BHAGAVAD GITA.

Capitolo 1.
SUL CAMPO DI BATTAGLIA DI KURUKSHETRA.

VERSO 1.
Dhritarastra disse: O Sanjaya, che cosa hanno fatto i miei figli e i figli di
Pandu dopo essersi riuniti nel luogo santo di Kuruksetra, pronti ad attaccar
battaglia?

VERSO 2.
Sanjaya disse: O re, dopo aver osservato l'esercito dei figli di Pandu
schierato in ordine di combattimento, il re Duryodhana s'avvicina al suo
maestro e gli rivolge queste parole:

VERSO 3.
Osserva, o maestro, il potente esercito dei figli di Pandu, disposto in modo
cos strategico dal tuo intelligente allievo, il figlio di Drupada.

VERSO 4.
Vedi questi valorosi arcieri, che in combattimento eguagliano Bhima e Arjuna?
E quanti grandi guerrieri, come Yuyudhana, Virata e Drupada!

VERSO 5.
Dhristaketu, Cekitana, Kasiraja, Purujit, Kuntibhoja e Saibya e tanti altri
ancora, tutti grandi guerrieri, eroici e potenti!

VERSO 6.
Guarda il grande Yudhamanyu, il potentissimo Uttamauja, il figlio di Subhadra
e i figli di Draupadi. Sono tutti valorosi combattenti sul carro.

VERSO 7.
O migliore tra i brahmana, lascia che ti dica ora quali abilissimi capi
comandano il mio esercito.

VERSO 8.
Ci sono guerrieri famosi per aver riportato, come te, la vittoria in tutti i
loro combattimenti: Bhisma, Karna, Kripa, Asvatthama, Vikarna e Bhurisrava, il
figlio di Somadatta.

VERSO 9.
E ancora numerosi altri eroi sono pronti a sacrificare le loro vite per me.
Sono tutti ben armati, tutti maestri nell'arte militare.

VERSO 10.
Non si possono misurare le nostre forze protette perfettamente dall'anziano
Bhisma; mentre le forze dei Pandava protette con cura da Bhima, sono limitate.

VERSO 11.
Ora tutti voi dai vostri rispettivi posti di combattimento, date tutto il
vostro aiuto al grande patriarca Bhisma.

VERSO 12.
In quel momento Bhisma, il grande e valoroso patriarca della dinastia Kuru,
nonno dei combattenti, soffia con forza nella sua conchiglia che risuona come
il ruggito di un leone allietando il cuore di Duryodhana.

VERSO 13.
Allora le conchiglie, i flicorni, i corni, le trombe e i tamburi si mettono a
risuonare e l'insieme delle loro vibrazioni provoca un suono tumultuoso.

VERSO 14.
Nell'altro campo, in piedi sul loro maestoso carro attaccato a cavalli
bianchi, Krshna e Arjuna soffiano nelle loro conchiglie trascendentali.

VERSO 15.
Krshna soffia nella Sua conchiglia, Pancajanya, e Arjuna nella sua, Devadatta;
Bhima, il mangiatore vorace dalle imprese sovrumane, fa risuonare Paundra, la
sua terrificante conchiglia.

VERSI 16-18.
Il re Yudhisthira, figlio di Kunti, fa risuonare la sua conchiglia,
Anantavijaya; Nakula e Sahadeva soffiano nella Sughosa e nella Manipuspaka. Il
re di Kashi, celebre arciere, il grande guerriero Sikhandi, Dhristadyumna,
Virata e l'invincibile Satyaki, Drupada e i figli di Draupadi e altri ancora,
o re, come il figlio di Subhadra, ben armato, fanno risuonare le loro
conchiglie.

VERSO 19.
Il boato di tutte queste conchiglie riunite diventa assordante, e
ripercuotendosi nel cielo e sulla terra fa tremare il cuore dei figli di
Dhrtarastra.

VERSO 20.
O re, in quel momento, seduto sul suo carro, il cui stendardo porta l'emblema
di Hanuman, Arjuna, il figlio di Pandu, afferra l'arco, pronto a scoccare le
frecce, gli occhi fissi sui figli di Dhritarastra. Poi si rivolge a Hrishikesa
(Krsna).

VERSI 21-22.
Arjuna disse: O infallibile, Ti prego, conduci il mio carro tra i due eserciti
affinch possa vedere chi  presente sul campo, chi desidera combattere, chi
dovr affrontare nel corso della battaglia imminente.

VERSO 23.
Lasciami vedere coloro che sono venuti qui a combattere nella speranza di far
piacere al figlio malvagio di Dhritarastra.

VERSO 24.
Sanjaya disse: O discendente di Bharata, Sri Krsna ha ascoltato la richiesta
di Arjuna e conduce lo splendido carro tra i due eserciti.

VERSO 25.
Davanti a Bhisma, a Drona e a tutti i principi di questo mondo, Hrisikesha, il
Signore, dice ad Arjuna: Guarda dunque, o Partha, tutti i Kuru sono riuniti
qui.

VERSO 26.
Arjuna vede allora nei due campi i padri, i nonni, i maestri, gli zii materni,
i fratelli, i figli, i nipoti e gli amici, e con loro, il suocero e tutti
quelli che gli avevano mostrato tanta benevolenza.

VERSO 27.
Vedendo davanti a s tutti coloro a cui  unito da legami di amicizia o di
parentela, Arjuna, il figlio di Kunti,  preso da una grande compassione e si
rivolge al Signore.

VERSO 28.
Arjuna disse: Caro Krsna, nel vedere i miei amici e parenti schierati davanti
a me con spirito bellicoso, sento le mie membra tremare e la mia bocca
seccarsi.

VERSO 29.
Tutto il mio corpo rabbrividisce e i miei capelli si rizzano. Il mio arco,
Gandiva, mi scivola dalle mani e la pelle mi brucia.

VERSO 30.
O uccisore del demone Kesi, non pi. Non sono pi padrone di me e la mia mente
si smarrisce. Prevedo solo avvenimenti funesti.

VERSO 31.
Non vedo che cosa possa portare di buono l'uccisione dei miei parenti in
questa battaglia; mio caro Krsna, non potrei neppure desiderare un'eventuale
vittoria, il regno o la felicit.

VERSI 32-35.
O Govinda, a che servono tanti regni, a che serve la felicit, la vita stessa
quando coloro per cui desideriamo questi beni si trovano ora su questo campo
di battaglia? O Madhusudana, guarda. Tutta la mia famiglia, padri, figli,
nonni, zii materni, suoceri, nipoti cognati e anche i miei maestri tutti
pronti a sacrificare la loro vita e loro propriet sono schierati di fronte a
me. Come potrei desiderare di ucciderli pur sapendo che altrimenti
ucciderebbero me? O sostegno di tutti gli esseri non sono pronto a combattere
contro di loro neanche in cambio dei tre mondi: Che dire di questa terra! Che
vantaggio avremo dall'uccisione dei figli di Dhritarastra?

VERSO 36.
Saremo sopraffatti dal peccato se uccidiamo i nostri aggressori. Non  degno
di noi uccidere i nostri amici e i figli di Dhritarastra. Che cosa ci
guadagneremmo? O Krsna marito della dea della fortuna come potremo essere
felici dopo aver ucciso i nostri stessi parenti?

VERSI 37-38.
O Janardana, se questi uomini accecati dalla cupidigia non vedono niente di
male nel distruggere la loro famiglia e nel lottare contro i loro amici,
perch noi, che vediamo il peccato, dovremmo agire allo stesso modo?

VERSO 39.
Con la distruzione della dinastia crolla l'eterna tradizione familiare, e i
discendenti della famiglia rimangono coinvolti in pratiche contrarie alla
religione.

VERSO 40.
Quando l'irreligione predomina in una famiglia, o Krsna, le donne si
corrompono e dalla degradazione delle donne, o discendente di Vrishni, nasce
una prole indesiderata.

VERSO 41.
Con l'aumento di questa prole indesiderata si crea una vita d'inferno per
famiglia e per quelli che hanno distrutto le tradizioni familiari. In queste
famiglie corrotte gli antenati si degradano perch non vengono pi offerte le
oblazioni d'acqua e di cibo.

VERSO 42.
A causa degli errori di coloro che distruggono la tradizione familiare e danno
vita a una prole indesiderata, tutti i progetti di vita in comune e le
attivit per il benessere della famiglia vanno in rovina.

VERSO 43.
O Krsna, sostegno del popolo, so da fonte autorizzata che coloro che
distruggono le tradizioni familiari vivono per sempre all'inferno.

VERSO 44.
Ahim, non  strano che ci apprestiamo ora a commettere crimini cos gravi,
spinti dal desiderio di godere dei piaceri della sovranit?

VERSO 45.
Preferirei morire per mano dei figli di Dhritarashtra, disarmato e senza
opporre resistenza, piuttosto che lottare contro di loro.

VERSO 46.
Sanjaya disse: Dopo aver cos parlato sul campo di battaglia, Arjuna lascia
cadere l'arco e le frecce e si siede sul carro con la mente sconvolta dal
dolore.


Capitolo 2.
Il CONTENUTO DELLA BHAGAVAD-GITA.

VERSO 1.
Sanjaya disse: Vedendo Arjuna pieno di compassione e molto triste, con le
lacrime agli occhi, Madhusudana-Krsna. Si rivolge a lui.

VERSO 2.
La Persona Suprema (Bhagavan) disse: Mio caro Arjuna, come hai potuto
lasciarti prendere da una tale debolezza? Non  affatto degna di un uomo che
conosce i veri valori della vita. In questo modo non si raggiungono i pianeti
superiori, ma si guadagna l'infamia.

VERSO 3.
O figlio di Pritha, non cedere a una debolezza cos umiliante. Non ti si
addice. Lascia questa meschina debolezza di cuore e alzati, o vincitore dei
nemici.

VERSO 4.
Arjuna disse: O uccisore di Madhu, come potrei nel corso della battaglia
respingere con le mie frecce uomini come Bhisma e Drona, degni della mia
venerazione?

VERSO 5.
Meglio vivere mendicando che vivere al prezzo della vita di grandi anime che
sono i miei maestri. Anche se sono avidi, sono ancora i nostri superiori. Se
li uccidiamo, la nostra vittoria sar macchiata di sangue.

VERSO 6.
Non so se  pi giusto vincerli o esserne vinti. Ecco i figli di Dhritarastra,
schierati davanti a noi su questo campo di baftaglia: la loro morte ci
toglierebbe la gioia di vivere.

VERSO 7.
Ora sono confuso, non so pi qual  il mio dovere e ho perso la calma a causa
di una debolezza meschina. In questa condizione Ti chiedo di dirmi chiaramente
ci che  meglio per me. Ora sono tuo discepolo e un'anima sottomessa a Te.
Istruiscimi, Ti prego.

VERSO 8.
Non vedo ci che potrebbe allontanare il dolore che mi opprime. Non potr
eliminarlo neanche se come un dio del cielo regnassi quaggi su un regno senza
uguali.

VERSO 9.
Sanjaya disse: Avendo cos parlato, Arjuna, vincitore dei nemici, disse a
Krsna, Govinda: Non combatter; poi tace.

VERSO 10.
O discendente di Bharata, Krsna, tra i due eserciti, sorridendo Si rivolge
all'infelice Arjuna.

VERSO 11.
Il Signore Beato disse: Sebbene tu dica sagge parole, ti affliggi senza
ragione. Il saggio non si lamenta n per i vivi n per i morti.

VERSO 12.
Mai ci fu un tempo in cui non esistevamo, Io, tu e tutti questi re; e mai
nessuno di noi cesser di esistere.

VERSO 13.
Come l'anima incarnata passa, in questo corpo, dall'infanzia alla giovinezza e
poi alla vecchiaia, cos l'anima passa in un altro corpo all'istante della
morte. L'anima realizzata non  turbata da questo cambiamento.

VERSO 14.
Effimeri, gioie e dolori vanno e vengono come l'estate e l'inverno, o figlio
di Kunti. Sono dovuti all'incontro dei sensi con la materia, o discendente di
Bharata, e bisogna imparare a tollerarli senza esserne disturbati.

VERSO 15.
O migliore tra gli uomini (Arjuna), chi non  distratto n dalle gioie n dai
dolori, ma rimane sereno e risoluto in ogni circostanza,  degno della
liberazione.

VERSO 16.
Coloro che vedono la verit hanno dedotto l'eternit del reale, l'anima, e la
temporaneit dell'illusorio, il corpo materiale, dallo studio delle loro
rispettive nature.

VERSO 17.
Sappi che non pu essere annientato ci che pervade il corpo. Nulla pu
distruggere l'anima eterna.

VERSO 18.
L'anima e indistruttibile, eterna e senza dimensioni; soltanto i corpi
materiali che assume sono soggetti alla distruzione. Perci, o discendente di
Bharata, combatti.

VERSO 19.
Ignorante  colui che crede che l'anima pu uccidere o essere uccisa; il
saggio sa che l'anima non uccide n muore.

VERSO 20.
Per l'anima non c' n la nascita n la morte. Esiste e non smette mai di
esistere. Non nasce, non muore,  eterna, originale, non ebbe mai inizio e non
avr mai fine. Non muore quando il corpo muore.

VERSO 21.
O Partha, una persona che sa che l'anima  indistruttibile, non-nata, eterna e
immutabile, come pu uccidere o far uccidere?

VERSO 22.
Come una persona indossa vestiti nuovi e lascia quelli usati, cos l'anima si
riveste di nuovi corpi materiali abbandonando quelli vecchi e inutili.

VERSO 23.
Nessun'arma pu spezzare l'anima, n il fuoco bruciarla; l'acqua non pu
bagnarla, n il vento seccarla.

VERSO 24.
L'anima individuale  indivisibile e insolubile; non pu essere bruciata n
seccata. E' immortale, onnipresente, inalterabile, immobile ed eternamente la
stessa.

VERSO 25.
Si dice che l'anima  invisibile, inconcepibile e immutabile. Sapendo questo,
non dovresti lamentarti per il corpo.

VERSO 26.
E anche se tu credi che l'anima nasca e muoia infinite volte, non hai nessuna
ragione di lamentarti, o Arjuna dalle braccia potenti.

VERSO 27.
La morte  certa per chi nasce, e certa  la nascita per chi muore. Poich
devi compiere il tuo dovere, non dovresti lamentarti cos.

VERSO 28.
Tutti gli esseri creati sono in origine non manifestati, si manifestano nel
loro stato transitorio, e una volta dissolti tornano a essere non manifestati.
A che serve dunque lamentarsi?

VERSO 29.
Alcuni vedono l'anima come una meraviglia, altri la descrivono come una
meraviglia e altri ancora ne sentono parlare come una meraviglia, ma c' chi
non riesce a concepirla neanche dopo averne sentito parlare.

VERSO 30.
O discendente di Bharata, colui che risiede nel corpo  eterno e non pu mai
essere ucciso. Non devi dunque piangere per nessuno.

VERSO 31.
Tu conosci i tuoi doveri di kshatriya perci dovresti sapere che non c'
migliore impegno per te che quello di combattere secondo i principi della
religione, non puoi esitare.

VERSO 32.
O Partha, felci sono gli kshatriya a cui si offre l'occasione di combattere,
poich si aprono per loro le porte dei pianeti celesti.

VERSO 33.
Ma se rifiuti di combattere questa giusta battaglia, certamente peccherai per
aver mancato al tuo dovere e perderai cos la tua fama di guerriero.

VERSO 34.
Gli uomini parleranno per sempre della tua infamia, e per chi ha conosciuto
l'onore, il disonore  peggio della morte.

VERSO 35.
I grandi generali che stimarono il tuo nome e la tua fama crederanno che solo
per paura hai abbandonato il campo di battaglia e ti giudicheranno un codardo.

VERSO 36.
I tuoi nemici parleranno male di te e derideranno il tuo coraggio. Cosa pu
esserci di pi penoso per te?

VERSO 37.
O figlio di Kunti, se muori combattendo raggiungerai i pianeti superiori, se
vinci godrai del regno della Terra. Alzati dunque, e combatti con
determinazione.

VERSO 38.
Combatti per dovere, senza considerare gioia o dolore, perdita o guadagno,
vittoria o sconfitta; cos non incorrerai mai nel peccato.

VERSO 39.
Finora ti ho descritto questa conoscenza col metodo analitico. Ascolta adesso
mentre te la spiego col metodo dell'azione svolta con intelligenza senza
attaccamento al risultato. Quando agirai con questa intelligenza potrai
liberarti dai legami dell'azione.

VERSO 40.
In questo sforzo non c' perdita o diminuzione, e un piccolo passo su questa
via ci protegge dalla paura pi temibile.

VERSO 41.
Chi si trova su questa via  risoluto nel suo sforzo e persegue un unico
scopo. Invece, o figlio amato dei Kuru, l'intelligenza di chi non  risoluto
si perde in molte diramazioni.

VERSI 42-43.
Gli uomini di poca conoscenza si lasciano attrarre dal linguaggio fiorito dei
Veda, che insegnano le pratiche per raggiungere i pianeti celesti, ottenere
una buona nascita, potere e altri benefici simili. Desiderando la
gratificazione dei sensi e una vita opulenta, essi non vedono niente pi in
l.

VERSO 44.
Nella mente di coloro che sono troppo attaccati al piacere dei sensi e alla
ricchezza materiale, e sono sviati da questi desideri, la risoluta
determinazione a servire il Signore Supremo con devozione non trova posto.

VERSO 45.
O Arjuna, supera le tre influenze della natura materiale che costituiscono
l'oggetto principale dei Veda. Liberati dalla dualit e da ogni desiderio di
guadagno e di sicurezza materiale e sii fermamente unito al Supremo.

VERSO 46.
Come una grande distesa d'acqua adempie a tutte le funzioni del pozzo, cos
colui che conosce il fine ultimo dei Veda raccoglie tutti i benefici che essi
procurano.

VERSO 47.
Tu hai diritto di compiere i tuoi doveri prescritti, ma non di godere dei
frutti dell'azione. Non credere mai di essere la causa delle conseguenze
dell'azione, e non cercare mai di sfuggire al tuo dovere.

VERSO 48.
Compi il tuo dovere con fermezza, o Arjuna, senza attaccamento al successo o
al fallimento. Questa equanimit si chiama yoga.

VERSO 49.
O Dhananjaya, lberati da tutte le attivit interessate col servizio di
devozione e prendi rifugio in esso. Avari sono coloro che vogliono godere dei
frutti del loro lavoro.

VERSO 50.
L'uomo impegnato nel servizio devozionale si libera dalle conseguenze buone o
cattive dell'azione in questa stessa vita. Sforzati dunque di apprendere lo
yoga, l'arte dell'agire.

VERSO 51.
Il saggio impegnato nel servizio devozionale al Signore rinuncia, in questo
mondo, ai frutti delle sue azioni. Si libera cos dal ciclo di nascite e morti
e raggiunge il livello che  al di l di ogni sofferenza.

VERSO 52.
Quando la tua intelligenza avr attraversato la densa foresta dell'illusione,
tutto ci che hai ascoltato e tutto ci che potrai ancora ascoltare ti sar
indifferente.

VERSO 53.
Quando la tua mente non si lascer pi distrarre dal linguaggio fiorito dei
Veda, sarai situato nella realizzazione spirituale, in piena coscienza di
Krsna.

VERSO 54.
Arjuna disse: Quali sono i sintomi di chi ha la coscienza immersa nella
Trascendenza? Come parla e con quali parole? Come si siede e come cammina, o
Keshava?

VERSO 55.
Il Signore Beato disse: O Partha, quando un uomo si libera da ogni tipo di
desideri materiali generati dalla speculazione mentale e quando la sua mente
trae soddisfazione solo dall'anima, significa che  situato nella pura
coscienza trascendentale.

VERSO 56.
Colui che non  pi turbato dalle tre forme di sofferenza n inebriato dalle
gioie della vita, ed  libero dall'attaccamento, dalla paura e dalla collera 
considerato un saggio dalla mente ferma.

VERSO 57.
Colui che non ha attaccamenti, che non si rallegra nella felicit e non si
lamenta nel dolore,  fermamente situato nella conoscenza perfetta.

VERSO 58.
Colui che pu staccare i sensi dai loro oggetti, come una tartaruga che ritrae
le membra nel guscio, possiede la vera conoscenza.

VERSO 59.
L'anima incarnata pu astenersi dal godimento dei sensi, tuttavia il desiderio
per gli oggetti dei sensi rimane. Ma se gusta una gioia superiore perder
questo desiderio e rimarr fissa nella coscienza spirituale.

VERSO 60.
I sensi sono cos forti e impetuosi, o Arjuna, che trascinano via perfino la
mente dell'uomo saggio che si sforza di controllarli.

VERSO 61.
Chi controlla i sensi e fissa la coscienza in Me  considerato un uomo
dall'intelligenza ferma.

VERSO 62.
Contemplando gli oggetti dei sensi, l'uomo sviluppa attaccamento per essi;
dall'attaccamento si sviluppa la cupidigia e dalla cupidigia nasce la collera.
Dalla collera nasce l'illusione, e dall'illusione la confusione della memoria.

VERSO 63.
Dalla collera nasce la completa illusione, e dall'illusione la confusione
della memoria. Quando la memoria  confusa l'intelligenza  perduta, e quando
l'intelligenza  perduta l'uomo cade nuovamente nell'oceano dell'esistenza
materiale.

VERSO 64.
Ma colui che  libero da ogni attaccamento e avversione ed  capace di
controllare i sensi osservando i principi regolatori della libert riceve dal
Signore la Sua piena misericordia.

VERSO 65.
Per chi  situato nella coscienza divina le tre forme di sofferenza materiale
non esistono pi; in questo stato di felicit, presto la sua intelligenza
diventa ferma.

VERSO 66.
Colui che non  in unione col Supremo non pu avere n una mente controllata
n un'intelligenza ferma, senza le quali non  possibile la pace. E come pu
esserci la felicit senza la pace?

VERSO 67.
Come un vento impetuoso spazza una barca sull'acqua, anche uno solo dei sensi
su cui la mente si fissa pu portare via l'intelligenza dell'uomo.

VERSO 68.
Perci, o Arjuna dalle braccia potenti, chi distoglie i sensi dai loro oggetti
possiede un'intelligenza ferma.

VERSO 69.
Quella che per tutti gli esseri  la notte diventa, per l'uomo che ha dominato
i sensi, il tempo della veglia; quello che per tutti  il tempo della veglia 
la notte per il saggio raccolto.

VERSO 70.
Soltanto colui che non  turbato nonostante il flusso incessante dei desideri,
come l'oceano rimane immutabile nonostante i fiumi che vi si gettano, pu
trovare la pace, non colui che lotta per soddisfare questi desideri.

VERSO 71.
Soltanto colui che non  pi attratto dai piaceri materiali ed  libero dai
desideri, che ha lasciato ogni senso di possesso ed  senza falso ego pu
raggiungere la vera pace.

VERSO 72.
Questa  la via della vita spirituale e divina, e dopo averla raggiunta l'uomo
non  pi confuso. Colui che intraprende questa via fosse anche in punto di
morte, entra nel regno di Dio.


Capitolo 3.
IL KARMA-YOGA.

VERSO 1.
Arjuna disse: O Janardana, o Keshava, perch mi inciti a questa orribile
battaglia, se consideri l'intelligenza superiore all'azione interessata?

VERSO 2.
La mia intelligenza  confusa dalle Tue istruzioni equivoche. Ti prego,
indicami in modo definitivo la via migliore per me.

VERSO 3.
Il Signore Beato disse: O Arjuna senza peccato, come ho gi spiegato, ci sono
due tipi di uomini che cercano di realizzare la Verit Assoluta. Alcuni
tentano di capirLa con l'empirismo o ricerca filosofica, altri con l'attivit
devozionale.

VERSO 4.
Non  semplicemente astenendosi dall'agire che ci si pu liberare dalle
conseguenze dell'azione; la rinuncia soltanto non  sufficiente per
raggiungere la perfezione.

VERSO 5.
Tutti gli uomini sono inevitabilmente costretti ad agire sotto le influenze
della natura materiale, perci nessuno pu astenersi dall'agire nemmeno per un
istante.

VERSO 6.
Colui che controlla i sensi, ma ha la mente ancora legata agli oggetti dei
sensi, certamente s'illude ed  un simulatore.

VERSO 7.
Invece, una persona sincera che cerca di controllare i sensi attraverso la
mente e senza attaccamento s'impegna nel karma-yoga (nella coscienza di Krsna)
 di gran lunga superiore.

VERSO 8.
Compi il tuo dovere, perch l'azione  migliore dell'inazione. Senza agire
l'uomo  incapace perfino di mantenere il proprio corpo.

VERSO 9.
L'attivit dev'essere compiuta come sacrificio a Vishnu altrimenti lega il suo
autore a questo mondo materiale. Perci, o figlio di Kunti, compi il tuo
dovere al fine di soddisfare Vishnu e sarai per sempre libero dai legami della
materia.

VERSO 10.
All'inizio della creazione il Signore di tutte le creature gener uomini ed
esseri celesti, insieme con i sacrifici a Vishnu, e li benedisse dicendo:
Siate felici compiendo questi yajna (sacrifici), poich essi vi porteranno
tutto ci che desiderate per vivere felicemente e raggiungere la liberazione.

VERSO 11.
Gli esseri celesti, soddisfatti dai sacrifici, a loro volta vi soddisferanno,
e da questo scambio nascer la prosperit per tutti.

VERSO 12.
Soddisfatti dal compimento dei yajna (sacrifici), gli esseri celesti,
incaricati delle varie necessit della vita, provvedono a tutte le necessit
dell'uomo. Ma colui che gode dei loro doni senza offrirli in cambio agli
esseri celesti  certamente un ladro.

VERSO 13.
I devoti del Signore sono liberi da ogni peccato perch mangiano solo cibo
offerto in sacrificio. Gli altri, che preparano i cibi solo per il proprio
piacere, in verit mangiano solo peccati.

VERSO 14.
I corpi di tutti gli esseri viventi si nutrono di alimenti che crescono con le
piogge. E le piogge vengono grazie al yajna (sacrificio), e il yajna nasce dal
compimento del dovere prescritto.

VERSO 15.
I doveri prescritti sono stabiliti dai Veda, e i Veda sono direttamente
emanati da Dio, la Persona Suprema. Perci la Trascendenza onnipresente si
trova eternamente negli atti di sacrificio.

VERSO 16.
Mio caro Arjuna, l'uomo che non compie i sacrifici prescritti dai Veda vive
certamente nel peccato, poich colui che vive solo per la soddisfazione dei
sensi vive invano.

VERSO 17.
Tuttavia colui che trae piacere nel s, che  illuminato nel s, che gioisce
ed  soddisfatto solo nel s, pienamente appagato, non ha pi alcun dovere.

VERSO 18.
L'uomo che ha realizzato la sua identit spirituale non ha interessi personali
nell'adempiere i suoi doveri, n ha motivo di non compiere tali doveri.
Inoltre non ha bisogno di dipendere da altri esseri viventi.

VERSO 19.
Si deve agire per dovere, dunque, ed essere distaccati dai Frutti delle
azioni, perch agendo senza attaccamento si raggiunge il Supremo.

VERSO 20.
Re come Janaka raggiunsero la perfezione compiendo i doveri prescritti. Compi
dunque il tuo dovere, se non altro per educare il popolo.

VERSO 21.
Qualunque cosa faccia un grande uomo, la gente segue le sue tracce. Tutto il
mondo segue la norma che egli stabilisce col suo esempio.

VERSO 22.
O figlio di Pritha, nei tre sistemi planetari non c' dovere prescritto per
Me. Non Mi manca niente e non ho bisogno di niente, tuttavia compio i doveri
prescritti.

VERSO 23.
Infatti, se Io non M'impegnassi con cura a compiere i doveri prescritti, o
Partha, tutti gli uomini seguirebbero certamente la Mia via.

VERSO 24.
Se Mi astenessi dal compiere i doveri prescritti, tutti questi mondi
andrebbero in rovina. Sarei la causa di una popolazione non voluta e turberei
cos la pace di tutti gli esseri.

VERSO 25.
Come l'ignorante compie il suo dovere con attaccamento al risultato, cos
anche il saggio agisce, ma senza attaccamento, al solo fine di guidare gli
uomini sulla giusta via.

VERSO 26.
Che il saggio non turbi la mente degli ignoranti attaccati all'azione
interessata. Non devono essere incoraggiati ad astenersi dall'agire, ma
piuttosto ad agire in uno spirito di devozione.

VERSO 27.
L'anima sviata dal falso ego crede di essere l'autrice delle proprie azioni,
che in realt sono compiute dalle tre influenze della natura materiale.

VERSO 28.
O Arjuna dalle braccia potenti, colui che conosce la Verit Assoluta non si
preoccupa dei sensi e della gratificazione dei sensi, perch sa qual  la
differenza tra l'azione devozionale e l'azione interessata.

VERSO 29.
Sviato dalle influenze della natura materiale, l'uomo ignorante s'impegna
completamente nelle attivit materiali, a cui rimane attaccato. Ma il saggio
non deve turbarlo, sebbene queste attivit siano inferiori per la mancanza di
conoscenza di chi le compie.

VERSO 30.
Perci, dedicando a Me tutte le tue attivit e con la mente assorta in Me,
combatti o Arjuna, libero da ogni motivazione personale, dall'egoismo e
dall'indolenza.

VERSO 31.
Coloro che compiono il proprio dovere secondo le Mie istruzioni e seguono
quest'insegnamento con fede, senza invidia, si liberano dai legami dell'azione
interessata.

VERSO 32.
Ma coloro che per invidia trascurano questi insegnamenti e non li praticano
regolarmente sono considerati privi di conoscenza, illusi e destinati a
fallire nel loro tentativo di raggiungere la perfezione.

VERSO 33.
Anche il saggio agisce secondo la propria natura, poich  cos per tutti gli
esseri. A che serve dunque reprimere questa natura?

VERSO 34.
Si devono seguire i principi che regolano i sensi e il loro contatto con gli
oggetti dei sensi per non cadere sotto il controllo dell'attaccamento e
dell'avversione, perch entrambi sono ostacoli sulla via della realizzazione
spirituale.

VERSO 35.
E' meglio compiere il proprio dovere, seppure in modo imperfetto, che compiere
il dovere di un altro. E' meglio fallire o morire compiendo il proprio dovere
piuttosto che compiere il dovere di un altro, poich seguire la via altrui 
pericoloso.

VERSO 36.
Arjuna disse: O discendente di Vrishni, che cosa spinge l'uomo a peccare,
anche contro il suo volere, come se vi fosse costretto?

VERSO 37.
Il Signore Beato disse: E' lussuria soltanto, o Arjuna. Nata dal contatto con
l'influenza materiale della passione, poi trasformatasi in collera,  il
nemico devastatore del mondo e la sorgente del peccato.

VERSO 38.
Come il fuoco  coperto dal fumo, lo specchio  coperto dalla polvere e
l'embrione  coperto dall'utero, cos l'essere vivente  coperto da differenti
gradi di lussuria.

VERSO 39.
Cos, o figlio di Kunti, la coscienza pura dell'uomo  coperta dalla lussuria,
sua eterna nemica, insaziabile e bruciante come il fuoco.

VERSO 40.
I sensi, la mente e l'intelligenza sono i luoghi in cui si annida la lussuria
che oscura la vera conoscenza dell'essere vivente e lo confonde.

VERSO 41.
Perci, o Arjuna, migliore dei Bharata, stronca subito questo grande simbolo
del peccato (la lussuria), regolando i sensi. Annienta questo devastatore
della conoscenza e della realizzazione spirituale.

VERSO 42.
I sensi attivi sono superiori alla materia inerte, ma superiore ai sensi  la
mente, e superiore alla mente  l'intelligenza. Ancora pi elevata
dell'intelligenza  l'anima.

VERSO 43.
Sapendo di essere trascendentale ai sensi, alla mente e all'intelligenza
materiale, si deve rendere stabile la mente con un'intelligenza spirituale
risoluta (la coscienza di Krsna), e cos, con la forza spirituale, conquistare
questo nemico insaziabile, la lussuria.


Capitolo 4.
LA CONOSCENZA TRASCENDENTALE.

VERSO 1.
Il Signore Beato disse: Ho insegnato questa scienza immortale dello yoga a
Vivasvan, il dio del sole, e Vivasvan l'ha insegnata a Manu, padre
dell'umanit, e Manu a sua volta l'ha insegnata a Ikshvaku.

VERSO 2.
Questa scienza suprema fu trasmessa attraverso la successione di maestri e i
re santi l'hanno ricevuta in questo modo. Ma col tempo la successione dei
maestri si  interrotta e questa scienza cos com', sembra ora perduta.

VERSO 3.
Oggi t'insegno questa antichissima scienza della relazione col Supremo perch
tu sei Mio devoto e Mio amico e puoi dunque capire il mistero trascendentale
di questa scienza.

VERSO 4.
Arjuna disse: Vivasvan, il dio del sole,  nato molto prima di Te; come
concepire che sia stato Tu, in origine, a dargli questa scienza?

VERSO 5.
Il Signore Beato rispose: Entrambi, tu ed io, abbiamo attraversato
innumerevoli nascite. Io posso ricordarle tutte, ma tu no, o vincitore dei
nemici.

VERSO 6.
Sono non-nato e il Mio corpo trascendentale non si deteriora mai; sono il
Signore di tutti gli esseri, tuttavia discendo in ogni era in questo universo
nella Mia forma originale e trascendentale.

VERSO 7.
Ogni volta che in qualche luogo dell'universo la religione declina e
l'irreligione avanza, o discendente di Bharata, io vengo in persona.

VERSO 8.
Discendo di era in era per liberare le persone pie, annientare i miscredenti e
ristabilire i princpi della religione.

VERSO 9.
O Arjuna, colui che conosce la natura trascendentale della Mia apparizione e
delle Mie attivit non dovr pi rinascere nel mondo materiale quando lascia
il corpo, ma raggiunge la Mia dimora eterna.

VERSO 10.
Liberi dall'attaccamento, dalla paura e dalla collera, completamente assorti
in Me e cercando rifugio in Me, numerosi sono coloro che in passato si
purificarono imparando a conoscerMi, e tutti svilupparono cos un
trascendentale amore per Me.

VERSO 11.
Tutti seguono la Mia via in un modo o nell'altro, o figlio di Pritha, e come
si abbandonano a Me, in proporzione Io li ricompenso.

VERSO 12.
In questo mondo l'uomo aspira ai frutti dell'azione, e per questo adora gli
esseri celesti. Certamente quaggi raccoglie in breve tempo il frutto del suo
lavoro.

VERSO 13.
Io ho creato le quattro divisioni della societ secondo le tre influenze della
natura materiale e le attivit che esse impongono all'uomo. Ma sappi che
sebbene io le abbia create non agisco all'interno di esse perch sono
immutabile.

VERSO 14.
L'azione non Mi contamina e Io non aspiro ai frutti dell'azione. Colui che
conosce questa verit su di Me non s'impiglia, neppure lui, nelle reazioni
dell'attivit interessata.

VERSO 15.
Tutte le anime liberate del passato hanno agito con questa conoscenza. Perci
compi il tuo dovere seguendo il loro esempio.

VERSO 16.
Anche l'uomo intelligente rimane perplesso quando si tratta di determinare ci
che  l'azione e ci che  l'inazione. Ora t'insegner che cos' l'azione e
questa conoscenza ti liberer da ogni peccato.

VERSO 17.
La natura intricata dell'azione  molto difficile da capire; bisogna perci
distinguere bene tra l'azione, l'azione proibita e l'inazione.

VERSO 18.
Colui che vede l'inazione nell'azione e l'azione nell'inazione si distingue
per la sua intelligenza, e sebbene impegnato in ogni sorta di attivit si
situa sul piano trascendentale.

VERSO 19.
Colui che agisce libero da ogni desiderio di gratificazione dei sensi 
considerato fermamente situato nella conoscenza. Di lui, i saggi affermano che
il fuoco della conoscenza perfetta ha ridotto in cenere le conseguenze dei
suoi atti.

VERSO 20.
Abbandonando ogni attaccamento al risultato dell'azione, sempre soddisfatto e
indipendente, egli non compie azioni interessate, bench impegnato in ogni
tipo di attivit.

VERSO 21.
Quest'uomo di conoscenza agisce con mente e intelligenza perfettamente
controllate, rinuncia a ogni senso di possesso e agisce solo per provvedere ai
suoi stretti bisogni vitali. Cos facendo non  colpito dalle reazioni del
peccato.

VERSO 22.
Colui che  libero dalla dualit e dall'invidia, equanime nel fallimento e nel
successo, soddisfatto di ci che gli giunge naturalmente, sebbene agisca non
rimane mai condizionato.

VERSO 23.
Le azioni dell'uomo che non subisce le influenze della natura materiale ed 
pienamente situato nella conoscenza trascendentale si fondono completamente
nella Trascendenza.

VERSO 24.
L'uomo pienamente assorto nella coscienza di Krsna,  sicuro di raggiungere il
regno spirituale, perch le sue azioni sono tutte spirituali: sia con la
consumazione che con l'offerta esse partecipano dell'Assoluto.

VERSO 25.
Alcuni yogi adorano perfettamente gli esseri celesti offrendo loro diversi
sacrifici, altri offrono sacrifici nel fuoco del Brahman Supremo.

VERSO 26.
Alcuni sacrificano l'udito e gli altri sensi nel fuoco della mente
controllata, altri sacrificano il suono e gli altri oggetti dei sensi nel
fuoco dei sensi.

VERSO 27.
Coloro che desiderano raggiungere la realizzazione spirituale controllando la
mente e i sensi offrono in sacrificio, nel fuoco della mente controllata, le
attivit dei sensi e il soffio vitale.

VERSO 28.
Seguendo rigidi voti, alcuni diventano illuminati dal sacrificio dei beni
materiali, e altri dal compimento di severe austerit, dalla pratica dello
yoga in otto fasi, o dallo studio dei Veda per acquisire la conoscenza
trascendentale.

VERSO 29.
Alcuni, inoltre, cercano l'estasi nel controllo del respiro e si esercitano a
fondere il soffio espirato nel soffio inspirato, e l'inverso; giungono cos a
sospendere ogni respirazione e a conoscere l'estasi. Altri ancora, limitando
il nutrimento, sacrificano il soffio espirato in s stesso.

VERSO 30.
Coloro che conoscono lo scopo del sacrificio sono liberati dalle reazioni del
peccato; avendo gustato il nettare dei frutti del sacrificio, raggiungono
l'atmosfera suprema ed eterna.

VERSO 31.
O migliore dei Kuru, senza compiere sacrifici non si pu vivere felici in
questa vita, e che dire della prossima?

VERSO 32.
Tutti questi sacrifici sono autorizzati dai Veda e sono concepiti secondo le
diverse forme dell'azione; sapendo questo otterrai la liberazione.

VERSO 33.
O vincitore dei nemici, il sacrificio nella conoscenza  superiore al
sacrificio dei beni materiali poich il sacrificio dell'azione culmina nella
conoscenza trascendentale, o figlio di Pritha.

VERSO 34.
Cerca di conoscere la verit avvicinando un maestro spirituale, ponigli delle
domande con sottomissione e servilo. L'anima realizzata pu rivelarti la
conoscenza perch ha visto la verit.

VERSO 35.
E quando avrai appreso la verit da un'anima realizzata non cadrai mai pi
nell'illusione perch capirai che tutti gli esseri sono parte del Supremo o,
in altre parole, Mi appartengono.

VERSO 36.
Anche se tu fossi il pi caduto dei peccatori, una volta salito sul vascello
della conoscenza trascendentale supererai l'oceano della sofferenza.

VERSO 37.
Simile al fuoco ardente che riduce il legno in cenere, o Arjuna, il fuoco
della conoscenza riduce in cenere tutte le reazioni delle attivit materiali.

VERSO 38.
In questo mondo, niente  cos puro e sublime come la conoscenza
trascendentale. Questa conoscenza  il frutto maturo di tutto il misticismo.
Colui che  diventato maturo nella pratica del servizio di devozione gode in
s stesso di questa conoscenza nel corso del tempo.

VERSO 39.
L'uomo di fede, assorto nella conoscenza trascendentale e maestro dei sensi,
conquista presto la suprema pace spirituale.

VERSO 40.
Ma gli ignoranti e i miscredenti, che dubitano delle Scritture rivelate, non
possono diventare coscienti di Dio. Per colui che dubita non c' felicit n
in questa vita n nella prossima.

VERSO 41.
L'uomo che agisce nel servizio devozionale rinunciando ai frutti dell'azione,
e ha eliminato i dubbi con la conoscenza trascendentale,  fermamente
stabilito nel s, perci non  legato dall'azione, o conquistatore delle
ricchezze.

VERSO 42.
I dubbi che sono sorti nel tuo cuore a causa dell'ignoranza devono dunque
essere troncati con l'arma della conoscenza. Armato dello yoga, o Bharata,
alzati e combatti.


Capitolo 5.
KARMA-YOGA: L'AZIONE NELLA COSCIENZA DI KRSNA.

VERSO 1.
Arjuna disse: Krsna, Tu prima mi chiedi di rinunciare all'azione, poi di agire
con devozione. Dimmelo chiaramente, Ti prego, quale delle due vie  la
migliore?

VERSO 2.
Il Signore Beato disse: La rinuncia all'azione e l'azione devozionale
conducono entrambe alla liberazione, ma l'azione devozionale  pi elevata.

VERSO 3.
Colui che non disdegna n desidera i frutti delle sue attivit  sempre
situato nella rinuncia. Tale persona, libera dalla dualit, scioglie
facilmente il legame materiale ed  completamente liberata, o Arjuna dalle
braccia potenti.

VERSO 4.
Solo l'ignorante sosterr che il karma-yoga e il servizio devozionale sono
differenti dallo studio analitico del mondo materiale (il sankhya). I veri
eruditi affermano che seguendo perfettamente l'una o l'altra via si raggiunge
lo stesso risultato.

VERSO 5.
Colui che sa che il fine ottenuto con la ricerca filosofica  raggiungibile
anche col servizio devozionale, e vede cos che la via della ricerca
filosofica e la via del servizio devozionale sono sullo stesso piano, vede le
cose cos come sono.

VERSO 6.
Chi rinuncia all'attivit, ma non s'impegna nel servizio devozionale al
Signore non pu essere felice. Il saggio, invece, impegnato nel servizio di
devozione al Signore raggiunge subito il Supremo.

VERSO 7.
Colui che agisce con devozione, l'anima pura, maestro dei sensi e della mente,
 caro a tutti e tutti sono cari a lui. Sebbene sia sempre attivo, non  mai
condizionato.

VERSI 8-9.
L'uomo che  situato in una coscienza divina, sebbene veda, ascolti, tocchi,
senta, mangi, si muova, dorma e respiri, sa dentro di s di non essere in
realt l'autore delle proprie azioni. Quando parla, evacua, accetta, apre o
chiude gli occhi  sempre consapevole che soltanto i sensi materiali sono
impegnati con i loro oggetti e che lui non ha alcun legame con queste azioni.

VERSO 10.
Colui che compie il suo dovere senza attaccamento, offrendone i frutti al
Signore Supremo, non  toccato dal peccato come la foglia del loto non 
toccata dall'acqua.

VERSO 11.
Spezzando ogni attaccamento, gli yogi agiscono col corpo, la mente,
l'intelligenza e perfino con i sensi, solo al fine di purificarsi.

VERSO 12.
L'anima fermamente devota raggiunge la pace perfetta perch Mi offre il
risultato di tutte le sue attivit, mentre una persona che non  in unione col
Divino ed  avida dei frutti del proprio lavoro rimane condizionata.

VERSO 13.
Quando l'anima incarnata domina la sua natura inferiore e rinuncia con la
mente a ogni azione, vive felice nella citt dalle nove porte (il corpo
materiale) e non compie n causa alcuna azione.

VERSO 14.
L'anima incarnata, maestra della citt del corpo, non genera alcuna attivit,
non induce gli altri ad agire n crea i frutti dell'azione. Tutto ci  opera
delle influenze della natura materiale.

VERSO 15.
Il Signore Supremo non  mai responsabile delle azioni buone o cattive di
qualcuno. Ma gli esseri incarnati rimangono confusi perch l'ignoranza copre
la loro vera conoscenza.

VERSO 16.
Tuttavia, quando si  illuminati dalla conoscenza che distrugge l'ignoranza,
questa conoscenza rivela ogni cosa come al sorgere del sole.

VERSO 17.
Quando l'anima ripone l'intelligenza, la mente, il proprio rifugio e la fede
nel Supremo, la conoscenza completa lo libera da tutti i dubbi; procede allora
con passo sicuro sul sentiero della liberazione.

VERSO 18.
L'umile saggio, illuminato dalla vera conoscenza, vede con occhio equanime il
brahmana nobile ed erudito, la mucca, l'elefante, il cane e il mangiatore di
cani (l'intoccabile).

VERSO 19.
Coloro che hanno la mente sempre equanime hanno gi vinto la nascita e la
morte. Sono infallibili come il Brahman, perci sono gi situati nel Brahman.

VERSO 20.
La persona che non si rallegra nell'ottenere ci che  piacevole e non si
lamenta nel subire ci che  spiacevole, che ha l'intelligenza fissa
sull'anima, che non conosce lo smarrimento e possiede la scienza di Dio,  gi
situata nella Trascendenza.

VERSO 21.
Questa persona liberata non  attratta dal piacere materiale dei sensi o dagli
oggetti esterni, ma  sempre in estasi perch gode del piacere interiore.

VERSO 22.
La persona intelligente si tiene lontana dalle fonti della sofferenza, che
sono dovute al contatto dei sensi con la materia. O figlio di Kunti, questi
piaceri hanno un inizio e una fine e l'uomo saggio non trae gioia da essi.

VERSO 23.
Colui che prima di lasciare il corpo impara a resistere agli stimoli dei sensi
materiali, a frenare gli impulsi nati dal desiderio e dalla collera,  ben
situato ed  felice anche in questo mondo.

VERSO 24.
Colui che  felice all'interno, che  attivo all'interno, che gioisce
all'interno e il cui scopo  interiore  in realt il mistico perfetto. E'
liberato nel Supremo e in ultimo raggiunge il Supremo.

VERSO 25.
Coloro che hanno superato la dualit che nasce dal dubbio, che hanno la mente
volta all'interno, che agiscono sempre per il bene di tutti gli esseri e sono
liberi dal peccato, raggiungono la liberazione nel Supremo.

VERSO 26.
Coloro che sono liberi dalla collera e da ogni desiderio materiale, che sono
realizzati, che sono maestri di s e si sforzano costantemente di raggiungere
la perfezione sono certi della liberazione nel Supremo in un futuro molto
vicino.

VERSI 27-28.
Chiudendosi agli oggetti esterni dei sensi, con lo sguardo fisso tra le
sopracciglia, trattenendo nelle narici l'aria ascendente e quella discendente,
controllando cos i sensi, la mente e l'intelligenza, lo spiritualista si
libera dal desiderio, dalla paura e dalla collera. Chi rimane sempre in questa
condizione  certamente liberato.

VERSO 29.
Poich i saggi Mi conoscono come il fine ultimo di tutti i sacrifici e di
tutte le austerit, come il Signore Supremo di tutti i pianeti e di tutti gli
esseri celesti, come l'amico e il benefattore di tutti gli esseri viventi,
trovano il termine delle sofferenze materiali.


Capitolo 6.
IL SANKHYA-YOGA.

VERSO 1.
Il Signore beato disse: Colui che non  attaccato al frutto delle sue azioni e
agisce con senso del dovere  nell'ordine di rinuncia ed  il vero mistico:
non colui che non accende il fuoco e non compie alcuna azione.

VERSO 2.
Ci che si chiama rinuncia non  diverso dallo yoga, l'unione col Supremo,
perch nessuno pu diventare uno yogi se non rinuncia al desiderio della
gratificazione dei sensi.

VERSO 3.
Per il neofita che inizia la via dello yoga in otto fasi l'azione 
considerata il mezzo, mentre per colui che  gi situato nello yoga
l'abbandono di tutte le attivit materiali  considerato il mezzo.

VERSO 4.
Si dice che una persona  avanzata nello yoga quando, avendo rinunciato a ogni
desiderio materiale, non agisce per la gratificazione dei sensi n s'impegna
in attivit interessate.

VERSO 5.
L'uomo deve usare la propria mente per elevarsi, non per degradarsi. La mente
pu essere amica dell'anima condizionata, come pu esserle nemica.

VERSO 6.
Per colui che ha conquistato la mente, la mente  la migliore amica; ma per
colui che fallisce nell'intento, la mente diventa la peggiore nemica.

VERSO 7.
Chi ha conquistato la mente e ottenuto cos la pace ha gi raggiunto l'Anima
Suprema. Per lui, la gioia e il dolore, il freddo e il caldo, l'onore e il
disonore sono uguali.

VERSO 8.
Si dice che una persona  situata nella realizzazione spirituale ed  chiamata
yogi quando  pienamente soddisfatta grazie alla conoscenza e alla
realizzazione acquisita. Tale persona  situata nella Trascendenza e possiede
il controllo di s. Vede ogni cosa, la zolla di terra, il sasso e l'oro, con
occhio equanime.

VERSO 9.
Si dice che una persona  pi elevata ancora quando vede tutti, l'onesto
benefattore, l'amico e il nemico, l'invidioso, il virtuoso, il peccatore,
l'indifferente e l'imparziale, con mente equanime.

VERSO 10.
Lo spiritualista deve sempre cercare di concentrare la mente sull'Anima
Suprema. Deve vivere da solo in un luogo appartato e controllare sempre la
mente con attenzione. Dev'essere libero da ogni desiderio e da ogni senso di
possesso.

VERSI 11-12.
Per praticare lo yoga occorre andare in un luogo appartato e preparare uno
strato d'erba kusha sul terreno, poi coprirlo con una pelle di daino e un
panno di tessuto soffice. Il seggio non dev'essere n troppo alto n troppo
basso e deve trovarsi in un luogo sacro. Lo yogi deve sedersi immobile e
praticare lo yoga controllando la mente e i sensi, purificando il cuore e
fissando la mente su un unico punto.

VERSI 13-14.
Bisogna tenere il corpo, il collo, la testa diritti e lo sguardo fisso
sull'estremit del naso. Cos, con la mente quieta e controllata, liberi dalla
paura e dal desiderio sessuale, si deve meditare su di Me nel cuore e fare di
Me lo scopo ultimo della vita.

VERSO 15.
Cos, praticando il controllo del corpo, della mente e dell'azione, lo
spiritualista raggiunge il regno di Dio ponendo fine alla sua esistenza
materiale.

VERSO 16.
Nessuno pu diventare uno yogi, o Arjuna, se mangia troppo o troppo poco, se
dorme troppo o troppo poco.

VERSO 17.
Chi  moderato nel mangiare e nel dormire, nel lavoro e nel riposo pu, con la
pratica dello yoga, alleviare le sofferenze dell'esistenza materiale.

VERSO 18.
Quando lo yogi giunge, con la pratica dello yoga, a regolare le attivit della
mente e, libero da ogni desiderio materiale, si situa nella Trascendenza, si
dice che ha raggiunto la perfezione dello yoga.

VERSO 19.
Come una fiamma al riparo dal vento non oscilla, cos lo spiritualista che
controlla la mente rimane sempre fermo nella sua meditazione sull'Anima
Suprema.

VERSI 20-23.
La perfezione dello yoga, o samadhi, si raggiunge quando si sottrae la mente a
ogni attivit materiale con la pratica dello yoga. Cos, con la mente pura, lo
yogi  in grado di vedere il suo vero s e gustare la gioia interiore. In
questo stato sereno gode di una felicit trascendentale illimitata e gioisce
attraverso i sensi spirituali. Raggiunta questa perfezione, non si allontana
pi dalla verit e comprende che non c' nulla di pi prezioso. In questa
posizione non  pi turbato neppure nelle peggiori difficolt. Questa  la
vera libert da tutte le sofferenze sorte dal contatto con la materia.

VERSO 24.
Si deve praticare lo yoga con una fede e una determinazione incrollabili. Si
devono abbandonare senza riserve tutti i desideri materiali generati dal falso
ego e controllare, con la mente, tutti i sensi.

VERSO 25.
Animato da una ferma convinzione, lo yogi deve elevarsi gradualmente, passo
dopo passo, con l'intelligenza, fino a raggiungere la perfetta concentrazione
e fissare la mente solo sull'Anima Suprema, senza pensare pi ad altro.

VERSO 26.
Ovunque la mente vaghi a causa della sua natura agitata e instabile,
dev'essere ricondotta sotto il controllo del s spirituale.

VERSO 27.
Lo yogi la cui mente  assorta in Me conosce senza dubbio la felicit suprema.
Grazie alla sua identit col Brahman, egli  liberato; la sua mente  serena,
le sue passioni placate, ed egli  libero dal peccato.

VERSO 28.
Situato nel s spirituale, libero da ogni contaminazione materiale, lo yogi
gode della felicit pi alta in contatto con la Coscienza Suprema.

VERSO 29.
Il vero yogi vede Me in tutti gli esseri e tutti gli esseri in Me. In verit,
l'anima realizzata Mi vede ovunque.

VERSO 30.
L'essere che Mi vede ovunque e vede tutto in Me non  mai separato da Me, come
io non sono mai separato da lui.

VERSO 31.
Lo yogi, sapendo che io e l'Anima Suprema, situata in tutte le creature, siamo
Uno, Mi adora e dimora sempre in Me.

VERSO 32.
Uno yogi perfetto, o Arjuna, colui che in relazione a s stesso vede la vera
uguaglianza di tutti gli esseri, felici o infelici.

VERSO 33.
Arjuna disse: O Madhusudana, non vedo come io possa mettere in pratica questo
yoga che Tu hai brevemente descritto, poich la mente  agitata e instabile.

VERSO 34.
La mente, o Krsna,  agitata, turbolenta, ostinata e molto forte; dominarla mi
sembra pi difficile che controllare il vento.

VERSO 35.
Il Signore Beato disse: O Arjuna dalle braccia potenti,  certamente difficile
domare questa mente agitata, tuttavia  possibile, o figlio di Kunti, con una
pratica costante e col distacco.

VERSO 36.
Per chi non ha il controllo della mente, la realizzazione spirituale sar
un'impresa difficile. Ma per colui che domina la mente e si sforza nel modo
giusto, il successo  sicuro. Questa  la mia opinione.

VERSO 37.
Arjuna disse:   il destino di chi ha fede ma non persevera, di chi
intraprende la via della realizzazione spirituale ma poi l'abbandona, incapace
di staccare la mente dal mondo, e non raggiunge quindi la perfezione
spirituale?

VERSO 38.
O Krsna dalle potenti braccia, lo yogi che si allontana dalla via della
Trascendenza, privo di ogni rifugio, non perisce forse come una nuvola
dispersa?

VERSO 39.
Questo  il mio dubbio, o Krsna, Ti prego, dissipalo completamente. Nessuno
all'infuori di Te pu distruggere questo mio dubbio.

VERSO 40.
Il Signore Beato disse: O figlio di Pritha, per lo spiritualista che compie
attivit propizie non c' distruzione n in questo mondo n nel mondo
spirituale; colui che fa del bene, amico Mio, non  mai sopraffatto dal male.

VERSO 41.
Dopo innumerevoli anni di godimento sui pianeti dei virtuosi, chi ha fallito
nella via dello yoga nasce in una famiglia pia o in una famiglia ricca e
aristocratica.

VERSO 42.
Egli pu anche rinascere in una famiglia di saggi spiritualisti. In realt, 
raro in questo mondo ottenere una simile nascita.

VERSO 43.
Con questa nascita egli ritrova la coscienza divina raggiunta nella vita
precedente e cerca di fare ulteriori progressi per ottenere il completo
successo, o figlio di Kuru.

VERSO 44.
Grazie alla coscienza divina ottenuta nella sua vita precedente, egli 
spontaneamente attratto dai principi dello yoga anche senza volerlo. Questo
spiritualista che si sforza di raggiungere la perfezione dello yoga ha gi
superato tutti i riti delle Scritture.

VERSO 45.
Quando lo yogi, purificato da ogni contaminazione si sforza sinceramente di
fare ulteriori progressi raggiunger infine, dopo numerose vite di pratica, la
mta suprema.

VERSO 46.
Lo yogi  pi elevato dell'asceta, del filosofo e dell'uomo che aspira ai
frutti dell'azione. Perci, in ogni circostanza sii uno yogi, o Arjuna.

VERSO 47.
E di tutti gli yogi, colui che con grande fede dimora sempre in Me e Mi adora
servendoMi con un amore trascendentale  il pi intimamente legato a Me ed 
il pi grande di tutti.


Capitolo 7.
LA CONOSCENZA DELL'ASSOLUTO.

VERSO 1.
Il Signore Beato disse: Ora, o figlio di Pritha, ascolta come praticando lo
yoga in piena coscienza di Me e con la mente legata a Me, potrai conoscerMi
completamente, senza pi il minimo dubbio.

VERSO 2.
Ora ti riveler completamente questa conoscenza del fenomeno e del noumeno,
fuori della quale nient'altro resta da conoscere.

VERSO 3.
Tra migliaia di uomini, forse uno cercher la perfezione, e tra coloro che la
raggiungono, raro  colui che Mi conosce veramente.

VERSO 4.
Terra, acqua, fuoco, aria, etere, mente, intelligenza e falso ego, questi otto
elementi, distinti da Me, costituiscono la Mia energia materiale.

VERSO 5.
O Arjuna dalle braccia potenti, oltre a questa energia inferiore, c' la Mia
energia superiore, costituita dagli esseri viventi che sfruttano le risorse
del mondo materiale.

VERSO 6.
Di tutte le cose materiali e spirituali di questo mondo sappi per certo che io
sono l'origine e la fine.

VERSO 7.
O conquistatore delle ricchezze, nessuna verit Mi  superiore. Tutto su Me
riposa, come perle su un filo.

VERSO 8.
O figlio di Kunti, io sono il sapore dell'acqua, la luce del sole e della
luna, la sillaba om nei mantra vedici. Sono il suono nell'etere e l'abilit
nell'uomo.

VERSO 9.
Sono il profumo originale della terra, e il calore del fuoco. Sono la vita in
tutto ci che vive, e l'austerit nell'asceta.

VERSO 10.
Sappi, o figlio di Pritha, che sono il seme originale di tutte le esistenze.
Sono l'intelligenza dell'intelligente, e la potenza del potente.

VERSO 11.
Sono la forza del forte, priva di desiderio e di passione. Sono l'unione
sessuale che non  contraria ai principi della religione, o principe dei
Bharata.

VERSO 12.
Sappi che ogni condizione dell'essere, dipenda essa dalla virt, da passione o
dall'ignoranza, non  che una manifestazione della Mia energia. In un certo
senso Io sono tutto, ma rimango indipendente Non sono soggetto alle influenze
della natura materiale, poich esse sono in Me.

VERSO 13.
Illuso dalle tre influenze materiali (virt, passione e ignoranza), il mondo
intero ignora chi sono Io, l'inesauribile, che trascende ogni influenza
materiale.

VERSO 14.
Questa Mia energia divina, costituita dalle tre influenze della natura
materiale,  difficile da superare. Ma chi s'abbandona a Me ne varca
facilmente i limiti.

VERSO 15.
Gli stolti, gli ultimi tra gli uomini, coloro la cui conoscenza  rubata
dall'illusione e coloro che hanno una natura atea e demoniaca: questi
miscredenti non s'abbandonano a Me.

VERSO 16.
O migliore dei Bharata, quattro tipi di uomini virtuosi Mi servono con
devozione: l'infelice, il curioso, l'uomo che cerca la ricchezza e colui che
desidera conoscere l'Assoluto.

VERSO 17.
Fra tutti, il saggio che ha la conoscenza perfetta ed  sempre impegnato nel
puro servizio di devozione  il migliore. Io gli sono molto caro, e lui 
molto caro a Me.

VERSO 18.
Tutti questi devoti sono certamente grandi anime, ma colui che Mi conosce lo
considero situato in Me. Assorto nel Mio servizio trascendentale, senza dubbio
egli viene a Me.

VERSO 19.
Dopo numerose nascite e morti, colui che ha la vera conoscenza si sottomette a
Me sapendo che Io sono la causa di tutte le cause e tutto ci che esiste.
Un'anima cos grande  molto rara.

VERSO 20.
Coloro che hanno la mente distorta dai desideri materiali si sottomettono agli
esseri celesti e seguono, ciascuno secondo la propria natura, i diversi riti
del loro culto.

VERSO 21.
Sono nel cuore di ognuno come Anima Suprema. Non appena un uomo desidera
adorare gli esseri celesti, Io rendo forte la sua fede e gli permetto cos di
dedicarsi a una particolare divinit.

VERSO 22.
Colmo di questa fede, egli si sforza di adorare un particolare essere celeste
e vede soddisfatti i propri desideri. Ma in realt questi benefici vengono da
Me soltanto.

VERSO 23.
Gli uomini di scarsa intelligenza adorano gli esseri celesti e ottengono
frutti limitati e temporanei. Chi adora gli esseri celesti raggiunge i loro
pianeti, ma i Miei devoti certamente raggiungono il Mio pianeta supremo.

VERSO 24.
Gli uomini privi d'intelligenza, non conoscendoMi, credono che Io assuma
questa forma e personalit. A causa della loro ignoranza non conoscono la Mia
natura superiore, che  immutabile e suprema.

VERSO 25.
Non mi rivelo mai agli sciocchi e agli ignoranti. Per loro rimango nascosto
dalla Mia potenza interna (yoga-maya), perci essi non sanno che io sono
non-nato e infallibile.

VERSO 26.
O Arjuna, poich Io sono Dio, la Persona Suprema, so tutto del passato, del
presente e del futuro. Conosco anche tutti gli esseri viventi, ma nessuno
conosce Me.

VERSO 27.
O discendente di Bharata, o vincitore dei nemici, tutti gli esseri nascono
nell'illusione, sopraffatti dalla dualit del desiderio e dell'avversione.

VERSO 28.
Le persone che furono virtuose nelle loro vite passate e in questa vita, le
cui attivit peccaminose sono state completamente estirpate, sono libere dalla
dualit nata dall'illusione e Mi servono con determinazione.

VERSO 29.
Le persone intelligenti, che si sforzano di liberarsi dalla vecchiaia e dalla
morte, prendono rifugio in Me col servizio di devozione. In realt, essi sono
al livello del brahman perch possiedono la completa conoscenza delle azioni
materiali e spirituali.

VERSO 30.
Coloro che sono pienamente coscienti di Me e Mi conoscono come Signore
Supremo, principio che governa la manifestazione materiale, gli esseri celesti
e tutti i sacrifici, possono capirMi anche all'istante della morte.


Capitolo 8.
RAGGIUNGERE IL SUPREMO.

VERSO 1.
Arjuna disse: Mio Signore, o Persona Suprema, che cos' il brahman? Che cos'
il s? Che cosa sono le attivit interessate? Che cos' questa manifestazione
materiale? E chi sono gli esseri celesti? Ti prego, spiegamelo.

VERSO 2.
Chi  il Signore del sacrificio, o Madhusudana? Come vive nel corpo? E come Ti
conosceranno, al momento della morte, coloro che Ti servono con amore?

VERSO 3.
Il Signore Beato disse: L'essere vivente, trascendentale e indistruttibile, 
detto brahman, e la sua natura eterna  detta atma, il S. L'insieme delle
azioni che determinano i corpi di cui si rivestir  chiamato karma, o
attivit interessata.

VERSO 4.
La natura materiale, che  in perenne mutamento,  detta adhibhuta. La forma
universale del Signore, che include tutti gli esseri celesti,  detta
adhidaivata. E Io, il Signore Supremo, che come Anima Suprema abito nel cuore
di ogni essere incarnato, sono chiamato adhiyajna (il Signore del sacrificio).

VERSO 5.
Chiunque, all'istante della morte, lascia il corpo ricordandosi di Me soltanto
raggiunge subito la Mia dimora. Non dubitarne.

VERSO 6.
Senza dubbio, sono i ricordi che si hanno all'istante di lasciare il corpo che
determinano la condizione futura dell'essere, o figlio di Kunti.

VERSO 7.
Cos, o Arjuna, pensa sempre a Me, e allo stesso tempo compi il tuo dovere di
combattere. Dedicando a Me le tue azioni, fissando in Me la tua mente e la tua
intelligenza, senza alcun dubbio verrai a Me.

VERSO 8.
Colui che medita su di Me, il Signore Supremo, e si ricorda sempre di Me senza
mai deviare, certamente viene a Me, o Partha.

VERSO 9.
Si deve meditare sulla Persona Suprema come sull'Essere onniscente, il pi
antico, Colui che controlla e mantiene tutto, che  pi piccolo del pi
piccolo ed  inconcepibile, al di l dell'intelligenza materiale, e che rimane
sempre una persona. Luminoso come il sole, trascende questo mondo di tenebre.

VERSO 10.
Colui che all'istante della morte fissa tra le sopracciglia la sua aria vitale
e con la devozione pi profonda s'immerge nel ricordo del Signore Supremo,
torner certamente a Lui.

VERSO 11.
Le persone esperte nei Veda, che pronunciano l'omkara e sono grandi saggi
nell'ordine di rinuncia, entrano nel Brahman. Desiderando tale perfezione si
deve praticare il celibato. Ti descriver ora questa via che porta alla
salvezza.

VERSO 12.
Lo yoga consiste nel distaccarsi da tutte le attivit dei sensi. Chiudendo le
porte dei sensi, mantenendo la mente fissa sul cuore e trattenendo l'aria
vitale alla sommit del capo, ci si pu stabilire nello yoga.

VERSO 13.
Situandosi cos nello yoga e pronunciando la sillaba sacra om, suprema unione
di lettere, colui che all'istante di lasciare il corpo pensa a Me, Dio, la
Persona Suprema, senza alcun dubbio raggiunger i pianeti spirituali.

VERSO 14.
Colui che si ricorda sempre di Me, senza deviare, Mi raggiunge facilmente, o
figlio di Pritha, grazie al suo costante impegno nel servizio devozionale.

VERSO 15.
Dopo averMi raggiunto, le grandi anime, yogi colmi di devozione, mai pi
torneranno in questo mondo temporaneo e pieno di sofferenza, poich hanno
ottenuto la perfezione pi alta.

VERSO 16.
Tutti i pianeti del mondo materiale, dal pi alto al pi basso, sono luoghi di
sofferenza dove nascita e morte si susseguono. Ma colui che raggiunge la Mia
dimora, o figlio di Kunti, non rinasce pi.

VERSO 17.
Un giorno di Brahma equivale a mille ere secondo il calcolo terrestre. E
altrettanto lunga  la sua notte.

VERSO 18.
Quando si manifesta il giorno di Brahma tornano all'esistenza tutte le variet
degli esseri, e quando viene la notte sono tutte annientate.

VERSO 19.
Senza fine rinasce il giorno di Brahma e tutti gli esseri tornano
all'esistenza, e ogni volta, col sopraggiungere della notte di Brahma, essi
sono inesorabilmente dissolti, o Partha.

VERSO 20.
Esiste tuttavia un altro mondo, che  eterno ed  al di l della materia
manifestata e non manifestata. E' supremo e non  mai annientato. Quando tutto
in questo mondo  dissolto esso rimane intatto.

VERSO 21.
Questa dimora suprema  detta non manifestata e infallibile ed  la
destinazione suprema. Chi la raggiunge non torna pi indietro. Questa  la Mia
dimora suprema.

VERSO 22.
Dio, la Persona Suprema, che  superiore a tutti, si raggiunge solo con la
devozione pura, Sebbene non lasci mai il Suo regno, Egli  onnipresente e
tutto  situato in Lui.

VERSO 23.
O migliore dei Bharata, ti descriver ora i momenti in cui lo yogi parte da
questo mondo per non tornare pi, e quelli in cui parte e ritorna.

VERSO 24.
Coloro che conoscono il Brahman Supremo raggiungono il Brahman lasciando
questo mondo in un momento propizio, alla luce del giorno e sotto l'influsso
del dio del fuoco, durante i quindici giorni di luna crescente e i sei mesi in
cui il sole passa a settentrione.

VERSO 25.
Lo yogi che parte da questo mondo nella notte, nel fumo, durante i quindici
giorni della luna calante o nei sei mesi in cui il sole passa a meridione,
raggiunge l'astro lunare, ma dovr ancora tornare in questo mondo.

VERSO 26.
Secondo i Veda esistono due modi di lasciare questo mondo: nelle tenebre o
nella luce. L'una  la via del ritorno e l'altra del non-ritorno.

VERSO 27.
Sebbene i devoti conoscano queste due vie, non sono mai confusi. Perci sii
sempre fisso nella devozione, o Arjuna.

VERSO 28.
Colui che sceglie la via del servizio di devozione non  privato dei frutti
che offrono lo studio dei Veda, i sacrifici, le austerit, gli atti
caritatevoli, la ricerca filosofica e l'azione interessata. Semplicemente
impegnandosi nel servizio di devozione, egli ottiene tutto ci e alla fine
raggiunge la dimora suprema.


Capitolo 9.
LA CONOSCENZA PIU' CONFIDENZIALE.

VERSO 1.
Il Signore Supremo disse: Mio caro Arjuna, poich tu non sei invidioso di Me,
ti riveler la saggezza pi segreta, con la quale sarai liberato dalle
sofferenze dell'esistenza materiale.

VERSO 2.
Questo sapere  il re fra tutte le scienze, il segreto tra i segreti. E' la
conoscenza pi pura, e poich ci fa realizzare direttamente la nostra vera
identit  la perfezione della religione. E' eterno e si applica con gioia.

VERSO 3.
Coloro che sono privi di fede sulla via del servizio di devozione non possono
raggiungerMi, o vincitore dei nemici, ma tornano a nascere e a morire in
questo mondo materiale.

VERSO 4.
Questo universo  tutto penetrato da Me, nella Mia forma non manifestata.
Tutti gli esseri sono in Me, ma Io non sono in loro.

VERSO 5.
Tuttavia, niente di ci che  creato  in Me. Guarda la Mia potenza
sovrannaturale! Io sostengo tutti gli esseri viventi, Io sono presente
ovunque, eppure rimango la sorgente stessa di tutta la creazione.

VERSO 6.
Come il vento possente, che soffia ovunque, rimane sempre nello spazio etereo,
cosi sappi che tutti gli esseri rimangono in Me.

VERSO 7.
O figlio di Kunti, alla fine di un'era tutte le manifestazioni materiali
rientrano in Me e all'inizio dell'era successiva, per la Mia potenza, Io creo
di nuovo.

VERSO 8.
L'intero ordine cosmico  sotto il Mio controllo. Per la Mia volont ogni
volta si manifesta di nuovo, e sempre per la Mia volont alla fine 
annientato.

VERSO 9.
O Dhananjaya, tutte queste azioni non possono legarMi. Sempre distaccato da
esse, Io rimango neutrale.

VERSO 10.
La natura materiale agisce sotto la Mia direzione, o figlio di Kunti, e genera
tutti gli esseri, mobili e immobili Sempre per Mio ordine questa
manifestazione  creata e poi annientata in un ciclo perpetuo.

VERSO 11.
Gli stolti mi denigrano quando scendo in questo mondo nella forma umana. Non
conoscono la Mia natura trascendentale, n la Mia supremazia su tutto ci che
esiste.

VERSO 12.
Cos confusi, gli sciocchi prediligono vedute demoniache e atee. In questa
illusione le loro speranze di liberazione, le loro attivit interessate e la
loro conoscenza sono tutte sconfitte.

VERSO 13.
O figlio di Pritha, coloro che non sono illusi, le grandi anime, sono sotto la
protezione della natura divina. Sapendo che Io sono Dio, la Persona Suprema,
originale e inesauribile, essi si dedicano completamente al servizio di
devozione.

VERSO 14.
Cantando sempre le Mie glorie, sforzandosi con grande determinazione,
prosternandosi davanti a Me, queste grandi anime Mi adorano eternamente con
devozione.

VERSO 15.
Altri, che coltivano la conoscenza, adorano il Signore Supremo sia come l'Uno
senza secondi, sia nella diversit degli esseri e delle cose, sia nella forma
universale.

VERSO 16.
Ma Io sono il rito e il sacrificio, l'offerta agli antenati, l'erba medicinale
e il canto trascendentale. Io sono il burro, il fuoco e l'offerta.

VERSO 17.
Di questo universo io sono il padre, la madre, il sostegno e l'antenato. Io
sono l'oggetto della conoscenza, il purificatore e la sillaba om. Io sono il
Rik, il Sama e il Yajur (Veda).

VERSO 18.
Io sono il fine, il sostegno, il maestro, il testimone, la dimora, il rifugio,
l'amico pi caro. Io sono la creazione e la distruzione, la base di ogni cosa,
il luogo del riposo e l'eterno seme.

VERSO 19.
Io, O Arjuna, controllo il caldo, la pioggia e la siccit. Io sono
l'immortalit ed anche la morte personificata. L'essere e il non-essere sono
entrambi in Me.

VERSO 20.
Coloro che studiano i Veda e bevono il soma, cercando cos di raggiungere i
pianeti celesti, Mi adorano indirettamente. Essi rinascono sul pianeta di
Indra, dove godono di piaceri paradisiaci.

VERSO 21.
Quando hanno goduto di questi piaceri paradisiaci, essi tornano su questa
Terra mortale. Cos, seguendo i princpi dei Veda, ottengono solo una felicit
fugace.

VERSO 22.
Ma a coloro che Mi adorano con devozione meditando sulla Mia forma
trascendentale, Io soddisfo le necessit e preservo ci che possiedono.

VERSO 23.
Ci che l'uomo sacrifica agli esseri celesti, o figlio di Kunti,  in realt
destinato a Me soltanto, ma  offerto senza vera conoscenza.

VERSO 24.
Io sono l'unico beneficiario e l'unico oggetto del sacrificio. Coloro che non
riconoscono la Mia vera natura trascendentale si degradano.

VERSO 25.
Coloro che adorano gli esseri celesti nasceranno tra gli esseri celesti;
coloro che adorano gli spettri e gli altri spiriti rinasceranno tra questi
esseri; coloro che adorano gli antenati raggiungeranno gli antenati, e coloro
che adorano Me vivranno con Me.

VERSO 26.
Se qualcuno Mi offre, con amore e devozione, una foglia, un fiore, un frutto e
dell'acqua, accetter la sua offerta.

VERSO 27.
Qualsiasi cosa fai, mangi, sacrifichi e dai in carit, cos come le austerit
che pratichi, offri tutto a Me, o figlio di Kunti.

VERSO 28.
Cos sarai esente dalle conseguenze di tutte le tue buone e cattive azioni, e
per questo principio di rinuncia sarai liberato e verrai a Me.

VERSO 29.
Non invidio e non favorisco nessuno. Sono imparziale verso tutti. Ma chiunque
Mi serva con devozione vive in Me;  un amico per Me, come Io sono un amico
per lui.

VERSO 30.
Anche se commettesse gli atti peggiori, colui che  impegnato nel servizio di
devozione dev'essere considerato un santo perch  sulla via perfetta.

VERSO 31.
Rapidamente egli diventa puro e trova la pace eterna. Proclamalo pure con
forza, o figlio di Kunti: il Mio devoto non perir mai.

VERSO 32.
O figlio di Pritha, coloro che prendono rifugio in Me, anche se sono di bassa
nascita, donne, vaisya (mercanti) o sudra (operai), possono raggiungere la
destinazione suprema.

VERSO 33.
Che dire allora dei brahmana, dei giusti, dei devoti e dei re santi che in
questo mondo temporaneo e pieno di sofferenze Mi servono con amore e
devozione?

VERSO 34.
Pensa sempre a Me, diventa Mio devoto, offriMi i tuoi omaggi e adoraMi.
Perfettamente assorto in Me, certamente verrai a Me.


Capitolo 10.
LE GLORIE DELL'ASSOLUTO.

VERSO 1.
Il Signore Supremo disse: O Arjuna dalle braccia potenti, amico Mio carissimo,
ascolta ancora la Mia parola suprema, che  detta per il tuo bene e ti porter
grande gioia.

VERSO 2.
N la moltitudine degli esseri celesti n i grandi saggi conoscono la Mia
origine perch io sono la fonte, sotto ogni aspetto, degli uni come degli
altri.

VERSO 3.
L'uomo che Mi conosce come il non-nato, Colui che  senza inizio, il sovrano
di tutti i mondi, non  illuso ed  libero da ogni peccato.

VERSI 4-5.
L'intelligenza, la conoscenza, la libert dal dubbio e dall'illusione,
l'indulgenza, la veridicit, il controllo di s e la calma, le gioie e i
dolori, la nascita e la morte, la paura e il coraggio, la non-violenza,
l'equanimit, la soddisfazione, l'austerit, la generosit, la gloria e
l'infamia, tutte queste qualit hanno origine da Me soltanto.

VERSO 6.
I sette grandi saggi, gli altri quattro che li precedettero e i Manu (i padri
dell'umanit) sono nati dalla Mia mente; tutte le creature, in questo mondo,
discendono da loro.

VERSO 7.
Colui che conosce veramente questa Mia gloria e potenza Mi serve con devozione
pura e completa, non c' dubbio.

VERSO 8.
Io sono la fonte di tutti i mondi, spirituali e materiali. Tutto emana da Me.
I saggi che conoscono perfettamente questa verit Mi servono con devozione e
Mi adorano con tutto il cuore.

VERSO 9.
I pensieri dei Miei puri devoti sono sempre in Me, la loro vita  abbandonata
a Me ed essi derivano grande soddisfazione e felicit illuminandosi l'un
l'altro e conversando su di Me.

VERSO 10.
A coloro che sempre Mi servono e Mi adorano con amore e devozione d
l'intelligenza con la quale potranno venire a Me.

VERSO 11.
Pieno di compassione per loro, Io che vivo nel loro cuore distruggo, con la
torcia luminosa della conoscenza, le tenebre nate dall'ignoranza.

VERSI 12-13.
Arjuna disse: Tu sei il Brahman Supremo, la dimora ultima, il purificatore
sovrano, la Verit Assoluta e l'eterna Persona Divina. Tu sei Dio, L'essere
primordiale, originale e trascendentale. Tu sei il non-nato e la bellezza che
tutto pervade. Tutti i grandi saggi, come Narada, Asita, Devala, Vyasa, lo
proclamano e Tu stesso ora me lo riveli.

VERSO 14.
O Krsna, accetto come la verit pi pura tutto ci che mi hai detto. N gli
esseri celesti n gli esseri demoniaci conoscono la Tua Persona, o Signore.

VERSO 15.
In realt Tu solo, con le Tue proprie potenze, Ti conosci, o fonte di tutto
ci che esiste, Signore di tutti gli esseri, Dio di tutti gli dei, Persona
Suprema, maestro dell'universo.

VERSO 16.
Descrivimi nei particolari, Ti prego, i Tuoi poteri divini con cui penetri
tutti questi mondi e in essi dimori.

VERSO 17.
Come devo meditare su di Te? In quali forme contemplarTi, o Signore Beato?

VERSO 18.
Parlami ancora nei particolari delle Tue potenze e delle tue glorie, o
Janardana (Krsna), poich non sono mai sazio del nettare delle Tue parole.

VERSO 19.
Il Signore Beato disse: Ti descriver dunque le Mie glorie divine, o Arjuna,
ma soltanto le pi importanti poich infinito  il Mio splendore.

VERSO 20.
Sono l'Anima Suprema situata nel cuore di ogni creatura, o Gudakesha. Sono
l'inizio, la met e la fine di tutti gli esseri.

VERSO 21.
Tra gli Aditya Io sono Visknu, e tra le sorgenti luminose, il sole radiante.
Tra i Marut sono Marici, e tra le stelle sono la luna.

VERSO 22.
La differenza tra l'anima e la materia  che la prima possiede la coscienza
mentre la seconda ne  priva. La coscienza  dunque suprema ed eterna, non 
il prodotto di un aggregato di elementi materiali.

VERSO 23.
Tra i Rudra sono Shiva, tra gli Yaksha e i Rakshasa sono il signore delle
ricchezze (Kuvera); tra i Vasu sono il fuoco (Agni). Tra le montagne sono
Meru.

VERSO 24.
Tra i sacerdoti, o Arjuna, sappi che Io sono il capo, Brihaspati, il signore
della devozione; e tra i generali sono Skanda, il signore della guerra. Tra le
acque sono l'oceano.

VERSO 25.
Tra i grandi saggi sono Bhrihu. Tra le vibrazioni sonore sono om, la sillaba
trascendentale; e tra i sacrifici, il japa, il canto dei santi nomi. Tra le
masse incrollabili sono l'Himalaya.

VERSO 26.
Tra gli alberi sono il fico sacro, e tra i saggi e gli esseri celesti Narada.
Tra i Gandharva, cantori degli esseri celesti, sono Chitaratha e tra le anime
realizzate, il saggio Kapila.

VERSO 27.
Tra i cavalli, sappi che Io sono Uccaishrava, che usci dall'oceano e nacque
nell'immortalit. Tra i nobili elefanti sono Airavata e tra gli uomini, il
monarca.

VERSO 28.
Tra le armi sono il fulmine, e tra le mucche la surabhi, dal latte abbondante.
Tra i procreatori sono Kandarpa, il dio dell'amore; e tra i serpenti il re,
Vasuki.

VERSO 29.
Tra i Naga, serpenti celesti, Io sono Ananta; e tra le divinit delle acque,
Varuna. Tra gli antenati sono Aryama, e tra gli amministratori della legge
sono Yama, il signore della morte.

VERSO 30.
Tra i demoniaci Daitya Io sono il fervente Prahlada, e tra gli oppressori, il
tempo. Tra le bestie sono il leone, e tra gli uccelli, Garuda, che trasporta
Vishnu.

VERSO 31.
Tra i purificatori sono il vento, e tra coloro che portano le armi sono Rama.
Tra i pesci sono lo squalo, e tra i corsi d'acqua, il Gange.

VERSO 32.
O Arjuna, di ogni creazione sono l'inizio e la fine, e anche la met. Fra
tutte le scienze sono la scienza spirituale dell'anima, e dei logici sono la
conclusione, la verit finale.

VERSO 33.
Tra le lettere sono la A, e tra le parole composte, sono la parola doppia.
Sono anche il tempo inesauribile, e tra i creatori sono Brahma, i cui volti
multipli guardano ovunque.

VERSO 34.
Sono la morte che tutto divora, e anche la sorgente di tutto ci che verr.
Nella donna sono la fama, la fortuna, L'eloquenza, la memoria, l'intelligenza,
la fedelt e la pazienza.

VERSO 35.
Tra gli inni sono il Brihat-sama, che si canta per Indra; e tra i poemi, la
Gayatri, cantata ogni giorno dai brahmana. Tra i mesi sono novembre e
dicembre, e tra le stagioni, la primavera fiorita.

VERSO 36.
Tra le truffe sono il gioco d'azzardo e sono il fulgore di tutto ci che
risplende. Sono la vittoria, l'avventura e la forza del forte.

VERSO 37.
Tra i discendenti di Vrishni sono Vasudeva e tra i Pandava, Arjuna. Tra i
saggi sono Vyasa, e tra i grandi pensatori, Ushana.

VERSO 38.
Tra le punizioni sono la verga, e tra coloro che cercano la vittoria sono la
moralit. Delle cose segrete sono il silenzio, e del saggio la saggezza.

VERSO 39.
Inoltre, o Arjuna, sono il seme che genera tutte le esistenze. Niente di ci
che  mobile o immobile esiste senza di Me.

VERSO 40.
O potente vincitore dei nemici, le Mie manifestazioni divine non hanno limiti.
Ci che ti ho rivelato non  che una minima parte della Mia grandezza
infinita.

VERSO 41.
Tutto ci che  bello, potente, glorioso, sappi che scaturisce da un semplice
frammento del Mio splendore.

VERSO 42.
Ma a che servono, o Arjuna, tutti questi particolari? Con una semplice
scintilla della Mia Persona, Io penetro e sostengo l'universo intero.


Capitolo 11.
LA FORMA UNIVERSALE.

VERSO 1.
Arjuna disse: Ho ascoltato gli insegnamenti sui segreti della conoscenza
spirituale che gentilmente mi hai rivelato, e la mia illusione  ora svanita.

VERSO 2.
Ho appreso da Te le Tue glorie inesauribili, o Signore dagli occhi di loto, e
ho cos conosciuto nei particolari la verit sull'origine e la fine di tutti
gli esseri.

VERSO 3.
O Persona Suprema, o forma sovrana, Ti vedo davanti a me cosi come Tu sei;
tuttavia desidero vedere la forma con la quale Tu penetri nella manifestazione
materiale.

VERSO 4.
O Signore, o maestro di tutti i poteri sovrannaturali, se Tu pensi che io
possa contemplare la Tua forma universale, mostramela, Ti prego.

VERSO 5.
Il Signore Beato disse: Mio caro Arjuna, figlio di Pritha, guarda la Mia
gloria, centinaia di migliaia di forme divine, infinitamente diverse,
multicolori come il mare.

VERSO 6.
O migliore dei Bharata, guarda gli Aditya, i Rudra e tutti gli altri esseri
celesti. Contempla le innumerevoli manifestazioni che finora mai nessuno ha
conosciuto.

VERSO 7.
Questa forma universale pu mostrarti tutto ci che desideri o desidererai
vedere. In questo corpo puoi vedere tutto ci che desideri poich tutto vi 
contenuto, o Gudakesha.

VERSO 8.
Ma tu non puoi vederMi con questi tuoi occhi, ti d dunque occhi divini con
cui potrai contemplare i Miei inconcepibili poteri.

VERSO 9.
Sanjaya disse: O re, cos parlando, Dio, la Persona Suprema, maestro di tutti
i poteri mistici, mostra ad Arjuna la Sua forma universale.

VERSI 10-11.
Arjuna vede in quella forma universale innumerevoli bocche e innumerevoli
occhi. Era tutto prodigioso. Quella forma era adorna di gioielli divini e
sfavillanti e di svariati vestiti. Era gloriosamente coperta di ghirlande e
profumata da varie essenze. Era tutto magnifico, illimitato e continuamente in
espansione. Questo  ci che vede Arjuna.

VERSO 12.
Se migliaia e migliaia di soli si levassero tutti insieme nel cielo, il loro
sfolgorio si avvicinerebbe forse a quello del Signore Supremo in questa forma
universale.

VERSO 13.
Gli universi, sebbene infiniti e innumerevoli, Arjuna li vede tutti riuniti in
un solo punto, nella forma universale del Signore.

VERSO 14.
Allora, confuso e attonito, i peli ritti, Arjuna rende i suoi omaggi al
Signore e a mani giunte comincia a offrirGli delle preghiere.

VERSO 15.
Arjuna disse: Krsna, mio caro Signore, vedo riuniti nel Tuo corpo tutti gli
esseri celesti e molti altri esseri. Vedo Brahma, seduto sul fiore di loto, e
Shiva e i saggi e i serpenti divini.

VERSO 16.
O Signore dell'universo, vedo nel Tuo corpo universale innumerevoli forme,
occhi, bocche, braccia e ventri, estesi all'infinito. Non c' fine, n met,
n inizio in tutto questo.

VERSO 17.
La Tua forma, ornata di molteplici corone, mazze e dischi,  difficile a
guardarsi per la sua radiosit accecante, che  ardente e immensurabile come
quella del sole.

VERSO 18.
Tu sei il fine primo e supremo. Nessuno, in tutti gli universi, eguaglia la
Tua grandezza, Tu che sei inesauribile e il pi anziano di tutti. Tu sei il
sostegno della religione e l'eterna Persona Divina.

VERSO 19.
Senza inizio, senza met e senza fine, Tu sei l'origine di tutto. Innumerevoli
sono le Tue braccia, innumerevoli i Tuoi occhi maestosi e, tra essi, il sole e
la luna. Le Tue bocche sprigionano un fuoco ardente e la Tua radiosit
riscalda l'universo intero.

VERSO 20.
Sebbene Tu sia Uno, Ti estendi attraverso il cielo, i pianeti e lo spazio che
li separa. Contemplando questa Tua forma terribile, o grande tra i grandi,
vedo i tre sistemi planetari in preda allo sgomento.

VERSO 21.
Tutti gli esseri celesti si sottomettono ed entrano in Te. Atterriti, essi Ti
rivolgono delle preghiere a mani giunte e cantano gli inni vedici.

VERSO 22.
Le differenti manifestazioni di Shiva, gli Aditya, i Vasu, i Sadhya, i
Visvadeva, i due Ashvini, i Marut, gli antenati e i Gandharva, gli Yaksa, gli
Asura e i perfetti esseri celesti, tutti Ti contemplano in preda allo stupore.

VERSO 23.
O Signore dalle braccia potenti, alla vista dei Tuoi volti e dei Tuoi occhi
senza fine, delle Tue braccia, dei Tuoi ventri e delle Tue gambe, tutti
innumerevoli, e dei Tuoi denti terribili, i pianeti e tutti i loro abitanti
sono sconvolti, come lo sono io.

VERSO 24.
I Tuoi molteplici colori sfolgoranti riempiono i cieli, e alla vista dei Tuoi
occhi immensi e sfavillanti, e delle Tue bocche spalancate non posso pi
mantenere la mia mente in pace, o Vishnu onnipresente. Ho paura.

VERSO 25.
Come guardo i Tuoi volti, ardenti come la morte, i Tuoi denti terribili, i
sensi mi vengono meno. La confusione mi assale da ogni parte. O Signore dei
signori, o rifugio dei mondi, sii benevolo con me.

VERSI 26-27.
I figli di Dhritarashtra con i loro re alleati e Bhishma, Drona, Karna e anche
i pi eminenti dei nostri guerrieri, si precipitano nelle Tue bocche, e le
loro teste sono schiacciate dai Tuoi denti spaventosi. E ne vedo altri ancora
stritolati fra quei denti.

VERSO 28.
Come le acque dei fiumi si gettano nell'oceano, cos tutti questi grandi
guerrieri si precipitano e periscono nelle Tue bocche di fuoco.

VERSO 29.
Come farfalle che si lanciano verso la morte nel fuoco ardente, tutti gli
uomini si precipitano nelle Tue bocche per trovarvi la distruzione.

VERSO 30.
O Vishnu, Ti vedo che inghiotti tutti questi uomini nelle Tue bocche
infuocate, che copri l'universo col Tuo splendore senza limiti e incenerisci i
mondi.

VERSO 31.
O Signore dei signori, la Tua forma  cosi terrificante, Ti prego, dimmi chi
sei. Ti offro i miei omaggi; ti prego accordami la Tua grazia. Non so qual 
la Tua missione e vorrei conoscerla.

VERSO 32.
Il Signore Beato disse: Io sono il tempo, distruttore dei mondi, venuto a
impegnare tutti gli uomini. Eccetto voi (i Pandava), tutti i guerrieri dei due
eserciti saranno uccisi.

VERSO 33.
Alzati, dunque, e sii pronto a combattere. Trionfante sui tuoi nemici, godrai
di un regno fiorente. Tutti, per Mio ordine, sono gi uccisi, e tu, o
Savyasacin, in questa battaglia, non sei che uno strumento nelle Mie mani.

VERSO 34.
Drona, Bhishma, Jayadratha, Karna e gli altri valorosi guerrieri sono gi
destinati a morire. Combatti senza timore e vincerai tutti i tuoi nemici.

VERSO 35.
Sanjaya disse a Dhritarashtra: O re, dopo aver udito le parole del Signore
Supremo, Arjuna trema e, atterrito, Gli offre i suoi omaggi a mani giunte. Con
voce rotta dall'emozione comincia a parlare.

VERSO 36.
Arjuna disse: O Hrishikesha, al suono del Tuo nome l'universo si riempie di
gioia e tutti sono attratti da Te. Gli esseri perfetti Ti rendono i loro
rispettosi omaggi, ma gli esseri demoniaci, in preda allo spavento, fuggono in
ogni direzione. Ed  giusto che sia cos.

VERSO 37.
O maestro originale, Tu sei cos grande che superi anche Brahma. Perch non
dovrebbero rendere omaggio a Te, l'illimitato? O rifugio dell'universo, Tu sei
la fonte invincibile, la causa di tutte le cause, al di l della
manifestazione materiale.

VERSO 38.
Tu sei Dio, la Persona Suprema e originale, unico rifugio di questa
manifestazione cosmica. Tu conosci tutto, e Tu sei tutto ci che si pu
conoscere. O forma infinita, tu trascendi le tre influenze materiali e sei
presente ovunque nell'universo.

VERSO 39.
Tu sei l'aria, il fuoco, L'acqua e anche la luna. Tu sei il controllore
supremo e l'antenato. Mille volte, ancora ed ancora, Ti offro i miei
rispettosi omaggi.

VERSO 40.
Davanti, dietro, da tutte le parti, ricevi i miei omaggi! O potenza infinita,
maestro di poteri illimitati, Tu penetri tutto e cos Tu sei tutto.

VERSI 41-42.
Ignorando le Tue glorie, in passato Ti ho chiamato cosi: O Krsna, o Yadava, o
amico mio. Perdonami, Ti prego, per tutto ci che ho potuto fare per pazzia o
per amore. Quante volte Ti ho mancato di rispetto, quando ci divertivamo
insieme, riposavamo sullo stesso letto, mangiavamo insieme, talvolta soli,
talvolta davanti a numerosi amici! Per tutte queste offese, o Acyuta, Ti
chiedo perdono.

VERSO 43.
Tu sei il padre dell'intera manifestazione cosmica, il Signore adorabile, il
glorioso maestro spirituale. Nessuno  uguale o superiore a Te, n pu essere
Uno con Te. Nei tre mondi, la Tua potenza regna immensurabile.

VERSO 44.
Tu sei il Signore Supremo, che ogni essere deve adorare. Cado dunque ai Tuoi
piedi, Ti offro i miei omaggi e imploro la Tua misericordia. Come un padre
verso il figlio, un amico verso l'amico, un amante verso l'amata, sii
tollerante verso di me. Ti prego, mio Signore, perdona gli sbagli che ho
potuto commettere nei Tuoi confronti.

VERSO 45.
Vedendo questa forma universale, che non avevo mai visto prima, sono felice,
ma la mia mente  scossa dalla paura. Perci, Ti prego, appari di nuovo nella
Tua forma di Persona Suprema. Fammi questa grazia, o Signore dei signori, o
rifugio dell'universo.

VERSO 46.
O Signore universale, desidero contemplarTi nella Tua forma a quattro braccia,
col capo incoronato e nelle mani la mazza, il disco, la conchiglia e il fiore
di loto. Desidero ardentemente ammirarTi in questa forma, o Signore dalle
mille braccia.

VERSO 47.
Il Signore Beato disse: Mio caro Arjuna, con gioia ti ho rivelato in questo
mondo, attraverso la Mia potenza interna, la Mia forma universale, sublime,
infinita, risplendente, che nessuno prima di te ha mai visto.

VERSO 48.
O migliore dei guerrieri Kuru, nessuno prima di te ha potuto contemplare
questa Mia forma universale, perch n lo studio dei Veda, n i sacrifici, n
gli atti caritatevoli, e neanche i riti, l'ascesi severa o altre simili
pratiche permettono di vedere questa forma.

VERSO 49.
Davanti a questa Mia forma terrificante, la Tua mente si  turbata, ma la tua
paura si plachi e il tuo turbamento svanisca! In tutta serenit, contempla ora
la forma che tu desideri.

VERSO 50.
Sanjaya disse a Dhritarashtra: Pronunciando queste parole, Krsna, Dio, la
Persona Suprema, mostra ad Arjuna la Sua forma a quattro braccia, poi riprende
la Sua forma a due braccia per riconfortare l'impaurito Arjuna.

VERSO 51.
Vedendo Krsna nella Sua forma originale, Arjuna disse: Guardando questa forma
dall'aspetto umano, cos meravigliosamente bella, la mia mente si placa e io
ritorno alla mia normale natura.

VERSO 52.
Il Signore Beato disse: Questa Mia forma, che tu ora contempli,  molto
difficile da vedere, Mio caro Arjuna. Perfino gli esseri celesti aspirano
continuamente a contemplare questa Mia forma cos cara.

VERSO 53.
La forma che vedi con i tuoi occhi spirituali non pu essere compresa n con
lo studio dei Veda, n con le severe ascesi, n con gli atti caritatevoli, n
con l'adorazione rituale. Nessuno, per queste vie, Mi vedr cos come sono.

VERSO 54.
Mio caro Arjuna, soltanto servendoMi con una devozione totale Mi si pu
conoscere cosi come sono, in piedi di fronte a te, e Mi si pu vedere
direttamente. Solo cosi si pu penetrare il mistero della Mia Persona.

VERSO 55.
Mio caro Arjuna, colui che s'impegna nel servizio di devozione puro, libero
dalla contaminazione delle sue attivit passate e dalla speculazione mentale,
benevolo con tutti gli esseri, certamente giunge a Me.


Capitolo 12
IL SERVIZIO DI DEVOZIONE.

VERSO 1.
Arjuna disse: Tra chi Ti adora col servizio di devozione e chi dedica il culto
al Brahman impersonale, al non-manifestato, chi  pi perfetto?

VERSO 2.
Il Signore Beato disse: Colui che fissa la mente sulla Mia forma personale e,
colmo di un'ardente fede spirituale, s'impegna sempre nella Mia adorazione, 
considerato da Me il pi perfetto.

VERSI 3-4.
Quanto a coloro che si votano completamente al non-manifestato, indefinito,
inconcepibile ai sensi, onnipresente, fisso, immutabile (il concetto
impersonale della Verit Assoluta), controllando i sensi, mostrandosi equanimi
verso tutti e operando per il bene universale, certamente finiranno anche loro
col raggiungerMi.

VERSO 5.
Per coloro che hanno la mente attratta dal non-manifestato, dall'aspetto
impersonale dell'Assoluto, il progresso sar molto faticoso. Avanzare su
questa via  sempre difficile per l'essere incarnato.

VERSI 6-7.
Per colui che Mi adora e abbandona a Me tutte le sue attivit, dedicandosi
esclusivamente a Me, assorto nel servizio di devozione e meditando
costantemente su di Me, con la mente fissa in Me, o figlio di Pritha, Io sono
il liberatore che lo sottrarr presto all'oceano di nascite e morti.

VERSO 8.
Fissa la tua mente in Me, Dio, la Persona Suprema, e impegna in Me tutta la
tua intelligenza. Cos, senza dubbio, vivrai sempre in Me.

VERSO 9.
Mio caro Arjuna, conquistatore delle ricchezze, se non riesci a fissare in Me
la tua mente senza deviare, osserva allora i principi regolatori del
bhaktiyoga. Svilupperai cos il desiderio di raggiungerMi.

VERSO 10.
Se non puoi sottometterti ai princpi regolatori del Bakti-Yoga, cerca di
dedicare a Me le tue opere, poich agendo per Me raggiungerai la perfezione.

VERSO 11.
Tuttavia, se non puoi agire in questa coscienza, sforzati allora di rinunciare
ai frutti delle tue azioni e diventa consapevole della natura spirituale.

VERSO 12.
Ma se non riesci a seguire neppure questa via, coltiva allora la conoscenza.
Superiore alla conoscenza, tuttavia,  la meditazione, e superiore alla
meditazione  la rinuncia ai frutti dell'azione, perch con questa rinuncia si
pu ottenere la pace della mente.

VERSI 13-14.
Colui che non  invidioso di nessuno, ma si comporta con tutti come un amico
benevolo, che non si considera proprietario di niente, che  libero dal falso
ego, che rimane equanime nella gioia come nel dolore, che  pronto al perdono
ed  sempre soddisfatto, che s'impegna nel servizio devozionale con
determinazione e che ha la mente e l'intelligenza in accordo con Me, Mi 
molto caro.

VERSO 15.
Colui che non  mai causa di agitazione per gli altri e che a sua volta non 
mai agitato, che non  turbato n dalle gioie n dai dolori, Mi  molto caro.

VERSO 16.
Colui che non dipende dal corso degli eventi materiali, che  puro, esperto e
libero da ogni ansiet e sofferenza, che non aspira al frutto delle sue azioni
e Mi  devoto, Mi  molto caro.

VERSO 17.
Colui che non  soggetto n alla gioia n al dolore, che non si lamenta n
desidera, che rinuncia a ci che  favorevole come a ci che  sfavorevole e
che Mi  devoto, Mi  molto caro.

VERSI 18-19.
Colui che  uguale con l'amico e col nemico, cos come davanti all'onore e al
disonore, al caldo e al freddo, alla gioia e al dolore, all'elogio e al
rimprovero, ed  sempre libero da ogni impurit, silenzioso, soddisfatto di
tutto, incurante della dimora, fisso nella conoscenza e impegnato nel Mio
servizio devozionale, Mi  molto caro.

VERSO 20.
Colui che s'impegna completamente e con fede in questa eterna via del servizio
di devozione, facendo di Me il fine ultimo, Mi  infinitamente caro.


Capitolo 13.
LA NATURA, IL BENEFICIARIO E LA COSCIENZA.

VERSI 1-2.
Arjuna disse: Mio caro Krsna, vorrei sapere che cosa sono la prakriti (la
natura) e il purusha (colui che gode), che cosa sono il campo e il conoscitore
del campo, la conoscenza e l'oggetto della conoscenza.
Il Signore Beato disse: il corpo, o figlio di Kunti, si chiama campo, e colui
che conosce il corpo  il conoscitore del campo.

VERSO 3.
Sappi, o discendente di Bharata, che anch'io sono il conoscitore in tutti i
corpi. E conoscere il corpo e il proprietario del corpo costituisce la
conoscenza. Questo  il mio pensiero.

VERSO 4.
Ascolta ora, ti prego. Ti descriver brevemente il campo d'azione, com'
costituito, le sue trasformazioni, la sua fonte, il conoscitore di questo
campo e il suo influsso.

VERSO 5.
Questa conoscenza, del campo d'azione e del suo conoscitore,  stata esposta
da molti saggi in diverse Scritture vediche, specialmente nel Vedantasutra,
dove cause ed effetti sono presentati con piena logica.

VERSI 6-7.
I cinque grandi elementi, il falso ego, l'intelligenza, il non-manifestato, i
dieci organi dei sensi, la mente e i cinque oggetti dei sensi sono, in breve,
il campo d'azione. Il desiderio e l'avversione, la gioia e il dolore, i
sintomi della vita e la convinzione sono il risultato delle interazioni degli
elementi che costituiscono il campo d'azione.

VERSI 8-12.
L'umilt, la modestia, la non-violenza, la tolleranza, la semplicit, l'atto
di avvicinare un maestro spirituale autentico, la purezza, la costanza e il
controllo del s; la rinuncia agli oggetti del piacere dei sensi, la
liberazione dal falso ego e la percezione che nascita, malattia, vecchiaia e
morte sono mali da combattere; il distacco dalla moglie, dai figli, dalla casa
e da ci che li riguarda, l'equanimit in ogni situazione, piacevole o
dolorosa; la devozione pura e costante verso di Me, la ricerca di luoghi
solitari e il distacco dalla folla, il fatto di riconoscere l'importanza della
realizzazione spirituale e la ricerca filosofica della Verit Assoluta, Io
dichiaro che questa  la conoscenza, e l'ignoranza  tutto ci che le 
contrario.

VERSO 13.
Ti spiegher ora l'oggetto del sapere, e questa conoscenza ti far gustare
l'eterno. Lo spirituale si chiama brahman,  senza inizio ed  subordinato a
Me. Trascende il mondo della materia e, con esso, gli effetti e le cause
inerenti.

VERSO 14.
Ovunque sono le Sue mani e le Sue gambe, i Suoi occhi e i Suoi volti, e niente
sfugge al Suo udito. Cosi, presente ovunque,  l'Anima Suprema.

VERSO 15.
L'Anima Suprema  la fonte originale dei sensi di tutti gli esseri, tuttavia
Essa  priva di sensi. Mantiene tutti gli esseri, ma rimane distaccata da
tutti. Trascende le tre influenze della natura materiale e allo stesso tempo 
il maestro di queste influenze.

VERSO 16.
La Verit Suprema  all'interno e all'esterno, in ci che  mobile e in ci
che  immobile. Supera il potere di percezione e di comprensione dei sensi
materiali. Infinitamente lontana,  anche molto vicina.

VERSO 17.
Sebbene sembri divisa, L'Anima Suprema rimane indivisibile;  Una. Sebbene
sostenga tutti gli esseri, sappi che  sempre Lei che li distrugge e li fa
sviluppare tutti.

VERSO 18.
L'Anima Suprema  la sorgente di luce in tutto ci che  luminoso. E' al di l
delle tenebre della materia ed  non-manifestata. E' la conoscenza, l'oggetto
della conoscenza e lo scopo della conoscenza. E' situata nel cuore di tutti.

VERSO 19.
Cos ti ho brevemente descritto il campo d'azione (il corpo), la conoscenza e
l'oggetto della conoscenza. Soltanto i Miei devoti possono comprendere queste
cose in tutta la loro profondit e raggiungere la Mia natura.

VERSO 20.
Sappi che la natura materiale, cos come gli esseri individuali non hanno
inizio. I loro mutamenti e le tre influenze della materia sono prodotti dalla
natura materiale.

VERSO 21.
La natura  considerata la causa di tutte le azioni materiali e delle loro
conseguenze, mentre l'essere individuale  la causa dei piaceri e delle
sofferenze che incontra in questo mondo.

VERSO 22.
Cos l'essere individuale segue, nella natura materiale, diversi modi di vita
e gode delle tre influenze della natura materiale. Ci  dovuto al contatto
con questa natura. Incontra allora piaceri e sofferenze nei vari tipi di
corpi.

VERSO 23.
Ma nel corpo c' un altro beneficiario, che trascende la materia;  il
Signore, il proprietario supremo, il testimone e il consenziente, che Si
chiama Anima Suprema.

VERSO 24.
Colui che comprende la natura materiale, l'essere vivente e l'interazione
delle tre influenze della natura, raggiunger certamente la liberazione.
Qualunque sia la sua condizione attuale, non rinascer mai pi in questo
mondo.

VERSO 25.
Alcuni percepiscono l'Anima Suprema attraverso la meditazione, altri
coltivando la conoscenza, altri ancora con l'azione non interessata.

VERSO 26.
Ci sono poi quelli che s'impegnano nell'adorazione del Signore Supremo dopo
aver sentito parlare di Lui, sebbene siano poco esperti nella conoscenza
spirituale. Ascoltando volentieri gli insegnamenti delle autorit, trascendono
anch'essi il cielo di nascite e morti.

VERSO 27.
O migliore dei Bharata, tutto ci che esiste, mobile o immobile, deriva solo
dall'unione del campo d'azione col conoscitore di questo campo.

VERSO 28.
Colui che vede come l'Anima Suprema accompagna l'anima individuale in tutti i
corpi e comprende che mai n l'Una n l'altra periscono, vede veramente.

VERSO 29.
Colui che vede in ogni essere l'Anima Suprema, ovunque la stessa, non lascia
mai che la sua mente lo trascini alla degradazione; giunge cos allo scopo
supremo e assoluto.

VERSO 30.
Colui che riesce a vedere che  il corpo, nato dalla natura materiale, a
compiere ogni azione, mentre l'anima non agisce mai, vede realmente.

VERSO 31.
Quando l'uomo intelligente smette di vedere in termini di identit multiple,
dovute a corpi differenti, raggiunge la visione del brahman. Allora, ovunque,
egli vede solo l'anima spirituale.

VERSO 32.
Coloro che hanno la visione dell'eternit possono vedere che l'anima 
spirituale, eterna e al di l delle tre influenze della natura materiale.
Sebbene situata nel corpo materiale, l'anima non agisce mai e non  legata, o
Arjuna.

VERSO 33.
Come l'etere non pu, per la sua natura sottile, mischiarsi a niente, sebbene
sia esteso ovunque, cos l'anima, che  della stessa sostanza del brahman, non
si mischia col corpo, sebbene sia situata nel corpo.

VERSO 34.
O discendente di Bharata, come il sole illumina da solo tutto l'universo, cos
l'anima spirituale, da sola, rischiara con la coscienza il corpo intero.

VERSO 35.
Colui che vede alla luce della conoscenza la differenza tra il corpo e il
proprietario del corpo, e conosce anche la via per liberarsi dal dominio della
natura materiale, raggiunge lo scopo supremo.


Capitolo 14.
LE TRE INFLUENZE DELLA NATURA MATERIALE.

VERSO 1.
Il Signore Beato disse: Ti esporr di nuovo questa saggezza suprema, la
conoscenza pi elevata, con la quale tutti i saggi hanno raggiunto la
perfezione suprema.

VERSO 2.
Colui che  fisso in questa conoscenza pu raggiungere la natura
trascendentale, che  simile alla Mia. Allora non rinascer pi al tempo della
creazione, e al momento della dissoluzione non ne sar turbato.

VERSO 3.
La sostanza materiale nella sua totalit, detta brahman,  la sede del
concepimento ed  questo brahman che Io fecondo rendendo cos possibile la
nascita di tutti gli esseri, o discendente di Bharata.

VERSO 4.
Sappi, o figlio di Kunti, che tutte le specie di vita hanno origine nella
natura materiale, e Io ne sono il padre che d il seme.

VERSO 5.
La natura materiale  formata da tre influenze: virt, passione e ignoranza.
Quando l'essere vivente entra in contatto con la natura materiale diventa
condizionato da queste influenze.

VERSO 6.
O Arjuna senza peccato, sappi che la virt, la pi pura delle influenze
materiali, illumina l'essere e lo libera dalle conseguenze di tutti i peccati.
Chi  sotto il suo influsso sviluppa conoscenza, ma diventa condizionato dal
senso di felicit che essa procura.

VERSO 7.
La passione consiste in desideri ardenti e senza fine, o figlio di Kunti. Essa
lega l'anima incarnata all'azione materiale e ai suoi frutti.

VERSO 8.
O discendente di Bharata, L'ignoranza  causa d'illusione per tutti gli
esseri. La follia, la pigrizia e il sonno, che legano l'anima condizionata,
sono il risultato di questa influenza.

VERSO 9.
La virt condiziona l'uomo alla felicit, la passione ai frutti delle azioni,
e l'ignoranza alla follia.

VERSO 10.
Talvolta la passione prevale vincendo la virt e l'ignoranza, talvolta  la
virt a vincere la passione e l'ignoranza, altre volte ancora l'ignoranza
vince virt e passione. Cos, o discendente di Bharata, questa lotta per il
sopravvento non finisce mai.

VERSO 11.
Quando tutte le porte del corpo sono illuminate dalla conoscenza, si possono
sperimentare gli effetti della virt.

VERSO 12.
O migliore dei Bharata, quando aumenta la passione aumentano i segni di un
grande attaccamento, di desideri incontrollabili, di aspirazioni ardenti e di
sforzi intensi.

VERSO 13.
O figlio di Kuru, quando l'ignoranza cresce, allora vengono le tenebre,
L'ozio, la follia e l'illusione.

VERSO 14.
Chi muore sotto l'influenza della virt si eleva ai pianeti superiori, i
pianeti puri dove vivono i grandi saggi.

VERSO 15.
Chi muore sotto l'influenza della passione rinasce tra gli uomini che si
dedicano all'azione interessata; chi muore sotto l'influenza dell'ignoranza
rinasce nel regno animale.

VERSO 16.
L'attivit compiuta sotto la virt porta alla purificazione, quella compiuta
sotto la passione porta alla sofferenza, e quella compiuta sotto l'ignoranza
porta alla stupidit.

VERSO 17.
Dalla virt nasce la vera conoscenza, dalla passione nasce l'avidit, e
dall'ignoranza nascono la folla, la stupidit e l'illusione.

VERSO 18.
Coloro che sono guidati dalla virt si elevano fino ai pianeti superiori,
coloro che sono dominati dalla passione rimangono sui pianeti intermedi,
terrestri, e coloro che sono avvolti dall'ignoranza scivolano nei mondi
infernali.

VERSO 19.
Quando in ogni azione si vede che nulla sfugge alle tre influenze della natura
materiale, e che Io, il Signore Supremo, le trascendo, allora si pu conoscere
la Mia natura spirituale.

VERSO 20.
Quando l'essere incarnato  capace di superare le tre influenze della natura
materiale si libera dalla nascita, dalla morte, dalla vecchiaia e dalle
sofferenze che ne derivano e pu gustare il nettare in questa vita stessa.

VERSO 21.
Arjuna disse: O Signore, da quali sintomi si riconosce l'essere che ha
superato le tre influenze materiali? Come si comporta? E come trascende queste
influenze?

VERSI 22-25.
Il Signore Beato disse: Colui che non prova avversione davanti
all'illuminazione, all'attaccamento e all'illusione, n prova desiderio per
queste cose in loro assenza; che essendo al di l di questi frutti portati
dalle tre influenze materiali rimane neutrale, sempre impassibile, consapevole
che niente agisce al di fuori di queste influenze; che guarda con occhio
eguale il piacere e la sofferenza, e considera dello stesso valore la zolla di
terra, il sasso e l'oro; che  saggio e reputa identici l'elogio e il
rimprovero; che non  turbato n dall'onore, n dal disonore, che tratta con
imparzialit l'amico e il nemico, e ha rinunciato a ogni attivit interessata,
di lui si dice che ha trasceso le tre influenze della natura materiale.

VERSO 26.
Colui che s'impegna completamente nel servizio di devozione, senza mai
deviare, trascende subito le tre influenze della natura materiale e raggiunge
cos il livello del brahman.

VERSO 27.
Io sono la base del Brahman impersonale, che  immortale, inesauribile,
eterno, e costituisce il principio stesso della felicit assoluta.


Capitolo 15.
LA PERSONA SUPREMA.

VERSO 1.
Il Signore Beato disse: Esiste un albero banian le cui radici si dirigono
verso l'alto e i rami verso il basso; le sue foglie sono gli inni vedici. Chi
lo conosce, conosce i Veda.

VERSO 2.
I rami di quest'albero, nutriti dalle tre influenze della natura materiale, si
estendono verso l'alto e verso il basso; le fronde sono gli oggetti dei sensi.
Alcune radici dell'albero scendono anche verso il basso e sono legate alle
azioni interessate compiute nella societ umana.

VERSI 3-4.
Nessuno, in questo mondo, pu percepire la forma precisa di questo albero.
Nessuno pu vederne la fine, l'inizio o la base. Ma con determinazione si deve
abbattere questo albero con l'arma del distacco, e cercare poi quel luogo da
cui non si torna pi indietro una volta che si  raggiunto, e l abbandonarsi
alla Persona Suprema, Dio, dal Quale tutto ha inizio e nel Quale tutto dimora
fin da tempo immemorabile.

VERSO 5.
Colui che  libero dall'illusione, dall'orgoglio e dalle false relazioni, che
comprende l'eterno, che  libero dalla lussuria e dalla dualit della gioia e
del dolore, e sa come sottomettersi alla Persona Suprema, raggiunge questo
regno eterno.

VERSO 6.
La Mia dimora non  illuminata n dal sole n dalla luna n dal fuoco. Chi la
raggiunge non torna mai pi in questo mondo.

VERSO 7.
Gli esseri viventi, nel mondo delle condizioni, sono Miei frammenti eterni. Ma
essendo condizionati lottano duramente contro i sei sensi, tra cui la mente.

VERSO 8.
Come l'aria trasporta gli odori, l'essere vivente, nel mondo materiale, porta
con s, da un corpo all'altro, le sue diverse concezioni di vita.

VERSO 9.
Ogni volta che si riveste di un nuovo corpo grossolano, l'essere vivente
ottiene un particolare senso dell'udito, della vista, del tatto, del gusto e
dell'olfatto, che gravitano intorno alla mente. Egli gode cos di una
determinata gamma di oggetti dei sensi.

VERSO 10.
Gli sciocchi non riescono a concepire come l'essere vivente lasci il corpo o
di quale tipo di corpo dovr godere sotto le tre influenze della natura
materiale. Ma colui che ha gli occhi illuminati dalla conoscenza pu vedere
tutto questo.

VERSO 11.
Lo spiritualista fermamente situato nella realizzazione spirituale vede tutto
ci con chiarezza. Ma coloro che non sono situati nella realizzazione
spirituale, sebbene si sforzino, non riescono a cogliere la verit.

VERSO 12.
Lo splendore del sole che dissipa le tenebre dell'universo intero emana da Me.
E anche lo splendore della luna e lo splendore del fuoco emanano da Me.

VERSO 13.
Entro in tutti i pianeti, e con la Mia energia li mantengo nella loro orbita.
Io divento la luna e fornisco cos la linfa vitale a tutti i vegetali.

VERSO 14.
In ogni corpo animato sono il fuoco della digestione, e anche l'aria vitale,
inspirata ed espirata. Assimilo cos i quattro tipi di alimenti.

VERSO 15.
Sono nel cuore di ogni essere e da Me viene il ricordo, la conoscenza e
l'oblio. Il fine di tutti i Veda  quello di conoscerMi; in verit, Io sono
Colui che ha composto il Vedanta, e Io sono Colui che conosce i Veda.

VERSO 16.
Ci sono due categorie di esseri: i fallibili e gli infallibili. Nel mondo
materiale tutti sono fallibili, ma nel mondo spirituale tutti sono
infallibili.

VERSO 17.
Ma oltre a questi esseri c' il pi grande di tutti gli esseri, il Signore in
Persona, che penetra nei mondi e li sostiene.

VERSO 18.
Poich Io sono trascendentale, al di l del fallibile e dell'infallibile, e
poich sono il pi grande di tutti gli esseri, il mondo e i Veda Mi
glorificano come la Persona Suprema.

VERSO 19.
Colui che Mi conosce come Dio, la Persona Suprema, e non ha dubbi, conosce
tutto; perci s'impegna con tutto s stesso nel Mio servizio di devozione, o
discendente di Bharata.

VERSO 20.
Ci che ti rivelo ora, o Arjuna senza peccato,  la parte pi confidenziale
delle Scritture vediche. Colui che la comprende diventer saggio e i suoi
sforzi lo condurranno alla perfezione.


Capitolo 16.
NATURA DIVINA E DEMONIACA.

VERSI 1-3.
Il Signore Beato disse: L'assenza di paura, la purificazione dell'esistenza,
lo sviluppo della conoscenza spirituale, la carit, il controllo di s, il
compimento dei sacrifici, lo studio dei Veda, l'austerit e la semplicit; la
non-violenza, la veridicit, l'assenza di collera; la rinuncia, la serenit,
l'avversione per la critica, la compassione, l'assenza di cupidigia; la
dolcezza, la modestia e la ferma determinazione; il vigore, il perdono, la
forza morale, la purezza, l'assenza d'invidia e di sete di onori; queste sono,
o discendente di Bharata, le qualit trascendentali degli uomini virtuosi,
degli uomini di natura divina.

VERSO 4.
Arroganza, orgoglio, collera, superbia, rudezza e ignoranza sono le quattro
caratteristiche degli uomini di natura demoniaca, o figlio di Pritha.

VERSO 5.
Le qualit divine portano alla liberazione, mentre le qualit demoniache
portano alla schiavit. Ma non temere, o figlio di Pritha, tu sei nato con
qualit divine.

VERSO 6.
O figlio di Pritha, in questo mondo esistono due categorie di esseri creati,
gli uni divini e gli altri demoniaci. Ti ho gi parlato a lungo delle qualit
divine, ora ascolta da Me gli attributi demoniaci.

VERSO 7.
Gli uomini demoniaci non sanno ci che si deve fare e ci che non si deve
fare. In loro non c' purezza, n giusta condotta, n veridicit.

VERSO 8.
Dicono che questo mondo  irreale e senza fondamento, che non c' un Dio che
lo dirige, ma  il risultato del desiderio sessuale e non ha altra causa che
la lussuria.

VERSO 9.
Partendo da tali conclusioni, i demoniaci, smarriti e privi d'intelligenza, si
dedicano a opere dannose e infami, che mirano a distruggere il mondo.

VERSO 10.
Gli uomini demoniaci si rifugiano nell'arroganza, nell'orgoglio e nella
lussuria insaziabile, diventando cos preda dell'illusione. Affascinati
dall'effimero, dedicano la loro vita ad attivit malsane.

VERSO 11.
Credono che godere dei sensi fino all'ultimo istante di vita sia la necessit
principale dell'uomo. Cos la loro ansiet non trova fine.

VERSO 12.
Incatenati da centinaia e migliaia di desideri materiali, dalla lussuria e
dalla collera, accumulano denaro con mezzi illeciti per soddisfare i sensi.

VERSI 13-15.
L'uomo demoniaco pensa: Oggi possiedo tutte queste ricchezze e secondo i miei
piani ne guadagner sempre di pi. Ora tutto questo  mio, e domani avr di
pi, sempre di pi! Quell'uomo era tra i miei nemici e io l'ho ucciso; quando
sar il momento uccider anche gli altri. Sono il padrone di tutto, sono colui
che gode di tutto. Sono perfetto, potente e felice, sono il pi ricco e sono
circondato da un'alta parentela. Non esiste nessuno potente e felice come me.
Compir sacrifici, far la carit e me ne compiacer. Ecco come queste persone
sono sviate dall'ignoranza.

VERSO 16.
Cos, confuso da varie ansiet e preso in una rete d'illusioni, diventa troppo
attaccato al piacere dei sensi e va all'inferno.

VERSO 17.
Compiaciuto di s, sempre arrogante, sviato dalla ricchezza e dal falso
prestigio, talvolta compie sacrifici che sono tali solo di nome, senza seguire
nessun principio e nessuna regola.

VERSO 18.
Rifugiandosi nel falso ego, nella prepotenza, nell'orgoglio, nella lussuria e
nella collera, il demone diventa invidioso di Dio, la Persona Suprema, che
risiede nel suo stesso corpo e in quello degli altri, e bestemmia contro la
vera religione.

VERSO 19.
Gli invidiosi e i malvagi, i pi degradati tra gli uomini, Io li getto
nell'oceano dell'esistenza materiale nelle svariate forme di vita demoniaca.

VERSO 20.
Rinascendo vita dopo vita nelle specie demoniache, queste persone non riescono
mai ad avvicinarmi. A poco a poco affondano nelle condizioni di esistenza pi
abominevoli.

VERSO 21.
Ci sono tre porte che conducono a questo inferno: la lussuria, la collera e
l'avidit. Ogni uomo sano di mente deve allontanarsene perch conducono alla
degradazione dell'anima.

VERSO 22.
O figlio di Kunti, l'uomo che ha saputo evitare queste tre porte dell'inferno
si dedica ad attivit favorevoli alla realizzazione spirituale e cosi
gradualmente raggiunge la destinazione suprema.

VERSO 23.
Colui, invece, che rifiuta i precetti delle Scritture per agire secondo il
proprio capriccio, non raggiunge n la perfezione, n la felicit, n la
destinazione suprema.

VERSO 24.
Sappi dunque determinare, alla luce dei principi delle Scritture, qual' il
tuo dovere e quale non lo . Conoscendo queste regole, agisci in modo da
elevarti gradualmente.


Capitolo 17.
LE DIVISIONI DELLA FEDE.

VERSO 1.
Arjuna disse: O Krsna, qual' la condizione di colui che non segue i princpi
delle Scritture, ma si vota a un culto di sua invenzione? E' in virt, in
passione o in ignoranza?

VERSO 2.
Il Signore Beato disse: Secondo l'influenza materiale che l'essere incarnato
subisce, la sua fede pu appartenere alla virt, alla passione o
all'ignoranza. Ascolta la Mia parola a questo proposito.

VERSO 3.
Secondo l'influenza materiale che domina la sua esistenza, l'essere sviluppa
un particolare tipo di fede. Si dice che l'essere vivente sia di questa o
quella fede secondo l'influenza materiale che subisce.

VERSO 4.
Gli uomini in virt adorano gli esseri celesti; quelli in passione adorano i
demoni, e quelli in ignoranza adorano i fantasmi e gli spiriti.

VERSI 5-6.
Coloro che si sottopongono a severe austerit e penitenze che non sono
raccomandate nelle Scritture, eseguendole per orgoglio, egotismo, cupidigia e
attaccamento, spinti dalla passione, e torturano il loro corpo senza
comprendere che torturano anche l'Anima Suprema, situata in essi, sappi che
sono demoni.

VERSO 7.
Anche i cibi, graditi a tutti, sono di tre tipi, che corrispondono alle tre
influenze della natura materiale. Questo vale anche per i sacrifici, le
austerit e la carit. Ascolta ci che li distingue.

VERSI 8-10.
I cibi in virt accrescono la durata della vita, purificano l'esistenza e
danno forza, salute, gioia e soddisfazione. Questi cibi sostanziosi sono
dolci, succosi, grassi e saporiti. I cibi troppo amari, aspri, salati,
piccanti, secchi o caldi, sono preferiti da chi  dominato dalla passione.
Essi generano sofferenza, infelicit e malattia. I cibi cotti pi di tre ore
prima di essere consumati, privi di gusto, di freschezza, puzzolenti,
decomposti e impuri, sono preferiti da chi  sotto l'influenza dell'ignoranza.

VERSO 11.
Tra i sacrifici, quello che si compie per dovere, secondo le regole delle
Scritture e senza aspettarsi alcuna ricompensa, appartiene alla virt.

VERSO 12.
Ma il sacrificio compiuto per qualche scopo o beneficio materiale, o in modo
vanitoso, per orgoglio, appartiene alla passione, o migliore dei Bharata.

VERSO 13.
E quel sacrificio compiuto senza alcuna fede e contrario ai princpi delle
Scritture, in cui nessun cibo consacrato  distribuito, nessun inno cantato,
in cui i sacerdoti non ricevono nessun dono in cambio, appartiene
all'ignoranza.

VERSO 14.
Le austerit del corpo sono: adorare il Signore Supremo, i brahmana, il
maestro spirituale e i superiori come il padre e la madre. La pulizia, la
semplicit, la continenza e la non-violenza sono anch'esse austerit del
corpo.

VERSO 15.
L'austerit della parola consiste nell'usare un linguaggio veritiero, volto al
bene di tutti, e nell'evitare i termini offensivi. Bisogna anche recitare
regolarmente i Veda.

VERSO 16.
Serenit, semplicit, gravit, controllo di s e purezza di pensiero sono le
austerit della mente.

VERSO 17.
La triplice unione di queste austerit, praticata con fede dagli uomini il cui
scopo non  quello di ottenere qualche beneficio per s, ma quello di
soddisfare il Supremo, appartiene alla virt.

VERSO 18.
Ma quelle penitenze e austerit ostentate che si compiono per ottenere
rispetto, onore e venerazione, si dice che appartengano alla passione. Esse
non sono n stabili n permanenti.

VERSO 19.
Infine, le penitenze e le austerit compiute stupidamente e fatte di torture
ostinate, oppure subite per ferire o distruggere gli altri, si dice che
appartengano all'ignoranza.

VERSO 20.
La carit fatta per dovere, senza aspettarsi niente in cambio, nelle giuste
condizioni di tempo e di luogo e alla persona che ne  degna, si dice che
appartenga alla virt.

VERSO 21.
La carit compiuta con la speranza di una ricompensa o con il desiderio di un
risultato interessato, o fatta a malincuore, appartiene alla passione.

VERSO 22.
Infine, la carit fatta in tempi e luoghi inopportuni e a persone che non ne
sono degne, o compiuta in modo irrispettoso e sprezzante, appartiene
all'ignoranza.

VERSO 23.
Dalle origini della creazione le tre sillabe om tat sat servono a designare la
Verit Suprema e Assoluta (Brahman). Per la soddisfazione del Supremo, i
brahmana le pronunciano durante il canto degli inni vedici e il compimento dei
sacrifici.

VERSO 24.
Gli spiritualisti iniziano sempre i loro sacrifici, austerit e atti
caritatevoli pronunciando l'om, al fine di raggiungere il Supremo.

VERSO 25.
I sacrifici, le austerit e la carit si devono compiere pronunciando la
parola tat. Lo scopo di queste attivit trascendentali  quello di liberarsi
dal condizionamento materiale

VERSI 26-27.
La Verit Assoluta  lo scopo delle pratiche devozionali e La si designa con
la parola sat. Queste pratiche, sacrifici, austerit e carit, in armonia con
l'Assoluto, sono compiute per il piacere della Persona Suprema, o figlio di
Pritha.

VERSO 28.
Ma i sacrifici, le austerit e la carit compiuti senza fede nel Supremo sono
temporanei, o figlio di Pritha, qualunque siano i riti che li accompagnano.
Sono detti asat e sono inutili, sia in questa vita sia nella prossima.


Capitolo 18.
LA PERFETTA RINUNCIA.

VERSO 1.
Arjuna disse: O Signore dalle braccia possenti, vorrei conoscere lo scopo
della rinuncia (tyaga) e quello dell'ordine di rinuncia (sannyasa), o uccisore
del demone Keshi, o Hrishikesha.

VERSO 2.
Il Signore Beato disse: Abbandonare i frutti di ogni azione  ci che i saggi
chiamano rinuncia (tyaga). E ci che i grandi eruditi chiamano sannyasa  la
condizione dell'uomo che pratica questa rinuncia.

VERSO 3.
Alcuni eruditi affermano che si deve abbandonare ogni azione interessata,
mentre altri sostengono che gli atti di sacrificio, di austerit e di carit
non devono mai essere abbandonati.

VERSO 4.
O migliore dei Bharata, ora ascolta da me la natura della rinuncia. O tigre
tra gli uomini, le Scritture menzionano tre tipi di rinuncia.

VERSO 5.
Non si deve rinunciare agli atti di sacrificio, di austerit e di carit;
bisogna senz'altro compierli. In realt, i sacrifici, le austerit e la carit
purificano persino le grandi anime.

VERSO 6.
Tutte queste pratiche devono essere compiute senza aspettarsi alcun risultato.
Devono essere compiute soltanto per dovere, o figlio di Pritha. Questa  la
Mia opinione conclusiva.

VERSO 7.
Non si deve mai rinunciare al dovere prescritto. Se, nell'illusione l'uomo
abbandona il dovere prescritto, la sua rinuncia  sotto l'influenza
dell'ignoranza.

VERSO 8.
Colui che, per paura o ritenendolo difficile, abbandona il dovere prescritto,
 sotto l'influenza della passione. Un atto simile non conduce mai alla
elevazione che si ottiene con la rinuncia.

VERSO 9.
Ma la rinuncia di colui che compie il dovere prescritto soltanto perch
dev'essere compiuto, senza alcun attaccamento ai frutti delle sue attivit,
deriva dalla virt, o Arjuna.

VERSO 10.
Coloro che sono situati nella virt, che non odiano l'azione sfavorevole n si
attaccano all'azione favorevole, non hanno dubbi sull'agire.

VERSO 11.
In realt  impossibile per l'essere incarnato rinunciare a ogni azione.
Perci si dice che pratica la vera rinuncia colui che rinuncia ai frutti
dell'azione.

VERSO 12.
Il triplice risultato delle azioni, desiderabile, indesiderabile e misto,
attende, dopo la morte, l'uomo che non ha praticato la rinuncia. Ma coloro che
sono nell'ordine di rinuncia non dovranno godere n soffrire di tale
risultato.

VERSO 13-14.
O Arjuna dalle braccia potenti, ascolta da Me i cinque fattori dell'azione.
Sono descritti dalla filosofia sankhya come il luogo dell'azione, l'autore, i
sensi, lo sforzo e l'Anima Suprema.

VERSO 15.
Qualsiasi azione, buona o cattiva, che l'uomo compie con il corpo, la mente o
la parola,  causata da questi cinque fattori.

VERSO 16.
Perci, colui che crede di essere il solo ad agire, senza considerare i cinque
fattori dell'azione, non  certo molto intelligente ed  incapace di vedere le
cose cos come sono.

VERSO 17.
Colui che non  motivato dal falso ego e la cui intelligenza non 
condizionata, anche se uccidesse in questo mondo, non uccide. E i suoi atti
non lo legano mai.

VERSO 18.
La conoscenza, l'oggetto della conoscenza e colui che conosce sono i tre
fattori che provocano l'azione. I sensi, l'azione in s e il suo autore
formano la triplice base di ogni azione.

VERSO 19.
In accordo alle tre influenze della natura materiale, ci sono tre tipi di
conoscenza, di azioni e di autori. Ascolta mentre te li descrivo.

VERSO 20.
Quella conoscenza che permette di distinguere in tutte le esistenze una natura
spirituale unica, eterna, una nella molteplicit,  sotto l'influenza della
virt.

VERSO 21.
Ma quella conoscenza che ci fa percepire l'esistenza di esseri di natura
differente nei diversi corpi,  sotto l'influenza della passione.

VERSO 22.
E quella conoscenza cieca alla verit e molto limitata, con cui ci si attacca
a un solo tipo di attivit come se fosse tutto,  dominata dalle tenebre
dell'ignoranza.

VERSO 23.
L'azione dettata dal dovere, compiuta senza attaccamento, senza attrazione, n
avversione, da colui che ha rinunciato ai suoi frutti,  sotto l'influenza
della virt.

VERSO 24.
Ma l'azione compiuta con grande sforzo da colui che mira all'appagamento dei
desideri, motivata dal falso ego,  sotto l'influenza della passione.

VERSO 25.
E quell'azione compiuta nell'incoscienza e nell'illusione, senza considerare
le conseguenze o l'incatenamento che comporta, che fa violenza agli altri ed 
inattuabile,  sotto l'influenza dell'ignoranza.

VERSO 26.
Chi agisce libero da ogni attaccamento materiale e dal falso ego, entusiasta,
risoluto e indifferente al successo come al fallimento,  sotto l'influenza
della virt.

VERSO 27.
Ma chi agisce attaccandosi ai frutti del suo lavoro e desidera goderne con
passione, che  avido, invidioso, impuro, trasportato dalle gioie e dai
dolori,  sotto l'influenza della passione.

VERSO 28.
E chi agisce sempre contro i precetti delle Scritture, materialista, ostinato,
furbo e abile a insultare, pigro, sempre triste, che rimanda continuamente
all'indomani,  sotto l'influenza dell'ignoranza.

VERSO 29.
Ascolta ora, o conquistatore delle ricchezze, mentre ti descriver nei
particolari i tre tipi d'intelligenza e di determinazione, secondo le tre
influenze della natura materiale.

VERSO 30.
O figlio di Pritha, quell'intelligenza che permette di distinguere ci che si
dovrebbe fare da ci che non si dovrebbe fare, ci che  da temere e ci che
non lo , ci che incatena e ci che libera,  sotto l'influenza della virt.

VERSO 31.
Ma l'intelligenza che non distingue la via della religione da quella
dell'irreligione, n distingue ci che si dovrebbe fare da ci che non si
dovrebbe fare, quest'intelligenza imperfetta, o figlio di Pritha,  sotto
l'influenza della passione.

VERSO 32.
E quell'intelligenza che scambia l'irreligione per religione e la religione
per irreligione, che  dominata dall'illusione e dalle tenebre, che si volge
sempre nella direzione sbagliata, o Partha,  sotto l'influenza
dell'ignoranza.

VERSO 33.
O figlio di Pritha, la determinazione che non si pu spezzare, sostenuta con
fermezza dalla pratica dello yoga e che domina la mente, la vita stessa e le
attivit dei sensi,  sotto l'influenza della virt.

VERSO 34.
Ma la determinazione con cui si ricerca fortemente qualche interesse personale
nella religione, nello sviluppo economico e nella gratificazione dei sensi, o
Arjuna,  sotto l'influenza della passione.

VERSO 35.
E la determinazione che non pu condurre oltre il sogno, la paura, i lamenti,
la tristezza e l'illusione, questa determinazione inutile  sotto l'influenza
dell'ignoranza.

VERSI 36-37.
O migliore dei Bharata, ascolta ora la descrizione dei tre tipi di felicit di
cui gode l'essere condizionato e che lo conducono talvolta al termine di ogni
sofferenza. La felicit che all'inizio  come veleno, ma alla fine  come
nettare, e che risveglia alla realizzazione spirituale,  sotto l'influenza
della virt.

VERSO 38.
Ma la felicit nata dal contatto dei sensi con i loro oggetti, che all'inizio
sembra nettare, ma alla fine  come veleno,  sotto l'influenza della
passione.

VERSO 39.
E quella felicit cieca alla realizzazione spirituale, che  solo illusione
dall'inizio alla fine, nata dal sonno, dall'ozio e dall'errore  sotto
l'influenza dell'ignoranza.

VERSO 40.
Nessuno, n sulla Terra n tra gli esseri celesti, sui pianeti superiori, 
libero dalle tre influenze della natura materiale.

VERSO 41.
Brahmana, kshatriya, vaishya e sudra si distinguono per le qualit che
manifestano nell'azione, o vincitore dei nemici, secondo le tre influenze
della natura materiale.

VERSO 42.
Serenit, controllo di s, austerit, purezza, tolleranza, onest, saggezza,
conoscenza e piet sono le qualit che accompagnano l'attivit del brahmana.

VERSO 43.
Eroismo, potenza, delerminazione, ingegnosit, coraggio in battaglia,
generosit e arte di governare sono le qualit che accompagnano le attivit
dello kshatriya.

VERSO 44.
La tendenza a coltivare la terra, ad allevare il bestiame e a commerciare sono
legate all'attivit del vaishya. Il sudra, invece, serve gli altri col suo
lavoro.

VERSO 45.
Seguendo, nelle sue attivit, la propria natura, ogni uomo pu diventare
perfetto. Ascolta ora, ti prego, come si giunge a questo.

VERSO 46.
Adorando il Signore, che  la fonte di tutti gli esseri ed  onnipresente,
L'uomo pu, compiendo il proprio dovere, raggiungere la perfezione.

VERSO 47.
E' meglio compiere il proprio dovere, anche se in modo imperfetto, che
accettare il dovere di un altro e compierlo perfettamente. Eseguendo i doveri
prescritti secondo la propria natura non s'incorre mai nel peccato.

VERSO 48.
Ogni impresa  coperta da qualche errore, come il fuoco  coperto dal fumo.
Perci, o figlio di Kunti, nessuno deve abbandonare l'attivit propria della
sua natura, anche se  piena di sbagli.

VERSO 49.
Si possono ottenere i frutti della rinuncia semplicemente col controllo di s,
il distacco dalle cose di questo mondo e il disinteresse verso i piaceri
materiali. Questa  la pi alta perfezione della rinuncia.

VERSO 50.
O figlio di Kunti, ascolta da Me brevemente come si pu raggiungere la
perfezione suprema, il livello del brahman, agendo nel modo che ti esporr.

VERSI 51-53.
Purificato dall'intelligenza, controllando la mente con determinazione,
rinunciando agli oggetti della gratificazione dei sensi, libero
dall'attaccamento e dall'avversione, l'uomo che vive in un luogo solitario,
che mangia poco e controlla il corpo e la lingua, che dimora sempre in
contemplazione, distaccato, senza falso ego, senza vana potenza e vanagloria,
senza cupidigia n collera, che non accetta le cose materiali, libero da ogni
senso di possesso, sereno, quest'uomo  perfettamente elevato al livello della
realizzazione spirituale.

VERSO 54.
Colui che raggiunge il livello trascendentale realizza subito il Brahman
Supremo. Non si lamenta mai e non aspira mai a niente; si mostra uguale verso
tutti gli esseri viventi. In questa condizione pu servirMi con una devozione
pura.

VERSO 55.
Si pu conoscere il Signore Supremo cos com' solo attraverso il servizio di
devozione. E quando si diventa pienamente coscienti di Lui grazie a questa
devozione si pu entrare nel regno di Dio.

VERSO 56.
Sebbene impegnato in ogni tipo di attivit, il Mio devoto, sotto la Mia
protezione, raggiunge, per la Mia grazia, l'eterna e immortale dimora.

VERSO 57.
In tutte le attivit dipendi solo da Me e agisci sempre sotto la Mia
protezione. In questo servizio di devozione sii pienamente cosciente di Me.

VERSO 58.
Se diventi cosciente di Me supererai, per la Mia grazia, tutti gli ostacoli
dell'esistenza condizionata. Se invece non agisci con questa coscienza, ma con
falso ego, non ascoltandoMi, sarai perduto.

VERSO 59.
Se non agisci secondo le Mie direzioni e non combatti, allora sarai fuorviato.
Spinto dalla tua natura, dovrai combattere ugualmente.

VERSO 60.
Preso dall'illusione, ora rifiuti di agire secondo le Mie istruzioni. Ma,
costretto dalla tua stessa natura, dovrai agire ugualmente, o figlio di Kunti.

VERSO 61.
Il Signore Supremo  situato nel cuore di ognuno, o Arjuna, e dirige l'errare
di tutti gli esseri viventi, che si trovano, ciascuno, come in una macchina (o
strumento), costituita di energia materiale.

VERSO 62.
Abbandonati completamente a Lui, o discendente di Bharata. Per la Sua grazia
raggiungerai la pace trascendentale e l'eterna e suprema dimora.

VERSO 63.
Ti ho svelato cos la conoscenza pi confidenziale. Rifletti profondamente,
poi agisci come credi.

VERSO 64.
Poich tu sei un Mio carissimo amico, ti rivelo la parte pi confidenziale
della conoscenza. Ascolta la Mia parola, detta per il tuo bene.

VERSO 65.
Pensa sempre a Me e diventa Mio devoto. AdoraMi e offriMi i tuoi omaggi. Cos,
certamente, verrai a Me. Te lo prometto perch tu sei un amico, infinitamente
caro a Me.

VERSO 66.
Lascia ogni forma di religione e abbandonati a Me. Io ti liberer da tutte le
reazioni del peccato. Non temere.

VERSO 67.
Questa conoscenza confidenziale non dovr essere rivelata agli uomini non
austeri, non devoti, non impegnati nel servizio di devozione, o a coloro che
sono invidiosi di Me.

VERSO 68.
Per chi insegna questo segreto supremo ai Miei devoti, il servizio di
devozione  assicurato e alla fine, senza dubbio, torner a Me. Nessuno dei
Miei servitori, in questo mondo, Mi  pi caro di lui, e mai nessuno Mi sar
pi caro.

VERSO 69.
Nessuno dei Miei servitori, in questo mondo, Mi  pi caro di lui, e mai
nessuno Mi sar pi caro.

VERSO 70.
Io dichiaro che colui che studia questo nostro colloquio sacro Mi adora con la
sua intelligenza.

VERSO 71.
E chi l'ascolta con fede e senza invidia si libera dalle reazioni dei suoi
peccati e raggiunge i pianeti dove vivono i virtuosi.

VERSO 72.
O Arjuna, conquistatore delle ricchezze, hai ascoltato con mente perfettamente
attenta? Le tue illusioni e la tua ignoranza si sono ora dissipate?

VERSO 73.
Arjuna disse: Mio caro Krsna, o infallibile, la mia illusione  ora svanita.
Per la Tua grazia ho ritrovato la memoria, e ora sono determinato e libero dal
dubbio, pronto ad agire secondo le Tue istruzioni.

VERSO 74.
Sanjaya disse: Questo  il dialogo che ho udito tra due grandi anime, Krsna e
Arjuna; dialogo cos meraviglioso da farmi rizzare i peli sul corpo.

VERSO 75.
Per la grazia di Vyasa ho udito questo colloquio, il pi confidenziale,
direttamente dal maestro di tutto il misticismo, Krsna, che parlava
personalmente ad Arjuna.

VERSO 76.
O re, ricordando ancora questo meraviglioso e santo dialogo tra Krsna e
Arjuna, provo una gioia immensa e tremo a ogni istante.

VERSO 77.
O re, quando ricordo la stupenda forma di Krsna, ancora pi grande  la mia
meraviglia, e sempre pi intensa  la mia gioia.

VERSO 78.
Ovunque si trovi Krsna, il maestro di tutti i mistici, e ovunque si trovi
Arjuna, L'arciere supremo, l regnano sicuramente opulenza, vittoria,
straordinaria potenza e moralit. Questa  la mia opinione.

FINE.
