un concilio ecumenico (il 4 concilio di
Latran). All'ordine del giorno  la lotta contro l'eresia. L'assemblea dei
cardinali e dei vescovi d una definizione precisa della fede cattolica e
dell'ortodossia. Gli avvenimenti della Linguadoca hanno generato troppe
inquietudini perch non vengano irrevocabilmente condannati come eretici I
valdesi e i catari. Il concilio dirama alle varie potenze temporali la direttiva
di combattere i nemici della Fede, sotto pena di essere scomunicati. La Chiesa
riafferma ancora una volta la sua supremazia.
Il concilio ha un altro problema da discutere: la sorte di Raimondo VI di
Tolosa. Il conte di Foix prende la parola non solo a nome di Raimondo ma anche a
nome di tutti coloro che sono stati spodestati dai crociati: Posso giurare con
sincerit che non ho mai amato gli eretici, che respingo la loro dottrina e che
il mio cuore non si accorda minimamente con il loro. Il mio signore (Raimondo
VI), dal quale dipendono cos grandi terre, si  messo a tua discrezione,
consegnandoti la Provenza, Tolosa e Montauban, i cui abitanti sono stati
abbandonati al nemico peggiore e pi crudele, a Simon de Montfort, che li ha
incatenati, impiccati e sterminati senza piet.
Al vescovo Folco, che gli fa notare che sua sorella e sua moglie sono catare e
che le sue truppe hanno massacrato un contingente di mercenari tedeschi, il
conte di Foix risponde violentemente: Quanto al vescovo che mostra tanta
veemenza, io vi dico che nella sua persona Dio e noi siamo stati traditi. Quando
egli  stato eletto vescovo di Tolosa,  scoppiato sulle nostre terre un tale
incendio che non ci sar mai acqua sufficiente per spegnerlo. Egli ha tolto la
vita a pi di 500.000 tra grandi e piccoli. In nome della fede che vi devo, i
suoi atti, le sue parole e il suo atteggiamento sembrano pi quelli
dell'Anticristo che di un legato di Roma!
L'ex legato, Arnaud-Amaury, avversario implacabile del conte di Tolosa, ne
prende, con grande stupore di tutti, le difese. Il fatto  che l'odio del
vescovo di Narbona per Simon de Montfort, sospettato di voler lesinare sulle
ambizioni del prelato,  pi forte dei suoi sentimenti verso Raimondo VI.
Il papa sembra esitare nel prendere una decisione che creer in ogni modo
fermento nella Linguadoca. Innocenzo III, per quanto lo riguarda, ha gi preso
una decisione: egli non pu sacrificare Simon de Montfort vera spada di Dio, ai
diritti di un conte di Tolosa, e manovra in modo da dare l'impressione di
inchinarsi davanti alla maggioranza del concilio.
Il 14 dicembre il concilio d la risposta: Raimondo, conte di Tolosa, che 
stato giudicato colpevole e che alcuni indizi provano non poter pi governare il
paese nella fede, sia impedito per sempre dall'esercitare il suo governo, del
quale ha fatto sentire fin troppo il peso; che egli si ritiri in un luogo
conveniente, fuori dal paese, per fare penitenza di tutti i suoi peccati; che
riceva tuttavia 400 marchi d'argento ogni anno per il suo sostentamento, fin
tanto che ubbidisca umilmente. Che tutti i territori conquistati dai crociati
agli eretici, ai loro fedeli, seguaci e ricettatori, con la citt di Montauban e
quella di Tolosa, che  la pi corrotta dall'eresia, vengano dati al conte di
Montfort, uomo coraggioso e cattolico, che ha lavorato pi di ogni altro in
questo affare, che li riceve da coloro che di diritto glieli devono dare. Il
resto del paese che non  stato conquistato dai crociati sar posto, secondo
l'intendimento della Chiesa, sotto il governo di gente capace di mantenere e
difendere gli interessi della pace e della fede, perch venga poi dato al figlio
unico del conte di Tolosa, quando avr raggiunto l'et legittima e se si sar
mostrato meritevole di tenerlo tutto o solo una parte di esso (si tratta del
marchesato di Provenza).
Quanto al conte di Foix, egli  pi fortunato, poich gli vengono restituiti i
suoi stati. Innocenzo III esprime il suo rincrescimento al conte di Tolosa e
raccomanda a suo figlio di servire Dio in ogni cosa.
Forte dei diritti che il concilio gli ha confermato, Simon de Montfort mostra
subito a tutti di essere il vero padrone. Il suo primo colpo  diretto contro
colui che  diventato il suo pi implacabile nemico: Arnaud-Amaury. Il vescovo
ha ordinato di ricostruire le mura di Narbona che Simon aveva fatto abbattere?
Ed ecco che il capo della crociata fa celebrare una messa nella cappella del
castello, dopo aver fatto suonare tutte le campane, per ricordare che il vero
padrone della citt  lui.
Il 7 marzo 1216, Simon  di nuovo a Tolosa dove fa prestare giuramento di
fedelt ai consoli e a suo figlio Amaury. Egli vuole umiliare quella citt che
detesta: vengono abbattute su suo ordine le ultime mura ancora esistenti e
vengono fatte abbassare le torri che ornano i palazzi dei borghesi. Nello stesso
tempo, preso da una invincibile diffidenza contro chiunque, egli fa rafforzare
il sistema di sicurezza che protegge la sua dimora, il castello narbonese,
facendo scavare tutt'intorno un largo fossato che sar poi riempito d'acqua.
Infine si reca a Parigi per ricevere l'investitura da parte del re di Francia,
accordatagli il 10 aprile con un ordine firmato a Melun: Noi abbiamo ricevuto
come nostro feudatario caro e fedele Simon, conte di Montfort, per il ducato di
Narbona, la contea di Tolosa, le viscontee di Bziers e Carcassonne, cio per i
feudi e le terre che Raimondo, un tempo conte di Tolosa, aveva da noi e che sono
stati conquistati agli eretici e ai nemici della Chiesa di Ges Cristo.
Il re di Francia completa in questo modo la decisione di Roma, e nello stesso
tempo mette solide radici nel Mezzogiorno, poich la sovranit che egli esercita
ormai nel sud della Francia non  pi solamente di principio. A livello di
politica di Stato, Filippo Augusto, fedele ai progetti a lungo termine che
nutre, pu giocare d'astuzia con le decisioni del concilio di Latran. Ma
Raimondo VI?
Il conte di Tolosa ha capito perfettamente che la decisione presa contro di lui
a Roma non ha nulla a che vedere con la lotta contro l'eresia e che la battaglia
che il papa porta ora avanti ha cambiato significato. Innocenzo III, uomo di
carattere, lo esilia ma la terra, sottomessa a fatica a Simon de Montfort, lo
accoglie con gioia: i nobili e i borghesi della citt, inchinandosi davanti a
Raimondo VI, affermano: Sire, conte di Saint-Gilles, voi e il vostro beneamato
figlio del nostro lignaggio, accettate questo pegno d'onore: tutta Avignone si
pone sotto la vostra signoria, ogni cittadino vi consegna la sua persona e i
suoi beni, le chiavi della citt, i giardini e le porte. L'esempio di Avignone
viene seguito in tutta la Provenza: i pi piccoli signori si precipitano a
rendere omaggio a colui che ha preferito l'esilio piuttosto di inchinarsi
davanti alle imposizioni di Roma.
Riconfortato dalle manifestazioni d'affetto e di fedelt dei suoi vecchi
sudditi, Raimondo VI annuncia le sue decisioni: egli si recher in Aragona a
raccogliervi un esercito per attaccare i crociati dal sud, mentre suo figlio
marcer su Beaucaire, tenuta da una piccola guarnigione di crociati.
La guerra riprende cos in quella terra martoriata. Quali che siano stati gli
errori di Raimondo VI, egli appare agli occhi delle popolazioni meridionali come
il campione della libert contro una Chiesa che appoggia gli spietati capi della
crociata. Nel paese della lingua d'oc, la contesa fondamentale non  pi tra
cattolici ed eretici, bens tra le regioni del sud e la dominazione dei potenti
e crudeli signori del nord. Cattolici ed eretici si batteranno ormai insieme in
nome della libert del loro paese, l'Occitania, disposta a perire piuttosto che
a sottomettersi. Raimondo VI riserva per s la riconquista di Tolosa, mentre il
figlio ha il compito di liberare i territori usurpati dai signori del nord.
Il futuro Raimondo VII marcia contro Beaucaire, entra nella citt grazie alla
complicit della popolazione, ma non riesce ad impadronirsi della guarnigione,
comandata da un fedele di Simon, il maresciallo Lambert de Croissy.
Tuttavia il pericolo  cos grande che Simon viene richiamato in tutta fretta da
Parigi. Il 6 giugno, dopo aver cambiato cinque cavalli senza mai fermarsi, Simon
de Montfort  sotto le mura di Beaucaire. Egli ordina l'assalto alla citt, che
fallisce miseramente. Tutti i francesi catturati vengono torturati e le loro
membra servono da proiettile ai soldati del figlio di Raimondo VI. Ma Simon non
vuole arrendersi e si intestardisce: per tre mesi tenta di liberare Beaucaire,
senza riuscirvi. Nel frattempo egli viene a sapere che Raimondo VI marcia su
Tolosa alla testa di un esercito messo insieme in Aragona.
Tolosa... bisogna salvare Tolosa... e perci Simon decide di negoziare con il
figlio di Raimondo VI. Che umiliazione, per un vecchio e glorioso combattente
chiedere le condizioni di resa a un giovane di 19 anni. Quest'ultimo accetta di
rendere a Simon tutti coloro che sono assediati nella fortezza. Il 24 agosto,
tra le risa beffarde dei meridionali, un gruppo sparuto e stracciato di soldati
raggiunge il campo dei crociati.
Simon de Montfort marcia contro le truppe di Raimondo VI, sperando di
sconfiggerlo rapidamente come nella battaglia di Muret. Ma l'esperienza ha dato
i suoi frutti: il conte di Tolosa rifiuta la battaglia. Pazzi di rabbia, i
crociati condannano al rogo alcuni eretici catturati per caso e in fretta e
furia. L'odio di Simon de Montfort per la citt continua a crescere: fino a
quando Tolosa esister, non potr essere spento e Simon non potr considerarsi
vincitore. I Tolosani ne hanno una tale paura che, all'avvicinarsi dell'esercito
dei crociati, gli mandano incontro un'ambasceria di pace, che avrebbe potuto
anche avere un positivo successo, se le avanguardie delle truppe del nord non si
fossero abbandonate alle pi crudeli rappresaglie. A questo punto infatti i
Tolosani decidono che, morire per morire, tanto vale farlo con le armi in pugno.
Nonostante ci Simon non ha difficolt a penetrare nella citt, praticamente
indifendibile da quando sono state abbattute le mura. Per ordine del conte di
Montfort tre quartieri vengono messi a ferro e fuoco: Saint-Remesy, Joux-Aigues
e piazza Saint-Etienne.
Questa politica non ottiene altro risultato che di accrescere la volont di
resistenza degli abitanti: I borghesi, opponendo forza alla forza, spingendo
travi e barili in mezzo alle strade e alle piazze per farne delle barricate,
combattendo tutta la notte contro gli assalitori e contro il fuoco, riuscirono a
respingerne tutti gli attacchi.
La battaglia va cos male che i soldati di Simon sono costretti a rifugiarsi
nella cattedrale. I tolosani combattono con gli arnesi pi strani: pestelli per
fare il pane, asce e picconi. Invano Simon, circondato da un pugno di fedeli,
lancia una carica che fa tremare la terra, le strade rimangono in mano agli
abitanti e il capo della crociata non pu far altro che rinchiudersi nel suo
castello narbonese.
Spaventato dall'imprevista disfatta, il vescovo Folco cerca di ingannare i
rivoltosi, promettendo loro sotto promessa e garanzia della Chiesa,
l'inviolabilit delle loro persone e dei loro beni e il perdono di Montfort in
cambio della cessazione della battaglia. Sfiniti dalla battaglia, i Tolosani
accettano. Simon firma una specie di trattato di pace che mette termine a un
combattimento che non ha visto n vincitori n vinti. Ma l'inchiostro del patto
non  ancora asciutto che Simon e Folco gettano la maschera. I cavalieri
francesi occupano i quartieri pi importanti della citt, i notabili vengono
arrestati o espulsi. Escono dalla citt quelli che ne sono stati banditi, il
fior fiore degli abitanti, cavalieri, borghesi e banchieri; essi sono scortati
da una truppa infuriata ed armata che li colpisce e li minaccia, li ingiuria, li
insulta e li fa correre.
Simon ha deciso: Tolosa sar distrutta, non rester pietra su pietra. Tutti i
Tolosani in grado di tenere in mano un piccone e una pala sono requisiti per
demolire la citt: Allora si videro abbattere case e torri, muri, sale e
fortificazioni. Si demolirono dimore e laboratori gallerie, stanze ornate di
dipinti, portali, volte, alti pilastri. Da ogni parte erano rumori, polvere,
fracasso, stanchezza, agitazione: sembrava si trattasse di un terremoto, un
rullio di tamburi o un fragore di tuono. Per la citt scoppiavano grida, pianti
di mariti di donne di bimbi, figli, padri, madri, sorelle, zii, fratelli. La
gente esclamava: Dio, che signori crudeli. O Signore, ci avete consegnati nelle
mani di briganti! Dateci la morte o rendeteci i nostri legittimi signori!
Simon de Montfort consegna ai suoi soldati la citt distrutta e parte contro
Bernard-Roger, conte di Foix. Conquista rapidamente il castello di Montgaillard
e quello di Pierrepertuse nel Termens da dove deve rientrare a Saint-Gilles
poich gli abitanti si sono ribellati.
Innocenzo III muore il 18 luglio 1216. Il suo successore, Onorio III, si rifiuta
di prendere una decisione prima di avere le idee chiare sulla situazione. Il
nuovo cardinale legato, Bertrand, si scontra dappertutto, nel Mezzogiorno,
contro un'aperta ostilit. La Provenza  interamente acquisita alla causa di
Tolosa e il figlio di Raimondo VI pu farsi chiamare conte di Tolosa, figlio del
signore Raimondo, per grazia di Dio duca di Narbona, conte di Tolosa e marchese
di Provenza. E' una sfida non solo a Roma, ma anche al re di Francia, che ha
solennemente riconosciuto la sovranit di Simon de Montfort sulle terre dell'ex
conte di Tolosa.
Simon si trova in una situazione assai critica. Su sua richiesta i vescovi di
Francia reclutano nuovi contingenti, promettendo a coloro che andranno a
combattere l'eresia le stesse indulgenze promesse ai crociati in Terrasanta.
Accompagnato dal vescovo di Clermont e dall'arcivescovo di Bourges, Simon
ottiene qualche successo nei limiti estremi della Provenza, ma deve raggiungere
in tutta fretta Tolosa nella quale  entrato Raimondo VI, acclamato dalla
popolazione pazza di gioia: Quando gli abitanti della citt hanno riconosciuto
le insegne (di Raimondo VI) si sono precipitati ai piedi del conte come se fosse
resuscitato. E quando egli entra in citt dalle posterle, accorrono tutti gli
abitanti, grandi e piccini, dame e baroni, uomini e donne, e tutti si
inginocchiano davanti a lui e gli baciano i vestiti, i piedi, le gambe, le
braccia, le dita. Egli  accolto ovunque da lacrime di gioia, poich  la
felicit che ritorna, ricca di fiori e di frutta.
Invano Guy, fratello di Simon, tenta di liberare il castello narbonese: i pochi
Francesi che hanno tentato di attraversare la citt sono stati inesorabilmente
massacrati. Questa sconfitta influisce negativamente sul morale delle truppe
crociate: i contingenti provenzali favorevoli a Simon hanno abbandonato la lotta
e l'arcivescovo d'Auch, malgrado i ripetuti tentativi, non riesce a radunare che
rinforzi assai modesti. La moglie di Simon, contessa Alice, corre a Parigi a
gettarsi ai piedi del re di Francia, per supplicarlo di intervenire. Ma il
capetingio accetta la caduta del suo vassallo come ne aveva accettato l'ascesa,
poich sa perfettamente che, eliminato Montfort, egli potr agire apertamente.
Il papa Onorio III decide di intervenire: stigmatizza l'eresia rinascente e
invita i signori a ricominciare la crociata.
A Tolosa continua la battaglia, i crociati sono disperati e i Tolosani sempre
pi pieni di odio per i loro oppressori. Le truppe di Simon non riescono a
riportare nessun successo: i Francesi catturati sono sottoposti a terribili
tormenti: occhi strappati, lingue tagliate, membra fatte a pezzi, corpi bruciati
vivi. Dopo otto mesi di assedio, la vittoria  ancora lontana ed improbabile.
Nel campo dei crociati iniziano le prime discordie. Il legato pontificio
rimprovera a Simon di mostrarsi pauroso ed irresoluto: Il conte era ormai
molto stanco, allo stremo delle  forze, ma ha un asso nella manica: una torre
mobile, protetta da pelli di animali uccisi da poco, dall'alto della quale gli
assalitori potranno lanciare una pioggia di frecce sui difensori.
Ma i Tolosani non lasciano alla macchina il tempo di venire usata: il mattino
del 25 giugno 1218 essi attaccano il campo francese. Avvertito dell'assalto
mentre ascolta la messa, Simon lascia a malincuore la chiesa: mai  apparso
tanto stanco e vecchio. Salta sul suo cavallo, penetra tra le fila nemiche e,.
seguito dai suoi fedeli, respinge i Tolosani. Ma a qualche metro da lui suo
fratello Guy cade, ferito da una freccia e mentre egli si precipita su di lui
una pietra lo colpisce sull'elmo d'acciaio di modo che gli occhi, il cervello, i
denti, la mascella gli volarono a pezzi ed egli cadde a terra morto, sanguinante
e nero. Secondo la leggenda, la macchina che ha lanciato la pietra mortale era
maneggiata da alcune donne e fanciulle. La morte dell'avversario tanto temuto e
odiato viene salutata dalle grida di gioia dei Tolosani: Corni, trombe
campanelle, stormi di campane, tamburi, timpani e trombette fanno risuonare la
citt.
Il figlio di Simon, Amaury, colpito per la morte del padre, tenta disperatamente
di appiccare il fuoco alla Citt senza riuscirvi e toglie l'assedio non prima di
essersi fatto confermare dal legato pontificio i titoli dati al padre.
Amaury cercher, nel corso di una guerra che durer sette anni, di riconquistare
l'eredit paterna, ma il papato stesso si render conto che la casa dei Montfort
non avr avvenire nel Mezzogiorno della Francia. La sovranit che la Chiesa
aveva accordato a Simon, ora  pronta ad accordarla a colui che sta diventando
il capo pi potente dell'Occidente: il re di Francia.
Filippo Augusto ha capito bene ci che rappresenta la morte di Simon de
Montfort, ormai disteso nella sua tomba a Carcassonne, tanto pi che questa
morte, celebrata in tutta la Linguadoca come un trionfo nazionale del
Mezzogiorno sul nord, assicura a Raimondo di Tolosa vittoria su vittoria: in
brevissimo tempo egli riconquista l'Agenais e il Rouergue e infligge una cocente
disfatta alle truppe francesi davanti a Bazergues.
Per intromettersi tra le pretese di Amaury di Montfort e i successi di Raimondo
VI, Filippo Augusto manda un esercito di crociati nella Linguadoca, rispondendo
cos ad un appello di Onorio III. Guidato dal delfino Luigi VIII, questo
esercito  formato da 600 cavalieri, 10.000 arcieri comandati da 30 conti e
accompagnati da 20 vescovi.
Queste truppe si uniscono a quelle di Amaury di Montfort e si impadroniscono di
Marmande, dove avviene uno spaventoso massacro: I baroni, le dame, i bambini, le
donne, gli uomini spogliati e nudi vengono passati a fil di spada. Le carni, il
sangue, le cervella, i busti, le membra, i corpi aperti e squartati, i fegati, i
cuori fatti a pezzi, stritolati, giacciono sul terreno come se vi fossero
piovuti: nessuno sfugge alla carneficina, la citt viene distrutta, il fuoco
l'avvolge.
Questo massacro, simile a quello di Bziers, non serve tuttavia ad aprire le
porte di Tolosa, solidamente tenuta da Raimondo VI e dai suoi 1.000 cavalieri. I
crociati mettono l'assedio alla citt il 16 giugno 1219 e lo toglieranno il 1
di agosto. Si pu parlare di sconfitta della corona di Francia? S, se riteniamo
che il delfino avesse intenzione di riconquistare una citt per il solo profitto
del figlio di Simon de Montfort.
Raimondo VI passa di successo in successo: Lavaur, Montral, Quercy, l'Agenais
segnano altrettante sconfitte delle forze francesi, tanto che, ben presto, al
figlio di Simon de Montfort restano solo le regioni di Carcassonne e di Narbona.
Quando nel 1222 viene a morte, il vecchio conte di Tolosa, Raimondo VI, ha la
consolazione di vedere riconquistata la maggior parte delle terre che gli erano
state strappate. Egli muore nella fede cattolica, ma poich  stato scomunicato,
gli vengono rifiutati gli ultimi sacramenti. Non potendo neppure essere sepolto
in terra cristiana, la bara contenente il suo corpo resta abbandonata in un
giardino. Suo figlio implorer invano il papa per 25 anni, di accordare a suo
padre una sepoltura in terra cristiana.
Sfiniti dalla lunga guerra, Raimondo VII e Amaury de Montfort si incontrano a
Saint-Flour per gettare le basi di un armistizio. I due avversari sembrano
comprendersi cos bene che Raimondo VII si impegna a sposare, dopo aver
ripudiato sua moglie, Sancie d'Aragona, sorella di Amaury.
Ma una tregua non  la pace. Non potendosi mettere d'accordo sulle questioni
fondamentali, i due giovani, ambedue di 25 anni, decidono di rimettersi
all'arbitrato del re di Francia. Viene riunito un concilio a Rens, al quale
Filippo Augusto non pu partecipare poich muore il 14 luglio del 1223. Non
volendo prendere decisioni affrettate, il figlio si accontenta di mandare
diecimila marchi d'argento a Amaury.
Raimondo VII pensa allora che non ci sia altra soluzione che quella di
riprendere la guerra. Amaury, convinto di non essere in grado di salvare i beni
paterni, decide di lasciare la Linguadoca. Egli abbandona Carcassonne in un
lugubre corteo diretto al nord, portando con s le spoglie del padre e dello
zio. Carcassonne viene immediatamente occupata da Raimondo de Trencavel, figlio
del visconte Raimon-Roger. Quindici anni dopo il massacro di Bziers, la
dinastia dei Trencavel rientra cosi in possesso dei suoi beni.
Per il papa Onorio III questa soluzione significa in definitiva il trionfo
dell'eresia, poich la sconfitta del figlio di Simon de Montfort segna la
sconfitta della crociata. Egli  consapevole del fatto che i catari non sono
stati sterminati del tutto e perci si rivolge, ancora una volta, al re di
Francia.
Queste volta il nuovo re di Francia pone chiaramente le sue condizioni per un
eventuale ingresso nella lotta: il papa dovr definitivamente e solennemente
spodestare il conte di Tolosa e il conte di Trencavel ed affidare
irrevocabilmente i loro beni alla corona di Francia.
Poich Onorio III esita ad accettare le sue condizioni, il re di Francia gli fa
sapere che in caso contrario la lotta contro l'eresia non gli interessa.
Messo al corrente delle trattative tra Roma e Parigi, Raimondo VII giura al
concilio di Montpellier (agosto 1224) di condurre una caccia spietata contro gli
eretici e di finanziare le chiese che sono rimaste danneggiate durante le ultime
battaglie. Ma come potrebbe la Chiesa esitare tra il potente re di Francia e un
conte il cui potere non  molto sicuro? Il 30 novembre 1225 il concilio di
Bourges rinnova la sentenza di scomunica, emessa contro Raimondo VII, il conte
di Foix e il visconte di Bziers. Nello stesso tempo Amaury de Montfort cede
alla corona di Francia i titoli e i diritti che erano stati di suo padre.
In questo modo, forte dell'approvazione della Chiesa, strappata pi che
concessa, Luigi VIII diventa il solo signore legittimo della Linguadoca.
Di fronte a questa decisione e sapendo che i crociati non hanno l'abitudine di
graziare nessuno, le citt del sud si inchinano: Bziers, Nimes, Castres,
Puylaurens, Carcassonne, Albi, Saint-Gilles, Marsiglia, Beaucaire, Narbona,
Termes, Arles, Tarascona e Orange si sottomettono senza aver tentato la minima
resistenza, sia per paura delle rappresaglie che per l'oscuro sentimento e la
vaga coscienza che i soli padroni di tutta la Francia saranno i re di Francia.
Indifferente ai pericoli che corre, insensibile al sentimento popolare, Raimondo
VII di Tolosa  pi che mai deciso a proseguire la lotta, anche contro il re di
Parigi. Egli pu contare sui suoi fedeli, Raimondo di Trencavel, Roger-Bernard
de Foix, e lancia un appello a suo cugino germano, Enrico III d'Inghilterra.
Ma i rapporti di forza sono cambiati; non si tratta del numero dei soldati dei
due contendenti bens del peso morale rappresentato dall'uno e dall'altro
esercito. E l'episodio di Avignone lo conferma. L'esercito di Luigi VIII pone
l'assedio alla citt il 10 giugno, poich gli  stato rifiutato l'ingresso.
Ferito nella sua orgogliosa pretesa di incarnare la legittimit nazionale, Luigi
VIII per vendicare l'ingiuria fatta all'esercito del Cristo, giura di non
muoversi prima d'aver preso la citt.
Il giuramento sar mantenuto, ma l'assedio di Avignone durer tre mesi. Malgrado
le proteste dell'imperatore Federico III, poich Avignone  ufficialmente terra
dell'Impero, il re di Francia  irremovibile: accetter la capitolazione della
citt in cambio di un pesante tributo di guerra e di numerosi ostaggi, inoltre
le fortificazioni e le fortezze della citt verranno distrutte. La caduta di
Avignone rafforza il campo dei vincitori: tutte le citt tra Beaucaire e
Puylaurens si affrettano a fare atto di obbedienza al re di Parigi.
Il successo  spettacolare, ma in realt senza prospettiva, poich non solamente
Tolosa non si sottomette a Luigi VIII, ma infinite altre piccole citt, che si
erano allineate, bagnando i suoi piedi (quelli del re) di lacrime e con
preghiere, tornano bruscamente nel campo dei dissidenti.
E' un miracolo che l'esercito reale abbia potuto uscire dalla situazione senza
danni maggiori di quelli che ebbe, poich se  vero che si combatt in un paese
sfinito e distrutto da quindici anni di guerre,  anche vero che l'esercito
reale era costituito da novizi.
Ma i popolani combatterono fieramente e riconosceranno come loro unici signori
quelli ai quali sono abituati ad obbedire: quelli di Tolosa, di Bziers e di
Foix. I fatti sembrano dare in apparenza ragione a queste richieste, poich il
nuovo re  un bambino di 9 anni, il futuro San Luigi. Ma nel Mezzogiorno, dove
l'ottimismo sembra nascere quasi dalle troppe sventure, non si sa che la
reggenza  in mano a una donna di levatura e autorit eccezionali, Bianca di
Castiglia. La madre del delfino non  donna da transigere con ci che ella
considera gli interessi superiori del regno. Essa ha affrontato e sconfitto la
lega dei grandi vassalli, conti di Boulogne, di Champagne, della Marche, di
Bretagna, irritati dal fatto che una donna conducesse gli affari della Francia e
pronti a combatterla fino a quando non fosse stato riconosciuto loro il diritto
di essere, allo stesso titolo di Bianca di Castiglia, primi consiglieri della
Corona.
In questa lotta, la vedova di Luigi VIII gode dell'appoggio senza riserve del
cardinale legato Romano di Sant'Angelo, suo confidente. Dopo aver relegato al
margine del potere i suoi impetuosi vassalli, Bianca di Castiglia pu ascoltare
le sollecitazioni del papa che la esorta a riprendere la lotta contro gli
eretici. Tuttavia, pur essendo sensibile alle richieste della Chiesa, la
Reggente non dimentica lo scopo che si  prefissa: fare in modo che suo figlio
diventi il sovrano incontestato del Mezzogiorno. Questo spiega perch le truppe
mandate in Linguadoca nella primavera del 1227 combattono con una durezza
inesorabile: esse si impossessano del castello di La Bessde e massacrano tutta
la guarnigione; le campagne intorno a Tran vengono devastate e le popolazioni
ridotte alla carestia.
Il piano di Bianca di Castiglia  semplice: non si tratta di riportare vittorie
spettacolari impadronendosi di citt e di fortezze, si tratta di mettere
l'Occitania in ginocchio distruggendo il paese. Nell'estate del 1227, comandati
dal vescovo Folco, irritato dal rifiuto di Tolosa di accettare la dominazione
del re di Francia e la tutela della Chiesa, i crociati scatenano l'operazione
terra bruciata: le vigne e gli alberi da frutta vengono strappati, i campi pieni
di messi rivoltati con l'aratro, le case distrutte. Uno storiografo dell'epoca
racconta ci che successe: I crociati si levavano all'aurora, sentivano la
messa, mangiavano sobriamente e si mettevano in marcia, preceduti da
un'avanguardia di arcieri... Incominciavano con la distruzione delle vigne pi
vicine alla citt, nell'ora in cui gli abitanti si alzavano, e si ritiravano poi
in direzione del campo, seguiti dalle truppe di battaglia, continuando la loro
opera di distruzione. Essi fecero ci ogni giorno per tre mesi circa finch la
devastazione venne considerata finita. Il vescovo Folco commenta cos: E'
fuggendo in questa maniera che possiamo trionfare del nostro nemico in modo
completo.
Raimondo VII cerca di tener testa ai suoi avversari rispondendo alle atrocit
con altre atrocit: ad ogni Francese catturato vengono strappati occhi e lingua.
Ma questa guerra pu durare a lungo? Le truppe del conte di Tolosa sono sfinite
ed egli giudica venuto il momento di sollecitare una tregua. Ma se crede che la
resistenza da lui opposta alle truppe reali lo metta in posizione favorevole per
delle trattative, Raimondo VII si sbaglia. Bianca di Castiglia  pi
intransigente che mai. D'altra parte Onorio III, morto nel 1227,  stato
sostituito sul trono pontificio da un uomo, Gregorio IX, ancora pi
intransigente del suo predecessore e cugino, Innocenzo III.
Non  il conte di Tolosa che fa i primi passi per un negoziato, bens la
Reggente del regno di Francia, che si sente abbastanza forte per sembrare tanto
pi magnanima quanto pi decisa ad imporre le sue condizioni. Del resto, se
anche essa fosse stata disposta a qualche indulgenza, il cardinale legato le
avrebbe certamente ricordato i suoi doveri di Reggente.
Alla fine di marzo del 1229 Raimondo VII si reca a Meaux, nel cuore della
Francia del nord, per firmare il trattato che deve mettere fine alla guerra. Mai
decisioni pi dure sono state imposte a un signore che non  stato neppure
vinto. Agendo in nome del delfino, Bianca di Castiglia restituisce a Raimondo
VII il vescovato di Tolosa e si degna di cedergli l'Agenais e il Rouergue
meridionale, che i crociati non erano mai riusciti a conquistare
definitivamente.
La corona di Francia, in compenso, riconosce come suoi, senza riserve,  l'antico
feudo dei Trencavel, cio Carcassonne e Bziers; Raimondo VII deve far
smantellare 30 piazzeforti, tra le quali Montauban, Lavaur e Poissac; tutti i
beni riconquistati dal conte di Tolosa sui crociati, devono essere restituiti a
quest'ultimi. Inoltre il conte di Tolosa deve far sposare sua figlia a un
fratello del re: essa diventer la sola ereditiera del feudo di Tolosa, e ci
significa che esso passer automaticamente sotto la corona di Francia.
In cambio del perdono che la Chiesa si degna di accordargli, Raimondo VII si
impegna a fare pronta giustizia degli eretici, a farli ricercare dai suoi
balivi, insieme con i loro sostenitori. Il conte si impegna ugualmente a
proteggere le chiese e il clero e a non dare pubblici impieghi agli ebrei e agli
eretici; a Tolosa viene costruita un'Universit cattolica e Raimondo VII dovr
assicurarne il mantenimento per dieci anni. Infine, egli dovr partire per la
Crociata in Terra santa e restarvi cinque anni.
Il Gioved santo, 12 aprile 1229, Raimondo VII ratifica il trattato che gli 
stato imposto, accettando di subire una suprema umiliazione. La Reggente, il
delfino e i prelati sono riuniti sul sagrato di Notre-Dame, nel cuore di Parigi.
Verso di loro avanza Raimondo VII, conte di Tolosa, vestito di un semplice saio.
Dopo aver ascoltato la lettura del trattato di Meaux, egli lo firma. Viene poi
introdotto nella cattedrale: si inginocchia ai piedi dell'altare e il legato
Romano di Sant'Angelo lo colpisce con la verga: Raimondo VII  ormai
riconciliato con la Chiesa. Tuttavia, in segno di buona volont, egli rimane
ancora per sei mesi prigioniero a Parigi, assai ben trattato, negli appartamenti
reali del Louvre. Durante questi sei mesi, due emissari della Reggente e del
legato pontificio, Mathieu de Marly e Pierre de Colmieu, si recano in Linguadoca
per farvi applicare il trattato di Meaux. Nel frattempo la principessa Giovanna,
figlia di Raimondo VII, viene condotta a Parigi dove Bianca di Castiglia si
incarica della sua educazione: in venti anni essa rivedr suo padre due volte.
Mentre la corona di Francia pensa di aver spezzato definitivamente, grazie al
pentimento di Raimondo VII, la resistenza del Mezzogiorno e l'eresia, la
situazione che incontrano gli emissari di Parigi  tutt'altra. Infatti la
religione catara non  mai stata cos fiorente.
La morte di Simon di Montfort ha dato nuovo impulso al movimento cataro. Forse
non si tratta nemmeno di un rinnovato slancio religioso, quanto di un sentimento
patriottico, che fa identificare l'eresia con la difesa del sud contro il nord
cattolico, crociato ed alleato dell'alto clero. N la presenza dei crociati, n
i roghi accesi qua e l impediscono ai Perfetti di proseguire la loro
predicazione. E' cos che, fin dal 1215, la diocesi di Tolosa ha due vescovi,
Gaucelm e Bernard de la Mothe, essendo un solo prelato ormai insufficiente.
Quando Simon de Montfort raggiunge l'apice della sua potenza si possono contare
ben 1.000 diaconi catari nella Linguadoca. A dorso di mulo, il vescovo
Guilhabert de Castres, percorre instancabilmente le sue parrocchie, eludendo
ogni sorveglianza. Egli presiede ad alcune cerimonie in pieno centro di Tolosa,
noncurante della presenza dei crociati. Pur essendo stato una delle pi grandi
figure della Chiesa catara, egli si rifugi in un tale anonimato da rendere vana
qualsiasi ricerca sulle circostanze della sua morte e sulla data in cui essa
avvenne.
Lo sviluppo della fede eretica (malgrado le misure drastiche messe in opera per
combatterla) inquieta sempre pi il clero cattolico, costretto alla difensiva
sul piano dottrinale e sospetto alle popolazioni per l'appoggio che
concretamente fornisce agli invasori del Nord. La situazione diventa cos
allarmante da costringere Gregorio IX, il 27 luglio 1233, a conferire il loro
operato n alla giustizia civile n a quella episcopale. L'Inquisizione comincia
la sua opera.
Le cose non vanno per le lunghe: Pierre Seila e Guillaume Arnaud riescono a
catturare colui che viene considerato il capo dei catari di Tolosa, Vigoros de
Baconia. Due ore dopo la sua cattura egli  gi stato giudicato e giustiziato.
Gli eretici vengono arrestati, torturati e bruciati un po' dappertutto: a
Castelnaudary, a Laurade, a Ville-franche-de-Rouergue, a Saint-Martin-La-Lance,
a Gaja, a La Bessde. Lo zelo degli inquisitori  cos eccessivo che molte
lamentele giungono fino al papa e lo costringono a consigliare una certa
moderazione ai due domenicani. Eppure i metodi degli inquisitori non sembrano
escludere una certa serenit: quando arrivano in una localit i domenicani
concedono agli abitanti un periodo di grazia (di circa una settimana); colui che
si sente in colpa pu venire a confessare i suoi errori e potr cos godere di
una certa indulgenza. Scaduto il periodo di grazia gli inquisitori decidono di
incriminare coloro che considerano sospetti. Di solito le pratiche di ogni
accusato si arricchiscono delle denunce e delle accuse che gli abitanti
terrorizzati si rivolgono l'un l'altro. I presunti colpevoli vengono gettati in
prigione (che viene chiamata il muro) e vi rimangono fino all'esaurimento di
ogni facolt di resistenza. Se si ostinano nell'errore, vengono sottoposti alla
tortura; se, sotto l'effetto del dolore, si rimangiano le loro dichiarazioni
vengono considerati recidivi. Infatti la confessione viene considerata
dall'inquisitore come l'inizio della contrizione, rimangiarsi questa confessione
equivale a ricadere nel peccato.
Non disponendo di nessun potere temporale, l'inquisitore non pu pronunciare
nessuna condanna a morte; egli consegna perci il colpevole al braccio secolare.
Ma come potrebbe questo opporsi alla decisione di un domenicano? Di conseguenza
tutti i colpevoli vengono condannati all'unico supplizio allora riservato agli
eretici e ai recidivi: il rogo.
In meno di un anno, circa 500 catari, uomini e donne, che si rifiutano di
rinnegare la loro fede vengono bruciati vivi per opera degli inquisitori
domenicani. Questi ultimi sanno benissimo che per estirpare il Male dalle radici
devono andare fino in fondo e non indietreggiare davanti a nessun mezzo. Perci
decidono di servirsi di veri e propri agenti segreti, e cio di buoni cattolici
che accettino di infiltrarsi nelle comunit dei Perfetti fingendosi catari essi
stessi al fine di smascherare gli eretici. Fanno inoltre notevole affidamento su
alcuni catari convertiti, quali Robert le Bougre e Raynier Sacchoni, i quali,
entrati nell'ordine dei domenicani, semineranno il terrore nelle regioni di
Tolosa e di Albi.
I metodi adoperati dall'Inquisizione sollevano una tale ondata di protesta che
Raimondo VII di Tolosa si lamenta presso il papa: Essi (gli inquisitori)
sembrano prodigarsi pi per indurre nell'errore, che per ricondurre gli eretici
sulla giusta via; i loro eccessi sconvolgono il attivo del catarismo; gli
abitanti perci hanno tutto da temere dall'arrivo dell'inquisitore. Il
comandante della piazzaforte  un nipote di Raimondo VII, Raimon d'Alfar. Quando
viene a sapere della presenza dell'inquisitore, costui chiede ai comandanti
della fortezza di Montsgur, Roger de Mirepoix e Ramon de Parella, di mandare
truppe sicure ad Avignonet per farla finita con l'inquisitore. La sera del
gioved dell'Ascensione dodici uomini armati di scure irrompono nella sala in
cui Guillaume Arnaud e i monaci che lo accompagnano stanno ultimando la loro
cena. Il massacro  spaventoso; i preti muoiono cantando il Salve Regina.
Immediatamente, Raimon d'Alfar chiama gli abitanti di Avignonet
all'insurrezione. Anche questa volta tutti gli sguardi si girano verso il conte
di Tolosa. Accetter Raimondo VII di schierarsi al fianco del nipote?
Il conte ci pensa da molto tempo; dal 1240 egli ha un solo pensiero in testa:
cancellare il trattato di Meaux. Egli ha ordito contro il trono di Francia una
vasta coalizione che gode dell'appoggio dei re di Aragona e di Castiglia, del re
d'Inghilterra e del conte della Marche, Hugues de Lusignan, e anche del consenso
dell'imperatore Federico II. Il piano prevede un assalto generale contro il
regno di Francia. Purtroppo, al momento di passare all'attacco, nell'ottobre del
1241, il conte di Tolosa si ammala a Penne-d'Agenais. Senza tener conto di
questo contrattempo, il conte della Marche apre le ostilit. La risposta di re
Luigi  decisiva: il 20 e 22 luglio 1242 le sue truppe schiacciano Enrico III e
il conte della Marche nelle due battaglie di Saintes e Taillebourg.
Sconfitti i suoi alleati, Raimondo VII  costretto a sollecitare ancora una
volta la pace presso il re di Francia. Questa pace viene firmata a Lorris, il 30
ottobre 1242. San Luigi si dimostra clemente (forse perch pensa gi alla
prossima crociata che intende intraprendere in Terrasanta e nella quale i nobili
signori del Mezzogiorno potranno essergli di grande aiuto): egli accorda il
perdono a Raimondo VII, ma il conte deve rinunciare al Lauraguais e alle
piazzeforti di Bram e di Saverdun. Egli non  pi in grado ormai di venire in
aiuto a Raimon d'Alfar.
A San Luigi, per rivendicare i suoi diritti e quelli della Chiesa sulle regioni
meridionali, per condurre a termine definitivamente la lotta contro l'eresia
catara, resta ancora da abbatterne la pi potente fortezza: Montsgur.
Nel 1204 due eretici albigesi, Raymond de Mirepoix e Raymond Blasco, avevano
chiesto a un giovane signore della regione di Lavelanet, Ramon de Parella, di
ricostruire il castello di Montsgur, caduto in rovina. Dopo la sua
ricostruzione, la fortezza si presenta imponente e, appollaiata a 1207 metri di
altezza, domina l'enorme massa calcarea del massiccio di Saint-Barthlemy. Tra
gli ultimi campi, boschi e ruscelli e la base del castello ci sono seicento
metri di dislivello, quasi a picco. Montsgur appare dunque imprendibile.
Tuttavia esistono tra le rocce stretti corridoi e minuscole terrazze che ne
permettono l'ascesa. Il castello restaurato  diventato un rifugio per i catari.
Ramon de Parella non nasconde la simpatia che nutre per loro; quanto all'erede
della famiglia dei Mirepoix, Forneria, essa era diventata Perfetta. Montsgur 
diventato cos un simbolo, sia per gli eretici che per i cattolici, i quali
considerano la piazzaforte come il feudo stesso del Male.
E' verosimilmente durante il concilio di Bziers, svoltosi nell'aprile del 1243,
che viene presa la decisione di impossessarsi di Montsgur. Gli abitanti del
castello si aspettavano da tempo l'assalto dei crociati e decidono cos di
rafforzare le difese e di accumulare importanti riserve di viveri.
Gli assalitori non lesinano le forze: agli ordini del comandante della citt di
Carcassonne, Hugues d'Arcis, e dell'arcivescovo di Narbona, Pierre Amiel, un
esercito di almeno seimila uomini circonda la fortezza nel maggio del 1243: si
pensa che un assedio ben condotto far capitolare rapidamente il castello.
Questo metodo si rivela ben presto insufficiente: l'assedio non impedisce alla
guarnigione di Montsgur di ricevere rinforzi e viveri. Ramon de Parella
esercita il comando militare della piazzaforte, ma il vero capo  il vescovo
cataro Bertrand d'En Marti, il quale dirige una comunit di circa 550 persone,
tra le quali numerose donne: Marquesia de Lantar, suocera di Ramon de Parella,
Baissa, Donata, alcune Perfette di Tolosa, Guilleman d'En Marti, una parente del
vescovo. La vita religiosa al castello  intensa, caratterizzata soprattutto,
secondo la religione catara, dai sermoni del vescovo e dei diaconi e da molte
meditazioni. Per ospitare gli eretici e i soldati (questi ultimi sono un
centinaio circa), sono state costruite delle capanne di legno nei cortili del
castello e sono state sistemate le grotte vicino alle fondamenta. I costumi sono
austeri e gli uomini vivono separati dalle donne.
All'inizio di ottobre i crociati non hanno ottenuto che un piccolo successo:
sono riusciti ad occupare una stretta piattaforma posta ottanta metri sotto il
castello e sulla quale il vescovo di Albi, che ha qualche conoscenza di
ingegneria, fa collocare delle macchine di sua invenzione che lanciano dei sassi
che dovrebbero rompere le mura. Parigi e Roma s'impazientiscono: sono in gioco
il prestigio del re di Francia e quello del papato. Per sconfiggere Montsgur
bisogna servirsi del tradimento.
Il cinque gennaio 1244, durante la notte, le sentinelle di ronda vengono
assalite da soldati venuti non si sa da dove. Il combattimento  furioso e i
crociati si impadroniscono di uno strapiombo che domina tutta la parte orientale
del castello. Il vescovo d'Albi pu cos piazzare le sue macchine in un punto
tale che le corti interne di Montsgur verranno colpite dal lancio delle pietre.
Che cosa  successo? Pare che Hugues d'Arcis si sia assicurato l'aiuto degli
abitanti dei territori posti intorno al castello i quali non vedevano l'ora che
finisse la guerra. Sarebbero stati gli abitanti della regione che, conoscendo i
pi piccoli sentieri della montagna, avrebbero guidato i mercenari baschi,
famosi per la loro agilit, fino alla parte superiore della fortezza. Per i
catari e i soldati che li proteggono, la situazione  grave ma non disperata,
tanto pi che anche Montsgur ha il suo ingegnere in balistica, Bertrand de la
Beccalaria, le cui macchine rispondono con successo a quelle del vescovo di
Albi. Ma la situazione si aggrava ogni giorno di pi: in febbraio il morale
della guarnigione  molto basso. Non arrivano pi rinforzi, salvo uno o due
uomini che riescono a filtrare tra le maglie della rete tesa dai crociati.
All'interno del castello i preti catari vanno e vengono tra i feriti e i
morenti, molti dei quali chiedono di ricevere il Consolamentum.
C' stato il tentativo di un mercenario aragonese, Combario, di raggiungere
Montsgur con un rinforzo di venticinque valorosi soldati, fallito per
miseramente. Raimondo VII, in risposta alla richiesta di un suo aiuto ha chiesto
alla guarnigione della fortezza di resistere fino a Pasqua. In queste
condizioni, Ramon de Parella e Pierre-Roger de Mirepoix, d'accordo col vescovo
cataro Bertrand d'En Marti, devono rassegnarsi a negoziare.
I negoziati cominciano il 1 marzo 1244 e sono ben accolti da Hugues d'Arcis, il
cui esercito  stanco di un assedio che dura da nove mesi. Le condizioni dettate
in nome del re di Francia appaiono relativamente moderate: i difensori potranno
tenere Montsgur ancora per quindici giorni, ma dovranno consegnare degli
ostaggi; si perdoneranno loro tutti gli errori passati, compreso il massacro
degli inquisitori a Avignonet; i soldati dovranno comparire davanti al tribunale
dell'Inquisizione per confessare i loro peccati, ma saranno passibili solamente
di pene moderate; tutti i civili rifugiati nella fortezza verranno puniti con
pene leggere se abiureranno l'eresia, in caso contrario verranno bruciati vivi;
il castello di Montsgur verr consegnato al re di Francia e alla Chiesa.
Perch Montsgur ottiene una proroga di quindici giorni tra le trattative di
resa e la resa stessa? Questo rimane un enigma. Pare che questa strana tregua
sia stata richiesta dagli assediati stessi, nella speranza forse che l'arrivo di
rinforzi avrebbe loro permesso di riprendere il combattimento. Ipotesi poco
verosimile, se si tiene conto della risposta dilatoria del conte di Tolosa.
In questa richiesta dobbiamo vedere dei motivi specificamente religiosi. Bisogna
notare che in febbraio la guarnigione, incoraggiata dai catari, non pensa
minimamente a capitolare. Pare che Bertrand d'En Marti e i suoi fedeli abbiano
avuto bisogno di un luogo periodo di tempo per commemorare la morte del
fondatore del manicheismo, Mani. Secondo la tradizione, il martirio del profeta
era cominciato il 31 gennaio 276 ed era terminato il 26 febbraio 276. E'
probabile che i catari di Montsgur abbiano voluto celebrare in quei giorni la
passione di colui che era stato in larga parte all'origine della loro dottrina.
D'altra parte  probabile che gli assediati abbiano chiesto di essere lasciati
in pace per quindici giorni per celebrare per l'ultima volta una delle loro pi
grandi feste, la Tema. Questa festa era caratterizzata da una confessione
generale e pubblica della comunit e dei Perfetti, perci i catari non hanno
avuto molto tempo perch ognuno di loro si mettesse in pace con il suo Dio e la
sua coscienza. Durante gli ultimi giorni e fino alla loro ultima ora, i catari
rifugiati a Montsgur vivono dunque nella massima penitenza e austerit.
Il vescovo Bertrand d'En Marti dona al difensore della fortezza i suoi ultimi
beni: un panno di stoffa verde, un po' di cera, del sale e del pepe. Tutti
coloro che sanno di andare incontro alla morte si spogliano delle loro povere
ricchezze: una manciata di grano, un corpetto, un paio di scarpe.
Nel castello non regna un'atmosfera di morte, bens una specie di grave
felicit. Gli uomini e le donne che sanno di essere destinati alle fiamme non si
considerano ormai pi appartenenti a questo mondo; del resto, lo sono stati mai?
Undici difensori del castello, colpiti dalla straordinaria fede dei catari,
chiedono di ricevere il Consolamentum. Anche la moglie del signore di Montsgur,
Corba de Parella, rinuncia a suo marito, a suo figlio, a due figlie sposate e ai
nipoti e sceglie di morire da Perfetta.
I crociati penetrano nel castello la mattina del 16 marzo 1244. I duecento
eretici che hanno liberamente scelto il martirio sono pronti, raccolti attorno
al loro pastore. Gli inquisitori chiedono se tra di loro qualcuno vuole abiurare
l'eresia. Alla richiesta segue il silenzio pi assoluto... A un segno degli
inquisitori i catari vengono spinti fuori dal castello. A meno di duecento
metri, su una piattaforma erbosa che oggi porta il nome di campo dei Cramatehs
(dei bruciati)  stato innalzato il rogo, mostruoso ammasso di fascine,
circondato da una beffarda barriera di pali conficcati nel terreno. Per
permettere al fuoco di attecchire rapidamente sono state aggiunte alla legna un
po' di paglia e della resina.
I malati e i feriti vengono gettati sul rogo, sul quale vengono poi spinti gli
altri eretici. La moglie del conte di Montsgur in un ultimo slancio disperato,
cerca di mettersi a fianco di sua madre, una ottuagenaria inferma e di sua
figlia. Le prime fiamme, accese da boia nervosi e impressionati, salgono a
lambire i corpi dei catari... Le prime grida di dolore mal coperte dal Veni
Creator intonato dagli inquisitori si alzano verso il cielo... poi l'odore
insopportabile della carne bruciata...
Ci vorranno cinque ore perch il rogo di Montsgur diventi un mucchio di cenere.
Un prete che ha assistito alla morte degli eretici, commenta il dramma con una
frase: Essi passarono dalle fiamme terrene a quelle dell'inferno. Perch le
fiamme del rogo di Montsgur non si sono spente nei secoli, mentre a Bziers, a
Moissac, a Tolosa le vittime dei massacri erano di gran lunga superiori?
La risposta si trova nel fatto che a Montsgur 200 eretici hanno avuto quindici
giorni per prepararsi alla pi atroce delle morti; dal canto loro gli
inquisitori e i crociati hanno avuto anch'essi quindici giorni per prepararsi
allo sterminio delle loro vittime. Non si trattava pi di massacri commessi
nella furia del combattimento, ma di uno di quegli strani avvenimenti che si
incontrano talvolta nella Storia: vittime che si consegnano spontaneamente ai
propri carnefici, i quali preparano metodicamente l'olocausto.
Ma i catari, prima di salire sul rogo, possono riprendere l'apostrofe del
profeta: Morte, dov' la tua vittoria?, perch durante la notte dal 15 al 16
marzo mentre il vescovo Bertrand d'En Marti prodigava le ultime cure ai catari,
dicendo loro che l'indomani essi avrebbero conosciuto la gioia di abbandonare un
mondo preda del Male, quattro uomini riuscivano ad allontanarsi da Montsgur.
Essi avevano il compito di salvare il tesoro. Che cosa era esattamente questo
tesoro? Non lo si sapr probabilmente mai.
Ancor prima della caduta di Montsgur i catari erano riusciti a nascondere nelle
grotte del Sabarthze importanti quantit d'argento, frutto di collette e di
doni. Perch allora, alla vigilia del giorno in cui il rogo si sarebbe acceso,
Pierre-Roger de Mirepoix nasconde sotto terra, come dice uno storiografo
dell'epoca, Amiel Aicart e il suo amico Hugo, entrambi eretici, e li aiuta a
evadere procurando loro delle corde che permettono a loro e ad altri due uomini,
probabilmente delle guide, di scendere dal castello in fondo a un burrone
vicino?
Pare che i catari abbiano voluto salvare i preziosi libri contenenti la loro
dottrina e che erano stati raccolti nella fortezza, giudicata imprendibile, nel
momento in cui la repressione dei crociati andava aumentando ed assumendo
proporzioni pericolose. Il tesoro dei catari non verr mai ritrovato, essi sono
morti portando con s il segreto del nascondiglio: essi hanno affidato alla
terra ci che consideravano sacro e la terra non li tradir. Non possiamo sapere
di preciso in che cosa consistesse il tesoro: forse si trattava di libri, o
forse di oggetti circondati di venerazione, come il vaso nel quale Giuseppe
d'Arimatea avrebbe raccolto il sangue del Cristo disceso dalla Croce. Ecco
perch i catari sono stati spesso considerati come gli ultimi depositari del
Graal.
Occupando Montsgur i crociati rimangono molto sorpresi e si chiedono se si
tratti di un castello o di qualcos'altro. La fortezza non risponde a nessuna
delle regole delle costruzioni militari dell'epoca e non ha nulla in comune con
i castelli della Linguadoca o del Rossiglione. D'altra parte, essendo i catari
partigiani della non violenza e rifiutandosi di uccidere anche un animale, essi
non avrebbero certo chiesto la costruzione di un castello solo per scopi
militari. Il mistero  reso pi fitto dal fatto che nel 1204, anno in cui i
catari chiesero la ricostruzione del castello e in cui Esclarmonde, sorella del
conte di Foix, ader pubblicamente al catarismo senza sollevare una reazione
immediata, i catari non erano particolarmente minacciati.
La chiave dell'enigma risiede forse nell'architettura del castello, la cui
pianta  simile a quella di un tempio solare. Le aperture sono orientate in modo
tale che ognuna di esse, a seconda dei periodi dell'anno, corrisponde all'alzar
del sole e nello stesso tempo a un segno dello zodiaco. Le dodici aperture
praticate nelle mura della fortezza permettono cos di avere uno zodiaco al
completo. Inoltre, dalla sala bassa del torrione non si pu vedere il sole che
in determinati giorni dell'anno ed  molto probabile che questa sala, in cui
probabilmente avevano luogo le prediche, rappresentasse simbolicamente il mondo
delle tenebre nel quale viviamo illuminato talvolta dal raggio fuggitivo della
luce divina.
Quando i catari si riunivano per pregare tenevano sempre in gran conto la
posizione del sole. Ecco dunque il legame che li unisce ai manichei i quali
pregavano sempre rivolti verso il sole, che all'alba rappresentava il risveglio
di Adamo e al tramonto la fine del mondo. Il catarismo quindi, almeno nella
forma in cui venne praticato a Montsgur, assomiglia non tanto a una deviazione
dal cattolicesimo quanto a una religione vera e propria, esoterica nella sua
essenza, di cui solo i Perfetti avevano una profonda ed esatta conoscenza.
La stessa Inquisizione non si  dimostrata sensibile a questo aspetto del
problema. Gli inquisitori interrogavano gli eretici, grazie alle infinite
risorse della tortura, senza mostrarsi mai curiosi di conoscere l'essenza delle
cose e si limitavano a eliminare coloro che sfidavano la potenza spirituale di
Roma. Bench il rogo di Montsgur segni il funebre apogeo della crociata, la
lotta non  ancora finita, poich si  creato nel Fenouilldes un nucleo di
resistenza, il cui centro risiede nell'orgogliosa cittadella di Quribus. I
signori ancora ostili alla corona di Francia possono venire in appoggio da
Quribus alle potenti fortezze di Puylaurens e di Fenouillet. Quribus cade solo
nel 1255 e il suo comandante Chabert de Barbera viene costretto alla resa della
piazzaforte solamente a causa di un agguato nel quale era caduto.
Una volta ancora gli eretici sopravvissuti hanno solo la possibilit di
rifugiarsi nei boschi e sulle montagne. Essi avranno tuttavia un ultimo
sussulto. Nel 1283 viene ordito un complotto a Carcassonne contro i domenicani.
Gli inquisitori, forti della bolla Ad extirpanda del papa Innocenzo IV che
legalizza la tortura, si mostrano pi spietati che mai. Il loro capo spirituale
Nicolas d'Abbeville, viene attaccato mentre sta predicando sul pulpito.
Nel 1295 nuova sommossa: gli abitanti di Carcassonne si impossessano del
convento dei domenicani e lo saccheggiano. I catari hanno trovato un nuovo capo
nella persona di Pierre Authier il quale, per una decina d'anni, dal 1298 al
1309, godr di tali complicit da sfuggire a tutte le ricerche. Sembra che
Pierre Authier avesse organizzato una nuova Chiesa catara la cui dottrina, mal
conosciuta, sarebbe stata molto diversa dalla dottrina primitiva. Pare per che
l'influenza di questo nuovo predicatore dell'eresia non abbia oltrepassato
l'alta valle dell'Arige.
Appare infine l'ultima grande figura del catarismo: Bernard Dlicieux.
Nel 1300 compaiono davanti al tribunale dell'Inquisizione trentacinque notabili
di Albi accusati di eresia. Diciannove di loro sono condannati all'ergastolo e a
ricevere soltanto l'acqua dell'angoscia e il pane del dolore. Bernard Dlicieux,
professore di teologia nel convento dei fratelli minori di Carcassonne, rimane
sconvolto non tanto dalla condanna dell'Inquisizione quanto dalle terribili
torture alle quali sono stati sottoposti gli eretici. Per quattro anni egli si
pone alla testa di tutti i movimenti contro l'Inquisizione. Con grande audacia
si reca perfino presso Filippo il Bello e Bonifacio VIII a denunciare gli
eccessi commessi dai domenicani: uno di essi, Foulques de Saint-Georges dopo
aver messo incinta una donna, ha mandato al rogo un cataro dopo averlo accusato
di essere il padre del bambino. Commosso dai lamenti che gli giungono da ogni
parte, il papa sospende per un certo periodo le procedure dell'Inquisizione, che
per ristabilisce rapidamente, poich Bernard Dlicieux diventa sempre pi
forte.
Nel 1303 il domenicano Benedetto XI succede a Bonifacio VIII sul trono di San
Pietro. Il nuovo papa accorda un totale sostegno all'Inquisizione. Bernard
Dlicieux viene alla fine catturato e muore il giorno di Pasqua del 1320, dopo.
essere stato crudelmente torturato. Negli anni che seguono vengono pronunciate
ancora alcune condanne contro gli eretici, ma ormai diventano sempre pi rare,
poich coloro che riescono a sfuggire alle ricerche si rifugiano sul versante
spagnolo dei Pirenei.
Alla fine del XIV secolo l'Inquisizione scompare: ormai praticamente non ci sono
pi catari n albigesi. Il catarismo  infatti morto sul rogo di Montsgur nelle
fiamme del quale  scomparsa anche la resistenza del Mezzogiorno alle imprese
dei Capetingi. Pierre-Roger de Mirepoix, uno dei difensori della fortezza, 
diventato un fedele servitore di Roma. Montsgur viene data al nuovo signore di
Mirepoix, Gui II de Levis, e in essa prende dimora un cappellano cattolico, in
attesa di conoscere una nuova invasione, definitiva questa volta, quella delle
erbacce.
Il 22 agosto 1246, l'ultimo dei Trencavel, che si faceva sempre chiamare
visconte di Bziers e di Carcassonne, si sottomette a San Luigi, il quale gli
accorda una pensione annua di seicento lire, obbligandolo per a partire per la
Terrasanta. Il re di Francia decide allora di ricostruire e di amplificare le
fortificazioni di Carcassonne.
Resta Raimondo VII, il quale  costretto a pagare a caro prezzo il suo
allineamento a Roma. Qualche mese prima della sua morte (avvenuta il 27
settembre 1249), egli fa bruciare ottanta eretici a Agen, andando oltre il
desiderio degli inquisitori che non volevano un tale olocausto. La sua ultima
soddisfazione fu quella di essere inumato in terra cristiana, nell'abbazia di
Fontevraut, ottenendo cos una grazia che il papa aveva sempre rifiutato a suo
padre. Da quel momento le cose andarono da sole: poich il conte di Tolosa era
morto senza figli legittimi, la contea pass nelle mani di Alfonso di Poitiers,
marito della contessa Giovanna, figlia unica di Raimondo VII. La coppia muore
nel 1271, senza figli, di modo che le terre di Tolosa passano definitivamente
nelle mani del re di Francia. La Chiesa  troppo potente, e troppo temibili sono
i mezzi dei quali pu servirsi, perch possa essere apertamente combattuta. Essa
inoltre si trovava a fianco dei Capetingi.
Il catarismo non pu pi identificarsi in una specie di resistenza del
Mezzogiorno contro il Nord. La Francia del pane ha vinto la Francia del vino. Il
prestigio di San Luigi  tale, e cos forte  ormai l'idea monarchica che i
signori della Linguadoca e del Rossiglione non oseranno pi sfidare il Re Santo
e si schiereranno fedelmente con la corona. Partendo per la crociata, San Luigi
non avr vassalli pi fidati di quelli che fino a quel momento avevano
contestato il potere di Parigi.
Strano destino quello del catarismo, che senza volerlo ha accelerato il processo
di unificazione della Francia. Organizzando la crociata contro gli Albigesi,
Innocenzo III voleva fare rientrare nel grembo della Chiesa una regione che le
sfuggiva, ma avendo dovuto ricorrere all'aiuto del re di Francia per spezzare
l'eresia, furono i Capetingi i veri vincitori. Vincitori ingrati, perch un
giorno Filippo il Bello non esiter ad entrare in conflitto con il papato e a
fare dei papi di Avignone i rivali dei papi di Roma. Cos, morendo
coraggiosamente sul rogo, i catari hanno provocato l'avvento della nazione
francese a scapito dello stato feudale.
Fine.

















































