





    Traduzioni telematiche a cura di
    Rosaria Biondi, Nadia Ponti, Giulio Cacciotti, Vincenzo Guagliardo
    (Casa di Reclusione - Opera)




    Progetto Memoria.
    LA MAPPA PERDUTA.

    Roma, Sensibili alle foglie, 1994.
    Su concessione Sensibili alle foglie.




    INDICE.

    Ringraziamenti: pagina 15.
    Introduzione: pagina 16.

    Le organizzazioni.
    Introduzione: pagina 26.
    Elenco delle organizzazioni e delle sigle: pagina 30.

    Le organizzazioni maggiori.
    Gruppi Armati Partigiani (GAP): pagina 37.
    Gruppo 22 Ottobre: pagina 48.
    Brigate Rosse (B.R.): pagina 56.
    Nuclei Armati Proletari (NAP): pagina 90.
    Formazioni Comuniste Armate (F.C.A.): pagina 103.
    Unit Comuniste Combattenti (U.C.C.): pagina 110.
    Comitati Comunisti Rivoluzionari (Co.Co.Ri.): pagina 118.
    Prima Linea (P.L.): pagina 128.
    Brigate Comuniste (B.C.): pagina 149.
    Collettivi Politici Veneti per il Potere Operaio: pagina 157.
    Azione Rivoluzionaria (A.R.): pagina 169.
    Formazioni Comuniste Combattenti (F.C.C.): pagina 179.
    Proletari Armati per il Comunismo (PAC): pagina 189.
    Primi Fuochi di Guerriglia: pagina 197.
    Barbagia Rossa: pagina 203.
    Reparti Comunisti d'Attacco (R.C.A.): pagina 211.
    Movimento Comunista Rivoluzionario (M.C.R.): pagina 217.
    Nuclei Comunisti Territoriali: pagina 224.
    Brigata 28 Marzo: pagina 230.
    Brigate Rosse - Walter Alasia (B.R.-W.A.): pagina 236.
    Comunisti Organizzati per la  Liberazione  Proletaria  (COLP):  pagina
    245.
    Brigate Rosse - Partito della Guerriglia (B.R.-P.G.): pagina 254.
    Brigate  Rosse  -  Partito Comunista Combattente (B.R.-P.C.C.): pagina
    264.
    Unione dei Comunisti Combattenti (U.d.C.C.): pagina 274.

    Le organizzazioni minori.
    Fronte Armato Rivoluzionario Operaio (FARO): pagina 281.
    Pantere Rosse: pagina 284.
    Brigata Proletaria Erminio Ferretto: pagina 286.
    Proletari Armati in Lotta (P.A.I.L.): pagina 287.
    Lotta Armata per il Comunismo: pagina 289.
    Brigata Bruno Valli: pagina 291.
    Brigata d'Assalto Dante di Nanni: pagina 293.
    Gruppi Armati Radicali per il Comunismo: pagina 295.
    Squadre Proletarie di  Combattimento  per  l'esercito  di  Liberazione
    Comunista: pagina 296.
    Nuclei Comunisti Combattenti (N.C.C.): pagina 298.
    Nuclei  Armati  per il Potere Operaio - Nuclei Armati Comunisti (NAPO-
    NAC): pagina 300.
    Movimento Proletario di Resistenza Offensiva (M.P.R.O.): pagina 304.
    Guerriglia Comunista: pagina 306.
    Fronte Comunista Combattente - Marche: pagina 309.
    Guerriglia Rossa: pagina 311.
    Brigata Antonio Lo Muscio: pagina 312.
    Nuclei Comunisti: pagina 313.
    Colonna Fabrizio Pelli: pagina 315.
    Nucleo di Comunisti: pagina 317.
    Colonna 2 Agosto (2 Agosto): pagina 321.
    Potere Rosso: pagina 323.
    Potere Proletario Armato: pagina 325.
    Cellula per la costruzione del Partito Comunista  Combattente:  pagina
    327.

    Gli organismi legali.
    Soccorso Rosso: pagina 328.
    Organizzazione Consiliare "I Comontisti": pagina 332.

    Periodici:
    Controinformazione: pagina 334.
    Rosso: pagina 335.
    Anarchismo: pagina 336.
    Senza tregua: pagina 337.
    Corrispondenza Internazionale: pagina 339.
    Senza Galere: pagina 340.
    Metropoli: pagina 341.
    il Bollettino: pagina 342.

    Hyperion: pagina 343.
    7 Aprile (inchiesta giudiziaria contro l'Autonomia): pagina 345.

    I militanti deceduti.
    Introduzione: pagina 347.
    Dati socio-statistici: pagina 350
    Elenco alfabetico: pagina 353.
    Giangiacomo Feltrinelli (Osvaldo): pagina 357.
    Luca Mantini e Giuseppe Romeo (Sergio): pagina 366.
    Bruno Valli: pagina 369.
    Giuseppe Vitaliano Principe: pagina 371.
    Giovanni Taras: pagina 372.
    Margherita Cagol Curcio (Mara): pagina 374.
    Annamaria Mantini (Luisa): pagina 381.
    Mario Salvi: pagina 384.
    Martino Zichittella: pagina 386.
    Walter Alasia (Luca): pagina 388.
    Antonio Lo Muscio (Silvio): pagina 391.
    Romano Tognini (Valerio): pagina 394.
    Attilio Di Napoli e Aldo Marin Pinones (Rico): pagina 396.
    Rocco Sardone: pagina 398.
    Roberto Rigobello (Rigo): pagina 400.
    Francesco Giuri (Camillo): pagina 402.
    Roberto Capone (Gino): pagina 404.
    Barbara Azzaroni (Carla) e Matteo Caggegi (Charlie): pagina 406.
    Maria  Antonietta  Berna,  Angelo Del Santo e Alberto Graziani: pagina
    410.
    Lorenzo Bortoli: pagina 416.
    Luigi Mascagni: pagina 422.
    Fabrizio Pelli: pagina 424.
    Salvatore Cinieri: pagina 426.
    Francesco Berardi (Cesare): pagina 428.
    Roberto Pautasso (Berto): pagina 432.
    Giovanni Mario Bitti e Francesco Masala: pagina 434.
    William Waccher: pagina 436.
    Lorenzo Betassa (Antonio),  Riccardo Dura (Roberto),  Annamaria Ludman
    (Cecilia) e Piero Panciarelli (Pasquale): pagina 438.
    Edoardo Arnaldi: pagina 445.
    Marino Pallotto (Sergio): pagina 450.
    Arnaldo  Genoino (Spinola - Bruno) e Claudio Pallone (Ernesto): pagina
    453.
    Walter Pezzoli (Giorgio) e Roberto Serafini (Marco): pagina 455.
    Alberto Buonoconto: pagina 460.
    Gianfranco Faina: pagina 464.
    Roberto Peci: pagina 467.
    Giorgio Soldati (Tommy): pagina 474.
    Lucio Di Giacomo (Olmo): pagina 477.
    Umberto Catabiani (Andrea): pagina 479.
    Rocco Polimeni: pagina 481.
    Ennio Di Rocco (Riccardo): pagina 483.
    Stefano Ferrari (Rico): pagina 486.
    Maurizio Biscaro (Bruno): pagina 490.
    Gaetano Sava (Pupa): pagina 492.
    Ciro Rizzato (Franco): pagina 494.
    Manfredi De Stefano: pagina 496.
    Laura Bartolini: pagina 498.
    Antonio Gustini (Vittorio): pagina 500.
    Pietro Maria Greco (Pedro): pagina 502.
    Wilma Monaco (Roberta): pagina 507.
    Dario Bertagna: pagina 509.
    Gino Liverani (Diego): pagina 511.
    Paolo Sivieri: pagina 512.
    Nicola Giancola: pagina 516.
    Ermanno Faggiani: pagina 519.
    Carlo Pulcini: pagina 520.
    Claudio Carbone: pagina 521.
    Sergio Spazzali: pagina 523.

    Le persone decedute.
    Introduzione: pagina 525.
    Dati socio-statistici: pagina 527.
    Elenco alfabetico: pagina 531.
    Alessandro Floris: pagina 537.
    Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola: pagina 539.
    Felice Maritano: pagina 541.
    Andrea Lombardini: pagina 543.
    Giovanni D'Alfonso: pagina 544.
    Antonio Niedda: pagina 545.
    Mario Zicchieri: pagina 546.
    Enrico Pedenovi: pagina 547.
    Francesco Coco, Antioco Dejana e Giovanni Saponara: pagina 548.
    Francesco Cusano: pagina 551.
    Prisco Palumbo: pagina 552.
    Sergio Bazzega e Vittorio Padovani: pagina 554.
    Lino Ghedini: pagina 556.
    Giuseppe Ciotta: pagina 557.
    Claudio Graziosi: pagina 559.
    Fulvio Croce: pagina 560.
    Carlo Casalegno: pagina 562.
    Carmine De Rosa: pagina 564.
    Fausto Dionisi: pagina 566.
    Gianfranco Spighi: pagina 567.
    Riccardo Palma: pagina 568.
    Rosario Berardi: pagina 569.
    Raffaele Iozzino,  Oreste Leonardi,  Domenico Ricci,  Giulio Rivera  e
    Francesco Zizzi: pagina 570.
    Lorenzo Cotugno: pagina 573.
    Francesco Di Cataldo: pagina 575.
    Aldo Moro: pagina 577.
    Antonio Santoro: pagina 580.
    Giampiero Cacioni: pagina 582.
    Antonio Esposito: pagina 583.
    Pietro Coggiola: pagina 584.
    Girolamo Tartaglione: pagina 585.
    Alfredo Paolella: pagina 587.
    Maurizio Tucci: pagina 589.
    Giampiero Grandi: pagina 590.
    Fedele Calvosa, Giuseppe Pagliei e Luciano Rossi: pagina 591.
    Saaudi Vaturi: pagina 593.
    Enrico Donati: pagina 594.
    Salvatore Lanza e Salvatore Porceddu: pagina 595.
    Giuseppe Lorusso: pagina 596.
    Guido Rossa: pagina 597.
    Emilio Alessandrini: pagina 599.
    Lino Sabbadin: pagina 601.
    Luigi Pietro Torregiani: pagina 603.
    Rosario Scalia: pagina 606.
    Emanuele Iurilli: pagina 607.
    Giuseppe Gurrieri: pagina 609.
    Italo Schettini: pagina 610.
    Andrea Campagna: pagina 611.
    Antonio Mea e Pietro Ollanu: pagina 613.
    Bartolomeo Mana: pagina 615.
    Antonio Varisco: pagina 616.
    Carmine Civitate: pagina 618.
    Carlo Ghiglieno: pagina 620.
    Michele Granato: pagina 621.
    Vittorio Battaglini e Mario Tosa: pagina 622.
    Domenico Taverna: pagina 624.
    Mariano Romiti: pagina 625.
    Antonio Cestari, Rocco Santoro e Michele Tatulli: pagina 626.
    Sergio Gori: pagina 628.
    Antonio Casu e Emanuele Tuttobene: pagina 629.
    Carlo Ala: pagina 631.
    Paolo Paoletti: pagina 633.
    Vittorio Bachelet: pagina 634.
    Nicola Giacumbi: pagina 636.
    Girolamo Minervini: pagina 637.
    Guido Galli: pagina 638.
    Giuseppe Pisciunieri: pagina 640.
    Alfredo Albanese: pagina 641.
    Pino Amato: pagina 642.
    Walter Tobagi: pagina 643.
    Antonio Chionna: pagina 645.
    Ippolito Cortellessa e Pietro Cuzzoli: pagina 646.
    Renato Briano: pagina 648.
    Filippo Giuseppe: pagina 650.
    Manfredo Mazzanti: pagina 651.
    Alfio Zappal: pagina 652.
    Enrico Rizieri Galvaligi: pagina 653.
    Luigi Marangoni: pagina 655.
    Raffaele Cinotti: pagina 656.
    Mario Canciello e Luigi Carbone: pagina 657.
    Antonino Rinaldo: pagina 659.
    Antonino Frasca: pagina 660.
    Nicolino Zidda: pagina 661.
    Sebastiano Vinci: pagina 662.
    Giuseppe Taliercio: pagina 663.
    Luigi Carluccio: pagina 665.
    Santo Lanzafame: pagina 666.
    Francesco Rucci: pagina 667.
    Eleno Viscardi: pagina 668.
    Angelo Furlan: pagina 669.
    Giuseppe Savastano e Euro Tarsilli: pagina 671.
    Raffaele Delcogliano e Aldo Iermano: pagina 672.
    Antonio Ammaturo e Pasquale Paola: pagina 673.
    Antonio Bandiera, Mario De Marco e Antonio Palumbo: pagina 674.
    Benito Atzei: pagina 676.
    Sebastiano D'Alleo e Antonio Pedio: pagina 677.
    Germana Stefanini: pagina 679.
    Leamon Ray Hunt: pagina 680.
    Ezio Tarantelli: pagina 682.
    Lando Conti: pagina 684.
    Rolando Lanari e Giuseppe Scravaglieri: pagina 686.
    Licio Giorgieri: pagina 688.
    Roberto Ruffilli: pagina 690.

    I dati generali.
    Introduzione: pagina 692.
    Dati socio-statistici generali: pagina 696.
    Dati relativi agli eventi in cui hanno incontrato la morte i militanti
    delle organizzazioni armate dal 1969 ad oggi: pagina 702.
    Dati  relativi agli eventi in cui hanno incontrato la morte le persone
    colpite dalle organizzazioni armate di  sinistra  dal  1969  al  1989:
    pagina 706.
    I prigionieri politici.
    Introduzione: pagina 710.
    Dati socio-statistici: pagina 712.



















    Ringraziamenti.

    La ricerca da cui prende avvio questo libro  stata condotta da Renato
    Curcio  (per  la  coordinazione  generale  e  la  redazione),  Stefano
    Petrelli (per la realizzazione informatica),  Claudio Piunti  (per  la
    selezione  del  materiale  documentario),  Maria  Rita  Prette (per la
    ricerca delle fonti e l'organizzazione del testo).
    Ma questa ricerca non sarebbe stata possibile senza il sostegno  e  la
    collaborazione  di  decine  di persone,  molte delle quali a suo tempo
    militanti nelle  organizzazioni  armate,  che  ci  hanno  fatto  avere
    testimonianze,    documenti    ed    informazioni    altrimenti    non
    rintracciabili.
    Sarebbe troppo lungo farne  qui  l'elenco  e  perci  ci  limitiamo  a
    ricordarli tutti in un unico grazie.
    Ringraziamo  anche  tutte  le  persone  che,  quando  l'idea di questa
    ricerca  nata, hanno contribuito economicamente a renderla possibile.
    Inoltre,  poich i costi per la realizzazione  del  libro  sono  stati
    molto  alti,  ringraziamo  tutti coloro che,  preacquistando una o pi
    copie, o impegnandosi nella campagna di prevendita,  ci hanno messo in
    grado di sostenerli.
    Ringraziamo  anticipatamente  anche  tutti  coloro  che,  riscontrando
    inesattezze e lacune, vorranno segnalarcele.
    Introduzione.

    Sul fenomeno armato che si  sviluppato in  Italia  dalla  fine  degli
    anni  '60  alla  fine degli anni '80,  si sono spese e si continuano a
    spendere infinite parole.  Ci non significa  per  che  esse  abbiano
    consentito o consentano di fare dei passi avanti verso una sua maggior
    comprensione.  Queste parole,  infatti, molto spesso hanno lo scopo di
    seppellire sotto una coltre di apparenze un rimosso sociale tra i  pi
    coriacei della storia recente.  E questo non  strano, dal momento che
    dire della lotta armata implica il dirsi dei soggetti  -  di  tutti  i
    soggetti    -    che  sono  entrati  in conflitto in qualche modo;  un
    confronto difficile, che fino ad oggi non  stato possibile per alcune
    ragioni.
    Sul piano politico resta aperta la questione dei prigionieri  e  degli
    esuli,  e  con  essa  il  dispositivo culturale che vincola lo scambio
    simbolico tra le parti allo schema vincitore-vinto ed alla conseguente
    richiesta di prestazione che il primo rivolge al secondo.
    Sul piano sociale il blocco delle emozioni  fissate  agli  anni  dello
    scontro  rende  difficile  ogni tentativo di elaborare uno sguardo pi
    ampio, capace di storicizzarlo.
    Sul  piano  culturale,   infine,   l'incapacit  di  elaborare  schemi
    d'interpretazione  della complessit sociale del presente ripropone il
    ricorso ad automatismi interpretativi propri del  contesto  di  quello
    scontro.
    Ma il problema non  soltanto irrisolto.  Col trascorrere degli anni e
    delle generazioni anche la sua  memoria  va  svanendo.  Non  si  vuole
    ricordare; non si sa ricordare; non si pu ricordare.
    D'altro  canto  la  memoria che gli stessi protagonisti hanno del loro
    vissuto singolare  non    mai  circolata  nel  quadro  di  una  mappa
    condivisa.  Come a dire che la mappa perduta nei fatti non  mai stata
    tracciata.  Sicch tentare oggi di renderla visibile    un  po'  come
    darle vita per la prima volta.
    Di   qui   il  senso  generale  della  ricerca  che  in  questo  libro
    presentiamo: un viaggio tra informazioni disperse  per  realizzare  un
    primo strumento in grado di attrezzare altre esplorazioni.


    Le basi ed i limiti della ricerca.

    Questo  viaggio  prende avvio anzitutto dalla elementare constatazione
    che le persone e le organizzazioni di  sinistra  che,  a  partire  dal
    1969, hanno intrapreso la via della lotta armata, per le loro scelte e
    per  le  loro  azioni  sono state oggetto di inquisizione giudiziaria.
    Esistono dunque documenti, gli atti processuali,  che forniscono molti
    e precisi dati su questo movimento.
    Naturalmente  la differenza tra inquisizione penale e sguardo storico-
    sociale non  ci  sfugge.  Siamo  ben  consapevoli  del  fatto  che  il
    conflitto   nel  suo  complesso  ha  coinvolto  molte  pi  persone  e
    situazioni di quelle toccate dall'azione giudiziaria.
    Nondimeno l'ampiezza dei coinvolgimenti con  l'imputazione  di  "banda
    armata",  "associazione  sovversiva"  o  "insurrezione"  ci  appare un
    eccellente   analizzatore    dell'estensione,    della    qualit    e
    dell'intensit degli attriti socio-politici di quegli anni.
    La data d'inizio della ricerca, vale a dire il 1969, non  casuale. Il
    vasto  movimento  di  lotte  sociali cresciuto negli anni '60 e che ha
    coinvolto fabbriche e scuole nel biennio '68-69, registra proprio alla
    fine del '69,  un incrudimento repressivo (strategia  della  tensione;
    bombe  di  Piazza  Fontana,  eccetera)  che  spinge  alcune formazioni
    extraparlamentari ad interrogarsi sull'uso della violenza nei processi
    rivoluzionari e ad inaugurare pratiche armate.
    La scelta di limitare la ricerca al 1989 deriva da due valutazioni.
    In questo anno a livello mondiale  viene  meno  il  contesto  politico
    all'interno  del  quale  si  sono svolti tutti i conflitti sociali del
    dopoguerra.
    Non porre un limite temporale ci avrebbe impedito  di  raccogliere  in
    modo esaustivo dati e documentazioni. Il presente, del resto, concerne
    la  cronaca.  Va detto per che in alcuni casi questo limite temporale
    subisce sconfinamenti. Ci avviene perch, avendo dedicato una sezione
    ai militanti delle organizzazioni armate morti durante  il  conflitto,
    dobbiamo  registrare  che,  permanendo condizioni di carcerazione o di
    esilio,   a  tutt'oggi  ci  sono  persone  che  in  queste  condizioni
    continuano a morire.


    I contenuti e la metodologia.

    A  differenza  di  chi,  in  precedenti  ricerche,  ha privilegiato la
    contabilit  e  la  classificazione  dei  comportamenti,  noi  abbiamo
    orientato  l'esplorazione  principalmente sulle caratteristiche socio-
    culturali dei protagonisti.  E questo perch essi  costituiscono,  nel
    periodo considerato,  una porzione,  sia per qualit che per quantit,
    assai  significativa  della  societ  italiana:  l'asse  portante  del
    ricambio  generazionale.  Ci costituisce l'originalit e l'unicit di
    questa ricerca.  Ma  anche fonte di  alcune  difficolt  che  occorre
    almeno segnalare.
    La  prima    questa:  garantire  la  riservatezza  delle informazioni
    raccolte sulle persone.  Ad eccezione dei militanti morti e di  alcuni
    grandi  pentiti,  per  quanto attiene le persone inquisite,  in questa
    ricerca  non  viene  fatto  alcun  nome.   I  fondamenti  metodologici
    descrittivi  a  cui  ci siamo attenuti portano del resto ad attribuire
    importanza ad informazioni riguardanti eventi e  fonti  bibliografiche
    pi che a persone.
    La  seconda: gli atti giudiziari non contemplano in genere notizie sul
    livello  degli  studi  e  sull'attivit   lavorativa   delle   persone
    inquisite.  Per  ottenere  queste informazioni essenziali alla ricerca
    abbiamo pertanto dovuto rivolgerci a fonti extragiudiziarie.  Quando 
    stato  possibile  ci  siamo avvalsi della collaborazione diretta degli
    stessi inquisiti. In ogni caso abbiamo cercato verifiche incrociate su
    notizie  raccolte  da  giornali  o  altri  documenti,  rivolgendoci  a
    conoscenti dei diretti interessati.  Ci nonostante in alcuni casi non
     stato possibile reperire le informazioni richieste  e  questo  anche
    perch talvolta,  negli elenchi degli inquisiti,  compaiono nominativi
    di persone assai lontane dalle aree di militanza.
    Poich la ricerca riguarda gli  inquisiti  per  le  organizzazioni  di
    sinistra,  le  due  sezioni  dedicati  alle  persone  morte  non  sono
    simmetriche.  Abbiamo privilegiato infatti la descrizione degli eventi
    della sezione relativa ai militanti, limitandoci, per ci che riguarda
    quella  delle  persone  la cui morte  attribuibile all'attivit delle
    organizzazioni armate di sinistra,  a segnalare i  dati  anagrafici  e
    bibliografici essenziali.
    Va comunque detto che la scelta di presentare la sezione relativa alle
    persone  decedute  non intende attribuire a tale indice un valore tale
    da far ritenere che questo aspetto dell'attivit delle  organizzazioni
    armate sia l'unico. Va da s che esse hanno operato anche ricorrendo a
    ferimenti  intenzionali,   sequestri,   autofinanziamenti,  sabotaggi,
    attentati  a  strutture  pubbliche  e  beni  privati,  liberazione  di
    prigionieri,  come  del  resto altre ricerche hanno gi documentato ed
    analizzato.


    Le parole della ricerca.

    La descrizione di un qualunque fenomeno sociale complesso  implica  la
    raccolta  e  l'elaborazione  di  informazioni intorno ad alcune parole
    chiare e computabili.  Una scelta non semplice che richiede attenzioni
    e precauzioni.
    Precauzioni per limitare il rischio emotivo che le parole  -  tutte le
    parole  -  in qualche misura comportano.
    Attenzioni  per  il  tipo  di  esclusioni  e  di  inclusioni  che esse
    ritagliano.
    Anche la scelta pi attenta e sorvegliata, tuttavia,  non pu evitarci
    di  scontare l'ambiguit intrinseca alle parole.  Le quali,  se per un
    verso sembrano far emergere l'implicito della realt predicata, per un
    altro  la  istituiscono  attraverso  il   sistema   delle   differenze
    significative   che   esse   tracciano.   Questo  per  dire  che  ogni
    descrizione,  in una certa non  indifferente  misura,  "crea"  il  suo
    oggetto;  intreccia,  mediante  le parole prescelte,  un testo che non
    "rappresenta" ma piuttosto costruisce e presenta la porzione di  mondo
    a cui si riferisce.
    Se   questo      il   punto,   il  criterio  espositivo  non  obbliga
    necessariamente alla  menzogna  dell'imparzialit.  Ci  tuttavia  non
    comporta  una  perdita di rigore se vengono esplicitate le parole che,
    guidando la percezione del fenomeno, istituiscono il "mondo simbolico"
    mediante cui  esso  verr  comunicato.  Una  limitazione  consapevole,
    dunque,  non una riduzione di complessit.  Per queste ragioni abbiamo
    escluso parole del tipo "terrorista" o "rapina" ed  utilizzato  invece
    un  vocabolario  pi  rispettoso  dei  linguaggi  propri  al  fenomeno
    considerato.  D'altra parte,  visto  il  tipo  di  imputazione,  ci  
    sembrato  corretto  l'impiego  della  parola  "esule"  per indicare le
    persone ricercate  che  sono  rifugiate  all'estero,  e  la  locuzione
    "prigionieri politici" per i militanti in carcere.



    L'organizzazione del testo.

    La  parte  di  ricerca che pubblichiamo viene divisa in cinque sezioni
    precedute da una mappa di orientamento generale.
    La mappa consente uno sguardo d'insieme sulla dislocazione  nel  tempo
    delle principali organizzazioni armate.
    La  prima  sezione  prende  in considerazione le organizzazioni armate
    ripartendole in tre grandi gruppi. Nel primo sono comprese quelle che,
    per durata temporale,  consistenza numerica o particolari  peculiarit
    costituiscono il riferimento strutturale del fenomeno nel suo insieme.
    Nel  secondo,  le  formazioni  che,  rispetto  ai  parametri suddetti,
    possono essere considerate minori.  Vengono inoltre  segnalate  quegli
    organismi  legali  che  in  qualche  modo  sono  stati  inquisiti  per
    associazione sovversiva o banda armata.
    La seconda presenta,  in ordine  cronologico,  capitoli  nominali  per
    ciascun  evento  in  cui  hanno  incontrato la morte 68 militanti.  In
    ciascun capitolo l'attenzione  portata in modo specifico  sull'evento
    e sulle bibliografie relative ad esso o alle persone.
    La  terza  si riferisce alle persone morte a causa dell'attivit delle
    organizzazioni armate  di  sinistra  e  presenta  dati  anagrafici  ed
    eventuali riferimenti bibliografici per ciascun evento.
    La  quarta  sezione  fornisce  la  descrizione  socio-statistica,  con
    relativi grafici, del fenomeno nel suo complesso.
    Abbiamo  ritenuto  utile  proporre,  nella  quinta,  un  quadro  della
    detenzione  politica attuale,  per rendere completa l'informazione sul
    fenomeno armato.
    Per agevolare la consultazione del testo vengono proposti  infine  due
    indici  analitici:  per  sigla di organizzazione e per nomi di persone
    citate.
    Nelle bibliografie la dicitura "Archivio P.M." indica che il documento
    citato    rintracciabile   ed   eventualmente   consultabile   presso
    l'archivio del Progetto Memoria.


    La collana.

    Questo  libro  apre  editorialmente  la  collana  Progetto Memoria che
    intende  rendere  visibili  e  fruibili  i  risultati  della  ricerca.
    Quest'ultima  prosegue sui terreni del rimosso collettivo della storia
    sociale, proponendosi alcune tappe. La prima,  raccogliendo documenti,
    testimonianze,  ricordi e bibliografie specifiche,  vuole tracciare un
    profilo biografico dei militanti delle organizzazioni armate morti nel
    conflitto,  che qui vengono ricordati soltanto in relazione all'evento
    che  ha  causato  la  loro  morte.  La seconda prevede la raccolta dei
    documenti  che  in   questa   pubblicazione   vengono   citati   nella
    bibliografia  delle  organizzazioni,  per  rendere accessibile la loro
    consultazione.



















    Le organizzazioni.


    Questa sezione  presenta  informazioni  relative  alle  organizzazioni
    armate   di  sinistra  che  sono  state  inquisite  per  "associazione
    sovversiva" o "banda armata" tra il 1969 ed il 1989.
    A fronte delle centinaia di sigle che hanno fatto la loro comparsa nei
    vent'anni considerati, le formazioni reali,  effettivamente costituite
    ed  operanti,  sono 47.  Tutte presentate secondo l'ordine cronologico
    della  prima  data  di   comparsa.   Nei   casi   di   contemporaneit
    l'esposizione  segue un criterio alfabetico.  La discrepanza tra sigle
    che hanno firmato azioni armate e numero di organizzazioni  si  spiega
    col  fatto  che  talune  di  esse,  per  la  loro impostazione,  hanno
    stimolato l'iniziativa di formazioni autonome e diffuse piuttosto  che
    la loro cooptazione in una rigida struttura di controllo.
    La  scelta  di  suddividere le organizzazioni in maggiori e minori non
    implica  un  giudizio  di  valore,  ma  costituisce  semplicemente  un
    criterio  di  esposizione in quanto,  a causa dell'esiguo numero delle
    persone inquisite  o  della  loro  breve  permanenza  sul  teatro  del
    conflitto, per alcune di esse le informazioni sono meno articolate.
    Per ciascuna presentiamo:
    - sigla e denominazione per esteso;
    -  prima  data di comparsa (data della prima azione rivendicata oppure
    del primo documento firmato);
    - ultima data di presenza (data dell'ultima azione rivendicata  oppure
    del documento di scioglimento);
    -   antecedenti  storici  diretti  dell'organizzazione  e  discendenti
    (eventuali) in caso di scissione, abbandono o scioglimento;
    - notizie relative alla storia  interna  dell'organizzazione.  Vengono
    qui  fornite  le  informazioni  essenziali  che consentono di seguirne
    l'evoluzione e gli snodi salienti. In proposito occorre aggiungere due
    cose.  Anzitutto i riferimenti alle  azioni  non  hanno  lo  scopo  di
    presentare   l'intero   panorama   delle  iniziative  armate  condotte
    dall'organizzazione in questione bens di  fornire  uno  spaccato  dei
    terreni  d'intervento.  Inoltre,  la  decisione di non far riferimento
    nominale agli inquisiti,  con l'eccezione dei  militanti  morti  e  di
    alcuni   grandi   pentiti  risponde,   oltre  che  a  un  criterio  di
    riservatezza,   alla  scelta  di  documentare  il  dibattito   interno
    attraverso  le  posizioni  ufficiali  espresse nei documenti citati in
    bibliografia.  D'altra parte,  ci corrisponde alle modalit operative
    delle  organizzazioni,  fatta  eccezione per i documenti dei militanti
    prigionieri;
    - bibliografia specifica che viene presentata a due livelli:
    a. testi che prendono in esame l'organizzazione;
    b. documenti fondamentali dell'organizzazione. Va detto in merito che,
    se per ci che riguarda le bibliografie delle  organizzazioni  abbiamo
    cercato di presentare un quadro completo,  nel caso delle bibliografie
    sulle organizzazioni ci siamo attenuti ad un  criterio  pi  elastico,
    poich  spesso la letteratura che le riguarda non risponde ad esigenze
    informative bens attiene alla sfera della lotta politica.
    - dati socio-statistici relativi agli inquisiti per ci  che  concerne
    le   24  organizzazioni  maggiori.   Essi  vengono  forniti  anche  in
    percentuale  per  consentire  rapidi  confronti   degli   indici   tra
    organizzazioni oppure con il fenomeno nel suo complesso.  Va da s che
    chi fosse interessato ai dati relativi alle minori,  che qui non  sono
    considerati,  pu  richiederli  al  gruppo  di  ricerca  del  Progetto
    Memoria.
    - elenco delle  regioni  in  cui  l'organizzazione  ha  effettivamente
    operato;
    Nel  caso  degli organismi legali,  associazioni o riviste non abbiamo
    ritenuto compito di questa ricerca descrivere la loro  storia,  poich
    esse  non  sono  state  inquisite  per  banda  armata  o  associazione
    sovversiva in quanto tali,  bens sono state solo toccate per  singoli
    episodi  o  per  le  attivit  svolte  da alcune delle persone ad esse
    associate.  Questa ,  peraltro,  la ragione per cui in  questa  parte
    vengono  fatti  anche  riferimenti  nominali.   L'eccezione  a  questo
    criterio  il capitolo di Soccorso Rosso. Poich questo organismo  da
    ritenersi a tutti gli effetti una struttura di  sostegno  attivo  agli
    inquisiti  per  "banda armata" o "associazione sovversiva",  nei venti
    anni considerati, abbiamo ritenuto utile ricostruirne la storia, al di
    l delle inquisizioni subite.

















    Elenco delle Organizzazioni e delle sigle.


    Denominazioni e Sigle.

    Nel primo elenco  -   24  sigle    -    sono  indicate  le  principali
    organizzazioni  che  hanno dato vita al fenomeno armato tra il 1969 ed
    il 1989. Esse sono tutte rappresentate nel grafo della Grande Mappa.
    Nel secondo elenco sono indicate le  78  sigle  con  riferimento  alle
    organizzazioni,  di  cui  23 sono formazioni minori tutte recensite in
    questo archivio anche se, non tutte, indicate nella mappa.
    Nel terzo elenco 21 sigle, con riferimento alle organizzazioni, di cui
    12 indicanti quei collettivi di  movimento,  quelle  riviste  o  altri
    gruppi legali, che nel corso della loro esistenza sono stati inquisiti
    per associazione sovversiva o banda armata.


    Organizzazioni maggiori.

    A.R.: Azione Rivoluzionaria.
    Barb.Ro.: Barbagia Rossa.
    B.C.: Brigate Comuniste.
    B.R.: Brigate Rosse.
    B.R.-P.C.C.: Brigate Rosse - Partito Comunista Combattente.
    B.R.-P.G.: Brigate Rosse - Partito della Guerriglia.
    B.R.-W.A.: Brigate Rosse - Walter Alasia
    Co.Co.Ri.: Comitati Comunisti Rivoluzionari.
    COLP: Comunisti Organizzati per la Liberazione Proletaria.
    C.P.V.: Collettivi Politici Veneti per il Potere Operaio.
    F.C.A.: Formazioni Comuniste Armate.
    F.C.C.: Formazioni Comuniste Combattenti.
    GAP: Gruppi d'Azione Partigiana.
    M.C.R.: Movimento Comunista Rivoluzionario.
    NAP: Nuclei Armati Proletari.
    N.C.T.: Nuclei Comunisti Territoriali.
    PAC: Proletari Armati per il Comunismo.
    P.F.G.: Primi Fuochi di Guerriglia.
    P.L.: Prima Linea.
    R.C.A.: Reparti Comunisti d'Attacco.
    U.C.C.: Unit Comuniste Combattenti.
    U.d.C.C.: Unione dei Comunisti Combattenti.
    22 Ottobre: Circolo 22 Ottobre.
    28 Marzo: Brigata 28 Marzo.

    Formazioni Minori.

    Armata Comunista - P.L.
    BALM: Brigata Antonio Lo Muscio.
    B.B.V.: Brigata Bruno Valli.
    Brigate Combattenti - P.L.
    B.D.d.N.: Brigata Dante di Nanni.
    B.O.p.C.: Brigate Operaie per il Comunismo - Rosso.
    B.P.F.: Brigata Proletaria Erminio Ferretto.
    Brigata Valentino Canossi - GAP.
    C.C.C.: Cellule Comuniste Combattenti - C.P.V.
    C.F.P.: Colonna Fabrizio Pelli.
    C.p.c.P.C.C.:   Cellula  per  la  costruzione  del  Partito  Comunista
    Combattente.
    Combattenti per il Comunismo - Co.Co.Ri.
    Comitati Comunisti Combattenti - P.L.
    Comitati Comunisti per la Dittatura Proletaria - Co.Co.Ri..
    Costruire Potere Operaio e Proletario Armato - C.P.V.
    2 Agosto: Colonna 2 Agosto.
    FARO: Fronte Armato Rivoluzionario Operaio.
    Fr.C.C.: Fronte Comunista Combattente - C.P.V.
    Fr.C.p.C.: Fronte Comunista per il Contropotere - C.P.V.
    Fr.C.C.-M.: Fronte Comunista Combattente-Marche.
    GAR: Gruppi Armati Radicali per il Comunismo.
    G.C.: Guerriglia Comunista.
    G.B.D.d.N.: Gruppo Brigata Dante di Nanni - B.D.d.N.
    G.M.: Guerriglia Metropolitana - B.R.-P.G.
    G.R.: Guerriglia Rossa.
    Guardia Proletaria Territoriale - Co.Co.Ri.
    Guerra di classe per il comunismo - Co.Co.Ri.
    Gruppi di fuoco - Co.Co.Ri.
    Guerriglia Proletaria - P.L.
    L.A.P.C.: Lotta Armata per il Comunismo.
    Lotta Armata per il Potere Operaio - F.C.A.
    Lotta Armata per il Potere Proletario - F.C.A.
    L.I.: Lavoro Illegale - FARO.
    M.P.R.O.: Movimento Proletario di Resistenza Offensiva.
    M.P.R.O.-Nucleo Antieroina - G.C.
    M.P.S.F.: Mai pi senza fucile - B.C.
    NAPO-NAC:  Nuclei  Armati  per  il  Potere  Operaio  -  Nuclei  Armati
    Comunisti.
    Nuclei Armati per il Contropotere Territoriale - Co.Co.Ri.
    Nuclei Combattenti per il Comunismo - Co.Co.Ri.
    Nuclei Combattenti per il Contropotere del Territorio - P.L.
    N.Com.: Nuclei Comunisti - C.P.V.
    N.d.C.: Nucleo di Comunisti.
    N.C.C.: Nuclei Comunisti Combattenti.
    N.C.R.: Nuclei Clandestini di Resistenza - M.P.R.O.
    NORA: Nuclei Operai di Resistenza Armata - B.R.
    N.R.C.: Nuclei di Resistenza Clandestini - M.P.R.O.
    O.P.C.: Organizzazione Proletaria Combattente.
    Operai Armati per il Comunismo - F.C.C.
    Organizzazione Operaia per il Comunismo - C.P.V.
    PAIL: Proletari Armati in Lotta.
    Pantere: Pantere Rosse.
    Per il Comunismo - P.L.
    Polo Organizzato - P.L.
    Proletari Comunisti Organizzati - C.P.V.
    POC: Proletari Organizzati per il Comunismo - Co.Co.Ri.
    Polo Organizzato - P.L.
    Po.Ro.: Potere Rosso.
    P.P.A.: Potere Proletario Armato.
    RAP: Ronde Armate Proletarie - P.L.
    Rapinatori Comunisti - PAC - Co.Co.Ri.
    Ronde Armate di Quartiere - C.P.V.
    R.C.C.: Reparti Comunisti Combattenti - P.L.
    Reparti Proletari per l'Esercito di Liberazione Comunista - P.L.
    R.P.T.: Ronda Proletaria Tiburtino - P.L.
    SAP: Squadre Armate Proletarie - F.C.C.
    SCEP: Squadre Comuniste dell'Esercito Proletario - R.C.A.
    S.d.A.P.: Squadre d'Azione Partigiane - 22 Ottobre.
    Squadre Comuniste Territoriali - Co.Co.Ri.
    SOA: Squadre Operaie Armate - P.L.
    SOC: Squadre Operaie Combattenti - P.L.
    S.P.C.: Squadre Proletarie di Combattimento - P.L.
    S.P.d.C.:  Squadre  Proletarie  di  Combattimento  per  l'esercito  di
    liberazione comunista.
    Squadre Proletarie Territoriali - F.C.A.
    S.T.p.C.: Senza Tregua per il Comunismo - B.C.
    Volante Rossa - P.L.


    Gli organismi (giornali e collettivi)  legali  (inquisiti  per  "banda
    armata").

    7 Aprile (inchiesta giudiziaria contro l'Autonomia).
    C.C.p.P.O.: Comitati Comunisti per il potere Operaio - P.L.
    Co.Co.Ce.: Collettivo Comunista Centocelle - B.R. - F.C.A.
    C.O.C.R.: Collettivo Studenti Operai dei Castelli Romani - P.L.
    COM: Comitato Operaio Marelli - Co.Co.Ri.
    COF: Comitato Operaio Falk - Co.Co.Ri.
    Organizzazione Consiliare "I Comontisti".
    C.P.A.: Collettivi Politici Autonomi - P.L.
    C.P.M.: Collettivo Politico Metropolitano - B.R.
    Hyperion.

    Periodici:
    Controinformazione.
    Rosso.
    Anarchismo.
    Senza tregua.
    Corrispondenza Internazionale.
    Senza Galere.
    Metropoli.
    il Bollettino.

    Sinistra Proletaria - B.R.
    Soccorso Rosso: pagina


    Le organizzazioni maggiori.


    Gruppi d'Azione Partigiana.

    Notizie.
    I Gruppi d'Azione Partigiana sono stati la prima organizzazione armata
    clandestina  del  ciclo  di  lotte seguito al biennio 1968-1969.  Essi
    compaiono sulla scena italiana tra l'aprile ed il maggio del 1970.
    La sigla pu  indurre  errori  di  valutazione.  Molti  infatti  hanno
    creduto  di  cogliere  nell'analogia  che  essa  presenta con i Gruppi
    d'Azione Patriottica (attivi nella Resistenza) una  certa  indicazione
    nostalgica  di  ancoraggio  alle  tematiche  resistenziali.  In questa
    chiave i GAP sono stati interpretati come una formazione  preoccupata,
    pi  che altro,  di fronteggiare il pericolo golpista che,  agli inizi
    degli anni '70,  minacciava le  istituzioni  democratiche  del  nostro
    paese.
    La  chiave  interpretativa  sopra esposta non risponde alla realt dei
    fatti. Ci del resto  stato dichiarato anche al processo contro i GAP
    da  alcuni  imputati:  "Si      detto   che   Feltrinelli   inseguiva
    l'allucinazione  di  un  'golpe  fascista',  e  che il suo discorso si
    risolveva di conseguenza  nel  riproporre  meccanicamente  una  frusta
    tematica  resistenziale.  Questo    completamente  falso" (Comunicato
    numero 4, Milano 31-3-79).
    La preoccupazione di un colpo di stato,  peraltro,  in quegli anni  fu
    reale e non a caso condivisa,  in forme pi o meno esplicite, da tutta
    la sinistra italiana, compresa quella partitica e parlamentare.
    Peculiare ai GAP era la visione unitaria degli apporti che,  a livello
    mondiale,  movimenti,  gruppi,  partiti  o stati fornivano al processo
    rivoluzionario.  In questo grande quadro,  l'Unione Sovietica,  veniva
    percepita come un retroterra strategico essenziale.
    In  ci  i  GAP  si  differenziavano  sensibilmente  da altre nascenti
    formazioni rivoluzionarie quali,  ad esempio,  la Rote Armee  Fraktion
    (RAF)   operante  nella  Repubblica  Federale  Tedesca,   la  Nouvelle
    Rsistance Populaire di Parigi,  o,  in Italia,  le  Brigate  Rosse  o
    Potere Operaio.
    Sin dalla loro nascita i GAP operarono per propagandare,  in Italia ed
    in Europa,  i fondamenti strategici ed i principi organizzativi  della
    guerriglia urbana.  Quest'ultima, veniva immaginata entro il quadro di
    riferimenti proprio delle teorie "fochiste".  In definitiva,  i GAP si
    proposero  come  "fuochi  guerriglieri"  autonomi,   con  funzioni  di
    avanguardia rispetto ai movimenti di massa e di appoggio esterno  alle
    loro lotte.
    Furono i GAP,  per iniziativa specifica di Giangiacomo Feltrinelli,  a
    far conoscere,  in Italia ed in Europa,  molti documenti  fondamentali
    delle pi importanti formazioni guerrigliere latinoamericane.
    Tra il settembre e l'ottobre del 1970,  a Milano, i GAP attuano alcune
    azioni di sabotaggio contro impianti di cantieri edili  in  cui  erano
    avvenuti  incidenti  mortali  sul  lavoro.  Nelle  rivendicazioni essi
    assumono la denominazione GAP-Brigata "Valentino Canossi",  in ricordo
    di un operaio edile morto sul lavoro.
    Il  2  aprile  1972  ad Amburgo,  in Germania,  Monika Hertl uccide il
    console boliviano Roberto Quintanilla,  ex capo della polizia del  suo
    paese.   Nella   rivendicazione,   Quintanilla   venne  indicato  come
    responsabile della cattura e dell'uccisione di Ernesto "Che" Guevara.
    Quintanilla,  aveva avuto parte anche  nell'arresto,  in  Bolivia,  di
    Giangiacomo  Feltrinelli quando,  nel 1967,  egli s'era recato in quel
    paese per richiedere e  sostenere  la  liberazione  di  Regis  Debray.
    Feltrinelli  collabor  direttamente alla progettazione dell'attentato
    contro Roberto Quintanilla e forn  l'arma  di  cui  Monica  Hertl  si
    serv.
    Tra  la  fine del 1970 e l'inizio del 1971 i GAP si procurano un certo
    numero di radio modificate  per  interferire  sui  canali  delle  reti
    nazionali.   Loro   intendimento      quello  di  incoraggiare  altri
    raggruppamenti al loro impiego.  In tale  prospettiva  essi  stringono
    accordi  di collaborazione con aggregazioni locali in varie citt.  In
    particolare a Trento, Genova, Torino e Milano.
    Giangiacomo Feltrinelli muore nella notte del 14 marzo 1972    -    in
    localit  "Cascina Nuova" nei pressi di Segrate,  a Milano  -  a causa
    dello scoppio accidentale di un  ordigno,  da  lui  confezionato,  che
    stava collocando sul montante di un traliccio.
    Con  questa  azione  i  GAP  si  proponevano di creare un black-out in
    alcuni  quartieri  di  Milano.  Ci  era  inteso  come  manifestazione
    d'appoggio al movimento che pochi giorni prima, l'11 marzo 1972, s'era
    scontrato,  con  inedita  ampiezza  e  determinazione,  con  le  forze
    dell'ordine.
    Il 15 aprile 1972, con l'arresto di due suoi militanti,  la storia dei
    GAP si conclude.


    Bibliografia dei GAP.

    Giangiacomo  Feltrinelli,  "Italia  1968: guerriglia politica.  Tesi e
    proposte per una avanguardia comunista",  Milano 1968,  Edizioni della
    libreria.
    Giangiacomo  Feltrinelli,   "In  Italia  come  in  Vietnam",  in:  "La
    Sinistra", 8, anno 3, Roma 1968.
    Giangiacomo Feltrinelli, "Persiste la minaccia di un colpo di stato in
    Italia", Milano 1968, Edizioni della libreria.
    Giangiacomo Feltrinelli,  "Estate 1969",  Milano 1969,  Edizioni della
    libreria.
    Giangiacomo  Feltrinelli,  "La  moda  dell'antisovietismo",  in: "Voce
    Comunista", 2, Milano 1970.
    Giangiacomo Feltrinelli,  "Contro l'imperialismo e la coalizione delle
    destre", Milano 1970, Edizioni della libreria.
    "Intervista a un partigiano della Brigata GAP-Canossi",  Brescia 1970,
    Casa Editrice La Scuola.  Opuscolo clandestino con  indicazioni  sulla
    casa editrice falsificate.
    "Voce  Comunista",  Milano  (edito  clandestinamente tra il 1970 ed il
    1972).
    "Il partigiano  gappista.  Organo  d'informazione  e  di  orientamento
    politico", Milano 1970, ciclostilato.
    Giangiacomo Feltrinelli,  "Lotta di classe o guerra di classe", Milano
    1971, Edizioni della libreria.
    "Dichiarazione politica dei GAP-Milano", in: "Potere Operaio",  38-39,
    Roma 1971.
    Radio GAP,  testo delle interferenze captate a Trento e a Milano,  in:
    "Nuova Resistenza", Milano 1971.
    Carlos Marighella,  "Piccolo manuale del guerrigliero  urbano",  senza
    luogo e senza data (Archivio P.M.).
    Bibliografia sui GAP.

    Anonimo,   "Un   rivoluzionario    caduto:  Giangiacomo  Feltrinelli,
    militante dei GAP", in: "Potere Operaio del Luned" 26-3-72.
    'Gunther',  "Testimonianza sulla  morte  di  Giangiacomo  Feltrinelli,
    registrazione  trovata a Robbiano di Mediglia",  Milano 13-10-74,  in:
    Autori Vari,  "Criminalizzazione della lotta di classe",  Verona 1975,
    Bertani.
    Guido Viola, "Requisitoria nel processo GAP-Feltrinelli", Milano 22-3-
    75; in: Giannino Guiso, Aldo Bonomi, Franco Tommei, "Criminalizzazione
    della lotta di classe", Verona 1975, Bertani.
    Giorgio  Bocca,  "Il  terrorismo  italiano.  1970-1978",  Milano 1978,
    Rizzoli.
    R. Cantore, C. Rossella, C. Valentini,  Dall'interno della guerriglia,
    Milano 1978, Mondadori.
    Comunicato numero 4 al processo GAP-Feltrinelli,  Milano, 31-3-79, in:
    "Controinformazione", 15, Milano 1979.
    G.  B.  Lazagna,  A.  Natoli,  L.  Saraceni,  "Antifascismo e  partito
    armato", Genova 1979, Ghiron.
    Giampaolo Pansa, "Storie italiane di violenza e terrorismo", Roma-Bari
    1980, Laterza.
    Angelo   Ventura,   "Il  problema  delle  origini  del  terrorismo  di
    sinistra",  in: Donatella Della Porta,  (a cura  di),  "Terrorismi  in
    Italia", Bologna 1984, Il Mulino.
    Franco  Ottaviano,  "La rivoluzione nel labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.


    Dati.

    Per l'organizzazione Gruppi d'Azione Partigiana sono  state  inquisite
    65 persone.
    Distribuzione  per  sesso di appartenenza degli inquisiti per i Gruppi
    d'Azione Partigiana.

    maschi: 58 (89,2%)
    femmine: 7 (10,8%)
    Totale: 65 (100,0%).


    Classi di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione  nei
    procedimenti contro i Gruppi d'Azione Partigiana.

    - di 20:
                1 (1,5%)
    21 - 25: 9 (13,9%)
    26 - 30: 35 (53,8%)
    31 - 35: 8 (12,3%)
    36 - 40: 5 (7,7%)
    41 - 45: 2 ( 3,1%)
    46 - 50: 4 (6,2%)
    + di 51: 1 (1,5%)
    Totale: 65 (100,0%)


    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    i Gruppi d'Azione Partigiana.

    Studi Elementari: 2 (3,1%)
    Studi Medi: 13 (20%)
    Studi Superiori: 5 (7,7%)
    Studi Universitari: 26 (40%)
    Dati mancanti: 19 (29,2%)
    Totale: 65 (100,0%)


    Attivit   lavorativa  degli  inquisiti  per  appartenenza  ai  Gruppi
    d'Azione Partigiana, al momento della notifica.

    Artigiani: 1 (1,55%)
    Commercianti: 1 (1,55%)
    Docenti e ricercatori: 2 (3,1%)
    Extralegali: 2 (3,1%)
    Impiegati: 1 (1,55%)
    Insegnanti: 6 (9,2%)
    Militari: 1 (1,55%)
    Operai: 11 (16,9%)
    Professionisti: 16 (24,6%)
    Lavoratori nei servizi: 1 (1,55%)
    Studenti: 3 (4,6%)
    Altri: 1 (1,55%)
    Dati mancanti: 19 (29,2%)
    Totale: 65 (100,0%)


    Distribuzione,  per anno,  dei nuovi inquisiti in relazione ai  Gruppi
    d'Azione Partigiana.

    1972: 58 (89,2%)
    1973: 4 (6,2%)
    1975: 1 (1,5%)
    1977: 2 (3,1%)
    Totale: 65 (100,0%)


    I Gruppi d'Azione Partigiana hanno operato nelle seguenti regioni:
    Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana, Trentino, Veneto.


    Cifre  assolute  e  percentuali  relative alle regioni di nascita e di
    inquisizione nei procedimenti a carico dei Gruppi d'Azione Partigiana.

    Piemonte: nati 3 (4,6%); inquisiti 6 (9,2%)
    Aosta: nati 1 (1,5%); inquisiti 0 (0%)
    Lombardia: nati 5 (7,7%); inquisiti 14 (21,5%)
    Trentino: nati 15 (23,1%); inquisiti 29 (44,6%)
    Veneto: nati 8 (2,3%); inquisiti 0 (0%)
    Friuli: nati 4 (6,2%); inquisiti 1 (1,5%)
    Liguria: nati 5 (7,7%); inquisiti 6 (9,2%)
    Emilia: nati 1 (1,5%); inquisiti 0 (0%)
    Toscana: nati 4 (6,2%; inquisiti 6 (9,2%)
    Marche: nati 1 (1,5%); inquisiti 0 (0%)
    Abruzzo: nati 1 (1,5%); inquisiti 0 (0%)
    Campania: nati 5 (7,7%); inquisiti 0 (0%)
    Puglia: nati 1 (1,5%); inquisiti 0 (0%)
    Calabria: nati 1 (1,5%); inquisiti 0 (0%)
    Sicilia: nati 2 (3,1%); inquisiti 0 (0%)
    Sardegna: nati 2 (3,1%); inquisiti 0 (0%)
    Estero: nati 6 (9,2%); inquisiti 3 (4,6%)
    Totale: nati 65 (99,9%); inquisiti 65 (99,8%)












    Gruppo 22 Ottobre.

    Notizie.
    Il "Circolo 22 Ottobre" si forma a Genova,  il 22  ottobre  1969,  per
    iniziativa di alcuni militanti di formazione marxista-leninista.
    I primi militanti genovesi sono tutti proletari della Val Bisagno,  la
    loro vita si svolge intorno a Piazzale Adriatico,  uno  dei  quartieri
    pi popolari di Genova.
    Nel  messaggio  letto in una interferenza televisiva essi collocano la
    nascita della loro formazione nel quadro delle lotte per i contratti e
    le  riforme  del  1969  e  del  1970,   della  resistenza   di   massa
    all'"offensiva  padronale  e  fascista",  e dell'iniziativa "contro il
    giogo dell'imperialismo straniero".
    Il  modello  organizzativo  al  quale  questo  gruppo   fa   esplicito
    riferimento    quello  della  lotta  partigiana.   Proponendosi  come
    "avanguardia  partigiana",   esso  con  le  sue   iniziative   intende
    "scatenare la guerra partigiana rivoluzionaria".
    Nel corso del 1970,  a Genova, le azioni di maggior rilievo del gruppo
    sono:
    - interferenze radio nel telegiornale serale del primo  canale  (16-4;
    23-9;  22,  24  e 30-12).  La prima,  firmata "Radio GAP",  chiama con
    successo la popolazione alla  mobilitazione  per  impedire  un  raduno
    fascista;
    -  attentato  esplosivo  ad  una  sede del Partito Socialista Unitario
    (P.S.U.) in via Teano (24-4-70);
    - attentato esplosivo al consolato generale USA in piazza Portello (3-
    5-70);
    - sequestro,  a fini di finanziamento,  di Sergio Gadolla,  figlio del
    noto industriale genovese (dal 5-10-70 al 10-10-70);
    -  attentato  esplosivo  contro  un  automezzo in dotazione del Nucleo
    Radiomobile dei carabinieri (24-12-70).
    Nel 1971,  alle molte interferenze  di  Radio  GAP,  con  cui  vengono
    rivendicate  le  iniziative armate delle "Squadre d'Azione Partigiana"
    (6-2-71; 19-2-71) si aggiungono i sabotaggi di impianti industriali:
    - deposito di prodotti finiti ed elettrodomestici della IGNIS  (Genova
    6-2-71);
    -   deposito   costiero  della  raffineria  Garrone  (Arquata  Scrivia
    (Alessandria) 18-2-71).
    Nelle  rivendicazioni,   il  Gruppo  22   Ottobre   attribuisce   agli
    industriali  colpiti  il  ruolo  di  finanziatori dei fascisti e delle
    trame golpiste.
    L'ultima azione di questa organizzazione  la  tentata  rapina  ad  un
    portavalori  dell'Istituto  Autonomo  Case  Popolari.  Rapina  che  si
    risolve con la morte del fattorino e la cattura di  un  dirigente  del
    gruppo (Genova 26-3-71).
    Successivamente,  alcuni  militanti  del  Gruppo 22 Ottobre trovano un
    appoggio solidaristico dai Gruppi d'Azione Partigiana. Altri,  invece,
    dopo un periodo pi o meno breve di latitanza, vengono arrestati.
    Durante  il processo di primo grado (ottobre 1972) Radio GAP trasmette
    un comunicato di solidariet "ai compagni  del  22  ottobre",  con  un
    registratore,  montato su un traliccio, poco fuori le mura del carcere
    di Genova.
    Il processo  contro  il  Gruppo  22  Ottobre  serve  da  pretesto  per
    scatenare  una  forte campagna di criminalizzazione contro i movimenti
    di lotta pi offensivi.  Ci  anche  a  causa  di  personaggi  ambigui
    inquisiti per il sequestro Gadolla e la rapina allo I.A.C.P.
    Nel 1974 le Brigate Rosse, con il sequestro di Mario Sossi  -  giudice
    istruttore  e  poi  P.M.  contro  il Gruppo 22 Ottobre nel processo di
    primo grado (novembre 1972,  marzo 1973)    -    reagiscono  a  questa
    campagna  di  criminalizzazione  riaffermando  l'internit al processo
    rivoluzionario  di  otto  militanti,   dei  quali  chiedono  anche  la
    liberazione.
    In  carcere,   negli  anni  successivi,  alcuni  militanti  di  questa
    formazione confluiscono nelle Brigate Rosse.


    Bibliografia del 22 Ottobre.

    "Radio GAP",  in: "Nuova  Resistenza",  Milano  (aprile  1971,  maggio
    1971).
    "Dichiarazione politica dei militanti sul processo",  Genova 1974, in:
    "Atti del processo Numero R.G.  34/73,  in Corte d'Appello di  Genova,
    con sentenza del 18-3-74.
    "Dopo sei mesi di silenzio.",  in: Comitato di difesa dei compagni del
    22  ottobre  (a  cura  di),  "Controprocesso  'Rossi'",  Genova  1974,
    ciclostilato (Archivio P.M.).
    "L'importanza   rivoluzionaria   degli   espropri",    in:   "Quaderni
    d'informazione politica", 1, Milano 1976.


    Bibliografia sul 22 Ottobre.
    Radio GAP, "Comunicato al processo di Primo Grado",  Genova 1972,  in:
    Comitato   di  difesa  dei  compagni  del  22  ottobre  (a  cura  di),
    "Controprocesso 'Rossi'", Genova 1974, (Archivio P.M.).
    Audiovisivo sul processo, Genova 1974.
    Brigate Rosse, intervista, in: "L'Espresso", numero 20, Milano 1974.
    Comitati Autonomi Operai, "Controprocesso Rossi", Roma 1974, opuscolo.
    "22 Ottobre: un processo di regime",  in:  "Controinformazione",  1-2,
    Milano 1974.
    "Il '22 ottobre'.  Storia dei GAP genovesi",  in: "Rivolta di Classe",
    2, Roma 1975.
    Brigate Rosse,  "Comunicati numeri 1-8 Campagna Sossi",  in:  Soccorso
    Rosso, "Brigate Rosse", Milano 1976, Feltrinelli.
    O.  Rossani,  "Intervista  sui rapimenti.  Parla Pomarici: la tragedia
    italiana da Sossi a Moro", Milano 1978, Edizioni Elle.
    Franco Ottaviano,  "La rivoluzione nel  labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.


    Dati.

    Per il Gruppo 22 Ottobre sono state inquisite 26 persone.
    Distribuzione  per sesso di appartenenza degli inquisiti per il Gruppo
    22 Ottobre.

    maschi: 22 (84,6%)
    femmine: 4 (15,4%)
    Totale: 26 (100,0%)


    Classi di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione  nei
    procedimenti contro il Gruppo 22 Ottobre.

    21 - 25: 6 (23,1%)
    26 - 30: 6 (23,1%)
    31 - 35: 5 (19,2%)
    36 - 40: 2 (7,7%)
    46 - 50: 3 (11,5%)
    + di 51: 4 (15,4%)
    Totale: 26 (100,0%)


    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    il Gruppo 22 Ottobre.

    Studi Elementari: 5 (19,2%)
    Studi Medi: 6 (23,1%)
    Studi Universitari: 1 (3,8%)
    Dati mancanti: 14 (53,8%)
    Totale: 26 (99,9%)

    Attivit  lavorativa  degli  inquisiti  per  appartenenza al Gruppo 22
    Ottobre, al momento della notifica.

    Artigiani: 1 (3,8%)
    Commercianti: 3 (11,5%)
    Extralegali: 1 (3,8%)
    Operai: 5 (19,2%)
    Professionisti: 1 (3,8%)
    Altri: 1 (3,8%)
    Dati mancanti: 14 (53,9%)
    Totale: 26 (99,8%)


    Distribuzione, per anno, dei nuovi inquisiti in relazione al Gruppo 22
    Ottobre.

    1971: 20 (76,9%)
    1972: 6 (23,1%)
    Totale: 26 (100,0%)


    Il Gruppo 22 Ottobre ha operato in:
    Liguria.


    Cifre assolute e percentuali relative alle regioni  di  nascita  e  di
    inquisizione nei procedimenti a carico del Gruppo 22 Ottobre.

    Piemonte: nati 0 (0%); inquisiti 3 (11,5%)
    Lombardia: nati 1 (3,8%); inquisiti 1 (3,8%)
    Friuli: nati 1 (3,8%); inquisiti 0 (0%)
    Liguria: nati 13 (50,0%); inquisiti 22 (84,6%)
    Emilia: nati 3 (11,5%); inquisiti 0 (0%)
    Toscana: nati 3 (11,5%); inquisiti 0 (0%)
    Marche: nati 2 (7,7%); inquisiti 0 (0%)
    Lazio: nati 2 (7,7%); inquisiti 0 (0%)
    Sardegna: nati 1 (3,8%); inquisiti 0 (0%)
    Totale: nati 26 (99,8%); inquisiti 26 (99,9%)






    Brigate Rosse.

    Notizie.
    Nel  ciclo  di  lotte operaie e studentesche che nel 1968-1969 investe
    non solo l'Italia,  si formano,  nell'area  milanese,  molti  Comitati
    Unitari  e  Collettivi  Autonomi.  Si  tratta  di formazioni nascenti,
    esterne al dominio parlamentare e alle  organizzazioni  sindacali.  Il
    coordinamento di un certo numero di esse,  nel 1969, prende il nome di
    Collettivo Politico Metropolitano (C.P.M.).
    Un anno pi tardi,  la ricerca di maggior definizione politica,  porta
    una parte del C.P.M. a formare il gruppo Sinistra Proletaria.
    Dopo  la strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969),  interpretata da
    gran parte dei movimenti del tempo come "strage  di  stato"  intesa  a
    dissuadere,  con metodi terroristici, il cammino delle lotte operaie e
    studentesche,  il dibattito gi in corso sull'uso della  violenza  nei
    processi  rivoluzionari,  trova  in molte formazioni extraparlamentari
    una sollecitazione ed un impulso.
    In Sinistra Proletaria esso si traduce in due scelte operative:
    - dare  vita  ad  un  giornale  (Nuova  Resistenza)  che  raccolga  la
    riflessione in atto e le esperienze in cui prende corpo;
    -  sciogliere  il patto sodale,  ritenendo ormai il gruppo inidoneo ad
    affrontare le necessit delle lotte sociali nel nuovo contesto.
    Da questi antefatti ed in questo contesto politico-culturale si forma,
    alla Pirelli di Milano, nel novembre 1970, la prima Brigata Rossa.
    Tra il novembre 1970 ed il maggio 1972,  le  B.R.  irradiano  la  loro
    presenza in alcune grandi fabbriche milanesi  -  Pirelli,  Sit-Siemens
    -  ed in alcuni grandi quartieri  -  Lorenteggio, Quarto Oggiaro.
    Le  loro  posizioni  sono  esposte,   oltre  che  dai  volantini   che
    accompagnano   i   loro   interventi,   in   brevi   documenti  o  con
    autointerviste.
    A Milano,  il 3 marzo 1972,  l'ingegner Idalgo Macchiarini,  dirigente
    della  Sit-Siemens,  viene  prelevato  di  fronte  allo  stabilimento,
    fotografato e sottoposto  ad  un  interrogatorio  di  alcune  ore  sui
    processi di ristrutturazione in corso nella fabbrica.
    Il  2 maggio 1972,  a Milano,  scatta la prima rilevante operazione di
    polizia contro le B.R.  La  maggior  parte  dei  militanti  ricercati,
    tuttavia,  riesce  a  sottrarsi  all'arresto.  Da  questo  momento  la
    semiclandestinit si trasforma in vera e propria scelta clandestina.
    Nell'agosto-settembre   1972,   sotto   la   pressione   delle   forze
    dell'ordine,  le  B.R.  decidono di "dividersi per moltiplicarsi".  In
    questo contesto:
    - sul modello organizzativo proposto, in Uruguay,  dall'organizzazione
    guerrigliera  urbana dei Tupamaros,  nascono,  a Milano e Torino,  due
    "colonne"  ognuna  delle  quali  composta  da  pi  brigate   operanti
    all'interno delle fabbriche e dei quartieri;
    -  con  la  distinzione  tra  forze  regolari  (militanti  di  maggior
    esperienza  politica  totalmente  clandestini)  e   forze   irregolari
    (militanti  di  tutte  le  istanze che fanno parte a tutti gli effetti
    dell'organizzazione  senza  essere  totalmente   clandestini),   viene
    precisata la definizione dei livelli di militanza;
    -  si consolidano accordi organizzativi con collettivi del lodigiano e
    dell'Emilia-Romagna.
    Tra il 1972 ed il  1974  le  due  colonne  cercano  di  verificare  il
    seguente  assunto:  o le colonne riescono ad affermarsi nei rispettivi
    poli e le brigate nelle rispettive fabbriche,  o la loro esistenza non
    ha ragione di essere.
    Nell'autunno  1973,  in  un  incontro  tra  esponenti della colonna di
    Milano e di Torino viene deciso di articolare il lavoro delle  colonne
    in tre settori:
    - settore delle grandi fabbriche;
    - settore della lotta alla controrivoluzione;
    - settore logistico.
    A  Milano  la  brigata  di  fabbrica  della  Sit-Siemens incoraggia la
    formazione dei Nuclei Operai di  Resistenza  Armata  con  una  propria
    autonomia operativa.
    I  NORA,  la  cui  prima  azione  del 2 maggio 1973 e l'ultima del 28
    gennaio 1974,  compiono alcuni attentati  incendiari  contro  beni  di
    fascisti della fabbrica e contro alcune sedi della polizia.
    A  Torino,  in  breve  tempo,  le  B.R.  trovano adesioni in tutti gli
    stabilimenti  della  Fiat  ed  in   molte   altre   grandi   fabbriche
    (Pininfarina, Bertone, Singer).
    Alla  Fiat  Mirafiori  esse  trovano un momento di verifica importante
    nell'occupazione della  fabbrica  (marzo-aprile  1973:  movimento  dei
    "Fazzoletti rossi"), seguita al ciclo di lotte del 1972-1973.
    Con  il  contratto  aziendale  integrativo dell'autunno-inverno matura
    anche il sequestro del capo del personale della Fiat Ettore Amerio (10
    -18 dicembre 1973).
    Nel febbraio-marzo 1974,  una riflessione congiunta delle due  colonne
    sull'esito delle lotte operaie alla Fiat, porta alla decisione di dare
    respiro strategico alle lotte operaie proiettando la loro forza contro
    le istituzioni politiche e lo stato.
    Dalla  necessit  di  coordinare a livello nazionale i Settori nascono
    due Fronti: il Fronte delle grandi fabbriche ed il Fronte della  lotta
    alla controrivoluzione.
    Il 18 aprile 1974, a Genova, viene sequestrato il giudice Mario Sossi.
    Questa  azione    la prima operazione nazionale progettata dal Fronte
    della lotta alla controrivoluzione  ed  inaugura  il  passaggio  dalle
    azioni  riferite  in modo specifico a realt parziali di fabbrica o di
    quartiere, ad azioni con finalit politiche generali.
    Oltre ai volantini,  durante il sequestro,  viene diffuso  l'opuscolo:
    "Contro il neo-gollismo portare l'attacco al cuore dello stato".
    Tra  il  1973  ed  il  1974,   le  B.R.   allargano  i  loro  rapporti
    organizzativi in varie regioni:
    - consolidando i contatti con operai dei Cantieri Navali Breda  e  del
    Petrolchimico di Mestre, viene inaugurata la colonna veneta;
    -  in  Liguria,  con  alcuni  operai dell'Italsider,  dopo la Campagna
    Sossi, viene creata la prima istanza della nuova colonna;
    - nelle Marche si stringono  relazioni  con  esponenti  dei  Proletari
    Armati in Lotta, alcuni dei quali daranno vita al comitato marchigiano
    delle B.R.
    Il  17  giugno 1974,  a Padova,  nel corso di un'incursione nella sede
    missina  di  via  Zabarella,  restano  uccise  due  persone,  Graziano
    Giralucci,  Giuseppe  Mazzola.  Il  nucleo  veneto  gestisce  l'evento
    rivendicandolo all'interno della pratica dell'antifascismo  militante.
    Le   Brigate   Rosse,   a   livello  nazionale,   pur  assumendone  la
    responsabilit,  ribadiscono che la questione centrale dell'intervento
    armato  l'attacco allo Stato e non l'antifascismo militante.
    Nell'estate 1974 l'espansione delle B.R., seguita alla campagna Sossi,
    porta alla decisione di creare un terzo Fronte  -  il Fronte logistico
    -  al fine di affrontare, in modo pi adeguato, oltre al coordinamento
    dei  settori  logistici  di  ciascuna colonna,  anche i problemi della
    scuola quadri e del finanziamento.
    Nel    documento    "Alcune    questioni    per     la     discussione
    sull'organizzazione",   dell'estate   1974,   tra  l'altro  si  legge:
    All'origine della  nostra  storia  c'  un  nucleo  di  compagni  che
    operando  scelte  rivoluzionarie si  conquistato nel combattimento un
    ruolo   indiscutibile   di   avanguardia.   Oggi   con   la   crescita
    dell'organizzazione e della sua influenza.  questo nucleo storico  di
    fatto insufficiente. Si impone cio una ridefinizione e un ampliamento
    del  quadro  dirigente  complessivo  dell'organizzazione.  Si  propone
    pertanto  alla  discussione dei compagni la formazione di un consiglio
    rivoluzionario che raccolga e  rappresenti  tutte  le  tensioni  e  le
    energie  rivoluzionarie  maturate  nei  fronti,  nelle colonne e nelle
    forze irregolari.  Questo consiglio dovr essere la  massima  autorit
    nelle B.R..
    Il   13   ottobre  1974,   alla  cascina  Spiotta  di  Arzello,   Aqui
    (Alessandria),  si riunisce la prima Direzione strategica  delle  B.R.
    L'ordine  del  giorno  riguarda  la  ridefinizione  delle  strutture e
    dell'intervento alla luce degli arresti di alcuni militanti,  avvenuti
    l'8 settembre.
    Nell'inverno  1974  si  riunisce,  nel  veneto,  la  seconda Direzione
    strategica.  All'ordine del giorno  la liberazione  dei  prigionieri.
    Viene  deciso  l'assalto  al  carcere di Casale Monferrato,  che viene
    effettuato il  18  febbraio  1975  e  porta  alla  liberazione  di  un
    militante.
    Nel  marzo  1975  vengono  riallacciati  i  contatti  presi negli anni
    precedenti con alcuni militanti di Roma,  provenienti da varie aree ed
    esperienze  politiche  (Potere Operaio,  marxisti-leninisti),  e viene
    dato avvio alla costruzione della colonna romana.
    Nell'aprile 1975 viene diffusa la prima  Risoluzione  della  Direzione
    strategica.
    Il  15 maggio 1975,  nel quadro della campagna contro il neo-gollismo,
    viene operato il primo ferimento intenzionale. Il consigliere comunale
    della D.C. milanese, Massimo De Carolis, viene colpito alle gambe.
    Il 4 giugno 1975, primo sequestro per autofinanziamento: l'industriale
    Vallarino Gancia. Nel corso di questa operazione,  il 5 giugno,  in un
    conflitto a fuoco viene ferito mortalmente l'appuntato dei carabinieri
    Giovanni  d'Alfonso e viene uccisa Margherita Cagol Curcio "Mara".  La
    colonna di Torino assumer il suo nome.
    Sempre nel corso del 1975,  il confronto politico con i Nuclei  Armati
    Proletari  porta  ad  una campagna congiunta che si concretizza in due
    momenti offensivi:
    - contro le strutture dell'Arma dei carabinieri con  azioni  in  varie
    citt italiane (1 marzo 1976);
    -  con  l'incursione  nella  sede  dell'ispettorato distrettuale degli
    Istituti di Prevenzione e Pena di Milano (22 aprile 1976).
    Nei volantini di rivendicazione le due organizzazioni rendono noto che
    "B.R.  e  NAP,  nel  rispetto  della  propria  autonomia  politica  ed
    organizzativa,  possono  praticare comuni scadenze di lotta e d'azione
    in un unico fronte di combattimento".
    Tra il 1974 ed il 1976,  in conflitti a fuoco tra  militanti  e  forze
    dell'ordine   perdono   la  vita  tre  militari:  il  maresciallo  dei
    Carabinieri Felice Maritano, a Robbiano di Mediglia (Milano) il 15-10-
    74; l'appuntato di Polizia Antonio Niedda,  a Ponte di Brenta (Padova)
    il 4-9-75;  il vice questore Francesco Cusano,  a Biella (Vercelli) il
    11-9-76.
    L'8 giugno,  a Genova,  le B.R.  colpiscono mortalmente il Procuratore
    Generale  della  Repubblica  Francesco Coco e i due militari della sua
    scorta (Antioco Dejana e Giovanni Saponara).  Si  tratta  della  prima
    azione  di "disarticolazione politica e militare delle strutture dello
    stato".  Questo evento conclude la campagna iniziata con il  rapimento
    del  giudice Mario Sossi e commemora,  ad un anno dalla sua uccisione,
    Margherita Cagol Curcio "Mara".
    Il 15 dicembre 1976,  intercettato da forze  di  polizia  durante  una
    visita  alla  famiglia,  Walter  Alasia,  militante  clandestino della
    colonna di Milano,  ingaggia un conflitto  a  fuoco  con  la  polizia.
    Muoiono  due  sottufficiali,  Sergio  Bazzega e Vittorio Padovani,  ed
    Alasia viene ucciso.
    La colonna di Milano delle B.R.  prender il suo nome:  Walter  Alasia
    "Luca".
    Nel corso del 1976, l'impianto organizzativo sancito nelle Risoluzioni
    del  1974  e  del  1975  subisce  una  trasformazione radicale che non
    rester senza conseguenze nel dibattito interno.  Pi precisamente: il
    Fronte  delle  grandi  fabbriche viene sussunto all'interno del Fronte
    della lotta alla controrivoluzione.  Il quale verr poi articolato  al
    suo interno in vari settori d'intervento.
    Questa   trasformazione   costituisce  una  vera  e  propria  "seconda
    fondazione delle B.R." in seguito alla quale tutti i comparti e  tutte
    le  attivit  dell'organizzazione vengono ripensati entro lo schema di
    un'impostazione che mette al centro l'attacco al cuore dello Stato.
    Il  12  febbraio  1977,  con  il  ferimento  intenzionale  di  Valerio
    Traversi, dirigente del Ministero di Grazia e Giustizia, la Colonna di
    Roma compie la sua prima azione.
    Nel  marzo  1977  si tiene a Bologna,  contro i militanti processati a
    Torino,  un processo per apologia dell'attentato contro il procuratore
    Coco.  In  questa  occasione  essi  diffondono  un  comunicato firmato
    "Colonna Mara-Martino" in cui,  a  sostegno  del  Movimento  del  '77,
    operando  la  distinzione  tra "ideologia spontaneista" e "spontaneit
    dei movimenti", criticano la prima ed apprezzano la seconda.
    Le istanze di direzione delle B.R., valutano molto criticamente questo
    documento,  sia per la firma  -  che fa riferimento  anche  a  Martino
    Zichittella,  militante  dei  Nuclei  Armati  Proletari   -  che per i
    contenuti.
    Il sequestro dell'armatore Costa, a Genova (12 gennaio-3 aprile 1977),
    segna una complessificazione delle tecniche di autofinanziamento. Fino
    ad allora,  e ad esclusione del sequestro  dell'industriale  Vallarino
    Gancia, le B.R. avevano compiuto solo espropri di banche.
    Il  28  aprile  1977,  le B.R.  uccidono Fulvio Croce,  Presidente del
    Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Torino. La Corte d'Assise,  in
    seguito  a  questa  azione,  sospende  nuovamente  il processo in atto
    contro il primo gruppo di inquisiti per le B.R.
    L'1 giugno 77 prende avvio la Campagna contro i giornalisti  intesa  a
    "disarticolare  la  funzione  controrivoluzionaria  svolta  dai grandi
    media". Vengono feriti:
    - Valerio Bruno, de "Il Secolo Decimonono", 1-6-77 Genova;
    - Indro Montanelli, de "Il Giornale Nuovo", 2-6-77 Milano;
    - Emilio Rossi, del "TG1", 3-6-77 Roma.
    Il 16 novembre,  a Torino,  viene colpito mortalmente Carlo Casalegno,
    giornalista  del  quotidiano  "La  Stampa".  Il documento che gestisce
    questa azione la inserisce nella risposta,  ampia e diffusa,  data dai
    movimenti   e   dalle  formazioni  rivoluzionarie  di  tutta  l'Europa
    all'assassinio di Andreas Baader,  Gudrum Enslin e  Jean  Carl  Raspe,
    avvenuto  il  18  ottobre  1977  nel  carcere  di Stammhein (Germania,
    R.F.T.).
    L'iniziativa  contro  il  trattamento   carcerario   dei   prigionieri
    politici,  duramente irrigidito nel luglio del 1977 con l'apertura del
    circuito delle carceri di massima sicurezza  sotto  il  controllo  del
    generale Carlo Alberto Della Chiesa, si sviluppa con attentati mortali
    contro:
    -  Riccardo  Palma,  magistrato  addetto alla Direzione Generale degli
    Istituti di Prevenzione e Pena (Roma 14-2-78);
    - Lorenzo Cotugno,  agente di custodia  presso  il  carcere  Le  Nuove
    (Torino, 11-4-78);
    - Francesco Di Cataldo, maresciallo degli agenti di custodia presso il
    carcere S. Vittore (Milano, 20-4-78).
    Il  10  marzo  1978  le  B.R.  colpiscono mortalmente Rosario Berardi,
    maresciallo della Polizia,  sezione antiterrorismo,  in relazione alla
    riapertura del processone a Torino.
    Il 16 marzo 1978,  le B.R. sequestrano, a Roma, l'onorevole Aldo Moro,
    presidente della D.C.  e candidato alla formazione del  nuovo  governo
    "aperto  al  P.C.I.".  Cinque  militari  della  scorta restano uccisi:
    Oreste Leonardi,  Raffaele Iozzino,  Domenico  Ricci,  Giulio  Rivera,
    Francesco  Zizzi.   Con  questa  azione  le  B.R.   si  propongono  di
    intervenire negli equilibri politici generali del Paese.
    Nel corso dei 55 giorni del sequestro,  l'onorevole Aldo  Moro  scrive
    varie  lettere,  e  le B.R.  chiedono la liberazione di 13 prigionieri
    politici,   distribuiscono  9  comunicati  ed  una  Risoluzione  della
    Direzione strategica (febbraio 1978).
    Il  sequestro  si  conclude il 9 maggio 1978,  con il ritrovamento del
    corpo dell'onorevole Aldo Moro in via Caetani, a Roma.
    Il 21 giugno 1978,  a Genova,  le B.R.  colpiscono mortalmente Antonio
    Esposito,  funzionario dell'Antiterrorismo. Questa azione coincide con
    l'entrata in camera di consiglio dei giudici del processone di Torino,
    che si conclude il 23 giugno.
    Tra ottobre e dicembre del 1978, le B.R. continuano la campagna contro
    il   trattamento   carcerario   dei   prigionieri.   Vengono   colpiti
    mortalmente:
    -  Girolamo  Tartaglione,  Direttore  generale  agli Affari Penali del
    Ministero di Grazia e Giustizia, (Roma 10-10-78);
    - Salvatore Lanza e Salvatore Porceddu, agenti di polizia addetti alla
    sorveglianza esterna del carcere Le Nuove (Torino 15-10-78).
    Per tutto il 1978 la presenza delle B.R.  nelle  grandi  fabbriche  di
    Torino,  Milano, Genova e del Veneto  scandita da un grande numero di
    azioni contro le gerarchie ed i dirigenti industriali che  punteggiano
    le  dinamiche  particolari delle lotte.  Nel corso di questa campagna,
    l'intervento contro Pietro Coggiola,  capofficina  Fiat,  concepito  e
    rivendicato  come  un ferimento,  porta accidentalmente alla sua morte
    (Torino 28-9-78).  E' invece intenzionale l'attentato  mortale  contro
    Sergio Gori,  a Mestre, il 19 gennaio 1980, che di fatto sar l'ultima
    azione B.R. inserita in questo contesto.
    Il 24 gennaio 1979,  a Genova,  il sindacalista della  C.GI.L.,  Guido
    Rossa, responsabile dell'arresto dell'operaio dell'Italsider Francesco
    Berardi (24-10-78),  viene colpito mortalmente.  Nella rivendicazione,
    le B.R.  rendono noto che  questa  azione  era  stata  concepita  come
    ferimento intenzionale.
    Nel gennaio 1979 escono dalle B.R.  sette militanti. Le loro posizioni
    vengono esposte nel documento: "Fase:  passato,  presente  e  futuro",
    Roma,   febbraio  1979.  Essi  confluiranno  nel  Movimento  Comunista
    Rivoluzionario.
    Nei primi mesi del 1979,  a Roma,  vengono effettuati  due  interventi
    contro la Democrazia Cristiana:
    -   viene   colpito   mortalmente  il  consigliere  provinciale  Italo
    Schettini, il 29 marzo 1979;
    - viene attaccata la sede della D.C.  di Piazza Nicosia,  dove perdono
    la  vita,  intervenendo di pattuglia,  gli agenti Antonio Mea e Pietro
    Ollanu, il 3 maggio 1979.
    Nel corso dell'estate dello stesso anno,  le Brigate Rosse  allacciano
    relazioni in Sardegna anche al fine di sostenere un'eventuale evasione
    dall'Asinara  dei  suoi  militanti l incarcerati,  e di costruire una
    nuova colonna.
    Nel luglio 1979, i prigionieri B.R. del carcere speciale dell'Asinara,
    fanno  pervenire  all'Esecutivo,  vale  a  dire  l'organo  di  governo
    dell'organizzazione, un documento di 130 pagine in cui vengono esposte
    le   tesi  politiche  che,   secondo  la  loro  opinione,   dovrebbero
    indirizzare l'attivit dopo la Campagna Moro.
    L'Esecutivo non condivide queste tesi e rende noto ai  prigionieri  il
    suo disaccordo senza tuttavia articolare la sua critica.
    A   ottobre,   i   prigionieri   rispondono  chiedendo  le  dimissioni
    dell'Esecutivo.
    Tra il giugno del 1978 e la primavera  del  1980  viene  condotta  una
    campagna  contro gli apparati dell'Antiterrorismo.  In complesso,  tra
    carabinieri e polizia,  vengono colpiti  mortalmente  12  militari  di
    vario grado.
    A Genova: Antonio Esposito,  il 21-6-1978; Vittorio Battaglini e Mario
    Tosa,  il 21-11-1979;  Antonino Casu ed Emanuele Tuttobene,  il  25-1-
    1980. A Roma: Antonio Varisco, il 15-7-1979; Michele Granato, il 9-11-
    1979; Domenico Taverna, il 27-11-1979; Mariano Romiti, il 7-12-1979. A
    Milano: Antonio Cestari, Rocco Santoro, Michelle Tatulli, l'8-1-1980.
    Il 2 ottobre 1979 i prigionieri all'Asinara decidono lo smantellamento
    di quel carcere speciale.  Dopo una notte di battaglia, con esplosivo,
    scontri a fuoco e lotte corpo a corpo,  la struttura del carcere viene
    resa inagibile.
    Il 24 ottobre 1979, nel carcere speciale di Cuneo si suicida Francesco
    Berardi,  militante  B.R.  denunciato  da  Guido Rossa.  La colonna di
    Genova verr dedicata al suo nome: Francesco Berardi "Cesare".
    Si conclude a Torino, nel mese di dicembre,  l'appello del processone.
    I  prigionieri  riassumono le loro tesi,  gi esposte nel documento di
    luglio, nel Comunicato numero 19.
    Il 21 febbraio 1980 viene  arrestato,  a  Torino,  Patrizio  Peci.  In
    seguito  alla  sua  collaborazione con le forze dell'ordine,  nei mesi
    successivi si susseguono in tutta l'Italia centinaia di arresti e,  il
    28  marzo,  a  Genova,  anche  in  risposta  alla  campagna contro gli
    apparati dell'antiterrorismo, vengono uccisi dai carabinieri Annamaria
    Ludman, Lorenzo Betassa, Riccardo Dura e Piero Panciarelli.
    In ricordo di questi quattro compagni la colonna  di  Roma  prende  il
    nome  Colonna 28 Marzo e la colonna veneta Colonna Annamaria Ludman
    'Cecilia'.
    Nei primi mesi 1980 viene colpita la magistratura  con  due  attentati
    mortali, a Roma:
    - il 12 febbraio 1980 Vittorio Bachelet,  vicepresidente del Consiglio
    Superiore della Magistratura;
    - il 18 marzo 1980 Girolamo Minervini,  in procinto di essere nominato
    Direttore Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena.
    Il  12 maggio 1980,  a Mestre,  in relazione alla riunione dei capi di
    stato dei paesi pi industrializzati,  in programma  per  il  mese  di
    giugno,  le B.R.  intervengono colpendo mortalmente il dirigente della
    Digos Alfredo Albanese.
    Il 19 maggio 1980,  con l'attentato mortale all'Assessore regionale al
    Bilancio   e  alla  Programmazione,   Pino  Amato,   della  Democrazia
    Cristiana, nasce ufficialmente la Colonna di Napoli.
    Il 5 agosto 1980,  in provincia di  Roma,  si  riunisce  la  Direzione
    strategica.
    Dopo la presa di posizione dei prigionieri del luglio 1979, la Colonna
    Walter  Alasia  chiede a sua volta le dimissioni dell'Esecutivo.  Nodi
    fondamentali del dissidio sono la questione  operaia  ed  il  problema
    della  liberazione  dei prigionieri.  Tali nodi verranno pubblicamente
    esposti nei documenti:
    - Opuscolo numero 9, Grandi Fabbriche, nazionale, 1979,
    - Opuscolo numero 9 bis,  Fabbriche,  Colonna  Walter  Alasia,  Milano
    1979.
    La  Direzione  strategica  elabora  comunque  una  propria Risoluzione
    strategica (ottobre 1980).
    Alle prese con le loro contraddizioni interne, le B.R.  non riescono a
    manifestare  alcuna presenza nel violentissimo attacco che tra ottobre
    e dicembre,  la  Fiat,  sostenuta  anche  dai  suoi  quadri  intermedi
    (manifestazione dei quarantamila),  porta al movimento operaio nel suo
    insieme,   mettendo  in  cassa  integrazione  migliaia  di  operai   e
    effettuando  un  centinaio di licenziamenti di avanguardie politiche e
    di lotta.
    Il  12  novembre  del  1980  la   Colonna   Walter   Alasia   gestisce
    autonomamente  una  propria  azione  -  attentato mortale al dirigente
    industriale Renato Briano  -  e con ci, di fatto, si pone al di fuori
    del controllo politico dell'Esecutivo.
    Tentativi successivi di mediazione e composizione delle divergenze non
    hanno esito alcuno.
    Nel mese di dicembre, con l'Opuscolo numero 10, l'Esecutivo delle B.R.
    decreta  ufficialmente  la  separazione  organizzativa  della  Colonna
    Walter Alasia.
    Il  12  dicembre 1980,  a Roma,  con il rapimento del giudice Giovanni
    D'Urso,  direttore dell'Ufficio terzo della Direzione  Generale  degli
    Istituti di Prevenzione e Pena del ministero di Grazia e Giustizia, le
    Brigate  Rosse  ripropongono il tema del trattamento dei prigionieri e
    chiedono la chiusura immediata  dell'Asinara,  che  era  stata  tenuta
    aperta  con  pochissimi militanti,  dopo lo smantellamento della lotta
    del 2 novembre 1979.  La campagna si sviluppa con l'attentato  mortale
    al  generale  dei  carabinieri  Enrico  Galvaligi,   responsabile  del
    coordinamento delle misure  di  sicurezza  nelle  carceri  speciali  e
    ritenuto  responsabile  dell'assalto  compiuto il 29 dicembre 1980 dal
    Gruppo d'Intervento Speciale (GIS) per  riprendere  il  controllo  del
    carcere di Trani in rivolta da due giorni (Roma, 31-12-80).
    Il  sequestro di Giovanni D'Urso si conclude il 15 gennaio 1981 con la
    liberazione  del  magistrato  e  la  chiusura  del  carcere   speciale
    dell'Asinara.
    Con la Campagna D'Urso e la sua gestione (Opuscolo numero 11,  gennaio
    1981) di fatto si conclude il percorso unitario delle Brigate Rosse.
    Gli opuscoli numeri 12 e  13,  tuttavia,  esprimono  ancora  posizioni
    unitarie  (ad eccezione delle B.R.-Walter Alasia) ed in particolare il
    secondo tenta di fissare le basi  per  una  ripresa  d'iniziativa  sul
    terreno delle lotte operaie.
    Nell'aprile  1981,  i  gi precari equilibri tra le varie istanze e le
    diverse posizioni politiche all'interno delle B.R. precipitano.
    All'autonomizzazione delle B.R.-W.A.,  che gestisce per proprio  conto
    il  sequestro  dell'ingegnere  dell'Alfa  Romeo Sandrucci,  fa seguito
    quella della Colonna di Napoli e del  Fronte  Carceri,  che,  insieme,
    gestiscono le campagne Cirillo e Peci.
    Solo  il  sequestro  dell'ingegnere Giuseppe Taliercio,  direttore del
    Petrolchimico di  Mestre  (20  maggio-5  luglio  1981),  viene  ancora
    rivendicata  con  la  sigla  B.R..  Ma anche nel Veneto,  in seguito a
    divergenze  sorte  nella  gestione  dell'operazione,   tra  ottobre  e
    novembre  del  1981,  alcuni  militanti  della  colonna  veneta escono
    dall'organizzazione e danno vita alla colonna "2 Agosto".
    Nell'agosto del 1981,  per iniziativa della  colonna  di  Roma,  viene
    fatto  un tentativo di ricomposizione delle contraddizioni esplose tra
    i vari spezzoni. Ma esso fallisce.
    Ad ottobre, si tiene a Milano una riunione della Direzione strategica.
    In essa viene impostata la Campagna contro il generale USA  James  Lee
    Dozier  e  viene  deciso,   onde  evitare  conflitti  sui  diritti  di
    primogenitura, di modificare anche la sigla.
    Da questo momento le Brigate Rosse cessano formalmente di esistere. E,
    accanto alle B.R.-Walter Alasia  e  alle  B.R.-Partito  Guerriglia  si
    formano le B.R.-Per la Costruzione del Partito Comunista Combattente.
    Negli anni successivi alcuni militanti prigionieri, dopo aver esaurito
    in  tempi  pi  o meno brevi la loro esperienza in uno o nell'altro di
    questi  raggruppamenti  e  non  ritenendo   di   doversi   dissociare,
    rimangono,  pur senza una precisa definizione organizzativa, nell'area
    di dibattito generale delle B.R.  L'inizio del processo Moro-ter,  nel
    giugno del 1986, consente loro di incontrarsi e confrontarsi.
    Nel  gennaio del 1987 una serie di "lettere aperte" firmate da diversi
    militanti,  sanciscono la chiusura  unitaria  dell'esperienza  storica
    delle  B.R.  e  l'inizio  di una battaglia di libert finalizzata alla
    soluzione politica del conflitto degli anni '70,  alla liberazione  di
    tutti i prigionieri e al rientro degli esuli.
    Il 26 gennaio 1989,  a Castelmassa (Rovigo) muore suicida il militante
    Paolo Sivieri, mentre sta scontando l'ergastolo.


    Bibliografia delle Brigate Rosse.

    Brigata Rossa Pirelli,  "Comunicati 1-7",  Milano 1970,  in:  Soccorso
    Rosso, "Brigate Rosse", Milano 1976, Feltrinelli.
    "Molti   compagni   o   gruppi   della  sinistra  rivoluzionaria  sono
    intervenuti su differenti questioni  sollevate  dal  nostro  lavoro.",
    Milano,  aprile 1971, in: Autori Vari, "Ma l'amor mio non muore", Roma
    1971, Arcana Editrice.
    "Autointervista",  Milano,  settembre  1971,  Opuscolo  stampato;  in:
    Vincenzo Tessandori,  "B.R.  imputazione: banda armata",  Milano 1977,
    Garzanti.
    "Niente rester impunito! Giornale comunista rivoluzionario",  Milano,
    maggio 1971 (Archivio P.M.).
    "Un destino perfido",  Milano, novembre 1971, in: Vincenzo Tessandori,
    "B.R. imputazione: banda armata", Milano 1977, Garzanti.
    "Classe contro classe,  guerra  di  classe",  Milano,  novembre  1971,
    Opuscolo ciclostilato.
    "Organizziamo  un  grande  processo popolare",  Milano 1971,  Opuscolo
    ciclostilato.
    "Il voto non paga,  prendiamo il fucile!",  Milano,  aprile 1972,  in:
    Vincenzo Tessandori,  "B.R.  imputazione: banda armata",  Milano 1977,
    Garzanti.
    "Guerra ai fascisti", Milano,  dicembre 1972,  parzialmente pubblicato
    in: "Lotta Continua" 15-2-73.
    "Autointervista",  Milano,  gennaio  1973,  in:  "Potere  Operaio  del
    luned", 46, Roma 1973.
    "La crisi  lo strumento usato dalla reazione per  battere  la  classe
    operaia", dicembre 1973, in: "Potere Operaio del luned", 24-12-73.
    "Norme  di  sicurezza  e  stile  di  lavoro",  Milano  1974,  Opuscolo
    ciclostilato.
    "Contro il  neogollismo  portare  l'attacco  al  cuore  dello  stato",
    Milano, aprile 1974, in: "Il Giornale d'Italia" e "Il Tempo" 13-5-74.
    "Intervista", in: "L'Espresso" 16-5-74.
    "Bilancio dell'azione Sossi",  Maggio 1974,  in: Giannino Guiso,  Aldo
    Bonomi,  Franco Tommei,  "Criminalizzazione della  lotta  di  classe",
    Verona 1975, Bertani.
    "Interrogatorio di Mario Sossi", in: "Panorama" 10-7-75.
    "Alcune  questioni  per  la  discussione sull'organizzazione",  Estate
    1974, in: Ordinanza-Sentenza del Giudice Istruttore Giancarlo Caselli,
    nel procedimento numero 595/74,  Torino;  e in: Giannino  Guiso,  Aldo
    Bonomi,  Franco  Tommei,  "Criminalizzazione  della  lotta di classe",
    Verona 1975, Bertani.
    "Bozza di discussione, Fronte logistico", autunno 1974, in: G.  Guiso,
    A.  Bonomi,  F.  Tommei,  "Criminalizzazione  della  lotta di classe",
    Verona 1975, Bertani.
    "Intervista  a  Renato  Curcio",  dicembre  1974,  carcere  di  Casale
    Monferrato, in: "L'Espresso" 1-1-75.
    Renato  Curcio,  In morte di Holger Meins,  dicembre 1974,  carcere di
    Casale Monferrato, in: "A.B.C." 6-3-75; "Rosso", 15, 1975.
    "Documento di riflessione interna. Giornale interno numero 1",  Giugno
    1975.
    "Risoluzione   della   Direzione   Strategica",   aprile   1975,   in:
    "Controinformazione", giugno 1976 (Archivio P.M.).
    "Centralizzazione  dei  fronti.   Bozza  di  discussione",   documento
    interno.
    Opuscolo numero 1 (nuova serie), Aprile 1977.
    Opuscolo  numero  2,  "Portare l'attacco allo stato imperialista delle
    multinazionali.  Disarticolare  le  strutture  della  controguerriglia
    attiva", giugno 1977 (Archivio P.M.).
    Colonna  Mara-Martino,  "Comunicato",  letto  in  aula  al processo di
    Bologna il 4-4-77, in: "Controinformazione" 9-10, novembre 1977.
    "Diario dei tribunali speciali di Bologna,  Torino e Milano",  Genova,
    settembre 1977, opuscolo.
    Opuscolo  numero  3,  "Attaccare,  colpire,  liquidare e disperdere la
    Democrazia Cristiana, asse portante della ristrutturazione dello stato
    e della controrivoluzione imperialista", novembre 1977.
    Opuscolo numero 4, "Diario di lotta delle fabbriche genovesi Ansaldo e
    Italsider", Genova, ottobre 1977.
    Brigate Rosse,  "Risoluzione  della  Direzione  Strategica",  febbraio
    1978, in: "Controinformazione" 11-12, luglio 1978 (Archivio P.M.).
    Volantino (senza titolo) di rivendicazione dell'azione contro Riccardo
    Palma, Roma, febbraio 1978.
    "Campagna di Primavera.  Comunicati numero 1-9",  in: G. Bocca (a cura
    di), "Moro, una tragedia italiana", Milano 1978, Bompiani.
    Lettere di Aldo Moro,  in: Gian Paolo Cresci (a  cura  di),  "Moro:  i
    giorni del tormento", Roma 1982, Edizioni Cinque Lune.
    B.R.-Brigata  Campo  di concentramento Asinara,  "Un mese di lotta dei
    proletari    prigionieri    all'Asinara",    settembre    1978,    in:
    "Controinformazione", Speciale carceri, 1979.
    Opuscolo numero 5,  "Individuare e colpire gli uomini,  i covi,  e gli
    'esperti' della Confindustria,  asse portante  della  ristrutturazione
    imperialista nel settore economico. Individuare e colpire la struttura
    e  gli  uomini del comando delle multinazionali!",  ottobre 1978,  in:
    "Controinformazione" 13-14, marzo 1979.
    Opuscolo  numero  6,   "Campagna  di  primavera:  Cattura,   processo,
    esecuzione del presidente della D.C. Aldo Moro", marzo 1979.
    Prigionieri B.R. del carcere Asinara, "Conquistare le masse alla lotta
    armata per il comunismo. Costruire gli strumenti del potere proletario
    armato:  il  partito  comunista  combattente  e gli organismi di massa
    rivoluzionari.", Asinara, giugno-luglio 1979,  reperibile in fotocopia
    presso il Centro documentazione del Corriere delle Sera, Milano.
    Opuscolo   numero   7,   "L'estate    stagione  di  zanzare",   Campo
    dell'Asinara, agosto 1979, reperibile in fotocopia presso il Centro di
    documentazione del Corriere della Sera, Milano.
    Opuscolo numero 8,  "Diario Alfa Romeo:  sabotare  il  progetto  della
    borghesia  di  stato,  costruire  in  fabbrica  il  potere  proletario
    armato", Milano, gennaio 1980 (Archivio P.M.).
    "Per una discussione  su  soggettivismo  e  militarismo",  Carcere  di
    Palmi, aprile 1980, in: "Controinformazione", 18, 1980.
    Opuscolo numero 9,  "Contro la ristrutturazione imperialista costruire
    nuclei di resistenza clandestini in ogni  posto  di  lavoro,  in  ogni
    quartiere", nazionale, maggio 1980.
    Opuscolo  numero  9 bis,  Colonna Walter Alasia,  "Fabbriche",  Milano
    1980.
    Opuscolo  numero  10,   "Battere  l'opportunismo   liquidazionista   e
    l'ideologia  della  sconfitta.  Rifiutare  il frazionismo antipartito.
    Fare chiarezza sulla linea delle Brigate Rosse.  Unire i comunisti nel
    partito combattente.",  dicembre 1980,  reperibile presso il Centro di
    documentazione del Corriere della Sera, Milano.
    Lotta Armata per il  Comunismo.  Giornale  delle  BR  numero  1,  1980
    (Archivio P.M.).
    Lotta Armata per il Comunismo. Giornale delle BR numero 2, 1980.
    Lotta Armata per il Comunismo. Giornale delle BR numero 3, 1980.
    Risoluzione  della  Direzione  Strategica,  "Conquistare le masse alla
    lotta armata per il comunismo;  costruire  gli  strumenti  del  potere
    proletario armato: il partito comunista combattente e gli organismi di
    massa rivoluzionari", ottobre 1980 (Archivio P.M.).
    Comunicati 1-10,  Campagna d'Urso, in: L. Jannuzzi, E. Capecelatro, F.
    Roccella, V. Vecellio (a cura di),  "La pelle del d'Urso",  Roma 1981,
    Radio Radicale Documenti.
    Collettivo  prigionieri  comunisti  delle  Brigate Rosse,  "L'Ape e il
    Comunista", Roma 1980, Edizione Corrispondenza Internazionale.
    Opuscolo numero 11,  Campagna D'Urso: "Organizzare la liberazione  del
    proletariato    prigioniero;    smantellare    il    circuito    della
    differenziazione;  costruire e rafforzare gli organismi di  massa  del
    proletariato prigioniero", Roma, dicembre 1980-gennaio 1981.
    Opuscolo  numero  12,  "Riprendere  l'offensiva  dentro  gli ospedali.
    Lavorare tutti, lavorare meno, per il diritto proletario alla salute",
    Roma, marzo 1981.
    Opuscolo numero 13,  "Nel cuore della produzione,  nella  fabbrica  si
    scatena la crisi capitalistica, dal cuore della produzione si sviluppa
    la  lotta  armata per il comunismo e si costruiscono gli strumenti del
    potere proletario, il partito comunista combattente e gli organismi di
    massa rivoluzionari", aprile 1981.
    Opuscolo numero 14, Colonna di Napoli,  "Sfondare la barriera del sud:
    costruire  il  partito  comunista combattente e gli organismi di massa
    rivoluzionari per l'affermazione del  sistema  del  potere  proletario
    armato", Napoli, aprile 1981.
    Opuscolo  numero 15,  Colonna di Napoli,  "Tredici tesi sulla sostanza
    dell'agire da partito in questa  congiuntura:  a  tutto  il  movimento
    rivoluzionario  per la costruzione del partito comunista combattente e
    degli organismi di massa rivoluzionari", Napoli, maggio-giugno 1981.
    Opuscolo numero 17, "Campagna sulle fabbriche", luglio-agosto 1981.
    Opuscolo numero 18, "Bilancio della Campagna Taliercio", ottobre 1981.


    Bibliografia sulle Brigate Rosse.

    Anonimo,  "Brigate Rosse: Propaganda armata e organizzazione  politica
    delle avanguardie di fabbrica",  in: "Controinformazione",  3-4,  5-6,
    Milano 1974.
    Bruno Caccia, "Requisitoria Brigate Rosse",  in: Giannino Guiso,  Aldo
    Bonomi,  Franco  Tommei,  "Criminalizzazione  della  lotta di classe",
    Verona 1975, Bertani Editore.
    Soccorso Rosso, "Brigate Rosse", Milano 1976, Feltrinelli.
    Quaderni  d'informazione  politica  1,   "Criminalizzazione  e   lotta
    armata", Milano 1976, Collettivo Editoriale Libri Rossi.
    Quaderni  d'informazione  politica  2,  "Processo allo stato",  Milano
    1977, Collettivo Editoriale Libri Rossi.
    Alessandro Silj,  "Mai pi senza fucile.  All'origine dei Nap e  delle
    B.R.", Firenze 1977, Vallecchi.
    Vincenzo  Tessandori,  "B.R.  Imputazione Banda Armata",  Milano 1977,
    Garzanti.
    Alessandro Silj,  "Brigate Rosse - Stato.  Lo scontro spettacolo nella
    regia della stampa quotidiana", Firenze 1978, Vallecchi.
    Massimo  Cavallini,  (a  cura di),  "Il terrorismo in fabbrica",  Roma
    1978, Editori Riuniti.
    Giorgio  Bocca,  "Il  terrorismo  italiano  1970-1978",  Milano  1978,
    Rizzoli.
    E. Papa, "Il processo alle B.R.", Torino 1979, Giappichelli.
    Adelaide  Aglietta,  "Diario di una giurata popolare al processo delle
    Brigate Rosse", Milano 1979, Milano Libri Edizioni.
    T.  Barbato,  "Il terrorismo  in  Italia  negli  anni  70.  Cronaca  e
    documentazione", Milano 1980, Editrice Bibliografica.
    L. Jannuzzi, E. Capecelatro, F. Roccella, V. Vecellio (a cura di), "La
    pelle del d'Urso", Roma 1981, Radio Radicale Documenti.
    Gian  Carlo Caselli,  Donatella Della Porta,  "La storia delle Brigate
    Rosse: Strutture organizzative e strategie  d'azione",  in:  Donatella
    Della  Porta  (a  cura di),  "Terrorismi d'Italia",  Bologna 1984,  Il
    Mulino.
    Giorgio Bocca, "Noi terroristi", Milano 1985, Garzanti.
    Liano Fanti, "S'avanza uno strano soldato. Genesi del brigatismo rosso
    reggiano", Milano 1985, Sugarco.
    Enrico Fenzi, "Armi e bagagli. Un diario dalle Brigate Rosse",  Genova
    1987, Costa & Nolan.
    Alberto Franceschini, "Mara Renato ed io", Milano 1988, Mondadori.
    Henner Hess, "La rivolta ambigua", Firenze 1991, Sansoni.
    Sergio  Zavoli,   "La  notte  della  Repubblica",   Milano-Roma  1992,
    Mondadori-Nuova Eri.
    Renato Curcio, "A viso aperto",  intervista di Mario Scialoja,  Milano
    1993, Mondadori.
    Franco  Ottaviano,  "La rivoluzione nel labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.
    Mario Moretti,  "Brigate Rosse.  Una storia italiana",  intervista  di
    Carla Mosca e Rossana Rossanda, Milano 1994, Anabasi.


    Dati.

    Per l'organizzazione Brigate Rosse sono state inquisite 911 persone.
    Distribuzione   per   sesso   di   appartenenza  degli  inquisiti  per
    l'organizzazione Brigate Rosse.

    maschi: 683 (75%)
    femmine: 228 (25%)
    Totale: 911 (100%)


    Classi di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione  nei
    procedimenti contro l'organizzazione Brigate Rosse.

    - di 20: 32 (3,5%)
    21 - 25: 271 (29,8%)
    26 - 30: 282 (30,9%)
    31 - 35: 121 (13,3%)
    36 - 40: 49 (5,4%)
    41 - 45: 22 (2,4%)
    46 - 50: 12 (1,3%)
    + di 51: 20 (2,2%)
    Dati mancanti
                     102 (11,2%)
    Totale
                911 (100,0%)


    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    l'organizzazione Brigate Rosse.

    Studi Elementari: 37 (4,1%)
    Studi Medi: 244 (26,8%)
    Studi Superiori: 188 (20,6%)
    Studi Universitari: 198 (21,7%)
    Dati mancanti: 244 (26,8%)
    Totale: 911 (100,0%)

    Attivit  lavorativa  degli  inquisiti  per  appartenenza alle Brigate
    Rosse, al momento della notifica.

    Agricoltori: 5 (0,6%)
    Artigiani: 14 (1,5%)
    Commercianti: 23 (2,5%)
    Docenti e ricercatori: 6 (0,7%)
    Disoccupati: 26 (2,9%)
    Extralegali: 12 (1,3%)
    Impiegati: 81 (8,9%)
    Insegnanti: 36 (3,9%)
    Militari: 10 (1,1%)
    Operai: 214 (23,5%)
    Politici e sindacalisti: 7 (0,7%)
    Precari: 6 (0,6%)
    Professionisti: 35 (3,8%)
    Lavoratori nei servizi: 53 (5,8%)
    Studenti: 111 (12,2%)
    Tecnici
                : 20 (2,2%)
    Altri: 11 (1,2%)
    Dati mancanti: 241 (26,4%)
    Totale: 911 (100,0%)
    Distribuzione,   per  anno,   dei   nuovi   inquisiti   in   relazione
    all'organizzazione Brigate Rosse.

    1973: 44 (4,8%)
    1974: 44 (4,8%)
    1975: 33 (3,6%)
    1976: 22 (2,4%)
    1977: 6 (0,7%)
    1978: 34 (3,7%)
    1979: 76 (8,3%)
    1980: 205 (22,5%)
    1981: 83 (9,1%)
    1982: 300 (32,9%)
    1983: 22 (2,4%)
    1984: 12 (1,3%)
    1985: 10 (1,1%)
    1986: 3 (0,3%)
    1987: 4 (0,4%)
    1988: 1 (0,1%)
    Dati mancanti: 12 (1,3%)
    Totale: 911 (99,7%)

    Le Brigate Rosse hanno operato nelle seguenti regioni:
    Abruzzi,   Campania,  Lazio,  Liguria,  Lombardia,  Marche,  Piemonte,
    Sardegna, Toscana, Veneto.


    Cifre assolute e percentuali relative alle regioni  di  nascita  e  di
    inquisizione  nei  procedimenti  a  carico dell'organizzazione Brigate
    Rosse.

    Piemonte: nati 65 (7,1%); inquisiti 145 (15,9%)
    Aosta: nati 2 (0,2%); inquisiti 3 (0,3%)
    Lombardia: nati 92 (10,1%); inquisiti 134 (14,7%)
    Trentino: nati 23 (2,5%); inquisiti 4 (0,4%)
    Veneto: nati 88 (9,7%); inquisiti 112 (12,3%)
    Friuli: nati 33 (3,6%); inquisiti 31 (3,4%)
    Liguria: nati 61 (6,7%); inquisiti 133 (14,6%)
    Emilia: nati 7 (0,8%); inquisiti 1 (0,1%)
    Toscana: nati 77 (8,5%); inquisiti 98 (10,8%)
    Umbria: nati 7 (0,8%); inquisiti 3 (0,3%)
    Marche: nati 42 (4,6%); inquisiti 20 (2,2%)
    Lazio: nati 97 (10,7%); inquisiti 149 (16,4%)
    Abruzzo: nati 5 (0,6%); inquisiti 2 (0,2%)
    Molise: nati 3 (0,3%); inquisiti 2 (0,2%)
    Campania: nati 20 (2,2%); inquisiti 4 (0,4%)
    Puglia: nati 7 (0,8%); inquisiti 0 (0%)
    Basilicata: nati 3 (0,3%); inquisiti 0 (0%)
    Calabria: nati 11 (1,2%); inquisiti 0 (0%)
    Sicilia: nati 17 (1,9%); inquisiti 1 (0,1%)
    Sardegna: nati 50 (5,5%); inquisiti 54 (5,9%)
    Estero: nati 20 (2,2%); inquisiti 14 (1,6%)
    Dati mancanti: nati 176 (19,3%); inquisiti 0 (0%)
    Totale: nati 911 (99,6%); inquisiti 911 (99,8%)












    Nuclei Armati Proletari.

    Notizie.
    Sull'onda  dei  movimenti  di  lotta  che  presero  avvio   nel   1969
    all'interno delle carceri italiane si formarono, tra i prigionieri, un
    certo numero di avanguardie politiche e di lotta.
    Alcuni  gruppi  della  sinistra  extraparlamentare  s'interessarono  a
    questo  movimento  con  proprie  commissioni.   Lotta   Continua,   in
    particolare,  dopo aver costituito, nel 1970, una Commissione carceri,
    nel 1971 dedic  una  parte  del  suo  giornale  quotidiano  a  questo
    problema con la rubrica "I dannati della terra".
    Dopo  la  svolta  del  1973,   in  cui  Lotta  Continua  rifiut  ogni
    prospettiva d'uscita dalla  legalit,  molti  militanti  abbandonarono
    quella organizzazione.  E' di questo periodo la formazione delle prime
    aggregazioni, a Firenze (nel Collettivo J. Jackson),  e a Napoli,  dei
    militanti che daranno vita ai Nuclei Armati Proletari,  organizzazione
    particolarmente  interessata  ai  movimenti   dei   soggetti   sociali
    maggiormente emarginati: proletari prigionieri, proletariato marginale
    e del Sud.
    Prima  azione  dei  NAP    la  diffusione,  di fronte alle carceri di
    Milano,  Roma  e  Napoli,   di  messaggi  d'appoggio  alle  lotte  dei
    prigionieri.  Allo scopo vengono impiegati altoparlanti attrezzati con
    cariche di esplosivo atte a distruggerli dopo l'emissione (4-10-74).
    Le motivazioni politiche di questa campagna,  il cui slogan  "Rivolta
    generale  nelle  carceri  e lotta armata dei nuclei esterni",  vengono
    esposte nel documento: "Nuclei Armati Proletari,  Autonomia Proletaria
    - Nucleo esterno movimento detenuti" (settembre 1974).
    Il  29 ottobre 1974,  nel corso di un esproprio ad una banca di Piazza
    Alberti, a Firenze, vengono uccisi dai carabinieri, Luca Mantini,  gi
    fondatore del Collettivo Jackson, e Giuseppe Romeo "Sergio".
    Il  nucleo napoletano dei NAP,  con le incursioni nella sede dell'UCID
    (ottobre 1974) e in una  sede  della  Democrazia  Cristiana  (novembre
    1974),  manifesta  una  forte  sintonia  con  alcune  iniziative delle
    Brigate Rosse.
    L'11 marzo 1975,  a Napoli,  mentre sta preparando un  ordigno,  muore
    dilaniato  dall'esplosione accidentale il militante Giuseppe Vitaliano
    Principe.
    A Roma,  il 6 maggio 1975,  i NAP sequestrano il giudice  Giuseppe  Di
    Gennaro,  Direttore dell'Ufficio Decimo della Direzione generale degli
    Istituti di Prevenzione e Pena del Ministero di Grazia e Giustizia.
    Tre giorni dopo,  nel carcere di  Viterbo,  tre  detenuti,  dopo  aver
    tentato  senza  esito  l'evasione,  ripiegano  sul sequestro di alcuni
    agenti di custodia.  Durante il sequestro essi rivendicano ai  NAP  il
    rapimento del giudice Di Gennaro e mostrano la sua fotografia. Inoltre
    essi  chiedono la diffusione,  via radio,  di un loro comunicato,  che
    verr letto il giorno 10 maggio al radiogiornale delle 7 del  mattino.
    Il giudice Di Gennaro viene rilasciato l'11 maggio.
    Nel corso di questa azione prolungata i NAP diffondono tre comunicati.
    A  loro volta i detenuti espongono le loro posizioni in due comunicati
    ed una autointervista.
    Giovanni Taras,  militante dei NAP di Napoli,  inerpicatosi sul  tetto
    del manicomio giudiziario di Aversa al fine di diffondere un messaggio
    di  solidariet  con  gli  internati  e  contro  la gestione di questo
    istituto che,  all'epoca,  da pi parti,  veniva definito "un  lager",
    muore  a  causa  dell'esplosione  anticipata della carica di esplosivo
    collegata al registratore (30-5-75).
    L'azione viene rivendicata dal "Nucleo 'Sergio Romeo'".
    Un'importante riflessione generale sull'impostazione politica dei  NAP
    viene elaborata in forma di autointervista nel giugno 1975.
    In   questo   documento   vengono   esposti   anche  gli  orientamenti
    organizzativi basilari.  In particolare viene detto: I NAP sono  nati
    da  precise  esperienze  di  massa  in vari settori,  che hanno spinto
    alcuni compagni a porsi concretamente il problema della clandestinit.
    (...) Noi vediamo la sigla NAP non come  una  firma  che  caratterizza
    un'organizzazione con un programma complessivo,  ma come una sigla che
    caratterizza i caratteri propri  della  nostra  esperienza.  (...)  La
    nostra  esperienza ha portato alla creazione di nuclei di compagni che
    agiscono  in  luoghi  e  situazioni  diverse,  in  maniera  totalmente
    autonoma  e  che conservano tra di loro un rapporto organizzativo e di
    confronto politico.
    L'8 luglio 1975 una squadra dell'antiterrorismo,  individuato  a  Roma
    l'appartamento di Annamaria Mantini,  vi si apposta e, al suo rientro,
    a freddo, la uccide.
    Il vicebrigadiere Antonino Tuzzolino,  che aveva sparato ad  Annamaria
    Mantini,  viene ferito intenzionalmente,  a Roma,  il 9 febbraio 1976.
    L'azione viene rivendicata dal "Nucleo 29 Ottobre".
    Tra la fine del 1975 ed i primi mesi del 1976,  i NAP  compiono  varie
    azioni  contro  il personale di custodia delle carceri e dirigenti del
    Ministero di Grazia e Giustizia.
    Tra marzo ed aprile del 1976 il  confronto  politico  con  le  Brigate
    Rosse,  proseguito sia all'esterno delle carceri che tra i prigionieri
    delle due organizzazioni, trova due momenti unitari:
    - campagna,  in varie citt italiane,  contro caserme ed automezzi dei
    carabinieri (1 marzo 1976);
    -  incursione  nella sede dell'Ispettorato distrettuale degli Istituti
    di Prevenzione e Pena di Milano (22 aprile 1976).
    Il magistrato Paolino Dell'Anno,  accusato dai NAP di aver nascosto la
    vera dinamica dell'uccisione di Annamaria Mantini, viene ferito a Roma
    il 5 maggio 1976.
    Il  14  dicembre 1976 un nucleo dei NAP attacca il capo dei servizi di
    sicurezza di Roma e del Lazio, Alfonso Noce.  Colpito non mortalmente,
    Noce  resta  ferito,  mentre  un agente della scorta,  Prisco Palumbo,
    muore.
    In questa azione rimane ucciso anche il militante Martino Zichittella.
    Il 22 marzo 1977 su un autobus,  a Roma,  l'agente di polizia  Claudio
    Graziosi  individua  una  militante  evasa dal carcere di Pozzuoli con
    l'appoggio esterno dei NAP (22-1-77). Il militante che  con lei,  per
    impedirne l'arresto, affronta Graziosi e lo uccide.
    Il  1 luglio 1977 una pattuglia di carabinieri individua tre militanti
    dei NAP sulla scalinata della chiesa di San Pietro in Vincoli, a Roma.
    Due di esse, ferite, vengono arrestate. Antonio Lo Muscio viene ucciso
    mentre tenta di sottrarsi alla cattura.
    Questo evento chiude,  di fatto,  all'esterno del carcere,  la  storia
    NAP.
    Nel  dicembre 1977,  tre prigionieri dei NAP elaborano un documento di
    bilancio in cui, considerando esaurita la loro esperienza, motivano la
    loro confluenza nelle B.R. Altri prigionieri dei NAP, invece, scontano
    la pena per la loro militanza senza aderire ad altre organizzazioni.
    Il 20 dicembre  1980,  a  Napoli,  il  militante  Alberto  Buonoconto,
    s'impicca a casa dei genitori,  in via Nennella di Massimo, al Vomero,
    mentre ancora sta scontando la pena.
    Il 30 luglio 1993, nel carcere mandamentale di Lauro (Avellino), muore
    per soffocamento il militante Claudio Carbone.


    Bibliografia dei Nuclei Armati Proletari.

    Nuclei  Armati  Proletari,  Nucleo  Esterno  movimento  dei  detenuti,
    "Autonomia Proletaria",  settembre 1974,  in: Soccorso Rosso, "I NAP",
    Milano 1976, Collettivo Editoriale Libri Rossi.
    Nuclei  Armati  Proletari,   Autonomia  Proletaria,   Nucleo   Esterno
    movimento  dei detenuti,  ottobre 1974;  in: Soccorso Rosso,  "I NAP",
    Milano 1976, Collettivo Editoriale Libri Rossi.
    Nucleo 29 Ottobre,  "Comunicati 1-3 azione Di Gennaro",  maggio  1975,
    in: Soccorso Rosso,  "I NAP", Milano 1976, Collettivo Editoriale Libri
    Rossi.
    Comunicati 1-2 e "Autointervista", Viterbo, maggio 1975;  in: Soccorso
    Rosso, "I NAP", Milano 1976, Collettivo Editoriale Libri Rossi.
    Nucleo Armato 29 Ottobre,  "Autointervista", giugno 1975; in: Soccorso
    Rosso, "I NAP", Milano 1976, Collettivo Editoriale Libri Rossi.
    Brigate Rosse-Nuclei Armati Proletari, "Comunicati congiunti",  marzo-
    aprile  1976,  in: Soccorso Rosso,  "I NAP",  Milano 1976,  Collettivo
    Editoriale Libri Rossi.
    Nucleo 29 Ottobre,  "Comunicato azione Alfonso Noce",  dicembre  1976,
    in: Autori Vari, "Processo alla Rivoluzione. La parola ai NAP", Milano
    1978, Collettivo Editoriale Libri Rossi.
    Un gruppo di inquisiti dei NAP,  "Elementi sulla fase iniziale e sullo
    sviluppo della lotta armata in Italia", in: "Controinformazione",  11,
    luglio 1978.
    "Dichiarazione  durante il processo ai Nuclei Armati Proletari",  Roma
    1-10-79, in: "Controinformazione", 17, gennaio 1980.
    Ampie rassegne dei documenti  e  dei  volantini  dei  NAP  sono  state
    pubblicate  in:  Soccorso  Rosso,  "I  NAP",  Milano 1976,  Collettivo
    Editoriale Libri Rossi;  Autori Vari,  "Processo alla rivoluzione.  La
    parola  ai  NAP",  Milano 1978,  Collettivo Editoriale Libri Rossi;  e
    Autori  Vari,   "Criminalizzazione  e  Lotta  Armata",   Milano  1976,
    Collettivo Editoriale Libri Rossi.


    Bibliografia sui Nuclei Armati Proletari.

    Autori    Vari,    "Nuclei    Armati    Proletari",    Milano    1975,
    "Controinformazione", Quaderno numero 1.
    P.  Buonoconto,  P.  D'Urdi,  P.  Krause,   Alberto  Buonoconto.   "La
    detenzione  impossibile",   Viterbo  senza  data,  Stampa  Alternativa
    (Archivio P.M.).
    Giorgio Panizzari,  Giuseppe  Albanese,  "Il  lager  di  Aversa",  in:
    Collettivo   Carceri,   "Col   sangue   agli  occhi",   Firenze  1975,
    ciclostilato.
    Autori  Vari,   "Criminalizzazione  e  Lotta  Armata",   Milano  1976,
    Collettivo Editoriale Libri Rossi.
    Soccorso  Rosso,  "I  NAP",  Milano 1976,  Collettivo Editoriale Libri
    Rossi.
    Alessandro Silj, "Mai pi senza fucile", Firenze 1977, Vallecchi.
    Autori Vari,  "Processo alla rivoluzione.  La parola ai  NAP",  Milano
    1978, Collettivo Editoriale Libri Rossi.
    Ida Far, "Mara e le altre", Milano 1979, Feltrinelli.
    Franca Rame,  Alberto Buonoconto, "Non dirmi degli archi parlami delle
    tue galere", Milano 1984, F.R. Edizioni.
    Giorgio Panizzari, "Libero per interposto ergastolo. Carcere minorile,
    riformatorio, manicomio criminale,  carcere speciale: dietro le gabbie
    della Repubblica", Milano 1989, Kaos.
    Henner Hess, "La rivolta ambigua", Firenze 1991, Sansoni.
    Franco  Ottaviano,  "La rivoluzione nel labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.

    Dati

    Per l'organizzazione Nuclei Armati Proletari sono state  inquisite  65
    persone.
    Distribuzione per sesso di appartenenza degli inquisiti per l'attivit
    dei Nuclei Armati Proletari.

    maschi: 51 (78,5%)
    femmine: 14 (21,5%)
    Totale: 65 (100,0%)


    Classi  di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione nei
    procedimenti contro i Nuclei Armati Proletari.

    meno di 20: 6 (9,2%)
    dai 21 ai 25: 22 (33,9%)
    dai 26 ai 30: 16 (24,6%)
    dai 31 ai 35: 8 (12,3%)
    dai 36 ai 40: 5 (7,7%)
    dai 46 ai 50: 1 (1,5%)
    pi di 51: 1 (1,5%)
    Dati mancanti: 6 (9,2%)
    Totale: 65 (99,9%)


    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    i Nuclei Armati Proletari.

    Studi Elementari: 10 (15,4%)
    Studi Medi: 21 (32,3%)
    Studi Superiori: 10 (15,4%)
    Studi Universitari: 12 (18,5%)
    Dati mancanti: 12 (18,5%)
    Totale: 65 (100,1%)


    Attivit lavorativa degli inquisiti per appartenenza ai Nuclei  Armati
    Proletari, al momento della notifica.

    Artigiani: 1 (1,5%)
    Commercianti: 1 (1,5%)
    Disoccupati: 1 (1,5%)
    Extralegali: 2 (32,3%)
    Impiegati: 6 (9,2%)
    Insegnanti: 1 (1,5%)
    Operai: 3 (4,6%)
    Precari: 1 (1,5%)
    Professionisti: 1 (1,5%)
    Lavoratori nei servizi: 1 (1,5%)
    Studenti: 12 (18,5%)
    Altri: 1 (1,5%)
    Dati mancanti: 15 (23,1%)
    Totale: 65 (99,7%)


    Distribuzione,  per  anno,  dei nuovi inquisiti in relazione ai Nuclei
    Armati Proletari.

    1975: 25 (38,5%)
    1976: 22 (33,9%)
    1977: 6 (9,2%)
    1979: 1 (1,5%)
    1980: 1 (1,5%)
    1981: 1 (1,5%)
    1982: 2 (3,1%)
    1983: 2 (3,1%)
    1984: 1 (1,5%)
    Dati mancanti: 4 (6,2%)
    Totale: 65 (100,0%)


    I Nuclei Armati Proletari hanno operato nelle seguenti regioni:
    Campania, Lazio, Toscana.


    Cifre assolute e percentuali relative alle regioni  di  nascita  e  di
    inquisizione nei procedimenti a carico dei Nuclei Armati Proletari.

    Piemonte: nati 3 (4,6%); inquisiti 5 (7,7%)
    Aosta: nati 0 (0%); inquisiti 1(1,5%)
    Veneto: nati 1 (1,5%); inquisiti 1 (1,5%)
    Liguria: nati 1 (1,5%); inquisiti 1 (1,5%)
    Toscana: nati 8 (12,3%); inquisiti 7 (10,8%)
    Umbria: nati - (0%); inquisiti 1 (1,5%)
    Lazio: nati 13 (20,0%); inquisiti 29 (44,6%)
    Campania: nati 22 (33,9%); inquisiti 17 (26,2%)
    Puglia: nati 3 (4,6%); inquisiti 0 (0%)
    Basilicata: nati 1 (1,5%); inquisiti 0 (0%)
    Calabria: nati 0 (0%); inquisiti 1 (1,5%)
    Sicilia: nati 7 (10,8%); inquisiti 0 (0%)
    Sardegna: nati 1 (1,5%); inquisiti 0 (0%)
    Estero: nati 1 (1,5%); inquisiti 0 (0%)
    Dati mancanti: nati 4 (6,2%); inquisiti 2 (3,1%)
    Totale: nati 65 (99,9%); inquisiti 65 (99,9%)














    Formazioni Comuniste Armate.

    Notizie.
    Dopo  lo  scioglimento  di  Potere  Operaio,  avvenuto nel Convegno di
    Rosolina (Rovigo) del maggio-giugno 1973,  alcuni militanti di  questa
    formazione danno vita ai Comitati Comunisti.  Tra l'autunno del 1973 e
    la fine del 1976,  il pi significativo di  essi  nell'area  romana  
    Comitato Comunista di Centocelle (Co.Co.Ce.).
    Nel 1975, all'interno del Co.Co.Ce., organizzazione politica che opera
    nella  legalit,  alcuni  militanti,  in  collegamento  con altri loro
    compagni dei Comitati Comunisti, maturano la decisione di dare vita ad
    una  nuova  organizzazione  nazionale   clandestina:   le   Formazioni
    Comuniste Armate.
    Inizialmente  la  nuova formazione opera con varie sigle: Lotta Armata
    per il Comunismo, Lotta Armata per il Potere Operaio, Lotta Armata per
    il Potere Proletario, Squadre Proletarie Territoriali.
    A  partire  del  novembre  del  1975,  con  la  sigla  F.C.A.  vengono
    rivendicate varie azioni:
    - attentato contro la centrale della Sip, all'Eur (Roma 4-11-75);
    - attentato alla Texaco Oil Company (Firenze, 14-4-76);
    - ferimento intenzionale di Giovanni Theodoli,  Presidente dell'Unione
    Petrolifera Italiana e della Chevron Oil Italia (Roma 21-4-76);
    - attentato contro la cineteca della Rai di via  Teulada  (Roma  29-5-
    76).
    Con  l'apertura  della  colonna romana delle Brigate Rosse,  a partire
    dalla seconda met del 1975,  si apre anche nelle F.C.A.  un dibattito
    sui rapporti tra le due organizzazioni.
    Tra  la fine del 1975 e la primavera del 1976,  alcuni militanti delle
    F.C.A.  di Torino e di  Roma  escono  dalla  loro  organizzazione  per
    confluire nelle Brigate Rosse.
    La storia delle F.C.A. si conclude nella seconda met del 1976.
    A seguito dello scioglimento,  alcuni militanti, a Roma, danno vita ai
    Comitati Comunisti Rivoluzionari,  altri  confluiscono  nelle  Brigate
    Rosse   ed  altri  ancora  partecipano  alla  fondazione  delle  Unit
    Comuniste Combattenti.
    A Roma, almeno in una occasione,  le Formazioni Comuniste Armate hanno
    rivendicato  le  loro  azioni  con la sigla F.A.C.  (Formazioni Armate
    Comuniste). Ci  rilevato negli atti del primo "processo Moro".


    Bibliografia delle Formazioni Comuniste Armate.

    "Sabato  29  maggio  alle  ore  23,15  un  commando  delle  Formazioni
    Comuniste  Armate ha colpito la cineteca della Rai",  volantino,  Roma
    29-5-76, in: "Quaderni di Informazione Politica", 1, Milano 1977.
    Volantino sul ferimento di Theodoli, Roma 21-4-76.


    Bibliografia sulle Formazioni Comuniste Armate.

    Requisitoria del Giudice  Istruttore  Claudio  D'Angelo  nel  processo
    Numero R.G.  1680/82A, in Corte d'Assise di Roma, con sentenza del 18-
    10-83.


    Dati.

    Per l'organizzazione Formazioni Comuniste Armate sono state  inquisite
    21 persone.
    Distribuzione  per  sesso  di  appartenenza  degli  inquisiti  per  le
    Formazioni Comuniste Armate.

    maschi: 15 (71,4%)
    femmine: 6 (28,6%)
    Totale: 21 (100,0%)

    Classi di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione  nei
    procedimenti contro le Formazioni Comuniste Armate.

    21 - 25: 4 (19,1%)
    26 - 30: 12 (57,1%)
    31 - 35: 4 (19,1%)
    36 - 40: 1 (4,8%)
    Totale: 21 (100,1%)


    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    le Formazioni Comuniste Armate.

    Studi Elementari: 1 (4,8%)
    Studi Medi: 3 (14,3%)
    Studi Superiori: 5 (23,8%)
    Studi Universitari: 12 (57,1%)
    Totale: 21 (100,0%)



    Attivit  lavorativa  degli inquisiti per appartenenza alle Formazioni
    Comuniste Armate, al momento della notifica.


    Artigiani: 2 (9,5%)
    Commercianti: 1 (4,8%)
    Docenti e ricercatori: 1 (4,8%)
    Disoccupati: 3 (14,2%)
    Extralegali: 1 (4,8%)
    Impiegati: 2 (9,5%)
    Insegnanti: 3 (14,2%)
    Operai: 1 (4,8%)
    Lavoratori nei servizi: 1 (4,8%)
    Studenti: 6 (28,6%)
    Totale: 21 (100,0%)


    Distribuzione,  per  anno,  dei  nuovi  inquisiti  in  relazione  alle
    Formazioni Comuniste Armate.

    1978: 4 (19,0%)
    1979: 1 (4,8%)
    1980: 4 (19,0%)
    1981: 4 (19,0%)
    1982: 7 (33,3%)
    1988: 1 (4,8%)
    Totale: 21 (99,9%)


    L'organizzazione Formazioni Comuniste Armate ha operato nelle seguenti
    regioni:
    Lazio, Piemonte, Toscana.

    Cifre  assolute  e  percentuali  relative alle regioni di nascita e di
    inquisizione nei procedimenti  a  carico  delle  Formazioni  Comuniste
    Armate.

    Piemonte: nati 0 (0%); inquisiti 1 (4,8%)
    Lombardia: nati 1 (4,8%); inquisiti 1 (4,8%)
    Veneto: nati 0 (0%); inquisiti 1 (4,8%)
    Toscana: nati 0 (0%); inquisiti 1 (4,8%)
    Lazio: nati 14 (66,6%); inquisiti 16 (76,2%)
    Abruzzo: nati 1 (4,8%); inquisiti 0 (0%)
    Campania: nati 1 (4,8%); inquisiti 0 (0%)
    Calabria: nati 2 (9,5%); inquisiti 0 (0%)
    Sicilia: nati 1 (4,8%); inquisiti 0 (0%)
    Estero: nati 0 (0%); inquisiti 1 (4,8%)
    Dati mancanti: nati 1 (4,8%); inquisiti 0 (0%)
    Totale: nati 21 (100,1%); inquisiti 21 (100,2%)

















    Unit Comuniste Combattenti.

    Notizie.
    Intorno  alla  met  del  1976,  in  seguito  allo  scioglimento delle
    Formazioni Comuniste Armate,  alcuni militanti provenienti  da  queste
    ultime, collegandosi ad altri provenienti dall'area di dibattito della
    rivista  "Senza  Tregua"  e dal Collettivo Campo dei Fiori di Firenze,
    danno vita alle Unit Comuniste Combattenti.
    Secondo un militante pentito di Prima Linea: Nei mesi dell'estate del
    1976,  dall'area facente capo alle  Formazioni  Comuniste  Armate,  si
    verifica  un'altra  scissione  dalla  quale nascono le Unit Comuniste
    Combattenti.  In questo nuovo gruppo entrano  militanti  che  facevano
    parte delle strutture militari dell'area politica delle F.C.A.  ,  dei
    Comitati Comunisti per il Potere Operaio e di Linea di Condotta. Ci a
    Milano, Firenze e Roma ma non a Torino. Di fatto, a Roma,  per effetto
    di tale scissione, l'area dei Comitati Comunisti per il Potere Operaio
    scompare .
    Le  U.C.C.  sviluppano  la  loro  maggior presenza tra l'estate 1976 e
    l'estate 1977.  Loro obiettivi privilegiati sono  gli  "strumenti  del
    comando  capitalistico  sul  lavoro"  e  le organizzazioni industriali
    della piccola e media impresa,  alle quali viene attribuita una grande
    responsabilit  nella  formazione  e  nella  gestione  del mercato del
    lavoro nero.
    Tra gli "strumenti",  nelle  loro  azioni  come  nei  loro  documenti,
    occupano un posto di rilievo i calcolatori elettronici,  definiti: "la
    pi alta concentrazione della intelligenza  del  comando  economico  e
    politico del capitale sul lavoro".
    Le U.C.C.  hanno mostrato una certa attenzione anche alle implicazioni
    dello sviluppo industriale in relazione al proletariato meridionale.
    Tra le principali azioni rivendicate:
    - sequestro del commerciante di carni Giuseppe  Ambrosio  (Roma  14-6-
    76);
    - aggressione all'onorevole Di Giesi del P.S.D.I.  (errore di persona,
    essendo, il vero obiettivo, un altro onorevole del P.S.D.I.) (Roma 10-
    11-76);
    - sabotaggio del centro di calcolo Datamont,  della Montedison (Milano
    19-12-76);
    -  ferimento intenzionale del direttore generale del Poligrafico dello
    stato,  Vittorio Morgera (contro il lavoro nero dei  carcerati)  (Roma
    29-3-77);
    -  irruzione  negli  uffici  della  Tecnotessile.  Viene incendiato il
    laboratorio d'analisi (Prato (Firenze) 29-3-77);
    - irruzione alla sede dell'Associazione  fiorentina  delle  piccole  e
    medie industrie (Firenze 29-3-77);
    - irruzione al Centro di Calcolo dell'universit (Roma 10-6-77);
    - perquisizione e danneggiamento della sede dell'Intersind (Palermo 1-
    7-77).
    A  partire  dal  luglio  del  1977 le U.C.C.  subiscono un processo di
    frantumazione irreversibile.  Per un  certo  periodo  la  sigla  viene
    contesa  da  gruppi diversi che tuttavia si dedicano esclusivamente ad
    attivit di autofinanziamento.
    Successivamente  alcuni  militanti  abbandonano   l'organizzazione   e
    chiudono la loro esperienza armata, mentre altri confluiscono in Prima
    Linea.
    Formalmente,   secondo   la   testimonianza  processuale  di  un  loro
    militante,  le U.C.C.  cessano di esistere nel febbraio  del  1979.  I
    giudici,  tuttavia, contesteranno la banda armata fino al dicembre del
    1979,  per attivit svolte nelle citt  di  Alessandria  e  Napoli.  A
    Milano,  inoltre,  essi  istruiranno un procedimento,  connettendolo a
    questa sigla, in base alle dichiarazioni di un pentito, nel 1985.
    In Toscana,  a Firenze e a Sesto Fiorentino,  alcune azioni  dell'area
    U.C.C.  contro  agenzie immobiliari,  vengono rivendicate con la sigla
    Reparti Comunisti di Combattimento.



    Bibliografia delle U.C.C.

    Messaggio trasmesso da Radio Radicale il 19-12-76 (Archivio P.M.).
    Volantino relativo al sabotaggio del centro elettronico Datamont della
    Montedison, Milano 19-12-76 (Archivio P.M.).
    Linea di combattimento - Organo delle Unit Comuniste Combattenti, 29-
    3-77.
    Volantino di rivendicazione del ferimento intenzionale  del  direttore
    del Poligrafico di Stato, Roma 29-3-77 (Archivio P.M.).
    Volantino  di  rivendicazione  del  sabotaggio  del  Centro di Calcolo
    dell'Universit di Roma, Roma 10-6-77 (Archivio P.M.).
    Volantino di rivendicazione dell'incursione all'Intersind di  Palermo,
    Palermo 1-7-77 (Archivio P.M.).


    Dati.

    Per  l'attivit  dell'organizzazione  Unit Comuniste Combattenti sono
    state inquisite 102 persone.

    Distribuzione per sesso di appartenenza degli inquisiti per  le  Unit
    Comuniste Combattenti.
    maschi: 72 (70,6%)
    femmine: 30 (29,4%)
    Totale: 102 (100,0%)


    Classi  di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione nei
    procedimenti contro le Unit Comuniste Combattenti.

    - di 20: 2 (1,9%)
    21 - 25: 18 (17,7%)
    26 - 30: 42 (41,2%)
    31 - 35: 20 (19,6%)
    36 - 40: 10 (9,8%)
    41 - 45: 7 (6,9%)
    46 - 50: 1 (1,0%)
    Dati mancanti: 2 (1,9%)
    Totale: 102 (100,0%)


    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    le Unit Comuniste Combattenti.
    Elementari: 3 (2,9%)
    Medi: 10 (9,8%)
    Superiori: 22 (21,6%)
    Universitari: 34 (33,3%)
    Dati mancanti: 33 (32,4%)
    Totale: 102 (100,0%)


    Attivit  lavorativa  degli  inquisiti  per  appartenenza  alle  Unit
    Comuniste Combattenti, al momento della notifica.

    Artigiani: 1 (1,0%)
    Commercianti: 7 (6,9%)
    Docenti e ricercatori: 1 (1,0%)
    Disoccupati: 4 (3,9%)
    Impiegati: 10 (9,8%)
    Insegnanti: 8 (7,8%)
    Operai: 7 (6,9%)
    Precari: 3 (2,9%)
    Professionisti: 9 (8,8%)
    Lavoratori nei servizi: 2 (2,0%)
    Studenti: 11 (10,8%)
    Tecnici
                : 3 (2,9%)
    Altri: 3 (2,9%)
    Dati mancanti: 33 (32,4%)
    Totale: 102 (100,0%)


    Distribuzione,   per   anno,   dei   nuovi   inquisiti   in  relazione
    all'organizzazione Unit Comuniste Combattenti.

    1978: 6 (5,9%)
    1979: 22 (21,6%)
    1980: 33 (32,4%)
    1981: 9 (8,8%)
    1982: 15 (14,7%)
    1983: 4 (3,9%)
    1985: 12 (11,8%)
    Dati mancanti: 1 (1,0%)
    Totale: 102 (100,1%)


    Le Unit Comuniste Combattenti hanno operato nelle seguenti regioni:
    Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte, Sicilia, Toscana.
    Cifre assolute e percentuali relative alle regioni  di  nascita  e  di
    inquisizione   nei   procedimenti   a  carico  delle  Unit  Comuniste
    Combattenti.

    Lombardia: nati 26 (25,5%); inquisiti 37 (36,3%)
    Friuli: nati 0 (0%); inquisiti 2 (2,0%)
    Liguria: nati 1 (1,0%); inquisiti 0 (0%)
    Emilia: nati 2 (2,0%); inquisiti 0 (0%)
    Toscana: nati 13 (12,7%); inquisiti 19 (18,6%)
    Umbria: nati 2 (2,0%); inquisiti 0 (0%)
    Marche: nati 4 (3,9%); inquisiti 0 (0%)
    Lazio: nati 33 (32,3%); inquisiti 37 (36,3%)
    Campania: nati 2 (2,0%); inquisiti 0 (0%)
    Puglia: nati 1 (1,0%); inquisiti 0 (0%)
    Basilicata: nati 1 (1,0%); inquisiti 0 (0%)
    Calabria: nati 7 (6,8%); inquisiti 4 (0,9%)
    Sicilia: nati 4 (3,9%); inquisiti 0 (0%)
    Sardegna: nati 3 (2,9%); inquisiti 0 (0%)
    Estero: nati 1 (1,0%); inquisiti 1 (1,0%)
    Dati mancanti: nati 2 (2,0%); inquisiti 2 (2,0%)
    Totale: nati 102 (100,0%); inquisiti 102 (100,1%)

    Comitati Comunisti Rivoluzionari.


    Notizie.
    I Comitati Comunisti Rivoluzionari (Co.Co.Ri.)  si  formano  a  Milano
    nell'autunno  del  1976  nel  contesto  dei  Comitati Comunisti per il
    Potere Operaio  e  di  alcuni  altri  comitati  autonomi  di  fabbrica
    (Comitato  Operaio  Marelli,  Comitato  Operaio  Falk) e di quartiere.
    L'area di riferimento  politico-culturale    quella  che  negli  anni
    precedenti  gravitava  intorno alle riviste Linea di Condotta (1975) e
    Senza Tregua (1975-1978).
    Almeno in un  primo  periodo,  i  Co.Co.Ri.  si  muovono  sul  terreno
    dell'intervento politico legale.
    Tuttavia,  secondo  la  sentenza-ordinanza di rinvio a giudizio del 16
    luglio 1983 Numero 321/82F del Tribunale Penale  di  Milano,  ad  essi
    fanno  riferimento molti nuclei armati che rivendicano i loro attacchi
    con sigle diverse, le pi ricorrenti delle quali sono:
    - Nuclei Combattenti per il Comunismo (Padova);
    - Combattenti per il comunismo;
    - Nuclei armati per il Contropotere Territoriale;
    - Gruppi di Fuoco;
    - Guardia Proletaria Territoriale;
    - Squadre comuniste Territoriali (Padova);
    - Proletari Organizzati per il Comunismo.
    A Torino,  il 19 giugno  1976,  il  ferimento  intenzionale  di  Paolo
    Fossat,  capo  reparto  alla  Fiat  Rivalta,  rivendicato con la sigla
    Guerra di Classe per il Comunismo,  segna l'inizio dell'intervento dei
    Co.Co.Ri. nelle fabbriche torinesi.
    A  Milano,  la prima azione riconducibile ai Co.Co.Ri.   il ferimento
    intenzionale di Valerio De Marco,  capo del  personale  della  Leyland
    Innocenti  (11-11-75),   rivendicato  con  la  sigla  "Per  il  potere
    proletario armato: guerra di classe".
    Nei primi mesi  del  1976,  sempre  a  Milano,  ai  Co.Co.Ri.  vengono
    attribuiti:
    -  il  ferimento  intenzionale del dirigente della Philco di Brembate,
    Dietrich Ercher (26-3-76),  rivendicato con la sigla Lotta Armata  per
    il Comunismo;
    -  il ferimento intenzionale del capo della sorveglianza della Magneti
    Marelli, Matteo Palmieri (2-4-76).
    Negli anni successivi, a Milano, i Co.Co.Ri.  compiono numerose azioni
    di esproprio e conducono varie campagne:
    - contro il lavoro nero;
    - contro lo spaccio dell'eroina;
    - per la casa.
    Il  9 giugno 1978,  un'esproprio in una banca di Lissone,  si conclude
    con la morte del militante Francesco Giuri.
    Nella campagna contro la repressione i Co.Co.Ri. rivendicano, inoltre:
    -  l'attentato  con  esplosivo  contro  la  costruenda   caserma   dei
    carabinieri di Concorezzo (Milano 1-12-78);
    -  l'incendio  dell'autoparco  dell'istituto  di  vigilanza "Cittadini
    dell'Ordine" (Milano 25-7-78).
    Il 23 febbraio 1979,  a Barzan (Como),  nel  corso  di  un  esproprio
    compiuto  dai  Co.Co.Ri.,  resta  uccisa  la  guardia  giurata Rosario
    Scalia.
    Nel Veneto, tra la fine del 1976 ed i primi mesi del 1979, i Co.Co.Ri.
    hanno operato prevalentemente a Padova.  Oltre ad azioni di  esproprio
    (armi e denaro),  essi hanno rivendicato il ferimento intenzionale del
    professor Ezio Riondato,  docente di Filosofia morale alla facolt  di
    Lettere e presidente,  democristiano, della Cassa di Risparmio (Padova
    22-4-78).
    I Co.Co.Ri.,  a Roma,  si formano all'inizio del 1978 sulle ceneri dei
    Comitati  Comunisti Romani.  I quali,  a loro volta,  si erano formati
    nell'autunno successivo allo scioglimento di Potere Operaio (1973)  e,
    tra i quali, era stato particolarmente attivo, almeno fino al 1975, il
    Comitato  Comunista  Centocelle,  poi  in  gran  parte confluito nelle
    Formazioni Comuniste Armate o nelle Brigate Rosse.
    Secondo un militante pentito di  Prima  Linea,  i  Comitati  Comunisti
    Romani tra il 1976 ed il 1978, rivendicavano le loro iniziative con la
    sigla Comitati Comunisti per la Dittatura Proletaria.
    I  Co.Co.Ri.   romani  hanno  operato  prevalentemente  nei  quartieri
    Tiburtino, Roma-Sud, Roma-Nord.
    Nel luglio del 1978 essi tengono una conferenza  di  organizzazione  a
    Lanuvio (Roma), in cui, secondo una testimonianza, si decide: "che gli
    apparati legali dei Co.Co.Ri .vengano sciolti e tutta l'attivit venga
    svolta  a  livello  illegale,  come  gi  avveniva di fatto a Milano e
    Padova".
    Lo scioglimento formale  della  rete  nazionale  dei  Co.Co.Ri.  viene
    comunque deciso a Milano nel dicembre del 1978.
    Successivamente,   alcuni   ex  militanti  di  questa  organizzazione,
    firmandosi Proletari Organizzati per il Comunismo,  tra  l'inizio  del
    1979  e i primi mesi del 1980,  si dedicano principalmente ad attivit
    di esproprio.
    Secondo una testimonianza, nella prima met del 1980, tra gli aderenti
    ai Proletari Organizzati per il Comunismo: "si pone il problema  se  e
    come  proseguire.  La  questione  era  entrare  in  Prima Linea oppure
    sciogliersi. Siccome l nessuno aveva esperienza, nessuno ci teneva ad
    entrare in  P.L.,  il  gruppo  si    sfasciato".  Prevale  quindi  la
    posizione di restare fuori da P.L. e di proseguire nella pratica degli
    espropri.
    In   alcuni  procedimenti  giudiziari  questa  ultima  tendenza  viene
    accomunata al raggruppamento informale  -  che comprende anche  alcuni
    ex  militanti  dei  Proletari  Armati  per  il Comunismo  -  noto come
    Rapinatori Comunisti.
    In sede giudiziaria  a questi ultimi che viene attribuito il  tentato
    disarmo  del  18 dicembre 1980,  a Zinasco (Pavia),  conclusosi con la
    morte della guardia giurata Alfio Zappal.


    Bibliografia dei Comitati Comunisti Rivoluzionari.

    "Che Fare", Milano 1978, in: "Controinformazione", 11-12, Milano 1978.
    "Combat", Giornale per l'iniziativa comunista nel Veneto, Padova 1979.


    Bibliografia sui Comitati Comunisti Rivoluzionari.

    Dichiarazione di Lauso Zagato nell'udienza del 14  novembre  1983,  al
    processo Numero 32/81 in Prima Corte d'Assise di Roma.
    Dichiarazione  di  Ernesto Balducchi al processo Numero 64/82 in Terza
    Corte di Assise di Milano.
    Requisitoria del Pubblico Ministero  nel  procedimento  penale  Numero
    341/82 A PM A G.I. presso la Procura della Repubblica di Padova.
    Luigi Guicciardi, "Il tempo del furore", Milano 1988, Rusconi.
    Franco  Ottaviano,  "La rivoluzione nel labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.


    Dati.

    Per  l'organizzazione  Comitati  Comunisti  Rivoluzionari  sono  state
    inquisite 92 persone.

    Distribuzione per sesso di appartenenza degli inquisiti per i Comitati
    Comunisti Rivoluzionari.

    maschi: 76 (82,6%)
    femmine: 16 (17,4%)
    Totale: 92 (100,0%)




    Classi  di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione nei
    procedimenti contro i Comitati Comunisti Rivoluzionari.

    - di 20: 2 (2,2%)
    21 - 25: 20 (21,7%)
    26 - 30: 35 (38,0%)
    31 - 35: 31 (33,7%)
    36 - 40: 3 (3,3%)
    Dati mancanti: 1 (1,1%)
    Totale: 92 (100,0%)


    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    i Comitati Comunisti Rivoluzionari.

    Studi Elementari: 1 (1,1%)
    Studi Medi: 14 (15,2%)
    Studi Superiori: 24 (26,1%)
    Studi Universitari: 22 (23,9%)
    Dati mancanti: 31 (33,7%)
    Totale: 92 (100,0%)
    Attivit lavorativa  degli  inquisiti  per  appartenenza  ai  Comitati
    Comunisti Rivoluzionari, al momento della notifica.

    Commercianti: 3 (3,3%)
    Docenti e ricercatori: 3 (3,3%)
    Disoccupati: 9 (9,8%)
    Impiegati: 6 (6,5%)
    Insegnanti: 5 (5,4%)
    Operai: 14 (15,2%)
    Precari: 2 (2,2%)
    Professionisti: 2 (2,2%)
    Lavoratori nei servizi: 2 (2,2%)
    Studenti: 10 (10,9%)
    Tecnici
                : 4 (4,3%)
    Altri: 1 (1,1%)
    Dati mancanti: 31 (33,7%)
    Totale: 92 (100,1%)





    Distribuzione,  per anno, dei nuovi inquisiti in relazione ai Comitati
    Comunisti Rivoluzionari.

    1979: 6 (6,5%)
    1980: 26 (28,3%)
    1981: 20 (21,7%)
    1982: 32 (34,8%)
    1983: 8 (8,7%)
    Totale: 92 (100,0%)


    I  Comitati  Comunisti  Rivoluzionari  hanno  operato  nelle  seguenti
    regioni:
    Lazio, Lombardia, Veneto.


    Cifre  assolute  e  percentuali  relative alle regioni di nascita e di
    inquisizione nei procedimenti a  carico  dell'organizzazione  Comitati
    Comunisti Rivoluzionari.

    Piemonte: nati 4 (4,3%); inquisiti 0 (0%)
    Lombardia: nati 34 (37,0%); inquisiti 49 (53,2%)
    Trentino: nati 2 (2,2%); inquisiti 0 (0%)
    Veneto: nati 12 (13,0%); inquisiti 14 (15,2%)
    Friuli: nati 2 (2,2%); inquisiti 2 (2,2%)
    Emilia: nati 3 (3,3%); inquisiti 3 (3,3%)
    Toscana: nati 4 (4,3%); inquisiti 0 (0%)
    Umbria: nati 0 (0%); inquisiti 1 (1,1%)
    Marche: nati 1 (1,1%); inquisiti 0 (0%)
    Lazio: nati 14 (15,2%); inquisiti 19 (20,6%)
    Campania: nati 1 (1,1%); inquisiti 0 (0%)
    Puglia: nati 2 (2,2%); inquisiti 0 (0%)
    Basilicata: nati 3 (3,3%); inquisiti 0 (0%)
    Calabria: nati 2 (2,2%); inquisiti 0 (0%)
    Sicilia: nati 4 (4,3%); inquisiti 0 (0%)
    Sardegna: nati 0 (0%); inquisiti 0 (0%)
    Estero: nati 1 (1,1%); inquisiti 2 (2,2%)
    Dati mancanti: nati 3 (3,3%); inquisiti 1 (2,2%)
    Totale: nati 92 (100,0%); inquisiti 92 (100,0%)





    Prima Linea.

    Notizie.
    L'organizzazione Prima Linea viene costituita nell'autunno del 1976 in
    due  riunioni  tenute  rispettivamente  a  Sal  (Brescia)  e a Stresa
    (Novara).
    I quadri che daranno vita a  Prima  Linea  iniziano  a  separarsi  dal
    gruppo  extraparlamentare  Lotta  Continua  nella primavera del 1974 e
    poi, in modo massiccio, nell'autunno del 1974.  Essi provengono da due
    aggregazioni  principali    -   la "Corrente" e la "Frazione"-  che in
    Lotta Continua avevano  portato  avanti  la  battaglia  politica  "per
    l'armamento di massa".  Tali aggregazioni erano composte, oltre che da
    membri dei  servizi  d'ordine,  da  molte  situazioni  territoriali  e
    operaie di Milano, Bergamo, Torino, Napoli e della Brianza.
    Dal rapporto di quest'area con militanti provenienti da Potere Operaio
    (Milano, Roma, Torino, Veneto), nascono la rivista "Senza Tregua" ed i
    "Comitati  Comunisti  per  il  Potere  Operaio".  Di qui prendono vita
    successivamente i Comitati Comunisti Rivoluzionari, le Unit Comuniste
    Combattenti e Prima Linea. Il nucleo centrale che promuove il processo
    aggregativo da cui nasce P.L.  proviene da Sesto S.  Giovanni,  mentre
    nella zona di Bergamo,  intorno a Senza Tregua si formano, nel 1975, i
    Collettivi Politici Autonomi, da cui nasce la prima rete bergamasca di
    Prima Linea.
    Prima azione rivendicata da Prima Linea  l'irruzione nella  sede  del
    Gruppo  Dirigenti Fiat a Torino il 30 novembre 1976.  Nel volantino di
    rivendicazione  si  legge:  "Prima  Linea  non    un   nuovo   nucleo
    combattente  comunista,  ma l'aggregazione di vari nuclei guerriglieri
    che finora hanno agito con sigle diverse".
    Effettivamente, fino a quel momento,  a Prima Linea sono riconducibili
    molte sigle. Queste le principali:
    - Squadre Operaie Combattenti;
    - Comitati Comunisti Combattenti;
    - Ronde Armate Proletarie;
    - Ronde Proletarie Tiburtino;
    - Collettivo Studenti Operai dei Castelli Romani;
    - Nuclei Combattenti per il Contropotere del Territorio;
    - Reparti Comunisti Combattenti;
    - Reparti Proletari per l'Esercito di Liberazione Comunista;
    - Proletari Organizzati per il Comunismo;
    - Brigate Comuniste Combattenti;
    - Lotta Armata per il Comunismo.
    Il  29 aprile 1976,  a Milano,  prima dunque che la sigla P.L.  appaia
    ufficialmente,  viene compiuto  un  attentato  mortale  contro  Enrico
    Pedenovi,  consigliere  provinciale  del  Movimento  Sociale Italiano.
    Questa azione di rappresaglia,  seguita all'accoltellamento di Gaetano
    Amoroso,  studente ucciso da militanti di destra gravitanti intorno al
    M.S.I.,  va qui registrata poich in sede processuale verr attribuita
    a Prima Linea.
    Va detto in proposito che questa organizzazione sceglie, inizialmente,
    di  non rivendicare con la propria sigla gli attentati con conseguenze
    mortali.
    Nell'aprile 1977,  si tiene a San Michele a Torri (Firenze)  il  primo
    congresso  dell'organizzazione.  Partecipano rappresentanze di Milano,
    Bergamo, Torino, Firenze e Napoli. Viene stilato lo Statuto.
    Un principio fondativo di P.L.   "l'univocit  politico-militare  del
    quadro  d'organizzazione",  ovvero  la  non  separatezza  tra  ruoli e
    pratiche politiche e militari.
    Altro principio basilare del suo impianto organizzativo  quello della
    bipolarit,  ovvero la presenza simultanea  di  due  livelli  distinti
    all'interno dell'organizzazione:
    - una struttura diffusa interna ai movimenti di massa (le Squadre o le
    Ronde);
    -  una  struttura  centralizzata  operante  sia  a  livello locale che
    nazionale.
    Secondo  lo  Statuto,   vertice  di   P.L.      "la   Conferenza   di
    organizzazione",  massima  autorit  dell'organizzazione  stessa,  "di
    fronte alla quale il Comando nazionale  deve  rispondere  del  proprio
    operato".
    A norma di statuto la Conferenza si riunisce con periodicit annua.
    Il  diagramma  organizzativo  ed  operativo essenziale di P.L.   cos
    composto:
    - Gruppo di direzione;
    - Settore tecnico-logistico;
    - Settore informativo;
    - Squadre di combattimento;
    - Gruppi  di  fuoco  (che  differiscono  dalle  Squadre  per  il  loro
    carattere autosufficiente anche a livello decisionale);
    - Ronde proletarie.
    Queste  strutture  vengono  anche  definite:  "aree  di  combattimento
    proletario".
    Militarmente  P.L.   si   muove,   ai   suoi   inizi,   in   un'ottica
    prevalentemente  giustizialista  e di supporto ai "momenti alti" della
    lotta dentro le fabbriche.  Molte delle azioni armate dei  primi  anni
    consistono   infatti   nel  ferimento  di  capi  reparto  e  dirigenti
    aziendali. Gli interventi sul territorio sono interni al dibattito del
    Movimento del '77, a cui essa si propone come avanguardia.
    Il 19 luglio 1977,  a Tradate (Varese),  viene ucciso dal proprietario
    di  un'armeria  appena  espropriata  il  militante  Romano  Tognini  -
    Valerio.
    Il 23 luglio 1977,  Prima Linea compie un attentato contro il  negozio
    dell'armiere,  rivendicando a s il militante ucciso che non era stato
    ancora identificato.
    Nei  primi  mesi  del  1978,  verificata  una  sostanziale  "vicinanza
    politica" con le Formazioni Comuniste Combattenti, viene costituito un
    Comando Nazionale Unificato sotto la cui direzione sono poste tutte le
    articolazioni  delle  F.C.C.  e  di  P.L.  operanti a Milano,  Torino,
    Bologna, Firenze, Roma, Cassino e Napoli.
    Nel corso del 1978 Prima Linea  attua  diversi  interventi  contro  la
    repressione  sia  per  le  forme  che  essa assume nel diritto che nel
    carcere. Il dibattito politico interno, in questo periodo, s'interessa
    in  modo  particolare   alle   strategie   rivoluzionarie   basche   e
    sudamericane  e  ne  rielabora  alcuni  orientamenti nella prospettiva
    dell'innalzamento del livello dello scontro.
    L'11  ottobre  1978,  a  Napoli,  viene  colpito  mortalmente  Alfredo
    Paolella,  docente  di  antropologia  criminale  in servizio presso il
    carcere di Pozzuoli.  E' questo il primo omicidio politico rivendicato
    ufficialmente da Prima Linea.
    Il  19 gennaio 1979,  a Torino,  viene colpito mortalmente l'agente di
    custodia Giuseppe Lorusso.
    Il 29 gennaio  1979,  a  Milano,  Prima  Linea  rivendica  l'attentato
    mortale  contro  il  giudice  Emilio  Alessandrini.  L'analisi  da cui
    scaturisce  questa   azione   vede   i   magistrati   della   sinistra
    istituzionale    portare   competenze,    credibilit   e   conoscenza
    dall'interno dei movimenti alla riorganizzazione "intelligente"  delle
    strutture repressive.
    Il  28  febbraio  1979  vengono  uccisi dalla polizia,  intervenuta su
    segnalazione anonima, nel bar dell'Angelo, a Torino,  Barbara Azzaroni
    e Matteo Caggegi.
    L'8 marzo 1979, a Torino, per rappresaglia, P.L. attacca una pattuglia
    di  polizia  e  nel  corso  del  conflitto  a  fuoco muore il passante
    Emanuele Iurilli, colpito accidentalmente.
    Il 18 luglio 1979,  in base alla convinzione che il  proprietario  del
    bar  dell'Angelo  fosse responsabile dell'arrivo della polizia,  viene
    ucciso Carmine  Civitate.  Rivendica  l'azione  il  "Gruppo  di  fuoco
    Barbara Azzaroni 'Carla' e Matteo Caggegi 'Charlie'".
    Questa sequenza di fatti luttuosi apre un dibattito che si protrae per
    oltre un anno all'interno dell'organizzazione.
    Nel  settembre 1979,  a Bordighera (Imperia),  si tiene una Conferenza
    d'organizzazione,  per discutere sulle campagne dell'autunno-inverno e
    sulle ristrutturazioni organizzative.  Nodo della battaglia politica 
    la scelta fra le due anime storiche di P.L.: radicarsi nuovamente  nel
    territorio  e combattere dall'interno del movimento o radicalizzare lo
    scontro con gli apparati istituzionali.  Il nodo  tuttavia  in  questa
    sede non si scioglie.
    Sul  piano organizzativo la Conferenza porta alla scelta di affiancare
    al Comando Nazionale un Esecutivo nazionale al quale  fanno  capo  tre
    Commissioni centrali:
    - Commissione tecnico-logistica;
    - Commissione cellule;
    - Commissione sull'antiguerriglia.
    La  Conferenza    anche  sede della prima scissione interna a P.L.  I
    dissidenti ritengono  che  le  contingenze  politiche  e  le  attivit
    repressive  impongano  una  "ritirata"  ed  una stasi dell'operativit
    militare; di conseguenza, escono dall'organizzazione.
    Alcuni militanti delle Squadre torinesi e di P.L.,  formano il  gruppo
    "Per  il  Comunismo"  ed  espongono in un documento intitolato "Tracce
    interpretative  economiche   politiche   di   capitale   e   movimento
    monetario",  il  loro  nuovo  progetto.  L'intero  gruppo da l a poco
    ripara  in   Francia,   dove   i   militanti   vengono   arrestati   e
    successivamente estradati.
    Interno    alla    riflessione   sugli   effetti   del   processo   di
    ristrutturazione produttiva in  atto  nelle  fabbriche    l'attentato
    mortale  contro l'ingegnere Carlo Ghiglieno,  responsabile del settore
    pianificazione e presidente del "Comitato guida del settore logistico"
    della Fiat, compiuto a Torino il 21 settembre 1979.
    L'11 dicembre 1979,  con intenti  dimostrativi  e  deterrenti,  e  per
    commemorare  Barbara  Azzaroni  e Matteo Caggegi,  Prima Linea irrompe
    nella Scuola di Formazione Aziendale di  Via  Ventimiglia,  a  Torino,
    occupa  militarmente  la scuola e tiene un discorso nell'auditorium in
    cui vengono riuniti circa 190 studenti,  mentre in un'aula attigua,  5
    dirigenti   Fiat   ed   Olivetti   e   5   studenti   vengono   feriti
    intenzionalmente alle gambe.
    Di  analogo  valore  dimostrativo    l'occupazione,   evacuazione   e
    distruzione di una palazzina,  ai Colli Aminei di Napoli, che ospitava
    il Centro di Servizio Sociale e dei semiliberi per  i  minorenni,  del
    Ministero  di  Grazia  e  Giustizia.  La riflessione da cui scaturisce
    questo intervento concerne l'illegalit di  massa  ed  il  livello  di
    repressione presente in quel territorio.
    Il  14  dicembre  1979,  a  Rivoli (Torino),  un nucleo di P.L.  viene
    sorpreso dalla polizia  mentre  prepara  un  attentato  alla  fabbrica
    metalmeccanica  Elgat.  Nello  scontro  a  fuoco  la polizia uccide il
    militante Roberto Pautasso.
    Nei primi mesi del 1980,  P.L.  inizia ufficialmente la sua esperienza
    romana.  E'  un  tempo  di espansione territoriale dettata da esigenze
    logistiche conseguenti all'intensificarsi delle operazioni  repressive
    oltre che dalla volont di diffondere l'intervento politico.
    Nel  gennaio 1980,  a Morbegno (Sondrio),  viene tenuta una Conferenza
    che sancisce di fatto il prevalere  delle  posizioni  favorevoli  alla
    radicalizzazione dello scontro e inizia una riflessione sulla tendenza
    della Magistratura,  e particolarmente quella milanese, a farsi sempre
    pi strumento di repressione oltre  che  delle  organizzazioni  armate
    anche delle aree di movimento e della conflittualit sociale.
    Da  questa  riflessione matura l'attentato mortale contro Guido Galli,
    docente  di  Criminologia  all'Universit  Statale  (Milano  19-3-80).
    L'azione viene rivendicata dal "Gruppo di fuoco 'Valerio Tognini'".
    Il  5  febbraio  1980,  a  Monza,  nell'ambito  degli interventi sulla
    qualit della vita nel territorio, PL inizia una campagna sulla sanit
    e  in  questo  quadro  rivendica  l'attentato  mortale  contro   Paolo
    Paoletti,  responsabile  della  produzione all'Icmesa,  la fabbrica di
    Seveso da cui,  il 10 luglio 1976,  si sprigion la  nube  tossica  di
    diossina.
    All'inizio del 1980 P.L. affronta per la prima volta il problema posto
    dalla collaborazione di alcuni militanti con le forze dell'ordine e la
    magistratura.  Il 7 febbraio 1980,  a Milano,  colpisce mortalmente un
    suo militante,  William Waccher,  accusato di aver  fatto  rivelazioni
    agli  inquirenti.  E'  questo  il primo ed unico omicidio interno alla
    campagna contro militanti "pentiti" compiuto da questa organizzazione.
    A seguito dei duri colpi inferti dalle forze di polizia, a causa della
    collaborazione di Roberto Sandalo, nell'agosto del 1980, P.L.  tiene a
    Rimini (Forl) una Conferenza d'organizzazione in cui il nodo politico
    fondamentale    la riflessione sulle implicazioni della repressione e
    dell'estendersi del  fenomeno  del  "pentitismo".  In  quell'occasione
    alcuni militanti escono dall'organizzazione.
    Poco  dopo,  sempre  nell'estate  1980,  si  tiene un'altra Conferenza
    d'organizzazione a Senigallia (Ancona).  Nel dibattito si  confrontano
    posizioni  critiche  riguardo  alla  capacit  di  P.L.  di rispondere
    adeguatamente ai nuovi problemi.  Chi vuole mantenere  attiva  P.L.  e
    chi,  ritenendola  ormai inadeguata,  vuole sospenderne l'operativit,
    per ricomprendere modi e tempi degli interventi. Perci, nel settembre
    del 1980,  alcuni militanti escono,  una parte per cercare un rapporto
    organizzativo  stretto  con  le  Brigate  Rosse,  mentre  altri  danno
    successivamente vita al Nucleo dei Comunisti.
    Tra il 1978 ed il 1980,  in  una  serie  di  incidenti  nel  corso  di
    espropri  di  autofinanziamento,  disarmi,  e in conflitti a fuoco per
    sottrarsi all'arresto,  restano  uccise  per  responsabilit  di  P.L.
    cinque   persone:  l'agente  Fausto  Dionisi  (Firenze  20-1-78),   il
    carabiniere Antonio  Chionna  (Martinafranca  3-6-80),  i  carabinieri
    Ippolito  Cortellessa  e  Pietro  Cuzzoli (Viterbo 11-8-80),  l'agente
    Filippo Giuseppe (Bari 28-11-80).
    Nel  dicembre  1980,   con  l'ondata  di  arresti  determinata   dalle
    confessioni di Michele Viscardi,  viene riproposto, in modo pressante,
    il problema della desolidarizzazione interna.
    Tra il dicembre 1980 ed il gennaio 1981, a Barzio (Como), si tiene una
    Conferenza di Organizzazione che affronta  la  questione  dell'aumento
    dei   militanti  prigionieri  e  dei  latitanti.   L'attenzione  viene
    concentrata sul  carcere  e  viene  formalizzato  un  comando  con  le
    seguenti strutture operative:
    - contro l'antiguerriglia;
    - tecnico logistica;
    - stampa e propaganda;
    - teorica.
    A  Pasqua  del  1981  si tiene a Barzio (Como) una nuova Conferenza di
    organizzazione che decreta lo scioglimento di Prima Linea e la nascita
    del "Polo Organizzato", che si propone di essere,  principalmente,  un
    punto di riferimento per i militanti ricercati.  Alcuni dei quali, nel
    corso del 1981,  danno  poi  vita  ai  Comunisti  Organizzati  per  la
    Liberazione Proletaria.
    In  carcere,  la  chiusura  definitiva dell'esperienza di P.L.  prende
    avvio da un dibattito collettivo durante il processo  di  Firenze  nei
    primi  mesi  del  1983  e  viene ratificata in una "Conferenza interna
    d'Organizzazione" tenuta nel carcere di Torino (primavera-estate 1983)
    in occasione del processone per i "fatti specifici".
    Questa Conferenza produce un documento-manifesto dal titolo "Sar  che
    avete  nella  testa  un  maledetto  muro"  nel  quale viene sancita la
    rinuncia alle armi e la ricerca teorico-pratica  -    all'interno  del
    carcere  ma,  pi  in  generale,  nella  lotta politica esterna  -  di
    strumenti di "mediazione conflittuale".
    Dibattito e ricerca sono continuati  a  Milano,  nel  carcere  di  San
    Vittore,  a  cavallo  tra  il  1983 ed il 1984.  Una sintesi di questi
    ultimi sviluppi  stata pubblicata da "Il  Manifesto"  il  17  gennaio
    1984.
    Il movimento che promuove la legge a favore della dissociazione matura
    all'interno  di  quest'ultimo  dibattito e vede coinvolta,  salvo rare
    eccezioni, la totalit dei militanti di Prima Linea.


    Bibliografia di Prima Linea.

    "Stato dell'organizzazione", marzo 1977, opuscolo ciclostilato.
    "Statuto", marzo 1977, opuscolo ciclostilato.
    "Il fallimento totale di questa ipotesi di consenso", senza data.
    "Organizzazione    Comunista    Combattente    Prima    Linea",    in:
    "Controinformazione", 11-12, Milano 1978.
    "Linee di comportamento e regole di disciplina", marzo 1977 (documento
    interno).
    "In  questo  momento  la base  estremamente insicura",  dicembre 1977
    (documento interno).
    "Strutture di organizzazione interne al carcere, militanti regolari di
    rete  politica,   di  rete  logistica,   proletaria  catturata,   loro
    comportamento nell'interrogatorio,  nel processo e in carcere",  marzo
    1977 (documento interno).
    "Compagni, il ciclo di lotte rivoluzionarie.",  giugno 1977,  opuscolo
    ciclostilato.
    "Come sempre bisogna partire dalla qualit espressa dal ciclo di lotte
    operaie.", luglio 1978, opuscolo ciclostilato.
    "L'antagonismo  totale  tra il sistema e i bisogni del proletariato.",
    in: "Controinformazione", 11-12, Milano 1978.
    "Bozza di analisi per la  discussione  sulla  esperienza  delle  SAP",
    dicembre 1978, opuscolo ciclostilato.
    "Il   dibattito   che   l'operazione   compiuta   contro   il  giudice
    Alessandrini.", febbraio 1979, opuscolo ciclostilato.
    Per il comunismo,  "Tracce interpretative  economiche,  politiche,  di
    capitale e movimento monetario", ottobre 1979, opuscolo ciclostilato.
    "Per il Comunismo", Parigi 1980, opuscolo ciclostilato.
    Sergio  Segio,  "Per  un  dibattito  sull'esperienza  di Prima Linea",
    Milano, agosto 1981 (Archivio P.M.).
    Collettivo di Prima Linea,  "Intelligenza  collettiva  e  comando  del
    capitale",  Bergamo  1982,  in: "Speciale Controinformazione",  Milano
    1983.
    "Sar che avete nella testa un maledetto muro",  Torino 1983,  in: "Il
    Bollettino", 9, Milano 1983 (Archivio P.M.).
    Un  gruppo di inquisiti per P.L.,  "Intervista sul documento 'Sar che
    avete nella testa un maledetto muro'", Torino 1983 (Archivio P.M.).
    Un  gruppo  di  inquisiti  per  P.L.,   "Documento  per  la  soluzione
    politica", in: "Il Manifesto" 17-1-84 (Archivio P.M.).


    Bibliografia su Prima Linea.

    Ordinanza  del G.  I.  D'Angelo,  nel processo Numero R.G.  3382/80A +
    70/81A, Roma 1981.
    Luigi Manconi, V. Dini, "Il discorso delle armi", Roma 1981, Savelli.
    Corrado Stajano, "L'Italia nichilista", Milano 1982, Mondadori.
    Luciana Stortoni,  "Analisi di una organizzazione terroristica:  Prima
    Linea",  Firenze 1983,  Tesi di Laurea,  Facolt di Scienze Politiche,
    Universit di Firenze (Archivio P.M.).
    Giorgio Bocca, "Noi terroristi", Milano 1985, Garzanti.
    Giorgio Galli, "Per una storia del partito armato", in: "Panorama" 12-
    11-84.
    Un gruppo di inquisiti  per  P.L.,  "Contributo  per  una  ricerca  su
    riformismo,  sovversione  e  lotta  armata  negli  anni  settanta.  Un
    intervento sulla storia di  Prima  Linea",  Milano  15-3-85  (Archivio
    P.M.).
    Sergio Segio,  "Contributo per una storia degli anni settanta", Milano
    settembre 1985 (Archivio P.M.).
    Giorgio Galli,  "Storia del partito armato  1968-1982",  Milano  1986,
    Rizzoli.
    Chiara Sasso, "In Rosa", Susa 1986, Tipolito Melli.
    Sergio Segio,  "Contributo al seminario '68 e dintorni'",  organizzato
    da Salvatore Veca, Milano 1987 (Archivio P.M.).
    Susanna  Ronconi,   "Contributo  al  seminario   '68   e   dintorni'",
    organizzato da Salvatore Veca, Milano 1987 (Archivio P.M.).
    Giorgio  Bocca,  "Gli  anni  del  terrorismo.  Storia  della  violenza
    politica in Italia dal 1970 ad oggi", Roma 1988, Armando Curcio.
    Luigi Guicciardi, "Il tempo del furore", Milano 1988, Rusconi.
    Luisa Passerini,  "Ferite  della  memoria",  in:  "Rivista  di  storia
    contemporanea", 2, Milano 1988.
    Nicola  Tranfaglia,   Diego  Novelli,  "Vite  sospese",  Milano  1988,
    Garzanti.
    Alison Jamieson,  "The Heart Attacked Terrorism  and  Conflit  in  the
    Italian State", London-New York 1989, Marion Bojrs.
    Donatella Della Porta,  "Il terrorismo di sinistra",  Bologna 1990, Il
    Mulino.
    Eileen Mc Donald, "Shot the Women First", London 1991, Fourst Estate.
    Sergio  Zavoli,   "La  notte  della  Repubblica",   Milano-Roma  1992,
    Mondadori-Nuova Eri.
    Franco  Ottaviano,  "La rivoluzione nel labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.


    Dati.

    Per l'organizzazione Prima Linea sono state inquisite 923 persone.

    Distribuzione  per  sesso  di   appartenenza   degli   inquisiti   per
    l'organizzazione Prima Linea.

    maschi: 722 (78,2%)
    femmine: 201 (21,8%)
    Totale: 923 (100%)


    Classi  di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione nei
    procedimenti contro l'organizzazione Prima Linea.

    - di 20: 83 (9,0%)
    21 - 25: 365 (39,5%)
    26 - 30: 239 (25,9%)
    31 - 35: 95 (10,3%)
    36 - 40: 22 (2,4%)
    41 - 45: 6 (0,7%)
    46 - 50: 3 (0,3%)
    + di 51: 6 (0,7%)
    Dati mancanti: 104 (11,3%)
    Totale: 923 (100,1%)


    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    l'organizzazione Prima Linea.

    Studi Elementari: 9 (1,0%)
    Studi Medi: 197 (21,3%)
    Studi Superiori: 236 (25,6)
    Studi Universitari: 200 (21,7%)
    Dati mancanti: 281 (30,4%)
    Totale: 923 (100,0%)


    Attivit lavorativa degli inquisiti per appartenenza a Prima Linea, al
    momento della notifica.

    Artigiani: 12 (1,3%)
    Commercianti: 23 (2,5%)
    Docenti e ricercatori: 6 (0,7%)
    Disoccupati: 56 (6,1%)
    Extralegali: 2 (0,2%)
    Impiegati: 62 (6,7%)
    Insegnanti: 40 (4,3%)
    Militari: 5 (0,5%)
    Operai: 167 (18,1%)
    Politici e sindacalisti: 2 (0,2%)
    Precari: 12 (1,3%)
    Professionisti: 24 (2,6%)
    Lavoratori nei servizi: 41 (4,4%)
    Studenti: 169 (18,3%)
    Tecnici
                : 17 (1,8%)
    Altri: 12 (1,3%)
    Dati mancanti: 273 (29,6%)
    Totale: 923 (99,9%)


    Distribuzione,   per  anno,   dei   nuovi   inquisiti   in   relazione
    all'organizzazione Prima Linea.

    1977: 40 (4,3%)
    1978: 15 (1,6%)
    1979: 40 (4,3%)
    1980: 487 (52,8%)
    1981: 102 (11,1%)
    1982: 184 (19,9%)
    1983: 22 (2,4%)
    1984: 10 (1,1%)
    1985: 2 (0,2%)
    1986: 2 (0,2%)
    Dati mancanti: 19 (2,1%)
    Totale: 923 (100,0%)

    Prima Linea ha operato nelle seguenti regioni:
    Calabria,   Campania,  Lazio,  Lombardia,  Emilia,  Piemonte,  Puglia,
    Toscana, Veneto.


    Cifre assolute e percentuali relative alle regioni  di  nascita  e  di
    inquisizione  nei  procedimenti  a  carico  dell'organizzazione  Prima
    Linea.

    Piemonte: nati 132 (14,3%); inquisiti 232 (25,1%)
    Aosta: nati 12 (1,3%); inquisiti 4 (0,4%)
    Lombardia: nati 231 (25,0%); inquisiti 312 (33,8%)
    Trentino: nati 27 (2,9%); inquisiti 13 (1,4%)
    Veneto: nati 26 (2,8%); inquisiti 6 (0,7%)
    Friuli: nati 13 (1,4%); inquisiti 1 (0,1%)
    Liguria: nati 7 (0,8%); inquisiti 4 (0,4%)
    Emilia: nati 42
                           (4,6%); inquisiti 82 (8,9%)
    Toscana: nati 85 (9,2%); inquisiti 153 (16,6%)
    Umbria: nati 7 (0,8%); inquisiti 0 (0%)
    Marche: nati 16 (1,7%); inquisiti 4 (0,4%)
    Lazio: nati 37 (4,0%); inquisiti 52 (5,7%)
    Abruzzo: nati 5 (0,5%); inquisiti 5 (0,6%)
    Molise: nati 3 (0,3%); inquisiti 1 (0,1%)
    Campania: nati 32 (3,5%); inquisiti 3 (0,3%)
    Puglia: nati 11 (1,2%); inquisiti 2 (0,2%)
    Basilicata: nati 16 (1,7%); inquisiti 2 (0,2%)
    Calabria: nati 7 (0,8%); inquisiti 0 (0%)
    Sicilia: nati 15 (1,6%); inquisiti 7 (0,8%)
    Sardegna: nati 23 (2,5%); inquisiti 4 (0,4%)
    Estero: nati 22 (2,4%); inquisiti 20 (2,2%)
    Dati mancanti: nati 154 (16,7%); inquisiti 16 (1,7%)
    Totale: nati 923 (100,0%); inquisiti 923 (100,0%)












    Brigate Comuniste.

    Notizie.
    Nel marzo del 1973,  per iniziativa  di  alcuni  militanti  di  Potere
    Operaio  usciti al Convegno di Rosolina dello stesso anno,  e di altri
    provenienti  da   Lotta   Continua   e   dall'autonomia,   inizia   le
    pubblicazioni, a Milano, il quindicinale "Rosso".
    Intorno a questa pubblicazione,  tra il 1973 ed il 1977,  si forma una
    vasta area di dibattito sia nel nord Italia che nel centro-sud.
    Il versante illegale di quest'area di dibattito,  tra il  1974  ed  il
    1977,  compie  diverse azioni armate rivendicandole con diverse sigle:
    Mai pi senza fucile, Senza tregua per il comunismo,  Lotta armata per
    il comunismo.
    "Mai pi senza fucile.  Dunque: Senza tregua per il comunismo"  anche
    la  sigla  che  ha  rivendicato   il   sabotaggio   incendiario   alla
    International   Telephone   and   Telegraph  Corporation  (I.T.T.)  di
    Fizzonasco (Milano 6-11-74),  contro "l'attacco alla  classe  operaia"
    condotto   a  livello  mondiale  da  questa  multinazionale  e  contro
    l'appoggio da essa fornito al golpe cileno di Pinochet.
    A partire dal mese di novembre del 1976 si consolida entro questa area
    una formazione specifica che rivendica le  sue  azioni  con  la  sigla
    Brigate Comuniste.
    Secondo Marco Barbone, militante della Brigata 28 Marzo che sceglie di
    collaborare con gli inquirenti: "la formale costituzione delle B.C.  
    databile con il sabotaggio delle strutture in  costruzione  del  nuovo
    carcere  di Bergamo (13-2-77).  Quando parlo di passaggio formale alla
    sigla B.C.  spiego subito che non  che nel corso di una  riunione  si
    sia  improvvisamente  deciso  di  adottare  questa  denominazione,  ma
    intendo riferirmi al momento in cui questa  sigla  formalmente  appare
    all'esterno, che  quello della devastazione del costruendo carcere di
    Bergamo".
    Tuttavia,  il  1  febbraio  1977,  le  Brigate  Comuniste  avevano gi
    compiuto e rivendicato con un documento  la  devastazione  della  sede
    della Face Standard, a Milano.
    Tra  il  novembre del 1976 e la primavera del 1977 l'operativit delle
    Brigate Comuniste raggiunge il suo apice.
    In questo periodo ad essa vengono attribuite azioni su vari terreni:
    - contro il lavoro nero: attentati o irruzioni presso ditte o  piccole
    imprese; espropri proletari a supermercati e negozi di abbigliamento;
    - contro i centri di spaccio dell'eroina;
    -  contro  stazioni  o caserme di vigili urbani e carabinieri,  e sedi
    della Democrazia Cristiana;
    - contro dirigenti d'azienda;
    - contro stutture carcerarie (Avellino, Bergamo e Verbania);
    - espropri per autofinanziamento.
    Nell'estate del 1977,  le Brigate Comuniste si dividono in seguito  ad
    una  discussione sul modo d'intendere l'organizzazione armata.  Alcuni
    militanti danno vita alle Formazioni Comuniste Combattenti.
    Altri, tra il 1977 ed il 1979,  si disperdono in varie organizzazioni:
    Proletari Armati per il Comunismo, Guerriglia Rossa, Prima Linea.


    Bibliografia delle Brigate Comuniste.

    "Rapporti dell'organizzazione con Fioroni,  dall'autunno 1974 in poi",
    in: Sentenza-ordinanza di rinvio  a  giudizio  del  28-6-82,  N.  R.G.
    229/81/F, Milano.
    "Tendenza  e  sviluppo  della  lotta rivoluzionaria nel nostro paese",
    Milano senza data (Documento rinvenuto in via  Negroli  a  Milano  nel
    settembre 1978).
    "Mai pi senza fucile", Milano 1976, in: "Vogliamo Tutto", 8-9, Milano
    1976.




    Bibliografia sulle Brigate Comuniste.

    "Rosso", 1-15/16, Milano 1973-1977.
    Testimonianza sulle Brigate Comuniste,  in: Autori Vari, "Attacco allo
    stato", Roma 1982, Napoleone.


    Dati.

    Per  l'organizzazione  Brigate  Comuniste  sono  state  inquisite   85
    persone.

    Distribuzione   per   sesso   di   appartenenza  degli  inquisiti  per
    l'organizzazione Brigate Comuniste.

    maschi: 71 (83,5%)
    femmine: 14 (16,5%)
    Totale: 85 (100,0%)




    Classi di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione  nei
    procedimenti contro l'organizzazione Brigate Comuniste.

    21 - 25: 34 (40,0%)
    26 - 30: 27 (31,7%)
    31 - 35: 15 (17,6%)
    36 - 40: 4 (4,8%)
    Dati mancanti: 5 (5,9%)
    Totale: 85 (100,0%)


    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    l'organizzazione Brigate Comuniste.

    Studi Elementari: 0 (0%)
    Studi Medi: 16 (18,9%)
    Studi Superiori: 23 (27,1%)
    Studi Universitari: 28 (32,9%)
    Dati mancanti: 18 (21,1%)
    Totale: 85 (100,0%)

    Attivit     lavorativa     degli     inquisiti    per    appartenenza
    all'organizzazione Brigate Comuniste, al momento della notifica.

    Docenti e ricercatori: 1 (1,1%)
    Disoccupati: 2 (2,3%)
    Impiegati: 6 (7,0%)
    Insegnanti: 6 (7,0%)
    Militari: 1 (1,2%)
    Operai: 16 (18,8%)
    Politici e sindacalisti: 1 (1,2%)
    Precari: 1 (1,2%)
    Professionisti: 10 (11,8%)
    Lavoratori nei servizi: 2 (2,4%)
    Studenti: 9 (10,6%)
    Tecnici
                : 2 (2,4%)
    Altri: 1 (1,2%)
    Dati mancanti: 27 (31,8%)
    Totale: 85 (100,0%)




    Distribuzione,   per  anno,   dei   nuovi   inquisiti   in   relazione
    all'organizzazione Brigate Comuniste.

    1977: 19 (22,3%)
    1978: 4 (4,7%)
    1979: 7 (8,2%)
    1980: 32 (37,6%)
    1981: 14 (16,5%)
    1982: 6 (7,1%)
    1983: 1 (1,2%)
    1989: 1 (1,2%)
    Dati mancanti: 1 (1,2%)
    Totale: 85 (100,0%)


    Le Brigate Comuniste hanno operato nelle seguenti regioni:
    Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte.





    Cifre  assolute  e  percentuali  relative alle regioni di nascita e di
    inquisizione nei procedimenti  a  carico  dell'organizzazione  Brigate
    Comuniste.

    Piemonte: nati 2 (2,4%); inquisiti 2 (2,4%)
    Lombardia: nati 46 (54,1%); inquisiti 75 (88,2%)
    Veneto: nati 5 (5,9%); inquisiti 1 (1,2%)
    Liguria: nati 2 (2,4%); inquisiti 0 (0%)
    Emilia: nati 2 (2,4%); inquisiti 1 (1,2%)
    Toscana: nati 5 (6,0%); inquisiti 2 (2,3%)
    Umbria: nati 1 (1,3%); inquisiti 0 (0%)
    Marche: nati 2 (2,4%); inquisiti 0 (0%)
    Lazio: nati 3 (3,6%); inquisiti 3 (3,5%)
    Campania: nati 3 (3,6%); inquisiti 0 (0%)
    Basilicata: nati 1 (1,3%); inquisiti 0 (0%)
    Calabria: nati 1 (1,3%); inquisiti 0 (0%)
    Sicilia: nati 2 (2,4%); inquisiti 0 (0%)
    Sardegna: nati 1 (1,3%); inquisiti 0 (0%)
    Estero: nati 1 (1,3%); inquisiti 0 (0%)
    Dati mancanti: nati 7 (8,3%); inquisiti 1 (1,2%)
    Totale: nati 85 (100,0%); inquisiti 85 (100,0%)

    Collettivi Politici Veneti.

    Notizie.
    Dopo  lo  scioglimento  di  Potere Operaio al convegno di S.  Rosolina
    (Rovigo,  31 maggio - 3 giugno  1973)  la  maggioranza  dei  militanti
    veneti  di  questa  organizzazione    -  ad eccezione delle sezioni di
    Venezia e Verona  -  danno vita ad un dibattito che porta, tra il 1974
    ed il 1975,  ad  aggregare  una  nuova  area  politica:  i  Collettivi
    Politici del Veneto per il Potere Operaio (C.P.V.).
    L'impianto  politico-organizzativo dei C.P.V.  ruota intorno ad alcuni
    temi fondamentali:
    - priorit del radicamento nel territorio locale;
    - antifascismo militante;
    - unit politico-militare della militanza;
    - necessit del ricorso alla forza;
    - agire da partito;
    - confronto dialettico con le organizzazioni politico-militari.
    All'interno di questo impianto viene riservata attenzione  particolare
    al  precariato  inteso  come  forma-lavoro  centrale  del  nuovo ciclo
    produttivo e vengono elaborati  i  concetti  di  "zona  omogenea",  di
    "fabbrica diffusa" e di "territorio liberato".
    Testimonianza al Progetto Memoria sui Collettivi Politici Veneti:
    I passaggi politici,  organizzativi e di aggregazione sociale vengono
    compiuti negli anni 1975-1976 con una  serie  di  spettacolari  azioni
    politico-militari  di  massa  che  vanno  dagli  scontri  antifascisti
    durante i comizi di Covelli ed  Almirante  al  controllo  militare  di
    quartieri come l'Arcella e Brusegana, durante i quali la polizia viene
    tenuta con la forza all'esterno, mentre nel quartiere, temporaneamente
    liberato,   vengono  eseguite  punizioni  ai  fascisti,   ai  capetti,
    poliziotti ed  espropri  proletari  propagandistici.  A  ci  vanno  a
    sommarsi  tutta  una  serie  di  azioni  di  attacco  contro uomini ed
    apparati della ristrutturazione produttiva e riproduttiva.
    L'organizzazione interna dei C.P.V., in un loro documento,  viene cos
    esposta:  Un  nucleo e un attivo dei militanti per ciascun collettivo
    (Padova, Vicenza, Venezia, Rovigo). Una direzione politica con compiti
    di coordinamento e  di  elaborazione  delle  iniziative  politiche  ed
    organizzative.  Una  serie  di  sigle,  ognuna  corrispondente  ad  un
    determinato livello dell'organizzazione,  con cui vengono  rivendicate
    le azioni di attacco contro le strutture e/o gli uomini degli apparati
    del comando politico-sociale e produttivo.
    Tra   il   1977   ed   il  1978  l'intervento  si  rivolge  contro  la
    ristrutturazione  ed  il  comando  sul  lavoro,   in  fabbrica  e  nel
    territorio, e contro le infrastrutture dell'universit.
    In  questo  quadro  maturano  i ferimenti intenzionali del giornalista
    Antonio Granzotto (Abano  Terme  (Padova)  7-7-77),  e  del  direttore
    dell'Opera Universitaria di Padova, Giampaolo Mercanzin (Padova 20-10-
    78).  Come pure i numerosi sabotaggi,  ad esempio ai vagoni ferroviari
    della Zanussi-Rex (Pordenone 30-6-77) o gli attentati incendiari  alla
    sede dell'Ispettorato regionale veneto delle Case di reclusione e pena
    (Padova 20-10-77).
    La  forte  internit  al Movimento del '77 porta i Collettivi Politici
    Veneti,  dopo il convegno di Bologna del settembre 1977,  a promuovere
    il  Movimento  Comunista Organizzato Veneto (M.C.O.) che risponde alla
    duplice esigenza di formare una forza  politica  nazionale  (Autonomia
    Operaia Organizzata) e di salvaguardare la specificit territoriale.
    La  cosiddetta  "notte  dei  fuochi" attua a livello locale il disegno
    politico del M.C.O.
    Tra  il  18  e  il  19  dicembre  1978  vengono   colpite:   la   sede
    dell'Associazione  Industriali  di  Schio (Vicenza);  l'abitazione del
    presidente  dell'Associazione   Industriali   di   Rovigo;   la   sede
    dell'Intersind  di  Venezia;  la sede dell'Associazione Industriali di
    Vicenza;  la Federazione Regionale Industriali del veneto,  a  Mestre;
    l'Associazione Artigiani, di Rovigo.
    Nell'autunno 1978 nasce il giornale "Autonomia",  ospite nei locali di
    radio Sherwood,  a Padova,  per dare voce all'area aggregatasi intorno
    ai  C.P.V.  Nello  stesso  periodo  matura  un  pi profondo rapporto
    politico-organizzativo con collettivi autonomi milanesi e torinesi che
    editavano il giornale "Rosso",  che proprio per palesare la ricerca di
    una  nuova  omogeneit  e  una  modificazione  della linea politica ed
    editoriale verr denominato "Rosso per il Potere Operaio".
    In risposta all'ondata di arresti seguiti all'Istruttoria del processo
    noto come "7 aprile",  tra la fine di aprile ed i primi di maggio  del
    1979    -  segnatamente la notte tra il 29 ed il 30 aprile  -  vengono
    compiuti una ventina di attentati contro  caserme  dei  carabinieri  a
    Campodarsego, Venezia-Cannareggio, Meola, Mestre, Bovolenta, Sarmeola,
    eccetera.
    Nel contesto di questa campagna, l'11 aprile 1979, a Thiene (Vicenza),
    mentre manipolano un ordigno esplosivo,  perdono la vita tre militanti
    dei  C.P.V.-Fronte  Comunista  Combattente:  Maria  Antonietta  Berna,
    Angelo  Del  Santo  e Alberto Graziani.  Un quarto militante,  Lorenzo
    Bortoli, arrestato in seguito a questo evento, morir successivamente,
    suicida, in carcere.
    Nell'ottobre del 1979,  un'ondata di attentati  contro  filiali  della
    FIAT (Padova 30-10-79), manifestano ed allargano la protesta contro il
    licenziamento politico di 61 operai della FIAT di Torino.
    Il  3 dicembre 1979 circa duecento militanti armati bloccano gli snodi
    viari di Padova operando al contempo molte azioni nel territorio.
    Nel corso del 1980 e del  1981  la  forte  repressione  poliziesca,  i
    conflitti  politici  interni  ai  collettivi,  il  crollo dell'ipotesi
    politica intorno a cui era nato  il  M.C.O.,  portano  all'esaurimento
    dell'esperienza  dei  Collettivi  Politici  Veneti,   che  pu  essere
    formalmente indicato nel Convegno Internazionale di  Venezia  svoltosi
    nell'autunno del 1981.
    In quest'ultimo periodo vengono rivendicati:
    -  attacco  alla  caserma del Quarto Battaglione Carabinieri di Mestre
    con razzi bazooka (Mestre 17-4-81);
    - incursioni in agenzie immobiliari (Padova 7-10-81);
    - incursioni in agenzie immobiliari (Venezia 7-10-81);
    -  sequestro   dell'ingegner   Luigi   Strizzolo,   capogruppo   dello
    stabilimento Montedison Petrolchimico di Porto Marghera (Venezia).  La
    sua fotografia,  con al collo un cartello recante la scritta "Sono uno
    sfruttatore  della  classe  operaia",  viene  distribuita  ai giornali
    (Venezia 22-10-80);
    - ferimento intenzionale del medico carcerario Antonino Mundo (Vicenza
    1-12-81).
    I Collettivi  Politici  Veneti  nel  corso  della  loro  storia  hanno
    utilizzato varie sigle. Tra esse:
    - Organizzazione Operaia per il Comunismo;
    - Proletari Comunisti Organizzati;
    - Ronde Proletarie;
    - Fronte Comunista Combattente.
    Il  9  marzo  1985,  a Trieste,  il militante dei C.P.V.  Pietro Maria
    Greco, latitante, individuato da un gruppo misto di agenti della Digos
    e del Sisde,  viene ucciso mentre rientra nell'alloggio presso cui era
    ospitato.


    Bibliografia dei Collettivi Politici Veneti.

    "Fuori dalle Linee.  Bollettino degli operai,  disoccupati, lavoratori
    dei servizi, del pubblico impiego", Padova 1978.
    Proletari Comunisti Organizzati del Veneto, "Documento", Padova 19-12-
    78, in: "Controinformazione", 13-14, Milano 1979.
    "Rosso", 7-32, Milano 1973-1979.
    "Potere Operaio", 50, Milano 1979.
    Tutte  le  strutture  del  Movimento  Comunista  Organizzato   Veneto,
    "Documento", Padova 7-4-79, in: "Autonomia", Padova 9-4-79.
    Bollettino del Collettivo Politico Padova Nord, 1, 2, 3, Padova 1979.
    Bollettino del Collettivo Politico Padova Sud, 1, Padova 1979.
    Collettivi Politici Veneti,  "Documento",  in: "Autonomia", 19, Padova
    14-3-80.
    Fronte Comunista per il Contropotere, "Volantino di rivendicazione del
    ferimento di Antonino Mundo", Vicenza 1-12-81, in: "Il Bollettino", 5,
    Milano 1982.
    Testimonianza al Progetto Memoria sui Collettivi Politici  del  Veneto
    (Archivio P.M.).


    Bibliografia sui Collettivi Politici Veneti.

    Comitato  di  controinchiesta  sull'omicidio  di  Pietro  Maria Walter
    Greco,  "Ricostruzione dei fatti e figura politica  di  'Pedro'",  in:
    Autori Vari, "Piccola Citt", Bologna 1987, Litografia Alpha Beta.


    Dati.

    Per  l'organizzazione  Collettivi Politici Veneti sono state inquisite
    205 persone.

    Distribuzione  per  sesso  di  appartenenza  degli  inquisiti  per   i
    Collettivi Politici Veneti.

    maschi: 166 (81%)
    femmine: 39 (19%)
    Totale: 205 (100%)


    Classi  di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione nei
    procedimenti contro i Collettivi Politici Veneti.

    - di 20: 18 (8,8%)
    21 - 25: 89 (43,4%)
    26 - 30: 61 (29,8%)
    31 - 35: 23 (11,2%)
    36 - 40: 9 (4,4%)
    41 - 45: 2 (0,9%)
    + di 51: 3 (1,5%)
    Totale: 205 (100,0%)


    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    i Collettivi Politici Veneti.

    Studi Medi: 13 (6,3%)
    Studi Superiori: 48 (23,4%)
    Studi Universitari: 97 (47,3%)
    Dati mancanti: 47 (23,0%)
    Totale: 205 (100,0%)


    Attivit lavorativa degli  inquisiti  per  appartenenza  a  Collettivi
    Politici Veneti, al momento della notifica.

    Artigiani: 3 (1,5%)
    Commercianti: 1 (0,5%)
    Docenti e ricercatori: 6 (2,9%)
    Disoccupati: 3 (1,5%)
    Extralegali: 1 (0,5%)
    Impiegati: 13 (6,3%)
    Insegnanti: 15 (7,3%)
    Operai: 13 (6,3%)
    Precari: 16 (7,8%)
    Professionisti: 7 (3,4%)
    Lavoratori nei servizi: 1 (0,5%)
    Studenti: 80 (39,0%)
    Altri: 1 (0,5%)
    Dati mancanti: 45 (22,0%)
    Totale: 205 (100,0%)


    Distribuzione,   per  anno,   dei  nuovi  inquisiti  in  relazione  ai
    Collettivi Politici Veneti.

    1979: 78 (38,0%)
    1980: 69 (33,7%)
    1981: 14 (6,8%)
    1982: 32 (15,6%)
    1983: 7 (3,4%)
    1986: 1 (0,5%)
    1988: 1 (0,5%)
    Dati mancanti: 3 (1,5%)
    Totale: 205 (100,0%)


    I Collettivi Politici Veneti hanno operato in:
    Veneto.


    Cifre assolute e percentuali relative alle regioni  di  nascita  e  di
    inquisizione nei procedimenti a carico dei Collettivi Politici Veneti.

    Piemonte: nati 3 (1,5%); inquisiti 0 (0%)
    Aosta: nati 1 (0,5%); inquisiti 0 (0%)
    Lombardia: nati 4 (2,0
                               2%); inquisiti 2 (0,9%)
    Trentino: nati 5 (2,4%); inquisiti 0 (0%)
    Veneto: nati 154 (75,1%); inquisiti 200 (97,5%)
    Friuli: nati 5 (2,4%); inquisiti 1 (0,5%)
    Liguria: nati 1 (0,5%); inquisiti 0 (0%)
    Emilia: nati 3 (1,5%); inquisiti 0 (0%)
    Toscana: nati 5 (2,4%); inquisiti 1 (0,5%)
    Umbria: nati 1 (0,5%); inquisiti 0 (0%)
    Marche: nati 4 (1,9%); inquisiti 0 (0%)
    Lazio: nati 2 (1,0%); inquisiti 0 (0%)
    Abruzzo: nati 1 (0,5%); inquisiti 0 (0%)
    Campania: nati 2 (1,0%); inquisiti 0 (0%)
    Puglia: nati 2 (1,0%); inquisiti 0 (0%)
    Calabria: nati 0 (0%); inquisiti 1 (0,5%)
    Sicilia: nati 1 (0,5%); inquisiti 0 (0%)
    Sardegna : nati 1 (0,5%); inquisiti 0 (0%)
    Estero: nati 6 (2,9%); inquisiti 0 (0%)
    Dati mancanti: nati 4 (1,9%); inquisiti 0 (0%)
    Totale: nati 205 (100,0%); inquisiti 205 (100,0%)




















    Azione Rivoluzionaria.

    Notizie.
    Nel   1977,   militanti  dell'area  libertaria,   prendendo  atto  dei
    "caratteri di forza" espressi in particolare del Movimento del  '77  e
    facendo  riferimento  alle  elaborazioni culturali del situazionismo e
    della Rote Armee Fraktion (RAF),  danno vita all'organizzazione armata
    Azione Rivoluzionaria.
    Le  tesi  politiche  generali di questo raggruppamento sono esposte in
    "Primo documento teorico", gennaio 1978.
    L'impostazione  organizzativa  fondante  di  Azione  Rivoluzionaria  
    quella  dei  "gruppi  di  affinit":  dove i legami tradizionali sono
    rimpiazzati da rapporti profondamente simpatetici,  contraddistinti da
    un  massimo  di  intimit,  conoscenza,  fiducia  reciproca fra i loro
    membri.
    In tale impostazione  s'inquadra  anche  la  costituzione  di  "gruppi
    d'affinit  femministi",  con  una  propria  produzione teorica ed una
    propria autonomia operativa.
    Uno dei primi interventi  di  Azione  Rivoluzionaria    il  ferimento
    intenzionale del medico del carcere di Pisa, Alberto Mammoli (Pisa 30-
    3-77).
    Il   documento   di   rivendicazione   fa   riferimento   alla   morte
    dell'anarchico Franco Serantini (Pisa 5-5-72) a seguito delle percosse
    subite in Questura al momento dell'arresto e non curate dai  dirigenti
    sanitari del carcere.
    Tra  marzo  e settembre del 1977 Azione Rivoluzionaria sviluppa la sua
    presenza in Lombardia, Piemonte, Toscana e Liguria.
    Con un ordigno esplosivo contro la sede  torinese  del  quotidiano  La
    Stampa  (17-9-77)  ed  il  ferimento  intenzionale  di  Nino  Ferrero,
    giornalista del quotidiano L'Unit (18-9-77), Azione Rivoluzionaria d
    avvio ad una campagna nazionale contro "le tecniche  di  manipolazione
    finalizzate al consenso" messe in atto dai grandi media.
    In  particolare  il quotidiano La Stampa viene colpito per la gestione
    che ha fatto delle notizie relative alla morte, avvenuta a Torino il 4
    agosto 1977,  di Aldo Marin Pinones ed Attilio  Di  Napoli,  due  suoi
    militanti.
    Questa  campagna  prosegue,  nel  1978,  con  l'attentato  agli uffici
    amministrativi  del  Corriere  della  Sera  (Milano  24-2-78)  e  alla
    redazione di Aosta della Gazzetta del Popolo (Aosta 29-7-78).
    Il  19  ottobre  1977,  a Livorno,  un gruppo di Azione Rivoluzionaria
    tenta di sequestrare l'armatore Tito Neri.  Il sequestro fallisce e  i
    militanti vengono arrestati.
    Nell'aprile del 1978, Azione Rivoluzionaria fa la sua comparsa anche a
    Roma  collocando  tre  ordigni  esplosivi  contro la sede del Banco di
    Roma,   il  concessionario  della  Ferrari  e  un  autosalone  di  via
    Togliatti.
    Nel  giugno  del  1978,  Azione  Rivoluzionaria  firma,  ad Aosta,  un
    attentato  contro  la   sede   della   Democrazia   Cristiana.   Nella
    rivendicazione essa chiede che venga "revocato il permesso concesso al
    Movimento  Sociale  Italiano  di  continuare a parlare nella piazza di
    Aosta" (18 e 19-6-78).
    Le tesi generali di Azione Rivoluzionaria vengono  ampiamente  esposte
    nel  documento  "Appunti  per  una  discussione  interna  ed esterna",
    redatto nell'estate del 1978.
    Al processo che si tiene a Livorno fra il giugno del 1979 ed il luglio
    del 1981,  alcuni militanti di  Azione  Rivoluzionaria  presentano  un
    documento  in  cui  viene ufficialmente annunciato l'autodissolvimento
    della loro organizzazione.
    Nel corso di un processo che si svolge a  Torino  il  4-10-79,  alcuni
    militanti  di  Azione  Rivoluzionaria  ricordano   -  con il documento
    "Rendiamo onore alla  memoria  del  compagno  Salvatore  Cinieri"    -
    Salvatore Cinieri, ucciso da un detenuto comune, il 27 settembre 1979,
    nel carcere di Torino.
    L'11 aprile 1981 muore di tumore,  a Vignola, Gianfranco Faina, mentre
    sta  scontando  la  pena  inflittagli  per  appartenenza   ad   Azione
    Rivoluzionaria.
    Sciolta Azione Rivoluzionaria,  alcuni militanti confluiscono in Prima
    Linea (P.L.).


    Bibliografia di Azione Rivoluzionaria.

    Azione Rivoluzionaria,  "Documento distribuito a  Bologna",  settembre
    1977, in: "Controinformazione", 11-12, Milano 1978.
    Azione Rivoluzionaria,  "Primo documento teorico",  gennaio 1978,  in:
    Gruppo Autonomo Libertario (a cura di),  "L'ipotesi  armata",  Torino-
    Catania 1990, Edizioni Anarchismo.
    Azione  Rivoluzionaria,   "Appunti  per  una  discussione  interna  ed
    esterna", in: "Controinformazione", 13-14, Milano 1979.
    Azione Rivoluzionaria,  "Rendiamo  onore  alla  memoria  del  compagno
    Salvatore  Cinieri",  Torino  4-10-79,  in: "Controinformazione",  16,
    Milano 1979.
    Azione  Rivoluzionaria,  "Comunicato  al  processo  di  Livorno",  in:
    "Controinformazione", 17, Milano 1980, (Supplemento speciale carceri).
    Gruppo   Autonomo   Libertario   di   Torino  (a  cura  di),   "Azione
    Rivoluzionaria.  Contributi alla critica armata  libertaria",  Catania
    1980, Edizioni Anarchismo.
    Azione    Rivoluzionaria,    "Un    documento   sul   carcere",    in:
    "Controinformazione", 17, Milano 1980.
    Azione  Rivoluzionaria,  "Dominio  del  capitale  e  giustizia",   in:
    "Controinformazione", 19, Milano 1980.


    Bibliografia su Azione Rivoluzionaria.

    Rocco  Martino,  "Memoriale  politico-giuridico",  Roma 1984 (Archivio
    P.M.).
    L'Unit 27-8-85.
    L'Unit 17-5-86.
    "Quel giorno decidemmo di spararti", in: L'Unit 13-9-92.


    Dati.


    Per l'organizzazione Azione Rivoluzionaria  sono  state  inquisite  88
    persone.



    Distribuzione  per  sesso  di  appartenenza degli inquisiti per Azione
    Rivoluzionaria.

    maschi: 61 (69%)
    femmine: 27 (31%)
    Totale: 88 (100%)


    Classi di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione  nei
    procedimenti contro Azione Rivoluzionaria.

    - di 20: 5 (5,8%)
    21 - 25: 30 (34,0%)
    26 - 30: 23 (26,1%)
    31 - 35: 11 (12,5%)
    36 - 40: 2 (2,2%)
    41 - 45: 3 (3,4%)
    46 - 50: 1 (1,1%)
    + di 51: 3 (3,4%)
    Dati mancanti: 10 (11,4%)
    Totale: 88 (100,0%)

    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    Azione Rivoluzionaria.

    Studi Elementari: 10 (11,4%)
    Studi Medi: 18 (20,4%)
    Studi Superiori: 19 (21,6%)
    Studi Universitari: 33 (37,5%)
    Dati mancanti: 8 (9,1%)
    Totale: 88 (100,0%)


    Attivit   lavorativa  degli  inquisiti  per  appartenenza  ad  Azione
    Rivoluzionaria, al momento della notifica.

    Agricoltori e pastori: 1 (1,1%)
    Docenti e ricercatori: 3 (3,4%)
    Disoccupati: 2 (2,3%)
    Extralegali: 6 (6,8%)
    Impiegati: 2 (2,3%)
    Insegnanti: 4 (4,5%)
    Militari: 2 (2,3%)
    Operai: 10 (11,4%)
    Precari: 6 (6,8%)
    Professionisti: 10 (11,4%)
    Lavoratori nei servizi: 7 (8,0%)
    Studenti: 24 (27,2%)
    Tecnici
                : 1 (1,1%)
    Altri: 2 (2,3%)
    Dati mancanti: 8 (9,1%)
    Totale: 88 (100,0%)


    Distribuzione,   per  anno,   dei   nuovi   inquisiti   in   relazione
    all'organizzazione Azione Rivoluzionaria.

    1977: 10 (11,4%)
    1978: 11 (12,5%)
    1979: 26 (29,6%)
    1980: 37 (42,0%)
    1981: 2 (2,3%)
    1985: 1 (1,1%)
    Dati mancanti: 1 (1,1%)
    Totale: 88 (100,0%)
    Azione Rivoluzionaria ha operato nelle seguenti regioni:
    Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana, Val d'Aosta.


    Cifre  assolute  e  percentuali  relative alle regioni di nascita e di
    inquisizione nei procedimenti a carico di Azione Rivoluzionaria.

    Piemonte: nati 3 (3,5%); inquisiti 7 (8,0%)
    Lombardia: nati 3 (3,5
                               %); inquisiti 4 (4,6%)
    Veneto: nati 2 (2,3%); inquisiti 1 (1,1%)
    Trentino: nati 1 (1,1%); inquisiti 0 (0%)
    Liguria: nati 3 (3,5%); inquisiti 2 (2,3%)
    Emilia: nati 7 (8,0%); inquisiti 15 (17,0%)
    Toscana: nati 15 (17,0%); inquisiti 36 (41,0%)
    Marche: nati 1 (1,0%); inquisiti 0 (0%)
    Lazio: nati 9 (10%); inquisiti 16 (18,1%)
    Abruzzo: nati 2 (2,3%); inquisiti 0 (0%)
    Molise: nati 2 (2,3%); inquisiti 0 (0%)
    Campania: nati 4 (4,5%); inquisiti 0 (0%)
    Puglia: nati 2 (2,3); inquisiti 1 (1,1%)
    Basilicata: nati 2 (2,3%); inquisiti 0 (0%)
    Calabria: nati 6 (6,8%); inquisiti 1 (1,1%)
    Sicilia: nati 7 (8,0%); inquisiti 3 (3,4%)
    Sardegna: nati 2 (2,3%); inquisiti 0 (0%)
    Estero: nati 11 (12,5%); inquisiti 0 (2,3%)
    Dati mancanti: nati 6 (6,8%); inquisiti 0 (0%)
    Totale: nati 88 (100,0%); inquisiti 8 (100,0%)

















    Formazioni Comuniste Combattenti.

    Notizie.
    Tra la fine di maggio ed il giugno del 1973,  in un convegno  a  Santa
    Rosolina   (Rovigo),   viene   deciso   lo   scioglimento  del  gruppo
    extraparlamentare Potere Operaio.
    Alcuni militanti della disciolta  organizzazione,  unendosi  ad  altri
    provenienti da Lotta Continua e dall'autonomia operaia,  nel marzo del
    1973 danno vita alla rivista Rosso.
    Nell'area di dibattito che, ad un livello illegale,  si svolge intorno
    a  questa  rivista,   prendono  corpo  varie  esperienze.  Le  Brigate
    Comuniste e Senza Tregua sono le pi consistenti.
    Dalle  Brigate  Comuniste,  nell'estate  del  1977,   si  generano  le
    Formazioni  Comuniste  Combattenti.  Le quali si caratterizzano subito
    per una pi marcata scelta della clandestinit.
    All'origine, le F.C.C.  si attestano sulle posizioni organizzative gi
    espresse  da  Prima  Linea.  Anch'esse perseguono la costruzione di un
    esercito  proletario  inteso  come   rete   di   squadre   combattenti
    territoriali in dialettica con una struttura centrale di direzione.
    Tra l'estate del 1977 ed il novembre del 1978, le F.C.C. si diffondono
    sul  territorio  nazionale  in  un  intreccio  i  cui  principali poli
    d'intervento sono: Milano, Varese, Bologna, Roma ed Avellino.
    L'esperienza pi matura delle F.C.C.  al Sud si realizza alla Fiat  di
    Cassino dove,  fra il 1976 e il 1977, vengono effettuati due ferimenti
    di capi operai ed un sabotaggio alla centrale elettrica che  causa  un
    black out totale di tre giorni.
    Nella  sentenza  della  Corte  d'Assise  di  Roma  del  7  luglio 1984
    (Registro Generale 31/82, 31/93),  si legge: Le F.C.C.  del Sud erano
    essenzialmente costituite da una rete di operai soprattutto della FIAT
    di  Cassino,  da alcuni militanti delle disciolte Formazioni Comuniste
    Armate, da un gruppo di compagni della zona di Avellino e dai Comitati
    Operai del Castelli Romani.
    Il 4 Gennaio 1978 alla Fiat di Cassino,  viene colpito mortalmente  il
    maggiore  dei carabinieri in congedo,  e capo dei servizi di sicurezza
    industriale, Carmine De Rosa.
    Il volantino  di  rivendicazione    firmato  "Operai  Armati  per  il
    Comunismo".  Questa  sigla    -  una delle tante utilizzate dalla rete
    delle F.C.C.  -  viene impiegata solo in questa occasione.
    Tra le altre sigle rivestono una certa rilevanza le Squadre Proletarie
    Armate  (o  anche  Squadre  Armate  Proletarie):  organismi   autonomi
    operanti  nei  comitati  operai  e nei quartieri con compiti locali di
    autoarmamento ed autofinanziamento.
    La sigla  F.C.C.  appare  per  la  prima  volta  nella  rivendicazione
    dell'azione  contro  il  nucleo dei carabinieri in servizio di guardia
    esterna al carcere speciale di Novara, il 18 gennaio 1978.
    Nei primi mesi del 1978,  per la convergenza di tesi tra le  F.C.C.  e
    Prima  Linea,  si  forma  un  comando  nazionale  unificato  delle due
    organizzazioni.
    Nell'ambito  di  questa  direzione  unificata  vengono  decise  alcune
    campagne d'intervento:
    -   attentato  contro  l'abitazione  dell'industriale  Dante  Menarini
    (Bologna 31-1-78);
    - ferimento intenzionale di una guardia di polizia,  Roberto Demartini
    (Torino 17-5-78);
    - ferimento intenzionale di Marzio Astarita,  direttore della Chemical
    Bank (Milano 11-5-78);
    - ferimento intenzionale di un capo officina dell'Alfa Sud (Pomigliano
    d'Arco 22-6-78);
    - sabotaggio ad un traliccio dell'Enel (Cassino 26-6-78).
    Alcune di queste azioni  vengono  rivendicate  con  la  sigla  Squadre
    Armate  Proletarie,  altre  invece  vengono rivendicate congiuntamente
    dalle F.C.C. e da P.L.
    Nell'estate del 1978,  a seguito di divergenti  valutazioni  politiche
    sulla Campagna Moro e sui rapporti da tenere con le Brigate Rosse,  il
    Comando unificato delle due organizzazioni si scioglie.
    Dopo l'estate del 1978,  anche le F.C.C.  si dividono e,  dall'ala pi
    sensibile  alle tesi di P.L.,  prende vita il gruppo Reparti Comunisti
    d'Attacco.
    L'8 novembre 1978, a Patrica, Frosinone, in dialettica con le campagne
    che le B.R. stanno attuando,  le F.C.C.  del Sud attaccano mortalmente
    il   Procuratore   della   Repubblica  di  Frosinone  Fedele  Calvosa.
    Nell'azione rimangono uccisi anche gli agenti di scorta del magistrato
    -  Giuseppe Pagliei e Luciano Rossi  -  ed il militante  delle  F.C.C.
    Roberto Capone.
    Nell'area milanese,  intanto, alcuni militanti tentano di "far operare
    un salto di qualit politico-militare alle Squadre Armate Proletarie".
    Le  quali,   in  questo   periodo,   oltre   ad   alcune   azioni   di
    autofinanziamento,  compiono  diversi  attentati  contro  caserme  dei
    carabinieri e dei Vigili Urbani,  giornali,  pantere della  polizia  e
    centri meccanografici. In particolare:
    - caserma dei carabinieri (Sesto Calende 26-12-78);
    - redazione di "La Prealpina" (Varese 29-12-78);
    -  ferimento  intenzionale di Franco Lombardo,  medico del carcere dei
    Miogni (Varese 15-1-79).
    Con gli arresti del maggio  1979,  le  F.C.C.  e  le  SAP  cessano  di
    esistere.   Alcuni  militanti  prendono  la  via  dell'esilio,   altri
    confluiscono nelle Brigate  Rosse,  ed  altri  ancora  abbandonano  la
    militanza   armata.   Un   nucleo  proveniente  dalle  Squadre  Armate
    Proletarie partecipa, infine, alla fondazione della Brigata 28 Marzo.


    Bibliografia delle Formazioni Comuniste Combattenti.

    Nota.
    Secondo  la  testimonianza  di  un  militante  delle  F.C.C.,   questa
    formazione  non ha prodotto documenti organizzativi o politici propri,
    fatti salvi i volantini di rivendicazione delle varie azioni.

    "Compagni,  mentre si estende e si  fortifica  l'iniziativa  comunista
    combattente,  il  potere  nemico  sta  adeguando  e correggendo le sue
    strutture  in  senso   direttamente   controrivoluzionario",   Patrica
    (Frosinone) 8-11-78 (Archivio P.M.).
    Squadre Armate Proletarie,  "Documento",  in: "Controinformazione" 13-
    14, Milano 1979.


    Bibliografia sulle Formazioni Comuniste Combattenti.

    Giornale numero 0 di Prima  Linea,  in:  "Controinformazione",  11-12,
    Milano 1978.
    Rosso, Milano 1973-1979.
    Ordinanza di Rinvio a Giudizio del Giudice Istruttore Claudio D'Angelo
    nei procedimenti Numero R.G. 3382/80A e 70/81A, Roma.


    Dati.

    Per  l'organizzazione  Formazioni  Comuniste  Combattenti  sono  state
    inquisite 121 persone.

    Distribuzione  per  sesso  di  appartenenza  degli  inquisiti  per  le
    Formazioni Comuniste Combattenti.

    maschi: 87 (72%)
    femmine: 34 (28%)
    Totale: 121 (100%)


    Classi  di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione nei
    procedimenti contro l'organizzazione Formazioni Comuniste Combattenti.

    - di 20: 5 (4,1%)
    21 - 25: 54 (44,7%)
    26 - 30: 35 (29,0%)
    31 - 35: 13 (10,8%)
    36 - 40: 5 (4,1%)
    41 - 45: 2 (1,6%)
    46 - 50: 1 (0,8%)
    Dati mancanti: 6 (4,9%)
    Totale: 121 (100,0%)


    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    le Formazioni Comuniste Combattenti.

    Studi Elementari: 1 (0,8%)
    Studi Medi: 24 (19,8%)
    Studi Superiori: 38 (31,4%)
    Studi Universitari: 38 (31,4%)
    Dati mancanti: 20 (16,6%)
    Totale: 121 (100,0%)


    Attivit lavorativa degli inquisiti per appartenenza  alle  Formazioni
    Comuniste Combattenti, al momento della notifica.

    Agricoltori: 1 (0,9%)
    Artigiani: 3 (2,5%)
    Commercianti: 1 (0,8%)
    Docenti e ricercatori: 1 (0,8%)
    Disoccupati: 6 (5,0%)
    Impiegati: 15 (12,4%)
    Insegnanti: 9 (7,4%)
    Operai: 21 (17,4%)
    Politici e sindacalisti: 1 (0,8%)
    Precari: 3 (2,5%)
    Professionisti: 5 (4,1%)
    Lavoratori nei servizi: 5 (4,1%)
    Studenti: 24 (19,9%)
    Tecnici
                : 3 (2,5%)
    Altri: 1 (0,8%)
    Dati mancanti: 22 (18,1%)
    Totale: 121 (100,0%)


    Distribuzione,   per   anno,   dei   nuovi   inquisiti   in  relazione
    all'organizzazione Formazioni Comuniste Combattenti.

    1978: 21 (17,4%)
    1979: 20 (16,5%)
    1980: 54 (44,6%)
    1981: 7 (5,8%)
    1982: 10 (8,2%)
    1983: 6 (5,0%)
    1987: 1 (0,8%)
    Dati mancanti: 2 (1,7%)
    Totale: 121 (100,0%)


    Le Formazioni  Comuniste  Combattenti  hanno  operato  nelle  seguenti
    regioni:
    Campania, Emilia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana.





    Cifre  assolute  e  percentuali  relative alle regioni di nascita e di
    inquisizione nei procedimenti a carico dell'organizzazione  Formazioni
    Comuniste Combattenti.

    Piemonte: nati 2 (1,7%); inquisiti 4 (3,5%)
    Lombardia: nati 40 (33,1%); inquisiti 68 (56,2%)
    Trentino: nati 3 (2,5%); inquisiti 0 (0%)
    Veneto: nati 3 (2,5%); inquisiti 0 (0%)
    Friuli: nati 3 (2,5%); inquisiti 9 (7,4%)
    Emilia: nati 10 (8,3%); inquisiti 12 (9,9%)
    Toscana: nati 1 (0,8%); inquisiti 0 (0%)
    Marche: nati 3 (2,5%); inquisiti 0 (0%)
    Lazio: nati 28 (23,1%); inquisiti 24 (19,8%)
    Campania: nati 8 (6,6%); inquisiti 0 (0%)
    Puglia: nati 2 (1,7%); inquisiti 0 (0%)
    Basilicata: nati 1 (0,8%); inquisiti 0 (0%)
    Calabria: nati 1 (0,8%); inquisiti 0 (0%)
    Sicilia: nati 1 (0,8%); inquisiti 0 (0%)
    Sardegna: nati 1 (0,8%); inquisiti 0 (0%)
    Estero: nati 5 (4,1%); inquisiti 2 (1,7%)
    Dati mancanti: nati 9 (7,4%); inquisiti 2 (1,7%)
    Totale: nati 121 (100,0%); inquisiti 121 (100,0%)
    Proletari Armati per il Comunismo.

    Notizie.
    Negli ultimi mesi del 1977, sulla scia del forte movimento autonomo di
    lotta che in quell'anno aveva attraversato il paese,  e di fronte alla
    nuova  realt  delle  carceri  speciali,   nel  quadro  del  dibattito
    sollecitato  e  promosso  dalla  rivista  Senza  Galere,  si formano i
    Proletari Armati per il Comunismo.
    Essi esordiscono con alcuni espropri di armi e denaro. Seguono piccole
    azioni di appoggio alle lotte operaie:
    - ferimento intenzionale di Diego  Fava,  medico  Inam  preposto  alle
    visite fiscali: a sostegno dell'assenteismo operaio (Milano 8-5-78);
    - sabotaggi di autovetture Alfa Romeo: in appoggio alle lotte contro i
    sabati lavorativi (Milano 30-6-78).
    Orientamento  portante  dei  PAC   l'esercizio di contropotere armato
    contro le strutture e il personale carcerario.  In questa  prospettiva
    s'inquadrano:
    -  il ferimento intenzionale di Giorgio Rossanigo,  medico del carcere
    di Novara (6-5-78);
    - il ferimento intenzionale di Arturo Nigro, agente di custodia presso
    il carcere di Verona (24-10-78).
    Il 6 giugno 1978 i PAC attuano un  attentato  mortale  contro  Antonio
    Santoro,  maresciallo  comandante degli Agenti di Custodia del carcere
    di Udine.
    Nel documento di  rivendicazione  si  legge:  Per  costringerci  allo
    sfruttamento  del  lavoro nero e diffuso,  lo stato agita il carcere a
    minaccia di ogni forma di dissenso,  di procacciamento di  reddito  in
    altro  modo,  di offensiva di classe.  E per riacquistare il controllo
    sulle   carceri,   sconvolte   dall'insubordinazione   dei   proletari
    prigionieri,   isola  lo  strato  pi  combattivo  in  una  condizione
    "speciale" (campi, sezioni, transiti) che significa annientamento.
    Dobbiamo  stroncare  il  progetto.   Rafforzando  la  nostra   pratica
    comunista,  concretandola  in organizzazione stabile ed espansiva,  in
    armamento, in contropotere.
    Altro orientamento basilare dei PAC  la  rappresaglia  contro  coloro
    che  nei  quartieri,  in  qualsiasi  modo,  collaborano  con  le forze
    dell'ordine o si ergono a giustizieri. In questo contesto essi portano
    a compimento, oltre ad alcune azioni minori a Milano ed in Veneto, due
    attentati mortali:
    - Lino Sabbadin, Santa Maria di Sala, Venezia (16-2-79);
    - Luigi Pietro Torregiani, Milano (16-2-79).
    Si tratta rispettivamente di un macellaio e di  un  orefice  che,  nei
    mesi  precedenti,  si  erano  fatti  "giustizia  da  s" uccidendo due
    rapinatori.
    In seguito a queste azioni la polizia  di  Milano  esegue  una  grande
    retata  nel  quartiere  della Barona e molti degli arrestati subiscono
    pressioni,  pestaggi e torture.  Di ci vi    traccia  nelle  denunce
    penali dei torturati e nelle perizie ordinate dalla Procura di Milano.
    Anche se l'8 maggio 1980 l'istruttoria verr archiviata.
    In risposta all'operazione di polizia e alle violenze esercitate sugli
    arrestati  -  peraltro scarcerati per assenza d'indizi nelle settimane
    successive    -    i  PAC,  il  19 aprile 1979,  a Milano,  colpiscono
    mortalmente Andrea Campagna, agente della Digos.
    Di fatto questa  l'ultima loro azione poich, nei mesi successivi, in
    seguito all'arresto o all'individuazione della maggior parte dei  loro
    militanti, cessano, in quanto tali, di esistere.
    Nel  corso  dell'estate  1979,  alcuni  loro militanti confluiscono in
    Prima  Linea,   mentre  altri  danno   vita   ad   un   raggruppamento
    genericamente chiamato "Rapinatori comunisti".


    Bibliografia dei Proletari Armati per il Comunismo.

    "Contro  i lager di stato",  in: "Controinformazione",  11-12,  Milano
    1978.
    "Un  serio  avvertimento  al  tessuto  carcerario  di   Verona",   in:
    "Controinformazione", 13-14, Milano 1979.


    Bibliografia sui Proletari Armati per il Comunismo.

    "Senza Galere", Milano 1977-1978.
    Laura  Grimaldi,  "Processo  all'istruttoria",  Milano 1981,  Edizioni
    Milano libri.


    Dati

    Per l'organizzazione Proletari Armati  per  il  Comunismo  sono  state
    inquisite 60 persone.

    Distribuzione   per   sesso   di   appartenenza  degli  inquisiti  per
    l'organizzazione Proletari Armati per il Comunismo.

    maschi: 44 (73,3%)
    femmine: 16 (26,7%)
    Totale: 60 (100,0%)

    Classi di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione  nei
    procedimenti contro Proletari Armati per il Comunismo.

    - di 20: 6 (10,0%)
    21 - 25: 15 (25,0%)
    26 - 30: 24 (40,0%)
    31 - 35: 6 (10,0%)
    36 - 40: 4 (6,7%)
    Dati mancanti: 5 (8,3%)
    Totale: 60 (100,0%)


    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    l'organizzazione Proletari Armati per il Comunismo.

    Studi Elementari: 2 (3,3%)
    Studi Medi: 12 (20,0%)
    Studi Superiori: 18 (30,0%)
    Studi Universitari: 9 (15,0%)
    Dati mancanti: 19 (31,7%)
    Totale: 60 (100,0%)
    Attivit  lavorativa  degli  inquisiti  per  appartenenza  a Proletari
    Armati per il Comunismo, al momento della notifica.

    Artigiani: 1 (1,7%)
    Docenti e ricercatori: 1 (1,7%)
    Disoccupati: 6 (10,0%)
    Extralegali: 1 (1,7%)
    Impiegati: 4 (6,7%)
    Insegnanti: 6 (10,0%)
    Operai: 12 (20,0%)
    Precari: 1 (1,7%)
    Professionisti: 5 (8,3%)
    Lavoratori nei servizi: 2 (3,3%)
    Studenti: 3 (5,0%)
    Dati mancanti: 18 (30,0%)
    Totale: 60 (100,1%)


    Distribuzione,   per  anno,   dei   nuovi   inquisiti   in   relazione
    all'organizzazione Proletari Armati per il Comunismo.

    1979: 35 (58,3%)
    1980: 7 (11,7%)
    1981: 11 (18,3%)
    1982: 4 (6,7%)
    1983: 1 (1,7%)
    1985: 1 (1,7%)
    1988: 1 (1,7%)
    Totale: 60 (100,1%)


    L'organizzazione Proletari Armati per il Comunismo ha operato in:
    Lombardia, Veneto.


    Cifre  assolute  e  percentuali  relative alle regioni di nascita e di
    inquisizione nei procedimenti a carico  dell'organizzazione  Proletari
    Armati per il Comunismo.

    Piemonte: nati 2 (3,3%); inquisiti 2 (3,3%)
    Lombardia: nati 29 (48,3%); inquisiti 41 (68,3%)
    Veneto: nati 9 (15,0%); inquisiti 6 (10,0%)
    Liguria: nati 2 (3,3%); inquisiti 0 (0%)
    Emilia: nati 0 (0%); inquisiti 2 (3,3%)
    Lazio: nati 2 (3,3%); inquisiti 7 (11,7%)
    Campania: nati 3 (5,0%); inquisiti 1 (1,7%)
    Basilicata: nati 1 (1,7%); inquisiti 0 (0%)
    Sicilia: nati 1 (1,7%); inquisiti 0 (0%)
    Sardegna: nati 5 (8,3%); inquisiti 0 (0%)
    Estero: nati 0 (0%); inquisiti 1 (1,7%)
    Dati mancanti: nati 6 (10,0%); inquisiti 0 (0%)
    Totale: nati 60 (99,9%); inquisiti 60 (100,0%)














    Primi Fuochi di Guerriglia.

    Notizie.
    L'organizzazione  Primi  Fuochi di Guerriglia si forma,  alla fine del
    1977,  intorno al periodico "Comunismo",  per iniziativa di  militanti
    provenienti da vari collettivi dell'autonomia meridionale.
    I  militanti di questo raggruppamento sono particolarmente interessati
    a riproporre l'irrisolto storico  della  questione  meridionale  nella
    prospettiva della centralit del mediterraneo.
    Per  quanto  concentrati  nel tempo,  gli interventi armati dei P.F.G.
    riguardano un ventaglio piuttosto esteso di obiettivi:
    - centro meccanografico della Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania
    (Rende, Cosenza 2-2-78);
    - associazioni e strutture industriali: Italsider di Taranto;
    - apparati dell'informazione: Centro Rai di Potenza (dicembre 1977);
    - caserme dei carabinieri e commissariati di  polizia  (Napoli  18-12-
    77).
    Il 5 aprile 1978,  quattro militanti di P.F.G. vengono arrestati in un
    appartamento di Licola (Napoli). Nelle settimane successive, un'ondata
    repressiva setaccia varie citt del meridione.  In  particolare  viene
    setacciato  l'ambiente  universitario di Cosenza.  Molti i fermi e gli
    arresti.
    Di fatto, dopo queste operazioni di polizia, la sigla P.F.G.  cessa di
    esistere.
    Negli anni successivi,  alcuni collettivi dell'autonomia calabrese che
    si muovevano  nello  stesso  contesto  politico  culturale,  subiscono
    processi  con  l'imputazione  di  banda  armata.  I  quali tuttavia si
    concludono con l'assoluzione degli inquisiti.


    Bibliografia dei Primi Fuochi di Guerriglia.

    "Progetto     Guerrigliero",     Napoli     gennaio     1980,      in:
    "Controinformazione", 17, Milano 1980.


    Bibliografia sui Primi Fuochi di Guerriglia.

    Comunismo. Giornale degli operai e dei proletari del Sud, Napoli 1976-
    1977  (questo  periodico    stato  diffuso  soprattutto  in Campania,
    Basilicata, Calabria e nelle Puglie).
    Collettivi Autonomi Calabresi (a cura  di),  "Rossi,  rossi,  rossi...
    Briganti rossi", Roma, luglio 1978, Stampa Alternativa Editrice.
    Fiora  Pirri  Ardizzone,   Lanfranco  Caminiti,  "Scirocco",  Diamante
    (Cosenza) 1979, Collettivo Editoriale Scirocco.
    Fiora Pirri Ardizzone,  Lanfranco  Caminiti,  "Diritto  alla  guerra",
    Cosenza 1981, Collettivo Editoriale Scirocco.


    Dati.

    Per  l'organizzazione  Primi Fuochi di Guerriglia sono state inquisite
    30 persone.

    Distribuzione  per  sesso  di   appartenenza   degli   inquisiti   per
    l'organizzazione Primi Fuochi di Guerriglia.

    maschi: 21 (70%)
    femmine: 9 (30%)
    Totale: 30 (100%)


    Classi  di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione nei
    procedimenti contro l'organizzazione Primi Fuochi di Guerriglia.

    - di 20: 3 (10,0%)
    21 - 25: 9 (30,0%)
    26 - 30: 10 (33,3%)
    31 - 35: 2 (6,7%)
    Dati mancanti: 6 (20,0%)
    Totale: 30 (100,0%)


    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    l'organizzazione Primi Fuochi di Guerriglia.

    Studi Medi: 2 (6,7%)
    Studi Superiori: 5 (16,7%)
    Studi Universitari: 12 (40,0%)
    Dati mancanti: 11 (36,7%)
    Totale: 30 (100,1%)


    Attivit lavorativa degli inquisiti per appartenenza ai  Primi  Fuochi
    di Guerriglia, al momento della notifica.

    Artigiani: 1 (3,3%)
    Docenti e ricercatori: 1 (3,3%)
    Insegnanti: 2 (6,7%)
    Operai: 1 (3,3%)
    Professionisti: 2 (6,7%)
    Studenti: 11 (36,7%)
    Tecnici
                : 1 (3,3%)
    Dati mancanti: 11 (36,7%)
    Totale: 30 (100,0%)


    Distribuzione,   per   anno,   dei   nuovi   inquisiti   in  relazione
    all'organizzazione Primi Fuochi di Guerriglia.

    1978: 25 (83,3%)
    1980: 5 (16,7%)
    Totale: 30 (100,0%)


    L'organizzazione Primi Fuochi di Guerriglia ha operato nelle  seguenti
    regioni:
    Basilicata, Campania, Calabria, Lazio.

    Cifre  assolute  e  percentuali  relative alle regioni di nascita e di
    inquisizione  nei  procedimenti  a  carico  dell'organizzazione  Primi
    Fuochi di Guerriglia.

    Lazio: nati 2 (6,7%); inquisiti 3 (10,0%)
    Abruzzo: nati 1 (3,3%); inquisiti 0 (0%)
    Campania: nati 14 (46,7%); inquisiti 24 (80,0%)
    Puglia: nati 1 (3,3%); inquisiti 1 (3,3%)
    Basilicata: nati 4 (13,3%); inquisiti 1 (3,3%)
    Calabria: nati 1 (3,3%); inquisiti 1 (3,3%)
    Sicilia: nati 1 (3,3%); inquisiti 0 (0%)
    Dati mancanti: nati 6 (20,0%); inquisiti 0 (0%)
    Totale: nati 30 (99,9%); inquisiti 30 (99,9%)









    Barbagia Rossa.

    Notizie.
    La sigla Barbagia Rossa fa la sua comparsa il 27 marzo 1978 quando,  a
    Nuoro,  viene rivendicato l'attentato incendiario,  avvenuto il giorno
    precedente, contro un cellulare adibito al trasporto detenuti.
    Il    3   novembre   1978   Barbagia   Rossa   assalta   la   stazione
    radiogoniometrica   dell'Esercito   a   Siamaggiore    (Oristano)    e
    s'impossessa di alcune armi.
    A  partire  dal  14  gennaio  1979,  Barbagia  Rossa mette in atto una
    "Campagna  contro  la  militarizzazione  del   territorio"   compiendo
    numerosi attentati incendiari contro caserme dei carabinieri a Nuoro e
    dintorni (Lula, Orani).
    Nel documento di rivendicazione l'organizzazione si presenta cos:
    Barbagia Rossa,  in quanto avanguardia politico-militare espressa nel
    territorio,  si fa carico del progetto strategico della  lotta  armata
    per il comunismo:
    - cercando di superare la fase spontanea ed episodica degli attacchi;
    -  mirando  alla  creazione  di una organizzazione che sia in grado di
    intervenire ed operare all'interno  di  qualsiasi  contraddizione,  in
    ogni situazione reale del territorio;
    - proponendosi di diventare punto di riferimento politico-militare per
    tutto il proletariato sardo.
    Il  documento  si chiude con un riferimento esplicito all'impostazione
    delle Brigate Rosse, delle quali vengono raccolte le parole d'ordine.
    Il 16 dicembre 1979, in localit Sa Janna Bassa (Nuoro), i carabinieri
    sopraggiungono  presso l'ovile di un pastore, nel quale  in corso una
    riunione di pastori,  latitanti ed avanguardie politiche dei movimenti
    della  sinistra sarda.  Si scatena un conflitto a fuoco in cui restano
    uccisi due pastori latitanti: Francesco Masala e Giovanni Mario Bitti.
    Nelle tasche di Bitti vengono ritrovati due volantini  delle  B.R.  Si
    tratta   delle   rivendicazioni   degli  attentati  mortali  contro  i
    carabinieri Vittorio Battaglini  e  Mario  Tosa  (Genova  21-11-79)  e
    contro  i  sottufficiali  di  polizia Michele Granato (Roma 9-11-79) e
    Domenico Taverna (Roma 27-11-79).
    Alcuni degli arrestati  in  seguito  a  questa  operazione  sono  noti
    militanti di sinistra di varie localit della Sardegna.
    Il 15 febbraio 1980, a Cagliari, una pattuglia della polizia riconosce
    due  militanti  delle  Brigate  Rosse.  Questi  ultimi,  per sottrarsi
    all'arresto, ingaggiano un conflitto a fuoco.
    Nei giorni seguenti una vasta operazione di polizia porta  all'arresto
    di  numerosi  militanti  della  sinistra rivoluzionaria nelle citt di
    Cagliari, Nuoro e Sassari.
    I due conflitti a fuoco (quello del 16-12-79 e quello del  15-2-80)  e
    la  collocazione politica degli arrestati mostrano che il confronto in
    corso tra le  B.R.  e  alcune  formazioni  della  sinistra  sarda    -
    iniziato   nell'estate  del  1979  sulla  base  di  un  progetto  (mai
    realizzato)  di  liberazione  dei  prigionieri  politici  dal  carcere
    speciale dell'Asinara  -  ha fatto, nel frattempo, passi avanti.
    Nel  febbraio  del 1980,  a Cagliari ed in altre citt della Sardegna,
    numerosi  militanti  di  sinistra   vengono   arrestati   nel   quadro
    dell'azione repressiva contro le "B.R. sarde" e Barbagia Rossa.
    Tra  il giugno e l'agosto del 1981,  Barbagia Rossa intensifica le sue
    azioni contro la militarizzazione del territorio.  Subiscono attentati
    mortali:
    - Nicolino Zidda, operatore della colonia agricola di Mamone (Orune 9-
    6-81),   l'obiettivo  dichiarato  nella  rivendicazione  era  per  un
    carabiniere che, al momento dell'attentato, stava in sua compagnia;
    - Santo Lanzafame, appuntato dei carabinieri (Nuoro 31-7-81) che muore
    il 6-8-81 nell'ospedale di Cagliari.
    Il 23 febbraio 1982,  nelle campagne  di  Nuoro,  su  indicazione  del
    militante  pentito  delle B.R.  Antonio Savasta,  le forze dell'ordine
    rinvengono un grande deposito di armi  delle  Brigate  Rosse,  la  cui
    custodia era stata affidata a Barbagia Rossa.
    Dopo questi eventi la sigla Barbagia Rossa non fa pi la sua comparsa.

    Bibliografia di Barbagia Rossa.

    Barbagia Rossa, "Documento 1979", in: "Controinformazione", 17, Milano
    1980.
    "Riflessioni   sulle   prospettive  del  movimento  rivoluzionario  in
    Sardegna,  dal processo a Barbagia Rossa",  Cagliari 26-5-83,  in: "Il
    Bollettino", 9, Milano 1983.


    Bibliografia su Barbagia Rossa.

    Bellu  Giovanni  Maria,   Parocchini  Roberto,  "Sardegna:  storie  di
    terrorismo. Da Feltrinelli a Sa Janna Bassa.  Inchiesta sul brigatismo
    isolano", Cagliari 1983, Edizioni Cuec.


    Dati.


    Per l'organizzazione Barbagia Rossa sono state inquisite 28 persone.


    Distribuzione   per   sesso   di   appartenenza  degli  inquisiti  per
    l'organizzazione Barbagia Rossa.

    maschi: 23 (82,1%)
    femmine: 5 (17,9%)
    Totale: 28 (100,0%)


    Classi di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione  nei
    procedimenti contro l'organizzazione Barbagia Rossa.

    - di 20: 5 (17,9%)
    21 - 25: 7 (25,0%)
    26 - 30: 10 (35,7%)
    31 - 35: 2 (7,1%)
    36 - 40: 1 (3,6%)
    Dati mancanti: 3 (10,7%)
    Totale: 28 (100,0%)


    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    l'organizzazione Barbagia Rossa.

    Studi Elementari: 6 (21,4%)
    Studi Medi: 5 (17,9%)
    Studi Superiori: 6 (21,4%)
    Studi Universitari: 4 (14,3%)
    Dati mancanti: 7 (25,0%)
    Totale: 28 (100,0%)


    Attivit lavorativa degli inquisiti per appartenenza a Barbagia Rossa,
    al momento della notifica.

    Agricoltori e pastori: 6 (21,4%)
    Disoccupati: 1 (3,6%)
    Impiegati: 2 (7,1%)
    Operai: 5 (17,9%)
    Lavoratori nei servizi: 2 (7,1%)
    Studenti: 5 (17,9%)
    Dati mancanti: 7 (25,0%)
    Totale: 28 (100,0%)

    Distribuzione,   per   anno,   dei   nuovi   inquisiti   in  relazione
    all'organizzazione Barbagia Rossa.

    1979: 8 (28,6%)
    1980: 6 (21,4%)
    1981: 9 (32,1%)
    1982: 4 (14,3%)
    1983: 1 (3,6%)
    Totale: 28 (100,0%)


    Barbagia Rossa ha operato in:
    Sardegna.


    Cifre assolute e percentuali relative alle regioni  di  nascita  e  di
    inquisizione  nei  procedimenti  a carico dell'organizzazione Barbagia
    Rossa.

    Lombardia: nati 0 (0%); inquisiti 1 (3,6%)
    Toscana 0 (0%); inquisiti 3 (10,7%)
    Sardegna: nati 24 (85,7%); inquisiti 23 (82,1%)
    Veneto: nati 0 (0%); inquisiti 1 (3,6%)
    Dati mancanti: nati 4 (14,3%); inquisiti 0 (0%)
    Totale: nati 28 (100,0%); inquisiti 28 (100,0%)



















    Reparti Comunisti d'Attacco.

    Notizie.
    I Reparti Comunisti d'Attacco vengono costituiti da  alcuni  militanti
    sensibili  alle  tesi  di  Prima Linea usciti,  nella seconda met del
    1978, dalle Formazioni Comuniste Combattenti.
    Questa organizzazione si presenta con il  ferimento  intenzionale  del
    dottor Mario Marchetti,  medico del carcere di S.  Vittore (Milano 13-
    11-78).
    L'attenzione  per  i  problemi  carcerari  rester  un  suo  carattere
    distintivo.
    Struttura  di base dei R.C.A.  sono le Squadre Comuniste dell'Esercito
    Proletario.
    Nel luglio '79 alcuni militanti di questa  formazione  si  dividono  e
    danno vita ad una nuova esperienza con la sigla Reparti Comunisti.
    A  questi ultimi,  in sede giudiziaria,  viene attribuito il ferimento
    del dirigente  d'azienda  Mario  Miraglia,  esperto  di  formazione  e
    selezione  dei quadri d'azienda,  membro del direttivo provinciale del
    P.D.U.P. (Milano 10-2-80).
     tuttavia la sigla R.C.A.  a rivendicare l'assalto alla sede di Radio
    Torino Internazionale, il 5 aprile 1980.
    Nel  luglio  1988  muore  suicida,  mentre  sta  scontando la pena nel
    carcere di Busto Arsizio, il militante Dario Bertagna.


    Bibliografia dei Reparti Comunisti d'Attacco.

    Reparti Comunisti, in: "Controinformazione", 19, Milano 1980.
    Reparti Comunisti,  "La crisi nei processi di valorizzazione",  luglio
    1980 (documento interno).


    Bibliografia sui Reparti Comunisti d'Attacco.

    L. De Cataldo, T. Valentini, "Il filo di Arianna", Padova 1992, CEDAM.


    Dati.

    Per  l'organizzazione Reparti Comunisti d'Attacco sono state inquisite
    24 persone.



    Distribuzione  per  sesso  di   appartenenza   degli   inquisiti   per
    l'organizzazione Reparti Comunisti d'Attacco.

    maschi: 16 (66,7%)
    femmine: 8 (33,3%)
    Totale: 24 (100,0%)


    Classi  di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione nei
    procedimenti contro l'organizzazione Reparti Comunisti d'Attacco.

    21 - 25: 13 (54,2%)
    26 - 30: 5 (20,8%)
    31 - 35: 2 (8,3%)
    41 - 45: 2 (8,3%)
    46 - 50: 1 (4,2%)
    Dati mancanti: 1 (4,2%)
    Totale: 24 (100,0%)




    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    l'organizzazione Reparti Comunisti d'Attacco.

    Studi Medi: 9 (37,5%)
    Studi Superiori: 7 (29,2%)
    Studi Universitari: 4 (16,7%)
    Dati mancanti: 4 (16,7%)
    Totale: 24 (100,1%)


    Attivit  lavorativa  degli  inquisiti  per  appartenenza  ai  Reparti
    Comunisti d'Attacco, al momento della notifica.

    Commercianti: 1 (4,2%)
    Impiegati: 3 (12,5%)
    Insegnanti: 2 (8,3%)
    Militari: 1 (4,2%)
    Operai: 8 (33,3%)
    Politici e sindacalisti: 1 (4,2%)
    Precari: 1 (4,2%)
    Professionisti: 1 (4,2%)
    Studenti: 2 (8,3%)
    Dati mancanti: 4 (16,7%)
    Totale: 24 (100,1%)


    Distribuzione,   per   anno,   dei   nuovi   inquisiti   in  relazione
    all'organizzazione Reparti Comunisti d'Attacco.

    1980: 16 (66,7%)
    1981: 5 (20,8%)
    1982: 2 (8,3%)
    1983: 1 (4,2%)
    Totale: 24 (100,0%)

    I Reparti Comunisti d'Attacco hanno operato in:
    Lombardia.

    Cifre assolute e percentuali relative alle regioni  di  nascita  e  di
    inquisizione  nei  procedimenti  a  carico dell'organizzazione Reparti
    Comunisti d'Attacco.

    Piemonte: nati 4 (16,7%); inquisiti 5 (20,8%)
    Lombardia: nati 13 (54,2%); inquisiti 16 (66,7%)
    Emilia: nati 0 (0%); inquisiti 3 (12,5%)
    Marche: nati 1 (4,2%); inquisiti 0 (0%)
    Lazio: nati 2 (8,3%); inquisiti 0 (0%)
    Campania: nati 2 (8,3%); inquisiti 0 (0%)
    Basilicata: nati 1 (4,2%); inquisiti 0 (0%)
    Dati mancanti: nati 1 (4,2%); inquisiti 0 (0%)
    Totale: nati 24 (100,1%); inquisiti 24 (100,0%)














    Movimento Comunista Rivoluzionario.

    Notizie.
    Il Movimento Comunista Rivoluzionario fa la sua comparsa  nell'inverno
    del  1979  con  la rivendicazione di alcune azioni armate nel contesto
    delle "lotte per la casa".
    Prima azione del M.C.R.  l'incursione alla Unione Piccoli Proprietari
    Immobiliari, nel mese di novembre del 1979, a Roma.
    Seguono:
    - l'incursione nella sede immobiliare di Settimio Imperi,  che subisce
    una gogna e viene ferito alle gambe (22-12-79);
    -  attentati  incendiari  contro  autovetture  e  beni  di speculatori
    immobiliari;
    - l'incursione nella sede dell'Immobiliare di Colombo Masi,  il  quale
    evita  la  distruzione  dell'ufficio  in  cambio  della promessa,  poi
    mantenuta, di affittare e non vendere gli immobili di sua propriet;
    Alla fine del mese di  febbraio  del  1979,  in  seguito  a  contrasti
    politici,  alcuni militanti si distaccano dalle Brigate Rosse. La loro
    posizione viene esposta nel  documento:  "Fase:  passato,  presente  e
    futuro".  Tra  febbraio e marzo del 1979,  con alcuni ex militanti dei
    Comitati Comunisti Rivoluzionari,  delle Formazioni Comuniste Armate e
    della  Autonomia  Operaia,  essi  danno  vita  al  Movimento Comunista
    Combattente,  formazione transitoria  che  poco  dopo  confluisce  nel
    Movimento Comunista Rivoluzionario.
    Nell'aprile 1979,  a seguito degli arresti subiti dall'organizzazione,
    alcuni militanti rimasti privi di strutture di riferimento, formano un
    proprio raggruppamento. Il quale si render responsabile:
    - dell'irruzione alla societ immobiliare Gabetti (Roma 25-11-79);
    - di un tentativo d'incendio di auto dei carabinieri in  una  officina
    di Via Casilina (Roma gennaio 1980).
    Le  posizioni  di  questo  raggruppamento  sono  esposte nel documento
    "Comunicato numero 1 dei Nuclei  per  la  costituzione  del  Movimento
    Comunista Rivoluzionario".
    Nel luglio del 1980,  in una conferenza d'organizzazione,  a Roma,  il
    M.C.R.   articola  la  sua  struttura  organizzativa  su  tre  fronti:
    carcerario,  lavoro  di  massa sul territorio,  propaganda.  In questa
    circostanza viene elaborato e prodotto il documento "Il  linguaggio  e
    la prassi".
    Il 13 novembre 1980, dopo aver compiuto un esproprio alla Cassa Rurale
    di Civitella Alfedena,  in provincia dell'Aquila,  alcuni militanti di
    questa formazione trovano un posto di blocco nei  pressi  di  Cassino.
    Segue  uno  scontro  a  fuoco  in cui restano uccisi Claudio Pallone e
    Arnaldo Fausto Genoino.
    Questo episodio  segna  di  fatto  la  fine  del  Movimento  Comunista
    Rivoluzionario.


    Bibliografia del Movimento Comunista Rivoluzionario.

    "Fase: passato,  presente,  futuro",  Roma 1979, in: "Lotta Continua",
    luglio 1979 (Archivio P.M.).
    "Riflessione  sul  fenomeno  '77",  Roma,  settembre  1979  (documento
    interno).
    Comunicato  numero  1  dei  Nuclei  per  la costituzione del Movimento
    Comunista Rivoluzionario, Roma, novembre 1979.
    Volantino di rivendicazione della campagna sulla casa, Roma,  dicembre
    1979-gennaio 1980.
    "Il linguaggio e la prassi", Roma, luglio 1980 (Archivio P.M.).


    Bibliografia sul Movimento Comunista Rivoluzionario.

    Testimonianza    al   Progetto   Memoria   sul   Movimento   Comunista
    Rivoluzionario, Roma 1993 (Archivio P.M.).


    Dati.

    Per il Movimento Comunista  Rivoluzionario  sono  state  inquisite  67
    persone.

    Distribuzione  per  sesso  di  appartenenza  degli  inquisiti  per  il
    Movimento Comunista Rivoluzionario.

    maschi: 51 (76,1%)
    femmine: 16 (23,9%)
    Totale: 67 (100,1%)


    Classi di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione  nei
    procedimenti contro il Movimento Comunista Rivoluzionario

    - di 20: 6 (8,9%)
    21 - 25: 24 (35,8%)
    26 - 30: 27 (40,3%)
    31 - 35: 5 (7,5%)
    Dati mancanti: 5 (7,5%)
    Totale: 67 (100,0%)
    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    il Movimento Comunista Rivoluzionario.

    Studi Medi: 3 (4,5%)
    Studi Superiori: 17 (25,4%)
    Studi Universitari: 20 (29,8%)
    Dati mancanti: 27 (40,3%)
    Totale: 67 (100,0%)


    Attivit  lavorativa  degli  inquisiti  per  appartenenza al Movimento
    Comunista Rivoluzionario, al momento della notifica.

    Artigiani: 1 (1,5%)
    Commercianti: 5 (7,5%)
    Docenti e ricercatori: 2 (3,0%)
    Disoccupati: 7 (10,4%)
    Impiegati: 3 (4,5%)
    Insegnanti: 2 (3,0%)
    Militari: 2 (3,0%)
    Operai: 1 (1,5%)
    Precari: 1 (1,5%)
    Professionisti: 1 (1,5%)
    Lavoratori nei servizi: 2 (3,0%)
    Studenti: 12 (17,9%)
    Dati mancanti: 28 (41,8%)
    Totale: 67 (100,1%)


    Distribuzione, per anno, dei nuovi inquisiti in relazione al Movimento
    Comunista Rivoluzionario.

    1980: 14 (20,9%)
    1981: 47 (70,1%)
    1982: 5 (7,5%)
    1983: 1 (1,5%)
    Totale: 67 (100,0%)


    Il Movimento Comunista Rivoluzionario ha operato nella regione:
    Lazio.


    Cifre assolute e percentuali relative alle regioni  di  nascita  e  di
    inquisizione   nei   procedimenti  a  carico  al  Movimento  Comunista
    Rivoluzionario.

    Lombardia: nati 4 (6,0%); inquisiti 3 (4,5%)
    Friuli: nati 0 (0%); inquisiti 1 (1,5%)
    Toscana: nati 2 (3,0%); inquisiti 0 (0%)
    Umbria: nati 0 (0%); inquisiti 1 (1,5%)
    Lazio: nati 50 (74,6%); inquisiti 60 (89,5%)
    Abruzzo: nati 1 (1,5%); inquisiti 0 (0%)
    Puglia: nati 2 (3,0%); inquisiti 0 (0%)
    Calabria: nati 2 (3,0%); inquisiti 0 (0%)
    Estero: nati 1 (1,5%); inquisiti 2 (3,0%)
    Dati mancanti: nati 5 (7,5%); inquisiti 0 (0%)
    Totale: nati 67 (100,1%); inquisiti 67 (100,0%)







    Nuclei Comunisti Territoriali.

    Notizie.
    I Nuclei Comunisti Territoriali sono  una  formazione  autonoma  della
    cintura  torinese  che opera,  sullo sfondo delle tesi di Prima Linea,
    tra il 1979 e il 1980.  Suoi orientamenti principali sono il controllo
    del territorio e la costruzione dell'esercito proletario.  La fabbrica
     il centro dei suoi pi significativi interventi.
    Alcune delle azioni dei Nuclei Comunisti Territoriali, a Torino, sono:
    - il 5 luglio 1979:  attentati  incendiari  contro  le  abitazioni  di
    alcuni impiegati della Fiat;
    -  il  18 ottobre 1979: attentato contro l'auto di un capogruppo della
    Fiat di Volvera.
    Quest'ultima azione viene rivendicata nel quadro della lotta contro  i
    licenziamenti in atto alla Fiat, e, pi in generale, contro il comando
    ed il controllo d'impresa.
    Il  31  gennaio  1980,  i  N.C.T.  compiono  un  attentato con ordigni
    esplosivi ed incendiari contro la fabbrica Framtex del gruppo Fiat. In
    seguito all'intervento dei sorveglianti si avvia  una  sparatoria  nel
    corso della quale uno di questi, Carlo Ala, resta ucciso.
    Dopo  l'arresto  di  alcuni  suoi militanti,  nel giugno 1980,  questo
    raggruppamento cessa di esistere ed alcuni  di  essi  confluiscono  in
    altre organizzazioni armate.
    Il  5  luglio  1980,  tuttavia,  i N.C.T.  attuano un ultimo attentato
    contro gli uffici dell'agenzia immobiliare Casalegno di Torino: contro
    gli affitti e le speculazioni immobiliari.


    Bibliografia sui Nuclei Comunisti Territoriali.

    Atti del processo Numero  R.G.  42/84,  in  Terza  Corte  d'Assise  di
    Torino, con sentenza del 16-7-85.


    Dati.

    Per   l'organizzazione   Nuclei   Comunisti  Territoriali  sono  state
    inquisite 42 persone.

    Distribuzione  per  sesso  di   appartenenza   degli   inquisiti   per
    l'organizzazione Nuclei Comunisti Territoriali.

    maschi: 31 (73,8%)
    femmine: 11 (26,2%)
    Totale: 42 (100,0%)

    Classi  di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione nei
    procedimenti contro l'organizzazione Nuclei Comunisti Territoriali.


    - di 20: 1 (2,4%)
    21 - 25: 16 (38,1%)
    26 - 30: 12 (28,6%)
    31 - 35: 5 (11,9%)
    36 - 40: 2 (4,8%)
    Dati mancanti: 6 (14,3%)
    Totale: 42 (100,1%)


    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    l'organizzazione Nuclei Comunisti Territoriali.

    Studi Elementari: 1 (2,4%)
    Studi Medi: 8 (19,0%)
    Studi Superiori: 5 (11,9%)
    Studi Universitari: 7 (16,7%)
    Dati mancanti: 21 (50,0%)
    Totale: 42 (100,0%)


    Attivit  lavorativa  degli  inquisiti  per  appartenenza  ai   Nuclei
    Comunisti Territoriali, al momento della notifica.

    Commercianti: 2 (4,8%)
    Disoccupati: 3 (7,1%)
    Extralegali: 1 (2,4%)
    Impiegati: 1 (2,4%)
    Insegnanti: 2 (4,8%)
    Operai: 8 (19,0%)
    Professionisti: 1 (2,4%)
    Studenti: 4 (9,5%)
    Dati mancanti: 20 (47,6%)
    Totale: 42 (100,0%)




    Distribuzione,   per   anno,   dei   nuovi   inquisiti   in  relazione
    all'organizzazione Nuclei Comunisti Territoriali.

    1981: 10 (23,8%)
    1982: 19 (45,2%)
    1983: 10 (23,8%)
    Dati mancanti: 3 (7,1%)
    Totale: 42 (99,9%)

    I Nuclei Comunisti Territoriali hanno operato in:
    Piemonte.

    Cifre assolute e percentuali relative alle regioni  di  nascita  e  di
    inquisizione  nei  procedimenti  a  carico  dell'organizzazione Nuclei
    Comunisti Territoriali.

    Piemonte: nati 19 (45,2%); inquisiti 34 (80,9%)
    Aosta: nati 0 (0%); inquisiti 1 (2,4%)
    Lombardia: nati 1 (2,4%); inquisiti 1 (2,4%)
    Veneto: nati 0 (0%); inquisiti 1 (2,4%)
    Emilia: nati 3 (7,1%); inquisiti 0 (0%)
    Lazio: nati 0 (0%); inquisiti 1 (2,4%)
    Abruzzo: nati 2 (4,8%); inquisiti 2 (4,8%)
    Campania: nati 1 (2,4%); inquisiti 0 (0%)
    Puglia: nati 4 (9,5%); inquisiti 0 (0%)
    Calabria: nati 1 (2,4%); inquisiti 0 (0%)
    Sicilia: nati 1 (2,4%); inquisiti 1 (2,4%)
    Sardegna: nati 1 (2,4%); inquisiti 0 (0%)
    Estero: nati 3 (7,1%); inquisiti 1 (2,4%)
    Dati mancanti: nati 6 (14,3%); inquisiti 0 (0%)
    Totale: nati 42 (100,0%); inquisiti 42 (100,1%)













    Brigata 28 Marzo.

    Notizie.
    L'organizzazione "Brigata 28 Marzo" si forma a Milano,  nel maggio del
    1980, sull'onda emotiva suscitata dalla uccisione di quattro militanti
    delle  Brigate  Rosse  da  parte dei carabinieri dei Reparti Speciali,
    avvenuta a Genova, il 28 marzo 1980.
    I militanti che danno  vita  a  questo  raggruppamento  provengono  da
    precedenti  esperienze  armate.  In  particolare da: Guerriglia Rossa,
    Formazioni Comuniste Combattenti, Unit Comuniste Combattenti e, prima
    ancora, dal ceppo originario delle Brigate Comuniste.
    Loro  intenzione  dichiarata    quella  di   costruirsi,   attraverso
    l'iniziativa  armata,  un certo accredito per entrare in relazione con
    le Brigate Rosse.
    La Brigata 28 Marzo traduce in intervento armato una elaborazione, gi
    iniziata   nella   formazione   Guerriglia   Rossa,   sulla   funzione
    manipolativa dei media e in particolare degli apparati giornalistici.
    Due sono le loro azioni principali:
    -  ferimento  intenzionale  di  Guido  Passalacqua,   giornalista  del
    quotidiano La Repubblica (Milano 7-5-80);
    - attentato mortale contro Walter Tobagi,  editorialista del  Corriere
    della Sera (Milano 25-5-80).
    Il  7  ottobre  1980,  in seguito all'arresto e alla collaborazione di
    Marco  Barbone  con  la  magistratura  inquirente  e  con   le   forze
    dell'ordine,  tutti  i componenti di questo gruppo vengono individuati
    ed arrestati.
    Il 6 aprile 1984,  nell'ospedale di Udine,  ricoverato  d'urgenza  dal
    carcere  dove  stava  scontando la pena a 28 anni,  muore il militante
    Manfredi De Stefano.


    Bibliografia della Brigata 28 Marzo.

    "Il processo di ristrutturazione  in  atto  nel  settore  informazione
    passa con l'introduzione delle nuove tecnologie di stesura, stampa dei
    maggiori mezzi di comunicazione", Milano 28-5-80, in: "L'Avanti" 15-5-
    83.
    "L'operaio  dovrebbe  sapere  che  il  giornale  borghese.",   Milano,
    dicembre 1980.


    Bibliografia sulla Brigata 28 Marzo.

    Armando Spataro, Requisitoria introduttiva al processo Tobagi, Procura
    della Repubblica di Milano, 1982.
    "In nome dell'ideologia", in: "Vita e Pensiero", 3, Roma 1984.
    Piero V.  Scorti,  "Il delitto paga?  L'affare Tobagi",  Milano  1985,
    Sugarco.
    Giorgio Galli, "Storia del partito armato", Milano 1986, Rizzoli.
    Carmelo  Di  Giovanni  (a cura di),  "Eravamo terroristi.  Lettere dal
    carcere", Milano 1989, Edizioni Paoline.
    Franco Ottaviano,  "La rivoluzione nel  labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.


    Dati.

    Per la Brigata 28 Marzo sono state inquisite 19 persone.

    Distribuzione per sesso di appartenenza degli inquisiti per la Brigata
    28 Marzo.

    maschi: 17 (89,5%)
    femmine: 2 (10,5%)
    Totale: 19 (100,0%)

    Classi  di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione nei
    procedimenti contro la Brigata 28 Marzo.

    - di 20: 1 (5,3%)
    21 - 25: 10 (52,6%)
    26 - 30: 4 (21,0%)
    31 - 35: 3 (15,8%)
    Dati mancanti: 1 (5,3%)
    Totale: 19 (100,0%)


    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    la Brigata 28 Marzo.

    Studi Medi: 2 (10,5%)
    Studi Superiori: 4 (21,0%)
    Studi Universitari: 4 (21,0%)
    Dati mancanti: 9 (47,4%)
    Totale: 19 (99,9%)


    Attivit lavorativa degli inquisiti per appartenenza alla  Brigata  28
    Marzo, al momento della notifica.

    Commercianti: 1 (5,3%)
    Impiegati: 3 (15,8%)
    Operai: 1 (5,3%)
    Studenti: 4 (21,0%)
    Dati mancanti: 10 (52,6%)
    Totale: 19 (100,0%)


    Distribuzione, per anno, dei nuovi inquisiti in relazione alla Brigata
    28 Marzo.

    1980: 11 (57,9%)
    1982: 8 (42,1%)
    Totale: 19 (100,0%)


    La Brigata 28 Marzo ha operato in:
    Lombardia.

    Cifre  assolute  e  percentuali  relative alle regioni di nascita e di
    inquisizione nei procedimenti a carico della Brigata 28 Marzo.

    Lombardia: nati 10 (52,6%); inquisiti 19 (100%)
    Veneto: nati 1 (5,3%); inquisiti 0 (0%)
    Liguria
                : nati 1 (5,3%); inquisiti 0 (0%)
    Lazio: nati 1 (5,3%); inquisiti 0 (0%)
    Campania: nati 1 (5,3%); inquisiti 0 (0%)
    Calabria: nati 1 (5,3%); inquisiti 0 (0%)
    Estero: nati 1 (5,3%); inquisiti 0 (0%)
    Dati mancanti: nati 3 (15,8%); inquisiti 0 (0%)
    Totale: nati 19 (100,2%); inquisiti 19 (100%)










    B.R. - Walter Alasia.

    Notizie.
    Nel dicembre 1979 le Brigate Rosse definiscono la loro posizione sulla
    questione operaia e  diffondono  l'opuscolo  numero  9  "Sulle  grandi
    fabbriche".  La  Colonna  milanese Walter Alasia,  non condividendo le
    tesi in esso esposte,  si rifiuta  di  distribuirlo  e,  sempre  nello
    stesso mese, elabora un proprio documento dal titolo "Fabbriche".
    Nell'estate  del  1980  il conflitto tra la colonna e l'organizzazione
    centrale si acutizza e neppure la Direzione  strategica  convocata  in
    provincia di Roma, nel mese di luglio, riesce a risolverlo.
    Dopo   circa  un  anno  di  confronto  politico  teso  e  serrato  con
    l'esecutivo delle B.R., la Colonna Walter Alasia, il 12 novembre 1980,
    decide  di  gestire  autonomamente  l'azione  contro  Renato   Briano,
    direttore del personale della Magneti Marelli.
    Questa iniziativa, che segna di fatto il suo distacco, si consolida il
    28  novembre  1980  con l'intervento contro il direttore tecnico della
    Falk, Manfredo Mazzanti.
    Le B.R.  risponderanno ufficialmente a questa azione,  con  l'opuscolo
    numero 10, decretando l'espulsione della colonna.
    L'11  dicembre  1980,  a  Milano,  Walter  Pezzoli e Roberto Serafini,
    militanti delle B.R.-W.A.,  vengono intercettati e uccisi da un nucleo
    speciale dei carabinieri.
    In occasione dell'azione contro il direttore sanitario del Policlinico
    di Milano, Luigi Marangoni (17-2-81), la Brigata ospedalieri "Fabrizio
    Pelli"   espone   in  un  opuscolo  intitolato  "Attacchiamo  la  D.C.
    principale responsabile della ristrutturazione nell'ospedale"  la  sua
    posizione sul problema dell'intervento nel settore dei servizi.
    Il 3 giugno 1981 le B.R.-W.A. sequestrano l'ingegnere Renzo Sandrucci,
    direttore della produzione dell'Alfa Romeo, che verr rilasciato il 23
    luglio 1981, davanti alla Magneti Marelli.
    Nel  corso  della Campagna Sandrucci,  oltre ai volantini e ai verbali
    dell'interrogatorio, vengono distribuiti alcuni opuscoli:
    -  Attaccare   il   disegno   controrivoluzionario   del   capitalismo
    multinazionale nel suo cuore: la fabbrica, giugno 1981;
    - Contributo alla elaborazione della linea politica, luglio 1981;
    - Campagna nelle fabbriche, agosto 1981;
    - Bilancio Campagna Sandrucci, autunno 1981.
    Il  sequestro  dell'ingegner  Sandrucci  si  inserisce nel contesto di
    un'ampia  attivazione  delle  varie  linee  che  in  quel  periodo  si
    confrontano  all'interno  delle  Brigate  Rosse.  Al sud,  la Campagna
    Cirillo (Napoli 27 aprile - 24 luglio 1981),  gestita dal Fronte delle
    carceri e dalla Colonna di Napoli.  A San Benedetto del Tronto (Ascoli
    Piceno), prima e, a Roma poi,  il sequestro di Roberto Peci (10 giugno
    -  3 agosto 1981),  gestito dal Fronte delle carceri.  Nel veneto,  la
    campagna centrata sul sequestro di Giuseppe Taliercio (20 maggio  -  5
    luglio 1981), gestita dalla Colonna Annamaria Ludman.
    Nel   dicembre  del  1981  le  B.R.-W.A.   diffondono  la  loro  prima
    Risoluzione strategica.
    Il 23 luglio 1982 viene ucciso dalla  polizia,  in  un  bar  milanese,
    Stefano Ferrari militante delle B.R.-W.A.
    Il  12 novembre 1982,  nel corso di un'operazione volta all'arresto di
    quattro  militanti,  a  Cinisello  Balsamo,   muore,   cadendo  da  un
    cornicione mentre cerca di sottrarsi alla cattura, Maurizio Biscaro.
    Il 1982 vede un succedersi di arresti e, nonostante la diffusione, nel
    gennaio  1983,  del  documento  "Ancora  un  passo",  con  il  mese di
    febbraio, la storia di questa organizzazione si conclude.
    Il 22 gennaio 1992, nel carcere milanese San Vittore, mentre sconta la
    pena  all'ergastolo,  muore  per  arresto  cardiaco  Nicola  Giancola,
    militante delle Brigate Rosse - Walter Alasia.


    Bibliografia delle Brigate Rosse - Walter Alasia.

    "Attacchiamo  la  D.C.  principale responsabile della ristrutturazione
    nell'ospedale", Brigate ospedaliere 'Fabrizio Pelli', Milano, febbraio
    1981.
    "Attaccare   il   disegno   controrivoluzionario    del    capitalismo
    multinazionale nel suo cuore: la fabbrica", Milano, giugno 1981.
    "Contributo della Colonna Walter Alasia 'Luca' alla elaborazione della
    linea politica", Milano, luglio 1981.
    "Campagna nelle fabbriche", Milano, agosto 1981.
    "Bilancio della Campagna Sandrucci", Milano, autunno 1981.
    "Prima parte del processo a Renzo Sandrucci", Milano, dicembre 1981.
    Per la costruzione del partito armato combattente,  "Risoluzione della
    Direzione strategica", Milano, dicembre 1981.
    "Comunicato numero 4", in: "Il Bollettino", 4, Milano 1982.
    "Ancora un passo", Milano, gennaio 1983, in: "Controinformazione",  4,
    marzo 1983; e in: "Speciale Controinformazione", marzo 1983.


    Bibliografia sulle Brigate Rosse - Walter Alasia.

    "Frammenti   di   lotta   armata   e   utopia   rivoluzionaria",   in:
    "Controinformazione", Quaderno 4, Milano 1984.
    "Interventi di militanti al  processo  contro  le  B.R.-W.A.",  Milano
    1984,  in:  "Il Bollettino",  13,  Milano 1984;  "Il Bollettino",  14,
    Milano 1984.
    Dati.

    Per  l'organizzazione  Brigate  Rosse  -  Walter  Alasia  sono   state
    inquisite 113 persone.

    Distribuzione   per   sesso   di   appartenenza  degli  inquisiti  per
    l'organizzazione Brigate Rosse - Walter Alasia.


    maschi: 85 (75,2%)
    femmine: 28 (24,8%)
    Totale: 113 (100,0%)


    Classi di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione  nei
    procedimenti contro l'organizzazione Brigate Rosse - Walter Alasia.

    - di 20: 2 (1,8%)
    21 - 25: 43 (38,1%)
    26 - 30: 44 (38,9%)
    31 - 35: 12 (10,6%)
    36 - 40: 3 (2,7%)
    41 - 45: 3 (2,7%)
    + di 51: 1 (0,9%)
    Dati mancanti: 5 (4,4%)
    Totale: 113 (100,1%)


    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    l'organizzazione Brigate Rosse - Walter Alasia.

    Studi Elementari: 1 (0,9%)
    Studi Medi: 51 (45,1%)
    Studi Superiori: 26 (23,0%)
    Studi Universitari: 12 (10,6%)
    Dati mancanti: 23 (20,4%)
    Totale: 113 (100,0%)






    Attivit     lavorativa     degli     inquisiti    per    appartenenza
    all'organizzazione Brigate Rosse - Walter  Alasia,  al  momento  della
    notifica.

    Artigiani: 1 (0,9%)
    Disoccupati: 1 (0,9%)
    Impiegati: 15 (13,3%)
    Insegnanti: 6 (5,3%)
    Operai: 50 (44,2%)
    Politici e sindacalisti: 1 (0,9%)
    Precari: 1 (0,9%)
    Professionisti: 2 (1,8%)
    Lavoratori nei servizi: 9 (8,0%)
    Studenti: 4 (3,5%)
    Altri: 1 (0,9%)
    Dati mancanti: 22 (19,5%)
    Totale: 113 (100,1%)





    Distribuzione,   per   anno,   dei   nuovi   inquisiti   in  relazione
    all'organizzazione Brigate Rosse - Walter Alasia.

    1982: 79 (69,9%)
    1983: 33 (29,2%)
    1985: 1 (0,9%)
    Totale: 113 (100,0%)


    Le Brigate Rosse-Walter Alasia hanno operato in:
    Lombardia.


    Cifre assolute e percentuali relative alle regioni  di  nascita  e  di
    inquisizione  nei  procedimenti  a  carico dell'organizzazione Brigate
    Rosse-Walter Alasia.

    Piemonte: nati 6 (5,3%); inquisiti 3 (2,7%)
    Lombardia: nati 58 (51,3%); inquisiti 109 (96,5%)
    Trentino: nati 2 (1,8%); inquisiti 0 (0%)
    Veneto: nati 4 (3,5%); inquisiti 0 (0%)
    Liguria: nati 1 (0,9%); inquisiti 0 (0%)
    Emilia: nati 2 (1,8%); inquisiti 0 (0%)
    Umbria: nati 1 (0,9%); inquisiti 0 (0%)
    Lazio: nati 4 (3,5%); inquisiti 0 (0%)
    Campania: nati 2 (1,8%); inquisiti 0 (0%)
    Puglia: nati 6 (5,3%); inquisiti 0 (0%)
    Basilicata: nati 2 (1,8%); inquisiti 0 (0%)
    Sicilia: nati 7 (6,2%); inquisiti 0 (0%)
    Estero: nati 2 (1,8%); inquisiti 1 (0,9%)
    Dati mancanti: nati 16 (14,2%); inquisiti 0 (0%)
    Totale: nati 113 (100,1%); inquisiti 113 (100,1%)












    Comunisti Organizzati per la liberazione proletaria.

    Notizie.
    Nel corso del 1981, partendo da comuni riflessioni di alcuni militanti
    che,  dopo lo scioglimento di Prima Linea,  fanno riferimento al  Polo
    Organizzato   -  formalizzato a Barzio (Como) nell'aprile dello stesso
    anno  -  prendono vita i  Comunisti  Organizzati  per  la  Liberazione
    Proletaria.  I  quali  si  propongono  la realizzazione di una rete di
    sostegno ai militanti clandestini e  la  liberazione  dei  prigionieri
    politici.
    Nell'arco  di  tempo  che  intercorre  tra la formalizzazione del Polo
    Organizzato e quella dei  COLP,  nell'agosto  1981,  alcuni  militanti
    comunicano, con un documento firmato e distribuito clandestinamente in
    varie  citt,  la  loro  uscita  da  quest'area di riferimento.  Il 28
    novembre 1981,  due di questi militanti vengono fermati alla  stazione
    Centrale  di  Milano  e  ingaggiano un conflitto a fuoco nel corso del
    quale resta ucciso l'agente di polizia Eleno Viscardi.
    La sigla compare per la prima volta il 4 dicembre 1981,  quando i COLP
    realizzano la liberazione di due prigionieri dal carcere di Frosinone.
    Il  10  dicembre,  nel  carcere  di  Cuneo,  viene ucciso,  per la sua
    collaborazione con gli inquirenti,  da militanti di  altre  formazioni
    armate,  Giorgio  Soldati,  che  aveva  partecipato  al  dibattito  di
    formazione dei COLP e ne era uscito prima della  costituzione  formale
    della sigla.
    Il 3 gennaio 1982 i COLP partecipano, con il Nucleo di Comunisti, alla
    liberazione di quattro militanti di Prima Linea dal carcere di Rovigo.
    Il  21  gennaio  1982,  un  nucleo  dei  Comunisti  Organizzati per la
    Liberazione Proletaria,  dopo aver compiuto un  esproprio  all'agenzia
    del Monte dei Paschi di Siena, viene individuato ad un posto di blocco
    sulla via Cassia (a 2 chilometri da Monteroni d'Arbia, 14 chilometri a
    sud di Siena), mentre si allontana dal luogo dell'azione a bordo di un
    pullman.
    Nello scontro a fuoco,  insieme a Lucio Di Giacomo, dirigente dei COLP
    da  tempo  latitante,   rimangono  uccisi  due  carabinieri:  Giuseppe
    Savastano ed Euro Tarsilli. Segue una gigantesca "caccia all'uomo" con
    la  militarizzazione  dell'intero  territorio,   ripresa  anche  dalla
    televisione,  che dura due giorni e  si  conclude  con  l'arresto  dei
    militanti in fuga dal luogo dello scontro. Una militante viene trovata
    gravemente  ferita  e  un  altro,  qualche  giorno dopo,  denuncer le
    torture subite a seguito dell'arresto.
    Il 22 gennaio  1982  viene  distribuito  un  volantino  dei  Comunisti
    Organizzati per la Liberazione Proletaria dedicato a Lucio Di Giacomo:
    "Al compagno Olmo".
    Il  10 giugno 1982,  in un prato della periferia milanese,  si suicida
    Rocco Polimeni.  Il 15  luglio  1982  i  COLP  fanno  ritrovare  nella
    cassetta delle lettere del Corriere della Sera, a Milano, un volantino
    di  una  cartella  e  mezza,  che  rivendica  l'appartenenza  di Rocco
    Polimeni all'organizzazione e chiarisce la natura della sua morte.
    Nel corso del 1983,  intorno al  tema  delle  carceri,  loro  centrale
    terreno  d'intervento,  i  Comunisti  Organizzati  per  la Liberazione
    Proletaria  intessono  rapporti  di  confronto  e  di   collaborazione
    organizzativa con altre formazioni armate, in Italia ed in Francia.
    Il  17  settembre  1983,  a  Milano,  nel  corso  di un'operazione dei
    carabinieri volta all'arresto di un militante ricercato,  viene ucciso
    Gaetano  Sava,  che  viene  rivendicato  ai COLP sebbene fosse solo un
    simpatizzante e si trovasse  sul  luogo  del  conflitto  a  fuoco  per
    ragioni d'amicizia personale col militante catturato.
    Il 15 ottobre 1983,  a Parigi,  un nucleo dei COLP compie un esproprio
    e, mentre sta cercando di sganciarsi, il militante Ciro Rizzato, viene
    intercettato ed ucciso dalla polizia francese.
    In un documento dell'ottobre  1983,  firmato  "I  comunisti  latitanti
    dell'inchiesta  COLP",  viene  chiarito  che  "la  firma COLP non  da
    considerarsi una nuova sigla ma  viene  semplicemente  utilizzata  per
    caratterizzare la provenienza del comunicato".
    Nei  primi  mesi  del  1984,  con  gli arresti degli ultimi militanti,
    l'esperienza dei COLP di fatto si conclude.
    Bibliografia dei Comunisti Organizzati per la Liberazione Proletaria.

    "Documento di rivendicazione della liberazione a Rovigo",  Milano 4-1-
    82, in: "Controinformazione", 22, Milano 1982.
    "Al  compagno Olmo",  Volantino allegato agli atti del processo numero
    541/82C PM, Milano 1982.
    I  Comunisti  latitanti  dell'inchiesta  COLP,   "Contro  la  svendita
    collettiva di identit rivoluzionaria",  Parigi, ottobre 1983, in: "Il
    Bollettino", 10, Milano 1983.


    Bibliografia sui Comunisti Organizzati per la Liberazione Proletaria.

    Atti e memorie nel processo in Seconda Corte d'Assise di  Torino,  con
    sentenza del 24-10-84.
    Atti  e  memorie  nel processo in Terza Corte d'Assise di Milano,  con
    sentenza del 31-5-85.
    Atti e memorie nel processo Numero R.G.  3/84,  in Corte  d'Assise  di
    Rovigo, con sentenza dell'11-12-85.
    Nicola  Tranfaglia,   Diego  Novelli,  "Vite  Sospese",  Milano  1988,
    Garzanti.
    Luigi Guicciardi, "Il tempo del furore", Milano 1988, Rusconi.
    Testimonianze al Progetto Memoria sui  Comunisti  Organizzati  per  la
    Liberazione Proletaria, Torino-Alessandria 1992-1993 (Archivio P.M.).


    Dati.

    Per   l'organizzazione   Comunisti   Organizzati  per  la  Liberazione
    Proletaria sono state inquisite 149 persone.

    Distribuzione  per  sesso  di   appartenenza   degli   inquisiti   per
    l'organizzazione Comunisti Organizzati per la Liberazione Proletaria.

    maschi: 107 (71,8%)
    femmine: 42 (29,2%)
    Totale: 149 (100,0%)


    Classi  di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione nei
    procedimenti contro  l'organizzazione  Comunisti  Organizzati  per  la
    Liberazione Proletaria.

    - di 20: 5 (3,4%)
    21 - 25: 58 (38,9%)
    26 - 30: 41 (27,5%)
    31 - 35: 25 (16,8%)
    36 - 40: 9 (6,0%)
    41 - 45: 2 (1,3%)
    + di 51: 4 (2,7%)
    Dati mancanti: 5 (3,4%)
    Totale: 149 (100,0%)


    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    l'organizzazione Comunisti Organizzati per la Liberazione Proletaria.

    Studi Elementari: 7 (4,7%)
    Studi Medi: 29 (19,5%)
    Studi Superiori: 57 (38,3%)
    Studi Universitari: 40 (26,8%)
    Dati mancanti: 16 (10,7%)
    Totale: 149 (100,0%)


    Attivit  lavorativa  degli  inquisiti  per  appartenenza ai Comunisti
    Organizzati per la Liberazione Proletaria, al momento della notifica.

    Artigiani: 3 (2,0%)
    Commercianti: 3 (2,0%)
    Disoccupati: 9 (6,0%)
    Extralegali: 4 (2,7%)
    Impiegati: 13 (8,7%)
    Insegnanti: 10 (6,7%)
    Militari: 1 (0,7%)
    Operai: 21 (14,1%)
    Precari: 9 (6,0%)
    Professionisti: 5 (3,4%)
    Lavoratori nei servizi: 12 (8,1%)
    Studenti: 35 (23,5%)
    Tecnici
                : 3 (2,0%)
    Altri: 3 (2,0%)
    Dati mancanti: 18 (12,1%)
    Totale: 149 (100,0%)



    Distribuzione,   per  anno,   dei   nuovi   inquisiti   in   relazione
    all'organizzazione    Comunisti   Organizzati   per   la   Liberazione
    Proletaria.

    1982: 66 (44,3%)
    1983: 47 (31,5%)
    1984: 26 (17,5%)
    1985: 3 (2,0%)
    1987: 6 (4,4%)
    Dati mancanti: 1 (0,7%)
    Totale: 149 (100,0%)

    I Comunisti Organizzati per la Liberazione  Proletaria  hanno  operato
    nelle seguenti regioni:
    Calabria,   Campania,  Emilia,  Lazio,  Lombardia,  Piemonte,  Puglia,
    Toscana, Veneto.


    Cifre assolute e percentuali relative alle regioni  di  nascita  e  di
    inquisizione  nei  procedimenti a carico dei Comunisti Organizzati per
    la Liberazione Proletaria.

    Piemonte: nati 32 (21,5%); inquisiti 53 (35,6%)
    Lombardia: nati 32 (21,5%); inquisiti 62 (41,6%)
    Trentino: nati 2 (1,3%); inquisiti 0 (0%)
    Veneto: nati 5 (3,4%); inquisiti 4 (2,7%)
    Friuli: nati 2 (1,3%); inquisiti 1 (0,7%)
    Liguria: nati 2 (1,3%); inquisiti 0 (0%)
    Emilia: nati 1 (0,7%); inquisiti 0 (0%)
    Toscana: nati 9 (6,0%); inquisiti 7 (4,7%)
    Umbria: nati 2 (1,3%); inquisiti 0 (0%)
    Marche: nati 7 (4,7%); inquisiti 0 (0%)
    Lazio: nati 14 (9,4%); inquisiti 13 (8,7%)
    Molise
                2 (1,3%); inquisiti 1 (0,7%)
    Campania: nati 7 (4,7%); inquisiti 0 (0%)
    Puglia: nati 2 (1,3%); inquisiti 0 (0%)
    Basilicata: nati 1 (0,7%); inquisiti 0 (0%)
    Calabria: nati 1 (0,7%); inquisiti 0 (0%)
    Sicilia: nati 5 (3,4%); inquisiti 2 (1,3%)
    Sardegna: nati 3 (2,0%); inquisiti 0 (0%)
    Estero: nati 2 (1,3%); inquisiti 5 (3,4%)
    Dati mancanti: nati 18 (12,1%); inquisiti 1 (0,7%)
    Totale: nati 149 (99,9%); inquisiti 149 (100,1%)

    Brigate Rosse - Partito della Guerriglia.

    Notizie.
    Dopo il sequestro del giudice Giovanni  D'Urso  (12  dicembre  1980-15
    gennaio  1981),  il confronto politico gi in corso da alcuni mesi tra
    il Fronte carceri e la Colonna di Napoli,  da una parte,  e  le  altre
    articolazioni   delle   Brigate   Rosse,   dall'altra,   subisce   una
    radicalizzazione estrema.
    Il Fronte carceri e la Colonna  di  Napoli,  sostenuti  da  un  membro
    dell'Esecutivo nazionale delle B.R., decidono di gestire autonomamente
    alcune iniziative:
    -  il  sequestro dell'assessore democristiano Ciro Cirillo,  nel corso
    del quale restano uccisi Mario Canciello e Luigi Carbone, addetti alla
    scorta (Napoli 27 aprile 1981),  che si conclude con il  rilascio  del
    sequestrato, il 24 luglio 1981;
    - la campagna Peci, iniziata a S. Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno)
    il  10  giugno  con il sequestro di Roberto Peci e conclusa con la sua
    uccisione, a Roma, il 3 agosto 1981.
    La decisione di condurre autonomamente i due  sequestri,  sancisce  di
    fatto  la  divisione  di  questa parte delle B.R.  da quella restante.
    Nell'estate 1981 l'Esecutivo B.R.  s'incontra con il Fronte carceri  e
    con  la  Colonna di Napoli per verificare la possibilit di ricomporre
    le contraddizioni ma  il  tentativo  fallisce.  La  scissione  vera  e
    propria tuttavia sar ufficializzata soltanto nel mese di settembre.
    Nel  dicembre  del  1981 questo raggruppamento prende il nome di B.R.-
    Partito della Guerriglia e diffonde il documento: "Tesi di  fondazione
    del Partito Guerriglia".
    L'orientamento  teorico  di fondo si basa sull'assunto dell'inimicizia
    totale ed assoluta tra le classi,  che si palesa nella metropoli  come
    scontro che attraversa tutti i rapporti sociali.
    Le Brigate Rosse - Partito della Guerriglia (B.R.-P.G.), ritenendo che
    la  societ  italiana  sia  prossima  ad  una  fase  di  guerra civile
    strisciante, promuovono la loro presenza per l'adeguamento delle forze
    rivoluzionarie a questo livello dello scontro.  La  loro  proposta  di
    interventi  armati  per  la liberazione del "proletariato prigioniero"
    incontra diffuso consenso tra i militanti in carcere.
    Il 4 gennaio 1982,  le B.R.-P.G.  subiscono  un  duro  colpo  a  causa
    dell'arresto  di  molti  militanti  e  dirigenti.  Nei mesi successivi
    restano attive soltanto a Napoli e Torino.
    A Napoli, infatti, intervengono:
    - con  l'attentato  mortale  contro  Raffaele  Delcogliano,  assessore
    regionale  alla  formazione  professionale,  ed  il suo autista,  Aldo
    Iermano (27-4-82);
    - con l'attentato mortale contro Antonio  Ammaturo,  vice  questore  e
    capo  della squadra mobile,  ed il suo autista,  Pasquale Paola (15-7-
    82).
    Il 27 luglio 1982,  il militante Ennio Di Rocco,  che a seguito  delle
    torture subite dopo l'arresto ha collaborato con le forze dell'ordine,
    viene ucciso nel carcere di Trani. L'omicidio viene rivendicato con un
    volantino dai "Proletari prigionieri per la costruzione dell'organismo
    di  massa del campo di Trani".  Il 30 luglio successivo una telefonata
    al quotidiano "Vita" rivendica il fatto alle Brigate Rosse  -  Partito
    della Guerriglia.
    Il 26 agosto 1982,  a Salerno,  le B.R.-P.G. attaccano un convoglio di
    militari di leva per un esproprio di armi.  Nel conflitto a fuoco  con
    la volante di scorta restano uccisi Mario De Marco e Antonio Bandiera,
    agenti  di  polizia  e  Antonio Palumbo,  militare di leva.  Insieme a
    questa azione,  le B.R.-P.G.  rivendicano anche  l'esproprio  di  armi
    compiuto  il  19  agosto  1982  ai  danni del Centro Radiotrasmissioni
    dell'Aereonautica militare di Castel di Decima,  sulla via Pontina,  a
    Roma.
    Il  21  ottobre 1982,  a Torino,  le B.R.-P.G.  colpiscono mortalmente
    Antonio  Pedio  e  Sebastiano  D'alleo,  agenti  della  Mondialpol  in
    servizio  presso  l'Agenzia del Banco di Napoli di via Domodossola,  e
    diffondono  un  comunicato  nel  quale  denunciano  una  militante  di
    infiltrazione tra le fila dell'organizzazione;  denuncia che risulter
    infondata.
    Tra novembre  e  dicembre  del  1982,  vengono  arrestati  gli  ultimi
    militanti esterni.


    Bibliografia delle Brigate Rosse - Partito della Guerriglia.

    Colonna di Napoli,  "Capire per ricominciare subito",  Napoli,  aprile
    1981 (opuscolo).
    Opuscolo numero 15,  Fronte delle carceri-Colonna di Napoli,  "Tredici
    tesi  sulla  sostanza  dell'agire  da partito in questa congiuntura: a
    tutto il movimento  rivoluzionario  per  la  costruzione  del  partito
    comunista  combattente  e  degli  organismi  di  massa rivoluzionari",
    maggio-giugno 1981.
    Opuscolo numero  16,  Fronte  delle  carceri-Colonna  di  Napoli,  "La
    tendenza alla guerra nell'attuale congiuntura", luglio 1981.
    Colonna  di  Napoli,  "Sulla  guerra  nella  metropoli  imperialista",
    settembre 1981.
    "Tesi di fondazione del Partito Guerriglia", dicembre 1981 (opuscolo).
    "Risoluzione   della   Direzione   Strategica    delle    B.R.-Partito
    Guerriglia", dicembre 1981.
    "L'unica storia possibile", aprile 1982 (opuscolo).
    "Riprendersi  la  voce,  prendere  la parola!  Essere gi (nella) rete
    vivente guerrigliera", Nuoro dicembre 1984. Presentato al processo per
    le "Brigate di campo".
    "Reti viventi guerrigliere", Trani novembre 1984, Atti al processo per
    la rivolta di Trani.
    "Wotta Sitta", Novara estate 1985, in: "Il Bollettino",  20,  21 e 22,
    Milano 1986.
    "Per  un  nuovo  internazionalismo",  Napoli  giugno  1986.  Documento
    presentato al processo di Napoli contro la colonna napoletana, in: "Il
    Bollettino", 27, Milano 1987.
    "Il sistema segregativo", Novara 1987, manoscritto. (Archivio P.M.).


    Bibliografia sulle Brigate Rosse - Partito della Guerriglia.

    Franco Ottaviano,  "La rivoluzione nel  labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.





    Dati.

    Per  l'organizzazione  Brigate  Rosse  - Partito della Guerriglia sono
    state inquisite 147 persone.

    Distribuzione  per  sesso  di   appartenenza   degli   inquisiti   per
    l'organizzazione Brigate Rosse - Partito della Guerriglia.

    maschi: 107 (72,8%)
    femmine: 40 (27,2%)
    Totale: 147 (100,0%)


    Classi  di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione nei
    procedimenti contro l'organizzazione Brigate  Rosse  -  Partito  della
    Guerriglia.

    - di 20: 11 (7,5%)
    21 - 25: 40 (27,2%)
    26 - 30: 41 (27,9%)
    31 - 35: 13 (8,8%)
    36 - 40: 9 (6,1%)
    41 - 45: 3 (2,0%)
    + di 51: 1 (0,7%)
    Dati mancanti: 29 (19,7%)
    Totale: 147 (99,9%)

    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    l'organizzazione Brigate Rosse - Partito della Guerriglia.

    Studi Elementari: 6 (4,1%)
    Studi Medi: 9 (6,1%)
    Studi Superiori: 34 (23,1%)
    Studi Universitari: 22 (15,0%)
    Dati mancanti: 76 (51,7%)
    Totale: 147 (100,0%)


    Attivit  lavorativa  degli  inquisiti  per  appartenenza alle Brigate
    Rosse - Partito della Guerriglia, al momento della notifica.

    Commercianti: 1 (0,7%)
    Docenti e ricercatori: 1 (0,7%)
    Disoccupati: 3 (2,0%)
    Extralegali: 4 (2,7%)
    Impiegati: 12 (8,2%)
    Insegnanti: 2 (1,4%)
    Militari: 1 (0,7%)
    Operai: 13 (8,8%)
    Politici e sindacalisti: 2 (1,4%)
    Precari: 1 (0,7%)
    Professionisti: 2 (1,4%)
    Lavoratori nei servizi: 6 (4,1%)
    Studenti: 19 (12,9%)
    Tecnici: 1 (0,7%)
    Altri: 1 (0,7%)
    Dati mancanti: 78 (53,0%)
    Totale: 147 (100,1%)


    Distribuzione,   per  anno,   dei   nuovi   inquisiti   in   relazione
    all'organizzazione Brigate Rosse - Partito della Guerriglia.

    1982: 110 (74,8%)
    1983: 8 (5,4%)
    1984: 4 (2,7%)
    1985: 2 (1,4%)
    Dati mancanti: 23 (15,7%)
    Totale: 147 (100,0%)


    Le  Brigate  Rosse  -  Partito  della  Guerriglia  hanno operato nelle
    seguenti regioni:
    Campania, Lazio, Piemonte, Sardegna.


    Cifre assolute e percentuali relative alle regioni  di  nascita  e  di
    inquisizione  nei  procedimenti  a  carico dell'organizzazione Brigate
    Rosse - Partito della Guerriglia.

    Piemonte: nati 11 (7,5%); inquisiti 32 (21,3%)
    Lombardia: nati 4 (2,7
                               %); inquisiti 2 (1,4%)
    Trentino: nati 1 (0,7%); inquisiti 0 (0%)
    Veneto: nati 2 (1,4%); inquisiti 0 (0%)
    Friuli: nati 1 (0,7%); inquisiti 0 (0%)
    Emilia: nati 2 (1,4%); inquisiti 0 (0%)
    Toscana: nati 50 (34,0%); inquisiti 73 (9,6%)
    Umbria: nati 2 (1,4%); inquisiti 1 (0,7%)
    Marche: nati 3 (2,0%); inquisiti 2 (1,4%)
    Lazio: nati 7 (4,8%); inquisiti 22 (15,0%)
    Abruzzo: nati 5 (3,4%); inquisiti 5 (3,4%)
    Molise: nati 1 (0,7%); inquisiti 1 (0,7%)
    Campania: nati 8 (5,4%); inquisiti 4 (2,7%)
    Puglia: nati 2 (1,4%); inquisiti 0 (0%)
    Calabria: nati 1 (0,7%); inquisiti 1 (0,7%)
    Sicilia: nati 1 (0,7%); inquisiti 0 (0%)
    Sardegna: nati 11 (7,5%); inquisiti 3 (2,0%)
    Estero: nati 1 (0,7%); inquisiti 1 (0,7%)
    Dati mancanti: nati 34 (23,0%); inquisiti 0 (0%)
    Totale: nati 147 (100,0%); inquisiti 147 (100,1%)









    Brigate Rosse - Partito Comunista Combattente.

    Notizie.
    Dopo il sequestro  dell'ingegner  Giuseppe  Taliercio  (20  maggio  -5
    luglio  1981),  attuato  a Mestre (Venezia) dalla Colonna veneta delle
    B.R.  "Anna Maria Ludmann - Cecilia",  e in seguito alla divisione con
    le  B.R.-Partito  della  Guerriglia,  nel  mese  di ottobre si tiene a
    Padova  una  riunione  della  Direzione  strategica.   In  essa  viene
    impostata  la  Campagna Dozier e viene deciso,  onde evitare conflitti
    sul diritto di primogenitura,  di  modificare  anche  la  sigla  B.R.,
    assumendo  la  denominazione:  Brigate  Rosse  per  la costruzione del
    Partito Comunista Combattente.
    Nel dicembre 1981,  durante il sequestro del generale  USA  James  Lee
    Dozier  (Verona,  17  dicembre  1981  -  28  gennaio  1982),  la nuova
    formazione distribuisce la sua prima Risoluzione (dicembre 1981).
    Il 30 dicembre 1981,  nel corso del sequestro Dozier,  le  B.R.-P.C.C.
    diffondono  un  comunicato  in  cui  rendono  noto  che  un  gruppo di
    militanti veneti si  staccato dall'organizzazione  e  ha  assunto  la
    denominazione "Colonna 2 agosto".
    Informati  da  un  militante  pentito,  il  28 gennaio 1982 un reparto
    speciale della Polizia (i NOCS) libera, a Padova,  il generale Dozier.
    Quattro militanti delle B.R.-P.C.C.  vengono catturati e torturati. In
    seguito alla collaborazione di tre  di  essi,  ed  in  particolare  di
    Antonio Savasta, nei giorni successivi vengono effettuati centinaia di
    arresti in tutta Italia.
    Nel  maggio  1982,   a  Vecchiano,  presso  Lucca,  viene  ucciso  dai
    carabinieri Umberto Catabiani, membro della direzione strategica delle
    B.R.-P.C.C.
    A conclusione della  Campagna  Dozier  le  B.R.-P.C.C.  diffondono  un
    comunicato  di  bilancio in cui per la prima volta compare la proposta
    di "ritirata strategica";  proposta che viene ampiamente  discussa  in
    una riunione allargata nel mese di aprile e viene presentata come base
    per una riflessione comune, oltre che alle B.R.-W.A. e alle B.R.-P.G.,
    a varie formazioni di movimento.
    I  materiali  di  questa  complessa discussione verranno poi elaborati
    organicamente nell'opuscolo numero 18 del dicembre 1982.
    Il dibattito sulle tesi della "ritirata strategica"  si  articola  nel
    tempo intorno a tre iniziative armate:
    -  viene  ferito Gino Giugni,  membro del Parito Socialista (Roma 3-5-
    83).  Con questa azione le B.R.-P.C.C.  intendono colpire la  politica
    economica  del governo e si propongono di sostenere il movimento degli
    autoconvocati;
    - attentato mortale contro il diplomatico USA Leamon Hunt (Roma  15-2-
    84).  Con questa azione le B.R.-P.C.C. spostano la loro iniziativa sul
    terreno delle contraddizioni tra Est e Ovest e lanciano la proposta di
    un Fronte Internazionale Antiimperialista;
    - attentato  mortale  contro  Ezio  Tarantelli,  docente  di  Economia
    politica  e  Presidente dell'Istituto di Studi Economici e del Lavoro,
    della CISL (Roma 27-3-85).
    L'opuscolo "Autoconvocati e due linee all'interno  delle  B.R.-P.C.C."
    (maggio   1984),   riflette   un   nuovo   orientamento  politico  che
    successivamente verr indicato come "seconda posizione".
    Il 14 dicembre 1984,  a Roma,  nel corso di una rapina ad  un  furgone
    portavalori  dell'agenzia  di  sicurezza  Metro Security Express viene
    ucciso dalla polizia il militante Antonio Gustini.
    Nel 1985 le due  posizioni  si  rendono  autonome  anche  sul  terreno
    organizzativo.
    La "prima posizione" mantiene la denominazione B.R.-P.C.C.
    La  "seconda posizione",  dopo vari mesi di discussione,  nell'ottobre
    del 1985, assume la denominazione Unione dei Comunisti Combattenti.
    Il 10 febbraio 1986,  a Firenze,  le B.R-P.C.C.  attuano un  attentato
    mortale contro Lando Conti,  in riferimento alla sua compartecipazione
    azionaria in un'industria produttrice di materiale bellico. Diffondono
    in questa circostanza la Risoluzione numero 20.
    Il  14  febbraio  1987  a  Roma,   nel  corso  di  un  esproprio   per
    autofinanziamento  rivendicato  dalle  B.R.-P.C.C.  vengono uccisi due
    agenti di polizia, Giuseppe Scravaglieri e Rolando Lanari.
    Nel giugno del 1987  molti  militanti  incarcerati  delle  B.R.-P.C.C.
    entrano  nel  dibattito  sulla  "soluzione  politica degli anni '70" e
    dichiarano conclusa l'esperienza storica delle  BR.  La  decisione  di
    chiudere  l'esperienza armata non trova per concordi alcuni militanti
    che,  infatti,  il 16 aprile del 1988,  compiono un attentato  mortale
    contro  il  senatore democristiano Roberto Ruffilli (Forl 16-4-88) e,
    nel documento di rivendicazione,  rendono  noto  il  loro  intento  di
    proseguire  la  lotta  armata  in discontinuit con la decisione presa
    dalla quasi totalit dei militanti delle Brigate Rosse.
    Tra settembre  e  ottobre  del  1988  un'operazione  dei  carabinieri,
    condotta  nelle  regioni  del  Lazio e della Toscana,  chiude di fatto
    l'esperienza di quest'ultima formazione.
    Il 22 marzo 1992 muore a Torino di  tumore  ai  polmoni  il  militante
    Carlo  Pulcini,  che  stava  scontando la pena nel carcere speciale di
    Cuneo.


    Bibliografia delle Brigate Rosse - Partito Comunista Combattente.

    "Risoluzione della Direzione Strategica delle  B.R.-P.C.C.",  dicembre
    1981.
    "A   tutto   il   movimento   rivoluzionario",   Roma   13-3-82,   in:
    "Controinformazione", 23, Milano 1982.
    Opuscolo numero 18,  "Difesa della politica rivoluzionaria e  ritirata
    strategica", Roma, dicembre 1982.
    "Il   giorno   15   febbraio   1984  un  nucleo  armato  della  nostra
    organizzazione ha giustiziato  Ray  Leamon  Hunt,  direttore  generale
    della Forza multinazionale di osservazione del Sinai.", febbraio 1984,
    fotocopia   reperibile  presso  l'archivio  dell'edizione  romana  del
    Corriere della Sera.
    "Autoconvocati e due linee  all'interno  delle  B.R.-P.C.C.  (prima  e
    seconda posizione)", Roma maggio 1984.
    "Un'importante   battaglia  politica  nell'avanguardia  rivoluzionaria
    italiana", Madrid novembre 1984, in: "Il Bollettino", 16, Milano 1985.
    Opuscolo numero 20,  "Rimodellamento della linea politica,  lancio del
    fronte internazionalista,  Tarantelli", Roma, marzo 1985, in: Corriere
    della Sera 30-5-85.
    Risoluzione strategica numero 20, febbraio 1986.
    "Sabato 14 febbraio 1987, un nucleo armato della nostra organizzazione
    ha espropriato un furgone portavalori delle poste", Roma 17-2-87,  in:
    Autori Vari, "Speciale terrorismo internazionale", Roma 1987, Edizioni
    AdnKronos (Archivio P.M.).
    Brigate  Rosse-Partito  Comunista  Combattente,  Rote  Armee Fraktion,
    "Documento cofirmato", Senza luogo 1988, in: Autori Vari,  "Terrorismo
    internazionale", Roma 1989, Edizioni AdnKronos (Archivio P.M.).


    Bibliografia sulle Brigate Rosse - Partito Comunista Combattente.

    Franco  Ottaviano,  "La rivoluzione nel labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.


    Dati.

    Per l'organizzazione Brigate Rosse  -  Partito  Comunista  Combattente
    sono state inquisite 93 persone.

    Distribuzione   per   sesso   di   appartenenza  degli  inquisiti  per
    l'organizzazione Brigate Rosse - Partito Comunista Combattente.

    maschi: 69 (74,2%)
    femmine: 24 (25,8%)
    Totale: 93 (100,0%)

    Classi di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione  nei
    procedimenti contro l'organizzazione Brigate Rosse - Partito Comunista
    Combattente.

    - di 20: 1 (1,1%)
    21 - 25: 34 (36,5%)
    26 - 30: 30 (32,2%)
    31 - 35: 9 (9,7%)
    36 - 40: 9 (9,7%)
    41 - 45: 1 (1,1%)
    Dati mancanti: 9 (9,7%)
    Totale: 93 (100,0%)


    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    l'organizzazione Brigate Rosse - Partito Comunista Combattente.

    Studi Elementari: 3 (3,2%)
    Studi Medi: 13 (14,0%)
    Studi Superiori: 26 (28,0%)
    Studi Universitari: 23 (24,7%)
    Dati mancanti: 28 (30,1%)
    Totale: 93 (100,0%)


    Attivit  lavorativa  degli  inquisiti  per  appartenenza alle Brigate
    Rosse - Partito Comunista Combattente, al momento della notifica.

    Artigiani: 1 (1,1%)
    Commercianti: 4 (4,3%)
    Docenti e ricercatori: 2 (2,1%)
    Disoccupati: 4 (4,3%)
    Impiegati: 10 (10,8%)
    Insegnanti: 2 (2,1%)
    Militari: 1 (1,1%)
    Operai: 11 (11,8%)
    Precari: 3 (3,2%)
    Lavoratori nei servizi: 12 (12,9%)
    Studenti: 13 (14,0%)
    Tecnici
                : 1 (1,1%)
    Dati mancanti: 29 (31,2%)
    Totale: 93 (100,0%)

    Distribuzione,   per  anno,   dei   nuovi   inquisiti   in   relazione
    all'organizzazione Brigate Rosse - Partito Comunista Combattente.

    1982: 53 (57,0%)
    1983: 4 (4,3%)
    1984: 17 (18,3%)
    1985: 2 (2,1%)
    1986: 1 (1,1%)
    1987: 8 (8,6%)
    1988: 4 (4,3%)
    1989: 3 (3,2%)
    Dati mancanti: 1 (1,1%)
    Totale: 93 (100,0%)


    Le  Brigate  Rosse - Partito Comunista Combattente hanno operato nelle
    seguenti regioni:
    Lazio, Toscana, Veneto.


    Cifre assolute e percentuali relative alle regioni  di  nascita  e  di
    inquisizione  nei  procedimenti  a  carico dell'organizzazione Brigate
    Rosse - Partito Comunista Combattente.

    Piemonte: nati 6 (6,4%); inquisiti 3 (3,2%)
    Lombardia: nati 1 (1,1%); inquisiti 4 (4,3%)
    Trentino: nati 2 (2,1%); inquisiti 0 (0%)
    Veneto: nati 7 (7,5%); inquisiti 9 (9,7%)
    Friuli: nati 4 (4,3%); inquisiti 0 (0%)
    Liguria: nati 1 (1,1%); inquisiti 2 (2,1%)
    Emilia: nati 1 (1,1%); inquisiti 0 (0%)
    Toscana: nati 8 (8,6%); inquisiti 11 (11,8%)
    Marche: nati 1 (1,1%); inquisiti 0 (0%)
    Lazio: nati 32 (34,4%); inquisiti 61 (65,6%)
    Molise: nati 1 (1,1%); inquisiti 0 (0%)
    Calabria: nati 1 (1,1%); inquisiti 0 (0%)
    Sicilia: nati 1 (1,1%); inquisiti 0 (0%)
    Estero: nati 3 (3,2%); inquisiti 3 (3,2%)
    Dati mancanti: nati 24 (25,8%); inquisiti 0 (0%)
    Totale: nati 93 (100,0%); inquisiti 93 (99,9%)




    Unione dei Comunisti Combattenti.

    Notizie.
    Nel maggio 1984,  alcuni militanti che nella discussione interna  alle
    B.R.-Partito  Comunista  Combattente  avevano assunto la denominazione
    "Seconda  posizione",   distribuiscono  l'opuscolo   "Una   importante
    battaglia politica nel movimento rivoluzionario italiano", stampato in
    Francia.
    Prima  azione  della Unione dei Comunisti Combattenti  l'attentato ad
    Antonio Da Empoli,  capo del Dipartimento economico  della  Presidenza
    del  Consiglio,  compiuto a Roma il 21 febbraio 1986.  Nel conflitto a
    fuoco che accompagna questa azione,  l'agente che scortava  Da  Empoli
    uccide la militante Wilma Monaco.
    Nella  borsa  di Wilma Monaco viene ritrovato un documento intitolato:
    "Manifesto e tesi di fondazione",  datato "Ottobre 1985".  In esso tra
    l'altro  si afferma "...  Sotto l'impulso e l'iniziativa di alcuni ex-
    militanti delle Brigate Rosse fuoriusciti da questa organizzazione  in
    seguito  alle  loro  battaglie  per  l'adozione  delle  tesi politiche
    enunciate nella cosiddetta 'seconda posizione',  nel mese  di  ottobre
    1985, si  costituita la Unione dei Comunisti Combattenti".
    Sulla  scia  dell'attentato  a  Da  Empoli,  nel  febbraio  del  1986,
    l'U.d.C.C. diffonde una "Autointervista".
    Ultima azione delle U.d.C.C.  l'uccisione, a Roma,  il 20 marzo 1987,
    del generale dell'Aeronautica  -  sezione costruzioni armi e armamenti
    aeronautici e spaziali  -  Licio Giorgieri.
    In  seguito  agli  arresti che si succedono in varie citt italiane ed
    estere tra il maggio ed il  giugno  del  1987,  questa  organizzazione
    cessa di esistere.


    Bibliografia dell'Unione dei Comunisti Combattenti.

    "Una   importante  battaglia  politica  nel  movimento  rivoluzionario
    italiano", Francia, maggio 1984, in: "Il Bollettino", 19,  Milano 1985
    (Archivio P.M.).
    "Manifesto e tesi di fondazione", Roma, ottobre 1985.
    "Autointervista.  Come uscire dall'emergenza? Ci che  vivo e ci che
     morto della lotta armata per il comunismo in Italia", Roma, febbraio
    1986.
    Circolare interna numero 1 (Primo semestre 1986).
    Circolare interna numero 2 (Secondo semestre 1986).
    Documento  di  rivendicazione  dell'attentato  mortale  contro   Licio
    Giorgieri,   Roma   1986,   in:  Autori  Vari,   "Speciale  terrorismo
    internazionale", Roma 1987, Edizioni AdnKronos (Archivio P.M.).
    Dati.

    Per l'organizzazione  Unione  dei  Comunisti  Combattenti  sono  state
    inquisite 73 persone.

    Distribuzione   per   sesso   di   appartenenza  degli  inquisiti  per
    l'organizzazione Unione dei Comunisti Combattenti.

    maschi: 58 (79,5%)
    femmine: 15 (20,5%)
    Totale: 73 (100,0%)


    Classi di  et  al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione  nei
    procedimenti contro l'organizzazione Unione dei Comunisti Combattenti.

    - di 20: 1 (1,4%)
    21 - 25: 24 (32,9%)
    26 - 30: 24 (32,9%)
    31 - 35: 10 (13,7%)
    36 - 40: 5 (6,8%)
    Dati mancanti: 9 (12,3%)
    Totale: 73 (100,0%)


    Distribuzione per livelli di scolarizzazione,  al momento dell'arresto
    e/o dell'inquisizione,  delle persone sottoposte a procedimento contro
    l'organizzazione Unione dei Comunisti Combattenti.

    Studi Medi: 16 (21,9%)
    Studi Superiori: 14 (19,2%)
    Studi Universitari: 14 (19,2%)
    Dati mancanti: 29 (39,7%)
    Totale: 73 (100,0%)


    Attivit  lavorativa  degli inquisiti per appartenenza alla Unione dei
    Comunisti Combattenti, al momento della notifica.

    Artigiani: 1 (1,4%)
    Commercianti: 5 (6,8%)
    Disoccupati: 5 (6,8%)
    Impiegati: 6 (8,2%)
    Militari: 2 (2,7%)
    Operai: 9 (12,3%)
    Precari: 1 (1,4%)
    Professionisti: 1 (1,4%)
    Lavoratori nei servizi: 7 (9,6%)
    Studenti: 7 (9,6%)
    Tecnici
                : 2 (2,7%)
    Altri: 1 (1,4%)
    Dati mancanti: 26 (35,6%)
    Totale: 73 (99,9%)


    Distribuzione,   per  anno,   dei   nuovi   inquisiti   in   relazione
    all'organizzazione Unione dei Comunisti Combattenti.

    1986: 7 (9,6%)
    1987: 58 (79,5%)
    1988: 6 (8,2%)
    Dati mancanti: 2 (2,7%)
    Totale: 73 (100,0%)


    L'Unione dei Comunisti Combattenti ha operato nella regione:
    Lazio.


    Cifre  assolute  e  percentuali  relative alle regioni di nascita e di
    inquisizione nei procedimenti a carico dell'organizzazione Unione  dei
    Comunisti Combattenti.

    Piemonte: nati 6 (8,2%); inquisiti 3 (4,1%)
    Aosta: nati 1 (1,4%); inquisiti 0 (0%)
    Lombardia: nati 0 (0%); inquisiti 1 (1,4%)
    Trentino: nati 1 (1,4%); inquisiti 0 (0%)
    Veneto: nati 7 (9,6%); inquisiti 9 (12,3%)
    Friuli: nati 2 (2,7%); inquisiti 0 (0%)
    Liguria: nati 4 (5,5%); inquisiti 8 (11,0%)
    Emilia: nati 3 (4,1%); inquisiti 4 (5,5%)
    Toscana: nati 5 (6,8%); inquisiti 8 (11,0%)
    Marche: nati 2 (2,7%); inquisiti 0 (0%)
    Lazio: nati 21 (28,8%); inquisiti 27 (37,0%)
    Campania: nati 4 (5,5%); inquisiti 4 (5,5%)
    Puglia: nati 1 (1,4%); inquisiti 0 (0%)
    Calabria: nati 3 (4,1%); inquisiti 0 (0%)
    Sicilia: nati 1 (1,4%); inquisiti 0 (0%)
    Estero: nati 1 (1,4%); inquisiti 9 (12,3%)
    Dati mancanti: nati 11 (15,1%); inquisiti 0 (0%)
    Totale: nati 73 (100,1%); inquisiti 73 (100,1%)



















    Le organizzazioni minori.


    Fronte Armato Rivoluzionario Operaio.

    gennaio 1972 - aprile 1972.
    All'indomani della Terza Conferenza d'Organizzazione, tenuta da Potere
    Operaio  a Roma tra il 24 e il 26 settembre 1971,  nella quale prevale
    la   tesi   sull'attualit   dell'insurrezione   proletaria,    questa
    organizzazione  decide  di  promuovere  la nascita di una struttura di
    "lavoro illegale".
    Nel  corso  del  1971,   a  questa  struttura    -    braccio   armato
    compartimentato  ma  in  ogni  caso  subordinato  al  vertice politico
    dell'organizzazione    -    vengono  affidati  compiti  di  esproprio,
    armamento,  addestramento  ed "appoggio armato" alle manifestazioni di
    massa.
    "Lavoro Illegale" articola la sua presenza nel Lazio,  in Toscana,  in
    Piemonte, nel Veneto ed in Lombardia.
    Alcuni   arresti,   seguiti   agli   scontri  di  piazza  nel  secondo
    anniversario (12-12-71)  della  strage  di  Piazza  Fontana,  inducono
    tuttavia Potere Operaio a rivedere molto presto l'impostazione del suo
    "lavoro  illegale"  e  a  definire  una  nuova  concezione del livello
    clandestino dell'organizzazione con  margini  di  autonomia  politico-
    militare maggiormente accentuati.
    Nasce  cos,  all'inizio  del  1972,  il  Fronte Armato Rivoluzionario
    Operaio.
    La    strategia    generale    resta     ancorata     all'orientamento
    insurrezionalista,  tuttavia  viene  meglio precisata la discontinuit
    tra  il  lavoro  nella  legalit  e   l'organizzazione   dell'attivit
    illegale.
    In  questa  seconda  fase  il  FARO  rivendica  alcune  azioni  e,  in
    particolare:
    - l'attentato con esplosivo contro la caserma dei carabinieri  di  Via
    Celimontana (Roma 4-3-72);
    -  l'attentato  con  esplosivo  contro la sede D.C.  di via Bonaccorsi
    (Roma 9-3-72);
    - l'attentato con esplosivo contro la porta d'accesso del  carcere  di
    Regina Coeli (Roma 10-3-72);
    -  l'attentato con esplosivo contro l'Adriatica Componenti Elettronici
    (Sulmona (Aquila) 7-3-72);
    - l'attentato con esplosivo contro la sede della Democrazia  Cristiana
    di via Cavalleggeri (Roma 13-3-72).
    Di fatto, dopo questa ultima azione, il FARO cessa di esistere.

    Bibliografia del Fronte Armato Rivoluzionario Operaio.

    "Comunicato  di  rivendicazione  delle  azioni  contro  la caserma dei
    carabinieri e la fabbrica di Sulmona",  in:  "Il  Potere  Operaio  del
    Luned", 13-3-72.


    Bibliografia sul Fronte Armato Rivoluzionario Operaio.

    Giampaolo Pansa, "Storie italiane di violenza e terrorismo", Roma-Bari
    1980, Laterza.
    Autori Vari, "Attacco allo stato", Roma 1982, Napoleone.
    Franco  Ottaviano,  "La rivoluzione nel labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.








    Pantere Rosse.

    1972 - 1974.
    Pantere Rosse  la  denominazione  assunta  da  alcuni  collettivi  di
    prigionieri  che,  nella  prima met degli anni '70,  hanno svolto una
    intensa militanza all'interno delle carceri italiane.
    I delegati di Torino,  Milano,  Genova e le avanguardie  che  avevano
    organizzato  le  lotte,  portano i contenuti ed i valori delle proprie
    esperienze nei carceri dove vengono trasferiti,  si organizzano  altre
    rivolte per l'abolizione del codice fascista,  ma soprattutto i quadri
    pi preparati ed in fitta corrispondenza con i compagni esterni  danno
    vita alle prime scuole quadri. (...) Si studia Marx, Lenin, si leggono
    Fanon,  Jackson  e  Cleaver.  Ed  proprio attraverso le letture delle
    rivolte dei detenuti di colore d'America e del movimento delle Pantere
    Nere, che alcuni di noi,  a Perugia,  incominciano a definirsi Pantere
    Rosse.  (...)  La  definizione di Pantere Rosse  sorta e si  imposta
    dall'interno delle nostre esperienze rivoluzionarie  indipendentemente
    da altre forme di autonomia proletaria organizzata .
    Nel   maggio  del  1974,   il  giudice  istruttore  genovese  Vincenzo
    Scolastico chiede l'inquisizione,  per le  Pantere  Rosse,  di  alcune
    persone: due sono detenuti del Gruppo 22 Ottobre, un terzo  militante
    dei Nuclei Armati Proletari.
    Bibliografia sulle Pantere Rosse.

    L'Unit 2-7-74.
    Il Lavoro 2-7-74.
    Soccorso  Rosso  Napoletano  (a  cura  di),   "I  NAP",  Milano  1976,
    Collettivo Editoriale Libri Rossi.
















    Brigata Proletaria Erminio Ferretto.

    1972 - 1974.
    La Brigata Proletaria Erminio Ferretto prende il nome da un partigiano
    caduto durante  la  resistenza.  Essa  si  forma  nel  1972  a  Mestre
    (Venezia)  nel  contesto  delle  lotte  autonome che in quegli anni si
    sviluppano  al  Petrolchimico  e  nelle  altre  fabbriche   del   polo
    industriale veneto.
    Il  26  maggio  1972  questa  formazione compie una irruzione notturna
    negli uffici del sindacato Cisnal di Mestre,  accusato di  organizzare
    il  crumiraggio  e  la  provocazione  antioperaia,  e si appropria del
    ciclostile e dello schedario degli iscritti.
    Nel corso del 1974,  alcuni militanti della Brigata Proletaria Erminio
    Ferretto  confluiscono  nelle  Brigate Rosse e,  dopo questa data,  la
    sigla cessa di esistere.


    Bibliografia della Brigata Proletaria Erminio Ferretto.

    "Comunicato di rivendicazione della incursione alla Cisnal di Mestre",
    in: "Il Potere Operaio del Luned", 18-6-72.

    Proletari Armati in Lotta.

    primavera 1973 - estate 1975.
    Nel dicembre del 1970, a San Benedetto del Tronto, a causa del mare in
    tempesta,  affonda il peschereccio "Rodi"  e  muoiono  una  decina  di
    pescatori.
    La  resistenza dell'armatore a recuperare le salme (per non perdere il
    premio dell'assicurazione) induce l'intera popolazione ad  una  grande
    mobilitazione  e  ad  una  dura  lotta.  Sull'onda  di questa lotta si
    formano i primi raggruppamenti della sinistra extraparlamentare.
    All'inizio del 1973,  la radicalizzazione dello scontro sociale  e  le
    tensioni  che gi si erano espresse nelle manifestazioni antifasciste,
    portano alcuni militanti provenienti da  Lotta  Continua  e  da  altri
    collettivi   studenteschi   e   dei   pescatori   a   promuovere   una
    organizzazione clandestina, i Proletari Armati in Lotta.
    Riferimento generale dei nascenti PAIL sono le Brigate Rosse.
    Tra il 1973 ed il 1975 l'intervento dei PAIL riguarda principalmente:
    - attentati a sedi, auto e militanti fascisti;
    - attentati a professori dell'ITI Montani di Fermo (Ascoli  Piceno)  e
    ai loro beni.
    Nell'autunno del 1974, alcuni militanti dei PAIL iniziano un confronto
    diretto  con le Brigate Rosse che si concluder,  all'inizio del 1975,
    con la loro confluenza.
    Dall'estate del 1975 la sigla PAIL cessa di esistere.


    Bibliografia sui  Proletari Armati in Lotta.

    Patrizio Peci, "Io l'infame", Milano 1983, Mondadori.
    Testimonianza al Progetto Memoria sui Proletari Armati In Lotta,  Roma
    1992 (Archivio P.M.).













    Lotta Armata per il Comunismo.

    1970 - 1978.
    "Lotta  Armata  per  il  Comunismo"    una  parola  d'ordine generale
    lanciata  nei  primi  anni  '70  ed  utilizzata  indifferentemente  da
    moltissimi  nuclei  autonomi  o anche da organizzazioni armate con una
    propria specifica denominazione quali, ad esempio,  le   Brigate Rosse
    o Prima Linea.
    Essa  infatti,  in  qualche  modo,  ha  delineato un orizzonte comune.
    Questa  la ragione per cui molte iniziative rivendicate con la  sigla
    "Lotta  Armata  per  il  Comunismo"  negli  atti processuali risultano
    attribuite a raggruppamenti di diversa impostazione politica. A titolo
    di esempio elenchiamo alcune azioni di diversa ispirazione rivendicate
    con questa sigla:
    - attentati incendiari contro le auto di dirigenti industriali (Milano
    30-9-74);
    -  attentati  incendiari  contro  auto  di  professori  delle   scuole
    superiori (Milano 20-2-75);
    -  attentato  contro  una sede del Movimento Sociale Italiano,  in cui
    muore l'attivista di destra Mario Zicchieri (Roma 29-10-75);
    - attentato incendiario contro un Commissariato  di  polizia  a  Porta
    Genova (Milano 8-4-76);
    -  ferimento  intenzionale  del  direttore della Philco-Bosch,  Henrik
    Henkev (Brembate, Bergamo 26-3-76);
    - attentato con esplosivo  al  ripetitore  T.V.  di  Radio  Montecarlo
    (Lucca 15-8-77);
    - attentato esplosivo contro il Palazzo di giustizia (Lucca 15-10-77);
    - attentato mortale contro il notaio Gianfranco Spighi (Prato 7-2-78).
    La  denominazione integrale del gruppo che ha rivendicato quest'ultima
     "Lotta Armata per il Comunismo Dante di Nanni".
    Nell'area romana,  secondo alcune  testimonianze  processuali,  "Lotta
    Armata per il Comunismo"  stata anche la denominazione di alcune reti
    semiclandestine  che  hanno  operato  tra il 1974 e l'inizio del 1976.
    Secondo le stesse testimonianze,  a partire dal 1976 i  componenti  di
    questa   formazione   si  sarebbero  divisi  confluendo  alcuni  nelle
    Formazioni  Comuniste  Armate   ed   altri   nelle   Unit   Comuniste
    Combattenti.
    Dopo  il  1978  lo  slogan  "Lotta Armata per il Comunismo" si ritrova
    ancora su molti documenti  delle  organizzazioni  armate,  mentre  non
    risultano pi azioni rivendicate con questa sigla.

    Bibliografia su Lotta Armata per il Comunismo

    "Controinformazione", 5-6, Milano 1974.
    Brigata Bruno Valli.

    ottobre 1976.
    Il  5  dicembre 1974,  alcuni militanti dell'Autonomia bolognese,  nei
    pressi di Argelato (Bologna), vengono intercettati da una pattuglia di
    carabinieri mentre si apprestano a compiere un esproprio ai  danni  di
    un portavalori dello zuccherificio Siiz. Segue un conflitto a fuoco in
    cui resta ucciso il vicebrigadiere dei carabinieri Andrea Lombardini.
    Nei  giorni  successivi  lo  scontro  a  fuoco,   a  Bologna,   alcuni
    partecipanti al tentativo di esproprio vengono arrestati.  Tra  questi
    ultimi,  l'operaio  Bruno  Valli  che il 9 dicembre 1974 viene trovato
    impiccato nel carcere di Modena.  Altri cercano  rifugio  in  Svizzera
    dove vengono arrestati successivamente.
    Durante  la  celebrazione  del  processo di primo grado (Bologna 1976)
    cinque imputati presentano due documenti:
    - Comunicato numero 1 al processo di Bologna (6-10-76);
    - Comunicato numero 2 al processo di Bologna (25-10-76).
    La sigla che firma i due comunicati  -  Brigata Bruno Valli   -    non
    avr alcun seguito fuori dal processo.



    Bibliografia della Brigata Bruno Valli

    Comunicato  numero  1  e  Comunicato numero 2,  Bologna 1976 (Archivio
    P.M.).


    Bibliografia sulla Brigata Bruno Valli.

    Autori  Vari,   "Criminalizzazione  e  lotta  armata",   Milano  1976,
    Collettivo Editoriale Libri Rossi.
    "Argelato:  inizia  la  criminalizzazione  del movimento",  in: Autori
    Vari,  "Processo allo stato",  1,  Milano 1976,  Collettivo Editoriale
    Libri Rossi.
    "Diario  di  un  processo politico",  in: Autori Vari,  "Processo allo
    stato", 2, Milano 1977, Collettivo Editoriale Libri Rossi.







    Brigata d'Assalto Dante di Nanni.

    1976 - 1979.
    Dante di Nanni era un operaio torinese delle formazioni gappiste della
    Resistenza che mor ucciso dai nazifascisti nel 1944.
    La Brigata Dante di Nanni si forma in Toscana nel 1976 per  iniziativa
    di militanti provenienti da collettivi marxixti-leninisti.
    Principali azioni di questo raggruppamento sono:
    -  attentato  dinamitardo  contro la caserma del Gruppo carabinieri di
    Massa (3-2-76);
    - attentato dinamitardo contro il Comando Gruppo carabinieri  di  Pisa
    (1-3-76);
    - attentato dinamitardo contro la sede della D.C.  di Ponte a Moriano,
    Lucca (11-4-76);
    - attentato dinamitardo contro la sede  dell'M.S.I.  di  Barga,  Lucca
    (25-4-76);
    - attentato con esplosivo contro una caserma di polizia,  Massa (18-4-
    76);
    - attentato incendiario contro l'auto del Procuratore della Repubblica
    di Viareggio, Lucca (6-1-77).
    Nel corso del 1977 la Brigata Dante di Nanni  diffonde  a  tappeto  in
    tutta la Toscana alcuni numeri del suo giornale di propaganda.
    Questa  formazione  si  scioglie  nel  1979  ed  alcuni suoi militanti
    confluiscono nelle Brigate Rosse.
    Alla figura simbolica di Dante di Nanni si sono ricollegate, nel corso
    degli anni '70,  molte microformazioni armate in tutta  l'Italia.  Ci
    non  significa  per  che queste formazioni costituissero tra loro una
    rete collegata od omogenea.
    Per fare un solo esempio, gi il 3 marzo 1972, a Torino,  un "Commando
    Dante  di  Nanni" ha rivendicato un attentato incendiario negli uffici
    delle pratiche di sfratto e pignoramento alla Pretura di Torino.


    Bibliografia della Brigata Dante di Nanni.

    Giornale della "Brigata d'Assalto Dante di Nanni",  gennaio 1977,  in:
    "Cointroinformazione", 11-12, Milano 1978.







    Gruppi Armati Radicali per il Comunismo.

    febbraio 1977 - dicembre 1977.
    I  Gruppi  Armati  Radicali  per  il  comunismo  sono  una  formazione
    d'ispirazione libertaria sorta a Genova nel contesto del Movimento del
    '77.
    Hanno rivendicato alcune azioni:
    - attentato incendiario contro gli uffici della  Borsa  (Genova  11-2-
    77);
    -  attentato  esplosivo  contro  una  societ immobiliare di Carignano
    (Genova 12-7-77);
    - attentato esplosivo contro il Centro Ligure  Affari  in  Francoforte
    (Genova 3-12-77).
    Con l'arresto di alcuni suoi militanti,  nel dicembre del 1977, questa
    formazione chiude il suo ciclo.


    Bibliografia sui Gruppi Armati Radicali per il Comunismo.

    Gianni Cocconi,  "Champagne molotov",  Milano  1987,  Editrice  Italia
    Letteraria.

    Squadre  Proletarie  di  Combattimento  per  l'esercito di Liberazione
    Comunista.

    primavera 1977 - inverno 1979.
    Le Squadre Proletarie di Combattimento per l'esercito  di  Liberazione
    Comunista,  si formano a Milano nell'ambito del Movimento del '77 e in
    dialettica con l'esperienza armata di Prima Linea,  ma con una propria
    autonomia politico-organizzativa.
    Questa  formazione  si    mossa  fondamentalmente  su due terreni: il
    sabotaggio del  prodotto  industriale  finito;  la  lotta  contro  gli
    spacciatori di eroina.
    Noi  attacchiamo  il prodotto finito perch ci significa manifestare
    concretamente un atteggiamento di rifiuto non solo della produzione ma
    del prodotto in generale.
    A partire da questa impostazione le  Squadre,  a  Milano,  rivendicano
    vari attentati incendiari contro vetture dell'Alfa Romeo,  in appoggio
    alle lotte operaie contro i sabati lavorativi.
    Nella lotta contro gli spacciatori di eroina, le Squadre hanno colpito
    con ordigni  incendiari  vari  locali  pubblici,  ritenuti  centri  di
    spaccio.  In  questo contesto esse hanno rivendicato anche l'attentato
    mortale contro Giampiero Grandi, indicato,  appunto,  come spacciatore
    (Milano 7-11-78).
    Bibliografia delle Squadre Proletarie di Combattimento.

    "Volantino  di rivendicazione dell'attentato contro Giampiero Grandi",
    in: "Controinformazione" 13-14, Milano 1979.


    Bibliografia sulle Squadre Proletarie di Combattimento.

    Luigi Guicciardi, "Il tempo del furore", Milano 1988, Rusconi.













    Nuclei Comunisti Combattenti.

    aprile 1977 - dicembre 1977.
    I Nuclei Comunisti Combattenti  sorgono  a  Genova  nel  contesto  del
    Movimento del '77.
    Un  militante  pentito  ha  reso  sui  Nuclei Comunisti Combattenti la
    seguente testimonianza: Io ed altri (...), a Genova, ci eravamo presi
    il nostro spazio politico nell'area dell'autonomia.  Ufficialmente non
    sotto una sigla alla luce del sole,  ma in realt una sigla, nota solo
    a noi  stessi,  l'avevamo  gi  e  sotto  di  essa  compivamo  piccoli
    attentati,  qualche incendio, le scritte sui muri. Con la sigla Nuclei
    Comunisti Combattenti avevamo fatto anche l'attentato alla Lufthansa.
    L'attentato incendiario contro  gli  uffici  della  Lufthansa  cui  si
    riferisce  la  testimonianza    stato  compiuto  il 4 giugno 1977,  a
    Genova.
    Esaurita l'esperienza di  questa  formazione,  alcuni  suoi  militanti
    confluiscono nelle Brigate Rosse.

    Bibliografia sull'organizzazione.

    Testimonianza  di  Gianluigi  Cristiani  in:  Rino  Genova,  "Missione
    antiterrorismo", Milano 1985, Sugarco.
    Testimonianza al Progetto Memoria sui  Nuclei  Comunisti  Combattenti,
    Roma 1991 (Archivio P.M.).




















    Nuclei Armati per il Potere Operaio.

    maggio 1977 - marzo 1980.
    Formazione   locale,   i  Nuclei  Armati  per  il  Potere  Operaio  si
    costituiscono all'inizio del 1977 nell'area bresciana.
    Le loro prime azioni si riferiscono al trattamento carcerario  e  alle
    vicende  della  detenzione  politica  in  Italia  e  nella  Repubblica
    Federale Tedesca:
    - attentato incendiario contro lo studio del  medico  del  carcere  di
    Brescia, Giovanni Cagiada (3-5-77);
    -  attentato  incendiario  contro  le  concessionarie della Mercedes e
    della Wolkswagen,  nell'anniversario della  morte  di  Ulrike  Meinhof
    (Brescia 10-5-77).
    Nei loro documenti,  il proletariato non garantito, il lavoro precario
    e sottopagato e la disoccupazione,  vengono  indicati  come  referenti
    principali.
    Sul  piano  dell'organizzazione,  essi  si  presentano  come:  "nuclei
    politico-militari di militanti comunisti provenienti da esperienze  di
    lotta  diverse  che  si  sono  posti  nella  pratica il problema della
    clandestinit,  convinti della validit strategica dell'organizzazione
    armata in lotta per il comunismo".
    L'iniziativa  dei  NAPO,  in  sintonia con le B.R.,  si sviluppa anche
    contro sedi della Democrazia  Cristiana,  caserme  dei  carabinieri  e
    abitazioni  di dirigenti o tecnici delle industrie locali,  chimiche e
    metalmeccaniche.
    L'attentato  incendiario  contro   l'autovettura   dell'amministratore
    delegato della Bisider  la loro ultima azione (Brescia 12-3-80).
    Nel 1981 alcuni militanti dei NAPO confluiscono nelle B.R.-W.A.
















    Nuclei Armati Comunisti.

    aprile 1980 - aprile 1982.
    Sulla scia dei NAPO,  condividendone l'impostazione politica generale,
    un gruppo  della  Val  Sabbia  si  costituisce  in  formazione  armata
    assumendo  la denominazione Nuclei Armati Comunisti.  Tra l'aprile del
    1980 e l'aprile del 1982  i  NAC  rivendicano  quattro  attentati  con
    ordigni  esplosivi  contro  le  abitazioni  di  industriali  e tecnici
    locali.
    Nei processi del  1983-1984  alcuni  militanti  delle  due  formazioni
    redigono documenti congiunti a firma NAPO-NAC.
    Nel  1984,  quattro  militanti  reclusi,  durante  lo  svolgimento del
    processo,  dichiarano di riconoscersi nell'impianto  strategico  delle
    B.R.-Partito Comunista Combattente.


    Bibliografia dei NAPO-NAC

    "Nuclei Armati per il Potere Operaio",  in: "Controinformazione",  11-
    12, Milano 1978.
    "Autointervista: Cosa sono i NAPO?", in: "Controinformazione",  11-12,
    Milano 1978.
    Tutti  i  volantini  e  i documenti programmatici delle due formazioni
    sono integralmente riportati in: Atti del processo Numero  R.G.  1/83,
    Corte d'Assise di Brescia, con sentenza del 23-10-83 (Archivio P.M.).
    "Documenti  dal processo NAPO-NAC",  in: "Il Bollettino",  12,  Milano
    1984.

















    Movimento Proletario di Resistenza Offensiva.

    1978 - 1984.
    La sigla M.P.R.O. viene lanciata dalle Brigate Rosse nella Risoluzione
    strategica del febbraio 1978.  In essa si legge:  Chiamiamo  M.P.R.O.
    l'area   dei   comportamenti   di   classe   antagonistici   suscitati
    dall'inasprimento della  crisi  economica  e  politica;  l'area  delle
    forze,  dei  gruppi  e dei nuclei rivoluzionari che danno un contenuto
    politico-militare alle loro iniziative  di  lotta  anticapitalistiche,
    antimperialiste, antirevisioniste e per il comunismo.
    Formazioni  che  hanno rivendicato piccole iniziative con questa sigla
    sono state attive un po' in tutte le regioni in cui hanno  operato  le
    Brigate Rosse.
    A  Roma,  nell'aprile  del  1980,  in  seguito  alla  cattura  e  alla
    successiva collaborazione di Marino Pallotto,  morto  poi  suicida  in
    carcere  a Velletri il 29 luglio 1980,  vengono arrestati i componenti
    di un gruppo armato  che  rivendicava  le  sue  azioni  con  la  sigla
    M.P.R.O.  Questo gruppo,  peraltro infiltrato (come risulta dagli atti
    processuali) da Paolo Santini  per  conto  del  Nucleo  Operativo  dei
    carabinieri,  operava  a  Monte  Mario  ed  era in collegamento con la
    colonna romana delle Brigate Rosse.
    Un'altra sigla  riconducibile  alla  parola  d'ordine  lanciata  dalle
    Brigate  Rosse,  nella Risoluzione strategica del 1980,  di "costruire
    gli organismi di massa rivoluzionari",  quella dei Nuclei Clandestini
    di Resistenza o anche Nuclei di Resistenza Clandestini.
    I Nuclei Clandestini di Resistenza sono stati  attivi  a  Roma  e  nel
    Veneto a partire dal 1978.


    Bibliografia sul M.P.R.O.

    Brigate  Rosse,  "Risoluzione  della  Direzione strategica",  febbraio
    1978, in: "Controinformazione", 11-12, Milano 1978.
    Brigate Rosse, "Risoluzione della Direzione strategica, Conquistare le
    masse alla lotta armata per il comunismo;  costruire gli strumenti del
    potere  proletario  armato:  il  partito  comunista  combattente e gli
    organismi di massa rivoluzionari", ottobre 1980 (Archivio P.M.).
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.






    Guerriglia Comunista.

    settembre 1978 - giugno 1979.
    La diffusione sempre pi massiccia dell'eroina nella periferia  romana
    induce,  nell'autunno 1978, alcuni militanti provenienti da formazioni
    extraparlamentari   e   dall'autonomia,   in   unione   con   elementi
    dell'extralegalit,  a  creare  una organizzazione armata,  Guerriglia
    Comunista,   finalizzata  a  creare  nei   quartieri   "zone   franche
    dall'eroina".
    Nel  settembre  1978,   la  nuova  formazione  diffonde  un  documento
    ciclostilato,  di 20 pagine articolate in sette capitoli,  intitolato:
    "Guerriglia comunista. Direzione di strategia urbana".
    In esso vengono esposte le tesi generali del gruppo. Tra l'altro vi si
    legge:  ...  Sviluppare  la  guerriglia comunista,  questo pu e deve
    essere nel movimento proletario di resistenza offensiva un  contributo
    importante  per  una  formazione  del  partito  comunista combattente:
    creare zone franche dall'eroina;  attaccare i centri del lavoro  nero;
    attaccare i centri della speculazione edilizia ed alimentare.
    Tra  giugno  e  dicembre del 1978,  Guerriglia Comunista compie alcuni
    attentati mortali contro spacciatori di eroina. Vengono colpiti:
    - Giampiero Cacioni (Roma 19-6-78);
    - Saaudi Vaturi (Roma 27-11-78);
    - Enrico Donati (Roma 14-12-78).
    Il primo di essi viene rivendicato con la sigla  Movimento  Proletario
    di Resistenza Offensiva  -  Nucleo Antieroina.
    Tra  il  dicembre  1978 e l'aprile 1979,  l'intervento si allarga agli
    altri punti esposti nel programma. Vengono compiuti attentati contro:
    - organi di stampa (Roma 25-12-78);
    - centri di speculazione alimentare (Roma 15-4-79);
    - caserma in costruzione dei carabinieri (Roma 13-6-79).
    Dopo il giugno del 1979 l'organizzazione Guerriglia Comunista cessa di
    essere operativa.
    L'8 gennaio  1981  viene  estradato  dalla  Spagna  un  inquisito  per
    traffico  di  cocaina  che,  di  sua spontanea volont,  fornisce agli
    inquirenti un'ampia ricostruzione della storia del  gruppo  Guerriglia
    Comunista di cui era stato, a suo tempo, militante.
    La  sua  collaborazione  porta all'arresto di tutti coloro che avevano
    militato in Guerriglia Comunista.


    Bibliografia di Guerriglia Comunista.

    "Guerriglia Comunista. Direzione di Strategia Urbana", Roma, settembre
    1978 (Archivio P.M.).
    "Luned 27  intorno  alle  ore  20  due  nuclei  armati  della  nostra
    organizzazione  hanno  colpito  Amleto De Masi e Saadi Vaturi,  meglio
    conosciuto come Vito", Roma 27-11-78 (Archivio P.M.).
    "Comunicato Eroina 2", Roma 14-12-78 (Archivio P.M.).
    "Luned 25 dicembre alle ore 23 circa un nostro nucleo  di  guerriglia
    ha  collocato  un ordigno davanti alla redazione stampa del quotidiano
    Il Tempo, sciegliendo giorno ed ora opportuni,  sono state fatte anche
    due  telefonate di preavviso,  affinch non ci fossero vittime",  Roma
    25-12-78 (Archivio P.M.).
    "Comunicato Speculazione Alimentare 1", Roma 15-4-79 (Archivio P.M.).
    "Mercoled 13 giugno alle ore  3,50  un  nucleo  di  guerriglia  della
    nostra  organizzazione  ha  portato  a termine un'azione di sabotaggio
    mirato alla distruzione della  futura  sede  dei  mercenari  di  Dalla
    Chiesa  in via Calpurnio Fiamma al Tuscolano",  Roma 13-6-79 (Archivio
    P.M.).
    "Comunicato Fascismo 1", Roma senza data (Archivio P.M.).

    Bibliografia su Guerriglia Comunista.

    Requisitoria del Giudice Istruttore Rosario  Priore,  processo  Numero
    R.G.  118/81A,  in  Corte  d'Assise di Roma,  con sentenza del 10-4-82
    (Archivio P.M.).
    Fronte Combattente Comunista - Marche.

    inverno 1978 - estate 1979.
    Alla fine del 1978,  una parte dell'autonomia ascolana (San Benedetto,
    Fermo)  interessata  ad  un  confronto  con le Brigate Rosse decide di
    costituire   una   formazione   politico-militare   e   si   inserisce
    autonomamente nella "Campagna contro la D.C." condotta, appunto, dalle
    Brigate Rosse.
    All'inizio  della  sua attivit il Fronte Combattente Comunista compie
    alcuni espropri per autofinanziarsi e vari attacchi incendiari  contro
    beni di esponenti della Democrazia Cristiana locale.
    Nel  giugno del 1979,  in seguito all'arresto e alla collaborazione di
    un militante  che  consente  l'individuazione  dell'intera  struttura,
    questa formazione cessa di esistere.


    Bibliografia del Fronte Combattente Comunista - Marche

    "Volantino di rivendicazione di attentati",  S. Benedetto, Giugno 1979
    (Archivio P.M.).


    Bibliografia sul Fronte Combattente Comunista - Marche.

    "Verbale d'interrogatorio, 21-6-79",  in: Atti istruttori del processo
    in  Corte  d'Assise  di  Macerata,  con sentenza del 31-3-81 (Archivio
    P.M.).

















    Guerriglia Rossa.

    maggio 1979 - marzo 1980.
    Nell'area milanese  alcuni  militanti,  provenienti  dalle  esperienze
    concluse   delle   Brigate  Comuniste  e  delle  Formazioni  Comuniste
    Combattenti,  interessati ad  approfondire  l'analisi  degli  apparati
    d'informazione e l'intervento contro di essi, nella primavera del 1979
    danno vita a Guerriglia Rossa.
    Questa formazione, nel marzo del 1980, compie alcuni piccoli sabotaggi
    ma  dopo  l'uccisione  (Genova  28-3-80)  di  quattro  militanti delle
    Brigate Rosse da parte dei reparti speciali dei carabinieri, decide di
    sciogliersi.
    Alcuni militanti di Guerriglia Rossa,  insieme ad altri provenienti da
    esperienze diverse, danno vita alla Brigata 28 Marzo.


    Bibliografia su Guerriglia Rossa.

    Procedimento penale Numero R.G. 716/80F - 225/81F del Tribunale penale
    di Milano, con sentenza del 23-4-82.


    Brigata Antonio Lo Muscio.

    ottobre 1979 - ottobre 1980.
    La  Brigata  Antonio  Lo  Muscio,  si forma a Milano nell'ottobre 1979
    all'interno dell'area che fa riferimento a Guerriglia Rossa.
    Essa prende il nome da Antonio Lo Muscio,  militante dei Nuclei Armati
    Proletari, ucciso a Roma dai carabinieri, il 1 luglio del 1977.
    Uno  dei  suoi intendimenti dichiarati  ricercare un collegamento con
    il Movimento Proletario di  Resistenza  Offensiva  e  con  le  Brigate
    Rosse.
    La  Brigata  Antonio  Lo  Muscio  si    attribuita il sequestro di un
    militante  dell'autonomia  milanese  accusato  di  compiere  delazioni
    pubbliche ai danni di militanti delle formazioni armate.
    Con  l'ondata di arresti seguiti alla cattura e alla collaborazione di
    Marco  Barbone  e  all'infiltrazione  di   Rocco   Ricciardi,   questa
    formazione cessa di esistere.


    Bibliografia sulla Brigata Antonio Lo Muscio.

    Procedimento penale Numero R.G. 716/80F - 225/81F del Tribunale penale
    di Milano, con sentenza del 23-4-82.
    Nuclei Comunisti.

    autunno 1979 - inverno 1982.
    Per  iniziativa  di  alcuni  gruppi  operanti nell'area dell'autonomia
    padovana,  tra il febbraio ed il marzo del  1979,  viene  attuata  una
    campagna  contro  gli aumenti del prezzo dei biglietti delle autolinee
    urbane.
    Alcuni sabotaggi alle macchine  obliteratrici  (Padova  2-2-79)  e  ad
    automezzi  (Padova  30-3-79),  vengono  rivendicati  con volantini dai
    Proletari Comunisti Organizzati.
    All'interno di questa aggregazione, verso la fine del 1979, prevale un
    orientamento di attenzione per le Brigate Rosse.
    La  sigla  generale  Nuclei  Comunisti  pi   che   un'organizzazione,
    propaganda  una parola d'ordine e un orientamento: "Costruire i Nuclei
    di  Resistenza  Clandestini",   "Costruire  i  Nuclei  Clandestini  di
    Resistenza".
    La  rete  dei  Nuclei  Clandestini di Resistenza,  in sostanza,  opera
    soprattutto  azioni  di  sensibilizzazione   politica,   invitando   i
    movimenti di base a consolidare "la rete del potere rosso".
    Alcuni militanti dei Nuclei Comunisti,  con il dissolvimento di questa
    formazione, confluiscono nelle Brigate Rosse.

    Bibliografia dei Nuclei Comunisti.

    "Volantino dei Proletari Comunisti Organizzati", Padova 19-12-78,  in:
    "Controinformazione", 13-14, Milano 1979.
    Nuclei Comunisti, "Documento", in: Requisitoria del Pubblico Ministero
    della Procura della Repubblica di Padova Pietro Calogero, procedimento
    Numero R.G. 137/82.















    Colonna Fabrizio Pelli.

    dicembre 1979 - aprile 1980.
    Questa  formazione  prende il nome da Fabrizio Pelli,  militante delle
    Brigate Rosse morto in carcere, a Milano, l'8 agosto 1979.  Essa trova
    i  suoi  antecedenti  in un'area marxista-leninista.  I suoi militanti
    provengono da "Servire il popolo",  dal Movimento Lavoratori Studenti,
    dal Fronte Unito e dal Circolo Gramsci.
    La  Colonna Fabrizio Pelli fa la sua comparsa in Campania nel dicembre
    del 1979,  con iniziative  armate  e  volantinaggi  nei  quartieri  di
    Salerno. In particolare:
    - espropri in armerie;
    - sabotaggi ad autoconcessionarie Fiat;
    - disarmi di agenti di polizia;
    - espropri in supermercati e magazzini di vendita all'ingrosso.
    Il dibattito interno mette al confronto due punti di vista: uno vicino
    alle tesi di Prima Linea,  con un'attenzione particolare ai movimenti,
    e l'altro vicino alle tesi delle Brigate Rosse,  pi caratterizzato da
    una lettura in chiave marxista-leninista della societ.
    Il 16 marzo 1980,  nei pressi del Palazzo di giustizia di Salerno,  la
    colonna Fabrizio Pelli colpisce mortalmente il Procuratore capo  della
    Repubblica,  Nicola  Giacumbi,  e  gestisce  l'azione  con riferimenti
    all'impostazione generale delle Brigate Rosse.
    La sua storia esterna si conclude con gli arresti dell'aprile 1980. In
    carcere,  alcuni suoi militanti,  nel marzo 1981,  confluiscono  nelle
    Brigate di campo delle Brigate Rosse.


    Bibliografia sulla Colonna Fabrizio Pelli.

    Atti  del processo Numero R.G.  475/81 in Ufficio Istruzione Tribunale
    penale di Salerno 1982.












    Nucleo di Comunisti.

    primavera 1981 - primavera 1983.
    Pi che un'organizzazione "Nucleo di Comunisti"   la  sigla  con  cui
    alcuni  militanti,  usciti  da altre formazioni armate,  tra cui Prima
    Linea, firmano alcune azioni.
    Come testimoniano alcuni esponenti di questa formazione:  "Eravamo  un
    nucleo  di comunisti critici nei confronti delle organizzazioni armate
    e tuttavia determinati nella scelta  della  lotta  armata.  Questo  ha
    fatto di noi, comunque, un soggetto politico, sebbene la nostra scelta
    fosse   essenzialmente  scelta  d'amore  per  i  compagni  isolati  ed
    imprigionati intorno a  cui  le  nostre  iniziative  si  sono  infatti
    sviluppate".
    Il  Nucleo  di  Comunisti  tenta di rispondere ai problemi posti dalla
    repressione contro le organizzazioni armate.  Dalla primavera del 1981
    sviluppa i suoi interventi in relazione al carcere costruendo una rete
    di  solidariet  e  sostegno  per  i  militanti latitanti e per quelli
    prigionieri.  Su questo terreno  instaura  relazioni  di  confronto  e
    dibattito politico con le altre formazioni armate.
    Il  28  giugno  1981,   a  Milano,  il  Nucleo  di  Comunisti  ferisce
    intenzionalmente  il  tipografo  Sergio  Albertario,   ricettatore  di
    gioielli  ritenuto  responsabile  di aver fatto arrestare un militante
    del Nucleo.
    Il 18 settembre 1981,  a  Milano,  colpisce  mortalmente  l'agente  di
    custodia  Francesco  Rucci  ritenuto  responsabile  di aver esercitato
    violenze contro i prigionieri politici dentro alla sezione di  massima
    sicurezza del carcere San Vittore.
    Con  la  collaborazione di altre istanze armate,  in particolare con i
    Comunisti Organizzati per la Liberazione Proletaria, progetta ed attua
    la liberazione di quattro  militanti  di  Prima  Linea  dalla  sezione
    femminile  del  carcere  di  Rovigo,  il 3 gennaio 1982.  A seguito di
    questa azione muore d'infarto un passante, Angelo Furlan.
    Nell'estate del 1982 il Nucleo di Comunisti lavora  alla  preparazione
    di  un'azione  militare  volta  alla liberazione di numerosi militanti
    prigionieri nel carcere di Fossombrone.  Poich il progetto  fallisce,
    il  28 Settembre 1982,  il Nucleo di Comunisti demolisce il carcere in
    costruzione di Pesaro e attribuisce a questo atto il valore  simbolico
    della continuit nella lotta contro il carcere e della solidariet nei
    confronti dei prigionieri.
    Nel   volantino  di  rivendicazione  si  legge  infatti:  Il  carcere
    metropolitano non  universo separato, il proletariato prigioniero non
     scisso, altro,  dal proletariato metropolitano;  perci  necessario
    realizzare comunicazione,  colleganza di lotta e di organizzazione tra
    i soggetti sociali proletari.  Si tratta di riunificare  in  programma
    generale  ed  in  pratica  sociale  complessiva  le  specificit  e le
    parzialit.
    Il Nucleo di Comunisti esaurisce la sua esperienza nei primi mesi  del
    1983, con l'arresto di tutti i suoi militanti.
    Talvolta   questo   raggruppamento   viene   indicato   anche  con  la
    denominazione "Nuclei Comunisti Combattenti".


    Bibliografia del Nucleo di Comunisti.

    Sergio Segio,  "Per un  dibattito  sull'esperienza  di  Prima  Linea",
    Milano agosto 1981 (Archivio P.M.).
    Volantino  di  rivendicazione  dell'attentato mortale contro Francesco
    Rucci,  Milano settembre 1981,  in: "Il Bollettino",  5,  Milano  1982
    (Archivio P.M.).
    Volantino  di  rivendicazione della liberazione dal carcere di Rovigo,
    Senza luogo,  gennaio  1982,  in:  "Il  Bollettino",  5,  Milano  1982
    (Archivio P.M.).
    Volantino  di  rivendicazione  dell'attentato  al  carcere  di Pesaro,
    Pesaro, settembre 1982, in: "Il Bollettino", 7,  Milano 1983 (Archivio
    P.M.).
    "Veicoli  della  memoria  e  nuova organizzazione della soggettivit",
    Milano gennaio 1983,  in: "Speciale Controinformazione",  Milano  1983
    (Archivio P.M.).


    Bibliografia sul Nucleo di Comunisti.

    Atti  e  memorie  nel processo in Terza Corte d'Assise di Milano,  con
    sentenza del 31-5-85.
    Atti e memorie nel processo Numero R.G.  3/84  in  Corte  d'Assise  di
    Rovigo, con sentenza del 11-12-85.
    Nicola  Tranfaglia,   Diego  Novelli,  "Vite  Sospese",  Milano  1988,
    Garzanti.
    Luigi Guicciardi, "Il tempo del furore", Milano 1988, Rusconi.
    Testimonianze al Progetto Memoria sul Nucleo di Comunisti, Torino-Roma
    1992-1993 (Archivio P.M.).







    Colonna 2 agosto.

    ottobre 1981 - marzo 1982.
    In seno alla colonna veneta delle Brigate Rosse dedicata ad  Annamaria
    Ludman "Cecilia",  alcuni militanti, non condividendo la gestione e la
    conclusione della  Campagna  Taliercio  (Mestre,  20  maggio-5  luglio
    1981),  dopo  la  sua conclusione esprimono posizioni critiche che non
    trovano riscontro nel Fronte delle  fabbriche,  n  in  altre  istanze
    dell'organizzazione.
    In  occasione della stesura e della diffusione dell'Opuscolo numero 17
    intitolato "Bilancio della  Campagna  Taliercio"  (ottobre  1981),  le
    contraddizioni interne si acuiscono.
    Tra  ottobre  e  novembre  del  1981,  in una riunione della Direzione
    strategica delle Brigate Rosse, tenutasi a Milano, le due impostazioni
    si rivelano inconciliabili e viene sancita la scissione.
    Il 17 dicembre 1981 le  B.R.-Partito  Comunista  Combattente,  colonna
    Annamaria   Ludman  "Cecilia",   attuano  il  sequestro  del  generale
    americano James L. Dozier e, in coda al comunicato numero 1 annunciano
    che da alcuni mesi  un  gruppo  di  militanti  veneti  si    staccato
    dall'organizzazione ed ha assunto la denominazione Colonna 2 agosto.
    La  denominazione  richiama  lontani  incidenti  sul  lavoro  a  Porto
    Marghera.
    Di fatto,  la Colonna "2 Agosto" non ha compiuto azioni armate ma solo
    qualche volantinaggio.
    Con  gli  arresti  seguiti  a valanga dopo la liberazione del generale
    americano  -  avvenuta a Padova il 28 gennaio  1982  ad  opera  di  un
    nucleo speciale dei carabinieri,  su indicazione di un militante della
    colonna veneta delle Brigate Rosse  -  anche  i  militanti  di  questo
    gruppo vengono individuati ed arrestati.
    Il  17  marzo  1993 muore in conflitto a fuoco con le forze di polizia
    spagnole il militante della 2 Agosto,  Ermanno Faggiani,  latitante in
    Spagna dopo aver scontato circa otto anni di carcere in Italia.


    Bibliografia.

    "Memoriale  del  militante Francescutti Gianni",  Mirano (Venezia),  1
    ottobre 1982 (Archivio P.M.).
    Gianni Francescutti,  "Analisi documento del  carcerario",  Cuneo,  16
    giugno 1982 (Archivio P.M.).




    Potere Rosso.

    estate 1982 - primavera 1983.
    Nell'estate  del 1982,  alcuni militanti provenienti dalle fabbriche e
    dal movimento dei disoccupati danno vita ad un coordinamento inteso  a
    ricostruire una presenza armata nelle realt di classe di Torino.
    Si  tratta  di  ex  militanti  delle  B.R.-Partito  della Guerriglia o
    comunque non coinvolti negli arresti seguiti  alla  collaborazione  di
    Patrizio Peci, nel 1980.
    Ritenendo  confuso il dibattito in atto nell'area delle Brigate Rosse,
    essi si propongono di rilanciare una loro iniziativa  armata  dopo  il
    lungo silenzio seguito allo sfaldamento della Colonna torinese.
    L'8  settembre del 1982,  a Rocca Canavese (Torino),  alcuni di questi
    militanti,  mentre si recano ad una riunione operativa,  trovano sulla
    loro strada un posto di blocco. Segue uno scontro a fuoco in cui resta
    ucciso il vice brigadiere dei carabinieri, Benito Atzei.
    Lo  scontro  a fuoco non era programmato.  Il nascente raggruppamento,
    tuttavia, per dissolvere l'ambiguit creata da alcune telefonate false
    che lo attribuivano a gruppi fascisti,  ne assume  la  responsabilit,
    rivendicandolo con la sigla: "Comunisti per la costruzione del sistema
    di Potere Rosso".
    Gli  orientamenti  politici  ed  organizzativi di Potere Rosso vengono
    esposti in un documento interno che uno  dei  militanti  estensori  ha
    sintetizzato cos:
    -  garantire  la  presenza,  sui  licenziamenti  e  sul  movimento dei
    disoccupati,  di una resistenza  armata  a  partire  dalle  realt  di
    fabbrica, dei cassaintegrati e dei disoccupati;
    - confrontarsi, compiendo rappresaglie, con il problema della tortura;
    pratica sempre pi diffusa nelle questure e nelle caserme;
    -  organizzare,  sulla base di un'unica linea politica,  la resistenza
    armata,  con nuclei tendenzialmente autonomi sotto la direzione di  un
    coordinamento.
    Di fatto, dopo lo scontro a fuoco e gli arresti, questa formazione non
    avr altra presenza che qualche sporadico volantinaggio.
    Nella  primavera  del  1983,  l'esperienza  di  Potere Rosso si chiude
    definitivamente.


    Bibliografia di Potere Rosso

    Testimonianza al Progetto Memoria su Potere Rosso, Roma 1992 (Archivio
    P.M.).


    Potere Proletario Armato.

    dicembre 1982 - maggio 1983.
    Formazione locale che opera a Roma in dialettica  con  le  tesi  delle
    Brigate Rosse - Partito della Guerriglia.
    Il   4   dicembre   1982   il   Potere   Proletario   Armato   ferisce
    intenzionalmente  la  dottoressa  Giuseppina  Galfo  del  carcere   di
    Rebibbia.
    Il  28  dicembre  1982  sequestra  Germana Stefanini,  vigilatrice del
    carcere  femminile  di  Rebibbia.   E,   dopo  averla  sottoposta   ad
    interrogatorio, la uccide, facendone ritrovare il corpo nel bagagliaio
    di un'auto.
    Il  17 maggio 1983,  dopo un tentativo di rapina in un ufficio postale
    del quartiere Ardeatino,  i principali esponenti del Potere Proletario
    Armato vengono arrestati.
    Nella stessa data si conclude anche la storia di questa formazione.


    Bibliografia del Potere Proletario Armato.

    "Volantino  di rivendicazione dell'attentato contro Giuseppina Galfo",
    in: "Il Bollettino", 7, Milano 1983.
    "Interrogatorio a Germana Stefanini", in: "L'Espresso", 29-5-83.





















    Cellula per la costruzione del Partito Comunista Combattente.

    autunno 1988.
    Dopo la cattura,  nella seconda met del 1988,  degli ultimi militanti
    delle  Brigate  Rosse - Partito Comunista Combattente,  in Toscana e a
    Parigi vengono fatti ritrovare opuscoli firmati con la sigla  "Cellula
    per la costruzione del Partito Comunista Combattente".
    A questa sigla, tuttavia, non  ricollegata alcuna azione armata.


    Bibliografia  della  Cellula  per la costruzione del Partito Comunista
    Combattente.

    Per il partito numero 1, senza luogo, maggio 1989.
    Per il partito numero 2, senza luogo, gennaio 1990 (Archivio P.M.).
    Per il partito numero 3, senza luogo, giugno 1990 (Archivio P.M.).






    Gli organismi legali.


    Soccorso Rosso.

    Nel 1968,  a Roma,  alcuni avvocati e magistrati usciti  da  "Giuristi
    Democratici"  (associazione  di  giuristi  che  faceva  riferimento al
    Partito Comunista  Italiano)  costituiscono  il  Collettivo  Giuridico
    Politico,  a cui aderiscono altri avvocati e magistrati intenzionati a
    dare un supporto  legale  e  difensivo  al  movimento  studentesco  ed
    operaio ed ai gruppi extraparlamentari di sinistra.
    Il Collettivo Giuridico Politico:
    -  sostiene  la difesa in processi a carico di molte persone arrestate
    negli scontri di Valle Giulia,  o a seguito di  occupazioni  di  case,
    della Casa dello studente e di varie facolt universitarie;
    -  appoggia  lo  sciopero  della  fame  di un gruppo di anarchici che,
    insieme a Valpreda,  protestano innanzi al Palazzo  di  Giustizia  per
    l'arresto  di  loro  compagni  in  relazione  alle bombe alla Fiera di
    Milano;
    - prepara un opuscolo ciclostilato inteso a far conoscere  a  chiunque
    venisse arrestato o fermato, quali siano i suoi diritti. Opuscolo che,
    in  versione  aggiornata,  viene  in  seguito  pubblicato  a  cura del
    Soccorso Rosso.
    Nei primi mesi del 1970 il Collettivo  Politico  Giuridico  prende  il
    nome di Soccorso Rosso.  Nel frattempo,  avvocati e militanti di varie
    citt italiane  -   Firenze,  Milano  e  Napoli,  in  particolare    -
    avevano  costituito  collettivi  di  difesa  legale in contatto con il
    gruppo romano.
    Dopo le bombe di Piazza Fontana,  a Milano  (12-12-69),  e  all'Altare
    della  Patria,  a Roma (12-12-69),  il Soccorso Rosso assume la difesa
    degli anarchici in un primo tempo  accusati  e  s'impegna,  con  molti
    altri del movimento,  in un vasto lavoro di controinformazione. Lavoro
    che ha con il libro "La strage di stato" vasta eco e riconoscimento.
    Nei primi anni '70 il Soccorso Rosso d il suo  sostegno  giuridico  e
    politico  alle  lotte  sociali  per  la casa,  per l'autoriduzione dei
    canoni di locazione, delle bollette Enel, Sip,  eccetera,  promuovendo
    anche  azioni  giudiziarie  contro  gli  aumenti illegittimi e per una
    maggior trasparenza e comprensione delle bollette.
    Nello stesso  periodo  costituisce  al  suo  interno  una  Commissione
    Istituzioni  Totali che valorizza la denuncia delle condizioni di vita
    nelle carceri e  nei  manicomi,  sostiene  le  lotte  per  la  riforma
    penitenziaria ed assume la difesa di molti reclusi.
    I  primi  arresti  di  militanti  dei  gruppi  armati creano dentro il
    Soccorso Rosso alcune divisioni.  La prima  si  ha  in  occasione  del
    processo contro i Nuclei Armati Proletari, a Napoli. La seconda quando
    viene  decisa  la  stesura  e la pubblicazione di un libro informativo
    sulle Brigate Rosse.
    In contrapposizione  al  Soccorso  Rosso-Segreteria  di  coordinamento
    nazionale,  si  forma    il  Soccorso Rosso Romano,  molto vicino alle
    posizioni dell'autonomia romana.
    Il Soccorso Rosso  guardato con avversione,  fin  dall'inizio,  dagli
    uffici  politici della polizia e dei carabinieri.  Rapporti di polizia
    giudiziaria tesi a dimostrare la sua natura "sovversiva" sono presenti
    in  moltissimi  processi  a  carico  di  inquisiti  per   associazione
    sovversiva o banda armata. Ma i tentativi di inquisirlo in quanto tale
    non si sono mai concretizzati in veri procedimenti penali.
    Vengono,   invece,   inquisiti  ed  arrestati,  con  l'imputazione  di
    appartenenza a questa o quella organizzazione  armata,  vari  avvocati
    appartenenti  al  Soccorso  Rosso: Edoardo Arnaldi (B.R.),  Eduardo Di
    Giovanni (indiziato per le B.R.), Gabriele Fuga (A.R.), Giovanbattista
    Lazagna (GAP), Giovanna Lombardi (B.R.), Saverio Senese (NAP), Tommaso
    Sorrentino (B.R.), Sergio Spazzali (B.R.), Rocco Ventre (M.P.R.O.).
    Di essi, due vengono ricordati tra i militanti morti: Edoardo Arnaldi,
    che muore suicida il 19 aprile 1980, nella sua casa di Genova,  quando
    i  carabinieri  si  presentano  per arrestarlo e Sergio Spazzali,  che
    muore d'infarto in esilio, a Marsiglia, il 22 gennaio 1994.
    Bibliografia del Soccorso Rosso.

    Soccorso Rosso,  "Manuale di autodifesa legale  del  militante",  Roma
    1974, Savelli.
    Soccorso Rosso, "Brigate Rosse", Milano 1975, Feltrinelli.
    Soccorso Rosso Napoletano, "I NAP", Milano 1976, Collettivo Editoriale
    Libri Rossi.
    Soccorso Rosso Padova, "Bollettino", periodicit varia, Padova 1976.
    Soccorso Rosso Siena, "Bollettino", numero unico, Siena 1977.
    Soccorso  Rosso  ha  curato,   inoltre,  una  pagina  autogestita  sul
    periodico "Potere Operaio".











    Organizzazione consiliare "I Comontisti".

    1972.
    L'organizzazione consiliare "I Comontisti" si forma a Torino, Milano e
    Genova alla fine degli anni '60.  Suoi riferimenti culturali  sono  la
    rivista dell'internazionale situazionista e le tesi esposte da E.  Guy
    Debord nel libro "La societ dello spettacolo".
    Nel maggio 1972, in Toscana, viene edito, non ottemperando volutamente
    ad alcune norme  di  legge  sulla  stampa,  un  numero  della  rivista
    "Comontismo per l'ultima internazionale".
    A  Torino  nel  1972,  un  gruppo  di ispirazione comontista sequestra
    Antonio Carello,  figlio dell'industriale omonimo  e  lo  rilascia  in
    cambio di un riscatto.
    Con l'arresto degli autori del sequestro l'esperienza armata di questo
    raggruppamento  si  conclude.  Tuttavia militanti di ceppo comontista,
    nei successivi anni '70,  aderiscono a  varie  organizzazioni  armate:
    Formazioni Comuniste Combattenti, Azione Rivoluzionaria, Prima Linea.


    Bibliografia sull'Organizzazione consiliare "I Comontisti".

    Internazionale   situazionista,   "Declino   e   caduta  dell'economia
    spettacolare e mercantile",  Roma 1989,  Edizioni Sotto il selciato la
    spiaggia.
    Guy Debord, "La societ dello spettacolo", Bologna 1990, Agalev.
    Franco  Ottaviano,  "La rivoluzione nel labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.

















    Controinformazione.

    Milano 1973 - 1984.
    Principale rivista di  controinformazione  degli  anni  '70,  pubblica
    accurate  ricerche  ed inchieste sugli eventi salienti che punteggiano
    le lotte sociali degli anni '70 ed '80.
    Si  deve  ad  essa,  inoltre,  la  pubblicazione  di  molti  materiali
    informativi   originali  che  non  vengono  ospitati  su  altri  mezzi
    d'informazione.
    I suoi redattori, a partire dal suo primo direttore Antonio Bellavita,
    sono stati pi volte inquisiti (1974,  1975,  1979)  per  associazione
    sovversiva o per banda armata, anche in relazione alle Brigate Rosse.










    Rosso.

    Milano 1973 - 1979.
    Il  periodico  Rosso  nasce  come "Quindicinale del Gruppo Gramsci" di
    Milano.
    Alla fine del 1973,  in seguito allo scioglimento di  Potere  Operaio,
    alcuni  ex  militanti  si  collegano  con questa rivista che inizia un
    nuovo ciclo.
    Ad essa hanno fatto riferimento le Brigate Operaie per  il  Comunismo,
    attive soprattutto nell'area milanese, comasca, padovana.
    Nel  1979  cessa  le  pubblicazioni  a  causa di insanabili divergenze
    all'interno della redazione.
    Il periodico,  nel procedimento penale 229/81F del tribunale penale di
    Milano, viene inquisito in relazione alle Brigate Comuniste.








    Anarchismo.

    Catania 1975 - in attivit.
    Bimestrale che inizia le sue pubblicazioni a Catania nel 1975.
    Dopo  l'esperienza  di  "Sinistra Libertaria",  il gruppo anarchico di
    Catania d vita  a  questa  rivista  con  l'intento  di  dar  voce  al
    dibattito nazionale ed internazionale sul pensiero libertario.
    La  redazione  di  "Anarchismo"  viene  inquisita  pi volte per banda
    armata:
    - nel marzo 1980 in riferimento ad Azione Rivoluzionaria;
    - nel maggio 1991 viene coinvolta,  senza esito,  in un  processo  per
    sequestro di persona.










    Senza Tregua.

    Milano 1975 - 1978.
    "Senza  Tregua"  nasce  come  giornale  dell'autonomia  milanese.   In
    particolare,  esso viene promosso dai comitati  operai  di  Sesto  San
    Giovanni,  dai comitati operai della Magneti Marelli e della Telettra,
    oltre che da militanti provenienti da Lotta Continua.
    Sottotitolo: Giornale degli operai e dei proletari comunisti.
    Sovratitolo: Chiamiamo comunismo il movimento reale  che  distrugge  e
    supera lo stato presente delle cose.
    Nel numero di marzo 1977,  tra l'altro si legge: Questo  il momento,
    compagni, per dimostrare in che modo i comitati, i collettivi autonomi
    possono funzionare da embrionali centri di potere: rompendo la tregua,
    organizzando le lotte sui bisogni materiali,  garantendo con la  forza
    gli  obiettivi che ci si d,  assicurando l'autodifesa militante dagli
    attacchi criminali delle bande dello stato. Per questo, compagni,  non
    ci riconosciamo nella cosiddetta "area dell'autonomia",  per come essa
    oggi  (particolarmente a Torino) ma in quella rete molto pi ampia di
    avanguardie, di organismi, di realt politiche che attraverso processi
    ancora contraddittori sta per rapidamente  maturando.  L'autonomia  
    una  camicia troppo stretta.  Noi ci assumiamo tutta la responsabilit
    politica di aprire nel movimento il dibattito  politico  sulla  guerra
    civile,  che ci pare l'inevitabile sviluppo dell'attuale situazione di
    classe; d'altra parte il nemico ha gi organizzato alcuni suoi reparti
    su questa prospettiva.
    Alcuni suoi redattori sono stati  inquisiti  nel  procedimento  penale
    contro Prima Linea numero 423/77 del tribunale penale di Torino.
    Nel 1976,  fogli volanti di Senza Tregua sono editati anche a Firenze,
    a Napoli ed a Bergamo.


    Bibliografia su Senza Tregua.

    Corrado Staiano,  "Il Sovversivo.  L'Italia nichilista",  Torino 1992,
    Einaudi.









    Corrispondenza internazionale.

    Roma 1975 - 1980
    Rivista periodica di documentazione politica marxista-leninista.
    Il  primo  numero  esce a Roma nel 1975 per iniziativa di militanti ed
    intellettuali impegnati politicamente.
    Per aver  pubblicato,  nel  1980,  il  numero  speciale  "L'Ape  e  il
    comunista",  scritto  dal  Collettivo  dei Prigionieri comunisti delle
    Brigate  Rosse,  quattro  suoi  redattori  sono  stati  inquisiti  con
    l'imputazione di banda armata.












    Senza Galere.

    Torino, Roma, Genova 1977 - 1978.
    Giornale di controinformazione sul carcere e sulla repressione.
    Sono  usciti  tre  numeri tra la met del 1977 e la fine del 1978.  Un
    quarto numero  stato stampato nel febbraio-marzo del 1979 a  cura  di
    Carcere Informazione.
    Alcuni  suoi  redattori  sono  stati  inquisiti  per  banda armata nel
    processo contro i Proletari Armati per il Comunismo.


    Bibliografia su Senza Galere.

    Redazione di Senza Galere, "La centralit del carcere imperialista sul
    territorio", in: "Controinformazione", 13-14, Milano 1979.







    Metropoli.

    Roma 1979 - 1981.
    Periodico nato a Roma per iniziativa,  tra altri,  di ex militanti del
    disciolto Potere Operaio.
    Dopo il 1979 tutti i suoi redattori vengono inquisiti per banda armata
    in  vari  procedimenti  contro i Comitati Comunisti Rivoluzionari o le
    Brigate Rosse.
    "Metropoli" chiude le pubblicazioni nel 1981 con il numero 7.













    Il Bollettino.

    Milano 1981 - in attivit.
    Sottotitolo:  A  cura  del  Coordinamento  dei  Comitati   contro   la
    repressione.
    Questo  periodico  raccoglie  principalmente documenti dei prigionieri
    politici ed informazioni sul loro trattamento carcerario.
    Alcuni suoi redattori sono stati inquisiti per associazione sovversiva
    nel 1985 e nel 1986,  anche in relazione  alle  Brigate  Rosse-Partito
    Comunista Combattente.












    Hyperion.

    Scuola  di  lingue  fondata  a  Parigi  da alcuni cittadini italiani e
    francesi a met degli anni '70.
    Essa  stata chiamata in causa nel procedimento 298/81A del  Tribunale
    Penale  di  Venezia  che  ha  per  oggetto,  tra  l'altro,  i rapporti
    internazionali delle Brigate Rosse.
    Secondo  accuse  mai  verificate  alcuni   insegnanti   dell'Hyperion,
    aderenti  nel  1969  al  gruppo  extraparlamentare milanese Collettivo
    Politico Metropolitano e,  tra  il  1969  e  il  1970,  alla  Sinistra
    Proletaria,   avrebbero   costituito,   nei   primi   anni   '70,   un
    raggruppamento  clandestino,   dagli  incerti  contorni  e  propositi,
    genericamente definito "Superclan".
    Nel 1982,  alcune illazioni dell'allora segretario del P.S.I., Bettino
    Craxi,  su un presunto "Grande Vecchio" che dall'ombra avrebbe  tirato
    le  fila della lotta armata in Italia,  portano l'Hyperion  -  proprio
    per il passato politico  di  alcuni  suoi  insegnanti    -    sotto  i
    riflettori della grande stampa e dei magistrati inquirenti.
    In  questo  contesto  vengono  arrestate  e  inquisite  alcune persone
    collegate  a  questa  scuola.  Persone  che  successivamente  verranno
    comunque prosciolte.

    Bibliografia sull'Hyperion.

    Documenti  giudiziari  relativi  alle  varie  inchieste  sull'Hyperion
    (Archivio P.M.).
    Renato Curcio, "A viso aperto",  intervista di Mario Scialoja,  Milano
    1993, Mondadori.
    Mario  Moretti,  "Brigate  Rosse.  Una storia italiana",  intervista a
    Carla Mosca e Rossana Rossanda, Milano 1994, Anabasi.














    7 Aprile.

    Il 7 aprile 1979,  in seguito ad una  grande  operazione  di  polizia,
    centinaia   di   militanti   in   qualche  modo  gravitanti  nell'area
    dell'autonomia,  vengono inquisiti e/o arrestati in tutta  Italia.  La
    data   stata assunta dai grandi media per denominare una banda armata
    dai contorni sfuggenti e indefinibili.
    In realt "7  aprile"  non  designa  alcuna  esperienza  organizzativa
    particolare.
    A carico degli inquisiti vengono infatti aperti specifici procedimenti
    penali  per  questa  o  quella banda armata o associazione sovversiva.
    Molti di essi vengono comunque assolti.


    Bibliografia sul 7 aprile.

    Comitato 7 Aprile (a cura di), "Processo all'Autonomia", Viterbo 1979,
    Lerici.
    "Interventi  sul  processo   '7   aprile',   troncone   veneto",   in:
    "Autonomia",   Padova  19-5-79;   "Autonomia",   19,  Padova  14-3-80;
    "Autonomia", 28, Padova 1982; "Autonomia", 30, Padova 1984.
    Giorgio  Bocca,   "Il  caso  7  aprile.   Toni  Negri  e   la   grande
    inquisizione", Milano 1980, Feltrinelli.
    Giampaolo Pansa, "Storie italiane di violenza e terrorismo", Roma-Bari
    1980, Laterza.
    Giovanni  Palombarini,  "7  aprile: il processo e la storia",  Venezia
    1982, Arsenale Coop. Editrice.
    Autori Vari, "Attacco allo stato", Roma 1982, Napoleone.
    Toni Negri, Pipe-line, lettere da Rebibbia, Torino 1983, Einaudi.
    "Memoria difensiva degli imputati veneti del processo '7 aprile'", in:
    "Io ricordo" su Padova e  dintorni,  Padova,  Gennaio  1985  (Archivio
    P.M.).
    Oreste Scalzone, "La difesa impossibile", Bologna 1987, Agalev.
    Franco  Ottaviano,  "La rivoluzione nel labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.









    I militanti deceduti.

    Questa parte presenta capitoli  relativi  agli  eventi  in  cui  hanno
    incontrato   la   morte   quelle   persone   la  cui  militanza  nelle
    organizzazioni  armate  di  sinistra    attribuibile  con   certezza.
    Ricordiamo  in  questo  elenco  anche  alcuni  militanti che,  pur non
    essendo riconducibili all'una o all'altra delle formazioni  menzionate
    sono  tuttavia  morti  in pratiche armate che avevano come riferimento
    l'area  generica  delle  "Organizzazioni  Comuniste   Combattenti"   o
    comunque  formazioni  inquisite per "banda armata" anche se in seguito
    prosciolte.  Perci,  per alcuni di essi,  la sigla a cui rimandiamo 
    O.C.C.
    Riteniamo  corretto inserire in questa parte anche i capitoli per quei
    militanti uccisi dalle organizzazioni armate  di  sinistra  perch  la
    loro   morte    direttamente  collegata  alla  loro  militanza  ed  
    contestualizzata nelle dinamiche interne  al  fenomeno  di  cui  erano
    parte.
    La  scelta  di  considerare  in  questo  elenco  anche  i deceduti per
    malattia o per suicidio,  deriva dalla constatazione che essi stavano,
    in carcere, in esilio o fuori, scontando una pena giudiziaria connessa
    alle  organizzazioni  armate e che dunque la loro morte  in relazione
    al conflitto cui la ricerca fa riferimento.
    Ciascun  capitolo  comprende  i  dati  anagrafici  del  militante,  la
    descrizione  dell'evento  in  cui  muore  ed  eventuali  testimonianze
    dirette su di esso. Nei casi in cui il momento del funerale ha assunto
    una rilevanza sociale  abbiamo  ritenuto  utile  documentarlo,  poich
    fornisce elementi interessanti sul contesto.
    Talvolta  le dinamiche interne dell'evento vengono ricostruite in base
    a documenti testimoniali,  mentre in  alcuni  casi  (valga  per  tutti
    l'esempio  dell'accaduto  in  via  Fracchia  a  Genova dove sono morti
    quattro  militanti  delle  Brigate  Rosse)  non     stato   possibile
    raccogliere   documentazioni   specifiche,   nonostante  le  richieste
    inoltrate alle Procure che,  all'epoca,  avevano aperto  inchieste  su
    quei  fatti.  In ogni caso le testimonianze vengono qui presentate per
    il  loro  valore  di  documento  senza  particolari  accentuazioni  di
    giudizio.
    Nei   casi  in  cui  l'evento  concerne  pi  militanti  vengono  date
    informazioni relative a tutti nel medesimo capitolo.
    Nei capitoli per i deceduti in  carcere  o  suicidi  abbiamo  ritenuto
    utile   presentare  alcuni  antefatti  che  contestualizzano  in  modo
    specifico la vicenda. Con ci non abbiamo tuttavia inteso proporre una
    chiave di lettura univoca e definitiva.
    La bibliografia considera la letteratura prodotta  sull'evento  ed  il
    suo  contesto,  compresi  gli  eventuali  documenti  di organizzazioni
    armate,  ed indica,  quando  possibile,  i riferimenti  per  ci  che
    concerne la biografia sociale e politica della persona.
    Oltre alle tabelle presentate nella sezione relativa ai dati generali,
    proponiamo,  qui  di seguito,  alcuni dati socio-statistici essenziali
    per consentire uno sguardo d'insieme sulla  collocazione  sociale  dei
    militanti morti.
















    Dati socio-statistici.

    Distribuzione  dei  militanti  deceduti,  suddivisi  per  tipologia di
    evento nella quale hanno incontrato la morte.

    Uccisi dalle forze dell'ordine o da agenti privati: 36 (52,9%)
    Per incidenti durante la preparazione di attentati: 10 (14,7%)
    Suicidi scontando la pena in carcere o fuori: 9 (13,2%)
    Morti di malattia scontando la pena in carcere o fuori: 6 (8,8%)
    Uccisi dalle organizzazioni armate di sinistra: 4 (5,9%)
    Morti di malattia in esilio: 2 (2,9%)
    Uccisi da altri in carcere: 1 (1,5%)
    Totale: 68 (99,9%)


    Distribuzione,   per  sesso  di   appartenenza,   dei   militanti   di
    organizzazioni di sinistra deceduti nel periodo preso in esame.

    Maschi: 61 (89,7%)
    Femmine: 7 (10,3%)
    Totale: 68 (100,0%)

    Distribuzione del tasso di scolarit,  al momento della morte,  dei 68
    militanti deceduti.

    Studi Elementari: 5 (7,4%)
    Studi Medi: 18 (26,5%)
    Studi Superiori: 25 (36,8%)
    Studi Universitari: 20 (29,4%)
    Totale: 68 (100,1%)


    Ripartizione per attivit lavorativa dei militanti  di  organizzazioni
    di sinistra deceduti.

    Agricoltori e pastori: 2 (2,9%)
    Artigiani: 4 (5,9%)
    Commercianti: 1 (1,5%)
    Docenti e ricercatori: 2 (2,9%)
    Disoccupati: 2 (2,9%)
    Extralegali: 6 (8,8%)
    Impiegati: 7 (10,3%)
    Insegnanti: 2 (2,9%)
    Operai: 16 (23,5%)
    Precari: 2 (2,9%)
    Professionisti: 7 (10,3%)
    Servizi: 2 (2,9%)
    Studenti: 12 (17,7%)
    Tecnici
                : 3 (4,4%)
    Totale: 68 (99,8%)


    Classi di et, al momento della morte, dei militanti deceduti.

    meno di 20: 4 (5,9%)
    21 - 25: 23 (33,8%)
    26 - 30: 22 (32,4%)
    31 - 35: 6 (8,8%)
    36 - 40: 4 (5,9%)
    41 - 45: 1 (1,5%)
    46 - 50: 5 (7,4%)
    pi di 51: 3 (4,4%)
    Totale: 68 (100,1%)



    Elenco alfabetico dei militanti deceduti.

    Walter Alasia.
    Edoardo Arnaldi.
    Barbara Azzaroni.
    Laura Bartolini.
    Francesco Berardi.
    Maria Antonietta Berna.
    Dario Bertagna.
    Lorenzo Betassa.
    Maurizio Biscaro.
    Giovanni Mario Bitti.
    Lorenzo Bortoli.
    Alberto Buonoconto.
    Matteo Caggegi.
    Margherita Cagol Curcio.
    Roberto Capone.
    Claudio Carbone.
    Umberto Catabiani.
    Salvatore Cinieri.
    Alberto Del Santo.
    Manfredi De Stefano.
    Lucio Di Giacomo.
    Attilio Di Napoli.
    Ennio Di Rocco.
    Riccardo Dura.
    Ermanno Faggiani.
    Gianfranco Faina.
    Giangiacomo Feltrinelli.
    Stefano Ferrari.
    Arnaldo Fausto Genoino.
    Nicola Giancola.
    Francesco Giuri.
    Angelo Graziani.
    Pietro Maria Greco.
    Antonio Gustini.
    Gino Liverani.
    Antonio Lo Muscio.
    Annamaria Ludman.
    Annamaria Mantini.
    Luca Mantini.
    Francesco Masala.
    Luigi Mascagni.
    Wilma Monaco.
    Claudio Pallone.
    Marino Pallotto.
    Piero Panciarelli.
    Roberto Pautasso.
    Roberto Peci.
    Fabrizio Pelli.
    Walter Pezzoli.
    Aldo Marin Pinones.
    Rocco Polimeni.
    Carlo Pulcini.
    Roberto Rigobello.
    Ciro Rizzato.
    Giuseppe Romeo.
    Mario Salvi.
    Rocco Sardone.
    Gaetano Sava.
    Roberto Serafini.
    Paolo Sivieri.
    Giorgio Soldati.
    Sergio Spazzali.
    Giovanni Taras.
    Romano Tognini (Valerio).
    Bruno Valli.
    Giuseppe Vitaliano Principe.
    William Waccher.
    Martino Zichittella.


















    Giangiacomo Feltrinelli - Osvaldo.

    15 marzo 1972.
    Localit Cascina Nuova, Segrate, Milano.
    Ai piedi del traliccio dell'alta tensione numero 71,  all'alba,  viene
    rinvenuto il corpo di un uomo dilaniato da una carica esplosiva. Dalla
    carta  d'identit  che  porta  con  s,   risulta  chiamarsi  Vincenzo
    Maggioni.  Ventiquattr'ore  dopo il rinvenimento,  gli inquirenti sono
    per in grado di stabilire che si tratta di  Giangiacomo  Feltrinelli,
    militante dei Gruppi d'Azione Partigiani.
    Un'accurata  ricerca  condotta  da Antonio Bellavita,  direttore della
    rivista   "Controinformazione",    ha    permesso    di    ricostruire
    perfettamente, sulla base della testimonianza diretta di "Gunther",  -
    militante   dei   GAP   che  ha  partecipato  all'azione  la  dinamica
    dell'evento in cui  morto Giangiacomo Feltrinelli.
    L'11 ottobre 1974,  in un appartamento delle Brigate Rosse a  Robbiano
    di  Mediglia  (Milano),  viene  ritrovata  anche  la  registrazione su
    nastro, in cui "Gunther" racconta esattamente l'accaduto.  Nel nastro,
    Giangiacomo  Feltrinelli    chiamato  "Osvaldo" e i suoi due compagni
    vengono indicati come "il  primo"  e  "il  secondo".  Questi  i  brani
    salienti della trascrizione, relativi all'evento:
    Vanno...  salgono  sulla loro macchina.  vanno verso il luogo fissato
    dall'appuntamento. L parcheggiano l'automobile, scendono e si mettono
    a passeggiare; poco dopo sul luogo fissato dell'appuntamento,  che era
    vicino al Cinema Vox,  poco dopo vedono il pulmino parcheggiato pi in
    l e Osvaldo che aspetta.
    Salgono sul pulmino con Osvaldo e si dirigono verso Segrate.
    Il... il...  luogo dove si dirigevano non era loro noto,  ma era noto,
    sin dal sabato precedente, l'obiettivo. Cio l'obiettivo della serata.
    Infatti  ne  discussero  con  lui  sabato  stesso in presenza di altri
    compagni.
    A loro quindi era noto cosa andavano a fare,  ma non dove  andavano  a
    farlo. (...)
    Ma  torniamo  al  traliccio,  verso  le  7,30 circa,  grosso modo,  si
    incontrano con Osvaldo e salgono sul pulmino e partono. (...)
    Arrivano sul posto e portano il pulmino vicino al campo  distante  dal
    traliccio circa qualche centinaio,  dicono 500 metri; l lo fermarono,
    scendono  dal  pulmino  e  Osvaldo  entra  nel  pulmino  dalla   parte
    posteriore,  cio  all'interno,  e  dice agli altri di aspettare.  Sta
    dentro un 10 minuti circa. Grosso modo sono arrivati sul posto intorno
    alle 8,20 pi o meno. (...)
    Scaricano tutti gli oggetti dal pulmino e vanno verso il traliccio, il
    tempo  umido, pioviggina un poco o  umido. (...)
    Giunti sul posto portano,  a  quanto  pare,  il  materiale  del...  di
    entrambi... o del primo o di entrambi i tralicci, questo non  chiaro.
    Comunque  giunti  sul  posto  iniziano  il  lavoro.  I due si occupano
    dell'agganciamento dei  candelotti  di  dinamite  a  pacchetti  di  8,
    sembra,   attorno   al  primo  pilastro.   Questi  candelotti  vengono
    schiacciati all'interno del pilastro,  compressi con delle  tavole  di
    legno e legati con del filo di ferro.
    Da  questo  pacchetto di candelotti,  esce un filo gi preparato,  che
    viene appeso ad uno dei tiranti del traliccio.  A questo punto  sembra
    che  Osvaldo  si  renda  conto  che  i  fili  di  collegamento ai cavi
    elettrici sono troppo corti,  s'incazza,  bestemmia,  decide di  usare
    tutto il materiale dei 2 tralicci programmati per farne uno solo, e di
    fare  una  cosa  grande.  Va  quindi verso il pulmino,  porta tutto il
    materiale del traliccio... del secondo traliccio.
    Il programma  quello di mettere cariche ovunque; in pratica le 3 o le
    4  -  non   chiaro    -    cariche  del  primo  traliccio  dovrebbero
    venire... dovrebbero essere applicate alle zampe del traliccio stesso.
    Le altre 3 o 4 cariche del secondo traliccio progettano,  su consiglio
    del primo dei due accompagnatori,  di attaccarle ai tiranti superiori,
    cio  alla...  alla...  ai longaroni della piattaforma orizzontale che
    dista da terra circa 2 metri e mezzo.
    Si accingono a questo lavoro.  Osvaldo,  sempre su consiglio del primo
    decide  che  la  cosa  migliore  da  fare  quella di andare in alto e
    applicare l,  subito,  tutti i congegni.  Va quindi verso l'alto,  il
    lavoro   difficoltoso,  bisogna scalare il traliccio.  Osvaldo quindi
    sale  sul  traliccio  e  si  mette  al  centro  della.  del  longarone
    orizzontale,  per passare il materiale. Il primo consiglia di fare una
    scala, una catena cio per passare i materiali.
    Osvaldo si trova in alto,  appollaiato con le gambe  all'interno,  che
    penzolano all'interno del traliccio,  la schiena all'esterno,  seduto.
    Il primo resta per terra quasi sotto Osvaldo,  a distanza di  3  metri
    circa,  tutti i sacchetti sono disposti per terra, il secondo si mette
    a met strada dai due sul  traliccio,  cio  un  braccio,  il  braccio
    destro,   attorno al.  pilastro portante destro. I piedi sono sul. ai
    longheroni e sui tiranti inferiori,  l'altro  braccio    libero,  gli
    serve per prendere materiale e passarlo a Osvaldo.
    Il...  il pilastro gi minato  quello di sinistra,  quindi Osvaldo si
    trova in alto, con le gambe all'interno, penzoloni, seduto; il secondo
    si trova in terra,  il terzo...  il primo cio si trova a met  strada
    tra Osvaldo e il secondo, in piedi sul traliccio con il braccio destro
    intorno al.  pilastro portante destro,  saldamente agganciato a questo
    pilastro.
    Passano allora per primo i candelotti,  poi la pila,  poi  l'orologio;
    ricevuto  il  primo  orologio sentono Osvaldo imprecare,  l'orologio 
    rotto, non  funzionante.
    Sembra che si sia staccato.  staccata la saldatura posteriore,  quella
    sulla cassa o qualcosa del genere.  Comunque l'orologio non  in buone
    condizioni, Osvaldo impreca, getta a terra sotto di s l'orologio dove
    verr probabilmente trovato.  Si fa passare il  secondo  orologio,  il
    secondo  cerca  il secondo orologio nel cassetto dove erano contenuti,
    lo passa al primo che lo passa a  Osvaldo.  Poi  il  secondo  compagno
    volta  le  spalle a Osvaldo,  si mette cio di spalle al traliccio,  e
    accucciato per terra sulla punta dei piedi,  guarda in  lontananza  le
    luci  in  fondo,  per  vedere se qualcuno si avvicina,  se qualcosa si
    muove.
    Il primo passa l'orologio ad Osvaldo;  all'inizio Osvaldo aveva  il...
    candelotti  di  dinamite,  della  carica  che serviva a far saltare il
    longarone centrale; in mezzo alle gambe, tra le due gambe strette. Poi
    la  posizione  scomoda  lo  fa  muovere,  si  trova  impacciato  nella
    posizione,  impreca,  allora si muove, sposta i candelotti all'esterno
    non pi tra le due gambe.  Si suppone  probabilmente  sotto  la  prima
    gamba, cio la gamba sinistra.
    E'  in questa posizione seduto con i candelotti sotto la gamba in modo
    che li tiene fermi che dovrebbe...  che sembra che prepari  l'innesto,
    cio il congegno di scoppio.
    Tutto il progetto era quello di preparare il congegno, sistemarli, poi
    agganciare i candelotti al tutto, far pendere i fili e agganciare alla
    fine il tutto assieme agli altri posti sui piloni.
    Il...    in  questo  momento  che  il  primo,  quello a mezz'aria sul
    traliccio,  sente uno scoppio fortissimo,  uno  scoppio  secco,  viene
    investito dall'esplosione, ma si aggrappa fortemente con il braccio al
    pilastro,   il   braccio   destro,   sente   un  forte  dolore  sulla.
    nell'orecchio sinistro,  cade per terra,  o almeno si cala per  terra,
    guarda  verso  l'alto ma non vede nulla,  guarda verso il basso e vede
    Osvaldo a terra, rantolante,  la sua impressione immediata  che abbia
    perso entrambe le gambe.
    Si  scuote,  va  dall'altro.  L'altro  si  sente investire da un forte
    colpo, ha un dolore forte alla gamba, pi che un dolore un colpo caldo
    alla coscia destra, viene buttato per terra dal colpo.
    L'altro va da lui immediatamente e gli  dice:  "Osvaldo.  Osvaldo  non
    c',    scoppiato".  L'altro guarda in alto e non vede nulla,  guarda
    verso la posizione dove c'era Osvaldo e non lo vede, allora guarda per
    terra, e vede Osvaldo.
    Il problema delle gambe,  uno dice: "Ha perso entrambe le gambe",  poi
    gli  sembra  di ricordare che una delle gambe,  la gamba destra,  si 
    rovesciata sotto il corpo cio in posizione che vedr dopo.  La  gamba
    sinistra  non  c',   troncata: il secondo ricorda il particolare del
    braccio,  il braccio destro di Osvaldo rattrappito sul  petto  con  la
    mano  rivolta  all'esterno.  Non  riescono a capire esattamente cosa 
    successo e come, i due terrorizzati scappano,  il primo...  il secondo
    cio urla,  il primo lo richiama,  sente un forte dolore all'orecchio,
    non  sente  pi  nulla,   ha  l'occhio  gonfio,   investito  dall'onda
    dell'esplosione.  Poi  lo  richiama,  fanno  pochi metri,  circa 10-15
    metri,  poi ritornano indietro,  Osvaldo sta  rantolando,  ancora  per
    pochi  minuti,  poi  ha un ultimo rantolo forte e non sente pi nulla.
    (...)
    L'esplosione avviene verso le 9 meno 10, 9 meno 5, 9 meno 5 circa, pi
    tardi che prima. Questo particolare viene notato dal primo che ricorda
    di aver guardato l'orologio perch aveva promesso di tornare verso  le
    8  e mezza a casa,  si accorge che le 8 e mezza erano gi passate ed 
    in quell'attimo,  quando vede l'orologio che segna circa le nove,  che
    sente l'esplosione.

    Giangiacomo  Feltrinelli,  nato  a  Milano,  il 19 giugno 1926,  studi
    universitari, editore.


    Bibliografia.

    Giangiacomo Feltrinelli,  "Italia 1968: guerriglia  politica.  Tesi  e
    proposte per una avanguardia comunista",  Milano 1968,  Edizioni della
    libreria.
    Giangiacomo  Feltrinelli,  "In  Italia  come  in  Vietnam",   in:  "La
    Sinistra", 8, Anno 3 , Roma 1968.
    Giangiacomo Feltrinelli, "Persiste la minaccia di un colpo di stato in
    Italia", Milano 1968, Edizioni della libreria.
    Giangiacomo  Feltrinelli,  "Estate  1969,  Luglio 1969",  Milano 1969,
    Edizioni della libreria.
    Giangiacomo Feltrinelli,  "La  moda  dell'antisovietismo",  in:  "Voce
    Comunista", 2, Milano 1970.
    Giangiacomo Feltrinelli,  "Contro l'imperialismo e la coalizione delle
    destre", Milano 1970, Edizioni della libreria.
    Giangiacomo Feltrinelli, "Lotta di classe o guerra di classe",  Milano
    1971, Edizioni della libreria.
    Anonimo,   "Un   rivoluzionario    caduto:  Giangiacomo  Feltrinelli,
    militante dei GAP", in: "Potere Operaio del luned" 26-3-72.
    'Gunther', "Testimonianza integrale sull'evento", senza luogo n data,
    in: Guido Viola, "Requisitoria Feltrinelli", Verona 1975, Bertani.
    Vincenzo Tessandori,  "B.R.  Imputazione:  banda  armata.  Cronache  e
    documenti delle Brigate Rosse", Milano 1977, Garzanti.
    Henner  Hess,  "La  rivolta  ambigua.  Storia  sociale  del terrorismo
    italiano", Firenze 1991, Sansoni.
    Michele Brambilla,  "L'eskimo in redazione.  Quando le  Brigate  Rosse
    erano 'sedicenti'", Milano 1991, Ares.
    C.  Schaerf,  G.  De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci, F. Bellucci, S.
    Argentini,  "Venti anni di violenza politica in  Italia",  Roma  1992,
    Ricerca Isodarco.
    Franco  Ottaviano,  "La rivoluzione nel labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.
    Per Giangiacomo Feltrinelli vedi anche Bibliografia sui GAP.















    Luca Mantini.
    Giuseppe Romeo - Sergio.

    29 ottobre 1974.
    Piazza Alberti, Firenze.
    Cinque militanti dei Nuclei Armati Proletari,  dopo aver effettuato un
    esproprio  ad un'agenzia della Cassa di Risparmio,  vengono affrontati
    da un'auto civetta dei carabinieri.
    Nello scontro a fuoco Luca Mantini e Sergio Romeo rimangono uccisi. In
    serata, con una telefonata all'Ansa,  l'organizzazione fa ritrovare un
    comunicato in cui si legge:
    La  mattina  del  29  ottobre  a Firenze cinque militanti sono caduti
    nella premeditata imboscata tesa  loro  dai  carabinieri.  I  compagni
    fucilati  in  piazza  Alberti  erano  militanti dei Nap e come tali li
    rivendichiamo.    Lo   scopo   dell'operazione:   un   esproprio   per
    autofinanziamento.  Le  loro  vite  sono state stroncate a raffiche di
    mitra. Due compagni sono morti; due, uno dei quali in modo grave, sono
    rimasti feriti,  mentre uno  riuscito a fuggire ed    ora  in  luogo
    sicuro.
    Il  31  ottobre 1974,  sui muri di Firenze compaiono manifesti firmati
    Autonomia proletaria    -    Collettivo  autonomo  di  Santa  Croce  e
    Collettivo Jackson. Sono scritti a mano. Annunciano che il funerale di
    Luca Mantini,  "proletario rivoluzionario, militante comunista" ucciso
    in un conflitto a fuoco con i carabinieri la mattina del  29  ottobre,
    avr inizio dall'ospedale di Careggi alle 14,30. Al corteo partecipano
    centinaia di persone.
    Testimonianze  raccolte  a Firenze dicono che la morte di Luca Mantini
    ha un effetto traumatizzante tra  quanti  lo  conoscono  da  vicino  e
    soprattutto  tra  i  giovani sottoproletari.  Uno di essi,  appresa la
    notizia, tenta il suicidio gettandosi nell'Arno.
    La morte di Luca Mantini rappresenta,  all'epoca dei fatti,  un trauma
    non  soltanto  sul piano dei rapporti umani,  ma anche per le attivit
    politiche dei giovani militanti  della  sinistra  rivoluzionaria  alle
    quali egli contribuiva.
    A  Napoli,  nei giorni successivi alla morte di Giuseppe Romeo vengono
    diffusi volantini senza firma con l'immagine del suo volto e  note  di
    commemorazione.

    Luca Mantini,  nato a Firenze, il 18 ottobre 1946, studi universitari,
    artigiano pittore.
    Giuseppe Romeo,  nato a Aiello del Sabato (Avellino),  il 20  novembre
    1954, studi medi, extralegale.


    Bibliografia.

    La Nazione 30-10-74.
    Senza  autore,  "Volantino  per  Giuseppe Sergio Romeo",  Napoli 1974,
    ciclostilato (Archivio P.M.).
    Autonomia  Operaia,  "In  ricordo  di  Sergio  Romeo",   Napoli  1975,
    ciclostilato (Archivio P.M.).
    "Rosso  contro  la repressione",  15,  Milano 1975 (fotografia di Luca
    Mantini e di Giuseppe Romeo).
    Soccorso  rosso  napoletano  (a  cura  di),  "I  NAP",   Milano  1976,
    Collettivo Editoriale Libri Rossi.
    Alessandro Silj,  "Mai pi senza fucile.  Alle origini dei NAP e delle
    B.R.", Firenze 1977, Vallecchi.
    Franco Ottaviano,  "La rivoluzione nel  labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.







    Bruno Valli.

    9 dicembre 1974.
    Carcere, Modena.
    Bruno  Valli,  militante  di  una  formazione  autonoma,  arrestato in
    seguito alle indagini rivolte a far luce sul conflitto a fuoco in cui,
    il  5  dicembre  1974  ad  Argelato  (Bologna),   perse  la  vita   il
    vicebrigadiere  dei  carabinieri  Andrea  Lombardini,   viene  trovato
    impiccato in una cella del carcere  di  Modena,  dove  era  tenuto  in
    stretto isolamento.
    Sulle  pareti  della  cella  viene  trovata  una  scritta  di  sangue:
    "Vittoria o morte".
    Alcuni  suoi  compagni  hanno  espresso  perplessit  sulla  tesi  del
    suicidio,  non escludendo che egli sia morto per altra causa.  Secondo
    altre testimonianze,  questa scelta sarebbe stata  invece  compatibile
    con l'impostazione rigorosa che lui aveva nelle scelte di vita.
    Durante  la  celebrazione del processo di primo grado (Bologna,  1976)
    cinque imputati presentano due  documenti  che  recano  l'intestazione
    Brigata Bruno Valli.  Questa sigla,  tuttavia,  non avr alcun seguito
    fuori dal processo.

    Bruno Valli,  nato a Rodero (Como),  il 19 dicembre 1948,  studi medi,
    operaio elettricista.


    Bibliografia.

    Il Resto del Carlino 10-12-74.
    Corriere della Sera 10-12-74 (fotografia di Bruno Valli).
    "Bruno Valli.  Un mitra assurdo?",  in: "Rosso contro la repressione",
    15, Milano 1975.
    "Argelato: dalla repressione alla criminalizzazione", in: Autori Vari,
    "Criminalizzazione e Lotta Armata", Milano 1976, Collettivo Editoriale
    Libri Rossi.
    Brigata Bruno Valli,  "Comunicato numero 1 e numero 2",  Bologna  1976
    (Archivio P.M.).
    "Brigata  Bruno  Valli:  diario  di un processo politico",  in: Autori
    Vari, "Processo allo stato", Milano 1977,  Collettivo Editoriale Libri
    Rossi.
    Lettera-testimonianza al Progetto Memoria per Bruno Valli, Milano 1993
    (Archivio P.M.).



    Giuseppe Vitaliano Principe.

    11 marzo 1975.
    Via Consalvo 109, Napoli.
    Giuseppe  Vitaliano  Principe,  militante dei Nuclei Armati Proletari,
    sta preparando un ordigno esplosivo per compiere un  attentato  contro
    la macchina di un militante dell'estrema destra.
    Un errore tecnico provoca l'accidentale esplosione che lo uccide.
    I   Nuclei  Armati  Proletari  diffondono  nei  giorni  successivi  un
    documento intitolato "In ricordo di Vito Principe".

    Giuseppe Vitaliano Principe,  nato a Castellamare di Stabia  (Napoli),
    il 18 marzo 1952, studente universitario.

    Bibliografia.

    Nuclei Armati Proletari,  "In ricordo di Vito Principe", senza luogo e
    senza data,  in: Soccorso Rosso Napoletano  (a  cura  del),  "I  NAP",
    Milano 1976, Collettivo Editoriale Libri Rossi.
    C.  Schaerf,  G.  De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci, F. Bellucci, S.
    Argentini,  "Venti anni di violenza politica in  Italia",  Roma  1992,
    Ricerca Isodarco.
    Giovanni Taras.

    22 maggio 1975.
    Manicomio giudiziario, Aversa, Napoli.
    Giovanni Taras,  militante dei Nuclei Armati Proletari,  rimane ucciso
    dall'esplosione accidentale di un ordigno destinato a distruggere  gli
    altoparlanti e il registratore da lui predisposti per la diffusione di
    un  messaggio,  sui  tetti  dell'Ospedale  psichiatrico giudiziario di
    Aversa.
    Questa azione,  che fa seguito ad altre,  tutte di natura dimostrativa
    -    il  4  ottobre 1974 davanti alle carceri di San Vittore a Milano,
    Rebibbia a Roma e Poggioreale a Napoli    -    viene  rivendicata  dal
    "Nucleo Sergio Romeo".

    Giovanni  Taras,  nato  a  Torino,  il  6  gennaio  1953,  studi medi,
    extralegale.


    Bibliografia.

    Soccorso  Rosso  Napoletano  (a  cura  di),  "I  NAP",   Milano  1976,
    Collettivo Editoriale Libri Rossi.
    C.  Schaerf,  G.  De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci, F. Bellucci, S.
    Argentini,  "Venti anni di violenza politica in  Italia",  Roma  1992,
    Ricerca Isodarco.



















    Margherita Cagol Curcio - Mara.

    5 giugno 1975.
    Cascina Spiotta, Melazzo di Acqui Terme (Alessandria).
    La  mattina  del  5  giugno,  una  FIAT 127 blu con targa militare dei
    carabinieri   -    alla  ricerca  dell'industriale  vinicolo  Vittorio
    Vallarino Gancia,  sequestrato il giorno precedente intorno alle 15,30
    nei pressi della sua villa di Canelli  -  si ferma  per  un  controllo
    alla  cascina  Spiotta  d'Arzello.  All'interno  vi sono due militanti
    delle Brigate Rosse e,  in una stanza  a  piano  terra,  l'industriale
    Gancia.
    Segue  uno  scontro  a  fuoco nel corso del quale rimangono feriti tre
    carabinieri, uno dei quali, l'appuntato Giovanni D'Alfonso, muore l'11
    giugno 1975 all'ospedale di Alessandria.
    Un quarto carabiniere,  illeso,  procede alla  cattura  di  Margherita
    Cagol  che,  lievemente  ferita,  viene  uccisa  mentre  ha le braccia
    alzate.
    Il secondo militante delle  B.R.  presente  alla  cascina  Spiotta  ha
    redatto  un'ampia  e  dettagliata  testimonianza  sulla dinamica degli
    eventi.  La sua relazione viene trovata il 18 gennaio 1976 in una casa
    abitata  da  militanti B.R.,  in via Maderno a Milano.  Questi i brani
    salienti, pubblicati nel 1977 da Vincenzo Tessandori:
    Arrivati alla "B" (la cascina Spiotta)  trovammo  la  "M"  (Mara)  in
    ansia,  in quanto, secondo le sue previsioni, eravamo in ritardo di 20
    minuti e perch aveva sentito  alla  radio  dei  C.C.  dell'auto  124.
    Scaricato "A" (Gancia) e dato che altri lo avevano gi messo nella "G"
    (cella)  andai  subito  al  primo  piano  a  sinistra,  nel  posto  di
    osservazione;  si vedevano bene i movimenti all'incrocio  di  Terzo  e
    pezzi  di  altre  strade  che  portavano sia a Savona che da noi.  Sul
    tavolo di fianco alla finestra c'era una radio che  faceva  un  casino
    del diavolo: era quella dei C.C.  mentre l'altra, quella dei P.S., era
    spenta in quanto inservibile.  (...) Andai nell'altra stanza,  aprii i
    vetri, tenendo chiusa la tapparella e guardai sotto. Mi prese un colpo
    nel  vedere  vicino  alla porta un C.C.  Egli guard su urlando chi ci
    fosse nella casa mentre io, per un attimo incredulo,  restai immobile.
    Corsi  dalla  "M"  che era seduta di fianco alla finestra e l'avvertii
    che c'erano i C.C.  La "M" urlando  che  era  impossibile  corse  alla
    finestra,  l'apr tutta,  si ritir immediatamente dicendomi che erano
    in tre.  Mi chiese da dove potevano essere venuti perch non li  aveva
    visti: forse erano venuti dai campi o da Ovada.
    In quei minuti ci fu un trambusto indescrivibile. Io che caricavo armi
    e  mi  riempivo  le tasche di colpi e di bombe,  la "M" che imprecando
    correva a prendere scartoffie e "ventiquattrore".  Andammo gi per  le
    scale.  Davanti  alla  porta  chiusa  armati  (io  di M1,  pistola e 4
    S.R.C.M.,  da notare che le bombe svizzere le lasciammo su perch  non
    ci sentivamo sicuri di adoperarle;  la "M" borsetta e mitra a tracolla
    e, in mano, valigetta e pistola).  Restammo qualche minuto dietro alla
    porta: la "M" insisteva che bisognava prendere le auto e scappare,  io
    che volevo prendere l'"A".  Accortomi del  casino  che  mi  circondava
    decisi di verificare, aprendo la porta, dove e come fossero disposti i
    carabinieri. Tolsi la sicura alla S.R.C.M. e mi affacciai. Messa fuori
    la testa,  vidi sulla mia sinistra,  all'angolo della casa un C.C.  Mi
    invit ad uscire e cercai di prendere tempo per  vedere  dove  fossero
    gli altri.  Il mio temporeggiare fece s che altri due C.C.  uscissero
    dall'angolo e si mettessero allo  scoperto.  Dissi  a  "M"  che  avrei
    tirato  le  bombe e ci saremmo coperti la fuga con M1 e l'altro mitra,
    che tutti e tre loro si trovavano allo scoperto: infatti noi credevamo
    che fossero solamente in tre.  A un ennesimo invito ad uscire e  a  un
    altro mio che venissero loro, tirai la S.R.C.M.: sentii un gran botto,
    vidi  un  fuggi  fuggi  dei  C.C.,  tra urla e pianti.  Uscii di corsa
    seguito dalla "M",  tirai una S.R.C.M.  a  caso;  mentre  stavamo  per
    entrare  nel  primo  porticato  sentimmo colpi alle spalle e urla.  Mi
    voltai e vidi un C.C.  che correva,  la "M" url di sparare.  Tirai il
    primo colpo col M1 ma non usc il bossolo e l'arma s'incepp.  Tirammo
    tutti e due con le pistole e ancora quando lo vedemmo disteso  la  "M"
    gli  tir  ancora.  La "M" mi url di prendere la macchina e scappare.
    (...)
    Il  C.C.  urlava.  Per  primo  gli  dissi  di  non  sparare,   che  ci
    arrendevamo.  Sotto tiro ci ordin di alzare le braccia sul capo. Feci
    presente alla "M" che mi restavano in tasca due S.R.C.M.  e che appena
    il  C.C.  si  fosse  distratto  lo  avrei centrato,  dissi che dopo ci
    sganciavamo  subito  e  che  se  andava  male  correvamo   nel   bosco
    sottostante.   Mi  rispose  affermativamente  dicendomi  che  dovevamo
    pensare a scappare. Presi dalla tasca una S.R.C.M.  e tolsi la sicura.
    Mentre  il C.C.,  chiamando gli altri,  si avvicinava a quello disteso
    voltandoci le spalle, decisi di tirarla. Mentre la tiravo, vidi che si
    voltava,  si accorse del pericolo e non so se si  butt  a  terra,  si
    sent  un  botto e il C.C.  tutto pallido ancora in piedi.  Era andata
    male. Urlai a "M" di svignare e correre verso il bosco. Mentre correvo
    zigzagando nel campo  sentii  tre  colpi  intorno  a  me.  Riuscii  ad
    arrivare  al  bosco  e  con  un tuffo mi buttai nella macchia piena di
    spine.  Non riuscendo a  districarmi,  temetti  il  peggio.  Da  sopra
    sentivo  la  "M"  che  urlava  imprecando verso il C.C.  Presi l'altra
    S.R.C.M.  dalla tasca e pensai di  cercare  di  centrare  il  C.C.  Mi
    affacciai  dalla  buca  e vidi la "M" seduta con le braccia alzate che
    imprecava verso il C.C.  Nel vedere la "M"  ancora  seduta  e  la  mia
    impossibilit  di  arrivare  a  tiro decisi di sganciarmi velocemente,
    pensando che i rinforzi sarebbero arrivati a minuti.  Corsi gi per il
    pendio  e  quando  stavo  per  arrivare dall'altra parte della collina
    vicino a un bosco sotto al castello (saranno passati cinque minuti dal
    momento della mia fuga), ho sentito uno, forse due, colpi secchi,  poi
    due raffiche di mitra. Per un attimo ho pensato che fosse stata la "M"
    ad adoperare il suo mitra, poi ebbi un brutto presentimento confermato
    dal modo in cui sparavano nei campi durante le ricerche.
    La  perizia  autoptica  conferma  quanto sostenuto nella testimonianza
    citata.  E cio che,  dopo il conflitto a fuoco,  Margherita  Cagol  
    soltanto  lievemente  ferita  al dorso e all'avambraccio.  E che viene
    uccisa successivamente, da un proiettile che la colpisce nella regione
    sottoascellare, quando le sue braccia sono alzate.
    Il 6 giugno 1975, le B.R. diffondono un volantino di commemorazione di
    Margherita Cagol-"Mara", dirigente della Colonna Torinese.
    La colonna torinese delle B.R. viene dedicata al suo nome.

    Margherita Cagol Curcio,  nata a Sardagna (Trento),  l'8 aprile  1945,
    studi universitari, ricercatrice


    Bibliografia.

    Athos  La  Cavera,  Perizia autoptica su Margherita Cagol alla Procura
    della Repubblica di Acqui Terme, 6-6-75 (Archivio P.M.).
    Massimo Fini,  Claudio Lazzaro,  "Ricostruiamo  attraverso  le  parole
    della sorella di Margherita Cagol, una figura tipica del nostro tempo:
    la ragazza borghese che sposa l'estremismo politico", in: "L'Europeo",
    20-6-75 (intervista a Milena Cagol).
    Soccorso Rosso, "Brigate Rosse", Milano 1976, Feltrinelli.
    Nanni Balestrini, La violenza illustrata, Torino 1976, Einaudi.
    Brigate Rosse,  "Volantino di commemorazione",  senza luogo 1975,  in:
    Alessandro Silj, "Mai pi senza fucile", Firenze 1977, Vallecchi.
    "La morte di Mara" e "Margherita Cagol" in: Vincenzo Tessandori, "B.R.
    Imputazione: banda armata.  Cronache e documenti delle Brigate Rosse",
    Milano 1977, Garzanti.
    Ida Far, Franca Spirito, "Mara e le altre", Milano 1979, Feltrinelli.
    Paolo  Agostini,  "Mara  Cagol.  Una donna nelle prime Brigate rosse",
    Padova 1980, Marsilio.
    Giorgio Bocca, "Noi terroristi", Milano 1985, Garzanti.
    Alberto Franceschini, "Mara Renato e io", Milano 1988, Mondadori.
    Agrippino Costa, "Versoperverso", Lecce 1991, Capone Editore.
    "Un angelo con il mitra.  Indagine sulla ragazza delle  brigate",  in:
    Francesco  Maria  Cecchini,  "In ogni senso.  Clips history",  Perugia
    1992, QuattroVenti.
    Testimonianza al Progetto Memoria  per  Margherita  Cagol,  Roma  1992
    (Archivio P.M.).
    Renato Curcio,  "A viso aperto",  intervista di Mario Scialoja, Milano
    1993, Mondadori.



















    Annamaria Mantini - Luisa.

    8 luglio 1975.
    Via Due Ponti, Roma.
    Annamaria Mantini, militante dei Nuclei Armati Proletari, viene uccisa
    con un colpo di pistola in piena  faccia  sparato  dal  vicebrigadiere
    dell'antiterrorismo  Antonio  Tuzzolino,  mentre  rientra  nel proprio
    appartamento, individuato dalla polizia.
    Secondo la versione ufficiale fornita dalla polizia, Annamaria Mantini
    stava rientrando nell'appartamento,  ignara che all'interno vi fossero
    gli  agenti.  Trovatasi  faccia  a  faccia  con  essi,  avrebbe tirato
    violentemente la porta a s per richiuderla e fuggire.  Ma il  braccio
    del vicebrigadiere Antonio Tuzzolino, accidentalmente, sarebbe rimasto
    incastrato  tra  i due battenti e dalla sua pistola sarebbe partito un
    colpo:  quello  che  ha  raggiunto   Annamaria   Mantini   al   volto,
    uccidendola.
    L'8  luglio  1975  il  magistrato  inquirente  emette  contro  Antonio
    Tuzzolino una comunicazione giudiziaria che non ha alcun seguito.
    Dopo la morte di Annamaria Mantini i NAP distribuiscono un  comunicato
    in cui si legge:
    9 luglio 1975: Ieri in un agguato teso dalla polizia,   stata uccisa
    a freddo la compagna Annamaria.  La volont del potere di chiudere  la
    partita con i compagni che si organizzano clandestinamente,  ha armato
    la mano del killer di turno, che con la precisa coscienza di uccidere,
    ci ha privato di una compagna eccezionale.
    Il 9 febbraio 1976,  alcuni  militanti  dei  NAP,  a  Roma,  feriscono
    intenzionalmente  Antonio  Tuzzolino,  che  resta,  a  causa di questo
    attentato, paralizzato agli arti inferiori.

    Annamaria  Mantini,  nata  a  Fiesole  (Firenze),  l'11  aprile  1953,
    studentessa universitaria.


    Bibliografia.

    Polizia   Scientifica,   "Relazione  sul  rinvenimento  del  corpo  di
    Annamaria Mantini", Roma 8-7-75 (Archivio P.M.).
    Il Messaggero 9-7-75 (fotografia di Annamaria Mantini).
    Nuclei Armati Proletari,  "Comunicato",  in: Soccorso rosso napoletano
    (a cura del), "I NAP", Milano 1976, Collettivo Editoriale Libri Rossi.
    "Hanno ammazzato Anna Maria",  in: Autori Vari, "Processo allo stato",
    Quaderni  d'informazione  politica,   2,   Milano   1977,   Collettivo
    Editoriale Libri Rossi.
    Alessandro Silj,  "Mai pi senza fucile.  Alle origini dei NAP e delle
    B.R.", Firenze 1977, Vallecchi.
    Ida Far, Franca Spirito, "Mara e le altre", Milano 1979, Feltrinelli.
    C. Schaerf, G. De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci,  F.  Bellucci,  S.
    Argentini,  "Venti  anni  di violenza politica in Italia",  Roma 1992,
    Ricerca Isodarco.

















    Mario Salvi.

    7 aprile 1976.
    Roma.
    Mario Salvi viene ucciso con un colpo di pistola alla nuca,  dopo aver
    lanciato  alcuni  ordigni  incendiari  contro  un portone laterale del
    Ministero di Grazia e Giustizia,  dall'agente carcerario  in  borghese
    Domenico Velluto.
    L'8 aprile 1976,  i Comitati Autonomi Operai di Roma, nel corso di una
    manifestazione di protesta,  diffondono un documento  sulla  morte  di
    Mario Salvi in cui,  tra l'altro,  si legge: L'agente Antonio Velluto
    con la pistola in pugno ha percorso centinaia di metri lungo le strade
    che portano a Campo de' Fiori,  alla ricerca  di  una  vittima  a  cui
    sparare  a freddo con tutta calma.  Infatti quando Velluto ha sparato,
    nessuno stava scappando: il nostro compagno   stato  freddato  mentre
    camminava..
    Il  15  aprile  1976  l'agente  Velluto  viene  arrestato per omicidio
    preterintenzionale.  Il 7 luglio il tribunale  lo  assolve  "per  aver
    fatto uso legittimo delle armi".
    In  via degli Specchi,  nel quartiere di Campo de' Fiori,  all'altezza
    del numero civico 15  affissa una lapide di commemorazione :
    Qui  caduto Mario Salvi comunista rivoluzionario di 21  anni  ucciso
    dal piombo di stato mentre manifestava il suo odio di classe contro la
    giustizia borghese. Il suo ricordo vive nelle lotte degli sfruttati. 7
    settembre 1977.

    Mario Salvi, nato a Roma, il 20 luglio 1955, studente.


    Bibliografia.

    Il Messaggero 8-4-76.
    Il Messaggero 9-4-76.
    Quaderni   d'informazione  politica,   1,   Milano  1976,   Collettivo
    Editoriale Libri Rossi.
    Comitati Autonomi Operai di Roma (a  cura  di),  "Autonomia  Operaia",
    Roma 1979, Savelli.
    C.  Schaerf,  G.  De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci, F. Bellucci, S.
    Argentini,  "Venti anni di violenza politica in  Italia",  Roma  1992,
    Ricerca Isodarco.
    Franco  Ottaviano,  "La rivoluzione nel labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.


    Martino Zichittella.

    14 dicembre 1976.
    Roma.
    Martino Zichittella, militante dei Nuclei Armati Proletari,  muore nel
    corso dell'attentato contro il capo dei Servizi di Sicurezza di Roma e
    del Lazio, Alfonso Noce. Nel conflitto a fuoco muore anche l'agente di
    polizia  Prisco  Palumbo,  autista,  mentre  Noce  ed  un altro agente
    rimangono feriti.
    Al  processo  di  Napoli  contro  i  NAP,   gli  imputati  rivendicano
    l'attentato  con  un comunicato in cui tra l'altro si legge: L'azione
    dal punto di vista militare    fallita  per  alcuni  errori  tecnico-
    militari  fatti  dai compagni che hanno condotto l'operazione.  Questi
    errori sono stati pagati con il fallimento dell'azione stessa e con la
    perdita del compagno combattente Martino Zichittella.

    Martino  Zichitella,  nato  a  Marsala,  il  26  aprile  1936,   studi
    elementari, extralegale.




    Bibliografia.

    Il Messaggero 15-12-76.
    Nuclei  Armati  Proletari,   "Onore  al  compagno  Zicchittella",  in:
    Processo allo stato numero 2, Milano 1977, Collettivo Editoriale Libri
    Rossi.
    Autori Vari,  "Processo alla rivoluzione.  La parola ai  NAP",  Milano
    1978, Collettivo Editoriale Libri Rossi.
    C.  Schaerf,  G.  De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci, F. Bellucci, S.
    Argentini,  "Venti anni di violenza politica in  Italia",  Roma  1992,
    Ricerca Isodarco.











    Walter Alasia - Luca.

    15 dicembre 1976.
    Via Leopardi 121, Sesto S. Giovanni, Milano.
    La  notte  tra  il  14  e  il  15  dicembre  Walter Alasia,  militante
    clandestino delle Brigate Rosse, si reca a trovare la madre. Ha con s
    materiale dell'organizzazione. Rimane a dormire da lei, nella casa dei
    genitori, dove la polizia si reca per una perquisizione.  Il conflitto
    a  fuoco  inizia  nell'appartamento.   Due  funzionari  della  polizia
    rimangono uccisi.
    Walter Alasia cerca di fuggire da una finestra ma viene individuato e,
    come si legge nel libro di Giorgio Manzini: Colpito alle gambe  cade,
    resta  raggomitolato  sulla  ghiaia.  C' concitazione in cortile,  si
    sente gridare, alcune finestre si illuminano. Passa qualche minuto, si
    avvicina la sirena di un'autombulanza. Esplodono gli ultimi colpi... 
    un solo proiettile che uccide Walter Alasia..
    Al suo funerale,  partecipato da un centinaio di persone,  il Comitato
    Operaio  Magneti  Marelli,  diffonde  un  volantino  e  alcuni giovani
    salutano col pugno chiuso.
    La colonna milanese delle Brigate Rosse viene dedicata al suo nome.

    Walter Alasia, nato a Milano,  il 12 settembre 1956,  studi superiori,
    lavoro precario.


    Bibliografia.

    Il  Giornale Nuovo 16-12-76,  Il Giorno 16-12-76 (fotografie di Walter
    Alasia).
    Corriere della sera 16-12-76 (intervista al padre di Walter Alasia).
    Comitato  Operaio  Magneti  Marelli,  "Volantino",  Milano  1976,  in:
    Corriere della Sera 18-12-76.
    Il Giornale Nuovo 18-12-76.
    Giorgio  Manzini,  "Indagine  su un Brigatista rosso",  Torino,  1978,
    Einaudi.
    Testimonianza sulla biografia di Walter Alasia,  in: Atti del processo
    Numero R.G.  44/83,  Corte d'Assise di Milano,  1984; "Il Bollettino",
    13, Milano 1984 (Archivio P.M.).
    C. Schaerf, G. De Lutiis, F.  Carlucci,  F.  Bellucci,  S.  Argentini,
    "Venti  anni  di  violenza  politica  in Italia",  Roma 1992,  Ricerca
    Isodarco.
    Renato Curcio, "A viso aperto",  intervista di Mario Scialoja,  Milano
    1993, Mondadori.
    L'Unit 22-3-94 (intervista al padre di Walter Alasia).
    Giorgio  Manzini,  "Indagine  su  un  Brigatista  rosso",  Roma  1994,
    Edizione fuori commercio allegata a L'Unit 23-3-94.




















    Antonio Lo Muscio - Silvio.

    1 luglio 1977.
    Scalinata della chiesa di San Pietro in Vincoli,  Piazza  Santa  Maria
    del Carmine, Roma.
    Antonio Lo Muscio,  militante clandestino dei Nuclei Armati Proletari,
    viene sorpreso dai carabinieri  mentre    seduto  sui  gradini  della
    chiesa  e  sta  mangiando qualcosa in compagnia di altre due militanti
    dell'organizzazione.
    Tenta la fuga,  disarmato ma viene raggiunto da una raffica di mitra.
    Gi a terra, ferito, viene finito con un colpo di pistola alla nuca.
    Le due militanti che sono con lui vengono ferite ed arrestate.
    Il 4 luglio 1977, con una telefonata a L'Unit, i NAP, fanno ritrovare
    a piazza Ippolito  Nievo,  a  Roma,  un  comunicato  commemorativo  di
    Antonio Lo Muscio, dirigente politico-militare dei NAP.
    In  un'intervista  dell'estate  1977,  la sorella di Lo Muscio ricorda
    cos l'evento luttuoso:
    Il giorno 1 luglio apprendo una tremenda notizia: in  San  Pietro  in
    Vincoli,  a Roma,  stato ammazzato mio fratello Antonio da due agenti
    dei carabinieri.  Solo in un secondo momento ho saputo che fanno parte
    di una squadra speciale.  Per chi non fosse al corrente delle funzioni
    che hanno questi,  sono i famosi killer al servizio dello  stato,  non
    riconosciuti ufficialmente, ecco perch sono killer. La mia reazione 
    stata  una  crisi  di pianto e nello stesso tempo mi sono tornate alla
    mente le sue ultime parole che qualche giorno prima  mi  aveva  detto:
    "cerca di prepararti al peggio perch se questa volta mi prendono, non
    mi  portano  in  galera ma mi fanno fuori.  La polizia e i carabinieri
    viaggiano con la mia fotografia (...) sul cruscotto". E infatti cos 
    stato. (...)
    Appunto proprio per questo lo hanno ammazzato e racconterei come  sono
    andati  i  fatti.  Il  brigadiere...  gli spara colpi di mitra addosso
    mentre mio fratello scappa senza un'arma in mano,  lo ferisce,  quindi
    cade a terra a bocconi,  indifeso.  L'agente si avvicina,  gli scarica
    addosso  tutto  il  caricatore  del  mitra  e  con  la   sua   pistola
    d'ordinanza,  gli  spara  un  colpo  dietro  l'orecchio  sinistro e lo
    finisce.
    Per questo tutta la mia famiglia si  costituita parte civile  per  il
    criminale  assassinio.  Chiediamo  che sia fatta giustizia.  Purtroppo
    questo non  il primo e non sar l'ultimo caso dove  la  polizia  e  i
    carabinieri  ammazzano  perch  comandati  se  si considera che con la
    legge Reale si  ristabilita la pena di morte..

    Antonio Lo Muscio,  nato a Trinitanapoli (Foggia),  il 28 marzo  1950,
    studi elementari, extralegale.
    Bibliografia.

    Patrizia    Lo    Muscio,     "Intervista",     Napoli    1977,    in:
    "Controinformazione", 9-10, Milano 1977.
    Antonio  Lo  Muscio,   "Lettera  dal  carcere",   Procida  1974,   in:
    "Controinformazione", 9-10, Milano 1977.
    C.  Schaerf,  G.  De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci, F. Bellucci, S.
    Argentini,  "Venti anni di violenza politica in  Italia",  Roma  1992,
    Ricerca Isodarco.
    Franco  Ottaviano,  "La rivoluzione nel labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.











    Romano Tognini - Valerio.

    19 luglio 1977.
    Tradate (Varese).
    Romano Tognini, militante di Prima Linea,  viene ucciso da una raffica
    di pallettoni esplosa da Luigi Speroni,  proprietario di un'armeria di
    Tradate,  subito dopo un esproprio di fucili e pistole compiuto da  un
    nucleo della stessa organizzazione.
    Un'altro componente del gruppo di P.L. rimane ferito ad un braccio. Il
    corpo di Romano Tognini, privo di documenti, non viene identificato.
    Il  22  luglio,  il negozio di Speroni viene fatto saltare con cariche
    d'esplosivo.  Prima Linea rivendica l'azione come atto di rappresaglia
    con un volantino recapitato alla redazione milanese del Corriere della
    Sera, in cui l'organizzazione rivendica a s Romano Tognini dandone il
    nominativo.
    Successivamente alcune azioni di P.L.  vengono rivendicate dal "Gruppo
    di fuoco Valerio Tognini".

    Romano Tognini,  nato a Milano,  il 31 maggio 1947,  studi  superiori,
    impiegato di banca.


    Bibliografia.

    Prima  Linea,   "Volantino  di  commemorazione",   senza  luogo  1977,
    reperibile presso la redazione milanese del Corriere della Sera.
    Corriere della Sera 23-7-77 (fotografia di Romano Tognini).
    C. Schaerf, G. De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci,  F.  Bellucci,  S.
    Argentini,  "Venti  anni  di violenza politica in Italia",  Roma 1992,
    Ricerca Isodarco.














    Attilio Di Napoli.
    Aldo Marin Pinones - Rico.

    4 agosto 1977.
    Via Capua, angolo Piazza Umberto, Torino.
    Attilio  Di   Napoli   e   Aldo   Marin   Pinones   rimangono   uccisi
    dall'esplosione,  avvenuta alle ore 23 circa, di un ordigno che stanno
    confezionando.
    Il 19 ottobre 1977,  vengono arrestati  a  Livorno  tre  militanti  di
    Azione  Rivoluzionaria.  Tra  i loro effetti personali viene ritrovata
    anche una bozza del comunicato di commemorazione di Attilio Di  Napoli
    e di Aldo Marin Pinones.
    Azione Rivoluzionaria, nella rivendicazione del ferimento intenzionale
    del  giornalista  de  L'Unit,  Nino Ferrero,  (Torino 17-18 settembre
    1977),  rende noto che Aldo Pinones e Attilio  Di  Napoli  sono  morti
    mentre  si  accingevano  a  compiere  un attentato esplosivo contro il
    quotidiano La Stampa.
    Tra il 17 e  il  18  settembre  1977,  il  nucleo  armato  di  Azione
    Rivoluzionaria  "Rico  e Attilio" ha proceduto a colpire la sede della
    Stampa di Torino e il cronista  dell'Unit  Nino  Ferrero.  (...)  Con
    questi   due   interventi   armati  Azione  Rivoluzionaria  ha  inteso
    sanzionare precise responsabilit collettive  e  personali  in  ordine
    alla  gestione  delle  notizie relative alla morte dei nostri compagni
    Aldo Marin Pinones "Rico" e Attilio Di Napoli, caduti mentre a propria
    volta si accingevano a colpire la sede del giornale Fiat,  nel  quadro
    di un'azione complessiva purtroppo tragicamente interrottasi. (...)
    "Rico"  e Attilio sono caduti per un errore tecnico,  forse imputabile
    alla loro  brama  di  agire  ed  al  fatto  di  avere  dovuto  contare
    all'improvviso solo sulle loro forze.

    Attilio  Di  Napoli,  nato  a  Milano  il  23 febbraio 1958,  studente
    liceale.
    Aldo Marin Pinones, nato a Vallenar (Cile), il 27 febbraio 1953, studi
    medi, autista operaio.


    Bibliografia.

    La Stampa 6-8-77, Corriere della Sera 6-8-77 (fotografia di Aldo Marin
    Pinones e di Attilio Di Napoli).
    Azione Rivoluzionaria,  "Comunicato",  senza luogo e senza  data,  in:
    Bonanno M.  (a cura di),  "L'ipotesi Armata",  Catania 1990,  Edizioni
    Anarchismo.

    Rocco Sardone.

    30 ottobre 1977.
    Torino.
    Rocco Sardone,  militante di una formazione autonoma,  muore la  notte
    fra  il  29  e  il  30  ottobre  1977  mentre si accinge a compiere un
    attentato con esplosivo contro l'officina  Wolkswagen-Audi-N.s.u.,  in
    relazione  all'uccisione di Ulrike Meinhof,  avvenuta il 9 maggio 1976
    in Germania.
    L'ordigno esplode accidentalmente mentre l'auto su cui sta  viaggiando
    si trova in corso Toscana. Rocco Sardone resta gravemente ferito dallo
    scoppio.
    Il militante che  con lui lo sorregge per un lungo tratto di strada e
    riesce a trovare un taxi con cui portarlo in ospedale.
    Dopo  aver  perso  molto  sangue  lungo  tutto  il  percorso,   giunge
    all'ospedale Maria Vittoria, dove, alle sei del 30 ottobre, muore.

    Rocco Sardone,  nato a Tricarico (Matera),  il 23 ottobre 1955,  studi
    medi, manovale disoccupato.



    Bibliografia.

    La Stampa 31-10-77 (fotografie di Rocco Sardone).
    La Stampa 1-11-77.
    La Stampa 2-11-77.
    La Stampa 3-11-77.
    La Voce Operaia, 3, Milano 1978.















    Roberto Rigobello - Rigo.

    4 maggio 1978.
    Via della Beverara, Bologna.
    Il  4  maggio  1978  due  militanti  di una formazione autonoma vicina
    all'area di P.L.,  compiono un esproprio alla filiale della Banca  del
    Monte  di  Bologna e Ravenna.  Nel corso dell'azione uno dei due resta
    intrappolato fra le due porte della banca.
    Roberto Rigobello,  cercando di aiutarlo ad uscire,  resta  sul  posto
    finch  non arriva la polizia.  Quando tenta la fuga,  in auto,  viene
    raggiunto alla schiena da  un  proiettile  sparato  dai  poliziotti  e
    muore.

    Roberto Rigobello, nato a Bologna, il 25 aprile 1957, studi superiori,
    operaio meccanico.


    Bibliografia.

    Il Resto del Carlino 5-5-78 (fotografia di Roberto Rigobello).
    C.  Schaerf,  G.  De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci, F. Bellucci, S.
    Argentini,  "Venti anni di violenza politica in  Italia",  Roma  1992,
    Ricerca Isodarco.
    Testimonianza al Progetto Memoria per Roberto Rigobello,  Bologna 1993
    (Archivio P.M.).



















    Francesco Giuri - Camillo.

    9 Giugno 1978.
    Lissone, Milano.
    Francesco Giuri, militante dei Comitati Comunisti Rivoluzionari, viene
    ucciso da una guardia giurata in servizio presso  la  Banca  Nazionale
    dell'Agricoltura  di  Lissone  (Milano),  dopo un tentativo fallito di
    disarmo.
    Testimonianza relativa all'evento:
    Dopo qualche azione di  disarmo  di  guardie  giurate,  aveva  voluto
    prendersi  la  responsabilit  di  effettuare il disarmo della guardia
    durante l'esproprio di una banca.
    La sorpresa gli riusc,  anche  troppo:  uno  scatto  di  paura  della
    guardia  fu  da lui scambiato per inizio di reazione e spar per aria.
    L'automatica non espulse il bossolo e lui, preso dal panico,  volt le
    spalle alla guardia che, ripresasi, gli spar alla schiena.
    La  copertura  non  pot  impedire la reazione della guardia perch il
    percorso di fuga di Francesco venne a trovarsi sulla linea di tiro del
    compagno  incaricato.  Gli  altri  erano  gi  nella  banca  la  banca
    Nazionale dell'Agricoltura di Lissone.
    Non  fu  possibile  recuperare  il  compagno  perch era stato colpito
    mortalmente e non era materialmente possibile sollevarlo a peso  morto
    dall'asfalto dove giaceva esanime: Francesco pesava sui 90 chili.
    Non  era  provvisto  di  documenti,  cos  abbiamo  avuto  il tempo di
    ripulire casa sua,  oltre che naturalmente di informare la famiglia ed
    effettuare  infine  il riconoscimento del corpo,  presso l'ospedale di
    Desio, un paio di giorni dopo.
    Era maggio-giugno del 1978.

    Francesco Giuri,  nato a Milano,  il 24 settembre  1953,  studi  medi,
    operaio Breda.


    Bibliografia.

    Corriere  della  Sera  12-6-78,   Il  Giorno  12-6-78  (fotografie  di
    Francesco Giuri).
    Testimonianza al Progetto Memoria  relativa  all'evento,  Milano  1993
    (Archivio P.M.).





    Roberto Capone - Gino.

    8 novembre 1978.
    Patrica (Frosinone).
    Roberto  Capone,  militante  delle  Formazioni  Comuniste Combattenti,
    muore  l'8  novembre  1978.   Nel  corso  dell'attacco  all'auto   del
    Procuratore  capo della Repubblica di Frosinone,  Fedele Calvosa,  una
    delle persone di scorta  risponde  al  fuoco  e  colpisce  mortalmente
    Roberto Capone.
    I  militanti  che  sono  con  lui lo trasportano lontano dal luogo del
    conflitto.
    L'auto usata per l'azione,  con all'interno  il  suo  corpo,  infatti,
    viene ritrovata in un boschetto a circa un chilometro di distanza.
    Le F.C.C.  rivendicano l'azione con una telefonata ed un volantino, in
    cui vengono forniti elementi  che  ritrovano  esatto  riscontro  negli
    accertamenti fatti dalla polizia.
    Nei  giorni  successivi,  sui muri che circondano la villa comunale di
    Avellino compare la scritta "Roberto Capone vive nei nostri  cuori"  e
    viene diffuso, da suoi amici, un volantino a carattere affettivo.

    Roberto Capone,  nato a Milano, il 22 aprile 1954, studi universitari,
    geometra.
    Bibliografia.

    Testimonianza al  Progetto  Memoria  per  Roberto  Capone,  Roma  1992
    (Archivio P.M.).
    C.  Schaerf,  G.  De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci, F. Bellucci, S.
    Argentini,  "Venti anni di violenza politica in  Italia",  Roma  1992,
    Ricerca Isodarco.
    Testimonianza  al  Progetto  Memoria  per  Roberto Capone,  Opera 1994
    (Archivio P.M.).













    Barbara Azzaroni - Carla.
    Matteo Caggegi - Charlie.

    28 febbraio 1979.
    Bar ristorante "dell'Angelo", Via Paolo Veronese 340, Torino.
    Barbara Azzaroni e Matteo Caggegi, militanti di Prima Linea,  dopo una
    segnalazione anonima, vengono sorpresi e uccisi dalla polizia.
    Testimonianza resa nel 1980 da un militante pentito di P.L.:
    Io e Barbara eravamo in un bar,  in attesa del nostro 'obiettivo'. Io
    ne uscii perch toccava a me il turno di  ricognizione  per  accertare
    l'arrivo  dell'obiettivo.  Entr  Matteo  che  voleva fare colazione e
    stare un po' con Barbara,  per la quale aveva un livello  notevole  di
    simpatia personale. Matteo poi litig con il proprietario del bar, che
    gli  rimproverava  di aver preso senza permesso la guida del telefono.
    Fu una lite violenta,  quello chiam la polizia.  Per  Matteo  rimase
    tranquillo,  seduto,  a parlare con Barbara.  Arrivarono tre equipaggi
    della polizia, mentre Matteo e Barbara stavano ancora al bancone,  per
    pagare.
    Un  poliziotto  punt  la  pistola  su  Barbara,  un'altro la punt su
    Matteo,  che per cominci a lottare con  lui.  Arrivarono  anche  gli
    altri  poliziotti  che  spararono raffiche di mitra contro la vetrata.
    Barbara rimase colpita e cadde subito, Matteo fu ucciso dal poliziotto
    con il quale stava lottando e che gli spar sei colpi nel torace.  Dal
    punto  di  vista  militare  fu  una  vera  esecuzione.   Ho  assistito
    personalmente alla scena  sino  alla  fine.  I  poliziotti  sembravano
    drogati,  forse  per  la  paura o la tensione,  io ero praticamente in
    mezzo a loro,  ma era  tale  l'agitazione  che  letteralmente  non  mi
    vedevano  e dire che avevo i lineamenti tirati e le lacrime agli occhi
    per cui sarebbe stato facile capire chi ero..
    Il primo marzo del 1979, dopo una telefonata alla Gazzetta del Popolo,
    in una cabina telefonica  di  piazza  Solferino,  viene  ritrovato  un
    volantino di P.L.:
    Ieri 28 febbraio,  sono caduti per mano degli sbirri della Digos,  la
    compagna Barbara Azzaroni - Carla,  e il  compagno  Matteo  Caggegi  -
    Charlie.  Sono  compagni  combattenti  di Prima Linea.  Sono caduti in
    battaglia da comunisti,  rispondendo  al  fuoco  dei  quaranta  agenti
    arrivati sul posto con la ferma intenzione di uccidere..
    Sabato  3  marzo  1979,  ad Orbassano,  al funerale di Matteo Caggegi,
    partecipato da numerosi giovani,  i suoi amici diffondono un volantino
    firmato "I compagni di Orbassano":
    C' chi dir che era un clandestino,  chi lo definir un assenteista,
    o chi  tirer  in  ballo  la  mafia  a  causa  del  padre  (condannato
    all'ergastolo  per  omicidio): per noi,  per chi lo ha conosciuto e ha
    lottato con lui,  era un compagno.  La sua scelta,  quella della lotta
    armata  contro  i padroni,  non pregiudica certo il nostro dolore e la
    nostra rabbia per la sua morte: non intendiamo nasconderci,  come oggi
    fanno troppi compagni, dietro il silenzio, soltanto perch  morto con
    la pistola in pugno anzich essere assassinato dai fascisti..
    Il 6 marzo 1979,  il funerale di Barbara Azzaroni,  a Bologna, diviene
    un lungo corteo di familiari,  femministe,  militanti  della  sinistra
    extraparlamentare,  parenti di detenuti politici, che sfila per le vie
    del centro.  Presenti anche molti agenti della Digos e  della  sezione
    antiterrorismo dei carabinieri.
    Nell'occasione viene distribuito un volantino, firmato "Il Movimento",
    in cui tra l'altro si legge:
    Il   movimento   di   guerriglia     una  componente  del  movimento
    rivoluzionario  in  Italia,   movimento   estremamente   difficile   e
    articolato,  che  ha comunque una sua unit reale e non fittizia nella
    individuazione di un comune nemico: questo stato.

    Barbara Azzaroni,  nata a Rimini (Forl),  il 2 febbraio  1950,  studi
    superiori, maestra d'asilo.
    Matteo Caggegi,  nato a Catania, il 21 febbraio 1959, studi superiori,
    operaio.


    Bibliografia.

    Prima Linea,  "Carla e Charlie sono due comunisti",  Torino 1979,  in:
    "Lotta Continua", 29-3-79.
    La Stampa 1-3-79 (fotografia di Matteo Caggegi).
    La Stampa 2-3-79 (fotografia di Barbara Azzaroni).
    La  Stampa  3-3-79 (nelle pagine torinesi,  fotografie del funerale di
    Matteo Caggegi).
    La Stampa 6-3-79.
    Il Movimento, "Volantino", Bologna 1979, in: Giampaolo Pansa,  "Storie
    italiane di violenza e terrorismo", Roma-Bari 1980, Laterza.
    I compagni di Orbassano,  "Volantino",  Orbassano 1979,  in: Giampaolo
    Pansa,  "Storie italiane di violenza e  terrorismo",  Roma-Bari  1980,
    Laterza.
    F.  Giustolisi,  "Parola  di  pentito",  in: "L'Espresso",  numero 52,
    Milano 1980.
    "Lettera-testimonianza in ricordo di Barbara  Azzaroni",  Torino  1986
    (Archivio P.M.).
    Luigi Guicciardi, "Il tempo del furore", Milano 1988, Rusconi.
    C.  Schaerf,  G.  De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci, F. Bellucci, S.
    Argentini,  "Venti anni di violenza politica in  Italia",  Roma  1992,
    Ricerca Isodarco.
    Maria Antonietta Berna.
    Angelo Del Santo.
    Alberto Graziani.

    11 aprile 1979.
    Thiene (Vicenza).
    A  Thiene,  la sera dell'11 aprile 1979,  verso le ore 17,  esplode un
    ordigno in un appartamento in via Vittorio Veneto 48.
    Maria Antonietta Berna,  Angelo  Del  Santo  e  Alberto  Graziani  tre
    militanti   dei   Collettivi   Politici  Veneti  -  muoiono  dilaniati
    nell'esplosione provocata dallo scoppio accidentale  della  pentola  a
    pressione  piena  di  polvere  di  mina,  con cui stanno preparando un
    ordigno.
    Un quarto militante dei C.P.V.,  Lorenzo Bortoli,  cui  era  intestato
    l'appartamento,  viene  arrestato insieme ad altri tredici nell'ambito
    dell'inchiesta apertasi in seguito all'esplosione e muore  suicida  in
    carcere il 19 giugno 1979.
    Il  1  maggio  1979,  a  Vicenza,  il "Comitato per la liberazione dei
    compagni  arrestati",  in  una  conferenza  stampa,  rivendica  i  tre
    militanti  con  un documento dal titolo "Ci sono morti che pesano come
    piume e vite che pesano  come  montagne"  con  l'adesione  di:  Gruppi
    sociali  della  provincia,   Comitati  Operai  di  zona,  Comitati  di
    agitazione  vicentini,  Comitati  di  agitazione  di  Bassano,   Donne
    proletarie  in lotta,  Collettivo Gulliver,  Organismi autonomi per il
    contropotere. In esso si legge:
    Antonietta Berna: comunista, compagna di movimento.  Una compagna che
    ha  saputo fare le proprie scelte di vita,  che ne ha sopportato tutte
    le conseguenze fino ala rottura con la famiglia.  Tutti la  ricordiamo
    nelle lotte, vive in tutti noi.
    Angelo  Del  Santo:  militante  comunista,  avanguardia  operaia  e di
    movimento riconosciuto in tutta la zona di Thiene, Zan, Lugo,  Schio.
    Un  comunista che ha saputo rendere la sua militanza un modo di vivere
    quotidiano e concreto;  da lui ogni compagno riusciva a trovare aiuto,
    sostegno,  formazione.  Sempre presente a fianco di chi ha lottato. Si
    era sposato da un mese,  come conclusione ed impegno verso la compagna
    Chiara, dopo mesi di un intenso, fortissimo legame affettivo.
    Per  tutto  questo  vive  profondamente  radicato  in noi,  in tutti i
    comunisti.
    Nel 1978  entra  nel  Consiglio  di  Fabbrica  della  Rimar,  fabbrica
    metalmeccanica  di Lugo,  apre una vertenza che permette alla fabbrica
    di raggiungere un livello salariale,  normativo,  e  rapporti  interni
    'decenti'.  Dirige la lotta contro gli straordinari, con le ronde ed i
    picchetti nei mesi da febbraio a giugno e poi di nuovo tra  ottobre  e
    dicembre.
    Gestisce  la lotta e la pratica politica delle Ronde dentro i consigli
    di fabbrica e i consigli di zona,  costringendo il sindacato ad uscire
    allo  scoperto.  Dirige  la  lotta  sul diritto alla casa,  agli spazi
    politici mediante l'occupazione degli stabili sfitti. Durante l'estate
      sempre  stato  presente  alla  occupazione  della  Spinnaker  Line,
    fabbrica  tessile,  in  cui  tutte  le operaie erano state licenziate,
    lotta che fu vinta e in cui fu imposta la  riassunzione  di  tutte  le
    operaie. E non a caso ai funerali di Angelo hanno partecipato tutte le
    operaie   della  Spinnaker  line,   che  hanno  ottenuto  un'assemblea
    riconoscendo in Angelo ed  Alberto  compagni  della  lotta,  ed  hanno
    portato fiori.
    Un'altra  assemblea  si    tenuta  alla  Rimar,  dove  Angelo  stato
    ricordato per le battaglie ed il suo impegno in fabbrica.
    Nell'ultimo mese aveva iniziato l'intervento  sulla  mensa  zonale  di
    Thiene,  per  l'imposizione dei prezzi politici.  Nel contempo portava
    avanti un livello di coordinamento tra le fabbriche della zona di Lugo
    per organizzare momenti di lotta comune su  obiettivi  di  fabbrica  e
    territoriali.
    Alberto  Graziani:  militante  comunista,   avanguardia  di  movimento
    riconosciuto in tutto l'arco vicentino.  Era stato  l'organizzatore  e
    l'animatore  di  Thiene che era riuscito a trasformare in un centro di
    crescita e dibattito politico,  in un  paese  in  cui  il  grigiore  e
    l'oppressione naturale del sistema D.C.   pesantissima.  Compagno che
    sapeva portare ovunque la sua gioia  di  vivere,  la  sua  carica,  la
    profonda  coscienza di essere comunista,  non solo come ideale lontano
    ma come pratica costante.
    Dirige tutte le lotte territoriali  dell'ultimo  anno;    presente  a
    tutta la lotta contro gli straordinari; gestisce la lotta sulla casa e
    sugli  spazi politici.  Nell'ultimo periodo aveva diretto l'intervento
    sulla mensa e rispetto ai precari ed ai disoccupati.  E' sempre  stato
    presente  a  tutte  le  scadenze  del movimento portando il suo attivo
    contributo. E' sempre presente tra noi.
    Il  13  aprile  1979,  le  forze  dell'ordine  militarizzano  l'intero
    territorio intorno a Thiene.  Ciononostante molte centinaia di giovani
    affluiscono  da  tutto  il  Veneto  per  salutare  Angelo  Del  Santo,
    seppellito a Chiuppano, e Maria Antonietta Berna, sepolta a Thiene.
    Il 14 aprile 1979,  al funerale di Alberto Graziani partecipano alcune
    centinaia di persone e molti giovani,  dopo aver superato  i  numerosi
    posti  di  blocco disposti dalle forze dell'ordine intorno alla citt,
    salutano in silenzio, a pugno chiuso e con lancio di garofani rossi la
    bara sepolta a Sarcedo.
    Nel volantino di rivendicazione del ferimento intenzionale di Antonino
    Mundo,  medico presso il carcere di Vicenza,  l'1  dicembre  1981,  il
    Fronte Comunista per il Contropotere li ricorda cos: "I comunisti non
    dimenticano;  come non hanno dimenticato Antonietta,  Alberto,  Angelo
    caduti combattendo per il comunismo, per un futuro senza galere, senza
    carceri, senza aguzzini, senza torturatori e senza sfuttamento".

    Maria Antonietta Berna,  nata a Thiene (Vicenza),  il 6  giugno  1957,
    studi universitari, lavoro precario.
    Angelo Del Santo,  nato a Chiuppano (Vicenza),  l' 8 marzo 1955, studi
    superiori, operaio.
    Alberto Graziani, nato a Thiene (Vicenza), il 17 giugno 1954, studente
    universitario.


    Bibliografia.

    Il Gazzettino 13-4-79.
    Il Giornale di Vicenza 14-4-79 (fotografie di Angelo Del Santo,  Maria
    Antonietta Berna, Alberto Graziani).
    Lotta Continua 14-4-79.
    Il Giornale di Vicenza 15-4-79.
    Lotta Continua 15-4-79.
    Comitato per la liberazione dei compagni arrestati, "Ci sono morti che
    pesano  come  piume  e  vite  che pesano come montagne",  Vicenza 1979
    (Archivio P.M.).
    "Intervista al Gruppo sociale di Thiene",  in:  "Autonomia",  19-5-79,
    Padova 1979 (Archivio P.M.).
    Fronte  Comunista  per  il Contropotere,  "Volantino di rivendicazione
    dell'attentato  contro  Antonino  Mundo",   Vicenza  1981,   in:   "Il
    Bollettino", 5, Milano 1982.
    C.  Schaerf,  G.  De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci, F. Bellucci, S.
    Argentini,  "Venti anni di violenza politica in  Italia",  Roma  1992,
    Ricerca Isodarco.
    Testimonianza  al Progetto Memoria per Maria Antonietta Berna,  Angelo
    Del Santo e  Alberto  Graziani,  Altopiano  del  Lago  (Vicenza)  1994
    (Archivio P.M.).
    Testimonianze  al Progetto Memoria per Maria Antonietta Berna,  Angelo
    Del Santo e Alberto Graziani, Thiene (Vicenza) 1994 (Archivio P.M.).








    Lorenzo Bortoli.

    19 Giugno 1979.
    Carcere, Verona.
    Lorenzo Bortoli,  militante  dei  Collettivi  Politici  Veneti,  viene
    trovato impiccato in una cella della sezione di "transito" nel carcere
    di Verona, alle 23 e 30 del 19 giugno 1979.
    Lorenzo Bortoli viene arrestato insieme ad altri familiari ed amici di
    Maria  Antonietta Berna,  Angelo Del Santo e Alberto Graziani deceduti
    in seguito all'esplosione di un ordigno,  l'11 aprile 1979  a  Thiene,
    nella casa intestata a suo nome, in via Vittorio Veneto 48.
    L'arresto avviene il 12 aprile,  a Bassano del Grappa. Viene tenuto in
    isolamento nel carcere di Vicenza,  gli viene  mostrata  la  foto  del
    corpo dilaniato di Maria Antonietta Berna,  per procedura burocratica;
    viene accusato di omicidio colposo nei suoi confronti.
    Il 1 maggio 1979,  a Vicenza,  il  Comitato  per  la  liberazione  dei
    compagni  arrestati,   in  una  conferenza  stampa,  rivendica  i  tre
    militanti morti e traccia un breve  profilo  degli  arrestati  con  un
    documento  dal  titolo "Ci sono morti che pesano come piume e vite che
    pesano  come  montagne"  con  l'adesione  di:  Gruppi  sociali   della
    provincia,  Comitati Operai di zona, Comitati di agitazione vicentini,
    Comitati  di  agitazione  di  Bassano,   Donne  proletarie  in  lotta,
    Collettivo Gulliver, Organismi autonomi per il contropotere.
    In  esso  si  legge: Lorenzo Bortoli,  operaio,  compagno anche se da
    molto tempo fuori dalle lotte, viveva con Antonietta,  insieme con lei
    si era costruito una nuova vita.  Anche Lorenzo sta male,  anche lui 
    accusato per il suo legame e porta sulle spalle  l'accusa  allucinante
    della morte di Antonietta.
    Il  3  maggio esce dall'isolamento e gli viene assegnato come compagno
    di cella un altro militante dei C.P.V. che,  all'epoca dei fatti,  sta
    collaborando con gli inquirenti.
    L'11 maggio tenta il suicidio, viene salvato e cresce intorno a questo
    episodio una campagna per la sua scarcerazione immediata,  condotta da
    pi e diverse istanze di movimento e  di  fabbrica,  che  tuttavia  ha
    esito negativo.
    Scrive  Giuseppe  Carnelutti,  suo avvocato di fiducia: Il 22 maggio,
    secondo  tentativo  di  suicidio;   ancora  un  miracolo   e   Lorenzo
    sopravvive,   ma      alla  disperazione  e  me  ne  accorgo  durante
    interrogatori e colloqui. Il 29 maggio presento istanza per la libert
    provvisoria nella quale tra  l'altro  scrivo:  "A  favore  di  Lorenzo
    Bortoli  (...) si aggiungono gravi e preoccupanti motivi di salute che
    impongono cure  adeguate  fuori  dall'ambiente  carcerario  che  offre
    strutture sanitarie pi che altro dannose.  Un possibile, irreparabile
    danno all'integrit psico-fisica dei due giovani peserebbe su tutto il
    processo".
    Il Giudice Istruttore Mario La Rocca,  su conforme parere del Pubblico
    Ministero  Luigi  Rende,  respinge  l'istanza,  ribadisce le accuse ed
    emette un altro mandato di cattura contro Lorenzo Bortoli.
    Il 18 luglio Lorenzo Bortoli viene trasferito a Verona,  nella sezione
    di "transito". L'avvocato difensore chiede immediatamente la revoca di
    questo provvedimento, ma la richiesta non ha esito.
    Il  19  luglio,  Lorenzo  Bortoli  scrive  un  foglio  indirizzato  al
    direttore del carcere in cui chiede  di  inviare  un  telegramma  alla
    famiglia con il seguente testo: "Raggiunto Antonia. Vi prego di essere
    sepolto con lei.  Vi assicuro che sto bene cos.  Un abbraccio. Dite a
    Vanna di non piangere,  ma di ricordarsi come eravamo felici come  ora
    che siamo nuovamente insieme".  Alle 23 e 30 dello stesso giorno viene
    trovato impiccato.
    Il 23 luglio si svolge il funerale, a Thiene, con la partecipazione di
    circa cinquecento giovani che cantano sommessamente inni rivoluzionari
    mentre Lorenzo Bortoli viene sepolto accanto a Maria Antonietta Berna.
    La militarizzazione del territorio (con posti  di  blocco  e  presenza
    delle forze dell'ordine) non impedisce un corteo silenzioso al seguito
    del feretro.
    Intorno  ai  tentativi  di  suicidio  ed  alla  vicenda complessiva di
    Lorenzo  Bortoli  sono  numerose  le  mobilitazioni  di  istanze   del
    territorio,  e,  dopo la sua morte,  vengono presentate interrogazioni
    parlamentari da parte di deputati del P.S.I.
    Il 1 dicembre 1981,  il Fronte Comunista per il  Contropotere  ferisce
    intenzionalmente Antonino Mundo,  medico nel carcere di Vicenza, e nel
    volantino di rivendicazione scrive: E' cos che il  compagno  Lorenzo
    Bortoli veniva scientificamente "suicidato" in carcere pochi mesi dopo
    il  suo  arresto.  Fu  proprio  il  referto  del boia Antonino Mundo a
    stabilire che il compagno Bortoli poteva rimanere  tranquillamente  in
    isolamento  nonostante  avesse  tentato  altre due volte di trovare la
    morte.

    Lorenzo Bortoli, nato a Torrebelvicino (Vicenza), il 23 dicembre 1952,
    studi superiori, impiegato.


    Bibliografia.

    Comitato per la liberazione dei compagni arrestati, "Ci sono morti che
    pesano come piume e vite che pesano  come  montagne",  Vicenza  1-5-79
    (Archivio P.M.).
    Il Giornale di Vicenza 12-5-79.
    Volantino-appello per la scarcerazione di Lorenzo Bortoli, Vicenza 20-
    5-79 (Archivio P.M.).
    Un  gruppo  di  partigiani  fuoriusciti dall'ANPI per la scarcerazione
    degli arrestati dopo i fatti di Thiene, "Lettera aperta",  Senza luogo
    n data (Archivio P.M.).
    Segreteria  provinciale  della federazione CISL-C.GI.L.-UIL,  "Appello
    per la scarcerazione di Lorenzo Bortoli",  Vicenza  31-5-79  (Archivio
    P.M.).
    Copie di parti degli interrogatori e verbali del confronto tra Lorenzo
    Bortoli  e  il  militante  dei  C.P.V.  che  sta  collaborando con gli
    inquirenti, Vicenza 15-6-79 (Archivio P.M.).
    Lorenzo Bortoli, Testo del telegramma, Verona 19-6-79 (Archivio P.M.).
    Comitato Familiari,  "Comunicato  successivo  alla  morte  di  Lorenzo
    Bortoli", Vicenza 1979, in: Il Giornale di Vicenza 21-6-79.
    Il Giornale di Vicenza 21-6-79 (fotografie di Lorenzo Bortoli).
    Manifesto in ricordo di Lorenzo Bortoli, Vicenza 1979 (Archivio P.M.).
    "Non doveva accadere", in: Il Giornale di Vicenza 21-6-79.
    Radio Sherwood, "Comunicato successivo alla morte di Lorenzo Bortoli",
    Padova 1979, in: Il Giornale di Vicenza 21-6-79.
    Federazione  unitaria  C.gi.l.-Cisl-Uil,  "Comunicato  successivo alla
    morte di Lorenzo Bortoli",  Vicenza 1979,  in: Il Giornale di  Vicenza
    21-6-79.
    Comitato  di  zona del P.C.I.  di Thiene,  "Un suicidio che riempie di
    sdegno", comunicato stampa del 21-6-79, Thiene 1979 (Archivio P.M.).
    Coordinamento Operaio di Thiene-Schio,  Collettivo politico lavoratori
    della  scuola,  Collettivi  proletari  dei paesi,  Radio Centofiori di
    Valdagno,  Radioattiva di Schio,  I  compagni  di  Contropotere  della
    provincia di Vicenza,  "Lorenzo Bortoli  stato assassinato",  Vicenza
    21-6-79 (Archivio P.M.).
    Movimento Comunista Organizzato, "Storia di una provocazione", Vicenza
    22-6-79 (Archivio P.M.).
    Il Giornale di Vicenza 24-6-79.
    Federazione P.S.I. di Vicenza, "Interrogazione parlamentare",  Vicenza
    26-6-79 (Archivio PM).
    Comitato  di  liberazione dei compagni arrestati,  Comitato familiari,
    "Comunicato stampa a sostegno della costituzione di parte  civile  dei
    familiari di Lorenzo Bortoli", Vicenza 28-7-79 (Archivio P.M.).
    Il Giornale di Vicenza 29-7-79.
    Fronte  Comunista  per  il  Contropotere,  Volantino di rivendicazione
    dell'attentato  contro  Antonino  Mundo,   Vicenza   1981,   in:   "Il
    Bollettino", 5, Milano 1982.
    Avvocato  Giuseppe Carnelutti,  "Ricostruzione dell'iter carcerario di
    Lorenzo Bortoli", Bassano 3-12-84 (Archivio P.M.).
    Testimonianze al Progetto Memoria per Lorenzo  Bortoli,  Vicenza  1994
    (Archivio P.M.).
    Luigi Mascagni.

    27 giugno 1979.
    Milano.
    Nel  1977  Luigi Mascagni costituisce un'area di dibattito vicina alle
    "organizzazioni  comuniste  combattenti",  in  attesa  di  una  scelta
    definitiva.  E'  un'area  che,  pur non sviluppando un'azione politica
    diretta,  si impegna soprattutto nella  costruzione  di  strutture  di
    sostegno: reperimento di case,  documenti,  armi,  eccetera. In questa
    ottica Luigi  Mascagni  rinuncia  alla  visibilit  pubblica  del  suo
    impegno politico e frequenta un ristretto gruppo di amici.
    Il 27 giugno 1979,  mentre trasporta delle armi, parte accidentalmente
    un colpo che lo raggiunge al petto uccidendolo.  Il  suo  corpo  viene
    trovato il 1 luglio 1979,  nel Parco Lambro,  a Milano,  segnato dalla
    lunga esposizione.
    Sebbene  nessuna  organizzazione  lo  rivendichi  ufficialmente   come
    militante,  Luigi  Mascagni  viene  ricordato,  per  chiarire  i dubbi
    sollevati dalla stampa e rivendicare la sua limpidezza,  da  militanti
    delle aree di Prima Linea e delle Brigate Rosse colonna Walter Alasia,
    nei processi degli anni successivi.
    Di  Luigi  Mascagni,  parla  anche  un  militante pentito di P.L.  nei
    verbali delle sue collaborazioni:
    Quel giovane trovato morto al Parco Lambro di Milano,  a met  luglio
    del  '79,  Alberto (nome di battaglia) mi disse che si era trattato di
    un incidente avvenuto  durante  il  trasporto  di  armi  da  una  base
    all'altra  della  struttura  dei  GAP  di  Feltrinelli  rimasta ancora
    intatta.  Durante questo trasporto part un  colpo,  casualmente,  che
    uccise  il Mascagni.  Per non correre il rischio di far individuare la
    base verso cui si stava trasportando il materiale,  il  Mascagni,  gi
    morto,  fu portato in direzione opposta e lasciato,  appunto, in parco
    Lambro.

    Luigi Mascagni, nato il 21 agosto 1955,  a Monte San Pietro (Bologna),
    studi universitari, allenatore di calcio.


    Bibliografia.

    F.  Giustolisi,  "Parola  di  Pentito",  in: "L'Espresso",  numero 52,
    Milano 1980.
    Testimonianze al Progetto Memoria  per  Luigi  Mascagni,  Milano  1994
    (Archivio P.M.).


    Fabrizio Pelli.

    8 agosto 1979.
    Carcere San Vittore, Milano.
    Fabrizio  Pelli,  militante  delle B.R.,  viene arrestato nel dicembre
    1975.
    Nel 1977,  con l'apertura del circuito delle carceri  speciali,  viene
    trasferito  nell'isola  dell'Asinara  dove  si  ammala.  Non ottenendo
    visite mediche,  quando gli viene diagnosticata la leucemia   ad  uno
    stadio molto avanzato del male. Per assenza di cure adeguate, muore.
    Il Tribunale di Milano non concede, nemmeno in prossimit della morte,
    la  sospensione  della  pena  o  la possibilit di ricovero esterno in
    ospedale.
    Al suo nome vengono dedicate,  nell'area delle organizzazioni  armate,
    una brigata ed una Colonna.

    Fabrizio  Pelli,  nato  a  Reggio Emilia,  l'11 luglio 1952,  studente
    medio.




    Bibliografia.

    Comitato di lotta del Campo  dell'Asinara,  "Comunicato  per  Fabrizio
    Pelli", Asinara 10-8-79, in: "Controinformazione", 16, Milano 1979.


















    Salvatore Cinieri.

    27 settembre 1979.
    Carcere Le Nuove, Torino.
    Salvatore Cinieri, militante di Azione Rivoluzionaria, viene arrestato
    il  9  novembre  1977.  Dopo due anni di detenzione nel circuito delle
    carceri speciali, viene ucciso con alcune coltellate nelle ore d'aria,
    poco dopo le 13 del 27  settembre  1979,  da  un  detenuto  per  reati
    comuni.
    Trasportato all'ospedale, vi giunge gi morto.
    L'uccisore  accusa  Salvatore  Cinieri di aver fatto scoprire un piano
    d'evasione dal carcere speciale dell'isola di Pianosa (Livorno) da cui
    era appena stato trasferito.
    Il 4 ottobre 1979,  al processo contro militanti di A.R.  che  si  sta
    svolgendo  a Torino,  gli imputati leggono un comunicato che rivendica
    Salvatore Cinieri all'organizzazione e lo scagiona da ogni accusa:
    La sua morte  quasi un'ironia del destino e ci  lascia  increduli  e
    sgomenti  (...).  Un  compagno  generoso  e  moralmente  integro  come
    Salvatore stava e continuava a stare al di qua della barricata, contro
    ogni potere.

    Salvatore Cinieri,  nato a Grottaglie (Taranto),  il 27  aprile  1950,
    studi elementari, extralegale.


    Bibliografia.

    La Repubblica 28-9-79.
    Azione  Rivoluzionaria,  "Rendiamo  onore  alla  memoria  del compagno
    Salvatore Cinieri",  Torino,  4-10-79,  in: "Controinformazione",  16,
    Milano 1979.
    Azione Rivoluzionaria, "La 'dea bendata' ha colpito ancora: sempre pi
    cieca",  Corte di Assise di Torino, 20-5-80, in: "Controinformazione",
    19, Milano 1980.
    Enrico Fenzi, "Armi e bagagli. Un diario dalle Brigate Rosse",  Genova
    1987, Costa & Nolan.
    C.  Schaerf,  G.  De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci, F. Bellucci, S.
    Argentini,  "Venti anni di violenza politica in  Italia",  Roma  1992,
    Ricerca Isodarco.





    Francesco Berardi - Cesare.

    24 ottobre 1979.
    Carcere di massima sicurezza, via Roncata 75, Cuneo.
    Francesco  Berardi  viene  arrestato nell'ottobre 1978 in seguito alla
    denuncia fatta dal sindacalista del P.C.I., Guido Rossa,  che lo aveva
    visto  diffondere  volantini a firma Brigate Rosse.  Per questo motivo
    viene condannato a quattro anni e sei mesi di carcere.
    Alcune  sue  ammissioni,   subito  dopo  l'arresto,   permettono  agli
    inquirenti di arrestare un militante della colonna genovese delle B.R.
    Il  17  ottobre 1979 l'avvocato Edoardo Arnaldi (che  anche il legale
    del militante arrestato su indicazione  di  Francesco  Berardi)  va  a
    trovarlo  nel  carcere di Cuneo.  Egli descrive cos l'ultimo incontro
    con il suo assistito: Era accasciato,  sopportava male la detenzione,
    pensava  con angoscia alla moglie e ai nipotini.  Ma non mi  sembrato
    sul  punto  di  uccidersi.  Sperava  di  uscire  dal  carcere  per  la
    decorrenza  termini  e  di  poter  quindi affrontare a piede libero il
    processo di appello..
    Il 24 ottobre 1979 Francesco Berardi viene trovato impiccato nella sua
    cella.
    Nel carcere di Cuneo, dopo la sua morte, viene indetta una giornata di
    lotta "per ricordare Francesco Berardi e chi era Guido Rossa" e  viene
    diffuso  un  comunicato  a  firma  "Proletari Prigionieri del campo di
    Cuneo" dove, tra l'altro, si legge:
    Il compagno Franco, il 21 ottobre veniva trovato con i polsi tagliati
    all'interno della  cella  e,  dopo  una  sommaria  medicazione  ed  un
    sedativo, veniva riaccompagnato in cella e ivi lasciato come se niente
    fosse accaduto. (...) Si trovava in carcere da pi di un anno: Novara,
    Cuneo,  Fossombrone,  Trani  e  poi di nuovo Cuneo;  i pi moderni del
    circuito dei carceri speciali,  appositamente costruiti  per  favorire
    l'applicazione  delle pi moderne tecniche dell'isolamento,  sia verso
    l'interno che verso l'esterno.
    Il 6 novembre 1979,  a Milano,  la Colonna Walter  Alasia  delle  B.R.
    diffonde  un  comunicato  all'Alfa Romeo in cui  scritto: Nei giorni
    scorsi un compagno  morto  in  carcere:  Francesco  Berardi,  operaio
    dell'Italsider   di   Genova.   E'   stato   assassinato   prima   dai
    berlingueriani che lo hanno consegnato agli sbirri di  questo  regime,
    poi  dalla "giustizia" dei padroni,  ed infine da quei lager nei quali
    vengono rinchiusi i comunisti combattenti.  Nella nostra memoria resta
    il  ricordo  della  sua  vita di proletario che non si  mai arreso ai
    padroni,  di operaio che ha saputo porsi alla testa degli sfruttati  e
    ha dato la vita per il comunismo..
    Nel   documento   di  rivendicazione  dell'attentato  contro  Vittorio
    Battaglini e Mario Tosa,  colpiti mortalmente a Genova il 21  novembre
    1979,  la  colonna  genovese  delle  B.R.  ricorda Francesco Berardi e
    comunica di aver assunto il suo nome.
    Guido Rossa, il 24 gennaio 1979, a Genova,  stato invece ucciso dalle
    Brigate Rosse.
    Francesco Berardi,  nato a Terlizzi (Bari),  il 20 maggio 1929,  studi
    medi, operaio.


    Bibliografia.

    Proletari  Prigionieri del campo di Cuneo,  "Comunicato",  Cuneo 1979,
    in: "Lotta Continua", 27-10-79.
    Brigate Rosse-colonna Walter Alasia,  "Comunicato",  Milano 1979,  in:
    Giampaolo Pansa, "Storie italiane di violenza e terrorismo", Roma-Bari
    1980, Laterza.
    Edoardo Arnaldi,  "Testimonianza",  Genova 1979,  in: Giampaolo Pansa,
    "Storie italiane di violenza e terrorismo", Roma-Bari 1980, Laterza.
    Luigi Manconi, "Vivere con il terrorismo", Milano 1980, Mondadori.
    Giorgio Bocca, "Noi terroristi", Milano 1985, Garzanti.
    "Un reclutamento: Francesco  Berardi"  e  "Un  suicidio",  in:  Enrico
    Fenzi,  "Armi e bagagli.  Un diario dalle brigate Rosse", Genova 1987,
    Costa & Nolan.
    Alberto Baldoni,  Sandro Provvisionato,  "La  notte  pi  lunga  della
    repubblica", Roma 1989, Serarcangeli.
    C.  Schaerf,  G.  De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci, F. Bellucci, S.
    Argentini,  "Venti anni di violenza politica in  Italia",  Roma  1992,
    Ricerca Isodarco.

















    Roberto Pautasso - Berto.

    14 dicembre 1979.
    Statale della Valle di Susa, periferia di Rivoli, (Torino).

    Poco  prima della mezzanotte del 14 dicembre 1979,  a Rivoli (Torino),
    un nucleo di Prima  Linea  sta  preparando  un  attentato  davanti  ai
    cancelli   della  fabbrica  metalmeccanica  Elgat.   Sopraggiunge  una
    pattuglia di polizia e  nel  successivo  conflitto  a  fuoco,  Roberto
    Pautasso  viene  ucciso  dalle  numerose raffiche di mitra esplose dai
    poliziotti.
    A Condove, il 16 dicembre, al suo funerale, cui partecipa la gente del
    paese,   alcune  centinaia   di   giovani   lo   salutano   al   canto
    dell'Internazionale  e  distribuiscono  ai  presenti  garofani  e rose
    rosse. Davanti alla sua bara viene letto un manifesto.

    Roberto Pautasso, nato ad Avigliana (Torino), il 9 agosto 1958,  studi
    medi, operaio calciatore.




    Bibliografia.

    La Stampa 16-12-79.
    Centro di Documentazione di Condove, "Comunicato stampa", Condove 1979
    (Archivio P.M.).
    Manifesto e poesia per Roberto Pautasso, Condove 1979 (Archivio P.M.).
    La Stampa 14-12-89 (ricordo di Roberto Pautasso a 10 anni dalla morte,
    con fotografia, sulla pagina locale).
    Chiara Sasso, "Un viaggio folle", Torino 1991, Sonda.
    C.  Schaerf,  G.  De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci, F. Bellucci, S.
    Argentini,  "Venti anni di violenza politica in  Italia",  Roma  1992,
    Ricerca Isodarco.
    Graziella  Pautasso,  Testimonianza al Progetto Memoria,  Condove 1993
    (Archivio P.M.).
    Roberto Pautasso, "Poesia", Condove senza data (Archivio P.M.).







    Giovanni Mario Bitti.
    Francesco Masala.

    16 dicembre 1979.
    Sa Janna Bassa (Nuoro).
    Il 16 dicembre 1979, in un ovile a Sa Janna Bassa (Nuoro),   in corso
    una  riunione  di  pastori,  latitanti  ed  avanguardie  politiche dei
    movimenti della sinistra sarda.
    Sopraggiunge un nucleo dei carabinieri e si  scatena  un  conflitto  a
    fuoco  in cui vengono uccisi due pastori latitanti: Francesco Masala e
    Giovanni Mario Bitti.
    Nelle tasche di Giovanni Bitti vengono ritrovati due  volantini  delle
    B.R.  Si  tratta delle rivendicazioni degli attentati mortali contro i
    carabinieri Vittorio Battaglini e  Mario  Tosa  (Genova,  21  novembre
    1979)  e  contro  i sottufficiali di polizia Michele Granato (Roma,  9
    novembre 1979) e Domenico Taverna (Roma, 27 novembre 1979).
    Alcuni degli arrestati  sono  noti  militanti  di  sinistra  di  varie
    localit della Sardegna.

    Giovanni Mario Bitti,  nato a Nule (Sassari), il 12 luglio 1945, studi
    elementari, pastore.
    Francesco Masala,  nato a Orune (Nuoro),  il  13  giugno  1948,  studi
    elementari, pastore.


    Bibliografia.

    L'Unione Sarda 17-12-79.
    La Stampa 17-12-79.
    Testimonianza  al  Progetto  Memoria  per  Giovanni  Mario Bitti e per
    Francesco Masala, Roma 1993 (Archivio P.M.).













    William Waccher.

    7 febbraio 1980.
    Via Magliocco, Porta Ticinese, Milano.
    William Waccher viene arrestato il 7 luglio 1979 a Milano  nell'ambito
    delle inchieste su Prima Linea.
    Scarcerato  poco  dopo,  viene  accusato dai compagni della sua stessa
    organizzazione di aver fatto rivelazioni agli inquirenti.  Gli vengono
    attribuiti anche alcuni arresti nell'area toscana di P.L.
    Il 7 febbraio 1980 viene ucciso in via Magliocco, a Porta Ticinese.
    L'attentato  mortale    rivendicato  da  Prima  Linea  con  un  lungo
    documento in cui,  tra l'altro,  si legge: ...aveva fatto parte della
    rete di sostegno della nostra organizzazione, ma poi, per salvarsi dal
    carcere, aveva compiuto un'opera precisa e documentata di delazione..

    William  Waccher,  nato  a  Battipaglia (Salerno),  il 27 maggio 1954,
    studi superiori, geometra.


    Bibliografia.

    Il Giorno 8-2-80,  Il Giornale  8-2-80,  Corriere  della  Sera  8-2-80
    (fotografie di William Waccher).
    Prima Linea, "Documento di rivendicazione", Milano 1980, in: Giampaolo
    Pansa,  "Storie  italiane  di violenza e terrorismo",  Roma-Bari 1980,
    Laterza.
    Luigi Guicciardi, "Il tempo del furore", Milano 1988, Rusconi.
    C. Schaerf, G. De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci,  F.  Bellucci,  S.
    Argentini,  "Venti  anni  di violenza politica in Italia",  Roma 1992,
    Ricerca Isodarco.














    Lorenzo Betassa - Antonio.
    Riccardo Dura - Roberto.
    Annamaria Ludman - Cecilia.
    Piero Panciarelli - Pasquale.

    28 marzo 1980.
    via Fracchia 12, Genova.
    All'alba  del  28  marzo  1980  i  carabinieri  del  nucleo   speciale
    Antiterrorismo del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa fanno irruzione
    in  via  Fracchia 12,  a Genova,  nell'appartamento abitato da quattro
    militanti  delle  Brigate  Rosse.   L'indirizzo  e  l'identit   degli
    inquilini  sono  stati  rivelati  da Patrizio Peci,  militante pentito
    delle B.R.
    Colti nel sonno,  Lorenzo Betassa,  Riccardo Dura,  Annamaria Ludman e
    Piero Panciarelli vengono uccisi.
    L'esatta  dinamica  degli avvenimenti non  stata ancora perfettamente
    ricostruita.   Il   comunicato   ufficiale   dei   carabinieri   parla
    genericamente  di  conflitto  a fuoco,  ma l'ingresso nell'abitazione,
    dopo "l'operazione",  viene vietato alla stampa e alle televisioni per
    diversi giorni.
    Il  giorno  1 aprile la magistratura chiede un supplemento di indagini
    necroscopiche sui corpi e perizie balistiche su  tutte  le  armi,  per
    accertare  la  dinamica degli avvenimenti.  Appare soprattutto incerta
    l'attribuzione del ferimento del maresciallo Ben, colpito di striscio
    da un proiettile calibro 9, arma in dotazione ai carabinieri.
    Solo otto giorni dopo,  il 5 aprile 1980,  la magistratura  riceve  il
    rapporto  dei carabinieri su quanto accaduto quella notte ed emette un
    suo comunicato.
    Il comunicato della magistratura  del 5 aprile 1980,  ma i magistrati
    entrano nell'appartamento di via Fracchia soltanto l'8 aprile 1980. In
    complesso,  quindi,  esso    rimasto  sotto  il  pieno  controllo dei
    carabinieri per 11 giorni.
    I giornalisti sono ammessi per la  prima  volta  nell'appartamento  il
    giorno  8  aprile 1980.  La "visita"  permessa per soli tre minuti ed
    essi entrano uno alla volta,  accompagnati da un ufficiale  dell'Arma.
    Molti  di  essi  rilevano  che  non  tutte  le  cose riferite in forma
    ufficiale dai carabinieri combaciano con ci che i  loro  occhi  hanno
    potuto vedere.
    Il  30  marzo,  con  una  telefonata  all'Ansa  viene fatto trovare il
    volantino di commemorazione,  datato sabato  29  marzo  1980  a  firma
    Brigate Rosse, in cui si legge:
    Venerd 28 marzo 1980 quattro compagni delle Brigate Rosse sono stati
    uccisi  dai  mercenari  di  Dalla  Chiesa.  Dopo  aver  combattuto,  e
    trovandosi  nell'impossibilit  di  rompere   l'accerchiamento,   dopo
    essersi arresi, sono stati trucidati. Sono caduti sotto le raffiche di
    mitra della sbirraglia prezzolata di regime i compagni:
    Roberto:  operaio marittimo,  militante rivoluzionario praticamente da
    sempre, membro della direzione strategica della nostra organizzazione.
    Impareggiabile  stato il suo contributo nella guerra di classe che  i
    proletari  in  questi  anni  hanno  sviluppato  a  Genova.   Dirigente
    dell'organizzazione dall'inizio della costruzione  della  colonna  che
    oggi  intitolata alla memoria di Francesco Berardi,  con generosit e
    dedizione totale ha saputo fornire a tutti i compagni che hanno  avuto
    il  privilegio  di  averlo accanto nella lotta un esempio di militanza
    rivoluzionaria   fatta   di   intelligenza   politica,    sensibilit,
    solidariet,   vera   umanit,   che   le  vigliacche  pallottole  dei
    carabinieri non potranno distruggere.
    Cecilia: si guadagnava da vivere facendo la segretaria.  Come a  tutte
    le  donne proletarie la borghesia aveva destinato una vita doppiamente
    da sfruttata,  doppiamente subalterna e  meschina.  Non  ha  accettato
    questo  ruolo aderendo e militando nella nostra organizzazione,  dando
    con tutte le sue forze un enorme contributo per costruire una  societ
    diversa,  dove  la parola donna e la parola proletario non significano
    sfruttamento.
    Pasquale: operaio della Lancia di Chivasso.
    Antonio: operaio Fiat e dirigente della nostra organizzazione.
    Sempre alla testa delle lotte della fabbrica e dei quartieri nei quali
    vivevano.  Li hanno conosciuti tutti quegli operai e proletari che non
    si  sono piegati all'attacco scatenato dalla multinazionale di Agnelli
    e dal suo Stato.  Proprio perch vere avanguardie avevano  capito  che
    lottare per uscire dalla miseria,  dalla cassaintegrazione, dai ritmi,
    dai cottimi,  dal lavoro salariato,  vuol dire imbracciare il fucile e
    organizzare  il potere proletario che sappia liberare le forze per una
    societ comunista. Imbracciare il fucile e combattere. Questi compagni
    erano consapevoli che decidendo di combattere avrebbero affrontato  la
    furia omicida della borghesia e che avrebbero potuto essere uccisi. Ma
    la  certezza  che  combattere  per  la  vita,  per  la  libert in una
    posizione d'avanguardia,  in prima fila,   un  compito  che  i  figli
    migliori,  pi  consapevoli,  del  popolo devono assumere su di s per
    poter rompere gli argini da cui il movimento proletario  spazzer  via
    la societ voluta dai padroni.  Per loro, come per molti altri operai,
    la  scelta    stata  molto  precisa:  combattere  e  vincere  con  la
    possibilit di morire;  anzich subire e morire a poco a poco da servi
    e da strumenti usati da un pugno di sciacalli per accumulare profitti.
    Oggi Roberto, Pasquale, Cecilia, Antonio, sono caduti combattendo.  E'
    grande  il  dolore per la loro morte,  non riusciamo ad esprimere come
    vorremmo quel che sentiamo perch li hanno uccisi e non li avremo  pi
    tra noi. Ma nessuno di noi ha pianto, come sempre quando ammazzano dei
    nostri fratelli,  e la ragione  una sola: altri hanno gi occupato il
    loro posto nella battaglia.  Proprio mentre ci tocca lo strazio  della
    loro  scomparsa  e  onoriamo  la  loro memoria,  si rinsalda in noi la
    convinzione che non sono caduti invano  come  non  sono  morti  invano
    tutti  i  compagni che per il comunismo hanno dato la vita.  Alla fine
    niente rester impunito.
    Copie del  volantino  vengono  diffuse,  nello  stesso  giorno,  nelle
    maggiori citt e,  nei giorni successivi,  a Genova,  nell'Oregina, in
    via Napoli, a Granarolo e a Sampierdarena. In un reparto dell'officina
    76  dello  stabilimento  Fiat  di  Mirafiori,  a  Torino,  nei  giorni
    successivi,  compare  una  stella a cinque punte con la scritta rossa:
    "Onore ai compagni caduti a Genova".
    Annamaria  Ludman    la  prima  dei  quattro  militanti   ad   essere
    identificata, in quanto intestataria dell'appartamento in via Fracchia
    12  e  viene ricordata nel documento di commemorazione delle B.R.  col
    nome di Cecilia.  La colonna veneta delle BR  viene  dedicata  al  suo
    nome.
    Lorenzo Betassa viene ricordato col nome di battaglia, Antonio.
    Piero  Panciarelli,  Pasquale,    il  penultimo dei quattro militanti
    uccisi in via Fracchia ad essere identificato.
    Riccardo Dura,  Roberto,  non viene identificato per molti  giorni,  e
    sono le Brigate Rosse,  il 3 aprile 1980, con una telefonata all'Ansa,
    a dare pubblicamente il suo nome:
    Qui Brigate Rosse, colonna genovese Francesco Berardi.  Riccardo Dura
     il nome del compagno non ancora identificato. Sia chiaro a tutti, ai
    carabinieri  in  particolare,  ai  magistrati  ed  ai  giornalisti che
    pagheranno per la macabra e lurida propaganda di questi giorni. Niente
    rester impunito. Onore ai caduti del 28 marzo.
    Il 5 aprile ad accompagnare Riccardo Dura nel  cimitero  di  Staglieno
    c' soltanto la madre.

    Lorenzo Betassa, nato a Torino, il 30 marzo 1952, studi medi, operaio.
    Riccardo  Dura,  nato  a Roccalumera (Messina),  il 12 settembre 1950,
    studi superiori, operaio.
    Annamaria Ludman, nata a Chiavari (Genova), il 9 settembre 1947, studi
    superiori, segretaria.
    Piero Panciarelli,  nato a Torino,  il 29  agosto  1955,  studi  medi,
    operaio Lancia.


    Bibliografia.

    Il Lavoro 29-3-80.
    "La  scambiavano per una istitutrice",  in: Il Secolo Decimonono 29-3-
    80.
    Vincenzo Curia,  "I magistrati: tutta l'operazione  nelle  sole  mani
    dei carabinieri", in: Il Lavoro 30-3-8.
    "Cinque minuti di finimondo: testimonianze dei vicini di casa", in: Il
    Secolo Decimonono 30-3-80.
    La Repubblica 30-3-80 (fotografia di Piero Panciarelli).
    Brigate Rosse, "Documento di commemorazione", Senza luogo 1980, in: Il
    Lavoro 1-4-80.
    La Repubblica 1-4-80 (fotografie di Annamaria Ludman).
    Roberta Pintor, "Piangere o no?", in: Il Lavoro 1-4-80.
    Gad Lerner, "Brigatisti emozionati", in: Il Lavoro 1-4-80.
    Liliana Boccarossa, "Lettera su Annamaria Ludman", in: Il manifesto 1-
    4-80.
    Claudio Giacobbe, "In nome della legge", in: Il Lavoro 2-4-80.
    Corrado  Incerti,  "Nemmeno  i giudici sanno cos' accaduto nel covo",
    in: Il Lavoro 3-4-80.
    Francesco Rossi, "Da sette anni nel buio", in: Il Lavoro 4-4-80.
    Il Lavoro 4-4-80 (fotografie di Riccardo Dura).
    Riccardo Dura,  "Lettera alla madre",  Livorno  1970,  in:  Il  Secolo
    Decimonono 5-4-80.
    Osvaldo  Incerti,  "Visita  alla  casa  delle  B.R.  Quanti misteri da
    chiarire", in: Il Lavoro 9-4-80.
    Luigi Manconi, "Vivere con il terrorismo", Milano 1980, Mondadori.
    Alberto Baldoni,  Sandro Provvisionato,  "La  notte  pi  lunga  della
    Repubblica", Roma 1989, Serarcangeli.
    C.  Schaerf,  G.  De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci, F. Bellucci, S.
    Argentini,  "Venti anni di violenza politica in  Italia",  Roma  1992,
    Ricerca Isodarco.
    Testimonianza  al  Progetto  Memoria  per Annamaria Ludman,  Roma 1993
    (Archivio P.M.).
    Testimonianza al Progetto Memoria per Piero  Panciarelli,  Opera  1994
    (Archivio P.M.).
    Testimonianza  al Progetto Memoria per Piero Panciarelli,  Torino 1994
    (Archivio P.M.).
    Testimonianza al  Progetto  Memoria  per  Riccardo  Dura,  Opera  1994
    (Archivio P.M.).
    Testimonianza  al  Progetto  Memoria per Lorenzo Betassa,  Torino 1994
    (Archivio P.M.).






    Edoardo Arnaldi.

    19 Aprile 1980.
    via Palestro 16, Genova.
    Su mandato di cattura emesso dall'Ufficio Istruzione del Tribunale  di
    Torino per "partecipazione a banda armata", i carabinieri si recano in
    via  Palestro 12,  a casa dell'avvocato Edoardo Arnaldi,  difensore di
    fiducia di diversi militanti delle B.R.  e  aderente  all'associazione
    solidaristica "Soccorso Rosso", per eseguirne l'arresto.
    Ad accusarlo  Patrizio Peci, militante pentito delle B.R.
    Durante  la  perquisizione,  Edoardo Arnaldi si uccide con un colpo di
    pistola.
    Sua moglie,  nel giugno del 1980, rende la seguente testimonianza:
    Intanto voglio sapere perch non gli  stato impedito di  suicidarsi.
    Io  so  soltanto che Edoardo,  in quanto arrestato,  era affidato alla
    loro custodia,  alla custodia  dei  carabinieri  appunto.  Loro  erano
    garanti  della  sua  incolumit  e  sono  stati  proprio  loro  a  non
    garantirgliela, la sua incolumit. E le spiego come.  (...) Mentre era
    ancora  in  corso la perquisizione,  i carabinieri spostano le pistole
    (che noi avevamo subito dichiarato di  avere  in  casa)  dal  com  al
    tavolo  della  sala  da  pranzo  e  ci  mettono  uno di loro a fare la
    guardia. (...) Si figuri che un carabiniere prese in mano una pistola,
    quella con cui Edoardo si sarebbe sparato,  e spost il  carrello,  ma
    senza  far  cadere  il  proiettile.  E  cos la pistola rimase col suo
    proiettile in canna.  Poi non so cosa successe.  So che  ad  un  certo
    punto sentii il carabiniere rimasto di guardia alle armi dire: oh, qui
    manca una pistola.  Proprio cos: oh,  qui manca una pistola.  Dopo un
    attimo sento che dice: dov' l'avvocato?  E sento che corre  verso  il
    bagno,  e  un rumore come se qualcuno desse un calcio contro la porta.
    Poi il colpo. Dopo,  solo dopo ho capito che era un colpo di pistola e
    che Edoardo si era ammazzato.  Tutti l'avevano capito, io no: forse...
    non volevo capire.  (...) Edoardo sapeva che un uomo malato  come  lui
    era, in carcere sarebbe stato annientato. si sarebbe dovuto umiliare e
    mortificare. E questo, lui non lo poteva accettare. E' stato coerente.
    Ha voluto cadere in piedi.
    Certo  io avrei preferito che lui morisse nel suo letto ma rispetto la
    sua scelta,  e l'ammiro.  E credo che non ci  sia  contraddizione  tra
    quanto  ho  appena  detto  e  la  responsabilit  che  attribuisco  ai
    carabinieri in relazione alla sua morte.  Mi spiego: un conto sono  le
    sue scelte e un conto sono le interferenze del potere nella sua vita e
    nelle  sue  scelte.  Lui  ammazzandosi si  negato alla loro barbarie,
    alla barbarie del potere;  loro,  non impedendone la  morte,  si  sono
    sbarazzati  di  una  persona scomoda.  Ecco,  questi sono due punti di
    vista molto diversi e inconciliabili per guardare alla sua morte, e io
    voglio che inconciliabili rimangano.
    Il 20 aprile, il funerale di Edoardo Arnaldi diventa occasione per una
    grande  manifestazione  non  autorizzata,   cui  partecipano  pi   di
    diecimila  persone,  che seguono il feretro lungo le vie di Genova per
    sei chilometri, fino al cimitero di Staglieno, che viene tenuto aperto
    oltre l'orario di chiusura per accogliere Edoardo Arnaldi.

    Edoardo  Arnaldi,  nato  a  Genova,   il  27  settembre  1925,   studi
    universitari, avvocato.


    Bibliografia.

    Il Secolo Decimonono 21-4-80.
    Il Secolo Decimonono 22-4-80.
    La sinistra rivoluzionaria genovese,  "Volantino per Edoardo Arnaldi",
    Genova 23-4-80 (Archivio P.M.).
    Edoardo Arnaldi,  "Appunti per  una  difesa  politica",  Genova  1980,
    Comitato  genovese  d'informazione  politica,  ciclostilato  (Archivio
    P.M.).
    Anna  Simonetti,  "Testimonianza  sull'evento",   in:  Luigi  Manconi,
    "Vivere con il terrorismo", Milano 1980, Mondadori.
    Enrico Fenzi, "Armi e bagagli", Genova 1987, Costa & Nolan.
    C.  Schaerf,  G.  De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci, F. Bellucci, S.
    Argentini,  "Venti anni di violenza politica in  Italia",  Roma  1992,
    Ricerca Isodarco.
    Testimonianza  al  Progetto  Memoria  sul funerale di Edoardo Arnaldi,
    Genova 1994 (Archivio P.M.).
    Testimonianza al Progetto Memoria  per  Edoardo  Arnaldi,  Opera  1994
    (Archivio P.M.).














    Marino Pallotto - Sergio.

    29 luglio 1980.
    Carcere, Velletri, Roma.
    Marino  Pallotto costituisce,  con alcuni altri militanti,  un piccolo
    gruppo autonomo che agisce nella zona di  Roma  Nord  all'interno  del
    quale  vi    anche  un  tale  Paolo Santini,  che immediatamente dopo
    l'arresto collabora  con  gli  inquirenti  e  successivamente  afferma
    d'essere  stato  incaricato  dai  carabinieri  del Nucleo Operativo di
    infiltrarsi nelle aree di militanza.  Viene arrestato  dalla  polizia,
    insieme a Santini, il 27 dicembre 1979 nell'ambito di un'inchiesta sui
    nuclei autonomi operanti in quella zona.
    Dagli atti processuali si evince una collaborazione di Marino Pallotto
    con gli inquirenti immediatamente successiva all'arresto.
    Viene  assegnato  al  carcere romano di Regina Coeli.  Viene tenuto in
    isolamento per tutta la durata  della  sua  carcerazione.  Secondo  la
    testimonianza dei familiari,  subisce in questi primi mesi percosse da
    parte del personale carcerario.
    Testimonianza della sorella:  Prendere  atto  che  Santini  fosse  un
    infiltrato  fu  motivo di ulteriore peggioramento delle sue condizioni
    psicologiche: fino all'aprile '80 se l'era sempre negato,  ritenendola
    una  mossa  degli  inquirenti  per  costringerlo  a  parlare.  Poi  le
    dichiarazioni,  una  volta  resosi  conto  della  vera  posizione  del
    Santini.
    Il  12 aprile 1980,  rende agli inquirenti un'ampia dichiarazione che,
    come risulta dagli atti,  "apre nuovi spiragli  sulle  iniziative  del
    nucleo operante nella zona Monte Mario e sui collegamenti tra questo e
    la  colonna  romana  delle  B.R."  e che infatti consente l'arresto di
    numerose persone.
    Dall'aprile 1980 viene trasferito a Rebibbia, quindi a Latina.  Negli
    ultimi mesi della carcerazione,  Marino risentiva fortemente della sua
    condizione  di  isolamento  fino  a   mostrare   segni   evidenti   di
    instabilit. Ricordo la sua difficolt a sostenere colloqui con i suoi
    familiari a causa della sua sofferenza psicologica.  Verso fine giugno
    viene di nuovo assegnato a  Rebibbia.  Personalmente  ritengo  la  sua
    scelta  ultima  una conseguenza del peggioramento delle sue condizioni
    psicologiche, e soprattutto dovuta al peso delle conseguenze delle sue
    dichiarazioni.  Lo ricordo molto  spaventato,  lo  sguardo  perso  nel
    vuoto,  psicologicamente distrutto,  incapace di affrontare la libert
    che da l a pochi giorni avrebbero dovuto concedergli.
    Viene trasferito il 5 maggio nel carcere  di  Velletri,  dove,  il  29
    luglio 1980, Marino Pallotto viene trovato impiccato in cella.

    Marino  Pallotto,  nato  a  Macerata,  il 19 luglio 1956,  studi medi,
    muratore e pittore


    Bibliografia.

    Verbali d'interrogatorio  a  Paolo  Santini,  in:  Giudice  Istruttore
    Ferdinando Imposimato,  "Ordinanza di rinvio a giudizio", Procedimento
    54/80 Corte d'Assise  di  Roma,  sezione  25,  Numero  R.G.  1252/79A-
    334/50A.
    Marino Pallotto,  Lettera manoscritta,  Velletri 25-5-80,  allegata in
    atti al Procedimento Numero R.G.  24/81 in  Corte  d'Assise  di  Roma,
    sentenza del 16-1-82.
    C.  Schaerf,  G.  De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci, F. Bellucci, S.
    Argentini,  "Venti anni  di  violenza  politica  in  Italia",  Ricerca
    Isodarco, Roma, 1992.
    Testimonianza  al  Progetto  Memoria  per  Marino Pallotto,  Roma 1994
    (Archivio P.M.).





    Arnaldo Fausto Genoino - Bruno "spinola".
    Claudio Pallone - Ernesto.

    13 novembre 1980.
    San Donato Val Comino (Frosinone).
    Un nucleo del Movimento Comunista Rivoluzionario,  compie un'esproprio
    di trenta milioni di lire presso la Cassa Rurale di Civitella Alfedena
    (Aquila).
    Nel  percorso  di  fuga  successivo,  trova  un  posto  di  blocco dei
    carabinieri a San Donato Val Comino,  nei  pressi  di  Cassino.  Nello
    scontro a fuoco Claudio Pallone viene ucciso.
    Arnaldo  Fausto  Genoino  viene  mortalmente  ferito.   Ricoverato  al
    Policlinico Gemelli di Roma in stato di arresto rimane,  per oltre  un
    mese, in coma di primo grado.
    Muore, senza aver ripreso conoscenza, il 15 dicembre 1980.

    Arnaldo  Fausto  Genoino,  nato  a  Roma,  il  30 gennaio 1946,  studi
    superiori, disoccupato.
    Claudio Pallone,  nato in Argentina,  il  2  novembre  1954,  studente
    universitario.


    Bibliografia.

    Il Messaggero 14-5-77 (articoli sull'arresto di Claudio Pallone).
    Il Messaggero 14-11-80 (fotografia di Claudio Pallone).
    La Repubblica 15-11-80 (articoli sulla morte di Claudio Pallone).
    Giancarlo De Simone, "Poesia dedicata a Claudio Pallone", in: "Just To
    Break the Ice", Roma 1991, Marginalia-Stampa Alternativa.















    Walter Pezzoli - Giorgio.
    Roberto Serafini - Marco.

    11 dicembre 1980.
    Via Varesina, tra le 21 e le 21,30, Milano.
    Un  gruppo  speciale  Antiterrorismo dei carabinieri riconosce,  in un
    locale pubblico di Via Varesina,  Walter Pezzoli e  Roberto  Serafini,
    militanti delle Brigate Rosse-Walter Alasia.
    Secondo  alcune  fonti  l'informazione    partita da Rocco Ricciardi,
    collaboratore  dei  carabinieri,   gi  militante   delle   Formazioni
    Comuniste Combattenti, entrato in rapporto con le B.R.-W.A.
    I  due,  intuito  il  pericolo,  tentano  di  allontanarsi  ma vengono
    falciati  dalle  raffiche  dei  carabinieri  prima  ancora  che  siano
    riusciti ad attraversare la strada.
    Walter  Pezzoli  ferito  gravemente,  muore  poco  dopo  all'ospedale.
    Roberto Serafini, anche lui ferito, viene ucciso.
    Testimonianza processuale di un militante delle B.R.-W.A.:
    Come posso dimenticare quella sera in via Varesina  a  due  passi  da
    casa mia?  (...) Quell'11 dicembre  stato fatale per Marco e Giorgio.
    Una sera di dicembre, con poca gente,  gli habitu delle due partite a
    bocce  si  affrettavano  al  bocciodromo  della  Cagnola  e a bersi un
    cognacchino in una delle tante  bettole  del  circondario,  cos  come
    fecero  Walter e Roberto,  un puntello,  uno come tanti che ci si dava
    per due chiacchiere, per discutere prima di tornare a casa,  ma quella
    sera  non  sarebbe  andata  cos perch due macchine seguivano il loro
    passo.  Macchine  civili  e  chi  le  occupava  era  in  borghese.  Li
    agganciarono nella trattoria,  i compagni si limitarono a fare ci che
    ogni nostro militante sapeva,  cio trovare il modo di sganciarsi  per
    difendere  la  loro  libert e quella degli altri.  Uscirono di strada
    senza fretta,  la via era deserta,  erano circa le  21-21,30,  le  due
    macchine  sempre  dietro,  ormai era certo che erano per loro.  Ancora
    qualche decina di metri, le grosse vetrate della banca riflettono quel
    muro di fronte.
    I compagni decisero  di  attraversare  la  strada  (...)  di  buttarsi
    sull'altro  marciapiede  (e  posso  immaginare  il perch).  In questo
    tratto di strada le macchine sono posteggiate sia  ai  bordi  che  sul
    marciapiede e avrebbero permesso loro la migliore copertura in caso di
    uno scontro a fuoco.
    Non  avevano  fatto  in  tempo,  mentre  si  apprestavano a salire sul
    marciapiede, dalle macchine con i finestrini abbassati escono le canne
    dei mitra,  fanno fuoco,  i compagni cadono a  terra,  Walter  non  ha
    neanche il tempo di accorgersi di morire.
    Una donna sul ciglio della strada,  al portone di casa,  urla.  Quella
    sera avrebbe pagato con una terribile esperienza  la  passeggiata  col
    suo bel dobermann.
    Gli  sparano  come dannati,  i latrati del cane colpito non coprono le
    urla di Roberto che ferito grida: "Basta non sparate pi".
    Quante volte l'ho sentito!  Ma non era finita,  i carabinieri scendono
    dalle macchine, uno sguardo cianotico, pieno d'odio, uno si avvicina a
    Roberto,  al  compagno non sarebbe pi servita l'autoambulanza,  4 o 5
    colpi lo raggiungono ancora,  non si sente pi nulla,  quella sera  si
    sarebbe chiusa con due morti (...).
    Le loro pistole erano ancora nelle cintole dei calzoni,  la MK2 chiusa
    nel borsello,  non avevano deciso ancora  di  estrarle,  era  inutile,
    tanto per loro era gi stata decisa la fucilazione.
    La mattina dopo ritorno sul posto (...) tanta gente ne parla. Raccolgo
    le testimonianze.
    Il muro della carrozzeria era pieno di buchi circoscritti da cerchi di
    gesso,  cos  come  il  portone  del  caseggiato,  gli  infissi  delle
    finestre.  Quella sera i carabinieri non si limitarono ad  assassinare
    Marco e Giorgio ma terrorizzarono i pochi presenti nella via.  Pistole
    alla mano dicevano loro di dimenticare ci che avevano visto,  come  
    successo  alla  padrona  del  dobermann  che    stata  pregata di non
    testimoniare (...).
    La terza mattina dopo un nucleo armato  rimettendo  a  repentaglio  le
    proprie vite, tracciavano su quel lungo muro: "Onore ai compagni Marco
    e Giorgio morti combattendo per il comunismo",  lasciando per tutta la
    via i volantini che li rivendicavano come militanti delle B.R..
    Il funerale di Walter Pezzoli, a Milano,  il 16 dicembre  partecipato
    da alcune centinaia di giovani.

    Walter Pezzoli,  nato a Rho (Milano),  il 18 agosto 1957,  studi medi,
    operaio.
    Roberto Serafini, nato a Genova, il 23 ottobre 1954,  studi superiori,
    redattore di Rosso.


    Bibliografia.

    Corriere della Sera 13-12-80.
    La Repubblica 13-12-80.
    Il  Giornale Nuovo 13-12-80,  Il Giorno 13-12-80 (fotografie di Walter
    Pezzoli e di Roberto Serafini).
    Il  Giornale  Nuovo  17-12-80  (fotografia  del  funerale  di   Walter
    Pezzoli).
    Testimonianza  integrale sull'evento,  in: Atti del processo contro le
    B.R.-W.A.,  Numero  R.G.  44/83,  Corte  d'Assise  di  Milano,   1984;
    "Frammenti.   di   lotta   armata   e   utopia  rivoluzionaria",   in:
    "Controinformazione", Quaderno 4, Milano 1984.
    Testimonianza al Progetto Memoria per Roberto  Serafini,  Milano  1992
    (Archivio P.M.).



















    Alberto Buonoconto.

    20 dicembre 1980.
    Napoli.
    Alberto Buonoconto,  militante dei Nuclei Armati Proletari, si impicca
    a casa dei genitori, in via Annella di Massimo, al Vomero, Napoli.
    Arrestato il giorno 8 ottobre 1975,  per possesso di documento falso e
    porto  abusivo  di  una  pistola,  viene brutalmente interrogato nella
    Questura di Napoli.
    In una lettera  dettagliata  ricevuta  il  17  ottobre  1975  dal  suo
    difensore,  avvocato  Senese,  descrive  tutte  le sevizie subite.  La
    denuncia fatta dal suo legale alla Procura  di  Napoli  non  ha  alcun
    esito.  Da  Poggioreale,  prima  tappa dell'iter carcerario di Alberto
    Buonoconto, viene trasferito,  il 25 ottobre,  a San Vittore,  Milano,
    dove  viene  tenuto  in isolamento.  Successivamente viene riportato a
    Poggioreale e da qui trasferito a Salerno.
    Il 24 maggio a Sulmona,  il 4 luglio  a  Volterra,  il  12  ottobre  a
    Viterbo
    Il 20 novembre 1976 a Napoli,  per l'inizio del processo contro i NAP,
    in cui  imputato.  La sentenza il 16 febbraio 1977,  condanna Alberto
    Buonoconto a 15 anni, ridotti poi, in appello a 8 anni e 6 mesi.
    Il 18 febbraio 1977, viene trasferito nel carcere di massima sicurezza
    sull'isola  dell'Asinara  (Sassari).  A  fine  luglio  viene portato a
    Cuneo.
    Scrive Franca Rame, nel 1984: ... Siamo nel novembre del '77. Alberto
     prigioniero da due anni e un mese.  Gli effetti  della  carcerazione
    speciale  lo  hanno  segnato  visibilmente: denutrizione,  deperimento
    organico,  gravi crisi depressive e deve stare rinchiuso ancora per  6
    anni e 5 mesi..
    In una intervista,  il 29 marzo 1979, l'avvocato Vincenzo Siniscalchi,
    difensore di Alberto Buonoconto in Cassazione, dichiara:
    ...  Ad ogni modo ci che va compreso    che  Alberto  Buonoconto  
    entrato  SANO in carcere,  ha subito sevizie,  pestaggi,  isolamento e
    tantissimi trasferimenti - si  gravemente  ammalato  -  e  quindi  si
    tratta  di una reale "incompatibilit tra un individuo e l'istituzione
    carceraria". Alberto Buonoconto, oggi, soffre,  come dicono gli stessi
    medici  delle  carceri di psicopatia carceraria e perci bisogna porre
    riparo attraverso la sua liberazione.  Altrimenti il fatto - e non per
    cause  endogene  bens  per  cause  esogene  -  diverr irreversibile;
    irreversibile per le violenze ed i maltrattamenti da lui subiti.
    Non ho altro da dire tranne che ogni ritardo    soltanto  un  ritardo
    colpevole.
    Nel  luglio  1979  viene inviata una petizione popolare al procuratore
    Generale di  Napoli  per  ottenere  la  sospensione  pena  firmata  da
    numerosi organismi territoriali e non.
    Il 15 settembre nasce a Napoli un Comitato; il 12 ottobre si tiene una
    conferenza stampa a Roma.  A seguito di queste ed altre mobilitazioni,
    Alberto Buonoconto viene trasferito a Napoli,  al Centro  Clinico  San
    Paolo.   Mille  detenuti  nel  carcere  di  Poggioreale  producono  un
    documento per la liberazione di Alberto  Buonoconto.  Il  12  dicembre
    1979 viene scarcerato con obblighi.
    Le  sue  condizioni  rimangono praticamente invariate.  La madre,  nel
    diario, scrive:
    ...  Alberto nella  sua  camera  si  era  ricostruito  la  cella  del
    carcere..
    Il  30  settembre  1980  Alberto Buonoconto viene nuovamente arrestato
    perch trovato addormentato dentro ad un'auto a Roma. Scarcerato il 31
    ottobre scompare per qualche giorno e,  ai  primi  di  novembre  viene
    riarrestato,  a  Napoli,  per aver disatteso gli obblighi.  Esce il 20
    novembre.
    Nel 1980,  dopo la sua morte,  lo psichiatra professor Manacorda,  che
    periodicamente  visitava  Alberto  Buonoconto,  e  l'avvocato Vincenzo
    Siniscalchi, non hanno dubbi:
    Questo  suicidio  -  affermano  -    la  conseguenza   della   lunga
    carcerazione  speciale  cui  Buonoconto   stato sottoposto.  Le turbe
    psichiche di cui soffriva sono derivate  dal  grave  degrado  organico
    subito, che lo ha portato alla paralisi ossea.

    Alberto Buonoconto, nato a Napoli, il 7 agosto 1953, studente.


    Bibliografia.

    P. Buonoconto, P. D'Ursi, P. Krause, (a cura di), "Alberto Buonoconto.
    La  detenzione  impossibile",  Viterbo senza data,  Stampa Alternativa
    (Archivio PM).
    "Il carcere ha lasciato la sua  impronta",  in:  "Controinformazione",
    17, Milano 1980.
    Franca  Rame,  "Alberto  Buonoconto.  Non parlarmi degli archi parlami
    delle tue galere", Cremona 1984, F. R. Edizioni.
    Sergio  Zavoli,   "La  notte  della  repubblica",   Milano-Roma  1992,
    Mondadori-Nuova Eri.
    C.  Schaerf,  G.  De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci, F. Bellucci, S.
    Argentini,  "Venti anni di violenza politica in  Italia",  Roma  1992,
    Ricerca Isodarco.



    Gianfranco Faina.

    11 febbraio 1981.
    Vignola, Pontremoli (Massa Carrara).
    Gianfranco Faina dopo una lunga ed articolata militanza politica viene
    indicato  come  uno  dei  dirigenti di Azione Rivoluzionaria e,  il 10
    luglio 1979, viene arrestato insieme ad altri a Bologna.
    Viene condannato a  19  anni  di  carcere  per  il  tentato  sequestro
    dell'armatore Tito Neri di Livorno (19 ottobre 1977).
    In  carcere  i  medici  gli  riscontrano  un  "carcinoma polmonare con
    metastasi ossea diffusa" e viene ricoverato nel Centro per la cura dei
    tumori, a Milano.
    L'8 dicembre 1980  gli  viene  concessa  la  libert  provvisoria.  La
    decisione del giudice viene contestata da pi parti.
    Anche  il  ministro  di Grazia e Giustizia,  Adolfo Sarti,  si esprime
    negativamente poich,  durante il sequestro del giudice  D'Urso  viene
    espressa   da  parte  delle  B.R.,   "la  richiesta  che  Faina  fosse
    trasportato a consumare i suoi ultimi giorni in pace con sua moglie  e
    suo figlio,  era contenuta nella piattaforma rivendicativa dei suoi ex
    compagni di detenzione, i rivoltosi di Trani".
    Gianfranco Faina muore nella sua casa di Vignola, una frazione a pochi
    chilometri da Pontremoli (Massa Carrara), l'11 febbraio 1981.
    Nel cimitero di Vignola, sulla sua tomba,  un cubo di marmo senza nome
    reca  incisa una sua foto a mezzobusto ed uno scritto: "Noi abbiamo il
    diritto di credere a nostro proprio rischio ad ogni ipotesi abbastanza
    viva da tentare la nostra volont".

    Gianfranco Faina, nato a Genova, il 6 agosto 1935, studi universitari,
    docente.


    Bibliografia.

    Gianfranco  Faina,  "Gauchisme,  marxismo  e  rivoluzione  comunista",
    Genova 1975, Collettivo Editoriale.
    Gianfranco  Faina,  "La  Guerriglia  Urbana  nella Germania Federale",
    Genova 1976, Collettivo Editoriale.
    Gianfranco  Faina,   "Fare  della  malattia  un'arma",   Genova  1976,
    Collettivo Editoriale.
    Enrico Pedemonte, "Trenta e lode in estremismo", Genova 1979 (Archivio
    P.M.).
    "Gianfranco  Faina    libero  ma  lo  stato  lo  ha condannato",  in:
    "Anarchismo", 33, Forl 1981.
    Il Lavoro, 12-2-81.
    Gad Lerner,  "Uno strano genovese di nome Faina",  in: Il Lavoro 13-2-
    81.
    I  compagni di Genova,  "Manifesto con poesia di Brecht per Gianfranco
    Faina", Genova 1981 (Archivio P.M.).
    Francesco Cirillo, "Sotto il cielo di Palmi", Diamante (Cosenza) 1983,
    Edizioni Libreria Puntorosso.
    "Un rivoluzionario genovese",  in: Enrico Fenzi,  "Armi e bagagli.  Un
    diario dalle Brigate Rosse", Genova 1987, Costa & Nolan.
    Testimonianza  al  Progetto Memoria per Gianfranco Faina,  Genova 1993
    (Archivio P.M.).












    Roberto Peci.

    3 agosto 1981.
    via Fosso dello Statuario, Roma.
    Roberto  Peci  milita  nelle  Brigate  Rosse  (comitato   marchigiano)
    dall'estate  1976  al  gennaio  1977,  data  in  cui,  a seguito di un
    ritrovamento di armi e documenti delle B.R.,  viene fermato per alcuni
    giorni dai carabinieri (che stanno cercando suo fratello Patrizio, nel
    frattempo  resosi  latitante).  In  questa  circostanza  Roberto  Peci
    fornisce i nomi dei militanti che frequentano il fratello  o  che  lui
    conosce   e  ci  consente  la  successiva  apertura  di  un'inchiesta
    sull'area di rete e di sostegno alle  organizzazioni  armate  operanti
    nel territorio.
    Dopo  il  fermo giudiziario egli confida ad un militante delle Brigate
    Rosse di aver collaborato e di essere quindi  intenzionato  ad  uscire
    dall'organizzazione.
    Con il trascorrere del tempo ed il succedersi degli eventi,  tuttavia,
    Roberto Peci,  ai vecchi amici e compagni ripete pi volte  di  essere
    stufo di pagare,  insieme a suo fratello, "per tutti". E che, se fosse
    per lui, manderebbe "tutti" in galera senza pensarci due volte.  Vanta
    anche il fatto che il fratello Patrizio,  pur clandestino,  telefoni a
    casa molto spesso.
    Il 26 ottobre 1979 Roberto Peci viene arrestato su indicazione  di  un
    aderente  all'autonomia  sambenedettese consegnatosi spontaneamente ai
    carabinieri  nel  giugno  del  1979,  denunciando  militanti  e  fatti
    accaduti  (evento  che porter all'inchiesta ed al successivo processo
    contro il Fronte Comunista  Combattente  delle  Marche).  Questi,  tra
    l'altro,   dichiara   agli  inquirenti  di  essere  a  conoscenza  dei
    particolari di un'azione compiuta ad Ancona,  nel  1976,  dalle  B.R.:
    Sicuramente  c'erano  i  due  fratelli Peci e durante la preparazione
    dell'azione uno dei partecipanti  rimasto ferito ad una gamba  da  un
    colpo di pistola partito accidentalmente.
    Dopo  alcuni giorni di detenzione nel carcere di Fossombrone (Pesaro),
    Roberto Peci viene scarcerato.
    Viene rapito il 10 giugno 1981 a  San  Benedetto  del  Tronto  (Ascoli
    Piceno). Il sequestro viene rivendicato dalle B.R. con due telefonate,
    a Milano e a Torino.
    Il  12  giugno,  nel  corso di un processo contro le Brigate Rosse,  a
    Torino,  una militante legge un comunicato in cui si  dice:  L'infame
    Roberto  Peci    stato  fatto  prigioniero  da un nucleo armato della
    nostra organizzazione. Dopo aver collaborato a lungo con i carabinieri
    dovr rispondere al proletariato.
    Il 16  giugno  il  comunicato  numero  1  delle  Brigate  Rosse-Fronte
    carceri,  in  cui  si  motiva  il  rapimento,  viene  recapitato  alla
    redazione di un quotidiano di Napoli.
    Il 23 giugno, allegate al comunicato numero 2, vengono fatte trovare a
    Napoli,  una lettera al fratello e la confessione di Roberto  Peci  in
    merito  alle  accuse  mossegli  dalle Brigate Rosse (che gestiscono il
    processo contro di lui). Questo documento rivendica anche il ferimento
    dell'avvocato difensore di  Patrizio  Peci,  avvenuto  a  Roma  il  19
    giugno.
    Il 2 luglio viene fatto trovare,  a Roma, in un cestino dei rifiuti, e
    a Napoli,  il comunicato numero 3 con allegata  una  foto  di  Roberto
    Peci.  Un nastro inciso con la sua voce viene inviato a Radio Radicale
    affinch lo trasmetta.  Viene  richiesto  dalle  Brigate  Rosse-Fronte
    carceri  il  pronunciamento dei "comunisti sotto processo al tribunale
    di guerra di Torino e delle istanze proletarie di Roma  e  Napoli"  in
    merito a quale sentenza eseguire.
    Il  4  luglio  1981 presso la redazione romana del Corriere della Sera
    viene recapitato un volantino,  a firma Comitato  Proletario,  che  si
    dichiara  a favore dell'uccisione di Roberto Peci e nel corso del mese
    varie istanze fanno ritrovare volantini in cui si esprimono a favore e
    alcune altre per la sospensione della sentenza di morte.
    Il 5 luglio,  giunge alla medesima sede il  comunicato  numero  4  del
    Fronte  Carceri con allegato il verbale dell'interrrogatorio a Roberto
    Peci.
    I documenti degli interrogatori vengono pubblicati da  L'Avanti  e  da
    Lotta Continua nei giorni successivi.
    Il 10 luglio il comunicato numero 5, analogo al numero 4, con allegate
    lettere di Roberto Peci ai familiari.
    Il  15  luglio viene recapitata,  a Roma,  una lettera-appello a varie
    personalit politiche in cui Roberto Peci chiede venga data  voce  "ai
    lavoratori ed ai proletari prigionieri".
    Il  16  luglio  a  Roma  vengono  fatti  trovare  in  un  cestino  una
    videocassetta sull'interrogatorio del sequestrato e tre sue lettere ai
    familiari.
    Il 25 luglio,  a Roma e a Napoli il comunicato numero 6 in cui le B.R.
    annunciano la condanna a morte di Roberto Peci con due sue lettere (al
    presidente della RAI e al presidente del consiglio),  in cui chiede la
    proiezione della videocassetta del suo interrogatorio.
    Il 31 luglio viene fatto trovare a Napoli il comunicato  numero  7  in
    cui la sentenza viene dichiarata irreversibile.
    Il  2  agosto viene inviata alla stampa una lettera di Roberto Peci al
    fratello Patrizio,  in cui sostanzialmente conferma  la  ricostruzione
    della  sua  militanza  nelle  B.R.  e  della  sua collaborazione con i
    carabinieri,   in  contrasto  con  la  versione  dei  familiari,   che
    gestiscono la vicenda come una vendetta trasversale dovuta alle scelte
    di Patrizio Peci.
    Il  3  agosto 1981,  il corpo di Roberto Peci viene fatto ritrovare in
    via Fosso dello Statuario,  nei pressi di una  discarica  di  rifiuti,
    alla periferia di Roma.
    Il rapimento ed il suo epilogo vengono condotti, gestiti e rivendicati
    dal  Fronte  Carceri,  autonomizzatosi  dalle B.R.  per dare vita alle
    B.R.-Partito Guerriglia.
    Il 9 gennaio 1982,  a Roma,  nel corso di un'operazione in cui vengono
    arrestati   militanti  di  questa  organizzazione  viene  trovata  una
    videoregistrazione dell'interrogatorio e  dell'esecuzione  di  Roberto
    Peci, che successivamente verr mandata in onda dalla RAI-TV.
    Nei  verbali  di  interrogatorio del processo Numero 186A-82 del R.G.,
    Antonio  Savasta  ha  dichiarato:  ...  Noi  manifestammo  il  nostro
    dissenso  anche  per l'operazione Peci,  anche se sapevamo bene che si
    trattava di una operazione diretta a colpire "un vero traditore" e non
    il fratello di un traditore..

    Roberto Peci,  nato a Ripatransone (Ascoli Piceno),  il 2 luglio 1956,
    studi superiori, riparatore T.V.




    Bibliografia.

    Deposizione processuale in merito alla militanza di Roberto Peci nelle
    B.R.,  in:  Atti istruttori del processo in Corte d'Assise di Macerata
    con sentenza del 31-3-81.
    Video sul processo delle B.R.  a Roberto Peci e video  sulla  relativa
    esecuzione, reperibili presso la sede romana della Rai-T.v.
    Il Messaggero 12-6-81.
    Comitato Proletario,  "Volantino", Roma 4-7-81 presso l'archivio della
    redazione romana del Corriere della Sera.
    Fronte Carceri,  "Comunicato numero 4",  Roma 5-7-81 presso l'archivio
    della redazione romana del Corriere della Sera.
    "Verbali di interrogatorio di Roberto Peci", in: "Lotta Continua", 30-
    7-81 edizione straordinaria.
    Nastri  registrati  dell'interrogatorio  e  dell'esecuzione di Roberto
    Peci, in: Atti del processo in Corte d'Assise di Ancona,  con sentenza
    del 7-4-82.
    Patrizio Peci, "Io, l'infame", Milano 1983, Mondadori.
    Rino Genova, "Missione antiterrorismo", Milano 1985, Sugarco.
    Enrico Fenzi,  "Armi e bagagli. Un diario dalle Brigate Rosse", Genova
    1987, Costa & Nolan.
    C. Schaerf, G. De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci,  F.  Bellucci,  S.
    Argentini,  "Venti  anni  di violenza politica in Italia",  Roma 1992,
    Ricerca Isodarco.
    Sergio  Zavoli,   "La  notte  della  repubblica",   Milano-Roma  1992,
    Mondadori-Nuova Eri.
    Testimonianza al Progetto Memoria su Roberto Peci, Roma 1994 (Archivio
    P.M.).
















    Giorgio Soldati - Tommy.

    10 dicembre 1981.
    Carcere, via Roncata 75, Cuneo.
    Il 12 novembre 1981,  alla stazione Centrale di Milano,  per sottrarsi
    ad un controllo di polizia,  Mario  Soldati  ed  un  altro  militante,
    clandestini  perch inquisiti per Prima Linea,  esplodono alcuni colpi
    di pistola uccidendo l'agente Eleno Viscardi.  Arrestati poco  dopo  e
    condotti   in   Questura,   sotto  la  pressione  degli  interrogatori
    forniscono  nomi  e   indirizzi   di   alcuni   militanti   del   loro
    raggruppamento.
    In  seguito  alle  loro confessioni,  il 14 novembre 1981,  a Napoli e
    Macerata, la polizia compie diversi arresti.
    Nonostante la collaborazione,  Giorgio Soldati  viene  successivamente
    destinato  al  carcere  speciale  di  Cuneo  dove  sono detenuti molti
    militanti di varie formazioni armate  che  in  questo  periodo  stanno
    affrontando   il   problema   della  desolidarizzazione  interna  alle
    organizzazioni armate.
    Ai prigionieri politici Giorgio Soldati dichiara di  aver  collaborato
    con   gli  inquirenti  per  salvaguardare  la  sorella  che  risultava
    anch'essa ricercata e sceglie di restare nella  sezione  cui    stato
    assegnato,  nonostante  l'invito  rivoltogli  dai prigionieri di Prima
    Linea di chiedere il trasferimento nella loro sezione.
    Il 10 dicembre 1981, durante l'"ora d'aria" pomeridiana,  nel camerone
    comune viene ucciso da militanti di diverse formazioni armate.
    L'omicidio  viene  rivendicato  il  28  dicembre con un comunicato dal
    titolo "Epitaffio per un coccodrillo infame",  firmato Terrore Rosso e
    inviato a Radio Popolare di Milano.  Insieme al comunicato viene anche
    recapitata una lettera che conterrebbe un'autoaccusa.
    Il suo funerale,  a Torino,  il 12 dicembre    partecipato  da  circa
    seicento persone.

    Giorgio  Soldati,  nato  a Rivoli (Torino),  il 1 gennaio 1956,  studi
    superiori, artigiano edile.


    Bibliografia.

    La Repubblica 13-12-81 (fotografia di Giorgio Soldati).
    La Stampa 13-12-81.
    "Sul percorso politico di Soldati",  documento prodotto dalla sua area
    di provenienza, Cuneo 1982, in: "Il Bollettino", 5, Milano 1982.
    Terrore Rosso,  "Volantino di rivendicazione", in: Atti istruttori del
    procedimento Numero 1021-82C Pubblico Ministero,  in Corte d'Assise di
    Torino, 1982.
    Enrico Fenzi,  "Armi e bagagli. Un diario dalle Brigate Rosse", Genova
    1987, Costa & Nolan.
    Luigi Guicciardi, "Il tempo del furore", Milano 1988, Rusconi.
    C. Schaerf, G. De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci,  F.  Bellucci,  S.
    Argentini,  "Venti  anni  di violenza politica in Italia",  Roma 1992,
    Ricerca Isodarco.















    Lucio Di Giacomo - Olmo.

    21 Gennaio 1982.
    Monteroni D'Arbia (Siena).
    Un nucleo dei Comunisti Organizzati  per  la  Liberazione  Proletaria,
    dopo  aver  compiuto  un esproprio all'agenzia del Monte dei Paschi di
    Siena,  viene individuato ad un posto di blocco sulla via Cassia (a  2
    chilometri da Monteroni d'Arbia, 14 chilometri a sud di Siena), mentre
    si allontana, su di un pullman.
    Lucio Di Giacomo,  dirigente dei COLP,  viene ucciso da una raffica di
    mitra sparata dai carabinieri,  nel corso dello scontro a fuoco in cui
    rimangono  uccisi  anche  due  carabinieri: Giuseppe Savastano ed Euro
    Tarsilli.
    Il 22 gennaio viene distribuito un volantino dei Comunisti Organizzati
    per la Liberazione Proletaria dedicato "Al compagno Olmo".

    Lucio Di  Giacomo,  nato  a  Enna,  il  17  settembre  1958,  studente
    universitario.




    Bibliografia.

    La Stampa 23-1-82 (fotografia di Lucio Di Giacomo).
    La Stampa 24-1-82.
    Comunisti  Organizzati  per  la  Liberazione Proletaria,  "Al compagno
    Olmo" allegato al procedimento 541-82C Pubblico Ministero in atti  del
    processo  Numero 1/1982 presso la Corte d'Assise di Siena con sentenza
    del 25-6-82.
    Atti e memorie del processo Numero 33/82 presso la Corte  d'Assise  di
    Appello di Firenze con sentenza del 26-10-84.
    C.  Schaerf,  G.  De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci, F. Bellucci, S.
    Argentini,  "Venti anni di violenza politica in  Italia",  Roma  1992,
    Ricerca Isodarco.
    Testimonianza  al  Progetto Memoria per Lucio Di Giacomo,  Alessandria
    1993 (Archivio P.M.).







    Umberto Catabiani - Andrea.

    24 maggio 1982.
    Vecchiano (Pisa).
    Umberto Catabiani,  membro della Direzione  strategica  delle  Brigate
    Rosse-Partito  Comunista  Combattente,  viene ucciso tra le 12 e le 13
    del 24 maggio 1982 al termine di un inseguimento iniziato alle  8  del
    mattino.
    Intercettato dai carabinieri a Viareggio, resta ferito nello scontro a
    fuoco, ma riesce ad allontanarsi.
    Intorno   alle   11,45  arriva  ai  carabinieri  una  segnalazione  da
    Filettole,  centro agricolo del comune di Vecchiano,  in provincia  di
    Pisa.  Viene  denunciato  il  furto  di  un ciclomotore da parte di un
    giovane zoppicante.
    L'intera zona  cos immediatamente  accerchiata  e  setacciata  dalle
    forze dell'ordine.  Individuato e raggiunto da un'auto civetta,  sulla
    strada tra Vecchiano e Lucca,  Umberto Catabiani viene ucciso  da  una
    raffica di mitra che lo raggiunge al petto e all'addome.
    Al  suo funerale,  a Pietrasanta,  partecipano molte persone e giovani
    con bandiere rosse. Massiccia la presenza delle forze dell'ordine, che
    effettuano controlli.

    Umberto Catabiani,  nato a Pietrasanta (Lucca),  il 10 novembre  1950,
    studente universitario.


    Bibliografia.

    Umberto  Catabiani,  memoriale  che ricostruisce il percorso politico,
    in: Atti del processo in Ufficio Penale del Tribunale di Lucca, 1978.
    La Nazione 27-5-82 (fotografia di Umberto Catabiani).
    Documento politico con nota in onore di  Umberto  Catabiani,  allegato
    agli  atti  del  processo contro le B.R.-P.C.C.,  in Corte d'Assise di
    Firenze, 31-10-85 (Archivio P.M.).










    Rocco Polimeni.

    10 giugno 1982.
    Milano.
    Rocco Polimeni, militante dei Comunisti Organizzati per la Liberazione
    Proletaria,  si uccide con un colpo di  pistola  alla  tempia,  il  10
    giugno  1982,  nei  giardinetti  all'angolo  tra  via Cimabue e via De
    Gasperi,  a Milano,  nei pressi della montagnetta Monte Stella di  San
    Siro. Nelle sue tasche viene ritrovato un foglietto con scritto: Sono
    Rocco Polimeni, sono un compagno, un comunista.
    A seguito del ritrovamento del corpo si apre un'inchiesta per chiarire
    la natura della morte.
    Il  15 luglio 1982 i COLP fanno ritrovare nella cassetta delle lettere
    del Corriere della Sera un volantino di  una  cartella  e  mezza,  che
    rivendica  l'appartenenza di Rocco Polimeni ai COLP e chiarisce la sua
    morte: Gioved 10 giugno,  in un prato della periferia milanese si  
    ucciso il compagno Rocco Polimeni..  La perizia autoptica conferma la
    natura dell'evento.
    Nel periodo precedente,  a seguito di conflitti con  alcuni  militanti
    dei  COLP,   successivi  a  suoi  approcci,  ritenuti  scorretti,  nei
    confronti della compagna che a sua volta lo ospita,  viene  trasferito
    da Milano in un'altra struttura dell'organizzazione.
    Amareggiato  da  questa  decisione,  Rocco  Polimeni indirizza ai suoi
    compagni un messaggio in cui essenzialmente dice che l'unica  cosa  in
    cui  ha  veramente  creduto  nella sua vita  il comunismo,  ma che la
    delusione cocente per i dissidi  avuti  gli  ha  fatto  perdere  anche
    questa  fede.  Secondo  testimonianze  rese  al  Progetto  Memoria  da
    militanti dei COLP il messaggio viene distrutto  per  scelta  politica
    collettiva, ...perch ci pareva doveroso ricordarlo com'era, generoso
    e leale.

    Rocco  Polimeni,  nato  a Reggio Calabria,  il 5 novembre 1956,  studi
    superiori, tecnico informatico.


    Bibliografia.

    Corriere della Sera 12-6-82 (fotografia di Rocco  Polimeni);  Corriere
    della Sera 13-6-82.
    Corriere  della Sera 16-7-82 (pagine milanesi,  articolo sul volantino
    COLP).
    Basile, Grandi, "Perizia autoptica", Milano 1982 (Archivio P.M.).
    Testimonianza al Progetto Memoria per Rocco Polimeni, Alessandria 1993
    (Archivio P.M.).
    Ennio Di Rocco - Riccardo.

    27 Luglio 1982.
    Carcere speciale, Trani (Bari).
    Ennio di Rocco,  militante delle B.R.  poi passato alle Brigate Rosse-
    Partito Guerriglia, viene arrestato a Roma il 3 gennaio 1982.
    Nelle  ore successive all'arresto viene torturato,  come risulta dalla
    denuncia fatta il 12 gennaio 1982 dagli avvocati Edoardo Di Giovanni e
    Giovanna Lombardi.
    Assegnato al carcere di massima sicurezza di Trani  (Bari),  Ennio  Di
    Rocco viene accusato da altri militanti detenuti di aver rivelato agli
    inquirenti, subito dopo l'arresto, indirizzi di abitazioni e strutture
    logistiche  della  sua organizzazione.  Il 27 luglio 1982 viene ucciso
    durante l'ora d'aria pomeridiana.
    L'omicidio  viene  rivendicato  dai  "Proletari  prigionieri  per   la
    costruzione  dell'organismo  di  massa  del  campo  di  Trani" e viene
    gestito all'interno della campagna "contro i traditori".
    Il 30 luglio 1982 una telefonata al quotidiano "Vita"  rivendica  alle
    Brigate Rosse-Partito Guerriglia l'uccisione di Ennio Di Rocco.
    Il  31  luglio 1982 vengono inquisiti e successivamente condannati per
    questa morte 21 militanti delle B.R.
    La vicenda di Ennio Di Rocco apre all'interno  delle  carceri,  tra  i
    prigionieri  politici,  un  lungo  e  travagliato  dibattito che vedr
    confrontarsi posizioni politiche diverse  intorno  ai  problemi  posti
    dalla  tortura  praticata  dalle  forze  dell'ordine  contro un grande
    numero di militanti e dalla crescente desolidarizzazione interna  alle
    organizzazioni armate.

    Ennio  Di  Rocco,  nato  a  Narni  (Terni),  il 22 agosto 1957,  studi
    superiori, idraulico.


    Bibliografia.

    Proletari Prigionieri per la costruzione dell'organismo di  massa  del
    campo di Trani,  "Comunicato", 27 luglio 1982, in: "Il Bollettino", 6,
    Milano 1982.
    Corriere della Sera 28-7-82.
    Corriere della Sera 29-7-82.
    Frazione comunitaria, "Sul caso Ennio Di Rocco",  Trani,  agosto 1982,
    in: "Il Bollettino", 6, Milano 1982.
    Brigate  Rosse-Partito  Comunista  Combattente,   "Dalle  pratiche  di
    tortura ai progetti di desolidarizzazione",  Nuoro,  dicembre 82,  in:
    "Il Bollettino", 8, Milano 1983.
    C.  Schaerf,  G.  De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci, F. Bellucci, S.
    Argentini,  "Venti anni di violenza politica in  Italia",  Roma  1992,
    Ricerca Isodarco.
    Testimonianza  al  Progetto  Memoria  per  Ennio  Di Rocco,  Roma 1993
    (Archivio P.M.).

















    Stefano Ferrari - Rico.

    31 luglio 1982.
    Ospedale Fatebenefratelli, Milano.
    Il 23 luglio 1982,  ad un tavolo del bar pasticceria Rachelli,  in via
    Plinio, a Milano, sono seduti tre militanti delle Brigate Rosse-Walter
    Alasia.
    Pochi  minuti  prima  delle 13 una pattuglia in borghese della polizia
    entra nel bar.
    Testimonianza al Progetto Memoria:
    Quel giorno Stefano ha un appuntamento con altri due compagni al  bar
    gelateria Rachelli di via Plinio.  Si siedono a un tavolo a parlare in
    attesa di recarsi in una trattoria  per  il  pranzo.  Sono  gli  unici
    clienti di un giorno caldo e assolato. Entrano tre persone, due uomini
    e  una donna,  che si fermano a bere al banco.  La donna attraversa la
    sala,  chiede indicazioni per recarsi alla toilette.  Si  sofferma  un
    attimo,  ma i compagni non ci fanno caso.  Stefano ha una pistola, una
    quarantacinque,  nella  cartelletta  che  presenta  un  rigonfiamento,
    mentre le pistole degli altri due sono nel borsello appeso a una delle
    sedie  del  tavolo.  Continuano  a parlare tra loro,  fino a quando si
    trovano di fronte alle 92 dei poliziotti.  La donna fa  parte  di  una
    pattuglia  dell'Ufficio  Controllo  Stranieri,  la  zona  vicina alla
    Stazione   Centrale;   il   rigonfiamento   della   cartelletta   l'ha
    insospettita.  I  poliziotti  si  appropriano  della cartelletta e del
    borsello. Uno dei compagni cerca di riavere il borsello, affermando di
    essere in  possesso  del  porto  d'armi.  La  reazione    pesante:  i
    poliziotti sparano immediatamente.  Stefano e un altro compagno cadono
    a terra feriti,  il terzo riesce a uscire dal bar.  Si avvicina a  una
    macchina  e  cerca  di  salirvi  ma  lo crivellano di colpi: anche lui
    rimane a terra ferito.  Tutti e tre sono molto gravi.  (...) Anche una
    delle  pallottole  che  hanno  colpito  Stefano    in  una  posizione
    sospetta: rimane il dubbio che ai due sia stato  tirato  un  colpo  di
    troppo quando gi erano a terra.
    I tre militanti vengono ricoverati in ospedale in stato di arresto.
    Le B.R.-W.A. con una telefonata all'Ansa, il 24 luglio, li rivendicano
    e  intimano  ai  medici degli ospedali dove sono ricoverati di fare il
    possibile per salvarli.
    Stefano Ferrari,  ferito mortalmente da un colpo  alla  testa,  quando
    giunge  nel  reparto  di neurochirurgia dell'ospedale Fatebenefratelli
    viene  considerato  dai  medici  "clinicamente  morto".   L'intervento
    chirurgico  cui  viene  sottoposto  permette  un suo parziale e debole
    miglioramento, senza tuttavia consentirgli di uscire dal coma.
    In un volantino del Comitato Familiari Proletari  Detenuti  datato  24
    luglio si legge: Contro Stefano Ferrari  stato sparato un solo colpo
    alle spalle,  che l'ha raggiunto con precisione da killer alla scatola
    cranica,  provocando una paralisi della parte sinistra e uno stato  di
    coma che si preannuncia lungo.
    Muore la mattina del 31 luglio.
    L'autopsia  accerta  che    morto  per un solo proiettile,  che lo ha
    colpito alla testa.
    Le B.R.-W.A. rivendicano e commemorano Stefano Ferrari in un volantino
    di due pagine,  datato 1 agosto,  fatto trovare in un cestino  di  via
    Manin, a Milano.

    Stefano Ferrari, nato a Milano, il 23 marzo 1955, studi medi, tecnico.


    Bibliografia.

    Corriere della Sera 24-7-82.
    Comitato  Familiari Proletari Detenuti,  "Volantino",  Milano 24-7-82,
    in: "Il Bollettino", 6, Milano 1982.
    Corriere della Sera 26-7-82  (nelle  pagine  milanesi:  fotografia  di
    Stefano Ferrari).
    Corriere  della  Sera  1-8-82  (nelle  pagine  milanesi: fotografia di
    Stefano Ferrari).
    Antonio Ritucci,  Guglielmo Felzi,  "Perizia autoptica",  Milano  1982
    (Archivio P.M.).
    Testimonianza  al  Progetto  Memoria relativa all'evento,  Milano 1994
    (Archivio P.M.).
    Testimonianza al Progetto Memoria per  Stefano  Ferrari,  Milano  1994
    (Archivio P.M.)
















    Maurizio Biscaro - Bruno.

    12 novembre 1982.
    Via Terenghi 3, Cinisello Balsamo, (Milano).
    Tra  l'1,30  e  le  2 del mattino del 13 novembre 1982,  i carabinieri
    fanno irruzione in un appartamento abitato da militanti delle  Brigate
    Rosse-Walter Alasia. Vi si recano su indicazione del militante pentito
    Antonio Marocco.
    Dei   quattro   militanti   presenti   nell'appartamento  tre  vengono
    arrestati.  Maurizio Biscaro cerca invece di  fuggire  calandosi,  per
    mezzo della grondaia,  dal settimo al sesto piano;  e poi, ancora, dal
    sesto  al  quinto.  Ma,  a  questo  punto,  secondo  la  testimonianza
    dell'inquilino del piano sottostante,  vengono sparati alcuni colpi di
    arma da fuoco. A sparare sono i carabinieri che circondano il palazzo.
    Piove,  Maurizio Biscaro perde l'equilibrio  e  precipita  nel  vuoto.
    Dall'autopsia  risulter  che Maurizio Biscaro  morto per la caduta e
    sul suo corpo non sono state trovate ferite di arma da fuoco.

    Maurizio Biscaro,  nato a Milano,  il 4 maggio 1957,  studi superiori,
    disoccupato.


    Bibliografia.

    La   Repubblica   14-11-82;   Il   Giornale   14-11-82  (testimonianza
    dell'inquilino del piano di sotto).
    Corriere della  Sera  21-11-82;  Il  Giorno  21-11-82  (fotografie  di
    Maurizio Biscaro).
    Bruno  Bigoni,   "Nome  di  battaglia:  Bruno",   Milano  senza  data,
    Videocassetta reperibile presso la sede milanese della RAI-T.V.














    Gaetano Sava - Pupa.

    17 settembre 1983.
    Milano.
    Gaetano  Sava,   simpatizzante  dei  Comunisti  Organizzati   per   la
    Liberazione  Proletaria,  viene  ucciso  dai  carabinieri,  durante un
    conflitto a fuoco, in viale San Gemignano, al quartiere Lorenteggio di
    Milano,  nella stessa operazione in cui viene arrestato  un  militante
    dei COLP di cui era amico.

    Gaetano Sava,  nato a Belpasso (Catania),  il 24 novembre 1953,  studi
    medi, commerciante ambulante.


    Bibliografia.

    Corriere della Sera 18-9-83; La Stampa 18-9-83.
    Corriere della Sera 19-9-83;  Il Giorno 19-9-83;  Il Giornale  19-9-83
    (fotografie di Gaetano Sava).
    Il Giorno 20-9-83; La Repubblica 20-9-83.
    Comunisti  Organizzati  per  la Liberazione Proletaria,  "Chi continua
    sar fucilato", Francia 1983, in: "Il Bollettino", 10, Milano 1983.
    Comunisti  Organizzati  per  la  Liberazione  Proletaria,  "Contro  la
    svendita collettiva di identit rivoluzionaria", Francia 1983, in: "Il
    Bollettino", 10, Milano 1983.
    C.  Schaerf,  G.  De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci, F. Bellucci, S.
    Argentini,  "Venti anni di violenza politica in  Italia",  Roma  1992,
    Ricerca Isodarco.
    Testimonianza  al Progetto Memoria per Gaetano Sava,  Alessandria 1993
    (Archivio P.M.).














    Ciro Rizzato - Franco.

    15 ottobre 1983.
    Parigi.
    Il 14 ottobre,  a Parigi,  quattro militanti dei Comunisti Organizzati
    per  la  Liberazione  Proletaria,  vengono  bloccati  da  un incidente
    automobilistico durante il percorso di fuga successivo ad un esproprio
    per autofinanziamento. Degli ispettori dell'O.c.r.b. (reparto speciale
    della polizia francese) casualmente li  intercettano  ed  iniziano  un
    inseguimento che si conclude in via Abate Rousselot,  dove,  nel corso
    della sparatoria,  Ciro Rizzato viene ferito mortalmente alla gola dai
    poliziotti.
    Trasportato  all'ospedale  di Salpetriere,  muore,  senza aver ripreso
    conoscenza, la mattina del 15 ottobre.
    I  militanti  dei  COLP  latitanti  all'epoca  dei   fatti   scrivono,
    nell'ottobre  1983,  al  termine  del  comunicato  "Contro la svendita
    collettiva di identit rivoluzionaria":
    Non crediamo che le parole da sole bastino a dare senso alla morte di
    un comunista combattente,  da anni presente ed interno alle lotte  del
    movimento   rivoluzionario,   e   che  a  Parigi  stava  lavorando  al
    concretizzarsi di un progetto di sviluppo del movimento rivoluzionario
    internazionale. Lo slogan (Onore al comunista combattente Ciro Rizzato
    assassinato a Parigi il 14 ottobre  1983  dagli  sbirri  francesi)  ha
    soprattutto   il  senso  di  sottolineare  la  sua  partecipazione  al
    dibattito collettivo che ha prodotto questo comunicato.
    Verso la fine di ottobre,  al suo funerale,  a Milano,  gli  occupanti
    della  casa di via Correggio ed il padre deporranno una bandiera rossa
    sulla sua bara.

    Ciro  Rizzato,   nato  a  Milano,   il  22   giugno   1961,   studente
    universitario.


    Bibliografia.

    Le Parisien 16-10-83.
    Comunisti  Organizzati  per  la Liberazione Proletaria,  "Chi continua
    sar fucilato", Francia 1983, in: "Il Bollettino", 10, Milano 1983.
    Comunisti  Organizzati  per  la  Liberazione  Proletaria,  "Contro  la
    svendita collettiva di identit rivoluzionaria", Francia 1983, in: "Il
    Bollettino", 10, Milano 1983.
    "La ballata per Ciro", in: "Il Bollettino", 11, Milano 1984.
    Testimonianza  al Progetto Memoria per Ciro Rizzato,  Alessandria 1993
    (Archivio P.M.).
    Manfredi De Stefano.

    6 aprile 1984.
    Ospedale, Udine.
    Manfredi De Stefano, militante della Brigata 28 Marzo, viene arrestato
    il 7 ottobre 1980,  a Milano,  su indicazione  di  Marco  Barbone.  Al
    processo  di  primo grado,  presso la Corte d'Assise di Milano,  viene
    condannato a 28 anni e 8 mesi.  Trasferito nel carcere  di  Udine,  si
    ammala improvvisamente.
    Trasportato  d'urgenza  all'ospedale,  vi  muore il 6 aprile 1984.  Ai
    familiari non  stato possibile ottenere una perizia autoptica,  ed il
    referto  medico  parla  genericamente di aneurisma,  quale causa della
    morte.

    Manfredi De  Stefano,  nato  a  Salerno,  il  23  maggio  1957,  studi
    superiori, impiegato.


    Bibliografia.

    Manfredi  De Stefano,  "Rinnegare un passato di lotta di classe per la
    'liberazione individuale'  controrivoluzionario", Milano 15-2-82, in:
    "Il Bollettino", 5, Milano 1982.
    Familiari ed amici di Manfredi,  "In ricordo di Manfredi De  Stefano",
    Milano 1984, in: "Controinformazione", 28, Milano 1984.
    "Lettera    a    Manfredi-per    ricordarlo",    Cuneo    1984,    in:
    "Controinformazione", 28, Milano 1984.
    Testimonianza al Progetto Memoria per Manfredi De Stefano, Milano 1993
    (Archivio P.M.).















    Laura Bartolini.

    14 dicembre 1984.
    Bologna.
    A Bologna,  il 14 dicembre 1984,  durante un tentativo di esproprio in
    un  laboratorio di oreficeria di via Mazzini,  il gioielliere reagisce
    sparando. Laura Bartolini, militante di una formazione autonoma, viene
    colpita al petto e alla schiena da due proiettili che la uccidono.
    Il giorno successivo,  l'evento viene ricordato dalle B.R.-P.C.C.,  in
    una telefonata che commemora Antonio Gustini,  ucciso a Roma lo stesso
    giorno.
    Un corteo pacifista percorre,  il  15  dicembre  1984,  le  strade  di
    Bologna   e,   deviando   dal   percorso  prefissato,   passa  davanti
    all'Istituto di Medicina Legale, in via Irnerio, per rendere omaggio a
    Laura Bartolini.
    Nei giorni successivi compaiono,  sui muri dell'Universit e su quelli
    di  Medicina  Legale,  scritte:  "Laura    con  noi.  Pagherete  caro
    pagherete tutto".
    Il 15 dicembre 1984 il sostituto Procuratore Alberto Candi emette, nei
    confronti dell'orefice,  una  comunicazione  giudiziaria  per  eccesso
    colposo di legittima difesa che tuttavia non avr seguito.

    Laura Bartolini,  nata a Bologna,  il 29 marzo 1955,  studi superiori,
    contabile presso il centro meccanografico.


    Bibliografia.

    Il Resto del Carlino 15-12-84.
    Il Resto del Carlino 16-12-84.
    Il Resto del  Carlino  18-12-84  (fotografie  del  funerale  di  Laura
    Bartolini).
    Colleghi  di  Laura  Bartolini,  Lettera ai lettori,  in: Il Resto del
    Carlino 20-12-84.
    Fotografia di Laura Bartolini (Archivio P.M.).









    Antonio Gustini - Vittorio.

    14 dicembre 1984.
    Viale Marconi, Roma.
    Antonio  Gustini,  militante  delle  Brigate  Rosse-Partito  Comunista
    Combattente,  viene  ucciso  nel  corso  di un esproprio ad un furgone
    portavalori dell'agenzia di sicurezza Metro Security Express.
    Nel conflitto a fuoco ingaggiato dalle guardie giurate restano  ferite
    anche  due  di  esse  ed  una  militante delle B.R.-P.C.C.,  che viene
    arrestata.
    Le B.R.-P.C.C.,  il 15 dicembre 1984 rivendicano  con  una  telefonata
    l'evento   e   successivamente   distribuiscono   un   comunicato   di
    commemorazione di Antonio Gustini.

    Antonio Gustini, nato a Roma, il 24 ottobre 1956,  studi universitari,
    ferroviere.


    Bibliografia.

    Il Messaggero 16-12-84.
    Testimonianza  al  Progetto  Memoria  per  Antonio Gustini,  Roma 1992
    (Archivio P.M.).
    C. Schaerf, G. De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci,  F.  Bellucci,  S.
    Argentini,  "Venti  anni  di violenza politica in Italia",  Roma 1992,
    Ricerca Isodarco.


















    Pietro Maria Greco - Pedro.

    9 marzo 1985.
    Via Giulia 39, Trieste.
    Un nucleo misto di agenti in borghese della Digos e del Sisde,  uccide
    Pietro Maria Walter Greco,  "Pedro",  militante del movimento autonomo
    di Padova molto noto.
    Testimonianza del Comitato di Controinchiesta sull'omicidio di Pedro:
    (...) Dopo il suo barbaro omicidio  a  freddo  abbiamo  assistito  da
    parte della Questura di Trieste all'invenzione di spudorate menzogne e
    di pesanti provocazioni.
    Si  dava per certo che Pedro fosse armato,  che si fosse verificato un
    conflitto  a  fuoco,  che  la  casa  in  cui  abitava  fosse  un  covo
    frequentato  da pericolosi terroristi,  che Pedro fosse "un brigatista
    gambizzatore" e che conseguentemente stesse  fuggendo  armato  durante
    l'operazione di polizia (...).
    Sin   da   subito  per  opera  dell'immediata  controinformazione  del
    movimento, alla luce delle testimonianze oculari emergeva:
    - che Pedro era disarmato;
    - che era stato affrontato dagli agenti  appostati  nell'atrio  mentre
    scendeva le scale;
    -  che  era  stato  colpito,  anche  alla  schiena,  da  numerosissimi
    proiettili calibro 9 (con pistole in dotazione degli agenti di P.S.) e
    calibro  38  (revolver  dell'agente  del  SISDE  che  inspiegabilmente
    "comandava"   l'operazione)   da  una  distanza  variabile  dai  40-50
    centimetri ai 3 metri;
    - che bench fosse mortalmente ferito riusciva a  scappare  in  strada
    urlando: "...aiuto, aiuto, mi ammazzano" con le mani alzate;
    -  che  nonostante  questo  l'agente  della Digos rimasto appostato in
    strada esplodeva contro di lui un colpo di pistola;
    - che malgrado Pedro si fosse accasciato al  suolo  moribondo,  veniva
    macabramente ammanettato;
    - che nell'appartamento occupato da Pedro non fu trovato assolutamente
    nulla  che  potesse  accreditare  l'ipotesi  di un covo,  n armi,  n
    documenti clandestini. (...)
    La squadra era composta dal vice ispettore Giuseppe Guidi della  Digos
    di Trieste,  dagli agenti Digos di Trieste, Mario Passanisi e Maurizio
    Bensa, e dall'agente del Sisde Nunzio Romano. (...)
    La sentenza assolutoria del tribunale di Trieste  emessa  il  24-10-85
    nei  confronti  degli imputati dell'omicidio di Pedro ha suscitato una
    grossa indignazione, da pi parti espressa, anche pubblicamente.
    A seguito della sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Trieste, in
    data 16 aprile 1988, che condanna a lievi pene due dei quattro agenti,
    gli avvocati di Parte Civile emettono un comunicato stampa in  cui  si
    legge: (...) il dispositivo della sentenza  molto chiaro e riconosce
    la  volontariet dell'azione che port alla morte di Pedro Greco (...)
     evidente che la sentenza di appello ha riformato radicalmente quella
    di primo grado,  accogliendo le tesi sostenute dalle  Parti  Civili  e
    dalla Pubblica Accusa.
    Pedro  Greco era uno dei 142 imputati del processo "7 aprile" troncone
    veneto ed era latitante dal 1982,  dopo  che  nei  suoi  confronti  la
    Procura  della  Repubblica  di Padova aveva spiccato,  nel giro di due
    anni,  tre mandati di cattura  (Pubblico  Ministero  dottor  Calogero,
    Pubblico  Ministero  dottor  Borraccetti,  Giudice  Istruttore  dottor
    Palombarini).
    Pedro Greco aveva trascorso quasi tutta la latitanza insieme a  decine
    dei  suoi  coimputati  come  esule in Francia,  dove aveva ottenuto il
    permesso di soggiorno.
    Con sentenza emessa nel gennaio 1986 tutti gli inquisiti  con  le  sue
    stesse imputazioni, sono stati assolti.

    Pietro Maria Greco,  nato a Mileto Porto (Reggio Calabria), il 4 marzo
    1947, studi universitari, insegnante.



    Bibliografia.

    L'Unit 11-3-85 (fotografia di Pedro Greco).
    Ferdinando Camon,  "Tutta colpa di un ombrello",  in: Il Mattino 15-3-
    85.
    Emilio  Pucci  (a  cura  di),  "Chi ha paura di Pedro Maria Greco?  La
    stampa il giorno dopo un'esecuzione di  stato",  Bologna  senza  data,
    Kamo laboratorio di comunicazione antagonista (Archivio P.M.).
    Renato Nicolini, "Perizia autoptica su Pietro Maria Greco" Numero R.G.
    627-85, Trieste 1-4-85 (Archivio P.M.).
    Commissione Carcere e Repressione, "Dai compagni di Pedro", Break-out,
    Padova 1985, in: "Il Bollettino", 17-18, Milano 1985.
    Commissione Carcere e Repressione,  "Per Pedro" Videocassetta,  Padova
    1985,  reperibile presso  la  Libreria  Calusca,  via  Sanmicheli  3/2
    Padova.
    Comitato di Controinchiesta,  "Interventi",  in: "Il Bollettino",  19,
    Milano 1985.
    P. V. Buffa,  M.  Scialoja,  "In nome della legge",  in: "L'Espresso",
    marzo 1985.
    Requisitoria  del  Pubblico  Ministero  nel procedimento penale numero
    501-85 istruito dal Giudice Istruttore del Tribunale di Trieste  Guido
    Patriarchi (Archivio P.M.).
    Sentenza del 30-1-86,  nel processo Numero R.G. 3/82 in Corte d'Assise
    di Padova.
    Relazione numero 666-328-92 del  Ministero  dell'Interno  in  risposta
    all'interrogazione  parlamentare  n.  4-08555  presentata dai deputati
    Tamino e Russo, Roma 10-2-86 (Archivio P.M.).
    Franco Fortini, "Lettere da lontano", in: "L'Espresso", 16-11-86.
    Comitato di  controinchiesta  sull'omicidio  di  Pietro  Maria  Walter
    Greco,  "Ricostruzione  dei fatti e figura politica di Pedro",  Padova
    1985, in: Autori Vari, "Piccola Citt", Bologna 1987, Litografia Alpha
    Beta.
    Avvocati  di  Parte  Civile,   "Comunicato  stampa",   Padova  16-6-88
    (Archivio P.M.).










    Wilma Monaco - Roberta.

    21 febbraio 1986.
    Via Della Farnesina, Roma.
    Wilma  Monaco,  militante  della  organizzazione  Unione dei Comunisti
    Combattenti,  viene uccisa mentre partecipa  ad  un  attentato  contro
    Antonio  Da  Empoli,  capo del dipartimento economico della Presidenza
    del Consiglio, dall'autista che svolge anche funzioni di scorta.
    Volantini di commemorazione Di  Wilma  Monaco  vengono  diffusi  dalla
    U.d.C.C., a Milano, pochi giorni dopo la sua morte.
    Sulla  crudezza  delle  immagini con cui la televisione rappresenta la
    morte di Wilma Monaco,  si  sviluppa,  nei  giorni  successivi,  sulla
    stampa  quotidiana,  un  confronto  innescato  da  una  lettera  di un
    prigioniero che aveva militato in Prima Linea.

    Wilma Monaco,  nata a Roma,  il  28  ottobre  1958,  studi  superiori,
    impiegata.





    Bibliografia.

    Il Messaggero 22-2-86.
    Il Giorno 9-3-86.
    La Nazione 10-3-86.
    La Nazione 12-3-86.
    Requisitoria del Pubblico Ministero Ionta, nel processo Numero R.G.P.M
    1697-86A, in Corte d'Assise di Roma, 1986.
    C.  Schaerf,  G.  De Lutiis,  A.  Silj,  F.  Carlucci, F. Bellucci, S.
    Argentini,  "Venti anni di violenza politica in  Italia",  Roma  1992,
    Ricerca Isodarco.
    Testimonianza  al  Progetto  Memoria  per  Wilma  Monaco,   Roma  1993
    (Archivio P.M.).
    Anonimo,  "Il suo nome?  Wilma!",  poesia inviata al Progetto Memoria,
    senza luogo 1993 (Archivio P.M.).







    Dario Bertagna.

    17 luglio 1988
    Carcere, Busto Arsizio (Varese)
    Il  17  luglio  1988  Dario Bertagna,  militante dei Reparti Comunisti
    d'Attacco,  viene trovato impiccato in una cella del carcere di  Busto
    Arsizio.
    Arrestato  a  Milano  il  23  giugno  1980,  resta  qualche mese a San
    Vittore,  poi viene assegnato  al  carcere  di  Fossano  (Cuneo),  nel
    circuito  giudiziario  dove  la possibilit di socializzare con ambiti
    vicini alla sua esperienza  praticamente inesistente.
    Nella primavera del 1983  a San Vittore (Milano) per il  processo  in
    cui  imputato, in cui viene condannato a 16 anni.
    Successivamente  viene  trasferito  nel  carcere di Trieste,  quindi a
    Trento.
    Dopo l'appello,  a Milano,  nel 1985 (con  conferma  della  condanna),
    viene  nuovamente  assegnato  a  Fossano.  Nella  primavera  del 1988,
    essendo nei termini previsti dalla legge,  chiede la  semilibert  per
    potersi recare a lavorare in una fabbrica disponibile ad assumerlo, ma
    il Tribunale di Sorveglianza di Torino gliela nega.
    Nel  luglio  1988 viene trasferito a Busto Arsizio,  nel nuovo carcere
    appena aperto dove le condizioni  di  vita  dei  detenuti  sono  (come
    risulta   da   numerose   denunce   di  quel  periodo)  caratterizzate
    dall'isolamento e dalla privazione. Qui si toglie la vita.

    Dario Bertagna,  nato a Comerio (Bergamo),  l'8  luglio  1950,  perito
    chimico, impiegato.


    Bibliografia.

    Dario  Bertagna,  "Per  protesta  contro  il trasferimento di un altro
    detenuto da Fossano a  Reggio  Emilia",  Fossano  27-8-84  ,  in:  "Il
    Bollettino", 14, Milano 1984.
    "Contro  le  soluzioni politiche",  documento depositato agli atti del
    processo Rosso-Tobagi cofirmato da Dario Bertagna, Milano S.  Vittore,
    maggio 1985, in: "Il Bollettino", 19, Milano 1985.
    Amici  e  compagni  di  Dario Bertagna,  "Volantino diffuso davanti al
    carcere", Busto Arsizio 1988 (Archivio P.M.).
    Testimonianza al Progetto Memoria per  Dario  Bertagna,  Bergamo  1993
    (Archivio P.M.).



    Gino Liverani - Diego.

    1988.
    Managua (Nicaragua).
    Gino  Liverani,  militante  delle  Brigate Rosse,  gi inquisito il 21
    gennaio 1975 per un'inchiesta contro l'Autonomia,  viene arrestato  il
    15  novembre 1979 a Falconara Marittima (Ancona).  Dopo circa due anni
    nelle carceri speciali,  esce per scadenza dei termini di carcerazione
    preventiva nell'agosto 1981. Per sottrarsi al riarresto va all'estero,
    latitante.
    Muore  in  esilio,  a  Managua  (Nicaragua) per un tumore al cervello,
    nell'estate del 1988.

    Gino Liverani, nato a Bagnacavallo (Ravenna), il 1 gennaio 1932, studi
    medi, direttore alberghiero.


    Bibliografia.

    Testimonianze  al  Progetto  Memoria  per  Gino  Liverani,  Roma  1994
    (Archivio P.M.).

    Paolo Sivieri.

    25 gennaio 1989
    Castelmassa (Rovigo).
    La  notte  tra  il  24  e  il  25  gennaio  1989,  in via Pacinotti 1,
    nell'abitazione  del  padre,   Paolo  Sivieri  si   toglie   la   vita
    impiccandosi.
    Militante delle Brigate Rosse, muore con l'ergastolo, erogatogli dalla
    Corte del Moro-Ter, a Roma.
    Arrestato  il  primo  ottobre 1978,  a Milano,  dopo appena un mese di
    militanza nelle B.R., fa esperienza delle carceri speciali pi dure.
    Il 5 ottobre 1978 viene  assegnato  a  Parma,  dove  resta  fino  alla
    primavera del 1979, quando viene trasferito a Pianosa.
    Dal gennaio al dicembre 1980  recluso nell'isola di Asinara.
    Il 30 dicembre 1980 viene trasferito al G7 di Rebibbia,  a Roma,  dove
    resta fino al 14 dicembre  1981,  giorno  in  cui  viene  riportato  a
    Pianosa.  Dopo pochi mesi, il 13 febbraio 1982, nuovo trasferimento, a
    Nuoro.
    In questo arco di tempo le condizioni di vita nelle  carceri  speciali
    ed  il dibattito duro e teso all'interno del movimento dei prigionieri
    politici incidono fortemente  sulla  sua  persona  e  lo  segnano  nel
    profondo. Dal 1982 in poi la sua vicenda carceraria diviene esperienza
    di isolamenti e trasferimenti.
    Dal  1982  al 1984 viene trasferito a spola quattro volte,  di cui tre
    per tentato suicidio a Belluno (dicembre  1982  e  3  luglio  1983)  e
    all'Ospedale  Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino (aprile
    e ottobre 1983).
    Dice il relativo diario clinico:
    Buono l'orientamento nel  tempo  e  nello  spazio  e  la  cura  della
    persona.  Non si evidenziano disturbi delle senso-percezioni.  Lucido,
    orientato, critico, mnesico.
    Nel febbraio 1984,  in carcere,  rifiuta  cibo,  farmaci,  assistenza.
    Viene ricoverato all'ospedale di Empoli per disidratazione.
    Il  27  febbraio  1984 nuovo ricovero a Montelupo,  per "pratica dello
    sciopero della fame". Ancora il relativo diario clinico:
    Lucido,  corretto,  orientato,  mnesico;  ordinato e corretto il  suo
    comportamento.   Mostra  di  non  gradire  ulteriori  domande,  appare
    piuttosto teso, rifiuta qualsiasi intervento farmacologico. Il 3 marzo
    dichiara di non volersi alimentare.  E' lucido,  con piena capacit di
    intendere e volere.
    Il 19 marzo 1984 nel carcere di Belluno subisce un ricovero urgente in
    ospedale per disidratazione.
    Nell'aprile  1984  viene  tenuto  in  cella  di isolamento,  al Centro
    Clinico di Pavia, in osservazione. Dal diario clinico in data 14-4-84:
    ...   evidenti  note  di  grave  depressione   psichica   con   segni
    inequivocabili di rivoluzione della personalit e di rifiuto del mondo
    esterno (alle carceri e a se stesso).  Tale situazione  aggravata dai
    tentativi di autolesionismo a fini  di  suicidio.  Attualmente  sembra
    abbastanza rilassato e ritengo che la detenzione per qualche giorno in
    cella con altri detenuti possa essere di giovamento.
    Il  26  luglio 1984 viene trasferito al centro clinico di Rebibbia,  a
    Roma,  in osservazione.  Qui altri militanti  prigionieri  tentano  di
    reinstaurare  un rapporto con lui,  ma Paolo Sivieri sembra aver perso
    ogni fiducia.
    Da qui,  nella primavera del 1985,  viene  nuovamente  ricoverato  per
    disidratazione, all'ospedale di Parma.
    Nell'ottobre  1985,  dal  centro  clinico  del  carcere Le Nuove viene
    ricoverato  per  quattro  volte  nel  reparto  detenuti  dell'ospedale
    Molinette  di  Torino.  Nel  tempo  della  sua  permanenza a Torino il
    sostegno e l'amore della sorella - anch'essa prigioniera politica, che
    ottiene il trasferimento alle Nuove di Torino per fare i colloqui  con
    lui - favoriscono un suo seppur debole miglioramento.
    Viene  scarcerato  dall'ospedale  Molinette  l'11 febbraio 1987 con le
    seguenti modalit:
    - liberazione condizionale concessa dalla corte d'appello  di  Torino,
    per  condanna emessa dalla Corte d'Assise d'Appello di Milano il 24-3-
    83, il cui fine pena previsto era il 9 maggio 1987;
    - libert provvisoria, concessa il 29-6-83,  per il mandato di cattura
    per insurrezione armata del 22-2-82;
    -  carcerazione  cautelare  presso  il  padre,  concessa dalla Sezione
    Istruttoria della Corte d'Appello di Roma in data 14-4-86.

    Paolo Sivieri,  nato  a  Castelmassa  (Rovigo),  il  2  ottobre  1954,
    studente universitario.


    Bibliografia.

    Giusto Giusti e Mario Fontanesi, "Diario clinico", Roma 1984 (Archivio
    P.M.).
    Un  riferimento  a  Paolo  Sivieri,  a pagina 198,  in: Renato Curcio,
    Nicola Valentino,  Stefano Petrelli,  "Nel bosco  di  Bistorco",  Roma
    1990, Sensibili alle foglie.





    Nicola Giancola.

    22 Gennaio 1992.
    Carcere San Vittore, Milano.
    Nicola   Giancola,   militante   della  Brigate  Rosse-Walter  Alasia,
    condannato all'ergastolo, dopo 10 anni ininterrotti di carcere,  muore
    in cella a seguito di un infarto.
    Viene arrestato il 24 febbraio 1982, a Milano.
    Dopo pochi mesi a San Vittore,  nel novembre 1982 viene trasferito nel
    carcere  speciale  di   Cuneo.   Sono   gli   anni   dell'applicazione
    dell'articolo 90 per i prigionieri politici e vede la figlia, di pochi
    mesi, solo attraverso i vetri, nelle sale per i colloqui.
    Nell'aprile  1985 viene trasferito al carcere speciale di Palmi,  dove
    rimane tre mesi,  prima di essere portato  alla  sezione  speciale  di
    Ascoli, dove viene assegnato per scontare l'ergastolo.
    Nell'agosto  1990 viene portato nel carcere di Genova per usufruire di
    un permesso di  poche  ore  a  casa  della  madre,  per  gravi  motivi
    familiari, a seguito della morte del padre.
    Nell'aprile  1991  viene  nuovamente  trasferito a Genova per un breve
    periodo,  per usufruire di un analogo permesso presso  la  sorella,  a
    seguito della morte della madre.
    Nel  novembre  1991  viene  trasferito  a  Pisa  per  un'operazione al
    menisco.  Risulta sanissimo a tutte le analisi del centro clinico  del
    carcere. Torna ad Ascoli.
    Nel  gennaio 1992 viene portato a San Vittore per un processo in cui 
    imputato  per  aver  partecipato  all'esposizione,  in  aula,  di  uno
    striscione durante un processo contro le B.R.-W.A.
    La  sera  del  22  gennaio,  in cella,  si sente improvvisamente male.
    Ricoverato in infermeria vi muore d'infarto, alle 20.
    Al funerale,  il 24 gennaio 1992,  a Milano,  partecipano centinaia di
    persone, che accompagnano Nicola Giancola in corteo dall'obitorio fino
    al  cimitero,  portano  bandiere  rosse,  distribuiscono  volantini di
    ricordo e lo salutano al canto dell'Internazionale.

    Nicola Giancola,  nato ad Arsita (Teramo),  il 1 febbraio 1951,  studi
    medi, operaio Philips.


    Bibliografia.

    Volantino  distribuito al funerale,  foto di Nicola Giancola dietro le
    sbarre, in: "Controinformazione internazionale", 7, Bologna 1992.
    Compagne/i  della  Panetteria  di  Conte  Rosso,  "Poesia  per  Nicola
    Giancola",  Milano 1992,  in: "Controinformazione internazionale",  7,
    Bologna 1992.
    Testimonianza al Progetto Memoria per  Nicola  Giancola,  Milano  1993
    (Archivio P.M.).



















    Ermanno Faggiani.

    17 marzo 1993.
    Barcellona (Spagna).
    Ermanno Faggiani,  militante della Colonna 2 Agosto, viene arrestato a
    Udine il 1 febbraio 1982.  Sconta  circa  otto  anni  di  carcere  nel
    circuito  speciale  ed  usufruisce dei benefici previsti dalla legge a
    favore della  dissociazione.  Nel  1991  esce  per  uno  dei  permessi
    premiali previsti dalla legge e non fa ritorno in carcere.
    Muore  a Barcellona,  in Spagna,  il 17 marzo 1993,  in un conflitto a
    fuoco con le forze di polizia spagnole, nel corso di un esproprio.

    Ermanno Faggiani, nato a Varmo (Udine), il 16 marzo 1956,  studi medi,
    operaio.


    Bibliografia.

    Corriere della Sera 18-3-93.



    Carlo Pulcini.

    23 marzo 1992.
    Torino.
    Carlo   Pulcini,   militante  delle  Brigate  Rosse-Partito  Comunista
    Combattente,  gi inquisito  per  la  Colonna  Fabrizio  Pelli,  viene
    arrestato nel settembre 1988.
    Nel  corso  dei  quattro  anni di detenzione nelle carceri speciali si
    ammala di tumore ai polmoni.
    Nelle settimane che precedono la sua morte,  ottiene dal Tribunale  di
    Sorveglianza  di Cuneo,  dove era detenuto,  la sospensione della pena
    per gravi motivi di salute.
    Muore il 23 marzo a Torino.

    Carlo Pulcini, nato a Monterosi (Viterbo),  il 21 gennaio 1942,  studi
    medi, operaio.

    Bibliografia.

    "Il Bollettino", Milano primavera 1992.
    Gian Luigi Nespoli,  "Un comunista  morto, il comunismo vive", Milano
    1992, in: "Controinformazione internazionale", 7, Milano 1992.
    Claudio Carbone.

    30 luglio 1993
    Carcere mandamentale, Lauro (Avellino).
    Claudio Carbone, militante dei Nuclei Armati Proletari,  sta scontando
    la  pena  in  semilibert  presso  il  carcere  mandamentale  di Lauro
    (Avellino). La notte del 30 luglio 1993, rientrato in cella,  vi muore
    soffocato dalla sua stessa dentiera.
    Viene arrestato a Torino il 7 gennaio 1975.  Da quel momento inizia la
    sua esperienza nelle carceri,  prima giudiziarie (fino al luglio 1977)
    e poi speciali.
    Viene assegnato al carcere di Saluzzo, poi di Sulmona e di Trani.
    Trasferito a Napoli, per un processo ai NAP, il 5 marzo 1976 partecipa
    al tentativo di evasione dal carcere di Poggioreale,  insieme ad altri
    detenuti. Viene conseguentemente trasferito in altre carceri campane.
    Successivamente assegnato a Pianosa,  all'Asinara,  a  Fossombrone,  a
    Palmi.
    Nel  corso  della  detenzione  coltiva  gli  studi e promuove numerose
    iniziative di solidariet verso il mondo del carcere minorile.
    A Palmi consegue la maturit scientifica.
    A Firenze si iscrive al Corso di laurea  in  filosofia,  e  supera  16
    esami universitari.
    A Roma, presso La Sapienza segue un corso di teologia.
    Trasferito  al carcere di Bellizzi Irpino (Avellino) si diploma Perito
    Agrario in funzione dei progetti di lavoro in semilibert previsti  in
    attuazione della legge Gozzini.
    Nel 1987 presso il carcere di Bellizzi Irpino,  ottiene la semilibert
    nell'ambito di un progetto di trasformazione agraria di  un  pezzo  di
    terreno  messo  a  disposizione,  in  comodato,  dal  comune  di  Tufo
    (Avellino).

    Claudio Carbone, nato ad Asmara (Eritrea), il 1 settembre 1947,  studi
    medi, extralegale.


    Bibliografia.

    Testimonianza  al Progetto Memoria per Claudio Carbone,  Avellino 1993
    (Archivio P.M.).





    Sergio Spazzali.

    22 gennaio 1994.
    Rue Castagne 25, Miramas, Marsiglia (Francia).
    Il 22 gennaio 1994,  muore per infarto Sergio Spazzali,  in  esilio  a
    Miramas (Marsiglia).
    Arrestato  una  prima  volta  il  18  novembre 1975,  a Varese,  viene
    scarcerato per decorrenza termini e sceglie di lavorare come  avvocato
    nella struttura di Soccorso Rosso. Per questa attivit viene arrestato
    di nuovo il 12 maggio 1977.
    Viene scarcerato dopo tre mesi.
    Il 19 aprile 1980 viene arrestato per "partecipazione a banda armata",
    in riferimento alle Brigate Rosse. Lo accusa Patrizio Peci. Assolto al
    processo  di  primo grado viene scarcerato,  ma nel processo d'appello
    viene condannato per "concorso  all'attivit  partecipativa  dei  suoi
    assistiti".
    Nel 1982,  per sottrarsi all'arresto,  sceglie la via dell'esilio.  La
    sua prima tappa  la  Francia,  a  Parigi.  Continuando  a  vivere  da
    latitante, si reca nel 1984 in Grecia, ad Atene. Da qui torna nel 1990
    in  terra  di  Francia,  dove resta fino alla morte,  in una cittadina
    vicina a Marsiglia, alla Foce del Rodano.
    I reati per  i  quali  era  stato  inquisito  cadono  in  prescrizione
    nell'estate 1994.
    A  Milano,  la  sera del 1 febbraio 1994,  nella sala della Provincia,
    viene  indetto  in  ricordo  di  Sergio  Spazzali   un   incontro   di
    commemorazione partecipato da centinaia di persone.

    Sergio   Spazzali,   nato  a  Trieste,   il  16  agosto  1936,   studi
    universitari, avvocato.


    Bibliografia.

    Sergio Spazzali,  "Lettera a Il manifesto e  a  Liberazione",  Francia
    1992 (Archivio P.M.).
    Vincenzo  Guagliardo,  "Lettera  per  la  serata  in ricordo di Sergio
    Spazzali", carcere di Opera (Milano) 27-1-94 (Archivio P.M.).
    "Serata in ricordo di Sergio Spazzali  alla  Sala  della  Provincia  a
    Milano  1-2-94",  Video  reperibile  presso  la libreria Calusca,  via
    Conchetta 18, Milano.
    Rosella Simone,  "Sergio Spazzali:  un  comunista  forte  e  gentile",
    Milano, febbraio 1994 (Archivio P.M.).


    Le persone decedute.

    Questa  parte  presenta un censimento completo di tutte le persone che
    sono morte nel corso del conflitto per responsabilit  -   rivendicata
    o  attribuita  in  sede processuale  -  delle organizzazioni armate di
    sinistra dal 1969 al 1989.
    Per ciascun nominativo vengono forniti i dati anagrafici completi,  la
    descrizione dell'evento luttuoso,  e l'eventuale bibliografia prodotta
    intorno ad esso o relativa alla persona.  L'attenzione particolare che
    viene riservata ai documenti di rivendicazione risponde al criterio di
    fornire  i  motivi portati dalle organizzazioni che si sono assunte la
    responsabilit  dell'attentato.  La  documentazione  del  momento  dei
    funerali,  nei  casi in cui hanno assunto una rilevanza sociale,  ci 
    parsa un'ulteriore informazione utile ad  arricchire  la  comprensione
    del contesto.
    Non  si  ricostruiscono  qui  le  dinamiche interne all'evento,  n si
    riproducono testimonianze in relazione  ad  esso,  poich  lo  sguardo
    della ricerca  centrato sugli inquisiti per "banda armata".
    Riteniamo  utile proporre un quadro sintetico di dati socio-statistici
    concernenti il sesso,  il lavoro e gli studi delle persone morte,  per
    favorire  uno  sguardo  d'insieme sulla loro collocazione sociale.  La
    disseminazione per anni e per regioni degli eventi  invece  riportata
    nella sezione dei dati sul fenomeno generale.
    Purtroppo,  nonostante  le  richieste  rivolte agli uffici dello stato
    civile dei comuni,  non sempre    stato  possibile  reperire  i  dati
    anagrafici completi.  Ci  dovuto generalmente alla disorganizzazione
    degli uffici pi che ad  una  indisponibilit  del  servizio.  Occorre
    aggiungere che neppure la stampa quotidiana nazionale,  del resto,  ha
    fornito per le persone in questione questo tipo d'informazione.
    Non sono stati considerati, infine, quegli attentati mortali in cui la
    rivendicazione non   certa  e  in  sede  giudiziaria  non  c'  stata
    attribuzione specifica.












    DATI SOCIO-STATISTICI.

    Le  organizzazioni  armate  di  sinistra hanno colpito mortalmente 128
    persone, cos suddivise in base al sesso di appartenenza.

    maschi: 127 (99,2%)
    femmine: 1 (0,8%)
    Totale: 128 (100,0%)


    Ripartizione per classi di et, al momento della morte,  delle persone
    colpite dalle organizzazioni armate di sinistra.

    - di 20: 4 (3,1%)
    21 - 30: 30 (23,4%)
    31 - 40: 23 (18,0%)
    41 - 50: 27 (21,1%)
    51 - 60: 29 (22,7%)
    + di 61: 9 (7,0%)
    Dati mancanti: 6 (4,7%)
    Totale: 128 (100,0%)

    Nota:  Le  classi  di  et  di  questa  tabella differiscono da quelle
    relative agli inquisiti e ai militanti morti perch le  fasce  di  et
    coinvolte sono diverse.


    Distribuzione  per  livelli di scolarizzazione delle persone colpite a
    morte dalle organizzazioni armate di sinistra.

    Studi Elementari: 3 (2,3%)
    Studi Medi: 73 (57,0%)
    Studi Superiori: 15 (11,7%)
    Studi Universitari: 37 (28,9%)
    Totale: 128 (99,9%)


    Attivit lavorativa delle persone colpite dalle organizzazioni  armate
    di sinistra.

    Polizia di Stato: 38 (29,7%)
    Polizia penitenziaria: 8 (6,2%)
    Polizia privata: 10 (7,8%)
    Carabinieri: 21 (16,4%)
    Forze armate: 2 (1,6%)
    Vigili urbani: 1 (0,8%)
    Avvocati: 2 (1,6%)
    Magistratura: 8 (6,2%)
    Politici
                : 6 (4,7%)
    Giornalisti: 2 (1,6%)
    Docenti universitari: 3 (2,3%)
    Insegnanti: 1 (0,8%)
    Studenti: 2 (1,6%)
    Medici: 1 (0,8%)
    Notai: 1 (0,8%)
    Dirigenti di azienda: 6 (4,7%)
    Commercianti: 9 (7,0%)
    Autisti: 2 (1,6%)
    Pensionati: 2 (1,6%)
    Capi officina: 1 (0,8%)
    Impiegati: 1 (0,8%)
    Operai: 1 (0,8%)
    Totale: 128 (100,2%)

    Nota: Le categorie lavorative di questa tabella differiscono da quelle
    relative   agli  inquisiti  e  ai  militanti  morti  per  la  notevole
    diversificazione delle fasce sociali coinvolte.





















    Elenco alfabetico delle persone  morte  a  causa  dell'attivit  delle
    organizzazioni armate di sinistra.

    Carlo Ala.
    Alfredo Albanese.
    Emilio Alessandrini.
    Pino Amato.
    Antonio Ammaturo.
    Benito Atzei.
    Vittorio Bachelet.
    Antonio Bandiera.
    Vittorio Battaglini.
    Sergio Bazzega.
    Rosario Berardi.
    Renato Briano.
    Giampiero Cacioni.
    Fedele Calvosa.
    Andrea Campagna.
    Mario Canciello.
    Luigi Carbone.
    Luigi Carluccio.
    Carlo Casalegno.
    Antonino Casu.
    Antonio Cestari.
    Antonio Chionna.
    Raffaele Cinotti.
    Giuseppe Ciotta.
    Carmine Civitate.
    Francesco Coco.
    Pietro Coggiola.
    Lando Conti.
    Ippolito Cortellessa.
    Lorenzo Cotugno.
    Fulvio Croce.
    Francesco Cusano.
    Pietro Cuzzoli.
    Giovanni D'Alfonso.
    Sebastiano D'Alleo.
    Antioco Dejana.
    Raffaele Delcogliano.
    Mario De Marco.
    Carmine De Rosa.
    Francesco Di Cataldo.
    Fausto Dionisi.
    Enrico Donati.
    Antonio Esposito.
    Alessandro Floris.
    Antonino Frasca.
    Angelo Furlan.
    Guido Galli.
    Enrico Galvaligi.
    Lino Ghedini.
    Carlo Ghiglieno.
    Nicola Giacumbi.
    Licio Giorgieri.
    Graziano Giralucci.
    Filippo Giuseppe.
    Sergio Gori.
    Michele Granato.
    Giampiero Grandi.
    Claudio Graziosi.
    Giuseppe Gurrieri.
    Leamon Ray Hunt.
    Aldo Iermano.
    Raffaele Iozzino.
    Emanuele Iurilli.
    Rolando Lanari.
    Salvatore Lanza.
    Santo Lanzafame.
    Oreste Leonardi.
    Andrea Lombardini.
    Giuseppe Lorusso.
    Bartolomeo Mana.
    Luigi Marangoni.
    Felice Maritano.
    Manfredo Mazzanti.
    Giuseppe Mazzola.
    Antonio Mea.
    Girolamo Minervini.
    Aldo Moro.
    Antonio Niedda.
    Pietro Ollanu.
    Vittorio Padovani.
    Giuseppe Pagliei.
    Riccardo Palma.
    Antonio Palumbo.
    Prisco Palumbo.
    Pasquale Paola.
    Alfredo Paolella.
    Paolo Paoletti.
    Enrico Pedenovi.
    Antonio Pedio.
    Giuseppe Pisciunieri.
    Salvatore Porceddu.
    Domenico Ricci.
    Antonino Rinaldo.
    Giulio Rivera.
    Mariano Romiti.
    Guido Rossa.
    Luciano Rossi.
    Francesco Rucci.
    Roberto Ruffilli.
    Lino Sabbadin.
    Antonio Santoro.
    Rocco Santoro.
    Giovanni Saponara.
    Giuseppe Savastano.
    Rosario Scalia.
    Italo Schettini.
    Giuseppe Scravaglieri.
    Gianfranco Spighi.
    Germana Stefanini.
    Giuseppe Taliercio.
    Ezio Tarantelli.
    Euro Tarsilli.
    Girolamo Tartaglione.
    Michele Tatulli.
    Domenico Taverna.
    Walter Tobagi.
    Luigi Pietro Torregiani.
    Mario Tosa.
    Maurizio Tucci.
    Emanuele Tuttobene.
    Antonio Varisco.
    Saaudi Vaturi.
    Sebastiano Vinci.
    Eleno Viscardi.
    Alfio Zappal.
    Mario Zicchieri.
    Nicolino Zidda.
    Francesco Zizzi.

    Alessandro Floris.

    Il  26  marzo  1971,  a  Genova,  due  militanti del Gruppo 22 Ottobre
    compiono un esproprio ai danni dell'Istituto  Autonomo  Case  Popolari
    (I.A.C.P.),  di  cui  Alessandro  Floris   dipendente,  in qualit di
    fattorino portavalori.
    Alessandro Floris reagisce e viene ucciso.
    Nel corso della fuga,  la Lambretta di cui  si  erano  serviti  i  due
    militanti  viene  raggiunta  da  occasionali inseguitori e uno dei due
    viene catturato, mentre il secondo riesce ad allontanarsi.
    Successivamente un fotografo amatoriale consegna alla  polizia  alcune
    istantanee  scattate  al  momento della sparatoria.  Queste portano ad
    individuare il guidatore della Lambretta che verr arrestato nel  1972
    a Milano, in un appartamento dei GAP.

    Alessandro  Floris,  nato  a Iglesias (Cagliari),  il 21 ottobre 1939,
    studi medi, fattorino portavalori.


    Bibliografia.

    Il Secolo Decimonono 27-3-72.
    Il Secolo Decimonono 5-6-77.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.
    Franco  Ottaviano,  "La rivoluzione nel labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.
















    Graziano Giralucci.
    Giuseppe Mazzola.

    Il 17 giugno 1974, a Padova,  le Brigate Rosse compiono una incursione
    nella sede del Movimento Sociale Italiano di via Zabarella, 4.
    Sono  presenti  due  persone che reagiscono e,  nel conflitto a fuoco,
    restano  uccise.   Una  di  esse    Graziano  Giralucci,   30   anni,
    rappresentante di articoli sanitari e simpatizzante del M.S.I. L'altra
      Giuseppe  Mazzola,  ex  appuntato  dei  carabinieri  in  pensione e
    impiegato d'ordine del partito.
    Il nucleo veneto delle Brigate Rosse  rivendica  l'incursione  con  un
    volantino che la colloca nella pratica dell'antifascismo militante.
    Successivamente  le  B.R.  a  livello  nazionale diffondono un secondo
    volantino in cui, pur assumendo la responsabilit di questo evento, ne
    criticano la gestione e ribadiscono che il loro  terreno  privilegiato
    d'intervento  l'attacco allo Stato e non l'antifascismo militante.

    Graziano Giralucci,  nato a Villanova di Camposampiero (Padova),  il 7
    dicembre 1944, studi medi, rappresentante di commercio.
    Giuseppe Mazzola, nato a Telgate (Bergamo),  il 21 aprile 1914,  studi
    superiori, pensionato.

    Bibliografia.

    Senza autore, "Padova: una prova difficile", in: "Controinformazione",
    3-4, Milano 1974.
    Nucleo  veneto  delle  Brigate  Rosse,  "Volantino di rivendicazione",
    Padova  1974,  in:  Soccorso  Rosso,  "Brigate  Rosse",  Milano  1975,
    Feltrinelli.
    Vincenzo  Tessandori,  "B.R.  Imputazione  banda  armata.  Cronache  e
    documenti delle Brigate Rosse", Milano 1977, Garzanti.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.
    Franco  Ottaviano,  "La rivoluzione nel labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.
    Renato Curcio, "A viso aperto",  intervista di Mario Scialoja,  Milano
    1993, Mondadori.






    Felice Maritano.

    Il 15 ottobre 1974,  a Robbiano di Mediglia (Milano), in uno scontro a
    fuoco,  al terzo piano di  uno  stabile  di  via  Amendola  10,  viene
    catturato e ferito un militante delle Brigate Rosse che, nello scontro
    a  fuoco,  colpisce  mortalmente il maresciallo dei carabinieri Felice
    Maritano.

    Felice Maritano,  nato a Chiapero di Valgioie (Torino),  il 15 gennaio
    1919, studi superiori, maresciallo dei carabinieri.


    Bibliografia.

    "Felice Maritano",  in: Vincenzo Tessandori,  "B.R. Imputazione: banda
    armata.  Cronache e  documenti  delle  Brigate  Rosse",  Milano  1977,
    Garzanti.
    Alessandro Silj,  "Mai pi senza fucile. Alle origini delle B.R. e dei
    NAP", Firenze 1977, Vallecchi.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.
    Franco  Ottaviano,  "La rivoluzione nel labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.




















    Andrea Lombardini.

    Il 5 dicembre 1974 alle 11,30 ad  Argelato  (Bologna),  il  brigadiere
    Andrea Lombardini, comandante della stazione dei carabinieri di Castel
    d'Argile,  viene ucciso da una raffica di mitra mentre si avvicina per
    un controllo ad un furgoncino Fiat 238.
    All'interno del furgone vi sono alcuni  militanti  di  una  formazione
    autonoma  bolognese  che  si  apprestano ad espropriare il portavalori
    dello zuccherificio Siiz e che vengono successivamente  arrestati.  Al
    processo  alcuni  di essi presenteranno due comunicati a firma Brigata
    Bruno Valli.

    Andrea Lombardini,  nato a Borghi (Forl),  il 23 aprile  1940,  studi
    medi, brigadiere dei carabinieri.

    Bibliografia.

    Brigata  Bruno Valli,  "Comunicato numero 1 e numero 2",  Bologna 1974
    (Archivio P.M.).
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.
    Giovanni D'Alfonso.

    Il  4  giugno 1975 nei pressi della sua villa di Canelli (Alessandria)
    viene rapito  dalle  Brigate  Rosse  l'industriale  vinicolo  Vittorio
    Vallarino Gancia.
    Il 5 giugno, nel corso di un controllo alla cascina Spiotta nei pressi
    di  Acqui  Terme  (Alessandria),   i  due  militanti  delle  B.R.  che
    custodiscono il rapito,  tentano di sottrarsi all'arresto  ingaggiando
    uno  scontro  a  fuoco nel corso del quale l'appuntato dei carabinieri
    Giovanni D'Alfonso viene mortalmente ferito.
    Ricoverato all'ospedale di Alessandria vi muore l'11 giugno 1975.

    Giovanni D'Alfonso, nato a Penne (Pescara), il 7 febbraio 1930,  studi
    medi, appuntato dei carabinieri.

    Bibliografia.

    Vincenzo  Tessandori,  "B.R.  Imputazione:  banda  armata.  Cronache e
    documenti delle Brigate Rosse", Milano 1977, Garzanti.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.
    Antonio Niedda.

    Alle  10,30  del  4 settembre 1975,  alla periferia di Ponte di Brenta
    (Padova), una pattuglia di polizia composta dal vicebrigadiere Armando
    Dalla Pozza e dall'appuntato Antonio Niedda ferma una Fiat 128 per  un
    controllo.
    Nell'auto  vi  sono  due  giovani,   uno  dei  quali,   per  sottrarsi
    all'arresto,  esplode tre colpi di pistola contro l'appuntato  Niedda,
    uccidendolo.  Arrestato  poco dopo,  risulta essere un militante delle
    Brigate Rosse.

    Antonio Niedda,  nato a Bonorva (Sassari),  il 2 febbraio 1931,  studi
    medi, appuntato di polizia.


    Bibliografia.

    Vincenzo  Tessandori,  "B.R.  Imputazione:  banda  armata.  Cronache e
    documenti delle Brigate Rosse", Milano 1977, Garzanti.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.
    Mario Zicchieri.

    Il  29 ottobre 1975,  a Roma,  all'altezza del numero civico 26 di via
    Erasmo Gattamelata,  un'auto con tre persone a bordo si avvicina a due
    giovani  che  sostano davanti all'ingresso della sezione del Movimento
    Sociale Italiano.  Due persone scendono dall'auto e  fanno  fuoco  con
    fucili  a  canne  mozze.  Mario  Zicchieri,  gravemente ferito,  muore
    durante il trasporto in ospedale.
    In sede giudiziaria l'omicidio verr attribuito, da alcuni pentiti,  a
    Lotta Armata Per il Comunismo.

    Mario Zicchieri, nato a Roma, il 29 dicembre 1958, studente.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.



    Enrico Pedenovi.

    Il 27 aprile 1976, a Milano,  Gaetano Amoroso,  studente lavoratore di
    21  anni,  viene  colpito  mortalmente  da alcuni militanti gravitanti
    intorno al Movimento Sociale Italiano.
    Il 29 aprile,  a Milano,  in risposta a questo episodio,  viene ucciso
    l'avvocato  Enrico  Pedenovi,   consigliere  provinciale  del  MSI  ed
    impiegato di banca.
    Questa azione non  rivendicata da alcuno  ma,  in  sede  giudiziaria,
    dando  fede  alle ricostruzioni di alcuni ex militanti pentiti,  viene
    attribuita all'organizzazione Prima Linea.

    Enrico  Pedenovi,   nato  a  Pavia,   il  2  settembre   1926,   studi
    universitari, impiegato di banca.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Luigi Guicciardi, "Il tempo del furore", Milano 1988, Rusconi.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.
    Francesco Coco.
    Antioco Dejana.
    Giovanni Saponara.

    L'8 giugno 1976,  a Genova,  intorno alle ore 13,30,  in salita  Santa
    Brigida,  il Procuratore Generale della Repubblica di Genova Francesco
    Coco  viene  ucciso  insieme  ad   Antioco   Dejana,   appuntato   dei
    carabinieri,  ed a Giovanni Saponara, sottufficiale di polizia che gli
    facevano da scorta.
    Antioco Dejana sostituiva  una  guardia  carceraria  che  svolgeva  le
    funzioni di autista e che quel giorno era in permesso.
    L'azione viene rivendicata dalle Brigate Rosse con un volantino in cui
    si  fa  riferimento  ad uno specifico antefatto: la Corte d'Appello di
    Genova,  accogliendo la  richiesta  avanzata  dall'organizzazione  che
    teneva  sequestrato  il  giudice  Sossi,  aveva emesso un'ordinanza di
    libert provvisoria per otto  militanti  del  Gruppo  22  Ottobre.  Il
    Procuratore   Generale   Francesco  Coco  aveva  bloccato  l'ordinanza
    subordinandone l'esecuzione al  rilascio  del  giudice  Sossi.  Ma,  a
    rilascio avvenuto, aveva disatteso il suo impegno.
    Il giorno successivo nell'aula del tribunale di Torino dove  in corso
    un processo contro alcuni militanti delle Brigate Rosse,  uno di essi,
    anche a nome di  altri  imputati,  legge  un  comunicato  di  sostegno
    all'azione.

    Francesco Coco, nato a Terralba (Oristano), il 12 dicembre 1908, studi
    universitari, Procuratore della repubblica.
    Antioco Dejana,  nato ad Ardauli (Oristano),  il 15 marzo 1936,  studi
    medi, appuntato dei carabinieri.
    Giovanni Saponara, nato a Salandra (Matera), il 5 febbraio 1934, studi
    medi, sottufficiale di polizia.


    Bibliografia.

    Brigate  Rosse,  "Volantino  di  rivendicazione",  Genova  1979,   in:
    Soccorso Rosso, "Brigate Rosse", Milano 1975, Feltrinelli.
    Il Secolo Decimonono 5-6-77.
    "Francesco Coco",  in: Vincenzo Tessandori,  "B.R.  Imputazione: banda
    armata.  Cronache e  documenti  delle  Brigate  Rosse",  Milano  1977,
    Garzanti.
    Autori Vari,  "Il caso Coco.  Processo a Giuliano Naria", Milano 1978,
    Collettivo Editoriale Libri Rossi.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Rino Genova, "Missione antiterrorismo", Milano 1985, Sugarco.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.
    Sergio  Zavoli,   "La  notte  della  repubblica",   Milano-Roma  1992,
    Mondadori-Nuova Eri.
    Franco Ottaviano,  "La rivoluzione nel  labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.
















    Francesco Cusano.

    Il 1 settembre 1976, a Biella (Vercelli), una pattuglia della polizia,
    ferma  un'auto  con  targa di Milano per il controllo dei documenti ed
    invita i due occupanti a seguirla in Questura.  I due uomini aprono il
    fuoco uccidendo il vicequestore Francesco Cusano.
    In  sede  giudiziaria,  per  questo  evento,  vengono  condannati  due
    militanti delle Brigate Rosse.

    Francesco Cusano, nato a Ariano Irpino (Avellino), l'11 novembre 1925,
    studi universitari, vicequestore di polizia.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.




    Prisco Palumbo.

    Il  14  dicembre  1976,  a  Roma,  i  Nuclei  Armati Proletari portano
    un'attacco all'auto di Alfonso Noce,  dirigente del  nucleo  regionale
    dell'Antiterrorismo.
    Alfonso  Noce viene ferito e nella sparatoria resta ucciso l'agente di
    polizia Prisco Palumbo, autista dell'auto di scorta.
    Al  processo  di  Napoli  contro  i  NAP,   gli  imputati  rivendicano
    l'attentato  leggendo  in  aula  un  comunicato  in cui tra l'altro si
    legge:
    L'azione dal punto di vista militare    fallita  per  alcuni  errori
    tecnico-militari fatti dai compagni che hanno condotto l'operazione.

    Prisco  Palumbo,  nato  a  Nocera Inferiore (Salerno),  il 1 settembre
    1952, studi medi, agente di polizia.


    Bibliografia.

    Autori Vari, "Processo allo stato", numero 2, Milano 1977,  Collettivo
    editoriale Libri Rossi.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.




















    Sergio Bazzega.
    Vittorio Padovani.

    Il 15 dicembre 1976, a Sesto San Giovanni (Milano), la polizia si reca
    per una perquisizione domiciliare in  via  Leopardi,  121,  abitazione
    della famiglia Alasia.
    Walter Alasia, militante delle Brigate Rosse viene sorpreso e tenta di
    sottrarsi  alla  cattura ingaggiando un conflitto a fuoco con le forze
    dell'ordine.
    Sergio  Bazzega,   maresciallo  di  polizia  in  forza  alla   squadra
    antiterrorismo  e  il vice questore Vittorio Padovani,  restano uccisi
    nel conflitto a fuoco.

    Sergio Bazzega,  nato a Canosa di Puglia (Bari),  il  7  agosto  1944,
    studi superiori, Maresciallo di polizia.
    Vittorio Padovani,  nato a Modena,  il 1 marzo 1929,  studi superiori,
    vicequestore di polizia.


    Bibliografia.

    Giorgio Manzini,  "Indagine su  un  Brigatista  rosso",  Torino  1978,
    Einaudi.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.


















    Lino Ghedini.

    Il 19 febbraio 1977, sulla provinciale per Rho (Milano), una pattuglia
    della polizia controlla il traffico.
    Il brigadiere Lino Sergio Ghedini  e  l'appuntato  Adriano  Comizzoli,
    intimano l'alt ad un'auto e chiedono i documenti.  Il conducente,  nel
    tentativo di sottrarsi al controllo ingaggia un conflitto a fuoco.
    Il brigadiere Ghedini resta ucciso.
    Il conducente,  arrestato subito dopo,  risulta  essere  un  militante
    ricercato e gi rinviato a giudizio per i Gruppi d'Azione Partigiana.

    Lino Ghedini,  nato a Villanova (Pescara), il 17 settembre 1926, studi
    medi, brigadiere di polizia.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.


    Giuseppe Ciotta.

    Il 12 marzo 1977,  a Torino, il brigadiere di polizia Giuseppe Ciotta,
    in servizio presso la squadra politica della  Questura,  viene  ucciso
    mentre  esce  di casa alle 7,55 per recarsi al lavoro,  sulla sua Fiat
    500.
    L'attentato  mortale  viene  rivendicato   dalle   Brigate   Comuniste
    Combattenti.
    Un  militante di Prima Linea che ha usufruito della legge a favore dei
    pentiti,  in sede giudiziaria afferma successivamente che l'omicidio 
    stato compiuto per vendicare l'uccisione, da parte dei carabinieri, di
    Francesco Lorusso,  militante di Lotta Continua, avvenuta a Bologna il
    giorno precedente.
    La sigla Brigate Comuniste Combattenti  riconducibile  alla  fase  in
    cui  Prima  Linea  si  attiene  alla  scelta di non rivendicare con la
    propria sigla attentati con esiti mortali.

    Giuseppe Ciotta,  nato ad Ascoli Satriano  (Foggia),  il  13  novembre
    1947, studi medi, brigadiere della Digos.



    Bibliografia.

    Regione Piemonte,  "Mantenimento di Nunzia Ciotta, figlia di Giuseppe,
    vittima dell'attentato avvenuto il 12-3-77",  Legge regionale 22-4-76,
    n. 28.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Rino Genova, "Missione antiterrorismo", Milano 1985, Sugarco.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.













    Claudio Graziosi.

    Il 22 marzo 1977,  a Roma,  su un autobus della linea 27,  l'agente di
    polizia  Claudio Graziosi riconosce tra i passeggeri una militante dei
    Nuclei Armati Proletari,  evasa nel mese di  gennaio  dal  carcere  di
    Pozzuoli (Napoli).
    Qualificatosi,  si rivolge all'autista chiedendogli di dirigersi verso
    un Commissariato di Polizia.
    La militante non  sola ed  il  suo  accompagnatore,  accortosi  della
    manovra,  affronta  l'agente  Claudio  Graziosi  uccidendolo.  I  due,
    infine, scendono dall'autobus e si allontanano.

    Claudio Graziosi, nato a Roma, il 20 giugno 1956,  studi medi,  agente
    di polizia.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.

    Fulvio Croce.

    Il 28 aprile 1977, Fulvio Croce,  presidente del consiglio dell'Ordine
    degli  avvocati  di  Torino,  viene  ucciso da un nucleo delle Brigate
    Rosse, nei pressi della sua abitazione.
    L'attentato mortale viene rivendicato con un volantino  fatto  trovare
    il  30  aprile  1977  in  cui  si  legge:  La  sua  ultima operazione
    controrivoluzionaria  stata l'assunzione della  difesa  di  militanti
    della  nostra  organizzazione  al  tribunale  speciale  di  regime nel
    processo iniziatosi il 15-5-76 all'Assise di Torino.
    Nel processo di Torino gli imputati  avevano  ricusato  tutti  i  loro
    difensori  di  fiducia  ed espresso la volont di non essere difesi da
    alcuno.

    Fulvio Croce,  nato a Castelnuovo Nigra (Torino),  il 6  giugno  1901,
    studi universitari, avvocato.


    Bibliografia.

    Vincenzo  Tessandori,  "B.R.  Imputazione:  banda  armata.  Cronaca  e
    documenti delle Brigate Rosse", Milano 1977, Garzanti.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.



















    Carlo Casalegno.

    Il  16  novembre  1977,  a Torino,  il vicedirettore del quotidiano La
    Stampa,  Carlo  Casalegno,  viene  mortalmente  ferito  sotto  la  sua
    abitazione in corso Re Umberto 54, da un nucleo delle Brigate Rosse.
    Casalegno muore,  per le ferite riportate,  il 29 novembre 1977,  dopo
    tredici giorni.
    Le B.R.  gestiscono questo attentato come risposta alla posizione  che
    il  quotidiano  torinese  aveva  espresso  in  merito all'uccisione di
    Andreas Baader,  Gudrun Enslin e Jan Carl Raspe,  militanti della RAF,
    avvenuta il 18 ottobre 1977 nel carcere di Stammhein (Germania).
    In seguito all'attentato mortale,  sul giornale Lotta Continua si apre
    un dibattito circa l'uso della violenza nei processi rivoluzionari.

    Carlo  Casalegno,   nato  a  Torino,   il  15  dicembre  1916,   studi
    universitari, giornalista.


    Bibliografia.

    Lotta Continua 19-11-77.
    Lotta Continua 22-11-77.
    Lotta Continua 27-11-77.
    Lotta Continua 3-12-77.
    Autori Vari, "Sulla violenza politica e terrorismo. Un dibattito nella
    sinistra", Roma 1978, Savelli.
    "Mio  padre:  Casalegno",  in:  Giampaolo  Pansa,  "Storie italiane di
    violenza e terrorismo", Roma-Bari, 1980, Laterza.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.













    Carmine De Rosa.

    Il 4 gennaio 1978,  a Cassino (Frosinone),  Carmine De Rosa,  maggiore
    dei  carabinieri  in  congedo  e  capo  del  servizio   di   sicurezza
    industriale  della Fiat di Cassino - Piedimonte,  viene ucciso mentre,
    al volante della sua automobile, si sta recando sul posto di lavoro.
    Insieme a  lui  si  trova  Giuseppe  Porta,  anch'egli  ufficiale  dei
    carabinieri  in congedo e responsabile dei servizi di sorveglianza del
    centro-sud della Fiat che viene ferito alle gambe.
    Gli Operai Armati per il Comunismo  rivendicano  l'attentato  con  una
    telefonata  e  con  volantini  che vengono fatti ritrovare all'interno
    dello stabilimento Fiat di Cassino.
    "Operai Armati per il Comunismo"   una  delle  denominazioni  assunte
    dall'organizzazione Formazioni Comuniste Combattenti.

    Carmine De Rosa,  nato a ...,  il ...  1927, studi superiori, capo dei
    servizi sicurezza Fiat.

    Nota: I dati mancanti non sono  stati  reperibili  presso  gli  uffici
    comunali interpellati.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.

















    Fausto Dionisi.

    Il 20 gennaio 1978,  a Firenze,  nel tentativo di favorire la fuga  di
    alcuni   detenuti,   due   uomini   e   una   donna  armati  irrompono
    nell'abitazione di un maresciallo degli Agenti di Custodia,  adiacente
    all'ingresso del carcere Le Murate.
    Una pattuglia di polizia,  arrivata casualmente sul luogo,  si scontra
    con altri componenti del nucleo che fanno da copertura esterna.
    Fausto Dionisi, agente di polizia, viene ucciso nel conflitto a fuoco.
    Un suo collega, Dario Atzeni, rimane invece ferito.
    In sede giudiziaria la responsabilit di questo fatto viene attribuita
    a Prima Linea.

    Fausto Dionisi,  nato ad Acquapendente (Viterbo),  il 6 ottobre  1954,
    studi medi, agente di polizia.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.
    Gianfranco Spighi.

    Il 7 febbraio 1978,  a Prato (Firenze),  un nucleo armato,  al fine di
    compiere  un  esproprio,  irrompe  negli  uffici del notaio Gianfranco
    Spighi. In seguito ad una sua reazione, viene ucciso.
    Il 15 febbraio 1978  viene  fatto  trovare,  con  una  telefonata,  un
    volantino  di  rivendicazione dell'attentato firmato "Lotta Armata per
    il Comunismo Dante di Nanni".

    Gianfranco  Spighi,  nato  a  Firenze,  il  22  dicembre  1920,  studi
    universitari, notaio.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.




    Riccardo Palma.

    Il 14 febbraio 1978,  a Roma,  alle 9 del mattino,  il consigliere  di
    Cassazione Riccardo Palma viene ucciso sotto casa sua.
    Riccardo  Palma  era  addetto,  presso  la  Direzione  Generale  degli
    Istituti di Prevenzione e Pena, alla gestione dei fondi per l'edilizia
    carceraria.
    L'attentato mortale viene rivendicato dalle Brigate Rosse  nel  quadro
    della campagna contro le carceri speciali.

    Riccardo Palma,  nato a Roma,  il 12 maggio 1915,  studi universitari,
    magistrato.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.



    Rosario Berardi.

    Il 10 marzo 1978,  a Torino,  Rosario Berardi,  maresciallo di polizia
    della sezione antiterrorismo, gi vicecapo dell'Ufficio Politico della
    Questura, viene ucciso da un nucleo delle Brigate Rosse.
    L'attentato mortale  rivendicato con un  volantino  a  firma  Brigate
    Rosse - Colonna torinese Mara Cagol.

    Rosario  Berardi,  nato  a  Bari,  il  17  novembre 1926,  studi medi,
    maresciallo di polizia.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.





    Raffaele Iozzino.
    Oreste Leonardi.
    Domenico Ricci.
    Giulio Rivera.
    Francesco Zizzi.

    Il  16  marzo  1978,  a Roma,  le Brigate Rosse attaccano in via Mario
    Fani, poco dopo le 9 del mattino,  l'auto blindata dell'onorevole Aldo
    Moro e quelle della sua scorta. Aldo Moro viene sequestrato.
    Gli agenti di polizia Raffaele Iozzino e Giulio Rivera, il maresciallo
    dei carabinieri Oreste Leonardi e l'appuntato dei carabinieri Domenico
    Ricci, addetti alla scorta, vengono uccisi nel conflitto a fuoco.
    Il vice brigadiere di polizia Francesco Zizzi,  anch'egli addetto alla
    scorta,  viene gravemente ferito.  Accompagnato  dai  soccorritori  al
    Policlinico Gemelli, muore alle 12,45 dello stesso giorno.
    A  seguito  di  questo  evento  il  Consiglio  dei  Ministri affida la
    gestione della crisi politica al  Comitato  Interministeriale  per  la
    Sicurezza (CIS). La federazione nazionale dei sindacati (C.GI.L.-CISL-
    UIL)  proclama  uno sciopero generale nazionale di tutte le categorie.
    L'intera  rete   di   comunicazione   viaria   (ferrovie,   aeroporti,
    autostrade)  viene immediatamente posta sotto il controllo delle forze
    dell'ordine.
    L'azione viene rivendicata dalle B.R.  poche ore dopo con telefonate a
    quotidiani  e,  il  18  marzo,  nel  primo  comunicato di gestione del
    sequestro di Aldo Moro.
    I funerali di  Raffaele  Iozzino,  Oreste  Leonardi,  Domenico  Ricci,
    Giulio  Rivera  e  Francesco  Zizzi,  il 18 ed il 19 marzo,  diventano
    occasioni di manifestazioni  "contro  il  terrorismo"  partecipate  da
    migliaia di persone mobilitate dai partiti dell'arco costituzionale.

    Raffaele  Iozzino,  nato a Casola (Napoli),  il 2 gennaio 1953,  studi
    medi, agente di polizia.
    Oreste Leonardi,  nato a Torino,  il 10 giugno 1926,  studi superiori,
    maresciallo dei carabinieri.
    Domenico Ricci,  nato a Staffolo (Ancona), il 18 settembre 1934, studi
    elementari, appuntato dei carabinieri.
    Giulio Rivera, nato a Guglionesi (Campobasso), il 1 agosto 1954, studi
    medi, agente di polizia.
    Francesco Zizzi,  nato a Fasano (Brindisi),  il 4 giugno  1948,  studi
    superiori, brigadiere di polizia.




    Bibliografia.

    "La polizia piange i suoi morti 'figli del popolo'" e "Domani a Fasano
    l'ultimo  saluto  al  vicebrigadiere  Zizzi",   in:  La  Gazzetta  del
    Mezzogiorno 18-3-78.
    "I funerali delle cinque vittime seguiti da una folla in lacrime", in:
    Il Resto del Carlino 19-3-78.
    "Le cinque bare sommerse dai fiori", in: Corriere della Sera 19-3-78.
    Giampaolo Pansa,  "Stato,  parenti e povera gente intorno alle vittime
    delle BR", in: La Repubblica 19-3-78.
    La  ricostruzione  dell'evento    stata  oggetto  di  varie inchieste
    giudiziarie e di molte pubblicazioni.  Spesso tuttavia  si  tratta  di
    ricostruzioni a tesi attinenti alla lotta politica.  Rinviamo comunque
    all'ampia bibliografia prodotta in: Autori Vari, "Effetto terrorismo",
    Roma 1990, Giunta regionale del Lazio.







    Lorenzo Cotugno.

    L'11 aprile 1978,  a Torino,  Lorenzo  Cotugno,  agente  di  custodia,
    addetto  ai  colloqui,  in servizio presso il carcere Le Nuove,  viene
    affrontato da un nucleo delle  Brigate  Rosse  nei  pressi  della  sua
    abitazione in Lungodora Napoli,  69. Ferito intenzionalmente, reagisce
    inseguendo e ferendo a sua  volta  un  militante.  Nel  prosieguo  del
    conflitto a fuoco, viene ucciso.
    Le Brigate Rosse,  il 12 aprile, con una telefonata all'Ansa di Torino
    rivendicano la  sua  morte  e  l'appartenenza  all'organizzazione  del
    militante ferito e lasciato di fronte ad un ospedale.
    Nella  rivendicazione  l'attentato  viene collocato nel contesto delle
    lotte carcerarie.
    Il funerale si svolge a Torino il 13 aprile con la  partecipazione  di
    alcuni consigli di fabbrica della Fiat.

    Lorenzo  Cotugno,  nato  a  ...  il ...  1947,  studi medi,  agente di
    custodia.

    Nota:  Al  comune  di  Torino  questo   nominativo   non   risulta   e
    l'indicazione  del  luogo  di nascita - Milazzo (Messina) rilevata dai
    quotidiani non corrisponde ai registri del comune interpellato.
    Bibliografia.

    Corriere della Sera 12-4-78.
    La Stampa 12-4-78.
    La Stampa 13-4-78.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.














    Francesco Di Cataldo.

    Il  20  aprile  1978,  a  Crescenzago (Milano),  Francesco Di Cataldo,
    maresciallo e vicecomandante degli Agenti di custodia del  carcere  di
    San  Vittore,  dove  svolgeva  funzioni di tecnico radiologo presso il
    Centro Clinico, viene ucciso poco dopo le ore 7 in via Ponte Nuovo.
    L'attentato mortale  rivendicato dalle Brigate Rosse - colonna Walter
    Alasia-Luca, prima con una telefonata all'Ansa, alle 7,35 dello stesso
    giorno  e  successivamente  con  un  volantino,   datato  20   aprile,
    recapitato  alle redazioni milanesi dell'Ansa e de La Repubblica il 21
    aprile.
    Nel volantino di rivendicazione le B.R.  inquadrano  l'omicidio  nella
    campagna  contro  la riorganizzazione delle strutture carcerarie e del
    sistema penitenziario.  Nella prima parte,  dedicata  a  Francesco  Di
    Cataldo, si legge:
    ...questo agente della controrivoluzione da sempre dirigeva il Centro
    Clinico  del  carcere e quindi era anche il principale responsabile di
    tutti gli assassinii diretti ed indiretti dei vari detenuti  che,  con
    la complicit dei medici sono stati archiviati come collassi, infarti,
    eccetera,  e  responsabile delle condizioni mediche,  assistenziali ed
    igieniche del reparto;  tutte disastrose.  Come agente di custodia  la
    sua  vita    stata tutta dedicata alla distruzione ed al massacro dei
    compagni e dei proletari imprigionati.
    Il funerale,  che parte alle 14,30  del  22  aprile  dal  carcere  San
    Vittore,  partecipato da numerose autorit e si conclude nel cimitero
    di Lambrate.

    Francesco  Di  Cataldo,  nato  a Barletta (Bari) il 20 settembre 1926,
    studi medi, maresciallo agenti di custodia.


    Bibliografia.

    Brigate  Rosse   -   colonna   Walter   Alasia-Luca,   "Volantino   di
    rivendicazione",  Milano 1978, reperibile presso le redazioni milanesi
    del quotidiano La Repubblica e dell'Ansa.
    Corriere della Sera 21-4-78.
    Corriere della Sera 22-4-78.
    Corriere della Sera 23-4-78.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.


    Aldo Moro.

    Il  16  marzo 1978,  a Roma,  l'onorevole Aldo Moro,  Presidente della
    Democrazia Cristiana,  viene sequestrato da un  nucleo  delle  Brigate
    Rosse  mentre  si  sta  recando  in  Parlamento per il dibattito sulla
    fiducia al quarto governo Andreotti, sostenuto esternamente dal P.C.I.
    I cinque uomini della sua scorta  -  Domenico Ricci,  Oreste Leonardi,
    Giulio Rivera, Raffaele Iozzino, Francesco Zizzi  -  vengono uccisi.
    Il sequestro si protrae per 55 giorni durante i quali le B.R. emettono
    9  comunicati  e  recapitano  varie  lettere  autografe  scritte dallo
    statista a familiari e a personalit del mondo politico o religioso.
    Il 5 maggio 1978  le  Brigate  Rosse  diffondono  il  nono  ed  ultimo
    comunicato in cui  scritto: Concludiamo quindi la battaglia iniziata
    il  16  marzo,   eseguendo  la  sentenza  a  cui  Aldo  Moro    stato
    condannato.
    Alle 12,30 del 9 maggio, con una telefonata ad un amico della famiglia
    Moro,  viene  indicato  "dove  la  famiglia  potr  trovare  il  corpo
    dell'onorevole".
    Effettivamente  verr rinvenuto alle 13,45 circa,  in via Michelangelo
    Caetani,  tra via delle Botteghe Oscure (sede del P.C.I.) e Piazza del
    Ges (sede della D.C.) nel bagagliaio di una Renault abbandonata.
    Il  10  maggio si tiene in Parlamento una cerimonia di commemorazione,
    mentre nelle grandi citt avviene una mobilitazione  generale  "contro
    il terrorismo" analoga a quella del giorno del sequestro.  La famiglia
    Moro chiede che non vi siano manifestazioni,  discorsi e  funzioni  di
    Stato ed il funerale si svolge in forma privata.

    Aldo  Moro,  nato  a  Maglie  (Lecce)  il  23  settembre  1916,  studi
    universitari, deputato.


    Bibliografia.

    Brigate Rosse,  "I 9 comunicati  della  campagna  Moro",  in:  Giorgio
    Bocca, "Moro: una tragedia italiana", Milano 1978, Bompiani.
    Perizie sul rapimento e strage di via Fani,  Tribunale di Roma, 14-11-
    78.
    Brigate Rosse,  Campagna di primavera: cattura,  processo,  esecuzione
    del  Presidente  della  D.C.  Aldo  Moro,  Senza luogo 1979,  Opuscolo
    reperibile presso il Centro di Documentazione del Corriere della Sera,
    Milano.
    Relazione di perizia tecnico balistica in ordine alla  morte  di  Aldo
    Moro, procedimento numero 39418/78B, Tribunale di Roma, maggio 1979.
    Aldo Moro, "Lettere scritte durante il sequestro", in: Fondazione Aldo
    Moro (a cura di),  "Moro Aldo, l'intelligenza e gli avvenimenti (testi
    1959-1978)",  Milano 1979,  Garzanti;  G.  P.  Cresci,  P.  Pinto,  A.
    Bartolucci,  "Moro: i giorni del tormento", Roma 1982, Edizioni cinque
    lune.
    Relazione alla Commissione parlamentare d'inchiesta  sulla  strage  di
    via Fani sul sequestro e sull'assassinio di Aldo Moro e sul terrorismo
    in Italia (1 volume + 8 volumi di allegati), Roma 1983.
    Atti  e  sentenza  del  processo Moro,  (4 volumi per complessive 1405
    pagine) Corte d'Assise di Roma, 24-1-1983.
    Ampia  bibliografia  sul  "caso  Moro",  in:  Autori  Vari,   "Effetto
    terrorismo", Roma 1990, Giunta regionale del Lazio.
    Sergio  Zavoli,   "La  notte  della  repubblica",   Milano-Roma  1992,
    Mondadori-Nuova Eri.
    M. Chiara Duranti, "Il caso Moro", Ravenna 1993, Essegi.
    Franco Ottaviano,  "La rivoluzione nel  labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.
    Mario  Moretti,  "Brigate Rosse.  Una storia italiana",  intervista di
    Carla Mosca e Rossana Rossanda, Milano 1994, Anabasi.




    Antonio Santoro.

    Il 6 giugno 1978, a Udine,  Antonio Santoro,  maresciallo degli Agenti
    di  Custodia  in  servizio  presso  il  carcere,  viene  ucciso mentre
    percorre a piedi via Spalato per recarsi al lavoro.
    L'attentato  mortale    rivendicato  dai  Proletari  Armati  per   il
    Comunismo sia a Venezia, con una telefonata all'Ansa, che a Mestre con
    un comunicato.  Il volantino,  intitolato "Contro i lager di stato", a
    firma PAC,  viene recapitato alla redazione milanese del quotidiano La
    Repubblica  e  colloca  l'azione  nel  quadro  delle  lotte  contro le
    carceri.
    Il funerale, partecipato da autorit politiche civili e militari della
    regione, si conclude al cimitero di Udine, il 7 giugno 1978.

    Antonio Santoro, nato ad Avigliano (Potenza), il 26 aprile 1926, studi
    medi, maresciallo agenti di custodia.


    Bibliografia.

    Proletari Armati per il Comunismo,  "Contro i lager di  stato",  Senza
    luogo 1978, in: "Controinformazione", 11, Milano 1978.
    Corriere della Sera 7-6-78.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.


















    Giampiero Cacioni.

    Il 19 giugno 1978, a Roma,  Giampiero Cacioni viene ucciso da un colpo
    di pistola,  sparato dalla strada, che lo colpisce alla testa mentre 
    nella sua abitazione di via delle Begonie 9, a Centocelle.
    Ufficialmente svolge il lavoro di rappresentante,  ma gli  attentatori
    lo accusano di essere uno spacciatore di eroina.
    L'attentato   mortale     rivendicato  dal  Movimento  Proletario  di
    Resistenza Offensiva - Nucleo antieroina,  ed  stato giudicato  dalla
    magistratura  nel processo istruito contro l'organizzazione Guerriglia
    Comunista.

    Giampiero Cacioni,  nato a Roma,  il 29  dicembre  1946,  studi  medi,
    rappresentante di commercio.

    Bibliografia.

    Guerriglia  Comunista,   "Volantino  di  rivendicazione",   Roma  1978
    (Archivio P.M.).
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.
    Antonio Esposito.

    Il 21 giugno 1978,  a Genova, Antonio Esposito, commissario di polizia
    e capo dell'Antiterrorismo di Genova, viene ucciso alle 8,20 circa, in
    via Pisa, su un autobus delle linee urbane, mentre si reca al lavoro.
    L'attentato mortale viene rivendicato dalle Brigate  Rosse  nel  corso
    della campagna contro gli uomini dell'Antiterrorismo.

    Antonio Esposito,  nato a Sarno (Salerno),  il 30 novembre 1942, studi
    universitari, commissario di polizia.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Rino Genova, "Missione antiterrorismo", Milano 1985, Sugarco.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.




    Pietro Coggiola.

    Il  28  settembre 1978,  a Torino,  Pietro Coggiola,  capo officina al
    reparto verniciatura della Lancia di Chivasso, viene ferito alle gambe
    da numerosi colpi di pistola mentre si reca al lavoro.
    Quando le Brigate Rosse  ne  rivendicano,  nel  contesto  delle  lotte
    operaie,  il ferimento intenzionale,  un'emorragia ha gi provocato la
    sua morte.

    Pietro Coggiola, nato a ...,  il ...,  studi superiori,  capo officina
    Fiat.

    Nota:  Il comune di Torino non dispone dell'atto di morte relativo,  e
    il comune di Chivasso non ha risposto alla richiesta inoltratagli.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.

    Girolamo Tartaglione.

    Il  10  ottobre  1978,  alle  14,30,  a  Roma,  Girolamo  Tartaglione,
    magistrato di Cassazione e  direttore  generale  degli  Affari  penali
    presso  il  Ministero  di  Grazia e Giustizia,  viene ucciso mentre fa
    rientro nella sua abitazione in Via delle Milizie, 76.
    Il volantino di rivendicazione, a firma Brigate Rosse viene recapitato
    alla redazione romana del Corriere della Sera il  12  ottobre  1978  e
    inquadra l'attentato mortale nella campagna contro le carceri.
    Il  funerale  si  svolge a Napoli il 13 ottobre e diviene occasione di
    una manifestazione gestita politicamente dai sindacati e  dai  partiti
    della sinistra storica "contro il terrorismo".

    Girolamo  Tartaglione,  nato  a  Napoli,  il 27 settembre 1913,  studi
    universitari, magistrato.


    Bibliografia.

    Corriere della Sera 11-10-78.
    Brigate Rosse,  "Volantino di  rivendicazione",  12-10-78,  reperibile
    presso la redazione romana del Corriere della Sera.
    Corriere della Sera 13-10-78.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.


















    Alfredo Paolella.

    L'11 ottobre 1978, a Napoli, Alfredo Paolella, docente di Antropologia
    Criminale all'Universit  di  Napoli  e  incaricato  dell'osservazione
    criminologica   presso   il   carcere   di   Pozzuoli,   viene  ucciso
    nell'autorimessa di via Consalvo Carelli 7.
    L'attentato mortale  rivendicato da Prima Linea,  con una  telefonata
    ad  un  quotidiano  locale,  in cui viene motivata l'azione armata nel
    contesto della lotta contro i "collaboratori di stato e i  torturatori
    dei prigionieri politici".
    Il  volantino  di rivendicazione viene fatto trovare nella toilette di
    un bar di Fuorigrotta.
    Il funerale si svolge a Napoli,  il 13 ottobre e diviene occasione  di
    una  manifestazione  gestita politicamente dai sindacati e dai partiti
    della sinistra storica "contro il terrorismo".

    Alfredo  Paolella,  nato  a  Benevento,   il  6  luglio  1928,   studi
    universitari, docente universitario.




    Bibliografia.

    Corriere della Sera 12-10-78.
    Mauro Galleni, Rapporto sul terrorismo, Milano 1981, Rizzoli.
    Luigi Guicciardi, "Il tempo del furore", Milano 1988, Rusconi.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.















    Maurizio Tucci.

    Il 3 novembre del 1978, a Roma, viene ucciso Maurizio Tucci, venditore
    di gelati al Colosseo ed occasionale comparsa a Cinecitt,  nei pressi
    di un bar, in via Clelia 47.
    Nel   volantino   di   rivendicazione,   Guerriglia  Comunista  motiva
    l'attentato mortale accusando Maurizio Tucci di essere uno spacciatore
    di eroina.

    Maurizio  Tucci,  nato  a  Roma,  il  30  aprile  1951,   studi  medi,
    commerciante.


    Bibliografia.

    Guerriglia Comunista, Volantino di rivendicazione, Roma 1978 (Archivio
    P.M.).
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.


    Giampiero Grandi.

    Il 7 novembre del 1978,  a Milano,  nel quartiere  Gratosoglio,  viene
    ucciso Giampiero Grandi,  gi arrestato nel 1975 per detenzione di una
    grossa quantit di droga e traffico internazionale di eroina.
    L'azione viene rivendicata dalle Squadre Proletarie  di  Combattimento
    per l'Esercito di Liberazione Comunista, formazione vicina all'area di
    Prima  Linea  ma con una propria autonomia.  Nel volantino le S.P.d.C.
    inquadrano  l'attentato  nel  corso  di  una   campagna   contro   gli
    spacciatori.

    Giampiero  Grandi,  nato  a  Milano,  il  19 aprile 1934,  studi medi,
    commerciante.

    Bibliografia.

    Squadre Proletarie  di  Combattimento,  Volantino  di  rivendicazione,
    Milano 1978, in: "Controinformazione", 13-14, Milano 1979.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Luigi Guicciardi, "Il tempo del furore", Milano 1988, Rusconi.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.
    Fedele Calvosa.
    Giuseppe Pagliei.
    Luciano Rossi.

    L'8 novembre 1978,  a Patrica (Frosinone),  viene ucciso il magistrato
    Fedele  Calvosa,  che  svolgeva  la funzione di Procuratore Capo della
    Repubblica a Frosinone.  Vengono uccisi con lui  l'agente  di  polizia
    Luciano Rossi,  che gli faceva da autista,  e Giuseppe Pagliei, agente
    di custodia che aveva funzioni di scorta.
    Le Formazioni Comuniste Combattenti  rivendicano  l'attentato  mortale
    con   un   volantino  che  colloca  l'azione  nella  lotta  contro  la
    ristrutturazione dell'apparato giudiziario.

    Fedele Calvosa,  nato a Castrovillari (Cosenza),  il 3  ottobre  1919,
    studi universitari, procuratore capo della Repubblica.
    Giuseppe Pagliei,  nato a Giuliano di Roma (Roma),  il 28 giugno 1949,
    studi medi, agente di custodia.
    Luciano Rossi, nato a Sgurgola (Frosinone), il 20 gennaio 1954,  studi
    medi, agente di polizia.



    Bibliografia.

    Formazioni Comuniste Combattenti, Volantino di rivendicazione, Patrica
    (Frosinone), 8-11-78 (Archivio P.M.).
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.















    Saaudi Vaturi.

    Il 27 novembre 1978,  a Roma,  viene ucciso  Saaudi  Vaturi,  dopo  la
    chiusura del suo negozio di abbigliamento femminile, in Via Tuscolana,
    827.
    Guerriglia Comunista, con un volantino, rivendica l'attentato mortale,
    accusando Vaaturi d'essere uno spacciatore di eroina.

    Saaudi  Vaturi,  nato  a  Tripoli  (Libia),  il 3 gennaio 1946,  studi
    superiori, commerciante.


    Bibliografia.

    Guerriglia Comunista, Volantino di rivendicazione, Roma 1978 (Archivio
    P.M.).
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.



    Enrico Donati.

    Il  14  dicembre  1978,  a  Roma,  Enrico Donati,  consumatore e forse
    spacciatore di eroina,  viene  ucciso  per  errore  all'interno  della
    discoteca "Speak Easy", in via Ivrea 60, nel quartiere Appio Latino.
    Guerriglia  Comunista,  che si assume la responsabilit dell'attentato
    mortale,  chiarisce nella rivendicazione che  i  suoi  bersagli  erano
    altre   persone,   presenti   nella  discoteca,   accusate  di  essere
    spacciatori di eroina.

    Enrico  Donati,  nato  a  Roma,   il  3  ottobre  1958,   studi  medi,
    disoccupato.


    Bibliografia.

    Guerriglia Comunista, Volantino di rivendicazione, Roma 1978 (Archivio
    P.M.).
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.

    Salvatore Lanza.
    Salvatore Porceddu.

    Il 15 dicembre 1978, a Torino, gli agenti di polizia Salvatore Lanza e
    Salvatore Porceddu sono di guardia sotto le mura del carcere Le Nuove,
    quando il furgone "850" su cui prestano servizio  viene  raggiunto  da
    raffiche di mitra. Entrambi gli agenti restano uccisi.
    L'azione  viene  rivendicata  dalle  Brigate  Rosse  nel  corso  della
    campagna contro le carceri.

    Salvatore Lanza,  nato a Catania,  il 23  ottobre  1957,  studi  medi,
    agente di polizia.
    Salvatore Porceddu, nato a Sini (Oristano), il 18 dicembre 1957, studi
    medi, agente di polizia.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.

    Giuseppe Lorusso.

    Il 19 gennaio 1979, a Torino, viene ucciso Giuseppe Lorusso, agente di
    custodia in servizio presso il carcere Le Nuove quando  esce  di  casa
    per recarsi al lavoro.
    L'attentato  mortale viene rivendicato da Prima Linea con un volantino
    che lo inquadra nella lotta contro le carceri.

    Giuseppe Lorusso, nato a Palazzo S.  Gervasio (Potenza),  il 3 gennaio
    1949, studi medi, agente di custodia.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.





    Guido Rossa.

    Il 24 gennaio 1979,  a Genova,  Guido  Rossa,  operaio  all'Italsider,
    iscritto  al  P.C.I.,  delegato sindacale e membro del direttivo della
    F.l.m.,  viene ucciso,  alle 6 e 40 circa mentre percorre in auto  via
    Fracchia, all'altezza del numero 30.
    L'attentato  mortale  viene  rivendicato  dalle  Brigate Rosse che nel
    volantino accusano Guido Rossa di aver denunciato e  fatto  arrestare,
    il  24 ottobre 1978,  "quale militante delle B.R." l'operaio Francesco
    Berardi.
    Al funerale,  mobilitate dal P.C.I.,  scendono in piazza  migliaia  di
    persone,  tra cui molti operai,  che danno luogo ad una manifestazione
    "contro il terrorismo".

    Guido Rossa, nato a Cesiomaggiore (Belluno), il 1 dicembre 1934, studi
    medi, operaio.


    Bibliografia.

    "L'operaio di  Genova",  in:  Giampaolo  Pansa,  "Storie  italiane  di
    violenza e terrorismo", Roma-Bari 1980, Laterza.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Tacconi,  Corsi,  Avanzini e Samuni (a cura di), "Guido Rossa. Un uomo
    una vita", Genova 1983, Consiglio di fabbrica Italsider di Genova.
    Giorgio Bocca, "Noi terroristi", Milano 1985, Garzanti.
    Giorgio Galli, "Storia del partito armato", Milano 1986, Rizzoli.
    "Guido Rossa",  in: Enrico Fenzi,  "Armi e bagagli.  Un  diario  dalle
    brigate Rosse", Genova 1987, Costa & Nolan.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.













    Emilio Alessandrini.

    Il  29  gennaio  1979,  alle  8,30,   a  Milano,   il  giudice  Emilio
    Alessandrini,  Sostituto procuratore della Repubblica,  in procinto di
    assumere la direzione di  una  sezione  Antiterrorismo  nel  Tribunale
    milanese,  viene ucciso mentre,  al volante della sua auto,  fermo ad
    un semaforo di via Umbria, angolo via Muratori.
    Prima Linea rivendica con una telefonata alla redazione del quotidiano
    La Repubblica il 29 giugno e con un volantino, e nei giorni successivi
    diffonde un documento articolato.
    L'attentato mortale viene gestito da P.L.  nella  campagna  diretta  a
    colpire  il  progetto  di  trasformazione  degli apparati giudiziari e
    della legislatura in chiave repressiva di  tutte  le  istanze  sociali
    antagoniste;  progetto  in  cui il ruolo del giudice Alessandrini,  in
    quanto  sostenitore  attivo  della  legislazione  d'emergenza,   viene
    ritenuto determinante.

    Emilio Alessandrini,  nato a Penne (Pescara), il 30 agosto 1942, studi
    universitari, magistrato.



    Bibliografia.

    Prima   Linea,    "Documento   relativo   all'evento",    1979,    in:
    "Controinformazione", 13-14, Milano 1979.
    "Il giudice di Piazza Fontana",  in: Giampaolo Pansa, "Storie italiane
    di violenza e terrorismo", Roma-Bari 1980, Laterza.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Corrado Stajano, "L'Italia nichilista", Milano 1982, Mondadori.
    Giorgio Galli, "Storia del partito armato", Milano 1986, Rizzoli.
    Luigi Guicciardi, "Il tempo del furore", Milano 1988, Rusconi.
    Panorama 5-3-89.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.
    Sergio  Zavoli,   "La  notte  della  repubblica",   Milano-Roma  1992,
    Mondadori-Nuova Eri.
    Franco Ottaviano,  "La rivoluzione nel  labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.





    Lino Sabbadin.

    Il  16  febbraio  1979  a  Santa  Maria di Sala (Venezia-Mestre) viene
    ucciso Lino Sabbadin,  all'interno della propria  macelleria,  in  via
    Caltana.  Il  16  dicembre  1978,  nel  suo  negozio,  aveva ucciso un
    rapinatore.
    Controversa la rivendicazione. Il giorno stesso,  a Venezia,  qualcuno
    chiama la redazione cittadina dell'Ansa e dice:
    Siamo i Proletari Armati per il Comunismo. Abbiamo colpito a Milano e
    a  Santa Maria di Sala gli agenti della controrivoluzione Luigi Pietro
    Torregiani e Lino Sabbadin.
    Il giorno 17 febbraio 1979 un messaggio inviato a  Radio  Popolare  di
    Milano smentisce quello veneziano:
    Siamo  i  Proletari  Armati per il Comunismo.  Non siamo stati noi ad
    uccidere i due negozianti.  Diffidiamo i giornalisti: attenti a quello
    che scrivete.
    Il  giorno  18  febbraio un volantino firmato "Nuclei Comunisti per la
    Guerriglia  Proletaria",  diffuso  a  Milano,   rivendica  l'attentato
    mortale  contro  Luigi  Pietro  Torregiani  e  Lino  Sabbadin.  Questo
    documento ha per titolo: "La risposta  ad  ogni  atto  di  guerra  nei
    confronti  del  proletariato:  rappresaglia".  In esso i due attentati
    mortali vengono definiti atti di giustizia proletaria  nei  confronti
    di coloro che in nome del "sacro" valore della merce non hanno esitato
    a decretare ed eseguire sentenze di morte nei confronti di migliaia di
    proletari  "colpevoli"  di  riprendersi  una parte di quel reddito che
    ogni giorno il capitale e le sue strutture estorcono.
    Il  giorno  20  febbraio  un  volantino  senza   firma,   dal   titolo
    Attacchiamo  gli  agenti reazionari nel territorio,  rivendica i due
    attentati mortali.
    Volantini dal testo analogo ma recanti la firma "Proletari Armati  per
    il Comunismo" vengono rinvenuti il 21 marzo 1979 a Milano.
    In sede giudiziaria l'evento viene definitivamente attribuito ai PAC.

    Lino Sabbadin,  nato a Santa Maria di Sala (Venezia),  il 18 settembre
    1933, studi medi, commerciante.


    Bibliografia.

    "L'orefice con la pistola",  in: Giampaolo Pansa,  "Storie italiane di
    violenza e terrorismo", Roma-Bari 1980, Laterza.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.
    Luigi Pietro Torregiani.

    Il 16 febbraio 1979, a Milano,  Luigi Pietro Torregiani,  proprietario
    di una gioielleria in Via Mercantini 2/A,  nel quartiere Bovisa, viene
    affrontato da un nucleo armato.
    Reagisce sparando. Suo figlio Alberto, quattordicenne, trovatosi sulla
    linea di fuoco del padre,  viene  da  questi  ferito  alla  schiena  e
    rimarr paralizzato. Luigi Pietro Torregiani viene ucciso.
    Tempo  prima egli aveva sparato contro un uomo che tentava di rapinare
    gli avventori del ristorante "Al  Transatlantico"  di  Milano  e,  nel
    conflitto a fuoco successivo, il rapinatore era rimasto ucciso.
    Controversa la rivendicazione.
    Il  giorno stesso,  a Venezia,  qualcuno chiama la redazione cittadina
    dell'ANSA e dice: Siamo i Proletari Armati per il Comunismo.  Abbiamo
    colpito   a   Milano  e  a  Santa  Maria  di  Sala  gli  agenti  della
    controrivoluzione Pierluigi Torregiani e Lino Sabbadin.
    Il 17 febbraio 1979,  un messaggio inviato a Radio Popolare di  Milano
    smentisce   quello   veneziano:  Siamo  i  Proletari  Armati  per  il
    Comunismo.   Non  siamo  stati  noi  ad  uccidere  i  due  negozianti.
    Diffidiamo i giornalisti: attenti a quello che scrivete.
    Il  giorno 18 un volantino firmato "Nuclei Comunisti per la Guerriglia
    Proletaria",  diffuso a Milano,  rivendica l'attentato mortale  contro
    Pierluigi Torregiani e Lino Sabbadin.  Questo documento ha per titolo:
    "La risposta ad ogni atto di guerra nei  confronti  del  proletariato:
    rappresaglia".  In esso i due attentati mortali vengono definiti atti
    di giustizia proletaria nei  confronti  di  coloro  che  in  nome  del
    "sacro"  valore  della merce non hanno esitato a decretare ed eseguire
    sentenze di morte nei confronti di migliaia di  proletari  "colpevoli"
    di riprendersi una parte di quel reddito che ogni giorno il capitale e
    le sue strutture estorcono.
    Il  giorno  20  febbraio  un  volantino,   senza  firma,   dal  titolo
    "Attacchiamo gli agenti reazionari nel territorio",  rivendica  i  due
    attentati mortali.
    Gli  autori  di  questa  rivendicazione  dichiarano che l'attentato si
    proponeva  di  ferire  Pierluigi  Torregiani,   ed   attribuiscono   a
    quest'ultimo la responsabilit materiale del ferimento di suo figlio.
    A   riprova   dell'autenticit   del  volantino  precisano  che  Luigi
    Torregiani   stato  colpito  da  proiettili  cal.  357  Magnum  e  ne
    precisano tipo e marca.
    Il  3  marzo 1979 lo stesso comunicato viene recapitato alla redazione
    del quotidiano La Repubblica.  Ad  esso  sono  allegati  6  proiettili
    calibro 357 Magnum.
    Diamo  la  scatola  originale  dei  colpi  usati  nell'azione con sei
    proiettili e  dichiariamo  che  sul  cadavere  di  Torregiani  abbiamo
    lasciato un paio di occhiali da sole tipo Lozza di cui nessun giornale
    ha  parlato.  Non  ci  pare  prudente  n necessario,  per il momento,
    fornire altre prove.
    Volantini dal testo analogo ma recanti la firma Proletari  Armati  per
    il  Comunismo  vengono rinvenuti il 21 marzo 1979,  a Milano.  In sede
    processuale l'evento viene definitivamente attribuito ai PAC.

    Luigi Pietro Torregiani,  nato a Melzo (Milano),  il 23 novembre 1936,
    studi superiori, commerciante.


    Bibliografia.

    La Stampa 6-3-79.
    "L'orefice con la pistola",  in: Giampaolo Pansa,  "Storie italiane di
    violenza e terrorismo", Roma-Bari 1980, Laterza.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.



    Rosario Scalia.

    Il  23  febbraio  1979,  a  Barzan  (Como),  Rosario Scalia,  guardia
    giurata,   in servizio presso  la  Banca  Agricola  Milanese  in  via
    Luciano Manara, 18.
    Viene  ucciso,  alle  12,50  nel  corso  di un esproprio che,  in sede
    giudiziaria, viene attribuito ai Comitati Comunisti Rivoluzionari.

    Rosario Scalia, nato a Riposto (Catania),  il 27 dicembre 1951,  studi
    medi, guardia giurata.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.





    Emanuele Iurilli.

    L'8 marzo 1979,  a Torino,  l'organizzazione Prima Linea  assalta  una
    pattuglia  di  polizia per rappresaglia contro l'uccisione di due suoi
    militanti.
    Emanuele Iurilli, studente,  si trova casualmente a passare nei pressi
    dell'imboscata  e viene colpito mortalmente da una pallottola vagante.
    Muore alle 14,30 del 9 marzo, in ospedale.
    Prima Linea firma l'azione con volantini lasciati all'interno del bar.
    Il testo: "Che mille mani impugnino  le  armi  dei  compagni  Carla  e
    Charlie,  caduti  combattendo per il comunismo",   accompagnato dalle
    fotografie di Barbara Azzaroni e Matteo Caggegi.

    Emanuele  Iurilli,  nato  a  Torino,   il  9  maggio  1960,   studente
    all'Istituto tecnico per periti costruttori aeronautici.


    Bibliografia.

    Regione  Piemonte,  "Istituzione  del  fondo  di  solidariet  Roberto
    Crescenzio,  Emanuele  Iurilli,  Carmine  Civitate",  Legge  regionale
    numero 46 del 22-8-79.
    L'Espresso numero 52, Milano 1980.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Luigi Guicciardi, "Il tempo del furore", Milano 1988, Rusconi.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.

















    Giuseppe Gurrieri.

    Il  13  marzo  1979,  a  Bergamo,  Giuseppe  Gurrieri,  appuntato  dei
    carabinieri,  viene  ucciso  di  fronte a suo figlio Mauro di 13 anni,
    nello studio privato del medico Pier Sandro Gualteroni,  verso le  ore
    19,10.
    La  responsabilit  dell'attentato mortale viene assunta da Guerriglia
    Proletaria, formazione autonoma vicina alla rete di Prima Linea.
    Nella rivendicazione,  Guerriglia  Proletaria  rende  noto  che  si  
    trattato  di  un'errore  di  persona,  e  che intendeva sequestrare il
    medico Pier Sandro Gualteroni,  per la sua attivit presso il  carcere
    di Bergamo.

    Giuseppe Gurrieri,  nato a Monghidoro (Bologna),  il 15 febbraio 1929,
    studi medi, appuntato dei carabinieri.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.
    Italo Schettini.

    Il  29  marzo  1979,  a  Roma,  Italo  Schettini,  imprenditore edile,
    consigliere provinciale della Democrazia  Cristiana,  avvocato,  viene
    colpito  mortalmente  in  via  Ticino  6,  sulla soglia del suo studio
    legale.
    L'attentato viene rivendicato, con volantini, dalle Brigate Rosse, che
    lo gestiscono all'interno della campagna contro la D.C.

    Italo Schettini,  nato a Castrovillari (Cosenza),  il 1  maggio  1921,
    studi universitari, avvocato.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.




    Andrea Campagna.

    Il 19 aprile 1979,  a Milano,  l'agente di  polizia  Andrea  Campagna,
    della sezione Digos,  viene ucciso mentre sta passeggiando in borghese
    con il futuro suocero, in via Modica, quartiere Barona.
    Nella sentenza della Corte d'Assise d'Appello  di  Milano,  si  legge:
    Andrea Campagna aveva mansioni d'autista e in tale sua funzione aveva
    trasportato in carcere alcune delle persone arrestate dalla Questura a
    seguito dell'assassinio dell'orefice Luigi Pietro Torregiani.
    L'attentato  mortale  viene  rivendicato  dai  Proletari Armati per il
    Comunismo con telefonate ai giornali. Nel volantino,  diffuso a Milano
    e  a  Torino,  i  PAC  fanno  riferimento  alle  torture  subite dagli
    arrestati  poco  tempo  prima,   imputati   dell'omicidio   di   Luigi
    Torregiani.

    Andrea Campagna, nato a Sant'Andrea Apostolo (Catanzaro), il 18 agosto
    1954, studi medi, agente Digos.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Milano, 24-6-1986.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.



















    Antonio Mea.
    Pietro Ollanu.

    Il 3 maggio 1979,  a Roma,  le Brigate Rosse  attaccano  la  sede  del
    Comitato Regionale della Democrazia Cristiana.
    La centrale di polizia lancia un allarme a tutte le auto.  Una di esse
    si reca  immediatamente  a  piazza  Nicosia,  dove  viene  colpita  da
    raffiche di mitra.
    Il  vicebrigadiere  Antonio  Mea  resta  ucciso  nel conflitto a fuoco
    successivo.  L'agente  Pietro  Ollanu,  gravemente  ferito,  muore  in
    ospedale il 10 maggio.
    L'evento  viene  rivendicato  dalle  B.R.  con  una  telefonata  ed un
    volantino.

    Antonio Mea,  nato a Napoli,  il  1  agosto  1945,  studi  medi,  vice
    brigadiere di polizia.
    Pietro Ollanu, nato a ... il ... 1954, studi medi, agente di polizia.

    Nota: Il Comune di Roma, al quale sono stati richiesti, non dispone di
    questi dati.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.

















    Bartolomeo Mana.

    Il 13 luglio 1979,  a Druento (Torino),  il vigile  urbano  Bartolomeo
    Mana,  entra  nella filiale della Cassa di Risparmio mentre  in corso
    un'esproprio, e viene ucciso.
    Per la morte di Bartolomeo Mana,  vengono inquisiti  alcuni  militanti
    delle Squadre Proletarie Territoriali,  articolazioni delle Formazioni
    Comuniste Armate.

    Bartolomeo Mana,  nato a Marene (Cuneo),  il 24 dicembre  1944,  studi
    medi, vigile urbano.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.




    Antonio Varisco.

    Il 13 luglio 1979,  a Roma,  Antonio Varisco,  tenente colonnello  dei
    carabinieri,  comandante  del Nucleo Traduzioni del Tribunale di Roma,
    viene ucciso,  poco dopo le 8,30,  sul Lungotevere Arnaldo da  Brescia
    mentre si reca al lavoro presso il Palazzo di giustizia, a bordo della
    sua B.M.W.
    L'attentato  mortale  viene  rivendicato  dalle  Brigate  Rosse  nella
    campagna contro le carceri.


    Antonio Varisco,  nato a Zara (Dalmazia),  il  27  marzo  1927,  studi
    universitari, tenente colonnello dei carabinieri.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.
    Franco Ottaviano,  "La rivoluzione nel  labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.
    Sergio  Zavoli,   "La  notte  della  repubblica",   Milano-Roma  1992,
    Mondadori-Nuova Eri.




















    Carmine Civitate.

    Il 18 luglio 1979,  a Torino,  intorno alle 18,30,  Carmine  Civitate,
    proprietario  del  Bar  Ristorante  in  cui erano stati uccisi,  il 28
    febbraio 1979, due militanti di Prima Linea,  viene a sua volta ucciso
    a colpi di pistola all'interno del locale.
    L'attentato  mortale  viene rivendicato da P.L.  con una telefonata al
    centralino  del  quotidiano  La  Stampa  e,  il  19  luglio,   con  un
    comunicato:
    Qui l'organizzazione comunista Prima Linea.  Alle ore 18 il gruppo di
    fuoco Barbara  Azzaroni-Carla  e  Matteo  Caggegi-Charlie,  in  piazza
    Stampalia ha giustiziato la spia, proprietario del Bar dell'Angelo.
    Prima  Linea,  nella  convinzione  che Carmine Civitate fosse l'autore
    della  segnalazione  che  aveva  portato  all'uccisone  dei  suoi  due
    militanti,  nel  volantino  riferisce  l'attentato  mortale alla lotta
    contro chi partecipa attivamente,  in  prima  persona,  alla  campagna
    "antiterrorismo".

    Carmine  Civitate,  nato a Pallagorio (Catanzaro),  il 16 luglio 1941,
    studi medi, commerciante.


    Bibliografia.

    Regione  Piemonte,  "Istituzione  del  fondo  di  solidariet  Roberto
    Crescenzio,  Emanuele  Iurilli,  Carmine  Civitate",  Legge  regionale
    numero 46 del 22-8-79.
    "Al  bar  dell'Angelo",  in:  Giampaolo  Pansa,  "Storie  italiane  di
    violenza e terrorismo", Roma-Bari 1980, Laterza.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Rino Genova, "Missione antiterrorismo", Milano 1985, Sugarco.
    Luigi Guicciardi, "Il tempo del furore", Milano 1988, Rusconi.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.










    Carlo Ghiglieno

    Il  21  settembre  1979,   a  Torino,   Carlo  Ghiglieno,   ingegnere,
    responsabile  del  settore  pianificazione  e presidente del "Comitato
    guida del progetto logistico" della Fiat,  viene ucciso  dinanzi  alla
    sua abitazione,  in via Petrarca, mentre sta per salire nella sua auto
    con la moglie.
    L'azione  rivendicata,  con un  volantino,  da  Prima  Linea  che  la
    inquadra  nella  lotta  contro  la  ristrutturazione  tecnocratica del
    sistema produttivo.

    Carlo Ghiglieno, nato a Torino il 27 giugno 1928,  studi universitari,
    ingegnere.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Luigi Guicciardi, "Il tempo del furore", Milano 1988, Rusconi.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.

    Michele Granato.

    Il 9 novembre 1979,  a Roma,  l'agente Michele  Granato,  in  servizio
    presso  la  squadra  di  polizia  giudiziaria del Commissariato di San
    Lorenzo, viene ucciso intono alle 14,20 in via Giuseppe Donati.
    L'attentato mortale  rivendicato con un volantino dalle Brigate Rosse
    che lo inquadra nella  campagna  in  atto  contro  gli  uomini  e  gli
    apparati dell'Antiterrorismo.

    Michele Granato, nato a Lercara Friddi (Palermo), il 15 febbraio 1955,
    studi medi, agente di polizia.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.




    Vittorio Battaglini.
    Mario Tosa.

    Il 21 novembre 1979,  a Genova,  Vittorio  Battaglini  e  Mario  Tosa,
    carabinieri  in servizio di pattuglia,  entrano nel bar "Da Nino",  in
    via G. B.  Monti a Sampierdarena,  e vengono colpiti mortalmente da un
    nucleo delle Brigate Rosse.
    L'attentato  mortale    rivendicato  con una telefonata: Qui Colonna
    genovese Francesco Berardi.  Pattugliando  la  zona  di  Sampierdarena
    abbiamo  intercettato  e  annientato  l'equipaggio di una gazzella dei
    carabinieri. Onore a tutti i caduti nei lager di stato.
    Il volantino a firma B.R., stabilisce un nesso tra l'azione, l'arresto
    ed il successivo  suicidio  del  militante  Francesco  Berardi-Cesare:
    Vogliamo  chiarire che la responsabilit dell'assassinio del compagno
    Berardi non ricade soltanto sui carabinieri,  ma anche su tutti coloro
    che   hanno  contribuito,   a  diversi  livelli,   all'opera  del  suo
    annientamento fisico e morale.

    Vittorio Battaglini, nato a Casola in Lunigiana (Massa Carrara), il 17
    giugno 1935, studi medi, maresciallo dei carabinieri.
    Mario Tosa, nato a Genova, il 26 luglio 1953, studi medi, carabiniere.

    Bibliografia.

    Stralci del volantino di rivendicazione, in: Giampaolo Pansa,  "Storie
    italiane di violenza e terrorismo", Roma-Bari 1980, Laterza.
    Rino Genova, "Missione antiterrorismo", Milano 1985, Sugarco.

















    Domenico Taverna.

    Il 27 novembre 1979,  a Roma, Domenico Taverna, maresciallo comandante
    della squadra di polizia giudiziaria del  Commissariato  Appio  Nuovo,
    viene ucciso mentre, in abiti civili, si reca nel garage di via Chersi
    40 per prelevare la sua Fiat 750.
    L'attentato   mortale   viene   rivendicato  dalle  Brigate  Rosse  ed
    inquadrato  nella  campagna  contro  gli   uomini   e   gli   apparati
    dell'Antiterrorismo.

    Domenico Taverna,  nato a Taurianova (Reggio Calabria),  il ...  1921,
    studi medi, maresciallo di polizia.

    Nota: Il  dato  mancante  non    stato  reperibile  presso  i  Comuni
    interpellati.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.
    Mariano Romiti.

    Il 7 dicembre 1979,  a Roma,  Mariano Romiti,  maresciallo  comandante
    della  polizia  giudiziaria  del  Commissariato  di Centocelle,  viene
    ucciso poco dopo le ore 8,  mentre percorre  via  Augusto  Marini,  in
    abiti  civili,  proveniente dalla sua abitazione di via Marforio,  nel
    quartiere Don Bosco.
    L'attentato mortale viene  rivendicato  dalle  Brigate  Rosse  che  lo
    inquadrano   nella   campagna   contro   gli  uomini  e  gli  apparati
    dell'Antiterrorismo.

    Mariano Romiti, nato a Vejano (Viterbo) il 10 agosto 1927, studi medi,
    maresciallo di polizia.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.


    Antonio Cestari.
    Rocco Santoro.
    Michele Tatulli.

    L'8  gennaio 1980,  a Milano,  l'appuntato di polizia Antonio Cestari,
    l'agente  Michele  Tatulli  e  il  brigadiere  Rocco  Santoro  vengono
    bloccati  da  una macchina poco dopo le 8,15 in via Schievano,  mentre
    sono in perlustrazione su una Fiat Ritmo bianca con targa civile.
    I tre funzionari,  che fanno parte di  una  squadra  della  Digos  con
    compiti   informativi  in  forza  al  commissariato  Ticinese  di  via
    Tabacchi, vengono uccisi.
    L'attentato mortale viene  rivendicato  dalle  Brigate  Rosse  Colonna
    Walter  Alasia  "Luca"  con  volantini  la  cui  intestazione  recita:
    "Benvenuto al generale Dalla Chiesa".

    Antonio Cestari, nato a San Lorenzello (Benevento),  il 1 giugno 1930,
    studi medi, appuntato di polizia.
    Rocco Santoro,  nato a Baronissi (Salerno),  il 25 luglio 1948,  studi
    medi, vicebrigadiere di polizia.
    Michele Tatulli, nato a Bitonto (Bari), il 28 agosto 1955, studi medi,
    agente di polizia.

    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.

















    Sergio Gori.

    Il 19 gennaio 1980 a Mestre (Venezia),  Sergio Gori, vicedirettore del
    Petrolchimico di Porto Marghera,  viene  ucciso  da  un  nucleo  delle
    Brigate Rosse.
    L'azione,  rivendicata con una telefonata ed un volantino, viene messa
    in relazione alle lotte operaie di Porto Marghera.

    Sergio Gori,  nato a Bengasi   (Libia),  il  14  ottobre  1932,  studi
    universitari, dirigente industriale.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.





    Antonino Casu.
    Emanuele Tuttobene.

    Il 25 gennaio 1980,  a Genova,  l'appuntato dei  carabinieri  Antonino
    Casu  e  il  tenente  colonnello  dei  carabinieri  Emanuele Tuttobene
    vengono uccisi intorno alle 13,20 in via Riboldi, mentre alla guida di
    una Fiat 128 stanno andando a casa di  Emanuele  Tuttobene.  Un  terzo
    occupante  dell'auto,   il  colonnello  dell'esercito  Romundo,  resta
    ferito.
    L'attentato mortale viene rivendicato dalle Brigate Rosse dapprima con
    una telefonata al Secolo Decimonono:
    Qui Brigate Rosse,  colonna Francesco Berardi.  Un nucleo  armato  ha
    eliminato  un uomo di punta del generale Dalla Chiesa.  Niente rester
    impunito.
    Nel successivo volantino viene inquadrato nella  campagna  contro  gli
    uomini e gli apparati dell'Antiterrorismo.

    Antonino Casu,  nato a Mores (Sassari),  l'11 luglio 1930, studi medi,
    appuntato dei carabinieri.
    Emanuele Tuttobene,  nato a Valguarnera (Enna),  il 21 novembre  1923,
    studi universitari, tenente colonnello dei carabinieri.

    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Rino Genova, "Missione antiterrorismo", Milano 1985, Sugarco.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.
















    Carlo Ala.

    Il 31 gennaio 1980,  a  Torino,  vengono  lanciate  all'interno  dello
    stabilimento  Framtek,  industria  legata alla Teksid-Fiat,  due bombe
    incendiarie.
    Tra il nucleo che compie l'azione e le guardie di  sorveglianza  nasce
    un conflitto a fuoco in cui resta ucciso Carlo Ala, ex operaio addetto
    alla vigilanza.
    L'attentato incendiario e le sue conseguenze mortali,  rivendicati dai
    Nuclei Comunisti Territoriali  con  un  volantino,  vengono  messi  in
    relazione  alle  lotte  contro la ristrutturazione produttiva in corso
    nelle fabbriche.

    Carlo Ala,  nato a Brandizzo (Torino),  il 7 agosto 1920,  studi medi,
    guardia di polizia privata.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Atti del processo Numero R.G.  42/84,  Terza Corte d'Assise di Torino,
    sentenza del 16-7-85.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.




















    Paolo Paoletti.

    Il  5  febbraio 1980,  a Monza (Milano),  viene ucciso Paolo Paoletti,
    dottore in chimica,  responsabile della  produzione  alla  Icmesa,  la
    fabbrica  di Seveso (Milano) da cui,  il 10 luglio 1976,  si sprigion
    una nube tossica di diossina.
    L'attentato mortale viene rivendicato  da  Prima  Linea  e  inquadrato
    nella campagna per la sanit.

    Paolo  Paoletti,  nato  a  Orbetello (Grosseto),  il 20 dicembre 1940,
    studi universitari, dirigente Icmesa.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Luigi Guicciardi, "Il tempo del furore", Milano 1988, Rusconi.
    Panorama 5-3-89.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.


    Vittorio Bachelet.

    Il  12 febbraio 1980,  a Roma,  Vittorio Bachelet,  vicepresidente del
    Consiglio   Superiore   della   Magistratura,   docente   di   diritto
    amministrativo  alla  facolt  di Scienze Politiche dell'Universit di
    Roma, viene ucciso, alle 11,40 circa, al termine di una sua lezione.
    L'attentato mortale  rivendicato dalle Brigate Rosse  in  riferimento
    al  suo  ruolo  nel  Consiglio  Superiore  della Magistratura,  con un
    volantino inviato alla sede  romana  dell'Ansa  e  del  quotidiano  Il
    Giornale d'Italia.

    Vittorio  Bachelet,   nato  a  Roma,   il  20  febbraio  1926,   studi
    universitari, docente universitario.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    "Vittorio Bachelet",  in: Gigi Moncalvo,  "Oltre la notte di  piombo",
    Milano 19854, Paoline.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.
    Franco Ottaviano,  "La rivoluzione nel  labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.




















    Nicola Giacumbi.

    Il 16 marzo 1980,  a Salerno,  Nicola Giacumbi, Procuratore capo della
    Repubblica  di  Salerno,   viene  ucciso  con  un  pistola  munita  di
    silenziatore, alle 20,15, nei pressi del Palazzo di giustizia.
    L'attentato mortale,  rivendicato da pi sigle,  verr definitivamente
    attribuito, in sede processuale, alla Colonna Fabrizio Pelli.

    Nicola Giacumbi,  nato a Santa Maria Capua Vetere (Caserta),  il  ...,
    studi universitari, magistrato.

    Nota:  I dati anagrafici sono mancanti poich nel certificato di morte
    fornito dal Comune di Salerno non  indicata la data di nascita.


    Bibliografia.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.



    Girolamo Minervini.

    Il  18  marzo  1980,  a  Roma,  verso le 9 del mattino,  su un autobus
    dell'Atac,  alla fermata di via Ruggero di  Lauria,  viene  ucciso  il
    magistrato  Girolamo  Minervini consigliere della Corte di Cassazione,
    capo della  segreteria  degli  Istituti  di  prevenzione  e  pena  del
    ministero di Grazia e Giustizia.
    L'attentato  mortale  rivendicato dalle Brigate Rosse che,  ritenendo
    Girolamo Minervini in procinto di nomina alla Direzione Generale degli
    Istituti di Prevenzione e Pena,  lo inquadrano nell'intervento  contro
    le carceri speciali.

    Girolamo  Minervini,   nato  a  Teramo,   il  4  maggio  1919,   studi
    universitari, magistrato.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.

    Guido Galli.

    Il  19  marzo  1980,  a Milano,  Guido Galli,  magistrato,  docente di
    Criminologia,  viene ucciso,  alle 16,45  all'interno  dell'Universit
    Statale.
    L'attentato  mortale    rivendicato  da  Prima Linea "Gruppo di fuoco
    Valerio Tognini" e collocato nella  lotta  contro  la  tendenza  della
    magistratura,  in  particolare  di  quella  milanese,  a rafforzare le
    regole del Diritto (istituzione del  'concorso  morale'  nei  processi
    contro  le organizzazioni armate) in funzione repressiva delle aree di
    movimento e di conflittualit.

    Guido Galli,  nato a Bergamo,  il 28 giugno 1932,  studi universitari,
    magistrato.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    "Guido Galli",  in: Gigi Moncalvo,  "Oltre la notte di piombo", Milano
    1985, Paoline.
    Luigi Guicciardi, "Il tempo del furore", Milano 1988, Rusconi.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.




















    Giuseppe Pisciunieri.

    Il  10  aprile  1980,  a  Torino,  alcuni giovani tentano di disarmare
    l'agente di polizia privata ed ex carabiniere, Giuseppe Pisciunieri.
    Secondo la testimonianza resa  in  sede  processuale  da  un  pentito,
    avendo egli reagito alla sottrazione della pistola, con un colpo della
    stessa viene ucciso.
    L'evento    rivendicato  dalle  Ronde  Armate Proletarie,  formazione
    vicina alle tesi di Prima Linea.

    Giuseppe Pisciunieri,  nato ad Ardore (Reggio Calabria),  il 22 luglio
    1950, studi medi, agente di polizia privata.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.



    Alfredo Albanese.

    Il 12 maggio 1980,  a Mestre (Venezia),  il vice questore e  dirigente
    della  Digos,  Alfredo  Albanese,  viene  ucciso alle 8,30,  bloccando
    l'auto su cui viaggia, in via Cornelio, quartiere Rialto.
    L'attentato mortale,  messo in relazione con una riunione dei capi  di
    stato  dei  paesi  pi industrializzati,  programmata a Venezia per il
    mese di giugno,  viene rivendicato,  con un volantino,  dalle  Brigate
    Rosse.

    Alfredo Albanese, nato a Trani, il 9 gennaio 1947, studi universitari,
    dirigente Digos.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.



    Pino Amato.

    Il 19 maggio 1980,  a Napoli,  a  ridosso  delle  elezioni  regionali,
    l'assessore regionale democristiano al Bilancio e alla Programmazione,
    Pino Amato, viene ucciso in Vico Alabardieri.
    La reazione del suo autista e uomo di scorta,  Ciro Esposito,  ferisce
    uno dei componenti del  nucleo.  I  militanti,  in  un  primo  momento
    riescono a sottrarsi alla cattura,  ma vengono inseguiti per le vie di
    Napoli e, dopo uno scontro a fuoco con la polizia, arrestati.
    L'attentato mortale viene rivendicato dalle Brigate Rosse,  nel quadro
    delle campagne contro la Democrazia Cristiana.

    Pino  Amato,  nato  a  Torino,  il  27 ottobre 1930,  studi superiori,
    assessore regionale.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.

    Walter Tobagi.

    Il 28 maggio 1980,  a Milano,  Walter Tobagi, giornalista del Corriere
    della Sera e presidente dell'Associazione  lombarda  dei  giornalisti,
    viene ucciso nei pressi della sua abitazione.
    L'attentato  mortale  viene  rivendicato dalla Brigata 28 Marzo con un
    documento intitolato: Il processo di  ristrutturazione  in  atto  nel
    settore  informazione  passa con l'introduzione delle nuove tecnologie
    di stesura, stampa dei maggiori mezzi di comunicazione.

    Walter Tobagi,  nato a Spoleto (Perugia),  il  18  marzo  1947,  studi
    universitari, giornalista.


    Bibliografia.

    Brigata 28 Marzo,  "Volantino di rivendicazione",  Milano 28-5-80, in:
    L'Avanti  15-5-83;   Senato  e  Camera,   "Commissione  Moro,   Ottava
    legislatura", Roma 1988, Tipografia del Senato.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    "Walter Tobagi", in: Gigi Moncalvo, "Oltre la notte di piombo", Milano
    1985, Paoline.
    Giorgio Bocca, "Noi terroristi", Milano 1985, Garzanti.
    P.  V.  Scorti,  "Il  delitto  paga?  L'affare  Tobagi",  Milano 1985,
    Sugarco.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.

















    Antonio Chionna.

    Il  3  giugno  1980,   a  Martinafranca  (Taranto),   l'appuntato  dei
    carabinieri Antonio Chionna viene ucciso alle  9,30  nel  conflitto  a
    fuoco  con  alcune  persone  che  stavano compiendo un esproprio nella
    filiale locale della Banca Commerciale.
    In sede giudiziaria la responsabilit dell'evento viene  attribuita  a
    Prima Linea.

    Antonio Chionna,  nato a Lizzano (Taranto) il 25 novembre 1930,  studi
    medi, appuntato dei carabinieri.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.




    Ippolito Cortellessa.
    Pietro Cuzzoli.

    L'11  agosto 1980 viene compiuto un esproprio alla filiale della Banca
    del Cimino, in Localit Pilastri, alla periferia di Viterbo.
    Poco dopo,  una gazzella dei carabinieri ferma un'auto con  un  nucleo
    armato  a bordo in Localit Ponte dei Ceti,  nei pressi di una fermata
    dell'Acotral (servizi di pullman tra Viterbo e Roma).
    Alla richiesta dei documenti i militanti reagiscono sparando. Ippolito
    Cortellessa, appuntato, e Pietro Cuzzoli,  brigadiere dei carabinieri,
    restano uccisi.
    L'evento, in sede giudiziaria, viene attribuito a Prima Linea.

    Ippolito Cortellessa, nato a Vivaro Romano (Roma), il 10 ottobre 1930,
    studi medi, appuntato dei carabinieri.
    Pietro Cuzzoli,  nato a Caprarola (Viterbo), il 15 gennaio 1949, studi
    medi, brigadiere dei carabinieri.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.




















    Renato Briano.

    Il 12 novembre 1980,  a Milano, Renato Briano, direttore del personale
    alla Magneti Marelli,  viene ucciso su una vettura della metropolitana
    milanese, nei pressi della stazione "Gorla", intorno alle 8,30.
    Renato  Briano  era  noto  per  aver  condotto  varie trattative con i
    sindacati.
    L'attentato mortale  rivendicato dalle Brigate Rosse - Walter  Alasia
    che,  con  questo  intervento,  intendono ribadire la centralit della
    questione operaia e la ristrutturazione del sistema produttivo.
    Con questo attentato mortale  la  colonna  milanese  si  stacca  dalle
    Brigate Rosse e si presenta come organizzazione autonoma.

    Renato Briano, nato a Savona, il 28 febbraio 1933, studi universitari,
    dirigente industriale.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari, "Frammenti. di lotta armata e utopia rivoluzionaria", in:
    Quaderno numero 4 di Controinformazione, Milano 1984.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.




















    Filippo Giuseppe.

    Il 28 novembre 1980,  a Bari,  l'appuntato di polizia Filippo Giuseppe
    viene affrontato, sul portone di casa, da alcuni giovani che intendono
    sottrargli  la  pistola d'ordinanza.  Oppone resistenza e viene ferito
    mortalmente.
    Muore, nel primo pomeriggio, nell'ospedale Policlinico di Bari.
    In sede giudiziaria alcuni pentiti attribuiscono il disarmo e la morte
    di Filippo Giuseppe a Prima Linea.

    Filippo Giuseppe,  nato a Castrignano di Capo (Lecce),  il  10  agosto
    1930, studi medi, appuntato di polizia.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.



    Manfredo Mazzanti.

    Il 28 novembre 1980, a Sesto San Giovanni (Milano), Manfredo Mazzanti,
    ingegnere, direttore tecnico della Falk, viene ucciso nei pressi della
    sua abitazione, intorno alle 7,30.
    L'attentato mortale,  che segue di pochi giorni quello  contro  Renato
    Briano  e  ne  ribadisce  l'impostazione,   rivendicato dalle Brigate
    Rosse - Walter Alasia.

    Manfredo Mazzanti, nato a Santa Croce sull'Arno (Pisa),  il 25 gennaio
    1926, studi universitari, ingegnere.


    Bibliografia.

    Autori Vari, "Frammenti. di lotta armata e utopia rivoluzionaria", in:
    Quaderno numero 4 di Controinformazione, Milano 1984.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.



    Alfio Zappal.

    Il 18  dicembre  1980,  a  Zinasco  (Pavia),  Alfio  Zappal,  guardia
    giurata,  presta servizio presso la Cariplo.  Reagisce al tentativo di
    disarmo e, nella colluttazione, parte un colpo che lo uccide.
    In sede giudiziaria  la  sua  uccisione  viene  attribuita  ad  alcuni
    militanti  fuoriusciti  dai  Comitati Comunisti Rivoluzionari che,  in
    quel periodo,  compivano espropri per sostenere la loro  latitanza  ed
    aiutare i prigionieri politici.

    Alfio Zappal,  nato a Fiumefreddo di Sicilia (Catania),  il 3 gennaio
    1932, studi medi, guardia giurata.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Luigi Guicciardi, "Il tempo del furore", Milano 1988, Rusconi.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.


    Enrico Rizieri Galvaligi.

    Il  31  dicembre  1980,  a  Roma,  il  generale dei carabinieri Enrico
    Galvaligi,  responsabile dell'Ufficio coordinamento  delle  misure  di
    sicurezza  degli  istituti  carcerari,  viene  ucciso  alle ore 19,15,
    mentre sta rientrando a casa con la moglie, in via Segato 13.
    L'attentato mortale viene  rivendicato  dalle  Brigate  Rosse  con  il
    comunicato numero 7 del sequestro del giudice Giovanni D'Urso,  che lo
    inserisce nella campagna in corso contro le carceri speciali, iniziata
    il 12 dicembre 1980. Nella rivendicazione viene fatto riferimento alla
    rivolta nel carcere speciale di Trani (28-29 dicembre 1980) dove corpi
    speciali dei carabinieri e  della  polizia  avevano  fatto  irruzione,
    servendosi   anche   di   elicotteri,   per  riprendere  il  controllo
    dell'istituto.

    Enrico Riziero Galvaligi, nato a Solbiate Arno (Varese),  l'11 ottobre
    1920, studi universitari, generale dei carabinieri.


    Bibliografia.

    Brigate Rosse,  "Comunicati della campagna D'Urso",  in: Lino Jannuzzi
    (a cura  di),  "La  pelle  del  D'Urso",  Roma  1981,  Edizioni  Radio
    Radicale.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    "Enrico  Rizieri  Galvaligi",  in:  Gigi Moncalvo,  "Oltre la notte di
    piombo", Milano 1985, Paoline.
    Giorgio Bocca, "Noi terroristi", Milano 1985, Garzanti.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.
    Sergio  Zavoli,   "La  notte  della  repubblica",   Milano-Roma  1992,
    Mondadori-Nuova Eri.
    Franco Ottaviano,  "La rivoluzione nel  labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.










    Luigi Marangoni.

    Il  17 febbraio 1981,  a Milano,  il medico Luigi Francesco Marangoni,
    direttore sanitario del Policlinico di Milano, viene ucciso nei pressi
    della sua abitazione, alle 8,30.
    L'attentato mortale viene rivendicato dalla  Brigata  Fabrizio  Pelli,
    delle Brigate Rosse - Walter Alasia,  con la diffusione di un opuscolo
    intitolato  "Attacchiamo  la  D.C.   principale   responsabile   della
    ristrutturazione nell'ospedale".

    Luigi Marangoni,  nato a Pavia,  l'11 agosto 1937, studi universitari,
    direttore sanitario Policlinico.


    Bibliografia.

    Autori Vari,  "Frammenti.  di lotta armata e  utopia  rivoluzionaria",
    Quaderno numero 4 di Controinformazione, Milano 1984.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.
    Franco Ottaviano,  "La rivoluzione nel  labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.
    Raffaele Cinotti.

    Il  7  aprile  1981,  a  Roma,  l'agente di custodia Raffaele Cinotti,
    capoposto  al  reparto  di  isolamento  giudiziario  del  carcere   di
    Rebibbia, viene ucciso nei pressi della sua abitazione.
    L'attentato  mortale  viene rivendicato dalle Brigate Rosse e messo in
    relazione alle violenze subite dai  detenuti  per  reati  comuni.  Con
    questa  azione  le  B.R.  intendono allargare il loro intervento nelle
    carceri,  per favorire e sostenere la  costituzione  dei  Comitati  di
    lotta   nei   grandi   giudiziari   metropolitani.    All'atto   della
    rivendicazione viene distribuito l'opuscolo numero  14  connesso  alla
    "campagna D'Urso".

    Raffaele  Cinotti,  nato  a  San Prisco (Caserta),  il 23 maggio 1953,
    studi medi, agente di custodia.

    Bibliografia.

    Brigate Rosse,  "Opuscolo numero 14.  Bilancio della campagna D'Urso",
    senza luogo 1981.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.
    Mario Canciello.
    Luigi Carbone.

    Il 27 aprile 1981,  a Torre  del  Greco  (Napoli),  un  nucleo  armato
    sequestra   Ciro   Cirillo,   assessore   regionale  della  Democrazia
    Cristiana, in via Cimaglia 124.
    Il suo autista,  Mario Canciello,  e il brigadiere  di  polizia  Luigi
    Carbone, addetto alla sua scorta, vengono uccisi.
    Con  la  rivendicazione di questa azione armata da parte della Colonna
    napoletana e del Fronte carceri  viene  sancito,  di  fatto,  il  loro
    distacco dal troncone originario delle Brigate Rosse.  Successivamente
    queste due formazioni daranno vita alle Brigate Rosse - Partito  della
    Guerriglia.

    Mario Canciello, nato a ... il ... studi medi, autista.

    Nota: Il Comune di Napoli, dopo accurate ricerche, ci ha informato che
    non dispone dei dati mancanti.
    Luigi Carbone,  nato a Ottaviano (Napoli),  il 7 settembre 1924, studi
    medi, brigadiere di polizia.


    Bibliografia.

    V. Vasile (a cura di), "L'affare Cirillo", Roma 1989, Editori Riuniti.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.

















    Antonino Rinaldo.

    Il  15 maggio 1981,  a Mongrando (Vicenza) la guardia giurata Antonino
    Rinaldo viene uccisa durante  un  esproprio  all'agenzia  della  Banca
    Sella, alle 11,45.
    In  sede giudiziaria la responsabilit dell'evento viene attribuita ad
    un'area vicina alle tesi di Prima Linea. Area che tuttavia,  all'epoca
    del fatto, era gi stata formalmente sciolta.

    Antonino Rinaldo, nato a Torino, il 5 maggio 1949, studi medi, guardia
    giurata.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.




    Antonino Frasca.

    Il 3 giugno 1981,  a Settimo Milanese (Milano),  viene ucciso Antonino
    Frasca, addetto alla vigilanza degli stabilimenti Alfa Romeo.
    L'attentato  mortale  viene attribuito in sede giudiziaria a militanti
    di un'area autonoma  vicina alle tesi di  Prima  Linea,  che  tuttavia
    aveva  gi  formalmente  sciolto  il patto organizzativo all'epoca del
    fatto.

    Antonino Frasca,  nato a Noto (Siracusa),  il 19 ottobre  1946,  studi
    medi, guardiano Alfa Romeo.


    Bibliografia.

    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.





    Nicolino Zidda.

    Il 9 giugno 1981,  a Orune (Nuoro),  Nicolino Zidda,  insegnante nella
    colonia  penale  agricola  di  Mamone  (Nuoro),  viene  ucciso  mentre
    s'intrattiene con un carabiniere.
    Barbagia  Rossa  si  assume  la  responsabilit  dell'azione   mortale
    dichiarando  un  errore  di persona,  essendo sua intenzione quella di
    colpire le forze dell'ordine,  nella lotta contro la  militarizzazione
    del territorio.

    Nicolino  Zidda,  nato  a  Orune  (Nuoro),  il  23  marzo 1929,  studi
    superiori, maestro elementare.


    Bibliografia.

    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.




    Sebastiano Vinci.

    Il  19  giugno  1981,  a  Roma,  Sebastiano  Vinci,  vicequestore  del
    Commissariato polizia di Primavalle,  viene ucciso in  via  Clelio  di
    Papa.
    L'attentato  mortale viene rivendicato dalle Brigate Rosse Colonna "28
    Marzo" nella campagna contro uomini e apparati dell'Antiterrorismo.

    Sebastiano  Vinci,  nato  a  Catania,   il  9  febbraio  1937,   studi
    universitari, vicequestore di polizia.


    Bibliografia.

    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.






    Giuseppe Taliercio.

    Il 20 maggio 1981,  a Mestre (Venezia),  un nucleo delle Brigate Rosse
    irrompe   nell'abitazione   di   Giuseppe  Taliercio,   direttore  del
    Petrolchimico di  Mestre  (Venezia),  immobilizza  i  suoi  familiari,
    perquisisce l'alloggio e lo sequestra.
    Quarantasei  giorni  dopo,  il 5 luglio 1981,  il suo corpo senza vita
    viene fatto trovare nel baule di un'automobile,  vicino  al  capannone
    del Consiglio di Fabbrica della Montedison.
    Il  periodo  del  rapimento  ed  il suo epilogo,  sono gestiti con sei
    comunicati delle Brigate Rosse - Colonna Anna Maria Ludmann "Cecilia".
    Le B.R.  gestiscono il sequestro e  la  morte  di  Giuseppe  Taliercio
    all'interno   della  campagna  contro  la  ristrutturazione  aziendale
    individuando nel Petrolchimico di Marghera un terreno di lotta operaia
    ancora  percorribile   perch   meno   ridimensionato   dall'offensiva
    padronale che altrove.
    Nei  comunicati  Giuseppe  Taliercio  viene  identificato come uno dei
    massimi  responsabili  dell'attuazione  e  gestione  dei  processi  di
    ristrutturazione,   in   funzione   antioperaia,   all'interno   delle
    fabbriche.

    Giuseppe Taliercio,  nato a Marina di  Carrara  (Massa  Carrara),  l'8
    agosto 1927, studi universitari, dirigente Petrolchimico.


    Bibliografia.

    Brigate  Rosse,  "Messaggio  registrato  su  musicassetta e diffuso in
    Marghera  il  25-7-81",  trascrizione  allegata  in  atti  processuali
    (Archivio P.M.).
    "Giuseppe Taliercio",  in: Gigi Moncalvo,  "Oltre la notte di piombo",
    Milano 1985, Paoline.
    Brigate Rosse - Partito Comunista  Combattente,  "Comunicato  allegato
    agli atti del processo di Venezia, gennaio 1986", in: "Il Bollettino",
    20, Milano 1986.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.







    Luigi Carluccio.

    Il 15 luglio 1981,  a Como,  il brigadiere di polizia Luigi Carluccio,
    artificiere,  muore dilaniato dall'esplosione di un ordigno, che stava
    disinnescando,  posto davanti alle vetrine di un  negozio  nel  centro
    cittadino. Ne aveva disattivato un altro poco prima.
    Nel rivendicare gli attentati,  le "Brigate Operaie per il Comunismo",
    rete autonoma vicina a Rosso,  minacciano  di  compierne  altri  se  i
    lavori  per  la  costruzione  del nuovo carcere di Bassone non vengono
    interrotti.

    Luigi Carluccio,  nato a ...,  il ...  1953,  studi  medi,  brigadiere
    artificiere di polizia.

    Nota: Il comune di Como non ha fornito il servizio richiesto.


    Bibliografia.

    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.

    Santo Lanzafame.

    Il  31  luglio  1981,  a  Cagliari,  Santo  Lanzafame,  appuntato  dei
    carabinieri,  viene  gravemente  ferito  mentre   di pattuglia per le
    strade della citt.
    Muore nell'ospedale cittadino la sera del 6 agosto 1981.
    L'attentato  mortale  viene  rivendicato  da  Barbagia  Rossa  che  lo
    inquadra nella lotta contro la militarizzazione del territorio.

    Santo  Lanzafame,  nato  a  Catania,  il  9  maggio 1946,  studi medi,
    appuntato dei carabinieri.


    Bibliografia.

    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.





    Francesco Rucci.

    Il 18 settembre 1981,  a Milano, Francesco Rucci, vicebrigadiere degli
    Agenti di custodia della sezione speciale  del  carcere  San  Vittore,
    viene ucciso nella sua auto,  in zona ticinese,  mentre sta andando al
    lavoro, alle 7 circa.
    Il Nucleo di Comunisti rivendica  l'attentato  mortale  come  atto  di
    rappresaglia  per  le  violenze  subite dai prigionieri politici nella
    sezione speciale,  inquadrandolo nella lotta contro  "il  processo  di
    pacificazione  e  differenziazione  in  atto  nelle  carceri",  con un
    volantino.

    Francesco Rucci,  nato a Giovinazzo (Bari),  l'8  luglio  1956,  studi
    medi, vicebrigadiere degli agenti di custodia.

    Bibliografia.

    Nucleo   di   Comunisti,   "Volantino  di  rivendicazione",   in:  "Il
    Bollettino", 5, Milano 1982 (Archivio P.M.).
    Luigi Guicciardi, "Il tempo del furore", Milano 1988, Rusconi.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.
    Eleno Viscardi.

    Il 13 novembre 1981, a Milano l'agente di polizia della sezione Digos,
    Eleno  Viscardi  ed  un  suo  collega  fermano per un controllo,  alla
    stazione Centrale,  due giovani che si sottraggono all'identificazione
    sparando.   Nel   conflitto  a  fuoco  Eleno  Viscardi  viene  colpito
    mortalmente.
    Poco dopo,  i due giovani,  che risulteranno essere stati militanti di
    un'area autonoma vicina al Polo Organizzato e ai Comunisti Organizzati
    per la Liberazione Proletaria, vengono arrestati.

    Eleno  Viscardi,  nato  a Utinga (Brinsisi),  il 9 maggio 1956,  studi
    medi, agente Digos.


    Bibliografia.

    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.



    Angelo Furlan.

    Il 3 gennaio 1982, a Rovigo, un'autobomba, carica di 15 chili circa di
    esplosivo, apre una breccia nel muro di cinta del carcere, consentendo
    a quattro prigioniere politiche di fuggire.
    Lo  spostamento  d'aria conseguente allo scoppio causa il ferimento di
    un passante, Angelo Furlan, che morir poco dopo d'infarto.
    La liberazione,  il 4 gennaio,   rivendicata congiuntamente  con  una
    telefonata  all'Ansa  di  Milano,  e  nei  giorni  successivi  con due
    comunicati distinti,  dai Comunisti Organizzati per la Liberazione del
    Proletariato e dal Nucleo di Comunisti, formazioni alle quali l'azione
    viene attribuita anche in sede processuale.
    In una nota a margine del comunicato del Nucleo di Comunisti si legge:
    Di   fronte   alla   tragica   morte   di  Angelo  Furlan  nel  corso
    dell'operazione di liberazione,  vogliamo  chiarire  che  la  dinamica
    militare  dell'attacco  stata da noi costruita a partire dal criterio
    fondamentale  di  tutti  i  comunisti:   salvaguardare   la   vita   e
    l'incolumit  di  chi  casualmente presente sul luogo dell'operazione
    d'attacco. Avevamo infatti provveduto in sufficiente anticipo rispetto
    all'esplosione a far sgomberare la  strada  dai  passanti.  L'elemento
    imprevisto  ed  imprevedibile  che ha determinato la morte di Furlan a
    seguito dell'esplosione  che egli non si trovava sulla strada, quindi
    a vista, ma dentro una galleria chiusa distante trenta metri dal luogo
    dell'esplosione.  Furlan  una vittima innocente e casuale della lotta
    di  classe.  Una  morte  di  cui ci assumiamo la responsabilit che ci
    compete e  di  cui  siamo  pronti  a  rispondere  davanti  a  tutti  i
    proletari.

    Angelo  Furlan,  nato a Stanghella (Padova),  il 30 marzo 1917,  studi
    elementari, pensionato.


    Bibliografia.

    Nucleo  di  Comunisti,   "Volantino   di   rivendcazione",   in:   "Il
    Bollettino", 5, Milano 1982 (Archivio P.M.).
    Comunisti  Organizzati  per  la Liberazione Proletaria,  "Volantino di
    rivendicazione", in: "Controinformazione",  22,  Milano 1982 (Archivio
    P.M.).
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.



    Giuseppe Savastano.
    Euro Tarsilli.

    Il 21 gennaio 1982, a Monteroni d'Arbia (Siena),  dopo un esproprio in
    una banca di Siena,  i carabinieri fermano un pullman per un controllo
    dei passeggeri.
    Alla richiesta dei documenti il nucleo dei Comunisti  Organizzati  per
    la Liberazione Proletaria che si trova a bordo reagisce ingaggiando un
    conflitto  a  fuoco  in  cui  restano uccisi i due carabinieri di leva
    Giuseppe Savastano ed Euro Tarsilli.

    Giuseppe Savastano,  nato a Viterbo,  il 10 giugno 1961,  studi  medi,
    carabiniere di leva.
    Euro  Tarsilli,  nato  a Belvedere Ostrense (Ancona),  il 18 settembre
    1962, studi medi, carabiniere di leva.

    Bibliografia.

    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.
    Atti  e  memorie del processo Numero 33/82 presso la Corte d'Assise di
    Appello di Firenze con sentenza del 26-10-84.
    Raffaele Delcogliano.
    Aldo Iermano.

    Il 27 aprile 1982,  a Napoli,  l'esponente della Democrazia Cristiana,
    Raffaele    Delcogliano,    assessore    regionale   alla   Formazione
    professionale, viene ucciso insieme al suo autista Aldo Iermano.
    L'attentato mortale viene  rivendicato  dalle  Brigate  Rosse  Partito
    della Guerriglia.

    Raffaele  Delcogliano,  nato a Benevento,  il 10 novembre 1944,  studi
    superiori, assessore regionale.
    Aldo Iermano, nato a ..., il ..., studi medi, autista.

    Nota: Il comune di Napoli, dopo accurate ricerche, ci ha informato che
    non dispone dei dati mancanti.


    Bibliografia.

    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.

    Antonio Ammaturo.
    Pasquale Paola.

    Il  15  luglio  1982,  a Napoli,  il vicequestore e capo della Squadra
    mobile Antonio Ammaturo, viene ucciso insieme al suo autista, Pasquale
    Paola.
    L'attentato mortale viene  rivendicato  dalle  Brigate  Rosse  Partito
    della   Guerriglia   nell'ambito   della   campagna  contro  le  forze
    dell'ordine.

    Antonio Ammaturo, nato a Contrada (Avellino), l'11 gennaio 1925, studi
    universitari, vicequestore di polizia.
    Pasquale Paola, nato a Vico Equense (Napoli), il 21 giugno 1950, studi
    medi, agente di polizia.


    Bibliografia.

    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.

    Antonio Bandiera.
    Mario De Marco.
    Antonio Palumbo.

    Il 26 agosto 1982,  a Salerno,  al fine di espropriare delle armi,  un
    nucleo  delle  B.R.-Partito  della  Guerriglia  attacca  due   vetture
    dell'esercito con 11 militari a bordo.
    Nel  conflitto  a  fuoco,  ingaggiato  da una volante della polizia di
    scorta al convoglio,  restano uccisi gli  agenti  Antonio  Bandiera  e
    Mario De Marco.  Il soldato di leva Antonio Palumbo, rimane gravemente
    ferito e muore il 23 settembre al Secondo Policlinico di Napoli.
    L'assalto mortale viene rivendicato dalle Brigate Rosse Partito  della
    Guerriglia.

    Antonio Bandiera,  nato a Sangineto (Cosenza), il 23 marzo 1958, studi
    medi, agente di polizia.
    Mario De Marco, nato a ..., il ..., studi medi, agente di polizia.
    Nota: Il comune di Salerno ha fornito  i  dati  richiesti  in  maniera
    incompleta.
    Antonio  Palumbo,  nato a Tuglie (Lecce),  il 17 dicembre 1960,  studi
    medi, militare di leva.

    Bibliografia.

    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.


















    Benito Atzei.

    L'8 settembre 1982,  a Ciri,  frazione di Rocca Canavese (Torino), il
    vicebrigadiere  dei  carabinieri  Benito  Atzei  ed  un  suo  collega,
    istituito un posto di blocco, fermano un'auto per un controllo. Invece
    di  esibire  i  documenti,  gli occupanti reagiscono sparando.  Benito
    Atzei muore ed il suo collega resta gravemente ferito.
    In sede giudiziaria la responsabilit dell'evento viene  attribuita  a
    militanti di Potere Rosso.

    Benito Atzei, nato a Gonnostramatza (Oristano), il 1 marzo 1934, studi
    medi, vicebrigadiere dei carabinieri.


    Bibliografia.

    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.
    Testimonianza al Progetto Memoria su Potere Rosso (Archivio P.M.).



    Sebastiano D'Alleo.
    Antonio Pedio.

    Il 21 ottobre 1982, a Torino, intorno alle ore 11,  le guardie giurate
    Sebastiano D'Alleo e Antonio Pedio sono di servizio all'Agenzia numero
    5  del  Banco  di Napoli,  in via Domodossola,  quando un nucleo delle
    B.R.-Partito Guerriglia compie un'irruzione.  Fatti stendere a  terra,
    essi vengono disarmati e, successivamente, uccisi.
    L'attentato  mortale  viene  rivendicato  dalle  Brigate Rosse Partito
    della Guerriglia che utilizza  l'emozione  suscitata  dall'evento  per
    amplificare  un'accusa  di  infiltrazione  (poi  risultata  infondata)
    contro una loro militante.
    All'interno dei locali della banca viene infatti  lasciato  un  drappo
    rosso  con  la  scritta:  Brigate Rosse - La campagna Peci continua -
    Individuare e annientare gli agenti della controrivoluzione infiltrati
    nel   movimento   rivoluzionario   Liquidare   il    progetto    della
    dissociazione,  resa  e  infiltrazione.  Consolidare  ed  espandere il
    sistema del potere rosso  Costruire  10-100-1000  Organismi  di  Massa
    Rivoluzionari.

    Sebastiano  D'Alleo,  nato  a Palermo,  il 28 marzo 1955,  studi medi,
    guardia giurata.
    Antonio Pedio, nato a Muro Leccese (Lecce), il 15 ottobre 1956,  studi
    medi, guardia giurata.


    Bibliografia.

    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.














    Germana Stefanini.

    Il 28 gennaio 1983,  a Roma,  un nucleo del Potere  Proletario  Armato
    irrompe nella abitazione di Germana Stefanini, vigilatrice del carcere
    femminile  di  Rebibbia.   La  donna  viene  sottoposta  ad  un  lungo
    interrogatorio e successivamente uccisa.  Il  suo  corpo  viene  fatto
    ritrovare in via Algranati, nel portabagagli di una Fiat 131.
    L'evento  viene rivendicato da Potere Proletario Armato,  e inquadrato
    nella lotta contro il carcere.

    Germana Stefanini,  nata a Roma,  il 9 luglio 1926,  studi elementari,
    vigilatrice carceraria.


    Bibliografia.

    Potere Proletario Armato,  "Interrogatorio a Germana Stefanini",  Roma
    1983, in: L'Espresso 29-5-83.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.


    Leamon Ray Hunt.

    Il  15  febbraio  1984,   a  Roma,  l'auto  blindata  del  diplomatico
    statunitense Leamon  Ray  Hunt,  responsabile  logistico  della  forza
    militare  multinazionale  dell'ONU nel Sinai,  viene raggiunta da vari
    colpi di fucile automatico. Leamon Ray Hunt resta ucciso.
    L'attentato mortale viene  rivendicato  dalle  Brigate  Rosse  Partito
    Comunista  Combattente  con  un  documento  nel  quale,  a  fronte del
    riacutizzarsi  delle  tensioni  internazionali,   viene  affermata  la
    necessit  di un intervento antimperialista.  Le FARL (Frazioni Armate
    Rivoluzionarie Libanesi) rivendicano l'azione insieme alle B.R.-PCC.

    Leamon Ray Hunt, nato a Hill Creek, Oklahoma (USA), il 7 ottobre 1927,
    studi universitari, ambasciatore USA.


    Bibliografia.

    Brigate  Rosse  -  Partito   Comunista   Combattente,   Volantino   di
    rivendicazione,    febbraio   1984,   reperibile   presso   l'archivio
    dell'edizione romana del Corriere della Sera.
    Mauro Galleni, "Rapporto sul terrorismo", Milano 1981, Rizzoli.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.




















    Ezio Tarantelli.

    Il  27  marzo  1985,  a  Roma,  Ezio  Tarantelli,  docente di Economia
    politica,  presidente dell'Istituto di Studi Economici  e  del  Lavoro
    della CISL, viene ucciso nella Facolt di Economia e Commercio, in via
    del Castro Laurenziano.
    L'attentato  mortale  viene  rivendicato con un opuscolo dalle Brigate
    Rosse - Partito Comunista Combattente in cui si  fa  riferimento  alle
    sue responsabilit,  in quanto consulente della CISL, nell'accordo tra
    governo e sindacati sul taglio dei punti di contingenza.

    Ezio Tarantelli, nato a Roma,  il 11 agosto 1941,  studi universitari,
    docente.


    Bibliografia.

    Brigate  Rosse - Partito Comunista Combattente,  "Rimodellamento della
    linea politica.  Lancio  del  fronte  internazionalista.  Tarantelli",
    opuscolo 20, Roma 1985, stralci in: Corriere della Sera 30-5-85.
    Autori  Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale del
    Lazio.
    Franco Ottaviano,  "La rivoluzione nel  labirinto",  Catanzaro-Messina
    1993, Rubbettino.




















    Lando Conti.

    Il 10 febbraio 1986,  a Firenze,  Lando Conti,  ex sindaco di Firenze,
    iscritto al Partito Repubblicano,  viene  ucciso  alle  17,10  in  via
    Togliatti,  poco distante dalla sua abitazione.  Era diretto a Palazzo
    Vecchio per una seduta del Consiglio comunale.
    L'attentato mortale viene  rivendicato  dalle  Brigate  Rosse  Partito
    Comunista  Combattente,   che  in  questa  circostanza  diffondono  la
    Risoluzione n.  20,  in cui si fa riferimento  alla  compartecipazione
    azionaria  di  Lando  Conti  in  un'industria produttrice di materiale
    bellico.

    Lando Conti, nato a Firenze,  il 1 novembre 1933,  studi universitari,
    funzionario politico.


    Bibliografia.

    Brigate   Rosse   -   Partito  Comunista  Combattente,   Volantino  di
    rivendicazione,   senza  luogo  1986,   in:  Autori  Vari,   "Speciale
    Terrorismo  Internazionale",  Roma 1990,  Edizioni Adnkronos (Archivio
    P.M.).
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.




















    Rolando Lanari.
    Giuseppe Scravaglieri.

    Il 14 febbraio 1987,  in via Prati di Papa, a Roma, un furgone postale
    che trasporta valori subisce un assalto.  La "volante 12",  adibita  a
    funzioni di scorta,  viene colpita a raffiche di mitra.  Due agenti di
    polizia,  Rolando Lanari  e  Giuseppe  Scravaglieri,  restano  uccisi,
    mentre il brigadiere Pasquale Parente,  capo equipaggio, rimane ferito
    gravemente.
    L'esproprio, a fini di autofinanziamento, e le sue conseguenze vengono
    rivendicati dalle Brigate Rosse - Partito Comunista Combattente.

    Rolando Lanari,  nato a Massa Martana (Perugia),  il  9  luglio  1960,
    studi medi, agente di polizia.
    Giuseppe  Scravaglieri,  nato a Catenanuova (Enna),  il 4 aprile 1963,
    studi medi, agente di polizia.


    Bibliografia.

    Brigate  Rosse  -  Partito  Comunista   Combattente,   "Volantino   di
    rivendicazione",   Roma   17-2-87,   in:   Autori  Vari,   "Terrorismo
    internazionale", Roma 1987, Edizioni Adnkronos (Archivio PM).
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.



















    Licio Giorgieri.

    Il  20  marzo  1987,  a  Roma,  il  generale  dell'Aeronautica,  Licio
    Giorgieri,  direttore dal  1983  della  sezione  "Costruzioni  armi  e
    armamenti  aeronautici  e  spaziali"  dello Stato maggiore Aeronautica
    militare,  viene  ucciso  nell'auto  di  servizio,  in  via  Fontanile
    Arenato.
    L'attentato  mortale  viene  rivendicato  dalla  Unione  dei Comunisti
    Combattenti e messo in relazione  all'adesione  italiana  al  progetto
    degli  USA  di  costruzione dello scudo spaziale (Sdi),  in previsione
    delle cosiddette "guerre stellari".

    Licio Giorgieri, nato a Trieste, il 1 giugno 1925, studi universitari,
    generale dell'aeronautica.


    Bibliografia.

    Unione dei Comunisti Combattenti, "Volantino di rivendicazione",  Roma
    1987,  in:  Autori  Vari,  "Speciale terrorismo internazionale",  Roma
    1987, Edizioni Adnkronos (Archivio P.M.).
    V. Vasile, "Il generale mandato a morire", in: L'Unit 25-9-89.
    P. Saraceno, "Omicidio Giorgieri. Molti dubbi, poche risposte", in: Il
    manifesto 28-9-89.
    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.


















    Roberto Ruffilli.

    Il 16 aprile 1988,  a Forl, Roberto Ruffilli, senatore democristiano,
    politologo,  consigliere per i problemi e per le riforme istituzionali
    di  Ciriaco  De  Mita (all'epoca presidente del consiglio e segretario
    della Democrazia Cristiana),  viene ucciso nella sua abitazione,  poco
    dopo le 16.
    L'attentato  mortale  viene  rivendicato  dalle  Brigate Rosse Partito
    Comunista Combattente in riferimento  al  ruolo  politico  di  Roberto
    Ruffilli.

    Roberto  Ruffilli,   nato  a  Forl,   il  18  febbraio  1937,   studi
    universitari, senatore.


    Bibliografia.

    Autori Vari,  "Effetto terrorismo",  Roma 1990,  Giunta regionale  del
    Lazio.
    Roberto   Ruffilli,   "Istituzioni   societ  stato:  Il  ruolo  delle
    istituzioni amministrative nella formazione dello  Stato  in  Italia",
    Bologna 1991, Il Mulino.
    Roberto  Ruffilli,  "Istituzioni  societ stato: Nascita e crisi dello
    stato moderno: ideologie e istituzioni", Bologna 1991, Il Mulino.
    Roberto Ruffilli,  "Istituzioni societ stato: Le trasformazioni della
    democrazia:   dalla   Costituente  alla  progettazione  delle  riforme
    istituzionali", Bologna 1991, Il Mulino.

















    I DATI GENERALI.

    Questa sezione si propone  di  tracciare  le  coordinate  temporali  e
    geografiche  del  fenomeno  armato  in Italia dal 1969 al 1989,  e far
    emergere le caratteristiche socioculturali delle persone inquisite per
    "partecipazione a banda armata" o "associazione sovversiva" attraverso
    dati relativi ai seguenti indici:
    - composizione per sesso;
    - distribuzione per et,  tasso di scolarit,  categoria di lavoro  al
    momento dell'inquisizione o dell'arresto;
    - provenienza geografica;
    - regioni di inquisizione.
    Vengono  fornite  inoltre tabelle e grafici relativi alla ripartizione
    per anno e per regione degli eventi in cui hanno incontrato la morte i
    militanti e le persone colpite.  Relativamente a  questi  eventi  sono
    presentate  inoltre  le  sigle delle organizzazioni d'appartenenza dei
    militanti e d'attribuzione o assunzione di responsabilit. Nei casi in
    cui gli eventi non sono riconducibili ad  una  precisa  sigla  abbiamo
    utilizzato   la   formulazione   O.C.C.    (Organizzazioni   Comuniste
    Combattenti),  a cui rimandiamo anche per quei militanti che operarono
    in reti autonome o di sostegno.
    Le  voci utilizzate per specificare il tasso di scolarit non indicano
    un  titolo  di  studio  conseguito  bens  il  livello  di  esperienza
    scolastica.
    Nella  ripartizione per attivit lavorative la voce "Altri" comprende:
    atleti, artisti, imprenditori e pensionati.
    Gli insegnanti universitari sono considerati  nella  voce  "Docenti  e
    ricercatori",  mentre  quelli,  delle  scuole  medie  o superiori sono
    considerati nella voce "Insegnanti".
    La categoria generale dei "Disoccupati"  stata scomposta in tre  voci
    (disoccupati,  extralegali, precari) al fine di evidenziare alcune sue
    specificazioni.
    A proposito della ripartizione degli inquisiti per anno,  occorre  una
    precisazione:  nei  casi  in  cui  una persona sia stata inquisita pi
    volte, viene considerata soltanto la data della prima inquisizione. La
    scelta di questo criterio implica  una  sottostima  del  numero  reale
    degli  inquisiti  per  anno,  dal momento che molte persone sono state
    inquisite pi volte,  in anni diversi.  D'altra parte ci consente  di
    cogliere con maggior rigore la progressione dell'attivit inquisitoria
    rispetto a soggetti fino a quel momento non coinvolti.

    Abbiamo  scelto di presentare grafici e percentuali per consentire una
    pi immediata  percezione  dei  dati  e  per  facilitare  comparazioni
    particolarmente idonee a far risaltare specifici aspetti del fenomeno.
    Ad  esempio  la  correlazione  tra  i grafici relativi alle regioni di
    nascita   degli   inquisiti   con   quelli   relativi   alle   regioni
    d'inquisizione   evidenzia   la  dimensione  migratoria  del  fenomeno
    rispetto a quella autoctona. Ancora, la correlazione tra i grafici per
    lo stesso indice di singole organizzazioni tra di loro o  di  ciascuna
    di  esse  con  il  fenomeno  generale,  consente  di  coglierne taluni
    caratteri peculiari.

    L'esposizione dei dati  segue  un  orientamento  descrittivo.  Non  ci
    interessa  infatti indirizzare lo sguardo del lettore perch riteniamo
    che ciascuno debba avere la libert di muoversi  tra  le  informazioni
    senza una guida precostituita.  Ci non sarebbe stato vero seguendo un
    criterio interpretativo che,  infatti non illustra  solamente  i  dati
    presentati nelle tabelle ma ne propone una chiave di lettura.

    Infine  ci  pare  importante  sottolineare  due  peculiarit di questa
    ricerca: anzitutto,  l'attendibilit delle informazioni  raccolte,  in
    quanto  essa  si    basata  su  documenti  ufficiali  che  sono stati
    controllati con verifiche incrociate.
    Inoltre, questa ricerca non  stata effettuata su un campione ma su un
    censimento di tutte le persone inquisite.  Allo stato attuale  i  dati
    mancanti  riguardano porzioni marginali della popolazione interessata.
    In  tal  senso  questa  lacuna  non   incide   sostanzialmente   sulla
    descrizione del fenomeno.




















    Dati socio-statistici.


    Dati relativi agli inquisiti per banda armata, associazione sovversiva
    o insurrezione dal 1969 al 1989.
    Il  numero  degli  inquisiti  presi in esame dal Progetto Memoria sono
    4087.

    Distribuzione per sesso di appartenenza degli inquisiti.

    maschi: 3142 (76,9%)
    femmine: 945 (23,1%)
    Totale: 4087 (100,0%)


    Classi di et al  momento  dell'arresto  e/o  dell'inquisizione  degli
    inquisiti.

    - 20 anni: 251 (6,1%)
    21 - 25: 1314 (32,2%)
    26 - 30: 1149 (28,1%)
    31 - 35: 501 (12,3%)
    36 - 40
: 210 (5,1%)
    41 - 45: 83 (2,0%)
    46 - 50: 37 (0,9%)
    + di 51: 55 (1,4%)
    Dati mancanti: 487 (11,9%)
    Totale: 4087 (100,0%)


    Distribuzione degli inquisiti in base al tasso di scolarit al momento
    dell'arresto e/o dell'inquisizione.

    Studi Elementari: 101 (2,5%)
    Studi Medi: 833 (20,4%)
    Studi Superiori: 890 (21,8%)
    Studi Universitari: 943 (23,1%)
    Dati mancanti: 1320 (32,3%)
    Totale: 4087 (100,1%)





    Distribuzione  degli  inquisiti  per  tipo  di  attivit lavorativa al
    momento dell'arresto e/o dell'inquisizione.

    Agricoltori: 14 (0,3%)
    Artigiani: 55 (1,4%)
    Commercianti: 100 (2,5%)
    Docenti e ricercatori: 46 (1,1%)
    Disoccupati: 158 (3,9%)
    Extralegali: 63 (1,5%)
    Impiegati: 298 (7,3%)
    Insegnanti: 174 (4,3%)
    Militari: 32 (0,8%)
    Operai: 654 (16,0%)
    Politici e sindacalisti: 16 (0,4%)
    Precari: 71 (1,7%)
    Professionisti: 152 (3,7%)
    Lavoratori nei servizi: 189 (4,6%)
    Studenti: 653 (16,0%)
    Tecnici: 59 (1,4%)
    Altri 48 (1,2%)
    Dati mancanti: 1305 (31,9%)
    Totale: 4087 (100,0%)
    Distribuzione, per anno dei nuovi inquisiti di tutte le organizzazioni
    armate di sinistra.

    1971: 21 (0,5%)
    1972: 103 (2,5%)
    1973: 5 (0,1%)
    1974: 85 (2,1%)
    1975: 74 (18%)
    1976: 45 (1,1%)
    1977: 90 (2,2%)
    1978: 170 (4,2%)
    1979: 393 (9,6%)
    1980: 1021 (25%)
    1981: 433 (10,6%)
    1982: 965 (23,6%)
    1983: 305 (7,5%)
    1984: 86 (2,1%)
    1985: 55 (1,3%)
    1986: 36 (0,9%)
    1987: 71 (1,7%)
    1988 28 (0,7%)
    1989: 11 (0,3%)
    Dati mancanti: 90 (2,2%)
    Totale: 4087 (100,0%)


    Cifre assolute e percentuali relative alle regioni  di  nascita  e  di
    inquisizione  delle  persone  soggette  a giudizio per appartenenza ad
    organizzazioni armate di sinistra.

    Piemonte: nati 292 (7,1%); inquisiti 569 (13,9%)
    Aosta: nati 7 (0,1%); inquisiti 5 (0,1%)
    Lombardia: nati 618 (15,1%); inquisiti 1000 (24,5%)
    Trentino: nati 53 (1,3%); inquisiti 41 (1,0%)
    Veneto: nati 360 (8,8%); inquisiti 408 (10,0%)
    Friuli: nati 51 (1,3%); inquisiti 37 (0,9%)
    Liguria: nati 105 (2,6%); inquisiti 188 (4,6%)
    Emilia: nati 127 (3,1%); inquisiti 155 (3,8%)
    Toscana: nati 115 (2,8%); inquisiti 245 (6,0%)
    Umbria: nati 13 (0,3%); inquisiti 10 (0,3%)
    Marche: nati 108 (2,6%); inquisiti 36 (0,9%)
    Lazio: nati 515 (12,6%); inquisiti 790 (19,3%)
    Abruzzo: nati 27 (0,7%); inquisiti 13 (0,3%)
    Molise: nati 12 (0,3%); inquisiti 4 (0,1%)
    Campania: nati 351 (8,6%); inquisiti 327 (8,0%)
    Puglia: nati 68 (1,7%); inquisiti 12 (0,3%)
    Basilicata: nati 43 (1,1%); inquisiti 4 (0,1%)
    Calabria: nati 104 (2,5%); inquisiti 28 (0,7%)
    Sicilia: nati 83 (2,0%); inquisiti 11 (0,3%)
    Sardegna: nati 127 (3,1%); inquisiti 98 (2,4%)
    Estero: nati 97 (2,4%); inquisiti 80 (2,0%)
    Dati mancanti: nati 816 (20,0%); inquisiti 26 (0,6%)
    Totale: nati 4087 (100,0%); inquisiti 4087 (100,0%)













    DATI RELATIVI AGLI EVENTI IN CUI HANNO INCONTRATO LA MORTE I MILITANTI
    DELLE ORGANIZZAZIONI ARMATE DAL 1969 AD OGGI.

    Ripartizione,  per anno,  degli eventi in cui hanno trovato la morte i
    68 militanti di organizzazioni di sinistra deceduti.

    1972: 1 (1,5%)
    1974: 3 (4,4%)
    1975: 4 (5,9%)
    1976: 3 (4,4%)
    1977: 5 (7,4%)
    1978: 3 (4,4%)
    1979: 13 (19,1%)
    1980: 12 (17,7%)
    1981: 3 (4,4%)
    1982: 6 (8,8%)
    1983: 2 (2,9%)
    1984: 2 (2,9%)
    1985: 2 (2,9%)
    1986: 1 (1,5%)
    1988: 2 (2,9%)
    1989: 1 (1,5%)
    1992: 2 (2,9%)
    1993: 2 (2,9%)
    1994: 1 (1,5%)
    Totale: 68 (99,9%)


    Distribuzione  dei  militanti  morti  in  base  alla  regione in cui 
    accaduto l'evento luttuoso. I dati si riferiscono a 68 militanti.

    Piemonte: 11 (16,2%)
    Lombardia: 14 (20,6%)
    Veneto: 7 (10,3%)
    Friuli: 1 (1,5%)
    Liguria: 5 (7,4%)
    Emilia: 3 (4,4%)
    Toscana: 5 (7,4%)
    Lazio: 11 (16,2%)
    Campania: 4 (5,9%)
    Puglia: 1 (1,5%)
    Sardegna: 2 (2,9%)
    Estero: 4 (5,8%)
    Totale: 68 (100,1%)
    Distribuzione dei 68 militanti  morti  a  seconda  delle  sigle  delle
    organizzazioni di appartenenza.

    2 Agosto: 1 (1,5%)
    A.R.: 4 (5,9%)
    Barbagia Rossa: 2 (2,9%)
    B.R.: 12 (17,6%)
    B.R.-P.C.C.: 3 (4,4%)
    B.R.-P.G.: 1 (1,5%)
    B.R.-W.A.: 5 (7,4%)
    Co.Co.Ri.: 1 (1,5%)
    COLP: 4 (5,9%)
    C.P.V.: 5 (7,4%)
    F.C.C.: 1 (1,5%)
    GAP: 1 (1,5%)
    M.C.R.: 2 (2,9%)
    M.P.R.O.: 1 (1,5%)
    NAP: 9 (13,2%)
    O.C.C. (reti autonome o di sostegno): 6 (8,8%)
    P.L.: 7 (10,3%)
    R.C.A.: 1 (1,5%)
    U.d.C.C.: 1 (1,5%)
    28 Marzo: 1 (1,5%)
    Totale: 68 (100,2%)




















    DATI  RELATIVI AGLI EVENTI IN CUI HANNO INCONTRATO LA MORTE LE PERSONE
    COLPITE DALLE ORGANIZZAZIONI ARMATE DI SINISTRA DAL 1969 AL 1989.

    Ripartizione, per anno,  degli eventi in cui hanno trovato la morte le
    128 colpite mortalmente dalle organizzazioni di sinistra.

    1971: 1 (0,8%)
    1974: 4 (3,1%)
    1975: 3 (2,3%)
    1976: 8 (6,2%)
    1977: 5 (3,9%)
    1978: 28 (21,9%)
    1979: 21 (16,4%)
    1980: 24 (18,7%)
    1981: 13 (10,2%)
    1982: 13 (10,2%)
    1983: 1 (0,8%)
    1984: 1 (0,8%)
    1985: 1 (0,8%)
    1986: 1 (0,8%)
    1987: 3 (2,3%)
    1988: 1 (0,8%)
    Totale: 128 (100,0%)


    Distribuzione  delle  persone  morte  in  base  alla  regione in cui 
    accaduto l'evento luttuoso. I dati si riferiscono a 128 persone.

    Piemonte: 22 (17,2%)
    Lombardia: 25 (19,5%)
    Veneto: 8 (6,2%)
    Friuli: 1 (0,8%)
    Liguria: 10 (7,8%)
    Emilia: 2 (1,6%)
    Toscana: 5 (3,9%)
    Lazio: 39 (30,5%)
    Campania: 12 (9,4%)
    Puglia: 2 (1,6%)
    Sardegna: 2 (1,6%)
    Totale: 128 (100,1%)


    Distribuzione delle sigle  per  rivendicazione  o  attribuzione  degli
    eventi  in  cui  hanno  trovato  la  morte le 128 persone decedute per
    responsabilit delle organizzazioni armate di sinistra.

    Brigata Bruno Valli: 1 (0,8%)
    Barbagia Rossa: 2 (1,6%)
    B.R.: 52 (40,7%)
    B.R.-P.C.C.: 6 (4,8%)
    B.R.-P.G.: 11 (8,6%)
    B.R.-W.A.: 3 (2,3%)
    Co.Co.Ri.: 2 (1,6%)
    C.F.P.: 1 (0,8%)
    COLP: 2 (1,6%)
    F.C.A.: 1 (3,2%)
    F.C.C.: 4 (3,2%)
    GAP: 1 (0,8%)
    G.C.: 4 (3,2%)
    L.A.P.C.: 2 (1,6%)
    NAP: 2 (1,6%)
    N.C.T.: 1 (0,8%)
    N.d.C.: 2 (1,6%)
    PAC: 4 (3,2%)
    P.L.: 20 (15,6%)
    P.P.A.: 1 (0,8%)
    Po.Ro.: 1 (0,8%)
    Rosso: 1 (0,8%)
    S.P.d.C.: 1 (0,8%)
    U.d.C.C.: 1 (0,8%)
    22 Ottobre: 1 (0,8%)
    28 Marzo: 1 (0,8%)
    Totale: 128 (100,0%)















    I PRIGIONIERI POLITICI.

    Riteniamo utile proporre alcuni  dati  generali  sullo  stato  attuale
    della  detenzione  politica  poich  senza  di essi la ricerca sin qui
    presentata sarebbe monca. Non si pu infatti trascurare che,  dei 4087
    inquisiti censiti in questa ricerca, mentre ci accingiamo a mandare in
    stampa questo libro,  212 sono ancora,  in una forma o nell'altra,  in
    carcere.
    Ai fini di una informazione completa,  oltre alle persone  attualmente
    recluse,  semilibere  e  in  lavoro esterno (regolato dall'articolo 21
    dell'ordinamento  penitenziario)  andrebbero  considerate   anche   le
    persone  in  esilio.  Non  stato tuttavia possibile effettuare questa
    parte del lavoro per varie ragioni (gli esuli  sono  dispersi  in  pi
    continenti e non tutti sono regolarizzati nei paesi che li ospitano) e
    perci  ci  limitiamo a fornire la stima numerica,  attendibile ma non
    rigorosa, di 150 persone.
    Sui prigionieri,  invece,  i dati,  aggiornati al mese di marzo  1994,
    sono  molto  precisi.  Per  fornire un quadro di orientamento generale
    abbiamo considerato i seguenti indici:
    - organizzazioni per cui sono stati inquisiti;
    - classi di sesso;
    - classi di et attuale;
    - anni di carcerazioni effettuati (sulla data del primo arresto);
    - suddivisione per classi di pena: ergastolo, pena temporale;
    - suddivisione  per  forme  attuali  della  carcerazione:  reclusione,
    semilibert,  lavoro esterno. Abbiamo preso in considerazione soltanto
    queste tre categorie perch di fatto  sono  quelle  che  prevedono  un
    nesso stretto con la reclusione.
















    DATI SOCIO-STATISTICI.

    In carcere permangono a tutt'oggi 212 prigionieri politici.
    Distribuzione   dei   prigionieri   politici  italiani  per  sigla  di
    organizzazione di inquisizione.

    A.R.: 3 (1,1%)
    Barb.Ro.: 4 (1,4%)
    B.B.V.: 1 (0,4%)
    B.C.: 4 (1.4%)
    B.R.: 80 (28,4%)
    B.R.-P.C.C.: 13 (4,6%)
    B.R.-P.G.: 20 (7,1%)
    B.R.-W.A.: 14 (5,0%)
    C.F.P.: 2 (0,7%)
    Co.Co.Ri.: 5 (1,8%)
    COLP: 12 (4,3%)
    2 Agosto: 1 (0,4%)
    F.C.A.: 4 (1,4%)
    F.C.C.: 7 (2,5%)
    GAP: 1 (0,4%)
    L.A.P.C. 2  (0,7%)
    M.C.R.: 3 (1,1%)
    M.P.R.O.: 3 (1,1%)
    NAP: 11 (3,9%)
    NAPO-NAC: 3 (1,1%)
    N.I.C.T.: 2 (0,7%)
    N.d.C. 4: (1,4%)
    O-P.C.C.: 17 (6,0%)
    PAC: 9 (3,2%)
    Pant.R.: 1 (0,4%)
    P.L.: 35 (12,4%)
    Po.Ro.: 3 (1,1%)
    P.P.A.: 3 (1,1%)
    R.C.A.: 2 (0,7%)
    U.C.C.: 4 (1,4%)
    U.d.C.C.: 7 (2,5%)
    28 Marzo: 1 (0,4%)
    22 Ottobre: 1 (0,4%)
    Totale: 282

    Nota: Lo scarto tra il numero dei prigionieri reali (212) e quelli che
    appaiono dal conteggio numerico per sigla (282)  dovuto al fatto  che
    alcuni di essi sono stati inquisiti per pi di una organizzazione. Per
    la  stessa  ragione la somma dei dati percentuali supera il 100%.  dal
    momento  che  la  percentuale  relativa    stata  calcolata  sui  212
    prigionieri effettivi.


    Suddivisione per sesso di appartenenza dei prigionieri politici.
    maschi: 171 (80,7%)
    femmine: 41 (19,3%)
    Totale: 212 (100,0%)


    Distribuzione dei prigionieri politici per classi d'et attuale.

    31-35: 33 (15,6%)
    36-40: 87 (41,0%)
    41-45: 59 (27,8%)
    46-50: 21 (9,9%)
    + di 51: 7 (3,3%)
    Dati mancanti: 5 (2,4%)
    Totale: 212 (100,0%)


    Distribuzione dei prigionieri politici attuali per classi di condanna.

    Pena temporale: 135 (63,7%)
    Ergastolo: 77 (36,3%)

    Nota.  Riteniamo  utile  osservare  al  riguardo  della  natura  delle
    condanne  che  esse  sono  state  erogate  nel  quadro   delle   leggi
    emergenziali  e  dunque  non  riflettono  simmetricamente il nesso tra
    reato  e  pena  che,  fuori  da  queste  leggi,  regola  le  condanne.
    Rilevazioni  attendibili  indicano  nella  misura  minima  di un terzo
    l'incremento della pena a parit di reato per chi  stato imputato  di
    banda  armata  rispetto  a chi non ha avuto questa imputazione.  Vanno
    inoltre considerate le aggravanti per finalit di terrorismo che hanno
    inciso  in  misura  rilevante  nelle  condanne  successive  al   1977.
    Naturalmente  hanno  avuto  una  forte accentuazione anche le condanne
    all'ergastolo.  Per esse,  comunque la  quantificazione    difficile.
    L'incremento di queste condanne,  infatti,   stato conseguenza di pi
    fattori,  tutti simultaneamente presenti: la politica  giudiziaria  di
    deterrenza,  l'estensione dei concorsi morali,  gli incrementi di pena
    previsti dalle leggi emergenziali, eccetera.


    Fasce degli anni di carcerazione effettuati dai  prigionieri  politici
    attuali.

    5-10: 29 (13,7%)
    11-15: 148 (69,8%)
    16-20: 33 (5,6%)
    + di 20: 2 (0,9%)
    Totale: 212 (100,0%)

    Nota:  Vale  la  pena  di  osservare  che l'85% degli attuali detenuti
    politici  ha  superato  la  soglia  dei  dieci  anni  di   reclusione,
    considerata   da  molti  ricercatori  un  limite  oltre  il  quale  il
    danneggiamento della personalit appare irreversibile.


    Modalit con cui i prigionieri politici attuali  stanno  scontando  la
    pena.

    Reclusione: 124 (58,5%)
    Semilibert: 64 (30,2%)
    Lavoro esterno (articolo 21): 24 (11,3%)
    Totale: 212 (100,0%)
    Nota:  La  semilibert  un istituto previsto per i detenuti che hanno
    scontato oltre la met della pena e consente l'accesso  ad  un  lavoro
    esterno.  L'articolo  21  dell'ordinamento penitenziario  un istituto
    cui  i  detenuti  possono  essere   ammessi   in   qualunque   momento
    dell'espiazione  di  qualunque pena,  sulla base della decisione della
    direzione  del  carcere.   L'accesso  al   lavoro   esterno   regolato
    dall'articolo 21 implica modalit di trattamento pi restrittive della
    semilibert.


    Le   correlazioni   che   seguono   consentono   di  cogliere  aspetti
    particolarmente  significativi  del  quadro  attuale  della  prigionia
    politica.

    Correlazione fra anni di carcere effettuati e forma della pena per 212
    prigionieri.

    5-10: detenuti 28 (13,2%); semiliberi 1 (0,5%); lavoro esterno 0 (0%)
    11-15: detenuti 84 (39,6%);  semiliberi 45 (21,2%);  lavoro esterno 19
    (8,9%)
    16-20: detenuti 11 (5,2%);  semiliberi 17  (8,0%);  lavoro  esterno  5
    (2,4%)
    + di 21: detenuti 1 (0,5%); semiliberi 1 (0,5%); lavoro esterno 0 (0%)
    Totale: detenuti 124 (58,5%); semiliberi 64 (30,2%); lavoro esterno 24
    (11,3%)
    Totale su cui sono elaborate le percentuali: 212.

    Nota:  Il  58%  dei  prigionieri    ancora  a  tutti  gli  effetti in
    condizioni di reclusione totale, da un minimo di 5 anni.
    Il 45% dei prigionieri a tutti gli effetti reclusione, inoltre, ha gi
    scontato pi di 11 anni di carcere.
    Soltanto il 30% dei prigionieri,  dopo aver scontato almeno 11 anni di
    carcere, ha avuto accesso alla semilibert.
    Ancora  pi  esigua la percentuale (11,3%) di prigionieri che ha avuto
    accesso al lavoro esterno (articolo 21) anche qui dopo  aver  scontato
    almeno 11 anni di carcere.


    Correlazione tra fasce di anni di carcere effettuati e condanne.

    5-10: pena temporale 12 (5,7%); ergastolo 17 (8,0%)
    11-15: pena temporale 95 (44,8%); ergastolo 53 (25,0%)
    16-20: pena temporale 27 (12,7%); ergastolo 6 (2,8%)
    + di 21: pena temporale 1 (0,5%); ergastolo 1 (0,5%)
    Totale: pena temporale 135 (63,7%); ergastolo 77 (36,3%)
    Totale dei prigionieri su cui sono calcolate le percentuali 212.

    Nota:  Sui  condannati a pene temporali (quindi da un minimo di 5 anni
    ad un massimo  di  30),  ci  pare  utile  notare  che  il  58,2%  (sul
    complessivo  63,8%)    in  carcere  da  pi di 11 anni e il 13,7 (sul
    63,8%)  in carcere da pi di 16 anni.  Sui condannati  all  ergastolo
    appare  rilevante  la  percentuale  (24,2% sul 36,2% del totale) nelle
    fasce di carcerazione che oltrepassano gli 11 anni effettuati.


    Il numero di ergastoli nella fascia di carcerazione dai 5 ai  10  anni
    merita un ulteriore approfondimento ed una considerazione.  Proponiamo
    dunque una tabella che fornisce le percentuali degli ergastoli erogati
    sul numero delle persone arrestate nella fascia di anni relativa.

    5-10: arrestati (nel periodo corrispondente) 287; ergastoli 17 (5,9%)
    11-15: arrestati  (nel  periodo  corrispondente)  3117;  ergastoli  53
    (1,7%)
    16-20: arrestati (nel periodo corrispondente) 464; ergastoli 6 (1,3%)
    +  di  21:  arrestati  (nel  periodo corrispondente) 129;  ergastoli 1
    (0,8%)
    Dati mancanti sugli arrestati: 90.
    Totale: arrestati (nel periodo  corrispondente)  40877;  ergastoli  77
    (1,9%)

    La  tabella  mostra  come  nella  fascia degli ultimi 10 anni e dunque
    sugli arresti pi recenti (successivi al  1984)  siano  stati  erogati
    ergastoli  in percentuale sproporzionatamente alta rispetto alle fasce
    precedenti e dunque al fenomeno generale.


    L'applicazione delle leggi premiali a favore dei pentiti (D.L.  625779
    e  legge numero 304 del 29-5-82) e dei dissociati (legge numero 34 del
    18-2-87) incidendo sul nesso tra reato e  pena  ha  azzerato  la  pena
    qualunque  fosse  il  reato  (nel  caso dei pentiti) e trasformato gli
    ergastoli in pena temporale,  riducendo di un terzo le altre pene (nel
    caso di dissociati).
    Riteniamo  perci  utile  proporre  alcune  correlazioni  tra dati che
    scompongono i prigionieri attuali in due fasce: coloro che  non  hanno
    usufruito  di alcun beneficio: "N dissociati n pentiti" e coloro che
    hanno usufruito dei benefici previsti  dalla  legge  34  del  18-2-87:
    "Dissociati".  Non  vengono  qui  considerati  gli inquisiti che hanno
    usufruito della legge a favore dei  pentiti  perch  nessuno  di  essi
    risulta pi in carcere.


    Correlazione  tra  fasce  di  anni  di carcere effettuati ed eventuali
    benefici.

    5-10: dissociati 0 (0%); n dissociati n pentiti 29 (13,7%)
    11-15: dissociati 52 (24,5%); n dissociati n pentiti 96 (45,3%)
    16-20: dissociati 16 (7,5%); n dissociati n pentiti 17 (8,0%)
    + di 21: dissociati 1 (0,5%); n dissociati n pentiti 1 (0,5%)
    Totale: dissociati 69 (32,5%); n dissociati n pentiti 143 (67,5%)
    Totale dei prigionieri su cui sono conteggiate le percentuali 212.

    Nota: La percentuale di prigionieri che  non  ha  usufruito  di  alcun
    beneficio  (67,5%)  evidenzia la natura politica del problema.  Vale a
    dire che questi prigionieri oggi sono cos massicciamente  in  carcere
    per  le  loro  opinioni politiche prima ancora che per i reati ad essi
    ascritti.




    Correlazione tra forma della pena ed eventuali benefici.

    Reclusi: n dissociati n pentiti 116 (54,7%); dissociati 8 (3,8%)
    Semiliberi: n dissociati n pentiti 19 (9,0%); dissociati 45 (21,2%)
    Lavoro esterno (articolo 21):  n  dissociati  n  pentiti  9  (4,2%);
    dissociati 15 (7,1%)
    Totale: n dissociati n pentiti 144 (67,9%); dissociati 68 (32,1%)
    Totale dei prigionieri su cui sono conteggiate le percentuali 212.

    Nota:  La  tabella  mostra  che il 54 7% dei prigionieri che non hanno
    usufruito di alcun beneficio  tuttora  in  condizione  di  reclusione
    totale.  Va  detto  ancora  che  la percentuale dei dissociati reclusi
    (3,7%) riflette una situazione reale derivante dal fatto che alcuni di
    questi detenuti sono rientrati in carcere da poco tempo,  al  fine  di
    scontare  dei  residui  di  pena,  dopo  essere  stati  scarcerali per
    decorrenza termini.  Questa considerazione potrebbe essere fatta anche
    per  i  detenuti  non  dissociati  n  pentiti.   Ma  in  questo  caso
    l'incidenza  praticamente irrilevante.


    Per le considerazioni  sin  qui  esposte  riteniamo  che  gli  attuali
    prigionieri   politici  e  gli  esuli  definiscano  con  chiarezza  un
    irrisolto politico non tanto della ricerca bens di tutta  la  societ
    italiana.
    Ci  auguriamo  pertanto che il lavoro presentato possa essere recepito
    anche come un contributo per affrontare  e  risolvere  definitivamente
    questo problema.

