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Preludio alla Societ dell'Utopia.
di Alfa.

Corrisponde alle iniziali dell'autore,
ma non  uno pseudonimo.
 piuttosto simbolo e metafora
di un nuovo cominciamento.


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INDICE

1.             PROLOGO

2.            NOTA ALLA  MANCANZA  DI  NOTE  BIBLIOGRAFICHE

3.           'UTOPIA' COME  VOCABOLO  POLITICO

4.            INTRODUZIONE  ALLA  NUOVA  LOGICA

5.             RELIGIONI  E  UTOPIA

6.            'STORIA COMUNISTA'E  UTOPIA

7.           SUL  FUTURO  DEL  CAPITALISMO

8.          ANTAGONISMO  E  RIVOLUZIONE

9.            LE  DONNE  COME  CLASSE  E  NON  CLASSE

10.             CRISTO  E  LE  DONNE

11.            DISIMPEGNO  POLITICO  E  IMPEGNO  IDEOLOGICO

12.           LA  SEPARAZIONE  ANTROPOLOGICA

13.          LA  SCISSIONE  TERRITORIALE

14.           LA  SOCIET  DELLA  DOMANDA

15.            LE  COORDINATE  SPIRITUALI  DELL'UTOPIA

16.           LA  MOBILIT  DELLA  COPPIA

17.          L'INFRASTRUTTURA  IMMOBILIARE

18.         SULLA  DEMOCRAZIA  UTOPICA

19.           PER  LA  BIBLIOTECA  DELL'UTOPIA

20.            SUL  METODO  DELLA  RICERCA

21.           L'UTOPIA  S.p.A.

22.          L'ANNO  CHE  VERR

23.         EPILOGO



1. Prologo


 tempo, finita l'era delle profezie, di approdare all'ottica del progetto.
 tempo d'inventare sistemi di vita che non siano vuote elucubrazioni sui futuribili, bens ipotesi politiche capaci di promuovere un sistema sociale che renda affascinante e godibile l'esistenza delle donne e degli uomini sulla terra.
Chi non crede possibile questa progettualit ha gi suicidato la propria vita e quella delle future generazioni, giacch la rinuncia alla rivoluzione  gi la rinuncia alla domanda di felicit.
Tuttavia un'impresa cos ardua  possibile solo a patto di trasformare radicalmente le attuali modalit del pensiero. E quindi di liberarsi dal dogma del 'mercato', imparando a coniugare l'utilit all'amore.
Per nuotare dentro questa inesplorata dimensione, occorrer perci definire una nuova logica, intesa come 'relativit del positivo'. In tal modo il muscolo del pensiero potr muovere persone e cose con un riflesso istintuale che sia conforme e 'naturale'rispetto alla nuova struttura politica.
 per fin troppo evidente che l'attuale momento storico non consente di ipotizzare in tempi brevi l'inizio del processo utopico. Non aleggia oggi, purtroppo, alcuna carica di 'rivoluzionariet'che annunci una qualche epifania.
Al tempo di Cristo l'evento era gi nell'aria, carico di presagi. Cos fu anche prima del 1848, quando s'aggirava per l'Europa lo 'spettro'del proletariato.
Attualmente invece nulla (o quantomeno nulla di strettamente quantificabile) lascia presentire la domanda di Utopia, presente forse in taluni semplicemente come bisogno mentale.

Per dar vita a una nuova proposta politica, non si pu non partire dalla prefigurazione di un sistema sociale in cui tutte le contraddizioni tendano ad annullarsi. Si dovr realizzare ci che i depressi considerano inattuabile, evitando, beninteso, di sconfinare nelle secche dell'inverosimile.
 tuttavia fin d'ora essenziale, affinch si metta in marcia il treno del nuovo evento, indicare, con la massima chiarezza 'visiva'possibile, tutti gli elementi che dovranno determinare il funzionamento della societ che si vuole delineare.
Una societ 'necessariamente'strutturata senza classi sociali, senza propriet privata dei mezzi di produzione, senza moneta n mercato n famiglia monogamica, e dove anche la democrazia non sia pi regolata da rappresentanze delegate di tipo parlamentare. Ma non si tratter di un semplice rovesciamento del modello capitalistico. Poich dev'essere il contenuto del nuovo a escludere il vecchio e non il passato a ingabbiare il futuro.
Non conta quasi pi, in quest'ottica, il momento offensivo (anticapitalistico), bens quello propositivo che, con la sua carica seduttiva, superi e, solo in quanto superi, sopravanzi il capitalismo.
Verr tralasciata, naturalmente, anche l'analisi dell'attualit politica, utile ormai solo per rincorrere, giorno dopo giorno, le mosse dell'avversario di turno.
Le proposte che nasceranno serviranno, oltre che come 'istigazione a desiderare l'Utopia', da stimolo per riaprire un confronto politico di portata strategica, da troppi anni caduto in letargo. E, qualora se ne determinino le condizioni, si potr costruire una fitta rete di ricerca internazionale per stilare il Manifesto dell'Utopia.
Di sicuro il Progetto non potr essere compatibile con l'attuale modo di essere di tutta la specie umana: da coloro che preferiscono la divisione in classi della societ, per mantenere integro il loro ruolo di potere, a quelli che gradiscono, tutto sommato, la propria condizione di sottomessi.
Si spera nondimeno che la realizzazione dell'Utopia possa essere frutto di un passaggio indolore, anche se  da ritenere altamente improbabile tale eventualit. Ragion per cui  d'obbligo assumersi fin d'ora tutta la responsabilit di una possibile separazione antropologica.

Sebbene la teorizzazione del comunismo abbia trovato espressione in migliaia di pagine, pochissime sono state finora le indicazioni circa la forma concreta di una societ costruita a sua misura.
Ovviamente, non merita neanche di essere presa in considerazione la miseria pratica e teorica del cosiddetto socialismo reale, poich del tutto estranea ai contenuti dell'Utopia. Anzi, quelle esperienze hanno avvolto in un alone di grigiore spettrale l'idea stessa del comunismo. Ma forse questa ricerca ha gi travalicato i confini etimologici di quel termine.

Se il cristianesimo si  alimentato della insopprimibilit della contraddizione (a partire dall'antitesi bene/male), il comunismo, che avrebbe dovuto portare al superamento di ogni contraddizione, non  stato capace di eliminare neanche quella tra i suoi princpi e il 'modello di transizione'.
Da un punto di vista metodologico si pu certo reputare corretta l'interpretazione della storia come lotta di classe. Non si pu tuttavia non rilevare che la designazione del proletariato industriale come soggetto rivoluzionario ha di fatto bloccato la costruzione dell'utopia comunista.
 stata cio arbitrariamente abbinata una classe economica a un progetto politico tutto ancora da definire, legando erroneamente la classe del lavoro a quella della mente. Il proletariato, infatti, in quanto classe nascente dai rapporti di produzione borghesi, pur avendo i requisiti oggettivi per essere l'antagonista della borghesia, manca per della vera dimensione rivoluzionaria, che consiste nell'essere portatore di una diversa concezione 'dell'intera vita'.
Il distacco dall'impianto marxista  perci la condizione necessaria per tentare di dislocare la domanda di comunismo dall'alveo della contrapposizione al capitalismo a quello della consonanza utopica.
L'abrogazione della propriet privata, ad esempio, non dovr pi rappresentare una sorta di contrappasso storico (espropriazione degli espropriatori), bens corrispondere a una nuova proposta che si faccia garante della libert della domanda individuale.
Troppo spesso, invece,  stata ricalcata la 'societ attesa'sulla tela della classe antagonista. In realt era unicamente il 'vuoto'di progettualit a determinare la forma della nuova societ come effetto automatico del ribaltamento della precedente.
Il sogno idilliaco dell'Utopia, al contrario, pu realizzarsi soltanto con un 'salto nel pieno', attraverso un'invenzione della mente che consenta di superare, in direzione dell'amore sociale, i limiti e le incompatibilit della logica della natura.

L'unica teoria che finora si  appropriata dell'amore come pratica politica  stata elaborata dal Dr. Cristo, il quale, anche se in buona fede, ha fatto della sua etica la pi grossa operazione di mediazione sociale.  riuscito difatti a mantenere compattata la societ divisa in classi, adoperando quella prassi come un efficace collante delle contraddizioni. Del resto solo in tal modo la parit sociale poteva essere esclusa dal calcolo dei fattori che determinano l'amore. Che perci  diventato un concetto neutro, buono per tutti gli usi.
Compito arduo ma essenziale sar allora mostrare l'inadeguatezza della proposta cristiana. Non certo per crogiolarsi nel lutto della morte di un dio, bens per costruire una dottrina superiore, un amore vero tra uguali. Dove l'uguaglianza sia intesa come libera determinazione di tanti 'io', comunque tutti diseguali, tutti diversi uno dall'altro.
L'amore, ovviamente, non  solo emozione sentimentale o erotica.  anzi il vero protagonista del Progetto Utopico.
La sua problematica  parte politicamente integrante dell'invenzione di una nuova organizzazione sociale che si alimenti e viva di tale energia spirituale.

2. Nota alla mancanza di note bibliografiche



Qualunque testo 'che si rispetti' corredato di note bibliografiche.  Io me ne esento, essenzialmente per tre ragioni.
La prima  che intendo dare a queste pagine un taglio deliberatamente antiaccademico.
La seconda  che non rivendico nessuna primogenitura, consapevole come sono che spesso la mia elaborazione utilizza idee prive di una precisa paternit. O maternit, come nel caso del femminismo.
La terza e ultima ragione  che a me interessa molto pi lo sviluppo di un pensiero che la ricostruzione del suo albero genealogico. Il borghese 'diritto d'autore', in tal modo, si dissolve. E in maniera che non esito a definire 'prefigurante', soprattutto rispetto a come si intender produrre collettivamente il lavoro di ricerca.
A riprova di quanto detto, non ho difficolt a dichiarare che 'quasi tutto'il contenuto di questo testo  stato gi, in qualche modo, scritto e pensato da altri.
Pur tuttavia, di tanto in tanto, mi prender la libert di citare dei passaggi con il nome dell'autore (ufficiale), poich non assumo come regola assoluta neanche quella di non dover produrre riferimenti bibliografici.

3. 'Utopia'come vocabolo politico



L'utopia, come domanda politica, non appartiene n all'area culturale della tradizione n a quella del riformismo.
D'altro canto, l'etimologia del termine (dal greco ou-tpos, luogo che non esiste) contiene gi una precisa opzione ideologica, presentando il suo stesso contenuto come storicamente inattuabile, e perci negandolo.
La gabbia del suo enunciato  tuttavia solo una delle spiegazioni del fatto che gli utopisti hanno fin qui proceduto con la retromarcia. Un'altra  da imputare alla loro incapacit, privi com'erano di corrette coordinate metodologiche, di produrre un'analisi scientifica della societ.
Anche se i loro 'sogni'erano impregnati di ideali libertari ed egualitari, quegli utopisti riuscivano a eclissare il permanere della divisione di classe (tipo il dualismo tra filosofi-sacerdoti e agricoltori) solo grazie alla capacit seduttiva dei loro racconti. Non a caso, quindi, in quelle fiabesche immaginazioni ritroviamo le stesse contraddizioni da cui intendevano allontanarsi.
Va inoltre sottolineato che l'utopia non  che la traduzione laica dell'idea religiosa dell'Eden partorita dalla cultura occidentale.
Anche se il paradiso (terrestre)  stato localizzato in un luogo recondito e inaccessibile della terra, di forma quasi sempre circolare, chiuso e separato da un gran tratto di oceano, la produzione dell'immaginario religioso, in realt,  stata molto pi ricca di utopia rispetto a quanto hanno lasciato in eredit gli utopisti laici.
Nelle rappresentazioni letterarie o pittoriche l'Eden viene sempre descritto come un luogo in cui abbondano i beni materiali (rivoluzione industriale) e domina la felicit (logica del positivo). La propriet privata ovviamente non esiste, poich ciascuno pu avere tutto ci che desidera (societ della domanda). Per accedervi c' poi bisogno di un passaporto eccezionale, di una guida angelica (classe rivoluzionaria), e non tutti perci possono trovarvi ospitalit (separazione antropologica).
Se per si vuole collocare l'Eden nella storia, occorre sostituire la letteratura con la scienza politica. E quindi, con uno sforzo di immaginazione superiore a quello delle stesse religioni, si dovr essere capaci di tradurre il sogno in termini razionali.
Il termine 'Utopia' perci qui disgiunto da ogni riferimento alla letteratura, religiosa o laica che sia, sull'argomento.  tuttavia politicamente comodo conservarne l'uso, dal momento che la parola comunismo, molto pi adatta a esprimere il Progetto che s'intende delineare,  stata completamente sfigurata e depotenziata della sua valenza utopica dalla teoria e dalla storia di quei partiti-Stato che han preteso di parlare in suo nome.
 opportuno intanto fissare un paio di condizioni preliminari, essenziali per la configurazione dell'Utopia:
1) che essa diventa irrealizzabile ogni qualvolta  inserita in un contesto non utopico;
2) che non pu essere parcellizzata, nel senso che nessun suo momento pu essere decontestualizzato dall'intero processo.
Va poi sfatata l'opinione corrente secondo cui l'utopia  bella ma irrealizzabile. Tale luogo comune deriva, in sostanza, da una plurisecolare rassegnazione al non bello, cio dalla convinzione che sia impossibile costruire un luogo in cui ogni dimensione del vivere entri in equilibrio con le altre, cos da realizzare l'unit tra il bello come forma e l'estasi come contenuto.
Si parler comunque di Utopia solo in un quadro di tecnologia avanzata, in quanto ogni riproposizione del comunismo primitivo sarebbe regressiva e puerile. La tecnologia, tuttavia, pur essendo l'unico mezzo in grado di affrancare l'uomo dalla schiavit del lavoro ripetitivo, non costituisce, di per s, n la condizione n l'orizzonte della liberazione del genere umano.
 inutile che gli amanti della preistoria si affannino a ricercare nel passato remoto reperti archeologici di presagio utopico. Se qualcuno ha bisogno di sentirsi rassicurato o cerca un appiglio che lo autorizzi a credere, sappia che la storia non ha mai offerto nulla che si avvicinasse alla Societ dell'Utopia.
L'esito ultimo, ad esempio, delle comuni, e in particolare di quelle cristiane, costruite attorno alla solidariet assistenziale,  stato di assicurare a ciascuna persona il minimo indispensabile per sopravvivere. Il che, come risultato, sta in posizione diametralmente opposta al Progetto che qui si intende prospettare. In assenza di classi da confortare, poveri da soccorrere, contraddizioni da sanare, verranno difatti a cadere le motivazioni di quel mutuo soccorso finalizzato ad alleviare lo stato di afflizione con il pianto del conforto.
Non  che nella Societ dell'Utopia debba esistere soltanto il pianto della gioia, ma certamente non ci saranno pi le sofferenze legate alle svantaggiate condizioni di classe e, di conseguenza, si dissolver l'attuale funzione 'strategica'della solidariet.
Ovviamente, i buoni eredi di chi si rifiut di osservare, attraverso il cannocchiale galileiano, la conformazione fisica degli astri, saranno, a maggior ragione, incapaci di capire, con gli occhi della mente, i mondi, oggi immateriali, che verranno qui raffigurati. E sicuramente da costoro, ma non solo, pioveranno le accuse di predicare la morale peccaminosa dei frutti proibiti.
Ma proprio queste "mele" (di una nuova moralit), una volta assaggiate e ingerite, apriranno le porte del giardino dell'Eden, per le quali in verit nessuno mai  passato.
Gli increduli, invece, potranno invocare i fumi della follia.  Che sia! Giacch, senza una dose di furore, di esaltazione, di entusiasmo della ragione, non si potr mai avere la 'forza'di muovere l'Evento della nuova Era.

4. Introduzione alla nuova logica



La logica costituisce quel binario invisibile che garantisce la coerenza di un certo 'punto di vista strategico'.
Una proposta politica che pretendesse di rivoluzionare persone e cose senza partire da una nuova logica sarebbe perci un non senso, in quanto la storia continuerebbe a procedere lungo l'asse della vecchia logica.

"... Marx ottiene i risultati pi grandiosi applicando la legge logica della natura... [che] a ogni passo si rivela una intelligenza universale".
"Chi vorr negare il mirabile ordine dei fenomeni naturali, la loro armonia, organizzazione o sistematicit?"
Questi due brani sono tratti dai Quaderni filosofici di Lenin. Ma il secondo, che rappresenta il pi sublime tra i luoghi comuni, avrebbe potuto scriverlo chiunque.
Non basta, tuttavia, rimanere incantati dall'effetto scenografico dell'ordine cosmico, per riconoscere unicit e universalit alla 'legge logica della natura'. Se non altro perch tale legge  un 'meccanismo tecnico'di autoconservazione ed  perci del tutto indifferente alla domanda di 'ordine sociale e morale'presente invece nella societ umana.
Che durante la piena un fiume allaghi e distrugga tutto quello che incontra non dipende ovviamente dalla sua cattiveria, poich la cattiveria  un disvalore morale di cui la natura non ha nozione. Lo stesso vale per la sopravvivenza degli animali, spesso legata all'uccisione obbligata e sistematica di altri esseri, o ancora per la prevalente assegnazione al maschio del ruolo gerarchico di capo-branco. Una lettura della 'logica della natura'secondo la scala dei valori etico-sociali porterebbe quindi all'erronea deduzione che la natura  classista e maschilista.
Ma quasi tutto il tragitto del pensiero filosofico  stato segnato da quella 'prima svista'. Ragion per cui, una volta sovrapposto il meccanismo del 'mondo delle cose'al 'mondo degli umani', il non-peccato della natura  diventato (fisiologicamente) 'peccato d'origine'e strutturale dell'umanit. E il male, proprio perch considerato parte integrante e sostanziale della natura,  divenuto extra-logico anche per l'uomo.
La letteratura sul paradiso, conscia della discordanza tra ordine naturale e ordine morale, ha difatti disegnato il mondo perfetto stravolgendo le regole della natura animale, cos che "... gli animali pi diversi, tra i quali leoni e agnelli, cervi e conigli [vivono] gli uni accanto (a)gli altri, senza pi che alcuna bestia porti veleno e offesa,... anzi [in modo] che essi siano prodigiosi, utili ed obbedienti".
La potenza dell'allegoria paradisiaca consiste, quindi, nell'idealizzazione di un mondo pacificato. Se per tale immaginario potesse divenire realt, diverse specie animali sarebbero destinate a estinguersi in brevissimo tempo e la natura cambierebbe completamente volto.
L'evidente antinomia avrebbe dovuto consigliare di tenere separata, e quindi non applicare al mondo degli uomini, la logica della natura.  Ma cos non  stato.
Il pensiero laico, presupponendo un 'unico sistema logico', ha finito con il dedurre che la contraddizione politica  ineliminabile.
La concezione cristiana, d'altro canto, avendo anteposto 'l'origine del male'alla comparsa dell'uomo sulla terra, ha reso il peccato extra-storico.
Cosicch 'l'unicit della logica'da un lato e la 'extra-storicit'del peccato dall'altro hanno impedito di entrare in una diversa dimensione di pensiero.
Chiunque tuttavia avesse solo supposto, prima di Einstein, l'esistenza 'contemporanea'di pi teorie generali, ciascuna (nel suo sistema di riferimento) valida per tutto l'universo, sarebbe stato considerato un pazzo. Ma anche quando Einstein ha dimostrato che la regola 'del sistema universale' la Relativit e non l'Unicit, questa asserzione, rivoluzionaria nel campo scientifico, non ha prodotto, sul piano della filosofia, un'analoga rivoluzione logica. Non  stata concepita, cio, una 'seconda logica'. Che non solo navighi in sintonia con il contenuto spirituale dell'Utopia, ma che abbia anche 'un'essenza'capace di determinare il movimento del concreto.
L'esemplificazione pi immediata di ci pu scaturire dalla comparazione tra fisica e filosofia. Fino a quando, nel campo della fisica, tutti i fenomeni venivano spiegati con la 'meccanica classica', ai suoi princpi si attribuiva "validit assoluta e universale". Quando per quella scienza non  stata in grado di definire alcuni fenomeni resi 'visibili'dalla scoperta del 'campo elettromagnetico', sono sorte altre teorie generali (Relativit e Quantistica) che hanno trovato delle soluzioni a problemi prima irrisolvibili.
Per quanto riguarda la logica, si tratta ora di costruirne (o di scoprirne) una diversa da quella della contraddizione. Fermo restando, ovviamente, che quest'ultima ben risponde ai vecchi e ai nuovi quesiti sulla societ di classe.
Parlare di pi logiche significa quindi che possono esistere pi verit, ciascuna valida nel suo ambito di riferimento.
Prima di procedere alla formulazione di una nuova logica, occorre tuttavia avviare, seppur brevemente, il confronto con il punto di vista marxiano. Proprio perch da una serie di errori dovuti all'impostazione teoretica di Marx sono nati alcuni dei 'peccati mortali'del comunismo storico.
Intanto va subito detto che Marx, nonostante abbia inteso ribaltare la logica di Hegel,  rimasto profondamente hegeliano. Nel senso che quel capovolgimento ("dalla testa ai piedi"), interessando tutto il corpo di quel sistema logico, ne ha, di fatto, conservato sostanzialmente integra la struttura. L'operazione di ribaltamento, infatti, pur spostando il punto di partenza hegeliano dalla tesi all'antitesi, implica comunque la pretesa di affermare negando. Si  riapplicato quindi quel principio dell'antinomia, che  esattamente agli antipodi dell'utopia comunista.
La societ senza pi classi presuppone, invece, la fine della negativit o, meglio, la possibilit di annientare tutte le contraddizioni dell'esistente, di emanciparsi, cio, definitivamente dalla dialettica della contraddizione.
 vero che gli intellettuali comunisti cercavano un sistema logico che fornisse loro la chiave filosofica per uscire dal capitalismo, ed  anche vero che, col capovolgimento della dialettica hegeliana,  possibile innescare questa fuga. Ma  altrettanto vero che la 'nuova'societ continua a operare nella 'triade dialettica della contraddizione'e perci nella non-condizione dell'Utopia.
La logica hegeliana e le sue coordinate etiche conservano comunque, ancor oggi, una loro attualit, perch ogni posizione pu essere superata soltanto attraverso la negazione della negazione, dato che la storia contemporanea opera essenzialmente nel quadro di riferimento della lotta di classe e, quindi, della contraddizione derivante dall'odio di classe (negativit extra-logica).
D'altronde, se Hegel sosteneva che "il pensiero  subordinato all'esistenza del reale, in quanto il reale  il suo fondamento e la guida della storia", e la storia  stata finora contrassegnata dalla contraddizione, non deve certo meravigliare che lo stesso Hegel (e non solo lui) abbia inevitabilmente conferito 'legittimit universale'a quella logica. La quale peraltro sembrava offrire il vantaggio di non lasciar nulla fuori, per cui ci che "doveva essere,  stato, ci che  stato, doveva essere" e, di conseguenza, anche ci che dovr essere sar.
 possibile, allora, entrare in una nuova relativit, dove non esista pi la contraddizione come elemento che domina il meccanismo della vita?  possibile entrare nella positivit, come altro sistema, costante e coerente?  possibile cotanto cambiamento?
La risposta non pu che essere affermativa.
Per comprendere, intanto, come sia pensabile la molteplicit delle logiche, bisogna partire da una 'prima essenza', cio da quella 'sostanza semplice'che ne garantisce il movimento, e dimostrare o che questa 'essenza motoria'funziona con un ampio ventaglio di sistemi, oppure che esistono pi 'prime essenze logiche'. A questo proposito, Hegel, pur avendo sostenuto che il "segno distintivo" di tale 'essenza motoria' la 'differenza', ha finito poi per saldarla esclusivamente al processo dell'auto-negazione.
Ci che qui si sostiene  invece la possibilit, anzi la necessit, di separare quella prima essenza dal legame esclusivo con la contraddizione, in modo che dalla differenza scaturisca anche la complementariet, che compone l'armonia dell'asimmetria. Cos come - per via analogica - la diversit delle cariche elettriche dell'atomo non rappresenta uno 'stato di conflitto', bens di conservazione del diverso. Tant' vero che ogni atomo, nel suo complesso, si presenta sempre 'elettricamente neutro'.
Ora,  proprio mediante l'analisi di una percezione fenomenologica che si giunger a 'provare'l'esistenza della logica dell'Utopia.
Ipotizziamo che ogni essere umano possieda due 'corpi': quello che ci appare materialmente e quello che ci avvolge immaterialmente. Questo corpo invisibile si pu definire come una specie di 'corazza di protezione'che gestisce e filtra il sistema delle relazioni tra persone. , cio, un'armatura ideologica, nata dalla conflittualit sociale, con funzione essenzialmente difensiva.
Ci sono per degli 'attimi fuggenti'in cui le relazioni vengono vissute in maniera 'candida'. E sono dei momenti particolarissimi e inebrianti, nei quali si realizza una profonda coesione con l'altro attraverso due passaggi alquanto elementari:
1) la corazza di protezione scompare;
2) si sprigiona dell'energia.
In entrambi i casi tuttavia 'non si crea nulla'. L'atto della 'creazione'sta nel 'rivelarsi'e nello 'sprigionarsi'di un qualcosa che era gi presente in noi, come fonte di energia originaria.
Quell'energia, tra l'altro, non  generata n dipende dalla contraddizione. E lo si pu desumere dal fatto che il suo 'svelamento'avviene proprio nell'attimo in cui le contraddizioni tendono ad azzerarsi. In tale processo neanche la mediazione  pi presente. Non solo perch non c' traccia di conflittualit, ma anche perch il ciclo dell'autoconservazione sembra ruotare dentro l'essenza di ciascuna forza. E la sintesi, se di sintesi si pu parlare,  come se avvenisse 'dentro ciascun segno'.
Sempre da un punto di vista fenomenologico,  evidente che il raggiungimento dello stato di estasi avviene attraverso un 'trasbordo diretto': passando, cio, in modo reale e immediato, da una relativit a un'altra. Ed  una energia che, quando si rivela, si manifesta sempre allo 'stato puro', nel senso che la sua qualit e la sua forza non cambiano mai di segno. Essendo quindi 'purezza in s', la si pu definire 'l'energia del puro essere'.
Sembra, quindi, gi esistere nella mente un sistema di interazioni capace di esercitare una precisa 'polarizzazione magnetica'o, pi precisamente, di orientare le funzioni della vita di relazione secondo una direzione fissa:  'il principio del piacere'.
Forse 'l'energia del puro essere'non  interamente traducibile in nessuno dei linguaggi scientifici finora conosciuti. Certo , comunque, che alla sua conoscenza e alla sua liberazione sono legati il destino e la fattibilit stessa dell'Utopia.
Ma di che cosa  fatta, intanto, la corazza che la tiene imprigionata?
Si pu raffigurarla come un mosaico di vetrini colorati, ciascuno dei quali rappresenta una 'categoria etica'. Cos che ogni variazione cromatica produce nella persona un cambiamento dell'essere. E i colori possono mutare da un grado massimo, il trasparente, quando si realizza la pi alta emissione di energia (che si tramuta in illuminazione totale o estasi), a un grado minimo, il nero, quando l'energia non riesce a liberarsi neanche di poco.
Il processo dello 'svestimento' certo determinato dalla mente, ma anche dal bisogno di attivare relazioni a valore d'uso e non di scambio. E questo processo avviene e pu avvenire in tutti gli esseri umani, in condizioni particolari.
 ovvio, ora, che tali condizioni sono squisitamente politiche.
Per chi vive in un mare di contraddizioni, sono infatti quasi inesistenti le occasioni per entrare in quello stato di ebbrezza.
Tutto ci non significa, per, che sia sufficiente un atto unilaterale perch, all'apparire dell'energia, si determini una nuova qualit di rapporti. O l'atto  bilaterale,  collettivo (quindi politico), oppure la volont unilaterale si esaurisce in una donazione personale priva di efficacia. Anzi, ogni atto di apertura unidirezionale (nel quadro della contraddizione) diventa un atto di ingenuit, che espone chi lo pratica alla pura e semplice derisione.
 altres del tutto arbitrario pensare di definire quest'onda elettromagnetica come una fonte di divinit, se non addirittura identificarla con 'la divinit'.
Per meglio precisare i termini della 'prova fenomenologica', sarebbe opportuno, tuttavia, seguire anche altri itinerari (in particolare quelli legati alle religioni orientali), che giungono a dei risultati apparentemente simili. Quei percorsi, per, viaggiano nella direzione dell'estasi puramente individuale.
In ogni caso, ci che adesso interessa maggiormente  mostrare che la fonte del positivo 'c'', che gi 'esiste', che  parte integrante del nuovo sistema logico e che, accumulandone una gran quantit, complessa e diversificata, si pu approdare direttamente alla qualit sociale dell'Utopia. La negativit (extra-logica) di Hegel, dunque, pu essere vinta, segno che forse non  tanto extra-logica.
Si  arrivati, cos, a livello intuitivo, a una prima definizione della logica dell'Utopia come 'relativit logica del positivo'.
Per chiarirne ulteriormente le coordinate, potrebbe essere utile, a mo'di parallelismo concettuale, rifarsi al processo connesso alla velocit della luce secondo la teoria di Einstein. Non si tratta ovviamente di ipotizzare una relazione meccanica tra fisica e Utopia, ma di stabilire un'analogia forte tra la teoria della relativit, che ha aperto nuovi scenari scientifici, e la logica dell'Utopia, che pu fare da supporto a inedite configurazioni sociali.
Dunque, come in natura, in condizioni prossime alla 'velocit della luce', si determinano i fenomeni della relativit, cos nel mondo umano, quando la 'velocit sociale'si avvicina alla dimensione-limite (annullamento della contraddizione) si realizzano fenomeni sociali pi o meno vicini alla dimensione del positivo utopico.
Oltre la velocit della luce, si sa, non si pu andare. Basta ricordare che, per aumentarla anche di un solo centimetro al secondo, occorrerebbe una forza infinita. E come non c' nulla (nella natura granulare di questo universo) che possa oltrepassare quel limite, cos non c' nulla, nella logica umana, che possa andare aldil dell'Utopia. Il limite della velocit della luce equivale, perci, al massimo della felicit possibile, ma non a una condizione super-umana.
La religione cristiana, invece, ha accostato il limite del finito (l'amore universale) all'infinito in s (Dio). L'idea dell'utopia  stata quindi apparentata a quella dell'irraggiungibile infinito, mentre Dio, ridotto a valore umano, ha subito una vera e propria de-assolutizzazione. Tuttavia l'amore, pur essendo il pi sublime dei valori, non pu che proporsi come una peculiarit dell'umano. Ragion per cui Dio non pu essere sinonimo (neanche) di amore.
Va certo riconosciuto che tramite l'identit Dio-amore gli uomini hanno ricevuto l'ingiunzione di amare. Ma  anche vero che a quel verbo  stata tolta la caratteristica del godimento.
Si tratta, allora, di scoprire un altro concetto di amore, compatibile con la nuova logica. E, una volta che si sar approdati a tale scoperta, si sbloccher (quasi sboccer) buona parte del progetto esecutivo dell'Utopia.

Rileggendo le risposte dei primi pensatori dell'Occidente alle domande sull'Essere, sul Bene, sulla Verit, ecco che appare in tutta la sua limpida chiarezza il senso di potenti intuizioni quali "conosci te stesso" di Socrate e "in interiore homine habitat veritas" di Agostino.
Ma allora quelle parole erano separate dalle cose e come sospese a mezz'aria. Oggi, invece,  possibile asserire che nella mente dell'uomo alloggia davvero una ragione (la logica del positivo) capace di fargli da lume e da guida sulla via della costruzione della felicit sulla terra.
Gli attuali 'filosofi dell'Io', dopo millenni di ansiet speculativa, dopo che "nessuno  arrivato a se stesso", hanno concluso che non c' nessuna 'cosa'da trovare o costruire 'dentro'di noi, per cui "se il dentro deve essere un posto, l'Io  un posto vuoto". Anche se poi attenuano il loro nichilismo affermando che ci "non equivale a sostenere che l'atto di guardare in quella direzione sia inutile".
Ma se la natura "a ogni passo si rivela una intelligenza universale", perch mai questa intelligenza dovrebbe arrestarsi sulla soglia del 'mondo delle cose e degli animali'? Perch mai questa 'natura intelligente'diverrebbe poi incapace di fornire agli umani un'altra logica, compatibile con l'espressione pi alta della loro etica?
La verit  che questi filosofi, epigoni esangui di una grande tradizione, mai potranno trovare il baricentro dell'Essere, non essendo sintonizzati con il cuore pulsante del nostro Tempo, che  il bisogno di Utopia.
Ora comunque nulla appare pi avvolto nelle nebbie del mito, poich la spiritualit verso cui si tende  palpabile.  tempo perci che la celestialit diventi consuetudine quotidiana.
Un cosmo sta per spalancarsi sul vecchio cosmo. E sicuramente non sar neanche l'ultimo cosmo accessibile all'uomo.

5. Religioni e utopia



Parlare di Dio  stato quasi sempre problematico per chi si  collocato in una prospettiva rivoluzionaria.
Ma la contrapposizione politica alle religioni ha indotto al rifiuto del trascendente, producendo cos una spiritualit e una sensibilit di gran lunga inferiori a quella religiosa. Come se, osservando l'abbazia di San Galgano, priva del tetto di copertura, si venisse colpiti solo dal cielo attraversato da nubi o dalla geometria degli astri.
Non si tratta comunque di sciogliere l'eterno dubbio su Dio (che, forse, appartiene al segreto della morte), quanto di provare che l'etica religiosa non  n la 'teoria'in assoluto n la pi alta affermazione della vita.

 noto che un ruolo non marginale nell'invenzione della religione  stato giocato dal bisogno di elaborare, secondo un modello piramidale con all'apice il concetto della divinit, una teoria che spiegasse il processo del divenire dell'universo, della natura e degli esseri umani. Su tale discendenza verticale si sono poi fissati i princpi metafisici e la relativa architettura politico-sociale che ne  conseguita.
L'etica umana  stata perci costruita sull'imposizione di un 'dover essere'religioso, piuttosto che a partire dalle norme di una ragionata convivenza. In quella prima fase, d'altronde, per imporre e far accettare regole sociali pi avanzate, era forse necessario accreditare l'esistenza di un mondo sovrannaturale che superasse la parzialit e la finitezza dell'uomo. In tal modo la specie umana ha potuto prendere le distanze dalla sua radice primitiva, saldamente ancorata alla istintualit, per approdare a un primo sistema di rapporti sociali mediati.
Ma se le religioni hanno potuto convivere con l'evoluzione delle societ  perch, tutto sommato, le societ hanno ruotato attorno ai loro capisaldi e non viceversa.
Utilizzando un linguaggio sentenzioso e senza mai staccarsi dal grande tema della salvezza eterna, hanno parlato e parlano 'pi compiutamente'di politica di quanto non sappia fare, ancora oggi, qualsivoglia ideologia. In questo senso le religioni fanno pi politica con la loro filosofia morale che non i partiti con le loro alleanze e strategie.
Questo spiega anche perch le religioni, diversamente da quanto avviene per gli Stati e le forme di governo, sopravvivono agli scandali e alla corruzione, a inesattezze anche grossolane, a guerre e scismi. Spesso, anzi, le loro pecche sono state addebitate a errate applicazioni dei princpi, cos che l'invocazione del 'ritorno alle origini'ha scavalcato a pi pari l'analisi delle loro contraddizioni strutturali.
Ma nessuna deviazione, neanche la pi grave, ha mai modificato i fondamenti della loro filosofia morale, che sono rimasti sostanzialmente in linea con il messaggio essenziale dei fondatori.
Se da un lato tuttavia  possibile smascherarne i raggiri, dal momento che basta trovarvi 'una sola'imperfezione per escludere l'origine divina delle religioni, dall'altro, la dimostrazione delle loro antinomie, da sola, serve a ben poco.
Il bisogno di rassicurazione continuer infatti a ossigenarsi con il respiro metafisico della preghiera, poich quella pratica  cos consolidata da apparire impermeabile a qualsiasi critica. In tal senso (questo) Dio non  ancora morto, e non  detto che, quando si sar scoperta la strada della felicit terrena, l'idea dell'Assoluto debba necessariamente morire.

Se il Dr. Cristo ha individuato nella povert lo strumento della liberazione degli uomini,  anche perch non  riuscito a concepire la ricchezza come valore positivo.
Nelle societ pre-industriali, d'altronde, le masse vivevano una vita cos indigente che neppure un'equa distribuzione della ricchezza esistente avrebbe potuto migliorarla in misura significativa.
Di conseguenza per millenni la miseria  stata assunta come condizione naturale. Ed essendo inimmaginabile (utopica) la produzione di una gran quantit di beni e ancor pi la loro diffusione di massa, anche le ideologie erano prigioniere della povert.
Ecco perch la tensione verso la societ del 'meno peggio'(la proposta cristiana) era il massimo cui si potesse aspirare. E difatti il Dr. Cristo non solo ha supposto (dogmaticamente) che la povert non potesse essere eliminata, ma  giunto addirittura a indicarla come valore.
In verit ( proprio il caso di dire "in verit") Ges, anche se in buona fede, ha solo illuso i poveri di poter arrivare sul piolo dei primi. Imponendo loro di restar poveri, e quindi ultimi, non ha fatto altro che ribadire, consapevolmente o no, che la scala di classe  l'unico metro possibile della storia umana.
Ai cristiani infatti non si  mai vietato di possedere schiavi, mentre agli schiavi si  comandato di amare il proprio padrone.
In realt soltanto nel Settecento, con la nascita del pensiero liberale,  stata messa in discussione la schiavit, e non certo grazie al cristianesimo, che (in questo) ha seguito le orme del pensiero di Platone e di Aristotele.  E tale 'svista'non  stata casuale.
Ma  fin troppo ovvio che la felicit non pu realizzarsi in presenza della povert o della differenza di classe, bens in un quadro di 'sana ricchezza'. Di una ricchezza, cio, che  sana perch ricca, contemporaneamente, di beni materiali e spirituali.
La 'ricchezza della povert'rispecchia, al contrario, uno stato di desolazione esteriore che non pu non divenire interiore, fino a coincidere con l'infelicit.
L'aspirazione a una 'sana ricchezza', che rappresenta la premessa a ogni progetto utopico, manca per totalmente al cristianesimo, ridottosi a gestire l'organizzazione pauperistica dei bisognosi.
Oggi, invece, pu nascere il desiderio del 'molto meglio'(l'idea centrale dell'Utopia), poich finalmente si pu immaginare una societ pi sviluppata del capitalismo. Che comunque ha il merito storico di aver fornito la dimostrazione 'tecnica'di come, attraverso la rivoluzione industriale, si possa moltiplicare in modo laico "il pane e il vino" e sconfiggere cos il dogma della povert.
"Beati voi, che siete poveri", recita il Vangelo. E cos di seguito: "Beati voi, che ora avete fame, [...] Guai a voi, che ora siete sazi, [...] Guai a voi, che ora ridete, [...]". Ma non ci sarebbe pi beatitudine se ognuno vivesse in condizioni materialmente agiate e ricco di spiritualit amorosa?
Ora, uno dei limiti strategici del Dr. Cristo  che il razzo della sua liberazione non riesce mai veramente a decollare, incatenato com' alla terra dal 'dovere della povert'e da un amore di tipo sacrificale. Che, non potendo essere desiderato,  divenuto un atto di dolore (l'amore della santissima addolorata), accreditato falsamente come il pi alto degli amori.
 evidente, a questo punto, che fatica e travaglio siano connaturati alla promessa cristiana. L'amore di Cristo perci non pu non essere mediocre, perch mediocre  la forma di vita che Egli ha immaginato.
Strano a dirsi, ma ci che manca alla proposta di Ges, di Colui che ha postulato l'amore come verbo onnipresente,  appunto la forza onnipotente del desiderio: la sola capace di far bruciare d'amore gli esseri umani.
Anzi, per sopperire all'assenza di una 'sana ricchezza'e di un 'sano amore',  stato frapposto, tra la felicit irrealizzabile nel regno umano e quella custodita esclusivamente nel regno dei cieli, un baratro invalicabile.
Nonostante ci, sarebbe falso sostenere che nel cristianesimo non sia presente la domanda di utopia.
L'idea del paradiso ne  la dimostrazione.
Ma quella domanda  stata pignorata dal comandamento religioso, che ha mutato il bisogno di amore umano in bisogno di amore divino.
Di tracce utopiane rimangono perci, nel messaggio cristiano, solo dei frammenti indecifrabili, poich la religione ha trasferito la domanda del paradiso utopico fuori dal mondo reale, eludendo il progetto originario dell'Eden nello spazio e nel tempo della vita.
In questo modo l'amore c', ma non si vede, non si tocca, n tantomeno pu scendere in mezzo a noi.

Il pregare, in questo senso, rappresenta la pi straordinaria invenzione (psicologica) relativa ai modi di comunicazione tra uomo e Dio, poich permette non solo di instaurare un dialogo con la divinit, ma anche di entrare in 'possesso'del suo amore.
La preghiera  infatti simile a una telefonata che non esige risposta. Anzi, presupponendo che Dio stia in ascolto, ogni argomento pu divenire oggetto del proprio interrogarsi.
Se la leva del pregare  nel dio immaginato, la sua potenza , quindi, soltanto nel credente, cio nel monologo interiore.
L'essere espressa in forma rituale  infatti parte integrante e sostanziale del suo contenuto psicologico. E oltretutto il dialogo 'in absentia'possiede un potere evocativo e suggestivo senza pari.
Se da una parte tuttavia non si intende escludere la possibilit di una preghiera laica come forma di concentrazione dello spirito, dall'altra  fin troppo evidente che la preghiera religiosa risponde a ben altre esigenze. Rappresenta quasi sempre l'ultima spiaggia davanti alla morte o alla necessit di alleviare la sofferenza. La forza della sua suggestione non solo placa, ma fornisce anche un sostegno immaginario, al tempo stesso evanescente e forte, labile e autorevole, e perci pi 'solido'di quelli concreti e razionali.
La preghiera contiene, dunque, tutta la forza del bisogno e tutta la debolezza della risposta differita al bisogno. Salda tuttavia la distanza e la contraddizione tra realt supposta e realt vissuta, cio tra amore e non-amore, e si propone come il principale strumento terapeutico di liberazione dal male, entit indefinita (extra-logica) che sovrasta, come presenza 'naturale', ogni paesaggio umano.

"Ego te absolvo a peccatis tuis..."
Questo tracciato (che ben esemplifica la logica del cristianesimo)  tutto legato alla visione del bene come 'sottrazione del negativo'. Anzich infiammare l'anima di desiderio, si comanda infatti di 'non fare'ci che 'non va fatto'. Per cui liberarsi dal male, come dal peccato, si risolve in un'operazione che toglie e non aggiunge nulla. E proprio perch suppone un futuro immodificabile, tale operazione prevede, con matematica certezza, che dopo il perdono si debba tornare a peccare, cos da rendere l'uomo da una parte obbligato e dall'altra libero di sbagliare sempre.
Il 'peccato'non  perci utilizzato come elemento di analisi sociale per indicare un diverso sistema di rapporti che spezzi la coazione a ripetere. E la riflessione che innesca si risolve, in definitiva, tutta nell'interiorit del soggetto. Ragion per cui l'intero meccanismo  raffigurabile come la corsa prevedibile di un treno che ritorna sempre nelle stesse stazioni.
Analizzare la natura del peccato equivarrebbe, d'altronde, a esaminare le condizioni che lo determinano. E ci porterebbe inevitabilmente alla messa in discussione di tutta l'architettura sociale.
Il 'dio immaginato', infatti, non contempla la possibilit di altri percorsi, ma soprattutto non ha interesse a che gli uomini si emancipino. E intanto, avendo avocato a s tutto l'amore, quel dio autorizza la flagranza di reato.
L'incurabilit del peccato diventa perci, prima ancora che trasgressione delle regole, l'unica vera regola eterna, dato che al di fuori dei comandamenti passivi del 'non fare'non sono stati mai indicati quelli attivi del 'fare positivo'.
Una teoria che pretenda di essere veramente 'divina'dovr, allora, pi che indicare la mediazione delle contraddizioni, realizzarne la definitiva soppressione.
Dopodich i comandamenti-divieti non avranno pi ragione di essere, venendo a cadere le condizioni del loro determinarsi.
Non pi quindi i comandamenti del 'non fare', bens le regole della felicit.  Questa  la vera profezia mai rivelata!
Ora, creare una nuova socialit  molto difficile, molto pi difficile che inventare una religione, molto pi difficile che inventare Dio.
Verrebbe voglia di dire che il concetto dell'utopia comunista e il concetto di Dio si equivalgono, nel senso che nessuno li ha finora mai conosciuti. Un dio, per,  stato inventato e sar sempre possibile inventarlo, poich nessuno potr mai dimostrarne la non-esistenza.
Creare l'Utopia significa, invece, sottoporne la validit a una permanente verifica.
Anche per questo la progettazione dell'Utopia sar molto pi complicata dell'invenzione di Dio. Ma quando si sar realizzata, si entrer in un concetto pi ampio dell'attuale idea del divino.

Se qualcuno tuttavia pensa di chiudere la ricerca sull'Infinito, costui chiuda pure la sua attivit di pensiero.

6. 'Storia comunista'e utopia



La metodologia marxiana, essenziale per scardinare l'idea di 'naturalit'della societ di mercato, non pu tuttavia essere assunta come riferimento concettuale da chi cerchi di immaginare le 'regole'di una societ completamente nuova.
La forma di quel comunismo  nata difatti da un mero ribaltamento della societ borghese e le esperienze che ne sono derivate non hanno partorito che un capitalismo rovesciato.
Va rammentato, a ogni buon conto, che Marx parlava del comunismo come "ricchezza qualitativa dei liberi bisogni umani". Ma la mistificante interpretazione che ne ha fornito il cosiddetto socialismo reale ha, in effetti, generato tutt'altra cosa.
Se questo  vero,  anche vero per che la degenerazione  avvenuta perch gi dentro quel primo embrione di teoria comunista erano presenti le contraddizioni che si sono poi storicizzate. Non  plausibile, infatti, che a partire da una certa teoria si possa costruire una storia di segno totalmente opposto.
Rimane, in ogni caso, senza risposta la questione della mancata critica alla mancata realizzazione del progetto comunista da parte di chi doveva esserne il garante. Risulta inspiegabile, cio, che proprio la classe operaia non abbia mosso la bench minima critica alle contraddizioni di quella storia che l'ha vista (anche) protagonista.
Tra l'altro, in un regime autoritario,  pur sempre possibile organizzare una resistenza e quindi un'opposizione politica. Invece, n resistenza n opposizione ci sono state da parte del proletariato, bens solo silenzio, che politicamente equivale a consenso.
Altro che 'soggetto ideologico', altro che 'classe rivoluzionaria'!
Il femminismo, a conferma di quanto si  detto, non  nato tra le donne 'proletarie e rivoluzionarie'del socialismo reale. Eppure la lotta di classe donna-uomo precede la lotta di classe proletariato-borghesia.
Ora, la ragione non pu che essere una sola. Le masse del proletariato, sia uomini che donne, per quanto effettivamente interessate a migliorare la propria condizione, non esprimono, in quanto tali, il bisogno di una forma di vita che vada nella direzione dell'Utopia.
Bench sino a oggi nessuna proposta abbia saputo cogliere compiutamente la domanda dei 'desideri positivi', va tuttavia sottolineato che c' una sostanziale differenza di responsabilit tra le teorie che hanno messo intenzionalmente al centro della loro finalit la 'seduzione paradisiaca della felicit'e quelle che hanno semplicemente utilizzato le masse come 'forza inerziale'.
I contadini seguaci di Lutero, ad esempio, eccitati dalla dichiarazione che l'Anticristo domiciliava alla corte papale, credettero immediatamente che, sulla scia di una riforma religiosa, si potessero spalancare le porte ai loro desideri di giustizia sociale. Quelle 95 Tesi, per, erano nate esclusivamente come espressione di polemica teologica e solo impropriamente avevano assunto una valenza politica.
In quel caso, perci, non c'era alcun obbligo, da parte del monaco di Wittenberg, di difendere le classi subalterne o di fornir loro un preciso progetto di liberazione sociale. Coerentemente, Lutero pot difatti replicare alle masse (rivolgendosi ai 'Signori'), usando le stesse parole della Chiesa di Roma: "Trattare umanamente i propri sudditi, affinch i sudditi rispettino le leggi dei padroni".
Le responsabilit della 'storia comunista'sono, invece, molto pi gravi.
Il comunismo infatti, fin dalla sua nascita, ha dichiarato di voler sventolare la bandiera della liberazione. Ha tradito perci i suoi stessi princpi.
La fine di quella parabola sembra ora allontanare anche l'idea della speranza utopica. Ma non era certo quell'esperienza a tener tesa la molla dell'utopia.
Anzi, la capitolazione di 'quell'impero del male'pu rappresentare la condizione ideale per la nascita di un autentico Progetto, proprio perch 'quell'ipoteca di primo grado'non grava pi sull'idea stessa di Utopia.

7.  Sul futuro del capitalismo



Con l'avvento della tecnologia avanzata, l'offerta  divenuta pressoch illimitatamente incrementabile. E ci ha determinato l'interesse del capitale ad aumentare la domanda, finora frenata, per qualit e quantit, dal basso potere d'acquisto delle masse.
Ma neanche questo, ora,  pi sufficiente.
All'inizio della rivoluzione industriale, qualunque merce venisse prodotta, prima ancora che essere una novit, soddisfaceva un'esigenza primaria.
Attualmente, pi o meno appagato quel bisogno, si stenta a realizzare prodotti completamente nuovi, capaci cio di proporsi come 'necessit di acquisto'.  come se si fosse determinata una specie di povert dei ricchi; nel senso che 'tutti'hanno 'tutto', ma nessuno ha quello che veramente desidera.
Le attuali tendenze alla mondializzazione hanno inoltre invertito la rotta dei decenni precedenti. Le sacche di arretratezza cominciano a non essere pi funzionali ai profitti, dato che la povert non consuma e non compra nulla. Motivo per cui il capitalismo tenter, nell'immediato futuro, di favorire la scomparsa della povert (o, meglio, di aumentare la percentuale delle fasce ricche nei paesi poco industrializzati), poich solo in tal modo potr realizzare il mercato mondiale in tutta la sua ampiezza.
Se la borghesia, infatti, ha abbracciato la bandiera del pacifismo,  perch soltanto una societ 'pacifica'pu assorbire una gamma e una quantit crescente di nuovi prodotti.
 ovvio che questo tipo di pace (opportunistica) sar mantenuta finch gli affari ne alimenteranno il bisogno, altrimenti cesser ogni interesse a conservarla.
Anzi,  prevedibile che se in tempi abbastanza brevi non ci sar una nuova generazione di prodotti a ridar fiato alle vendite, si porr la ragionata necessit della guerra per riattivare la domanda. Cadr cos anche quest'ultima maschera umanitaria e antimilitarista!

Ma cosa ci serba il capitalismo nel futuro non prossimo?
Quali potranno essere i suoi nuovi scenari?
L'ago della bussola va sicuramente verso la fine dell'Et del Lavoro. E quell'evento coincider con la realizzazione degli 'Esseri Tecnologici', cio di 'soggetti artificiali'capaci di sostituire gli uomini in ogni fase del processo lavorativo.
L'elemento inedito di queste macchine sar la loro completa 'autonomia'. Nel senso che avranno la capacit di accrescere il proprio apprendimento, di 'partorire'altre macchine e di eseguire ogni tipo di operazione: dalla progettazione alla costruzione, dalla consegna al riciclaggio.
Quando compariranno tali Esseri, esauritasi la necessit di lavorare, verr a dissolversi anche l'attuale struttura politica e culturale, poich attorno al lavoro  stata costruita non solo l'organizzazione dei bisogni materiali, ma anche larga parte della concezione ideale della societ.
Per l'attuale assetto economico, le conseguenze potrebbero essere catastrofiche, giacch, venendo meno il lavoro, verrebbe meno anche il criterio che determina la formazione del valore della merce. E, rompendosi il meccanismo con cui si forma il denaro, il funzionamento del capitalismo potrebbe entrare in caduta libera.
Bisogna stare attenti, per, a non cadere nell'attesa fatalistica del crollo del 'sistema'o a concepire come automatico il passaggio all'Utopia.
Prima di tutto perch 'infinite'possono essere le nuove vie del capitalismo. E poi perch da nessuna parte sta scritto che questi nuovi scenari preparino le condizioni per la qualit della vita richiesta dall'Utopia.
Gli Esseri Tecnologici potrebbero, difatti, svilupparsi anche in regime di propriet privata dei mezzi di produzione e dar luogo a nuove forme di oppressione sociale compatibili perfino con la soppressione del denaro.

8. Antagonismo e rivoluzione



Si sta forse realizzando il sogno di quei pensatori del Settecento che immaginavano un modello di capitalismo libero e aperto. Libero, in quanto tende a eliminare tutti gli ostacoli all'acquisto della propriet. Aperto, perch chiunque esprima un'alta produttivit ha accesso ai vertici della piramide sociale.
In ogni caso, l'architettura mobile dell'attuale societ, modificando continuamente la posizione produttiva, ha fatto perdere stabilit anche alla configurazione della classe operaia.
Non sono questi, tuttavia, i soli motivi per cui  entrato in crisi il modello marxista di classe rivoluzionaria.
In realt, anche se nessuno si  mai sognato di affermare che la classe operaia  rivoluzionaria a prescindere dall'opzione politica, di solito questa considerazione  stata lasciata scorrere come acqua sul marmo.
Nessuna classe subalterna, del resto, nasce rivoluzionaria.
La classe operaia, infatti, prima ancora di avere un ruolo antagonista nei confronti di chi la sfrutta,  conforme all'utilit della classe che l'ha partorita.  perci tutta interna a questa 'utilit'la sua 'prima natura politica', che la connota come soggetto sociale privo di autonomia logica e ideologica.
All'ambiguit strutturale del proletariato il marxismo ha cercato di sopperire sostenendo che "le posizioni teoriche del comunismo non poggiano sopra delle idee o princpi inventati o scoperti da una nuova teoria, ma sono l'espressione generale dei rapporti effettivi di una lotta di classe gi esistente".
Ma come pu la madre-storia generare le "posizioni teoriche del comunismo", se  gravida di contraddizioni e se non ha mai conosciuto la dimensione di equilibrio richiesta dall'Utopia?
E non  tutto.
Se l'atto di nascita dell'uomo  nella storia di classe, lo "sviluppo delle condizioni storiche oggettive" innesca, s, un processo evolutivo ma tutto interno alla societ di classe. Lo sbocco naturale di questa storia non pu essere perci che 'l'utopia liberale'.
La nuova classe rivoluzionaria non deriver quindi da un 'soggetto storico', proprio perch storicamente non c' stata rottura bens continuit, e neanche da un soggetto economico, poich il vero 'soggetto'del capitalismo  l'imprenditore. Le altre classi, difatti, non sono che 'oggetti al suo servizio'.
Non basta tuttavia creare una nuova 'posizione teorica'perch sia possibile una nuova storia. Senza le condizioni 'determinanti'legate all'esplodere delle contraddizioni, il meccanismo messo in moto dalla Teoria Utopica non consente, da solo, il salto nella nuova Era.

La legge che muove le classi subalterne  il 'terzo principio della dinamica'trasferito sul terreno dei rapporti sociali, cio una reazione uguale e contraria allo sfruttamento subito. Per entrare in una nuova costruzione (ideale e materiale) occorre, invece, far riferimento a una forza che abbia una sua energia autonoma.
E questa forza non pu essere che la tensione verso l'Utopia.
Il proletariato, sosteneva Marx, "non avendo pi nulla di proprio da salvaguardare" e non possedendo fini particolari, non pu avere che finalit generali. Per queste ragioni i proletari azzereranno le "sicurezze private e le guarentigie finora esistite [...] per mutare le condizioni di se stessi e degli altri".
Ma non  detto che non aver "nulla di proprio" significhi necessariamente volere il 'proprio di tutti'. N che la mancanza di "fini particolari" induca a perseguire 'fini generali'. Il capovolgimento dei 'bisogni negati'non produce cio automaticamente la domanda di Utopia.
E soprattutto, come pu il 'nulla'rappresentare la proposta di un diverso 'pieno'?
 infatti infondato che il proletariato, nel momento in cui si contrappone alla borghesia, intenda edificare un nuovo modello di societ che vada nella direzione del comunismo. Prove inconfutabili ne sono i fallimenti, per difetto di spinta ideale, di tanti movimenti sedicenti rivoluzionari.
La classe operaia, in realt,  stata estrapolata come classe rivoluzionaria sulla base della categoria del lavoro, cio dei rapporti di produzione nella societ di classe. La categoria del lavoro, per, non  una categoria ideologica (una 'posizione teorica'). Risulta perci improponibile un 'rapporto di derivazione meccanica'tra lavoro subalterno e ideologia utopica.
Gran parte delle lotte operaie non sono state difatti che aspre battaglie sindacali. E non a caso, superato il momento dello scontro, quasi sempre la classe operaia si  riadagiata nel suo ruolo di classe subalterna.
Non si vuole certo svuotare di significato e d'importanza il patrimonio politico della classe operaia, che ha il merito storico non solo di aver difeso gli spazi di democrazia dentro e fuori la fabbrica, ma anche di aver schiuso l'orizzonte del capitalismo e, pi in generale, della cultura tradizionale.
N si vuole escludere che ci siano stati momenti di reale consonanza fra contrapposizione al capitale e domanda di comunismo.
Si vuole solo correggere l'errore di chi ha innalzato il proletariato agli altari come classe rivoluzionaria per definizione.
Per determinare le forze genuinamente interessate all'Utopia,  necessario perci affiancare alla logica marxista la logica del positivo, assegnando a ciascuna l'ambito di propria pertinenza.
In tal modo, mentre l'analisi di classe consentir di stabilire 'l'intervallo'delle forze anticapitalistiche, la logica dell'Utopia, in seconda battuta, far affiorare gli individui che realmente impersonano i bisogni utopiani. Nulla toglie per che quei rivoluzionari possano provenire anche da classi storicamente borghesi.
Se pure la nuova classe dell'Utopia potr perci trovare il suo humus tra le classi antitetiche alla borghesia, non conserver in ogni caso nulla delle aggregazioni rivoluzionarie tradizionali.
Anzich come classe del lavoro, tender infatti a determinarsi come 'classe della mente'. E la mente si configurer appunto come l'incarnazione stessa della nuova logica, dei nuovi bisogni e della scelta strategica di vivere nella dimensione del 'valore d'uso', cio con pienezza nel tempo.

9. Le donne come classe e non classe



Il primo scontro di classe fu vinto dal maschio, che instaur, com' noto, la sua 'dittatura sulle donne'. E per quanto ci si rifiuti di raggruppare tutti gli uomini in un'unica e stereotipata categoria, non  tuttavia n semplicistico n ideologico parlare di una classe dominante maschile contrapposta a una classe dominata femminile.
Nel rapporto storico donna-uomo le relazioni e le mediazioni si sono per da sempre intrecciate in maniera del tutto irregolare. Le donne, cio, sono state contemporaneamente sottomesse e amanti, oppresse e amate.
La donna  stata anzitutto obbligata a inventarsi una 'coabitazione amorosa nella conflittualit'che, tra l'altro, non poteva non plasmare profondamente il suo comportamento. Al punto che, pur essendo l'antitesi vivente del maschio, non si  posta, storicamente, come sua antagonista.
Non desta perci meraviglia che la logica femminile prenda le mosse dalla 'suscitazione del desiderio', che  l'esatto capovolgimento del meccanismo della reazione. Nel senso che ogni contraddizione, anzich essere respinta, viene dalle donne non solo assorbita ma anche rigenerata e restituita al maschio come atto d'amore.
 delle donne infatti la prerogativa del perdono, mentre  dei maschi quella del 'lasciarsi'perdonare.
L'uomo, cos, non si redime, poich le sue colpe sono di fatto emendate dalla compassione amorosa di colei che ha subito l'offesa. Proprio come se l'oblazione venisse pagata da chi ha ricevuto il torto e non da chi l'ha commesso.
In tal modo il maschio, se da una parte  attore della contraddizione, dall'altra  spettatore della sintesi, operata esclusivamente dalla donna. Un circuito certo autonomo, ma che agisce da sotto-dialettica della logica maschile.
Le donne, insomma, hanno giocoforza preferito la 'pace'della sottomissione allo scontro. E quest'atteggiamento ha probabilmente consentito la realizzazione 'dell'unit nella disunit'.
Ma, nel porgere continuamente l'altra guancia al maschio, proprio le donne hanno dimostrato che il nemico, bench amato, non si trasforma in soggetto amoroso.
Quell'atto di compassione misericordiosa placa, s, i contrasti, ma nella dimensione del congelamento e non del mutamento dei rapporti. Ragion per cui quella donazione femminile non libera n pu liberare le energie dell'amore autentico. Non a caso, terminata la pausa dell'armistizio, rispuntano le stesse contraddizioni di prima.
Il prezzo pagato per la loro funzione di mediatrici sociali  stato comunque altissimo. Non ultima l'esclusione, quasi totale, da molti campi dell'esperienza e del sapere umano, dalla letteratura alla scienza, dalla politica all'arte.
Ma pur nel loro 'esilio politico', le donne hanno avuto un'importante occasione storica: quella di rigenerare il codice etico dell'umanit attraverso l'educazione dei figli.
Anche questa opportunit, per,  stata in gran parte sciupata, poich, nella stragrande maggioranza dei casi, le madri hanno preferito avallare la cultura maschile, tanto nei riguardi dei figli maschi che delle stesse figlie femmine.

A partire dagli ultimi decenni, l'intero quadro dei rapporti donna-uomo si presenta per tanti aspetti cambiato. Da quando c' stata la 'svolta femminista'sembra anzi che la subalternit femminile appartenga a una tradizione da tempo sepolta.
A questo punto, va detto che il capitalismo contemporaneo sta aiutando le donne a recitare nella societ un ruolo da protagoniste. L'Azienda, tra l'altro, si sta rivelando una vera e propria palestra politica.
Il mondo del lavoro ha per di pi permesso che tra uomini e donne si aprissero dei varchi di comunicazione extra-sessuale, laddove nel passato, anche recente, ogni incontro era contrassegnato da un interesse quasi esclusivamente erotico.
Si assiste perci al formarsi di comportamenti femminili diversi: in famiglia, quelli ancorati in buona misura alla 'logica storicizzata delle donne', nell'azienda, quelli assimilati dalla logica maschile. E questa tendenza emancipativa, pur presentando per le donne seri problemi di snaturamento, va comunque giudicata positivamente.
La 'prima condizione'del mutamento  infatti il mutamento stesso. Sicch, solo quando la donna rinnegher la sua arcaica tolleranza, l'umanit potr aprire altre strade, compresa quella dell'Utopia.
Probabilmente, ma  soltanto una previsione, ci saranno pi donne che maschi capaci di impegnarsi in un progetto di trasformazione radicale della vita, proprio perch le donne sono meno avvezze dei maschi alla pratica del sopruso.
La classe operaia, al contrario, pur essendo una classe oppressa, nella maggioranza dei casi rimane pur sempre una classe maschile e quindi pi incline alla sopraffazione.
Ma un progetto che presuma di essere sufficientemente utopico non pu essere partorito solo da uomini o solo da donne.
Quanto prima, perci, la 'questione maschile', intesa come fenditura dentro l'eticit del maschio, dovr essere messa all'ordine del giorno.

10. Cristo e le donne



Il Dr. Cristo ha tratto l'asse portante del suo punto di vista divino proprio dalla 'logica storicizzata delle donne'. Quell'invito, apparentemente rivoluzionario, a porgere l'altra guancia, non  stato forse tratto pari pari dalla loro pratica quotidiana?
E come non vedere in questa disponibilit femminile a tutto campo l'elemento neutro, interclassista e senza diaframmi, dell'amore cristiano?
Nessuno, comunque, prima di Lui, aveva mai attribuito al comportamento delle donne un 'valore politico'tale da ricavarne una logica e una teoria sociale. Pur tuttavia il Dr. Cristo non ha mai parlato al femminile. Al centro del suo progetto c' anzi il maschio, quale fulcro dell'autorappresentazione della specie.
Con l'avvento del cristianesimo, in ogni caso, anche se la societ  rimasta a dominio 'maschile',  invece divenuta 'femminile'come proposta etica e spirituale.
Le donne, in altri termini, hanno avuto in Cristo il portavoce maschile della loro logica. E con un'operazione di potente sublimazione, simile a quella che capovolge la forza del desiderio nella forma della rappresentazione, Egli ne ha ulteriormente rafforzato il ruolo subalterno.
Che la Chiesa abbia poi avviato il processo di glorificazione di Maria fino ad attribuirle specifici compiti di redenzione e a proclamarla "Mater Ecclesiae", non implica affatto che abbia riconosciuto nella madre di Ges il modello comportamentale e la propria fonte ideologica. Divinizzarla ha significato solo trasformare una 'donna normale'in una 'donna straordinaria', cos da ribadire l'etica della tolleranza a partire proprio dall'indiscussa preminenza del maschio.
Tutte le volte, d'altro canto, che gli uomini hanno tentato di proporre, nel sogno della poesia, il pi alto modello di societ dell'amore, han sempre finito per porre le donne come il punto di riferimento pi esemplare di quel sogno.
Ma mentre i poeti hanno tratto, di regola, ispirazione dalla donna amata, Cristo, invece, ha assunto la madre a modello. E la differenza non  marginale.
L'amante  infatti la donna desiderata 'tutta per s', la ninfa nuda e senza pudicizia; la madre, al contrario,  una figura 'oggettiva', vestita di castit, incarnazione di un concetto quasi universale di creazione e di dedizione.
E c' anche un altro aspetto.
Il Dr. Cristo  trasmigrato nell'ottica femminile della madre non da figlio ma da soggetto sociale, cos da riuscire a inglobare, pur rimanendo maschio, il punto di vista delle donne tanto in quanto madri che in quanto mogli.
Attraverso un processo di immedesimazione , quindi, riuscito a interpretare l'universo femminile, da nessuno mai prima razionalizzato.
Con l'idea della fratellanza universale, Cristo ha per elaborato un'utopia idealistica, basata sull'ingenua credenza che basti la forza dell'amore, come puro atto di volont, per realizzare un corretto sistema di rapporti interumani.
Ma una fratellanza che non preveda soggetti tutti autonomi e positivi non  certo una fratellanza.  solo un falso amore, o meglio una tregua nel conflitto di classe, che viene pagata, da parte di chi accetta di vivere misericordiosamente, con il prezzo della croce. E questa croce corrisponde esattamente all'espiazione cui sono piegate quotidianamente le donne.
Ecco che adesso appare chiara anche la ragione per cui il cristianesimo non ha messo in discussione la schiavit. In realt non c' stata alcuna 'svista'.
Le donne, in quanto 'schiave dei maschi'ma anche 'schiave d'amore', sembravano dimostrare che, all'interno di quel modello comportamentale, la schiavit non impediva 'l'amarsi l'un l'altro'. Ma era stato proprio il vincolo della prigionia che aveva determinato, nelle donne, la struttura logica della loro etica: l'amore della 'beata sofferenza'.

Ma perch Cristo ha mentito?
 ovvio che, se Ges avesse dichiarato di aver tratto dalle donne l'ispirazione della sua teoria, il suo messaggio non avrebbe sortito l'effetto che ha poi avuto nella storia.
Solo una spiegazione del genere pu giustificare la sua omissione.
Non si vuole, comunque, aprire qui nessun secondo processo. Anzi, la divinizzazione della logica storicizzata delle donne  forse servita (venti secoli fa) a rendere l'umanit un po'meno guerriera, poich quelle favole su Dio e sugli uomini hanno avuto una funzione educatrice di gran lunga superiore a ogni altra forma o proposta di pensiero razionale.
Ma il freno di quella mediazione  divenuto oggi dannoso, oltre che infruttuoso, giacch proprio 'l'unit degli opposti', proprio 'l'amare il nemico'impedisce che si liberino energie in direzione dell'amore autentico.

11. Disimpegno politico e impegno ideologico



Nella storia vi sono date (come il 1492, il 1789, il 1917) che segnano importanti mutamenti. Anche il '68  una di queste, ma se ne discosta per aver prodotto solo una lunga, magmatica e coinvolgente riflessione di massa.
Ogni teoria, ogni ideologia, laica o religiosa che fosse, fu messa in discussione, ogni questione riesaminata, con uno spessore e una partecipazione che non trovano riscontro in nessun altro periodo della storia.
Fu come se quegli esploratori avessero provato a perlustrare nuovi territori, portandosi dentro l'unica certezza di non voler tornare nel porto di partenza. Il viaggio fu tuttavia senza approdo, dal momento che nessun paese era in grado di offrire ospitalit alla loro domanda politica.
Sebbene quell'esperienza si sia chiusa, il suo riverbero tuttavia non si  ancora spento. E non solo perch i segni di una cos particolare avventura sono indelebili, ma soprattutto perch insoffocabile rimane l'anelito da cui aveva preso l'abbrivio.
Nel '68 si cominci a credere - con trasporto quasi religioso, sia pure con mente assolutamente laica - all'esistenza di altre dimensioni del vivere (non certo nascoste nel sottosuolo o nel cielo), nelle quali i rapporti tra le persone potevano essere regolati con meccanismi completamente differenti da quelli sino ad allora sperimentati. Fu annullato il principio dell'intoccabilit e superato il muro della metafisica, quel muro cio che impedisce lo sfondamento dei bisogni nella storia reale. E fu soppressa la distanza che separa l'umanit dall'idea di Dio, per tentare di realizzare la societ dei felici.
Quell'evento, per, non ha prodotto la deflagrazione di nessuna societ. Il capitalismo ha avuto, anzi, la capacit di far propri quei contenuti 'rivoluzionari'che non mettessero in pericolo la divisione della societ in classi e la propriet privata dei mezzi di produzione.
D'altro canto, simultaneamente alla critica dell'esistente e all'esplosione di nuovi bisogni, non era stato formulato alcun nuovo progetto.
Certo, non tutti i superstiti di quella esperienza sono oggi portatori di ideali rivoluzionari, giacch parecchi han perduto la forza del credere. E non solo perch si sono dovuti piegare alle necessit contingenti, ma soprattutto perch, avendo cancellato la parte pi radicale di quei bisogni, sono approdati (nel meno peggiore dei casi) a una visione riformista della societ. Chi invece ha saputo conservare integra quella domanda politica ha preferito vivere in solitudine, piuttosto che rincorrere false chimere.
Non ha senso, tuttavia, cristallizzare la propria vita politica in un'immagine-ricordo di quegli anni giovanili, se finalmente  possibile passare il testimone alla nuova generazione.
Proprio perch alla concezione dell'Utopia si contrappongono antichi vincoli etici, sedimentati nelle profondit delle menti, solo una rivoluzione generazionale potr infatti favorire adesioni di massa a un progetto di cos ampia portata.
Sarebbe, comunque, riduttivo pensare che gli unici soggetti interessati al lavoro di ricerca sulla Societ dell'Utopia appartengano alla generazione del '68.

Ma in che modo dovrebbe funzionare questo nuovo tipo di impegno politico?
La figura del 'ricercatore di Utopia' innanzitutto caratterizzata dal disimpegno nei riguardi dell'attualit politica. E non tanto perch non esiste il 'vero partito rivoluzionario', quanto perch  venuto meno il 'nesso'che prima legava la tattica alla strategia.
Non si tratta, quindi, di mettere in discussione la validit della quotidiana battaglia di opposizione, ma di distinguere nettamente la sua funzione difensiva (sostanzialmente sindacale) dal processo di costruzione dell'Utopia.
Ma c' di pi.  Si deve abbandonare quel disegno opportunistico che univa con 'convergenze strumentali'classi diverse o sbandierava il vincolo della 'solidariet di classe'per poi tentare operazioni di trasformismo. N l'idea del 'governo delle sinistre'n quella di chi ha fatto del tritolo la sua linea politica possono qui trovare il bench minimo avallo.
 ovvio che dopo l'abbandono della logica e della strategia marxiane, e non essendoci alcuna montagna del Sinai su cui andare a leggere o ascoltare altre tavole laiche, la 'scrittura dei Nuovi Testi'avr funzione prioritaria in tutta la prima fase della nuova militanza.
Nulla infatti  pi importante dell'inventare e dello scrivere il Manifesto dell'Utopia: il solo che pu proporre una nuova strategia del cominciamento, senza la quale ogni atto politico sarebbe fine a se stesso.
Certo,  vero che il disimpegno dalla scena politica contemporanea il pi delle volte fa ristagnare la riflessione e spegne l'interesse per le alternative all'esistente. Non ha senso, tuttavia, attivare il volano del movimentismo solo per riattizzare il fuoco dell'ideologia.
N  da sottovalutare il rischio di restare intrappolati in un 'monastero della ricerca', con la conseguenza, una volta usciti dalla clausura intellettuale, di ritrovarsi in un mondo modificato a tal punto da non garantire nemmeno il minimo livello di democrazia. Andranno perci individuati obiettivi 'marginali', avendo cura di ribadir sempre, con la massima chiarezza, che essi non hanno alcun rapporto diretto con il Progetto dell'Utopia. Si possono menzionare, a tale riguardo, il controllo internazionale delle nascite (ma non della vita, come qualcuno fa finta di intendere), la salvaguardia delle pi elementari libert democratiche (come quelle di espressione e di associazione), la difesa sindacale nei rapporti di lavoro (per non essere schiacciati dalla disparit economica), la lotta all'inquinamento.
Probabilmente, per tutta la fase preliminare, la vita del militante non potr perci non subire un vero e proprio 'sdoppiamento'. Tra l'attivit diurna, fondata sul lavoro e quindi sullo scambio della compravendita (delle cose come delle persone), e quella notturna, dedicata al Progetto collettivo dell'Utopia.
Chi pensasse, al contrario, di unificare le 'due vite'attraverso uno stesso stile politico, non riuscirebbe a stare a galla di 'giorno'e avrebbe quindi una minore energia progettuale da riservare alla 'notte'.
Nulla dell'attuale 'essere tra gli altri'si pu mai avvicinare, sia pure in termini approssimativi, 'all'essere nell'Utopia'. E nulla pu sanare questa contraddizione.
Chi, ingenuo, tenter di rimarginarla, ne uscir con le ossa rotte. Non solo. Ma quand'anche il suo sforzo servisse a qualcosa, contribuirebbe solo a mistificare i termini del problema. A far credere, cio, che tutto si possa risolvere con la 'buona volont individuale'.

12.  La separazione antropologica



La classe rivoluzionaria dell'Utopia dovr compiere un salto politico analogo a quello bio-evolutivo compiuto dall'uomo quando si  staccato dalle altre specie animali.
Ma sulla base di quale 'categoria'si definiranno i nuovi soggetti rivoluzionari?
Identificare la classe rivoluzionaria come 'classe della mente' il modo forse pi autentico per portare l'opzione politica sullo stesso terreno in cui germoglia l'elaborazione della domanda utopica. Ma definire 'classe'l'aggregazione di chi incarna i nuovi bisogni ha senso solo in considerazione della forza d'urto che ancora questo termine conserva.
Ora,  bene chiarire subito che alla 'classe della mente'non appartiene affatto la categoria professionale degli intellettuali, che pensano in quanto 'pagati per pensare'e la cui funzione sociale  inevitabilmente subalterna ai centri di potere.
La nuova razionalit consiste invece nel governo della sensibilit, che pu appartenere a chiunque. La qualit della scelta utopica risiede infatti proprio nella 'candida dolcezza'(tanto difficile da farsi).
 la 'semplicit'di tale razionalit a permettere di accogliere nella classe della mente anche i portatori di 'filosofia implicita', ma non quanti sono gonfi di informazione e vuoti, invece, di tensione utopica. Non si tratta per di rinunciare al sapere specializzato, quanto di scindere le potenzialit della mente dal suo uso professionale.

Chiunque voglia schierarsi tra i rivoluzionari dovr prima di tutto sconfessare la classe di appartenenza, perch solo 'tradendo'potr staccarsi definitivamente dal proprio ruolo storico nonch dagli aspetti regressivi della propria tradizione. Nessuna cultura o modello di classe (persino anticapitalistico) potr quindi trasmigrare integralmente nella Societ dell'Utopia, poich si correrebbe il rischio di riportare il virus della vecchia logica dentro la nuova Storia.
Non si stiler, tra l'altro, nessun elenco di iscritti al popolo dei rivoluzionari per meriti acquisiti, giacch tale qualifica si guadagna solo mediante l'adesione al Progetto dell'Utopia, come atto di libera e consapevole scelta.
N si intende perseguire la strada della separazione manichea tra presunti cattivi e presunti buoni. Il codice etico oggi vigente , infatti, anni luce lontano dalla concezione utopica. Coloro che lo rispettano possono tutt'al pi aspirare a un mondo un po'meno turpe, ma non certo aderire a un progetto di palingenesi totale.
 quindi pi corretto definire la nuova classe rivoluzionaria come un 'blocco sociale nascosto', nel senso che verr alla luce solo quando sar concepita la linea politica che ne accoglier la domanda.
 un po'come la storia della bussola. I Romani e i Greci, pur avendo intuito la propriet magnetica della calamita, non capirono infatti che l'ago indicava sempre la stessa direzione. Saranno perci i punti cardinali dell'Utopia a calamitare i rivoluzionari potenziali.
Gli individui si staccheranno dalle famiglie e dalle classi di origine, per unirsi in una nuova aggregazione antropologicamente omogenea (ma non certo monolitica), che si qualificher come una vera e propria nuova razza.
L'uso di questo termine non deve per essere frainteso. Serve solo a chiarire emblematicamente la portata e il valore della rottura che si vuole proporre.
La 'superiorit'e la 'purezza'della razza utopica non sottintendono minimamente l'idea di predominio. La separazione della specie umana nasce esclusivamente dalla consapevolezza che solo una 'distanza etica ed estetica'pu innescare la prima fase esecutiva del Progetto.  perci un atto politicamente dovuto, anche se  da auspicarsi un ricongiungimento del genere umano. Quando e se ne matureranno le condizioni.
Se si identifica peraltro l'Utopia con la Societ dell'Amore, non si pu certo immaginare che tutti ne possano far parte, poich non tutti sono sintonizzati su questa frequenza etica e politica.
La proposta di 'selezione razziale'si rende quindi necessaria per scindere gli elementi potenzialmente armonici da quelli totalmente disarmonici. Ed  chiaro che quando si parla di armonia si vuole intendere la 'disponibilit'all'armonia, dato che sarebbe assurdo pretendere, qui e ora, l'abolizione dell'invidia, della gelosia o di altri sentimenti negativi, radicati da millenni nelle menti degli individui.
Del resto, anche alcune religioni, compresa quella cristiana, hanno adottato il criterio della divisione. Dal paradiso non sono forse esclusi tutti quelli che non ne sono ritenuti degni?
Il Dio cristiano, "nel suo infinito amore", compie in sostanza un vero e proprio atto di separazione postuma, ancorando per di pi un destino infinito a un'esperienza di vita finita.
Non si comprende, d'altra parte, per quale motivo si debba continuare a spendere la propria esistenza nella frustrazione della mediazione, se c' la possibilit reale di iniziare a costruire un mondo di rapporti felici.
L'unit 'a tutti i costi'esprime, difatti, quella condiscendenza alla mediocrit tipica degli individui irrisolti e speranzosi. Cosicch l'Eden si configura come il rovesciamento simbolico dell'incapacit di essere.

13. La scissione territoriale



Il problema della 'transizione'ha avuto, nella tradizione marxista, una notevole centralit tematica.
Il Progetto dell'Utopia prevede invece l'elaborazione di una strategia che approdi direttamente a una societ compiuta.
In questo senso lo spazio territoriale si pone come una delle pre-condizioni essenziali per la sua realizzazione.
La geografia politica del Pianeta dovr, quindi, subire un mutamento epocale, in termini di divisione internazionale tra modelli sociali. Cos che, separatamente dalla societ di mercato, l'Utopia possa realizzare il suo 'giardino delle delizie'.
Pu sembrare anacronistico rialzare proprio adesso dei 'muri'. Tuttavia quello di Berlino, tanto per fare l'esempio pi emblematico, non separava che due societ sostanzialmente omogenee.
 vero che quelle societ differivano per un minore o maggiore statalismo, una maggiore o minore ricchezza, una maggiore o minore libert, ma  altrettanto vero che si reggevano entrambe sulla compravendita, sulla famiglia nucleare a dominio maschile, sulla divisione in classi, oltre che per sesso e potere.
La scissione produrr, comunque, sia un nuovo internazionalismo fondato sulla 'unicit territoriale'sia il superamento dei classici (e asfittici) schemi della transizione nazionale. Nell'imbuto della politica statuale, qualsiasi progetto di qualit  infatti bloccato, pi ancora che dalla maggioranza numerica, dal vincolo unitario che lega tutta la popolazione.
Ma quando si sar unificato in 'un'etnia inter-etnica', l'insieme della 'popolazione internazionale dell'Utopia'acquisir il diritto politico di appropriarsi dello spazio che gli  indispensabile.
La rivendicazione territoriale sar comunque solo 'qualitativa'. Nel senso che non si tenter di far rinascere nessuna nazione del passato, n, animati da spirito messianico, si cercher di far ritorno in qualche terra promessa. Si tratter di una semplice occupazione politica, senza alcun titolo di legittimit giuridica, ma anche senza avocarsi il diritto di sottomettere altri popoli.
 evidente, tuttavia, che non sar sufficiente spiegare alla gente che l'Utopia rappresenta la migliore delle societ possibili perch le venga riconosciuta la sovranit su una parte della terra.
Si faccia avanti, dunque, chi abbia da proporre delle soluzioni che consentano di approdare pacificamente alla Nuova Era.

14. La Societ della domanda



Se si pensa a una societ senza la compravendita, ci si trova di fronte a un vuoto assoluto. E non solo perch la storia finora non ha mostrato che societ fondate sullo scambio, ma anche perch, nonostante le intuizioni di Marx abbiano "diffuso chiara luce solare sul campo dell'economia", le successive ricerche non hanno prodotto alcuna idea valida per una societ che funzioni senza la moneta e al tempo stesso valorizzi al massimo la domanda individuale.
Alcune comunit cristiane, sulla base della condizione di privilegio accordata alla povert, hanno praticato s il 'distacco dalla ricchezza', ma non abolito il denaro. La trovata dell'elemosina-donazione non ha insomma alcuna portata 'alternativa e globale', in quanto quel tipo di comunit ha comunque bisogno di una 'seconda societ'da cui attingere.
E anche qui, per inciso, si trova rispecchiata la logica storicizzata delle donne: con un maschio (simboleggiato dalla societ finanziaria) che elargisce le risorse per la gestione dell'economia domestica e una comunit (madri e figli) che ne fruisce.
A questo punto  d'obbligo, prima di entrare nel merito del Progetto, precisare che la scommessa dell'Utopia risulter vincente solo se si riuscir a inventare un circuito economico capace di soddisfare la domanda di ciascuno in 'misura superiore'non solo rispetto a quanto consenta il sistema capitalistico, ma anche a quanto la borghesia sia in grado di desiderare per se stessa.

Che i soldi possano essere aboliti non  una follia.
E lo si pu dimostrare partendo dalla considerazione che la moneta, sia essa palpabile o astratta, 'non sta dentro'la sostanza della merce n dentro l'energia del lavoro.
Il danaro, quindi,  s la fonte energetica che muove la produzione, ma in realt ci che simboleggia  solo un tipo di organizzazione mentale.
La scomparsa della moneta come mezzo e valore finanziario non vuol dire tuttavia che si butteranno a mare le scienze del lavoro e della produzione. Nel senso che, pur venendo meno la figura dell'imprenditore, non verranno perdute n l'intraprendenza n la managerialit. Che per non saranno legate al bisogno di dominare, bens a quello di realizzarsi. E sar proprio questa sana finalit il propellente che spinger ognuno verso il massimo dell'impegno.

L'Utopia pu essere anche definita come la Societ della Domanda, proprio perch dalla domanda, e non dall'offerta, ha realmente inizio il processo produttivo.
Un'offerta che non trova corrispondenza nella domanda finisce difatti per azzerarsi. Mentre una domanda rimane, in assenza di offerta, solo temporaneamente congelata, senza per questo annullarsi.
Il mercato, d'altronde, come area di confluenza di 'offerta e domanda', ha motivo di esserci solo fino a quando non si realizza la coincidenza tra i due termini.
La centralit della domanda non costituisce, comunque, una novit esclusiva dell'Utopia.
Basta ricordare l'economia feudale o, in riferimento al capitalismo, l'istituto dell'appalto. L'appalto delle opere pubbliche, difatti, parte proprio dalla domanda, poich la commessa del lavoro, sia in tempo di guerra che di pace,  assicurata dallo Stato.
 ovvio che quando si parla di domanda come 'input'alla creazione del prodotto, si pu correre il rischio di evocare lo spettro della 'pianificazione', che ha rappresentato il filo conduttore della societ sovietica.
Ma dovrebbe essere superfluo ribadire che non c' alcuna somiglianza, neanche lontana, tra la Societ della Domanda e quel sistema economico, che programmava e pianificava la 'dittatura sui bisogni', comprimendoli fino al punto di identificarli con le necessit minime.

Per cominciare a dare una prima immagine della libera acquisizione dei beni, si pu pensare a un frigorifero da cui ognuno attinga liberamente a seconda del proprio appetito, senza nulla pagare e senza neanche dover bilanciare i propri bisogni con quelli di altri fruitori.
Ma se ogni merce ha un tempo di produzione diverso, com' possibile toglierle 'forza di gravit economica', eliminare cio il valore di scambio?
A questa domanda sarebbe impossibile rispondere se si partisse dagli elementi che determinano il conto economico della singola merce.
Per annullare 'la differenza di valore', si deve invece partire dalla globalit, cio da tutta la merce prodotta e dividerla per la somma di tutta la domanda.
Le merci avranno uno stesso valore solo quando, realizzatisi tutti i beni cui aspirava la domanda, la divisione dar come risultato 1.
Nell'Utopia, allora, la somma di tutto il lavoro dovr soddisfare in pieno la domanda dell'intero corpo sociale. Per cui, se 'tutti'potranno avere 'tutto', il denaro non avr pi ragione di esistere.
Va detto comunque che il 'poter avere tutto'non coincide con l'avere tutto, ma con il sapere di poter avere ci che si desidera, nelle condizioni, beninteso, dello 'sviluppo compatibile'.
Ma mentre nel passato il 'poter avere tutto'apparteneva al regno dell'impossibile, oggi  dentro le potenzialit dello stesso capitalismo. Che, per, nonostante sembri voler soddisfare una larghissima domanda, ha il limite intrinseco di essere condizionato da un lato dalla 'differente capacit di acquisto'dei vari individui e dall'altro dalla 'differente capacit di produrre profitto'di ciascuna merce.
E ci  vero non solo per i beni che sono stati gi prodotti, ma ancor pi per quelli non ancora realizzati. Se difatti a una serie di bisogni, pur presenti come domanda, non corrisponde un'offerta sul mercato,  perch mancano le 'condizioni economiche'atte a determinarla.
Oggi, d'altro canto, la distanza che separa l'offerta dalla domanda si  accorciata di molto, grazie anche ai nuovi sistemi di indagine-controllo del mercato. L'offerta, in altri termini,  come 'misurata a vista'.
L'assottigliamento del margine tra offerta e domanda non d luogo per, neanche approssimativamente, alla Societ della Domanda, ma produce solo una migliore programmazione dell'offerta, che adegua, 'in tempo reale', la produzione sulla linea degli indici di vendita.
In che modo allora sar possibile costruire case e mezzi di trasporto, produrre il cibo e quanto altro abbisogna, se si elimina il costo di produzione e quindi il denaro?
C' da dire, intanto, che gi esiste, nell'attuale sistema economico, un processo di 'socializzazione'che non viene mediato dal mercato. Dentro ogni azienda, grande o piccola che sia, nessun reparto o ufficio paga infatti il servizio o la merce che riceve da altre unit produttive interne. Ci tuttavia non implica che qualora fosse possibile realizzare l'Azienda Capitalistica Globale si passerebbe automaticamente alla Societ della Domanda.

Ma nella Societ dell'Utopia, come potr organizzarsi, tanto per fare un esempio, la produzione dell'abbigliamento?
Intanto, la richiesta si former nei 'laboratori di creativit'. Dove, sulla base delle indicazioni dell'utente, lo stilista disegner il modello, che sar frutto dell'intreccio complementare tra domanda e capacit ideative.
L'industria entrer in gioco in un secondo momento. Quando gli ordinativi trasmessi dal laboratorio di progettazione si dovranno trasformare in merce.
Ci non vuol dire che la lavorazione si attiver soltanto dopo la formulazione della domanda o con la lentezza tipica del metodo artigianale: il processo industriale integrato e automatizzato permette d'altronde, gi oggi, non solo di fabbricare velocemente ma anche di individualizzare i prodotti a misura di ogni utente.
L'idea del vestito andr cos in macchina come la stampa di un giornale, e il modello esclusivo torner al committente sotto forma di valore d'uso.
La distribuzione quindi non sar pi identificabile con la vendita. La merce sar semplicemente consegnata. Dopo di che diverr di propriet di chi l'ha richiesta. Poich l'Utopia, proponendosi l'esaltazione dell'individuo, non pu non sviluppare al massimo la ricchezza di ogni mondo privato.
I negozi odierni saranno quindi aboliti e le vetrine adibite a rassegna permanente di tutto ci che  stato realizzato. Mentre la 'pubblicit'non servir a promuovere le vendite, bens a produrre l'affinamento del gusto. Nonch a suscitare desideri vivificanti e non consumistici.
Sar pertanto istituito un vero e proprio 'osservatorio della domanda', cio un centro di ricerca capace di leggerne la tendenza al fine di ottimizzare la produzione, anche in termini di risposta anticipata ai bisogni.

Si deve, comunque, aggiungere ancora qualcosa sul momento della produzione.
Nella societ di mercato la grande fabbrica, prima ancora di essere il luogo dove si realizza la merce,  anche la sede dell'Ufficio Studi & Progetti, che ha la funzione di pensare, decidere e ideare i nuovi prodotti.
Nella Societ dell'Utopia, come si  visto, la sede della progettazione sar del tutto autonoma dall'industria, che manterr solo la funzione tecnica e professionale, mentre verr deprivata del potere, poich la scelta politica sar dislocata tutta nel momento della domanda.
La fabbrica, garantendo la massima flessibilit produttiva, sar cos veramente al servizio del corpo sociale.
E dentro questo nuovo ordine, lo stesso Stato si dissolver.

Ora, la riscrittura di tutte le funzioni sociali prevede anche una diversa attribuzione delle mansioni lavorative, che diverranno pi complesse col crescere dell'et: una scala mobile dei lavori che avanzi lungo la scala mobile dell'et. Cos che tutti potranno affrontare, in maniera stimolante, i vari mondi del lavoro e nessuno si sentir pi privilegiato o emarginato.
D'altro canto questo tipo di organizzazione servir anche a impedire che, sotto mentite spoglie, si possa riprodurre la divisione in classi della societ. La scomparsa della contrapposizione tra titolari di mezzi di produzione e salariati non basta infatti a impedire il permanere di altre discriminazioni: tra lavoro intellettuale e manuale, tra lavoro semplice e complesso, tra funzione direttiva ed esecutiva.
Altro problema  poi quello della 'garanzia'.
Quando oggi avviene la chiusura di un'azienda, si assiste naturalmente alla perdita del salario, oltre che del profitto.
Questo dramma, nella Societ dell'Utopia, non si ripeter.
Dagli attuali 'binomi economici'(... occupazione-salario, salario-acquisti, acquisti-vendite...) si passer, nell'Utopia, a un 'trinomio indipendente'(domanda-lavoro-prodotto), per cui, man mano che il progresso tecnologico richieder una minore presenza umana, la riduzione generalizzata del tempo di lavoro non comporter alcuna forma di povert, ma solo una maggior quantit di tempo libero.
Ci significa che, quando si arriver all'appuntamento che conclude l'Et del Lavoro, non verr meno la sicurezza che tutti possano continuare ad avere tutto.
Il capitalismo, in realt, non potendo dare certezze (di salario, di pensione, ma neanche di profitto), ha manipolato e strumentalizzato il concetto di 'garanzia'ponendolo in simbiosi con quello di 'assistenza'.  ovvio, per, che la mancanza di sicurezza  connaturata alla societ di mercato, che di fatto 'non pu'permettersi di tutelare nessuno, borghesi compresi.
L'Utopia, viceversa,  un sistema costruito sulla 'garanzia'. Che non  affatto l'edizione riveduta e corretta del sussidio, bens la certezza, per tutti, di aver diritto alla pi alta qualit della vita.

15. Le coordinate spirituali dell'utopia



L'opzione spirituale dell'Utopia si distanzia radicalmente dalla proposta cristiana, che non ha consentito di realizzare autentici rapporti di reciprocit.
Non potendo divenire il 'fine di se stesso', l'amore era cos divenuto il 'mezzo'per effettuare una sintesi della onnipresente contraddizione. E questa funzione 'subordinata'ha inciso in maniera determinante sul suo contenuto, poich non solo gli  stato impedito di uscire dal cerchio infernale del dolore, ma anche di volare oltre i confini del piacere.
La responsabilit di aver bloccato il salto in una nuova dimensione va quindi in larga misura addebitata proprio a quel falso amore che, configurandosi come l'unica forza capace di contrastare il male, ha eclissato il bisogno di cambiare il modello di societ.
Ma se l'amore, nella proposta cristiana, si  risolto in compassione misericordiosa, l'ideologia comunista lo ha invece completamente rimosso. E quel colossale 'errore politico' scaturito dal non aver compreso che l'esistenza  fatta di materia ed energia, per cui l'elemento spirituale  parte integrante della vita materiale.
Dunque, l dove, come nel cristianesimo, l'amore c' stato,  stato funzione dipendente dalla contraddizione; l dove (come nel comunismo) avrebbe potuto essere finalmente libero e gioioso,  stato rifiutato.
 proprio tanto complicata e incomprensibile, a volte, la storia umana!

L'amore  il vero protagonista politico della Societ dell'Utopia.
Ma pu esserlo veramente solo a partire da un bilaterale e appassionato piacere, che renda 'conveniente'lo slancio amoroso, in modo che l'addizione di tanti legami faccia crescere la somma del godimento comune.
Il concetto utopico di 'altruismo collettivo'si configura infatti come l'intreccio gioioso dei benefici individuali procurati dalla congiura dell'amore. Ribaltando cos la mitica figura del santo, che ha invece bisogno dello scenario della violenza o della tribolazione per potersi santificare.
Si tratta, in altri termini, di trasfigurare tanto l'altruismo, liberandolo dal significato di donazione gratuita e non corrisposta, quanto l'egoismo, eliminandone l'aspetto di bieca appropriazione privatistica, incurante del piacere dell'altro.
Le coordinate in cui si inseriranno i contenuti nuovi e imprevedibili dell'Utopia saranno perci la percezione acuta dei propri bisogni e la consapevolezza che la condizione per soddisfarli  un mondo in cui tutti li soddisfino pienamente.
Cos che l'ebbrezza del piacere scateni la giostra dei sentimenti e l'orgia della gioia istighi l'irrefrenabilit dei desideri.

Non basta, comunque, cambiare il meccanismo tecnico della societ perch, quasi per incanto, tutte le donne e tutti gli uomini vivano tra loro in spiritualit amorosa. Il capitalismo, tra l'altro, potrebbe in futuro assumere forme simili alla societ dell'Utopia. La qualit dell'amore sar, allora, l'unico criterio che consentir di coglierne la diversit.
 tuttavia sempre possibile, anche nella Societ dell'Utopia, l'insorgere di qualche contrasto.
Cosa succederebbe allora se, manifestatosi un caso di disonest, si fosse costretti a prendere atto, dopo un serio tentativo di recupero, della definitiva degenerazione di un individuo?
Non essendoci pi n la detenzione n altre misure coercitive, l'unico provvedimento possibile consisterebbe nell'espulsione del soggetto cancerogeno.
E praticare il 'foglio di via'si render allora necessario soprattutto per salvaguardare coloro che abiteranno le terre utopiche. Poich l'assenza di amore non pu certo convivere con la saggezza e con la felicit.
Che questi malati incurabili vadano a vivere con gli altri malati e che l'Utopia accolga solo gli 'esaltati fanatici'dell'amore!

16. La mobilit della coppia



Per impostare in termini nuovi le relazioni di coppia, c' bisogno di scomporre l'amore in spicchi indipendenti e poi disporli a cerchio, da quello 'solo fisico'a quello 'solo mentale'.
Ci implica che ogni qual volta venga soddisfatta, nella consensualit, la condizione del 'piacere positivo', ogni spicchio possa essere assunto come una sfera dell'amore, autonoma e definita nella sua interezza. E che, venendo meno l'immobilit dei rapporti, si aprano le porte alla mobilit della coppia. Che non va per considerata come un mero passaggio dalla fedelt alla lealt, bens come possibilit codificata che si sviluppino tante e proficue storie d'amore, cos che ciascuno possa stancarsi di godimento.
In tal modo la mobilit si configurer come una sorta di 'concorrenzialit'romantica che muover ciascuno alla ricerca della massima passionalit. Il 'rivale', difatti, piuttosto che essere considerato un antagonista, andr contemplato come figura umana pi elevata da emulare. Tra l'altro, questa corsa all'effervescenza vitalistica dell'amore dovrebbe determinare tanto una crescita delle proprie capacit amorose quanto un rafforzamento del legame con le stesse persone amate.
 ovvio che oggi un discorso del genere non solo  impossibile da praticare, ma a volte anche scomodo da accettare. Soprattutto da parte dei patrioti della famiglia, o di chi vuole immobili le donne e mobili gli uomini.
Ma la frontiera antropologica dell'Utopia pu essere forse rappresentata meglio dalla mitica figura dell'androgino, cio dal potenziamento, tanto nel maschio che nella donna, di sensibilit e razionalit, di accoglienza e progettualit. Senza, per, che siano depotenziati nell'uomo la prorompenza apollinea della virilit e nella donna il fascino allusivo e misterioso della femminilit.
Nella Societ dell'Utopia, quindi, si dovr realizzare il passaggio dalla 'sacralit del matrimonio'alla 'sacralit dell'amore'. Capovolgendo l'ottica dei comandamenti cristiani, che considera alcuni 'atti d'amore'come dei veri e propri 'reati d'amore'.
Si pensi, ad esempio, al settimo comandamento, che vieta di "desiderare la donna d'altri". Il divieto ha senso, infatti, soltanto in una societ in cui le donne sono ritenute 'propriet privata dei maschi', oltre che creature 'prive di desiderio'. Chi si appropria della 'donna di un altro'mette quindi a repentaglio il patto di salvaguardia tra i maschi, che pone il veto sul libero desiderio dell'amore.
D'altro canto, l'attuale liberalizzazione della 'tentazione dell'amore' una falsa soluzione, non solo perch non scalfisce minimamente il principio della propriet privata delle persone, ma anche perch spesso non fa che sostituire la relazione monogamica con una molteplicit di rapporti inautentici.

Ma come si pu armonizzare la mobilit amorosa con l'esigenza di garantire un profondo rapporto affettivo tra genitori e figli?
Questa domanda, come tante altre, resta, per il momento, senza risposta.
 certo, comunque, che si debba escludere la separazione tra genitori e figli, poich il diaframma tra 'sacralit della famiglia'e 'sacralit dell'amore'non sta nella differenza tra una 'famiglia a propriet privata'e una fantomatica 'famiglia a propriet pubblica', bens in un meccanismo che garantisca un legame libero e affettuoso tra i suoi componenti.
E neanche si pu proporre una 'gestione collettiva'dei figli, poich la solidit psicologica dei bambini si costruisce soprattutto attraverso un rapporto individualizzato, che passa anche per i vari gradi dell'accudimento.
Occorre per disintegrare quel rapporto di trasmissione che vede i figli crescere e formarsi come fotocopie culturali dei genitori.
L'attuale esasperata richiesta di professionalit sembra infatti risparmiare soltanto il mestiere di genitori, spesso ancorato a cognizioni tradizionali. E la ragione di questo strano arcaismo risiede, forse, nella paura che una pedagogia su basi scientifiche possa far saltare quella catena di congiunzioni culturali che favorisce il perpetuarsi della societ di classe.
Il problema della formazione va affrontato, perci, anche nella sua specificit professionale e in un suo ambito autonomo.
Parlare di scienza dell'educazione  comunque difficilissimo, specie se la si intende come lo strumento per eccellenza della grande politica.
Tanto per cominciare, la psicoanalisi e la psicopedagogia dovranno scomparire, quanto meno come approcci correttivi.
Nell'Utopia, invece, sar proposto al bambino un 'codice positivo': un modello che gli indichi 'cosa e come fare'e non 'cosa  vietato fare'. Un codice imperniato su un concetto di 'sacro'che divinizzi la pienezza della vita.
Questo non significa che non ci saranno pi devianze comportamentali, ma che si potr intervenire non appena si verificher uno slittamento fuori dal tracciato. E ci consentir di sanare l'errore prima che diventi ferita o turba caratteriale. Giacch l'errore che si supera subito  un errore che non lascia tracce.

17. L'infrastruttura immobiliare



Nello spazio territoriale dell'Utopia tutto il vecchio edificato dovr essere demolito. E non solo perch inadeguato alle nuove configurazioni che assumer la vita sociale, ma anche perch l'eventuale adattamento alle strutture architettoniche preesistenti finirebbe per impedire al modello utopico di esprimere con pienezza la sua forza seduttiva.
Si immagini, dunque, la nuova sede abitativa come una sorta di 'residence a dieci stelle'. Non si pensi, per, alle forme, ai volumi e ai colori degli attuali involucri immobiliari, n si pensi a una mera trasposizione dei villaggi turistici in un contesto urbano, poich in tali complessi i ruoli familiari, pur venendo meno la coazione del lavoro, restano sostanzialmente immutati.
Nel 'residence utopico', invece, la figura della casalinga scomparir e l'amministrazione domestica sar gestita da aziende di servizi.
L'ambiente-cucina verr quindi adibito a officina del vitto solo quando se ne avr piacere. Mentre abitualmente la 'festosa cerimonia del cibo'avr luogo in raffinati ambienti, dove la variet e l'alta qualit delle pietanze si coniugher con un'atmosfera raccolta e rigenerante, simile a quella che si respira all'interno di un chiostro. Dalla dimensione intimistica del pranzo familiare si passer cos a una gioiosa ritualit sociale.
Naturalmente anche gli altri ambienti saranno ridisegnati.
La camera da letto  oggi destinata, ad esempio, tanto alla funzione biologica del sonno-riposo quanto a quella edonistica dell'amore. Si potranno invece creare, per le due funzioni, due spazi diversamente organizzati.
La 'sala dell'amore'sar cos un ambiente predisposto al soddisfacimento dell'erotismo. In modo che la separazione tra il dormire e l'amare, tra la staticit orizzontale del riposo e la multiformit del rapporto sessuale arricchisca, per quote di valore aggiunto, ogni specifica espressione dell'amore.

I complessi immobiliari saranno dimensionati in modo da non ostacolare n la fluidit n l'efficienza dell'intera organizzazione. Si eviter perci di costituire comunit circoscritte (in piccoli aggregati) o masse anonime (in casermoni). La Citt dell'Utopia non tollera infatti di essere parcellizzata in isole comunitarie. Ogni suddivisione in gruppi chiusi finirebbe infatti per arrugginire la qualit dei rapporti, poich innescherebbe inevitabilmente dei meccanismi di interazione tanto rigidi e ripetitivi da apparire immodificabili.
N si vuole riesumare il concetto di 'casa comune', poich la socializzazione  intesa qui non come 'comunanza forzata'bens come struttura di servizio e dimensione spirituale.

Ma la vera 'casa'dell'individuo utopico sar lo spazio sociale della Citt, che assomiglier a un policentro aperto ventiquattr'ore su ventiquattro.
Forse questo scenario pu addirittura suggerire la maniera pi genuina per uscire dalla emotivit catodica della televisione ed entrare, invece, in una sensibilit calda, intensa e diretta. Lo zapping consister allora nell'attraversamento dei diversi luoghi cittadini, per partecipare da artefici e da commensali al sacro banchetto della creativit.
 in quegli spazi che si realizzer la 'vera ricchezza del bisogno sociale', poich nel tempo libero, e non pi in quello del lavoro, gli individui troveranno la pienezza del proprio essere.

Va previsto poi, nella nuova architettura alberghiera, anche un diverso spazio per i figli, che si emanciperanno dal vincolo privatistico della famiglia e si rapporteranno ai genitori attraverso un articolato sistema di appuntamenti sociali.
Verr perci edificata per i bambini una vera e propria 'citt della gioia', dove il gioco sar praticato come conoscenza e la conoscenza come gioco. E dove potranno nascere e fiorire le prime amicizie, in una circolarit di rapporti che favorir la mutazione antropologica nel segno dell'amore non esclusivo.

Nelle Citt dell'Utopia anche l'uso dell'automobile dovr essere eliminato. Se non altro perch, nell'ambito di un territorio circoscritto,  possibile adottare un diverso sistema di movimentazione-trasferimento che abolisca tanto il problema del parcheggio quanto quello dell'inquinamento.
Tale sistema funzioner a energia elettrica e unir tutti i punti della citt, cos da personalizzare i tragitti e insieme azzerare i tempi di attesa. Ogni veicolo, infatti, girer automaticamente e continuamente (anche quando non ci sono passeggeri) lungo il circuito, alla ricerca di nuove prenotazioni, o, in alternativa, si attester nelle aree di sosta pi vicine all'ondata della domanda prevista o richiesta.

Il compito di forgiare i nuovi involucri immobiliari non potr essere assunto dai soli 'architetti organici', in quanto anche il problema dello stile  essenzialmente politico e come tale non  esclusivo di alcun ruolo professionale.
Non a caso la maestosit e imponenza delle opere architettoniche antiche, sacre o profane che fossero, nasceva dalla capacit di alcuni esponenti delle passate classi dominanti di coniugare un gusto raffinato a una volont di potenza smisurata.
Si dovr quindi tornare a operare in quell'ordine di grandezza, inventando per una fastosit che abbia la capacit di avvolgere e non di dominare. E che riesca a superare la forma e il contenuto dell'arte monumentale, abolendo ogni spigolosit e utilizzando unicamente la curva del concavo per racchiudere lo spazio e la curva del convesso per penetrarlo.
Quest'arte avvolgente, nello sfarzo degli ornamenti e dei colori, dovr manifestarsi in ogni aspetto del reale, dall'oggetto pi complesso a quello pi banale, cos che tutto l'ambiente diventi un vero 'giardino delle delizie'.

Dovrebbe essere superfluo aggiungere che i previsti piani di demolizione non riguarderanno n l'arte delle epoche precedenti (compresa la grande architettura) n l'archeologia.
Custodirle e averne cura sar anzi uno dei compiti pi altamente 'religiosi'delle generazioni utopiane.
Ma la frequentazione del passato avr pure la valenza 'vitalistica'della sfida. Poich l'arte dell'Utopia dovr trovare una dimensione che trascenda anche le pi raffinate sublimazioni del dramma.

18. Sulla democrazia utopica



La storia recente sembra aver codificato che senza il Parlamento non ci pu essere esercizio della sovranit popolare e che senza i Partiti non pu esserci libert politica, bens solo totalitarismo, di destra o di sinistra che sia.
Ma le 'leggi'della storia non possono, per fortuna, impedire a nessuno di concepire una forma di democrazia pi avanzata di quella borghese, che abolisca qualsiasi tipo di delega.
Il vero problema  quindi riuscire a progettare un meccanismo grazie al quale tutti, quotidianamente, possano proporre, discutere, scegliere e votare, in modo che sia l'intera popolazione a costituire il parlamento. Evitando per di cadere in un assemblearismo inconcludente, tale da far preferire, sotto l'aspetto della funzionalit, il pi 'ordinato'sistema della delega.
Occorrer allora strutturare il sistema operativo di tale meccanismo in modo da renderlo un efficiente strumento di partecipazione, evitando tuttavia che la gestione di tale organizzazione diventi, sotto mentite spoglie, un centro di potere politico.
Tra gli strumenti del confronto, la televisione, e in particolare l'uso del multi-quadro, potr avere una funzione importante. Ogni casa dovr quindi possedere la 'stanza del parlamento', che si avvarr di circuiti paralleli interattivi.

La societ di mercato, in una fase pi evoluta e con una pi robusta cultura interclassista, potrebbe benissimo aderire al sistema della teledemocrazia, sostituendo con le maggioranze di massa le maggioranze parlamentari di oggi.
Ma la classe dominante ha tuttora interesse a lasciare la gestione della pi grossa azienda nazionale, cio il Bilancio dello Stato, nelle mani di un personale ben navigato nell'arte della manipolazione del consenso.

L'aspetto rivoluzionario della democrazia utopica non consiste perci nell'innovazione tecnica (nel telecomando del voto), bens nell'attribuire a ogni individuo il potere di decidere su tutto.
La 'democrazia elettronica'rappresenter per solo uno dei passaggi della democrazia diretta, poich il vero confronto politico dovr partire sempre dal 'marciapiede'.
 previsto, in aggiunta, un pullulare di 'salotti ideologici', che rappresenteranno la pi importante struttura di elaborazione delle idee. E in quelle sedi si svilupper una dialettica non pi legata alla gestione degli affari e quindi non pi costretta a ricorrere agli inganni che oggi servono a travestire con i sofismi della politica la nuda verit dei rapporti di forza.
Nella Societ dell'Utopia il dibattito sar cos ampio e trasparente da oscillare incessantemente in 'tutte le direzioni'. Non potr quindi neanche lontanamente paragonarsi al 'monolitismo'di un partito n al mero pluripartitismo.
E come le attuali forze politiche son tutte dentro l'ideologia del Mercato, cos la libert e il pluralismo dell'Utopia non sono concepibili se non dentro la Societ della Domanda, dentro la socializzazione dei mezzi di produzione, dentro la discordante armonia della nuova spiritualit dell'amore.

Nella fase di transizione alla Nuova Societ sar comunque necessario costituire il Partito dell'Utopia, poich senza il suo alveo la fiumana della rivoluzione rischierebbe di non sfociare mai nel mare della Storia. Dopo di che ne  previsto l'automatico scioglimento.
Vanno chiarite per, a tale riguardo, un paio di cose.
Prima di tutto, che la 'fase della transizione' contemplata soltanto all'interno dell'attuale societ. In secondo luogo, che per il Partito dell'Utopia occorre inventare di sana pianta (poich forma e strategia politica non sono scindibili) una struttura inedita che, tra l'altro, renda obsoleto il problema del 'rapporto avanguardia-masse'.
Lo stile del nuovo Partito, che sar formato probabilmente da 'tutti segretari', potr cos prefigurarsi come una prima prova d'orchestra della futura democrazia. Anche se la storia della transizione sar ovviamente profondamente diversa dalla Storia dell'Utopia.
Pubblicamente e alla luce del giorno, quando i tempi saranno maturi, si decider allora anche la data e l'ora in cui i nuovi attori sociali daranno inizio al nuovo spettacolo della Storia.

19. Per la biblioteca dell'utopia



Tessere la trama della Societ dell'Utopia sar qualcosa di molto faticoso. Sar peggio che zappar la terra.
Sicuramente non potr essere il prodotto dell'idea (anche se geniale) di un singolo pensatore. E non solo perch l'Utopia  la pi radicale inversione di rotta della storia dell'umanit, e quindi non una semplice variante di un sistema gi esistente, ma soprattutto perch implica la riscrittura dell'intera enciclopedia sociale.
 essenziale allora organizzare una rete di ricerca collettiva costituita da tante sedi di elaborazione politica, e che si avvalga di strumenti interattivi a connessione dedicata, cos da consentire a tutti coloro che parteciperanno al Progetto il massimo livello di collaborazione e confronto possibile.
E quando ogni cosa assumer contorni pi chiari, si potr a quel punto, ma soltanto a quel punto, premere l'interruttore della rivoluzione.
Ma non sar come la 'scintilla'di Lenin, giacch quell'immagine rimanda pi a dei fuochisti piromani che non a dei 'muratori'laureandi in ingegneria sociale.

La ricerca non contempla naturalmente n docenti n studenti, n 'vecchi saggi'n 'giovani ingenui', bens un gruppo internazionale di pensatori impegnati a ideare la Societ dell'Utopia, arricchendo o respingendo, tagliando o ricucendo tutte le indicazioni che saranno poste sul tavolo della discussione. Ma non necessariamente si dovr lavorare tutti in 'quipe', poich l'idea originale scaturisce spesso dalla concentrazione interiore, che richiede sempre un certo grado di isolamento.
N i santoni della cultura n tanto meno i militanti dei partiti, compresi quelli di 'sinistra', potranno essere accolti tra le file dei ricercatori.
Il pentitismo  tuttavia ammesso, non per come atto di confessione, bens di riflessione.
Del resto, c' forse in giro qualche non-pentito?
Si dovranno costruire, prima di tutto, gli 'scaffali'della Biblioteca, cio l'inventario e la classificazione dei temi della ricerca. Quindi si definir la sotto-capitolazione degli argomenti, ciascuno con i suoi titoli e i suoi indici, che andranno poi riempiti in modo sistematico e approfondito.
Ma non tutto il lavoro potr procedere secondo una preliminare e rigida ipotesi generale, giacch l'operazione prevede anche la possibilit di 'derive'del tutto impensate.
A ogni quesito si dovranno dare nuove risposte o 'congelare'le non-risposte, senza mai cadere nel vizio dello schematismo, che non troverebbe, d'altronde, nessuna giustificazione nel sottinteso, poich nulla dovr essere pi dato per scontato.
Ogni testo editato rifletter cos il livello di crescita della ricerca. Ma senza l'obbligo accademico di mediare le posizioni divergenti o di offrire una sintesi di quanto  stato prodotto sull'argomento.

Si riconoscono come parte integrante della ricerca le sperimentazioni di vere e proprie 'Isole di Utopia'vissute in prima persona. Anche se i campi semantici delle parole 'isola'e 'utopia'sono cos marcati da poter indurre alla errata conclusione che si voglia chiudere l'Utopia nell'isola.
L'Isola ha perci solo il valore di 'prova di laboratorio'e la funzione di cantiere sperimentale. Va considerata cio come uno tra i possibili strumenti di verifica, pur con tutti i rischi di approssimazione o addirittura di divaricazione tra la dimensione microscopica e quella macroscopica.
Un altro strumento potr essere la cibernetica. E, specificamente, la nuova frontiera della realt virtuale, che simula situazioni e luoghi immaginari.
Bisogner certo accostarsi con cautela a tutti questi momenti, senza per assumere atteggiamenti di sufficienza nei confronti della loro parzialit o banalit.
Anzi, pi strumenti si avranno a disposizione, pi sar perfezionabile il Progetto e ravvisabile il suo inveramento.
L'Utopia non sar, comunque, la fotocopia su scala allargata delle preliminari sperimentazioni n la pura e semplice applicazione dei testi che andranno a riempire la Biblioteca.
Anche il rapporto teoria-prassi deve essere infatti reinventato, in quanto non esiste nulla a cui rapportare la storia della nuova Societ. Questo limite , per, anche un grande vantaggio, poich libera i pionieri della Nuova Era dal peso soffocante del sapere tradizionale.

20. Sul metodo della ricerca



Il metodo di ricerca per l'invenzione ragionata della Societ dell'Utopia si articola essenzialmente in due punti.
Il primo consiste nell'opzione politica di realizzare 'il massimo della ricchezza materiale e spirituale possibile per tutti e per ognuno'.
Il secondo s'impernia sulla elaborazione di progetti particolareggiati che diano corpo e colori al grande affresco.
Tali progetti ovviamente non solo non dovranno contenere contraddizioni interne, ma dovranno essere anche perfettamente compatibili con il modello complessivo.
Ogni questione, inoltre, per quanto debba sempre combinarsi con la totalit dell'Utopia, deve essere affrontata in maniera specifica, disaggregando ci che finora la tradizione ha tenuto legato.
 il caso, volendo esemplificare, della triade amore-matrimonio-sesso, la cui interdipendenza concettuale  solo una delle tante 'verit indimostrate'che imbrigliano la nostra civilt.
In realt, quello che si vuole costruire  una 'profezia rovesciata', che parta dal futuro per annunciare la realizzazione, quanto prima possibile, di una storia a sua immagine e somiglianza.
 tuttavia evidente che tale approccio deduttivo comporta che ogni astrazione vada verificata, che di ogni cosa si indichi 'come funziona', che ogni parto della mente sia rapportato alla sua concreta fattibilit.

21. L'utopia S.p.A.



Ebbene s, la ricerca sull'Utopia partir proprio dalla costituzione di una 'Utopia S.p.A.', cio da una societ di capitali che ne finanzier i progetti.
Per creare le idee, non bastano infatti la passione e l'intelligenza. C' bisogno anche di finanziarle e di dar vita a un'organizzazione che operi secondo un criterio 'aziendale'di massima efficienza, come avviene per l'industria della ricerca. Giacch il Progetto si fonda proprio sulla ricerca.  anzi la pi importante delle ricerche.
Meglio sarebbe se la sede legale dell'Utopia S.p.A. venisse costituita in qualche 'paradiso fiscale', meglio se la maggioranza delle sue quote fosse formata da un 'pacchetto politico', meglio se in questa societ di capitali si riversasse anche il patrimonio finanziario e immobiliare di chi intende conferire, in conto collettivo, la personale 'accumulazione'realizzata nel capitalismo.
L'Utopia S.p.A.  concepita, in ogni caso, come una societ di ricerca a tempo determinato. Nel senso che l'anno in cui sar fondato il Partito rivoluzionario dell'Utopia sar l'anno del suo scioglimento.

22. L'anno che verr



L'anno che verr  per un autore il secondo tempo del suo romanzo, delle sue poesie, del suo saggio.
Un secondo tempo che corrisponde, in genere, allo scenario della vendita e della critica, per non parlare degli ambiti premi letterari.
Io non sono n romanziere, n poeta, n tantomeno saggista.
La forza e la debolezza di questo testo sono frutto solo della tensione morale che  presente in me, della passione mentale che mi stimola a trovare risposta a quelle domande politiche che ogni giorno mi pongo e che per me rappresentano la nuova frontiera ideale dell'umanit.
All'inizio, anni fa, quando 'ho deciso'di riflettere sull'Utopia, non sapevo quale direzione darmi.
Tutto era solo magma. E nulla  uscito di getto.
Ma  stato importante travasare quel magma nella scrittura, che ha dato poi corpo e vita a questo libro, tante volte riletto, ripensato e riscritto.
Una volta decisa la pubblicazione, ero consapevole che non si sarebbe trattato di esibirmi a teatro. L tutti applaudono, specie quando si rappresenta la satira contro il potere.
Qui invece gli applausi non sono di scena.
So bene, anzi, che molti tenteranno di estrapolare da questo scritto delle singole frasi per capovolgere il senso delle mie intenzioni. I depressi, in particolare, cercheranno di rimuoverne il contenuto con la frase pi comune e convenzionale: "... tanto,  un'utopia".
E tra i depressi non mi desterebbe meraviglia incrociare alcuni 'ortodossi'dell'ideologia comunista. Costoro, mentre inveiscono contro le "contraddizioni strutturali del capitalismo", ritengono comunque irrealizzabile una societ priva di contraddizioni fisiologiche. Arrivando persino a pensare che la vita, senza le contraddizioni, diverrebbe monotona.
Ma, allora, che rivoluzione sognano?
E perch sognano la rivoluzione?

So anche bene, tra l'altro, che le cose qui scritte non rappresentano i punti cardinali dell'Utopia.
Sono anzi consapevole di non essere riuscito quasi mai a decollare nella forma compiuta dell'immaginario utopico, perch troppo piombo c' ancora sulle ali delle mie idee: troppo anticapitalismo e poca Utopia, troppa contrapposizione e poca propositivit. In tal senso questo mio lavoro non  che un'istigazione a pensare.
L'anno della pubblicazione rappresenter, perci, l'anno dell'ascolto.
Uscito dalla clandestinit del pensiero solitario, vorr udire se c' la disponibilit a riaprire il dibattito sull'Utopia.
Io, nonostante l'attuale scenario politico si presenti come una nauseante massa gelatinosa, avverto che sotterraneamente nuove idee si stanno muovendo.
All'uscita di questo testo seguir perci l'attivazione di un numero di fax.
In ogni caso, senza un progetto esecutivo, dalle ceneri del capitalismo non sorger che un'altra forma di societ di classe e nuovi padroni prenderanno lo scettro del comando.
Ecco perch la 'nuova razza' chiamata a un appuntamento epocale: attizzare la fiaccola dell'Utopia affinch la sacra ebbrezza sia trasmessa alle generazioni future.
Ora che la logica del positivo ha 'mostrato'l'esistenza di una chiave universale con cui spalancare le porte di una nuova storia, ora che sono disponibili gli elementi di questo nuovo propellente, ora ha senso pi di prima desiderare l'Utopia.
Lungi da me presumere che il prossimo giubileo della chiesa cattolica possa costituire l'ultimo anniversario dell'ideologia cristiana. Non ritengo, tuttavia, del tutto occasionale la coincidenza tra la data di nascita della nuova logica e l'avvento dell'anno duemila (d.C.).
Per i vecchi credenti sar forse un segno del diavolo, per i nuovi potr essere finanche il segno del manifestarsi di Dio. Per me  solo il 'raggrumarsi di un flusso collettivo', che si fa strumento della libera e ragionata evoluzione delle donne e degli uomini su questo pianeta.
L'unico tempo a cui dobbiamo rapportarci , comunque, quello dell'universo, poich solo gli eventi cosmici (a parte sciagure belliche o ecologiche) possono modificare radicalmente le condizioni che permettono la vita. E nella scala dei tempi cosmici, lo stesso sistema solare non  pi un vincolo per la specie umana. Prima che, fra qualche decina di miliardi di anni, il Sole si sar ridotto a un freddo corpo celeste, sar certamente possibile migrare su un'altra Terra, come fu possibile all'Arca di No trasmigrare in un altro continente per sottrarsi al diluvio.
Intanto possiamo anche dirci "ci vediamo nell'Utopia", un po'come  successo agli Ebrei, che per migliaia di anni hanno pensato alla Terra Promessa.
Ma se l'Utopia  stata pensata, vuol anche dire che il fuoco contagioso di quel pensiero potr farla divenire Storia.

23.  Epilogo



I proventi che verranno dai diritti d'autore di questo libro saranno versati sul conto dell'Utopia S.p.A. Passati vent'anni senza che nulla sia accaduto, si devolveranno a un ente di ricerca delle malattie (ancora) inguaribili.
La scelta dell'autore di rinunciare ai diritti finanziari non rappresenta alcuna forma di donazione, ma solo un doveroso trasferimento di capitale privato in conto politico-collettivo.
D'altronde, una parte almeno di quei proventi non gli appartiene.  di quegli autori che sono stati o che non sono stati citati, di quelli conosciuti e di quelli anonimi.
L'Utopia non deve essere oggetto di compravendita, anche se qualcuno potr tentare di 'venderla'. E qualcuno potr persino illudersi di 'acquistarla'.

 stato anche il vivere in una 'citt totale'come Napoli che ha aiutato l'autore a redigere questo testo. Poich in questa parte della Terra sono presenti, come in una vetrina delle iperboli, le contraddizioni forti e quelle deboli, le passate e le attuali, l'evoluzione tecnologica e il primitivo.  questa poi una citt dove ogni dimensione si esprime con meno veli, per cui tutti i tipi di fenomeni (materiali e spirituali) sono pi facilmente leggibili nella loro severa nudit.


Alfa
Alfredo Al

Non insegna niente.
Non ha mai pubblicato niente.
Non  un politico di professione.
Non  un intellettuale.
Non dedica il libro a nessuno... in particolare.

E-mail  alfa@utopia.it   (Fax per internet)



Pur avendo l'Editore l'esclusiva della distribuzione e della vendita del volume, non " vietata la riproduzione, anche parziale, con qualsiasi mezzo effettuata, compresa la fotocopia" del contenuto di questo libro.



-  Testo integrale del libro Preludio alla Societ dell'Utopia
-  Pubblicato dalla Casa Editrice Editing & Printing
-  ISBN  88-900133-0-3
-  Printed in Italy, gennaio 1997

Stampato da Internet http://www.utopia.it
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