/:/ I rimatorI giocosi e la societ comunale.

   Rimatori letterati sono i giocosi, partecipi e possessori dei mezzi
e degli strumenti dell'officina letteraria del Medioevo; il cui tro-
vato, nei suoi svolgimenti e nelle sue immagini, nelle sue forme e
nei suoi modi, si inquadra e si giustifica nella tradizione della lette-
ratura di stile comico in tutta la variet e l'ampiezza delle sue espres-
sioni. Nei procedimenti formali regolati da retorica con cui i poeti
adattano il volgare, il  sole nuovo  del mondo letterario, all'uso
richiesto dalla res iocosa si riconosce la natura e la qualit del la-
vorio artistico dei rimatori e la loro fedelt, soprattutto, al patrimonio
scolastico della tradizione comica e bassa. Ma nella coerente e perma-
nente assunzione dei modi comici v' il segno della naturale incli-
nazione dei nostri rimatori ad esprimere, sia pur con ovvia tra-
sfigurazione parodistica ed esagerata, poeticamente efficace ed elo-
quente, il mondo della borghesia minuta e popolana delle citt
dugentesche nel quale essi vivono come uomini passionati e veri
e storici, con i suoi trasporti sensuali e terreni, privo di profondi
sentimenti, alieno da un serio impegno morale e religioso, remoto
dalle complicalezze intellettuali, pago dei suoi valori immanenti e
mondani, insofferente d'ogni tentativo d'evasione aristocratica e cor-
tese.
   I poeti realistico-giocosi, non sorretti da un'alta e severa co-
scienza della vita e dell'arte, trasfondono, combinandoli variamen-
te e amplificandoli con gustoso gioco sentimentale (che sfuma i li-
miti tra realt e bizzarra e fantastica deformazione letteraria), i dati
forniti dai propri domestici casi, od offerti dalla minuta vita comu-
nale alla quale partecipano, nella loro poesia, elaborata secondo i ca-
noni retorici e i modelli esemplari della tradizione, ma aderente nel
tono e nello spirito alla realt che ne ha sollecitato l'ispirazione.
   I poeti di alto stile depurano da ogni segno di esperienza ter-
rena e da ogni riferimento concreto la loro poesia di tono dolce
e leggiadro, intensamente lirica, o dissolvono in un dettato formal-
mente prezioso, di alti intendimenti morali o di ardite sottigliezze
dottrinali, il realismo anche crudo della loro poesia di tono aspro
e sottile, e si isolano in una aristocratica solitudine d'arte, impe-
gnati in un severo e finissimo travaglio poetico. Di contro, i poeti
di basso stile nella loro prima esperienza volgare, nella particolare
esperienza storica della Toscana comunale nell'et fra due secoli,
restanO pur sempre fedeli al mondo umano che essi esprimono con
corposa robustezza, bisognosi non d'astrazione n di solitudine, an-
siosi non d'affinamento formale rigoroso e sottile, ma di comunica-
zione larga e immediata (l'atteggiamento stilistico colloquiale e in-
terlocutorio; il ritratto burlesco o parodistico, il vituperio, l'impre-
cazione e il realismo politico; ecc.) come di fronte a una platea
umana partecipante e sorridente al trovato estroso e bizzarro (il
gusto stilistico della rappresentazione dialogata e della scena far-
sesca a dialogo concitato; la deformazione parodistica dei casi do-
mestici; la metafora oscena e il linguaggio allusivo e furfantesco;
l'esaltazione dei vizi e dei piaceri comuni; ecc.), intenti a una elabo-
razione artistica e stilistica non faticante n assidua, a un lavorio
letterariO comunque modesto, nel quale la lingua risulta ingenua-
mente composita e miscidata, anche se dominata dai fatti idiomatici,
dalle forme della parlata popolare.
   Nel quadro della civilt e societ comunale degli ultimi decenni
del Duecento e dei primi del Trecento la cultura letteraria toscana
presenta aspetti diversi e significativi. Da un lato la borghesia attiva
e intraprendente dei nuovi chierici della cultura, i giudici, i notai,
i maestri di grammatica e di retorica e di diritto, che costituiscono
la classe dirigente del Comune, si pone come continuatrice ed
erede della tradizione scolastica latina e neolatina e intende a divul-
garla e a rinnovarla, inserendovi spiriti democratici e borghesi;
da ci l'allestimento delle sillogi della poesia illustre, i volgarizza-
menti delle opere didattiche e retoriche dal latino e dal francese,
le grandi compilazioni didattiche in volgare. Dall'altro la borghesia
ricca e mercantile e l'antica nobilt guelfa decaduta, ossia gli strati
socialmente pi alti del Comune, alla cui vita partecipano attiva-
mente, che esprimono le pi raffinate e aristocratiche esigenze della
cultura, accolgono e continuano le forme pi solenni e severe della
tradizione della scuola e dell'aula cortese e tendono, con spiriti
eletti, a una letteratura preziosa e distaccata, da lite: la poesia
dello stile tragico e lo stilnovismo nel suo complesso. Infine la bor-
ghesia minuta e gli strati popolari pi attivi, paghi di una letteratura
meno o poco impegnata sul piano dell'arte, senza preziosit, aperta
a una pi immediata intelligenza e a un pi largo pubblico, erede,
nella variet dei suoi aspetti, delle forme e degli spiriti della tradi-
zione comica e della tradizione pi squisitamente popolare. A questa
sfera letteraria appartiene la nostra rimeria, la quale ha, oltre che
contenuti parodistici, una sua robusta e realistica seriet, e vanta
il suo poeta raffinato e gentile, in qualche modo legato alla gaudente
ed elegante borghesia danarosa, in Folgore, ma pur sempre ade-
rente nel complesso al gusto e ai valori e alle esigenze dell'am-
biente nel quale essa fiorisce.
                                     
MAURIZIO VITALE:
Da Rimatori comico-realistici del Due e Trecento, a cura di M. Vitale
Torino, UTET, 1956, pp. 57-59.


