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Leon Battista Alberti.

VILLA.



Compera la villa per pascere la famiglia tua, non per darne diletto ad altri. Vedi e rivedi prima che tu statuisca piacerti quello per cui tu darai quello che a tutti piace, cio il danaio. E se forse ti piace oggi, ripensa se posdomane e'possa meno piacerti. Non giova la fretta. E forse nuoce la fretta, ove per indugiare nulla a te peggiori. Compera da chi amava la possessione, non da chi pi tempi cerc alienarla. Non  caro quello che si compera quanto dagli altri se ne truova, e assai bene compera chi compera da buon padrone. Quello che tu male comprasti una volta te ne pentirai molte. Sempre potrai spendere il tuo danaio meglio che tu non potrai vendere il terreno. Uno culto campo in luogo non buono sar peggiore che un sodo posto in buon sito. Sar situato non bene quel campo a cui stia di petto il fiume. Ancor e'fie piggiore il mal vicino, dirieto o da lato che sia. Cosa divina dicono essere il buon vicino. Cos, pel contrario, tanto ne pessima il vicino non buono. N fertile campo in luogo malsano, n sterile campo in paese ben sano mi piace. Non  sano dove tutto l'anno tutti non siano sani. La terra puoi tu emendare, d'acquosa renderla asciutta, se l' magra stercorarla, ma non mai immuterai il cielo. Sterile campo sar non quello che solo nulla frutti, ma e ancor quello che non ti renda premio alle fatiche pari. Fertile sar quello quale per s assai si sustenti senza altro grassume. Alla possessione se manca la casa, meno gli manca che se alla casa mancano e'terreni. Quella villa sar ottima a cui bisogner fatica, non ispesa. E sia la villa non come una casa posta lungi dalla piazza, tale che dal mercato bisogni comperare ogni cosa e portarvi, ma sia tale che indi t'avanzi, da sale infuori, se puoi, d'ogni cosa, qual possi portare e vendere a mercato. Come de'figliuoli, cos della villa: una ne poco, due sono assai, tre sono troppi.
Comperata la villa, in prima cura ch'e'vicini t'amino nulla meno che s'amino e'tuoi parenti. E saranno e'parenti a ogni tuo aiuto pi molto tardi che gli amici. E dove ne il vicino amico, in qualche parte puoi dire esservi tu. Ameratti qualunche ricever da te quelle cose quali, se tu da lui le ricevessi, lo ameresti. A chi t'ama fuggi esserli in fatti o in detti noioso o grave.
Fornisci la casa di quello bisogna e di quello pu forse bisognare. Compera niuna di quelle cose, quali puoi prendere da e'tuoi terreni. Chi ha uno arato solo, ne senza arato; se n'ar due, sconcio l'uno, ar da non perdere tempo intanto e adoperar l'altro. Sar fornito bene chi ar da prestar del suo ad altri. E a chi bisogner pregare ad altri ne'suoi bisogni, costui sar troppo disfornito. Cosa dura il bisogno, e cosa dura il pregare; qual due cose giunte insieme sono intollerabili e pi dannose che gravi. E se a te pare il pregare facile, molto pi sar a me facile il negarti quello che tu prieghi. E col spesso chiedere qual vuoi cosa sempre tu porterai molestia.
Piace ad Esiodo, elegantissimo poeta greco, quel lavoratore quale partir il pane in quattro parti e d'ogni parte far otto bocconi; e voglionlo tale ch'e'domi il campo, non che il campo stracchi lui. A'servi, a'giumenti mai darai ozio. E dicono che la fame e il bisogno abita vicina all'ozio. A questi comanderai cose utili, darai quello che sia necessario, e adoperera'li in quello a che e'sieno atti e accommodati. Non vorrai facciano il d quello possono poi fare la notte, n in d da lavorare gli occuperai in faccende quale e'possano essequire il d della festa. E instituira'li che in luogo niuno stieno pi assidui che nel campo, e nulla meno facciano che fare nulla. E tu, quando sia sereno il d, stima turbulenta e brutta l'ombra della casa. Quello che tu puoi con l'asino, non vi adoperare il servo. Tua sia l'industria del comandare; de'servi sia opera ubidirti e fare quanto comandasti. Studia di comandare una volta per pi opere e per pi d. Schifa il comandare pi volte o a pi persone per una cosa. Assai ti satisfa colui a cui s'apartiene ubidire, se fa quanto e quando tu gli comandasti e ordinasti. Chi da s fa le cose utili e lodate, costui ne ottimo. Chi fa quando tu l'ordinasti, costui secondo luogo presso a quell'ottimo ne buono. Chi non fa n da s, n quando altri gliel ricorda, costui ne di tutti pessimo. Tutti e'buoni amici fuori di casa non rimedieranno a'danni che far un mal servo in casa. In cosa niuna meno ti nuoce un mal uomo in casa che in trti la roba. Chi non ha che perdere e perde, perde quello che dovea avere. Niuno animale teme la collotola dell'uomo, ma, per bestiale e ferocissimo che sia, teme il fronte. E solo il fien greco dicono gode esser negletto: ad ogni altra cosa affermano sempre nuocere la negligenza.
Composta la casa, e'servi e le cose, accomodagli al lavoriero. Dicono a questo la prima cosa esser cruciarsi con la terra, adoperarvi il fuoco e 'l ferro assiduo: la seconda bene stercorare: la terza bene accomandare alla terra quello di che tu ne aspetti il frutto. Dice Esiodo: "ara nudo, semina nudo, e mieti nudo". Gli antiqui affermano esser utile meno seminare e meglio arare; e dicono nulla meno doversi che troppo bene cultivare il campo, bastare assai ove e'ben sia governato. Alla vigna darai nulla e torrai nulla. Al campo togli che non inebrii, al prato dlli che non asseti. E di ci che tu predi alla terra, lasciane qualche parte a chi lo nutr e fugli mamma. Non stercorare se non con l'estremo della luna. E n prima n poi trassinar il coadunato per stercorare. E'tronchi delle fave sono veneno a ogni culto. Ogni altra cosa che nacque e crebbe sempre fie buona per stercorare. Pi nuoce il troppo stercorare che non giova il poco; pi molto giova assai stercorare che non nuoce il troppo. Atto a stercorare sar, adunque, qualunque cosa da picciolo crebbe in maggiore. E di queste sono migliori quelle che tardi si putrefanno. E di queste quelle che sono pi trite. E di queste quelle che viddero pi soli e men vento, pi freddo e meno acqua. Ma di tutti e'grassumi ottimo sar che tu sputi su'quattro canti del campo ogni calende. Pi lodano chi semin tre d prima, che chi semin due d doppo. La semente primaticcia rare volte inganna, ma quella che sia tarda inganna sempre. Se spargi il seme fuori di stagione, non lo semini ma lo getti via. Seminerai che la luna ti vegga. Altri dicono che 'l seme seminato sotto la luna intermenstrua non produce vermi. Poni degli arbori piccoli, e pota e'cresciuti. Impiaga il suscino, il ciriegio e 'l melo. L'ulivo, non lo ferire e non lo strignere. Non por seme in caldo luogo qual sia nato in freddo. Non solo lo ulivo fugge il troppo caldo e anche il troppo freddo, ma e ogni radice nutrita dalla terra ama l'aiere temperato. Poni la vigna al sole ed ogni tua espettazione. Volgi le spalle all'ombra grave, la ghianda, el pino, l'abete, la picea. La foglia rara, quella che tremola e quella che  caduca, non sono amiche, ma non sono nimiche. Nimico alla vite  il lauro e anche il caulo; e sdegnano e'pampani il rapano, e aodiano el caule. Ma nulla tanto nuoce a tutta la villa quanto non guatare ogni d dove il sol si lieva e dove e'si pone. Quello che tu puoi oggi, non aspettar domani. Quello che tu non puoi, non debbi, e quello che tu dovevi, rimane tra le cose che ora non si possono. A chi perde tempo s'acrescono faccende, lo 'ndugio rende il fine contumace e fuggitivo. La mattina porta la met della via, e con la mattina viene il terzo d'ogni buona faccenda.
Ben cultivato il campo, ne vengono le ricolte. Sega, mieti e cogli quando e'non cresce e prima ch'e'discresca. Non spiccar l'uva n calda, n rugiadosa. Dicono l'uva colta in interlunio dura non morsa da e'minuti animali. Calca co'piedi sotto a te la luna e insieme il mosto. Ventilla e riponi il grano sotto la luna estrema. Ci che ti di la terra, fidalo alla terra. Altri dicono la terra essere il lupo delli dii. Ma se la terra non beve, ella non mangia. Sono acqua, cenere e calce morte a ogni seme. Ci che tu tagli, svegli o tondi, osserva che la luna smagri e non ti vegga. Sar ottima ricolta quella che sia non piggiore che quella de'tuoi vicini, e sar grande quella che chieder piccola spesa. Migliore ricolta fie quella che adempier tutti e'mesi, che quella che adempier tutti e'grannai. Riponi le cose in luogo che tu ve le ritruovi; adoperale quanto bisogna; serbale quanto tu vuoi; vendile quanto tu puoi. Bi quando la botte sia piena, e bi quando el' scema. El fuoco mai si spenga in casa, e mai arda indarno. D'ogni frutto della terra rendine parte e grazia a Dio. Niuno dono sar maggiore che quello quale sia vacuo d'ogni iniustizia. Nulla pi iusto a ricchire che la agricultura. E quelle ricchezze quali s'acumulano senza fraude sono uno bene divino. Il molto crebbe di pi pochi. Aggiugni opera a opera, scemerai bisogni: aggiugni industria a industria, accresci felicit. Guarda il tuo. Loda l'altrui. Se tu pensi, pensa a'fatti tuoi. S'tu fai, fa per te e per altri. Se tu favelli, non favellare n di te, n d'altri. E se tu poni, poni de'frutti altrui.
Delli armenti, delle greggi, dello aviario, delle api, dell'orto e simili alias.

- FINE -

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