RAGIONAMENTO
DELLA NANNA E DELLA ANTONIA
FATTO IN ROMA SOTTO UNA FICAIA
COMPOSTO DAL DIVINO ARETINO
PER SUO CAPRICCIO
A CORREZIONE DEI TRE STATI DELLE DONNE.

PIETRO ARETINO AL SUO MONICCHIO.

Salve mona! Salve, dico, poich la Fortuna ancora nelle bestie tien mano, e per ti tolse di donde nascesti, dandoti a me che, per essermi accorto che sei un gran maestro sotto la forma di gatto, s come era Pitagora un filosofo sotto la forma di gallo, ti intitolo le fatiche, anzi lo spasso, di .XVIII. mattine: non come a mamone, non come a scimia, n come a babuino, ma come a gran maestro. Perch se io non avessi saputo dal segreto della natura che tu fussi un gran maestro, ti arei intitolato il dialogo della Nanna e della Antonia come ad animale, ch anco i Romani, dopo lo aver punito con pena capitale colui che uccise il corvo che non avea altra vert che salutare Cesare non solo il fecero portare in su la bara da duo etiopi col pifero inanzi, ma nominaro il luogo dove fu sepolto "Ridiculo": s che con la pazzia di molti savi antichi si poteva iscusare quella di uno stolto moderno. Ma che sia il vero che tu sia un gran maestro, cominceremo a dirti che hai imagine di uomo, e sei chi tu sei, ed essi han nome di gran maestri, e sono chi sono; tu con la tua ingordigia ogni cosa trangugi, ed essi con la loro divorano s, che la gola non si trova pi tra i sette peccati mortali, tu fino a uno ago rubi, ed essi fino al sangue furano, riguardando il luogo dove fanno i furti come lo riguardi tu; essi sono liberali nella maniera che diranno i suditi loro a chi gliene dimanda, e tu sei cortese come ponno giurare quelli che si arrischiano a toglierti qualunque cosa tu ti tenga fra le unghie; tu sei s lussurioso che ti corrompi fin con te istesso, ed essi usano sanza punto di vergogna con le medesime carni; la tua presunzione avanza quella degli sfacciati, e la loro quella degli affamati; tu sei sempre pieno di lordezza, ed essi sempre carchi di unguenti; il tuo volubile aggirare non trova mai luogo, e il loro cervello  stabile come un torno; i tuoi scherzi sono il giuoco del popolo, e le lor pazzie il riso del mondo; tu sei fastidioso, ed essi importuni; tu temi ognuno e fai temere ciascuno, ed essi a tutti fanno paura e di tutti hanno paura, i tuoi vizi sono incomperabili, e i loro inestimabili, tu fai strano viso a ciascuno che non ti porta il cibo, ed essi non mirano con dritto occhio se non gli apportatori dei loro piaceri, essi non danno cura a vituperio che si gli dica, n tu a villania che ti si faccia. N mi lascio perci uscir di mente che, s come i gran maestri hanno cera di scimie, cos le scimie hanno cera di gran maestri. E avvertite, satrapi, che fra i gran maestri simili al Bagattino (che cos si chiama il mio gatto) non si intende il re di Francia: perch ci fa divini a chiamarsi come noi, e fa umani gli di mentre non si lascia dire iddio. Ma per tornare a te, Bagattino, dico che se tu non fussi sanza gusto come sono i gran maestri, farei un poco di scusa del licenzioso parlare della opera che mando fuora alla ombra tua (che li giover come giovano quelle dei gran maestri a quelle che tuttod si gli intitolano indegnamente), con allegare la Priapea di Virgilio e ci che in materia lasciva scrisse Ovidio, Giovinale e Marziale, ma per esser tu dotto come i gran maestri, non dir altro, aspettando in premio del mio farti immortale un morso dove ti avverr di darmelo: ch anche i gran maestri pagano di cotal moneta gli autori delle laude che si gli attribuiscono, non per altra cagione che per intendersi della scienza come te ne intendi tu. Avrei detto che hanno la anima alla similitudine della tua se fosse stato onesto a dirlo, ma dico bene che i gran maestri ascondeno i difetti loro con i libri che si gli fanno, come ascondi tu le tue bruttezze con la veste che ti ho fatto.
Ora, altissimo Bagattino (che cos si dice ai gran maestri degni di cotal dignit come tu), piglia le mie carte e squarciale: che ancora i gran maestri non pure squarciano le cose che si gli indrizzano, ma se ne forbiscono poco meno ch'io non te lo dissi, a laude e gloria delle coglione Muse che, per correr dietro a panni alzati ai gran maestri, sono da essi apprezzate come le apprezzi tu, che vorresti forse, per il dire che far la Nanna delle moniche, che io fussi tenuto della buccia della tua malignit. La Nanna  una cicala e dice ci che le viene alla bocca; e alle suore sta bene ogni male da che si fanno vedere dal vulgo peggio che le femine del popolo e avendo gi empito ogni cosa di Antecristi, con la puzza della lor corruzione non lasciano spirare i fiori della verginit delle spose e ancille di Dio che ci sono: che, mentre le mentovo, mi sento tutto confortare da quel non so che di sacro e di santo che passa nell'anima s tosto che si arriva dove stanno, s come passa dentro al naso la soavit delle rose subito che si giugne dove sono; n si curi di udir gli angeli chi le ode cantare quei santi uffici co' quali raffrenano l'ira di Dio, movendolo a perdonarci le nostre colpe. S che la Nanna non parla delle osservatrici della castit giurata, come ella istessa nel ragionamento suo dir alla Antonia, ma parla di quelle il cui lezzo  il zibetto del demonio. E certamente come non ardirei di adorare, n di ubidire, n di lodare altro che il cristianissimo re Francesco, n di cantare altro che il magno Antonio da Leva, n di lodare altro duca che quel di Fiorenza, n di predicare altro cardinale che quel de' Medici, n di servire altro marchese che quel del Vasto, n di osservare altro prencipe che quel di Salerno, n di ragionar d'altro conte che di Massimiano Stampa, cos non arei avuto ardire di pensare, non che di scrivere, quello che delle moniche ho posto in carta, se non credessi che la fiamma della mia penna di fuoco dovesse purgare le macchie disoneste che la lascivia loro ha fatte nella vita d'esse: che dovendo essere nel monistero come i gigli negli orti, si sono lordate di modo nel fango del mondo, che se ne schifa lo abisso, non che il Cielo. Onde spero che il mio dire sia quel ferro crudelmente pietoso col quale il buon medico taglia il membro infermo perch gli altri rimanghino sani.



ANTONIA E NANNA.

GIORNATA
PRIMA.

ANTONIA. Che hai tu Nanna? Prti che cotesto tuo viso imbriacato ne' pensieri si convenga a una che governa il mondo?
NANNA. Il mondo, ah?
ANTONIA. Il mondo, s. Lascia star pensierosa a me che, dal mal francioso in fuora, non trovo cane che mi abbai, e son povera e superba, e quando io dicessi ghiotta non peccherei in spirito santo.
NANNA. Antonia mia, ci sono dei guai per tutti, e ce ne son tanti dove tu ti credi che ci sieno delle allegrezze, ce ne sono tanti che ti parria strano; e credilo a me, credilo a me, che questo  un mondaccio.
ANTONIA. Tu dici il vero ch'egli  un mondaccio per me, ma non per te che godi fino del latte della gallina, e per le piazze, e per l'osterie, e per tutto non si ode altro che Nanna qua e Nanna l; e sempre la casa tua  piena come l'uovo ch tutta Roma ti fa i.n.torno quella moresca che si suole veder far dagli Ongari al giubileo.
NANNA. Egli  cos; pure io non son contenta, e mi pare esser una sposa che, per una certa sua onest, ancora che ella abbia molte vivande inanzi e una gran fame, e bench sia in capo di tavola, non ardisce mangiare; e certo certo, sorella, il core non  dove potrebbe essere; basta.
ANTONIA. Tu sospiri?
NANNA. Pazienza.
ANTONIA. Tu sospiri a torto: guarda che Domenedio non ti faccia sospirare a ragione.
NANNA. Come non vuoi tu che io sospiri? Ritrovandomi Pippa mia figliuola di sedici anni e volendone pigliar partito, chi mi dice "Flla suora, che, oltre che risparagnerai le tre parti della dote, aggiungerai una santa al calendario"; altri dice "Dlle marito, che ad ogni modo tu sei s ricca, che non ti accorgerai che ti scemi nulla"; alcuno mi conforta a farla cortigiana di primo volo, con dire "Il mondo  guasto; e quando fosse bene acconcio, facendola cortigiana, di subito la fai una signora, e con quello che tu hai, e con ci che ella si guadagner, tosto diventer una reina": di sorte che io son fuora di me. S che puoi pur vedere che anco per la Nanna ci sono dei guai.
ANTONIA. Questi son guai, ad una come sei tu, pi dolci che non  un poco di rognuzza a chi la sera intorno al foco, mandato gi le calze ha piacere di grattarsi: guai sono il veder montare il grano, i tormenti sono il veder carestia nel vino, la crudelit  la pigion della casa, la morte  il pigliare il legno due o tre volte l'anno e non isbollarsi, non isgommarsi e non isdogliarsi mai. E mi maraviglio di te che sopra s minima cosa hai pur fatto un pensiero.
NANNA. Perch te ne maravigli tu?
ANTONIA. Perch sendo tu nata e allevata in Roma, a chiusi occhi doveresti sbrigarti dai dubbi che tu hai della Pippa. Dimmi, non sei tu stata monica?
NANNA. S.
ANTONIA. Non hai tu avuto marito?
NANNA. Hollo avuto.
ANTONIA. Non fosti tu cortigiana?
NANNA. Fui e sono.
ANTONIA. Adunque, dei tre stati non ti basta l'animo di scegliere il migliore?
NANNA. Madonna no.
ANTONIA. Perch no?
NANNA. Perch le moniche, le maritate e le puttane oggid vivono con una altra vita che non vivevano gi.
ANTONIA. Ah! ah! ah! La vita visse sempre a una foggia: sempre le persone mangiaro, sempre bevvero, sempre dormiro, sempre vegghiaro, sempre andaro, sempre stettero; e sempre pisciaro le donne per il fesso. E arei caro che tu mi contassi qualche cosa del vivere che faceano le suore, le maritate e le cortigiane del tuo tempo: e io ti giuro, per le sette chiese che io mi sono avotita di fare la quaresima che viene, di risolverti in quattro parole di quello che tu debbi fare della tua Pippa. Ora tu, che per esser una dottoressa sei ci che tu sei, prima mi dirai perch il farla suora ti fa star fantastica.
NANNA. Io son contenta.
ANTONIA. Dimmelo, io te ne prego: a ogni modo oggi  la Madalena nostra avvocata che non si fa niente; e quando ben si lavorasse, io ho pane e vino e carne insalata per tre di.
NANNA. S?
ANTONIA. S.
NANNA. Ora io ti conter oggi la vita delle moniche, dimane quella delle maritate, e l'altro quella delle meretrici. Siedimi allato: acconciati adagio.
ANTONIA. Io sto benissimo. D su.
NANNA. Mi vien voglia di bestemmiare l'anima di monsignor nolvo'dire, che mi cav di corpo questo fastidio di figliuola.
ANTONIA. Non ti scandolezzare.
NANNA. Antonia mia, le moniche, le maritate e le puttane sono come una via croce, che tosto che giungi a essa, stai buona pezza pensando dove tu abbi a porre il piede; e avviene spesso che 'l demonio ti strascina nella pi trista, come strascin la benedetta anima di mio padre quel d che mi fece suora pur contra la volont di mia madre santa memoria, la quale tu dovesti per avventura conoscere (oh, ella fu che donna).
ANTONIA. La conobbi quasi in sogno: e so, perch io l'ho udito dire, che facea miracoli dietro a Banchi; e ho inteso che tuo padre, che fu compagno del bargello, la spos per innamoramento.
NANNA. Non mi ricordar pi il mio cordoglio, ch Roma non fu pi Roma da che rest vedova di cos fatta coppia. E per tornare a casa, il primo giorno di maggio mona Marietta (che cos chiamossi mia madre, bench per vezzi le fosse detto la bella Tina) e ser Barbieraccio (che cotal nome fu quello di mio padre), avendo ragunato tutto il parentado, e zii e avi e cugini e cugine e nepoti e fratelli, con una mandra d'amici e d'amiche, mi menaro alla chiesa del monistero vestita tutta di seta, cinta di ambracane, con una scuffia d'oro sopra la quale era la corona della virginit tessuta di fiori di rose e di viole, con i guanti profumati, con le pianelle di velluto; e se ben mi ricordo, della Pagnina, che entr poco fa nelle Convertite, erano le perle che io portai al collo e le robbe che avea indosso.
ANTONIA. Non potevano essere d'altri.
NANNA. E ornata proprio proprio come una donna novella, entrai in chiesa, nella quale erano millantamilia persone che, voltatisi tutti verso di me tosto che io apparsi, chi dicea "Che bella sposa ar messer Domenedio", chi dicea "Che peccato a far monica cos bella figlia", altri mi benediva, altri mi bevea con gli occhi, altri diceva "La dar il buon anno a qualche frate": ma io non pensava malizie sopra tali parole; e udii certi sospiri molto ardenti, e ben conobbi al suono che uscivano dal core di un mio amante che mentre si dicevano gli uffici sempre pianse.
ANTONIA. Che, tu avevi degli amanti inanzi che ti facessi monica?
NANNA. Qualche sciocca non gli avrebbe auti: ma sanza libidine. Ora io fui posta a sedere in cima all'altre donne; e stata alquanto, cominci La messa cantando: e io fui acconcia inginocchioni in mezzo a mia madre Tina e alla mia zia Ciampolina; e un cherico cant in sugli organi una laldetta; e dopo la messa, benedetti i miei panni monachili che erano in su l'altare, il prete che avea detto la pistola, e quello che avea detto il vangelo mi levaro suso e fecero ripormi inginocchioni in su la predella dell'altar grande: allora quello che disse la messa mi dette l'acqua santa, e cantato con gli altri sacerdoti il Te deum laudamus con forse cento ragioni di salmi, mi spogliaro le mondanit e vestiro dello abito spirituale; e la gente, calcando l'un l'altro faceva un romore che si assimigliava a quello ch' in San Pietro e in Santo Ianni quando alcuna, o per pazzia, o per disperazione, o per malizia, si fa murare come feci una volta io.
ANTONIA. S, s, mi ti par vedere con quella turba intorno.
NANNA. Finite le cerimonie e datomi l'incenso con il benedicamus e con lo oremus e con lo alleluia, si apr una porta che fece il medesimo stridore che fanno le cassette delle limosine, allora fui rizzata in piedi e menata all'uscio dove da venti suore con la badessa mi aspettavano; e tosto che la vidi, le feci una bella riverenza; ed ella, basciatami nella fronte, disse non so che parole a mio padre e a mia madre e a' miei parenti, che tutti piangevano dirottamente; e a un tratto riserrato la porta, udii uno "oim" che fece risentire ognuno.
ANTONIA. E donde usc lo "oim"?
NANNA. Da un mio amante poveretto, che dell'altro d si fece frate dei zoccoli o romito dal sacco, salvo il vero.
ANTONIA. Meschino.
NANNA. Ora nel serrar della porta, che fu s ratto che non mi lasci dire pure "a dio" al sangue mio, credetti certo di entrare viva viva in una sepoltura, e mi pensava di vedere donne morte nelle discipline e ne' digiuni; e non pi dei parenti, ma di me stessa piangeva. E andando con gli occhi fissi in terra e con il core vlto a quello che avea a essere del fatto mio, giunsi nel refettorio dove una schiera di suore mi corsero ad abbracciare e dandomi della sorella per il capo, mi fecero alzare il viso alquanto: e visto alcuni volti freschi, lucidi e coloriti, tutta mi rincorai; e riguardandole con pi sicu.r.t, dicea meco: "Certamente i diavoli non debbeno esser brutti come si dipingono". E stando in questo, eccoti uno stuolo di frati e di preti, e alcuno secolare mescolato con essi, i pi bei giovani, i pi forbiti e i pi lieti che mai vedessi: e pigliando per mano ciascuno la sua amica, pareano angeli che guidassero i balli celestiali.
ANTONIA. Non por bocca nel Cielo.
NANNA. Pareano innamorati che scherzasseno con le lor ninfe.
ANTONIA. Cotesta  pi lecita comperazione. Sguita.
NANNA. E pigliatele per mano, gli davano i pi dolci basciozzi del mondo, e faceano a gara nel dargli pi melati.
ANTONIA. E chi gli dava con pi zucchero, secondo il giudizio tuo?
NANNA. I frati, sanza dubbio.
ANTONIA. Per che ragione?
NANNA. Per le ragioni che allega la leggenda della Puttana errante di Vinegia.
ANTONIA. E poi?
NANNA. E poi ciascuno si puose a sedere ad una delle pi dilicate tavole che mi paresse mai vedere: nel pi onorato luogo stava madonna la badessa tenendo a man sinistra messer l'abate; e dopo la badessa era la tesoriera, e appresso di lei il baccelliere, allo incontra sedea la sacrestana, e allato a essa il maestro dei novizi, e seguiva di mano in mano una suora, un frate e un secolare, e giuso a' piedi non so quanti cherici e altrettanti fratini , e io fui posta tra il predicatore e il confessore del monistero. E cos vennero le vivande, e di sorte che il papa (mi farai dire) non ne mangi mai tali. Nel primo assalto le ciance fur poste da canto, di maniera che parea che il "Silenzio" scritto dove i padri hanno la piatanza si fosse insignorito delle bocche d'ognuno: anzi delle lingue, ch le bocche facevano il medesimo mormorio che fanno quelle dei vermi della seta finiti di crescere quando, indugiato il cibo, divorano le frondi di quelli arbori sotto l'ombra dei quali si solea trastullare quel poveretto di Piramo e quella poverina di Tisbe, che Dio gli accompagni di l come gli accompagn di qua.
ANTONIA. Delle frondi del moro bianco vuoi dir tu.
NANNA. Ah! ah! ah!
ANTONIA. A che fine cotesto tuo ridere?
NANNA. Rido d'un frate poltrone, Dio mel perdoni, che mentre macinava con due macine, e che avea le gote gonfiate come colui che suona la tromba, pose la bocca a un fiasco e lo tracann tutto.
ANTONIA. Domine affogalo.
NANNA. E cominciandosi a saziare, cominciaro a cicalare: e mi parea essere, a mezzo del desinare, come nel mezzo del mercato di Navona, che si ode in qua e in l il romore del comperare che fa questo e quello con quello e con questo giudeo, e sendo gi sazi, andavansi scegliendo le punte delle ali delle galline e alcune creste e qualche capo, e porgendolo l'uno a l'altra e l'altra a l'uno, simigliavano rondini che imbeccassero i rondinini. E non ti potrei contare le risa e voci che si udivano nel donare di un culo di cappone, n sarebbe possibile a poter dire le dispute che sopra di ci si faceano.
ANTONIA. Che poltroneria.
NANNA. Mi veniva voglia di recere quando vedea masticare un boccone da una suora, e porgelo con la propria bocca all'amico suo.
ANTONIA. Gaglioffe.
NANNA. Ora, sendo il piacere del mangiare converso in quel fastidio che si converte altrui di subito che ha fatto quella cosa, contrafecero i Tedeschi con il brindisi: e pigliando il generale un gran bicchiere di corso, invitando a fare il simile alla badessa, lo mand gi come un sacramento falso. E gi gli occhi di ciascuno rilucevano per il troppo bere come le bambole degli specchi; poi velati dal vino come dal fiato un diamante, si sarieno chiusi, talch la turba, cadendo sonnacchiosa sopra le vivande, ara fatto della tavola letto, se non era un bel fanciullo che vi sopragiunse: egli avea un paniere in mano coperto d'uno il pi bianco e il pi sottile panno di lino che mi paia anco aver veduto: che neve? che brina? che latte? egli avanzava di bianchezza la luna in quintadecima, .or v..
ANTONIA. Che fece del paniere? e che c'era dentro?
NANNA. Piano un poco; il fanciullo, con una reverenza alla spagnuola annapolitanata, disse: "Buon pro' alle Signorie vostre"; e poi soggiunse: "Un servidore di questa bella brigata vi manda dei frutti del paradiso terrestre"; e scoperto il dono, lo pose su la tavola: ed eccoti uno scoppio di risa che parve un tuono, anzi scoppi la compagnia nel riso nel modo che scoppia nel pianto la famigliuola che ha visto serrar gli occhi al padre per sempre.
ANTONIA. Buone e naturali fai le simiglianze.
NANNA. Appena i frutti paradisi fur visti, che le mani di queste e di quelli, che gi cominciavano a ragionare con le cosce, con le poppe, con le guance, con le pive e co' pivi di ognuno con quella destrezza che ragionano quelle de' mariuoli con le tasche dei balocchi che si lasciano imbolare le borse, si avventaro ai detti frutti nella guisa che si avventa la gente alle candele che si gittano giuso dalla loggia il d della Ceraiuola.
ANTONIA. Che frutti furo quelli? che cose? Dillo.
NANNA. Erano di quei frutti di vetro che si fanno a Murano di Vinegia alla similitudine del K, salvo che hanno duo sonagli che ne sarebbe orrevole ogni gran cembalo.
ANTONIA. Ah! ah! ah! Io t'ho per il becco, io t'afferro.
NANNA. Ed era beata, non pure avventurata, quella a cui veniva preso il pi grosso e il pi largo; n si ritenne niuna di non basciare il suo, dicendo: "Questi abbassano la tentazione della carne".
ANTONIA. Che 'l diavolo ne spenga la sementa.
NANNA. Io che facea l'onestadacampi, dando alcune occhiate ai frutti, parea una gatta astuta che con gli occhi guarda la fante e con la zampa tenta di grappare la carne che ella per trascuraggine ha lasciato sola, e se non che la compagna la quale mi sedea allato, avendone tolti due, me ne diede uno, per non parere una ignocca averei preso il mio. E per abbreviare, ridendo e cianciando la badessa si rizz in piedi, e cos fece ciascuno: e la benedicite che ella disse alla tavola fu in volgare.
ANTONIA. Lasciamo ir le benediciti. Levate dalla tavola, dove andaste?
NANNA. Ora io tel dir. Noi andammo in una camera terrena, ampia, fresca e tutta dipinta.
ANTONIA. Che dipinture c'erano? La penitenza della quaresima o che?
NANNA. Che penitenza: le dipinture erano tali che avrieno intertenuto a mirarle gli ipocriti. La camera avea quattro facce: nella prima era la vita di santa Nafissa, e ivi di dodici anni si vedea la buona fanciulla, tutta piena di carit, dispensare la sua dote a sbirri, a barri, a piovani, a staffieri e a ogni sorte di degne persone; e mancatole la robba, tutta pietosa, tutta umile, si siede verbigrazia in mezzo di ponte Sisto sanza pompa alcuna, eccetto (la seggiola), la stola e il cagnoletto, e un foglio di carta increspato in cima ad una canna fessa con la quale parea che si facesse vento e che si riparasse dalle mosche.
ANTONIA. A che effetto stava ella in seggiola?
NANNA. Ci stava per fare l'opre del rivestire gli ignudi; ella, cos giovanetta come io ti ho detto, si stava sedendo, e con il viso in alto e la bocca aperta, diresti ella canta quella canzone che dice:

Che fa lo mio amore, che non viene?

Ella era anco dipinta in piedi, e volta a uno che per vergogna non ardiva di richiederla delle cose sue, tutta gioconda, tutta umana, gli giva incontra; e menatolo nella tomba dove consolava gli afflitti, prima gli levava la veste di dosso, e poi, snodatogli le calze e ritrovato il tortorino, gli faceva tanta festa che, entrato in superbia, con la furia che uno stallone rotta la cavezza si avventa alla cavalla, le entrava fra le gambe: ma ella, non le parendo esser degna di vederlo in viso e forse (come dicea il predicatore che spianava la sua vita a noi altre) non le bastando l'animo di vederlo s rosso, s fumante e s collerico, gli volgea le spalle magnificamente.
ANTONIA. Siale appresentato alla anima.
NANNA. O non gli  rappresentato, essendo santa?
ANTONIA. Tu dici la verit.
NANNA. Chi ti potria narrare il tutto? Ivi era dipinto il popolo d'Israelle che ella graziosamente alberg e content sempre amore dei. E ci si vedea dipinto alcuno che, dopo l'avere assaggiato ci che ci , si partiva da lei con un pugno di denari i quali l'altrui discrezione le dava per forza: che intervenia a chi la lavorava come interviene a uno che alloggia in casa di qualche prodigo uomo che non solo lo accoglie, lo pasce e lo riveste, ma gli d ancora il modo di poter finire il viaggio suo.
ANTONIA. O benedetta o intemerata madonna santa Nafissa, ispirami a seguitare le tue santissime pedate.
NANNA. In conchiusione, ci che ella fece mai e dietro e dinanzi alla porta e all'uscio,  ivi al naturale: e fino al fine suo c' dipinto, e nella sepoltura sono ritratti tutti i Taliani che ella ripose in questo mondo per ritrovarselo nello altro; e non  di tante ragioni erbe in una insalata di maggio quante son variet di chiavi nel suo sepolcro.
ANTONIA. Io voglio vedere un d queste dipinture a ogni modo.
NANNA. Nella seconda c' la istoria di Masetto da Lampolecchio: e ti giuro per l'anima mia che paiono vive quelle due suore che lo menaro nella capanna mentre il gaglioffone fingendo dormire, facea vela della camiscia nell'alzare della antenna carnefice
ANTONIA. Ah! ah! ah!
NANNA. Non si potea tenere dalle risa niuno mirando le altre due che, accorte della galantaria delle compagne, prendono partito non di dirlo alla badessa, ma di entrare in lega con esse, e stupiva ciascuno contemplando Masetto che, parlando con i cenni, parea non voler consentire. Alla fine ci fermammo tutti a vedere la savia ministra delle moniche arrecarsi alle cose oneste e convitare a cenare e a dormir seco il valente uomo: che per non si scorticare, parlando una notte, fece correre tutto il paese al miracolo, onde il monistero ne fu canonizzato per santo.
ANTONIA. Ah! ah! ah!
NANNA. Nella terza ci erano (se ben mi ricordo) ritratte tutte le suore che fur mai di quello ordine, con i loro amanti appresso e i figliuoli nati di esse, con i nomi di ciascuno e di ciascuna.
ANTONIA. Bella memoria.
NANNA. Nell'ultimo quadro ci erano dipinti tutti i modi e tutte le vie che si pu chiavare e farsi chiavare, e sono obligate le moniche, prima che le si mettino in campo con gli amici loro di provare di stare negli atti vivi che stanno le dipinte: e questo si fa per non rimanere poi goffe nel letto, come rimangono alcune che si piantano l in quattro sanza odore e sanza sapore, che chi ne gusta ne ha quel piacere che si ha di una minestra di fave sanza olio e sanza sale.
ANTONIA. Adunque bisogna una maestra che insegni la scrima?
NANNA. C' bene la maestra che mostra a chi non sa come si deve stare, caso che la lussuria stimoli l'uomo s che sopra una cassa, su per una scala, in una sede, in una tavola, e nello spazzo voglia cavalcarle; e quella medesima pacienza che ci ha chi ammaestra un cane, un pappagallo, uno stornello e una gazzuola ha colei che insegna le attitudini alle buone moniche: e il giocar di mano con le bagattelle  meno difficile a imparare che non  lo accarezzare lo uccello s che ancora che non voglia si rizzi in piedi.
ANTONIA. Certo?
NANNA. Certissimo. Ora, venuto a noia la dipintura e il ragionare e lo scherzare, come sparisce la strada dinanzi ai barberi che corrono il palio o, per dir meglio la vacca dinanzi a coloro che sono confinati a mangiare in tinello, o vero le lasagne dinanzi alla fame contadina, sparvero le moniche, i frati, i preti e i secolari, non lasciando perci i cherichetti n i fratini, n meno l'apportatore dei cotali di vetro. Solamente il baccelliere rimase meco: che sendo sola, quasi tremando restai muta, ed egli dicendomi "Suora Cristina" (che cos fui rebattezzata tosto che ebbi lo abito indosso) "a me tocca menarvi alla cella vostra, nella quale si salva l'anima nei trionfi del corpo", io volea pur stare su le continenze: onde tutta ritrosetta in contegno, non rispondea nulla; ed egli presami per quella mano con cui io teneva il salsiccione di vetro, appena lo scampai che non gisse in terra, onde non potei contenermi di non ghignare: talch 'l padre santo prese animo di basciarmi; e io che era nata di madre di misericordia, e non di pietra, stetti ferma mirandolo con occhio volpino.
ANTONIA. Saviamente.
NANNA. E cos mi lasciava guidare da lui come lo orbo dalla cagnola. Che pi ? Egli mi condusse in una cameretta posta nel mezzo di tutte le camere: le quali erano divise da un ordine di semplici mattoni, e cos male incalcinate le commessure del muro, che ogni poco d'occhio che si dava ai fessi, si potea vedere ci che si operava dentro gli alberghetti di ciascuna. Giunta ivi, il baccalaro appunto apriva la bocca per dirmi (credo io) che le mie bellezze avanzavano quelle delle fate e con quello "anima mia", "cor mio", "sangue caro", "dolce vita" e lo avanzo della filostroccola che gli va appresso, per acconciarmi sul letto come pi gli piaceva, quando eccoti un tic toc tac che il baccelliere, e qualunche nel monistero l'ud, spavent non altrimenti che al subito aprire d'una porta spaventa una moltitudine di topi ragunati intorno a un monte de noci: che intrigati nella paura, non si rementano dove abbino lasciato il buco; cos i compagnoni, cercando ascondersi, urtandosi insieme, restavano smarriti nel volersi appiattare dal safruganio: ch il safruganio del vescovo protettore del monistero era quello che con il tic tac toc ci spavent come spaventa le rane poste in un greppo, a testa alta fra l'erba, una voce o il gittare d'un sasso, al suon del quale si tuffano nel rio quasi tutte in un tempo; e poco meno che, mentre passava per il dormitorio, non entr nella camera della badessa che col generale riformava il vespro allo ufficiuolo delle suore sue: e dice la celleraia che alz la mano per percuoterla e ogni cosa, e poi se ne scord per esse.r.segli inginocchiata a' piedi una monichetta dotta come l'Ancroia e Drusiana di Buovo d'Antona in canto figurato.
ANTONIA. Oh che bella festa s'egli entrava dentro! ah! ah! ah!
NANNA. Ma la ventura ci prese il d per i capegli: questo dico perch, tosto che si pose a sedere il suffraganio...
ANTONIA. Ora tu hai detto bene.
NANNA. ...eccoti un canonico, cio il primocerio, che gli port la novella che il vescovo era poco lontano. Onde levatosi suso, ratto and al Vescovado per mettersi in ordine a girgli incontra, comandandoci prima a farne allegrezza con le campane: e cos, tratto il piede fuor dell'uscio, a poco a poco ritorn ciascuno a bomba; solo il baccelliere fu costretto andare in nome della badessa a basciar la mano a sua Signoria reverendissima. E nel comparire all'innamorate loro, simigliavano storni ritornati allo olivo donde gli avea cacciati allora allora quello "oh, oh, oh" del villano che si sente beccare il core beccandosigli una oliva.
ANTONIA. Io sto' aspettare che tu venga ai fatti, come aspettano i bambini la balia che gli ponga la poppa in bocca, e mi pare lo indugio pi aspro che non  il sabato santo a chi monda le uova avendo fatta la quaresima.
NANNA. Veniamo al quia. Sendo io rimasa sola, e avendo gi posto amore al baccelliere non mi parendo lecito di volere contrafare alla usanza del monistero, pensava alle cose udite e vedute in cinque o sei ore che era stata ivi; e tenendo in mano quel pestello di vetro, lo presi a vagheggiare come vagheggia chi non l'ha pi veduta la lucertola cos terribile ch' appiccata nella chiesa del Popolo: e mi meravigliava d'esso pi che non faccio di quelle spine bestiali del pesce che rimase in secco a Corneto; e non potea ritrar meco per che conto le suore lo tenessero caro. E in cotale dibattimento di pensiere, io odo fioccare alcune risa s spensierate che arebbono rallegrato un morto; e tuttavia rinforzando il suono d'esse, deliberai vedere onde il riso nasceva: e levatami in piedi, accosto l'orecchia ad una fessura; e perch nell'oscuro si vede meglio con un occhio che con dui, chiuso il mancino, e fisando il dritto nel foro che era fra mattone e mattone, veggio... ah! ah! ah!
ANTONIA. Che vedesti? Dimmelo, di grazia.
NANNA. Vidi in una cella quattro suore, il generale e tre fratini di latte e di sangue, i quali spogliaro il reverendo padre della tonica rivestendolo d'un saio di raso, ricoprendogli la chierica d'uno scuffion d'oro sopra del quale posero una berretta di velluto tutta piena di puntali di cristallo ornata d'un pennoncello bianco; e cintagli la spada al lato, il beato generale, parlando per "ti" e per "mi", si diede a passeggiare in sul passo grave di Bortolameo Coglioni. Intanto le moniche cavatosi le gonne e i fratini le toniche, esse si misero gli abiti dei fratini, cio tre di loro, ed essi quelli delle moniche: l'altra, postasi intorno la toga del generale, sedendo pontificalmente contrafacea il padre dando le leggi ai conventi.
ANTONIA. Che bella tresca.
NANNA. Ora si far bella.
ANTONIA. Perch?
NANNA. Perch la reverenda Paternit chiam i tre fratini e, appoggiato su la spalla a uno cresciuto inanzi ai d tenero e lungo, dagli altri si fece cavar del nido il passerotto che stava chioccio chioccio; onde il pi scaltrito e il pi attrattivo lo tolse in su la palma, e lisciandogli la schiena come si liscia la coda alla gatta che ronfiando comincia a soffiare di sorte che non si puote pi tenere al segno, il passerotto lev la cresta di maniera che il valente generale, poste le unghie a dosso alla monica pi graziosa e pi fanciulla, recatole i panni in capo le fece appoggiare la fronte nella cassa del letto: e aprendole con le mani soavemente le carte del messale culabriense, tutto astratto contemplava il sesso, il cui volto non era per magrezza fitto nell'ossa, n per grassezza sospinto in fuore, ma con la via del mezzo tremolante e ritondetto, lucea come faria un avorio che avesse lo spirito; e quelle fossettine che si veggiono nel mento e nelle guance delle donne belle, si scorgeano nelle sue chiappettine (parlando alla fiorentina); e la morbidezza sua avria vinto quella d'un topo di molino nato, creato e visso nella farina; ed erano s lisce tutte le membra della suora, che la mano che si le ponea nelle reni sdrucciolava a un tratto sino alle gambe con pi fretta che non sdrucciola un piede sopra il ghiaccio; e tanto ardiva di apparire pelo niuno in lei, quanto ardisce nello uovo.
ANTONIA. Adunque il padre generale consum il giorno in contemplazioni, ah?
NANNA. Nol consum miga: che posto il suo pennello nello scudellino del colore, umiliatolo prima con lo sputo, lo facea torcere nella guisa che si torceno le donne per le doglie del parto o per il mal della madre. E perch il chiodo stesse pi fermo nel forame, accenn dietrovia al suo erbadabuoi, che rovesciatoli le brache fino alle calcagna, mise il cristeo alla sua Riverenza visibilium; la quale tenea fissi gli occhi agli altri dui giovanastri che, acconce due suore a buon modo e con agio nel letto, gli pestavano la salsa nel mortaio facendo disperare la loro sorellina: che per esser alquanto loschetta e di carnagion nera, refutata da tutti, avendo empito il vetriolo bernardo di acqua scaldata per lavar le mani al messere, recatasi sopra un coscino in terra, appuntando le piante dei piedi al muro della camera, pontando contra lo smisurato pastorale, se lo avea riposto nel corpo come si ripongono le spade nelle guaine. Io all'odore del piacer loro struggendomi pi che non si distruggono i pegni per le usure, fregava la monina con la mano nel modo che di gennaio fregano il culo per i tetti i gatti.
ANTONIA. Ah! ah! ah! Che fine ebbe il giuoco?
NANNA. Menatosi e dimenatosi mezza ora, disse il generale: "Facciamo tutti ad un'otta; e tu, pinchellon mio, basciami; cos tu, colomba mia"; e tenendo una mano nella scatola dell'angeletta, e con l'altra facendo festa alle mele dell'angelone, basciando ora lui e ora lei, facea quel viso arcigno che a Belvedere fa quella figura di marmo ai serpi che l'assassinano in mezzo dei suoi figli. Alla fine le suore del letto, e i giovincelli, e il generale, e colei alla quale egli era sopra, colui il quale gli era dietro, con quella dalla pestinaca muranese, s'accordaro di fare ad una voce come s'accordano i cantori o vero i fabbri martellando: e cos, attento ognuno al compire, si udiva un "ahi ahi", un "abbracciami", un "voltamiti", "la lingua dolce", "dmmela", "ttela", "spinge forte", "aspetta ch'io faccio", "oim f", "stringemi", "aitami", e chi con sommessa voce e chi con alta smiagolando, pareano quelli dalla sol, fa, mi, rene; e faceano uno stralunare d'occhi, un alitare, un menare, un dibattere, che le banche, le casse, la lettiera, gli scanni e le scodelle se ne risentivano come le case per i terremoti.
ANTONIA . Fuoco!
NANNA. Eccoti poi otto sospiri ad un tratto, usciti dal fegato, dal polmone, dal core e dall'anima del reverendo e cetera, dalle suore e dai fraticelli, che ferno un vento s grande che avrieno spenti otto torchi; e sospirando caddero per la stanchezza come gli imbriachi per il vino. E cos io che era quasi incordata per il disconcio del mirare, mi ritirai destramente, e postami a sedere, diedi uno sguardo al cotale di vetro.
ANTONIA. Salda un poco: come pu stare degli otto sospiri?
NANNA. Tu sei troppo punteruola; ascolta pure.
ANTONIA. D.
NANNA. Mirando il cotal di vetro mi sentii tutta commovere, bench ci che io vidi ara commosso l'ermo di Camaldoli: e mirandolo caddi in tentazione...
ANTONIA. E libra nos a malo.
NANNA. ...e non potendo pi sofferire la volont della carne che mi pungea la natura bestialmente, non avendo acqua calda come la suora che mi avvert di quello che io avea a fare de' frutti cristallini, sendo fatta accorta dalla necessit, pisciai nel manico della vanga.
ANTONIA. Come?
NANNA. Per un bucolino fatto in esso perch si possa empire d'acqua tepida. E che ti vado allungando la trama? Io mi alzai la tonica galantemente, e posato il pomo dello stocco su la cassa, e rivolta la punta d'esso nel corpo, cominciai pian piano a macerarmi lo stimolo: il pizzicore era grande e la testa del cefalo grossa, onde sentiva passione e dolcezza; nientedimeno la dolcezza avanzava la passione, e a poco a poco lo spirito entrava nell'ampolla,  cos sudata sudata, portandomi da paladina, lo spinsi inver me di sorte che poco manc che nol perdei in me stessa, e in quello suo entrare credetti morire d'una morte pi dolce che la vita beata. E tenuto un pezzo il becco in molle, sentomi tutta insaponata: onde lo cavo fuora, e nel cavarlo restai con quel cociore che rimane in uno rognoso poi che si leva le unghie dalle cosce; e guardatolo un tratto, lo veggio tutto sangue: allora s che fui per gridar confessione!
ANTONIA. Perch, Nanna?
NANNA. Perch, ah? Mi credetti esser ferita a morte: io mi metto la mano alla becchina, e immollandola tiro a me, e vedendola con un guanto da vescovo parato, mi reco a piangere: e con le mani in quei corti capegli che, tagliandomi lo avanzo colui che mi vest in chiesa mi avea lasciati, cominciai il lamento di Rodi.
ANTONIA. D quello di Roma, dove ora siamo.
NANNA. Di Roma, per dire a tuo modo. E oltra che io avea paura di morire vedendo il sangue, temea ancora de la badessa.
ANTONIA. A che proposito?
NANNA. A proposito che ella, spiando la cagione del sangue, e inteso il vero, non mi avesse posta in prigione legata come una ribalda; e quando bene non mi avesse dato altra penitenza che il raccontare alle altre la novella del mio sangue, ti parea che non avessi da piangere?
ANTONIA. Non, perch?
NANNA. Perch no?
ANTONIA. Perch accusando tu la suora che tu avevi vista giocare a che egli  dentro il vetro, averesti spedito gratis.
NANNA. S, quando la suora si fosse insanguinata come io. Egli  certo che Nanna era a' pessimi partiti. E stando cos, odo percuotere la cella mia: onde sciugatimi ben ben gli occhi, mi levo suso e rispondo gratia plena; e in questo apro e veggio che son chiamata a cena; e io che non da suora novella, ma da saccomanna avea pettinato la mattina, e perduto l'appetito per il timor del sangue, dissi che volea star sobria per la sera; e riserrata la porta con la scopa, mi rimasi pensando con la mano alla cotalina. E vedendo pur che ella si stagnava, mi ravvivai un pochetto; e per trapassar l'ozio, ritorno al fesso che vidi tralucere per il lume che per la venuta della notte le suore accesero; e mirando di nuovo, veggio nudo ciascuno: e certo, se il generale e le moniche con i fraticelli fossero stati vecchi gli assimiglierei ad Adamo e ad Eva con le altre animucce dei limbo. Ma lasciamo le comparazioni alle sibille. Il generale fece montare quella erbadabuoi, cio il teneron lungone, in una tavoletta quadra su la quale mangiavano le quattro cristianelle di Antecristo; e invece di tromba tenendo un bastone nella foggia che i trombetti tengono il loro istrumento, band la giostra, e dopo il "tara tantara", disse: "Il gran soldano di Babilonia fa noto a tutti i valenti giostranti che or ora compariscano in campo con le lance in resta, e a quello che pi ne rompe si dar un tondo senza pelo, del quale goder tutta notte, et amen".
ANTONIA. Bel bandimento: il suo maestro gliene dovette far la minuta. Or via, Nanna.
NANNA. Eccoti i giostranti in ordine; e avendo fatto inguintana del sedere di quella lusca negretta che dianzi mangi vetro a tutto pasto, fu tratto la sorte, e tocc il primo aringo al trombetta: che facendo sonare il compagno mentre si movea spronando se stesso con le dita, incart la lancia sua fino al calce nel targone dell'amica; e perch il colpo valea per tre, fu molto lodato.
ANTONIA. Ah! ah! ah!
NANNA. Mosse dopo lui il generale tratto per poliza; e con la lancia in resta correndo, emp l'anello di colui che l'avea empito alla suora; e cos stando, fissi come i termini fra dui campi, tocc il terzo aringo a una monica: e non avendo lancia di abeto, ne tolse una di vetro, e di primo scontro la cacci dietro al generale, appiattandosi per buon rispetto le ventose nel pettig.n.one.
ANTONIA. Tanto se ne ebbe.
NANNA. Ora vien via il fratoncello secondo, pur tccogli per sorte, e ficc la freccia nel berzaglio alla bella prima; e l'altra monica, contrafacendo la sozia con la lancia da le due pallotte, invest nello utriusque del giovanetto, che sguizz come una anguilla nel ricevere il colpo. Venne l'ultima e l'ultimo: e ci fu molto da ridere, perch sepell il berlingozzo che era tocco la mattina a pranzo ne l'anello della compagna; ed egli, rimaso dietro a tutti, piant dietro a lei il lanciotto: di modo che pareano una spedonata di anime dannate, le quali volesse porre al fuoco Satanasso per il carnasciale di Lucifero.
ANTONIA. Ah! ah! ah! che festa!
NANNA. Quella luschetta era una suora tutta sollazzevole, e mentre ognuno spingeva e menava, dicea le pi dolci buffonarie del mondo; e io udendo ci risi tanto forte che fui udita: e sendo udita mi ritrassi indietro; e garrendo non so chi, dopo un certo spazio di tempo ritornando alla vedetta, la trovai coperta da un lenzuolo: e non potei vedere il fine della giostra, n a chi si diede il pregio.
ANTONIA. Tu mi manchi nel pi bello.
NANNA. Io manco a te perch fu mancato a me. E mi spiacque al possibile di non poter veder fare il seme alle fave e alle castagne. Or per dirti, mentre io era adirata con le mie risa che mi aveano tolto il luogo alla predica, odo di nuovo...
ANTONIA. Che odisti? d tosto.
NANNA. Tre camere potea vedere per i fessi che erano nella mia..
ANTONIA. Ben erano i muri tutti sfessi: io ne disgrazio i vagli.
NANNA. Io mi credo che desseno poca cura di riserrgli, e mi stimo che avesseno piacere l'una dell'altra. Come si sia, odo un ansciare, un sospirare, un rugnire e un raspare che parea che venisse da dieci persone che se dolessero in sogno, e stando attenta odo (allo incontro della parte che mi dividea donde si giostrava) parlar alla muta; e io con l'occhio ai fessi: per i quali scorgo a gambe alte due sorelline grassettine, frescoline, con quattro coscette bianche e tonde che pareano di latte rappreso s erano tremolanti, e ciascuna tenendo in mano la sua carota di vetro, cominci l'una: "Che pazzia  questa a credere che l'appetito nostro si sazi per via di questi imbratti che non hanno n bascio, n lingua, n mani con le quali ci tocchino i tasti; e quando bene le avessero, se noi proviamo dolcezza co' dipinti, che faremmo noi co' vivi? Noi ci potremmo ben chiamare meschine se consumassimo la nostra gioventudine co' vetri". "Sai tu, sorella," rispondea l'altra, "io ti consiglio che te ne venga meco"; "E dove vai tu?" disse ella; "Io sul far del d mi voglio sfratare e girmene con un giovane a Napoli, il quale ha un compagno suo fratel giurato che sarebbe il caso tuo: s che usciamo di questa spelonca, di questa sepoltura, e godiamo della nostra etade come debbeno godere le femine". E poca diceria bisogn all'amica, che era di poca levata; e nello accettare lo invito, avvent insieme con essa contra il muro i cedri di vetro, ricoprendo il romore che fecero nello spezzarsi con gridare "Gatti! gatti!", fingendo che avessero rotte guastade e ci che c'era. E lanciate del letto, prima fecero fardello delle miglior robbe, e poi uscir fuor di camera; e io mi rimasi. Quando eccoti un suon di palme, un "oim, trista a me", un graffiar di volto, un squarciar di capegli e di panni molto stranio; e a fede di leale mia pari, che mi credetti che fosse appiccato il fuoco nel campanile; onde miso l'occhio alle fessure dei mattoni, veggio che  la Paternit di mona badessa che fa le lamentazioni di Geremia apostolo.
ANTONIA. Come la badessa?
NANNA. La divota madre delle moniche e la protettrice del monistero
ANTONIA. Che aveva ella?
NANNA. Per quello che posso considerare, era stata assassinata dal confessore.
ANTONIA. A che modo?
NANNA. Egli, in sul pi bel dello spasso, le avea cavato lo stoppino della botte e lo volea porre nel vaso del zibetto; e la poveretta, tutta in sapore, tutta in lussuria, tutta in sugo, inginocchiata ai suoi piedi, lo scongiurava per le stimmate, per i dolori, per le sette allegrezze, per il pater noster di san Giuliano, per i salmi penitenziali, per i tre magi, per la stella e per santa santorum: n pot mai ottenere che il nerone, il caino, il giuda le ripiantasse il porro nell'orticello, anzi, con un viso di Marforio, tutto velenoso, la sforz con i fatti e con le bravarie a voltarsi in l; e fattole porre la testa in una stufetta, soffiando come un aspido sordo, con la schiuma alla bocca come l'orco, le ficc il piantone nel fosso ristorativo.
ANTONIA. Poltronaccio.
NANNA. E si pigliava un piacere da mille forche nel cavare e mettere, ridendo a quel non so che che udiva allo entrare e allo uscire del piuolo, simigliante a quel lof tof e taf che fanno i piedi dei peregrini quando trovano la via di creta viscosa che spesso gli ruba le scarpe.
ANTONIA. Che sia squartato.
NANNA. La sconsolata, col capo nella stufa, parea lo spirto d'un sodomito in bocca del demonio. Alla fine il padre, spirato dalle sue orazioni, le fece trarre il capo fuora, e sanza schiavare, il fratacchione la port su la verga fino a un trespido; al quale appoggiata la martorella, cominci a dimenarsi con tanta galantaria, che quello che tocca i tasti al gravicembalo non ne sa tanto; e come ella fosse disnodata, tutta si volgea indietro volendosi bere i labbri e mangiare la lingua del confessore tenendo fuora tuttavia la sua che non era punto differente da quella d'una vacca, e presagli la mano con gli orli della valigia, lo facea torcere come gliene avesse presa con le tanaglie.
ANTONIA. Io rinasco, io trasecolo!
NANNA. E intertenendo la piena che volea dare il passo alla macina, il santo uomo comp il lavoro, e forbito il cordone con un fazzoletto profumato e la buona donna nettato il dolcemele, dopo un nonnulla si abbracciaro insieme; e il frate ghiottone le dicea: "Parevati onesto, la mia fagiana, la mia pavona la mia colomba, anima delle anime, core dei cori, vita delle vite che il tuo Narciso, il tuo Ganimede il tuo angelo non potesse disporre per una volta dei tuoi quarti di dietro?", ed ella rispondeva: "Parevati giusto, il mio papero il mio cigno, il mio falcone consolazione delle consolazioni, piacere dei piaceri, speranza delle speranze, che la tua ninfa, la tua ancilla, la tua comedia per una fiata non dovesse riporre il tuo naturale nella sua natura?"; e avventandosigli con un morso gli lasci i segni neri dei denti nei labbri, facendogli cacciare uno strido crudele.
ANTONIA. Che piacere.
NANNA. Dopo questo la prudente badessa gli grapp la reliquia: e porgendole la bocca, la basciava soavemente, poi imbertonata di essa, la masticava e la mordeva come un cagnuolino la gamba o la mano, per la qual cosa si gode del suo mordere che fa piangere ridendo: cos il ribaldone frate al pungere dei morsi di madonna, tutto festevole dicea "ahi! ahi!".
ANTONIA. Potea pur levargliene un pezzo co' denti, la minchiona.
NANNA. Mentre la buona limosina della badessa scherzava col suo idolo, la porta della sua camera  tocca pianamente: onde restaro sopra di s tutti e dui, e stando ' ascoltare, odono sufolare con un suono fioco fioco, e allora si avvisaro che quello era il creato del confessore, che venne dentro per che gli fu aperto di subito; e perch sapea quanto pesava la lor lana, non si guastaro niente: anzi, la traditora badessa, lasciato il franguello del padre e preso per le ali il calderino del figliuolo, distruggendosi di fregare l'archetto del fanciullo su per la sua lira, disse: "Amor mio, fammi di grazia una grazia"; e il frataccio le dice: "Son contento, che vuoi tu?"; "Io voglio" disse ella, "grattugiare questo formaggio con la mia grattugia: con questo, che tu metta l'arpione nel timpano del tuo figliuolo spirituale; e se il piacere ti piacer, daremo le mosse ai cavalli; se no, proveremo tanti modi, che un ne sar a nostro modo". E intanto avendo la mano di fra Galasso calate le vele dello schivo del garzonetto, che avvedutasene madama, postasi a sedere, spalancata la gabbia e misoci dentro il lusignolo, si tir a dosso il fascio con gran contentezza d'ognuno: e ti so dire che stette a crepacuore co s gran mappamondo in su la pancia che la gualc come  gualcata dalla gualchiera una pezza di panno. In ultimo ella scaric le some, ed essi il balestro; e finito il giuoco, non ti potrei dire il vino che tracannaro e le confezioni che divoraro.
ANTONIA. Come ti potevi tu raffrenare nel desiderio dello uomo vedendo tante chiavi?
NANNA. Io venni in succhio fortemente a questo assalto badessale e avendo pure in mano il pugnale vetrigno...
ANTONIA. Io credo che lo tenevi fiutandolo spesso, come si fiuta un garofano.
NANNA. Ah! ah! ah! Dico che sendo in frega per le battaglie che io vedea, votai la tampella della orina fredda, ed empitola di nuovo, mi ci posi suso a sedere: e misa la fava nel baccello me la avrei spinto nel coliseo per provare ogni cosa perch non si pu sapere a che modo ella abbia andare per noi.
ANTONIA. Tu facesti bene, cio aresti fatto bene.
NANNA. E cos calcandomi sopra la sua schiena, mi sentiva tutta confortare la sporta dinanzi, bont del frugatoio che mi bruniva il secchio; e standomi fra due, contendea meco il s e il no circa il ricever tutto l'argomento o vero una parte: e credo che avrei lasciato ire il cane nel covile se non fosse che udendo chiedere licenza dal confessore, rivestito col suo all.i.evo, alla ben contenta badessa, corsi a vedere le cacarie sue nel pa.r.tirsi. Ella facea la bambina, e vezzeggiando dicea: "Quando ritornerete? O Dio a chi voglio io bene? chi adoro io?"; e il padre giurava per le letanie e per lo avvento che ritorneria la sera seguente: e il fanciullo, che ancora si ristringava le calze, con tutta la lingua in bocca le disse addio. E udi' che il confessore al partir cominci quel pecora campi che  nel vespro ,
ANTONIA. Che, il cialtrone fingeva di dire compieta, eh?
NANNA. Tu lo hai indovinato. E appena part il sopradetto che per il ca.l.pestio che udi', intesi che i giostranti ancora avean finito la giornata e ritornavano a casa con la vettoria, facendo stallare i cavalli di maniera che mi parea la prima pioggia d'agosto.
ANTONIA. Il sangue!
NANNA. Odi, odi questa. Le due che aveano imballato le cose loro erano ritornate in camera: e la cagione, secondo che brontolando diceano, era per aver trovato chiuso a chiave l'uscio dietro per commissione della badessa, alla quale diedero pi maledizioni che non aranno i cattivi nel d del giudicio. Ma elle non andaro indarno, perch nello scendere della scala videro sonnacchiare il mulattiere che duo d inanzi avea tolto il monistero; e fattoci disegno sopra, disse l'una a l'altra: "Tu anderai a destarlo con dire che ti porti una bracciata di legne in cocina ed egli stimandoti la cuoca, ver via; e tu mostrandogli questa camera, gli dirai "Portale l": come il brigante  dentro lascialo pure intertenere alla tua fratellina"; e per non aver dato cos fatto avviso n a muta n a sorda, tosto fu ubbidita. In questo scopro un altro agguato.
ANTONIA. Che scopristi?
NANNA. Scoprii, allato alla stanza delle predette, una camerina imbossolata alla cortigiana, molto leggiadra, nella quale erano due suore divine: e aveano apparecchiato un tavolino in su le grazie e postovi suso una tovaglia che parea di damasco bianco, e sapea pi di spigo che di zibetto gli animali che lo fanno; e acconciatovi tovaglini, piatti, coltelli e forchette per tre persone s pulitamente che non te lo potrei dire, e tratto fuora d'un panieretto molte variet di fiori, givano ricamando con gran diligenza la tavola. Una delle suore avea nel mezzo d'essa composto un festoncello tutto di frondi di lauro, e spartoci dove meglio campeggiavano alcune rose bianche e vermiglie; e di fiorancio dipinte le fasce che legavano il festone, le quali per lo spazio della tavola si distendevano; e dentro del festone co' fiori di borrana scritto il nome del vicario del vescovo, che con il suo monsignore era venuto il d proprio: e per lui pi che per la sua mitera si fecero le scampanate che mi tolsero delle orecchie, con il loro don din don, mille cose belle da raccontare. Dico che pel vicario si apparecchiavano le nozze, e ci seppi da poi. Ora l'altra monica avea in ogni quadro della tavola ritratto una cosa bella: nel primo fece il nodo di Salomone di viole mammole, nel secondo il laberinto di fiori di sambuco; nel terzo un core di rose incarnate trapassato da un dardo che era del gambo d'un garofano, e la sua boccia lo servia per ferro: che, mezza aperta, parea tinta nel sangue del core; e sopra d'esso, di fiori di bugalossa avea ritratti i suoi occhi lividi per il piangere e le lagrime che versavano erano di quei bottoncini di aranci spuntati pur allora per le cime dei rami loro; nell'ultimo avea fatto due mani di gelsomini congiunte insieme, con un fides di viole gialle. Dopo questo una si diede a lavare alcuni bicchieri con le foglie del fico, e gli forb s bene che pareano trasformati di cristallo in ariento; intanto la compagna, gittato sopra una panchettina la tovaglietta di rensa, pose con pari ordine i bicchieri su lo scanno avendoci nel mezzo d'essi acconcio una guastadetta piena d'acqua nanfa, simile a un pero, dalla quale pendea un pannetto di lino sottile che ella serbava per asciugar le mani, come dalle tempie dei vescovi pendono le bande delle mitere. A pi dello scanno stava un vaso di rame che ci si potea specchiare dentro s ben lo avea polito l'arena, l'aceto e la mano: egli, colmo d'acqua fresca, tenea in seno dui orcioletti di vetro schietto che pareano non tenere vino vermiglio e bianco, ma robini e iacinti stillati. E finito di acconciare il tutto, questa trasse de un cofano il pane che parea bambagia rappresa, e lo porse a quella, la quale lo mise al luogo suo; e cos si riposaro alquanto.
ANTONIA. Veramente la diligenza usata nello imbellettare il tavolino non volea essere opra se non di suore, le quali gettano il tempo dietro al tempo.
NANNA. Stando a sedere, ecco che scroccano le tre ore, onde disse la pi galluta: "Il vicario  pi lungo che la messa di Natale"; rispose l'altra: "Non  maraviglia il suo indugiare, perch il vescovo, che domane vuol cresimare, lo debbe avere miso a qualche faccenda"; e favellando di mille fanfalughe acci che l'aspettare non gli rincrescesse, passando l'ora a fatto e a fine, a gara tutte due dissero di lui quello che dice maestro Pasquino dei preti: e gaglioffo e porco e poltrone era il nome dal d delle feste; e una di loro corse al fuoco dove bollivano dui capponi che per le gotti non poteano pi muoversi, ai quali facea la guardia uno spedone piegato nel mezzo per il peso d'un pavone allevato da esse: e gli avrebbe tratti per la finestra se la compagna non glielo vetava. E in cotal loro scompiglio, il mulattiere che dovea scaricar le legne nella camera di quella che alla sua sorella d'animo avea dato il buon consiglio fall la porta che gli mostr colei che gli pose il fascio in su le spalle; ed entrato dove era aspettato il messere, ivi lo asino lasci ir gi le legne: che udendo, le due compagne si cacciaro le unghie nel viso e tutte si laceraro.
ANTONIA. Che dissero quelle dal piantone?
NANNA. Che avresti detto tu?
ANTONIA. Arei presa la ventura per il ciuffetto.
NANNA. Cos ferno esse: che, rallegrate per la non aspettata ventura del mulattiere (co)me si rallegrano i colombi per l'esca, gli fecero un'accoglienza da re; e stangata la porta perch il volpone non iscappasse della trappola, sel misero a sedere in mezzo forbendolo con un sciugatoio di bucato. Il mulattiere era d'un venti anni o circa, sbarbato, paffuto con la fronte come il fondo d'uno staio, con duo lombi badiali, grandone, biancone, un certo cacapensieri , un cotale guardafeste, troppo buono per il proposito loro. Egli facea le pi scimoni.t.e risa del mondo quando si vide alloggiare intorno ai capponi e al pavone: e trangugiava bocconi smisurati, e bevea da mietitore. Ed esse che mille anni gli parea di scardassare il pelo con il battaglio suo dileggiavano le vivande nella foggia che le dileggia un che non ha fame: e se non che la pi ingorda, perduta la pacienza come la perde un che si fa romito, si gli avvent al pifero come il nibbio al polcino, il mulattiere facea un pasto da vetturale. Egli non fu s tosto tocco, che spinse fuora un pezzo di giannettone che togliea il vanto a quel di Bivilacqua: e parve quel trombone che ritira fuora colui che lo suona in Castello; e mentre questa tenea il bacchettone in mano quella scans la tavoletta; onde la sua sozia, recatosi il bambolino fra le gambe si lasci tutta sul flauto del mulattiere che sedea, e spingendo con quella discrezione che si spinge l'un l'altro sul Ponte data la benedizione, cadde la sede, il mulattiere ed ella: e tomaro come una scimia; e schiavatosi il catenaccio dalla porta, l'altra suora, che biasciava come una mula vecchia, perch il bambolino che non avea nulla in testa non infreddasse, lo incappell con il verbigrazia: talch la compagna dischiodata venne in tanta collera, che la prese per la gola, onde vomit quel poco che avea mangiato; ed ella rivolta a lei, sanza curarsi di compire altrimenti il camino, se ne diero pi che i beati Paoli.
ANTONIA. Ah! ah! ah!
NANNA. Appunto il mestolone si levava suso per partir la zuffa, quando ecco che io mi sento appoggiare le mani su la spalla e dir piano piano: "Buona notte, animetta mia"; io tutta mi scossi per la paura, e tanto pi n'ebbi, quanto pi attendendo al fatto d'arme delle infoiate (io lo dir pure!), non pensavo ad altro, e nel sentirmi por le mani a dosso mi rivolsi e dissi: "Oim chi  questo?"; e nello aprir la bocca per gridare "acorruomo" veggio il baccelliere che mi lasci per gire incontra al vescovo e mi riebbi tutta. Pure gli dissi: "Padre, io non son di quelle che vi credete, fatevi in cost, io non voglio, ors mo', io grider; prima mi lascerei segar le vene, Dio me ne guardi; nol far mai, non mai, io dico di no; vi dovereste aggricciare: bella cosa, ben si saper bene", ed egli a me: "Come pu essere che in un carobino, in un trono e in un sarafino alberghi crudelt? Io vi son servo, io vi adoro perch voi sola ste il mio altare, il mio vespro, la mia compieta e la mia messa, e quando sia che vi piaccia che io muoia, ecco il coltello: trapassatemi il petto, e vedrete nel mio core il vostro soave nome scritto a lettere d'oro". E cos dicendomi volea pormi in mano un bellissimo coltello col manico d'ariento indorato, col ferro lavorato fino al mezzo alla damaschina: io non lo volsi mai trre e sanza rispondere tenea il viso fitto in terra, onde egli con quelle esclamazioni che si cantano al passio mi ruppe tanto il capo che mi lascia.i. vincere.
ANTONIA. Peggio fanno quelli che si lasciano condurre a uccidere e avelenare gli uomini: e festi una opra pi pia che non  il monte della piet; e ogni donna da bene dovria pigliare lo essempio da te. Segue pure.
NANNA. E lasciatami vincere dal suo proemio fratino, nel quale dicea maggior bugie che non dicono gli oriuoli stemperati, egli mi entr a dosso con un laudamus te che parea che egli avesse a benedir le palme: e con i suoi canti mi incant s, che ce lo lasciai ire... Ma che volevi tu che io facessi, Antonia?
ANTONIA. Non altro, Nanna.
NANNA. ...dico dinanzi; e crederesti una cosa?
ANTONIA. Che?
NANNA. Egli mi parse meno aspro quello di carne che quello di vetro.
ANTONIA. Gran segreto!
NANNA. S, per questa croce!
ANTONIA. Che bisogna giurare, se io tel credo e st.r.acredo?
NANNA. Io pisciai sanza pisciare...
ANTONIA. Ah! ah! ah!
NANNA. ...una certa pania bianca che parea bava di lumache. Ora egli me lo fece tre volte, con riverenza parlando: due alla antica e una alla moderna; e questa usanza, abbila trovata chi vuole, non mi piace punto: meff no, che ella non mi piace.
ANTONIA. Tu hai il torto.
NANNA. Stiamo freschi se io ho il torto; e chi la trov ebbe dello svogliato: n potea girci gusto veruno se non quello... tu me lo farai dire.
ANTONIA. Nol mentovare invano, perch  un boccone che se ne fa alla grappa pi che delle lamprede;  una vivanda da gran maestri.
NANNA. Abbinsela. Ora al proposito nostro: poi che il baccelliere mi ebbe piantato due volte lo stendardo nella rocca e una nel rivellino, mi dimand se io avea cenato io che al fiato mi avvidi che egli era pasciuto come l'oche dei Giudei, gli risposi di s: onde egli mi si rec in grembo, e con un braccio mi cingeva il collo e con la mano dello altro mi festeggiava ora le gote e ora le poppe, mescolando le carezze con basci saporiti al possibile; di modo che fra me stessa ringraziava l'ora e il punto del mio farmi suora, giudicando il vero paradiso quello delle suore. E cos stando, venne un gricciolo al baccelliere, e si deliber di menarmi a processione per il monestero, dicendo: "Dormiremo poi il giorno", e io che avea visto tanti miracoli in quattro camere, mi parea cento anni di vederne degli altri per le altre. Egli si cav le scarpe e io le pianelle e tenendomi egli per mano, gli giva dietro ponendo il piede in terra come avessi a porlo sopra l'uova.
ANTONIA. Ritorna indietro.
NANNA. Perch?
ANTONIA. Perch ti sei dimenticata di quelle due rimase in secco per lo errore del mulattiere
NANNA. Io certamente ho dato le cervella al cimatore. Le meschine, le sfortunate, sfogaro la rabbia suso le palle dei capofuochi: e infilzatesi in esse, ci scambiettavano sopra come i rei nei pali turcheschi; e se non che quella che fin il ballo prima soccorse la compagnetta sua, la palla le saria uscita per bocca.
ANTONIA. O questa s che  grande ah! ah! ah!
NANNA. Io me ne andava dietro al drudo cheta come un olio, ed ecco che vediamo la celletta della cuoca mezza chiusa dalla smemorata, e dandogli una occhiata, la vedemmo scherzare in cagnesco con un peregrino che chiedendole (mi stimo io) la carit per gire a San Iacopo di Galizia, lo avea raccolto dentro: e la schiavina sua si stava sopra la cassa ripiegata, e il bordone, sul quale era una tavoletta col miracolo, appoggiato al muro, e la tasca piena di tozzi dava da trastullarsi a una gatta alla quale gli amanti giolivi, occupati, non davano cura; n al barlotto, caduto sottosopra, che tuttavia versava il vino. Noi non degnammo perdere il tempo in cos lordo amorazzo: ma arrivati alle fessure della camera di madonna celleraia, che mancatole la speranza del venir del suo piovano, si condusse in tanto furore che, acconcio un fune ad una travetta, salita suso un trespolo e adattatosi il capestro al collo, si arrischiava di dar col piede nel sostegno, e gi apriva la bocca per dire al piovano "Io ti perdono", quando egli, giunto all'uscio e sospintolo, entr dentro e visto la sua vita al termine detto, lanciatosi a lei e ricoltola nelle braccia, disse: "Che cose son queste? Adunque io da voi, cor mio, sono tenuto un mancatore di fede? e dove  la divinit della prudenza vostra? dove  ella?". A quelle dolci parole ella rilev la testa come si rilievano gli stramortiti nello spruzzargli l'acqua fredda nel viso, e risentissi proprio come si risentono i membri assiderati al calor del fuoco, e il piovano gittato la corda e 'l trespolo, la pose nel letto, ed ella, datogli un bascio, lentamente gli dice: "Le orazioni mie sono state esaudite, e voglio che mi fate porre di cera dinanzi alla imagine di san Gimignano, con lettere che dicano "raccomandossi e fu liberata"", e ci detto, allo uncino delle sue forche impicc il pietoso piovano: che, stucco al primo boccone della capra, dimand il capretto.
ANTONIA. Io te lo ho voluto dire, ed emmisi scordato: parla alla libera, e d "cu', ca', po' e fo'", che non sarai intesa se non dalla Sapienza Capranica con cotesto tuo "cordone nello anello", "guglia nel coliseo", "porro nello orto", "chiavistello ne l'uscio", "chiave nella serratura", "pestello nel mortaio", "rossignuolo nel nido", "piantone nel fosso", "sgonfiatoio nella animella", "stocco nella guaina"; e cos "il piuolo", "il pastorale", "la pastinaca", "la monina", "la cotale", "il cotale", "le mele", "le carte del messale", "quel fatto", "il verbigrazia", "quella cosa", "quella faccenda", "quella novella", "il manico", "la freccia", "la carota", "la radice" e la merda che ti sia non vo' dire in gola, poi che vuoi andare su le punte dei zoccoli; ora dl s al s e no al no: se non, tientelo.
NANNA. Non sai tu che l'onest  bella in chiasso?
ANTONIA. D a tuo modo, e non ti corruccerai.
NANNA. Dico che, ottenuto il capretto, e fittoci dentro il coltello proprio da cotal carne, godea come un pazzo del vederlo entrare e uscire; e nel cavare e nel mettere avea quel sollazzo che ha un fante di ficcare e sficcare le pugna nella pasta. Insomma il piovano Arlotto, facendo prova della schiena del suo papavero, ci port suso di peso la serpolina fino al letto; e calcando il suggello nella cera a pi potere, si fece da un capo del letto, rotolando, fino al piede, poi fino al capo; e di nuovo ritornando in suso e in giuso, una volta veniva la suora a premere la faccenda del piovano, e una volta il piovano a premere la faccenda della suora; e cos, tu a me e io a te, ruotolaro tanto, che venne la piena: e allagato il piano delle lenzuola, caddero uno in qua e l'altro in l, sospirando come i mantici abandonati da chi gli alza, che soffiando s'arrestano. Noi non ci potemmo tenere di ridere quando, schiavata la serratura, il venerabil prete ne fece segno con una s orrevole correggia (salvo il tuo naso) che rimbomb per tutto il monestero: e se non che ci serravamo la bocca con la mano l'uno a l'altro, saremmo stati scoperti.
ANTONIA. Ah! ah! ah! E chi non avrebbe sma.s.cellato?
NANNA. E partitici a tentoni dalla ciancia che facea le cose sue da dovero, vedemmo la maestra delle novizie che traeva di sotto il letto un facchino pi sporco che non  un monte di cenci e gli dicea: "Vieni fuora il mio Ettor troiano, il mio Orlando dal quartiere, eccomi tua servitrice, e perdonami del disagio che nello asconderti ti ho dato: egli mi fu forza a farlo". E il manigoldone, alzando gli stracci suoi, le respondea col cenno del membro, ed ella, non avendo torcimanno che le spianasse le sue cifere, le diede a interpretrare alla sua fantasia: e il zoticone, cacciatole il roncone nella siepe, le fe' veder mille lucciole, e la pigliava con le zanne di lupo nelle labbra con tanta piacevolezza che le facea venir gi le lagrime a quattro a quattro; onde noi, per non vedere la fragola in bocca allo orso, gimmo altrove.
ANTONIA. Dove giste?
NANNA. A un fesso che ci mostr una suora che parea la madre della disciplina, la zia della bibbia e la suocera del testamento vecchio appena che io soffersi di guatarla: ella avea in capo da venti capelli simili a quelli di una spelatoia, tutti lendinosi, e forse cento crespe nella fronte; le sue ciglia folte e canute, gli occhi che gocciavano una certa cosa gialla.
ANTONIA. Tu hai una acuta vista, se insino ai lendini scorgi di lontano .
NANNA. Attendi a me. Ella avea bavosa e moccicosa la bocca e il naso, e pareano le sue mascelle un pettine d'osso da pidocchiosi con duo denti i labbri secchi e il mento aguzzo come il capo d'un genovese: ii quale avea per sua grazia alcuni peli che spuntavano fuora a guisa di quei d'una leona, ma pungenti (mi penso io) come spine, le poppe pareano borse d'uomo sanza granelli, che nel petto le stavano attaccate con due cordelle, il corpo (misericordia), tutto scropuloso, ritirato in dentro e con il bilico in fuora. Vero  che ella avea intorno al pisciatoio una ghirlanda di foglie di cavoli che parea che fossero stati un mese nella testa a un tignoso.
ANTONIA. Ancora santo Nofrio portava un cerchio da taverna intorno alla sua vergogna.
NANNA. Tanto meglio. Le cosce erano fuscelli ricoperti di carta pecorina, e le ginocchia le tremavano s, che stava tuttavia per cadere; e mentre ti imagini gli stinchi suoi e le braccia e i piedi, ti dico che le unghie delle sue mani erano lunghe come quella che avea il Roffiano nel dito picciolo, la quale portava per nimicizia, ma piene di mestura. Ora ella, chinata in terra, con un carbone facea stelle, lune, quadri, tondi, lettere e mille altre cantafavole, e ci facendo chiamava i demoni per certi nomi che i diavoli non gli terrebero a mente; poi, aggirandosi tre volte intorno alle catarattole dipinte, si volgea al cielo tuttavia borbottando seco; poi, tolta una figurina di cera nuova nella quale erano fitti cento aghi (e se tu hai mai visto la mandragola, tu vedi la figura) e postola tanto allato al fuoco che lo potea sentire, e volgendola come si volgono gli ortolani e i beccafichi perch cuochino e non si abbruscino, dicea queste parole:

Fuoco, mio fuoco strugge
quel crudel che mi fugge;

e voltandola con pi furia che non si d il pane allo spedale, soggiungea:

Il mio gran pizzicore
mova il mio dio d'amore;

e cominciando la imagine a scaldarsi forte, dicea con il viso fitto nello spazzo:

F, demonia, mia gioia,
ch'ei venga o che si muoia.

Al fin di questi versetti, eccoti uno che le batte la porta alitando come uno che co' piedi abbia (sendo stato giunto a far danno in cocina) risparagnato un monte di bastonate alle sue spalle: onde ella riposti tosto tosto gl'incantesimi, gli aperse.
ANTONIA. Cos ignuda?
NANNA. Cos ignuda e il poveruomo, sforzato dalla negromanzia come la fame dalla carestia, le gitt le braccia al collo, e basciandola non men saporitamente che se ella fosse stata la Rosa e l'Arcolana, dava quelle lode alla belt sua che danno quelli che fanno i sonetti alle Lorenzine, e la maladetta fantasima, dimenandosi tutta e gongolando, gli dicea: "Son queste carni da dormirsi sole?".
ANTONIA. Ohib!
NANNA. Non ti guaster pi lo stomaco con la vecchia trentina, che non so altro di lei perch non ne volli vedere altro: e quando lo affatturato secolare giovane di prima barba la calc suso uno scabello, feci la gatta di Masino, che serrava gli occhi per non pigliare i topi. Ora al rimanente. Dopo la vecchia pervenimmo alla sarta, che era ai ferri col sarto suo maestro: e scopertolo tutto ignudo, gli basciava la bocca, le mammelle, il battitoio e il tamburo come bascia la balia al suo figliuolo di latte il visetto, il bocchino, le manine, il corpicello, il pinchino e 'l culetto, che pare che se lo voglia succiare nel modo che egli sugge a lei le poppe. Certo volevamo acconciar l'occhiolino alle scommessure per veder tagliare dal sarto i lembi della tonica della sarta, ma udivamo un grido, e dopo il grido uno strido, e appresso dello strido uno "oim", e finito l'"oim", uno "o Dio" che ci percosse tutto il core. E avviatici ratti donde uscivano le voci che ricoprivano il calpestio dei nostri passi, vedemmo una che avea mezza una creatura fuora della canova: che poi col capo inanzi la pisci a fatto al suono di molte peta profumate. E visto che era maschio, chiamaro il padre d'esso, don guardiano, che venne accompagnato da due suore di mezza et: alla venuta del quale si cominciaro a squinternare allegrezze signorili. Dicea il guardiano: "Poich qui, in questo desco,  carta, penna e inchiostro, io vo' fare la sua nativit", e disegnato un milione di punti, tirando certe righe infra essi, dicendo non so che della casa di Venere e di Marte, si volse a quella brigata e disse: "Sappiate, sorelle, che mio figliuolo naturale, carnale e spirituale sar un Messia, uno Antecristo o Melchisedech"; e volendo vedere la buca di donde egli era apparso, tirandomi il mio baccelliere per i panni, gli feci cenno che mi spiaceva vedere altri sanguinacci che quelli del porco sparato.
ANTONIA. V fatti suora, v.
NANNA. Ora odi questa. Sei giorni inanzi a me, dai suoi fratelli era stata misa dove io fui posta una nonvo'dir donzella, e una robbachedioteldica, e per gelosia d'uno dei primi della terra innamorato d'essa (secondo che mi fu detto), la badessa la tenea in una camera sola, e la notte, riserratala, ne portava seco la chiave. E il giovane amante, accortosi che una finestra serrata della camera sua rispondea nello orto, aggrappandosi su per il muro di quella finestra come un picchio, al meglio che potea dava da beccare alla papera, e a punto in questa notte che io ti conto venne a lei: e acconciatosi alla ferrata, abeverava il bracco alla tazza che si gli sporgeva in fuore, tenendo per le braccia intrecciate con i ferri traditori. E venendo il mle sul fiadone, la dolcitudine gli torn pi amara che non  una medecina.
ANTONIA. A che modo?
NANNA. Lo sventurato venne in tanto sfinimento in sul fcheiofo, che, abbandonate le braccia, cadde dal balcone sopra un tetto, e del tetto in un pollaio, e del pollaio in terra, di maniera che si ruppe una coscia.
ANTONIA. Oh le avesse rotte tutte due la strega badessa, poich volea che ella osservasse castit in bordello!
NANNA. Ella lo facea per paura dei fratelli che aveano giurato di abbrusciarla con tutto il monestero udendone biasimo. E per tornare a dirti, il giovane che ebbe il lavorar dei cani, misse a romore tutto il mondo: e corsero ciascuna per le finestrette alzando le impannate, scorgendo per il lume della luna il ruinato e fracassato meschino. Fecero scovare duo seculari del letto con le posticce mogli loro, e mandatogli nell'orto, lo ricolsero su le braccia e lo portaro di fuora: e ti so dire che ci fu che dir per la terra di cotal caso. Dopo questo scandolo, ritornandoci in cella per paura che il d non ci giungesse a spiare i fatti d'altri, udimmo un frate buonissimo brigante, bisuntone, che contava una fola a non so quante suore e preti e secolari che aveano giocato a dadi e a carte tutta notte: finito di sbevazzare, erano entrati a chiacchiarare, scongiurando il frate che dicesse una novella; ed egli, dicendo "Io vi vo' contare una istoria che cominci in riso e fin in pianto per un cagnaccio stallone", impetr udienza e cominci: "Dui d fa, passando per piazza mi fermai a vedere una cagnoletta in frega che avea due dozzine di cagnoletti tratti allo odore della fregna sua, tutta enfiata e s rossa, che parea di corallo che ardesse: e tuttavia fiutandola or questo e ora quello, cotal gioco avea ragunati una gran frotta di fanciulli a vedere ora salir suso questo e dar due menatine, e or questo altro e darne due altre. Io a tale spasso facea viso proprio fratesco, ed ecco che comparisce un cane da pagliaio, che parea il luogotenente delle beccarie di tutto il mondo: e afferratone uno, lo trasse in terra rabbiosamente, e lasciatolo, ne prese un altro, n gli rimasse a dosso il cuoio intero; in questo, chi fugge di qua e chi di l, e il cagnone, fatto arco della schiena, arricciando il pelo come il porco le setole con occhi guerci, digrignendo i denti, rignendo con la schiuma alla bocca, guardava la cagnola male arrivata, e fiutatole un tratto la bella bellina, le diede due spinte che la fecero abbaiare da cagna grande: ma sguizzatagli di sotto, si diede a correre. E i cagnoletti, che stavano alla vedetta, le trottr dietro, il cagnaccio, in collera, la seguitava: e cos la cagna, veduta la fessura d'una porta chiusa, di subito ci salt dentro, e i cagnuoli seco. Il cane poltrone si rimase fuoruscito, imper che egli era cotanto sconcio che non capiva dove gir gli altri, onde rimaso di fuora, mordeva la porta, zappava in terra, urlava che parea un leone che avesse la febbre. E stato cos gran pezzo, sbuca fuora un dei poverini: e il can traditore, ciuffatolo, gli stacc una orecchia; e apparendo il secondo, gli fece peggio, e di mano in mano gli castig tutti nello uscire, e gli fece disgombrare il paese come sgombrano i villani per la venuta dei soldati. Alla fine la sposa venne fuora, ed egli presola nella gola le ficc le zanne nella canna e strozzolla, mandandone i fanciulli, con il popolo raccolto alla festa canina, i gridi al cielo...", onde noi non ci curando di vedere n di udire pi altro, entrati in camera nostra e caminato un miglio per il letto, ci adormentammo.
ANTONIA. Perdonimi il Centonovelle: egli si pu andare a riporre.
NANNA. Questo non dico io; ma voglio che egli confessi almeno che le mie son cose vive, e le sue dipinte. Ma non ti ho io da dire?
ANTONIA. Che?
NANNA. Levatami a nona, sendosi non so come partito a buona otta il gallo della mia parrocchia, e andando a desinare non potea contener i ghigni vedendo quelle che erano le notte gite in carnafau: e domesticata in pochi d con tutte, fui chiarita che s come i' vidi altri, altri vide me: cio in tresca col baccelliere. E disnato che avemmo, sal in pergamo un fra luteriano che avea una voce da far guardie, e s penetrativa e tonante, che si sara udita da Campidoglio a Testaccio, e fece una essortazione alle suore, di cos fatta maniera che ara convertito la stella Diana.
ANTONIA. Che cose diceva egli?
NANNA. Egli diceva che non era cosa pi in odio alla natura che vedere perdere il tempo alla gente, per che ella ce lo ha dato perch lo spendiamo in consolazione d'essa; e che gode del vedere le sue creature crescere e multiplicare, e sopra ogni altra cosa si rallegra quando scorge una donna che, giunta nella vecchiezza, pu dir "Mondo, fatti con Dio", e che oltre le altre la natura tiene per gioie care le monicelle le quali fanno i zuccherini allo dio Cupido: onde i piaceri che ci dona son pi dolci che mille che ne dia alle mondane, affermando ad alta voce che i figliuoli che nascono di frate e di suora sono parenti del Disitte e del Verbumcaro. Ed entrato poi nello amore fino delle mosche e delle formiche, era forte riscaldato nel volere che fosse di bocca della verit tutto quello che usciva della sua. Non  ascoltato s attentamente un cantainpanca dagli scioperati, come ascoltavano le buone massaie il cicalone e data la benedizione con uno di quelli, tu mi intendi, di vetro lungo tre spanne, scese giuso, e infrescandosi facea del vino quello che fanno i cavalli della acqua, divorando le confezioni con la ingordigia che divora un asinaccio i sermenti; e gli fu donato pi cose che non dona il parentado a chi canta la messa novella, o vero una madre alla figlia che va a marito; e partitosi, chi si diede a fare una bagattella e chi un'altra. E io, tornata in camera, non stei molto che odo percuotermi la porta; onde apro, ed ecco a me il fanciullo del baccelliere che con uno inchino cortigiano mi porge una cosa inguluppata e una lettera piegata nel modo che sono quelle penne con tre cantoni, o spicchi che si gli debba dire, che stanno in cima alle frecce. La soprascritta dicea..., io non so se mi ricorder delle parole...; aspetta, s, s, cos dicevano:

Queste mie poche e semplici parole
sciutte co' miei sospir, scritte col pianto,
sien date in paradiso in man del Sole.

ANTONIA. O buono!
NANNA. Dentro ci era una diceria lunga lunga; e cominciava da quei capegli che mi fur tagliati in chiesa, dicendo che gli avea ricolti e fattosene un laccio intorno al collo; e che la mia fronte era pi serena che il cielo, assimigliandomi le ciglia a quel legno nero di che si fanno i pettini; e che le mie guance faceano aschio al latte e al cremisi; a una filza di perle mi agguagli i denti, e le labbra a' fiori delle melagrane; facendo un gran proemio su le mie mani: e fino le unghie lod; e che la mia voce era simile al canto del gloria in eccelsis: e venendo al petto, disse mirabilia, e che tenea duo pomi candidi come la neve calda. Alla fine si lasci sdrucciolare alla fonte, dicendo averci bevuto indegnamente, e che ella stillava manuscristi e manna, e che di seta erano i peluzzi suoi. Del rovescio della medaglia tacque, scusandosi che bisogneria che rinascesse il Burchiello a dirne una minima particella, e venne a finirla col rendermi grazie per infinita secula della liberalit che io gli avea fatto del mio tesoro, e giurando che verria tosto a me; e con uno "addio coricino mio", si sottoscrisse a punto cos:

Quel(lo) che nel bel petto vostro vive,
spinto da troppo amor, questa vi scrive.

ANTONIA. E chi non si ara alzato i palmi a s bella canzona?
NANNA. Letta la novella, ripiego la carta e, prima che io me la ponga in seno, la bascio; e tratta la cosa dello invoglio, veggio che egli  uno ufficiuolo molto vago che lo amico mi manda, cio lo ufficiuolo che io credea che mi mandasse: egli era coperto di velluto verde, che significava amore, con i suoi nastri di seta. E lo piglio sorridendo e di fuora lo vagheggio, tuttavia basciandolo e lodandolo per il pi bello che avesse mai visto. E licenciato il messo con dirgli che in vece mia basciasse il suo maestro, rimasa sola apro il libricciuolo per leggere la magnificat: e apertolo, veggiolo pieno di dipinture che si trastullano nella foggia che fanno le savie moniche; e scoppiai in tanto riso nel vedere una che, spingendo le sue cose fuora di una cesta senza fondo, per una fune si calava su la fava di uno sterminato baccello, che ci corse una sorella che pi di alcuna altra si era domesticata meco; e dicendomi "Che significano coteste tua risa?", sanza corda le dico il tutto, e mostratole il libretto, ce ne demmo insieme uno spasso che ci mise in tanta voglia di provare i modi dipinti, che ci fu forza a consigliarcene col manico di vetro: il quale acconciossi fra le cosce la mia compagnetta s bene, che parea il cotale di uno uomo drizzato inverso la sua tentazione; onde io gittatami l come una di quelle di ponte Santa Maria, le pongo le gambe in su le spalle; ed ella ficcandomelo ora a buon modo e ora a tristo, mi fece far tosto quello che io avea a fare, e arrecatasi ella alla foggia che mi recai io, le fu renduto da me migliaccio per torta.
ANTONIA. Sai tu, Nanna, quello che interviene a me udendoti ragionare?
NANNA. No.
ANTONIA. Quello che interviene a uno che odora una medicina: che sanza prenderla altrimenti, va due e tre volte del corpo.
NANNA. Ah! ah! ah!
ANTONIA. Dico che mi paiono tanto veri i tuoi ragionamenti, che mi hai fatto pisciare sanza che io abbia gustato n tartufo n cardo.
NANNA. Tu mi riprendi del parlare a fette, e poi usi anche tu la favella di chi narra le novelluzze alle bambine dicendo: "Io ho una mia cosa che  bianca come una oca: oca non , or dimmi ci ch'ella ".
ANTONIA. Io favello per compiacerti, perci uso le oscurit.
NANNA. Ti ringrazio. Ora seguiamo la antifana. Dopo gli scherzi che ci facemmo l'una a l'altra, ci venne voglia di farci vedere alla grata e alla ruota: dove non potemmo aver luogo, perch tutte erano corse ivi come corrono le lucertole al sole, e la chiesa parea San Piero e San Paolo il d della stazzone, e fino a monaci e a soldati si dava udienza; e se me lo vuoi credere credimelo, io vidi Iacob ebreo che con una gran securt cianciava con la badessa.
ANTONIA. Il mondo  corrotto.
NANNA. Io lo dir, escane che vuole: ci vidi anco uno di quei Turchi disgraziati che si lasci dare nella ragna in Ungaria.
ANTONIA. Egli dovea esser fatto cristiano.
NANNA. Basta che vi lo vidi, n ti saprei dire se col battesimo o sanza. Ma sono stata una bestia a prometterti di raccontare in un d la vita delle suore perci che elle in una ora fanno cose che non si narrerebero in uno anno. Il sole si mette in ordine per tramontare, onde io abbreviando far conto di essere uno che ha fretta di cavalcare: che, bench abbia appitito grande appena assaggia quattro bocconi bevendo un tratto, e via al suo camino.
ANTONIA. Lasciami dire un poco. Tu mi dicesti da principio che il mondo non  pi quello ch'egli era al tuo tempo: io pensava che tu mi avessi a contare delle suore di allora di quelle cose che sono in sul libro dei santi Padri.
NANNA. Ho errato io, se ti ho detto cotesto: io volli forse dire che non son pi come erano al tempo antico.
ANTONIA. Err adunque la lingua, non il core.
NANNA. Sia come vuole, io ora non l'ho in mente: attendiamo a questo, che importa pi . Dico che tentandomi il demonio, mi lasciai porre il basto da un frate che era venuto da Studio, guardandomi per dal baccelliere: e come la fortuna volse, egli mi menava spesso a cena fuora del monastero, non sapendo che io fossi maritata al baccelliere. E fra le altre, venne per me una sera dopo le avemarie allo improviso e disse: "Cara la mia putta, fammi grazia di venir meco in questo punto, che ti vo' menare in un luogo che averai grandissimo piacere: e udirai non pure musiche angeliche, ma recitare una comedietta molto gentile". Io che avea il capo pieno di grilli, sanza indugiarmi mi spoglio, aitandomi lui; e trattimi i panni sacrati, mi vesto i profumati, cio i panni da garzone, i quali mi fece fare il primo amante; e postomi in capo un cappelletto di seta verde con una pennetta rossa e un fermaglio d'oro, con la cappa indosso men vado seco. E caminato un tirar di sasso, egli entra in una stradetta lunga e larga mezzo passo, sanza uscita; e fischiando soave soave, udimmo ratto scendere una scala e poi aprire uno uscio, sul quale posto che avemmo il piede, apparse un paggio con un torchio di cera bianca acceso, e salita la scala al lume comparimmo in una sala ornatissima, tenendomi il mio studiante per mano; e alzando il paggio dal torchio la portiera della camera con dirci "Entrino le Signorie vostre", entrammo, e tosto che io giunsi, vedesti levarsi suso le persone con la berretta in mano, come fanno le brigate nel dar la benedizione del predicatore. Ivi era il ricetto di tutti i fottisteri sacrati, alla similitudine di una baratteria, e ivi si riducea ogni sorte di suore e di frati, come alla noce di Benevento ogni generazione di streghe e di stregoni. E ripostosi ciascuno a sedere, non si udiva altro che bisbigliare del visetto mio: che ancora che non stia bene a dirlo a me, sappi Antonia che egli fu bello.
ANTONIA.  da credere, sendo tu bellissima vecchia, che tu sia stata bellissima giovane.
NANNA. E stando in sui vezzi, arriv la virt della musica che mi fece risentire fino alla anima: erano quattro che guardavano sopra un libro, e uno, con un liuto argentino accordato con le voci loro, cantava "Divini occhi sereni...". Dopo questo venne una ferrarese che ball s gentilmente, che fece maravigliare ognuno: ella facea cavriole che non le avria fatte un cavriuolo con una destrezza, Dio, con una grazia, Antonia, che non avresti voluto vedere altro. Che miracolo era, raccogliendosi la gamba mancina a usanza della grue, e fermatasi tutta nella dritta, vederla girare come un torno: di modo che la sua veste gonfiata per il presto rivolgimento, spiegatasi in un bel tondo, tanto si vedea quanto le girelle mosse dal vento sopra d'una capanna, o vogliamo dire quelle di carta poste dai fanciulli in cima ad una canna, che, distesa la mano dandosi a correre, godono di vederle girare s che appena si scorgono.
ANTONIA. Dio la benedica.
NANNA. Ah! ah! ah! Io mi rido di uno che lo dimandavano "il fio di Giampolo", secondo me veneziano, che tiratosi dentro a una porta contrafece una brigata di voci. Egli facea un facchino che ogni bergamasco gliene avrebbe data vinta, e il facchino, dimandando a una vecchia della madonna, in persona della vecchia dicea: "E che vuoi tu da madonna?", ed egli a lei: "Le vorria parlare", e da cattivo le dicea: "Madonna, o madonna, io moro, io sento il polmon che mi bolle come un laveggio di trippe"; egli facea un lamento alla facchina il pi dolce del mondo e cominciando a toccarla, ridea con alcuni detti proprio atti a farle guastar la quaresima o a rompere il digiuno. E in questa ciancia, eccoti il suo marito vecchio rimbambito che, visto il facchino, lev un romore che parve un villano che vedesse mettere a sacco il suo ciriegio; e il facchino gli dicea: "Messere, o messere, ah! ah! ah!"; e ridendo e facendo cenni e atti da balordo, "V con Dio" gli disse il vecchio, "imbriaco, asino". E fattosi scalzare dalla fante, contava alla moglie non so che del sof e del Turco; e facea scompisciare delle risa ognuno quando, tirando alcuna di quelle con le quali egli si affibbiava, facea sagramento di non mangiare pi cibi ventosi, e lasciatosi colcare, e addormntosi ronfando, ritorn il predetto nella forma del facchino: e con la madonna tanto pianse e tanto rise, che si mise a scuoterle il pelliccione.
ANTONIA. Ah! ah! ah!
NANNA. Riso averesti tu udendo il dibattimento del rimenarsi loro mescolato con alcuni ladri detti del facchino, che campeggiavano troppo bene con quelli di madonna fmmelo. Finito il vespro delle voci, ci riducemmo in sala, dove era uno apparato per coloro che aveano a recitare la comedia: e gi la tenda si dovea scoprire, quando uno percosse fortemente la porta, perch il romore del favellare non lo averia lasciato udire percotendola piano; e restando di mandar gi la tenda, fu aperto al baccelliere. Ch il baccelliere era quello che, a caso passando, batt allo uscio, non sapendo che io gli fossi traditrice; e venuto suso e vistami fare gli amori con lo studiante, mosso da quel maladetto martello che accieca altrui, con quella furia che si avvent il cagnaccio che uccise la cagnuola (come raccont la novella del frate), mi prese per i ciuffi: e trascinandomi per la sala e poi gi per la scala, non dando cura ai preghi che per me facea ognuno, salvo lo studiante che, tosto che vide il baccelliere, sparve come un raggio dalla girandola, mi condusse sempre percotendomi al monistero; e in presenza di tutte le suore mi diede un cavallo con quella discrizione che dimostrano i frati nel punire un frate da meno di loro se avviene che egli abbia sputato in chiesa, e fur tali e tante le scorreggiate che con la correggia del leggio mi diede, che mi s'alz la carne per le natiche una spanna: e quello che pi mi dolse fu che la badessa tenea la ragione del baccelliere. Onde io, stata otto giorni ungendomi spesso e bagnandomi con acqua rosa, feci intendere a mia madre che, se mi volea veder viva, venisse tosto: e trovandomi che non parea pi dessa, credendosi che io fossi caduta inferma per le astinenze e per i mattutini, a tutti i patti del mondo volse che allora allora io fossi portata a casa, n valse ciance di suora n di monica a farmici rimanere pure un d. E sendo a casa mia, mio padre che temea pi mia madre che non temo io non so che, di subito volea correre per il medico: e non fu lasciato per buon rispetto. E non potendo io celare il male da basso, dove lo staffile si era maneggiato come si maneggiano le mazze dei fanciulli la sera della settimana santa per le predelle degli altari e per le porte delle chiese dopo gli uffici, dissi che per macerare la carne, sedendo sopra un pettine dalla stoppa, ci mi era avvenuto: ghign mia madre alla scusa magra, perch i denti del pettine mi avrieno passato il core, non pure il culo (sano il tuo sia), e per lo meglio si tacque.
ANTONIA. Io comincio a credere che sia il vero che tu abbia dei guai per la Pippa in quanto al farla monica, e ora mi ricorda che quella benedetta anima di mia madre solea dire che una suora di un monestero, acci che tutti i medici le mettessero lo orinale nella vesta fingea ogni terzo d di avere tutti i mali.
NANNA. Io so ben chi ella fu, e non la ho conta per lunghezza. Ora, da che io ti ho tenuta tuttod oggi con le ciance, vo' che ne venga istasera meco.
ANTONIA. Ci che ti piace.
NANNA. E mi aiterai a sbrigar di alcune cosette; e poi domane dopo disinare, in questa mia vigna, sotto a questa proprio ficaia, entreremo alla vita delle maritate.
ANTONIA. Eccomi per servirti.

E cos detto, sanza ingombrarsi di veruna cosa della vigna, si avviaro a casa di Nanna che stava alla Scrofa: dove giunte in su lo annottarsi, la Pippa fece alla Antonia molte carezze e cos venuta la ora di cena, cenaro; e state cos un poco, giro a dormire.

FINE DE LA PRIMA GIORNATA.




LA SECONDA GIORNATA DEL CAPRICCIO ARETINO NELLA QUALE LA NANNA NARRA ALLA ANTONIA LA VITA DELLE MARITATE.


La Nanna e la Antonia si levaro appunto in quello che Titone becco rimba(m)bito volea ascondere la camiscia alla sua signora perch il giorno roffiano non la desse nelle mani del Sole suo bertone: che di ci accorta, strappandola di mano al vecchio pazzo, lasciandolo gracchiare ne venne a lui pi imbellettata che mai, risoluta di farsi chiavare alla barba sua .XII. volte e di tal cosa farne rogare ser Oriuolo notaio publico. E vestite che furo, Antonia fece, inanzi che le campanelle sonassero tutte quelle faccendette che alla Nanna mettevano pi pensiere che non mette la sua fabrica a san Pietro. Dipoi alzato il fianco come lo alza uno alloggiato a discrezione, ritornaro alla vigna; e riposte nel luogo dove sederno il d inanzi e sotto la medesima ficaia, sendo ora di cacciare il caldo col ventaglio delle ciance, Antonia posato le palme sopra le ginocchia, fitto il viso nel volto di Nanna, disse: "Veramente son chiara delle suore: dopo il primo sonno non ho mai pi potuto chiudere occhio solo pensando alle pazze madri e ai semplici padri che si credono che le figliuole che fanno moniche non abbiano denti da rodere come quelle che maritono, poveretta la vita loro! dovrebbeno pur sapere che son di carne e d'ossa anche esse, e che non  cosa che accresca pi il desiderio che il vietare di una cosa; e io per me allora muoio di sete quando non ho vino in casa. E poi i proverbi non sono da farsene beffe, e bisogna credere a quello che dice che le suore son le mogli dei frati anzi del popolo; e non pensai a tal detto ieri, che non ti arei dato lo impaccio che ti diedi in farmi contare gli andamenti loro".

NANNA. Ogni cosa per il meglio.
ANTONIA. Da che mi destai, aspettando che si facesse d mi storcea come un di questi tuoi giocatori quando cade un dado o una carta, o si gli spegne la candela, che arrabbiano fino che non si gli ricoglie e non si gli raccende; e ringrazio me stessa del venire che feci alla tua vigna, la quale mi  sempre aperta tua bont, e pi me ne ringrazio del dimandarti del ci che tu avevi che io ti feci allo improviso: onde per la tua gentilezza mi rispondesti quello che tu mi rispondesti. Ora alla buona ora sia. Da che quelle maladette sferzate ti fecero fare il mal pro' gli amori e il monestero, che partito prese tua madre di te?
NANNA. Diede voce di maritarmi, trovando ora una novella ora una altra circa il mio essermi dismonicata dando ad intendere a molte persone che gli spirti erano a centinaia nel monestero come i biricuocoli a Siena. E venendo questo alle orecchie di uno che vivea perch mangiava, deliber di avermi per moglie o di morire; ed essendo egli benestante, mia madre, che come ti ho detto portava le brache di mio padre (che mor, come Dio volse), conchiuse il matrimonio. E reducendola di mille in una venne la notte dello accompagnarci carnalmente, che il dormealfuoco aspettava come aspetta la ricolta il lavoratore, e fu bella l'astuzia della mia mamma dolce: ella che sapea che la mia verginit era rimasa nelle peste, scann un di quei capponi delle nozze; ed empito del sangue un guscio di uovo, insegnandomi prima la arte che dovea usare nello stare in su le continenze, nel mettermi in letto me ne unse la bocca di donde usc Pippa mia. E cos coricata io si coric egli: e stendendosi per abbracciarmi, mi trova tutta in un groppo raccolta nella sponda; e volendomi porre la mano su la cetera, mi lasciai cader giuso in terra; onde egli lanciatosi ad aitarmi, comincio a dire non sanza pianto: "Io non voglio far le tristizie, lasciatemi stare"; e alzando le voci, odo mia madre che, aperta la camera con un lume in mano vien dentro: e tanto mi lusing, che mi accordai col buon pastore; che, volendome aprir le cosce, sud pi che non fa chi batte il grano: onde mi squarci la camiscia e disse mille mali. Alla fine, scongiurata pi che non si scongiura uno spiritato alla colonna, brontolando e piangendo e maladicendo, apersi la cassa della viola, ed egli adattandomisi di sopra, tremando per la volont della carne mia, volea mettere la tasta nella piaga: ma gli diedi una scossa cos fatta, che lo discavalcai; ed egli paziente mi si racconcia in su la sella, e ritentando con la tasta, tanto pinse che vi entr. Io non mi potendo tenere, gustando il pane unto, di non mi abandonare come una porchetta grattata, non gridai se non quando la menchia mi usc di casa. Allora s che i gridi fecero correre su le finestre i vicini e mia madre di nuovo in camera: che, visto il sangue del pollo che avea tinti i lenzuoli e la camiscia allo sposo, fece tanto che quella notte egli si content che io andassi a dormir seco; e la mattina tutto il vicinato era in conclave per la mia onest, n si parlava d'altro per la contrada. Passate le sposarie, alle chiese e alle feste presi ' andare come vanno le altre; e pigliando pratica con questa e con quella, diventai secretaria di questa e di quella.
ANTONIA. Io son perduta nello ascoltarti.
NANNA. Diventai tutta tutta di una cittadina ricca, bella e moglie di un gran mercatante, giovane, grazioso, motteggere e s innamorato di lei, che sognava la notte quello che ella volea la mattina. E sendo un d seco in camera, porsi a caso gli occhi in uno studiuolo: e veggio balenare un non so che per il buco della chiave.
ANTONIA. Che sar?
NANNA. E attendendo con l'occhio al buco, scorgo un non so chi.
ANTONIA. Sta bene.
NANNA. La amica si accorge del mio guardare, e io mi accorgo del suo essersi accorta di quello che guardava, e mirando io ella ed ella me, le dico: "Quando sar qui il vostro marito che ieri se ne and in villa?", "Ci sar quando Dio vorr" rispose ella, "ma se ci fusse quando volessi io, non ci sarebbe mai", "O perch?" le domando io, "Per il malanno e la mala pasqua che dia Dio a chi ne fece motto. Egli non  quello che altri si crede, non per questa croce", e facendone una con le dita, la basci. "Come no?" le dico io, "ciascuno vi ha invidia di esso, e da che viene il vostro discontentarvene? ditemelo, se si pu", ed ella a me: "Vuoi tu che io te lo dica a lettere di spiziale? Egli  un belloincampo, e buono solamente a pascermi di fogge; altro ci bisogna, dice il Vangelo in volgare, perch solo del pane non vive l'uomo"; e parendomi che ella avesse ragion da vendere, le dico: "Voi ste savia, e sapete che si sta duo d in questo mondo", "E perch tu sia pi certa della mia saviezza" mi disse ella, "ti voglio mostrare il mio ingegno"; e aperto lo studiuolo, mi fa toccare la mano a uno che al giudicio mio era di questi che hanno pi carne che pane: e fu pure il vero che ella in sul mio viso si gli coric sopra, e ponendo la casa in sul camino gli fece fare duo chiodi a un caldo e due schiacciate in un fiato, dicendo: "Io voglio piuttosto che si sappia che io sia trista e consolata che buona e disperata".
ANTONIA. Parola da scrivere a lettere di oro.
NANNA. E chiamata la fanticella depositaria delle sue contentezze lo fece partire per quella via che venne, ornandolo prima di una catenella che avea al collo. Io basciatola nella fronte, nella bocca e in tutte due le gote, mi ritorno a casa per provare, inanzi che venisse il mio marito, se il fante di casa era ben fornito a panni lini; e trovato l'uscio mandato oltre, spinta la mia cameriera su di sopra me ne vado al suo alberghetto a terreno; e movendomi pian piano, facendo vista di esser gita a fare un poco di acqua al ne.ce.ssario che era ivi, odo un parlar cheto cheto, e datoci orecchio, mi accorgo che mia madre avea pensato prima di me al fatto suo: e dandole la benedizione, come diede ella a me la maladizione quando io fingea di non volere consentire al mio marito torno indietro. E salita la scala, struggendomi per le cose vedute, eccoti il mio perdigiornata: col quale sfogai la bizzarria, non a mio modo, ma il meglio che potei.
ANTONIA. Perch non a tuo modo?
NANNA. Perch ogni cosa  meglio che marito: e pigliane lo essempio dal mangiare fuora di casa.
ANTONIA. Certo  che il variare delle vivande accresce lo appetito: e te lo credo, perch ancora si dice che ogni cosa  meglio che moglie.
NANNA. Accaddemi andare in villa mia, dove avea a fare una gentildonna grande, io ti dico grande e basta, la quale facea disperare il suo marito col volere tutto lo anno starsi in contado, e quando egli le ponea inanzi le magnificenze della citt e le disonoranze della villa, ella dicea: "Io non mi curo di pompe, io non voglio far peccare con la invidia le genti, io non prezzo le feste n le compagnie, io non voglio che niuno mi faccia fiaccare il collo, la messa mi basta la domenica, e so bene il risparagno che si fa stando qui, e il gittar via nelle tue citt: dove ti st, se vuoi; se non, qui statti". Il gentiluomo, che non potea far di meno a non ritornarvi anco che non volesse bisognava che la lasciasse sola alcuna volta per i bei quindici d.
ANTONIA. Mi pare vedere dove riesce il suo intendimento.
NANNA. Il suo intendimento riusciva in un prete cappellano della villa: che, se la entrata sua fosse stata grossa come lo spargolo col quale diede lo olio santo al giardino della gentildonna (che se lo fece da esso innaffiare come udirai), si saria stato meglio che un monsignore. Oh egli avea il gran manico di sotto il corpo! oh egli lo avea sodo! oh egli lo avea bestiale!
ANTONIA. Taruoli!
NANNA. Madonna stainvilla lo vide un d pisciare disavvedutamente sotto la finestra sua, ed ella propria me lo disse da che mi fece consapevole del tutto: e vedendogli un braccio di coda bianca, con una testa corallina e fessa per man del maestro, con una vena galante a traverso della schiena, n in pi n a sedere, ma bagianotta bagianotta, con una corona di peli innanellati biondi come lo oro, la quale si stava in mezzo di duo sonagli raccolti, tondi, vivi, pi belli che quelli di ariento che tiene a' piedi lo aquilone che sta su la porta dello imbasciadore; e tosto che ella vide il carbonchio, pose le mani in terra per non farla segnata.
ANTONIA. Che bella cosa se ella, pregna, nel vederlo si fosse toccata il naso, partorendo poi una figliuola col segnale delle balle nel viso.
NANNA. Ah! ah! ah! Posta la mano in terra, cadde in tanta smania per la voglia della coda del castrone, che venne meno di sorte che fu portata nel letto; e il marito, maravigliandosi di s strano accidente, fece tosto venire dalla cittade un medico a staffetta che, toccatole il polso, le dimand se ella andava del corpo.
ANTONIA. Alla fede buona che non san che dirsi, tosto che intendeno che lo ammalato sciorina bene per il lambicco di sotto.
NANNA. Tu dici il vero. Infine ella rispose di no; onde il medicastro ordina uno argomento: il quale, rigettato subito, fece venire le lagrime in sugli occhi al buon marito, udendole chiedere il prete. Ella disse: "Io mi voglio confessare; e poich a Dio piace che io muoia, vo' che piaccia anche a me: mi sa ben male di lasciarti, marito mio". A cotal suono il pecorone le si gitt al collo, piangendo che parea battuto; ed ella basciandolo dicea "Pacienza"; poi traendo uno strido parve che volesse gir via; e richiedendo il prete, corse un famiglio per lui che venne tutto sbigottito. E appunto al giunger suo il medico le avea il braccio in mano per intendere che pensiere facesse il polso del fatto suo; e sentendolo risuscitare nello apparir del prete, ne stup; e il prete, fattosi inanzi, disse: "Dio vi renda la vostra sanit"; ed ella, ficcandogli gli occhi nella brachetta che spuntava fuore il capo di una sua gonnella di rascia che portava cinta, venne un'altra volta in angoscia; e bagnatole i polsi con aceto rosato, si riebbe alquanto, onde il suo marito, che era un cotale infarinapastinache, facendo sgombrare la camera, tir la porta a s acci che la confessione non fosse udita: e postosi a ragionar col medico del caso, ne ritraeva gran frapperie. E mentre il castraporcelli disputava con lo sguscialumache, il prete, accnciosi a sedere in sul letto, fattole il segno della croce di sua mano perch ella non si disagiasse, le volea dimandare quanto era che ella si confess: ed ella, postogli le unghie nel cordone rassodato in un baleno, se lo tir sul corpo.
ANTONIA. Bella prova.
NANNA. Che dici tu dello averle il prete tratto i capogirli da dosso con due menate?
ANTONIA. Dico che merita gran laude per non essere di quelle cacasotto che non le basta lo animo di pisciare nel letto e dire "Noi siamo sudate".
NANNA. Compita la confessione, si ritorn il prete a sedere, e nel porle la mano in capo il marito pose un pocolin pocolino la testa dentro: e veduto la assoluzione, venne a lei, e trovandola tutta rischiarata nel volto, disse infine: "Ei non ci  il miglior medico di messer Domeneddio, maden: tu sei ristorata tutta quanta, e ci fu d'ora che mi ti credetti perdere". Ed ella, volta a lui, disse sospirando: "Io mi sono riavuta" e masticando il confiteor, con le mani giunte, fingea di dire la penitenza. E licenziato il prete, gli fece mettere in pugno un ducato e duo giuli, dicendo: "I giuli sono la limosina della confessione, e il ducato perch me ne diciate le messe di san Gregorio".
ANTONIA. Bccati questa altra.
NANNA. Odi chi merita di star di sopra a quella del prete, una madrona di un .XL. anni, che nella villa nostra avea un podere di gran rendita, la quale era di parentado dignissimo, e moglie di un dottore che facea miracoli con la sua letteratura della quale avea empiti di gran libri. Costei che io ti dico giva vestita di bigio, e quella mattina che ella non avesse udite cinque o sei messe, non averia riposato in quel d: ella era una avemaria infilzata, una graffiasanti e una scopachiese, e sempre digiunava i venerd di tutti i mesi, non pur di marzo; e alla messa rispondea come il cherico, cantando il vespro in sul tenore dei frati; e si dicea che portava fino a una cinta di ferro in su le carni.
ANTONIA. Ne impiscio santa Verdiana.
NANNA. Ella facea astinenze cento volte pi di lei, or v; e non portava se non zoccoli, e la vigilia di San Francesco dalla Vernia e di quello di Ascesi mangiava tanto pane quanto potea serrar nel pugno, non bevendo altro che una volta acqua pura; e stava fino a mezzanotte in orazione, e quel poco che dormiva era sopra un fascio di ortiche.
ANTONIA. Sanza camiscia?
NANNA. Non ti so dire. Ora egli occorre che un romito scannapenitenze, standosi in un ermetto presso della villa un miglio, e forse dui, se ne veniva quasi ogni d fra noi procacciandosi qualche cosetta per vivere; e non ritornava al romitorio mai vto, perci che quel suo sacco che lo copria, quella sua faccia magra, quella sua barba fino alla cintura, quella sua chioma rabbuffata, con un certo suo sasso che portava in mano alla usanza di san Girolamo, movea a piet tutto il comune. A questo romito venerabile pose lo animo la moglie del dottore, che allora procurava nella citt per le liti di molti; e gli facea di gran carit; e spesso se ne andava allo ermo suo certamente divoto e dilettevole, donde riportava alcune insalatucce amare facendosi coscienza di assaggiare delle dolci.
ANTONIA. Come era fatto lo ermo?
NANNA. Egli si stava suso uno monticello rilevato, e gli avea posto nome "il Calvario", in mezzo del quale era un crocione con tre chiodacci di legname che impaurivano le donnicciuole: e detta croce tenea al collo la corona di spine, e nelle braccia due sferze pendenti di corda annodate, e nel piede una testa di morto, e da un lato fitta in terra la spugna sopra la canna, e dallo altro un ferro di chiaverina rugginosa in cima di una asta di partigiana vecchia. Dove il monte si sedea, era uno orticello al quale i rosai facevano muricciuolo, che avea la porticella di verghe di salci intrecciate con la sua chiave di legno: e in tutto un d non so si saria nel suo seno trovato un sassolino, s bene lo tenea mondo il romito. I quadretti dello orto, diviso da alcune belle viette, erano pieni di varie erbe: qua lattuche crespe e sode, l pimpinelle fresche e tenere; alcuni erano di aglietti che il compasso non ne potria n levare n porre; altri dei pi bei cavoli del mondo; la nepitella, la menta, lo aneto, la magiorana e il prezzemolo aveano anche loro il luogo suo nel giardinetto, in mezzo del quale facea ombra un mandrolo di quelle grandi sanza pelo. E per alcuni viottoli correva acqua chiara che usciva di una vena fra pietruzze vive dal piede del monte, che zampillava fuora tra le erbette: e tutto il tempo che il romito rubava alle orazioni, spendea in nutrire l'orticello. Poco lunge da esso sta la chiesetta con il suo campanile di due campanelline; e la capanna attaccata al muro della chiesa, dove riposava. In questo paradisetto venia la dottora come io ti ho detto: e per non dare al corpo da invidiare all'anima, un d fra gli altri, ritirati nella capanna per lo impaccio che gli dava il sole non so come fecero le male fini, e facendole un villano (la lingua dei quali taglia ed  pessima), cercando il figliuolo della sua asina smarrito dalla madre, e passando a caso dalla capannetta, vide la santa coppia attaccati insieme come si attacca il cane e la cagna; e correndo alla villa cenn con alcuni tocchi di campana il popolo, che udendogli la pi parte, abandonando le loro opre comparsero alla chiesa, e non meno donne che uomini: dove trovaro il villano che contava al prete come il romito facea miracoli. Onde il prete, vestitosi il camiscio, con la stola al collo e il libro in mano, portando il cherico inanzi la croce, con pi di cinquanta persone dietro arrivaro in un credo alla capanna: nella quale trovaro la serva e il servo degli schiavi del Cielo che dormivano da zappatori; e il romito ronfando tenea il flagello dietro alle spalle della divota del cordone. Onde la turba nella prima vista rimase muta come rimane una buona donna veduto il cavallo a dosso alla cavalla; e poi cacciaro un riso, nel veder le sue donne voltarsi in l, che averia desto i ghiri: gli ruppe il sonno. Intanto il prete, vedendogli congiunti, grid in sul tuono del coro: "Et incarnatus est".
ANTONIA. Io mi credea che il puttaneto delle moniche non si potesse migliorare, ed era in errore. Ma dimmi, il romito e la bizzoca non rimasero morti?
NANNA. Morti, ah! Egli, tratta la lima del foro, si lev in piedi, e datosi due strette con quella vitalba attorcigliata che lo cingeva, disse: "Signori, leggete la vita dei santi Padri, e poi giudicatemi al fuoco e a quello che vi parr: il diavolo in vece mia con la mia forma ha peccato, e non il corpo, che saria un tradimento a fargli male". Or vuoi tu che io ti dica? Il ribaldone, che fu soldato, assassino, roffiano, e per disperazione si fe' romito, cical tanto che, da me in fuora, che sapea dove il demonio tiene la coda, e il prete fatto accorto dalla confessione della gentildonna, ciascuno li diede fede; per che giur per la vitalba che lo cingea, che gli spiriti che tentano i romiti si chiamavano "succumbi" e "incumbui". La mezza suora, che mentre il romito dal sacco frapp ebbe tempo di pensare alla malizia, cominci a storcersi, gonfiandosi la gola col ritenersi del fiato, a travolger gli occhi, a urlare e a sbattersi di maniera che facea paura a vederla, onde il romito disse: "Ecco lo spirito maligno a dosso alla meschina", e volendola pigliare il sindico della villa si diede a mordere e a stridere terribilmente, e legata da dieci villani e condotta nella chiesa, la fecero toccare da due ossicine che dicevano essere degli Innocenti, le quali stavano in un tabernacolo goffo di rame sdorato per reliquia: e toccata da esse la terza volta torn in s. E gita la novella al dottore, rimenata la santarella alla citt ne fece fare un predica.
ANTONIA. Non si ud mai la pi ladra cosa.
NANNA. Ma credi tu che non ci sieno delle altre?
ANTONIA. S ah?
NANNA. Madonna s. Una mia vicina nella terra, che parea una civetta nella uccellaia cotanti amadori la guardavano, e non si udiva altro che serenate tutta la notte e se non salticchiar cavalli tutto il giorno, con passeggiamenti di giovani; e quando ella andava a messa non potea passare per la strada da tanti era donneata, e chi dicea "Beato chi gode di un cotale angelo"; chi dicea "O Dio, perch mi tengo io di non dare un bascio in quel seno, e poi morire?"; altri ricoglieva la polvere che ella calpestava, e la spargea nella berretta come si sparge quella di Cipri; e alcuno la guardava sospirando sanza far motto. Questo pelago laudato, dove pescava ognuno sanza pigliar mai nulla, si inghiotton di un di questi pedagoghi affumicati che si tengono a insignare per le case: il pi unto, il pi disgraziato e il pi sucido che si vedesse mai. Egli avea una veste paonazza indosso, increspata da collo che non si ci sarebbe appiccato il pidocchio, con alcune nuote di olio in essa come hanno i guatteri dei conventi; e sotto della veste una guarnaccia di ciambelloto frustra di sorte che ogni altra cosa parea che ciambelloto: n si pot mai intendere di che colore si fosse. Cingevasi con due liste di saia nera annodate insieme; e perch era senza maniche, si serviva di quelle del farsetto di raso di bavella tutto rotto e sfilato che da mano mostrava la fodra e nel collarino un orlo di sudore indurato talmente che parea di osso. Vero  che le calze toglievano di biasimo la palandrana: elle erano state di rose secche, ma non erano pi ; e attaccate al farsetto con duo pezzi di stringhe sanza puntali, gli campeggiavano in gamba a modo di calzoni da galeotti; e facea bel vedere un calcagnetto che gli scappava fuora della scarpa al dispetto del suo dito che a ogni passo lo rispingeva dentro. Le pianelle avea fatto di un paio di stivalacci di suo avo; le scarpette erano ben sottil.i., ma aveano una gran voglia di fargli mostrare le dita grosse del piede: e se la averebbero cavata se il vitello delle pantuffole lo avesse consentito. Portava una berretta da una piega mandata giuso, con una scuffia sanza balzo, di taffett rotto in tre luoghi; e condita dal sudiciume del capo che egli non si lavava mai, simigliava quella che ad altrui appiatta la tigna. Quanto di buono ci si vedea era la bona grazia del suo viso, che si radea due volte la settimana.
ANTONIA. Non ti affaticare in dipingermelo, ch'io lo veggio il boia.
NANNA. Proprio un boia: e per se ne infernetich la vaga femina (che, a dire la verit, noi siamo sempre il pigliailpeggio); e non potendo trovare modo di parlargli, entr in una cantilena una notte col suo marito lunga un miglio. E dicendo "Noi siamo ricchissimi, Dio grazia, e sanza figliuoli e sanza speranza di averne, onde ho pensato a una gran merc", il buon marito le dice: "A che hai tu pensato, moglie cara?"; ed ella: "Alla tua sorella carica di figliuoli e di figliuole, e voglio che ci alleviamo il fanciullo minore: che, oltra che noi ce lo ritroveremo alla anima, a chi vogliamo noi far bene, se nol faciamo alle nostre carni?". Il marito ne lod e ringrazi la mogliere, dicendo: "Son molti giorni ch'io aprii la bocca per dirtelo, ma dubitai che non ti dispiacesse; ma ora che so lo animo tuo, andr, tosto che mi lievo, a dare alla poverina la buona giornata e menerollo a casa tua: perch ogni cosa  dota tua", e dicendogli ella "Anche tua e non mia", venne il d, e levato il procuratoredellesuecorna con molta allegrezza della sorella ottenne il nipotino, e lo condusse a lei che gli fece gran festa. Passati duo d, ella sendo a tavola e ragionando col marito dopo cena, incominci a dire: "Io voglio che facciamo insegnare qualche virt al nostro Luigetto" (che cos si chiamava il fanciullo), egli le rispose: "E chi sarebbe al proposito?"; ed ella: "Quel maestro che, secondo che lo veggio raggirare, debe cercar partito", "Qual maestro?" le dic'egli, "quello che porta la veste che gli cade dalle spalle quel.l'.uomo a caso, che viene alla messa...?", e volendo dire dove, ella disse: "S, s, quello  desso, e non so chi dice che egli  valente come una cronica", "Sta molto bene", risponde il suo uomo. E gitolo a trovare, la sera istessa men il gallo a pollaio: che la mattina andato per una sua sacchetta dove tenea due camisce, quattro fazzoletti e tre libri con le coperte di tavole, ritorn alla stanza che gli ordin la padrona.
ANTONIA. Che trama sar questa?
NANNA. Stammi pure ad ascoltare. L'altra sera madonna, tenendo per mano il nipote il quale avea a essere, con lo imparare del saltero, il roffianello della zia, chiam il pedagogo; e io (che quella sera cenava seco) odo che gli dice: "Maestro, voi non avete a fare altro che indottrinarmi questo pi che mio figliuolo" (e ci dicendo gli appicc duo basci nella bocca), "e poi lasciate far a me circa il pagamento". Il maestro cominci a risponderle per in busse e per in basse, allegando le sue ragioni con le dita delle mani: ed entr in un salceto fantastico. Onde madonna, rivolta a me, disse: "Egli  un Cicerchione", e cos, disputando dei cuiussi, ella mut verso, e dicegli: "Ditemi, maestro, foste mai innamorato?". Il castrone, che avea, se non pi bella almen pi buona coda che non ha il pavone, rispose: "Madonna, amore mi ha fatto studiare", e sguainato fuora tutte le anticaglie, ci cont chi si era impiccato per lui, chi avelenato e chi tratto da una torre, e cos di molte donne ci nomin che, amando erano andate a porta infieri: sempre con parole puntate e spiccate. E mentre egli gracchiava, ella mi pungeva il fianco con un gombito; e dopo i punzoni mi disse: "Che ti pare del messere?", io, che le era nella anima, non pure nel core, rispondo: "Mi pare atto a scuotere il pesco e a crollare il pero", ed ella, con uno "ah! ah! ah!", mi gitt le braccia al collo; e detto "Andate a studiare, maestro", mi trasse seco in camera. In questo le  fatta una imbasciata che il marito non torna n a cena n a dormire (che di far cos avea spesso in costume), ed ella lieta per ci, mi dice: "Il tuo dormig.l.ione ar a pacienza che questa sera voglio che tu rimanga meco"; e mandato a dirne una parola a mia madre, ottenne la grazia. E saziateci di una cenetta di mille frascherie, di fegati, ventricchi, colli e piedi di polli, con prezzemolo e pepe in insalata, e quasi un cappone freddo, ulive, mele rose, col raviggiuolo e cotognato per acconciarsi lo stomaco, e confetti per farci buon fiato, si mand la provenda al maestro nella sua camera; che fu tutta di uova fresche e dure: e perch si gli cocessero dure, immaginalo tu.
ANTONIA. Io l'ho bello e immaginato.
NANNA. Cenato e rassettate le cose di tavola, e cacciato a dormire tutta la famiglia e il nipote del marito ancora, mi dice: "Sorella, se i nostri mariti mangerebbeno tutto l'anno, purch gli accadesse, di ogni carne, perch non debiamo noi mangiare almeno questa notte di quella del maestro che, secondo il naso lo debbe avere da imperadore? E poi non si sapr mai, perch  tanto brutto e goffo che, se ben lo dicesse, non gli sar creduto". Io mi storco e faccio vista di temere, ingozzando la risposta; alla fine dico: "Queste son cose di pericolo, e se il tuo marito venisse, dove ci troveremmo noi?". Ed ella mi dice: "Matta a ci che tu pensi: adunque tu mi hai per tanto balorda che se ben venisse il mio spensierato, non sapessi trovar modo di fargliene bere?". "Se  cos, f tu", le rispondo io. Intanto il maestro, pi tristo di dui assi (che di tratto si accorse che era in succhio nel parlare che ella gli fece degli amori), inteso che il padrone dormiva fuora si stava ad ascoltare il ragionamento di colei che, per non si avere a impiccare e strangolarsi come fecero quelle sciocche che egli le avea dato per similitudine, prese per il migliore tirarsi in sul corpo il maestro: che solamente a vedergli pendere al fianco una di quelle scarsellacce di cuoio muffato che non si usano pi , facea venire voglia di mandar fuore le budella. Egli, udito il tutto, con una prosunzione proprio da pedagogo alz la portiera e venne dentro sanza altro invito. La sua padrona, che fino alle serve avea allogate, come lo vide disse: "Maestro, tenete in su la briglia la bocca e le mani, e serviteci per istanotte del vostro battisteo". La pecora, che non avea naso da fiutare il giallo delle rose, n dita da serrare i fori del zufolo, dando poca cura di basciare o di toccare con mano, sfoder il suo piediditrespolo con la testa fumante e infocato, tutto ricamato di porri; e datogli suso un buffetto, disse: "Questo  al piacer della Signoria vostra", ed ella, recatoselo nella palma, dicea: "Il mio passerino, il mio colombino, il mio pincino, entra qui nel tuo armario, nel tuo palagio, nel tuo stato"; e cacciatoselo nella pancia accostatasi al muro, alzando una gamba volle mangiare le salcicce in piedi: e il poltroncione le dava spinte crudeli. Io in quel mentre simigliava una mona che mastica il boccone inanzi che lo abbia in bocca: e se non che mi stuzzicai con un pestello di metallo che ivi trovai sopra una cassa (il quale, secondo che me ne venne lo odore, avea pestato canella), certo certo mi moriva per la invidia del piacere altrui. Ora il voltodicavallo diede compimento alla opera; e la donna, stracca e non isfamata, si pose a sedere nel lettuccio: e preso di nuovo il can per la coda tanto lo aggir che lo ritorn in gangheri: e facendosi schifo del viso del maestro, si volt in l, e grappato il salvum me fac con furia se lo mise nel zero; poi lo cav e se lo ripose nel quadro, e poi nel tondo; e cos fin il secondo assalto con dirmi: "C' ben rimasta la parte tua, s". Io che venia meno come un che muor di fame e non pu mangiare, mi mettea a ordine per porre il dito in un luogo al volpone che drizzava il sentimento in un tratto (e imparai tal segreto dal baccelliere n te lo ho detto perch mi era scordato), quando ecco che udiamo percuoter la porta alla sicura: e si potea ben dire a chi picchi "O tu sei pazzo o tu sei di casa". A quel romore il capogrosso divenne nel viso come uno che ha fama di buono ed  giunto a rompere una sagrestia, e noi, che avevamo il volto invetriato, salde, al secondo battere ella conobbe il marito onde si diede a ridere forte forte, e ridea tuttavia pi , e rise tanto che il marito ud. Come ella si accorse di esser stata udita, disse: "Chi  gi ?"; "Io sono", disse egli, ed ella: "O marito mio, io scendo, aspetta". E dettoci "Niuno si parta", gli g a aprir; e apertogli, dicea: "Uno spirito mi ha detto "non te ne andare a letto, che certo certo egli non  per dormire fuora istanotte", e perch non mi venisse addormentata ho tenuto meco la vicina nostra che, contandomi la vita che la poverina fece nel monestero mi avea fatto tutta commovere, e se non che accortami che il nostro maestro  un falaninna, me lo feci venire inanzi rallegrandomi con le sue castronaggini, la facea male". E menato il credo in deum suso, sanza intendere altro, si pose a ridere vedendo il maestro che, sbigottito per la venuta sua, pareva un sogno rotto. E vista che mi ebbe, fece disegno di entrare in possessione del mio poderetto, e per aver agio di domesticarsi meco, entr a dosso al maestro, e fingendo di aver piacere di lui, gli fe' dire la A B C al contrario: e il cattivo, dicendola al contrarissimo, lo facea cadere allo indietro per le risa. Intanto io, che sapea la fantasia delle occhiate mescolate con alcuno premere di piedi, dico: "Poich le vostre fantesche se ne sono ite al letto, andr a dormire fra loro" "No, no", risponde lo amico; e volto alla moglie disse: "Menala nel camerino e corcala ivi". E ci si fece e corcata che fui egli dice in modo che io oda, acci non dubiti di lui: "Mi  forza, moglie mia, di ritornare donde mi sono pur ora partito; manda cotesto lasciamistare" a letto, e poi vattici anche tu". Ella, che le parve toccare il ciel col dito, si pose a rimescolare tutta la robba di un cassone per dimostrare di volerlo aspettare fino al d: ed egli, sceso con fracasso la scala, diserr la porta; e rimanendo dentro la chiuse come faria uno che fosse uscito di essa. E ritornato suso gatton gattone, entr dove io dormiva sanza dormire e pianamente mi si pone allato. Io, nel pormi la mano sul petto, entrai in quella frenesia che si pate quando talvolta si dorme col corpo in suso: che pare che una cosa greve greve ti si ponga a sedere nel core, che non ti lascia n parlar n muovere.
ANTONIA. La fantasima  cotesta.
NANNA. Ella  dessa. Ed egli mi dicea: "Se tu taci, buon per te"; e cos dicendo mi vezzeggiava soavemente la guancia con la mano; ed io dicea pur: "Chi  questo?"; "Sono io, sono", rispondea lo spirito invisibile, e volendo aprirmi le cosce, che tenea pi strette che non tengono le mani gli avari, credendomi dir piano "Madonna, o madonna", fui udita da lei. Onde il suo marito che era meco ai ferri, uscitomi da lato corse in sala, e in quello che la moglie corse con un lume a veder ci che io avea entrato onde ella si part per venire a me, vide il bufolo colcato nel suo luogo che si stropicciava il manipolo aspettando di far cantare con esso la calandra. E nel dirmi la facitricedellefusatorte "Che hai tu?" uno "oim" pi simile al ragghio dello asino che alla voce dell'uomo mi tolse la risposta di bocca: perch il marito con la paletta dal fuoco rifrustava bistialmente il maestro, e se ella venuta in suo aiuto non glielo toglieva delle branche, mal per lui.
ANTONIA. Egli avea ragione di romperlo tutto.
NANNA. L'avea e non l'avea.
ANTONIA. Come diavolo no?
NANNA. Ci  da dire assai. E quando ella vide uscire il sangue dal naso del goffo, si acconci le mani in sui fianchi e, voltatasi al marito che ruppe la pacienza del rispetto visto il gaglioffaccio ove lo vide, con un dimenar di capo disse: "E chi ti pare ch'io sia, ah? chi sono io, eh? Ben disse il vero la balia, che mi tratteresti non altrimenti che mi avessi ricolta degli stracci come io ho ricolto te: le sue profezie sono adempite, le quali mi dissero sempre "non lo trre, non lo trre, che sarai la malmenata". Adunque con un pezzo di carne con gli occhi si ha da stimare che si ponga una mia pari? Dimmi, perch lo hai tu battuto? perch? Che gli hai tu visto fare? Debbe essere uno altare sagrato il nostro letto, che un pazzerone lo abbia da riguardare: come tu non sapessi che questi cotali uomini, levatogli dai libri, non sanno in qual mondo si sieno. Ors , io ti ho inteso, tu la vuoi cos, e cos sia: domattina in quel punto vo' che il notaio faccia il mio testamento, acci che non goda del mio un mio nimico, uno che fa la sua moglie puttana sanza saper perch"; e rialzando le voci, segue piangendo "Oim, trista me! Io son donna da ci?", e misosi le mani nei capegli, parea che il padre le fosse stato ucciso dinanzi agli occhi. Io rivestitami in un punto e corsa al romore le dico: "Ors mo' non pi , al grazia: non si dia da dire al vicinato; non piangete, madonna".
ANTONIA. Che rispose il suo bravoinpiazza?
NANNA. Perdette la favella a quel suo minacciare del testamento: perch sapea che chi non ha oggid della robba  peggio che un cortigiano sanza grazia, sanza favore e sanza entrata.
ANTONIA. E non  ciancia.
NANNA. Non potei far di non ridere nel vedere il poveruomo in camiscia accovato in un cantone tutto tremante.
ANTONIA. Dovea parere una volpe nelle reti, che vedesse fioccarsi a dosso un nuvolo di mazzate.
NANNA. Ah! ah! ah! Tu l'hai detto. Insomma, il marito che non volea refutare la cannafoglia a petizione dello asino che ne avea tolto una scorpacciata, n perdere la pastura che era verde per lui tutto lo anno, le si inginocchi ai piedi: e tanto fece e tanto disse, che ella gli perdon, e io mangiai del pan pentito, bont dello star mio in sul nonvoglio. E gitosi il maestro con una dozzina di palettate a letto, loro si colcaro pacificati, e io ancora. E venuto il tempo di levarsi, eccoti mia madre che mi rimen a casa: dove, curata la mia persona, stei tutto quel d balorda per la mala notte che io ebbi.
ANTONIA. Cacciossi via il pedagogo?
NANNA. Come cacciar via? Di l a otto giorni lo vidi in arnese come un signore.
ANTONIA. Certo  che come un tale, un famiglio, un fattore e un domestico di casa passa i termini del vestire, dello spendere e del giocare, egli becca della padrona.
NANNA. Non ci  dubbio. Veniamo a una che si struggeva di farsi porre il fuso nella rocca da un villanzone che avea fama di avere la caviglia simile al toro e al mulo. Ella era sposa di un cavaliere spron d'oro attempato, fatto da papa Ianni, che menava pi puzza del suo cavalierato che non ne mena il Mainoldo da Mantova. E in quel suo andare a man dritta si pavoneggiava e si dimenava in un modo da ridere; e a tutti i propositi dicea "Noi cavalieri", e nel comparire i d solenni con alcune sue belle vesti, tenea tutta una chiesa con lo spasseggiare per lettera, n parlava mai se non del gran Turco e del soldano, e tutte le novelle del mondo sapea egli. Ora la moglie di questo fastidioso, ad ogni cosa che venia dalle possessioni, borbottava, se venivano polli ella dicea: "E non pi di questi? noi siamo rubati", se le erano portati frutti: "Che bella razza: i maturi son trangugiati e a noi si danno gli acerbi"; se insalate, una nidiata di uccellini, un mazzetto di fragole o simili gentilezze se le presentavano, ed ella: "Oh, stiamo freschi: queste cose non voglio io, queste ci si fanno pagare col grano, col vino e con lo olio", di modo che misse con le sue ciance in sospizione il marito, di sorte che mut lavoratore. E consigliato da lei, si convenne con quello che avea pertica da spazzare ogni gran camino: e fatto la scritta seco, entr in sul podere, e venuto dell'altro d alla citt, visit la casa tutto carico; e percosso la porta col piede, che gli fu aperta al primo, salse le scale. Egli avea un bastone in su la spalla, dal capo di dietro del quale pendevano tre paia di anetre, e dal capo dinanzi tre paia di capponi; e nella mano dritta tenea un canestro con forse cento uova e alquanti casciuoli: egli parea una massara veniziana che con una mano tenesse il biglo (dicono elle) con un secchio di qua e di l, e con l'altra uno altro. E col saluto e con lo inchino, percotendo la punta dello scarpone in terra, presenta la nuova padrona che, avendo riguardo pi al calendario che allo Ognisanti, gli fece una accoglienza che saria stata troppo al suo cavaliere. E fattogli porre inanzi una merenda che toccava di disinare e di cena sopra la tavoletta di cocina, sollecitandolo a bere di un gran boccale di vino bianco che avea una vena di dolce, e vedutogli un volto rubicondo a suo modo, gli disse: "Quando sia che vi portiate bene delle cose nostre, goderete di esse in vita". E non essendo il cavaliere in casa, disse "Tu non odi?" alla serva: che comparsa a lei, perch cos le comand, g a votare il canestro, e rendutolo al lavoratore, messe le anetre dove ne avea delle altre. Pigliando poi i capponi per mettergli fra i capponi, ella le disse "Restati qui" e facendogli pigliare al villano, se lo men dietro in soffitta e sciolti i piedi ai polli che indogliti stettero un'ora sanza moversi, serrata la finestrella del tetto, volle vedere con che ferri si avea a lavorare il suo terreno e se la presenza di essi giungeva alla fama: e mi giur la sua fante che ud scosse di suso che parea che ruinasse il palco. E fattosi inestare due volte, fingendo di ragionar seco dei mali portamenti che erano stati fatti del lavoratore passato agli olivi e ai peschi, se ne vennero giuso; e non potendo egli pi aspettare il cavaliere, perci che la porta gi si serrava, preso licenza dalla madonna ritorn alla villa tutto allegro; e non manc niente che egli non raccontasse la sua ventura al domine. Or rimasa la donna stupefatta della smisurata faccenda che le avea empita la dogana fino alla volta, ecco che si leva un romore per la terra, e chi corre in qua e chi corre in l: e si udiva gridar "Serra! serra!". In questa ella, fattasi al balcone, vede alcuni suoi parenti in furore, con spade tratte e le cappe al braccio, altri sanza berretta con lancioni, ronche e spiedi, onde, fatta di cenere nel viso tutta si smarr: in questo vede in su le braccia di dui portare il cavaliere tutto sanguinoso, con molta gente dietro. Ella tramortita cadde in terra; e portato suso il poveretto, lo posaro nel letto; e mandato in furia per i medici, intanto che si trov uova e fasce di camisce di uomo, ella rivenne in s, e corsa al marito, che non favellando la guardava, messe a romore ci che ci era; e vedendo che egli passava, segnandolo con candele benedette, gli diceva: "Perdonate, raccomandatevi a Dio"; ed egli, facendo segno di perdonare e di raccomandarsi, spir. E il medico e 'l prete vennero dopo il fatto.
ANTONIA. Per che conto fu egli morto?
NANNA. Perch la traditora content uno che lo mand al palegro con tre ferite, onde tutta la terra g in scompiglio per tal cosa; e fingendo poi di volersi due volte gittare delle finestre, lasciandosi perci tenere, ordin le essequie, le pi solenni che mai fossero fatte. E dipinte le arme per i muri della chiesa coperto di un palio di broccato riccio, portato da sei cittadini, quasi con tutta la terra in compagnia, fu posto in chiesa: dove ella, vestita di nero, con ducento donne dietro, piangendo disse cose, e con s soave suono, che ne lagrim ciascuno. E fatta la diceria da uno sopra il pergamo, e contate tutte le virt del cavaliere e tutte le sue valentie, cantando il requiem eternam pi di mille preti, monaci e frati di tutti i colori, fu posto in un bel deposito dipinto, con il pitaffio letto da tutto il popolo: e sopra di esso furo appiccate le bandiere, lo stocco col fodro di velluto rosso, con le ghiere di ariento indorato, lo scudo e lo elmo pur di velluto ornato come lo stocco. Mi sono dimenticata di dire come vennero tutti i suoi lavoratori, i quali, con la berretta nera che si gli diede, si affiocaro dietro al corpo: fra i quali era quello dalle anetre, dai capponi e dalle uova, e dalla buona ventura. Che bisogna spendere parole indarno? Ella trov modo di asciugare i suoi pianti seco, e sendo rimasa donna e madonna ed erede del tutto, per che il morto, avendola tolta per innamoramento, avvistosi di non potere averne figlio n figlia con malo stomaco dei suoi parenti le avea fatto donagione della sua robba...
ANTONIA. La fu ben posta!
NANNA. Dico che, potendo scorrere la campagna sanza rispetto niuno, rimandati gli altri a casa si ritenne il successore del cavaliere: che, col suo dente di liofante, la racconsol di maniera che, posta da canto la vergogna, deliber di torlo per marito inanzi che il parentado la molestasse col volergliene dare uno altro. E dando voce di farsi monica, per avere ella da rodere agiatamente da tutti gli ordini di suore ci .fu. fatto disegno; ed ella, risoluta di darsi al villano, sanza pi pensare al "che si dir di me? che onore faccio al mio sangue?" e questo e quell'altro, sapendo che i rispetti sono i guastatori delle contentezze e che gli indugi fanno divieto e che il pentirsi  una morte, mandato per un notaio, si cav la vogli.a. del capo.
ANTONIA. Ella potea pure starsi vedova, e n pi n meno sfamarsi del battaglio.
NANNA. Perch ella non si rimase vedova te lo dir un'altra volta, per che la vita loro  tale, che vuole un ragionamento da per s; e ti dico sol questo: esse sono venti carati pi fine puttane che le suore e che le maritate e che le cantoniere.
ANTONIA. Come cos?
NANNA. Le suore, le maritate e le puttane si fanno imbrunire dai cani e dai porci, ma le vedove son pettinate dalle orazioni dalle discipline, dalle divozioni, dalle prediche, dalle messe, dai vespri, dagli uffici, dalle limosine e da tutte le sette opre della misericordia.
ANTONIA. Non ci son delle suore, delle maritate, delle vedove e de le puttane buone?
NANNA. Coteste quattro generazioni son come il proverbio dei denari, senno e fede.
ANTONIA. Stiamo bene adunque! Torna torna alle nozze della cavaliera.
NANNA. Ella se lo tolse suso per marito: e scopertasi la cosa, se ne and seco con vituperio di tutta la terra, non pur della casa sua e gli era morta dietro di modo che al campo, alla vigna e per tutto li portava fino al desinare. E il villano, che era di gran parentado, avendo date delle ferite a uno suo fratello che minacciava di attossicarla, fece s che non ardiva niun cittadino di uscire della porta.
ANTONIA.  mala cosa lo avere a fare con essi.
NANNA. Si suol dire "Dio mi scampi dalle mani dei villani". Ma vegnamo un poco in su le allegrezze, e inzuccheriamo la morte del povero cavaliere con la vita di un vecchio riccone, miserone, asinone, che avea una moglie di .XVII. anni, sostenuta da una sua la pi forbita vitetta che mi paia anco aver veduto, con una grazia s graziosa, che ci che ella dicea e ci che ella facea tutto era pieno di dolcezza. E avea alcuni suoi gesti signorili alcuni suoi modi altieri, alcuni suoi atti vezzosi da spasimarne dlle in mano il liuto, parea maestra del suono dlle in mano il libro, simigliava una poetessa, dlle in mano la spada, aresti giurato che ella fosse una capitana; vedila ballare, una cervietta; odila cantare, una angeletta; mirala giocare, non ti potrei dire, e con certi suoi occhietti ardenti pieni di un non so che ognuno cavava del sentimento, e mangiando pareva che indorasse il cibo, e bevendo che desse sapore al vino. Acuta nei motti, liberale, e con tanta maest parlava in sul savio, che le duchesse al parangone sariano parse pisciotte, e si ornava di alcune vesti a fogge trovate da lei, molto guardate, mostrandosi talora con la scuffia talora in capegli mezzi raccolti e mezzi intrecciati con un crinetto che impacciandole un occhio gliene facea chiudere, Dio, con uno uccidere gli uomini di amore e le donne di aschio, e con la sua maniera nativa sapea pur troppo astutamente farsi schiavi gli amanti, perduti nel tremolare del suo seno sul quale natura avea spruzzate stille di rose vermiglie. Ella stendea spesso la mano quasi volesse trovarci menda: e fatto riscontrare il lume dei suoi anelli con quello dei suoi occhi, abbagliava la vista di chi pi intentamente le vagheggiava la mano che ella artifiziosamente si vagheggiava. Appena toccava terra quando caminava, ballando sempre con gli occhi; e alla acqua santa che le si spargeva in testa si inchinava con una riverenza che parea che dicesse "Cos si fanno in paradiso". E con tutte queste sue bellezze, e con tutte queste sue virt , e con tutte queste sue grazie, non pot far s che il suo padre bue non la maritasse ad uno di sessanta anni, secondo che egli (che non volea che si gli dicesse vecchio) confessava. Questo suo marito si chiamava "il conte" per non so che bicocca con le mura smerlate, con duo forni, che egli avea, e per virt di certi suoi scartabelli di cartapecora piombati, secondo che dicea datigli dallo imperadore. Potendo dare il campo a questi civettini che hanno piacere di farsi forar la pelle, quasi ogni mese ivi si combattea, parendogli esser la potta da Modona, per vedersi sberrettare dagli sfaccendati che venivano a vedere pazzeggiare questo e quello. E il d degli abbattimenti si mostrava in pontificale con una giornea sparsa di tremolanti dorati di velluto pavonazzo alto e basso, non ispelata perch cotali velluti non si spelano mai, e con una berretta a tagliere; con una cappa di rosato foderata di verde, con la scapperuccia di broccato di argento simile a quella che soleano usare gli scolari a certi loro mantelli; con uno stocco al lato aguzzo aguzzo, col pomo di ottone, in una guaina antica. E dato due giravolte per lo steccato a piedi, con venti discalzi dietro con balestre .e. con arme da birri, parte suoi servidori e parte accattati nel suo stato, montava sopra una cavallessa piena di semola, che centomilia paia di sproni, non che uno, non gli averiano fatto spiccare un salto, e tutto si rincriccava udendo andare il bando da sua parte: e in tal d tenea sotto la chiave la moglie, che sempre negli altri tempi il canedelloortolano alla chiesa e per le feste e per tutto le fiutava la coda. Nel letto poi le contava le valentarie che fece quando fu soldato, e nel raccontarle una battaglia dove fu prigione, fino al tuff taff delle bombarde le facea con bocca, scag.l.iandosi come un pazzo per lo letto. La poverina, che avea voglia di giostrare con le lance della notte, si disperava: e qualche volta per dispetto lo facea porre in terra carpone; e accomodatogli una cinta in bocca a modo di un freno, salitagli a dosso, menando i calcagni gli facea fare come faceva lui al suo cavallo. Ora, standosi costei in s maninconica vita, pens una malizia galante galante.
ANTONIA. Questo vorrei io sapere.
NANNA. Ella cominci la notte a parlare in sogno parole che non appiccavano l'una con l'altra: di che il vecchio facea risa sgangherate; ma venendo ella poi al menare delle mani, e datogli un pugno in uno occhio che ci bisogn la biacca con lo olio rosato, ne la riprendeva molto, ed ella, fingendo non si ricordare di ci che facea e dicea, vi aggiunse lo uscir del letto aprendo finestre e casse; e qualche volta si vestiva, onde il menchione le giva dietro scuotendola e chiamandola ad alta voce. E fra le altre volte avvenne che volendola seguir fuor dello uscio della camera, posto il piede nel capo di una scala credendolo porre a piano, ruin sino a basso: e oltra che si fiacc tutto, .si. spezz una gamba; e udito la famiglia sua il grido col quale dest il vicinato, corsa a lui lo riposero donde buon per lui se non se ne levava. Ed ella, parendo destarsi alle strida del marito, inteso il caso piangea e si rammaricava maladicendo il vizio del suo levarsi; e mand per il medico, cos di notte come era, che gli rimise le ossa al luogo suo.
ANTONIA. A che proposito finse ella il sogno?
NANNA. Per condurlo a cadere onde ei cadde, acci fiaccandosi non le potesse ir dietro. Ora il rimbambito nella gelosia era ben misero oltramodo, ma tanto fumoso che a crepacuore tenea da dieci famigliacci tutti a dormire in uno suo camerone a terreno: e il pi vecchio non passava .XXIV. anni, e chi avea buona berretta, avea triste calze; chi buone calze, peggior farsetto; chi buon farsetto, sciagurata cappa, chi buona cappa, uno straccio di camiscia e mangiavano spesso spesso pane e scambietti.
ANTONIA. Perch ci stavano i furfanti?
NANNA. Per la libert che gli dava. Ora, Antonia cara, ella avea dato di occhio a questa brigatella: e fitto che ebbe il goffo nel letto, con la coscia fra due assicelle, si rimisse a sognare; e alzando le braccia salt del letto, dicendole sempre il vecchio: "O l, o l!", e aperta la camera, lasciandolo strangolare col chiamarla, se n'and ai famigli, che intorno ad una lucerna, che stava tuttavia per ispegnersi, giocavano alcuni quattrini rubacchiati al messere nel comprare di alcune frascherie: e dettogli "Buona notte", spense il lume; e tiratosi a dosso il primo che le venne alle mani, si cominci seco a trastullare; e in tre ore che stette con essi gli prov tutti e dieci, due volte per uno. E ritornatasi suso scarca degli umori che la faceano anfanare, disse: "Marito mio, volete male alla mia naturaccia che mi strascina come una strega a gire a processione la notte per casa?"
ANTONIA. Chi ti ha detto s minutamente ogni cosa?
NANNA. Ella che, gittatosi lo onore nelle scarpette, divenne femina del popolo; e avendo mise le sue gentilezze in novelle, le contava a chi non le volea udire: bench uno de' dieci combattenti, scorrucciato seco per che ella si era data in preda ad uno di pi sodo naturale di lui, partitosi per disperato, per le piazze, per le taverne, per le barbarie e per le botteghe ne fece istoria.
ANTONIA. Gli stette ben cotesto, e peggio al vecchio pazzo, che dovea trre una di sua et, e non una che gli poteva essere figlia cento volte.
NANNA. Tu te lo odi: egli fu cos. E non le bastando di averlo caricato di tante corna che non le averebbero portate mille cervi, sendosi guasta di un vendeleggende, con uno scartoccio di pepe, col quale gli cond la minestra, se lo lev dinanzi, e mentre moriva, in sua presenza spos il poltroniere e seco si traffic: cos si disse per la terra, e nol giurerei, perch io non ci tenni il dito.
ANTONIA. Debbe esser vero, purtroppo.
NANNA. Ascolta questa. Una delle buone della citt, avea il marito pi ghiotto del giuoco che la scimia delle ciriege: e la sua amorosa era la primiera. Onde si gli riducevano di molte brigate in casa a giocare; e perch egli avea una possessione presso alla terra, una sua lavoratrice rimasa vedova venia ogni quindeci giorni a visitar sua mogliera con qualche cosellina da villa, come sarieno fichi secchi, noci, olive, uve cotte nel forno e simili novelluzze; e statasi seco buono spazio, se ne ritornava a casa. Un d fra gli altri sendo mezzo festa, avendo una filza di belle lumache e forse da venticinque prugnoli fra certa nepitella in un suo canestrino, venne a starsi con la padrona; e turbatosi il tempo, venne un vento con una pioggia s terribile che le fu forza rimanersi ivi per quella sera. Di che accortosi il zazzeone, che vivea alla sboccata e in presenzia della moglie dicea ci che gli veniva alla lingua, un cotale bevitore, pieno di chiacchere, ci disegn sopra; e parendogli acquistar lode di buon compagno col farle dare un trentuno, ne parl con la brigata che in casa sua giocava, la quale con gran riso gli diede orecchia; e ordinato che dopo cena dovesse ritornare, disse alla moglie: "Metterai a dormire la lavoratora nostra nella camera dal granaio"; ed ella, rispostogli che cos farebbe, si pose a cena con lui facendo sedere a pi della tavola la villanotta colorita come un mazzo di rose. E dopo cena, stato alquanto, venne lo stuolo; onde egli, ritrattosi con esso, comand alla moglie che se ne andasse a dormire e che ci mandasse anco la vedova. La moglie, che sapea da qual piede zoppicava il donzellone, disse con seco: "Io ho inteso dire che chi gode una volta non istenta sempre; il mio marito, che ha i vituperi per onori, vuole mettere a saccomanno il magazzino e la guardarobba della lavoratrice nostra: onde delibero di provare che cosa sono i trentuni, di che si fanno s schife le persone, il quale veggio apparecchiato dai seguaci dello infingardo alla buona donna", e cos dicendo fece coricarla nel suo letto, ed ella si piant in quello che fece far per lei. In questo, eccotelo venir via a passi lunghi e sforzandosi di ritenere il fiato, nel respirare facea soffioni strani; e gli amici che doveano por mano in pasta dopo lui, non potendo celar le risa, le lasciavano andare a bottacci: e non si udiva se non uh, uh ramorzato dalle mani dell'uno e dell'altro (e non ci fu atto che non mi dicesse uno dei trentunieri che mi dava alle volte qualche strettina per un passatempo). Ora il capocaccia dei giostranti in un soffio venne alla nonaspettgimaicontaldisio, e postolesi allato, la ciuffa quasi dicesse "So che non mi scapperai". Essa, facendo sembiante di destarsi tutta paurosa, finge di volersi levar suso; ed egli con tutta la forza la ritira a s: e spalancandole le gambe col ginocchio, le suggell la lettera, tanto accorgendosi che fosse la sua donna, quanto ci accorgiamo noi del crescere che fanno ora le foglie della ficaia che ci fa ombra. Ella, sentendosi scuotere il susino non da marito, ma da amante, dovea ben dire: "Il gaglioffo divora con appetito il pane altrui, sbocconcellando a quello di casa". E per dirti, egli ne le incart due voltarelle, e tornando ai compagni, ridendo forte disse: "Oh la buona robba! oh la buona spesa! Ella ha certe carni sode e morbide da signora", infine, che le sapea il culo di mentuccia e di serbastrella. E ci detto, diede le mosse a uno che, con quella ingordezza che va il frate al brodo, si g a pasturare della vaccina (disse il Romanesco); e dato il cenno al terzo, che corse al pasto come il pesce al lombrico, ci fu da ridere perch appoggiando il luccio nel serbatoio, fece tre tuoni sanza baleni; e fattole sudar le tempie, le fe' dire: "Questi trentuni son sanza discrezione". E per non ti tenere fino a notte con questo e con quello che gliele fecero a tutti i modi, a tutte le vie, a tutte le fogge, a tutte le maniere e a tutte le guise (dicea la petrarchesca Madremanonvole), avutone .XX. cominci a far come le gatte che sborrano e imiagolano. Intanto eccoti uno che, toccatole il fischio e la piva, parendogli che fussero stalla dei lumaconi sanza guscio stette in s un poco, e poi gliele mise dietro; ma non toccando n di qua n di l, disse: "Madonna, forbitevi il naso e poi odoratemi il cappero". E mentre diceva cos, la turba, che a coscienza ritta ascoltava la predica, stava per avventarsi alla amica, nel partirsi dello amico, nella foggia che stanno gli artigiani, i fanciulli e i villani il gioved, il venerd e il sabato santo, visto assolvere dal frate quello che egli ha finito di confessare; e nello aspettare ci fu chi si men il cane in gi e in su di sorte che gli fece sputar l'anima. In ultimo quattro dei rimasi di dietro, pi pazzi che savi, non gli bastando l'animo di notare nello unto favale sanza zucca, acceso un pezzo di torchio che si adoperava a far lume a quelli che, giocati i denari, se ne givano bestemmiando, al dispetto del padrone del trentuno entrare dove la sua moglie si stava nella grascia a mezza gamba; la quale, vistasi scoperta, con un volto di ponte Sisto disse: "Elle son fantasie quelle di questo mondo: io, udendo tuttod dire "la tale ha avuto un trentuno, e la cotale un altro", ho voluto vedere questi .XXXI. in viso; ora escane che vuole". Il marito, fattosi della necessit virt , le risposte: "Be', che te ne pare, moglie mia?"; "Me ne pare presso che bene", disse ella. E non potendo pi soffrire il pasto, si lanci al destro: e allentate le redine, parve uno abate impastato che scaricasse le minestre del ventre, dando al limbo terrestre ventisette anime non nate. E inteso la villanella che lo orzo apparecchiato per lei era stato mangiato da altri, se ne torn a casa che parea che le fosse stato cotto il culo co' ceci; e tenne la favella uno anno alla padrona.
ANTONIA. Beate quelle che si sanno cavare delle voglie.
NANNA. Cos ti dico io: ma a chi se le cava per via di questi trentuni non ho veruna invidia, e ne ho provati anche io, per grazia di chi me gli diede, qualcuni, e non ci trovo le beatitudini che la gente si crede, per che durano troppo. Ti confesso bene che se durasseno la met, sarebbeno una cosa sfoggiata, e farebbero un buon pro'. Ma vegnamo a una madonna tcciola, alla quale venne voglia di un prigione, che .non. volea il podest che si impiccasse per non dare quella allegrezza alle forche. Questi fu lasciato, dal padre che mor sendo egli in su ventuno anno, erede di quattordicimilia ducati, mezzi contanti e lo avanzo in possessioni e in masserizie di un suo palagio pi tosto che casa: e in tre anni si mangi si gioc e si chiav tutti i denari, e manomettendo i poderi, in tre altri fece del resto. E non potendo vendere una casotta, per che il testamento glielo vietava, la disfece e vend le pietre; e poi, scemando le mobilia, ora impegnando un lenzuolo e ora vendendo una tovaglia, alla fine questo letto e quello altro e oggi una cosa e domane una altra, rimase in asso: dando il tracollo alla bilancia talmente che, prima impegnata e poi venduta la casa, anzi gittata, divenne nudo e crudo, e datosi a tutte le sceleraggini che pu non pur fare uno uomo, ma imaginare: a giuramenti falsi, a omicidi, a ladrarie, a rubarie, a carte e a dadi falsissimi, a tradire, a ingannare, a truffare e assassinare, ed era stato in diverse prigioni i quattro e cinque anni per volta, e avuto in esse pi corda che cene: e allora vi era per avere sputato nel viso a un messer nolvo'mentovareinvano .
ANTONIA. Ribaldo traditore.
NANNA. Egli era s ribaldo, che lo aversi incarnato con la madre si potea dire che fosse il minore peccato che facesse mai. E sendo mendico di ogni altro bene, era ricchissimo di tanto mal francioso che bastava per darne a mille suoi pari, e anche gliene sarebbe rimasto un mondo. E stando lo scannabattesimo in prigione, un medico, salariato dalla comunit per i poveri prigionieri, disse curando una gamba a uno che avea paura che il canchero non gliela mangiasse: "Io ho guarito la natura fuora di natura del tale, e non guarr la tua gamba?". Questa natura fuora di natura venne alle orecchie della detta madonna; e s le entr nel cuore la smisurata novella dello scelerato che si stava in prigione, che ne ardeva pi che non si dice che fece la reina del toro: n ci essendo via n modo che ella potesse cavarsene la fantasia, pens di fare un male onde fusse posta nella prigione medesima dove era lo sputaincroce. E venendo la Pasqua, si communic sanza confessarsi; e sendone ripresa, rispose avere ancora fatto bene. Divolgatasi la cosa e venutone richiamo al podest, la fece pigliare; e legatola alla corda confess la cagione del suo fallo essere stata la sfrenata volont della radice di colui: che avea gli occhi in drento e s piccioli che appena ci vedea; un naso largo e schiacciato nel viso, con una percossa a traverso e due margini di Giobbe che pareano due borchie da mula; stracciato, puzzolente, schifo e tutto inden.a.iato di lendini e di pidocchi. Al quale il savio podest la diede in compagnia, dicendo: "Egli sia la penitenza del tuo peccato per infinita seculorum"; e nello esserci confinata in Vita ne ebbe quella allegrezza che averia una persona di esserne liberata. E si dice che ella disse provando la pannocchia grandissima: "Facciamo qui i tabernacoli".
ANTONIA. Era grande, la pannocchia che tu dici, quanto quella di uno asinello?
NANNA. Pi .
ANTONIA. Quanto quella di un muletto?
NANNA. Pi .
ANTONIA. Come quella di un torello?
NANNA. Pi .
ANTONIA. Come quella di un ronzinetto?
NANNA. Dico pi tre volte.
ANTONIA. Era grande quanto una di quelle colonnette di noce che sono alle cucce?
NANNA. Tu hai detto.
ANTONIA. Che ti parse?
NANNA. Ora, standosi ella nelle contentezze a gola, la terra molest il podest, che gli fu forza, amando la giustizia, di condennare alle forche il sopradetto malfattore; e datogli i suoi dieci d di tempo... Io ho lasciato robba indietro (torner ben poi al tristo, s): la vogliosa non fu s tosto in prigione per cavarsi la mascara che, sparta la novella per la citt, diede da dire al popolo e all'arte, e sopra tutto alle donne: e non si udiva altro, per le strade e per le finestre e per i terrazzi, che cianciare di lei con riso e con ischifezza, e dove si potevano, intorno alla pila della acqua santa, ragunar sei di loro petegole, stavano due ore a chiacchierarne. E fra le altre capannelle se ne fece una nel mio vicinato, che, poi che la ebbe intesa una monnaonestadacampi vedendo la brigata tutta sospesa in su la rocca ad ascoltarla, disse: "Noi che, per essere donne, siamo infamiate dallo atto della ribalda, doveremmo andare or ora in palagio e trarla di prigione col fuoco, e porla sopra una carretta, e attanagliarla co' denti, dovremmo lapidarla, scorticarla e crocifiggerla". E dicendo tal parole, gonfiata come una botta si part e ritornossi a casa sua, come tutto lo onore delle donne del mondo dipendesse da lei.
ANTONIA. Che bestia.
NANNA Ora, dati i dieci giorni di tempo al pessimo uomo, lo venne a sapere questa nonisputainchiesa, che ti dico che volea correre alla prigione e trarnela col fuoco; la quale, fatta compassionevole di lui pens seco istessa al gran danno che pativa la terra perdendo ii suo cannone: la fama del quale, non pur la prova, tirava a s le malsodisfatte come la calamita uno ago o un filo di paglia. Onde venne in quella frenesia di goderne che mosse quella sprezzasagramento (con reverenza parlando), e pens alla pi indiavolata sottigliezza di malizia che si udisse mai.
ANTONIA. A che pens, se Dio ti scampi da cos fatte voglie?
NANNA. Ella avea un marito infermiccio, che due ore stava levato e duo d colcato; e talvolta gli veniva cotali sfinimenti di cuore che, strangosciato, parea che passasse; e avendo inteso che una di queste scopabordelli (nella malora sia) poteano scampare uno che gisse alla giustizia facendoglisi incontra con dire: "Questo  il mio marito",...
ANTONIA. Che odo io?
NANNA. ...deliber di dargli la stretta e poi, con la autorit delle triste, prendere lo impiccato per isposo. E nel pensar ci, dicendo "oim, oim" il malcondotto uomo suo, chiudendo gli occhi, stringendo le pugna e rannicchiando le gambe, venne meno; ed ella, che parea un caratello da tonnina per essere pi larga che lunga, postogli un guanciale in su la bocca, postavisi a seder sopra, sanza altro aiuto di fante gli fece uscir la anima donde esce il pane patito.
ANTONIA. Oh! oh! oh!
NANNA. E levato il romor grande, scapigliatasi, ragun tutti i vicini, che sapendo la indisposizione del poveretto non dubitaro che non fosse stato offogato dagli accidenti che gli soleano spesso venire; e sotterrato assai onorevolmente (per che era ricco onestamente), con uno animo di cagna rabbiosa se ne g in chiasso (lo dir pure!). N avendo dal canto suo, n da quel del marito parenti che valessero duo denari, ci si stette sanza impaccio giudicando la gente che fosse impazzita per il dolore della morte di esso. Standosi cos, ne viene la sera che la mattina si dovea castigare il flloatutti: e si vot la terra di uomini e quasi di donne, e ragunossi tutta in casa del podest per vedere annunziare la morte a quello che ne meritava mille. Il quale rise udendosi dir dal cavaliere: "Egli piace a Dio e al magnifico podest (che dovea dir prima) che tu muoia". E tratto della prigione e menato in publico, co' piedi nei ceppi, con le manette sopra un pocolino di pagliaccia in mezzo a due che lo confortavano si stava, non facendo il viso arcigno alla tavoletta dipinta che gli si porgeva a basciare; e come non toccasse a lui, cianciava di mille favole, e ognuno che veniva chiamava per nome. Giunta la mattina, la campana grande del Comune, sonando lenta lenta, fece segno della giustizia che si dovea fare: e cavato fuora gli stendardi, letta la condennagione (che dur fino a sera) da quel del malefizio, che avea la voce molto squillante, venne via con un grosso fune dorato al collo e con la corona di carta inorpellata che significava che egli era il re delle ribalderie. E sonando la tromba sanza il suo pendaglio fu fatto avviare in mezzo a una schiera di birri, e con tutto il popolazzo dietro, sendo donde passava pieni i muricciuoli, i tetti e le finestre di donne e di bambini. E avicinandosi gi alla lupa, la quale con il cuore battente aspettava di gittarsi al collo del ghiottone con quella propria ingordigia che si gitta un riarso dalla febbre a un secchio di acqua fresca, sanza punto smarrirsi si mosse furiosamente, aprendo la turba con i gridi alti; e scapigliata, battendosi le palme, stringendolo forte, disse: "Io sono la tua moglie". E fermatasi la giustizia, calcandosi la gente l'un l'altro, si udiva un romore che parea che tutte le campane del mondo a un tratto sonassero al fuoco, alle armi, alla predica e a festa; e andatone la novella al podest, gli fu forza mantenere le leggi della ragione: e cos, sciolto il traditore, fu menato a impiccarsi nelle forche della scelerata.
ANTONIA. Noi siamo a finimondo.
NANNA. Ah! ah! ah!
ANTONIA. Di che ridi?
NANNA. Di quella che divent luteria per vivere in prigione seco, e ci rimase con tre coltelli al cuore: uno fu nel vederlo cavar fuora, l'altro, il credere che fusse impiccato; e quello poi dello intendere che da altrui li era posseduto il suo castello, la sua citt e 'l suo stato.
ANTONIA. Dio faccia di bene a Domeneddio che la pun con le tre coltella.
NANNA. Odine un'altra, sorella.
ANTONIA. Di grazia.
NANNA. Una cotal ritrosetta, bella sanza grazia, neanco bella, ma vistosa, la quale stringeva le labbra e increspava le ciglia ad ogni cosa: una faina, una treccola, una fiutaschifezze la pi fastidiosa che nascesse mai; costei apponeva a tutti gli occhi, a tutte le fronti, a tutte le ciglia, a tutti i nasi, a tutte le bocche e a tutti i visi che ella vedea; n vide mai denti che non le paressero neri, radi e lunghi, e a giudizio suo nessuna sapea favellare, niuna sapea andare, e ognuna era s sfatata che gli piangeva la vesta indosso. E come vedea mirare un uomo da alcuna, dicea: "Ella  come Dio vuole, e ci chiarisce ogni d pi ; chi l'averia mai creduto? io mi le sarei confessata"; e apponendo a chi non si facea alle finestre quanto a chi ci si facea, era fatta la mendatrice di tutte, e da tutte fuggita come la malaventura. E quando andava a messa, gli puzzava fino allo incenso: e col muso inanzi dicea "Che chiesa spazzata, che chiesa addobbata", e fiutando ogni altare, col suo dire di paternostri, a tutti dava la sua: e "Che tovaglie" e "Che candellieri" e "Che predelle"; e mentre il prete diceva il vangelo, non si volendo rizzare come le altre, facea certi atti col capo, quasi il prete non ne dicesse straccio. E alzandosi la ostia, diceva non essere di buona farina; e intingendo la punta del dito nell'acqua benedetta per farsene disgraziatamente una croce nella fronte, dicea: "Che vituperio a non mutarla". E quanti uomini scontrava, a tutti torceva il grifo, dicendo "Che cappone", "Che gambe sottili", "Che piedacci", "Che mala grazia", "Che fantasma" "Che viso di spiritato", "Che cera di cane". Ma costei, che volea che ci che le parea che mancasse altrui si dicesse che fosse in lei, squadrato un converso che con la saccoccia bucata da tutti i lati in su la spalla e un picchiatoio in mano veniva per il pane a casa sua, parendole che fosse ben fatto giovane, sanza pensiere e di buona schiena, gli posse amore. E dicendo che la carit vuole essere di mano delle padrone e non delle fanti in persona la portava al converso; e dicendole il marito "Lascia portarla alla serva", disputava seco un'ora che cosa fosse limosina, e la differenza che era a darla di mano sua, a quella d'altri. E dimesticatasi con il brodaiuolo che le portava spesso degli agnusdei e dei nomi di Ges dipinti col zafferano, venne a patti seco.
ANTONIA. Che patteggi ella?
NANNA. Di girsene nel convento.
ANTONIA. Come?
NANNA Vestita da fraticello. E per coglier cagione a dosso al suo marito onde le paresse avere scusa a fuggirsi, entr una volta a voler vincerla seco che la Madonna di agosto veniva ai sedici del mese; e lo fece venire in tanta collera, che la prese per il collo, e gliele storcea come a un pollo se la madre non gliela traeva delle mani.
ANTONIA. Ostinata maladetta.
NANNA Appena rizzatasi suso, ch'ella alz le voci dicendo: "Io ti ho inteso; basta, basta, tu non ne anderai netto: ben lo saperanno i miei fratelli bene; tu te ne puoi con una feminuccia: ponti con un uomo, e poi mi favella. Ma io non ne vo' sopportar pi , no che non ne sopporter pi , e mi ficcher in un monestero, stando prima a patto di pascer le erbe che esser tuttod lapidata da te; e forse mi gitter in un cacatoio: che, purch mi ti lievi dinanzi, morr contenta"; e singhiozzando e sospirando si pose a sedere col capo fra le ginocchia: e sanza altramente cenare, se ne stava a cotal modo fino alla mattina se la madre non la menava a dormire seco, ritogliendola due volte al marito che la volea sbranare. Ora al converso, di un .XXX. anni, tutto nerbo, tutto vita, grande, ossuto, morellotto, allegro e amico di ciascuno: egli il d da poi se ne venne per la limosina, appostando che il marito non ci fusse; e picchiato con quel "Date del pane ai frati", la misericordiosa al solito corse a lui, e convenutasi di girsene l'altra mattina all'alba, fra Fazio se ne venne e con una cappa da fraticino comparse una ora inanzi d allo uscio suo: n fu prima giunto, che il fornaio lo percosse, dicendo mentre lo percuoteva: "Fatelo adesso". Onde la schifailpoco, levatasi tosto condire "Chi pone le mani ne' suoi fatti non le imbratta", e dato del calcio nello uscio della camera della fante con un "Lievati suso e spcciati", scesa da basso, apr la porta e mise dentro fra minestrone; e spogliatasi una vesticciuola che si era misa per fretta, e postola su le sponde del pozzo insieme con le pianelle, preso lo abito fratino, tirando a s la porta in modo che si chiuse, se ne and nel convento invisibilmente; e menatola il converso nel suo romitorietto, le di la biada. Egli la coric sopra una schiavinaccia ricoperta da duo lenzoletti grossi e stretti che si stavano con un capezzaletto in su la paglia: che, s come la schiavina sapea di lezzo, sapea di cimici; e soffiando e fremitando con la cappa alzata dinanzi, parea un maltempo che in sul fine d'agosto s apparecchia a piovere: e s come torbato crolla gli olivi e i ciriegi e gli allori col suo vento, cos con la furia del suo menare crollava la camerina lunga duo passi; onde cadde una madonnetta da tre quattrini, attaccata sopra al letto, con un pezzo di moccolo ai piedi; ed ella travagliandosi mugolava come una gattuccia grattata. Intanto il compagnone che macinava a raccolta diede la acqua al molino.
ANTONIA. Anzi lo olio: parla puntata, perch parlando io con la mamma di Madremanonvole, fui ripresa da lei per aver detto, verbigrazia, "mugolare", "zampillare" e "trasecolare".
NANNA. Per che cose?
ANTONIA. Perch dice che si  trovato un favellar nuovo: e la sua figlia ne  la maestra.
NANNA. Come favellar nuovo? e chi lo insegna?
ANTONIA. La sua Madrema, dico, la quale si fa beffe di ognuno che non favella alla usanza. e dice che si ha da dire "balcone", e non "finestra", "porta", e non "uscio", "tosto", .e. non "vaccio", "viso", e non "faccia", "cuore", e non "core" "miete", e non "mete", "percuote", e non "picchia", "ciancia", e non "burla", e la "guisa" che tu hai detto non so quante volte,  il suo occhio dritto. E intendo che quei dalla scuola vogliono che il K si metta dietro al libro, e non dinanzi: che sar una signoria.
NANNA. Per chi lo vuole: io, per me, lo vo' porre dove mi fu insegnato dalla potta che mi cac, e vo' dir "treccolare", e non "berlingare", e "sciabordo", non "insensato", non per altro che per dirsi nel mio paese. Ma torniamo al converso. Egli lo fece due volte alla biasimatutte sanza levare il becco da molle.
ANTONIA. Alla barba mia.
NANNA. Fatto che gli ebbe il servigio, la riserr in camera, appiattandola prima sotto il letto, per i casi che potessero intervenire; e datosi ad accattar farina per le ostie, raggiratosi un pezzo per altre strade, si lasci portare dai suoi piedi in quella di madonna merda, solo per ispiare ci che seguisse del suo levamini. N fu s tosto comparso, che ode romore in casa sua e a un tratto, gridi di fantesche e di madre che su le finestre chiamavano "Graffi, graffi" e "Funi, funi".
ANTONIA. Perch graffi e funi?
NANNA. Perch accorgendosi che la cervellina non ci era, e chiamatola piano e forte, di suso, di giuso, di sotto e di sopra, di qua e di l e per tutto, visto le pianelle e la vesta su la sponda del pozzo, tennero per fermo che vi si fusse gittata dentro: onde la madre datosi a gridare "Correte, correte", tutto il vicinato sbuc fuora a pescare colei che avea preso la ventura per il manico. Ed era una piet il vedere la povera vecchia gittare il graffio dicendo: "Appccati figliuola cara, figliuola dolce: io sono la tua mamma buona, la tua mamma bella (il ladro, il traditore, il giuda scariotto)", e non attaccando covelle...
ANTONIA. D "nulla", se vuoi favellare alla moderna.
NANNA. Non attaccando nulla, come una disperata, lasciato il graffio, con le mani incrocchiate, guardando il cielo dicea: "Prti onesto, Domeneddio, che una cos fatta figliuola, cos saputa cos avenente, e sanza un vizio al mondo, cpiti a questo modo? I miei orazioni e le mie limosine mi fanno guerra: possa io morire se te ne accendo pi una"; e veduto i.l. fratacchione che mescolatosi fra la turba facea bocca da ridere udendo il lamento, sanza nulla sospettar della figlia, credendo che fosse venuto per la farina, presolo per lo scapolare e trascinandolo fuora dello uscio, quasi si vendicasse con Dio che lasci gittarla gi , disse: "Leccapiatti, succiabroda, piantamandragole, pappalasagne, bevivendemmia, tiracorregge, grattaporci, scannaminestre, rompiquaresima", e tante altre villanie che fece scompisciare ognuno. Ed era grande spasso ad udire i pareri della brigata circa il credersi che ella si fusse tratta nel fondo: alcune vecchiarelle dicevano ricordarsi quando il pozzo si fece; e che avea di molte tane che givano una in qua e l'altra in l, e che certo certo ella era ridotta in qualcuna. E udendo ci la madre lev un altro pianto con dir: "Oim, figlia mia, che ti morrai di fame l gi , e non ti vedr pi rifare la terra con le tue bellezze, con le tue grazie, con le tue virt ", e promettendo tutto il mondo a chi volea tuffarsi per essa nel pozzo, sendo impaurito ognuno dalle tane che le vecchie dicevano, temendo non ci si perdere dentro, sanza risponderle altro le volgeano le spalle e andavansi con Dio.
ANTONIA. Che fu del marito suo?
NANNA. Egli parea un gatto forestiero che gli fusse stato arrostita la coda: e non gli bastava l'animo pur di lasciarsi vedere: s perch si dicea publicamente che per i suoi mali portamenti ella si gitt, s per paura della suocera che non si gli avventasse al viso e cavassegli gli occhi con le dita. Ma non pot far s che ella non gli sopragiugnesse a dosso con un "Traditore, or sei contento mo'? I tuoi imbriacamenti, i tuoi giocacchiamenti, i tuoi puttanamenti hanno affogata la mia figliuola e la mia consolazione. Ma prtati il crocifisso in seno, portalo dico, perch ti vo' far tagliare a pezzi, a bocconi e a minuzzoli; aspetta, aspetta, v per qual via tu vuoi, che arai la tua: tu sarai trattato come tu meriti, tristo, assassino, nemico delle cose buone". Il poveruomo parea una di quella paurose quando scrocca lo scoppietto, che si serrano le orecchie con le dita per non udire il tuono, e lasciandola affiocata nello sputar veleno, si chiuse in camera pensando pure alla moglie: parendogli strano fine il suo. Standosi la cosa cos, la pazza madre della giovane fastidiosa par il pozzo come uno altare: e quante dipinture avea in casa, tutte le appicc sopra esso, logorandoci le candele benedette di dieci anni, e ogni mattina vi dicea la corona per l'anima della figliuola.
ANTONIA. Che fece il converso dopo la tirata dello scapolare?
NANNA. Ritorn alla stanza; e scovata di sotto al letto la volpe, cont il tutto: e ne fecero quelle risa che si faceano alle buffonerie del nostro da bene maestro Andrea o del buono Strascino, che Dio gli faccia pace all'anima.
ANTONIA. Per certo che la morte ebbe il torto a rubargli a Roma, che  rimasta vedova, n conosce pi carnovali, n stazzoni, n vigne, n spasso alcuno.
NANNA. Sarebbe ci che tu dici quando Roma fusse sanza il Rosso, che fa miracoli con le sue piacevolezze. Ma dichiamo del converso, che dur un mese caminando, fra d e notte, le belle sette, otto, nove e dieci miglia: sempre entrando nella valle di Giusaf sodo, intero e gagliardo.
ANTONIA. Come le dava da mangiare?
NANNA. Come egli volea; perch, sendo il procaccino del convento, andava all'aia, al tino e alle case de' contadini, riportandone l'asino carico tre volte la settimana: e legne, e pane per i frati, e olio per la lampada; e tutto procacciando, era padrone del tutto poi, dilettandosi di lavorare al torno cavava di buoni denari di alcune trottole da fanciulli, pestelli e fusa da lino viterbese, e avea la decima della cera che si ardeva per il cimitero la mattina dei morti: ch anco i cuochi civanzano i capi, i piedi e le cose di dentro dei polli. Ora lo idolo della savia femina (che avea posto il corpo in paradiso, dando quella cura dell'anima che diamo noi dei guelfi e dei ghibellini) mise in sospetto l'ortolano con il coglier di certe insalatucce non usate; e ponendo mente a ci che facea e vedendolo smagrato, con gli occhi in dentro, andando a onde, sempre con uova fresche in mano, disse fra s "Trama ci "; e dettone una parolina al campanaio, e il campanaio fattone motto al cuoco, e il cuoco al sagrestano, e il sagrestano al priore, e il priore al provinciale, e il provinciale al generale, fu posto la guardia al camerino suo, appostando che fosse ito per la terra. E con una chiave contrafatta lo apriro: e trovaro la pianta per morta della sua madre, che tutta si smarr ne l'udir dirsi "Esci fuora"; uscendone con quel viso che fa una strega al fuoco che si pone al capannello sopra il quale si sta legata per ardersi. N si guastando i frati punto, chiamato il converso che pure allora veniva di fuora, lo legaro, disegnandolo ad altro che a mangiare sotto la tavola con le gatti. Eglino lo posero in una prigione sanza luce, che ci era l'acqua alta una spanna, dandogli una fetta di pane di semola la mattina e una la sera, con un bicchiere di aceto adacquato e un mezzo capo di aglio. E disputandosi di ci che si dovea fare della donna, chi dicea "Sotterriamola viva", chi dicea "Facciamola morire seco in prigione"; altri pi pietoso dicea "Rendiamola ai suoi"; e ci fu un savio che disse: "Godiamoci d'essa qualche d, poi Dio ci spirer". A questa proposta risero tutti i giovanastri e anco gli attempati, non sanza un ghignetto dei vecchi: alla fine si prese per partito di vedere quanti galli bastasseno ad una gallina; e data la sentenza, non si pot tenere la ghiottadellepastinache di non fare un risetto udendo avere a essere gallina di pur assai galli. E venuta la ora del silenzio, il generale le parl con mano; dopo lui, il provinciale, poi il priore; e di mano in mano il campanaio e l'ortolano ancora montaro in sul noce, e lo battero in modo che ella se ne cominci a contentare: e duo d alla fila non fecero mai altro i passerotti che salire e scendere del pagliaio. E allargato il prigione dopo alcuni d, perdonando a tutti usc dello inferno, e miso il suo in comune, insieme con i padri ne godea. Crederesti tu che uno anno intero ella stesse sotto a tante macine?
ANTONIA. Perch non vuoi tu che io lo creda?
NANNA. E ci si stava per sempre se non impregnava: venendo, dopo il parto di un pulicane, a noia ai frati.
ANTONIA. A che modo a noia?
NANNA. Per la cateratta che si le allarg troppo facendo il pulicane, che era strana cosa a vederlo: e si calcul da essi per nigromanzia, e trovossi che il cane che guardava l'orto ebbe a far seco.
ANTONIA.  possibile?
NANNA. Io te la vendo come io la comperai da tutto il popolo, che lo vide morto perch morto lo fece la frataia.
ANTONIA. Che fu della fecciosa dopo il parto?
NANNA. Si rese al marito, o per dir meglio alla madre, con la pi bella astuzia del mondo.
ANTONIA. Contamelo.
NANNA. Un frate che incantava gli spiriti e ne avea piene le ampolle, salendo per certi muri di ortacci sopra il tetto della casa di questa smugneconventi, fece tanto che con il trentapaia ci entr una notte, e aspettato che ciascuno dormisse si accost allo uscio della camera della madre che tuttavia piangeva chiamando la beata figliuola, e udendo, il frate dire "Dove sei tu ora?", contrafacendo la voce sua rispose: "In luogo di salvazione; e son viva bont delle corone che avete dette al pozzo dove trionfo in grembo delle vostre orazioni, e fra duo giorni mi vedrete pi grassa che mai", e lasciandola stupefatta, se ne part. E sceso di donde salse, raccont la ciancia ai padricciuoli: che chiamata la moglie comune, il priore, in nome del convento, della umanit sua le rend due some di grazie, chiedendole perdono del non averle fatto il debito, offerendosi a ristorarla. E misole indosso un camiscio bianco, con la corona di ulivo e una palma in mano la mandaro due ore inanzi d a casa con il frate che annunzi la sua venuta alla madre, che resuscitata alla visione posticcia, tutta in sapore aspettava la ingordadellacarnesanzaosso; che, nel lasciare i segnali di s nel pozzo, se ne port la chiave dell'uscio di dietro: con la quale entrata in casa, licenzi il padre dalle nigromanzie, datogliene prima una fettuccia. E postasi a sedere sul pozzo, venne il giorno; e levatasi la fante e gita per la acqua per porre il desinare al fuoco, visto la padrona vestita come una santa Orsola dipinta, grid: "Miracolo! miracolo!". La madre, che sapea che la figliuola dovea fare questi miracoli, scagliatasi gi per la scala, le si gitt al collo s gentilmente che manc poco che non g giuso da vero. E levato il romor grande, correndo tuttavia brigate al miracolo nel modo che si corre quando alcuno di questi schiericati fa piangere o crocifisso o madonna...; e non credere che il suo marito stesse di non venire per la lavatura di capo della vecchia: anzi le si gitt ai piedi, e non potendo dire il miserere per il pianto che gli colava dagli occhi, stendendo le braccia facea le stimmate, ed ella basciandolo lo lev suso. E contando nella maniera che era vissa nel pozzo, dando ad intendere che la sorella della sibilla di Norcia e la zia della fata Morgana ci abitava, mise in succhio parecchi di trarsici di bona volont. Ma che vuoi tu sapere altro? Il pozzo venne in tanta riputazione che ci si fece sopra una graticola di ferro: e ciascuna che avea il marito strano bevea di quella acqua, parendole che le giovasse non poco, onde cominciaro a votarsi a lui tutte quelle che si aveano a maritare, pregando la fata pozzeruola che gli desse buona ventura; e in un anno vi si attacc pi ceri, pi veste, pi camisciuole e pi tavolette che non sono intorno alla sepoltura di santa beata Lena dallo Olio a Bologna.
ANTONIA. Quella fu l'altra pazzia.
NANNA. Non la mentovare invano, che sarai scommunicata: perch non so qual cardinale raguna i denari per farla canonizzare, che certo ella fu consorte del frate che purificava la gente della beata Vastalla.
ANTONIA. Con cento buoni anni sia.
NANNA. Ma uscendo di lungherie circa le maritate, abbrevier: e dico che una dal pi bel marito del mondo si innamor di uno di questi che fanno bottega di se stessi con la merceria dinanzi sostenuta dalla cenghia che portano al collo, gridando "alle belle stringhe, agli aghi, agli spilletti, ai bei ditali, specchi, specchi, pettini e forbicette"; sendo sempre a mercato con questa e con quella scioperata, barattando alcuni suoi oli, saponetti e moscati salvatichi a pane, a cenci e a scarpette vecchie, dandogli alcuni soldi giunta. E se ne imbriac cos fattamente che, gittatosi lo onore sotto ai piedi, gli trasse dietro uno avere: onde il codacciuto, mutato panni, sfoggiava da paladino; e cominciando a giocare con i gran maestri, in otto d si gli dava del signore, e merita una corona.
ANTONIA. Perch?
NANNA. Perch straziava la sua tesoriera come si strazia una manigolda; e oltra che la salutava spesso col bastone, ci che le facea bandiva per le piazze.
ANTONIA. Molto bene.
NANNA. Ma son ciance quelle che ti ho conto: le cose stupende sono fra le signore e fra le grandi; e se non che non voglio essere tenuta malalingua, ti direi chi  quella che si d in preda al fattore, allo staffiere, al famiglio di stalla, al cuoco e al guattero.
ANTONIA. Zoccoli, zoccoli.
NANNA. A me basta che tu me lo creda.
ANTONIA. Zoccoli, dico.
NANNA. Or bene, Antonia, tu hai inteso.
ANTONIA. Intesissimo ti ho.
NANNA. Ma avvertisci che ti ho conto delle suore ci che vidi, in pochi d, in un solo monistero; e parte di quello che ho visto e inteso, in altrettanti, in una citt sola delle maritate: o pensa ci che saria a contarti gli andamenti di tutte le moniche di cristianit e quelli delle maritate di tutte le citt del mondo.
ANTONIA.  possibile che le buone sieno come i denari, senno e fede che tu dicesti?
NANNA. Sono.
ANTONIA. Le osservanti ancora?
NANNA. Non parlo di esse; anzi ti dico che i preghi che elle porgono per le triste conventuali sono cagione che il demonio non le inghiottisce calzate e vestite: ch la loro verginit  tanto odorifera quanto puzzolente la puttanit d'esse; e messer Domeneddio si sta con loro il d e la notte, s come il diavolo sta con quelle vegghiando e dormendo. E mal per noi se non fusseno le orazioni delle santarelle: mal per noi, mal per noi (io lo vo' dir tre volte);  ben vero che quelle poche di buone che sono fra le conventuali sono tanto perfette che meritano che gli abbrusciamo i piedi come al beatissimo Tizzone.
ANTONIA. Tu sei giusta, e non favelli a passione.
NANNA. E anco delle maritate ci sono delle buonissime: e prima si lasceriano scorticare alla san bartolomeesca che lasciarsi toccare pure un dito.
ANTONIA. Questo anco mi piace; e se tu consideri bene la avarizia con che nasciamo noi femine,  cagione che ci rechiamo come altri vuole: non che noi sin cattive come siamo tenute.
NANNA. Tu non la intendi: io ti dico che noi nasciamo di carne e in su la carne muoiamo; la coda ci fa e la coda ci disf. E che tu sia in errore te lo pongo inanzi con lo essempio delle signore che hanno perle, catene e anelli da gittar via: e fino alle mendiche vorriano pi tosto trovar Maria per Ravenna che un diamante in punta; e per una che le piace il marito, son mille che se ne fanno schife: ed  chiaro che per due persone che faccino il pane in casa, son settecento che vogliono quello del fornaio perch  pi bianco.
ANTONIA. Io te la do vinta.
NANNA. Io l'accetto. Or risolviamola qui: la castit donnesca  simile a una guastada di cristallo che, usata quanta diligenza tu sai, alfine ti cade di mano che non te ne avvedi, e tutta si rompe; ed  impossibile a mantenerla intera se non la tenessi sempre chiavata in un forzieri; e quella .che. ci si mantiene si pu mettere fra i miracoli che fa un bicchiere di vetro che cadendo non si spezza.
ANTONIA. Buona ragione.
NANNA. Alla conchiusione: io, veduto e inteso la vita delle maritate, per non essere da meno di loro, mi diedi a cavare ogni vogliuzza, e volsi provare fino ai facchini e fino ai signori, la frataria, la pretaria e la monicaria sopra tutto, e mi era di piacere che non pure il mio ser marito il sapesse, ma che lo vedesse, parendomi tuttavia udir dire: "Bene abbia la tale, che lo tratta da quel che egli ". E una volta infra le altre che mi volse riprendere, gli misi le mani in capo e tutto lo pelai, con quella crudelt che usa chi gli ha dato un pozzo d'oro di dota, con dirgli: "Con chi ti pare di favellare, ah? diserto imbriacone". E andando dietro, tanto gliene feci che, uscito del suo trotto entr in sul gigante.
ANTONIA. Nanna, non sai tu che si dice che a voler far valente un uomo bisogna fargli delle villanie?
NANNA. Egli fatto valente adunque, perch io gli feci ci che tu dici, dopo mille che ne vide con gli occhi mandandole giuso come si manda un boccon caldo che fa il mal pro', trovandomi a dosso uno accattatozzi, non la potendo inghiottire mi corse sul viso per rompermelo con le pugna; e io, uscita di sotto al torcitoio, s.g.uainato un coltellino che avea, adirata per avermi inturbolata l'acqua che io bevea, glielo cacciai nella poppa manca: e non batt polso.
ANTONIA. Dio gli perdoni.
NANNA. E avendolo mia madre udito, fattami fuggire, vend ci che ci era e poi mi condusse qui in Roma; e ci che ne segu de l'avermici condotta lo saprai domane, perch oggi non voglio dirti altro: s che leviamoci suso e andiamocene, che ho non pur sete per tanto cicalare, ma una fame che la veggio.
ANTONIA. Io son levata. Oim, il granchio mi ha preso nel piede dritto.
NANNA. Facci sopra la croce con lo sputo, che se ne andr.
ANTONIA. La ho fatta.
NANNA. Givati?
ANTONIA. S, egli se ne va, egli se n' ito.
NANNA. Ora avviamoci passo passo inverso casa, dove e istasera e diman da sera hai da starti meco.
ANTONIA. Porr questo con le altre obligazioni.

E dettole cos, la Nanna serr l'uscio della vigna; e avvirsi, sanza dir altro, fino a casa: che vi giunsero a punto che il Sole si avea messi gli stivali per gire in poste agli Antipodi che lo aspettavano come polli balordi; e le cicale, ammuti.t.e per il suo pa.r.tire, rinunziato il loro ufficio ai grilli, si stavano; onde il giorno parea un mercante fallito che adocchiasse una chiesa per balzarvi dentro. E gi gli alocchi e le nottole, pappagalli della notte, si facevano vedere a lei che, bendata, sanza parole, grave, maninconica e piena di pensieri, se ne veniva in sul passo di una matrona vedova che, ammantata di nero, sospira il marito morto un mese inanzi. E quella che fa ferneticare gli astrologi se ne giva smascarata su per la scena, con un pezzo di lenzuolo intorno, e le stelle che stanno e non stanno in cervello, con le triste e con le buone compagne, indorate a fuoco per man di maestro Apollo orefice, si facevano alla finestra a una, a due, a tre, .a. quattro, a cinquanta, a cento e a mille e simigliavano rose che in sul far del d si aprano a una a una. e poi, venuto il raggetto dello avvocato dei poeti, tutte compariscono alla mostra. Io le arei assomigliate a un campo che pigli alloggiamento poi che i suoi soldati son giunti a dieci e a venti: e poi eccoti in un tempo la moltitudine sparsa in tutte le case (ma non saria forse piaciuta: perch sanza rosette, sanza violette e sanza erbette non sono tenute buone le minestre di oggid)." Ora, come si sia, la Nanna e la Antonia, giunte dove aveano a giungere e fatto ci che avevano a fare, si giro a riposare fino al d.

Fine della seconda giornata.



LA ULTIMA GIORNATA DEL CAPRICCIO ARETINO NELLA QUALE LA NANNA NARRA ALLA ANTONIA LA VITA DELLE PUTTANE.

A punto col giorno usciro le due del letto; e fatto riporre in un canestro grande coperchiato alcune cose da mangiare cotte la sera, lo posero in capo della fante; e avviatasela inanzi con un fiasco di corso peloso in mano, portando Antonia una tovaglietta e tre tovaglini sotto al braccio per mangiarsi ci che colei portava nella vigna, alla vigna arrivaro. E distesa la tovaglia suso una tavola di pietra che ivi si stava sotto una pergola col suo pozzo allato, la buona fante apr il canestro: e trattone fuora il sale, per il primo lo mise in tavola; poi i tovaglini piegati, poi i coltelli. E cominciando il Sole a farsi vedere per tutto, perch egli non mangiasse con loro, spediro il desinare; al fine del quale si trastullaro con una mezza prevatura fresca. E lasciato la fante a divorarsi le reliquie fino della prevatura e del vino, dicendole la Nanna "Riporrai poi ogni cosa", date due giravolte per la vigna, con la Antonia si pose a sedere dove sedero i giorni a dietro. E riposatasi un poco, disse la Antonia: "Io pensava, mentre che mi vestiva, che sarebbe una bella cosa che qualcuno scrivesse i tuoi ragionamenti, e che ci fusse chi raccontasse la vita dei preti e dei frati e dei secolari, acci che, udendola le mentovate da te, si ridessero di loro come eglino si rideranno di noi che, per parere di esser savie, diamo contra a noi medesime; e parmi gi udire che non so chi lo faccia; le orecchie mi trombano, ei sar vero".

NANNA. Non pu essere altrimenti. Ma veniamo al giunger che mia madre fece in Roma con meco.
ANTONIA. Veniamoci.
NANNA. Con buon ricordo sia noi ci venimmo la vigilia di San Pietro: che Dio tel dica il piacer che io ebbi dei raggi che traeva e dei fuochi che facea Castello sbombardando terribilmente; sonando poi i piferi, con tutto il mondo in Ponte, in Borgo e in Banchi.
ANTONIA. Dove alloggiaste voi la prima volta?
NANNA. A Torre di Nona, in una camera locanda tutta impannarazzata; e stateci cos otto d, la padrona di casa, che era impazzata di me s le parsi aggraziata, dettone una parola a un cortigiano, vedesti dello altro d passeggiare genti, come cavalli rappresi, dintorno allo alloggiamento nostro, proverbiando il mio non mi gli lasciar vedere a lor modo: perch mi stava dentro una gelosia, e se pure la alzava, spuntando appena mezzo il viso fuora, la serrava subito. E bench io fussi bella quel balenare delle mie bellezze mi faceano bellissima: per la qual cosa, accresciuta la voglia di vedermi alla brigata, non si diceva altro per Roma che di una forestiera venuta di nuovo talch, piacendo sempre le cose nuove come tu sai, si correa per vedermi, alla sfilata, e quella che ci tenea in casa mai non si poteva quietare tanto le era battuta la porta: e lascia pur frappare a loro circa il promettere, caso che ella mi gli desse in mano. E la mia madre savia (che tutto ci che feci, facea e aveva a fare, mi insegn) non volea udirne parola, dicendo: "Adunque io vi paio di quelle? non piaccia a Dio che la mia figliuola rompa il collo: io son gentildonna, e se ben la disgrazia mi  corsa a dosso, ringraziato Iddio ci  rimaso tanto che vivacchieremo", e da queste parole nasceva tuttavia pi il nome delle mie bellezze. E se tu hai veduta una passera su le finestre d'un granaio, che beccatone dieci granelli vola via, e stata alquanto ritorna alla esca con due altre, e rivolata riviene con quattro, poi con dieci, poi con trenta, e poi col nuvolo tutto insieme, vedi gli amanti intorno a casa mia per volere porre il becco nel mio granaio. E io, non mi potendo saziare di vedere i cortigiani, perdea gli occhi per i fori della gelosia vagheggiando la politezza loro in quei sai di velluto e di raso, con la medaglia nella berretta e con la catena al collo, e in alcuni cavalli lucenti come gli specchi andando soavi soavi con .i. loro famigli alla staffa, nella quale teneano solamente la punta del piede, col petrarchino in mano, cantando con vezzi:

Se amor non , che dunque  quel ch'io sento?

E fermatosi questo e quello dinanzi alla finestra dove io facea baco baco, dicevano: "Signora, sarete voi s micidiale che lasciate morire tanti vostri servidori?"; e io alzato un pocolino la gelosia e con un risetto rimandatola giuso, mi fuggiva dentro; ed eglino, con un "bascio la mano a vostra Signoria" e con un "giuro a Dio che ste crudele", si partivano.
ANTONIA. Io odo oggi le belle cose.
NANNA. Standoci cos, mia madre saputa volse fare un giorno una mostretta di me, fingendo che fosse a caso: e vestitami di una veste di raso pavonazzo sanza maniche, tutta schietta, e rivoltatomi i capelli intorno al capo, averesti giurato che fussero non capelli, ma una matassa interciata d'oro filato.
ANTONIA. Perch te la vest ella sanza maniche?
NANNA. Perch mostrassi le braccia bianche come un fiocco di neve e fattomi lavare il viso con certa sua acqua pi tosto forte che no, sanza altro smerdamento di belletto, sul pi bello del passare dei cortigiani mi fece porre in su la finestra. Come io apparsi parve che apparisse la stella ai Magi, s se ne rallegr ciascuno; e abbandonando le redine in sul collo del cavallo, si ricreavano a vedermi, come i furfanti allo spicchio del sole; e alzando la testa guardandomi fissi, parevano quegli animali che vengono di l dal mondo, che si pascono di aria.
ANTONIA Camaleonti vuoi dir tu.
NANNA.  vero; e mi impregnavano con gli occhi nel modo che con le penne impregnano la nebbia quei che paiono sparvieri e non sono.
ANTONIA. Fottiventi?
NANNA. Mades, fottiventi.
ANTONIA. Che facevi tu mentre ti miravano?
NANNA. Fingeva onest di monica, e guardando con sicurt di maritata, faceva atti di puttana.
ANTONIA. Benissimo.
NANNA. Stata un terzo di ora in mostra, nel pi bello del motteggiar loro mia madre, venuta alla finestra e fattasi vedere un tratto, quasi dicesse "Ella  mia figlia", me ne fece levar seco; e rimasi gli impaniati in secco come una tirata di pesce, se ne giro saltellando nella foggia che saltellano i barbi e le lasche fuora della acqua. E venuta la notte, ecco il tic toc tac alla porta; e andata giuso la padrona, mia madre si pose ad ascoltare ci che dicea quello che picchi; e ascoltando ode uno che stando turato nella cappa disse: "Chi  quella che era pur dianzi alla finestra?"; rispose ella: "Una figliuola di una gentildonna forestiera che, secondo che io posso comprendere, il padre  stato ammazzato per le parti, onde la meschina se n' fuggita qui con alcune poche cosette che ha potuto carpire nel fuggirsene": e tutte queste ciance gliene avea date ad intendere mia madre.
ANTONIA. Galante.
NANNA. Udendo ci, il camuffato le dice: "Come potrei favellare alla gentildonna?"; "A modo niuno" risponde ella, "perch non ne vuole intender niente"; e spiando egli se io era donzella, gli rispose: "Donzellissima, n le si vede altro che masticare avemarie"; "Chi mastica avemarie sputa paternostri", egli rispose; e volendo prosuntuosamente salir suso, non pot, perci che ella non volle mai. Onde le disse il cortigiano: "Fammi almeno una grazia: dille che quando voglia ascoltare uno, che tu le porrai cosa inanzi che te ne benedir per sempre", e giurandoli di farlo, gli diede licenza e tornossi suso. E statasi un pezzo, se ne venne a noi dicendo: "Certamente non ci sono i migliori trovatori del vin buono degli imbriachi: la vostra figlia  stata sentita a naso, per che questi bracchi cortigiani scovano di tratto le quaglie; questo dico per uno che in persona propria mi  venuto a richiedere la vostra udienza". "No, no" risponde mia madre, "no, no"; ed ella, che avea una lingua serpentina, le dice: "Il primo segno di una donna prudente  il sapere pigliare la ventura quando Iddio la manda: egli  uomo che vi pu far d'oro", e con dirle "Pensateci suso", ci lasci. E dando la mattina parecchi tratti di corda, con una tavola bene apparecchiata a mia madre rivendaiuola di consigli e troppo buona massaia del suo utile, fece tanto che ella si rec alla sua volont; onde le promise di ascoltare lo amico che si credea sballare lane francesche a dormir meco: e fattolo venire, dopo mille giuri e scongiuri caparr la mia verginit, promettendomi Roma e toma.
ANTONIA. Bello.
NANNA. Per tagliarla, venne la sera determinata, e finito un pasto che pass un banchetto (dove non assaggiai se non dieci bocconcini masticati a bocca chiusa, bevendo solamente mezzo bicchiere di vino tutto acqua in venti ciantellini), sanza niuna parola fui menata nella camera della padrona, che ne serv per quella notte per la anima di un ducato, n fui s tosto dentro che serr la porta sanza volere che niuno gli aiutasse a spogliare: anzi da se stesso lo fece in un soffio. E corcatosi, mi domesticava con le pi dolci ciance del mondo, mescolandoci dentro: "Io ti far e ti dir di modo che no.n. averai invidia alla prima cortigiana di Roma". E non potendo sofferire che io mettessi indugio a entrargli appresso, si lev suso e tirommi fuora di gamba le calze, facendoci io resistenza grande, e tornatosi in letto, mentre mi corcava si volt verso il muro perch non avessi vergogna a mostrarmigli in camiscia; e dicendomi egli "Non fate, non fate", spensi il lume. E tosto che entrai gi mi si avvent con quella volont che si avventa una madre al figliuolo che ha gi pianto per morto; e cos mi basciava e mi stringeva nelle sue braccia. E mettendomi le mani su la arpa (che era molto bene accordata), storcendomi mostrava di consentirlo malvolentiere: pure mi lasciai toccare fino allo organo; ma volendo egli mettere il fuso nella cavicchia, non volsi mai. Egli mi dicea: "Anima mia, speranza mia, st salda: se io ti faccio male, ammazzami"; e io soda al macchione, ed egli ai prieghi; e con i prieghi dandomi alcune punte false, tutto si disfaceva. E messomelo in mano, diceva: "F da te stessa, che io non mi mover punto"; e io quasi piangendo rispondea: "Che cotal grosso  questo? Gli altri uomini hannolo cos grande? Adunque mi volete sfendere nel mezzo?"; e in tali detti stava ferma un poco poco, e in sul buono lo lasciava in succhio: onde si disperava, e rivolti i prieghi in minacci, facea tagliate crudeli, e "Al corpo, al sangue, che ti scanner e ti affogher", e pigliandomi nella gola mi stringea pian piano; poi ripregandomi faceva s che mi recava a suo modo: ma volendomi mettere la pala nel forno, lo refutava di nuovo: onde rizzatosi suso e presa la camiscia per mettersela e levarsi, da me era pigliato con dire: "Ors , corcatevi, che far ci che volete". A tal parola, cadutagli l'ira nella caldaia, tutto contento mi basciava dicendomi: "Lo aspettarlo  un pizzico di mosca, e che sia il vero, senti che faccio con dolcezza", e io ci lascio entrare il terzo di una fava, e poi lo pianto, con tanto suo furore che acconciosi su la sponda del letto, spingendo il capo innanzi e il culo in fuora, rannicchiate le gambe, la voglia che volea cavarsi meco si cav con la sua mano, e fatto a lei quello che avea a fare a me, si lev e vestissi. E non passeggi molto per camera che la notte che gli feci vegghiare a usanza di sparviere se ne g, lasciandolo con un viso amaro che parea un giuocatore che avesse perduto i denari e il sonno, e con quel bestemmiare che fa uno che  stato piantato dalla sua signora, aperta la finestra della camera, col gombito appoggiato in essa e con la mano alla gota, mirava il Tevere che parea che si ridesse del suo menarsi la rilla. Io dormito tutto il tempo che egli mise in pensamento, apro gli occhi, e volendomi levare, ecco che mi si avventa a dosso, e non so se mai nigromante scongiur demoni con tante novelle con quante fece me: ma tutte invano come speranze dei fuorusciti; e volendo alfin ridurla in un bascio, anche il bascio gli negai; e udendo favellare mia madre per casa con la padrona, la chiamai; ed egli, apertagli la camera, disse: "Che assassinamenti son questi? a Baccano non si farebbeno", e levando le voci, la padrona lo confortava dicendogli: "Egli  il diavolo avere a fare con donzelle". Intanto mi vestii e andai nella camera mia: e lasciai lui a gracchiare con lei. Il poveretto entrato nella ostinazione di uno che .si. vuole riscattare nel giuoco, esce di casa; e stato forse un'ora, manda un sartore con una pezza di ermesino verde acci che, toltami la misura, me ne tagliasse e cuscisse una veste, credendosi la notte seguente scorrere per tutto a suo modo. Io, accettato il dono, mi appiglio ai ricordi di mia madre che mi dice, visto il presente: "Il martello lavora; sta pur salda, che egli ti torr casa e comprer massericie, o creper". E io che sanza i suoi ricordi avrei saputo ricordarmi di quello che dovea, do una occhiata per la finestra della strada, e vedutolo dissi: "Eccolo"; e fattomigli incontra alla scala, dico: "Dio il sa che dolore ho avuto vedendovi partito sanza dirmi pur addio, e son tutta consolata poi che sete ritornato; e se dovessi morire, far ci che voi volete istanotte". A bocca aperta mi corse a basciare in quel che io dissi cos; e mandato per il desinare, facemmo una paciozza allegra allegra. E venuta la sera (che, secondo me gli parse che indugiasse pi che non pare che indugi la ora di una posta data a uno che l'ha desiderata dieci anni), provede alla cena, e quando fu tempo ritorn meco nel letto della notte passata: e trovandomi alle sue volont amorevole come un giudeo a chi non ha pegno, non si pot tenere di non mi dare una frotta di pugna, e io sopportandole diceva meco: "Le ti costeranno". E riduttolo a rimenarsi lo agresto, fatti gli atti che fece la notte passata, si lev e gitosene dove era mia madre a dormire con la padrona, dur quattro ore a minacciarmi, ed ella gli dicea: "Caro messere, non dubitate, che questa altra notte voglio che muoia o che vi contenti"; e levatasi suso gli diede una cinta di taffett doppio lunga lunga, e disse: "Tenete, legatele le mani con questa". Il goffo la piglia; e con la medesima spesa di desinare e di cena, si ricorc meco la terza volta; e venne in tanta rabbia nel ritrovarmi scarsa fino del lasciarmi toccare, che fu per darmi di un pugnale: e ti confesso che ne dubitai; e mi fu forza a voltargli il sedere; e tenendogliene in grembo, per cotale invito gli raddoppi la voglia del mangiare. E cominciando a frugare, sto salda alle mosse finch lo sento sdrucciolare fuora via, ma quando il presuntuoso vuole entrar dentro, gli dico: "Sar buon di destarsi"; e sguizzateli di grem.b.o, gli mostro il viso; ed egli mi volge a contare le travicelle, e monta suso, e ce ne mette poco meno che la met, gridando io "Oim, oim". Tenendolo cos distende la mano e cava la borsa che aveva appiattata sotto il capezzale; e presi da dieci ducati con non so quanti giuli, me gli mette in mano e dice "Ttegli"; e io con "Non gli voglio" stringo il pugno, lasciandocelo ire fino al mezzo: e non potendo passar pi oltre, sput l'anima.
ANTONIA. Perch non ti leg con la cinta?
NANNA. Come vuoi tu che mi legasse un legato?
ANTONIA. Tu dici il vangelo.
NANNA. Quattro altre volte, prima che ci levassimo, il suo cavallo and fino al mezzo del camin di nostra vita.
ANTONIA. S disse il Petrarca.
NANNA. Anzi Dante.
ANTONIA. O il Petrarca?
NANNA. Dante, Dante. E contento di ci, tutto lieto si lev, e io ancora; e non potendo restar meco a desinare, mandatomi da farlo, torn la sera a cena pur comperata da lui.
ANTONIA. Salda un poco: non si avvide egli che tu non facesti sangue?
NANNA. A punto: sanno molto di questi cortigiani di vergini o di martiri; io gli diedi ad intendere che il piscio fosse sangue: che, purch lo mettino l, gli basta. Ora la quarta nottata ce lo lasciai andar tutto: e nel sentircelo il valente uomo ci tramort suso. E la mattina venuta mia madre dentro, ridendo vedendoci nel letto, mi diede la sua benedizione, salutando la sua Signoria; alla quale (facendo io le maggior carezze di basci che sapea) disse: "Domani vo' partir di Roma: io ho avuto lettere dal paese, dove vo' ritornare e morir fra i miei; a ogni modo Roma  per le avventurate e non per chi non ha ventura; e certo non mi partiva mai se si potevano vendere le nostre possessioni e comprare almeno una casa qua; e mi credei poter trne una a pigione, e i denari non vengano; e io non son donna da stare nelle camere altrui...", e io rompendole le parole in bocca dissi: "Madre mia, io morr in duo d se mi parto qui dal mio core"; e datogli un bascio con due lagrimette, eccotelo rizzare a sedere in sul letto con dire: "Non sono io uomo per trvi casa e fornivela di tutto punto? Puttana nostra vostra", e fattosi dare i suoi panni, si lev come uno che ha fretta. E balzato fuori di casa venne in sul vespro con una chiave in mano e con duo facchini carichi di matarazzi e di coperte e di capezzali con duo altri con lettiere e tavole, con non so quanti Giudei dietro con tapezzarie, lenzuola, stagni, secchie e fornimenti da cucina: e pareva proprio uno che sgomberasse, e menata mia madre seco, mise in ordine una casetta l dal fiume molto attillata; e ritornato a me e pagata quella che ci tenne in casa, pose le nostre cose sopra una carretta, e in sul far della notte mi ci men, e standoci seco, spendea, per un suo pari, bene: ti dico bene. Ora, non apparendo io pi in su la finestra di prima, tosto si seppe dove era: e moresca degli amanti mi fu intorno come le pecchie al suono del bacino, o vero le api intorno ai fiori, e accettato con gli occhi per amico uno che facea il morto di me, per via di una sua ruffiana gli compiacei. E dandomi ci che egli avea, cominciai a volgere le spalle al primo benefattore: che, fatto stocchi e tolto in credenza le cose che mi diede, non avendo di che pagare i debiti, fu scomunicato con diavoli e appiccato come si usa in Roma, e io che era della buccia delle puttane, tanto gli scemai amore quanto gli avea scemato robba: ed egli cominciando a trovar la mia porta ghiacciata, rimproverandomi il bene che mi avea fatto, se ne partiva, come quello dalla fantasima a coda ritta. E asciugata la borsa del secondo, mi attaccai al terzo: insomma io divenni di tutti quelli che venivano con il conquibus (disse il Gonnella); e tolto casa grande con due massare, stava in su le signorie. E non ti credere che, studiando il puttanesimo, fussi un di questi scolari che vanno "messeri" a Studio e in capo di sette anni ritornano a casa "seri": io imparai in tre mesi, anzi in dui anzi in uno, tutto quello che si pu sapere in dar martello, in farsi amici, in far trarre, in piantare, a piangere ridendo e a ridere piangendo, come dir al suo luogo; e vend.e.i pi volte la mia verginit che non vende un di questi pretacci la messa novella attaccando per ogni citt polize alle chiese del suo cantarla. E ti vo' dire una particella dei tradimenti (che in vero cos .si. debbeno chiamare) che io ho fatti alla gente, e questo che ti narrer son trame di me sola: e se tu sei albichista intenderai per discrezione.
ANTONIA. Io non sono albichista e non voglio essere: io ti credo come alle quattro tempore, e pi tre volte, mi farai dire.
NANNA. Io avea fra gli altri uno al qual era obligata: ma una puttana, che non ha lo animo se non al denaio, non conosce n obligo n disobligo; e avendo lo amore che ha il tarlo, tanto gli  caro uno quanto li porge: vltati poi in l, a Lucca ti vidi. Dico che a questo tale facea le maggiori stranezze che io sapea e tanto pi gliene feci quanto egli non mi dava pi a man piene: pur mi dava. Io dormiva seco il venere, e sempre entrava seco a gridare cenando.
ANTONIA. Perch?
NANNA. Per fargliene fare il mal pro'.
ANTONIA. Che crudelt.
NANNA. A sua posta. E divoratomi ogni cosa, lo tratteneva fino a sette e a otto ore a gire in letto; poi, corcatami seco, gli dava da rodere con tanta villania che, scesomi da dosso rinegando il battesimo, non lo volea fare; e sforzato alla fine dallo amore, non gli facendo le carezze che aspettava, si rivolgeva a me: e io chiotta; onde scotendomi dicea con le lagrime agli occhi cose bestiali: e volendomi montar sopra, bisognava che mi desse quanti denari che aveva a dosso prima che gli consentisse.
ANTONIA. Tu eri una Nerona.
NANNA. Circa i forestieri venuti per istare otto o dieci d a Roma e poi partirsi, usai di gran forcarie. Io avea alcuni sbricchi, che spedivano meco gratis una volta in cento, i quali operava a far bravate nel modo che .t.i dir. Quegli che vengono per veder Roma vogliano, viste le anticaglie, anche vedere le modernaglie, cio le signore, facendo con esse il signore; e sempre io era la prima visitata da tali brigate: e chi dormiva la notte meco, ci lasciava i panni.
ANTONIA. Come diavolo i panni?
NANNA. I panni, come intenderai. La mattina veniva la fantesca nella mia camera, togliendo i panni del forestiere sotto coperta di volergli nettare, e ascosigli, levava romore che erano stati rubati. Il buon forestiere, trattosi del letto in camiscia, chiedea le sue cose con minacciarmi di sconficcare le casse e pagarsi, e io gridando forte gli dicea: "Tu ne romperai le casse? tu mi sforzerai in casa mia? tu mi fai ladra?", e udito ci i masnadieri che stavano di sotto ascosi, corsi suso con le spade tratte dicendomi "Che cosa  signora?", misso le mani nel petto a colui che sendo in camiscia parea che volesse andare a .s.odisfare un voto, chiedendomi perdonanza avea di grazia che si mandasse per il suo amico oper il suo conoscente: del quale accattato calze, giubbone, cappa, saio e berretta, se ne partiva da me, parendogli girne bene a non aver tocche delle stacciquieto.
ANTONIA. Come te ne sopportava il core?
NANNA. Benissimo, perch non  niuna cosa crudele, traditora e ladra che spaventi una puttana. E sparsasi la fama della natura mia, quei forestieri che lo sapevano non ci venivano pi ; o se ci venivano, fattosi prima spogliare i panni dal fameglio, se gli facevano portare allo alloggiamento: poi la mattima venivano con essi a vestirgli. Con tutto questo, niuno pot mai fare che non ci lasciasse o guanti o cinte o scuffia dalla notte, perch ogni cosa fa per una puttana: una stringa, uno stecco, una nocciuola, una ciriegia, una cima di finocchio, fino a un picciuolo di pera.
ANTONIA. E con tante loro astuzie, appena si difendono dal vendere le candele; e spesso il mal francioso fa le vendette dei mali arrivati: ed  pur bello a vedere una che, non potendo pi appiattare sotto al belletto, ad acque forti, a sbiaccamenti, a belle vesti e a gran ventagli la sua vecchiezza, fatto denari di collane, di anelli, di robbe di seta di scuffioni e di tutte le altre sue pompe, comincia a pigliare i quattro ordini, come i fanciulli che vogliono essere preti.
NANNA. A che modo?
ANTONIA. Con alloggiare la turba, trasmutato i suoi ornamenti in letti; poi, fallite delle locande, diventano da pstole, cio ruffiane; poi da vangelo, col darsi a lavar panni, poi cantano la messa a San Rocco, al Popolo, in su le scale di San Pietro, alla Pace a Santo Ioanni e alla Consolazione, marchiate dalla bolla con che san Giobbe segna le sue cavalle in sul viso, e anco da qualche fregetto fattogli da quelli che perdeno la pacienzia nei tradimenti loro: i quali gli hanno tratto di mano non pur le scimie e i pappagalli, ma fino alle nane con le quali fanno le imperadrici.
NANNA. Io per me non sono stata di quelle; chi non ha cervello suo danno: bisogna sapere reggersi in questo mondo, e non stare in su la reina non aprendo la porta se non a monsignori e a signori. Non c' il maggior mon.t.e che quello che si fa col poco e spesso; e son baie quelle che dicono che tanto caca un bue quanto mille mosche: perch ci sono pi mosche che buoi, e per un gran maestro che ti venga in casa donandoti una buona posta, ce ne son venti che ti pagano di promesse, e mille di quelli che non son gran maestri che ti empieno le mani. E chi non degna se non ai velluti  pazza, perch i panni hanno sotto di gran ducati, e so bene io che buona mancia fanno osti, pollaiuoli, acquaruoli, spenditori e Giudei: che gli dovea porre in capo di tavola, perch spendeno pi che non rubeno. S che bisogna attaccarsi ad altro che a sai belli.
ANTONIA. La ragione?
NANNA. La ragione  che quei saioni son foderati di maligni debiti; e la maggior parte dei cortigiani simigliano lumache che si portano la casa a dosso; e non hanno fiato, e quel poco che hanno ne va in olio da ungersi la barba e a lavarsi il capo; e per un paio di scarpette che tu li vedi nuove, ne truovi cento delle spelate; e rido quando veggo fare miracoli ai drappi che portano, diventando di velluto raso.
ANTONIA. Tu sei usa a vedere questi spilorci di oggid: al mio tempo erano di una altra fatta, perch la spilorciaria dei servitori vien dalla furfantaria dei padroni. Ma torna in sul tuo.
NANNA. Dico che fu uno che faceva il pratico, con dire, inteso la qualit mia, "Io la voglio lavorare sanza pagarla", e venutomi in casa con le pi dolci novellette mi interteneva che tu udissi mai: mi laudava, mi serviva, e cadendomi qualche cosa di mano ricogliendola con la berretta in mano, la basciava e poi me la porgeva con uno inchino profumato ti so dire. E un d, tenendomi in ciancia, disse: "Perch non ottengo una grazia dalla Signoria vostra padrona mia, e poi morire?"; io gli dico: "Son per farvela; chiedete pure"; "Vi supplico" disse egli, "a venire a dormire meco istanotte: e desidero questo perch vostra Signoria pigli la possessione di una mia stanzetta che vi piacer". Io glielo prometto ma dopo cena, per che avea a cenare meco un mio amico; ed egli allegro, per vantarsi poi che neanco da cena mi avea dato. E venuto il tempo, andai e dormii seco e appostando che su l'alba dormisse, e uditolo ronfare, gli lascio la mia camiscia da donna nel luogo della sua che mi misi, avendo fatto nei suoi lavori d'oro disegno un mese inanzi, e venuta la mia serva, esco fuora della camera: e visto in un cantone il goluppo di tutti quanti i panni suoi di lino che aspettavano la lavandaia, postigli in capo alla fante, me ne ritorno a casa con essi. Ci che dovette dire svegliandosi, pensalo tu.
ANTONIA. Questa  da sopportare.
NANNA. Egli levatosi e accortosi della mia camiscia cuscita da tutti i lati, si pens che io per errore la avessi scambiata, ma non si trovando gli altri panni sudici, mi fe' citare a Corte Savella: e funne spacciato per uomo da poco. E cos mi risi di quello che egli si voleva ridere di me.
ANTONIA. Suo danno.
NANNA. Ascolta questa. Io avea un certo innamorato mercatante buona persona, che non pure mi amava, ma mi adorava: e questo mi manteneva; e io certissimamente lo accarezzava, non essendo per guasta di lui. E d a chi dice "La tale cortigiana  morta del tale", che non  vero, perch son capricci che ci entrano a dosso per beccar due o tre volte di un grosso manipolo; i quali ci durano quanto il so.l.e di verno e la pioggia di state; ed  impossibile che chi si sottomette a ognuno ami niuno.
ANTONIA. Questo so anche io.
NANNA. Ora il detto mercatante dormiva meco a sua posta; onde io, per darmi riputazione e per cuocerlo a fatto, lo feci geloso galantemente, facendo egli professione di non essere. E a che modo, Nanna? Io faccio comperare due paia di starne e un fagiano; e ammaestrato un facchino cattivodinido che non era punto conosciuto, lo fo battere alla mia porta sul desinare, sendo il mercante a mangiar meco; e detto alla fante "Aprigli", eccotelo suso con un "Buon pro' alla Signoria vostra", soggiungendo: "Lo imbasciadore di Spagna prega quella che si degni mangiar questi per suo amore, e che quando vi sia commodo vi vorria dir .XXV. parole", e io ribuffandolo dico: "Che imbasciadore o non imbasciadore? Portagli via, che non voglio che mi parli altro imbasciador che questo, che mi fa meglio che io non merito", e dato un bascio al sempliciotto, e rivoltatami al facchino minacciandolo che si partisse, il mercatante mi dice: "Pigliali, pazza, ogni cosa si vl pigliare"; e detto al facchino "Ella ne goder per amor suo", dopo alcune risa che non andavano troppo in giuso, rimase tutto sopra di s, e io scuotendolo gli dico a che si pensa: lo imperadore non che il suo imbasciadore non saria per averne pure un bascio, "e pi stimo le scarpe vostre che mille migliaia di ducati", ed egli, ringraziatami assai, se ne va ad alcune sue faccende. Intanto ordino che quelli miei sbricchi venghino a quattro ore: che alle quattro ore usavamo di cenare insieme, e trovato un ragazzo ribaldo e maladetto, bene in ordine, con un pezzo di torchio in mano, e stando indietro gli sbricchi turati, lo fro battere alla mia porta e venuto di suso, salutatami spagnolissimamente, dice: "Signora, il signore imbasciadore viene a far riverenza alla vostra Altezza"; e io gli rispondo: "Lo imbasciador mi perdoner perch sono obligata a questo imbasciador che tu vedi", e ci dicendo metto la mano in su la spalla al mio uomo. Il ragazzo tornato fuora, stato un poco ribatte; e non gli volendo far aprire odiamo dirgli: "Il mio signore, caso che non gli apriate, far gittare la porta in terra"; per la qual cosa, fattami alla finestra dico: "Il tuo signore mi ammazzi e mi abbrusci e mi ruini a suo piacere, che solo amo uno che mi ha fatto quel che io sono per sua grazia: per lui, bisognando, vo' morire". In questo eccoti i farisei alla porta, che erano cinque o sei e parevano mille, e uno d'essi con voce imperiale mi dice: "Putta viegia, tu te ne pentirai; e quel gallinabagnata che ti gratta la schiena, giuro a dios che lo mattaremo". "Voi farete ci che poterete" rispondo io, "e non fate atto da signore a cercare di sforzare le persone"; e volendo dire altro, il mio baccellone mi tira la veste e dice: "Non pi , non pi , se non vuoi che io sia tagliato a pezzi dagli Spagnuoli"; e tiratami dentro, mi rend pi grazie per la stima che mostrai di far di lui, che non rendeno quelli che escono di prigione ai rioni che ne gli cavano per la festa di mezzo agosto. E la mattina mi fece una veste di raso ranciato gloriosa; e non lo aresti colto fuora dalla avemaria in l se gli avessi dato un reame, tanto era impaurito degli Spagnuoli, dubitando che lo imbasciatore non gli fesse fare un Xse in sul volto; e a ogni proposito diceva: "Ti so dire che la mia tale tratta ben questi imbasciatori".
ANTONIA. Perch dicea cos?
NANNA. Perch gli dava ad intendere che ne avea piantati nove sotto una scala di bel gennaio, facendogli stare ivi fino al d ad aspettarla; che io gli giurava: "La tal notte che tu dormisti meco il tale se lo men in cantina; la altra poi, il cotale corteggi il pozzo del cortile"; ed egli allegro. E acci che io non avessi cagione di farmi imbasciadrice, mi raddoppi i presenti dicendo a ciascuno: "Io le sono obligato e basta".
ANTONIA. Belle astuzie.
NANNA. Bella  questa: io dormiva spesso con uno squassapennacchi che, quando si gli diceva "Gurdati dalla tale" egli entrava in sul dire; "Io ah? a me, ah? Nella guardia di Siena, di Genova e di Piacenza ne ho fatte quelle poche; i miei non son danari da puttane, non per Dio". E cos vantandosi, mi accorgo di dieci scudi che egli ha in borsa, e gliene averei potuti trre la notte, e in cambio d'essi lasciandoci carboni: ma gli ebbi come intenderai. Egli si stava un d in casa mia, tutto rappreso dal martellar che gli faceva il core per avere io accennato di essermi imbertonata di uno altro; e vedendolo star cos, me ne vado a lui; e mesegli le mani nella barba e datogli due tiratelle dolci dolci, gli dico: "Chi  la tua putta?"; e cos dicendo mi gli pongo a sedere in collo, e allargandogli le cosce con un ginocchio lo feci tutto risentire; e basciandogli il viso, muove a dirmi: "E' si sia"; e taciuto con un sospiro che mi fece vento, tanto fu grande, lo abbraccio, lo accarezzo s bene che tutto lo ritornai in s. E mentre gli dico "Voglio che istanotte dormiamo insieme", la porta  percossa da uno che veniva ad arte; e fattasi la fantesca alla finestra, mi dice: "Signora, egli  il maestro"; "D che venga suso", le rispondo io; ed egli, venuto, mi chiede dieci scudi che gli restava a dare di un cortinaggio; e oltra di ci mi prega che faccia tosto, per aver da fare; onde io dico alla fantesca: "Piglia questa chiave, e di quelli scudi che sono nel cofano dgli i suoi dieci". Ed ella, gita ad aprirlo, lascia me a lisciare la coda al gattone che stava in su le astuzie di uomo pratico; e standolo ad incantare, anzi avendolo gi incantato, il maestro mi sollecita; e io avendole detto pi volte "Spcciati, bestia", udendola borbottare mi lievo suso; e andata da lei, la trovo tutta occupata intorno al cofanetto che non poteva aprire: perch, s come il maestro venuto per i denari non era di paragone, cos la chiave non era del forzieretto. E facendo vista che ella la avesse guasta, le salto a dosso con maggior gridi che pugna; poi dimandando da romperlo, non si trov mai il rompitoio; onde mi volto allo astuto e gli dico: "Di grazia, se avete dieci scudi dategliene: che or ora lo romper o lo scasser, e riaretegli".
ANTONIA. Tu gli davi del voi nelle cose di importanza, ah! ah! ah!
NANNA. Al primo la mano fu allo aprir della borsa; e gittatogli l, disse: "Tgli, maestro, e v con Dio". E dando io di calcio al forziere per volerlo spezzare, egli mi dice: "Manda per un magnano e fallo aprire, che non ci  fretta"; e mi dava del tu parendogli che io fussi diventata tutta dei suoi comandi per la prestanza fattami.
ANTONIA. Gocciolone.
NANNA. Lasciato il trarre dei calci, mi gitto seco nel letto con intenzione di non dargli la imbeccata: e appunto mi si recava in braccio, quando un picchiar forte, che aspettava per piantarlo, mi fece levar suso, tirandomi egli e pregandomi acci non andassi a veder chi fosse quello che mi batteva la porta; e gita alla gelosia, veggio che  un monsignoretto con un cappello inviluppato in una cappa, sopra una mula; e chiamatami giuso, proferendomi la groppa, io la accetto; e tolto la cappa del suo famiglio, sendo delle altre cose vestita da ragazzo (che cos vestiva quasi sempre), me ne vado seco. Onde il cozzone di puttane, non pur di uomini, squarciato un mio ritratto, che era appiccato nella mia camera, per vendetta, se ne part come un giocatore dalla baratteria sendogli detto cattivo. Mi si era scordato: egli rompeva le casse per pagarsi, ma la mia fante gridando "Alla strada, alla strada", fece che se ne and tutto spennacchiato, s per le persone corse, s per il forzieretto che egli apr, dove trov unguenti e unzioni per i mali che potessero venire. Ma nel contarti i miei andari interviene a me come alla peccatrice che vuol fare una confessione generale e dirne quanti ne fece mai: che tosto che ella  ai piedi del frate, non si rammenta della met.
ANTONIA. Dimmi quelle cose che ti ricordi, che per la via d'esse misurer le dimenticate.
NANNA. Cos far. Un certo pinchellone, che di una sua vigna che avea al mondo postosi cento ducati in cassa, si cacci in capo di volermi per moglie, e accennato di ci un mio barbiere, me ne fece dare un motto: e udendo io dei co.n.tanti che egli avea per quello che me ne parl, lo attaccai nella speranza talmente che, tenendosi certo di avermi, mi comparse in casa. E accarezzandolo molto feci s che in un mese, con quei cento ducati, mi forn i letti, la cocina e la casa di tutto quello che i letti, la cocina e la casa avevano di bisogno, e datogli una o due volte merenda, e non pi , coltagli la cagione del petorsello a dosso, con un "testa di cavallo", con un "gaglioffo, furfante, spilorcio, goffo, ignorante", gli diedi della porta nel petto. E accortosi dello errore suo, il disgraziato si fece frate dal collo torto: e io allegra.
ANTONIA. Perch?
NANNA. Perch acquista grandemente una puttana quando pu vantarsi di avere fatto disperare, fallire o impazzare altrui.
ANTONIA. Sanza invidia.
NANNA. Quanti denari ho io guadagnati con mettere in mezzo questo e quello! In casa mia cenava spesso spesso gente, e dopo cena, venute le carte in tavola, "Ors " diceva io, "giochiamo duo giuli di confetti, e a chi viene, poniamo caso, il re di coppe, paghi"; e cos, perduti e comperati i confetti, le persone che, viste le carte, tanto si ponno tener di non ci fare quanto una puttana di non farne, cavati fuora denari, cominciavano a far da dovero: intanto comparsi duo barri con volto di sempliciotti, fattosi pregare un pezzo pigliate le carte pi false che i doppioni mirandolini, balordon balordone tiravano a s i denari dei convitati, accennandogli io del giuoco aveano in mano, parendomi poco la falsit delle carte.
ANTONIA. Queste son burle.
NANNA. Per duo ducati feci intendere a uno come il suo nimico veniva due ore inanzi d solo solo a corcarsi meco: che appostato da lui, fu tagliato a pezzi.
ANTONIA. Un pizzico di vespa. Ma dimmi, perch ci veniva due ore inanzi d?
NANNA. Perch in quella ora si partiva da me uno altro che non ci poteva restar pi . Ma tu ti credi forse che si bene dormiva uno amoroso, che fosse solo a fregarmela, ah? Io mi levai mille volte da lato al mercatante, fingendo scorrenza di corpo o di stomaco, e giva a contentare questo e quello nascoso per casa e la state, incolpando il caldo, gli usciva da canto in camiscia e passeggiato per la sala un poco, mi appoggiava in su la finestra parlando con la luna con le stelle e col cielo: onde me ne toglieva talvolta due cos dietrovia per uno spasso.
ANTONIA. Tutto  perduto quello che si lascia.
NANNA. Non c' dubbio. Or bccati questa: avendo io stangheggiato un dieci o dodeci amici che non potevano pi darmi tanto gli aveva scolati deliberai smugnergli a fatto.
ANTONIA. Con che sottigliezza?
NANNA. Io dava le mele e il finocchio a uno speziale e a un medico dei quali mi poteva fidare; e per gli dissi: "Io voglio fingermi ammalata acci che i miei belliincasa mi guarischino: e voi medico posta che mi sar in letto, fatemi spacciata e ordinate medicine di valuta, tu spiziale le scrive al libro, e mandami in cambio d'esse quello che ti pare"
ANTONIA. Io ti afferro: tu con tal via grappasti tutti i denari che dai tuoi amanti si davano al medico e allo speziale, che poi te gli rendevano.
NANNA. Tu hai del buono negli intendimenti. Fu cosa da smascellare quando, cenando con essi, fingo una ambastia: e caduta su la tavola, mia madre (che sapea la malizia) spaurita mi sfibbia; e portatami in sul letto aiutata da loro, mi piangeva per morta. Io risentita caccio un sospiro e dico: "Oim, il core". A cotal voce tutti gridaro: "Non  niente, son fumosit che vengano dal cerebro"; e io, con un "Mi sento bene io come sto" ricaggio in angoscia. Per la qual cosa duo di loro volaro per il medico: che venuto e presomi il braccio con duo dita, pareva un che toccasse i tasti del manico del liuto, e destatami con i suoi aceti rosati, disse: "Il polso  ito via". E uscito della camera, parte dei miei credeiltutto consolavano mia madre che si volea gittar via, e parte stavano intorno al medico che scriveva la ricetta per mandarla alla speziaria: che, finita di scriver, la port un di loro in persona, e in cambio d'essa venne con le mani impacciate di cartocci e di ampolle. E ordinato il medico quello che si dovesse fare, se ne part; e mia madre dur con gran fatica a mandargli a casa, perch volevano sanza spogliarsi vegghiarmi. E venuta la mattina, fur tutti da me; e ritornato il medico, inteso che la notte era stata per passare, ordin che trovasseno .XXV. ducati veneziani per far non so che stillamenti, onde un corrivo, non dando cura che scemassero per bollire, gli diede a mia madre che gli mise in crbona: e pot gracchiare il goffo, che non gli riebbe mai pi . Insomma, fra le medicine di riobarbaro, i siroppi, le pittime, i cristei, i manuscristi, i giulebbi, le onzioni, il pagamento del medico e le legne e le candele, mi vennero nelle mani una borsa piena di scudi.
ANTONIA. Non ti disfacevi tu a stare in letto sendo sana?
NANNA. Mi ci sarei disfatta se ci fusse stata sola: il medico mi stropicciava le spalle una notte, e lo speziale mi faceva le fregaggioni un'altra. E al guarir mio i capponi volavano pelati pelati e i vini gentili: non ci rimanendo canova di prelato niuno che non fusse sverginata per me.
ANTONIA. Ah! ah! ah!
NANNA. Il mercatante che ti ho detto, sanza dirmelo mi diceva la gran volont che aveva di un figliuolo: onde io, presa una certa commodit, mi faccio trista trista, e mattina e sera mi storceva e mi dimenava; e mangiando, dei tre bocconi ne sputava quattro, dicendo: "Che cose amare son queste?" e ci detto stava per recere. Il buon da poco, confortandomi, diceva: "Oh Dio volesse...", e qui si taceva. Io che mangiava da zappatore quando egli non ci era, tuttavia in sua presenza, perdendo pi il gusto, venni a non assaggiarne boccone, e alla fine fingendo capogirgli, doglie di corpo, mal di madre, ardori di reni, e dolendomi che 'l mio tempo non venisse a tempo, discopro per via di mia madre che sono gravida: e cotal cosa conferm il medico mio segretario. Onde il cacastracci, pieno di letizia, si d al farsi dei compari, a ingabbiare capponi, a fornirsi di pezze, di fasce e di balia; n ci appariva uno uccelletto, n un frutto primaticcio, n un fiore che non carpisse suso per me acci non la facessi segnata; e non sopportando che mi mettessi le mani alla bocca, mi imbeccava con le sue, sostenendomi nel rizzare e nel pormi a sedere. Ed era da ridere quando piangeva udendomi dire: "Se muoio in parto, ti raccomando il nostro figliuolo". E feci testamento, nel quale lo lasciava erede del mio morendo; onde egli, per tutto mostrandolo, diceva a ciascuno: "Leggete qui, leggete qua, e poi mi dite se io ho ragione di adorarla". E intertenutolo con tal ciancia un tempo, un d mi lascio cadere alla sbardellata; e fingendo di essermi sconcia, gli faccio portare in un catino di acqua tiepida una figurina di carne di agnellino non nata che averesti detto che fosse una sconciatura: che quando la vide, cadendogli gi le lagrime, ne fece un lamento grande; e raddoppiava i gridi nel dirgli mia madre che era maschio e che gli simigliava. E spese non so quanti scudi in farlo sotterrare; e lo facemmo vestir di nero, disperandosi del battesimo che non aveva avuto.
ANTONIA. Chi fu il padre della Pippa?
NANNA. Fu un marchese in quanto a Dio; in quanto al mondo, egli non si vuol dire: s che ragioniamo d'altro.
ANTONIA. Come ti piace.
NANNA. Mi venne fantasia di trempellare il liuto, non perch ne avessi voglia, ma per parere di dilettarmi delle virt : ed  certo che sono lacciuoli che si tendono agli sciocchi le virt che imparano le puttane; e costano pi care che i finocchietti, le ulive e le gelatine che danno gli osti. Puttana che vada in su le canzoni e in sul cantare al libro, vattici scalza.
ANTONIA. Ogni cosa  con inganno al mondo.
NANNA. Sopra tutte le altre ebbi maniera in farmisi affare ogni frascheria, tirando lo aiuolo a una chiosa (disse Margutte), n dorm mai niuno meco che non ci lasciasse del pelo. N ti credere che camiscia, n scuffia, n scarpe, n cappello, n spada, n bagattella niuna che mi rimanesse in casa si vedesse mai pi : perch ogni cosa  robba, e perci ogni cosa fa robba, e acquaiuoli, vendelegne, vendeolio, quegli dagli specchi, quei dalle ciambelle, quelli dal sapone, latte e gioncata, calde arroste e lesse, fino alla anfusaglia e ai zolfanelli, tutti mi erano amici e facevano a gara in appostare che fussero meco un monte di persone.
ANTONIA. Perch lo facevano?
NANNA. Perch fattami alla finestra per ogni cosa, comperando d'ogni cosa, facessi pagarmi da loro ogni cosa. E venisse chi volesse a corteggiarmi, che era forza a spendere un giulio, un grosso e un baiocco; perch veniva in campo la mia fantesca e dicevami: "Le cordelline delle fodre dei guanciali non sono bastate a mille miglia"; e io dato un bascio al primo che mi veniva nelle mani, diceva: "Datenele un giulio", e saria stato ben notato per pidocchioso quello che non lo avesse fatto. Dopo la fantesca, veniva via mia madre con le mani piene di lino, dicendo: "Se tu te lo lasci uscire di mano, non ti imbatterai mai pi a cos buona spesa", e io datone due a uno altro, da quello mi si pagava il filato. Partita la turba e venuta gente nuova, faccio dire che sono accompagnata, aprendo a uno che venga solo: il quale (fattolo diventare un guazzetto cotto al fuoco dai miei basci) sforzava con s bel modo che il d propio mi mandava o coperta di letto di seta trapunta, o spalliera, o quadro di pittura, o altro che io sapeva ch'egli avesse di bello: per lo qual dono gli prometteva, sanza esserne richiesta, che venisse a dormir meco. Onde mandatami una cena onorevole, quando veniva per goder d'essa, gli faccio dire che dia un poco di volta e torni; ed egli datola, ritorna alla porta: e la fante gli dice "Un poco poco ancora"; ed egli stato duo pochi pochi, ribatte: e non trovando chi gli risponda, si metteva poi sul bravare "Puttana, porca, al corpo dello intemerato e del consagrato che te ne pagher". E io che alle sue spese cenava con uno altro, a ridere; e ridendo diceva: "Frappa quanto sai, che alla barba l'averai".
ANTONIA. Come te la perdonava egli poi, se era persona niente di conto?
NANNA. Fusse che si volesse, egli si stava duo d in sul tirato, e non potendo pi raffrenare il polledro, mi facea intendere che vuol dirmi una parola; e io gli rispondo: "Mille, non che una". E apertogli, ne veniva a me tutto sbuffante, con dirmi: "Non lo averei mai creduto"; e io dico: "Anima mia, se lo vuoi creder, credimelo: io non amo, non mi piace e non ho a cuore se non te; se tu sapessi, se tu sapessi quello che mi import quella sera andarmene fuora di casa, tu mi lauderesti; e se non piglio sicurt di te, di chi l'ho io a pigliare?". E ivi lascia trovare a me iscuse d'essere ita a casa di qualche avvocato, o procuratore o ufficiale, per conto di qualche lite grande. E dopo questo mi gli lasciava cadere con le braccia al collo; e piantato il suo giglio nel mio orto, gli cavava il cuor del corpo, non che lo sdegno dello animo: in modo che non si partiva da me, che di nuovo in sul mio canto lo faceva sonare.
ANTONIA. Si erra forte a non farti maestra della scuola.
NANNA. Per tua grazia.
ANTONIA. Per tua virt pure.
NANNA. Per tua grazia pure. Ma odi con che novella mi feci quasi ricca. Un gentiluomo morto di me, volendomi menar seco per duo mesi a certe sue possessioni, mi fece pensare a dar voce di girmi con Dio; e mandato per un giudeo, fatto mercato di tutte le massarizie, gliele vendei non sanza crocifiggimento dei miei seguaci: e alloga.t.i i denari in un banco, sanza saputa di essi raschio col gentiluomo.
ANTONIA. Perch vendesti tu le massarizie?
NANNA. Per farle di vecchie nuove; e che sia il vero, ritornata che fui, correano a provedermene come le formiche ai semi.
ANTONIA. Certo le malie che gli fate ai meschini son cagione che vi credano.
NANNA. Non nego che non ci si usi ogni arte per accecargli, facendogli mangiare del nostro sterco e del nostro marchese. E ci fu una, che non le vo' dar nome, che pensandosi di far corrersi dietro uno, li d a mangiare una frotta di croste di francese, del quale ella era piena.
ANTONIA. Ohib!
NANNA. Tu odi. Con una candela di grasso d'uomo acceso ho provato a riscaldare un ben bene di fatti miei: ma alla fine questi tuoi incanti con erbe secche alla ombra, con funi di impiccati, con unghie di morti, con parole diaboliche, sono una frulla a petto allo incanto che ti direi se fosse lecito dirlo.
ANTONIA. La coscienza di fra Cappelletto  la tua.
NANNA. Per non parere ipocrita, ti dico che ponno pi due meluzze che quanti filosofi, strologi, archimisti e nigromanti fur mai; e ho provato quante erbe hanno duo prati e quante parole hanno diece mercati, e non potei mai movere un dito di cuore ad uno che non si pu dire: e con un girar di chiappettine lo feci immattire cos bestialmente di me, che se ne stupiva ogni bordello: che sendo avezzi a veder tutto il d cose nuove, non si sogliono maravigliar di nulla.
ANTONIA. Guarda guarda dove stanno i segreti dello incantare!
NANNA. Egli stanno nel sesso, e il sesso ha la medesima forza a cavare i denari degli stinchi, che hanno i denari di cavare il sesso dei monesteri.
ANTONIA. Se il sedere ha tanta forza quanto ne hanno i denari il sedere  pi valente che non fu Roncisvalle, che ammazz tutti i paladini.
NANNA. Pi valente per certo; ma seguino il nostro ragionare, e scrive questa astuzietta che importa assai. Io aveva uno amico collerico come un liberale che non ha da spendere; e salendogli la mosca sul naso al primo, non si poteva tenere, per ogni cosa che non gli piacesse, di non dirmi villania; e passatagli la furia, mi si inginocchiava ai piedi con le braccia in croce chiedendomi perdonanza: e la gentilezza mia gli dava la penitenza nella borsa. E vedendo che usciva di bello, lo feci venire in tanta disperazione con levarmigli da lato e gire a darme a uno suo rivale, che me ne diede parecchi, e ritornato in buone, credendosi di non placarmi mai pi , perch io fingeva di non volerne udir mai pi niente, mi spart mezzo il suo: e cos ebbe la pace da me.
ANTONIA. Tu facevi seco come un poltrone che si ha fatto dar il mallevadore di non essere offeso, che fa ci che puote al suo aversario per cavargli duo pugni delle mani onde caggia nella pena.
NANNA. A punto era uno di quelli. Ah! ah! ah! Mi gavazzo meco stessa pensando al predicatore che ha fatto sette peccati mortali fra tutte le genti del mondo, e la pi trista puttana che viva ne ha cento: or considera quanti ne ha una di quelle che per coprire il suo altare scopre mille chiese altrui. Antonia, la gola, la ira, la superbia, la invidia, la accidia e la avarizia nacquero il d che nacque il puttanesimo, e se brami intendere come divora una puttana, informatene con i conviti, se tu vi sapere con che rabbia si adira una puttana, dimandane il padre e la madre di Ognisanti: sappi che se potessero, abbisseriano il mondo in manco tempo che lo fece messer Domenedio.
ANTONIA. Mala cosa.
NANNA. La superbia di una puttana avanza quella di un villano rivestito; la invidia di una puttana  divoratrice di se medesima come il mal francioso di chi lo ha nelle ossa...
ANTONIA. Di grazia, non me lo ricordare, poich mi  venuto e non si pu saper donde.
NANNA. Perdonami, che non mi rammentava che ti assassinasse. La accidia di una puttana  pi acuta e pi accorata che la maninconia di un cortigiano che si vede marcito in tinello sanza un quattrino di entrata; la avarizia di una puttana  simile a un boccone che uno banchiere avaro ha rubato alla sua fame e ripostolo in cassa con gli altri.
ANTONIA. Dove lasci tu la lussuria di una puttana?
NANNA. Antonia, chi sempre beve non ha mai troppo sete, e rade volte ha fame chi sta sempre a tavola; e se qualche volta toccano una grossa chiave, il fanno per un certo appitito di donna pregna, che mangia uno aglietto e una susina acerba: e ti giuro per la buona ventura che cerco per la Pippa, che la lussuria  la minor voglia che elle abbino, perch le son sempre in quel pensiero di far trarre altrui il core e la corata.
ANTONIA. Io te lo credo sanza giurare.
NANNA. Tu me la puoi ben credere. Ma gusta di grazia mille gentilezze che vo' dire quasi in un fiato.
ANTONIA. D pur, suso.
NANNA. Tre persone infra le altre mi amavano: un dipintore e duo cortigiani; e la pace che  tra i cani e tra le gatte era fra loro. E appostando ognuno di venire a me quando credevano che niuno ci fusse, occorse che il dipintore fuor d'ora comparse alla mia porta; e percossola gli fu aperto. Onde salito le scale, nel volermi sedere allato, ecco uno dei duo cortigiani che batte: io conosciutolo, faccio appiattare il dipintore, e venendo incontra allo amico che se ne vien suso dicendo: "Diavolo, fammici crre quel poltrone del tuo dipingemiteredafrustati" (non lo udendo per il dipintore), e nello sciogliere della altra parola, il terzo amante col suo spurgarsi mi fa cenno che io gli apra. E fatto ascondere colui che l'avea col dipintore comparisce in campo quello che si fece aprire sputando, e di prima giunta mi dice: "Son venuto credendomi trovare qui teco un dei dui sciagurati: e se ce gli trovava, se ce gli trovava, il minor pezzo era la orecchia"; e non ti credere che se ben diceva cos, che egli avesse dato nel culo a Castruccio. E che sia il vero, sendo udito dal dipintore che non sapea del cortigiano ascoso, e dal cortigiano che non sapeva del dipintore, saltaro fuora l'uno e l'altro per far disdire il frappatore: che visto i duo, volendosi tirare indietro, pervenuto in capo della scala cadde giuso ed essi che non vedevano lume per la ira, si gli riversaro sopra. Onde i tre che si odi.a.vano a morte, tutti in un fascio cominciaro una battaglia in terzo, cos fatta che trasse molta gente al romore: ma non potevano entrare a spartirgli, perch tenevano con le spalle di modo chiusa la porta che non si poteva aprire. Moltiplicando il grido e la gente di fuora, volse la sorte che il governatore pass di ivi; e fatto trarre lo uscio in terra, gli fece pigliare tutti e tre, cos pesti sanguinosi come erano, e metterli in una medesima prigione: n sarebbeno mai usciti se non si accordavano fra loro come fecero.
ANTONIA. Certo ella fu bella.
NANNA. La fu s bella, che io a tutti i forestieri la ricontava; e fui per farci far suso un canto di Gian Maria Giudeo: e nol feci perch non si dicesse che io fussi vanagloriosa.
ANTONIA. Dio tel meriti.
NANNA. Dio il faccia. Ma s come la narrata fece ridere ognuno, cos questa che ti narrer fece stupire ognuno. Io nel colmo del favore che mi davano gli amici (bont del mio essere buona robba), imaginai di farmi murare in Camposanto.
ANTONIA. Perch non in San Pietro o in Santo Ianni?
NANNA. Perch io volea movere altrui pi a piet col pormi dirimpetto a tante ossa di morti.
ANTONIA. Ben pensasti.
NANNA. Dato cotal nome, comincio a far vita santa.
ANTONIA. Prima che tu mi conti altro: dimmi, perch tu entrasti nel fernetico di farti murare?
NANNA. Per esserne cavata dai miei amanti a lor costo.
ANTONIA. S, s.
NANNA. Cominciai a mutar vita, e di primo tratto sparai la camera, poi il letto, poi la tavola, e messami una vesticciuola di bigio, tolte via catene, anella, scuffie e altre pompe, mi diedi a digiunare ogni d, mangiando per di nascoso, non negando in tutto il parlare, e non consentendo in tutto agli amici: ma di d in d gli avezzai a far sanza me, di modo che si disperavano. E udendo io che la fama del voler farmi murare era sparta per tutto, tratto il miglioramento di casa e ripostolo in sicuro vado daendo alcuni stracci per lo amor di Dio, e quando mi parve il tempo, chiamati quelli che si credevano rimanere vedovi di me (che buon per loro se mi fussi pi tosto perduta che smarrita) gli faccio porre a sedere: e stata cos un poco rivolgendo nella fantasia alcune parole che avea messe insieme da me stessa, fattomi prima uscire dieci lagrimette degli occhi e non so come affermatole per le gote, dico: "Fratelli, padri e figliuoli, chi non pensa alla anima non l'ha, o non l'ha cara. Per io che la ho cara e holla, convertita dal predicatore e dalla leggenda di santa Chiepina, e impaurita dallo inferno che ho visto dipinto, delibero di non andare a casa calda: e perch i miei peccati sono poco meno che la misericordia, perci fratelli, e perci figliuoli, io co me voglio murar questa carnaccia questo corpaccio, e questa vitaccia". In questo i singhiozzi dei poveretti mormoravano nelle loro gole a modo che fanno in quelle dei divoti che non ponno ritener i sospiri entrando il frate nella Passione; e seguitando gli dico: "Non pi pompe, non pi fogge, non pi robba: la mia camera parata sar un passo di stanza ignuda; il mio letto sar una bracciata di paglia sopra una asse; il mio mangiare, la grazia di Dio; e il mio bere, la acqua piovana; e la mia veste d'oro, questo"; e trattomi di sotto ove sedea un cilicio aspro, glielo mostro: e se ti ricordi del pianto che fanno gridando le buone persone nel mostrar della croce al Coliseo, vedi e odi il lamento dei miei appassionati, che soffocati dal dolore, parlavano col pianto. Ma nel dirgli "Fratelli, vi dimando perdono", levaro un romore simile a quello che leveria Roma s'ella andasse un'altra volta a sacco (che Dio ce ne guardi). E gittatomisi uno inginocchioni ai piedi, non potendo far frutto alcuno co' suoi proemi, si lev suso e diede venti volte col capo nel muro.
ANTONIA. Che peccato.
NANNA. Ora venne la mattina che dovea entrare nel muro, onde averesti giurato che tutta Roma fusse nella chiesa di Camposanto; e accozzando insieme tutta la gente che and mai a veder battezzare Giudei, non ci arriverebbe a un pezzo; e sia certa che quelli che si hanno a giustiziare la mattina, e quelli che hanno a combattere, non pateno il dispiacere che patiro i miei ammartellati. Ma che ti vo' menando per le cime degli arbori? Io fui serrata con bisbiglio di tutto il popolo: chi dicea "Iddio gli ha tocco il cuore"; chi dicea "La dar buono essempio a delle altre"; altri dicea "Chi l'averia mai creduto"; alcuno non volea credere vedendolo; alcuno se ne stupiva, e altri se ne rideva dicendo "Oh, s'ella ci fornisce il mese voglio essere crocifisso". Ed era una compassione e uno spasso a vedere tutto il d i meschini nella chiesa facendo a gara a parlarmi: e il Sepolcro non fu guardato dai Farisei come era guardata io da essi. Pure, passati alcuni d, pur pochi, comincio a dare orecchie ai preghi loro che a tutte le ore mi porgevano perch ne uscissi, con dirmi "Si pu salvar la anima in ogni luogo". E per dirtela in una parola, essi mi ritolseno e riforniro una casa di nuovo: onde io, scappata del muro, che ruppero come si rompe la porta del Giubileo cavato che il papa ne ha il primo mattone, diventai pi sfacciata che prima; e tutta Roma ne smascellava; e coloro che antivideno il mio smuramento dicevano l'un l'altro ad alta voce: "Che ti dissi io?".
ANTONIA. Io non so come sia possibile che una donna possa pensare ci che tu pensasti.
NANNA. Le puttane non son donne, ma sono puttane; e per pensano e fanno ci che io feci e dissi. Ma dove lascio una nostra saviezza che staria bene alle formiche che si proveggono la state per il verno? Antonia mia, sorella cara, tu hai da sapere che una puttana sempre ha nel core un pongolo che la fa star malcontenta: e questo  il dubitare di quelle scale e di quelle candele che tu saviamente dicesti; e ti confesso che, per una Nanna che si sappia porre dei campi al sole, ce ne sono mille che si muoiono nello spedale; e maestro Andrea soleva dire che le puttane e i cortigiani stanno in una medesima bilancia, e per ne vedi molti pi di carlini che d'oro. E che fa il pungolo che elle hanno anche nella anima, non pure nel core? le fa pensare alla vecchiezza, onde se ne vanno agli spedali, e scelta la pi bella bambina che ivi venga, se la allevano per figliuola; e la tolgono di una et che appunto fiorisce nello sfiorire della loro, e gli pongono un dei pi belli nomi che si trovino, il quale mutano tuttod; n mai un forestiere pu sapere qual sia il suo nome dritto: ora si fanno chiamare Giulie, ora Laure, ora Lucrezie, or Cassandre, or Porzie, or Virginie, or Pantasilee, or Prudenzie e ora Cornelie; e per una che abbia madre, come sono io della Pippa, un migliaio sono tolte dagli spedali. E c' dei guai a indovinare il padre di quelle che facciamo noi, se bene diamo il nome che sono figliuole de signori e di monsignori: perch son tanti vari i semi che si spargono nei nostri orti, che  quasi impossibile di appostare chi sia quello che ci piant quello impregnativo; ed  pazza chi si vanta di conoscere di qual grano sia quello che nasce in un gran campo seminato di venti ragioni di grano, sanza che ci si ponga altro segnale.
ANTONIA.  certissimo.
NANNA. E guai per chi incappa nella mani di puttana che ha madre; tristo per chi ci si incapestra! perch, se ben sono vecchie vogliono la sua parte dello unto; onde bisogna che elleno mescolino co' tradimenti delle figliuole alcune ruberie per via delle quali possino pagare chi le sfami ben bene: per che sempre si intabaccano di giovani, e questo  costume delle vecchie, che a pena ponno trovar credito pagando.
ANTONIA. Questa tua  una ragion viva.
NANNA. A che pericolo va uno meschino sopra del quale fanno dispute la madre e la figlia riserrate in camera: che ladri ricordi, che crudeli avvisi, che traditori discorsi si danno e si fanno sopra la sua borsa! Il maestro della scrima che mi stava allato non insegnava tanti punti a quelli che imparavano, quanti ne insegna una di queste madri posticce e non posticce alle figliuole; e le dicono: "Come lo amico viene, digli la tal cosa e chiedegli la tale; bascialo nel tal modo e accarezzalo nel tale; adirati alla cotal foggia e rallegrati alla cotal via; non lo aspreggiare troppo e non lo accarezzar molto; e mentre motteggi seco, vattene altrove e mostrati penserosa; prometti e sprometti secondo che ti vien bene, aggrappando sempre o maniglie o anelli o collane o coronette: che al peggio non si pu venire che al renderle". Ed  cos come ti dico.
ANTONIA. Mi par quasi credertelo.
NANNA. Credimelo pure affatto, e non quasi.
ANTONIA. E tu sei stata cos iniqua?
NANNA. Chi piscia come le altre  come le altre: e perci, mentre vissi puttana, fui puttana; n lasciai a fare cosa che dovesse una puttana, perch io non sarei stata puttana non avendo voglie di puttana; e se niuna merit mai di essere addottorata per puttana, lo merit la tua Nanna puttana, che in mantenermi sempre di .XXV. anni fui maestra. Prima si apposterebbe il numero delle lucciole di dieci state, che gli anni che ha una puttana: che oggi ti dice "Io ne ho .XX.", in capo a sei altri giura averne .XIX. Ma parliamo delle cose importanti. Quanti meschini ho io fatto tagliare a pezzi e ferire ai miei d!
ANTONIA. Di l ti voglio.
NANNA. Di l mi averai, ingiubileata, indulgenziata e instazzonata di sorte che la mia anima non sar delle ultime nello altro mondo, s come il corpo non  stato delli ultimi in questo. Madonna no, che io non sar delle derietre, se bene aveva piacere di fare ammazzare gli uomini: perch io l'ho fatto per grandezza, parendomi vanagloria della mia bellezza lo udire d e notte fulminare le spade per suo conto; e guai a chi mi faceva un guardo torto, che ne averei dato al boia per vendicarmene.
ANTONIA. Il male  male, e il bene  bene.
NANNA. A sua posta: l'ho pur fatto, e me ne pento e non me ne pento. Ma chi ti potria dire l'arte che io avea in dar martello? Antonia, qualche volta mi ritrovava .X. amorosi in casa, e compartendo i basci, le carezze, le parole e il pigliar per mano infra tutti, si stavano in paradiso: fino a tanto che veniva a me uno uccello nuovo, mantovanamente e ferraresamente carico di puntaletti, di nastretti e di bordelletti; il quale accolto da me come si accoglie uno che ti porta doni, piantati i miei galanti (disse la Genovese), il ritirava in camera meco, onde caduto il rigoglio a quelli che avea lasciati in sala, come cascano le mandoline pel freddo e i fiori per il vento, si udiva fra loro un sospirare sanza far motto, che pareano genti sforzate che si stringano nelle spalle per non poter fare altro; e dopo i sospiri, nascevano alcuni gridetti misti con morditure di dita, con pugni su la tavola, con grattature di capo, con spassaggiature mute e con qualche versetto cantato a stracci per disfogare la collera; e indugiando a tornare a loro, pigliavano la via della scala: e perch gli richiamassi indietro, dicevano qualche parola forte o con la fantesca o con altri; e dato una giravolta, trovando la porta chiusa, facevano una doglienza spasimevole.
ANTONIA. La Ancroia non fu s cruda.
NANNA. Tu sei in su le pietosarie.
ANTONIA. Ci sono e ci voglio essere.
NANNA. Stattici se tu ci sei: che, pur.ch. mi ascolti, basta.
ANTONIA. Ti ascolto, non dubitare.
NANNA. Che spasso era a vedere, nel mezzo del piacere che si pigliava alcuno di me, darmi a piangere .s.anza cagione niuna; e sendo dimandata "Perch piangete?", con certi singhiozzi e con certi sospiri aggoluppando le parole, dicea col pianto: "Io sono straziata, io non sono apprezzata da te, ma pazienza poich piace alla mia fortuna pessima". Altra volta, nel partirsi da me uno per due ore, gli dicea piangendo: "E dove andate? a qualcuna di quelle che vi trattano come meritate", onde il goffo se ne teneva che una donna stesse mal di lui. Piansi anco spesso nel venire a me uno che non ci fusse venuto di quei duo d per fargli credere che lo facessi per allegrezza di rivederlo.
ANTONIA. Tu avevi le lagrime molto in sommo.
NANNA. F stima che io fossi un terreno di quelli che zampillano fuora l'acqua tosto che son tocchi, anzi di quelli che la fanno sanza punto toccargli: ma non piansi mai se non con uno occhio.
ANTONIA. O piangesi con un occhio?
NANNA. Le puttane piangono con uno, le maritate con dui, e le moniche con quattro.
ANTONIA. Questo s che  bello a sapere.
NANNA. Saria bello se te lo volessi dire: ti dir bene che le puttane piangono con uno, e con l'altro ridono.
ANTONIA. Questo  ben pi bello; or dimmi, come?
NANNA. Non sai tu, poveretta, che noi puttani (vo' dir cos) abbiamo sempre il riso in uno, e nell'altro il pianto? E che sia il vero, per ogni cosellina ridiam, e per ogni cosellina piagnamo; e i loro occhi sono come un sole rannuvolato, che ora spunta fuora il raggio, e ora lo asconde: esse nel mezzo del pianto scoccano un risetto, e nel mezzo del riso scoccano un piantetto e questi cos fatti risi e cotali cos fatti pianti feci io meglio che puttana che venisse mai di Spagna; e con essi assassinai pi uomini che non muoiono nella paglia per queste reverendissime corti. E non ci  cosa pi necessaria che i risi e i pianti che ti ho detto: ma bisogna fargli a tempo, perch scappato che ti  il tempo delle mani, non vagliano nulla, e sono come le roselline da Domasco che, se non son colte alla alba, perdeno l'odore.
ANTONIA. Ogni d si impara cose nuove.
NANNA. Dopo i risi e dopo i pianti finti, vengono via le bugie lor sorelle, delle quali mi dilettai pi che non fanno i villani delle frittelle, e ne dissi pi che i Vangeli non dicono verit: e le murava s con la calcina dei miei giuramenti nel credere di altrui, che avereste detto "Costei  la prima vangelista". Io trovava le pi ladre cose del mondo, e di miei parenti e di miei poderi e di mie fanfalughe imaginava ciance stranissime, e tirandole a mio proposito, diceva di averle sognate. E teneva scritti in una tavoletta tutti i nomi dei miei guasti, e compartite fra essi le notti della settimana, mettea fuora il nome di colui che aveva a dormir meco: e se tu hai visto lo ordine che tengono i preti che dice le messe in certe tavolette attaccate in sagrestia, vedi me.
ANTONIA. Io ho visti i preti, e parmi di veder te.
NANNA. Sta bene adunque.
ANTONIA. Ma che ha a fare la tavoletta dei nomi con le bugie che tu dicevi?
NANNA. Ha da fare che i barbagianni, tenendosi sicuro per la tavoletta che gli notificava la lor notte, se ne trovavano ingannati spesso spesso: per che metteva lo scambio, come alle volte metteno anche le chiese nel farsi dir le messe.
ANTONIA. A cotesto modo s che le bugie sono a proposito con la tavoletta.
NANNA. Ora odi questa, e serbatela per fartene onore. Io accattai una catena di valore grande da uno sfegatato dei fatti miei, la quale tolse in presto da un gentiluomo che ne spogli la moglie per servirnelo; e fu, il d che me la posi al collo, quando il papa d la dote nella Minerva a tante fanciulle poverine.
ANTONIA. Il d della Nunziata?
NANNA. Della Nunziata, cos . Io me la posi al collo in quel d propio, ma ce la tenni poco.
ANTONIA. Perch poco?
NANNA. Perch giunta che fu nella chiesa, visto la calca grande pensai di farla mia, e che feci? Mi levai la catena dal collo e la diedi a una persona che mi era pi segreta che il confessore; e spintami inanzi inanzi, sendo gi nel mezzo della folta, caccio uno strido simile a quelli di coloro che si gli trae un dente in Campo di Fiore dal cantainbanca, e voltandosi ognuno al grido, eccoti la buona Nanna a dir "La mia catena, la mia catena: il ladro, il mariuolo, il traditore", e ci dicendo tutta mi pelo piangendo. E tratto ciascuno allo stridere mio, tutta la chiesa si scompigli, e corso il bargello al romore, prese non so che d.i.sgraziato che gli parse alla cera che fusse stato il ladro della catena: e menatolo a Torre di Nona di peso, manc poco che non lo fece impiccar caldo caldo.
ANTONIA. Non ne vo udir pi .
NANNA. S, udirai.
ANTONIA. Voglio udir ci che disse quello che te la prest.
NANNA. Io uscita di chiesa tuttavia piangendo e battendo le palme, me ne venni a casa: e serratami in camera, dissi alla fantesca. "Non sia chi mi dia noia". In questo eccoti lo amico, .e. volendomi parlare, non ci  ordine, onde egli batte e ribatte, chiama e richiama, dicendo: "Nanna o Nanna! aprimi, aprimi, dico; vuoi tu disperarti per questo?"; e io fingendo non lo udire, diceva n piano n forte: "Meschina, poveretta che io sono, sventurata, disgraziata, voglio entrare nelle Convertite, voglio ire ad affogarmi, e mi vo' far romita", e levatami su del letto dove mi giaceva, dico sanza aprir la camera, "Fantesca mia, v per un giudeo, che vo' vendere ci che io ho, e con i denari pagheremo la catena". E fatto vista la fantesca di volere andare per lui, il buono amante gridando forte "Apri, che sono io" gli apro e nel vederlo alzo le voci: "Oim, che son disfatta" ed egli: "Non dubitare, che se credessi rimanere ignudo, vo' che tu te ne senta tanto, quanto io di questo scoppio che fo con le dita"; "No, no" rispondo io, "basta che mi si faccia tempo duo mesi". Tu vai cercando: egli dormendo meco la notte l'ebbe s dolce che non si parl pi di catena.
ANTONIA. La tua era una utile bottega.
NANNA. Un vecchio grimo, grinzo, rancio, lungo e magro, si imbriac di me: e io della sua borsa, e potendo tanto godere del piacere amoroso quanto de le croste del pane uno sdentato, si .s.passava in toccarmi, in basciarmi e in popparmi n per tartufi, n per carcioffi, n per lattovari pot mai drizzare il palo: e se pur pure lo alzava un poco, tosto ricadeva giuso non altrimenti che un lumicino che non ha pi olio, che mentre mostra di raccendersi si spegne, n gli giovava menare n rimenare, n dito nel fischio n sotto i sonagli. A costui feci io di matti scherzi; e fra gli altri, avendo ordinato un convito a molte cortigiane, il quale tutto si forn co' suoi denari, di .XXX. pezzi di argento che mi accatt per la cena, gliene rubai quattro; e facendone egli romore grande, gittandomigli in grembo dicea: "Babbo, babbo, non gridate, non ci fate fare il mal pro' il mangiar: togliete le mie veste e ci che io ho, e pagategli"; e standosi cheto, tanto gli diedi del babbo nel capo, che rimase come rimane un padre a quel "papp" che il figliuoletto gli d nel core; e pagando i piatti del suo, gli bast giurare di non accattar mai pi cosa niuna per persona del mondo.
ANTONIA. Tu eri delle fine.
NANNA. Nel pigliare di una amicizia, fui s dolce che ognuno che mi parlava la prima volta ne giva predicando; vien poi gustandomi: lo alo  una manna. S come nel principio che mi spiacessero le cose mal fatte, cos in mezzo e in fine mostrava che mi spiacessero le ben fatte: perch a usanza di buona puttana avea gran piacere di seminare scandoli, di ordire garbugli di turbare le amicizie, di indurre odio, di udire dirsi villania e di mettere ognuno alle mani; sempre ponendo la bocca nei prencipi, facendo giudicio del Turco, dello imperadore, del re, della carestia, della dovizia, del duca di Milano e del papa avvenire; volendo che le stelle fossero grandi come la pina di San Pietro e non pi , e che la Luna fusse sorella bastarda del Sole; e saltando dai duchi alle duchesse, ne parlava come io le avessi fatte co' piedi; e la grandezza che a pena sta bene a loro usava, che quella della imperadora  una favola: pigliando essempio d'alcuna che recatasi in suso i matarazzi di seta, faceva stare inginocchioni chi le favellava.
ANTONIA. Le son dunque papesse?
NANNA. La papessa, secondo che si dice, non faceva tante cacarie: meff no che ella non le faceva; e non trov il cognome che trovano esse: e chi si fa figliuola del duca Valentino, chi del cardinale Ascanio; e Madrema si sottoscrive "Lucrezia Porzia, patrizia romana", e suggella le lettere con un segno grande grande. N ti credere che i bei titoli che si danno da loro stesse le faccia migliori: anzi sono s sanza amore, s sanza carit e s sanza piet, che se san Rocco, san Giobbe e santo Antonio gli chiedesse la limosina, non gline dariano, se bene ne hanno paura.
ANTONIA. Ribaldacce.
NANNA. E sia certa che le cose che si gittano in fiume son meglio poste che a donarle a esse: che tanto ti sprezzano, donato che gli hai una cosa, quanto fingono apprezzarti prima che gliene doni. Solo ci  di buono la fede che elle mantengano: che zingari, che frati di India? Insomma le puttane hanno il mle in bocca, e in mano il rasoio e ne vederai due leccarsi da capo a pi: partite poi da sieme, dicono cose l'una dell'altra che spaventariano Desiderio e i preti dal buon vino che spaventaro la Morte con il ridersi di lei mentre che ella gli arrostiva e squartava. Maldicenti fuor di modo, a ciascuno lo accoccano, e sia chi si voglia, e facciagli ben quanto sa, che niuno riguardano. Elle staranno in berta con uno che si tiene loro favorito, ed  intertenuto da esse con centomilia "Signorie vostre": e partendosi per dar luogo ad uno altro che viene a corteggiare, nel partire ha mille onori di capo e di lingua; e tosto che egli scende la scala, gli  dato le spezie dietro, poi uscito dello uscio, un traditore non saria s mal concio dalle loro parole; onde quello che rimane si d ad intendere di essere la pincia della mamma.
ANTONIA. Perch fanno cos?
NANNA. Perch a una puttana non parrebbe esser puttana se non fusse traditora con grazia e privilegio; e una puttana che non avesse tutte le qualit di puttana, saria cocina sanza cuoco, mangiar sanza bere, lucerna sanza olio, e maccaron sanza cascio.
ANTONIA. Io credo che sia una gran consolazione di chi  ruinato per loro di vederle andare su la carretta, come and quella dal capitolo che dice:

O Madremanonvuole, o Lorenzina,
o Laura, o Cecilia, o Beatrice,
sia vostro essempio ormai questa meschina.

Io lo so a mente, e lo imparai credendomi che fusse di maestro Andrea, e poi intesi che lo fece quello che tratta i gran maestri come tratta me questo mal traditore; n profumi, n ungiumi, n medicumi mi giovano: pacienza.
NANNA. Ma io non so che pi dirmiti, e so che ho da dirti pi che non ti ho detto; io lo vado pensando. Infine io ho le cervella in bucato, io le ho nella stufa, io le ho date a sgranare i fagiuoli nel saltarti di palo in frasca. Dico che venne a Roma un giovane di .XXII. anni, nobile e ricco, mercatante nel nome, proprio pasto da puttane; e venendo, al primo tratto mi diede nelle mani, e io fingo lo amore seco: ed egli tanto pi stava in su le sue, quanto io meno stava in su le mie. E cominciando a mandargli la fantesca quattro o sei volte il d, pregandolo che si degnasse venire a me, si sparse per tutto che io era al pollo pesto e allo olio santo per lui onde chi diceva: "La puttana ci ha pur dato dentro, e con chi si  posta: con un che gli pute la bocca di latte, che la far impazzire col suo non stare in proposito una ora"; e io queta tuttavia guastandomi di lui pelle pelle; e fingendo non potere mangiare e non poter dormire, ragionandone sempre e sempre chiamandolo, feci s che se ne fecero scommesse circa lo avere io a trarre i sassi, anzi a morirmi per i suoi begli occhi. Il giovane, cavandone alcune nottate e alcune buone cene, se ne giva vantando, mostrando a ciascuno una turchinetta di poco valore che io gli avea donata, e quando egli era meco, sempre gli diceva: "Non vi lasciate mancare denari, non ne affaticate altri che me, ci che io ho  vostro, perch anche io son vostra", per la qual cosa egli se ne pavoneggiava per Banchi, vedendo essere mostrato a dito. E accadde che standosi meco un giorno, venne da me un gran signorotto; e io fatto ascondere il giovane in uno studiolo, gli faccio aprire, e venuto suso e postosi a sedere, visto non so che lenzuola di rensa: "Chi le sverginer" disse egli, "il vostro Canimedo?" (o Ganimede, io non me ne ricordo appunto), ed io gli rispondo: "Le sverginer per certo, e lo amo e lo adoro, l'ho per uno iddio, e gli son servitrice e sar in eterno, accarezzando voi altri per i vostri denari". Ora stimalo tu se egli udendomi dir ci gongolava; e partito colui da me, gli corro ' aprire: onde ne venne fuora che la camiscia non gli toccava il culo, e spasseggiando signoreggiava e me e la famiglia e la mia casa con gli sguardi. Ma per venire allo amenne del mio paternostro, un d volendomi trassinare a suo modo sopra una cassa, lasciatolo in frega, mi riserrai con uno altro: egli che non era uso a cotal burle, togliendo la cappa con una villania al vento, se ne and fuora, aspettando che lo mandassi a chiamare come solea fare, e non vedendo comparire la colomba, gli entr il diavolo a dosso, e venuto alla porta gli  detto: "La signora  accompagnata". Onde rimaso come un topo intinto nello olio, col mento cadutogli sul petto, con la bocca amara, con le labbra asciutte, con gli occhi molli, col capo sul collo altrui, battendogli il core, si mosse passo passo, tremandogli le gambe come tremano a uno che pur allora si lieva della infirmit; e io per i buchi della gelosia vedendolo andare a scosse, ne ridea; e salutandolo non so chi, con un poco alzare di testa gli rispose. E ritornato la sera, gli fo aprire: e ritrovandomi con una gran brigata a cianciare, vedendo che non gli diceva "Sedete", se ne diede licenza da se stesso; e postosi in un cantone sanza rallegrarsi di cosa piacevole che udisse, si stette fino a tanto che ognuno se ne part. E rimaso solo, mi dice: "Son questi gli amori? son queste le carezze? son queste le proferte?"; e io gli rispondo: "Fratel mio, bont tua son diventata la favola delle cortigiane di Roma, e si fa le comedie della semplicit mia; e quello che mi cuoce pi  che i miei amorosi non mi vogliono dare pi nulla, dicendo: "Noi non vogliamo comprar la carbonata perch altri si mangi il pane unto"; e caso che tu voglia che io sia quella che tu istesso sai che ti sono stata, f una cosa"; ed egli che a cotal parola alz la testa come l'alza uno che si sta per giustiziare allo "scampa, scampa", giuracchiando di fare per amor mio gli occhi alle pulci, mi dice che chieggia a bocca; onde gli dico: "Io vo' fare un letto di seta, che costa con le frange, con il raso e con la lettiera, sanza la manifattura, centonovantanove ducati vel circa; e perch i miei amici veggano che tu fai con lo assai e ti impegni per darmi, togli tutto in credenza: e al tempo del pagamento lascia fare a me, che vo' che essi paghino se crapasseno". Egli dice: "Questo non si pu, perch mio padre ha fatto intendere per sue lettere che non mi si creda, che sar a rischio di chi mi dar cosa alcuna"; e io voltatogli le spalle, lo mando fuor di casa. E misoci un d in mezzo, rimando per esso e gli dico: "V trova Salamone che ti servir dei denari sopra uno scritto di tua mano"; egli va, e dicendogli Salamone "Io non presto sanza pegno", ritorna a me; e raccontatomi il tutto, gli dico: "V al tale, che ti dar gioie per detta somma, le quali comperer il giudeo di grazia"; ed egli via: e trovato quello delle gioie, convenutosi seco, gli fa lo scritto per duo mesi; e portate le gioie a Salamone, gliene vende e portami i danari.
ANTONIA. Che vuoi tu dir per questo?
NANNA. Le gioie erano mie: e riavuti i suoi denari, il giudeo me le riport, e stato cos otto giorni, mando per quello che gli diede le gioie sopra lo scritto di man sua, e gli dico: "F metter il giovane in prigione e giuragli sospetto fuggitivo"; onde essequito l'ordine, il mangione fu preso, e inanzi che ne uscisse pag gli scotti a doppio, perch non usano gli osti vecchi n nuovi di dar mangiare a scrocco.
ANTONIA. Io che fino a qui mi sono tenuta scozzonata, ti confesso di essere una cogliona.
NANNA. Veniva i.l. carnasciale, il quale  il tormento, la morte e la disfazione dei poveri cavalli, delle povere vesti, dei poveri imbertonati; e cominciando da un mio che aveva pi volere che potere, sendo l poco dopo Natale, che le mascare vanno in volta, ma non se ne vede anco molte, pur se ne fanno, che poi moltiplicano di d in d come i poponi, che ne viene cinque o sei per mattina, poi dieci, dodici, e poi una cesta, poi una soma, poi ce ne  da gittare, dico che le mascare non fioccavano ancora quando il mio tuttofumo mi dice, vedendomi stare come una che vuole essere intesa sanza parlare: "Voi non vi avete a mascarare?", "Io sono una guardacasa" gli rispondo io, "e una straccagelosie; lascio mascararsi alle belle e a chi ha di che vestirsi", ed egli: "Domenica vo' che vi facciate mascara in su le fogge". E io mi taccio cos un pezzo, poi mi gli gitto al collo dicendo: "Cor mio, a che modo vuoi tu farmi bella mascara?", "A cavallo" mi dice egli, "vestita per eccellenza, e aver il ginetto del Reverendissimo, che a dirvi il vero il suo maestro di stalla me lo ha promesso", e dicendogli io "Appunto quello mi piace", lo metto in circa sette d inanzi a quello nel quale faccio conto di mascararmi; e fattolo ritornare a me il luned, dico: "La prima cosa mi hai da provedere di un paio di calzette e di un paio di calzoni: e per non darti spesa, manderaimi i tuoi di velluto, che lever via tutto il logoro e far s che mi serviranno, le calzette me le farai con poca poca cosa, e uno dei tuoi farsetti manco buoni, rassettato a mio dosso, mi star benissimo". Detto ci lo veggio torcere, e masticare il "son contento", quasi pentito di avermi miso in sui salti, onde gli dico: "Tu lo fai malvolentiere; lasciamo stare: io non vo' pi mascare"; e volendomene andare in camera, mi piglia e dice: "Avete voi questa fidanza in me?"; e mandato il servidore per le sue spoglie e per il sartore insieme, mi si acconciano per mio uso; e comperato il d propio il panno per le calzette, mi si tagliano e mi si portano indi a duo giorni: sendo egli presente che aiutatomi a vestirle diceva: "Le vi stanno dipinte"; e io sotto i panni di maschio, fattomegli provare da maschio, gli dico: "Anima mia, chi compra la scopa pu anco comperargli il manico; io vorrei un paio di scarpe di velluto". Egli che non ha denari, cavatosi uno anelluzzo di dito, lo lascia in cambio del velluto: e datolo al calzolaio che sa la mia mesura, in un tratto mi si fanno. Dopo questo gli cavo una camiscia lavorata d'oro e di seta, non pur della cassa, ma di dosso, e mancandomi la berretta, dico: "Dammi la berretta, e io mi proveder della medaglia"; ed egli caldo nel far dire di s nel mascarar me, mi d la sua nuova, e mittesene una che aveva disegnato darla al suo famiglio. Or viene la sera che la mattina ho a ire in gestra: e chi lo avesse veduto occupato dintorno a me, averia detto: "Egli  il Campidoglio che mette in ordine il senatore". E a cinque ore di notte lo mandai a comprarmi un pennacchietto per la berretta; poi ritorn per la mascara: e perch non era modanese, lo rimandai per una di quelle da Modena; poi lo feci andare per una dozzina di stringhe.
ANTONIA. Dovevi pur fargli fare tutti i servigi in un viaggio.
NANNA. Doveva, ma non volsi.
ANTONIA. Perch mo'?
NANNA. Per parer signora nel comandar, come io era nel nome.
ANTONIA. Dorm egli teco la vigilia della tua festa?
NANNA. Con mille suppliche ne ebbe una voltarella, dicendogli io: "Doman di notte lo farai venti non ti bastando dieci". Ora venne l'alba, e prima che spuntasse il sole lo faccio levar suso e gli dico: "V e f governare il cavallo, acci che subito desinato io possa montarvi suso"; ed egli si lieva, e levato si veste e vestito si parte, e partito trova il maestro di stalla, e trovato gli dice con parlar lusinghevole: "Eccomi qui". Il maestro di stalla sta cos, e non nega e non afferma; ed egli: "Come, volete voi essere la mia ruina?"; "Io no" risponde il maestro, "ma il Reverendissimo, mio padrone, adora il cavallo; e sapendo la natura delle puttane, che non riguarderiano Iddio, non che una bestia, non vorrei che si spallasse o rapprendesse, acci che io non ruinassi me d'altra maniera che non ruinereste voi non lo avendo", ed egli a pregare e a ripregare, tanto che alfine il maestro di stalla gli dice: "Io non posso mancarvi; mandate per esso, che vi sar dato"; e commesso al famiglio che lo governa che si gli dia, mi spedisce il suo servidore a staffetta: che contatami la diceria stata fra loro, se ne rise meco.
ANTONIA. Gran traditori son questi famigli, certamente nimici dei lor padroni.
NANNA. Non c' dubbio. Ma eccoti l'ora di desinare; io desino con lo amico, e appena gli lascio inghiottir sei bocconi, che gli dico: "F mangiare il garzone, e mandalo per il cavallo". Io son ubbidita: il garzone mangia e va via; e quando io credo che venga col cavallo, ritorna senza; e giunto suso dice: "Il famiglio non me lo vuol dare, perch il maestro di stalla vuol prima parlarvi". Appena finito la imbasciata, che il poveretto garzone si trova un piatto nel capo.
ANTONIA. A che proposito gli diede il suo padrone?
NANNA. Gli diede perch averebbe voluto che lo avesse chiamato da canto e fattagli la imbasciata nello orecchio, perch io .che. non mi voltai non la avessi udita. Io mi gli voltai e dissi: "Mi sta molto bene, molto ben mi sta, poich mi ho voluto fare pi bella mascara di quella che mi ha fatta la puttana di mia madre; io ne era certa di quello che mi interviene: tu non me ne farai pi ; matta son io stata a crederti e a lasciarmi mettere suso. Mi fa peggio che si dir che sono stata soiata, che del cavallo"; e volendomi egli dire "Non dubitare che il cavallo verr", con un "lasciami stare" gli volto le spalle, onde pigliata la cappa e volato alla stalla, inchinandosi a ogni famiglio si fa insegnare il maestro di essa: e tanto lo scongiura, che il beato cavallo si ottiene. E io che a ogni romor che udiva, credendo che fusse il cavallo, mi faceva alla finestra, veggio il famiglio che tutto sudato, con la cappa ad armacollo, viene a dirmi: "Signora, adesso adesso sar qui". E ci detto, ecco uno che lo mena a mano, rinegando il Cielo per il saltellare che faceva tenendo tutta la strada. Io nel comparir d'esso alla mia porta, mi sporgo quasi tutta fuora della finestra, acci la gente che passava vedesse chi era colei che lo aveva a cavalcare; e mi godea dei fanciulli raccolti intorno al cavallo, perch dicevano a chi veniva: "La signora qui si fa mascara". Giunto di poco il cavallo, giugne il mio amore, che tutto affannato e tutto allegro mi dice: "Bisogna mandar gli uomini"; dieci ne stavano a mia requisizione. Io intanto gli do un bascio, e chiedendo il saio di velluto che la sera dovea portarmi il famiglio, il saio non ci , per che lo imbriaco se lo era dimenticato: e se io non teneva il suo padrone, il da poco non ne faceva pi ; basta che g per esso correndo, e me ne vesti': e nel legarmi le calze, adocchiate le cinte delle sue calze molto belle, gliene rubo con una parolina, prestandogli le mie non troppo vaghe. Finito il mio addobbamento, nel quale and pi tempo che non va nel diventar ricca, con cento novelluzze e con cento vezzi fui posta a cavallo; e tosto che ci fui, lo innamorato solo, salito sopra un suo ronzino, si avvia meco: e presami per la mano, averebbe voluto che tutta Roma lo avesse visto in tanto favore. E andando cos, arrivammo ove si vendono le uova di fuora inorpellate e di dentro piene di acqua di fiume inrosata; e chiamato un facchino, ne toglio quante ne aveva uno che le vendeva; ed egli si svaligia di una collana che si faceva campeggiare al collo, e lasciala in pegno per le uova: che gittatole in un credo sanza proposito niuno, lo ripiglio per mano, e per essa lo tengo fino a tanto che incontro una frotta di persone mascarate e smascarate; e accompagnatami con loro, fattami bene in mezzo, lo lascio l goffo goffo. E come io era in Borgo o in Banchi (fango a sua posta), sanza rispettar punto n 'l cavallo n 'l saio, faceva due carriere: e quattro o sei volte che io lo ritrovai il d, gli feci quelle carezze che si fanno a chi non si vide mai; ed egli trottatomi alquanto dietro, non potendo raggiungermi col suo triccare, si rimaneva sopra il ronzino come un uomo di stoppa. Venuta poi quasi la notte, cantando in compagnia di mille altre puttane e bertoni

E tremo a mezza state ardendo il verno,

mi lascio ritrovare e pigliar per mano dal disperato; e detto alla compagnia "Buona notte, buona notte, signori", con la mascara in mano, dico al mio giorgio: "Beato chi ti pu vedere: tu mi lasciasti, e so bene io perch; a fare a far sia". Il buon moccicone si scusa, e mentre vuol darmi il torto, capitiamo in Campo di Fiore; e fermatami a un pollaiuolo, tolto un paio di capponi e duo filze di tordi, dandogli a chi me gli porti a casa, dico: "Pagagli"; e bisogn che ci lasciasse un rubinetto che gli diede sua madre quando venne a Roma, che gli era a core quanto a me il pelarlo. E giunti a casa, non ci essendo n candele, n legne, n fuoco, n pan, n vino (forse per non volere io che ce ne fusse), entro in collera; e racquetata dal suo andare a provederne, non ci essendo il suo famiglio che era ito a rimenare il cavallo (che fece giurare al maestro di stalla di nol prestar pi , se venisse Cristo), mi gitto sul letto; e stataci un pochettino, ecco robba a iosa: e aiutando mia madre, si apparecchi e cosse la cena in un sonare di campanelle. E postici a tavola, appunto nel fine del mangiare odo uno che tosse e sputa; il quale tossire e sputare accor il meschino: per che fattami alla finestra, conosciuto lo amico, mi avvento a lui e me ne andai seco lasciandolo tutta notte sanza mai chiudere occhio, a passeggiare per casa e a frappare di farmi e di dirmi. E ben ne and egli a riavere il saio che mi prest, per il quale venne otto d alla fila il suo famiglio prima che lo avesse.
ANTONIA. La non fu troppo civile a farla a uno che ti aveva fatto tante cose per fartelo una notte a suo modo.
NANNA. La fu civilit puttanesca, e non meno bella che quella di un mercatante da zucchero che lasci fino alle casse per dolcezza di altro che di zucchero, e mentre dur l'amorazzo suo fino nella insalata mettevamo il zucchero. E assaggiando il mle che usciva della mia tumiintendi, giurava che il suo zucchero era amaro a comparazione.
ANTONIA. E per te lo gitt dietro.
NANNA. Ah! ah! Mi ricordo vederlo impazzito nel mirarmela: egli la toccava, e rassodandosi nel maneggiarla, la assimigliava a una di queste boccucce che tengono serrate le figure delle donne di marmo che sono in qua e in l per Roma, e diceva che ella rideva come par che ridano le bocche d'esse. E in verit lo poteva anco dire (bench non stia a me a lodarmi), perch io la aveva galantina al possibile, e ci parevano e non ci parevano i peli, ed era fessa s bene, che non ci si conosceva il fesso: non troppo rilevata n troppo abbassata. E ti do la fede mia che il zuccaraio mi ci diede pi basci che non fece nella bocca succiandola come un uovo nato allora allora.
ANTONIA. Furfante.
NANNA. Perch furfante?
ANTONIA. Per il mal che Dio gli dia.
NANNA. Non gliene diede egli a farlo innamorare di me?
ANTONIA. Non a mio modo.
NANNA. Ora io non ti conto le cose minute, con le astuziette con le quali pelava altrui sanza che mi si vedesseno le mani; e usava il gergo per mezzano tosto che veniva a me qualche bue: e non intendendo ci che si volesse dire "monello", "balchi", "dughi" e "trucca per la calcosa", erano assassinati come un villano dal parlar per lettera dei dottori. E certamente il parlar furfantesco  degno da furfanti, perch per sua colpa si fanno mille furfantarie. Ma lasciamiti dire nel modo che io burlai favellando alla toscana un balocco senese, pare a me.
ANTONIA. Non poteva essere altro.
NANNA. Egli sendoci venuto da poco in qua, mi manicava con gli occhi, e non vedeva mai la mia fantesca che non bottoneggiasse di me, talora diceva: "Questo cuore  della signora"; altra volta: "Che fa la signora, figlia bella?"; ed ella, rispondendogli "Fa bene al comando della Signoria vostra", gli faceva dietro i visacci. E vedutolo un d cos di lungi, dico alla mia segretaria: "V gi , e fagli pagare il fitto della strada che ci impaccia col passarci a tutte l'ore"; ed ella recatasi in su l'uscio, e mentre che egli vuole aprire la bocca per salutarla, dice forte forte: "Che possa rompere la coscia, acci che non ci torni mai pi , o! o! o! o! Appunto ei non si vede apparire, disgraziato, gaglioffo". Il merendone spaventacchio delle altalene, le dice: "Che cosa ? eccomi qui al piacer vostro: io son servidore della signora sono"; ed ella, fingendo di non lo intendere, dice: "Quattro ore, quattro ore sono che mandammo il ladroncello a scambiare un doppione per dare un ducato di mancia al facchino che ha portato due pezze di raso cremisi alla mia signora, le quali le ha donato il prencipe della Storta, e non ci torna". Il besso, che voleva essere conosciuto per liberale s come si conobbe per corrivo, squinternata la borsa, le dice: "Or tolli, che adoro la signora adoro"; e le pose in mano quattro corone, facendo seco il grande. Poi dicendo "Ella mi vuol bene,  vero?", la fantesca chiamata da me, sanza rispondergli se io gliene voleva o no, gli serra la porta sul viso: onde si rimase fuora come un cacciato dalle nozze ove era ito sanza esserci invitato.
ANTONIA. Si gli fece il dovere al pazzacone.
NANNA. Veniamo a quella da le gatte.
ANTONIA. Che gatte saranno queste?
NANNA. Io aveva debito con un vendetele .XXV. ducati, e non facendo pensiere di dargliene mai, carpii la via di uccellarlo. E che feci? Io avea due gatte assai belle, e vedendolo venire alla finestra per i denari, dico alla mia fantesca: "Dammi una delle gatte, e tu piglia l'altra; e tosto che il telaiuolo giunge, gridando io che tu la scanni, finge di non volere; e io far vista di storzar quella che aver in mano". Appena dissi questo, che eccolo su.
ANTONIA. Non batt egli prima la porta?
NANNA. No, che la trov aperta. Giunto suso, io a gridare "Scannala, scannala", e la mia fantesca quasi piangendo mi pregava che le dovessi perdonare, promettendomi che non mangerebbe pi il desinare; e io che parea rabbiosa, mettendo le mani nella gola alla mia, le diceva: "Tu non me ne farai pi ". Il mio creditoreasuespese, veduto le gatte, gliene venne compassione, onde me le chiede in dono; "Appunto", gli dico io, ed egli: "Di grazia, signora, servitemene per otto d, e poi ve le aiuter ammazzare, caso che non me ne vogliate donare o perdonargli". E dicendo cos mi toglie la gatta, facendone io un poco di resistenza; poi, strappata l'altra di mano alla fantesca, le da al fattorino che si menava dietro (avendonegli ella prima acconce in un sacco) e falle portare a casa sua. E io gli dico: "Fate che dopo gli otto d mi si rimandino, che le voglio ammazzare, le traditore"; e promesso di farlo, mi chiede i .XXV. ducati: che col far sagramento di portgliene fra dieci giorni fino a bottega, ne lo mando contento. Passati i dieci e i quindici, ritornato .a. chiedermegli, avendogli io .in. un fazzoletto, rimescolandogli tuttavia dico: "Molto volentieri, ma vo' prima le mie gatte"; "Come le vostre gatte?" risponde egli, "elle si fuggiro su per i tetti tosto che si lasciaro per casa". Quando che odo quello che sapea inanzi che io lo sapessi, con un viso di madrigna gli dico: "Fate che le gatte ritornino, se non le vi costeranno altro che .XXV. ducati tignosi; le gatte son promesse, e si hanno a portare in Barbaria le mie gatte; le mie gatte, messer mio, hanno ritornar qui, qui hanno a tornare". Il poveruomo appoggiato in su la finestra, vedendo per i gridi che alzava ragunar persone nella strada, sanza dirmi altro, come savio, la diede gi per la scala, dicendo: "V, poi, e fidati di puttane".
ANTONIA. Nanna, io ti vo' dire una mia fantasia.
NANNA. Dimmelo.
ANTONIA. La bellezza di questa dalle gatte  s gentile, che per suo amore ti seranno perdonate quattro di quelle scommunicate.
NANNA. Credilo tu?
ANTONIA. Ci giuocherei l'anima mia contra un pistacchio.
NANNA. Non sar poco. Uh, uh, uh... mi  caduto il ciamorro .. uh, uh, uh... questa ficaia mi ha saputo tenere il sole molto male. E non ci sar ordine che ti narri di molti ch'io sciloppava di sorte che faceva credere loro che la sinagoga dei Giudei fosse in aria alla foggia che si dice che  l'arca de Macometto... uh uh, uh, uh, ... io non posso pi fiatare, son gi fioca, la scesa mi fa cader l'ugola.
ANTONIA. Il noce suol far trista ombra, e non la ficaia.
NANNA. Dimmi il parer tuo in tre parole secondo la tua impromessa, che io affogo... uh, uh, uh... io sto male. Mi sa peggio di non poterti contare come io riformava i miei amorosi, che se io avessi perduto non so che: fingendo carit inverso le lor borse, non voleva che si sfoggiasse in ricami, n in pasti, n in cose disutili, e ci faceva perch i denari si serbassero pe' miei appetiti, e i goffi mi lodavano per discreta e amorevole alla robba loro. Oim, io crepo... oh, oh, oh...; mi duole anco di non poter contarti quella dalle spalliere, con la quale ci feci stare chi le impegn, chi l'aveva in pegno, colui che me le comperava, duo che stavano a vedere farne mercato, quello che me le port a casa, e uno che si abbatt mentre che io le faceva appiccare in camera.
ANTONIA. Deh, sfrzati di contarmela; deh s, Nanna, dolce Nanna, cara Nanna.
NANNA. Egli accad che messere aitamelodire, messe... messer... io muoio, non ci  ordine; perdonami, che te la dir un'altra volta, con quella di monsignore appresso, il quale fugg ignudo per tutti i tetti della contrada..., oim, io spasimo, Anto... Antonia mi... mia, ch!
ANTONIA. Maladetta sia la scesa e la salita, e questa gentil creatura del Sole che ci ha guasto il ragionamento. E forse, che non ti volea dire, che non era da credere che il primo d che entrasti nelle moniche avessi veduto tante cose, n manco ti credo che tu ti domesticassi col baccelliere cos alla bella prima.
NANNA. Io te lo dir pure: io mi feci suora sendo mezza donzella; e circa lo aver veduto tante ciance in un tratto, credimelo che io vidi anco pe... pe... peggio, tossa ribalda, ch!
ANTONIA. S, ah?
NANNA. S, s, sie. Ma diraimi il parer tuo in tre parole, come mi promettesti?
ANTONIA. Per tornare alla promessa che io ti feci di risolverti in tre parole, non la posso osservare.
NANNA. Perch? eh, eh, ch!
ANTONIA. Perch era cosa che lo poteva fare in quel punto ch'io dissi di farlo, perci che noi donne siamo savie alla impensata e pazze alla pensata. Pure ti dir il mio parere, del quale piglia la rosa, e lascia star la spina.
NANNA. Dillo.
ANTONIA. Dico che, sbattuto una parte di tutto quello che tu hai detto, e credendoti lo avanzo, perch sempre si aggiunge bugia alla verit, e qualche volta per far bello il ragionare s'inorpella di fanfalughe...
NANNA. Dunque mi hai per bu..., uh, uh..., per bugiarda?
ANTONIA. Non per bugiarda, ma per trascurata nel favellare, e credo che tu voglia male alle moniche e alle maritate per altro, basta che io ti faccio buono che ci sieno pi cattive fra esse che non ci doverebbeno essere. Delle puttane non ne fo scusa.
NANNA. Non ti posso... uh, uh... rispondere, e ho paura che questo tossire non diventi catarro. Spcciati, di grazia, nel darmi il tuo consiglio.
ANTONIA. Il mio parere  che tu faccia la tua Pippa puttana: perch la monica tradisce il suo consagramento; e la maritata assassina il santo matrimonio; ma la puttana non la attacca n al monistero n al marito: anzi fa come un soldato che  pagato per far male, e facendolo non si tiene che lo faccia, perch la sua bottega vende quello che ella ha a vendere; e il primo d che uno oste apre la taverna, sanza metterci scritta s'intende che ivi si beve, si mangia, si giuoca, si chiava, si riniega e si inganna: e chi ci andasse per dire orazioni o per digiunare, non ci troveria n altare n quaresima. Gli ortolani vendono gli erbaggi, gli speziali le speziarie, e i bordelli bestemmie, menzogne, ciance, scandoli, disonest, ladrarie, isporcizie, odi, crudeltade, morti, mal franciosi, tradimenti, cattiva fama e povert ma perch il confessore  come il medico, che guarisce pi tosto il male che si gli mostra in su la palma che quello che si gli appiatta, vientene seco alla libera con la Pippa, e falla puttana di primo volo: che a petizione di una penitenzietta, con due gocciole di acqua benedetta, ogni puttanamento andr via dell'anima; poi, secondo che per le tue parole comprendo, i vizi delle puttane son virt . Oltra di questo,  bella cosa a essere chiamata signora fino dai signori, mangiando e vestendo sempre da signora, stando continuamente in feste e in nozze, come tu stessa, che hai detto tanto di loro, sai molto meglio di me; e importa il cavarsi ogni vogliuzza potendo favorire ciascuno: perch Roma sempre fu e sempre sar, non vo' dir delle puttane per non me ne avere a confessare.

"Tu parli bene, Antonia" disse la Nanna, "e tanto far quanto mi consigli". E ci detto fiocamente, fatta svegliare la fantesca che dorm sempre mentre ragionaro, ripostole in capo il canestro, e il fiasco vto in mano, data alla Antonia le tovagliette che la mattina avea portate sotto il braccio, se ne ritornaro a casa. E mandatosi per alcuni peneti per la Nanna, guardata la sua tossa dallo aceto, con un pan bollito si cen, dando per altro alla Antonia, che stata seco la notte, la mattina per tempo si ritorn ai suoi negozietti co' quali trampellava la vita; che venutale a noia per la sua povert, si confortava co' ragionamenti della Nanna, rimanendo stupita nel pensare al male che fanno tutte le puttane del mondo: che sono pi che le formiche, le mosche, le zanzale di venti stati, quando ella sola era creditrice di tanto, e anco non avea detto la met.

Il fine della terza e ultima giornata.




Signor Pietro Divinissimo.

Perch i frutti del vostro mirabile ingegno son tali che ciascuno gentile spirito gli cerca come si ricercano le cose di gran pregio, se io ho tolto presunzione di fare del vostro Dialogo, imprimendolo commodit a certi mie' padroni e amici, la Signoria vostra mi dover perdonare tanto pi se non lo ritrovasse corretto come usc delle sue mani. Perch quello che manca non  stato per nostra negligenza ma per la carestia che  in questo Paese degli impressori che abbiano bene cotesta lingua.
Come si sia per non mancare ad alcuni che ci ponno comandare egli si  dato alle stampe di questo mese di aprile .MDXXXIV. nella inclita citt di Parigi.

.UBERTINUS MAZZOLA
Artium et Medicinae Doctor.
