PERCH UN DIO UOMO
di ANSELMO (santo)

PRESENTAZIONE DELL'OPERA A PAPA URBANO II.
Dopo gli Apostoli, molti santi Padri e Dottori nostri hanno illustrato
le verit della fede con tanti e cos solidi argomenti da toglierci la
speranza che qualcuno, ora o in seguito, possa eguagliarli nella
contemplazione della verit. Lo fecero sia per confutare l'insipienza
degli infedeli e infrangerne la pervicacia, sia per nutrire coloro che,
avendo gi il cuore purificato dalla fede, gustano di vederne la
ragionevolezza: dopo la sua certezza  infatti quanto di meglio possiamo
in essa desiderare. A ogni modo, penso che non si debba riprendere chi,
fermo nella fede, vuole esercitarsi nella ricerca delle sue spiegazioni
di ordine razionale. Essendo infatti "i giorni dell'uomo brevi" (Gb 14,5),
anche quei santi Padri non dissero tutto quello che avrebbero potuto
dire se fossero vissuti pi a lungo; e poi le ragioni della verit sono
tanto vaste e profonde che non possono essere esaurite dai mortali; per
di pi il Signore non cessa di comunicare i doni della sua grazia alla
Chiesa, cui ha promesso la sua assistenza "fino alla consumazione dei
secoli" (Mt, 28, 20). E pur tacendo dei versetti coi quali la Sacra
Scrittura ci invita alla ricerca delle ragioni, dicendo a noi "non
capirete se non crederete" (Is 7, 9), essa esplicitamente ci esorta a
sforzarci di arrivare a capire, in quanto ci insegna il modo per
avvicinarci a questa intelligenza. Infine, siccome so che tra la fede e
la visione (beatifica) vi  uno stato intermedio, cio l'intelligenza di
cui siamo capaci in questa vita, penso che quanto pi uno progredisce in
questa intelligenza tanto pi si avvicina alla visione che tutti
desideriamo. Perci, sebbene la mia scienza sia assai limitata,
sostenuto da queste considerazioni mi sforzo anch'io di assurgere un po'
- per quanto mi sar concesso dalla divina grazia - alla spiegazione
razionale di ci che crediamo. Quando poi scopro qualche cosa che prima
non vedevo, volentieri la mostro agli altri, per imparare dal giudizio
altrui quello che posso tenere con sicurezza. Perci, Padre mio e mio
Signore, Papa Urbano, che tutti i cristiani devono con rispetto amare e
con amore riverire, e che la Provvidenza di Dio ha costituito Sommo
Pontefice della sua Chiesa, sottometto il presente opuscolo alla Santit
Vostra - poich con nessun altro lo potrei fare pi ragionevolmente -
affinch con la vostra autorit approviate ci che pu essere approvato
e correggiate quello che deve essere corretto.
PREFAZIONE.
L'iniziativa di alcuni, che trascrivevano a mia insaputa le prime parti
del presente lavoro ancor prima che fosse finito e rielaborato, mi
costrinse a terminarlo, come potei, con una fretta poco opportuna e con
una brevit che non volevo. Perch, se avessi potuto completarlo con
calma e avessi avuto a mia disposizione pi tempo, avrei inserito e
detto molte cose che invece dovetti tacere. Lo incominciai in
Inghilterra, perch pregavo, e lo terminai durante il mio viaggio nella
provincia di Capua, tra grandi sofferenze interiori di cui il Signore
conosce le origini e le ragioni. Dalla materia donde  nato lo intitolai
"Cur Deus Homo" e lo divisi in due libri. Il primo contiene le obiezioni
in base alle quali gli infedeli rigettano la fede cristiana credendola
contraria alla ragione, e le risposte dei fedeli. Inoltre, prescindendo
da Cristo e supponendo che egli non sia mai esistito, dimostra con
ragioni apodittiche che, senza di lui, la salvezza dell'umanit 
impossibile. Cos pure il secondo libro, supponendo che di Cristo non si
sappia nulla, prova con argomenti evidenti e veri che la natura umana 
stata creata affinch tutto l'uomo - cio anima e corpo - un giorno goda
della beata immortalit. Dimostra poi che questo fine  all'uomo
necessario, in quanto fu creato proprio in vista di esso, ma che pu
venir realizzato solo per opera dell'Uomo-Dio, e tutto quello che
crediamo del Cristo deve necessariamente avvenire. Prego tutti coloro
che vogliono trascrivere questo libro di premettervi questa breve
prefazione e tutti i capitoli dell'opera; cos chiunque lo prende in
mano pu subito, per cos dire, vedergli in fronte se in tutto il corpo
c' qualche cosa che meriti la sua stima.
LIBRO PRIMO
CAPITOLI DEL LIBRO PRIMO
Questione fondamentale di tutta l'opera;
Valore da attribuire a quanto verr affermato;
Obiezioni degli infedeli e risposte dei fedeli;
Quante risposte sembrano agli infedeli poco probative, come immagini dipinte;
La redenzione dell'uomo non pot essere attuata che personalmente da Dio;
Critiche degli infedeli alla nostra affermazione: Dio ci ha redento con
la sua morte, cos ha mostrato il suo amore per noi ed  venuto a
sconfiggere il diavolo in vece nostra;
Il diavolo non aveva alcun diritto sull'uomo; potrebbe parere invece che
egli esigesse da Dio questo particolare modo di salvezza dell'umanit;
Bench le umiliazioni del Cristo non riguardino la divinit, tuttavia
agli infedeli sembra sconveniente attribuirle a lui in quanto uomo.
Ragion per cui a loro sembra che questo uomo non sia morto
spontaneamente;
Egli  morto spontaneamente;
Altro modo do interpretare quei medesimi testi;
Che cosa significa peccare e soddisfare per il peccato?;
 conveniente che Dio rimetta il peccato per pura misericordia, senza la
minima soddisfazione del debito?;
Nell'ordine dell'Universo  intollerabile il fatto che la creatura tolga
al Creatore il debito onore e non restituisca quello che gli ha tolto;
Come la punizione del peccatore onora Dio?;
Pu Dio sopportare, anche se per poco, che il suo onore sia violato?;
Al numero degli angeli decaduti devono essere sostituiti altrettanti
uomini?;
Gli angeli caduti non possono essere sostituiti da altri angeli;
Gli uomini santi saranno pi degli angeli cattivi?;
L'uomo non pu essere salvato senza soddisfazione per il peccato;
La  soddisfazione deve essere commisurata al peccato e l'uomo non pu
darla da s;
Qual  la gravit del peccato;
L'uomo offese gravemente Dio quando si lasci vincere dal diavolo e ora
non pu soddisfare;
Quando l'uomo pecc che cosa rub a Dio che ora non pu restituirgli?;
Fino a quando l'uomo non restituisce a Dio ci che gli deve, non pu
essere beato, e la sua incapacit non gli  di scusa;
 necessario che l'uomo sia salvato da Cristo.
CAPITOLO 1
QUESTIONE FONDAMENTALE DI TUTTA L'OPERA.
Spesso e con grande insistenza, sia a parole che per iscritto, fui
pregato da molti di scrivere, per affidarli alla memoria, gli argomenti
di ragione riguardanti una certa questione della nostra fede; argomenti
con i quali sono solito rispondere a chi mi interroga. Mi dicono che
essi piacciono loro e li giudicano soddisfacenti. Me lo chiedono non per
arrivare alla fede per mezzo della ragione, ma per il piacere di capire
e contemplare quello che gi credono e per esser pronti, in quanto
possono, "a rispondere a chiunque chiede conto della speranza" che  in
noi (Pt 3, 15). Tale questione  l'oggetto abituale delle obiezioni
degli infedeli, i quali deridono la semplicit della fede cristiana come
una cosa sciocca; ed  pure motivo di preoccupazione di molti fedeli che
si domandano per qual ragione o necessit Dio si sia fatto uomo e perch
- come crediamo e professiamo - abbia ridonato al mondo la vita con la
propria morte, dal momento che avrebbe potuto farlo o per altra persona
angelica o umana, o con un semplice atto do volont. E non solo i dotti,
ma anche molti che non hanno studiato, cercano e desiderano conoscere la
soluzione di tale questione. Poich molti chiedono che la questione
venga trattata, nonostante presenti delle difficolt nella ricerca, - ma
la soluzione pu essere capita da tutti e amata per l'umilt e la
bellezza delle spiegazioni - e bench i santi Padri ne abbiano gi
parlato sufficientemente, cercher comunque di mostrare a quelli che me
lo chiedono ci che il Signore si degner di insegnarmi. Siccome le
ricerche condotte in forma dialogica appaiono pi chiare e quindi
piacevoli a molti e soprattutto ai pi tardi, prender come
interlocutore uno di quelli che sollecitano questa spiegazione e che con
maggiore insistenza ci spinge a incominciarla. Cos Bosone domander e
Anselmo risponder nel modo seguente. Bosone - Come il retto ordine
esige che, prima di desumere di discuterli, noi crediamo i profondi
misteri della fede cristiana, cos mi sembra negligenza se, una volta
rassodati nella fede, non cerchiamo di capire quanto crediamo. Penso
che, per grazia proveniente da Dio, io credo nella nostra redenzione in
modo tale che, anche se non potessi in nessuna maniera comprendere
quanto credo, nulla mi potrebbe scostare dal credervi fermamente. Ti
chiedo per di volermi spiegare quello che, come sai, molti domandano
con me, cio per quale necessit o motivo Dio, che  onnipotente, ha
assunto la bassezza e la debolezza della natura umana per restaurarla.
Anselmo - Ci che mi chiedi  superiore alle mie possibilit; io temo di
trattare "cose troppo alte (cf Eccli 3, 23)" per me, perch pu darsi
che qualcuno, credendo o constatando che le spiegazioni non sono solide,
pensi che io non sono in possesso della verit e non piuttosto che la
mia intelligenza  incapace di afferrarla. Bosone - Non lasciarti
prendere da questo timore, piuttosto ricordati che spesso, mentre si
ragiona insieme di una questione, Dio rivela quello che era nascosto;
spera invece dalla divina grazia che, se tu volentieri dispensi ci che
hai gratuitamente ricevuto (cf Mt 10, 8), meriterai la rivelazione di
cose ancor pi alte a cui per il momento non sei ancora arrivato.
Anselmo - C' anche un altro motivo che mi fa vedere difficile o
addirittura impossibile trattare ora appieno tra noi questo argomento:
sono infatti necessarie le nozioni di potenza, di necessit, di volont
e altre di natura tale che  impossibile esaminarle a fondo una per una
senza tener conto anche delle rimanenti. Quindi la loro investigazione
esige un lavoro a parte, che penso non molto facile e neppure del tutto
inutile:  appunto l'ignoranza di tali nozioni che rende difficili
alcune spiegazioni, le quali diventano invece assai facili una volta che
si  in possesso di quelle. Bosone - Ne potrai quindi trattare
brevemente a suo posto e in modo sufficiente per il presente trattato,
rimandando invece ad altro tempo le spiegazioni supplementari. Anselmo -
Vi  anche un altro motivo che mi fa esitare davanti alla tua domanda;
ed  non solo la preziosit dell'argomento, ma anche la bellezza delle
sue ragioni, le quali sorpassano l'umana intelligenza in quanto trattano
del "bello tra i figli degli uomini" (Sal 45, 3). Temo perci che, come
io son solito indignarmi coi pittori scadenti quando vedo il Signore
dipinto con brutto sembiante, non avvenga cos anche di me se oso
trattare un argomento tanto bello con uno stile disadorno e degno di
disprezzo. Bosone - Neppur questo ti deve trattenere perch, come tu
permetti di parlare meglio a chi ne  capace, cos non proibisci a
nessuno, se il tuo stile non piace, di scrivere meglio. E poi, per
tagliare corto con tutte le tue scuse, sappi che la tua opera non 
indirizzata ai dotti, ma a me e a coloro che con me te la chiedono.
CAPITOLO 2
VALORE DA ATTRIBUIRE A QUANTO VERR AFFERMATO.
Anselmo - A causa della tua insistenza e di quelli che me lo chiedono
per motivi di carit e di religione, tenter con tutte le mie forze,
sostenute dalla grazia di Dio e della preghiere che mi avete promesso e
che io vi ho chiesto appunto a questo scopo, non tanto di insegnarvi
quello di cui mi chiedete, ma di cercarlo insieme a te. A un patto per:
che prendiate le mie affermazioni nel senso che voglio io. E cio: se
dir qualcosa che non sembra affermato da un'autorit pi grande, anche
se la dimostrazione pare convincente, non lo si deve tenere come certo
se non con la riserva che io lo credo tale fino a che Dio non mi
illumini in altro modo. Che se poi in qualche cosa potr soddisfare la
tua richiesta, sii certo che un altro pi sapiente di me lo potr fare
pi esaurientemente. Anzi bisogna tener presente che tutto quello che
l'uomo pu dire  superato da ragioni pi alte che rimangono occulte.
CAPITOLO 3
OBIEZIONE DEGLI INFEDELI E RISPOSTE DEI FEDELI.
Bosone  -  Lasciami  dunque usare le espressioni  degli  infedeli.  
giusto  infatti che, siccome dobbiamo cercar di penetrare  le  ragioni
della  nostra  fede,  io esponga le obiezioni di  coloro  che  non  si
vogliono  avvicinare a essa se non sulla base della ragione. Anche  se
quelli cercano argomenti di ragione perch non credono e noi invece lo
facciamo perch crediamo, uno e identico  l'oggetto della ricerca, se
poi  nelle  tue  risposte ci sar qualche affermazione che  sembra  in
contrasto  con  un'autorit  sacra,  mi  sia  lecito  proporre  questa
autorit perch tu mi possa dimostrare in che senso non si opponga  ad
essa.
Anselmo - D quello che ti pare.
Bosone  -  Gli  infedeli ci obiettano, facendosi gioco  della  nostra
semplicit, che noi offendiamo e oltraggiamo Dio quando affermiamo che
  disceso nel seno di una donna, che da una donna  nato,  che  si  
sviluppato nutrendosi di latte e alimenti umani - passo sotto silenzio
altre cose che mi paiono sconvenienti a un Dio - che ha sopportato  la
stanchezza, la fame, la sete, le battiture la croce e la morte  tra  i
delinquenti.
Anselmo  -  In  nessun modo noi offendiamo e oltraggiamo  Dio;  anzi,
rendendogli  grazie, di tutto cuore lodiamo e proclamiamo l'ineffabile
grandezza   della   sua  misericordia.  Quanto  pi   meravigliosa   e
paradossale    la maniera con cui egli ci ha liberato  dai  grandi  e
meritati  mali in cui ci troviamo e ci ha restituito i  grandi  e  non
dovuti beni che avevamo perduto, tanto pi grande  l'amore e la piet
che egli ci dimostra.
Se  considerassimo attentamente quanto sia conveniente il modo in cui
fu  compiuta la restaurazione dell'umanit, non deriderebbero  gi  la
nostra  semplicit,  ma loderebbero con noi la sapiente  benignit  di
Dio.  Poich conveniva che, come la morte era entrata nel genere umano
per  la  disobbedienza di un uomo, cos la vita ci venisse  restituita
per l'obbedienza di un uomo (cf Rm 5, 12-19). E come il peccato da cui
trasse  origine  la  nostra condanna ebbe inizio da  una  donna,  cos
l'autore della nostra giustizia e salvezza nascesse da una donna.
E  come  il diavolo vinse l'uomo persuadendolo a gustare i frutti  di
un  albero, cos fu vinto da un uomo per mezzo della passione che egli
sopport appeso a un albero.
Molti  altri  ancora sono gli aspetti che, attentamente  considerati,
mostrano quanto sia ineffabilmente bella la nostra redenzione  operata
in questo modo.
CAPITOLO 4
QUESTE RISPOSTE SEMBRANO AGLI INFEDELI POCO PROBATIVE.
Bosone - A tutte queste considerazione, pur belle, noi dobbiamo  dare
lo  stesso valore che a immagini dipinte. Se non hanno in s  qualcosa
di  solido,  agli infedeli non potranno sembrare tali  da  convincerci
della  necessit  di credere che Dio abbia voluto  patire  quello  che
diciamo. Chi infatti vuole dipingere, e vuole pure che la sua  pittura
perduri,  cerca  un  corpo  solido  su  cui  farlo.  Nessuno   dipinge
sull'acqua o sull'aria, perch non vi rimarrebbe traccia alcuna  della
pittura.
Perci   quando   presentiamo  agli  infedeli   quelle   ragioni   di
convenienza che tu esponi, non mostriamo loro altro che delle immagini
della  realt; essi allora, pensando che l'oggetto della  nostra  fede
non  sia  una  realt  ma  una  immagine, concludono  che  noi  stiamo
dipingendo   sulle  nuvole.  Prima  bisogna  dimostrare  la   solidit
razionale della verit, e cio provare in modo apodittico che  Dio  ha
dovuto e potuto umiliarsi fino a quel punto che noi predichiamo:  poi,
quasi per far maggiormente risplendere il corpo della verit, potranno
tirar fuori quei motivi di convenienza, come pitture che lo ricoprono.
Anselmo - Dimostrare che Dio dovette fare quanto noi affermiamo:  non
ti  sembra sufficientemente apodittica questa ragione? Eccola: siccome
il  genere umano, opera sua cos preziosa, era completamente  perduto,
non  era  conveniente  che il progetto di Dio nei  riguardi  dell'uomo
andasse  completamente a vuoto; d'altra parte questo  progetto  stesso
non  si  sarebbe  potuto effettuare senza che il  genere  umano  fosse
liberato dal suo Creatore.
CAPITOLO 5
LA  REDENZIONE DELL'UOMO NON POT ESSERE ATTUATA CHE PERSONALMENTE DA DIO.
Bosone  - La ragione umana accetterebbe pi facilmente la liberazione
dell'uomo se in qualche modo si dicesse che essa fu compiuta per mezzo
di un angelo o di un uomo, ma non personalmente da Dio.
Dio   avrebbe  potuto  creare  un  uomo  esente  dal  peccato,  senza
ricavarlo  dalla massa peccatrice e da un altro uomo,  come  fece  per
Adamo, e servirsene appunto per quest'opera.
Anselmo  -  Ma  non capisci che se l'uomo fosse stato liberato  dalla
morte  eterna da qualche altra persona, egli giustamente  si  dovrebbe
ritenere suo servo?
In  questa  ipotesi  egli  non sarebbe stato  affatto  restituito  in
quella  dignit che doveva possedere nel caso che non avesse  peccato:
mentre prima avrebbe dovuto essere servo solo di Dio e uguale in tutto
agli angeli buoni (cf Lc 20, 36), sarebbe in seguito servo di uno  che
non  Dio e di cui non sono servi gli angeli.
CAPITOLO 6
CRITICHE  DEGLI INFEDELI ALLA NOSTRA AFFERMAZIONE: DIO CI HA  REDENTO
CON LA SUA MORTE, COS HA MOSTRATO IL SUO AMORE PER NOI ED  VENUTO A
SCONFIGGERE IL DIAVOLO IN VECE NOSTRA
BOSONE  -  Si  meravigliano grandemente che  noi  ci  permettiamo  di
chiamare  redenzione  questa liberazione. Ci dicono  infatti:  In  che
schiavit, o in quale carcere o sotto il dominio di chi eravate tenuti
voi, perch Iddio non vi potesse liberare se non redimendovi con tanti
dolori e perfino col sangue?
Noi  rispondiamo: Ci redense dal peccato, dalla sua ira e dal dominio
del diavolo che egli venne a sconfiggere in nostra vece perch noi non
ne  eravamo capaci; riacquist per noi il regno dei cieli e ci mostr,
cos operando, quanto ci amava.
Ma  essi ribattono: Se dite che Dio, di cui affermate che fece  tutte
le  cose con un solo cenno, non pot compiere con un solo cenno  anche
tutta quest'opera (della redenzione), siete in contraddizione con  voi
medesimi che lo proclamate onnipotente.
Se  poi  dite  che,  pur potendolo, volle fare in questo  modo,  come
potete  dimostrare  la  sapienza  di  colui  che,  secondo  le  vostre
asserzioni,  volle  subire  cose  tanto  sconvenienti,  senza   motivo
alcuno?.
Tutto  quello  che  assente  ha  la sua  ragion  d'essere  nella  sua
volont.
L'ira  di  Dio  non  altro che la sua volont di punire.  Se  perci
egli  non vuole punire i peccati degli uomini, questi rimangono liberi
dai  peccati, dall'ira di Dio, dall'inferno e dal potere  del  diavolo
cose  tutte  che  essi subiscono a causa del peccato e ricevono  tutti
quei beni di cui furono privati pure per causa del peccato.
Infatti,  a chi  soggetto l'inferno e il diavolo? Di chi  il  regno
dei cieli se non del creatore dell'universo?
Perci quanto voi temete o desiderate dipende dalla sua volont,  cui
nulla  pu  resistere. Se quindi, pur potendo salvare il genere  umano
con  la  sola  volont, volle farlo nella maniera che voi  dite  -  lo
affermo  in termini rispettosi - badate bene che cos voi vi  opponete
alla  sua sapienza. Nessuno infatti giudicherebbe sapiente chi,  senza
motivo, facesse con grande fatica quello che pu fare agevolmente.
La  vostra affermazione che Dio vi ha cos mostrato la grandezza  del
suo amore diviene insostenibile se non si pu dimostrare in altro modo
che egli non aveva alcuna altra via per salvare l'uomo.
Ch  se  non  avesse  potuto farlo diversamente, allora  gli  sarebbe
stato necessario mostrarvi il suo amore in questo modo. Ora per,  dal
momento che poteva salvare l'uomo altrimenti, quale ragione lo  spinse
a  fare  e  patire ci che voi dite, per mostrare il suo  amore?  Agli
angeli  buoni non mostra egli forse il suo amore, pur non patendo  per
loro tali cose?
In  che  senso osate dire che egli venne a sconfiggere il diavolo  in
vece  vostra?  L'onnipotenza  di Dio non  regna  forse  dovunque?  Che
bisogno  poteva  avere Iddio di discendere dal cielo  per  vincere  il
diavolo?
Mi pare che gli infedeli ci potrebbero fare queste obiezioni.
CAPITOLO 7
IL  DIAVOLO  NON  AVEVA  ALCUN  DIRITTO SULL'UOMO;  POTREBBE  PARERE,
INVECE,  CHE EGLI ESIGESSE DA DIO QUESTO PARTICOLARE MODO DI  SALVEZZA
DELL'UMANIT
BOSONE  -  Non  vedo  inoltre che forza abbia quello  che  noi  siamo
soliti  dire,  e  cio  che Dio, per liberare l'uomo,  avrebbe  dovuto
lottare  con  il diavolo pi con la giustizia che con  la  potenza;  e
questo  affinch  il diavolo, facendo morire chi di morire  non  aveva
motivo alcuno ed era Dio, perdesse a giusto titolo il potere che aveva
sui peccatori.
In  caso  contrario, Dio avrebbe usato contro il diavolo una violenta
ingiustizia;  questo infatti aveva sull'uomo pieno diritto  in  quanto
non  lo  aveva gi attirato violentemente a s, ma era stato l'uomo  a
darglisi spontaneamente.
Forse  si  potrebbe  parlare  cos se il  diavolo  o  l'uomo  fossero
indipendenti  o sudditi di qualche altro e non di Dio. Siccome  invece
sia  il  diavolo che l'uomo sono di Dio e non possono esistere che  in
dipendenza  da lui, che cosa avrebbe dovuto fare Iddio con  un  essere
che gli apparteneva, nei riguardi di esso e in esso?
Una  cosa  sola:  punire il servo che aveva persuaso il  compagno  di
servit ad abbandonare il comune padrone per sottometterlo a s e che,
traditore e ladro, s'era appropriato del fuggiasco divenuto ladro  lui
pure, derubandone il suo Signore. Erano ladri entrambi in quanto  uno,
persuaso dall'altro, rubava se stesso al proprio padrone. Che, di  pi
giusto, se Dio avesse agito cos?
Che  ingiustizia ci sarebbe se invece Dio, giudice universale, avesse
strappato  l'uomo, cos posseduto, dal potere di un  possessore  tanto
ingiusto,  o  per punirlo in un altro modo che escludesse l'intervento
del diavolo oppure per perdonarlo?
Bench  infatti  fosse  giusto  che  l'uomo  venisse  tormentato  dal
diavolo, questo per lo tormentava ingiustamente. L'uomo infatti aveva
meritato  una punizione, e nessuno poteva punirlo pi convenientemente
di colui a cui aveva dato il suo consenso per peccare. Il diavolo per
non  aveva  diritto  alcuno  di punirlo;  anzi  lo  faceva  tanto  pi
ingiustamente  in quanto non vi era spinto dall'amore della  giustizia
ma  dall'istinto del male. Non lo faceva per volere  di  Dio,  ma  col
permesso  della sua incomprensibile sapienza che ordina bene anche  il
male.
E  penso  che quanti stimano che il diavolo abbia qualche diritto  di
possedere  l'uomo vi siano indotti da questo: essi vedono cosa  giusta
che  l'uomo  sia soggetto alle vessazioni del diavolo  e  che  Dio  lo
permetta, e perci pensano che il diavolo le infligga giustamente.
 Pu  capitare  infatti  che la stessa cosa sia considerata  giusta  o
ingiusta  secondo il punto di vista da cui  guardata,  e  perci  sia
giudicata tutta giusta o ingiusta da chi non la osserva attentamente.
  il  caso di uno che percuote ingiustamente un innocente e  merita
cos  di  essere  percosso giustamente. Se  per  la  persona  che  fu
percossa,  la  quale ha il dovere di non vendicarsi, percuote  il  suo
percussore,  lo  fa ingiustamente. La percossa che  questi  d,  se  
considerata  da parte di chi la d  ingiusta in quanto  egli  non  si
deve  vendicare;  considerata invece da parte  di  chi  la  riceve,  
giusta,  in  quanto egli aveva percosso ingiustamente  ed  era  quindi
giusto  che ne ricevesse il contraccambio. Dunque, la stessa azione  
giusta o ingiusta secondo i diversi punti di vista e pu capitare  che
da  uno  sia  considerata giusta e da un altro ingiusta. Si  pu  dire
perci  che il diavolo giustamente tormenta l'uomo, per il  fatto  che
Dio  lo  permette  e l'uomo giustamente lo subisce. Dicendo  per  che
l'uomo  giustamente  lo  subisce, non si  vuol  dire  che  lo  subisca
giustamente in forza della propria giustizia, ma in quanto  punito  da
un  giusto  giudizio di Dio. Ci potrebbe venir obiettata "la scrittura
del  decreto  che  deponeva contro di noi"  (Col  2,  14),  come  dice
l'Apostolo, e che fu abolita con la morte di Cristo. Secondo  qualcuno
la  frase  vuoi dire questo: in forza di una scrittura di un  decreto,
prima della passione di Cristo il diavolo poteva esigere dall'uomo  il
peccato  come  usura del primo peccato che a questi egli  aveva  fatto
commettere e come pena del peccato; in tal modo sembrerebbe provato il
diritto del diavolo sull'uomo.
Io  per penso che essa non vada intesa cosi. Quella "scrittura"  non
appartiene  al  diavolo, perch  detta "scrittura del  decreto";  ora
quel  decreto  non  era  del diavolo, ma di  Dio.  Infatti  il  giusto
giudizio  di Dio aveva decretato, e la scrittura l'aveva come sancito,
che  l'uomo,  avendo  peccato spontaneamente, non potesse  in  seguito
evitare da solo il peccato e la pena.
L'uomo   in verit "uno spirito che va e non ritorna" (Sal 78,  39);
e  "chi fa il peccato  schiavo del peccato" (Gv 8, 34); chi pecca non
deve  rimanere impunito, a meno che la misericordia non gli perdoni  o
non  lo  liberi e lo faccia tornare indietro. Dobbiamo credere  quindi
che, in forza di questa "scrittura", non si pu riconoscere al diavolo
alcun diritto di tormentare l'uomo.
Infine,  come  nell'angelo buono non c' nulla  d'ingiusto,  cos  in
quello cattivo non c' giustizia alcuna. Perci nel diavolo non  c'era
nulla che potesse impedire a Dio di far uso della propria forza contro
di lui per liberare l'uomo.
CAPITOLO 8
BENCH  LE UMILIAZIONI DEL CRISTO NON RIGUARDINO LA DIVINIT TUTTAVIA
AGLI  INFEDELI SEMBRA SCONVENIENTE ATTRIBUIRLE A LUI IN  QUANTO  UOMO.
RAGION  PER  CUI  A  LORO  SEMBRA  CHE  QUESTO  UOMO  NON  SIA   MORTO
SPONTANEAMENTE
ANSELMO - Quando la volont di Dio compie una opera, il fatto  stesso
che  lui la vuole dovrebbe soddisfare la nostra ragione, anche se  non
ne vediamo il perch. La volont di Dio non  mai irragionevole.
BOSONE  -  Vero,  purch sia evidente che Dio vuole  ci  di  cui  si
tratta. E infatti molti non ammettono assolutamente che Dio voglia una
cosa, se hanno l'impressione che essa contrasti con la ragione.
ANSELMO  -  Che cosa ci vedi di irragionevole, quando noi dichiariamo
che Dio volle quello che crediamo della sua incarnazione?
BOSONE  -  In  poche parole: che l'Altissimo si sia  piegato  a  tali
abbassamenti  e  che l'Onnipotente abbia compiuto un'opera  con  tanta
fatica.
ANSELMO  -  Chi parla cos non capisce l'oggetto della  nostra  fede.
Noi  affermiamo  senza  il  minimo  dubbio  che  la  natura  divina  
impassibile  e non pu decadere dalla propria altezza n faticare  nel
compiere  quello che vuole. Diciamo per che il Signore Ges Cristo  
vero  Dio e vero uomo, una sola persona in due nature e due nature  in
una  sola  persona.  Perci, quando diciamo che  Dio  subisce  qualche
umiliazione o infermit, non lo riferiamo alla sublimit della  natura
impassibile, ma alla debolezza della natura umana che egli portava  in
s; e cos non si capisce come vi siano delle ragioni contro la nostra
fede.
Usando  questo linguaggio, non intendiamo abbassare la natura divina,
ma  indicare  che  unica  la persona di Dio e dell'uomo.  Quindi  noi
intendiamo  l'incarnazione non abbassamento  di  Dio,  ma  esaltazione
della natura umana.
BOSONE  -  Accetto che non si attribuisca alla natura  divina  quello
che  si  dice di Cristo secondo l'umana debolezza. Ma, come  si  potr
provare  giusto  e  ragionevole che Dio tratti, o permetta  che  venga
trattato cos quell'uomo che il Padre chiam Figlio diletto nel  quale
ha  posto  le sue compiacenze (cf Mt 3, 17) e che il Figlio identific
con  se stesso? Che giustizia  condannare a morte il pi giusto degli
uomini in luogo del peccatore?
Quale  uomo  non sarebbe giudicato colpevole, qualora condannasse  un
giusto per liberare un reo?
Sembra  che cos si arrivi al medesimo inconveniente di cui parlavamo
prima.  Se  infatti  non pot salvare i peccatori che  condannando  il
giusto,  dove  la sua onnipotenza? Se invece pot ma non volle,  come
difenderemo la sua sapienza e la sua giustizia?
ANSELMO  -  Dio Padre non tratt quell'uomo come mi pare  lo  intenda
tu;  n  condann a morte l'innocente in luogo del colpevole.  Non  lo
costrinse  a  morire e neppure permise che fosse fatto  morire  contro
volont;  ma piuttosto fu proprio questi ad abbracciare spontaneamente
la morte per salvare gli uomini.
BOSONE  -  Anche se non mor contro volont, in quanto consent  alla
volont  del Padre, sembra tuttavia che questi ve lo abbia in  qualche
modo cc> stretto dandogliene l'ordine.  detto infatti che "umili se
stesso facendosi obbediente " al Padre fino alla morte, anzi fino alla
morte di croce. Per questo anche Dio lo ha sovranamente esaltato"  (Fl
2, 8-9); e " impar da ci che sofferse, che cosa significhi obbedire"
(Eb  5, 8); e il Padre " non ha risparmiato il suo proprio Figlio,  ma
l'ha  sacrificato per tutti noi " (Rm 8, 32). E il Figlio stesso dice:
"Sono  venuto, non per fare la mia volont, ma quella di colui che  mi
ha  mandato" (Gv 6, 38) e, poco prima della passione: " Opero come  il
Padre  mi ha ordinato" (Gv 14, 31). Cos pure: "Non berr io il calice
che  il  Padre mi ha dato?" (Gv 18, 11). E altrove: "Padre mio,  se  
possibile,  passi  da me questo calice; tuttavia  non  quello  che  io
voglio,  ma quello che vuoi tu" (Mt 26, 39). E ancora: "Padre mio,  se
non   possibile che si allontani questo calice, senza che io lo beva,
sia fatta la tua volont" (Mt 26, 42).
In  tutte  queste citazioni si ha l'impressione che Cristo sia  morto
pi per impulso dell'obbedienza che per spontanea volont.
CAPITOLO 9
EGLI  MORTO SPONTANEAMENTE
Significato delle espressioni "facendosi obbediente fino alla  morte"
(Fl  2, 8) e "per questo Dio lo ha esaltato" (Fl 2, 9) e "sono venuto,
non  per fare la mia volont" (Gv 6, 38) e "Dio non ha risparmiato  il
proprio Figlio" (Rm 8, 32) e "non quello che io voglio, ma quello  che
vuoi tu " (Mt 26, 39).
ANSELMO - Mi pare che tu non distingui bene tra quello che egli  fece
per  obbedienza e quello che sub perch fedele all'obbedienza, bench
questa non lo esigesse.
BOSONE - Occorre che tu ti spieghi meglio.
ANSELMO - Perch mai i Giudei lo perseguitarono fino alla morte?
BOSONE  -  Per  questo  solo  motivo: perch  si  teneva  tenacemente
attaccato alla verit e alla giustizia nella vita e nell'insegnamento.
ANSELMO - Penso che Dio voglia questo da ogni creatura ragionevole  e
che essa glielo debba dare per mezzo dell'obbedienza.
BOSONE -  doveroso affermarlo.
ANSELMO  -  Perci  quell'uomo doveva a Dio  Padre  tale  obbedienza,
l'umanit alla divinit; e il Padre esigeva da lui questa obbedienza.
BOSONE - Nessuno ne dubita.
ANSELMO  -  Ecco  dunque  che egli fece ci  perch  l'obbedienza  lo
esigeva.
BOSONE  -    vero;  e  gi vedo quello che egli  sub  per  la  sua
perseveranza  nell'obbedienza.  Perch  continu  a  obbedire  gli  fu
inflitta  la  morte  ed egli la sub. Non comprendo  per  come  anche
questo   suo   accettare   la  morte  non   rientri   nelle   esigenze
dell'obbedienza.
ANSELMO  - Se l'uomo non avesse mai peccato, dovrebbe egli subire  la
morte? Dio dovrebbe esigerla da lui?
BOSONE  -  Secondo  la nostra fede, l'uomo non  morrebbe  e  Dio  non
esigerebbe  da  lui  questo. Vorrei per che tu  me  ne  spiegassi  la
ragione.
ANSELMO  -  Ammetti certamente che la creatura ragionevole fu  creata
giusta e lo fu perch fosse beata nella fruizione di Dio.
BOSONE - Non ne dubito.
ANSELMO  -  Tu  poi  non stimerai cosa degna di Dio  che,  dopo  aver
creato  l'uomo  giusto  e per la beatitudine, lo  costringa  a  essere
infelice  senza  colpa.   doloroso che l'uomo  abbia  a  morire  pur
essendone riluttante.
BOSONE -  evidente che, qualora l'uomo non avesse peccato, Dio  non
dovrebbe esigere da lui la morte.
ANSELMO  -  Non  trovando in lui peccato alcuno,  Dio  non  costrinse
Cristo  a morire. Questi per sub spontaneamente la morte non  perch
l'obbedienza  gli  imponesse di abbandonare  la  vita,  ma  perch  lo
spingeva a osservare la giustizia; e in tale osservanza egli persever
s fermamente da incontrare la morte.
Si  pu anche dire che il Padre gli comand di morire, in quanto  gli
comand  una  cosa dalla quale gli venne la morte.  in questo  senso
che  egli  fece  come il Padre gli comand (cf Gv 14,  31),  bevve  il
calice  che  gli  diede (cf Gv 18, 11), si fece obbediente  fino  alla
morte (cf Fl 2, 8) e impar l'obbedienza da ci che pat (cf Eb 5, 8),
cio fino a qual punto bisogna obbedire.
La  parola  "didicit" pu essere presa in due sensi. Pu significare:
"fece  imparare agli altri" oppure: " egli impar anche per esperienza
quello che la sua coscienza gi sapeva".
Quando  poi l'Apostolo, dopo aver detto: "Umili se stesso  facendosi
obbediente fino alla morte, anzi fino alla morte di croce" (Fl 2,  8),
aggiunge: "Per questo anche Dio lo ha sovranamente esaltato e  gli  ha
dato  un  nome  che    sopra ogni altro  nome"  (Fl  2,  9)  -  quasi
riecheggiando l'espressione di David: "Berr dal torrente per  via,  e
rialzer il capo" (Sal 110, 7) - non intende dire che Ges non avrebbe
potuto  affatto giungere a questa esaltazione se non per  l'obbedienza
di  morte  e  che tale esaltazione non gli fu data se non  per  questa
obbedienza.  Tant' vero che, prima di patire, Ges stesso  disse  che
tutto gli era stato dato dal Padre (cf Lc 10, 22) e che tutte le  cose
erano sue (cf Gv 16, 15).
L'Apostolo  intende dire solamente che Ges, insieme con il  Padre  e
con  lo  Spirito  Santo, aveva disposto di non mostrare  al  mondo  la
sublimit  della  sua onnipotenza se non per mezzo  della  morte.  Era
stato stabilito che ci non si sarebbe effettuato se non per mezzo  di
quella  morte:  quindi,  siccome avviene per  mezzo  di  essa,  non  
inesatto dire che avviene a causa di essa.
Avviene  per  esempio  che  noi  intendiamo  fare  una  cosa,  ma  ci
proponiamo  insieme di farne prima un'altra che ci serva di  strumento
per  compierla.  Finita questa, che volevamo eseguita  per  prima,  ci
mettiamo a compiere quella cui  diretta la nostra intenzione. In  tal
caso  non  si sbaglia dicendo che noi la compiamo perch   gi  stata
fatta   quella  che  ne  ritardava  il  compimento;  perch  era   gi
prestabilito  che quella non sarebbe stata fatta se non per  mezzo  di
questa.
Se,  potendo  attraversare un fiume sia a cavallo che  per  nave,  io
stabilisco di non passarlo che in nave, e attendo di passare perch la
nave  non  c' e poi lo passo quando c' la nave, giustamente  si  pu
dire di me: fu preparata la nave e per questo egli pass.
E  non  parliamo  in questo modo solamente quando abbiamo  deciso  di
fare  una cosa solo per mezzo di un'altra che vogliamo la preceda,  ma
anche  quando abbiamo deciso di fare una cosa dopo di un'altra ma  non
per mezzo di essa.
Se  infatti  uno  aspetta di mangiare perch in quel  giorno  non  ha
assistito  alla  celebrazione  della Messa,  una  volta  che  egli  ha
terminato l'azione che voleva compiere prima, gli si dice giustamente:
mangia pure, dal momento che hai gi compiuto ci per cui aspettavi di
mangiare.
Si  usa  perci un modo di dire assai meno improprio quando  si  dice
che  Cristo    stato esaltato perch sub la morte, in  quanto  aveva
decretato  di realizzare per mezzo di essa e dopo di essa  la  propria
esaltazione.
Si  pu interpretare anche questo passo nella stessa maniera con  cui
spieghiamo quello in cui si legge che il Signore "cresceva in grazia e
in  sapienza  davanti  a Dio" (Lc 2, 52): non era  cos,  ma  egli  si
comportava  come  se cos fosse. Similmente  stato esaltato  dopo  la
morte come se questa fosse la causa dell'esaltazione.
Quando  poi dice: "Sono venuto per fare non la mia volont, ma quella
di  colui che mi ha mandato" (Gv 6, 38),  come quando dice:  "La  mia
dottrina non  mia" (Gv 7, 16). Quello che non ha da se stesso  ma  da
Dio, non lo deve tanto dire suo quanto di Dio.
Ora  nessun uomo ha da se stesso la dottrina che insegna o la volont
retta,  ma  da Dio. Quindi Cristo non venne a fare la sua  volont  ma
quella  del Padre, perch la volont retta di cui era in possesso  non
proveniva dall'umanit ma dalla divinit.
La  frase: "Dio non ha risparmiato il suo proprio Figlio,  ma  lo  ha
sacrificato  per  tutti noi" (Rm 8, 32) significa solo  che  non  l'ha
liberato.   Si  trovano  infatti  molti  esempi  simili  nella   Sacra
Scrittura. E quando il Cristo dice: "Padre mio, se  possibile,  passi
da  me questo calice; tuttavia non quello che voglio io ma quello  che
vuoi  tu"  (Mt 26, 39) e: "Se non  possibile che si allontani  da  me
questo calice, senza che io lo beva, sia fatta la tua volont" (Mt 26, 42),
parlando  della  propria volont intende designare  il  naturale
desiderio di benessere per il quale la carne umana rifugge dal  dolore
della morte; parlando invece della volont del Padre non intende  dire
che il Padre preferisca la morte alla vita del Figlio, ma che il Padre
non  vuole  la riabilitazione dell'umanit senza che l'uomo compia  un
atto tanto grande quale  quella morte.
Poich  la  ragione  non poteva chiedere quello  che  nessuno  poteva
dare,  il  Figlio  dice che il Padre vuole la sua morte,  e  che  egli
stesso preferisce subirla piuttosto che l'umanit non sia salva.  Come
se  dicesse: dal momento che non vuoi la riconciliazione del mondo  in
un  altro modo, dico che perci stesso tu vuoi la mia morte. Sia fatta
quindi  la tua volont, cio venga la mia morte cos che il mondo  sia
riconciliato con te.
Spesso infatti diciamo che uno vuole una cosa in quanto non ne  vuole
un'altra che, voluta, gli impedirebbe di fare quello che egli dice  di
volere;  per esempio diciamo che uno spegne il lume per il  fatto  che
non vuole chiudere la finestra da cui entra l'aria che spegne il lume.
Dunque  il  Padre volle la morte del Figlio nel senso  che  non  volle
salvare  il  mondo  per un'altra via, cio, come ho detto,  senza  che
l'uomo  compisse  una cosa cos grande. E questo, per  il  Figlio  che
voleva  la salvezza degli uomini, equivaleva - dal momento che  nessun
altro lo poteva fare, - al comando di morire.
Perci  egli fece come il Padre gli comand (Gv 14, 31) e, obbediente
fino alla morte (Fl 2, 8), bevve il calice che il Padre gli diede  (Gv
18, 11).
CAPITOLO 10
ALTRO MODO DI INTERPRETARE QUEI MEDESIMI TESTI
ANSELMO  -  Si  pu intendere anche nel senso che,  dando  al  Figlio
quella  pia  volont per cui questi volle morire per la  salvezza  del
mondo,  il Padre gli ha dato, senza per costringerlo, il comando  (cf
Gv  14,  31) e il calice della passione (cf Gv 18, 11); e che  non  lo
risparmi, ma lo immol per noi (cf Rm 8, 32) e volle la sua morte;  e
che  lo  stesso Figlio fu obbediente fino alla morte (cf Fl  2,  8)  e
impar l'obbedienza da quanto pat (Eb 5, 8).
Infatti,  come  non aveva nella umanit la volont di vivere  secondo
giustizia,  ma  dal  "Padre della luce, da cui  discende  ogni  grazia
eccellente  e ogni dono perfetto" (Gc 1, 17), cos non pot  avere  se
non  dal  Padre quella volont che gli fece volere la morte  in  vista
della realizzazione di un bene cos grande. E come si pu dire che  il
Padre, dando la volont, attira, cos si pu giustamente dire che egli
spinge.
Come  il Figlio dice del Padre: " Nessuno viene a me se il Padre  non
lo  attira " (Gv 6, 44), cos avrebbe potuto dire: "Se non lo spinge".
E  avrebbe pure potuto dire: nessuno corre alla morte per il mio nome,
se  il  Padre  non lo spinge o attira. Siccome si dice  che  ognuno  
attirato o spinto dalla volont verso ci che costantemente vuole, non
 inesatto dire che Dio, il quale d tale volont, attira o spinge. In
questa spinta o attrazione non c' la necessit della violenza, ma  la
spontanea  e  amata  fermezza della buona volont ricevuta  (da  Dio).
Dunque  non  si pu negare che il Padre, dandogli quella  volont,  ha
tratto o spinto il Figlio a morire. Perch non poter dire allora,  per
la  medesima  ragione,  che  gli  ha  dato  il  comando  di  sostenere
spontaneamente la morte e consegnato il calice che questi  non  doveva
bere contro voglia? (cf Gv 14, 31; 18,11).
Se  giustamente diciamo che il Figlio non si risparmi ma  si  immol
di  spontanea volont (cf Rm 8, 32), perch non si potrebbe rettamente
dire  che  il  Padre,  dal  quale ebbe  quella  volont,  "non  lo  ha
risparmiato, ma lo ha sacrificato per noi " (cf Rm 8, 32) e  volle  la
sua morte?
Anche  in  questa maniera, conservando spontaneamente e costantemente
la  volont  ricevuta dal Padre, il Figlio fu a lui  "obbediente  fino
alla  morte" (Fl 2, 8) e "impar da ci che pat l'obbedienza" (Eb  5,
8),  cio quanto sia grande il compito imposto dall'obbedienza. Perch
l'obbedienza  semplice e vera solo quando la natura razionale osserva
la volont ricevuta da Dio, non per forza ma spontaneamente.
Ci  sono  anche altre maniere giuste di intendere che il Padre  volle
la morte del Figlio, ma queste possono bastare.
Infatti,  come  diciamo che uno vuole quando  determina  un  altro  a
volere, cos pure diciamo che uno vuole quando approva quello  che  un
altro  vuole.  Per esempio, quando vediamo che uno vuole  ardentemente
affrontare delle molestie per realizzare un progetto buono che gli sta
a  cuore, sebbene ci sia in noi il desiderio che egli sopporti  quelle
molestie,  tuttavia  noi  non  amiamo o vogliamo  queste,  ma  la  sua
volont.
Cos  pure siamo soliti dire che chi pu evitare una cosa, e  non  la
evita,  vuole quella cosa. Poich dunque la volont del Figlio piacque
al  Padre  e  questi  non gli imped di volere o  effettuare  ci  che
voleva,  giustamente si afferma che volle che il  Figlio  subisse  una
morte s pia e utile, pur non amando le sue sofferenze.
Quando  il  Figlio disse che il calice non poteva passare  senza  che
egli  lo  bevesse  (cf  Gv 18, 11), non intendeva  dire  che  gli  era
impossibile evitare la morte, pur volendolo, ma che - come fu detto  -
era  impossibile salvare il mondo in un altro modo, e che egli  voleva
fermamente piuttosto morire che non salvare il mondo.
Disse  quelle  parole  per insegnare all'umanit  che  il  mondo  non
poteva essere salvato che con la sua morte, e non per indicare che non
poteva  in modo alcuno evitare la morte. Tutto quello che si  dice  di
lui  (nella  Scrittura) e somiglia alle frasi riportate,  deve  essere
spiegato cos da credere che egli  morto non perch costretto, ma per
libera volont.
Era  infatti  onnipotente  e di lui si legge  che  "  stato  offerto
perch volle" (Is 53, 7). Egli stesso poi dice: " Io sacrifico la  mia
vita, per nuovamente riprenderla. E nessuno me la pu togliere; ma  la
do  io da me stesso; e ho il potere di darla, e il potere di prenderla
di nuovo" (Gv 10, 17-18).  dunque assolutamente sbagliato dire che 
stato  costretto a fare quello che invece compie di sua volont e  per
suo potere.
BOSONE  -  Il  solo  fatto che Dio permise che fosse  cos  trattato,
bench  consenziente, sembra indegno di un tale Padre nei riguardi  di
un tale Figlio.
ANSELMO  -  Anzi,    cosa  degnissima che  tale  Padre  dia  la  sua
approvazione a un tale Figlio, se questo vuole intraprendere  qualcosa
che  torni  a  onore e lode di Dio e a salvezza e utilit  del  genere
umano, che altrimenti non avrebbe potuto essere salvato.
BOSONE  -  Siamo  ancora tornati alla questione sulla possibilit  di
dimostrare  ragionevole e necessaria quella morte. Se non  lo  si  pu
fare,  sembra  che n il Figlio avrebbe dovuto volerla,  n  il  Padre
imporla o permetterla. Ci si domanda infatti perch mai Dio non  abbia
potuto  salvare  l'umanit  in altro modo; oppure,  potendolo,  perch
volle salvarla proprio in questo modo.
Sembra  indegno  di Dio salvare l'uomo in questa maniera,  n  appare
che  valore  abbia  questa morte per la salvezza  dell'umanit.  Desta
meraviglia  che Dio goda e abbia bisogno del sangue di un innocente  e
che non voglia o non possa perdonare al colpevole senza la morte di un
innocente.
ANSELMO  - Poich in questa questione ti fai portavoce di coloro  che
non  vogliono  credere  a  una affermazione  se  non    preceduta  da
dimostrazioni di ragione, voglio fare con te il patto di non accettare
nulla che possa anche minimamente sconvenire a Dio, e di non rigettare
alcuna  ragione, per quanto piccola, purch non sia in  contrasto  con
una pi forte.
BOSONE - Niente mi  pi dolce che osservare con te questo patto.
ANSELMO - La questione ha per oggetto l'Incarnazione di Dio e  quello
che crediamo dell'umanit assunta.
BOSONE - Proprio cos.
ANSELMO  -  Supponiamo dunque che non ci sia mai stata l'Incarnazione
di  Dio  e  quanto predichiamo di quest'uomo (assunto); sia  accettato
come  certo fra noi che l'uomo fu creato per la beatitudine, la  quale
non  pu  aver  luogo  in questa vita; e nessuno  pu  pervenire  alla
beatitudine  se  non  dopo la remissione dei  peccati  e  nessuno  pu
trascorrere  questa  vita senza peccare. Ammettiamo  ancora  le  altre
verit che bisogna credere per ottenere la salvezza eterna.
BOSONE  -  Dal  momento che non ci vedo nulla  di  impossibile  o  di
indegno di Dio, sia cos.
ANSELMO  - Dunque l'uomo ha bisogno della remissione dei peccati  per
raggiungere la beatitudine.
BOSONE -  quello che tutti teniamo.
CAPITOLO 11
CHE COSA SIGNIFICA PECCARE E SODDISFARE PER IL PECCATO?
ANSELMO  -  Dobbiamo dunque indagare per quale motivo Dio  perdoni  i
peccati degli uomini. Per farlo con maggiore chiarezza, vediamo  prima
che cosa significhi peccare e soddisfare per il peccato.
BOSONE  -  A  te il compito di spiegare, a me quello di seguirti  con
attenzione.
ANSELMO  -  Se l'angelo e l'uomo rendessero sempre a Dio  quello  che
gli  dovuto, non peccherebbero mai.
BOSONE - Non posso contraddire.
ANSELMO  -  Quindi peccare non  altro che non dare a Dio quello  che
gli  dovuto.
BOSONE - E quale  il debito che dobbiamo rendere a Dio?
ANSELMO  -  Tutta la volont della creatura ragionevole  deve  essere
sottomessa alla volont di Dio.
BOSONE - Niente di pi vero.
ANSELMO  - Questo  il debitoche l'angelo e l'uomo devono a  Dio;  se
lo soddisfano non peccano, altrimenti peccano.  questa la giustizia,
ossia la rettitudine della volont, che fa i giusti o i retti di cuore
(cf  Sal  36,  11), cio di volont. In ci consiste l'onore  unico  e
totale che dobbiamo a Dio e che egli esige da noi.
  questa  sola  volont  che, quando pu operare,  rende  le  opere
accette  a  Dio; quando poi non lo pu, essa da sola e per  se  stessa
piace a Dio, perch senza di essa nessuna opera  accetta. Chi non  d
a Dio questo onore dovutogli, gli toglie ci che  suo e disonora Dio:
e questo  peccare.
Fino a quando non rid quello che ha rubato, rimane nel peccato.  Non
basta restituire quanto fu tolto, ma, in compenso dell'ingiuria fatta,
il  ladro  deve restituire di pi di quello che ha rubato. Come  colui
che  rovina  la salute di un altro non d a sufficienza, ridonando  la
salute, se non aggiunge anche qualche cosa per il dolore ingiustamente
procurato;  cos  chi  lede l'onore altrui non  ripaga  a  sufficienza
rendendo  l'onore,  se  non  d  anche  una  riparazione  gradita   al
disonorato, per il dolore recatogli disonorandolo.
Bisogna  anche  fare attenzione a questo: quando uno restituisce  ci
che ha preso ingiustamente, deve anche aggiungere qualche cosa che non
si  potrebbe  da  lui esigere se non avesse rubato.  Perci,  chiunque
pecca  deve  rendere  a  Dio l'onore che gli ha  tolto:  questa    la
soddisfazione di cui ogni peccatore  in debito con Dio.
BOSONE  - Dal momento che abbiamo stabilito di seguire la ragione,  e
nonostante che tu mi metta un po' di paura, non ho nulla da opporre  a
tutto questo.
CAPITOLO 12
  CONVENIENTE  CHE  DIO RIMETTA IL PECCATO PER  PURA  MISERICORDIA,
SENZA LA MINIMA SODDISFAZIONE DEL DEBITO?
ANSELMO  - Ritorniamo a vedere se sia conveniente che Dio rimetta  il
peccato  per  sola misericordia, senza alcuna restituzione  dell'onore
che gli  stato tolto.
BOSONE - Non vedo perch non sia conveniente.
ANSELMO  -  Rimettere cos il peccato non  altro che non  punire.  E
poich  punire  non    altro che restituire  l'ordine  distrutto  dal
peccato, se non si punisce il peccato si lascia passare il disordine.
BOSONE - Ci che dici  secondo ragione.
ANSELMO  Ma  non    conveniente  che Dio  lasci  sussistere  qualche
disordine nel suo regno.
BOSONE - Se dicessi altrimenti, temerei di peccare.
ANSELMO  - Non  dunque affatto conveniente che Dio lasci passare  il
peccato senza punirlo.
BOSONE -  una conseguenza.
ANSELMO  -  Se il peccato viene rimesso senza punizione c'  un'altra
conseguenza: davanti a Dio hanno lo stesso trattamento colui che pecca
e colui che non pecca: e ci non conviene a Dio.
BOSONE - Non lo posso negare.
ANSELMO  -  Considera  anche  questo.  Nessuno  ignora  che  per   la
giustizia  degli uomini vale questa legge: Dio tiene conto  della  sua
grandezza per ricompensarla adeguatamente col premio.
BOSONE - Cos pensiamo.
ANSELMO - Ma se il peccato non viene n soddisfatto n punito, non  
neppure sottomesso alla legge.
BOSONE - Non posso pensare diversamente.
ANSELMO   -  Se  dunque  il  peccato  viene  rimesso  per   la   sola
misericordia, l'ingiustizia  meno sottomessa alla legge  che  non  la
giustizia: e questo appare molto sconveniente. La sconvenienza  arriva
fino a tal punto da fare l'ingiustizia simile a Dio: ch come Dio  non
 sottomesso ad alcuna legge, cos neppure l'ingiustizia.
BOSONE  -  Al tuo ragionamento non mi posso opporre. Ma, siccome  Dio
ci comanda di perdonare gratuitamente a coloro che ci offendono
(cf Mt 6, 12), sembra contraddittorio che egli comandi a noi quello che
egli non pu fare senza sconvenienza.
ANSELMO  -  Non c' in questo nessuna ripugnanza, perch  Dio  ce  lo
comanda  affinch  non  ci  azzardiamo  di  usurpare  quello   che   
esclusivamente suo: nessuno ha il diritto di vendicarsi se  non  colui
che    il Signore di tutti (cf Rm 12, 19). Quando le autorit terrene
fanno  ci  con giustizia,  lui che lo fa, lui che le ha istituite  a
questo scopo.
BOSONE  -  Hai  tolto la contraddizione che mi pareva  ci  fosse.  Ma
voglio avere la tua risposta anche su un altro punto.
Dio    talmente  libero  da non sottostare a  nessuna  legge  n  al
giudizio di alcuno.  cos benigno che non  possibile pensare  a  un
altro  che lo sia pi di lui.  giusto e conveniente solo quello  che
egli vuole.
Suscita perci meraviglia il dire che egli non vuole o che non gli  
lecito  perdonare  l'ingiuria fattagli:  lui  al  quale  siamo  soliti
chiedere perdono anche per le ingiustizie fatte al prossimo.
ANSELMO  -  Ci  che dici della sua libert, volont  e  benignit  
vero;  ma dobbiamo farci di questi suoi attributi un'idea ragionevole,
cos da non dare l'impressione che essi ripugnino alla sua dignit. La
libert infatti  ordinata solo a ci che  utile o conveniente, e  la
benignit  indegna di tal nome se commette qualche cosa che sconviene
a Dio.
Quanto  poi  alla frase "ci che egli vuole  giusto e ci  che  egli
non  vuole  non    giusto",  essa non significa  che  qualsiasi  cosa
sconveniente  voluta da Dio diventi giusta per il fatto  che  egli  la
vuole.  Se  Dio  volesse mentire non ne seguirebbe che la  menzogna  
giusta, ma piuttosto che egli non  Dio. Infatti la volont in  nessun
modo  pu  volere la menzogna, purch non si tratti di una volont  in
cui la verit si  corrotta, o meglio di una volont che si  corrotta
abbandonando la verit.
Quando  dunque  si dice: "Se Dio volesse mentire" non si  dice  altro
che  "se Dio fosse di natura tale da voler mentire"; non ne segue per
che   la  menzogna  sia  giusta.  A  meno  che  non  si  intenda  come
l'enunciazione di due cose impossibili: se ci fosse, questa ci sarebbe
anche  quella,  ma  in realt non c' n questa n quella.  Come,  per
esempio:  se  l'acqua  fosse secca,. il fuoco sarebbe  umido;  nessuna
delle  due affermazioni  vera. Cos si pu dire con tutta verit  "se
Dio  vuole una cosa, questa  giusta" solo nel caso che la cosa voluta
non sia sconveniente.
Se  Dio  vuole  che  piova,  giusto che piova; e se  Dio  vuole  che
qualche  uomo sia ucciso,  giusto che sia ucciso. Quindi,  se  non  
conveniente che Dio faccia qualcosa di ingiusto o disordinato,  non  
in  potere della sua libert, benignit, volont lasciare impunito  il
peccatore che non rende a Dio quello che gli ha tolto.
BOSONE - Mi porti via tutto quello che pensavo di poterti obiettare.
ANSELMO  - Considera anche queste altre ragioni in forza delle  quali
non  conveniente che Dio faccia cos.
BOSONE - Ascolto volentieri quanto dici.
CAPITOLO 13
NELL'ORDINE DELL'UNIVERSO  INTOLLERABILE IL FATTO CHE LA CREATURA TOLGA
AL CREATORE IL DEBITO ONORE E NON RESTITUISCA QUELLO CHE GLI HA TOLTO
ANSELMO  -  Nell'ordine  dell'universo  nulla    cos  intollerabile
quanto  il fatto che la creatura tolga al Creatore il debito  onore  e
non restituisca quello che gli ha tolto.
BOSONE - Niente di pi chiaro.
ANSELMO - Nulla  tollerato con pi ingiustizia di quello che   meno
tollerabile.
BOSONE - Anche questo  chiaro.
ANSELMO  -  Penso quindi non dirai che Dio deve tollerare quello  che
meno    tollerabile  secondo giustizia, e cio che  la  creatura  non
restituisca a Dio ci che gli ha tolto.
BOSONE - Anzi vedo che bisogna negarlo assolutamente.
ANSELMO - Cos pure, se nulla  pi grande o migliore, di Dio,  nulla
  pi  giusto  della suprema giustizia che salvaguarda il  suo  onore
nell'ordine dell'universo: essa non  altro che Dio stesso.
BOSONE - Anche questo  evidente.
ANSELMO  -  Dunque  Dio non salvaguarda nulla con pi  giustizia  che
l'onore della sua dignit.
BOSONE - Devo concederlo.
ANSELMO  -  Ti pare che lo custodisca completamente, se permette  che
gli  venga tolto e se non esige che gli sia restituito e venga  punito
colui che glielo toglie?
BOSONE - Non oso dirlo.
ANSELMO -  dunque necessario che o sia restituito l'onore tolto,  o
venga  inflitta  la  pena. Altrimenti o Dio sarebbe  ingiusto  con  se
stesso,  oppure sarebbe incapace di entrambi le soluzioni:  ma    una
empiet solo il pensarlo.
CAPITOLO 14
COME LA PUNIZIONE DEL PECCATORE ONORA DIO?
BOSONE  -  Capisco che non potevi dire nulla di pi  ragionevole.  Ma
vorrei udire da te se la punizione del peccatore torni a lui d'onore e
a  quale  specie  di  onore appartenga. Se infatti  la  punizione  del
peccatore non fosse l'onore di Dio - in quanto il peccatore non  rende
ci  che deve ma  semplicemente punito - Dio perderebbe il suo  onore
senza  poterlo riavere: ma ci  in contraddizione con quanto   stato
detto.
ANSELMO  -   impossibile che Dio perda il suo onore. Infatti  o  il
peccatore spontaneamente d quello che deve, o Dio se lo prende  anche
se  quello non vuole. Infatti o l'uomo con spontanea volont  offre  a
Dio  la  dovuta  sudditanza  sia  non peccando  sia  soddisfacendo  al
peccato, o Dio se lo sottomette anche contro sua voglia, castigandolo;
cos  si manifesta come suo Signore, mentre l'uomo si rifiuta  con  la
volont di riconoscerlo tale.
Ed   da notare che, come l'uomo peccando rapisce a Dio quello che  
di  Dio, cos Dio castigandolo prende ci che  dell'uomo. Poich  non
si dice che  proprio dell'uomo soltanto quello che egli gi possiede,
ma  anche ci che ha la possibilit di avere. E poich l'uomo    cos
fatto  che  potrebbe possedere la beatitudine se non peccasse,  quando
per il peccato  privato della beatitudine e di ogni bene, restituisce
del suo ci che ha tolto, anche se contro voglia.
Sebbene  infatti Dio non ricavi alcuna utilit da ci  che  prende  -
mentre  l'uomo trova una utilit nei soldi che prende  a  un  altro  -
tuttavia  fa  servire  al proprio onore la cosa tolta,  per  il  fatto
stesso  che la toglie. Con il toglierla egli dimostra che il peccatore
e ci che gli appartiene sono a lui soggetti.
CAPITOLO 15
PU DIO SOPPORTARE ANCHE PER POCO, CHE IL SUO ONORE SIA VIOLATO?
BOSONE - Ci che dici mi piace. Ma desidero la tua risposta su  altri
punti. Infatti, se Dio deve celare il proprio onore, come dici, perch
mai permette che, sia pure anche per poco tempo, non venga rispettato?
Se  si  lascia  in  qualche modo danneggiare  una  cosa,  non  la  si
custodisce n integralmente n perfettamente.
ANSELMO  -  Preso  in se stesso, l'onore di Dio  non  pu  essere  n
aumentato  n  diminuito. Egli  a se stesso  onore  incorruttibile  e
immutabile.
Tuttavia,  quando  ogni  creatura rispetta il  suo  ordine  -  quello
stabilito  dalla natura o dalla ragione -si dice che essa obbedisce  a
Dio  e  lo  onora; e lo si dice soprattutto della natura  ragionevole,
alla  quale  dato di capire quello di cui  in debito. E quando vuole
ci  che  deve,  onora  Dio; non perch gli dia  qualcosa,  ma  perch
spontaneamente  si  sottomette  al suo  volere  e  al  suo  comando  e
conserva,  per  quanto  dipende da lei,  il  posto  assegnatole  nella
universalit delle cose e la bellezza dello stesso universo.
Quando  invece non vuole ci che deve, per quanto pu, disonora  Dio,
perch non si sottomette spontaneamente al suo comando e disturba, per
quanto  pu  l'ordine e la bellezza dell'universo, sebbene  in  nessun
modo danneggi e deturpi il potere e la dignit di Dio.
Se  quanto  contenuto nell'ambito del cielo non volesse stare  sotto
il  cielo o volesse allontanarsi da esso, non potrebbe fare altro  che
stare  sotto  il  cielo  n potrebbe fuggire il cielo  altrimenti  che
avvicinandosi  ad  esso.  Infatti  da  qualunque  posto  parta,  verso
qualunque  posto  vada, in qualsiasi direzione  si  muova,  rimarrebbe
sempre  sotto il cielo; e quanto pi si allontanasse da una  qualsiasi
parte del cielo, tanto pi si avvicinerebbe alla parte opposta.
Cos,  sebbene  l'uomo  o l'angelo cattivo non  voglia  sottomettersi
alla volont e al comando di Dio, non pu tuttavia fuggirli perch  se
vuole  fuggire dalla volont che comanda, corre verso la  volont  che
punisce.  Se poi mi domandi per qual via, ti rispondo: assoggettandosi
alla  volont permittente. E la somma sapienza riconduce all'ordine  e
alla bellezza dell'universo, di cui parliamo, quella stessa volont  o
azione perversa.
La  stessa  soddisfazione spontanea della perversit o  l'imposizione
del castigo a colui che non soddisfa - pur tenendo presente che Dio in
molti  modi trae il bene dal male - hanno il loro posto e la  bellezza
dell'ordine in quel medesimo universo.
E  se  la  divina sapienza non le imponesse, quando la perversit  si
sforza di turbare il retto ordine nell'universo che Dio deve ordinare,
ci  sarebbe  la deformit derivante dalla deturpazione della  bellezza
dell'ordine e Dio sembrerebbe difettoso nell'organizzare.
Come  queste due cose sono sconvenienti, cos sono anche impossibili,
ed    necessario  che  a  ogni peccato segua la  soddisfazione  o  il
castigo.
BOSONE - Hai soddisfatto alla mia obiezione.
ANSELMO  -    dunque evidente che nessuno pu onorare o  disonorare
Dio, considerato in se stesso; sembra invece che la creatura, guardata
in  se  stessa, faccia questo quando sottomette o sottrae  la  propria
volont alla volont di lui.
BOSONE - Non so che cosa obiettare.
CAPITOLO 16
AL NUMERO DEGLI ANGELI DECADUTI DEVONO ESSERE SOSTITUITI ALTRETTANTI UOMINI
ANSELMO - Ho da aggiungere ancora qualcosa.
BOSONE - Di' pure, fino a quando non ne potr pi.
ANSELMO  -  Risulta  che Dio si  proposto di ristabilire  il  numero
degli  angeli  caduti,  per  mezzo della  natura  umana  creata  senza
peccato.
BOSONE  -  quanto crediamo; ma vorrei che tu me ne portassi  qualche
argomento.
ANSELMO  -  Tu  mi  inganni. Avevamo stabilito di trattare  solamente
della Incarnazione di Dio e tu mi proponi altre questioni.
BOSONE  -  Non  adirarti. "Dio ama chi d con gioia" (2  Cor  9,  7).
Nessuno  prova di dare con gioia quanto ha promesso, meglio  di  colui
che  d pi di quello che ha promesso. Rispondi dunque volentieri alla
mia questione.
ANSELMO  -  Non si pu dubitare che le creature razionali, gi  beate
per  la  contemplazione di Dio o atte a esserlo, siano da lui previste
secondo un numero ragionevole e perfetto; numero che non  conveniente
n aumentare n diminuire. Altrimenti, o Dio non sa in qual numero sia
pi  conveniente crearle - e questo  falso - oppure,  se  lo  sa,  le
creer  nel numero pi conveniente. Quindi, o gli angeli caduti  erano
stati  creati per essere compresi in quel numero; oppure essi  caddero
necessariamente perch, non essendo compresi in quel numero, dovettero
esserne esclusi. E questo  assurdo.
BOSONE - Dici una verit evidente.
ANSELMO  - Dal momento che essi dovevano appartenere a quel numero  o
il  numero  dovr  necessariamente  venir  ristabilito,  o  le  nature
razionali,  previste in numero perfetto, dovranno rimanere  in  numero
imperfetto; ora questo non pu essere.
BOSONE - Certamente devono essere ristabilite nel loro numero.
ANSELMO  -    dunque necessario che gli angeli  vengano  sostituiti
dalla natura umana, perch i sostituiti non possono venir presi se non
di l.
CAPITOLO 17
GLI ANGELI CADUTI NON POSSONO ESSERE SOSTITUITI DA ALTRI ANGELI
BOSONE - Perch gli angeli caduti non possono essere o riabilitati  o
sostituiti da altri angeli?
ANSELMO  -  Quando  vedrai  le difficolt  della  nostra  redenzione,
capirai anche l'impossibilit della loro riabilitazione. D'altra parte
non  possono  neppure essere sostituiti da altri angeli,  perch  -pur
tacendo  che  questa  ipotesi sembra contraria alla  perfezione  della
prima  creazione - dovrebbero essere tali e quali sarebbero stati  gli
altri se non avessero peccato, e cio dovrebbero non aver costatato la
punizione del peccato; ora, dopo la caduta, questo  impossibile.
Infatti  non  merita la stessa lode colui che persevera nella  verit
senza  conoscere alcun castigo pel peccato e colui che persevera nella
verit, avendo sempre davanti agli occhi l'eternit del castigo.
Non  si pu infatti assolutamente pensare che gli angeli buoni  siano
stati  confermati per la caduta dei cattivi e non per i propri meriti.
Come, infatti, se i buoni avessero peccato coi cattivi sarebbero stati
condannati con loro; cos i cattivi se avessero perseverato coi  buoni
sarebbero pure stati confermati con loro. Che se poi qualcuno di  loro
doveva  essere confermato dalla caduta degli altri, o nessuno  sarebbe
stato  confermato  o sarebbe stato necessario che qualcuno  cadesse  e
fosse punito per confermare gli altri: due cose ugualmente assurde.
Quindi,  quelli che perseverarono furono confermati nella maniera  in
cui  tutti lo sarebbero stati qualora avessero perseverato. E di  tale
maniera ho dato delle spiegazioni, come potei, dove ho trattato  della
ragione per cui Dio non diede la perseveranza al diavolo.
BOSONE  - Hai provato che gli angeli cattivi devono essere sostituiti
dalla  natura  umana,  e da questo appare che gli  uomini  eletti  non
saranno inferiori di numero agli angeli reprobi.
Ma mostrami se puoi, se saranno in numero maggiore.
CAPITOLO 18
GLI UOMINI SANTI SARANNO PI DEGLI ANGELI CATTIVI?
ANSELMO  - Se gli angeli, prima che qualcuno di loro cadesse,  erano,
come  abbiamo detto, in numero perfetto e gli uomini sono stati creati
per sostituire gli angeli,  evidente che non saranno pi di loro.
Se  invece tale numero non era raggiunto da tutti gli angeli insieme,
deve essere completato dagli uomini, sia nella parte perduta sia nella
parte  mancante  prima; e in tal caso gli uomini  eletti  saranno  pi
degli angeli reprobi. Conseguentemente diremo anche che gli uomini non
furono  creati solamente per ricomporre un numero diminuito, ma  anche
per completare un numero non ancora perfetto.
BOSONE  -  Cosa    meglio tenere? Che gli angeli sono  stati  creati
secondo il numero perfetto o no?
ANSELMO - Dir quello che mi sembra pi opinabile.
BOSONE - Non posso esigere di pi.
ANSELMO - Se l'uomo fu creato dopo la caduta degli angeli cattivi  (e
alcuni lo trovano provato nel Genesi) (cf Gn cc. 1-3) non vedo come io
possa  con  questo  argomento  provare con  esattezza  una  delle  due
possibilit. Pu essere, penso, che gli angeli siano stati nel  numero
perfetto  e  che poi sia stato fatto l'uomo per ripristinare  il  loro
numero  diminuito;  e  pu anche essere che  non  fossero  nel  numero
perfetto  perch  Dio  differiva  -  come  differisce  ancora   -   il
completamento di quel numero, riservandosi di creare la natura umana a
tempo  opportuno. Quindi, o completerebbe solamente un  numero  ancora
imperfetto o anche lo ripristinerebbe perch  stato diminuito.
Ma  se tutta la creazione  contemporanea, e se quei giorni - durante
i  quali, come sembra dire Mos, questo mondo non  stato fatto  tutto
in  un  solo  momento - vanno interpretati diversamente da quelli  nei
quali  viviamo noi, non posso capire come gli angeli siano stati fatti
in quel numero perfetto.
Se  cos  fosse,  mi  sembra che o alcuni angeli  o  uomini  dovevano
peccare  necessariamente  o  che  in quella  celeste  citt  avrebbero
sorpassato il numero richiesto dalla perfetta convenienza.
Se  quindi tutte le cose sono state fatte contemporaneamente,  sembra
che  gli  angeli  e  i  primi  due uomini fossero  secondo  un  numero
imperfetto, cos che, se nessun angelo fosse caduto, si sarebbe dovuto
completarlo  solamente  con  l'uomo e se qualcuno  avesse  peccato  si
sarebbe dovuto provvedere a completare anche ci ch'era caduto.
Qualora  poi la natura umana, che  la pi debole, non fosse  caduta,
avrebbe  scusato Dio e accusato il diavolo nel caso che questi  avesse
imputato  la sua caduta alla propria debolezza; che se poi anche  essa
fosse  caduta  molto  meglio avrebbe difeso Dio contro  il  diavolo  e
contro  se  stessa,  poich,  nonostante  fosse  diventata  mortale  e
maggiormente debole, da tanta debolezza sarebbe salita tra gli  eletti
a  un  posto  tanto  pi alto di quello donde era caduto  il  diavolo,
quanto  gli  angeli  buoni, che  chiamata a uguagliare,  progredirono
dopo la rovina dei cattivi, perch perseverarono.
Questi  ragionamenti mi fanno incline a pensare che  gli  angeli  non
raggiungessero  il numero perfetto con il quale quella  citt  superna
sar  completa,  poich questa ipotesi  possibile se  l'uomo  non  fu
creato assieme agli angeli; ed  e sembra necessaria se  stato creato
assieme  -  come molti pensano -proprio perch si legge: "  Colui  che
vive in eterno cre tutto nello stesso tempo " (Eccli 18, 1).
Anche  se la perfezione del mondo creato non si deve tanto porre  nel
numero degli individui quanto nel numero delle nature,  necessario  o
che la natura umana sia fatta a complemento della stessa perfezione  o
che  sia superflua: e non osiamo affermare questo neppure della natura
del  pi  piccolo vermiciattolo. Quindi nel creato essa  stata  posta
per  se  stessa e non solamente per sostituire individui  di  un'altra
natura.
 manifesto quindi che, anche se nessun angelo avesse peccato,  gli
uomini   avrebbero  avuto  nella  citt  celeste  il  loro  posto,   e
conseguentemente  che, anche prima che qualche  angelo  peccasse,  non
c'era   tra  loro  quel  numero  perfetto.  Altrimenti  sarebbe  stato
necessario  che  qualche  angelo  o uomo  peccasse  non  potendo  col
rimanere nessuno che non sia compreso nel numero perfetto.
BOSONE - Hai fatto qualcosa.
ANSELMO  -  C'  un'altra  ragione, mi pare,  che  suffraga  bene  la
sentenza secondo la quale gli angeli non sono stati creati nel  numero
perfetto.
BOSONE - Dilla.
ANSELMO  -  Se gli angeli fossero stati fatti nel numero  perfetto  e
gli  uomini  fossero stati creati per riparare il numero degli  angeli
perduti,  chiaro che gli uomini mai sarebbero saliti alla beatitudine
se gli angeli non fossero caduti da essa.
BOSONE - Certamente.
ANSELMO  -  Se  quindi  qualcuno  dir  che  gli  uomini  eletti   si
rallegreranno  della  perdizione degli angeli  quanto  godranno  della
propria elevazione - dal momento che questa non ci sarebbe se  non  ci
fosse  stata  quella - come potranno essere difesi da questa  perversa
gioia?
E come  potremo  dire  che  gli angeli caduti furono  sostituiti  dagli
uomini, se gli angeli non cadendo sarebbero rimasti senza quel vizio -
cio  senza  la  gioia  dell'altrui caduta -  mentre  gli  uomini  non
potranno  essere privi di quel vizio? Anzi come potranno essere  beati
con questo vizio?
E  con  quale audacia diremo che Dio non vuole o non pu  operare  la
restaurazione senza che vi sia questo vizio?
BOSONE  -  Non  accaduta la stessa cosa con i Gentili chiamati  alla
fede appunto perch i Giudei la respinsero?
ANSELMO  -  No! Perch se tutti i Giudei avessero creduto, i  Gentili
sarebbero  stati  ugualmente chiamati: "colui che teme  il  Signore  e
pratica la giustizia  a lui accetto in ogni popolo" (At 10, 35).  Ma,
poich   i   Giudei   disprezzarono  gli  apostoli,  offrirono   anche
l'occasione che indirizz gli apostoli verso i Gentili.
BOSONE - Non vedo proprio come potrei contraddirti in questo.
ANSELMO  Da  dove ti sembra scaturire la gioia che ognuno  prova  per
l'altrui colpa?
BOSONE  -  Donde se non dal fatto che ognuno  certo che non  sarebbe
dove , se l'altro non ne fosse caduto?
ANSELMO  - Quindi, se nessuno avesse questa certezza nessuno godrebbe
dell'altrui danno.
BOSONE - Cos sembra.
ANSELMO - Pensi che, se gli eletti fossero pi numerosi degli  angeli
caduti, qualcuno di loro potrebbe avere tale certezza?
BOSONE  -  Non  posso pensare che l'abbia o la possa  avere.  Infatti
come  pu  uno  sapere  se  stato fatto per restaurare  ci  che  era
diminuito o se  stato fatto per completare ci che ancora mancava  al
numero  della citt che doveva essere costituita? Tutti invece avranno
la certezza d'essere creati per completare quella citt.
ANSELMO - Quindi, se saranno pi degli angeli reprobi, nessuno  potr
o  dovr sapere d'essere stato assunto l come conseguenza della colpa
di un altro.
BOSONE -  vero.
ANSELMO  -  Quindi nessuno avr motivo di godere della perdizione  di
un altro.
BOSONE -  logico.
ANSELMO  -  costatando che, se gli uomini eletti  sono  pi  numerosi
degli  angeli reprobi, non c' quell'inconveniente che necessariamente
ci  sarebbe se fossero meno numerosi; costatando inoltre che in quella
citt      impossibile   la  presenza  di  qualsiasi   inconveniente,
necessariamente appare che gli angeli non sono stati creati nel numero
perfetto  e  che  gli  uomini  beati sono pi  numerosi  degli  angeli
infelici.
BOSONE - Non vedo come lo si possa negare.
ANSELMO - Penso che si possa proporre ancora una ragione a favore  di
questa opinione.
BOSONE - Devi esporre anche questa.
ANSELMO  -  Crediamo  che  la corporea mole  del  mondo  deve  essere
trasformata  in  una  migliore (cf 2 Pt 3, 13; Ap  21,  1)  e  che  la
trasformazione  non  avverr n prima n  dopo  il  completamento  del
numero  degli uomini eletti e quindi del perfezionamento  della  beata
citt.  Da qui si pu concludere che Dio fin dall'inizio si  proposto
di  condurre  a termine contemporaneamente le due opere.  Per  cui  la
natura inferiore che non percepiva Dio, non sarebbe stata perfezionata
prima  della  natura  superiore che doveva godere  Dio  e,  una  volta
trasformata in meglio nella perfezione della superiore, si sarebbe  in
qualche modo congratulata secondo una sua propria maniera; anzi  tutte
le creature si sarebbero rallegrate a modo loro di gioia eterna con lo
stesso  Creatore, con se stesse e tra di loro per una cos gloriosa  e
ammirabile perfezione. Poich quello che la volont liberamente compie
nella  natura ragionevole, dovrebbe apparire naturalmente anche  nella
creatura insensibile, per disposizione di Dio.
Siamo  soliti  gioire  dell'esaltazione  dei  nostri  antenati,  come
quando per esempio godiamo festivamente nel giorno natale dei santi ed
esultiamo  della loro gloria. E questa sentenza sembra suffragata  dal
fatto  che  anche se Adamo non avesse peccato, Dio avrebbe  ugualmente
differito  il  perfezionamento di quella citt fino a che,  completato
con  gli  uomini  il numero da lui previsto, anche gli uomini  fossero
trasformati, per cos dire, nell'immortale immortalit dei corpi.
Nel  paradiso terrestre avevano una certa immortalit, cio il potere
di  non morire; ma tale potere non era immortale, perch poteva venire
meno, e cos non si trovavano nell'impossibilit di morire.
Ora  se  le  cose  stanno cos, se cio fin dall'inizio  Dio  si  era
proposto  di  condurre  a  perfezione  la  razionale  e  beata   citt
contemporaneamente  alla natura sensibile e  corporea,  sembra  che  o
quella  citt  non  era completa nel numero degli angeli  prima  della
rovina dei cattivi, ma aspettava che Dio la completasse con gli uomini
quando  avesse mutato in meglio la natura corporea del mondo;  oppure,
se  era  perfetta  nel numero non lo era nella stabilit,  che  doveva
venire  differita,  anche se in essa nessuno avesse  peccato,  fino  a
quella   rinnovazione  del  mondo  che  aspettiamo.  Che  se  poi   la
stabilizzazione  non  doveva  essere  ritardata  di  molto,  bisognava
accelerare  il  rinnovamento  del mondo, perch  avvenisse  assieme  a
quella.
Non  v'  per  alcun  fondamento per  affermare  che  Dio  si  fosse
proposto  di  rinnovare subito il mondo appena creato e di distruggere
all'inizio  - prima che si potesse vedere perch erano state  fatte  -
quelle cose che pi non ci saranno dopo questo rinnovamento.
Segue  dunque  che  gli angeli non furono creati in numero  perfetto,
cosicch la loro confermazione non ammettesse lunghe dilazioni, perch
altrimenti  anche il mondo appena fatto avrebbe dovuto  essere  subito
rinnovato: e questo non conviene. Cos pure non sembra conveniente che
Dio  abbia voluto rinviare alla futura rinnovazione del mondo la  loro
confermazione, soprattutto perch in alcuni la realizz molto  presto,
e  perch si pu pensare che l'avrebbe realizzata nei primi uomini  al
momento del peccato, se non avessero peccato; come del resto fece  con
gli angeli che perseverarono.
Infatti    i   nostri   progenitori   non   erano   stati   innalzati
all'uguaglianza  con  gli angeli, ma dovevano arrivarvi  quando  fosse
stato  perfetto  il  numero che essi stessi dovevano  fornire.  Sembra
tuttavia  che  se  avessero vinto e se, nonostante la tentazione,  non
avessero peccato, sarebbero stati confermati assieme a tutta  la  loro
discendenza  in quella giustizia in cui si trovavano, e in  modo  tale
che  non  avrebbero pi potuto peccare. Siccome invece furono vinti  e
peccarono,  divennero cos deboli che, per quanto  sta  in  loro,  non
possono essere senza peccato.
Chi  oserebbe  dire  che  l'ingiustizia nel  rendere  schiavo  l'uomo
accondiscendente  alla  sua prima sollecitazione    pi  forte  della
giustizia nel confermare nella libert l'uomo se alla prima tentazione
si fosse appoggiato a essa?
Come  infatti  la natura umana, essendo tutta nei primi  progenitori,
venne  totalmente  vinta col peccato - eccezion  fatta  solamente  per
quell'uomo, che come Dio seppe far nascere da una Vergine  senza  seme
umano,  cos  seppe preservare dal peccato di Adamo  -  cos  in  loro
avrebbe totalmente vinto se non avessero peccato.
Dunque  non  resta  che  concludere che  la  superna  citt  non  era
completa  nel  primo numero degli angeli, ma doveva essere  completata
dagli uomini. E se ci  certo, gli uomini eletti saranno di pi degli
angeli reprobi.
BOSONE - Le cose che hai detto mi sembrano molto ragionevoli.
Ma  come  interpreteremo il passo dove  scritto: Dio "ha  fissato  i
confini dei popoli secondo il numero dei figli d'Israele?" (Dt 32, 8).
Alcuni  poi,  dal  momento  che invece "dei figli  d'Israele"  trovano
"degli  angeli  di Dio", interpretano nel senso che  il  numero  degli
uomini eletti e innalzati sia uguale al numero degli angeli buoni.
ANSELMO   -  Questa  interpretazione  non  contraddice  la   sentenza
esposta,  se  non   certo che caddero tanti angeli  quanti  rimasero.
Infatti, se gli angeli eletti sono pi dei reprobi,  anche necessario
che  gli  uomini eletti sostituiscano gli angeli reprobi,  e  potrebbe
accadere  che  eguaglino il numero dei beati: cos  ci  sarebbero  pi
uomini giusti che angeli ingiusti.
Ma  ricordati a qual patto cominciai a rispondere alla tua questione:
che  cio  se  dir  qualcosa  che non  confermato  da  una  maggiore
autorit - anche se appare approvato dalla ragione - non sia accettato
con altra certezza di quella che deriva dal fatto che frattanto cos a
me  sembra, finch Dio in qualche modo non me lo sveli meglio. Infatti
sono  certo  che se dico qualcosa che apertamente va contro  le  sacre
Scritture, ci  falso; e appena lo conoscer non lo voglio tenere.
Ma  dove  si  possono senza pericolo avere diverse opinioni,  come  
nella  presente  di  cui trattiamo, - infatti nel non  sapere  se  gli
uomini  da eleggersi siano pi degli angeli perduti o non lo siano,  e
nel preferire una possibilit piuttosto che l'altra, penso che non  ci
sia nessun pericolo per l'anima - se, dico, in queste cose esponiamo i
detti  divini in modo che sembrano favorire diverse sentenze e se  non
si  trova  in alcun posto qualcosa che determini ci che si debba  con
certezza tenere, penso che ci non sia riprovevole.
Riguardo  poi a quanto hai detto: "Ha fissato i confini  dei  popoli"
cio dei gentili "secondo il numero degli angeli di Dio"; o ascoltando
un'altra versione "secondo il numero dei figli d'Israele" (Dt  32>  8)
si deve notare che le due versioni si riferiscono alla stessa cosa o a
cose   diverse  ma  non  contraddittorie.  Cos  la  frase   si   deve
interpretare  in  modo  che gli angeli di  Dio  e  i  figli  d'Israele
significhino o i soli angeli buoni o i soli uomini eletti o gli angeli
e  gli  uomini  eletti assieme, cio tutta quella superna  citt.  V'
anche  un'altra  maniera  d'interpretare, e cio  gli  angeli  di  Dio
possono  indicare  solamente gli angeli  santi  e  i  figli  d'Israele
solamente  gli  uomini  giusti,  o  al  contrario  i  figli  d'Israele
solamente gli angeli e gli angeli di Dio solamente gli uomini giusti.
Se  con  l'una e l'altra frase vengono designati solamente gli angeli
buoni,    come  se si parlasse degli angeli di Dio. Se  invece  viene
designata tutta la citt celeste, il senso  questo: i popoli cio  le
schiere  degli uomini eletti saranno reclutati, o i popoli saranno  in
questo  mondo  fino  a  quando il numero prestabilito  ma  non  ancora
perfetto di quella citt sia completato con degli uomini.
Per  ora  non vedo come la frase "i figli d'Israele" possa riferirsi
solamente  agli angeli o nello stesso tempo agli angeli e agli  uomini
santi.
Infatti  non    strano che gli uomini santi vengano  chiamati  figli
d'Israele o figli di Abramo. Anzi giustamente possono essere  chiamati
angeli  di  Dio dal momento che imitano la vita angelica,  viene  loro
promessa la somiglianza e l'uguaglianza con gli angeli in cielo (cf Lc
20,  36) e tutti coloro che vivono nella giustizia sono angeli di Dio,
per cui sono chiamati anche confessori o martiri.
Chi  infatti  attesta e confessa la verit di Dio  suo nunzio,  cio
suo  angelo.  Se del resto l'uomo cattivo  soprannominato  diavolo  -
cos  il Signore chiam Giuda (cf Gv 6, 70-71) - perch gli assomiglia
nella malizia, perch l'uomo buono non sar chiamato angelo perch  ne
imita la giustizia?
Penso  possiamo  dire  che Dio ha fissato  "  i  confini  dei  popoli
secondo  il  numero" degli uomini eletti, perch in  questo  mondo  ci
saranno  i popoli e la procreazione degli uomini fino a che il  numero
degli  stessi  eletti  sia  completo.  E  una  volta  completato,   la
procreazione degli uomini che avviene in questa vita cesser.
Se  invece per angeli di Dio intendiamo solamente gli angeli santi  e
per  figli d'Israele solamente gli uomini giusti, il versetto "Dio  ha
fissato  i confini dei popoli secondo il numero degli angeli  di  Dio"
pu essere interpretato in due maniere: o sar presa tanta gente, cio
tanti  uomini, quanti sono i santi angeli di Dio o ci saranno i popoli
fino  a  quando il numero degli angeli di Dio non sar completato  con
gli uomini.
Ma  vedo  una  sola maniera di interpretare la frase: "ha  fissato  i
confini  dei popoli secondo il numero dei figli d'Israele" e cio  che
in  questo mondo, come  gi stato detto, i popoli ci saranno  fino  a
quando  il  numero  dei santi uomini sia completo;  e  da  ambedue  le
versioni  risulter che saranno reclutati tanti uomini  quanti  angeli
buoni sono rimasti.
Da  questo  tuttavia  non si pu concludere  che  gli  angeli  caduti
eguaglino   quelli  rimasti  perseveranti,  anche  se  devono   essere
sostituiti  dagli uomini. Se per nonostante questo  si  sceglie  tale
posizione,  si  dovr  mostrare l'infondatezza delle  ragioni  esposte
prima, le quali sembrano provare che gli angeli non erano, prima della
caduta di alcuni di loro, nel numero perfetto di cui parlai, e ci sono
pi uomini eletti che angeli cattivi.
BOSONE - Non mi pento d'averti costretto a esporre queste cose  sopra
gli  angeli. Ora ritorna pure all'argomento dal quale  partita questa
digressione.
CAPITOLO 19
L'UOMO NON PU ESSERE SALVATO SENZA SODDISFAZIONE PER IL PECCATO
ANSELMO -  chiaro che Dio progett di sostituire gli angeli  caduti
con gli uomini.
BOSONE -  certo.
ANSELMO   -   Quindi   gli  uomini  che  in  quella   superna   citt
sostituiranno gli angeli devono essere quali dovevano essere quelli in
sostituzione  dei quali saranno col, cio quali sono ora  gli  angeli
buoni. Altrimenti quelli che caddero non si potranno dire sostituiti e
ne  seguir che o Dio non potr ultimare il bene che ha cominciato,  o
Dio  si pentir d'avere cominciato un bene cos grande: ma ambedue  le
supposizioni sono assurde.
BOSONE  -  Certamente  necessario che gli uomini siano  uguali  agli
angeli buoni.
ANSELMO - Gli angeli buoni peccarono?
BOSONE - No!
ANSELMO  - Si pu pensare che l'uomo, il quale un giorno ha  peccato,
non ha ancora dato a Dio la soddisfazione per il peccato ed  lasciato
senza castigo, sia uguale all'angelo che non ha mai peccato?
BOSONE  -  Posso  pensare  e  riferire simili  frasi,  ma  non  posso
penetrarne il significato, come non posso capire che la falsit sia la
verit.
ANSELMO  -  Non    dunque conveniente che Dio,  per  sostituire  gli
angeli  caduti,  prenda l'uomo che ha peccato e  non  ha  soddisfatto,
perch  la  verit  non  permette di dire  che  tale  uomo    elevato
all'uguaglianza con gli angeli beati.
BOSONE - Cos dice la ragione.
ANSELMO  - Considera ora soltanto l'uomo, prescindendo dal fatto  che
deve  essere  reso  uguale  agli angeli, e  guarda  se  Dio  lo  debba
promuovere a una beatitudine sia pure simile a quella che aveva  prima
di peccare.
BOSONE - Tu di' quello che pensi e io ti seguir come potr.
ANSELMO  -  Supponiamo che un signore tenga nella sua mano una  perla
preziosa  che  non    mai stata insudiciata; supponiamo  che  nessuno
gliela  possa  togliere senza il suo permesso; supponiamo  infine  che
decida di porla nello scrigno dove custodisce ci che ha di pi caro e
prezioso.
BOSONE - Lo vedo come fosse qui davanti a noi.
ANSELMO  - Supponi ora che, pur potendolo impedire, permetta che  gli
sia  presa la perla di mano e gettata nel fango da un invidioso;  egli
dopo  la  raccolga  sporca e, senza lavarla, la riponga  in  un  luogo
pulito e caro per conservarla cos. Dimmi ora se lo stimi prudente.
BOSONE  -  E  come lo potrei? Non sarebbe infatti stato molto  meglio
tenere la perla pulita e conservarla cos piuttosto che sporca?
ANSELMO  -  Non avrebbe agito cos Dio? Lui nel paradiso teneva  come
nella  sua  mano  l'uomo senza peccato, quello che  doveva  dare  come
compagno agli angeli e permise -se avesse voluto infatti impedirlo, il
diavolo  non  avrebbe potuto tentare l'uomo - che  il  diavolo  acceso
d'invidia gettasse nel fango del peccato l'uomo sia pure consenziente.
Non avrebbe agito cos Dio se avesse ricondotto l'uomo macchiato dalla
sporcizia  del peccato, senza alcuna purificazione cio  senza  alcuna
soddisfazione,  nel  paradiso dal quale era stato cacciato  perch  vi
rimanesse sempre in quello stato?
BOSONE  -  Non  oserei  negare il paragone, se Dio  agisse  cos;  ma
appunto  per  questo  non  ammetto che egli possa  farlo.  Sembrerebbe
infatti o che non abbia potuto compiere ci che s'era proposto  o  che
si sia pentito del buon proposito: e questo non pu accadere in Dio.
ANSELMO  - Abbi dunque per cosa certissima che senza soddisfazione  -
cio  senza  spontanea soluzione del debito - n Dio pu  lasciare  il
peccato impunito, n il peccatore pu raggiungere la beatitudine;  sia
pure  quella  che  aveva prima di peccare. In questo modo  l'uomo  non
verrebbe riabilitato n posto in quello stato nel quale era prima  del
peccato.
BOSONE - Non posso in alcun modo contraddire le tue ragioni. Ma  cosa
intendiamo quando diciamo a Dio "Rimetti a noi i nostri debiti" (Mt 6, 12)
e  cosa intende la gente che rivolge a Dio, nel quale  crede,  la
preghiera di rimetterle i peccati? Se diamo quello a cui siamo tenuti,
perch  preghiamo  che  rimetta? Forse che Dio    ingiusto  ed  esige
nuovamente  ci  che   Stato pagato? Se poi non paghiamo,  perch  lo
preghiamo  invano  di  fare  ci che egli non  pu  fare,  perch  non
conveniente?
ANSELMO  -  Chi  non  paga,  invano dice: "rimetti".  Chi  ha  pagato
supplica,  perch  anche la supplica fa parte di  quanto  deve  essere
pagato.  Infatti  Dio non deve nulla ad alcuno; ogni  creatura  invece
deve  a Lui; e quindi l'uomo non pu trattare da pari a pari con  Dio.
Ma  su  questo  non    necessario che ti  dia  una  risposta.  Quando
conoscerai perch Cristo  morto, forse da te vedrai ci che chiedi.
BOSONE  -  Per  ora  mi basta dunque ci che mi  rispondi  su  questa
questione.  Hai  spiegato  cos chiaramente  come  nessun  uomo  possa
giungere  alla beatitudine col peccato o essere liberato  dal  peccato
senza che prima abbia pagato ci che ha rubato peccando, che anche  se
lo volessi non potrei dubitarne.
CAPITOLO 20
LA  SODDISFAZIONE DEVE ESSERE COMMISURATA AL PECCATO E L'UOMO NON PU
DARLA DA S
ANSELMO  -  Non  dubiterai neppure, credo, che la soddisfazione  deve
uguagliare la grandezza del peccato.
BOSONE  -  In  certo  modo altrimenti il peccato  lascerebbe  qualche
disordine;  il che non pu essere se Dio non sopporta alcun  disordine
nel suo regno. Ed  chiaramente stabilito che in Dio  impossibile  il
bench minimo inconveniente.
ANSELMO - Di' dunque: che darai a Dio per il tuo peccato?
BOSONE  -  Penitenza, cuore contrito e umiliato, astinenze,  molti  e
vari   lavori   corporali,  la  misericordia  che  d  e   perdona   e
l'obbedienza.
ANSELMO - Con tutto questo che dai a Dio?
BOSONE  -  Non onoro forse Dio quando per timore e suo amore  rigetto
la  gioia  del secolo nella contrizione del cuore; quando calpesto  la
quiete  e  i  piaceri  di questa vita nelle astinenze  e  nei  lavori;
quando,  dando  e rimettendo, distribuisco ci che   mio;  quando  mi
sottometto a lui nella obbedienza?
ANSELMO  -  Quando dai a Dio una cosa che gli dovresti anche  se  non
avessi  mai peccato, non la devi computare nel debito a cui sei tenuto
per  il  peccato. Ora tutte queste cose che enumeri  le  devi  a  Dio.
Infatti  in questa vita mortale l'amore e il desiderio di pervenire  a
ci  per cui sei stato fatto e a questo si riferisce la preghiera -  e
il dolore di non essere ancora l e il timore di non giungervi, devono
essere  cos grandi, che tu non dovresti godere se non di quelle  cose
che  ti  danno aiuto e speranza di giungervi. Non meriti di avere  ci
che  non  ami e desideri per quello che , e del quale non ti addolori
perch ancora non l'hai e ancora ti trovi in grande pericolo di averlo
o no.
A  questo  appartiene anche la fuga della pace e dei piaceri mondani,
che allontanano l'anima da quella vera pace e gioia, ma solo in quanto
ti pare sufficiente al desiderio di pervenirvi.
Devi  poi  considerare il donare come un qualcosa di  dovuto,  perch
capisci che ci che dai non l'hai da te ma da quello di cui sei  servo
sia  tu  che  quello a cui dai. E la natura t'insegna di fare  al  tuo
compagno  di  servit, cio tu uomo a un altro uomo, ci che  vorresti
ch'egli ti facesse (cf Mt 7, 12); e chi non vuole dare ci che ha  non
deve ricevere ci che non ha.
Del  perdono  parler brevemente, perch, come  ho  detto  prima,  la
vendetta non ti appartiene dal momento che tu non sei tuo e colui  che
ti  ingiuri non  n tuo n suo, ma dal nulla siete stati fatti servi
di uno stesso Signore; e se ti vendichi del tuo compagno di servit ti
arroghi un giudizio che  proprio del Signore e del Giudice di tutti.
Obbedendo,  poi,  che cosa dai a Dio di non dovuto, dal  momento  che
tutto ci che sei, che hai e che puoi lo devi a Colui che ti comanda?
BOSONE - Non oso pi dire che in tutto questo io do a Dio quello  che
non gli devo.
ANSELMO - Che dai allora a Dio per il tuo peccato?
BOSONE  - Se, quando non pecco, gli devo gi tutto me stesso e quanto
posso perch altrimenti peccherei, non mi resta nulla da dargli per il
peccato.
ANSELMO - Che sar dunque di te? Come potrai salvarti?
BOSONE  -  Se considero i tuoi ragionamenti non ne vedo il  modo.  Se
invece ricorro alla mia fede, spero di poter essere salvato nella fede
cristiana  "operante per la carit" (Gl 5, 6), anche perch  leggiamo:
"Se  il  peccatore  si allontaner dal peccato e  compir  ci  che  
giusto" (Ez 18, 27) tutti i peccati saranno dimenticati (cf Ez 18, 22;
33, 16).
ANSELMO  -  Ci   detto a coloro che o aspettarono il  Cristo  prima
della sua venuta o credono in lui dopo la sua venuta.
Ma  non  ci siamo proposti di fare come se non ci siano mai stati  il
Cristo e la fede cristiana, quando ci siamo prefissi di cercare con la
sola  ragione  la  necessit della sua venuta per  la  salvezza  degli
uomini?
BOSONE - Cos facemmo.
ANSELMO - Proseguiamo dunque con la sola ragione.
BOSONE  -  Sebbene  tu  mi conduca per certe vie difficili,  tuttavia
desidero molto che prosegua come hai cominciato.
CAPITOLO 21
QUALE  LA GRAVIT DEL PECCATO?
ANSELMO  -  Supponiamo che tu non sia debitore di tutte  quelle  cose
che  ora  hai  enumerato dicendo di poterle dare, e  vediamo  se  sono
sufficienti  alla  soddisfazione d'un peccato cos  piccolo  come  uno
sguardo contrario alla volont di Dio.
BOSONE  -  Se non ti udissi porre in questione questo punto, penserei
di cancellare questo peccato con un solo atto di compunzione.
ANSELMO - Se non hai ancora riflettuto quanto sia grave il peccato.
BOSONB - Mostramelo ora.
ANSELMO  - Supponiamo che tu ti veda alla presenza di Dio e  qualcuno
ti  dica: "Guarda l" e Dio invece: "Non voglio assolutamente  che  tu
guardi".  Cerca tu stesso nel tuo cuore quale cosa mai, tra tutto  ci
che   esiste,   potrebbe   obbligarti   a   gettare   quello   sguardo
contrariamente alla volont di Dio.
BOSONE  - Non trovo nulla che mi possa obbligare, a meno che non  sia
posto  in  una necessit che mi costringa a fare questo o  a  fare  un
peccato maggiore.
ANSELMO  - Scarta tale necessit e pensa solamente a questo  peccato,
e guarda se tu lo potresti fare per redimere te stesso.
BOSONE - Vedo chiaramente che non lo potrei.
ANSELMO  -  E per non intrattenerti pi a lungo, che cosa faresti  se
fosse  necessario  che o tutto il mondo e tutto  ci  che  non    Dio
perisse  e venisse annichilito, oppure tu facessi questo piccolo  atto
contrario alla volont di Dio?
BOSONE   -   Quando  considero  l'azione,  vedo  che      una   cosa
leggerissima; ma quando rifletto cosa sia agire contro la  volont  di
Dio  capisco  che    una cosa gravissima e non paragonabile  a  danno
alcuno.  Succede  per  che  agiamo  contrariamente  alla  volont  di
qualcuno, ma in una maniera non reprensibile, per salvaguardare i suoi
beni  e  che  perci  gli sia in seguito gradito quello  che  compiamo
contro il suo volere.
ANSELMO  -  Questo avviene all'uomo che talvolta non  capisce  quello
che  gli  utile o che non pu recuperare quello che perde; ma Dio non
ha bisogno di nulla e se anche ogni cosa perisse potrebbe rifarla come
gi la fece.
BOSONE  -  Sono  costretto a riconoscere che non  dovrei  fare  nulla
contro la volont di Dio, sia pure per conservare tutto il creato.
ANSELMO  -  E che faresti se ci fossero pi mondi, pieni di  creature
come questo nostro?
BOSONE  -  Anche  se  si moltiplicassero all'infinito  e  mi  fossero
presentati con la medesima condizione, risponderei la stessa cosa.
ANSELMO  - Non potresti fare nulla di pi retto. Pensa ancora  se  ti
avvenisse  di compiere quello sguardo contrario alla volont  di  Dio,
che cosa potresti dare per questo peccato?
BOSONE  -  Non ho nulla di pi importante di quello che ho  enumerato
prima.
ANSELMO  -  E  pecchiamo cos gravemente ogni qualvolta  scientemente
compiamo  un'azione, bench piccola, contro la volont di Dio,  perch
sempre siamo alla sua presenza e sempre ci comanda di non peccare.
BOSONE - A udirti, la nostra vita ci appare estremamente pericolosa.
ANSELMO  -    chiaro  che  Dio esige la  soddisfazione  secondo  la
gravit del peccato.
BOSONE - Non lo posso negare.
ANSELMO  - Dunque tu non soddisfi finch non dai una cosa pi  grande
di quella per cui non avresti dovuto commettere il peccato.
BOSONE - Vedo che la ragione lo esige e che  del tutto impossibile.
ANSELMO  -  Ora Dio non pu elevare alla beatitudine alcuno  che  sia
obbligato in qualche modo al debito del peccato, anzi non lo deve.
BOSONE - Questo pensiero  troppo severo.
CAPITOLO 22
L'UOMO  OFFESE GRAVEMENTE DIO QUANDO SI LASCI VINCERE DAL DIAVOLO  E
ORA NON PU SODDISFARE
ANSELMO  -  Ascolta  un  altro  motivo  per  cui  la  riconciliazione
dell'uomo con Dio  difficile.
BOSONE  -  Se  la  fede  non mi consolasse ci  mi  spingerebbe  alla
disperazione.
ANSELMO - Comunque ascoltami.
BOSONE - Parla.
ANSELMO  -  L'uomo  creato senza peccato nel paradiso    stato  come
posto  davanti  a  Dio,  fra Dio e il diavolo,  affinch  vincesse  il
diavolo non acconsentendogli quando gli suggeriva il peccato,  per  la
giustificazione e l'onore di Dio e la confusione del diavolo derivante
dal  fatto  che  lui  pi debole non peccava in  terra  nonostante  le
lusinghe  del  diavolo  che,  pi forte,  aveva  peccato  senza  alcun
consiglio in cielo.
Mentre  poteva facilmente raggiungere questo scopo si lasci  vincere
spontaneamente,  col  solo consiglio e senza violenza,  in  conformit
alla volont del diavolo e contro la volont e l'onore di Dio.
BOSONE - Dove vuoi arrivare?
ANSELMO  -  Giudica tu stesso se non sia contro l'onore  di  Dio  che
l'uomo  si  riconcili  con  Dio  in  questo  stato  di  impostura  per
l'oltraggio  arrecato a Dio; a meno che prima non  abbia  onorato  Dio
vincendo il diavolo, come prima l'aveva disonorato lasciandosi vincere
dal  diavolo. La vittoria per deve essere tale che come, da  forte  e
nell'immortalit  potenziale, acconsent  facilmente  al  diavolo  per
peccare,  cos,  debole  e mortale quale lui  stesso  si  fece,  vinca
attraverso le difficolt della morte il diavolo per non pi peccare.
Ma questo non lo pu fare finch, per la ferita del primo peccato,  
concepito e nasce nel peccato (cf Sal 51, 7).
BOSONE  -  Ripeto che ci che dici  approvato dalla  ragione,  ma  
impossibile.
CAPITOLO 23
QUANDO L'UOMO PECC, CHE COSA RUB A DIO CHE ORA NON PU RESTITUIRGLI?
ANSELMO  -  Considera ancora una cosa senza la  quale  l'uomo  non  
riconciliato giustamente e che non  meno impossibile.
BOSONE  -  Ci  hai  gi proposto di fare tante cose,  per  cui  tutto
quello che aggiungerai non far altro che spaventarmi.
ANSELMO - Ascoltami lo stesso.
BOSONE - Ascolto.
ANSELMO  -  L'uomo che cosa rub a Dio quando si lasci  vincere  dal
diavolo?
BOSONE  -  Rispondi tu, come hai gi cominciato, perch  non  so  che
cosa abbia potuto aggiungere a tutti i mali che hai mostrato.
ANSELMO  - Non rub a Dio tutto ci che si era proposto di  fare  con
la creatura umana?
BOSONE - Non lo si pu negare.
ANSELMO  -  Pensa alla stretta giustizia e giudica secondo  questa  e
di'  se  l'uomo soddisfi Dio secondo l'uguaglianza del peccato se  non
restituisce,  vincendo  il diavolo, ci che  rub  a  Dio  lasciandosi
vincere  dal diavolo. Per cui come, quando l'uomo fu vinto, il diavolo
rub  ci ch'era di Dio e Dio lo perdette; cos, quando l'uomo  vince,
il diavolo perde e Dio ricupera.
BOSONE - Non si potrebbe pensare nulla di pi giusto e rigoroso.
ANSELMO  -  Pensi  che  la  somma  giustizia  possa  violare   questa
giustizia?
BOSONE - Non oso pensarlo.
ANSELMO  -  In nessun modo quindi l'uomo deve o pu ricevere  da  Dio
ci  che egli progett di dargli se prima non restituisce a Dio  tutto
ci  che  gli rub, cos che Dio ricuperi per opera dell'uomo ci  che
per  opera dell'uomo aveva perduto. E questo non pu avvenire  che  in
una  maniera:  come  tutta la natura umana per la sconfitta  dell'uomo
venne  corrotta  e  posta in fermento dal peccato - e  per  completare
quella  citt  celeste Dio non prende nessuno che  sia  macchiato  dal
peccato - cos per la vittoria dell'uomo devono venir giustificati dal
peccato tanti uomini quanti sarebbero stati compresi in quel numero al
cui completamento l'uomo fu creato.
Ma  questo l'uomo peccatore non lo pu assolutamente compiere, perch
il peccatore non pu giustificare il peccatore.
BOSONE - Non c' nulla di pi giusto e di pi impossibile.
Ma  sembra  che  tutto questo escluda la misericordia  di  Dio  e  la
speranza dell'uomo, riguardante la beatitudine per la quale  fatto.
CAPITOLO 24
FINO A QUANDO L'UOMO NON RESTITUISCE A DIO CI CHE GLI DEVE, NON  PU
ESSERE BEATO E LA SUA INCAPACIT NON GLI  DI SCUSA
ANSELMO - Aspetta ancora un po'.
BOSONE - Che cosa hai ancora da aggiungere?
ANSELMO  - Se  ingiusto l'uomo che non restituisce all'uomo ci  che
gli  deve,  a maggiore ragione  ingiusto colui che non restituisce  a
Dio ci che gli deve.
BOSONE  -    veramente ingiusto se, potendolo, non restituisce.  Se
invece non pu perch  ingiusto?
ANSELMO  -  Forse pu essere in qualche modo scusato  se  l'impotenza
non    assolutamente  causata da lui.  Ma  se  l'impotenza  invece  
colpevole, come non diminuisce il peccato cos non scusa colui che non
restituisce il debito. Infatti supponiamo che qualcuno comandi al  suo
servo  un certo lavoro e gli ingiunga di non gettarsi nella fossa  che
gli  mostra  e dalla quale non pu uscire. Se il servo, infischiandosi
del  comando e dell'avviso del padrone, si getta spontaneamente  nella
fossa che gli  stata indicata e conseguentemente non pu compiere  il
lavoro comandato, pensi che questa impossibilit lo possa scusare  dal
non compiere il lavoro comandato?
BOSONE - Niente affatto, anzi aumenta la colpa, perch lui stesso  si
 messo in quella impossibilit. E fa un doppio peccato sia perch non
compie ci che gli  stato comandato sia perch fa ci che gli  stato
ordinato di non fare.
ANSELMO  -  Cos  inescusabile l'uomo che liberamente si obblig  al
debito   che  non  pu  pagare  e  colpevolmente  si  pose  in  questa
impossibilit  per  cui non pu dare n quello che  doveva  prima  del
peccato, cio non peccare, n quello che deve perch pecc.
La  stessa impotenza  colpa perch non ha il dovere di averla,  anzi
dovrebbe  non  averla. Come  colpa non avere ci che si  deve  avere,
cos  colpa avere ci che si deve non avere.
Quindi  come    colpa per l'uomo non avere la capacit  ricevuta  di
poter evitare il peccato, cos  colpa per lui avere l'incapacit  per
la  quale non pu n conservare la giustizia ed evitare il peccato  n
restituire  quello  che  deve per il peccato.  Infatti  spontaneamente
comp  l'azione  per la quale perdette quel potere e cadde  in  questa
impossibilit.
Non  avere  il  potere che si deve avere  la stessa cosa  che  avere
l'impossibilit che si deve non avere. Per cui l'incapacit di dare  a
Dio  ci che gli si deve, l'incapacit di restituire, non scusa l'uomo
dalla restituzione. L'effetto del peccato non scusa il peccato che  ne
deriva.
BOSONE -  una cosa molto grave ed  necessario che sia cos.
ANSELMO  -  Quindi  l'uomo  che non d a  Dio  ci  che  gli  deve  
ingiusto.
BOSONE  -   verissimo. Infatti  ingiusto e perch non d  e  perch
non pu dare.
ANSELMO  - Ora nessun ingiusto verr ammesso alla beatitudine poich,
come  la  beatitudine  la pienezza senza alcuna indigenza, cos  essa
conviene  solamente  a  colui nel quale c' la  pura  giustizia  senza
alcuna ingiustizia.
BOSONE - Non oso credere un'altra cosa.
ANSELMO  - Chi dunque non paga a Dio ci che gli deve non pu  essere
beato.
BOSONE - Non posso negare che anche questa  una conseguenza logica.
ANSELMO  - Che se vuoi dire che Dio misericordioso rimette il  debito
a  chi  lo  supplica per il fatto che non ha di che  pagarlo,  bisogna
intenderlo  cos. Si pu parlare di remissione solo o  in  quanto  Dio
rimette ci che l'uomo dovrebbe spontaneamente dare ma non pu, e cio
una  cosa tale da compensare il peccato, il quale non dovrebbe  essere
commesso  neppure per la conservazione di qualsiasi cosa che  non  sia
Dio; oppure in quanto egli omette di punire l'uomo togliendogli contro
sua  voglia  la beatitudine, come ho gi detto. Ma se Dio rimette  ci
che  l'uomo  spontaneamente deve dare per la ragione che  non  lo  pu
dare, tanto vale dire che Dio rimette ci che non pu ottenere.  Ma  
un oltraggio attribuire a Dio questa misericordia.
Ma  se  Dio  rimette ci che doveva togliere al peccatore contro  sua
voglia perch questo  nella impossibilit di dare spontaneamente  ci
che deve dare, Dio riduce la pena e rende l'uomo beato proprio per  il
peccato, in quanto questo ha ci che deve non avere. Infatti deve  non
avere  l'impossibilit e quindi, finch l'ha e  non  soddisfa,    nel
peccato.
E  certamente questa misericordia di Dio  troppo contraria alla  sua
giustizia,  la  quale  permette di dare per  il  peccato  soltanto  il
castigo.  Quindi  come  impossibile che Dio si  contraddica,  cos  
impossibile che sia misericordioso in questa maniera.
BOSONE  -  Vedo  che occorre cercare un'altra specie di  misericordia
divina.
ANSELMO - Supponiamo vero che Dio rimetta a colui che non d ci  che
deve proprio perch non pu.
BOSONE - Lo vorrei proprio.
ANSELMO - Ma finch non dar, o vorr dare o non vorr. Se vuole  ci
che non pu, sar bisognoso; se poi non vuole, sar ingiusto.
BOSONE - Nulla di pi chiaro.
ANSELMO - Sia egli bisognoso o ingiusto, in entrambi i casi non  sar
beato.
BOSONE - Anche questo  chiaro.
ANSELMO - Quindi finch non dar, non potr essere beato.
BOSONE  -  Se Dio segue il dettame della giustizia, non rimane  certo
pi   alcuna  via  di  salvezza  per  il  povero  omiciattolo,  e   la
misericordia di Dio sembra sparire.
ANSELMO  - Hai domandato la ragione, eccotela. Non nego che  Dio  sia
misericordioso, che salvi gli uomini e i giumenti, come moltiplic  la
sua misericordia (cf Sal 36, 7-8).
Ma  parliamo  di  quell'ultima  misericordia  che  dopo  questa  vita
render  l'uomo beato. Che questa misericordia debba darsi soltanto  a
colui  cui  sono  stati  rimessi i peccati  completamente,  e  che  la
remissione  dei peccati non possa avvenire senza che sia stato  pagato
il  debito  che si deve per il peccato secondo la gravit del  peccato
stesso,  penso  d'averlo dimostrato sufficientemente  con  le  ragioni
esposte  sopra.  Che se ti sembra di poter obiettare  qualcosa  contro
queste ragioni, lo devi dire.
BOSONE  - Non vedo come anche una tua ragione possa essere in qualche
modo dimostrata debole.
ANSELMO  - Anch'io lo penso, considerandole bene. Tuttavia  anche  se
una  sola  di  tutte  quelle che ho esposto venisse consolidata  dalla
inespugnabile  verit questa dovrebbe essere sufficiente.  Infatti  la
verit  mostrata  con  uno  o pi argomenti invincibili    ugualmente
protetta da ogni dubbio.
 BOSONE -  cos.
CAPITOLO 25
 NECESSARIO CHE L'UOMO SIA SALVATO DAL CRISTO
BOSONE  - Come dunque l'uomo sar salvato se non pu saldare  il  suo
debito e se non deve essere salvato qualora non lo saldi? O con  quale
coraggio oseremo dire che Dio, e ricco in misericordia (Ef 2,  4)  pi
di quanto l'intelletto umano possa capire, non possa esercitare questa
misericordia?
ANSELMO  - Questo ora lo devi chiedere a quelli in vece dei quali  tu
parli,  che  pensano  che  Cristo non  sia  necessario  alla  salvezza
dell'uomo. Come potrebbe l'uomo essere salvato senza Cristo?
Che se non lo possono in alcun modo dire, cessino dal deriderci e  si
avvicinino e si uniscano a noi che non dubitiamo che l'uomo pu essere
salvato  per  il  Cristo,  oppure disperino  di  ogni  possibilit  di
salvezza.  Che  se ci li atterrisce, credano con noi nel  Cristo  per
poter essere salvati.
BOSONE  -  Ti  domander, come ho fatto all'inizio, di mostrarmi  per
qual ragione l'uomo  salvato per opera del Cristo.
ANSELMO  -  Non    sufficientemente provato che  l'uomo  pu  essere
salvato per il Cristo, quando anche gli infedeli accettano che  l'uomo
pu  in  qualche  modo  essere  beato e se,  come  gi    dimostrato,
affermiamo che senza il Cristo non pu essere assolutamente trovata la
salvezza dell'uomo?
L'uomo  potr  essere salvato o per opera del Cristo o per  opera  di
qualche  altro  o  in nessun altro modo. Quindi se  falso  che  possa
essere  salvato per opera di qualche altro o in nessun altro  modo,  
necessario che ci avvenga per opera del Cristo.
BOSONE  -  Se  uno  vede s il motivo che impedisce  la  salvezza  in
qualche  altro modo, e non vede sufficientemente il motivo  che  prova
come essa possa venire realizzata dal Cristo, e perci afferma che ci
non pu avvenire n per opera del Cristo n di qualche altro, che cosa
gli risponderemo?
ANSELMO   -  Che  cosa  si  deve  rispondere  a  colui  che  dichiara
impossibile una cosa che deve necessariamente esistere, perch non  sa
come esista?
BOSONE - Che  un insensato.
ANSELMO - Quindi non bisogna badare a quanto dice.
BOSONE  -    vero. Ma occorre dimostrargli proprio per qual  motivo
esista ci che egli stima impossibile.
ANSELMO  -  Non comprendi da quello che prima abbiamo  detto,  che  
necessario  che alcuni uomini raggiungano la beatitudine?  Infatti  se
non     conveniente  per  Dio  condurre  l'uomo  macchiato  a  quella
beatitudine  per  la  quale    stato  creato  senza  macchia,  perch
altrimenti   sembrerebbe   pentito  del  bene   cominciato   o   nella
impossibilit di compiere quanto s'era proposto; a maggior ragione per
la  stessa inconvenienza  impossibile che nessun uomo venga  condotto
alla beatitudine per la quale  stato creato.
Quindi   o   fuori   della  fede  cattolica  si  deve   trovare   una
soddisfazione del peccato, della quale abbiamo esposto primala  natura
e  di  cui  nessun ragionamento prova l'esistenza; o si  deve  credere
senza  alcun dubbio che si trova in essa. Poich ci che   dimostrato
veramente esistente da argomentazioni necessarie non deve essere messo
in dubbio anche se l'intelligenza non comprende come esso esista.
BOSONE - Ci che dici  vero.
ANSELMO - Quindi che cosa cerchi ancora?
BOSONE  - Non sono venuto affinch tu mi dissipi i dubbi della  fede,
ma  mi  mostri  le  ragioni della mia certezza. Quindi,  come  mi  hai
condotto per le vie della ragione a vedere che l'uomo peccatore deve a
Dio  per il peccato ci che non pu dare e che finch non l'avr  dato
non  potr  essere salvato, cos voglio che mi conduca  a  capire  per
quale  razionale  necessit debba compiersi  tutto  ci  che  la  fede
cattolica ci comanda di credere del Cristo se vogliamo essere salvati;
come  tutto ci contribuisca alla salvezza dell'uomo; come  Dio  salvi
l'uomo  per  misericordia pur non rimettendogli il peccato  senza  che
questi abbia soddisfatto al debito derivato dal peccato.
E  affinch  le tue argomentazioni siano pi certe comincia  pure  da
lontano e costruiscile sopra un solido fondamento.
ANSELMO - Dio mi aiuti, poich tu non mi risparmi e non consideri  la
pochezza della mia scienza a cui comandi un'opera cos grande.
Tuttavia  tenter, dal momento che ho cominciato, confidando  non  in
me ma in Dio e far con il suo aiuto quel che potr.
Ma  per non annoiare con uno svolgimento troppo lungo colui che vorr
leggere  queste cose, inseriamo un nuovo esordio che separi quanto  fu
detto da quello che diremo.

LIBRO SECONDO
CAPITOLI DEL LIBRO SECONDO
L'uomo fu creato giusto perch fosse beato;
L'uomo non sarebbe morto se non avesse peccato;
L'uomo risorger col medesimo corpo col quale visse;
Dio completer quello che ha iniziato nella natura umana;
Bench  questo  debba  necessariamente  avvenire,  Dio  non  lo  far
costretto dalla necessit;
Soltanto un Dio-uomo pu compiere quella soddisfazione che salva l'uomo;
 necessario che costui sia perfetto Dio e perfetto uomo;
Bisogna  che Dio assuma l'uomo dalla discendenza di Adamo  e  da  una
donna vergine;
 necessario che solamente il Verbo e l'uomo si uniscano in una sola
persona;
Questo  uomo non muore in conseguenza di un debito. Pu egli  peccare
o  no? Come si pu lodare lui e gli angeli dal momento che non possono
peccare?;
Egli  muore liberamente. La mortalit non appartiene alla pura natura
umana;
Egli non  misero, pur partecipando alle nostre prove;
Egli non ha assunto insieme alle altre nostre miserie l'ignoranza;
La sua morte supera la grandezza e il numero di tutti i peccati;
La sua morte cancella anche i peccati di coloro che l'uccisero;
Dalla  massa  peccatrice Dio assunse una natura umana senza  peccato;
Salvezza di Adamo e di Eva;
In  Dio  non c' necessit o impossibilit. Significato dei  termini:
necessit obbligante e necessit non obbligante;
La  morte  di  Cristo  d soddisfazione a Dio  per  i  peccati  degli
uomini; in che senso Cristo dovette e non dovette patire;
Quanto ragionevolmente dalla sua morte sgorghi la salvezza umana;
Grandezza e giustizia della misericordia di Dio;
 impossibile che il diavolo si riconcili con Dio;
La  verit del Vecchio e del Nuovo Testamento  provata da ci che  
stato detto.
CAPITOLO 1
L'UOMO FU CREATO GIUSTO PERCH FOSSE BEATO
ANSELMO  -  Non si deve dubitare che la natura ragionevole fu  creata
giusta  da  Dio per essere beata nella fruizione di lui.  ragionevole
appunto  per  questo: per discernere ci che  giusto  da  ci  che  
ingiusto,  il  bene  dal male, un bene maggiore  da  un  bene  minore.
Altrimenti  sarebbe  stata creata inutilmente.  Ma  Dio  non  la  cre
ragionevole  inutilmente. Quindi nessun dubbio  che  sia  stata  fatta
ragionevole a questo scopo.
Con un ragionamento simile si prova che essa ricevette la facolt  di
scegliere  perch  odiasse  ed  evitasse  il  male,  perch  amasse  e
scegliesse  il  bene e perch preferisse nella sua scelta  e  nel  suo
amore  ci  che    migliore. Altrimenti Dio gli avrebbe  data  invano
questa facolt di scegliere: la sua scelta sarebbe inutile qualora non
la  guidasse  in  quello  che  deve amare  o  evitare.  E  poi  non  
conveniente  che  Dio  le  abbia  data inutilmente  una  facolt  cos
importante.
Quindi   certo che la natura ragionevole  stata creata per amare  e
scegliere sopra tutte le cose il sommo bene, non in vista di un  altro
ma  per  se  stesso. Se infatti lo amasse in vista di  un  altro,  non
amerebbe lui ma l'altro. Ma perch essa possa fare questo, deve essere
giusta.  Quindi,  perch non fosse inutilmente  ragionevole,    stata
creata contemporaneamente ragionevole e giusta.
Che se  stata creata giusta per scegliere e amare il sommo bene o  
stata  fatta  tale  per raggiungere un giorno l'oggetto  dell'amore  e
della  scelta oppure no. Ma se non  stata creata giusta per  ottenere
ci  che ama e sceglie, inutilmente  stata creata capace di amarlo  e
di  sceglierlo e non c' alcuna ragione per la quale un  giorno  debba
ottenerlo.
Quindi  fino  a quando amando e scegliendo il sommo bene si  manterr
giusta  adempiendo  quello per cui  stata creata, essa  sar  misera,
perch  contro la sua volont sar bisognosa e non posseder  ci  che
desidera: e questo  evidentemente assurdo.
Per  cui  la natura ragionevole  stata creata giusta affinch  fosse
beata nella fruizione del sommo bene cio di Dio. Quindi l'uomo, che 
una  natura ragionevole,  stato creato giusto, perch fosse beato nel
possesso di Dio.
CAPITOLO 2
L'UOMO NON SAREBBE MORTO SE NON AVESSE PECCATO
ANSELMO  - Che l'uomo poi sia stato creato in una condizione tale  da
non  implicare  necessariamente la morte lo si prova facilmente:  come
gi  abbiamo  detto,    contro la sapienza  e  la  giustizia  di  Dio
costringere  colui  che   stato creato giusto  in  vista  dell'eterna
beatitudine a subire la morte pur non avendo peccato.
Ne  segue  dunque  che  l'uomo non sarebbe mai morto  se  mai  avesse
peccato.
CAPITOLO 3
L'UOMO RISORGER COL MEDESIMO CORPO COL QUALE VISSE
ANSELMO  -  Da  questo sgorga chiara la prova che un  giorno  avverr
anche  la  risurrezione  dei morti. Infatti, posto  che  l'uomo  debba
essere reintegrato completamente, egli deve essere riportato in quella
condizione in cui sarebbe stato se non avesse peccato.
BOSONE - Non pu essere altrimenti.
ANSELMO  -  Quindi,  come  se  non  avesse  peccato  avrebbe   dovuto
rivestire  d'incorruttibilit il corpo nel quale viveva,  cos  quando
verr  reintegrato  necessario che ci si compia in  quel  corpo  nel
quale egli ha trascorso questa vita.
BOSONE  - Che cosa risponderemo, se uno ci dicesse che questo avverr
necessariamente in quelli nei quali il genere umano verr reintegrato,
ma non nei reprobi?
ANSELMO  -  Non si pu concepire nulla di pi conveniente  e  di  pi
giusto  di  ci:  come  l'uomo se avesse perseverato  nella  giustizia
sarebbe stato eternamente beato nella sua totalit, cio nell'anima  e
nel  corpo,  cos  sar  eternamente  misero  nella  sua  totalit  se
persevera nell'ingiustizia.
BOSONE  -  Con  poche  parole  hai risposto  adeguatamente  alle  mie
domande.
CAPITOLO 4
DIO COMPLETER QUELLO CHE HA INIZIATO NELLA NATURA UMANA
ANSELMO  -  Da quello che abbiamo detto  facile dedurre  che  o  Dio
completer  ci  che  ha iniziato nella natura umana  oppure  egli  ha
ordinato invano una natura cos sublime a un bene cos grande. Ma  se,
come  sappiamo, Dio non ha creato nulla di pi prezioso  della  natura
razionale   capace  di  godere  di  lui,  ripugna   che   egli   lasci
completamente perire una natura ragionevole.
BOSONE - Un cuore ragionevole non pu pensare diversamente.
ANSELMO - Quindi  necessario che completi ci che ha iniziato  nella
natura  umana.  E  questo pu avvenire, come abbiamo  detto,  soltanto
mediante la totale soddisfazione del peccato che nessun peccatore  pu
dare.
BOSONE  -  Capisco ormai ch' necessario che Dio conduca a  fine  ci
che   ha   cominciato,  affinch  non  sembri  abbandonare   in   modo
sconveniente la sua impresa.
CAPITOLO 5
BENCH  QUESTO  DEBBA  NECESSARIAMENTE  AVVENIRE,  DIO  NON  LO  FAR
COSTRETTO DALLA NECESSIT
BOSONE  -  Ma  se   cos si ha l'impressione che Dio  sia  costretto
dalla  necessit di evitare una sconvenienza a procurare  la  salvezza
umana.  E allora come si potr negare che la compia pi per se  stesso
che per noi? E se  cos, che riconoscenza gli dobbiamo per quello che
compie per s? Anzi, come potremo attribuire la nostra salvezza al suo
amore gratuito, se egli ci salva per necessit?
ANSELMO  -  C' una necessit che esclude o diminuisce il  dovere  di
essere  riconoscenti  al benefattore e c' una necessit  che  aumenta
l'obbligo  di  riconoscenza per il beneficio. Infatti quando  qualcuno
compie il bene costretto dalla necessit e contro sua voglia, non  gli
si   deve  riconoscenza  alcuna  o  assai  poca.  Invece  quando   uno
spontaneamente si sottomette alla necessit di dovere fare il  bene  e
non  la sopporta a malincuore, allora merita maggiore riconoscenza per
il beneficio.
Questa  non si pu chiamare necessit ma gratuit, perch egli  senza
essere spinto da qualcuno, l'accetta o la mantiene gratuitamente.  Per
esempio,  se tu oggi spontaneamente prometti che domani darai qualcosa
e  domani  lo  dai con la stessa volont, nonostante  che  allora  sia
necessario  per  te dare quanto hai promesso, se lo  puoi,  altrimenti
mentisci,  non  per  questo colui a cui dai ti deve  di  meno  per  il
beneficio  ricevuto  di ci che ti dovrebbe se tu  non  glielo  avessi
promesso,  proprio  perch non hai esitato a farti debitore  nei  suoi
confronti prima del momento del dono.
Questo  avviene  anche  quando qualcuno  fa  spontaneamente  voto  di
condurre   vita  santa.  Costui  quantunque,  dopo  il   voto,   debba
necessariamente osservare ci che ha promesso per non incorrere  nella
condanna   dell'apostata  e  quantunque,  se   non   vuole   adempiere
l'obbligazione assunta, possa esservi costretto, tuttavia  se  osserva
volentieri  ci che ha promesso con voto,  pi accetto a Dio  che  se
non  avesse  fatto  il voto, perch non soltanto  rinunci  alla  vita
ordinaria ma anche al diritto di viverla, e questo per amore di Dio. E
non  si deve dire che viva santamente per necessit, ma piuttosto  per
quella libert con cui fece il voto.
Cos,  e  a  maggiore  ragione, se Dio completa  il  bene  cominciato
nell'uomo,  bench  non  sia  conveniente  che  Dio  lasci   il   bene
incompiuto, dobbiamo attribuire tutto al suo gratuito amore, in quanto
egli  l'ha intrapreso per noi e non per s, sia perch non ha  bisogno
di  niente e di nessuno, sia perch non ignorava, quando cre  l'uomo,
cosa  sarebbe accaduto, e nonostante questo si obblig in  certo  qual
modo  a completare il bene spontaneamente intrapreso quando nella  sua
bont lo creo.
Infine  Dio  non  fa nulla per necessit, perch  in  nessun  modo  
costretto  o  impedito a compiere qualcosa; e cos quando diciamo  che
Dio  compie  questo  o quello quasi per la necessit  di  evitare  una
sconvenienza, che certamente egli non teme, lo dobbiamo pi che  altro
intendere  nel  senso che non lo fa per la necessit di conservare  il
proprio  onore. Cio questa necessit non  altro che la  immutabilit
del  suo  onore, che gli viene da se stesso e non da un altro,  e  per
questo impropriamente viene chiamata necessit. Tuttavia diciamo che 
necessario  che  la  bont  di  Dio in quanto    immutabile  completi
nell'uomo  ci  che  ha cominciato, quantunque  il  bene  che  fa  sia
totalmente gratuito.
BOSONE - Lo concedo.
CAPITOLO 6
SOLTANTO UN DIO-UOMO PU COMPIERE QUELLA SODDISFAZIONE CHE SALVA L'UOMO
ANSELMO  - Questo non pu essere realizzato se non si trova chi  paga
a  Dio per il peccato dell'uomo un prezzo pi grande di tutto ci  che
esiste all'infuori di Dio.
BOSONE -  evidente.
ANSELMO -  pure necessario che colui, che dai suoi beni potr  dare
a  Dio  qualcosa  che sorpassi tutto ci che  meno di  Dio,  sia  pi
grande di tutto ci che non  Dio.
BOSONE - Non lo posso negare.
ANSELMO - Ora nulla esiste che sia al disopra di tutto ci che non  
Dio se non Dio stesso.
BOSONE -  vero.
ANSELMO  -  Quindi  questa soddisfazione non  la  pu  dare  che  Dio
stesso.
BOSONE -  la conseguenza.
ANSELMO  -  Ma da nessun altro deve essere fatta la soddisfazione  se
non dall'uomo. Altrimenti non  l'uomo che soddisfa.
BOSONE - Nulla di pi giusto.
ANSELMO  -  Se  quindi,  come    evidente,  la  citt  superna  deve
necessariamente essere completata con degli uomini e  questo  non  pu
accadere  se  prima  non avviene la soddisfazione anzidetta,  che  pu
essere compiuta soltanto da Dio e che soltanto l'uomo  tenuto a dare,
 necessario che la faccia un Dio-Uomo.
BOSONE  - Dio sia benedetto (cf Sal 66, 20): abbiamo gi trovato  una
cosa importantissima di ci che cerchiamo. Continua dunque per la  via
intrapresa. Spero che Dio ci aiuter.
CAPITOLO 7
 NECESSARIO CHE COSTUI SIA PERFETTO DIO E PERFETTO UOMO
ANSELMO  -  Dobbiamo  ora cercare come possa  esistere  un  Dio-Uomo.
Infatti la natura divina e la natura umana non possono essere cambiate
l'una  nell'altra, cos che la divina diventi umana e l'umana  divina;
n possono essere mescolate cos che da due ne sorga una terza che non
sia  n  totalmente  divina  n totalmente  umana.  Infine,  se  fosse
possibile che una si muti nell'altra, o sarebbe solo Dio e non uomo  o
solo uomo e non Dio.
Qualora  poi  si mescolassero cos da farne nascere una  terza  dalle
due  che pi non ci sarebbero - come da due animali di diversa specie,
maschio  e  femmina, ne nasce un terzo, che non conserva integralmente
n  la natura del padre n quella della madre ma ne acquista una terza
risultante  dal miscuglio di tutte due - essa non sarebbe n  uomo  n Dio.
Dunque l'Uomo-Dio che cerchiamo non pu provenire dalla natura  umana
e divina o per la mutazione dell'una nell'altra o per il miscuglio che
scioglierebbe e l'una e l'altra in una terza, perch queste cose  sono
impossibili; e anche se potessero avvenire non sarebbero utili per ci
che cerchiamo.
Se  poi si dice che queste due nature integre si congiungono in  modo
che  uno  sia l'uomo e l'altro sia Dio e che chi  Dio non  sia  anche
colui  che    uomo,    impossibile  che  ambedue  facciano  ci  che
necessariamente deve essere compiuto: Dio non lo far perch non ne ha
il dovere, e l'uomo non lo far perch non ne ha il potere.
Perch  dunque  sia l'Uomo-Dio a compiere quest'opera,    necessario
che  colui  che la deve compiere sia ugualmente in se stesso  perfetto
Dio  e  perfetto uomo: non la pu fare che un vero Dio e non  la  deve
fare  che  un  vero  uomo. Come dunque  necessario trovare,  salvando
l'integrit delle due nature, un Dio-Uomo, cos non  meno  necessario
trovare  che  queste due nature si congiungano in unit di  persona  -
come l'anima ragionevole e il corpo si congiungono nello stesso uomo -
perch  altrimenti non pu essere che lo stesso individuo sia perfetto
Dio e perfetto uomo.
BOSONE - Tutto quello che dici mi piace.
CAPITOLO 8
BISOGNA  CHE DIO ASSUMA L'UOMO DALLA DISCENDENZA DI ADAMO E DA UNA
DONNA VERGINE
ANSELMO  - Resta da indagare dove e come Dio assumer l'umana natura:
o  l'assumer  da  Adamo o creer un nuovo uomo come gi  cre  Adamo,
senza  bisogno  d'altri  uomini. Per se  crea  un  nuovo  uomo  senza
prenderlo  dalla discendenza di Adamo, egli non apparterr  al  genere
umano  che    nato da Adamo. Quindi non dovr soddisfare per  questo,
poich non gli appartiene.
 Infatti  come  giusto che l'uomo soddisfi per il peccato  dell'uomo,
cos  necessario che colui che soddisfa sia quello stesso che pecca o
uno  della  stessa stirpe. Altrimenti n Adamo n la  sua  discendenza
soddisferebbero per s. Quindi come il peccato si propag in tutti gli
uomini da Adamo e da Eva, cos nessuno all'infuori di essi o di coloro
che  da  essi nascono ha il dovere di soddisfare per il peccato  degli
uomini. E poich essi non possono,  necessario che colui che lo  far
sia della loro discendenza.
C'  di  pi.  Come Adamo e tutta la sua discendenza, se  non  avesse
peccato,  sarebbe  rimasto nella giustizia da  se  stesso  e  non  con
l'aiuto  di  qualche  altra creatura, cos   conveniente,  se  questa
stessa discendenza risorge dopo la caduta, che risorga e si rialzi  da
s. Infatti chiunque sia colui che restituisce l'umanit nel suo stato
primitivo, questi sar pure colui che la consolider in esso.
Anche  quando Dio da principio cre la natura umana nel solo Adamo  e
non  volle creare la donna che da lui - per fare s che gli uomini  si
moltiplicassero  con  il  concorso  di  ambedue  i  sessi   -   mostr
chiaramente  che s'era proposto di fare soltanto per  mezzo  di  Adamo
quanto avrebbe fatto nella natura umana.
Quindi,  se la discendenza di Adamo  rialzata da un uomo che  non  
della  stessa discendenza, essa non otterr quella dignit che  doveva
avere  se  Adamo  non  avesse peccato; e quindi non  verr  restaurata
integralmente  e  sembrer che il disegno di Dio  venga  frustrato.  e
certo queste due cose sono sconvenienti.
  quindi  necessario che l'uomo che deve restaurare  la  stirpe  di
Adamo sia assunto dalla sua discendenza.
BOSONE  -  Se,  come  ci  siamo  proposti,  seguiamo  la  ragione,  
indubbiamente cos.
ANSELMO - Cerchiamo ora se Dio debba assumere la natura umana  da  un
padre  e  da  una  madre, come avviene per gli  altri  uomini,  oppure
dall'uomo  senza donna o della donna senza uomo. Qualunque  di  questi
tre modi venga scelto, si tratter sempre di un discendente di Adamo e
di  Eva  dai  quali proviene ogni essere umano di ambedue i  sessi;  e
certo  nessuno  di questi tre modi  per Dio pi facile  degli  altri,
cos che debba sceglierne uno a preferenza degli altri.
BOSONE - Procedi bene.
ANSELMO  -  Tuttavia non si richiede molto per dimostrare che    pi
bello e pi conveniente che questo uomo sia procreato dal solo uomo  o
dalla  sola donna, senza l'unione dei sessi che  necessaria per tutti
gli altri figli degli uomini.
BOSONE -  abbastanza chiaro.
ANSELMO  -  Quindi deve essere assunto o dal solo uomo o  dalla  sola
donna,
BOSONE - Non  possibile un altro modo.
ANSELMO - Dio pu creare l'uomo in quattro modi: o dall'uomo e  dalla
donna,  come  ordinariamente fa; o n dall'uomo n dalla  donna,  come
cre  Adamo;  o dall'uomo senza la donna, come fece con Eva;  o  dalla
donna  senza l'uomo, come ancora non ha fatto. Per provare dunque  che
anche questo modo  nell'ambito del suo potere e che  stato riservato
per  quest'opera, nulla di pi conveniente che Dio assuma dalla  donna
senza l'uomo quell'umanit che  l'oggetto delle nostre ricerche.
Se  poi sia meglio che il Dio-Uomo nasca da una vergine o da una non-
vergine  non  c'  neppur  bisogno  di  discutere,  ma  si  pu  senza
esitazione asserire da una vergine.
BOSONE - Parli secondo i desideri del mio cuore.
ANSELMO - Quello che abbiamo detto  fondato o inconsistente al  pari
di nuvola, come, a quanto dici tu, ci rimproverano gli infedeli?
BOSONE - Nulla di pi consistente.
ANSELMO - Dipingi dunque non su vane finzioni ma sulla solida  verit
e  di'  che   assai conveniente che, come il peccato dell'uomo  e  la
causa  della  nostra  condanna hanno principio dalla  donna,  cos  la
medicina  del  peccato e la causa della nostra salvezza nascano  dalla
donna.
E  per impedire che le donne disperino di partecipare alla sorte  dei
beati,  perch da una donna  venuto tanto male, bisogna dare loro  la
speranza che dalla donna venga tanto bene.
Dipingi  anche  questo: se era vergine quella  che  caus  al  genere
umano  tutto il male, a maggiore ragione  conveniente che sia vergine
quella che  causa di tutto il bene.
Dipingi  ancora  questo: se la donna, che Dio trasse dall'uomo  senza
donna,    stata tratta da un uomo vergine,  maggiormente conveniente
che l'uomo, che nascer dalla donna senza uomo, nasca da una vergine.
Ma  dei  tratti che possono essere dipinti su questo argomento,  cio
sulla  necessit  che  il Dio-Uomo nasca da una  donna  vergine,  sono
sufficienti questi.
BOSONE - Queste pitture sono molto belle e fondate sulla ragione.
CAPITOLO 9
  NECESSARIO CHE SOLAMENTE IL VERBO E L'UOMO SI UNISCANO IN UNA SOLA
PERSONA
ANSELMO  - Dobbiamo anche chiederci quale persona divina, dal momento
che  Dio   in tre persone, debba assumere l'uomo. Poich pi  persone
non possono assumere un solo e identico uomo nell'unit della persona,
  necessario che questa assunzione avvenga solamente in una  persona.
Ho   gi   parlato   nella   lettera  indirizzata   al   Papa   Urbano
"sull'Incarnazione del Verbo", di questa unit di  persona  di  Dio  e
dell'uomo  e  della persona divina in cui  pi conveniente  che  essa
avvenga. Penso che soddisfi abbastanza la nostra richiesta.
BOSONE - Tuttavia esponi ancora, sia pure brevemente, la ragione  per
cui  debba  incarnarsi la persona del Figlio piuttosto che quella  del
Padre e dello Spirito Santo.
ANSELMO - Se si incarnasse qualche altra persona, ci sarebbero  nella
Trinit  due  Figli:  il  Figlio  di  Dio  che    tale  anche   prima
dell'incarnazione,  e  quello che per l'incarnazione    figlio  della
Vergine.  Nelle  persone  poi, che devono  sempre  essere  uguali,  ci
sarebbe una disuguaglianza nella dignit delle nascite, poich  quello
che  nasce  da Dio ne ha una pi onorabile di quello che  nasce  dalla
Vergine.
Inoltre se si fosse incarnato il Padre ci sarebbero due nipoti  nella
Trinit,  perch  il Padre sarebbe nipote dei genitori  della  Vergine
attraverso  l'uomo  assunto;  e  il  Verbo,  pur  non  essendo   nulla
dell'uomo, sarebbe tuttavia nipote della Vergine, perch egli  sarebbe
figlio  di suo figlio. E questi sono inconvenienti che non si  possono
verificare nell'incarnazione del Verbo.
C'  anche  un altro motivo che rende l'incarnazione del  Figlio  pi
conveniente di quella delle altre persone:  meglio dire che il Figlio
supplica il Padre e non che un'altra persona supplica le altre.
Cos  pure  sia l'uomo, per il quale egli doveva pregare,  e  sia  il
diavolo,  che egli doveva vincere, si erano attribuiti volontariamente
una  falsa somiglianza con Dio. E quindi avevano peccato in modo tutto
particolare  contro la persona del Figlio, che  secondo  la  fede  la
vera somiglianza del Padre (cf Cor 4, 4; Col 1, 15).
A  colui dunque che pi direttamente  offeso dall'ingiuria,    pure
pi  conveniente  attribuire la punizione della colpa  o  il  perdono.
Conseguentemente,  avendoci  la ragione  inevitabilmente  condotti  ad
affermare  che    necessario che la natura divina e la  natura  umana
s'uniscano  in  una sola persona e non in pi persone  di  Dio  e  che
evidentemente  pi conveniente che si compia nella persona del  Verbo
che nelle altre,  necessario che il Verbo-Dio e l'uomo si uniscano in
una sola persona.
BOSONE  - La via per la quale mi conduci  da cos bene difesa  dalla
ragione che non potrei abbandonarla sia a destra che a sinistra.
ANSELMO  - Non sono io che ti conduco, ma colui che forma l'argomento
del  nostro  dire  e senza il quale nulla possiamo.  Egli  ci  conduce
dovunque mantenendoci sempre nella via della verit.
CAPITOLO 10
QUEST'UOMO NON MUORE IN CONSEGUENZA DI UN DEBITO. PU EGLI PECCARE O NO?
COME SI PU LODARE LUI E GLI ANGELI DAL MOMENTO CHE NON POSSONO PECCARE?
ANSELMO  -  Ora  dobbiamo  vedere  se  quell'uomo  debba  morire   in
conseguenza  di  un debito, come muoiono tutti gli altri  uomini.  Ma,
posto  che  Adamo non avrebbe dovuto morire se non avesse  peccato,  a
maggiore  ragione non dovr morire questo nel quale  non  pu  esserci
peccato perch Dio.
BOSONE  -  Voglio che ti soffermi un po' su questo,  perch  sia  che
ammettiamo in lui la possibilit di peccare sia che la escludiamo,  mi
sorge  una non piccola questione. Se si dice che non pu peccare,  ci
sembra un po' difficile a credersi. Infatti per parlare un po' di  lui
non  pi come di uno che non sia mai esistito - come abbiamo fatto fin
qui  -  ma come di colui che conosciamo nella persona e nelle  azioni:
chi potr negare ch'egli abbia la possibilit di compiere molte azioni
che noi chiamiamo peccati?
Per  esempio,  come  potremo dire che egli non poteva  mentire,  (per
tacere d'altre cose) cosa sempre peccaminosa? Cos, parlando del Padre
ai  Giudei  dice: "Se dicessi di non conoscerlo, sarei  bugiardo  come
voi"  (Gv  8,  55) e adopera queste parole "non lo conosco".  Ora  chi
potr dire che egli non abbia avuto la possibilit di proferire queste
tre sole parole senza le altre, di dire soltanto "non lo conosco"?  In
questo  caso,  come  lui stesso dice, sarebbe bugiardo,  cio  sarebbe
peccatore. E dal momento che lo poteva fare, poteva pure peccare.
ANSELMO Pot anche dire questo, ma non pot peccare.
BOSONE - Dimostralo.
ANSELMO  -  Ogni  potere   subordinato alla  volont.  Quando  dico:
"posso  camminare o parlare" sottintendo: "se lo voglio".  Se  non  si
sottintende la volont, non c' pi facolt ma necessit. Cos  quando
dico:  "posso  contro la mia volont essere trascinato o  vinto",  non
accenno a una mia facolt ma a una necessit e al potere di un  altro.
Quindi  "posso essere trascinato o vinto" non significa altro  se  non
che un altro pu trascinarmi o vincermi.
Possiamo  dunque  dire  del  Cristo  che  poteva  mentire  purch  si
sottintenda "se voleva". E poich non pot mentire contro  la  propria
volont  n  pot voler mentire, si pu anche dire che egli  non  pot
essere bugiardo. Cos dunque pot e non pot mentire.
BOSONE  -  Ritorniamo ora a fare delle indagini a suo riguardo,  come
se  ancora  non  fosse  esistito e come abbiamo  fatto  da  principio.
Affermo  dunque:  se non potr peccare perch, come  dici,  non  potr
volerlo, si conserver giusto per necessit. Quindi non sar giusto in
forza  del libero arbitrio. E qual ricompensa gli si dovr per la  sua
giustizia?
Siamo  soliti  infatti affermare che intenzionalmente Dio  ha  creato
l'angelo  e  l'uomo con una natura capace di peccare,  perch  potendo
essi  abbandonare  la giustizia usassero del libero arbitrio  per  non
farlo,  meritando  cos  la  ricompensa e  la  lode,  alle  quali  non
avrebbero avuto diritto se fossero stati giusti per necessit.
ANSELMO - Gli angeli che ora non possono pi peccare non sono  dunque
degni di lode?
BOSONE  -  Lo  sono  certamente, perch  tale  impossibilit  l'hanno
meritata in quanto poterono peccare e non vollero.
ANSELMO  - Che cosa dici allora di Dio che non pu peccare e  non  ha
meritato  l'impeccabilit  evitando il  peccato  quando  ne  aveva  la
facolt? Non  degno di lode per questa sua giustizia?
BOSONE  -  A  questo voglio che risponda tu in mia vece.  Infatti  se
dico che non  degno di lode, so di mentire; se poi dico ch' lodevole
temo di indebolire l'argomento che ho esposto parlando degli angeli.
ANSELMO  -  Gli angeli non devono essere lodati della loro  giustizia
perch  poterono peccare, ma perch, in conseguenza di  ci,  la  loro
impeccabilit  proviene  in qualche modo da loro.  E  in  questo  sono
simili a Dio, che ha da se stesso tutto quello che ha.
Diciamo  d'altronde di qualcuno che d una cosa quando non la  prende
pur  potendolo,  e  che dona la esistenza a una cosa quando  potendola
distruggere  non  la  distrugge. Cos  dunque,  quando  l'angelo  pot
togliersi  la giustizia e non se la tolse, farsi peccatore  e  non  si
fece,  a  ragione si conclude che lui stesso si  data la giustizia  e
lui stesso si  reso giusto.
In  questo senso dunque ha la giustizia da s, perch la creatura non
la  pu  avere  in altri modi; e per questo  da lodarsi  per  la  sua
giustizia,  ed    giusto non di necessit ma per il libero  arbitrio,
perch  impropriamente  si  parla di necessit  dove  non  c'  alcuna
coazione  o  proibizione. Conseguentemente poich Dio ha perfettamente
da  s tutto quello che ha,  sommamente degno di lode per i beni  che
ha  e  conserva  non in forza di qualche necessit ma, come  ho  detto
prima, per la sua eterna immutabilit.
 Cos  quell'uomo, che sar pure Dio, sar giusto da se stesso e  sar
quindi  da  lodarsi  in quanto ogni bene ch'egli avr,  l'avr  da  se
stesso  non  per  necessit ma dalla libert.  Quantunque  infatti  la
natura umana abbia da quella divina tutto ci che avr, tuttavia  egli
avr s da se stesso, poich le due nature saranno una persona.
BOSONE  -  Mi hai accontentato e vedo chiaramente che egli non  potr
peccare, eppure dovr ugualmente essere lodato per la sua giustizia.
Ma  ora  penso che ci si debba chiedere perch mai, dal  momento  che
Dio  pu  creare un simile uomo, non cre cos anche gli  angeli  e  i
primi  due  uomini, affinch allo stesso modo non potessero peccare  e
dovessero venire lodati per la loro giustizia.
ANSELMO - Capisci quello che dici?
BOSONE - Mi sembra di s e chiedo perch non li abbia fatti tali.
ANSELMO  -  Perch non era necessario e neppure possibile  che  tutti
costoro  fossero  identificati  personalmente  con  Dio,  come  invece
affermiamo  di questo uomo. E se domandi perch non lo fece  in  tutte
tre le persone divine o almeno in una seconda, rispondo che la ragione
esigeva  che  ci  non  avvenisse in  alcun  modo,  anzi  lo  proibiva
assolutamente perch Dio nulla compie senza motivo.
BOSONE  -  Mi  vergogno d'averti chiesto ci.  Prosegui  pure  e  di'
quello che dovevi.
ANSELMO  - Diciamo dunque che quest'uomo, non essendo peccatore,  non
doveva morire.
BOSONE - Te lo devo concedere.
CAPITOLO 11
EGLI MUORE LIBERAMENTE.
LA MORTALIT NON APPARTIENE ALLA PURA NATURA UMANA
ANSELMO  -  Ci  rimane da chiedere se egli possa  morire  secondo  la
natura umana, essendo secondo quella divina sempre incorruttibile.
BOSONE  -  Perch dovremo dubitarne dal momento che egli deve  essere
un vero uomo e ogni uomo  naturalmente mortale?
ANSELMO  -  Non  penso che la mortalit appartenga alla  pura  natura
umana,  ma a quella corrotta. Infatti se l'uomo non avesse mai peccato
e  se  la  sua  immortalit fosse stata confermata  e  fosse  divenuta
immutabile,  non  sarebbe stato naturalmente meno  uomo.  E  quando  i
mortali  risorgeranno nella incorruttibilit (cf 1  Cor  15,  42)  non
saranno  uomini  meno  veri.  Infatti, se  la  mortalit  appartenesse
essenzialmente alla natura umana, non potrebbe mai essere  uomo  colui
che    immortale. Dunque la corruttibilit o la incorruttibilit  non
appartiene  alla  genuinit della natura umana,  poich  n  l'una  n
l'altra  costituisce  o  distrugge l'uomo, ma  una  contribuisce  alla
miseria e l'altra alla beatitudine dell'uomo.
Tuttavia,  poich nessun uomo  risparmiato dalla morte,  l'aggettivo
"mortale"  posto nella definizione di uomo da quei filosofi  che  non
credettero che tutto l'uomo un giorno avrebbe potuto o potrebbe essere
immortale.  Quindi per dimostrare che quell'uomo deve  essere  mortale
non  sufficiente dire che sar un vero uomo.
BOSONE - Cerca dunque un'altra ragione, perch io non la conosco,  se
la ignori tu; un'altra ragione che provi che quello pu morire.
ANSELMO - Non c' dubbio che essendo Dio sar anche onnipotente.
BOSONE -  vero.
ANSELMO  -  Dunque se vorr, potr deporre la sua anima e riprenderla
di nuovo (cf Gv 10, 17-18).
BOSONE - Se non lo potesse, non sarebbe evidente la sua onnipotenza.
ANSELMO  - Qualora lo voglia, potr non morire e potr pure morire  e
risorgere. Che deponga la sua anima senza l'intervento di un  altro  o
che  intervenga un altro a fargliela deporre col suo permesso,   cosa
indifferente per quanto riguarda il suo potere.
BOSONE - Non c' dubbio.
ANSELMO  - Dunque se vorr permetterlo, potr essere ucciso;  se  non
vorr, non potr essere ucciso.
BOSONE - La ragione ci conduce inevitabilmente a questa conclusione.
ANSELMO  -  La  ragione  ci ha pure insegnato che  questo  uomo  deve
necessariamente disporre d'un bene pi grande di tutto ci che  sotto
Dio per offrirlo a lui spontaneamente e non a titolo di debito.
BOSONE -  cos.
ANSELMO - Ma questo bene non pu essere trovato sotto di lui o  fuori
di lui.
BOSONE -  vero.
ANSELMO - Dunque lo deve trovare in se stesso.
BOSONE -  logico.
ANSELMO - Quindi dar o qualcosa di s, oppure se stesso.
BOSONE - Non vedo altre possibilit.
ANSELMO  -  Dobbiamo ora cercare quali debbano essere le modalit  di
questo dono. Infatti non potr dare a Dio se stesso oppure qualcosa di
s,  quasi  facendolo diventare di Dio, come se Dio non lo  possedesse
gi in quanto ogni creatura  sua.
BOSONE -  cos.
ANSELMO  -  Dunque questo dono di s o di qualcosa di se stesso  deve
essere concepito nel senso che egli lo offrir per l'onore di Dio,  ma
non in qualit di suo debitore.
BOSONE -  la conseguenza di quanto abbiamo detto.
ANSELMO  -  Posto  che  egli  dia se stesso  a  Dio  per  obbedirgli,
sottomettendosi  alla  sua  volont  con  la  pratica  costante  della
giustizia, con questo non gli dona affatto ci che Dio non pu esigere
a  titolo di debito. Tutte le creature ragionevoli devono a Dio questa
obbedienza.
BOSONE - Non lo si pu negare.
ANSELMO  -   necessario quindi che doni a Dio se stesso o  qualcosa
di s in un altro modo.
BOSONE -  la conclusione alla quale ci spinge la ragione.
ANSELMO  -  Vediamo se per caso la soluzione non stia nel  donare  la
propria  vita,  ossia nel deporre la propria anima o  nel  darsi  alla
morte  per  l'onore di Dio. Infatti, non potr esigere questo  da  lui
perch,  non essendoci in lui il peccato, non sar obbligato a morire,
come abbiamo detto.
BOSONE - Non posso pensare altrimenti.
ANSELMO - Esaminiamo ancora se ci sia conforme alla ragione.
BOSONE - Tu parla e io volentieri ascolter.
ANSELMO  -  Se  l'uomo pecc per il piacere, non    conveniente  che
soddisfi  con  la sofferenza? E se il diavolo lo vinse,  portandolo  a
disonorare Dio, con tanta facilit che non possiamo pensarne  una  pi
grande,  non  giusto che l'uomo vinca il diavolo per l'onore di  Dio,
espiando  il  peccato  con  la pi grande  difficolt  possibile?  Non
conviene  forse che colui che col peccato s'allontan da Dio tanto  da
non potersi allontanare di pi, con la soddisfazione si offra a Dio in
tal maniera che non si possa attuarne una di maggiore?
BOSONE - Non c' nulla di pi ragionevole.
ANSELMO - L'uomo non pu sopportare per l'onore di Dio nulla  di  pi
doloroso  o  difficile che la morte in modo spontaneo  e  gratuito;  e
l'uomo  non pu dare se stesso a Dio pi totalmente che abbandonandosi
alla morte per la sua gloria.
BOSONE - Tutto questo  vero.
ANSELMO  - Dunque colui che vuole soddisfare per il peccato dell'uomo
dovr essere tale da poter morire se lo vuole.
BOSONE  - Capisco perfettamente che l'uomo che cerchiamo deve  essere
tale  da  non  dover morire per necessit perch onnipotente,  n  per
debito   perch  innocente,  ma  per  libera  volont,   essendo   ci
necessario.
ANSELMO  -  Ci sono ancora molti altri motivi per i quali  quell'uomo
assai convenientemente riveste la somiglianza e il modo di agire degli
altri  uomini  escluso  il  peccato (cf  Eb  4,  15);  motivi  che  si
manifestano da soli con maggiore chiarezza e facilit nella sua vita e
nelle sue opere di quanto avrebbe potuto manifestarli la ragione prima
dell'esperienza.
Chi  potrebbe spiegare fino a qual punto era necessario e saggio  che
colui,  che  doveva redimere gli uomini e ricondurli dalla  via  della
morte  e  della  perdizione alla via della vita  e  della  beatitudine
eterna con i suoi insegnamenti, vivesse con gli uomini (cf Bar 3,  38)
e  mentre  con  la parola insegnava loro come dovessero vivere,  nella
vita  si  donasse loro come esempio? Come poi sarebbe stato d esempio
ai  deboli  e  ai  mortali, insegnando loro a non  allontanarsi  dalla
giustizia per le ingiurie, gli oltraggi, i dolori e la morte,  se  non
avessero conosciuto ch'egli aveva esperienza di tutte queste cose?
CAPITOLO 12
EGLI NON  MISERO, PUR PARTECIPANDO ALLE NOSTRE PROVE
BOSONE  -  Tutte  queste  ragioni mostrano con  evidenza  che  doveva
essere  mortale e partecipare a tutte le nostre prove. Ma tutte queste
prove costituiscono la nostra miseria. Sar dunque egli pure misero?
ANSELMO - Niente affatto. Come una gioia che uno gusta contro la  sua
volont  non ha niente a che fare con la beatitudine, cos non    una
miseria  assumere una prova senza necessit, con sapienza  e  di  buon
grado.
BOSONE - Bisogna concederlo.
CAPITOLO 13
EGLI NON HA ASSUNTO L'IGNORANZA INSIEME ALLE ALTRE NOSTRE MISERIE
BOSONE  -  Ma  -  dimmi - in questa somiglianza che egli  deve  avere
cogli uomini, deve essere inclusa anche l'ignoranza assieme alle altre
debolezze?
ANSELMO - Perch, dubiti che Dio conosca tutto?
BOSONE  - Perch quantunque a causa della natura divina debba  essere
immortale,  tuttavia a causa di quella umana sar mortale. Che  motivo
c'   allora  di  escludere  che  quell'uomo  possa  essere  veramente
ignorante allo stesso modo che sar veramente mortale?
ANSELMO  -  L'assunzione dell'uomo nell'unit della  persona  di  Dio
sar  fatta sapientemente dalla somma sapienza, e quindi non  assumer
ci  che nell'uomo non presenta alcuna utilit anzi  controproducente
per l'opera che quello stesso uomo dovr compiere. L'ignoranza infatti
a  nulla gli servirebbe, anzi gli nuocerebbe in molte cose. Come senza
una immensa sapienza potrebbe egli compiere le azioni cos numerose  e
cos   grandi  che  deve  compiere?  Oppure,  come  gli   uomini   gli
crederebbero,  se lo sapessero ignorante? Se poi non  lo  conoscessero
tale, a che gli servirebbe quella ignoranza? Inoltre, posto che non si
ama  se  non ci che si conosce, Come non ci sar alcun bene che  egli
non ami, cos non ci sar alcun bene che egli ignori.
Ora  nessuno  conosce perfettamente il bene se non colui  che  lo  sa
distinguere dal male. E anche questa distinzione nessuno la sa fare se
ignora  il  male. Dunque, come quello di cui parliamo dovr  conoscere
perfettamente  ogni  bene, cos non potr ignorare  alcun  male.  Avr
quindi  ogni  scienza,  sebbene  non la  manifesti  pubblicamente  nei
rapporti con gli uomini.
BOSONE  -  Ci  che dici appare bene nell'et adulta; nella  infanzia
invece,  come  non avr l'et adatta per la manifestazione  della  sua
sapienza,  cos non solo non avr la necessit d'averla ma neppure  la
convenienza.
ANSELMO  -  Non  ho  detto che far sapientemente quell'incarnazione?
Infatti   Dio  sapientemente  assumer  la  mortalit,  di  cui   far
sapientemente uso in quanto essa deve essere assai utile.  Invece  non
potr  sapientemente assumere l'ignoranza, perch non  mai utile,  ma
sempre  nociva, eccetto quando serve a impedire che la cattiva volont
-  che  in  lui non ci sar mai - faccia il male. Infatti, bench  non
produca altri danni, l'ignoranza  nociva per il solo fatto che  priva
del bene della scienza.
E  per  soddisfare brevemente le tue domande dir che sin  da  quando
comincer a esistere quello uomo sar sempre ripieno di Dio come di se
stesso.
E quindi non sar mai privo della sua potenza, fortezza e sapienza.
BOSONE  -  Sebbene  sempre avessi creduto che nel  Cristo  non  c'era
l'ignoranza,  tuttavia  te  l'ho domandato  per  sentirne  il  motivo.
Infatti  spesso siamo certi di qualche cosa ma non la sappiamo provare
con delle ragioni.
CAPITOLO 14
LA SUA MORTE SUPERA LA GRANDEZZA E IL NUMERO DI TUTTI I PECCATI
BOSONE  -  Ti  prego  ora d'insegnarmi come la sua  morte  superi  il
numero  e  la  grandezza  di  tutti  i  peccati,  proprio  perch  hai
dimostrato che un solo peccato - che stimiamo piccolissimo  -    cos
grande  che  non  lo si dovrebbe commettere neppure  se  con  un  solo
sguardo  contrario  alla  volont di Dio si potesse  preservare  dalla
distruzione totale una infinit di mondi pieni di creature come  lo  
questo nostro.
ANSELMO - Se questo uomo fosse qui presente e tu sapessi chi  egli  
e ti si dicesse: "se non ucciderai quest'uomo, perir tutto il mondo e
tutto  ci che non  Dio", lo uccideresti tu, per conservare tutte  le
altre creature?
BOSONE  -  Non lo farei anche se mi presentassero un numero  infinito
di mondi.
ANSELMO - E che cosa faresti se ti dicessero: "O lo uccidi o tutti  i
peccati del mondo verranno sopra di te"?
BOSONE  -  Risponderei  che  preferisco  caricarmi  tutti  gli  altri
peccati,  non solo quelli che furono o che saranno commessi in  questo
mondo ma anche quelli che il pensiero vi pu aggiungere, piuttosto che
questo  solo. E penso che dovrei rispondere cos non solo per  la  sua
uccisione,  ma  anche per la pi piccola ferita che  gli  possa  venir
inflitta.
ANSELMO  -  Giudichi  bene. Ma, dimmi, perch il  tuo  cuore  giudica
cos,  ispirandoti pi orrore per il solo peccato di ferire quest'uomo
che  non  per tutti gli altri che possono essere pensati, dal  momento
che tutti i peccati senza eccezione si commettono contro di lui?
BOSONE  - Perch il peccato che viene commesso contro la sua persona,
supera  immensamente  tutti  gli altri,  che  possono  essere  pensati
indipendentemente dalla sua persona.
ANSELMO  -  Che dici del fatto che spesso uno accetta pi  volentieri
di  subire  qualche  danno nella propria persona  pur  di  evitare  di
subirne di maggiori nei beni?
BOSONE  -  Che Dio non ha bisogno di questa pazienza dal momento  che
ogni cosa  sottomessa al suo potere, come hai gi risposto a una  mia
precedente domanda.
ANSELMO  -  Rispondi  bene. Dunque comprendiamo che  al  peccato  che
danneggia  la  vita corporale di quest'uomo non pu essere  paragonata
nessuna  immensit o moltitudine di peccati non commessi sulla persona
di Dio.
BOSONE -  evidente.
ANSELMO  - Quanto buono ti sembra dunque quest'uomo, la cui uccisione
 cos iniqua?
BOSONE  -  Se  ogni  bene    buono tanto  quanto    iniqua  la  sua
distruzione,  quest'uomo  incomparabilmente pi buono di  quanto  non
siano  detestabili tutti quei peccati a cui la sua morte  senza alcun
confronto superiore.
ANSELMO - Dici la verit. Anzi rifletti che i peccati sono tanto  pi
odiosi  quanto pi sono cattivi, e che questa vita  tanto pi amabile
quanto pi  eccellente. Da qui la conclusione che questa vita    pi
amabile di quanto i peccati siano odiosi.
BOSONE - Mi  impossibile non capire.
ANSELMO  -  Pensi che un bene s grande e tanto amabile possa  essere
sufficiente a pagare ci che  dovuto per i peccati di tutto il mondo?
BOSONE - Anzi pu infinitamente di pi.
ANSELMO  - Vedi dunque come questa vita vince tutti i peccati,  se  
data per essi.
BOSONE -  chiaro.
ANSELMO - Dunque, se dare la propria vita  accettare la morte,  come
il dono di questa vita supera tutti i peccati degli uomini, cos anche
l'accettazione della morte.
BOSONE  -   evidente che  cos per tutti i peccati che  non  hanno
per oggetto la persona di Dio.
CAPITOLO 15
LA SUA MORTE CANCELLA ANCHE I PECCATI DI COLORO CHE L'UCCISERO
BOSONE  -  Per  ora  mi  si  presenta un'altra  cosa  da  domandare.
Infatti,  se  la sua uccisione  tanto cattiva quanto  buona  la  sua
vita,  come pu la sua morte superare e cancellare i peccati di coloro
che l'hanno ucciso? Oppure se cancella il peccato di qualcuno di loro,
come  pu  cancellare  anche i peccati degli  altri  uomini?  Crediamo
infatti che molti fra essi si sono salvati e che innumerevoli altri si
salvano.
ANSELMO   -   Risolve  la  questione  l'Apostolo  quando  dice:   "Se
l'avessero  conosciuta  (la  sapienza), mai  avrebbero  crocifisso  il
Signore  della  gloria"  (1  Cor 2, 8). C'  infatti  una  grandissima
differenza  tra il peccato commesso coscientemente e il peccato  fatto
per  ignoranza,  per cui un male che nessuno potrebbe  mai  commettere
scientemente data la sua estrema gravit, diventerebbe perdonabile  se
commesso  nell'ignoranza. Certamente nessun uomo potrebbe mai,  almeno
coscientemente,   volere  l'uccisione  di  Dio;  quindi   coloro   che
l'uccisero  senza saperlo non caddero in quell'infinito  peccato,  non
paragonabile a nessun altro.
Quando infatti abbiamo cercato di conoscere la bont della sua  vita,
non  abbiamo  considerato questo peccato come fatto per ignoranza,  ma
come  fatto  scientemente, il che nessuno mai fece, n avrebbe  potuto
farlo.
BOSONE  -  Hai mostrato con la ragione come gli uccisori  del  Cristo
possano arrivare al perdono del loro peccato.
ANSELMO  - Cosa domandi ancora? Ora vedi come una necessit ragionata
mostri che la citt superna deve essere completata dagli uomini,  come
questo non pu avvenire senza remissione dei peccati e come l'uomo non
pu  averla  se  non per opera di un uomo che sia nello  stesso  tempo
anche Dio e che con la sua morte riconcili a Dio gli uomini peccatori.
Con  chiarezza dunque scopriamo il Cristo, che confessiamo Dio e uomo,
morto per noi.
Conosciuto questo senza dubbio alcuno, non si pu dubitare, anche  se
non siamo in grado di capirne sempre le ragioni, che tutto ci ch'egli
dice  certo perch Dio non pu mentire, e che quanto egli ha fatto  
fatto sapientemente.
BOSONE  -  Quanto  dici  vero e non dubito affatto che  quanto  egli
disse sia vero e che quanto egli ha fatto sia fatto ragionevolmente.
Ma  ti  chiedo  di  dimostrarmi  perch  mai  le  realt  della  fede
cristiana,  le  quali  non  appaiono agli infedeli  n  necessarie  n
possibili, sono necessarie e possibili. E questo non perch tu abbia a
consolidarmi  nella  fede,  ma per darmi la soddisfazione  d'intendere
quelle verit cui sono gi solidamente attaccato.
CAPITOLO 16
DALLA MASSA PECCATRICE DIO ASSUNSE UNA NATURA UMANA SENZA PECCATO.
SALVEZZA DI ADAMO E DI EVA
BOSONE - Come mi hai spiegato con ragioni i quesiti precedenti,  cos
ti  domando  di  spiegarmi con la ragione ci che ora ti  chieder.  E
anzitutto come Dio dalla massa peccatrice, cio dal genere umano tutto
infetto dal peccato abbia assunto un uomo senza peccato, come un  pane
azimo  da  una  massa  fermentata. Infatti sebbene  la  concezione  di
quell'uomo  sia pura e senza la macchia del carnale diletto,  tuttavia
la  Vergine dalla quale  stato assunto fu concepita "nell'iniquit  e
sua  madre  la  concep nel peccato" (cf Sal 51, 7) e  nacque  con  il
peccato originale, avendo anch'essa peccato in Adamo "nel quale  tutti
peccarono" (Rm 5, 12).
ANSELMO  - Dal momento che abbiamo accertato che quell'uomo   Dio  e
riconciliatore   dei  peccatori,  non  v'  alcun   dubbio   che   sia
completamente  immune dal peccato. Ora questo non  possibile  se  non
nel  caso  che  egli  sia  stato assunto  senza  peccato  dalla  massa
peccatrice.  Se tuttavia non riusciamo a capire per quale  ragione  la
sapienza  di  Dio  abbia fatto questo, non dobbiamo meravigliarci,  ma
accettare  con  rispetto che ci sia qualcosa di incomprensibile  nelle
profondit di s grande avvenimento.
In  verit,  Dio  ha restaurato la natura umana pi mirabilmente  che
non  l'abbia creata. Entrambi i fatti sono ugualmente facili per  Dio.
Ma  l'uomo prima di esistere non si era reso indegno con il peccato di
ricevere  l'esistenza;  invece dopo la sua creazione  con  il  peccato
merit di perdere ci che era e ci per cui era stato fatto.
Tuttavia non perse del tutto ci che era, affinch ci fosse  uno  che
potesse essere punito o a cui Dio potesse usare misericordia: due cose
impossibili  se  l'uomo fosse stato ridotto al nulla.  Dio  dunque  ha
agito  pi  mirabilmente restaurando l'uomo che creandolo,  perch  la
riabilitazione del peccatore  contro ogni merito, mentre la creazione
non riguarda un peccatore n  contro il merito.
Per  di  pi,  quale  grandezza non rappresenta  l'unione  di  Dio  e
dell'uomo  per  cui,  pur  rimanendo in tutta  l'integrit  delle  due
nature,  colui che  Dio  nello stesso tempo anche uomo?  Chi  dunque
oser anche solamente pensare che l'umana intelligenza possa penetrare
la sapienza con cui fu fatta questa opera inscrutabile?
 BOSONE  -  Riconosco  che nessun uomo pu spiegare  perfettamente  in
questa vita un s grande mistero, e non ti chiedo certo di fare quello
che nessun uomo pu fare, ma solamente quello che puoi. Mi persuaderai
meglio  che  in  questo  mistero si nascondono ragioni  pi  profonde,
mostrandomi che ne vedi qualcuna, pi che provando con il silenzio che
la tua intelligenza non ne scorge alcuna.
ANSELMO  -  Vedo che non posso liberarmi dalla tua importunit;  per
se  potr in qualche modo mostrare ci che domandi, rendiamo grazie  a
Dio. Se non ne avr la capacit, dovrai accontentarti delle prove  gi
date.  Stabilita infatti la necessit che Dio si faccia  uomo,  non  
possibile  dubitare che gli manchi la sapienza e la potenza per  farlo
senza assumere il peccato.
BOSONE - Lo ammetto volentieri.
ANSELMO - Occorre certamente che la redenzione operata da Cristo  non
sia  di  vantaggio solamente a coloro che vivevano in quel  tempo,  ma
anche  agli altri. Poniamo infatti il caso che ci sia un re contro  il
quale  tutti gli abitanti di una sua citt peccarono tanto  gravemente
che  nessuno  di loro pu evitare la condanna a morte, a eccezione  di
uno  solo,  che  pure  della loro stirpe. Quest'unico innocente  gode
tanto  credito  presso il re da poter riconciliare  con  il  re  tutti
coloro  che  avranno confidenza nel suo consiglio e d'altra  parte  ha
tanto amore verso i colpevoli da volerlo fare.
Questo l'otterr compiendo un servizio che piacer molto al re e  che
egli  compir  nel giorno stabilito dalla volont del  re,  E  siccome
tutti  coloro  che vogliono essere riconciliati non possono  radunarsi
per  quel  giorno, il re concede, data la grandezza del servizio,  che
vengano assolti da ogni colpa passata anche tutti coloro che sia prima
che  dopo  avranno proclamato la loro volont di ottenere  perdono  in
virt  dell'azione che sar compiuta in quel giorno e  di  aderire  al
patto che verr stabilito.
Il  re concede anche che, se dopo questo primo perdono accade loro di
peccare di nuovo, ricevano ancora il perdono in virt di questo stesso
accordo, se vorranno correggersi e dare una degna soddisfazione.
Nessuno  pu entrare nel suo palazzo prima che sia compiuta  l'azione
che li deve liberare dalla colpa.
Secondo  questa parabola, non potendo tutti gli uomini  che  dovevano
salvarsi essere presenti quando Cristo comp la redenzione, venne data
alla  sua  morte tanta potenza che i suoi effetti si possano estendere
nel tempo e nello spazio anche a coloro che non vi erano presenti. Che
la sua morte non debba essere di aiuto solo ai presenti lo si arguisce
facilmente dal fatto che non potevano esservi presenti tanti individui
quanti  sono necessari alla costruzione della citt superna; e  questo
anche  nella  ipotesi che fossero stati ammessi alla redenzione  tutti
quelli che vivevano in quel momento, dovunque si trovassero.
I  diavoli  infatti,  che  gli  uomini devono  sostituire,  sono  pi
numerosi degli uomini che vivevano in quel giorno. N si deve  credere
che  dalla  creazione dell'uomo ci sia stato qualche  lasso  di  tempo
durante  il  quale  questo mondo, adorno di tante creature  fatte  per
l'uomo,  non  abbia contato fra le cose che gli appartenevano  qualche
individuo  del genere umano che potesse arrivare al fine  per  cui  fu
creato.
Sembra  infatti sconveniente che Dio abbia permesso che anche per  un
solo  istante  il  genere  umano e le cose che  cre  per  coloro  che
dovranno  riempire  la  citt  superna siano  esistite  quasi  invano.
Avremmo  infatti l'impressione che la loro esistenza sia vana  fino  a
quando  non le vedessimo sussistere per colui per il quale soprattutto
furono create.
BOSONE  -  Con  un  ragionamento  appropriato,  a  cui  nulla  sembra
opporsi, dimostri che dopo la creazione dell'uomo non ci fu mai  alcun
momento  in cui non siano esistiti degli individui inclusi  in  quella
riconciliazione, senza la quale ogni uomo sarebbe stato creato invano.
Anzi  possiamo  concludere che ci non solo    conveniente  ma  anche
necessario,  perch  se  questo  pi conveniente  e  pi  ragionevole
dell'opposto - e cio che per un certo tempo non ci sia stato  nessuno
nel quale si potesse realizzare il fine per il quale Dio cre l'uomo -
e se nulla si oppone alla ragione data,  necessario che ci sia sempre
stato    qualcuno    partecipe    della   predetta    riconciliazione.
Conseguentemente non si deve dubitare che Adamo ed Eva facciano  parte
della  redenzione,  nonostante  che  l'autorit  divina  non  lo  dica
espressamente.
ANSELMO  - Sembra incredibile che quando Dio li cre e immutabilmente
decise  di fare discendere da loro tutti gli uomini che voleva portare
nella citt celeste abbia escluso da questo disegno loro due.
BOSONE  -  Anzi  si deve credere che li abbia creati  proprio  perch
fossero tra coloro per i quali furono fatti.
ANSELMO  -  Ragioni bene. Per, prima della morte di  Cristo  nessuna
anima  pot entrare nel paradiso celeste, come ho detto prima parlando
del palazzo del re.
BOSONE - Cos crediamo.
ANSELMO - La Vergine poi, dalla quale  stato assunto l'uomo  di  cui
parliamo,  fu  del numero di coloro che vennero da lui purificati  dal
peccato prima della sua nascita; ed egli fu assunto dalla Vergine  gi
purificata.
BOSONE  -  Quello  che esponi mi piacerebbe molto, se  non  lasciasse
fraintendere che quest'uomo, che deve essere immune dal peccato per se
stesso,  lo  sia  invece per la madre e che non sia  mondo  per  virt
propria ma per quella della madre.
ANSELMO  - Non  cos; e poich la purezza della madre, che lo  rende
puro, proviene da lui, anch'egli  puro per se stesso e da se stesso.
BOSONE  -  Basta su questo argomento. Tuttavia mi sembra che  ci  sia
ancora qualcosa d'altro da chiedere.
Abbiamo detto prima che quell'uomo non doveva necessariamente  morire
e  ora vediamo che sua madre divenne pura per la sua futura morte. Ora
se  tale morte non ci fosse stata, egli non avrebbe potuto nascere  da
lei.  Quindi come si pu affermare che non mor necessariamente  colui
che  non ebbe l'esistenza che per morire? Se infatti non avesse dovuto
morire,  la  Vergine  dalla quale fu assunto non sarebbe  stata  pura,
poich non pot ottenere questa purezza che credendo alla verit della
sua  morte; ed egli d'altronde non pot essere assunto da lei in altra
maniera.
Perci  se,  dopo  essere  stato  assunto  dalla  Vergine,  non  mor
necessariamente, egli pot anche non essere assunto dalla Vergine dopo
esserlo stato: il che  impossibile.
ANSELMO  -  Se  tu avessi meditato bene ci che prima  stato  detto,
penso che vi avresti trovato la soluzione di questa questione.
BOSONE - Non vedo come.
ANSELMO  -  Mentre  cercavamo se poteva mentire,  non  abbiamo  forse
dimostrato  che  ci sono due poteri a proposito della  bugia:  uno  di
voler mentire, l'altro di mentire? e non abbiamo dimostrato che egli 
degno di lode per la giustizia con cui rispett la verit quando,  pur
avendo  il  potere di mentire, si don da se stesso il potere  di  non
voler mentire?
BOSONE -  cosi.
ANSELMO  -  Cos  pure  nei riguardi della vita,  c'  il  potere  di
conservarla  e  il  potere  di volerla conservare.  Quando  dunque  si
domanda se questo Dio-uomo potesse conservare la propria vita cos  da
non  morire mai, non si pu dubitare che sempre abbia avuto il  potere
di conservarla, sebbene non abbia potuto voler conservarla cos da non
morire mai. E siccome ebbe da se stesso la volont di non potere, don
la sua vita non per necessit ma per libero potere.
BOSONE  - Il potere di mentire e il potere di conservare la vita  non
furono  perfettamente uguali. Infatti nel primo caso  abbiamo  che  se
voleva poteva mentire; qui invece anche se volesse non morire, non  lo
potrebbe,  come  non potrebbe non essere ci che  .  Infatti    uomo
proprio  per  morire e per la fede in questa morte futura  pu  essere
assunto dalla Vergine, come hai detto prima.
ANSELMO  -  Cos come pensi che non pot non morire o  che  mor  per
necessit  perch non pot non essere ci che era, cos puoi affermare
che  non  pot  volere di non morire o che volle morire per  necessit
poich non pot non essere ci che era, perch si fece uomo non  tanto
per morire quanto per volere morire. Quindi come non devi dire che non
pot  voler non morire o che volle morire per necessit, cos  non  si
deve dire che non pot non morire o che mor per necessit.
BOSONE  -  Al  contrario, dal momento che morire e  voler  morire  si
fondano  sulla  medesima ragione, sembra che  ambedue  le  cose  siano
imposte dalla necessit.
ANSEI.MO  -  Chi fu a voler spontaneamente farsi uomo per morire  con
la  stessa volont immutabile, e per rendere pura, mediante la fede in
questa realt, la Vergine dalla quale quell'uomo sarebbe stato preso?
BOSONE - Dio, il Figlio di Dio.
ANSELMO  - E non abbiamo gi dimostrato che la volont di Dio  non  
spinta  da  alcuna  necessit, ma che anche  quando  si  dice  che  fa
qualcosa per necessit si mantiene nella sua libera immutabilit?
BOSONE - S, questo  stato dimostrato. Vediamo per che ci che  Dio
immutabilmente   vuole   non   pu   non   accadere,   anzi    avviene
necessariamente. Quindi se Dio volle che quell'uomo morisse, egli  non
pot non morire.
ANSELMO - Dal fatto che il Figlio di Dio assunse la natura umana  con
la  volont di morire tu tiri la conclusione che quell'uomo non poteva
non morire.
BOSONE -  ci che intendo.
ANSELMO  -  Da  ci  che  stato detto per non segue  anche  che  il
Figlio  di  Dio e l'uomo assunto costituiscono una sola persona,  cos
che lo stesso  Dio e uomo, Figlio di Dio e figlio della Vergine?
BOSONE - S.
ANSELMO  - Quindi questo stesso uomo per la sua volont non pot  non
morire, e mor.
BOSONE - Non lo posso negare.
ANSELMO  - Poich dunque la volont di Dio non fa nulla per necessit
ma  tutto liberamente, e la volont di quello fu volont di Dio,  egli
non mor per necessit ma spontaneamente.
BOSONE  -  Non posso obiettare alle tue argomentazioni.  Infatti  non
posso in alcun modo dimostrare la debolezza delle premesse che poni  e
delle conclusioni che ne tiri. Per mi ritorna sempre l'obiezione  che
ho  esposto: se volesse non morire non lo potrebbe, come non  pu  non
essere ci che era.
Infatti  doveva  veramente morire, altrimenti se  non  avesse  dovuto
veramente  morire  non ci sarebbe stata quella  vera  fede  nella  sua
futura  morte  per cui la Vergine, dalla quale nacque, e  molti  altri
sono  stati  purificati  dal peccato. Se non  fosse  stata  vera,  non
sarebbe servita a nulla. Quindi se pot non morire, pot fare che  non
fosse vero ci che era vero.
ANSELMO - E perch prima che morisse era vero che doveva morire?
BOSONE  -  Perch  egli  lo  volle spontaneamente  e  con  immutabile
volont.
ANSELMO  -  Se,  come  dici,  non  pot  non  morire,  perch  doveva
veramente   morire  e  doveva  veramente  morire   perch   lo   volle
spontaneamente  e immutabilmente, ne segue che non poteva  non  morire
per il solo motivo che con volont immutabile volle morire.
BOSONE  -    cos. Ma qualunque sia la causa, rimane tuttavia  vero
che non pot non morire e che fu necessario che morisse.
ANSELMO  -  T'attacchi troppo a un nonnulla e,  come  si  suol  dire,
cerchi il nodo nel giunco.
BOSONE  - Ti sei dimenticato che cosa ho obiettato alle tue scuse  al
principio di questa nostra disputa? Non ti ho chiesto spiegazioni  per
i  dotti,  ma per me e per quelli che lo domandavano con me.  Sopporta
dunque  che  io  chieda, spinto dalla lentezza e dalla pochezza  della
nostra  intelligenza, e continua ad accontentare me e tutti gli  altri
anche nelle domande puerili, come hai fatto fin qui.
CAPITOLO 17
IN  DIO  NON C' NECESSIT O IMPOSSIBILIT. SIGNIFICATO DEI  TERMINI:
NECESSIT OBBLIGANTE E NECESSIT NON OBBLIGANTE
ANSELMO  -  Abbiamo  gi  detto  che parliamo  impropriamente  quando
affermiamo  che Dio non pu fare una cosa o che la fa necessariamente,
perch ogni necessit e impossibilit  sottoposta alla sua volont, e
la sua volont non  sottomessa a nessuna impossibilit o necessit.
Nessuna  cosa infatti  necessaria o impossibile se non  perch  egli
la volle tale; che poi egli voglia o non voglia una cosa per necessit
o  impossibilit  contrario al vero. Quindi dal momento che fa  tutto
ci che vuole e solamente ci che vuole, nessuna specie di necessit o
di  impossibilit previene il suo volere o non volere, il suo  fare  o
non fare, sebbene voglia e faccia immutabilmente molte cose.
Quando  Dio compie una cosa, dopo che essa  compiuta, non  pu  fare
che  non sia compiuta e rimane sempre vero che  stata fatta; tuttavia
parlando rettamente non si dice che a Dio  impossibile far s che ci
che  passato non sia passato. Qui infatti non agisce la necessit  di
non  fare  o la impossibilit di fare, ma la sola volont di Dio  che,
essendo  la  stessa verit, vuole che la verit sia sempre  immutabile
come effettivamente lo .
Allo  stesso modo, se egli si propone in modo immutabile di fare  una
cosa,  sebbene  ci che egli si propone non possa non  essere  futuro,
prima che avvenga, tuttavia in lui non c' alcuna necessit di fare  o
impossibilit di non fare, perch solo la volont agisce in lui.  Ogni
volta che si dice "Dio non pu" non si nega a Dio alcun potere, ma  si
indica una insuperabile potenza e forza. Dicendo ch'egli non pu  fare
una cosa s'intende solamente dire che nulla pu indurlo a farla.
  usuale il dire che una cosa ha un dato potere, non perch  lo  ha
essa  ma  un'altra; o che una cosa non ha un dato potere,  non  perch
l'impotenza  sia  in  essa ma altrove. Cos diciamo:  "Quest'uomo  pu
essere  vinto", invece di "qualcuno pu vincerlo"; e "quello  non  pu
essere vinto" invece di "nessuno pu vincerlo". A rigor di termini  il
poter  essere vinti non  un potere ma una impotenza; e il  poter  non
essere  vinti  non    impotenza ma potenza. Se  diciamo  che  Dio  fa
qualcosa  per necessit non  perch in lui ci sia qualche  necessit,
ma   perch   essa  c'  in  un  altro,  come  ho  detto  a  proposito
dell'impotenza  parlando  della frase  "Dio  non  pu".  Infatti  ogni
necessit    o una coazione o un impedimento, e queste due  forme  di
necessit  si  scambiano  fra  di loro a  titolo  contrario,  come  il
necessario e l'impossibile.
Tutto  ci  che esiste per forza  impossibilitato a non  esistere  e
tutto ci che non esiste per forza  impossibilitato a esistere;  come
del  resto ci che necessariamente esiste  impossibile che non esista
e ci che necessariamente non esiste  impossibile che esista. Dicendo
che  necessariamente questa cosa  o non  in Dio, non intendiamo dire
che  ci sia in lui una necessit che lo obbliga o lo impedisce, ma che
in tutte le altre cose c' una necessit che impedisce loro di agire e
le  costringe a non fare qualcosa di contrario a ci che s' detto  di
Dio.
Cos  quando affermiamo che necessariamente Dio dice sempre la verit
e  che mai dice il falso, non s'intende esprimere altro che in lui v'
tale  impegno nel rispettare la verit che necessariamente  nulla  pu
far  s  che egli non dica la verit o dica il falso. E quindi  quando
affermiamo  che quell'uomo, il quale, come abbiamo detto, per  l'unit
della  persona si identifica con il Figlio di Dio, con Dio,  non  pot
non  morire  o  voler non morire dopo essere nato dalla  Vergine,  non
intendiamo   asserire  in  lui  l'esistenza  d'una   impossibilit   a
conservare  o  a voler conservare la sua vita immortale, ma  piuttosto
l'immutabilit della sua volont per la quale spontaneamente  si  fece
uomo  e attraverso la perseveranza in essa pot morire senza che nulla
potesse cambiare tale volont.
Se  potesse  voler  mentire  o ingannare o  cambiare  un  volere  che
antecedentemente  volle immutabile, si dovrebbe parlare  piuttosto  di
impotenza  che  di  potenza. E se, come ho gi detto,  quando  uno  si
propone  di  far  spontaneamente una cosa buona e in  seguito  con  la
stessa  volont  compie ci che si  proposto, sebbene  possa  esservi
costretto  nel  caso che si rifiuti di mantenere la promessa,  non  si
deve  affermare che compie ci che fa per necessit, ma piuttosto  per
quella  libera volont con cui ha promesso. Infatti non si  deve  dire
che   una  cosa    compiuta  per  necessit  o  non    compiuta  per
impossibilit,  quando  n  la necessit n  la  impossibilit  compie
qualcosa  ma la sola volont. E se cos avviene per l'uomo, molto  pi
la  necessit  o  l'impossibilit non si devono neppure  nominare  nei
riguardi  di  Dio, il quale fa solamente quello che vuole,  e  la  cui
volont non pu essere costretta o impedita da alcuna forza.
Per  questo c'era in Cristo la diversit delle nature e l'unit della
persona,  perch ci che era necessario per la restaurazione dell'uomo
fosse  compiuto dalla natura divina, se non lo poteva l'umana,  e  ci
che  era indegno della natura divina fosse realizzato da quella umana;
cos  pure che non ci fossero due individui distinti, ma uno solo  che
esistendo  perfettamente in ambedue le nature pagasse  con  la  natura
umana  ci che questa doveva e con la divina potesse fare ci che  era
utile.
La  stessa Vergine infine, che venne purificata per la fede  affinch
l'umanit  dell'uomo-Dio  potesse  essere  assunta  da  lei,  credette
ch'egli sarebbe morto perch lo volle, come aveva imparato dal profeta
che  aveva detto di lui: "  stato offerto perch volle " (Is 53, 7).
Quindi,  essendo  la sua fede vera, era necessario  che  l'avvenimento
futuro  fosse conforme alla sua fede. E se ti turba ancora  la  parola
"era necessario", pensa che la verit della fede della Vergine non  fu
la  causa  per la quale egli spontaneamente mor, ma piuttosto  quella
fede fu vera perch quello doveva avvenire.
Se  perci dico: " Era necessario che morisse per la sua sola volont
perch la fede e la profezia, che precedettero, furono vere"  come se
dicessi:  "Fu  necessario  che  cos  avvenisse  perch  cos  sarebbe
avvenuto".  Ora  una necessit di tale specie non costringe  una  cosa
all'esistenza,  ma  l'esistenza  d'una  cosa  pone  la  necessit   di
esistenza.
C'  infatti una necessit antecedente che  causa dell'esistenza  di
una  cosa, e c' una necessit susseguente che  causata da una  cosa.
Indichiamo una necessit antecedente e causante quando diciamo che  il
cielo    mosso  perch   necessario che venga mosso;  indichiamo  al
contrario  una  necessit susseguente e non causante quando  dico  che
parli  necessariamente  perch  parli.  Infatti  quando  dico  questo,
intendo dire che nulla pu far s che tu non stia parlando mentre stai
parlando,  e  non  che  ci sia qualcosa che ti  costringe  a  parlare.
Infatti  la  violenza della condizione naturale costringe il  cielo  a
girare, mentre nessuna necessit ti costringe a parlare. Dovunque  c'
una  necessit antecedente ce n' anche una susseguente; per dove  ce
n'  una  susseguente  non  ce  n' per ci  stesso  una  antecedente.
Possiamo  infatti dire che  necessario che il cielo  giri  perch  di
fatto gira; ma non  ugualmente vero che tu parli necessariamente  per
il fatto che parli. Questa necessit susseguente corre attraverso ogni
tempo in questo modo: ci che  stato  necessario che sia stato;  ci
che ,  necessario che sia e che abbia dovuto essere. Questa  quella
necessit  di  cui  parla Aristotele nel trattato  sulle  proposizioni
singolari  e  future, e che sembra distruggere una delle  proposizioni
contrarie e stabilire che tutto esiste per necessit.
E  siccome  furono  vere la fede e la profezia  che  riguardavano  il
Cristo,  il quale doveva volontariamente e non necessariamente morire,
bisognava  che cos avvenisse in virt di questa necessit susseguente
e non causante. Per questa si fece uomo; per questa comp e pat tutto
quello  che  fece e pat; per questa volle tutto quanto volle.  Quindi
questi  fatti  avvennero  necessariamente  perch  sarebbero  avvenuti
perch avvennero; avvennero perch avvennero.
Se  vuoi  conoscere la vera necessit di tutto ci che fece  e  pat,
sappi  che tutto avvenne necessariamente perch lo volle. Per la  sua
volont  non fu preceduta da alcuna necessit. Se dunque questi  fatti
si  compirono  perch  lui volle, se egli non  avesse  voluto  non  si
sarebbero  verificati. Conseguentemente nessuno gli tolse l'anima,  ma
lui  stesso se ne spogli e di nuovo la prese, perch aveva il  potere
"di dare la sua anima e di riprenderla" come egli stesso dice (Gv 10,18).
BOSONE  -  Mi hai accontentato, dimostrandomi che non si pu  provare
che egli abbia subito la morte per necessit, e non mi pento d'essermi
mostrato importuno per fartelo fare.
ANSELMO  -  Penso  d'avere mostrato con una ragione sicura  come  Dio
abbia  assunto dalla massa peccatrice una natura umana senza  peccato.
Ma,  a  mio  avviso, non si deve negare che ne esiste  un'altra  oltre
quella che abbiamo esposto, tenendo pure presente che Dio pu fare ci
che l'intelligenza dell'uomo non pu comprendere.
Ma  siccome la ragione esposta mi sembra sufficiente e siccome, se ne
volessi cercare un'altra, dovrei di necessit spiegare che cosa    il
peccato originale e come si propaga dai primi uomini a tutto il genere
umano  - eccezion fatta per l'uomo di cui parliamo - e sfiorare  certe
altre questioni che da sole reclamano un trattato, accontentiamoci  di
quella  esposta  e proseguiamo a spiegare quanto ci rimane  dell'opera
cominciata.
BOSONE  -  Come vuoi, ma a condizione che un giorno, con  l'aiuto  di
Dio,  riprenderai, come cosa dovuta, la spiegazione di questa  ragione
che ora non vuoi esporre.
ANSELMO  - Non rifiuto ci che chiedi, perch coltivo anch'io  questo
desiderio.  Ma poich non sono certo del futuro, non oso promettere  e
mi affido al volere divino.
CAPITOLO 18
LA  MORTE  DI  CRISTO  D SODDISFAZIONE A DIO  PER  I  PECCATI  DEGLI
UOMINI. IN CHE SENSO CRISTO DOVETTE E NON DOVETTE PATIRE
ANSELMO  -  Ma dimmi ora che cosa ti sembra si debba rispondere  alla
questione  che  hai proposto all'inizio e che ne ha  richiamate  molte
altre.
BOSONE  -  In  poche parole la questione  questa: perch  Dio  si  
fatto  uomo  per  salvare con la propria morte l'uomo, quando,  almeno
sembra,  avrebbe potuto ottenere lo stesso risultato in altro modo?  E
tu, rispondendo con numerose e necessarie ragioni, hai dimostrato come
la   restaurazione  della  natura  umana  non  avrebbe  dovuto  essere
rimandata  n sarebbe potuta avvenire, se l'uomo non avesse  pagato  a
Dio ci che gli doveva per il peccato.
Ma  il  debito era cos grande che per soddisfarlo, essendo obbligato
solo  l'uomo  ma  potendolo so lo Dio, occorreva che quell'uomo  fosse
pure Dio. Quindi era necessario che Dio assumesse l'uomo nell'unit di
persona per far s che colui che doveva pagare e non poteva secondo la
sua natura, fosse personalmente identico a colui che lo poteva.
Hai  poi  spiegato  come  quell'uomo che doveva  essere  Dio  dovesse
essere assunto da una Vergine e nella persona del Figlio di Dio e come
abbia  potuto  essere preso dalla massa peccatrice senza peccato.  Hai
anche  dimostrato che la vita di quest'uomo  cos sublime e  preziosa
che pu bastare a risarcire i peccati di tutto il mondo, anzi che vale
infinitamente di pi.
Rimane  dunque da chiarire come questa vita venga data a  Dio  per  i
peccati degli uomini.
ANSELMO - Se si  lasciato uccidere per la giustizia, non ha dato  la
sua vita per l'onore di Dio?
BOSONE  -  Se  posso comprendere ci di cui non dubito - sebbene  non
veda come abbia agito ragionevolmente proprio perch poteva insieme  e
salvaguardare completamente la giustizia e non perdere  in  eterno  la
sua  vita  -  confesser  che egli fece a  Dio  per  il  suo  onore  e
liberamente un dono tale che nulla di ci che non  Dio pu reggere al
confronto e soddisfare tutti i debiti di ogni uomo.
ANSELMO  -  Non  capisci  che sopportando con  benigna  pazienza  gli
insulti,  gli  oltraggi  e la morte in croce  tra  i  ladroni  per  la
giustizia  che,  come  abbiamo detto, obbedendo conservava,  diede  un
grande esempio agli uomini cos da spingerli a non allontanarsi  dalla
giustizia  che  devono a Dio, nonostante tutti i  disagi  che  possono
provare?  Questo esempio egli non lo avrebbe dato se, ricorrendo  alla
sua  potenza, avesse evitato la morte che gli veniva inflitta per  una
tale causa.
BOSONE   -  Sembra  che  abbia  dato  questo  esempio  senza   alcuna
necessit,  perch  sappiamo  che molti  prima  della  sua  venuta,  e
Giovanni  Battista  dopo  la sua venuta, ma  prima  della  sua  morte,
l'hanno dato a sufficienza sopportando coraggiosamente la morte per la
verit.
ANSELMO  - Nessun uomo, all'infuori di lui, morendo, diede a Dio  una
cosa che non dovesse un giorno necessariamente perdere, o pag ci che
non  doveva.  Egli invece liberamente offr al Padre ci  che  nessuna
necessit gli avrebbe mai fatto perdere, e pag per i peccatori quello
che  non era obbligato a pagare per s. Perci diede un esempio  molto
pi  grande ed efficace nel far s che nessuno dubiti di ridare a  Dio
per  se  stesso,  quando  la ragione lo domanda,  ci  che  un  giorno
sicuramente dovr abbandonare. Egli infatti senza averne personalmente
alcun  bisogno e senza essere costretto a farlo per gli altri ai quali
non  doveva  che  il  castigo, don una vita cos  preziosa,  anzi  se
stesso, cio una persona si sublime e con tale volont.
BOSONE - Ti avvicini molto al mio desiderio. Ma non impazientirti  se
ti  chiedo una cosa, che ti pu sembrare stupida, ma alla quale io non
saprei  rispondere se ne venissi richiesto. Tu dici che  morendo  egli
diede  quello che non doveva. Nessuno per potr negare  che  egli  ha
agito  in modo migliore donando un simile esempio e che questo    pi
gradito  a  Dio che il non averlo fatto; e neppure dir che  egli  non
avrebbe  dovuto fare ci che era migliore e ci che capiva essere  pi
gradito a Dio. Come dunque affermeremo che egli non dovette dare a Dio
ci  che  fece  e  ci che cap essere migliore e pi gradito  a  Dio,
soprattutto perch la creatura deve a Dio quanto essa , sa, e pu?
ANSELMO - Bench la creatura non abbia nulla da s, tuttavia,  quando
Dio  le concede di fare o di non fare lecitamente una cosa, le  d  la
possibilit di scegliere o l'una o l'altra. Per cui, sebbene  una  sia
migliore   dell'altra,  la  creatura  non    obbligata   in   maniera
determinata n all'una n all'altra; ma sia che compia quella migliore
sia che compia l'altra, si deve dire che doveva fare ci che fa. E  se
compie la cosa migliore essa ha un premio in quanto liberamente d ci
che  suo.
Per  esempio,  pur  essendo  la verginit  migliore  del  matrimonio,
nessuno  dei  due  stati  imposto all'uomo in  modo  determinato,  ma
diciamo  che sia chi usa del matrimonio sia chi preferisce  conservare
la  verginit fa quello che deve fare. Nessuno affermer  che  non  si
deve scegliere la verginit o il matrimonio; ma che ciascuno deve fare
ci  che  preferisce prima di scegliere l'uno o l'altro  stato,  e  se
sceglie  la  verginit pu attendere una ricompensa per  il  dono  che
liberamente offre a Dio.
Pertanto  quando affermi che la creatura deve a Dio ci  che  conosce
come  migliore e lo pu attuare, se intendi "a titolo di giustizia"  e
non sottintendi "se Dio lo comanda" non sempre  vero. Perch, come ho
detto,  l'uomo non deve praticare la verginit a titolo di debito,  ma
deve usare del matrimonio se lo preferisce.
E  se  la  parola "dovere" ti crea delle difficolt  e  non  la  puoi
separare  dall'idea  di debito, sappi che come alle  volte  le  parole
"potere",  "non potere" e "necessit" vengono usate non  perch  siano
nelle  cose  di  cui si parla, ma in altre, cos qui  viene  usata  la
parola  "dovere".  Cos, quando si dice che i poveri  devono  ricevere
l'elemosina  dai  ricchi, si intende dire che  i  ricchi  devono  fare
l'elemosina  ai poveri. Infatti questo debito non lo si  deve  esigere
dal povero ma dal ricco.
Si  dice anche che Dio deve sovrastare tutte le cose non perch  egli
sia  con  ci in qualche modo debitore, ma perch tutto deve essere  a
lui  sottomesso. Si dice anche che deve fare ci che vuole, perch ci
che  vuole   ci che deve essere. Cos quando una creatura vuoi  fare
ci  che  in suo potere di fare o di non fare, si dice che deve farlo
perch  ci  che vuole  ci che deve essere. Cos quando  il  Signore
Ges,  come  abbiamo detto, volle subire la morte, poich era  in  suo
potere  il  subirla e il non subirla, dovette fare  ci  che  fece  in
quanto  dovette  essere fatto ci che volle; e non  dovette  farlo  in
quanto non c'era alcun titolo di debito.
Cio,  poich questo stesso individuo  insieme Dio e uomo, da quando
  uomo, secondo la natura umana ha ricevuto dalla natura divina  (che
si  distingue  da quella umana) di avere come proprio  tutto  ci  che
aveva  per  cui  non era in obbligo di dare se non ci che  voleva;  a
causa della persona invece tutto ci che aveva lo aveva talmente da se
stesso  e gli era cos perfettamente sufficiente che non doveva pagare
niente a nessuno e non aveva bisogno di dare perch gli fosse ridonato
qualcosa.
BOSONE  -  Ora vedo chiaramente che per nessuna ragione si  sottomise
alla  morte per l'onore di Dio a titolo di debito, come la mia ragione
sembrava dimostrare, e ci nonostante dovette fare ci che fece.
ANSELMO  -    cos, e quell'onore va a tutta la Trinit.  E  poich
quel  medesimo    Dio, Figlio di Dio, offr s a  se  stesso  per  il
proprio onore e si offr anche al Padre e allo Spirito Santo; cio  la
sua umanit alla sua divinit che  unica e uguale per le tre persone.
Tuttavia per rimanere nella stessa verit ed esprimere pi chiaramente
ci  che  vogliamo, abitualmente diciamo che il Figlio  spontaneamente
offr se stesso al Padre.
Infatti  in  questo  modo si parla con la massima  propriet,  perch
anche  in  una sola persona  compreso tutto Dio, a cui egli si  offr
secondo  l'umanit; inoltre quando si predica che in  questo  modo  il
Figlio intercede per noi presso il Padre, l'uso dei vocaboli "Padre" e
"Figlio"  suscita  nel  cuore degli uditori una  certa  quale  immensa
tenerezza.
BOSONE - Lo accetto con tutto il cuore.
CAPITOLO 19
QUANTO RAGIONEVOLMENTE DALLA SUA MORTE SGORGHI LA SALVEZZA UMANA
ANSELMO  -  Guardiamo ora, come pi possiamo, quanto  ragionevolmente
sgorghi dalla morte dell'uomo-Dio la salvezza umana.
BOSONE - A questo aspira il mio cuore. Infatti, sebbene mi sembri  di
capire, voglio che tu mi faccia la tessitura delle ragioni.
ANSELMO  - Non c' bisogno di spiegare quanto sia grande il dono  che
il Figlio spontaneamente offr.
BOSONE -  chiaro abbastanza.
ANSELMO  -  Suppongo  che  non  penserai  che  debba  rimanere  senza
ricompensa colui che spontaneamente offre un cos grande dono a Dio.
BOSONE  -  Al contrario vedo la necessit che il Padre ricompensi  il
Figlio.  Altrimenti si mostrerebbe o ingiusto se  non  lo  volesse,  o
impotente se non lo potesse: cose tutte estranee a Dio.
ANSELMO  - Colui che ricompensa qualcuno o gli dona ci che egli  non
ha  o gli condona ci che potrebbe da lui esigere. Ora prima ancora di
compiere questa grande opera il Figlio possedeva tutto ci che era del
Padre,  n  mai  ebbe un debito che gli potesse venir  condonato.  Che
premio  dunque  verr dato a colui che non ha bisogno di  nulla  e  al
quale nulla pu essere dato o condonato?
BOSONE  -  Vedo  da  una parte la necessit del premio  e  dall'altra
l'impossibilit; perch  necessario che Dio dia ci che deve e non  c
e cosa che possa essere donata.
ANSEIMO - Se un premio cos grande e cos meritato non viene dato  n
a  lui  n  ad  altri,  sembrer che il Figlio abbia  compiuto  invano
un'opera cos grande.
BOSONE -  empio il pensarlo.
ANSELMO  -  Dal  momento dunque che il premio non pu essere  dato  a
lui, necessariamente deve essere dato a qualche altro.
BOSONE -  una conclusione inevitabile.
ANSELMO  - Se il Figlio volesse che ci che gli  dovuto sia  dato  a
un  altro, potrebbe il Padre legittimamente impedirglielo o negarlo  a
colui al quale egli lo vuol dare?
BOSONE  - Al contrario credo giusto e necessario che il Padre lo  dia
a  colui  al quale il Figlio lo vorr dare, perch al Figlio   lecito
dare ci che  suo e il Padre pu dare ci che deve solo a un altro.
ANSELMO - A chi pi convenientemente assegner il frutto e il  premio
della  sua  morte se non a coloro per la salute dei quali si    fatto
uomo  -  come la ragionevolezza della verit ci ha insegnato  -  e  ai
quali,  come abbiamo detto, morendo diede l'esempio di come  si  muore
per  la  giustizia?  Invano infatti sarebbero suoi imitatori,  se  non
fossero partecipi dei suoi meriti.
chi  pi giustamente costituir eredi di un diritto del quale non  ha
bisogno,  e della sua sovrabbondante pienezza se non i suoi parenti  e
fratelli  -  che  vede  consumarsi nel bisogno e  nel  profondo  della
miseria,  vincolati  da tanti e tali debiti -  cos  da  condonare  il
debito  contratto con i peccati e da dare loro quello di cui i peccati
li hanno privati.
BOSONE  -  Il mondo non pu udire nulla di pi ragionevole,  dolce  e
desiderabile. E questo mi riempie di tanta fiducia che non  posso  pi
dire di quanta gioia s'allieta il mio cuore. Mi sembra infatti che Dio
non rigetti alcun uomo che si avvicini a lui sotto questo nome.
ANSELMO -  proprio cos, purch si avvicini come si deve. Come  poi
ci  si debba avvicinare alla partecipazione di tanta grazia e come  si
debba  vivere  sotto  di essa, ce lo insegna a  ogni  passo  la  Sacra
Scrittura,  che   fondata sopra la solida verit come  sopra  robusto
fondamento  -  che con l'aiuto di Dio abbiamo potuto in  qualche  modo
intravedere.
BOSONE  -  Veramente ci che viene edificato sopra questo  fondamento
ha le basi sulla solida pietra (cf Lc 6, 48).
ANSELMO  -  Penso d'aver soddisfatto abbastanza alla  tua  questione.
Veramente  uno  pi  dotato  di me lo potrebbe  fare  in  maniera  pi
completa.  Esistono infatti altre ragioni pi profonde e pi  numerose
di  quelle  che  la mia o la mortale intelligenza possano  comprendere
intorno a questo mistero.
  chiaro  anche che Dio non aveva alcun bisogno di fare quello  che
abbiamo spiegato, ma l'immutabile verit cos esigeva. Sebbene infatti
si  dica  che ci che quell'uomo fece, lo fece Dio a causa  dell'unit
della  persona, tuttavia Dio non aveva bisogno di scendere  dal  cielo
per  vincere il diavolo n di lottare contro di lui secondo  le  leggi
della  giustizia  per  liberare l'uomo;  ma  Dio  esigeva  che  l'uomo
vincesse il diavolo e che colui che peccando aveva offeso Dio  pagasse
secondo  giustizia.  Al diavolo, Dio non doveva che  la  punizione,  e
anche  l'uomo non gli doveva che il contraccambio, cio: essendo stato
vinto  da lui, doveva vincerlo a sua volta. Per tutto quello  che  si
esigeva dall'uomo, l'uomo lo doveva a Dio e non al diavolo.
CAPITOLO 20
GRANDEZZA E GIUSTIZIA DELLA MISERICORDIA DI DIO
ANSELMO  -  La  misericordia  di Dio che ti  sembrava  negata  quando
approfondivamo  la  giustizia  divina  e  il  peccato  dell'uomo,   la
ritroviamo  ora  cos grande e cos armonizzata con la giustizia,  che
non  la si pu pensare pi grande e pi giusta. Infatti quale condotta
pu  essere  pi  misericordiosa di  quella  del  Padre  che  dice  al
peccatore  condannato a tormenti eterni e privo di  ci  che  potrebbe
salvarlo: "Prendi il mio Unigenito e offrilo per te"; mentre il Figlio
a sua volta gli dice: "Prendimi e salvati"?
  questo che essi ci dicono quando ci chiamano e attirano alla fede
cristiana.  Che cosa infatti di pi giusto che colui a cui viene  dato
un  prezzo pi grande di ogni debito rimetta ogni debito, posto che il
dono gli sia dato con i dovuti sentimenti?
CAPITOLO 21
 IMPOSSIBILE CHE IL DIAVOLO SI RICONCILI CON DIO
ANSELMO - Se attentamente consideri la redenzione umana, capirai  che
la  riconciliazione  del diavolo, sulla quale mi  hai  interrogato,  
impossibile. Come infatti l'uomo non pot essere riconciliato che  per
mezzo  di  un  uomo-Dio  -  che pot morire e  con  la  sua  giustizia
restituire  a  Dio  ci che questi aveva perduto a causa  del  peccato
dell'uomo - cos gli angeli dannati non potrebbero venire salvati  che
da un angelo-Dio, che possa morire e che per la sua giustizia ridoni a
Dio ci che i peccati degli altri gli hanno tolto.
E  come  l'uomo non doveva essere rialzato da un altro uomo, che  non
appartenesse  alla stessa schiatta bench della medesima natura;  cos
nessun  angelo deve essere salvato da un altro angelo perch,  sebbene
essi  siano  tutti  della stessa natura, non sono anche  della  stessa
schiatta come gli uomini. Infatti gli angeli non discendono da un solo
angelo, come gli uomini da un solo uomo.
C'  anche  un'altra ragione che impedisce la loro  restaurazione,  e
cio: come caddero senza che qualcuno recasse loro danno o facilitasse
la  loro  caduta,  cos devono rialzarsi senza l'aiuto  di  alcuno.  E
questo    impossibile  per loro. Infatti non possono  essere  rimessi
nella  dignit  che  dovevano avere, poich se  non  avessero  peccato
avrebbero perseverato nella verit (cf Gv 8, 44) senza l'aiuto  altrui
e con la potenza che avevano ricevuto. Quindi se qualcuno pensasse che
un  giorno  la redenzione del nostro Salvatore deve abbracciare  anche
loro, ha qui le prove con le quali pu ragionevolmente convincersi che
irragionevolmente  si sbaglierebbe. E questo non  lo  dico  perch  il
valore della sua morte non superi in eccellenza tutti i peccati  degli
uomini e degli angeli, ma perch una ragione immutabile si oppone alla
salvezza degli angeli caduti.
CAPITOLO 22
LA  VERIT DEL VECCHIO E DEL NUOVO TESTAMENTO  PROVATA DA CI CHE  
STATO DETTO
BOSONE  - Tutto ci che affermi mi sembra ragionevole e tale  da  non
poter  essere contraddetto da nulla. Anzi con la soluzione della  sola
questione  che abbiamo proposto vedo provato tutto ci che  contenuto
nel  Nuovo  e nel Vecchio Testamento. Infatti tu provi apoditticamente
che  Dio si  fatto uomo e con metodo (che se anche venissero tolti  i
pochi  elementi che hai preso dai nostri libri parlando, per  esempio,
delle  tre  persone di Dio e di Adamo  tale da appagare con  la  sola
ragione non soltanto i giudei ma anche i pagani.
Ora,  dal momento che lo stesso Dio-uomo fonda il Nuovo Testamento  e
approva  il  Vecchio  e  poich  necessario riconoscere  che  egli  
verace,  nessuno  pu negare la verit di qualunque  affermazione  ivi
contenuta.
ANSELMO  -  Se  abbiamo detto qualcosa che deve essere  corretto  non
ricuso  la  correzione, purch essa sia conforme a ragione. Se  invece
ci  che  crediamo  d'avere  scoperto  per  le  vie  della  ragione  
confermato dalla testimonianza della verit, dobbiamo attribuirlo  non
a noi ma a Dio, che  benedetto nei secoli. Cos sia.

