EDMOND BERGHEAUD.

LA SANGUINOSA GUERRA DELLE DUE ROSE.

Uno dei pi cupi episodi della storia d'Inghilterra, un periodo di trenta anni
(1455-1485), pieno di rumore e di furia, con re, conti, baroni simili a selvaggi
avidi e crudeli, un popolo stanco e sfinito per la fatica e per le prove che ha
dovuto affrontare:  la Guerra delle Due Rose, posta sotto il segno del pi
dolce e nello stesso tempo pi misterioso dei fiori. Rosa rossa di Lancaster,
rosa bianca di York... Due delle pi grandi casate di uno dei pi potenti regni
di Occidente si affrontano in un duello senza misericordia che avr come
risultato la fine del feudalesimo. Guerra singolare, questo succedersi di
combattimenti, di delitti e di intrighi, le cui premesse si formano solo in
parte in Inghilterra. Trovano infatti le loro origini sul suolo francese,
poich, anche se lontana nel tempo, alla base della Guerra delle Due Rose  la
guerra dei Cento Anni.
Francesi e inglesi si battono sin dal 1337 per un'oscura questione dinastica.
Alla morte del re di Francia, Carlo IV (l'ultimo dei Capetingi), che non lascia
eredi diretti, la corona passa a Filippo VI di Valois. Subito Edoardo III
d'Inghilterra fa valere i suoi diritti al trono in quanto figlio di Elisabetta,
figlia di Filippo il Bello. Ma, nonostante la sua apparenza bonacciona, Filippo
di Valois non  uomo da cedere a pretese straniere, sostenuto anche da amici
fedeli e devoti che, attraverso i loro privilegi, scoprono quasi inconsciamente
un sentimento del tutto nuovo: il nazionalismo. Filippo di Valois diventa re di
Francia col nome di Filippo VI e sua prima cura  sfidare gli inglesi che hanno
un solo progetto: impadronirsi di Parigi. Il 12 luglio 1346, Edoardo III sbarca
in Francia alla testa di un esercito imponente: 15.000 uomini, in maggioranza
arcieri. Tuttavia, per finanziare la spedizione, ha dovuto imporre agli inglesi
nuove tasse. Il popolo mormora e si chiede il perch di questa lotta contro i
francesi che, a quell'epoca, esso quasi non conosceva. La guerra sembra mettersi
bene: Caen  conquistata con un colpo di mano. Soddisfatto, Edoardo III permette
il saccheggio e cos, sulla strada di Parigi, anche il pi piccolo villaggio
viene bruciato.
Si incendia, si saccheggia, ma non si conquista la capitale francese. Filippo VI
ha raccolto abbastanza uomini, non solo per difendere la citt, ma anche per
passare all'attacco. Un po' di sangue freddo avrebbe verosimilmente permesso di
distruggere l'esercito inglese che si ritirava verso la Somme. Spronato dai suoi
baroni, Filippo VI vuole una vittoria sbalorditiva: poich gli inglesi in
ritirata hanno deciso di battersi a Crcy, ebbene, ci si batter a Crcy.
Il disastro del 26 agosto 1346  il pi grave che sia mai stato subto da un
esercito dei re di Francia: il fiore della cavalleria francese cade sotto le
frecce degli arcieri inglesi. Il pi grande storiografo del tempo, Froissart,
scrive: Nuovi squadroni ardenti cadevano a loro volta sotto la grandinata di
frecce, i cavalieri venivano uccisi o disarcionati dai loro cavalli colpiti...
la confusione aveva raggiunto proporzioni spaventose, quando si avanz la
fanteria. Il re di Francia, leggermente ferito, riesce a fuggire dal campo di
battaglia, seguito solo da cinque cavalieri.
Forte della sua vittoria, ma furioso poich tanti nobili cavalieri francesi
erano stati massacrati invece che catturati, affinch servissero per il
riscatto, Edoardo III marcia su Calais: infatti il re di Inghilterra ha bisogno
di un successo strepitoso in Francia per rafforzare il suo potere anche nel suo
stesso regno. Gli scozzesi infatti, guidati dal loro re Davide II, tentano di
penetrare in Inghilterra per liberarsi da un giogo che a loro sembra
insopportabile; una vittoria fortunata, riportata a Neville's Cross, permette
agli inglesi di catturare Davide II, che rester prigioniero nella Torre di
Londra per dieci anni.
Calais, tuttavia, cadr dopo undici mesi di assedio, terminato col sacrificio di
sei borghesi che offriranno la loro vita in cambio di quella degli abitanti
della citt. E' indiscutibile che l'intervento della regina d'Inghilterra 
stato determinante per salvare coloro che si sono offerti come ostaggi; ma in
realt Edoardo III, cos a corto di denaro, non si fa scrupolo di nascondere il
suo desiderio di ottenere un riscatto favoloso sotto i segni esteriori della
magnanimit.
Crcy... Calais... Il re d'Inghilterra ha vinto, senza per rendersi conto del
vespaio in cui ha messo il suo paese. Chi lo direbbe, d'altronde, dato che dopo
le campagne vittoriose del Principe Nero, figlio primogenito di Edoardo III, il
re di Francia Giovanni il Buono  stato catturato a Poitiers (1356) e la guerra
sembra chiudersi col trattato di Brtigny? Trattato o trionfo? La Francia cede
al vincitore tutta la parte sud-occidentale del regno e il re di Francia, il re!
si impegna a versare, quale prezzo della sua liberazione, tre milioni di scudi
d'oro; come suprema umiliazione, Giovanni il Buono deve lasciare agli inglesi in
ostaggio uno dei suoi figli.
Tuttavia gli allori della vittoria appassiscono in fretta: in Francia  sorto un
grande condottiero, Bertrand du Guesclin. Egli, fra tutti i capi militari
dell'epoca,  l'unico che abbia capito l'importanza della rivoluzione che gli
inglesi hanno portato nell'arte della guerra: niente pi cavalieri impietriti
nelle loro armature, a cavallo di corsieri che sono prede altrettanto facili per
quegli arcieri che hanno stabilito, in modo crudelmente decisivo, la superiorit
del fantaccino che pu colpire a morte lanciando un dardo a parecchie centinaia
di metri.
Du Guesclin rifiuta la battaglia ordinata e agisce di sorpresa: i suoi soldati
sono ovunque e in nessun luogo. Cos nel 1380, Carlo V, successore di Giovanni
il Buono sul trono di Francia, potr dire con soddisfazione che gli inglesi, nel
suo regno, possiedono solo cinque citt.
Ma ben pi di queste vittorie e sconfitte che si alternano, ci che colpisce 
la quasi identit della situazione interna in Francia e in Inghilterra.
Da ambo le parti della Manica il popolo protesta per le imposizioni di
contributi, sia in denaro sia in natura, che diventano sempre pi pesanti. Ma in
Francia la monarchia  tanto forte, cos forte  il potere del re, l'unto del
Signore, che i francesi arricciano il naso quando devono pagare, ma moderano le
loro reazioni. Le cose in Inghilterra vanno diversamente. Gi da molto tempo in
questa nazione, attraverso sistemi empirici, comuni e contee hanno ottenuto voce
in capitolo. Sotto il regno di Edoardo III si produce una frattura
importantissima per il futuro. Il Parlamento, organo unico in origine, si 
progressivamente scisso in due parti: i Lords che, splendenti di privilegi, si
inchinano sempre davanti alla volont del re, e i Comuni che interpretano,
spesso con malumore, i mormorii di una popolazione oppressa. Invischiato nella
guerra in Francia, una guerra che egli non pu concludere in modo definitivo,
Edoardo III si vede costretto a scendere a patti con i Comuni, se non vuole
correre il rischio, un giorno o l'altro, di dovere affrontare una rivolta
popolare.
Tra le concessioni fatte dal re figura anche la possibilit di discutere le
tasse. Queste concessioni, per, non rafforzano l'autorit di Edoardo III. Ha
vinto in Francia? Bell'affare! La conquista  non solo rimessa in questione, ma
sparisce come neve al sole; bisogna continuamente inviare uomini e trovare, di
conseguenza, il denaro per pagarli.
Alle soglie della vecchiaia, il sovrano, che dopo la morte della moglie, uccisa
nel 1369 dalla peste nera,  caduto sotto l'influenza di una prostituta, Alice
Perrers, sprofonda in una malinconia da cui neanche le ubriacature riescono pi
a trarlo. Il re, che ha creato l'ordine della Giarrettiera avente come fiero
motto Honny soit qui mal y pense, ora suscita anche i motteggi del suo seguito.
Pu morire; c' suo figlio, il Principe Nero, in cui per le virt militari
superano il giudizio politico. Egli, almeno, sar capace di finirla con questi
re di Francia che rifiutano di sottomettersi; ma sfinito da mille combattimenti,
l'erede al trono muore nel 1376, lasciando un figlio che non ha ancora dieci
anni.
La morte di Edoardo III  l'immagine degli anni tristi che il suo regno sta per
vivere. Il vincitore di Crcy, il conquistatore di Calais, colui che ha voluto
instaurare la supremazia inglese sul continente, il re, muore solo, e un
semplice prete, trovato a fatica, gli somministra l'estrema unzione. Prima
ancora che il re spiri, Alice Perrers, si impadronisce degli anelli che egli
portava alle dita.
Ecco quindi l'Inghilterra nelle mani di un bambino di nove anni. Lo rivestono di
tutte le insegne della regalit, ma il vero potere  assunto da suo zio, il
fratello cadetto del Principe Nero: Giovanni di Gand, duca di Lancaster, che ha
una rosa rossa nel suo blasone. Giovanni di Gand si erge su coloro che lo
circondano: la semplicit e la rettitudine della sua vita si uniscono ad un
sincero desiderio di finirla con quella guerra di Francia che, egli ne ha il
presentimento, non porter a nulla.
Forse il reggente avrebbe potuto portare a buon fine l'impresa se l'Inghilterra
non si fosse trovata in una terribile situazione interna. La peste nera che ha
sconvolto il paese nel 1346 (senza, d'altronde, risparmiare l'Europa) ha
distrutto migliaia di vite; la carestia, la miseria diventano destino comune. La
disperazione, allora, spinge coloro che non hanno niente contro i possidenti; la
rivolta serpeggia anche tra il basso clero che se la prende con i titolari dei
ricchi benefici ecclesiastici.
La rivolta dei contadini trova il suo capo in John Ball, che vede le file dei
malcontenti ingrossarsi con i soldati tornati dalla Francia e inaspriti dalla
miseria della conquista. Si rimettono apertamente in discussione i privilegi
nobiliari. Scoppiano rivolte nel Kent e nel Sussex, dove i castelli vengono
bruciati. Con la sorpresa e con la complicit, alcune bande armate riescono ad
entrare a Londra; per tre giorni il panico regna nella capitale: l'arcivescovo
di Canterbury, uno dei pi grandi proprietari fondiari del regno,  decapitato e
la dimora privata del reggente, Giovanni di Gand, viene incendiata.
Ma la persona regale ha ancora un suo potere magico: il re si presenta a cavallo
tra i ribelli sbalorditi: Che cosa volete? Non avete altro capo all'infuori di
me; seguitemi e avrete tutto quello che volete. Soggiogati, i rivoltosi lasciano
la capitale. La repressione che si abbatte su di loro  pari alla paura che essi
hanno suscitato. Un'amnistia generale sar concessa nel 1382 e consolider la
pace tra le due forze.
E' forse la brusca rivelazione di ci che ha visto o sono la duttilit e la
durezza esemplari di cui ha dovuto dar prova all'improvviso a spingere il
giovane re Riccardo a liberarsi della tutela di Giovanni di Gand? Il reggente
sente bruscamente il bisogno di recarsi in Aquitania, di cui  vicer, senza per
questo trascurare i suoi interessi in Inghilterra, interessi che egli affida a
suo figlio Enrico.
Riccardo II d'Inghilterra non ha un temperamento bellicoso. Le relazioni pi che
affettuose con il suo confidente, il cancelliere Michel de La Pole, suscitano 
motteggi di una nobilt che non pensa che a venire alle mani, tanto pi che,
dopo la rivolta popolare, le tasse si riscuotono a fatica e i conti e i baroni
hanno difficolt a trovare dei sussidi. Per queste ragioni, si forma un grande
complotto contro Michel de La Pole, accusato di indebolire la volont del re.
Una guerra civile spunta quindi all'orizzonte. Riccardo II ha mal sopportato le
pressioni su di lui esercitate per separarlo dal suo favorito; parte per il
Galles e solleva i suoi fedeli. Ma lo zio del sovrano, Gloucester, dichiara
traditori coloro che si sono uniti alla causa reale. Si impegna una gara di
velocit per impadronirsi di Londra: Riccardo la vince, ma finisce con il
sottomettersi agli avversari. Il conte di Oxford, Robert de Vere, altro favorito
del re, prende le armi: le sue truppe sono sbaragliate a Radcot Bridge dai figli
di Giovanni di Gand.
In realt Riccardo II  completamente vinto dai personaggi pi in vista del
regno che, con la capitolazione imposta al sovrano, hanno dissacrato la funzione
reale, al punto di progettare, anche solo per un momento, di deporre Riccardo,
cio di farlo giustiziare, sorte gi toccata al suo bisnonno Edoardo II.
Il re sar in definitiva risparmiato, ma l'avvertimento datogli  chiaro: tutti
i suoi consiglieri personali sono impiccati o squartati e Riccardo  costretto
ad approvare le esecuzioni. Per un anno egli medita una possibile vendetta.
La rivincita ha luogo il 3 maggio 1389. Dopo aver riunito il consiglio della
nobilt, cio il fior fiore dei personaggi potenti e titolati, Riccardo chiede
dolcemente: Quanti anni ho io?
Ventitr. risponde in coro l'uditorio.
Ebbene, esclama il re, questa volta con voce piuttosto forte, dal momento che
sono maggiorenne non intendo pi essere privato dei diritti che anche il pi
misero dei miei sudditi possiede. D'ora in avanti, sar io a governare! E lascia
l'assemblea stupefatta.
Le disgrazie piovono subito. Il vescovo Tommaso, futuro arcivescovo di
Canterbury e fratello del conte di Arundel, lo stesso che era stato l'anima del
complotto mirante a fare di Riccardo II un re senza corona, deve abbandonare il
Gran Sigillo, cio la carica di Primo Ministro; il vescovo Gilberto non
controlla pi la direzione del Tesoro. I Lords avevano posto dei giudici in
tutti i tribunali: essi saranno affiancati da magistrati nominati direttamente
dal re. Riccardo II sa anche usare un'indulgenza calcolata: si riconcilia con
Giovanni di Gand che, con il figlio Enrico, si era rifugiato in Spagna.
Per otto anni la volont del re si impone sempre e dovunque. Sono anche otto
anni in cui il sovrano non dimentica le umiliazioni subite: per questo egli
schiaffeggia pubblicamente il conte di Arundel, colpevole di essere in ritardo
ai funerali della regina Anna di Boemia. Poich lo scandalo si  verificato
nella cattedrale di Westminster, il clero, che non apprezza l'energia del re,
grida al sacrilegio e riscopre un'antica profezia annunciante che, dopo
l'assassinio di Thomas Becket, il sangue del Martire sarebbe ricaduto
sull'Inghilterra, se nuovo sangue fosse stato versato in luogo consacrato.
A poco a poco, indifferente ai mormorii e alle velleit d'intrigo, Riccardo II
rafforza il suo potere: nel 1394 si reca in Irlanda ove arruola un esercito
totalmente devoto alla sua persona.
La pace all'interno sembra assicurata, e il re cerca di porre termine al
conflitto con la Francia. Dopo la vedovanza, per ragioni politiche sposa, nel
1396, Isabella, figlia primogenita di Carlo VI, re di Francia. Un buon trattato
suggella politicamente le nozze: comporta un patto di non aggressione della
durata di trent'anni e contiene inoltre la clausola segreta di un aiuto francese
nel caso che Riccardo II debba affrontare una rivolta. Questo trattato,
favorevolmente accolto dal popolino ostile alle avventure lontane, suscita
invece la collera della nobilt che, sempre pi a corto di denaro, contava sul
bottino sicuro che una nuova spedizione in Francia garantiva.
Decisamente Riccardo II  l'uomo dalla lunga pazienza e la vendetta a lungo
progettata  per lui una seconda natura. Non un solo istante, neanche quando
dava il bacio della pace, ha dimenticato il modo con cui hanno eliminato, dal
suo seguito pi diretto, gli uomini in cui egli aveva fiducia. Arundel,
proclamato traditore del re, viene decapitato; Gloucester, uno di coloro che nel
1387 avevano cercato di fare di Riccardo II un re fantoccio,  imprigionato e
poi assassinato a Calais da sicari di Riccardo. Warwick, un altro ribelle, 
esiliato nella lugubre isola di Man. Terrorizzato pi che consenziente, il
Parlamento maschera la sua paura approvando entusiasticamente le virt del
patibolo. C' ancora un solo ostacolo da eliminare sulla strada del potere
assoluto:  Enrico, figlio di Giovanni di Gand.
Enrico e Riccardo hanno pressappoco la stessa et: da bambini hanno giocato
insieme; l'intelligenza dell'uno vale quella dell'altro; Enrico  stato uno dei
primi ad opporsi a coloro che volevano deporre o assassinare Riccardo. Questa
fedelt non sar ricambiata, forse pi per calcolo politico che per
ingratitudine.
Un giorno scoppia una stupida lite tra Enrico e il duca di Norfolk: costui
sostiene che Riccardo II  ben deciso ad abbattere tutta la nobilt inglese e
Enrico  di opinione contraria. La controversia si acuisce a tal punto che i due
uomini non hanno altra soluzione che battersi in duello. Nel momento dello
scontro, appare Riccardo che getta il suo scettro nell'arena e con un tono che
non ammette replica, proibisce il combattimento. Poi pronuncia la sentenza: il
duca di Norfolk  esiliato a vita Enrico  bandito per dieci anni. Il primo
morr poco tempo dopo; l'altro che ha scelto di vivere in Francia, continuer ad
ordire intrighi contro il re.
Ecco dunque Riccardo padrone assoluto del suo regno, dopo anni di pazienza e di
astuzia. Tuttavia non si rende conto che il potere assoluto gli ha inimicato non
solo tutta la nobilt che ancora resta in Inghilterra, ma anche i borghesi che
si chiedono se un giorno non toccher a loro di essere schiacciati dal re.
Giovanni di Gand, venerabile e grande duca di Lancaster, muore nel febbraio 1399
ed Enrico eredita gli immensi domini sparsi un po' dovunque in Inghilterra.
Ora, Riccardo II ha come sempre bisogno di denaro. Che fare per procurarsene, se
non mettere le mani sull'eredit di Enrico? Egli se ne impadronisce, spiegando
che dopo il suo esilio in Francia il nuovo capo della famiglia Lancaster
continua a complottare contro la sicurezza dell'Inghilterra. Il re non capisce
che, schernendo il diritto di eredit, egli si inimica, e in modo definitivo,
tutti i nobili che si pongono la medesima domanda: Ci che il re ha fatto ad
Enrico, perch non potrebbe farlo a noi?
Ma se Riccardo II  stato l'uomo della vendetta Enrico non  da meno. Nel maggio
1399, il re prende ii comando di una spedizione destinata a domare i troppo
turbolenti irlandesi, e parte tranquillo, pensando di essersi stabilmente e
definitivamente assicurato il regno. Ma  un errore di giudizio: Enrico, che
ormai non porter altro nome che quello di Enrico di Lancaster, sbarca in
Inghilterra, assicurando modestamente che egli vuole soltanto vedere
riconosciuti i suoi diritti. Subito molti nobili accorrono a lui e gli offrono
obbedienza; il popolo si unisce prontamente a colui che gi considera vincitore.
Riccardo II ha colpito e anche Enrico colpisce: a Bristol fa decapitare tre
ministri del re.
Riccardo II sfida colui che, ai suoi occhi,  solo un usurpatore, ma il suo
esercito si sfascia: solo qualche coorte gallese gli resta fedele. Presentendo
di avere perso la partita, Riccardo II, rifugiatosi nella desolata solitudine
del castello di Flint, si affida alla discrezione di Enrico di Lancaster. Costui
si mostra implacabile: carico di catene, il re prigioniero  chiuso nella Torre
di Londra dove, nel vero senso della parola, gli viene strappata l'abdicazione.
Gli rimarr solo la morte nel carcere del castello di Pontefract.
Impazienti di liberarsi da un giogo troppo pesante, nobili e prelati portano,
senza esitazione, al trono d'Inghilterra Enrico di Lancaster, che regner con il
nome di Enrico IV. Il clero riceve subito la ricompensa per il suo appoggio: il
nuovo sovrano gli accorda il diritto di bruciare gli eretici. Londra val bene un
rogo.
Cos, sboccia la rosa dei Lancaster. Ma perch, dovrebbe la rosa bianca degli
York restare offuscata? E, dato che il trono  stato occupato con una vera e
propria azione di forza, perch riconoscere la legittimit di chi se n'
impadronito? Dopo tutto, gli York hanno diritti al trono uguali, se non
superiori, a quelli dei Lancaster: non sono forse autentici discendenti del
quinto figlio di Edoardo III?
Per il momento, la personalit di Enrico IV ha il sopravvento, non solo per la
decisione e l'energia che ha rivelato nell'abbattere Riccardo II, ma anche per
le sue "buone e virtuose qualit". Ha appena cinto la corona che esprime il
desiderio di mostrare la sua clemenza verso i suoi nemici. Il ritratto tracciato
da Shakespeare pu essere considerato assai vicino alla realt storica: Ormai
questa terra assetata non tinger pi le sue labbra arse col sangue dei suoi
figli; la guerra non solcher pi le nostre pianure con le trincee, non
calpester pi i nostri fiori con gli zoccoli ferrati delle cariche nemiche...;
la lama della guerra non ferir pi il suo padrone come un coltello mal
rinfoderato... ora dunque, amici,  sulla lontana tomba di Cristo che, come
soldati arruolati al servizio della croce divina, noi vogliamo portare i
guerrieri inglesi...
Enrico IV  probabilmente meno scaltro di Riccardo II ed  verosimile che, da
fervente cristiano, abbia effettivamente pensato ad una crociata in Terra Santa,
per riconciliare, nel fuoco delle battaglie, amici ed avversari. Politicamente,
porta il fardello di un peccato originale. Si  dapprima imposto con la forza ed
 poi stato consacrato dalla volont dei nobili e dei vescovi. Infatti  da
questi ultimi che ha avuto il potere. Il vescovo di Arundel glielo fa d'altronde
sentire il giorno dell'incoronazione, dicendogli: Ecco che Dio ci ha mandato per
il governo un uomo di giudizio e di grande prudenza che, con l'aiuto di Dio,
ricever guida e consiglio dai saggi e dagli anziani di questo regno... Ci
ricade su di noi e ci riguarda... Il re non si baser solo sul suo giudizio e
sulle sue decisioni personali, ma decider secondo il parere, il consiglio e
l'approvazione di tutti.
Enrico IV sa quello che deve a coloro che hanno avallato la sua vittoria su
Riccardo II, ma intuisce anche quale tutela si tenta di imporgli. Cerca invano
di scrollare il giogo; coloro che hanno tremato e che sono stati umiliati sotto
il suo predecessore non sono disposti a venire a patti. Perci il Parlamento
rifiuter sistematicamente di votare le imposte, fino a quando il sovrano non
avr fatto giustizia delle lagnanze che gli verranno presentate.
Il nuovo re d'Inghilterra  obbligato ad accettare alcuni compromessi, in quanto
Riccardo II conserva dei partigiani fedeli che progettano anche di catturare
l'usurpatore. Egli sfugge per miracolo ad un rapimento al castello di Windsor, e
deve fuggire solo, senza neppure avere il tempo di dare l'allarme a qualche
compagno.
Rivolte scoppiano un po' dovunque; si taglia la testa ai partigiani di Enrico
IV, ma egli esita a rispondere con delle rappresaglie, temendo di gettare il
paese in una guerra civile da cui il suo potere, ancora contestato, non sarebbe
certo uscito rafforzato. Per caso, un caso forse un po' sollecitato, Riccardo II
muore nel febbraio 1400 (secondo alcuni sarebbe stato avvelenato, secondo altri
sarebbe stato lasciato morire di fame). Questa morte fa nascere una leggenda a
cui si presta fede in tutta l'Inghilterra: Riccardo sarebbe riuscito ad evadere
dal castello di Pontefract e avrebbe raggiunto un rifugio sicuro nell'attesa di
ricomparire alla testa di truppe vittoriose. Per tre anni Enrico IV dovr
lottare contro le rivolte: ora sono i poveri, ora sono i nobili come il conte di
Northumberland e suo figlio, soprannominato Sperone ardente. Queste ribellioni
sono stroncate, ma ricompaiono subito e talvolta si rivelano pericolose, come
quella del conte di Nottingham, alla testa di un forte partito di scozzesi.
Enrico IV  costretto a infierire: numerose teste cadono, anche quella del
vescovo di York, Scrope. L'esecuzione di un prelato, importante rappresentante
della rosa bianca, crea una sensazione profonda e scatena le ire dei vescovi.
Anche Enrico ha imparato a non scendere a patti.
Nella malattia di cuore che colpisce improvvisamente il sovrano, alcuni vedono
gli inizi di un castigo. Le sincopi si succedono alle sincopi: I'Inghilterra,
alla sua testa, ha un morto in aspettativa.
La preoccupazione di dare al regno un'unit nazionale, che non ha ancora
trovato, fa nascere nel re dei patetici guizzi: non vi  nulla di pi lugubre
della marcia che egli intraprende contro Owen Glendower che ha tentato di
sollevare il Galles. Per attaccare il ribelle,  stato necessario letteralmente
mendicare non solo l'autorizzazione dei Comuni, ma anche e soprattutto i loro
sussidi. Per la fatica sostenuta, e malgrado la vittoria riportata sui gallesi,
Enrico trova troppo pesante il fardello che grava sulle sue spalle. Ma i Comuni
sono l, impazienti e pronti, se non proprio a sostituirlo, almeno a supplire, a
modo loro, alle manchevolezze del potere reale. Ed  proprio quello che essi
fanno, cavillando su ogni penny e, di argomento in argomento, discutendo sulle
decisioni politiche.
Lo sguardo stanco del re, gi coperto dal cupo velo della morte, si posa sul
principe ereditario, anch'egli di nome Enrico, che gode del privilegio di essere
principe di Galles. La sua giovinezza  trascorsa male, nella dissolutezza, in
compagnia del suo compagno di bevute Falstaff. Il principe ereditario, tuttavia,
non  uno sciocco, e nel soliloquio che gli fa pronunciare, Shakespeare non si 
sbagliato: ...Io voglio seguire per qualche tempo il capriccio sfrenato della
vostra inoperosit... Se i giorni del calendario fossero tutti festivi, il
piacere sarebbe noioso come il lavoro... Cos, quando respinger questa vita
disordinata, superer di molto quanto avevo promesso e sbalordir gli uomini.
Il principe di Galles non  secondo a nessuno per coraggio: infatti nei
combattimenti contro i gallesi ha dato prova di estrema temerariet. E' stato un
soldato, nient'altro che un soldato, pronto al combattimento come al piacere.
Per molto tempo gli intrighi di corte e il desiderio di potere gli sono stati
estranei. Ma come non accorgersi che il re suo padre  un malato che si trascina
dal letto al trono? E se il principe ereditario non se ne accorgesse, i suoi
zii, i tre fratelli Beaufort, vecchie volpi dei segreti del potere, sarebbero l
per ricordarglielo. Dopo aver ceduto alle seduzioni dell'alcool e delle donne,
il principe di Galles, quasi per gioco, vuole annusare un profumo a lui ancora
sconosciuto, quello del potere assoluto. Nel 1411, padre e figlio, riuniti nella
penombra di Westminster avranno un colloquio patetico. Infatti, cosa pu dire un
re al suo erede che lo minaccia con ardita insolenza, tanto pi che egli conosce
i tormenti della paura, se non le parole che, ancora una volta, Shakespeare gli
presta? Io indugio troppo presso di te, ti stanco. Sei dunque cos avido del mio
trono vuoto da volere, con la forza indossare le mie insegne prima che il tuo
momento sia venuto?... Tu hai rubato ci che, fra qualche ora, sarebbe stato tuo
di diritto... La tua vita mi ha provato che tu non mi amavi... Tu nascondevi nel
tuo pensiero mille pugnali che hai affilato sul tuo cuore di pietra... Caccia i
miei ufficiali, strappa i miei decreti, poich  giunto il momento di ridere
dell'ordine. Enrico V  incoronato. Viva la follia! Abbasso la grandezza reale!
Voi tutti, saggi consiglieri, indietro! E ora, accorrete alla corte
d'Inghilterra, scimmie della fannullaggine, accorrete da ogni paese!
Tanta fermezza da parte di un sovrano che gi sente il freddo della tomba,
riempie di vergogna l'affascinante e leggero principe di Galles. Che cosa pu
rispondere se non: Oh, perdonatemi mio sovrano... Ecco la vostra corona, e possa
colui che cinge la corona eterna conservarvi questa a lungo... Essendomi
avvicinato per guardare, vi ho creduto morto e mi sono rivolto alla corona come
se potesse comprendere, dicendo: Le preoccupazioni legate a te hanno ucciso mio
padre. Cos, tu hai un bell'essere dell'oro migliore, in realt sei dell'oro
peggiore. Infatti, per quanto sia di pochi carati, assai pi prezioso  l'oro
che, divenuto medicina bevibile, conserva la vita, mentre tu, splendida, onorata
e famosa come sei, divori colui che ti prende!
Il sovrano pu appena stare in piedi, eppure nel 1412 egli sogna grandiose
cavalcate per riconquistare l'Aquitania. I suoi consiglieri cercano di
dissuaderlo, lasciandogli un altro sogno non pericoloso: una crociata in Terra
Santa. Morir nel marzo 1413 mormorando: Gerusalemme.
La via  infine libera davanti a quel principe di Galles di cui Winston
Churchill scriver: La sua morte (quella di Enrico IV) lasci infine il posto ad
un grande personaggio, da lungo tempo impaziente di regnare, un uomo costruito
sul modello dei pi grandi uomini della storia, che sal al trono senza alcuna
discussione n in Inghilterra n, ben presto, in nessun altro paese della
cristianit di Occidente.
Alla sua ascesa al trono, Enrico V ha ventisei anni. Ha definitivamente rotto
ogni rapporto con gli amici della prima giovinezza ed in lui si  spento il
fuoco che le torce stesse di Venere avevano acceso. La sua prestanza fisica, un
corpo slanciato e muscoloso sotto una testa di lunghi capelli neri che facevano
risaltare la pallidezza del viso, gli aveva infatti attirato tutte le simpatie
femminili.
Opera fragile quella dei re... A forza di fermezza, temperata dalla pazienza e
dall'astuzia, Enrico IV aveva potuto crearsi l'illusione di aver riunito il
regno d'Inghilterra intorno al trono; in realt mai popolo  stato cos diviso.
Nessuno ha dimenticato niente: n il popolo sempre oppresso dalle imposte, n i
nobili privati di fruttuose conquiste, e neanche i discepoli di Wycliffe, quello
strano prete, morto nel 1384, che predicava che la Bibbia doveva essere, prima
di tutto, strumento di liberazione personale. Di conseguenza, questa poteva
sfidare il potere imposto dal re; e i nobili, che avevano entusiasticamente
aderito alla tesi di colui che si pu considerare come il precursore della
riforma di Lutero, erano pronti a rimettere in causa il principio stesso
dell'assolutismo regio.
Enrico V tuttavia  in breve tempo diventato un troppo astuto uomo politico per
non capire che solo una grande impresa all'estero avrebbe restituito l'unit al
suo regno. Del resto, se il giovane re non l'avesse capito, i vescovi,
minacciati nei loro privilegi dal basso clero, gliel'avrebbero fatto capire.
Cos nel 1414, all'apertura del Parlamento, il vescovo Beaufort scongiura il
sovrano di combattere per la verit fino alla morte... dal momento che ne
abbiamo la possibilit, facciamo del bene a tutti gli uomini.
Ora, quale verit si impone, se non la ripresa della guerra contro la Francia?
Al ricordo delle rudi cavalcate della sua prima giovinezza, Enrico V si sente
preso da nuovo ardore. Per suggellare l'alleanza con il suo popolo, d ampie
prove di magnanimit: alcuni ribelli scozzesi sono liberati, le spoglie di re
Riccardo II (figlio del Principe Nero) sono inumate a Westminster. Viene
scoperto un complotto contro la persona del re? Enrico V limita le esecuzioni ai
principali colpevoli. Moltiplica i gesti di perdono, compreso quello verso il
suo giovane cugino Mortimer, conte de La Marche che in breve dimenticher di
essere sfuggito alla pena capitale.
Si prepara la guerra, finanziata con imposte che il popolo paga senza esitare.
La marina aumenta il numero delle navi; la fanteria viene rafforzata con 6.000
arcieri che un addestramento spietato trasforma in temibili combatttenti.
Bisogna solo trovare il pretesto per attraversare la Manica. Nel 1407, esso sar
fornito dalla situazione che regna in Francia. Il Duca di Orlans, Luigi, vero
padrone del regno, dopo che Carlo VI  precipitato negli abissi della follia, 
assassinato da mercenari al soldo del Duca di Borgogna. Non ci voleva altro per
dare nuovo vigore al conflitto tra Armagnacchi e Borgognoni. Gli Armagnacchi, di
cui il Duca d'Orlans  il capo, sembrano avere la meglio. Il re d'Inghilterra
sceglie la parte del pi debole, tanto pi che il duca di Borgogna, costretto a
tentare ogni mezzo, offre a Enrico V, come ricompensa per il suo aiuto,
nientemeno che la corona di Francia.
Nell'agosto 1415 alcune migliaia di Inglesi sbarcano tra Harfleur e Honfleur.
Harfleur, mal difesa, cade rapidamente ed Enrico V invia messaggeri al re di
Francia. Shakespeare non deve essere lontano dalla verit, quando racconta in
questo modo l'incontro tra Inglesi e Francesi.
Exeter (messaggero inglese): Egli vi invita (il re d'Inghilterra), in nome di
Dio onnipotente, a spogliarvi e ad abbandonare le grandezze di cui vi siete
impadroniti che, per dono del cielo, per legge di natura e delle nazioni
appartengono a lui ed ai suoi eredi: cio la corona di Francia e tutti i grandi
onori ad essa connessi dalla tradizione e dall'ordine dei tempi... Vi ordina di
abdicare.
Il re di Francia: E se non abdico cosa succeder?
Exeter: Una guerra sanguinosa. Infatti anche se voi nascondeste la corona nel
vostro cuore, egli ve la strapperebbe... Sulla vostra testa egli fa ricadere il
sangue dei morti, le lacrime delle vedove, i pianti degli orfani, i singhiozzi
delle donne che piangono i mariti, i padri, i fidanzati divorati da questo
conflitto.
Bisogna tuttavia giustificare questo conflitto. Enrico V afferma che egli fa
valere i diritti gi avanzati un tempo da re Edoardo III che volendo estendere
la sua sovranit all'antico dominio francese dei Plantageneti, aveva scatenato
una guerra che doveva durare cento anni.
Enrico lancia una sfida che egli stesso giudica oltraggiosa: propone che il
conflitto anglo-francese sia risolto con un duello fra i due sovrani; ma la
proposta  respinta.
Certo, Enrico V ha vinto a Harfleur, ma la vittoria gli  costata troppo: le
malattie decimano a tal punto l'esercito inglese e i combattimenti hanno
lasciato tanti feriti, che bisogna rimandare i tre quarti dell'esercito in
Inghilterra. Ma il re d'Inghilterra  testardo. Malgrado i consigli del suo
seguito, rifiuta di abbandonare una partita che gli sembra ben avviata. Ed  con
meno di mille uomini che si addentra nel cuore della Francia e incontra
l'esercito francese, forte di ventimila cavalieri e fanti ammassati ad
Azincourt. Enrico V sa che questa battaglia non solo decider il proseguimento
della campagna, ma porr anche in gioco la sua corona. Ecco perch in un primo
tempo esita a battersi: propone ai Francesi di evacuare Harfleur e di restituire
i prigionieri a condizione che lo si lasci tranquillamente tornare a Calais. La
risposta francese  prevedibile: nessun accordo possibile se Enrico non rinuncia
al regno di Francia.
Dunque, ci sar battaglia. Il mattino del 25 ottobre, il re d'Inghilterra si
presenta alle sue truppe, avvolto nel grande mantello fiorito di gigli e di
leopardi: le armi di Francia e d'Inghilterra, riunite fin dai tempi di Edoardo
III, e che resteranno, fino alla regina Vittoria, il simbolo della monarchia
inglese. Mille gioielli brillano sul suo elmo. In nome di Dio onnipotente e di
San Giorgio, avanti! E Enrico V sguaina la spada.
La cavalleria francese pensava di sconfiggere l'invasore con una delle cariche
che essa prediligeva, ma  letteralmente inchiodata sul luogo dalla nube di
frecce che si abbatte su di essa. Disarcionati, i cavalieri sono vittime offerte
alle spade, alle asce ed alle mazze inglesi. I Francesi resistono: un terribile
colpo di spada disarciona Enrico V. Alcuni soldati francesi, dopo aver compiuto
un movimento accerchiante, si abbattono come uccelli da preda sul campo inglese.
Invece di attaccare le unit nemiche, si danno per al saccheggio, rubando gli
abiti, la corona e il sigillo del re d'Inghilterra. Dopo un istante di
smarrimento gli inglesi si riprendono. Il duca di Alencon  ucciso e i Francesi
si sbandano. Folle di collera, Enrico V ordina di sgozzare tutti i prigionieri.
Cos muore tutto il fior fiore della cavalleria francese. Il vincitore pensa che
la monarchia abbia ricevuto un colpo da cui non potr risollevarsi: diecimila
Francesi sono stati uccisi.
Al suo rientro a Londra, Enrico riceve un'accoglienza trionfale; meglio ancora,
ecco che l'imperatore Sigismondo lo riconosce pubblicamente re di Francia.
Nel 1417 la campagna riprende e si estende: Caen cade dopo un terribile assedio,
la Normandia  occupata, ad eccezione di qualche piazzaforte, in particolare
quella di Mont Saint-Michel che non capitoler mai.
A corto di soldati e di denaro, il re di Francia deve rassegnarsi alla pace. Col
trattato di Troyes (maggio 1420), negoziato da Isabella di Baviera in nome di
Carlo VI, egli riconosce Enrico V come erede legittimo alla corona di Francia,
fin d'ora designato reggente del regno. Diverr re di Francia alla morte di
Carlo VI, privando della eredit il futuro Carlo VII, che la madre stessa taccia
di bastardo. Come garanzia del rispetto dell'accordo riceve il possesso pieno e
completo della Normandia. Al trattato si aggiungono i legami del sangue: il re
d'Inghilterra sposer la figlia del re di Francia, Caterina, nella chiesa di San
Giovanni di Troyes. Che trionfo per il capo della casa di Lancaster! Che gloria
per la rosa rossa, pi splendente che mai! Enrico V, padrone dell'Inghilterra,
regner un giorno su quel dolce reame di Francia, i cui innumerevoli incanti lo
seducono, quella Francia che egli chiama il pi bel giardino dell'universo, e
quella fidanzata che, secondo Shakespeare egli chiama, in francese, la pi bella
Caterina del mondo.
La Borgogna  gi una vassalla sottomessa. Giovanna II, regina di Napoli, nomina
il fratello maggiore di Enrico V suo unico erede; il fratello cadetto del re
Humphrey di Gloucester deve sposare contro la sua volont Jacqueline, contessa
di Hainaut e di Olanda verso la quale la natura si  mostrata ingrata.
Enrico, imponendo con la persuasione, e se  necessario con la forza, alleanze e
matrimoni, ha avuto come unico scopo il trionfo dell'Inghilterra. Sotto il suo
governo la lingua inglese sostituisce definitivamente il latino nei documenti
ufficiali, come se il re avesse saputo che una lingua compresa e parlata da
tutti era il fondamento stesso dell'unit nazionale. E di questo re che sembrava
aver trionfato su tutti e su tutto, Stubbs uno storiografo del tempo, pu
scrivere: Nessun sovrano ha mai avuto dai suoi contemporanei una simile
unanimit di lodi. Era religioso, di vita pura, di carattere moderato, liberale
e prudente, senza mancare per questo di splendore, di generosit, di rettitudine
e di onore; di poche parole e parco di consigli, perch previdente, saggio nel
giudizio, di ambizione modesta, magnanimo nelle sue azioni, capitano splendido,
diplomatico esperto... fu il principale rinnovatore della nostra marina e della
nostra giurisdizione internazionale. Inglese in tutto e per tutto, aveva tutte
le grandezze, senza i vistosi difetti dei suoi antenati Plantageneti.
Questo ritratto, o piuttosto questa pia immagine, non pu essere accettato dai
francesi, che non hanno dimenticato la spaventosa umiliazione di Azincourt. Al
culmine della sua gloria, Enrico V non sa di essere alla vigilia del disastro e
non immagina che il trionfo della rosa rossa di Lancaster sulla rosa bianca di
York sar solo effimero. E' vero, per, che a memoria di rosa, non si  mai
visto morire un giardiniere.
Il re d'Inghilterra nutre un progetto favoloso, ma anche pieno di saggezza
politica. Inghilterra... Francia... Borgogna. Come consolidare l'alleanza tra
uomini che si sono tanto combattuti, se non trascinandoli in una grande
avventura: la conquista della Terra Santa? Nelle lunghe cavalcate per liberare
l'antica Gerusalemme, uomini che erano stati per tanto tempo faccia a faccia si
sarebbero potuti trovare fianco a fianco.
Ma la morte batte alla porta: nell'agosto del 1422 Enrico V muore a Vincennes,
di una malattia allora misteriosa, probabilmente un'infezione intestinale.
L'erede della corona d'Inghilterra ha nove mesi.
Due mesi pi tardi, alla morte di Carlo VI, avvenuta il 14 ottobre 1422, egli
diviene re di Francia. Povero re... segnato fin dalla nascita dall'eredit che
si burla della grandezza degli imperi e degli allori conquistati sul campo di
battaglia. I Lancaster sono stati baciati in fronte da quei geni indifferenti
che sono l'intelligenza e la fortuna, ma hanno anche trasmesso al bambino la
salute malferma del padre. Peggio ancora, Enrico VI ha ereditato da sua madre,
Caterina, tutti i disordini mentali che erano tipici di Carlo VI, suo nonno.
Una completa instabilit di carattere, incontenibili accessi di collera che
lasciavano improvvisamente il posto alla pi grande dolcezza; la capacit di
fare uccidere e di perdonare, mascherando l'irresolutezza con la testardaggine:
tale sar il nuovo re d'Inghilterra.
Certo, i suoi consiglieri sono potenti: suo zio Gloucester  di buona tempra. Un
altro zio, Bedford,  un comandante militare notevole, e il suo pugno si abbatte
duramente su una Francia di cui  stato proclamato reggente. Nel momento stesso
in cui un bambino malato sale sul trono d'Inghilterra, la sorte sembra
ugualmente accanirsi contro la Francia. Il nuovo re Carlo VII, non  che il
gentile delfino. Gli inglesi, poich la guerra infuria di nuovo, trionfano
ovunque, malgrado l'appoggio fornito dagli scozzesi ai francesi. In cento
combattimenti, questi sono fatti a pezzi.
Ma la politica ha piet del reame di Francia. Ecco infatti sorgere una vertenza
tra Inghilterra e Borgogna, alleati di circostanza. Donna di forte temperamento
che non si accontenta degli omaggi dei poeti, Jacqueline, principessa ereditaria
di Hainaut e di Olanda, ha dovuto sposare, sotto le pressioni dei Borgognoni, il
duca di Brabante, un ragazzo di quindici anni, per di pi malato. Ritenendo che
la sua natura di donna sia stata oltraggiata, Jacqueline trova asilo in
Inghilterra e implora l'aiuto di Gloucester, uno degli zii di Enrico VI. Costui
 portato per natura a capire i turbamenti di una donna; non appena Papa
Benedetto XIII dichiara nullo, per buone ragioni, il matrimonio di Jacqueline,
Gloucester sposa, nel 14Z3, colei che gli porta la sua bellezza giovane, i suoi
ardori e la promessa di un'importante eredit. Il duca di Borgogna  furente,
poich anch'egli bramava quel ricco Brabante, il cui possesso gli avrebbe
permesso di parlare con il re di Francia da pari a pari.
Incoraggiato da sua moglie, Gloucester manda le proprie truppe ad occupare il
territorio corrispondente all'Olanda moderna e la provincia belga dello Hainaut.
La maggior parte dei consiglieri di Enrico VI condannano vanamente l'invasore, i
Borgognoni non saranno ormai pi considerati alleati sicuri.
Ora tocca al duca di Bretagna, che aveva tradizionalmente condotto, per
salvaguardare il suo ducato, una politica di equilibrio tra i due Stati, di
smettere di guardare verso Londra, poich ottiene da Parigi, col trattato di
Saumur del 1485, di essere il solo capo della lotta contro gli Inglesi.
Certo, la Francia  riuscita, pi per gli errori dei suoi avversari che per
virt propria, a sciogliere l'alleanza che minacciava la sua stessa esistenza.
In definitiva bisognava salvarla non solo dai suoi nemici, ma anche dal dubbio
impersonato da Carlo VII, rifugiatosi a Bourges, circondato da consiglieri pi
inclini al compromesso con gli inglesi che alla lotta ad oltranza contro il
nemico. Allora, come sorta dalle profondit della nazione, appare Giovanna
d'Arco.
La sua storia  stata tante volte narrata dagli storici francesi, che, a
descriverla, serve di pi lasciar parlare una cronaca inglese del XVI secolo:
Era di bella figura, di costituzione robusta e virile, molto coraggiosa, ardita
e intrepida, di grande castit rivelata dalla persona e dal suo modo di
comportarsi; sempre con il nome di Ges sulle labbra, umile, obbediente,
osservava il digiuno parecchi giorni alla settimana. La prima volta che fu
condotta dal Delfino, questi, per mettere alla prova la sua scienza, si nascose
in una galleria dietro alcuni signori, ma ella lo individu tra tutti
rivolgendogli il saluto. Allora egli la condusse in fondo alla galleria dove
ella gli parl in segreto per un'ora. Gli predisse che, secondo una profezia
divina, ella avrebbe fatto togliere, con gloria ed onore, l'assedio ad Orlans,
che avrebbe restituito al Delfino la corona di Francia, che avrebbe cacciato gli
inglesi dal paese e lo avrebbe reso unico padrone del regno. Il Delfino ascolt
avidamente queste parole e le diede un esercito sufficiente e potere assoluto su
di esso.
Winston Churchill, ammiratore di Giovanna d'Arco, rivela ugualmente, se non una
certa asprezza, almeno uno, scetticismo sicuro: A questo punto la politica, se
gi non era intervenuta prima, si apprestava a sostenere il suo ruolo. Si rese
pubblico e si diffuse ovunque il carattere sovrannaturale della Pulzella. Per
stabilire che era stata inviata dal cielo, la si fece esaminare da un'assemblea
di teologi poi dal parlamento di Poitiers e, infine, dal Consiglio del re
riunito in seduta plenaria. Fu dichiarata vergine e bene intenzionata, ispirata
da Dio. In realt, le sue risposte erano caratterizzate da una profondit e da
una sicurezza tali, che si  potuto sostenere la teoria che ella fosse stata
accuratamente istruita e preparata in anticipo alla sua missione. Sarebbe, se
non altro, una spiegazione razionale dei fatti conosciuti.
Missione sovrannaturale o semplice incarnazione della rivolta francese contro
gli inglesi, resta il fatto che Orlans cade, l'invasore  vinto a Patay e, il
17 luglio 1249, Carlo VII  consacrato re di Francia nella cattedrale di Reims.
Tuttavia, di fronte a questa figura che per molti aspetti resta una delle pi
misteriose della storia di Francia, la politica non ha rinunciato ai suoi
diritti, n ai suoi intrighi tortuosi.
Carlo VII, pi o meno vincitore degli inglesi che devono ridursi a pi miti
pretese, non pensa tuttavia a liberarsi di una Borgogna che, egli prevede, dovr
un giorno o l'altro essere annessa al regno. Visionaria pi che stratega,
combattente pi per Dio che per la Francia, Giovanna d'Arco vuole abbattere
anche questi Borgognoni che, eliminato ogni rancore, sostengono l'occupante.
Per questo il processo di Giovanna d'Arco, catturata davanti a Compigne dai
Borgognoni, sar anzitutto un processo politico. Se Carlo VII accetta che ella
sia consegnata agli inglesi e giudicata da un tribunale presieduto dal vescovo
Pierre Cauchon, se il re di Francia non alza neppure un dito per salvarla, 
perch egli ritiene che l'esistenza di Giovanna d'Arco ostacoli il suo grande
sogno: l'annessione della Borgogna. Se pi tardi, per Enrico IV, Parigi varr
bene una messa, sembra che per colui che fu re di Bourges la costituzione di un
potente regno di Francia potesse valere il rogo di Rouen.
In fondo, non  su Carlo VII che Giovanna d'Arco otterr la vittoria, bens
sugli Inglesi, e sar una doppia vittoria: verranno cacciati dalla terra
francese e conosceranno le angosce della guerra civile.
Le ceneri della Pulzella sono appena state disperse nei pacifici flutti della
Senna che Enrico VI si fa incoronare re di Francia a Notre-Dame di Parigi.
Incoronazione per modo di dire... I Francesi ne ridono o ne diffidano. Frattanto
Bedford muore. Trascinati dall'esempio che Giovanna ha dato loro, i comandanti
francesi hanno imparato a fare la guerra: sono finite le cavalcate che gli
arcieri inglesi distruggevano implacabilmente. Si manovra, non si d tregua alle
truppe che cominciano ad essere stanche. Per la prima volta nella storia
militare di Francia, i fratelli Bureau hanno fornito l'esercito di una potente
artiglieria che si sposta continuamente, prendendo il nemico alla sprovvista. La
Normandia, la Guyenne cadono; le piazzeforti sono ridotte alla resa una dopo
l'altra. L'ultimo vero stratega che l'Inghilterra possiede sar ucciso nel 1453,
nella battaglia di Castillon: si tratta di Talbot. Gli Inglesi, poco tempo prima
padroni di un nuovo regno, conservano solo Calais. E solo una Francia esausta
permette loro di reimbarcare a La Rochelle delle truppe demoralizzate e furiose
contro i loro capi. Tutto  a posto per il regolamento dei conti.
La guerra di Francia ha esaurito il regno d'Inghilterra. La creazione dei
collegi di Eton e di Cambridge non  bastata a mitigare l'irritazione di un
popolo che, essendo il tesoro nazionale sempre pi in difficolt,  oppresso
dalle tasse. I nobili mormorano: il bottino che l'occupazione della Francia
doveva fornire  soltanto un sogno: solamente la Chiesa ha saputo, con prudenza,
far buon uso dei propri benefici.
Si complotta, si disputa. Si attribuiscono tutte le colpe al duca di Gloucester,
che si ritiene il cattivo consigliere del re, e in effetti egli presta il fianco
alle critiche. Si  separato da Jacqueline di Hainaut, per sposare una delle sue
amanti, Elonore Cobbham. Si ordisce un complotto contro di lei, sostenendo che
ella pratica la magia nera: non la si accusa forse di stregare il re con degli
incantesimi? Un tribunale improvvisato la giudica. Si pu vedere cos la moglie
di uno degli uomini pi potenti del regno, trascinata a piedi nudi, in abito da
penitente, per le strade di Londra, oppressa dai sarcasmi della folla. Sfuggir
per miracolo al rogo, ma sar costretta a vivere in un castello isolato. Suo
marito non ha osato muoversi.
Enrico VI ora ha 23 anni, non pensa a sposarsi e sembra sempre inseguire un
sogno interiore. Bisogna pensarci per lui. Sebbene divisi tra loro, i Lancaster
si mettono d'accordo solo per fare la pace con il nemico, vittorioso, della
vigilia. Il re deve sposare una principessa francese. Margherita d'Anjou, nipote
del re di Francia, sembra riunire in s tutte le qualit necessarie: la sua
bellezza e la sua vivacit di spirito sono famose. Carlo VII acconsente al
matrimonio; come contropartita, gli inglesi evacueranno il Maine dove hanno
ancora delle guarnigioni. Il negoziatore di Londra acconsente, ma ad una
condizione; l'abbandono della provincia francese sar tenuto segreto per non
aumentare l'umiliazione dell'esercito sconfitto. Cos, nel 1445, Enrico VI sposa
Margherita d'Anjou, nell'abbazia di Titchfield, nei pressi di Southampton. Il re
 talmente preso dalle cure che dedica al suo nuovo amore, che si disinteressa
della sorte riservata al duca di Gloucester, che viene assassinato. Ma
l'assassinio  commesso con tale abilit, il cadavere non reca segni di
violenza, che i suoi assassini, primo fra tutti il cardinale di Beaufort (che
non aveva mai perdonato al duca l'influenza che egli esercitava sul re)
affermeranno che Gloucester  morto per il dolore della sconfitta in Francia.
Ci che era solo una diceria, diviene certezza: l'Inghilterra ha pagato con
l'abbandono del Maine il matrimonio del re. Una vera tempesta di indignazione si
scatena: decisamente l'umiliazione  troppo grande.
Ed ecco i potenti Lancaster sotto il fuoco vendicatore dell'accusa: in fondo,
non sono forse dei ladri del trono, i responsabili dei disastri subiti oltre
Manica, gli autori, o per lo meno i complici, dell'assassinio di Gloucester?
Con chiara soddisfazione gli York vedono salire la marea della collera. Da tanti
anni aspirano alla vendetta: ora l'hanno in pugno, o almeno, cos credono.
L'anarchia si instaura a poco a poco nel regno; l'autorit del re diviene
irrisoria. Il vescovo Moleyns, importante personaggio dello Stato,  assassinato
da alcuni marinai a Portsmouth. Bench protetto da Enrico VI, che l'ha
semplicemente condannato a cinque anni di esilio per mollezza, il duca di
Suffolk viene decapitato da alcuni ufficiali.
La contea del Kent  il teatro di vere rivolte che i Lancaster ritengono
fomentate dagli York. Pi di un migliaio di soldati guidati da un veterano della
guerra di Francia, John Cade, marciano su Londra e vi decapitano degli agenti
del fisco. Sar necessaria una vera e propria campagna contro i ribelli che,
fatto importante, erano stati dapprima ben accolti dai borghesi della capitale.
E' anche inutile che, per allontanare l'insofferenza sempre crescente, si tenti
di rilanciare qualche operazione in Francia, poich ovunque gli Inglesi sono
sconfitti: solo Calais resta a testimoniare la conquista. Questa volta il popolo
non accusa solo i capi dell'esercito, ma il re in persona. Che cosa fa? Dov' la
sua autorit? Perch assiste indifferente al crollo del regno? Il disordine si
instaura ovunque: i signori rifiutano l'obbedienza, i soldati smobilitati
rapinano i viaggiatori sulla strada, saccheggiano i villaggi; e le casse dello
stato sono sempre vuote. Il re sogna, insensibile ai lamenti che si alzano da
ogni parte. Churchill scriver di lui: Era un debole ed un imbecille malleabile.
Davanti a una tale vertigine di violenza che s'impadronisce di tutto il paese,
davanti a un tal desiderio di ordine e di autorit che si manifesta sia nelle
citt che nelle campagne, come potrebbe Riccardo di York, discendente in linea
diretta da quel grande sovrano che fu Edoardo III, non accorgersi che  venuto
il suo momento? Tutti lo spingono ad agire. Fino ad allora ha condotto la vita
pacifica di un principe del sangue, pi o meno rassegnato a non accedere mai
alle pi alte responsabilit. Si  anche presentato a corte, dove la regina,
forse per una intuizione improvvisa, gli ha fatto una cattiva accoglienza.
Tuttavia, allora, egli chiedeva solo un impiego degno del suo rango, e in realt
voleva l'accesso al Consiglio della corona.
Ora da ogni parte gli vengono rivolti appelli. Ebbene sia! Non lo vogliono come
dignitario, ed egli far valere i suoi diritti sulla corona. Una parte del paese
gli  favorevole: il Galles e grandi regioni del sud e dell'ovest. Conta
numerosi partigiani anche a Londra. Come amministratore ha gi dato prova delle
sue capacit, poich un tempo la benevolenza dei Lancaster aveva fatto di lui il
governatore di Calais prima, dell'Irlanda poi. E' un uomo posato, che nutre una
immensa passione per una esatta amministrazione della giustizia. Pi volte ha
tentato di mettere il re in guardia contro la corsa verso l'abisso, ma invano.
Spinto dalla moglie, molto pi lucida e intelligente di lui, in politica, Enrico
VI finisce per accorgersi che i pericoli aumentano. Tuttavia ritiene che la sua
legittimit lo metta al riparo da ogni brutta sorpresa: Fin dalla culla, spiega
ai suoi consiglieri, e da trent'anni io regno. Mio padre era re e suo padre era
re. Voi tutti avete giurato fedelt in parecchie occasioni, come avevano fatto i
vostri padri con il mio. In realt, il re , per la prima volta, sulla
difensiva.
Nel 1450 Riccardo di York getta il guanto della sfida. Lasciata l'Irlanda,
sbarca nel Galles, alla testa dei suoi partigiani. Presentendo la minaccia di
una guerra civile, parecchi deputati della Camera dei Comuni dicono nel corso di
una seduta: Sono pi di quattro anni che il re  sposato e ancora non ha figli.
Perch non designare Riccardo come suo successore? In questo modo, tutte le
pretese al trono sarebbero conciliate.
Enrico VI ritiene tale proposta offensiva: Chi pu permettersi di dire che il re
non avr eredi? Young, uno dei deputati fautori di un accordo tra Lancaster e
York,  gettato in prigione. Quanto a Riccardo, comprendendo che non potr mai
arrivare ad un accordo con il re, si ritira nel suo castello di Ludlow nel
Galles; ma esita, tuttavia, a scatenare la guerra.
Per la situazione non migliora e le lamentele vanno aumentando, mentre si
moltiplicano gli appelli a Riccardo di York. Costui tenta un'ultima manovra: non
attacca direttamente il re, ma il suo seguito, specialmente Edmund Beaufort,
duca di Somerset, a cui attribuisce la responsabilit dei disastri in Francia, e
tutta la famiglia Beaufort, colpevole ai suoi occhi di nascondere la verit ad
Enrico VI e di averlo trasformato in marionetta.
Nel marzo 1452 gli attacchi si fanno pi precisi e violenti. Di nuovo egli non
solo attacca Somerset, ma anche lo minaccia: Il duca continua a manovrare presso
Sua Maest per nuocermi, per allontanare la mia stirpe, per diseredare me, i
miei discendenti e ogni persona del mio seguito. Ora, vedendo che egli conserva
sempre presso il re la sua autorit e il suo ascendente, pur consigliandolo
talmente male che il paese  prossimo alla rovina completa, io devo dedurre che
devo marciare contro di lui in tutta fretta, con l'aiuto della mia parentela e
dei miei amici ed alleati.
Ed ecco quindi la marcia su Londra. Si attraversa il Kent, ma le adesioni sono
poche. La capitale chiude le porte davanti all'esercito di Riccardo. Il re 
stato, per un attimo, prossimo a lasciarsi prendere dal panico, ma l'energia di
sua moglie, di Somerset e dei Lancaster lo obbligano ad affrontare la
situazione. Le forze reali affrontano il ribelle nella pianura di Blackheath.
Avvilito e turbato dall'atteggiamento dei nobili che solo in parte hanno
abbracciato la sua causa, mentre gli altri si sono schierati sotto lo stendardo
reale, Riccardo tenta ancora una volta la via dei negoziati. Spogliatosi di
armatura, spada ed elmo, il duca di York si presenta davanti ad Enrico VI,
assicurandogli di essere sempre suo fedele vassallo, ma affermando che 
necessario porre rimedio, con urgenza, alla situazione del regno.
Probabilmente il re sarebbe stato favorevole a un compromesso, se non ci fosse
stata sua moglie, che gli suggerisce la risposta: Un autentico e serio Consiglio
esaminer la situazione e proporr i rimedi necessari; naturalmente Riccardo ne
far parte, ma ci sar anche Somerset, che viene nominato governatore di Calais
ed al quale viene perci affidata la parte migliore dell'esercito.
I disastri in Francia si susseguono. Un tentativo di riconquistare la Guascogna
fallisce miseramente nel giugno 1453, con la morte di Talbot. E, catastrofe
suprema, il re impazzisce. Dimentica di colpo i gesti necessari per mangiare o
per bere. Non riconosce pi nessuno, neanche sua moglie, e parla come un
bambino. Donna di polso, Margherita vuole essere nominata protettrice del regno
per tutto il tempo che durer la malattia del suo sposo.
Si gioca allora un gioco sottile; i Lancaster, sebbene non amino la regina,
dapprima accettano, pensando di poter dominare una donna, di cui in realt non
sospettano n l'energia n il carattere.
Ma un avvenimento improvviso obbliga tutti a rifare i propri calcoli: il 13
ottobre 1453, la regina d alla luce un figlio, cui viene imposto il nome di
Edoardo, principe ereditario. Gioia dei Lancaster che si vedono gi padroni, e
per sempre, dell'Inghilterra, poich la continuit della dinastia  assicurata e
la strada al trono  per sempre sbarrata agli York.
Tuttavia, quali che siano le ambizioni di coloro che portano una rosa bianca sul
loro blasone, i Lancaster esitano di fronte alla prospettiva di una guerra
civile, tanto pi che la personalit di Riccardo di York suscita il rispetto e i
suoi sostenitori sono innumerevoli. E come accontentarli, se non nominando
Riccardo protettore, nell'attesa che il bambino appena nato cinga la corona?
L'avvenire sembra assicurato: i Lancaster conserveranno il trono e gli York
otterranno, ma vi saranno confinati, le grandi cariche.
Prima vittima di tale accomodamento  Somerset che viene arrestato nel dicembre
1453 e condannato a morte. Riccardo, a cui ripugna versare sangue, lo fa
liberare. Ma colpisce implacabilmente alcuni suoi amici colpevoli di
prevaricazione. Prebende, sinecure, malversazioni, abusi di giustizia sono
denunciati e puniti.
L'intesa fra Lancaster e York sarebbe potuta durare a lungo, se un nuovo
avvenimento non fosse intervenuto a complicare il destino dell'Inghilterra. Il
giorno di Natale del 1454, Enrico VI guarisce dalla sua follia. E' un uomo
perfettamente normale, almeno in apparenza, che si risveglia. Non ricorda nulla:
n la sua malattia, n il figlio che gli  stato presentato il giorno stesso
della nascita.
Il re torna sul trono, mentre finisce il ruolo di Riccardo come protettore, che
deve lasciare la sua carica il 7 febbraio 1455. D'altronde egli non si aggrappa
a quella carica, tanto pi che la regina  ben decisa a riprendere il suo ruolo
di consigliera del marito. Un po' di saggezza e una certa larghezza di vedute
avrebbero probabilmente evitato la tragedia che seguir. Ma un piccolo gruppo
dei Lancaster vuole la sua rivincita su quel protettore la cui onest aveva
l'aria di una sfida. Margherita, cui il protettore non  mai piaciuto, ha reso a
Somerset il suo governo di Calais. Riccardo non  neanche pi invitato al
Consiglio. Non gli resta altra soluzione, ispirata dalla prudenza, che ritirarsi
nel suo castello di Sandal nello Yorkshire. Subito i nobili si stringono attorno
a lui, e fra i primi i potenti duchi di Warwick e di Salisbury, insieme con i
loro soldati. Riccardo, questa volta, comprende che non vi  pi possibilit di
compromesso con Londra, poich Somerset, che egli ritiene l'anima dannata del
re, ha ritrovato la sua influenza. Di nuovo, egli accusa il governatore di
Calais di essere il responsabile della perdita della Normandia, della Guyenne e,
soprattutto, di portare l'Inghilterra alla rovina.
Questa volta il dado  tratto, e bene anche: sar la guerra. Pi di cinquemila
uomini si riuniscono a Saint-Albans, il 22 maggio, prima di marciare su Londra.
Enrico VI si mette alla testa dei suoi fedeli: tremila soldati, riforniti
dell'essenziale dal partito dei Lancaster. Ma la regina e Somerset sono
anch'essi presenti. Si  deciso di sbarrare la strada all'avversario. Enrico VI
crede di ottenere finalmente un successo definitivo. La vendetta che vuole avere
su Riccardo di York  proporzionale alla delusione provata. Se fosse dipeso solo
da lui, egli non si sarebbe mai diviso da Riccardo. Ma come potrebbe questo
povero re, che si dice, per le necessit della causa, completamente guarito
dalla sua follia, capire che  solo un giocattolo nelle mani della moglie e di
Somerset? Che l'una e l'altro hanno soltanto fretta di sbarazzarsi di un uomo la
cui statura morale li imbarazza?
I capitani del re Enrico VI credono di aver vinto la partita: sono entrati per
primi in Saint-Albans, pensando di aver cos soffocato sul nascere la coalizione
che Riccardo voleva riunire in quello stesso luogo. La citt, non sapendo che
partito prendere, abbraccia evidentemente quello del vincitore del momento.
Saint-Albans  pavesata dei colori del re.
Ma la partita  troppo impegnata perch Riccardo accetti questo colpo del
destino. Alla testa di uomini intrepidi, arcieri e cannonieri, colui che vuole
strappare la corona al sovrano regnante, scatena, in piena Saint-Albans, un
attacco frontale alle truppe reali. E' solo una finta, poich il primo
luogotenente di Riccardo, il conte di Warwick, attacca alle spalle gli uomini di
Enrico VI. Somerset cade durante la battaglia. Suo figlio, il conte di Dorset, 
gravemente ferito e cos pure il re, raggiunto al collo da una freccia. Riccardo
di York accorre al capezzale di Enrico VI prigioniero e l'assicura del suo
fedele omaggio.
Riccardo, grazie ai suoi soldati, ha raggiunto lo scopo che si prefiggeva.
Somerset, Clifford sono morti, e il re  liberato dai consiglieri ritenuti
nefasti. Anche l'umiliazione suprema non sar risparmiata a Somerset ed a
Clifford: i loro cadaveri denudati resteranno esposti per ore nelle strade di
Saint-Albans, senza che nessuno osi dare loro sepoltura decente.
In realt, Riccardo appare allora come un Amleto della politica. Trionfa ed
esita; potrebbe imporre la sua volont al re, o almeno ottenere di essere il
primo dei suoi consiglieri; ma non fa niente, come se il carattere quasi sacro
della corona posata sulla testa di Enrico VI, che pure tanto lo attira, gli
incutesse paura. Forse tutto avrebbe potuto seguire un nuovo corso e
l'Inghilterra avrebbe potuto ritrovare la pace se, di fronte a s, Riccardo
avesse trovato un sovrano che non fosse soltanto un velleitario. Ha perso o ha
vinto a Saint-Albans? Non lo sa. Coloro che lo circondano, e specialmente i
Lancaster, ritengono che l'essenziale sia stato salvato, poich Riccardo di York
non ha osato spogliare un re che aveva gi nelle sue mani. I nobili, di
qualunque partito, non pensano che a conservare privilegi e prebende. Il paese
continua ad andare a catafascio. I Francesi ne approfittano: sbarcano nel porto
di Sandwich, nel Kent, saccheggiano la citt, la bruciano e se ne vanno senza
essere disturbati. La regina  considerata responsabile del disastro.
Nelle contee, scoppiano rivolte per un s o per un no, ci si rifiuta di pagare
le imposte, si sfida il potere. Partigiani degli York e dei Lancaster si
affrontano in combattimento. I consiglieri, in verit, hanno fatto una manovra
sbagliata spingendo Enrico VI a diseredare suo figlio per aprirsi facilmente la
strada al trono. Ma ci  sufficiente per Margherita d'Inghilterra che,
ritenendosi profondamente offesa, decide di riprendere la lotta. Si rifugia
dapprima in Scozia, dove la regina Maria di Gueldre la prende sotto la sua
protezione e auspica un futuro matrimonio tra il principe Edoardo e sua figlia
Maria. Esaltando la legittimit dei diritti del figlio, Margherita raccoglie
tutti i soldati che riesce a trovare nel Galles e nell'Inghilterra del Nord.
Riccardo di York, invece di aspettare tranquillamente lo svolgersi degli eventi,
passa all'attacco. E' talmente sicuro della vittoria che trascura le pi
elementari precauzioni. Il 30 dicembre 1460, dopo aver concluso per le feste di
Natale una tregua fino all'otto gennaio, concede riposo alla sua cavalleria,
senza nemmeno porre delle sentinelle. Le truppe di Margherita attaccano e
compiono un massacro. Si regola tutto un passivo di odio. Riccardo,
disarcionato, non ha neanche il diritto alla condizione di prigioniero: viene
ucciso.
Uno dei suoi due figli, il conte di Rutland, che ha appena compiuto
diciott'anni, viene ucciso da un ragazzo, pressappoco della medesima et, Lord
Clifford, che, trafiggendo pi volte con la spada il suo avversario, gli grida:
Per il Sangue di Cristo, tuo padre ha ucciso il mio, cos io uccider te e tutta
la tua razza! Clifford si guadagna in quell'occasione il soprannome di
macellaio. Margherita si mostra implacabile: ordina che le teste di Riccardo e
di due suoi compagni siano esposte, come esempio e monito, presso le porte della
citt di York. Per scherno, una corona di carta  stata posta sulla testa
sanguinante dell'ex-protettore.
Sfruttando questo errore, il nuovo duca di York raggiunge la capitale a marce
forzate e vi si installa. Nelle strade si canta: Marciamo con il duca di La
Marche; passeggiamo in una nuova vigna e facciamoci un bel giardino con la rosa
bianca e bella, ed i suoi rami giovani.
Il figlio di Riccardo  insensibile agli incensamenti che salgono verso di lui.
Si ripromette di non compiere gli errori di suo padre, inchinandosi davanti alla
maest reale. Perci il 4 marzo 1461 si proclama re d'Inghilterra ma dichiara
che si far incoronare solo quando Enrico IV e Margherita saranno stati cacciati
dal paese o messi a morte. Si accontenta di affermare, a Westminster, davanti
allo scettro di Stato, il suo diritto legale alla corona. Quanto ai Lancaster
vengano pure, se osano. Nell'attesa egli li dichiara colpevoli di alto
tradimento. Poi marcia contro di loro, preceduto da Warwick, che porta lo
stendardo reale. Non  pi il giovane duca di York che cavalca alla testa delle
sue truppe, ma il re Edoardo IV, secondo il nome che egli ha scelto.
Le cose si mettono male. Il 28 marzo 1461, le avanguardie del re di Londra sono
battute a Ferrybridge. L'intrepido Warwick, sempre presente quando ci sono dei
colpi da ricevere e dei Lancaster da combattere, viene ferito.
Tuttavia  soltanto l'indomani che si scatena la vera battaglia, in una
terribile tempesta di neve. Per sei ore si combatte a corpo a corpo; la mischia
 tale che non si distinguono pi i nemici dagli amici. Warwick uccide il suo
cavallo per dimostrare ai suoi soldati che bisogna vincere o morire. Il
vantaggio  a favore ora dell'una ora dell'altra parte. Soltanto verso sera
l'arrivo del duca di Norfolk con truppe fresche decide della vittoria. Norfolk
piomba come la folgore sui Lancaster sfiniti e li sbaraglia. I fuggiaschi
tentano di attraversare il fiume Cook, ma vi annegano in tal numero che i loro
cadaveri ammassati costituiranno veri e propri ponti per i superstiti ed i loro
inseguitori. Nessuna piet, nessuna misericordia: Edoardo IV ordina che tutti i
prigionieri siano messi a morte. Cos morir la parte migliore della cavalleria
dei Lancaster. Quarantadue cavalieri e tremilacinquecento uomini sono periti
nella battaglia.
La regina Margherita e suo figlio, protetti da alcuni fedeli, riescono a
raggiungere York, dove il re Enrico VI, pi assente che mai, celebra la domenica
delle Palme. Una volta ancora, la famiglia reale prende la via del Nord.
La vittoria consolida cos la corona che Edoardo si  concessa. Implacabile in
guerra lo  anche a battaglia finita. Tutti coloro che, poco o tanto, hanno
beneficiato dei favori dei Lancaster, sono proscritti ed i loro beni confiscati.
Un terzo dei grandi possedimenti cambia proprietari. Il 29 giugno, Edoardo IV
pu finalmente farsi incoronare. Questa cerimonia  invariata da cinque secoli.
Il re s'insedia a Lambeth, nel palazzo del vescovo di Londra, l'antivigilia
della sua incoronazione. Il sindaco, i notabili e quattrocento cavalieri vengono
a raggiungerlo per condurlo alla Torre di Londra. Il magnifico corteo 
preceduto da un cavaliere in armatura, con la lancia puntata, che sfida ogni
persona a contestare i diritti alla corona di Edoardo IV. Alla Torre, il sindaco
presenta al sovrano la spada della giustizia. Egli la solleva davanti ai suoi
occhi, la bacia e la consegna ad un cavaliere del seguito. Conferma poi i
privilegi del sindaco, incaricandolo di amministrare la giustizia e di
salvaguardare i diritti degli abitanti della citt. Edoardo viene in seguito
condotto all'abbazia di Westminster preceduto da trentadue nuovi cavalieri del
Bagno, avvolti in mantelli di seta bianca. Dopo il Te Deum, il re riceve
l'unzione dalle mani dell'arcivescovo di Canterbury, primate d'Inghilterra, ed 
posto dall'arcivescovo di York sul trono di Edoardo il Confessore. Con lo
scettro in mano, Edoardo IV cinge la corona d'Inghilterra.
Tuttavia la regina Margherita non cede. Regina senza regno, moglie di un re che
non  altro che un povero di spirito, ella affronta coloro che considera
usurpatori. E' sola, bisogna trovare dei sostenitori. Inquieta per il peso che
l'Inghilterra sta assumendo, la Scozia considera con favore colei che vuole
abbattere Edoardo IV. La regina di Scozia ha da poco perduto il marito, il re
Giacomo II, ucciso durante l'attacco al castello di Roxburgh; suggerisce a
Margherita di cercare delle alleanze. E la Francia? Il trono  occupato da un re
che  una specie di genio politico, Luigi XI, che dal profondo del cuore detesta
gli inglesi che hanno devastato il suo regno. Come potrebbe non compiacersi di
questa guerra civile che indebolisce l'avversario? Meglio ancora, perch non
cercare di farla continuare? Esiste un pretesto valido per intervenire:
Margherita  principessa di origine francese, il re di Francia ed Enrico VI
hanno un bisnonno comune, l'infelice Carlo VI. Non si pu lasciarla errare
eternamente per monti e per valli.
Luigi XI accorda il suo aiuto alla regina inglese e le presta 20.000 libbre
d'oro. Calais viene data a lui come pegno. Un po' pi tardi, Luigi XI riconosce
formalmente Enrico come re d'Inghilterra, il che equivale ad una dichiarazione
di guerra a Edoardo IV. Con quel denaro, Margherita arruola un nuovo esercito;
essa ottiene anche l'aiuto di un eccellente capitano francese, Pierre de Brz,
che Luigi XI ha liberato di prigione per l'occasione, lieto di sbarazzarsi di un
vassallo che sarebbe potuto diventare pericoloso. Nel 1462 Margherita invade
l'Inghilterra; i successi si susseguono: fortezze ritenute inespugnabili cadono
una dopo l'altra: Bamburgh, Dunstanburgh, Alnwick. Sono per vittorie effimere,
perch in meno di tre mesi le truppe di Edoardo riprendono le localit perdute.
Edoardo  stanco di guerra. Questo principe dedito ai piaceri, scettico, ha
compreso che in questa guerra inespiabile, l'Inghilterra rischia di sprofondare.
Sapendo per esperienza che  impossibile trattare con la regina Margherita,
tenta di staccare da lei alcuni potenti signori del partito dei Lancaster.
Perdona la loro condotta, li colma di onori, restituisce i loro domini.
Somerset, il figlio del duca ucciso nel primo scontro di Saint-Albans,  elevato
alla dignit di primo consigliere militare del re e riottiene i beni che gli
erano stati confiscati.
Abbandonata, la sposa di Enrico VI, rinuncer alla lotta? Pensare ci, significa
non conoscerla. Margherita, distribuendo oro e promesse, riesce nel 1463 ad
arruolare un nuovo esercito, o piuttosto una ciurma di francesi e di scozzesi,
attirati dall'avventura e dalle promesse di bottino, ma totalmente indifferenti
alle sorti della corona d'Inghilterra.
Edoardo IV  male ricompensato della magnanimit dimostrata verso i suoi antichi
avversari. Tutti i Lancaster che si erano inchinati davanti a lui in segno di
fedelt, ritrovano un'improvvisa fedelt nei confronti di Enrico VI. Calcolo
sbagliato, poich il re di Londra dispone di un'arma che i suoi avversari non
posseggono: l'artiglieria, che smantella sistematicamente i castelli di coloro
che si sono uniti alla causa di Margherita. Che cosa pu fare questa, se non
ritornare nella Francia natia? Quanto a suo marito, il re, ma un povero re, 
portato a chiedere asilo ad un monastero del Cumberland.
La regina sconfitta, in realt pi preoccupata del destino dei Lancaster che di
quello del marito perduto nella sua follia, ha avuto cura di portare con s ii
principe di Galles, erede al trono.
La sovrana, vinta ma piena di fierezza, sbarcata da una povera barca di
pescatori nei Paesi Bassi, non si dirige verso Parigi, ma verso Digione, dove
fanno mostra i rudi splendori della corte di Borgogna e del suo duca Filippo il
Buono. Ella ha regnato, ha dato ordini, ma ecco come la descrive Chastellain, il
pi fedele storiografo della Borgogna: Arriv senza abito n pompa regale; i
sette membri del suo seguito avevano per tutto bagaglio come lei, i soli abiti
che indossavano. Ricevette dalla Borgogna (travagliata dagli Inglesi) solo i
doni e le altre cure che le leggi antiche della cortesia non rifiutavano ad una
dama in difficolt.
Per cinque giorni, ella aveva dovuto vivere senza un pezzo di pane, avendo per
tutto nutrimento solo una aringa al giorno... La regina, un giorno, essendosi
trovata a messa senza un penny, al momento della questua dovette piegarsi verso
un arciere scozzese per farsi imprestare qualche soldo; l'uomo li aveva estratti
dalla borsa con malagrazia e rimpianto. Si sistema provvisoriamente a Bruges
presso Carlo il Temerario, figlio di Filippo il Buono.
Ma queste sfortune non sono niente, in confronto a ci che ha subito prima di
fuggire dall'Inghilterra. Dopo la sconfitta di Nordham era stata catturata da
alcuni partigiani di York, pi mercenari che soldati. Dopo averla spogliata dei
gioielli, avevano anche pensato di tagliarle la testa, ma un cavaliere aveva
avuto piet di lei e, caricandola insieme al figlio sul suo cavallo, si era
addentrato nel cuore della foresta. Per poco un bandito non aveva assassinato la
regina e il principe. Ma, dir Margherita, era bastato parlargli d'onore perch
egli non facesse nulla. E cos, secondo il suo racconto, erano state finalmente
raggiunte le misericordiose coste di Francia.
Tempi crudeli, in cui la fede giurata si trasforma in tradimento. Edoardo IV ha
perdonato ai suoi avversari pi per calcolo politico che per magnanimit. Ha
fatto di Somerset non soltanto il suo primo consigliere militare, ma anche il
suo amico pi intimo, se si presta fede ad una cronaca del tempo: Il re lo
teneva in tanta considerazione da tenerlo sempre presso di s, ospitandolo per
la notte, e persino nel proprio letto, a parecchie riprese.
Al colmo del favore, Somerset non dimentica che i Lancaster gridano vendetta.
Inoltre nell'autunno del 1463, accompagnando il re in una visita a Northampton
ha corso il rischio di un linciaggio, poich la popolazione non capiva come un
Lancaster sfilasse in parata al fianco del re, che impersonava tutti gli York.
Costui  riuscito a impedire la rivolta, ma Somerset, con l'animo ulcerato
lascia il suo servizio e rimette la sua spada a disposizione dei Lancaster.
Non ci vuole altro perch i partigiani della rosa rossa riprendano coraggio e
partano verso nuove battaglie. Ci che  in gioco allora non  pi il trono
d'Inghilterra, la legittimit di chi cinge la corona o aspira a cingerla, ma
soltanto il desiderio di vendetta. Somerset  sconfitto dalle truppe di Edoardo
a Hedgeley Moor il 26 aprile 1464, ed  nuovamente sconfitto, questa volta in
maniera decisiva, un mese pi tardi a Hexham. Edoardo IV non  pi disposto a
perdonare: Somerset cade sul patibolo.
Il re di Londra vuole anche finirla con Enrico VI, nel cui nome viene
periodicamente sollevato lo stendardo della rivolta. Catturato in un castello
del Lancashire,  ricondotto a Londra con i piedi e i polsi legati. Per tre
giorni viene portato in giro per le strade della citt, dove  coperto di
ingiurie e di umiliazioni; viene infine gettato in una segreta della Torre di
Londra. Una volta ancora, la crudelt dilaga in tutto il regno. Un tempo erano
stati assassinati i partigiani della casa di York; ora tocca ai Lancaster
conoscere l'impiccagione e i supplizi. Edoardo IV, passato dall'indulgenza al
pi stretto rigore, pu pensare di aver finalmente vinto.
Impressionata dai successi del re d'Inghilterra, la corte di Borgogna ha
esiliato l'intrepida Margherita a Bar-le-Duc. La Scozia, fino ad allora
apertamente ostile, si chiude nel silenzio e nell'inazione. Ma, bruscamente, in
questo sovrano che ha impiegato tutta la sua energia per trionfare sui suoi
nemici, scatta una molla. Lascia a Warwick, al conte di Northumberland,
all'arcivescovo di York la direzione degli affari. Il sovrano vuole godere i
suoi ventidue anni: le avventure galanti si succedono, le bevute seguono le
partite di caccia. Cos vanno le cose nel racconto di Hume, uno storiografo del
tempo: (il re) visse con i suoi sudditi nel modo pi democratico e familiare,
pi particolarmente con i Londinesi; la bellezza della sua persona e la cortesia
dei suoi modi, anche quando non erano ancora accompagnati dalla maest reale,
gli procuravano la simpatia delle donne, i cui favori gli erano facilmente
concessi... Questo modo di vivere, disinvolto e piacevole, aumentava di giorno
in giorno la sua popolarit in tutti gli ambienti sociali. In particolare, la
giovent allegra di ambo i sessi lo teneva in grande considerazione. Il re,
abbandonandosi al piacere secondo la sua inclinazione, riusciva tuttavia, senza
alcuna premeditazione, a procurare al suo governo una popolarit favorevole che
gli dava sicurezza, fiducia e sostegno.
Le cose sarebbero potute quindi andare per il loro verso, con un re che regnava
ma non governava, se una banale partita di caccia non avesse di nuovo rimesso
tutto in causa. Mentre insegue un cervo, Edoardo IV viene sorpreso dall'oscurit
e deve chiedere ospitalit ad un castello. La nipote del signore del luogo,
Elisabetta Woodville, ex-dama d'onore della regina Margherita di Anjou, 

PARTE MANCANTE

regno, vivr a Middleham, uno dei castelli di Warwick. Accusati di
malversazione, il padre e uno dei fratelli della regina vengono decapitati. Di
nuovo l'ascia si  abbattuta sui Lancaster.
Edoardo ha uno spirito troppo sottile per non capire che  giunto il momento di
venire a patti. Warwick sicuro di avere in mano tutto il potere effettivo, e
avendo sistemato i suoi amici, acconsente a ristabilire il sovrano nella sua
totale sovranit, almeno in apparenza. In realt, l'accordo non tiene conto n
dei pensieri reconditi del re, n di quelli di Warwick. Il re, nel marzo 1470,
ritiene che sia venuto il momento di ridurre alla ragione alcuni ribelli in
agitazione nel Lincolnshire, e ottiene la meglio senza fatica. Ma, sottoposto
alla tortura, il capo dei rivoltosi, Robert Welles, confessa di aver preso le
armi istigato da Clarence e da Warwick. Ormai smascherati, i due congiurati
tentano di raggiungere Calais, ma il governatore, fedele al re Edoardo, rifiuta
loro l'accesso alla citt. I due sconfitti devono chiedere asilo alla corte di
Francia.
E' una buona occasione per il genio tortuoso di Luigi XI! Che soddisfazione ha
provato nel rimettere di fronte Margherita, moglie di Enrico VI, e Warwick,
rappresentanti delle famiglie che, da tanti anni, si combattono aspramente. York
e Lancaster uniti nel medesimo odio contro uno York, Edoardo IV: che
soddisfazione per il re di Francia! E soprattutto, che cosa succederebbe se
Francia e Inghilterra riconciliate e alleate si unissero per abbattere il duca
di Borgogna, cognato di Edoardo IV?
Riuniti ad Angers, Margherita e Warwick prestano giuramento su un frammento
della vera croce. L'alleanza viene estesa alle famiglie: Anna, la figlia minore
di Warwick, si fidanza (ma contro la sua volont) con il principe di Galles,
figlio amatissimo di Margherita, ed erede al trono. I due geni politici della
cospirazione hanno motivi validi per essere soddisfatti, ma non  cos per
Clarence, il fratello del re, a cui Warwick, per trascinarlo nella cospirazione,
aveva promesso il trono, quando fosse stato vacante. Tuttavia, e malgrado gli
appelli del fratello, soffoca la sua amarezza.
L'avventura ricomincia. Occupato nel Nord a sedare una nuova rivolta, Edoardo IV
riduce le difese di Londra; Warwick e Clarence, alla testa di truppe imbarcate
su sessanta navi comandate da un ammiraglio francese, vi si precipitano. Non del
tutto consapevole di quello che gli succede, il povero Enrico VI  liberato
dalla sua cella segreta nella Torre di Londra e, cinto della corona, viene
proclamato unico sovrano legittimo d'Inghilterra, mentre Edoardo IV  proclamato
usurpatore.
Tocca ora ad Edoardo IV conoscere le amarezze dell'esilio: sentendosi
abbandonato, passa il mare, sbarca in Olanda e si rifugia presso la corte di
Borgogna. Pi re del re Enrico VI, Warwick, che sar soprannominato creatore di
re, finalmente trionfante, tenta un riavvicinamento con la Francia, ma il prezzo
 alto: Luigi XI, in cambio della sua amicizia, esige delle truppe per
schiacciare la Borgogna. Spinto dal pericolo, Carlo il Temerario non ha altra
risorsa che fornire uomini e sussidi al re Edoardo, affinch possa riconquistare
l'Inghilterra. Nel marzo 1471, il sovrano detronizzato sbarca su una spiaggia
dello Yorkshire. Un gran numero di partigiani lo raggiunge, ma, rinforzo assai
pi prezioso, suo fratello Clarence, tradendo Warwick, si schiera al suo fianco
con un migliaio di soldati bene addestrati. Edoardo riconquista facilmente
Londra, e l'infelice Enrico VI, vittima di avvenimenti che superano la sua
comprensione, ritorna alla Torre di Londra. Fatto strano, sua moglie Margherita,
che aveva anch'ella raccolto un esercito in Francia, si  rifiutata di
schierarsi a fianco di Warwick, tradendo cos il giuramento di Angers.
Edoardo e Warwick sanno che  venuta l'ora di una spiegazione decisiva e che
solo la spada decider tra loro. I due eserciti si scontrano il 14 aprile 1471.
Prima di attaccare battaglia, ciascuno giura di vincere o di morire, o per la
rosa rossa o per la rosa bianca.
Singolare battaglia quella di Barnet, poich non sar il coraggio degli uni o
degli altri a decidere, ma la fitta nebbia che grava sulla zona. Alcune unit si
perdono, altre, appartenenti alla stessa parte, combattono tra loro, tanto che,
in quella confusione totale, una parte delle truppe di Warwick, sopraffatta
dalle frecce lanciate dagli arcieri amici, grida Tradimento! provocando uno
scompiglio generale. Warwick tenta invano di frenare lo sbandamento; fatto
prigioniero, quasi per caso, viene immediatamente decapitato. Cos muore, sotto
i colpi dei sostenitori degli York, colui che era stato uno dei pi intrepidi
campioni della rosa bianca.
Infine Margherita e le sue truppe arrivano in Inghilterra; ma che fare dopo il
disastro di Barnet? Per un istante ella pensa di ritornare in Francia. Questa
donna che sembra crollare per la prima volta nella sua vita, finisce per cedere
ai ragionamenti di suo figlio, il principe di Galles. Si combatte quindi di
nuovo. Tuttavia le cose sono ora chiare, poich si ritrova l'antica lotta
fondamentale, libera da ogni tradimento individuale, che oppone gli York ai
Lancaster. La battaglia del 3 maggio 1471 a Tewkesbury  nuovamente terribile.
Migliore stratega del suo giovane avversario, Edoardo lascia che le truppe dei
Lancaster si impalino sulle lance della fanteria, mentre gli arcieri uccidono
senza piet i cavalieri avversari. Solo qualche fuggiasco sopravviver al
disastro; tutti i luogotenenti del principe di Galles sono massacrati, mentre a
lui viene mozzato il capo. Sua madre  fatta prigioniera e alcuni cavalieri che
avevano trovato rifugio nei luoghi santi sono uccisi ai piedi degli altari.
Dopo la morte del principe di Galles, il destino dei Lancaster  segnato. E,
affinch questa dinastia perisca per sempre, bisogna sbarazzarsi anche di suo
padre, quel relitto umano, perduto nei suoi sogni e rinchiuso nella Torre di
Londra. Riccardo, duca di Gloucester e fratello di Edoardo IV, al quale  sempre
stato fedele pi per calcolo che per affetto, s'incarica di far strangolare
Enrico VI, nel 1471.
Seguito da Margherita d'Anjou, trasportata in lettiga, Edoardo fa un ingresso
trionfale a Londra, immortalato da Shakespeare: Di nuovo sediamo su questo trono
regale d'Inghilterra, con il sangue del nemico pagato e riscattato. Quanti
coraggiosi soldati abbiamo mietuto, come spighe in autunno, in tutta la loro
superbia, al culmine della gloria! Morti i potenti nemici! Domate le impazienze
e le ambizioni! Stanco di tante battaglie, Edoardo IV fa tuttavia una discesa in
Francia nel 1475. Ma il tempo dei grandi sogni di conquista sembra terminato. Il
re d'Inghilterra non avanza oltre Amiens e chiede di trattare con Luigi XI. Non
per domandargli delle terre, ma del denaro. Infatti le casse dello Stato sono
sempre vuote disperatamente vuote, a un punto tale che il sovrano stesso 
costretto ad una vita austera, che non si addice al suo temperamento.
Il re di Francia  un politico troppo abile per rifiutare. Col trattato di
Picquigny (29 agosto 1475), ottiene l'amicizia (interessata) dell'avversario
contro il pagamento immediato di 15.000 sterline e una rendita annuale di 50.000
sterline. Agli occhi di Luigi XI, la rottura di un'alleanza possibile tra
l'Inghilterra e la minacciante Borgogna valeva bene quel prezzo. D'altronde,
Carlo il Temerario, non s'inganna. Incontrando Edoardo a Pronne, lo copre di
insulti. Il re d'Inghilterra, non se ne cura; ha ottenuto ci che voleva: farsi
pagare, e cara, la sua neutralit verso la Francia.
Margherita d'Anjou muore in Francia, all'et di 52 anni, il 25 aprile 1482. Una
clausola del trattato di Picquigny specificava che Margherita avrebbe
abbandonato in favore di Luigi XI tutti i diritti di suo padre sull'Anjou, la
Provenza e la Lorena e avrebbe definitivamente rinunciato al trono
d'Inghilterra.
Assaporer infine l'Inghilterra i frutti della pace? Questo  il desiderio del
re. Ed  per questo che, senza esitazioni, fa imprigionare suo fratello Clarence
che, una volta ancora, manifesta velleit di ribellione. In realt Edoardo non
ha mai perdonato al fratello minore la cui spalla sinistra era molto pi alta
della destra. Per di pi aveva un viso crudele; era cattivo, irritabile,
invidioso... di portamento modesto. Era di carattere chiuso e segreto, astuto e
dissimulatore; arrogante per temperamento, si mostrava apertamente socievole con
coloro che odiava in cuor suo e non esitava ad abbracciare colui che pensava di
uccidere. Crudele e senza misericordia, non sempre per fare del male, ma pi
spesso per ambizione e per raggiungere i suoi fini, amici e nemici gli erano
indifferenti, poich, dove esisteva un vantaggio personale, non risparmiava
nessuno di coloro che, vivi, avrebbero potuto rappresentare un ostacolo per i
suoi progetti.
Shakespeare ha messo anche lui in evidenza il carattere di quell'essere che
sembrava uscito dall'inferno facendogli dire: Io, che non sono fatto per quei
giochi sciocchi (dell'amore), n per fare gli occhi dolci a uno specchio
amoroso; io, che sono rozzamente tagliato... io, in cui manca ogni nobile
proporzione... io, che la natura ingannatrice ha privato delle sue attrattive-
io che essa ha inviato prima del tempo nel mondo dei viventi, deforme,
incompiuto, o, al massimo, finito a met, talmente storpio e contraffatto che i
cani abbaiano quando mi fermo vicino a loro... io, poich non posso essere
l'amante che incanter questi tempi parolai, sono deciso ad essere uno
scellerato.
E scellerato, Riccardo di Gloucester comincia ad esserlo ben presto. Spinger
Edoardo a far uccidere suo fratello Clarence, come aveva, con gioia dissimulata
assistito all'assassinio di Enrico VI. Che cosa importa se la strada del trono 
segnata dai delitti? Solo il trono conta. Certamente Riccardo si impone per le
sue qualit: la natura gli ha negato tutto, tranne l'intelligenza.
Nell'esercito, il suo coraggio in battaglia  leggendario. Quest'uomo deforme
ispira timore a tutti quelli che lo avvicinano, ma nello stesso tempo affascina.
Riccardo diventa protettore di fatto se non di diritto, ma ci vuole un re, e
questo re esiste. E' il figlio maggiore di Edoardo IV, il delfino che si chiama
anch'egli Edoardo.
Alla morte di suo padre, il bambino abitava nel castello di Ludlow nel Galles e
suo zio, Lord Rivers, aveva ricevuto l'incarico della sua educazione. Appena
Rivers apprende la notizia della morte del re, decide di portare l'erede al
trono a Londra, affinch egli sia incoronato al pi presto, poich lo zio del
futuro sovrano ha, da tempo, intuito le ambizioni di Riccardo di Gloucester.
Ci si avvia dunque verso la capitale, lungo la strada che anche Riccardo
percorre, come per caso. Rivers ritorna sui suoi passi e, con il piccolo
Edoardo, si rifugia in un albergo di Northampton. Anche colui che si considera
gi il protettore, arriva e fa buon viso ai viaggiatori. Si pranza e si va a
dormire.
La mattina seguente, Rivers scopre di essere chiuso nella sua camera. Esprime la
sua sorpresa a Riccardo e al suo compagno Buckingham. Questi si adirano,
rimproverando allo zio di Edoardo di volerli tenere lontano dal re. Poi
Riccardo, dopo aver neutralizzato Rivers, sussurra all'orecchio del nipote:
Vostro zio  un abominevole cospiratore, la cui sola ambizione  di impadronirsi
del potere. Convinto da tale ragionamento, il ragazzo parte per Londra con
Riccardo e senza Rivers. Il protettore non gli ha forse promesso che lo avrebbe
fatto incoronare al pi presto?
La regina Elisabetta non si inganna, ha intuito i disegni del cognato: sa con
certezza che suo figlio maggiore  condannato. Ma come Margherita, moglie di
Enrico VI, aveva avuto cura di salvare la dinastia dei Lancaster a qualunque
costo, Elisabetta pensa soltanto ad una cosa: salvare la discendenza degli York.
Per questo si rifugia nell'abbazia di Westminster con il figlio minore, il duca
di York. L'inviolabilit del santuario protegger i fuggitivi dai colpi degli
assassini. L'arcivescovo si schiera risolutamente a fianco della regina e le
dice: Abbiate coraggio, vi assicuro che se tentano di incoronare un re che non
sia vostro figlio che  nelle loro mani, sin dall'indomani noi incoroneremo suo
fratello che  qui con voi. Ecco il gran sigillo di Stato; vostro marito me lo
ha affidato. Ve lo consegno per vostro figlio. Ma, per prudenza o per paura,
l'arcivescovo durante la notte far riprendere il sigillo.
Niente, tuttavia, sembra provare che Gloucester pensi a commettere un misfatto.
Quando arriva a Londra con Edoardo, si mostra umile e rispettoso. Ai passanti
che acclamano il ragazzo egli dice: Ecco il vostro re, ecco il vostro sovrano!
La maschera assunta da Riccardo inganna cos bene tutti che  nominato, senza la
minima opposizione e questa volta ufficialmente, protettore del re e del regno.
Il primo scalino  superato; il principe ereditario  nelle mani di suo zio.
Sembra un uomo in preda al pi vivo dolore colui che dice un giorno al
Consiglio: perch il fratello di Sua Maest  tenuto lontano da noi? Perch i
due fratelli, che si amano tanto, sono separati? Il bene del re, spiega
Riccardo, non consiste solo nel proteggerlo dai suoi nemici, ma nel renderlo
felice in mezzo a piaceri moderati. Ora egli non pu avere gioia, data la sua
tenera et, in compagnia di persone vecchie o anziane; gli ci vuole la compagnia
familiare di ragazzi della sua et e di un rango che possa convenire a sua
Maest. Chi  quindi pi adatto di suo fratello? Poi, con dolcezza, egli
minaccia: Se la regina si ostina, se un saggio e fedele consiglio non riesce a
smuoverla, allora, secondo me, forti della volont del re, noi tireremo suo
fratello fuori da quella prigione.
Colpito da quel discorso il Consiglio, subito e all'unanimit, approva il
protettore. Tuttavia l'arcivescovo di Canterbury, colto da un senso di
apprensione che non sa spiegare, propone un emendamento: D'accordo, ma se la
regina non vuole che suo figlio esca dal santuario, non si dovr prenderlo
contro la sua volont, poich sarebbe una cosa che attirerebbe la collera di
Dio; non si pu violare, sotto pena di sacrilegio, un asilo sacro.
Basta solo questo perch tutto sia rimesso in discussione (cosa che Riccardo si
augurava). Infatti, nel Consiglio, l'arcivescovo di Canterbury non ha soltanto
degli amici. Dilatandosi, la discussione cade nella casistica. Il problema  di
sapere se, in certe condizioni, l'asilo rappresentato da una cattedrale o da una
semplice chiesa, non pu essere sconsacrato. Il duca di Buckingham, che fa lega
con Riccardo di Gloucester, interviene, e a lungo: Voi dite, miei buoni signori,
che un santuario serve sempre a difendere il corpo di colui che sarebbe in
pericolo, e voi avete ragione... ma nessun papa, nessun re, ha mai avuto
l'intenzione di creare un luogo speciale di rifugio dove fosse permesso ad un
uomo di fare torto ad un altro, affinch non gli venisse fatto alcun torto
illegale...
E Buckingham continua, per arrivare all'essenziale: Il fratello del principe
ereditario  forse minacciato da qualche pericolo? No! Quindi il santuario, nel
suo caso, non  affatto necessario. I vescovi presenti, cambiando
improvvisamente opinione, aderiscono alla tesi di Buckingham contro quella
dell'arcivescovo di Canterbury.
Il complice di Riccardo pu quindi spingere oltre il suo vantaggio. Dopo il tono
mellifluo, ecco ora la voce che tuona: Chiunque creda, per salvaguardia propria,
di aver bisogno del santuario, lo usi. Ma colui che non ha n l'et della
ragione per desiderarlo, n malizia o malvagie intenzioni per meritarlo, colui
la cui vita e libert non sono minacciate da alcun processo legale, non pu
essere un uomo da santuario e, io lo dico ad alta voce, se lo strapperemo di l
non violeremo il santuario.
Il Consiglio, ancora una volta  d'accordo. Tuttavia
viene deciso che l'arcivescovo di Canterbury far un ultimo tentativo affinch
la regina Elisabetta permetta che suo figlio minore, il duca di York, lasci
l'abbazia di Westminster. Ecco dunque il prelato davanti alla regina, la porpora
di fronte alla solitudine inquieta. Elisabetta espone le sue preoccupazioni: suo
figlio ha una salute fragile ed ha bisogno di sua madre. Riccardo vuole
prenderlo? Senza negare le sue buone intenzioni, come lo curer? E chi pu dire
che i suoi due figli non corrono alcun pericolo? Essa parla di nuovo del duca di
York: Dove potrei essere pi sicura della sua salute che in questo santuario, i
cui privilegi, nessun tiranno, per quanto diabolico fosse, ha osato violare? E
questa donna ritrova infine il coraggio che ha avuto per tanto tempo. Superba
nella collera, ella apostrofa il suo interlocutore: Voi pretendete che mio
figlio non possa beneficiare del santuario, non avendo meritato di esservi
rinchiuso? Ah! in verit, ecco il ragionamento del protettore! Se questa abbazia
pu accogliere un colpevole, perch non potrebbe proteggere un innocente?
La regina infine confessa i suoi sospetti: Cardinale, arcivescovo, capite che io
ho paura di mettere il mio secondo figlio nelle mani del protettore? Egli ha gi
il maggiore in suo potere; se entrambi dovessero morire, chi sarebbe re, se non
Riccardo? Lo sapete Cardinale, arcivescovo? Ma il prelato si spazientisce, tanto
pi che ha la coscienza sporca. Fa chiaramente capire che, se egli non trova una
soluzione amichevole a quel problema, altri se ne occuperanno.
Questa volta la regina cede; come potrebbe ella dubitare dell'autorit di cui
dispone l'arcivescovo di Canterbury? Va a cercare il duca di York, lo guida ai
piedi del principe della Chiesa e, divisa fra timore e speranza, mormora: Lo
consegno nelle vostre mani, e suo fratello con lui; sono sotto la vostra
custodia. Un attimo di silenzio, poi con una voce che, ora, non trema pi, ella
esclama: Ma, davanti a Dio ed al mondo, io domander conto di entrambi!
Soggiunge: Credetemi, ve ne supplico, siate un po' fiducioso, poich io sono
piena di sfiducia.
Prende il bambino fra le braccia. E questa donna, cos padrona di s, si
scioglie in pianto: Andate, figlio mio, mio dolce figlio... che io vi abbracci
ancora una volta, poich Dio solo sa quando ci abbracceremo di nuovo.
Riccardo ha vinto e lo sa. Ora  necessario giocare la partita fino in fondo.
Riunisce un Consiglio per stabilire nei minimi particolari lo svolgimento della
cerimonia dell'incoronazione di Edoardo. Mai il protettore  apparso cos
premuroso, cos umile davanti alla legittimit della corona. Gi si organizzano
i festeggiamenti. Si porta a Londra il bestiame che sar arrostito sulle piazze
e offerto al popolo in segno di gioia.
Il 13 giugno 1483, Riccardo convoca improvvisamente un Consiglio della Corona.
Ha il viso dei giorni cattivi, sebbene abbia fatto mille feste al vescovo di
Ely, affinch gli mandi le fragole che egli coltiva con tanto amore e che hanno
fama di essere le migliori d'Inghilterra. Si parla del pi e del meno.
Bruscamente Riccardo chiede: Che cosa bisogna fare di coloro che complottano per
assassinare il protettore?
Tutti si scambiano sguardi di meraviglia. Lord Hastings, cos soggiogato da
Riccardo da aderire completamente alla sua causa, si alza e grida: Tali persone
meritano di conoscere il castigo dei traditori, qualunque sia il loro posto ed
il loro rango!
Celandosi dietro la sua astuzia, il protettore parla con tono accorato: Si
tratta di una strega... (un silenzio) ... la moglie di mio fratello... (altro
silenzio) e dei suoi partigiani. Mormorii... si tratta dunque della regina!
Riccardo non lascia al Consiglio il tempo di porsi delle domande. Egli continua:
Se il mio corpo  deperito, se io sono quello che sono,  per causa delle
stregonerie di mia cognata; guardate! E, rimboccando la manica sinistra del suo
farsetto, mostra il braccio atrofizzato.
E' troppo: tutti sanno che il protettore  infermo dalla nascita. Ma mentre i
membri del Consiglio vogliono mostrare la loro meraviglia davanti a rivelazioni
che non sono tali, la sala del Consiglio  invasa dalle guardie ed i
partecipanti alla riunione sono arrestati. Neanche Hastings sfugge al castigo: 
decapitato pochi minuti dopo.
Per spiegare la cosa, e specialmente la morte di Hastings, assai popolare a
Londra, Riccardo convoca tutti i notabili della citt e spiega loro che colui
che egli considerava il suo miglior amico passava il tempo a complottare contro
la pace e la sicurezza del regno. Il patibolo non rimane disoccupato: tutti
coloro che, pi o meno apertamente, erano stati favorevoli ad Elisabetta, sono
messi a morte. Con il pretesto che l'Inghilterra  alla vigilia di nuove
agitazioni, che la situazione  grave e urgente, Riccardo annuncia che la data
dell'incoronazione di suo nipote Edoardo  rinviata.
Situazione grave ed urgente, per il protettore significa che bisogna rivelare
un'importante scoperta fatta dai genealogisti: i figli di re Edoardo sono solo
dei bastardi, concepiti nel peccato dalla loro madre. Acquistato alla causa del
protettore, un uomo di studio, il dottor Shaw, coglie l'occasione del sermone
che pronuncia nella cattedrale di San Paolo per commentare a modo suo un brano
delle Sacre Scritture: I polloni bastardi non metteranno mai radici profonde. E
continua, facendo capire attraverso allusioni che, se i figli di Edoardo sono
illegittimi, essi non possono pretendere alla corona. Improvvisamente, questa
deve toccare a un uomo pio e virtuoso, il protettore. Tanto pi, aggiunge Shaw,
che Riccardo  il solo figlio legittimo di Riccardo di York. E Shaw proclama:
Non vedete dunque nel viso del protettore il viso di suo padre?
A queste parole, secondo una messa in scena ben preparata, appare Riccardo con
il viso atteggiato ad umilt. Non ci vuole altro perch alcuni gridino: Viva il
re Riccardo. Il protettore  divorato dall'ambizione, ma  perfettamente lucido.
Sente di colpo che la cosa  troppo artificiosa, che hanno applaudito il sermone
di Shaw solo coloro che erano stati pagati per farlo, e che al popolo questa
commedia non piacer: meglio aspettare ancora.
Poich, in definitiva,  il popolo che decide, ebbene, bisogna farsi portare al
potere dal popolo. Riccardo organizza une campagna di dicerie sull'illegittimit
dei figli di Edoardo e sull'indegnit della loro madre. Fa anche sapere che, se
egli governasse l'Inghilterra, le cose andrebbero meglio. Il duca di Buckingham,
direttore della manovra, arriva poco tempo dopo a palazzo, alla testa di
un'imponente delegazione di cittadini e a nome loro, supplica umilmente Riccardo
di impadronirsi della corona.
Il protettore finge di essere sconvolto da questa richiesta; mormora: No...
no..., poi, come vinto dalle responsabilit che saranno le sue, accetta anche il
fardello che si vuole mettere sulle sue spalle: Noi accettiamo di ascoltare
favorevolmente la vostra petizione e, di conseguenza, prendiamo su di noi lo
stato reale di preminenza e di doppia regalit sui nobili paesi d'Inghilterra e
di Francia, affinch noi e i nostri eredi guidiamo e difendiamo l'uno e
riprendiamo e conquistiamo l'altro, con il vostro aiuto, rimettendolo per sempre
nella condizione di obbedienza e di vassallaggio dovuti al regno d'Inghilterra.
Per questo non chiederemo mai a Dio di prolungare la nostra vita pi di quanto
sia necessario per portare a termine tale compito.
Gi l'indomani, Riccardo fa sapere che intende essere incoronato a Westminster,
e al pi presto. Il 6 luglio 1483, il protettore diventa re d'Inghilterra con il
nome di Riccardo III.
Ma Riccardo III  ossessionato da un problema. Quest'uomo tortuoso e crudele che
non ha mai esitato a versare del sangue per cingere la corona, vuole essere un
re legittimo, poich sa molto bene che nessuno, o quasi nessuno, si  lasciato
abbindolare dalle sue manovre. Vuole essere un re legittimo, non solo per
conoscere le ebbrezze di un potere che nessuno gli contesta, ma anche per
imporsi all'Inghilterra e per assicurare la sua grandezza. Ora, verr
riconosciuta la sua legittimit, finch saranno vivi i suoi due nipoti? Ci che
non era che un dubbio diviene certezza: bisogna che i figli di Edoardo
scompaiano, tanto pi che un movimento in loro favore si preannuncia nel sud del
paese e dei complotti vengono organizzati in previsione della loro liberazione.
Restano da trovare gli uomini capaci di assassinare due bambini, il maggiore dei
quali ha tredici anni. Sir Robert Brackenbury, governatore della Torre di Londra
dove Edoardo e suo fratello, il duca di York, sono stati rinchiusi, rifiuta di
commettere il misfatto preferendo morire che compiere un simile delitto.
Ma l'oro e le promesse di ottenere grandi cariche seducono sempre certi
caratteri. Cos  per James Tyrell un giovane paggio che fino ad allora ha morso
il freno in una posizione subalterna. Riccardo ordina di consegnare al giovane,
per una notte, le chiavi della Torre di Londra. E' un gioco per Tyrell, la cui
borsa  finalmente piena, assoldare il suo palafreniere John Dighton e uno dei
guardiani della Torre, Miles Forest.
Tuttavia, per quanto insensibili essi siano al delitto che stanno per compiere,
gli assassini non hanno il coraggio di vedersi fissare dallo sguardo sbalordito
e innocente dei due bambini e perci decidono di sopprimerli mentre dormono.
Una sera, verso mezzanotte, i due bambini dormono nel grande letto della loro
stanza. A passi felpati, Forest e Dighton si avvicinano. Gettano coperte e
guanciali sulla testa delle loro vittime e li soffocano, vincendo con la loro
forza erculea gli spasimi degli agonizzanti. Ci vorranno ben venti minuti perch
colui che avrebbe potuto regnare con il nome di Edoardo V e suo fratello lascino
un mondo del quale hanno conosciuto solo la tristezza e la crudelt.
Come ricompensa per il servizio reso, Tyrell  fatto cavaliere la notte medesima
dell'assassinio. Non ha detto come Shakespeare gli fa dire: L'atto tirannico e
sanguinoso  compiuto; il misfatto pi grande, il pi pietoso massacro di cui
questa terra sia mai stata colpevole! Dighton e Forest, che io avevo assoldato
per fare quell'atto di implacabile macelleria, scellerati incalliti, cani
sanguinari, presi da una dolce compassione, si scioglievano in pianto come due
bambini al triste spettacolo della loro morte.
Spingendo il cinismo fino all'estremo, il re Riccardo ordina che i suoi due
nipoti siano sepolti in un luogo degno della loro qualit di figli di re. In
realt sembra che i due cadaveri siano stati semplicemente gettati nel Tamigi.
Ma una leggenda, tenace, affermer che nel 1674, mentre si facevano lavori di
restauro nella Torre di Londra, i muratori scoprirono, nel profondo della
muraglia, gli scheletri di due bambini che apparentemente potevano essere i due
principi.
Sebbene il segreto del dramma sia stato mantenuto, il popolo di Londra apprende
la tragedia della Torre. E' sconvolto dall'orrore, sentendo che sulla strada
sanguinosa che l'Inghilterra segue da quasi trent'anni, la morte dei due ragazzi
significa altre prove. E che dire di un re le cui mani si sono macchiate di
sangue innocente? E' il duca di Buckingham che d il segnale della rivolta
contro il re. Ha finalmente capito quale mostro regni sull'Inghilterra e si
rende anche conto che  tempo di finirla con le guerre e gli assassini che
tormentano il regno. Ma il cammino della pace passa fatalmente attraverso una
riconciliazione tra York e Lancaster, tra la rosa bianca e la rosa rossa. Allora
Buckingham si ricorda che  un parente prossimo dei Lancaster. Con la regina
Elisabetta, che non ha lasciato Westminster, prepara un progetto di matrimonio:
la figlia della sovrana (che si chiama anch'ella Elisabetta) sposer Henry
Tudor, conte di Richmond, imparentato con i Lancaster.
Informato di ci, Richmond, che era stato messo al sicuro in Bretagna, parte per
l'Inghilterra alla testa di un piccolo esercito; ma scoppia una tempesta e le
sue navi sono gettate sulla costa. Anche Buckingham aveva preso le armi, ma
privo dell'aiuto dell'alleato proveniente dalla Francia, deve rifugiarsi in un
asilo segreto.
Riccardo pu infine credersi il padrone definitivo; infatti governa da solo;
tuttavia nessuno ha dimenticato la morte dei bambini di Edoardo, e ovunque
cresce l'odio verso il re, tanto che l'Inghilterra considera un castigo del
cielo la disgrazia che colpisce Riccardo nell'aprile 1484: la morte del suo
unico figlio, il principe di Galles.
Cos Henry Tudor, conte di Richmond, diviene il legittimo pretendente al trono,
il pi prossimo erede della monarchia che il partito dei Lancaster abbia mai
avuto. Richmond infatti discende da Enrico III attraverso sua madre che  una
Beaufort.
Tuttavia gravi pericoli sovrastano il pretendente. Dopo la sua incursione
sull'Inghilterra, fallita prima di cominciare, egli  nuovamente tornato in
Bretagna. Ora, Langlois, primo ministro del ducato,  disposto a barattare
l'esiliato contro la somma favolosa che Riccardo III gli offre. La macchinazione
 scoperta quando sta per riuscire. Volendo prendere i suoi avversari, giocando
sulla velocit, il re offre pace ed onore alla regina Elisabetta, i cui due
figli egli ha assassinato. Sfinita dalla fatica e dalle prove, la sequestrata
volontaria di Westminster accetta, e assiste, a fianco di Riccardo, alle
cerimonie del Natale 1484.
Riccardo III non si ferma a questo: essendo sua moglie Anna morta nel marzo
1482, egli progetta di sposare la propria nipote, la figlia di Elisabetta. E'
necessario un severo ammonimento dei vescovi per fargli capire che tale
matrimonio sarebbe un incesto. Quanto a Richmond, egli non ha abbandonato
nessuno dei suoi progetti. Il 7 agosto, sbarca, ancora una volta, sul suolo
inglese, a Milford Haven. Bacia la terra, prega a lungo, ripete pi volte:
Giudicami, mio Dio, e sostieni la mia causa, poi, ritto in piedi con la spada in
mano, ordina alle truppe: Per San Giorgio, avanti!
Riccardo riveste l'armatura e marcia contro il suo avversario. Ha riunito pi di
diecimila uomini bene armati e bene addestrati. Che cosa potranno fare i
cinquemila ribelli di Richmond? Il 22 agosto avviene lo scontro nei pressi di
Bosworth. Riccardo incoraggia le sue truppe facendosi beffe dell'avversario:
Come potrebbe un pugno di individui vincere un regno intero?
La battaglia si svolge incerta, fino al momento in cui uno dei principali
luogotenenti del re, Lord Stanley, passa al nemico. Tradimento! urla Riccardo;
si getta quindi nelle file nemiche cercando di provocare Richmond a singolar
tenzone, ma  circondato da ogni parte. Ormai crivellato di colpi e
disarcionato, la sua voce supera il fragore della battaglia: Un cavallo! Il mio
regno per un cavallo! Se entr nella morte, lo fece da re.
Mutilato e denudato, con il viso irriconoscibile, il cadavere di Riccardo 
attaccato alla schiena di un cavallo e giunge a Leicester, la citt pi vicina
al campo di battaglia. Qui sar esposto per due giorni, prima di essere sepolto,
quasi di nascosto, in un vicino convento.
Henry Tudor  re d'Inghilterra. Con la morte di Riccardo terzo, la dinastia dei
Plantageneti  per sempre estinta. Il matrimonio di Henry Tudor con la giovane
Elisabetta suggella l'alleanza degli York e dei Lancaster che per trent'anni,
tanto  durata la guerra delle Due Rose, non hanno potuto superarsi l'un
l'altro: solo un matrimonio riesce a vincere la spada. Ma sui campi di battaglia
 morto anche il feudalesimo inglese, come se, in tanti combattimenti inutili,
avesse ceduto alla vertigine della propria distruzione.

Fine.



