Aristofane.

Le Vespe.

Traduzione di Guido Paduano.

Testo elettronico adattato ai mezzi di lettura dei ciechi, dalla Fondazione
Ezio Galiano. Catanzaro, 16 Febbraio 2000.

Aristofane. Atene 445 circa; 385 circa a.C. Commediografo greco.
Non si sa quasi nulla della sua vita. Delle 40 commedie a lui attribuite ce ne
restano 11: alcune ideate per allestimenti fastosi, con macchine teatrali,
scene ora in cielo (Pace, 421), ora nell'aldil (Rane, 405), ora tra le nubi
(Uccelli, 414); altre con scenari pi modesti.
Comune  la struttura: nella prima parte i protagonisti, assillati da un grave
problema, inventano una soluzione, geniale e utopistica, attuata nonostante
contrattempi e ostacoli.
La conclusione, attraverso una serie di sapide invenzioni, ritrae le
paradossali conseguenze della trovata, fino al buffonesco finale.
Tra le due sezioni s'innesta la parabasi, in cui il coro, deposto il costume
scenico, comunica al pubblico idee, recriminazioni, sfoghi del poeta, spesso
avulsi dalla trama. L'attualit irrompe cos nella commedia, che tocca grandi
temi civili: la pace e la guerra (Acarnesi, 425; Pace, Lisistrata, 411), la
corruzione dei potenti, i vizi di una societ in crisi (Vespe, 422), le
storture del sistema politico (Donne a parlamento, o Ecclesiazuse, 392).
La satira non risparmia neppure i mostri sacri di Atene, dai politici (Cleone,
nei Cavalieri del 424 e nella Pace), agli intellettuali (Socrate, nelle Nuvole
del 423; Euripide, nelle Tesmoforiazuse del 411; Eschilo, nelle Rane), agli
stessi dei.
