Sempre in Toscana, si sviluppa una tendenza poeti-
ca per molti aspetti antitetica allo Stil novo, che viene definita in va-
ri modi, "comico-realistica", "giocosa", "burlesca", "borghese". An-
che in questo caso  difficile trovare un comune denominatore tra
personalit ed esperienze fra loro diversissime; ma assumendo come
termine di paragone il dominante gusto cortese, si possono individua-
re almeno due caratteri comuni distintivi: di contro al clima irreale e

rarefatto della lirica stilnovistica, schiva di ogni collegamento colla
realt quotidiana e dotata di una forte carica idealizzante, tutti que-
sti poeti indirizzano il loro interesse alla realt pi immediata e cor-
posa, colta o nei suoi aspetti coloriti e sensuali, o in quelli dimessi e
grossolani, giungendo sino alla deformazione grottesca e caricaturale;
sul piano stilistico, al linguaggio elevato e squisito degli stilnovisti
contrappongono un linguaggio umile e vicino al quotidiano, ricco di
termini concreti che la lirica illustre escludeva inesorabilmente, come
quelli riferentisi agli ambienti domestici, ai mestieri, ai cibi, agli og-
getti d'uso comune, alle parti del corpo, ricorrendo magari, per una
ricerca di pi intensa espressivit, persino all'imitazione del gergo
furfantesco dei bassifondi. Non bisogna tuttavia credere che si tratti
di poesia popolare, in cui si esprima con spontaneit il modo di sen-
tire della plebe, e neppure individuare una posizione polemica
antiletteraria, come aweniva nel caso di Iacopone: la scelta del reale
quotidiano rientra in un preciso genere letterario, proprio come la
scelta della tematica cortese per i siciliani e per gli stilnovisti; e cos
pure il linguaggio "comico" non  riproduzione immediata del parla-
to, ma elaborazione letteraria estremamente scaltrita. Perci il termi-
ne di "realistica" con cui si designa questa poesia ha solo un valore
generico ed esteriore, che indica il tipo di temi trattati, e non implica
affatto un rigoroso rispecchiamento delle componenti essenziali e
profonde della realt.
   La personalit pi ricca e interessante  quella del senese CECCO
ANGIOLIERI (1260 c.-1312 c.). Dai suoi sonetti emerge l'immagine
di una vita scioperata e inquieta, i cui supremi valori, riassunti in
un verso famoso, sono le donne, la taverna e il dado. Di riflesso, i te-
mi ricorrenti del canzoniere sono l'amore sensuale per una fanciulla
plebea, esatta antitesi dei diafani angeli degli stilnovisti, l'odio per il
padre avaro, le imprecazioni contro la fortuna awersa, la "malinco-
nia", cio l'umor nero e iroso. Non bisogna tuttavia, come ha fatto
certa critica, costruire con questi elementi il mito di un romantico
"poeta maledetto", ribelle alla societ e ai suoi valori costituiti, che
al ghigno beffardo unisce la sofferta consapevolezza della propria
miseria e abiezione. Bench l'immagine di una vita irregolare pos-
sa anche corrispondere alla realt biografica, come provano alcu-
ni documenti, tra poesia e vita sussiste pur sempre uno stacco net-
tissimo. La poesia di Cecco  in primo luogo un gioco letterario, che
ha dietro di s una tradizione culturale ben precisa, da cui attinge

temi e soluzioni stilistiche, la poesia latina dei goliardi medievali.
   