Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
1I



A ciascun'alma presa e gentil core
nel cui cospetto ven lo dir presente,
in ci che mi rescrivan suo parvente,
salute in lor segnor, cio Amore.
Gi eran quasi che atterzate l'ore
del tempo che onne stella n' lucente,
quando m'apparve Amor subitamente,
cui essenza membrar mi d orrore.
Allegro mi sembrava Amor tenendo
meo core in mano, e ne le braccia avea
madonna involta in un drappo dormendo.
Poi la svegliava, e d'esto core ardendo
lei paventosa umilmente pascea:
appresso gir lo ne vedea piangendo.

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
2II



O voi che per la via d'Amor passate,
attendete e guardate
s'elli  dolore alcun, quanto 'l mio, grave;
e prego sol ch'audir mi sofferiate,
e poi imaginate
s'io son d'ogni tormento ostale e chiave.
Amor, non gi per mia poca bontate,
ma per sua nobiltate,
mi pose in vita s dolce e soave,
ch'io mi sentia dir dietro spesse fiate:
"Deo, per qual dignitate
cos leggiadro questi lo core have?"
Or ho perduta tutta mia baldanza
che si movea d'amoroso tesoro,
ond'io pover dimoro,
in guisa che di dir mi ven dottanza.
S che volendo far come coloro
che per vergogna celan lor mancanza,
di fuor mostro allegranza,
e dentro da lo core struggo e ploro.

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
3III



I
Piangete, amanti, poi che piange Amore,
udendo qual cagion lui fa plorare.
Amor sente a Piet donne chiamare,
mostrando amaro duol per li occhi fore,
perch villana Morte in gentil core
ha miso il suo crudele adoperare,
guastando ci che al mondo  da laudare
in gentil donna sovra de l'onore.
Audite quanto Amor le fece orranza,
ch'io 'l vidi lamentare in forma vera
sovra la morta imagine avvenente;
e riguardava ver lo ciel sovente,
ove l'alma gentil gi locata era,
che donna fu di s gaia sembianza.

II
Morte villana, di piet nemica,
di dolor madre antica,
giudicio incontastabile gravoso,
poi che hai data matera al cor doglioso
ond'io vado pensoso,
di te blasmar la lingua s'affatica.
E s'io di grazia ti voi far mendica,
convenesi ch'eo dica
lo tuo fallar d'onni torto tortoso,
non per ch'a la gente sia nascoso,
ma per farne cruccioso
chi d'amor per innanzi si notrica.
Dal secolo hai partita cortesia
e ci ch' in donna da pregiar vertute:
in gaia gioventute
distrutta hai l'amorosa leggiadria.
Pi non voi discovrir qual donna sia
che per le propiet sue canosciute.
Chi non merta salute
non speri mai d'aver sua compagnia.

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
4IV



Cavalcando l'altr'ier per un cammino,
pensoso de l'andar che mi sgradia,
trovai Amore in mezzo de la via
in abito leggier di peregrino.
Ne la sembianza mi parea meschino,
come avesse perduto segnoria,
e sospirando pensoso venia,
per non veder la gente, a capo chino.
Quando mi vide, mi chiam per nome,
e disse: "Io vegno di lontana parte,
ov'era lo tuo cor per mio volere;
e recolo a servir novo piacere".
Allora presi di lui s gran parte,
ch'elli disparve, e non m'accorsi come.

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
5V



Ballata, i' voi che tu ritrovi Amore,
e con lui vade a madonna davante,
s che la scusa mia, la qual tu cante,
ragioni poi con lei lo mio segnore.
Tu vai, ballata, s cortesemente,
che sanza compagnia
dovresti avere in tutte parti ardire;
ma se tu vuoli andar sicuramente,
retrova l'Amor pria,
ch forse non  bon sanza lui gire,
per che quella che ti dee audire,
s com'io credo,  ver di me adirata:
se tu di lui non fossi accompagnata,
leggeramente ti faria disnore.
Con dolze sono, quando se' con lui,
comincia este parole,
appresso che averai chesta pietate:
"Madonna, quelli che mi manda a vui,
quando vi piaccia, vole,
sed elli ha scusa, che la m'intendiate.
Amore  qui, che per vostra bieltate
lo face, come vol, vista cangiare:
dunque perch li fece altra guardare
pensatel voi, da che non mut 'l core".
Dille: "Madonna, lo suo core  stato
con s fermata fede,
che 'n voi servir l'ha 'mpronto onne pensero:
tosto fu vostro, e mai non s' smagato".
Sed ella non ti crede,
d che domandi Amor, che sa lo vero:
ed a la fine falle umil preghero,
lo perdonare se le fosse a noia,
che mi comandi per messo ch'eo moia,
e vedrassi ubidir ben servidore.
E d a colui ch' d'ogni piet chiave,
avante che sdonnei,
che le sapr contar mia ragion bona:
"Per grazia de la mia nota soave
reman tu qui con lei,
e del tuo servo ci che vuoi ragiona;
e s'ella per tuo prego li perdona,
fa che li annunzi un bel sembiante pace".
Gentil ballata mia, quando ti piace,
movi in quel punto che tu n'aggie onore.

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
6VI



Tutti li miei penser parlan d'Amore;
e hanno in lor s gran varietate,
ch'altro mi fa voler sua potestate,
altro folle ragiona il suo valore,
altro sperando m'apporta dolzore,
altro pianger mi fa spesse fiate;
e sol s'accordano in cherer pietate,
tremando di paura che  nel core.
Ond'io non so da qual matera prenda;
e vorrei dire, e non so ch'io mi dica:
cos mi trovo in amorosa erranza!
E se con tutti voi fare accordanza,
convenemi chiamar la mia nemica,
madonna la Piet, che mi difenda.

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
7VII



Con l'altre donne mia vista gabbate,
e non pensate, donna, onde si mova
ch'io vi rassembri s figura nova
quando riguardo la vostra beltate.
Se lo saveste, non poria Pietate
tener pi contra me l'usata prova,
ch Amor, quando s presso a voi mi trova,
prende baldanza e tanta securtate,
che fere tra' miei spiriti paurosi,
e quale ancide, e qual pinge di fore,
s che solo remane a veder vui:
ond'io mi cangio in figura d'altrui,
ma non s ch'io non senta bene allore
li guai de li scacciati tormentosi.

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
8VIII



Ci che m'incontra, ne la mente more,
quand'i' vegno a veder voi, bella gioia;
e quand'io vi son presso, i' sento Amore
che dice: "Fuggi, se 'l perir t' noia".
Lo viso mostra lo color del core,
che, tramortendo, ovunque p s'appoia;
e per la ebriet del gran tremore
le pietre par che gridin: Moia, moia.
Peccato face chi allora mi vide,
se l'alma sbigottita non conforta,
sol dimostrando che di me li doglia,
per la piet, che 'l vostro gabbo ancide,
la qual si cria ne la vista morta
de li occhi, c'hanno di lor morte voglia.

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
9IX



Spesse fiate vegnonmi a la mente
le oscure qualit ch'Amor mi dona,
e venmene piet, s che sovente
io dico: "Lasso!, avviene elli a persona?";
ch'Amor m'assale subitanamente,
s che la vita quasi m'abbandona:
campami un spirto vivo solamente,
e que' riman perch di voi ragiona.
Poscia mi sforzo, ch mi voglio atare;
e cos smorto, d'onne valor voto,
vegno a vedervi, credendo guerire:
e se io levo li occhi per guardare,
nel cor mi si comincia uno tremoto,
che fa de' polsi l'anima partire.

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
10X



Donne ch'avete intelletto d'amore,
i' vo' con voi de la mia donna dire,
non perch'io creda sua laude finire,
ma ragionar per isfogar la mente.
Io dico che pensando il suo valore,
Amor s dolce mi si fa sentire,
che s'io allora non perdessi ardire,
farei parlando innamorar la gente.
E io non vo' parlar s altamente,
ch'io divenisse per temenza vile;
ma tratter del suo stato gentile
a respetto di lei leggeramente,
donne e donzelle amorose, con vui,
ch non  cosa da parlarne altrui.
Angelo clama in divino intelletto
e dice: "Sire, nel mondo si vede
maraviglia ne l'atto che procede
d'un'anima che 'nfin qua su risplende".
Lo cielo, che non have altro difetto
che d'aver lei, al suo segnor la chiede,
e ciascun santo ne grida merzede.
Sola Piet nostra parte difende,
ch parla Dio, che di madonna intende:
"Diletti miei, or sofferite in pace
che vostra spene sia quanto me piace
l 'v' alcun che perder lei s'attende,
e che dir ne lo inferno: O mal nati,
io vidi la speranza de' beati".
Madonna  disiata in sommo cielo:
or voi di sua virt farvi savere.
Dico, qual vuol gentil donna parere
vada con lei, che quando va per via,
gitta nei cor villani Amore un gelo,
per che onne lor pensero agghiaccia e pere;
e qual soffrisse di starla a vedere
diverria nobil cosa, o si morria.
E quando trova alcun che degno sia
di veder lei, quei prova sua vertute,
ch li avvien, ci che li dona, in salute,
e s l'umilia, ch'ogni offesa oblia.
Ancor l'ha Dio per maggior grazia dato
che non p mal finir chi l'ha parlato.
Dice di lei Amor: "Cosa mortale
come esser p s adorna e s pura?"
Poi la reguarda, e fra se stesso giura
che Dio ne 'ntenda di far cosa nova.
Color di perle ha quasi, in forma quale
convene a donna aver, non for misura:
ella  quanto de ben p far natura;
per essemplo di lei bielt si prova.
De li occhi suoi, come ch'ella li mova,
escono spirti d'amore inflammati,
che feron li occhi a qual che allor la guati,
e passan s che 'l cor ciascun retrova:
voi le vedete Amor pinto nel viso,
l 've non pote alcun mirarla fiso.
Canzone, io so che tu girai parlando
a donne assai, quand'io t'avr avanzata.
Or t'ammonisco, perch'io t'ho allevata
per figliuola d'Amor giovane e piana,
che l 've giugni tu diche pregando:
"Insegnatemi gir, ch'io son mandata
a quella di cui laude so' adornata".
E se non vuoli andar s come vana,
non restare ove sia gente villana:
ingegnati, se puoi, d'esser palese
solo con donne o con omo cortese,
che ti merranno l per via tostana.
Tu troverai Amor con esso lei;
raccomandami a lui come tu dei.

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
11XI



Amore e 'l cor gentil sono una cosa,
s come il saggio in suo dittare pone,
e cos esser l'un sanza l'altro osa
com'alma razional sanza ragione.
Falli natura quand' amorosa,
Amor per sire e 'l cor per sua magione,
dentro la qual dormendo si riposa
tal volta poca e tal lunga stagione.
Bieltate appare in saggia donna pui,
che piace a gli occhi s, che dentro al core
nasce un disio de la cosa piacente;
e tanto dura talora in costui,
che fa svegliar lo spirito d'Amore.
E simil face in donna omo valente.

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
12XII



Ne li occhi porta la mia donna Amore,
per che si fa gentil ci ch'ella mira;
ov'ella passa, ogn'om ver lei si gira,
e cui saluta fa tremar lo core,
s che, bassando il viso, tutto smore,
e d'ogni suo difetto allor sospira:
fugge dinanzi a lei superbia ed ira.
Aiutatemi, donne, farle onore.
Ogne dolcezza, ogne pensero umile
nasce nel core a chi parlar la sente,
ond' laudato chi prima la vide.
Quel ch'ella par quando un poco sorride,
non si p dicer n tenere a mente,
s  novo miracolo e gentile.

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
13XIII



I
Voi che portate la sembianza umile,
con li occhi bassi, mostrando dolore,
onde venite che 'l vostro colore
par divenuto de piet simile?
Vedeste voi nostra donna gentile
bagnar nel viso suo di pianto Amore?
Ditelmi, donne, che 'l mi dice il core,
perch'io vi veggio andar sanz'atto vile.
E se venite da tanta pietate,
piacciavi di restar qui meco alquanto,
e qual che sia di lei, nol mi celate.
Io veggio li occhi vostri c'hanno pianto,
e veggiovi tornar s sfigurate,
che 'l cor mi triema di vederne tanto.

II
Se' tu colui c'hai trattato sovente
di nostra donna, sol parlando a nui?
Tu risomigli a la voce ben lui,
ma la figura ne par d'altra gente.
E perch piangi tu s coralmente,
che fai di te piet venire altrui?
Vedest pianger lei, che tu non pui
punto celar la dolorosa mente?
Lascia piangere noi e triste andare
(e fa peccato chi mai ne conforta),
che nel suo pianto l'udimmo parlare.
Ell'ha nel viso la piet s scorta,
che qual l'avesse voluta mirare
sarebbe innanzi lei piangendo morta.

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
14XIV



Donna pietosa e di novella etate,
adorna assai di gentilezze umane,
ch'era l 'v'io chiamava spesso Morte,
veggendo li occhi miei pien di pietate,
e ascoltando le parole vane,
si mosse con paura a pianger forte.
E altre donne, che si fuoro accorte
di me per quella che meco piangia,
fecer lei partir via,
e appressarsi per farmi sentire.
Qual dicea: "Non dormire",
e qual dicea: "Perch s ti sconforte?
Allor lassai la nova fantasia,
chiamando il nome de la donna mia.
Era la voce mia s dolorosa
e rotta s da l'angoscia del pianto,
ch'io solo intesi il nome nel mio core;
e con tutta la vista vergognosa
ch'era nel viso mio giunta cotanto,
mi fece verso lor volgere Amore.
Elli era tale a veder mio colore,
che facea ragionar di morte altrui:
"Deh, consoliam costui"
pregava l'una l'altra umilemente;
e dicevan sovente:
"Che vedest , che tu non hai valore?".
E quando un poco confortato fui,
io dissi: "Donne, dicerollo a vui".
Mentr'io pensava la mia frale vita,
e vedea 'l suo durar com' leggiero,
piansemi Amor nel core, ove dimora;
per che l'anima mia fu s smarrita,
che sospirando dicea nel pensero:
- Ben converr che la mia donna mora -.
Io presi tanto smarrimento allora,
ch'io chiusi li occhi vilmente gravati,
e furon s smagati
li spirti miei, che ciascun giva errando;
e poscia imaginando,
di caunoscenza e di verit fora,
visi di donne m'apparver crucciati,
che mi dicean pur: - Morra'ti, morra'ti -.
Poi vidi cose dubitose molte,
nel vano imaginare ov'io entrai;
ed esser mi parea non so in qual loco,
e veder donne andar per via disciolte,
qual lagrimando, e qual traendo guai,
che di tristizia saettavan foco.
Poi mi parve vedere a poco a poco
turbar lo sole e apparir la stella,
e pianger elli ed ella;
cader li augelli volando per l'are,
e la terra tremare;
ed omo apparve scolorito e fioco,
dicendomi: - Che fai? non sai novella?
Morta  la donna tua, ch'era s bella -.
Levava li occhi miei bagnati in pianti,
e vedea, che parean pioggia di manna,
li angeli che tornavan suso in cielo,
e una nuvoletta avean davanti,
dopo la qual gridavan tutti: Osanna;
e s'altro avesser detto, a voi dire'lo.
Allor diceva Amor: - Pi nol ti celo;
vieni a veder nostra donna che giace -.
Lo imaginar fallace
mi condusse a veder madonna morta;
e quand'io l'avea scorta,
vedea che donne la covrian d'un velo;
ed avea seco umilit verace,
che parea che dicesse: - Io sono in pace -.
Io divenia nel dolor s umile,
veggendo in lei tanta umilt formata,
ch'io dicea: - Morte, assai dolce ti tegno;
tu dei omai esser cosa gentile,
poi che tu se' ne la mia donna stata,
e dei aver pietate e non disdegno.
Vedi che s desideroso vegno
d'esser de' tuoi, ch'io ti somiglio in fede.
Vieni, ch 'l cor te chiede -.
Poi mi partia, consumato ogne duolo;
e quand'io era solo,
dicea, guardando verso l'alto regno:
- Beato, anima bella, chi te vede! -
Voi mi chiamaste allor, vostra merzede".

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
15XV



Io mi senti' svegliar dentro a lo core
un spirito amoroso che dormia:
e poi vidi venir da lungi Amore
allegro s, che appena il conoscia,
dicendo: "Or pensa pur di farmi onore";
e 'n ciascuna parola sua ridia.
E poco stando meco il mio segnore,
guardando in quella parte onde venia,
io vidi monna Vanna e monna Bice
venire inver lo loco l 'v'io era,
l'una appresso de l'altra maraviglia;
e s come la mente mi ridice,
Amor mi disse: "Quell' Primavera,
e quell'ha nome Amor, s mi somiglia".

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
16XVI



I
Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.
Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umilt vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi s piacente a chi la mira,
che d per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender no la pu chi no la prova:
e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira.

II
Vede perfettamente onne salute
chi la mia donna tra le donne vede;
quelle che vanno con lei son tenute
di bella grazia a Dio render merzede.
E sua bieltate  di tanta vertute,
che nulla invidia a l'altre ne procede,
anzi le face andar seco vestute
di gentilezza, d'amore e di fede.
La vista sua fa onne cosa umile;
e non fa sola s parer piacente,
ma ciascuna per lei riceve onore.
Ed  ne li atti suoi tanto gentile,
che nessun la si pu recare a mente,
che non sospiri in dolcezza d'amore.

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
17XVII



S lungiamente m'ha tenuto Amore
e costumato a la sua segnoria,
che s com'elli m'era forte in pria,
cos mi sta soave ora nel core.
Per quando mi tolle s 'l valore,
che li spiriti par che fuggan via,
allor sente la frale anima mia
tanta dolcezza, che 'l viso ne smore,
poi prende Amore in me tanta vertute,
che fa li miei spiriti gir parlando,
ed escon for chiamando
la donna mia, per darmi pi salute.
Questo m'avvene ovunque ella mi vede,
e s  cosa umil, che nol si crede.

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
18XVIII



Li occhi dolenti per piet del core
hanno di lagrimar sofferta pena,
s che per vinti son remasi omai.
Ora, s'i' voglio sfogar lo dolore,
che a poco a poco a la morte mi mena,
convenemi parlar traendo guai.
E perch me ricorda ch'io parlai
de la mia donna, mentre che vivia,
donne gentili, volentier con vui,
non voi parlare altrui,
se non a cor gentil che in donna sia;
e dicer di lei piangendo, pui
che si n' gita in ciel subitamente,
e ha lasciato Amor meco dolente.
Ita n' Beatrice in l'alto cielo,
nel reame ove li angeli hanno pace,
e sta con loro, e voi, donne, ha lassate:
no la ci tolse qualit di gelo
n di calore, come l'altre face,
ma solo fue sua gran benignitate;
ch luce de la sua umilitate
pass li cieli con tanta vertute,
che f maravigliar l'etterno sire,
s che dolce disire
lo giunse di chiamar tanta salute;
e fella di qua gi a s venire,
perch vedea ch'esta vita noiosa
non era degna di s gentil cosa.
Partissi de la sua bella persona
piena di grazia l'anima gentile,
ed ssi gloriosa in loco degno.
Chi no la piange, quando ne ragiona,
core ha di pietra s malvagio e vile,
ch'entrar no i puote spirito benegno.
Non  di cor villan s alto ingegno,
che possa imaginar di lei alquanto,
e per no li ven di pianger doglia:
ma ven tristizia e voglia
di sospirare e di morir di pianto,
e d'onne consolar l'anima spoglia
chi vede nel pensero alcuna volta
quale ella fue, e com'ella n' tolta.
Dannomi angoscia li sospiri forte,
quando 'l pensero ne la mente grave
mi reca quella che m'ha 'l cor diviso:
e spesse fiate pensando a la morte,
venemene un disio tanto soave,
che mi tramuta lo color nel viso.
E quando 'l maginar mi ven ben fiso,
giugnemi tanta pena d'ogne parte,
ch'io mi riscuoto per dolor ch'i' sento;
e s fatto divento,
che da le genti vergogna mi parte.
Poscia piangendo, sol nel mio lamento
chiamo Beatrice, e dico: "Or se' tu morta?";
e mentre ch'io la chiamo, me conforta.
Pianger di doglia e sospirar d'angoscia
mi strugge 'l core ovunque sol mi trovo,
s che ne 'ncrescerebbe a chi m'audesse:
e quale  stata la mia vita, poscia
che la mia donna and nel secol novo,
lingua non  che dicer lo sapesse:
e per, donne mie, pur ch'io volesse,
non vi saprei io dir ben quel ch'io sono,
s mi fa travagliar l'acerba vita;
la quale  s 'nvilita,
che ogn'om par che mi dica: "Io t'abbandono",
veggendo la mia labbia tramortita.
Ma qual ch'io sia la mia donna il si vede,
e io ne spero ancor da lei merzede.
Pietosa mia canzone, or va piangendo;
e ritruova le donne e le donzelle
a cui le tue sorelle
erano usate di portar letizia;
e tu, che se' figliuola di tristizia,
vatten disconsolata a star con elle.

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
19XIX



Venite a intender li sospiri miei,
oi cor gentili, ch piet 'l disia:
li quai disconsolati vanno via,
e s'e' non fosser, di dolor morrei;
per che li occhi mi sarebber rei,
molte fiate pi ch'io non vorria,
lasso!, di pianger s la donna mia,
che sfogasser lo cor, piangendo lei.
Voi udirete lor chiamar sovente
la mia donna gentil, che si n' gita
al secol degno de la sua vertute;
e dispregiar talora questa vita
in persona de l'anima dolente
abbandonata de la sua salute.

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
20XX



Quantunque volte, lasso! , mi rimembra
ch'io non debbo gi mai
veder la donna ond'io vo s dolente,
tanto dolore intorno 'l cor m'assembra
la dolorosa mente,
ch'io dico: "Anima mia, ch non ten vai?
ch li tormenti che tu porterai
nel secol, che t' gi tanto noioso,
mi fan pensoso di paura forte".
Ond'io chiamo la Morte,
come soave e dolce mio riposo;
e dico "Vieni a me" con tanto amore,
che sono astioso di chiunque more.
E' si raccoglie ne li miei sospiri
un sono di pietate,
che va chiamando Morte tuttavia:
a lei si volser tutti i miei disiri,
quando la donna mia
fu giunta da la sua crudelitate;
perch 'l piacere de la sua bieltate,
partendo s da la nostra veduta,
divenne spirital bellezza grande,
che per lo cielo spande
luce d'amor, che li angeli saluta,
e lo intelletto loro alto, sottile
face maravigliar, s v' gentile.

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
21XXI



Primo cominciamento

Era venuta ne la mente mia
la gentil donna che per suo valore
fu posta da l'altissimo signore
nel ciel de l'umiltate, ov' Maria.

Secondo cominciamento

Era venuta ne la mente mia
quella donna gentil cui piange Amore,
entro 'n quel punto che lo suo valore
vi trasse a riguardar quel ch'eo facia.
Amor, che ne la mente la sentia,
s'era svegliato nel destrutto core,
e diceva a' sospiri: "Andate fore";
per che ciascun dolente si partia.
Piangendo uscivan for de lo mio petto
con una voce che sovente mena
le lagrime dogliose a li occhi tristi.
Ma quei che n'uscian for con maggior pena,
venian dicendo: "Oi nobile intelletto,
oggi fa l'anno che nel ciel salisti".

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
22XXII



Videro li occhi miei quanta pietate
era apparita in la vostra figura,
quando guardaste li atti e la statura
ch'io faccio per dolor molte fiate.
Allor m'accorsi che voi pensavate
la qualit de la mia vita oscura,
s che mi giunse ne lo cor paura
di dimostrar con li occhi mia viltate.
E tolsimi dinanzi a voi, sentendo
che si movean le lagrime dal core,
ch'era sommosso da la vostra vista.
Io dicea poscia ne l'anima trista:
"Ben  con quella donna quello Amore
lo qual mi face andar cos piangendo".

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
23XXIII



Color d'amore e di piet sembianti
non preser mai cos mirabilmente
viso di donna, per veder sovente
occhi gentili o dolorosi pianti,
come lo vostro, qualora davanti
vedetevi la mia labbia dolente;
s che per voi mi ven cosa a la mente,
ch'io temo forte non lo cor si schianti.
Eo non posso tener li occhi distrutti
che non reguardin voi spesse fiate,
per desiderio di pianger ch'elli hanno:
e voi crescete s lor volontate,
che de la voglia si consuman tutti;
ma lagrimar dinanzi a voi non sanno.

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
24XXIV



"L'amaro lagrimar che voi faceste,
oi occhi miei, cos lunga stagione,
facea lagrimar l'altre persone
de la pietate, come voi vedeste.
Ora mi par che voi l'obliereste,
s'io fosse dal mio lato s fellone,
ch'i' non ven disturbasse ogne cagione,
membrandovi colei cui voi piangeste.
La vostra vanit mi fa pensare,
e spaventami s, ch'io temo forte
del viso d'una donna che vi mira.
Voi non dovreste mai, se non per morte,
la vostra donna, ch' morta, obliare".
Cos dice 'l meo core, e poi sospira.

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
25XXV



Gentil pensero che parla di vui
sen vene a dimorar meco sovente,
e ragiona d'amor s dolcemente,
che face consentir lo core in lui.
L'anima dice al cor: "Chi  costui,
che vene a consolar la nostra mente,
ed  la sua vert tanto possente,
ch'altro penser non lascia star con nui?"
Ei le risponde: "Oi anima pensosa,
questi  uno spiritel novo d'amore,
che reca innanzi me li suoi desiri;
e la sua vita, e tutto 'l suo valore,
mosse de li occhi di quella pietosa
che si turbava de' nostri martiri".

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
26XXVI



Lasso! per forza di molti sospiri,
che nascon de' penser che son nel core,
li occhi son vinti, e non hanno valore
di riguardar persona che li miri.
E fatti son che paion due disiri
di lagrimare e di mostrar dolore,
e spesse volte piangon s, ch'Amore
li 'ncerchia di corona di martiri.
Questi penseri, e li sospir ch'eo gitto,
diventan ne lo cor s angosciosi,
ch'Amor vi tramortisce, s lien dole;
per ch'elli hanno in lor li dolorosi
quel dolce nome di madonna scritto,
e de la morte sua molte parole.

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
27XXVII



Deh peregrini che pensosi andate,
forse di cosa che non v' presente,
venite voi da s lontana gente,
com'a la vista voi ne dimostrate,
che non piangete quando voi passate
per lo suo mezzo la citt dolente,
come quelle persone che neente
par che 'ntendesser la sua gravitate?
Se voi restaste per volerlo audire,
certo lo cor de' sospiri mi dice
che lagrimando n'uscireste pui.
Ell'ha perduta la sua beatrice;
e le parole ch'om di lei p dire
hanno vert di far piangere altrui.

Dante Alighieri, Poesie della "Vita Nuova"
28XXVIII



Oltre la spera che pi larga gira
passa 'l sospiro ch'esce del mio core:
intelligenza nova, che l'Amore
piangendo mette in lui, pur su lo tira.
Quand'elli  giunto l dove disira,
vede una donna, che riceve onore,
e luce s, che per lo suo splendore
lo peregrino spirito la mira.
Vedela tal, che quando 'l mi ridice,
io no lo intendo, s parla sottile
al cor dolente, che lo fa parlare.
So io che parla di quella gentile,
per che spesso ricorda Beatrice,
s ch'io lo 'ntendo ben, donne mie care.
