JAMES VANCE MARSHALL.
MIO FIGLIO JOHN CHE ANDO' PER MARE.

O uomo del mare
dov' mio figlio, il mio ragazzo ?
Mio figlio JOhn,
che and per mare.
Che mi importa della nave, o marinaio?
Penso solo a mio figlio, il mio ragazzo.
              Sidney Dobell.




PROLOGO. Marted 7 gennaio.


MENTRE l'arpione, che lui stesso ha lanciato, vola verso la
gigantesca balena azzurra, il comandante della Petrel prova
un senso di piet. Ma, alla piet, subentra una sensazione di
trionfo: il denaro del premio che, grazie a quella balena - la
duecentesima che hanno ucciso - lui e il suo equipaggio gua-
dagneranno, far s che il sogno, accarezzato da tanto tempo
da suo figlio John, di studiare musica al conservatorio, si tra-
duca in realt.

Ma una furibonda burrasca sta per scatenarsi sull'Antartide, e
per ore e ore il comandante e gli uomini dell'equipaggio do-
vranno affrontare una lotta estenuante, che metter a dura
prova il loro coraggio e la loro dedizione. E anche John uscir
da questa lotta con un nuovo senso di responsabilit nei con-
fronti dei suoi compagni.

Questo emozionante, commovente racconto  ispirato alla
realt. James Vance Marshall ha navigato su una baleniera e
conosce per esperienza quello che racconta. La resistenza incre-
dibile della balena azzurra, la violenza della tempesta, la mi-
naccia dei ghiacci, fanno parte della realt della caccia alla
balena; solo gli uomini dal cuore generoso, che agiscono in
questo libro, sono una creazione della fantasia dell'autore.

ERANO LE CINO~UE del mattino e i banchi di ghiaccio si
stendevano grigi e silenziosi sotto le stelle. La bale-
niera Petrel navigava al largo della costa della Terra
di Graham, nell'Antartide.
Gli uomini dell'equipaggio della Petrel erano per la maggior parte
in coperta. Di l a poco avrebbero cominciato a scrutare il mare
alla ricerca di due zampilli di aria e vapore, i "soffi" di una gobba (*),
o di un'azzurra (**), o di un capodoglio, o di una pinna (***):
era il primo giorno della caccia alla balena. Per il momento, per,
tutti pensavano solo al t. Lo andavano a prendere in cucina, gotti
fumanti di t col "cicchetto" di rum, e lo bevevano con piacere,
mentre pestavano i piedi in coperta e soffiavano via il fumo che
esalava dalla bevanda, per evitare che si congelasse sulla barba.
  John, il mozzo, li osservava. John arrivava a malapena alle spalle
dei marinai, ma, imbacuccato nell'incerata, negli stivaloni e nel ber-
rettone di lana, si sentiva proprio un uomo. Assicuratosi che tutti
avessero ricevuto il t, and fino alla porta della cucina e porse il
gotto. Quando glielo ebbero riempito, lo spinse accanto alla bottiglia
del rum come aveva visto fare agli altri.

  (*) Balena della specie megattera, dal dorso ricurvo. (N. d. T.)
  (**) Balena azzurra, o Balenoptera musculus. (N. d. T.)
  (***) Anche questa balena  della specie "balenottera", ma ha una pinna
dorsale, Queste distinzioni sono quelle dei marinai, non rispondono a specie r-
generi scientificamente precisati. (N- d- T.!
138           SELEZIOJVE DEL LIBRO

  Il vecchio Johan, il cuoco, voleva bene al mozzo, ma non era
affatto convinto di dovergli dare il rum. Si volt per chiedere il
parere del secondo ufficiale, e questi scosse la testa. Anche il secondo
ufficiale era ben disposto nei confronti di John, ma il ragazzo era figlio
del comandante, e il comandante aveva detto chiaro e tondo che
John doveva essere trattato come un mozzo qualsiasi. Il secondo
prese la bottiglia e la chiuse nello stipetto dei liquori.  Non  per
te, giovanotto. Niente rum fino a quando non sarai cresciuto. 
  L'offesa, anche se involontaria, non per questo era meno dolo-
rosa; il ragazzo non desiderava particolarmente il rum, ma avrebbe
voluto che lo trattassero come uno di loro, dividere tutto con loro,
tanto le privazioni quanto il piacere.  Quand' che sar cresciuto ? 
domand con voce ansiosa.
  Gli altri risposero con frasi pi o meno scherzose, pi o meno
serie:  Quando avrai sentito cantare le balene azzurre ,  Quando
saprai che cosa c' dall'altra parte di una rifrazione del ghiaccio (*). 
Solo Johan diede una risposta che il ragazzo comprese:  Essere cre-
sciuti non  soltanto questione di essere grandi e grossi. Vuol dire
essere grandi dentro .
  John dovette ammettere che ci era sensato, per gli bruciava
che non lo trattassero come gli altri. John depose il gotto.  Se non
mi ci mettete il rum dentro, non voglio nemmeno il t  disse. Le
aveva appena pronunciate, quelle parole, che gi se ne pentiva,
ma era troppo orgoglioso per rimangiarsele; and a poppa e sedet-
te accanto all'albero, in coperta.

  ERA STATA una cosa da nulla e se, coll'avanzare della stagione di
caccia, il ragazzo fosse stato felice, I'incidente sarebbe stato dimenti-
cato. Ma John non era felice, perch aveva scoperto che la vita a
bordo di una baleniera era molto diversa da come l'aveva sognata.
Quando erano in Norvegia, c'era stato un vero legame di affetto
fra lui e gli altri marinai. Era stato loro ospite, aveva giocato coi
loro bambini e aveva ascoltato affascinato i loro racconti di mare.
Ma a bordo della Petrel pareva che il cameratismo fosse stato sosti-
tuito dalla disciplina. Perch, si domandava il ragazzo con crescente
rammarico, man mano che le settimane passavano, gli altri conti-
nuavano a trattarlo come un bambino Faceva il lavoro di un uomo,

  (*)levazione dell'orizzonte (a~l~.lt.l rlalla lira7.ion(~ella luc  a ca
di ghiaccio. (N, d. A.`

       MIO FIGLIOOHjV CHE AJVDO PER MARE     139

era alto quasi come Johan. Ma non lo vedevano che stava crescendo ?
  Pareva proprio che non se ne accorgessero, e a poco a poco, men-
  tre l'estate antartica lasciava il posto all'autunno, I'episodio di quella
  mattina assunse nella mente del ragazzo un significato del tutto
  sproporzionato. Quando la stagione si avvicin alla fine, John aveva
  intagliato novantun tacche al piede dell'albero di poppa: una per
  ogni mattina che era rimasto l a sedere da solo, col suo gotto fu-
  mante in mano, a osservare gli altri che ridevano e scherzavano men-
  tre bevevano il loro t corretto col rum.

  ERA domenica, sei aprile, e la stagione della caccia alle balene vol-
geva al termine. Tutto era andato bene, dal primo barlume dell'alba
sino al lungo crepuscolo antartico; il tempo era stato magnifico e
nelle quattordici ore di luce, avevano ucciso sette balene, portando
a centonovantanove il totale delle prede in quella stagione. Un'altra
balena ancora, e il premio al quale ogni comandante nell'Antartide
aspira sarebbe stato loro.
  John guardava il disco dorato del sole che sprofondava nel mare,
e sorrideva. Aveva quattordici anni, era snello, biondo, con grandi
occhi bruni e la bocca aveva il taglio ostinato di quella di suo padre.
A vederlo con quell'espressione rapita, si sarebbe detto che fosse tutto
preso dalla bellezza del tramonto, ma, in realt, sognava un mondo
mille miglia lontano dall'Antartide.
  Nel suo sogno si trovava in una sala per concerti, seduto al piano;
aveva appena eseguito la mazurca di Chopin che preferiva e l'udi-
torio, che come sempre includeva sua madre, era balzato in piedi e
~pplaudiva freneticamente. John ne udiva il gridare eccitato: "Bis!
Bis!" e si sentiva pi felice di quanto non fosse stato in quei mesi
a bordo della Petrel.
  Era un sogno quanto mai strano per un ragazzo i cui antenati
erano balenieri da generazioni. La madre di John aveva per tra-
scorso parecchi anni a Parigi, a studiare piano, e gli aveva insegnato
a suonarlo non appena egli era stato in grado di arrivare con le
mani ai bordi della tastiera. A sei anni, John era gi in grado di
eseguire le Invenzioni a due parti di Bach, alcuni pezzi di Scarlatti e
La canzone del gzlardiano di Grieg.
  Bench non fosse un portento, John aveva una sicura predisposi-
Zione, che sua madre aveva incoraggiato, per contrastare l'attrazione
per I~Antartide che, lei lo sentiva, un giorno avrebbe reclamato suo
figlio come aveva reclamato suo marito.
140           SELEZIONE DEL LIBRO

  Ma i loro sogni non si avverarono mai, perch, appena dopo il
settimo compleanno del ragazzo, la madre era morta in un ospedale
di Oslo con la figlioletta appena data alla luce. Da quel giorno,
ogni volta che passava le dita sulla tastiera, John si domandava se
suonava perch amava la musica o per amore verso la madre,
di cui sentiva molto pi profondamente la mancanza di quanto
avesse mai dato a vedere.
  Le acclamazioni del pubblico si fecero pi acute. John apr gli
occhi e vide suo padre che, sul ponte, gesticolava rabbiosamente.
John lo raggiunse.
   Stavi ancora sognando, ragazzo ! 
  La voce di Svend Larsen aveva un tono esasperato mentre andava
alla battagliola. Era un uomo di poche parole, massiccio, poderoso,
lento nei movimenti come nei pensieri. Nelle acque solitarie del sud
aveva trascorso pi della met dei suoi quarantasei anni e la caccia
alle balene era una cosa che capiva. Ma suo figlio non riusciva a
capirlo Per pi di un decennio aveva atteso il giorno in cui avrebbe
avuto l'et per andare a caccia di balene con lui, quando entrambi
si sarebbero sentiti legati dalle stesse tempeste, si sarebbero meravi-
gliati alle stesse rifrazioni delle distese di ghiaccio, avrebbero diviso
i momenti di trionfo e quelli di sconforto. Quando John era venuto
a sud come mozzo della Petrel, la coppa dclla `elicit, per lui, era
giunta al colmo.
  Padre e figlio avevano compiuto il viaggio verso l'Antartide a
bordo della C`yclopean, la nave fattoria che lasciava la Norvegia ogni
autunno per tornarvi l'estate dopo, con le cistcrnc piene di olio di
balena per un valore di milioni di dollari. Durante quel viaggio, il
ragazzo era apparso felice, ma appena avevano trasbordato dalla
Cyclopean alla Petrel le cose avevano cominciato a mettersi male.
  I disagi materiali della vita a bordo di una baleniera avevano
inferto una prima scossa al ragazzo. Allevato quasi esclusivamente dai
nonni, che l'avevano viziato, John non era preparato a vivere in
quegli alloggi scomodi e angusti, n in quel freddo cos rigido. Non
era nemmeno abituato alla crudelt, e la prima volta che aveva visto
una balena morente, inondata di sangue, era stato assalito da una
nausea profonda; nemmeno in seguito pot mai abituarsi all'agonia
di quelle creature gigantesche, spettacolo al quale spesso gli capit di
assistere anche due o tre volte il giorno. Ma il motivo principale del
suo malumore derivava dal vedersi trattare diversamente dagli altri;
sentiva che non era mai stato considerato come uno dell'equipaggio.

       M10 FIGLIO JOHN CHE4~VDO PER MARE     14l

Un ragazzo meno sensibile non vi avrebbe fatto caso, ma lui era fin
troppo consapevole del fatto che, mentre tutti gli altri erano chiamati
per nome, quando si rivolgevano a lui gli uomini lo chiamavano
sempre "mozzo", e che la mattina gli porgevano il t senza il tradi-
zionale goccio di rum.
  La sua delusione non sarebbe stata cos acuta se avesse potuto par-
larne col padre. Ma sulla Petrel suo padre era il comandante. Svend
Larsen aveva orrore dei favoritismi e aveva detto chiaro e tondo
che suo dovere era quello di ammazzare balene, e non di far la balia
asciutta al meno importante fra gli uomini dell'equipaggio. Il ra-
gazzo aveva compreso e aveva ingoiato il malumore senza darlo a
vedere, fino a quando esso non era traboccato in un'infelicit troppo
grande per poterla celare. A mano a mano che le settimane passa-
vano, John cercava sempre pi spesso rifugio nei suoi sogni di or-
chestre e di uditori, e tra gli ascoltatori c'era anche sua madre, che
sorrideva approvando. Si stava cullando in quel sogno quando aveva
sentito il richiamo dal ponte...
  Svend sapeva che cosa stesse sognando suo figlio. Fiss il tramonto.
Il cielo era verde smeraldo e il sole calava in un mare dorato come
un campo di messi mature. Pareva impossibile non essere commossi
da tanta bellezza, e Svend con un gesto indic lo spettacolo al figlio.
 Tutto questo non significa niente per te? 
  A John dispiaceva deludere il padre, e poi vedeva qualcosa di su-
blime nella infinita distesa di mare e di ghiaccio. Ma quella visione
gli incuteva pi paura che amore.  Mi dispiace  disse alla fine,
 ma non posso dire che mi piaccia proprio. 
  Svend si sent pervadere da una tristezza simile alla nebbia grigia
d'autunno "Forse" pens, "tutte le speranze che ho accarezzato in
questi anni erano soltar~to egoistiche."  Dimmi John, che cos'
che vuoi soprattutto al mondo?  domand, con tono gentile.
  Il ragazzo si era atteso un incarico, qualche ordine da recapitare
e non era preparato a un colloquio franco, aperto.  Non lo so dav-
vero  rispose, dopo essersi inumidite le labbra.
   Rispondimi francamente, ragazzo. 
  Gli occhi di John si incontrarono per un attimo con quelli del pa-
dre, poi si abbassarono.  Voglio studiare al conservatorio di musica
di Copenaghen. 
   Ti ci vorrebbe denaro per gli studi, poi ci sarebbero le spese per
vivere in una citt all'estero, diciamo per cinque anni. Lo sai che
ci vorrebbero quasi diecimila dollari? 
                           SELEZIONE DEL LIBRO

 Oh, lo so che  impossibile. Ma tu me l'hai domandato! 
  Le mani di Svend strinsero il bordo della battagliola; egli sentiva
il bisogno di qualcosa a cui appoggiarsi solidamente, mentre diceva
addio per sempre ai sogni accarezzati per quattordici anni.  Non 
impossibile  disse alla fine.  Ti dar il premio della Petrel per pa-
garti gli studi. 
  Il premio che Svend aveva promesso era una somma di diecimila
dollari, il valore di una balena azzurra, concesso ogni anno dagli
armatori alla prima baleniera che avesse consegnato duecento ba-
lene alla nave fattoria. Il totale di centonovantanove balene uccise
dalla Petrel superava di un bel po' il totale raggiunto dal rivale pi
prossimo, sicch pareva che nulla avrebbe potuto impedire a Svend
di reclamare il premio che per tradizione veniva diviso: un terzo al
comandante e i due terzi fra i membri dell'equipaggio.
  John fiss suo padre. Era troppo bello per essere vero.  Oh,
babbo!  fu tutto quello che riusc a mormorare, e per un momento
la sua felicit fu completa. Ma poi lo assal il dubbio.  E l'equipag-
gio? Non lo dividi con loro il premio? 
   Sono stati loro ad avere l'idea di darti tutto il premio. 
  Il ragazzo poteva appena credere alle sue orecchie; anche se nes-
suno si era mostrato sgarbato con lui, lo avevano tenuto al suo posto
e mai gli avevano fatto capire di sapere quello che gli passava per
la testa, e tanto meno di preoccuparsene poco o tanto. Sulla Petrel
erano accadute cose che lui non aveva capito. John guard il mare
che diventava buio.  Babbo, quando hanno deciso di dare tutto il
premio a me ? 
   Due o tre settimane fa. Tutto  cominciato la notte in cui tu sei
tornato dalla Cyclopean. 
  Il ragazzo annu. Ricordava bene quella notte.

  IL TEMPO era pessimo quel pomeriggio di marzo, quando la Petrel
si era affiancata alla nave fattoria per rifornirsi di nafta. Il riforni-
mento aveva richiesto quattro ore invece di due, e quando i doppi
fondi furono pieni, la Petrel, con le altre baleniere, aveva cercato
rifugio dietro una muraglia di ghiaccio. Al tramonto, le condizioni
erano pessime per riprendere la caccia, e il comandante della Cyclo-
pean aveva invitato a bordo della nave fattoria tutti gli uomini che
non erano necessari a bordo delle baleniere. A bordo della Petrel
avevano tirato a sorte e la fortuna aveva favorito Torstein, Johan,
il mozzo, Carl e Bengt Nielsen. Poco dopo le nove di sera i cinque

       M10 EIGLIO}OHJ~t CHE A~DO PER MARE     143

erano stati issati a bordo della Cyclopean dentro un cestone delle prov-
viste.
  La stabilit della nave fattoria di quarantamila tonnellate costi-
tuiva un cambiamento gradito per chi aveva provato il continuo
rollio e beccheggio della Petrel. C'erano articoli di conforto che si
potevano comprare allo spaccio della nave, vecchi amici coi quali
scambiare quattro chiacchiere e alle dieci si erano formati gi di-
versi gruppetti. Dopo un po', John si era trovato nel salone inferiore
dove il caposquadra stava pestando, con pi entusiasmo che bravu-
ra, sui tasti di un pianoforte. Qualcuno aveva scorto John e aveva
esclamato:  Ah, c' qui il giovane Larsen. Dornoch, lascia il posto
a chi  pi bravo di te .
  Il caposquadra aveva lasciato lo sgabello e il ragazzo, nonostan-
te le sue proteste, era stato spinto verso il piano.
  John, sulle prime, era nervoso, incerto su quel che si aspettavano
da lui. Aveva cominciato con un paio di motivi popolari, poi aveva
cercato di alzarsi, ma gli altri lo avevano persuaso a continuare.
Cos, mentre il salone si andava riempiendo di quanti uomini po-
teva contenere, John aveva continuato a suonare: pezzi di operette,
Rock 'n' roll, jazz e canti di Natale. Ogni volta che faceva l'atto di
alzarsi gli uomini gridavano e pestavano i piedi sino a quando lui
tornava a sedersi. Esaurito il suo repertorio popolare, John aveva
attaccato il concerto per pianoforte di Grieg. L'uditorio era compren-
sivo; gli uomini vedevano in quel ragazzo biondo, esile, qualcosa che
ricordava loro le case lontane e John, felice, comprendendo che cosa
provavano, suonava come raramente aveva suonato prima d'allora.
Quella notte aveva fatto qualcosa di pi di un'esecuzione del con-
certo di Grieg: la sua era stata una prestazione tecnicamente im-
peccabile e interpretata con una freschezza che avrebbe ottenuto
l'approvaziOne di un uditorio molto pi esigente di quello. Quando
l'ultima nota si era spenta, c'era stato un silenzio sbigottito, poi
eranO scrosciati a lungo applausi calorosi come nel pi lieto dei
suoi sogni.
  12i tardi, quando erano tornati sulla Petrel, i cinque non avevano
parlato molto; John era troppo felice e i balenieri troppo pensierosi;
non potevano capire come quel ragazzo, quel mozzo, al piano si
fosse rivelato un artista maturo e sensibile. Appena John era andato
dabbassO e si era addormentato, Bengt Nielsen aveva pronunciato
le parole che anche gli altri rimuginavano.
   Non avrei mai creduto che sapesse suonare cos. 
                                 SELEZIOJ~E DEL LIBRO

  Per un po' erano rimasti in silenzio davanti alle tazze di ciocco-
lata fumante, poi Torstein si era rivolto a Johan.  Svend non ha
iscritto il ragazzo al conservatorio ? 
  Il vecchio baleniere aveva scosso la testa.  Ci ha pensato, ma dice
che non  facile mettere da parte diecimila dollari con i risparmi. 
   Uhm ! Capiterebbe a proposito, se guadagnassimo il premio ! 
  L'idea non era stata raccolta sulle prime, ma poi ci avevano dor-
mito sopra, I'avevano rimuginata e ne avevano discusso col resto
dell'equipaggio. E, con loro stupore, avevano scoperto che anche gli
altri erano d'accordo: tutti erano disposti a rinunciare alla loro parte
di premio per pagare gli studi del ragazzo.
  La loro generosit scaturiva dall'affetto che avevano per Svend
e per suo figlio. Svend Larsen era uno dei comandanti pi benvoluti
delle flotte dell'Antartico; per anni aveva portato con s lo stesso
equipaggio, e con amore e pazienza l'aveva saldato in una famiglia
unita. Il ragazzo, poi, sin da quando era morta sua madre, era stato
in un certo senso adottato dall'equipaggio della Petrel e quei balenieri
si erano ormai abituati a considerarlo quasi come un loro figlio. A
bordo della Petrel non avevano dato a vedere i loro sentimenti, perch
un mozzo, secondo la tradizione, deve dar prova di s stesso prima
di essere accettato nella confraternita, quasi mistica, dei balenieri;
nondimeno il loro affetto era profondo.
  Quando Torstein gliene aveva parlato, Svend si era commosso
profondamente, ma il primo impulso era stato quello di declinare
l'offerta.  Gli uomini hanno gi i loro impegni di famiglia, senza
dover pensare anche ai miei  aveva obiettato. Ma Torstein aveva
replicato semplicemente che anche l'equipaggio costituiva tutta una
famiglia e, dopo una discussione che era durata turni interi di guar-
dia, Larsen era stato convinto ad accettare. Sarebbe stato sgarbato
fare diversamente, si era detto, e pur continuando a desiderare di
portare con s il figlio a caccia di balene, si rendeva conto che era
giusto che i suoi sogni cedessero il posto a quelli del ragazzo. Sul
momento non ne aveva parlato con John, perch non voleva che si
facesse delle illusioni sul premio, ma, adesso che poteva essere quasi
sicuro di guadagnarlo, non vedeva niente di male a dirglielo.
  Padre e figiio rimasero alla battagliola, osservando i colori sva-
nire nel cielo.  Babbo!  esclam il ragazzo, improwisamente sco-
raggiato.  Dobbiamo catturare ancora una balena prima di meri-
tarci il premio E se il tempo si guasta? Oppure se chiudorlo la
stagione di caccia ? 

       M10 FIGL/O j'OHN CHE ANDO PER MARE     145

  Svend pos una mano sulla spalla del figlio; le parole gli usciro-
no dalla bocca senza fatica, senza alcun presentimento sinistro.  Ti
prenderemo un'altra balena  rispose.  Te lo prometto. 
  Mentre la luce svaniva e le stelle apparivano a una a una nel
cielo senza nubi, Svend e suo figlio parlarono del conservatorio.
Da mesi non si sentivano cos vicini, e non scesero dal ponte finch
la luce dell'aurora australe non cominci a tremolare all'orizzonte
e la brina a scintillare sulle gomene e sui corrimani.
  Quella notte, gli uomini dormirono per la maggior parte il son-
no di chi  esausto per la fatica, ma Svend sogn. Anche suo figlio
sogn. Svend sogn di essere sul ponte di comando della Petrel
mentre grosse ondate verdastre spazzavano la coperta, e suo figlio
gli era al fianco e rideva, mentre tutti e due assieme cacciavano
un gruppo dopo l'altro di balene azzurre. Ma il ragazzo sognava
sale da concerto affollate e gli applausi del pubblico.
  E, mentre facevano sogni cos diversi, tra le isole dell'arcipelago
delle Palmer avanzava la loro duecentesima balena, il grosso ma-
schio azzurro, che teneva la chiave di tutte le loro speranze e delle
loro preghiere.
  La balena azzurra tra irrequieta: molto prima dei pi sensibili
strumenti dei meteorologi, presagiva un mutamento nelle condi-
zioni del tempo. Color cobalto e grigio, lunga pi di trenta metri,
la balena si muoveva lentamente verso nord, nutrendosi talvolta
con branchi di granchiolini, talvolta venendo alla superfice per sfia-
tare verso le stelle. Forse anche l'animale sognava: femmine fecon-
date al largo delle coste cilene, polipi giganti coi quali aveva com-
battuto, burrasche cui aveva potuto resistere grazie alla sua forza...
  E cos, sognando, I'uomo, il ragazzo, il grosso maschio di balena,
trascorsero tutta la notte antartica.
  Ma l'Antartico non rispetta i sogni.

  IL RADIOGRAMMA giunse il giorno seguente, poco dopo I una del
mattinO. CYCLOPEAN A TUTTE LE BALENIERE. STACIONE CACCIA TER-
MINERA (*) A MEZZANOTTE MARTEDI OTTO APRILE. ACCUSARE RICE-
VUTA .
  Il radiotelegrafista port il telegramma sul ponte. Al debole ba-

  (*) L'organismo internazionaie che controlla la caccia alla balene trasmette a
tutte le navi faltoria un messaggio indicante la data in cui terminer la caccia, ap-
pena 1l totale delle prede realizzate da tutte le Rotte baleniere si awicina al limite
prestabilito. (N, d. A. )
146           SELEZIONE DEL LIBRO

gliore rossastro delle luci di prora della Petrel, lui e il timoniere, le
due sole persone deste, lessero lo sgradito messaggio.
   Ci lascia meno di quarantotto ore!  esclam indignato il ra-
diotelegrafista .
   Dovrebbero bastare, per una balena sola. 
   Purch il tempo non si guasti. Credi che si debba svegliare
Svend ? 
   Lascia che dorma. Non possiamo cacciare al buio. 
  Il radiotelegrafista torn in cabina e il timoniere diede un'oc-
chiata al barometro: era ancora fermo a 779 millimetri, era fermo
I da giorni, fermo come la proverbiale roccia. Nulla indicava quin-
di che il tempo stesse per cambiare. Ma la notte aveva un'immo-
bilit che al timoniere non piaceva.
  Poi la luna spunt sopra i banchi di ghiaccio, rossa come sangue
e avvolta in un alone di malaugurio. Il timoniere prov una fitta
di paura, perch quell'alone attorno alla luna era presagio di tem-
pesta. E, a mano a mano che la luna saliva, quell'alone diventava
sempre pi luminoso e grande fino a quando parve inghiottire il
cielo. Alle tre del mattino, mare e ghiaccio erano immersi in una
luce color rosso cupo, simile al bagliore di un vulcano. Mai, in
vent'anni passati sull'Antartico, il timoniere aveva visto una luna
pi sinistra, e la Petrel aveva la costa sottovento.
  Il timoniere si chin sul portavoce che metteva in comunicazione
con la cabina del comandante.
  Svend si ridest riluttante dai suoi sogni felici, e ancora mezzo
addormentato, apr il tubo del portavoce.  S ? 
   Sono Carl, comandante. La stagione di caccia termina domani
a mezzanotte. 
   Uhm!  Il timoniere immagin Svend che sbirciava l'orologio.
 Ci restano quarantacinque ore. Dovrebbero bastare per catturare
una dozzina di balene. 
   Ma non  tutto. La luna ha un alone che non mi piace. 
  Quelle parole svegliarono Svend del tutto.  Il barometro  sceso ? 
   Non ancora, ma pare che dobbiamo aspettarci qualcosa di
veramente brutto. 
  Svend butt gi le gambe dal letto e disse che sarebbe salito.
Indoss indumenti di lana pesante, I'incerata di tela, la giacca fo-
derata di pelle di agnello, gli stivaloni con l'orlo bordato di pel-
liccia, infil manopole e passamontagna in tasca, si spalm il viso
di vaselina e sal in coperta.

       M10 FICLIO 30HN CHE ANDO PER MARE     r47

   Era troppo immobile e troppo quieto. I cerchi concentrici del-
I'alone attorno alla luna si espandevano e si contraevano, come se
la notte boccheggiasse, per respirare. L'ottimismo, che Svend ave-
va nutrito il giorno prima, lasci il posto a dubbi colossali. Che
cosa sarebbe successo se la burrasca si fosse abbattuta su di loro
prima che avessero catturato l'ultima balena? Avrebbe dovuto co-
noscere meglio l'Antartico e non promettere il premio a suo figlio,
prima che la duecentesima balena fosse a bordo della nave fattoria.
   Ma non si sarebbe arreso senza lottare. Svend si rivolse al ti-
moniere.  Chiama gli uomini. Cominceremo la caccia appena ci
sar un po' di luce. 

   ERA UNA bella mattina tranquilla. Alle sette l'alone attorno alla
luna era scomparso, il cielo era di zaffiro, senza la pi piccola nu-
be, il calore del sole scioglieva il gelo dal sartiame e dagli alberi,
il barometro era alto e non accennava a scendere.
   Ma gli uomini della Petrel non si lasciavano ingannare; da qual-
che parte, oltre l'orizzonte, una grande bufera spazzava l'Antarti-
de. Era quell'immobilit che lo rivelava; non c'era un alito di
vento, nemmeno un uccello in cielo, e l'acqua che, il giorno prima
era densa e uniforme, adesso era trasparente e incolore. Persino i
piccoli crostacei planctonici erano fuggiti dalla traiettoria dell'ura-
gano.
   E come loro, a quanto pareva, erano fuggite le balene. Un'ora
dopo l'altra, la Petrel aveva affondato la prora nelle onde senza
scorgere la traccia del tanto sospirato sfiatare. Poco dopo le nove,
pochi fiocchi bianclli cominciarono a sorgere sopra l'orizzonte, a
ponente. Leggeri e trasparenti come una ragnatela dapprima, si
ispessirono e si dilatarono.  Non sono cirri quelli, Johan?  do-
mand il ragazzo.
   Il cuoco e John sedevano fuori della cucina. Il vecchio baleniere
non si prese nemmeno la briga di alzar gli occhi.  Non devi preoc-
cuparti. E il primo avviso del temporale, ma  ancora molto lon-
tano. Tieni fermo il dente, ragazzo! 
   Il vecchio Johan stava intagliando un dente (*) di capodoglio,
lungo una ventina di centimetri; voleva farne qualcosa che so-
migliasse a un pinguino e il ragazzo lo aiutava tenendo il dente

   (~) Non tutti i cetacei hanno fanolli al posto dei denti. Il capodoglio  fornito
di denti nella mandibola. (N, d. T.)
148           SELEZIONE DEL LIBRO

per la base, ma era distratto. Dopo un po', Johan disse:  Abbia-
mo doppia guardia in coperta, John. Se una balena sfiata, la ve-
dremo di sicuro .
  Il sole sal pi alto nel cielo. Il mare scintillava, il cielo era d'un
azzurro radioso, ma delle balene, cos numerose il giorno prima,
non si vedeva nemmeno l'ombra. Johan  chiam il ragazzo.
   Che cosa c', ragazzo ? 
   Gli uomini ritornano nell'Antartide un anno dopo l'altro, ve-
ro? Ma perch gli piace tornare? 
  Johan era nella situazione di un uomo che si sente domandare
dal figlio: "Perch quella  una vacca?" Per un po' rimase in si-
lenzio. Avrebbe potuto parlare al ragazzo delle bellezze dell'An-
tartide, dei suoi colori cos vividi, del bagliore delle sue stelle; avreb-
be potuto descriverne gli orizzonti lontani, la pace, la solitudine
che non aveva traccia di malinconia. Avrebbe potuto parlargli del
cameratismo che nasce spontaneo a bordo di lma baleniera: quin-
dici uomini, tutti amici, che lottano contro le bufere, contro il fred-
do, contro le balene. Ma se il ragazzo quelle bellezze non le ve-
deva, o se non sentiva quel cameratismo, a che cosa potevano ser-
vire le parole ?  Sai, I'Antartide  come un quadro  rispose len-
tamente.  Qualcuno ci vede un mucchio di cose in un quadro,
qualcun altro no. 
   Vuoi dire che la bellezza sta negli occhi di chi guarda? 
   Press'a poco. 
   Chiss perch nei miei occhi non c'. 
   Ci sar, se aspetti. 
   Il ragazzo tacque. Non aveva intenzione di aspettare. Quando
la Petrel sarebbe di nuovo tornata a sud, lui sarebbe stato a Co-
penaghen per studiare. Per, nel suo subcosciente, c'era l'ombra
quasi invisibile del dubbio. Che cosa faceva tornare i balenieri
nell'Antartide un anno dopo l'altro ?
   Dal ponte di comando giunse smorzato il rintocco di una cam-
pana e la Petrel sband, aument velocit. Cambiavano rotta, al-
lontanandosi dalla banchisa, perch le balene si tengono lontane
dalla banchisa durante le burrasche.
    Quando credi che il temporale ci sar addosso?  domand
John.
   Johan guard il cielo. La velocit con cui i cirri si spandevano
nel cielo non gli piacque, ma non avevano ricevuto nessun avviso
di tempesta e il barometro era alto.  Non prima di sera, dico io. 

       M10 FIGLIOOHN CHE ANDO PER MARE     149

  Il sole sal ancora. I cirri si allargavano. Le speranze del ragazzo
di trovare l'ultima balena diminuivano di ora in ora.
   Mozzo ! 
  Il richiamo dalla cabina radio giunse come una liberazione per
il ragazzo inquieto. John si affrett verso poppa, verso l'obl dal
quale la mano del radiotelegrafista porgeva un messaggio.  Por-
talo a tuo padre. Da' anche un'occhiata al barometro e poi digli
com'. 
  Il ragazzo infil il foglio nella tasca dell'incerata e si avvicin
al barometro. L'indice era ancora a 779 millimetri, ma, quando
John batt col dito sul vetro dello strumento, I'ago vibr un poco
e scese. John, improvvisamente preoccupato, si affrett sul ponte
e, appena suo padre ebbe aperto il messaggio, cap dall'espressione
che gli vide sul volto che qualcosa non andava.
  Svend porse il messaggio al figlio. Diceva: CYCLOPEAN A TUTTE
LE BALENIERE. A 10.30 NAVE FATTORIA GIAPPONESE NISSHIN MARU II
IN POSIZIONE OVEST NORD-OVEST soo MIGLIA COMUNICA: MARE FORZA
NOVE VENTO FORZA UNDICI. RIPETO MARE FORZA NOVE VENTO FORZA
UNDICI. A PETREL SOLTANTO: AFFRETTATEVI CON VOSTRA DUECENTE-
SIMA BALENA .
  Nel mare che li circondava come uno specchio era difficile cre-
dere che, solo qualche centinaio di miglia a ponente, le onde fossero
alte pi di quindici metri e il vento raggiungesse la velocit di
cento miglia orarie. Larsen mise una mano sulla spalla del figlio.
 Non abbandonare la speranza  gli disse.  L'Antartico  come
una sfida. Bisogna saperlo affrontare. 
  Il ragazzo fece un gesto di disperazione.  Come si pu affron-
tare il vento che sofffia a cento miglia orarie e le onde alte pi di
quindici metri ? 
   Nessuno pu affrontarli da solo, John. Ma un equipaggio unito
li pu affrontare. 
  Nella voce di Svend c'era qualcosa che fece alzare di colpo gli
occhi a suo figlio che, improwisamente preoccupato, lo prese per
una manica dell'incerata.  Non fare niente di pericoloso solo per
me, babbo.  I loro sguardi si incontrarono per un momento, poi
il ragazzo scese in fretta dal ponte.
  Svend era preso fra due fuochi: niente balena, niente premio,
niente conservatorio per suo figlio. Ma un'altra voce gli diceva che
solo un pazzo avrebbe rischiato la nave e l'equipaggio. Passeggiava
sul ponte e intanto pensava che la Petrel aveva affrontato una quan-
150           SELEZ10NE DEL LIBRO

tit di burrasche, e che non si dovevano buttare via diecimila dollari
senza lottare, ma, in cuor suo, sapeva di non aver diritto di rischia-
re, di esporre al pericolo il suo equipaggio a causa del figlio, sapeva
che doveva affrettarsi nella baia riparata dove era ancorata la nave
fattoria.
  Almeno, pens, potremo cacciare mentre ci dirigiamo l. E
Svend tracci una rotta approssimata che li tenesse lontani dalla
costa, e una tabella di marcia che concedeva loro sei ore per co-
prire le sessanta miglia che li separavano dalla nave fattoria. Un
po' prima di mezzogiorno, la Petrel aument la velocit e accost
per ovest nord-ovest.
  Il ragazzo se l'era quasi aspettato, ma il significato implicito
di quel cambiamento di rotta, che li avrebbe portati alla Cyclopean,
lo colp solo dopo che avevano accostato. Johan, abbiamo rinun-
ciato!  John stringeva il dente di capodoglio come uno in pro-
cinto di annegare potrebbe aggrapparsi a una pagliuzza. Sconvol-
to, si accorse che gli occhi gli si inumidivano. Soltanto dopo alcuni
minuti si accorse che Johan gli porgeva il coltello.
   Vuoi provare a sagomare le ali? 
   Grazie.  John prese con sollievo il coltello e cominci a in-
tagliare il dente, intento a tracciare le ali del pinguino. Ma i suoi
occhi tornavano continuamente a fissarsi sul mare.
   Forse ne vedremo una sfiatare lungo la strada  osserv tran-
quillamente Johan.
  Sulle prime, quelle parole gli diedero sollievo, ma quando il po-
meriggio subentr al mattino, e le prime avvisaglie di mare lungo
cominciarono a farsi sentire da ponente, gli occhi del ragazzo tor-
narono a inumidirsi di lacrime.

  IL GRIDO giunse improvviso, dalla coffa sull'albero, quando John
aveva ormai quasi perso ogni speranza.  Hvalblaast! 
  John balz in piedi e corse ad affacciarsi a murata. Laggi, ar-
gentea contro il cielo che si oscurava, c'era la pi bella visione che
mai si fosse presentata ai suoi occhi: I'esile soffio verticale di una
balena azzurra.

  ERA l'ultima e la pi grossa delle balene a lasciare le "piste", le
piccole insenature nella banchisa. Consapevole della propria for-
za, si era attardata per nutrirsi dei folti branchi di gamberetti che
vagavano negli abissi. Adesso, vittima della fiducia in s stessa, si
152           SELEZIONE DEL LIBRO

era fatta sorprendere sola e in mare aperto, senza alcuna possibilit
di soprawivere. Se fosse fuggita, la baleniera avrebbe potuto rag-
giungerla; se si fosse immersa, la baleniera avrebbe potuto mante-
nere il contatto per mezzo dell'asdic sino a quando non fosse stata co-
stretta a tornare alla superficie. Non c'erano bassi fondali sui quali
nascondersi, n iceberg attorno ai quali girare e nascondersi, e la
balena non aveva armi da opporre al cannone Sven Foyn e ai suoi
arpioni da ottanta chili della Petrel.
   Hvalblaast! Hvalblaast!  Un pennacchio di fumo nero usc dal-
la ciminiera della baleniera, che punt la prora verso gli spruzzi
dello sfiatatoio.
  La balena azzurra fugg.
  Corri verso nord, verso la nave fattoria, pregava Svend. Ma quan-
do gli zampilli salirono per la seconda volta, egli vide che la loro
preda tentava di tornare indietro verso la banchisa, e brontol
contrariato. Il rimorchiatore, avrebbe dovuto fare un viaggio pi
lungo per rimorchiarla sino alla Cyclopean. Svend guard il cielo e
rimase sorpreso nel vedere come le nubi si fossero addensate nel-
I'ultima mezz'ora. Ma la burrasca arriva troppo tardi,pens; ades-
so pi niente ci pu fermare. La gioia della caccia gli scaldava il
sangue nelle vene. Fra mezz'ora, si diceva, la balena azzurra sar
morta, fra un paio d'ore la nave rimorchio l'avr presa in con-
segna; fra quattro ore la isseranno sullo scalo di poppa della
Cyclopean e il premio sar nostro. Svend port il binocolo agli
occhi.
  Poche cose sono pi belle di una balena lanciata a tutta velocit.
Per venti o trenta secondi la balena rimase invisibile, nuotando
dritta sotto la superficie, poi emerse per tre o quattro secondi per
respirare e sfiatare; ad apparire per prima alla superficie fu la
testa enorme, lunga un quarto dell'intera lunghezza; quando giunse
alla superficie, il getto d'acqua e vapore raggiunse i sette metri
d'altezza, poi la testa torn a rituffarsi e la grande massa azzurra
e grigia del corpo affior gocciolante oltre il pelo dell'acqua, cen-
totrenta tonnellate del suo corpo affusolato che saettava nell'aria
e tornava a rituffarsi con un movimento aggraziato, quasi sen-
za sollevare spruzzi, ma lasciandosi dietro una quantit di trac-
ce, i cerchi, provocati dal movimento della coda, che si allarga-
vano.
  E nella scia di quelle tracce, mosse a tutta forza la Petrel, la pop-
pa bassa sull'acqua, la ciminiera che eruttava fumo. Tutti gli uo-

       M10 FICLIOOHCHE ANDO PER MARE     .53

mini dell'equipaggio erano in coperta, afferrati ai candelieri e agli
stanti, mentre, tutti tesi, seguivano eccitati la corsa della balena.
Il pi eccitato di tutti era il mozzo.
  Dopo circa dieci minuti, la balena azzurra cominci a stan-
carsi. Poi il rumore dell'elica della Petrel la spavent, costringendola
a un ultimo scatto finale, disperato, che mise in ansia Svend perch
si allontanava sempre pi dalla nave fattoria. Ma ormai non mi
scappi pi, pensava. Controll per vedere che il cannone fosse ca-
rico, che il cavo fosse ben raccolto, che i bozzelli scorressero liberi,
che la posizione fosse trasmessa via radio alla Cyclopean. Ultimati i
controlli, la balena azzurra era ormai sfinita.
  Svend lasci il ponte di comando. Quando sal sulla piazzuola
del cannone, a bordo si fece silenzio, gli uomini s'irrigidirono.
Svend punt il cannone a un paio di centinaia di metri di distan-
za, dove si aspettava che la balena emergesse. Aveva appena alli-
neato i fili incrociati, che la testa enorme emerse proprio nel punto
in cui essi s'incrociavano. Svend brontol soddisfatto. Mentre guar-
dava attraverso il congegno di mira, sentiva piccole gocce di sudo-
re scorrere salate ed entrargli negli occhi, e se ne liber sbattendo
le palpebre. Fra tutd i colpi che aveva sparato, quello proprio
non lo doveva fallire.
  Una, due, tre volte, a una distanza inferiore a ottanta metri, la
balena azzurra affior dal mare, lenta e indifesa. La quarta volta
che venne alla su;cerficie il cannone tuon il suo requiem.
  L'arpione vol dritto al bersaglio ed entr profondamente nel
dorso della balena. Nel mare pieno di schiuma color cremisi, la ba-
lena si dimen di qua e di l, poi si inabiss. I bozzelli in cima d'al-
bero vibrarono e fumarono mentre cinquecento metri di cavo saet-
tavano lungo le pulegge; poi, mentre un argano sul castello di prora
rilevava lo sforzo, i bozzelli vennero ammainati a pi d'albero e
fecero testa quando il cavo venne in forza.  Fastisk!  Il grido di
giubilo sal verso il cielo che diveniva sempre pi buio.
  La balena azzurra era infilzata con un gancio pesante ottanta
chili, assicurato all'estremit di un solidissimo cavo di resistenza
lungo un chilometro e mezzo, ma lottava con la forza di un bran-
co di elefanti e si tir appresso altri trecento metri di cavo.
  Ma la sua forza non serviva a nulla contro la potenza dell'argano
che lentamente, ma costantemente, recuperava il cavo, sino a quan-
do la creatura gigantesca venne alla superficie. Appena affior, un
arpione con esplosivo sulla testata la colp alla testa. La balena
154           SELEZIONE DEL LIBRO

sussult, si rovesci sul dorso e rimase col ventre per aria sotto la
prora della baleniera.
  Svend la fiss tristemente. Soltanto un'ora prima la balena az-
zurra era stata signora del mare, il pi possente, il pi mansueto
degli esseri del creato; adesso giaceva dilaniata, pancia all'aria e,
nella morte, le era negata anche quella dignit con la quale era vis-
suta. Svend Larsen cacciava balene da ventisei anni, ma ancora, a
ogni preda, provava una fitta di piet. Dovette rammentare a s
stesso che la morte della balena era soltanto l'inizio: da ogni car-
cassa si ricavavano vitamine in quantit e tonnellate di carne, mar-
garina e stecche di sapone a iosa, tonnellate di mangimi per ani-
mali. E da quella carcassa sarebbe venuto anche qualcosa di pi:
una ricompensa di diecimila dollari che avrebbe fatto la felicit
di suo figlio.
  Non fu nemmeno necessario che Svend desse ordini. Mentre le
nubi si ammassavano nere all'orizzonte e, da ponente, cominciava
a soffiare un vento presago di neve, gli uomini prepararono una
manichetta e pomparono una trentina di metri cubi d'aria nello
stomaco della balena. Stavano per piantare sulla carcassa le ban-
diere e i segnali che avrebbero facilitato l'awistamento da parte
della nave che doveva rimorchiarla, quando il cielo si oscur e il
primo, lieve turbine di neve scese obliquo, portato dal vento di
ponente.
  Svend guard l'orologio. La nave che doveva rimorchiare la car-
cassa a bordo della Cyclopean sarebbe dovuta arrivare da un mo-
mento all'altro, ma, quando guard col binocolo, vide solo le onde,
lunghe linee in movimento che sorgevano silenziose da ponente.
Nella mezz'ora che segu, il solo mutamento visibile all'orizzonte
fu l'oscurarsi e l'addensarsi delle nubi. Stava per chiamare diret-
tamente i rimorchiatori, una procedura che non era vista di buon
occhio tranne che nei casi gravi, quando suo figlio venne correndo
sul ponte.
   La Cyclopean, babbo. Alla radio c' il comandante Sandberg. 
  Svend si affrett a poppa; in cabina radio mise gli auricolari e
storse la bocca nell'udire le scariche prodotte dalle interferenze elet-
triche.  Parla Larsen. 
   Svend, qui  Roald Sandberg. Non voglio fartela lunga. C'
una burrasca infernale che si avvicina, e non posso rischiare i bat-
telli per un rimorchio di sessanta miglia con la costa sottovento. 
  Svend rimase senza parole. Quel colpo giungeva del tutto inatteso.

       M10 FIGLIO 30HN CHE ANDO PER MARE     155

 Svend, mi dispiace. Dio sa che avrei voluto aiutarti. 
   Ti capisco.  Le parole erano venute automaticamente, impo-
ste dal senso di disciplina innato in un marinaio.
   E meglio che lasci la tua balena e ti allontani dalla costa. 
Segu una pausa imbarazzata, poi Sandberg riprese:  Mi dispiace
per il premio, Svend, ma pensa a metterti al sicuro. Segu il crepi-
tio delle scariche, poi la radio tacque.
  Svend usc lentamente dalla stazione radio. Prima che la bur-
rasca fosse passata, la stagione di caccia sarebbe stata gi chiusa.
Ce l'aveva con s stesso per essersi illuso troppo. Udiva suo figlio
che fischiettava allegramente mentre aiutava a preparare la cena,
e, nel pensare quello che avrebbe dovuto dirgli, prov una fitta al
cuore. Ma quando una cosa va fatta,  meglio farla subito, e Svend
si diresse in cucina. Quando John vide il volto del padre, smise di
fischiare .
  Svend gli comunico la notizia pi gentilmente che pot, quasi
rassegnato a sentire recriminazioni o lacrime, ma John and sem-
plicemente alla battagliola e si mise a guardare il mare che si oscu-
rava. Svend avrebbe voluto consolarlo, ma non riusciva a tradurre
in parole ci che provava nel suo cuore; dopo un po' and a mu-
rata anche lui, mise un braccio attorno alle spalle di suo figlio.
 Mi dispiace, ragazzo... Ma un anno lo prenderemo, il premio,
e quando lo prenderemo sar tuo. 
  Il ragazzo-alz gli occhi, fiss il padre, e tent di sorridere.  Gra-
zie lo stesso, babbo  disse.

  FURONO quel sorriso e quel ringraziamento che indussero Svend
Larsen a compiere l'ultimo passo, oltre il limite imposto dalla
prudenza.
  L'idea di rimorchiare la balena gli era venuta mentre parlava
con Sandberg. Allora l'aveva respinta, ma adesso non gli riusciva
di cacciarla dalla mente. Normalmente, le baleniere non rimorchiano
le balene, ma, quando si presenta la necessit, possono imbragare
una carcassa e trascinarsela dietro, e verso il 1950 la baleniera
Sheathbill aveva fatto parlare di s l'intera flotta delle baleniere per
aver rimorchiato una balena azzurra per quaranta miglia attraverso
la morsa dei ghiacci che si andava stringendo gradualmente.
  Svend stava riflettendo sulle difficolt, quando Torstein, il suo
secondo, sal sul ponte. Il grosso baleniere si schiar la gola.  Uno
o due di noi ci hanno pensato, Svend. Ti ricordi la vecchia Sheathbill ?
156           SELEZIONE DEL LIBRO

Bene! Noi siamo convinti che se loro ci sono riusciti, possiamo riu-
scirci anche noi. 
   La Sheathbill non ha dovuto fare un rimorchio di quaranta
miglia in mezzo a una burrasca forza nove. 
   Ma noi non dovremo rimorchiare nel ghiaccio come loro. A
ogni modo, gli uomini desiderano che tu provi. 
  Svend era profondamente commosso, ma mentre il secondo se ne
andava, ebbe la sensazione di essere spinto, un passo dietro l'altro,
in una trappola. Poi guard suo figlio e quella sensazione scomparve.
Avevano trentadue ore per percorrere sessanta miglia; con tempo
buono sarebbe stato un gioco da ragazzi; con una burrasca sarebbe
stato un lavoro da uomini. Ma una probabilit l'avevano.
   Timoniere  chiam Svend.  Affiancati alla carcassa con la
prora verso la coda.  E Svend scese in coperta, dove suo figlio se
ne stava a guardare il mare.  La balena la rimorchieremo noi 
gli disse.
  Quasi irridendo alle sue parole, il cielo si oscur di colpo e una
folata di neve fitta e pungente e un colpo di mare sollevarono la
Petrel quasi sino a mezza nave.
  Svend ritorn sul ponte di comando.  Torstein ! Jamie !  Il
secondo e il capomacchinista accorsero al suo richiamo.  Im-
bragate la balena a sinistra. Doppia braga di catena attorno alla
coda, doppie bozze di cavo e tre teli fra braghe e coda. Io traccer
la rotta. 
  Mentre il secondo e il capomacchinista scomparivano attraverso
la porta stagna di prora, Svend diede un'occhiata rapida intorno.
Il cielo era una cappa di nubi basse e grigie striate di nero. "Sino a
quando ci terremo lontani dalla costa" pens Svend, "sar pi il
disagio che il pericolo."
  Svend rivolse l'attenzione sulla rotta. Un errore sarebbe stato
fatale: una rotta troppo verso il mare aperto, e non sarebbero arri-
vati in tempo alla nave fattoria; una rotta troppo sotto costa, e
sarebbero andati a sfracellarsi contro i minacciosi banchi di ghiaccio.
Svend studi la carta nautica, maledicendo in cuor suo Capo Herschel
che si protendeva come una zanna in mezzo alla rotta diretta. A-
vrebbero dovuto puntare verso il largo sino a quando non fosse
stato doppiato il promontorio; dopo, avrebbero dovuto puntare
verso la baia dov'era ancorata la Cyclopean. Svend tracci una rotta
spezzata che, almeno sperava, era un onesto compromesso tra la
necessit di far presto e i rischi da affrontare. La distanza risult

       M10 FIGLIOOHN CHE ANDO PER MARE     157

di sessantanove miglia. Svend abbozz anche una tabella di marcia,
tenendo conto della forza crescente della burrasca:

  3 ore con la balena a rimorchio, a 5 nodi = 15 miglia
  3 ore con la balena a rimorchio, a 4 nodi = l2 miglia
   3 ore con la balena a rimorchio, a 3 nodi = 9 miglia
 10 ore con la balena a rimorchio, a 2 nodi = 20 miglia
ore con la balena a rimorchio, a r ,5 nodi = r 5 miglia

                                             7 I miglia

  Svend ud l'urto smorzato della balena contro la prora e scese in
coperta. Due braghe, rivestite di tela, erano state legate a scorsoio
attorno alla coda della balena azzurra e assicurate con doppia
bozza di cavo. Adesso il vento sibilava contro le sartie, ma pareva
che balena e baleniera fossero incatenate l'una all'altra da legami
che nessuna bufera avrebbe potuto rompere. Svend ispezion ogni
catena, ogni bozza, poi diede l'ordine di tagliare la ritenuta, il
cavo che aveva trattenuto la balena alla nave, mentre l'imbraga-
vano e l'assicuravano alle bitte.
  Era quello il momento pi pericoloso.  Sgombrate il ponte!
Tutti al riparo!  Appena l'altoparlante ebbe trasmesso l'ordine,
il secondo afferr il coltello che gli serviva per scuoiare o anche per
tagliare e per sgrassare le balene e and a murata. Le lampade ad
arco erano state accese, e il secondo pareva un attore illuminato dai
proiettori sulla scena di un finale spettacolare
  Tre volte la Petrel roll ritmicamente, spinta dalle ondate, e tre
volte il cavo di ritenuta fil giungendo a un limite non eccessivo di
tensione Torstein annu soddisfatto e, quando la quarta rollata fu
al culmine, il suo coltello guizz in basso. Ma la quarta rollata fu
pi brusca di quelle che l'avevano preceduta e leggermente pi
breve; nel momento cruciale, la balena venne allontanata brusca-
mente dalla nave e il cavo si tese di colpo. Tagliata sotto sforzo,
I'estremit del cavo frust indietro con violenza proprio in direzione
del secondo. Torstein si butt lungo disteso in coperta; il cavo sibil
sopra la sua testa, scrost la ruggine da una bitta e si attorcigli
attorno a un candeliere della battagliola.
   Torstein!  Svend fu accanto al secondo prima ancora che la
Petrel si fosse raddrizzata dalla sbandata.
  Torstein si alz lentamente, strofinandosi la testa.  Colpa mia 
158           SELEZIONE DEL LIBRO

disse, raccattando il berretto e il coltello dall'ombrinale.  Ho
avuto fortuna. 
    Molta fortuna.  Svend pass le dita sul berretto di Torstein.
La visiera era rotta in due e il pensiero di Svend riand a un altro
secondo, che non era stato altrettanto svelto e pronto quanto Tor-
stein; era morto per il trauma mentre cercavano di stringere una
pinza emostatica intorno a ci che restava delle sue gambe.  Non
farlo mai pi Torstein  disse Svend.  Non mi piace che i miei
uomini perdano la testa. 
   Svend torn sul ponte, e da l fiss la balena azzurra come un pu-
gile guarderebbe l'avversario col quale pensa che dovr rimanere sul
ring per un bel pezzo.  Timoniere, metti in rotta per diciotto gradi ! 
   Erano le cinque e mezzo, quando la baleniera accost con la
prora al vento. Il tramonto sarebbe venuto soltanto fra altre quattro
ore, ma il cielo era gi scuro. Le ondate investivano la prora e la
balena squassava contro le braghe come se fosse ritornata in vita. In
coperta, a prora, piccoli rivoli d'acqua gelavano. Il barometro se-
gnava 742 millimetri e continuava a scendere.

   IN COPERTA regnavano il freddo e la furia degli elementi; le
raffiche di vento giungevano a cinquanta miglia l'ora, i turbini di
neve infittivano e gli uomini assicuravano cavi di guida, passa-
mani dal verricello all'albero di poppa. In cucina si stava comoda-
mente al caldo: dalle casseruole venivano uno sfrigolio carico di
aromi gradevoli, e un vapore simile a incenso mentre il cuoco e il
mozzo preparavano la cena: grosse montagne di salsicce, piselli in
scatola, purea di patate e t.  Bastano ?  Il ragazzo mostr n reci-
piente da nove litri pieno di patate affettate.
    Meglio metterne un altro chilo. Gli uomini lavorano meglio,
a stomaco pieno. 
   Per un po' lavorarono in silenzio, reggendosi ogni tanto quando
la Petrel rollava pi bruscamente del solito. Mentre sbucciava le
ultime patate, John si accorse che doveva aggrapparsi ai puntali
sempre pi spesso.  Il tempo peggiora? 
    S. E diventer anche peggio prima che cominci ad abbo-
nacciare. 
   Per le sette di sera la cena era al caldo nei forni. John e il cuoco
non avevano altro da fare che attendere. Johan.  Il tono del
ragazzo era pensieroso.  Agli umini non dispiace che il premio
lo prenda io? Ne sei sicuro? 

       M10 FIGLIOOHN CHE ANDO PER MARE     159

   Perch dovrebbe dispiacerci ? Siamo stati noi che abbiamo avuto
l'idea. 
   Ma adesso le cose sono diverse. Torstein per poco non ci rimet-
teva la pelle... e tutto per colpa mia. 
  Johan scosse la testa.  Non importa chi si prender il premio.
Gli uomini vogliono prenderlo lo stesso. Ecco com' per gli uomini
di un equipaggio; sono tutti uniti, come una famiglia. 
   Mi fa sentire piccolo, non so come dire... 
   Ah! Forse questo  il segno che stai diventando grande. 
   Tutto era silenzio, escluso il sibilo crescente del vento, lo scroscio
della prora che cadeva gi dalla cresta di ondate troppo ripide,
il sempre pi forte tambureggiare dei chicchi di neve gelata sulle
sovrastrutture. Johan stava controllando la stufa quando la Petrel,
colta da un mutamento improvviso del vento e del mare, rotol im-
provvisamente su una fiancata. In un attimo, appesantita dalla
carcassa della balena, sband paurosamente finendo con la murata
sott'acqua .
   L'acqua bollente trabocc dalle pentole e svapor sulla stufa.
Johan, che per un pelo non era rimasto ustionato, guard incredulo
le pentole, fatte in modo da non versare il contenuto neanche con
sbandamenti di quaranta gradi.
   Johan!  La voce del ragazzo risuon spaventata.
    Coraggio. Si sta raddrizzando. 
  L'acqua bollente trabocc dalle pentole una seconda volta, ma
ormai il timoniere si era ripreso e teneva la prora della baleniera
rivolta al mare, e quando un'altra ondata l'invest, il pericolo era
passato  Hai detto che la burrasca peggiorer?  John era bianco
in faccla.
   Non pensare al tempo. Comincia a pulire per terra. 
  Erano le sette e mezzo, quando gli uomini vennero tutti insieme
per consumare quello che doveva essere l'ultimo pasto sostanzioso
delle prossime quarantotto ore. Entrarono nel salone con un senso
di sollievo, simili a uccelli sballottati dalla bufera che giungono al
riparo. Sbatterono gli occhi alla luce, si tolsero le incerate, pestarono
i piedi per scaldarseli. Divorarono la cena, e parlarono di tutto
ma non della burrasca, perch quello era il momento di dimentical la,
per quanto era possibile.
  Ma non poterono dimenticarla a lungo. La cena era s e no a
met, quando Svend, con l'incerata tutta bianca di sale, entr.
Anche l al riparo, nella mensa, dovette urlare per farsi sentire.
,fio           SELEZIO.NE DEL LIBRO

   Abbiamo fatto dodici miglia in due ore. Una buona media. 
Pos una mano sulla spalla del capomacchinista.  Continua cos,
e per mezzanotte la balena che abbiamo a rimorchio sar a pezzi. 
   E anche le mie caldaie. 
   I due uomini risero e il ragazzo, osservandoli, si sent improwisa-
mente felice. "Forzano le macchine" pens, "rischiano persino la
vita, e tutto per farmi avere un posto al conservatorio. In fin dei
conti, non possono avere un'opinione tanto brutta di me."
   Poi Torstein entr barcollando, in un turbinio di neve, e sedette
accanto a Svend. I due uomini parlarono fra loro con aria preoccu-
pata, e John comprese che doveva esserci qualcosa di grave
   Svend Larsen batt sul tavolo col palmo della mano per ottenere
silenzio.  Stiamo caricandoci di ghiaccio  disse.  Uno strato di
cinque centimetri in coperta a prora, e uno strato pi sottile sul ponte
lance. Voglio delle squadre che si mettano al lavoro, su in coperta,
un paio d'uomini a prora e un paio a poppa. 
   Gli uomini sapevano che cosa c'era da fare: con le mazze biso-
gnava rompere il ghiaccio non appena si formava. Era un lavoro in-
grato, con quel freddo, ma bisognava farlo, altrimenti lo strato di
ghiaccio avrebbe continuato ad aumentare e avrebbe anche potuto
provocare il rovesciamento della baleniera.
   Carl e Bengt, i due fratelli, si offrirono per formare una squadra.
John si alz improvvisamente in piedi.  Far un turno anch'io. 
   "E troppo gracile e si stancher presto" pens Svend. Stava per
scuotere la testa, per rifiutare, quando Johan si alz spingendo in-
dietro la sedia.  Io e il mozzo saremo la seconda squadra  disse.
   Cuoco e comandante cacciavano le balene assieme da quindici
anni e si fidavano l'uno dell'altro.  Bene.  Il tono di Svend pareva
quasi distratto, ma i suoi occhi continuavano a fissare in faccia il
vecchio Johan.  Turni di due ore. E ricordate: una volta fuori
bordo, con un mare come questo, non sar possibile ripescare nes-
suno. 

   Sl~LLE PRIME il ragazzo era troppo eccitato per aver paura. Era
una grande avventura. I grossi stivaloni chiodati, I'imbragatura per
tenersi legato ai cavi, i consigli e l'ultima bevanda calda prima di
lasciare il tepore della mensa. Ma, una volta in coperta, I'avventura
sub una brusca metamorfosi, trasformandosi in un incubo.
   Quello che lo spaventava pi di tutto era il vento. Appena apri-
rono la porta della mensa, il vento li afferr, sbatacchiandoli contro

       M10 FIGLIOOHN CHE ANDO PER MARE     161

le sovrastrutture, accecandoli con la neve, e mozzando loro il respiro.
Per un paio di minuti si tennero nel riparo relativo offerto dal ponte
di comando; poi, afferrandosi ai cavi tesi a passamano, scegliendo il
tempo fra un'ondata e l'altra, Johan e il mozzo si trascinarono a
prora.
  La coperta a prora era una massa compatta di ghiaccio, tranne che
per un breve tratto protetto dalla piazzuola del cannone. L poterono
rimanere, relativamente protetti Il ragazzo cominci a martellare
sul lastrone di ghiaccio, ma Johan si accorse che aveva paura.  Ra-
gazzo, da' un'occhiata attorno  gli disse.  Cerca di non perdere la
testa. 
  Il ragazzo s'inumid le labbra e si sforz di capire un mondo dive-
nuto cos nero e chiuso, tanto che pareva consistere di due cose sole:
la bufera e la Petrel. Ondate gigantesche, lunghe pi di un miglio
da cresta a cresta, arrivavano dal buio con fragore di tuono in una
successione senza fine. Ogni ondata, avvicinandosi, torreggiava alta
sopra la Petrel; ognuna, pareva, avrebbe finito per inghiottirla. Ep-
pure la Petrel risorgeva sempre, risaliva il ripido declivio, sostava un
momento in cima alla cresta e piombava gi nella gola in una caduta
che mozzava il respiro. Il cielo incombeva basso e grigio; da bran-
delli di nubi lacerate la neve cadeva a tormenta. Il vento era un
ruggito continuo, che ogni tanto diveniva un acuto urlo maligno,
quando le raffiche pi furiose strappavano le creste delle ondate e le
scagliavano orizzontalmente sul mare.
  I fanali di navigazione della Petrel erano accesi e la lampada ad
arco in cima d'albero incideva un grande cerchio bianco nelle te-
nebre... un cerchio che si spostava continuamente, a ogni movimento
della nave, ora illuminando il ghiaccio verdescuro in coperta a prora,
ora mettendo in rilievo, fortemente contrastato, il refolo della neve
o la grande muraglia di un'ondata che avanzava. Johan, facendosi
portavoce con le mani, grid all'orecchio del ragazzo.  Hai control-
lato l'imbragatura? E riesci a tenerti alle bitte? 
  John annu.  Sei pronto? 
  Il ragazzo annu ancora e tutti e due cominciarono a battere il
ghiaccio con le mazze. Le lamiere rintronavano con suoni diversi,
gli spruzzi li investivano simili al getto di una manichetta da pom-
pieri, ondate verdastre filtravano dalla battagliola e quasi li rovescia-
vano a terra, mentre il vento toglieva loro il respiro. Se non fossero
stati assicurati ai cavi, sarebbero finiti fuori bordo in cinque minuti.
  Il ghiaccio era resistente. In alcuni punti, dove si era formato a
poco a poco, era duro ed elasti-
co, per romperlo ci volevano pa-
recchi colpi; in altri bastava un
colpo per mandare in frantumi
grossi lastroni e la mazza anda-
va a colpire la coperta. John non
era forte e non aveva esperienza;
le sue gambe mancavano di ela-
sticit, i suoi colpi di mazza ca-
devano privi di coordinazione. I
due impiegarono mezz'ora per
liberare la coperta dalla piaz-
zuola del cannone sino alla cuci-
na, e quando ebbero finito un
nuovo strato di ghiaccio si era
gi formato alle loro spalle. Johan
e il ragazzo si ripararono per un
po' dietro la piazzuola del can-
none per riprendere fiato, poi si
rimisero al lavoro.
  Svend Larsen li osservava dal
ponte di comando. Ogni volta che
un colpo di mare copriva suo
figlio, girava la testa e chiudeva
gli occhi, ma poi imprecava:
chiss come poteva essere utile
alla sua nave, standosene a occhi
chiusi ! Arriv in sala nautica
barcollando e si costrinse a studia-
re la carta nautica e la rotta.
  Nelle ultime ore, avevano ri-
morchiato a sei nodi; ci voleva
dire che erano in anticipo sulla
tabella di marcia. Ma il mare
aveva raggiunto una forza tale,
che rischiavano di perdere sia gli
uomini che rompevano il ghiac-
cio in coperta sia la balena ri-
morchiata. Ogni gigantesca on-
data tirava la carcassa della bale-
164           SELEZIOJVE DEL LIBRO

na quasi volesse lacerarla, simile alle zanne di un grosso animale, e
Svend udiva braghe e bozze gemere penosamente sotto lo sforzo,
e le catene stridere sfregando l'una contro l'altra.
  Svend ordin in macchina che riducessero la velocit a quattro
nodi. La balena li seguiva pi agevolmente, a quella velocit ridotta,
e il mare non ruppe pi cos spesso sulla prora. Dopo un po', Svend
guard l'orologio: le nove e mezzo. Mancava mezz'ora soltanto al
cambio delle squadre in coperta. Sperava che suo figlio resistesse
senza farsi travolgere, adesso che la baleniera era pi stabile.
  Lo sperava anche Johan, ma non ci avrebbe scommesso. Quando
si fermarono per un momento, si fece ancora portavoce con la mano
all'orecchio del ragazzo.  Ce la fai per un'altra mezz'ora?  Il
ragazzo annu.  Bene! Resta accanto a me. 
  John era deciso a non cedere. E la mia balena, si ripeteva. Asciu-
gatisi gli spruzzi dagli occhi, si aggrapp al passamano e sferr una
mazzata al ghiaccio. Ma il ponte si inclin e il colpo non giunse a
segno. In quel momento, mentre con la mano sinistra stringeva
la corda, una gran muraglia d'acqua lo prese in pieno petto scaraven-
tandolo contro l'argano. John pens che la baleniera stesse colando
a picco, ma, improwisa com'era arrivata, l'onda pass e, accanto a
s, vide Johan che stava tranquillamente rompendo il ghiaccio. Il
ragazzo fece roteare la mazza ancora, ancora, come un automa, e i
suoi colpi certe volte andavano a segno, certe altre fallivano. Dopo
un po', il tempo perse ogni significato. Solo quando Johan gli grid
qualcosa e lo guid alla porta della mensa, John si accorse che gli
uomini del secondo turno erano gi in coperta...
  Il ragazzo cadde addormentato mentre Johan lo stava aiutando a
togliersi gli stivaloni; non si svegli nemmeno mentre lo portavano
abbasso e lo mettevano in cuccetta. Dorm con le braccia e le gambe
divaricate, come una stella marina, il viso simile a quello di un
bambino.
  Ma quella notte l'equipaggio non dorm. Un turno dopo l'altro,
mentre la burrasca raggiungeva l'apice, gli uomini continuarono a
spezzare il ghiaccio e a fare i turni di guardia. E finalmente, stando
ai calcoli, la Petrel giunse all'altezza di Capo Herschel. Ma ci si
poteva fidare dei calcoli? Nell'ultima ora, Svend aveva cercato di
stabilire la posizione per mezzo del radar o della radio, ma sia l'eco
del primo sia le trasmissioni della seconda erano troppo disturbati
dalla burrasca, perch fosse possibile ricavare da essi anche la pi
approssimativa indicazione.

       M10 FIGLIO ,70HJr CHE ANDO PER MARE     165

  Alle undici e un quarto la Petrel aveva gi passato il punto in cui,
secondo i calcoli, doveva cambiar rotta e puntare sulla baia dove
stava all'ncora la Cyclopean, ma Svend non ordinava ancora di
accostare e fissava invece perplesso la sagoma mutevole delle onde.
Nell'ultimo quarto d'ora, le onde avevano acquistato un'improvvisa
intensit, erano diventate pi ripide, pi vicine l'una all'altra, e
pi minacciose. Che il fondale andasse decrescendo ? Svend fece
controllare i suoi calcoli da Torstein per essere pi sicuro, e tutti e
due assieme stabilirono la posizione ben lontana dalle secche peri-
colose che si stendevano fuori Capo Herschel. Eppure le ondate,
inequivocabilmente, tendevano a rompere.
  Torstein si gratt la testa.  Che velocit hai calcolato per il
vento? 
   Settanta nodi.>
   Dev'essere di pi ! 
  I due uomini si fissarono increduli, ma quando tornarono a con-
trollare i loro calcoli, quella apparve la sola risposta logica: un
vento a cento miglia orarie li trascinava verso terra.
   Timoniere !  La voce di Svend risuon brusca.  Quaranta gradi
a sinistra ! 
  La Petrel accost .senza difficolt, poi, con la fiancata esposta al
vento e al mare, cominci a rollare.
  La baleniera rollava tanto da dare il voltastomaco, precipitava
dalla cresta delle ondate, nelle gole che parevano inghiottirla, e solo
per un pelo non finiva capovolta. Svend fece mettere la velocit a
un nodo e mezzc, ma quella riduzione non fece altro che ridurre di
poco il moto di rollio, rendendolo soltanto un poco pi dolce. Svend
mise un uomo di rinforzo al timone e chiam la Cyclopean per farsi
dare la velocit stimata del vento.
  Dopo un poco, Svend giudic che le ondate cominciavano a farsi
pi regolari, ma soltanto a mezzanotte circa, ormai convinto di
essere al sicuro dalle secche, ordin di accostare sull'ultimo tratto,
quella trentina di miglia che, Dio volendo, li avrebbe portati alla
Cyclopean.
  Avevano appena accostato sulla nuova rotta, che il radiotelegra-
fista sal sul ponte di comando portando la risposta della Cyclopean.
 VENTO 80 NODI CON RAFFICHE SINO A IOO, IN AUMENTO. SE SIETE DOVE
CREDO, TAGLIATE IL RIMORCHIO E PUNTATE AL LARGO.
  ff Se chiamano ancora  disse Svend,  rispondi: "SPIACENTE, MA NON
RIESCO A CAPIRE".  Prese il foglietto fra pollice e indice e and
166           SELEZIONE DEL LIBRO

alla battagliola, dove rimase a guardarlo mentre spariva portato
dalla bufera.
  Quando il marconista se ne fu andato, Svend si rincantucci in
un angolo del ponte e rimase a guardare le grosse ondate che roto-
lavano interminabili, avanzando dalla notte. Svend era stanco e
aveva freddo, ma il pensiero che i suoi uomini erano con lui lo con-
fortava. "Con un equipaggio come il mio" pens, "ci vuole altro
che una burrasca col vento a cento nodi per costringerci a mollare
il rimorchio."
  Ma, nell'ora che segu, il mare, quasi volesse contraddire le sue
speranze, aument la sua furia. E il vento era anche pi spaventoso
delle enormi montagne d'acqua. Quando la Petrel cominci a vibrare
sotto centinaia di tonnellate d'acqua che l'investivano per tutta la
larghezza della coperta, una voce prese a martellare sommessa nella
mente di Svend: "Molla il rimorchio! Molla il rimorchio!"
  Qualcuno lo tirava per una spalla. Era Johan, che cercava di
salvare quanto rimaneva di una tazza di cioccolata.
   Ah !  Svend flett le dita, batt i piedi e soffi via il fumo dalla
tazza John come sta?
   Dorme. Ha detto: "Quando  il mio turno di andare in co-
perta, prometti che mi sveglierai..." ed  cascato addormentato prima
ancora che gli potessi rispondere. 
   Meglio cos.  Svend si trascin pesantemente alla carta nautica
e tracci la posizione.  Abbiamo ancora ventitr ore e cinquanta
minuti prima di arrivare e ci restano ventinove miglia da percorrere. 
   Pare che ce la faremo. 
   Basta che non succeda niente. 
  Aveva appena finito di pronunciare quelle parole quando una
braga di catena si ruppe.

  LA CAT~.~IA saett indietro sgusciando dalla propria cubia e and
a percuotere le lamiere a un metro sopra la cuccetta nella quale
John riposava.
  Destato di soprassalto, John si rizz a sedere e batt la testa contro
la paratia, poi vide le paratie che s'inclinavano, s'inclinavano, e
temette di svenire; solo quando si ritrov buttato a terra come uno
straccio comprese che la Petrel s'era sbandata di pi di quaranta gradi
e il panico s'impadron di lui: colavano a picco e lui era intrappolato
abbasso senza speranza. Alla meglio s'infil il salvagente e, un minuto
dopo, era in coperta a fissare una scena da fargli rizzare i capelli.

       M10 FICLIO j'OHN CHE ANDO PER MARE     167

  La Petrel s'era sbandata al punto che la murata scompariva sot-
t'acqua e la formaggetta dell'albero sfiorava quasi le onde. E, nel-
l'oscurit della notte, ondeggiava un raggio colorato, una striscia
di verde che il ragazzo fiss, quasi ipnotizzato; gli ci vollero parecchi
secondi prima di comprendere di cosa si trattasse: il raggio del fa-
nale verde di via che si rifletteva sott'acqua in quella striatura iride-
scente. Mentre guardava, il raggio verde cess e la Petrel si sollev
a un angolo di sbandamento meno forte, si raddrizz gradualmente.
Lo sbandamento diminu sempre pi, e la nave si liber dell'acqua
che aveva invaso la coperta.
  Appena il ragazzo si accorse che, alla fin fine, non sarebbero co-
lati a picco, si ricord del rimorchio e, con suo grande stupore, vide
che la balena azzurra era ancora trattenuta soltanto da una braga
e da una bozza.
  John ne sapeva abbastanza della caccia alla balena per compren-
dere che c'erano solo tre vie da seguire: potevano abbandonare la
carcassa alla deriva; potevano continuare a rimorchiarla cos, con
una braga sola; oppure potevano tentare di passarle attorno alla
coda un'altra braga.
  La prima soluzione era quella della sconfitta e gli uomini non vi
si sarebbero rassegnati, John ne era convinto, perch, se suo padre
avesse voluto abbandonare il rimorchio, lo avrebbe fatto quando la
Petrel era stata a un pelo dal rovesciarsi. La seconda era quella degli
illusi, perch se una braga era gi saltata quando lo sforzo era
sostenuto da due, na da sola non avrebbe certo resistito; la terza
era la via del pericolo, perch passare una braga attorno alla coda
della balena in quelle condizioni sarebbe stato estremamente ri-
schioso. Eppure, John lo capiva, era proprio quello che avrebbero
tentato di fare, e ancora una volta fu sopraffatto da una grande
esaltazione: quegli uomini rischiavano la vita per lui. E insieme con
quell'esaltazione, c'era un sentimento che non aveva mai conosciuto
prima: la sensazione di appartenere a qualcosa, di essere, non tanto
un individuo, quanto parte di una compagnia di uomini, a bordo
di una piccola nave, che gareggiavano in bravura e in coraggio
contro quanto di peggio l'Antartide scagliava contro di loro.
  John raggiunse impaziente Torstein, a prora.  Posso aiutare? 
  Il secondo scosse la testa.  Vattene dalla coperta, ragazzo. 
  John si era sgonfiato, eppure capiva che era giusto, perch tutti
gli altri sapevano che cosa fare senza che ci fosse bisogno di dirlo.
Deluso, and a ripararsi sulla porta della mensa e rimase a guardare.
68           SELE2;10NE DEL LIBRO

  La scena assomigliava a un balletto macabro che si svolgeva a
tratti al buio; di tanto in tanto, quando l'albero sbandava incli-
nandosi verso prora, la luce si faceva intensissima. Gruppi di marinai
si muovevano entrando e uscendo dal cerchio di luce, tesavano i cavi
dei passamani, avvolgevano tela attorno alla nuova braga, passavano
all'argano un altro stroppo per assicurare la coda. Le onde che
rompevano sulla prora, in coperta, e li investivano, erano rare adesso,
perch la Petrel aveva invertito la rotta e correva col vento e il mare
al giardinetto. In quella direzione la balena era riparata dai colpi
di mare, e c'era poco pericolo di rovesciarsi cadendo dalla cresta di
un'ondata. Ma c'era un altro pericolo: prendendo il vento in poppa
correvamo nuovamente incontro alle secche di Capo Herschel.
  I balenieri si dispersero, lasciando solo due figure nel cerchio di
luce: i due uomini che dovevano passare la braga attorno alla coda
della balena. John riconobbe Torstein, poi, un istante dopo, vide
in faccia anche l'altro. Era Johan.

  QUANDO un amico offre la vita nel momento del bisogno, come
si fa a dirgli che  troppo vecchio per farcela?
  Svend aveva chiesto dei volontari per passare la seconda braga,
perch il lavoro era pericoloso. Due balenieri, immersi nell'acqua
sino alle ginocchia, dovevano sporgersi oltre la murata e ammani-
gliare la catena allo stroppo fissato alla coda della balena. Bastava
uno scivolone, o un colpo della coda della balena e i due uomini
sarebbero scomparsi nei flutti. Parecchi si fecero avanti, ma non
poteva esserci alcun dubbio su chi sarebbero stati i primi due:
Torstein e Johan.
  Torstein, in qualit di secondo, era quello che ovviamente doveva
occuparsi di quel lavoro. Ma Johan, a cinquantasette anni, era pi
vecchio di circa dieci anni del resto dell'equipaggio. Svend avrebbe
voluto far finta di non vederlo, ma, mentre il vecchio baleniere si
faceva avanti, i loro occhi s'incontrarono ed egli comprese che, se
avesse scelto un altro, Johan avrebbe capito di esser stato messo da
parte, e perch.
  Svend cacci i dubbi. Il vecchio baleniere era forte e pieno di
esperienza, si disse.  State attenti, e metteteci tutto il tempo che ci vuo-
le.  Ma sapeva, e lo sapevano anche Torstein eJohan, che non avevano
tempo da perdere, perch si avvicinavano rapidamente alle secche.
  Mentre ordinava di mantenere la rotta, Svend fece sparare razzi
da prora a intervalli di due minuti.

       M10 FIGLIO j'OHN CHE ANDO PER MARE     169

  La grossa sfera di luce del primo razzo venne spazzata via in fretta
dall'uragano, ma non prima che avessero potuto scorgere, lontano
di prora, la schiuma bianca delle onde che rompevano. Svend strinse
le labbra e si volt, quasi volesse supplicare Torstein e Johan, ma
mentre guardava, Torstein, chino a murata, apr il maniglione e
Johan vi fece passare l'ultimo anello della catena e lo ammanigli
allo stroppo fissato alla coda. Ce l'avevano fatta.
  L'ondata li invest quando Svend aveva solo una mano sulla
ruota del timone, e la sua attenzione era concentrata, solo in parte,
su Torstein e Johan. La baleniera sband e poggi. L'acqua allag
la coperta da poppa, rovesci Johan, sbattendolo a murata. Il pezzo
di catena della braga rotta, pesante circa duecento chili, s'attorcigli
come una frusta attorno a una gamba del cuoco. Johan prov un
dolore acuto, la coperta si tinse di rosso, un'ombra buia gli oscur
gli occhi.
  Johan!  Il ragazzo si morse la mano sino a quando sent il
sangue sprizzare caldo fra i denti, poi corse a murata.
  Dopo averlo legato sotto le ascelle, assicurarono il vecchio bale-
niere a un passamano, poi gli tolsero con molta attenzione la catena
dalle gambe. Alla vista di quello che era rimasto nascosto dalla
catena, Torstein serr le labbra.  Una barella. Presto!  Ma gi
Carl e Bengt si affrettavano a murata, portandone una.
  Torstein aveva sperato che Johan rimanesse privo di sensi sino
a quando non l'avessero messo in cuccetta, ma, mentre lo sollevavano
per metterlo sulla barella, il cuoco apr gli occhi.
  Johan, sta' fermo  disse Torstein.
   Sto benone.  Johan stava per alzarsi, quando vide la gamba.
Tibia e fibula spuntavano sopra la stoffa e la pelle lacerate, simili ai
due tronconi di un albero spezzato. Johan ricadde sulla barella e
rimase immobile, respirando a fatica, la faccia imperlata di sudore.
  Svend si fece largo fra gli altri balenieri. Johan, ti porteremo
abbasso  disse, poi apr la cassetta del pronto soccorso e stava cer-
cando a tastoni le compresse di morfina, quando un'altra ondata
invest da dritta la baleniera. Svend si afferr a un candeliere per
sostenersi, ma manc la presa e fin come un bolide addosso a Tor-
stein. Preoccupato di non cadere addosso a Johan, lasci cadere la
cassetta che l'ondata sollev di colpo scaraventandola in mare.
  Svend imprec. C'erano altri medicinali a bordo, altre cassette
di pronto soccorso, ma di morfina, per lenire il dolore, non ce n'era
pi. Una seconda ondata di schiuma ruppe in coperta, giungendogli
7o           SELEZ,IONE DEL LIBRO

sino alle cosce. Svend si accorse di colpo che il beccheggio della
Petrel si era fatto all'improwiso pi brusco; guard oltre la murata,
mentre dal ponte sparavano un'altra salva di razzi. L'acqua davanti
a loro diminuiva.
  Svend afferr Torstein per un braccio.  Non c' tempo di portare
Johan abbasso. Dentro nella mensa, presto! 
  Svend corse sul ponte. "Che Dio li aiuti, se dovr virare di bordo
prima che se ne siano andati dalla coperta" pens. Mentre afferrava
il timone, una voce familiare riprese a rintronargli in testa: molla
il rimorchio; virerai di bordo pi facilmente, pi in fretta, se mollerai
il rimorchio. Ma Svend cacci quel pensiero e grid che sparassero
razzi ogni trenta secondi. I razzi sbocciarono nell'aria e Svend
scrut nel cerchio di luce, poi, mentre scendevano lentamente verso
il mare, trattenne il respiro. A meno di un miglio davanti alla prora,
una muraglia compatta di spruzzi veniva scagliata alta nell'aria;
era un luogo di morte, dove mare e ghiaccio si davano battaglia.
  Una rapida occhiata verso poppa, e Svend vide che gli uomini si
affrettavano come potevano verso la mensa, trasportando la barella.
In qualche modo doveva ritardare la virata, fino a quando Johan
non fosse stato assicurato in cuccetta. Adesso i razzi cadevano in
successione continua; portati dal vento, scendevano dalla nube in
cerchi di liquida luce dorata sopra il ghiaccio. La scena che illumi-
navano aveva una bellezza paurosa. Svend udiva il rumore dei fran-
genti, simile al tuono, vedeva i grandi blocchi di ghiaccio, ridotti in
frammenti, scagliati per trenta metri in aria, ricadere all'indietro sulla
banchisa che sussultava. Con la coda dell'occhio vide che la barella
veniva infilata attraverso la porta della mensa. "Dar loro mezzo
minuto ancora" pens, "poi virer di bordo." Dopo aver contato i
secondi allung la mano verso l'interfonico.  Tenetevi forte. Stiamo
per accostare. 
  La costa era a meno di mezzo miglio, il fondale era inferiore ai
nove metri. Nell'accostare, quando presero il mare al traverso, furono
ancora a un pelo dal capovolgersi e Svend dovette metterci tutta
la forza, tutta l'abilit di cui era capace, per far accostare la baleniera
con la prora al vento. E quando ebbero virato di bordo, la baleniera
avanz ben poco contro il vento e contro il mare, anzi, pareva pro-
prio che scadessero di poppa avvicinandosi sempre pi alla barriera
di ghiaccio.
  L'ammonimento balen ancora nella mente di Svend: molla il
rimorchio; non avanzerai sino a quando non avrai mollato il ri-

       M10 FIGLIO JOHN CHE ANDO PER MARE     171

morchio. Ma Svend non avrebbe rinunciato alla balena in quel
momento, dopo averla portata sin l. Mise il telegrafo di macchina
sull'avanti tutta, e i giri della turbina aumentarono, sino a quando
Svend sent le lamiere vibrargli sotto i piedi, ma, anche cos, passa-
rono parecchi minuti prima che la Petrel cominciasse, con penosa
lentezza, ad allontanarsi dalle secche.

  GLI UOMINI stavano trasferendo Johan dalla barella alla cuccetta,
quando, dall'interfonico, venne l'awertimento che la Petrel stava per
accostare. Non ci fu il tempo per assicurare il cuoco in cuccetta
prima che la nave venisse a trovarsi col mare al traverso. Il pagliolato
sband paurosamente; uno dei balenieri perse l'equilibrio e scivol
trascinandosi dietro la barella vuota sino alla paratia opposta. G1i
altri afferrarono Johan e lo tennero fermo in cuccetta. Lo tennero
mentre il pavimento sussultava come un animale nelle convulsioni
dell'agonia, e non osarono lasciarlo sino a quando la baleniera non
fu con la prora al vento e al mare.
  G1i uomini spogliarono Johan dell'incerata e degli stivaloni fradici,
tagliarono i pantaloni e poterono osservare da vicino la gamba.
Tutti ne sapevano abbastanza per decidere che, meno ci mettevano
le mani, in una frattura composta, meglio era. Torstein asciug il
sudore da! volto del vecchio baleniere.  Non muoverti e ti sisteme-
remo in cuccetta in modo da tenerti fermo e caldo. Senti male in
qualche altra parte, oltre alla gamba? 
   No. La braga tiene? 
   La braga va benissimo. Mozzo...  John si aggirava ansiosa-
mente nel corridoio.  Corri a poppa, prepara del t e porta qui il
rum. 
  Misero Johan pi comodo che poterono, sistemandolo saldamente
in cuccetta con cuscini e coperte, poi alzarono le sponde della cuc-
cetta per impedirgli di cadere e gli pulirono la gamba con disinfet-
tanti. Johan giaceva immobile, senza lamentarsi, ma il sudore che
gli rigava il volto rivelava quanto soffrisse. Fu un cambiamento
gradito quando il mozzo entr con il t zuccherato e il rum. Torstein
vers quattro aspirine nel bicchiere e prese la bottiglia del rum;
l'idea di dare dell'alcool al ferito non gli andava troppo, ma sapeva
che niente avrebbe fiaccato di pi la resistenza di Johan della sof-
ferenza prolungata e continua.
   Butta gi un sorso, Johan. Affoga i tuoi dispiaceri  disse.
  Johan scol circa un sesto del liquido della bottiglia.
   I balenieri si allontanarono; in coperta c'era da lavorare, e l
non sarebbero stati di alcuna utilit. Quando nel locale rimasero
solo Johan, Torstein e il mozzo, quest'ultimo til una sedia accanto
alla cuccetta.  Lascia che rimanga con lui. Per favore. 
   Con tanto lavoro da sbrigare in coperta, Torstein fu grato a
John per l'offerta.  Va bene. Mander qualcuno a darti il cambio
fra un paio d'ore.  Stava per aggiungere: "E bada di non ad-
dormentarti", ma quando vide in che modo il ragazzo fissava Johan,
tacque e usc.

    SU COL MORALE, ragazzo.  John non sapeva bene se la voce
di Johan fosse divenuta tremula per il dolore o per il rum.  Tanta
gente si  rotta una gamba, e l'anno dopo  tornata a cacciare ba-
lene! 
    Lo so.  John asciug il sudore dalla fronte del vecchio.  Vuoi
c:he ti legga uno dei tuoi western? 
   Mentre la Petrel cadeva gi dalla cresta di un'ondata, Johan
chiuse gli occhi e, non fidandosi di allentare i denti serrati, annu
soltanto. Il ragazzo and sulla porta della mensa e grid che gli
portassero quello che voleva, poi torn a sedersi accanto alla cuc-
cetta.  Nils ci porta un libro. 
   Johan e i suoi western erano un po' oggetto di scherno a bordo
della Petrel; la cabina del cuoco era piena di quei libri: classici
come Haycox e Zane Grey, moderni quali Luke Short, Will Cook
e Hendryx. Johan non leggeva altro che quelli.
    Che cos'ha portato?  domand Johan, quando Nils entr.
   Sotto le stelle del 11 est di Zane Grey. Vuoi che cominci dal prin-
cipio? 
   E meglio che cominci dal raduno del bestiame. Se ricordo bene,
dev'essere al quinto capitolo, all'incirca. 
  .~entre il ragazzo, trovato il capitolo, cominciava a leggere, il
vecchio baleniere chiuse gli occhi e lasci che le parole fluissero su
di lui come il confortevole calore di una fiamma.

      La gran massa del bestiame... pareva mulinare come un turbine,
  ma, quando Madeline guard un~estremit del branco, vide molti
  animali immobili, il muso rivolto verso l'esterno, e i vitelli acquattati
  dietro gli adulti, spaventati. Il moto del bestiame rallent, partendo
  clall'interno del branco e andando verso l'esterno, poi cess gradual-
  m~ntc-. Il trapestio, il rintronare degli zoccoli... cess anche quello,
                          SELEZIOJVE DEL LIBRO

gradualmente, ma il clamore e i muggiti continuarono. Mentre Ma-
deline guardava, il branco si disperse... e bestie isolate parvero sul
punto di superare la linea dei cowboys in arcione.

  Il ragazzo guard Johan. Gli occhi del vecchio baleniere rivela-
vano una sofferenza tremenda, ma lui sorrideva, perso col pensiero
in un altro mondo.

  Dopo accaddero tante cose, e tanto in fretta, che Madeline non
riusc a distinguerne che una decima parte... Madeline tenne fisso lo
sguardo su un cowboy che montava un cavallo bianco e inseguiva
un manzo; il cowboy fece roteare il laccio sopra la testa, lo lanci; la
corda serpeggi e il cappio prese il manzo per una gamba... Il ca-
vallo bianco s'arrest, con magnifica fulmineit, e il manzo cadde nella
polvere. Rapido come il lampo il cowboy balz di sella e...

  Il ragazzo torn a fissare Johan. Gli occhi del vecchio erano chiusi;
pareva che fosse profondamente addormentato. John chiuse il libro
senza rumore, ma il vecchio baleniere apr gli occhi.  Ah, quelli
erano uomini! Pensaci, ragazzo. Il sole, i manzi e i grandi deserti
silenziosi. Ti sarebbe piaciuta quella vita? 
   Pare un po' crudele e dura. 
   Il paese, non gli uomini.  Il ragazzo rimase in silenzio.  Non
devi confondere, ragazzo. Forse proprio questo  il tuo errore. 
Johan tacque ancora.  Dimmi  - Johan si alz, appoggiandosi su
un gomito -  che cosa  che non ti  piaciuto sulla Petrel ? Sfuggire
un problema non  il modo di risolverlo. 
  Il ragazzo avrebbe preferito rimanere chiuso nel proprio guscio,
ma sapeva che Johan voleva aiutarlo. Che cosa poteva dirgli ? Quasi
tutto quello che non amava nella caccia alle balene era pi questione
di sensibilit che un fatto concreto. John si guard attorno, quasi
cercasse qualcosa di concreto.  Non mi piace molto veder uccidere
le balene  disse alla fine.
   Non piace a nessuno di noi. Ma tu sai che la caccia alle balene
non  tutta qui:  come nella Bibbia, la dolcezza viene dalla forza.
E cibo per uomini e bestie e altre cose ancora, tante. Adesso sii
onesto, ragazzo, che cosa ti rode, veramente? 
  Il ragazzo rimase a lungo in silenzio, poi rispose lentamente:  E
difficile da spiegare, ma non mi pare di essere uno dell'equipaggio.
Nemmeno adesso. Tutti voi siete amici, siete tutti uniti e a me pare
di essere lasciato fuori .

       M10 FICLIO JOHN CHE ANDO PER MARE     175

 Come quando non ti danno il rum dentro il t? 
  I loro occhi s'incontrarono.  Stupido, non  vero? A me il rum
non piace nemmeno. 
  Johan si alz un poco nella cuccetta.  Ragazzo, tu sei troppo
impaziente. Devi fare il tuo apprendistato. Capisco, tu non sai
quanto a lungo durer, ma nella caccia alle balene  cos. Alcuni
ragazzi vengono a sud un anno dopo l'altro, ma, per una ragione
o per l'altra, non sono adatti a questa vita e finiscono con lo scom-
parire. Altri s'inseriscono subito, alla prima stagione. 
   E come lo sapr quando mi sar inserito ? O se potr mai inse-
rirmi ? 
   E una sensazione che pu venire gradualmente; pu anche
venire di punto in bianco, in una notte. Ma quando verr, te ne
accorgerai. 
  L'altoparlante emise uno scatto, e si ud la voce di Svend nel
locale.  Ci abbiamo messo quasi due ore a fissare la seconda
braga e per tornare in rotta, sicch siamo in ritardo rispetto alla
tabella di marcia. Continuando a questa velocit, un miglio e mezzo
l'ora, ce la faremo per un pelo; arriveremo verso le undici e mezzo
domani notte. Fra poco accosteremo sulla rotta finale e prenderemo
il mare al traverso. Rolleremo da vomitare le budella. Non voglio
incidenti. 
  Mentre con un altro scatto l'altoparlante tornava muto, il ragazzo
fiss Johan.  Ti sistemer meglio che posso in cuccetta  disse. E
subito si mise ad accomodare i cuscini, in modo che potessero atte-
nuare un movimento di rollio anzich di beccheggio, poi offr la bot-
tiglia del rum a Johan.
  Il vecchio baleniere scosse la testa.  No, fino a quando non sar
costretto. 
   Vuoi che legga? 
  Johan annu.
  Il ragazzo aveva appena ritrovato la pagina dove era arrivato,
quando la Petrel accost per la nuova rotta, porgendo il fianco alle
onde alte quindici metri e prese a rollare con una violenza da far
rivoltare lo stomaco, accentuata dal peso morto della carcassa assi-
curata di fianco. E, mentre il ragazzo leggeva, la Petrel continuava
a rollare senza tregua, arrancava su per le onde simili a montagne,
sussultava per un momento sulla cresta lacerata dal vento, poi roto-
lava priva di controllo nella gola che seguiva. Le macchine ora gira-
vano adagio, ora come impazzite, le lamiere emettevano una caco-
17fi           SELE~IONE DEL LIBRO

fonia continua, lamentosa. Ma, dopo un poco, il ragazzo si accorse
anche di un altro rumore: lo stridere dei denti di Johan. Gli occhi
di Johan si bagnarono di lacrime e John allung la mano e strinse
forte quella del vecchio.  C' niente che posso fare per te, Johan ? 
   Passami il rum, e magari continua a leggere. 
  John tenne la bottiglia alle labbra del cuoco, poi ritrov il segno
e riprese a leggere Sotto le stelle del ll est.

  Il gentile Stilwell allora prese a parlare: 'Miss Majesty, lei ha visto
com~ la vita del bovaro e del cowboy... Lunghe ore a dorso di cavallo.
poco da mangiare, dormire per terra, veglie solitarie, polvere, sole,
vento e sete un giorno dopo l'altro, per tutto l'anno quant' lungo.
Ecco che cosa ottiene un cowboy.
  Guardi qui Nels... Dimostra sessant~anni, un vecchio. Bene, Nels
non ne ha nemmeno quaranta. E un uomo ancora giovane, ma ogni
anno  stato come una vita intera... E stata l'Arizona che l'ha ri-
dotto cos; il deserto dell'Arizona e la vita del cowboy... Ormai  di-
ventato parte del deserto; lei pu credere che Nels sia fatto di pietra,
di fuoco, di silenzio, di rovo e di forza. E un uomo, Miss Majesty;
un uomo meraviglioso. Eorse le sembrer rozzo. Bene, le mostrer
pezzi di quarzo estratti dalle montagne del mio ranch, e sono tanto
ruvidi che tagliano le mani. Ma in essi c' dell'oro puro. Ed  lo
stesso anche per Nels, e per molti di questi cowboys".

  Il ragazzo guardJohan. Il suo respiro si era fatto pi regolare e il
pallore del volto era meno accentuato.  Ah, quelli erano uomini.
quei cowboys  disse.  Gli ultimi uomini della frontiera. 
  Il ragazzo comprese all'improvviso perch mai Johan traesse
tanto diletto da quei libri. Lui e gli eroi di Zane Grey erano fatti
della stessa pasta.  E i balenieri non sono uomini della frontiera
anche loro?  domand.
  Il vecchio si limit ad annuire, e John comprese che gli era pi
agevole ascoltare che parlare, perci continu a leggere, ma spesso
guardava il vecchio, sperando di trovarlo addormentato. E ogni
tanto Johan entrava in una specie di coma, uno stato di semi-inco-
scienza nel quale il dolore causato dalla gamba non era assente, ma
era reso pi sopportabile dall'ebbrezza provocata dall'alcool e dal
vaneggiare.
  Intanto la Petrel lottava per sopravvivere nel mezzo dell'uragano.
L'uragano non rispondeva a nessuna legge; si era formato troppo
rapidamente, discostandosi dalla norma delle tempeste antarti-

       M10 FIGLIO JOHN CHE ANDO PER M.4RE     177

che; il vento alla periferia era pi forte che al centro; aveva, in
realt, molte delle caratteristiche di un ciclone dei Caraibi. Di conse-
guenza, la Petrel benefici di una diminuzione temporanea nella
violenza del vento e del mare quando attravers il centro della
bufera. Le onde erano sempre enormi, poich arrivavano sui dodici
metri, ma il vento era calato considerevolmente e non nevicava pi.
  In quelle condizioni meteorologiche migliorate, Johan pot gia-
cere in uno stato quasi confortevole, cullandosi nel pensiero che il
peggio fosse passato. Quello che nessuno comprendeva era che il
peggio doveva ancora venire, che il vento e il mare, dopo il centro
della burrasca, erano ancora pi violenti di quel che avevano gi
sperimentato.
  Alle tre del mattino, Svend era cos fiducioso che il peggio fosse
passato e che il tempo volgesse al bello, che abbandon il ponte e
scese nella mensa. Rimase sorpreso di trovare il figlio ancora seduto
accanto a Johan. Mentre entrava in punta di piedi, il ragazzo si
port un dito alle labbra.  Si  assopito. 
  Svend vide che John aveva gli occhi cerchiati.  Sei stato con
Johan per un bel po'. Rimango io con lui, mentre tu fai un sonnel-
lino. 
  Il ragazzo avrebbe dormito in piedi, ma sapeva per quanto tempo
il padre era rimasto sul ponte di comando. Se suo padre poteva
farcela, poteva farcela anche lui. Johan vuole che legga per lui 
rispose.
   Legger io, e se chiede di te, ti chiamer.  Svend prese il libro.
 Te lo prometto. 
  Padre e figlio rimasero assieme accanto alla cuccetta. Il vecchio
baleniere si agitava senza trovare riposo, il volto era una maschera
di dolore.  Babbo  domand il ragazzo,  non gli taglieranno la
gamba, vero ? 
   No, se riusciamo a tenerlo immobile. 
  Quelle parole tolsero un gran peso dal cuore del ragazzo.  Non
me lo perdonerei mai, se perdesse la gamba.  EJohn corse fuori dal
locale.
  Prima di buttarsi in cuccetta, John voleva dare un'occhiata al
tempo Appena mise piede in coperta, si rese conto di quanto fosse
migliorato. La neve era cessata e il vento rumoreggiava ancora, ma
non sibilava pi. John si tenne afferrato al passamano, sorridendo.
Il peggio, pens,  passato; ce l'avrebbero fatta. And a guardare il
barometro Si aspettava di vederlo salire, ma era sceso a 716 milli-
178           SELEZIONE DEL LIBRO

metri e, quando lo batt con la punta di un dito, scese ancora. Stupito,
stava per battervi ancora quando, alle sue narici, giunse l'odore del
sangue.
  Quell'odore poteva venire solo da una cosa. John and a murata,
a sinistra, e guard la balena azzurra. Quello che vide, la lingua
gonfia che fiottava sangue, non fu proprio una sorpresa, perch
quando una carcassa di balena viene rimorchiata col mare grosso,
I'acqua salata le entra dalla gola e, mescolandosi con l'aria compressa
nel suo stomaco, d luogo a una reazione chimica che provoca il
gonfiarsi della lingua. E la lingua, battuta dai marosi, comincia a
sanguinare. John stava per andarsene, disgustato, quando vide
qualcos'altro: una pinna nera triangolare.
  La pinna saett nell'arco di luce, rapida come un siluro, puntando
direttamente sulla balena. Il ragazzo sbianc in volto, quando trenta
denti affilati come rasoi strapparono un pezzo di cinque chili dal
corpo della balena. John sapeva che in tutta l'Antartide c' una
creatura sola che abbia una pinna triangolare nera: I'Orcinus Orca,
il cetaceo lungo quasi otto metri chiamato orca, che divora le ba-
lene. Sapeva pure che le orche, nere sul dorso, gialle sulla pancia,
cacciano a branchi, che assalgono a vista tutto ci che  commesti-
bile e che, in meno di dieci minuti, possono ridurre una balena
adulta a un mucchio d'ossa senza valore. La carcassa della balena
sussult ancora e l'acqua nella scia della Petrel si tinse di rosso.

  SVEND LARSEN stava accomodando i cuscini di Johan quando la
porta si spalanc di colpo.  Le orche!  grid John.
  Per la prima volta da quando avevano preso la balena a rimorchio,
Svend ebbe paura. Per met scivol, per met si catapult fuori
del portello, ben sapendo che ogni secondo era vitale. I due fucili
Lee-Enfield e le munizioni erano chiusi a chiave in un cassetto sotto
la sua cuccetta. Mentre Svend li tirava fuori, Bengt Nielsen lo rag-
giunse di corsa.  Uno anche a me, Svend! Per favore.  Bengt
era il miglior tiratore di tutti loro e Svend gli butt un fucile e due
caricatori di proiettili calibro 7,7.
  In coperta, un gruppo di balenieri stava chino a murata e John
era fra loro; tutti guardavano affascinati e sgomenti le orche. Pareva
fossero soltanto due, ma Svend sapeva che altre non avrebbero tar-
dato a raggiungerle.
  La collera era montata alla testa di Svend e di Bengt. Aver ri-
schiato tanto, aver rimorchiato la loro preda tanto lontano, solo per

       M10 FIGLIO j'OHN CHE ANDO PER MARE     179

perderla ! Impulsivamente, Bengt tent un colpo appena messo
piede sul ponte. Proprio mentre arrivava barcollando in cima alla
scala, la Petrel saliva un'ondata sulla cui cresta le orche e la carcassa
erano sollevate quasi all'altezza dell'occhio, come su uno schermo, e
una delle orche, a bocca spalancata, puntava dritta sulla balena. Era
un bersaglio che forse non si sarebbe presentato mai pi. Bengt
port il fucile alla spalla, il dito premette il grilletto. Colpita in
mezzo agli occhi, l'orca balz fuori dell'acqua, batt per un attimo
l'aria con la coda, poi ricadde in mare uscendo dall'arco di luce con
una scia di sangue.
  Uno dei tratti meno gradevoli dell'Orcinus Orca  che, se un com-
ponente del branco viene ferito, i suoi compagni io divorano vivo.
L'orca ferita si dibatteva ancora, quando i denti della sua com-
pagna le squarciarono il ventre. Per un paio di minuti, mentre i due
grossi cetacei si dibattevano e sussultavano nella scia della Petrel, la
carcassa della balena rimase indisturbata, ma Svend sapeva che le
altre orche del branco si sarebbero ben presto messe sulle loro tracce,
attirate dall'odore del sangue.
  Bengt si rivolse a John.  E meglio che tu vada abbasso, ragazzo. 
  John scosse la testa. Sapeva cosa pensava il baleniere, certe cose
 meglio non vederle... Ma ormai avevano vinto la loro gara contro
il tempo, contro la burrasca e contro le secche. Certo, I'avrebbero
spuntata anche contro le orche. Mentre John stava a murata e
pensava disperatamente a un modo per riuscirvi, alcuni balenieri
trascinarono fuori della cala del nostromo un mucchio di piccoli
galleggianti. Rapidamente li ricoprirono con stracci imbevuti di
paraffina, poi li legarono fuori della battagliola e vi appiccarono
fuoco. Le fiamme avrebbero servito a spaventare le orche e a for-
nire la luce necessaria per mirare e sparare.
  Per un po', la luce di quelle fiamme e il fuoco dei due fucili ten-
nero a distanza le orche, che crescevano di numero, ma, a mano a
mano che la balena sanguinava pi abbondantemente, le orche si
fecero pi temerarie. Ben presto ve ne furono quindici intente a
lacerare la carcassa, e ogni volta che i loro denti ne laceravano
un pezzo, il ragazzo tremava: era il suo sogno che quei denti lace-
ravano.
  Dal ponte Svend e Bengt mantenevano un fuoco continuo, ma
quasi inefficace; la Petrel rollava pesantemente, le orche si muovevano
con estrema rapidit e solo un colpo piazzato nella testa o nel cuore
aveva effetti apprezzabili. Svend sapeva di combattere una batta-
                          SELEZIONE DEL LIBRO

glia perduta. "Se ne potessi ferire due o tre tutte in una volta!"
pensava.
  John pensava la stessa cosa. Il cannone non poteva essere bran-
deggiato contro le orche, cos vicine sottobordo, eppure ci doveva
essere un modo per servirsi del cannone e dei suoi arpioni! L'idea
gli venne improvvisa e John corse sul ponte.  Babbo! Babbo! Io
so come possiamo fare per fermarle! Con le bombe a mano! 
   Ma non ne abbiamo! 
   Possiamo farle con le spolette degli arpioni e con la polvere
delle cariche. 
  Svend prov un brivido di paura. Le bombe a mano potevano
essere il rimedio giusto, ma improvvisarle coi detonatori e con l'esplo-
sivo sarebbe stata un'impresa da pazzi anche col bel tempo. In una
burrasca poi, sarebbe stato un suicidio. Stava per scuotere la testa,
quando Torstein disse:  Le faccio io .
  Non azzardare, rintron la familiare voce ammonitrice, nella
mente di Svend; non rischiare il tuo equipaggio per l'affetto che
porti a tuo figlio. Svend si sent assalire da una grande stanchezza.
 No  disse.  Non ne vale la pena. 
  Svend sent la mano del secondo che gli si posava sulla spalla.
 Svend, io e te possiamo farcela, se ci mettiamo assieme. 
  Nessun altro argomento avrebbe potuto convincere Svend. Ma
una sfida personale era qualcosa a cui non sapeva resistere. Svend
non accettava mai la sconfitta; si scroll di dosso la stanchezza.
 Timoniere, passa il governo al timone d'emergenza a poppa.
Bengt, fa' sgombrare la coperta a prora. 
  Mentre gli uomini si rifugiavano a poppa, Svend e Torstein misero
assieme l'occorrente: pacchi di cordite dalle riservette, testate degli
arpioni e polvere da sparo dal deposito sotto coperta. Erano essen-
ziali rapidit e prudenza: le orche strappavano grossi brandelli di
carne; di l a dieci minuti la carcassa sarebbe stata troppo dan-
neggiata e la nave fattoria non l'avrebbe accettata pi; ma una
scossa al momento critico nella preparazione delle granate, e i due
balenieri sarebbero stati cancellati dalla faccia della terra.
  I due uomini si sistemarono in un angolo della sala nautica e
lavorarono in silenzio. Per prima cosa, ognuno di loro premette un
bossolo vuoto sul sughero di un galleggiante per lasciarvi l'impronta,
poi tagliarono il sughero attorno a questa impronta e ne fecero tappi
per l'estremit aperta dei bossoli; poi riempirono i bossoli di polvere
da sparo per due terzi circa.

ROTTA DELLA BALENIERA
       PETREL





_ Rott- d P-tr-l

          Trai~tt rl

Petrel rlceve avvl~e tlne
staoiene dl caccla

~i Prlmo 8VV1SO temPesta
~vviclnantesl

                  J Avvlst~mento talena azzurra

      La balena azzurra e catturata
Inlzla 11 rlmerchlo

A La balenlera accosta per
  evltare le secche

      Una braoa del rlmorchio
_ sl spezza

eLa balenlera accesta per
   evitare oli Icebero

                        Naveatterla
182           SELEZIONE DEL LIBRO

  Il momento del pericolo era giunto. Svend e Torstein tolsero gli
inneschi dalle granate degli arpioni, ne tolsero le spolette e, con
ogni attenzione, estrassero i detonatori. I detonatori, di fulminato
di mercurio, erano sensibili al movimento quanto la pelle di un
camaleonte lo  alla luce, e mentre inseriva la sottile bacchetta di
vetro che lo conteneva nelle cariche di polvere, Svend temette im-
prowisamente che le grosse gocce di sudore che gli imperlavano la
fronte cadessero, simili a pietre, sul detonatore; non osava nemmeno
battere le ciglia, per timore di far cadere qualche goccia di sudore e
per una decina di secondi, ebbe paura perfino di muoversi; infine,
con tutta l'attenzione, cominci a versare altra polvere attorno al
detonatore, bench le mani gli tremassero.
   Io sto chiudendo il mio.  La voce di Torstein pareva venisse
da molto lontano.
   Bene !  Svend fece scivolare pochi grani di polvere ancora
nel bossolo, poi prese il turacciolo improvvisato. Chiudeva perfetta-
mente tranne che per una piccola tacca che lasciava una fessura di
qualche millimetro appena. Se quello spiraglio fosse rimasto aperto,
la polvere sarebbe potuta fuoriuscire, il detonatore sarebbe stato
libero di spostarsi e la granata sarebbe esplosa. Tagliare un altro
turacciolo avrebbe richiesto tempo. Svend dovette affrontare un pro-
blema ormai fin troppo familiare: doveva correre un rischio ? Doveva
lanciare la granata anche se non era convenientemente sigillata?
  Aveva gi corso troppi rischi. Quando aveva visto l'alone attorno
alla luna, sarebbe dovuto correre a rifugiarsi da qualche parte;
quando gli avevano comunicato che i rimorchi erano trattenuti
dalla burrasca, avrebbe dovuto abbandonare la balena; quando la
Petrel era andata a un pelo dal capovolgersi, avrebbe dovuto mollare
il rimorchio, e quando suo figlio aveva suggerito di confezionare
quelle granate rudimentali, avrebbe dovuto rifiutare. Aveva giocato
d'azzardo una volta dopo l'altra, ma la fortuna non poteva durare
in eterno. Per il suo cuore lo implorava di fare quell'ultimo tenta-
tivo per suo figlio.
   Svend, sei pronto?  Il secondo lo osservava con curiosit.
  Svend annu.  Direi di lanciarle assieme. Uno, due, tre, via. La
scossa causata dal lancio romper i detonatori. 
  Svend e Torstein si alzarono cautamente in piedi; uno scivolone,
una caduta e avrebbero avuto solo tre secondi di vita. Quando giun-
sero a murata, da diciotto a venti orche stavano lacerando furiosa-
mente la balena azzurra.

       M10 FIGLIO JOHN CHE ANDO PER MARE     183

 Mira nel mezzo del branco  disse Svend.
  Torstein annu. Attesero che la Petrel cambiasse assetto e si rad-
drizzasse, poi Svend s'irrigid.  Uno, due, tre, via!  Il braccio
dei due uomini s'inarc indietro, le due granate volarono nella
notte.
  Esplosero quasi simultaneamente, una a qualche metro dal-
I'acqua, l'altra appena toccata la superficie, e provocarono una
strage. Circa un terzo delle orche morirono all'istante, e un altro
terzo rimase ferito. Ogni altro animale, colpito da una simile eca-
tombe, sarebbe fuggito, ma le orche assetate di sangue si buttarono
l'una sull'altra, le vive straziarono avidamente i corpi delle com-
pagne morte. Persino gli induriti balenieri, accorsi a murata, se ne
allontanarono disgustati.
  Mentre la Petrel continuava ad arrancare, la chiazza color cremisi
scadde lentamente di poppa, scomparendo prima dal cerchio di
luce dei proiettori, poi dal bianco della scia, ma per parecchi minuti
ancora, sopra il rombo della tempesta, dalle tenebre giunse ai ba-
lenieri il tonfo dei grossi corpi in lotta fra loro.
  Curvi sul capodibanda, i balenieri scrutavano ansiosi la balena
che lasciava dietro di s una scia di sangue; nei suoi fianchi si apri-
vano caverne scure, dal ventre pendevano strisce di carne, ma era
ancora certamente in ottimo stato per essere lavorata. Era ancora la
loro duecentesima balena, e John era fuori di s per la contentezza.
   E stata una buona idea la tua, mozzo.  La mano del secondo si
era posata sulla spalla di John.  Adesso  meglio che noi due pre-
pariamo un po' di t. 
  John, stupito, guard l'orologio: erano le quattro del mattino.
Mancava solo mezz'ora all'alba e al rito del t col rum.
  Torstein e John andarono in cucina, accesero la stufa e riempirono
le pentole; poi, mentre Torstein apriva lo stipetto dei liquori, John
Si accinse a lavare i bicchieri. Il rollio pareva diventato molto pi
forte adesso; due volte, quando la Petrel precipit malamente in
una gola, John fu scaraventato dal lavandino alla paratia.  Credevo
clle il tempo migliorasse  disse a Torstein.
   Anch'io lo credevo, ma ci siamo sbagliati. Asciuga bene i bic-
chieri, ragazzo. 
  John sospir. Adesso che aveva fatto la sua parte, rompendo il
ghiaccio in coperta e allontanando la minaccia delle orche, avrebbe
desiderato che la smettessero di chiamarlo "mozzo" oppure "ra-
gazzo", avrebbe preferito che lo chiamassero per nome, come face-
184           SELEZIONE DEL LIBRO

vano tutti gli altri fra loro. Aveva anche sperato che, alle quattro e
mezzo, quella mattina, gli avrebbero offerto un po' di rum nel t
come dimostrazione che lo riconoscevano finalmente come baleniere,
ma anche in quello rimase deluso. Il suo gotto gli venne offerto
senza il cicchetto che era stato versato nei gotti degli altri.
  John and nella mensa con il proprio gotto e con quello di Johan,
ma, per strada, perse buona parte del contenuto, perch la Petrel rol-
lava di nuovo pesantemente sotto le ondate alte quindici metri.
  Il ragazzo ebbe piacere nel vedere che Johan era sveglio; aveva
atteso quel momento per raccontargli che era stata sua l'idea che
aveva salvato la balena, ma la sofferenza che scorse negli occhi del
vecchio gli fece subito apparire insignificante il suo successo. Il volto
di Johan era terreo e imperlato di sudore; il suo aspetto era tale che
lo si sarebbe detto in punto di morte.
  "Non c' da spaventarsi" si disse il ragazzo, prendendo una sedia
e tirandola accanto alla cuccetta. "Non si muore per una gamba
rotta. "
   Vuoi che ti accomodi i cuscini, Johan?  domand.
  Il vecchio baleniere annu. Un paio d'ore prima si era assopito
e stava relativamente comodo, ma adesso veniva sbatacchiato da un
lato all'altro della cuccetta. Il ragazzo comprese che avrebbe conti-
nuato ad esserlo per altre quattordici o sedici ore, perch avrebbero
presentato il fianco al mare per tutta la strada del ritorno alla
Cyclopean.
  Il ragazzo infil coperte e pacchi di cotone attorno alla gamba
del vecchio, premendoli pi che pot, ma, gi mentre li stava siste-
mando, quelli cominciarono ad allentarsi sotto le scosse violente
della nave. John non poteva far nulla quando la nave sbandava in
modo imprevedibile, ccivolava a sinistra, esitava, il capodibanda
sott'acqua, e poi tornava a raddrizzarsi con una rotazione incontrol-
labile verso dritta.
  Johan giaceva sul dorso, con una mano aggrappata alla sponda
della cuccetta e l'altra premuta a paratia. La sua gamba fratturata
non stava mai ferma e i due spezzoni dell'osso a volte stridevano
l'uno contro l'altro, a volte premevano su un nervo, altre si spinge-
vano in fuori attraverso la pelle lacerata. Di l a poco il sangue
cominci a macchiare le coperte. Il respiro del malato si fece pi
faticoso, il suo volto si fece ancora pi terreo.
   Vuoi dell'altro rum, Johan? 
  Il vecchio baleniere aveva gi scolato per tre quarti la bottiglia,

       M10 EIGLIOOHN CHE AJtrDO PER MARE     185

ma allung ansiosamente la mano, e la scol del tutto. Soffriva troppo,
per, perch i fumi dell'alcool bastassero ad alleviare il dolore.
Tuttavia, l'alcool serv un poco ad attenuare il peggio di quell'ago-
nia. Il ragazzo gli rimase accanto, asciugandogli di tanto in tanto il
sudore dagli occhi, o leggendogli il libro portato da Nils. A mano
a mano che le ore passavano, la voce di Johan divenne pi impastata,
la sua mente pi confusa. A met mattino viveva nel mondo dei suoi
sogni, nei deserti dell'Arizona arsi dal sole.
  "E molto grave il delirio?" si domandava John, senza lasciare la
mano del vecchio che borbottava di raduni di bestiame, di allu-
vioni e di Apaches. Ogni tanto, la mente gli ritornava lucida e par-
lava sensatamente. In uno di questi momenti si accorse che gli occhi
del ragazzo erano pieni di lacrime.
   Non ti crucciare, ragazzo. Ci sono guai peggiori, nel deserto. 
   Oh, Johan! Se non avessimo perduto la morfina! 
   Dimenticala. Quei cowboys non avevano morfina...  E Johan
sprofond ancora in un mondo in cui il ragazzo non poteva se-
guirlo .
  Un baleniere entr nella mensa all'inizio della terza guardia e
consigli a John di andare abbasso, ma John non volle andarsene
perch capiva che Johan gradiva la sua presenza. Le ore passavano
lente e il vecchio baleniere sembrava perdere sempre pi le forze.
  Il ragazzo aveva tutto il tempo per riflettere, e i suoi pensieri,
dopo un po', presero una piega decisamente sgradevole. La soffe-
renza di Johan lo indusse a domandarsi se il destino della sua balena
fosse tanto importante quanto la gamba di Johan. Pi ci pensava, pi
la precedente soddisfazione lasciava il posto a un senso di colpa. Ca-
piva che, se la Petrel avesse continuato a prendere il mare al traverso
per altre quattordici ore ancora, avrebbero dovuto irrimediabil-
mente amputare la gamba a Johan. Ma che cosa poteva farci lui
per evitarlo ? John continuava a domandarselo. Non era lui il coman-
dante della Petrel, non poteva ordinare che la baleniera si mettesse
con la prora al mare in modo che le ondate la disturbassero meno.
  Rimase seduto accanto a Johan, osservando le paratie che oscil-
lavano pazzamente, ascoltando la cacofonia della tempesta. Pi di
una volta la testa gli ciondol sul petto, gli occhi gli si chiusero:
ma lui non voleva addormentarsi. Dopo un po' tast il polso del
vecchio e il battito gli parve troppo debole e troppo rapido.
  Poco dopo le dieci entr Bengt Nielsen.  Va' un attimo a far cola-
zione, ragazzo. Gliela do io un'occhiata a Johan. 
186           SELEZIONE DEL LIBRO

 Non posso rimanere io con lui? Ti prego. 
 Se non mangi, dovremo mettere anche te nella lista dei malati ! 
  John non si era accorto di quanta fame avesse sino a quando non
vide il cibo che gli avevano lasciato: porridge, cioccolata e grosse
fette di pane imburrato. Aveva la cucina tutta per s e sedette in
un angolo, fra il tubo della ventilazione e il forno, e si mise a man-
giare.
  Ud le voci all'improwiso. Due marinai stavano rompendo il
ghiaccio vicino alla cucina e le loro voci, portate dal vento, arriva-
vano attraverso il tubo della ventilazione, sicch lui poteva ascoltare
tutto quello che dicevano. Chi ascolta di nascosto non sente parlare
bene di s, riflett John, ma, del resto, i due balenieri non parlavano
di lui. Imprecavano contro il ghiaccio e il loro brontolare, le loro
imprecazioni gli giungevano ben distinte insieme con lo scrosciare
delle onde, col sibilare del vento. Aveva quasi finito il porridge, quando
cambiarono discorso. Poi un terzo baleniere si aggiunse ai due che
gi stavano rompendo il ghiaccio.
   Come sta ? 
   Non troppo bene. 
  Tohn riconobbe la voce di Carl Nielsen. Poi una voce echeggi
i suoi timori.  Credi che
 . nr~h~hil
   Peccato che prendiamo il mare al traverso.  Una pausa, poi:
 Credi che Svend cambier rotta ? 
   No, se nessuno glielo chiede.  Attraverso il condotto echeggia-
rono due colpi di mazza.  Questo  spezzato. Andiamo avanti. 
Le voci si affievolirono a mano a mano che i balenieri avanzavano
verso prora continuando il loro lavoro.
  Il ragazzo rimase perfettamente immobile, mani e occhi chiusi
strettamente, come per respingere da s quanto aveva udito. In
realt, gi da un poco lui sapeva la verit che le parole dei bale-
nieri avevano confermato. Se la Petrel manteneva quella rotta pre-
sentando il fianco al mare, sarebbero arrivati alla Cyclopean in tempo
per guadagnarsi il premio, ma il prezzo sarebbero state altre dodici
ore di sofferenze per Johan e la probabilit che perdesse la gamba.
Se la Petrel cambiava rotta e si metteva con la prora al mare, il bec-
cheggio sarebbe stato molto minore e Johan avrebbe potuto riposare
Ma il prezzo sarebbe stato la rinuncia al premio e la fine del suo
sogno di entrare al conservatorio. Che cos'era pi importante ?
suoi sogni, o la gamba di Johan?

       M10 FIGL/OOHN CHE ANDO PER MARE     187

  John si era detto che, essendo soltanto il mozzo, non toccava a
lui preoccuparsi della rotta seguita dalla Petrel, ma adesso capiva
quanto quella teoria fosse falsa. Era per lui che gli uomini rimor-
chiavano quella balena e se dovevano rinunciare, doveva essere lui
a convincerli della necessit di farlo.
  Finalmente John vedeva ben chiaro che cosa doveva fare, ma gli
ci volle un po', prima di decidersi. Finalmente si abbotton l'incerata
e il sud-ovest, apr la porta della cucina e si assicur a un cavo teso
in coperta.
  Mentre si arrampicava sul ponte, vide che il tempo era molto
peggiorato. Adesso le ondate erano enormi, il vento gelido soffiava
nuovamente a pi di cento nodi e nevicava forte. John trov suo
padre al timone.  Babbo!  grid, superando il fragore dell'ura-
gano. Johan sta molto male! Dobbiamo fare qualcosa, altrimenti
perder la gamba ! 
   Che cosa possiamo fare ? 
   Possiamo prendere il mare di prora! 
  Svend scosse la testa.  Se ci metteremo con la prora al vento,
non arriveremo per mezzanotte alla Cyclopean. 
   Lo so. 
  Svend era esausto, mentalmente e fisicamente. Da trenta ore
non dormiva. Gli ci volle un po' perch il significato di quanto suo
figlio diceva penetrasse nella sua mente; allora lo fiss, incredulo.
 Vuoi dire che rinunceresti al premio? Per Johan? 
  Il ragazzo strinse i pugni.  Tu non hai visto Johan. Delira.
Forse sta morendo. 
  Svend pens: `'Adesso  pronto a sacrificare il suo awenire, ma
dopo lo rimpianger". Pos una mano sulla spalla del figlio.  Verr
io a dare un'occhiata a Johan. Non c' bisogno di affrettarsi. Thor 
chiam, rivolto al marinaio di vedetta,  Thor, prendi il timone, e
tu, ragazzo, prendi il posto di Thor... E fa' attenzione al ghiaccio. 
  John apr la bocca per dire qualcosa, ma ci ripens e and sul-
l'aletta di plancia; l, fece del suo meglio per concentrare l'attenzione
e scrutare il mare, ma non era facile: la neve lo accecava e dalle
onde sorgeva continuamente, simile a un fantasma, il volto di Johan.
John mise a fuoco il binocolo sulle onde a prora. C'era del bianco
laggi. Era schiuma? Neve? Un rovescio? Nebbia? O era qualcosa
di pi solido... di pi pericoloso ? Si era appena convinto che si trat-
tava di nebbia, quando, dall'interfonico, venne un awertimento.
   Ghiaccio alla deriva! Venti gradi a sinistra. Due lastroni. 
  Se c'era ghiaccio a sinistra, poteva benissimo essercene anche a
dritta. John stava scrutando con estrema attenzione dalla propria
parte d'orizzonte, quando suo padre sal di corsa sul ponte.
  Svend vide subito che le punte aguzze del lastrone sparivano gi
nell'ombra verso poppa, alla loro sinistra. Almeno quelli non erano
pericolosi.  Non c' niente a dritta? 
   Non mi pare, babbo. Ma il mare davanti a noi sembra bianco. 
  Svend studi la distesa bianca. Anche lui vide che era nebbia e

serr le labbra. Un banco di
nebbia in pieno oceano, duran-
te un uragano forza nove, po-
teva avere un'unica origine, e
Svend lo sapeva. L'aria relati-
vamente calda che veniva a
contatto con una catena di ice-
berg, una catena che poteva an-
che essere lunga qualche miglio
e alta decine di metri, che po-
teva avanzare contro di loro a
una velocit che avrebbe potu-
to raggiungere le dodici miglia
all'ora. Svend s'irrigid.
   Quaranta gradi a sinistra ! 
ordin.  John, devo parlarti.
Vieni in sala nautica. 
  Nella sala nautica, ben ri-
scaldata, Svend pos una mano
sulla spalla del figlio.  Mi fa
piacere che tu mi abbia chiesto
di cambiare rotta, maJohan non
 grave come credi tu. No... 
Svend alz una mano mentre il
ragazzo accennava a protestare.
 Lo so che starebbe molto me-
glio se ci mettessimo con la pro-
ra al mare. Ma i balenieri sono
gente dura. Ti assicuro che non
corre il minimo pericolo di mo-
rire. 
                                      Svend non si aspettava una
risposta cos veemente dal figlio.  Ma se perder la gamba, non potr
pi venire a caccia di balene! Per l'amor di Dio, babbo, metti la
prora al mare. 
  Mentre Svend esitava, dal portavoce giunse la voce della vedetta:
 Ghiaccio dritto di prora! 
   Devo andare. 
   Prometti che accosteremo con la prora al vento appena avremo
Superato il ghiaccio. 

                                 1 89
go           SELEZIONE DEL LIBRO

   Prometto che ci penser.  Svend corse sul ponte e mise a fuoco
il binocolo sulla linea di creste bianche e lisce che adesso spuntava
nettamente dalla nebbia. Cambi di nuovo rotta e fece aumentare
la velocit.
  Dunque, la discussione su Johan era chiusa. Tristemente, il ragazzo
torn nella mensa: non c' niente di pi awilente, che veder respinto
il proprio sacrificio.
  Trov Johan che si sforzava di sollevarsi dalla cuccetta. Il muta-
mento di rotta aveva portato una grande differenza nei movimenti
della Petrel e il vecchio baleniere si sentiva gi meglio.  Perch
abbiamo messo la prora al mare?  domand perplesso.
   Ghiaccio. 
  Johan era mezzo stordito dall'alcool e dal dolore, ma non gli sfugg
che John era sconvolto.  Che cosa c', ragazzo? 
   Niente. 
  Il vecchio lo guard con espressione da gufo, poi prese il libro e
glielo porse.  Vuoi continuare a leggere? 
   Certo  rispose John. Ritrovato il segno, il ragazzo riprese a
leggere come un automa. Dopo un po', come Johan aveva previsto,
la necessit di concentrarsi sulla lettura distolse la mente del ragazzo
dalle sue preoccupazioni.
  E, mentre il ragazzo leggeva e il vecchio baleniere si godeva una
tregua troppo breve dal movimento di rollio della Petrel, questa si
apriva la via fra i ghiacci. C'erano due catene di iceberg, separate
da una breccia di circa mezzo miglio. Sarebbe stato pi sicuro, e
Svend lo sapeva, aggirarle tenendosi verso il mare aperto. Ma quella
deviazione avrebbe portato la Petrel fuori rotta, avrebbe fatto per-
dere tempo. Cos Svend punt dritto verso l'apertura.
  I due iceberg venivano rapidamente verso di loro. Visti da lontano
erano apparsi quasi eterei, bianche sculture translucide, avvolte dal-
la nebbia e orlate di un velo sottile, ma, a mano a mano che la
distanza diminuiva, si traformavano in grosse colline di diamante e
il velo leggero divenne una cascata di spruzzi alta cinquanta metri.
Quando furono in mezzo alla breccia, il rombo di milioni di ton-
nellate d'acqua, che turbinavano ribollendo, soffoc il pulsare delle
macchine della Petrel, mentre il vento cominciava a mulinare freddo
e umido, investendoli da tutti i punti dell'orizzonte. E se un cambia-
mento nella direzione del vento avesse fatto unire i due iceberg ?
si domand Svend. E se fossero stati uniti sott'acqua? Ma la Petrel
pass nel varco. Mezz'ora dopo essere stato avvistato, il ghiaccio alla

       M10 FIGLIOOHN CHE ANDO PER MARE     19l

deriva stava sparendo verso poppa e il mare era tornato ancora alle
sole sue due componenti: la nave e la bufera.
  Svend era esaltato dalla sensazione del successo, come un atleta
che, essendo in testa alla gara, supera l'ultimo ostacolo della serie.
Avevano affrontato tutto quello che l'Antartide poteva scagliare
contro di loro, ormai la mta era in vista. C'era solo un'altra deci-
sione da prendere: mettere la prora al mare, come aveva suggerito
suo figlio, oppure mantenere la rotta verso la Cyclopean.
  Svend decise di seguire la rotta. Il rimorchio della balena azzurra,
iniziato come un atto d'amore, era diventato un'ossessione. Erano
distanti meno di venti miglia dalla nave fattoria; l'avrebbero rag-
giunta ben prima di mezzanotte. Sarebbe stata una pazzia rinun-
ciare a tutto quello per cui avevano lottato.
  Eppure la decisione presa non port la pace nel suo animo.
Svend continuava a ripetersi che lui, da buon padre sensibile,
pensava all'awenire del figlio, ma una voce continuava a ripe-
tergli che, se uno dell'equipaggio gli avesse chiesto di rinunciare,
avrebbe acconsentito. Dunque, perch rifiutava a suo figlio ci che
avrebbe concesso a un uomo del suo equipaggio? Svend passeggi
a lungo sull'aletta della plancia, poi mise a tacere la voce della
coscienza dicendosi che suo figlio era solo un ragazzo dagli istinti
d~nchisciotteschi. La Petrel aveva ripreso a rollare col mare nuo-
vamente al traverso.

  ADESSO NON c'era pi tregua per le sofferenze di Johan.
  Mentre la Petrel aveva tenuto la prora al mare per evitare gli
iceberg, il vecchio baleniere era stato relativamente a suo agio, ma
adesso che la baleniera correva ancora col fianco esposto a quelle
ondate gigantesche, n l'alcool, n il delirio, niente di tutto quello
che il ragazzo poteva somministrare o fare per lui, servivano ad
affievolire la sofferenza di Johan. E ogni fitta dolorosa accresceva
le probabilit dell'amputazione.
  Quando il mattino divenne pomeriggio, John ne aveva visto ab-
bastanza Adesso gli pareva pura malvagit che il suo premio dovesse
essere considerato pi importante della gamba di Johan. Dalla
conversazione che aveva ascoltato involontariamente, sapeva che
alcuni degli uomini la pensavano come lui. "Dunque" si disse, "toc-
ca a me agire in base a quanto il mio istinto mi ordina di fare."
  La decisione non la prese subito, ma solo dopo una lunga e pe-
nosa lotta interiore. Come una serpe sguscia fuori da una pelle di-
192           SELEZIONE DEL LIBRO

venuta troppo piccola, quel pomeriggio John butt da parte i sogni
della sua fanciullezza. Non si ferm a riflettere sulle conseguenze.
Sapeva soltanto che, quanto prima agiva, tanto prima Johan avrebbe
potuto dormire in pace.
  Nella mensa c'era una mazza di quattro chili appesa alla paratia,
parte dell'equipaggiamento antincendio. Il ragazzo attese che Johan
ripiombasse in uno dei suoi stati semicomatosi, poi infil l'incerata,
prese la mazza, apr la porta e usc in coperta. I gruppi degli uomini
che rompevano il ghiaccio lavoravano a poppa, proprio come lui
aveva sperato, e la coperta a prora era deserta. Tenendosi all'ombra
del ponte, John raggiunse le braghe di catena e le bozze che le assi-
curavano. Un paio di colpi di mazza e i perni dei ganci a scocco
sarebbe saltati via, le braghe si sarebbero aperte. Le mani di John
si contrassero sul manico della mazza. Solo in quel momento afferr
in pieno il significato di quello che stava per fare.
  Gli uomini avevano passato ventiquattr'ore d'inferno per rimor-
chiare la balena azzurra sin l. Che cosa avrebbero pensato di lui,
se avesse gettato tutto quello per cui avevano lottato? Per un mo-
mento esit, e tutta l'amarezza di non essere considerato uno del-
I'equipaggio torn ad assalirlo, mentre il volto sudato di Johan gli
appariva di nuovo, simile a un incubo.
   Ehi, tu! Sta' lontano dalle braghe! 
  Uno dei balenieri avanzava barcollando verso di lui. Non c'era
pi tempo per pen~are. John si ritrasse di un passo, alz la mazza e
l'abbatt con tutta la forza di cui era capace sulla braga di destra.
Il perno vol nel trincarino, la braga si apr e la balena, trattenuta
da una catena soltanto, si rovesci di lato con uno strattone.
   Ehi, mozzo! 
  John sferr un altro colpo e la seconda braga salt nettamente
come la prima. La Petrel, liberata dal peso del rimorchio, si raddrizz.
La balena e l'infanzia di John scomparvero per sempre nelle grigie
onde dell'Antartide.
  John non prov n rimpianto, n esultanza; solo una grande
stanchezza, come se corpo e mente fossero stati sottoposti a uno sforzo
oltre ogni limite di resistenza. Mentre i balenieri si affollavano attorno
a lui, sent anche che le lacrime cos a lungo trattenute gli scende-
vano lungo le guance. Poi qualcuno gli tolse la mazza, un altro lo
prese per mano e lo condusse al sicuro, al riparo del ponte. Perch
volevano sapere, l'aveva fatto ? L'incalzare delle domande, incre-
dule, piene di simpatia, di approvazione, lo stordiva. E improvvisa-

       M10 FIGLIOOHN CHE A~tDO PER MARE     193

mente, sotto la luce delle lampade ad arco, John si ritrov a faccia
a faccia col padre.
   Padre e figlio si fissarono. Quando i loro sguardi s'incontrarono,
John fece uno sforzo per scrollarsi la stanchezza di dosso, ma prima
che potesse parlare, la Petrel sband paurosamente nella gola di
un'onda. John sentiva d'aver perso l'equilibrio, ma non gliene im-
portava niente; era troppo stanco. Mentre le lamiere della coperta
piombavano su di lui, chiuse gli occhi. Suo padre lo afferr una fra-
zione di secondo prima che le toccasse.
   Lo portarono abbasso e lo adagiarono, per la seconda volta in
ventiquattro ore, in cuccetta, poi rimasero attorno a lui. La Petrel
accost e venne con la prora al mare. Beccheggiando, invece di rollare,
teneva testa al mare molto meglio. Quando i balenieri videro che
John non correva pericolo di cadere dalla cuccetta, lo lasciarono.
John dorm il sonno di piombo di chi  sfinito.
   E subito si addorment anche Johan. Con la gamba finalmente
immobile dopo le lunghe ore di acuta sofferenza, giaceva sorridendo
al suono del bestiame che calpestava le pianure, riarse dal sole, dei
SUOi SOgni.
   Dormirono tutto quel giorno e buona parte della notte che segu,
mentre la Petrel, prora alle onde e libera dal rimorchio, superava la
furia delle ultime ore di burrasca. Alle prime ore del mattino di
mercoled nove aprile, vento e mare erano scemati abbastanza perch
Svend potesse puntare ancora una volta sul~a nave fattoria. Ma ormai
la stagione di caccia era finita.


                   EPILOGO. Mercoled, g aprile

   JOHN LARSEN si svegli alle quattro e mezzo di mercoled mattina,
al rumore che facevano i balenieri vestendosi. Dai loro commenti
comprese che la burrasca era diminuita d'intensit e che puntavano
ancora sulla Cyclopean, e che lui aveva dormito per dodici ore filate.
Alle quattro e tre quarti, anche John era vestito e stava salendo in
coperta.
   Il freddo era intenso, ma il vento era scemato a poco pi di una
brezza. Anche col mare al traverso, la Petrel procedeva senza forti
SCosSe Tutto era immobile e quieto mentre i banchi di ghiaccio e i
canali navigabili attendevano il miracolo ricorrente dell'alba. Sulla
coperta della Petrel, tutt'attorno alla prora, c'era uno spesso strato
194           SELEZIO.)VE DEL LIBRO

simile a neve. Fuori della cucina gli uomini si radunavano gi per
il t.
  Il ragazzo scese nella mensa e trov Johan ancora addormentato.
Dormiva, come gli disse il baleniere che lo vegliava, da quattordici
ore, e ogni volta che aveva dato segno di ridestarsi lo avevano im-
bottito di aspirina sciolta nel rum. Il ragazzo sal ancora in coperta
e and verso prora; quando si fu accertato che tutti gli altri avevano
ricevuto il t, and alla porta della cucina.
   Buongiorno, Torstein!  esclam porgendo il gotto.
   Buongiorno, John!  Il secondo prese il gotto e lo riemp di
t, ma non sino all'orlo; poi, con molta attenzione, vi aggiunse un
po' di rum.
  Non era nella natura di John far mostra dei propri sentimenti.
 Grazie  disse soltanto, poi and in coperta, dove gli altri si ripa-
ravano alla bonaccia del ponte e l fece esattamente quello che fa-
cevano loro: sbatt i piedi, soffi via il fumo dal bicchiere, scherz
con gli altri parlando delle gioie di alzarsi prima del sole. E mentre
tutti assieme ridevano e parlavano, tutti amici, la felicit lo pervase,
improwisa.
  Il suo t era amaro, ma John lo bevve tutto ugualmente e, quando
l'ebbe finito, and a murata e rimase a guardare il sole che saliva
sopra il ghiaccio, scagliando grandi dardi d'oro nel cielo di turchese.
E mentre guardava, John Larsen scopr improwisamente la bellezza
che era stata l ad ogni alba per chi aveva occhi per vedere. Perch,
si domand meravigliato, non l'aveva mai vista prima? Il sorgere
del sole non poteva essere cambiato, di quello era sicuro. Dunque,
il mutamento era avvenuto in lui.
  Ora, attorno a lui, tutta l'Antartide si ridestava a nuova vita:
i granchiolini guizzavano fra le onde, i pinguini si stiravano sui
banchi di ghiaccio, le procellarie, e i puffini volteggiavano in stormi
sparsi sui ghiacci. E anche nel ragazzo qualcosa si stava muovendo.
Nell'oro dell'alba, nella nuova fraternit dell'amicizia, pot intra-
vedere un poco la ragione per cui gli uomini tornavano un anno
dopo l'altro nell'Antartide. Stupito, John cap che anche lui sarebbe
potuto tornare ed essere felice.
  Non che il suo sogno fosse scomparso o fosse morto per sempre.
Il suo amore per la musica era troppo profondo e non poteva finire
cos. Ma adesso, nei suoi sogni, vedeva la rosea allucinazione di un
ragazzo. Si era atteso qualcosa senza dar nulla in cambio, aveva
desiderato che gli offrissero la felicit su un piatto d'argento, con la
196           SELEZIONE DEL LIBRO

Petrel che, come per magia, pagava il conservatorio per lui. Adesso
capiva che tutto ci che conta deve essere conquistato lottando, e se
un giorno fosse entrato al conservatorio, avrebbe apprezzato molto
di pi quel successo. "Col tempo" pens, "forse potr risparmiare
abbastanza per pagarmi gli studi da solo. Intanto, vedo che il con-
servatorio non  il solo luogo dove posso imparare qualcosa che vale
la pena conoscere . "
  Mentre la luce aumentava d'intensit, John stette a guardare gli
uomini che riparavano i danni causati dalla tempesta, scrostavano
il ghiaccio, ingrassavano il cannone, raddrizzavano passamani e
candelieri. Dopo un po', Carl e Bengt Nielsen cominciarono a
togliere i pesanti gavitelli delle bandiere per segnalazioni dalla
murata e a portarli a poppa per pulirli. John!  chiam Bengt.
 Non ci dai una mano? 
  John li raggiunse. I tre balenieri sollevarono i gavitelli e tutti
assieme li portarono a poppa.
  E, mentre passavano davanti al ponte, il ragazzo alz gli occhi
e vide suo padre che li guardava sorridendo. La felicit, che per
John era stata cos a lungo estranea, lo pervase. Il sorriso di suo
padre infatti gli era familiare. Era lo stesso sorriso, orgoglioso, gen-
tile, pieno di approvazione, che, negli anni da lungo tempo trascorsi,
aveva visto sul volto della madre.
  LA VITA di James Vance Marshall  cos ricca di awen-
ture, da destare invidia. Lasci la sua casa, in Australia,
ancora ragazzo, e da allora ha visitato quasi ogni angolo
di mondo. E stato piantatore di banane nelle Indie Occi-
dentali, giudice di pace a Londra, boscaiolo nella penisola
dellaamciatca e giGrnalista a El Paso. La conoscenza
del mondo e degli uomini, acquisita attraverso queste
molteplici attivit, conferisce ai suoi libri doti non comuni
di sensibilit e di autenticit. Gran parte dell'atmosfera
di Mio figlio John che and per mare si basa sull'esperienza
fatta da Marshall, quando era ancora ragazzo, nelle Aleuti-
ne, a bordo di una piccola nave mercantile.
  Tornato definitivamente in Australia, Marshall si dedic
alla letteratura. Oltre a Mio figlio John che and per mare
ha scritto altri due romanzi, Walkabout e A Rioer Ran
o~t of Eden, non ancora apparsi in italiano, che sono gi
stati tradotti in altre dieci lingue.
~raduzione di Andreina Negretti
Illustrazioni di David Grove


"Via~io indimcn~icahl t~sion~
cond~nsata in italiana, (~3968 b~

9ELEZ~ONE DAL READER S DIOEST.

VIAGGI~
             I


Condensato del libro N0 HIGHWAdi
           NEVIL SHUTE
"Io NON SONO un romanziere" soleva dire Nevil Shute,
"bens un ingegnere. Costruisco una vicenda cos come
costruirei un ponte, una casa. Miro a elevare strutture solide
e ben equilibrate." E indubbiamente a questi princpi
che egli si  ispirato per questo classico dell'aviazione.
Protagonista della vicenda  un omettino
scialbo, dall'aspetto dimesso, che opera nel campo
dell'aeronautica. Questo scienziato ha un vasto raggio
di interessi, tali da suscitare la perplessit
dei compagni di lavoro: egli si occupa
di scienze psichiche, di scrittura automatica,
in un tentativo disperato di ristabilire un contatto
con la moglie scomparsa tragicamente durante la guerra.
Perci, quando egli formula una teoria che mette
in dubbio l'idoneit al volo di un aereo appena
immesso nel servizio attivo in Gran Bretagna,
si trover a dover lottare con l'incredulit quasi generale.
Eppure questa teoria dovr essere urgentemente verificata,
poich  in gioco la vita di migliaia di passeggeri.
Ne nasce un groviglio sempre pi drammatico
e incalzante di situazioni, reso ancor pi avvincente
dalla precisione scientifica dei particolari.

   UANDO mi affidarono la direzione del Dipartimento Strut-
~, turazione della R.A.E., la Royal Aircraft Establishment, di
 YFarnborough, avevo trentaquattro anni. All'inizio, ci mi
cre alcune piccole difficolt, perch la maggior parte dei ricercatori
alle mie dipendenze erano molto pi anziani di me. Inoltre, io
non ero uno di Farnborough, ma venivo da Boscombe Down, dove
ero stato per tre anni assistente tecnico del direttore dei voli speri-
mentali.
  Sapevo di essere stato designato come ramazza nuova per ripulire
il settore; ci nonostante la mia squadra dimostr molta buona vo-
lont di collaborare. Erano tutti tipi strani, che cominciavano a pen-
sare pi alla pensione che non a un avanzamento, perci dovetti
adottare una rotta prudenziale, come ogni ramazza nuova di buon
senso dovrebbe sempre fare. Spero di essermi comportato con in-
telligenza e comprensione, perch, a un certo punto, il ricercatore
non pi giovane tende a isolarsi dalla realt, a perdere interesse
nell'applicazione pratica del suo lavoro in funzione alla progetta-
zione di aerei, e a sconfinare sempre pi nel regno impalpabile
della matematica pura, campo nel quale non si hanno conseguenze
spiacevoli, anche se si commette un errore.
        Nel primo anno trasferii due degli scienziati pi anziani e feci
rcambiare linea di ricerca ad altri tre. Fu un anno molto intenso
anche per via del mio matrimonio. Shirley era nata a Farnborough,
p e, prima della guerra, aveva insegnato musica e disegno in una piC-
202           SELEZ10~E DEL LIBRO

cola scuola di Farnham, poi, quando la scuola era stata evacuata,
lei era entrata alla R.A.E. in qualit di disegnatrice. Nel quarto
anno di guerra, Shirley era stata trasferita a Boscombe Down, dove
le avevano assegnato una scrivania e un tavolo da disegno, proprio
vicino al mio gabbiotto di vetro, e cos, ogni volta che alzavo gli
occhi dai miei calcoli, vedevo la sua testa bruna china sui grafici
in preparazione, cosa che non giovava al mio lavoro. Avevo resistito
eroicamente per un anno, dicendomi che uno non deve mettersi a
fare lo stupido con le ragazze del suo ufficio. Poi ci eravamo fidanzati.
  Poco dopo che mi fu affidato il nuovo incarico, Shirley e io ci
sposammo. Il nostro appartamento di Farnham era piccolissirno:
una camera da letto, un soggiorno, un bagno e la cucina. Ma era
grande abbastanza per le nostre esigenze, e noi vivevamo felici.
Poich stavo fuori di casa tutto il giorno, Shirley torn a insegnare
musica e disegno nella sua vecchia scuola. Una delle allieve di mia
moglie era Elspeth Honey.
  Ricordo benissimo la sera in cui Shirley mi parl di Elspeth.
Stavo lavorando sodo alla relazione che avrei dovuto leggere alla
Reale Societ Aeronautica e che avevo intitolato Analisi sul rendimento
degli eerei a velocit supersonica. Shirley, che stava cucendosi una sotto-
veste o qualcosa del genere, a un certo punto esclam, perplessa:
 Elspeth  proprio una ragazzina strana Non riesco a capire se sia
molto intelligente o soltanto matta .
  Alzai la testa, ridendo.  Non faccio che domandarmi la stessa
cosa a proposito di suo padre, da quando ho assunto la direzione del
settore.  Theodore Honey era uno dei piccoli Einstein che avevo
ereditato. Fino a quel momento l'avevo lasciato in pace, perch mi
sembrava che stesse facendo un lavoro probabilmente utile, per,
a volte, mi ero domandato se Honey non stesse scivolando pian piano
in una forma innocua di tecnomania.
  Shirley si chin sul suo lavoro.  Ha un'aria cos strana, quella
ragazzina  riprese, dopo un po'.  I capelli neri dritti dritti, la
faccetta pallida e tutte quelle brutte lentiggini! Ha dodici anni, ma
a guardarla non gliene daresti pi di dieci. Non l'ho mai vista
giocare con gli altri bambini, per. E a volte dice le cose pi strane. 
   Che cosa, a esempio?  domandai, interessato a tutto quello
che riguardava la famiglia Honey.
  Shirley alz la testa e sorrise.  Piramidologia  rispose.
  La guardai, esterrefatto.  Che cos'? 
  E lei, con aria canzonatoria:  Dici di essere uno scienziato e non

            VIAGGIO INDIMEN~ICABILE         2c3

conosci la piramidologia! E l'insieme delle conoscenze che riguarda
la Grande Piramide d'Egitto. Profezie, eccetera .
  Sorrisi.  Non  il genere di scienza che ho studiato io. Perch,
nella tua scuola si insegna forse piramidologia? 
  Lei torn a chinarsi sul lavoro.  No. E una scienza che interessa
soltanto Elspeth. E venuta a chiedermi se, durante l'intervallo,
poteva fare un po' di esercizi sul pianoforte della scuola. Mi ha
detto che a casa non pu esercitarsi perch sta aiutando il pap in
piramidologia. Mi ha poi spiegato che, da due punti della Grande
Piramide, partono, diciamo cos, due coordinate, e che queste due linee
si congiungono sull'Islanda, proprio come un raggio radar, segnando
il luogo dove Nostro Signore scender sulla Terra alla fine del mondo,
cio in un futuro molto prossimo. A sentire Elspeth, suo padre ha
trovato un errore nei calcoli e lei lo sta aiutando a rifarli. E una
faccenda molto eccitante perch, secondo suo padre, salter fuori
che il raggio passa per Glastonbury dato che, essendo Ges Cristo
andato a vivere l nella sua giovane et, probabilmente Egli vorr
tornarci. Elspeth per spera che il raggio passi invece per Farn-
borough, che  il posto pi importante del mondo dato che ci lavora
suo padre. 
  La fissai incredulo.  E il signor Honey crede a queste cose? 
   Penso proprio di s, altrimenti non le avrebbe dette a Elspeth.
E un vero peccato che la bambina non abbia la madre. Non ti sem-
bra che, per una ragazzina della sua et, sia innaturale avere di
questi interessi ? 
   Cos' successo a sua madre? 
   Mi pare che sia morta durante la guerra. Elspeth e suo padre
abitavano in una delle villette di Copse Road. Credo che, di tanto
in tanto, una donna vada a fare i mestieri, ma  il signor Honey
che prepara da mangiare per s e la figlia. Lo so con certezza, perch
Elspeth mi ha detto che lei prepara la colazione del mattino tutte le
domeniche, e che l'anno prossimo avr il permesso di farlo tutti i
giorni. 
  Rimasi seduto a pensare. Quello che Shirley mi aveva detto sul
signor Honey non era molto rassicurante.
  Il giorno seguente andai in ufficio, deciso a fare un controllo su
Honey e le sue ricerche, perch, per quanto le sue convinzioni non
fossero affar mio, quando uno ha delle originalit in un campo pu
averne benissimo anche in un altro.
  Theodore Honey stava studiando il fenomeno della fatica dei
metalli nelle strutture degli aerei. Nei metalli, la fatica pu essere
definita come una malattia. Quando i metalli sono sottoposti a
sollecitazioni alterne, dopo un certo numero di queste variazioni,
la struttura del metallo pu alterarsi improvvisamente. Dopo al-
cune migliaia di ore di volo, una lega d'alluminio pu cristallizzarsi
di colpo e il metallo si spacca. Non si sa gran che sulla fatica del
metallo in relazione alle strutture d'aereo, e Honey aveva il compito
di scoprire qualcosa di pi.
  Scesi nel capannone - il pensatoio di Honey - dove era in corso
un importante esperimento.
  I l Rutland Reindeer era il pi grande aereo di linea in servizio
a quel tempo, e lo  ancora. La prima versione, che era stata la
prima a esser messa in produzione di serie, aveva motori stellari,
mentre ora quel tipo d'aereo sfrutta motori a reazione. Le prove di
resistenza dei piani di coda erano state fatte a Farnborough due
anni prima del mio arrivo, e, per quelle prove, la Compagnia aveva
fornito due piani di coda. Erano enormi, larghi diciassette metri,
cio quanto l'ala di un bombardiere bimotore. Per le prove di
idoneit al volo era stato usato e reso inutilizzabile soltanto uno dei
costosissimi piani di coda. L'altro era rimasto nel nostro magaz-
zino finch, diciotto mesi dopo i collaudi, Honey non ne aveva
fatto richiesta e l'aveva ottenuto.
  L'aveva sistemato nel capannone a cupola, orizzontalmente, in
posizione di volo. Per sostenerlo nella sezione centrale allo stesso
modo in cui sarebbe stato fissato al resto della fusoliera, Honey
aveva progettato e fatto costruire una imponente incastellatura d'ac-
ciaio, e questa incastellatura era munita di un complesso di cerniere
grazie alle quali un bestione di motore elettrico, azionante un sistema
di alberi a camme, poteva imprimerle vibrazioni e scosse simili alle
sollecitazioni che le code degli aerei possono subire in volo.
  Honey aveva dato il via al suo motore due mesi prima, e si era
messo ad aspettare che succedesse qualcosa.
  Il tutto era stato autorizzato dal mio predecessore e, per quanto
non approvassi completamente, ormai dovevo lasciare che le cose
seguissero il loro corso. Secondo me, un ricercatore competente a-
vrebbe potuto ricavare i dati necessari con un esperimento meno
costoso. A parte questo, il frastuono era tale che lo si sentiva per
tutti gli edifici della R.A.E. E presumibilmente sarebbe durato in
eterno, perch Honey era l'unico a pensare che a un certo punto
quella struttura si sarebbe spezzata.

  Honey si alz quando entrai nel suo ufficio. Piccolo, con capelli
neri che cominciavano a ingrigire, era tra gli uomini pi brutti che
avessi mai conosciuto. Pareva sempre sporco, e aveva un aspetto
disordinato. La faccia grigiastra somigliava al muso di un ranoc-
chio malinconico. Portava un paio di occhiali con la montatura di
metallo e lenti spesse un dito. Senza occhiali, Honey era cieco come
un pipistrello.
   Buongiorno, signor Honey. Sono venuto a dare un'occhiata ai
suoi piani di coda. Non  ancora successo niente? 
   Oh, no...  fece lui.  Finora tutto procede normalmente. Ma
non  ancora il momento di aspettarsi dei risultati.  In diversi punti
della grande struttura metallica, Honey aveva montato degli stru-
menti di misurazione, e ogni tre ore riportava su un grafico i dati
rilevati dai quadranti. Mi mostr sui fogli le curve che illustravano
le deformazioni subite, giorno per giorno, dalla struttura, a mano
a mano che l'esperimento procedeva. Il piano di coda si stava com-
portando esattamente come ci si aspetta che si comporti ogni brava
struttura. Restammo l per un po', in mezzo a quel frastuono, a
contemplare la struttura. Poi tornammo nell'ufficio di Honey.
   Quali sono le sue previsioni, signor Honey?  domandai.
  Lui sorrise, imbarazzato.  Le supposizioni da fare sono tante 
rispose.  Il fattore di assorbimento massa-energia varia da un tipo
di struttura all'altro, quindi occorre un esperimento preliminare
per stabilirlo. 
  Era una vecchia musica, quindi non ne rimasi impressionato.
 Vuol dire che, prima di stabilire il fattore che ci interessa, nel
caso di piani di coda come questi, bisogna mandarne a pezzi uno
con una prova di fatica come quella che state eseguendo?
   S, proprio cos  rispose con slancio.
   Poi  proseguii con una certa malignit,  avendo stabilito
questo fattore, lei potr rifare i suoi calcoli e scoprire in che mo-
mento il metallo ha ceduto. 
  Mi guard, come se sospettasse che mi prendessi gioco di lui.
 Ecco, stabilito il fattore, si pu allora applicarlo ad altri pia-
ni di coda di progettazione analoga, che vibrino su frequenze
differenti. 
   S, certo, dopo aver fatto una solida esperienza, dovrebbe es-
sere possibile  ammisi, perplesso.
  Il resto del pomeriggio lo passai scorrendo assieme a lui le sue
carte e acquistando maggiore familiarit con la teoria.
-

2ofi           .~r.~i7~(~Nnr.lRRo
VIAGGIO INDIMEN~ICABILE    207
  Nel 1945, quando le teorie basilari sulla fissione nucleare erano
venute a conoscenza di tutti gli scienziati, i ricercatori di una certa
et le avevano accolte come un colpo di fortuna. Era una nuova
scienza che si doveva studiare, avesse o no a che fare con il loro
lavoro del momento. Ben presto, tutti si erano convinti che, nella
teoria atomica, risiedeva la soluzione a ogni problema, sia che essi
fossero interessati agli effetti della luce solare sulle superfici veniciate,
sia alla formazione della morchia degli olii lubrificanti per motori.
A volte sembrava che ogni scienziato della R.A.E. si fosse trasfor-
mato in un esperto atomico. Io, che venivo dalla professione niente
affatto speculativa, e molto terra-terra, di collaudatore d'aerei, rap-
presentavo l'unica eccezione. Non ne sapevo gran che sull'atomo,
ed ero alquanto scettico sul reale interesse che le questioni nucleari
potessero avere per il mio Dipartimento.
  Comunque, il signor Honey era convinto che ne avessero, e vi
aveva costruito sopra un imponente castello di teorie. A dirla sem-
plicemente, lui sosteneva che, quando una struttura metallica, come
per esempio i piani di coda di un aereo,  sottoposta a vibrazioni,
assorbe ogni volta una quantit, per quanto minima, di energia. A
sostegno di questa sua affermazione, mi mostr i trattati di Koest-
linger dell'Universit di Basilea e dell'Istituto Schiltgrad di Upsala.
La sua teoria, in poche parole, era che quel lieve flusso di energia
provocasse uno stato di tensione entro il nucleo dell'alluminio, il
maggior componente della lega metallica usata e che quando la
tensione fosse salita a un dato grado, il nucleo liberasse uno o pi
neutroni, generando cos una forma isotopica dell'alluminio con
affinit cristalline. Questa teoria era sostenuta da una settantina di
pagine di matematica pura. A me pareva un po' come la storia
della Grande Piramide, e altrettanto difficile da valutare.
  Dopo un'ora o gi di l passata con lui, gli domandai:  Che
valore ha assegnato a questa quantit Um, per quel suo piano di
coda l, nel capannone ? 
   Per adesso, ho fatto solamente un calcolo approssimativo, giusto
per avere almeno un'idea di quanto durer l'esperimento...  Frug
tra le sue carte.  Eccolo. Ho usato l'unit C.G.S. (*) 
  Presi il foglio di carta e lo studiai. Erano appunti disordinati, presi
un po' a matita e un po' a penna, scribacchiati in qualche modo, e
costellati di macchie.  Sono soltanto delle annotazioni approssima-

  (~) Sistema C.G.S. calcolato in centimetro, grammo-massa-secondo (N.d.T.).

tive  aggiunse lui, timidamente.  In seguito dovr riscrivere tutto
con maggiore precisione. 
  Approvai con un cenno. Il disordine pu essere una dimostrazione
di incertezza o insicurezza, ma pu anche dimostrare una ecce-
zionale prontezza di mente che non lascia tempo per una scrittura
ben pulita e precisa. Era chiaro che la mia presenza intimidiva Honey
e lo rendeva nervoso.
   Non direi che si tratta di un lavoro approssimativo  osservai.
 Anzi, mi sembra invece molto particolareggiato. Le sue cifre di-
mostrano che, nel caso in questione, pu succedere qualcosa entro
le millequattrocentoquaranta ore. Un calcolo approssimativo fis-
serebbe un risultato tra le mille e le duemila ore, direi. 
  Honey si mosse nervosamente, a disagio:  Ecco... s, ho cercato
di andare il pi a fondo possibile . Mi mostr una pila di manuali
di ingegneria applicata in uso tanto in Europa quanto in America.
 Non sono riuscito a trovare niente sulla fatica delle leghe dei
metalli leggeri che risalisse a prima del millenovecentoventisette 
disse, in tono mortificato.  Non so se esistano altre pubblicazioni
che avrei dovuto consultare. 
  Sfogliai le carte che avevo davanti a me.  Qual  il significato
di tutto questo rispetto ai nostri piani di coda?  e indicai la coda
del Reindeer, che, inalberata sull'incastellatura l fuori, vibrava e
rimbombava riempiendo di rumore l'edificio.  Dovrebbe spaccarsi
dopo millequattrocentoquaranta ore ? 
  Lui esit, ancora a disagio.  Direi piuttosto che, entro quel pe-
riodo, ci si pu aspettare che il materiale subisca qualche cambia-
mento. Sottoposto alle normali sollecitazioni... ecco, s, direi che
dovrebbe avvenire questo cedimento. 
   Capisco.  Guardai dalla finestra il prototipo sottoposto alla
prova.  E va avanti da due mesi, ha detto? 
   Abbiamo cominciato il ventisei maggio. A tutta questa mattina
sono quattrocentoventitr ore. L'esperimento procede soltanto di
giorno. Il direttore non avrebbe permesso anche un turno di notte. 
   Perci dovrebbe continuare ancora per quattro o cinque mesi ? 
   Ecco... s, press'a poco  rispose Honey.  In ogni caso, mi
aspetto qualche risultato prima di Natale. 
  Per qualche minuto tacqui, assorto.  Tutto molto interessante,
signor Honey  dissi alla fine.  Posso avere gli appunti che sono
gi trascritti per guardarmeli con calma in ufficio? 
  Honey prese un fascio di carte e me lo porse. Mi misi il fascicolo
208           SELEZIONE DEL LIBRO

sotto il braccio e tornai nel mio ufficio. Theodore Honey stava fa-
cendo un suo esperimento sui piani di coda di un Reindeer, che, se-
condo lui, si sarebbero spezzati improwisamente, e senza segni
premonitori, dopo millequattrocentoquaranta ore. Ma Honey a-
veva completamente trascurato un particolare: i Reindeer erano
entrati in servizio sulle rotte atlantiche della C.A.T.O. gi dalla
primavera passata. Parecchi di quegli aerei sorvolavano quotidia-
namente l'Atlantico a pieno carico di passeggeri da Heathrow a
Gander e da Gander a New York o a Montreal.
  Lasciai in ufficio le carte di Honey e salii alla mensa dirigenti.
L trovai il direttore, che stava bevendo uno sherry. Aspettai l'oc-
casione per parlargli a quattr'occhi, e appena lo vidi solo, gli chiesi:
 Ha un quarto d'ora per me oggi pomeriggio, signor direttore? 
   Credo di s  rispose.  Di che cosa si tratta, Scott? 
   E per quella prova sulla fatica dei metalli, l'esperimento di
Honey. Ritengo che sia opportuno accelerare i tempi. Ma se posso
venire da lei oggi, gliene parler con pi calma. 
   Va bene alle tre e un quarto? 
   Benissimo, grazie. 
  Mi voltai per andare a mangiare qualcosa, ma lui mi trattenne.
 In questi ultimi tempi Honey  sempre stato... bene? 
   Bene? S, credo. Almeno, non  mai stato assente. 
   Mi fa piacere.  Una pausa.  Sa, Scott, in passato abbiamo
avuto dei piccoli guai. A quanto pare, Honey ha delle convinzioni
tutte particolari sulle dieci trib perdute di Israele e la teoria che
le identifica con la Britannia, e tutte queste storie. 
   Ho sentito parlare di qualcosa che ha a che fare con la Grande
Piramide  dissi.
  Rise.  Quadra perfettamente anche questo!  Poi torn serio.
 Poco prima che lei arrivasse qui da noi, abbiamo avuto una mani-
festazione fatta da quelli di Woking, che sono poi stati dispersi da un
gruppo di teppisti, e Honey venne ammonito dalle autorit per aver
disturbato l'ordine pubblico. Gliene parlo perch  bene ricordarsi
sempre che Honey  un tipo un po' strambo. 
   La ringrazio per avermelo detto. 
   Povero Honey  riprese il direttore.  Mi fa molta pena. Ma se
lei decidesse che un trasferimento sarebbe auspicabile, io non mi
opporrei. 
  Dopo aver pranzato, tornai nel mio ufficio e presi a sfogliare le
carte di Honey, studiando i suoi diagrammi e pensando a quello che

           VIAGCIO I~DIME~ICABILE         2cg

avrei detto al direttore. Per quanto la fissione nucleare non rien-
trasse nel campo delle mie cognizioni, notai un paio di riferimenti
che mi lasciarono di sasso; quell'uomo ne sapeva molto pi di me.
  Comunque, all'ora fissata, portai il fascicolo al direttore, e gli
dissi tutto quello che sapevo.  Se devo essere sincero  conclusi,
 non sono in grado di controbattere la sua teoria. Se Honey ha
ragione, allora la faccenda  molto, molto grave, e tutti i Reindeer
dovrebbero venire messi immediatamente fuori servizio. Ma cono-
scendo Honey... ecco, pu darsi che si sbagli. 
  Lui ci pens un momento.  L'esperimento ce lo dir  comment.
   La prova dura da quattrocentoventitr ore soltanto  dissi.
 Honey non si aspetta risultati prima di Natale.  Feci una pausa,
poi aggiunsi:  Gli aerei in servizio accumulano ore pi in fretta di
quello in esame. In fondo, gli aerei volano giorno e notte, mentre
l'esperimento procede soltanto durante le normali ore di lavoro .
   Il Reindeet che ha volato di pi, quante ore ha fatto? 
   Non lo so. Un Reindeer ha urtato contro una montagna qualche
giorno fa, nel Labrador, se non sbaglio. Gli altri non possono aver
fatto pi di due o trecento ore. 
   Allora, abbiamo un po' di tempo  osserv lui.  Non sapevo che
ne avessero perso uno. 
   La notizia era su tutti i giornali  spiegai.  Nel disastro 
morto l'ambasciatore russo a Ottawa. Mi pare che si chiamasse
Oskonikoff. Non ci sono stati superstiti. 
   Ah, era quello ! Ricordo che i russi hanno fatto un gran can-can
per l'incidente. Era un Reindeer ? 
   S. Era il Reindeer prototipo, quello che  stato collaudato qui.
Ma quel caso  chiarissimo: l'aereo  finito contro una montagna.
Per, non capisco come mai un pilota possa finire in quel modo con
tutta l'assistenza che gli si d oggi. 
   Il solito fattore umano  fece lui.  Ma sono d'accordo con lei,
in una compagnia aerea che si rispetti nessuno dovrebbe commettere
errori di questo genere.  Si concentr per un momento sulle carte
di Honey  Non so proprio che cosa dire di questa faccenda, Scott.
Anch'io, come lei, non sono in grado di giudicare questi misteri
atomici; a ogni modo  evidente che il problema  urgentissimo. Bi-
sogna imporlo all'attenzione dell'I.S.A.R.B. con priorit assoluta. 
  L'Ente Atomico denominato Inter Services Atomic Research
Board era l'organismo pi adatto a illuminarci sulla teoria di Honey,
sempre che lo facesse con una certa rapidit.  Ogni ritardo mi
210           SELEZIONE DEL LIBRO

rende inquieto  dissi.  Preferirei che i Reindeer restassero a terra
finch tutto non sar chiarito, ma temo che non sia possibile. 
  Lui guard dalla finestra.  Significherebbe bloccare tutta l'at-
tivit della C.A.T.O. nel settore dell'Atlantico. Temo che, prima
di poterlo fare, dovremo avere qualche prova a sostegno della teoria
del signor Honey. Ma sono del suo parere, Scott: questa faccenda
va presa molto seriamente. Stasera mander le note di Honey a
Sir Phillip Dolbear, accompagnandole con un mio appunto. 
  Alla fine della settimana, su richiesta di Sir Phillip, presidente
dell'Ente Atomico, Honey and a Londra. Il giorno successivo lo
mandai a chiamare, per informarmi sull'esito della sua visita.
  Honey aveva l'aria di un cane bastonato.  Non mi  sembrato
che Sir Phillip fosse molto interessato all'argomento  mi rispose.
 < Cosa glielo fa pensare ?  domandai. A quanto sembrava, non si
erano trovati d'accordo.
  Honey non rispose subito.  Ha cercato soltanto di far fare acqua
alla mia barca  sospir alla fine.  Lei non ricever un buon rap-
porto sul colloquio. Sir Phillip  il tipo che vuole tutto chiaro e
dimostrato. Invece, come le ho gi detto, nella teoria basilare vanno
confermate ancora molte cose. Ma occorreranno anni, per farlo.
Lui si  fissato a considerare l'esperimento che stiamo conducendo
come una prova sulla coda dei Reindeer. Non  cos! Questo  solo
un collaudo per scoprire quali sono gli errori della teoria. 
   Ma signor Honey ribattei, questa prova, in effetti,  un col-
laudo dei piani di coda dei Reindeer. I Reindeer sono gi in funzione,
viaggiano ogni giono trasportando centinaia di passeggeri, e lei di-
chiara che i piani di coda di questi aerei non reggeranno oltre le
millequattrocentoquaranta ore di volo. E un'affermazione molto
grave. Significa che tutti gli apparecchi di quel tipo dovrebbero es-
sere tenuti a terra.  .
   Non ho mai detto niente del genere  replic Honey, risentito.
 Anzi, sono gi preparatO ad avere una delusione, a Natale. Teori-
camente, e se tutte le ipotesi che ho fatto sono esatte, dopo mille-
quattrocentoquaranta ore dovrebbe verificarsi nella struttura metal-
lica una emissione di neutroni. Ma lo scopo primo dell'esperimento 
quello di scoprire dove queste ipotesi sono sbagliate, e correggere cos
la teoria. Pu darsi benissimo che la prova debba continuare fino ad
aprile, e anche oltre. Lei mi sta trasformando una ricerca basilare
in un esperimento ad hoc. Be', non pu farlo.  Mi guard furibondo
da dietro le lenti spesse. Era agitatissimo.  Sir Phillip Dolbear non

           VIAGGIO INDIMEN~ICABILE         21 1

crede a una sola parola di quel che gli ho detto, e ha perfettamente
ragione. Finora non  stato dimostrato niente. Lei sta cercando di
farmi correre prima ancora che abbia imparato a camminare, col
risultato che faccio la figura di uno stupido. 
   Non  affatto questa la mia intenzione, signor Honey  protestai.
 Vorrei solo capire cosa si deve fare dei Reindeer in servizio. 
   In questo non posso aiutarla. Le ho detto tutto quello che po-
tevo, e non mi lascer forzare a dire di pi. Lei ha i suoi guai e
io ho i miei. 
  Quando Honey se ne fu andato, telefonai a Ferguson, al Diparti-
mento Studi e Ricerche del Ministero, un dipartimento che funziona
da nostro ufficio a Londra.  Ferguson, sono Scott  dissi.  Senti,
qui abbiamo dei sospetti sui piani di coda dei Reindeer. E stata
avanzata l'ipotesi che la lega d'alluminio potrebbe cedere sotto il
fenomeno della fatica. Se non sbaglio, la C.A.T.O. ha cinque o sei
Reindeer in servizio sulle rotte atlantiche. Potresti metterti in con-
tatto con loro, ma senza allarmarli prima del tempo, perch po-
trebbe anche essere una gran cantonata, e sentire un po' quante
ore di volo hanno gi fatto quegli apparecchi? 
   Non possono averne fatte molte  rispose lui, subito.  Sono
in servizio effettivo da circa un mese. Dopo quante ore di volo
comincia il pericolo? 
   Secondo i calcoli di Honey, dopo millequattrocentoquaranta ore.
   Secondo i calcoli di Honey, eh? Allora sono disposto a credere
che sia proprio una fantasia. Comunque, chieder all'organizzazione,
e ti far sapere.  Pi tardi mi chiam lui: il Reindeer che aveva vola-
to di pi aveva accumulato trecentocinque ore.
  Il giorno seguente, verso le cinque, Shirley mi telefon in ufficio.
 Dennis, scusami se ti disturbo, ma qui da me c' Elspeth Honey.
Voleva sentire la Sinfonia Pastorale alla radio, e il loro apparecchio
non funziona. La bambina vorrebbe far sapere a suo padre che 
qui da noi, perch non sar a casa quando lui rientrer. Mi 
venuto in mente che forse potresti accompagnarlo tu qui, quando
torni, cos si riprende Elspeth. 
   Va bene, cara. Lo far. 
  Telefonai a Honey per dirgli della bambina, e gli proposi di venire
in auto con me, anzich prendere l'autobus. Mi faceva piacere fare
qualcosa per lui, perch avevo la sensazione che nutrisse un po'
di rancore nei miei confronti, e la cosa non mi andava. Ci incontram-
mo alle cinque e mezzo, e prendemmo la strada per Farnham.
212           SELEZIONE DEL LIBRO

   La signora Scott  stata molto gentile a invitare Elspeth  disse
lui, timidamente.  Non deve per permettere alla bambina di sec-
carla. 
   Elspeth non  affatto una seccatura per mia moglie  risposi.
 Anzi, le fa un po' di compagnia. 
  Arrivati a casa, trovammo Elspeth e Shirley sedute in soggiorno,
davanti a una tazza di t, intente ad ascoltare la radio. Entrammo
senza parlare per non disturbarle. Io preparai dell'altro t per Honey
e per me, e ci sedemmo anche noi ad ascoltare la sinfonia fino alla
fine. Era la prima volta che vedevo Elspeth Honey, e approfittai
dell'occasione per osservarla. Come aveva lasciato intendere Shirley,
la bambina era brutta, ma mi parve che la sua bruttezza fosse dovuta
pi che altro al modo in cui era pettinata e ai vestiti inadatti. Era
sottile, con lineamenti marcati, e pallida, ma aveva l'aria intelli-
gente. Mi sembr una bambina triste. Aveva belle mani delicate,
dai gesti tutt'altro che goffi. Pensai che, se avesse avuto la madre,
forse sarebbe stata diversa.
  La sinfonia fin, e Shirley spense la radio, poi si rivolse alla bam-
bina.  Ti  piaciuta?  le domand.
  Elspeth mosse la testa dall'alto in basso con energia.  Mmm 
rispose a bocca chiusa.
  Mia moglie si alz e cominci a raccogliere piatti e tazzine, e a
metterli sul carrello.  Ne ero sicura  disse.  La prossima settimana
ne trasmetteranno un'altra. Ti piacerebbe venire ancora? 
   Non vorrei che fosse una seccatura per lei, signora Scott  disse
Honey, a disagio.
   Non lo  affatto  dichiar Shirley.  Anche a me piace la mu-
sica sinfonica. 
   Quella di oggi mi  piaciuta tanto  esclam Elspeth.  Posso
lavare io le tazzine? 
   Nemmeno per sogno, cara  rispose Shirley.  Stavo soltanto
radunando tutto per portare via il carrello. 
   Ma prima o poi le dovr ben lavare, signora Scott. Io sono
capace, dawero, mi deve credere. 
   Lasci che la bambina l'aiuti, la prego  insistette Honey.  Elspeth
 molto brava a lavare i piatti. 
   E vero, sa?  ripet la bambina.  Pap rompe sempre qual-
cosa, cos a casa sono io che faccio questo lavoro. 
   Va bene  acconsent mia moglie.  Allora le laveremo insieme. 
  Uscirono portandosi appresso il carrello, e io rimasi seduto con

            VIAGGIO INDIMEN~ICABILE         213

Honey a fumare. Seguivo la conversazione soltanto a met: stu-
diavo il mio ospite, senza darlo a vedere, e cercavo di capire que-
sto uomo tanto convinto che la coda dei Reindeer sarebbe andata in
pezzi dopo millequattrocentoquaranta ore. L'uomo che credeva
a questa sua ipotesi e credeva anche alle profezie della Grande
Piramide. L'uomo che viveva da solo con la figlia, senza rendersi
conto che, cos facendo, negava alla bambina molte delle gioie na-
turali dell'infanzia. L'uomo del quale dovevamo accettare o respin-
gere le teorie.
  Elspeth rientr in soggiorno correndo. Era eccitatissima.  Pap,
la signora Scott lava i piatti con una spazzola col manico, cos non
c' bisogno di mettere le mani in acqua! Non  un'idea meravi-
gliosa? Non potremmo avere anche noi una spazzola come quella?
E poi loro hanno l'acqua calda, sempre, quando vogliono, scaldata
con l'elettricit! Vieni a vedere, pap.  E lo trascin con s perch
vedesse quelle meraviglie coi suoi occhi.
  Poco dopo, padre e figlia se ne andarono, assurdamente grati per la
banale ospitalit di cui avevamo fatto sfoggio.  Il tuo signor Honey
mi  simpatico  osserv Shirley.  Per ha un aspetto disastroso. 
   Non solo quello  dissi. Mi voltai a guardarla.  Ma dimmi un
po', davvero non aveva mai visto una spazzola per lavare i piatti e
uno scaldabagno elettrico ? 
  Rise.  A dirti la verit, credo proprio di no. Mi piacerebbe dare
un'occhiata alla sua cucina. 
  Mi lasciai cadere in una poltrona.  Stanco?  domand lei.
   Un po'.  Honey diceva che i piani di coda di un Reindeer si
sarebbero spezzati per eccesso di sforzo dopo millequattrocento-
quaranta ore, ma non sapeva com'era fatto uno scaldabagno elet-
trico. Com'era possibile? Conosceva abbastanza la vita pratica per
parlare con disinvoltura di argomenti comuni? Non lo sapevo, non
ne avevo idea, e rimasi l a pensare e ripensare al signor Honey.
   Eccoti servito  disse Shirley e io mi riscossi. La ragazza mera-
vigliosa che avevo sposato, finito di trafficare in cucina, mi aveva
preparato un whisky e soda in un bicchiere capace. Non volevo
mettere continuamente al torchio Honey o andare a piangere dal
direttore Sapevo per che, ogni giorno, i Reindeer sorvolavano l'A-
tlantico accumulando ore di volo pi in fretta della coda sperimentata
da Honey. Ognuno degli aerei in servizio avanzava di un buon cen-
tinaio di ore la settimana verso il momento in cui, secondo Honey,
la coda si sarebbe spezzata.
214           SELEZIONE DEL LIBRO

  Alla fine, il direttore mi chiam per dirmi che era arrivato il rap-
porto di Sir Phillip. Andai da lui, e lo lessi l, nel suo ufficio.
  Sir Phillip diceva di aver esaminato attentamente gli appunti
scritti che gli erano stati trasmessi, e di aver ricevuto delle spiega-
zioni verbali dal signor Honey. In sostanza, concludeva che le ipotesi
di Honey erano poco pi che fantasie. Ci nonostante, consigliava di
continuare le prove, perch il problema era indubbiamente impor-
tante. Se si voleva che fosse l'Ente Atomico a occuparsi delle ricer-
che sulla fatica del metallo, il rappresentante del Ministero avrebbe
messo l'argomento all'ordine del giorno alla prima riunione del
Consiglio, unica autorit che potesse decidere se era il caso di dare
una qualche precedenza all'indagine in causa.
   Non ci fa fare molti passi avanti  osservai.
  Il direttore alz lo sguardo da altre carte che stava leggendo.
 Gi  disse.  Avevo sperato di ottenere qualcosa di pi da lui. 
  Ne parlammo per qualche minuto, preoccupati  Vorrei pensarci
ancora un po'  dissi alla fine.  Al momento non vedo altro da fare
se non affidarci al vecchio sistema empirico di indagine, e cio in-
formarci se, durante il collaudo, la coda  risultata flessibile in ma-
niera pericolosa e cos via.  Raccolsi il rapporto e mi alzai.  In
ogni caso  aggiunsi,  dobbiamo tenerci pronti, nell'eventualit di
dover tenere a terra tutti i Reindeer dopo settecento ore di volo. Se-
condo me, non possiamo rischiare che facciano pi della met delle
ore calcolate come limite di rottura. 
   No, infatti, non possiamo  ripet lui lentamente;  anche se
non darei un gran peso ai calcoli di Honey, dopo questo rapporto.
Se decidiamo per settecento ore, quanto tempo abbiamo? 
   Circa tre settimane  risposi.  Prima di domani, comunque,
lo sapr con assoluta certezza. 
  Tornato nel mio ufficio, posai il rapporto sulla scrivania, poi
andai al reparto voli dell'aerodromo. Il Maggiore pilota Penworthy
era l.  Penworthy, ha fatto lei il collaudo del Reindeer, vero? 
domandai.
   Quasi tutto, s  rispose.
   Come si comportava la coda ? So che andava benissimo, ma era
molto flessibile? In volo, le estremit vibravano molto? 
   Non mi  sembrato che avesse dei movimenti costanti  rispose,
esitante.  Non vibrava continuamente, questo no. Dai finestrini
della cabina, comunque, l'ho vista flettersi, ingobbirsi, sotto i colpi
di vento o nei vuoti d'aria. 

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216           SELEZIONE DEL LIBRO

  Ci pensai un po'.  I collaudi sono stati fatti in condizioni atmo-
sferiche particolarmente avverse? Che stagione era?
   Abbiamo volato con qualsiasi genere di condizioni atmosferiche.
I collaudi sono andati avanti, in tutto, tre mesi  rispose.
   Un bel po' ! Quante ore, in tutto ? 
   Ah, parecchie  disse.  Io, personalmente, ne ho fatte circa
duecento. E prima c'era stato il collaudo della ditta costruttrice. 
  Cominciai ad avere un brutto sospetto.  Via di qui, l'aereo dov'
andato ? 
   E passato ai voli di collaudo della C.A.T.O.  mi rispose Pen-
worthy.
   Ha idea di quante ore di volo abbia fatto l, prima dientrare
in servizio ? 
  Scosse la testa.  Posso fare solo un'ipotesi. Direi parecchie cen-
tinaia, perch la C.A.T.O. ha l'abitudine di fare molti voli di prova
sulla rotta prima di destinare un aereo al servizio effettivo. I nuovi
apparecchi li provano sempre per un sacco di tempo. 
  Guardai fuori, verso le piste.  Era l'apparecchio finito contro
una montagna del Labrador, vero? 
   Proprio quello  rispose lui.  E precipitato nella zona tra
Goose e Montreal. 
  Tornai nel mio uffficio con una mezza idea spaventosa in testa, e
telefonai al colonnello Fisher, della sezione Infortunii. Quando ero
ancora a Boscombe Down, avevo avuto a che fare parecchio con lui
in diverse circostanze niente affatto divertenti.
   Si ricorda del Reindeer che ha urtato contro una montagna del
Labrador?  domandai.  Senta un po', colonnello, potrebbe farmi
sapere quante ore aveva volato prima dell'incidente?
  Rispose che avrebbe controllato e me l'avrebbe fatto sapere.
  Mi richiam dopo venti minuti.  E per quella sua domanda di
prima  disse subito.  L'aereo aveva fatto milletrecentottantatr
ore e venti minuti al momento del decollo da Heathrow. 
   A cui bisogna aggiungere allora nove ore per la traversata del-
l'Atlantico, e un'altra ora da Goose al momento dell'incidente 
dissi, lentamente.  E cos? 
   S. Naturale. 
   E si arriva in tutto a milletrecentonovantatr ore, giusto? 
   Giusto, s. 
  Quando deposi il ricevitore, mi sentivo quasi male. Dovevo, a
tutti i costi, impedire che cose simili si ripetessero.

Rlusc~l a vedere il direttore soltanto alle sei del pomeriggio.
Stava raccogliendo le sue carte per andare a casa, e non credo che
fosse felice di vedermi. Allora, Scott, che c'?
   E per quella coda del Reindeer risposi.  Questo pomeriggio
 venuto alla luce un particolare sconcertante. L'aereo precipitato
aveva fatto milletrecentonovantatr ore di volo. 
   Ah... Il calcolo di Honey sulla resistenza della coda  di mille-
quattrocentoquaranta ore, no ? 
   Infatti.  Esitai.  Ho pensato che l'avrebbe interessata sapere
subito che la differenza tra i due tempi  minima. 
   E ha fatto bene  approv lui.  Ma, in realt, Scott, quell'aereo
 andato distrutto perch ha urtato contro una collina, non  cos? 
  Esitai di nuovo.  Be'... questa  l'ipotesi accettata da tutti, ma
nessuno ha assistito al disastro, e tutti quelli che viaggiavano sul-
l'aereo sono morti. Quindi, non ci sono prove dirette di cosa sia
realmente accaduto. 
   Ci saranno pure segni sul terreno a indicare dove  awenuto il
primo urto. 
   Questo s  ammisi.  Non dubito affatto che esistano prove di
questo genere. Ma se la coda dell'aereo  partita a seimila me-
tri di quota, l'aereo da qualche parte doveva ben cadere! 
   E questa la sua convinzione? 
  Non risposi subito. Alla fine dissi:  Non saprei. So soltanto che
milletrecentonovantatr ore, cio le ore di volo fatte dall'aereo
prima di precipitare, presentano una differenza del tre per cento
rispettO al calcolo di Honey sul tempo di rottura dei piani di coda
per eccesso di sforzo. Io non posso controllare questo calcolo, e Sir
Phillip Dolbear non vorr farlo . Assorto in pensieri cupi, mi fermai
un attimo, poi dissi:  E si tratta di un tre per cento in meno, pur-
troppo, se il motivo del disastro  quello che temo .
   Indubbiamente, si tratta di una coincidenza preoccupante 
osserv lui.  E chiaro che, per primo, occorre stabilire che cosa 
successO esattamente a quell'aereo. Se il disastro  stato provocato
dal cedimento della coda, nel relitto deve esisterne la prova. Una
frattura dovuta a fatica del metallo  facilmente riconoscibile. 
  Approvai con un cenno.  Secondo me, prima di tutto dobbiamo
studiare il rapporto sull'incidente, e parlare con quelli che l'hanno
compilato. Se !ei  d'accordo, domani mattina andrei a Londra,
da Ferguson, e poi, con lui, andrei a parlare con il colonnello Fisher
della Sezione Infortunii. 
 Porterebbe anche Honey ? 
   No, a meno che lei non ci tenga in modo particolare  risposi.
 Honey non  il tipo pi adatto per un colloquio di questo genere;
inoltre, preferisco che resti qui, e prosegua i lavori di controllo della
sua teoria. A questo proposito, vorrei chiederle l'autorizzazione a
continuare anche di notte l'esperimento su quella coda del Reindeer. 
   E in grado di fornire il personale per un turno di notte? 
   Posso mettere il giovane Simmons a lavorare con Honey 
risposi.  Pu sistemare una branda in ufficio, per riposare, e di
notte seguire il collaudo. 
   Va bene, Scott. Pu dire a Honey che decider in mattinata. 
  Lasciai il direttore che erano quasi le sei e mezzo. Tornato al
mio posto chiamai, l'ufficio di Honey, ma non mi rispose nessuno.
Chiesi allora al centralino il suo numero di casa, ma mi dissero che
non aveva telefono, perci, sistemate le mie carte nella borsa, tornai
a casa.
  Dopo cena, spiegata la situazione a Shirley, andai in auto fino
alla villetta del signor Honey, in Copse Road. Quando lui mi vide,
esclam:  Oh, dottor Scott... non l'aspettavo. Si accomodi. Stavo
mettendo a letto Elspeth. 
  Lo seguii nell'ingresso.  Mi dispiace disturbarla, Honey  dissi,
 ma oggi pomeriggio  emerso qualcosa a proposito del Reindeer
e vorrei parlarne un momento con lei. 
  Mi fece strada fino alla stanza centrale, quella che dava sulla
strada. Contro una parete, era appoggiato un tavolo lungo e un gran-
de tavolo da disegno era situato davanti alla finestra panoramica. Su
questo era appuntata un'enorme carta dell'Europa e del Mar Me-
diterraneo, disegnata su larga scala, e con una prospettiva insolita
che mi era poco familiare. Contro le altre pareti erano disposti scaf-
fali per libri e armadi di legno grezzo alquanto sporchi. Libri e carte
erano sparsi dappertutto, persino a mucchi sul pavimento. Osservai i
titoli di alcuni libri posati sul tavolo: Scienza dei nt~meri applicata alla
Bibbia, Un esperimento nel tempo, Isteresi dei minerali non ferrosi,
I Libri Apocrifi nella vita moderna, Esame critico della Piramide. La
stanza non era certo stata pulita di recente: mozziconi di sigaretta
erano sparsi qua e l sull'impiantito, e c'era polvere dappertutto.
C'erano solo due scomode sedie di legno. Honey ne spinse una verso
di me.
 Non ci sono molte comodit, qui  disse, in tono di scusa.
  Sorrisi.  Si vede proprio che lei ci lavora, in questa stanza ,
poi passai subito all'argomento che mi interessava.  Sono venuto
da lei per il prototipo dei Reindeer, quello che  precipitato nel La-
brador. Ho controllato quante ore di volo aveva fatto. Milletre-
centonovantatr. 
  Mi guard attento.  Veramente ? Abbiamo delle prove che l'in-
cidente non sia stato provocato dal cedimento della coda? 
   E proprio qui il punto. Pu anche darsi che abbia ceduto la
coda. 
  Un sorriso gli si allarg sulla faccia.  Be', questo  proprio un
colpo di fortuna  osserv.
  Rimasi sconcertato.  Fortuna?  domandai.
  Mi guard raggiante.  E proprio quello che volevamo... il nostro
lavoro sar abbreviato notevolmente. Voglio dire che, se anche quei
piani di coda su cui stiamo effettuando i nostri esperimenti cedono
dopo millequattrocento ore, potremo dire che, per ben due collaudi,
uno a conferma dell'altro,  stato raggiunto lo stesso risultato, e
allora saremo veramente sulla buona strada. 
   Un punto di vista come un altro  osservai, perplesso.
  Da una stanza del piano di sopra, Elspeth chiam, impaziente:
 Pap ! Papaa !>
   Vuol scusarmi un momento?  domand Honey, innervosito.
 Non le ho abbassato le tapparelle. 
  Era inutile che facessi il grand'uomo.  Ma certo  dissi.  Posso
salire anch'io ad augurarle la buonanotte? 
  Honey mi fece strada fino a una piccola camera disadorna, sul
retro della casa. Elspeth era sdraiata supina, al centro esatto del
letto, con il lenzuolo liscio e ben disteso rimboccato sotto il mento.
Mi guard, quando mi fermai sulla porta.
   Ciao  dissi.  Sono venuto a darti la buonanotte.  Poi mi
accorsi che nel letto con lei, il ciuffo di nappine bianche di cotone
vicino alla sua testa bruna, c'era uno di quegli aggeggi col manico
che si usano per lavare i piatti.
   E la tua bambola?  domandai, nel tentativo di riuscire spiri-
toso e simpatico.
   No  rispose lei, con aria di compatimento.  Questo  uno
strofinaccio. 
  Honey si dava da fare alla finestra. Sedetti un momento sull'orlo
del letto.  E la cosa a cui tieni di pi?  le domandai.
  Lei annu energicamente.  Siamo andati da Woolworth, e pap
ne ha comperati due. Mi ha detto che potevo tenere questo finch
l'altro non sar consumato. L'altro  gi da basso, nel lavandino. 
  Honey, terminato il suo lavoro con le tapparelle, si awicin al
letto e baci la figlia.
   Dormi, adesso  le disse.  Buonanotte. 
   Buonanotte, pap. Buonanotte, dottor Scott. Vuole, per favore,
augurare la buonanotte alla signora Scott per me? 
   Certamente. E buonanotte a te da parte mia e sua. 
  Tornammo gi nella stanza polverosa e disordinata, col grande
tavolo da disegno.  Il valore scientifico di quell'incidente aereo 
molto importante  dissi, riprendendo il discorso dal punto in cui era
stato interrotto,  ma una quarantina di persone ha perso la vita
nel disastro, signor Honey, e se la causa dell'incidente  stato il ce-
dimento della coda, dobbiamo fare in modo che non succeda pi. 
   La prima cosa  appurare se la causa di quell'incidente siano
stati davvero i piani di coda  afferm lui.
   L'esame dei rottami pu dimostrarlo, no? 
   Certo. Se c' incrinazione in un longherone dei piani orizzon-
tali, e nel punto d'incrinazione si riscontrano segni di cristallizza-
zione, allora  segno che c' stato un cedimento per fatica. 
  Per un momento tacqui, assorto. Qualcuno doveva andare sul
posto a dare un'altra occhiata a quei piani di coda, e alla svelta.
   Domani mattina andr a Londra per parlare con l'Ispettore della
Sezione Infortunii  dissi.  E per questo che sono venuto qui adesso,
Honey. Domani non sar in ufficio, ma oggi pomeriggio ho visto il
direttore, e gli ho parlato di tutta la faccenda, e lui  d'accordo che,
da questo momento in poi, il collaudo prosegua giorno e notte. 
   Davvero ? E un'ottima notizia. Vorrei soltanto che l'avesse fatto
prima. E inconcepibile che occorra un disastro perch la gente si
renda conto dell'urgenza di una ricerca basilare. 
  Non feci commenti.  Be', mi dispiace di averla disturbata. Le
far sapere com' andata a Londra. 
   E stato molto gentile da parte sua venire qui  disse lui. Mi ac-
compagn alla porta, poi mi ferm proprio mentre mi stavo awiando
all'auto.  Volevo chiederle un favore, dottor Scott. Pu dirmi dove
ha preso il suo scaldabagno? Costano molto, quegli apparecchi? 
   No. Pu noleggiarlo alla Compagnia Elettrica. Non mi ricordo
adesso quanto costi, ma mi sembra poco pi di tre scellini ogni
trecento litri. 
   Sul serio, cos poco ? Bisogner che me ne procuri uno. E stupido
far scaldare l'acqua con le pentole quando c' da lavare. 
  A casa, Shirley mi stava aspettando,  Allora Honey l'ha presa
seriamente?  mi domand.
   Eccome!  esclamai, sprofondandomi in poltrona.  Era con-
tento come una pasqua.  E le raccontai tutto.
  Mi ascolt fino alla fine.  E proprio un ometto strano  osserv.
 Dimmi, Dennis, sei davvero convinto che abbia ragione? Le code
dei Reindeer rappresentano sul serio un pericolo? 
   Non esiste la minima prova che qualcosa non vada in quei piani
di coda  risposi, calmo.  Ci nonostante ... s, penso che probabil-
mente abbia ragione lui. Dopo aver passato quindici anni nell'in-
dustria aeronautica, uno le riconosce a fiuto, certe cose. 
  Restammo seduti in silenzio per un po', poi Shirley domand:
 Adesso che cosa far Honey? 
  Sorrisi.  Nolegger uno scaldabagno. Ha gi comperato uno
strofinaccio. 
  Il mattino seguente, andai a Londra, al Ministero, e vidi Ferguson.
Gli raccontai tutto. Ma lui era sempre del parere che fosse proprio una
cantonata.  Non intendo parlare male di un membro della tua
squadra, Scott  comment,  ma forse ci sono cose che tu non sai
e che invece dovresti sapere. Alla fine della guerra, il povero Honey
ha avuto molti guai. Ha perso la moglie e, dopo, non  stato pi
lo stesso.  Fece una pausa.  Non ti ha mai parlato dei suoi esperi-
menti col piattino? 
   Sedute spiritiche, vuoi dire ? 
  Lui esit.  Probabilmente adesso  un capitolo chiuso. Forse 
stato tutto effetto del dolore che ha avuto a quel tempo. 
  Provai improvvisamente una gran pena per il piccolo, goffo
Honey.  E cos tentava di mettersi in contatto con lo spirito della
moglie e cose di questo genere? 
  Ferguson annu.
   Non ne sapevo niente  dissi.  Sapevo solo che era un tipo
strambo per altre cose, ma non credo che le sue stranezze perso-
nali ci riguardino Sono invece convinto che non possiamo lasciar
cadere questa storia, nemmeno se tutti e due pensiamo che Honey
sia mattO come un cavallo. In base alla sua teoria, lui ha fatto una
previsionee quale che sia il valore di questa previsione, un Reindeer
222           SELEZIONE DEL LIBRO

 precipitato entro i limiti che lui aveva fissato. Il nostro dovere,
adesso,  di indagare a fondo. 
    S, certamente  rispose lui.  Ma io non intendo perderci il
sonno. 
   Poi, Ferguson telefon al colonnello Fisher della Sezione Infortunii,
e tutti e due andammo da lui. Dopo il solito scambio di formalit,
affrontai l'argomento:  Colonnello, sono venuto per saperne un
po' di pi sull'incidente del Reindeer.
    Ah, s  fece lui.  Lei mi aveva telefonato per sapere quante
ore di volo aveva fatto. Poco meno di millequattrocento, se ricordo
bene. 
   Allora gli raccontai l'intera storia, tranne, naturalmente, le chiac-
chiere su Honey. Mentre parlavo, la faccia del colonnello si incupiva,
e quando ebbi finito, lui disse:  Devo prendere questo discorso come
una insinuazione che il mio personale ha sbagliato tutto nell'analiz-
zare l'incidente ? 
   Esitai.  Non metterei affatto la cosa in questi termini. Ma noi
siamo convinti che questa nuova prova debba essere presa in consi-
derazione assieme alle prove che il suo ufficio ha raccolto finora. 
   Mi fulmin con un'occhiata.  Non esiste una nuova prova. Se
ho capito bene, lei ha in mano soltanto un calcolo fatto da un ricer-
catore il quale spera che, in un certo esperimento attualmente in
corso, accada qualche cosa. Esatto ? 
    E cos, infatti, e noi siamo molto impressionati dalla coincidenza
dei calcoli di Honey con le ore di volo fatte dal primo Reindeer
prima di precipitare. 
    Io no  ribatt lui.  Non c' niente di magico nella cifra mille-
quattrocento.  Premette il pulsante di un campanello, e continu:
 Nel mio reparto, quando parliamo di prova, intendiamo prova,
cio una testimonianza sicura, inconfutabile, che Fossa essere por-
tata in tribunale, non semplici supposizioni, o impressioni . Una
ragazza si affacci-alla porta.  Signorina Donaldson  ordin il
colonnello,  desidererei il rapporto sull'incidente del Reindeer. 
   Restammo in silenzio finch la ragazza, ricomparsa con un grosso
fascicolo, che consegn al colonnello, non se ne fu andata. Per
qualche minuto lui sfogli l'incartamento senza parlare.
   Alla fine, disse:  Ecco, questo  il rapporto. L'indagine  stata
condotta da quelli di Ottawa sotto gli occhi di un nostro rappresen-
tante. Le consiglio di portarselo via e leggerselo, innanzi tutto. Se
poi vorr ulteriori informazioni, potremo avere un altro colloquio .

           VIACCIO I~DIME~ICABILE         223

   Molto gentile da parte sua, colonnello  risposi.  Lo legger
immediatamente, poi mi rimetter in contatto con lei. 
  Tornai con Ferguson nel suo ufficio.  Cos' che lo rode?  do-
mandai.  Le altre volte l'ho sempre trovato premuroso e disposto
ad aiutare. 
   Il fatto  che questo  il rapporto definitivo  spieg Ferguson e,
preso in mano il fascicolo, lo esamin con aria pensosa.  E gi
stato trasmesso al Ministro. La storia  finita alla Camera dei Co-
muni, e il Ministro si  affidato al rapporto per dare una risposta.
Come sai, c'erano di mezzo i russi. Fisher non far certo salti di
gioia se ti fai vivo tu a dimostrare che il rapporto  tutto sbagliato. 
   Accidenti, Ferguson !  dissi, irritato.  Tutti possiamo sbagliare.
E quando uno sbaglia, deve ammetterlo. Se questo rapporto  stato
compilato in base a un errore, bisogner correggerlo. Non si pu
nascondere la realt. 
   Lo so  ammise lui, pensoso.  Il guaio  che negli ultimi tempi
la sezione di Fisher ne ha fatti parecchi, di errori. 
  Mi sistemai nella poltrona di Ferguson per leggere il rapporto
sull'incidente del prototipo Reindeer.
  L'aereo aveva decollato dall'aeroporto di Londra la sera del 2 7 mar-
zo, con nove uomini d'equipaggio e ventidue passeggeri, tra i quali
l'ambasciatore russo a Ottawa. In tutto, trentun persone. A causa
della nebbia, era stato dirottato da Gander, ed era atterrato a Goose
il mattino del 2~, alle sette circa, ora del meridiano di Greenwich.
Rifornito di carburante a Goose, era ripartito per Montreal alle
9,27, con tempo nuvoloso e pioggia. Alle 9,46 era arrivata una nor-
male comunicazione radio: l'aereo proseguiva nella sua rotta a
quota s.ooo. Dopo, non si erano pi avute notizie.
  Erano passati tre giorni prima che uno degli aerei incaricati delle
ricerche avesse dato comunicazione dell'incidente, e ce n'erano vo-
luti altri due perch una squadra di soccorso fosse riuscita a raggiun-
gere i resti del Reindeer. L'aereo di soccorso aveva atterrato con gli sci
sulla neve alta che copriva la superficie ghiacciata di un lago chia-
mato Small Pine Water. Poi, gli uomini della squadra avevano dovuto
procedere per quasi diciotto chilometri nella neve, in montagna, su
un terreno fitto di ontani e abeti. Di notte, la temperatura era scesa
a livelli che superavano i quaranta sotto zero, e parecchi uomini
della squadra di soccorso erano stati colpiti da congelamento. In
quelle circostanzc non c'era da stupirsi che le loro indagini fossero
state, sotto certi aspetti, superficiali.
224           SELEZIONE DEL LIBRO

  Dopo lo schianto, l'aereo si era incendiato, e il fuoco aveva di-
strutto completamente tutto quel che c'era a bordo. Dai segni la-
sciati negli alberi risultava che, al momento dell'urto, l'apparecchio
era in leggera picchiata. Da quel particolare, la commissione d'in-
chiesta aveva dedotto che l'aereo, in quell'attimo, era ancora sotto
il controllo del pilota, concludendo che questi aveva volutamente
diminuito la quota, abbassandosi sotto le nubi per poter vedere il
suolo e controllare la posizione.
  Ferguson, che stava leggendo curvo alle mie spalle, comment
con scarsa convinzione:  Potrebbe anche essere, ma mi sembra
improbabile. Era partito da Goose soltanto da un'ora; perch mai
avrebbe dovuto controllare la posizione ? 
  Mi strinsi nelle spalle, e guardai le fotografie allegate al rapporto.
I resti dell'aereo erano quasi irriconoscibili. Il relitto sembrava
il cumulo dei rifiuti di una fabbrica di barattoli. Studiai attentamente
ogni fotografia.
   Non vedo in nessuna foto i piani orizzontali di sinistra  os-
servai alla fine.
   Se non sono stati trovati, ci sar qualche spiegazione nel rap-
porto  disse Ferguson.  Fammi vedere un po'. 
  Sfogliammo il fascicolo finch non trovammo quello che ci inte-
ressava. Un brano del rapporto diceva: Poich la foresta in quel punto
era particolarmentetta, non  stato possibile ritrovare tutti i rottami del-
I'aereo. Il sottobosco fittissimo e coperto di neve impediva la visibilit in
qualsiasi direzione oltre i tre-quattro metri, era quindi indispensabile pre-
parare appositamente dei sentieri. Le parti dell'aereo di cui non si  trovata
traccia sono: I'alettone di destra, il motore esterno di destra contraddistinto
dal numero sei, il piano di cda di sinistra (stabilizzatore ed equilibratore), il
carrello di sinistra, I'elica del motore numero tre, e l'estremit della semiala
destra, per la lunghezza di un metro e mezzo circa.
  Guardai Ferguson.  Tutto il piano di coda di sinistra. Ci siamo. 
   Gi  fece lui.  Non  ancora una prova, certo, ma appoggia
in un certo senso la teoria della fatica del metallo, perch, se il
piano di coda fosse stato trovato col resto, si escluderebbe automati-
camente che si sia staccato in volo. Per, la mancanza di quel pezzo
non significa gran che, dato che mancano anche molte altre parti
dell'aereo. 
   D'accordo, ma le coincidenze cominciano ad assommarsi 
dissi.  Adesso non si tratta pi soltanto del numero delle ore di
volo. 

          IAGG10 INl~IMENTICABILE         225

  Ripresi a leggere il rapporto con la massima attenzione, pren-
dendo di tanto in tanto qualche appunto. Dalle circostanze in cui era
avvenuto il disastro risultava che era impossibile rimuovere il re-
litto: i resti del Reindeer, quindi, dovevano essere ancora l dove
erano caduti, e la nuova vegetazione della foresta li avrebbe cir-
condati a poco a poco, soffocandoli fino a cancellarne le tracce. La
prova di cui avevo bisogno era dunque l, in mezzo agli alberi. In
una delle fotografie si distingueva un moncone del longherone ante-
riore spuntare dal fianco sinistro della coda. Forse non sarebbe
stato necessario frugare la foresta in cerca dello stabilizzatore e
dell'equilibratore. Se, nel punto di frattura di quella sbarra spez-
zata e in parte rimasta attaccata alla coda della fusoliera c'era-
no i segni caratteristici di cristallizzazione dovuti a fatica del
metallo, avremmo avuto tutte le prove che ci servivano. Decisi
che, colonnello Fisher permettendo, avrei portato il rapporto a
Farnborough.
  Tornato in sede, mostrai al direttore la documentazione dell'inci-
dente del Reindeer, e gli riferii il colloquio avuto con Fisher.  Nono-
stante la convinzione del colonnello, secondo il quale questo rap-
porto chiudeva definitivamente la questione, vorrei che un nostro
funzionario partisse subito in aereo per fare un rapporto sulla frat-
tura di quel longherone. 
   Lei ha ragione, Scott  approv.  Credo anch'io che sia l'unica
cosa da fare. Chi vorrebbe mandare ? 
   Manderei Honey. 
   Ha molta fiducia in Honey ? 
   S, signor direttore. Comincio a nutrire un grande rispetto per
quell'uomo, e inoltre comincio a pensare che abbia ragione, in
questa faccenda. Per di pi, Honey  sicuramente l'esperto che ne
sa di pi sulla fatica dei metalli. 
   S, certo.  Sfogli, pensoso, le pagine del rapporto.  Il posto
dove  successo l'incidente... a quanto vedo,  a diciotto chilometri
da un lago su cui bisogna posarsi con un idrovolante. Non mi sembra
che Honey sia il tipo adatto per un incarico del genere, Scott. Non
lo definirei un atleta.  Fece una pausa.  Non sarebbe meglio che
ci andasse lei? 
  Esitai Avrei dato non so che cosa per fare un viaggio come quello.
Sarebbe stato un ottimo diversivo dal tran-tran dell'ufficio. Ma
bisognava partire immediatamente. Ne sarei ben felice risposi,
 ma gioved della settimana prossima devo leggere quella relazione
alla Societ Aeronautica. Si tratta dei voli a velocit supersonica.
Naturalmente,  sempre possibile annullarla. 
   Me n'ero dimenticato  disse lui, scuotendo la testa.  No,
Scott, bisogna che lei resti qui. La Societ Aeronautica  un'organiz-
zazione importante, non si pu trattarla in questo modo. No, dovr
proprio andarci Honey. Secondo lei, ce la far a sostenere un viaggio
del genere ? 
   Ne sono sicuro. Dal punto di vista tecnico non c' nessuno
migliore di lui, e per quanto riguarda le difficolt materiali del
viaggio, possiamo informare Ottawa che stiamo mandando l una
persona non molto adatta fisicamente. Ci penseranno loro ad age-
volargli il compito. 
  Restammo in silenzio per un po'. Evidentemente, lui non era
molto convinto.  Se almeno Honey avesse un aspetto migliore 
borbott alla fine. Poi, raddrizz le spalle.  Va bene, Scott. Dir a
Ferguson che cosa abbiamo deciso, e mi rivolger alla segreteria
del Ministero per il passaggio sull'aereo. Lei intende farlo partire
subito ? 
   Immediatamente, direi. Non possiamo permetterci di perdere
nemmeno un giorno. 
  Andai nel mio ufficio e feci chiamare il signor Honey. Lui arriv
ammiccando dietro le grosse lenti. Era spettinato e sembrava pi
brutto e sciatto del solito. Era un problema, tentare di metterlo in
ordine senza urtare i suoi sentimenti, e renderlo un po' pi presen-
tabile prima di imbarcarlo per Ottawa.
  Gli dissi com'era andata a Londra e gli mostrai il rapporto. Non
sembr interessarsi molto alle circostanze dell'incidente, per prese
le fotografie, e osserv a lungo il pezzo di longherone anteriore del
piano di coda.  Ha tutto l'aspetto di una rottura dovuta a cedi-
mento per fatica  disse.  Guardi bene. Non c' allungamento n
accartocciamento del metallo. La flangia del longherone non pre-
senta nessuna distorsione se non nel punto di rottura. Il che non 
naturale. Il metallo deve essere stato cristallizzato al massimo, per
spezzarsi in modo cos netto. 
  Per quanto nella fotografia il particolare fosse assai piccolo, riu-
scii a vedere quello che Honey voleva mostrarmi. Un altro parti-
colare che quadrava.
  Lo informai della nostra decisione di mandare subito un funzio-
nario a Ottawa, e che stavamo organizzando le cose in modo che
un idrovolante o un aereo anfibio trasportasse una squadra di uomini
su allo Small Pine Water per un ulteriore esame tecnico del relitto.
 Voglio che ci vada lei, Honey  dissi.  Non vedo chi altri potrebbe
assolvere meglio questo incarico. 
Mi guard fisso.  Intende dire che... dovrei andare in Canada ? 
   Esatto  confermai.  Voglio che parta subito, in modo da co-
minciare il lavoro dopodomani. E urgentissimo risolvere questo
problema e scoprire se quella coda si  spezzata per il fenomeno
della fatica o no. 
   Sono sicuro che in Canada pu andarci qualcun altro  ri-
batt, irritato.  Io qui devo continuare il mio esperimento, che 
la cosa veramente importante. 
   In questo momento la cosa pi importante  la coda del Reindeer
caduto, Honey  affermai in tono deciso.  Lei  pi anziano di me,
e probabilmente pi preparato come scienziato. Forse, come ammi-
nistratore, io sono migliore di quanto non lo sarebbe lei, e decidere
l'ordine di importanza del lavoro di questo reparto rientra nelle
mie mansioni. Io ritengo che il viaggio in Canada sia di gran lunga
pi importante di qualunque altra cosa si stia facendo oggi a Farn-
borough, perci voglio che lei lasci perdere tutto il resto, parta, e
faccia quello che va fatto; lei e non un altro, perch non vedo chi
altri potrebbe fare meglio. Non  un ordine, perch qui non abbiamo
l'abitudine di dare ordini, ma spero che lei voglia rispettare le mie
decisioni, considerato che sono qui proprio per decidere cosa va
fatto. 
  Lui sorrise. Un sorriso pieno di calore come non gli avevo mai
visto.  Ma certamente  rispose.  Non volevo creare difficolt.
Spero soltanto di non dover restare lontano troppo tempo. 
  Riflettei un momento.  Non mi va l'idea di rallentare un espe-
rimento fondamentale. Far in modo che le sia dato un passaggio
per l'immediato ritorno appena finito il lavoro laggi. Secondo me
dovr stare via tredici o quattordici giorni. 
  Si incup.  Cos tanto? E una grossa perdita di tempo. 
   No, Honey. Anche questo fa parte delle decisioni che spettano
a me, e io le garantisco che non  una perdita di tempo. 
   Lo  rispetto alle ricerche basilari. 
   Da questo punto di vista lei perde tempo anche quando fa co-
lazione  commentai.  Ci nonostante,  indispensabile che anche
lei mangi. Ma veniamo al viaggio. Purtroppo, dovr passare qualche
giornata dura nelle foreste canadesi. Con lei ci saranno, per, gli
uomini dell'Aeronautica Militare Canadese, che l'agevoleranno; co-
228           SELEZIONE DEL LIBRO

munque, so che c' una ventina di chilometri dal lago dove atterrer
fino al luogo dell'incidente, e altrettanto al ritorno. Non sar una
marcia facile. Ha un equipaggiamento adatto, Honey? 
   Ho dei buoni scarponi. Sono anni che non li guardo nemmeno,
ma credo che siano in ordine.  Fece una pausa, poi soggiunse:
 Quando mia moglie era viva, la domenica facevamo lunghe gite
a piedi...  Fiss lo sguardo oltre la finestra.  Ci mettevmo i cal-
zoni corti anche... devo ben averli da qualche parte. Crede che un
paio di calzoni corti siano adatti? 
  L'idea del signor Honey, in giro per Ottawa in calzoni corti da
gita domenicale, quale rappresentante della R.A.E., mi fece im-
pallidire.  Lasci perdere i calzoncini. Scriver a Ottawa che prov-
vedano loro a equipaggiarla per il viaggio. Potrebbe portare gli
scarponi, ma... no, le forniranno loro anche quelli. Piuttosto, una
cosa, Honey, si metta il vestito migliore che ha. Lei dovr rappre-
sentare la nostra organizzazione, quindi veda di darsi un po' d'im-
portanza. E non permetta a nessuno di scavalcarla nelle questioni
tecniche. L'esperto  lei, ed  lei che avr le redini in mano. Da qui,
noi la sosterremo in qualsiasi cosa riterr opportuno insistere. 
  Annu.  Me ne ricorder. 
   E adesso passiamo alle sue faccende personali. Tutto a posto ? 
  Esit.  Ecco, a dire la verit, no. Un uomo della Compagnia
Elettrica dovrebbe andare a casa mia un giorno della prossima set-
timana per installare quello scaldabagno elettrico. E poi c' Elspeth.
Lasciarla sola per due settimane... 
   Non ha qualche parente che possa stabilirsi in casa sua? 
  Scosse la testa.  No. Non c' nessuno.  Tacque, pensieroso, poi:
 Non si preoccupi, dottor Scott. Trover una soluzione. Qualche
volta mi  capitato di stare via per un paio di giorni, ma lasciarla
sola per due settimane  impossibile. Potrei chiedere un favore alla
signora Higgs, la donna che viene a farmi le pulizie... forse lei po-
trebbe dormire a casa mia finch non torno. 
  La soluzione non mi piaceva affatto, ma era pur sempre un modo
di risolvere il problema. Se noi avessimo avuto un'altra camera da
letto, avrei potuto proporle di tenere la bambina a casa nostra.
   Vedr di farla tornare il pi presto possibile  dissi.
   Gliene sar grato... Per diversi motivi non vorrei stare via pi
del necessario.  Il suo sguardo and al rapporto posato sulla scri-
vania davanti a me.  Ha gi parlato di questo viaggio a quelli
della Rutland ?  domand.

           VIAGGIO INDIMEN~ICABILE         229

  Mi ero completamente dimenticato della societ che aveva pro-
gettato e prodotto i Reindeer.  A quelli non ho detto ancora niente 
risposi, a bassa voce.
  Con una certa preoccupazione vidi profilarsi tutta una serie di
nuove diflficolt. E. P. Prendergast, capo progettista della Rutland
Aircraft Company e padre del Reindeer, era un colosso di circa ses-
sant'anni, bruno, alto pi di uno e novanta, e largo in proporzione,
ed era uno dei migliori progettisti del nostro Paese. Il Reindeer era
l'ultimo di una lunga serie di bellissimi aerei usciti dal suo uflicio.
Ma, come tutti i progettisti veramente di prim'ordine, aveva una
fortissima personalit, ed era intollerante, sempre pronto a respin-
gere anche la pi lieve modifica ai suoi progetti.
  Quell'uomo - che poteva essere un ospite squisito, affascinante, e
un superiore comprensivo - era capacissimo di diventare un demonio
scatenato e di rimetterci persino la salute, sotto la violenza delle
proprie passioni. E. P. Prendergast era, di tutti gli uomini importanti
dell'industria aeronautica, il pi pericoloso col quale scontrarsi.
  Quella sera il direttore mi chiam di nuovo. Aveva fatto lavorare
Ferguson tutto il giorno per il viaggio in Canada, e pareva proprio
che Honey sarebbe dovuto partire domenica.
  Dopo che mi ebbe messo al corrente delle novit, gli dissi: A
questo punto, lei ritiene che si debba informare la ditta produttrice ? 
E, dopo una pausa aggiunsi:  E. P. Prendergast... 
   Gi... Prendergast.  Tacque per un momento, e io sapevo cosa
stesse pensando prima ancora che lui aggiungesse:  Dubito che
Prendergast possa accettare la teoria di Honey .
   Ci scommetto la testa che non l'accetter. Se lo manger vivo
in meno di un secondo. 
   Fino a quando non verr dimostrato che in quegli aerei si ve-
rifica il fenomeno della cristallizzazione, la societ di Prendergast
non potr fare niente  osserv.  Dovremo ricevere al pi presto da
Honey un cablogramma che ci dica che cosa  successo in realt
a quel Reindeer. Quello sar il momento giusto per mettere al corrente
la societ. 
   Sono anch'io di questo parere  dissi.  Adesso  un po' troppo
presto per allarmarli. 
VIAGGIO INDIMENrlCABILE    231




IN QUEL periodo, per sua regola, la Central Air Transport Orga-
nization faceva compiere la trasvolata dell'Atlantico in ore notturne.
Gli aerei decollavano dall'aeroporto di Londra alle ventitr, prima
dell'alba atterravano per il rifornimento di carburante a Gander,
nell'isola di Terranova, poi riprendevano il volo, e arrivavano a
New York o a Montreal a met mattinata.
  Honey si avvi al terminal la sera della domenica, dopo cena.
Aveva avuto un bel daffare a convincere la signora Higgs, la donna
delle pulizie, a restare a dormire da lui, lasciando solo il marito.
Alla fine la donna aveva accettato "per fare un piacere", e per un
compenso di dieci scellini a notte. La notte dal sabato alla domenica,
Honey aveva dormito poco, perch era rimasto alzato fino a tardi,
preoccupandosi di sistemare le cose nel miglior modo possibile per
la comodit e la sicurezza di Elspeth. Shirley e io ci eravamo im-
pegnati ad andare a vedere di tanto in tanto come se la cavava la
bambina durante l'assenza del padre. Honey era stato molto occu-
pato anche in ufficio, per assicurare il tranquillo andamento del
collaudo tanto di giorno quanto di notte, durante la sua assenza. A
causa di tutte queste responsabilit, Honey affront il viaggio stanco,
e con l'assillo di aver dimenticato qualcosa di importante.
  Comunque, la C.A.T.O. lo prese nelle sue braccia avvolgendolo
in morbida bambagia. Nella calda cabina del Reindeer, bene illumi-
nata, Honey fu accolto da una hostess alta e bruna, che lo accom-
pagn al suo posto, prese in consegna cappotto e cappello, e si assicur
che fosse sistemato comodamente con giornali e riviste a disposizione.
Poi la ragazza gli sfil la cintura di sicurezza da sotto il sedere e gli
mostr come allacciarla, parlando sempre in tono cortese.  Serve
soltanto per il decollo e l'atterraggio. Ecco fatto... Va bene, cos? 
   Benissimo, grazie  disse lui.  Non si preoccupi, signorina...
ne so qualcosa di queste faccende. Il mio lavoro riguarda proprio
gli aerei. 
  L a hostess sorrise.  E lei allora l'esperto di Farnborough? 
  Honey guard in su sorridendo anche lui.  In persona! 
   Magnifico! Allora sa gi tutto.  Gli sorrise ancora, e poi pass
a occuparsi degli altri passeggeri. L'aereo era mezzo vuoto, perci
le due hostess sistemarono i viaggiatori in modo da occupare uno
solo dei sedili affiancati. In questo modo, Honey pot disporre la
borsa e le riviste sul sedile accanto. Comodamente seduto nel caldo
accogliente della cabina, si guard attorno, osservando l'arreda-
mento, poi prov il comando che regolava l'inclinazione del sedile.
Rimase favorevolmente colpito dalla comodit e praticit di ogni
cosa e, per la prima volta da che era salito a bordo, si domand,
ma senza molto interesse, che tipo di aereo fosse quello.
  Si gir sul sedile per guardare la cabina alle sue spalle, fino alla
dispensa delle hostess, alle toilettes e al portello d'ingresso. Il suo
sguardo si sofferm con aperta curiosit su una passeggera. La donna
dai capelli rosso tizianesco, truccata con cura, era avvolta in una stu-
penda pelliccia di visone. Nonostante il trucco sofisticato, la sua
faccia conservava vivacit e intelligenza, sottolineando cos la sua
bellezza. Honey la riconobbe alla prima occhiata, e l'emozione
improwisa gli diede un tuffo al cuore. Era Monica Teasdale.
  Quando, nel I934, Si era sposato, Honey aveva scelto per moglie
una impiegata del reparto collaudi, una ragazza semplice come lui.
Insieme avevano formato una coppia senza complicazioni, appas-
sionata di fotografia, alla quale piaceva fare lunghe camminate
la domenica, con lo zaino in spalla. Andavano spesso al cinema,
ma in fatto di film erano esigenti. Se la pellicola non li soddisfaceva,
uscivano, preferendo perdere i soldi del biglietto piuttosto che assi-
stere a uno spettacolo di nessun valore. Per non avevano mai di-
sertato un film con Monica Teasdale. Tutti e due avevano un debole
per Monica Teasdale. Avevano visto tutti i suoi film, se li ricorda-
vano, e a distanza di anni ne riparlavano, discutendone persino i
minimi particolari. Questo era durato dal giorno in cui si erano
fidanzati fino a quando Mary Honey era rimasta uccisa, nel 1944.
Da allora, Honey non aveva pi rimesso piede in un cinematografo.
  Per Honey, Monica faceva parte della sua vita perduta, era una
parte dei divertimenti semplici e degli entusiasmi che lui aveva
condiviso con la giovane moglie. Nel suo cuore, l'attrice era legata
indissolubilmente a Mary Honey. Mentre la guardava, seduta l,
dall'altro lato del corridoio, nella calda cabina illuminata del-
l'aereo, sent che i suoi poveri occhi si riempivano di lacrime dietro
le spesse lenti, e dovette voltare la testa, e soffiarsi il naso, e togliere
gli occhiali, per asciugare le lenti. Il ricordo della sua donna morta,
in quel momento, fu pi vivo che mai.
  Fuori del portellone ormai chiuso, le eliche si misero in moto a
una a una. In breve, la cabina cominci a vibrare. Honey guard
232           SELEZIONE DEL LIBRO

dal finestrino e vide le luci degli edifici dell'aeroporto sfilare davanti
a lui mentre i'aereo cominciava a rullare lungo la pista di raccordo.
Poi, all'imbocco della pista d'involo, l'apparecchio si mise col muso
controvento, aument i giri dei motori, e, prima che Honey se ne
rendesse conto, le luci della pista scivolarono via all'indietro, scom-
parendo in basso. Era la prima volta che Honey viaggiava su un
aereo moderno con cabina pressurizzata e isolata acusticamente, e
il decollo lo colse di sorpresa. Di colpo, dal finestrino non vide pi
niente: il vetro era diventato una lastra nera in cui si riflettevano
la sua faccia e una parte della cabina illuminata.
  Si abbandon contro lo schienale del sedile e si rilass. Poco dopo
torn la hostess.  Desidera mangiare qualcosa prima di sistemarsi
per la notte, signore ? Cosa posso portarle ? 
  Honey ordin una tazza di caff e un paio di panini imbottiti.
 Un'altra cosa, per favore. Che apparecchio  questo ?
   Uno dei pi moderni, signore. E un Reindeer. Come si usa, la
Compagnia gli ha dato un suo nome di battesimo: "Redgauntlet". 
   Ah,  un Reir~deer!  esclam Honey. La notizia non lo turb
minimamente, perch aveva la fiducia pi assoluta nel controllo
che io avevo fatto sulle ore di volo compiute da ogni Reindeer, ma
si guard attorno con rinnovato interesse.
   E un apparecchio meraviglioso  prosegu la hostess.  Il pi
moderno che esista. Dovrebbe venire a vedere la dispensa. E un
sogno. 
  Se ne and, e pochi minuti dopo ricomparve con il caff e i panini.
Torn ancora per portare via il vassoio, sistemare la piccola lampada
che avrebbe permesso a Honey di leggere senza disturbare gli altri
passeggeri, e mostrargli dov'era l'interruttore.  Tra un paio di
minuti spegneremo le luci generali. Se preferisce dormire, qui c'
l'interruttore per questa lampadina. 
   A che ora atterreremo?  domand lui.
   Saremo a Gander verso le sette, secondo il nostro orario. Te-
nuto conto del cambiamento di orario, a Gander sar appena
l'alba. 
  Le luci vennero spente, e Honey si mise a leggere una rivista al
tenue cerchio luminoso della piccola lampada. Un paio di volte si
gir a guardare Monica Teasdale, ma l'attrice aveva spento la sua
lampadina e, abbassato lo schienale, stava dormendo o semplice-
mente riposando nella semioscurit.
  Verso le due del mattino, il secondo pilota, un allegro giovanotto

           VIAGGIO INDIMEN~ICABILE         233

di nome Dobson, usc dalla cabina di comando e percorse il corri-
doio tra le file di sedili, entrando poi nella dispensa dove stavano
le hostess.
   Chi di voi ha in consegna il capoccione di Farnborough? 
domand.
   Io  rispose la Corder.  E il signor Honey. 
   Quella mezza cartuccia con le lenti spesse due centimetri? 
  La ragazza annu.
   L'avrei giurato. Un capoccione lo si riconosce a prima vista. 
   Bravo. Cosa vuole da lui? 
   Il Comandante mi ha incaricato di chiedergli se vuol visitare
la cabina di comando. Sa se  sveglio? 
  La ragazza lanci un'occhiata lungo il corridoio.  La luce 
ancora accesa  disse, e s'awi per il corridoio senza far rumore,
seguita da Dobson.  Signor Honey, il Comandante Samuelson mi
ha incaricato di domandarle se desidera visitare la cabina di co-
mando... il posto di pilotaggio, quello dell'ufficiale di rotta, eccetera.
Il Vicecomandante, se lei lo desidera, l'accompagner ora. A meno
che non preferisca rimandare la visita a pi tardi, dopo il decollo
da Gander, mentre voleremo verso Montreal. 
   Grazie, verr subito  rispose Honey.
  La hostess fece le presentazioni e, accompagnato da Dobson,
Honey varc la porta e sal la scaletta che portava alla bene illu-
minata cabina di comando. Il motorista era seduto a una specie di
tavolino sistemato davanti al quadro di strumentazione, zeppo di
quadranti neri. Il marconista era al suo posto in mezzo ai suoi ap-
parecchi. Sullo schermo del radar, sistemato di fianco a lui, passava
e ripassava il raggio verde. Alle sue spalle, c'era il tavolo dell'uf-
ficiale di rotta. E oltre questo, i due sedili dei piloti, tutta la selva
degli strumenti di comando, e la finestratura, simile a uno schermo
invaso dal nero della notte. Il Comandante Samuelson occupava il
sedile di sinistra, ma non stava manovrando i comandi, che di tanto
in tanto compivano, da soli, leggeri movimenti.
  Honey rest impressionato dalla sensazione di solidit e sicurezza.
In un apparecchio come quello pareva che niente, mai, potesse
andar male.
   Questo  un Reindeer, vero? Come vi ci trovate? 
   E un piacere volarci  rispose Dobson.  Volo con questo appa-
recchio da circa sei mesi, e non ho mai desiderato cambiare. Quello
di oggi  il nostro primo viaggio sull'Atlantico settentrionale. Finora
234           SELEZIONE DEL LIBRO

siamo stati in prestito, per prova, a una compagnia aerea anglo-
brasiliana, e abbiamo fatto servizio da e per Buenos Aires, ma la
nostra vera rotta  questa.  Si volt verso la carta nautica.  In
questo momento siamo press'a poco qui. 
  Honey fiss gli occhi sulla carta. Non ne aveva mai viste, fatte in
quel modo, quindi cominci a porre un mucchio di domande sulle
rotte e sul modo in cui ci si serviva delle carte. Alcune di quelle
domande misero in difficolt Dobson, il quale, naturalmente, non
poteva sapere che le cognizioni di Honey in materia erano una
specie di sottoprodotto dei suoi studi sulla Grande Piramide. Alla
fine lasciarono le carte e si spostarono nella cabina di pilotaggio
vera e propria, dove Dobson spieg a Honey il funzionamento dei
vari comandi. I comandi base degli aerei gli erano familiari, ma
quelli dei freni aerodinamici e del carrello di atterraggio erano una
novit per lui, e gli vennero spiegati con ricchezza di particolari.
  Poi, davanti ai manometri dei motori, fu il motorista a spiegargli la
funzione di quei complessi strumenti e a rispondere ad alcune sue





                                `~

           VIAGGIO INDIMEN~ICABILE         235

domande.  I motori sono ottimi  disse.  Oggi non si hanno pi
molti guai, con quei bestioni. Ogni seicento ore vengono smontati e
cambiati. Quello montato adesso  il terzo gruppo. L'ultimo cambio
 stato fatto il mese scorso. 
  Honey lo guard fisso. Qualcosa gli si era rivoltato dentro.  Vuol
dire che avete gi usato due gruppi di motori, e che ogni gruppo
aveva gi fatto seicento ore di volo? 
   Esatto  rispose il motorista.  Dopo seicento ore vengono revisio-
nati completamente, e intanto si vola con un altro gruppo-
motore. 
  Honey si inumid le labbra. Era sgomento.  Quante ore ha gi
volato, allora, la struttura dell'aereo? 
   La struttura? Millequattro o millecinquecento, credo. Posso
dirglielo esattamente, se vuole.  Allung la mano verso una fila
di fascicoli rilegati in blu e allineati su uno scaffale, ne prese uno, e
lo sfogli.  Ecco. Al momento del decollo di questa sera erano
millequattrocentoventidue. 
   Oh... 
  Per un momento, Honey rimase attonito. Tutti siamo condizionati
dell'ambiente che ci circonda, e Honey, in quel momento, si sent
quasi paralizzato, incapace di connettere, come se stesse vivendo in
due mondi. L, sull'aereo, tutto ispirava fiducia. Occorreva un
notevole sforzo mentale per tornare col pensiero al capannone a
cupola di Farnborough, e al piccolo ufficio disordinato dove lui
aveva calcolato che la coda del Reindeer, montata sul banco di prova,
si sarebbe spezzata dopo un tempo pari a quello che l'apparecchio
su cui stava viaggiando ora aveva passato in volo. E ci voleva un
notevole sforzo mentale per identificare quel solido e bell'aereo con
le fotografie del primo Reindee7 andato in pezzi, e poi bruciato sul
fianco, sotto la montagna del Labrador.
  Si rivolse a Dobson.  Per favore, vuol venire qui un minuto? 
  Port il secondo pilota accanto al tavolo delle carte nautiche in
modo che nessun altro udisse.  Cosa c'?  domand Dobson.
  Honey si inumid le labbra.  Non so come comunicarglielo, ma
questO aereo  in grave pericolo. Nei piani di coda  in atto un serio
processO di deterioramento per il fenomeno della fatica. Bisogna
tornare immediatamente in Inghilterra.  E, con una inflessione pi
acuta nella voce, ripet:  Immediatamente .
  Il secondO pilota lo fiss.  Fenomeno della fatica? Che cos'?
Non possiamo tornare in Inghilterra. 
   Ma  necessario!  Fu una specie di strillo irritato.  Le dico
che  molto grave. Questo apparecchio non dovrebbe essere in volo.
A ogni momento la coda pu spezzarsi; il longherone anteriore
pu staccarsi. La coda  gi stata sottoposta a un numero eccessivo
di sollecitazioni. Senza preawiso, di colpo, ci troveremo in picchiata,
e nessun comando potr tirarci fuori dei guai. Le dico che bisogna
tornare e atterrare sul primo aeroporto irlandese.  Il giovane pilota
lo guardava con espressione divertita e con crescente compatimento.
 Se spegnete i motori interni e portate al minimo i giri di quelli
centrali, c' ancora una piccola probabilit che si possa atterrare
sani e salvi. 
   Stia tranquillo  disse Dobson.  Lei certamente sa che esiste
un certificato di idoneit al volo. Questo apparecchio  stato di-
chiarato in condizioni perfette. Se vuole, le mostro il nullaosta rila-
sciato dopo l'ispezione giornaliera. 
   Non c'entra. E tutta un'altra cosa  insistette Honey.  Nessun
Reindeer pu volare per oltre settecento ore finch non sar chiarita
la questione della coda. Questo apparecchio ha volato due volte
tanto, raggiungendo il limite calcolato per il cedimento della coda.
Le assicuro che pu succedere qualcosa da un momento all'altro.
Dovete tornare indietro. 
   Cos' questa storia che i Reindeer non hanno il permesso di fare
pi di settecento ore di volo? E la prima volta che lo sento dire. 
Dobson fece un cenno al motorista, che and a raggiungerli, e gli
domand:  Cousins, hai mai sentito che i Reindeer devono essere
messi fuori servizio dopo settecento ore? 
   Mai  rispose il motorista, esterrefatto.  Chi l'ha detto? 
   L'amico di Farnborough  rispose Dobson.
   Tutte storie  disse il motorista, in tono di superiorit.  Se-
condo lei, cosa ci sta a fare l'Ufficio Registrazione Aerea? Poi,
rivolto a Honey:  A lei, chi l'ha detto? 
   Ma  cos  insist Honey, disperato.  Il mio superiore, il capo
del mio reparto, il dottor Scott... si sta occupando di tutta questa
faccenda.  Gli altri lo guardarono con evidente incredulit.  Vi
prego, fate attenzione a quello che vi dico. Spegnete i motori interni
e tornate indietro. Fermando questi motori interromperete le ar-
moniche, modificandone quindi la frequenza e diminuendone di
conseguenza l'ampiezza. 
  Il motorista si rivolse a Dobson.  Ma di che diavolo sta par-
lando ?  domand.

   Va bene, Cousins, me ne occupo io  intervenne il secondo pi-
lota.  Ne parlo col Comandante.  Il motorista torn al suo posto,
ma continu a guardare Honey con sospetto.
  Dobson si accost al Comandante Samuelson seduto ai comandi, e
si chin su di lui.  Quel passeggero di Farnborough, al quale lei mi
ha chiesto di far vedere la cabina di comando,  qui, Comandante.
Ci sta dando dei guai. 
  Dal tavolo delle carte nautiche, Honey vedeva i due piloti parlare
tra loro a bassa voce. Poi, vide il Comandante girarsi sul sedile per
guardarlo. Rimase dov'era, aspettando. Si stava calmando, e si
rendeva conto di non essere sufficientemente convinto dentro di s,
per poter convincere gli altri. Intanto, I'aereo volava nella notte,
solcando tranquillamente il cielo sopra la coltre di nubi, appena
visibile in basso al riflesso delle stelle.
  Il Comandante si alz dal sedile, e il secondo pilota prese il suo
posto, mettendosi lui ai comandi. Samuelson si diresse verso Honey
ancora in attesa accanto al tavolo delle carte. Era sulla cinquantina,
piccolo, biondo rossiccio e rotondetto. Da vent'anni faceva il pilota
sugli apparecchi di linea.
  Dopo essersi presentato a Honey, Samuelson attacc:  Dobson
mi ha detto che lei  preoccupato per qualche motivo, signor Honey .
  Rimase ad ascoltare in silenzio quello che Honey gli diceva, an-
nuendo di tanto in tanto con il capo. Adesso Honey era pi calmo,
e spieg tutto con maggior chiarezza; inoltre, Samuelson era pi
anziano e aveva maggiore esperienza di Dobson. Quando Honey
ebbe finito di parlare, il Comandante cominci a fare domande, per-
tinenti e acute. Non ci mise molto ad appurare che, ufficialmente,
non esisteva il divieto a che i Reindeer volassero per altre settecento
ore, e che non esistevano prove effettive che la coda dei Reindeer
fosse soggetta al fenomeno della fatica.
   Le ho detto tutto quello che so  concluse Honey, mortificato.
 Se lei non fa tornare subito l'aereo in Inghilterra, e non si regola
coi motori come le ho consigliato, probabilmente moriremo tutti. 
  Per qualche secondo Samuelson rimase assorto. Gi un paio di
volte aveva avuto a che fare con passeggeri sovreccitati, da tenere
d'occhio in modo particolare durante il volo. Adesso non intendeva
prendere posizione contro Honey, ma non poteva escludere che
I agitazione del viaggio avesse contribuito a esasperare l'idea fissa
di un uomo che, a giudicare dalle apparenze, doveva essere un po'
squilibrato. Comunque era disposto a prestare la massima attenzione
238           SELEZIOJVE DEL LIBRO

a quello che Honey diceva, per una sua ragione personale: il Co-
mandante Samuelson aveva conosciuto molto bene il Comandante
Ward, il pilota del Reindeer che si era fracassato nel Labrador.
  Quando aveva saputo le conclusioni del rapporto sull'incidente,
Samuelson ne era rimasto molto scosso. Per lui era incredibile che
Ward avesse fatto quello che il rapporto gli attribuiva, cio che
avesse diminuito la quota, scendendo al di sotto delle nubi sulle
montagne del Labrador, per controllare la posizione in vista del
terreno. C'erano errori che un comandante anziano della C.A.T.O.
assolutamente non faceva, e scendere a quota zero sopra una zona
montagnosa era uno di questi. Samuelson non sapeva che cosa fosse
successo a Bill Ward, ma era assolutamente certo che le conclusioni
del rapporto erano completamente sbagliate. Dentro di lui, si stava
formando il sospetto che, alla fine, i magnifici ed efficientissimi
Reindeer avrebbero rivelato una deficienza. Qualche spirito maligno
doveva aver assalito Bill Ward talmente all'improvviso, da non con-
cedergli nemmeno il tempo di servirsi della radio per darne notizia,
e l'aveva ucciso, uccidendo con lui altre trenta persone. L'istinto,
affinato in circa ventimila ore di volo, diceva a Samuelson che un
giorno o l'altro la tragedia si sarebbe ripetuta.
  Guard, preoccupato, il signor Honey. Osserv gli occhi miopi,
le lenti spesse, la figura scialba, il vestito tutt'altro che impecca-
bile, i gesti impacciati delle mani, il tremito delle labbra spesso
inumidite e pens con tristezza che non poteva modificare il piano
di volo unicamente sulla parola di quell'uomo.  Senta, signor
Honey  disse,  ora spegner i motori interni come ha detto lei, e
diminuir i giri di quelli centrali, portandoli a millenovecento.
In questo modo la nostra velocit verr diminuita di settantacinque
chilometri l'ora, e ci far arrivare a Gander condue ore di ritardo,
ma non torner indietro. 
   Se lei continua, corre un grosso rischio  disse Honey.  Deve
tornare indietro subito, immediatamente, e atterrare in Irlanda. 
   Questo lo dice lei  rispose, calmo, il Comandante.  Ma le
decisioni spettano a me, e io ho deciso di continuare. 
  Honey lo guard negli occhi, e quel sorriso timido e pieno di calore
che aveva sorpreso me, colp, adesso, Samuelson.  Bene. Allora
mi permetta di augurarle e augurare a tutti noi buona fortuna 
disse Honey.
  In quel momento Samuelson si sent quasi convinto, e fu sul punto
di dire che avrebbe invertito la rotta, ma non poteva cambiare idea

           VIAGGIO INDIMENTICABILE         239

cos, senza una ragione valida. Diede un paio di ordini al motorista,
poi and accanto al proprio sedile, e parl per qualche momento
con Dobson. Il secondo pilota scivol fuori del sedile, e Samuelson,
ripreso il proprio posto, disinnest il pilota automatico e p~ss ai
comandi manuali, mentre i motori interni venivano spenti e il ritmo
cambiava. Dobson raggiunse Honey.
   La riaccompagno nella cabina passeggeri  disse e, con studiata
cortesia, scort Honey al suo sedile, poi raggiunse lo scomparto di
coda riservato alla dispensa, e si rivolse con un sorriso alla signorina
Corder.  Che bel divertim ! Il capoccione  matto. 
  La hostess lo guard attenta.  Che cosa vuol dire? 
   E completamente svitato. Dice che perderemo la coda. 
   Ma  vero?  domand lei, calma.
   Nemmeno per sogno. Dev'essere l'alta quota che gli fa effetto.
Il Comandante vuole che venga tenuto d'occhio in modo particolare.
Il nostro amico  un po' sovreccitato. Non credo per che combiner
dei guai. Nel caso, ci awerta, e qualcuno di noi verr a darle una
mano. Tutte sciocchezze, le sue. Se l' fatta e detta tutta da solo. 
   Come fa a esserne sicuro?  domand lei.
  Dobson rise.  Lei crede che quelli dell'Ufficio Registrazione Aerea
avrebbero permesso a questo apparecchio di volare, se ci fosse il
pericolo che la coda se ne vada per i fatti suoi? 
   No, certo, ha ragione  disse la hostess, approvando con un cenno
lento della testa.  Forse, ultimamente il signor Honey ha lavorato
troppo. 
   Avr bevuto, troppo. Bisogner dargli un po' di bicarbonato. 
   Per me,  un ometto simpatico  osserv lei. Son l'interfono
che collegava la dispensa con la cabina di comando, e la hostess
stacc il ricevitore dall'apparecchio sistemato in alto sulla parete.
 S  disse al microfono,   qui. Va bene, gli dico di venire subito. 
Si rivolse a Dobson.  Il Comandante la vuole in cabina. 
  La ragazza segu Dobson con lo sguardo, finch lo vide scomparire
attraverso la porta all'estremit opposta, poi si avvi a sua volta
lungo il passaggio, e si ferm vicino a Honey che stava seduto dritto
al suo posto.
   Vuole qualcosa di caldo da bere, signore? Abbiamo del latte.
Le andrebbe una tazza di Ovomaltina con qualche biscotto? 
   Oh, no, grazie. Non voglio niente  rispose lui, a disagio.
   Preferisce un brodo? Oppure un whisky e soda? Quando non
si riesce a dormire, bere qualcosa d sollievo. 
240           SELEZIONE DEL LIBRO

  Lui la guard, distratto per un attimo dal pensiero che l'ossessio-
nava.  Lei  molto gentile  rispose.  Va tutto bene, stia tran-
quilla.: solo che sono... un po' preoccupato. 
   Permetta che le prepari una tazza di latte caldo  insistette lei.
 iI ideale, quando si hanno dei pensieri. 
  Da anni nessuna donna gli aveva pi parlato in quel modo, e
Honey sent fortissimo il ricordo della moglie morta.  Va bene 
rispose, confuso.  L'Ovomaltina mi piace. 
  La ragazza si allontan per preparare il latte e, dopo un paio di
minuti, Si apr la porta all'altra estremit, e nella cabina entr il
Comandante Samuelson. Si avyi lungo lo stretto corridoio tra le
due file di poltrone, salutando Honey con un cenno e un sorriso
mentre gli passava accanto. Samuelson tir dritto oltre la dispensa,
entr nel bagagliaio di poppa, e si avvicin all'ultima paratia, in
CUi era alloggiata una specie di nicchia. Quest'ultima era munita di
un finestrino e di un interruttore; premendo l'interruttore, si accen-
deva una luce che consentiva di ispezionare, attraverso il finestrino
le cerniere e i diversi meccanismi di comando degli elevatori. Sa-
muelson rest a guardare per un po' attraverso il finestrino.
    oi, Honey lo vide andare ancora pi in fondo, nella coda vera
e propria della fusoliera, e allora s'alz, pass anche lui oltre la
ispensa, e lo raggiunse.  Guardare non serve a niente  lo avvert
con una punta di amarezza.  Non vedr niente di anormale. 
   Se quello che lei ha detto  vero, pu esserci qualche segno pre-
monitore  disse Samuelson.  Non c' niente, invece. Niente crepe
nella vernice, n altro. Tutto perfetto. Guardi coi suoi occhi. 
  Per un momento, Samuelson non parl, maledicendosi per la
propria indecisione. Quell'ometto insignificante stava diventando
tremendamente persuasivo. Lui aveva mandato un messaggio radio
col quale comunicava concisamente quello che Honey aveva detto, e
anche la sua decisione di continuare il viaggio. Non si aspettava che
i1 Centro di controllo gli desse istruzioni, perch le difficolt tecni-
c e da superare erano troppe, e perch si era in piena notte e a
quell'ora tutti i tecnici di buon senso erano sicuramente a letto. Al
massimo poteva sperare di ricevere istruzioni all'arrivo a Gander
quando in Inghilterra sarebbero state le nove del mattino.
  Ho spento i motori interni  disse alla fine.
 Pu servire  mormor Honey.  Ma deve far tornare indietro
ereo nche siamo in tempo. Deve farlo, Comandante. 
 amuelson sorrise, e sospinse Honey fuori del bagagliaio, poi lui

           VIAGGIO INDIMEN~ICABILE         241

prosegu per il corridoio sino alla cabina di pilotaggio. Honey ri-
mase a poppa, in fondo alla cabina passeggeri, con la signorina
Corder, a scrutare le strutture della fusoliera. Apr anche le porte
della toilette, e ispezion le paratie, studiandone il sistema di fis-
saggio e osservando tutto da dietro le grosse lenti.
  La signorina Corder peris che si stava comportando in maniera
molto strana. Gli si accost:  Dovrebbe tornare al suo posto, si-
gnore. Tra un paio di minuti le porter l'Ovomaltina .
   S, tra un minuto ci torno  disse Honey in tono sottomesso.
 Mi lasci prima dare un'occhiata alla sua dispensa.  Pensando che
la cosa potesse distrarlo, la hostess lo fece entrare, e cominci a
spiegargli a che cosa servivano i vari interruttori e fornelli della
cambusetta, ma si accorse subito che Honey non era affatto interes-
sato a quei particolari. Si era messo a esaminare attentamente il
sistema di fissaggio delle apparecchiature al pavimento e alle paratie.
Quando ebbe finito, torn al suo posto. Pochi minuti piU tardi, la
ragazza gli port un vassoio con una tazza di Ovomaltina e dei bi-
scotti. Provava una strana compassione, che non la coinvolgeva,
per, personalmente, per lui e per la sua preoccupazione. Le sem-
brava cos debole e smarrito.
  Il Reindeer volava sicuro nel cielo pieno di stelle, solo nello spazio,
sopra lo strato di nubi che, appena visibili, in basso, nel buio, copri-
vano la vuota immensit dell'oceano. Nella cabina silenziosa, Honey
bewe la sua Ovomaltina. Non si sentiva pi teso ad aspettare il
primo sussulto che avrebbe annunciato l'inizio della pericolosa pic-
chiata verso la distruzione, non tendeva pi le orecchie per sentire
il primo schianto della coda, inizio della tragica sequenza.
  Adesso gli sembrava di essere pronto a prendere le cose come veni-
vano. C'erano ancora almeno sei ore di volo prima di arrivare a
Gander, e a Honey sembrava molto pi probabile che sarebbero
morti tutti prima. Questo pensiero, adesso, non lo sconvolgeva pi.
La morte arriva per tutti, al suo momento. Per Mary era arrivata
molto prima di quanto avessero mai creduto. Se per lui arrivava
adesso, bene, era una di quelle cose che capitano. Nella sua fede
semplicelui era convinto che in qualche modo, in qualche posto,
` dopo la morte si sarebbe ritrovato con Mary, e sarebbero potuti
stare ancora insieme.
  Il pensierO di Elspeth lo rattristava e lo affliggeva, ma Elspeth
aveva gi dodici anni, il suo carattere era gi formato, e quindi
prontO a subire i colpi della buona e della cattiva sorte, e se lui
242           SELEZIONE DEL LIBRO

fosse scomparso ora, la bambina non avrebbe subto un trauma troppo
grave. Materialmente, Honey lo sapeva, il Ministero si sarebbe
preso cura di lei. E - quasi mi vergogno a dirlo - per tutte le piccole
gloie familiari, Honey confidava in Shirley e in me. Non credo
che abbia pensato addirittura a una pratica di adozione da parte
nostra, ma aveva la certezza che non avremmo mai permesso che
la bambina soffrisse per la mancanza di affetto familiare. Quando
avrebbe incontrato Mary, era sicuro di poterle dire che la loro figlia
sarebbe stata felice.
  La Corder and a riprendere il vassoio. Lui guard in su, soc-
chmdendo gli occhi miopi.  E molto gentile a prendersi tutto questo
disturbo per me  disse.
  Lei sorrise.  Nessun disturbo, signore. Mi dispiace invece che lei
abbia sulle sue spalle il peso di tante preoccupazioni. 
  Anche quella gentile ragazza bruna sarebbe morta, se fosse acca-
duto il disastro.  Lei  sposata ?  domand Honey
  La hostess lo guard, perplessa. Ma no, non poteva essere uno dei
soliti tipi. Rise.  Sposata ? No. 
   Questo  un bene  mormor lui.  Nemmeno io sono sposato
Per quanto ci riguarda, allora, non ci saranno altre complicazioni >;
  Non sapendo che significato dare a quelle parole, lei rimase un
attimo esitante, pOI Si allung a prendere una coperta.  Le ab-
bassero lo schienale della poltrona, e la coprir con questa  disse.
 COsi, forse, riusclr a dormire un po'. 
 Honey si rilass contro lo schienale abbassato, ma non voleva
ormire: non bisognava sprecare il poco tempo che restava. Obiettiva
e spassionata, la sua mente spaziava lontano. Si domand che cosa
sarebbe successo quando avrebbero toccato la superficie dell'oceano.
  apparecchio avrebbe fatto forse un paio di balzi, e a ogni balzo
avrebbe ridotto la velocit. Impatto e decelerazione sarebbero stati
V10 ertiSSimi. Pol, la fusoliera sarebbe rimasta a galla un minuto o
pOCO plU, prima di affondare. Gli eventuali superstiti sarebbero
potutl uscire dal relitto e, sostenuti dalle cinture di salvataggio
galleggiare nell'oceano fino a che non fossero morti di freddo, perch
anche ammesso che qualcuno ce la facesse a uscire dal relitto, c'era
una sola probabilit su un milione che nelle vicinanze si trovasse
una nave per salvarli.
  Per s, Honey rinunci a ogni pensiero di salvezza: quando l'irre-
parabile sarebbe avvenuto, lui sarebbe morto. Una volta assuefatto
a idea, non gliene import pi molto. Da quando Mary era morta,

           VIACGIO INDIMEN'FICABILE         243

la sua vita non era stata felice. Mary era morta prima di lui, ma in
qualche modo, da qualche parte, I'avrebbe rincontrata. Avrebbero
fatto ancora lunghe escursioni assieme nelle giornate di sole, si sa-
rebbero amati ancora, e sarebbero andati al cinema a vedere i loro
attori preferiti: David Niven, Monica Teasdale...
Monica Teasdale...
  Il suo pensiero si sofferm sull'attrice, e improwisamente gli parve
importante che la Teasdale si salvasse dal disastro che li avrebbe
travolti tutti. Non poteva, incontrando la sua Mary, dirle che aveva
trascurato di fare tutto il possibile per Monica Teasdale, che lei
veva adorato. Doveva ricorrere a tutte le sue cognizioni, a tutta la
sua abilit per salvare la vita della signora Teasdale, o, per lo meno,
darle buone probabilit di sopravvivere. E lui sapeva che sull'aereo
c'era un posto dove un passeggero sarebbe almeno soprawissuto
all'urto con la superficie dell'oceano.
  Guard verso l'altra fila di poltrone, dove l'attrice stava semi-
sdraiata. La donna non dormiva: era distesa l, sveglia, a fumare
una sigaretta. Il sedile accanto era vuoto. Lui si alz, le and vi-
cino.  Scusi, signora Teasdale, posso parlarle un momento? 
  Un'ombra pass sulla faccia della donna, poi il suo fascino pro-
fessionale ebbe il sopravvento:  Ma certamente! Con molto pia-
cere .
  Honey sedette accanto a lei, e affront subito l'argomento.  Sl-
gnora Teasdale, mi chiamo Honey, e sono un ricercatore della
R.A.E., la Royal Aircraft Establishment, cio la base sperimentale
inglese per aerei, di Farnborough. Recentemente ho iniziato un
esperimentO sui piani di coda dei Reindeer... gli aerei come quello su
cui stiamo volando noi. Temo che siamo tutti in grave pericolo,
signora Teasdale. 
   Ah, s?  fece lei senza scomporsi. L'attrice not i gestl nervosl
di Honey, il suo tono eccitato. Un bel guaio, avere alle calcagna
un ammiratOre squilibrato. Rimase l, adagiata nella poltrona, ad
ascoltarlO distrattamente, aspettando l'occasione di liberarsi di quel
noioso ometto mezzo matto, e facendo ogni tanto qualche blando
commento.
  Entrando nella cabina passeggeri da quella di comando, dove era
salita per riferire a Dobson che il suo passeggero era tranquillo, la
Corder fu sorpresa e preoccupata nel vedere Honey intento a parlare
con l~attrice. Avrebbe dovuto pensarci. Mentre la hostess Sl avvici-
nava, la signora Teasdale inarc lievemente le sopracciglia per atti-
244           SELEZIONE DEL LIBRO

rarne l'attenzione. La ragazza si ferm, e con orrore ud l'attrice
dire pigramente:  Ma, signor Honey, non potrei sedermi sul pavi-
mento della totlette per signore? Non le sembra pi conveniente? 
   Vede, signora, gli scaldavivande, nella cambusa, sono fissati alla
paratia, e la rendono cos molto pi solida...  A questo punto la
hostess gli tocc il braccio:  Signor Honey, sicuramente la signo-
ra Teasdale desidera dormire un po'. Perch non torna al suo
posto ? 
  Lui alz gli occhi verso la ragazza, mortificato.  Ma io stavo
cercando...  Guard l'attrice: Monica Teasdale era l, semisdraiata
con aria impassibile, e non mostrava alcun interesse. La faccia
della donna era una maschera di indifferenza.  Mi scusi  disse
lui, dignitoso.  Volevo solo esserle utile. 
  Si alz e torn al suo sedile, rosso in faccia. La hostess lo segu, e
gli risistem addosso la coperta.  Non avrebbe dovuto farlo  gli
disse a voce bassa.  Non deve mettere in agitazione gli altri passeg-
geri. Mi promette che rester tranquillo al suo posto? 
   Se vuole cos...  Sapeva che la hostess stava facendo il suo dovere
e capiva che lo stava facendo con gentilezza e con tattoNonostante
i1 ruolo di prigioniero e di secondino che stavano assumendo loro
due, Honey provava una viva simpatia nei confronti di quella ra-
gazza.  Va bene, non parler pi con nessuno.  Poi alz gli occhi
a guardarla.  Come si chiama~' 
  La hostess gli sorrise.  Corder. Marjorie Corder. Ma perch me
l'ha domandato?  Si era proposta di farlo parlare per distoglierlo
dal pensiero dell'incidente che, secondo lui, sarebbe accaduto.
   Lei  stata molto gentile con me, signorina Corder  mormor.
 Cos mi piacerebbe fare qualcosa per lei, in cambio. Mi ascol-
ter se le ripeter quello che stavo dicendo prima alla signora

 Certamente. Dopo, per, cercher di dormire almeno un po' ? 
Honey indic il sedile vuoto accanto al suo. Lei esit, poi sedette
sull'orlo della poltrona, rivolta verso l'uomo.  Cosa voleva dirmi ? 
   Credo che fra un'ora o poco pi questo apparecchio precipiter 
rispose Honey, in tono pacato.  N lei, n il Comandante Samuelson,
n nessun altro a bordo, vuole credermi. Ma io ne so pi di tutti
VOl, e ne sono convinto. Quando accadr, avremo circa tre minuti
di tempo dal momento in cui ci si accorger che qualcosa non fun-
ziona al momento in cui piomberemo nell'oceano. 
  Dopo una pausa, Honey riprese, sempre calmo:  La maggior

           VIAGGIO INDIMEN~ICABILE         245

parte di noi rester uccisa nello schianto. C' un solo posto dove una
persona potrebbe soprawivere all'impatto, e poi uscire in mare con
una cintura di salvataggio. Non  che cos ci siano molte probabilit
di soprawivere, ma sempre pi di quante ne avremo tuttl noi. Se
le dico dove dovr andare, e cosa dovr fare, seguir il mio consiglio ? 
   Signor Honey, non succeder niente, davvero, mi creda. Ma
se accadesse qualcosa, io dovr fare il mio dovere. 
   Se le dico che cosa deve fare, mi ascolter?  insistette lui.
  La hostess annu col capo.
   Dovr andare nella toilette degli uomini e sedere sul pavimento,
con la faccia rivolta alla coda dell'aereo, la schiena e la testa appog-
giate contro la paratia verso prua. Ho tentato di dire la stessa cosa
alla signora Teasdale, ma lei non ha voluto ascoltarmi. Dovr an-
che fare una specie di cuscino con un asciugamano, o dei tova-
glioli, e metterselo dietro la testa. Dall'altra parte di quella paratia
c' la cucina, che servir a sostenere la parete al momento dell'urto,
e lei ne verr sorretta bene. Se far come le ho detto, soprawiver
all'urto. Naturalmente, dovr avere gi addosso la cintura di salva-
taggio. Non appena l'apparecchio si fermer, lei apra subito il por-
tello di emergenza che c' nel soffitto della toilette, ed esca immedia-
tamente. Non cerchi di aiutare gli altri, o rimarr intrappolata e
affonder con l'apparecchio. Dovr uscire subito, non appena l'aereo
sar fermo. E possibile che qualcuno la raccolga quando far chiaro. 
   Me ne ricorder, signor Honey  disse la hostess,  ma non so se

Cl rmSClrO. 
   Cerchi di fare il possibile. E, se noi moriremo e lei si salver, si
sposi, e metta su famiglia. Sono certo che sar una buona moglie e
una buona madre. 
  Lei arross un poco, e rise.  Adesso, se la lascio, dormir? 
   No  rispose Honey.  Ma rester sdraiato, se vuole. 
   Certo  rispose lei. Gli aggiust la coperta, poi si allontan,
con la fronte corrugata. Per essere pazzo, il signor Honey era male-
dettamente convincente.
  La hostess si ferm accanto all'attrice:  Mi dispiace che l'abbiano
disturbata, signora Teasdale. Ma non succeder pi .
  La donna si volt a guardarla.  Non si preoccupi. Ma non  un
po squilibrato quell'ometto? Voleva convincermi ad andare nella
toilette degli uomini e a sedermi sul pavimento. Che idea! 
  La ragazza non voleva che Monica Teasdale conservasse questa
impressione.  Il signor Honey non  matto come pu sembrare. In
realt lui voleva spiegarle che cosa dovrebbe fare nel caso in cui... 
esit,  ecco, nel caso in cui lei avesse la sensazione che stesse per
awenire un incidente. 
  Adesso, I'attrice era completamente sveglia.  Ha detto di essere
un esperto di aerei. E convinto che questo apparecchio precipiter ? 
   Oh, no, certamente, signora Teasdale  la tranquillizz la
hostess.  Vede, il signor Honey  un po' sovreccitato, ecco tutto. Non
gli faccia caso. Mi dispiace che sia venuto a disturbarla. 
  L'attrice la guard fissa, poi si raddrizz sulla poltrona.  Non 
l'unico passeggero a essere sovreccitato, ora .
  La hostess cerc coraggiosamente di ristabilire la calma.  Non
Cl persi piU, signora Teasdale  disse, spigliata.  Il Comandante
Samuelson ha parlato a lungo col signor Honey, e credo proprio che
quel passeggero sia un po' fuori di senno. Probabilmente,  effetto
dell'alta quota. Adesso, per,  tranquillo. 
   Certo pi di me  disse l'attrice. Si era tirata su, e ora stava rias-
settandosi i vestiti.  Se devo presentarmi al Creatore, sar meglio
che non arrivi mezzo spogliata. Dove diavolo sono finite le mie scar-
pe? Oh, grazie.  Si studi attentamente nello specchietto del porta-
cipria.  Che stupida sono stata a non scegliere un aereo americano ! 
   Ma le assicuro, signora Teasdale, che non c' alcun fonda-
mento nelle affermazioni del signor Honey  insistette Marjorie
Corder.  Non succeder assolutamente nulla. 
   Senta  ribatt l'attrice in tono secco,  quello scienziato di
Farnborough  convinto che questo aereo non rester in aria ancora
per molto, e il Comandante Samuelson  di parere contrario. Adesso
arriva lei col suo voto decisivo, mettendosi dalla parte del Coman-
dante. Bene, io andr a scambiare quattro chiacchiere col signor
Honey. 
   Al suo posto non lo farei  si affrett a dire la hostess, preoc-
cupata.  Davvero. Riuscir solo ad agitarlo nuovamente. 
   Sono in grado di cavarmela da sola, cara signorina. 
  Marjorie Corder esit, ma non poteva fare niente contro la vo-
lont ferrea di quella donna pi anziana di lei di vent'anni.
  Honey s'irrigid quando vide awicinarsi Monica Teasdale, e la
guard, stupito. Erano circa le tre e mezzo di notte, e il Reindeer
proseguiva, sicuro e tranquillo, la sua rotta.
   Signor Honey  attacc l'attrice,  quando lei  venuto a par-
larmi, ero mezzo addormentata, e forse l'ho trattata con poca cor-
tesia. Posso sedermi qui?

  Lui si raddrizz, socchiudendo gli occhi miopi.  La prego... si
accomodi pure... mi fa piacere. 
   Molto gentile  disse lei. Sedette, voltata verso Honey.  Quando
ha cominciato col suggerirmi di andare nella totlette degli uomini,
vede, signor Honey, ho pensato proprio che fosse matto. Ma poi la
hostess mi ha detto un paio di cose, e allora ho pensato che ero stata
io pazza a mandarla via. Le dispiacerebbe ricominciare il suo racconto
daccapo ? 
  Lui la guard, sbattendo le palpebre.  La prego di scusarmi,
signora Teasdale, non dovevo metterla in allarme. Ma volevo solo
esserle d'aiuto.  Era chiaramente confuso. Infinite volte l'attrice
aveva suscitato in lui emozioni profonde dallo schermo, e adesso,
vedendosela davanti in carne e ossa, lui aveva difficolt a trovare
le parole da dire. Quando prima si era alzato per parlarle, era
stato mosso dall'impulso di fare qualcosa per salvare quella donna,
e aveva avuto in mente un discorso ben definito. Adesso, era confuso
e disorientato.
  Monica Teasdale gli fece un cenno incoraggiante con il capo, e
248 SELEZIONE DEL L/BRO                                   VIACCIO INDlMENrlCABlLE    249

mise all'opera per toglierlo dall'imbarazzo. L'attrice possedeva una
sua tecnica per far parlare gli uomini di s stessi e, dopo un quarto
d'ora, ne sapeva pi lei sulla coda dei Reindeer che non il Comandante
Samuelson. Honey gli aveva spiegato i retroscena di quella storia
raccontato qualcosa di Elspeth e qualcosa di Shirley, e molto di me
quale suo capo diretto. Cos, lei sapeva in che modo era cominciata
tutta la faccenda, conosceva l'urgenza che io attribuivo al problema,
il sacrificio che era costato a Honey affidare la figlia all'incerto senso
 i responsabilita di una donna di servizio. Il Comandante Samuelson
invece, conosceva soltanto i fatti nudi e crudi, ma ne ignorava i

  Molto, molto interessante, signor Honey  osserv la signora
easdale.  Lei crede che i piani di coda dell'aereo siano, per cos
dire, sul punto di morire di vecchiaia. Come succeder ? Si stacche-
ranno netti dalla fusoliera lasciandoci senza coda? 
   Secondo me, ne cadr prima una met. S, ne verr via una
parte Succeder quello che  successo al primo Reindeer, precipitato

  Lei fiss lo sguardo sul corridoio silenzioso e quieto della cabina.
 Non Sl pensa mai che cose del genere possano capitare proprio a

   Pu anche darsi che non accada niente  disse Honey.  Non
sono riuscito a convincere il Comandante, per lui ha seguito il con-
siglio di spegnere i motori interni. Questo gi serve a qualcosa. Pu
arsi che si arrivi a Gander sani e salvi... non lo so. Questo appa-
recchio era stato prestato a una Compagnia aerea anglo-brasiliana
e percio e sfuggito al controllo del dottor Scott; in teoria pu avere
un mcldente da un momento all'altro, ma pu anche continuare a
vo are per altre cento ore e forse pi. 
   Capisco. Senta, e se parlassi con il Comandante Samuelson?
Non puo ignorare l'opinione di tutte le persone che sono a bordo 
   on credo che servirebbe  rispose Honey.  Non esistono prove
effettive di un pericolo e lui, quale comandante, ha gi preso la sua
decisione.  Esit.  Comunque, ormai dobbiamo essere vicini al
punto dal quale non serve pi fare ritorno, cio al punto dal quale
tornare indietro o proseguire non cambierebbe niente. 
gli scQuindi,il?ei pdensa Iche dobbiamo solo starcene seduti qui a fare

   Non possiamo fare altro, infatti  rispose Honey, e le sorrise con
quel suo sorriso caldo, che era una rivelazione. Se la morte era l

a due passi, bene, c'erano modi peggiori di morire che starsene se-
duti comodamente a parlare con una bellissima donna.
   Mi dica, perch  pi sicuro mettersi sul pavimento della toi-
lette degli uomini che restare qui dove siamo.  domando lei.
   Se ci si mette in senso contrario a quello della direzione di volo,
con la schiena e la testa bene appoggiate contro un solido sostegno,
si sopportano senza danni gli effetti di una decelerazione violenta. 
Honey continu, spiegandole particolareggiatamente che cosa do-
veva fare, ripetendo tutte le istruzioni gi date alla signorina Corder.
  Lei lo ascolt con attenzione.  Senta, la trover l quando sar
il momento?  domand alla fine.
  Lui esit.  Non credo. Cercher di raggiungere la cabina di co-
mando, a prua. Forse, dopo che la coda si sar staccata, potr aiu-
tare in qualche modo il comandante. 
  Lei approv con un cenno, senza parlare. Da vent'anni Monica
Teasdale viaggiava in aereo e sapeva che, quando un apparecchio
precipitava, coloro che si trovavano nella cabina di comando re-
stavano quasi sempre uccisi, mentre quelli che viaggiavano n coda
all'apparecchio, a volte si salvavano. Indubbiamente, nessuno lo
sapeva meglio di Honey, che aveva individuato il posto pi sicuro
a bordo del Reindeer e gliene aveva parlato. L'attrice si rese anche
conto che quell'ometto miope, insignificante, trasandato, preso sotto
gamba dall'equipaggio, si proponeva di rinunciare a una possibilit
di salvezza, per andarsi a mettere, invece, nel punto plU pericoloso,
al momento del disastro.
   Qualcun altro  al corrente di quel posto nella toilette?  do-
mand lei.  Voglio dire, ci sar una gara a chi arriva prima? 
  Honey esit.  L'ho detto alla hostess, la signorina Corder. E
stata cos... cos gentile... Ma questo non  un ostacolo. La cucina
copre un bel pezzo di parete. Ci sar sufficiente posto per due se vi
mettete ben vicine. 
  Segu un lungo silenzio. La signora Teasdale rimase assorta, senza
parlare. Quello che aveva sentito aveva il sapore della verit: nella
comodatranquilla cabina dell'aereo, la morte poteva davvero es-
sere assai vicina. Un evento che l'attrice poteva affrontare con filo-
sofia, se tutto avveniva in fretta. E con l'Atlantico l sotto, sarebbe
successO in fretta. Certo, le sarebbe piaciuto vivere ancora, ma nes-
suno dipendeva da lei, e in fondo, ne era cosciente, aveva gi avuto
la sua parte. Era nata a Terre Haute, nell'Indiana, da una fami-
glia borghese. Finiti gli studi si era impiegata come stenodattilo-
 250           SELEZIO~E DEL LIBRO

grafa in una compagnia di assicurazioni. Poi, a diciannove ann
aveva vinto un concorso di bellezza, conquistando il titolo di Miss
erre Haute, che le aveva fruttato un provino cinematografico e il
suo primo lavoro a Hollywood. Si era sposata tre volte, e t
aveva divorziato. Dopo l'ultimo divorzio, era vissuta da sola. N
aveva mai avuto figli. Era sua intenzione, non appena la sua stella
Sl fosse oscurata, di andare ad abitare a Indianapolis, nello Stato dove

SsPettare che quel mOmentO nOrggllSl di lei Ora, tutto lascia


   vecDchiaia, e di questa Monica Teasdale poteva farge a menO tre la
                                    offerto a me
azzo, lui spi g  Ecco, lei  una donna fam





ce.  Durante la guerra?             y omand I attri
  Lui annu con la testa.  E stato all'epoca delle V2 . le bomb
  volanti tedesche, ricorda?  Tacque un momento, e poi.  Quand
  e successo, io stavo facendo il mio turno di servizio antincendio alla


tSalVa qUando l'hanno tirata fuori dnllal mattin- Elspeth era sana e
a a, naturalmente. Ma Mary... Mary era morta .

strarll, domandO << Come ha fSctltaml leid'impulso E poi per di

 E stato un compito terribile  rispose lui, senza enfasi  Tutti i


 itrVati con soltanto quellO che avmera andato distrutto Ci siamO
geama Tutti sono sta    L    te gentiii con noi e m IPt



lo, e ho pensato che atmdarla a estranei sarebbe stato pi un male

bo ttenutFa con me. All inizio abbiamo ercato una camPera aEm CS

trice i abita con lel per tenere in ordine la casa?  domand l'at-

           VIAGGIO INDIMEN~ICABILE         251

   Nessuno. Ce la caviamo bene. E poi, adesso che la bambina
 cresciuta, tutto  diventato molto pi facile. Aveva otto anni,
quando siamo rimasti soli. E una sfortuna che una cosa simile suc-
ceda quando si hanno solo otto anni. 
   S, lo credo anch'io  sospir lei.
  Per un po' non parlarono, ognuno assorto nei propri pensieri. Poi
l'attrice domand:  Sua moglie era appassionata di cinema? 
   Lo eravamo tutti e due  rispose Honey.  Appassionati di buoni
film.  Si volt a guardarla.  Proprio per questo voglio che lei fac-
cia come le ho detto, e vada a sedersi l per terra, se succede qual-
cosa.  Fiss un punto lontano, alle spalle di Monica.  Non so
quanto ci sia di vero in quello che dicono in chiesa, sul fatto che la
gente si incontra ancora, dopo la morte. Per  un pensiero confor-
tante. Se  vero, voglio poter dire a Mary che ho fatto tutto il pOSSl-
bile per salvarla, signora Teasdale. Far come le ho detto, vero ? 
  Ci fu un improvviso luccichio di lacrime dietro le lenti spesse.
Quell'ometto era indubbiamente un tipo bizzarro.  Certo  rispose
lei, in tono dolce.  Certo, lo far. 
  Rimasero seduti in silenzio, mentre il Reindeer filava nel cielo not-
turno proseguendo, sicuro e senza sforzo, il suo volo. Negli ultimi
tempi l'attrice si era domandata come sarebbe stata la sua vlta se
non avesse intrapreso la carriera cinematografica. Senza dubbio si
sarebbe sposata e avrebbe messo su famiglia. E chi avrebbe sposato .
  Di tutti i colleghi d'ufficio, quello che ricordava meglio era Eddie
Stillson, il giovane contabile zoppo, che aveva la scrivania vicino alla
sua. Eddie aveva allora ventuno o ventidue anni, ma a quel tempo lei
aveva pensato che fosse meno giovane. Era un ragazzo pallido, che
portava occhiali con la montatura di metallo, aveva una gamba
pi corta dell'altra, e perci non poteva camminare molto, o bal-
lare. Ripensandoci ora, dopo oltre trent'anni, lo ricordava come uno
degli uomini pi gentili e buoni che avesse mai conosciuto. Lui non
le aveva mai chiesto di andare al cinema insieme, ma se l'avesse
fatto, lei avrebbe considerato l'invito come una disgrazia, e ne avreb-
be parlato ridendo con le amiche. Eppure, quando la grande occa-
sione le si era presentata, sotto forma di un piccolo contratto a Hol-
lywoodl'unica persona dalla quale si era accomiatata con dolore
era stato Eddie Stillson. Pi tardi, aveva capito che lui l'avrebbe
sposata se soltanto lei avesse mosso un dito, e qualche volta Monica
Teasdaie aveva pensato che, se le cose fossero andate a quel modo,
la sua vita sarebbe stata veramente felice.
252           SELE~IONE DEL LIBRO

  Honey era un altro Eddie Stillson, insignificante, timido, corag-
gioso, e gentile. Adesso lei sapeva che uomini cos sono buoni ma-
riti, per quanto le ragazze raramente se ne rendano conto. Si do-
mand che tipo di donna fosse stata la moglie di Honey.
  In fondo alla cabina, Marjorie Corder stava seduta in silenzio
ricapitolando mentalmente le istruzioni ricevute in caso di incidente.
Per quanto, parlando con l'altra hostess, fosse pronta a liquidare il
signor Honey nella categoria dei nevrotici, in cuor suo non ne era
affatto convinta. Se qualcosa andava male, lei aveva doveri precisi
da compiere: assicurarsi che i passeggeri affidati a lei si allacciassero
le cinture di sicurezza, tirare le funicelle che comandavano l'apertura
delle tendine, mettendo allo scoperto le uscite di sicurezza, ma in
nessun caso aprire i portelli finch l'indicatore di pressione non
avesse raggiunto lo zero; far volar via i portelli della cabina togliendo
gli spinotti dai cardini; tenersi sempre vigile per usare la cassetta del
pronto soccorso; essere svelta a rispondere all'interfono collegato con
la cabina di comando, per ricevere qualunque ordine venisse dal Co-
mandante, e intanto mantenersi sempre composta, calma, sorridente
e garbata. Solo una fortuna sfacciata le avrebbe dato la possibilit
di buttarsi sul pavimento della toilette nell'imminenza dello schianto,
e in ogni caso non sarebbe stato giusto che lei, hostess, prendesse
l'unico posto dell'aereo che poteva offrire la salvezza. Difficilmente
l'avrebbe fatto.
  La famiglia di Marjorie Corder risiedeva a Ealing, e suo padre
era un grossista di verdure di Covent Garden. Durante la guerra
era stata nel Servizio Sanitario della R.A.F., e soltanto da diciotto
mesi aveva smesso di fare l'infermiera per passare alla vita pi inte-
ressante di hostess sugli aerei di linea. Era un po' meno giovane di
quanto lo siano di solito le hostess. Durante la guerra era stata fidan-
zata con un ragazzo di Ealing, che, un mese prima del matrimonio,
era morto sul suo Lancaster nel cielo di Dortmund. Da allora erano
passati cmque anni, ma lei non aveva pi osato innamorarsi Marjo-
rle teneva ancora la sua fotografia sul camino della camera da letto,
e riceveva ancora gli auguri dalla madre del ragazzo, a Natale e al
suo compleanno. Se era destino che adesso accadesse a lei quello che
era gi successo a lui, sarebbe stato un peccato: sarebbe morta
senza avere fatto l'esperienza del matrimonio, della maternit, e di
crescere figli. Sarebbe morta senza essere stata completa, come donna.
Penso al signor Honey e a quello che lui le aveva detto circa un'ora
prima: " Se noi moriremo e lei si salver, si sposi, e metta su fa-

           VIACCIO INDIMEN'TICABILE         253

miglia. Sono certo che sar una buona moglie e una buona ma-
dre ". Che strano.
  Il signor Honey era un uomo molto intelligente, pens. Vedeva
pi lontano della maggior parte degli uomini, anche quando Si tro-
vava di fronte a un muro. Infatti era riuscito a penetrare il suo se-
greto. Lei sapeva che sarebbe stata una buona moglie e una buona
madre. Sapeva che sarebbe stata paziente con un bambino capric-
cioso, e affettuosa con un bambino ribelle. Lei lo sapeva, ma era
dawero strano che lo sapesse anche il signor Honey. E, improwi-
samente, fu certa che lui avesse ragione anche per la coda del Reindeer.
Chi sa essere perspicace sino a quel punto su un argomento,  molto
probabile che abbia ragione anche su un altro, e sul suo conto Honey
aveva visto pi che giusto.
  Il Comandante Samuelson era seduto al posto del primo pilota.
Guardava i quadranti del cruscotto, il tappeto di nubi sotto di loro,
e le stelle luminose in alto. Samuelson era un pilota capace ed esperto.
Aveva deciso di continuare fino a Gander. A Gander, poi, avrebbe
dovuto prendere un'altra decisione: continuare normalmente il volo
fino a Dorval, I'aeroporto di Montreal, oppure tenere l'apparecchio
a terra finch non avesse ricevuto istruzioni. Sarebbe stato difficile
fermarsi a Gander senza avere una prova sicura che nell'apparec-
chio veramente qualcosa non funzionava. Se teneva l'aereo a terra,
e poi risultava che tutto era in ordine, avrebbero detto che lui aveva
paura, che stava diventando vecchio...
  Gli venne in mente un'altra cosa importante. A Gander non esi-
steva l'attrezzatura necessaria per una grossa riparazione al Reindeer,
ma a Dorval, s. A meno che l'apparecchio non si rivelasse chiara-
mente pericoloso, bisognava volare da Gander a Dorval prima di
farci una qualsiasi riparazione. Mentre l'apparecchio veniva rifor-
nito di carbrante a Gander, lui avrebbe messo al lavoro tutti i mec-
canici perch effettuassero un controllo scrupoloso dei piani di coda.
Se il risultato del controllo fosse stato soddisfacente, avrebbe conti-
nuato il volo.
  L'ombra di Bill Ward gli fluttuava accanto, turbandolo. Per qual-
che motivo, Bill Ward era morto, e il motivo non era, non poteva
essere stato, la diminuzione di quota per scendere sotto le nubi a
controllare la posizione, finendo contro la montagna. Honey aveva
fornito una spiegazione lucida e plausibile alla morte di Bill Ward.
Sospir, indeciso, perplesso. Se almeno quell'uomo non fosse stato
cos palesemente nevrotico...
254           SELEZIONE DEL LIBRO

  Il tempo pass. Poi, Dobson, il secondo pilota, prese il sestante e
fece il punt~con le stelle, visibili dal finestrino. L'ufficiale di rotta
ripet la stessa operazione, per maggior sicurezza, e poi, insieme, i
due uomini tracciarono le linee di posizione sulla carta nautica. Re-
stavano meno di due ore di volo per arrivare a Gander. Poich ave-
vano le mani sporche, macchiarono la carta nel tracciare le coordi-
nate. Uno dei circuiti elettrici del meccanismo che comandava il
carrello d'atterraggio si era guastato, e aveva bruciato i fusibili uno
dopo l'altro. I due uomini avevano lavorato per un paio d'ore as-
sieme al motorista, cercando di rimediare al guasto, e alla fine ave-
vano scoperto che il circuito difettoso era quello di sicurezza del mec-
canismo per iI rientro del carrello, raggiungibile solo dall'esterno.
Siccome non era un guasto importante, avevano isolato e messo fuori
uso i1 circuito.
  Dobson, attraversata la cabina passeggeri, entr nella toilette, si
lav le mani, usc, and nella dispensa e si rivolse alla signorina
Corder:  Avuti altri guai col capoccione? 
  Lei scosse la testa.  La signora Teasdale  stata per un po' se-
duta vicino a lui a parlare. E voi, niente guai con la coda? 
  Dobson rise. <E ancora attaccata, per quel che mi risulta. E ci
rester per altri dieci anni, se vuole il mio parere. 
   Strano  disse lei, preoccupata.  Lui era convinto che avremmo
avuto un incidente. Invece non  successo nulla. 
  Dobson sorrise.  E non succeder. Quel tipo  fissato. Quelli di
Farnborough sono tutti cos. 
  Il Reindeer continu il suo volo finch l'ufficiale di rotta non disse
qualcosa a Samuelson. Il Comandante parl a Cousins, il motorista,
e disinnest i1 pilota automatico. Il motorista, gli occhi all'altimetro,
tir un po' indietro le manette, diminuendo la velocit. Il ritmo dei
motori cambio, il muso dell'aereo si abbass in maniera appena
sensibile e il Reindeer cominci una lenta discesa diminuendo la
quota di circa sessanta metri al minuto.
  A tremila metri, i motori interni furono riaccesi al minimo, e l'ap-
parecchio entr nello strato di nubi. Ne usc un quarto d'ora pi tardi
e si trov nel lucore diffuso della luna. Puntarono su una striscia di
terra nuda e rocciosa, tra due isole, appena visibile sotto di loro nel
luminoso alone d'argento. Arrivati a quota mille, volarono per un
quarto d'ora sopra i fiordi e le baie ghiacciate della costa rocciosa. E
pOl, dritte davanti a loro, comparvero le luci che circondavano gli
edifici dell'aeroporto di Gander.

           VIAGGIO I~DIME;~ICABILE         255

  Nella grande, comoda cabina, le due hostess erano indaffarate a
svegliare i passeggeri che ancora dormivano, e a controllare che tutti
agganciassero le cinture di sicurezza, per l'atterraggio Marjorie
Corder, chinandosi sopra Honey, annunci:  Ecco, slamo arri-
vati bene .
   S  disse lui.  Siamo stati fortunati. 
  Compirono un giro disponendosi ad atterrare, e il rumore dei mo-
tori si spense. Il muso dell'aereo si inclin un poco, e Honey vide
abbassarsi gli ipersostentatori. Il terreno si avvicinava rapidamente,
finch l'aereo parve sfiorare le cime degli abeti. Poi, la pista fu a
un paio di metri sotto di loro. Filarono sopra il nastro illuminato, e
alla fine un rombo improvviso, e un sussulto in avanti della fuso-
liera, annunciarono che avevano toccato terra.
  Nella cabina di comando Dobson si chin verso il Comandante,
sorridendo:  Ecco fatto. E abbiamo ancora la coda .
  Samuelson si limit a fare un cenno. Non se la sentiva ancora di
scherzarci sopra. Mentre i passeggeri andavano al ristorante per
la prima colazione, e le autocisterne del rifornimento si accostavano
al Reindeer, Samuelson chiam la torre di controllo e domand se
non erano arrivate istruzioni per lui. Non ce n'erano. Serr le labbra;
la responsabilit di decidere era tutta sua: o proseguire normalmente
per Montreal, o tenere a terra il suo apparecchio l a Gander, uno
degli aeroporti meno efficienti e pi squallidi che esistessero per OSpl-
tare passeggeri, e con scarse attrezzature per riparazioni di una certa
importanza .
  Mand Dobson a cercare l'ispettore locale dell'Ufficio di Registra-
zione Aerea. Il signor Symes era a letto, e non gli fece piacere essere
svegliato prima dell'alba per affrontare nuove responsabilit. Aveva
cinquantaSette anni, e Gander era il suo ultimo incarico prima della
pensione. Non aveva fatto una gran carriera a causa della sua scarsa
iniziativa: secondo lui, un ispettore doveva attenersi strettamente
alle regole formulate appositamente per il suo lavoro.
  Mentre Symes si infilava i pantaloni, Dobson gli illustr la situa-
zione nuda e cruda.  Secondo me, a quella mezza cartuccia di
Farnborough manca qualche venerd, ma il Comandante Samuelson
desidera che lei ci aiuti a fare un buon controllo delle strutture, per
accertarsi che tutto sia a posto. 
   Sono proprio balordi, quelli che vengono da posti come Farn-
borough  brontol Symes.
  Insieme, si recarono al Reindeer. Qui trovarono Samuelson e il
256           Sh-LEZIOJVE DEL-LIBRO

motorista, Cousins, Slllla pista. Una piattaforma in cima a un'alta
scala montata su rUte permise loro di raggiungere i piani di coda,
a sei metri circa dal Sllolo, e i tre cominciarono a esaminare insieme
le strutture in ogni punto visibile dall'esterno. L'alba era appena spun-
tata, e un vento freddo li awolgeva senza piet. Ben presto furono
cos gelati che divent difficoltoso persino maneggiare le torce elet-
triche.
  Esternamente non riscontrarono niente di anormale. Scesero dalla
piattaforma e salirono nella parte posteriore della fusoliera, dove i
longheroni degli stabilizzatori si incrociavano col pennone della
deriva. Fecero scorrere i raggi dele torce elettriche sulle anime del
pennone e dei correntinie sulle centine; applicarono righe di ac-
ciaio, perfettamente drittea quelle sbarre di duralluminio, per ac-
certare che non fossero avvenute distorsioni; osservarono meticolosa-
mente se ci fossero Screpolture nei rivestimenti di vernice e nel-
I'ossidazione anodica. In un'ora di ispezione scrupolosissima, non
scoprirono niente, da nessuna parte, che non fosse a posto.
  Salirono nella cabina di comando del Reindeer, e mandarono a
chiamare Honey al riStorante. Lui arriv mentre Cousins, il motorista,
stava facendo rapporto a Samuelson sul guasto del circuito di sicu-
rezza del carrello.  Il commutatore di sinistra  saltato, signor
Comandante  disse Cousins.  Non abbiamo il ricambio. Ho isolato
i due circuiti, e se i1 signor Symes  d'accordo, direi di proseguire
COSl come siamo fino a Dorval. Nel magazzino di quell'aeroporto, i
commutatori di ricambio ci sono. 
   Questo significa per che i fermi di sicurezza del carrello non
funzionano  disse l~ispettore~
   Esatto  conferm il motorista.  Ma in fondo basta stare attenti
a non tirare la leva che fa rientrare il carrello mentre siamo a terra. 
Il signor Honey aspett pazientemente che avessero finito, e si dedi-
cassero a lui. L~ispettoreil motorista e Samuelson si accostarono
alla piantana comando motori, tra i sedili dei due piloti.  E questa 
disse i1 motorlsta, toccando la leva del carrello.  Si stratta solo di
fare attenzione a non tirarla mentre  in funzione il motorino ausi-
liario, come adesso.  Il motorino era in funzione per assicurare il
riscaldamento dell'aereO.  Quando l'ausiliario  fermo, non pu
succedere niente nemrneno spostandola, perch in tal caso non c'
corrente. 
  Parlarono della questione ancora per un paio di minuti, e alla fine
l'ispettore disse a Samllelson:  Va bene. Pu continuare cos. Ma

           VIACGIO INDIMEN7;-lCABlLE         257

metta qualcuno di guardia per tutto il tempo che resterete a rullare
sulla pista .
-    D'accordo  approv Samuelson, con un cenno ael capo. roi
   si rivolse a Honey e gli present l'ispettore.  Signor Honey... ab-
   biamo fatto un'ispezione accurata agli impennaggi, e le assicuro
   che  tutto in perfetto ordine. Non so se lei vuol ripetere al signor
   Symes quello che ha detto a noi durante il viaggio. 
  Honey cominci stancamente a raccontare di nuovo tutta la storia.
La raccont malamente, sconfitto gi prima di cominciare dall'at-
mosfera di assoluta incredulit che lo circondava.
  Il signor Symes gli prest una certa attenzione solo perch Honey
veniva da Farnborough, ma dentro di s aveva gi deciso. Tra le
- sue carte non esistevano istruzioni scritte in cui gli si dicesse che do-
  veva prendere precauzioni particolari riguardo ai piani di coda dei
  Reindeer. Nel sospetto che qualcosa non fosse in ordine, aveva effet-
  tuato un'ispezione scrupolosa, senza riscontrare alcun difetto. Que-
  sto lo metteva al coperto, e gli bastava: a quel punto della carriera,
  non aveva nessuna intenzione di giocarsi la pensione con un'im-
  prudente presa di posizione.
  Parlarono per un quarto d'ora. Alla fine, Samuelson disse:  Al-
lora, se il signor Symes  d'accordo, la cosa migliore da fare  pro-
seguire per Dorval. Se lei pensa che sia utile, signor Honey, sono di-
sposto a spegnere i motori interni dopo aver raggiunto la quota fis-
sata, come ho fatto venendo qui. A Dorval, la questione potr essere
studiata meglio .
  Sull'orlo dell'isterismo, Honey ribatt:  Le assicuro... Ie assicuro
che ha scelto la soluzione peggiore. Proseguire il volo significa...  -
la voce gli si spezz, e divenne una specie di strillo isterico -  signi-
fica andare in cerca di un disastro aereo. Lei deve tenere a terra
questO apparecchio. Assolutamente! 
  Il Comandante guard Symes, e gli occhi dell'uno confermarono
quel che pensava l'altro: quell'uomo era nevrotico. Era un individuo
strambo, ossessionato da un'idea fissa.  Se lei preferisce restare qui,
signor Honey  disse il Comandante,  posso interessarmi per farle
proseguire il viaggio con un altro aereo, probabilmente domani. 
   La sua decisione  irrevocabile?  domand Honey, disperato.
 Intende veramente proseguire ? 
  Samuelson gir la testa, anche per nascondere la sua perplessit.
 Esatto  rispose.  Noi proseguiremo. 
   Ma le assicuro...  La voce di Honey fu spezzata dalla dispera-
zione. Era inutile cercare di convincere quegli uomini. Si volt acco-
standosi ai sedili dei piloti, e poi, con gesto assolutamente naturale,
disinvolto, spost la leva del carrello sulla posizione di rientro.
  Lo fece con tale calma, che, per un attimo, nessuno ne afferr il
significato. Poi il suono del motore ausiliario, non appena la dinamo
ricevette il nuovo carico, cambi. Samuelson si gir, cap che cosa
aveva fatto Honey, grid:  Per l'amor del cielo!  e si lanci verso
la leva.
  Honey si butt con tutto il corpo contro la piantana, coprendo
i comandi.  Se lei non tiene a terra questo apparecchio  disse,
quasi piangendo,  lo far io. 
  Il meccanismo che azionava il rientro del carrello sibil, il pavimen-
to della cabina, fino a quel momento ben solido sotto i loro piedi,
si inclin paurosamente. Cousins balz verso il pannello dei comandi
elettrici e gir l'interruttore principale, togliendo la corrente a tutti i
circuiti. Ma arriv una frazione di secondo troppo tardi. Il carrello
del Reindeer era proprio sopra il punto morto. L'apparecchio rimase
immobile per un attimo, e per un attimo Samuelson, che stava lot-
tando con Honey per strapparlo via dalla piantana, pens che
Cousins ce l'avesse fatta. Poi, I'aereo si inclin ancora pi in avanti,
e il carrello rientr completamente con un rumore acuto e sibilante
degli impianti idraulici. Un condotto si spacc, e il liquido si sparse
sulla pista, mentre l'aereo piombava di pancia sul nastro di cemento
con tutte le sue decine di tonnellate di ,ceso.




QUEL luned fu una brutta giornata. Cominci in maniera
abbastanza normale. Andai in umcio come il solito; verso le dieci,
scesi nel capannone per controllare che il giovane Simmons se la
cavasse bene con quell'esperimento di Honey.
   Come il solito, il rumore era assordante. Simmons, sulla passerella,
stava annotando i dati rilevandoli dagli strumenti. Quando mi vide,
scese e mi pass il grosso taccuino su cui veniva segnato il progresso
giornaliero dell'esperimento. Non si poteva parlare, con quel ru-
more. Mi limitai quindi a guardare i risultati: assolutamente nor-
mali.
   Gli feci strada fin nell'uffficio di Honey, e chiusi la porta. L po-
tevamo parlare. Restai con lui una decina di minuti, a controllare
260           SELEZIONE DEL LIBR0

il suo lavoro. Era un ragazzo intelligente, che sapeva il fatto suo, e
non ci misi molto ad accorgermi che non avevo motivo di preoccu-
parmi.
  Prima di lasciare il piccolo ufficio disordinato, mi guardai attorno.
Sulla scrivania, nel cestino della posta in partenza, c'era un mucchiet-
to di lettere complete di indirizzo e francobollo. Le guardai distrat-
tamente. La prima era indirizzata alla "Signorina Elspeth Honey
Copse Road, n. 4, Farnham". La presi in mano. La seconda por-
tava il medesimo indirizzo, e anche la terza, e tutte le altre.
   Non le metta fuori di posto  mi raccomand Simmons.  Devo
imbucarne una al giorno, e su tutte c' la data. 
   La data ?  ripetei, sconcertato.
   Le lettere, dentro, portano una data progressiva, come se lui le
scrivesse giorno dopo giorno. E io devo imbucarne, appunto, una
al giorno. 
  Guardai il mucchietto con interesse.  Quante sono? 
   Ventuno. Il signor Honey ha calcolato di stare via tre settimane. 
  Era una gran mole di lavoro, perch Honey aveva saputo del
viaggio soltanto tre giorni prima della partenza, ed erano stati tre
giorni carichi di impegni per lui.  Che mi venga un accidente! 
esclamai.
  Simmons sorrise.  Il signor Honey dev'essere un padre molto affet-
tuoso. 
  Quando rientrai in ufficio, il telefono stava squillando. Era Fer-
guson che mi chiamava dal Ministero.  Scott, ho appena saputo una
cosa sconcertante. La C.A.T.O. ha ricevuto un messaggio radio dal
Reindeer decollato ieri sera per Gander, quello con a bordo Honey
Pare che quell'apparecchio abbia volato per pi di millequattro
cento ore, e Honey ha fatto il diavolo a quattro. Il pilota chiede
quali prowedimenti deve prendere. 
  Immediatamente sentii una stretta allo stomaco.  Ma  spaven-
toso  gridai.  Quell'aereo deve essere messo immediatamente fuori
servizio. Come  possibile che abbia fatto tante ore di volo ? Mi sem-
brava di aver capito che nessuno avesse volato pi di tre o quattro-
cento ore. 
   S, Scott, ti avevo detto cos, infatti  riprese Ferguson, agitato.
 L informazione l'avevo avuta dalla C.A.T.O. Il guaio  che, allora,
quel particolare apparecchio non era in loro dotazione.  E con-
tinu raccontandomi la faccenda dell'apparecchio in prestito alla
compagnia anglo-brasiliana.

           VIAGCIO INDIMENrlCABILE         26~

  Mi morsi le labbra.  Senti, Ferguson, bisogna fermare l'aereo a
Gander. Non deve assolutamente volare un minuto di pi. Puoi
metterti subito in contatto con la C.A.T.O. ? 
  Lui esit.  L'esperimento ha dato qualche risultato? 
   No  risposi.  Ancora niente che possa rappresentare una pro-
va. 
   Ci nonostante tu insisti che chiami la C.A.T.O. e faccia dichia-
rare immediatamente fuori servizio quell'apparecchio senza consul-
tare nessuno? Ti stai prendendo una bella responsabilit. 
   Lo so. 
   Va bene  disse lui.  Li chiamer subito. 
  Deposi il ricevitore, furibondo e disgustato per la situazione in cui
ci avevano ficcato a forza. Sollevai ancora il ricevitore e chiesi che
mi passassero il direttore. La centralinista disse:  C' una chiamata
dall'esterno per lei, dottor Scott .
   La tenga in linea. Prima mi dia l'ufficio del direttore. Prender
l'esterno appena avr finito. 
  La segretaria del direttore mi rispose che era andato a Londra
per una riunione del Comitato Ricerche Aeronautiche. Imprecai.
Adesso non avevo nessuno con cui dividere le mie responsabilit.
Chiesi al centralino di passarmi quella benedetta telefonata, pen-
sando che fosse la C.A.T.O. Invece era Shirley.
   Dennis, per favore  - la sua voce era agitata -  puoi venire ad
aiutarmi? Ti sto telefonando dalla cabina pubblica di Copse Road.
Si tratta di Elspeth Honey. Questa mattina non  venuta a scuola,
e allora, nell'intervallo, sono andata a casa sua. Dennis, I'ho trovata
ai piedi delle scale, in pigiama. E svenuta. Ti prego, vieni subito. 
  Ebbi un attimo di esitazione. Non riuscii ad afferrare subito il si-
gnificato di quello che mi aveva detto: il mio cervello era tutto preso
dal complicato pasticcio in cui mi ero ficcato, ordinando di tenere a
terra un aereo della C.A.T.O., senza che esistesse una prova reale
sulla necessit di farlo. Sapevo che, entro pochi minuti, si sarebbe
scatenatO l'uragano. Ferguson ormai doveva avere parlato con Car-
negie, il direttore tecnico della C.A.T.O. Mi sforzai di concentrarmi
su quanto aveva detto Shirley.  E malata?  domandai stupida-
mente.  Non puoi telefonare tu al dottor Martin ? 
   Ho gi telefonato al dottor Martin rispose lei, disperata.  Ma
 fuori per il suo giro di visite, e non sono riuscita a rintracciarlo.
Le ho messo addosso un paio di coperte...  per terra, Dennis! Al
pianterrenO non c' niente dove si possa distenderla, n un divano
262           SELEZIONE DEL LIBR0

n altro, e io non ce la faccio a portarla di sopra da sola. Una signora
anziana, che abita nella villetta accanto, sta preparando delle bor-
se con l'acqua calda. Dennis, vieni, ti prego! 
  Non potevo lasciarla sola in quel guaio. Oltre tutto si trattava della
figlia di Honey. Se Elspeth era in pericolo, dovevo mandare un ca-
blogramma a Honey, e naturalmente lui sarebbe tornato col primo
aereo a disposizione. In tal caso, I'incidente del Reindeer precipitato
nel Labrador sarebbe rimasto un enigma, e noi non avremmo po-
tuto presentare la prova di cui avevamo bisogno per giustificare l'or-
dine di tenere a terra il Reindeer di Gander. Mentre ascoltavo Shirley
tutti questi particolari mi passarono per la mente assieme al pensiero
che avevo contato su due giorni pieni per rileggere e rivedere il testo
della conferenza da tenere gioved sera, alla Reale Societ Aeronau-
tica. I fatti si accavallavano gli uni agli altri, senza concedere respiro.
   Va bene, cara. Sar l tra dieci minuti. 
  Sonai il campanello per chiamare la signorina Learoyd, ma, prima
che lei arrivasse, il telefono squill di nuovo. Questa volta era Car-
negie .
   Parlo col dottor Scott? Senta, dottor Scott, ho ricevuto da Fer-
guson una richiesta addirittura incredibile. Dice che lei vuole tenere
a terra, a Gander, uno dei nostri aerei. E vero? 
   Verissimo  risposi.  Siamo preoccupati, perch c' la possibi-
lit che nei piani di coda si verifichi una lesione da fatica.  Gli
spiegai che avevamo deciso di non permettere a nessun Reindeer di
volare oltre le settecento ore fino a che il problema non fosse stato
risolto.  E stato un brutto colpo per me, questa mattina, quando
ho saputo che uno dei vostri apparecchi aveva compiuto oltre mille-
quattrocento ore di volo. 
   E sconcertante avere una notizia simile all'ultimo momento 
protest Carnegie.  Non capisco che cos'abbia in mente il Mini-
stero. Non ci hanno detto niente di questa storia. 
   Il Ministero non c'entra  dissi.  Il problema, almeno ufficial-
mente, non  ancora nelle loro mani. Naturalmente, Ferguson sa
tutto. Si tratta di una questione sorta di recente. 
  La ditta costruttrice, la Rutland, ne  informata?
   Non ancora  risposi.
   Quindi, gli unici al corrente di questa storia sono quelli del suo
dipartimento, gi a Farnborough ?  domand. Aveva assunto un
tono ostile.
   Esatto  risposi.  In realt eravamo convinti di avere tutto il

           VIAGGI0 INDIMEN'rICABILE         263

tempo di risolvere la questione prima che sorgesse il problema di
bloccare a terra i vostri apparecchi. Ci era stato assicurato che
nessun Reindeer aveva volato per oltre quattrocento ore. 
   Chi gliel'ha detto?  interruppe lui.  Chi le ha detto che nes-
suno dei nostri apparecchi ha fatto pi di quattrocento ore di volo ? 
  Esitai un attimo, poi risposi:  Ferguson . Naturalmente, adesso
sarebbe venuto fuori tutto.  Abbiamo incaricato lui di ottenere
l'informazione. 
   Di questa richiesta io non ho mai saputo niente  ribatt lui.
 E Ferguson, da chi ha avuto l'informazione? Da un fattorino? Se
voi di Farnborough aveste almeno la cortesia di rivolgervi alla per-
sona giusta, quando volete sapere qualcosa, forse riuscireste ad avere
le risposte esatte. 
  A questo punto, non potevo certo dirgli che avevo pregato Fergu-
son di fare le sue indagini senza suscitare troppa curiosit.  Senta,
signor Carnegie  dissi,  adesso vediamo di decidere il da farsi.
Rimandiamo le inchieste e gli scontri verbali a dopo. Noi le diciamo
che il Reindeer, sul quale sta viaggiando Honey, deve venire immedia-
tamente ritirato dal servizio. 
  Ci fu un lungo silenzio. Dopo un po' dissi:  E ancora in linea,
signor Carnegie ? 
   Stavo pensando  rispose.  Io non so assolutamene niente di
questa storia, perch voi non avete ritenuto utile farmi le vostre con-
fidenze. Ci non toglie, per, che io sia responsabile per le condizioni
in cui volano gli aerei della nostra organizzazione. Cos, lei vorrebbe
che io dicessi all'Ufficio Voli che quel Reindeer non  pi idoneo al
volo, pur sapendo che non esistono ragioni tecniche precise. E questo
che vuole ? 
  Certo, che, impostata cos, la mia richiesta sonava molto stupida.
 S, proprio questo  replicai.  Mi dispiace di metterla in una si-
tuazione simile, ma siamo tutti nei guai, per questa storia. 
   Dispiace anche a me  disse lui.  Ma c' di pi. Non far quello
che mi ha chiesto. Se lei vuole tenere a terra quell'apparecchio senza
fornirci un motivo pi valido di quanti me ne ha dati finora, dovr
farlo a livello pi alto. Dica al suo direttore di telefonare al mio pre-
sidente. Sir David  nel suo ufficio. 
  Mi morsi le labbra.  Impossibile. Il mio direttore  a Londra,
a una riunione del Comitato Ricerche Aeronautiche. 
  Si butt su questa risposta come un cane affamato.  E al corrente
della sua decisione ?  domand.
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   Conosce tutto il prOblema  risposi.  Non sa per che uno degli
apparecchi ha gi fatto pi di millequattrocento ore di volo. 
   E non crede che sarebbe meglio, prima di tutto, che lei infor-
masse almeno lui, visto che ha preferito tenere all'oscuro noi? 
   Senta, signor Carnegie  sbottai,  queste chiacchiere possiamo
farle in un altro momento. Io ora le sto dicendo che, secondo questo
dipartimento, quel Reindeer  in condizioni pericolosissime, e non
dovrebbe volare piu neppure un minuto. Io gliel'ho detto, esatta-
mente, alle undici e un quarto. Se succeder un incidente, riferir
questo particolare alla commissione d'inchiesta. Ora, tenere a terra
quel Reindeer dipende unicamente da lei. Con la posta di domani
mattina ricever una lettera con la stessa richiesta che le ho fatto
a voce. Non ho altro da dirle. 
   Va bene, dottor Scott, ho capito. Ci penser, e ne discuter col
mio presidente. 
  Deposi il ricevitore. Avevo il respiro un po' affannoso. Quando la
signorina Learoyd entr, io ero gi alla porta col cappello in testa.
 Signorina  le dissi,  io esco, e star fuori un'ora. Siccome sto
aspettando diverse telefonate urgenti, lei si metta qui, e risponda al
telefono, e dica a tutti clle richiamer io alle... facciamo alle due. 
La lasciai nel mio ufficio e andai in fretta a prendere l'auto.
  La porta della casa diIoney era socchiusa. Parcheggiai ed entrai.
Shirley mi chiam dal pi~no superiore. Elspeth era sdraiata sul letto
mezzo disfatto e sistemato alla meglio. Aveva la faccia di un preoccu-
pante colore grigiastro, cOn una larga ecchimosi sulla fronte, appena
sotto l'attaccatura dei capelli. Sembrava ancora svenuta. Su di lei
era chino il medico. Dopo una decina di minuti, lui fin la sua visita,
e scendemmo tutti nel COsiddetto soggiorno, la stanza dove Honey
lavorava ai SUOl progetti.
   La bambina ha riportato una commozione cerebrale  spieg il
medico.  Ma non ho riScontrato fratture. Tra non molto ripren-
der coscienza, e soffrir di nausee con conati di vomito. Dovr
stare a letto almeno una settimana. Oggi pomeriggio verr ancora a
darle un'occhiata- Chi si occupa di lei? 
  Una pausa di tensione, poi Shirley rispose:  Nessuno, credo .
Mi guard, con aria supplichevole: Dennis, potrebbe stare con
noi. In un certo senso siarno parte in causa e, se si tratta solo di aiu-
tarla quando ha i conati di vomito, e cose di questo genere, posso
benissimo Occuparmene io . Poi, rivolta al medico:  Possiamo por-
tarla a casa nostra? VogliO dire, possiamo muoverla? 

          IAGG10 INDIMENTICABILE         265

  Alla fine, decidemmo di chiamare un'ambulanza. Elspeth, sempre
svenuta, fu trasportata con la barella. La portammo a casa e la
mettemmo nel nostro letto. Non avevamo altri letti in casa nostra,
ma a quel problema avremmo pensato pi tardi.
  Prima che tutto fosse sistemato, arrivarono le due e dieci: saltai
in auto, e, senza aver mangiato, mi precipitai in ufficio ad affron-
tare la mia tempesta personale.
  La signorina Learoyd aveva fatto l'elenco di tutte le persone che
avevano lasciato il loro numero di telefono chiedendo, o ordinando,
che io richiamassi. Erano: Ferguson del Ministero, Carter del Mini-
stero dell'Aviazione Civile, Sir David Moon della C.A.T.O., Drink-
water dell'Ufficio Registrazione Aerea e... sentii un tuffo al
cuore... il signor Prendergast della Rutland Aircraft Company, il
progettista dei Reindeer.
  Dissi alla signorina Learoyd di darsi da fare per rintracciare il di-
rettore. Lei chiese notizie alla segretaria, la quale rispose che, dopo
la riunione del comitato, il direttore aveva intenzione di fermarsi ai
Kew Gardens per vedere i fiori.
  Sospirai, e chiamai subito Ferguson. Ma, prima che avessi la co-
municazione con lui, intervenne il centralino a chiedermi se volevo
prendere una telefonata in arrivo. Era Sir Moon, presidente della
C.A.T.O.
   Nel suo Dipartimento, dottor Scott, c' un certo Honey?  do-
mand.
   S  risposi.  Ma al momento non  qui. Si trova in Canada. 
   Questo lo so benissimo. Ho cercato diverse volte di mettermi
in contatto con il suo direttore, ma a quanto pare non  in sede. Lei
 al corrente di che cosa ha combinato il suo Honey? 
   No. Non ho ancora avuto notizie. Non ce ne sarebbe stato il
tempo materiale risposi, e mi domandai quale altro guaio fosse.
   Allora lei non sa che  responsabile della distruzione di uno dei
nostri apparecchi ? 
  Sentii un'improwisa morsa allo stomaco.  Distruzione di un
vostro apparecchio? Che cosa significa, Sir David? 
   Ho saputo che ha deliberatamente fatto rientrare il carrello men-
tre era in sosta all'aeroporto di Gander. Inutile dire che i danni pro-
vocati sono di grande entit. 
  Ero esterrefatto.  Mi  difficile credere a quanto mi dice  risposi.
 Conosco molto bene il signor Honey, e so che non  un pazzo. Che
apparecchio era? 
266           SELEZIONE DEL LIBR0

 Un Reindeer. 
  Cominciavo a riprendermi dal colpo, e il mio cervello aveva ripreso
a funzionare.  Se  lo stesso Reindeer sul quale Honey  partito
ieri sera, I'apparecchio che ha fatto oltre millequattrocento ore
di volo, allora  probabile che sia vero, Sir David. Lei ha visto il si-
gnor Carnegie, dopo che gli ho parlato questa mattina insistendc
perch quel Reindeer venisse tenuto a terra? 
   S, I'ho visto  rispose lui,  e le dico subito, dottor Scott, che
la nostra organizzazione non tollera il segreto su questioni tecniche
quando sono in causa i nostri apparecchi. Se sospettate che in un aereo
usato da noi esistano difetti o debolezze latenti,  vostro dovere in-
formarci immediatamente. Ho saputo dal signor Carnegie che, da
qualche settimana, avete cominciato a studiare in gran segreto un
difetto dei piani di coda dei Reindeer, e che a un tratto, questa mat-
tina, vi siete fatti avanti per chiedere che un certo apparecchio ve-
nisse tenuto a terra e dichiarato subito fuori servizio, senza rivelare
i motivi tecnici su cui  articolata la vostra richiesta. E esatto?
   In senso lato  risposi lentamente,   esatto. Per noi  stata una
sorpresa sapere, questa mattina, che un Reindeer aveva volato per mil-
lequattrocento ore. Avuta questa notizia, abbiamo deciso che l'aereo
in questione doveva venire messo immediatamente fuori servizio. Mi
dica, I'aereo che a Gander ha avuto l'incidente del carrello  il me-
desimo ? 
   Era l'aereo decollato ieri sera per la traversata  rispose.  Quello
con a bordo il vostro rappresentante. 
   Allora posso dirvi soltanto che mi dispiace dell'incidente. Adesso,
dove si trova il signor Honey? 
   Immagino che sia a Gander. 
  Riflettei rapidamente. La tempesta suscitata dal Reindeer mandato
a sbattere per terra avrebbe superato quella del Reindeer dichiarato
fuori servizio, e a un certo punto qualcuno avrebbe dovuto pagare
un conto pesante, per le riparazioni. Non era possibfle prevedere
quali sviluppi avrebbe preso quella storia.  Ritengo che bisogner
far tornare subito il signor Honey, e sentire cos'ha da dichiarare 
dissi.
  La sua risposta fu quasi un ringhio.  Con qualunque mezzo le
piaccia, dottor Scott, purch non ci chieda un passaggio su un nostro
aereo. 
  Gander si trova a un giorno di treno da St. John, e il treno vi passa
soltanto due volte la settimana. Un piroscafo parte da St. John per

           VIAGGI0 INDIMEN-rICABILE         267

Liverpool una volta il mese, e impiega circa una settimana per fare
il viaggio.  Dobbiamo farlo tornare senza perdere tempo  dissi.
   Dottor Scott  riprese David Moon,  mi spiegher chiaramente.
Nel rapporto che abbiamo ricevuto, si avanza l'ipotesi che il signor
Honey sia mentalmente squilibrato. Ha gi danneggiato in modo
grave uno dei nostri apparecchi. Noi non lo consideriamo persona
adatta ai viaggi in aereo, e dubito molto che, dopo il nostro rifiuto,
un'altra compagnia lo accetti come passeggero. Se lei pensa che
debba necessariamente tornare in aereo, allora l'unica cosa da fare
 mandare apposta per lui un apparecchio del Comando Trasporti
della R.A.F. E le consiglierei di far salire sull'aereo anche un buon
medico che si prenda cura di lui. 
  Deposi il ricevitore. Ero in un bagno di sudore freddo. Dopo mezzo
minuto, il telefono squill di nuovo. Era Ferguson. Voleva dirmi
che Honey aveva rovinato un Reindeer facendo rientrare il carrello.
 Cosa diavolo credeva di fare? Pensi che sia impazzito? 
   Non lo so  risposi, furibondo.  So per che quel Reindeer aveva
volato per millequattrocento ore, e che questa mattina io ti ho chie-
sto di metterlo fuori servizio. Be', adesso Honey l'ha messo fuori
servizio, e come, quindi io non posso che approvare la sua iniziativa. 
   Non mi pare questo il momento di scherzare. Ci saranno conse-
guenze molto serie. 
   Sono pienamente d'accordo con te  ammisi, convinto.  La
faccenda  piuttosto aggrovigliata. L'ente di ricerche interessato  il
nostro, e noi abbiamo chiesto che un certo apparecchio venisse te-
nuto a terra perch ritenevamo che fosse assai pericoloso farlo vo-
lare. Ci sono state ore di discussioni, e adesso veniamo a sapere che
il nostro rappresentante, passeggero di quell'aereo, ha compiuto
un'azione drastica per impedire che l'apparecchio volasse ancora.
Se viene a galla che Honey ha fatto quel che ha fatto perch era
l'unico mezzo per evitare che quel Reindeer decollasse da Gander,
gli dar tutto il mio appoggio. In questa storia sono in gioco molte
vite umane, un particolare che voi, l a Londra, qualche volta avete
la tendenza a dimenticare. 
   Non  il caso che tu ti esprima cos  ribatt.  Noi siamo interes-
sati quanto voi a che non succedano incidenti aerei. Il direttore 
tornato ? 
   No  risposi.  Se vuoi proprio sapere dov', credo che stia guar-
dando i fiori ai Kew Gardens. E se vuoi sapere anche il resto della
storia, la figlia di Honey, una bambina di dodici anni, la notte scorsa
 caduta dalle scale, e adesso  nel mio letto, svenuta, con la commo-
zione cerebraie e in stato di choc, e Dio solo sa dove andr a dormire
io questa notte. 
 Mi dispiace sinceramente. Posso fare qualcosa? 
   S che puoi. Puoi tenermi fuori dai piedi quei maledetti sciacalli,
e darmi il tempo di sistemare le cose. Immagino che domani avremo
una riunione tempestosa, ma mi piacerebbe che Honey tornasse qui
in tempo per la seduta, e per spiegarmi che cosa  successo realmente
a Gander. Quel maledetto stupido di Moon si rifiuta di riportare
indietro Honey in aereo, perch non vorrebbe che gli mandasse al
diavolo un altro apparecchio. Vuoi vedere un po' tu di risolvere
il problema, e far tornare Honey immediatamente? 
   Far quello che posso  rispose Ferguson poco convinto.  Ma
ho paura che siano irremovibili. 
  Avevo riattaccato da un attimo, quando mi chiam Carter, del
Ministero dell'Aviazione Civile, per dirmi che il signor Honey aveva
rovinato un Reindeer, facendo rientrare il carrello mentre l'apparec-
chio era sulla pista.
  Mi liberai di lui in dieci minuti. Poi, il telefono squill ancora.
Questa volta era E. P. Prendergast, il progettista del Reindeer.
   Parlo con il dottor Scott? Il signor Carnegie della C.A.T.O.
mi ha telefonato prima di colazione per raccontarmi una storia al-
quanto curiosa a proposito di certi guai che avrebbero gli impen-
naggi dei Reindeer. Ha detto che lei vuol far mettere fuori servizio
tutti i nostri apparecchi? E esatto? 
   Non del tutto  risposi.  Non siamo convinti che il disastro del
primo Reindeer sia stato provocato veramente da un errore di valu-
tazione del pilota. Non posso raccontarle tutta la storia per telefono,
ma sospettiamo che, nei piani di coda dei Reindeer, possa verificarsi
il fenomeno della rottura per fatica. Quindi abbiamo ritenuto che
fosse prudente tenere a terra, fino a quando il problema non sar
stato studiato a fondo, un Reindeer che aveva fatto troppe ore di volo.
Per il momento, non abbiamo invece niente in contrario a che gli
altri continuino a volare. 
   Capisco, dottor Scott. Ma non crede che, sospettando una possi-
bile deficienza in un aereo progettato dalla nostra Compagnia, sa-
rebbe stato pi corretto comunicarcelo? La nostra organizzazione
non  del tutto ignara del fenomeno della fatica. 
  Non potevo dirgli la verit. Non potevo dirgli che, negli ultimi
anni, il signor Prendergast era diventato talmente intrattabile che tutti
quanti erano pi che riluttanti a interpellarlo su qualsiasi argomento.
 Il problema  passato con insospettata rapidit dallo stadio di ri-
cerca basilare a quello di urgentissima applicazione pratica. A dire
la verit, fino a ieri sera non sapevamo che un Reindeer avesse volato
per oltre millequattrocento ore. 
   Capisco. Naturalmente voi avete i vostri sistemi e ]e vostre re-
gole, ma devo dirle che le sarei grato se venissimo informati tempesti-
vamente di quello che pensate a proposito della nostra produzione. 
   Ma certarnente, signor Prendergast risposi.  Voglio indire una
riunione su questa faccenda al pi presto possibile, riunione in cui
tutti saranno rappresentati. Fisser l'incontro appena avr fatto tor-
nare da Gander il signor Honey, cio domani, spero. 
   Mi sembra di capire che questo signor Honey  l'unico di Farn-
borough al corrente del supposto fenomeno in atto nei Reindeer. 
   Non  cos, signor Prendergast  obiettai.  Anch'io ne sono al
corrente, per quanto non abbia avuto occasione, per un certo nu-
mero di anni, di lavorare sul problema della fatica dei metalli come
invece  accaduto a Honey. Naturalmente, lei vorr avere maggiori
informazioni, ecco perch bisogna aspettare che lui sia tornato. 
   Allora  Honey che sta occupandosi del lavoro di ricerca? 
   S, infatti. 
   Theodore Honey? Un uomo piccolo, con gli occhiali?  Fece
una pausa.  Da quasi quarant'anni lavoro nell'industria aeronau-
tica, dottor Scott. Conosco tutti quelli della sua squadra. Probabil-
mente li conosco da pi tempo di lei, e qualcuno, forse, anche meglio.
Il signor Honey, per esempio, non ha scritto nel millenovecentotren-
tadue, o trentatr, un articolo pubblicato nel "Giornale della Societ
Interplanetaria", sostenendo l'opportunit di costruire un missile a
razzo per un viaggio di esplorazione sulla Luna? 
  Mi aveva colto alla sprowista. Non ne avevo la pi pallida
idea  ammisi.  Ma se l'ha fatto, cosa c'entra? 
   Ho voluto soltanto richiamare la sua attenzione su quelli che, a
quanto pare, sono i canali lungo cui corre la mente di Honey 
rispose.  Credo inoltre che sia stato Presidente della sezione di Sur-
biton della Societ per le Ricerche Metapsichiche, e che abbia speso
una gran parte del suo tempo libero a captare la presenza degli spiriti.
Ho sentito, poi, che ha avuto dei guai con la polizia, partecipando
a dimostrazioni degli Israeliani Britannici, cosa al di fuori delle sue
normali atti~it. Pi di una volta, pranzando con qualcuno del mio
gruppo, ha fatto previsioni sulla prossima fine del mondo. Lei sa,
270           SELEZ10NE DEL LIBR0

dottor Scott, che la C.A.T.O. ha rifiutato di accettare Honey a
bordo dei propri apparecchi, a causa del suo stato mentale? 
  Il suo tono mi fece salire il sangue alla testa.  Spero che sia stato
detto nell'irritazione del momento  risposi.  E una colossale scioc-
chezza. Ho risposto al signor Ferguson che noi giudichiamo molto
severamente insinuazioni di questo genere, e che Honey deve rien-
trare subito in aereo. 
  <Le dir, allora, che anch'io giudico molto severamente le insi-
nuazioni contro la sicurezza delle strutture dei Reindeer. Ho saputo
che il signor Honey ha gi distrutto un Reindeer all'aeroporto di Gan-
der. Date le circostanze, I'atteggiamento della C.A.T.O. non mi sem-
bra affatto irragionevole. 
  Riuscii a trattenere una risposta tagliente.  Dovremo rimandare
a pi tardi la discussione su questo argomento, signor Prendergast 
dissi.  Adesso dobbiamo decidere la data della riunione. Posso tele-
fonarle domani mattina per stabilirla? 
   Faccia pure, se crede  disse lui.  Ma ci tengo a sottolineare,
dottor Scott, che finch queste insinuazioni, come le chiama lei, sullo
stato mentale di Honey non saranno state smentite, io sar molto
restio ad accettare i risultati del suo lavoro, e anche a sprecare tempo
per studiarli. 
  Riattacc, e io rimasi a fissare la mole di lavoro accumulato nel
cestino delle pratiche da evadere. L'attacco era in pieno sviluppo,
e aveva una linea ben precisa: Honey era pazzo, e il suo lavoro un
cumulo di sciocchezze. Inevitabilmente, sarebbe venuto a galla che
avevamo sottoposto i suoi studi all'I.S.A.R.B., e che Sir Phillip
Dolbear non li aveva presi in considerazione. Noi non avevamo in
mano nessun dato concreto, tranne la mia personale opinione che
Honey avesse visto giusto.
  L'unica altra cosa di una certa importanza che accadde in quello
spiacevolissimo pomeriggio fu una nuova telefonata di Ferguson, il
quale mi comunic che la C.A.T.O. era irremovibile: non avrebbero
riportato Honey di qua dall'Atlantico a bordo di un loro apparec-
chio.
  Mi morsi le labbra.  Bisogna farlo tornare  dissi.  Finch lui
resta l,  impossibile organizzare una riunione per stabilire il ca-
rattere tecnico della rottura per fatica. E a questo punto, tutti re-
clamano una riunione. 
   L'unica soluzione  disse lui,  sarebbe di farlo tornare con un
aereo del Comando Trasporti della R.A.F., ma ottenerlo  al di

               VIAGCI0 INDIMEN~ICABILE         271

sopra delle mie possibilit. Questa faccenda dovrebbe essere trattata
tramite il tuo direttore, a livello pi alto. 
-  Va bene  approvai.  Faremo cos. 
  Il direttore arriv in ufficio poco dopo le cinque, e io scesi subito
a parlargli.  Buona sera, Scott, ci sono novit? 
   Purtroppo s  risposi.  La tempesta si  ingrossata. 
-   Gli raccontai tutto. Ci volle un quarto d'ora.  Ecco, questa 
   la situazione  conclusi.  La cosa pi urgente,  far tornare subito
   Honey, perci temo che dovremo chiedere la collaborazione della
   R.A.F. 
  Lui guardava fuori della finestra.  Sono anch'io del parere che,
dopo questa storia, le conclusioni di Honey sull'ispezione nel Labra-
dor non verrebbero prese in considerazione. E meglio mandare lag-
gi qualcuno le cui conclusioni vengano accettate senza diffidenza
dai nostri awersari.  Si volt a guardarmi.  Tutto dipende dalle
prove sul disastro nel Labrador, vero? 
   Esatto. Dalle prove, e dalla nostra opinione sulla validit del la-
voro di ricerca di Honey. 
   Di queste ricerche, che cosa ne pensa lei, ora? 
  Dopo una lunga pausa, risposti lentamente:  Quello che pensavo
prima. Non sappiamo ancora perch Honey abbia fatto rientrare il
carrello. Ma se, come immagino, lui l'ha fatto perch quello era l'unico
modo per impedire che un Reindeer, con millequattrocentotrenta ore
di volo, volasse ancora, ritengo che abbia fatto bene. Al suo posto,
probabilmente avrei fatto lo stesso, se ne avessi avuto il fegato. Que-
sto episodio non ha scosso la mia fiducia nel suo lavoro .
   E stata un'azione drastica  osserv il direttore.  Ne nasceran-
no un sacco di guai. 
   Nascono sempre un sacco di guai quando un aereo di linea pre-
cipita e della gente perde la vita. 
  And alla finestra e guard fuori, verso l'aerodromo.  Ho com-
messo uno sbaglio, Scott  disse alla fine.  Avrei dovuto affidare a lei
quell'incarico. Honey  un uomo di pensiero, ma manca di grinta.
Capisco benissimo come, nella situazione verificatasi a Gander, con
l~apparecchio pronto a decollare nuovamente, lui abbia avuto diffi-
colt a imporre il proprio punto di vista. Probabilmente, considerate
le nostre opinioni su questo fenomeno della fatica del metallo, lui ha
fatto la cosa giusta. Ma il suo gesto ci procurer molti guai. Ne sento
I'odore. Preferisco dormirci sopra, Scott, e passare all'azione domani
mattina. Honey non soffrir se resta a Gander altre dodici ore. 
272           SELEZIONE DEL LIBR0

Mi sorrise.  Ci dorma sopra anche lei, Scott. Porti fuori sua moglie,
questa sera, e non ci pensi. 
  Mi awiai con lui alla porta.  Non posso andar fuori. A casa mi
aspetta un'altra fetta del guaio Honey.  E gli raccontai di Elspeth.
  Quando arrivai a casa, Shirley mi annunci, calma:  Elspeth
sta meglio. Ha avuto conati di vomito, ma il medico ci aveva awer-
titi. Credo che non ci saranno complicazioni .
   Be', c' almeno una cosa che va bene  borbottai. Poi le raccon-
tai del pasticcio in cui si era messo Honey a Gander.
  Mi guard con gli occhi atterriti.  Vuoi dire che ha fatto sedere
il Reindeer sulla pancia? 
  Annuii stancamente.  Proprio cos. 
   Ah, che ometto dispettoso!  esclam. E poi rise, e io risi con lei.
   Tutto molto bene  dissi alla fine.  Ma immagino che la fat-
tura delle riparazioni ammonter a qualcosa come cinquantamila
sterline. 
  Quando ebbi finito di raccontare le disawenture di Honey, an-
dammo a vedere Elspeth. Quando ci sent entrare, la bambina apr
gli occhi.  Ciao, Elspeth  la salutai.  Cosa ti  successo? 
   Ho messo la vestaglia di lana di pap, ho inciampato e sono ca-
duta.  E poi domand:  C' stato un ladro
   Un ladro? Vuoi dire in casa tua, questa notte? Non credo. Sta-
mattina era tutto in ordine. 
   Ma io ho sentito un ladro  insistette lei,  cos ho messo la vesta-
glia di pap, ma ho inciampato e sono caduta. 
   Non prec~ccuparti dei ladri, adesso. Cerca solo di guarire prima
che torni il tuo pap. Lui torner a casa domani o dopodomani.
Non vorrai che ti trovi a letto, vero ? 
  Scosse adagio la testa sul guanciale. Il movimento attir la mia at-
tenzione sullo strofinaccio: il cuffo di cotone bianco vicino alla testa
della bambina era un po' sporco e scompigliato, adesso. Shirley glielo
aveva dato perch la piccola si sentisse meno sola
   Vuoi mangiare qualcosa?  domandai.
   No, grazie, dottor Scott. Ho vomitato tre volte, e la signora Scott
mi ha tenuto la testa. Posso andare a dormire a casa mia, questa
notte ? 
   Non mi sembra una buona idea  risposi  E meglio che tu ri-
manga qui con noi finch non ti sarai rimessa completamente. 
   Ma io devo tornare nella nostra casa  disse lei, subito agitata.
 Non c' nessuno, e verranno i ladri, per il lavoro di pap. Vale

              VIACCI0 INDlA~lEN-rlCABlLE         273

molto, e i ladri entrano nelle case vuote per rubare le cose di valore.
La prego, dottor Scott, mi lasci tornare a casa. Adesso sto proprio
bene. 
~,   Il lavoro del tuo pap non  in pericolo  ribattei.  I ladri
   non rubano valori di quel genere, perch non potrebbero ven-
   derli. 
 Ma la notte scorsa c' stato un ladro. Io l'ho sentito. 
  Le dissi che avrei parlato con Shirley per decidere chi sarebbe an-
dato l a dormire quella notte. Mentre stavamo cenando, raccontai
a Shirley la storia dei ladri.  Quella povera bambina si sveglia
sempre con il pensiero fisso dei ladri  mi spieg lei.  E tremenda-
mente sconvolta dall'idea che qualcuno rubi i calcoli di Honey sulla
Grande Piramide. 
   Ma  assurdo  esclamai.
   Lo so. Ma lei ne  convinta. Elspeth ha un forte senso di respon-
sabilit.  Si volse, e prese dal ripiano della credenza un mezzo foglio
di quaderno, piuttosto sudicio. E una cosa vergognosa disse con
foga.  Quando sono andata a casa sua a prenderle le cose per la
notte, I'ho trovato in cucina. 
  Era una nota scritta in pessima calligrafia. Lessi: "Cara signorina,
questa notte non potr venire perch mio marito non sta bene. Ri-
spettosamente, sua E. Higgs".
  Le restituii il foglietto.  Ah! E cos? 
   Gi. Cos  rispose lei, furibonda.  Lo terr per mostrarlo al
signor Honey. 
  Per un momento tacqui, pensieroso.  A proposito di quei male-
detti ladri  dissi poi visto che dovr pur dormire da qualche
parte, e tu anche, questa notte andr io, l, se pu servire a tran-
quillizzare Elspeth.  A ogni modo, pensai, l sarei stato in pace, e
mi sarei portato l'Analisi sul rendimento degli aerei a velocit supersonica.
  Andai a casa di Honey che era gi buio, ma per quanto ci fosse
pace e silenzio, non riuscii a concentrarmi. Il problema Honey era
troppo pressante, e l, circondato da tutto ci che apparteneva a
Honey, non potevo costringere il mio cervello a occuparsi della con-
ferenza. Quel pomeriggio, avevo rafforzato la mia opinione sulla
validit del suo lavoro, e molto presto ci sarebbe stata una decisione
pro o contro. Se io avevo visto giusto, il servizio della C.A.T.O. nel-
I~Atlantico si sarebbe completamente disgregato. Se i fatti avessero
invece dimostrato che il lavoro di Honey non aveva alcun valore,
moltO difficilmente avrei potuto conservare il mio posto nel Diparti-
mento. E forse, insieme con la mia carica alla R.A.E., avrei anche
dovuto lasciare il servizio governativo.
  L'irrequietezza mi port a vagabondare per la casa vuota. Era
sporca dappertutto, e arredata sommariamente. Salito al primo piano
entrai nella stanza di Honey, quella in cui avrei dormito.
  Accanto alla finestra c'era un piccolo scrittoio. Avevo ormai perso
ogni scrupolo a intrufolarmi nella sua vita privata: c'era troppo in
giOCo per lasciar posto agli scrupoli. L, solo, in casa sua, avevo l'oc-
casione di scoprire su Honey molto pi di quanto avrei mai saputo
in altro modo. Volevo trovare qualche suo scritto, tesi, saggi, studi
per societ culturali, o qualsiasi altra cosa del genere. Volevo sco-
prire quali erano i suoi processi mentali, se le conclusioni e le illa-
zioni che lui traeva da fatti precisi, su questioni diverse da quella dei
Reindeer, erano razionali.

  Lo scrittoio non mi fu di molto aiuto. Le fatture erano pagate
fino all'ultimo, ma non doveva essere un'abitudine, perch le matrici
del libretto d'assegni stavano a indicare che, prima di partire per il
Canada, Honey aveva avuto una giornata campale. In banca, aveva
un conto di trecento sterline. Non trovai altro se non le prove di
un'esistenza modesta e semplice. In fondo a un cassetto c'era un
fascio di lettere ingiallite, tutte scritte con la stessa calligrafia infan-
tile, e tenute assieme da una fettuccia rossa, di quelle usate in ufficio.
Non le lessi.
  Tornai gi nel soggiorno, e l, in un armadio a muro, trovai quello
che cercavo: una fila di incartamenti. Deduzioni sulla Piramide, Mi-
grazione (animali), Migrazione (uomini)... Ce n'era uno intitolato Fe-
nomeni psichici. Notai con interesse un fascicolo col titolo Studi interpla-
netari (forza di attrazione dei corpi celesti), e un altro contrassegnato
Studi interplanetari (veicoli spaziali). Erano in tutto una quindicina.
  Ne presi tre o quattro, e mi misi al tavolo per esaminarli.
  Un'ora pi tardi mi appoggiai allo schienale della sedia, mi ca-
ricai la pipa e cominciai a riflettere. Nel 1932 Honey aveva gi
scritto sulla propulsione dei razzi, e aveva dimostrato con chiarezza
come un missile a razzo a tre stadi potesse avere sufficiente forza e
portata da sfuggire al campo gravitazionale della Terra allo scopo
di raggiungere la Luna. I suo- studi su questo argomento mi sembra-
vano paralleli e molto vicini ai primi tentativi tedeschi, anzi, consi-
derando il periodo, mi pareva che lui fosse stato addirittura avanti
di qualche anno rispetto alla Germania. Un lavoro assai accurato, pie-
no di logica, e probabilmente esatto. Da quelle carte veniva la triste
prova che durante l'ultima guerra non avevamo fatto buon uso del
genio che era stato l a portata di mano.
  Sugli altri argomenti, ero del tutto incompetente. La Piramide
mi lasciava freddo, e le davo una certa importanza soltanto come di-
mostrazione della vastit dei suoi interessi. Chiunque, per quanto
poco ne sappia, si sente attratto dai fenomeni psichici, o dai cosiddetti
spiriti, e, nonostante cominciassi ad aver sonno, presi il fascicolo che
trattava questo argomento, e lo sfogliai a caso.
  Nella prima parte, erano registrate le sedute col piattino. A
volte, c'era la trascrizione delle domande e delle risposte, oppure era-
no stati conservati i fogli originali, coperti dagli illeggibili scarabocchi
della scrittura automatica. Per lo pi, le sedute riguardavano il pro-
gettO di un antico acquedotto romano presso Guildford, ora sepolto.
Honev aveva raccolto moltissime comunicazioni avute con uno spi-
276           SELEZIONE DEL LIBR0

rito di nome Armiger, evidentemente un soldato romano. Poi c'era
una busta, con dentro un fascio di fogli. Sulla busta c'era scritto
soltanto Mary. Esitai, ma poi passai oltre senza nemmeno guardarli.
  Alla fine veniva l'abbozzo di una tesi dal titolo Scrittura automatica.
Era una accurata e precisa descrizione dell'esperimento Guildford.
Gli scavi fatti avevano fornito una impressionante conferma ai risul-
tati delle sedute col piattino. Comunque, quello che mi interess
maggiormente, come sempre quando si sfoglia in fretta un trattato
di quel genere, fu il paragrafo delle conclusioni. Honey scriveva:
J~'on vi sono dubbi che, con la scrittura automatica, si possono ottenere infor-
mazioni non altrimenti ottenibili, sempre che ci si accosti al fenomeno con
l'intenzione di fare una seria indagine, e che l'interro~atore non venga messo
fuori strada da eventuali bizzarri fornitori di informazioni, come a volte se ne
manifestano, all'altro capo del mezzo di comunicazione. E improbabile, se non
impossibile, ottenere informazioni che siano di bene~ficio all'interrogatore. Le
informazioni che, a quanto pare, vengono date con maggior prontezza, sono
quelle a bene~ficio dell'intera razza umana, o che avvantaggiano una terza per-
sona all'oscuro della richiesta.
  Rimisi a posto i fascicoli, e andai a letto.




IL MATTINO seguente, appena arrivai in ufficio, andai dritto filato
dal direttore.  Ieri sera mi ha telefonato a casa E. P. Prender-
gast  mi disse lui.  E completamente fuori di s. 
 Le avr detto che Honey  pazzo. 
   S, ha detto proprio cos. Bisogna riconoscere che Honey si pre-
sta a questo genere di attacchi. Scava e scava, Prendergast ha portato
a galla le attivit di Honey nel campo dell'occultismo. Devo dire
che per me  stata una novit. 
   Lo era anche per me, sino a ieri  dissi.  Ora ne so un po' di
pi.  Non c'era niente da guadagnarci a nascondere i fatti. Raccontai
al direttore che, senza premeditazione da parte mia, avevo dovuto
passare la notte in casa di Honey, e che avevo trascorso la serata a
frugare tra le sue carte private. Lui sorrise.  Saggia idea, anche se
un po' anticonvenzionale  mi disse.  E si sente disposto a conser-
vare le stesse opinioni di ieri? 
   S. Assolutamente  risposi.  Honey ha un cervello perfetta-
mente raziocinante. Il fatto che abbia interessi in campi diversis-

           VIAGGI0 INDIMEN~ICABILE         277

simi, non significa che sia pazzo. Significa invece che  del tutto
equilibrato. Non dovremmo nemmeno pensare di lasciar volare i
Reindeer per pi di settecento ore. 
  Lui sorrise ancora.  Be', un po' di lotta non mi dispiace. Questa
mattina chieder al Comando Trasporti di riportarci indietro Hon-
ey. Poi ci sar il problema di chi dovr sostituirlo. Se fissiamo la
riunione per gioved mattina, e in serata lei tiene la sua conferenza
alla Reale Societ Aeronautica, se la sente, dopo, di prendere il
volo notturno per Ottawa? 
   Se la C.A.T.O. mi accetter a bordo  risposi.  Siccome ritengo
che Honey sia sano come lei e me, con tutta probabilit quei signori
considereranno anche me un po' stravagante.  Lui rise, e io ag-
giunsi:  Sar felice di partire. Comincio a credere che un viaggio
in Canada mi far bene .
  Cinque minuti pi tardi, nel mio ufficio, entr la signorina Lea-
royd, strabuzzando gli occhi.  Monica Teasdale  gi da bas-
so, e chiede di lei, signor Scott. Dice che si tratta del signor
Honey. 
  Il nome di Monica Teasdale mi sonava vagamente familiare, e poi
tutto quello che riguardava Honey ora mi interessava moltissimo.
Aggrottai la fronte.  Chi  Monica Teasdale?  domandai.
  La mia segretaria mi guard con aria scandalizzata.  Non 
l'attrice cinematografica? >~
  La fissai.  Be', non sapevo... Va bene, la faccia salire. 
  Entr con un sorriso smagliante, la mano tesa. Non era cos gio-
vane come mi pareva di ricordarla nei film, ma anche di persona con-
servava lo stesso fascino e la stessa bellezza.  Il dottor Scott? Ho
sentito parlare molto di lei dal signor Honey, e ho pensato che forse
era bene che venissi qui a raccontarle tutto, visto che c' nell'aria
odor di guai. 
   Bene, signora Teasdale... Lei  molto gentile  dissi.  Lui...
Ecco,  molto che conosce Honey? 
   L'ho conosciuto l'altro ieri sera  rispose,  sull'aereo diretto a
Gander. E ieri sono stata a Gander con lui. 
   Come mai  tornata ?  domandai.
   Sono ripartita di l ieri sera. Laggi il suo signor Honey si 
messo in un pasticcio. Dicono che sia squilibrato, e la voce ha preso
tale consistenza che nessuna compagnia aerea  disposta a portarlo
indietro da Gander. Lui  preoccupatissimo, perch pensa che do-
vrebbe tornare subito per metterla al corrente di tutto. 
278          SELEZIONE DEL LIBR0





:
                                   :`l

                                    i

   Capisco. Come mai si  presa tanto disturbo, signora Teas-
dale ? 
   Quell'ometto mi  molto, molto simpatico  rispose lei, franca-
mente.  Siccome mi  sembrato che fosse in un gTOSSo guaio, gli ho
detto che sarei venuta qui io a raccontarle come sono andate le cose. 
   Grazie, signora Teasdale. Mi piacerebbe infatti sapere tutto,
dall'inizio. 
   D'accordo.  E cominci a raccontarmi tutta la storia. Honey
le aveva dato istruzioni precise: I'attrice aveva in borsetta un foglietto
con appunti e una lettera per me, sei o sette righe scarabocchiate
con una calligrafia impossibile, in cui Honey mi pregava di fidarmi
di quello che lei mi avrebbe detto, e di mandargli un cablogramma
con le istruzioni. Entro mezz'ora, avevo ben chiaro in testa il quadro
degli avvenimenti.
   E stato molto gentile da parte sua venire qui per metterci al
corrente  le dissi quando ebbe finito.  Lei ci  stata di grande uti-
lit. 
   Il suo signor Honey mi piace  afferm lei, tranquillamente.
 Mi sembra un'ottima persona. 
   Mi fa piacere sentirglielo dire  risposi.  Per ha interrotto il
suo viaggio. 
  Si strinse nelle spalle.  Preferisco essere seduta qui in questo uf-
ficio piuttosto che trovarmi cadavere, da qualche altra parte, anche
se oggi sarei dovuta essere in America. 
   Ha pensato che fosse pericoloso continuare il viaggio ?  doman-
dai, incuriosito.  Honey l'ha convinta? 
   Io non me ne intendo di queste cose  rispose Monica Teasdale,
 ma sono contenta di non aver proseguito su quell'aereo. E credo
che anche il Comandante Samuelson, nonostante sia andato su tut-
te le furie, abbia provato sollievo quando l'apparcchio  crollato sulla
pancia.  Poi mi domand:  Come sta Elspeth, la bambina del si-
gnor Honey ? 
   La notte in cui Honey  partito, Elspeth  caduta dalle scale 
risposi.  Proprio mentre stavate volando verso Gander.  Poi le
spiegai com'era successo, e il modo in cui la donna delle pulizie aveva
mancato al suo impegno.
  Lei mi guard, inorridita.  Povera bambina! Immagino l'agita-
zione del signor Honey quando lo sapr. Quella bambina  tutto
per lui. Dov', adesso? 
   Nel mio letto  dissi tristemente.  Mia moglie si occupa di lei.

           VIAGGI0 INDIMEN~ICABILE         279

La notte scorsa, io ho dormito a casa di Honey, e credo che questa
sera far lo stesso. 
   Mi dispiace moltissimo di sentire una cosa simile  disse lenta-
mente.  Senta, dottor Scott, il signor Honey  stato molto gentile
con me, quindi vorrei fare qualcosa per lui. 
  Ci pensai un momento, domandandomi fino a che punto l'attrice
fosse sincera, o stesse recitando. In ogni caso, Shirley sarebbe stata
felicissima di conoscerla.  Quali sono i suoi piani per oggi, signora
Teasdale ?  indagai.
   Sono completamente libera. 
   Allora c' una cosa che lei potrebbe fare. Mia moglie  molto
stanca. Praticamente questa notte non ha dormito per vegliare
Elspeth. Se lei potesse stare con la bambina mentre mia moglie si
riposa un po' sul divano, sarebbe una grande cortesia da parte sua. 
   Ma certamente. Lo far con piacere. Mi dica dove devo an-
dare. 
  Telefonai a Shirley, e le dissi soltanto che un'amica di Honey, una
certa signora Teasdale, sarebbe venuta a casa nostra per badare a
Elspeth, e cos lei avrebbe potuto riposare un poco. Poi accompagnai
l'attrice fin alla sua auto mastodontica, e indicai all'autista la strada
per arrivare al mio minuscolo appartamento.
  Quindi tornai in ufficio, ma la signorina Learoyd mi disse che mi
cercava il direttore. Gli ripetei in tutti i particolari quello che mi
aveva raccontato Monica Teasdale.  Il punto che trovo pi interes-
sante in tutta la storia  comrnent lui,   la reazione del pilota,
quel Samuelson. A quanto pare non gli  dispiaciuto trovarsi nel-
I'impossibilit di riprendere il volo con il suo apparecchio. 
   Infatti. Un particolare che va considerato attentamente. Il pi-
lota non pu aver rilevato qualcosa di anormale nell'apparecchio
per le sue cognizioni personali. Mi domando se non sia stato Honey
a scuotere la sua fiducia nel Reindeer. 
   Pu darsi  disse lui.  A proposito di Honey, ho parlato delle
nostre difficolt col Ministero dell'Aeronautica. Un vecchio Lincoln
della Scuola di Navigazione Aerea deve rientrare questa mattina
da Winnipeg. Hanno gi dato istruzioni perch atterri a Gander a
prelevare Honey. 
  Mentre il direttore e io preparavamo il testo del cablogramma per
Honey, Shirley, che, piena di sonno, stava preparando un brodo di
verdura per Elspeth, sent sonare alla porta, e pens che fosse il
macellaiO Era talmente stanca, che aveva dimenticato la signora
280           SELEZIONE DEL LIBR0

Teasdale. And ad aprire con addosso il grembiule, una ciocca di
capelli sugli occhi, e in mano un vassoio di smalto per metterci la
carne, e l, in cima alle scale buie che portavano al nostro apparta-
mento, vide la donna pi bella, affascinante ed elegante che avesse
mai conosciuto. La faccia le era vagamente familiare, e la voce,
morbida e fonda, aveva un lieve accento americano.
   Oh... Ia prego, si accomodi  la invit Shirley.  Mio marito
mi ha avvertito per telefono.  Si rigir il vassoio tra le mani.  La
prego di scusarmi. Pensavo che fosse qualcun altro. 
  La signora Teasdale prese subito in mano le redini della situa-
zione.  Mia cara, lei ha l'aria molto stanca. Mi faccia solo vedere
dove sono le varie cose e dov' la bambina, poi vada subito a letto,
a dormire. 
  Shirley la guard attentamente.  Ma lei non... Io la conosco? 
   Certo che mi conosce, se va qualche volta al cinema. Ma questo,
non significa certo che non sono capace di badare a una bambina
malata. 
  Elspeth stava dormendo nel nostro letto matrimoniale, con un
catino accanto. Shirley e Monica Teasdale rimasero un po' a guar-
dare la bambina addormentata.  E tutta il ritratto di suo padre 
mormor l'attrice.
   S e no  disse Shirley.  Ha gli stessi lineamenti, ma lei  perfet-
tamente proporzionata. Guardi le mani. Credo che diventer una
bella ragazza. 
  Questo  l'unico letto che esiste in casa? domand l'attrice.
Shirley assent con un cenno.  Allora lei vada a sdraiarsi sul divano,
e dorma. Io star seduta qui per essere vicina alla bambina se si
sveglia. 
   Grazie  disse Shirley.  Mi piacerebbe sdraiarmi un po'. Solo,
vorrei mangiare qualcosa, prima. 
  Andarono insieme in cucina e sedettero alla tavola. Shirley osser-
vava la visitatrice, ma era troppo stanca per interessarsene molto.
   Adesso lei va dritta filata in soggiorno  le intim Monica Teas-
dale,  e si sdraia, con una coperta addosso. Io verr a vedere se 
comoda e se non ha freddo. 
   Prima laver queste quattro cose  disse Shirley.
   Nemmeno per sogno. Lei le lascia come sono. Ci penser io. 
   Ma no, per carit! Ci metto un minuto. 
   Faccia come le ho detto, su.  Troppo stanca per discutere oltre,
Shirley si tolse il grembiule e and in soggiorno.

           VIAGGI0 INDIMEN'rICABILE         281

  Monica Teasdale cominci allegramente a rigovernare. Erano anni
che non lo faceva, ma, molto tempo prima, Myra Tupper aveva
sbrigato quelle faccende ogni giorno, dopo ogni pasto. Sentire sotto
le mani i piatti unti su cui scorreva l'acqua calda, risvegli in lei
un cumulo di ricordi. E le tornarono in mente, insinuanti, i ballabili
della sua prima giovinezza. In piedi davanti all'acquaio, la donna di
mezza et ripiomb in un passato in cui tutto era stato bello e sma-
gliante e pieno di promesse... Se avesse sposato Eddie Stillson, la
sua vita sarebbe stata quella: una cucina e qualche bambino a
Terre Haute o in qualche altra citt dell'Indiana. La vita che si era
scelta, le aveva dato di pi e di meglio? Tutta la sua esperienza e
tutto il denaro guadagnato, non le avevano assicurato una famiglia,
n uno scopo per la vecchiaia, non le avevano portato figli e nipoti.
E non li avrebbe mai avuti, i nipoti, anche se si fosse sposata una quar-
ta volta. Se mai si fosse avventurata in un nuovo matrimonio, avreb-
be cercato qualit molto diverse in un uomo.
  Senza far rumore, percorse il breve corridoio che portava alla ca-
mera da letto. Mentre l'attrice si affacciava alla porta, Elspeth si
mosse, e sbatt le palpebre, insonnolita, i capelli sugli occhi.  Tutto
bene honey(*) ! La signora Scott sta facendosi un bel sonno, e le ho pro-
messo che mi sarei occupata io di te. 
   Lei come si chiama ?  domand Elspeth.
   Monica Teasdale. Ma tu puoi chiamarmi semplicemente Mo-
nica. 
   Allora perch lei mi chiama Honey?  domand la bambina.
  L'attrice rise.  Al mio paese, nell'Indiana, questo  un vezzeggia-
tivo che diamo alle persone, capisci? Non volevo chiamarti per co-
gnome. 
   Il mio nome  Eispeth  si present la bambina.  Ho vomitato
sei volte, sa? 
   Adesso come stai ? La signora Scott ha messo in caldo per te un
brodo di verdura. Ne vuoi una tazza? 
   No, grazie. 
   Su, andiamo, honey, ti far bene  la preg l'attrice.
   Non pu farmi bene se dopo ributto fuori tutto  ribatt
Elspeth.
   Vedrai che questa volta non succeder.  L'attrice and in cu-
cina, e torn con il passato di verdura e una scatola di biscotti secchi

  (J') Honey= miele, viene usato familiarmente per "tesoro". (N.d.T.)
282           SELEZIONE DEL LIBR0

che era riuscita a trovare. Ubbidiente, la bambina mangi, poi do-
mand:  Lei vive in America? 
 Quasi sempre  rispose l'attrice.
   Il mio pap adesso  in America... Ecco, non proprio in America.
E in Canada. E partito domenica. 
   Lo so. Ho fatto il viaggio con lui... E stato cos che l'ho conosciuto.
Poi, siccome io tornavo indietro subito, mi ha pregato di venire a
vedere come te la cavavi. 
  Elspeth accolse l'informazione senza molto interesse.  Quando
torna a casa il mio pap? 
   Presto, credo. Forse questa stessa settimana. 
   E stato via tanto tempo! 
   Solo da domenica, honey. Oggi  marted. 
   A me sembra tantissimo  ribatt la bambina.
  Quella sera, rientrando a casa alle sei e mezzo circa, trovai Shirley
sul divano. Si era svegliata proprio in quel momento. Si tir su a
sedere mentre entravo in soggiorno, e mi domand che ora fosse. Poi
andammo insieme in camera. Monica Teasdale si alz quando en-
trammo. Aveva letto fino a quel momento a voce alta, e c'erano
libri dappertutto. Elspeth non si era pi sentita male, e nel pome-
riggio avevano preso insieme una tazza di t con pane e burro.  Ab-
biamo letto un po'  spieg l'attrice.
   Legge molto bene, sa, signora Scott?  disse Elspeth.  Molto
meglio della signorina Lansdowne e delle altre insegnanti. Quando
legge a voce alta sembra proprio di vedere quello che succede nel
libro. 
  La signora Teasdale rise, un po' compiaciuta. Strano, in una
donna sofisticata come lei.  E tutta questione di pratica  dichiar.
   Ha promesso di insegnarmi a leggere come lei quando sar
pi grande  riprese Elspeth.
  Shirley aiut la bambina a prepararsi per la notte; io accompagnai
in` soggiorno Monica Teasdale e le versai da bere.  E stata vera-
mente gentile ad aiutarci in questo modo  dissi.  Oggi pomeriggio
Shirley  riuscita a dormire cinque ore. 
   Per me  stato un autentico piacere starmene seduta qui a gio-
care con Elspeth e a leggerle.  Dopo una breve esitazione aggiunse:
 Tante donne sono troppo occupate coi bambini, e altre invece
niente .
  Approvai con un cenno. Mi sembrava difficile continuare sul-
I'argomento dei bambini con quella donna cos diversa dalle altre.

               VIAGGI0 INDIMEN~ICABILE         283

Le domandai quali erano i suoi progetti immediati, e riuscii a per-
suaderla a fermarsi a cena da noi.  Probabilmente ci sar una ce-
netta fredda  dissi.
  Monica Teasdale era chiaramente interessata a Honey, e conti-
nuammo a parlare di lui. Volle sapere che posto occupava nella
R.A.E., e che cosa si pensava di lui al Dipartimento. Non mi fu
facile rispondere a quest'ultima curiosit.  E un uomo di pensiero 
dissi, usando la frase di cui si era servito il direttore per definirlo.
 Lo interessano enormemente le ricerche. Le opinioni sul suo conto
sono disparate. Molti lo ritengono un pallone gonfiato. 
   Anche lei?  mi domand.
   No. Io no  risposi.  Non ho dubbi sul suo acume. Honey 
tutto un fermento di curiosit scientifiche. Sarebbe stato meglio se,
durante la guerra, avessimo prestato un po' pi di attenzione a
certe sue idee apparentemente pazzesche.  Stavo pensando ai mis-
sili a tre stadi.
   Secondo me  un piccolo grande uomo  mormor lei.  Un
cervello grande cos, e nello stesso tempo tanta semplicit, e un
garbo infinito. 
  L'auto venne a prenderla alle nove di sera. Quasi timidamente
l'attrice propose a Shirley:  Signora Scott, potrei tornare domani
a far compagnia a ElspethMi farebbe molto piacere .
   Non vorrei che si disturbasse  rispose Shirley.  E gi stata
tanto cortese ad aiutarci oggi! Ora ce la caveremo bene. E poi lei
avr un sacco di cose importanti da fare. 
  La signora Teasdale scosse la testa.  Non ho nessun impegno.
Tra dieci giorni dovr assolutamente essere in America, ma prima
di allora sono liberissima. Mi piacerebbe passare un'altra giornata
con la bambina. 
  Shirley rise.  Allora non posso dirle di no. Elspeth dovr restare
a letto una settimana. Sar un'impresa, fare in modo che non si
annoi. 
   Molto bene  concluse l'attrice.  Verr domani mattina, verso
le undici. 
  Poi Shirley venne con me fino in Copse Road. Erano solo dieci
minuti di strada, e aveva pensato che per cos poco si poteva anche
lasciare Elspeth da sola. Lungo la strada mi disse:  Questa mattina
ho fatto un salto qui. Hai visto il pavimento della cucina ? E sudicio
cf,da far paura, e l'acquaio  in uno stato vergognoso. Devono essere
anni che non viene fatta una vera pulizia .
284           SELEZIONE DEL LIBR0

  Arrivati alla casa, lei mi accompagn dentro e mi mostr tutto
quello che la faceva inorridire. A me non pareva gran che, ma io
sono un uomo.  Non si pu rimandare qui Elspeth in queste condi-
zioni  dichiar Shirley.  E malsano.  Ci pens un momento.
~< Domani verr a dare una pulita. A scuola ho solo un'ora di le-
zione. 
   Al tuo posto non farei troppo affidamento sulla signora Teas-
dale  le dissi.  Probabilmente ti telefoner per dirti che non pu
venire. 
  Non credo. Sai... esit, poi riprese: non sarebbe buffo se
ci fosse qualcosa tra lei e il signor Honey? 
  La guardai, esterrefatto.  Non pu essere. 
   Lo penso anch'io. Ma lei ha detto un paio di frasi che mi hanno
messo la pulce nell'orecchio. 
  Shirley torn a casa, e io dedicai un paio d'ore alla mia conferenza
prima di andare a letto.
  La mattina seguente, in ufficio, il direttore mi fece chiamare.
 Ho fissato la riunione per le undici di domani mattina, al Mini-
stero  mi inform.  Ho la sensazione che sar una cosa in grande.
Lei porti tutto quello di cui potremo aver bisogno. 
   Bene, signor direttore. Honey torner in tempo? 
   Ne dubito. So soltanto che il Lincoln andr a prenderlo a Gander
entro questa settimana. 
   Peccato  dissi.  Sarebbe stato meglio che fosse qui. 
  Lui assent con un cenno.  Carnegie ha chiesto di vedere la let-
tera di Sir Phillip Dolbear sull'esperimento di Honey. Gliene ho
mandato una copia. 
  Feci una smorfia. Impossibile nascondere una prova di quel ge-
nere, ma non ci avrebbe certo facilitato il compito di convincerli
che la coda del Reindeer rappresentava un pericolo.
   Alla riunione parteciper anche il pilota del Reindeer, il Coman-
dante Samuelson. Avremo da lui un resoconto circostanziato degli
awenimenti. Anche il Ministero del Tesoro mander un suo rap-
presentante, per essere al corrente in modo diretto dei danni finan-
ziari.  Mentre ero ancora dal direttore, la signorina Learoyd mi
chiam al telefono.  Una certa signorina Corder sta aspettando in
anticamera di essere ricevuta da lei. Ha una lettera di Honey. 
  Sbattei le palpebre. Un'altra messaggera di Honey.  Bene 
risposi, con un sospiro.  La faccia accomodare, e la preghi di aspet-
tare un momento. 

           VIAGGI0 INDIMEN-rICABILE         285

  Rientrato nel mio ufficio, trovai una ragazza alta e bruna, seduta
su una sedia contro la parete. Era giovane, molto attraente, con
bei lineamenti, la faccia fresca.  Mi dispiace di averla fatta aspettare 
dissi.
  "
  .To una lettera del signor Honey per lei, signore. Mi ha detto
che era urgente, quindi l'ho portata personalmente. 
   Grazie. Quando gliel'ha data? 
   Ieri sera, poco prima che partissi da Gander  mi spieg.  Ero
una delle hostess a bordo del Reindeer che  rimasto danneggiato a
Gander, lo stesso apparecchio su cui ha viaggiato il signor Honey.
Quasi tutto l'equipaggio  rimasto a Gander con l'aereo, ma noi
hostess siamo state richiamate a Londra. Il signor Honey mi ha
chiesto di portare in Inghilterra questa lettera. 
  Lessi la lettera. Era molto breve. Honey scriveva che ormai la
signora Teasdale doveva avermi messo al corrente dei fatti. Lui
aveva ripensato all'accaduto, e, per quanto non vedesse cos'altro
avrebbe potuto fare in quel momento, si rendeva conto che il suo
gesto aveva compromesso la reputazione della R.A.E. Non voleva
in nessun modo mettermi in imbarazzo, ma mi pregava di considerare
la sua come una lettera di dimissioni.
   Maledizione...  mormorai, e la rilessi mordendomi le labbra.
Quella era un'altra complicazione. Se Honey si dimetteva, come
potevo sostenere la mia posizione di completa fiducia nelle sue ca-
pacit? Alzai gli occhi.  Lei conosce il contenuto di questa lettera,
signorina Corder?  domandai.
   Pi o meno.  Mi guard con aria supplichevole.  Sono le sue
dimissioni, vero ? 
  Assentii con un cenno.  Esatto. Ma io non voglio che lui si di-
metta. 
   Non vuole? Il signor Honey pensava, invece, che lei fosse
infuriato. 
   Non sono infuriato con lui  risposi.  Avrei preferito che non
fosse stato costretto a ricorrere a quel sistema, per impedire che l'aereo
volasse ancora, ma se quello era l'unico modo per mettere l'appa-
recchio fuori servizio, allora ritengo che abbia fatto bene. Probabil-
mente perder il mio lavoro, in seguito a questa storia, prima che la
faccenda sia chiarita, ma intendo appoggiarlo con tutte le mie
forze. 
   Oh!  disse lei, con un sospiro di sollievo.  Come vorrei che
lui lo sapesse. 
  Lasciai cadere la lettera sulla scrivania.  Mi dica, come le 
sembrato, Honev? E molto preoccupato per questa storia? 
   S, molto  rispose lei.  Vede, dottor Scott, si trova l senza
niente da fare, con l'equipaggio che dopo quel che  successo, dice
cose tremende sul suo conto. Tranne il Comandante Samuelson
naturalmente.  La guardai mentre parlava, e mi domandai chi
selezionasse le hostess, e dove trovassero ragazze cos incantevoli.
 Io ho pensato che un po' di moto sarebbe servito a distoglierlo
dalle sue preoccupazioni, e ieri gli ho chiesto di accompagnarmi a
fare una lunga camminata. Credo che gli abbia fatto bene. Gli piace
moltissimo camminare. 
  Sorrisi.  Si  presa cura di lui, vedo. 
   Era l'unico passeggero rimasto a Gander  mi rispose.  Tutti
gli altri erano ripartiti il giorno stesso. 
   Bene. Mi racconti tutto quello che  successo. 




QUANDO il Reindeer era crollato sulla pista, nella cabina di co-
mando gli uomini erano rimasti per un attimo pietrificati, costernati
ad ascoltare lo schianto e lo scricchiolio dei rivestimenti di metallo
e delle eliche che andavano in pezzi. Poi, era tornato il silenzio e
loro avevano ripreso vita.
  Il primo a parlare era stato il Comandante Samuelson.  Maledi-
zione, questo  troppo  e si gir senza dire una sola parola a Honey.
Lui si rialz, staccandosi dalla piantana a cui era rimasto abbrac-
ciato, rosso in faccia, le lacrime che gli scorrevano gi per le guance.
 Era l'unica cosa da fare. Lei non mi ha creduto. Se avesse ripreso
il volo saremmo morti tutti. 
   Cosa diavolo ne sa lei di aerei ?  sbott Dobson.  Gi, lei viene
da Farnborough. Be', ne ho sentito di belle su quel posto, ma ci
che ha fatto lei supera tutto. 
  Cousins, il motorista, amava il suo aereo. Ci aveva lavorato per
tre mesi prima che cominciasse a volare, e da allora per lui non era
esistito altro. Con una risata amara, osserv:  Ecco tutto quello che
sanno fare, loro. Arrivano qui e fracassano gli aerei. Gli daranno
una medaglia al valore aeronautico per quello che ha fatto, vedrete! 
Pol Sl gir verso Honey con rabbia.  Fuori di qui, sporco maiale,
prima che le dia un pugno! 

  Per un'ora Honey rimase sulla pista, ignorato da tutti. Il vento
soffiava pungente da nord-est, e lui sentiva sempre pi freddo, pi
freddo. Alla fine, semicongelato e infelice, rientr nell'aereo e sedette
al suo posto. Poco dopo la signorina Corder, tornata a bordo per
ripulire la cabina, gli and vicino.  Perch non va nel salone del
ristorante, signor Honey?  gli propose.  Gli altri passeggeri sono
tutti l. 
   Non credo che saranno contenti di vedermi  mormor lui.
  Lei riflett un attimo.  Capisco. C' un piccolo ufficio dove
potr stare comodo. Venga con me. 
  Era un locale alquanto squallido, con un tavolo d'abete, macchiato
d'inchiostro, e poche sedie, ma era riscaldato e assicurava una certa
intimit.  E molto gentile a occuparsi di me in questo modo,
soprattutto dopo il guaio che ho combinato. 
  Lei sorrise.  A me non ha combinato nessun guaio. 
   Cosa faranno, adesso, gli altri passeggeri? 
   Ci hanno comunicato che arriver uno Hermes a prenderli 
rispose la hostess.  Sar qui verso le due.  Esit un momento prima
di aggiungere: Andr con loro, signor Honey?
   Non so. Vorrei parlare un momento con il Comandante Sa-
muelson non appena lui avr un po' di tempo. 
  Rimasto solo, il signor Honey, accese una sigaretta e cominci a
sentirsi pi a suo agio. Samuelson lo trov seduto vicino al termosi-
fone.  Buongiorno, signor Honey  lo salut il Comandante.  Vo-
leva parlarmi ? 
  Honey si alz.  Volevo chiederle scusa per tutti i guai che le ho
procurato. Non per il Reindeer..A perch quello sarebbe stato messo
comunque fuori servizio, ma mi dispiace soprattutto per le noie
e il daffare che le ho dato, e per il disagio causato agli altri
passeggeri. 
  Il pilota fece una breve risata.  Non si preoccupi per me. Sarei
stato occupato lo stesso. 
   L'apparecchio  molto danneggiato?  domand Honey.
   Non lo so. Finch non verr sollevato,  impossibile effettuare
un'ispeziOne adeguata, e passer parecchio tempo prima che si
possa alzarlo. Qui non esiste l'attrezzatura necessaria per solle-
vare un aereo di quel peso. Bisogner far arrivare le gru adat-
te dall'Inghilterra. Ci vorranno mesi per portare a termine il
lavoro. 
  Lo scienziato non parl.
  Samuelson riprese:  Ho dovuto mandare un rapporto completo
alla Direzione Generale. Gli altri passeggeri proseguiranno oggi
pomeriggio per Montreal, ma temo che, dopo quello che  successo,
la C.A.T.O. non accetter di imbarcare lei su un suo aereo. Dovr
raggiungere St. John, e da l prendere il piroscafo. 
  Honey sbatt le palpebre.  Oh... 
   Naturalmente, la decisione verr da Londra. Aspettiamo di ri-
ricevere istruzioni in giornata. 
   Chiss cosa mi diranno di fare quelli della R.A.E.  mormor
Honey.  Pu darsi che mi mandino un cablogramma per ordinarmi
di tornare indietro, invece di proseguire per il Labrador. 
   Capisco.  Il pilota lo guard.  Lei stava andando laggi per
riaprire l'inchiesta sull'incidente di Bill Ward?
   Bill... Vuol dire il Reindeer precipitato nel Labrador ? S, dovevo
esaminare la frattura del longherone dello stabilizzatore e prelevare
campioni per l'esame metallurgico. 
   Lei pensa che la coda si sia staccata in volo, vero? 
   Pu essere andata cos  ammise Honey.  Aveva fatto quasi
millequattrocento ore di volo, un tempo molto vicino a quello
calcolato come limite di frattura. 
  Il Comandante guard dalla finestra.  Bill Ward non sarebbe
mai finito per sbaglio contro una montagna. Non posso credere che
abbia fatto un errore simile. Ho capito che quella parte del rapporto
era una stupidaggine colossale. 
  Honey lo guard, socchiudendo gli occhi miopi.  Lei crede che
sia successo qualcos'altro? Qualcosa come una rottura dei piani di
coda ? 
   Non lo so  rispose il pilota,  e non spetta a me fare ipotesi Ma
detto fra di noi, signor Honey, personalmente non mi dispiace af-
fatto che lei abbia scelto la maniera forte, nonostante tutti i guai che
ne verranno, per me e per lei. Se ne avessi avuto la possibilit, avrei
portato l'apparecchio a Montreal. Ma, stando cos le cose, devo
ammettere che non mi dispiace. Non m'importa di essere il pilota
pi coraggioso, ma ci tengo a diventare il pi vecchio. 
  Samuelson se ne and, e poco dopo la signora Teasdale buss
alla porta.  Bene. Non si pu dire certo che non sia capace di so-
stenere le sue convinzioni. 
  Honey sorrise stancamente. Lei sedette su una sedia di legno dal-
I'altra parte del tavolo, e accese una sigaretta con un accendino
d'oro.  Come crede che reagiranno, gi a Farnborough ?  domand.

   Non lo so e non me ne importa. Bisogna sempre fare tutto
quello che si pu  rispose Honey, con angoscia.  Un uomo deve
fare quello che ritiene giusto. 
  Lei assent. Era impressionante come Honey assomigliasse a Eddie
Stillson. Anche il ragazzo conosciuto trent'anni prima era sempre
preoccupato di fare la cosa giusta.
   Come la prender il dottor Scott?  domand l'attrice.
   Nel modo migliore, credo. Il dottor Scott  giovane. Molto
pi giovane di me. Capir che era l'unica cosa da fare. Ma non 
lui il capo di Farnborough ... e poi, sopra tutti, c' il Ministero.
Ho paura che ci saranno grossi guai. 
  Lei rise.  Sono convinta anch'io che qualche guaio ci sar. Adesso
che cosa intende fare, signor Honey? Andr nel Labrador?
  Lui scosse la testa.  Da quello che ha detto il Comandante, non
posso andare in nessun posto... in aereo. Se scrivo una lettera, passe-
ranno tre giorni prima che arrivi a Farnborough, e non si pu rac-
contare tutto in un cablogramma. 
   Ma lei, personalmente, che cosa vorrebbe fare?  domand
l'attrice. Andare a Ottawa o tornare a Farnborough?
   Io preferirei tornare indietro  rispose lui.  Non avevo voglia
di partire. Vede, non c' nessuno che badi a Elspeth, tranne la signora
Higgs, della quale, per, non mi fido molto. S, preferirei tornare a
Farnborough. Dopo tutto, la ricerca basilare  pi importante di
ogni altra cosa. 
  Per un po' rimasero seduti a parlare della difficile situazione di
Honey. Da molti anni l'attrice aveva perso i contatti con la dura
realt della vita. Adesso si stava affacciando a un mondo nuovo per
lei, un mondo di realt rigide e inflessibili, un mondo in cui tutto
doveva essere rigorosamente perfetto, altrimenti della gente sarebbe
morta. Lei cominciava a intuire che, a muovere quel mondo, erano i
cervelli di piccoli uomini insignificanti come il signor Honey. Quel-
I'intuizione port a galla tutto quanto c'era ancora di buono in lei, e
la diciannovenne Myra Tupper ebbe il sopravvento su Monica
Teasdale. Mentre se ne stava l seduta, a parlare con Honey, in lei
nasceva, ingigantiva il desiderio di aiutarlo.
   Senta, signor Honey, che cosa direbbe se io tornassi in In-
ghilterra a portare una le~tera al suo dottor Scott? In questo modo
lui l'avrebbe subito domani mattina. Se pu essere utile, sarei felice
di farlo. 
  A quella proposta, Honey rimase esterrefatto. Poco abituato a
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viaggiare, quell'idea gli parve incredibile.  Vuol dire che torne-
rebbe in Inghilterra in aereo ?  esclam sbattendo le palpebre.
 Ma  un viaggio costoso! 
   A me non coster niente  ribatt l'attrice.  Tutti i miei spo-
stamenti vanno in conto spese. Non sono attesa a Hollywood prima
del ventisette, quindi se, invece di fermarmi una settimana sulla
costa del Pacifico, posso essere di qualche utilit tornando in Inghil-
terra, lo faccio con vero piacere. In fondo si tratta di una cosa molto
importante, e sarei felice di vedere un po' come va a finire. 
  Quella donna, che un tempo lui e la moglie avevano adorato come
attrice, continuava a stupirlo. Lo stupivano la sua grande sicurezza,
la raffinatezza, I'incredibile gentilezza e il calore, quasi da piccola
provinciale, della sua bont. Rispose, a disagio:  Ecco, certo sarebbe
molto utile, signora Teasdale. Ma non vorrei approfittare della
sua cortesia .
  Dopo di che cominci subito a pensare alla lettera per me, e lei
se ne and per cercarsi un posto su un aereo diretto a Londra.
  Lo Hermes in arrivo da Quebec atterr prima di colazione, e Honey
lo guard rullare sulla pista. La signorina Corder gli port il pranzo
su un vassoio.  Tutti gli altri passeggeri stanno mangiando  disse.
 Si imbarcheranno non appena lo Hermes avr fatto rifornimento di
carburante, quindi tra poco non sar pi costretto a restare qui, a
meno che non lo preferisca. All'aeroporto resteremo soltanto noi
dell'equipaggio e la signora Teasdale. Adesso lei  andata a riposare
perch ha deciso di tornare in Inghilterra questa sera. 
   Si  offerta molto gentilmente di portare una mia lettera al
dottor Scott. Temo di averle causato un grosso disturbo, ma si 
offerta lei spontaneamente, e sar estremamente utile. 
  Rimase nel salone del ristorante per tutto il pomeriggio. Tre o
quattro aerei atterrarono per il rifornimento, e ci fu un andirivieni
di passeggeri dall'aereo al salone, e viceversa. Si sgranchivano le
gambe e chiacchieravano tra loro, bevendo al bar dell'aeroporto.
Il signor Honey sedeva inosservato in un angolo, e si sentiva infelice,
angosciato. Passata l'eccitazione del primo momento, adesso era
in ansia per la sua situazione. Indubbiamente attorno al Reindeer
si sarebbe sollevato un chiasso spaventoso, e lui aveva paura delle
discussioni. Sarebbe andato in capo al mondo pur di evitare una
discussione. Per la prima volta, dopo tanti anni, cominci a consi-
derare l'idea di dimettersi.
  Se le cose si fossero messe troppo male, I'avrebbe fatto. Certo~

              VIAGGI0 INDIMEN~ICABILE         291

L abbandonare il lavoro che amava, sarebbe stato un grosso dolore, e
  poi bisognava trovare un altro posto. Ma non era l'ultimo arrivato
  t nel piccolo mondo senza strombazzamenti della scienza media, e i
  suoi rapporti con i capi di parecchi istituti di ricerca erano amiche-
  voli. Forse, al Laboratorio Nazionale di Fisica, un posticino per lui
  ci sarebbe stato. L poteva ancora essere felice, anche se di sicuro
  non avrebbe conosciuto le soddisfazioni che aveva avuto - ora se
  ne rendeva conto - lavorando al fenomeno della fatica.
  Quando gli port il t, Marjorie Corder si accorse che Honey
era profondamente depresso.  Non  uscito un po' ?  gli domand.
 E rimasto sempre seduto qui? 
  Lui scosse la testa.  Avevo tanti pensieri per la testa. Vorrei che
mi facessero sapere che cosa devo fare. Forse dovrei dare le dimis-
sioni. 
   Vuole abbandonare il suo lavoro?  La ragazza si meravigli.
Lo guard. Quel piccolo uomo tanto intelligente, eppure tanto in-
felice, le faceva una pena infinita.  Non deve pensare una cosa
simile. Quelli del suo ufficio capiranno. 
  La hostess and a prendere il suo t nella stanza riservata al perso-
nale, ma era preoccupata anche lei, adesso. Aveva capito che Honey
era un tipo instabile, facile a crisi di depressione. Aveva letto da
qualche parte che tutti gli uomini di genio sono cos. Lei non era
una ragazza molto intelligente, e nemmeno molto istruita: aveva
cominciato presto a lavorare. Ma era fermamente convinta che Honey
fosse un genio, e che avesse ragione sulla coda dei Reindeer. L'aveva
turbata moltissimo il suo discorso sulle dimissioni. Intuiva oscura-
mente che, se questo fosse successo, per l'Inghilterra sarebbe sta-
ta una perdita irreparabile, perch Honey era l'uomo pi intelligente
che lei avesse mai conosciuto.
  Tornata a prendere il vassoio, Marjorie Corder domand:  Lei
gioca a scacchi, signor Honey? 
  Lui alz gli occhi, sorpreso dalla domanda.  A scacchi? Sono
tanti anni che non gioco. Mia... mia moglie e io, qualche volta,
facevamo una partita la sera. E un gioco magnifico. 
   Io lo conosco un po'  disse lei.  Non sono molto brava, per. Le
piacerebbe fare una partita, o preferisce leggere? 
  Lui si anim.  No... Una partita a scacchi andrebbe a meravi-
glia. 
  Gioc con lui tre partite, e una volta vinse. Poi dovette lasciarlo
per aiutare a servire la cena. Poco dopo ricomparve la signora
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Teasdale, fresca e radiosa dopo aver riposato.  Oh, signor Honey 
gli disse,  ho appena saputo che il mio aereo sar qui verso le nove.
Abbiamo tutto il tempo di cenare prima che io parta.  L'attrice
ordin un bourbon, e convinse Honey a farle compagnia. Sotto l'in-
flusso dell'alcool, lui tolse dal portafogli una fotografia di Elspeth,
e ghela mostr.
 Santo cielo, che carina!  esclam l'attrice.
  Lui annu.  Mi sembra pi intelligente di quanto non lo siano
di solito i bambini della sua et  disse.
   Lo credo  rispose lei. Poi:  Mi parli di questo dottor Scott
che dovr incontrare. E mi dica come devo fare per raggiungere il
posto dove lei lavora. Farnborough, vero? 
  Lui le diede tutte le spiegazioni, e scrisse la breve lettera destinata
a me. Poi l'aereo atterr, e il salone si riemp di passeggeri scesi a
sgranchirsi le gambe dopo il lungo volo da New York. Si salutarono
I, in mezzo alla confusione, mentre il bagaglio dell'attrice veniva
portato via.  Gli racconter in che modo l'hanno trattata  gli
disse lei.  Lasci fare a me. 
  I passeggeri salirono a bordo, e l'aereo rull sulla pista, prepa-
randosi a decollare per l'Inghilterra. Alle dieci arriv la hostess per
accompagnare Honey in una casetta di legno a due piani.
  Lei apr una porta, e Honey si trov in una camera da letto arre-
data sommariamente. La sua valigia era gi stata aperta, la spazzola
per i capelli, il sapone, e il resto erano disposti in ordine su un ta-
volino, il pigiama era stato messo a scaldare sul calorifero, e il letto,
pronto per la notte, aveva un aspetto invitante.  Le ho messo nel
letto la borsa dell'acqua calda  disse la hostess.  Spero che vada
tutto bene, signore. 
  Erano anni che lui non veniva circondato di tante cortesie e at-
tenzioni.  Grazie. E tutto molto confortevole. E stata lei a preoc-
cuparsi cos per me? 
  Lei sorrise.  Sono qui per questo, signore. Io... ecco, ho preso
dalla valigia due paia di calze da rammendare. Spero che non le
dispiaccia. Avevano due buchi in punta. Gliele riporter domani
mattina quando verr con il t. 
   Oh, ma no, non deve disturbarsi. 
   Non ho nient'altro da fare, e poi non poteva andare in giro
in quel modo  ribatt la ragazza.
  Quando se ne fu andata, Honey si mise a letto, sperimentando
comodit che da molti anni non godeva pi. Si svegli alle otto del

           VIAGGI0 INDIMEN~ICABILE         293

mattino, quando la hostess port il t. Lei apr le tende e lasci en-
trare la luce del sole.  Promette di essere una bella giornata  disse
la signorina Corder.  Cosa preferisce per colazione? 
  Dopo aver discusso sui cibi, lei propose all'improwiso:  Questa
mattina voglio fare una passeggiata. E una giornata stupenda. Che
ne direbbe di uscire un po' ? 
  Honey riflett un attimo.  Ecco... mi piacerebbe, s. Sarebbe un
po' stupido trovarsi nell'isola di Terranova e non guardarsi attorno.
Posso accompagnarla?
   Ma certo  rispose lei.  Dietro il ristorante c' un sentiero che
porta al lago. E un posto bellissimo. Che ne pensa ?  Esit un attimo.
 E se facessimo una merenda all'aperto? Preparo io dei panini
imbottiti. 
  Alzandosi su un gomito, lui rispose con entusiasmo:  S, facciamo
cos. Sono anni che non gusto una colazione al sacco .
  Quando lei se ne fu andata, Honey si tir su a sedere sul letto, e
sorseggi il suo t, sfiorando intanto con le dita le calze perfettamente
rammendate che lei gli aveva riportato. Una sensazione piacevolis-
sima. Da quando Mary era morta, nessuno aveva pi badato a lui
in quel modo. Da allora si era arrangiato da solo, facendo lui tutto
per s e per la bambina. Dopo la morte di Mary, si era rassegnato a
una vita solitaria, e non gli era mai nemmeno passato per la testa di
cercarsi un'altra ragazza. Del resto, non avrebbe nemmeno saputo
come fare. Non era stato lui a sposare Mary, ma Mary a sposare lui,
con stupore e costernazione delle sue amiche, le quali avevano
pensato che avrebbe potuto trovare un partito migliore. Mary era
capitata per caso nella sua vita, e ne era stata un intermezzo dolce
e prezioso. Quando se n'era andata, lui era tornato ai suoi sistemi
da scapolo, complicati, per, dall'esistenza di Elspeth.
  Fatta colazione, Honey si trov con la signorina Corder nel salone.
Lei aveva in mano una piccola borsa blu da hostess.  Ho preparato
i panini; e ho preso anche un termos di caff. 
  Si avviarono lungo il sentiero allontanandosi dai capannoni e,
mentre camminavano, lui le domand come mai conoscesse tanto
bene la strada. Cos venne a sapere qualcosa della sua vita. Lei
faceva la traversata dell'Atlantico in media tre volte la settimana, e
spessO le capitava di fermarsi brevemente a Gander, per il riforni-
mentO dell'aereo. Nelle rare occasioni in cui era segnalato sul-
I~Atlantico vento forte da est, il volo veniva ritardato, e l'apparec-
chio sostava a Gander un giorno intero o anche di pi.  Ma presto
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non dovremo pi aspettare qui a causa delle condizioni atmosfe-
riche  aggiunse.  I Reindeer hanno un serbatoio talmente capace
che si potr attraversare l'Atlantico anche con i venti pi forti. Lo
stava spiegando adesso il Comandante Samuelson. 
   Questo vi risparmier parecchie noie  osserv Honey.  Ma,
prima di tutto, dovremo sistemare quei piani di coda. 
  Lei approv con un cenno.  Quanto tempo occorrer, secondo
lei, signore ? 
  Lui alz gli occhi a guardarla, e sorrise.  La prego... non riuscir
proprio a smetterla di chiamarmi "signore" ? Tutte le cortesie che
mi ha fatto e mi sta facendo, la dispensano ampiamente. 
  Lei rise.  D'accordo. Ma per quanto tempo pensa che i Reindeer
dovranno restare fuori servizio? 
   Non lo so  rispose Honey.  Di solito questi problemi richiedono
tre o quattro mesi per una soluzione completa. Questo, ammesso
che io abbia visto giusto.  Si oscur in viso, e la tristezza lo riprese.
 La mia era solo un'ipotesi  spieg.  Non volevo che mi mettes-
sero in questa situazione. Bisognava proseguire i lavori fino ad avere
in mano dei risultati sicuri da esibire. 
  Lei sorrise.  Sono felice che non l'abbia fatto. 
   Perch? 
   A quest'ora sarei morta  rispose lei dolcemente.
  Lui alz gli occhi, e la guard sbattendo le palpebre. Marjorie
Corder era pi alta di lui: alta, sottile e adorabile sullo sfondo degli
abeti e del cielo azzurro dell'isola di Terranova. Era come se fosse
tornata Mary.
  Camminarono per un po' in silenzio, attraverso il bosco.  Pro-
babilmente il dottor Scott aveva ragione  rispose lui, alla fine.  Ma
sarebbe occorso un po' pi di tempo per il lavoro di ricerca. Non
si possono ottenere dei risultati cos, in fretta e furia, come in un
giuoco di prestigio. 
   Il suo lavoro dev'essere di una difficolt enorme  osserv lei.
  Lui la guard, preoccupato e addolorato.  Non so che fare.
Chiss quante discussioni si stanno facendo in Inghilterra per il
Reindeer che ho rovinato. Non esiste ancora nessuna prova, capisce?
Sir Phillip Dolbear non ha creduto una sola parola di quello che gli
ho detto. 
  La hostess apparve dispiaciuta. Forse gli avrebbe fatto bene par-
lare del suo problema.  Chi  Sir Phillip?  gli domand.
  Lui le raccont tutto, dal principio alla fine e, quando ebbe finito,

              VIAGGI0 INDIMEN~ICABILE         295

5 scosse la testa.  Gliel'avevo detto che era meglio mandare qualcun
  altro. In queste faccende io sbaglio sempre tutto. 
   Guardi! Ecco il lago  esclam Marjorie, per distrarlo.  Non
 una meraviglia? Qui ci sono tutte le specie di animali selvatici.
In quel fiume l in fondo c'erano i castori, I'anno scorso! 
  Il sentiero proseguiva lungo la sponda del lago. Camminarono
finch raggiunsero il fiume dei castori, e sistemarono i pacchetti
con la colazione su una pietra levigata.  Che silenzio, qui  disse la
hostess.  E come essere a migliaia di chilometri dal resto del mondo. 
  Honey pens un momento, senza parlare.  Lei fa una vita molto
movimentata. Che intenzioni ha ? Di continuare a fare la hostess
per sempre ? 
  Lei sorrise.  Potrei anche, ma non ho ancora deciso.  Strapp
un rametto da un abete, e, distrattamente, si mise a scavare un piccolo
solco nel terreno.  Ho cominciato dopo la guerra, quando mi sen-
tivo inquieta, turbata per la morte di l)onald e tutto il resto. E
stato divertente, ma adesso... ecco, qualche volta sento che mi pia-
cerebbe smettere. 
   Sarebbe difficile per lei passare a una vita normale, dopo aver
provato questa. 
   Conoscere gente sempre nuova e vedere tanti bei posti  stato
molto interessante  disse lei.  Ma, facendo questo genere di vita,
si finisce col non avere dei veri amici, e nemmeno una vera casa,
perch a casa non si  mai... 
   Non la spaventa il pericolo?  domand lui.
  Lei scosse la testa.  Oggi non  pi pericoloso volare.  Gli ri-
volse un sorriso.  Grazie a persone come lei.  Honey parve imba-
razzato. Lei prosegu:  S, quella della hostess  una vita interessante,
ma non offre stabilit, non so se riesco a spiegarmi. E a volte mi pia-
cerebbe qualcosa di pi sicuro .
   Cercher un altro lavoro?  domand lui.
   Credo di s. 
  <Dovr farlo anch'io. 
  Lei lo guard.  Vuole proprio lasciare Farnborough? 
  Lui assent con un cenno della testa.  Ho deciso di dare le di-
missioni. 
         Oh...  Segu una pausa. Lei era convinta che Honey stesse
`- sbagliandoma conosceva troppo poco i suoi problemi per discutere.
 Che genere di lavoro cercher, signor Honey?  domand.
   Forse mi prenderanno al Laboratorio Nazionale di Fisica 
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rispose.  Conosco molta gente l dentro. Inoltre sarebbe un lavoro
assai simile a quello che faccio ora... Credo proprio che sar quello
il mio primo tentativo. Oppure potrei provare con l'insegnamento. 
  Lei si sent addolorata per lui. Conoscendo bene il mondo, era
assolutamente certa di una cosa: il signor Honey non era il tipo
adatto a mantenere la disciplina in una classe di ragazzi.  Mi pare
che la prima idea sia migliore  osserv.
   Sarebbe indubbiamente pi interessante  ammise lui, seguendo
i propri pensieri.  Sui campi magnetici della Terra, e sul magnetismo
in relazione con la cosmografia, stanno venendo fuori molte teorie
e conoscenze nuove. Sono argomenti entusiasmanti. 
   Non lo metto in dubbio  disse lei.
  Per un paio d'ore rimasero seduti in riva al lago a parlare, cer-
cando di conoscersi pi a fondo. A met pomeriggio si alzarono a
malincuore e tornarono lentamente indietro.
  All'inizio dello spiazzo di cemento attorno all'aeroporto, si fer-
marono.  E stata una squisita cortesia da parte sua proporre questa
passeggiata  disse Honey.  Erano anni che non godevo una gior-
nata come questa. 
   Nemmeno io. Sono stanca di girare come una trottola intorno
al mondo. Una pausa di tranquillit  un autentico sollievo. 
  Il signor Honey esit, indeciso sulle parole da usare per quello che
voleva dire.  Crede che, qualche volta, potremo fare ancora delle
gite, in Inghilterra?  domand, timidamente.  Magari una do-
menica... Lungo lo Hog's Back ci sono delle belle passeggiate... 
  Lei abbass la testa per guardarlo, e sorrise.  Ne sar felice, signor
Honey. Le dar il mio indirizzo. 
  Rientrarono insieme all'aeroporto, ora silenzioso. Nell'ufficio della
C.A.T.O. c'era una comunicazione per lei, in cui le veniva ordinato
di ripartire in serata col primo aereo per Londra. E c'era un cablo-
gramma per Honey: doveva rimanere a Gander finch non fosse
venuto un aereo della R.A.F. a prenderlo per riportarlo in Inghil-
terra.
  Honey scrisse una breve lettera in cui annunciava le sue dimis-
sioni, poi la diede a Marjorie Corder perch me la recapitasse. A~
tramonto accompagn la hostess all'aereo.  E stata tanto gentile e
la ringrazio per tutto quello che ha fatto per me.  Poi:  Ci incon-
treremo ancora in Inghilterra, vero? 
  Chiss perch, gli occhi di lei si velarono di lacrime.  Certo,
signor Honey  mormor.  Ci rivedremo certamente. 

QUANDO la signorina Corder ebbe finito, guardai, l sul tavolo,
la lettera di dimissioni di Honey.  Preferirei che non l'avesse scritta 
dissi.
   Lui non voleva, ma era convinto che, tornando qui, avrebbe
trovato una situazione insostenibile per lui. 
   Come le ho gi detto, non trover nessuna accoglienza spiace-
vole, qui. Bisognava impedire a quel Reindeer di volare ancora, e lui
l'ha fatto.  Alzai la testa a guardarla, pensando a cosa avrei detto
il giorno dopo, durante la riunione ufficiale.  Mi dispiacerebbe
molto se lui se ne andasse, quindi non prender sul serio questa
lettera. Per il Dipartimento, e anche per l'Inghilterra, sarebbe una
grossa perdita se lui abbandonasse, ora, al punto in cui sono, i suoi
studi sul fenomeno della fatica dei metalli. 
   Se il signor Honey  cos importante  disse la ragazza,  non
capisco perch non gli si presti maggiore attenzione. 
  La guardai.  Non capisco. Cosa vuole dire? 
   Lui mi ha detto che soffre di dispepsia, e che deve sempre pren-
dere delle pillole per questo disturbo  spieg lei, in tono severo.
 Finir per procurarsi un'ulcera duodenale, se lei, dottor Scott,
non provvedc in qualche modo, e allora non potr pi lavorare del
tutto. 
  La faccenda della dispepsia mi era nuova, e non mi sembrava che
io potessi farci gran che, ma spiegava il colorito grigiastro di Honey,
e il quadro che mi ero fatto di lui, mentalmente, si arricch di un
altro particolare.  Non posso farci niente  risposi.  Vorrei che
la sua vita familiare fosse pi facile, ma queste sono cose che capi-
tano, purtroppo. 
  Lei si alz per andarsene.  Lo so. Sono stata stupida a parlare.
So che in questo lei non pu aiutarlo.  Esit.  Gli ho detto che,
mentre ero qui, sarei andata a trovare sua figlia, Elspeth. 
  La signorina Corder rimase sconvolta quando le raccontai cos'era
successo. Dopo avermi posto alcune domande, propose:  Io sono
un'infermiera esperta, sa, dottor Scott ? Mi piacerebbe rendermi
utile: il signor Honey  stato talmente gentile con me, e poi ho an-
cora qualche giorno libero. 
  Riflettei rapidamente. La signora Teasdale, per quanto garbata
e piena di buona volont, non era un'infermiera. Per lealt verso
Shirley non potevo trascurare l'offerta della hostess.  Lei  molto
gentile  risposi.  In realt, la signora Monica Teasdale  venuta
qui ieri, ed  stata di grande aiuto, e credo che oggi torner. Ma lei
 soltanto una dilettante. So che mia moglie sarebbe felice di avere il
suo aiuto, signorina Corder. 
  Le spiegai come poteva arrivare a casa mia e le dissi che intanto
avrei telefonato a Shirley. Poi l'accompagnai alla porta. Prima di
uscire, lei si volt.  Non gli permetter di dimettersi, vero?  mi
supplic. Era commovente, una ragazza adorabile.  Lui non  il
tipo adatto ai cambiamenti e alle avventure. Sar molto pi a suo
agio se potr continuare tranquillamente il suo lavoro qui. 
  Approvai con un cenno.  Non voglio perderlo. Far tutto quello
che posso. 
  Dopo che lei se ne fu andata, telefonai a Shirley, poi scesi dal di-
rettore, il quale lesse attentamente la lettera di Honey.
   Col suo permesso, vorrei strapparla e dimenticare di averla
ricevuta. Domani avremo la riunione. Io sono ancora convinto che,
probabilmente, ha ragione lui, sulla coda del Reindeer, e intendo so-
stenerlo quale elemento della mia squadra. Ma, se accettiamo le
dimissioni, allora Honey non far pi parte del mio gruppo di ri-
cerca, e noi faremo la figura degli stupidi. 
  Ha sempre tanta fiducia in lui, Scott? mi domand.
  Per un attimo rimasi in silenzio, pensando.  Non voglio compor-
tarmi da stupido e sostenerlo unicamente perch appartiene al mio
gruppo  dissi alla fine.  Ma, a parte la storia del Reindeer, ritengo
che Honey possieda una meravigliosa mente analitica, e che sarebbe
una grossa perdita, per noi, se ci lasciasse. 
  Lui mi restitu la lettera.  Va bene, allora. La stracci pure. 
E dopo una pausa disse:  Come  arrivata, questa? 
  Sorrisi, e gli parlai della signorina Corder.  E una vera proces-
sione di bellissime amiche di Honey. Due in due giorni.  Lo guardai.
 Il vecchio Honey con la sua faccia da ranocchio! Cos'avr lui
che noi non abbiamo? 
  Rise.  Non lo so, ma la cosa non mi sorprende affatto. La signora
Honey, la moglie rimasta uccisa sotto i bombardamenti, era una bel-
lissima ragazza.  Tacque, assorto.  Allora Honey era moltodiverso.
Aveva un colorito pi sano, e i vestiti molto pi in ordine. Era anche
allegro e spiritoso con i colleghi. Probabilmente mangiava meglio, e
faceva una vita meno sedentaria. 

  La signora Teasdale era in camera con Elspeth, quando Shirley
apr la porta alla hostess. Alla vista di questa seconda sconosciuta
bellissima che aveva attraversato l'Atlantico per tuffarsi nella vita
privata di Honey, la sua mente vacill.  Credo che lei conosca la
signora Teasdale disse con un filo di voce.  E qui con Elspeth.
Ma, prego, si accomodi. 
  La ragazza arross un poco.  Sar troppo disturbo per lei, signora
Scott, avere tutte e due in casa. Mi piacerebbe solo vedere un mo-
mento Elspeth, poi andr via. A meno che non possa esserle utile
in qualche cosa. 
   Oh... no, no, dawero, grazie  disse Shirley.  Stavo andando
a pulire un po' la casa del signor Honey. C' il pavimento della cucina
che fa star male solo a guardarlo. 
  La hostess rise.  Quello posso farlo io, signora Scott. Sono abi-
tuata a spazzare e lustrare. 
  Se c' una cosa che Shirley odia,  pulire un pavimento.  Dawero
verrebbe a darmi una mano?  domand.  Volevo portare l
qualcosa da mangiare e restare tutta la giornata. 
  Insieme, in soggiorno, fecero i loro piani, poi Shirley accompagn
Marjorie in camera da letto dove Monica Teasdale stava leggendo a
Elspeth, sdraiata a letto, un libro di racconti. L'attrice alz gli occhi,
stupita, a guardare la hostess.
   Buongiorno, signora Teasdale  la salut Marjorie.  Sono
arrivata ieri sera e ho portato al dottor Scott un'altra lettera del
signor Honey. Il signor Honey mi ha chiesto di venire a vedere
Elspeth. 
  Dal letto Elspeth domand:  Pap torna presto ? 
   Mi chiamo Marjorie  si present la hostess.  Ho visto il tuo
pap ieri sera. S, torner a casa presto. Per deve aspettare due o
tre giorni un aereo speciale che ha a che fare col suo lavoro. 
  La risposta soddisfece Elspeth.  Il mio pap fa un lavoro, a
Farnborough, che  legato agli aerei  spieg.  Lui  molto, molto
intelligente. 
   Lo so  disse la hostess.  Questo lo so. 
  Poco dopo Shirley e Marjorie andarono nella piccola casa di
Copse Road, e lavorarono l insieme fino a met pomeriggio. Quando
Shirley venne via per occuparsi della nostra casa, Marjorie rimase.
Avevano finito di pulire la cucina. L ragazza girell un poco per
la casa fumando una sigaretta. Guard con ammirazione i libri e i
manoscritti, e gli strumenti da disegno, collegandoli con l'uomo
conosciuto a Gander. Ecco com'era la casa di un genio. Un genio
senza una donna che si occupasse di lui.
  Sul pavimento di legno della stanza centrale c'era un piccolo tap-
peto. Lei lo tolse, and a prendere in cucina un secchio di acqua
calda, e si rimise in ginocchio, a pulire. Meglio mettere in ordine
tutto, gi che era l. E quella era la stanza dove lui studiava e lavo-
rava: la stanza pi importante.
  Si ud un passo sul vialetto e la porta si apr. Lei alz la testa,
sedendo all'indietro si talloni. Pensava che fosse tornata Shirley;
invece, ferma sulla soglia, vide la signora Teasdale, vestita in
modo delizioso e truccata alla perfezione.
   Ho appena saputo dalla signora Scott tutto quello che avete
fatto, cos sono venuta a vedere.  Guard il tavolo da disegno, gli
scaffali pieni di libri e manoscritti, il pavimento.  Immagino che
questo sia una specie di laboratorio. Dov' il soggiorno? 
   E questo il soggiorno  rispose la hostess.  Per in cucina ci sono
un paio di poltrone.  Si guard attorno.  Sono convinta che po-
trebbe essere sistemata meglio. Lui starebbe molto pi comodo. 
  L'attrice lanci un'occhiata al secchio d'acqua fumante.  Vedo
che sta facendo il possibile
per raggiungere lo scopo. 
   Io ? Sto solo pulendo un
po'. Ma bisognerebbe met-
tere delle tendine alle fine-
stre, e un tappeto, e un para-
lume decente, tanto per co-
minciare. 
  L'attrice sorrise.  Questo
per dire che ci vorrebbe una
mano femminile. 
  Le due donne si guardaro-
no.  E proprio quello che
penso  rispose Marjorie sen-
za esitazioni.
  Gi annu Monica Tea-
sdale.  E quello che pensia-
mo entrambe.  Si volt e
and a vedere in cucina. L
tutto era stato strofinato per
bene, e pulito, e si sentiva

odore di detergente. Dalla finestra aperta entrava tutto il sole pos-
sibile. Su un tavolo c'era un mazzo di fiori. Ebbe una piccola fitta
al cuore, e questo le era accaduto spesso negli ultimi giorni. Quella
cucina la riportava alla sua giovent nell'Indiana. Disse, forte, da
sopra la spalla: Avete fatto un ottimo lavoro.
  Marjorie arriv dal soggiorno, e si ferm dietro l'attrice.  Al-
meno adesso  pulito  disse.  Ma  tutto talmente vecchio! A lei
deve sembrare orribile. 
   Orribile? Forse.  L'attrice tacque immersa nei propri pensieri,
poi riprese:  Mi piacciono i tavoli di legno non lucidato. Erano anni
che non ne vedevo, ma quando ero ragazza usavano tutti cos, e
vederli mi riporta all'infanzia .
   Va tutto bene se una non li deve pulire da s  disse la hostess.
 Quelli di laminato metallico sono molto pi comodi. 
  La signora Teasdale la guard.  Lei  il tipo che si interessa
dei lavori di casa, vero?  domand.
  Vicino a quella donna raffinata, Marjorie Corder si sentiva inspie-
gabilmente bambina.  Tutte le donne se ne interessano  ribatt,
sulle difensive.  Inoltre io ho fatto l'infermiera prima di entrare alla
C.A.T.O., e di pulizie me ne intendo. 
   Rester con la Compagnia Aerea, o la lascer per sposare il
suo fidanzato?  Guard le mani della hostess.  Oppure non ha
nessun fidanzato ? 
  Lei scosse la testa.  Adesso no. Una volta ne avevo uno, ma 
morto. Era pilota di bombardieri durante la guerra. 
   La guerra  finita da tanto tempo  mormor. Poi aggiunse:
 Capisco .
  Con suo grande dispetto, Marjorie si sent arrossire.  Non c'
niente da capire. Be', io devo finire questo pavimento. 
  L'attrice torn verso casa nostra camminando lentamente, stra-
namente pensierosa. La incontrai in giardino mentre stavo rien-
trando. L'accompagnai su da noi, e telefonai per far venire la
sua auto. Ci avrebbe impiegato circa un'ora per arrivare da Lon-
dra. Le versai un bicchiere di sherry.
   Stanca ?  domandai.
  Mi sembrava alquanto depressa.
   Solo un po'.  Si riprese.  Sono andata a vedere la casa del
signor Honey. La signorina Corder  ancora l a pulire il pavi-
mento. E piena di energia, quella ragazza. 
   E questione di et  dissi, e subito mi sarei morso la lingua
302           SELEZIONE DEL LIBR0

  L'attrice assent con un cenno della testa. Poi:  Dottor Scott,
volevo chiederle una cosa a proposito di queste ricerche sugli aerei
di cui lei e il signor Honey vi state occupando. Potrebbero essere
fatte in qualsiasi posto ? Voglio dire, se uno avesse sufficiente denaro
per attrezzare un laboratorio, diciamo in un posto come Palm Beach,
per esempio, il lavoro potrebbe essere fatto anche l? 
   Allude alle ricerche sulla rottura per fatica?  Scossi la testa.
 Non credo che sia possibile in un laboratorio privato  spiegai.
 Per prima cosa, non si potrebbe disporre delle informazioni se-
grete, e perci non si sarebbe mai aggiornati. A parte questo, le
spese sarebbero enormi, proibitive addirittura. 
   Lavorando in proprio, non si potrebbe diminuirle almeno in
parte ? 
   Non vedo come. Il lavoro di ricerca nel campo degli aerei 
un'attivit colossale. Prendiamo, per esempio, questa faccenda dei
Reindeer. Anche non tenendo conto delle riparazioni dell'apparec-
chio di Gander, I'esperimento in corso a Farnborough superer i
trentamila dollari solo per la sua prima parte. 
  Lei sbarr gli occhi.  Una cifra pazzesca. E in quanto tem-
po ? 
   Circa un anno  risposi.
  Lei cambi argomento, e mi chiese della conferenza che dovevo
tenere la sera seguente. A quanto pareva, Elspeth le aveva raccontato
tutto, e aveva lasciato la signora Teasdale a bocca aperta con la
sua erudizione. A differenza della bambina, I'attrice non aveva nes-
suna idea di che cosa fosse un "numero di Mach", alto o basso, ma
era una bellissima donna, piena di fascino, e non trovai affatto
noioso darle spiegazioni.
  Shirley arriv mentre stavo tenendo la mia lezione e, poco dopo,
arriv anche la signorina Corder. Servii uno sherry a tutte e due.
Monica Teasdale disse:  Il dottor Scott mi stava parlando della
sua conferenza di domani . Mi lanci un'occhiata maliziosa.
 Prima, Elspeth mi ha spiegato che, per un uomo cos gio-
vane come il dottor Scott, aver ricevuto la proposta di tenere
una conferenza alla Reale Societ Aeronautica  un grande
onore. 
   Mi piacerebbe tanto poterti ascoltare  esclam Shirley spon-
taneamente.
  La guardai stupito. Non mi era nemmeno passato per la testa che
lei non sarebbe venuta a Londra.  Perch, non verrai ?  domandai

           VIAGGIO INDIMEN~ICABILE         303

probabilmente in tono deluso. A quella conferenza ci avevamo la-
vorato assieme.
 Non posso, Dennis. C' Elspeth. 
   Ma signora Scott, lei deve andare!  disse con calore Marjorie
Corder.  Domani torner volentieri a far compagnia alla bambina,
e mi fermer anche la notte, se lei non ha niente in contrario. Elspeth
sar tranquilla con me. Non deve temere che le succeda niente. Sono
infermiera, non lo dimentichi. 
  L'attrice sedeva immobile, fissando il suo bicchiere di sherry.
   Davvero mi farebbe questo favore ?  esclam Shirley.  Non ho
parole per ringraziarla ! Ci tengo tanto, tantissimo, a sentire Dennis. 
Dopo che tutti ebbero detto che l'idea era magnifica, Shirley riprese:
 Dopo la conferenza, e prima che tu parta, potremo andare a man-
giare da qualche parte. Perder l'ultimo treno, ma posso passare
la notte in citt, se alla signorina Corder dawero non importa re-
stare qui a dormire . S'interruppe di colpo.  Ma se nessuno va a
dormire a casa di Elspeth, lei rimarr agitata per paura dei ladri. 
  Ci guardammo costernati. Eravamo tutti sufficientemente al cor-
rente della faccenda, per renderci conto che Elspeth non avrebbe
dormito, sapendo che a casa sua non c'era nessuno, e non dovevamo
dimenticare che la bambina aveva avuto una sia pur lieve commo-
zione cerebrale. Dopo un rnomento di silenzio, Marjorie Corder
disse lentamente:  Signora Scott, a me non sembra una cosa irri-
mediabile. Non credo che, date le circostanze, al signor Honey
dispiacerebbe se io dormissi in casa sua. Domani mattina potremmo
portare Elspeth l, e metterla nel suo letto. Sar felice di occuparmi
di lei, e dormir l domani notte, e anche la notte seguente, se la
mia presenza sara necessaria .
   Anch'io non credo che al signor Honey secchi, se lei sta un paio
di notti a casa sua per badare alla bambina  approv Shirley.
 Ma  sicura che non sia un impegno troppo gravoso per lei? 
   Sinceramente, lo faccio volentieri  dichiar la ragazza.
  Tutti fummo contenti della soluzione, tranne, forse, la signora
Teasdale, la quale non parl, quasi. Poco dopo, la hostess se ne
and per prendere il treno per Londra. Appena lei fu uscita, I'attrice
disse:  Dovr salutarvi definitivamente, adesso. Non c' pi motivo
che io torni ancora domani . Era di nuovo allegra e briosa.
   Non si pu fermare finch non arriva il signor Honey?  la
preg Shirley, delusa.  Almeno lo saluterebbe. Ha fatto tanto per
lui!  concluse, con sincero rammarico.
304           SELEZIONE DEL LIBR0

  L'attrice sorrise.  Siete voi che avete fatto tutto. Io mi sono li-
mitata a leggere qualcosa a Elspeth, ed  stato un piacere per me.
Ma adesso la bambina  ben sistemata, e io tra pochi giorni devo
essere in America. 
  Fu molto esplicita sul fatto che doveva ripartire. Prima di andar-
sene, and in camera da letto per salutare Elspeth.  Un giorno,
quando sarai pi grande, verrai negli Stati Uniti a fare una vacanza
con me. Andremo in una fattoria su in montagna, e cavalcheremo
e nuoteremo in piscina tutto il giorno. Ti piacerebbe ? 
  La bambina annu con la testa.  Mmmm  borbott.
   Allora siamo d'accordo, honey  disse la signora Teasdale.
 Adesso devo andare.  Si chin a baciare il faccino patito.  Di'
al tuo pap che mi dispiace di non averlo potuto aspettare. Digli
che spero di rivedervi tutti e due la prossima volta che verr da
queste parti. 
   Tra quanto tempo torner qui?  domand la bambina.
   Tra un paio d'anni, forse. Ma ci scriveremo, vero? 
  Elspeth assent con la testa, energicamente. Monica Teasdale si
avvi alla porta, e salut un'ultima volta, allegramente, con la mano.
  L'autista arriv pochi minuti pi tardi. Shirley e io accompa-
gnammo l'attrice all'auto, e lei ci disse:  Mi ha fatto piacere venire
qui. In questi due giorni mi  sembrato di essere tornata a casa mia.
Sono felice di avervi conosciuto .
  Quando l'auto se ne fu andata, rientrammo a mangiare, e poi
preparammo Elspeth per la notte. Dopo, io feci la valigia con tutto
quello che mi serviva per il viaggio nel Labrador. Alle nove e mezzo
avevo finito. Potevo tranquillamente prendere la borsa con tutto
l'occorrente per la notte, il fascicolo della mia conferenza, e andar-
mene nella casa di Honey a dare un'ultima rilettura al mio lavoro.
  Shirley mi accompagn fino al cancello del giardino, che fronteg-
giava il piccolo caseggiato dove era situato il nostro appartamento.
Rimase per un momento ferma a guardare la strada dalla parte in
cui si era allontanata l'auto della signora Teasdale.  Povera donna 
osserv, con aria pensosa.
   Perch dici cos?  le domandai.
  Lei diede meccanicamente un calcio a un ciuffo d'erba. Non lo
so. Ho l'impressione che stia attraversando un brutto periodo.  Si
volt per rientrare.  Non stare alzato fino a tardi  mi raccomand.
  Mi avviai per la strada, e l'Analisi sul rendimento degli aerei a velocit
supersonica mi fece dimenticare la signora Teasdale.

L INDOMANI mattina andai a Londra con il direttore, per parte-
cipare alla riunione al Ministero degli Approvvigionamenti. La
seduta ebbe luogo in uno di quei deprimenti saloni arredati con un
tavolo lunghissimo e una ventina di sedie dallo schienale rigido. Era
una giornata molto calda, e fiotti di luce entravano nella stanza.
  Il presidente della riunione era Stanley Morgan, direttore del
Dipartimento Ricerche e Sviluppo. Accanto a lui sedevano da una
parte Ferguson e dall'altra un tale del Segretariato. Vicino a que-
st'ultimo c'era un tipo magro, cadaverico, del Ministero del Tesoro.
Poi veniva Carter, del Ministero dell'Aeronautica Civile, con un
suo tirapiedi. Dopo Carter, era seduto Sir David Moon, presi-
dente della C.A.T.O., con accanto Carnegie. In loro compagnia
un tale, piccolo, quadrato e biondo, che risult essere il Comandante
Samuelson. Seguivano due dell'Ufficio Registrazione Aerea, il co-
lonnello Fisher della Sezione Infortunii, accompagnato da un assi-
stente; E. P. Prendergast, progettista del Reindeer, e uno sconosciuto
in giacca nera, che, come seppi dopo, era il consulente legale della
Compagnia. E finalmente venivamo il mio direttore e io. Non so
come si sentisse lui. A me pareva di essere una volpe chiusa in un
sacco e sul punto di essere lasciata libera di fronte a una muta
di cani.
  Il presidente esord dicendo che la riunione era stata indetta per
discutere l'idoneit al volo dei Reindeer, con particolare riferimento al
fenomeno della fatica nei piani di coda. Continu augurandosi che
si raggiungesse un accordo sull'opportunit, o no, di prendere
qualche provvedimento per limitare l'attivit degli aerei. Prosegu
sottolineando che qualsiasi decisione doveva essere presa alla luce
di fcndati elementi tecnici. Concluse ricordando che il cinquanta
per cento del servizio passeggeri, sulle rotte atlantiche inglesi, era
sostenuto dai Reindeer, e che, entro la fine dell'anno, quegli apparecchi
avrebbero dovuto assorbire la totalit dei trasporti; dichiar che, se
i Reindeer fossero stati messi fuori servizio, le conseguenze nell'eco-
nomia interna sarebbero state assai gravi. Detto questo, in-
vit il direttore della R.A.E. a fare un breve resoconto delle
indagini.
  Il direttore disse che la questione era sorta da certe ricerche basi-
lari sul fenomeno della fatica, ricerche affidate direttamente al
signor Honey, ii quale lavorava alle dipendenze del dottor Scott.
Annunci seccamente che alcune circostanze avevano sfortunata-
mente impedito al signor Honey di essere presente alla riunione. A
questa dichiarazione, Sir David Moon serr le labbra con evidente
fastidio, ma non fece alcun commento.
   Il direttore continu mettendo in risalto ci che era successo nel
momento in cui il disastro del Reindeer precipitato nel Labrador era
entrato a far parte del quadro. E a questo punto mi cedette la
parola.  Sono rimasto molto impressionato dalla coincidenza dei
tempi di volo  dissi, scegliendo le parole con cura.  Il Reindeer
era precipitato, in circostanze che definisco tuttora misteriose, dopo
aver fatto milletrecentonovantatr ore di volo. I calcoli del signor
Honey sul tempo di rottura dei piani di coda per fatica parlavano
di millequattrocentoquaranta ore... 
    Se posso dire una parola, signor presidente  intervenne il co-
lonnello Fisher,  il dottor Scott, riferendosi all'incidente del Reindeer,
il primo incidente del Reindeer, per essere esatti, ha parlato di circo-
stanze tuttora misteriose. Su quell'incidente  stata condotta una
indagine approfondita e non esiste alcun mistero. 
    Grazie, colonnello Fisher  disse Morgan.  Parleremo in seguito
di questo particolare. 
   Prendergast alz la testa.  Vorrei dire io, una parola, signor pre-
sidente. Sono pienamente d'accordo che la coincidenza dei tempi di
volo meriti grande considerazione, purch sia dimostrata la validit
dei calcoli presentati dal dottor Scott e dal signor Honey. Si potrebbe
saperne un po' di pi sulla natura delle loro ricerche? 
   Cos cominci una discussione sul nostro esperimento. Io pre-
sentai alcune fotografie del collaudo togliendole dai miei incarta-
menti, e le feci circolare tra i presenti. Prendergast se ne impadron
immediatamente e si mise a esaminarle con la massima attenzione.
   Dopo questo intervallo, il direttore riprese:  Il signor Honey si
 orientato sulla teoria nucleare. Egli ha elaborato una teoria rivo-
luzionaria sugli effetti della fatica nelle strutture di leghe leggere
che implica una notevole estensione della teoria nucleare gi univer-
salmente accettata. Noi della R.A.E. non pretendiamo di essere
esperti in tutti i campi della scienza, perci, quando si presentano
problemi di natura nucleare, usiamo sottoporli all'autorit compe-
tente. Nel caso in questione, abbiamo sottoposto la tesi del signor
Honey all'I.S.A.R.B., per averne un giudizio. Inoltre, il signor
Honey si rec personalmente da Sir Phillip Dolbear per discutere il
problema. E questa, signor presidente,  la lettera ricevuta dall'uf-
ficio di Sir Phillip. 
  Il presidente prese la lettera.  Bene. Ritengo che tutti i presenti
dovrebbero conoscerne il contenuto, la legger quindi a voce alta. 
Cos fece, e alla fine abbozz un sorriso stentato.  Dunque, signori,
 chiaro che l'I.S.A.R.B. non tiene in grande considerazione il
lavoro del signor Honey in questo campo. Non arrivano al punto
di dire che  inesatto o di nessun valore, ma ne parlano come di... 
- diede un'occhiata alla lettera -  ...poco pi che fantasie, che neces-
sitano di seri esperimenti di controllo. 
   Cio, proprio quello che stiamo facendo  sottolineai.
   E esatto, dottor Scott. Bene, signori, devo confessare che non
vedo quali altri passi la R.A.E. avrebbe dovuto fare a questo riguardo.
L'esperimento da cui pu venire una conferma viene continuato
giorno e notte. A quanto so, la R.A.E. avrebbe un consiglio da
dare. 
  Il direttore mi guard.
   E vero. Ho un parere da esprimere  dissi.  O se preferite, un
consiglio da dare. Ritengo che, finch la questione non sar chiarita,
nessun Reindeer dovrebbe volare pi di settecento ore. 
  Il presidente annu.  Nessun commento?  domand.
   Se permette  intervenne Carnegie,  vorrei fare due domande.
Prima, perch settecento ore? Qual  il significato recondito di que-
sto numero settecento? ,
   E la met del periodo calcolato per il limite di rottura  risposi.
   Non  vero  ribatt Carnegie.  La met del limite calcolato 
settecentoventi. 
   Va bene. Allora facciamo settecentoventi. 
   Seconda domanda  prosegu Carnegie.  Chi ha deciso per
questa percentuale del cinquanta per cento? Siamo tutti d'accordo
che la sicurezza  la cosa pi importante, ma vorrei suggerire che
rientra ampiamente nei limiti di sicurezza permettere agli aerei di
volare per due terzi del tempo calcolato dal signor Honey, vale a
dire novecentosessanta ore di volo. Da come si svolge il servizio,
alcuni aerei accumuleranno settecento ore di volo prima che le
strutture sotto collaudo siano arrivate a millequattrocentoquaranta.
Secondo i miei calcoli, quando l'esemplare in fase di collaudo avr
raggiunto le millequattrocento ore, I'aereo che avr volato di pi
ne avr fatte novecentodieci, dopo di che l'esperimento, procedendo
308           SELEZI O JVE DEL L IBR 0

al ritmo di ventitr ore il giorno, si manterr sempre a un livello
pi alto rispetto ail'aereo in servizio, il quale raramente vola pi
di dieci ore il giorno. Due terzi del tempo calcolato mi sembra
quindi un limite di sicurezza ragionevolissimo. 
 Sono pienamente d'accordo  approv Prendergast.
Il presidente si rivolse a me.  Dottor Scott? 
   Io non sono d'accordo  dichiarai.  Per esperienza so che tutti
i calcoli fatti su strutture costruite appositamente per verificare il
fenomeno della fatica, sono risultati erronei, e nella maggioranza
dei casi la rottura per eccesso di sforzo  avvenuta prima del previsto.
Ritengo che, in un caso come il nostro, sia indispensabile la massima
prudenza. Sappiamo ancora troppo poco sul fenomeno della fatica
per rischiare, quando ci sono di mezzo vite umane. 
  Dopo una breve pausa, Sir David Moon disse:  Signor presi-
dente, qui nessuno vuole far correre dei rischi ai nostri passeggeri.
Ma mi sembra che il fattore sicurezza sia alquanto soggettivo. Quando
si esprimono delle opinioni, bisogna basarle su tutti i fattori inerenti
al problema, compresi gli aspetti tecnici e quelli pratici. Ora, c'
una questione che non si pu trascurare. Se questi apparecchi ven-
gono messi fuori servizio dopo settecentoventi ore, i servizi aerei
transatlantici del nostlo Paese saranno virtualmente finiti, almeno
per parecchi mesi, con risultati deprecabili per il prestigio dell'In-
ghilterra. Se ai Reindeer verr invece permesso di volare per novecento-
sessanta ore, ci sono buone probabilit che non sia affatto necessario
sospendere il servizio.  Fece una pausa.  Vorrei chiedere al dottor
Scott se ha fatto questa considerazione. 
  Il presidente mi guard.
    Noin realt non l'ho fatta  risposi con aria aggressiva.  Questa
 una questione tecnica. In materia di sicurezza, c' un solo provve-
dimento possibile: ogni aerco deve essere messo fuori servizio dopo
settecento ore di volo, in attesa che il problema sia studiato pi a
fondo. 
   Prendergast si protese in avanti. Dottor Scott disse,  non 
forse vero che il signor Honey ha elaborato una teoria non suffragata
da nessuna prova sperimentale? Secondo la sua teoria, la coda del
Reindeer sarebbe pericolosa. Non abbiamo altro a sostegno di questa
affermazione ? 
    Qualcosa c'  dissi. Aprii il rapporto sull'incidente, posato l
sul tavolo davanti a me.  I piani di coda del Reindeer precipitato
nel Labrador sono ancora laggi. L'esame metallurgico della frat-
tura dimostrer se quella coda si  spezzata pereffetto delfenomeno
della fatica, oppure no. Questa  una fotografia del relitto. Ho
tracciato un cerchio con la penna attorno al moncone del longhero-
ne frontale. E un particolare molto piccolo, purtroppo, ma a me non
sembra che una rottura da fatica avrebbe un aspetto molto diverso. 
   Nessuno parl, mentre il rapporto passava di mano in mano.
Poi il colonnello Fisher osserv, in tono irritato:  Nessuno pu pro-
nunciarsi in base a questo particolare fotografico. Qui il moncone
non  pi lungo di due o tre millimetri. L'inchiesta sull'incidente 
stata rigorosa, e ogni parte del relitto  stata esaminata. Non ci sono
dubbi su quello che  successo .
    E stata presa qualche misura per ricuperare le parti da sotto-
porre a esame?  domand Prendergast.
    Abbiamo fatto partire il signor Honey perch esaminasse il re-
litto sul posto  rispose il direttore.  Sfortunatamente, le circostanze
gli hanno impedito di assolvere il suo compito. In sua vece, questa
sera partir per Ottawa il dottor Scott, il quale proceder alle inda-
gini necessarie con l'assistenza della Sezione Inchieste. 
    Ma per ora  insistette Prendergast,  tutte le prove in nostro
possesso sono questa fotografia e le teorie del signor Honey? 
    Esatto  risposi. Sapevo a cosa saremmo arrivati, e cos fu,
infatti.
   Lui disse:  Dottor Scott, non consideriamo per un momento la
fotografia. Lei ha dimestichezza con la teoria di Honey sul fenomeno
della fatica ? 
    La domanda non mi sembra leale  risposi lentamente.  Vi dir
in tutta sincerit che non`capisco appieno la teoria, e dubito che
qualcuno dei signori qui presenti la capisca meglio di me. Non co-
nosco abbastanza la teoria nucleare per giudicare il lavoro di chi,
come il signor Honey, I'ha studiata a fondo. Mi dispiace signori, ma
le cose stanno cos. 
   Una pausa, poi Prendergast riprese:  Posso fare un'altra domanda ?
Dottor Scott, lei  soddisfatto del lavoro del signor Honey in generale ?
Ha fiducia in lui? Lo considera persona fidata?
   Ci fu un attimo di tensione. Faceva molto caldo nella sala delle
riunioni.  Il signor Honey gode della mia pi completa fiducia 
risposi.  Del suo lavoro in generale penso che venga svolto con
competenza, e in linea col progresso. Nel caso in questione, poi,
ritengo che, con tutta probabilit, abbia ragione lui. 
   E mentre lo dicevo, pensai: "Ti sei giocato il posto".

<Sono esterrefatto  disse lentamente Prendergast.
   Signor Prendergast, ritengo che si debba accettare il parere del
dottor Scott disse il presidente.  Il signor Honey fa parte della
sua squadra, e il dottor Scott lo conosce meglio di chiunque altro in
questa stanza. 
   Con tutto il rispetto, signor presidente  interloqu Sir David
Moon,  vorrei dire che anche alla C.A.T.O. conosciamo molto
bene il signor Honey. Noi lo riteniamo ossessionato dalla storia della
fatica dei metalli, e siamo assai riluttanti ad accettare che i nostri
servizi vengano ridotti in base alle sue dichiarazioni non altrimenti
convalidate. 
   Dato che conosco il signor Honey di fama da parecchi anni 
continu Prendergast,  gradirei dire anch'io una parola. Sono
entrato a far parte dell'industria aeronautica fin da ragazzo. Ho
cominciato esattamente due mesi dopo che Blriot trasvol la Ma-
nica, e da allora non ho mai smesso il mio lavoro. Ho visto un muc-
chio di scienziati andare e venire alla R.A.E. Li conosco tutti, e
conosco i loro sistemi, e molti li considero uomini di grande abilit
e appassionati al loro lavoro. Ma, in tutta sincerit, devo dirvi,
signori, che ritengo il signor Honey un tipo particolare. Gli scien-
ziati sono, forse pi di ogni altro uomo, soggetti ad alterazioni
mentali. Certi soffrono di senilit precoce, altri sono afflitti da clepto-
mania...  Parlava molto lentamente: ... altri ancora si dedicano
ad attivit, diciamo, sleali e sovversive .
  Il direttore arross. Quelle erano allusioni a incidenti veri, che
l'avevano angosciato negli ultimi tre anni.
   Ho osservato scienziati tutta la vita, seguendoli nella loro car-
riera prosegu Prendergast, e ho la presunzione di affermare che
a quest'ora so riconoscere i primi sintomi del declino mentale di
uno scienziato. Di conseguenza potrei fare un buon pronostico di
quello che il futuro riserba al signor Honey.  Il presidente si mosse,
irritato, ma Prendergast era Prendergast, superiore a tutti noi per
et ed esperienza.  Stiamo parlando di un uomo, signori, che nutre
un profondo interesse per gli spiriti. E persino stato presidente di
un gruppo dedito alle ricerche psichiche. Oltre a ci, il signor Honey
 pronto a profetizzare la distruzione del mondo a chiunque sia
disposto ad ascoltarlo, profezia basata, credo, sulla struttura della
Grande Piramide. Ma se voleste fuggire da un pianeta votato alla
distruzione...  - la voce di Prendergast assunse un tono di pesante
sarcasmo -  ecco che Honey  l'uomo che fa per voi, perch si 
312           SELEZIOJVE DEL LIBR0

anche interessato alla Societ per gli Studi Interplanetari, e una
volta ha persino progettato un veicolo spaziale con propulsione a
razzo. 
  Ci furono dei sorrisi qua e l. Una rabbia fredda si impadron
di me.  A me non interessano n gli spiriti n la fine del mondo 
dissi,  ma ho dato un'occhiata ai suoi lavori sui veicoli interpla-
netari, lavori che Honey ha fatto a suo tempo, cio nel millenove-
centotrentacinque e trentasei, e, per quello che ne so, i pi moderni
sviluppi nel campo dei missili spaziali seguono esattamente le sue
previsioni. 
  Prendergast mi fulmin con un'occhiata.  Signori  dichiar il
presidente,  non mi sembra che questi argomenti abbiano qualche
importanza per le nostre decisioni sul da farsi, se qualcosa bisogna
fare a proposito dei Reindeer. 
  Le nostre decisioni disse Prendergast, dipendono dalla nostra
fiducia nel lavoro di Honey, signor presidente. Per conto mio, non
ho nessuna fiducia in lui. Le sue eccentricit sono il chiaro indizio
di un declino mentale. Sarei disposto a esaminare il problema solo
se ricevessi nuove prove, valide, sull'incidente del Reindeer preci-
pitato nel Labrador. Secondo me, non dovremmo prendere nessuna
misura, ma sono disposto ad accettare le proposte del signor Carnegie
di limitare l'attivit dei Reindeer ai due terzi del tempo di volo fissato
dall'esperto della R.A.E. 
   Dunque, signor Prendergast  disse il presidente,  se ho ben
capito, lei non  del parere di mettere fuori servizio gli aerei sulla
sola scorta del giudizio del signor Honey. Comunque, si  gi deciso
di mandare nel Labrador un rappresentante della R.A.E., il dottor
Scott, per l'esattezza, perch faccia una nuova indagine sul relitto.
Quanto tempo ci vorr, a suo parere?  domand al direttore.
   Non pi di quattordici giorni  rispose il direttore.  Questo,
ammesso che non vengano sollevate ulteriori obiezioni al trasporto
aereo di un membro del mio Dipartimento. 
  Sir David Moon disse:  Noi abbiamo agito nell'interesse di tutti
i passeggeri dei nostri aerei. Noi ci rifiutiamo di trasportare chiunque
si riveli mentalmente instabile. Ma sia chiaro che non intendiamo
ostacolare la R.A.E. .
   Vorrei dire qualcosa su questa faccenda della instabilit men-
tale  ribatt, cortesemente, il direttore.  Un tale, assai pi compe-
tente di me, una volta disse che qualunque individuo non comune
corre il rischio di apparire anormale. Ammetto che, in un certo senso,

           VIAGGIO INDIMEN~ICABILE         313

il signor Honey ha un aspetto non comune, coi suoi vestiti trasandati
e le sue maniere goffe. Non lo approvo certamente, ma non mi pia-
cerebbe nemmeno che il personale della R.A.E. fosse composto esclu-
sivamente da damerini impeccabili, vestiti come manichini, e col
cervello da manichino.  Tra i presenti vi fu una risata.  In quanto
agli interessi del signor Honey in altri campi, dir che non si possono
imporre dei limiti a una intelligenza brillante. Forse, qualche volta
mi capita di non avere sottomano un incarico che assorba completa-
mente le energie mentali di qualche elemento della mia squadra,
ma non posso certo riporre in una cella frigorifera i cervelli in so-
vrappi. In questi casi, i miei uomini si mettono a fare ricerche in
proprio, nel campo dell'occultismo, magari, o sulla Grande Pira-
mide e la prossima fine del mondo. Questo, signori, non significa
che stiano diventando matti. Significa pi semplicemente che ho
scelto bene i miei collaboratori, perch un ricercatore di buona
razza non smette mai di studiare. 
    Mi  lecito domandare se sono in molti, nella sua squadra,
che si divertono a distruggere aerei quando non sono completa-
mente impegnati in una ricerca?  domand, acido, Prendergast.
    La prego di non insistere su questo argomento, signor Prender-
gast  intervenne, in tutta fretta, il presidente.
    Con tutto il rispetto dovuto  ribatt Prendergast, ritengo che
dovremmo saperne un po' di pi sulle circostanze in cui il signor
Honey ha ridotto in rottami l'aereo di Gander. Qui c' il Coman-
dante di quell'aereo. Signor presidente, non potremmo conoscere
la sua opinione sul signor Honey? 
    Se lei vuole  rispose il presidente.  Parli pure, Comandante
Samuelson. 
   Il pilota esit.  Ecco, signori, non saprei cosa dire  esord.
 Allora abbiamo pensato che il signor Honey non fosse in s, ma
adesso pare che ci sia sotto dell'altro. Secondo me, dei medici po-
trebbero dare un parere valido  concluse, a disagio.
    E quello che Fenso anch'io  approv il presidente.  Allora,
signori... 
   Ma Samuelson riprese:  Mi scusi, signor presidente, vorrei ag-
giungere qualcosa. Ho sentito parlare qui di argomenti che non ca-
pisco bene. Di una cosa, per, sono certo: il rapporto sull'incidente
nel Labrador  sbagliato . Indic il fascicolo posato sul tavolo.
 L si dice che Bill Ward ha diminuito la quota scendendo sotto le
nubi per controllare la posizione, ed  finito contro una montagna
314           SELEZIOJ~E DEL LIBR0

all'altezza di quattrocentocinquanta metri circa. Conoscevo Bill Ward
da vent'anni. Era un vecchio pilota come me. E un'idiozia sostenere
che abbia fatto una cosa simile. 
  Il colonnello Fisher divent rosso come la cresta di un gallo.
 Tutte le prove confermano questa spiegazione  disse.
   E tutto un cumulo di maledette idiozie  ripet Samuelson.
 Un pilota anziano dell'Organizzazione non fa di queste cose, e
basta. Non so che cosa sia successo al Reindeer, ma non  andata certo
come dice il rapporto. 
  Sir David Moon guard il pilota con aria assorta.  Dovremo pren-
dere in seria considerazione il parere del Comandante  dichiar.
   Lo credo anch'io  approv il presidente.  Allora, signori, mi
sembra che sia stato detto tutto quello che era possibile dire al punto
in cui siamo. La R.A.E. si incaricher di recuperare dal relitto del
Reindeer le parti che ci interessano, e mi presenter un rapporto
possibilmente entro quattordici giorni.  Guard il calendario.  Cio
entro il giorno venticinque. Questa mattina non  possibile giungere
a una conclusione, e non lo sar finch non avremo in mano quel
rapporto. Nel frattempo parler con Sir Phillip Dolbear e, consi-
derata l'urgenza, vedremo se  possibile una indagine prowisoria. Se
risulter necessario qualche provvedimento, faremo un'altra riu-
nione. 
   Molto bene  disse Prendergast, in tono astioso.  Non dubito
che, se dovr essere preso qualche prowedimento nei nostri riguardi,
qualcuno sar tanto gentile da farcelo sapere, prima o poi.  E con
questa ultima battuta, la riunione venne sciolta.
  Passai il resto della giornata a procurarmi i biglietti per Ottawa,
il passaporto, e il denaro per le spese. Nel tardo pomeriggio mi
incontrai con Shirley e attraversammo il Parco, diretti alla sala dove
avrei tenuto la conferenza. Era fissata per le sei e mezzo, ma io do-
vevo prima accordarmi con l'operatore per la proiezione delle diapo-
sitive. Poi cominci l'attesa snervante. Alla fine salii sulla pedana
e sedetti, cercando di controllare il tremito delle mani, mentre il pre-
sidente della Societ mi presentava al pubblico come il conferen-
ziere sull'Analisi sul rendimento degli aerei a velocit supersonica.
  Mi alzai, e dopo le prime parole tutto il nervosismo scomparve.
Parlai per quasi cinquanta minuti, e alla fine fui felice di sedere e
bere un bicchier d'acqua, soddisfatto che quella seccatura fosse
finita. Naturalmente applaudirono. Lo fanno sempre. Mi parve che
passasse un'eternit prima che smettessero. Poi, dopo il dibattito

           VIAGGI0 I~DIME.~ICABILE         315

sarebbe finito tutto, sul serio. Con sgomento, vidi Prendergast alzarsi
lentamente. Era in seconda fila. Aspettai con una certa apprensione.
   Signor presidente, signori, ci sono diversi punti sui quali vorrei
incrociare la spada con il conferenziere, ma, a parte questo, desidero
rendere omaggio alla sua chiarezza. Raramente mi  capitato di
ascoltare una conferenza che trattasse un argomento di tale diffi-
colt con un linguaggio tanto semplice e comprensibile. Sono con-
vinto che anche lo studente pi sproweduto, presente in sala, que-
sta sera ha avuto l'opportunit di imparare quanto me. E io ho
imparato moltissimo. 
  Mentre ascoltavo quell'individuo camaleontico, respirai di sol-
lievo: non intendeva attaccarmi in pubblico come aveva fatto il
mattino durante la riunione. E non mi preoccup che, dopo quel-
I'esordio, procedesse facendo a pezzi alcuni punti della mia analisi:
la sua fu una critica costruttiva, e in un caso, addirittura, sugger
un'idea che valeva la pena di approfondire. Altri presero lo spunto
dalle osservazioni di Prendergast, e io risposi a tutti come meglio
potei. Poi, anche quella fin.
  Per festeggiare il nostro successo, e conciliarmi il sonno durante il
viaggio, Shirley e io bevemmo a cena una bottiglia di squisito vino
rosso. Infine venne il momento di prendere un tass e andare al
terminal. Sui gradini di casa, salutai Shirley con un bacio.
   Sar di ritorno tra un paio di settimane. Cerca di star bene. 
   Cerca di star bene tu  mormor lei, un po' emozionata.  At-
tento a non farti mangiare da qualche alce del Labrador, Dennis. 
  Le assicurai che sarei stato attento, e ci separammo. Nella sala
della stazione mostrai passaporto e biglietto. Mentre mi voltavo per
allontanarmi dallo sportello, una donna in pelliccia avanz dietro
di me con un movimento svolazzante.  Buonasera, signora Teas-
dale  dissi.  Parte questa sera? 
  Lei mi prese la mano con un gesto studiato, del tutto professio-
nale. Sospettai che tutti i presenti ci avessero notato.  Dottor
Scott! Che piacevole sorpresa! Com' andata la sua conferenza? 
   Bene  risposi.  Niente uova n pomodori, quindi bene. 
  C'erano l parecchi giovanotti tirati a pomice, venuti pervederla
partire, perci mi allontanai lasciandola ai suoifans. Sull'autobus che
ci port all'aeroporto occupammo due sedili lontani l'uno dall'altra,
e all'aeroporto non ci parlammo.
  Decollammo, e per la prima volta in quel giorno, riuscii a rilas-
sarmi. Mentre mi abbandonavo all'indietro contro la spalliera recli-
316           SELEZ10.NE DLL LIBR0

nata del sedile, un'ondata di stanchezza mi sommerse. Gi comin-
ciavo ad appisolarmi, quando Monica Teasdale mi venne accanto.
 Dica, dottor Scott, anche questO apparecchio  un Reindeer? 
mi domand.
  Mi raddrizzai.  Credo di s  risposi.  Ma questa volta non c'
motivo che si preoccupi. 
  Lei sorrise.  La disturbo, se rni metto qui vicino a lei ? 
   Anzi... la prego.  Tolsi i giornali dal sedile accanto, e lei se-
dette.  Le interesser incontrare Honey a Gander  disse.
   Spero che a quest'ora Honey stia viaggiando verso l'Inghilterra 
risposi.  Il Lincoln che doveva prenderlo a bordo transitava oggi da
Gander. 
   Allora non sar a Gander quando atterreremo? 
   Spero di no. Spero che per quell'ora sia gi a casa. 
  Lei non disse niente. Dopo un momento la guardai, e mi stupii
nel notare sulla sua faccia i segni dell'et e della sofferenza. Mi
avevano detto che aveva Superato i cinquanta, ma fino a quel mo-
mento non ci avevo creduto.
   Quando conta di tornare in Inghilterra?  domandai.  Ci
avverta, cos Honey potr portare Elspeth a salutarla.  Quando
uno  troppo stanco per badare a quello che dice, pu diventare
involontariamente crudele.
   Non so esattamente quando tornerO  rispose lei, calma.  Forse
passeranno degli anni. Mi ha fatto molto piacere conoscere degli
inglesi in casa loro. Non sapeV che la vostra vita familiare fosse
tanto simile a quella degli americani. Ma forse, chi  nato negli
Stati Uniti si sente a disagio fuori del suo Paese. Probabilmente, 
Zo stesso per voi inglesi. 
   Credo sia proprio cos, dopo una certa et  risposi.  Se uno
decide di ricominciare la vita in un Paese nuovo,  meglio che ci
vada prima dei venticinque anni- Pi tardi, uno comincia ad avere
dei rapporti sociali, dei legami, degli obblighi che gli rendono assai
dimcile un cambiamento radicale. 
  Lei assent.  S,  vero. E questo non vale solo per la scelta del
posto dove vivere, ma per tutto quello che uno fa. Quando una
donna ha raggiunto i venticinque anni, ci sono due soluzioni: o si
sposa e mette su famiglia, Oppllre si butta nel lavoro e non pensa
ad altro. Una scelta del genere, pi tardi,  molto pi complessa e
non sempre l'esito  buono. La cosa migliore da fare, allora,  sce-
gliere la strada del matrimonio prima di raggiungere i venticinque

           VIAGGI0 INDIMEN~ICABILE         317

anni.  Parve sul punto di aggiungere dell'altro, ma si controll.
  Sorrisi: Monica Teasdale aveva voglia di sfogarsi.  Come Mar-
  jorie Corder  dissi.
  Si volt a guardarmi.  Lei  molto intelligente. Forse  per que-
sto che l'hanno fatta capo del suo Dipartimento. Be',  proprio il
caso di cui stavo parlando. Lei ha venticinque anni, circa, e adesso
sta progettando di cambiare. 
  La guardai.  Crede che voglia sposare il signor Honey? 
   Si  gi trasferita in casa, no?  disse l'attrice, amareggiata.
Dopo una lunga pausa riprese:  Non la biasimo. Lui  un ragazzo
in gamba e si merita una moglie giovane . La sua faccia era tesa
e segnata.  Probabilmente, lei sa che non troverebbe tanto facil-
mente un altro uomo come lui. Quella ragazza ha viaggiato molto, e
avr conosciuto bene gli uomini. Credo che sia innamorata di lui. 
  Un lungo silenzio. Di colpo i miei occhi si chiusero per la stan-
chezza. Quando li riaprii, le luci della cabina erano state abbassate,
e la signora Teasdale era tornata al suo posto. Girai la testa sul
cuscino eni riaddormentai. Mi svegliai di nuovo mentre la hostess
china su di me mi diceva di agganciare la cintura. Ci preparavamo
a fare scalo a Gander.
  Il nostro apparecchio si ferm vicino al Reindeer accoccolato di
pancia sulla pista. Appena ricevuto il permesso di sbarcare, andai
nel salone dell'aeroporto, allo sportello della C.A.T.O., a chiedere
notizie di Honey. Era partito il giorno prima verso le cinque del
pomeriggio. Andai a lavarmi e a farmi la barba, poi mi diressi al ri-
stc-rante. Incrociai la signora Teasdale che ne usciva, fresca e vellu-
tata come una rosa.
  Mi fermai.  Sono stato un gran maleducato questa notte  le
dissi.  Addormentarmi in quel modo, mentre stavamo chiacchie-
rando! 
  Lei rise, e alcuni viaggiatori di passaggio mi guardarono con inte-
resse e invidia.  Doveva essere stanco morto dopo la giornata in-
tensa che aveva passato  mi disse.  Mi  dispiaciuto per lei. 
   Ho appena saputo che Honey  partito ieri  la informai.  Ora
sar arrivato. 
  <Faccia in modo di tenerselo. E un grand'uomo, ma non  il
caso di lasciarlo andare in giro per il mondo da solo. 
  Qui fin il nostro colloquio.
  Feci colazione in fretta, poi raggiunsi gli altri passeggeri che erano
stati avviati all'aereo per il volo Gander-Montreal. Atterrammo di
nuovo alle dieci del mattino. Nel salone degli arrivi, la signora
Teasdale fu circondata da una piccola folla di amici e ammiratori.
Io mi incontrai con un tenente pilota della R.C.A.F. che doveva
portarmi a Ottawa con un Bea7)er a quattro posti.
  Arrivammo a destinazione dopo un'ora. All'aeroporto mi aspet-
tava un'auto che mi port dritto all'Ufficio dell'Aeronautica Civile.
Mezz'ora dopo ero a colloquio con il direttore, il colonnello Porter,
e l'ispettore della Sezione Infortunii, il Maggiore pilota Russell.
  A quanto pare, un grande Paese con scarsa popolazione produce
uomini pi svegli e aperti che non l'Inghilterra. Quei tre uomini
conoscevano a fondo il mio problema, ed erano dispostissimi ad
accettare la possibilit che nella coda del Reindeer fosse in atto il fe-
nomeno della fatica. Anzi, le loro opinioni erano molto interessanti.
Avevano avuto due casi di rottura per fatica volando con un tipo
di bombardiere medio, a reazione, a una temperatura di trenta-
quattro gradi sotto zero, ed erano convinti che la temperatura
c'entrasse in qualche modo. Questa per me era un'idea nuova.
Avanzarono un'ipotesi interessante: il Reindeer del signor Honev
aveva resistito pi a lungo perch aveva effettuato il maggior nu-
mero di voli in regioni a clima tropicale.
  Il colloquio si rivel, quindi, assai produttivo. Anche negli aspetti
pratici dell'indagine sull'incidente mi furono di grande aiuto. Ave-
vano approntato per il viaggio un idroplanoorseman, e tutto l'equi-
paggiamento, compresi i viveri per una decjna di giorni di perma-
nenza nella foresta, erano gi stati caricati a bordo. Il pilota era
un civile, esperto della zona, di nome Hennessey, un tipo rude,
tozzo, che conosceva la regione come le sue tasche. Con noi sareb-
bero venuti anche Russell e un suo aiutante, un certo Stubbs, for-
mando cos un gruppo di quattro persone.
   La strada da Small Pine Water ormai  segnata perfettamente 
disse Russell.  Prima c' stata la nostra spedizione, poi ce n' an-
data una seconda per seppellire le vittime, e infine ce n' stata una
terza, di russi, che sono andati a recuperare il corpo del loro amba-
sciatore per riportarlo in patria. Hanno avuto un sacco di difficolt
a trasportare la bara lungo quel sentiero, lo chieda un po' a Hennessey:
li ha accompagnati lui. 
   I nostri sono stati sepolti tutti lass?  domandai.
   S. Non sarebbe stato facile portare gi i resti delle vittime. Erano
pi di trenta, e c' da fare una marcia di diciotto chilometri. Per
il servizio funebre  andato fin lass un cappellano. 

  Dopo aver mangiato, mi accompagnarono in una specie di ma-
gazzino dove mi equipaggiarono con un giubbotto mimetizzato,
pantaloni alla cavallerizzo, e stivali alti, stringati, che si aggancia-
vano appena sotto il ginocchio. Quando fui pronto salimmo in
auto diretti al molo dove era ormeggiato ilorseman.  Raggiun-
geremo Ivanhoe al tramonto  disse Hennessey.  L faremo ri-
fornimento e ne avremo abbastanza per arrivare fino al lago. 
  Ivanhoe era sulla riva nord del San Lorenzo, a centosessanta chi-
lometri circa dal punto in cui si trovava il relitto. Passammo la notte
I, e il mattino seguente ripartimmo. Dopo un'ora fummo sullo
Small Pine Water, e l'idroplano si pos sulla riva del lago. Scaricato
l'equipaggiamento, Stubbs prepar da mangiare. Fu deciso che lui
sarebbe rimasto l sulla riva a tener d'occhio l'aereo, mentre Hen-
nessey, Russell e io avremmo proseguito a piedi fin sul luogo del-
I'incidente, portandoci sulle spalle i sacchi con le amache, le coperte,
le munizioni, e i viveri per un paio di giorni. In pi, ognuno di noi
aveva un'ascia. Hennessey era armato di carabina, e Russell aveva
un fucile da caccia.
  Mi vergogno ad ammetterlo, ma quella marcia mi fu estremamente
penosa. Era un caldo pomeriggio estivo. Io ero gi di allenamento
e la zona da attraversare presentava grosse difficolt; era una fo-
resta di abeti e ontani, e il cammino era reso impraticabile da alberi
caduti e tronchi marci. Il suolo era per lo pi coperto da uno strato
di muschio morbido nel quale si affondava fino alle caviglie. Qua e
l c'erano pozze paludose, e se si posava incautamente un piede in
quei punti, si sprofondava di mezza gamba. Le mosche, poi, erano
un tormento continuo.
  Quando finalmente emergemmo su una specie di pista fiancheg-
giata da alberi che si incrociavano in alto, io ero praticamente di-
strutto. Lasciai scivolare il sacco gi dalla schiena, e vi sedetti sopra
un momento, con la testa ciondoloni e una nube di mosche tutt'at-
torno. Russell e Hennessey si organizzarono per accendere il fuoco
e far bollire l'acqua per il t. La bevanda ci ristor un poco. Mentre
Hennessey cominciava a preparare il campo, Russell e io raggiun-
gemmo il relitto. I resti dell'aereo erano a duecento metri circa di
distanza, sotto la parete rocciosa che si vedeva nelle fotografie. La
nuova vegetazione cominciava gi a crescergli attorno, ed entro un
anno il relitto sarebbe stato inghiottito dalla foresta.
  Trovamrno prima la prua: la cabina di pilotaggio fracassata in
cui era morto Bill Ward, le barre di comando spezzate, gli strumenti
320           SELEZIONE DEL LIBR0

volati via di qua e di l, le scatole della radio e dell'apparecchiatu-
ra radar schiacciate e ormai arrugginite. Poi, c'erano le ali spez-
zate e i motori fracassati, e la cabina passeggeri con le poltrone
divelte e tutti i rivestimenti bruciacchiati, e in fondo, la dispensa e la
toilette, praticamente intatte in mezzo a tutto quello sfacelo. Poi,
arrivammo alla coda.
  La parte destra era quasi intera, mentre l'equilibratore e lo stabi-
lizzatore di sinistra mancavano completamente, come diceva il rap-
porto. Andai subito a guardare il frammento di longherone ancora
attaccato alla coda della fusoliera, quel moncone che, visto in foto-
grafia, aveva indicato una rottura per fatica.
  Il moncone non era come appariva nella foto. In effetti, i longhe-
roni erano due, e i monconi presentavano i segni netti, recenti,
aderenti alla fusoliera, di tagli praticati con una sega. La pro~a
era stata sottratta.
  Russell, esterrefatto, costernato, chiam Hennessey, il quale arri-
v di corsa. Gli mostrammo quello che era successo.  Ah, s 
spieg,  sono stati i russi. Hanno tagliato i due pezzi con un seghet-
to a mano e li hanno portati via. Hanno preso anche altri rottami. 
  Ci guard con preoccupazione crescente.  Abbiamo pensato che
fossero pezzi inutili  disse con aria afflitta.  Non erano impor-
tanti, vero ? 




IL Lincoln della Scuola di Navigazione Aerea della R.A.F. deposit
Honey davanti all'ingresso del suo ufficio, a Farnborough, all'una e
mezzo di notte. L'ometto sbatt le palpebre ed entr nel capannone a
cupola dove l'esperimento sui piani di coda del Reindeer proseguiva,
facendo tuonare e rimbombare il laboratorio. Rimase col giovane
Simmons per circa mezz'ora, studiando la trascrizione dei dati Poi
domand a Simmons se avesse imbucato regolarmente le lettere per
Elspeth.
  Il giovanotto gli rispose di s, gli disse quel poco che sapeva sul-
I'incidente capitato alla bambina, e lo rassicur sulle sue condizioni
Gli disse inoltre che Elspeth era stata a casa nostra, e che io ero
partito per il Canada quella sera stessa.
  A quell'ora Honey non poteva far altro che andare a casa a dor-
mire: non poteva certo piombare da Shirley nel cuore della notte.

    -                                    VIAGGI0 INDlMEN-rlCABlLE 321

  Raggiunse la sua casetta, entr e accese la luce nella stanza
centrale. Durante la sua breve assenza, la stanza aveva assunto
un nuovo aspetto: nell'aria c'era odore di pulito, e sul tavolospic-
cava un vaso pieno di rose.
.    Al piano di sopra si apr una porta, e Honey ud dei passi sul
   pianerottolo. Torn nell'atrio, e guard in su. In cima alle scale
   c'era una ragazza in pigiama e vestaglia. Non la riconobbe subito.
    Signor Honey!  esclam lei.  Non l'aspettavamo cos presto. 
   Chi  lei?  domand Honey.
`       Non mi riconosce? Sono Marjorie Corder  rispose la ragazza,
   ridendo un po' impacciata, mentre scendeva le scale.  Le sembrer
   strano che io sia qui, ma Elspeth era molto ansiosa di tornare a casa,
   e la signora Scott questa notte non poteva tenerla con s. Cos ho
   detto che sarei venuta io a dormire qui con la bambina.  In breve
   gli raccont i particolari dell'incidente.  Adesso si  quasi completa-
   mente rimessa. Domani comincer ad alzarsi un po'. 
   Voglio vederla, subito  disse Honey.
  La ragazza sorrise.  Non la svegli, mi raccomando. Sta dormendo
cos bene. Ma lei sar affamato! Le preparo un paio di uova strapaz-
zate? Preferisce una tazza di cioccolata o un brodo?
   Cioccolata, grazie  rispose.  Ma la prego, non si disturbi. 
   Non  un disturbo; e poi deve pur mangiare qualcosa. 
  Honey sal al primo piano, e sbirci dalla porta. Elspeth stava
dormendo con accanto lo strofinaccio per lavare i piatti. Sul tavo-
lino di fianco al letto, messi in modo che la bambina li potesse ve-
dere, c'erano un altro vaso di rose e la fotografia della mamma.
Qualcuno aveva preso dal camino la oto della sua Mary e le aveva
dato una sistemazione pi adeguata.
  Il signor Honey richiuse la porta senza fare rumore, gli occhi miopi
pi umidi del solito. Poi and a lavarsi le mani, e scese da basso.
  Trov la signorina Corder in cucina. Lei gli serv le uova strapaz-
zate su un piatto caldo, con un paio di fette di pane tostato, poi
vers della cioccolata per tutti e due. Mentre lui mangiava, la ra-
.gazza lo mise al corrente di tutto.  Il dottor Scott e sua moglie
   sono stati di una cortesia squisita  disse,  ma Elspeth  molto pi
   contenta qui. Preferisce essere a casa sua, nel suo letto. Mentre pu-
   livo le scale, questo pomeriggio, abbiamo potuto chiacchierare.
   Dopo ho fatto delle ciambelle sul fornello in camera sua, e abbiamo
   giocato a calabrache. 
  Honey si rese conto vagamente che, da anni, nessuno aveva pi
`~
/~

VIAGGI0 INDlMENrTlCABlLE

giocato con Elspeth.  Ha puli-
to le scale ?  domand.
   Certo  rispose la ragazza.
 Ne avevano bisogno. Spero
che non le dispiaccia. Ho pulito
anche questa stanza. 
  Honey si guard attorno. Ecco,
dunque, che cosa c'era di diverso.
 E una meraviglia  esclam,
sinceramente.  E che cosa ha
fatto alle pareti per farle diven-
tare cos ? 
   Ho lavato anche quelle. Non
ci ho messo molto tempo. -
  La guard con espressione
mortificata.  Avevo detto alla
signora Higgs di fare un po'
di pulizie la settimana scorsa,
ma credo se ne sia dimentica-
ta. 
   Lo credo anch'io. Al suo po-
sto, le darei gli otto giorni. Non
mi pare una donna molto scru-
polosa. 
   Quella che avevo prima, ru-
bava  disse Honey.  La signora
Higgs, almeno,  onesta.  Esit.
 Domani, potr stare con Elspeth
finch torno a casa io ?  doman-
d.  Per domani sera forse sar
riuscito a organizzarmi in qual-
che modo. 
   Se vuole, posso restare fino a
domenica sera  rispose lei.  Al-
la Compagnia aerea mi aspetta-
no soltanto luned. 
  Honey si anim.  Sono sicuro
che a Elspeth farebbe piacere.
Ma subito dopo parve turbato.
<Non sar sconveniente ? 

 Per me, vuol dire? Per il fatto di dormire qui? 
 Ecco, s. 
  Lei ci pens un momento.  Se preferisce, posso venire al mattino
e andare a casa la sera. 
  Lui sorrise.  Dovrebbe fare troppa strada. 
  I loro sguardi si incontrarono.  Lo penso anch'io  disse Marjorie.
 Se non importa a lei, a me non importa affatto. 
   Oh, ma io lo dicevo solo per lei. 
   Cominci a pensare un po' pi a s stesso  lo rimprover Ma-
rjorie, dolcemente.  Pensi a cosa le piacerebbe, a cosa vorrebbe
dalla vita.  Radun i piatti nell'acquaio.  Questi li laver domani
mattina. Adesso lei vada a letto. 
  Sulla porta, Honey si ferm.  Buonanotte, Marjorie. 
   Su, coraggio, se ne vada!  rise lei, poi aggiunse:  Buonanotte
Theodore .
f Honey era molto stanco, ma rimase sveglio a lungo, messo in
;d subbuglio dal pensiero che Marjorie era venuta a stare con lui per
   alleviarlo in parte, fosse anche solo per tre giorni, dalla gravosa re-
   sponsabilit di Elspeth. Le era infinitamente grato per questo. Nella
   sua vita, una donna soltanto era stata cos premurosa con lui. C'erano
   ragazze che irradiavano bont e gentilezza. Marjorie era una di
   queste, e lui sentiva di poterla accostare al ricordo di Mary. Piano
   piano scivol nel sonno.
  Il mattino dopo, Marjorie non gli permise di aiutarla a preparare
la colazione, lo mand invece su da Elspeth, e la bambina gli rac-
cont tutto quello che le era successo.  Il dottor Scott mi piace 
dichiar la bambina.< Vero che  una brava persona? 
  Lui approv con un cenno della testa.  Anche la signora Scott
ti piace ? 
   Mi piacciono tutti e due, e anche Monica, e Marjorie. Marjorie
pu restare con noi fino a domenica? 
   Chi  Monica?  domand lui.
   Monica Teasdale. E bella, per  vecchia. Legge molto bene a
voce alta, sai ? Adesso  partita, ma mi ha detto che dovr andare a fa-
re le vacanze da lei in una fattoria per villeggianti. Che cos', pap ? 
   Dev'essere qualcosa che usa in America  rispose lui vagamente.
  Marjorie lo chiam per la colazione, e quando ebbe finito, lo sol-
lecit ad andare in ufficio proprio come soleva fare Mary. Al mo-
mentO di uscire Honey fren a stento l'impulso di voltarsi a baciarla
come faceva una volta con Mary. Si avvi pensoso alla fermata del-
: j

324           SELEZIOJVE DEL LIBR0

I'autobus, col vecchio cappello piantato in qualche modo sulla testa,
e la borsa in mano.
  Appena arrivato alla R.A.E., and nell'uffficio del direttore, e ci
rest qualche minuto a spiegare, impacciato, quello che era successo
a Gander.  Non sapevo cos'altro fare  concluse, mortificato.  Ma
mi rendo conto di aver creato una situazione imbarazzante, ed 
per questo che ho mandato le mie dimissioni al dottor Scott. 
   So che il dottor Scott ha strappato la sua lettera  disse il di-
rettore.  Dimettendosi, lei non aiuta nessuno e, poi, magari si
scopre che aveva ragione. Lasciamo le cose come stanno, e conti-
nuiamo l'esperimento. Non le dico che mi abbia riempito di gioia
quello che ha fatto a Gander, ma se risulta che la sua azione era
giustificata, allora la cosa non avr seguito. Presto lo sapremo. A-
spetto un cablogramma da Scott, che mi dar notizie non appena
avr visto il relitto. 
  Seguirono due giornate serene per Honey. In ufficio si immerse
tranquillamente nel lavoro e, a casa, la fine settimana trascorse in
una dolce intimit. Il sabato pomeriggio, lahostessdellalineatransa-
tlantica e lo scienziato, dalle cui ricerche dipendevano migliaia di
vite, andarono insieme a fare spese, e tornarono carichi di vestiti,
debitamente impacchettati, per Elspeth. Dopo avere sciorinato i loro
acquisti sul letto della bambina, e avere assistito alla sua gioia, Honey
and nella stanza centrale e si immerse nei suoi calcoli sulla Piramide,
finch Marjorie non si affacci per avvertirlo che la cena era pronta.
  Domenica mattina, dopo colazione, fecero alzare Elspeth, e la
sistemarono in una poltrona in giardino. Poi, Honey falci l'erba
delle aiuole mentre Marjorie un po' badava alla cucina, e un po'
strappava le erbacce.
  Dopo pranzo misero Elspeth a letto, e loro due sonnecchiarono
in giardino sulle sedie a sdraio. Poi, bevvero il t tutti assieme, al-
I'aperto. E cos, per Marjorie, arriv il momento di ripartire.
   Torner gioved, come ha promesso, vero?  domand Elspeth.
  La ragazza guard Honey.  Se il tuo pap lo permette. 
   S, la prego ! Io vorrei che non se ne andasse affatto  disse
Honey con foga.
  Lei scosse la testa.  Vorrei restare, ma credo mi abbiano fissato
un volo per domani. Per dovrei proprio avere il tempo di venire
gioved a prendere il t  disse a Elspeth.  Non preoccuparti, co-
munque, se ritardo, perch pu anche darsi che non sia di ritorno
fino a venerd mattina. Comunque verr, come ho promesso. 

           VIACGI0 INDIMEN~ICABILE         325

  Lasciarono Elspeth, e insieme rientrarono per raggiungere l in-
gresso principale.  Mi piacerebbe che lei restasse  disse Honey.
 E stato magnifico avere qualcuno...  esit, impacciato,  ...qual-
cuno con cui parlare. 
  Lei lo guard negli occhi.  Se per caso non hanno bisogno di
me all'aeroporto, posso tornare ? 
   Oh, s, la prego  disse lui con slancio.
  Marjorie lo lasci, e si avvi lungo la strada per prendere l'autobus
per Londra.
  Il luned mattina il direttore chiam Honey nel suo ufficio.  Vo-
glio che lei sia al corrente di quello che sta facendo il dottor Scott
per l'incidente del Reindeer. Tra sabato e domenica sono accadute
parecchie cose. Per cominciare, sabato sera  arrivato questo cablo-
gramma.  Fece scivolare il foglio verso Honey che lo prese socchiu-
dendo gli occhi miopi. Veniva dall'ufficio postale di Ivanhoe, e
c'era scritto:

  ISPEZIONATO RELITTO REINDEER STOP MONCONI LONGHERONI
PIANI DI CODA SOTTRATTI STOP TESTIMONIO LOCALE DICHIARA
CODESTE PARTI RELITTO ASPORTATE DA PERSONALE RUSSO VENUTO
SUL POSTO R~CUPERARE CORPO AMBASCIATORE OSKONIKOFF STOP
CONSIGLIO RICHIEDERE RUSSI PARTI MANCANTI DATO IMPROBABILE
SE NON IMPOSSIBILE RITROVAMENTO STABILIZZATORE ET EQUI-
LIBRATORE SINISTRA CAUSA IMPRATICABILITA ZONA SCOTT .

  Honey restitu il telegramma al direttore.  Sarebbe una vera
sfortuna se queste parti fossero andate perse  disse.
   Infatti  disse seccamente il direttore.  ('onsiderata l'urgenza,
ho parlato ieri mattina di questa faccenda con Stanley Morgan, che
presiede l'inchiesta, e per riassumere tutta la storia, le dir che, ieri
stesso,  partito un cablogramma diretto al nostro ambasciatore a
Mosca. Purtroppo, devo dire che, a quanto pare, i russi non sembrano
molto disposti a collaborare. Ricorder che, a suo tempo, i russi hanno
pensato che l'incidente fosse stato provocato. Comunque, ho inviato
questo cablogramma al dottor Scott.  E tese a Honey una copia
del messaggio.

MINISTERO ESTERI RITIENE SCONSIGLIABILE PRESSIONE PRESSO
RUSSI PER RIAVERE PARTI REINDEER CAUSA VASTE IMPLICAZIONI
STOP INDISPENSABILE OUINDI RITROVARE ET ESAMINARE STABILIZ-
ZATORE ET EQUILIBRATORE MANCANTI ANCHE SE LAVORO PIU
LUNGO STOP FIDIAMO IN LEI PER BUONA RIUSCITA R A E.

  Ricevetti il cablogramma all'ufficio telegrafico di Ivanhoe, pres-
sappoco all'ora della colazione. Lo mostrai a Hennessey, a Russell, e
a Stubhs.Taturalmente, Russell and su tutte le furie.  Al Mi-
nistero degli Esteri inglese devono essere impazziti  grid  Se
quel piano di coda si  staccato in volo come pensate, potrebbe
essere anche a quaranta chilometri dal resto dell'aereo. Come pos-
sono sperare che si riesca a trovarlo in una regione come questa? 
  Lo guardai, disperato.  Dobbiamo fare tutto il possibile. Non
dimentichiamo che si tratta di un pezzo di grandi dimensioni, circa
sette metri di lunghezza. Forse  visibile dall'alto. 
   Pu darsi  disse Hennessev poco convinto.  Ma la zon 
fittissima di alberi. 
  Ne parlammo per circa un'ora, poi stabilimmo il seguente pro-
gramma. Avremmo cominciato col segnare un'area di due chilo-
metri quadrati attorno al relitto, setacciandola minuziosamente
quali che fossero le difficolt. Se non fossimo riusciti a trovare lo
stabilizzatore di coda in quell'area, allora avremmo potuto stabilire
con una certa sicurezza che quel pezzo si era staccato in volo, perch
essendo grosso, si poteva escludere che l'avessero portato via i russi,
cos com'era. Ne sarebbe
derivata una certa confer-
ma alla teoria della rottura
per eccesso di sforzo, e al-
lora avremmo cominciato
la ricerca del pezzo man-
cante servendoci dell'aereo.
Ci significava sfiorare col
~orseman la cima degli al-
beri seguendo, nell'aria, li-
nee parallele vicinissime
l'una all'altra. Nessuno di
noi aveva molta fiducia in
questo sistema, ma non
c'era altra scelta.
 < Sar meglio comincia-
re subito, e mandare un
telegramma al suo diret-

~.1

tore dicendogli che non si aspetti grandi risultati  disse Russell.
  In Inghilterra, Honey aveva impiegato pi di un'ora per andare
  a casa a fare colazione con Elspeth, il che significava che era rientrato
  in ufficio tre quarti d'ora dopo la fine dell'intervallo destinato alla
  colazione. In circostanze normali il ritardo non sarebbe stato gran
  che, ma la sfortuna volle che, alle due e cinque, il direttore lo cer-
  casse per un incontro con E.P. Prendergast. Il direttore dovette
  intrattenere e blandire il signor Prendergast fino a quando Honey
  non fece la sua comparsa, alle tre meno dieci. Quell'attesa non aveva
  certo giovato all'umore di E. P. Pendergast n a quello del direttore.
   Sono desolato di essere in ritardo  disse Honey, senza fiato.  Ma
  sono stato trattenuto da una faccenda personale. 
   Honey, questo  il signor Prendergast  lo present il direttore.
 E venuto per la faccenda del Reindeer.  Honey guard con appren-
sione la figura mastodontica del progettista.  Gli ho illustrato a
grandi linee quello che stiamo facendo, ma mi sembra opportuno
che lei lo metta al corrente del suo lavoro in ogni particolare. Ne
potete discutere nel suo ufficio, Honey. Dopo lo riaccompagni
qui. 
   Mi interessa enormemente quello che il signor Honey ha dd
dire sui piani di coda del Reindeer  afferm Prendergast.
  Dopo di che, per un'ora buona Prendergast non disse altro, o quasi.
A ogni spiegazione del piccolo scienziato, il progettista reagiva con
un grugnito. Honey era sull'orlo dell'isterismo. Prendergast parl
una sola volta, e fu per dire:  Allora, se ho ben capito, non esiste
ancora nessuna prova sperimentale che confermi la validit di
questa teoria ? 
  Quando finalmente riaccompagn Prendergast nell'ufficio del di-
rettore, Honey era in un tale stato di tensione nervosa, che il diret-
tore, accortosene, non appena pot farlo senza apparire scortese, gli
permise di andarsene. Dopo che la porta si fu richiusa alle spalle
di Honey, il progettista si rilass, e per la prima volta in quel pome-
riggio, sorrise.  Che tipo curioso  osserv.
   Spero che le abbia clato tutte le informazioni che desiderava 
disse, educatamente, il direttore.
  Con un grugnito, Prendergast rispose:  Di informazioni me ne
ha date una montagna. Che ce ne sia qualcuna buona  un'altra
faccenda . Comunque, quando si accomiat, fu quasi cordiale col
direttore, quasi benevolo.
  Il direttore non ebbe tempo di riflettere sull'atteggiamento del
;



:

progettista, perch, appena uscito Prendergast, la segretaria gli p-rt
il mio telegramma da Ivanhoe, in risposta al suo. Diceva:

        RICERCA STABILIZZATORE ET EQUILIBRATORE RICHIEDEREBBE Dl1E
 SETTIMANE STOP PESSIMISTA SU RISULTATI CAUSA DENSITA FORESTA
 CONSIGLIO OGNI POSSIBILE PRESSIONE RUSSI PER RIAVERE PARTI
 SOTTRATTE - SCOT T

  Il direttore fece richiamare Honey che arriv ancor pallido e
tremante per l'ora di supplizio passata con Prendergast. Il direttore
gli mostr il cablogramma, e Honey lo lesse senza capirne il signi-
ficato .
   Farmi delle pressioni non porter nessun buon risultato, signore 
disse, quasi piangendo.  Non posso accelerare l'esperimento. 
   Ma non intendo far pressioni su di lei  ribatt il direttore.  Vo-
glio solo che lei si renda conto delle difficolt in cui si trova il dottor
Scott. Lui  partito con la convinzione che, se fosse tornato con i
pezzi in discussione, avremmo avuto la prova definitiva che la sua
diagnosi sulle cause dell'incidente era esatta. Adesso ha scoperto che
non potr produrre questa prova, a meno che non ritrovi i piani di
coda, ma sembra che cercare un pezzo d'aereo in quella regione
sia come cercare un ago in un pagliaio. 
  Honey fiss il cablogramma attraverso le lenti spesse.  Oh, si-
gnifica questo? Non avevo capito.  Agit il foglietto, con evidente
nervosismo.  Posso tenerlo e pensarci? Glielo restituir domani. 
  Honey torn nel suo ufficio, e per una decina di minuti lesse e
rilesse il mio cablogramma, poi usc, immerso nei suoi pensieri, e and
a prendere l'autobus per tornare a casa. Le sue cogitazioni vennero
interrotte bruscamente sul cancello della villetta, e Honey si trov
di colpo immerso in un altro mondo. Elspeth, che stava spiando il
suo arrivo, gli and incontro correndo per il vialetto, e lo trascin
per un braccio nella stanza centrale, dove Honey si vide davanti
Marjorie Corder. Dietro Marjorie apparve Shirley.  Sono tornata 
disse semplicemente la hostess.  All'aeroporto non avevano bisogno
di me per questa settimana, cos eccomi qui. 
  Non aggiunse che era stata lei a chiedere una settimana di per-
messo e che l'aveva ottenuta solo dopo una lunga discussione.
   Ne sono felice  esclam Honey. Shirley, alle spalle di Marjorie,
vide che la faccia da ranocchio si i]luminava, e cap perch la ra-
gazza si era presa la briga di tornare.

  Lui insistette perch mia moglie restasse a cena con loro, e sic-
come era sola a casa, lei accett con piacere. Mentre il pasticcio
d'agnello cuoceva nel forno, giocarono tutti a Monopoli con Elspeth.
Honey gioc peggio del solito. Era cos chiaramente preoccupato,
che quando sedettero a tavola per cenare, Marjorie gli domand:
 Qualcosa non va, Theo? 
  Lui esit, poi decise di sfogarsi con loro.  Abbiamo ricevuto due
cablogrammi dal dottor Scott, mandati tra sabato e domenica. E
impossibile trovare i pezzi staccatisi dalla coda. 
  fa devono esserci!  grid Shirley. E Marjorie gemette:  Oh,
Theo!  Insistettero per avere maggiori particolari, e lui fece loro
un resoconto confuso, complicato, e mostr il foglietto spiegazzato
del mio ultimo cablogramma. Si sentirono immersi in un'atmosfera
di tragedia. Elspeth, che non aveva capito di cosa stavano parlando,
domand:  Che cos' successo al dottor Scott, pap? 
  Rispose Marjorie, per sollevarlo almeno in quello.  Si  perso
un pezzo di aereo e lui non riesce a trovarlo. 
   E un pezzo molto importante? 
   Importantissimo  proruppe Honey.  Il dottor Scott adesso 
in una situazione disastrosa.  Guardandolo, Shirley not con ir
teresse che Honey aveva perso di colpo quella sua espressione smar-
rita, di impotenza. Sembrava, mi raccont in seguito mia mogl e
un cane da caccia nel momento in cui fiuta la preda.
 Povero dottor Scott!  disse Elspeth.
   Povero dottor Scott  ripet Honey, con simpatia profonda e
sentita.  E in un grosso pasticcio. Ed  stato tanto gentile con noi,
vero ? Non vorresti tentare di trovargli tu il pezzo che sta cercando,
con la nostra assicella?  Shirley e Marjorie li guardarono senza
capire .
   Mmmm  fece Elspeth, annuendo energicamente col capo.
  Honey si alz, con lo sguardo fisso sul visetto pallido della figlia.
 Bene, andiamo nell'altra stanza, allora.  Prese Elspeth per mano
e si avvi alla porta.
  Marjorie fece per alzarsi anche lei.  Dove andate? 
  Honey si volt, dalla soglia.  Sentite  disse in tono deciso, di
comando,  se ve ne starete in un angolo, tranquille, potrete venire
con noi, ma non dovrete assolutamente parlare o interromperci, in
nessun modo. Se non siete sicure di riuscirci, restate qui. 
  And con la bambina nella stanza centrale.. Le due donne si
guardarono perplesse, poi li seguirono. Lo trovarono intento a pUIl-
330 SELI~ZIOJVE DEL LIBR0                                `I ` '=a

tare un foglio di carta pulito sul tavolo da disegno e a regolare il
piano del tavolo in maniera che Elspeth vi si potesse sedere comoda-
mente davanti. Poi chiuse le pesanti tende e, accesa la forte lampada
da tavolo, Honey and all'armadio e ne tolse due strumenti. Il primo
era un piccolo aggeggio fatto di segmenti bianchi e neri che ruota-
vano se mossi da una minuscola turbina ad aria. Questa funzionava
quando si premeva con la mano su una sfera di gomma. Esercitando
sulla sfera una diversa pressione, Honey poteva far muovere i seg-
menti bianchi e neri a velocit variabile. Il secondo strumento era
una piccola asse triangolare, una specie di vassoietto coi lati di venti-
due, ventitr centimetri, che appoggiava con due angoli su due
piccole rotelle mobili, e col terzo su un mozzicone di matita. Honey
mise l'asse sul foglio, ed Elspeth ci appoggi sopra le dita. Marjorie
fu sconvolta quando si accorse che la bambina era abituata a quella
specie di rito.
  Poi Honey orient la lampada in modo che la luce battesse in
pieno sui segmenti bianchi e neri disposti esattamente di frontealla
figlia, lasciando il resto della stanza nell'ombra.     -~
  La luce  troppo forte?  domand a bassa voce.       -
   No, pap, va bene  Erano le prime parole che si scambia-
vano.
   Bene. Adesso guarda soltanto il foglietto.  I segmenti bianchi e
neri cominciarono a girare nel cono di luce.
   Povero dottor Scott  mormor lui,   in un grosso guaio. 
Adesso le asticciole bianche e nere cambiavano posizione pi rapi-
damente .
  Gli occhi fissi sull'alternarsi di colori, Elspeth susurr:  E cos
gentile .
   Ci ha insegnato a usare lo strofinaccio con il manico in modo
da non doversi pi bagnare le mani  disse Honey con voce mono-
tona.
  Nell'ombra, in fondo alla stanza, le due donne sedevano immo-
bili. Marjorie era sconvolta da quello che vedeva, ma non poteva
interromperli. Non osava interferire: Honey era troppo forte, e
sicuro, e competente, in quella materia. Avrebbe assistito fino alla
fine, ma, dopo, quegli esperimenti non avrebbero pi dovuto ripetersi.
  Honey ripet a bassa v-)ce:  Povero dottor Scott, tanto gentile
con noi, e adesso tanto angustiato perch non riesce a trovare quello
che sta cercando. E tanto infelice, adesso. E laggi, perso in una
foresta, in mezzo a tutti quegli alberi, in una regione selvaggia, dove
332           SELEZIONE DEL LIBR0

nessun uomo  mai andato . Le asticciole bianche e nere si altr-
navano, ora, con grande rapidit. La bambina era immobile, con
gli occhi spalancati.  Cerca di aiutarlo. Lui  stato tanto gentile
con noi. Deve trovare un pezzo di metallo, molto grosso, grosso
quasi come questa casa. 
  L'unico rumore nella stanza, oltre al mormorio di Honey, era il
debole ronzio dei segmenti bianchi e neri. Attorno alle due donne
l'oscurit era fonda, opprimente. Pi tardi, Shirley si accorse che,
nella tensione, si era conficcata le unghie nel palmo delle mani, fa-
cendone uscire il sangue.
   Povero dottor Scott  ripeteva Honey, monotono.  E tanto
infelice, disperato. Cerca di aiutarlo. Prova, adesso. Prova. 
  Sotto le dita della bambina, I'assicella cominci a vibrare, e
strisci sul foglio di carta movendosi a scatti irregolari.




AL MATTINO Honey and dal direttore con una certa riluttanza,
amareggiato in anticipo dall'incredulit che avrebbe suscitato. Il
direttore non aveva molto tempo da dedicargli, sopraffatto com'era
dal lavoro.  Dunque, Honey, che cosa c'?  domand.
 Ci si pu mettere in contatto col dottor Scott?  s'inform.
    Possiamo mandargli un cablogramma. Hanno stabilito di met-
tersi in contatto col suo aereo via radio una volta il giorno, da
Ottawa. 
   Honey esit. <Vorrei mandargli un cablogramma, signor diret-
tore, per quello stabilizzatore che lui sta cercando. Ho un'informa-
zione che gli pu servire. 
   Il direttore lo guard fisso.  Che genere di informazione? 
    L'ho avuta con la scrittura automatica  rispose Honey con
riluttanza.  Ho fatto molti esperimenti in questo campo... natural-
mente non in orario di lavoro, e in taluni casi ho ottenuto risultati
veramente notevoli. 
   Il direttore aggrott la fronte.  Scrittura automatica? Intende
dire informazioni ottenute da qualcuno in stato di trance? 
    S, esattamente  rispose Honey.  Ho fatto un tentativo ieri
sera, con mia figlia. Ha soltanto dodici anni, ma  un soggetto no-
tevole. A volte dai bambini si hanno risultati strabilianti. Per,
spesso perdono i loro poteri, crescendo. 

           VIACCIO IJvDlME.N~lCABlLE         333

   Il direttore aveva troppo da fare per permettere a Honey di lan-
ciarsi in una lunga disquisizione sulle sue ricerche in quel campo.
~< E che cos'ha ottenuto ieri sera?  domand.
   Honey tolse di tasca un rotolo di carta da disegno tutto coperto di
scarabocchi a matita, segni irregolari, linee contorte. Alcuni di quei
segni sembravano lettere dell'alfabeto, e certi parevano formare
sillabe. Honey arrotol il foglio nell'altro senso per distenderlo.
 Ecco qua. 
   Di traverso, in un angolo, correvano segni molto marcati, quasi
ininterrotti. Era indubbiamente una frase, per quanto formata da
lettere incerte, ineguali, deformate. Ma non era molto difficile
decifrare il messaggio. Diceva: SOTTO IL PIEDE DELL ORSO
    Sono sicuro che ha un significato  dichiar Honey.  Dovremmo
mandare un cablogramma al dottor Scott. 
   Non posso criticare il direttore per l'istintivo moto di ribellione
che prov in quel momento.  Non ritengo opportuno infastidire il
dottor Scott con questa storia  disse lentamente.  Il risultato 
dovuto a mezzi troppo empirici perch se ne possa accettare la
validit. 
   La frase colp Honey nel vivo.  Non  affatto un sistema empi-
rico.  La sua voce si alz di tono.  E il risultato di accurate ricerche
e controlli durati anni e anni, e niente pu dimostrare che non sia
valido. 
   Il direttore si rigir il foglio tra le mani.  Prima di dire se  valido
o no, bisognerebbe accordarsi sul significato della frase  comment
 Sotto il piede dell'orso. Immagino che per orso si intenda la Russia.
Le ho detto ieri che i russi si sono rifiutati di restituire i pezzi del
Reindeer prelevati dal relitto nel Labrador. Non le sembra quindi
scontato dire che questi pezzi sono sotto il piede dell'orso? 
   Honey lo guard.  Non ci avevo pensato  disse, timidamente.
 Potrebbe anche essere cos, ma Elspeth non sapeva niente dei russi,
signore. Io non gliene ho parlato. 
    Lei, per, lo sapeva. Non pu esserci stata una sua interferenza
mentale? La mia, naturalmente,  soltanto un'ipotesi. 
   Honey non rispose.
  Il direttore gli restitu il foglio.  Non mi sembra il caso di mandare
un'informazione simile tramite i canali ufficiali, in nome della
R.A.E.  disse.  Mi dispiace, Honey. Adesso, se permette, ho pa-
recchie cose importanti da sbrigare questa mattina. 
   Sono pronto a scommettere che non c' niente pi importante
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di questo  ribatt Honey, con vivacit. Poi torn nel suo ufficio,
furioso e mortificato. La sua esperienza nel campo degli studi psi-
chici gli dava la convinzione che la frase ottenuta con l'esperimento
della sera precedente fosse di grande utilit, ma, riflettendo, si con-
vinse anche che non c'era possibilit di raggiungermi, se non attra-
verso un canale ufficiale. Non riusc a concentrarsi sul lavoro, osses-
sionato com'era dal torto subto, perci, alle tre e mezzo si mise il
cappello e torn a casa.
  Nella villetta di Copse Road, Marjorie era indaffarata in cucina.
 Com' tornato presto, Theo! Arriva giusto per il t. Ho pensato
che oggi fosse meglio tenere Elspeth a letto  spieg,  quindi lo
andremo a bere tutti di sopra. Adesso preparer dell'altro pane e
burro. 
   Elspeth non sta bene?  domand lui, ingenuamente.
  La ragazza esit.  No, sta benissimo  rispose poi.  Era solo
un po' stanca, e cos mi  sembrato opportuno tenerla a letto. 
Non voleva ferirlo, o ricordargli che la sera prima avevano avuto
delle difficolt a risvegliare la bambina dallo stato di trance. Marjorie
aveva portato Elspeth di sopra, e l'aveva messa a letto ancora tutta
intontita, e poi le era rimasta accanto, tenendole una mano finch
non l'aveva vista dormire in modo normale. A proposito di questo,
Marjorie aveva intenzione di dire un paio di cose a Honey, ma pre-
feriva aspettare il momento favorevole.  E uscito dall'ufficio pi
presto del solito, oggi  not.
   S  rispose lui.  Andava tutto storto, e allora ho preferito
tornare a casa. 
  Aveva l'aria stanca e sembrava demoralizzato, e Marjorie ne
immagin il motivo. Quella mattina aveva parlato con Shirley, e
mia moglie le aveva detto che era assai improbabile che la R.A.E.
digerisse la faccenda della scrittura automatica.
   Non  riuscito a convincerli ?  domand.
  Lui scosse la testa.  Sono cos ottusi... 
   Mi dispiace, Theo!  E poi, per distoglierlo dal suo pensiero
fisso:  Ecco, il vassoio  pronto. Se lei intanto porta su questo, io
la seguir con la teiera .
  Bevvero il t con Elspeth. La bambina stava leggendo un libro
sugli animali, che le aveva comperato Marjorie quella mattina. Era
il primo libro adatto alla sua et che avesse avuto da un anno, a
parte i testi di scuola. Raccont al padre tutto quello che aveva
letto. Dopo un po', Marjorie torn in cucina col vassoio per lavare

           T~IAGGI0 I~DIME~ICABILE         335

le tazze e i piattini, e qualche minuto pi tardi Honey scese per
aiutarla ad asciugare le stoviglie.  Non le permetter di alzarsi
nemmeno un poco, oggi?  le domand.
  La ragazza prov di colpo una gran pena per lui e per la bambina.
Honey era proprio una di quelle persone che non avrebbero fatto
male a una mosca. D'impulso, lei gli prese una mano. Era la prima
volta che faceva un gesto simile.  Theo  mormor,  non vorrei
sembrare invadente, quindi, la prego, non si offenda, ma sincera-
mente, Theo, ieri sera non avrebbe dovuto fare con Elspeth quello
che ha fatto. E una cosa terribile per una bambina. 
  Lui sbatt le palpebre dietro le lenti spesse.  Ne  convinta? 
   Certo. Sono stata infermiera, lo sa. Rischia di snaturarla per
tutta la vita. Potrebbe persino farla arrivare al suicidio...  Lui
non parl. Era sconvolto e addolorato.  So che era molto importante 
continu lei, in tono dolce.  Ma anche Elspeth  importante. Il
cervello dei bambini non  ancora equilibrato come quello degli
adulti. Loro sono... be', sono troppo giovani, ecco. Non riescono
come noi a respingere gli influssi malsani. Veramente, Theo, la
bambina non deve farlo mai pi. 
  Gli stringeva la mano, guardandolo con espressione implorante.
Sapeva che quello era un momento cruciale nella loro relazione. Se
lui prendeva il suo intervento come un insulto, o chiudeva l'argo-
mento con una risata, alarjorie non restava che andarsene via
per sempre.
  Invece Honey la guard con occhi tristi.  Non ci avevo mai pen-
sato  disse, addolorato.
  Lei gli serr pi forte la mano, con un gesto di comprensione, poi
lo lasci andare, delicatamente, e si volt verso l'acquaio.  Mi
lasci lavare queste quattro cose, adesso. 
  Marjorie lav le stoviglie, e lui le asciug. Intanto chiacchieravano.
A un certo punto lei disse:  A proposito della R.A.E., Theo, non
c' la possibilit di far sapere al dottor Scott di quel messaggio, in
modo che lui possa poi decidere a suo giudizio?  Honey scosse la
testa.  Dove si trova esattamente il dottor Scott? 
   In Canada  rispose lui, vagamente.  Credo nel Labrador.
L'ufficio telegrafico  in un posto che si chiama Ivanhoe. 
  Lei and a prendere l'atlante e lo studiarono insieme.  Ecco
Ivanhoe  disse lui.
  Marjorie guard la carta con la fronte aggrottata. Non aveva
supposto che Ivanhoe si trovasse in quella zona. Da tre mesi volava
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sulla rotta per Montreal, ma non era mai passata vicino a quella
localit, anzi, non si erano mai spinti a nord del San Lorenzo. Poi,
ricord che il Reindeer precipitato nel Labrador era stato dirottato
da Gander a Goose a causa della nebbia.
   Dopo qualche minuto, Marjorie disse:  Theo, io vado a Wim-
bledon, dal Comandante Samuelson. Sar certamente a casa, adesso,
e mi piacerebbe parlare un momento con lui di questa faccenda. La
C.A.T.O. ha un suo servizio di comunicazioni, sa? Pu darsi che
ci sia il mezzo di far arrivare il suo messaggio al dottor Scott tramite
loro, senza dover passare dai canali ufficiali. Il Comandante Sa-
muelson lo sapr di sicuro, e credo che, potendo, ci aiuter volentieri.
Comunque, vale la pena di tentare. Vuol venire anche lei? 
   Un'ora e mezzo pi tardi, erano davanti a una casa di Wimbledon.
Fu lo stesso Samuelson ad aprire la porta e a farli entrare.
   Marjorie lo mise al corrente delle difficolt in cui era incappato
nel Labrador il dottor Scott, e gli disse del messaggio di Honey.
 Lo so che le sembrer una pretesa assurda  disse, cautamente,
 ma io ho sperato che forse, nel volo di domani, lei potrebbe passare
sopra il punto in cui  accampato il dottor Scott, e buttargli gi
una lettera. 
    Signorina Corder  rispose lui, irritato,  se me ne andassi a
zonzo per il mondo invece di mantenermi sulla rotta fissata, mi ri-
troverei con un bel licenziamento, e ben motivato, anche.  Poi
si rivolse a Honey.  Lei  ancora convinto che l'aereo di Bill Ward
 caduto a causa del fenomeno di rottura per fatica? 
    Ecco  rispose Honey, sbattendo le palpebre,  lo ritengo molto
probabile. 
   Il pilota guard dalla finestra.  Quel maledetto idiota... il colon-
nello della Sezione Infortunii... dice che si  trattato di un errore
del pilota. Non ho mai sentito una bestialit pi grossa. Ma imma-
gino che lei non potr dimostrare che si  trattato di una rottura
per fatica, a meno che Scott non torni con quel pezzo di coda, no ? 
    Gi,  cos. Bisogna esibire una prova, se vogliamo correggere
i risultati dell'inchiesta. 
   Il pilota rimase in silenzio per qualche minuto. Bill Ward era
morto, e il suo ricordo era stato svilito da quattro stupidi incompe-
tenti. In Samuelson l'orgoglio professionale e il ricordo di Bill Ward
erano fortissimi.
    Va bene. Lei mi dia la sua lettera e io vedr che cosa posso
fare  dichiar il Comandante, con aria decisa.

           VIAGGI0 INDIMEN~ICABILE         337

  PER TRE GIORNI esplorammo quei due chilometri quadrati di fo-
resta, e fu un lavoro massacrante. Ci dividemmo in due gruppi, e
percorremmo la zona fissata battendo il terreno a zone dell'ampiezza
di venti metri. In alcuni punti, la vegetazione era talmente fitta, che,
anche cos, restava la possibilit di passare accanto al pezzo che
cercavamo senza vederlo.
  La terza sera eravamo stanchi morti. Ci restava ancora da ispezio-
nare una fetta esigua di terreno, e decidemmo di farlo il mattino
seguente, di finire prima di mezzogiorno, e di tornare poi subito a
Ivanhoe, dove avremmo riposato un paio di giorni prima di comin-
ciare la ricerca con l'aereo. Ricordo che quella notte, amareggiato
com'ero, dormii poco e male.
  Il mattino seguente ci alzammo all'alba. Era meglio lavorare
nelle prime ore del mattino, quando faceva freddo e le mosche non
si scatenavano in pieno come a giorno fatto. Lavorammo per un
paio d'ore, e un po' dopo le otto interrompemmo per fare colazione.
Ormai ci mancava pochissimo. Eravamo ancora l sed~uti a fumare,
quando, alle dieci meno un quarto, il Reindeer fece la sua comparsa.
  Veniva da sud-est, e volava s e no a centocinquanta metri sopra
gli alberi. L'aereo descrisse un ampio cerchio verso ovest, poi, evi-
dentemente il pilota awist il nostro campo, perch l'apparecchio
vir puntando direttamente su di noi. Descrisse un altro cerchio, e
si abbass ancora. Adesso non era a pi di trenta metri sopra la
cima degli alberi. Ci eravamo alzati, stavamo l nella piccola radura
in mezzo alle tombe e, quando l'apparecchio si avvicin ancora, vidi





                 - il
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sporgere una testa dal finestrino di destra della cabina. Riconobbi
il Comandante Samuelson. Teneva il braccio fuori del finestrino, e
aveva in mano qualcosa con lunghi nastri colorati. Quando l'aereo
ci fu quasi sopra, Samuelson lasci andare il sacchetto che cadde
seguendo una linea parabolica, con le code sgargianti ben visibili nel
sole. Fin ai limiti della radura, e Stubbs corse a raccoglierlo, mentre
il Reindeer aumentava i giri dei motori e riprendeva quota allonta-
nandosi verso ovest.
  Stubbs torn con il sacchetto, e lo diede a Russell che lo apr.
Dentro c'era una lettera indirizzata a me nella inimitabile calli-
grafia di Honey. La lessi, e sospirai deluso. Che stupidaggini! Alzai
gli occhi. Gli altri tre mi stavano attorno guardandomi, in attesa di
sentire le novit. Sorrisi a fatica.  Non mi sembra importante 
dissi. Esitavo, a disagio.  Uno della mia squadra si diverte a fare
dello spiritismo... e ha avuto un messaggio che secondo lui potrebbe
esserci utile. 
  Russell rise.  Cosa dice questo messaggio? 
   Sotto il piede dell'orso  risposi.
   Che cosa significa ? Dice soltanto sotto il piede dell'orso ? 
   Gi. Non c' altro. 
   Ma quale piede?  domand Hennessey, con stupidit bovina.
Era un ottimo pilota, ma a volte aveva i riflessi lenti.
   Come faccio a saperlo?  risposi irritato.
   Dev'essere il piede sollevato  disse Hennessey.  Eh, s non
pu significare altro. 
   Ehi !  disse di colpo Russell.  Da queste parti non c' un posto
chiamato Orso e qualcos'altro ? 
   Il lago dell'Orso che Balla  rispose Hennessey.  E l'unico
Orso che io conosca da queste parti. Ma  un bel po' lontano da
qui. 
   In che direzione?  domand Russell.
  Hennessey guard il sole.  Da quella parte  rispose, puntando il
dito verso est.  Forse un po' spostato verso nord. A circa sessanta
chilometri da qui. E vicino al Cane che si Gratta.  Si rivolse a
me.  Probabilmente questi nomi le sembreranno un po' ridicoli.
Ma i primi rilievi topografici di questa regione sono stati fatti con
un aereo nel millenovecentoventinove. Nessuno c'era mai stato, qui,
a parte, forse, qualche indiano. Quando a Ottawa prepararono
la planimetria della zona, scoprirono l'esistenza di un sacco di laghi
insospettati, e allora si misero a dargli un nome, ispirandosi alla

                         VIAGGI0 INDIMEN~ICABILE

forma che avevano. Nella cabina del J~orseman ho una carta su cui
 segnato l'Orso che Balla. Pare proprio un orso, con un'isoletta
che gli fa da occhio, e tutto il resto. 
  L, quello stesso pomeriggio, trovammo lo stabilizzatore sinistro
del Reindeer precipitato. Lo vedemmo prima da trecento metri di
quota, mentre ci passavamo sopra. Era piantato quasi verticalmente
tra gli abeti, a quattrocento metri circa,dal piede sollevato dell'Orso.
Era a circa sessanta chilometri dal punto in cui era caduto l'aereo.
Alla fine, forse, I'avremmo trovato anche con la nostra ricognizione
aerea, se avessimo allargato di tanto l'area delle ricerche, ma molto
probabilmente non saremmo aflfatto andati cos lontano.
  Planammo sul lago, arrivammo flottando fino alla riva, e tirammo
in secca ilorseman su un piccolo spiazzo. Procedere sul terreno fu
abbastanza facile, infatti raggiungemmo il pezzo d'aereo in un
quarto d'ora. E quando fummo l, non ebbi pi dubbi: era il caso
pi chiaro che avessi mai visto: rottura per fatica del longherone
anteriore, con netta cristallizzazione del metallo nel punto di
rottura .




RIENTRAI a Farnborough tre giorni pi tardi, con una cassa
di campioni, e andai immediatamente a fare rapporto al direttore.
Dopo che ebbi finito, lui rimase per un po' in silenzio.  Bene. Molto
soddisfacente dal nostro punto di vista  disse poi.  Noi ne usciamo
puliti. Comunque non  la cosa pi importante. Per la C.A.T.O. e
per l'Inghilterra  un bruttc, colpo. Significa che tutti quegli aerei
dovranno essere rimandati indietro per le modifiche, e purtroppo si-
gnifica anche la fine del servizio transatlantico inglese per il prossimo
futuro. Naturalmente, Stanley Morgan vorr fare un'altra riunione. 
  Tornato nel mio uflficio, telefonai al signor Prendergast. Mi aspetta-
vo di trovarlo rabbioso come un demonio, invece quell'uomo impre-
vedibile fu morbido come seta. Mi disse che aveva fatto una visita
molto interessante al mio Dipartimento mentre io ero via, e che era
rimasto assai impressionato da quello che il signor Honey gli aveva
mostrato.
   Mi dispiace veramente per i Reindeer, signor Prendergast. Ho
propriO paura che adesso tutti quegli apparecchi verranno messi
fuori servizio dopo settecentoventi ore. 
   Poco male  fece lui, in tono cordiale,  ne succedono di peggio.
Supereremo lo scoglio, in un modo o nell'altro. 
  Be', anche questo era un punto di vista. Dopo, parlai con Honey,
il quale non parve molto interessato al successo della sua teoria sulla
fatica del metallo, n al successo dell'esperimento con la scrittura
automatica, se non per gli aspetti tecnici. Per Honey, un successo
era semplicemente una piattaforma dalla quale far partire nuovi e
pi progrediti esperimenti.
  Comunque, quella sera and a casa ansioso di riabilitarsi agli
occhi di Marjorie. Era rimasto profondamente colpito da quello che
la ragazza gli aveva detto a proposito dei suoi esperimenti con
Elspeth. Lui considerava la hostess una ragazza di notevole buon
senso, e assai pi informata di lui sugli aspetti pratici della vita, e
ne aveva un immenso rispetto. E, fatto curioso, lei sembrava avere
un enorme rispetto per lui, e in questo era diversa dagli altri, perch
la maggior parte della gente lo rispettava pochissimo. Honey non
voleva perdere la considerazione di Marjorie.
  And in cucina, e la guard attraverso le sue lenti spesse.  Il
dottor Scott  tornato  le annunci.  Il Comandante Samuelson
gli ha fatto avere il messaggio. 
  Lei si illumin.  Oh, Theo, come sono felice! Gli  servito? 
    S. C' un lago che si chiama "I'Orso che Balla", e hanno tro-
vato il pezzo dell'aereo proprio a sud del piede dell'orso. 
    Theo! Allora era davvero sotto il piede dell'orso!  Nei suoi
occhi c'era una luce di ammirazione che non si poteva fraintendere.
   Honey arross un poco.  Ecco  disse, con cautela,  sapevo che
doveva essere qualcosa del genere. E stato cos anche per l'acque-
dotto romano. Per capire esattamente i messaggi, bisogna pensarci
un po'. Per trovare la soluzione bisogna seguire un vero e proprio
procedimento scientifico. Comunque, sono contento che l'informa-
zione sia stata utile. Sono contento per Elspeth.  La guard con
espressione implorante.  Crede davvero che le abbia fatto male? 
   Lei gli pos una mano su un braccio.  Ma no, Theo... non si
preoccupi per questo. Dovremo dirglielo che il dottor Scott ha ri-
trovato quel pezzo d'aereo. Ne sar entusiasta! 
    Pensa che sia opportuno?  domand lui.
   Lei lo guard fisso.  Perch, non vuole? 
  Honey ammicc attraverso gli occhiali.  Lei che cosa ne pensa,
Marjorie? Non influir sul suo sviluppo intellettuale? Se non sba-
glio lei  dell'opinione che Elspeth dimentichi tutte queste cose !

 Dimenticare, cos improwisamente ?  disse lei, pensosa.
   Perch no ? Dopo tutto non  pi una cosa importante. Potremo
dirglielo magari tra qualche anno, quando sar un po' pi grande.
Elspeth non gliene ha parlato, vero? 
  La ragazza scosse la testa.  Theo, lei  un tesoro  esclam, con
spontaneit.  E l'uomo migliore che io abbia mai conosciuto. 
  Honey arross. Era tanto tempo che nessuno gli faceva pi un com-
plimento simile.  C' anche un'altra cosa  aggiunse, incerto.
 Quell'incidente... Era proprio una rottura per fatica. 
   Oh, Theo! Allora ha avuto ragione anche in questo? 
   Ero sicuro che fosse cos. E molto importante, perch abbiamo
un'altra prova senza dover perdere altro tempo. Non so se mi sono
spiegato. Se l'esperimento che sto facendo adesso alla R.A.E. con-
ferma i risultati dell'esame sull'aereo caduto nel Labrador, allora
saremo veramente sulla buona strada per arrivare a qualcosa di
utile. 
   Mi sto domandando  disse lei, gravemente,  quante vite ha
salvato col suo genio e col suo coraggio. 
  La guard senza parlare. In quel momento, per lui erano molto
pi importanti la linea delicata del suo collo e il piccolo ricciolo vi-
cino all'orecchio.
   Lei  un grand'uomo, Theo  mormor Marjorie.  E stato tutto
merito suo. Se non fosse stato per il suo lavoro e per il suo estremo
scrupolo, altri Reindeer sarebbero precipitati e altra gente sarebbe
morta... centinaia di persone, forse. Il Comandante Samuelson e io
saremmo morti. Lui e io sappiamo perch siamo ancora vivi. I pas-
seggeri che, se non fosse stato per lei sarebbero tutti morti, non lo
sapranno mai. Ma io voglio parlare anche per loro, e le dico grazie,
Theo, per tutto quello che ha fatto, per loro, per le loro mogli, e
per i loro figli. 
  Honey non era mai stato un gran parlatore. Si limit a metterle un
braccio attorno alle spalle e a baciarla. Come Marjorie disse poi a
Shirley, fu in questo modo che venne rotto il ghiaccio. Quando
Elspeth, che stava leggendo sdraiata sul letto, si accorse di aver
fame e scese per vedere a che punto era la cena, suo padre era gi
fidanzato con Marjorie Corder. Elspeth, che se lo aspettava gi da
un po', disse semplicemente che era stata un'ottima idea.

  DUE GIORNI PiU tardi feci il mio rapporto alla riunione indett~l
da Stanley Morgan.  Questi pezzi che portano il segno della frattura 
conclusi, indicando i campioni allineati sul tavolo,  sono stati a-
sportati dallo stabilizzatore, l sul posto. 
  Il presidente si rivolse al capo della Sezione Infortunii.  Lei, co-
lonnello, ha avuto occasione di studiare il problema? 
  Il colonnello alz la testa.  Non ancora  rispose.  Non ho
ricevuto nessun rapporto da Otta~a su questa indagine e, per quanto
mi riguarda, la questione rimarr sub judice finch non avr avuto il
rapporto.  E fu tanto sconsiderato da continuare, arrampicandosi
sui vetri:  A quanto mi risulta, il rottame da cui sono stati prelevati
questi campioni  stato trovato a sessanta chilometri dal relitto.
A me sembra che esista almeno una possibilit che questi pezzi non
appartengano affatto al Reindeer, ma provengano invece dai resti di
un altro incidente aereo .
  E con questo, pensai, si era giocato la carriera. Prendergast spinse
in avanti le mascelle, con aria aggressiva e disse:  Si pu sapere che
cosa diavolo sta insinuando ? Non  mia abitudine perdere tempo a
studiare pezzi qualunque di un qualunque rottame d'aereo. Queste
sono tutte parti dei piani di coda del Reindeer.
  Dopo Prendergast, parl Sir David Moon.  Signor presidente, le
notizie che il dottor Scott ci ha portato, impongono di ritirare tutti i
nostri Reindeer per le modifiche indispensabili. Sar un lavoro di
mesi. Questo significa che l'Inghilterra sar costretta a interrompere
i servizi sulle linee transatlantiche, a meno che non decidiamo di
ripiegare sugli aerei antiquati e antieconomici che ultimamente
avevamo scartato. Per noi e per il Paese,  un grave colpo.  Era
calmo, controllato.  Non solleviamo questioni sulla opportunit del
provvedimento, chiediamo, per, che ci venga data una mano nel
predisporre le restrizioni che si ritengono indispensabili per i Reindeer,
allo scopo di ottenere dall'aereo il massimo rendimento. 
  Il presidente guard Prendergast.  La prima cosa  disse,  
scoprire quali sono le modifiche necessarie. Forse il signor Prendergast
potr darci qualche indicazione sulle misure da adottare. 
  Prendergast prese la sua borsa, ne tolse un incartamento e lo pose
sul tavolo.  Mi sono occupato a fondo e personalmente di questo
problema  disse in tono ampolloso.  E chiaro che c' una sola cosa
da fare: aumentare il corpo delle flange del longherone, dall'attacco,
e per una lunghezza notevole; inoltre  consigliabile rafforzare anche
la resistenza alla flessione della flangia. Propongo di inserire una se-
zione di tubo d'acciaio che aderisca alla preesistente flangia in dural-
luminio.  E Prendergast prosegu parlando dei vari tipi di sezioni
portanti - una sua specialit - e dei bulloni da adattare ai fori pre-
parati con l'alesatrice sulla maschera perforata del longherone.
   Quali sono i termini di consegna per queste speciali sezioni in
acciaio?  domand Carnegie, con aria afflitta.
   Gioved prossimo ce ne saranno a sufficienza per due aerei 
rispose il progettista.  Il resto seguir secondo le nostre esigenze.
Possiamo prendere in carico il primo apparecchio da modificare,
luned diciotto, e le modifiche verranno completate entro la sera
del ventuno. In seguito, ci impegniamo a modificare un aereo ogni
quattro giorni lavorativi. 
  Lo guardammo tutti, increduli. Sir David Moon disse:  Devo
dedurre che ogni aereo rester fuori servizio solo quattro giorni? 
   Nei quattro giorni non sono compresi i tempi dei voli per con-
segnare e ritirare gli apparecchi dal nostro stabilimento di Stam-
ford  rispose Prendergast.
   Ma  incredibile!  esclam Carnegie, d'impulso.
  Prendergast lo fulmin con un'occhiata.  Non sono abituato a
questo tipo di commenti, quando faccio una dichiarazione  esclam.
 Se le riesce difficile accettare i nostri calcoli, allora si rivolga al-
trove. 
  Tutti i buoni progettisti hanno un pessimo carattere. E una specie
di legge di natura. E a quella riunione ce ne accorgemmo proprio
tutti. Ci mettemmo d'impegno a blandire il grand'uomo, e dico
grand'uomo in assoluta sincerit. Prendergast era un grand'uomo,
un grande progettista, e un ingegnere insuperabile. Ma non era
facile trattare con lui.
  Circa un mese pi tardi, Honey spos Marjorie Corder, e al terzo
giorno della sua luna di miele, i piani di coda sotto collaudo si
spezzarono, esattamente dopo sole milleduecentonovantasei ore, for-
nendogli nuovo materiale di studio. Lui si affrett a tornare da
Bournemouth, dove si era recato con la moglie, per verificare il
risultato, e io lo rimandai alla sua luna di miele con un rabbuffo.
Non so, per, che genere di luna di miele sia stata la loro, dopo
quella novit, perch quando riprese servizio, Honey aveva con s
ventisei pagine di matematica pura, una colossale elaborazione della
sua teoria nucleare sulla fatica dei metalli.
  Quell'autunno, dopo le ore di ufficio, mi sentivo irrequieto. Non
avevo molto lavoro da fare per occupare le serate, e provai a leggere
i romanzi di Shirley, ma non riuscivo a interessarmi a quel genere
di cose: la vita reale mi era sempre sembrata molto pi interessante
ed eccitante dei romanzi. D'altra parte era presto per preparare
una nuova conferenza da tenere alla Reale Societ Aeronautica.
  Una sera Shirley depose il suo lavoro di cucito, e mi disse:  Den-
nis, mi piacerebbe che tu, o qualcun altro, scriveste un libro rac-
contando fatti reali, come la storia del Reindeer, per esempio. Darne
un resoconto letterario, non solo scientifico. Nel giro di pochi anni,
ci saremo dimenticati tutto. Mi piacerebbe fissare sulla carta le
nostre peripezie, in maniera da riderci sopra, quando saremo
vecchi .
  La guardai, meditabondo.  Non  una cattiva idea. 
FINE.
                                  NEVIL SHUTE.

PER un quarto di secolo, Nevil Shute fu uno degli scrittori pi letti del
mondo e, a pi di otto anni dalla sua morte, la sua popolarit resiste
ancora. Il segreto di questo successo risiede nella sua capacit di tener
desto l'ir~teresse del lettore con trame originali e un serrato ritmo narrativo.
  Ma la carriera letteraria non fu certo l'unico obiettivo nella vita di Nevil
Shute. Sebbene scartato dalla RAF nella prima guerra mondiale per una
leggera balbuzie, divenne pi tardi un ottimo ingegnere aeronautico.
Partecip alla costruzione del dirigibile R loo a bordo del quale esegu
il primo volo trionfale verso il C~anada e ritorno.
  Nevil Shute ebbe un'esistenza intensa e movimentata. Nato a Ealing, in
Inghilterra, nel 1899, si trovava in Irlanda, nel periolo 1914-16, durante
l'Insurrezione. Partecip allo sbarco in Normandia e alla campagna di Bir-
mania come inviato dell'Ufficio Britannico d'Informazioni Belliche. Trascorse
gli ultimi anni della sua vita in una fattoria vicino a Melbourne, in Australia.
  Meno di un mese prima della sua morte, veniva proiettata nelle capitali
europee la versione cinematografica de L'ultima spiaggia, in cui si descrive
l'ag~iacciante agonia dell'umanit a causa della bomba atomica. Romanzi
di grande successo furono anche L'arcobaleno e la rosa e ...e via sul mare,
gi apparsi in 513LriZIONE D~L LIBRO. Da' Viaggio indimenticabile  stato
tratto il film omonimo.
FINE.