LA BIBBIA.



ANTICO TESTAMENTO.



Primo volume.

PENTATEUCO.



INDICE.

1. Genesi.

2. Esodo.

3. Levitico.

4. Numeri.

5. Deuteronomio.



(Glossario)





GENESI.





1.

In principio Dio cre il cielo e la terra. La terra era informe
e deserta e le tenebre coprivano l'abisso e lo spirito di Dio
aleggiava sulle acque. Dio disse: Sia la luce!. E la luce fu.
Dio vide che la luce era cosa buona e separ la luce dalle
tenebre e chiam la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e
fu mattina: primo giorno.

Dio disse: Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare
le acque dalle acque. Dio fece il firmamento e separ le acque,
che sono sotto il firmamento, dalle acque, che sono sopra il
firmamento. E cos avvenne. Dio chiam il firmamento cielo. E fu
sera e fu mattina: secondo giorno.

Dio disse: Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un
solo luogo e appaia l'asciutto. E cos avvenne. Dio chiam
l'asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era
cosa buona. E Dio disse: La terra produca germogli, erbe che
producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra
frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie. E cos
avvenne: la terra produsse germogli, erbe che producono seme,
ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno
frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era
cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno.

Dio disse: Ci siano luci nel firmamento del cielo, per
distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le
stagioni, per i giorni e per gli anni e servano da luci nel
firmamento del cielo per illuminare la terra. E cos avvenne:
Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il
giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. Dio
le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per
regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E
Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: quarto
giorno.

Dio disse: Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli
volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo. Dio
cre i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che
guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e
tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che
era cosa buona. Dio li benedisse: Siate fecondi e
moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si
moltiplichino sulla terra. E fu sera e fu mattina: quinto
giorno.

Dio disse: La terra produca esseri viventi secondo la loro
specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro
specie. E cos avvenne: Dio fece le bestie selvatiche secondo
la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i
rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era
cosa buona.

E Dio disse: Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra
somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del
cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i
rettili che strisciano sulla terra.

Dio cre l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo cre;
maschio e femmina li cre. Dio li benedisse e disse loro:

Siate fecondi e moltiplicatevi,

riempite la terra;

soggiogatela e dominate

sui pesci del mare

e sugli uccelli del cielo

e su ogni essere vivente

che striscia sulla terra.

E Dio disse: Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che 
su tutta la terra e ogni albero in cui  il frutto, che produce
seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a
tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano
sulla terra e nei quali  alito di vita io do in cibo ogni erba
verde. E cosi avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco,
era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.





2.

Cos furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le
loro schiere. Allora Dio nel settimo giorno port a termine il
lavoro che aveva fatto e cess nel settimo giorno da ogni suo
lavoro. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacr, perch in
esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto.
Queste le origini del cielo e della terra, quando vennero creati.



Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo, nessun cespuglio
campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata
perch il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e
nessuno lavorava il suolo e faceva salire dalla terra l'acqua
dei canali per irrigare tutto il suolo; allora il Signore Dio
plasm l'uomo con polvere del suolo e soffi nelle sue narici un
alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.

Poi il Signore Dio piant un giardino in Eden, a oriente, e vi
colloc l'uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece
germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e
buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita in mezzo al
giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male.

Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di l si
divideva e formava quattro corsi. Il primo fiume si chiama
Pison: esso scorre intorno a tutto il paese di Avila, dove c'
l'oro e l'oro di quella terra  fine, qui c' anche la resina
odorosa e la pietra d'onice. Il secondo fiume si chiama Ghicon:
esso scorre intorno a tutto il paese d'Etiopia. Il terzo fiume
si chiama Tigri: esso scorre ad oriente di Assur. Il quarto
fiume  l'Eufrate.

Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden,
perch lo coltivasse e lo custodisse.

Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: Tu potrai
mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della
conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perch, quando
tu ne mangiassi, certamente moriresti.

E il Signore Dio disse: Non  bene che l'uomo sia solo: gli
voglio fare un aiuto che gli sia simile. Allora il Signore Dio
plasm dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli
uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li
avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato
ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome.
Cos l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli
del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trov un
aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio fece scendere
un torpore sull'uomo, che si addorment; gli tolse una delle
costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasm
con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la
condusse all'uomo.

Allora l'uomo disse:

Questa volta essa

 carne dalla mia carne

e osso dalle mie ossa.

La si chiamer donna

perch dall'uomo  stata tolta.

Per questo l'uomo abbandoner suo padre e sua madre e si unir a
sua moglie e i due saranno una sola carne. Ora tutti e due erano
nudi, I'uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna.





3.

Il serpente era la pi astuta di tutte le bestie selvatiche
fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: E' vero che Dio
ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?.
Rispose la donna al serpente: Dei frutti degli alberi del
giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell'albero che
sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e
non lo dovete toccare, altrimenti morirete. Ma il serpente
disse alla donna: Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che,
quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e
diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male. Allora la
donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli
occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo
frutto e ne mangi, poi ne diede anche al marito, che era con
lei, e anch'egli ne mangi. Allora si aprirono gli occhi di
tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie
di fico e se ne fecero cinture.

Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla
brezza del giorno e l'uomo con sua moglie si nascosero dal
Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore
Dio chiam l'uomo e gli disse: Dove sei?.

Egli rispose: Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto
paura, perch sono nudo, e mi sono nascosto.

Riprese: Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse
mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?.

Rispose l'uomo: La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato
dell'albero e io ne ho mangiato. Il Signore Dio disse alla
donna: Che hai fatto?. Rispose la donna: Il serpente mi ha
ingannata e io ho mangiato.

Allora il Signore Dio disse al serpente:

Poich tu hai fatto questo,

sii tu maledetto pi di tutto il bestiame

e pi di tutte le bestie selvatiche;

sul tuo ventre camminerai

e polvere mangerai

per tutti i giorni della tua vita.

Io porr inimicizia tra te

e la donna,

tra la tua stirpe

e la sua stirpe:

questa ti schiaccer la testa

e tu le insidierai il calcagno.

Alla donna disse:

Moltiplicher

i tuoi dolori e le tue gravidanze,

con dolore partorirai figli.

Verso tuo marito sar il tuo istinto,

ma egli ti dominer.

All'uomo disse:

Poich hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato
dell'albero, di cui ti avevo comandato:

Non ne devi mangiare,

maledetto sia il suolo per causa tua!

Con dolore ne trarrai il cibo

per tutti i giorni della tua vita.

Spine e cardi produrr per te

e mangerai l'erba campestre.

Con il sudore del tuo volto

mangerai il pane;

finch tornerai alla terra,

perch da essa sei stato tratto:

polvere tu sei e in polvere tornerai!.

L'uomo chiam la moglie Eva, perch essa fu la madre di tutti i
viventi.

Il Signore Dio fece all'uomo e alla donna tuniche di pelli e li
vest. Il Signore Dio disse allora: Ecco l'uomo  diventato
come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora,
egli non stenda pi la mano e non prenda anche dell'albero della
vita, ne mangi e viva sempre!. Il Signore Dio lo scacci dal
giardino di Eden, perch lavorasse il suolo da dove era stato
tratto. Scacci l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i
cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la
via all'albero della vita.





4.

Adamo si un a Eva sua moglie, la quale concep e partor Caino
e disse: Ho acquistato un uomo dal Signore. Poi partor ancora
suo fratello Abele. Abele era pastore di greggi e Caino
lavoratore del suolo.

Dopo un certo tempo, Caino offr frutti del suolo in sacrificio
al Signore; anche Abele offr primogeniti del suo gregge e il
loro grasso. Il Signore grad Abele e la sua offerta, ma non
grad Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il
suo volto era abbattuto. Il Signore disse allora a Caino:
Perch sei irritato e perch  abbattuto il tuo volto? Se
agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci
bene, il peccato  accovacciato alla tua porta; verso di te  la
sua bramosia, ma tu dominala. Caino disse al fratello Abele:
Andiamo in campagna!. Mentre erano in campagna, Caino alz la
mano contro il fratello Abele e lo uccise. Allora il Signore
disse a Caino: Dov' Abele, tuo fratello?. Egli rispose: Non
lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?. Riprese: Che
hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal
suolo! Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della
tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. Quando lavorerai
il suolo, esso non ti dar pi i suoi prodotti: ramingo e
fuggiasco sarai sulla terra. Disse Caino al Signore: Troppo
grande  la mia colpa per ottenere perdono! Ecco, tu mi scacci
oggi da questo suolo e io mi dovr nascondere lontano da te, io
sar ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrer mi
potr uccidere. Ma il Signore gli disse: Per chiunque
uccider Caino subir la vendetta sette volte!. Il Signore
impose a Caino un segno, perch non lo colpisse chiunque
l'avesse incontrato.



Caino si allontan dal Signore e abit nel paese di Nod, ad
oriente di Eden.

Ora Caino si un alla moglie che concep e partor Enoch; poi
divenne costruttore di una citt, che chiam Enoch, dal nome del
figlio. A Enoch nacque Irad, Irad gener Mecuiael e Mecuiael
gener Metusael e Metusael gener Lamech. Lamech si prese due
mogli: una chiamata Ada e l'altra chiamata Zilla. Ada partor
Iabal: egli fu il padre di quanti abitano sotto le tende presso
il bestiame. Il fratello di questi si chiamava Iubal: egli fu il
padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto. Zilla a sua
volta partor Tubalkain, il fabbro, padre di quanti lavorano il
rame e il ferro. La sorella di Tubalkain fu Naama.

Lamech disse alle mogli:

Ada e Zilla, ascoltate la mia voce; mogli di Lamech, porgete
l'orecchio, al mio dire:

Ho ucciso un uomo

per una mia scalfittura

e un ragazzo per un mio livido.

Sette volte sar vendicato Caino

ma Lamech settantasette.



Adamo si un di nuovo alla moglie, che partor un figlio e lo
chiam Set. Perch  -  disse  -  Dio mi ha concesso un'altra
discendenza al posto di Abele, poich Caino lo ha ucciso.

Anche a Set nacque un figlio, che egli chiam Enos. Allora si
cominci ad invocare il nome del Signore.





5.

Questo  il libro della genealogia di Adamo. Quando Dio cre
l'uomo lo fece a somiglianza di Dio; maschio e femmina li cre,
li benedisse e li chiam uomini quando furono creati. Adamo
aveva centotrenta anni quando gener a sua immagine, a sua
somiglianza, un figlio e lo chiam Set. Dopo aver generato Set,
Adamo visse ancora ottocento anni e gener figli e figlie.
L'intera vita di Adamo fu di novecentotrenta anni; poi mor.

Set aveva centocinque anni quando gener Enos; dopo aver
generato Enos, Set visse ancora ottocentosette anni e gener
figli e figlie. L'intera vita di Set fu di novecentododici anni;
poi mor.

Enos aveva novanta anni quando gener Kenan; Enos, dopo aver
generato Kenan, visse ancora ottocentoquindici anni e gener
figli e figlie. L'intera vita di Enos fu di novecentocinque
anni; poi mor.

Kenan aveva settanta anni quando gener Maalaleel; Kenan, dopo
aver generato Maalaleel, visse ancora ottocentoquaranta anni e
gener figli e figlie. L'intera vita di Kenan fu di
novecentodieci anni; poi mor.

Maalaleel aveva sessantacinque anni quando gener Iared;
Maalaleel, dopo aver generato Iared, visse ancora
ottocentotrenta anni e gener figli e figlie. L'intera vita di
Maalaleel fu di ottocentonovantacinque anni, poi mor.

Iared aveva centosessantadue anni quando gener Enoch; Iared,
dopo aver generato Enoch, visse ancora ottocento anni e gener
figli e figlie. L'intera vita di Iared fu di
novecentosessantadue anni; poi mor.

Enoch aveva sessantacinque anni quando gener Matusalemme. Enoch
cammin con Dio; dopo aver generato Matusalemme, visse ancora
per trecento anni e gener figli e figlie. L'intera vita di
Enoch fu di trecentosessantacinque anni. Poi Enoch cammin con
Dio e non fu pi perch Dio l'aveva preso.

Matusalemme aveva centottantasette anni quando gener Lamech;
Matusalemme, dopo aver generato Lamech, visse ancora
settecentottantadue anni e gener figli e figlie. L'intera vita
di Matusalemme fu di novecentosessantanove anni, poi mor.

Lamech aveva centottantadue anni quando gener un figlio e lo
chiam No, dicendo: Costui ci consoler del nostro lavoro e
della fatica delle nostre mani, a causa del suolo che il Signore
ha maledetto. Lamech, dopo aver generato No, visse ancora
cinquecentonovantacinque anni e gener figli e figlie. L'intera
vita di Lamech fu di settecentosettantasette anni; poi mor.

No aveva cinquecento anni quando gener Sem, Cam e Iafet.





6.

Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e
nacquero loro figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli
uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero.
Allora il Signore disse: Il mio spirito non rester sempre
nell'uomo, perch egli  carne e la sua vita sar di centoventi
anni.

C'erano sulla terra i giganti a quei tempi, e anche dopo, quando
i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste
partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell'antichit,
uomini famosi.

Il Signore vide che la malvagit degli uomini era grande sulla
terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro
che male. E il Signore si pent di aver fatto l'uomo sulla terra
e se ne addolor in cuor suo. Il Signore disse: Sterminer
dalla terra l'uomo che ho creato: con l'uomo anche il bestiame e
i rettili e gli uccelli del cielo, perch sono pentito d'averli
fatti. Ma No trov grazia agli occhi del Signore.



Questa  la storia di No. No era un uomo giusto e integro tra
i suoi contemporanei e camminava con Dio. No gener tre figli:
Sem, Cam e Iafet. Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena
di violenza. Dio guard la terra ed ecco essa era corrotta,
perch ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra.

Allora Dio disse a No: E' venuta per me la fine di ogni
giorno, perch la terra, per causa loro,  piena di violenza;
ecco, io li distrugger insieme con la terra. Fatti un'arca di
legno di cipresso; dividerai l'arca in scompartimenti e la
spalmerai di bitume dentro e fuori. Ecco come devi farla: l'arca
avr trecento cubiti di lunghezza, cinquanta di larghezza e
trenta di altezza. Farai nell'arca un tetto e a un cubito pi
sopra la terminerai; da un lato metterai la porta dell'arca. La
farai a piani: inferiore, medio e superiore.

Ecco, io mander il diluvio, cio le acque, sulla terra, per
distruggere sotto il cielo ogni carne in cui  alito di vita;
quanto  sulla terra perir. Ma con te io stabilisco la mia
alleanza. Entrerai nell'arca tu e con te i tuoi figli, tua
moglie e le mogli dei tuoi figli. Di quanto vive, di ogni carne,
introdurrai nell'arca due di ogni specie, per conservarli in
vita con te: siano maschio e femmina. Degli uccelli secondo la
loro specie, del bestiame secondo la propria specie e di tutti i
rettili della terra secondo la loro specie, due d'ognuno
verranno con te, per essere conservati in vita. Quanto a te,
prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e raccoglilo presso di
te: sar di nutrimento per te e per loro. No esegu tutto;
come Dio aveva comandato, cos egli fece.





7.

Il Signore disse a No: Entra nell'arca tu con tutta la tua
famiglia perch ti ho visto giusto dinnanzi a me in questa
generazione. D'ogni animale non impuro prendine con te sette
paia, il maschio e la sua femmina; degli altri animali, il
maschio e la sua femmina. Anche degli uccelli non impuri del
cielo, sette paia, maschio e femmina, per conservarne in vita la
razza su tutta la terra. Perch tra sette giorni far piovere
sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminer
dalla terra ogni essere che ho fatto. No fece quanto il
Signore gli aveva comandato.



No aveva seicento anni quando venne il diluvio, cio le acque,
sulla terra. No entr nell'arca e con lui i suoi figli, sua
moglie e le mogli dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del
diluvio. Degli animali puri e di quelli impuri, degli uccelli e
di tutti gli esseri che strisciano sul suolo entrarono a due a
due con No nell'arca, maschio e femmina, come Dio aveva
comandato a No.

Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra
nell'anno seicentesimo della vita di No, nel secondo mese, il
diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, e ruppero
tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si
aprirono. Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e
quaranta notti. In quello stesso giorno entr nell'arca No con
i figli Sem, Cam e Iafet, la moglie di No, le tre mogli dei
suoi tre figli: essi e tutti i viventi secondo la loro specie e
tutto il bestiame secondo la loro specie, tutti i volatili
secondo la loro specie, tutti gli uccelli, tutti gli esseri
alati. Vennero dunque a No nell'arca, a due a due, di ogni
carne in cui  il soffio di vita. Quelli che venivano, maschio e
femmina d'ogni carne, entrarono come gli aveva comandato Dio: il
Signore chiuse la porta dietro di lui.

Il diluvio dur sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e
sollevarono l'arca che s'innalz sulla terra. Le acque divennero
poderose e crebbero molto sopra la terra e l'arca galleggiava
sulle acque. Le acque si innalzarono sempre pi sopra la terra e
coprirono tutti i monti pi alti che sono sotto tutto il cielo.
Le acque superarono in altezza di quindici cubiti i monti che
avevano ricoperto.

Per ogni essere vivente che si muove sulla terra, uccelli,
bestiame e fiere e tutti gli esseri che brulicano sulla terra e
tutti gli uomini. Ogni essere che ha un alito di vita nelle
narici, cio quanto era sulla terra asciutta mor.

Cos fu sterminato ogni essere che era sulla terra: dagli uomini
agli animali domestici, i rettili e gli uccelli del cielo, essi
furono sterminati dalla terra e rimase solo No e chi stava con
lui nell'arca. Le acque restarono alte sopra la terra
centocinquanta giorni.





8.

Dio si ricord di No, di tutte le fiere e di tutti gli animali
domestici che erano con lui nell'arca. Dio fece passare un vento
sulla terra e le acque si abbassarono. Le fonti dell'abisso e le
cateratte del cielo furono chiuse e fu trattenuta la pioggia dal
cielo; le acque andarono via via ritirandosi dalla terra e
calarono dopo centocinquanta giorni. Nel settimo mese, il
diciassette del mese, l'arca si pos sui monti dell'Ararat. Le
acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese. Nel
decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime dei
monti.

Trascorsi quaranta giorni, No apr la finestra che aveva fatta
nell'arca e fece uscire un corvo per vedere se le acque si
fossero ritirate. Esso usc andando e tornando finch si
prosciugarono le acque sulla terra. No poi fece uscire una
colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo,
ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede,
torn a lui nell'arca, perch c'era ancora l'acqua su tutta la
terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso
di s nell'arca. Attese altri sette giorni e di nuovo fece
uscire la colomba dall'arca e la colomba torn a lui sul far
della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo.
No comprese che le acque si erano ritirate dalla terra. Aspett
altri sette giorni, poi lasci andare la colomba, essa non torn
pi da lui.

L'anno seicentouno della vita di No, il primo mese, il primo
giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; No
tolse la copertura dell'arca ed ecco la superficie del suolo era
asciutta. Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la
terra fu asciutta. Dio ordin a No: Esci dall'arca tu e tua
moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te. Tutti gli
animali d'ogni specie che hai con te, uccelli, bestiame e tutti
i rettili che strisciano sulla terra, falli uscire con te,
perch possano diffondersi sulla terra, siano fecondi e si
moltiplichino su di essa.

No usc con i figli, la moglie e le mogli dei figli.

Tutti i viventi e tutto il bestiame e tutti gli uccelli e tutti
i rettili che strisciano sulla terra, secondo la loro specie,
uscirono dall'arca.

Allora No edific un altare al Signore, prese ogni sorta di
animali puri e di uccelli puri e offr olocausti sull'altare.

Il Signore ne odor la soave fragranza e disse tra s: Non
maledir pi il suolo a causa dell'uomo, perch l'istinto del
cuore umano  incline al male fin dall'adolescenza; n colpir
pi ogni essere vivente come ho fatto.

Finch durer la terra,

seme e messe,

freddo e caldo,

estate e inverno,

giorno e notte

non cesseranno.





9.

Dio benedisse No e i suoi figli e disse loro: Siate fecondi e
moltiplicatevi e riempite la terra. Il timore e il terrore di
voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e
in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e
tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere.

Quanto si muove e ha vita vi servir di cibo: vi do tutto
questo, come gi le verdi erbe. Soltanto non mangerete la carne
con la sua vita, cio il suo sangue. Del sangue vostro anzi,
ossia della vostra vita, io domander conto; ne domander conto
a ogni essere vivente e domander conto della vita dell'uomo
all'uomo, a ognuno di suo fratello.

Chi sparge il sangue dell'uomo,

dall'uomo il suo sangue sar sparso,

perch ad immagine di Dio 

egli ha fatto l'uomo.

E voi, siate fecondi e moltiplicatevi,

siate numerosi sulla terra

e dominatela.



Dio disse a No e ai suoi figli con lui: Quanto a me, ecco io
stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti
dopo di voi; con ogni essere vivente che  con voi, uccelli,
bestiame e bestie selvatiche, con tutti gli animali che sono
usciti dall'arca. Io stabilisco la mia alleanza con voi: non
sar pi distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, n
pi il diluvio devaster la terra.

Dio disse:

Questo  il segno dell'alleanza,

che io pongo

tra me e voi

e ogni essere vivente

che  con voi

per le generazioni eterne.

Il mio arco pongo sulle nubi,

ed esso sar il segno dell'alleanza

tra me e la terra.

Quando raduner

le nubi sulla terra

e apparir l'arco sulle nubi,

ricorder la mia alleanza

che  tra me e voi

e tra ogni essere che vive in ogni carne,

e non ci saranno pi le acque

per il diluvio, per distruggere ogni carne.

L'arco sar sulle nubi

e io lo guarder per ricordare

l'alleanza eterna

tra Dio e ogni essere che vive

in ogni carne

che  sulla terra.

Disse Dio a No: Questo  il segno dell'alleanza che io ho
stabilito tra me e ogni carne che  sulla terra.



I figli di No che uscirono dall'arca furono Sem, Cam e Iafet;
Cam  il padre di Canaan. Questi tre sono i figli di No e da
questi fu popolata tutta la terra.

Ora No, coltivatore della terra, cominci a piantare una vigna.
Avendo bevuto il vino, si ubriac e giacque scoperto all'interno
della sua tenda. Cam, padre di Canaan, vide il padre scoperto e
raccont la cosa ai due fratelli che stavano fuori.

Allora Sem e Iafet presero il mantello, se lo misero tutti e due
sulle spalle e, camminando a ritroso, coprirono il padre
scoperto; avendo rivolto la faccia indietro, non videro il padre
scoperto.

Quando No si fu risvegliato dall'ebbrezza, seppe quanto gli
aveva fatto il figlio minore; allora disse: Sia maledetto
Canaan! Schiavo degli schiavi sar per i suoi fratelli!.

E aggiunse:

Benedetto il Signore, Dio di Sem,

Canaan sia suo schiavo!

Dio dilati Iafet

e questi dimori nelle terre di Sem,

Canaan sia suo schiavo!.

No visse, dopo il diluvio, trecentocinquanta anni. L'intera
vita di No fu di novecentocinquanta anni, poi mor.





10.

Questa  la discendenza dei figli di No:

Sem, Cam e Iafet, ai quali nacquero figli dopo il diluvio.

I figli di Iafet: Gomer, Magog, Madai, Iavan, Tubal, Mesech e
Tiras.

I figli di Gomer: Askenaz, Rifat e Togarma.

I figli di Iavan: Elisa, Tarsis, quelli di Cipro e quelli di
Rodi.

Da costoro derivarono le nazioni disperse per le isole nei loro
territori, ciascuno secondo la propria lingua e secondo le loro
famiglie, nelle loro nazioni.

I figli di Cam: Etiopia, Egitto, Put e Canaan.

I figli di Etiopia: Seba, Avila, Sabta, Raama e Sabteca.

I figli di Raama: Saba e Dedan.

Etiopia gener Nimrod: costui cominci a essere potente sulla
terra.

Egli era valente nella caccia davanti al Signore, perci si
dice: Come Nimrod valente cacciatore davanti al Signore.
L'inizio del suo regno fu Babele Uruch, Accad e Calne, nel paese
di Sennaar. Da quella terra si port ad Assur e costru Ninive,
Recobot-Ir, Calach e Resen tra Ninive e Calach; quella  la
grande citt.

Egitto gener quelli di Lud, Anam, Laab, Naftuch, Patros,
Casluch e Caftor, da dove uscirono i Filistei.

Canaan gener Sidone, suo primogenito, e Chet e il Gebuseo,
l'Amorreo, il Gergeseo, l'Eveo, l'Archita e il Sineo, Arvadita,
il Semarita e l'Amatita. In seguito si dispersero le famiglie
dei Cananei. Il confine dei Cananei andava da Sidone in
direzione di Gerar fino a Gaza, poi in direzione di Sodoma,
Gomorra, Adma e Zeboim, fino a Lesa. Questi furono i figli di
Cam secondo le loro famiglie e le loro lingue, nei loro
territori e nei loro popoli.

Anche a Sem, padre di tutti i figli di Eber, fratello maggiore
di Iafet, nacque una discendenza.

I figli di Sem: Elam, Assur, Arpacsad, Lud e Aram.

I figli di Aram: Uz, Cul, Gheter e Mas.

Arpacsad gener Selach e Selach gener Eber. A Eber nacquero due
figli: uno si chiam Peleg, perch ai suoi tempi fu divisa la
terra, e il fratello si chiam Joktan.

Joktan gener Almodad, Selef, Asarmavet, Ierach, Adoram, Uzal,
Dikla, Obal, Abimael, Saba, Ofir, Avila e Iobab. Tutti questi
furono i figli di Joktan; la loro sede era sulle montagne
dell'oriente, da Mesa in direzione di Sefar.

Questi furono i figli di Sem secondo le loro famiglie e le loro
lingue, nei loro territori, secondo i loro popoli. Queste furono
le famiglie dei figli di No secondo le loro generazioni, nei
loro popoli. Da costoro si dispersero le nazioni sulla terra
dopo il diluvio.





11.

Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole.
Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel
paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro:
Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco. Il mattone
serv loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero:
Venite, costruiamoci una citt e una torre, la cui cima tocchi
il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la
terra.

Ma il Signore scese a vedere la citt e la torre che gli uomini
stavano costruendo. Il Signore disse: Ecco essi sono un solo
popolo e hanno tutti una lingua sola; questo  l'inizio della
loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sar
loro impossibile. Scendiamo dunque, e confondiamola loro lingua,
perch non comprendano pi l'uno la lingua dell'altro. Il
Signore li disperse di l su tutta la terra ed essi cessarono di
costruire la citt.

Per questo la si chiam Babele, perch l il Signore confuse la
lingua di tutta la terra e di l il Signore li disperse su tutta
la terra.



Questa  la discendenza di Sem: Sem aveva cento anni quando
gener Arpacsad, due anni dopo il diluvio; Sem, dopo aver
generato Arpacsad, visse cinquecento anni e gener figli e
figlie.

Arpacsad aveva trentacinque anni quando gener Selach; Arpacsad,
dopo aver generato Selach, visse quattrocentotr anni e gener
figli e figlie. Selach aveva trent'anni quando gener Eber;
Selach, dopo aver generato Eber, visse quattrocentotr anni e
gener figli e figlie.

Eber aveva trentaquattro anni quando gener Peleg; Eber, dopo
aver generato Peleg, visse quattrocentotrenta anni e gener
figli e figlie. Peleg aveva trent'anni quando gener Reu; Peleg,
dopo aver generato Reu, visse duecentonove anni e gener figli e
figlie.

Reu aveva trentadue anni quando gener Serug; Reu, dopo aver
generato Serug, visse duecentosette anni e gener figli e figlie.

Serug aveva trent'anni quando gener Nacor; Serug, dopo aver
generato Nacor, visse duecento anni e gener figli e figlie.
Nacor aveva ventinove anni quando gener Terach; Nacor, dopo
aver generato Terach, visse centodiciannove anni e gener figli
e figlie.

Terach aveva settant'anni quando gener Abram, Nacor e Aran.

Questa  la posterit di Terach: Terach gener Abram, Nacor e
Aran: Aran gener Lot. Aran poi mor alla presenza di suo padre
Terach nella sua terra natale, in Ur dei Caldei. Abram e Nacor
si presero delle mogli; la moglie di Abram si chiamava Sarai e
la moglie di Nacor Milca, che era figlia di Aran, padre di Milca
e padre di Isca.

Sarai era sterile e non aveva figli.

Poi Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran,
figlio cio del suo figlio, e Sarai sua nuora, moglie di Abram
suo figlio, e usc con loro da Ur dei Caldei per andare nel
paese di Canaan. Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono.

L'et della vita di Terach fu di duecentocinque anni; Terach
mor in Carran.





12.

Il Signore disse ad Abram:

Vattene dal tuo paese,

dalla tua patria

e dalla casa di tuo padre,

verso il paese che io ti indicher.

Far di te un grande popolo

e ti benedir,

render grande il tuo nome

e diventerai una benedizione.

Benedir coloro che ti benediranno

e coloro che ti malediranno maledir,

e in te si diranno benedette

tutte le famiglie della terra.

Allora Abram part, come gli aveva ordinato il Signore, e con
lui part Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasci
Carran. Abram prese la moglie Sarai, e Lot, figlio di suo
fratello, e tutti i beni che avevano acquistati in Carran e
tutte le persone che l si erano procurate e si incamminarono
verso il paese di Canaan. Arrivarono al paese di Canaan e Abram
attravers il paese fino alla localit di Sichem, presso la
Quercia di More. Nel paese si trovavano allora i Cananei.

Il Signore apparve ad Abram e gli disse: Alla tua discendenza
io dar questo paese. Allora Abram costru in quel posto un
altare al Signore che gli era apparso. Di l pass sulle
montagne a oriente di Betel e piant la tenda, avendo Betel ad
occidente e Ai ad oriente.

L costru un altare al Signore e invoc il nome del Signore.
Poi Abram lev la tenda per accamparsi nel Negheb.



Venne una carestia nel paese e Abram scese in Egitto per
soggiornarvi, perch la carestia gravava sul paese. Ma, quando
fu sul punto di entrare in Egitto, disse alla moglie Sarai:
Vedi, io so che tu sei donna di aspetto avvenente. Quando gli
Egiziani ti vedranno, penseranno: Costei  sua moglie, e mi
uccideranno, mentre lasceranno te in vita. Di' dunque che tu sei
mia sorella, perch io sia trattato bene per causa tua e io viva
per riguardo a te.

Appunto quando Abram arriv in Egitto, gli Egiziani videro che
la donna era molto avvenente. La osservarono gli ufficiali del
faraone e ne fecero le lodi al faraone; cos la donna fu presa e
condotta nella casa del faraone. Per riguardo a lei, egli tratt
bene Abram che ricevette greggi e armenti e asini, schiavi e
schiave, asine e cammelli. Ma il Signore colp il faraone e la
sua casa con grandi calamit, per il fatto di Sarai, moglie di
Abram. Allora il faraone convoc Abram e gli disse: Che mi hai
fatto? Perch non mi hai dichiarato che era tua moglie? Perch
hai detto: E' mia sorella, cos che io me la sono presa in
moglie? E ora eccoti tua moglie: prendila e vattene!. Poi il
faraone lo affid ad alcuni uomini che lo accompagnarono fuori
della frontiera insieme con la moglie e tutti i suoi averi.





13.

Dall'Egitto Abram ritorn nel Negheb con la moglie e tutti i
suoi averi; Lot era con lui. Abram era molto ricco in bestiame,
argento e oro. Poi di accampamento in accampamento egli dal
Negheb si port fino a Betel, fino al luogo dove era stata gi
prima la sua tenda, tra Betel e Ai, al luogo dove prima aveva
costruito l'altare: l Abram invoc il nome del Signore. Ma
anche Lot, che andava con Abram, aveva greggi e armenti e tende;
e il territorio non consentiva che abitassero insieme, perch
avevano beni troppo grandi e non potevano abitare insieme. Per
questo sorse una lite tra i mandriani di Abram e i mandriani di
Lot. I Cananei e i Perizziti abitavano allora nel paese. Abram
disse a Lot: Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei
mandriani e i tuoi, perch noi siamo fratelli. Non sta forse
davanti a te tutto il paese? Separati da me. Se tu vai a
sinistra, io andr a destra; se tu vai a destra, io andr a
sinistra.

Allora Lot alz gli occhi e vide che tutta la valle del Giordano
era un luogo irrigato da ogni parte  -  prima che il Signore
distruggesse Sodoma e Gomorra  -; era come il giardino del
Signore, come il paese d'Egitto, fino ai pressi di Zoar. Lot
scelse per s tutta la valle del Giordano e trasport le tende
verso oriente. Cos si separarono l'uno dall'altro: Abram si
stabil nel paese di Canaan e Lot si stabil nelle citt della
valle e piant le tende vicino a Sodoma. Ora gli uomini di
Sodoma erano perversi e peccavano molto contro il Signore.

Allora il Signore disse ad Abram, dopo che Lot si era separato
da lui: Alza gli occhi e dal luogo dove tu stai spingi lo
sguardo verso il settentrione e il mezzogiorno, verso l'oriente
e l'occidente. Tutto il paese che tu vedi, io lo dar a te e
alla tua discendenza per sempre. Render la tua discendenza come
la polvere della terra: se uno pu contare la polvere della
terra, potr contare anche i tuoi discendenti. Alzati, percorri
il paese in lungo e in largo, perch io lo dar a te. Poi Abram
si spost con le sue tende e and a stabilirsi alle Querce di
Mamre, che sono a Ebron, e vi costru un altare al Signore.





14.

Al tempo di Amrafel re di Sennaar, di Arioch re di Ellasar, di
Chedorlaomer re dell'Elam e di Tideal re di Goim, costoro
mossero guerra contro Bera re di Sodoma, Birsa re di Gomorra,
Sinabre di Adma, Semeber re di Zeboim, e contro il re di Bela,
cio Zoar. Tutti questi si concentrarono nella valle di Siddim,
cio il Mar Morto. Per dodici anni essi erano stati sottomessi a
Chedorlaomer, ma il tredicesimo anno si erano ribellati.
Nell'anno quattordicesimo arrivarono Chedorlaomer e i re che
erano con lui e sconfissero i Refaim ad Astarot-Karnaim, gli
Zuzim ad Am, gli Emim a Save-Kiriataim e gli Hurriti sulle
montagne di Seir fino a El-Paran, che  presso il deserto. Poi
mutarono direzione e vennero a En-Mispat, cio Kades, e
devastarono tutto il territorio degli Amaleciti e anche degli
Amorrei che abitavano in Cazazon-Tamar. Allora il re di Sodoma,
il re di Gomorra, il re di Adma, il re di Zeboim e il re di
Bela, cio Zoar, uscirono e si schierarono a battaglia nella
valle di Siddim contro di essi, e cio contro Chedorlaomer re
dell'Elam, Tideal re di Goim, Amrafel re di Sennaar e Arioch re
di Ellasar: quattro re contro cinque. La valle di Siddim era
piena di pozzi di bitume; mentre il re di Sodoma e il re di
Gomorra si davano alla fuga, alcuni caddero nei pozzi e gli
altri fuggirono sulle montagne. Gli invasori presero tutti i
beni di Sodoma e di Gomorra e tutti i loro viveri e se ne
andarono. Andandosene catturarono anche Lot, figlio del fratello
di Abram, e i suoi beni: egli risiedeva appunto in Sodoma.

Ma un fuggiasco venne ad avvertire Abram l'Ebreo che si trovava
alle Querce di Mamre l'Amorreo, fratello di Escol e fratello di
Aner i quali erano alleati di Abram. Quando Abram seppe che il
suo parente era stato preso prigioniero, organizz i suoi uomini
esperti nelle armi, schiavi nati nella sua casa, in numero di
trecentodiciotto, e si diede all'inseguimento fino a Dan. Piomb
sopra di essi di notte lui con i suoi servi, li sconfisse e
prosegu l'inseguimento fino a Coba, a settentrione di Damasco.
Recuper cos tutta la roba e anche Lot suo parente, i suoi
beni, con le donne e il popolo.



Quando Abram fu di ritorno, dopo la sconfitta di Chedorlaomer e
dei re che erano con lui, il re di Sodoma gli usc incontro
nella Valle di Save, cio la Valle del re. Intanto Melchisedek,
re di Salem, offr pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo
e benedisse Abram con queste parole: Sia benedetto Abram dal
Dio altissimo, creatore del cielo e della terra, e benedetto sia
il Dio altissimo, che ti ha messo in mano i tuoi nemici. Abram
gli diede la decima di tutto.

Il re di Sodoma disse ad Abram: Dammi le persone, i beni
prendili per te. Ma Abram disse al re di Sodoma: Alzo la mano
davanti al Signore, il Dio altissimo, creatore del cielo e della
terra: n un filo, n un legaccio di sandalo, niente io prender
di ci che  tuo; non potrai dire: io ho arricchito Abram. Per
me niente se non quello che i servi hanno mangiato; quanto a ci
che spetta agli uomini che sono venuti con me, Escol, Aner e
Mamre, essi stessi si prendano la loro parte.





15.

Dopo tali fatti, fu rivolta ad Abram in visione questa parola
del Signore: Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo, la tua
ricompensa sar molto grande. Rispose Abram: Mio Signore Dio
che mi darai? Io me ne vado senza figli e l'erede della mia casa
 Eliezer di Damasco. Soggiunse Abram: Ecco a me non hai dato
discendenza e un mio domestico sar mio erede. Ed ecco gli fu
rivolta questa parola dal Signore: Non costui sar il tuo
erede, ma uno nato da te sar il tuo erede. Poi lo condusse
fuori e gli disse: Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci
a contarle e soggiunse: Tale sar la tua discendenza. Egli
credette al Signore, che glielo accredit come giustizia. E gli
disse: Io sono il Signore che ti ho fatto uscire da Ur dei
Caldei per darti in possesso questo paese. Rispose: Signore
mio Dio, come potr sapere che ne avr il possesso?. Gli disse:
Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un
ariete di tre anni, una tortora e un piccione. And a prendere
tutti questi animali, li divise in due e colloc ogni met di
fronte all'altra; non divise per gli uccelli. Gli uccelli
rapaci calavano su quei cadaveri, ma Abram li scacciava.

Mentre il sole stava per tramontare un torpore cadde su Abram,
ed ecco un oscuro terrore lo assal. Allora il Signore disse ad
Abram: Sappi che i tuoi discendenti saranno forestieri in un
paese non loro; saranno fatti schiavi e saranno oppressi per
quattrocento anni. Ma la nazione che essi avranno servito, la
giudicher io: dopo, essi usciranno con grandi ricchezze. Quanto
a te, andrai in pace presso i tuoi padri; sarai sepolto dopo una
vecchiaia felice. Alla quarta generazione torneranno qui, perch
l'iniquit degli Amorrei non ha ancora raggiunto il colmo.

Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un
forno fumante e una fiaccola ardente passarono in mezzo agli
animali divisi. In quel giorno il Signore concluse questa
alleanza con Abram:

Alla tua discendenza

io do questo paese

dal fiume d'Egitto

al grande fiume, il fiume Eufrate:

il paese dove abitano i Keniti, i Kenizziti, i Kadmoniti, gli
Hittiti, i Perizziti, i Refaim, gli Amorrei, i Cananei, i
Gergesei, gli Evei e i Gebusei.





16.

Sarai, moglie di Abram, non gli aveva dato figli. Avendo per
una schiava egiziana chiamata Agar, Sarai disse ad Abram: Ecco,
il Signore mi ha impedito di avere prole; unisciti alla mia
schiava: forse da lei potr avere figli.

Abram ascolt la voce di Sarai. Cos, al termine di dieci anni
da quando Abram abitava nel paese di Canaan, Sarai, moglie di
Abram, prese Agar l'egiziana, sua schiava, e la diede in moglie
ad Abram, suo marito. Egli si un ad Agar, che rest incinta.
Ma, quando essa si accorse di essere incinta, la sua padrona non
cont pi nulla per lei. Allora Sarai disse ad Abram: L'offesa
a me fatta ricada su di te! Io ti ho dato in braccio la mia
schiava, ma da quando si  accorta d'essere incinta, io non
conto pi niente per lei. Il Signore sia giudice tra me e te!.

Abram disse a Sarai: Ecco, la tua schiava  in tuo potere:
falle ci che ti pare. Sarai allora la maltratt tanto che
quella si allontan. La trov l'angelo del Signore presso una
sorgente d'acqua nel deserto, la sorgente sulla strada di Sur, e
le disse: Agar, schiava di Sarai, da dove vieni e dove vai?.
Rispose: Vado lontano dalla mia padrona Sarai. Le disse
l'angelo del Signore: Ritorna dalla tua padrona e restale
sottomessa. Le disse ancora l'angelo del Signore:
Moltiplicher la tua discendenza e non si potr contarla per la
sua moltitudine. Soggiunse poi l'angelo del Signore:

Ecco, sei incinta:

partorirai un figlio

e lo chiamerai Ismaele,

perch il Signore ha ascoltato

la tua afflizione.

Egli sar come un nagro;

la sua mano sar contro tutti

e la mano di tutti contro di lui

e abiter di fronte a tutti i suoi fratelli.

Agar chiam il Signore, che le aveva parlato: Tu sei il Dio
della visione, perch diceva: Qui dunque sono riuscita ancora
a vedere, dopo la mia visione?

Per questo il pozzo si chiam Pozzo di Lacai-Roi;  appunto
quello che si trova tra Kades e Bered.

Agar partor ad Abram un figlio e Abram chiam Ismaele il figlio
che Agar gli aveva partorito. Abram aveva ottantasei anni quando
Agar gli partor Ismaele.





17.

Quando Abram ebbe novantanove anni, il Signore gli apparve e gli
disse:

Io sono Dio onnipotente:

cammina davanti a me

e sii integro.

Porr la mia alleanza

tra me e te

e ti render numeroso

molto, molto.

Subito Abram si prostr con il viso a terra e Dio parl con lui:

Eccomi:

la mia alleanza  con te

e sarai padre

di una moltitudine di popoli.

Non ti chiamerai pi Abram

ma ti chiamerai Abramo

perch padre di una moltitudine

di popoli ti render.

E ti render molto, molto fecondo; ti far diventare nazioni e
da te nasceranno dei re. Stabilir la mia alleanza con te e con
la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione,
come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua
discendenza dopo di te. Dar a te e alla tua discendenza dopo di
te il paese dove sei straniero, tutto il paese di Canaan in
possesso perenne; sar il vostro Dio.

Disse Dio ad Abramo: Da parte tua devi osservare la mia
alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te di generazione in
generazione. Questa  la mia alleanza che dovete osservare,
alleanza tra me e voi e la tua discendenza dopo di te: sia
circonciso tra di voi ogni maschio. Vi lascerete circoncidere la
carne del vostro membro e ci sar il segno dell'alleanza tra me
e voi. Quando avr otto giorni, sar circonciso tra di voi ogni
maschio di generazione in generazione, tanto quello nato in casa
come quello comperato con denaro da qualunque straniero che non
sia della tua stirpe. Deve essere circonciso chi  nato in casa
e chi viene comperato con denaro, cos la mia alleanza
sussister nella vostra carne come alleanza perenne. Il maschio
non circonciso, di cui cio non sar stata circoncisa la carne
del membro, sia eliminato dal suo popolo: ha violato la mia
alleanza. Dio aggiunse ad Abramo: Quanto a Sarai tua moglie,
non la chiamerai pi Sarai, ma Sara. Io la benedir e anche da
lei ti dar un figlio; la benedir e diventer nazioni e re di
popoli nasceranno da lei.

Allora Abramo si prostr con la faccia a terra e rise e pens:
Ad uno di cento anni pu nascere un figlio? E Sara all'et di
novanta anni potr partorire?. Abramo, disse a Dio: Se almeno
Ismaele potesse vivere davanti a te!. E Dio disse: No, Sara,
tua moglie, ti partorir un figlio e lo chiamerai Isacco. Io
stabilir la mia alleanza con lui come alleanza perenne, per
essere il Dio suo e della sua discendenza dopo di lui. Anche
riguardo a Ismaele io ti ho esaudito: ecco, io lo benedico e lo
render fecondo e molto, molto numeroso: dodici principi egli
generer e di lui far una grande nazione. Ma stabilir la mia
alleanza con Isacco, che Sara ti partorir a questa data l'anno
venturo. Dio termin cos di parlare con lui e, salendo in
alto, lasci Abramo.

Allora Abramo prese Ismaele suo figlio e tutti i nati nella sua
casa e tutti quelli comperati con il suo denaro, tutti i maschi
appartenenti al personale della casa di Abramo, e circoncise la
carne del loro membro in quello stesso giorno, come Dio gli
aveva detto. Ora Abramo aveva novantanove anni, quando si fece
circoncidere la carne del membro. Ismaele suo figlio aveva
tredici anni quando gli fu circoncisa la carne del membro. In
quello stesso giorno furono circoncisi Abramo e Ismaele suo
figlio. E tutti gli uomini della sua casa, i nati in casa e i
comperati con denaro dagli stranieri, furono circoncisi con lui.





18.

Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli
sedeva all'ingresso della tenda nell'ora pi calda del giorno.
Egli alz gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi
presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso
della tenda e si prostr fino a terra, dicendo: Mio signore, se
ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti
dal tuo servo. Si vada a prendere un po' di acqua, lavatevi i
piedi e accomodatevi sotto l'albero. Permettete che vada a
prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo,
potrete proseguire, perch  ben per questo che voi siete
passati dal vostro servo. Quelli dissero: Fa' pure come hai
detto. Allora Abramo and in fretta nella tenda, da Sara, e
disse: Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne
focacce. All'armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello
tenero e buono e lo diede al servo, che si affrett a
prepararlo. Prese latte acido e latte fresco insieme con il
vitello, che aveva preparato, e li porse a loro. Cos,
mentr'egli stava in piedi presso di loro sotto l'albero, quelli
mangiarono. Poi gli dissero: Dov' Sara, tua moglie? Rispose:
E' l nella tenda. Il Signore riprese: Torner da te fra un
anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avr un figlio.
Intanto Sara stava ad ascoltare all'ingresso della tenda ed era
dietro di lui. Abramo e Sara erano vecchi avanti negli anni, era
cessato a Sara ci che avviene regolarmente alle donne. Allora
Sara rise dentro di s e disse: Avvizzita come sono dovrei
provare il piacere, mentre il mio signore  vecchio!. Ma il
Signore disse ad Abramo: Perch Sara ha riso dicendo: Potr
davvero partorire, mentre sono vecchia? C' forse qualche cosa
impossibile per il Signore? Al tempo fissato torner da te alla
stessa data e Sara avr un figlio. Allora Sara neg: Non ho
riso!, perch aveva paura; ma quegli disse: S, hai proprio
riso.



Quegli uomini si alzarono e andarono a contemplare Sodoma
dall'alto, mentre Abramo li accompagnava per congedarli. Il
Signore diceva: Devo io tenere nascosto ad Abramo quello che
sto per fare, mentre Abramo dovr diventare una nazione grande e
potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della
terra? Infatti io l'ho scelto, perch egli obblighi i suoi figli
e la sua famiglia dopo di lui a osservare la via del Signore e
ad agire con giustizia e diritto, perch il Signore realizzi per
Abramo quanto gli ha promesso.

Disse allora il Signore: Il grido contro Sodoma e Gomorra 
troppo grande e il loro peccato  molto grave. Voglio scendere a
vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui  giunto il
grido fino a me; lo voglio sapere!.

Quegli uomini partirono e andarono verso Sodoma, mentre Abramo
stava ancora davanti al Signore. Abramo gli si avvicin e gli
disse: Davvero sterminerai il giusto con l'empio? Forse vi sono
cinquanta giusti nella citt: davvero li vuoi sopprimere? E non
perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi
si trovano? Lungi da te il far morire il giusto con l'empio,
cos che il giusto sia trattato come l'empio; lungi da te! Forse
il giudice di tutta la terra non praticher la giustizia?.
Rispose il Signore: Se a Sodoma trover cinquanta giusti
nell'ambito della citt per riguardo a loro perdoner a tutta la
citt.

Abramo riprese e disse: Vedi come ardisco parlare al mio
Signore, io che sono polvere e cenere... Forse ai cinquanta
giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai
tutta la citt?. Rispose: Non la distrugger, se ve ne trovo
quarantacinque. Abramo riprese ancora a parlargli e disse:
Forse l se ne troveranno quaranta. Rispose: Non lo far, per
riguardo a quei quaranta. Riprese: Non si adiri il mio
Signore, se parlo ancora: forse l se ne troveranno trenta.
Rispose: Non lo far, se ve ne trover trenta. Riprese: Vedi
come ardisco parlare al mio Signore! Forse l se ne troveranno
venti. Rispose: Non la distrugger per riguardo a quei venti.
Riprese: Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta
sola; forse l se ne troveranno dieci. Rispose: Non la
distrugger per riguardo a quei dieci. Poi il Signore, come
ebbe finito di parlare con Abramo, se ne and e Abramo ritorn
alla sua abitazione.





19.

I due angeli arrivarono a Sodoma sul far della sera, mentre Lot
stava seduto alla porta di Sodoma. Non appena li ebbe visti, Lot
si alz, and loro incontro e si prostr con la faccia a terra.
E disse: Miei signori, venite in casa del vostro servo: vi
passerete la notte, vi laverete i piedi e poi, domattina, per
tempo, ve ne andrete per la vostra strada. Quelli risposero:
No, passeremo la notte sulla piazza. Ma egli insistette tanto
che vennero da lui ed entrarono nella sua casa. Egli prepar per
loro un banchetto, fece cuocere gli azzimi e cos mangiarono.
Non si erano ancora coricati, quand'ecco gli uomini della citt,
cio gli abitanti di Sodoma, si affollarono intorno alla casa
giovani e vecchi, tutto il popolo ai completo.

Chiamarono Lot e gli dissero: Dove sono quegli uomini che sono
entrati da te questa notte? Falli uscire da noi perch possiamo
abusarne!. Lot usc verso di loro sulla porta e dopo aver
chiuso il battente dietro di s, disse: No, fratelli miei, non
fate del male! Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora
conosciuto uomo, lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel
che vi piace, purch non facciate nulla a questi uomini, perch
sono entrati all'ombra del mio tetto. Ma quelli risposero:
Tirati via! Quest'individuo  venuto qui come straniero e vuol
fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a loro!. E
spingendosi violentemente contro quell'uomo, cio contro Lot, si
avvicinarono per sfondare la porta. Allora dall'interno quegli
uomini sporsero le mani, si trassero in casa Lot e chiusero il
battente; quanto agli uomini che erano alla porta della casa,
essi li colpirono con un abbaglio accecante dal pi piccolo al
pi grande, cos che non riuscirono a trovare la porta.

Quegli uomini dissero allora a Lot: Chi hai ancora qui? Il
genero, i tuoi figli, le tue figlie e quanti hai in citt, falli
uscire da questo luogo. Perch noi stiamo per distruggere questo
luogo: il grido innalzato contro di loro davanti al Signore 
grande e il Signore ci ha mandati a distruggerli. Lot usc a
parlare ai suoi generi, che dovevano sposare le sue figlie, e
disse: Alzatevi, uscite da questo luogo, perch il Signore sta
per distruggere la citt!. Ma parve al suoi generi che egli
volesse scherzare. Quando apparve l'alba, gli angeli fecero
premura a Lot, dicendo: Su, prendi tua moglie e le tue figlie
che hai qui ed esci per non essere travolto nel castigo della
citt. Lot indugiava, ma quegli uomini presero per mano lui,
sua moglie e le sue due figlie, per un grande atto di
misericordia del Signore verso di lui; lo fecero uscire e lo
condussero fuori della citt. Dopo averli condotti fuori, uno di
loro disse: Fuggi, per la tua vita. Non guardare indietro e non
fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne, per non essere
travolto!. Ma Lot gli disse: No, mio Signore! Vedi, il tuo
servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai usato una grande
misericordia verso di me salvandomi la vita, ma io non riuscir
a fuggire sul monte, senza che la sciagura mi raggiunga e io
muoia. Vedi questa citt:  abbastanza vicina perch mi possa
rifugiare l ed  piccola cosa! Lascia che io fugga lass  - 
non  una piccola cosa?  -  e cos la mia vita sar salva. Gli
rispose: Ecco, ti ho favorito anche in questo, di non
distruggere la citt di cui hai parlato. Presto, fuggi l perch
io non posso far nulla, finch tu non vi sia arrivato. Perci
quella citt si chiam Zoar.

Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Zoar,
quand'ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sodoma e
sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore. Distrusse
queste citt e tutta la valle con tutti gli abitanti delle citt
e la vegetazione del suolo. Ora la moglie di Lot guard indietro
e divenne una statua di sale.

Abramo and di buon mattino al luogo dove si era fermato davanti
al Signore; contempl dall'alto Sodoma e Gomorra e tutta la
distesa della valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come
il fumo di una fornace. Cos Dio, quando distrusse le citt
della valle, si ricord di Abramo e fece sfuggire Lot alla
catastrofe, mentre distruggeva le citt nelle quali Lot aveva
abitato.



Poi Lot part da Zoar e and ad abitare sulla montagna, insieme
con le due figlie, perch temeva di restare in Zoar e si stabil
in una caverna con le sue lue figlie. Ora la maggiore disse alla
pi piccola: Il nostro padre  vecchio e non c' nessuno in
questo territorio per unirsi a noi, secondo l'uso di tutta la
terra. Vieni, facciamo bere del vino a nostro padre e poi
corichiamoci con lui, cos faremo sussistere una discendenza da
nostro padre. Quella notte fecero bere del vino al loro padre e
la maggiore and a coricarsi con il padre, ma egli non se ne
accorse, n quando essa si coric, n quando essa si alz.
All'indomani la maggiore disse alla pi piccola: Ecco ieri io
mi sono coricata con nostro padre: facciamogli bere del vino
anche questa notte e va' tu a coricarti con lui; cos faremo
sussistere una discendenza da nostro padre. Anche quella notte
fecero bere del vino al loro padre e la pi piccola and a
coricarsi con lui; ma egli non se ne accorse, n quando essa si
coric, n quando essa si alz. Cos le due figlie di Lot
concepirono dal loro padre. La maggiore partor un figlio e lo
chiam Moab. Costui  il padre dei Moabiti che esistono fino ad
oggi. Anche la pi piccola partor un figlio e lo chiam Figlio
del mio popolo. Costui  il padre degli Ammoniti che esistono
fino ad oggi.





20.

Abramo lev le tende, dirigendosi nel Negheb, e si stabil tra
Kades e Sur; poi soggiorn come straniero a Gerar. Siccome
Abramo aveva detto della moglie Sara: E' mia sorella,
Abimelech, re di Gerar, mand a prendere Sara. Ma Dio venne da
Abimelech di notte, in sogno, e gli disse: Ecco, stai per
morire a causa della donna che tu hai presa; essa appartiene a
suo marito. Abimelech, che non si era ancora accostato a lei,
disse: Mio Signore, vuoi far morire anche la gente innocente?
Non mi ha forse detto: E' mia sorella? E anche lei ha detto: E'
mio fratello. Con retta coscienza e mani innocenti ho fatto
questo. Gli rispose Dio nel sogno: Anch'io so che con retta
coscienza hai fatto questo e ti ho anche impedito di peccare
contro di me: perci non ho permesso che tu la toccassi. Ora
restituisci la donna di quest'uomo: egli  un profeta: preghi
egli per te e tu vivrai. Ma se tu non la restituisci, sappi che
sarai degno di morte con tutti i tuoi. Allora Abimelech si alz
di mattina presto e chiam tutti i suoi servi, ai quali rifer
tutte queste cose, e quegli uomini si impaurirono molto. Poi
Abimelech chiam Abramo e gli disse: Che ci hai fatto? E che
colpa ho commesso contro di te, perch tu abbia esposto me e il
mio regno a un peccato tanto grande? Tu hai fatto a mio riguardo
azioni che non si fanno. Poi Abimelech disse ad Abramo: A che
miravi agendo in tal modo?. Rispose Abramo: Io mi son detto:
certo non vi sar timor di Dio in questo luogo e mi uccideranno
a causa di mia moglie. Inoltre essa  veramente mia sorella,
figlia di mio padre, ma non figlia di mia madre, ed  divenuta
mia moglie. Quando Dio mi ha fatto errare lungi dalla casa di
mio padre, io le dissi: Questo  il favore che tu mi farai: in
ogni luogo dove noi arriveremo dirai di me:  mio fratello.
Allora Abimelech prese greggi e armenti, schiavi e schiave, li
diede ad Abramo e gli restitu la moglie Sara. Inoltre Abimelech
disse: Ecco davanti a te il mio territorio: va' ad abitare dove
ti piace!. A Sara disse: Ecco, ho dato mille pezzi d'argento a
tuo fratello: sar per te come un risarcimento di fronte a
quanti sono con te. Cos tu sei in tutto riabilitata. Abramo
preg Dio e Dio guar Abimelech, sua moglie e le sue serve, s
che poterono ancora partorire. Perch il Signore aveva reso
sterili tutte le donne della casa di Abimelech, per il fatto di
Sara, moglie di Abramo.





21.

Il Signore visit Sara, come aveva detto, e fece a Sara come
aveva promesso. Sara concep e partor ad Abramo un figlio nella
vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato. Abramo chiam Isacco
il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito. Abramo
circoncise suo figlio Isacco, quando questi ebbe otto giorni,
come Dio gli aveva comandato.

Abramo aveva cento anni, quando gli nacque il figlio Isacco.
Allora Sara disse: Motivo di lieto riso mi ha dato Dio:
chiunque lo sapr sorrider di me!. Poi disse: Chi avrebbe mai
detto ad Abramo: Sara deve allattare figli! Eppure gli ho
partorito un figlio nella sua vecchiaia!.



Il bambino crebbe e fu svezzato e Abramo fece un grande
banchetto quando Isacco fu svezzato. Ma Sara vide che il figlio
di Agar l'Egiziana, quello che essa aveva partorito ad Abramo,
scherzava con il figlio Isacco. Disse allora ad Abramo: Scaccia
questa schiava e suo figlio, perch il figlio di questa schiava
non deve essere erede con mio figlio Isacco. La cosa dispiacque
molto ad Abramo per riguardo a suo figlio. Ma Dio disse ad
Abramo: Non ti dispiaccia questo, per il fanciullo e la tua
schiava: ascolta la parola di Sara in quanto ti dice, ascolta la
sua voce, perch attraverso Isacco da te prender nome una
stirpe. Ma io far diventare una grande nazione anche il figlio
della schiava, perch  tua prole. Abramo si alz di buon
mattino, prese il pane e un otre di acqua e li diede ad Agar,
caricandoli sulle sue spalle; le consegn il fanciullo e la
mand via. Essa se ne and e si smarr per il deserto di
Bersabea. Tutta l'acqua dell'otre era venuta a mancare. Allora
essa depose il fanciullo sotto un cespuglio e and a sedersi di
fronte, alla distanza di un tiro d'arco, perch diceva: Non
voglio veder morire il fanciullo!. Quando gli si fu seduta di
fronte, egli alz la voce e pianse. Ma Dio ud la voce del
fanciullo e un angelo di Dio chiam Agar dal cielo e le disse:
Che hai, Agar? Non temere, perch Dio ha udito la voce del
fanciullo l dove si trova. Alzati, prendi il fanciullo e
tienilo per mano, perch io ne far una grande nazione. Dio le
apr gli occhi ed essa vide un pozzo d'acqua. Allora and a
riempire l'otre e fece bere il fanciullo. E Dio fu con il
fanciullo che crebbe e abit nel deserto e divenne un tiratore
d'arco. Egli abit nel deserto di Paran e sua madre gli prese
una moglie del paese d'Egitto.



In quel tempo Abimelech con Picol, capo del suo esercito, disse
ad Abramo: Dio  con te in quanto fai. Ebbene, giurami qui per
Dio che tu non ingannerai n me n i miei figli n i miei
discendenti: come io ho agito amichevolmente con te, cos tu
agirai con me e con il paese nel quale sei forestiero. Rispose
Abramo: Io lo giuro. Ma Abramo rimprover Abimelech a causa di
un pozzo d'acqua, che i servi di Abimelech avevano usurpato.
Abimelech disse: Io non so chi abbia fatto questa cosa: n tu
me ne hai informato, n io ne ho sentito parlare se non oggi.
Allora Abramo prese alcuni capi del gregge e dell'armento, li
diede ad Abimelech: tra loro due conclusero un'alleanza. Poi
Abramo mise in disparte sette agnelle del gregge. Abimelech
disse ad Abramo: Che significano quelle sette agnelle che hai
messo in disparte?. Rispose: Tu accetterai queste sette
agnelle dalla mia mano, perch ci mi valga di testimonianza che
io ho scavato questo pozzo. Per questo quel luogo si chiam
Bersabea, perch l fecero giuramento tutti e due. E dopo che
ebbero concluso l'alleanza a Bersabea, Abimelech si alz con
Picol, capo del suo esercito, e ritornarono nel paese dei
Filistei. Abramo piant un tamerice in Bersabea e l invoc il
nome del Signore, Dio dell'eternit. E fu forestiero nel paese
dei Filistei per molto tempo.





22.

Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse:
Abramo, Abramo!. Rispose: Eccomi!. Riprese: Prendi tuo
figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va' nel territorio
di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti
indicher. Abramo si alz di buon mattino, sell l'asino, prese
con s due servi e il figlio Isacco, spacc la legna per
l'olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli
aveva indicato. Il terzo giorno Abramo alz gli occhi e da
lontano vide quel luogo. Allora Abramo disse ai suoi servi:
Fermatevi qui con l'asino; io e il ragazzo andremo fin lass,
ci prostreremo e poi ritorneremo da voi. Abramo prese la legna
dell'olocausto e la caric sul figlio Isacco, prese in mano il
fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt'e due insieme. Isacco
si rivolse al padre Abramo e disse: Padre mio!. Rispose:
Eccomi, figlio mio. Riprese: Ecco qui il fuoco e la legna, ma
dov' l'agnello per l'olocausto?. Abramo rispose: Dio stesso
provveder l'agnello per l'olocausto, figlio mio!. Proseguirono
tutt'e due insieme; cos arrivarono al luogo che Dio gli aveva
indicato, qui Abramo costru l'altare, colloc la legna, leg il
figlio Isacco e lo depose sull'altare, sopra la legna. Poi
Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo
figlio. Ma l'angelo del Signore lo chiam dal cielo e gli disse:
Abramo, Abramo!. Rispose: Eccomi!.

L'angelo disse: Non stendere la mano contro il ragazzo e non
fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato
tuo figlio, il tuo unico figlio.

Allora Abramo alz gli occhi e vide un ariete impigliato con le
corna in un cespuglio. Abramo and a prendere l'ariete e lo
offr in olocausto invece del figlio.

Abramo chiam quel luogo: Il Signore provvede, perci oggi si
dice: Sul monte il Signore provvede.

L'angelo del Signore chiam dal cielo Abramo per la seconda
volta e disse: Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perch
tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo
unico figlio, io ti benedir con ogni benedizione e render
molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e
come la sabbia che  sul lido del mare; la tua discendenza si
impadronir delle citt dei nemici. Saranno benedette per la tua
discendenza tutte le nazioni della terra, perch tu hai obbedito
alla mia voce.

Abramo torn dai suoi servi; insieme si misero in cammino verso
Bersabea e Abramo abit a Bersabea.



Dopo queste cose, ad Abramo fu portata questa notizia: Ecco,
Milca ha partorito figli a Nacor tuo fratello: Uz, il
primogenito, e suo fratello Buz e Kamuel il padre di Aram e
Chesed, Azo, Pildas, Idlaf e Betuel; Betuel gener Rebecca:
questi otto figli partor Milca a Nacor, fratello di Abramo.
Anche la sua concubina, chiamata Reuma, partor figli: Tebach,
Gacam, Tacas e Maaca.





23.

Gli anni della vita di Sara furono centoventisette: questi
furono gli anni della vita di Sara. Sara mor a Kiriat-Arba,
cio Ebron, nel paese di Canaan, e Abramo venne a fare il
lamento per Sara e a piangerla. Poi Abramo si stacc dal
cadavere di lei e parl agli Hittiti: Io sono forestiero e di
passaggio in mezzo a voi. Datemi la propriet di un sepolcro in
mezzo a voi, perch io possa portar via la salma e seppellirla.
Allora gli Hittiti risposero: Ascolta noi, piuttosto, signore:
tu sei un principe di Dio in mezzo a noi: seppellisci il tuo
morto nel migliore dei nostri sepolcri. Nessuno di noi ti
proibir di seppellire la tua defunta nel suo sepolcro. Abramo
si alz, si prostr davanti alla gente del paese, davanti agli
Hittiti e parl loro: Se  secondo il vostro desiderio che io
porti via il mio morto e lo seppellisca, ascoltatemi e insistete
per me presso Efron, figlio di Zocar, perch mi dia la sua
caverna di Macpela, che  all'estremit del suo campo. Me la
ceda per il suo prezzo intero come propriet sepolcrale in mezzo
a voi. Ora Efron stava seduto in mezzo agli Hittiti. Efron
l'Hittita rispose ad Abramo, mentre lo ascoltavano gli Hittiti,
quanti entravano per la porta della sua citt, e disse: Ascolta
me, piuttosto, mio signore: ti cedo il campo con la caverna che
vi si trova, in presenza dei figli del mio popolo te la cedo:
seppellisci il tuo morto. Allora Abramo si prostr a lui alla
presenza della gente del paese. Parl ad Efron mentre lo
ascoltava la gente del paese, e disse: Se solo mi volessi
ascoltare: io ti do il prezzo del campo. Accettalo da me, cos
io seppellir l il mio morto. Efron rispose ad Abramo:
Ascolta me piuttosto, mio signore: un terreno del valore di
quattrocento sicli d'argento che cosa  mai tra me e te?
Seppellisci dunque il tuo morto.

Abramo accett le richieste di Efron e Abramo pes ad Efron il
prezzo che questi aveva detto, mentre lo ascoltavano gli
Hittiti, cio quattrocento sicli d'argento nella moneta corrente
sul mercato. Cos il campo di Efron che si trovava in Macpela,
di fronte a Mamre, il campo e la caverna che vi si trovava e
tutti gli alberi che erano dentro il campo e intorno al suo
limite, passarono in propriet ad Abramo, alla presenza degli
Hittiti, di quanti entravano nella porta della citt. Dopo,
Abramo seppell Sara, sua moglie, nella caverna del campo di
Macpela di fronte a Mamre, cio Ebron, nel paese di Canaan. Il
campo e la caverna che vi si trovava passarono dagli Hittiti ad
Abramo in propriet sepolcrale.





24.

Abramo era ormai vecchio, avanti negli anni, e il Signore lo
aveva benedetto in ogni cosa. Allora Abramo disse al suo servo,
il pi anziano della sua casa, che aveva potere su tutti i suoi
beni: Metti la mano sotto la mia coscia e ti far giurare per
il Signore, Dio del cielo e Dio della terra, che non prenderai
per mio figlio una moglie tra le figlie dei Cananei, in mezzo ai
quali abito, ma che andrai al mio paese, nella mia patria, a
scegliere una moglie per mio figlio Isacco. Gli disse il servo:
Se la donna non mi vuol seguire in questo paese, dovr forse
ricondurre tuo figlio al paese da cui tu sei uscito?. Gli
rispose Abramo: Guardati dal ricondurre l mio figlio! Il
Signore Dio del cielo e Dio della terra, che mi ha tolto dalla
casa di mio padre e dal mio paese natio, che mi ha parlato e mi
ha giurato: Alla tua discendenza dar questo paese, egli stesso
mander il suo angelo davanti a te, perch tu possa prendere di
l una moglie per il mio figlio. Se la donna non vorr seguirti,
allora sarai libero dal giuramento a me fatto, ma non devi
ricondurre l il mio figlio.

Il servo mise la mano sotto la coscia di Abramo, suo padrone, e
gli prest giuramento riguardo a questa cosa. Il servo prese
dieci cammelli del suo padrone e, portando ogni sorta di cose
preziose del suo padrone, si mise in viaggio e and nel Paese
dei due fiumi, alla citt di Nacor. Fece inginocchiare i
cammelli fuori della citt, presso il pozzo d'acqua, nell'ora
della sera quando le donne escono ad attingere. E disse:
Signore, Dio del mio padrone Abramo, concedimi un felice
incontro quest'oggi e usa benevolenza verso il mio padrone
Abramo! Ecco, io sto presso la fonte dell'acqua, mentre le
fanciulle della citt escono per attingere acqua. Ebbene, la
ragazza alla quale dir: Abbassa l'anfora e lasciami bere, e che
risponder: Bevi, anche ai tuoi cammelli dar da bere, sia
quella che tu hai destinata al tuo servo Isacco; da questo
riconoscer che tu hai usato benevolenza al mio padrone. Non
aveva ancora finito di parlare, quand'ecco Rebecca, che era nata
a Betuel figlio di Milca, moglie di Nacor, fratello di Abramo,
usciva con l'anfora sulla spalla. La giovinetta era molto bella
d'aspetto, era vergine, nessun uomo le si era unito. Essa scese
alla sorgente, riemp l'anfora e risal. Il servo allora le
corse incontro e disse: Fammi bere un po' d'acqua dalla tua
anfora. Rispose: Bevi, mio signore. In fretta cal l'anfora
sul braccio e lo fece bere. Come ebbe finito di dargli da bere,
disse: Anche per i tuoi cammelli ne attinger, finch finiranno
di bere. In fretta vuot l'anfora nell'abbeveratoio, corse di
nuovo ad attingere al pozzo e attinse per tutti i cammelli di
lui. Intanto quell'uomo la contemplava in silenzio, in attesa di
sapere se il Signore avesse o no concesso buon esito al suo
viaggio. Quando i cammelli ebbero finito di bere, quell'uomo
prese un pendente d'oro del peso di mezzo siclo e glielo pose
alle narici e le pose sulle braccia due braccialetti del peso di
dieci sicli d'oro. E disse: Di chi sei figlia? Dimmelo. C'
posto per noi in casa di tuo padre, per passarvi la notte?. Gli
rispose Io sono figlia di Betuel, il figlio che Milca partor a
Nacor. E soggiunse: C' paglia e foraggio in quantit da noi e
anche posto per passare la notte.

Quell'uomo si inginocchi e si prostr al Signore e disse: Sia
benedetto il Signore, Dio del mio padrone Abramo, che non ha
cessato di usare benevolenza e fedelt verso il mio padrone.
Quanto a me, il Signore mi ha guidato sulla via fino alla casa
dei fratelli del mio padrone. La giovinetta corse ad annunziare
alla casa di sua madre tutte queste cose.

Ora Rebecca aveva un fratello chiamato Labano e Labano corse
fuori da quell'uomo al pozzo. Egli infatti, visti il pendente e
i braccialetti alle braccia della sorella e udite queste parole
di Rebecca, sua sorella: Cos mi ha parlato quell'uomo, venne
da costui che ancora stava presso i cammelli vicino al pozzo.
Gli disse: Vieni, benedetto dal Signore! Perch te ne stai
fuori, mentre io ho preparato la casa e un posto per i
cammelli? Allora l'uomo entr in casa e quegli tolse il basto
ai cammelli, forn paglia e foraggio ai cammelli e acqua per
lavare i piedi a lui e ai suoi uomini. Quindi gli fu posto
davanti da mangiare, ma egli disse: Non manger, finch non
avr detto quello che devo dire. Gli risposero: Di' pure. E
disse: Io sono un servo di Abramo. Il Signore ha molto
benedetto il mio signore, che  diventato potente: gli ha
concesso greggi e armenti, argento e oro, schiavi e schiave,
cammelli e asini. Sara, la moglie dei mio padrone, gli ha
partorito un figlio, quando ormai era vecchio, al quale egli ha
dato tutti i suoi beni. E il mio padrone mi ha fatto giurare:
Non devi prendere per mio figlio una moglie tra le figlie dei
Cananei, in mezzo ai quali abito, ma andrai alla casa di mio
padre, alla mia famiglia, a prendere una moglie per mio figlio.
Io dissi al mio padrone: Forse la donna non mi seguir. Mi
rispose: Il Signore, alla cui presenza io cammino, mander con
te il suo angelo e dar felice esito al tuo viaggio, cos che tu
possa prendere una moglie per il mio figlio dalla mia famiglia e
dalla casa di mio padre. Solo quando sarai andato alla mia
famiglia, sarai esente dalla mia maledizione; se non volessero
cedertela, sarai esente dalla mia maledizione. Cos oggi sono
arrivato alla fonte e ho detto: Signore, Dio del mio padrone
Abramo, se stai per dar buon esito al viaggio che sto compiendo,
ecco, io sto presso la fonte d'acqua; ebbene, la giovane che
uscir ad attingere, alla quale io dir: Fammi bere un po'
d'acqua dalla tua anfora, e mi risponder: Bevi tu; anche per i
tuoi cammelli attinger, quella sar la moglie che il Signore ha
destinata al figlio del mio padrone. Io non avevo ancora finito
di pensare, quand'ecco Rebecca uscire con l'anfora sulla spalla;
scese alla fonte, attinse; io allora le dissi: Fammi bere.
Subito essa cal l'anfora e disse: Bevi, anche ai tuoi cammelli
dar da bere. Cos io bevvi ed essa diede da bere anche ai
cammelli. E io la interrogai: Di chi sei figlia? Rispose: Sono
figlia di Betuel, il figlio che Milca ha partorito a Nacor.
Allora le posi il pendente alle narici e i braccialetti alle
braccia. Poi mi inginocchiai e mi prostrai al Signore e
benedissi il Signore, Dio del mio padrone Abramo, il quale mi
aveva guidato per la via giusta a prendere per suo figlio la
figlia del fratello del mio padrone. Ora, se intendete usare
benevolenza e lealt verso il mio padrone, fatemelo sapere; se
no, fatemelo sapere ugualmente, perch io mi rivolga altrove.

Allora Labano e Betuel risposero: La cosa procede dal Signore,
non possiamo dirti nulla. Ecco Rebecca davanti a te: prendila e
va' e sia la moglie del figlio del tuo padrone, come ha parlato
il Signore.

Quando il servo di Abramo ud le loro parole, si prostr a terra
davanti al Signore. Poi il servo tir fuori oggetti d'argento e
oggetti d'oro e vesti e li diede a Rebecca; doni preziosi diede
anche al fratello e alla madre di lei. Poi mangiarono e bevvero
lui e i suoi uomini e passarono la notte. Quando si alzarono
alla mattina, egli disse: Lasciatemi andare dal mio padrone.
Ma il fratello e la madre di lei dissero: Rimanga la giovinetta
con noi qualche tempo, una decina di giorni; dopo te ne andrai.
Rispose loro: Non trattenetemi, mentre il Signore ha concesso
buon esito al mio viaggio. Lasciatemi partire per andare dal mio
padrone!. Dissero allora: Chiamiamo la giovinetta e domandiamo
a lei stessa. Chiamarono dunque Rebecca e le dissero: Vuoi
partire con quest'uomo?. Essa rispose: Andr. Allora essi
lasciarono partire Rebecca con la nutrice, insieme con il servo
di Abramo e i suoi uomini. Benedissero Rebecca e le dissero:

Tu, sorella nostra,

diventa migliaia di miriadi

e la tua stirpe conquisti

la porta dei suoi nemici!.

Cos Rebecca e le sue ancelle si alzarono, montarono sui
cammelli e seguirono quell'uomo. Il servo prese con s Rebecca e
part. Intanto Isacco rientrava dal pozzo di Lacai-Roi, abitava
infatti nel territorio del Negheb.

Isacco usc sul far della sera per svagarsi in campagna e,
alzando gli occhi vide venire i cammelli. Alz gli occhi anche
Rebecca, vide Isacco e scese subito dal cammello. E disse al
servo: Chi  quell'uomo che viene attraverso la campagna
incontro a noi?. Il servo rispose: E' il mio padrone. Allora
essa prese il velo e si copr. Il servo raccont ad Isacco tutte
le cose che aveva fatte. Isacco introdusse Rebecca nella tenda
che era stata di sua madre Sara; si prese in moglie Rebecca e
l'am. Isacco trov conforto dopo la morte della madre.





25.

Abramo prese un'altra moglie: essa aveva nome Chetura. Essa gli
partor Zimran, Ioksan, Medan, Madian, Isbak e Suach. Ioksan
gener Saba e Dedan e i figli di Dedan furono gli Asurim, i
Letusim e i Leummim. I figli di Madian furono Efa, Efer, Enoch,
Abida ed Eldaa. Tutti questi sono i figli di Chetura. Abramo
diede tutti i suoi beni a Isacco. Quanto invece ai figli delle
concubine, che Abramo aveva avute, diede loro doni e, mentre era
ancora in vita, li licenzi, mandandoli lontano da Isacco suo
figlio, verso il levante, nella regione orientale .



La durata della vita di Abramo fu di centosettantacinque anni.
Poi Abramo spir e mor in felice canizie, vecchio e sazio di
giorni, e si riun ai suoi antenati. Lo seppellirono i suoi
figli, Isacco e Ismaele, nella caverna di Macpela, nel campo di
Efron, figlio di Zocar, l'Hittita, di fronte a Mamre. E' appunto
il campo che Abramo aveva comperato dagli Hittiti: ivi furono
sepolti Abramo e sua moglie Sara. Dopo la morte di Abramo, Dio
benedisse il figlio di lui Isacco e Isacco abit presso il pozzo
di Lacai-Roi.



Questa  la discendenza di Ismaele figlio di Abramo, che gli
aveva partorito Agar l'Egiziana, schiava di Sara. Questi sono i
nomi dei figli d'Ismaele, con il loro elenco in ordine di
generazione: il primogenito di Ismaele  Nebaiot, poi Kedar,
Adbeel, Mibsam, Misma, Duma, Massa, Adad, Tema, Ietur, Nafis e
Kedma. Questi sono gli Ismaeliti e questi sono i loro nomi
secondo i loro recinti e accampamenti. Sono i dodici principi
delle rispettive trib. La durata della vita di Ismaele fu di
centotrentasette anni, poi mor e si riun ai suoi antenati.
Egli abit da Avila fino a Sur, che  lungo il confine
dell'Egitto in direzione di Assur; egli si era stabilito di
fronte a tutti i suoi fratelli.



Questa  la discendenza di Isacco, figlio di Abramo. Abramo
aveva generato Isacco. Isacco aveva quarant'anni quando si prese
in moglie Rebecca, figlia di Betuel l'Arameo, da Paddan-Aram, e
sorella di Labano l'Arameo. Isacco supplic il Signore per sua
moglie, perch essa era sterile e il Signore lo esaud, cos che
sua moglie Rebecca divenne incinta. Ora i figli si urtavano nel
suo seno ed essa esclam: Se  cos, perch questo?. And a
consultare il Signore. Il Signore le rispose:

Due nazioni sono nel tuo seno

e due popoli dal tuo grembo si disperderanno;

un popolo sar pi forte dell'altro

e il maggiore servir il pi piccolo.

Quando poi si comp per lei il tempo di partorire, ecco due
gemelli erano nel suo grembo. Usc il primo, rossiccio e tutto
come un mantello di pelo, e fu chiamato Esa. Subito dopo, usc
il fratello e teneva in mano il calcagno di Esa; fu chiamato
Giacobbe. Isacco aveva sessant'anni quando essi nacquero.

I fanciulli crebbero ed Esa divenne abile nella caccia, un uomo
della steppa, mentre Giacobbe era un uomo tranquillo, che
dimorava sotto le tende. Isacco prediligeva Esa, perch la
cacciagione era di suo gusto, mentre Rebecca prediligeva
Giacobbe. Una volta Giacobbe aveva cotto una minestra di
lenticchie: Esa arriv dalla campagna ed era sfinito. Disse a
Giacobbe: Lasciami mangiare un po' di questa minestra rossa,
perch io sono sfinito. Per questo fu chiamato Edom. Giacobbe
disse: Vendimi subito la tua primogenitura. Rispose Esa:
Ecco sto morendo: a che mi serve allora la primogenitura?.
Giacobbe allora disse: Giuramelo subito. Quegli lo giur e
vendette la primogenitura a Giacobbe. Giacobbe diede ad Esa il
pane e la minestra di lenticchie; quegli mangi e bevve, poi si
alz e se ne and. A tal punto Esa aveva disprezzato la
primogenitura.





26.

Venne una carestia nel paese oltre la prima che era avvenuta ai
tempi di Abramo, e Isacco and a Gerar presso Abimelech, re dei
Filistei. Gli apparve il Signore e gli disse: Non scendere in
Egitto, abita nel paese che io ti indicher. Rimani in questo
paese e io sar con te e ti benedir, perch a te e alla tua
discendenza io conceder tutti questi territori, e manterr il
giuramento che ho fatto ad Abramo tuo padre. Render la tua
discendenza numerosa come le stelle del cielo e conceder alla
tua discendenza tutti questi territori: tutte le nazioni della
terra saranno benedette per la tua discendenza; per il fatto che
Abramo ha obbedito alla mia voce e ha osservato ci che io gli
avevo prescritto: i miei comandamenti, le mie istituzioni e le
mie leggi. Cos Isacco dimor in Gerar.

Gli uomini del luogo lo interrogarono intorno alla moglie ed
egli disse: E' mia sorella, infatti aveva timore di dire: E'
mia moglie, pensando che gli uomini del luogo lo uccidessero
per causa di Rebecca, che era di bell'aspetto.

Era l da molto tempo, quando Abimelech, re dei Filistei, si
affacci alla finestra e vide Isacco scherzare con la propria
moglie Rebecca. Abimelech chiam Isacco e disse: Sicuramente
essa  tua moglie. E perch tu hai detto: E' mia sorella?. Gli
rispose Isacco: Perch mi son detto: io non muoia per causa di
lei!. Riprese Abimelech: Che ci hai fatto? Poco ci mancava che
qualcuno del popolo si unisse a tua moglie e tu attirassi su di
noi una colpa. Abimelech diede quest'ordine a tutto il popolo:
Chi tocca questo uomo o  sua moglie sar messo a morte!.

Isacco fece una semina in quel paese e raccolse quell'anno il
centuplo. Il Signore infatti lo aveva benedetto. E l'uomo
divenne ricco e crebbe tanto in ricchezze fino a divenire
ricchissimo: possedeva greggi di piccolo e di grosso bestiame e
numerosi schiavi e i Filistei cominciarono ad invidiarlo. Tutti
i pozzi che avevano scavati i servi di suo padre ai tempi del
padre Abramo, i Filistei li avevano turati riempiendoli di
terra. Abimelech disse ad Isacco: Vattene via da noi, perch tu
sei molto pi potente di noi. Isacco and via di l, si accamp
sul torrente di Gerar e vi si stabil. Isacco torn a scavare i
pozzi d'acqua, che avevano scavati i servi di suo padre, Abramo,
e che i Filistei avevano turati dopo la morte di Abramo, e li
chiam come li aveva chiamati suo padre. I servi di Isacco
scavarono poi nella valle e vi trovarono un pozzo di acqua viva.
Ma i pastori di Gerar litigarono con i pastori di Isacco,
dicendo: L'acqua  nostra!.

Allora egli chiam Esech il pozzo, perch quelli avevano
litigato con lui. Scavarono un altro pozzo, ma quelli litigarono
anche per questo ed egli lo chiam Sitna. Allora si mosse di l
e scav un altro pozzo, per il quale non litigarono; allora egli
lo chiam Recobot e disse: Ora il Signore ci ha dato spazio
libero perch noi prosperiamo nel paese.

Di l and a Bersabea. E in quella notte gli apparve il Signore
e disse:

Io sono il Dio di Abramo, tuo padre;

non temere perch io sono con te.

Ti benedir

e moltiplicher la tua discendenza

per amore di Abramo, mio servo.

Allora egli costru in quel luogo un altare e invoc il nome del
Signore, l piant la tenda. E i servi di Isacco scavarono un
pozzo.

Intanto Abimelech da Gerar era andato da lui, insieme con
Acuzzat, suo amico, e Picol, capo del suo esercito. Isacco disse
loro: Perch siete venuti da me, mentre voi mi odiate e mi
avete scacciato da voi?. Gli risposero: Abbiamo visto che il
Signore  con te e abbiamo detto: vi sia un giuramento tra di
noi, tra noi e te, e concludiamo un'alleanza con te: tu non ci
farai alcun male, come noi non ti abbiamo toccato e non ti
abbiamo fatto se non il bene e ti abbiamo lasciato andare in
pace. Tu sei ora un uomo benedetto dal Signore. Allora imband
loro un convito e mangiarono e bevvero. Alzatisi di buon
mattino, si prestarono giuramento l'un l'altro, poi Isacco li
conged e partirono da lui in pace. Proprio in quel giorno
arrivarono i servi di Isacco e lo informarono a proposito del
pozzo che avevano scavato e gli dissero: Abbiamo trovato
l'acqua. Allora egli lo chiam Sibea: per questo la citt si
chiama Bersabea fino ad oggi.



Quando Esa ebbe quarant'anni prese in moglie Giudit, figlia di
Beeri l'Hittita, e Basemat, figlia di Elon l'Hittita. Esse
furono causa d'intima amarezza per Isacco e per Rebecca.





27.

Isacco era vecchio e gli occhi gli si erano cos indeboliti che
non ci vedeva pi. Chiam il figlio maggiore, Esa, e gli disse:
Figlio mio. Gli rispose: Eccomi. Riprese: Vedi, io sono
vecchio e ignoro il giorno della mia morte. Ebbene, prendi le
tue armi, la tua faretra e il tuo arco, esci in campagna e
prendi per me della selvaggina. Poi preparami un piatto di mio
gusto e portami da mangiare, perch io ti benedica prima di
morire. Ora Rebecca ascoltava, mentre Isacco parlava al figlio
Esa. And dunque Esa in campagna a caccia di selvaggina da
portare a casa. Rebecca disse al figlio Giacobbe: Ecco, ho
sentito tuo padre dire a tuo fratello Esa: Portami la
selvaggina e preparami un piatto, cos manger e poi ti benedir
davanti al Signore prima della morte. Ora, figlio mio, obbedisci
al mio ordine: Va' subito al gregge e prendimi di l due bei
capretti; io ne far un piatto per tuo padre, secondo il suo
gusto. Cos tu lo porterai a tuo padre che ne manger, perch ti
benedica prima della sua morte. Rispose Giacobbe a Rebecca sua
madre: Sai che mio fratello Esa  peloso, mentre io ho la
pelle liscia. Forse mio padre mi palper e si accorger che mi
prendo gioco di lui e attirer sopra di me una maledizione
invece di una benedizione. Ma sua madre gli disse: Ricada su
di me la tua maledizione, figlio mio! Tu obbedisci soltanto e
vammi a prendere i capretti. Allora egli and a prenderli e li
port alla madre, cos la madre ne fece un piatto secondo il
gusto di suo padre. Rebecca prese i vestiti migliori del suo
figlio maggiore, Esa, che erano in casa presso di lei, e li
fece indossare al figlio minore, Giacobbe; con le pelli dei
capretti rivest le sue braccia e la parte liscia del collo. Poi
mise in mano al suo figlio Giacobbe il piatto e il pane che
aveva preparato. Cos egli venne dal padre e disse: Padre mio.
Rispose: Eccomi; chi sei tu, figlio mio?. Giacobbe rispose al
padre: Io sono Esa, il tuo primogenito. Ho fatto come tu mi
hai ordinato. Alzati dunque, siediti e mangia la mia selvaggina,
perch tu mi benedica. Isacco disse al figlio: Come hai fatto
presto a trovarla, figlio mio!. Rispose: Il Signore me l'ha
fatta capitare davanti. Ma Isacco gli disse: Avvicinati e
lascia che ti palpi, figlio mio, per sapere se tu sei proprio il
mio figlio Esa o no. Giacobbe si avvicin ad Isacco suo padre,
il quale lo tast e disse: La voce  la voce di Giacobbe, ma le
braccia sono le braccia di Esa. Cos non lo riconobbe, perch
le sue braccia erano pelose come le braccia di suo fratello
Esa, e perci lo benedisse. Gli disse ancora: Tu sei proprio
il mio figlio Esa?. Rispose: Lo sono. Allora disse: Porgimi
da mangiare della selvaggina del mio figlio, perch io ti
benedica. Gliene serv ed egli mangi, gli port il vino ed
egli bevve. Poi suo padre Isacco gli disse: Avvicinati e
baciami, figlio mio!. Gli si avvicin e lo baci. Isacco aspir
l'odore degli abiti di lui e lo benedisse:

Ecco l'odore del mio figlio

come l'odore di un campo

che il Signore ha benedetto.

Dio ti conceda rugiada del cielo

e terre grasse

e abbondanza di frumento e di mosto.

Ti servano i popoli

e si prostrino davanti a te le genti.

Sii il signore dei tuoi fratelli

e si prostrino davanti a te

i figli di tua madre.

Chi ti maledice sia maledetto

e chi ti benedice sia benedetto!.

Isacco aveva appena finito di benedire Giacobbe, e Giacobbe si
era allontanato dal padre Isacco, quando arriv dalla caccia
Esa suo fratello.

Anch'egli aveva preparato un piatto, poi lo aveva portato al
padre e gli aveva detto: Si alzi mio padre e mangi la
selvaggina di suo figlio, perch tu mi benedica. Gli disse suo
padre Isacco: Chi sei tu?. Rispose: Io sono il tuo figlio
primogenito Esa. Allora Isacco fu colto da un fortissimo
tremito e disse: Chi era dunque colui che ha preso la
selvaggina e me l'ha portata? Io ho mangiato di tutto prima che
tu venissi, poi l'ho benedetto e benedetto rester.

Quando Esa sent le parole di suo padre, scoppi in alte,
amarissime grida.

Egli disse a suo padre: Benedici anche me, padre mio!.
Rispose: E' venuto tuo fratello con inganno e ha carpito la tua
benedizione. Riprese: Forse perch si chiama Giacobbe mi ha
soppiantato gi due volte? Gi ha carpito la mia primogenitura
ed ecco ora ha carpito la mia benedizione!. E soggiunse: Non
hai forse riservato qualche benedizione per me?. Isacco rispose
e disse a Esa: Ecco, io l'ho costituito tuo signore e gli ho
dato come servi tutti i suoi fratelli, l'ho provveduto di
frumento e di mosto; per te che cosa mai potr fare, figlio
mio?. Esa disse al padre: Hai una sola benedizione padre mio?
Benedici anche me, padre mio!. Ma Isacco taceva ed Esa alz la
voce e pianse.

Allora suo padre Isacco prese la parola e gli disse:

Ecco, lungi dalle terre grasse

sar la tua sede

e lungi dalla rugiada del cielo dall' alto.

Vivrai della tua spada

e servirai tuo fratello;

ma poi, quando ti riscuoterai,

spezzerai il suo giogo dal tuo collo.



Esa perseguit Giacobbe per la benedizione che suo padre gli
aveva dato. Pens Esa: Si avvicinano i giorni del lutto per
mio padre, allora uccider mio fratello Giacobbe. Ma furono
riferite a Rebecca le parole di Esa suo figlio maggiore, ed
essa mand a chiamare il figlio minore Giacobbe e gli disse:
Esa tuo fratello vuol vendicarsi di te uccidendoti. Ebbene,
figlio mio, obbedisci alla mia voce: su, fuggi a Carran da mio
fratello Labano. Rimarrai con lui qualche tempo, finch l'ira di
tuo fratello si sar placata, finch si sar placata contro di
te la collera di tuo fratello e si sar dimenticato di quello
che gli hai fatto. Allora io mander a prenderti di l. Perch
dovrei venir privata di voi due in un sol giorno?. E Rebecca
disse a Isacco: Ho disgusto della mia vita a causa di queste
donne hittite: se Giacobbe prende moglie tra le hittite come
queste, tra le figlie del paese, a che mi giova la vita?.





28.

Allora Isacco chiam Giacobbe, lo benedisse e gli diede questo
comando: Tu non devi prender moglie tra le figlie di Canaan.
Su, va' in Paddan-Aram, nella casa di Betuel, padre di tua madre
e prenditi di l la moglie tra le figlie di Labano, fratello di
tua madre. Ti benedica Dio onnipotente, ti renda fecondo e ti
moltiplichi, s che tu divenga un'assemblea di popoli. Conceda
la benedizione di Abramo a te e alla tua discendenza con te,
perch tu possieda il paese dove sei stato forestiero, che Dio
ha dato ad Abramo. Cos Isacco fece partire Giacobbe, che and
in Paddan-Aram presso Labano, figlio di Betuel l'Arameo,
fratello di Rebecca, madre di Giacobbe e di Esa.

Esa vide che Isacco aveva benedetto Giacobbe e l'aveva mandato
in Paddan-Aram per prendersi una moglie di l e che, mentre lo
benediceva, gli aveva dato questo comando: Non devi prender
moglie tra le Cananee. Giacobbe aveva obbedito al padre e alla
madre ed era partito per Paddan-Aram. Esa comprese che le
figlie di Canaan non erano gradite a suo padre Isacco. Allora si
rec da Ismaele e, oltre le mogli che aveva, si prese in moglie
Macalat, figlia di Ismaele, figlio di Abramo, sorella di Nebaiot.



Giacobbe part da Bersabea e si diresse verso Carran. Capit
cos in un luogo, dove pass la notte, perch il sole era
tramontato; prese una pietra, se la pose come guanciale e si
coric in quel luogo. Fece un sogno: una scala poggiava sulla
terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli
angeli di Dio salivano e scendevano su di essa. Ecco il Signore
gli stava davanti e disse: Io sono il Signore, il Dio di Abramo
tuo padre e il Dio di Isacco. La terra sulla quale tu sei
coricato la dar a te e alla tua discendenza. La tua discendenza
sar come la polvere della terra e ti estenderai a occidente e a
oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E saranno benedette per
te e per la tua discendenza tutte le nazioni della terra. Ecco,
io sono con te e ti protegger dovunque tu andrai; poi ti far
ritornare in questo paese, perch non ti abbandoner senza aver
fatto tutto quello che t'ho detto. Allora Giacobbe si svegli
dal sonno e disse: Certo, il Signore  in questo luogo e io non
lo sapevo. Ebbe timore e disse: Quanto  terribile questo
luogo! Questa  proprio la casa di Dio, questa  la porta del
cielo. Alla mattina presto Giacobbe si alz, prese la pietra
che si era posta come guanciale, la eresse come una stele e
vers olio sulla sua sommit. E chiam quel luogo Betel, mentre
prima di allora la citt si chiamava Luz. Giacobbe fece questo
voto: Se Dio sar con me e mi protegger in questo viaggio che
sto facendo e mi dar pane da mangiare e vesti per coprirmi, se
ritorner sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sar
il mio Dio. Questa pietra, che io ho eretta come stele, sar una
casa di Dio; di quanto mi darai io ti offrir la decima.





29.

Giacobbe si mise in cammino e and nel paese degli orientali.
Vide nella campagna un pozzo e tre greggi di piccolo bestiame,
accovacciati vicino, perch a quel pozzo si abbeveravano i
greggi, ma la pietra sulla bocca del pozzo era grande. Quando
tutti i greggi si erano radunati l, i pastori rotolavano la
pietra dalla bocca del pozzo e abbeveravano il bestiame; poi
rimettevano la pietra al posto sulla bocca del pozzo. Giacobbe
disse loro: Fratelli miei, di dove siete?. Risposero: Siamo
di Carran. Disse loro: Conoscete Labano, figlio di Nacor?.
Risposero: Lo conosciamo. Disse loro: Sta bene?. Risposero:
S, ecco la figlia Rachele che viene con il gregge. Riprese.
Eccoci ancora in pieno giorno: non  tempo di radunare il
bestiame. Date da bere al bestiame e andate a pascolare!.
Risposero: Non possiamo, finch non siano radunati tutti i
greggi e si rotoli la pietra dalla bocca del pozzo; allora
faremo bere il gregge.

Egli stava ancora parlando con loro, quando arriv Rachele con
il bestiame del padre, perch era una pastorella. Quando
Giacobbe vide Rachele, figlia di Labano, fratello di sua madre,
insieme con il bestiame di Labano, fratello di sua madre,
Giacobbe, fattosi avanti, rotol la pietra dalla bocca del
pozzo, e fece bere le pecore di Labano, fratello di sua madre.
Poi Giacobbe baci Rachele e pianse ad alta voce. Giacobbe
rivel a Rachele che egli era parente del padre di lei, perch
figlio di Rebecca. Allora essa corse a riferirlo al padre.
Quando Labano seppe che era Giacobbe, il figlio di sua sorella,
gli corse incontro, lo abbracci, lo baci e lo condusse nella
sua casa. Ed egli raccont a Labano tutte le sue vicende. Allora
Labano gli disse: Davvero tu sei mio osso e mia carne!. Cos
dimor presso di lui per un mese. Poi Labano disse a Giacobbe:
Poich sei mio parente, mi dovrai forse servire gratuitamente?
Indicami quale deve essere il tuo salario. Ora Labano aveva due
figlie; la maggiore si chiamava Lia e la pi piccola si chiamava
Rachele. Lia aveva gli occhi smorti, mentre Rachele era bella di
forme e avvenente di aspetto, perci Giacobbe amava Rachele.
Disse dunque: Io ti servir sette anni per Rachele, tua figlia
minore. Rispose Labano: Preferisco darla a te piuttosto che a
un estraneo. Rimani con me. Cos Giacobbe serv sette anni per
Rachele: gli sembrarono pochi giorni tanto era il suo amore per
lei. Poi Giacobbe disse a Labano: Dammi la mia sposa, perch il
mio tempo  compiuto e voglio unirmi a lei. Allora Labano
radun tutti gli uomini del luogo e diede un banchetto. Ma
quando fu sera, egli prese la figlia Lia e la condusse da lui ed
egli si un a lei. Labano diede la propria schiava Zilpa alla
figlia Lia, come schiava. Quando fu mattina... ecco era Lia!
Allora Giacobbe disse a Labano: Che mi hai fatto? Non  forse
per Rachele che sono stato al tuo servizio? Perch mi hai
ingannato?. Rispose Labano: Non si usa far cos nel nostro
paese, dare, cio, la pi piccola prima della maggiore. Finisci
questa settimana nuziale, poi ti dar anche quest'altra per il
servizio che tu presterai presso di me per altri sette anni.
Giacobbe fece cos: termin la settimana nuziale e allora Labano
gli diede in moglie la figlia Rachele. Labano diede alla figlia
Rachele la propria schiava Bila, come schiava. Egli si un anche
a Rachele e am Rachele pi di Lia. Fu ancora al servizio di lui
per altri sette anni.



Ora il Signore, vedendo che Lia veniva trascurata, la rese
feconda, mentre Rachele rimaneva sterile. Cos Lia concep e
partor un figlio e lo chiam Ruben, perch disse: Il Signore
ha visto la mia umiliazione; certo, ora mio marito mi amer.
Poi concep ancora un figlio e disse: Il Signore ha udito che
io ero trascurata e mi ha dato anche questo. E lo chiam
Simeone. Concep ancora e partor un figlio e disse: Questa
volta mio marito mi si affezioner, perch gli ho partorito tre
figli. Per questo lo chiam Levi. Concep ancora e partor un
figlio e disse: Questa volta loder il Signore. Per questo lo
chiam Giuda. E cess di avere figli.





30.

Rachele vedendo che non le era concesso di procreare figli a
Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe:
Dammi dei figli, se no io muoio!. Giacobbe s'irrit contro
Rachele e disse: Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha
negato il frutto del grembo?. Allora essa rispose: Ecco la mia
serva Bila: unisciti a lei cos che partorisca sulle mie
ginocchia e abbia anch'io una mia prole per mezzo di lei. Cos
essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si
un a lei. Bila concep e partor a Giacobbe un figlio. Rachele
disse: Dio mi ha fatto giustizia e ha anche ascoltato la mia
voce, dandomi un figlio. Per questo essa lo chiam Dan. Bila,
la schiava di Rachele, concep ancora e partor a Giacobbe un
secondo figlio. Rachele disse: Ho sostenuto contro mia sorella
lotte difficili e ho vinto!. Perci lo chiam Neftali.

Allora Lia, vedendo che aveva cessato di aver figli, prese la
propria schiava Zilpa e la diede in moglie a Giacobbe. Zilpa, la
schiava di Lia, partor a Giacobbe un figlio. Lia disse: Per
fortuna! e lo chiam Gad. Zilpa, la schiava di Lia, partor un
secondo figlio a Giacobbe. Lia disse: Per la mia felicit!
Perch le donne mi diranno felice. Perci lo chiam Aser.

Al tempo della mietitura del grano, Ruben usc e trov
mandragore che port alla madre Lia. Rachele disse a Lia: Dammi
un po' delle mandragore di tuo figlio. Ma Lia rispose: E'
forse poco che tu mi abbia portato via il marito, perch voglia
portar via anche le mandragore di mio figlio?. Riprese Rachele:
Ebbene, si corichi pure con te questa notte, in cambio delle
mandragore di tuo figlio. Alla sera, quando Giacobbe arriv
dalla campagna, Lia gli usc incontro e gli disse: Da me devi
venire, perch io ho pagato il diritto di averti con le
mandragore di mio figlio. Cos egli si coric con lei quella
notte. Il Signore esaud Lia, la quale concep e partor a
Giacobbe un quinto figlio. Lia disse: Dio mi ha dato il mio
salario, per avere io dato la mia schiava a mio marito. Perci
lo chiam Issacar. Lia concep e partor ancora un sesto figlio
a Giacobbe. Lia disse: Dio mi ha fatto un bel regalo: questa
volta mio marito mi preferir, perch gli ho partorito sei
figli. Perci lo chiam Zabulon. In seguito partor una figlia
e la chiam Dina.

Dio si ricord anche di Rachele, Dio la esaud e la rese
feconda. Essa concep e partor un figlio e disse: Dio ha tolto
il mio disonore. E lo chiam Giuseppe dicendo: Il Signore mi
aggiunga un altro figlio!.



Dopo che Rachele ebbe partorito Giuseppe, Giacobbe disse a
Labano: Lasciami andare e tornare a casa mia nel mio paese.
Dammi le mogli, per le quali ti ho servito e i miei bambini
perch possa partire: tu conosci il servizio che ti ho
prestato. Gli disse Labano: Se ho trovato grazia ai tuoi
occhi... Per divinazione ho saputo che il Signore mi ha
benedetto per causa tua. E aggiunse: Fissami il tuo salario e
te lo dar. Gli rispose: Tu stesso sai come ti ho servito e
quanti sono diventati i tuoi averi per opera mia. Perch il poco
che avevi prima della mia venuta  cresciuto oltre misura e il
Signore ti ha benedetto sui miei passi. Ma ora, quando lavorer
anch'io per la mia casa?. Riprese Labano: Che ti devo dare?.
Giacobbe rispose: Non mi devi nulla, se tu farai per me quanto
ti dico, ritorner a pascolare il tuo gregge e a custodirlo.
Oggi passer fra tutto il tuo bestiame; metti da parte ogni capo
di colore scuro tra le pecore e ogni capo chiazzato e
punteggiato tra le capre: sar il mio salario. In futuro la mia
stessa onest risponder per me; quando verrai a verificare il
mio salario, ogni capo che non sar punteggiato o chiazzato tra
le capre e di colore scuro tra le pecore, se si trover presso
di me, sar come rubato. Labano disse: Bene, sia come tu hai
detto!.

In quel giorno mise da parte i capri striati e chiazzati e tutte
le capre punteggiate e chiazzate, ogni capo che aveva del bianco
e ogni capo di colore scuro tra le pecore. Li affid ai suoi
figli e stabil una distanza di tre giorni di cammino tra s e
Giacobbe, mentre Giacobbe pascolava l'altro bestiame di Labano.

Ma Giacobbe prese rami freschi di pioppo, di mandorlo e di
platano, ne intagli la corteccia a strisce bianche mettendo a
nudo il bianco dei rami. Mise i rami cos scortecciati nei
truogoli agli abbeveratoi dell'acqua, dove veniva a bere il
bestiame, proprio in vista delle bestie, le quali si
accoppiavano quando venivano a bere. Cos le bestie si
accoppiarono di fronte ai rami e le capre figliarono capretti
striati, punteggiati e chiazzati. Quanto alle pecore, Giacobbe
le separ e fece s che le bestie avessero davanti a s gli
animali striati e tutti quelli di colore scuro del gregge di
Labano. E i branchi che si era cos costituiti per conto suo non
li mise insieme al gregge di Labano. Ogni qualvolta si
accoppiavano bestie robuste, Giacobbe metteva i rami nei
truogoli in vista delle bestie, per farle concepire davanti ai
rami. Quando invece le bestie erano deboli, non li metteva. Cos
i capi di bestiame deboli erano per Labano e quelli robusti per
Giacobbe. Egli si arricch oltre misura e possedette greggi in
grande quantit, schiave e schiavi, cammelli e asini.





31.

Ma Giacobbe venne a sapere che i figli di Labano dicevano:
Giacobbe si  preso quanto era di nostro padre e con quanto era
di nostro padre si  fatta tutta questa fortuna. Giacobbe
osserv anche la faccia di Labano e si accorse che non era pi
verso di lui come prima. Il Signore disse a Giacobbe: Torna al
paese dei tuoi padri, nella tua patria e io sar con te. Allora
Giacobbe mand a chiamare Rachele e Lia, in campagna presso il
suo gregge e disse loro: Io mi accorgo dal volto di vostro
padre che egli verso di me non  pi come prima; eppure il Dio
di mio padre  stato con me. Voi stesse sapete che io ho servito
vostro padre con tutte le forze, mentre vostro padre si 
beffato di me e ha cambiato dieci volte il mio salario; ma Dio
non gli ha permesso di farmi del male. Se egli diceva: Le bestie
punteggiate saranno il tuo salario, tutto il gregge figliava
bestie punteggiate; se diceva: Le bestie striate saranno il tuo
salario, allora tutto il gregge figliava bestie striate. Cos
Dio ha sottratto il bestiame a vostro padre e l'ha dato a me.
Una volta, quando il piccolo bestiame va in calore, io in sogno
alzai gli occhi e vidi che i capri in procinto di montare le
bestie erano striati, punteggiati e chiazzati. L'angelo di Dio
mi disse in sogno: Giacobbe! Risposi: Eccomi. Riprese: Alza gli
occhi e guarda: tutti i capri che montano le bestie sono
striati, punteggiati e chiazzati, perch ho visto quanto Labano
ti fa. Io sono il Dio di Betel, dove tu hai unto una stele e
dove mi hai fatto un voto. Ora alzati, parti da questo paese e
torna nella tua patria!. Rachele e Lia gli risposero: Abbiamo
forse ancora una parte o una eredit nella casa di nostro padre?
Non siamo forse tenute in conto di straniere da parte sua, dal
momento che ci ha vendute e si  anche mangiato il nostro
danaro? Tutta la ricchezza che Dio ha sottratto a nostro padre 
nostra e dei nostri figli. Ora fa' pure quanto Dio ti ha detto.



Allora Giacobbe si alz, caric i figli e le mogli sui cammelli
e condusse via tutto il bestiame e tutti gli averi che si era
acquistati, il bestiame che si era acquistato in Paddan-Aram,
per ritornare da Isacco, suo padre, nel paese di Canaan.

Labano era andato a tosare il gregge e Rachele rub gli idoli
che appartenevano al padre. Giacobbe eluse l'attenzione di
Labano l'Arameo, non avvertendolo che stava per fuggire; cos
pot andarsene con tutti i suoi averi. Si alz dunque, pass il
fiume e si diresse verso le montagne di Galaad.

Al terzo giorno fu riferito a Labano che Giacobbe era fuggito.
Allora egli prese con s i suoi parenti, lo insegu per sette
giorni di cammino e lo raggiunse sulle montagne di Galaad. Ma
Dio venne da Labano l'Arameo in un sogno notturno e gli disse:
Bada di non dir niente a Giacobbe, proprio nulla!. Labano and
dunque a raggiungere Giacobbe, ora Giacobbe aveva piantato la
tenda sulle montagne e Labano si era accampato con i parenti
sulle montagne di Galaad. Disse allora Labano a Giacobbe: Che
hai fatto? Hai eluso la mia attenzione e hai condotto via le mie
figlie come prigioniere di guerra! Perch sei fuggito di
nascosto, mi hai ingannato e non mi hai avvertito? Io ti avrei
congedato con festa e con canti, a suon di timpani e di cetre! E
non mi hai permesso di baciare i miei figli e le mie figlie!
Certo hai agito in modo insensato. Sarebbe in mio potere di
farti del male, ma il Dio di tuo padre mi ha parlato la notte
scorsa: Bada di non dir niente a Giacobbe, n in bene n in
male! Certo, sei partito perch soffrivi di nostalgia per la
casa di tuo padre, ma perch mi hai rubato i miei dei?.
Giacobbe rispose a Labano e disse: Perch avevo paura e pensavo
che mi avresti tolto con la forza le tue figlie. Ma quanto a
colui presso il quale tu troverai i tuoi dei, non rester in
vita! Alla presenza dei nostri parenti riscontra quanto vi pu
essere di tuo presso di me e prendilo. Giacobbe non sapeva che
li aveva rubati Rachele. Allora Labano entr nella tenda di
Giacobbe e poi nella tenda di Lia e nella tenda delle due
schiave, ma non trov nulla. Poi usc dalla tenda di Lia ed
entr nella tenda di Rachele. Rachele aveva preso gli idoli e li
aveva messi nella sella del cammello, poi vi si era seduta
sopra, cos Labano frug in tutta la tenda, ma non li trov.
Essa parl al padre: Non si offenda il mio signore se io non
posso alzarmi davanti a te, perch ho quello che avviene di
regola alle donne. Labano cerc dunque in tutta la tenda e non
trov gli idoli.

Giacobbe allora si adir e apostrof Labano, al quale disse:
Qual  il mio delitto, qual  il mio peccato, perch ti sia
messo a inseguirmi? Ora che hai frugato tra tutti i miei
oggetti, che hai trovato di tutte le robe di casa tua? Mettilo
qui davanti ai miei e tuoi parenti e siano essi giudici tra noi
due. Vent'anni ho passato con te: le tue pecore e le tue capre
non hanno abortito e i montoni del tuo gregge non ho mai
mangiato. Nessuna bestia sbranata ti ho portato: io ne
compensavo il danno e tu reclamavi da me ci che veniva rubato
di giorno e ci che veniva rubato di notte. Di giorno mi
divorava il caldo e di notte il gelo e il sonno fuggiva dai miei
occhi. Vent'anni sono stato in casa tua: ho servito quattordici
anni per le tue due figlie e sei anni per il tuo gregge e tu hai
cambiato il mio salario dieci volte. Se non fosse stato con me
il Dio di mio padre, il Dio di Abramo e il Terrore di Isacco, tu
ora mi avresti licenziato a mani vuote, ma Dio ha visto la mia
afflizione e la fatica delle mie mani e la scorsa notte egli ha
fatto da arbitro. Labano allora rispose e disse a Giacobbe:
Queste figlie sono mie figlie e questi figli sono miei figli,
questo bestiame  il mio bestiame e quanto tu vedi  mio. E che
potrei fare oggi a queste mie figlie o ai figli che esse hanno
messi al mondo? Ebbene vieni, concludiamo un'alleanza io e te e
ci sia un testimonio tra me e te. Giacobbe prese una pietra e
la eresse come una stele. Poi disse ai suoi parenti:
Raccogliete pietre, e quelli presero pietre e ne fecero un
mucchio; e su quel mucchio mangiarono. Labano lo chiam
Iegar-Saaduta, mentre Giacobbe lo chiam Gal-Ed. Labano disse:
Questo mucchio sia oggi un testimonio tra me e te, per questo
lo chiam Gal-Ed e anche Mizpa, perch disse: Il Signore star
di vedetta tra me e te, quando noi non ci vedremo pi l'un
l'altro. Se tu maltratterai le mie figlie e se prenderai altre
mogli oltre le mie figlie, non un uomo sar con noi, ma bada,
Dio sar testimonio tra me e te. Soggiunse Labano a Giacobbe:
Ecco questo mucchio ed ecco questa stele, che io ho eretta tra
me e te. Questo mucchio  testimonio e questa stele  testimonio
che io giuro di non oltrepassare questo mucchio dalla tua parte
e che tu giuri di non oltrepassare questo mucchio e questa stele
dalla mia parte per fare il male. Il Dio di Abramo e il Dio di
Nacor siano giudici tra di noi. Giacobbe giur per il Terrore
di suo padre Isacco. Poi offr un sacrificio sulle montagne e
invit i suoi parenti a prendere cibo. Essi mangiarono e
passarono la notte sulle montagne.





32.

Alla mattina per tempo Labano si alz, baci i figli e le figlie
e li benedisse. Poi part e ritorn a casa.

Mentre Giacobbe continuava il viaggio, gli si fecero incontro
gli angeli di Dio. Giacobbe al vederli disse: Questo 
l'accampamento di Dio e chiam quel luogo Macanaim. Poi
Giacobbe mand avanti a s alcuni messaggeri al fratello Esa,
nel paese di Seir, la campagna di Edom. Diede loro questo
comando: Direte al mio signore Esa: Dice il tuo servo
Giacobbe: Sono stato forestiero presso Labano e vi sono restato
fino ad ora. Sono venuto in possesso di buoi, asini e greggi, di
schiavi e schiave. Ho mandato a informarne il mio signore, per
trovare grazia ai suoi occhi. I messaggeri tornarono da
Giacobbe, dicendo: Siamo stati dal tuo fratello Esa, ora egli
stesso sta venendoti incontro e ha con s quattrocento uomini.
Giacobbe si spavent molto e si sent angosciato; allora divise
in due accampamenti la gente che era con lui, il gregge, gli
armenti e i cammelli. Pens infatti: Se Esa raggiunge un
accampamento e lo batte, l'altro accampamento si salver.
Giacobbe disse: Dio del mio padre Abramo e Dio del mio padre
Isacco, Signore, che mi hai detto: Ritorna al tuo paese, nella
tua patria e io ti far del bene, io sono indegno di tutta la
benevolenza e di tutta la fedelt che hai usato verso il tuo
servo. Con il mio bastone soltanto avevo passato questo Giordano
e ora son divenuto tale da formare due accampamenti. Salvami
dalla mano del mio fratello Esa, perch io ho paura di lui:
egli non arrivi e colpisca me e tutti, madre e bambini! Eppure
tu hai detto: Ti far del bene e render la tua discendenza come
la sabbia del mare, tanto numerosa che non si pu contare.

Giacobbe rimase in quel luogo a passare la notte. Poi prese, di
ci che gli capitava tra mano, di che fare un dono al fratello
Esa: duecento capre e venti capri, duecento pecore e venti
montoni, trenta cammelle allattanti con i loro piccoli, quaranta
giovenche e dieci torelli, venti asine e dieci asinelli. Egli
affid ai suoi servi i singoli branchi separatamente e disse
loro: Passate davanti a me e lasciate un certo spazio tra un
branco e l'altro. Diede questo ordine al primo: Quando ti
incontrer Esa, mio fratello, e ti domander: Di chi sei tu?
Dove vai? Di chi sono questi animali che ti camminano davanti?,
tu risponderai: di tuo fratello Giacobbe:  un dono inviato al
mio signore Esa; ecco egli stesso ci segue. Lo stesso ordine
diede anche al secondo e anche al terzo e a quanti seguivano i
branchi: Queste parole voi rivolgerete ad Esa quando lo
troverete; gli direte: Anche il tuo servo Giacobbe ci segue.
Pensava infatti: Lo placher con il dono che mi precede e in
seguito mi presenter a lui; forse mi accoglier con
benevolenza. Cos il dono pass prima di lui, mentr'egli
trascorse quella notte nell'accampamento



Durante quella notte egli si alz, prese le due mogli, le due
schiave, i suoi undici figli e pass il guado dello Iabbok. Li
prese, fece loro passare il torrente e fece passare anche tutti
i suoi averi. Giacobbe rimase solo e un uomo lott con lui fino
allo spuntare dell'aurora. Vedendo che non riusciva a vincerlo,
lo colp all'articolazione del femore e l'articolazione del
femore di Giacobbe si slog, mentre continuava a lottare con
lui. Quegli disse: Lasciami andare, perch  spuntata
l'aurora. Giacobbe rispose: Non ti lascer, se non mi avrai
benedetto!. Gli domand: Come ti chiami?. Rispose:
Giacobbe. Riprese: Non ti chiamerai pi Giacobbe, ma Israele,
perch hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!.
Giacobbe allora gli chiese: Dimmi il tuo nome. Gli rispose:
Perch mi chiedi il nome?. E qui lo benedisse. Allora Giacobbe
chiam quel luogo Penuel, Perch  -  disse  -  ho visto Dio
faccia a faccia, eppure la mia vita  rimasta salva. Spuntava
il sole, quando Giacobbe pass Penuel e zoppicava all'anca. Per
questo gli Israeliti, fino ad oggi, non mangiano il nervo
sciatico, che  sopra l'articolazione del femore, perch
quell'uomo aveva colpito l'articolazione del femore di Giacobbe
nel nervo sciatico.





33.

Giacobbe alz gli occhi e vide arrivare Esa che aveva con se
quattrocento uomini. Allora distribu i figli tra Lia, Rachele e
le due schiave; mise in testa le schiave con i loro figli pi
indietro, Lia con i suoi figli e pi indietro Rachele e
Giuseppe. Egli pass davanti a loro e si prostr sette volte
fino a terra, mentre andava avvicinandosi al fratello. Ma Esa
gli corse incontro, lo abbracci, gli si gett al collo, lo
baci e piansero. Alzati gli occhi vide le donne e i fanciulli e
disse: Chi sono questi con te?. Rispose: Sono i figli di cui
Dio ha favorito il tuo servo. Allora si fecero avanti le
schiave con i loro figli e si prostrarono. Si fecero avanti
anche Lia e i suoi figli e si prostrarono e infine si fecero
avanti Rachele e Giuseppe e si prostrarono. Domand ancora: Che
 tutta questa carovana che ho incontrata?. Rispose: E' per
trovar grazia agli occhi del mio signore. Esa disse: Ne ho
abbastanza del mio, fratello, resti per te quello che  tuo!.
Ma Giacobbe disse: No, se ho trovato grazia ai tuoi occhi,
accetta dalla mia mano il mio dono, perch appunto per questo io
sono venuto alla tua presenza, come si viene alla presenza di
Dio, e tu mi hai gradito. Accetta il mio dono augurale che ti 
stato presentato, perch Dio mi ha favorito e sono provvisto di
tutto!. Cos egli insistette e quegli accett.

Esa disse: Leviamo l'accampamento e mettiamoci in viaggio: io
camminer davanti a te. Gli rispose: Il mio signore sa che i
fanciulli sono delicati e che ho a mio carico i greggi e gli
armenti che allattano: se si affaticano anche un giorno solo,
tutte le bestie moriranno. Il mio signore passi prima del suo
servo, mentre io mi sposter a tutto mio agio, al passo di
questo bestiame che mi precede e al passo dei fanciulli, finche
arriver presso il mio signore a Seir. Disse allora Esa:
Almeno possa lasciare con te una parte della gente che ho con
me!. Rispose: Ma perch? Possa io solo trovare grazia agli
occhi del mio signore!. Cos in quel giorno stesso Esa ritorn
sul suo cammino verso Seir. Giacobbe invece si trasport a
Succot, dove costru una casa per s e fece capanne per il
gregge. Per questo chiam quel luogo Succot.

Giacobbe arriv sano e salvo alla citt di Sichem, che  nel
paese di Canaan, quando torn da Paddan-Aram e si accamp di
fronte alla citt. Acquist dai figli di Camor, padre di Sichem,
per cento pezzi d'argento, quella porzione di campagna dove
aveva piantato la tenda. Qui eresse un altare e lo chiam El,
Dio d'Israele.





34.

Dina, la figlia che Lia aveva partorito a Giacobbe, usc a
vedere le ragazze del paese. Ma la vide Sichem, figlio di Camor
l'Elveo, principe di quel paese, e la rap, si un a lei e le
fece violenza. Egli rimase legato a Dina, figlia di Giacobbe;
am la fanciulla e le rivolse parole di conforto. Poi disse a
Camor suo padre: Prendimi in moglie questa ragazza. Intanto
Giacobbe aveva saputo che quegli aveva disonorato Dina, sua
figlia, ma i suoi figli erano in campagna con il suo bestiame.
Giacobbe tacque fino al loro arrivo. Venne dunque Camor, padre
di Sichem, da Giacobbe per parlare con lui. Quando i figli di
Giacobbe tornarono dalla campagna, sentito l'accaduto, ne furono
addolorati e s'indignarono molto, perch quegli aveva commesso
un'infamia in Israele, unendosi alla figlia di Giacobbe: cos
non si doveva fare!

Camor disse loro: Sichem, mio figlio,  innamorato di vostra
figlia; dategliela in moglie! Anzi, alleatevi con noi: voi
darete a noi le vostre figlie e vi prenderete per voi le nostre
figlie. Abiterete con noi e il paese sar a vostra disposizione,
risiedetevi, percorretelo in lungo e in largo e acquistate
propriet. Sichem disse ancora al padre e ai fratelli di lei:
Io possa trovare grazia agli occhi vostri; vi dar quel che mi
direte. Alzate pure molto a mio carico il prezzo nuziale e il
valore del dono, vi dar quanto mi chiederete, ma datemi la
giovane in moglie!. Allora i figli dl Giacobbe risposero a
Sichem e a suo padre Camor e parlarono con inganno, perch
quegli aveva disonorato la loro sorella Dina. Dissero loro: Non
possiamo fare questo, dare cio la nostra sorella a un uomo non
circonciso, perch ci sarebbe un disonore per noi. Solo a
questa condizione acconsentiremo alla vostra richiesta, se cio
voi diventerete come noi circoncidendo ogni vostro maschio.
Allora noi vi daremo le nostre figlie e ci prenderemo le vostre,
abiteremo con voi e diventeremo un solo popolo. Ma se voi non ci
ascoltate a proposito della vostra circoncisione, allora
prenderemo la nostra figlia e ce ne andremo.

Le loro parole piacquero a Camor e a Sichem, figlio di Camor. Il
giovane non indugi a eseguire la cosa, perch amava la figlia
di Giacobbe; d'altra parte era il pi onorato di tutto il casato
di suo padre. Vennero dunque Camor e il figlio Sichem alla porta
della loro citt e parlarono agli uomini della citt: Questi
uomini sono gente pacifica: abitino pure con noi nel paese e lo
percorrano in lungo e in largo; esso  molto ampio per loro in
ogni direzione. Noi potremo prendere per mogli le loro figlie e
potremo dare a loro le nostre. Ma solo a una condizione questi
uomini acconsentiranno ad abitare con noi, a diventare un solo
popolo: se cio noi circoncidiamo ogni nostro maschio come loro
stessi sono circoncisi. I loro armenti, la loro ricchezza e
tutto il loro bestiame non saranno forse nostri? Accontentiamoli
dunque e possano abitare con noi!. Quanti avevano accesso alla
porta della sua citt ascoltarono Camor e il figlio Sichem:
tutti i maschi, quanti avevano accesso alla porta della citt,
si fecero circoncidere. Ma il terzo giorno, quando essi erano
sofferenti, i due figli di Giacobbe, Simeone e Levi, i fratelli
di Dina, presero ciascuno una spada, entrarono nella citt con
sicurezza e uccisero tutti i maschi. Passarono cos a fil di
spada Camor e suo figlio Sichem, portarono via Dina dalla casa
di Sichem e si allontanarono. I figli di Giacobbe si buttarono
sui cadaveri e saccheggiarono la citt, perch quelli avevano
disonorato la loro sorella. Presero cos i loro greggi e i loro
armenti, i loro asini e quanto era nella citt e nella campagna.
Portarono via come bottino tutte le loro ricchezze, tutti i loro
bambini e le loro donne e saccheggiarono quanto era nelle case.
Allora Giacobbe disse a Simeone e a Levi: Voi mi avete messo in
difficolt, rendendomi odioso agli abitanti del paese, ai
Cananei e ai Perizziti, mentre io ho pochi uomini; essi si
raduneranno contro di me, mi vinceranno e io sar annientato con
la mia casa. Risposero: Si tratta forse la nostra sorella come
una prostituta?.





35.

Dio disse a Giacobbe: Alzati, va' a Betel e abita l,
costruisci in quel luogo un altare al Dio che ti  apparso
quando fuggivi Esa, tuo fratello. Allora Giacobbe disse alla
sua famiglia e a quanti erano con lui: Eliminate gli dei
stranieri che avete con voi, purificatevi e cambiate gli abiti.
Poi alziamoci e andiamo a Betel, dove io costruir un altare al
Dio che mi ha esaudito al tempo della mia angoscia e che  stato
con me nel cammino che ho percorso. Essi consegnarono a
Giacobbe tutti gli dei stranieri che possedevano e i pendenti
che avevano agli orecchi; Giacobbe li sotterr sotto la quercia
presso Sichem.

Poi levarono l'accampamento e un grande terrore assal i popoli
che stavano attorno a loro, cos che non inseguirono i figli di
Giacobbe. Giacobbe e tutta la gente ch'era con lui arrivarono a
Luz, cio Betel, che  nel paese di Canaan. Qui egli costru un
altare e chiam quel luogo El-Betel, perch l Dio gli si era
rivelato, quando sfuggiva al fratello. Allora mor Debora, la
nutrice di Rebecca, e fu sepolta al disotto di Betel, ai piedi
della quercia, che perci si chiam Quercia del Pianto.

Dio apparve un'altra volta a Giacobbe, quando tornava da
Paddan-Aram, e lo benedisse. Dio gli disse:

Il tuo nome  Giacobbe.

Non ti chiamerai pi Giacobbe,

ma Israele sar il tuo nome.

Cos lo si chiam Israele. Dio gli disse:

Io sono Dio onnipotente.

Sii fecondo e diventa numeroso,

popolo e assemblea di popoli

verranno da te,

re usciranno dai tuoi fianchi.

Il paese che ho concesso

ad Abramo e a Isacco

dar a te

e alla tua stirpe dopo di te

dar il paese.

Dio scomparve da lui, nel luogo dove gli aveva parlato. Allora
Giacobbe eresse una stele, dove gli aveva parlato, una stele di
pietra e su di essa fece una libazione e vers olio. Giacobbe
chiam Betel il luogo dove Dio gli aveva parlato.



Quindi levarono l'accampamento da Betel. Mancava ancora un
tratto di cammino per arrivare ad Efrata, quando Rachele partor
ed ebbe un parto difficile. Mentre penava a partorire, la
levatrice le disse: Non temere, anche questo  un figlio!.
Mentre esalava l'ultimo respiro, perch stava morendo, essa lo
chiam Ben-Oni, ma suo padre lo chiam Beniamino. Cos Rachele
mor e fu sepolta lungo la strada verso Efrata, cio Betlemme.
Giacobbe eresse sulla sua tomba una stele. Questa stele della
tomba di Rachele esiste fino ad oggi.

Poi Israele lev l'accampamento e piant la tenda al di l di
Migdal-Eder. Mentre Israele abitava in quel paese, Ruben and a
unirsi con Bila, concubina del padre, e Israele lo venne a
sapere.

I figli di Giacobbe furono dodici. I figli di Lia: il
primogenito di Giacobbe, Ruben, poi Simeone, Levi, Giuda,
Issacar e Zabulon. I figli di Rachele: Giuseppe e Beniamino. I
figli di Bila, schiava di Rachele: Dan e Neftali. I figli di
Zilpa, schiava di Lia: Gad e Aser. Questi sono i figli di
Giacobbe che gli nacquero in Paddan-Aram.

Giacobbe venne da suo padre Isacco a Mamre, a Kiriat-Arba, cio
Ebron, dove Abramo e Isacco avevano soggiornato come forestieri.
Isacco raggiunse l'et di centottanta anni. 29Poi Isacco spir,
mor e si riun al suo parentado, vecchio e sazio di giorni. Lo
seppellirono i suoi figli Esa e Giacobbe.





36.

Questa  la discendenza di Esa, cio Edom. Esa prese le mogli
tra le figlie dei Cananei: Ada, figlia di Elon, l'Hittita;
Oolibama, figlia di Ana, figlio di Zibeon, l'Hurrita; Basemat,
figlia di Ismaele, sorella di Nebaiot. Ada partor ad Esa
Elifaz, Basemat partor Reuel, Oolibama partor Ieus, Iaalam e
Core. Questi sono i figli di Esa, che gli nacquero nel paese di
Canaan. Poi Esa prese le mogli e i figli e le figlie e tutte le
persone della sua casa, il suo gregge e tutto il suo bestiame e
tutti i suoi beni che aveva acquistati nel paese di Canaan e
and nel paese di Seir, lontano dal fratello Giacobbe. Infatti i
loro possedimenti erano troppo grandi perch essi potessero
abitare insieme e il territorio, dove essi soggiornavano, non
poteva sostenerli per causa del loro bestiame. Cos Esa si
stabil sulle montagne di Seir. Ora Esa  Edom. Questa  la
discendenza di Esa, padre degli Idumei, nelle montagne di Seir.
Questi sono i nomi dei figli di Esa: Elifaz, figlio di Ada,
moglie di Esa; Reuel, figlio di Basemat, moglie di Esa. I
figli di Elifaz furono: Teman, Omar, Zefo, Gatam, Kenaz. Elifaz,
figlio di Esa, aveva per concubina Timna, la quale ad Elifaz
partor Amalek. Questi sono i figli di Ada, moglie di Esa.
Questi sono i figli di Reuel: Naat e Zerach, Samma e Mizza.
Questi furono i figli di Basemat, moglie di Esa. Questi furono
i figli di Oolibama, moglie di Esa, figlia di Ana, figlio di
Zibeon; essa partor a Esa Ieus, Iaalam e Core.

Questi sono i capi dei figli di Esa: i figli di Elifaz,
primogenito di Esa: il capo di Teman, il capo di Omar, il capo
di Zefo, il capo di Kenaz, il capo di Core, il capo di Gatam, il
capo di Amalek. Questi sono i capi di Elifaz nel paese di Edom:
questi sono i figli di Ada.

Questi i figli di Reuel, figlio di Esa: il capo di Naat, il
capo di Zerach, il capo di Samma, il capo di Mizza. Questi sono
i capi di Reuel nel paese di Edom questi sono i figli di
Basemat, moglie di Esau.

Questi sono i figli di Oolibama, moglie di Esa: il capo di
Ieus, il capo di Iaalam, il capo di Core. Questi sono i capi di
Oolibama, figlia di Ana, moglie di Esa.

Questi sono i figli e questi sono i loro capi. Egli  Edom.

Questi sono i figli di Seir l'Hurrita, che abitano il paese:
Lotan, Sobal, Zibeon, Ana, Dison, Eser e Disan. Questi sono i
capi degli Hurriti, figli di Seir nel paese di Edom. I figli di
Lotan furono Ori e Emam e la sorella di Lotan era Timna. I figli
di Sobal sono Alvan, Manacat, Ebal, Sefo e Onam. I figli di
Zibeon sono Aia e Ana; questo  l'Ana che trov le sorgenti
calde nel deserto, mentre pascolava gli asini del padre Zibeon.
I figli di Ana sono Dison e Oolibama, figlia di Ana. I figli di
Dison sono Emdam, Esban, Itran e Cheran. I figli di Eser sono
Bilan, Zaavan e Akan. I figli di Disan sono Uz e Aran. Questi
sono i capi degli Hurriti: il capo di Lotan, il capo di Sobal,
il capo di Zibeon, il capo di Ana, il capo di Dison, il capo di
Eser, il capo di Disan. Questi sono i capi degli Hurriti,
secondo le loro trib nel paese di Seir.

Questi sono i re che regnarono nel paese di Edom, prima che
regnasse un re degli Israeliti. Regn dunque in Edom Bela,
figlio di Beor, e la sua citt si chiama Dinaba. Bela mor e
regn al suo posto Iobab, figlio di Zerach, da Bosra. Iobab mor
e regn al suo posto Usam, del territorio dei Temaniti. Usam
mor e regn al suo posto Adad, figlio di Bedad, colui che vinse
i Madianiti nelle steppe di Moab, la sua citt si chiama Avit.
Adad mor e regn al suo posto Samla da Masreka. Samla mor e
regn al suo posto Saul da Recobot-Naar. Saul mor e regn al
suo posto Baal-Canan, figlio di Acbor. Baal-Canan, figlio di
Acbor, mor e regn al suo posto Adar: la sua citt si chiama
Pau e la moglie si chiamava Meetabel, figlia di Matred, da
Me-Zaab. Questi sono i nomi dei capi di Esa, secondo le loro
famiglie, le loro localit con i loro nomi: il capo di Timna, il
capo di Alva, il capo di Ietet, il capo di Oolibama, il capo di
Ela, il capo di Pinon, il capo di Kenan, il capo di Teman, il
capo di Mibsar, il capo di Magdiel, il capo di Iram. Questi sono
i capi di Edom secondo le loro sedi nel territorio di loro
propriet. E' appunto questo Esa il padre degli Idumei.





37.

Giacobbe si stabil nel paese dove suo padre era stato
forestiero, nel paese di Canaan. Questa  la storia della
discendenza di Giacobbe. Giuseppe all'et di diciassette anni
pascolava il gregge con i fratelli. Egli era giovane e stava con
i figli di Bila e i figli di Zilpa, mogli di suo padre. Ora
Giuseppe rifer al loro padre i pettegolezzi sul loro conto.
Israele amava Giuseppe pi di tutti i suoi figli, perch era il
figlio avuto in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica dalle
lunghe maniche. I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava
lui pi di tutti i suoi figli, lo odiavano e non potevano
parlargli amichevolmente. Ora Giuseppe fece un sogno e lo
raccont ai fratelli, che lo odiarono ancor di pi. Disse dunque
loro: Ascoltate questo sogno che ho fatto. Noi stavamo legando
covoni in mezzo alla campagna, quand'ecco il mio covone si alz
e rest diritto e i vostri covoni vennero intorno e si
prostrarono davanti al mio. Gli dissero i suoi fratelli:
Vorrai forse regnare su di noi o ci vorrai dominare?. Lo
odiarono ancora di pi a causa dei suoi sogni e delle sue parole.

Egli fece ancora un altro sogno e lo narr al padre e ai
fratelli e disse: Ho fatto ancora un sogno, sentite: il sole,
la luna e undici stelle si prostravano davanti a me. Lo narr
dunque al padre e ai fratelli e il padre lo rimprover e gli
disse: Che sogno  questo che hai fatto! Dovremo forse venire
io e tua madre e i tuoi fratelli a prostrarci fino a terra
davanti a te?.

I suoi fratelli perci erano invidiosi di lui, ma suo padre
tenne in mente la cosa.



I suoi fratelli andarono a pascolare il gregge del loro padre a
Sichem. Israele disse a Giuseppe: Sai che i tuoi fratelli sono
al pascolo a Sichem? Vieni, ti voglio mandare da loro. Gli
rispose: Eccomi!. Gli disse: Va' a vedere come stanno i tuoi
fratelli e come sta il bestiame, poi torna a riferirmi. Lo fece
dunque partire dalla valle di Ebron ed egli arriv a Sichem.
Mentre egli andava errando per la campagna, lo trov un uomo,
che gli domand: Che cerchi?. Rispose: Cerco i miei fratelli.
Indicami dove si trovano a pascolare. Quell'uomo disse: Hanno
tolto le tende di qui, infatti li ho sentiti dire: Andiamo a
Dotan. Allora Giuseppe and in cerca dei suoi fratelli e li
trov a Dotan. Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse
vicino a loro, complottarono di farlo morire. Si dissero l'un
l'altro: Ecco, il sognatore arriva! Ors, uccidiamolo e
gettiamolo in qualche cisterna! Poi diremo: Una bestia feroce
l'ha divorato! Cos vedremo che ne sar dei suoi sogni!. Ma
Ruben sent e volle salvarlo dalle loro mani, dicendo: Non
togliamogli la vita. Poi disse loro: Non spargete il sangue,
gettatelo in questa cisterna che  nel deserto, ma non colpitelo
con la vostra mano; egli intendeva salvarlo dalle loro mani e
ricondurlo a suo padre. Quando Giuseppe fu arrivato presso i
suoi fratelli, essi lo spogliarono della sua tunica, quella
tunica dalle lunghe maniche che egli indossava, lo afferrarono e
lo gettarono nella cisterna: era una cisterna vuota, senz'acqua.
Poi sedettero per prendere cibo. Quando ecco, alzando gli occhi,
videro arrivare una carovana di Ismaeliti provenienti da Galaad
con i cammelli carichi di resina, di balsamo e di laudano, che
andavano a portare in Egitto. Allora Giuda disse ai fratelli:
Che guadagno c' a uccidere il nostro fratello e a nasconderne
il sangue? Su, vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra mano non
sia contro di lui, perch  nostro fratello e nostra carne. I
suoi fratelli lo ascoltarono.

Passarono alcuni mercanti madianiti; essi tirarono su e
estrassero Giuseppe dalla cisterna e per venti sicli d'argento
vendettero Giuseppe agli Ismaeliti. Cos Giuseppe fu condotto in
Egitto. Quando Ruben ritorn alla cisterna, ecco Giuseppe non
c'era pi. Allora si stracci le vesti, torn dai suoi fratelli
e disse: Il ragazzo non c' pi, dove andr io?. Presero
allora la tunica di Giuseppe, scannarono un capro e intinsero la
tunica nel sangue. Poi mandarono al padre la tunica dalle lunghe
maniche e gliela fecero pervenire con queste parole: L'abbiamo
trovata, riscontra se  o no la tunica di tuo figlio. Egli la
riconobbe e disse: E' la tunica di mio figlio! Una bestia
feroce l'ha divorato. Giuseppe  stato sbranato. Giacobbe si
stracci le vesti, si pose un cilicio attorno ai fianchi e fece
lutto sul figlio per molti giorni. Tutti i suoi figli e le sue
figlie vennero a consolarlo, ma egli non volle essere consolato
dicendo: No, io voglio scendere in lutto al figlio mio nella
tomba. E il padre suo lo pianse. Intanto i Madianiti lo
vendettero in Egitto a Potifar, consigliere del faraone e
comandante delle guardie.





38.

In quel tempo Giuda si separ dai suoi fratelli e si stabil
presso un uomo di Adullam di nome Chira. Qui Giuda vide la
figlia di un Cananeo chiamata Sua, la prese in moglie e si un a
lei. Essa concep e partor un figlio e lo chiam Er. Concep
ancora e partor un figlio e lo chiam Onan. Ancora un'altra
volta partor un figlio e lo chiam Sela. Essa si trovava in
Chezib, quando lo partor.

Giuda prese una moglie per il suo primogenito Er, la quale si
chiamava Tamar. Ma Er, primogenito di Giuda, si rese odioso al
Signore e il Signore lo fece morire. Allora Giuda disse a Onan:
Unisciti alla moglie del fratello, compi verso di lei il dovere
di cognato e assicura cos una posterit per il fratello. Ma
Onan sapeva che la prole non sarebbe stata considerata come sua;
ogni volta che si univa alla moglie del fratello, disperdeva per
terra, per non dare una posterit al fratello. Ci che egli
faceva non fu gradito al Signore, il quale fece morire anche
lui. Allora Giuda disse alla nuora Tamar: Ritorna a casa da tuo
padre come vedova fin quando il mio figlio Sela sar cresciuto.
Perch pensava: Che non muoia anche questo come i suoi
fratelli!. Cos Tamar se ne and e ritorn alla casa del padre.

Passarono molti giorni e mor la figlia di Sua, moglie di Giuda.
Quando Giuda ebbe finito il lutto, and a Timna da quelli che
tosavano il suo gregge e con lui vi era Chira, il suo amico di
Adullam. Fu portata a Tamar questa notizia: Ecco, tuo suocero
va a Timna per la tosatura del suo gregge. Allora Tamar si
tolse gli abiti vedovili, si copr con il velo e se lo avvolse
intorno, poi si pose a sedere all'ingresso di Enaim, che  sulla
strada verso Timna. Aveva visto infatti che Sela era ormai
cresciuto, ma che lei non gli era stata data in moglie. Giuda la
vide e la credette una prostituta, perch essa si era coperta la
faccia. Egli si diresse su quella strada verso di lei e disse:
Lascia che io venga con te!. Non sapeva infatti che quella
fosse la sua nuora. Essa disse: Che mi darai per venire con
me?. Rispose: Io ti mander un capretto del gregge. Essa
riprese: Mi dai un pegno fin quando me lo avrai mandato?. Egli
disse: Qual  il pegno che ti devo dare?. Rispose: Il tuo
sigillo, il tuo cordone e il bastone che hai in mano. Allora
glieli diede e si un a lei. Essa concep. Poi si alz e se ne
and, si tolse il velo e rivest gli abiti vedovili. Giuda mand
il capretto per mezzo del suo amico di Adullam, per riprendere
il pegno dalle mani di quella donna, ma quegli non la trov.
Domand agli uomini di quel luogo: Dov' quella prostituta che
stava in Enaim sulla strada?. Ma risposero: Non c' stata qui
nessuna prostituta. Cos torn da Giuda e disse: Non l'ho
trovata, anche gli uomini di quel luogo dicevano: Non c' stata
qui nessuna prostituta. Allora Giuda disse: Se li tenga!
Altrimenti ci esponiamo agli scherni. Vedi che le ho mandato
questo capretto, ma tu non l'hai trovata.

Circa tre mesi dopo, fu portata a Giuda questa notizia: Tamar,
la tua nuora, si  prostituita e anzi  incinta a causa della
prostituzione. Giuda disse: Conducetela fuori e sia
bruciata!. Essa veniva gi condotta fuori, quando mand a dire
al suocero: Dell'uomo a cui appartengono questi oggetti io sono
incinta. E aggiunse: Riscontra, dunque, di chi siano questo
sigillo, questi cordoni e questo bastone. Giuda li riconobbe e
disse: Essa  pi giusta di me, perch io non l'ho data a mio
figlio Sela. E non ebbe pi rapporti con lei.

Quand'essa fu giunta al momento di partorire, ecco aveva nel
grembo due gemelli. Durante il parto, uno di essi mise fuori una
mano e la levatrice prese un filo scarlatto e lo leg attorno a
quella mano, dicendo: Questo  uscito per primo. Ma, quando
questi ritir la mano, ecco usc suo fratello. Allora essa
disse: Come ti sei aperta una breccia? e lo chiam Perez. Poi
usc suo fratello, che aveva il filo scarlatto alla mano, e lo
si chiam Zerach.





39.

Giuseppe era stato condotto in Egitto e Potifar, consigliere del
faraone e comandante delle guardie, un Egiziano, lo acquist da
quegli Ismaeliti che l'avevano condotto laggi. Il Signore fu
con Giuseppe: a lui tutto riusciva bene e rimase nella casa
dell'Egiziano, suo padrone. Il suo padrone si accorse che il
Signore era con lui e che quanto egli intraprendeva il Signore
faceva riuscire nelle sue mani. Cos Giuseppe trov grazia agli
occhi di lui e divenne suo servitore personale, anzi quegli lo
nomin suo maggiordomo e gli diede in mano tutti i suoi averi.
Da quando egli lo aveva fatto suo maggiordomo e incaricato di
tutti i suoi averi, il Signore benedisse la casa dell'Egiziano
per causa di Giuseppe e la benedizione del Signore fu su quanto
aveva, in casa e nella campagna. Cos egli lasci tutti i suoi
averi nelle mani di Giuseppe e non gli domandava conto di nulla,
se non del cibo che mangiava. Ora Giuseppe era bello di forma e
avvenente di aspetto.



Dopo questi fatti, la moglie del padrone gett gli occhi su
Giuseppe e gli disse: Unisciti a me!. Ma egli rifiut e disse
alla moglie del suo padrone: Vedi, il mio signore non mi
domanda conto di quanto  nella sua casa e mi ha dato in mano
tutti i suoi averi. Lui stesso non conta pi di me in questa
casa; non mi ha proibito nulla, se non te, perch sei sua
moglie. E come potrei fare questo grande male e peccare contro
Dio?. E, bench ogni giorno essa ne parlasse a Giuseppe, egli
non acconsent a unirsi, a darsi a lei.

Ora un giorno egli entr in casa per fare il suo lavoro, mentre
non c'era nessuno dei domestici. Essa lo afferr per la veste,
dicendo: Unisciti a me!. Ma egli le lasci tra le mani la
veste fugg e usc. Allora essa, vedendo che egli le aveva
lasciato tra le mani la veste ed era fuggito fuori, chiam i
suoi domestici e disse loro Guardate, ci ha condotto in casa un
Ebreo per scherzare con noi! Mi si  accostato per unirsi a me,
ma io ho gridato a gran voce. Egli, appena ha sentito che alzavo
la voce e chiamavo, ha lasciato la veste accanto a me,  fuggito
ed  uscito.

Ed essa pose accanto a s la veste di lui finch il padrone
venne a casa. Allora gli disse le stesse cose: Quel servo
ebreo, che tu ci hai condotto in casa, mi si  accostato per
scherzare con me. Ma appena io ho gridato e ho chiamato, ha
abbandonato la veste presso di me ed  fuggito fuori. Quando il
padrone ud le parole di sua moglie che gli parlava: Proprio
cos mi ha fatto il tuo servo!, si accese d'ira.

Il padrone di Giuseppe lo prese e lo mise nella prigione, dove
erano detenuti i carcerati del re. Cos egli rimase l in
prigione. Ma il Signore fu con Giuseppe, gli concili
benevolenza e gli fece trovare grazia agli occhi del comandante
della prigione.

Cos il comandante della prigione affid a Giuseppe tutti i
carcerati che erano nella prigione e quanto c'era da fare l
dentro, lo faceva lui. Il comandante della prigione non si
prendeva cura pi di nulla di quanto gli era affidato, perch il
Signore era con lui e quello che egli faceva il Signore faceva
riuscire.





40.

Dopo queste cose il coppiere del re d'Egitto e il panettiere
offesero il loro padrone, il re d'Egitto. Il faraone si adir
contro i suoi due eunuchi, contro il capo dei coppieri e contro
il capo dei panettieri, e li fece mettere in carcere nella casa
del comandante delle guardie, nella prigione dove Giuseppe era
detenuto. Il comandante delle guardie assegn loro Giuseppe,
perch li servisse. Cos essi restarono nel carcere per un certo
tempo.

Ora, in una medesima notte, il coppiere e il panettiere del re
d'Egitto che erano detenuti nella prigione, ebbero tutti e due
un sogno, ciascuno il suo sogno, che aveva un significato
particolare. Alla mattina Giuseppe venne da loro e vide che
erano afflitti. Allora interrog gli eunuchi del faraone che
erano con lui in carcere nella casa del suo padrone e disse:
Perch quest'oggi avete la faccia cos triste?. Gli dissero:
Abbiamo fatto un sogno e non c' chi lo interpreti. Giuseppe
disse loro: Non  forse Dio che ha in suo potere le
interpretazioni? Raccontatemi dunque.

Allora il capo dei coppieri raccont il suo sogno a Giuseppe e
gli disse: Nel mio sogno, ecco mi stava davanti una vite, sulla
quale erano tre tralci; non appena essa cominci a germogliare,
apparvero i fiori, i suoi grappoli e maturarono gli acini. Io
avevo in mano il calice del faraone; presi gli acini, li
spremetti nella coppa del faraone e diedi la coppa in mano al
faraone. Giuseppe gli disse: Eccone la spiegazione: i tre
tralci sono tre giorni. Fra tre giorni il faraone sollever la
tua testa e ti restituir nella tua carica e tu porgerai il
calice al faraone, secondo la consuetudine di prima, quando eri
suo coppiere. Ma se, quando sarai felice, ti vorrai ricordare
che io sono stato con te, fammi questo favore: parla di me al
faraone e fammi uscire da questa casa. Perch io sono stato
portato via ingiustamente dal paese degli Ebrei e anche qui non
ho fatto nulla perch mi mettessero in questo sotterraneo.

Allora il capo dei panettieri, vedendo che aveva dato
un'interpretazione favorevole, disse a Giuseppe: Quanto a me,
nel mio sogno mi stavano sulla testa tre canestri di pane bianco
e nel canestro che stava di sopra era ogni sorta di cibi per il
faraone, quali si preparano dai panettieri. Ma gli uccelli li
mangiavano dal canestro che avevo sulla testa. Giuseppe rispose
e disse: Questa  la spiegazione: i tre canestri sono tre
giorni. Fra tre giorni il faraone sollever la tua testa e ti
impiccher ad un palo e gli uccelli ti mangeranno la carne
addosso.

Appunto al terzo giorno  -  era il giorno natalizio del faraone
-  egli fece un banchetto a tutti i suoi ministri e allora
sollev la testa del capo dei coppieri e la testa del capo dei
panettieri in mezzo ai suoi ministri. Restitu il capo dei
coppieri al suo ufficio di coppiere, perch porgesse la coppa al
faraone, e invece impicc il capo dei panettieri, secondo
l'interpretazione che Giuseppe aveva loro data. Ma il capo dei
coppieri non si ricord di Giuseppe e lo dimentic.





41.

Al termine di due anni, il faraone sogn di trovarsi presso il
Nilo. Ed ecco salirono dal Nilo sette vacche, belle di aspetto e
grasse e si misero a pascolare tra i giunchi. Ed ecco, dopo
quelle, sette altre vacche salirono dal Nilo, brutte di aspetto
e magre, e si fermarono accanto alle prime vacche sulla riva del
Nilo. Ma le vacche brutte di aspetto e magre divorarono le sette
vacche belle di aspetto e grasse. E il faraone si svegli. Poi
si addorment e sogn una seconda volta: ecco, sette spighe
spuntavano da un unico stelo grosse e belle. Ma ecco sette
spighe vuote e arse dal vento d'oriente spuntavano dopo quelle.
Le spighe vuote inghiottirono le sette spighe grosse e piene. Il
faraone si svegli: era stato un sogno.

Alla mattina il suo spirito ne era turbato, perci convoc tutti
gli indovini e tutti i saggi dell'Egitto. Il faraone raccont
loro il sogno, ma nessuno lo sapeva interpretare al faraone.

Allora il capo dei coppieri parl al faraone: Io devo ricordare
oggi le mie colpe. Il faraone si era adirato contro i suoi servi
e li aveva messi in carcere nella casa del capo delle guardie,
me e il capo dei panettieri. Noi facemmo un sogno nella stessa
notte, io e lui; ma avemmo ciascuno un sogno con un significato
particolare. Era l con noi un giovane ebreo, schiavo del capo
delle guardie; noi gli raccontammo i nostri sogni ed egli ce li
interpret, dando a ciascuno spiegazione del suo sogno. Proprio
come ci aveva interpretato cos avvenne: io fui restituito alla
mia carica e l'altro fu impiccato.

Allora il faraone convoc Giuseppe. Lo fecero uscire di fretta
dal sotterraneo, ed egli si rase, si cambi gli abiti e si
present al faraone. Il faraone disse a Giuseppe: Ho fatto un
sogno e nessuno lo sa interpretare, ora io ho sentito dire di te
che ti basta ascoltare un sogno per interpretarlo subito.
Giuseppe rispose al faraone: Non io, ma Dio dar la risposta
per la salute del faraone!.

Allora il faraone disse a Giuseppe: Nel mio sogno io mi trovavo
sulla riva del Nilo. Quand'ecco salirono dal Nilo sette vacche
grasse e belle di forma e si misero a pascolare tra i giunchi.
Ed ecco sette altre vacche salirono dopo quelle, deboli, brutte
di forma e magre: non ne vidi mai di cos brutte in tutto il
paese d'Egitto. Le vacche magre e brutte divorarono le prime
sette vacche, quelle grasse. Queste entrarono nel loro corpo, ma
non si capiva che vi fossero entrate, perch il loro aspetto era
brutto come prima. E mi svegliai. Poi vidi nel sogno che sette
spighe spuntavano da un solo stelo, piene e belle. Ma ecco sette
spighe secche, vuote e arse dal vento d'oriente, spuntavano dopo
quelle. Le spighe vuote inghiottirono le sette spighe belle. Io
l'ho detto agli indovini, ma nessuno mi d la spiegazione.

Allora Giuseppe disse al faraone: Il sogno del faraone  uno
solo: quello che Dio sta per fare, lo ha indicato al faraone. Le
sette vacche belle sono sette anni e le sette spighe belle sono
sette anni:  un solo sogno. E le sette vacche magre e brutte,
che salgono dopo quelle sono sette anni e le sette spighe vuote,
arse dal vento d'oriente, sono sette anni: vi saranno sette anni
di carestia. E' appunto ci che ho detto al faraone: quanto Dio
sta per fare, l'ha manifestato al faraone. Ecco stanno per
venire sette anni, in cui sar grande abbondanza in tutto il
paese d'Egitto. Poi a questi succederanno sette anni di
carestia; si dimenticher tutta quell'abbondanza nel paese
d'Egitto e la carestia consumer il paese. Si dimenticher che
vi era stata l'abbondanza nel paese a causa della carestia
venuta in seguito, perch sar molto dura. Quanto al fatto che
il sogno del faraone si  ripetuto due volte significa che la
cosa  decisa da Dio e che Dio si affretta ad eseguirla.

Il faraone pensi a trovare un uomo intelligente e saggio e lo
metta a capo del paese d'Egitto. Il faraone inoltre proceda a
istituire funzionari sul paese, per prelevare un quinto sui
prodotti del paese d'Egitto durante i sette anni di abbondanza.
Essi raccoglieranno tutti i viveri di queste annate buone che
stanno per venire, ammasseranno il grano sotto l'autorit del
faraone e lo terranno in deposito nelle citt. Questi viveri
serviranno di riserva al paese per i sette anni di carestia che
verranno nel paese d'Egitto; cos il paese non sar distrutto
dalla carestia.



La cosa piacque al faraone e a tutti i suoi ministri. Il faraone
disse ai ministri: Potremo trovare un uomo come questo, in cui
sia lo spirito di Dio?. E il faraone disse a Giuseppe: Dal
momento che Dio ti ha manifestato tutto questo, nessuno 
intelligente e saggio come te. Tu stesso sarai il mio
maggiordomo e ai tuoi ordini si schierer tutto il mio popolo:
solo per il trono io sar pi grande di te.

Il faraone disse a Giuseppe: Ecco, io ti metto a capo di tutto
il paese d'Egitto. Il faraone si tolse di mano l'anello e lo
pose sulla mano di Giuseppe; lo rivest di abiti di lino
finissimo e gli pose al collo un monile d'oro. Lo fece montare
sul suo secondo carro e davanti a lui si gridava: Abrech. E
cos lo si stabil su tutto il paese di Egitto. Poi il faraone
disse a Giuseppe: Sono il faraone, ma senza il tuo permesso
nessuno potr alzare la mano o il piede in tutto il paese
d'Egitto. E il faraone chiam Giuseppe Zafnat-Paneach e gli
diede in moglie Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di On.
Giuseppe usc per tutto il paese d'Egitto. Giuseppe aveva
trent'anni quando si present al faraone re d'Egitto.

Quindi Giuseppe si allontan dal faraone e percorse tutto il
paese d'Egitto. Durante i sette anni di abbondanza la terra
produsse a profusione. Egli raccolse tutti i viveri dei sette
anni, nei quali c'era stata l'abbondanza nel paese d'Egitto, e
ripose i viveri nelle citt, cio in ogni citt ripose i viveri
della campagna circostante. Giuseppe ammass il grano come la
sabbia del mare, in grandissima quantit, cos che non se ne
fece pi il computo, perch era incalcolabile. Intanto nacquero
a Giuseppe due figli, prima che venisse l'anno della carestia;
glieli partor Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di On.
Giuseppe chiam il primogenito Manasse, perch  -  disse  - 
Dio mi ha fatto dimenticare ogni affanno e tutta la casa di mio
padre. E il secondo lo chiam Efraim, perch  -  disse  -  Dio
mi ha reso fecondo nel paese della mia afflizione. Finirono i
sette anni di abbondanza nel paese d'Egitto e cominciarono i
sette anni di carestia, come aveva detto Giuseppe. Ci fu
carestia in tutti i paesi, ma in tutto l'Egitto c'era il pane.

Poi anche tutto il paese d'Egitto cominci a sentire la fame e
il popolo grid al faraone per avere il pane. Allora il faraone
disse a tutti gli Egiziani: Andate da Giuseppe; fate quello che
vi dir. La carestia dominava su tutta la terra. Allora
Giuseppe apr tutti i depositi in cui vi era grano e vendette il
grano agli Egiziani, mentre la carestia si aggravava in Egitto.
E da tutti i paesi venivano in Egitto per acquistare grano da
Giuseppe, perch la carestia infieriva su tutta la terra.





42.

Giacobbe seppe che in Egitto c'era il grano; perci disse ai
figli: Perch state a guardarvi l'un l'altro?. E continu:
Ecco ho sentito dire che vi  il grano in Egitto. Andate laggi
e compratene per noi, perch possiamo conservarci in vita e non
morire. Allora i dieci fratelli di Giuseppe scesero per
acquistare il frumento in Egitto. Ma quanto a Beniamino,
fratello di Giuseppe, Giacobbe non lo mand con i fratelli,
perch diceva: Non gli succeda qualche disgrazia!. Arrivarono
dunque i figli d'Israele per acquistare il grano, in mezzo ad
altri che pure erano venuti, perch nel paese di Canaan c'era la
carestia.

Giuseppe aveva autorit sul paese e vendeva il grano a tutto il
popolo del paese. Perci i fratelli di Giuseppe vennero da lui e
gli si prostrarono davanti con la faccia a terra. Giuseppe vide
i suoi fratelli e li riconobbe, ma fece l'estraneo verso di
loro, parl duramente e disse: Di dove siete venuti?.
Risposero: Dal paese di Canaan per comperare i viveri.
Giuseppe riconobbe dunque i fratelli, mentre essi non lo
riconobbero. Si ricord allora Giuseppe dei sogni che aveva
avuti a loro riguardo e disse loro: Voi siete spie! Voi siete
venuti a vedere i punti scoperti del paese. Gli risposero: No,
signore mio; i tuoi servi sono venuti per acquistare viveri. Noi
siamo tutti figli di un solo uomo. Noi siamo sinceri. I tuoi
servi non sono spie!. Ma egli disse loro: No, voi siete venuti
a vedere i punti scoperti del paese!. Allora essi dissero:
Dodici sono i tuoi servi, siamo fratelli, figli di un solo
uomo, nel paese di Canaan; ecco il pi giovane  ora presso
nostro padre e uno non c' pi. Giuseppe disse loro: Le cose
stanno come vi ho detto: voi siete spie. In questo modo sarete
messi alla prova: per la vita del faraone, non uscirete di qui
se non quando vi avr raggiunto il vostro fratello pi giovane.
Mandate uno di voi a prendere vostro fratello; voi rimarrete
prigionieri. Siano cos messe alla prova le vostre parole, per
sapere se la verit  dalla vostra parte. Se no, per la vita del
faraone, voi siete spie!. E li tenne in carcere per tre giorni.

Al terzo giorno Giuseppe disse loro: Fate questo e avrete salva
la vita, io temo Dio! Se voi siete sinceri, uno dei vostri
fratelli resti prigioniero nel vostro carcere e voi andate a
portare il grano per la fame delle vostre case. Poi mi
condurrete qui il vostro fratello pi giovane. Cos le vostre
parole si dimostreranno vere e non morirete. Essi annuirono. Si
dissero allora l'un l'altro: Certo su di noi grava la colpa nei
riguardi di nostro fratello, perch abbiamo visto la sua
angoscia quando ci supplicava e non lo abbiamo ascoltato. Per
questo ci ha colpito questa angoscia. Ruben prese a dir loro:
Non vi avevo detto io: Non peccate contro il ragazzo? Ma non mi
avete dato ascolto. Ecco ora ci si domanda conto del suo
sangue. Non sapevano che Giuseppe li capiva, perch tra lui e
loro vi era l'interprete.

Allora egli si allontan da loro e pianse. Poi torn e parl con
essi. Scelse tra di loro Simeone e lo fece incatenare sotto i
loro occhi.

Quindi Giuseppe diede ordine che si riempissero di grano i loro
sacchi e si rimettesse il denaro di ciascuno nel suo sacco e si
dessero loro provviste per il viaggio. E cos venne loro fatto.
Essi caricarono il grano sugli asini e partirono di l. Ora in
un luogo dove passavano la notte uno di essi apr il sacco per
dare il foraggio all'asino e vide il proprio denaro alla bocca
del sacco.

Disse ai fratelli: Mi  stato restituito il denaro: eccolo qui
nel mio sacco!. Allora si sentirono mancare il cuore e
tremarono, dicendosi l'un l'altro: Che  mai questo che Dio ci
ha fatto?.

Arrivati da Giacobbe loro padre, nel paese di Canaan, gli
riferirono tutte le cose che erano loro capitate: Quell'uomo
che  il signore del paese ci ha parlato duramente e ci ha messi
in carcere come spie del paese. Allora gli abbiamo detto: Noi
siamo sinceri, non siamo spie! Noi siamo dodici fratelli figli
di nostro padre: uno non c' pi e il pi giovane  ora presso
nostro padre nel paese di Canaan. Ma l'uomo, signore del paese,
ci ha risposto: In questo modo io sapr se voi siete sinceri:
lasciate qui con me uno dei vostri fratelli, prendete il grano
necessario alle vostre case e andate. Poi conducetemi il vostro
fratello pi giovane; cos sapr che non siete spie, ma che
siete sinceri; io vi render vostro fratello e voi potrete
percorrere il paese in lungo e in largo.

Mentre vuotavano i sacchi, ciascuno si accorse di avere la sua
borsa di denaro nel proprio sacco. Quando essi e il loro padre
videro le borse di denaro, furono presi dal timore. E il padre
loro Giacobbe disse: Voi mi avete privato dei figli! Giuseppe
non c' pi, Simeone non c'e pi e Beniamino me lo volete
prendere. Su di me tutto questo ricade!. Allora Ruben disse al
padre: Farai morire i miei due figli, se non te lo ricondurr.
Affidalo a me e io te lo restituir. Ma egli rispose: Il mio
figlio non verr laggi con voi, perch suo fratello  morto ed
egli  rimasto solo. Se gli capitasse una disgrazia durante il
viaggio che volete fare, voi fareste scendere con dolore la mia
canizie negli inferi.





43.

La carestia continuava a gravare sul paese. Quando ebbero finito
di consumare il grano che avevano portato dall'Egitto, il padre
disse loro: Tornate l e acquistate per noi un po' di viveri.
Ma Giuda gli disse: Quell'uomo ci ha dichiarato severamente:
Non verrete alla mia presenza, se non avrete con voi vostro
fratello! Se tu sei disposto a lasciar partire con noi nostro
fratello, andremo laggi e ti compreremo il grano. Ma se tu non
lo lasci partire, noi non ci andremo, perch quell'uomo ci ha
detto: Non verrete alla mia presenza, se non avrete con voi il
vostro fratello!. Israele disse Perch mi avete fatto questo
male, cio far sapere a quell'uomo che avevate ancora un
fratello?. Risposero: Quell'uomo ci ha interrogati con
insistenza intorno a noi e alla nostra parentela: E' ancora vivo
vostro padre? Avete qualche fratello? e noi abbiamo risposto
secondo queste domande. Potevamo sapere che egli avrebbe detto:
Conducete qui vostro fratello?.

Giuda disse a Israele suo padre: Lascia venire il giovane con
me; partiremo subito per vivere e non morire, noi, tu e i nostri
bambini. Io mi rendo garante di lui: dalle mie mani lo
reclamerai. Se non te lo ricondurr, se non te lo riporter, io
sar colpevole contro di te per tutta la vita. Se non avessimo
indugiato ora saremmo gi di ritorno per la seconda volta.
Israele loro padre rispose: Se  cos, fate pure: mettete nei
vostri bagagli i prodotti pi scelti del paese e portateli in
dono a quell'uomo: un po' di balsamo, un po' di miele, resina e
laudano, pistacchi e mandorle. Prendete con voi doppio denaro,
il denaro cio che  stato rimesso nella bocca dei vostri sacchi
lo porterete indietro: forse si tratta di un errore. Prendete
anche vostro fratello, partite e tornate da quell'uomo. Dio
onnipotente vi faccia trovare misericordia presso quell'uomo,
cos che vi rilasci l'altro fratello e Beniamino. Quanto a me,
una volta che non avr pi i miei figli, non li avr pi...!.

Presero dunque i nostri uomini questo dono e il doppio del
denaro e anche Beniamino, partirono, scesero in Egitto e si
presentarono a Giuseppe.

Quando Giuseppe ebbe visto Beniamino con loro, disse al suo
maggiordomo: Conduci questi uomini in casa, macella quello che
occorre e prepara, perch questi uomini mangeranno con me a
mezzogiorno. Il maggiordomo fece come Giuseppe aveva ordinato e
introdusse quegli uomini nella casa di Giuseppe. Ma essi si
spaventarono, perch venivano condotti in casa di Giuseppe, e
dissero: A causa del denaro, rimesso nei nostri sacchi l'altra
volta, ci si vuol condurre l: per assalirci, piombarci addosso
e prenderci come schiavi con i nostri asini.

Allora si avvicinarono al maggiordomo della casa di Giuseppe e
parlarono con lui all'ingresso della casa; dissero:

Mio signore, noi siamo venuti gi un'altra volta per comperare
viveri. Quando fummo arrivati a un luogo per passarvi la notte,
aprimmo i sacchi ed ecco il denaro di ciascuno si trovava alla
bocca del suo sacco: proprio il nostro denaro con il suo peso
esatto. Noi l'abbiamo portato indietro e, per acquistare i
viveri, abbiamo portato con noi altro denaro. Non sappiamo chi
abbia messo nei sacchi il nostro denaro!. Ma quegli disse:
State in pace, non temete! Il vostro Dio e il Dio dei padri
vostri vi ha messo un tesoro nei sacchi; il vostro denaro 
pervenuto a me. E port loro Simeone.

Quell'uomo fece entrare gli uomini nella casa di Giuseppe, diede
loro acqua, perch si lavassero i piedi e diede il foraggio ai
loro asini. Essi prepararono il dono nell'attesa che Giuseppe
arrivasse a mezzogiorno, perch avevano saputo che avrebbero
preso cibo in quel luogo. Quando Giuseppe arriv a casa, gli
presentarono il dono, che avevano con s, e si prostrarono
davanti a lui con la faccia a terra. Egli domand loro come
stavano e disse: Sta bene il vostro vecchio padre, di cui mi
avete parlato? Vive ancora?. Risposero: Il tuo servo, nostro
padre, sta bene,  ancora vivo e si inginocchiarono
prostrandosi. Egli alz gli occhi e guard Beniamino, su
fratello, il figlio di sua madre, e disse E' questo il vostro
fratello pi giovane, di cui mi avete parlato? e aggiunse: Dio
ti conceda grazia, figlio mio!.

Giuseppe usc in fretta, perch si era commosso nell'intimo alla
presenza di suo fratello e sentiva il bisogno di piangere; entr
nella sua camera e pianse. Poi si lav la faccia, usc e,
facendosi forza, ordin: Servite il pasto. Fu servito per lui
a parte, per loro a parte e per i commensali egiziani a parte,
perch gli Egiziani non possono prendere cibo con gli Ebrei: ci
sarebbe per loro un abominio. Presero posto davanti a lui dal
primogenito al pi giovane, ciascuno in ordine di et ed essi si
guardavano con meraviglia l'un l'altro. Egli fece portare loro
porzioni prese dalla propria mensa, ma la porzione di Beniamino
era cinque volte pi abbondante di quella di tutti gli altri. E
con lui bevvero fino all'allegria.





44.

Diede poi quest'ordine al maggiordomo della sua casa: Riempi i
sacchi di quegli uomini di tanti viveri quanti ne possono
contenere e metti il denaro di ciascuno alla bocca del suo
sacco. Insieme metterai la mia coppa, la coppa d'argento, alla
bocca del sacco del pi giovane, con il denaro del suo grano.
Quegli fece secondo l'ordine di Giuseppe. Al mattino, fattosi
chiaro, quegli uomini furono fatti partire con i loro asini.
Erano appena usciti dalla citt e ancora non si erano
allontanati, quando Giuseppe disse al maggiordomo della sua
casa: Su, insegui quegli uomini, raggiungili e di' loro: Perch
avete reso male per bene? Non  forse questa la coppa in cui
beve il mio signore e per mezzo della quale egli suole trarre i
presagi? Avete fatto male a fare cos. Egli li raggiunse e
ripet loro queste parole. Quelli gli dissero: Perch il mio
signore dice queste cose? Lungi dai tuoi servi fare una tale
cosa! Ecco, il denaro che abbiamo trovato alla bocca dei nostri
sacchi te lo abbiamo riportato dal paese di Canaan e come
potremmo rubare argento od oro dalla casa del tuo padrone?
Quello dei tuoi servi, presso il quale si trover, sar messo a
morte e anche noi diventeremo schiavi del mio signore. Rispose:
Ebbene, come avete detto, cos sar: colui, presso il quale si
trover, sar mio schiavo e voi sarete innocenti. Ciascuno si
affrett a scaricare a terra il suo sacco e lo apr. Quegli li
frug da quello del maggiore a quello del pi piccolo e la coppa
fu trovata nel sacco di Beniamino.

Allora essi si stracciarono le vesti, ricaricarono ciascuno il
proprio asino e tornarono in citt.

Giuda e i suoi fratelli vennero nella casa di Giuseppe, che si
trovava ancora l, e si gettarono a terra davanti a lui.
Giuseppe disse loro: Che azione avete commessa? Non sapete che
un uomo come me  capace di indovinare?. Giuda disse: Che
diremo al mio signore? Come parlare? Come giustificarci? Dio ha
scoperto la colpa dei tuoi servi... Eccoci schiavi del mio
signore, noi e colui che  stato trovato in possesso della
coppa. Ma egli rispose: Lungi da me il far questo! L'uomo
trovato in possesso della coppa, lui sar mio schiavo: quanto a
voi, tornate in pace da vostro padre.

Allora Giuda gli si fece innanzi e disse: Mio signore, sia
permesso al tuo servo di far sentire una parola agli orecchi del
mio signore; non si accenda la tua ira contro il tuo servo,
perch il faraone  come te! Il mio signore aveva interrogato i
suoi servi: Avete un padre o un fratello? E noi avevamo risposto
al mio signore: Abbiamo un padre vecchio e un figlio ancor
giovane natogli in vecchiaia, suo fratello  morto ed egli 
rimasto il solo dei figli di sua madre e suo padre lo ama. Tu
avevi detto ai tuoi servi: Conducetelo qui da me, perch lo
possa vedere con i miei occhi. Noi avevamo risposto al mio
signore: Il giovinetto non pu abbandonare suo padre: se lascer
suo padre, questi morir. Ma tu avevi soggiunto ai tuoi servi:
Se il vostro fratello minore non verr qui con voi, non potrete
pi venire alla mia presenza. Quando dunque eravamo ritornati
dal tuo servo, mio padre, gli riferimmo le parole del mio
signore. E nostro padre disse: Tornate ad acquistare per noi un
po' di viveri. E noi rispondemmo: Non possiamo ritornare laggi:
se c' con noi il nostro fratello minore, andremo, altrimenti,
non possiamo essere ammessi alla presenza di quell'uomo senza
avere con noi il nostro fratello minore. Allora il tuo servo,
mio padre, ci disse: Voi sapete che due figli mi aveva procreato
mia moglie. Uno part da me e dissi: certo  stato sbranato! Da
allora non l'ho pi visto. Se ora mi porterete via anche questo
e gli capitasse una disgrazia, voi fareste scendere con dolore
la mia canizie nella tomba. Ora, quando io arriver dal tuo
servo mio padre, e il giovinetto non sar con noi, mentre la
vita dell'uno  legata alla vita dell'altro, appena egli avr
visto che il giovinetto non  con noi, morir e i tuoi servi
avranno fatto scendere con dolore negli inferi la canizie del
tuo servo, nostro padre. Ma il tuo servo si  reso garante del
giovinetto presso mio padre: Se non te lo ricondurr, sar
colpevole verso mio padre per tutta la vita. Ora, lascia che il
tuo servo rimanga invece del giovinetto come schiavo del mio
signore e il giovinetto torni lass con i suoi fratelli. Perch,
come potrei tornare da mio padre senz'avere con me il
giovinetto? Che io non veda il male che colpirebbe mio padre!.





45.

Allora Giuseppe non pot pi contenersi dinanzi ai circostanti e
grid: Fate uscire tutti dalla mia presenza!. Cos non rest
nessuno presso di lui, mentre Giuseppe si faceva conoscere ai
suoi fratelli. Ma diede in un grido di pianto e tutti gli
Egiziani lo sentirono e la cosa fu risaputa nella casa del
faraone. Giuseppe disse ai fratelli: Io sono Giuseppe! Vive
ancora mio padre?. Ma i suoi fratelli non potevano
rispondergli, perch atterriti dalla sua presenza. Allora
Giuseppe disse ai fratelli: Avvicinatevi a me!. Si
avvicinarono e disse loro: Io sono Giuseppe, vostro fratello,
che voi avete venduto per l'Egitto. Ma ora non vi rattristate e
non vi crucciate per avermi venduto quaggi, perch Dio mi ha
mandato qui prima di voi per conservarvi in vita. Perch gi da
due anni vi  la carestia nel paese e ancora per cinque anni non
vi sar n aratura n mietitura. Dio mi ha mandato qui prima di
voi, per assicurare a voi la sopravvivenza nel paese e per
salvare in voi la vita di molta gente. Dunque non siete stati
voi a mandarmi qui, ma Dio ed Egli mi ha stabilito padre per il
faraone, signore su tutta la sua casa e governatore di tutto il
paese d'Egitto. Affrettatevi a salire da mio padre e ditegli:
Dice il tuo figlio Giuseppe: Dio mi ha stabilito signore di
tutto l'Egitto. Vieni quaggi presso di me e non tardare.
Abiterai nel paese di Gosen e starai vicino a me tu, i tuoi
figli e i figli dei tuoi figli, i tuoi greggi e i tuoi armenti e
tutti i tuoi averi. L io ti dar il sostentamento, poich la
carestia durer ancora cinque anni, e non cadrai nell'indigenza
tu, la tua famiglia e quanto possiedi. Ed ecco, i vostri occhi
lo vedono e lo vedono gli occhi di mio fratello Beniamino:  la
bocca che vi parla! Riferite a mio padre tutta la gloria che io
ho in Egitto e quanto avete visto; affrettatevi a condurre
quaggi mio padre.

Allora egli si gett al collo di Beniamino e pianse. Anche
Beniamino piangeva stretto al suo collo. Poi baci tutti i
fratelli e pianse stringendoli a s. Dopo, i suoi fratelli si
misero a conversare con lui.

Intanto nella casa del faraone si era diffusa la voce: Sono
venuti i fratelli di Giuseppe! e questo fece piacere al faraone
e ai suoi ministri. Allora il faraone disse a Giuseppe: Di' ai
tuoi fratelli: Fate questo: caricate le cavalcature, partite e
andate nel paese di Canaan. Poi prendete vostro padre e le
vostre famiglie e venite da me e io vi dar il meglio del paese
d'Egitto e mangerete i migliori prodotti della terra. Quanto a
te, da' loro questo comando: Fate questo: prendete con voi dal
paese d'Egitto carri per i vostri bambini e le vostre donne,
prendete vostro padre e venite. Non abbiate rincrescimento per
la vostra roba, perch il meglio di tutto il paese sar vostro.
Cos fecero i figli d'Israele. Giuseppe diede loro carri secondo
l'ordine del faraone e diede loro una provvista per il viaggio.
Diede a tutti una muta di abiti per ciascuno, ma a Beniamino
diede trecento sicli d'argento e cinque mute di abiti. Allo
stesso modo mand al padre dieci asini carichi dei prodotti
dell'Egitto e dieci asine cariche di grano, pane e viveri per il
viaggio del padre. Poi conged i fratelli e, mentre partivano,
disse loro: Non litigate durante il viaggio!.

Cos essi ritornarono dall'Egitto e arrivarono nel paese di
Canaan, dal loro padre Giacobbe e subito gli riferirono:
Giuseppe  ancora vivo, anzi governa tutto il paese d'Egitto!.
Ma il suo cuore rimase freddo, perch non poteva credere loro.
Quando per essi gli riferirono tutte le parole che Giuseppe
aveva detto loro ed egli vide i carri che Giuseppe gli aveva
mandato per trasportarlo, allora lo spirito del loro padre
Giacobbe si rianim. Israele disse: Basta! Giuseppe, mio
figlio,  vivo. Andr a vederlo prima di morire!.





46.

Israele dunque lev le tende con quanto possedeva e arriv a
Bersabea, dove offr sacrifici al Dio di suo padre Isacco. Dio
disse a Israele in una visione notturna: Giacobbe Giacobbe!.
Rispose: Eccomi!. Riprese: Io sono Dio, il Dio di tuo padre.
Non temere di scendere in Egitto, perch laggi io far di te un
grande popolo. Io scender con te in Egitto e io certo ti far
tornare. Giuseppe ti chiuder gli occhi.

Giacobbe si alz da Bersabea e i figli di Israele fecero salire
il loro padre Giacobbe, i loro bambini e le loro donne sui carri
che il faraone aveva mandato per trasportarlo. Essi presero il
loro bestiame e tutti i beni che avevano acquistato nel paese di
Canaan e vennero in Egitto; Giacobbe cio e con lui tutti i suoi
discendenti, i suoi figli e i nipoti, le sue figlie e le nipoti,
tutti i suoi discendenti egli condusse con s in Egitto.

Questi sono i nomi dei figli d'Israele che entrarono in Egitto:
Giacobbe e i suoi figli, il primogenito di Giacobbe Ruben. I
figli di Ruben: Enoch, Pallu, Chezron e Carmi. I figli di
Simeone: Iemuel, Iamin, Oad, Iachin, Socar e Saul, figlio della
Cananea. I figli di Levi: Gherson, Keat e Merari. I figli di
Giuda: Er, Onan, Sela, Perez e Zerach; ma Er e Onan morirono nel
paese di Canaan. Furono figli di Perez: Chezron e Amul. I figli
di Issacar: Tola, Puva, Giobbe e Simron. I figli di Zabulon:
Sered, Elon e Iacleel. Questi sono i figli che Lia partor a
Giacobbe in Paddan-Aram insieme con la figlia Dina; tutti i suoi
figli e le sue figlie erano trentatr persone.

I figli di Gad: Zifion, Agghi, Suni, Esbon, Eri, Arodi e Areli.
I figli di Aser: Imma, Isva, Isvi, Beria e la loro sorella
Serach. I figli di Beria: Eber e Malchiel. Questi sono i figli
di Zilpa che Labano aveva dato alla figlia Lia; essa li partor
a Giacobbe: sono sedici persone.

I figli di Rachele, moglie di Giacobbe: Giuseppe e Beniamino. A
Giuseppe nacquero in Egitto Efraim e Manasse, che gli partor
Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di On. I figli di
Beniamino: Bela, Beker e Asbel, Ghera, Naaman, Echi, Ros,
Muppim, Uppim e Arde. Questi sono i figli che Rachele partor a
Giacobbe, in tutto sono quattordici persone.

I figli di Dan: Usim. I figli di Neftali: Iacseel, Guni, Ieser e
Sillem. Questi sono i figli di Bila, che Labano diede alla
figlia Rachele, ed essa li partor a Giacobbe; in tutto sette
persone.

Tutte le persone che entrarono con Giacobbe in Egitto, uscite
dai suoi fianchi, senza le mogli dei figli di Giacobbe, sono
sessantasei. I figli che nacquero a Giuseppe in Egitto sono due
persone. Tutte le persone della famiglia di Giacobbe, che
entrarono in Egitto, sono settanta.

Egli aveva mandato Giuda avanti a s da Giuseppe perch questi
desse istruzioni in Gosen prima del suo arrivo. Arrivarono
quindi al paese di Gosen. Allora Giuseppe fece attaccare il suo
carro e sal in Gosen incontro a Israele, suo padre. Appena se
lo vide davanti, gli si gett al collo e pianse a lungo stretto
al suo collo. Israele disse a Giuseppe: Posso anche morire
questa volta, dopo aver visto la tua faccia, perch sei ancora
vivo.

Allora Giuseppe disse ai fratelli e alla famiglia del padre:
Vado a informare il faraone e a dirgli: I miei fratelli e la
famiglia di mio padre, che erano nel paese di Canaan, sono
venuti da me. Questi uomini sono pastori di greggi, si occupano
di bestiame, e hanno condotto i loro greggi, i loro armenti e
tutti i loro averi. Quando dunque il faraone vi chiamer e vi
domander: Qual  vostro mestiere? voi risponderete: Gente
dedita al bestiame sono stati i tuoi servi, dalla nostra
fanciullezza fino ad ora, noi e i nostri padri. Questo perch
possiate risiedere nel paese di Gosen. Perch tutti i pastori
di greggi sono un abominio per gli Egiziani.





47.

Giuseppe and a informare il faraone dicendogli: Mio padre e i
miei fratelli con i loro greggi e armenti e con tutti i loro
averi sono venuti dal paese di Canaan; eccoli nel paese di
Gosen. Intanto prese cinque uomini dal gruppo dei suoi fratelli
e li present al faraone. Il faraone disse ai suoi fratelli:
Qual  il vostro mestiere?. Essi risposero al faraone:
Pastori di greggi sono i tuoi servi, noi e i nostri padri. E
dissero al faraone: Siamo venuti per soggiornare come
forestieri nel paese perch non c' pi pascolo per il gregge
dei tuoi servi; infatti  grave la carestia nel paese di Canaan.
E ora lascia che i tuoi servi risiedano nel paese di Gosen!.
Allora il faraone disse a Giuseppe: Tuo padre e i tuoi fratelli
sono dunque venuti da te. Ebbene, il paese d'Egitto  a tua
disposizione: fa' risiedere tuo padre e i tuoi fratelli nella
parte migliore del paese. Risiedano pure nel paese di Gosen. Se
tu sai che vi sono tra di loro uomini capaci, costituiscili
sopra i miei averi in qualit di sovrintendenti al bestiame.
Quindi Giuseppe introdusse Giacobbe, suo padre, e lo present al
faraone e Giacobbe benedisse il faraone.

Il faraone domand a Giacobbe: Quanti anni hai?. Giacobbe
rispose al faraone: Centotrenta di vita errabonda, pochi e
tristi sono stati gli anni della mia vita e non hanno raggiunto
il numero degli anni dei miei padri, al tempo della loro vita
nomade. E Giacobbe benedisse il faraone e si allontan dal
faraone. Giuseppe fece risiedere suo padre e i suoi fratelli e
diede loro una propriet nel paese d'Egitto, nella parte
migliore del paese, nel territorio di Ramses, come aveva
comandato il faraone. Giuseppe diede il sostentamento al padre,
ai fratelli e a tutta la famiglia di suo padre, fornendo pane
secondo il numero dei bambini.



Ora non c'era pane in tutto il paese perch la carestia era
molto grave: il paese d'Egitto e il paese di Canaan languivano
per la carestia. Giuseppe raccolse tutto il denaro che si
trovava nel paese d'Egitto e nel paese di Canaan in cambio del
grano che essi acquistavano; Giuseppe consegn questo denaro
alla casa del faraone.

Quando fu esaurito il denaro del paese di Egitto e del paese di
Canaan, tutti gli Egiziani vennero da Giuseppe a dire: Dacci il
pane! Perch dovremmo morire sotto i tuoi occhi? Infatti non c'
pi denaro. Rispose Giuseppe: Cedetemi il vostro bestiame e io
vi dar pane in cambio del vostro bestiame, se non c' pi
denaro. Condussero dunque a Giuseppe il loro bestiame e
Giuseppe diede loro il pane in cambio dei cavalli e delle
pecore, dei buoi e degli asini, cos in quell'anno li nutr di
pane in cambio di tutto il loro bestiame.

Passato quell'anno, vennero a lui l'anno dopo e gli dissero:
Non nascondiamo al mio signore che si  esaurito il denaro e
anche il possesso del bestiame  passato al mio signore, non
rimane pi a disposizione del mio Signore se non il nostro corpo
e il nostro terreno. Perch dovremmo perire sotto i tuoi occhi,
noi e la nostra terra? Acquista noi e la nostra terra in cambio
di pane e diventeremo servi del faraone noi con la nostra terra,
ma dacci di che seminare, cos che possiamo vivere e non morire
e il suolo non diventi un deserto!. Allora Giuseppe acquist
per il faraone tutto il terreno dell'Egitto, perch gli Egiziani
vendettero ciascuno il proprio campo, tanto infieriva su di loro
la carestia. Cos la terra divenne propriet del faraone. Quanto
al popolo, egli lo fece passare nelle citt da un capo all'altro
della frontiera egiziana. Soltanto il terreno dei sacerdoti egli
non acquist, perch i sacerdoti avevano un'assegnazione fissa
da parte del faraone e si nutrivano dell'assegnazione che il
faraone passava loro; per questo non vendettero il loro terreno.

Giuseppe disse al popolo: Vedete, io ho acquistato oggi per il
faraone voi e il vostro terreno. Eccovi il seme: seminate il
terreno. Ma quando vi sar il raccolto, voi ne darete un quinto
al faraone e quattro parti saranno vostre, per la semina dei
campi, per il nutrimento vostro e di quelli di casa vostra e per
il nutrimento dei vostri bambini. Gli risposero: Ci hai
salvato la vita! Ci sia solo concesso di trovar grazia agli
occhi del mio signore e saremo servi del faraone!. Cos
Giuseppe fece di questo una legge che vige fino ad oggi sui
terreni d'Egitto, per la quale si deve dare la quinta parte al
faraone. Soltanto i terreni dei sacerdoti non divennero del
faraone.



Gli Israeliti intanto si stabilirono nel paese d'Egitto, nel
territorio di Gosen, ebbero propriet e furono fecondi e
divennero molto numerosi.

Giacobbe visse nel paese d'Egitto diciassette anni e gli anni
della sua vita furono centoquarantasette.

Quando fu vicino il tempo della sua morte, Israele chiam il
figlio Giuseppe e gli disse: Se ho trovato grazia ai tuoi
occhi, metti la mano sotto la mia coscia e usa con me bont e
fedelt: non seppellirmi in Egitto! Quando io mi sar coricato
con i miei padri, portami via dall'Egitto e seppelliscimi nel
loro sepolcro. Rispose: Io agir come hai detto. Riprese:
Giuramelo!. E glielo giur; allora Israele si prostr sul
capezzale del letto.





48.

Dopo queste cose, fu riferito a Giuseppe: Ecco, tuo padre 
malato!. Allora egli condusse con s i due figli Manasse ed
Efraim. Fu riferita la cosa a Giacobbe: Ecco, tuo figlio
Giuseppe  venuto da te. Allora Israele raccolse le forze e si
mise a sedere sul letto. Giacobbe disse a Giuseppe: Dio
onnipotente mi apparve a Luz, nel paese di Canaan, e mi
benedisse dicendomi: Ecco, io ti rendo fecondo: ti moltiplicher
e ti far diventare un insieme di popoli e dar questo paese
alla tua discendenza dopo di te in possesso perenne. Ora i due
figli che ti sono nati nel paese d'Egitto prima del mio arrivo
presso di te in Egitto, sono miei: Efraim e Manasse saranno miei
come Ruben e Simeone. Invece i figli che tu avrai generati dopo
di essi, saranno tuoi: saranno chiamati con il nome dei loro
fratelli nella loro eredit. Quanto a me, mentre giungevo da
Paddan, Rachele, tua madre, mi mor nel paese di Canaan durante
il viaggio, quando mancava un tratto di cammino per arrivare a
Efrata, e l'ho sepolta l lungo la strada di Efrata, cio
Betlemme. Israele vide i figli di Giuseppe e disse: Chi sono
questi?. Giuseppe disse al padre: Sono i figli che Dio mi ha
dati qui. Riprese: Portameli perch io li benedica!. Gli
occhi di Israele erano offuscati dalla vecchiaia: non poteva pi
distinguere. Giuseppe li avvicin a lui, che li baci e li
abbracci. Israele disse a Giuseppe: Io non pensavo pi di
vedere la tua faccia ed ecco, Dio mi ha concesso di vedere anche
la tua prole!. Allora Giuseppe li ritir dalle sue ginocchia e
si prostr con la faccia a terra. Li prese tutti e due, Efraim
con la sua destra, alla sinistra di Israele, e Manasse con la
sua sinistra, alla destra di Israele, e li avvicin a lui. Ma
Israele stese la mano destra e la pose sul capo di Efraim che
pure era il pi giovane, e la sua sinistra sul capo di Manasse,
incrociando le braccia, bench Manasse fosse il primogenito. E
cos benedisse Giuseppe:

Il Dio, davanti al quale hanno camminato

i miei padri Abramo e Isacco,

il Dio che  stato il mio pastore da quando esisto

fino ad oggi,

l'angelo che mi ha liberato da ogni male,

benedica questi giovinetti!

Sia ricordato in essi il mio nome

e il nome dei miei padri Abramo e Isacco

e si moltiplichino in gran numero

in mezzo alla terra!.

Giuseppe not che il padre aveva posato la destra sul capo di
Efraim e ci gli spiacque. Prese dunque la mano del padre per
toglierla dal capo di Efraim e porla sul capo di Manasse. Disse
al padre: Non cos, padre mio:  questo il primogenito, posa la
destra sul suo capo!. Ma il padre ricus e disse: Lo so,
figlio mio, lo so: anch'egli diventer un popolo, anch'egli sar
grande, ma il suo fratello minore sar pi grande di lui e la
sua discendenza diventer una moltitudine di nazioni. E li
benedisse in quel giorno:

Di voi si servir Israele

per benedire, dicendo:

Dio ti renda come Efraim

e come Manasse!.

Cos pose Efraim prima di Manasse.

Quindi Israele disse a Giuseppe: Ecco, io sto per morire, ma
Dio sar con voi e vi far tornare al paese dei vostri padri.
Quanto a me, io do a te, pi che ai tuoi fratelli, un dorso di
monte, che io ho conquistato dalle mani degli Amorrei con la
spada e l'arco.





49.

Quindi Giacobbe chiam i figli e disse: Radunatevi, perch io
vi annunzi quello che vi accadr nei tempi futuri.

Radunatevi e ascoltate, figli di Giacobbe,

ascoltate Israele, vostro padre!

Ruben, tu sei il mio primogenito,

il mio vigore e la primizia della mia virilit

esuberante in fierezza ed esuberante in forza!

Bollente come l'acqua, tu non avrai preminenza,

perch hai invaso il talamo di tuo padre

e hai violato il mio giaciglio su cui eri salito.

Simeone e Levi sono fratelli,

strumenti di violenza sono i loro coltelli.

Nel loro conciliabolo non entri l'anima mia,

al loro convegno non si unisca il mio cuore.

Perch con ira hanno ucciso gli uomini

e con passione hanno storpiato i tori.

Maledetta la loro ira, perch violenta,

e la loro collera, perch crudele!

Io li divider in Giacobbe

e li disperder in Israele.

Giuda, te loderanno i tuoi fratelli;

la tua mano sar sulla cervice dei tuoi nemici;

davanti a te si prostreranno i figli di tuo padre.

Un giovane leone  Giuda:

dalla preda, figlio mio, sei tornato;

si  sdraiato, si  accovacciato come un leone

e come una leonessa; chi oser farlo alzare?

Non sar tolto lo scettro da Giuda

n il bastone del comando tra i suoi piedi,

finch verr colui al quale esso appartiene

e a cui  dovuta l'obbedienza dei popoli.

Egli lega alla vite il suo asinello

e a scelta vite il figlio della sua asina,

lava nel vino la veste

e nel sangue dell'uva il manto;

lucidi ha gli occhi per il vino

e bianchi i denti per il latte.

Zabulon abiter lungo il lido del mare

e sar l'approdo delle navi

con il fianco rivolto a Sidone.

Issacar  un asino robusto,

accovacciato tra un doppio recinto.

Ha visto che il luogo di riposo era bello,

che il paese era ameno,

ha piegato il dorso a portar la soma

ed  stato ridotto ai lavori forzati.

Dan giudicher il suo popolo

come ogni altra trib d'Israele.

Sia Dan un serpente sulla strada,

una vipera cornuta sul sentiero,

che morde i garretti del cavallo

e il cavaliere cade all'indietro.

Io spero nella tua salvezza, Signore!

Gad, assalito da un'orda,

ne attacca la retroguardia.

Aser, il suo pane  pingue:

egli fornisce delizie da re.

Neftali  una cerva slanciata

che d bei cerbiatti.

Germoglio di ceppo fecondo  Giuseppe;

germoglio di ceppo fecondo presso una fonte,

i cui rami si stendono sul muro.

Lo hanno esasperato e colpito,

lo hanno perseguitato i tiratori di frecce.

Ma  rimasto intatto il suo arco

e le sue braccia si muovon veloci

per le mani del Potente di Giacobbe,

per il nome del Pastore, Pietra d'Israele.

Per il Dio di tuo padre  -  egli ti aiuti!

e per il Dio onnipotente  -  egli ti benedica!

Con benedizioni del cielo dall'alto,

benedizioni dell'abisso nel profondo,

benedizioni delle mammelle e del grembo.

Le benedizioni di tuo padre sono superiori

alle benedizioni dei monti antichi,

alle attrattive dei colli eterni.

Vengano sul capo di Giuseppe

e sulla testa del principe tra i suoi fratelli!

Beniamino  un lupo che sbrana:

al mattino divora la preda

e alla sera spartisce il bottino.

Tutti questi formano le dodici trib d'Israele, questo  ci che
disse loro il padre, benedicendoli; egli benedisse ognuno con
una benedizione particolare.



Poi diede loro quest'ordine: Io sto per essere riunito ai miei
antenati: seppellitemi presso i miei padri nella caverna che 
nel campo di Efron l'Hittita, nella caverna che si trova nel
campo di Macpela di fronte a Mamre, nel paese di Canaan, quella
che Abramo acquist con il campo di Efron l'Hittita come
propriet sepolcrale. L seppellirono Abramo e Sara sua moglie,
l seppellirono Isacco e Rebecca sua moglie e l seppellii Lia.
La propriet del campo e della caverna che si trova in esso
proveniva dagli Hittiti.

Quando Giacobbe ebbe finito di dare questo ordine ai figli,
ritrasse i piedi nel letto e spir e fu riunito ai suoi antenati.





50.

Allora Giuseppe si gett sulla faccia di suo padre, pianse su di
lui e lo baci. Quindi Giuseppe ordin ai suoi medici di
imbalsamare suo padre. I medici imbalsamarono Israele e vi
impiegarono quaranta giorni, perch tanti ne occorrono per
l'imbalsamazione. Gli Egiziani lo piansero settanta giorni.
Passati i giorni del lutto, Giuseppe parl alla casa del
faraone: Se ho trovato grazia ai vostri occhi, vogliate
riferire agli orecchi del faraone queste parole: Mio padre mi ha
fatto giurare: Ecco, io sto per morire: tu devi seppellirmi nel
sepolcro che mi sono scavato nel paese di Canaan. Ora, possa io
andare a seppellire mio padre e tornare. Il faraone rispose:
Va' e seppellisci tuo padre com'egli ti ha fatto giurare.
Giuseppe and dunque a seppellire suo padre e con lui andarono
tutti i ministri del faraone, gli anziani della sua casa, tutti
gli anziani del paese d'Egitto, tutta la casa di Giuseppe e i
suoi fratelli e la casa di suo padre. Soltanto i loro bambini e
i loro greggi e i loro armenti essi lasciarono nel paese di
Gosen. Andarono con lui anche i carri da guerra e la cavalleria,
cos da formare una carovana imponente. Quando arrivarono
all'Aia di Atad, che  al di l del Giordano, fecero un lamento
molto grande e solenne e Giuseppe celebr per suo padre un lutto
di sette giorni. I Cananei che abitavano il paese videro il
lutto all'Aia di Atad e dissero: E' un lutto grave questo per
gli Egiziani. Per questo la si chiam Abel-Mizraim che si trova
al di l del Giordano. I suoi figli fecero per lui cos come
aveva loro comandato. I suoi figli lo portarono nel paese di
Canaan e lo seppellirono nella caverna del campo di Macpela,
quel campo che Abramo aveva acquistato, come propriet
sepolcrale, da Efron l'Hittita, e che si trova di fronte a
Mamre. Dopo aver sepolto suo padre, Giuseppe torn in Egitto
insieme con i suoi fratelli e con quanti erano andati con lui a
seppellire suo padre.



Ma i fratelli di Giuseppe cominciarono ad aver paura, dato che
il loro padre era morto, e dissero: Chiss se Giuseppe non ci
tratter da nemici e non ci render tutto il male che noi gli
abbiamo fatto?. Allora mandarono a dire a Giuseppe: Tuo padre
prima di morire ha dato quest'ordine: Direte a Giuseppe: Perdona
il delitto dei tuoi fratelli e il loro peccato, perch ti hanno
fatto del male! Perdona dunque il delitto dei servi del Dio di
tuo padre!. Giuseppe pianse quando gli si parl cos. E i suoi
fratelli andarono e si gettarono a terra davanti a lui e
dissero: Eccoci tuoi schiavi!. Ma Giuseppe disse loro: Non
temete. Sono io forse al posto di Dio? Se voi avevate pensato
del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un
bene, per compiere quello che oggi si avvera: far vivere un
popolo numeroso. Dunque non temete, io provveder al
sostentamento per voi e per i vostri bambini. Cos li consol e
fece loro coraggio. Giuseppe con la famiglia di suo padre abit
in Egitto; egli visse centodieci anni. Cos Giuseppe vide i
figli di Efraim fino alla terza generazione e anche i figli di
Machir, figlio di Manasse, nacquero sulle ginocchia di Giuseppe.
Poi Giuseppe disse ai fratelli: Io sto per morire, ma Dio verr
certo a visitarvi e vi far uscire da questo paese verso il
paese che egli ha promesso con giuramento ad Abramo, a Isacco e
a Giacobbe. Giuseppe fece giurare ai figli di Israele cos:
Dio verr certo a visitarvi e allora voi porterete via di qui
le mie ossa.

Giuseppe mor all'et di centodieci anni; lo imbalsamarono e fu
posto in un sarcofago in Egitto. 

FINE DI GENESI.





ESODO.





1.

Questi sono i nomi dei figli d'Israele entrati in Egitto con
Giacobbe e arrivati ognuno con la sua famiglia:  Ruben, Simeone,
Levi e Giuda, Issacar, Zabulon e Beniamino, Dan e Neftali, Gad e
Aser. Tutte le persone nate da Giacobbe erano settanta; Giuseppe
si trovava gi in Egitto.

Giuseppe poi mor e cos tutti i suoi fratelli e tutta quella
generazione. I figli d'Israele prolificarono e crebbero,
divennero numerosi e molto potenti e il paese ne fu ripieno.



Allora sorse sull'Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto
Giuseppe. E disse al suo popolo: Ecco che il popolo dei figli
d'Israele  pi numeroso e pi forte di noi. Prendiamo
provvedimenti nei suoi riguardi per impedire che aumenti;
altrimenti, in caso di guerra, si unir ai nostri avversari,
combatter contro di noi e poi partir dal paese. Perci
vennero imposti loro dei sovrintendenti ai lavori forzati per
opprimerli con i loro gravami, e cos costruirono per il faraone
le citt-deposito, cio Pitom e Ramses. Ma quanto pi
opprimevano il popolo, tanto pi si moltiplicava e cresceva
oltre misura; si cominci a sentire come un incubo la presenza
dei figli d'Israele. Per questo gli Egiziani fecero lavorare i
figli di Israele trattandoli duramente. Resero loro amara la
vita costringendoli a fabbricare mattoni di argilla e con ogni
sorta di lavoro nei campi: e a tutti questi lavori li
obbligarono con durezza.

E il re d'Egitto disse alle levatrici degli Ebrei, delle quali
una si chiamava Sifra e l'altra Pua: Quando assistete al parto
delle donne ebree, osservate quando il neonato  ancora tra le
due sponde del sedile per il parto: se  un maschio, lo farete
morire; se  una femmina, potr vivere. Ma le levatrici
temettero Dio: non fecero come aveva loro ordinato il re
d'Egitto e lasciarono vivere i bambini. Il re d'Egitto chiam le
levatrici e disse loro:

Perch avete fatto questo e avete lasciato vivere i bambini?.
Le levatrici risposero al faraone: Le donne ebree non sono come
le egiziane: sono piene di vitalit: prima che arrivi presso di
loro la levatrice, hanno gi partorito!. Dio benefic le
levatrici. Il popolo aument e divenne molto forte. E poich le
levatrici avevano temuto Dio, egli diede loro una numerosa
famiglia. Allora il faraone diede quest'ordine a tutto il suo
popolo: Ogni figlio maschio che nascer agli Ebrei, lo
getterete nel Nilo, ma lascerete vivere ogni figlia.





2.

Un uomo della famiglia di Levi and a prendere in moglie una
figlia di Levi. La donna concep e partor un figlio; vide che
era bello e lo tenne nascosto per tre mesi. Ma non potendo
tenerlo nascosto pi oltre, prese un cestello di papiro, lo
spalm di bitume e di pece, vi mise dentro il bambino e lo
depose fra i giunchi sulla riva del Nilo. La sorella del bambino
si pose ad osservare da lontano che cosa gli sarebbe accaduto.
Ora la figlia del faraone scese al Nilo per fare il bagno,
mentre le sue ancelle passeggiavano lungo la sponda del Nilo.
Essa vide il cestello fra i giunchi e mand la sua schiava a
prenderlo. L'apr e vide il bambino: ecco, era un fanciullino
che piangeva. Ne ebbe compassione e disse: E' un bambino degli
Ebrei.

La sorella del bambino disse allora alla figlia del faraone:
Devo andarti a chiamare una nutrice tra le donne ebree, perch
allatti per te il bambino? .

Va' le disse la figlia del faraone. La fanciulla and a
chiamare la madre del bambino. La figlia del faraone le disse:
Porta con te questo bambino e allattalo per me, io ti dar un
salario. La donna prese il bambino e lo allatt. Quando il
bambino fu cresciuto, lo condusse alla figlia del faraone. Egli
divenne un figlio per lei ed ella lo chiam Mos, dicendo: Io
l'ho salvato dalle acque!.



In quei giorni, Mos, cresciuto in et, si rec dai suoi
fratelli e not i lavori pesanti da cui erano oppressi. Vide un
Egiziano che colpiva un Ebreo, uno dei suoi fratelli. Voltatosi
attorno e visto che non c'era nessuno, colp a morte l'Egiziano
e lo seppell nella sabbia. Il giorno dopo, usc di nuovo e,
vedendo due Ebrei che stavano rissando, disse a quello che aveva
torto: Perch percuoti il tuo fratello?. Quegli rispose: Chi
ti ha costituito capo e giudice su di noi? Pensi forse di
uccidermi, come hai ucciso l'Egiziano?. Allora Mos ebbe paura
e pens: Certamente la cosa si  risaputa. Il faraone sent
parlare di questo fatto e cerc di mettere a morte Mos. Allora
Mos si allontan dal faraone e si stabil nel paese di Madian e
sedette presso un pozzo.

Il sacerdote di Madian aveva sette figlie. Esse vennero ad
attingere acqua per riempire gli abbeveratoi e far bere il
gregge del padre. Ma arrivarono alcuni pastori e le scacciarono.
Allora Mos si lev a difenderle e fece bere il loro bestiame.
Tornate dal loro padre Reuel, questi disse loro: Perch oggi
avete fatto ritorno cos in fretta?. Risposero: Un Egiziano ci
ha liberate dalle mani dei pastori,  stato lui che ha attinto
per noi e ha dato da bere al gregge. Quegli disse alle figlie:
Dov'? Perch avete lasciato l quell'uomo? Chiamatelo a
mangiare il nostro cibo!. Cos Mos accett di abitare con
quell'uomo che gli diede in moglie la propria figlia Zippora.
Ella gli partor un figlio ed egli lo chiam Gherson, perch
diceva: Sono un emigrato in terra straniera.



Nel lungo corso di quegli anni, il re d'Egitto mor. Gli
Israeliti gemettero per la loro schiavit, alzarono grida di
lamento e il loro grido dalla schiavit sal a Dio. Dio ascolt
il loro lamento, si ricord della sua alleanza con Abramo e
Giacobbe. Dio guard la condizione degli Israeliti e se ne prese
pensiero.





3.

Mos stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote
di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arriv al
monte di Dio, l'Oreb. L'angelo del Signore gli apparve in una
fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guard ed ecco: il
roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mos
pens: Voglio avvicinarmi a vedere questo meraviglioso
spettacolo: perch il roveto non brucia?. Il Signore vide che
si era avvicinato per vedere e Dio lo chiam dal roveto e disse:
Mos, Mos!. Rispose: Eccomi!. Riprese: Non avvicinarti!
Togliti i sandali dai piedi, perch il luogo sul quale tu stai 
una terra santa!. E disse: Io sono il Dio di tuo padre, il Dio
di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe. Mos allora si
vel il viso, perch aveva paura di guardare verso Dio. Il
Signore disse: Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto
e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco
infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dalla mano
dell'Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese
bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele,
verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l'Hittita, l'Amorreo,
il Perizzita, l'Eveo, il Gebuseo. Il grido degli Israeliti 
arrivato fino a me e io stesso ho visto l'oppressione con cui
gli Egiziani li tormentano. Ora va'! Io ti mando dal faraone.
Fa' uscire dall'Egitto il mio popolo, gli Israeliti!. Mos
disse a Dio: Chi sono io per andare dal faraone e per far
uscire dall'Egitto gli Israeliti?. Rispose: Io sar con te.
Eccoti il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto
uscire il popolo dall'Egitto, servirete Dio su questo monte.



Mos disse a Dio: Ecco, io arrivo dagli Israeliti e dico loro:
Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come
si chiama? E io che cosa risponder loro?. Dio disse a Mos:
Io sono colui che sono!. Poi disse: Dirai agli Israeliti:
Io-Sono mi ha mandato a voi. Dio aggiunse a Mos: Dirai agli
Israeliti: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di
Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a
voi. Questo  il mio nome per sempre; questo  il titolo con cui
sar ricordato di generazione in generazione.



Va'! Riunisci gli anziani di Israele e di' loro: Il Signore,
Dio dei vostri padri, mi  apparso, il dio di Abramo, di Isacco,
di Giacobbe, dicendo: Sono venuto a vedere voi e ci che vien
fatto a voi in Egitto. E ho detto: Vi far uscire dalla
umiliazione dell'Egitto verso il paese del Cananeo,
dell'Hittita, dell'Amorreo, del Perizzita, dell'Eveo e del
Gebuseo, verso un paese dove scorre latte e miele. Essi
ascolteranno la tua voce e tu e gli anziani d'Israele andrete
dal re di Egitto e gli riferirete: Il Signore, Dio degli Ebrei,
si  presentato a noi. Ci sia permesso di andare nel deserto a
tre giorni di cammino, per fare un sacrificio al Signore, nostro
Dio. Io so che il re d'Egitto non vi permetter di partire, se
non con l'intervento di una mano forte. Stender dunque la mano
e colpir l'Egitto; con tutti i prodigi che operer in mezzo ad
esso, dopo egli vi lascer andare. Far s che questo popolo
trovi grazia agli occhi degli Egiziani: quando partirete, non ve
ne andrete a mani vuote. Ogni donna domander alla sua vicina e
all'inquilina della sua casa oggetti di argento e oggetti d'oro
e vesti; ne caricherete i vostri figli e le vostre figlie e
spoglierete l'Egitto.





4.

Mos rispose: Ecco, non mi crederanno, non ascolteranno la mia
voce, ma diranno: Non ti  apparso il Signore!. Il Signore gli
disse: Che hai in mano?. Rispose: Un bastone. Riprese:
Gettalo a terra!. Lo gett a terra e il bastone divent un
serpente, davanti al quale Mos si mise a fuggire.

Il Signore disse a Mos: Stendi la mano e prendilo per la
coda!. Stese la mano, lo prese e divent di nuovo un bastone
nella sua mano. Questo perch credano che ti  apparso il
Signore, il Dio dei loro padri, il Dio di Abramo, il Dio di
Isacco, il Dio di Giacobbe. Il Signore gli disse ancora:
Introduci la mano nel seno!. Egli si mise in seno la mano e
poi la ritir: ecco, la sua mano era diventata lebbrosa, bianca
come la neve. Egli disse: Rimetti la mano nel seno!. Rimise in
seno la mano e la tir fuori: ecco, era tornata come il resto
della sua carne. Dunque se non ti credono e non ascoltano la
voce del primo segno, crederanno alla voce del secondo! Se non
credono neppure a questi due segni e non ascolteranno la tua
voce, allora prenderai acqua del Nilo e la verserai sulla terra
asciutta: l'acqua che avrai presa dal Nilo diventer sangue
sulla terra asciutta.

Mos disse al Signore: Mio Signore, io non sono un buon
parlatore; non lo sono mai stato prima e neppure da quando tu
hai cominciato a parlare al tuo servo, ma sono impacciato di
bocca e di lingua. Il Signore gli disse: Chi ha dato una bocca
all'uomo o chi lo rende muto o sordo, veggente o cieco? Non sono
forse io, il Signore? Ora va'! Io sar con la tua bocca e ti
insegner quello che dovrai dire. Mos disse: Perdonami,
Signore mio, manda chi vuoi mandare!. Allora la collera del
Signore si accese contro Mos e gli disse: Non vi  forse il
tuo fratello Aronne, il levita? Io so che lui sa parlar bene.
Anzi sta venendoti incontro. Ti vedr e gioir in cuor suo. Tu
gli parlerai e metterai sulla sua bocca le parole da dire e io
sar con te e con lui mentre parlate e vi suggerir quello che
dovrete fare. Parler lui al popolo per te: allora egli sar per
te come bocca e tu farai per lui le veci di Dio. Terrai in mano
questo bastone con il quale tu compirai i prodigi.



Mos part, torn da Ietro suo suocero e gli disse: Lascia che
io parta e torni dai miei fratelli che sono in Egitto, per
vedere se sono ancora vivi!. Ietro disse a Mos: Va' pure in
pace!. Il Signore disse a Mos in Madian: Va', torna in
Egitto, perch sono morti quanti insidiavano la tua vita!. Mos
prese la moglie e i figli, li fece salire sull'asino e torn nel
paese di Egitto. Mos prese in mano anche il bastone di Dio.

Il Signore disse a Mos: Mentre tu parti per tornare in Egitto,
sappi che tu compirai alla presenza del faraone tutti i prodigi
che ti ho messi in mano; ma io indurir il suo cuore ed egli non
lascer partire il mio popolo. Allora tu dirai al faraone: Dice
il Signore: Israele  il mio figlio primogenito. Io ti avevo
detto: lascia partire il mio figlio perch mi serva! Ma tu hai
rifiutato di lasciarlo partire. Ecco io faccio morire il tuo
figlio primogenito!.

Mentre si trovava in viaggio, nel luogo dove pernottava, il
Signore gli venne contro e cerc di farlo morire. Allora Zippora
prese una selce tagliente, recise il prepuzio del figlio e con
quello gli tocc i piedi e disse: Tu sei per me uno sposo di
sangue. Allora si ritir da lui. Essa aveva detto sposo di
sangue a causa della circoncisione.



Il Signore disse ad Aronne: Va' incontro a Mos nel deserto!.
And e lo incontr al monte di Dio e lo baci. Mos rifer ad
Aronne tutte le parole con le quali il Signore lo aveva inviato
e tutti i segni con i quali l'aveva accreditato.

Mos e Aronne andarono e adunarono tutti gli anziani degli
Israeliti. Aronne parl al popolo, riferendo tutte le parole che
il Signore aveva detto a Mos, e comp i segni davanti agli
occhi del popolo. Allora il popolo credette. Essi intesero che
il Signore aveva visitato gli Israeliti e che aveva visto la
loro afflizione; si inginocchiarono e adorarono.





5.

In seguito, Mos e Aronne vennero dal faraone e gli
annunziarono: Dice il Signore, il Dio d'Israele: Lascia partire
il mio popolo perch mi celebri una festa nel deserto!. Il
faraone rispose: Chi  il Signore, perch io debba ascoltare la
sua voce per lasciar partire Israele? Non conosco il Signore e
neppure lascer partire Israele!. Ripresero: Il Dio degli
Ebrei si  presentato a noi. Ci sia dunque concesso di partire
per un viaggio di tre giorni nel deserto e celebrare un
sacrificio al Signore, nostro Dio, perch non ci colpisca di
peste o di spada!. Il re di Egitto disse loro: Perch, Mos e
Aronne, distogliete il popolo dai suoi lavori? Tornate ai vostri
lavori!. Il faraone aggiunse: Ecco, ora sono numerosi pi del
popolo del paese, voi li vorreste far cessare dai lavori
forzati!. In quel giorno il faraone diede questi ordini ai
sorveglianti del popolo e ai suoi scribi: Non darete pi la
paglia al popolo per fabbricare i mattoni come facevate prima.
Si procureranno da s la paglia. Per voi dovete esigere il
numero di mattoni che facevano prima, senza ridurlo. Perch sono
fannulloni; per questo protestano: Vogliamo partire, dobbiamo
sacrificare al nostro Dio! Pesi dunque il lavoro su questi
uomini e vi si trovino impegnati; non diano retta a parole
false!.

I sorveglianti del popolo e gli scribi uscirono e parlarono al
popolo: Ha ordinato il faraone: Io non vi do pi la paglia. Voi
stessi andate a procurarvela dove ne troverete, ma non
diminuisca il vostro lavoro.

Il popolo si disperse in tutto il paese d'Egitto a raccattare
stoppie da usare come paglia. Ma i sorveglianti li sollecitavano
dicendo: Porterete a termine il vostro lavoro; ogni giorno il
quantitativo giornaliero, come quando vi era la paglia.
Bastonarono gli scribi degli Israeliti, quelli che i
sorveglianti del faraone avevano costituiti loro capi, dicendo:
Perch non avete portato a termine anche ieri e oggi, come
prima, il vostro numero di mattoni?. Allora gli scribi degli
Israeliti vennero dal faraone a reclamare, dicendo: Perch
tratti cos i tuoi servi? Paglia non vien data ai tuoi servi, ma
i mattoni  -  ci si dice  -  fateli! Ed ecco i tuoi servi sono
bastonati e la colpa  del tuo popolo!. Rispose: Fannulloni
siete, fannulloni! Per questo dite: Vogliamo partire, dobbiamo
sacrificare al Signore. Ora andate, lavorate! Non vi sar data
paglia, ma voi darete lo stesso numero di mattoni.

Gli scribi degli Israeliti si videro ridotti a mal partito,
quando fu detto loro: Non diminuirete affatto il numero
giornaliero dei mattoni. Quando, uscendo dalla presenza del
faraone, incontrarono Mos e Aronne che stavano ad aspettarli,
dissero loro: Il Signore proceda contro di voi e giudichi;
perch ci avete resi odiosi agli occhi del faraone e agli occhi
dei suoi ministri mettendo loro in mano la spada per ucciderci!.

Allora Mos si rivolse al Signore e disse: Mio Signore, perch
hai maltrattato questo popolo? Perch dunque mi hai inviato? Da
quando sono venuto dal faraone per parlargli in tuo nome, egli
ha fatto del male a questo popolo e tu non hai per nulla
liberato il tuo popolo!.





6.

Il Signore disse a Mos: Ora vedrai quello che sto per fare al
faraone, con mano potente li lascer andare, anzi con mano
potente li caccer dal suo paese!



[Un diverso racconto della vocazione di Mos].

Dio parl a Mos e gli disse: Io sono il Signore! Sono apparso
ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe come Dio onnipotente, ma con il
mio nome di Signore non mi sono manifestato a loro. Ho anche
stabilito la mia alleanza con loro, per dar loro il paese di
Canaan, quel paese dove essi soggiornarono come forestieri.

Sono ancora io che ho udito il lamento degli Israeliti asserviti
dagli Egiziani e mi sono ricordato della mia alleanza. 6Per
questo di' agli Israeliti: Io sono il Signore! Vi sottrarr ai
gravami degli Egiziani, vi liberer dalla loro schiavit e vi
liberer con braccio teso e con grandi castighi. Io vi prender
come mio popolo e diventer il vostro Dio. Voi saprete che io
sono il Signore, il vostro Dio, che vi sottrarr ai gravami
degli Egiziani. Vi far entrare nel paese che ho giurato a mano
alzata di dare ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe, e ve lo dar in
possesso: io sono il Signore!.

Mos parl cos agli Israeliti, ma essi non lo ascoltarono,
perch erano all'estremo della sopportazione per la dura
schiavit.

Il Signore disse a Mos: Va' e parla al faraone re d'Egitto,
perch lasci partire dal suo paese gli Israeliti!. Mos disse
alla presenza del Signore: Ecco, gli Israeliti non mi hanno
ascoltato: come vorr ascoltarmi il faraone mentre io ho la
parola impacciata?

Il Signore parl a Mos e ad Aronne e diede loro un incarico
presso gli Israeliti e presso il faraone re d'Egitto, per far
uscire gli Israeliti dal paese d'Egitto.

Questi sono i capi delle loro famiglie. Figli di Ruben,
primogenito d'Israele: Enoch, Pallu, Chezron e Carmi; queste
sono le famiglie di Ruben.

Figli di Simeone: Iemuel, Iamin, Oad, Iachin, Socar e Saul,
figlio della Cananea; queste sono le famiglie di Simeone.

Questi sono i nomi dei figli di Levi secondo le loro
generazioni: Gherson, Keat, Merari. Ora gli anni della vita di
Levi furono centotrentasette.

Figli di Gherson: Libni e Simei secondo le loro famiglie.

Figli di Keat: Amran, Isear, Ebron e Uzziel. Ora gli anni della
vita di Keat furono centotrentatr.

Figli di Merari: Macli e Musi; queste sono le famiglie di Levi
secondo le loro generazioni.

Amram prese in moglie Iochebed, sua zia, la quale gli partor
Aronne e Mos. Ora gli anni della vita di Amram furono
centotrentasette.

Figli di Isear: Core, Nefeg e Zicri. Figli di Uzziel: Misael,
Elsafan, Sitri.

Aronne prese in moglie Elisabetta, figlia di Amminadab, sorella
di Nacason dalla quale ebbe i figli Nadab, Abiu, Eleazaro e
Itamar.

Figli di Core: Assir, Elkana e Abiasaf; queste sono le famiglie
dei Coreiti.

Eleazaro, figlio di Aronne, prese in moglie una figlia di
Putiel, la quale gli partor Finees. Questi sono i capi delle
casate dei leviti, ordinati con le loro famiglie.

Sono questi quell'Aronne e quel Mos ai quali il Signore disse:
Fate uscire dal paese d'Egitto gli Israeliti, secondo le loro
schiere!.

Questi dissero al faraone re d'Egitto di lasciar uscire
dall'Egitto gli Israeliti: sono Mos e Aronne.

Questo avvenne quando il Signore parl a Mos nel paese
d'Egitto: il Signore disse a Mos: Io sono il Signore!
Riferisci al faraone, re d'Egitto, quanto io ti dico. Mos
disse alla presenza del Signore: Ecco ho la parola impacciata e
come il faraone vorr ascoltarmi?





7.

Il Signore disse a Mos: Vedi, io ti ho posto a far le veci di
Dio per il faraone: Aronne, tuo fratello, sar il tuo profeta.
Tu gli dirai quanto io ti ordiner: Aronne, tuo fratello,
parler al faraone perch lasci partire gli Israeliti dal suo
paese. Ma io indurir il cuore del faraone e moltiplicher i
miei segni e i miei prodigi nel paese d'Egitto. Il faraone non
vi ascolter e io porr la mano contro l'Egitto e far cos
uscire dal paese d'Egitto le mie schiere, il mio popolo degli
Israeliti, con l'intervento di grandi castighi.

Allora gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando
stender la mano contro l'Egitto e far uscire di mezzo a loro
gli Israeliti!.

Mos e Aronne eseguirono quanto il Signore aveva loro comandato;
operarono esattamente cos. Mos aveva ottant'anni e Aronne
ottantatr, quando parlarono al faraone.



Il Signore disse a Mos e ad Aronne: Quando il faraone vi
chieder: Fate un prodigio a vostro sostegno! tu dirai ad
Aronne: Prendi il bastone e gettalo davanti al faraone e
diventer un serpente!. Mos e Aronne vennero dunque dal
faraone ed eseguirono quanto il Signore aveva loro comandato:
Aronne gett il bastone davanti al faraone e davanti ai suoi
servi ed esso divenne un serpente. Allora il faraone convoc i
sapienti e gli incantatori, e anche i maghi dell'Egitto, con le
loro magie, operarono la stessa cosa. Gettarono ciascuno il suo
bastone e i bastoni divennero serpenti. Ma il bastone di Aronne
inghiott i loro bastoni. Per il cuore del faraone si ostin e
non diede loro ascolto, secondo quanto aveva predetto il Signore.



[Prima piaga: l'acqua color del sangue].

Il Signore disse a Mos: Il cuore del faraone  irremovibile:
si  rifiutato di lasciar partire il popolo. Va' dal faraone al
mattino quando uscir verso le acque. Tu starai davanti a lui
sulla riva del Nilo, tenendo in mano il bastone che si 
cambiato in serpente. Gli riferirai: Il Signore, il Dio degli
Ebrei, mi ha inviato a dirti: Lascia partire il mio popolo,
perch possa servirmi nel deserto; ma tu finora non hai
obbedito. Dice il Signore: Da questo fatto saprai che io sono il
Signore; ecco, con il bastone che ho in mano io batto un colpo
sulle acque che sono nel Nilo: esse si muteranno in sangue. I
pesci che sono nel Nilo moriranno e il Nilo ne diventer fetido,
cos gli Egiziani non potranno pi bere le acque del Nilo!. Il
Signore disse a Mos: Comanda ad Aronne: Prendi il tuo bastone
e stendi la mano sulle acque degli Egiziani, sui loro fiumi,
canali, stagni, e su tutte le loro raccolte di acqua; diventino
sangue e ci sia sangue in tutto il paese d'Egitto, perfino nei
recipienti di legno e di pietra!. Mos e Aronne eseguirono
quanto aveva ordinato il Signore: Aronne alz il bastone e
percosse le acque che erano nel Nilo sotto gli occhi del faraone
e dei suoi servi. Tutte le acque che erano nel Nilo si mutarono
in sangue. I pesci che erano nel Nilo morirono e il Nilo ne
divenne fetido, cos che gli Egiziani non poterono pi berne le
acque. Vi fu sangue in tutto il paese d'Egitto. Ma i maghi
dell'Egitto, con le loro magie, operarono la stessa cosa. Il
cuore del faraone si ostin e non diede loro ascolto secondo
quanto aveva predetto il Signore. Il faraone volt le spalle e
rientr nella sua casa e non tenne conto neppure di questo
fatto. Tutti gli Egiziani scavarono allora nei dintorni del Nilo
per attingervi acqua da bere, perch non potevano bere le acque
del Nilo. Sette giorni trascorsero dopo che il Signore aveva
colpito il Nilo.



[Seconda piaga: le rane].

Il Signore disse a Mos: Va' a riferire al faraone: Dice il
Signore: Lascia andare il mio popolo perch mi possa servire! Se
tu rifiuti di lasciarlo andare, ecco, io colpir tutto il tuo
territorio con le rane: il Nilo comincer a pullulare di rane;
esse usciranno, ti entreranno in casa, nella camera dove dormi e
sul tuo letto, nella casa dei tuoi ministri e tra il tuo popolo,
nei tuoi forni e nelle tue madie. Contro di te e contro tutti i
tuoi ministri usciranno le rane.





8.

Il Signore disse a Mos: Comanda ad Aronne: Stendi la mano con
il tuo bastone sui fiumi, sui canali e sugli stagni, e fa'
uscire le rane sul paese d'Egitto!.

Aronne stese la mano sulle acque d'Egitto e le rane uscirono e
coprirono il paese d'Egitto. Ma i maghi, con le loro magie,
operarono la stessa cosa e fecero uscire le rane sul paese
d'Egitto. Il faraone fece chiamare Mos e Aronne e disse:
Pregate il Signore perch allontani le rane da me e dal mio
popolo; io lascer andare il popolo, perch possa sacrificare al
Signore!. 5Mos disse al faraone: Fammi l'onore di comandarmi
per quando io devo pregare in favore tuo e dei tuoi ministri e
del tuo popolo, per liberare dalle rane te e le tue case, in
modo che ne rimangano soltanto nel Nilo. Rispose: Per domani.
Riprese: Secondo la tua parola! Perch tu sappia che non esiste
nessuno pari al Signore, nostro Dio, le rane si ritireranno da
te e dalle tue case, dai tuoi servitori e dal tuo popolo: ne
rimarranno soltanto nel Nilo. Mos e Aronne si allontanarono
dal faraone e Mos supplic il Signore riguardo alle rane, che
aveva mandate contro il faraone. Il Signore oper secondo la
parola di Mos e le rane morirono nelle case, nei cortili e nei
campi. Le raccolsero in tanti mucchi e il paese ne fu ammorbato.
Ma il faraone vide che era intervenuto il sollievo, si ostin e
non diede loro ascolto, secondo quanto aveva predetto il Signore.



[Terza piaga: le zanzare].

Quindi il Signore disse a Mos: Comanda ad Aronne: Stendi il
tuo bastone, percuoti la polvere della terra: essa si muter in
zanzare in tutto il paese d'Egitto. Cos fecero: Aronne stese
la mano con il suo bastone, colp la polvere della terra e
infierirono le zanzare sugli uomini e sulle bestie; tutta la
polvere del paese si era mutata in zanzare in tutto l'Egitto. I
maghi fecero la stessa cosa con le loro magie, per produrre
zanzare ma non riuscirono e le zanzare infierivano sugli uomini
e sulle bestie. Allora i maghi dissero al faraone: E' il dito
di Dio!. Ma il cuore del faraone si ostin e non diede ascolto,
secondo quanto aveva predetto il Signore.



[Quarta piaga: i mosconi].

Il Signore disse a Mos: Alzati di buon mattino e presentati al
faraone quando andr alle acque; gli riferirai: Dice il Signore:
Lascia partire il mio popolo, perch mi possa servire! Se tu non
lasci partire il mio popolo, ecco mander su di te, sui tuoi
ministri, sul tuo popolo e sulle tue case i mosconi: le case
degli Egiziani saranno piene di mosconi e anche il suolo sul
quale essi si trovano. Ma in quel giorno io eccettuer il paese
di Gosen, dove dimora il mio popolo, in modo che l non vi siano
mosconi, perch tu sappia che io, il Signore, sono in mezzo al
paese! Cos far distinzione tra il mio popolo e il tuo popolo.
Domani avverr questo segno. Cos fece il Signore: una massa
imponente di mosconi entr nella casa del faraone, nella casa
dei suoi ministri e in tutto il paese d'Egitto; la regione era
devastata a causa dei mosconi. Il faraone fece chiamare Mos e
Aronne e disse: Andate a sacrificare al vostro Dio nel paese!.
Ma Mos rispose: Non  opportuno far cos perch quello che noi
sacrifichiamo al Signore nostro Dio,  abominio per gli
Egiziani. Se noi facciamo un sacrificio abominevole agli
Egiziani sotto i loro occhi, forse non ci lapideranno? Andremo
nel deserto, a tre giorni di cammino, e sacrificheremo al
Signore, nostro Dio, secondo quanto egli ci ordiner!. Allora
il faraone replic: Vi lascer partire e potrete sacrificare al
Signore nel deserto. Ma non andate troppo lontano e pregate per
me. Rispose Mos: Ecco, uscir dalla tua presenza e pregher
il Signore, domani i mosconi si ritireranno dal faraone, dai
suoi ministri e dal suo popolo. Per il faraone cessi di
burlarsi di noi, non lasciando partire il popolo, perch possa
sacrificare al Signore!. Mos si allontan dal faraone e preg
il Signore. Il Signore ag secondo la parola di Mos e allontan
i mosconi dal faraone, dai suoi ministri e dal suo popolo: non
ne rest neppure uno. Ma il faraone si ostin anche questa volta
e non lasci partire il popolo.





9.

[Quinta piaga: la peste del bestiame].

Allora il Signore si rivolse a Mos: Va' a riferire al faraone:
Dice il Signore, il Dio degli Ebrei: Lascia partire il mio
popolo, perch mi possa servire! Se tu rifiuti di lasciarlo
partire e lo trattieni ancora, ecco la mano del Signore viene
sopra il tuo bestiame che  nella campagna, sopra i cavalli, gli
asini, i cammelli, sopra gli armenti e le greggi, con una peste
gravissima! Ma il Signore far distinzione fra il bestiame di
Israele e quello degli Egiziani, cos che niente muoia di quanto
appartiene agli Israeliti. Il Signore fiss la data, dicendo:
Domani il Signore compir questa cosa nel paese!. Appunto il
giorno dopo, il Signore comp questa cosa: mor tutto il
bestiame degli Egiziani, ma del bestiame degli Israeliti non
mor neppure un capo. Il faraone mand a vedere ed ecco neppure
un capo era morto del bestiame d'Israele. Ma il cuore del
faraone rimase ostinato e non lasci partire il popolo.



[Sesta piaga: le ulcere].

Il Signore disse a Mos e ad Aronne: Procuratevi una manciata
di fuliggine di fornace: Mos la getter in aria sotto gli occhi
del faraone. Essa diventer un pulviscolo diffuso su tutto il
paese d'Egitto e produrr, sugli uomini e sulle bestie,
un'ulcera con pustole, in tutto il paese d'Egitto. Presero
dunque fuliggine di fornace, si posero alla presenza del
faraone, Mos la gett in aria ed essa produsse ulcere
pustolose, con eruzioni su uomini e bestie. I maghi non poterono
stare alla presenza di Mos a causa delle ulcere che li avevano
colpiti come tutti gli Egiziani. Ma il Signore rese ostinato il
cuore del faraone, il quale non diede loro ascolto, come il
Signore aveva predetto a Mos.



[Settima piaga: la grandine].

Il Signore disse a Mos: Alzati di buon mattino, presentati al
faraone e annunziagli: Dice il Signore, il Dio degli Ebrei:
Lascia partire il mio popolo, perch mi possa servire! Perch
questa volta io mando tutti i miei flagelli contro di te, contro
i tuoi ministri e contro tutto il tuo popolo, perch tu sappia
che nessuno  come me su tutta la terra. Se fin da principio io
avessi steso la mano per colpire te e il tuo popolo con la
peste, tu saresti ormai cancellato dalla terra; invece ti ho
lasciato vivere per dimostrarti la mia potenza e per manifestare
il mio nome in tutta la terra. Ancora ti opponi al mio popolo e
non lo lasci partire! Ecco, io faccio cadere domani a questa
stessa ora una grandine violentissima come non ci fu mai in
Egitto dal giorno della sua fondazione fino ad oggi. Manda
dunque fin d'ora a mettere al riparo il tuo bestiame e quanto
hai in campagna. Su tutti gli uomini e su tutti gli animali che
si trovano in campagna e che non saranno ricondotti in casa
scender la grandine ed essi moriranno. Chi tra i ministri del
faraone temeva il Signore fece ricoverare nella casa i suoi
schiavi e il suo bestiame; chi invece non diede retta alla
parola del Signore lasci schiavi e bestiame in campagna. Il
Signore disse a Mos: Stendi la mano verso il cielo: vi sia
grandine in tutto il paese d'Egitto, sugli uomini, sulle bestie
e su tutte le erbe dei campi nel paese d'Egitto!. Mos tese il
bastone verso il cielo e il Signore mand tuoni e grandine; un
fuoco guizz sul paese e il Signore fece piovere grandine su
tutto il paese d'Egitto. Ci furono grandine e folgori in mezzo
alla grandine: grandinata cos violenta non vi era mai stata in
tutto il paese d'Egitto, dal tempo in cui era diventato nazione!
La grandine colp, in tutto il paese d'Egitto, quanto era nella
campagna: uomini e bestie; la grandine colp anche tutta l'erba
della campagna e schiant tutti gli alberi della campagna.
Soltanto nel paese di Gosen, dove stavano gli Israeliti, non ci
fu grandine. Allora il faraone mand a chiamare Mos e Aronne e
disse loro: Questa volta ho peccato: il Signore ha ragione; io
e il mio popolo siamo colpevoli. Pregate il Signore: basta con i
tuoni e la grandine! Vi lascer partire e non resterete qui pi
oltre. Mos gli rispose: Quando sar uscito dalla citt,
stender le mani verso il Signore: i tuoni cesseranno e non ci
sar pi grandine, perch tu sappia che la terra  del Signore.
Ma quanto a te e ai tuoi ministri, io so che ancora non temerete
il Signore Dio. Ora il lino e l'orzo erano stati colpiti,
perch l'orzo era in spiga e il lino in fiore; ma il grano e la
spelta non erano stati colpiti, perch tardivi. Mos si
allontan dal faraone e dalla citt; stese le mani verso il
Signore: i tuoni e la grandine cessarono e la pioggia non si
rovesci pi sulla terra. Il faraone vide che la pioggia era
cessata, come anche la grandine e i tuoni e continu a peccare e
si ostin, insieme con i suoi ministri. Il cuore del faraone si
ostin ed egli non lasci partire gli Israeliti, come aveva
predetto il Signore per mezzo di Mos.





10.

[Ottava piaga: le cavallette].

Allora il Signore disse a Mos: Va' dal faraone, perch io ho
reso irremovibile il suo cuore e il cuore dei suoi ministri, per
operare questi miei prodigi in mezzo a loro e perch tu possa
raccontare e fissare nella memoria di tuo figlio e di tuo nipote
come io ho trattato gli Egiziani e i segni che ho compiuto in
mezzo a loro e cos saprete che io sono il Signore!. Mos e
Aronne entrarono dal faraone e gli dissero: Dice il Signore, il
Dio degli Ebrei: Fino a quando rifiuterai di piegarti davanti a
me? Lascia partire il mio popolo, perch mi possa servire. Se tu
rifiuti di lasciar partire il mio popolo, ecco io mander da
domani le cavallette sul tuo territorio. Esse copriranno il
paese, cos da non potersi pi vedere il suolo: divoreranno ci
che  rimasto, che vi  stato lasciato dalla grandine, e
divoreranno ogni albero che germoglia nella vostra campagna.
Riempiranno le tue case, le case di tutti i tuoi ministri e le
case di tutti gli Egiziani, cosa che non videro i tuoi padri n
i padri dei tuoi padri, da quando furono su questo suolo fino ad
oggi!. Poi voltarono le spalle e uscirono dalla presenza del
faraone. i ministri del faraone gli dissero: Fino a quando
costui rester tra noi come una trappola? Lascia partire questa
gente perch serva il Signore suo Dio! Non sai ancora che
l'Egitto va in rovina?.

Mos e Aronne furono chiamati presso il faraone, che disse loro:
Andate, servite il Signore, vostro Dio! Ma chi sono quelli che
devono partire?. Mos disse: Andremo con i nostri giovani e i
nostri vecchi, con i figli e le figlie, con il nostro bestiame e
le nostre greggi perch per noi  una festa del Signore.
Rispose: Il Signore sia con voi, come io intendo lasciar
partire voi e i vostri bambini! Ma badate che voi avete di mira
un progetto malvagio. Cos non va! Partite voi uomini e servite
il Signore, se davvero voi cercate questo!. Li allontanarono
dal faraone. Allora il Signore disse a Mos: Stendi la mano sul
paese d'Egitto per mandare le cavallette: assalgano il paese
d'Egitto e mangino ogni erba di quanto la grandine ha
risparmiato!. Mos stese il bastone sul paese d'Egitto e il
Signore diresse sul paese un vento d'oriente per tutto quel
giorno e tutta la notte. Quando fu mattina, il vento d'oriente
aveva portato le cavallette. Le cavallette assalirono tutto il
paese d'Egitto e vennero posarsi in tutto il territorio
d'Egitto. Fu cosa gravissima: tante non ve ne erano mai state
prima, n vi furono in seguito. Esse coprirono tutto il paese
cos che il paese ne fu oscurato; divorarono ogni erba della
terra e ogni frutto d'albero che la grandine aveva risparmiato:
nulla di verde rimase sugli alberi e delle erbe dei campi in
tutto il paese d'Egitto. Il faraone allora convoc in fretta
Mos e Aronne e disse: Ho peccato contro il Signore, vostro
Dio, e contro di voi. Ma ora perdonate il mio peccato anche
questa volta e pregate il Signore vostro Dio perch almeno
allontani da me questa morte!.

Egli si allontan dal faraone e preg il Signore. Il Signore
cambi la direzione del vento e lo fece soffiare dal mare con
grande forza: esso port via le cavallette e le abbatt nel mar
Rosso; neppure una cavalletta rimase in tutto il territorio
d'Egitto. Ma il Signore rese ostinato il cuore del faraone, il
quale non lasci partire gli Israeliti.



[Nona piaga: le tenebre].

Allora il Signore disse a Mos: Stendi la mano verso il cielo:
verranno sul paese d'Egitto tenebre, tali che si potranno
palpare!.

Mos stese la mano verso il cielo: vennero dense tenebre su
tutto il paese d'Egitto, per tre giorni. Non si vedevano pi
l'un l'altro e per tre giorni nessuno pot muoversi dal suo
posto. Ma per tutti gli Israeliti c'era luce l dove abitavano.

Allora il faraone convoc Mos e disse: Partite, servite il
Signore! Solo rimanga il vostro bestiame minuto e grosso! Anche
i vostri bambini potranno partire con voi. Rispose Mos: Anche
tu metterai a nostra disposizione sacrifici e olocausti e noi li
offriremo al Signore nostro Dio. Anche il nostro bestiame
partir con noi: neppure un'unghia ne rester qui. Perch da
esso noi dobbiamo prelevare le vittime per servire il Signore,
nostro Dio, e noi non sapremo come servire il Signore finch non
saremo arrivati in quel luogo. Ma il Signore rese ostinato il
cuore del faraone, il quale non volle lasciarli partire. Gli
rispose dunque il faraone: Vattene da me! Guardati dal
ricomparire davanti a me, perch quando tu rivedrai la mia
faccia, morirai. Mos disse: Hai parlato bene: non vedr pi
la tua faccia!.





11.

Il Signore disse a Mos: Ancora una piaga mander contro il
faraone e l'Egitto; dopo, egli vi lascer partire di qui. Vi
lascer partire senza restrizione, anzi vi caccer via di qui.

Di' dunque al popolo, che ciascuno dal suo vicino e ciascuna
dalla sua vicina si facciano dare oggetti d'argento e oggetti
d'oro.

Il Signore fece s che il popolo trovasse favore agli occhi
degli Egiziani. Inoltre Mos era un uomo assai considerato nel
paese d'Egitto, agli occhi dei ministri del faraone e del popolo.

Mos rifer: Dice il Signore: Verso la met della notte io
uscir attraverso l'Egitto: morir ogni primogenito nel paese
d'Egitto, dal primogenito del faraone che siede sul trono fino
al primogenito della schiava che sta dietro la mola, e ogni
primogenito del bestiame. Un grande grido si alzer in tutto il
paese d'Egitto, quale non vi fu mai e quale non si ripeter mai
pi. Ma contro tutti gli Israeliti neppure un cane punter la
lingua, n contro uomini, n contro bestie, perch sappiate che
il Signore fa distinzione tra l'Egitto e Israele. Tutti questi
tuoi servi scenderanno da me e si prostreranno davanti a me
dicendo: Esci tu e tutto il popolo che ti segue! Dopo, io
uscir!.

Mos, acceso di collera, si allontan dal faraone.

Il Signore aveva appunto detto a Mos: Il faraone non vi
ascolter, perch si moltiplichino i miei prodigi nel paese
d'Egitto.

Mos e Aronne avevano fatto tutti questi prodigi davanti al
faraone; ma il Signore aveva reso ostinato il cuore del faraone,
il quale non lasci partire gli Israeliti dal suo paese.





12.

II Signore disse a Mos e ad Aronne nel paese d'Egitto: Questo
mese sar per voi l'inizio dei mesi, sar per voi il primo mese
dell'anno. Parlate a tutta la comunit di Israele e dite: Il
dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per
famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo
piccola per consumare l'agnello, si assocer al suo vicino, al
pi prossimo della casa, secondo il numero delle persone;
calcolerete come dovr essere l'agnello, secondo quanto ciascuno
pu mangiarne. Il vostro agnello sia senza difetto, maschio,
nato nell'anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre
e lo serberete fino al quattordici di questo mese: allora tutta
l'assemblea della comunit d'Israele lo immoler al tramonto.
Preso un po' del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e
sull'architrave delle case, in cui lo dovranno mangiare. In
quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la
mangeranno con azzimi e con erbe amare. Non lo mangerete crudo,
n bollito nell'acqua, ma solo arrostito al fuoco con la testa,
le gambe e le viscere. Non ne dovete far avanzare fino al
mattino: quello che al mattino sar avanzato lo brucerete nel
fuoco. Ecco in quale modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i
sandali ai piedi, il bastone in mano, lo mangerete in fretta. E'
la Pasqua del Signore! In quella notte io passer per il paese
d'Egitto e colpir ogni primogenito nel paese d'Egitto, uomo o
bestia, cos far giustizia di tutti gli dei dell'Egitto. Io
sono il Signore! Il sangue sulle vostre case sar il segno che
voi siete dentro: io vedr il sangue e passer oltre, non ci
sar per voi flagello di sterminio, quando io colpir il paese
d'Egitto. Questo giorno sar per voi un memoriale, lo
celebrerete come festa del Signore: di generazione in
generazione, lo celebrerete come un rito perenne.



Per sette giorni voi mangerete azzimi. Gi dal primo giorno
farete sparire il lievito dalle vostre case, perch chiunque
manger del lievitato dal giorno primo al settimo, quella
persona sar eliminata da Israele.

Nel primo giorno avrete una convocazione sacra; nel settimo
giorno una convocazione sacra: durante questi giorni non si far
alcun lavoro; potr essere preparato solo ci che deve essere
mangiato da ogni persona.

Osservate gli azzimi, perch in questo stesso giorno io ho fatto
uscire le vostre schiere dal paese d'Egitto; osserverete questo
giorno di generazione in generazione come rito perenne. Nel
primo mese, il giorno quattordici del mese, alla sera, voi
mangerete azzimi fino al ventuno del mese, alla sera. Per sette
giorni non si trover lievito nelle vostre case, perch chiunque
manger del lievito, sar eliminato dalla comunit di Israele,
forestiero o nativo del paese. Non mangerete nulla di lievitato;
in tutte le vostre dimore mangerete azzimi.



Mos convoc tutti gli anziani d'Israele e disse loro: Andate e
procuratevi un capo di bestiame minuto per ogni vostra famiglia
e immolate la Pasqua. Prenderete un fascio di issopo, lo
intingerete nel sangue che sar nel catino e spruzzerete
l'architrave e gli stipiti con il sangue del catino. Nessuno di
voi uscir dalla porta della sua casa fino al mattino. Il
Signore passer per colpire l'Egitto, vedr il sangue
sull'architrave e sugli stipiti: allora il Signore passer oltre
la porta e non permetter allo sterminatore di entrare nella
vostra casa per colpire. Voi osserverete questo comando come un
rito fissato per te e per i tuoi figli per sempre. Quando poi
sarete entrati nel paese che il Signore vi dar, come ha
promesso, osserverete questo rito. Allora i vostri figli vi
chiederanno: Che significa questo atto di culto? Voi direte
loro: E' il sacrificio della Pasqua per il Signore, il quale 
passato oltre le case degli Israeliti in Egitto, quando colp
l'Egitto e salv le nostre case. Il popolo si inginocchi e si
prostr.

Poi gli Israeliti se ne andarono ed eseguirono ci che il
Signore aveva ordinato a Mos e ad Aronne; in tal modo essi
fecero.



[Decima piaga: la morte dei primogeniti egiziani].

A mezzanotte il Signore percosse ogni primogenito nel paese
d'Egitto, dal primogenito del faraone che siede sul trono fino
al primogenito del prigioniero nel carcere sotterraneo, e tutti
i primogeniti del bestiame. Si alz il faraone nella notte e con
lui i suoi ministri e tutti gli Egiziani; un grande grido
scoppi in Egitto, perch non c'era casa dove non ci fosse un
morto!



Il faraone convoc Mos e Aronne nella notte e disse: Alzatevi
e abbandonate il mio popolo, voi e gli Israeliti! Andate a
servire il Signore come avete detto. Prendete anche il vostro
bestiame e le vostre greggi, come avete detto, e partite!
Benedite anche me!. Gli Egiziani fecero pressione sul popolo,
affrettandosi a mandarli via dal paese, perch dicevano: Stiamo
per morire tutti!. Il popolo port con s la pasta prima che
fosse lievitata, recando sulle spalle le madie avvolte nei
mantelli. Gli Israeliti eseguirono l'ordine di Mos e si fecero
dare dagli Egiziani oggetti d'argento e d'oro e vesti. Il
Signore fece s che il popolo trovasse favore agli occhi degli
Egiziani, i quali annuirono alle loro richieste. Cos essi
spogliarono gli Egiziani. Gli Israeliti partirono da Ramses alla
volta di Succot, in numero di seicentomila uomini capaci di
camminare, senza contare i bambini. Inoltre una grande massa di
gente promiscua part con loro e insieme greggi e armenti in
gran numero. Fecero cuocere la pasta che avevano portato
dall'Egitto in forma di focacce azzime, perch non era
lievitata: erano infatti stati scacciati dall'Egitto e non
avevano potuto indugiare; neppure si erano procurati provviste
per il viaggio.

Il tempo durante il quale gli Israeliti abitarono in Egitto fu
di quattrocentotrenta anni. Al termine dei quattrocentotrenta
anni, proprio in quel giorno, tutte le schiere del Signore
uscirono dal paese d'Egitto. Notte di veglia fu questa per il
Signore per farli uscire dal paese d'Egitto. Questa sar una
notte di veglia in onore del Signore per tutti gli Israeliti, di
generazione in generazione.



Il Signore disse a Mos e ad Aronne: Questo  il rito della
Pasqua: nessuno straniero ne deve mangiare.

Quanto a ogni schiavo acquistato con denaro, lo circonciderai e
allora ne potr mangiare.

L'avventizio e il mercenario non ne mangeranno.

In una sola casa si manger: non ne porterai le carni fuori di
casa; non ne spezzerete alcun osso.

Tutta la comunit d'Israele la celebrer. Se un forestiero 
domiciliato presso di te e vuol celebrare la pasqua del Signore,
sia circonciso ogni suo maschio: allora si accoster per
celebrarla e sar come un nativo del paese. Ma nessun non
circonciso ne deve mangiare. Ci sar una sola legge per il
nativo e per il forestiero, che  domiciliato in mezzo a voi.

Tutti gli Israeliti fecero cos; come il Signore aveva ordinato
a Mos e ad Aronne, in tal modo operarono.

Proprio in quel giorno il Signore fece uscire gli Israeliti dal
paese d'Egitto, ordinati secondo le loro schiere.





13.

Il Signore disse a Mos: Consacrami ogni primogenito, il primo
parto di ogni madre tra gli Israeliti, di uomini o di animali:
esso appartiene a me.

Mos disse al popolo: Ricordati di questo giorno, nel quale
siete usciti dall'Egitto, dalla condizione servile, perch con
mano potente il Signore vi ha fatti uscire di l: non si mangi
ci che  lievitato. Oggi voi uscite nel mese di Abib. Quando il
Signore ti avr fatto entrare nel paese del Cananeo,
dell'Hittita, dell'Amorreo, dell'Eveo e del Gebuseo, che ha
giurato ai tuoi padri di dare a te, terra dove scorre latte e
miele, allora tu compirai questo rito in questo mese.

Per sette giorni mangerai azzimi. Nel settimo ci sar una festa
in onore del Signore.

Nei sette giorni si mangeranno azzimi e non ci sar presso di te
ci che  lievitato, non ci sar presso di te il lievito, entro
tutti i tuoi confini.

In quel giorno tu istruirai tuo figlio: E' a causa di quanto ha
fatto il Signore per me, quando sono uscito dall'Egitto.

Sar per te segno sulla tua mano e ricordo fra i tuoi occhi,
perch la legge del Signore sia sulla tua bocca. Con mano
potente infatti il Signore ti ha fatto uscire dall'Egitto.
Osserverai questo rito alla sua ricorrenza ogni anno.

Quando il Signore ti avr fatto entrare nel paese del Cananeo,
come ha giurato a te e ai tuoi padri, e te lo avr dato in
possesso, tu riserverai per il Signore ogni primogenito del seno
materno; ogni primo parto del bestiame, se di sesso maschile,
appartiene al Signore. Riscatterai ogni primo parto dell'asino
mediante un capo di bestiame minuto; se non lo riscatti, gli
fiaccherai il collo. Riscatterai ogni primogenito dell'uomo tra
i tuoi figli. Quando tuo figlio domani ti chieder: Che
significa ci?, tu gli risponderai: Con braccio potente il
Signore ci ha fatti uscire dall'Egitto, dalla condizione
servile. Poich il faraone si ostinava a non lasciarci partire,
il Signore ha ucciso ogni primogenito nel paese d'Egitto, i
primogeniti degli uomini e i primogeniti del bestiame. Per
questo io sacrifico al Signore ogni primo frutto del seno
materno, se di sesso maschile, e riscatto ogni primogenito dei
miei figli. Questo sar un segno sulla tua mano, sar un
ornamento fra i tuoi occhi, per ricordare che con braccio
potente il Signore ci ha fatti uscire dall'Egitto.



Quando il faraone lasci partire il popolo, Dio non lo condusse
per la strada del paese dei Filistei, bench fosse pi corta,
perch Dio pensava: Altrimenti il popolo, vedendo imminente la
guerra, potrebbe pentirsi e tornare in Egitto. Dio guid il
popolo per la strada del deserto verso il mare Rosso. Gli
Israeliti, ben armati, uscivano dal paese d'Egitto. Mos prese
con s le ossa di Giuseppe, perch questi aveva fatto giurare
solennemente gli Israeliti: Dio, certo, verr a visitarvi; voi
allora vi porterete via le mie ossa.

Partirono da Succot e si accamparono a Etam, sul limite del
deserto. Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una
colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere, e di
notte con una colonna di fuoco per far loro luce, cos che
potessero viaggiare giorno e notte.

Di giorno la colonna di nube non si ritirava mai dalla vista del
popolo, n la colonna di fuoco durante la notte.





14.

Il Signore disse a Mos: Comanda agli Israeliti che tornino
indietro e si accampino davanti a Pi-Achirot, tra Migdol e il
mare davanti a Baal-Zefon; di fronte ad esso vi accamperete
presso il mare. Il faraone penser agli Israeliti: Vanno errando
per il paese; il deserto li ha bloccati! Io render ostinato il
cuore del faraone ed egli li inseguir, io dimostrer la mia
gloria contro il faraone e tutto il suo esercito, cos gli
Egiziani sapranno che io sono il Signore!. Essi fecero in tal
modo.

Quando fu riferito al re d'Egitto che il popolo era fuggito, il
cuore del faraone e dei suoi ministri si rivolse contro il
popolo. Dissero: Che abbiamo fatto lasciando partire Israele,
cos che pi non ci serva!. Attacc allora il cocchio e prese
con s i suoi soldati. Prese seicento carri scelti e tutti i
carri di Egitto con i combattenti sopra ciascuno di essi. Il
Signore rese ostinato il cuore del faraone, re d'Egitto, il
quale insegu gli Israeliti mentre gli Israeliti uscivano a mano
alzata. Gli Egiziani li inseguirono e li raggiunsero, mentre
essi stavano accampati presso il mare: tutti i cavalli e i carri
del faraone, i suoi cavalieri e il suo esercito si trovarono
presso Pi-Achirot, davanti a Baal-Zefon.

Quando il faraone fu vicino, gli Israeliti alzarono gli occhi:
ecco, gli Egiziani muovevano il campo dietro di loro! Allora gli
Israeliti ebbero grande paura e gridarono al Signore. E dissero
a Mos: Forse perch non c'erano sepolcri in Egitto ci hai
portati a morire nel deserto? Che hai fatto, portandoci fuori
dall'Egitto? Non ti dicevamo in Egitto: Lasciaci stare e
serviremo gli Egiziani? Perch  meglio per noi servire l'Egitto
che morire nel deserto!. Mos rispose: Non abbiate paura!
Siate forti e vedrete la salvezza che il Signore oggi opera per
voi; perch gli Egiziani che voi oggi vedete, non li rivedrete
mai pi! Il Signore combatter per voi, e voi starete
tranquilli.



Il Signore disse a Mos: Perch gridi verso di me? Ordina agli
Israeliti di riprendere il cammino. Tu intanto alza il bastone,
stendi la mano sul mare e dividilo, perch gli Israeliti entrino
nel mare all'asciutto. Ecco io rendo ostinato il cuore degli
Egiziani, cos che entrino dietro di loro e io dimostri la mia
gloria sul faraone e tutto il suo esercito, sui suoi carri e sui
suoi cavalieri. Gli Egiziani sapranno che io sono il Signore,
quando dimostrer la mia gloria contro il faraone, i suoi carri
e i suoi cavalieri.

L'angelo di Dio, che precedeva l'accampamento d'Israele, cambi
posto e pass indietro. Anche la colonna di nube si mosse e dal
davanti pass indietro. Venne cos a trovarsi tra l'accampamento
degli Egiziani e quello d'Israele. La nube era tenebrosa per gli
uni, mentre per gli altri illuminava la notte; cos gli uni non
poterono avvicinarsi agli altri durante tutta la notte.

Allora Mos stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta
la notte, risospinse il mare con un forte vento d'oriente,
rendendolo asciutto; le acque si divisero. Gli Israeliti
entrarono nel mare sull'asciutto, mentre le acque erano per loro
una muraglia a destra e a sinistra. Gli Egiziani li inseguirono
con tutti i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi
cavalieri, entrando dietro di loro in mezzo al mare. Ma alla
veglia del mattino il Signore dalla colonna di fuoco e di nube
gett uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta.
Fren le ruote dei loro carri, cos che a stento riuscivano a
spingerle. Allora gli Egiziani dissero: Fuggiamo di fronte a
Israele, perch il Signore combatte per loro contro gli
Egiziani!.

Il Signore disse a Mos: Stendi la mano sul mare: le acque si
riversino sugli Egiziani, sui loro carri e i loro cavalieri.

Mos stese la mano sul mare e il mare, sul far del mattino,
torn al suo livello consueto, mentre gli Egiziani, fuggendo,
gli si dirigevano contro. Il Signore li travolse cos in mezzo
al mare. Le acque ritornarono e sommersero i carri e i cavalieri
di tutto l'esercito del faraone, che erano entrati nel mare
dietro a Israele: non ne scamp neppure uno. Invece gli
Israeliti avevano camminato sull'asciutto in mezzo al mare,
mentre le acque erano per loro una muraglia a destra e a
sinistra. In quel giorno il Signore salv Israele dalla mano
degli Egiziani e Israele vide gli Egiziani morti sulla riva del
mare. Israele vide la mano potente con la quale il Signore aveva
agito contro l'Egitto e il popolo temette il Signore e credette
in lui e nel suo servo Mos.





15.

Allora Mos e gli Israeliti cantarono questo canto al Signore e
dissero:

Voglio cantare in onore del Signore:

perch ha mirabilmente trionfato,

ha gettato in mare

cavallo e cavaliere.

Mia forza e mio canto  il Signore,

egli mi ha salvato.

E' il mio Dio e lo voglio lodare,

 il Dio di mio padre

e lo voglio esaltare!

Dio  prode in guerra,

si chiama Signore.

I carri del faraone e il suo esercito

li ha gettati nel mare

e i suoi combattenti scelti

furono sommersi nel mare Rosso.

Gli abissi li ricoprirono,

sprofondarono come pietra.

La tua destra, Signore,

terribile per la potenza,

la tua destra, Signore,

annienta il nemico;

con sublime grandezza

abbatti i tuoi avversari,

scateni il tuo furore

che li divora come paglia.

Al soffio della tua ira

si accumularono le acque,

si alzarono le onde

come un argine,

si rappresero gli abissi

in fondo al mare.

Il nemico aveva detto:

Inseguir, raggiunger,

spartir il bottino,

se ne sazier la mia brama;

sfoderer la spada,

li conquister la mia mano!

Soffiasti con il tuo alito:

il mare li copr,

sprofondarono come piombo

in acque profonde.

Chi  come te fra gli di, Signore?

Chi  come te,

maestoso in santit,

tremendo nelle imprese,

operatore di prodigi?

Stendesti la destra:

li inghiott la terra.

Guidasti con il tuo favore

questo popolo che hai riscattato,

lo conducesti con forza

alla tua santa dimora.

Hanno udito i popoli e tremano;

dolore incolse gli abitanti della Filistea.

Gi si spaventano i capi di Edom,

i potenti di Moab li prende il timore;

tremano tutti gli abitanti di Canaan.

Piombano sopra di loro

la paura e il terrore;

per la potenza del tuo braccio

restano immobili come pietra,

finch sia passato il tuo popolo,

Signore,

finch sia passato questo tuo popolo

che ti sei acquistato.

Lo fai entrare e lo pianti

sul monte della tua eredit,

luogo che per tua sede,

Signore, hai preparato,

santuario che le tue mani,

Signore, hanno fondato.

Il Signore regna

in eterno e per sempre! .

Quando infatti i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi
cavalieri furono entrati nel mare, il Signore fece tornare sopra
di essi le acque del mare, mentre gli Israeliti avevano
camminato sull'asciutto in mezzo al mare. Allora Maria, la
profetessa, sorella di Aronne, prese in mano un timpano: dietro
a lei uscirono le donne con i timpani, formando cori di danze.
Maria fece loro cantare il ritornello:

Cantate al Signore

perch ha mirabilmente trionfato:

ha gettato in mare

cavallo e cavaliere!.



Mos fece levare l'accampamento di Israele dal mare Rosso ed
essi avanzarono verso il deserto di Sur. Camminarono tre giorni
nel deserto e non trovarono acqua. Arrivarono a Mara, ma non
potevano bere le acque di Mara, perch erano amare. Per questo
erano state chiamate Mara. Allora il popolo mormor contro Mos:
Che berremo?. Egli invoc il Signore, il quale gli indic un
legno. Lo gett nell'acqua e l'acqua divenne dolce. In quel
luogo il Signore impose al popolo una legge e un diritto; in
quel luogo lo mise alla prova. Disse: Se tu ascolterai la voce
del Signore tuo Dio e farai ci che  retto ai suoi occhi, se tu
presterai orecchio ai suoi ordini e osserverai tutte le sue
leggi, io non t'infligger nessuna delle infermit che ho
inflitto agli Egiziani, perch io sono il Signore, colui che ti
guarisce!.

Poi arrivarono a Elim, dove sono dodici sorgenti di acqua e
settanta palme. Qui si accamparono presso l'acqua.





16.

Levarono l'accampamento da Elim e tutta la comunit degli
Israeliti arriv al deserto di Sin, che si trova tra Elim e il
Sinai, il quindici del secondo mese dopo la loro uscita dal
paese d'Egitto. Nel deserto tutta la comunit degli Israeliti
mormor contro Mos e contro Aronne. Gli Israeliti dissero loro:
Fossimo morti per mano del Signore nel paese d'Egitto, quando
eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a
saziet! Invece ci avete fatti uscire in questo deserto per far
morire di fame tutta questa moltitudine.

Allora il Signore disse a Mos: Ecco, io sto per far piovere
pane dal cielo per voi: il popolo uscir a raccoglierne ogni
giorno la razione di un giorno, perch io lo metta alla prova,
per vedere se cammina secondo la mia legge o no. Ma il sesto
giorno, quando prepareranno quello che dovranno portare a casa,
sar il doppio di ci che raccoglieranno ogni altro giorno.

Mos e Aronne dissero a tutti gli Israeliti: Questa sera
saprete che il Signore vi ha fatti uscire dal paese d'Egitto,
domani mattina vedrete la Gloria del Signore; poich egli ha
inteso le vostre mormorazioni contro di lui. Noi infatti che
cosa siamo, perch mormoriate contro di noi?. Mos disse:
Quando il Signore vi dar alla sera la carne da mangiare e alla
mattina il pane a saziet, sar perch il Signore ha inteso le
mormorazioni, con le quali mormorate contro di lui. Noi infatti
che cosa siamo? Non contro di noi vanno le vostre mormorazioni,
ma contro il Signore.

Mos disse ad Aronne: Da' questo comando a tutta la comunit
degli Israeliti: Avvicinatevi alla presenza del Signore, perch
egli ha inteso le vostre mormorazioni!. Ora mentre Aronne
parlava a tutta la comunit degli Israeliti, essi si voltarono
verso il deserto: ed ecco la Gloria del Signore apparve nella
nube.

Il Signore disse a Mos: Ho inteso la mormorazione degli
Israeliti. Parla loro cos: Al tramonto mangerete carne e alla
mattina vi sazierete di pane; saprete che io sono il Signore
vostro Dio. Alla sera le quaglie salirono e coprirono
l'accampamento, al mattino vi era uno strato di rugiada intorno
all'accampamento. Poi lo strato di rugiada svan ed ecco sulla
superficie del deserto c'era una cosa minuta e granulosa, minuta
come  la brina sulla terra. Gli Israeliti la videro e si
dissero l'un l'altro: "Man hu": che cos'?, perch non
sapevano che cosa fosse. Mos disse loro: E' il pane che il
Signore vi ha dato in cibo.

Ecco che cosa comanda il Signore: Raccoglietene quanto ciascuno
pu mangiarne, un "omer" a testa, secondo il numero delle
persone con voi. Ne prenderete ciascuno per quelli della propria
tenda.

Cos fecero gli Israeliti. Ne raccolsero chi molto chi poco. Si
misur con l'"omer": colui che ne aveva preso di pi, non ne
aveva di troppo, colui che ne aveva preso di meno non ne
mancava: avevano raccolto secondo quanto ciascuno poteva
mangiarne. Poi Mos disse loro: Nessuno ne faccia avanzare fino
al mattino. Essi non obbedirono a Mos e alcuni ne conservarono
fino al mattino; ma vi si generarono vermi e imputrid. Mos si
irrit contro di loro.

Essi dunque ne raccoglievano ogni mattina secondo quanto
ciascuno mangiava; quando il sole cominciava a scaldare, si
scioglieva.

Nel sesto giorno essi raccolsero il doppio di quel pane, due
"omer" a testa. Allora tutti i principi della comunit vennero a
informare Mos. E disse loro: E' appunto ci che ha detto il
Signore: Domani  sabato, riposo assoluto consacrato al Signore.
Ci che avete da cuocere, cuocetelo; ci che avete da bollire,
bollitelo; quanto avanza, tenetelo in serbo fino a domani
mattina.

Essi lo misero in serbo fino al mattino, come aveva ordinato
Mos, e non imputrid, n vi si trovarono vermi.

Disse Mos: Mangiatelo oggi, perch  sabato in onore del
Signore: oggi non lo troverete nella campagna. Sei giorni lo
raccoglierete, ma il settimo giorno  sabato: non ve ne sar.

Nel settimo giorno alcuni del popolo uscirono per raccoglierne,
ma non ne trovarono. Disse allora il Signore a Mos: Fino a
quando rifiuterete di osservare i miei ordini e le mie leggi?
Vedete che il Signore vi ha dato il sabato! Per questo egli vi
da al sesto giorno il pane per due giorni. Restate ciascuno al
proprio posto! Nel settimo giorno nessuno esca dal luogo dove si
trova.

Il popolo dunque ripos nel settimo giorno.

La casa d'Israele la chiam manna. Era simile al seme del
coriandolo e bianca, aveva il sapore di una focaccia con miele.
Mos disse: Questo ha ordinato il Signore: Riempitene un "omer"
e conservatelo per i vostri discendenti, perch vedano il pane
che vi ho dato da mangiare nel deserto, quando vi ho fatti
uscire dal paese d'Egitto.

Mos disse quindi ad Aronne: Prendi un'urna e mettici un "omer"
completo di manna; deponila davanti al Signore e conservala per
i vostri discendenti. Secondo quanto il Signore aveva ordinato
a Mos, Aronne la depose per conservarla davanti alla
Testimonianza. Gli Israeliti mangiarono la manna per
quarant'anni, fino al loro arrivo in una terra abitata,
mangiarono cio la manna finch furono arrivati ai confini del
paese di Canaan. L'"omer"  la decima parte di un'"efa".





17.

Tutta la comunit degli Israeliti lev l'accampamento dal
deserto di Sin, secondo l'ordine che il Signore dava di tappa in
tappa, e si accamp a Refidim. Ma non c'era acqua da bere per il
popolo. Il popolo protest contro Mos: Dateci acqua da bere!.
Mos disse loro: Perch protestate con me? Perch mettete alla
prova il Signore?. In quel luogo il popolo soffriva la sete per
mancanza d'acqua; il popolo mormor contro Mos e disse: Perch
ci hai fatti uscire dall'Egitto per far morire di sete noi, i
nostri figli e il nostro bestiame?. Allora Mos invoc l'aiuto
del Signore, dicendo: Che far io per questo popolo? Ancora un
poco e mi lapideranno!. Il Signore disse a Mos: Passa davanti
al popolo e prendi con te alcuni anziani di Israele. Prendi in
mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va'! Ecco, io
star davanti a te sulla roccia, sull'Oreb; tu batterai sulla
roccia, ne uscir acqua e il popolo berr. Mos cos fece sotto
gli occhi degli anziani d'Israele. Si chiam quel luogo Massa e
Meriha, a causa della protesta degli Israeliti e perch misero
alla prova il Signore, dicendo: Il Signore  in mezzo a noi s
o no?.



Allora Amalek venne a combattere contro Israele a Refidim. Mos
disse a Giosu: Scegli per noi alcuni uomini ed esci in
battaglia contro Amalek. Domani io star ritto sulla cima del
colle con in mano il bastone di Dio. Giosu esegu quanto gli
aveva ordinato Mos per combattere contro Amalek, mentre Mos,
Aronne e Cur salirono sulla cima del colle. Quando Mos alzava
le mani, Israele era il pi forte, ma quando le lasciava cadere
era pi forte Amalek. Poich Mos sentiva pesare le mani dalla
stanchezza, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed
egli vi sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l'altro
dall'altra, sostenevano le sue mani. Cos le sue mani rimasero
ferme fino al tramonto del sole. Giosu sconfisse Amalek e il
suo popolo passandoli poi a fil di spada. Allora il Signore
disse a Mos: Scrivi questo per ricordo nel libro e mettilo
negli orecchi di Giosu: io canceller del tutto la memoria di
Amalek sotto il cielo!.

Allora Mos costru un altare, lo chiam Il Signore  il mio
vessillo e disse:

Una mano s' levata sul trono del Signore:

vi sar guerra del Signore contro Amalek

di generazione in generazione!.





18.

Ietro, sacerdote di Madian, suocero di Mos, venne a sapere
quanto Dio aveva operato per Mos e per Israele, suo popolo,
come il Signore aveva fatto uscire Israele dall'Egitto.

Allora Ietro prese con s Zippora, moglie di Mos, che prima
egli aveva rimandata, e insieme i due figli di lei, uno dei
quali si chiamava Gherson perch egli aveva detto: Sono un
emigrato in terra straniera, e l'altro si chiamava Eliezer,
perch Il Dio di mio padre  venuto in mio aiuto e mi ha
liberato dalla spada del faraone.

Ietro dunque, suocero di Mos, con i figli e la moglie di lui
venne da Mos nel deserto, dove era accampato, presso la
montagna di Dio. Egli fece dire a Mos: Sono io, Ietro, tuo
suocero, che vengo da te con tua moglie e i suoi due figli!.
Mos and incontro al suocero, si prostr davanti a lui e lo
baci; poi si informarono l'uno della salute dell'altro ed
entrarono sotto la tenda. Mos raccont al suocero quanto il
Signore aveva fatto al faraone e agli Egiziani per Israele,
tutte le difficolt loro capitate durante il viaggio, dalle
quali il Signore li aveva liberati. Ietro gio di tutti i
benefici che il Signore aveva fatto a Israele, quando lo aveva
liberato dalla mano degli Egiziani. Disse Ietro: Benedetto sia
il Signore, che vi ha liberati dalla mano degli Egiziani e dalla
mano del faraone: egli ha strappato questo popolo dalla mano
dell'Egitto! Ora io so che il Signore  pi grande di tutti gli
di poich egli ha operato contro gli Egiziani con quelle stesse
cose di cui essi si vantavano.

Ietro, suocero di Mos, offr un olocausto e sacrifici a Dio.
Vennero Aronne e tutti gli anziani d'Israele e fecero un
banchetto con il suocero di Mos davanti a Dio.



Il giorno dopo Mos sedette a rendere giustizia al popolo e il
popolo si trattenne presso Mos dalla mattina fino alla sera.
Allora Ietro visto quanto faceva per il popolo, gli disse: Che
cos' questo che fai per il popolo? Perch siedi tu solo, mentre
il popolo sta presso di te dalla mattina alla sera?. Mos
rispose al suocero: Perch il popolo viene da me per consultare
Dio. Quando hanno qualche questione, vengono da me e io giudico
le vertenze tra l'uno e l'altro e faccio conoscere i decreti di
Dio e le sue leggi. Il suocero di Mos gli disse: Non va bene
quello che fai! Finirai per soccombere, tu e il popolo che  con
te, perch il compito  troppo pesante per te; tu non puoi
attendervi da solo. Ora ascoltami: ti voglio dare un consiglio e
Dio sia con te! Tu sta' davanti a Dio in nome del popolo e
presenta le questioni a Dio. A loro spiegherai i decreti e le
leggi; indicherai loro la via per la quale devono camminare e le
opere che devono compiere. Invece sceglierai tra tutto il popolo
uomini integri che temono Dio, uomini retti che odiano la
venalit e li costituirai sopra di loro come capi di migliaia,
capi di centinaia capi di cinquantine e capi di decine. Essi
dovranno giudicare il popolo in ogni circostanza; quando vi sar
una questione importante, la sottoporranno a te, mentre essi
giudicheranno ogni affare minore. Cos ti alleggerirai il peso
ed essi lo porteranno con te. Se tu fai questa cosa e se Dio te
la comanda potrai resistere e anche questo popolo arriver in
pace alla sua meta. Mos ascolt la voce del suocero e fece
quanto gli aveva suggerito. Mos dunque scelse in tutto Israele
uomini capaci e li costitu alla testa del popolo come capi di
migliaia, capi di centinaia, capi di cinquantine e capi di
decine. Essi giudicavano il popolo in ogni circostanza: quando
avevano affari difficili li sottoponevano a Mos, ma giudicavano
essi stessi tutti gli affari minori. Poi Mos conged il
suocero, il quale torn al suo paese.





19.

Al terzo mese dall'uscita degli Israeliti dal paese d'Egitto,
proprio in quel giorno, essi arrivarono al deserto del Sinai.
Levato l'accampamento da Refidim, arrivarono al deserto del
Sinai, dove si accamparono; Israele si accamp davanti al monte.
Mos sal verso Dio e il Signore lo chiam dal monte, dicendo:
Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti:
Voi stessi avete visto ci che io ho fatto all'Egitto e come ho
sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me.
Ora, se vorrete ascoltare la mia voce e custodirete la mia
alleanza, voi sarete per me la propriet tra tutti i popoli,
perch mia  tutta la terra! Voi sarete per me un regno di
sacerdoti e una nazione santa. Queste parole dirai agli
Israeliti.

Mos and, convoc gli anziani del popolo e rifer loro tutte
queste parole, come gli aveva ordinato il Signore.

Tutto il popolo rispose insieme e disse: Quanto il Signore ha
detto, noi lo faremo!.

Mos torn dal Signore e rifer le parole del popolo.



Il Signore disse a Mos: Ecco, io sto per venire verso di te in
una densa nube perch il popolo senta quando io parler con te e
credano sempre anche a te.

Mos rifer al Signore le parole del popolo.

Il Signore disse a Mos: Va' dal popolo e purificalo oggi e
domani: lavino le loro vesti e si tengano pronti per il terzo
giorno, perch nel terzo giorno il Signore scender sul monte
Sinai alla vista di tutto il popolo.

Fisserai per il popolo un limite tutto attorno, dicendo:
Guardatevi dal salire sul monte e dal toccarne le falde.
Chiunque toccher il monte sar messo a morte.

Nessuna mano per dovr toccare costui: dovr essere lapidato o
colpito con tiro di arco. Animale o uomo non dovr sopravvivere.

Quando suoner il corno, allora soltanto essi potranno salire
sul monte.

Mos scese dal monte verso il popolo; egli fece purificare il
popolo ed essi lavarono le loro vesti. Poi disse al popolo:
Siate pronti in questi tre giorni: non unitevi a donna.

Ed ecco al terzo giorno, sul far del mattino, vi furono tuoni,
lampi, una nube densa sul monte e un suono fortissimo di tromba:
tutto il popolo che era nell'accampamento fu scosso da tremore.

Allora Mos fece uscire il popolo dall'accampamento incontro a
Dio. Essi stettero in piedi alle falde del monte.

Il monte Sinai era tutto fumante, perch su di esso era sceso il
Signore nel fuoco e il suo fumo saliva come il fumo di una
fornace: tutto il monte tremava molto. Il suono della tromba
diventava sempre pi intenso: Mos parlava e Dio gli rispondeva
con voce di tuono.

Il Signore scese dunque sul monte Sinai, sulla vetta del monte e
il Signore chiam Mos sulla vetta del monte. Mos sal.

Il Signore disse a Mos: Scendi, scongiura il popolo di non
irrompere verso il Signore per vedere, altrimenti ne cadr una
moltitudine!

Anche i sacerdoti, che si avvicinano al Signore, si tengano in
stato di mondezza, altrimenti il Signore si avventer contro di
loro!.

Mos disse al Signore: Il popolo non pu salire sul monte
Sinai, perch tu stesso ci hai avvertiti dicendo: Fissa un
limite verso il monte e dichiaralo sacro.

Il Signore gli disse: Va', scendi, poi salirai tu e Aronne con
te. Ma i sacerdoti e il popolo non si precipitino per salire
verso il Signore, altrimenti egli si avventer contro di loro!.
Mos scese verso il popolo e parl.





20.

[I dieci comandamenti].

Dio allora pronunci tutte queste parole:

Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese
d'Egitto, dalla condizione di schiavit:

non avrai altri dei di fronte a me.

Non ti farai idolo n immagine alcuna di quanto  lass nel
cielo n di quanto  quaggi sulla terra, n di ci che  nelle
acque sotto la terra.

Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perch io,
il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa
dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione,
per coloro che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a
mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei
comandi.

Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perch il
Signore non lascer impunito chi pronuncia il suo nome invano.

Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni
faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno  il
sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro,
n tu n tuo figlio, n tua figlia, n il tuo schiavo, n la tua
schiava, n il tuo bestiame, n il forestiero che dimora presso
di te. Perch in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la
terra e il mare e quanto  in essi, ma si  riposato il settimo
giorno. Perci il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo
ha dichiarato sacro.

Onora tuo padre e tua madre, perch si prolunghino i tuoi giorni
nel paese che ti d il Signore, tuo Dio.

Non uccidere.

Non commettere adulterio.

Non rubare.

Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

Non desiderare la casa del tuo prossimo.

Non desiderare la moglie del tuo prossimo, n il suo schiavo, n
la sua schiava, n il suo bue, n il suo asino, n alcuna cosa
che appartenga al tuo prossimo.



Tutto il popolo percepiva i tuoni e i lampi, il suono del corno
e il monte fumante. Il popolo vide, fu preso da tremore e si
tenne lontano.

Allora dissero a Mos: Parla tu a noi e noi ascolteremo, ma non
ci parli Dio, altrimenti moriremo!.

Mos disse al popolo: Non abbiate timore: Dio  venuto per
mettervi alla prova e perch il suo timore vi sia sempre
presente e non pecchiate.

Il popolo si tenne dunque lontano, mentre Mos avanz verso la
nube oscura, nella quale era Dio.



Il Signore disse a Mos: Dirai agli Israeliti: Avete visto che
vi ho parlato dal cielo! Non fate dei d'argento e dei d'oro
accanto a me: non fatene per voi! Farai per me un altare di
terra e sopra, offrirai i tuoi olocausti e i tuoi sacrifici di
comunione, le tue pecore e i tuoi buoi; in ogni luogo dove io
vorr ricordare il mio nome, verr a te e ti benedir.

Se tu mi fai un altare di pietra, non lo costruirai con pietra
tagliata, perch alzando la tua lama su di essa, tu la
renderesti profana.

Non salirai sul mio altare per mezzo di gradini, perch l non
si scopra la tua nudit.





21.

Queste sono le norme che tu esporrai loro.

Quando tu avrai acquistato uno schiavo ebreo, egli ti servir
per sei anni e nel settimo potr andarsene libero, senza
riscatto. Se  entrato solo, uscir solo; se era coniugato, sua
moglie se ne andr con lui. Se il suo padrone gli ha dato moglie
e questa gli ha partorito figli o figlie, la donna e i suoi
figli saranno propriet del padrone ed egli se ne andr solo. Ma
se lo schiavo dice: Io sono affezionato al mio padrone, a mia
moglie, ai miei figli; non voglio andarmene in libert, allora
il suo padrone lo condurr davanti a Dio, lo far accostare al
battente o allo stipite della porta e gli forer l'orecchio con
la lesina; quegli sar suo schiavo per sempre.

Quando un uomo vender la figlia come schiava, essa non se ne
andr come se ne vanno gli schiavi. Se essa non piace al
padrone, che perci non se la prende come concubina, la far
riscattare. Comunque egli non pu venderla a gente straniera,
agendo con frode verso di lei. Se egli la vuol dare come
concubina al proprio figlio, si comporter nei suoi riguardi
secondo il diritto delle figlie. Se egli ne prende un'altra per
s, non diminuir alla prima il nutrimento, il vestiario, la
coabitazione.

Se egli non fornisce a lei queste cose, essa potr andarsene,
senza che sia pagato il prezzo del riscatto.



Colui che colpisce un uomo causandone la morte, sar messo a
morte. Per per colui che non ha teso insidia, ma che Dio gli ha
fatto incontrare, io ti fisser un luogo dove potr rifugiarsi.

Ma quando un uomo attenta al suo prossimo per ucciderlo con
inganno, allora lo strapperai anche dal mio altare, perch sia
messo a morte.

Colui che percuote suo padre o sua madre sar messo a morte.

Colui che rapisce un uomo e lo vende, se lo si trova ancora in
mano a lui sar messo a morte.

Colui che maledice suo padre o sua madre sar messo a morte.



Quando alcuni uomini rissano e uno colpisce il suo prossimo con
una pietra o con il pugno e questi non  morto, ma debba
mettersi a letto, se poi si alza ed esce con il bastone, chi lo
ha colpito sar ritenuto innocente, ma dovr pagare il riposo
forzato e procurargli le cure.

Quando un uomo colpisce con il bastone il suo schiavo o la sua
schiava e gli muore sotto le sue mani, si deve fare vendetta. Ma
se sopravvive un giorno o due, non sar vendicato, perch 
acquisto del suo denaro.

Quando alcuni uomini rissano e urtano una donna incinta, cos da
farla abortire, se non vi  altra disgrazia, si esiger
un'ammenda, secondo quanto imporr il marito della donna, e il
colpevole pagher attraverso un arbitrato. Ma se segue una
disgrazia, allora pagherai vita per vita, occhio per occhio,
dente per dente, mano per mano, piede per piede, bruciatura per
bruciatura, ferita per ferita, livido per livido.

Quando un uomo colpisce l'occhio del suo schiavo o della sua
schiava e lo acceca, gli dar la libert in compenso
dell'occhio. Se fa cadere il dente del suo schiavo o della sua
schiava, gli dar la libert in compenso del dente.



Quando un bue cozza con le corna contro un uomo o una donna e ne
segue la morte, il bue sar lapidato e non se ne manger la
carne. Per il proprietario del bue  innocente.

Ma se il bue era solito cozzare con le corna gi prima e il
padrone era stato avvisato e non lo aveva custodito, se ha
causato la morte di un uomo o di una donna, il bue sar lapidato
e anche il suo padrone dev'essere messo a morte. Se invece gli
viene imposta una compensazione, egli pagher il riscatto della
propria vita, secondo quanto gli verr imposto. Se cozza con le
corna contro un figlio o se cozza contro una figlia, si
proceder nella stessa maniera.

Se il bue colpisce con le corna uno schiavo o una schiava, si
pagheranno al padrone trenta sicli d'argento e il bue sar
lapidato.

Quando un uomo lascia una cisterna aperta oppure quando un uomo
scava una cisterna e non la copre, se vi cade un bue o un asino,
il proprietario della cisterna deve dare l'indennizzo: verser
il denaro al padrone della bestia e l'animale morto gli
apparterr.

Quando il bue di un uomo cozza contro il bue del suo prossimo e
ne causa la morte, essi venderanno il bue vivo e se ne
divideranno il prezzo; si divideranno anche la bestia morta. Ma
se  notorio che il bue cozzava gi prima e il suo padrone non
lo ha custodito, egli dovr dare come indennizzo bue per bue e
la bestia morta gli apparterr.

Quando un uomo ruba un bue o un montone e poi lo scanna o lo
vende, dar come indennizzo cinque capi di grosso bestiame per
il bue e quattro capi di bestiame minuto per il montone.





22.

Se un ladro viene sorpreso mentre sta facendo una breccia in un
muro e viene colpito e muore non vi  vendetta di sangue. Ma se
il sole si era gi alzato su di lui, a suo riguardo vi 
vendetta di sangue. Il ladro dovr dare l'indennizzo: se non
avr di che pagare, sar venduto in compenso dell'oggetto
rubato. Se si trova ancora in vita e in suo possesso ci che 
stato rubato, si tratti di bue, di asino o di montone,
restituir il doppio.

Quando un uomo usa come pascolo un campo o una vigna e lascia
che il suo bestiame vada a pascolare nel campo altrui, deve dare
l'indennizzo con il meglio del suo campo e con il meglio della
sua vigna.

Quando un fuoco si propaga e si attacca ai cespugli spinosi, se
viene bruciato un mucchio di covoni o il grano in spiga o il
grano in erba, colui che ha provocato l'incendio dar
l'indennizzo.

Quando un uomo d in custodia al suo prossimo argento od oggetti
e poi nella casa di questo uomo viene commesso un furto, se si
trova il ladro, restituir il doppio. Se il ladro non si trova,
il padrone della casa si accoster a Dio per giurare che non ha
allungato la mano sulla propriet del suo prossimo.

Qualunque sia l'oggetto di una frode, si tratti di un bue, di un
asino, di un montone, di una veste, di qualunque oggetto
perduto, di cui uno dice: E' questo!, la causa delle due parti
andr fino a Dio: colui che Dio dichiarer colpevole restituir
il doppio al suo prossimo.

Quando un uomo d in custodia al suo prossimo un asino o un bue
o un capo di bestiame minuto o qualsiasi bestia, se la bestia 
morta o si  prodotta una frattura o  stata rapita senza
testimone, tra le due parti interverr un giuramento per il
Signore, per dichiarare che il depositario non ha allungato la
mano sulla propriet del suo prossimo. Il padrone della bestia
accetter e l'altro non dovr restituire. Ma se la bestia 
stata rubata quando si trovava presso di lui, pagher
l'indennizzo al padrone di essa. Se invece  stata sbranata, la
porter in testimonianza e non dovr dare l'indennizzo per la
bestia sbranata. Quando un uomo prende in prestito dal suo
prossimo una bestia e questa si  prodotta una frattura o 
morta in assenza del padrone, dovr pagare l'indennizzo. Ma se
il padrone si trova presente, non deve restituire; se si tratta
di una bestia presa a nolo, la sua perdita  compensata dal
prezzo del noleggio.



Quando un uomo seduce una vergine non ancora fidanzata e pecca
con lei, ne pagher la dote nuziale ed essa diverr sua moglie.
Se il padre di lei si rifiuta di dargliela, egli dovr versare
una somma di denaro pari alla dote nuziale delle vergini.

Non lascerai vivere colei che pratica la magia.

Chiunque si abbrutisce con una bestia sia messo a morte.

Colui che offre un sacrificio agli dei, oltre al solo Signore,
sar votato allo sterminio.

Non molesterai il forestiero n lo opprimerai, perch voi siete
stati forestieri nel paese d'Egitto.

Non maltratterai la vedova o l'orfano. Se tu lo maltratti,
quando invocher da me l'aiuto, io ascolter il suo grido, la
mia collera si accender e vi far morire di spada: le vostre
mogli saranno vedove e i vostri figli orfani.

Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all'indigente che
sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non
dovete imporgli alcun interesse.

Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai
al tramonto del sole, perch  la sua sola coperta,  il
mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo?
Altrimenti quando invocher da me l'aiuto, io ascolter il suo
grido, perch io sono pietoso.

Non bestemmierai Dio e non maledirai il principe del tuo popolo.

Non ritarderai l'offerta di ci che riempie il tuo granaio e di
ci che stilla dal tuo frantoio.

Il primogenito dei tuoi figli lo darai a me. Cos farai per il
tuo bue e per il tuo bestiame minuto: sette giorni rester con
sua madre, l'ottavo giorno me lo darai.

Voi sarete per me uomini santi: non mangerete la carne di una
bestia sbranata nella campagna, la getterete ai cani.





23.

Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per
essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la
maggioranza per agire male e non deporrai in processo per
deviare verso la maggioranza, per falsare la giustizia.

Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo.

Quando incontrerai il bue del tuo nemico o il suo asino
dispersi, glieli dovrai ricondurre. Quando vedrai l'asino del
tuo nemico accasciarsi sotto il carico, non abbandonarlo a se
stesso: mettiti con lui ad aiutarlo.

Non farai deviare il giudizio del povero, che si rivolge a te
nel suo processo. Ti terrai lontano da parola menzognera. Non
far morire l'innocente e il giusto, perch io non assolvo il
colpevole. Non accetterai doni, perch il dono acceca chi ha gli
occhi aperti e perverte anche le parole dei giusti.

Non opprimerai il forestiero: anche voi conoscete la vita del
forestiero, perch siete stati forestieri nel paese d'Egitto.

Per sei anni seminerai la tua terra e ne raccoglierai il
prodotto, ma nel settimo anno non la sfrutterai e la lascerai
incolta: ne mangeranno gli indigenti del tuo popolo e ci che
lasceranno sar divorato dalle bestie della campagna. Cos farai
per la tua vigna e per il tuo oliveto. Per sei giorni farai i
tuoi lavori, ma nel settimo giorno farai riposo, perch possano
godere quiete il tuo bue e il tuo asino e possano respirare i
figli della tua schiava e il forestiero.



Farete attenzione a quanto vi ho detto: non pronunciate il nome
di altri dei; non si senta sulla tua bocca!

Tre volte all'anno farai festa in mio onore:

Osserverai la festa degli azzimi; mangerai azzimi durante sette
giorni, come ti ho ordinato, nella ricorrenza del mese di Abib,
perch in esso sei uscito dall'Egitto.

Non si dovr comparire davanti a me a mani vuote.

Osserverai la festa della mietitura, delle primizie dei tuoi
lavori, di ci che semini nel campo; la festa del raccolto, al
termine dell'anno, quando raccoglierai il frutto dei tuoi lavori
nei campi.

Tre volte all'anno ogni tuo maschio comparir alla presenza del
Signore Dio.

Non offrirai con pane lievitato il sangue del sacrificio in mio
onore e il grasso della vittima per la mia festa non star fino
al mattino.

Il meglio delle primizie del tuo suolo lo porterai alla casa del
Signore, tuo Dio. Non farai cuocere un capretto nel latte di sua
madre.



Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino
e per farti entrare nel luogo che ho preparato. Abbi rispetto
della sua presenza, ascolta la sua voce e non ribellarti a lui;
egli infatti non perdonerebbe la vostra trasgressione, perch il
mio nome  in lui. Se tu ascolti la sua voce e fai quanto ti
dir, io sar il nemico dei tuoi nemici e l'avversario dei tuoi
avversari.

Quando il mio angelo camminer alla tua testa e ti far entrare
presso l'Amorreo, l'Hittita, il Perizzita, il Cananeo, l'Eveo e
il Gebuseo e io li distrugger, tu non ti prostrerai davanti ai
loro di e non li servirai, tu non ti comporterai secondo le
loro opere, ma dovrai demolire e dovrai frantumare le loro stele.

Voi servirete al Signore, vostro Dio. Egli benedir il tuo pane
e la tua acqua. Terr lontana da te la malattia. Non ci sar nel
tuo paese donna che abortisca o che sia sterile. Ti far
giungere al numero completo dei tuoi giorni.

Mander il mio terrore davanti a te e metter in rotta ogni
popolo in mezzo al quale entrerai; far voltar le spalle a tutti
i tuoi nemici davanti a te.

Mander i calabroni davanti a te ed essi scacceranno dalla tua
presenza l'Eveo, il Cananeo e l'Hittita. Non li scaccer dalla
tua presenza in un solo anno, perch il paese non resti deserto
e le bestie selvatiche si moltiplichino contro di te. A poco a
poco li scaccer dalla tua presenza, finch avrai tanti figli da
occupare il paese.

Stabilir il tuo confine dal mare Rosso fino al mare dei
Filistei e dal deserto fino al fiume, perch ti consegner in
mano agli abitanti del paese e li scaccer dalla tua presenza.
Ma tu non farai alleanza con loro e con i loro dei; essi non
abiteranno pi nel tuo paese, altrimenti ti farebbero peccare
contro di me, perch tu serviresti i loro dei e ci diventerebbe
una trappola per te.





24.

Aveva detto a Mos: Sali verso il Signore tu e Aronne, Nadab e
Ibiu e insieme settanta anziani d'Israele: voi vi prostrerete da
lontano. Mos avanzer solo verso il Signore, ma gli altri non
si avvicineranno e il popolo non salir con lui.

Mos and a riferire al popolo tutte le parole del Signore e
tutte le norme. Tutto il popolo rispose insieme e disse: Tutti
i comandi che ha dati il Signore, noi li eseguiremo!.

Mos scrisse tutte le parole del Signore poi si alz di buon
mattino e costru un altare ai piedi del monte, con dodici stele
per le dodici trib d'Israele. Incaric alcuni giovani tra gli
Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come
sacrifici di comunione, per il Signore.

Mos prese la met del sangue e la mise in tanti i catini e ne
vers l'altra met sull'altare.

Quindi prese il libro dell'alleanza e lo lesse alla presenza del
popolo. Dissero: Quanto il Signore ha ordinato, noi lo faremo e
lo eseguiremo!.

Mos prese il sangue e ne asperse il popolo dicendo: Ecco il
sangue dell'alleanza, che il Signore ha concluso con voi sulla
base di tutte queste parole!.

Mos sal con Aronne, Nadab, Abiu e i settanta anziani di
Israele. Essi videro il Dio d'Israele: sotto i suoi piedi vi era
come un pavimento in lastre di zaffiro, simile in purezza al
cielo stesso. Contro i privilegiati degli Israeliti non stese la
mano: essi videro Dio e tuttavia mangiarono e bevvero.



Il Signore disse a Mos: Sali verso di me sul monte e rimani
lass: io ti dar le tavole di pietra, la legge e i comandamenti
che io ho scritto per istruirli.

Mos si alz con Giosu, suo aiutante, e sal sul monte di Dio.
Agli anziani aveva detto: Restate qui ad aspettarci, fin quando
torneremo da voi; ecco avete con voi Aronne e Cur: chiunque avr
una questione si rivolger a loro.

Mos sal dunque sul monte e la nube copr il monte.

La Gloria del Signore venne a dimorare sul monte Sinai e la nube
lo copr per sei giorni. Al settimo giorno il Signore chiam
Mos dalla nube.

La Gloria del Signore appariva agli occhi degli Israeliti come
fuoco divorante sulla cima della montagna. Mos entr dunque in
mezzo alla nube e sal sul monte. Mos rimase sul monte quaranta
giorni e quaranta notti.





25.

Il Signore disse a Mos: Ordina agli Israeliti che raccolgano
per me un'offerta. La raccoglierete da chiunque sia generoso di
cuore. Ed ecco che cosa raccoglierete da loro come contributo:
oro, argento e rame, tessuti di porpora viola e rossa di
scarlatto, di bisso e di pelo di capra, pelle di montone tinta
di rosso, pelle di tasso e legno di acacia, olio per il
candelabro, balsami per unguenti e per l'incenso aromatico,
pietre di onice e pietre da incastonare nell'"efod" e nel
pettorale.

Essi mi faranno un santuario e io abiter in mezzo a loro.
Eseguirete ogni cosa secondo quanto ti mostrer, secondo il
modello della Dimora e il modello di tutti i suoi arredi.

Faranno dunque un'arca di legno di acacia; avr due cubiti e
mezzo di lunghezza, un cubito e mezzo di larghezza, un cubito e
mezzo di altezza. La rivestirai d'oro puro: dentro e fuori la
rivestirai e le farai intorno un bordo d'oro. Fonderai per essa
quattro anelli d'oro e li fisserai ai suoi quattro piedi: due
anelli su di un lato e due anelli sull'altro. Farai stanghe di
legno di acacia e le rivestirai d'oro. Introdurrai le stanghe
negli anelli sui due lati dell'arca per trasportare l'arca con
esse. Le stanghe dovranno rimanere negli anelli dell'arca: non
verranno tolte di l.

Nell'arca collocherai la Testimonianza che io ti dar.

Farai il coperchio, o propiziatorio, d'oro puro; avr due cubiti
e mezzo di lunghezza e un cubito e mezzo di larghezza. Farai due
cherubini d'oro: li farai lavorati a martello sulle due
estremit del coperchio.

Fa' un cherubino a una estremit e un cherubino all'altra
estremit. Farete i cherubini tutti di un pezzo con il coperchio
alle sue due estremit. I cherubini avranno le due ali stese di
sopra, proteggendo con le ali il coperchio; saranno rivolti
l'uno verso l'altro e le facce dei cherubini saranno rivolte
verso il coperchio.

Porrai il coperchio sulla parte superiore dell'arca e
collocherai nell'arca la Testimonianza che io ti dar.

Io ti dar convegno appunto in quel luogo: parler con te da
sopra il propiziatorio, in mezzo ai due cherubini che saranno
sull'arca della Testimonianza, ti dar i miei ordini riguardo
agli Israeliti.



Farai una tavola di legno di acacia: avr due cubiti di
lunghezza, un cubito di larghezza, un cubito e mezzo di altezza.
La rivestirai d'oro puro e le farai intorno un bordo d'oro. Le
farai attorno una cornice di un palmo e farai un bordo d'oro per
la cornice. Le farai quattro anelli d'oro e li fisserai ai
quattro angoli che costituiranno i suoi quattro piedi.

Gli anelli saranno contigui alla cornice e serviranno a inserire
le stanghe destinate a trasportare la tavola.

Farai le stanghe di legno di acacia e le rivestirai d'oro; con
esse si trasporter la tavola. Farai anche i suoi accessori,
piatti, coppe, anfore e tazze per le libazioni: li farai d'oro
puro.

Sulla tavola collocherai i pani dell'offerta: saranno sempre
alla mia presenza.



Farai anche un candelabro d'oro puro.

Il candelabro sar lavorato a martello; il suo fusto e i suoi
bracci, i suoi calici i suoi bulbi e le sue corolle saranno
tutti di un pezzo.

Sei bracci usciranno dai suoi lati: tre bracci del candelabro da
un lato e tre bracci del candelabro dall'altro lato.

Vi saranno su di un braccio tre calici in forma di fiore di
mandorlo, con bulbo e corolla e cos anche sull'altro braccio
tre calici in forma di fiore di mandorlo, con bulbo e corolla.
Cos sar per i sei bracci che usciranno dal candelabro.

Il fusto del candelabro avr quattro calici in forma di fiore di
mandorlo con i loro bulbi e le loro corolle: un bulbo sotto i
due bracci che si dipartono da esso e un bulbo sotto gli altri
due bracci e un bulbo sotto i due altri bracci che si dipartono
da esso; cos per tutti i sei bracci che escono dal candelabro.

I bulbi e i relativi bracci saranno tutti di un pezzo: il tutto
sar formato da una sola massa d'oro puro lavorata a martello.

Farai le sette lampade del candelabro e le collocherai sopra in
modo da illuminare lo spazio davanti a esso.

I suoi smoccolatoi e i suoi portacenere saranno d'oro puro. Lo
si far con un talento di oro puro, esso con tutti i suoi
accessori.

Guarda ed eseguisci secondo il modello che ti  stato mostrato
sul monte.





26.

Quanto alla Dimora, la farai con dieci teli di bisso ritorto, di
porpora viola, di porpora rossa e di scarlatto. Vi farai figure
di cherubini, lavoro d'artista. Lunghezza di un telo: ventotto
cubiti, larghezza: quattro cubiti per un telo; la stessa
dimensione per tutti i teli. Cinque teli saranno uniti l'uno
all'altro e anche gli altri cinque saranno uniti l'uno
all'altro. Farai cordoni di porpora viola sull'orlo del primo
telo all'estremit della sutura; cos farai sull'orlo del telo
estremo nella seconda sutura. Farai cinquanta cordoni al primo
telo e farai cinquanta cordoni all'estremit della seconda
sutura: i cordoni corrisponderanno l'uno all'altro. Farai
cinquanta fibbie d'oro e unirai i teli l'uno all'altro mediante
le fibbie, cos il tutto former una sola Dimora. Farai poi teli
di pelo di capra per costituire la tenda al di sopra della
Dimora. Ne farai undici teli. Lunghezza di un telo: trenta
cubiti; larghezza: quattro cubiti per un telo. La stessa
dimensione per gli undici teli. Unirai insieme cinque teli a
parte e sei teli a parte. Piegherai indietro il sesto telo
raddoppiandolo sulla parte anteriore della tenda. Farai
cinquanta cordoni sull'orlo del primo telo, che  all'estremit
della sutura, e cinquanta cordoni sull'orlo del telo della
seconda sutura. Farai cinquanta fibbie di rame, introdurrai le
fibbie nei cordoni, unirai insieme la tenda: cos essa former
un tutto unico. La parte che pende in eccedenza nei teli della
tenda, la met cio di un telo che sopravanza, pender sulla
parte posteriore della Dimora. Il cubito in eccedenza da una
parte, come il cubito in eccedenza dall'altra parte, nel senso
della lunghezza dei teli della tenda, ricadranno sui due lati
della Dimora per coprirla da una parte e dall'altra. Farai per
la tenda una copertura di pelli di montone tinte di rosso e al
di sopra una copertura di pelli di tasso.



Poi farai per la Dimora le assi di legno di acacia, da porsi
verticali. Dieci cubiti la lunghezza di un'asse e un cubito e
mezzo la larghezza. Ogni asse avr due sostegni, congiunti l'uno
all'altro da un rinforzo. Cos farai per tutte le assi della
Dimora. Farai dunque le assi per la Dimora: venti assi sul lato
verso il mezzogiorno, a sud. Farai anche quaranta basi d'argento
sotto le venti assi, due basi sotto un'asse, per i suoi due
sostegni e due basi sotto l'altra asse per i suoi sostegni. Per
il secondo lato della Dimora, verso il settentrione, venti assi,
come anche le loro quaranta basi d'argento, due basi sotto
un'asse e due basi sotto l'altra asse. Per la parte posteriore
della Dimora, verso occidente, farai sei assi. Farai inoltre due
assi per gli angoli della Dimora sulla parte posteriore. Esse
saranno formate ciascuna da due pezzi uguali abbinati e
perfettamente congiunti dal basso fino alla cima, all'altezza
del primo anello. Cos sar per ambedue: esse formeranno i due
angoli. Vi saranno dunque otto assi con le loro basi d'argento:
sedici basi, due basi sotto un'asse e due basi sotto l'altra
asse. Farai inoltre traverse di legno di acacia: cinque per le
assi di un lato della Dimora e cinque traverse per le assi
dell'altro lato della Dimora e cinque traverse per le assi della
parte posteriore, verso occidente.

La traversa mediana, a mezza altezza delle assi, le attraverser
da una estremit all'altra.

Rivestirai d'oro le assi, farai in oro i loro anelli, che
serviranno per inserire le traverse, e rivestirai d'oro anche le
traverse.

Costruirai la Dimora nel modo che ti  stato mostrato sul monte.



Farai il velo di porpora viola, di porpora rossa, di scarlatto e
di bisso ritorto. Lo si far con figure di cherubini, lavoro di
disegnatore.

Lo appenderai a quattro colonne di acacia, rivestite d'oro, con
uncini d'oro e poggiate su quattro basi d'argento.

Collocherai il velo sotto le fibbie e l, nell'interno oltre il
velo, introdurrai l'arca della Testimonianza.

Il velo sar per voi la separazione tra il Santo e il Santo dei
santi. Porrai il coperchio sull'arca della Testimonianza nel
Santo dei santi.

Collocherai la tavola fuori del velo e il candelabro di fronte
alla tavola sul lato meridionale della Dimora; collocherai la
tavola sul lato settentrionale.



Farai una cortina all'ingresso della tenda, di porpora viola e
di porpora rossa, di scarlatto e di bisso ritorto, lavoro di
ricamatore. Farai per la cortina cinque colonne di acacia e le
rivestirai d'oro. I loro uncini saranno d'oro e fonderai per
esse cinque basi di rame.





27.

Farai l'altare di legno di acacia: avr cinque cubiti di
lunghezza e cinque cubiti di larghezza. L'altare sar quadrato e
avr l'altezza di tre cubiti: Farai ai suoi quattro angoli
quattro corni e saranno tutti di un pezzo. Lo rivestirai di
rame. Farai i suoi recipienti per raccogliere le ceneri, le sue
pale, i suoi vasi per l'aspersione, le sue forchette e i suoi
bracieri. Farai di rame tutti questi accessori. Farai per esso
una graticola di rame, lavorata in forma di rete, e farai sulla
rete quattro anelli di rame alle sue quattro estremit. La
porrai sotto la cornice dell'altare, in basso: la rete arriver
a met dell'altezza dell'altare. Farai anche stanghe per
l'altare: saranno stanghe di legno di acacia e le rivestirai di
rame. Si introdurranno queste stanghe negli anelli e le stanghe
saranno sui due lati dell'altare quando lo si trasporta. Lo
farai di tavole, vuoto nell'interno: lo si far come ti fu
mostrato sul monte.



Farai poi il recinto della Dimora. Sul lato meridionale, verso
sud, il recinto avr tendaggi di bisso ritorto, per la lunghezza
di cento cubiti sullo stesso lato. Vi saranno venti colonne con
venti basi di rame. Gli uncini delle colonne e le loro aste
trasversali saranno d'argento.

Allo stesso modo sul lato rivolto a settentrione: tendaggi per
cento cubiti di lunghezza, le relative venti colonne con le
venti basi di rame, gli uncini delle colonne e le aste
trasversali d'argento. La larghezza del recinto verso occidente
avr cinquanta cubiti di tendaggi, con le relative dieci colonne
e le dieci basi. La larghezza del recinto sul lato orientale
verso levante sar di cinquanta cubiti: quindici cubiti di
tendaggi con le relative tre colonne e le tre basi alla prima
ala, all'altra ala quindici cubiti di tendaggi, con le tre
colonne e le tre basi.

Alla porta del recinto vi sar una cortina di venti cubiti,
lavoro di ricamatore, di porpora viola, porpora rossa, scarlatto
e bisso ritorto, con le relative quattro colonne e le quattro
basi. Tutte le colonne intorno al recinto saranno fornite di
aste trasversali d'argento: i loro uncini saranno d'argento e le
loro basi di rame. La lunghezza del recinto sar di cento
cubiti, la larghezza di cinquanta, l'altezza di cinque cubiti;
di bisso ritorto, con le basi di rame. Tutti gli arredi della
Dimora per tutti i suoi servizi e tutti i picchetti come anche i
picchetti del cinto saranno di rame.



Tu ordinerai agli Israeliti che ti procurino olio puro di olive
schiacciate per il candelabro, per tener sempre accesa una
lampada.

Nella tenda del convegno, al di fuori del velo che sta davanti
alla Testimonianza, Aronne e i suoi figli la prepareranno,
perch dalla sera alla mattina essa sia davanti al Signore: rito
perenne presso gli Israeliti di generazione in generazione.





28.

Tu fa' avvicinare a te tra gli Israeliti, Aronne tuo fratello e
i suoi figli, con lui, perch siano miei sacerdoti: Aronne e
Nadab, Abiu, Eleazaro, Itamar, figli di Aronne.

Farai per Aronne tuo fratello abiti sacri, che esprimano gloria
e maest. Parlerai a tutti gli artigiani pi esperti, ai quali
io ho dato uno spirito di saggezza, ed essi faranno gli abiti di
Aronne per la sua consacrazione e per l'esercizio del sacerdozio
in mio onore.

Ed ecco gli abiti che faranno: il pettorale e l'"efod", il
manto, la tunica damascata, il turbante e la cintura. Faranno
vesti sacre per Aronne tuo fratello e per i suoi figli, perch
esercitino il sacerdozio in mio onore. Essi dovranno usare oro,
porpora viola e porpora rossa, scarlatto e bisso.

Faranno l'"efod" con oro, porpora viola e porpora rossa,
scarlatto e bisso ritorto, artisticamente lavorati. Avr due
spalline attaccate alle due estremit e in tal modo former un
pezzo ben unito. La cintura per fissarlo e che sta sopra di esso
sar della stessa fattura e sar d'un solo pezzo: sar intessuta
d'oro, di porpora viola e porpora rossa, scarlatto e bisso
ritorto.

Prenderai due pietre di onice e inciderai su di esse i nomi
degli Israeliti: sei dei loro nomi sulla prima pietra e gli
altri sei nomi sulla seconda pietra, in ordine di nascita.

Inciderai le due pietre con i nomi degli Israeliti seguendo
l'arte dell'intagliatore di pietre per l'incisione di un
sigillo, le inserirai in castoni d'oro. Fisserai le due pietre
sulle spalline dell'"efod", come pietre che ricordino presso di
me gli Israeliti, cos Aronne porter i loro nomi sulle sue
spalle davanti al Signore, come un memoriale.

Farai anche i castoni d'oro e due catene d'oro in forma di
cordoni, con un lavoro d'intreccio; poi fisserai le catene a
intreccio sui castoni.

Farai il pettorale del giudizio, artisticamente lavorato, di
fattura uguale a quella dell'"efod": con oro, porpora viola
porpora rossa, scarlatto e bisso ritorto. Sar quadrato, doppio;
avr una spanna di lunghezza e una spanna di larghezza.

Lo coprirai con una incastonatura di pietre preziose, disposte
in quattro file. Una fila: una cornalina, un topazio e uno
smeraldo: cos la prima fila. La seconda fila: un turchese, uno
zaffiro e un berillo. La terza fila: un giacinto, un'agata e
un'ametista. La quarta fila: un crisolito, un nice e un
diaspro. Saranno inserite nell'oro mediante i loro castoni. Le
pietre corrisponderanno ai nomi degli Israeliti: dodici, secondo
i loro nomi, e saranno incise come sigilli, ciascuna con il nome
corrispondente, secondo le dodici trib.

Sul pettorale farai catene in forma di cordoni, lavoro
d'intreccio d'oro puro. Sul pettorale farai anche due anelli
d'oro e metterai i due anelli alle estremit del pettorale.

Metterai le due catene d'oro sui due anelli alle estremit del
pettorale. Quanto alle due altre estremit delle catene, le
fisserai sui due castoni e le farai passare sulle due spalline
dell'"efod" nella parte anteriore. Farai due anelli d'oro e li
metterai sulle due estremit del pettorale sul suo bordo che 
dalla parte dell'"efod" verso l'interno. Farai due altri anelli
d'oro e li metterai sulle due spalline dell'"efod" in basso, sul
suo lato anteriore in vicinanza del punto di attacco, ai di
sopra della cintura dell'"efod". Si legher il pettorale con i
suoi anelli agli anelli dell'"efod" mediante un cordone di
porpora viola perch stia al di sopra della cintura dell'"efod"
e perch il pettorale non si distacchi dall'"efod". Cos Aronne
porter i nomi degli Israeliti sul pettorale del giudizio, sopra
il suo cuore, quando entrer nel Santo, come memoriale davanti
al Signore per sempre. Unirai al pettorale del giudizio gli
"urim" e i "tummim". Saranno cos sopra il cuore di Aronne
quando entrer alla presenza del Signore: Aronne porter il
giudizio degli Israeliti sopra il suo cuore alla presenza del
Signore per sempre.

Farai il manto dell'"efod", tutto di porpora viola con in mezzo
una scollatura per la testa; il bordo attorno alla scollatura
sar un lavoro di tessitore come la scollatura di una corazza
che non si lacera. Farai sul suo lembo melagrane di porpora
viola, di porpora rossa e di scarlatto, intorno al suo lembo, e
in mezzo porrai sonagli d'oro: un sonaglio d'oro e una
melagrana, un sonaglio d'oro e una melagrana intorno all'orlo
del manto. Aronne l'indosser nelle funzioni sacerdotali e se ne
sentir il suono quando egli entrer nel Santo alla presenza del
Signore e quando ne uscir; cos non morir.

Farai una lamina d'oro puro e vi inciderai, come su di un
sigillo: Sacro al Signore. L'attaccherai con un cordone di
porpora viola al turbante, sulla parte anteriore.

Star sulla fronte di Aronne, Aronne porter il carico delle
colpe che potranno commettere gli Israeliti in occasione delle
offerte sacre da loro presentate.

Aronne la porter sempre sulla sua fronte, per attirare su di
essi il favore del Signore.

Tesserai la tunica di bisso. Farai un turbante di bisso e una
cintura, lavoro di ricamo.

Per i figli di Aronne farai tuniche e cinture. Per essi farai
anche berretti a gloria e decoro. Farai indossare queste vesti
ad Aronne, tuo fratello e ai suoi figli. Poi li ungerai, darai
loro l'investitura e li consacrerai, perch esercitino il
sacerdozio in mio onore. Farai loro inoltre calzoni di lino, per
coprire la loro nudit; dovranno arrivare dai fianchi fino alle
cosce.

Aronne e i suoi figli li indosseranno quando entreranno nella
tenda del convegno o quando si avvicineranno all'altare per
officiare nel santuario, perch non incorrano in una colpa che
li farebbe morire. E' una prescrizione rituale perenne per lui e
per i suoi discendenti.





29.

Osserverai questo rito per consacrarli al mio sacerdozio. Prendi
un giovenco e due arieti senza difetto; poi pani azzimi, focacce
azzime impastate con olio e schiacciate azzime cosparse di olio:
di fior di farina di frumento.

Le disporrai in un solo canestro e le offrirai nel canestro
insieme con il giovenco e i due arieti.

Farai avvicinare Aronne e i suoi figli all'ingresso della tenda
del convegno e li farai lavare con acqua.

Prenderai le vesti e rivestirai Aronne della tunica, del manto
dell'"efod", dell'"efod" e del pettorale, lo cingerai con la
cintura dell'"efod"; gli porrai sul capo il turbante e fisserai
il diadema sacro sopra il turbante. Poi prenderai l'olio
dell'unzione, lo verserai sul suo capo e lo ungerai. Quanto ai
suoi figli, li farai avvicinare, li rivestirai di tuniche, li
cingerai con la cintura e legherai loro i berretti. Il
sacerdozio apparterr loro per decreto perenne. Cos darai
l'investitura ad Aronne ai suoi figli.



Farai poi avvicinare il giovenco davanti alla tenda del
convegno. Aronne e i suoi figli poseranno le mani sulla sua
testa. Immolerai il giovenco davanti al Signore, all'ingresso
della tenda del convegno. Prenderai parte del suo sangue e con
il dito lo spalmerai sui corni dell'altare. Il resto del sangue
lo verserai alla base dell'altare.

Prenderai tutto il grasso che avvolge le viscere, il lobo del
fegato, i reni con il grasso che vi  sopra, e li farai ardere
in sacrificio sull'altare. Ma la carne del giovenco, la sua
pelle e i suoi escrementi, li brucerai fuori del campo, perch
si tratta di un sacrificio per il peccato.

Prenderai poi uno degli arieti; Aronne e i suoi figli poseranno
le mani sulla sua testa. Immolerai l'ariete, ne raccoglierai il
sangue e lo spargerai intorno all'altare. Farai a pezzi
l'ariete, ne laverai le viscere e le zampe e le disporrai sui
quarti e sulla testa. Allora brucerai in soave odore sull'altare
tutto l'ariete. E' un olocausto in onore del Signore, un profumo
gradito, un'offerta consumata dal fuoco per il Signore.

Prenderai poi il secondo ariete; Aronne e i suoi figli poseranno
le mani sulla sua testa. Lo immolerai, prenderai parte del suo
sangue e ne porrai sul lobo dell'orecchio destro di Aronne, sul
lobo dell'orecchio destro dei suoi figli, sul pollice della loro
mano destra e sull'alluce del loro piede destro; poi spargerai
il sangue intorno all'altare. Prenderai di questo sangue
dall'altare e insieme un po' d'olio dell'unzione e ne spruzzerai
Aronne e le sue vesti, i figli di Aronne e le loro vesti: cos
sar consacrato lui con le sue vesti e insieme con lui i suoi
figli con le loro vesti. Prenderai il grasso dell'ariete: la
coda, il grasso che copre le viscere, il lobo del fegato, i due
reni con il grasso che vi  sopra e la coscia destra, perch 
l'ariete dell'investitura. Prenderai anche un pane rotondo, una
focaccia all'olio e una schiacciata dal canestro di azzimi
deposto davanti al Signore.

Metterai il tutto sulle palme di Aronne e sulle palme dei suoi
figli e farai compiere il gesto di presentazione proprio
dell'offerta agitata davanti al Signore. Riprenderai ogni cosa
dalle loro mani e la brucerai in odore soave sull'altare, sopra
l'olocausto, come profumo gradito davanti al Signore: 
un'offerta consumata dal fuoco in onore del Signore.

Prenderai il petto dell'ariete dell'investitura di Aronne e
compirai il gesto di presentazione dell'offerta, agitandola
davanti al Signore: sar la tua porzione. Consacrerai il petto,
presentato con il gesto dell'offerta e la coscia del contributo,
prelevati dall'ariete dell'investitura: queste cose saranno di
Aronne e dei suoi figli. Dovranno appartenere ad Aronne e ai
suoi figli come porzione loro riservata dagli Israeliti in forza
di legge perenne. Perch  un contributo, un prelevamento cio
che gli Israeliti dovranno operare in tutti i loro sacrifici di
comunione, un prelevamento dovuto al Signore.



Le vesti sacre di Aronne passeranno, dopo di lui, ai suoi figli,
che se ne rivestiranno per ricevere l'unzione e l'investitura.
Quello dei figli di Aronne, che gli succeder nel sacerdozio ed
entrer nella tenda del convegno per officiare nel santuario,
porter queste vesti per sette giorni.



Poi prenderai l'ariete dell'investitura e ne cuocerai le carni
in luogo santo. Aronne e i suoi figli mangeranno la carne
dell'ariete e il pane contenuto nel canestro all'ingresso della
tenda del convegno. Mangeranno cos ci che sar servito per
fare la espiazione, nel corso della loro investitura e
consacrazione. Nessun estraneo ne deve mangiare, perch sono
cose sante. Nel caso che al mattino ancora restasse carne del
sacrificio d'investitura e del pane, brucerai questo avanzo nel
fuoco. Non lo si manger:  cosa santa. Farai dunque ad Aronne e
ai suoi figli secondo quanto ti ho comandato. Per sette giorni
ne farai l'investitura.



In ciascun giorno offrirai un giovenco in sacrificio per il
peccato, in espiazione; toglierai il peccato dall'altare facendo
per esso il sacrificio espiatorio e in seguito lo ungerai per
consacrarlo. Per sette giorni farai il sacrificio espiatorio per
l'altare e lo consacrerai. Diverr allora una cosa santissima e
quanto toccher l'altare sar santo.

Ecco ci che tu offrirai sull'altare: due agnelli di un anno
ogni giorno, per sempre. Offrirai uno di questi agnelli al
mattino, il secondo al tramonto. Con il primo agnello offrirai
un decimo di "efa" di fior di farina impastata con un quarto di
"hin" di olio vergine e una libazione di un quarto di "hin" di
vino. Offrirai il secondo agnello al tramonto con un'oblazione e
una libazione come quelle del mattino: profumo soave, offerta
consumata dal fuoco in onore del Signore. Questo  l'olocausto
perenne per le vostre generazioni, all'ingresso della tenda del
convegno, alla presenza del Signore, dove io vi dar convegno
per parlare con te.

Io dar convegno agli Israeliti in questo luogo, che sar
consacrato dalla mia Gloria. Consacrer la tenda del convegno e
l'altare. Consacrer anche Aronne e i suoi figli, perch siano
miei sacerdoti. Abiter in mezzo agli Israeliti e sar il loro
Dio. Sapranno che io sono il Signore, il loro Dio, che li ho
fatti uscire dal paese d'Egitto, per abitare in mezzo a loro, io
il Signore, loro Dio.





30.

Farai un altare sul quale bruciare l'incenso: lo farai di legno
di acacia. Avr un cubito di lunghezza e un cubito di larghezza,
sar cio quadrato, avr due cubiti di altezza e i suoi corni
saranno tutti di un pezzo. Rivestirai d'oro puro il suo piano, i
suoi lati, i suoi corni e gli farai intorno un bordo d'oro.
Farai anche due anelli d'oro al di sotto del bordo, sui due
fianchi, ponendoli cio sui due lati opposti: serviranno per
inserire le stanghe destinate a trasportarlo. Farai le stanghe
di legno di acacia e le rivestirai d'oro. Porrai l'altare
davanti al velo che nasconde l'arca della Testimonianza, di
fronte al coperchio che  sopra la Testimonianza, dove io ti
dar convegno. Aronne brucer su di esso l'incenso aromatico: lo
brucer ogni mattina quando riordiner le lampade e lo brucer
anche al tramonto, quando Aronne riempir le lampade: incenso
perenne davanti al Signore per le vostre generazioni. Non vi
offrirete sopra incenso estraneo, n olocausto, n oblazione; n
vi verserete libazione. Una volta all'anno Aronne far il rito
espiatorio sui corni di esso: con il sangue del sacrificio per
il peccato vi far sopra una volta all'anno il rito espiatorio
per le vostre generazioni. E' cosa santissima per il Signore.



Il Signore parl a Mos e gli disse: Quando per il censimento
farai la rassegna degli Israeliti, ciascuno di essi pagher al
Signore il riscatto della sua vita all'atto del censimento,
perch non li colpisca un flagello in occasione del loro
censimento. Chiunque verr sottoposto al censimento, pagher un
mezzo siclo, computato secondo il siclo del santuario, il siclo
di venti "ghera". Questo mezzo siclo sar un'offerta prelevata
in onore del Signore. Ogni persona sottoposta al censimento, dai
venti anni in su, paghi l'offerta prelevata per il Signore. Il
ricco non dar di pi e il povero non dar di meno di mezzo
siclo, per soddisfare all'offerta prelevata per il Signore, a
riscatto delle vostre vite. Prenderai il denaro di questo
riscatto ricevuto dagli Israeliti e lo impiegherai per il
servizio della tenda del convegno. Esso sar per gli Israeliti
come un memoriale davanti al Signore per il riscatto delle
vostre vite.



Il Signore parl a Mos: Farai una conca di rame con il
piedestallo di rame, per le abluzioni; la collocherai tra la
tenda del convegno e l'altare e ci metterai acqua. Aronne e i
suoi figli vi attingeranno per lavarsi le mani e i piedi. Quando
entreranno nella tenda del convegno, faranno una abluzione con
l'acqua, perch non muoiano; cos quando si avvicineranno
all'altare per officiare, per bruciare un'offerta da consumare
con il fuoco in onore del Signore, si laveranno le mani e i
piedi e non moriranno. E' una prescrizione rituale perenne per
lui e per i suoi discendenti, in tutte le loro generazioni.



Il Signore parl a Mos: Procurati balsami pregiati: mirra
vergine per il peso di cinquecento sicli, cinnamomo odorifero,
la met, cio duecentocinquanta sicli, canna odorifera,
duecentocinquanta, cassia, cinquecento sicli, secondo il siclo
del santuario, e un "hin" d'olio d'oliva. Ne farai l'olio per
l'unzione sacra, un unguento composto secondo l'arte del
profumiere: sar l'olio per la unzione sacra. Con esso ungerai
la tenda del convegno, l'arca della Testimonianza, 1a tavola e
tutti i suoi accessori; il candelabro con i suoi accessori,
l'altare del profumo, l'altare degli olocausti e tutti i suoi
accessori; la conca e il suo piedestallo. Consacrerai queste
cose, le quali diventeranno santissime: quanto le toccher sar
santo.

Ungerai anche Aronne e i suoi figli e li consacrerai perch
esercitino il mio sacerdozio. Agli Israeliti dirai: Questo sar
per voi l'olio dell'unzione sacra per le vostre generazioni. Non
si dovr versare sul corpo di nessun uomo e di simile a questo
non ne dovrete fare:  una cosa santa e santa la dovrete
ritenere.

Chi ne far di simile a questo o ne porr sopra un uomo estraneo
sar eliminato dal suo popolo.



Il Signore disse a Mos: Procurati balsami: storace, onice,
galbano come balsami e incenso puro: il tutto in parti uguali.
Farai con essi un profumo da bruciare, una composizione
aromatica secondo l'arte del profumiere, salata, pura e santa.
Ne pesterai un poco riducendola in polvere minuta e ne metterai
davanti alla Testimonianza, nella tenda del convegno, dove io ti
dar convegno. Cosa santissima sar da voi ritenuta.

Non farete per vostro uso alcun profumo di composizione simile a
quello che devi fare: lo riterrai una cosa santa in onore del
Signore. Chi ne far di simile per sentirne il profumo sar
eliminato dal suo popolo.





31.

Il Signore parl a Mos e gli disse: Vedi, ho chiamato per nome
Bezaleel, figlio di Uri, figlio di Cur, della trib di Giuda.
L'ho riempito dello spirito di Dio, perch abbia saggezza,
intelligenza e scienza in ogni genere di lavoro, per concepire
progetti e realizzarli in oro, argento e rame, per intagliare le
pietre da incastonare, per scolpire il legno e compiere ogni
sorta di lavoro. Ed ecco gli ho dato per compagno Ooliab, figlio
di Achisamach, della trib di Dan. Inoltre nel cuore di ogni
artista ho infuso saggezza, perch possano eseguire quanto ti ho
comandato: la tenda del convegno, l'arca della Testimonianza, il
coperchio sopra di essa e tutti gli accessori della tenda; la
tavola con i suoi accessori, il candelabro puro con i suoi
accessori, l'altare dei profumi e l'altare degli olocausti con
tutti i suoi accessori, la conca con il suo piedestallo, le
vesti ornamentali, le vesti sacre del sacerdote Aronne e le
vesti dei suoi figli per esercitare il sacerdozio; l'olio
dell'unzione e il profumo degli aromi per il santuario. Essi
eseguiranno ogni cosa secondo quanto ti ho ordinato.



Il Signore disse a Mos: Quanto a te, parla agli Israeliti e
riferisci loro: In tutto dovrete osservare i miei sabati perch
il sabato  un segno tra me e voi, per le vostre generazioni,
perch si sappia che io sono il Signore che vi santifica.

Osserverete dunque il sabato, perch lo dovete ritenere santo.

Chi lo profaner sar messo a morte; chiunque in quel giorno
far qualche lavoro, sar eliminato dal suo popolo.

Durante sei giorni si lavori, ma il settimo giorno vi sar
riposo assoluto, sacro al Signore.

Chiunque far un lavoro di sabato sar messo a morte. Gli
Israeliti osserveranno il sabato, festeggiando il sabato nelle
loro generazioni come un'alleanza perenne. Esso  un segno
perenne fra me e gli Israeliti, perch il Signore in sei giorni
ha fatto il cielo e la terra, ma nel settimo ha cessato e si 
riposato.



Quando il Signore ebbe finito di parlare con Mos sul monte
Sinai, gli diede le due tavole della Testimonianza, tavole di
pietra, scritte dal dito di Dio





32.

Il popolo, vedendo che Mos tardava a scendere dalla montagna,
si affoll intorno ad Aronne e gli disse: Facci un Dio che
cammini alla nostra testa, perch a quel Mos, l'uomo che ci ha
fatti uscire dal paese d'Egitto, non sappiamo che cosa sia
accaduto. Aronne rispose loro: Togliete i pendenti d'oro che
hanno agli orecchi le vostre mogli e le vostre figlie e
portateli a me. Tutto il popolo tolse i pendenti che ciascuno
aveva agli orecchi e li port ad Aronne. Egli li ricevette dalle
loro mani e li fece fondere in una forma e ne ottenne un vitello
di metallo fuso. Allora dissero: Ecco il tuo Dio, o Israele,
colui che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto!. Ci vedendo,
Aronne costru un altare davanti al vitello e proclam: Domani
sar festa in onore del Signore. Il giorno dopo si alzarono
presto, offrirono olocausti e presentarono sacrifici di
comunione. Il popolo sedette per mangiare e bere, poi si alz
per darsi al divertimento.

Allora il Signore disse a Mos: Va', scendi, perch il tuo
popolo, che tu hai fatto uscire dal paese d'Egitto, si 
pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io
avevo loro indicata! Si sono fatti un vitello di metallo fuso,
poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e
hanno detto: Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto
uscire dal paese d'Egitto.

Il Signore disse inoltre a Mos: Ho osservato questo popolo e
ho visto che  un popolo dalla dura cervice. Ora lascia che la
mia ira si accenda contro di loro e li distrugga. Di te invece
far una grande nazione.



Mos allora supplic il Signore, suo Dio, e disse: Perch,
Signore, divamper la tua ira contro il tuo popolo, che tu hai
fatto uscire dal paese d'Egitto con grande forza e con mano
potente? Perch dovranno dire gli Egiziani: Con malizia li ha
fatti uscire, per farli perire tra le montagne e farli sparire
dalla terra? Desisti dall'ardore della tua ira e abbandona il
proposito di fare del male al tuo popolo. Ricordati di Abramo,
di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te
stesso e hai detto: Render la vostra posterit numerosa come le
stelle del cielo e tutto questo paese, di cui ho parlato, lo
dar ai tuoi discendenti, che lo possederanno per sempre.

Il Signore abbandon il proposito di nuocere al suo popolo.



Mos ritorn e scese dalla montagna con in mano le due tavole
della Testimonianza, tavole scritte sui due lati, da una parte e
dall'altra. Le tavole erano opera di Dio, la scrittura era
scrittura di Dio, scolpita sulle tavole.

Giosu sent il rumore del popolo che urlava e disse a Mos:
C' rumore di battaglia nell'accampamento. Ma rispose Mos:

Non  il grido di chi canta: Vittoria!

Non  il grido di chi canta: Disfatta!

Il grido di chi canta a due cori

io sento.

Quando si fu avvicinato all'accampamento, vide il vitello e le
danze. Allora l'ira di Mos si accese: egli scagli via le
tavole spezzandole ai piedi della montagna. Poi afferr il
vitello che avevano fatto, lo bruci nel fuoco, lo frantum fino
a ridurlo in polvere, ne sparse la polvere nell'acqua e la fece
trangugiare agli Israeliti.



Mos disse ad Aronne: Che ti ha fatto questo popolo, perch tu
l'abbia gravato di un peccato cos grande?. Aronne rispose:
Non si accenda l'ira del mio signore, tu stesso sai che questo
popolo  incline al male. Mi dissero: Facci un dio, che cammini
alla nostra testa, perch a quel Mos, l'uomo che ci ha fatti
uscire dal paese d'Egitto, non sappiamo che cosa sia capitato.
Allora io dissi loro: Chi ha dell'oro? Essi se lo sono tolto, me
lo hanno dato, io l'ho gettato nel fuoco e ne  uscito questo
vitello.

Mos vide che il popolo non aveva pi freno, perch Aronne gli
aveva tolto ogni freno, cos da farne il ludibrio dei loro
avversari. Mos si pose alla porta dell' accampamento e disse:
Chi sta con il Signore, venga da me!. Gli si raccolsero
intorno tutti i figli di Levi. Grid loro: Dice il Signore, il
Dio d'Israele: Ciascuno di voi tenga la spada al fianco. Passate
e ripassate nell'accampamento da una porta all'altra: uccida
ognuno il proprio fratello, ognuno il proprio amico, ognuno il
proprio parente.

I figli di Levi agirono secondo il comando di Mos e in quel
giorno perirono circa tremila uomini del popolo. Allora Mos
disse: Ricevete oggi l'investitura dal Signore; ciascuno di voi
 stato contro suo figlio e contro suo fratello, perch oggi
Egli vi accordasse una benedizione.



Il giorno dopo Mos disse al popolo: Voi avete commesso un
grande peccato; ora salir verso il Signore: forse otterr il
perdono della vostra colpa.

Mos ritorn dal Signore e disse: Questo popolo ha commesso un
grande peccato: si sono fatti un dio d'oro. Ma ora, se tu
perdonassi il loro peccato... E se no, cancellami dal tuo libro
che hai scritto!.

Il Signore disse a Mos: Io canceller dal mio libro colui che
ha peccato contro di me. Ora va', conduci il popolo l dove io
ti ho detto. Ecco, il mio angelo ti preceder; ma nel giorno
della mia visita li punir per il loro peccato. Il Signore
percosse il popolo perch aveva fatto il vitello fabbricato da
Aronne.





33.

Il Signore parl a Mos: Su, esci di qui tu e il popolo che hai
fatto uscire dal paese d'Egitto, verso la terra che ho promesso
con giuramento ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe dicendo: Alla
tua discendenza la dar. Mander davanti a te un angelo e
scaccer il Cananeo, l'Amorreo, l'Hittita, il Perizzita, l'Eveo
e il Gebuseo. Va' pure verso la terra dove scorre latte e
miele... Ma io non verr in mezzo a te, per non doverti
sterminare lungo il cammino, perch tu sei un popolo di dura
cervice.

Il popolo ud questa triste notizia e tutti fecero lutto:
nessuno pi indoss i suoi ornamenti.

Il Signore disse a Mos: Riferisci agli Israeliti: Voi siete un
popolo di dura cervice; se per un momento io venissi in mezzo a
te, io ti sterminerei. Ora togliti i tuoi ornamenti e poi sapr
che cosa dovr farti.

Gli Israeliti si spogliarono dei loro ornamenti dal monte Oreb
in poi.



Mos, presa la tenda, l'aveva piantata fuori dell'accampamento,
a una certa distanza dall'accampamento, e l'aveva chiamata tenda
del convegno; appunto a questa tenda del convegno, posta fuori
dell'accampamento, si recava chiunque volesse consultare il
Signore. Quando Mos usciva per recarsi alla tenda, tutto il
popolo si alzava in piedi, stando ciascuno all'ingresso della
sua tenda: guardavano passare Mos, finch fosse entrato nella
tenda. Quando Mos entrava nella tenda, scendeva la colonna di
nube e restava all'ingresso della tenda. Allora il Signore
parlava con Mos. Tutto il popolo vedeva la colonna di nube, che
stava all'ingresso della tenda, e tutti si alzavano e si
prostravano ciascuno all'ingresso della propria tenda. Cos il
Signore parlava con Mos faccia a faccia, come un uomo parla con
un altro. Poi tornava nell'accampamento, mentre il suo
inserviente, il giovane Giosu figlio di Nun, non si allontanava
dall'interno della tenda.



Mos disse al Signore: Vedi, tu mi ordini: Fa' salire questo
popolo, ma non mi hai indicato chi manderai con me; eppure hai
detto: Ti ho conosciuto per nome, anzi hai trovato grazia ai
miei occhi. Ora, se davvero ho trovato grazia ai tuoi occhi,
indicami la tua via, cos che io ti conosca, e trovi grazia ai
tuoi occhi; considera che questa gente  il tuo popolo.

Rispose: Io camminer con voi e ti dar riposo. Riprese: Se
tu non camminerai con noi, non farci salire di qui. Come si
sapr dunque che ho trovato grazia ai tuoi occhi, io e il tuo
popolo, se non nel fatto che tu cammini con noi? Cos saremo
distinti, io e il tuo popolo, da tutti i popoli che sono sulla
terra.

Disse il Signore a Mos: Anche quanto hai detto io far, perch
hai trovato grazia ai miei occhi e ti ho conosciuto per nome.

Gli disse: Mostrami la tua Gloria!. Rispose: Far passare
davanti a te tutto il mio splendore e proclamer il mio nome:
Signore, davanti a te. Far grazia a chi vorr far grazia e avr
misericordia di chi vorr aver misericordia. Soggiunse: Ma tu
non potrai vedere il mio volto, perch nessun uomo pu vedermi e
restare vivo. Aggiunse il Signore: Ecco un luogo vicino a me.
Tu starai sopra la rupe: quando passer la mia Gloria, io ti
porr nella cavit della rupe e ti coprir con la mano finch
sar passato. Poi toglier la mano e vedrai le mie spalle, ma il
mio volto non lo si pu vedere.





34.

Il Signore disse a Mos: Taglia due tavole di pietra come le
prime. Io scriver su queste tavole le parole che erano sulle
tavole di prima, che hai spezzate. Tieniti pronto per domani
mattina: domani mattina salirai sul monte Sinai e rimarrai lass
per me in cima al monte. Nessuno salga con te, nessuno si trovi
sulla cima del monte e lungo tutto il monte; neppure armenti o
greggi vengano a pascolare davanti a questo monte.

Mos tagli due tavole di pietra come le prime; si alz di buon
mattino e sal sul monte Sinai, come il Signore gli aveva
comandato, con le due tavole di pietra in mano.

Allora il Signore scese nella nube, si ferm l presso di lui e
proclam il nome del Signore. Il Signore pass davanti a lui
proclamando: Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e
pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedelt, che
conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la
colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza
punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli
dei figli fino alla terza e alla quarta generazione.

Mos si curv in fretta fino a terra e si prostr. Disse: Se ho
trovato grazia ai tuoi occhi, mio Signore, che il Signore
cammini in mezzo a noi. S,  un popolo di dura cervice, ma tu
perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa' di noi la tua
eredit.



Il Signore disse: Ecco, io stabilisco un'alleanza: in presenza
di tutto il tuo popolo io far meraviglie, quali non furono mai
compiute in nessun paese e in nessuna nazione: tutto il popolo
in mezzo al quale ti trovi vedr l'opera del Signore, perch
terribile  quanto io sto per fare con te.

Osserva dunque ci che io oggi ti comando. Ecco, io scaccer
davanti a te l'Amorreo, il Cananeo, l'Hittita, il Perizzita,
l'Eveo e il Gebuseo. Guardati bene dal far alleanza con gli
abitanti del paese nel quale stai per entrare, perch ci non
diventi una trappola in mezzo a te. Anzi distruggerete i loro
altari, spezzerete le loro stele e taglierete i loro pali sacri.
Tu non devi prostrarti ad altro Dio, perch il Signore si chiama
Geloso: egli  un Dio geloso. Non fare alleanza con gli abitanti
di quel paese, altrimenti, quando si prostituiranno ai loro dei
e faranno sacrifici ai loro dei, inviteranno anche te: tu allora
mangeresti le loro vittime sacrificali. Non prendere per moglie
dei tuoi figli le loro figlie, altrimenti, quando esse si
prostituiranno ai loro dei, indurrebbero anche i tuoi figli a
prostituirsi ai loro dei. Non ti farai un dio di metallo fuso.

Osserverai la festa degli azzimi. Per sette giorni mangerai pane
azzimo, come ti ho comandato, nel tempo stabilito del mese di
Abib; perch nel mese di Abib sei uscito dall'Egitto.

Ogni essere che nasce per primo dal seno materno  mio: ogni tuo
capo di bestiame maschio, primogenito del bestiame grosso e
minuto. Il primogenito dell'asino riscatterai con un altro capo
di bestiame e, se non lo vorrai riscattare, gli spaccherai la
nuca. Ogni primogenito dei tuoi figli lo dovrai riscattare.
Nessuno venga davanti a me a mani vuote.

Per sei giorni lavorerai, ma nel settimo riposerai, dovrai
riposare anche nel tempo dell'aratura e della mietitura.

Celebrerai anche la festa della settimana, la festa cio delle
primizie della mietitura del frumento e la festa del raccolto al
volgere dell'anno.

Tre volte all'anno ogni tuo maschio compaia alla presenza del
Signore Dio, Dio d'Israele. Perch io scaccer le nazioni
davanti a te e allargher i tuoi confini; cos quando tu, tre
volte all'anno, salirai per comparire alla presenza del Signore
tuo Dio, nessuno potr desiderare di invadere il tuo paese.

Non sacrificherai con pane lievitato il sangue della mia vittima
sacrificale; la vittima sacrificale della festa di Pasqua non
dovr rimanere fino alla mattina.

Porterai alla casa del Signore, tuo Dio, il meglio delle
primizie della tua terra.

Non cuocerai un capretto nel latte di sua madre.

Il Signore disse a Mos: Scrivi queste parole, perch sulla
base di queste parole io ho stabilito un'alleanza con te e con
Israele.

Mos rimase con il Signore quaranta giorni e quaranta notti
senza mangiare pane e senza bere acqua. Il Signore scrisse sulle
tavole le parole dell'alleanza, le dieci parole.



Quando Mos scese dal Monte Sinai  -  le due tavole della
Testimonianza si trovavano nelle mani di Mos mentre egli
scendeva dal monte  -  non sapeva che la pelle del suo viso era
diventata raggiante, poich aveva conversato con il Signore. Ma
Aronne e tutti gli Israeliti, vedendo che la pelle del suo viso
era raggiante, ebbero timore di avvicinarsi a lui. Mos allora
li chiam e Aronne, con tutti i capi della comunit, and da
lui. Mos parl a loro. Si avvicinarono dopo di loro tutti gli
Israeliti ed egli ingiunse loro ci che il Signore gli aveva
ordinato sul monte Sinai. Quando Mos ebbe finito di parlare a
loro, si pose un velo sul viso. Quando entrava davanti al Signor
per parlare con lui, Mos si toglieva il velo, fin quando fosse
uscito. Una volta uscito, riferiva agli Israeliti ci che gli
era stato ordinato. Gli Israeliti guardando in faccia Mos,
vedevano che la pelle del suo viso era raggiante. Poi egli si
rimetteva il velo sul viso, fin quando fosse di nuovo entrato a
parla re con il Signore.





35.

Mos radun tutta la comunit degli Israeliti e disse loro:
Queste sono le cose che il Signore ha comandato di fare: Per
sei giorni si lavorer, ma il settimo sar per voi un giorno
santo, un giorno di riposo assoluto, sacro al Signore. Chiunque
in quel giorno far qualche lavoro sar messo a morte. Non
accenderete il fuoco in giorno di sabato, in nessuna delle
vostre dimore.



Mos disse a tutta la comunit degli Israeliti: Questo il
Signore ha comandato: Prelevate su quanto possedete un
contributo per il Signore. Quanti hanno cuore generoso, portino
questo contributo volontario per il Signore: oro, argento e
rame, tessuti di porpora viola e rossa, di scarlatto di bisso e
di pelo di capra, pelli di montone tinte di rosso, pelli di
tasso e legno di acacia, olio per l'illuminazione, balsami per
unguenti e per l'incenso aromatico, pietre di onice e pietre da
incastonare nell'"efod" e nel pettorale. Tutti gli artisti che
sono tra di voi vengano ed eseguiscano quanto il Signore ha
comandato: la Dimora, la sua tenda, la sua copertura, le sue
fibbie, le sue assi, le sue traverse, le sue colonne e le sue
basi, l'arca e le sue stanghe, il coperchio e il velo che lo
nasconde, la tavola con le sue stanghe e tutti i suoi accessori
e i pani dell'offerta, il candelabro per illuminare con i suoi
accessori, le sue lampade e l'olio per l'illuminazione, l'altare
dei profumi con le sue stanghe, l'olio dell'unzione e il profumo
aromatico, la cortina d'ingresso alla porta della Dimora,
l'altare degli olocausti con la sua graticola, le sue sbarre e
tutti i suoi accessori, la conca con il suo piedestallo, i
tendaggi del recinto, le sue colonne e le sue basi e la cortina
alla porta del recinto, i picchetti della Dimora, i picchetti
del recinto e le loro corde, e vesti liturgiche per officiare
nel santuario, le vesti sacre per il sacerdote Aronne e le vesti
dei suoi figli per esercitare il sacerdozio.

Allora tutta la comunit degli Israeliti si ritir dalla
presenza di Mos. Poi quanti erano di cuore generoso ed erano
mossi dal loro spirito, vennero a portare l'offerta per il
Signore, per la costruzione della tenda del convegno, per tutti
i suoi oggetti di culto e per le vesti sacre. Vennero uomini e
donne, quanti erano di cuore generoso, e portarono fermagli,
pendenti anelli, collane, ogni sorta di gioielli d'oro: quanti
volevano presentare un'offerta di oro al Signore la portarono.

Quanti si trovavano in possesso di tessuti di porpora viola e
rossa, di scarlatto, di bisso di pelo di capra, di pelli di
montone tinte di rosso e di pelli di tasso ne portarono. Quanti
potevano offrire un'offerta in argento o rame ne offrirono per
il Signore. Cos anche quanti si trovavano in possesso di legno
di acacia per qualche opera della costruzione, ne portarono.

Inoltre tutte le donne esperte filarono con le mani e portarono
filati di porpora viola e rossa, di scarlatto e di bisso. Tutte
le donne che erano di cuore generoso, secondo la loro abilit,
filarono il pelo di capra. I capi portarono le pietre di onice e
le pietre preziose da incastonare nell'"efod" e nel pettorale,
balsami e olio per l'illuminazione, per l'olio dell'unzione e
per l'incenso aromatico. Cos tutti, uomini e donne, che erano
di cuore generoso a portare qualche cosa per la costruzione che
il Signore per mezzo di Mos aveva comandato di fare, la
portarono: gli Israeliti portarono la loro offerta volontaria al
Signore.



Mos disse agli Israeliti: Vedete, il Signore ha chiamato per
nome Bezaleel, figlio di Uri, figlio di Cur, della trib di
Giuda. L'ha riempito dello spirito di Dio, perch egli abbia
saggezza, intelligenza e scienza in ogni genere di lavoro, per
concepire progetti e realizzarli in oro, argento, rame, per
intagliare le pietre da incastonare, per scolpire il legno e
compiere ogni sorta di lavoro ingegnoso. Gli ha anche messo nel
cuore il dono di insegnare e cos anche ha fatto con Ooliab,
figlio di Achisamach della trib di Dan. Li ha riempiti di
saggezza per compiere ogni genere di lavoro d'intagliatore, di
disegnatore, di ricamatore in porpora viola, in porpora rossa,
in scarlatto e in bisso e di tessitore: capaci di realizzare
ogni sorta di lavoro e ideatori di progetti.





36.

Bezaleel, Ooliab e tutti gli artisti che il Signore aveva dotato
di saggezza e d'intelligenza, perch fossero in grado di
eseguire i lavori della costruzione del santuario, fecero ogni
cosa secondo ci che il Signore aveva ordinato. Mos chiam
Bezaleel, Ooliab e tutti gli artisti, nel cuore dei quali il
Signore aveva messo saggezza, quanti erano portati a prestarsi
per l'esecuzione dei lavori. Essi ricevettero da Mos ogni
contributo portato dagli Israeliti per il lavoro della
costruzione del santuario. Ma gli Israeliti continuavano a
portare ogni mattina offerte volontarie. Allora tutti gli
artisti, che eseguivano i lavori per il santuario, lasciarono il
lavoro che stavano facendo e vennero a dire a Mos: Il popolo
porta pi di quanto  necessario per il lavoro che il Signore ha
ordinato. Mos allora fece proclamare nel campo: Nessuno, uomo
o donna, offra pi alcuna cosa come contributo per il
santuario. Cos si imped al popolo di portare altre offerte;
perch quanto il popolo aveva gi offerto era sufficiente, anzi
sovrabbondante, per l'esecuzione di tutti i lavori.



Tutti gli artisti addetti ai lavori fecero la Dimora. Bezaleel
la fece con dieci teli di bisso ritorto, di porpora viola, di
porpora rossa e di scarlatto. La fece con figure di cherubini
artisticamente lavorati. Lunghezza di ciascun telo ventotto
cubiti; larghezza quattro cubiti per ciascun telo; la stessa
dimensione per tutti i teli. Un cinque teli l'uno all'altro e
anche i cinque altri teli un l'uno all'altro. Fece cordoni di
porpora viola sull'orlo del primo telo all'estremit della
sutura e fece la stessa cosa sull'orlo del telo estremo nella
seconda sutura. Fece cinquanta cordoni al primo telo e fece
anche cinquanta cordoni all'estremit del telo della seconda
sutura: i cordoni corrispondevano l'uno all'altro. Fece
cinquanta fibbie d'oro e un i teli l'uno all'altro mediante le
fibbie, cos il tutto venne a formare una sola Dimora. Fece poi
teli di peli di capra per costituire la tenda al di sopra della
Dimora. Ne fece undici teli. Lunghezza di un telo trenta cubiti;
larghezza quattro cubiti per un telo; la stessa dimensione per
gli undici teli. Un insieme cinque teli a parte e sei teli a
parte. Fece cinquanta cordoni sull'orlo del primo telo,
all'estremit della sutura, e cinquanta cordoni sull'orlo del
telo della seconda sutura. Fece cinquanta fibbie di rame, per
unire insieme la tenda, cos da formare un tutto unico. Fece poi
per la tenda una copertura di pelli di montone tinte di rosso e
al di sopra una copertura di pelli di tasso.



Fece per la Dimora assi di legno di acacia, verticali. Dieci
cubiti la lunghezza di un asse e un cubito e mezzo la larghezza.
Ogni asse aveva due sostegni, congiunti l'uno all'altro da un
rinforzo. Cos fece per tutte le assi della Dimora. Fece dunque
le assi per la Dimora: venti assi sul lato verso il mezzogiorno,
a sud. Fece anche quaranta basi d'argento sotto le venti assi,
due basi sotto un'asse per i suoi due sostegni e due basi sotto
l'altra asse per i suoi due sostegni. Per il secondo lato della
Dimora, verso il settentrione venti assi, con le loro quaranta
basi d'argento, due basi sotto un'asse e due basi sotto l'altra
asse. Per la parte posteriore della Dimora, verso occidente,
fece sei assi. Fece inoltre due assi per gli angoli della Dimora
nella parte posteriore. Esse erano formate ciascuna da due pezzi
uguali, abbinati e perfettamente congiunti dal basso fino alla
cima, all'altezza del primo anello. Cos fece per ambedue: esse
vennero a formare i due angoli. C'erano dunque otto assi con
loro basi d'argento: sedici basi, due basi sotto un'asse e due
basi sotto l'altra asse. Fece inoltre traverse di legno di
acacia: cinque per le assi di un lato della Dimora, cinque
traverse per le assi dell'altro lato della Dimora e cinque
traverse per le assi della parte posteriore, verso occidente.
Fece la traversa mediana che, a mezza altezza delle assi, le
attraversava da una estremit all'altra. Rivest d'oro le assi,
fece in oro i loro anelli, che servivano per inserire le
traverse, e rivest d'oro anche le traverse.



Fece il velo di porpora viola e di porpora rossa, di scarlatto e
di bisso ritorto. Lo fece con figure di cherubini, lavoro di
disegnatore. Fece per esso quattro colonne di acacia, le rivest
d'oro; anche i loro uncini erano d'oro e fuse per esse quattro
basi d'argento. Fecero poi una cortina per l'ingresso della
tenda, di porpora viola e di porpora rossa, di scarlatto e di
bisso ritorto, lavoro di ricamatore, e le sue cinque colonne con
i loro uncini. Rivest d'oro i loro capitelli e le loro aste
trasversali e fece le loro cinque basi di rame.





37.

Bezaleel fece l'arca di legno di acacia: aveva due cubiti e
mezzo di lunghezza, un cubito e mezzo di larghezza, un cubito e
mezzo di altezza. La rivest d'oro puro, dentro e fuori. Le fece
intorno un bordo d'oro. Fuse per essa quattro anelli d'oro e li
fiss ai suoi quattro piedi: due anelli su di un lato e due
anelli sull'altro. Fece stanghe di legno di acacia e le rivest
d'oro. Introdusse le stanghe negli anelli sui due lati dell'arca
per trasportare l'arca.

Fece il coperchio d'oro puro: aveva due cubiti e mezzo di
lunghezza e un cubito e mezzo di larghezza. Fece due cherubini
d'oro: li fece lavorati a martello sulle due estremit del
coperchio: un cherubino a una estremit e un cherubino all'altra
estremit. Fece i cherubini tutti di un pezzo con il coperchio,
alle sue due estremit. I cherubini avevano le due ali stese di
sopra, proteggendo con le ali il coperchio; erano rivolti l'uno
verso l'altro e le facce dei cherubini erano rivolte verso il
coperchio.



Fece la tavola di legno di acacia: aveva due cubiti di
lunghezza, un cubito di larghezza, un cubito e mezzo di altezza.
La rivest d'oro puro e le fece intorno un bordo d'oro. Le fece
attorno una cornice di un palmo e un bordo d'oro per la cornice.
Fuse per essa quattro anelli d'oro e li fiss ai quattro angoli
che costituivano i suoi quattro piedi. Gli anelli erano fissati
alla cornice e servivano per inserire le stanghe destinate a
trasportare la tavola. Fece le stanghe di legno di acacia e le
rivest d'oro. Fece anche gli accessori della tavola: piatti,
coppe, anfore e tazze per le libazioni; li fece di oro puro.



Fece il candelabro d'oro puro; lo fece lavorato a martello; il
suo fusto e i suoi bracci, i suoi calici, i suoi bulbi e le sue
corolle facevano corpo con esso. Sei bracci uscivano dai suoi
lati: tre bracci del candelabro da un lato e tre bracci del
candelabro dall'altro. Vi erano su un braccio tre calici in
forma di fiore di mandorlo, con bulbo e corolla, anche
sull'altro braccio tre calici in forma di fiore di mandorlo, con
bulbo e corolla. Cos era per i sei bracci che uscivano dal
candelabro. Il fusto del candelabro aveva quattro calici in
forma di fiore di mandorlo, con i loro bulbi e le loro corolle:
un bulbo sotto due bracci che si dipartivano da esso, e un bulbo
sotto i due altri bracci che si dipartivano da esso, e un bulbo
sotto i due altri bracci che si dipartivano da esso; cos per
tutti i sei bracci che uscivano dal candelabro. I bulbi e i
relativi bracci facevano corpo con esso: il tutto era formato da
una sola massa d'oro puro lavorata a martello. Fece le sue sette
lampade, i suoi smoccolatoi e i suoi portacenere d'oro puro.
Impieg un talento d'oro puro per il candelabro e per tutti i
suoi accessori.



Fece l'altare per bruciare l'incenso, di legno di acacia; aveva
un cubito di lunghezza e un cubito di larghezza, era cio
quadrato; aveva due cubiti di altezza e i suoi corni erano di un
sol  pezzo. Rivest d'oro puro il suo piano, i suoi lati, i suoi
corni e gli fece intorno un orlo d'oro. Fece anche due anelli
d'oro sotto l'orlo, sui due fianchi, cio sui due lati opposti;
servivano per inserire le stanghe destinate a trasportarlo. Fece
le stanghe di legno di acacia e le rivest d'oro. Prepar l'olio
dell'unzione sacra e il profumo aromatico da bruciare, puro,
secondo l'arte del profumiere.





38.

Fece l'altare di legno di acacia: aveva cinque cubiti di
lunghezza e cinque cubiti di larghezza, era cio quadrato, e
aveva l'altezza di tre cubiti. Fece i corni ai suoi quattro
angoli: i corni erano tutti di un pezzo; lo rivest di rame.
Fece anche tutti gli accessori dell'altare: i recipienti per
raccogliere le ceneri, le pale, i vasi per l'aspersione, le
forchette e i bracieri: fece di rame tutti i suoi accessori.
Fece per l'altare una graticola, lavorata a forma di rete, di
rame, e la pose sotto la cornice dell'altare in basso: la rete
arrivava a met altezza dell'altare. Fuse quattro anelli e li
pose alle quattro estremit della graticola di rame, per
inserirvi le stanghe. Fece anche le stanghe di legno di acacia e
le rivest di rame. Introdusse le stanghe negli anelli sui lati
dell'altare: servivano a trasportarlo. Fece l'altare di tavole,
vuoto all'interno.



Fece la conca di rame e il suo piedestallo di rame, impiegandovi
gli specchi delle donne, che nei tempi stabiliti venivano a
prestar servizio all'ingresso la tenda del convegno.



Fece il recinto: sul lato meridionale verso sud, il recinto
aveva tendaggi di bisso ritorto, per la lunghezza di cento
cubiti sullo stesso lato. C'erano le loro venti colonne con le
venti basi di rame. Gli uncini delle colonne e le loro aste
trasversali erano d'argento. Anche sul lato rivolto a
settentrione vi erano tendaggi per cento cubiti di lunghezza, le
relative venti colonne con le venti basi di rame, gli uncini
delle colonne e le aste trasversali d'argento. Sul lato verso
occidente c'erano cinquanta cubiti di tendaggi, con le relative
dieci colonne e le dieci basi, i capitelli delle colonne e i
loro uncini d'argento. Sul lato orientale, verso levante,
c'erano cinquanta cubiti: quindici cubiti di tendaggi, con le
relative tre colonne e le tre basi alla prima ala; all'altra ala
quindici cubiti di tendaggi, con le tre colonne e le tre basi.
Tutti i tendaggi che delimitavano il recinto erano di bisso
ritorto. Le basi delle colonne erano di rame, gli uncini delle
colonne e le aste trasversali erano d'argento; il rivestimento
dei loro capitelli era d'argento e tutte le colonne del recinto
avevano aste trasversali d'argento. Alla porta del recinto c'era
una cortina, lavoro di ricamatore, di porpora viola, porpora
rossa, scarlatto e bisso ritorto: era lunga venti cubiti, alta,
cio larga, cinque cubiti, come i tendaggi del recinto. Le
colonne relative erano quattro, con le quattro basi di rame, i
loro uncini d'argento, il rivestimento dei loro capitelli e le
loro aste trasversali d'argento. Tutti i picchetti della Dimora
e del recinto circostante erano di rame.



Questo  il computo dei metalli impiegati per la Dimora, la
Dimora della Testimonianza, redatto per ordine di Mos e per
opera dei leviti, sotto la direzione d'Itamar, figlio del
sacerdote Aronne. Bezaleel, figlio di Uri, figlio di Cur, della
trib di Giuda, esegu quanto il Signore aveva ordinato a Mos,
insieme con lui Ooliab, figlio di Achisamach della trib di Dan,
intagliatore, decoratore e ricamatore di porpora viola, porpora
rossa, scarlatto e bisso.

Totale dell'oro impiegato per il lavoro, cio per tutto il
lavoro del santuario  -  era l'oro presentato in offerta  -:
ventinove talenti e settecentotrenta sicli, in sicli del
santuario. L'argento raccolto, in occasione del censimento della
comunit, pesava cento talenti e millesettecentosettantacinque
sicli, in sicli del santuario, cio un "beka" a testa, vale a
dire mezzo siclo, secondo il siclo del santuario, per ciascuno
di coloro che furono sottoposti al censimento dai vent'anni in
su. Erano seicentotremilacinquecentocinquanta. Cento talenti di
argento servivano a fondere le basi del santuario e le basi del
velo: cento basi per cento talenti, cio un talento per ogni
base. Con i millesettecentosettantacinque sicli fece gli uncini
delle colonne, rivest i loro capitelli e le riun con le aste
trasversali. Il rame presentato in offerta assommava a settanta
talenti e duemilaquattrocento sicli. Con esso fece le basi per
l'ingresso della tenda del convegno, l'altare di rame con la sua
graticola di rame e tutti gli accessori dell'altare, le basi del
recinto, le basi della porta del recinto, tutti i picchetti
della Dimora e tutti i picchetti del recinto.





39.

Con porpora viola e porpora rossa, con scarlatto e bisso fece le
vesti liturgiche per officiare nel santuario. Fecero le vesti
sacre di Aronne, come il Signore aveva ordinato a Mos. Fecero
l'"efod" con oro, porpora viola e porpora rossa, scarlatto e
bisso ritorto. Fecero placche d'oro battuto e le tagliarono in
strisce sottili, per intrecciarle con la porpora viola, la
porpora rossa lo scarlatto e il bisso, lavoro d'artista. Fecero
all'"efod" due spalline, che vennero attaccate alle sue due
estremit; cos ne risult un pezzo tutto unito. La cintura, che
lo teneva legato e che stava sopra di esso, era della stessa
fattura ed era di un sol pezzo: era intessuta d'oro, di porpora
viola e porpora rossa, di scarlatto e di bisso ritorto, come il
Signore aveva ordinato a Mos.

Lavorarono le pietre di onice, inserite in castoni d'oro, incise
con i nomi degli Israeliti, secondo l'arte d'incidere i sigilli.
Fissarono le due pietre sulle spalline dell'"efod", come pietre
a ricordo degli Israeliti, come il Signore aveva ordinato a Mos.

Fecero il pettorale, lavoro d'artista, come l'"efod": con oro,
porpora viola, porpora rossa, scarlatto e bisso ritorto. Era
quadrato e lo fecero doppio, aveva una spanna di lunghezza e una
spanna di larghezza. Lo coprirono con una incastonatura di
pietre preziose, disposte in quattro file di pietre. Una fila:
una cornalina, un topazio e uno smeraldo, cos la prima fila. La
seconda fila: un turchese, uno zaffiro e un berillo. La terza
fila: un giacinto, un'agata e un'ametista. La quarta fila: un
crisolito, un onice e un diaspro. Erano inseriti nell'oro
mediante i loro castoni. Le pietre corrispondevano ai nomi degli
Israeliti: dodici, secondo i loro nomi, ed erano incise come i
sigilli, ciascuna con il nome corrispondente secondo le dodici
trib. Fecero sul pettorale catene in forma di cordoni, lavoro
d'intreccio d'oro puro. Fecero due castoni d'oro e due anelli
d'oro e misero i due anelli alle due estremit del pettorale.
Misero le due catene d'oro sui due anelli alle due estremit del
pettorale. Quanto alle due altre estremit delle catene, le
fissarono sui due castoni e le fecero passare sulle spalline
dell'"efod", nella parte anteriore. Fecero due altri anelli
d'oro e li collocarono alle due estremit del pettorale
sull'orlo che era dalla parte dell'"efod", verso l'interno.
Fecero due altri anelli d'oro e li posero sulle spalline
dell'"efod" in basso, sul suo lato anteriore, in vicinanza del
punto di attacco, al di sopra della cintura dell'"efod". Poi
legarono il pettorale con i suoi anelli agli anelli dell'"efod"
mediante un cordone di porpora viola, perch stesse al di sopra
della cintura dell'"efod" e perch il pettorale non si
distaccasse dall'"efod", come il Signore aveva ordinato a Mos.

Fece il manto dell'"efod", lavoro di tessitore, tutto di porpora
viola; la scollatura del manto, in mezzo era come la scollatura
di una corazza: intorno aveva un bordo, perch non si lacerasse.
Fecero sul lembo del manto melagrane di porpora viola, di
porpora rossa, di scarlatto e di bisso ritorto. Fecero sonagli
d'oro puro e collocarono i sonagli in mezzo alle melagrane,
intorno all'orlo del manto: un sonaglio e una melagrana, un
sonaglio e una melagrana lungo tutto il giro del lembo del
manto, per l'esercizio del ministero, come il Signore aveva
ordinato a Mos.

Fecero le tuniche di bisso, lavoro di tessitore, per Aronne e
per i suoi figli; il turbante di bisso, gli ornamenti dei
berretti di bisso e i calzoni di lino di bisso ritorto, la
cintura di bisso ritorto, di porpora viola, di porpora rossa e
di scarlatto, lavoro di ricamatore, come il Signore aveva
ordinato a Mos.

Fecero la lamina, il diadema sacro d'oro puro e vi scrissero
sopra a caratteri incisi come un sigillo: Sacro al Signore. Vi
fissarono un cordone di porpora viola per porre il diadema sopra
il turbante, come il Signore aveva ordinato a Mos.



Cos fu finito tutto il lavoro della Dimora, della tenda del
convegno. Gli Israeliti eseguirono ogni cosa come il Signore
aveva ordinato a Mos: cos essi fecero. Portarono dunque a Mos
la Dimora, la tenda e tutti i suoi accessori: le sue fibbie, le
sue assi, le sue traverse, le sue colonne e le sue basi, la
copertura di pelli di montone tinte di rosso, la copertura di
pelli di tasso e il velo per far da cortina, l'arca della
Testimonianza con le sue stanghe e il coperchio, la tavola con
tutti i suoi accessori e i pani dell'offerta, il candelabro
d'oro puro con le sue lampade, le lampade cio che dovevano
essere collocate sopra di esso, con tutti i suoi accessori, e
l'olio per l'illuminazione, l'altare d'oro, l'olio dell'unzione,
il profumo aromatico da bruciare e la cortina per l'ingresso
della tenda. L'altare di rame con la sua graticola di rame, le
sue stanghe e tutti i suoi accessori, la conca e il suo
piedestallo, i tendaggi del recinto, le sue colonne, le sue basi
e la cortina per la porta del recinto, le sue corde, i suoi
picchetti e tutti gli arredi del servizio della Dimora, per la
tenda del convegno, le vesti liturgiche per officiare nel
santuario, le vesti sacre del sacerdote Aronne e le vesti dei
suoi figli per l'esercizio del sacerdozio. Secondo quanto il
Signore aveva ordinato a Mos, gli Israeliti avevano eseguito
ogni lavoro. Mos vide tutta l'opera e riscontr che l'avevano
eseguita come il Signore aveva ordinato. Allora Mos li
benedisse.





40.

Il Signore parl a Mos e gli disse: Il primo giorno del primo
mese erigerai la Dimora, la tenda del convegno. Dentro vi
collocherai l'arca della Testimonianza, davanti all'arca
tenderai il velo. Vi introdurrai la tavola e disporrai su di
essa ci che vi deve essere disposto; introdurrai anche il
candelabro e vi preparerai sopra le sue lampade. Metterai
l'altare d'oro per i profumi davanti all'arca della
Testimonianza e metterai infine la cortina all'ingresso della
tenda. Poi metterai l'altare degli olocausti di fronte
all'ingresso della Dimora, della tenda del convegno. Metterai la
conca fra la tenda del convegno e l'altare e vi porrai l'acqua.
Disporrai il recinto tutt'attorno e metterai la cortina alla
porta del recinto. Poi prenderai l'olio dell'unzione e ungerai
con esso la Dimora e quanto vi sar dentro e la consacrerai con
tutti i suoi arredi, cos diventer cosa santa. Ungerai anche
l'altare degli olocausti e tutti i suoi arredi; consacrerai
l'altare e l'altare diventer cosa santissima. Ungerai anche la
conca con il suo piedestallo e la consacrerai. Poi farai
avvicinare Aronne e i suoi figli all'ingresso della tenda del
convegno e li laverai con acqua. Farai indossare ad Aronne le
vesti sacre, lo ungerai, lo consacrerai e cos egli eserciter
il mio sacerdozio. Farai avvicinare anche i suoi figli e farai
loro indossare le tuniche. Li ungerai, come il loro padre, e
cos eserciteranno il mio sacerdozio, in tal modo la loro
unzione conferir loro un sacerdozio perenne, per le loro
generazioni.



Mos fece in tutto secondo quanto il Signore gli aveva ordinato.
Cos fece: nel secondo anno, nel primo giorno del primo mese fu
eretta la Dimora. Mos eresse la Dimora: pose le sue basi,
dispose le assi, vi fiss le traverse e rizz le colonne; poi
stese la tenda sopra la Dimora e sopra ancora mise la copertura
della tenda, come il Signore gli aveva ordinato.

Prese la Testimonianza, la pose dentro l'arca; mise le stanghe
all'arca e pose il coperchio sull'arca, poi introdusse l'arca
nella Dimora, colloc il velo che doveva far da cortina e lo
tese davanti all'arca della Testimonianza, come il Signore aveva
ordinato a Mos.

Nella tenda del convegno colloc la tavola, sul lato
settentrionale della Dimora, al di fuori del velo. Dispose su di
essa il pane in focacce sovrapposte alla presenza del Signore,
come il Signore aveva ordinato a Mos.

Colloc inoltre il candelabro nella tenda del convegno, di
fronte alla tavola sul lato meridionale della Dimora, e vi
prepar sopra le lampade davanti al Signore, come il Signore
aveva ordinato a Mos.

Colloc poi l'altare d'oro nella tenda del convegno, davanti al
velo, e bruci su di esso il profumo aromatico, come il Signore
aveva ordinato a Mos. Mise infine la cortina all'ingresso della
Dimora. Poi colloc l'altare degli olocausti all'ingresso della
Dimora, della tenda del convegno, e offr su di esso l'olocausto
e l'offerta come il Signore aveva ordinato a Mos.

Colloc la conca fra la tenda del convegno e l'altare e vi mise
dentro l'acqua per le abluzioni. Mos, Aronne e i suoi figli si
lavavano con essa le mani e i piedi: quando entravano nella
tenda del convegno e quando si accostavano all'altare, essi si
lavavano, come il Signore aveva ordinato a Mos. Infine eresse
il recinto intorno alla Dimora e all'altare e mise la cortina
alla porta del recinto. Cos Mos termin l'opera.



Allora la nube copr la tenda del convegno e la Gloria del
Signore riemp la Dimora. Mos non pot entrare nella tenda del
convegno, perch la nube sostava su di essa e la Gloria del
Signore riempiva la Dimora.



A ogni tappa, quando la nube s'innalzava e lasciava la Dimora,
gli Israeliti levavano l'accampamento. Se la nube non si
innalzava, essi non partivano, finch non si fosse innalzata.
Perch la nube del Signore durante il giorno rimaneva sulla
Dimora e durante la notte c'era in essa un fuoco, visibile a
tutta la casa d'Israele, per tutto il tempo del loro viaggio.





LEVITICO.





1.

Il Signore chiam Mos e dalla tenda del convegno gli disse:
Parla agli Israeliti e riferisci loro: Quando uno di voi vorr
fare un'offerta al Signore, offrirete bestiame grosso o minuto.
Se l'offerta  un olocausto di grosso bestiame, egli offrir un
maschio senza difetto; l'offrir all'ingresso della tenda del
convegno, per ottenere il favore del Signore. Poser la mano
sulla testa della vittima, che sar accettata in suo favore per
fare il rito espiatorio per lui. Poi immoler il capo di grosso
bestiame davanti al Signore e i sacerdoti, figli di Aronne,
offriranno il sangue e lo spargeranno intorno all'altare, che 
all'ingresso della tenda del convegno. Scorticher la vittima e
la taglier a pezzi. I figli del sacerdote Aronne porranno il
fuoco sull'altare e metteranno la legna sul fuoco, poi sulla
legna e sul fuoco che  sull'altare disporranno i pezzi, la
testa e il grasso. Laver con acqua le interiora e le zampe; poi
il sacerdote brucer il tutto sull'altare come olocausto,
sacrificio consumato dal fuoco, profumo soave per il Signore. Se
la sua offerta  un olocausto di bestiame minuto, pecora o
capra, egli offrir un maschio senza difetto. Lo immoler dal
lato settentrionale dell'altare davanti al Signore, e i
sacerdoti, figli di Aronne, spargeranno il sangue attorno
all'altare. Lo taglier a pezzi, con la testa e il grasso, e il
sacerdote li disporr sulla legna, collocata sul fuoco
dell'altare. Laver con acqua le interiora e le zampe; poi il
sacerdote offrir il tutto e lo brucer sull'altare: olocausto,
sacrificio consumato dal fuoco, profumo soave per il Signore.

Se la sua offerta al Signore  un olocausto di uccelli, offrir
tortore o colombi. Il sacerdote li offrir all'altare, ne
staccher la testa, che far bruciare sull'altare, e il sangue
sar spruzzato sulla parete dell'altare. Poi toglier il gozzo
con le sue immondezze e lo getter al lato orientale
dell'altare, dov' il luogo delle ceneri. Divider l'uccello in
due met prendendolo per le ali, ma senza separarlo, e il
sacerdote lo brucer sull'altare sulla legna che  sul fuoco
come olocausto, sacrificio consumato dal fuoco, profumo soave
per il Signore.





2.

Se qualcuno presenter al Signore un'oblazione, la sua offerta
sar di fior di farina, sulla quale verser olio e porr
incenso. La porter ai figli di Aronne, i sacerdoti; il
sacerdote prender da essa una manciata di fior di farina e
d'olio, con tutto l'incenso, e lo brucer sull'altare come
memoriale:  un sacrificio consumato dal fuoco, profumo soave
per il Signore. Il resto dell'offerta di oblazione sar per
Aronne e per i suoi figli, cosa santissima, proveniente dai
sacrifici consumati dal fuoco in onore del Signore. Quando
offrirai un'oblazione cotta nel forno, essa consister in
focacce azzime di fior di farina impastata con olio e anche di
schiacciate azzime spalmate di olio. Se la tua offerta sar
un'oblazione cotta sulla teglia, sar di fior di farina, azzima
e impastata con olio, la farai a pezzi e sopra vi verserai olio:
 un'oblazione. Se la tua offerta sar una oblazione cotta nella
pentola, sar fatta con fior di farina nell'olio: porterai al
Signore l'oblazione cos preparata e la presenterai al
sacerdote, che la offrir sull'altare. Il sacerdote prelever
dall'oblazione il memoriale e lo brucer sull'altare: sacrificio
consumato dal fuoco, profumo soave per il Signore. Il resto
dell'oblazione sar per Aronne e per i suoi figli cosa
santissima, proveniente dai sacrifici consumati dal fuoco per il
Signore.

Nessuna delle oblazioni che offrirete al Signore sar lievitata:
non brucerete n lievito, n miele come sacrificio consumato dal
fuoco in onore del Signore; potrete offrire queste cose al 
Signore come offerta di primizie, ma non saliranno sull'altare a
titolo di profumo soave. Dovrai salare ogni tua offerta di
oblazione: nella tua oblazione non lascerai mancare il sale
dell'alleanza del tuo Dio; sopra ogni tua offerta offrirai del
sale. Se offrirai al Signore un'oblazione di primizie, offrirai
come tua oblazione di primizie spighe di grano fresche
abbrustolite sul fuoco e chicchi pestati di grano nuovo.
Verserai olio sopra di essa, vi metterai incenso: 
un'oblazione. Il sacerdote brucer come memoriale una parte dei
chicchi e dell'olio insieme con tutto l'incenso:  un sacrificio
consumato dal fuoco per il Signore.





3.

Nel caso che la sua offerta sia un sacrificio di comunione e se
offre un capo di bestiame grosso, sar un maschio o una femmina,
senza difetto; l'offrir davanti al Signore, poser la mano
sulla testa della vittima e la immoler all'ingresso della tenda
del convegno e i figli di Aronne, i sacerdoti, spargeranno il
sangue attorno all'altare. Di questo sacrificio di comunione
offrir come sacrificio consumato dal fuoco in onore del Signore
il grasso che avvolge le viscere e tutto quello che vi  sopra,
i due reni con il loro grasso e il grasso attorno ai lombi e al
lobo del fegato, che distaccher al di sopra dei reni; i figli
di Aronne lo bruceranno sull'altare, sopra l'olocausto, posto
sulla legna che  sul fuoco:  un sacrificio consumato dal
fuoco, profumo soave per il Signore.

Se la sua offerta di sacrificio di comunione per il Signore  di
bestiame minuto sar un maschio o una femmina, senza difetto. Se
presenta una pecora in offerta, la offrir davanti al Signore;
poser la mano sulla testa della vittima e la immoler davanti
alla tenda del convegno; i figli di Aronne ne spargeranno il
sangue attorno all'altare; di questo sacrificio di comunione
offrir quale sacrificio consumato dal fuoco per il Signore il
grasso e cio l'intiera coda presso l'estremit della spina
dorsale, il grasso che avvolge le viscere e tutto quello che vi
 sopra, i due reni con il loro grasso e il grasso attorno ai
lombi e al lobo del fegato, che distaccher al di sopra dei
reni; il sacerdote li brucer sull'altare:  un alimento
consumato dal fuoco per il Signore.

Se la tua offerta  una capra, la offrir davanti al Signore;
poser la mano sulla sua testa e la immoler davanti alla tenda
del convegno; i figli di Aronne ne spargeranno il sangue attorno
all'altare.

Di essa prelever, come offerta consumata dal fuoco in onore del
Signore, il grasso che avvolge le viscere, tutto quello che vi 
sopra, i due reni con il loro grasso e il grasso attorno ai
lombi e al lobo del fegato, che distaccher al di sopra dei
reni; il sacerdote li brucer sull'altare:  un cibo consumato
dal fuoco per il Signore. Ogni parte grassa appartiene al
Signore.

E' una prescrizione rituale perenne per le vostre generazioni in
ogni vostra dimora: non dovrete mangiare n grasso n sangue.





4.

Il Signore disse a Mos: Riferisci agli Israeliti: Quando un
uomo inavvertitamente trasgredisce un qualsiasi divieto della
legge del Signore, facendo una cosa proibita: se chi ha peccato
 il sacerdote che ha ricevuto l'unzione e cos ha reso
colpevole il popolo, offrir al Signore per il peccato da lui
commesso un giovenco senza difetto come sacrificio di
espiazione. Condurr il giovenco davanti al Signore all'ingresso
della tenda del convegno; poser la mano sulla testa del
giovenco e l'immoler davanti al Signore. Il sacerdote che ha
ricevuto l'unzione prender il sangue del giovenco e lo porter
nell'interno della tenda del convegno; intinger il dito nel
sangue e far sette aspersioni davanti al Signore di fronte al
velo del santuario. Bagner con il sangue i corni dell'altare
dei profumi che bruciano davanti al Signore nella tenda del
convegno, verser il resto del sangue alla base dell'altare
degli olocausti, che si trova all'ingresso della tenda del
convegno. Poi dal giovenco del sacrificio di espiazione toglier
tutto il grasso: il grasso che avvolge le viscere, tutto quello
che vi  sopra, i due reni con il loro grasso e il grasso
attorno ai lombi e al lobo del fegato, che distaccher al di
sopra dei reni. Far come si fa per il giovenco del sacrificio
di comunione e brucer il tutto sull'altare degli olocausti. Ma
la pelle del giovenco, la carne con la testa, le viscere, le
zampe e gli escrementi, cio tutto il giovenco, egli lo porter
fuori dell'accampamento in luogo puro, dove si gettano le
ceneri, e lo brucer sulla legna: dovr essere bruciato sul
mucchio delle ceneri.

Se tutta la comunit d'Israele ha commesso una inavvertenza,
senza che tutta l'assemblea la conosca, violando cos un divieto
della legge del Signore e rendendosi colpevole, quando il
peccato commesso sar conosciuto, l'assemblea offrir come
sacrificio espiatorio un giovenco, un capo di grosso bestiame
senza difetto e lo condurr davanti alla tenda del convegno. Gli
anziani della comunit poseranno le mani sulla testa del
giovenco e lo si immoler davanti al Signore. Il sacerdote che
ha ricevuto l'unzione porter il sangue del giovenco
nell'interno della tenda del convegno; intinger il dito nel
sangue, e far sette aspersioni davanti al Signore di fronte al
velo. Bagner con il sangue i corni dell'altare che  davanti al
Signore nella tenda del convegno e verser il resto del sangue
alla base dell'altare degli olocausti, all'ingresso della tenda
del convegno. Toglier al giovenco tutte le parti grasse, per
bruciarle sull'altare. Far di questo giovenco come di quello
offerto in sacrificio di espiazione: tutto allo stesso modo. Il
sacerdote far per loro il rito espiatorio e sar loro
perdonato. Poi porter il giovenco fuori del campo e lo brucer
come ha bruciato il primo:  il sacrificio di espiazione per
l'assemblea.

Se chi ha peccato  un capo, violando per inavvertenza un
divieto del Signore suo Dio e cos si  reso colpevole, quando
conosca il peccato commesso, porter come offerta un capro
maschio senza difetto. Poser la mano sulla testa del capro e lo
immoler nel luogo dove si immolano gli olocausti davanti al
Signore:  un sacrificio espiatorio. Il sacerdote prender con
il dito il sangue del sacrificio espiatorio e bagner i corni
dell'altare degli olocausti; verser il resto del sangue alla
base dell'altare degli olocausti. Poi brucer sull'altare ogni
parte grassa, come il grasso del sacrificio di comunione. Il
sacerdote far per lui il rito espiatorio per il suo peccato e
gli sar perdonato.

Se chi ha peccato  stato qualcuno del popolo, violando per
inavvertenza un divieto del Signore, e cos si  reso colpevole,
quando conosca il peccato commesso, porti come offerta una capra
femmina, senza difetto, in espiazione del suo peccato. Poser la
mano sulla testa della vittima di espiazione e la immoler nel
luogo dove si immolano gli olocausti. Il sacerdote prender con
il dito un po' di sangue di essa e bagner i corni dell'altare
degli olocausti; poi verser il resto del sangue alla base
dell'altare. Prelever tutte le parti grasse, come si preleva il
grasso del sacrificio di comunione, e il sacerdote le brucer
sull'altare, profumo soave in onore del Signore. Il sacerdote
far per lui il rito espiatorio e gli sar perdonato. Se porta
una pecora come offerta per il peccato, porter una femmina
senza difetto. Poser la mano sulla testa della vittima
espiatoria e la immoler in espiazione nel luogo dove si
immolano gli olocausti. Il sacerdote prender con il dito un po'
di sangue della vittima espiatoria e bagner i corni dell'altare
degli olocausti; poi verser il resto del sangue alla base
dell'altare. Prelever tutte le parti grasse, come si preleva il
grasso della pecora del sacrificio di comunione e il sacerdote
le brucer sull'altare sopra le vittime consumate dal fuoco in
onore del Signore. Il sacerdote far per lui il rito espiatorio
per il peccato commesso e gli sar perdonato.





5.

Se una persona pecca perch nulla dichiara, bench abbia udito
la formula di scongiuro e sia essa stessa testimone o abbia
visto o sappia, sconter la sua iniquit. Oppure quando
qualcuno, senza avvedersene, tocca una cosa immonda, come il
cadavere d'una bestia o il cadavere d'un animale domestico o
quello d'un rettile, rimarr egli stesso immondo e colpevole.
Oppure quando, senza avvedersene, tocca una immondezza umana  - 
una qualunque delle cose per le quali l'uomo diviene immondo  - 
quando verr a saperlo, sar colpevole. Oppure quando uno, senza
badarvi, parlando con leggerezza, avr giurato, con uno di quei
giuramenti che gli uomini proferiscono alla leggera, di fare
qualche cosa di male o di bene, se lo sapr, ne sar colpevole.

Quando uno dunque si sar reso colpevole d'una di queste cose,
confesser il peccato commesso; porter al Signore, come
riparazione della sua colpa per il peccato commesso, una femmina
del bestiame minuto, pecora o capra, come sacrificio espiatorio;
il sacerdote far per lui il rito espiatorio per il suo peccato.



Se non ha mezzi per procurarsi una pecora o una capra porter al
Signore, come riparazione della sua colpa per il suo peccato,
due tortore o due colombi: uno come sacrificio espiatorio,
l'altro come olocausto. Li porter al sacerdote, il quale
offrir prima quello per l'espiazione: gli spaccher la testa
vicino alla nuca, ma senza staccarla, poi sparger il sangue del
sacrificio per il peccato sopra la parete dell'altare e ne
spremer il resto alla base dell'altare. Questo  un sacrificio
espiatorio.

Dell'altro uccello offrir un olocausto, secondo le norme
stabilite. Cos il sacerdote far per lui il rito espiatorio per
il peccato che ha commesso e gli sar perdonato.

Ma se non ha mezzi per procurarsi due tortore o due colombi,
porter, come offerta per il peccato commesso, un decimo di
"efa" di fior di farina, come sacrificio espiatorio; non vi
metter n olio n incenso, perch  un sacrificio per il
peccato. Porter la farina al sacerdote, che ne prender una
manciata come memoriale facendola bruciare sull'altare sopra le
vittime consumate dal fuoco in onore del Signore. E' un
sacrificio espiatorio. Cos il sacerdote far per lui il rito
espiatorio per il peccato commesso in uno dei casi suddetti e
gli sar perdonato. Il resto sar per il sacerdote, come
nell'oblazione.



Il Signore aggiunse a Mos: Se qualcuno commetter una mancanza
e peccher per errore riguardo a cose consacrate al Signore,
porter al Signore, in sacrificio dl riparazione, un ariete
senza difetto, preso dal gregge che valuterai in sicli d'argento
in base al siclo del santuario; risarcir il danno fatto al
santuario, aggiungendovi un quinto, e lo dar al sacerdote, il
quale far per lui il rito espiatorio con l'ariete offerto come
sacrificio di riparazione e gli sar perdonato. Quando uno
peccher facendo, senza saperlo, una cosa vietata dal Signore,
sar colpevole e dovr scontare la mancanza. Presenter al
sacerdote, come sacrificio di riparazione, un ariete senza
difetto, preso dal bestiame minuto, secondo la tua stima; il
sacerdote far per lui il rito espiatorio per l'errore commesso
per ignoranza e gli sar perdonato. E' un sacrificio di
riparazione; quell'individuo si era certo reso colpevole verso
il Signore.

Il Signore disse a Mos: Quando uno peccher e commetter una
mancanza verso il Signore, rifiutando al suo prossimo un
deposito da lui ricevuto o un pegno consegnatogli o una cosa
rubata o estorta con frode o trover una cosa smarrita, mentendo
a questo proposito e giurando il falso circa qualcuna delle cose
per cui un uomo pu peccare, se avr cos peccato e si sar reso
colpevole, restituir la cosa rubata o estorta con frode o il
deposito che gli era stato affidato o l'oggetto smarrito che
aveva trovato o qualunque cosa per cui abbia giurato il falso.
Far la restituzione per intero, aggiungendovi un quinto e
render ci al proprietario il giorno stesso in cui offrir il
sacrificio di riparazione. Porter al sacerdote, come sacrificio
di riparazione in onore del Signore, un ariete senza difetto,
preso dal bestiame minuto secondo la tua stima. Il sacerdote
far il rito espiatorio per lui davanti al Signore e gli sar
perdonato, qualunque sia la mancanza di cui si  reso colpevole.





6.

Il Signore disse ancora a Mos: Da' quest'ordine ad Aronne e ai
suoi figli: Questa  la legge per l'olocausto. L'olocausto
rimarr acceso sul braciere sopra l'altare tutta la notte, fino
al mattino; il fuoco dell'altare sar tenuto acceso. Il
sacerdote, indossata la tunica di lino e vestiti i calzoni di
lino, toglier la cenere, in cui il fuoco avr ridotto
l'olocausto sull'altare, e la deporr al fianco dell'altare.
Poi, spogliatosi delle vesti e indossatene altre, porter la
cenere fuori del campo, in un luogo mondo. Il fuoco sar tenuto
acceso sull'altare e non si lascer spegnere; il sacerdote vi
brucer legna ogni mattina, vi disporr sopra l'olocausto e vi
brucer sopra il grasso dei sacrifici. Il fuoco dev'esser sempre
tenuto acceso sull'altare, senza lasciarlo spegnere.



Questa  la legge dell'oblazione. I figli di Aronne la
offriranno al Signore dinanzi all'altare. Il sacerdote,
prelever una manciata di fior di farina con il suo olio e con
tutto l'incenso che  sopra l'offerta e brucer ogni cosa
sull'altare con soave profumo in ricordo del Signore. Aronne e i
suoi figli mangeranno quel che rimarr dell'oblazione; lo si
manger senza lievito, in luogo santo, nel recinto della tenda
del convegno. Non si cuocer con lievito;  la parte che ho loro
assegnata delle offerte a me bruciate con il fuoco. E' cosa
santissima come il sacrificio espiatorio. Ogni maschio tra i
figli di Aronne potr mangiarne. E' un diritto perenne delle
vostre generazioni sui sacrifici consumati dal fuoco in onore
del Signore. Tutto ci che verr a contatto con queste cose sar
sacro.

Il Signore disse ancora a Mos: L'offerta che Aronne e i suoi
figli faranno al Signore il giorno in cui riceveranno l'unzione
 questa: un decimo di "efa" di fior di farina, come oblazione
perpetua, met la mattina e met la sera. Essa sar preparata
con olio, nella teglia: la presenterai in una mistura
stemperata; l'offrirai in pezzi, come profumo soave per il
Signore. Anche il sacerdote che, tra i figli di Aronne, sar
unto per succedergli, far questa offerta,  una prescrizione
perenne: sar bruciata tutta in onore del Signore. Ogni
oblazione del sacerdote sar bruciata tutta; non se ne potr
mangiare.



Il Signore disse ancora a Mos: Parla ad Aronne e ai suoi figli
e di' loro: Questa  la legge del sacrificio espiatorio. Nel
luogo dove si immola l'olocausto sar immolata davanti al
Signore la vittima per il peccato. E' cosa santissima. La
manger il sacerdote che l'offrir per il peccato; dovr
mangiarla in luogo santo, nel recinto della tenda del convegno.
Qualunque cosa ne toccher le carni sar sacra; se parte del suo
sangue schizza sopra una veste, il posto dove sar schizzato il
sangue lo laverai in luogo santo. Ma il vaso di terra, che sar
servito a cuocerla, sar spezzato; che se  stata cotta in un
vaso di rame, questo sar strofinato bene e sciacquato con
acqua. Ogni maschio di famiglia sacerdotale ne potr mangiare; 
cosa santissima. Ma non si potr mangiare alcuna vittima
espiatoria, il cui sangue va portato nella tenda del convegno,
per il rito espiatorio nel santuario. Essa sar bruciata nel
fuoco.





7.

Questa  la legge del sacrificio di riparazione;  cosa
santissima. Nel luogo, dove si immola l'olocausto, si immoler
la vittima di riparazione, se ne sparger il sangue attorno
all'altare e se ne offrir tutto il grasso: la coda, il grasso
che copre le viscere, i due reni con il loro grasso e il grasso
attorno ai lombi e al lobo del fegato che si distaccher sopra i
reni. Il sacerdote brucer tutto questo sull'altare come
sacrificio consumato dal fuoco in onore del Signore. Questo  un
sacrificio di riparazione. Ogni maschio di famiglia sacerdotale
ne potr mangiare; lo si manger in luogo santo;  cosa
santissima. Il sacrificio di riparazione  come il sacrificio
espiatorio; la stessa legge vale per ambedue; la vittima sar
del sacerdote che avr compiuto l'espiazione. Il sacerdote, che
avr fatto l'olocausto per qualcuno, avr per s la pelle
dell'olocausto da lui offerto. Cos anche ogni oblazione, cotta
nel forno o preparata nella pentola o nella teglia, sar del
sacerdote che l'ha offerta. Ogni oblazione, impastata con olio o
asciutta sar per tutti i figli di Aronne in misura uguale.



Questa  la legge del sacrificio di comunione, che si offrir al
Signore. Se uno l'offre anche in ringraziamento, offrir, con il
sacrificio di comunione, focacce senza lievito intrise con olio
schiacciate senza lievito unte con olio e fior di farina cotta,
in forma di focacce intrise con olio. Presenter anche come
offerta, oltre le dette focacce, focacce di pane lievitato,
insieme con il sacrificio di ringraziamento. Di ognuna di queste
offerte una parte si presenter come oblazione prelevata in
onore del Signore; essa sar del sacerdote che ha sparso il
sangue della vittima del sacrificio di comunione. La carne del
sacrificio di ringraziamento dovr mangiarsi il giorno stesso in
cui esso viene offerto; non se ne lascer nulla fino alla
mattina. Ma se il sacrificio che uno offre  votivo o
volontario, la vittima si manger il giorno in cui verr
offerta, il resto dovr essere mangiato il giorno dopo; ma quel
che sar rimasto della carne del sacrificio fino al terzo
giorno, dovr bruciarsi nel fuoco. Se uno mangia la carne del
sacrificio di comunione il terzo giorno, l'offerente non sar
gradito; dell'offerta non gli sar tenuto conto; sar un
abominio, chi ne avr mangiato subir la pena della sua
iniquit. La carne che sar stata in contatto con qualche cosa
di immondo, non si potr mangiare, sar bruciata nel fuoco.

Chiunque sar mondo potr mangiare la carne del sacrificio di
comunione ma la persona che, immonda, manger la carne del
sacrificio di comunione offerto al Signore sar eliminata dal
suo popolo. Se uno toccher qualsiasi cosa immonda:
un'immondezza umana, un animale immondo o qualsiasi cosa
abominevole, immonda, e manger la carne d'un sacrificio di
comunione offerto al Signore, quel tale sar eliminato dal suo
popolo.

Il Signore disse ancora a Mos: Parla agli Israeliti e
riferisci loro: Non mangerete alcun grasso, n di bue, n di
pecora, n di capra. Il grasso di una bestia che  morta
naturalmente o il grasso d'una bestia sbranata potr servire per
qualunque altro uso; ma non ne mangerete affatto; perch
chiunque manger il grasso di animali che si possono offrire in
sacrificio consumato dal fuoco in onore del Signore, sar
eliminato dal suo popolo. E non mangerete affatto sangue, n di
uccelli n di animali domestici, dovunque abitiate. Chiunque
manger sangue di qualunque specie sar eliminato dal suo
popolo.

Il Signore aggiunse a Mos: 29Parla agli Israeliti e di' loro:
Chi offrir al Signore il sacrificio di comunione porter una
offerta al Signore, prelevandola dal sacrificio di comunione.
Porter con le proprie mani ci che deve essere offerto al
Signore con il fuoco: porter il grasso insieme con il petto, il
petto per presentarlo con il rito d'agitazione davanti al
Signore. Il sacerdote brucer il grasso sopra l'altare; il petto
sar di Aronne e dei suoi figli. Darete anche in tributo al
sacerdote la coscia destra dei vostri sacrifici di comunione.
Essa spetter, come sua parte, al figlio di Aronne che avr
offerto il sangue e il grasso dei sacrifici di comunione.
Poich, dai sacrifici di comunione offerti dagli Israeliti io mi
riservo il petto della vittima offerta con l'agitazione di rito
e la coscia della vittima offerta con l'elevazione di rito e li
do al sacerdote Aronne e ai suoi figli per legge perenne, che
gli Israeliti osserveranno.



Questa  la parte dovuta ad Aronne e ai suoi figli, dei
sacrifici bruciati in onore del Signore, dal giorno in cui
eserciteranno il sacerdozio del Signore. Agli Israeliti il
Signore ha ordinato di dar loro questo, dal giorno della loro
unzione. E' una parte che  loro dovuta per sempre, di
generazione in generazione. Questa  la legge per l'olocausto,
l'oblazione, il sacrificio espiatorio, il sacrificio di
riparazione, l'investitura e il sacrificio di comunione: legge
che il Signore ha dato a Mos sul monte Sinai, quando ordin
agli Israeliti di presentare le offerte al Signore nel deserto
del Sinai.





8.

Il Signore disse ancora a Mos: Prendi Aronne insieme ai suoi
figli, le vesti, l'olio dell'unzione, il giovenco del sacrificio
espiatorio, i due arieti e il cesto dei pani azzimi, convoca
tutta la comunit all'ingresso della tenda del convegno. Mos
fece come il Signore gli aveva ordinato e la comunit fu
convocata all'ingresso della tenda del convegno. Mos disse alla
comunit: Questo il Signore ha ordinato di fare.

Mos fece accostare Aronne e i suoi figli e li lav con acqua.
Poi rivest Aronne della tunica, lo cinse della cintura, gli
pose addosso il manto, gli mise l'"efod" e lo cinse con la
cintura dell'"efod", nel quale avvolse l'"efod". Gli mise anche
il pettorale, e nel pettorale pose gli "urim" e i "tummim".

Poi gli mise in capo il turbante e sul davanti del turbante pose
la lamina d'oro, il sacro diadema, come il Signore aveva
ordinato a Mos.

Poi Mos prese l'olio dell'unzione, unse la Dimora e tutte le
cose che vi si trovavano e cos le consacr. Fece sette volte
l'aspersione sull'altare, unse l'altare con tutti i suoi
accessori, la conca e la sua base per consacrarli. Vers l'olio
dell'unzione sul capo di Aronne e unse Aronne, per consacrarlo.
Poi Mos fece avvicinare i figli d'Aronne, li vest di tuniche,
li cinse con le cinture e leg sul loro capo i turbanti, come il
Signore aveva ordinato a Mos.

Fece quindi accostare il giovenco del sacrificio espiatorio e
Aronne e i suoi figli stesero le mani sulla testa del giovenco
del sacrificio espiatorio. Mos lo immol, ne prese del sangue,
bagn con il dito i corni attorno all'altare e purific
l'altare; poi sparse il resto del sangue alla base dell'altare e
lo consacr per fare su di esso l'espiazione.

Prese tutto il grasso aderente alle viscere, il lobo del fegato,
i due reni con il loro grasso e Mos bruci tutto sull'altare.
Ma il giovenco, la sua pelle, la sua carne e le feci, bruci nel
fuoco fuori dell'accampamento, come il Signore gli aveva
ordinato.

Fece quindi avvicinare l'ariete dell'olocausto e Aronne e i suoi
figli stesero le mani sulla testa dell'ariete. Mos lo immol e
ne sparse il sangue attorno all'altare. Fece a pezzi l'ariete e
ne bruci testa, pezzi e grasso. Dopo averne lavato le viscere e
le zampe con acqua, bruci tutto l'ariete sull'altare: olocausto
di soave odore, un sacrificio consumato dal fuoco in onore del
Signore, come il Signore gli aveva ordinato. Poi fece accostare
il secondo ariete, l'ariete della investitura e Aronne e i suoi
figli stesero le mani sulla testa dell'ariete. Mos lo immol,
ne prese del sangue e bagn il lobo dell'orecchio destro di
Aronne e il pollice della mano destra e l'alluce del piede
destro. Mos fece avvicinare i figli di Aronne e bagn con quel
sangue il lobo del loro orecchio destro, il pollice della mano
destra e l'alluce del piede destro, sparse il resto del sangue
attorno all'altare. Prese il grasso, la coda, tutto il grasso
aderente alle viscere, il lobo del fegato, i reni con il loro
grasso e la coscia destra; dal canestro dei pani azzimi, che era
davanti al Signore, prese una focaccia senza lievito, una
focaccia di pasta intrisa nell'olio e una schiacciata e le pose
sulle parti grasse e sulla coscia destra. Mise tutte queste cose
sulle mani di Aronne e sulle mani dei suoi figli e le agit con
l'agitazione rituale davanti al Signore. Mos quindi le prese
dalle loro mani e le bruci sull'altare sopra l'olocausto:
sacrificio di investitura, di soave odore, sacrificio consumato
dal fuoco in onore del Signore. Poi Mos prese il petto
dell'ariete e lo agit come offerta da agitare ritualmente
davanti al Signore; questa fu la parte dell'ariete
dell'investitura toccata a Mos, come il Signore gli aveva
ordinato.

Mos prese quindi l'olio dell'unzione e il sangue che era sopra
l'altare, ne asperse Aronne e le sue vesti, i figli di lui e le
loro vesti; cos consacr Aronne e le sue vesti e similmente i
suoi figli e le loro vesti. Mos disse ad Aronne e ai suoi
figli: Fate cuocere la carne all'ingresso della tenda del
convegno e l mangiatela con il pane che  nel canestro
dell'investitura, come mi  stato ordinato. La mangeranno Aronne
e i suoi figli. Quel che avanza della carne e del pane,
bruciatelo nel fuoco. Per sette giorni non uscirete
dall'ingresso della tenda del convegno, finch cio non siano
compiuti i giorni della vostra investitura, perch la vostra
investitura durer sette giorni. Come si  fatto oggi, cos il
Signore ha ordinato che si faccia per compiere il rito
espiatorio su di voi. Rimarrete sette giorni all'ingresso della
tenda del convegno, giorno e notte, osservando il comandamento
del Signore, perch non moriate, poich cos mi  stato
ordinato. Aronne e i suoi figli fecero quanto era stato
ordinato dal Signore per mezzo di Mos.





9. L'ottavo giorno, Mos chiam Aronne, i suoi figli e gli
anziani d'Israele e disse ad Aronne: Prendi un vitello per il
sacrificio espiatorio e un ariete per l'olocausto, tutti e due
senza difetto, e offrili al Signore. Agli Israeliti dirai:
Prendete un capro per il sacrificio espiatorio, un vitello e un
agnello, tutti e due di un anno, senza difetto, per l'olocausto,
un toro e un ariete per il sacrificio di comunione per immolarli
davanti al Signore, un'oblazione intrisa nell'olio, perch oggi
il signore si manifester a voi.

Essi dunque condussero davanti alla tenda del convegno quanto
Mos aveva ordinato; tutta la comunit si avvicin e stette
davanti al Signore. Mos disse: Ecco ci che il Signore vi ha
ordinato: fatelo e la gloria del Signore vi apparir.

Mos disse ad Aronne: Avvicinati all'altare: offri il tuo
sacrificio espiatorio e il tuo olocausto e compi il rito
espiatorio per te e per il tuo casato; presenta anche l'offerta
del popolo e fa' l'espiazione per esso, come il Signore ha
ordinato.

Aronne dunque si avvicin all'altare e immol il vitello del
sacrificio espiatorio, che era per s. I suoi figli gli porsero
il sangue ed egli vi intinse il dito, ne bagn i corni
dell'altare e sparse il resto del sangue alla base dell'altare;
ma il grasso, i reni e il lobo del fegato della vittima
espiatoria li bruci sopra l'altare come il Signore aveva
ordinato a Mos. La carne e la pelle le bruci nel fuoco fuori
dell'accampamento. Poi immol l'olocausto; i figli di Aronne gli
porsero il sangue ed egli lo sparse attorno all'altare.

Gli porsero anche la vittima dell'olocausto fatta a pezzi e la
testa e li bruci sull'altare. Lav le interiora e le gambe e le
bruci sull'olocausto sopra l'altare.

Poi present l'offerta del popolo. Prese il capro destinato al
sacrificio espiatorio per il popolo, lo immol e ne fece un
sacrificio espiatorio, come il precedente.

Quindi offr l'olocausto secondo il rito.

Present quindi l'oblazione, ne prese una manciata piena e la
bruci sull'altare, oltre l'olocausto della mattina. Immol il
toro e l'ariete in sacrificio di comunione per il popolo. I
figli di Aronne gli porgevano il sangue ed egli lo spargeva
attorno all'altare. Gli porgevano le parti grasse del toro e
dell'ariete, la coda, il grasso aderente alle viscere, i reni e
il lobo del fegato: mettevano i grassi sui petti ed egli li
bruciava sull'altare. I petti e la coscia destra, Aronne li
agitava davanti al Signore come offerta da agitare secondo il
rito, nel modo che Mos aveva ordinato. Aronne, alzate le mani
verso il popolo, lo benedisse e, dopo aver fatto il sacrificio
espiatorio, l'olocausto e i sacrifici di comunione, scese
dall'altare. Mos e Aronne entrarono nella tenda del convegno,
poi uscirono e benedissero il popolo e la gloria del Signore si
manifest a tutto il popolo. Un fuoco usc dalla presenza del
Signore e consum sull'altare l'olocausto e i grassi; tutto il
popolo lo vide, mand grida d'esultanza e si prostr con la
faccia a terra.







10.

Ora Nadab e Abiu, figli di Aronne, presero ciascuno un braciere,
vi misero dentro il fuoco e il profumo e offrirono davanti al
Signore un fuoco illegittimo, che il Signore non aveva loro
ordinato. Ma un fuoco si stacc dal Signore e li divor e
morirono cos davanti al Signore. Allora Mos disse ad Aronne:
Di questo il Signore ha parlato quando ha detto: A chi si
avvicina a me mi mostrer santo e davanti a tutto il popolo sar
onorato. Aronne tacque. Mos chiam Misael ed Elsafan, figli di
Uziel, zio di Aronne, e disse loro: Avvicinatevi, portate via
questi vostri congiunti dal santuario, fuori dall'accampamento.
Essi si avvicinarono e li portarono via con le loro tuniche,
fuori dell'accampamento, come Mos aveva detto.

Ad Aronne, a Eleazaro e a Itamar suoi figli, Mos disse: Non vi
scarmigliate i capelli del capo e non vi stracciate le vesti,
perch non moriate e il Signore non si adiri contro tutta la
comunit; ma i vostri fratelli, tutta la casa d'Israele,
facciano pure lutto a causa della morte fulminea inflitta dal
Signore. Non vi allontanate dall'ingresso della tenda del
convegno cos che non moriate; perch l'olio dell'unzione del
Signore  su di voi. Essi fecero come Mos aveva detto.



Il Signore parl ad Aronne: Non bevete vino o bevanda
inebriante n tu n i tuoi figli, quando dovete entrare nella
tenda del convegno, perch non moriate; sar una legge perenne,
di generazione in generazione; questo perch possiate
distinguere ci che  santo da ci che  profano e ci che 
immondo da ci che  mondo e possiate insegnare agli Israeliti
tutte le leggi che il Signore ha dato loro per mezzo di Mos.



Poi Mos disse ad Aronne, a Eleazaro e a Itamar, figli
superstiti di Aronne: Prendete quel che  avanzato
dell'oblazione dei sacrifici consumati dal fuoco in onore del
Signore e mangiatelo senza lievito, presso l'altare; perch 
cosa sacrosanta. Dovete mangiarlo in luogo santo, perch  la
parte che spetta a te e ai tuoi figli, tra i sacrifici consumati
dal fuoco in onore del Signore: cos mi  stato ordinato. Il
petto della vittima offerta da agitare secondo il rito e la
coscia da elevare secondo il rito, li mangerete tu, i tuoi figli
e le tue figlie con te in luogo mondo; perch vi sono stati dati
come parte tua e dei tuoi figli, tra i sacrifici di comunione
degli Israeliti.

Essi presenteranno, insieme con le parti grasse da bruciare, la
coscia della vittima da elevare secondo il rito e il petto da
agitare secondo il rito, perch siano agitati davanti al
Signore; questo spetter a te e ai tuoi figli con te, per
diritto perenne, come il Signore ha ordinato.



Mos si inform accuratamente circa il capro del sacrificio
espiatorio e seppe che era stato bruciato; allora si sdegn
contro Eleazaro e contro Itamar, figli superstiti di Aronne
dicendo: Perch non avete mangiato la vittima espiatrice nel
luogo santo, trattandosi di cosa sacrosanta? Il Signore ve l'ha
data, perch porti l'iniquit della comunit, perch su di essa
compiate l'espiazione davanti al Signore. Ecco, il sangue della
vittima non  stato portato dentro il santuario, voi avreste
dovuto mangiarla nel santuario, come io avevo ordinato. Aronne
allora disse a Mos: Ecco, oggi essi hanno offerto il loro
sacrificio espiatorio e l'olocausto davanti al Signore; dopo le
cose che mi sono capitate, se oggi avessi mangiato la vittima
del sacrificio espiatorio, sarebbe piaciuto al Signore?. Quando
Mos ud questo, rimase soddisfatto.





11.

Il Signore disse a Mos e ad Aronne: Riferite agli Israeliti:
Questi sono gli animali che potrete mangiare fra tutte le bestie
che sono sulla terra. Potrete mangiare d'ogni quadrupede che ha
l'unghia bipartita, divisa da una fessura, e che rumina. Ma fra
i ruminanti e gli animali che hanno l'unghia divisa, non
mangerete i seguenti: il cammello, perch rumina, ma non ha
l'unghia divisa, lo considererete immondo; l'irace perch
rumina, ma non ha l'unghia divisa, lo considererete immondo; la
lepre, perch rumina, ma non ha l'unghia divisa, la
considererete immonda; il porco, perch ha l'unghia bipartita da
una fessura, ma non rumina, lo considererete immondo. Non
mangerete la loro carne e non toccherete i loro cadaveri; li
considererete immondi.

Questi sono gli animali che potrete mangiare fra tutti gli
acquatici. Potrete mangiare quanti hanno pinne e squame, sia nei
mari, sia nei fiumi. Ma di tutti gli animali, che si muovono o
vivono nelle acque, nei mari e nei fiumi, quanti non hanno n
pinne n squame, li terrete in abominio.

Essi saranno per voi in abominio, non mangerete la loro carne e
terrete in abominio i loro cadaveri. Tutto ci che non ha n
pinne n squame nelle acque sar per voi in abominio. Fra i
volatili terrete in abominio questi, che non dovrete mangiare,
perch ripugnanti: l'aquila, l'ossifraga e l'aquila di mare, il
nibbio e ogni specie di falco, ogni specie di corvo, lo struzzo,
la civetta, il gabbiano e ogni specie di sparviere, il gufo,
l'alcione, l'ibis, il cigno, il pellicano, la folaga, la
cicogna, ogni specie di airone, l'upupa e il pipistrello.



Sar per voi in abominio anche ogni insetto alato, che cammina
su quattro piedi. Per fra tutti gli insetti alati che camminano
su quattro piedi, potrete mangiare quelli che hanno due zampe
sopra i piedi, per saltare sulla terra. Perci potrete mangiare
i seguenti: ogni specie di cavalletta, ogni specie di locusta,
ogni specie di acrdi e ogni specie di grillo. Ogni altro
insetto alato che ha quattro piedi lo terrete in abominio!



Per i seguenti animali diventerete immondi: chiunque toccher il
loro cadavere sar immondo fino alla sera e chiunque trasporter
i loro cadaveri si dovr lavare le vesti e sar immondo fino
alla sera. Riterrete immondo ogni animale che ha l'unghia, ma
non divisa da fessura, e non rumina: chiunque li toccher sar
immondo. Considererete immondi tutti i quadrupedi che camminano
sulla pianta dei piedi; chiunque ne toccher il cadavere sar
immondo fino alla sera. E chiunque trasporter i loro cadaveri
si dovr lavare le vesti e sar immondo fino alla sera. Tali
animali riterrete immondi.



Fra gli animali che strisciano per terra riterrete immondi: la
talpa, il topo e ogni specie di sauri, il toporagno, la
lucertola, il geco, il ramarro, il camaleonte.

Questi animali, fra quanti strisciano, saranno immondi per voi;
chiunque li toccher morti, sar immondo fino alla sera. Ogni
oggetto sul quale cadr morto qualcuno di essi, sar immondo: si
tratti di utensili di legno o di veste o pelle o sacco o
qualunque altro oggetto ti cui si faccia uso, si immerger
nell'acqua e sar immondo fino alla sera; poi sar mondo. Se ne
cade qualcuno in un vaso di terra, quanto vi sar dentro sar
immondo e spezzerete il vaso. Ogni cibo che serve di nutrimento,
sul quale cada quell'acqua, sar immondo; ogni bevanda di cui si
fa uso, qualunque sia il vaso che la contiene, sar immonda.
Ogni oggetto sul quale cadr qualche parte del loro cadavere,
sar immondo; il forno o il fornello sar spezzato: sono immondi
e li dovete ritenere tali. Per, una fonte o una cisterna, cio
una raccolta di acqua, sar monda ma chi toccher i loro
cadaveri sar immondo. Se qualcosa dei loro cadaveri cade su
qualche seme che deve essere seminato, questo sar mondo; ma se
 stata versata acqua sul seme e vi cade qualche cosa dei loro
cadaveri, lo riterrai immondo. Se muore un animale, di cui vi
potete cibare, colui che ne toccher il cadavere sar immondo
fino alla sera. Colui che manger di quel cadavere si laver le
vesti e sar immondo fino alla sera, anche colui che trasporter
quel cadavere si laver le vesti e sar immondo fino alla sera.
Ogni essere che striscia sulla terra  un abominio; non se ne
manger. Di tutti gli animali che strisciano sulla terra non ne
mangerete alcuno che cammini sul ventre o cammini con quattro
piedi o con molti piedi, perch sono un abominio. Non rendete le
vostre persone abominevoli con alcuno di questi animali che
strisciano; non vi rendete immondi per causa loro, in modo da
rimanere cos contaminati.



Perch io sono il Signore, il Dio vostro. Santificatevi dunque e
siate santi, perch io sono santo; non contaminate le vostre
persone con alcuno di questi animali che strisciano per terra.
Perch io sono il Signore, che vi ho fatti uscire dal paese
d'Egitto, per essere il vostro Dio; siate dunque santi, perch
io sono santo. Questa  la legge che riguarda i quadrupedi, gli
uccelli, ogni essere vivente che si muove nelle acque e ogni
essere che striscia per terra, perch sappiate distinguere ci
che  immondo da ci che  mondo, l'animale che si pu mangiare
da quello che non si deve mangiare.





12.

Il Signore aggiunse a Mos: Riferisci agli Israeliti: Quando
una donna sar rimasta incinta e dar alla luce un maschio, sar
immonda per sette giorni; sar immonda come nel tempo delle sue
regole. L'ottavo giorno si circoncider il bambino. Poi essa
rester ancora trentatr giorni a purificarsi dal suo sangue;
non toccher alcuna cosa santa e non entrer nel santuario
finch non siano compiuti i giorni della sua purificazione. Ma
se partorisce una femmina sar immonda due settimane come al
tempo delle sue regole; rester sessantasei giorni a purificarsi
del suo sangue.

Quando i giorni della sua purificazione per un figlio o per una
figlia saranno compiuti, porter al sacerdote all'ingresso della
tenda del convegno un agnello di un anno come olocausto e un
colombo o una tortora in sacrificio di espiazione. Il sacerdote
li offrir davanti al Signore e far il rito espiatorio per lei;
essa sar purificata dal flusso del suo sangue. Questa  la
legge relativa alla donna, che partorisce un maschio o una
femmina. Se non ha mezzi da offrire un agnello, prender due
tortore e due colombi, uno per l'olocausto e l'altro per il
sacrificio espiatorio. Il sacerdote far il rito espiatorio per
lei ed essa sar monda.





13.

Il Signore aggiunse a Mos e ad Aronne: Quando uno ha sulla
pelle del corpo un tumore o una pustola o macchia bianca che
faccia sospettare una piaga di lebbra, sar condotto dal
sacerdote Aronne o da qualcuno dei sacerdoti, suoi figli. Il
sacerdote esaminer la piaga sulla pelle del corpo; se il pelo
della piaga  diventato bianco e la piaga appare depressa
rispetto alla pelle del corpo,  piaga di lebbra; il sacerdote,
dopo averlo esaminato, dichiarer quell' uomo immondo. Ma se la
macchia sulla pelle del corpo  bianca e non appare depressa
rispetto alla pelle e il suo pelo non  diventato bianco, il
sacerdote isoler per sette giorni colui che ha la piaga. Al
settimo giorno il sacerdote l'esaminer ancora; se gli parr che
la piaga si sia fermata senza allargarsi sulla pelle, il
sacerdote lo isoler per altri sette giorni. Il sacerdote, il
settimo giorno, lo esaminer di nuovo; se vedr che la piaga non
 pi bianca e non si  allargata sulla pelle, dichiarer
quell'uomo mondo:  una pustola. Quegli si laver le vesti e
sar mondo. Ma se la pustola si  allargata sulla pelle, dopo
che egli si  mostrato al sacerdote per essere dichiarato mondo,
si far esaminare di nuovo dal sacerdote; il sacerdote
l'esaminer e se vedr che la pustola si  allargata sulla
pelle, il sacerdote lo dichiarer immondo:  lebbra.

Quando uno avr addosso una piaga di lebbra, sar condotto al
sacerdote ed egli lo esaminer; se vedr che sulla pelle c' un
tumore bianco, che questo tumore ha fatto imbiancare il pelo e
che nel tumore si trova carne viva,  lebbra inveterata nella
pelle del corpo e il sacerdote lo dichiarer immondo; lo terr
isolato, perch certo  immondo.

Se la lebbra si propaga sulla pelle in modo da coprire tutta la
pelle di colui che ha la piaga, dal capo ai piedi, dovunque il
sacerdote guardi, questi lo esaminer; se vedr che la lebbra
copre tutto il corpo, dichiarer mondo colui che ha la piaga:
essendo tutto bianco,  mondo. Ma quando apparir in lui carne
viva, sar chiamato immondo. Il sacerdote, vista la carne viva,
lo dichiarer immondo; la carne viva  immonda:  lebbra. Ma se
la carne viva ridiventa bianca, egli vada dal sacerdote e il
sacerdote lo esaminer; se vedr che la piaga  ridiventata
bianca, il sacerdote dichiarer mondo colui che ha la piaga: 
mondo.

Quando uno ha avuto sulla pelle della carne un'ulcera che sia
guarita e poi, sul luogo dell'ulcera, appaia un tumore bianco o
una macchia bianca, rosseggiante, quel tale si mostrer al
sacerdote, il quale l'esaminer e se vedr che la macchia 
depressa rispetto alla pelle e che il pelo  diventato bianco,
il sacerdote lo dichiarer immondo:  una piaga di lebbra che 
scoppiata nell'ulcera. Ma se il sacerdote, esaminandola vede che
nella macchia non ci sono peli bianchi, che non  depressa
rispetto alla pelle e che si  attenuata, il sacerdote lo
isoler per sette giorni. Se la macchia si allarga sulla pelle,
il sacerdote lo dichiarer immondo:  una piaga di lebbra. Ma se
la macchia  rimasta allo stesso punto, senza allargarsi,  una
cicatrice di ulcera e il sacerdote lo dichiarer mondo.

Quando uno ha sulla pelle del corpo una scottatura prodotta da
fuoco e su questa appaia una macchia lucida, bianca, rossastra o
soltanto bianca, il sacerdote l'esaminer; se vedr che il pelo
della macchia  diventato bianco e la macchia appare depressa
rispetto alla pelle,  lebbra scoppiata nella scottatura. Il
sacerdote lo dichiarer immondo:  una piaga di lebbra. Ma se il
sacerdote, esaminandola, vede che non c' pelo bianco nella
macchia e che essa non  depressa rispetto alla pelle e si 
attenuata, il sacerdote lo isoler per sette giorni. Al settimo
giorno il sacerdote lo esaminer e se la macchia si  diffusa
sulla pelle, il sacerdote lo dichiarer immondo:  una piaga di
lebbra. Ma se la macchia  rimasta ferma nella stessa zona e non
si  diffusa sulla pelle, ma si  attenuata,  un tumore di
bruciatura; il sacerdote dichiarer quel tale mondo, perch si
tratta di una cicatrice della bruciatura.

Quando un uomo o una donna ha una piaga sul capo o nella barba,
il sacerdote esaminer la piaga; se riscontra che essa 
depressa rispetto alla pelle e che c' del pelo gialliccio e
sottile, il sacerdote lo dichiarer immondo:  tigna, lebbra del
capo o della barba. Ma se il sacerdote, esaminando la piaga
della tigna, riscontra che non  depressa rispetto alla pelle e
che non vi  pelo scuro, il sacerdote isoler per sette giorni
colui che ha la piaga della tigna. Se il sacerdote, esaminando
al settimo giorno la piaga, vedr che la tigna non si 
allargata e che non c' pelo gialliccio e che la tigna non
appare depressa rispetto alla pelle, quel tale si rader, ma non
rader il luogo dove  la tigna; il sacerdote lo terr isolato
per altri sette giorni. Al settimo giorno, il sacerdote
esaminer la tigna; se riscontra che la tigna non si  allargata
sulla pelle e non appare depressa rispetto alla pelle, il
sacerdote lo dichiarer mondo; egli si laver le vesti e sar
mondo. Ma se, dichiarato mondo, la tigna si  allargata sulla
pelle, il sacerdote l'esaminer; se nota che la tigna si 
allargata sulla pelle, non cercher se vi  il pelo giallo; quel
tale  immondo. Ma se vedr che la tigna si  fermata e vi 
cresciuto il pelo scuro, la tigna  guarita; quel tale  mondo e
il sacerdote lo dichiarer tale.

Quando un uomo o una donna ha sulla pelle del corpo macchie
lucide, bianche, il sacerdote le esaminer; se vedr che le
macchie sulla pelle del loro corpo sono di un bianco pallido, 
una eruzione cutanea; quel tale  mondo.

Chi perde i capelli del capo  calvo ma  mondo. Se i capelli
gli sono caduti dal lato della fronte,  calvo davanti, ma 
mondo. Ma se sulla calvizie del cranio o della fronte appare una
piaga bianca tendente al rosso,  lebbra scoppiata sulla
calvizie del cranio o della fronte; il sacerdote lo esaminer:
se riscontra che il tumore della piaga nella parte calva del
cranio o della fronte  bianco tendente al rosso, simile alla
lebbra della pelle del corpo, quel tale  un lebbroso;  immondo
e lo dovr dichiarare immondo; la piaga  sul suo capo.



Il lebbroso colpito dalla lebbra porter vesti strappate e il
capo scoperto, si coprir la barba e andr gridando: Immondo!
Immondo! Sar immondo finch avr la piaga;  immondo, se ne
star solo, abiter fuori dell'accampamento.





Quando apparir una macchia di lebbra su una veste, di lana o di
lino, nel tessuto o nel manufatto di lino o di lana, su una
pelliccia o qualunque altra cosa di cuoio, se la macchia sar
verdastra o rossastra, sulla veste o sulla pelliccia, sul
tessuto o sul manufatto o su qualunque cosa di cuoio,  macchia
di lebbra e sar mostrata al sacerdote. Il sacerdote esaminer
la macchia e rinchiuder per sette giorni l'oggetto che ha la
macchia. Al settimo giorno esaminer la macchia; se la macchia
si sar allargata sulla veste o sul tessuto o sul manufatto o
sulla pelliccia o sull'oggetto di cuoio per qualunque uso,  una
macchia di lebbra maligna,  cosa immonda. Egli brucer quella
veste o il tessuto o il manufatto di lana o di lino o qualunque
oggetto fatto di pelle, sul quale  la macchia; perch  lebbra
maligna, saranno bruciati nel fuoco. Ma se il sacerdote,
esaminandola, vedr che la macchia non si  allargata sulle
vesti o sul tessuto o sul manufatto o su qualunque oggetto di
cuoio, il sacerdote ordiner che si lavi l'oggetto su cui  la
macchia e lo rinchiuder per altri sette giorni. Il sacerdote
esaminer la macchia, dopo che sar stata lavata, se vedr che
la macchia non ha mutato colore, bench non si sia allargata, 
un oggetto immondo; lo brucerai nel fuoco; vi  corrosione, sia
che la parte corrosa si trovi sul diritto o sul rovescio
dell'oggetto. Se il sacerdote, esaminandola, vede che la
macchia, dopo essere stata lavata,  diventata pallida, la
strapper dalla veste o dalla pelle o dal tessuto o dal
manufatto. Se appare ancora sulla veste o sul tessuto o sul
manufatto o sull'oggetto di cuoio,  una eruzione in atto,
brucerai nel fuoco l'oggetto su cui  la macchia. La veste o il
tessuto o il manufatto o qualunque oggetto di cuoio che avrai
lavato e dal quale la macchia sar scomparsa, si laver una
seconda volta e sar mondo.

Questa  la legge relativa alla macchia di lebbra sopra una
veste di lana o di lino, sul tessuto o sul manufatto o su
qualunque oggetto di pelle, per dichiararli mondi o immondi.





13.

Il Signore disse ancora a Mos: Questa  la legge da applicare
per il lebbroso per il giorno della sua purificazione. Egli sar
condotto al sacerdote. Il sacerdote uscir dall'accampamento e
lo esaminer; se riscontrer che la piaga della lebbra  guarita
nel lebbroso, ordiner che si prendano, per la persona da
purificare, due uccelli vivi, mondi, legno di cedro, panno
scarlatto e issopo. Il sacerdote ordiner di immolare uno degli
uccelli in un vaso di terracotta con acqua viva. Poi prender
l'uccello vivo, il legno di cedro, il panno scarlatto e l'issopo
e li immerger, con l'uccello vivo, nel sangue dell'uccello
sgozzato sopra l'acqua viva. Ne asperger sette volte colui che
deve essere purificato dalla lebbra, lo dichiarer mondo e
lascer andare libero per i campi l'uccello vivo. Colui che 
purificato, si laver le vesti, si rader tutti i peli, si
laver nell'acqua e sar mondo. Dopo questo potr entrare
nell'accampamento, ma rester per sette giorni fuori della sua
tenda.

Il settimo giorno si rader tutti i peli, il capo, la barba, le
ciglia, insomma tutti i peli; si laver le vesti e si bagner il
corpo nell'acqua e sar mondo.

L'ottavo giorno prender due agnelli senza difetto, un'agnella
di un anno senza difetto, tre decimi di "efa" di fior di farina,
intrisa nell'olio, come oblazione, e un "log" di olio; il
sacerdote che fa la purificazione, presenter l'uomo che si
purifica e le cose suddette davanti al Signore, all'ingresso
della tenda del convegno. Il sacerdote prender uno degli
agnelli e l'offrir come sacrificio di riparazione, con il "log"
d'olio, e li agiter come offerta da agitare secondo il rito
davanti al Signore. Poi immoler l'agnello nel luogo dove si
immolano le vittime espiatorie e gli olocausti, cio nel luogo
sacro, poich il sacrificio di riparazione  per il sacerdote,
come quello espiatorio:  cosa sacrosanta. Il sacerdote prender
sangue del sacrificio di riparazione e bagner il lobo
dell'orecchio destro di colui che si purifica, il pollice della
mano destra e l'alluce del piede destro. Poi, preso l'olio dal
"log", lo verser sulla palma della mano sinistra; intinger il
dito della destra nell'olio che ha nella sinistra; con il dito
spruzzer sette volte quell'olio davanti al Signore. E dal
rimanente olio che tiene nella palma della mano il sacerdote
bagner il lobo dell'orecchio destro di colui che si purifica,
il pollice della destra e l'alluce del piede destro, sopra il
sangue del sacrificio di riparazione. Il resto dell'olio che ha
nella palma, il sacerdote lo verser sul capo di colui che si
purifica; cos far per lui il rito espiatorio davanti al
Signore. Poi il sacerdote offrir il sacrificio espiatorio e
compir l'espiazione per colui che si purifica della sua
immondezza; quindi immoler l'olocausto. Offerto l'olocausto e
l'oblazione sull'altare, il sacerdote eseguir per lui il rito
espiatorio e sar mondo.

Se quel tale  povero e non ha mezzi sufficienti, prender un
agnello come sacrificio di riparazione da offrire con il rito
dell'agitazione e compiere l'espiazione per lui e un decimo di
"efa" di fior di farina intrisa con olio, come oblazione, e un
"log" di olio. Prender anche due tortore o due colombi, secondo
i suoi mezzi; uno sar per il sacrificio espiatorio e l'altro
per l'olocausto. L'ottavo giorno porter per la sua
purificazione queste cose al sacerdote, all'ingresso della tenda
del convegno, davanti al Signore. Il sacerdote prender
l'agnello del sacrificio di riparazione e il "log" d'olio e li
agiter come offerta da agitare ritualmente davanti al Signore.
Poi immoler l'agnello del sacrificio di riparazione, prender
sangue della vittima di riparazione e bagner il lobo
dell'orecchio destro di colui che si purifica, il pollice della
mano destra e l'alluce del piede destro. Il sacerdote si verser
di quell'olio sulla palma della mano sinistra. Con il dito della
sua destra spruzzer sette volte quell'olio che tiene nella
palma sinistra davanti al Signore. Poi bagner con l'olio che
tiene nella palma il lobo dell'orecchio destro di colui che si
purifica, il pollice della mano destra e l'alluce del piede
destro, sul luogo dove ha messo il sangue del sacrificio di
riparazione. Il resto dell'olio che ha nella palma della mano,
il sacerdote lo verser sul capo di colui che si purifica, per
fare espiazione per lui davanti al Signore. Poi sacrificher una
delle tortore o uno dei due colombi, che ha potuto procurarsi;
delle vittime che ha in mano, una l'offrir come sacrificio
espiatorio e l'altra come olocausto, insieme con l'oblazione, il
sacerdote far il rito espiatorio davanti al Signore per lui.

Questa  la legge relativa a colui che  affetto da piaga di
lebbra e non ha mezzi per procurarsi ci che  richiesto per la
sua purificazione.



Il Signore disse ancora a Mos e ad Aronne: Quando sarete
entrati nel paese di Canaan, che io sto per darvi in possesso,
qualora io mandi un'infezione di lebbra in una casa del paese di
vostra propriet, il padrone della casa andr a dichiararlo al
sacerdote, dicendo: Mi pare che in casa mia ci sia come della
lebbra. Allora il sacerdote ordiner di sgomberare la casa prima
che egli vi entri per esaminare la macchia sospetta perch
quanto  nella casa non diventi immondo. Dopo questo, il
sacerdote entrer per esaminare la casa. Esaminer dunque la
macchia; se vedr che l'infezione sui muri della casa consiste
in cavit verdastre o rossastre, che appaiono pi profonde della
superficie della parete, il sacerdote uscir dalla casa, alla
porta, e far chiudere la casa per sette giorni. Il settimo
giorno il sacerdote vi ritorner e se esaminandola riscontrer
che la macchia si  allargata sulle pareti della casa, il
sacerdote ordiner che si rimuovano le pietre intaccate e si
gettino in luogo immondo, fuori di citt. Far raschiare tutto
l'interno della casa e butteranno i calcinacci raschiati fuori
di citt, in luogo immondo. Poi si prenderanno altre pietre e si
metteranno al posto delle prime e si intonacher la casa con
altra calce.

Se l'infezione spunta di nuovo nella casa dopo che le pietre ne
sono state rimosse e la casa  stata raschiata e intonacata, il
sacerdote entrer a esaminare la casa; trovato che la macchia vi
si  allargata, nella casa vi  lebbra maligna; la casa 
immonda. Perci si demolir la casa; pietre, legname e
calcinacci si porteranno fuori della citt in luogo immondo.
Inoltre chiunque sar entrato in quella casa mentre era chiusa,
sar immondo fino alla sera. Chi avr dormito in quella casa o
chi vi avr mangiato, si laver le vesti.

Se invece il sacerdote che  entrato nella casa e l'ha
esaminata, riscontra che la macchia non si  allargata nella
casa dopo che la casa  stata intonacata, dichiarer la casa
monda, perch la macchia  risanata. Poi, per purificare la
casa, prender due uccelli, legno di cedro, panno scarlatto e
issopo; immoler uno degli uccelli in un vaso di terra con
dentro acqua viva. Prender il legno di cedro, l'issopo, il
panno scarlatto e l'uccello vivo e li immerger nel sangue
dell'uccello immolato e nell'acqua viva e ne asperger sette
volte la casa. Purificata la casa con il sangue dell'uccello,
con l'acqua viva, con l'uccello vivo, con il legno di cedro, con
l'issopo e con lo scarlatto, lascer andare libero l'uccello
vivo, fuori citt, per i campi; cos far il rito espiatorio per
la casa ed essa sar monda.

Questa  la legge per ogni sorta di infezione di lebbra o di
tigna, la lebbra delle vesti e della casa, i tumori, le pustole
e le macchie, per insegnare quando una cosa  immonda e quando 
monda. Questa  la legge per la lebbra.





15.

Il Signore disse ancora a Mos e ad Aronne: Parlate agli
Israeliti e riferite loro: Se un uomo soffre di gonorrea nella
sua carne, la sua gonorrea  immonda. Questa  la condizione
d'immondezza per la gonorrea: sia che la carne lasci uscire il
liquido, sia che lo trattenga, si tratta d'immondezza. Ogni
giaciglio sul quale si coricher chi  affetto da gonorrea, sar
immondo, ogni oggetto sul quale si sieder sar immondo. Chi
toccher il giaciglio di costui, dovr lavarsi le vesti e
bagnarsi nell'acqua e sar immondo fino alla sera. Chi si
sieder sopra un oggetto qualunque, sul quale si sia seduto
colui che soffre di gonorrea, dovr lavarsi le vesti, bagnarsi
nell'acqua e sar immondo fino alla sera. Chi toccher il corpo
di colui che  affetto da gonorrea si laver le vesti, si
bagner nell'acqua e sar immondo fino alla sera. Se colui che
ha la gonorrea sputer sopra uno che  mondo, questi dovr
lavarsi le vesti, bagnarsi nell'acqua e sar immondo fino alla
sera. Ogni sella su cui monter chi ha la gonorrea sar immonda.
Chiunque toccher cosa che sia stata sotto quel tale, sar
immondo fino alla sera. Chi porter tali oggetti dovr lavarsi
le vesti, bagnarsi nell'acqua e sar immondo fino alla sera.
Chiunque sar toccato da colui che ha la gonorrea, se questi non
si era lavato le mani, dovr lavarsi le vesti, bagnarsi
nell'acqua e sar immondo fino alla sera. Il vaso di terracotta
toccato da colui che soffre di gonorrea sar spezzato; ogni vaso
di legno sar lavato nell'acqua.

Quando chi  affetto da gonorrea sar guarito dal male, conter
sette giorni dalla sua guarigione; poi si laver le vesti,
bagner il suo corpo nell'acqua viva e sar mondo. L'ottavo
giorno prender due tortore o due colombi, verr davanti al
Signore, all'ingresso della tenda del convegno, e li dar al
sacerdote, il quale ne offrir uno come sacrificio espiatorio,
l'altro come olocausto; il sacerdote compir per lui il rito
espiatorio davanti al Signore per la sua gonorrea.

L'uomo che avr avuto un'emissione seminale si laver tutto il
corpo nell'acqua e sar immondo fino alla sera. Ogni veste o
pelle, su cui vi sar un'emissione seminale, dovr essere lavata
nell'acqua e sar immonda fino alla sera.

La donna e l'uomo che abbiano avuto un rapporto con emissione
seminale si laveranno nell'acqua e saranno immondi fino alla
sera.



Quando una donna abbia flusso di sangue, cio il flusso nel suo
corpo, la sua immondezza durer sette giorni; chiunque la
toccher sar immondo fino alla sera. Ogni giaciglio sul quale
si sar messa a dormire durante la sua immondezza sar immondo;
ogni mobile sul quale si sar seduta sar immondo. Chiunque
toccher il suo giaciglio dovr lavarsi le vesti, bagnarsi
nell'acqua e sar immondo fino alla sera. Chi toccher qualunque
mobile sul quale essa si sar seduta, dovr lavarsi le vesti,
bagnarsi nell'acqua e sar immondo fino alla sera. Se l'uomo si
trova sul giaciglio o sul mobile mentre essa vi siede, per tale
contatto sar immondo fino alla sera. Se un uomo ha rapporto
intimo con essa, l'immondezza di lei lo contamina: egli sar
immondo per sette giorni e ogni giaciglio sul quale si coricher
sar immondo.

La donna che ha un flusso di sangue per molti giorni, fuori del
tempo delle regole, o che lo abbia pi del normale, sar immonda
per tutto il tempo del flusso, secondo le norme dell'immondezza
mestruale. Ogni giaciglio sul quale si coricher durante tutto
il tempo del flusso sar per lei come il giaciglio sul quale si
corica quando ha le regole; ogni mobile sul quale sieder sar
immondo, come lo  quando essa ha le regole. Chiunque toccher
quelle cose sar immondo; dovr lavarsi le vesti, bagnarsi
nell'acqua e sar immondo fino alla sera. Quando essa sia
guarita dal flusso, conter sette giorni e poi sar monda.
L'ottavo giorno prender due tortore o due colombi e li porter
al sacerdote all'ingresso della tenda del convegno. Il sacerdote
ne offrir uno come sacrificio espiatorio e l'altro come
olocausto e far per lei il rito espiatorio, davanti al Signore,
per il flusso che la rendeva immonda.



Avvertite gli Israeliti di ci che potrebbe renderli immondi,
perch non muoiano per la loro immondezza quando contaminassero
la mia Dimora che  in mezzo a loro.

Questa  la legge per colui che ha la gonorrea o un'emissione
seminale che lo rende immondo e la legge per colei che 
indisposta a causa delle regole, cio per l'uomo o per la donna
che abbia il flusso e per l'uomo che abbia rapporti intimi con
una donna in stato d'immondezza.





16.

Il Signore parl a Mos dopo che i due figli di Aronne erano
morti mentre presentavano un'offerta davanti al Signore. Il
Signore disse a Mos: Parla ad Aronne, tuo fratello, e digli di
non entrare in qualunque tempo nel santuario, oltre il velo,
davanti al coperchio che  sull'arca, altrimenti potrebbe morire
quando io apparir nella nuvola sul coperchio. Aronne entrer
nel santuario in questo modo: prender un giovenco per il
sacrificio espiatorio e un ariete per l'olocausto. Si metter la
tunica sacra di lino, indosser sul corpo i calzoni di lino, si
cinger della cintura di lino e si metter in capo il turbante
di lino. Sono queste le vesti sacre che indosser dopo essersi
lavato la persona con l'acqua. Dalla comunit degli Israeliti
prender due capri per un sacrificio espiatorio e un ariete per
un olocausto. Aronne offrir il proprio giovenco in sacrificio
espiatorio e compir l'espiazione per s e per la sua casa. Poi
prender i due capri e li far stare davanti al Signore
all'ingresso della tenda del convegno e getter le sorti per
vedere quale dei due debba essere del Signore e quale di Azazel.
Far quindi avvicinare il capro che  toccato in sorte al
Signore e l'offrir in sacrificio espiatorio; invece il capro
che  toccato in sorte ad Azazel sar posto vivo davanti al
Signore, perch si compia il rito espiatorio su di lui e sia
mandato poi ad Azazel nel deserto.

Aronne offrir dunque il proprio giovenco in sacrificio
espiatorio per s e, fatta l'espiazione per s e per la sua
casa, immoler il giovenco del sacrificio espiatorio per s. Poi
prender l'incensiere pieno di brace tolta dall'altare davanti
al Signore e due manciate di incenso odoroso polverizzato;
porter ogni cosa oltre il velo. Metter l'incenso sul fuoco
davanti al Signore, perch la nube dell'incenso copra il
coperchio che  sull'arca e cos non muoia. Poi prender un po'
di sangue del giovenco e ne asperger con il dito il coperchio
dal lato d'oriente e far sette volte l'aspersione del sangue
con il dito davanti al coperchio. Poi immoler il capro del
sacrificio espiatorio, quello per il popolo, e ne porter il
sangue oltre il velo, far con questo sangue quello che ha fatto
con il sangue del giovenco: lo asperger sul coperchio e davanti
al coperchio.

Cos far l'espiazione sul santuario per l'impurit degli
Israeliti, per le loro trasgressioni e per tutti i loro peccati.
Lo stesso far per la tenda del convegno che si trova fra di
loro, in mezzo alle loro impurit. Nella tenda del convegno non
dovr esserci alcuno, da quando egli entrer nel santuario per
farvi il rito espiatorio, finch egli non sia uscito e non abbia
compiuto il rito espiatorio per s, per la sua casa e per tutta
la comunit d'Israele.

Uscito dunque verso l'altare, che  davanti al Signore, compir
il rito espiatorio per esso, prendendo il sangue del giovenco e
il sangue del capro e bagnandone intorno i corni dell'altare.
Far per sette volte l'aspersione del sangue con il dito sopra
l'altare, cos lo purificher e lo santificher dalle impurit
degli Israeliti.

Quando avr finito l'aspersione per il santuario, per la tenda
del convegno e per l'altare, far accostare il capro vivo.
Aronne poser le mani sul capo del capro vivo, confesser sopra
di esso tutte le iniquit degli Israeliti, tutte le loro
trasgressioni, tutti i loro peccati e li riverser sulla testa
del capro; poi, per mano di un uomo incaricato di ci, lo
mander via nel deserto. Quel capro, portandosi addosso tutte le
loro iniquit in una regione solitaria, sar lasciato andare nel
deserto.

Poi Aronne entrer nella tenda del convegno, si toglier le
vesti di lino che aveva indossate per entrare nel santuario e le
deporr in quel luogo. Laver la sua persona nell'acqua in luogo
santo, indosser le sue vesti e uscir a offrire il suo
olocausto e l'olocausto del popolo e a compiere il rito
espiatorio per s e per il popolo. E far ardere sull'altare le
parti grasse del sacrificio espiatorio.

Colui che avr lasciato andare il capro destinato ad Azazel si
laver le vesti, laver il suo corpo nell'acqua; dopo rientrer
nel campo.

Si porter fuori del campo il giovenco del sacrificio espiatorio
e il capro del sacrificio, il cui sangue  stato introdotto nel
santuario per compiere il rito espiatorio, se ne bruceranno nel
fuoco la pelle, la carne e gli escrementi. Poi colui che li avr
bruciati dovr lavarsi le vesti e bagnarsi il corpo nell'acqua;
dopo rientrer nel campo.

Questa sar per voi una legge perenne: nel settimo mese, nel
decimo giorno del mese, vi umilierete, vi asterrete da qualsiasi
lavoro, sia colui che  nativo del paese, sia il forestiero che
soggiorna in mezzo a voi. Poich in quel giorno si compir il
rito espiatorio per voi, al fine di purificarvi; voi sarete
purificati da tutti i vostri peccati davanti al Signore. Sar
per voi un sabato di riposo assoluto e voi vi umilierete,  una
legge perenne. Il sacerdote che ha ricevuto l'unzione ed 
rivestito del sacerdozio al posto di suo padre, compir il rito
espiatorio, si vestir delle vesti di lino, delle vesti sacre.
Far l'espiazione per il santuario, per la tenda del convegno e
per l'altare; far l'espiazione per i sacerdoti e per tutto il
popolo della comunit. Questa sar per voi legge perenne: una
volta all'anno, per gli Israeliti, si far l'espiazione di tutti
i loro peccati.

E si fece come il Signore aveva ordinato a Mos.





17.

Il Signore disse ancora a Mos: Parla ad Aronne ai suoi figli e
a tutti gli Israeliti e riferisci loro: Questo il Signore ha
ordinato: Qualunque Israelita scanna un bue o un agnello o una
capra entro il campo o fuori del campo e non lo conduce
all'ingresso della tenda del convegno per presentarlo come
offerta al Signore davanti alla Dimora del Signore, sar
considerato colpevole di delitto di sangue: ha sparso il sangue
e questo uomo sar eliminato dal suo popolo. Perci gli
Israeliti, invece d'immolare, come fanno, le loro vittime nei
campi, le portino al Signore, presentandole al sacerdote
all'ingresso della tenda del convegno, e le offrano al Signore
come sacrifici di comunione. Il sacerdote ne spander il sangue
sull'altare del Signore, all'ingresso della tenda del convegno,
e brucer il grasso in profumo soave per il Signore. Essi non
offriranno pi i loro sacrifici ai satiri, ai quali sogliono
prostituirsi. Questa sar per loro una legge perenne, di
generazione m generazione.

Dirai loro ancora: Ogni uomo, Israelita o straniero dimorante in
mezzo a loro, che offrir un olocausto o un sacrificio, senza
portarlo all'ingresso della tenda del convegno per immolarlo al
Signore, quest'uomo sar eliminato dal suo popolo.



Ogni uomo, Israelita o straniero dimorante in mezzo a loro, che
mangi di qualsiasi specie di sangue, contro di lui, che ha
mangiato il sangue, io volger la faccia e lo eliminer dal suo
popolo. Poich la vita della carne  nel sangue. Perci vi ho
concesso di porlo sull'altare in espiazione per le vostre vite;
perch il sangue espia, in quanto  la vita. Perci ho detto
agli Israeliti: Nessuno tra voi manger il sangue, neppure lo
straniero che soggiorna fra voi manger sangue. Se uno qualunque
degli Israeliti o degli stranieri che soggiornano fra di loro
prende alla caccia un animale o un uccello che si pu mangiare,
ne deve spargere il sangue e coprirlo di terra; perch la vita
di ogni essere vivente  il suo sangue, in quanto sua vita;
perci ho ordinato agli Israeliti: Non mangerete sangue di
alcuna specie di essere vivente, perch il sangue  la vita
d'ogni carne, chiunque ne manger sar eliminato. Qualunque
persona, nativa del paese o straniera che manger carne di
bestia morta naturalmente o sbranata, dovr lavarsi le vesti,
bagnarsi nell'acqua e sar immonda fino alla sera; allora sar
monda. Ma se non si lava le vesti e il corpo, porter la pena
della sua iniquit.





18.

Il Signore disse ancora a Mos: Parla agli Israeliti e
riferisci loro. Io sono il Signore, vostro Dio. Non farete come
si fa nel paese d'Egitto dove avete abitato, n farete come si
fa nel paese di Canaan dove io vi conduco, n imiterete i loro
costumi. Metterete in pratica le mie prescrizioni e osserverete
le mie leggi, seguendole. Io sono il Signore, vostro Dio.
Osserverete dunque le mie leggi e le mie prescrizioni, mediante
le quali, chiunque le metter in pratica vivr. Io sono il
Signore.

Nessuno si accoster a una sua consanguinea, per avere rapporti
con lei. Io sono il Signore.

Non recherai oltraggio a tuo padre avendo rapporti con tua
madre:  tua madre; non scoprirai la sua nudit. Non scoprirai
la nudit della tua matrigna:  la nudit di tuo padre. Non
scoprirai la nudit di tua sorella, figlia di tuo padre o figlia
di tua madre, sia nata in casa o fuori. Non scoprirai la nudit
della figlia di tuo figlio o della figlia di tua figlia, perch
 la tua propria nudit. Non scoprirai la nudit della tua
matrigna, generata nella tua casa:  tua sorella. Non scoprirai
la nudit della sorella di tuo padre:  carne di tuo padre. Non
scoprirai la nudit della sorella di tua madre, perch  carne
di tua madre. Non scoprirai la nudit del fratello di tuo padre,
cio non ti accosterai a sua moglie:  tua zia. Non scoprirai la
nudit di tua nuora:  la moglie di tuo figlio, non scoprirai la
sua nudit. Non scoprirai la nudit di tua cognata:  la nudit
di tuo fratello.

Non scoprirai la nudit di una donna e di sua figlia, n
prenderai la figlia di suo figlio, n la figlia di sua figlia
per scoprirne la nudit: sono parenti carnali:  un'infamia. E
quanto alla moglie, non prenderai inoltre la sorella di lei, per
farne una rivale, mentre tua moglie  in vita. Non ti accosterai
a donna per scoprire la sua nudit durante l'immondezza
mestruale. Non peccherai con la moglie del tuo prossimo per
contaminarti con lei. Non lascerai passare alcuno dei tuoi figli
a Moloch e non profanerai il nome del tuo Dio. Io sono il
Signore. Non avrai con maschio relazioni come si hanno con
donna:  abominio. Non ti abbrutirai con alcuna bestia per
contaminarti con essa; la donna non si abbrutir con una bestia:
 una perversione.

Non vi contaminate con nessuna di tale nefandezze; poich con
tutte queste cose si sono contaminate le nazioni che io sto per
scacciare davanti a voi. Il paese ne  stato contaminato; per
questo ho punito la sua iniquit e il paese ha vomitato i suoi
abitanti. Voi dunque osserverete le mie leggi e le mie
prescrizioni e non commetterete nessuna di queste pratiche
abominevoli: n colui che  nativo del paese, n il forestiero
in mezzo a voi. Poich tutte queste cose abominevoli le ha
commesse la gente che c'era prima di voi e il paese ne  stato
contaminato. Badate che, contaminandolo, il paese non vomiti
anche voi, come ha vomitato la gente che vi abitava prima di
voi. Perch quanti commetteranno qualcuna di queste pratiche
abominevoli saranno eliminati dal loro popolo. Osserverete
dunque i miei ordini e non imiterete nessuno di quei costumi
abominevoli che sono stati praticati prima di voi, n vi
contaminerete con essi. Io sono il Signore, il Dio vostro.





19.

Il Signore disse ancora a Mos: Parla a tutta la comunit degli
Israeliti e ordina loro: Siate santi perch io, il Signore, Dio
vostro, sono santo. Ognuno rispetti sua madre e suo padre e
osservi i miei sabati. Io sono il Signore, vostro Dio. Non
rivolgetevi agli idoli, e non fatevi divinit di metallo fuso.
Io sono il Signore, vostro Dio. Quando offrirete al Signore una
vittima in sacrificio di comunione, offritela in modo da
essergli graditi. La si manger il giorno stesso che l'avrete
immolata o il giorno dopo; ci che avanzer fino al terzo
giorno, lo brucerete nel fuoco. Se invece si mangiasse il terzo
giorno, sarebbe cosa abominevole; il sacrificio non sarebbe
gradito. Chiunque ne mangiasse, porterebbe la pena della sua
iniquit, perch profanerebbe ci che  sacro al Signore, quel
tale sarebbe eliminato dal suo popolo.

Quando mieterete la messe della vostra terra, non mieterete fino
ai margini del campo, n raccoglierete ci che resta da
spigolare della messe; quanto alla tua vigna, non coglierai i
racimoli e non raccoglierai gli acini caduti; li lascerai per il
povero e per il forestiero. Io sono il Signore, vostro Dio.

Non ruberete n userete inganno o menzogna gli uni a danno degli
altri.

Non giurerete il falso servendovi del mio nome perch
profaneresti il nome del tuo Dio. Io sono il Signore.

Non opprimerai il tuo prossimo, n lo spoglierai di ci che 
suo; il salario del bracciante al tuo servizio non resti la
notte presso di te fino al mattino dopo.

Non disprezzerai il sordo, n metterai inciampo davanti al
cieco, ma temerai il tuo Dio. Io sono il Signore.

Non commetterete ingiustizia in giudizio; non tratterai con
parzialit il povero, n userai preferenze verso il potente; ma
giudicherai il tuo prossimo con giustizia. Non andrai in giro a
spargere calunnie fra il tuo popolo n coopererai alla morte del
tuo prossimo. Io sono il Signore.

Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello;
rimprovera apertamente il tuo prossimo, cos non ti caricherai
di un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore
contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te
stesso. Io sono il Signore.

Osserverete le mie leggi. Non accoppierai bestie di specie
differenti; non seminerai il tuo campo con due sorta di seme, n
porterai veste tessuta di due diverse materie.

Se un uomo ha rapporti con una donna che sia una schiava sposata
ad altro uomo, ma non riscattata o affrancata, saranno tutti e
due puniti; ma non messi a morte, perch essa non  libera.
L'uomo condurr al Signore, all'ingresso della tenda del
convegno, in sacrificio di riparazione, un ariete; con questo
ariete il sacerdote far per lui il rito espiatorio davanti al
Signore per il peccato da lui commesso; il peccato commesso gli
sar perdonato.

Quando sarete entrati nel paese e vi avrete piantato ogni sorta
d'alberi da frutto, ne considererete i frutti come non
circoncisi; per tre anni saranno per voi come non circoncisi,
non se ne dovr mangiare. Ma nel quarto anno tutti i loro frutti
saranno consacrati al Signore, come dono festivo. Nel quinto
anno mangerete il frutto di quegli alberi; cos essi
continueranno a fruttare per voi. Io sono il Signore, vostro Dio.

Non mangerete carne con il sangue.

Non praticherete alcuna sorta di divinazione o di magia.

Non vi taglierete in tondo i capelli ai lati del capo, n
deturperai ai lati la tua barba. Non vi farete incisioni sul
corpo per un defunto, n vi farete segni di tatuaggio. Io sono
il Signore.

Non profanare tua figlia, prostituendola, perch il paese non si
dia alla prostituzione e non si riempia di infamie.

Osserverete i miei sabati e porterete rispetto al mio santuario.
Io sono il Signore.

Non vi rivolgete ai negromanti n agli indovini; non li
consultate per non contaminarvi per mezzo loro. Io sono il
Signore, vostro Dio.

Alzati davanti a chi ha i capelli bianchi, onora la persona del
vecchio e temi il tuo Dio. Io sono il Signore.

Quando un forestiero dimorer presso di voi nel vostro paese,
non gli farete torto. Il forestiero dimorante fra di voi lo
tratterete come colui che  nato fra di voi; tu l'amerai come te
stesso perch anche voi siete stati forestieri nel paese
d'Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio.

Non commetterete ingiustizie nei giudizi, nelle misure di
lunghezza, nei pesi o nelle misure di capacit. Avrete bilance
giuste, pesi giusti, "efa" giusto, "hin" giusto. Io sono il
Signore, vostro Dio, che vi ho fatti uscire dal paese d'Egitto.
Osserverete dunque tutte le mie leggi e tutte le mie
prescrizioni e le metterete in pratica. Io sono il Signore.





20.

Il Signore disse ancora a Mos: Dirai agli Israeliti: Chiunque
tra gli Israeliti o tra i forestieri che soggiornano in Israele
dar qualcuno dei suoi figli a Moloch, dovr essere messo a
morte; il popolo del paese lo lapider. Anch'io volger la
faccia contro quell'uomo e lo eliminer dal suo popolo, perch
ha dato qualcuno dei suoi figli a Moloch con l'intenzione di
contaminare il mio santuario e profanare il mio santo nome. Se
il popolo del paese chiude gli occhi quando quell'uomo d
qualcuno dei suoi figli a Moloch e non lo mette a morte, io
volger la faccia contro quell'uomo e contro la sua famiglia ed
eliminer dal suo popolo lui con quanti si danno all'idolatria
come lui, abbassandosi a venerare Moloch.

Se un uomo si rivolge ai negromanti e agli indovini per darsi
alle superstizioni dietro a loro, io volger la faccia contro
quella persona e la eliminer dal suo popolo. Santificatevi
dunque e siate santi, perch io sono il Signore, vostro Dio.
Osservate le mie leggi e mettetele in pratica. Io sono il
Signore che vi vuole fare santi.

Chiunque maltratta suo padre o sua madre dovr essere messo a
morte; ha maltrattato suo padre o sua madre: il suo sangue
ricadr su di lui.

Se uno commette adulterio con la moglie del suo prossimo,
l'adultero e l'adultera dovranno essere messi a morte.

Se uno ha rapporti con la matrigna, egli scopre la nudit del
padre; tutti e due dovranno essere messi a morte; il loro sangue
ricadr su di essi.

Se uno ha rapporti con la nuora, tutti e due dovranno essere
messi a morte; hanno commesso un abominio; il loro sangue
ricadr su di essi.

Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due
hanno commesso un abominio, dovranno essere messi a morte; il
loro sangue ricadr su di loro.

Se uno prende in moglie la figlia e la madre,  un delitto, si
bruceranno con il fuoco lui ed esse, perch non ci sia fra di
voi tale delitto.

L'uomo che si abbrutisce con una bestia dovr essere messo a
morte; dovrete uccidere anche la bestia. Se una donna si accosta
a una bestia per lordarsi con essa, ucciderai la donna e la
bestia: tutte e due dovranno essere messe a morte; il loro
sangue ricadr su di loro.

Se uno prende la propria sorella, figlia di suo padre o figlia
di sua madre, e vede la nudit di lei ed essa vede la nudit di
lui,  un'infamia; tutti e due saranno eliminati alla presenza
dei figli del loro popolo; quel tale ha scoperto la nudit della
propria sorella; dovr portare la pena della sua iniquit.

Se uno ha un rapporto con una donna durante le sue regole e ne
scopre la nudit, quel tale ha scoperto la sorgente di lei ed
essa ha scoperto la sorgente del proprio sangue; perci tutti e
due saranno eliminati dal loro popolo.

Non scoprirai la nudit della sorella di tua madre o della
sorella di tuo padre; chi lo fa, scopre la sua stessa carne;
tutti e due porteranno la pena della loro iniquit.

Se uno ha rapporti con la moglie di suo zio, scopre la nudit di
suo zio, tutti e due porteranno la pena del loro peccato;
dovranno morire senza figli.

Se uno prende la moglie del fratello  una impurit, egli ha
scoperto la nudit del fratello; non avranno figli.

Osserverete dunque tutte le mie leggi e tutte le mie
prescrizioni e le metterete in pratica, perch il paese dove io
vi conduco ad abitare non vi rigetti. Non seguirete le usanze
delle nazioni che io sto per scacciare dinanzi a voi; esse hanno
fatto tutte quelle cose, perci le ho in abominio e vi ho detto:
Voi possederete il loro paese, ve lo dar in propriet,  un
paese dove scorre il latte e il miele. Io il Signore vostro Dio
vi ho separati dagli altri popoli.

Farete dunque distinzione tra animali mondi e immondi, fra
uccelli immondi e mondi e non vi renderete abominevoli,
mangiando animali, uccelli o esseri che strisciano sulla terra e
che io vi ho fatto distinguere come immondi. Sarete santi per
me, poich io, il Signore, sono santo e vi ho separati dagli
altri popoli, perch siate miei.

Se uomo o donna, in mezzo a voi, eserciteranno la negromanzia o
la divinazione, dovranno essere messi a morte; saranno lapidati
e il loro sangue ricadr su di essi.





21.

Il Signore disse a Mos: Parla ai sacerdoti, figli di Aronne, e
riferisci loro: Un sacerdote non dovr rendersi immondo per il
contatto con un morto della sua parentela, se non per un suo
parente stretto, cio per sua madre, suo padre, suo figlio, sua
figlia, suo fratello e sua sorella ancora vergine, che viva con
lui e non sia ancora maritata; per questa pu esporsi alla
immondezza. Un marito, per gli altri suoi parenti, non si dovr
contaminare, profanando se stesso.

I sacerdoti non si faranno tonsure sul capo, n si raderanno ai
lati la barba n si faranno incisioni sulla carne. Saranno santi
per il loro Dio e non profaneranno il nome del loro Dio, perch
offrono al Signore sacrifici consumati dal fuoco, pane del loro
Dio; perci saranno santi. Non prenderanno in moglie una
prostituta o gi disonorata; n una donna ripudiata dal marito,
perch sono santi per il loro Dio. Tu considererai dunque il
sacerdote come santo, perch egli offre il pane del tuo Dio:
sar per te santo, perch io, il Signore, che vi santifico, sono
santo.

Se la figlia di un sacerdote si disonora prostituendosi,
disonora suo padre; sar arsa con il fuoco.

Il sacerdote, quello che  il sommo tra i suoi fratelli, sul
capo del quale  stato sparso l'olio dell'unzione e ha ricevuto
l'investitura, indossando le vesti sacre, non dovr
scarmigliarsi i capelli n stracciarsi le vesti. Non si
avviciner ad alcun cadavere; non si render immondo neppure per
suo padre e per sua madre. Non uscir dal santuario e non
profaner il santuario del suo Dio perch la consacrazione  su
di lui mediante l'olio dell'unzione del suo Dio. Io sono il
Signore. Sposer una vergine. Non potr sposare n una vedova,
n una divorziata, n una disonorata, n una prostituta; ma
prender in moglie una vergine della sua gente. Cos non
disonorer la sua discendenza in mezzo al suo popolo; poich io
sono il Signore che lo santifico.

Il Signore disse ancora a Mos: Parla ad Aronne e digli: Nelle
generazioni future nessun uomo della tua stirpe, che abbia
qualche deformit potr accostarsi a offrire il pane del suo
Dio; perch nessun uomo che abbia qualche deformit potr
accostarsi: n il cieco, n lo zoppo, n chi abbia il viso
deforme per difetto o per eccesso, n chi abbia una frattura al
piede o alla mano, n un gobbo, n un nano, n chi abbia una
macchia nell'occhio o la scabbia o piaghe purulente o sia
eunuco. Nessun uomo della stirpe del sacerdote Aronne, con
qualche deformit, si accoster a offrire i sacrifici consumati
dal fuoco in onore del Signore. Ha un difetto: non si accosti
quindi per offrire il pane del suo Dio. Potr mangiare il pane
del suo Dio, le cose sacrosante e le cose sante; ma non potr
avvicinarsi al velo, n accostarsi all'altare, perch ha una
deformit. Non dovr profanare i miei luoghi santi, perch io
sono il Signore che li santifico. Cos parl ad Aronne, ai suoi
figli e a tutti gli Israeliti.





22.

Il Signore disse ancora a Mos: Ordina ad Aronne e ai suoi
figli che rispettino le cose sante a me consacrate dagli
Israeliti e non profanino il mio santo nome. Io sono il Signore.

Ordina loro: Qualunque uomo della vostra discendenza che nelle
generazioni future si accoster, in stato d'immondezza, alle
cose sante consacrate dagli Israeliti al Signore, sar eliminato
davanti a me. Io sono il Signore.

Nessun uomo della stirpe di Aronne affetto da lebbra o da
gonorrea, potr mangiare le cose sante, finch non sia mondo.
Cos sar di chi abbia toccato qualunque persona immonda per
contatto con un cadavere o abbia avuto una emissione seminale o
di chi abbia toccato qualsiasi rettile da cui abbia contratto
immondezza oppure un uomo che gli abbia comunicato un'immondezza
di qualunque specie. La persona che abbia avuto tali contatti
sar immonda fino alla sera e non manger le cose sante prima di
essersi lavato il corpo nell'acqua; dopo il tramonto del sole
sar monda e allora potr mangiare le cose sante, perch esse
sono il suo vitto. Il sacerdote non manger carne di bestia
morta naturalmente o sbranata, per non rendersi immondo. Io sono
il Signore. Osserveranno dunque ci che ho comandato, altrimenti
porteranno la pena del loro peccato e moriranno per aver
profanato le cose sante. Io sono il Signore che li santifico.

Nessun estraneo manger le cose sante: n l'ospite di un
sacerdote o il salariato potr mangiare le cose sante. Ma una
persona, che il sacerdote avr comprata con il denaro, ne potr
mangiare: cos anche quelli che gli sono nati in casa: questi
potranno mangiare il suo pane. La figlia di un sacerdote,
sposata con un estraneo, non potr mangiare le cose sante
offerte mediante il rito dell'elevazione. Se invece la figlia
del sacerdote  rimasta vedova o  stata ripudiata e non ha
figli, se torna a stare da suo padre come quando era giovane,
potr mangiare il pane del padre; mentre nessun estraneo al
sacerdozio potr mangiarne.

Se uno mangia per errore una cosa santa dar al sacerdote il
valore della cosa santa, aggiungendovi un quinto. I sacerdoti
non profaneranno dunque le cose sante degli Israeliti, che essi
offrono al Signore con la rituale elevazione, e non faranno
portare loro la pena del peccato di cui si renderebbero
colpevoli, mangiando le loro cose sante; poich io sono il
Signore che le santifico.



Il Signore disse a Mos: Parla ad Aronne, ai suoi figli, a
tutti gli Israeliti e ordina loro: Chiunque della casa d'Israele
o dei forestieri dimoranti in Israele presenta in olocausto al
Signore un'offerta per qualsiasi voto o dono volontario, per
essere gradito, dovr offrire un maschio, senza difetto, di
buoi, di pecore o di capre. Non offrirete nulla con qualche
difetto, perch non sarebbe gradito. Se uno offre al Signore, in
sacrificio di comunione, un bovino o un ovino, sia per
sciogliere un voto, sia come offerta volontaria, la vittima,
perch sia gradita, dovr essere perfetta: senza difetti. Non
offrirete al Signore nessuna vittima cieca o storpia o mutilata
o con ulcere o con la scabbia o con piaghe purulente; non ne
farete sull'altare un sacrificio consumato dal fuoco in onore
del Signore. Un vitello o un agnello che abbia membra
proporzionate si potr offrire come offerta volontaria; ma in
voto non sarebbe gradito. Non offrirete al Signore un animale
con i testicoli ammaccati o schiacciati o strappati o tagliati.
Tali cose non farete nel vostro paese, n accetterete dallo
straniero alcuna di queste vittime per offrirla come pane in
onore del vostro Dio; essendo mutilate, difettose, non sarebbero
gradite per il vostro bene.

Il Signore aggiunse a Mos: Quando nascer un vitello o un
agnello o un capretto, star sette giorni sotto la madre;
dall'ottavo giorno in poi, sar gradito come vittima da
consumare con il fuoco per il Signore. Non scannerete vacca o
pecora lo stesso giorno con il suo piccolo. Quando offrirete al
Signore un sacrificio di ringraziamento, offritelo in modo che
sia gradito. La vittima sar mangiata il giorno stesso; non ne
lascerete nulla fino al mattino. Io sono il Signore.

Osserverete dunque i miei comandi e li metterete in pratica. Io
sono il Signore.

Non profanerete il mio santo nome, perch io mi manifesti santo
in mezzo agli Israeliti. Io sono il Signore che vi santifico,
che vi ho fatto uscire dal paese d'Egitto per essere vostro Dio.
Io sono il Signore.





23.

Il Signore disse ancora a Mos: Parla agli Israeliti e
riferisci loro: Ecco le solennit del Signore, che voi
proclamerete come sante convocazioni. Queste sono le mie
solennit.



Durante sei giorni si attender al lavoro; ma il settimo giorno
 sabato, giorno di assoluto riposo e di santa convocazione. Non
farete in esso lavoro alcuno;  un riposo in onore del Signore
in tutti i luoghi dove abiterete.

Queste sono le solennit del Signore, le sante convocazioni che
proclamerete nei tempi stabiliti.



Il primo mese, al quattordicesimo giorno, al tramonto del sole
sar la Pasqua dei Signore; il quindici dello stesso mese sar
la festa degli azzimi in onore del Signore; per sette giorni
mangerete pane senza lievito. Il primo giorno sar per voi santa
convocazione, non farete in esso alcun lavoro servile; per sette
giorni offrirete al Signore sacrifici consumati dal fuoco.

Il settimo giorno vi sar la santa convocazione: non farete
alcun lavoro servile.



Il Signore aggiunse a Mos: Parla agli Israeliti e ordina loro:
Quando sarete entrati nel paese che io vi do e ne mieterete la
messe, porterete al sacerdote un covone, come primizia del
vostro raccolto; il sacerdote agiter con gesto rituale il
covone davanti al Signore, perch sia gradito per il vostro
bene; il sacerdote l'agiter il giorno dopo il sabato. Quando
farete il rito di agitazione del covone, offrirete un agnello di
un anno, senza difetto, in olocausto al Signore. L'oblazione che
l'accompagna sar di due decimi di "efa" di fior di farina
intrisa nell'olio, come sacrificio consumato dal fuoco, profumo
soave in onore del Signore, la libazione sar di un quarto di
"hin" di vino. Non mangerete pane, n grano abbrustolito, n
spighe fresche, prima di quel giorno, prima di aver portato
l'offerta al vostro Dio. E' una legge perenne di generazione in
generazione, in tutti i luoghi dove abiterete.



Dal giorno dopo il sabato, cio dal giorno che avrete portato il
covone da offrire con il rito di agitazione, conterete sette
settimane complete. Conterete cinquanta giorni fino all'indomani
del settimo sabato e offrirete al Signore una nuova oblazione.
Porterete dai luoghi dove abiterete due pani per offerta con
rito di agitazione, i quali saranno di due decimi di "efa" di
fior di farina e li farete cuocere lievitati; sono le primizie
in onore del Signore.

Oltre quei pani offrirete sette agnelli dell'anno, senza
difetto, un torello e due arieti; saranno un olocausto per il
Signore insieme con la loro oblazione e le loro libazioni; sar
un sacrificio di soave profumo, consumato dal fuoco in onore del
Signore. Offrirete un capro come sacrificio espiatorio e due
agnelli dell'anno come sacrificio di comunione.

Il sacerdote agiter ritualmente gli agnelli insieme con il pane
delle primizie come offerta da agitare davanti al Signore; tanto
i pani, quanto i due agnelli consacrati al Signore saranno
riservati al sacerdote. In quel medesimo giorno dovrete indire
una festa e avrete la santa convocazione. Non farete alcun
lavoro servile. E' una legge perenne di generazione in
generazione, in tutti i luoghi dove abiterete.

Quando mieterete la messe della vostra terra, non mieterete fino
al margine del campo e non raccoglierai ci che resta da
spigolare del tuo raccolto; lo lascerai per il povero e per il
forestiero. Io sono il Signore, vostro Dio.



Il Signore disse a Mos: Parla agli Israeliti e ordina loro:
Nel settimo mese, il primo giorno del mese sar per voi riposo
assoluto, una proclamazione fatta a suon di tromba, una santa
convocazione. Non farete alcun lavoro servile e offrirete
sacrifici consumati dal fuoco in onore del Signore.



Il Signore disse ancora a Mos: Il decimo giorno del settimo
mese sar il giorno dell'espiazione; terrete una santa
convocazione, vi mortificherete e offrirete sacrifici consumati
dal fuoco in onore del Signore.

In quel giorno non farete alcun lavoro; poich  il giorno
dell'espiazione, per espiare per voi davanti al Signore, vostro
Dio. Ogni persona che non si mortificher in quel giorno, sar
eliminata dal suo popolo.

Ogni persona che far in quel giorno un qualunque lavoro, io la
eliminer dal suo popolo. Non farete alcun lavoro. E' una legge
perenne di generazione in generazione, in tutti i luoghi dove
abiterete. Sar per voi un sabato di assoluto riposo e dovrete
mortificarvi: il nono giorno del mese, dalla sera alla sera
dopo, celebrerete il vostro sabato.



Il Signore aggiunse a Mos: Parla agli Israeliti e riferisci
loro: Il quindici di questo settimo mese sar la festa delle
capanne per sette giorni, in onore del Signore. Il primo giorno
vi sar una santa convocazione; non farete alcun lavoro servile.
Per sette giorni offrirete vittime consumate dal fuoco in onore
del Signore. L'ottavo giorno terrete la santa convocazione e
offrirete al Signore sacrifici consumati con il fuoco. E' giorno
di riunione, non farete alcun lavoro servile. Queste sono le
solennit del Signore nelle quali proclamerete sante
convocazioni, perch si offrano al Signore sacrifici consumati
dal fuoco, olocausti e oblazioni, vittime e libazioni, ogni cosa
nel giorno stabilito, oltre i sabati del Signore, oltre i vostri
doni, oltre tutti i vostri voti e tutte le offerte volontarie
che presenterete al Signore. Il quindici del settimo mese,
quando avrete raccolto i frutti della terra, celebrerete una
festa al Signore per sette giorni; il primo giorno sar di
assoluto riposo e cos l'ottavo giorno. Il primo giorno
prenderete frutti degli alberi migliori: rami di palma, rami con
dense foglie e salici di torrente e gioirete davanti al Signore
vostro Dio per sette giorni. Celebrerete questa festa in onore
del Signore, per sette giorni, ogni anno. E' una legge perenne
di generazione in generazione. La celebrerete il settimo mese.
Dimorerete in capanne per sette giorni; tutti i cittadini
d'Israele dimoreranno in capanne, perch i vostri discendenti
sappiano che io ho fatto dimorare in capanne gli Israeliti,
quando li ho condotti fuori dal paese d'Egitto. Io sono il
Signore vostro Dio.

E Mos diede cos agli Israeliti le istruzioni relative alle
solennit del Signore.





24.

Il Signore disse ancora a Mos: Ordina agli Israeliti che ti
portino olio puro di olive schiacciate per il candelabro, per
tenere le lampade sempre accese. Aronne lo preparer nella tenda
del convegno, fuori del velo che sta davanti alla testimonianza,
perch le lampade ardano sempre, da sera a mattina, davanti al
Signore. E' una legge perenne, di generazione in generazione.
Egli le disporr sul candelabro d'oro puro, perch ardano sempre
davanti al Signore.

Prenderai anche fior di farina e ne farai cuocere dodici
focacce; ogni focaccia sar di due decimi di "efa". Le disporrai
su due pile, sei per pila, sulla tavola d'oro puro davanti al
Signore.

Porrai incenso puro sopra ogni pila e sar sul pane come
memoriale, come sacrificio consumato dal fuoco in onore del
Signore. Ogni giorno di sabato si disporranno i pani davanti al
Signore, sempre; saranno forniti dagli Israeliti;  alleanza. I
pani saranno riservati ad Aronne e ai suoi figli: essi li
mangeranno in luogo santo; perch saranno per loro cosa
santissima tra i sacrifici in onore del Signore. E' una legge
perenne.



Ora il figlio di una donna israelita e di un egiziano usc in
mezzo agli Israeliti; nell'accampamento, fra il figlio della
donna e un Israelita, scoppi una lite. Il figlio della
Israelita bestemmi il nome del Signore, imprecando; perci fu
condotto da Mos. La madre di quel tale si chiamava Selomit,
figlia di Dibri, della trib di Dan. Lo misero sotto
sorveglianza, finch fosse deciso che cosa fare per ordine del
Signore. Il Signore parl a Mos: Conduci quel bestemmiatore
fuori dell'accampamento; quanti lo hanno udito posino le mani
sul suo capo e tutta la comunit lo lapider. Parla agli
Israeliti e di' loro:

Chiunque maledir il suo Dio, porter la pena del suo peccato.
Chi bestemmia il nome del Signore dovr essere messo a morte:
tutta la comunit lo dovr lapidare. Straniero o nativo del
paese, se ha bestemmiato il nome del Signore, sar messo a morte.

Chi percuote a morte un uomo dovr essere messo a morte.

Chi percuote a morte un capo di bestiame lo pagher: vita per
vita.

Se uno far una lesione al suo prossimo, si far a lui come egli
ha fatto all'altro; frattura per frattura, occhio per occhio,
dente per dente; gli si far la stessa lesione che egli ha fatto
all'altro.

Chi uccide un capo di bestiame lo pagher; ma chi uccide un uomo
sar messo a morte.

Ci sar per voi una sola legge per il forestiero e per quel
cittadino del paese; poich io sono il Signore vostro Dio. Mos
ne rifer agli Israeliti ed essi condussero quel bestemmiatore
fuori dell'accampamento e lo lapidarono. Cos gli Israeliti
eseguirono quello che il Signore aveva ordinato a Mos.





25.

Il Signore disse ancora a Mos sul monte Sinai: Parla agli
Israeliti e riferisci loro: Quando entrerete nel paese che io vi
do, la terra dovr avere il suo sabato consacrato al Signore.
Per sei anni seminerai il tuo campo e poterai la tua vigna e ne
raccoglierai i frutti, ma il settimo anno sar come sabato, un
riposo assoluto per la terra, un sabato in onore del Signore;
non seminerai il tuo campo e non poterai la tua vigna. Non
mieterai quello che nascer spontaneamente dal seme caduto nella
tua mietitura precedente e non vendemmierai l'uva della vigna
che non avrai potata; sar un anno di completo riposo per la
terra. Ci che la terra produrr durante il suo riposo servir
di nutrimento a te, al tuo schiavo, alla tua schiava, al tuo
bracciante e al forestiero che  presso di te; anche al tuo
bestiame e agli animali che sono nel tuo paese servir di
nutrimento quanto essa produrr.



Conterai sette settimane di anni, cio sette volte sette anni;
queste sette settimane di anni faranno un periodo di
quarantanove anni. Al decimo giorno del settimo mese, farai
squillare la tromba dell'acclamazione; nel giorno
dell'espiazione farete squillare la tromba per tutto il paese.
Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la
liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sar per voi un
giubileo; ognuno di voi torner nella sua propriet e nella sua
famiglia. Il cinquantesimo anno sar per voi un giubileo, non
farete n semina, n mietitura di quanto i campi produrranno da
s, n farete la vendemmia delle vigne non potate. Poich  il
giubileo; esso vi sar sacro; potrete per mangiare il prodotto
che daranno i campi. In quest'anno del giubileo, ciascuno
torner in possesso del suo. Quando vendete qualche cosa al
vostro prossimo o quando acquistate qualche cosa dal vostro
prossimo, nessuno faccia torto al fratello. Regolerai l'acquisto
che farai dal tuo prossimo in base al numero degli anni
trascorsi dopo l'ultimo giubileo: egli vender a te in base agli
anni di rendita. Quanti pi anni resteranno, tanto pi
aumenterai il prezzo, quanto minore sar il tempo tanto pi
ribasserai il prezzo, perch egli ti vende la somma dei
raccolti. Nessuno di voi danneggi il fratello, ma temete il
vostro Dio, poich io sono il Signore vostro Dio.



Metterete in pratica le mie leggi e osserverete le mie
prescrizioni, le adempirete e abiterete il paese tranquilli. La
terra produrr frutti, voi ne mangerete a saziet e vi abiterete
tranquilli. Se dite: Che mangeremo il settimo anno, se non
semineremo e non raccoglieremo i nostri prodotti?, io disporr
in vostro favore un raccolto abbondante per il sesto anno ed
esso vi dar frutti per tre anni. L'ottavo anno seminerete e
consumerete il vecchio raccolto fino al nono anno; mangerete il
raccolto vecchio finch venga il nuovo.



Le terre non si potranno vendere per sempre, perch la terra 
mia e voi siete presso di me come forestieri e inquilini.
Perci, in tutto il paese che avrete in possesso, concederete il
diritto di riscatto per quanto riguarda il suolo. Se il tuo
fratello, divenuto povero, vende una parte della sua propriet,
colui che ha il diritto di riscatto, cio il suo parente pi
stretto, verr e riscatter ci che il fratello ha venduto. Se
uno non ha chi possa fare il riscatto, ma giunge a procurarsi da
s la somma necessaria al riscatto, conter le annate passate
dopo la vendita, restituir al compratore il valore degli anni
che ancora rimangono e rientrer cos in possesso del suo
patrimonio. Ma se non trova da s la somma sufficiente a
rimborsarlo, ci che ha venduto rimarr in mano al compratore
fino all'anno del giubileo; al giubileo il compratore uscir e
l'altro rientrer in possesso del suo patrimonio.

Se uno vende una casa abitabile in una citt recinta di mura, ha
diritto al riscatto fino allo scadere dell'anno della vendita;
il suo diritto di riscatto durer un anno intero. Ma se quella
casa, posta in una citt recinta di mura, non  riscattata prima
dello scadere di un intero anno, rimarr sempre propriet del
compratore e dei suoi discendenti; il compratore non sar tenuto
a uscire al giubileo. Per le case dei villaggi non attorniati
da mura vanno considerate come parte dei fondi campestri;
potranno essere riscattate e al giubileo il compratore dovr
uscire.

Quanto alle citt dei leviti e alle case che essi vi
possederanno, i leviti avranno il diritto perenne di riscatto.
Se chi riscatta  un levita, in occasione del giubileo il
compratore uscir dalla casa comprata nella citt levitica,
perch le case delle citt levitiche sono loro propriet, in
mezzo agli Israeliti. Neppure campi situati nei dintorni delle
citt levitiche si potranno vendere, perch sono loro propriet
perenne.



Se il tuo fratello che  presso di te cade in miseria ed  privo
di mezzi, aiutalo come un forestiero e inquilino, perch possa
vivere presso di te. Non prendere da lui interessi, n utili; ma
temi il tuo Dio e fa' vivere il tuo fratello presso di te. Non
gli presterai il denaro a interesse, n gli darai il vitto a
usura. Io sono il Signore vostro Dio, che vi ho fatto uscire dal
paese d'Egitto, per darvi il paese di Canaan, per essere il
vostro Dio.

Se il tuo fratello che  presso di te cade in miseria e si vende
a te, non farlo lavorare come schiavo; sia presso di te come un
bracciante, come un inquilino. Ti servir fino all'anno del
giubileo, allora se ne andr da te insieme con i suoi figli,
torner nella sua famiglia e rientrer nella propriet dei suoi
padri. Poich essi sono miei servi, che io ho fatto uscire dal
paese d'Egitto; non debbono essere venduti come si vendono gli
schiavi. Non lo tratterai con asprezza, ma temerai il tuo Dio.

Quanto allo schiavo e alla schiava, che avrai in propriet,
potrete prenderli dalle nazioni che vi circondano; da queste
potrete comprare lo schiavo e la schiava. Potrete anche
comprarne tra i figli degli stranieri, stabiliti presso di voi e
tra le loro famiglie che sono presso di voi, tra i loro figli
nati nel vostro paese; saranno vostra propriet. Li potrete
lasciare in eredit ai vostri figli dopo di voi, come loro
propriet; vi potrete servire sempre di loro come di schiavi; ma
quanto ai vostri fratelli, gli Israeliti, ognuno nei riguardi
dell'altro, non lo tratterai con asprezza.

Se un forestiero stabilito presso di te diventa ricco e il tuo
fratello si grava di debiti con lui e si vende al forestiero
stabilito presso di te o a qualcuno della sua famiglia, dopo che
si  venduto ha il diritto di riscatto; lo potr riscattare uno
dei suoi fratelli o suo zio o il figlio di suo zio; lo potr
riscattare uno dei parenti dello stesso suo sangue o, se ha i
mezzi di farlo, potr riscattarsi da s. Far il calcolo con il
suo compratore, dall'anno che gli si  venduto all'anno del
giubileo; il prezzo da pagare sar in proporzione del numero
degli anni, valutando le sue giornate come quelle di un
bracciante. Se vi sono ancora molti anni per arrivare al
giubileo, pagher il riscatto in ragione di questi anni e in
proporzione del prezzo per il quale fu comprato; se rimangono
pochi anni per arrivare al giubileo, far il calcolo con il suo
compratore e pagher il prezzo del suo riscatto in ragione di
quegli anni. Rester presso di lui come un bracciante preso a
servizio anno per anno; il padrone non dovr trattarlo con
asprezza sotto i suoi occhi. Se non  riscattato in alcuno di
quei modi, se ne andr libero l'anno del giubileo: lui con i
suoi figli. Poich gli Israeliti sono miei servi; miei servi,
che ho fatto uscire dal paese d'Egitto. Io sono il Signore
vostro Dio.





26.

Non vi farete idoli, n vi erigerete immagini scolpite o stele,
n permetterete che nel vostro paese vi sia pietra ornata di
figure, per prostrarvi davanti a essa, poich io sono il Signore
vostro Dio. Osserverete i miei sabati e porterete rispetto al
mio santuario. Io sono il Signore.

Se seguirete le mie leggi, se osserverete i miei comandamenti e
li metterete in pratica, io vi dar le piogge alla loro
stagione, la terra dar prodotti e gli alberi della campagna
daranno frutti. La trebbiatura durer per voi fino alla
vendemmia e la vendemmia durer fino alla semina, avrete cibo a
saziet e abiterete tranquilli il vostro paese.

Io stabilir la pace nel paese, nessuno vi incuter terrore, vi
coricherete e far sparire dal paese le bestie nocive e la spada
non passer per il vostro paese. Voi inseguirete i vostri nemici
ed essi cadranno dinanzi a voi colpiti di spada. Cinque di voi
ne inseguiranno cento, cento di voi ne inseguiranno diecimila e
i vostri nemici cadranno dinanzi a voi colpiti di spada.

Io mi volger a voi, vi render fecondi e vi moltiplicher e
confermer la mia alleanza con voi.

Voi mangerete del vecchio raccolto, serbato a lungo, e dovrete
metter via il raccolto vecchio per far posto al nuovo.

Stabilir la mia dimora in mezzo a voi e io non vi respinger.
Camminer in mezzo a voi, sar vostro Dio e voi sarete il mio
popolo. Io sono il Signore vostro Dio, che vi ho fatto uscire
dal paese d'Egitto; ho spezzato il vostro giogo e vi ho fatto
camminare a testa alta.



Ma se non mi ascolterete e se non metterete in pratica tutti
questi comandi, se disprezzerete le mie leggi e rigetterete le
mie prescrizioni, non mettendo in pratica tutti i miei comandi e
infrangendo la mia alleanza, ecco che cosa far a voi a mia
volta: mander contro di voi il terrore, la consunzione e la
febbre, che vi faranno languire gli occhi e vi consumeranno la
vita. Seminerete invano il vostro seme: se lo mangeranno i
vostri nemici. Volger la faccia contro di voi e voi sarete
sconfitti dai nemici; quelli che vi odiano vi opprimeranno e vi
darete alla fuga, senza che alcuno vi insegua.

Se nemmeno dopo questo mi ascolterete, io vi castigher sette
volte di pi per i vostri peccati. Spezzer la vostra forza
superba, render il vostro cielo come ferro e la vostra terra
come rame. Le vostre energie si consumeranno invano, poich la
vostra terra non dar prodotti e gli alberi della campagna non
daranno frutti.

Se vi opporrete a me e non mi ascolterete, io vi colpir sette
volte di pi, secondo i vostri peccati. Mander contro di voi le
bestie selvatiche, che vi rapiranno i figli, stermineranno il
vostro bestiame, vi ridurranno a un piccolo numero e le vostre
strade diventeranno deserte.

Se nonostante questi castighi, non vorrete correggervi per
tornare a me, ma vi opporrete a me, anch'io mi opporr a voi e
vi colpir sette volte di pi per i vostri peccati. Mander
contro di voi la spada, vindice della mia alleanza; voi vi
raccoglierete nelle vostre citt, ma io mander in mezzo a voi
la peste e sarete dati in mano al nemico. Quando io avr
spezzato le riserve del pane, dieci donne faranno cuocere il
vostro pane in uno stesso forno, ve lo riporteranno a peso e
mangerete, ma non vi sazierete.

Se, nonostante tutto questo, non vorrete darmi ascolto, ma vi
opporrete a me, anch'io mi opporr a voi fieramente e vi
castigher sette volte di pi per i vostri peccati. Mangerete
perfino la carne dei vostri figli e mangerete la carne delle
vostre figlie. Devaster le vostre alture di culto, distrugger
i vostri altari per l'incenso, butter i vostri cadaveri sui
cadaveri dei vostri idoli e io si avr in abominio. Ridurr le
vostre citt a deserti, devaster i vostri santuari e non
aspirer pi il profumo dei vostri incensi. Devaster io stesso
il vostro paese e i vostri nemici, che vi prenderanno dimora, ne
saranno stupefatti. Quanto a voi, vi disperder fra le nazioni e
vi inseguir con la spada sguainata; il vostro paese sar
desolato e le vostre citt saranno deserte.

Allora la terra godr dei suoi sabati per tutto il tempo in cui
rimarr desolata e voi sarete nel paese dei vostri nemici;
allora la terra si riposer e si compenser dei suoi sabati.
Finch rimarr desolata, avr il riposo che non le fu concesso
da voi con i sabati, quando l'abitavate.

A quelli che fra di voi saranno superstiti infonder nel cuore
costernazione nel paese dei loro nemici: il fruscio di una
foglia agitata li metter in fuga; fuggiranno come si fugge di
fronte alla spada e cadranno senza che alcuno li insegua.
Precipiteranno uno sopra l'altro come di fronte alla spada,
senza che alcuno li insegua. Non potrete resistere dinanzi ai
vostri nemici. Perirete fra le nazioni: il paese dei vostri
nemici vi divorer.

Quelli che tra di voi saranno superstiti nei paesi dei loro
nemici, si consumeranno a causa delle proprie iniquit; anche a
causa delle iniquit dei loro padri periranno. Dovranno
confessare la loro iniquit e l'iniquit dei loro padri, per
essere stati infedeli nei miei riguardi ed essersi opposti a me;
peccati per i quali anche io mi sono opposto a loro e li ho
deportati nel paese dei loro nemici. Allora il loro cuore non
circonciso si umilier e sconteranno la loro colpa. Io mi
ricorder della mia alleanza con Giacobbe, dell'alleanza con
Isacco e dell'alleanza con Abramo e mi ricorder del paese.
Quando dunque il paese sar abbandonato da loro e godr i suoi
sabati, mentre rimarr deserto, senza di loro, essi sconteranno
la loro colpa, per avere disprezzato le mie prescrizioni ed
essersi stancati delle mie leggi.

Nonostante tutto questo, quando saranno nel paese dei loro
nemici, io non li rigetter e non mi stancher di essi fino al
punto d'annientarli del tutto e di rompere la mia alleanza con
loro poich io sono il Signore loro Dio; ma per loro amore mi
ricorder dell'alleanza con i loro antenati, che ho fatto uscire
dal paese d'Egitto davanti alle nazioni, per essere il loro Dio.
Io sono il Signore.

Questi sono gli statuti, le prescrizioni e le leggi che il
Signore stabil fra s e gli Israeliti, sul monte Sinai, per
mezzo di Mos.





27.

Il Signore disse ancora a Mos, Parla agli Israeliti e
riferisci loro: Quando uno deve soddisfare un voto, per la stima
che dovrai fare delle persone votate al Signore, la tua stima
sar: per un maschio dai venti ai sessant'anni, cinquanta sicli
d'argento, secondo il siclo del santuario; invece per una donna,
la tua stima sar di trenta sicli. Dai cinque ai venti anni, la
tua stima sar di venti sicli per un maschio e di dieci sicli
per una femmina. Da un mese a cinque anni, la tua stima sar di
cinque sicli d'argento per un maschio e di tre sicli d'argento
per una femmina. Dai sessant'anni in su la tua stima sar di
quindici sicli per un maschio e di dieci sicli per una femmina.
Se colui che ha fatto il voto  troppo povero per pagare la
somma fissata da te, sar presentato al sacerdote e il sacerdote
ne far la stima. Il sacerdote far la stima in proporzione dei
mezzi di colui che ha fatto il voto.



Se si tratta di animali che possono essere presentati in offerta
al Signore, ogni animale ceduto al Signore sar cosa santa. Non
lo si potr commutare; n si potr sostituire uno buono con uno
cattivo n uno cattivo con uno buono, se anche uno vuole
sostituire un animale all'altro, i due animali saranno cosa
sacra. Se invece si tratta di qualunque animale immondo di cui
non si pu fare offerta al Signore, l'animale sar presentato
davanti al sacerdote, egli ne far la stima, secondo che
l'animale sar buono o cattivo e si star alla stima stabilita
dal sacerdote. Ma se uno lo vuole riscattare, aggiunger un
quinto alla stima.



Se uno consacra la sua casa come cosa sacra al Signore, il
sacerdote ne far la stima secondo che essa sar buona o
cattiva, si star alla stima stabilita dal sacerdote. Se colui
che ha consacrato la sua casa la vuole riscattare, aggiunger un
quinto al prezzo della stima e sar sua.

Se uno consacra al Signore un pezzo di terra di sua propriet,
ne farai la stima in ragione della semente: cinquanta sicli
d'argento per un "omer" di seme d'orzo. Se consacra la sua terra
dall'anno del giubileo, il prezzo rester intero secondo la
stima; ma se la consacra dopo il giubileo, il sacerdote ne
valuter il prezzo in ragione degli anni che rimangono fino al
giubileo e si far una detrazione della stima. Se colui che ha
consacrato il pezzo di terra lo vuole riscattare, aggiunger un
quinto al prezzo della stima e rester suo. Se non riscatta il
pezzo di terra e lo vende ad un altro, non lo si potr pi
riscattare; ma quel pezzo di terra, quando al giubileo il
compratore ne uscir, sar sacro al Signore, come un campo
votato allo sterminio, e diventer propriet del sacerdote.

Se uno consacra al Signore un pezzo di terra comprato, che non
fa parte della sua propriet ereditaria, il sacerdote valuter
la misura dei prezzo fino all'anno del giubileo; quel tale
pagher il giorno stesso il prezzo fissato, come cosa consacrata
al Signore. Nell'anno del giubileo la terra torner a colui da
cui fu comprata e del cui patrimonio faceva parte.

Tutte le tue stime si faranno in sicli del santuario; il siclo 
di venti "ghera".



Tuttavia nessuno potr consacrare i primogeniti del bestiame, i
quali appartengono gi al Signore, perch primogeniti: sia esso
di grosso bestiame o di bestiame minuto, appartiene al Signore.
Se si tratta di un animale immondo, lo si riscatter al prezzo
di stima, aggiungendovi un quinto; se non  riscattato, sar
venduto al prezzo di stima. Nondimeno quanto uno avr consacrato
al Signore con voto di sterminio, fra le cose che gli
appartengono: persona, animale o pezzo di terra del suo
patrimonio, non potr essere n venduto n riscattato; ogni cosa
votata allo sterminio  cosa santissima, riservata al Signore.
Nessuna persona votata allo sterminio potr essere riscattata;
dovr essere messa a morte.

Ogni decima della terra, cio delle granaglie del suolo, dei
frutti degli alberi, appartiene al Signore;  cosa consacrata al
Signore. Se uno vuole riscattare una parte della sua decima vi
aggiunger il quinto. Ogni decima del bestiame grosso o minuto,
e cio il decimo capo di quanto passa sotto la verga del
pastore, sar consacrata al Signore.

Non si far cernita fra animale buono e cattivo, n si faranno
sostituzioni; n si sostituisce un animale all'altro, tutti e
due saranno cosa sacra; non si potranno riscattare.

Questi sono i comandi che il Signore diede a Mos per gli
Israeliti, sul monte Sinai.





NUMERI.





1.

Il Signore parl a Mos, nel deserto del Sinai, nella tenda del
convegno, il primo giorno del secondo mese, il secondo anno
dell'uscita dal paese d'Egitto e disse: Fate il censimento di
tutta la comunit degli Israeliti, secondo le loro famiglie,
secondo il casato dei loro padri, contando i nomi di tutti i
maschi, testa per testa, dall'et di venti anni in su, quanti in
Israele possono andare in guerra; tu e Aronne ne farete il
censimento, schiera per schiera. A voi si associer un uomo per
ciascuna trib, un uomo che sia capo del casato dei suoi padri.
Questi sono i nomi degli uomini che vi assisteranno. Di Ruben:
Elisur, figlio di Sedeur; di Simeone: Selumiel, figlio di
Surisaddai; di Giuda: Nacason, figlio di Amminadab; di Issacar:
Netaneel, figlio di Suar; di Zabulon: Eliab, figlio di Chelon;
dei figli di Giuseppe, per Efraim: Elisama, figlio di Ammiud;
per Manasse: Gamliel, figlio di Pedasur; di Beniamino: Abidan,
figlio di Ghideoni; di Dan: Achiezer, figlio di Ammisaddai; di
Aser: Paghiel, figlio di Ocran; di Gad: Eliasaf, figlio di
Deuel; di Neftali: Achira, figlio di Enan. Questi furono i
prescelti della comunit, erano i capi delle loro trib paterne,
i capi delle migliaia d'Israele. Mos e Aronne presero questi
uomini che erano stati designati per nome e convocarono tutta la
comunit, il primo giorno del secondo mese; furono registrati
secondo le famiglie, secondo i loro casati paterni, contando il
numero delle persone dai venti anni in su, uno per uno.

Come il Signore gli aveva ordinato, Mos ne fece il censimento
nel deserto del Sinai.

Figli di Ruben, primogenito d'Israele, loro discendenti secondo
le loro famiglie, secondo i loro casati paterni, contando i nomi
di tutti i maschi, uno per uno, dall'et di vent'anni in su,
quanti potevano andare in guerra: i registrati della trib di
Ruben risultarono quarantaseimilacinquecento.

Figli di Simeone, loro discendenti secondo le loro famiglie,
secondo i loro casati paterni, contando i nomi di tutti i
maschi, uno per uno, dall'et di vent'anni in su, quanti
potevano andare in guerra: i registrati della trib di Simeone
risultarono cinquantanovemilatrecento.

Figli di Gad, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo
i loro casati paterni, contando i nomi di quelli dall'et di
vent'anni in su, quanti potevano andare in guerra: i registrati
della trib di Gad risultarono
quarantacinquemilaseicentocinquanta.

Figli di Giuda, loro discendenti secondo le loro famiglie,
secondo i loro casati paterni, contando i nomi di quelli
dall'et di vent'anni in su, quanti potevano andare in guerra: i
registrati della trib di Giuda risultarono
sessantaquattromilaseicento.

Figli di Issacar, loro discendenti secondo le loro famiglie,
secondo i loro casati paterni, contando i nomi di quelli
dall'et di vent'anni in su, quanti potevano andare in guerra: i
registrati della trib di Issacar risultarono
cinquantaquattromilaquattrocento.

Figli di Zabulon, loro discendenti secondo le loro famiglie,
secondo i loro casati paterni, contando i nomi di quelli
dall'et di vent'anni in su, quanti potevano andare in guerra: i
registrati della trib di Zabulon risultarono
cinquantasettemilaquattrocento.

Figli di Giuseppe: figli di Efraim, loro discendenti secondo le
loro famiglie, secondo i loro casati paterni, contando i nomi di
quelli dall'et di vent'anni in su, quanti potevano andare in
guerra: i registrati della trib di Efraim risultarono
quarantamilacinquecento.

Figli di Manasse, loro discendenti secondo le loro famiglie,
secondo i loro casati paterni, contando i nomi di quelli
dall'et di vent'anni in su, quanti potevano andare in guerra:
della trib di Manasse i registrati risultarono
trentaduemiladuecento.

Figli di Beniamino, loro discendenti secondo le loro famiglie,
secondo i loro casati paterni, contando i nomi di quelli
dall'et di vent'anni in su, quanti potevano andare in guerra: i
registrati della trib di Beniamino risultarono
trentacinquemilaquattrocento.

Figli di Dan, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo
i loro casati paterni, contando i nomi di quelli dall'et di
vent'anni in su, quanti potevano andare in guerra: i registrati
della trib di Dan risultarono sessantaduemilasettecento.

Figli di Aser, loro discendenti secondo le loro famiglie,
secondo i loro casati paterni, contando i nomi di quelli
dall'et di vent'anni in su, quanti potevano andare in guerra: i
registrati della trib di Aser risultarono
quarantunmilacinquecento.

Figli di Neftali, loro discendenti secondo le loro famiglie,
secondo i loro casati paterni, contando i nomi di quelli
dall'et di vent'anni in su, quanti potevano andare in guerra: i
registrati della trib di Neftali risultarono
cinquantatremilaquattrocento.

Di quelli Mos e Aronne fecero il censimento, con i dodici
uomini capi d'Israele: ce n'era uno per ciascuno dei loro casati
paterni. Tutti gli Israeliti dei quali fu fatto il censimento
secondo i loro casati paterni, dall'et di vent'anni in su, cio
tutti gli uomini che in Israele potevano andare in guerra,
quanti furono registrati risultarono
seicentotremilacinquecentocinquanta. Ma quanti erano leviti,
secondo la loro trib paterna, non furono registrati insieme con
gli altri.

Il Signore disse a Mos: Della trib di Levi non farai il
censimento e non unirai la somma a quella degli Israeliti; ma
incarica tu stesso i leviti del servizio della Dimora della
testimonianza, di tutti i suoi accessori e di quanto le
appartiene. Essi porteranno la Dimora e tutti i suoi accessori,
vi presteranno servizio e staranno accampati attorno alla
Dimora. Quando la Dimora dovr partire, i leviti la smonteranno;
quando la Dimora dovr accamparsi in qualche luogo, i leviti la
erigeranno; ogni estraneo che si avviciner sar messo a morte.
Gli Israeliti pianteranno le tende ognuno nel suo campo, ognuno
vicino alla sua insegna, secondo le loro schiere. Ma i leviti
pianteranno le tende attorno alla Dimora della testimonianza;
cos la mia ira non si accender contro la comunit degli
Israeliti. I leviti avranno la cura della Dimora. Gli Israeliti
si conformarono in tutto agli ordini che il Signore aveva dato a
Mos e cos fecero.





2.

Il Signore disse ancora a Mos e ad Aronne: Gli Israeliti si
accamperanno ciascuno vicino alla sua insegna con i simboli dei
casati paterni; si accamperanno di fronte a tutti intorno alla
tenda del convegno.

A est, verso oriente, si accamper l'insegna del campo di Giuda
con le sue schiere; il capo dei figli di Giuda  Nacason, figlio
di Amminadab, e la sua formazione  di
sessantaquattromilaseicento registrati. Accanto a lui si
accamper la trib di Issacar; il capo dei figli di Issacar 
Netaneel, figlio di Suar, e la sua formazione  di
cinquantaquattromilaquattrocento registrati. Poi la trib di
Zabulon; il capo dei figli di Zabulon  Eliab, figlio di Chelon,
la sua formazione  di cinquantasettemilaquattrocento
registrati. Il totale dei registrati del campo di Giuda  di
centottantaseimilaquattrocento uomini, secondo le loro schiere.
Si metteranno in marcia per primi.

A mezzogiorno star l'insegna del campo di Ruben con le sue
schiere; il capo dei figli di Ruben  Elisur, figlio di Sedeur,
e la sua formazione  di quarantaseimilacinquecento registrati.
Accanto a lui si accamper la trib di Simeone; il capo dei
figli di Simeone  Selumiel, figlio di Surisaddai, e la sua
formazione  di cinquantanovemilatrecento registrati. Poi la
trib di Gad: il capo dei figli di Gad  Eliasaf, figlio di
Deuel, e la sua formazione  di
quarantacinquemilaseicentocinquanta registrati. Il totale del
campo di Ruben  di centocinquantamilaquattrocentocinquanta
uomini, registrati secondo le loro schiere. Si metteranno in
marcia in seconda linea. Poi si metter in marcia la tenda del
convegno con il campo dei leviti in mezzo agli altri campi.
Seguiranno nella marcia l'ordine nel quale erano accampati,
ciascuno al suo posto, con la sua insegna.

A occidente star l'insegna del campo di Efraim con le sue
schiere, il capo dei figli di Efraim  Elisama, figlio di
Ammiud, e la sua formazione  di quarantunmilacinquecento
registrati. Accanto a lui si accamper la trib di Manasse; il
capo dei figli di Manasse  Gamliel, figlio di Pedasur, e la sua
formazione  di trentaduemiladuecento registrati. Poi la trib
di Beniamino; il capo dei figli di Beniamino  Abidan, figlio di
Ghideoni, e la sua formazione  di trentacinquemilaquattrocento
registrati. Il totale dei registrati del campo di Efraim  di
centottomilacento uomini, secondo le loro schiere. Si metteranno
in marcia in terza linea.

A settentrione star l'insegna del campo di Dan con le sue
schiere; il capo dei figli di Dan  Achiezer, figlio di
Ammisaddai, e la sua formazione  di sessantaduemilasettecento
registrati.

Accanto a lui si accamper la trib di Aser; il capo dei figli
di Aser  Paghiel, figlio di Ocran, e la sua formazione  di
quarantunmilacinquecento registrati. Poi la trib di Neftali; il
capo dei figli di Neftali  Achira, figlio di Enan, e la sua
formazione  di cinquantatremilaquattrocento registrati. Il
totale dei registrati del campo di Dan  dunque
centocinquantasettemilaseicento. Si metteranno in marcia per
ultimi, secondo le loro insegne.

Questi sono gli Israeliti registrati secondo i loro casati
paterni. Tutti gli uomini dei quali si fece il censimento e che
formarono i campi secondo le loro formazioni, furono
seicentotremilacinquecentocinquanta. Ma i leviti secondo
l'ordine che il Signore aveva dato a Mos, non furono registrati
nel censimento, insieme con gli Israeliti. Gli Israeliti agirono
secondo gli ordini che il Signore aveva dato a Mos; cos si
accampavano secondo le loro insegne e cos si mettevano in
marcia, ciascuno secondo la sua famiglia e secondo il casato dei
suoi padri.





3.

Questi sono i discendenti di Aronne e di Mos quando il Signore
parl a Mos sul monte Sinai. Questi sono i nomi dei figli di
Aronne: Nadab il primogenito, Abiu, Eleazaro e Itamar. Tali i
nomi dei figli di Aronne che ricevettero l'unzione come
sacerdoti e furono consacrati per esercitare il sacerdozio.
Nadab e Abiu morirono davanti al Signore, quando offrirono fuoco
profano davanti al Signore, nel deserto del Sinai. Essi non
avevano figli ed Eleazaro e Itamar esercitarono il sacerdozio in
presenza di Aronne, loro padre.

Il Signore disse a Mos: Fa' avvicinare la trib dei leviti e
presentala al sacerdote Aronne, perch sia al suo servizio. Essi
custodiranno quanto  affidato a lui e a tutta la comunit
davanti alla tenda del convegno e presteranno servizio alla
Dimora. Avranno in custodia tutti gli arredi della tenda del
convegno e di quanto  affidato agli Israeliti e presteranno
servizio alla Dimora. Assegnerai i leviti ad Aronne e ai suoi
figli; essi gli sono dati tutti tra gli Israeliti.

Tu stabilirai Aronne e i suoi figli, perch custodiscano le
funzioni del loro sacerdozio; l'estraneo che vi si accoster
sar messo a morte.



Il Signore disse a Mos: Ecco, ho scelto i leviti tra gli
Israeliti al posto di ogni primogenito che nasce per primo dal
seno materno tra gli Israeliti: i leviti saranno miei, perch
ogni primogenito  mio. Quando io colpii tutti i primogeniti nel
paese d'Egitto, io mi riservai in Israele tutti i primogeniti
degli uomini e degli animali; essi saranno miei. Io sono il
Signore.

Il Signore disse a Mos nel deserto del Sinai: Fa' il
censimento dei figli di Levi, secondo i casati dei loro padri e
le loro famiglie; farai il censimento di tutti i maschi dall'et
di un mese in su. Mos ne fece il censimento secondo l'ordine
del Signore, come gli era stato comandato di fare.

Questi sono i figli di Levi secondo i loro nomi: Gherson, Keat e
Merari. Questi i nomi dei figli di Gherson, secondo le loro
famiglie: Libni e Simei. I figli di Keat secondo le loro
famiglie: Amram, Isear, Ebron e Uzziel. I figli di Merari
secondo le loro famiglie: Macli e Musi. Queste sono le famiglie
dei leviti secondo i loro casati paterni.

Da Gherson discendono la famiglia dei Libniti e la famiglia dei
Simeiti, che formano le famiglie dei Ghersoniti. Coloro che
furono registrati, contando tutti i maschi dall'et di un mese
in su, erano settemilacinquecento. Le famiglie dei Ghersoniti
avevano il campo dietro la Dimora, a occidente. Il capo del
casato paterno per i Ghersoniti era Eliasaf, figlio di Lael. Per
quello che riguarda la tenda del convegno, i figli di Gherson
avevano la custodia della Dimora e della tenda, della sua
coperta, della cortina all'ingresso della tenda del convegno,
dei tendaggi del recinto e della cortina alla porta del recinto
intorno alla Dimora e all'altare e delle corde per tutto il suo
impianto.

Da Keat discendono la famiglia degli Amramiti, la famiglia degli
Iseariti, la famiglia degli Ebroniti e la famiglia degli
Uzzieliti, che formano le famiglie dei Keatiti. Contando tutti i
maschi dall'et di un mese in su, erano ottomilaseicento, che
avevano la custodia del santuario. Le famiglie dei figli di Keat
avevano il campo al lato meridionale della Dimora. Il capo del
casato paterno per i Keatiti era Elisafan, figlio di Uzziel.
Alla loro custodia erano affidati l'arca, la tavola, il
candelabro, gli altari e gli arredi del santuario con cui si
esercita il ministero, il velo e quanto si riferisce al suo
impianto. Il capo supremo dei leviti era Eleazaro, figlio del
sacerdote Aronne; egli aveva la sorveglianza di quelli che
attendevano alla custodia del santuario.

Da Merari discendono la famiglia dei Macliti e la famiglia dei
Musiti che formano le famiglie di Merari. Coloro che furono
registrati, contando tutti i maschi dall'et di un mese in su,
erano seimiladuecento. Il capo del casato paterno per le
famiglie di Merari era Suriel, figlio di Abicail. Essi avevano
il campo dal lato settentrionale della Dimora. Alla custodia dei
figli di Merari furono affidate le tavole della Dimora, le sue
stanghe, le sue colonne e le loro basi, tutti i suoi arredi e
quanto si riferisce al suo impianto, le colonne del recinto
tutto intorno, le loro basi, i loro picchetti e le loro corde.
Sul davanti della Dimora a oriente, di fronte alla tenda del
convegno, verso levante, avevano il campo Mos, Aronne e i suoi
figli; essi avevano la custodia del santuario invece degli
Israeliti; l'estraneo che vi si avvicinava sarebbe stato messo a
morte.

Tutti i leviti di cui Mos e Aronne fecero il censimento secondo
le loro famiglie per ordine del Signore, tutti i maschi dall'et
di un mese in su, erano ventiduemila.

Il Signore disse a Mos: Fa' il censimento di tutti i
primogeniti maschi tra gli Israeliti dall'et di un mese in su e
fa' il censimento dei loro nomi. Prenderai i leviti per me  - 
Io sono il Signore  -  invece di tutti i primogeniti degli
Israeliti e il bestiame dei leviti invece dei primi parti del
bestiame degli Israeliti.

Mos fece il censimento di tutti i primogeniti tra gli
Israeliti, secondo l'ordine che il Signore gli aveva dato.

Tutti i primogeniti maschi che furono registrati, contando i
nomi dall'et di un mese in su furono
ventiduemiladuecentosettantatr.

Il Signore parl a Mos: Prendi i leviti invece di tutti i
primogeniti degli Israeliti e il bestiame dei leviti invece del
loro bestiame; i leviti saranno miei. Io sono il Signore. Per il
riscatto dei duecentosettantatr primogeniti degli Israeliti che
oltrepassano il numero dei leviti, prenderai cinque sicli a
testa, li prenderai secondo il siclo del santuario, che  di
venti "ghera". Darai il denaro ad Aronne e ai suoi figli per il
riscatto di quelli che oltrepassano il numero dei leviti. Mos
prese il denaro per il riscatto di quelli che oltrepassavano il
numero dei primogeniti riscattati dai leviti; prese il denaro
dai primogeniti degli Israeliti: milletrecentosessantacinque
sicli, secondo il siclo del santuario. Mos diede il denaro del
riscatto ad Aronne e ai suoi figli secondo l'ordine del Signore,
come il Signore aveva ordinato a Mos.





4.

Il Signore disse ancora a Mos e ad Aronne: Fate il censimento
dei figli di Keat, tra i figli di Levi, secondo le loro famiglie
e secondo i loro casati paterni, dall'et di trent'anni fino
all'et di cinquant'anni, di quanti fanno parte di una schiera e
prestano la loro opera nella tenda del convegno. Questo  il
servizio che i figli di Keat dovranno fare nella tenda del
convegno e che riguarda le cose santissime. Quando il campo si
dovr muovere, Aronne e i suoi figli verranno a smontare il velo
della cortina e copriranno con esso l'arca della testimonianza;
poi porranno sull'arca una coperta di pelli di tasso, vi
stenderanno sopra un drappo tutto di porpora viola e metteranno
a posto le stanghe. Stenderanno un drappo di porpora viola sulla
tavola dell'offerta e vi metteranno sopra i piatti, le coppe, le
anfore, le tazze per le libazioni; vi sar sopra anche il pane
perenne; su queste cose stenderanno un drappo scarlatto e sopra
questo una coperta di pelli di tasso e metteranno le stanghe
alla tavola. Prenderanno un drappo di porpora viola, con cui
copriranno il candelabro della luce, le sue lampade, i suoi
smoccolatoi, i suoi portacenere e tutti i vasi per l'olio
destinati al suo servizio; metteranno il candelabro con tutti i
suoi accessori in una coperta di pelli di tasso e lo metteranno
sopra la portantina. Stenderanno sull'altare d'oro un drappo di
porpora viola e sopra questo una coperta di pelli di tasso e
metteranno le stanghe all'altare. Prenderanno tutti gli arredi
che si usano per il servizio nel santuario, li metteranno in un
drappo di porpora viola, li avvolgeranno in una coperta di pelli
di tasso e li metteranno sopra la portantina. Toglieranno le
ceneri dall'altare e stenderanno sull'altare un drappo
scarlatto, vi metteranno sopra tutti gli arredi che si usano nel
suo servizio, i bracieri, le forchette, le pale, i vasi per
l'aspersione, tutti gli accessori dell'altare e vi stenderanno
sopra una coperta di pelli di tasso, poi porranno le stanghe
all'altare. Quando Aronne e i suoi figli avranno finito di
coprire il santuario e tutti gli arredi del santuario, al
momento di muovere il campo, i figli di Keat verranno per
trasportare quelle cose; ma non toccheranno le cose sante,
perch non muoiano. Questo  l'incarico dei figli di Keat nella
tenda del convegno.

Eleazaro, figlio del sacerdote Aronne, avr la sorveglianza
dell'olio per il candelabro, del profumo aromatico dell'offerta
perenne e dell'olio dell'unzione e la sorveglianza di tutta la
Dimora e di quanto contiene, del santuario e dei suoi arredi.

Il Signore parl a Mos e ad Aronne: Badate che la trib delle
famiglie dei Keatiti non venga eliminata dai leviti; ma fate
questo per loro, perch vivano e non muoiano quando si accostano
al luogo santissimo: Aronne e i suoi figli vengano e assegnino a
ciascuno di essi il proprio servizio e il proprio incarico. Non
entrino essi a guardare neanche per un istante le cose sante
perch morirebbero.

Il Signore disse a Mos: Fa' il censimento anche dei figli di
Gherson secondo i loro casati paterni e secondo le loro
famiglie. Farai il censimento dall'et di trent'anni fino
all'et di cinquant'anni di quanti fanno parte di una schiera e
prestano servizio nella tenda del convegno. Questo  il servizio
delle famiglie dei Ghersoniti, quel che dovranno fare e quello
che dovranno portare. Essi porteranno i teli della Dimora e la
tenda del convegno, la sua copertura, la copertura di pelli di
tasso che vi  sopra la cortina all'ingresso della tenda del
convegno; i tendaggi del recinto con la cortina all'ingresso del
recinto, i tendaggi che stanno intorno alla Dimora e all'altare,
le loro corde e tutti gli arredi necessari al loro impianto;
faranno tutto il servizio che si riferisce a queste cose. Tutto
il servizio dei figli dei Ghersoniti sar sotto gli ordini di
Aronne e dei suoi figli per quanto dovranno portare e per quanto
dovranno fare; voi affiderete alla loro custodia quanto dovranno
portare. Tale  il servizio delle famiglie dei figli dei
Ghersoniti nella tenda del convegno; la loro sorveglianza sar
affidata a Itamar, figlio del sacerdote Aronne.

Farai il censimento dei figli di Merari secondo le loro famiglie
e secondo i loro casati paterni, farai il censimento, dall'et
di trent'anni fino all'et di cinquant'anni, di quanti fanno
parte di una schiera e prestano servizio nella tenda del
convegno. Ci  quanto  affidato alla loro custodia e quello
che dovranno portare come loro servizio nella tenda del
convegno, le assi della Dimora, le sue stanghe, le sue colonne,
le sue basi, le colonne che sono intorno al recinto, le loro
basi, i loro picchetti, le loro corde, tutti i loro arredi e
tutto il loro impianto. Elencherete per nome gli oggetti
affidati alla loro custodia e che essi dovranno portare. Tale 
il servizio delle famiglie dei figli di Merari, tutto il loro
servizio nella tenda del convegno, sotto gli ordini di Itamar,
figlio del sacerdote Aronne.

Mos, Aronne e i capi della comunit fecero dunque il censimento
dei figli dei Keatiti secondo le loro famiglie e secondo i loro
casati paterni, di quanti dall'et di trent'anni fino all'et di
cinquant'anni potevano far parte di una schiera e prestar
servizio nella tenda del convegno. Quelli di cui si fece il
censimento secondo le loro famiglie furono
duemilasettecentocinquanta. Questi appartengono alle famiglie
dei Keatiti dei quali si fece il censimento: quanti prestavano
servizio nella tenda del convegno; Mos e Aronne ne fecero il
censimento secondo l'ordine che il Signore aveva dato per mezzo
di Mos.

I figli di Gherson, di cui si fece il censimento secondo le loro
famiglie e secondo i loro casati paterni, dall'et di trent'anni
fino all'et di cinquant'anni, quanti potevano far parte di una
schiera e prestar servizio nella tenda del convegno, quelli di
cui si fece il censimento secondo le loro famiglie e secondo i
loro casati paterni, furono duemilaseicentotrenta. Questi
appartengono alle famiglie dei figli di Gherson, di cui si fece
il censimento: quanti prestavano servizio nella tenda del
convegno; Mos e Aronne ne fecero il censimento secondo l'ordine
del Signore. Quelli delle famiglie dei figli di Merari dei quali
si fece il censimento secondo le loro famiglie e i loro casati
paterni, dall'et di trent'anni fino all'et di cinquant'anni,
quanti potevano far parte di una schiera e prestar servizio
nella tenda del convegno, quelli di cui si fece il censimento,
secondo le loro famiglie, furono tremiladuecento. Questi
appartengono alle famiglie dei figli di Merari, di cui si fece
il censimento; Mos e Aronne ne fecero il censimento secondo
l'ordine che il Signore aveva dato per mezzo di Mos.

Tutti i leviti dei quali Mos, Aronne e i capi d'Israele fecero
il censimento secondo le loro famiglie e secondo i loro casati
paterni, dall'et di trent'anni fino all'et di cinquant'anni,
quanti potevano far parte di una schiera e prestar servizio e
portare pesi nella tenda del convegno, tutti quelli di cui si
fece il censimento, furono ottomilacinquecentottanta. Ne fu
fatto il censimento secondo l'ordine che il Signore aveva dato
per mezzo di Mos, assegnando a ciascuno il servizio che doveva
fare e ci che doveva portare. Cos ne fu fatto il censimento
come il Signore aveva ordinato a Mos.





5.

Il Signore disse a Mos: Ordina agli Israeliti che allontanino
dall'accampamento ogni lebbroso, chiunque soffre di gonorrea o 
immondo per il contatto con un cadavere. Allontanerete sia i
maschi sia le femmine; li allontanerete dall'accampamento in
mezzo al quale io abito. Gli Israeliti fecero cos e li
allontanarono dall'accampamento. Come il Signore aveva ordinato
a Mos, cos fecero gli Israeliti.



Il Signore aggiunse a Mos: Ordina agli Israeliti: Quando un
uomo o una donna far un torto a qualcuno, peccando contro il
Signore, questa persona si render colpevole. Dovr confessare
il peccato commesso e restituir: il reo rifonder per intero il
danno commesso aggiungendovi un quinto e lo dar a colui verso
il quale  responsabile. Ma se costui non ha stretto parente a
cui si possa rifondere il danno commesso, questo spetter al
Signore, cio al sacerdote, oltre l'ariete dell'espiazione,
mediante il quale si far l'espiazione per il colpevole. Ogni
tributo su tutte le cose consacrate che gli Israeliti
offriranno,  del sacerdote, apparterr a lui; le cose che uno
consacrer saranno sue e ci che uno dir al sacerdote
apparterr a lui.



Il Signore aggiunse a Mos: Parla agli Israeliti e riferisci
loro: Se una donna si sar traviata e avr commesso una
infedelt verso il marito e un uomo avr avuto rapporti con lei,
ma la cosa  rimasta nascosta agli occhi del marito; se essa si
 contaminata in segreto e non vi siano testimoni contro di lei
perch non  stata colta sul fatto, qualora lo spirito di
gelosia si impadronisca del marito e questi diventi geloso della
moglie che si  contaminata oppure lo spirito di gelosia si
impadronisca di lui e questi diventi geloso della moglie che non
si  contaminata, quell'uomo condurr la moglie al sacerdote e
porter un'offerta per lei: un decimo di "efa" di farina d'orzo;
non vi spander sopra olio, n vi metter sopra incenso, perch
 un'oblazione di gelosia, un'offerta commemorativa per
ricordare una iniquit. Il sacerdote far avvicinare la donna e
la far stare davanti al Signore. Poi il sacerdote prender
acqua santa in un vaso di terra; prender anche polvere che 
sul pavimento della Dimora e la metter nell'acqua. Il sacerdote
far quindi stare la donna davanti al Signore, le scoprir il
capo e porr nelle mani di lei l'oblazione commemorativa, che 
l'oblazione di gelosia, mentre il sacerdote avr in mano l'acqua
amara che porta maledizione. Il sacerdote far giurare quella
donna e le dir: Se nessun uomo ha avuto rapporti disonesti con
te e se non ti sei traviata per contaminarti ricevendo un altro
invece di tuo marito, quest'acqua amara, che porta maledizione,
non ti faccia danno! Ma se ti sei traviata ricevendo un altro
invece di tuo marito e ti sei contaminata e un uomo che non 
tuo marito ha avuto rapporti disonesti con te... Allora il
sacerdote far giurare alla donna con un'imprecazione; poi dir
alla donna: Il Signore faccia di te un oggetto di maledizione e
di imprecazione in mezzo al tuo popolo, facendoti avvizzire i
fianchi e gonfiare il ventre 22quest'acqua che porta maledizione
ti entri nelle viscere per farti gonfiare il ventre e avvizzire
i fianchi! E la donna dir: Amen, Amen! Il sacerdote scriver
queste imprecazioni su un rotolo e le canceller con l'acqua
amara. Far bere alla donna quell'acqua amara che porta
maledizione e l'acqua che porta maledizione entrer in lei per
produrle amarezza; il sacerdote prender dalle mani della donna
l'oblazione di gelosia, agiter l'oblazione davanti al Signore e
l'offrir sull'altare; il sacerdote prender una manciata di
quell'oblazione come memoriale di lei e la brucer sull'altare;
poi far bere l'acqua alla donna. Quando le avr fatto bere
l'acqua, se essa si  contaminata e ha commesso un'infedelt
contro il marito, l'acqua che porta maledizione entrer in lei
per produrre amarezza, il ventre le si gonfier e i suoi fianchi
avvizziranno e quella donna diventer un oggetto di maledizione
in mezzo al suo popolo. Ma se la donna non si  contaminata ed 
pura, sar riconosciuta innocente e avr figli.

Questa  la legge per la gelosia, nel caso in cui la moglie di
uno si sia traviata ricevendo un altro invece del marito e si
contamini e per il caso in cui lo spirito di gelosia si
impadronisca del marito e questi diventi geloso della moglie;
egli far comparire sua moglie davanti al Signore e il sacerdote
le applicher questa legge integralmente. Il marito sar immune
da colpa, ma la donna porter la pena della sua iniquit.



Il Signore disse ancora a Mos: Parla agli Israeliti e
riferisci loro: Quando un uomo o una donna far un voto
speciale, il voto di nazireato, per consacrarsi al Signore, si
asterr dal vino e dalle bevande inebrianti, non berr aceto
fatto di vino n aceto fatto di bevanda inebriante; non berr
liquori tratti dall'uva e non manger uva, n fresca n secca.
Per tutto il tempo del suo nazireato non manger alcun prodotto
della vigna, dai chicchi acerbi alle vinacce. Per tutto il tempo
del suo voto di nazireato il rasoio non passer sul suo capo;
finch non siano compiuti i giorni per i quali si  consacrato
al Signore, sar santo; si lascer crescere la capigliatura. Per
tutto il tempo in cui rimane consacrato al Signore, non si
avviciner a un cadavere; si trattasse anche di suo padre, di
sua madre, di suo fratello e di sua sorella non si contaminer
in caso della loro morte, perch porta sul capo il segno della
sua consacrazione a Dio. Per tutto il tempo del suo nazireato
egli  consacrato al Signore.

Se uno gli muore accanto improvvisamente e il suo capo
consacrato rimane cos contaminato, si rader il capo nel giorno
della sua purificazione; se lo rader il settimo giorno;
l'ottavo giorno porter due tortore o due colombi al sacerdote,
all'ingresso della tenda del convegno. Il sacerdote ne offrir
uno in sacrificio espiatorio e l'altro in olocausto e far per
lui il rito espiatorio del peccato in cui  incorso a causa di
quel morto; in quel giorno stesso, il nazireo consacrer cos il
suo capo. Consacrer di nuovo al Signore i giorni del suo
nazireato e offrir un agnello dell'anno come sacrificio di
riparazione; i giorni precedenti non saranno contati, perch il
suo nazireato  stato contaminato.

Questa  la legge del nazireato; quando i giorni del suo
nazireato saranno compiuti, lo si far venire all'ingresso della
tenda del convegno; egli presenter l'offerta al Signore: un
agnello dell'anno, senza difetto, per l'olocausto; una pecora
dell'anno, senza difetto, per il sacrificio espiatorio, un
ariete senza difetto, come sacrificio di comunione; un canestro
di pani azzimi fatti con fior di farina, di focacce intrise di
olio, di schiacciate senza lievito unte d'olio, insieme con
l'oblazione e le libazioni relative.

Il sacerdote presenter quelle cose davanti al Signore e offrir
il suo sacrificio espiatorio e il suo olocausto; offrir
l'ariete come sacrificio di comunione al Signore, con il
canestro dei pani azzimi; il sacerdote offrir anche l'oblazione
e la libazione. Il nazireo rader, all'ingresso della tenda del
convegno, il suo capo consacrato; prender i capelli del suo
capo consacrato e li metter sul fuoco che  sotto il sacrificio
di comunione.

Il sacerdote prender la spalla dell'ariete, quando sar cotta,
una focaccia non lievitata dal canestro e una schiacciata senza
lievito e le porr nelle mani del nazireo, dopo che questi si
sar raso il capo consacrato.

Il sacerdote le agiter, come offerta da farsi secondo il rito
dell'agitazione davanti al Signore;  cosa santa che appartiene
al sacerdote, insieme con il petto dell'offerta da agitare
ritualmente e con la spalla dell'offerta da elevare ritualmente.
Dopo, il nazireo potr bere il vino.

Questa  la legge per chi ha fatto voto di nazireato, tale  la
sua offerta al Signore per il suo nazireato, oltre quello che i
suoi mezzi gli permetteranno di fare. Egli si comporter secondo
il voto che avr fatto in base alla legge del suo nazireato.



Il Signore aggiunse a Mos: Parla ad Aronne e ai suoi figli e
riferisci loro: Voi benedirete cos gli Israeliti; direte loro:

Ti benedica il Signore

e ti protegga.

Il Signore faccia brillare il suo volto su di te

e ti sia propizio.

Il Signore rivolga su di te il suo volto

e ti conceda pace.

Cos porranno il mio nome sugli Israeliti

e io li benedir.





7.

Quando Mos ebbe finito di erigere la Dimora e l'ebbe unta e
consacrata con tutti i suoi arredi e li ebbe unti e consacrati,
i capi di Israele, capi dei loro casati paterni che erano
capitrib e avevano presieduto al censimento, presentarono una
offerta e la portarono davanti al Signore: sei carri e dodici
buoi, cio un carro per due capi e un bue per ogni capo e li
offrirono davanti alla Dimora. Il Signore disse a Mos:
Prendili da loro per impiegarli al servizio della tenda del
convegno e assegnarli ai leviti, a ciascuno secondo il suo
servizio. Mos prese dunque i carri e i buoi e li diede ai
leviti. Diede due carri e quattro buoi ai figli di Gherson,
secondo il loro servizio; diede quattro carri e otto buoi ai
figli di Merari, secondo il loro servizio, sotto la sorveglianza
di Itamar, figlio del sacerdote Aronne; ma ai figli di Keat non
ne diede, perch avevano il servizio degli oggetti sacri e
dovevano portarli sulle spalle.



I capi presentarono l'offerta per la dedicazione dell'altare, il
giorno in cui esso fu unto; i capi presentarono l'offerta uno
per giorno, per la dedicazione dell'altare.

Colui che present l'offerta il primo giorno fu Nacason, figlio
di Amminadab, della trib di Giuda; la sua offerta fu un piatto
d'argento del peso di centotrenta sicli, un vassoio d'argento di
settanta sicli, secondo il siclo del santuario, tutti e due
pieni di fior di farina intrisa in olio, per l'oblazione, una
coppa d'oro di dieci sicli piena di profumo, un giovenco, un
ariete, un agnello dell'anno per l'olocausto, un capro per il
sacrificio espiatorio e per il sacrificio di comunione due buoi,
cinque arieti, cinque capri, cinque agnelli dell'anno. Tale fu
l'offerta di Nacason, figlio di Amminadab.

Il secondo giorno, Netaneel, figlio di Suar, capo di Issacar,
present l'offerta. Offr un piatto d'argento del peso di
centotrenta sicli, un vassoio d'argento di settanta sicli,
secondo il siclo del santuario, tutti e due pieni di fior di
farina intrisa in olio, per l'oblazione, una coppa d'oro di
dieci sicli piena di profumo, un giovenco, un ariete, un agnello
dell'anno per l'olocausto, un capro per il sacrificio espiatorio
e per il sacrificio di comunione due buoi, cinque arieti, cinque
capri, cinque agnelli dell'anno. Tale fu l'offerta di Netaneel,
figlio di Suar.

Il terzo giorno fu Eliab, figlio di Chelon, capo dei figli di
Zabulon. La sua offerta fu un piatto d'argento del peso di
centotrenta sicli, un vassoio d'argento di settanta sicli
secondo il siclo del santuario, tutti e due pieni di fior di
farina intrisa in olio, per l'oblazione, una coppa d'oro di
dieci sicli piena di profumo, un giovenco, un ariete, un agnello
dell'anno per l'olocausto, un capro per il sacrificio espiatorio
e per il sacrificio di comunione due buoi, cinque arieti, cinque
capri, cinque agnelli dell'anno. Tale fu l'offerta di Eliab
figlio di Chelon.

Il quarto giorno fu Elisur, figlio di Sedeur, capo dei figli di
Ruben. La sua offerta fu un piatto d'argento del peso di
centotrenta sicli, un vassoio d'argento di settanta sicli,
secondo il siclo del santuario, tutti e due pieni di fior di
farina intrisa in olio, per l'oblazione, una coppa d'oro di
dieci sicli piena di profumo, un giovenco, un ariete, un agnello
dell'anno per l'olocausto, un capro per il sacrificio espiatorio
e per il sacrificio di comunione due buoi, cinque arieti, cinque
capri, cinque agnelli dell'anno. Tale fu l'offerta di Elisur,
figlio di Sedeur.

Il quinto giorno fu Selumiel, figlio di Surisaddai, capo dei
figli di Simeone. La sua offerta fu un piatto d'argento del peso
di centotrenta sicli, un vassoio d'argento di settanta sicli,
secondo il siclo del santuario, tutti e due pieni di fior di
farina intrisa in olio, per l'oblazione, una coppa d'oro di
dieci sicli piena di profumo, un giovenco, un ariete, un agnello
dell'anno per l'olocausto, un capro per il sacrificio espiatorio
e per il sacrificio di comunione due buoi, cinque arieti, cinque
capri, cinque agnelli dell'anno. Tale fu l'offerta di Selumiel
figlio di Surisaddai.

Il sesto giorno fu Eliasaf, figlio di Deuel, capo dei figli di
Gad. La sua offerta fu un piatto d'argento del peso di
centotrenta sicli, un vassoio d'argento di settanta sicli
secondo il siclo del santuario, tutti e due pieni di fior di
farina intrisa in olio, per l'oblazione, una coppa d'oro di
dieci sicli piena di profumo, un giovenco, un ariete, un agnello
dell'anno per l'olocausto, un capro per il sacrificio espiatorio
e per il sacrificio di comunione due buoi, cinque arieti, cinque
capri, cinque agnelli dell'anno. Tale fu l'offerta di Eliasaf,
figlio di Deuel.

Il settimo giorno fu Elisama, figlio di Ammiud, capo dei figli
di Efraim. La sua offerta fu un piatto d'argento del peso di
centotrenta sicli, un vassoio d'argento del peso di settanta
sicli, secondo il siclo del santuario, tutti e due pieni di fior
di farina intrisa in olio, per l'oblazione, una coppa d'oro di
dieci sicli piena di profumo, un giovenco, un ariete, un agnello
dell'anno per l'olocausto, un capro per il sacrificio espiatorio
e per il sacrificio di comunione due buoi, cinque arieti, cinque
capri, cinque agnelli dell'anno. Tale fu l'offerta di Elisama,
figlio di Ammiud.

L'ottavo giorno fu Gamliel, figlio di Pedasur, capo dei figli di
Manasse. La sua offerta fu un piatto d'argento del peso di
centotrenta sicli, un vassoio d'argento di settanta sicli
secondo il siclo del santuario, tutti e due pieni di fior di
farina intrisa in olio, per l'oblazione, una coppa d'oro di
dieci sicli piena di profumo, un giovenco, un ariete, un agnello
dell'anno per l'olocausto, un capro per il sacrificio espiatorio
e per il sacrificio di comunione due buoi, cinque arieti, cinque
capri cinque agnelli dell'anno. Tale fu l'offerta di Gamliel,
figlio di Pedasur.

Il nono giorno fu Abidan, figlio di Ghideoni, capo dei figli di
Beniamino. La sua offerta fu un piatto d'argento del peso di
centotrenta sicli, un vassoio d'argento di settanta sicli,
secondo il siclo del santuario, tutti e due pieni di fior di
farina intrisa in olio, per l'oblazione, una coppa d'oro di
dieci sicli piena di profumo, un giovenco, un ariete, un agnello
dell'anno per l'olocausto, un capro per il sacrificio espiatorio
e per il sacrificio di comunione due buoi, cinque arieti, cinque
capri, cinque agnelli dell'anno. Tale fu l'offerta di Abidan,
figlio di Ghideoni.

Il decimo giorno fu Achiezer, figlio di Ammisaddai, capo dei
figli di Dan. La sua offerta fu un piatto d'argento del peso di
centotrenta sicli, un vassoio d'argento di settanta sicli,
secondo il siclo del santuario, tutti e due pieni di fior di
farina intrisa in olio, per l'oblazione, una coppa d'oro di
dieci sicli piena di profumo, un giovenco, un ariete, un agnello
dell'anno per l'olocausto, un capro per il sacrificio espiatorio
e per il sacrificio di comunione due buoi, cinque arieti, cinque
capri, cinque agnelli dell'anno. Tale fu l'offerta di Achiezer,
figlio di Ammisaddal.

L'undicesimo giorno fu Paghiel, figlio di Ocran, capo dei figli
di Aser. La sua offerta fu un piatto d'argento del peso di
centotrenta sicli, un vassoio d'argento di settanta sicli,
secondo il siclo del santuario, tutti e due pieni di fior di
farina intrisa in olio, per l'oblazione, una coppa d'oro di
dieci sicli piena di profumo, un giovenco, un ariete, un agnello
dell'anno per l'olocausto, un capro per il sacrificio espiatorio
e per il sacrificio di comunione due buoi, cinque arieti, cinque
capri, cinque agnelli dell'anno. Tale fu l'offerta di Paghel,
figlio di Ocran.

Il dodicesimo giorno fu Achira figlio di Enan, capo dei figli di
Neftali. La sua offerta fu un piatto d'argento del peso di
centotrenta sicli, un vassoio d'argento di settanta sicli,
secondo il siclo del santuario, tutti e due pieni di fior di
farina intrisa in olio, per l'oblazione, una coppa d'oro di
dieci sicli piena di profumo, un giovenco, un ariete, un agnello
dell'anno per l'olocausto, un capro per il sacrificio espiatorio
e per il sacrificio di comunione due buoi, cinque arieti, cinque
capri, cinque agnelli dell'anno. Tale fu l'offerta di Achira,
figlio di Enan.

Questi furono i doni per la dedicazione dell'altare da parte dei
capi d'Israele, il giorno in cui esso fu unto: dodici piatti
d'argento, dodici vassoi d'argento, dodici coppe d'oro; ogni
piatto d'argento pesava centotrenta sicli e ogni vassoio
d'argento settanta; il totale dell'argento dei vasi fu
duemilaquattrocento sicli, secondo il siclo del santuario;
dodici coppe d'oro piene di profumo, le quali, a dieci sicli per
coppa, secondo il siclo del santuario diedero per l'oro delle
coppe un totale di centoventi sicli. Totale del bestiame per
l'olocausto: dodici giovenchi, dodici arieti, dodici agnelli
dell'anno con le oblazioni consuete, e dodici capri per il
sacrificio espiatorio. Totale del bestiame per il sacrificio di
comunione: ventiquattro giovenchi, sessanta arieti, sessanta
capri, sessanta agnelli dell'anno. Questi furono i doni per la
dedicazione dell'altare, dopo che esso fu unto.

Quando Mos entrava nella tenda del convegno per parlare con il
Signore, udiva la voce che gli parlava dall'alto del coperchio
che  sull'arca della testimonianza fra i due cherubini; il
Signore gli parlava.





8.

Il Signore disse ancora a Mos: Parla ad Aronne e riferisci:
Quando collocherai le lampade, le sette lampade dovranno
proiettare la luce davanti al candelabro. Aronne fece cos:
colloc le lampade in modo che facessero luce davanti al
candelabro, come il Signore aveva ordinato a Mos. Il candelabro
aveva questa fattura: era d'oro lavorato a martello, dal suo
fusto alle sue corolle era un solo lavoro a martello. Mos aveva
fatto il candelabro secondo la figura che il Signore gli aveva
mostrato.



Il Signore parl a Mos: Prendi i leviti tra gli Israeliti e
purificali. Per purificarli farai cos: li aspergerai con
l'acqua dell'espiazione; faranno passare il rasoio su tutto il
loro corpo, laveranno le loro vesti e si purificheranno. Poi
prenderanno un giovenco con l'oblazione consueta di fior di
farina intrisa in olio e tu prenderai un altro giovenco per il
sacrificio espiatorio. Farai avvicinare i leviti dinanzi alla
tenda del convegno e convocherai tutta la comunit degli
Israeliti.

Farai avvicinare i leviti davanti al Signore e gli Israeliti
porranno le mani sui leviti; Aronne presenter i leviti come
offerta da farsi con il rito di agitazione davanti al Signore da
parte degli Israeliti ed essi faranno il servizio del Signore.
Poi i leviti porranno le mani sulla testa dei giovenchi e tu ne
offrirai uno in sacrificio espiatorio e l'altro in olocausto al
Signore per fare il rito espiatorio per i leviti. Farai stare i
leviti davanti ad Aronne e davanti ai suoi figli e li
presenterai come un'offerta da farsi con il rito di agitazione
in onore del Signore. Cos separerai i leviti dagli Israeliti e
i leviti saranno miei. Dopo, i leviti verranno a fare il
servizio nella tenda del convegno; tu li purificherai e li
presenterai come un offerta fatta con la rituale agitazione;
poich mi sono tutti dediti tra gli Israeliti, io li ho presi
con me, invece di quanti nascono per primi dalla madre, invece
dei primogeniti di tutti gli Israeliti.

Poich tutti i primogeniti degli Israeliti, tanto degli uomini
quanto del bestiame, sono miei; io me li sono consacrati il
giorno in cui percossi tutti i primogeniti nel paese d'Egitto.
Ho preso i leviti invece di tutti i primogeniti degli Israeliti.
Ho dato in dono ad Aronne e ai suoi figli i leviti tra gli
Israeliti, perch facciano il servizio degli Israeliti nella
tenda del convegno e perch compiano il rito espiatorio per gli
Israeliti, perch nessun flagello colpisca gli Israeliti,
qualora gli Israeliti si accostino al santuario.

Cos fecero, Mos, Aronne e tutta la comunit degli Israeliti
per i leviti; gli Israeliti fecero per i leviti quanto il
Signore aveva ordinato a Mos a loro riguardo.

I leviti si purificarono e lavarono le loro vesti; Aronne li
present come un'offerta da agitare secondo il rito davanti al
Signore e fece l'espiazione per essi, per purificarli. Dopo, i
leviti vennero a fare il servizio nella tenda del convegno alla
presenza di Aronne e dei suoi figli. Come il Signore aveva
ordinato a Mos per i leviti, cos si fece per loro.

Il Signore parl a Mos: Questo riguarda i leviti: da
venticinque anni in su il levita entrer a formare la squadra
per il servizio nella tenda del convegno. Dall'et di
cinquant'anni si ritirer dalla squadra del servizio e non
servir pi. Aiuter i suoi fratelli nella tenda del convegno
sorvegliando ci che  affidato alla loro custodia; ma non far
pi servizio. Cos farai per i leviti per quel che riguarda i
loro uffici.





9.

Il Signore parl ancora a Mos nel deserto del Sinai, il primo
mese del secondo anno, da quando uscirono dal paese d'Egitto,
dicendo: Gli Israeliti celebreranno la pasqua nel tempo
stabilito. La celebrerete nel tempo stabilito, il quattordici di
questo mese tra le due sere; la celebrerete secondo tutte le
leggi e secondo tutte le prescrizioni e le usanze. Mos parl
agli Israeliti perch celebrassero la pasqua. Essi celebrarono
la pasqua il quattordici del primo mese al tramonto, nel deserto
del Sinai; gli Israeliti agirono secondo tutti gli ordini che il
Signore aveva dato a Mos. Ora c'erano alcuni uomini che essendo
immondi per aver toccato un morto, non potevano celebrare la
pasqua in quel giorno. Si presentarono in quello stesso giorno
davanti a Mos e davanti ad Aronne; quegli uomini dissero a
Mos: Noi siamo immondi per aver toccato un cadavere; perch
dovremmo essere impediti di presentare l'offerta del Signore, al
tempo stabilito, in mezzo agli Israeliti?. Mos rispose loro:
Aspettate e sentir quello che il Signore ordiner a vostro
riguardo. Il Signore disse a Mos: Parla agli Israeliti e
ordina loro: Se uno di voi o dei vostri discendenti sar immondo
per il contatto con un cadavere o sar lontano in viaggio, potr
ugualmente celebrare la pasqua in onore del Signore. La
celebreranno il quattordici del secondo mese al tramonto;
mangeranno la vittima pasquale con pane azzimo e con erbe amare,
non ne serberanno alcun resto fino al mattino e non ne
spezzeranno alcun osso. La celebreranno secondo tutte le leggi
della pasqua. Ma chi  mondo e non  in viaggio, se si astiene
dal celebrare la pasqua, sar eliminato dal suo popolo; perch
non ha presentato l'offerta al Signore nel tempo stabilito,
quell'uomo porter la pena del suo peccato. Se uno straniero che
soggiorna in mezzo a voi celebra la pasqua del Signore, si
conformer alle leggi e alle prescrizioni della pasqua. Avrete
un'unica legge per lo straniero e per il nativo del paese.



Nel giorno in cui la Dimora fu eretta, la nube copr la Dimora,
ossia la tenda della testimonianza; alla sera essa aveva sulla
Dimora l'aspetto di un fuoco che durava fino alla mattina. Cos
avveniva sempre: la nube copriva la Dimora e di notte aveva
l'aspetto del fuoco. Tutte le volte che la nube si alzava sopra
la tenda, gli Israeliti si mettevano in cammino; dove la nuvola
si fermava, in quel luogo gli Israeliti si accampavano. Gli
Israeliti si mettevano in cammino per ordine del Signore e per
ordine del Signore si accampavano; rimanevano accampati finch
la nube restava sulla Dimora. Quando la nube rimaneva per molti
giorni sulla Dimora, gli Israeliti osservavano la prescrizione
del Signore e non partivano. Se la nube rimaneva pochi giorni
sulla Dimora, per ordine del Signore rimanevano accampati e per
ordine del Signore levavano il campo. Se la nube si fermava
dalla sera alla mattina e si alzava la mattina, subito
riprendevano il cammino, o se dopo un giorno e una notte la nube
si alzava, allora riprendevano il cammino. Se la nube rimaneva
ferma sulla Dimora due giorni o un mese o un anno, gli Israeliti
rimanevano accampati e non partivano: ma quando si alzava,
levavano il campo. Per ordine del Signore si accampavano e per
ordine del Signore levavano il campo; osservavano le
prescrizioni del Signore, secondo l'ordine dato dal Signore per
mezzo di Mos.





10.

Il Signore disse ancora a Mos: Fatti due trombe d'argento; le
farai lavorare a martello e ti serviranno per convocare la
comunit e per levare l'accampamento. Al suono di esse tutta la
comunit si raduner presso di te all'ingresso della tenda del
convegno. Al suono di una tromba sola, i principi, i capi delle
migliaia d'Israele, converranno presso di te. Quando suonerete
uno squillo di acclamazione, gli accampamenti che sono a levante
si metteranno in cammino. Quando suonerete una seconda volta lo
squillo di acclamazione, gli accampamenti che si trovano a
mezzogiorno si metteranno in cammino; si suoneranno squilli di
acclamazione quando dovranno mettersi in cammino. Quando deve
essere convocata la comunit, suonerete, ma non uno squillo di
acclamazione. I sacerdoti figli di Aronne suoneranno le trombe;
sar una legge perenne per voi e per i vostri discendenti.

Quando nel vostro paese andrete in guerra contro il nemico che
vi attender, suonerete le trombe con squilli di acclamazione e
sarete ricordati davanti al Signore vostro Dio e sarete liberati
dai vostri nemici. Cos anche nei vostri giorni di gioia, nelle
vostre solennit e al principio dei vostri mesi, suonerete le
trombe quando offrirete olocausti e sacrifici di comunione; esse
vi ricorderanno davanti al vostro Dio. Io sono il Signore vostro
Dio.



Il secondo anno, il secondo mese, il venti del mese, la nube si
alz sopra la Dimora della testimonianza. Gli Israeliti
partirono dal deserto del Sinai secondo il loro ordine di
marcia; la nube si ferm nel deserto di Paran. Cos si misero in
cammino la prima volta, secondo l'ordine del Signore, dato per
mezzo di Mos.

Per prima si mosse l'insegna dell'accampamento dei figli di
Giuda, diviso secondo le loro schiere. Nacason, figlio di
Amminadab, comandava la schiera di Giuda. Netaneel, figlio di
Suar, comandava la schiera della trib dei figli di Issacar;
Eliab, figlio di Chelon, comandava la schiera della trib dei
figli di Zabulon. La Dimora fu smontata e i figli di Gherson e i
figli di Merari si misero in cammino portando la Dimora. Poi si
mosse l'insegna dell'accampamento di Ruben, diviso secondo le
sue schiere. Elisur, figlio di Sedeur, comandava la schiera di
Ruben. Selumiel, figlio di Surisaddai, comandava la schiera
della trib dei figli di Simeone. Eliasaf, figlio di Deuel,
comandava la schiera della trib dei figli di Gad. Poi si
mossero i Keatiti, portando gli oggetti sacri; gli altri
dovevano erigere la Dimora, prima che questi arrivassero. Poi si
mosse l'insegna dell'accampamento dei figli di Efraim, diviso
secondo le sue schiere. Elisama, figlio di Ammiud, comandava la
schiera di Efraim. Gamliel, figlio di Pedasur, comandava la
schiera della trib dei figli di Manasse. Abidan, figlio di
Ghideoni, comandava la schiera della trib dei figli di
Beniamino. Poi si mosse l'insegna dell'accampamento dei figli di
Dan, diviso secondo le sue schiere, formando la retroguardia di
tutti gli accampamenti. Achiezer, figlio di Ammisaddai,
comandava la schiera di Dan. Paghiel, figlio di Ocran, comandava
la schiera della trib dei figli di Aser, e Achira, figlio di
Enan, comandava la schiera della trib dei figli di Neftali.
Questo era l'ordine con cui gli Israeliti si misero in cammino,
secondo le loro schiere. Cos levarono l'accampamento.

Mos disse a Obab, figlio di Reuel, Madianita, suocero di Mos:
Noi stiamo per partire, verso il luogo del quale il Signore ha
detto: Io ve lo dar in possesso. Vieni con noi e ti faremo del
bene, perch il Signore ha promesso di fare il bene a Israele.
Gli rispose: Io non verr ma torner al mio paese e dai miei
parenti.

Mos disse: Non ci lasciare poich tu conosci i luoghi dove ci
accamperemo nel deserto e sarai per noi come gli occhi. Se vieni
con noi, qualunque bene il Signore far a noi, noi lo faremo a
te.

Cos partirono dal monte del Signore e fecero tre giornate di
cammino; l'arca dell'alleanza del Signore li precedeva durante
le tre giornate di cammino, per cercare loro un luogo di sosta.
La nube del Signore era sopra di loro durante il giorno da
quando erano partiti. Quando l'arca partiva, Mos diceva:
Sorgi, Signore, e siano dispersi i tuoi nemici e fuggano da te
coloro che ti odiano. Quando si posava, diceva: Torna,
Signore, alle miriadi di migliaia di Israele.





11.

Ora il popolo cominci a lamentarsi malamente agli orecchi del
Signore. Li ud il Signore e il suo sdegno si accese e il fuoco
del Signore divamp in mezzo a loro e divor l'estremit
dell'accampamento. Il popolo grid a Mos; Mos preg il Signore
e il fuoco si spense.

Quel luogo fu chiamato Tabera, perch il fuoco del Signore era
divampato in mezzo a loro.



La gente raccogliticcia, che era tra il popolo, fu presa da
bramosia, ma di cibo; anche gli Israeliti ripresero a lamentarsi
e a dire: Chi ci potr dare carne da mangiare? Ci ricordiamo
dei pesci che mangiavamo in Egitto gratuitamente, dei cocomeri,
dei meloni, dei porri, delle cipolle e dell'aglio. Ora la nostra
vita inaridisce, non c' pi nulla, i nostri occhi non vedono
altro che questa manna. La manna era simile al seme del
coriandolo e aveva l'aspetto della resina odorosa. Il popolo
andava attorno a raccoglierla; poi la riduceva in farina con la
macina o la pestava nel mortaio, la faceva cuocere nelle pentole
o ne faceva focacce; aveva il sapore di pasta all'olio. Quando
di notte cadeva la rugiada sul campo, cadeva anche la manna.

Mos ud il popolo che si lamentava in tutte le famiglie, ognuno
all'ingresso della propria tenda; lo sdegno del Signore divamp
e la cosa dispiacque anche a Mos. Mos disse al Signore:
Perch hai trattato cos male il tuo servo? Perch non ho
trovato grazia ai tuoi occhi, tanto che mi hai gravato col peso
di tutto questo popolo? L'ho forse concepito io tutto questo
popolo? O l'ho forse messo al mondo io perch tu mi dica:
Portalo in grembo, come la balia porta il bambino lattante fino
al paese che tu hai promesso con giuramento ai suoi padri? Da
dove prenderai la carne da dare a tutto questo popolo? Perch si
lamenta dietro a me, dicendo: Dacci da mangiare carne! Io non
posso da solo portare il peso di tutto questo popolo;  un peso
troppo grave per me. Se mi devi trattare cos, fammi morire
piuttosto, fammi morire, se ho trovato grazia ai tuoi occhi; che
io non veda pi la mia sventura!.

Il Signore disse a Mos: Radunami settanta uomini tra gli
anziani d'Israele, conosciuti da te come anziani del popolo e
come loro scribi; conducili alla tenda del convegno; vi si
presentino con te. Io scender e parler in quel luogo con te;
prender lo spirito che  su di te per metterlo su di loro,
perch portino con te il carico del popolo e tu non lo porti pi
da solo.

Dirai al popolo: Santificatevi per domani e mangerete carne,
perch avete pianto agli orecchi del Signore, dicendo: Chi ci
far mangiare carne? Stavamo cos bene in Egitto! Ebbene il
Signore vi dar carne e voi ne mangerete. Ne mangerete non per
un giorno, non per due giorni, non per cinque giorni, non per
dieci giorni, non per venti giorni, ma per un mese intero,
finch vi esca dalle narici e vi venga a noia, perch avete
respinto il Signore che  in mezzo a voi e avete pianto davanti
a lui, dicendo: Perch siamo usciti dall'Egitto?. Mos disse:
Questo popolo, in mezzo al quale mi trovo, conta seicentomila
adulti e tu dici: Io dar loro la carne e ne mangeranno per un
mese intero! Si possono uccidere per loro greggi e armenti in
modo che ne abbiano abbastanza? O si raduner per loro tutto il
pesce del mare in modo che ne abbiano abbastanza?. Il Signore
rispose a Mos: Il braccio del Signore  forse raccorciato? Ora
vedrai se la parola che ti ho detta si realizzer o no.

Mos dunque usc e rifer al popolo le parole del Signore.

Radun settanta uomini tra gli anziani del popolo e li pose
intorno alla tenda del convegno. Allora il Signore scese nella
nube e gli parl: prese lo spirito che era su di lui e lo infuse
sui settanta anziani: quando lo spirito si fu posato su di essi,
quelli profetizzarono ma non lo fecero pi in seguito. Intanto,
due uomini, uno chiamato Eldad e l'altro Medad, erano rimasti
nell'accampamento e lo spirito si pos su di essi; erano fra gli
iscritti ma non erano usciti per andare alla tenda; si misero a
profetizzare nell'accampamento. Un giovane corse a riferire la
cosa a Mos e disse: Eldad e Medad profetizzano
nell'accampamento. Allora Giosu, figlio di Nun, che dalla sua
giovinezza era al servizio di Mos, disse, Mos signor mio,
impediscili!. Ma Mos gli rispose: Sei tu geloso per me?
Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il
Signore dare loro il suo spirito!. Mos si ritir
nell'accampamento, insieme con gli anziani d'Israele.

Intanto si era alzato un vento, per ordine del Signore, e port
quaglie dalla parte del mare e le fece cadere presso
l'accampamento sulla distesa di circa una giornata di cammino da
un lato e una giornata di cammino dall'altro, intorno
all'accampamento e a un'altezza di circa due cubiti sulla
superficie del suolo. Il popolo si alz e tutto quel giorno e
tutta la notte e tutto il giorno dopo raccolse quaglie. Chi ne
raccolse meno ne ebbe dieci "omer"; le distesero intorno
all'accampamento. Avevano ancora la carne fra i denti e non
l'avevano ancora masticata, quando lo sdegno del Signore si
accese contro il popolo e il Signore percosse il popolo con una
gravissima piaga. Quel luogo fu chiamato Kibrot-Taava, perch
qui fu sepolta la gente che si era lasciata dominare dalla
ingordigia. Da Kibrot-Taava il popolo part per Caserot e a
Caserot fece sosta.





12.

Maria e Aronne parlarono contro Mos a causa della donna etiope
che aveva sposata; infatti aveva sposato una etiope. Dissero:
Il Signore ha forse parlato soltanto per mezzo di Mos? Non ha
parlato anche per mezzo nostro?. Il Signore ud. Ora Mos era
un uomo molto mansueto pi di chiunque altro sulla terra. Il
Signore disse subito a Mos, ad Aronne e a Maria: Uscite tutti
e tre e andate alla tenda del convegno. Uscirono tutti e tre.
Il Signore allora scese in una colonna di nube, si ferm
all'ingresso della tenda e chiam Aronne e Maria. I due si
fecero avanti. Il Signore disse:

Ascoltate le mie parole!

Se ci sar un vostro profeta, io il Signore,

in visione a lui mi riveler,

in sogno parler con lui.

Non cos per il mio servo Mos:

egli  l'uomo di fiducia in tutta la mia casa.

Bocca a bocca parlo con lui,

in visione e non con enigmi

ed egli guarda l'immagine del Signore.

Perch non avete temuto

di parlare contro il mio servo Mos?.

L'ira del Signore si accese contro di loro ed Egli se ne and;
la nuvola si ritir di sopra alla tenda ed ecco Maria era
lebbrosa, bianca come neve; Aronne guard Maria ed ecco era
lebbrosa. Aronne disse a Mos: Signor mio, non addossarci la
pena del peccato che abbiamo stoltamente commesso, essa non sia
come il bambino nato morto, la cui carne  gi mezzo consumata
quando esce dal seno della madre. Mos grid al Signore:
Guariscila, Dio!. Il Signore rispose a Mos: Se suo padre le
avesse sputato in viso, non ne porterebbe essa vergogna per
sette giorni? Stia dunque isolata fuori dell'accampamento sette
giorni; poi vi sar di nuovo ammessa. Maria dunque rimase
isolata, fuori dell'accampamento sette giorni; il popolo non
riprese il cammino, finch Maria non fu riammessa
nell'accampamento. Poi il popolo part da Caserot e si accamp
nel deserto di Paran.





13.

Il Signore disse a Mos: Manda uomini a esplorare il paese di
Canaan che sto per dare agli Israeliti. Mandate un uomo per ogni
trib dei loro padri; siano tutti dei loro capi. Mos li mand
dal deserto di Paran, secondo il comando del Signore; quegli
uomini erano tutti capi degli Israeliti. Questi erano i loro
nomi: per la trib di Ruben, Sammua figlio di Zaccur; per la
trib di Simeone, Safat figlio di Cori; per la trib di Giuda,
Caleb figlio di Iefunne; per la trib di Issacar, Igheal figlio
di Giuseppe; per la trib di Efraim, Osea figlio di Nun; per la
trib di Beniamino, Palti figlio di Rafu; per la trib di
Zabulon, Gaddiel figlio di Sodi; per la trib di Giuseppe, cio
per la trib di Manasse, Gaddi figlio di Susi; per la trib di
Dan, Ammiel figlio di Ghemalli; per la trib di Aser, Setur
figlio di Michele; per la trib di Neftali, Nacbi figlio di
Vofsi; per la trib di Gad, Gheuel figlio di Machi. Questi sono
i nomi degli uomini che Mos mand a esplorare il paese. Mos
diede a Osea, figlio di Nun, il nome di Giosu.

Mos dunque li mand a esplorare il paese di Canaan e disse
loro: Salite attraverso il Negheb; poi salirete alla regione
montana e osserverete che paese sia, che popolo l'abiti, se
forte o debole, se poco o molto numeroso; come sia la regione
che esso abita, se buona o cattiva, e come siano le citt dove
abita, se siano accampamenti o luoghi fortificati; come sia il
terreno, se fertile o sterile, se vi siano alberi o no. Siate
coraggiosi e portate frutti del paese. Era il tempo in cui
cominciava a maturare l'uva.

Quelli dunque salirono ed esplorarono il paese dal deserto di
Zin, fino a Recob, in direzione di Camat. Salirono attraverso il
Negheb e andarono fino a Ebron, dove erano Achiman, Sesai e
Talmai, figli di Anak. Ora Ebron era stata edificata sette anni
prima di Tanis in Egitto. Giunsero fino alla valle di Escol,
dove tagliarono un tralcio con un grappolo d'uva, che portarono
in due con una stanga, e presero anche melagrane e fichi.

Quel luogo fu chiamato valle di Escol a causa del grappolo d'uva
che gli Israeliti vi tagliarono.

Alla fine di quaranta giorni tornarono dall'esplorazione del
paese e andarono a trovare Mos e Aronne e tutta la comunit
degli Israeliti nel deserto di Paran, a Kades; riferirono ogni
cosa a loro e a tutta la comunit e mostrarono loro i frutti del
paese. Raccontarono: Noi siamo arrivati nel paese dove tu ci
avevi mandati ed  davvero un paese dove scorre latte e miele,
ecco i suoi frutti. Ma il popolo che abita il paese  potente,
le citt sono fortificate e immense e vi abbiamo anche visto i
figli di Anak. Gli Amaleciti abitano la regione del Negheb; gli
Hittiti, i Gebusei, e gli Amorrei le montagne; i Cananei abitano
presso il mare e lungo la riva del Giordano. Caleb calm il
popolo che mormorava contro Mos e disse: Andiamo presto e
conquistiamo il paese, perch certo possiamo riuscirvi. Ma gli
uomini che vi erano andati con lui dissero: Noi non saremo
capaci di andare contro questo popolo, perch  pi forte di
noi. Screditarono presso gli Israeliti il paese che avevano
esplorato, dicendo: Il paese che abbiamo attraversato per
esplorarlo  un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente
che vi abbiamo notato  gente di alta statura; vi abbiamo visto
i giganti, figli di Anak, della razza dei giganti, di fronte ai
quali ci sembrava di essere come locuste e cos dovevamo
sembrare a loro.





14.

Allora tutta la comunit alz la voce e diede in alte grida, il
popolo pianse tutta quella notte. Tutti gli Israeliti
mormoravano contro Mos e contro Aronne e tutta la comunit
disse loro: Oh! fossimo morti nel paese d'Egitto o fossimo
morti in questo deserto! E perch il Signore ci conduce in quel
paese per cadere di spada? Le nostre mogli e i nostri bambini
saranno preda. Non sarebbe meglio per noi tornare in Egitto?.
Si dissero l'un l'altro: Diamoci un capo e torniamo in Egitto.

Allora Mos e Aronne si prostrarono a terra dinanzi a tutta la
comunit riunita degli Israeliti. Giosu figlio di Nun e Caleb
figlio di Iefunne, che erano fra coloro che avevano esplorato il
paese, si stracciarono le vesti e parlarono cos a tutta la
comunit degli Israeliti: Il paese che abbiamo attraversato per
esplorarlo  un paese molto buono. Se il Signore ci 
favorevole, ci introdurr in quel paese e ce lo dar:  un paese
dove scorre latte e miele. Soltanto, non vi ribellate al Signore
e non abbiate paura del popolo del paese,  pane per noi e la
loro difesa li ha abbandonati mentre il Signore  con noi; non
ne abbiate paura.

Allora tutta la comunit parl di lapidarli; ma la Gloria del
Signore apparve sulla tenda del convegno a tutti gli Israeliti.
Il Signore disse a Mos: Fino a quando mi disprezzer questo
popolo? E fino a quando non avranno fede in me, dopo tutti i
miracoli che ho fatti in mezzo a loro? Io lo colpir con la
peste e lo distrugger, ma far di te una nazione pi grande e
pi potente di esso.

Mos disse al Signore: Ma gli Egiziani hanno saputo che tu hai
fatto uscire questo popolo con la tua potenza e lo hanno detto
agli abitanti di questo paese. Essi hanno udito che tu, Signore,
sei in mezzo a questo popolo e ti mostri loro faccia a faccia,
che la tua nube si ferma sopra di loro e che cammini davanti a
loro di giorno in una colonna di nube e di notte in una colonna
di fuoco. Ora se fai perire questo popolo come un solo uomo, le
nazioni che hanno udito la tua fama diranno: Siccome il Signore
non  stato in grado di far entrare questo popolo nel paese che
aveva giurato di dargli, li ha ammazzati nel deserto. Ora si
mostri grande la potenza del mio Signore, perch tu hai detto:
Il Signore  lento all'ira e grande in bont, perdona la colpa e
la ribellione, ma non lascia senza punizione; castiga la colpa
dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione.
Perdona l'iniquit di questo popolo, secondo la grandezza della
tua bont, cos come hai perdonato a questo popolo dall'Egitto
fin qui.

Il Signore disse: Io perdono come tu hai chiesto; ma, per la
mia vita, com' vero che tutta la terra sar piena della gloria
del Signore, tutti quegli uomini che hanno visto la mia gloria e
i prodigi compiuti da me in Egitto e nel deserto e tuttavia mi
hanno messo alla prova gi dieci volte e non hanno obbedito alla
mia voce, certo non vedranno il paese che ho giurato di dare ai
loro padri. Nessuno di quelli che mi hanno disprezzato lo vedr;
ma il mio servo Caleb che  stato animato da un altro spirito e
mi ha seguito fedelmente, io lo introdurr nel paese dove 
andato la sua stirpe lo possieder. Gli Amaleciti e i Cananei
abitano nella valle; domani tornate indietro, incamminatevi
verso il deserto, per la via del Mare Rosso.

Il Signore disse ancora a Mos e ad Aronne: Fino a quando
sopporter io questa comunit malvagia che mormora contro di me?
Io ho udito le lamentele degli Israeliti contro di me. Riferisci
loro: Per la mia vita, dice il Signore, io vi far quello che ho
sentito dire da voi. I vostri cadaveri cadranno in questo
deserto. Nessuno di voi, di quanti siete stati registrati
dall'et di venti anni in su e avete mormorato contro di me,
potr entrare nel paese nel quale ho giurato di farvi abitare,
se non Caleb figlio di Iefunne, e Giosu figlio di Nun. I vostri
bambini, dei quali avete detto che sarebbero diventati una preda
di guerra, quelli ve li far entrare; essi conosceranno il paese
che voi avete disprezzato. Ma i vostri cadaveri cadranno in
questo deserto. I vostri figli saranno nomadi nel deserto per
quarant'anni e porteranno il peso delle vostre infedelt, finch
i vostri cadaveri siano tutti quanti nel deserto. Secondo il
numero dei giorni che avete impiegato per esplorare il paese,
quaranta giorni, sconterete le vostre iniquit per quarant'anni,
un anno per ogni giorno e conoscerete le mie ostilit. Io, il
Signore, ho parlato. Cos agir con tutta questa comunit
malvagia che si  riunita contro di me: in questo deserto
saranno annientati e qui moriranno.

Gli uomini che Mos aveva mandato a esplorare il paese e che,
tornati, avevano fatto mormorare tutta la comunit contro di lui
diffondendo il discredito sul paese, quegli uomini che avevano
propagato cattive voci su quel paese, morirono colpiti da un
flagello, davanti al Signore. Ma di quelli che erano andati a
esplorare il paese rimasero vivi Giosu, figlio di Nun, e Caleb,
figlio di Iefunne.



Mos rifer quelle parole a tutti gli Israeliti; il popolo ne fu
molto turbato. La mattina si alzarono presto per salire verso la
cima del monte, dicendo: Eccoci qua; noi saliremo al luogo del
quale il Signore ha detto che noi abbiamo peccato. Ma Mos
disse: Perch trasgredite l'ordine del Signore? La cosa non vi
riuscir. Poich il Signore non  in mezzo a voi, non salite
perch non siate sconfitti dai vostri nemici! Perch di fronte a
voi stanno gli Amaleciti e i Cananei e voi cadrete di spada;
perch avete abbandonato il Signore, il Signore non sar con
voi. Si ostinarono a salire verso la cima del monte, ma l'arca
dell'alleanza del Signore e Mos non si mossero
dall'accampamento. Allora gli Amaleciti e i Cananei che
abitavano su quel monte scesero, li batterono e ne fecero strage
fino a Corma.





15.

Il Signore disse a Mos: Parla agli Israeliti e riferisci loro:
Quando sarete entrati nel paese che dovrete abitare e che io vi
do e offrirete al Signore un sacrificio consumato dal fuoco,
olocausto o sacrificio per soddisfare un voto, o per un'offerta
volontaria, o nelle vostre solennit, per fare un profumo soave
per il Signore con il vostro bestiame grosso o minuto, colui che
presenter l'offerta al Signore, offrir in oblazione un decimo
di "efa" di fior di farina intrisa in un quarto di "hin" di
olio. Farai una libazione di un quarto di "hin" di vino oltre
l'olocausto o sacrificio per ogni agnello. Se  per un ariete,
offrirai in oblazione due decimi di "efa" di fior di farina
intrisa con un terzo di "hin" di olio e farai una libazione di
un terzo di "hin" di vino come offerta di odore soave in onore
del Signore. Se offri un giovenco in olocausto o in sacrificio
per soddisfare un voto o in sacrificio di comunione al Signore,
oltre il giovenco si offriranno, in oblazione, tre decimi di
"efa" di fior di farina intrisa in mezzo "hin" di olio e farai
una libazione di un mezzo "hin" di vino;  un sacrificio
consumato dal fuoco, soave profumo per il Signore. Cos si far
per ogni bue, per ogni ariete, per ogni agnello o capretto.
Qualunque sia il numero degli animali che immolerete, farete
cos per ciascuna vittima.

Quanti sono nativi del paese faranno cos, quando offriranno un
sacrificio consumato dal fuoco, soave profumo per il Signore. Se
uno straniero che soggiorna da voi o chiunque dimorer in mezzo
a voi in futuro, offrir un sacrificio con il fuoco, soave
profumo per il Signore, far come fate voi. Ci sar una sola
legge per tutta la comunit, per voi e per lo straniero che
soggiorna in mezzo a voi; sar una legge perenne, di generazione
in generazione; come siete voi, cos sar lo straniero davanti
al Signore. Ci sar una stessa legge e uno stesso rito per voi e
per lo straniero che soggiorna presso di voi.



Il Signore disse ancora a Mos: Parla agli Israeliti e
riferisci loro: Quando sarete arrivati nel paese dove io vi
conduco e mangerete il pane di quel paese, ne preleverete
un'offerta da presentare al Signore. Delle primizie della vostra
madia, metterete da parte una focaccia come offerta da elevare
secondo il rito, la preleverete come si preleva dall'aia
l'offerta che si fa con il rito di elevazione. Delle primizie
della vostra madia darete al Signore una parte come offerta che
si fa elevandola, di generazione in generazione.



Se avrete mancato per inavvertenza e non avrete osservato tutti
questi comandi che il Signore ha dato a Mos, quando il Signore
vi ha comandato per mezzo di Mos, dal giorno in cui il Signore
vi ha dato comandi e in seguito, nelle vostre successive
generazioni, se il peccato  stato commesso per inavvertenza da
parte della comunit, senza che la comunit se ne sia accorta,
tutta la comunit offrir un giovenco come olocausto di soave
profumo per il Signore, con la sua oblazione e la sua libazione
secondo il rito, e un capro come sacrificio espiatorio. Il
sacerdote far il rito espiatorio per tutta la comunit degli
Israeliti e sar loro perdonato; infatti si tratta di un peccato
commesso per inavvertenza ed essi hanno portato l'offerta, il
sacrificio fatto in onore del Signore mediante il fuoco e il
loro sacrificio espiatorio davanti al Signore, a causa della
loro inavvertenza. Sar perdonato a tutta la comunit degli
Israeliti e allo straniero che soggiorna in mezzo a loro, perch
tutto il popolo ha peccato per inavvertenza. Se  una persona
sola che ha peccato per inavvertenza, offra una capra di un anno
come sacrificio espiatorio. Il sacerdote far il rito espiatorio
davanti al Signore per la persona che avr mancato commettendo
un peccato per inavvertenza; quando avr fatto l'espiazione per
essa, le sar perdonato. Si tratti di un nativo del paese tra
gli Israeliti o di uno straniero che soggiorna in mezzo a voi,
avrete un'unica legge per colui che pecca per inavvertenza.

Ma la persona che agisca con deliberazione, sia essa nativa del
paese o straniera, insulta il Signore e sar eliminata dal suo
popolo. Poich ha disprezzato la parola del Signore e ha violato
il suo comando, quella persona dovr essere eliminata, porter
il peso della sua colpa.



Mentre gli Israeliti erano nel deserto, trovarono un uomo che
raccoglieva legna in giorno di sabato. Quelli che l'avevano
trovato a raccogliere legna, lo condussero a Mos, ad Aronne e a
tutta la comunit. Lo misero sotto sorveglianza, perch non era
stato ancora stabilito che cosa gli si dovesse fare. Il Signore
disse a Mos: Quell'uomo deve essere messo a morte; tutta la
comunit lo lapider fuori dell'accampamento. Tutta la comunit
lo condusse fuori dell'accampamento e lo lapid; quegli mor
secondo il comando che il Signore aveva dato a Mos.



Il Signore aggiunse a Mos: Parla agli Israeliti e ordina loro
che si facciano, di generazione in generazione, fiocchi agli
angoli delle loro vesti e che mettano al fiocco di ogni angolo
un cordone di porpora viola. Avrete tali fiocchi e, quando li
guarderete, vi ricorderete di tutti i comandi del Signore per
metterli in pratica; non andrete vagando dietro il vostro cuore
e i vostri occhi, seguendo i quali vi prostituite. Cos vi
ricorderete di tutti i miei comandi, li metterete in pratica e
sarete santi per il vostro Dio. Io sono il Signore vostro Dio,
che vi ho fatti uscire dal paese di Egitto per essere il vostro
Dio. Io sono il Signore vostro Dio.





16.

Ora Core figlio di Izear, figlio di Keat, figlio di Levi, e
Datan e Abiram, figli di Eliab, e On figlio di Pelet, figlio di
Ruben, insorsero contro Mos, con duecentocinquanta uomini tra
gli Israeliti, capi della comunit, membri del consiglio, uomini
stimati; radunatisi contro Mos e contro Aronne, dissero loro:
Basta! Tutta la comunit, tutti sono santi e il Signore  in
mezzo a loro; perch dunque vi innalzate sopra l'assemblea del
Signore?.

Quando Mos ebbe udito questo, si prostr con la faccia a terra;
poi disse a Core e a tutta la gente che era con lui: Domani
mattina il Signore far conoscere chi  suo e chi  santo e se
lo far avvicinare: far avvicinare a s colui che egli avr
scelto. Fate questo: prendete gli incensieri tu e tutta la gente
che  con te; domani vi metterete il fuoco e porrete profumo
aromatico davanti al Signore; colui che il Signore avr scelto
sar santo. Basta, figli di Levi!. Mos disse poi a Core: Ora
ascoltate, figli di Levi! E' forse poco per voi che il Dio
d'Israele vi abbia segregati dalla comunit d'Israele e vi abbia
fatti avvicinare a s per prestare servizio nella Dimora del
Signore e per tenervi davanti alla comunit, esercitando per
essa il vostro ministero? Egli vi ha fatti avvicinare a s, te e
tutti i tuoi fratelli figli di Levi con te e ora pretendete
anche il sacerdozio? Per questo tu e tutta la gente che  con te
siete convenuti contro il Signore! E chi  Aronne perch vi
mettiate a mormorare contro di lui?.

Mos mand a chiamare Datan e Abiram, figli di Eliab; ma essi
dissero: Noi non verremo. E' forse poco per te l'averci fatti
partire da un paese dove scorre latte e miele per farci morire
nel deserto, perch tu voglia fare il nostro capo e dominare su
di noi? Non ci hai davvero condotti in un paese dove scorre
latte e miele, n ci hai dato il possesso di campi e di vigne!
Credi tu di poter privare degli occhi questa gente? Noi non
verremo. Allora Mos si adir molto e disse al Signore: Non
gradire la loro oblazione; io non ho preso da costoro neppure un
asino e non ho fatto torto ad alcuno di loro.

Mos disse a Core: Tu e tutta la tua gente trovatevi domani
davanti al Signore: tu e loro con Aronne; ciascuno di voi prenda
l'incensiere, vi metta il profumo aromatico e porti ciascuno il
suo incensiere davanti al Signore, duecentocinquanta incensieri.
Anche tu e Aronne; ciascuno prenda un incensiere. Essi dunque
presero ciascuno un incensiere, vi misero il fuoco, vi posero
profumo aromatico e si fermarono all'ingresso della tenda del
convegno; lo stesso fecero Mos e Aronne. Core convoc tutta la
comunit presso Mos e Aronne all'ingresso della tenda del
convegno, la Gloria del Signore apparve a tutta la comunit. Il
Signore disse a Mos e ad Aronne: Allontanatevi da questa
comunit e io li consumer in un istante. Ma essi, prostratisi
con la faccia a terra dissero: Dio, Dio degli spiriti di ogni
essere vivente! Un uomo solo ha peccato e ti vorresti adirare
contro tutta la comunit?. Il Signore disse a Mos:

Parla alla comunit e ordinale:

Ritiratevi dalle vicinanze della dimora di Core, Datan e Abiram.

Mos si alz e and da Datan e da Abiram; gli anziani di Israele
lo seguirono. Egli disse alla comunit: Allontanatevi dalle
tende di questi uomini empi e non toccate nulla di ci che 
loro, perch non periate a causa di tutti i loro peccati.

Cos quelli si ritirarono dal luogo dove stavano Core, Datan e
Abiram. Datan e Abiram uscirono e si fermarono all'ingresso
delle loro tende con le mogli, i figli e i bambini.

Mos disse: Da questo saprete che il Signore mi ha mandato per
fare tutte queste opere e che io non ho agito di mia iniziativa.
Se questa gente muore come muoiono tutti gli uomini, se la loro
sorte  la sorte comune a tutti gli uomini, il Signore non mi ha
mandato; ma se il Signore fa una cosa meravigliosa, se la terra
spalanca la bocca e li ingoia con quanto appartiene loro e se
essi scendono vivi agli inferi, allora saprete che questi uomini
hanno disprezzato il Signore. Come egli ebbe finito di
pronunciare tutte queste parole, il suolo si sprofond sotto i
loro piedi, la terra spalanc la bocca e li inghiott: essi e le
loro famiglie, con tutta la gente che apparteneva a Core e tutta
la loro roba. Scesero vivi agli inferi essi e quanto loro
apparteneva; la terra li ricopr ed essi scomparvero
dall'assemblea.

Tutto Israele che era attorno a essi fugg alle loro grida;
perch dicevano: La terra non inghiottisca anche noi!.

Un fuoco usc dalla presenza del Signore e divor i
duecentocinquanta uomini che offrivano l'incenso.







17.

Il Signore disse a Mos: Di' a Eleazaro, figlio del sacerdote
Aronne, di tirar fuori gli incensieri dall'incendio e di
disperdere qua e l il fuoco, perch quelli sono sacri; degli
incensieri di quegli uomini, che hanno peccato al prezzo della
loro vita, si facciano tante lamine battute per rivestirne
l'altare, poich sono stati presentati davanti al Signore e
quindi sono sacri; saranno un monito per gli Israeliti. Il
sacerdote Eleazaro prese gli incensieri di rame presentati dagli
uomini che erano stati arsi; furono ridotti in lamine per
rivestirne l'altare, perch servano da memoriale agli Israeliti:
nessun estraneo che non sia della discendenza di Aronne si
accosti a bruciare incenso davanti al Signore e abbia la sorte
di Core e di quelli che erano con lui. Eleazaro fece come il
Signore gli aveva ordinato per mezzo di Mos.



Il giorno dopo tutta la comunit degli Israeliti mormor contro
Mos e Aronne dicendo: Voi avete fatto morire il popolo del
Signore. Come la comunit si radunava contro Mos e contro
Aronne, gli Israeliti si volsero verso la tenda del convegno, ed
ecco la nube la ricopr e apparve la Gloria del Signore. Mos e
Aronne vennero davanti alla tenda del convegno. Il Signore disse
a Mos: Allontanatevi da questa comunit e io li consumer in
un istante. Ma essi si prostrarono con la faccia a terra. Mos
disse ad Aronne: Prendi l'incensiere, mettici il fuoco preso
dall'altare, ponici sopra l'incenso; portalo presto in mezzo
alla comunit e fa' il rito espiatorio per essi, poich l'ira
del Signore  divampata, il flagello  gi cominciato. Aronne
prese l'incensiere, come Mos aveva detto, corse in mezzo
all'assemblea; ecco il flagello era gi cominciato in mezzo al
popolo; mise l'incenso nel braciere e fece il rito espiatorio
per il popolo. Si ferm tra i morti e i vivi e il flagello fu
arrestato. Quelli che morirono di quel flagello furono
quattordicimilasettecento, oltre quelli che morirono per il
fatto di Core. Aronne torn da Mos all'ingresso della tenda del
convegno: il flagello era stato fermato.



Il Signore disse a Mos: Parla agli Israeliti e fatti dare da
loro dei bastoni, uno per ogni loro casato paterno: cio dodici
bastoni da parte di tutti i loro capi secondo i loro casati
paterni; scriverai il nome di ognuno sul suo bastone, scriverai
il nome di Aronne sul bastone di Levi, poich ci sar un bastone
per ogni capo dei loro casati paterni. Riporrai quei bastoni
nella tenda del convegno, davanti alla testimonianza, dove io
sono solito darvi convegno. L'uomo che io avr scelto sar
quello il cui bastone fiorir e cos far cessare davanti a me
le mormorazioni che gli Israeliti fanno contro di voi.

Mos parl agli Israeliti e tutti i loro capi gli diedero un
bastone ciascuno, secondo i loro casati paterni, cio dodici
bastoni; il bastone di Aronne era in mezzo ai loro bastoni. Mos
ripose quei bastoni davanti al Signore nella tenda della
testimonianza.

Il giorno dopo Mos entr nella tenda della testimonianza ed
ecco il bastone di Aronne per il casato di Levi era fiorito;
aveva prodotto germogli, aveva fatto sbocciare fiori e maturato
mandorle.

Allora Mos tolse tutti i bastoni dalla presenza del Signore e
li port a tutti gli Israeliti; essi li videro e presero
ciascuno il suo bastone.

Il Signore disse a Mos: Riporta il bastone ad Aronne davanti
alla Testimonianza, perch sia conservato come un monito per i
ribelli e si ponga fine alle loro mormorazioni contro di me ed
essi non ne muoiano. Mos fece come il Signore gli aveva
comandato.



Gli Israeliti dissero a Mos: Ecco, moriamo, siamo perduti,
siamo tutti perduti! Chiunque si accosta alla Dimora del Signore
muore; dovremo morire tutti?.





18.

Il Signore disse ad Aronne: Tu, i tuoi figli e la casa di tuo
padre con te porterete il peso delle iniquit commesse nel
santuario, tu e i tuoi figli porterete il peso delle iniquit
commesse nell'esercizio del vostro sacerdozio. Anche i tuoi
fratelli, la trib di Levi, la trib di tuo padre, farai
accostare a te, perch ti siano accanto e ti servano quando tu e
i tuoi figli con te sarete davanti alla tenda della
testimonianza. Essi staranno al tuo servizio e al servizio di
tutta la tenda; soltanto non si accosteranno agli arredi del
santuario n all'altare, perch non moriate gli uni e gli altri.
Essi saranno accanto a te e saranno addetti alla custodia della
tenda del convegno per tutto il servizio della tenda e nessun
estraneo si accoster a voi. Voi sarete addetti alla custodia
del santuario e dell'altare, perch non ci sia pi ira contro
gli Israeliti. Quanto a me, ecco, io ho preso i vostri fratelli,
i leviti, tra gli Israeliti; dati al Signore, essi sono rimessi
in dono a voi per prestare servizio nella tenda del convegno. Tu
e i tuoi figli con te eserciterete il vostro sacerdozio per
quanto riguarda l'altare e ci che  oltre il velo; compirete il
vostro ministero. Io vi do l'esercizio del sacerdozio come un
dono; l'estraneo che si accoster sar messo a morte.



Il Signore disse ancora ad Aronne: Ecco, io ti do il diritto a
tutte le cose consacrate dagli Israeliti, cio a quelle che mi
sono offerte per elevazione: io le do a te e ai tuoi figli, come
diritto della tua unzione, per legge perenne. Questo ti
apparterr fra le cose santissime, fra le loro offerte consumate
dal fuoco: ogni oblazione, ogni sacrificio espiatorio e ogni
sacrificio di riparazione che mi presenteranno; sono tutte cose
santissime che appartengono a te e ai tuoi figli. Le mangerai in
luogo santissimo; ne manger ogni maschio; le tratterai come
cose sante. Questo ancora ti apparterr: i doni che gli
Israeliti presenteranno con l'elevazione e tutte le loro offerte
fatte con il rito di agitazione; io le do a te, ai tuoi figli e
alle tue figlie con te per legge perenne. Chiunque sar mondo in
casa tua ne potr mangiare. Ti do anche tutte le primizie che al
Signore offriranno: il meglio dell'olio, il meglio del mosto e
del grano. Le primizie di quanto produrr la loro terra che essi
presenteranno al Signore saranno tue. Chiunque sar mondo in
casa tua ne potr mangiare. Quanto sar consacrato per voto di
sterminio in Israele sar tuo. Ogni essere che nasce per primo
da ogni essere vivente, offerto al Signore, cos degli uomini
come degli animali, sar tuo; per farai riscattare il
primogenito dell'uomo e farai anche riscattare il primo nato di
un animale immondo. Quanto al riscatto, li farai riscattare
dall'et di un mese, secondo la stima di cinque sicli d'argento
in base al siclo del santuario, che  di venti "ghera". Ma non
farai riscattare il primo nato della vacca, n il primo nato
della pecora, n il primo nato della capra, sono cosa sacra;
verserai il loro sangue sull'altare e brucerai le loro parti
grasse come sacrificio consumato dal fuoco, soave profumo per il
Signore. La loro carne sar tua; sar tua come il petto
dell'offerta che si fa con l'agitazione rituale e come la coscia
destra. Io do a te, ai tuoi figli e alle tue figlie con te, per
legge perenne, tutte le offerte di cose sante che gli Israeliti
presenteranno al Signore con il rito dell'elevazione. E'
un'alleanza inviolabile, perenne, davanti al Signore, per te e
per la tua discendenza con te.

Il Signore disse ad Aronne: Tu non avrai alcun possesso nel
loro paese e non ci sar parte per te in mezzo a loro; io sono
la tua parte e il tuo possesso in mezzo agli Israeliti. Ai figli
di Levi io do in possesso tutte le decime in Israele per il
servizio che fanno, il servizio della tenda del convegno. Gli
Israeliti non si accosteranno pi alla tenda del convegno per
non caricarsi di un peccato che li farebbe morire. Ma il
servizio nella tenda del convegno lo faranno soltanto i leviti,
essi porteranno il peso della loro responsabilit; sar una
legge perenne, di generazione in generazione non possiederanno
nulla tra gli Israeliti; poich io do in possesso ai leviti le
decime che gli Israeliti presenteranno al Signore come offerta
fatta con il rito di elevazione per questo dico di loro: Non
possiederanno nulla tra gli Israeliti.

Il Signore disse a Mos: Parlerai inoltre ai leviti e dirai
loro: Quando riceverete dagli Israeliti le decime che io vi do
per conto loro in vostro possesso, ne preleverete un'offerta
secondo la rituale elevazione da fare al Signore: una decima
della decima; l'offerta che avrete prelevato vi sar calcolata
come il grano che viene dall'aia e come il mosto che esce dal
torchio. Cos anche voi preleverete un'offerta per il Signore da
tutte le decime che riceverete dagli Israeliti e darete al
sacerdote Aronne l'offerta che avrete prelevato per il Signore.
Da tutte le cose che vi saranno concesse preleverete tutte le
offerte per il Signore; di tutto ci che vi sar di meglio
preleverete quel tanto che  da consacrare. Dirai loro: Quando
ne avrete prelevato il meglio, quel che rimane sar calcolato ai
leviti come il provento dell'aia e come il provento del torchio.
Lo potrete mangiare in qualunque luogo, voi e le vostre
famiglie, perch  il vostro salario in cambio del vostro
servizio nella tenda del convegno. Cos non sarete rei di alcun
peccato, perch ne avrete messa da parte la parte migliore; non
profanerete le cose sante degli Israeliti; cos non morirete.





19.

Il Signore disse ancora a Mos e ad Aronne: Questa  una
disposizione della legge che il Signore ha prescritto: Ordina
agli Israeliti che ti portino una giovenca rossa, senza macchia,
senza difetti, e che non abbia mai portato il giogo. La darete
al sacerdote Eleazaro, che la condurr fuori dal campo e la far
immolare in sua presenza. Il sacerdote Eleazaro prender con il
dito il sangue della giovenca e ne far sette volte l'aspersione
davanti alla tenda del convegno; poi si brucer la giovenca
sotto i suoi occhi; se ne brucer la pelle, la carne e il sangue
con gli escrementi. Il sacerdote prender legno di cedro,
issopo, colore scarlatto e getter tutto nel fuoco che consuma
la giovenca. Poi il sacerdote laver le sue vesti e far un
bagno al suo corpo nell'acqua; quindi rientrer nel campo e il
sacerdote rimarr in stato d'immondezza fino alla sera. Colui
che avr bruciato la giovenca si laver le vesti nell'acqua,
far un bagno al suo corpo nell'acqua e sar immondo fino alla
sera. Un uomo mondo raccoglier le ceneri della giovenca e le
depositer fuori del campo in luogo mondo, dove saranno
conservate per la comunit degli Israeliti per l'acqua di
purificazione:  un rito espiatorio. Colui che avr raccolto le
ceneri della giovenca si laver le vesti e sar immondo fino
alla sera. Questa sar una legge perenne per gli Israeliti e per
lo straniero che soggiorner presso di loro.

Chi avr toccato un cadavere umano sar immondo per sette
giorni. Quando uno si sar purificato con quell'acqua il terzo e
il settimo giorno, sar mondo; ma se non si purifica il terzo e
il settimo giorno, non sar mondo. Chiunque avr toccato un
cadavere, cio il corpo di una persona umana morta, e non si
sar purificato, avr profanato la Dimora del Signore e sar
sterminato da Israele. Siccome l'acqua di purificazione non 
stata spruzzata su di lui, egli  in stato di immondezza; ha
ancora addosso l'immondezza.

Questa  la legge per quando un uomo muore in una tenda:
chiunque entrer nella tenda e chiunque sar nella tenda sar
immondo per sette giorni. Ogni vaso scoperto, sul quale non sia
un coperchio o una legatura, sar immondo. Chiunque per i campi
avr toccato un uomo ucciso di spada o morto di morte naturale o
un osso d'uomo o un sepolcro sar immondo per sette giorni. Per
colui che sar divenuto immondo si prender la cenere della
vittima bruciata per l'espiazione e vi si verser sopra l'acqua
viva, in un vaso; poi un uomo mondo prender issopo, lo
intinger nell'acqua e ne spruzzer la tenda, tutti gli arredi e
tutte le persone che vi stanno e colui che ha toccato l'osso o
l'ucciso o chi  morto di morte naturale o il sepolcro. L'uomo
mondo spruzzer l'immondo il terzo giorno e il settimo giorno e
lo purificher il settimo giorno; poi colui che  stato immondo
si sciacquer le vesti, si laver con l'acqua e diventer mondo
alla sera. Ma colui che, divenuto immondo non si purificher,
sar eliminato dalla comunit, perch ha contaminato il
santuario del Signore e l'acqua della purificazione non  stata
spruzzata su di lui;  immondo. Sar per loro una legge perenne.
Colui che avr spruzzato l'acqua di purificazione si laver le
vesti, chi avr toccato l'acqua di purificazione sar immondo
fino alla sera. Quanto l'immondo avr toccato sar immondo, chi
lo avr toccato sar immondo fino alla sera.





20.

Ora tutta la comunit degli Israeliti arriv al deserto di Zin.
Era il primo mese e il popolo si ferm a Kades. Qui mor e fu
sepolta Maria. Mancava l'acqua per la comunit: ci fu un
assembramento contro Mos e contro Aronne. Il popolo ebbe una
lite con Mos, dicendo: Magari fossimo morti quando morirono i
nostri fratelli davanti al Signore! Perch avete condotto la
comunit del Signore in questo deserto per far morire noi e il
nostro bestiame? E perch ci avete fatti uscire dall'Egitto per
condurci in questo luogo inospitale? Non  un luogo dove si
possa seminare, non ci sono fichi, non vigne, non melograni e
non c' acqua da bere.

Allora Mos e Aronne si allontanarono dalla comunit per recarsi
all'ingresso della tenda del convegno; si prostrarono con la
faccia a terra e apparve loro la Gloria del Signore. Il Signore
disse a Mos: Prendi il bastone e tu e tuo fratello Aronne
convocate la comunit; alla loro presenza parlate a quella
roccia, ed essa far uscire l'acqua; tu farai sgorgare per loro
l'acqua dalla roccia e darai da bere alla comunit e al suo
bestiame.

Mos prese il bastone che era davanti al Signore, come il
Signore gli aveva ordinato. Mos e Aronne convocarono la
comunit davanti alla roccia e Mos disse loro: Ascoltate, o
ribelli: vi faremo noi forse uscire acqua da questa roccia?.
Mos alz la mano, percosse la roccia con il bastone due volte e
ne usc acqua in abbondanza ne bevvero la comunit e tutto il
bestiame. Ma il Signore disse a Mos e ad Aronne: Poich non
avete avuto fiducia in me per dar gloria al mio santo nome agli
occhi degli Israeliti, voi non introdurrete questa comunit nel
paese che io le do. Queste sono le acque di Meriba, dove gli
Israeliti contesero con il Signore e dove egli si dimostr santo
in mezzo a loro.



Mos mand da Kades messaggeri al re di Edom per dirgli: Dice
Israele tuo fratello: Tu sai tutte le tribolazioni che ci sono
avvenute: come i nostri padri scesero in Egitto e noi in Egitto
dimorammo per lungo tempo e gli Egiziani maltrattarono noi e i
nostri padri. Noi gridammo al Signore ed egli ud la nostra voce
e mand un angelo e ci fece uscire dall'Egitto; eccoci ora in
Kades, che  citt ai tuoi estremi confini. Permettici di
passare per il tuo paese; non passeremo n per campi, n per
vigne e non berremo l'acqua dei pozzi; seguiremo la via Regia,
senza deviare n a destra n a sinistra, finch avremo
oltrepassato i tuoi confini. Ma Edom gli rispose: Tu non
passerai sul mio territorio, altrimenti uscir contro di te con
la spada. Gli Israeliti gli dissero: Passeremo per la strada
maestra; se noi e il nostro bestiame berremo la tua acqua, te la
pagheremo; lasciaci soltanto transitare a piedi. Ma quegli
rispose: Non passerai!. Edom mosse contro Israele con molta
gente e con mano potente.

Cos Edom rifiut a Israele il transito per i suoi confini e
Israele si allontan.



Tutta la comunit degli Israeliti lev l'accampamento da Kades e
arriv al monte Cor.

Il Signore disse a Mos e ad Aronne al monte Cor, sui confini
del paese di Edom: Aronne sta per essere riunito ai suoi
antenati e non entrer nel paese che ho dato agli Israeliti,
perch siete stati ribelli al mio comandamento alle acque di
Meriba. Prendi Aronne e suo figlio Eleazaro e falli salire sul
monte Cor. Spoglia Aronne delle sue vesti e falle indossare a
suo figlio Eleazaro; in quel luogo Aronne sar riunito ai suoi
antenati e morir.

Mos fece come il Signore aveva ordinato ed essi salirono sul
monte Cor, in vista di tutta la comunit. Mos spogli Aronne
delle sue vesti e le fece indossare a Eleazaro suo figlio;
Aronne mor in quel luogo sulla cima del monte. Quindi Mos ed
Eleazaro scesero dal monte.

Quando tutta la comunit vide che Aronne era morto, tutta la
casa d'Israele lo pianse per trenta giorni.





21.

Il re cananeo di Arad, che abitava il Negheb, appena seppe che
Israele veniva per la via di Atarim, attacc battaglia contro
Israele e fece alcuni prigionieri. Allora Israele fece un voto
al Signore e disse: Se tu mi metti nelle mani questo popolo, le
loro citt saranno da me votate allo sterminio. Il Signore
ascolt la voce di Israele e gli mise nelle mani i Cananei;
Israele vot allo sterminio i Cananei e le loro citt e quel
luogo fu chiamato Corma.



Poi gli Israeliti partirono dal monte Cor, dirigendosi verso il
mare Rosso per aggirare il paese di Edom. Ma il popolo non
sopport il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mos:
Perch ci avete fatti uscire dall'Egitto per farci morire in
questo deserto? Perch qui non c' n pane n acqua e siamo
nauseati di questo cibo cos leggero. Allora il Signore mand
fra il popolo serpenti velenosi i quali mordevano la gente e un
gran numero d'Israeliti mor. Il popolo venne a Mos e disse:
Abbiamo peccato, perch abbiamo parlato contro il Signore e
contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi
serpenti. Mos preg per il popolo. Il Signore disse a Mos:
Fatti un serpente e mettilo sopra un'asta; chiunque, dopo
essere stato morso, lo guarder, rester in vita. Mos fece un
serpente di rame e lo mise sopra l'asta; quando un serpente
aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame,
restava in vita.



Poi gli Israeliti partirono e si accamparono a Obot; partiti da
Obot si accamparono a Iie-Abarim nel deserto che sta di fronte a
Moab dal lato dove sorge il sole. Di l partirono e si
accamparono nella valle di Zered. Quindi si mossero e si
accamparono sull'altra riva dell'Arnon, che scorre nel deserto e
proviene dai confini degli Amorrei; l'Arnon infatti  il confine
di Moab fra Moab e gli Amorrei. Per questo si dice nel libro
delle Guerre del Signore:

Vaeb in Sufa e i torrenti,

l'Arnon e il pendio dei torrenti,

che declina verso la sede di Ar

e si appoggia alla frontiera di Moab.

Di l andarono a Beer. Questo  il pozzo di cui il Signore disse
a Mos: Raduna il popolo e io gli dar l'acqua.

Allora Israele cant questo canto:

Sgorga, o pozzo: cantatelo!

Pozzo che i principi hanno scavato,

che i nobili del popolo hanno perforato

con lo scettro, con i loro bastoni.

Dal deserto andarono a Mattana, da Mattana a Nacaliel, da
Nacaliel a Bamot e da Bamot alla valle che si trova nelle steppe
di Moab presso la cima del Pisga che  di fronte al deserto.



Israele mand ambasciatori a Sicon re degli Amorrei, per dirgli:
Lasciami passare per il tuo paese; noi non devieremo per i
campi, n per le vigne, non berremo l'acqua dei pozzi; seguiremo
la via Regia finch abbiamo oltrepassato i tuoi confini. Ma
Sicon non permise a Israele di passare per i suoi confini; anzi
radun tutta la sua gente e usc contro Israele nel deserto;
giunse a Iaaz e diede battaglia a Israele. Israele lo sconfisse,
passandolo a fil di spada, e conquist il suo paese dall'Arnon
fino allo Iabbok, estendendosi fino alla regione degli Ammoniti,
perch la frontiera degli Ammoniti era forte.

Israele prese tutte quelle citt e abit in tutte le citt degli
Amorrei, cio in Chesbon e in tutte le citt del suo territorio;
Chesbon infatti era la citt di Sicon, re degli Amorrei, il
quale aveva mosso guerra al precedente re di Moab e gli aveva
tolto tutto il suo paese fino all'Arnon.

Per questo dicono i poeti:

Entrate in Chesbon!

Ben costruita e fondata

 la citt di Sicon!

Perch un fuoco usc da Chesbon,

una fiamma dalla citt di Sicon

divor Ar-Moab,

inghiott le alture dell'Arnon.

Guai a te, Moab;

sei perduto, popolo di Camos!

Egli ha reso fuggiaschi i suoi figli

e le sue figlie ha dato in schiavit

al re degli Amorrei Sicon.

Ma noi li abbiamo trafitti!

E' rovinata Chesbon fino a Dibon.

Abbiamo devastato fino a Nofach

che  presso Madaba.

Israele si stabil dunque nel paese degli Amorrei. Mos mand a
esplorare Iazer e gli Israeliti presero le citt del suo
territorio e ne cacciarono gli Amorrei che vi si trovavano.

Quindi mutarono direzione e salirono lungo la strada verso
Basan. Og, re di Basan, usc contro di loro con tutta la sua
gente per dar loro battaglia a Edrei. Ma il Signore disse a
Mos: Non lo temere, perch io te lo do in potere, lui, tutta
la sua gente e il suo paese; trattalo come hai trattato Sicon,
re degli Amorrei, che abitava a Chesbon. Gli Israeliti
batterono lui, con i suoi figli e con tutto il suo popolo, cos
che non gli rimase pi superstite alcuno, e si impadronirono del
suo paese.





22.

Poi gli Israeliti partirono e si accamparono nelle steppe di
Moab, oltre il Giordano verso Gerico.

Balak, figlio di Zippor, vide quanto Israele aveva fatto agli
Amorrei e Moab ebbe grande paura di questo popolo, che era cos
numeroso; Moab fu preso da spavento di fronte agli Israeliti.
Quindi Moab disse agli anziani di Madian: Ora questa
moltitudine divorer quanto  intorno a noi, come il bue divora
l'erba dei campi.

Balak, figlio di Zippor era in quel tempo re di Moab. Egli mand
messaggeri a Balaam, figlio di Beor, a Petor che sta sul fiume,
nel paese dei figli di Amau, per chiamarlo e dirgli: Ecco, un
popolo  uscito dall'Egitto; ricopre la terra e si  stabilito
di fronte a me; vieni e maledicimi questo popolo, perch 
troppo potente per me; forse cos riusciremo a sconfiggerlo e
potr scacciarlo dal paese; so infatti che chi tu benedici 
benedetto e chi tu maledici  maledetto.

Gli anziani di Moab e gli anziani di Madian partirono portando
in mano il salario dell'indovino; arrivati da Balaam, gli
riferirono le parole di Balak. Balaam disse loro: Alloggiate
qui stanotte e vi dar la risposta secondo quanto mi dir il
Signore. I capi di Moab si fermarono da Balaam.

Ora Dio venne a Balaam e gli disse: Chi sono questi uomini che
stanno da te?. Balaam rispose a Dio: Balak, figlio di Zippor,
re di Moab, mi ha mandato a dire: Ecco, il popolo che  uscito
dall'Egitto ricopre la terra; vieni a maledirmelo; forse cos
riuscir a batterlo e potr scacciarlo. Dio disse a Balaam: Tu
non andrai con loro, non maledirai quel popolo, perch esso 
benedetto.

Balaam si alz la mattina e disse ai capi di Balak: Andatevene
al vostro paese, perch il Signore si  rifiutato di lasciarmi
venire con voi. I capi di Moab si alzarono, tornarono da Balak
e dissero: Balaam si  rifiutato di venire con noi.

Allora Balak mand di nuovo i capi, in maggior numero e pi
influenti di quelli di prima. Vennero da Balaam e gli dissero:
Cos dice Balak figlio di Zippor: Nulla ti trattenga dal venire
da me; perch io ti colmer di onori e far quanto mi dirai;
vieni dunque e maledicimi questo popolo. Ma Balaam rispose e
disse ai ministri di Balak: Quand'anche Balak mi desse la sua
casa piena d'argento e oro, non potrei trasgredire l'ordine del
Signore, mio Dio, per fare cosa piccola o grande. Nondimeno,
trattenetevi qui anche voi stanotte, perch io sappia ci che il
Signore mi dir ancora.

Dio venne la notte a Balaam e gli disse; Se quegli uomini sono
venuti a chiamarti, alzati e va' con loro; ma farai ci che io
ti dir. Balaam quindi si alz la mattina, sell l'asina e se
ne and con i capi di Moab.



Ma l'ira di Dio si accese perch egli era andato; l'angelo del
Signore si pose sulla strada per ostacolarlo. Egli cavalcava
l'asina e aveva con s due servitori. L'asina, vedendo l'angelo
del Signore che stava sulla strada con la spada sguainata in
mano, devi dalla strada e cominci ad andare per i campi.
Balaam percosse l'asina per rimetterla sulla strada. Allora
l'angelo del Signore si ferm in un sentiero infossato tra le
vigne, che aveva un muro di qua e un muro di l. L'asina vide
l'angelo del Signore, si serr al muro e strinse il piede di
Balaam contro il muro e Balaam la percosse di nuovo. L'angelo
del Signore pass di nuovo pi avanti e si ferm in un luogo
stretto, tanto stretto che non vi era modo di ritirarsi n a
destra, n a sinistra. L'asina vide l'angelo del Signore e si
accovacci sotto Balaam; Balaam si accese d'ira e percosse
l'asina con il bastone. Allora il Signore apr la bocca
all'asina che disse a Balaam: Che ti ho fatto perch tu mi
percuota gi per la terza volta?. Balaam rispose all'asina:
Perch ti sei beffata di me! Se avessi una spada in mano, ti
ammazzerei subito. L'asina disse a Balaam: Non sono io la tua
asina sulla quale hai sempre cavalcato fino ad oggi? Sono forse
abituata ad agire cos?. Ed egli rispose: No. Allora il
Signore apr gli occhi a Balaam ed egli vide l'angelo del
Signore, che stava sulla strada con la spada sguainata. Balaam
si inginocchi e si prostr con la faccia a terra. L'angelo del
Signore gli disse: Perch hai percosso la tua asina gi tre
volte? Ecco io sono uscito a ostacolarti il cammino perch il
cammino davanti a me va in precipizio. Tre volte l'asina mi ha
visto ed  uscita di strada davanti a me; se non fosse uscita di
strada davanti a me, certo io avrei gi ucciso te e lasciato in
vita lei. Allora Balaam disse all'angelo del Signore: Io ho
peccato, perch non sapevo che tu ti fossi posto contro di me
sul cammino, ora se questo ti dispiace, io torner indietro.
L'angelo del Signore disse a Balaam:

Va' pure con quegli uomini, ma dirai soltanto quello che io ti
dir. Balaam and con i capi di Balak.



Quando Balak ud che Balaam arrivava, gli and incontro a
Ir-Moab che  sul confine dell'Arnon, all'estremit del confine.
Balak disse a Balaam: Non ti avevo forse mandato a chiamare con
insistenza? Perch non sei venuto da me? Non sono forse in grado
di farti onore?. Balaam rispose a Balak: Ecco, sono venuto da
te, ma ora posso forse dire qualsiasi cosa? La parola che Dio mi
metter in bocca, quella dir. Balaam and con Balak e giunsero
a Kiriat-Cuzot. Balak immol bestiame grosso e minuto e mand
parte delle carni a Balaam e ai capi che erano con lui.

La mattina Balak prese Balaam e lo fece salire a Bamot-Baal, da
dove si vedeva un'estremit dell'accampamento del popolo.





23.

[Profezie di Balaam].

Balaam disse a Balak: Costruiscimi qui sette altari e preparami
qui sette giovenchi e sette arieti. Balak fece come Balaam
aveva detto; Balak e Balaam offrirono un giovenco e un ariete su
ciascun altare. Balaam disse a Balak: Fermati presso il tuo
olocausto e io andr; forse il Signore mi verr incontro; quel
che mi mostrer io te lo riferir. Sal su di una altura
brulla. Dio and incontro a Balaam e Balaam gli disse: Ho
preparato i sette altari e ho offerto un giovenco e un ariete su
ciascun altare.

Allora il Signore mise le parole in bocca a Balaam e gli disse:
Torna da Balak e parla cos. Balaam torn da Balak che stava
presso il suo olocausto: egli e tutti i capi di Moab. Allora
Balaam pronunzi il suo poema e disse:

Dall'Aram mi ha fatto venire Balak,

il re di Moab dalle montagne di oriente:

Vieni, maledici per me Giacobbe;

vieni, inveisci contro Israele!

Come imprecher, se Dio non impreca?

Come inveir, se il Signore non inveisce?

Anzi, dalla cima delle rupi io lo vedo

e dalle alture lo contemplo:

ecco un popolo che dimora solo

e tra le nazioni non si annovera.

Chi pu contare la polvere di Giacobbe?

Chi pu numerare l'accampamento d'Israele?

Possa io morire della morte dei giusti

e sia la mia fine come la loro.



Allora Balak disse a Balaam: Che mi hai fatto? Io ti ho fatto
venire per maledire i miei nemici e tu invece li hai benedetti.
Rispose: Non devo forse aver cura di dire solo quello che il
Signore mi mette sulla bocca?. Balak gli disse: Vieni con me
in altro luogo da dove tu possa vederlo: qui ne vedi solo
un'estremit, non lo vedi tutto intero; di l me lo devi
maledire.

Lo condusse al campo di Zofim, sulla cima del Pisga; costru
sette altari e offr un giovenco e un ariete su ogni altare.
Allora Balaam disse a Balak: Fermati presso il tuo olocausto e
io andr incontro al Signore.

Il Signore and incontro a Balaam, gli mise le parole sulla
bocca e gli disse: Torna da Balak e parla cos. Balaam torn
da Balak che stava presso il suo olocausto insieme con i capi di
Moab. Balak gli disse: Che cosa ha detto il Signore?. Allora
Balaam pronunzi il suo poema e disse:

Sorgi, Balak, e ascolta;

porgimi orecchio, figlio di Zippor!

Dio non  un uomo da potersi smentire,

non  un figlio dell'uomo da potersi pentire.

Forse Egli dice e poi non fa?

Promette una cosa che poi non adempie?

Ecco, di benedire ho ricevuto il comando

e la benedizione io non potr revocare.

Non si scorge iniquit in Giacobbe,

non si vede affanno in Israele.

Il Signore suo Dio  con lui

e in lui risuona l'acclamazione per il re.

Dio, che lo ha fatto uscire dall'Egitto

 per lui come le corna del bufalo.

Perch non c' sortilegio contro Giacobbe

e non c' maga contro Israele:

a suo tempo vien detto a Giacobbe

e a Israele che cosa opera Dio.

Ecco un popolo che si leva come leonessa

e si erge come un leone;

non si accovaccia, finch non abbia divorato la preda

e bevuto il sangue degli uccisi.



Allora Balak disse a Balaam: Se proprio non lo maledici, almeno
non benedirlo!. Rispose Balaam e disse a Balak: Non ti ho gi
detto che quanto il Signore dir io dovr eseguirlo?.

Balak disse a Balaam: Vieni, ti condurr in altro luogo: forse
piacer a Dio che tu me li maledica di l. Balak condusse
Balaam in cima al Peor, che  di fronte al deserto. Balaam disse
a Balak: Costruiscimi qui sette altari e preparami sette
giovenchi e sette arieti. Balak fece come Balaam aveva detto e
offr un giovenco e un ariete su ogni altare.





24.

Balaam vide che al Signore piaceva di benedire Israele e non
volle rivolgersi come le altre volte alla maga, ma volt la
faccia verso il deserto.

Balaam alz gli occhi e vide Israele accampato, trib per trib.

Allora lo spirito di Dio fu sopra di lui.

Egli pronunzi il suo poema e disse:

Oracolo di Balaam, figlio di Beor,

e oracolo dell'uomo dall'occhio penetrante;

oracolo di chi ode le parole di Dio

e conosce la scienza dell'Altissimo,

di chi vede la visione dell'Onnipotente,

e cade ed  tolto il velo dai suoi occhi.

Come sono belle le tue tende, Giacobbe,

le tue dimore, Israele!

Sono come torrenti che si diramano,

come giardini lungo un fiume,

come aloe, che il Signore ha piantati,

come cedri lungo le acque.

Fluir l'acqua dalle sue secchie

e il suo seme come acqua copiosa.

Il suo re sar pi grande di Agag

e il suo regno sar celebrato.

Dio, che lo ha fatto uscire dall'Egitto,

 per lui come le corna del bufalo.

Egli divora le genti che lo avversano,

addenta le loro ossa

e spezza le saette scagliate contro di lui.

Si  rannicchiato, si  accovacciato come un leone

e come una leonessa, chi oser farlo alzare?

Chi ti benedice sia benedetto

e chi ti maledice sia maledetto!.



Allora l'ira di Balak si accese contro Balaam; Balak batt le
mani e disse a Balaam: Ti ho chiamato per maledire i miei
nemici e tu invece per tre volte li hai benedetti! Ora vattene
al tuo paese! Avevo detto che ti avrei colmato di onori ma ecco,
il Signore ti ha impedito di averli. Balaam disse a Balak: Non
avevo forse detto ai messaggeri che mi avevi mandato: Quando
anche Balak mi desse la sua casa piena d'argento e d'oro, non
potrei trasgredire l'ordine del Signore per fare cosa buona o
cattiva di mia iniziativa: ci che il Signore dir, quello
soltanto dir? Ora sto per tornare al mio popolo, ebbene vieni:
ti predir ci che questo popolo far al tuo popolo negli ultimi
giorni.

Egli pronunzi il suo poema e disse:

Oracolo di Balaam, figlio di Beor,

oracolo dell'uomo dall'occhio penetrante;

oracolo di chi ode le parole di Dio

e conosce la scienza dell'Altissimo,

di chi vede la visione dell'Onnipotente,

e cade ed  tolto il velo dai suoi occhi.

Io lo vedo, ma non ora,

io lo contemplo, ma non da vicino:

Una stella spunta da Giacobbe

e uno scettro sorge da Israele,

spezza le tempie di Moab

e il cranio dei figli di Set;

Edom diverr sua conquista

e diverr sua conquista Seir, suo nemico,

mentre Israele compir prodezze.

Uno di Giacobbe dominer i suoi nemici

e far perire gli scampati da Ar.



Poi vide Amalek, pronunzi il suo poema e disse:

Amalek  la prima delle nazioni,

ma il suo avvenire sar eterna rovina.

Poi vide i Keniti, pronunzi il suo poema e disse:

Sicura  la tua dimora, o Caino,

e il tuo nido  aggrappato alla roccia.

Eppure sar dato alla distruzione,

finch Assur ti deporter in prigionia.

Pronunzi ancora il suo poema e disse:

Ahim! chi potr sopravvivere,

dopo che il Signore avr compiuto tal cosa?

Verranno navi dalla parte di Cipro

e opprimeranno Assur e opprimeranno Eber,

ma anch'egli andr in perdizione.

Poi Balaam si alz e torn al suo paese, mentre Balak se ne and
per la sua strada.





25.

Israele si stabil a Sittim e il popolo cominci a trescare con
le figlie di Moab. Esse invitarono il popolo ai sacrifici
offerti ai loro dei, il popolo mangi e si prostr davanti ai
loro dei. Israele ader al culto di Baal-Peor e l'ira del
Signore si accese contro Israele. Il Signore disse a Mos:
Prendi tutti i capi del popolo e fa' appendere al palo i
colpevoli, davanti al Signore, al sole, perch l'ira ardente del
Signore si allontani da Israele. Mos disse ai giudici
d'Israele: Ognuno di voi uccida dei suoi uomini coloro che
hanno aderito al culto di Baal-Peor.

Ed ecco uno degli Israeliti venne e condusse ai suoi fratelli
una donna madianita, sotto gli occhi di Mos e di tutta la
comunit degli Israeliti, mentre essi stavano piangendo
all'ingresso della tenda del convegno. Vedendo ci, Finees
figlio di Eleazaro, figlio del sacerdote Aronne, si alz in
mezzo alla comunit, prese in mano una lancia, segu quell'uomo
di Israele nella tenda e li trafisse tutti e due, l'uomo di
Israele e la donna, nel basso ventre. E il flagello cess tra
gli Israeliti. Di quel flagello morirono ventiquattromila
persone.

Il Signore disse a Mos: Finees figlio di Eleazaro, figlio del
sacerdote Aronne, ha allontanato la mia ira dagli Israeliti,
perch egli  stato animato dal mio zelo fra di loro, e io nella
mia gelosia non ho sterminato gli Israeliti. Perci digli che io
stabilisco con lui un'alleanza di pace, che sar per lui e per
la sua stirpe dopo di lui un'alleanza di un sacerdozio perenne,
perch egli ha avuto zelo per il suo Dio e ha fatto il rito
espiatorio per gli Israeliti. L'uomo d'Israele, che  stato
ucciso con la donna madianita, si chiamava Zimri figlio di Salu,
capo di un casato paterno dei Simeoniti.

La donna che  stata uccisa, la Madianita, si chiamava Cozbi,
figlia di Zur, capo della gente di un casato di Madian.

Il Signore disse a Mos: Trattate i Madianiti da nemici e
uccideteli, poich essi vi hanno trattati da nemici con le
astuzie mediante le quali vi hanno sedotti nella faccenda di
Peor e nella faccenda di Cozbi, figlia di un principe di Madian,
loro sorella, che  stata uccisa il giorno del flagello causato
per la faccenda di Peor.





26.

II Signore disse a Mos e ad Eleazaro, figlio del sacerdote
Aronne: Fate il censimento di tutta la comunit degli
Israeliti, dall'et di vent'anni in su, secondo i loro casati
paterni, di quanti in Israele possono andare in guerra. Mos e
il sacerdote Eleazaro dissero loro nelle steppe di Moab presso
il Giordano di fronte a Gerico: Si faccia il censimento
dall'et di vent'anni in su, come il Signore aveva ordinato a
Mos e agli Israeliti, quando uscirono dal paese di Egitto.

Ruben primogenito d'Israele. Figli di Ruben: Enoch, da cui
discende la famiglia degli Enochiti; Pallu, da cui discende la
famiglia dei Palluiti; Chezron, da cui discende la famiglia dei
Chezroniti; Carmi, da cui discende la famiglia dei Carmiti. Tali
sono le famiglie dei Rubeniti: quelli che furono registrati
erano quarantatremilasettecentotrenta. Figli di Pallu: Eliab.
Figli di Eliab: Nemuel, Datan e Abiram. Questi sono quel Datan e
quell'Abiram, membri del consiglio, che si ribellarono contro
Mos e contro Aronne con la gente di Core, quando questa si era
ribellata contro il Signore; la terra spalanc la bocca e li
inghiott insieme con Core, quando quella gente per e il fuoco
divor duecentocinquanta uomini, che servirono d'esempio. Ma i
figli di Core non perirono.

Figli di Simeone secondo le loro famiglie. Da Nemuel discende la
famiglia dei Nemueliti; da Iamin la famiglia degli Iaminiti; da
Iachin la famiglia degli Iachiniti; da Zocar la famiglia degli
Zocariti; da Saul la famiglia dei Sauliti. Tali sono le famiglie
dei Simeoniti. Ne furono registrati ventiduemiladuecento.

Figli di Gad secondo le loro famiglie. Da Sefon discende la
famiglia dei Sefoniti; da Agghi la famiglia degli Agghiti; da
Suni la famiglia dei Suniti; da Ozni la famiglia degli Ozniti;
da Eri la famiglia degli Eriti; da Arod la famiglia degli
Aroditi; da Areli la famiglia degli Areliti. Tali sono le
famiglie dei figli di Gad. Ne furono registrati
quarantamilacinquecento.

Figli di Giuda: Er e Onan; ma Er e Onan morirono nel paese di
Canaan. Ecco i figli di Giuda secondo le loro famiglie: da Sela
discende la famiglia dei Selaniti; da Perez la famiglia dei
Pereziti; da Zerach la famiglia degli Zerachiti. I figli di
Perez furono: Chezron da cui discende la famiglia dei
Chezroniti; Amul da cui discende la famiglia degli Amuliti. Tali
sono le famiglie di Giuda. Ne furono registrati
settantaseimilacinquecento.

Figli di Issacar secondo le loro famiglie: da Tola discende la
famiglia dei Tolaiti; da Puva la famiglia dei Puviti; da Iasub
la famiglia degli Iasubiti, da Simron la famiglia dei Simroniti.
Tali sono le famiglie di Issacar. Ne furono registrati
sessantaquattromilatrecento.

Figli di Zabulon secondo le loro famiglie: da Sered discende la
famiglia dei Serediti; da Elon la famiglia degli Eloniti; da
Iacleel la famiglia degli Iacleeliti. Tali sono le famiglie
degli Zabuloniti. Ne furono registrati sessantamilacinquecento.

Figli di Giuseppe secondo le loro famiglie: Manasse ed Efraim.
Figli di Manasse: da Machir discende la famiglia dei Machiriti.
Machir gener Galaad. Da Galaad discende la famiglia dei
Galaaditi. Questi sono i figli di Galaad: Iezer da cui discende
la famiglia degli Iezeriti; Elek da cui discende la famiglia
degli Eleciti, Asriel da cui discende la famiglia degli
Asrieliti; Sichem da cui discende la famiglia dei Sichemiti;
Semida da cui discende la famiglia dei Semiditi; Chefer da cui
discende la famiglia lei Cheferiti. Ora Zelofcad, figlio di
Chefer, non ebbe maschi ma soltanto figlie e le figlie di
Zelofcad si chiamarono Macla, Noa Cogla, Milca e Tirza. Tali
sono le famiglie di Manasse: gli uomini registrati furono
cinquantaduemilasettecento.

Questi sono i figli di Efraim secondo le loro famiglie: da
Sutelach discende la famiglia dei Sutelachiti; da Beker la
famiglia dei Bekeriti; da Tacan la famiglia dei Tacaniti. Questi
sono i figli di Sutelach: da Eran  discesa la famiglia degli
Eraniti. Tali sono le famiglie dei figli di Efraim. Ne furono
registrati trentaduemilacinquecento. Questi sono i figli di
Giuseppe secondo le loro famiglie.

Figli di Beniamino secondo le loro famiglie: da Bela discende la
famiglia dei Belaiti; da Asbel la famiglia degli Asbeliti; da
Airam la famiglia degli Airamiti; da Sufam la famiglia dei
Sufamiti; da Ufam la famiglia degli Ufamiti. I figli di Bela
furono Ard e Naaman; da Ard discende la famiglia degli Arditi;
da Naaman discende la famiglia dei Naamiti. Tali sono i figli di
Beniamino secondo le loro famiglie. Gli uomini registrati furono
quarantacinquemilaseicento.

Questi sono i figli di Dan secondo le loro famiglie: da Suam
discende la famiglia dei Suamiti. Sono queste le famiglie di Dan
secondo le loro famiglie. Totale per le famiglie dei Suamiti: ne
furono registrati sessantaquattromilaquattrocento.

Figli di Aser secondo le loro famiglie: da Imna discende la
famiglia degli Imniti; da Isvi la famiglia degli Isviti; da
Beria la famiglia dei Beriiti. Dai figli di Beria discendono: da
Eber la famiglia degli Eberiti, da Malchiel la famiglia dei
Malchieliti. La figlia di Aser si chiamava Sera. Tali sono le
famiglie dei figli di Aser. Ne furono registrati
cinquantatremilaquattrocento.

Figli di Neftali secondo le loro famiglie: da Iacseel discende
la famiglia degli Iacseeliti; da Guni la famiglia dei Guniti; da
Ieser la famiglia degli Ieseriti; da Sillem la famiglia dei
Sillemiti. Tali sono le famiglie di Neftali secondo le loro
famiglie. Gli uomini registrati furono
quarantacinquemilaquattrocento.

Questi sono gli Israeliti che furono registrati:
seicentounmilasettecentotrenta.

Il Signore disse a Mos: Il paese sar diviso tra di essi, per
essere loro propriet secondo il numero delle persone. A quelli
che sono in maggior numero darai in possesso una porzione
maggiore, a quelli che sono in minor numero darai una porzione
minore; si dar a ciascuno la sua porzione secondo il
censimento. Ma la ripartizione del paese sar gettata a sorte;
essi riceveranno la rispettiva propriet secondo i nomi delle
loro trib paterne. La ripartizione delle propriet sar gettata
a sorte per tutte le trib grandi o piccole.



Questi sono i leviti dei quali si fece il censimento secondo le
loro famiglie: da Gherson discende la famiglia dei Ghersoniti,
da Keat la famiglia dei Keatiti; da Merari la famiglia dei
Merariti.

Queste sono le famiglie di Levi: la famiglia dei Libniti, la
famiglia degli Ebroniti, la famiglia dei Macliti, la famiglia
dei Musiti, la famiglia dei Coriti. Keat gener Amram. La moglie
di Amram si chiamava Iochebed, figlia di Levi, che nacque a Levi
in Egitto; essa partor ad Amram Aronne, Mos e Maria loro
sorella. Ad Aronne nacquero Nadab e Abiu, Eleazaro e Itamar. Ora
Nadab e Abiu morirono quando presentarono al Signore un fuoco
profano. Gli uomini registrati furono ventitremila: tutti
maschi, dall'et di un mese in su. Non furono compresi nel
censimento degli Israeliti perch non fu data loro alcuna
propriet tra gli Israeliti.

Questi sono i registrati da Mos e dal sacerdote Eleazaro, i
quali fecero il censimento degli Israeliti nelle steppe di Moab
presso il Giordano di Gerico. Fra questi non c'era alcuno di
quegli Israeliti dei quali Mos e il sacerdote Aronne avevano
fatto il censimento nel deserto del Sinai, perch il Signore
aveva detto loro: Dovranno morire nel deserto!. E non ne
rimase neppure uno, eccetto Caleb figlio di Iefunne, e Giosu
figlio di Nun.





27.

Le figlie di Zelofcad, figlio di Chefer, figlio di Galaad,
figlio di Machir, figlio di Manasse, delle famiglie di Manasse,
figlio di Giuseppe, che si chiamavano Macla, Noa, Cogla, Milca e
Tirza, si accostarono e si presentarono davanti a Mos, davanti
al sacerdote Eleazaro, davanti ai capi e a tutta la comunit
all'ingresso della tenda del convegno e dissero: Nostro padre 
morto nel deserto. Egli non era nella compagnia di coloro che si
adunarono contro il Signore, non era della gente di Core, ma 
morto a causa del suo peccato, senza figli maschi. Perch
dovrebbe il nome del padre nostro scomparire dalla sua famiglia,
per il fatto che non ha avuto figli maschi? Dacci un
possedimento in mezzo ai fratelli di nostro padre. Mos port
la loro causa davanti al Signore. Il Signore disse a Mos: Le
figlie di Zelofcad dicono bene. Darai loro in eredit un
possedimento tra i fratelli del loro padre e farai passare a
esse l'eredit del loro padre. Parlerai inoltre agli Israeliti e
dirai: Quando uno sar morto senza lasciare un figlio maschio,
farete passare la sua eredit alla figlia. Se non ha neppure una
figlia, darete la sua eredit ai suoi fratelli. Se non ha
fratelli, darete la sua eredit ai fratelli del padre. Se non ci
sono fratelli del padre, darete la sua eredit al parente pi
stretto nella sua famiglia e quegli la possieder. Questa sar
per i figli di Israele una norma di diritto, come il Signore ha
ordinato a Mos.



Il Signore disse a Mos: Sali su questo monte degli Abarim e
contempla il paese che io do agli Israeliti. Quando l'avrai
visto, anche tu sarai riunito ai tuoi antenati, come fu riunito
Aronne tuo fratello, perch trasgrediste l'ordine che vi avevo
dato nel deserto di Zin, quando la comunit si ribell e voi non
dimostraste la mia santit agli occhi loro, a proposito di
quelle acque. Sono le acque di Meriba di Kades, nel deserto di
Zin. Mos disse al Signore: Il Signore, il Dio della vita in
ogni essere vivente, metta a capo di questa comunit un uomo che
li preceda nell'uscire e nel tornare, li faccia uscire e li
faccia tornare, perch la comunit del Signore non sia un gregge
senza pastore. Il Signore disse a Mos: Prenditi Giosu figlio
di Nun, uomo in cui  lo spirito, porrai la mano su di lui, lo
farai comparire davanti al sacerdote Eleazaro e davanti a tutta
la comunit, gli darai i tuoi ordini in loro presenza e lo farai
partecipe della tua autorit, perch tutta la comunit degli
Israeliti gli obbedisca. Egli si presenter davanti al sacerdote
Eleazaro, che consulter per lui il giudizio degli "urim"
davanti al Signore; egli e tutti gli Israeliti con lui e tutta
la comunit usciranno all'ordine di Eleazaro ed entreranno
all'ordine suo. Mos fece come il Signore gli aveva ordinato;
prese Giosu e lo fece comparire davanti al sacerdote Eleazaro e
davanti a tutta la comunit, pose su di lui le mani e gli diede
i suoi ordini come il Signore aveva comandato per mezzo di Mos.





28.

Il Signore disse a Mos: Da' quest'ordine agli Israeliti e di'
loro: Avrete cura di presentarmi al tempo stabilito l'offerta,
l'alimento dei miei sacrifici da consumare con il fuoco, soave
profumo per me.

Dirai loro: Questo  il sacrificio consumato dal fuoco che
offrirete al Signore: agnelli dell'anno, senza difetti, due al
giorno, come olocausto perenne. Uno degli agnelli lo offrirai la
mattina e l'altro agnello lo offrirai al tramonto, come
oblazione un decimo di "efa" di fior di farina, intrisa in un
quarto di "hin" di olio di olive schiacciate. Tale  l'olocausto
perenne offerto presso il monte Sinai: sacrificio consumato dal
fuoco, soave profumo per il Signore. La libazione sar di un
quarto di "hin" per il primo agnello; farai nel santuario la
libazione, bevanda inebriante per il Signore.

L'altro agnello l'offrirai al tramonto, con una oblazione e una
libazione simili a quelle della mattina:  un sacrificio fatto
con il fuoco, soave profumo per il Signore.



Nel giorno di sabato offrirete due agnelli dell'anno, senza
difetti; come oblazione due decimi di fior di farina intrisa in
olio, con la sua libazione.

E' l'olocausto del sabato, per ogni sabato, oltre l'olocausto
perenne e la sua libazione.

Al principio dei vostri mesi offrirete come olocausto al Signore
due giovenchi, un ariete, sette agnelli dell'anno senza difetti
e tre decimi di fior di farina intrisa in olio, come oblazione
per ciascun giovenco; due decimi di fior di farina intrisa in
olio, come oblazione per l'ariete, e un decimo di fior di farina
intrisa in olio, come oblazione per ogni agnello. E' un
olocausto di soave profumo, un sacrificio consumato dal fuoco
per il Signore.

Le libazioni saranno di un mezzo "hin" di vino per giovenco, di
un terzo di "hin" per l'ariete e di un quarto di "hin" per
l'agnello.

Tale  l'olocausto del mese, per tutti i mesi dell'anno.

Si offrir al Signore un capro in sacrificio espiatorio oltre
l'olocausto perenne e la sua libazione.



Il primo mese il quattordici del mese sar la Pasqua del
Signore. Il quindici di quel mese sar giorno di festa. Per
sette giorni si manger pane azzimo. Il primo giorno si terr
una sacra adunanza, non farete alcun lavoro servile; offrirete
in sacrificio con il fuoco un olocausto al Signore: due
giovenchi, un ariete e sette agnelli dell'anno senza difetti;
come oblazione, fior di farina intrisa in olio; ne offrirete tre
decimi per giovenco e due per l'ariete; ne offrirai un decimo
per ciascuno dei sette agnelli e offrirai un capro come
sacrificio espiatorio per fare il rito espiatorio per voi.
Offrirete questi sacrifici oltre l'olocausto della mattina, che
 un olocausto perenne. Li offrirete ogni giorno, per sette
giorni;  un alimento sacrificale consumato dal fuoco, soave
profumo per il Signore. Lo si offrir oltre l'olocausto perenne
con la sua libazione. Il settimo giorno terrete una sacra
adunanza; non farete alcun lavoro servile.



Il giorno delle primizie, quando presenterete al Signore una
oblazione nuova, alla vostra festa delle settimane, terrete una
sacra adunanza, non farete alcun lavoro servile. Offrirete, in
olocausto di soave profumo al Signore, due giovenchi, un ariete
e sette agnelli dell'anno; in oblazione, fior di farina intrisa
in olio: tre decimi per ogni giovenco, due decimi per l'ariete e
un decimo per ciascuno dei sette agnelli; offrirete un capro per
il rito espiatorio per voi.

Offrirete questi sacrifici oltre l'olocausto perpetuo e la sua
oblazione. Sceglierete animali senza difetti e vi aggiungerete
le loro libazioni.





29.

Il settimo mese, il primo giorno del mese terrete una sacra
adunanza; non farete alcun lavoro servile; sar per voi il
giorno della acclamazione con le trombe.

Offrirete in olocausto di soave odore al Signore un giovenco, un
ariete, sette agnelli dell'anno senza difetti; in oblazione fior
di farina intrisa in olio: tre decimi per il giovenco, due
decimi per l'ariete, un decimo per ciascuno dei sette agnelli; e
un capro, in sacrificio espiatorio, per il rito espiatorio per
voi; oltre l'olocausto del mese con la sua oblazione e
l'olocausto perenne con la sua oblazione e le loro libazioni,
secondo il loro rito. Sar un sacrificio consumato dal fuoco,
soave profumo per il Signore.



Il decimo giorno di questo settimo mese terrete una sacra
adunanza e vi mortificherete, non farete alcun lavoro e
offrirete in olocausto di soave profumo al Signore un giovenco,
un ariete, sette agnelli dell'anno senza difetti; come
oblazione, fior di farina intrisa in olio: tre decimi per il
giovenco, due decimi per l'ariete, un decimo per ciascuno dei
sette agnelli; e un capro in sacrificio espiatorio, oltre il
sacrificio espiatorio proprio del rito dell'espiazione e oltre
l'olocausto perenne con la sua oblazione e le loro libazioni.



Il quindici del settimo mese terrete una sacra adunanza; non
farete alcun lavoro servile e celebrerete una festa per il
Signore per sette giorni. Offrirete in olocausto, come
sacrificio consumato dal fuoco, soave profumo per il Signore,
tredici giovenchi, due arieti quattordici agnelli dell'anno
senza difetti; come oblazione, fior di farina intrisa in olio:
tre decimi per ciascuno dei tredici giovenchi, due decimi per
ciascuno dei due arieti, un decimo per ciascuno dei quattordici
agnelli e un capro in sacrificio espiatorio, oltre l'olocausto
perenne, con la sua oblazione e la sua libazione. Il secondo
giorno offrirete dodici giovenchi, due arieti, quattordici
agnelli dell'anno senza difetti, con le loro oblazioni e le
libazioni per i giovenchi, gli arieti e gli agnelli secondo il
numero e il rito, e un capro in sacrificio espiatorio, oltre
l'olocausto perenne, la sua oblazione e le loro libazioni. Il
terzo giorno offrirete undici giovenchi, due arieti, quattordici
agnelli dell'anno senza difetti, con le loro oblazioni e le loro
libazioni per i giovenchi, gli arieti e gli agnelli secondo il
loro numero e il rito e un capro in sacrificio espiatorio, oltre
l'olocausto perenne, la sua oblazione e la sua libazione. Il
quarto giorno offrirete dieci giovenchi, due arieti, quattordici
agnelli dell'anno senza difetti, con le loro offerte e le loro
libazioni per i giovenchi, gli arieti e gli agnelli secondo il
loro numero e il rito, e un capro in sacrificio espiatorio,
oltre l'olocausto perenne, la sua oblazione e la sua libazione.
Il quinto giorno offrirete nove giovenchi, due arieti,
quattordici agnelli dell'anno senza difetti, 27con le loro
oblazioni e le loro libazioni per i giovenchi, gli arieti e gli
agnelli secondo il loro numero e il rito, 25e un capro, in
sacrificio espiatorio, oltre l'olocausto perenne, la sua
oblazione e la sua libazione. 29II sesto giorno offrirete otto
giovenchi, due arieti, quattordici agnelli dell'anno senza
difetti, 30con le loro oblazioni e le loro libazioni per i
giovenchi, gli arieti e gli agnelli secondo il loro numero e il
rito, e un capro in sacrificio espiatorio, oltre l'olocausto
perenne la sua oblazione e la sua libazione. Il settimo giorno
offrirete sette giovenchi, due arieti, quattordici agnelli
dell'anno senza difetti, con le loro oblazioni e le loro
libazioni per i giovenchi, gli arieti e gli agnelli secondo il
loro numero e il rito, e un capro in sacrificio espiatorio,
oltre l'olocausto perenne, la sua oblazione e la sua libazione.

L'ottavo giorno terrete una solenne adunanza; non farete alcun
lavoro servile; offrirete in olocausto, come sacrificio
consumato dal fuoco, soave profumo per il Signore, un giovenco,
un ariete, sette agnelli dell'anno senza difetti, con le loro
oblazioni e le loro libazioni per il giovenco, l'ariete e gli
agnelli secondo il loro numero e il rito, e un capro in
sacrificio espiatorio, oltre l'olocausto perenne, la sua
oblazione e la sua libazione.

Questi sono i sacrifici che offrirete al Signore nelle vostre
solennit, oltre i vostri voti e le vostre offerte volontarie,
si tratti dei vostri olocausti o delle vostre oblazioni o delle
vostre libazioni o dei vostri sacrifici di comunione.





30.

Mos rifer agli Israeliti quanto il Signore gli aveva ordinato.
Mos disse ai capi delle trib degli Israeliti: Questo il
Signore ha ordinato:

Quando uno avr fatto un voto al Signore o si sar obbligato con
giuramento a una astensione, non violi la sua parola, ma dia
esecuzione a quanto ha promesso con la bocca.

Quando una donna avr fatto un voto al Signore e si sar
obbligata a una astensione, mentre  ancora in casa del padre,
durante la sua giovinezza, se il padre, avuta conoscenza del
voto di lei e dell'astensione alla quale si  obbligata, non
dice nulla, tutti i voti di lei saranno validi e saranno valide
tutte le astensioni alle quali si sar obbligata. Ma se il
padre, quando ne viene a conoscenza, le fa opposizione, tutti i
voti di lei e tutte le astensioni alle quali si sar obbligata,
non saranno validi; il Signore la perdoner, perch il padre le
ha fatto opposizione. Se si marita quando  legata da voti o da
un obbligo di astensione assunto alla leggera con le labbra, se
il marito ne ha conoscenza e quando viene a conoscenza non dice
nulla, i voti di lei saranno validi e saranno validi gli
obblighi di astensione da lei assunti. Ma se il marito, quando
ne viene a conoscenza, le fa opposizione, egli annuller il voto
che essa ha fatto e l'obbligo di astensione che essa si 
assunto alla leggera; il Signore la perdoner. Ma il voto di una
vedova o di una donna ripudiata, qualunque sia l'obbligo che si
 assunto, rimarr valido. Se una donna nella casa del marito
far voti o si obbligher con giuramento a una astensione e il
marito ne avr conoscenza, se il marito non dice nulla e non le
fa opposizione, tutti i voti di lei saranno validi e saranno
validi tutti gli obblighi di astensione da lei assunti. Ma se il
marito, quando ne viene a conoscenza, li annulla, quanto le sar
uscito dalle labbra, voti od obblighi di astensione, non sar
valido, il marito lo ha annullato; il Signore la perdoner. Il
marito pu ratificare e il marito pu annullare qualunque voto e
qualunque giuramento, per il quale essa si sia obbliga
mortificarsi. Ma se il marito, da un giorno all'altro, non dice
nulla in proposito, egli ratifica cos tutti i voti di lei e
tutti gli obblighi di astensione da lei assunti; li ratifica
perch non ha detto nulla a questo proposito quando ne ha avuto
conoscenza. Ma se li annulla qualche tempo dopo averne avuto
conoscenza, porter il peso della colpa della moglie.

Queste sono le leggi che il Signore prescrisse a Mos riguardo
al marito e alla moglie, al padre e alla figlia, quando questa 
ancora fanciulla, in casa del padre.





31.

Il Signore disse a Mos: Compi la vendetta degli Israeliti
contro i Madianiti, quindi sarai riunito ai tuoi antenati. Mos
disse al popolo: Mobilitate fra di voi uomini per la guerra e
marcino contro Madian per eseguire la vendetta del Signore su
Madian. Manderete in guerra mille uomini per trib di tutte le
trib d'Israele. Cos furono forniti, dalle migliaia d'Israele,
mille uomini per trib, cio dodicimila uomini armati per la
guerra. Mos mand in guerra quei mille uomini per trib e con
loro Finees, figlio del sacerdote Eleazaro, il quale portava gli
oggetti sacri e aveva in mano le trombe dell'acclamazione.
Marciarono dunque contro Madian come il Signore aveva ordinato a
Mos, e uccisero tutti i maschi. Tra i caduti uccisero anche i
re di Madian Evi, Rekem, Sur, Ur e Reba, cio cinque re di
Madian; uccisero anche di spada Balaam figlio di Beor. Gli
Israeliti fecero prigioniere le donne di Madian e i loro
fanciulli e depredarono tutto il loro bestiame, tutti i loro
greggi e ogni loro bene; appiccarono il fuoco a tutte le citt
che quelli abitavano e a tutti i loro attendamenti e presero
tutto il bottino e tutta la preda, gente e bestiame. Poi
condussero i prigionieri, la preda e il bottino a Mos, al
sacerdote Eleazaro e alla comunit degli Israeliti accampati
nelle steppe di Moab, presso il Giordano di fronte a Gerico.

Mos, il sacerdote Eleazaro e tutti i principi della comunit
uscirono loro incontro fuori dell'accampamento. Mos si adir
contro i comandanti dell'esercito, capi di migliaia e capi di
centinaia, che tornavano da quella spedizione di guerra. Mos
disse loro; Avete lasciato in vita tutte le femmine. Proprio
loro, per suggerimento di Balaam, hanno insegnato agli Israeliti
l'infedelt verso il Signore, nella faccenda di Peor, per cui
venne il flagello nella comunit del Signore. Ora uccidete ogni
maschio tra i fanciulli e uccidete ogni donna che si  unita con
un uomo; ma tutte le fanciulle che non si sono unite con uomini,
conservatele in vita per voi.



Voi poi accampatevi per sette giorni fuori del campo; chiunque
ha ucciso qualcuno e chiunque ha toccato un cadavere si
purifichi il terzo e il settimo giorno; questo per voi e per i
vostri prigionieri. Purificherete anche ogni veste, ogni oggetto
di pelle, ogni lavoro di pelo di capra e ogni oggetto di legno.

Il sacerdote Eleazaro disse ai soldati che erano andati in
guerra: Questo  l'ordine della legge che il Signore ha
prescritto a Mos: L'oro, l'argento, il rame, il ferro, lo
stagno e il piombo, quanto pu sopportare il fuoco, lo farete
passare per il fuoco e sar reso puro; ma sar purificato anche
con l'acqua della purificazione; quanto non pu sopportare il
fuoco, lo farete passare per l'acqua. Vi laverete le vesti il
settimo giorno e sarete puri; poi potrete entrare
nell'accampamento.



Il Signore disse a Mos: Tu, con il sacerdote Eleazaro e con i
capi dei casati della comunit fa' il censimento di tutta la
preda che  stata fatta: della gente e del bestiame; dividi la
preda fra i combattenti che sono andati in guerra e tutta la
comunit. Dalla parte spettante ai soldati che sono andati in
guerra preleverai un contributo per il Signore: cio l'uno per
cinquecento delle persone e del grosso bestiame, degli asini e
del bestiame minuto. Lo prenderai sulla met di loro spettanza e
lo darai al sacerdote Eleazaro come offerta da fare con il rito
di elevazione in onore del Signore. Della met che spetta agli
Israeliti prenderai l'uno per cinquanta delle persone e del
grosso bestiame degli asini e del bestiame minuto; lo darai ai
leviti, che hanno la custodia della Dimora del Signore.

Mos e il sacerdote Eleazaro fecero come il Signore aveva
ordinato a Mos. Il bottino, cio tutto ci che rimaneva della
preda fatta da coloro che erano stati in guerra, consisteva in
seicentosettantacinquemila capi di bestiame minuto,
settantaduemila capi di grosso bestiame, sessantunmila asini e
trentaduemila persone, ossia donne che non si erano unite con
uomini. La met, cio la parte di quelli che erano andati in
guerra, fu di trecentotrentasettemilacinquecento capi di
bestiame minuto, dei quali seicentosettantacinque per il tributo
al Signore; trentaseimila capi di grosso bestiame, dei quali
settantadue per l'offerta al Signore, trentamilacinquecento
asini, dei quali sessantuno per l'offerta al Signore, e
sedicimila persone, delle quali trentadue per l'offerta al
Signore. Mos diede al sacerdote Eleazaro il contributo
dell'offerta prelevata per il Signore, come il Signore gli aveva
ordinato. La met che spettava agli Israeliti, dopo che Mos
ebbe fatto la spartizione con gli uomini andati in guerra, la
met spettante alla comunit fu di
trecentotrentasettemilacinquecento capi di bestiame minuto,
trentaseimila capi di grosso bestiame, trentamilacinquecento
asini e sedicimila persone. Da questa met che spettava agli
Israeliti, Mos prese l'uno per cinquanta degli uomini e degli
animali e li diede ai leviti che hanno la custodia della Dimora
del Signore, come il Signore aveva ordinato a Mos.

I comandanti delle migliaia dell'esercito, capi di migliaia e
capi di centinaia si avvicinarono a Mos e gli dissero: I tuoi
servi hanno fatto il computo dei soldati che erano sotto i
nostri ordini e non ne manca neppure uno. Per questo portiamo,
in offerta al Signore, ognuno quello che ha trovato di oggetti
d'oro: bracciali, braccialetti, anelli, pendenti, collane, per
il rito espiatorio per le nostre persone davanti al Signore.
Mos e il sacerdote Eleazaro presero dalle loro mani quell'oro,
tutti gli oggetti lavorati. Tutto l'oro dell'offerta, che essi
consacrarono al Signore con il rito dell'elevazione, da parte
dei capi di migliaia e dei capi di centinaia, pesava
sedicimilasettecentocinquanta sicli. Gli uomini dell'esercito si
tennero il bottino che ognuno aveva fatto per conto suo. Mos e
il sacerdote Eleazaro presero l'oro dei capi di migliaia e di
centinaia e lo portarono nella tenda del convegno come memoriale
per gli Israeliti davanti al Signore.





32.

I figli di Ruben e i figli di Gad avevano bestiame in numero
molto grande; quando videro che il paese di Iazer e il paese di
Galaad erano luoghi da bestiame, i figli di Gad e i figli di
Ruben vennero a parlare a Mos, al sacerdote Eleazaro e ai
principi della comunit e dissero: Atarot, Dibon, Iazer, Nimra,
Chesbon, Eleale, Sebam, Nebo e Beon, terre che il Signore ha
sconfitto alla presenza della comunit d'Israele, sono terre da
bestiame e i tuoi servi hanno appunto il bestiame. Aggiunsero:
Se abbiamo trovato grazia ai tuoi occhi, sia concesso ai tuoi
servi il possesso di questo paese: non ci far passare il
Giordano.

Ma Mos rispose ai figli di Gad e ai figli di Ruben: Andrebbero
dunque i vostri fratelli in guerra e voi ve ne stareste qui?
Perch volete scoraggiare gli Israeliti dal passare nel paese
che il Signore ha dato loro? Cos fecero i vostri padri, quando
li mandai da Kades-Barnea per esplorare il paese. Salirono fino
alla valle di Escol e, dopo aver esplorato il paese,
scoraggiarono gli Israeliti dall'entrare nel paese che il
Signore aveva dato loro. Cos l'ira del Signore si accese in
quel giorno ed egli giur: Gli uomini che sono usciti
dall'Egitto, dall'et di vent'anni in su, non vedranno mai il
paese che ho promesso con giuramento ad Abramo, a Isacco e a
Giacobbe, perch non mi hanno seguito fedelmente, se non Caleb,
figlio di Iefunne, il Kenizzita, e Giosu figlio di Nun, che
hanno seguito il Signore fedelmente. L'ira del Signore si accese
dunque contro Israele; lo fece errare nel deserto per
quarant'anni, finch fosse finita tutta la generazione che aveva
agito male agli occhi del Signore. Ed ecco, voi sorgete al posto
dei vostri padri, razza di uomini peccatori, per aumentare
ancora l'ira del Signore contro Israele. Perch, se voi non
volete pi seguirlo, il Signore continuer a lasciarlo nel
deserto e voi farete perire tutto questo popolo.

Ma quelli si avvicinarono a lui e gli dissero: Costruiremo qui
ovili per il nostro bestiame e citt per i nostri fanciulli; ma,
quanto a noi, ci terremo pronti in armi, per marciare davanti
agli Israeliti, finch li avremo condotti al luogo destinato
loro; intanto, i nostri fanciulli dimoreranno nelle fortezze per
timore degli abitanti del paese. Non torneremo alle nostre case
finch ogni Israelita non abbia preso possesso della sua
eredit, non possiederemo nulla con loro al di l del Giordano e
pi oltre, perch la nostra eredit ci  toccata da questa parte
del Giordano, a oriente.

Allora Mos disse loro: Se fate questo, se vi armate per andare
a combattere davanti al Signore, se tutti quelli di voi che si
armeranno passeranno il Giordano davanti al Signore finch egli
abbia scacciato i suoi nemici dalla sua presenza, se non
tornerete fin quando il paese vi sar sottomesso davanti al
Signore, voi sarete innocenti di fronte al Signore e di fronte a
Israele e questo paese sar vostra propriet alla presenza del
Signore. Ma, se non fate cos, voi peccherete contro il Signore;
sappiate che il vostro peccato vi raggiunger. Costruitevi pure
citt per i vostri fanciulli e ovili per i vostri greggi, ma
fate quello che la vostra bocca ha promesso.

I figli di Gad e i figli di Ruben dissero a Mos: I tuoi servi
faranno quello che il mio signore comanda. I nostri fanciulli,
le nostre mogli, i nostri greggi e tutto il nostro bestiame
rimarranno qui nelle citt di Galaad, ma i tuoi servi, tutti
armati per la guerra, andranno a combattere davanti al Signore,
come dice il mio signore.

Allora Mos diede per loro ordini al sacerdote Eleazaro, a
Giosu figlio di Nun e ai capifamiglia delle trib degli
Israeliti. Mos disse loro: Se i figli di Gad e i figli di
Ruben passeranno con voi il Giordano tutti armati per combattere
davanti al Signore e se il paese sar sottomesso davanti a voi,
darete loro in propriet il paese di Galaad. Ma se non passano
armati con voi, avranno la loro propriet in mezzo a voi nel
paese di Canaan. I figli di Gad e i figli di Ruben risposero:
Faremo come il Signore ha ordinato ai tuoi servi. Passeremo in
armi davanti al Signore nel paese di Canaan, ma il possesso
della nostra eredit resti per noi di qua dal Giordano. Mos
dunque diede ai figli di Gad e ai figli di Ruben e a met della
trib di Manasse figlio di Giuseppe, il regno di Sicon, re degli
Amorrei, e il regno di Og, re di Basan: il paese con le sue
citt comprese entro i confini, le citt del paese che si
stendeva intorno. I figli di Gad ricostruirono Dibon, Atarot,
Aroer, Aterot-Sofan, Iazer, Iogbea, Bet-Nimra e Bet-Aran,
fortezze, e fecero ovili per i greggi. I figli di Ruben
ricostruirono Chesbon, Eleale, Kiriataim, Nebo e Baal-Meon, i
cui nomi furono mutati, e Sibma e diedero nomi alle citt che
avevano ricostruite. I figli di Machir, figlio di Manasse,
andarono nel paese di Galaad, lo presero e ne cacciarono gli
Amorrei che vi abitavano. Mos allora diede Galaad a Machir,
figlio di Manasse, che vi si stabil. Anche Iair, figlio di
Manasse and e prese i loro villaggi e li chiam villaggi di
Iair. Nobach and e prese Kenat con le dipendenze e la chiam
Nobach.





33.

Queste sono le tappe degli Israeliti che uscirono dal paese
d'Egitto, ordinati secondo le loro schiere, sotto la guida di
Mos e di Aronne. Mos scrisse i loro punti di partenza, tappa
per tappa, per ordine del Signore; queste sono le loro tappe
nell'ordine dei loro punti di partenza.

Partirono da Ramses il primo mese, il quindici del primo mese.
Il giorno dopo la pasqua, gli Israeliti uscirono a mano alzata,
alla vista di tutti gli Egiziani, mentre gli Egiziani
seppellivano quelli che il Signore aveva colpito fra di loro,
cio tutti i primogeniti, quando il Signore aveva fatto
giustizia anche dei loro dei.

Gli Israeliti partirono dunque da Ramses e si accamparono a
Succot. 6Partirono da Succot e si accamparono a Etam che 
sull'estremit del deserto. Partirono da Etam e piegarono verso
Pi-Achirot, che  di fronte a Baal-Zefon, e si accamparono
davanti a Migdol. Partirono da Pi-Achirot, attraversarono il
mare in direzione del deserto, fecero tre giornate di marcia nel
deserto di Etam e si accamparono a Mara. Partirono da Mara e
giunsero ad Elim; ad Elim c'erano dodici sorgenti di acqua e
settanta palme; qui si accamparono. Partirono da Elim e si
accamparono presso il mare Rosso. Partirono dal mare Rosso e si
accamparono nel deserto di Zin. Partirono dal deserto di Zin e
si accamparono a Dofka. Partirono da Dofka e si accamparono ad
Alus. Partirono da Alus e si accamparono a Refidim dove non
c'era acqua da bere per il popolo. Partirono da Refidim e si
accamparono nel deserto del Sinai.

Partirono dal deserto del Sinai e si accamparono a Kibrot-Taava.
Partirono da Kibrot-Taava e si accamparono a Cazerot. Partirono
da Cazerot e si accamparono a Ritma. Partirono da Ritma e si
accamparono a Rimmon-Perez. Partirono da Rimmon-Perez e si
accamparono a Libna. Partirono da Libna e si accamparono a
Rissa. Partirono da Rissa e si accamparono a Keelata. Partirono
da Keelata e si accamparono al monte Sefer. Partirono dal monte
Sefer e si accamparono a Carada. Partirono da Carada e si
accamparono a Makelot. Partirono da Makelot e si accamparono a
Tacat. Partirono da Tacat e si accamparono a Terach. Partirono
da Terach e si accamparono a Mitka. Partirono da Mitka e si
accamparono a Casmona. Partirono da Casmona e si accamparono a
Moserot. Partirono da Moserot e si accamparono a Bene-Iaakan.
Partirono da Bene-Iaakan e si accamparono a Or-Ghidgad.
Partirono da Or-Ghidgad e si accamparono a Iotbata. Partirono da
Iotbata e si accamparono ad Abrona. Partirono da Abrona e si
accamparono a Ezion-Gheber.

Partirono da Ezion-Gheber e si accamparono nel deserto di Zin,
cio a Kades. Poi partirono da Kades e si accamparono nel monte
Or all'estremit del paese di Edom. Il sacerdote Aronne sal sul
monte Or per ordine del Signore e in quel luogo mor il
quarantesimo anno dopo l'uscita degli Israeliti dal paese
d'Egitto, il quinto mese, il primo giorno del mese. Aronne era
in et di centoventitr anni quando mor sul monte Or. Il
cananeo re di Arad, che abitava nel Negheb, nel paese di Canaan,
venne a sapere che gli Israeliti arrivavano.

Partirono dal monte Or e si accamparono a Zalmona. Partirono da
Zalmona e si accamparono a Punon. Partirono da Punon e si
accamparono a Obot. Partirono da Obot e si accamparono a
Iie-Abarim sui confini di Moab. Partirono da Iie-Abarim e si
accamparono a Dibon-Gad. Partirono da Dibon-Gad e si accamparono
ad Almon-Diblataim. Partirono da Almon-Diblataim e si
accamparono ai monti Abarim di fronte a Nebo. Partirono dai
monti Abarim e si accamparono nelle steppe di Moab, presso il
Giordano di Gerico. Si accamparono presso il Giordano, da
Bet-Iesimot fino ad Abel-Sittim nelle steppe di Moab.



Il Signore disse a Mos nelle steppe di Moab presso il Giordano
di Gerico: Parla agli Israeliti e riferisci loro: Quando avrete
passato il Giordano e sarete entrati nel paese di Canaan,
caccerete dinanzi a voi tutti gli abitanti del paese,
distruggerete tutte le loro immagini, distruggerete tutte le
loro statue di metallo fuso e distruggerete tutte le loro
alture. Prenderete possesso del paese e in esso vi stabilirete
perch io vi ho dato il paese in propriet. Dividerete il paese
a sorte secondo le vostre famiglie. A quelle che sono pi
numerose darete una porzione maggiore e a quelle che sono meno
numerose darete una porzione minore. Ognuno avr quello che gli
sar toccato in sorte; farete la divisione secondo le trib dei
vostri padri. Ma se non cacciate dinanzi a voi gli abitanti del
paese, quelli di loro che vi avrete lasciato saranno per voi
come spine negli occhi e pungoli nei fianchi e vi faranno
tribolare nel paese che abiterete. Allora io tratter voi come
mi ero proposto di trattare loro.





34.

Il Signore disse a Mos: Da' questo ordine agli Israeliti e
riferisci loro: Quando entrerete nel paese di Canaan, questa
sar la terra che vi toccher in eredit: il paese di Canaan.

Il vostro confine meridionale comincer al deserto di Zin,
vicino a Edom; cos la vostra frontiera meridionale partir
dall'estremit del Mar Morto, a oriente; questa frontiera
volger al sud della salita di Akrabbim, passer per Zin e si
estender a mezzogiorno di Kades-Barnea; poi continuer verso
Cazar-Addar e passer per Azmon. Da Azmon la frontiera girer
fino al torrente d'Egitto e finir al mare. La vostra frontiera
a occidente sar il Mar Mediterraneo: quella sar la vostra
frontiera occidentale.

Questa sar la vostra frontiera settentrionale: partendo dal Mar
Mediterraneo, traccerete una linea fino al monte Or; dal monte
Or, la traccerete in direzione di Camat e l'estremit della
frontiera sar a Zedad; la frontiera continuer fino a Zifron e
finir a Cazar-Enan: questa sar la vostra frontiera
settentrionale. Traccerete la vostra frontiera orientale da
Cazar-Enan a Sefam; la frontiera scender da Sefam verso Ribla,
a oriente di Ain, poi la frontiera scender e si estender lungo
il mare di Genesaret, a oriente; poi la frontiera scender lungo
il Giordano e finir al mar Morto. Questo sar il vostro paese
con le sue frontiere tutt'intorno.

Mos comunic quest'ordine agli Israeliti e disse loro: Questo
 il paese che vi distribuirete a sorte e che il Signore ha
ordinato di dare a nove trib e mezza; poich la trib dei figli
di Ruben, secondo i loro casati paterni, e la trib dei figli di
Gad, secondo i loro casati paterni, e met della trib di
Manasse hanno ricevuto la loro porzione. Queste due trib e
mezza hanno ricevuto la loro porzione oltre il Giordano di
Gerico, dal lato orientale.



Il Signore disse a Mos: Questi sono i nomi degli uomini che
spartiranno il paese fra di voi: il sacerdote Eleazaro e Giosu,
figlio di Nun. Prenderete anche un capo di ogni trib per fare
la spartizione del paese. Ecco i nomi di questi uomini. Per la
trib di Giuda, Caleb figlio di Iefunne. Per la trib dei figli
di Simeone, Samuele figlio di Ammiud. Per la trib di Beniamino,
Elidad figlio di Chislon. Per la trib dei figli di Dan, il capo
Bukki figlio di Iogli. Per i figli di Giuseppe, per la trib dei
figli di Manasse, il capo Anniel figlio di Efod; per la trib
dei figli di Efraim, il capo Kemuel figlio di Siptan. Per la
trib dei figli di Zabulon, il capo Elisafan figlio di Parnach.
Per la trib dei figli di Issacar, il capo Paltiel figlio di
Azzan. Per la trib dei figli di Aser, il capo Achiud, figlio di
Selomi. Per la trib dei figli di Neftali, il capo Pedael figlio
di Ammiud. Questi sono coloro ai quali il Signore ordin di
spartire il possesso del paese di Canaan tra gli Israeliti.





35.

Il Signore disse ancora a Mos nelle steppe di Moab presso il
Giordano di Gerico: Ordina agli Israeliti che dell'eredit che
possiederanno riservino ai leviti citt da abitare; darete anche
ai leviti il contado che  intorno alla citt. Essi avranno le
citt per abitarvi e il contado servir per il loro bestiame,
per i loro beni e per tutti i loro animali. Il contado delle
citt che darete ai leviti si estender per lo spazio di mille
cubiti fuori dalle mura della citt tutto intorno. Misurerete
dunque, fuori della citt, duemila cubiti dal lato orientale,
duemila cubiti dal lato meridionale, duemila cubiti dal lato
occidentale e duemila cubiti dal lato settentrionale; la citt
sar in mezzo. Tale sar il contado di ciascuna delle loro
citt. Fra le citt che darete ai leviti, sei saranno citt di
asilo, che voi designerete perch vi si rifugi l'omicida: a
queste aggiungerete altre quarantadue citt. Tutte le citt che
darete ai leviti saranno dunque quarantotto con il relativo
contado. Di queste citt che darete ai leviti, prendendole dalla
propriet degli Israeliti, ne prenderete di pi da quelli che ne
hanno di pi e di meno da quelli che ne hanno di meno, ognuno ai
leviti dar delle sue citt in proporzione della eredit che gli
sar toccata.



Il Signore disse a Mos: Parla agli Israeliti e riferisci loro:
Quando avrete passato il Giordano e sarete entrati nel paese di
Canaan, designerete citt che siano per voi citt di asilo, dove
possa rifugiarsi l'omicida che avr ucciso qualcuno
involontariamente. Queste citt vi serviranno di asilo contro il
vendicatore del sangue, perch l'omicida non sia messo a morte
prima di comparire in giudizio dinanzi alla comunit.

Delle citt che darete, sei saranno dunque per voi citt di
asilo. Darete tre citt di qua dal Giordano e darete tre altre
citt nel paese di Canaan; saranno citt di rifugio.

Queste sei citt serviranno di rifugio agli Israeliti, al
forestiero e all'ospite che soggiorner in mezzo a voi, perch
vi si rifugi chiunque abbia ucciso qualcuno involontariamente.

Ma se uno colpisce un altro con uno strumento di ferro e quegli
muore, quel tale  omicida, l'omicida dovr essere messo a
morte. Se lo colpisce con una pietra che aveva in mano, atta a
causare la morte, e il colpito muore, quel tale  omicida;
l'omicida dovr essere messo a morte. O se lo colpisce con uno
strumento di legno che aveva in mano, atto a causare la morte, e
il colpito muore, quel tale  un omicida; l'omicida dovr essere
messo a morte. Sar il vendicatore del sangue quegli che metter
a morte l'omicida; quando lo incontrer, lo uccider. Se uno d
a un altro una spinta per odio o gli getta contro qualcosa con
premeditazione, e quegli muore, o lo colpisce per inimicizia con
la mano, e quegli muore, chi ha colpito dovr essere messo a
morte; egli  un omicida e il vendicatore del sangue uccider
l'omicida quando lo incontrer.

Ma se gli d una spinta per caso e non per inimicizia o gli
getta contro qualcosa senza premeditazione o se, senza volerlo,
gli fa cadere addosso una pietra che possa causare la morte e
quegli ne muore senza che l'altro gli fosse nemico o gli volesse
fare del male, allora ecco le regole secondo le quali la
comunit giudicher fra colui che ha colpito e il vendicatore
del sangue. La comunit liberer l'omicida dalle mani del
vendicatore del sangue e lo far tornare alla citt di asilo
dove era fuggito. L dovr abitare fino alla morte del sommo
sacerdote che fu unto con l'olio santo. Ma se l'omicida esce dai
confini della citt di asilo dove si era rifugiato e se il
vendicatore del sangue trova l'omicida fuori dei confini della
sua citt di asilo e l'uccide, il vendicatore del sangue non
sar reo del sangue versato. Perch l'omicida deve stare nella
sua citt di asilo fino alla morte del sommo sacerdote; dopo la
morte del sommo sacerdote, l'omicida potr tornare nella terra
di sua propriet.

Queste vi servano come norme di diritto, di generazione in
generazione, in tutti i luoghi dove abiterete. Se uno uccide un
altro, l'omicida sar messo a morte in seguito a deposizione di
testimoni, ma un unico testimone non baster per condannare a
morte una persona. Non accetterete prezzo di riscatto per la
vita di un omicida, reo di morte, perch dovr essere messo a
morte.

Non accetterete prezzo di riscatto che permetta all'omicida di
fuggire dalla sua citt di rifugio e di tornare ad abitare nel
suo paese fino alla morte del sacerdote. Non contaminerete il
paese dove sarete, perch il sangue contamina il paese; non si
potr fare per il paese alcuna espiazione del sangue che vi sar
stato sparso, se non mediante il sangue di chi l'avr sparso.
Non contaminerete dunque il paese che andate ad abitare e in
mezzo al quale io dimorer; perch io sono il Signore che dimoro
in mezzo agli Israeliti.





36.

I capifamiglia dei figli di Galaad, figlio di Machir, figlio di
Manasse, tra le famiglie dei figli di Giuseppe, si fecero avanti
a parlare in presenza di Mos e dei principi capifamiglia degli
Israeliti e dissero: Dio ha ordinato al mio signore di dare il
paese in eredit agli Israeliti in base alla sorte; il mio
signore ha anche ricevuto l'ordine da Dio di dare l'eredit di
Zelofcad, nostro fratello, alle figlie di lui. Se queste si
maritano a qualche figlio delle altre trib degli Israeliti, la
loro eredit sar detratta dalla eredit dei nostri padri e
aggiunta all'eredit della trib nella quale esse saranno
entrate; cos sar detratta dall'eredit che ci  toccata in
sorte. Quando verr il giubileo per gli Israeliti, la loro
eredit sar aggiunta a quella della trib nella quale saranno
entrate e l'eredit loro sar detratta dalla eredit della trib
dei nostri padri.

Allora Mos comunic agli Israeliti quest'ordine ricevuto dal
Signore: La trib dei figli di Giuseppe dice bene. Questo il
Signore ha ordinato riguardo alle figlie di Zelofcad: si
mariteranno a chi vorranno, purch si maritino in una famiglia
della trib dei loro padri. Nessuna eredit tra gli Israeliti
potr passare da una trib all'altra, ma ciascuno degli
Israeliti si terr vincolato all'eredit della trib dei suoi
padri. Ogni fanciulla che possiede una eredit in una trib
degli Israeliti, si mariter a uno che appartenga a una famiglia
della trib di suo padre, perch ognuno degli Israeliti rimanga
nel possesso dell'eredit dei suoi padri e nessuna eredit passi
da una trib all'altra; ognuna delle trib degli Israeliti si
terr vincolata alla propria eredit.

Le figlie di Zelofcad fecero secondo l'ordine che il Signore
aveva dato a Mos. Macla, Tirza, Cogla, Milca e Noa, le figlie
di Zelofcad, sposarono i figli dei loro zii paterni; si
maritarono nelle famiglie dei figli di Manasse, figlio di
Giuseppe, e la loro eredit rimase nella trib della famiglia
del padre loro.



Questi sono i comandi e le leggi che il Signore diede agli
Israeliti per mezzo di Mos, nelle steppe di Moab, presso il
Giordano di Gerico.





DEUTERONOMIO.





1.

Queste sono le parole che Mos rivolse a tutto Israele oltre il
Giordano nel deserto, nella valle dell'Araba, di fronte a Suf,
tra Paran, Tofel, Laban, Cazerot e Di-Zaab. Vi sono undici
giornate dall'Oreb, per la via del monte Seir fino a
Kades-Barnea. Nel quarantesimo anno, l'undicesimo mese, il primo
giorno del mese, Mos parl agli Israeliti, secondo quanto il
Signore gli aveva ordinato di dir loro. Dopo aver sconfitto
Sicon, re degli Amorrei, che abitava in Chesbon, e Og, re di
Basan, che abitava in Astarot e in Edrei, oltre il Giordano, nel
paese di Moab, Mos cominci a spiegare questa legge:

Il Signore nostro Dio ci ha parlato sull'Oreb e ci ha detto:
Avete dimorato abbastanza su questa montagna; voltatevi, levate
l'accampamento e andate verso le montagne degli Amorrei e in
tutte le regioni vicine: la valle dell'Araba, le montagne, la
Sefela, il Negheb, la costa del mare, nel paese dei Cananei e
nel Libano, fino al grande fiume, il fiume Eufrate. Ecco, io vi
ho posto il paese dinanzi; entrate, prendete in possesso il
paese che il Signore ha giurato di dare ai vostri padri Abramo,
Isacco e Giacobbe, e alla loro stirpe dopo di essi.

In quel tempo io vi ho parlato e vi ho detto: Io non posso da
solo sostenere il peso di questo popolo. Il Signore vostro Dio
vi ha moltiplicati ed ecco oggi siete numerosi come le stelle
del cielo. Il Signore, Dio dei vostri padri, vi aumenti anche
mille volte di pi e vi benedica come vi ha promesso di fare. Ma
come posso io da solo portare il vostro peso, il vostro carico e
le vostre liti? Sceglietevi nelle vostre trib uomini saggi,
intelligenti e stimati, e io li costituir vostri capi. Voi mi
rispondeste: Va bene ci che proponi di fare. Allora presi i
capi delle vostre trib, uomini saggi e stimati, e li stabilii
sopra di voi come capi di migliaia, capi di centinaia, capi di
cinquantine, capi di decine, e come scribi nelle vostre trib.
In quel tempo diedi quest'ordine ai vostri giudici: Ascoltate le
cause dei vostri fratelli e giudicate con giustizia le questioni
che uno pu avere con il fratello o con lo straniero che sta
presso di lui. Nei vostri giudizi non avrete riguardi personali,
darete ascolto al piccolo come al grande; non temerete alcun
uomo, poich il giudizio appartiene a Dio; le cause troppo
difficili per voi le presenterete a me e io le ascolter. In
quel tempo io vi ordinai tutte le cose che dovevate fare.



Partimmo dall'Oreb e attraversammo tutto quel deserto grande e
spaventoso che avete visto, dirigendoci verso le montagne degli
Amorrei, come il Signore nostro Dio ci aveva ordinato di fare, e
giungemmo a Kades-Barnea. Allora vi dissi: Siete arrivati presso
la montagna degli Amorrei, che il Signore nostro Dio sta per
darci. Ecco, il Signore tuo Dio ti ha posto il paese dinanzi;
entra, prendine possesso, come il Signore Dio dei tuoi padri ti
ha detto, non temere e non ti scoraggiare! Voi vi accostaste a
me tutti e diceste: Mandiamo uomini innanzi a noi, che esplorino
il paese e ci riferiscano sul cammino per il quale noi dovremo
salire e sulle citt nelle quali dovremo entrare. La proposta mi
piacque e scelsi dodici uomini tra di voi, uno per trib. Quelli
si incamminarono, salirono verso i monti, giunsero alla valle di
Escol ed esplorarono il paese. Presero con le mani i frutti del
paese, ce li portarono e ci fecero questa relazione:

E' buono il paese che il Signore nostro Dio sta per darci. Ma
voi non voleste entrarvi e vi ribellaste all'ordine del Signore
vostro Dio; mormoraste nelle vostre tende e diceste: Il Signore
ci odia, per questo ci ha fatti uscire dal paese d'Egitto, per
darci in mano agli Amorrei e per distruggerci. Dove possiamo
andare noi? I nostri fratelli ci hanno scoraggiati dicendo:
Quella gente  pi grande e pi alta di noi; le citt sono
grandi e fortificate fino al cielo; abbiamo visto l perfino dei
figli degli Anakiti.

Allora dissi a voi: Non spaventatevi e non abbiate paura di
loro. Il Signore stesso vostro Dio, che vi precede, combatter
per voi, come ha fatto tante volte sotto gli occhi vostri in
Egitto e come ha fatto nel deserto, dove hai visto come il
Signore tuo Dio ti ha portato, come un uomo porta il proprio
figlio, per tutto il cammino che avete fatto, finch siete
arrivati qui. Nonostante questo, non aveste fiducia nel Signore
vostro Dio che andava innanzi a voi nel cammino per cercarvi un
luogo dove porre l'accampamento: di notte nel fuoco, per
mostrarvi la via dove andare, e di giorno nella nube. Il Signore
ud le vostre parole, si adir e giur: Nessuno degli uomini di
questa malvagia generazione vedr il buon paese che ho giurato
di dare ai vostri padri, se non Caleb figlio di Iefunne. Egli lo
vedr e a lui e ai suoi figli dar la terra che ha calcato,
perch ha pienamente seguito il Signore. Anche contro di me si
adir il Signore, per causa vostra, e disse: Neanche tu vi
entrerai, ma vi entrer Giosu figlio di Nun, che sta al tuo
servizio; incoraggialo, perch egli metter Israele in possesso
di questo paese. E i vostri bambini, dei quali avete detto:
Diventeranno oggetto di preda! E i vostri figli, che oggi non
conoscono n il bene n il male, essi vi entreranno, a loro lo
dar ed essi lo possiederanno. Ma voi volgetevi indietro e
incamminatevi verso il deserto, in direzione del Mare Rosso.

Allora voi mi rispondeste: Abbiamo peccato contro il Signore!
Entreremo e combatteremo in tutto come il Signore nostro Dio ci
ha ordinato. Ognuno di voi cinse le armi e presumeste di salire
verso la montagna. Il Signore mi disse: Ordina loro: Non salite
e non combattete, perch io non sono in mezzo a voi; voi sarete
sconfitti davanti ai vostri nemici. Io ve lo dissi, ma voi non
mi ascoltaste; anzi vi ribellaste all'ordine del Signore, foste
presuntuosi e osaste salire verso i monti. Allora gli Amorrei,
che abitano quella montagna, uscirono contro di voi, vi
inseguirono come fanno le api e vi batterono in Seir fino a
Corma. Voi tornaste e piangeste davanti al Signore; ma il
Signore non diede ascolto alla vostra voce e non vi porse
l'orecchio. Cos rimaneste in Kades molti giorni, quanto fu il
tempo in cui vi avete dimorato.





2.

Allora cambiammo direzione e partimmo per il deserto verso il
Mare Rosso, come il Signore mi aveva detto, e girammo intorno al
monte Seir per lungo tempo. Il Signore mi disse: Avete girato
abbastanza intorno a questa montagna; volgetevi verso
settentrione. Da' quest'ordine al popolo: Voi state per passare
i confini dei figli di Esa, vostri fratelli, che dimorano in
Seir; essi avranno paura di voi; state bene in guardia: non
muovete loro guerra, perch del loro paese io non vi dar
neppure quanto ne pu calcare la pianta di un piede; infatti ho
dato il monte di Seir in propriet a Esa. Comprerete da loro
con denaro le vettovaglie che mangerete e comprerete da loro con
denaro anche l'acqua per bere. Perch il Signore tuo Dio ti ha
benedetto in ogni lavoro delle tue mani, ti ha seguito nel tuo
viaggio attraverso questo grande deserto; il Signore tuo Dio 
stato con te in questi quaranta anni e non ti  mancato nulla.
Allora passammo oltre i nostri fratelli, i figli di Esa, che
abitano in Seir lungo la via dell'Araba, per Elat ed
Ezion-Gheber. Poi ci voltammo e avanzammo in direzione del
deserto di Moab. Il Signore mi disse: Non attaccare Moab e non
gli muovere guerra, perch io non ti dar nulla da possedere nel
suo paese; infatti ho dato Ar ai figli di Lot, come loro
propriet. Prima vi abitavano gli Emim: popolo grande, numeroso,
alto di statura come gli Anakiti. Erano anch'essi considerati
Refaim come gli Anakiti; ma i Moabiti li chiamavano Emim. Anche
Seir era prima abitata dagli Hurriti; ma i figli di Esa li
scacciarono, li distrussero e si stabilirono al posto loro, come
ha fatto Israele nel paese che possiede e che il Signore gli ha
dato.

Ora alzatevi e passate il torrente Zered! E attraversammo il
torrente Zered. La durata del nostro cammino da Kades-Barnea al
passaggio del torrente Zered, fu di trentotto anni, finch tutta
quella generazione di uomini atti alla guerra scomparve
dall'accampamento, come il Signore aveva loro giurato. Anche la
mano del Signore era stata contro di loro, per sterminarli
dall'accampamento finch fossero annientati. Quando tutti quegli
uomini atti alla guerra furono passati nel numero dei morti, il
Signore mi disse: Oggi tu stai per passare i confini di Moab,
ad Ar, e ti avvicinerai agli Ammoniti. Non li attaccare e non
muover loro guerra, perch io non ti dar nessun possesso nel
paese degli Ammoniti; infatti l'ho dato in propriet ai figli di
Lot.

Anche questo paese era reputato paese di Refaim: prima vi
abitavano i Refaim e gli Ammoniti li chiamavano Zamzummim:
popolo grande, numeroso, alto di statura come gli Anakiti; ma il
Signore li aveva distrutti davanti agli Ammoniti, che li avevano
scacciati e si erano stabiliti al loro posto. Cos il Signore
aveva fatto per i figli di Esa che abitano in Seir, quando
distrusse gli Hurriti davanti a loro; essi li scacciarono e si
stabilirono al loro posto e ci sono rimasti fino ad oggi. Anche
gli Avviti, che dimoravano in villaggi fino a Gaza, furono
distrutti dai Kaftoriti, usciti da Kaftor, i quali si
stabilirono al loro posto.



Su, levate l'accampamento e passate la valle dell'Arnon; ecco,
io metto in tuo potere Sicon, l'Amorreo, re di Chesbon, e il suo
paese; comincia a prenderne possesso e muovigli guerra. Oggi
comincer a incutere paura e terrore di te ai popoli che sono
sotto tutto il cielo, cos che, all'udire la tua fama,
tremeranno e saranno presi da spavento dinanzi a te. Allora
mandai messaggeri dal deserto di Kedemot a Sicon, re di Chesbon,
con parole di pace, e gli feci dire: Lasciami passare nel tuo
paese; io camminer per la strada maestra, senza volgermi n a
destra n a sinistra. Tu mi venderai per denaro contante le
vettovaglie che manger e mi darai per denaro contante l'acqua
che berr; permettimi solo il transito, come mi hanno permesso i
figli di Esa, che abitano in Seir, e i Moabiti che abitano in
Ar, finch io abbia passato il Giordano per entrare nel paese
che il Signore nostro Dio sta per darci. Ma Sicon, re di
Chesbon, non ci volle lasciar passare nel suo paese, perch il
Signore tuo Dio gli aveva reso inflessibile lo spirito e
ostinato il cuore, per mettertelo nelle mani, come appunto 
oggi. Il Signore mi disse: Vedi, ho cominciato a mettere in tuo
potere Sicon e il suo paese; da' inizio alla conquista
impadronendoti del suo paese. Allora Sicon usc contro di noi
con tutta la sua gente per darci battaglia a Iaaz. Il Signore
nostro Dio ce lo mise nelle mani e noi abbiamo sconfitto lui, i
suoi figli e tutta la sua gente. In quel tempo prendemmo tutte
le sue citt e votammo allo sterminio ogni citt, uomini, donne,
bambini; non vi lasciammo alcun superstite. Soltanto asportammo
per noi come preda il bestiame e le spoglie delle citt che
avevamo prese. Da Aroer, che  sull'orlo della valle dell'Arnon
e dalla citt che  sul torrente stesso, fino a Galaad, non ci
fu citt che fosse inaccessibile per noi: il Signore nostro Dio
le mise tutte in nostro potere. Ma non ti avvicinasti al paese
degli Ammoniti, a tutta la riva del torrente Iabbok, alle citt
delle montagne, a tutti i luoghi che il Signore nostro Dio ci
aveva proibito di attaccare.





3.

Poi ci voltammo e salimmo per la via di Basan. Og, re di Basan,
con tutta la sua gente, ci venne incontro per darci battaglia a
Edrei. Il Signore mi disse: Non lo temere, perch io dar in tuo
potere lui, tutta la sua gente e il suo paese; tu farai a lui
quel che hai fatto a Sicon, re degli Amorrei, che abitava a
Chesbon. Cos il Signore nostro Dio mise in nostro potere anche
Og, re di Basan, con tutta la sua gente; noi lo abbiamo
sconfitto, senza lasciargli alcun superstite. Gli prendemmo in
quel tempo tutte le sue citt; non ci fu citt che noi non
prendessimo loro: sessanta citt, tutta la regione di Argob, il
regno di Og in Basan. Tutte queste citt erano fortificate, con
alte mura, porte e sbarre, senza contare le citt aperte, che
erano molto numerose. Noi le votammo allo sterminio, come
avevamo fatto di Sicon, re di Chesbon: votammo allo sterminio
ogni citt, uomini, donne, bambini. Ma il bestiame e le spoglie
delle citt asportammo per noi come preda.

In quel tempo, abbiamo preso ai due re degli Amorrei il paese
che  oltre il Giordano, dal torrente Arnon al monte Ermon  - 
quelli di Sidone chiamano Sirion l'Ermon, gli Amorrei lo
chiamano Senir  -, tutte le citt della pianura, tutto Galaad,
tutto Basan fino a Salca e a Edrei, citt del regno di Og in
Basan. Perch Og, re di Basan, era rimasto l'unico superstite
dei Refaim. Ecco, il suo letto, un letto di ferro, non  forse a
Rabba degli Ammoniti? E' lungo nove cubiti secondo il cubito di
un uomo.



In quel tempo abbiamo preso in possesso questo paese: ai
Rubeniti e ai Gaditi diedi il territorio di Aroer, sul torrente
Arnon, fino a met della montagna di Galaad con le sue citt.
Alla met della trib di Manasse diedi il resto di Galaad e
tutto il regno di Og in Basan; tutta la regione di Argob con
tutto Basan, che si chiamava il paese dei Refaim. Iair, figlio
di Manasse, prese tutta la regione di Argob, sino ai confini dei
Ghesuriti e dei Maacatiti, e chiam con il suo nome i villaggi
di Basan, che anche oggi si chiamano Villaggi di Iair. Diedi
Galaad a Machir. Ai Rubeniti e ai Gaditi diedi da Galaad fino al
torrente Arnon, fino alla met del torrente che serve di confine
e fino al torrente Iabbok, frontiera degli Ammoniti, e l'Araba
il cui confine  costituito dal Giordano, da Genesaret fino al
mare dell'Araba, cio il Mar Morto, sotto le pendici del Pisga,
verso l'oriente. Ora in quel tempo io vi diedi quest'ordine: Il
Signore vostro Dio vi ha dato questo paese in propriet. Voi
tutti, uomini vigorosi, passerete armati alla testa degli
Israeliti vostri fratelli. Soltanto le vostre mogli, i vostri
fanciulli e il vostro bestiame (so che di bestiame ne avete
molto) rimarranno nelle citt che vi ho date, finch il Signore
abbia dato una dimora tranquilla ai vostri fratelli come ha
fatto per voi, e prendano anch'essi possesso del paese che il
Signore vostro Dio sta per dare a loro oltre il Giordano. Poi
ciascuno torner nel possesso che io vi ho dato.

In quel tempo diedi anche a Giosu quest'ordine: I tuoi occhi
hanno visto quanto il Signore vostro Dio ha fatto a questi due
re; lo stesso far il Signore a tutti i regni nei quali tu stai
per entrare. Non li temete, perch lo stesso Signore vostro Dio
combatte per voi.



In quel medesimo tempo, io supplicai il Signore: Signore Dio, tu
hai cominciato a mostrare al tuo servo la tua grandezza e la tua
mano potente; quale altro Dio, infatti, in cielo o sulla terra,
pu fare opere e prodigi come i tuoi? Permetti che io passi al
di l e veda il bel paese che  oltre il Giordano e questi bei
monti e il Libano. Ma il Signore si adir contro di me, per
causa vostra, e non mi esaud. Il Signore mi disse: Basta, non
parlarmi pi di questa cosa. Sali sulla cima del Pisga, volgi lo
sguardo a occidente, a settentrione, a mezzogiorno e a oriente e
contempla il paese con gli occhi; perch tu non passerai questo
Giordano. Trasmetti i tuoi ordini a Giosu, rendilo intrepido e
incoraggialo, perch lui lo passer alla testa di questo popolo
e metter Israele in possesso del paese che vedrai.

Cos ci fermammo nella valle di fronte a Bet-Peor.





4.

Ora dunque, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi
insegno, perch le mettiate in pratica, perch viviate ed
entriate in possesso del paese che il Signore, Dio dei vostri
padri sta per darvi. Non aggiungerete nulla a ci che io vi
comando e non ne toglierete nulla: ma osserverete i comandi del
Signore Dio vostro che io vi prescrivo. I vostri occhi videro
ci che il Signore ha fatto a Baal-Peor: come il Signore tuo Dio
abbia distrutto in mezzo a te quanti avevano seguito Baal-Peor;
ma voi che vi manteneste fedeli al Signore vostro Dio siete oggi
tutti in vita. Vedete, io vi ho insegnato leggi e norme come il
Signore mio Dio mi ha ordinato, perch le mettiate in pratica
nel paese in cui state per entrare per prenderne possesso. Le
osserverete dunque e le metterete in pratica perch quella sar
la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei
popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno:
Questa grande nazione  il solo popolo saggio e intelligente.
Infatti quale grande nazione ha la divinit cos vicina a s,
come il Signore nostro Dio  vicino a noi ogni volta che lo
invochiamo? E quale grande nazione ha leggi e norme giuste come
 tutta questa legislazione che io oggi vi espongo?



Ma guardati e guardati bene dal dimenticare le cose che i tuoi
occhi hanno visto: non ti sfuggano dal cuore, per tutto il tempo
della tua vita. Le insegnerai anche ai tuoi figli e ai figli dei
tuoi figli.

Ricordati del giorno in cui sei comparso davanti al Signore tuo
Dio sull'Oreb, quando il Signore mi disse: Radunami il popolo e
io far loro udire le mie parole, perch imparino a temermi
finch vivranno sulla terra, e le insegnino ai loro figli. Voi
vi avvicinaste e vi fermaste ai piedi del monte; il monte ardeva
nelle fiamme che si innalzavano in mezzo al cielo, vi erano
tenebre, nuvole e oscurit. Il Signore vi parl dal fuoco; voi
udivate il suono delle parole ma non vedevate alcuna figura;
c'era soltanto una voce. Egli vi annunci la sua alleanza, che
vi comand di osservare, cio i dieci comandamenti, e li scrisse
su due tavole di pietra. A me in quel tempo il Signore ordin di
insegnarvi leggi e norme, perch voi le metteste in pratica nel
paese in cui state per entrare per prenderne possesso. Poich
dunque non vedeste alcuna figura, quando il Signore vi parl
sull'Oreb dal fuoco, state bene in guardia per la vostra vita,
perch non vi corrompiate e non vi facciate l'immagine scolpita
di qualche idolo, la figura di maschio o femmina, la figura di
qualche animale, la figura di un uccello che vola nei cieli, la
figura di una bestia che striscia sul suolo, la figura di un
pesce che vive nelle acque sotto la terra, perch, alzando gli
occhi al cielo e vedendo il sole, la luna, le stelle, tutto
l'esercito del cielo, tu non sia trascinato a prostrarti davanti
a quelle cose e servirle; cose che il Signore tuo Dio ha
abbandonato in sorte a tutti i popoli che sono sotto tutti i
cieli . Voi invece, il Signore, vi ha presi, vi ha fatti uscire
dal crogiuolo di ferro, dall'Egitto, perch foste un popolo che
gli appartenesse, come oggi difatti siete.

Il Signore si adir contro di me per causa vostra e giur che io
non avrei passato il Giordano e non sarei entrato nella fertile
terra che il Signore Dio tuo ti d in eredit. Perch io devo
morire in questo paese, senza passare il Giordano; ma voi lo
dovete passare e possederete quella fertile terra. Guardatevi
dal dimenticare l'alleanza che il Signore vostro Dio ha
stabilito con voi e dal farvi alcuna immagine scolpita di
qualunque cosa, riguardo alla quale il Signore tuo Dio ti ha
dato un comando. Poich il Signore tuo Dio  fuoco divoratore,
un Dio geloso. Quando avrete generato figli e nipoti e sarete
invecchiati nel paese, se vi corromperete, se vi farete immagini
scolpite di qualunque cosa, se farete ci che  male agli occhi
del Signore vostro Dio per irritarlo, io chiamo oggi in
testimonio contro di voi il cielo e la terra: voi certo
perirete, scomparendo dal paese di cui state per prendere
possesso oltre il Giordano. Voi non vi rimarrete lunghi giorni,
ma sarete tutti sterminati. Il Signore vi disperder fra i
popoli e non resterete pi di un piccolo numero fra le nazioni
dove il Signore vi condurr.

L servirete a dei fatti da mano d'uomo, dei di legno e di
pietra, i quali non vedono, non mangiano, non odorano.



Ma di l cercherai il Signore tuo Dio e lo troverai, se lo
cercherai con tutto il cuore e con tutta l'anima. Con angoscia,
quando tutte queste cose ti saranno avvenute, negli ultimi
giorni, tornerai al Signore tuo Dio e ascolterai la sua voce,
poich il Signore Dio tuo  un Dio misericordioso; non ti
abbandoner e non ti distrugger, non dimenticher l'alleanza
che ha giurato ai tuoi padri.



Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te: dal
giorno in cui Dio cre l'uomo sulla terra e da un'estremit dei
cieli all'altra, vi fu mai cosa grande come questa e si ud mai
cosa simile a questa? Che cio un popolo abbia udito la voce di
Dio parlare dal fuoco, come l'hai udita tu, e rimanesse vivo?

O ha mai tentato un dio di andare a scegliersi una nazione in
mezzo a un'altra con prove, segni, prodigi e battaglie, con mano
potente e braccio teso e grandi terrori, come fece per voi il
Signore vostro Dio in Egitto, sotto i vostri occhi?

Tu sei diventato spettatore di queste cose, perch tu sappia che
il Signore  Dio e che non ve n' altri fuori di lui.

Dal cielo ti ha fatto udire la sua voce per educarti, sulla
terra ti ha mostrato il suo grande fuoco e tu hai udito le sue
parole di mezzo al fuoco. Perch ha amato i tuoi padri, ha
scelto la loro posterit e ti ha fatto uscire dall'Egitto con la
sua stessa presenza e con grande potenza, per scacciare dinanzi
a te nazioni pi grandi e pi potenti di te, per farti entrare
nel loro paese e dartene il possesso, come appunto  oggi.

Sappi dunque oggi e conserva bene nel tuo cuore che il Signore 
Dio lass nei cieli e quaggi sulla terra; e non ve n' altro.
Osserva dunque le sue leggi e i suoi comandi che oggi ti do,
perch sii felice tu e i tuoi figli dopo di te e perch tu resti
a lungo nel paese che il Signore tuo Dio ti d per sempre.



In quel tempo Mos scelse tre citt oltre il Giordano verso
oriente, perch servissero di asilo all'omicida che avesse
ucciso il suo prossimo involontariamente senza averlo odiato
prima, perch potesse aver salva la vita fuggendo in una di
quelle citt. Esse furono Beser, nel deserto, sull'altipiano,
per i Rubeniti; Ramot, in Galaad  per i Gaditi, e Golan, in
Basan, per i  Manassiti.



Questa  la legge che Mos espose agli Israeliti. Queste sono le
istruzioni, le leggi e le norme che Mos diede agli Israeliti
quando furono usciti dall'Egitto, oltre il Giordano, nella valle
di fronte a Bet-Peor, nel paese di Sicon re degli Amorrei che
abitava in Chesbon, e che Mos e gli Israeliti sconfissero
quando furono usciti dall'Egitto. Essi avevano preso possesso
del paese di lui e del paese di Og re di Basan  -  due re
Amorrei che stavano oltre il Giordano, verso oriente  -, da
Aroer, che  sull'orlo della valle dell'Arnon, fino al monte
Sirion, cio l'Ermon, con tutta l'Araba oltre il Giordano, verso
oriente, fino al mare dell'Araba sotto le pendici del Pisga.





5

[I dieci comandamenti].

Mos convoc tutto Israele e disse loro: Ascolta, Israele, le
leggi e le norme che oggi io proclamo dinanzi a voi: imparatele
e custoditele e mettetele in pratica. Il Signore nostro Dio ha
stabilito con noi un'alleanza sull'Oreb. Il Signore non ha
stabilito questa alleanza con i nostri padri, ma con noi che
siamo qui oggi tutti in vita. Il Signore vi ha parlato faccia a
faccia sul monte dal fuoco, mentre io stavo tra il Signore e
voi, per riferirvi la parola del Signore, perch voi avevate
paura di quel fuoco e non eravate saliti sul monte. Egli disse:

Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di
Egitto, dalla condizione servile. Non avere altri dei di fronte
a me. Non ti farai idolo n immagine alcuna di ci che  lass
in cielo n di ci che  quaggi sulla terra, n di ci che 
nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a quelle
cose e non le servirai. Perch io il Signore tuo Dio sono un Dio
geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza
e alla quarta generazione per quanti mi odiano, ma usa
misericordia fino a mille generazioni verso coloro che amano e
osservano i miei comandamenti.

Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio perch il
Signore non ritiene innocente chi pronuncia il suo nome invano.

Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come il Signore
Dio tuo ti ha comandato. Sei giorni faticherai e farai ogni
lavoro, ma il settimo giorno  il sabato per il Signore tuo Dio:
non fare lavoro alcuno n tu, n tuo figlio, n tua figlia, n
il tuo schiavo, n la tua schiava, n il tuo bue, n il tuo
asino, n alcuna delle tue bestie, n il forestiero, che sta
entro le tue porte, perch il tuo schiavo e la tua schiava si
riposino come te. Ricordati che sei stato schiavo nel paese
d'Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di l con
mano potente e braccio teso; perci il Signore tuo Dio ti ordina
di osservare il giorno di sabato.

Onora tuo padre e tua madre, come il Signore Dio tuo ti ha
comandato, perch la tua vita sia lunga e tu sii felice nel
paese che il Signore tuo Dio ti d.

Non uccidere.

Non commettere adulterio.

Non rubare.

Non pronunciare testimonianza falsa contro il tuo prossimo.

Non desiderare la moglie del tuo prossimo. Non desiderare la
casa del tuo prossimo, n il suo campo, n il suo schiavo, n la
sua schiava, n il suo bue, n il suo asino, n alcuna delle
cose che sono del tuo prossimo.

Queste parole pronunci il Signore, parlando a tutta la vostra
assemblea sul monte, dal fuoco, dalla nube e dall'oscurit, con
voce poderosa, e non aggiunse altro. Le scrisse su due tavole di
pietra e me le diede.



All'udire la voce in mezzo alle tenebre, mentre il monte era
tutto in fiamme, i vostri capitrib e i vostri anziani si
avvicinarono tutti a me e dissero: Ecco il Signore nostro Dio ci
ha mostrato la sua gloria e la sua grandezza e noi abbiamo udito
la sua voce dal fuoco; oggi abbiamo visto che Dio pu parlare
con l'uomo e l'uomo restare vivo. Ma ora, perch dovremmo
morire? Questo grande fuoco infatti ci consumer; se continuiamo
a udire ancora la voce del Signore nostro Dio moriremo. Poich
chi tra tutti i mortali ha udito come noi la voce del Dio
vivente parlare dal fuoco ed  rimasto vivo? Avvicinati tu e
ascolta quanto il Signore nostro Dio dir; ci riferirai quanto
il Signore nostro Dio ti avr detto e noi lo ascolteremo e lo
faremo. Il Signore ud le vostre parole, mentre mi parlavate, e
mi disse: Ho udito le parole che questo popolo ti ha rivolto;
quanto hanno detto va bene. Oh, se avessero sempre un tal cuore,
da temermi e da osservare tutti i miei comandi, per essere
felici loro e i loro figli per sempre! Va' e di' loro: Tornate
alle vostre tende; ma tu resta qui con me e io ti detter tutti
i comandi, tutte le leggi e le norme che dovrai insegnare loro,
perch le mettano in pratica nel paese che io sto per dare in
loro possesso.

Badate dunque di fare come il Signore vostro Dio vi ha
comandato; non ve ne discostate n a destra n a sinistra;
camminate in tutto e per tutto per la via che il Signore vostro
Dio vi ha prescritto, perch viviate e siate felici e rimaniate
a lungo nel paese di cui avrete il possesso.





6.

Questi sono i comandi, le leggi e le norme che il Signore vostro
Dio ha ordinato di insegnarvi, perch li mettiate in pratica nel
paese in cui state per entrare per prenderne possesso; perch tu
tema il Signore tuo Dio osservando per tutti i giorni della tua
vita tu, il tuo figlio e il figlio del tuo figlio, tutte le sue
leggi e tutti i suoi comandi che io ti do e cos sia lunga la
tua vita. Ascolta, o Israele, e bada di metterli in pratica;
perch tu sia felice e cresciate molto di numero nel paese dove
scorre il latte e il miele, come il Signore, Dio dei tuoi padri,
ti ha detto.



Ascolta, Israele: il Signore  il nostro Dio, il Signore  uno
solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta
l'anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti
stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai
quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via,
quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla
mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e
li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.



Quando il Signore tuo Dio ti avr fatto entrare nel paese che ai
tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe aveva giurato di darti;
quando ti avr condotto alle citt grandi e belle che tu non hai
edificato, alle case piene di ogni bene che tu non hai riempito,
alle cisterne scavate ma non da te, alle vigne e agli oliveti
che tu non hai piantati, quando avrai mangiato e ti sarai
saziato, guardati dal dimenticare il Signore che ti ha fatto
uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione servile. Temerai il
Signore Dio tuo, lo servirai e giurerai per il suo nome. Non
seguirete altri dei, divinit dei popoli che vi staranno
attorno, perch il Signore tuo Dio che sta in mezzo a te,  un
Dio geloso; l'ira del Signore tuo Dio si accenderebbe contro di
te e ti distruggerebbe dalla terra. Non tenterete il Signore
vostro Dio come lo tentaste a Massa. Osserverete diligentemente
i comandi del Signore vostro Dio, le istruzioni e le leggi che
vi ha date.

Farai ci che  giusto e buono agli occhi del Signore, perch tu
sia felice ed entri in possesso della fertile terra che il
Signore giur ai tuoi padri di darti, dopo che egli avr
scacciato tutti i tuoi nemici davanti a te, come il Signore ha
promesso.

Quando in avvenire tuo figlio ti domander: Che significano
queste istruzioni, queste leggi e queste norme che il Signore
nostro Dio vi ha dato? tu risponderai a tuo figlio: Eravamo
schiavi del faraone in Egitto e il Signore ci fece uscire
dall'Egitto con mano potente. Il Signore oper sotto i nostri
occhi segni e prodigi grandi e terribili contro l'Egitto, contro
il faraone e contro tutta la sua casa. Ci fece uscire di l per
condurci nel paese che aveva giurato ai nostri padri di darci.
Allora il Signore ci ordin di mettere in pratica tutte queste
leggi, temendo il Signore nostro Dio cos da essere sempre
felici ed essere conservati in vita, come appunto siamo oggi. La
giustizia consister per noi nel mettere in pratica tutti questi
comandi, davanti al Signore Dio nostro, come ci ha ordinato.





7.

Quando il Signore tuo Dio ti avr introdotto nel paese che vai a
prendere in possesso e ne avr scacciate davanti a te molte
nazioni: gli Hittiti, i Gergesei, gli Amorrei, i Perizziti, gli
Evei, i Cananei e i Gebusei, sette nazioni pi grandi e pi
potenti di te, quando il Signore tuo Dio le avr messe in tuo
potere e tu le avrai sconfitte, le voterai allo sterminio; non
farai con esse alleanza n farai loro grazia. Non ti
imparenterai con loro, non darai le tue figlie ai loro figli e
non prenderai le loro figlie per i tuoi figli, perch
allontanerebbero i tuoi figli dal seguire me, per farli servire
a dei stranieri, e l'ira del Signore si accenderebbe contro di
voi e ben presto vi distruggerebbe.

Ma voi vi comporterete con loro cos: demolirete i loro altari,
spezzerete le loro stele, taglierete i loro pali sacri,
brucerete nel fuoco i loro idoli.

Tu infatti sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio; il
Signore tuo Dio ti ha scelto per essere il suo popolo
privilegiato fra tutti i popoli che sono sulla terra.

Il Signore si  legato a voi e vi ha scelti, non perch siete
pi numerosi di tutti gli altri popoli  -  siete infatti il pi
piccolo di tutti i popoli  -, ma perch il Signore vi ama e
perch ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri,
il Signore vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha
riscattati liberandovi dalla condizione servile, dalla mano del
faraone, re d'Egitto. Riconoscete dunque che il Signore vostro
Dio  Dio, il Dio fedele, che mantiene la sua alleanza e
benevolenza per mille generazioni con coloro che l'amano e
osservano i suoi comandamenti; ma ripaga nella loro persona
coloro che lo odiano, facendoli perire; non concede una
dilazione a chi lo odia, ma nella sua stessa persona lo ripaga.

Osserverai dunque i comandi, le leggi e le norme che oggi ti do,
mettendoli in pratica. Per avere voi dato ascolto a queste norme
e per averle osservate e messe in pratica, il Signore tuo Dio
conserver per te l'alleanza e la benevolenza che ha giurato ai
tuoi padri. Egli ti amer, ti benedir, ti moltiplicher;
benedir il frutto del tuo seno e il frutto del tuo suolo: il
tuo frumento, il tuo mosto e il tuo olio, i parti delle tue
vacche e i nati del tuo gregge, nel paese che ha giurato ai tuoi
padri di darti.

Tu sarai benedetto pi di tutti i popoli e non ci sar in mezzo
a te n maschio n femmina sterile e neppure fra il tuo bestiame.

Il Signore allontaner da te ogni infermit e non mander su di
te alcuna di quelle funeste malattie d'Egitto che bene
conoscesti, ma le mander a quanti ti odiano.

Sterminerai dunque tutti i popoli che il Signore Dio tuo sta per
consegnare a te; il tuo occhio non li compianga; non servire i
loro dei, perch ci  una trappola per te.



Forse penserai: Queste nazioni sono pi numerose di me, come
potr scacciarle? Non temerle! Ricordati di quello che il
Signore tuo Dio fece al faraone e a tutti gli Egiziani;
ricordati delle grandi prove che hai visto con gli occhi, dei
segni, dei prodigi, della mano potente e del braccio teso, con
cui il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire, cos far il Signore
tuo Dio a tutti i popoli, dei quali hai timore. Anche i
calabroni mander contro di loro il Signore tuo Dio finch non
siano periti quelli che saranno rimasti illesi o nascosti al tuo
passaggio. Non tremare davanti a essi, perch il Signore tuo Dio
 in mezzo a te, Dio grande e terribile.

Il Signore tuo Dio scaccer a poco a poco queste nazioni dinanzi
a te, tu non le potrai distruggere in fretta, altrimenti le
bestie selvatiche si moltiplicherebbero a tuo danno; ma il
Signore tuo Dio le metter in tuo potere e le getter in grande
spavento, finch siano distrutte. Ti metter nelle mani i loro
re e tu farai perire i loro nomi sotto il cielo; nessuno potr
resisterti, finch tu le abbia distrutte. Darai alle fiamme le
sculture dei loro dei; non bramerai e non prenderai per te il
loro argento e oro che  su di quelle, altrimenti ne resteresti
come preso in trappola, perch sono un abominio per il Signore
tuo Dio; non introdurrai quest'abominio in casa tua, perch
sarai come esso votato allo sterminio, lo detesterai e lo avrai
in abominio, perch  votato allo sterminio.





8.

Baderete di mettere in pratica tutti i comandi che oggi vi do,
perch viviate, diveniate numerosi ed entriate in possesso del
paese che il Signore ha giurato di dare ai vostri padri.

Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto
percorrere in questi quarant'anni nel deserto, per umiliarti e
metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se
tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha
umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di
manna, che tu non conoscevi e che neppure i tuoi padri avevano
mai conosciuto, per farti capire che l'uomo non vive soltanto di
pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Il tuo vestito non ti si  logorato addosso e il tuo piede non
si  gonfiato durante questi quarant'anni. Riconosci dunque in
cuor tuo che, come un uomo corregge il figlio, cos il Signore
tuo Dio corregge te.

Osserva i comandi del Signore tuo Dio, camminando sulle sue vie
e temendolo, perch il Signore tuo Dio sta per farti entrare in
un paese fertile: paese di torrenti, di fonti e di acque
sotterranee che scaturiscono nella pianura e sulla montagna;
paese di frumento, di orzo di viti, di fichi e di melograni;
paese di ulivi, di olio e di miele; paese dove non mangerai con
scarsit il pane, dove non ti mancher nulla; paese dove le
pietre sono ferro e dai cui monti scaverai il rame. Mangerai
dunque a saziet e benedirai il Signore Dio tuo a causa del
paese fertile che ti avr dato.

Guardati bene dal dimenticare il Signore tuo Dio cos da non
osservare i suoi comandi, le sue norme e le sue leggi che oggi
ti do. Quando avrai mangiato e ti sarai saziato, quando avrai
costruito belle case e vi avrai abitato, quando avrai visto il
tuo bestiame grosso e minuto moltiplicarsi, accrescersi il tuo
argento e il tuo oro e abbondare ogni tua cosa, il tuo cuore non
si inorgoglisca in modo da dimenticare il Signore tuo Dio che ti
ha fatto uscire dal paese d'Egitto dalla condizione servile; che
ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di
serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz'acqua;
che ha fatto sgorgare per te l'acqua dalla roccia durissima; che
nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri,
per umiliarti e per provarti, per farti felice nel tuo avvenire.

Guardati dunque dal pensare: La mia forza e la potenza della mia
mano mi hanno acquistato queste ricchezze. Ricordati invece del
Signore tuo Dio perch Egli ti d la forza per acquistare
ricchezza, al fine di mantenere, come fa oggi, l'alleanza che ha
giurato ai tuoi padri. Ma se tu dimenticherai il Signore tuo Dio
e seguirai altri dei e li servirai e ti prostrerai davanti a
loro, io attesto oggi contro di voi che certo perirete! Perirete
come le nazioni che il Signore fa perire davanti a voi perch
non avrete dato ascolto alla voce del Signore vostro Dio.





9.

Ascolta, Israele! Oggi tu attraverserai il Giordano per andare a
impadronirti di nazioni pi grandi e pi potenti di te, di citt
grandi e fortificate fino al cielo, di un popolo grande e alto
di statura, dei figli degli Anakiti che tu conosci e dei quali
hai sentito dire: Chi mai pu resistere ai figli di Anak? Sappi
dunque oggi che il Signore tuo Dio passer davanti a te come
fuoco divoratore, li distrugger e li abbatter davanti a te; tu
li scaccerai e li farai perire in fretta, come il Signore ti ha
detto. Quando il Signore tuo Dio li avr scacciati dinanzi a te,
non pensare: A causa della mia giustizia, il Signore mi ha fatto
entrare in possesso di questo paese; mentre per la malvagit di
queste nazioni il Signore le scaccia dinanzi a te. No, tu non
entri in possesso del loro paese a causa della tua giustizia, n
a causa della rettitudine del tuo cuore; ma il Signore tuo Dio
scaccia quelle nazioni dinanzi a te per la loro malvagit e per
mantenere la parola che il Signore ha giurato ai tuoi padri, ad
Abramo, a Isacco e a Giacobbe.

Sappi dunque che non a causa della tua giustizia il Signore tuo
Dio ti d il possesso di questo fertile paese; tu anzi, sei un
popolo di dura cervice.

Ricordati, non dimenticare, come hai provocato all'ira il
Signore tuo Dio nel deserto. Da quando usciste dal paese
d'Egitto fino al vostro arrivo in questo luogo, siete stati
ribelli al Signore. Anche sull'Oreb provocaste all'ira il
Signore, il Signore si adir contro di voi fino a volere la
vostra distruzione. Quando io salii sul monte a prendere le
tavole di pietra, le tavole dell'alleanza che il Signore aveva
stabilito con voi, rimasi sul monte quaranta giorni e quaranta
notti, senza mangiare pane n bere acqua; il Signore mi diede le
due tavole di pietra, scritte dal dito di Dio, sulle quali
stavano tutte le parole che il Signore vi aveva dette sul monte,
in mezzo al fuoco, il giorno dell'assemblea. Alla fine dei
quaranta giorni e delle quaranta notti, il Signore mi diede le
due tavole di pietra, le tavole dell'alleanza. Poi il Signore mi
disse: Scendi in fretta di qui, perch il tuo popolo, che hai
fatto uscire dall'Egitto, si  traviato; ben presto si sono
allontanati dalla via che io avevo loro indicato: si sono fatti
un idolo di metallo fuso. Il Signore mi aggiunse: Io ho visto
questo popolo; ecco,  un popolo di dura cervice; 1asciami fare;
io li distrugger e canceller il loro nome sotto i cieli e far
di te una nazione pi potente e pi grande di loro. Cos io mi
volsi e scesi dal monte, dal monte tutto in fiamme, tenendo
nelle mani le due tavole dell'alleanza. Guardai ed ecco, avevate
peccato contro il Signore vostro Dio; vi eravate fatto un
vitello di metallo fuso; avevate ben presto lasciato la via che
il Signore vi aveva imposta. Allora afferrai le due tavole, le
gettai con le mie mani e le spezzai sotto i vostri occhi.

Poi mi prostrai davanti al Signore, come avevo fatto la prima
volta, per quaranta giorni e per quaranta notti; non mangiai
pane n bevvi acqua, a causa del gran peccato che avevate
commesso, facendo ci che  male agli occhi del Signore per
provocarlo. Io avevo paura di fronte all'ira e al furore di cui
il Signore era acceso contro di voi, al punto di volervi
distruggere. Ma il Signore mi esaud anche quella volta.

Anche contro Aronne il Signore si era fortemente adirato, al
punto di volerlo far perire; io pregai in quell'occasione anche
per Aronne. Poi presi l'oggetto del vostro peccato, il vitello
che avevate fatto, lo bruciai nel fuoco, lo feci a pezzi,
frantumandolo finch fosse ridotto in polvere, e buttai quella
polvere nel torrente che scende dal monte.

Anche a Tabera, a Massa e a Kibrot-Taava voi provocaste il
Signore. Quando il Signore volle farvi partire da Kades-Barnea
dicendo: Entrate e prendete in possesso il paese che vi do, voi
vi ribellaste all'ordine del Signore vostro Dio, non aveste fede
in lui e non obbediste alla sua voce. Siete stati ribelli al
Signore da quando vi ho conosciuto.

Io stetti prostrato davanti al Signore, quei quaranta giorni e
quelle quaranta notti, perch il Signore aveva minacciato di
distruggervi. Pregai il Signore e dissi: Signore Dio, non
distruggere il tuo popolo, la tua eredit, che hai riscattato
nella tua grandezza, che hai fatto uscire dall'Egitto con mano
potente. Ricordati dei tuoi servi Abramo, Isacco e Giacobbe, non
guardare alla caparbiet di questo popolo e alla sua malvagit e
al suo peccato, perch il paese da dove ci hai fatti uscire non
dica: Poich il Signore non era in grado di introdurli nella
terra che aveva loro promessa e poich li odiava, li ha fatti
uscire di qui per farli morire nel deserto. Al contrario essi
sono il tuo popolo, la tua eredit, che tu hai fatto uscire
dall'Egitto con grande potenza e con braccio teso.





10.

In quel tempo il Signore mi disse: Tagliati due tavole di pietra
simili alle prime e sali da me sul monte e costruisci anche
un'arca di legno; io scriver su quelle tavole le parole che
erano scritte sulle prime che tu hai spezzato e tu le metterai
nell'arca. Io feci dunque un'arca di legno d'acacia e tagliai
due tavole di pietra simili alle prime; poi salii sul monte, con
le due tavole in mano. Il Signore scrisse su quelle tavole la
stessa iscrizione di prima, cio i dieci comandamenti che il
Signore aveva promulgato per voi sul monte, in mezzo al fuoco,
il giorno dell'assemblea. Il Signore me li consegn. Allora mi
volsi e scesi dal monte, collocai le tavole nell'arca che avevo
fatto e l restarono, come il Signore mi aveva ordinato.

Poi gli Israeliti partirono dai pozzi dei figli Iaakan per
Mosera. L mor Aronne e vi fu sepolto; Eleazaro suo figlio
divenne sacerdote al posto suo. Di l partirono alla volta di
Gudgoda e da Gudgoda alla volta di Iotbata, paese ricco di
torrenti d'acqua.

In quel tempo il Signore prescelse la trib di Levi per portare
l'arca dell'alleanza del Signore, per stare davanti al Signore
al suo servizio e per benedire nel nome di lui, come ha fatto
fino ad oggi. Perci Levi non ha parte n eredit con i suoi
fratelli: il Signore  la sua eredit, come il Signore tuo Dio
gli aveva detto. Io ero rimasto sul monte, come la prima volta,
quaranta giorni e quaranta notti; il Signore mi esaud anche
questa volta: il Signore non ha voluto distruggerti. Poi il
Signore mi disse: Alzati, mettiti in cammino alla testa del tuo
popolo: entrino nel paese che giurai ai loro padri di dar loro e
ne prendano possesso.



Ora, Israele, che cosa ti chiede il Signore tuo Dio, se non che
tu tema il Signore tuo Dio, che tu cammini per tutte le sue vie,
che tu l'ami e serva il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con
tutta l'anima, che tu osservi i comandi del Signore e le sue
leggi, che oggi ti do per il tuo bene? Ecco al Signore tuo Dio
appartengono i cieli, i cieli dei cieli, la terra e quanto essa
contiene. Ma il Signore predilesse soltanto i tuoi padri, li am
e dopo loro, ha scelto fra tutti i popoli la loro discendenza
cio voi, come oggi. Circoncidete dunque il vostro cuore
ostinato e non indurite pi la vostra cervice; perch il Signore
vostro Dio  il Dio degli dei, il Signore dei signori, il Dio
grande, forte e terribile, che non usa parzialit e non accetta
regali, rende giustizia all'orfano e alla vedova, ama il
forestiero e gli d pane e vestito. Amate dunque il forestiero,
poich anche voi foste forestieri nel paese d'Egitto. Temi il
Signore tuo Dio, servilo, restagli fedele e giura nel suo nome:
Egli  l'oggetto della tua lode, Egli  il tuo Dio; ha fatto per
te quelle cose grandi e tremende che i tuoi occhi hanno visto. I
tuoi padri scesero in Egitto in numero di settanta persone, ora
il Signore tuo Dio ti ha reso numeroso come le stelle dei cieli.





11.

Ama dunque il Signore tuo Dio e osserva le sue prescrizioni: le
sue leggi, le sue norme e i suoi comandi.

Voi riconoscete oggi  -  poich non parlo ai vostri figli che
non hanno conosciuto n hanno visto le lezioni del Signore
vostro Dio  -  voi riconoscete la sua grandezza, la sua mano
potente, il suo braccio teso, i suoi portenti, le opere che ha
fatto in mezzo all'Egitto, contro il faraone, re d'Egitto, e
contro il suo paese: e ci che ha fatto all'esercito d'Egitto,
ai suoi cavalli e ai suoi carri, come ha riversato su di loro le
acque del mare Rosso, quando essi vi inseguivano e come li ha
distrutti per sempre; ci che ha fatto per voi nel deserto, fino
al vostro arrivo in questo luogo; ci che ha fatto a Datan e ad
Abiram, figli di Eliab, figlio di Ruben; come la terra ha
spalancato la bocca e li ha inghiottiti con le loro famiglie, le
loro tende e quanto a loro apparteneva, in mezzo a tutto
Israele. Perch i vostri occhi hanno visto le grandi cose che il
Signore ha operato.

Osserverete dunque tutti i comandi che oggi vi do, perch siate
forti e possiate conquistare il paese di cui state per entrare
in possesso e perch restiate a lungo sul suolo che il Signore
ha giurato di dare ai vostri padri e alla loro discendenza:
terra dove scorre latte e miele. Perch il paese di cui stai per
entrare in possesso non  come il paese d'Egitto dal quale siete
usciti e dove gettavi il tuo seme e poi lo irrigavi con il
piede, come fosse un orto di erbaggi; ma il paese che andate a
prendere in possesso  un paese di monti e di valli, beve
l'acqua della pioggia che viene dal cielo: paese del quale il
Signore tuo Dio ha cura e sul quale si posano sempre gli occhi
del Signore tuo Dio dal principio dell'anno sino alla fine. Se
obbedirete diligentemente ai comandi che oggi vi do, amando il
Signore vostro Dio e servendolo con tutto il cuore e con tutta
l'anima, io dar al vostro paese la pioggia al suo tempo: la
pioggia d'autunno e la pioggia di primavera, perch tu possa
raccogliere il tuo frumento, il tuo vino e il tuo olio; far
anche crescere nella tua campagna l'erba per il tuo bestiame; tu
mangerai e sarai saziato. State in guardia perch il vostro
cuore non si lasci sedurre e voi vi allontaniate, servendo dei
stranieri o prostrandovi davanti a loro. Allora si accenderebbe
contro di voi l'ira del Signore ed egli chiuderebbe i cieli e
non vi sarebbe pi pioggia e la terra non darebbe pi i prodotti
e voi perireste ben presto, scomparendo dalla fertile terra che
il Signore sta per darvi.

Porrete dunque nel cuore e nell'anima queste mie parole, ve le
legherete alla mano come un segno e le terrete come un pendaglio
tra gli occhi; le insegnerete ai vostri figli, parlandone quando
sarai seduto in casa tua e quando camminerai per via, quando ti
coricherai e quando ti alzerai; le scriverai sugli stipiti della
tua casa e sulle tue porte, perch i vostri giorni e i giorni
dei vostri figli, nel paese che il Signore ha giurato ai vostri
padri di dare loro, siano numerosi come i giorni dei cieli sopra
la terra.

Se osserverete diligentemente tutti questi comandi che io vi do
e li metterete in pratica, amando il Signore vostro Dio,
camminando in tutte le sue vie e tenendovi uniti a lui, il
Signore scaccer dinanzi a voi tutte quelle nazioni e voi vi
impadronirete di nazioni pi grandi e pi potenti di voi. Ogni
luogo che la pianta del vostro piede calcher sar vostro; i
vostri confini si estenderanno dal deserto al Libano, dal fiume,
il fiume Eufrate, al Mar Mediterraneo. Nessuno potr resistere a
voi; il Signore vostro Dio, come vi ha detto, diffonder la
paura e il terrore di voi su tutta la terra che voi calpesterete.

Vedete, io pongo oggi davanti a voi una benedizione e una
maledizione: la benedizione, se obbedite ai comandi del Signore
vostro Dio, che oggi vi do; la maledizione, se non obbedite ai
comandi del Signore vostro Dio e se vi allontanate dalla via che
oggi vi prescrivo, per seguire dei stranieri, che voi non avete
conosciuti.

Quando il Signore tuo Dio ti avr introdotto nel paese che vai a
prendere in possesso, tu porrai la benedizione sul monte Garizim
e la maledizione sul monte Ebal. Questi monti si trovano appunto
oltre il Giordano, dietro la via verso occidente, nel paese dei
Cananei che abitano l'Araba di fronte a Galgala presso le Querce
di More. Voi infatti state per passare il Giordano per prendere
in possesso il paese, che il Signore vostro Dio vi d; voi lo
possederete e lo abiterete. Avrete cura di mettere in pratica
tutte le leggi e le norme che oggi io pongo dinanzi a voi.





12.

Queste sono le leggi e le norme, che avrete cura di mettere in
pratica nel paese che il Signore, Dio dei tuoi padri, ti d
perch tu lo possegga finch vivrete sulla terra.

Distruggerete completamente tutti i luoghi dove le nazioni che
state per scacciare servono i loro dei: sugli alti monti, sui
colli e sotto ogni albero verde. Demolirete i loro altari,
spezzerete le loro stele, taglierete i loro pali sacri,
brucerete nel fuoco le statue dei loro dei e cancellerete il
loro nome da quei luoghi. Non cos farete rispetto al Signore
vostro Dio, ma lo cercherete nella sua dimora, nel luogo che il
Signore vostro Dio avr scelto fra tutte le vostre trib, per
stabilirvi il suo nome; l andrete. L presenterete i vostri
olocausti e i vostri sacrifici, le vostre decime, quello che le
vostre mani avranno prelevato, le vostre offerte votive e le
vostre offerte volontarie e i primogeniti del vostro bestiame
grosso e minuto; mangerete davanti al Signore vostro Dio e
gioirete voi e le vostre famiglie di tutto ci a cui avrete
posto mano e in cui il Signore vostro Dio vi avr benedetti.

Non farete come facciamo oggi qui dove ognuno fa quanto gli
sembra bene, perch ancora non siete giunti al luogo del riposo
e nel possesso che il Signore vostro Dio sta per darvi.

Ma quando avrete passato il Giordano e abiterete nel paese che
il Signore vostro Dio vi d in eredit ed egli vi avr messo al
sicuro da tutti i vostri nemici che vi circondano e abiterete
tranquilli, allora presenterete al luogo che il Signore vostro
Dio avr scelto per fissarvi la sede del suo nome quanto vi
comando: i vostri olocausti e i vostri sacrifici, le vostre
decime, quello che le vostre mani avranno prelevato e tutte le
offerte scelte che avrete votato al Signore.

Gioirete davanti al Signore vostro Dio voi, i vostri figli, le
vostre figlie, i vostri schiavi, le vostre schiave e il levita
che abiter le vostre citt, perch non ha n parte, n eredit
in mezzo a voi. Allora ti guarderai bene dall'offrire i tuoi
olocausti in qualunque luogo avrai visto; ma offrirai i tuoi
olocausti nel luogo che il Signore avr scelto in una delle tue
trib; l farai quanto ti comando.

Ma, ogni volta che ne sentirai desiderio, potrai uccidere
animali e mangiarne la carne in tutte le tue citt, secondo la
benedizione che il Signore ti avr elargito; chi sar immondo e
chi sar mondo ne potranno mangiare, come si fa della carne di
gazzella e di cervo, ma non ne mangerete il sangue; lo spargerai
per terra come acqua.

Non potrai mangiare entro le tue citt le decime del tuo
frumento, del tuo mosto, del tuo olio, n i primogeniti del tuo
bestiame grosso e minuto, n ci che avrai consacrato per voto,
n le tue offerte volontarie, n quello che le tue mani avranno
prelevato: tali cose mangerai davanti al Signore tuo Dio nel
luogo che il Signore tuo Dio avr scelto: tu, il tuo figlio, la
tua figlia, il tuo schiavo, la tua schiava e il levita che sar
entro le tue citt; gioirai davanti al Signore tuo Dio di ogni
cosa a cui avrai messo mano. Guardati bene, finch vivrai nel
tuo paese, dall'abbandonare il levita.

Quando il Signore, tuo Dio, avr allargato i tuoi confini, come
ti ha promesso e tu, desiderando di mangiare la carne, dirai:
Vorrei mangiare la carne, potrai mangiare carne a tuo piacere.
Se il luogo che il Signore tuo Dio avr scelto come sede del suo
nome sar lontano da te, potrai ammazzare bestiame grosso e
minuto che il Signore ti avr dato, come ti ho prescritto;
potrai mangiare entro le tue citt a tuo piacere.

Soltanto ne mangerete come si mangia la carne di gazzella e di
cervo; ne potr mangiare chi sar immondo e chi sar mondo;
tuttavia astieniti dal mangiare il sangue, perch il sangue  la
vita; tu non devi mangiare la vita insieme con la carne.

Non lo mangerai, lo spargerai per terra come acqua.

Non lo mangerai perch sia felice tu e i tuoi figli dopo di te:
facendo ci che  retto agli occhi del Signore.

Ma quanto alle cose che avrai consacrato o promesso in voto, le
prenderai e andrai al luogo che il Signore avr scelto e
offrirai i tuoi olocausti, la carne e il sangue, sull'altare del
Signore tuo Dio; il sangue delle altre tue vittime dovr essere
sparso sull'altare del Signore tuo Dio e tu ne mangerai la carne.

Osserva e ascolta tutte queste cose che ti comando, perch sia
sempre felice tu e i tuoi figli dopo di te, quando avrai fatto
ci che  bene e retto agli occhi del Signore tuo Dio.

Quando il Signore tuo Dio avr distrutto davanti a te le nazioni
che tu stai per prendere in possesso, quando le avrai
conquistate e ti sarai stanziato nel loro paese, guardati bene
dal lasciarti ingannare seguendo il loro esempio, dopo che
saranno state distrutte davanti a te, e dal cercare i loro dei,
dicendo: Queste nazioni come servivano i loro dei? Voglio fare
cos anch'io. Non ti comporterai in tal modo riguardo al Signore
tuo Dio, perch esse facevano per i loro dei quanto 
abominevole per il Signore e che Egli detesta; bruciavano nel
fuoco perfino i loro figli e le loro figlie, in onore dei loro
dei.





13.

Vi preoccuperete di mettere in pratica tutto ci che vi comando;
non vi aggiungerai nulla e nulla ne toglierai.

Qualora si alzi in mezzo a te un profeta o un sognatore che ti
proponga un segno o un prodigio e il segno e il prodigio
annunciato succeda ed egli ti dica: Seguiamo dei stranieri, che
tu non hai mai conosciuto, e rendiamo loro un culto, tu non
dovrai ascoltare le parole di quel profeta o di quel sognatore;
perch il Signore vostro Dio vi mette alla prova per sapere se
amate il Signore vostro Dio con tutto il cuore e con tutta
l'anima. Seguirete il Signore vostro Dio, temerete lui,
osserverete i suoi comandi, obbedirete alla sua voce, lo
servirete e gli resterete fedeli. Quanto a quel profeta o a quel
sognatore, egli dovr essere messo a morte perch ha proposto
l'apostasia dal Signore, dal vostro Dio, che vi ha fatti uscire
dal paese di Egitto e vi ha riscattati dalla condizione servile,
per trascinarti fuori dalla via per la quale il Signore tuo Dio
ti ha ordinato di camminare. Cos estirperai il male da te.

Qualora il tuo fratello, figlio di tuo padre o figlio di tua
madre, o il figlio o la figlia o la moglie che riposa sul tuo
petto o l'amico che  come te stesso, ti istighi in segreto,
dicendo: Andiamo, serviamo altri dei, dei che n tu n i tuoi
padri avete conosciuto, divinit dei popoli che vi circondano,
vicini a te o da te lontani da una estremit all'altra della
terra, tu non dargli retta, non ascoltarlo; il tuo occhio non lo
compianga, non risparmiarlo, non coprire la sua colpa. Anzi devi
ucciderlo: la tua mano sia la prima contro di lui per metterlo a
morte; poi la mano di tutto il popolo; lapidalo e muoia, perch
ha cercato di trascinarti lontano dal Signore tuo Dio che ti ha
fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione servile.
Tutto Israele lo verr a sapere, ne avr timore e non commetter
in mezzo a te una tale azione malvagia.

Qualora tu senta dire di una delle tue citt che il Signore tuo
Dio ti d per abitare che uomini iniqui sono usciti in mezzo a
te e hanno sedotto gli abitanti della loro citt dicendo:
Andiamo, serviamo altri dei, che voi non avete mai conosciuto,
tu farai le indagini, investigherai, interrogherai con cura; se
troverai che la cosa  vera, che il fatto sussiste e che un tale
abominio  stato realmente commesso in mezzo a te, allora dovrai
passare a fil di spada gli abitanti di quella citt, la voterai
allo sterminio con quanto contiene, e passerai a fil di spada
anche il suo bestiame; poi radunerai tutto il bottino in mezzo
alla piazza e brucerai nel fuoco la citt e l'intero suo
bottino, sacrificio per il Signore tuo Dio; diventer una rovina
per sempre e non sar pi ricostruita. Nulla di ci che sar
votato allo sterminio si attaccher alle tue mani, perch il
Signore desista dalla sua ira ardente, ti conceda misericordia
abbia piet di te e ti moltiplichi come ha giurato ai tuoi
padri, se tu ascolti la voce del Signore tuo Dio, osservando
tutti i suoi comandi che oggi ti do e facendo ci che  retto
agli occhi del Signore tuo Dio.





14.

Voi siete figli per il Signore Dio vostro; non vi farete
incisioni e non vi raderete tra gli occhi per un morto. Tu sei
infatti un popolo consacrato al Signore tuo Dio e il Signore ti
ha scelto perch tu fossi il suo popolo privilegiato fra tutti i
popoli che sono sulla terra.



Non mangerai alcuna cosa abominevole. Questi sono gli animali
che potrete mangiare: il bue, la pecora e la capra; il cervo, la
gazzella, il daino, lo stambecco, l'antilope, il bufalo e il
camoscio. Potrete mangiare di ogni quadrupede che ha l'unghia
bipartita, divisa in due da una fessura, e che rumina. Ma non
mangerete quelle che ruminano soltanto o che hanno soltanto
l'unghia bipartita, divisa da una fessura; e cio il cammello,
la lepre, l'irace, che ruminano ma non hanno l'unghia bipartita,
considerateli immondi; anche il porco, che ha l'unghia bipartita
ma non rumina, lo considererete immondo. Non mangerete la loro
carne e non toccherete i loro cadaveri.

Fra tutti gli animali che vivono nelle acque potrete mangiare
quelli che hanno pinne e squame; ma non mangerete nessuno di
quelli che non hanno pinne e squame, considerateli immondi.

Potrete mangiare qualunque uccello mondo; ecco quelli che non
dovete mangiare: l'aquila, l'ossifraga e l'aquila di mare, il
nibbio e ogni specie di falco, ogni specie di corvo, lo struzzo,
la civetta, il gabbiano e ogni specie di sparviero, il gufo,
l'ibis, il cigno, il pellicano, la folaga, l'alcione, la
cicogna, ogni specie di airone, l'upupa e il pipistrello.
Considererete come immondo ogni insetto alato; non ne mangiate.
Potrete mangiare ogni uccello mondo. Non mangerete alcuna bestia
che sia morta di morte naturale; la darai al forestiero che
risiede nelle tue citt, perch la mangi, o la venderai a
qualche straniero, perch tu sei un popolo consacrato al Signore
tuo Dio. Non farai cuocere un capretto nel latte di sua madre.



Dovrai prelevare la decima da tutto il frutto della tua sementa,
che il campo produce ogni anno. Mangerai davanti al Signore tuo
Dio, nel luogo che avr scelto come sede del suo nome, la decima
del tuo frumento, del tuo mosto, del tuo olio e i primi parti
del tuo bestiame grosso e minuto, perch tu impari a temere
sempre il Signore tuo Dio. Ma se il cammino  troppo lungo per
te e tu non puoi trasportare quelle decime perch  troppo
lontano da te il luogo che il Signore tuo Dio avr scelto come
sede del suo nome  -  perch il Signore tuo Dio ti avr
benedetto  -, allora le convertirai in denaro e tenendolo in
mano andrai al luogo che il Signore tuo Dio avr scelto, e lo
impiegherai per comprarti quanto tu desideri: bestiame grosso o
minuto, vino, bevande inebrianti o qualunque cosa di tuo gusto e
mangerai davanti al Signore tuo Dio e gioirai tu e la tua
famiglia. Il levita che abita entro le tue citt, non lo
abbandonerai, perch non ha parte n eredit con te.

Alla fine di ogni triennio metterai da parte tutte le decime del
tuo provento del terzo anno e le deporrai entro le tue citt; il
levita, che non ha parte n eredit con te, l'orfano e la vedova
che saranno entro le tue citt, verranno, mangeranno e si
sazieranno, perch il Signore tuo Dio ti benedica in ogni lavoro
a cui avrai messo mano.





15.

Alla fine di ogni sette anni celebrerete l'anno di remissione.
Ecco la norma di questa remissione: ogni creditore che abbia
diritto a una prestazione personale in pegno per un prestito
fatto al suo prossimo lascer cadere il suo diritto: non lo
esiger dal suo prossimo, dal suo fratello, quando si sar
proclamato l'anno di remissione per il Signore. Potrai esigerlo
dallo straniero; ma quanto al tuo diritto nei confronti di tuo
fratello, lo lascerai cadere. Del resto, non ci sar alcun
bisognoso in mezzo a voi; perch il Signore certo ti benedir
nel paese che il Signore tuo Dio ti d in possesso ereditario,
purch tu obbedisca fedelmente alla voce del Signore tuo Dio,
avendo cura di eseguire tutti questi comandi che oggi ti do. Il
Signore tuo Dio ti benedir come ti ha promesso e tu farai
prestiti a molte nazioni e non prenderai nulla in prestito;
dominerai molte nazioni mentre esse non ti domineranno.

Se ci sar qualche tuo fratello bisognoso in mezzo a te in una
delle citt del paese che il Signore tuo Dio ti d, non
indurirai il tuo cuore e non chiuderai la mano davanti al tuo
fratello bisognoso; anzi gli aprirai la mano e gli presterai
quanto occorre alla necessit in cui si trova. Bada bene che non
ti entri in cuore questo pensiero iniquo: E' vicino il settimo
anno, l'anno della remissione; e il tuo occhio sia cattivo verso
il tuo fratello bisognoso e tu non gli dia nulla; egli
griderebbe al Signore contro di te e un peccato sarebbe su di
te. Dagli generosamente e, quando gli darai, il tuo cuore non si
rattristi; perch proprio per questo il Signore Dio tuo ti
benedir in ogni lavoro e in ogni cosa a cui avrai messo mano.
Poich i bisognosi non mancheranno mai nel paese; perci io ti
do questo comando e ti dico: Apri generosamente la mano al tuo
fratello povero e bisognoso nel tuo paese. Se un tuo fratello
ebreo o una ebrea si vende a te, ti servir per sei anni, ma il
settimo lo manderai via da te libero. Quando lo lascerai andare
via libero, non lo rimanderai a mani vuote; gli farai dono dal
tuo gregge, dalla tua aia e dal tuo torchio; gli darai ci con
cui il Signore tuo Dio ti avr benedetto; ti ricorderai che sei
stato schiavo nel paese di Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha
riscattato; perci io ti do oggi questo comando. Ma se egli ti
dice: Non voglio andarmene da te, perch ama te e la tua casa e
sta bene presso di te, allora prenderai una lesina, gli forerai
l'orecchio contro la porta ed egli ti sar schiavo per sempre.
Lo stesso farai per la tua schiava. Non ti sia grave lasciarlo
andare libero, perch ti ha servito sei anni e un mercenario ti
sarebbe costato il doppio; cos il Signore tuo Dio ti benedir
in quanto farai.



Consacrerai al Signore tuo Dio ogni primogenito maschio che ti
nascer nel tuo bestiame grosso e minuto. Non metterai al lavoro
il primo parto della tua vacca e non toserai il primo parto
della tua pecora. Li mangerai ogni anno con la tua famiglia,
davanti al Signore tuo Dio nel luogo che il Signore avr scelto.

Se l'animale ha qualche difetto, se  zoppo o cieco o ha
qualunque altro grave difetto, non lo sacrificherai al Signore
tuo Dio; lo mangerai entro le tue citt; chi sar immondo e chi
sar mondo ne mangeranno senza distinzione, come si mangia la
gazzella e il cervo. Solo non ne mangerai il sangue; lo
spargerai per terra come acqua.





16.

Osserva il mese di Abib e celebra la Pasqua in onore del Signore
tuo Dio perch nel mese di Abib il Signore tuo Dio ti ha fatto
uscire dall'Egitto, durante la notte. Immolerai la Pasqua al
Signore tuo Dio: un sacrificio di bestiame grosso e minuto, nel
luogo che il Signore avr scelto per stabilirvi il suo nome. Non
mangerai con essa pane lievitato; per sette giorni mangerai con
essa gli azzimi, pane di afflizione perch sei uscito in fretta
dal paese d'Egitto; e cos per tutto il tempo della tua vita tu
ti ricorderai il giorno in cui sei uscito dal paese d'Egitto.
Non si veda lievito presso di te, entro tutti i tuoi confini,
per sette giorni; della carne, che avrai immolata la sera del
primo giorno, non resti nulla fino al mattino. Non potrai
immolare la Pasqua in una qualsiasi citt che il Signore tuo Dio
sta per darti, ma immolerai la Pasqua soltanto nel luogo che il
Signore tuo Dio avr scelto per fissarvi il suo nome; la
immolerai alla sera, al tramonto del sole, nell'ora in cui sei
uscito dall'Egitto. Farai cuocere la vittima e la mangerai nel
luogo che il Signore tuo Dio avr scelto; la mattina te ne
potrai tornare e andartene alle tue tende.

Per sei giorni mangerai azzimi e il settimo giorno vi sar una
solenne assemblea per il Signore tuo Dio; non farai alcun lavoro.

Conterai sette settimane; da quando si metter la falce nella
messe comincerai a contare sette settimane, poi celebrerai la
festa delle settimane per il Signore tuo Dio, offrendo nella
misura della tua generosit e in ragione di ci in cui il
Signore tuo Dio ti avr benedetto. Gioirai davanti al Signore
tuo Dio tu, tuo figlio, tua figlia, il tuo schiavo e la tua
schiava, il levita che sar nelle tue citt e l'orfano e la
vedova che saranno in mezzo a te, nel luogo che il Signore tuo
Dio avr scelto per stabilirvi il suo nome.

Ti ricorderai che sei stato schiavo in Egitto e osserverai e
metterai in pratica queste leggi.

Celebrerai la festa delle capanne per sette giorni, quando
raccoglierai il prodotto della tua aia e del tuo torchio;
gioirai in questa tua festa, tu, tuo figlio e tua figlia, il tuo
schiavo e la tua schiava e il levita, il forestiero, l'orfano e
la vedova che saranno entro le tue citt.

Celebrerai la festa per sette giorni per il Signore tuo Dio, nel
luogo che avr scelto il Signore, perch il Signore tuo Dio ti
benedir in tutto il tuo raccolto e in tutto il lavoro delle tue
mani e tu sarai contento.

Tre volte all'anno ogni tuo maschio si presenter davanti al
Signore tuo Dio, nel luogo che Egli avr scelto: nella festa
degli azzimi, nella festa delle settimane e nella festa delle
capanne nessuno si presenter davanti al Signore a mani vuote.

Ma il dono di ciascuno sar in misura della benedizione che il
Signore tuo Dio ti avr dato.



Ti costituirai giudici e scribi in tutte le citt che il Signore
tuo Dio ti d, trib per trib; essi giudicheranno il popolo con
giuste sentenze. Non farai violenza al diritto, non avrai
riguardi personali e non accetterai regali, perch il il regalo
acceca gli occhi dei saggi e corrompe le parole dei giusti. La
giustizia e solo la giustizia seguirai, per poter vivere e
possedere il paese che il Signore tuo Dio sta per darti.



Non pianterai alcun palo sacro di qualunque specie di legno,
accanto all'altare del Signore tuo Dio, che tu hai costituito;
non erigerai alcuna stele che il Signore tuo Dio ha in odio.





17.

Non immolerai al Signore tuo Dio bue o pecora che abbia qualche
difetto o qualche deformit perch sarebbe abominio per il
Signore tuo Dio.

Qualora si trovi in mezzo a te, in una delle citt che il
Signore tuo Dio sta per darti, un uomo o una donna che faccia
ci che  male agli occhi del Signore tuo Dio, trasgredendo la
sua alleanza, e che vada e serva altri dei e si prostri davanti
a loro, davanti al sole o alla luna o a tutto l'esercito del
cielo contro il mio comando, quando ci ti sia riferito o tu ne
abbia sentito parlare, informatene diligentemente; se la cosa 
vera, se il fatto sussiste, se un tale abominio  stato commesso
in Israele, farai condurre alle porte della tua citt quell'uomo
e quella donna che avr commesso quell'azione cattiva e
lapiderai quell'uomo o quella donna, cos che muoia.

Colui che dovr morire sar messo a morte sulla deposizione di
due o di tre testimoni; non potr essere messo a morte sulla
deposizione di un solo testimonio. La mano dei testimoni sar la
prima contro di lui per farlo morire; poi la mano di tutto il
popolo; cos estirperai il male in mezzo a te.



Quando in una causa ti sar troppo difficile decidere tra
assassinio e assassinio, tra diritto e diritto, tra percossa e
percossa, in cose su cui si litiga nelle tue citt, ti alzerai e
salirai al luogo che il Signore tuo Dio avr scelto; andrai dai
sacerdoti e dal giudice in carica a quel tempo, li consulterai
ed essi ti indicheranno la sentenza da pronunciare; tu agirai in
base a quello che essi ti indicheranno nel luogo che il Signore
avr scelto e avrai cura di fare quanto ti avranno insegnato.

Agirai in base alla legge che essi ti avranno insegnato e alla
sentenza che ti avranno indicato; non devierai da quello che ti
avranno esposto, n a destra, n a sinistra.

L'uomo che si comporter con presunzione e non obbedir al
sacerdote che sta l per servire il Signore tuo Dio o al
giudice, quell'uomo dovr morire; cos toglierai il male da
Israele; tutto il popolo lo verr a sapere, ne avr timore e non
agir pi con presunzione.



Quando sarai entrato nel paese che il Signore tuo Dio sta per
darti e ne avrai preso possesso e l'abiterai, se dirai: Voglio
costituire sopra di me un re come tutte le nazioni che mi stanno
intorno, dovrai costituire sopra di te come re colui che il
Signore tuo Dio avr scelto.

Costituirai sopra di te come re uno dei tuoi fratelli; non
potrai costituire su di te uno straniero che non sia tuo
fratello. Ma egli non dovr procurarsi un gran numero di cavalli
n far tornare il popolo in Egitto per procurarsi gran numero di
cavalli, perch il Signore vi ha detto: Non tornerete pi
indietro per quella via!

Non dovr avere un gran numero di mogli, perch il suo cuore non
si smarrisca; neppure abbia grande quantit di argento e d'oro.

Quando si insedier sul trono regale, scriver per suo uso in un
libro una copia di questa legge secondo l'esemplare dei
sacerdoti leviti. La terr presso di s e la legger tutti i
giorni della sua vita, per imparare a temere il Signore suo Dio,
a osservare tutte le parole di questa legge e tutti questi
statuti, perch il suo cuore non si insuperbisca verso i suoi
fratelli ed egli non si allontani da questi comandi, n a
destra, n a sinistra, e prolunghi cos i giorni del suo regno,
lui e i suoi figli, in mezzo a Israele.





18.

I sacerdoti leviti, tutta la trib di Levi, non avranno parte n
eredit insieme con Israele; vivranno dei sacrifici consumati
dal fuoco per il Signore, e della sua eredit. Non avranno
alcuna eredit tra i loro fratelli; il Signore  la loro
eredit, come ha loro promesso. Questo sar il diritto dei
sacerdoti sul popolo, su quelli che offriranno come sacrificio
un capo di bestiame grosso o minuto: essi daranno al sacerdote
la spalla, le due mascelle e lo stomaco. Gli darai le primizie
del tuo frumento, del tuo mosto e del tuo olio e le primizie
della tosatura delle tue pecore; perch il Signore tuo Dio l'ha
scelto fra tutte le sue trib, affinch attenda al servizio nel
nome del Signore, lui e i suoi figli sempre. Se un levita,
abbandonando qualunque citt dove soggiorna in Israele verr,
seguendo il suo desiderio, al luogo che il Signore avr scelto e
far il servizio nel nome del Signore tuo Dio, come tutti i suoi
fratelli leviti che stanno l davanti al Signore, egli ricever
per il suo mantenimento una parte uguale a quella degli altri,
senza contare il ricavo della vendita della sua casa paterna.



Quando sarai entrato nel paese che il Signore tuo Dio sta per
darti, non imparerai a commettere gli abomini delle nazioni che
vi abitano. Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli
passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, n chi
esercita la divinazione o il sortilegio o l'augurio o la magia;
n chi faccia incantesimi, n chi consulti gli spiriti o gli
indovini, n chi interroghi i morti, perch chiunque fa queste
cose  in abominio al Signore; a causa di questi abomini, il
Signore tuo Dio sta per scacciare quelle nazioni davanti a te.
Tu sarai irreprensibile verso il Signore tuo Dio, perch le
nazioni, di cui tu vai a occupare il paese, ascoltano gli
indovini e gli incantatori; ma quanto a te, non cos ti ha
permesso il Signore tuo Dio. Il Signore tuo Dio susciter per
te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a
lui darete ascolto. Avrai cos quanto hai chiesto al Signore tuo
Dio, sull'Oreb il giorno dell'assemblea dicendo: Che io non oda
pi la voce del Signore mio Dio, e non veda pi questo grande
fuoco, perch non muoia. Il Signore mi rispose: Quello che hanno
detto, va bene; io susciter loro un profeta in mezzo ai loro
fratelli e gli porr in bocca le mie parole ed egli dir loro
quanto io gli comander. Se qualcuno non ascolter le parole che
egli dir in mio nome, io gliene domander conto.

Ma il profeta che avr la presunzione di dire in mio nome una
cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parler in nome
di altri dei, quel profeta dovr morire. Se tu pensi: Come
riconosceremo la parola che il Signore non ha detto? Quando il
profeta parler in nome del Signore e la cosa non accadr e non
si realizzer, quella parola non l'ha detta il Signore; l'ha
detta il profeta per presunzione: di lui non devi aver paura.





19.

Quando il Signore tuo Dio avr distrutto le nazioni delle quali
egli ti d il paese e tu prenderai il loro posto e abiterai
nelle loro citt e nelle loro case, ti sceglierai tre citt
nella terra della quale il Signore tuo Dio ti d il possesso.
Preparerai strade e dividerai in tre parti il territorio del
paese che il Signore tuo Dio ti d in eredit perch ogni
omicida si possa rifugiare in quella citt. Ecco in qual caso
l'omicida che vi si rifuger avr salva la vita: chiunque avr
ucciso il suo prossimo involontariamente, senza che l'abbia
odiato prima, come quando uno va al bosco con il suo compagno a
tagliare la legna e, mentre la mano afferra la scure per
abbattere l'albero, il ferro gli sfugge dal manico e colpisce il
compagno cos che ne muoia, colui si rifuger in una di queste
citt e avr salva la vita, altrimenti il vendicatore del
sangue, mentre l'ira gli arde in cuore, potrebbe inseguire
l'omicida e, se il cammino fosse lungo, raggiungerlo e colpirlo
a morte, bench non lo meritasse, non avendo prima odiato il
compagno.

Ti do dunque questo ordine: Scegliti tre citt. Se il Signore
tuo Dio allargher i tuoi confini, come ha giurato ai tuoi
padri, e ti dar tutto il paese che ha promesso di dare ai tuoi
padri, se osserverai tutti questi comandi che oggi ti do, amando
il Signore tuo Dio e camminando sempre secondo le sue vie,
allora aggiungerai tre altre citt alle prime tre, perch non si
sparga sangue innocente nel paese che il Signore tuo Dio ti d
in eredit e tu non ti renda colpevole del sangue versato.

Ma se un uomo odia il suo prossimo, gli tende insidie, l'assale,
lo percuote in modo da farlo morire e poi si rifugia in una di
quelle citt, gli anziani della sua citt lo manderanno a
prendere di l e lo consegneranno nelle mani del vendicatore del
sangue perch sia messo a morte. L'occhio tuo non lo compianga;
toglierai da Israele il sangue innocente e cos sarai felice.



Non sposterai i confini del tuo vicino, posti dai tuoi antenati,
nell'eredit che ti sar toccata nel paese che il Signore tuo
Dio ti d in possesso.



Un solo testimonio non avr valore contro alcuno, per qualsiasi
colpa e per qualsiasi peccato; qualunque peccato questi abbia
commesso, il fatto dovr essere stabilito sulla parola di due o
di tre testimoni. Qualora un testimonio iniquo si alzi contro
qualcuno per accusarlo di ribellione, i due uomini fra i quali
ha luogo la causa compariranno davanti al Signore, davanti ai
sacerdoti e ai giudici in carica in quei giorni. I giudici
indagheranno con diligenza e, se quel testimonio risulta falso
perch ha deposto il falso contro il suo fratello, farete a lui
quello che egli aveva pensato di fare al suo fratello. Cos
estirperai il male di mezzo a te. Gli altri lo verranno a sapere
e ne avranno paura e non commetteranno pi in mezzo a te una
tale azione malvagia. Il tuo occhio non avr compassione: vita
per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano,
piede per piede.





20.

Quando andrai in guerra contro i tuoi nemici e vedrai cavalli e
carri e forze superiori a te, non li temere, perch  con te il
Signore tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto.
Quando sarete vicini alla battaglia, il sacerdote si far
avanti, parler al popolo e gli dir: Ascolta, Israele! Voi oggi
siete prossimi a dar battaglia ai vostri nemici; il vostro cuore
non venga meno; non temete, non vi smarrite e non vi spaventate
dinanzi a loro, perch il Signore vostro Dio cammina con voi per
combattere per voi contro i vostri nemici e per salvarvi.

I capi diranno al popolo: C' qualcuno che abbia costruito una
casa nuova e non l'abbia ancora inaugurata? Vada, torni a casa,
perch non muoia in battaglia e altri inauguri la casa. C'
qualcuno che abbia piantato una vigna e non ne abbia ancora
goduto il frutto? Vada, torni a casa, perch non muoia in
battaglia e altri ne goda il frutto. C' qualcuno che si sia
fidanzato con una donna e non l'abbia ancora sposata? Vada,
torni a casa, perch non muoia in battaglia e altri la sposi. I
capi aggiungeranno al popolo: C' qualcuno che abbia paura e cui
venga meno il coraggio? Vada, torni a casa, perch il coraggio
dei suoi fratelli non venga a mancare come il suo. Quando i capi
avranno finito di parlare al popolo, costituiranno i comandanti
delle schiere alla testa del popolo.

Quando ti avvicinerai a una citt per attaccarla, le offrirai
prima la pace. Se accetta la pace e ti apre le sue porte, tutto
il popolo che vi si trover ti sar tributario e ti servir. Ma
se non vuole fare pace con te e vorr la guerra, allora
l'assedierai. Quando il Signore tuo Dio l'avr data nelle tue
mani, ne colpirai a fil di spada tutti i maschi; ma le donne, i
bambini, il bestiame e quanto sar nella citt, tutto il suo
bottino, li prenderai come tua preda, mangerai il bottino dei
tuoi nemici, che il Signore tuo Dio ti avr dato. Cos farai per
tutte le citt molto lontane da te e che non sono citt di
queste nazioni.

Soltanto nelle citt di questi popoli che il Signore tuo Dio ti
d in eredit non lascerai in vita alcun essere che respiri; ma
li voterai allo sterminio: cio gli Hittiti, gli Amorrei, i
Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei, come il Signore tuo
Dio ti ha comandato di fare, perch essi non v'insegnino a
commettere tutti gli abomini che fanno per i loro dei e voi non
pecchiate contro il Signore vostro Dio.

Quando cingerai d'assedio una citt per lungo tempo, per
espugnarla e conquistarla, non ne distruggerai gli alberi
colpendoli con la scure; ne mangerai il frutto, ma non li
taglierai, perch l'albero della campagna  forse un uomo, per
essere coinvolto nell'assedio? Soltanto potrai distruggere e
recidere gli alberi che saprai non essere alberi da frutto, per
costruire opere d'assedio contro la citt che  in guerra con
te, finch non sia caduta.





21.

Se nel paese di cui il Signore tuo Dio sta per darti il possesso
si trover un uomo ucciso, disteso nella campagna, senza che si
sappia chi l'abbia ucciso, i tuoi anziani e i tuoi giudici
usciranno e misureranno la distanza fra l'ucciso e le citt dei
dintorni. Allora gli anziani della citt pi vicina all'ucciso
prenderanno una giovenca che non abbia ancora lavorato n
portato il giogo; gli anziani di quella citt faranno scendere
la giovenca presso un corso di acqua corrente, in luogo dove non
si lavora e non ci semina e l spezzeranno la nuca alla
giovenca. Si avvicineranno poi i sacerdoti, figli di Levi,
poich il Signore tuo Dio li ha scelti per servirlo e per dare
la benedizione nel nome del Signore e la loro parola dovr
decidere ogni controversia e ogni caso di lesione.

Allora tutti gli anziani di quella citt che sono pi vicini al
cadavere, si laveranno le mani sulla giovenca a cui sar stata
spezzata la nuca nel torrente; prendendo la parola diranno: Le
nostre mani non hanno sparso questo sangue e i nostri occhi non
l'hanno visto spargere.

Signore, perdona al tuo popolo Israele, che tu hai redento, e
non permettere che sangue innocente sia versato in mezzo al tuo
popolo Israele, ma che quel sangue sia per essi espiato. Cos tu
toglierai da te sangue innocente, perch avrai fatto ci che 
retto agli occhi del Signore.



Se andrai in guerra contro i tuoi nemici e il Signore tuo Dio te
li avr messi nelle mani e tu avrai fatto prigionieri, se vedrai
tra i prigionieri una donna bella d'aspetto e ti sentirai legato
a lei tanto da volerla prendere in moglie te la condurrai a
casa. Essa si rader il capo, si taglier le unghie, si lever
la veste che portava quando fu presa, dimorer in casa tua e
pianger suo padre e sua madre per un mese intero; dopo potrai
accostarti a lei e comportarti da marito verso di lei e sar tua
moglie. Se in seguito non ti sentissi pi di amarla, la lascerai
andare a suo piacere, ma non potrai assolutamente venderla per
denaro n trattarla come una schiava, per il fatto che tu l'hai
disonorata.

Se un uomo avr due mogli, l'una amata e l'altra odiosa, e tanto
l'amata quanto l'odiosa gli avranno procreato figli, se il
primogenito  il figlio dell'odiosa, quando divider tra i suoi
figli i beni che possiede, non potr dare il diritto di
primogenito al figlio dell'amata, preferendolo al figlio
dell'odiosa, che  il primogenito, ma riconoscer come
primogenito il figlio dell'odiosa, dandogli il doppio di quello
che possiede; poich egli  la primizia del suo vigore e a lui
appartiene il diritto di primogenitura.

Se un uomo avr un figlio testardo e ribelle che non obbedisce
alla voce n di suo padre n di sua madre e, bench l'abbiano
castigato, non d loro retta, suo padre e sua madre lo
condurranno dagli anziani della citt, alla porta del luogo dove
abita, e diranno agli anziani della citt: Questo nostro figlio
 testardo e ribelle, non vuole obbedire alla nostra voce,  uno
sfrenato e un bevitore.

Allora tutti gli uomini della sua citt lo lapideranno ed egli
morir; cos estirperai da te il male e tutto Israele lo sapr e
avr timore.

Se un uomo avr commesso un delitto degno di morte e tu l'avrai
messo a morte e appeso a un albero, il suo cadavere non dovr
rimanere tutta la notte sull'albero, ma lo seppellirai lo stesso
giorno, perch l'appeso  una maledizione di Dio e tu non
contaminerai il paese che il Signore tuo Dio ti d in eredit.





22.

Se vedi smarriti un bue o una pecora di un tuo fratello, tu non
devi fingere di non averli scorti, ma avrai cura di ricondurli a
lui. Se un tuo fratello non abita vicino a te e non lo conosci,
accoglierai l'animale in casa tua: rimarr da te finch il tuo
fratello non ne faccia ricerca e allora glielo renderai.

Lo stesso farai del suo asino, della sua veste, di qualunque
altro oggetto che il tuo fratello abbia perduto e che tu trovi;
tu non fingerai di non averli scorti.

Se vedi l'asino del tuo fratello o il suo bue caduto nella
strada, tu non fingerai di non averli scorti, ma insieme con lui
li farai rialzare.



La donna non si metter un indumento da uomo n l'uomo indosser
una veste da donna, perch chiunque fa tali cose  in abominio
al Signore tuo Dio.

Quando, cammin facendo, troverai sopra un albero o per terra un
nido d'uccelli con uccellini o uova e la madre che sta a covare
gli uccellini o le uova, non prenderai la madre sui figli; ma
scacciandola, lascia andare la madre e prendi per te i figli,
perch tu sia felice e goda lunga vita.

Quando costruirai una casa nuova, farai un parapetto intorno
alla tua terrazza, per non attirare sulla tua casa la vendetta
del sangue, qualora uno cada di l.

Non seminerai nella tua vigna semi di due specie diverse, perch
altrimenti tutto il prodotto di ci che avrai seminato e la
rendita della vigna diventer cosa consacrata.

Non devi arare con un bue e un asino aggiogati assieme. Non ti
vestirai con un tessuto misto, fatto di lana e di lino assieme.

Metterai fiocchi alle quattro estremit del mantello con cui ti
copri.



Se un uomo sposa una donna e, dopo aver coabitato con lei, la
prende in odio, 1e attribuisce azioni scandalose e diffonde sul
suo conto una fama cattiva, dicendo: Ho preso questa donna, ma
quando mi sono accostato a lei non l'ho trovata in stato di
verginit, il padre e la madre della giovane prenderanno i segni
della verginit della giovane e li presenteranno agli anziani
della citt, alla porta.

Il padre della giovane dir agli anziani: Ho dato mia figlia a
quest'uomo; egli l'ha presa in odio ed ecco le attribuisce
azioni scandalose, dicendo: Non ho trovato tua figlia in stato
di verginit; ebbene, questi sono i segni della verginit di mia
figlia, e spiegheranno il panno davanti agli anziani della citt.

Allora gli anziani di quella citt prenderanno il marito e lo
castigheranno e gli imporranno un'ammenda di cento sicli d'
argento che daranno al padre della giovane, per il fatto che ha
diffuso una cattiva fama contro una vergine d'Israele. Ella
rimarr sua moglie ed egli non potr ripudiarla per tutto il
tempo della sua vita. Ma se la cosa  vera, se la giovane non 
stata trovata in stato di verginit, allora la faranno uscire
all'ingresso della casa del padre e la gente della sua citt la
lapider, cos che muoia, perch ha commesso un'infamia in
Israele, disonorandosi in casa del padre. Cos toglierai il male
di mezzo a te.

Quando un uomo verr colto in fallo con una donna maritata,
tutti e due dovranno morire: l'uomo che ha peccato e la donna.
Cos toglierai il male da Israele.

Quando una fanciulla vergine  fidanzata e un uomo, trovandola
in citt, pecca con lei, condurrete tutti e due alla porta di
quella citt e li lapiderete cos che muoiano: la fanciulla
perch essendo in citt non ha gridato, e l'uomo perch ha
disonorato la donna del suo prossimo. Cos toglierai il male da
te. Ma se l'uomo trova per i campi la fanciulla fidanzata e
facendole violenza pecca con lei, allora dovr morire soltanto
l'uomo che ha peccato con lei; ma non farai nulla alla
fanciulla. Nella fanciulla non c' colpa degna di morte: come
quando un uomo assale il suo prossimo e l'uccide, cos  in
questo caso, perch egli l'ha incontrata per i campi: la
fanciulla fidanzata ha potuto gridare, ma non c'era nessuno per
venirle in aiuto.

Se un uomo trova una fanciulla vergine che non sia fidanzata,
l'afferra e pecca con lei e sono colti in flagrante, l'uomo che
ha peccato con lei dar al padre della fanciulla cinquanta sicli
d'argento; essa sar sua moglie, per il fatto che egli l'ha
disonorata, e non potr ripudiarla per tutto il tempo della sua
vita.





23.

Nessuno sposer una moglie del padre, n sollever il lembo del
mantello paterno.



Non entrer nella comunit del Signore chi ha il membro contuso
o mutilato. Il bastardo non entrer nella comunit del Signore;
nessuno dei suoi, neppure alla decima generazione, entrer nella
comunit del Signore. L'Ammonita e il Moabita non entreranno
nella comunit del Signore; nessuno dei loro discendenti,
neppure alla decima generazione, entrer nella comunit del
Signore; non vi entreranno mai perch non vi vennero incontro
con il pane e con l'acqua nel vostro cammino quando usciste
dall'Egitto e perch hanno prezzolato contro di te Balaam,
figlio di Beor, da Petor nel paese di due fiumi, perch ti
maledicesse. Ma il Signore tuo Dio non volle ascoltare Balaam e
il Signore tuo Dio mut per te la maledizione in benedizione,
perch il Signore tuo Dio ti ama. Non cercherai n la loro pace,
n la loro prosperit, finch tu viva, mai. Non avrai in
abominio l'Idumeo, perch  fratello; non avrai in abominio
l'Egiziano, perch sei stato forestiero nel suo paese; i figli
che nasceranno da loro alla terza generazione potranno entrare
nella comunit del Signore.



Quando uscirai e ti accamperai contro i tuoi nemici, guardati da
ogni cosa cattiva. Se si trova qualcuno in mezzo a te che sia
immondo a causa d'un accidente notturno, uscir
dall'accampamento e non vi entrer; verso sera si laver con
acqua e dopo il tramonto del sole potr rientrare
nell'accampamento.

Avrai anche un posto fuori dell'accampamento e l andrai per i
tuoi bisogni. Nel tuo equipaggiamento avrai un piolo, con il
quale, nel ritirarti fuori, scaverai una buca e poi ricoprirai i
tuoi escrementi. Perch il Signore tuo Dio passa in mezzo al tuo
accampamento per salvarti e per mettere i nemici in tuo potere;
l'accampamento deve essere dunque santo, perch Egli non veda in
mezzo a te qualche indecenza e ti abbandoni.

Non consegnerai al suo padrone uno schiavo che, dopo essergli
fuggito, si sar rifugiato presso di te; rimarr da te nel tuo
paese, nel luogo che avr scelto, in quella citt che gli parr
meglio; non lo molesterai.

Non vi sar alcuna donna dedita alla prostituzione sacra tra le
figlie d'Israele, n vi sar alcun uomo dedito alla
prostituzione sacra tra i figli d'Israele. Non porterai nella
casa del Signore tuo Dio il dono di una prostituta n il salario
di un cane, qualunque voto tu abbia fatto, poich tutti e due
sono abominio per il Signore tuo Dio.

Non farai al tuo fratello prestiti a interesse, n di denaro, n
di viveri, n di qualunque cosa che si presta a interesse. Allo
straniero potrai prestare a interesse, ma non al tuo fratello,
perch il Signore tuo Dio ti benedica in tutto ci a cui
metterai mano, nel paese di cui stai per andare a prendere
possesso.

Quando avrai fatto un voto al Signore tuo Dio, non tarderai a
soddisfarlo, perch il Signore tuo Dio te ne domanderebbe certo
conto e in te vi sarebbe un peccato. Ma se ti astieni dal far
voti non vi sar in te peccato. Manterrai la parola uscita dalle
tue labbra ed eseguirai il voto che avrai fatto volontariamente
al Signore tuo Dio, ci che la tua bocca avr promesso. Se entri
nella vigna del tuo prossimo, potrai mangiare uva, secondo il
tuo appetito, a saziet, ma non potrai metterne in alcun tuo
recipiente. Se passi tra le messe del tuo prossimo, potrai
coglierne spighe con la mano, ma non mettere la falce nella
messe del tuo prossimo.





24.

Quando un uomo ha preso una donna e ha vissuto con lei da
marito, se poi avviene che essa non trovi grazia ai suoi occhi,
perch egli ha trovato in lei qualche cosa di vergognoso, scriva
per lei un libello di ripudio e glielo consegni in mano e la
mandi via dalla casa. Se essa, uscita dalla casa di lui, va e
diventa moglie di un altro marito e questi la prende in odio,
scrive per lei un libello di ripudio, glielo consegna in mano e
la manda via dalla casa o se quest'altro marito, che l'aveva
presa per moglie, muore, il primo marito, che l'aveva rinviata,
non potr riprenderla per moglie, dopo che essa  stata
contaminata, perch sarebbe abominio agli occhi del Signore; tu
non renderai colpevole di peccato il paese che il Signore tuo
Dio sta per darti in eredit.



Quando un uomo si sar sposato da poco, non andr in guerra e
non gli sar imposto alcun incarico, sar libero per un anno di
badare alla sua casa e far lieta la moglie che ha sposato.

Nessuno prender impegno n le due pietre della macina domestica
n la pietra superiore della macina, perch sarebbe come
prendere in pegno la vita.

Quando si trover un uomo che abbia rapito qualcuno dei suoi
fratelli tra gli Israeliti, l'abbia sfruttato come schiavo o
l'abbia venduto, quel ladro sar messo a morte; cos estirperai
il male da te.

In caso di lebbra bada bene di osservare diligentemente e fare
quanto i sacerdoti leviti vi insegneranno; avrete cura di fare
come io ho loro ordinato. Ricordati di quello che il Signore tuo
Dio fece a Maria durante il viaggio, quando uscivate dall'Egitto.

Quando presterai qualsiasi cosa al tuo prossimo, non entrerai in
casa sua per prendere il suo pegno; te ne starai fuori e l'uomo
a cui avrai fatto il prestito ti porter fuori il pegno. Se
quell'uomo  povero, non andrai a dormire con il suo pegno.
Dovrai assolutamente restituirgli il pegno al tramonto del sole,
perch egli possa dormire con il suo mantello e benedirti;
questo ti sar contato come una cosa giusta agli occhi del
Signore tuo Dio.

Non defrauderai il salariato povero e bisognoso, sia egli uno
dei tuoi fratelli o uno dei forestieri che stanno nel tuo paese,
nelle tue citt; gli darai il suo salario il giorno stesso,
prima che tramonti il sole, perch egli  povero e lo desidera;
cos egli non grider contro di te al Signore e tu non sarai in
peccato.

Non si metteranno a morte i padri per una colpa dei figli, n si
metteranno a morte i figli per una colpa dei padri; ognuno sar
messo a morte per il proprio peccato.

Non lederai il diritto dello straniero o dell'orfano e non
prenderai in pegno la veste della vedova; ma ti ricorderai che
sei stato schiavo in Egitto e che di l ti ha liberato il
Signore tuo Dio; perci ti comando di fare questa cosa.

Quando, facendo la mietitura nel tuo campo, vi avrai dimenticato
qualche mannello, non tornerai indietro a prenderlo; sar per il
forestiero, per l'orfano e per la vedova, perch il Signore tuo
Dio ti benedica in ogni lavoro delle tue mani. Quando bacchierai
i tuoi ulivi, non tornerai indietro a ripassare i rami: saranno
per il forestiero, per l'orfano e per la vedova. Quando
vendemmierai la tua vigna, non tornerai indietro a racimolare:
sar per il forestiero, per l'orfano e per la vedova. Ti
ricorderai che sei stato schiavo nel paese d'Egitto; perci ti
comando di fare questa cosa.





25.

Quando sorger una lite fra alcuni uomini e verranno in
giudizio, i giudici che sentenzieranno, assolveranno l'innocente
e condanneranno il colpevole.

Se il colpevole avr meritato di essere fustigato, il giudice lo
far stendere per terra e fustigare in sua presenza, con un
numero di colpi proporzionati alla gravit della sua colpa.

Gli far dare non pi di quaranta colpi, perch, aggiungendo
altre battiture a queste, la punizione non risulti troppo grave
e il tuo fratello resti infamato ai tuoi occhi.

Non metterai la museruola al bue, mentre sta trebbiando.



Quando i fratelli abiteranno insieme e uno di loro morir senza
lasciare figli, la moglie del defunto non si mariter fuori, con
un forestiero; il suo cognato verr da lei e se la prender in
moglie, compiendo cos verso di lei il dovere del cognato; il
primogenito che essa metter al mondo, andr sotto il nome del
fratello morto perch il nome di questo non si estingua in
Israele.

Ma se quell'uomo non ha piacere di prendere la cognata, essa
salir alla porta degli anziani e dir: Mio cognato rifiuta di
assicurare in Israele il nome del fratello: non acconsente a
compiere verso di me il dovere del cognato. Allora gli anziani
della sua citt lo chiameranno e gli parleranno; se egli
persiste e dice: Non ho piacere di prenderla, allora sua cognata
gli si avviciner in presenza degli anziani, gli toglier il
sandalo dal piede, gli sputer in faccia e prendendo la parola
dir: Cos sar fatto all'uomo che non vuole ricostruire la
famiglia del fratello. La famiglia di lui sar chiamata in
Israele la famiglia dello scalzato.



Se alcuni verranno a contesa fra di loro e la moglie dell'uno si
avviciner per liberare il marito dalle mani di chi lo percuote
e stender la mano per afferrare costui nelle parti vergognose,
tu le taglierai la mano e l'occhio tuo non dovr averne
compassione.

Non avrai nel tuo sacco due pesi diversi, uno grande e uno
piccolo. Non avrai in casa due tipi di "efa", una grande e una
piccola.

Terrai un peso completo e giusto, terrai un'"efa" completa e
giusta, perch tu possa avere lunga la vita nel paese che il
Signore tuo Dio sta per darti. Poich chiunque compie tali cose,
chiunque commette ingiustizia  in abominio al Signore tuo Dio.

Ricordati di ci che ti ha fatto Amalek lungo il cammino quando
uscivate dall'Egitto: come ti assal lungo il cammino e aggred
nella tua carovana tutti i pi deboli della retroguardia, mentre
tu eri stanco e sfinito, e non ebbe alcun timor di Dio.

Quando dunque il Signore tuo Dio ti avr assicurato
tranquillit, liberandoti da tutti i tuoi nemici all'intorno nel
paese che il Signore tuo Dio sta per darti in eredit,
cancellerai la memoria di Amalek sotto il cielo: non dimenticare!





26.

Quando sarai entrato nel paese che il Signore tuo Dio ti dar in
eredit e lo possiederai e l ti sarai stabilito, prenderai le
primizie di tutti i frutti del suolo da te raccolti nel paese
che il Signore tuo Dio ti dar, le metterai in una cesta e
andrai al luogo che il Signore tuo Dio avr scelto per
stabilirvi il suo nome. Ti presenterai al sacerdote in carica in
quei giorni e gli dirai: Io dichiaro oggi al Signore tuo Dio che
sono entrato nel paese che il Signore ha giurato ai nostri padri
di darci.

Il sacerdote prender la cesta dalle tue mani e la deporr
davanti all'altare del Signore tuo Dio e tu pronuncerai queste
parole davanti al Signore tuo Dio:

Mio padre era un Arameo errante; scese in Egitto, vi stette come
un forestiero con poca gente e vi divent una nazione grande,
forte e numerosa. Gli Egiziani ci maltrattarono, ci umiliarono e
ci imposero una dura schiavit.

Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il
Signore ascolt la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la
nostra miseria e la nostra oppressione; il Signore ci fece
uscire dall'Egitto con mano potente e con braccio teso,
spargendo terrore e operando segni e prodigi, e ci condusse in
questo luogo e ci diede questo paese, dove scorre latte e miele.

Ora, ecco io presento le primizie dei frutti del suolo che tu,
Signore, mi hai dato. Le deporrai davanti al Signore tuo Dio e
ti prostrerai davanti al Signore tuo Dio; gioirai, con il levita
e con il forestiero che sar in mezzo a te di tutto il bene che
il Signore tuo Dio avr dato a te e alla tua famiglia.



Quando avrai finito di prelevare tutte le decime delle tue
entrate, il terzo anno, l'anno delle decime, e le avrai date al
levita, al forestiero, all'orfano e alla vedova perch ne
mangino nelle tue citt e ne siano sazi, dirai dinanzi al
Signore tuo Dio: Ho tolto dalla mia casa ci che era consacrato
e l'ho dato al levita, al forestiero, all'orfano e alla vedova
secondo quanto mi hai ordinato; non ho trasgredito, n
dimenticato alcuno dei tuoi comandi. Non ne ho mangiato durante
il mio lutto; non ne ho tolto nulla quando ero immondo e non ne
ho dato nulla per un cadavere; ho obbedito alla voce del Signore
mio Dio; ho agito secondo quanto mi hai ordinato. Volgi lo
sguardo dalla dimora della tua santit, dal cielo, e benedici il
tuo popolo d'Israele e il suolo che ci hai dato come hai giurato
ai nostri padri, il paese dove scorre latte e miele!



Oggi il Signore tuo Dio ti comanda di mettere in pratica queste
leggi e queste norme; osservale dunque, mettile in pratica con
tutto il cuore, con tutta l'anima. Tu hai sentito oggi il
Signore dichiarare che egli sar il tuo Dio, ma solo se tu
camminerai per le sue vie e osserverai le sue leggi, i suoi
comandi, le sue norme e ubbidirai alla sua voce. Il Signore ti
ha fatto oggi dichiarare che tu sarai per lui un popolo
particolare, come egli ti ha detto, ma solo se osserverai tutti
i suoi comandi, egli, quanto a gloria, rinomanza e splendore, ti
porr sopra tutte le nazioni che ha fatto e tu sarai un popolo
consacrato al Signore tuo Dio come egli ha promesso.





27.

Mos e gli anziani di Israele diedero quest'ordine al popolo:
Osservate tutti i comandi che oggi vi do. Quando avrete passato
il Giordano per entrare nel paese che il Signore vostro Dio sta
per darvi, erigerai grandi pietre e le intonacherai di calce.
Scriverai su di esse tutte le parole di questa legge, quando
avrai passato il Giordano per entrare nel paese che il Signore
tuo Dio sta per darti, paese dove scorre latte e miele, come il
Signore Dio dei tuoi padri, ti ha detto. Quando avrete passato
il Giordano erigerete sul monte Ebal queste pietre, come oggi vi
comando, e le intonacherete di calce. L costruirai anche un
altare al Signore tuo Dio, un altare di pietre non toccate da
strumento di ferro. Costruirai l'altare del Signore tuo Dio con
pietre intatte e sopra vi offrirai olocausti al Signore tuo Dio,
offrirai sacrifici di comunione e l mangerai e gioirai davanti
al Signore tuo Dio. Scriverai su quelle pietre tutte le parole
di questa legge con scrittura ben chiara.



Mos e i sacerdoti leviti dissero a tutto Israele: Fa' silenzio
e ascolta Israele! Oggi sei divenuto il popolo del Signore tuo
Dio. Obbedirai quindi alla voce del Signore tuo Dio e metterai
in pratica i suoi comandi e le sue leggi che oggi ti do. In
quello stesso giorno Mos diede quest'ordine al popolo: Quando
avrete passato il Giordano, ecco quelli che staranno sul monte
Garizim per benedire il popolo: Simeone, Levi, Giuda, Issacar,
Giuseppe e Beniamino; ecco quelli che staranno sul monte Ebal,
per pronunciare la maledizione: Ruben, Gad Aser, Zabulon, Dan e
Neftali.



I leviti prenderanno la parola e diranno ad alta voce a tutti
gli Israeliti:

Maledetto l'uomo che fa un'immagine scolpita o di metallo fuso,
abominio per il Signore, lavoro di mano d'artefice, e la pone in
luogo occulto! Tutto il popolo risponder e dir: Amen.

Maledetto chi maltratta il padre e la madre! Tutto il popolo
dir: Amen.

Maledetto chi sposta i confini del suo prossimo! Tutto il popolo
dir: Amen.

Maledetto chi fa smarrire il cammino al cieco! Tutto il popolo
dir: Amen.

Maledetto chi lede il diritto del forestiero, dell'orfano e
della vedova! Tutto il popolo dir: Amen.

Maledetto chi si unisce con la moglie del padre, perch solleva
il lembo del mantello del padre! Tutto il popolo dir: Amen.

Maledetto chi si unisce con qualsiasi bestia! Tutto il popolo
dir: Amen.

Maledetto chi si unisce con la propria sorella, figlia di suo
padre o figlia di sua madre! Tutto il popolo dir: Amen.

Maledetto chi si unisce con la suocera! Tutto il popolo dir:
Amen.

Maledetto chi uccide il suo prossimo in segreto! Tutto il popolo
dir: Amen.

Maledetto chi accetta un regalo per condannare a morte un
innocente! Tutto il popolo dir: Amen.

Maledetto chi non mantiene in vigore le parole di questa legge,
per metterla in pratica! Tutto il popolo dir: Amen.





28.

Se tu obbedirai fedelmente alla voce del Signore tuo Dio,
preoccupandoti di mettere in pratica tutti i suoi comandi che io
ti prescrivo, il Signore tuo Dio ti metter sopra tutte le
nazioni della terra; perch tu avrai ascoltato la voce del
Signore tuo Dio, verranno su di te e ti raggiungeranno tutte
queste benedizioni: Sarai benedetto nella citt e benedetto
nella campagna. Benedetto sar il frutto del tuo seno, il frutto
del tuo suolo e il frutto del tuo bestiame, benedetti i parti
delle tue vacche e i nati dalle tue pecore. Benedette saranno la
tua cesta e la tua madia. Sarai benedetto quando entri e
benedetto quando esci. Il Signore lascer sconfiggere davanti a
te i tuoi nemici che insorgeranno contro di te: per una sola via
verranno contro di te e per sette vie fuggiranno davanti a te.
Il Signore ordiner alla benedizione di essere con te nei tuoi
granai e in tutto ci a cui metterai mano; ti benedir nel paese
che il Signore tuo Dio sta per darti. Il Signore ti render
popolo a lui consacrato, come ti ha giurato, se osserverai i
comandi del Signore tuo Dio e se camminerai per le sue vie;
tutti i popoli della terra vedranno che porti il nome del
Signore e ti temeranno. Il Signore tuo Dio ti conceder
abbondanza di beni, quanto al frutto del tuo grembo al frutto
del tuo bestiame e al frutto dei tuo suolo, nel paese che il
Signore ha giurato ai tuoi padri di darti. Il Signore aprir per
te il suo benefico tesoro, il cielo, per dare alla tua terra la
pioggia a suo tempo e per benedire tutto il lavoro delle tue
mani; cos presterai a molte nazioni, mentre tu non domanderai
prestiti. Il Signore ti metter in testa e non in coda e sarai
sempre in alto e mai in basso, se obbedirai ai comandi del
Signore tuo Dio, che oggi io ti prescrivo, perch tu li osservi
e li metta in pratica, e se non devierai n a destra n a
sinistra da alcuna delle cose che oggi vi comando, per seguire
altri dei e servirli.



Ma se non obbedirai alla voce del Signore tuo Dio, se non
cercherai di eseguire tutti i suoi comandi e tutte le sue leggi
che oggi io ti prescrivo, verranno su di te e ti raggiungeranno
tutte queste maledizioni: Sarai maledetto nella citt e
maledetto nella campagna. Maledette saranno la tua cesta e la
tua madia. Maledetto sar il frutto del tuo seno e il frutto del
tuo suolo; maledetti i parti delle tue vacche e i nati delle tue
pecore. Maledetto sarai quando entri e maledetto quando esci. Il
Signore lancer contro di te la maledizione, la costernazione e
la minaccia in ogni lavoro a cui metterai mano, finch tu sia
distrutto e perisca rapidamente a causa delle tue azioni
malvagie per avermi abbandonato. Il Signore ti far attaccare la
peste, finch essa non ti abbia eliminato dal paese, di cui stai
per entrare a prendere possesso. Il Signore ti colpir con la
consunzione, con la febbre, con l'infiammazione, con l'arsura,
con la siccit, il carbonchio e la ruggine, che ti
perseguiteranno finch tu non sia perito. Il cielo sar di rame
sopra al tuo capo e la terra sotto di te sar di ferro. Il
Signore dar come pioggia al tuo paese sabbia e polvere, che
scenderanno dal cielo su di te finch tu sia distrutto. Il
Signore ti far sconfiggere dai tuoi nemici: per una sola via
andrai contro di loro e per sette vie fuggirai davanti a loro;
diventerai oggetto di orrore per tutti i regni della terra. Il
tuo cadavere diventer pasto di tutti gli uccelli del cielo e
delle bestie selvatiche e nessuno li scaccer. Il Signore ti
colpir con le ulcere d'Egitto, con bubboni, scabbia e
prurigine, da cui non potrai guarire. Il Signore ti colpir di
delirio, di cecit e di pazzia, cos che andrai barcollando in
pieno giorno come il cieco brancola nel buio. Non riuscirai
nelle tue imprese, sarai ogni giorno oppresso e spogliato e
nessuno ti aiuter. Ti fidanzerai con una donna, un altro la
praticher; costruirai una casa, ma non ci abiterai; pianterai
una vigna e non ne potrai cogliere i primi frutti. Il tuo bue
sar ammazzato sotto i tuoi occhi e tu non ne mangerai; il tuo
asino ti sar portato via in tua presenza e non torner pi a
te; il tuo gregge sar dato ai tuoi nemici e nessuno ti aiuter.
I tuoi figli e le tue figlie saranno consegnati a un popolo
straniero, mentre i tuoi occhi vedranno e languiranno di pianto
per loro ogni giorno, ma niente potr fare la tua mano. Un
popolo, che tu non conosci, manger il frutto della tua terra e
di tutta la tua fatica; sarai oppresso e schiacciato ogni
giorno; diventerai pazzo per ci che i tuoi occhi dovranno
vedere. Il Signore ti colpir alle ginocchia e alle cosce con
una ulcera maligna, della quale non potrai guarire; ti colpir
dalla pianta dei piedi alla sommit del capo. Il Signore
deporter te e il re, che ti sarai costituito, in una nazione
che n tu n i padri tuoi avete conosciuto; l servirai dei
stranieri, dei di legno e di pietra; diventerai oggetto di
stupore di motteggio e di scherno per tutti i popoli fra i quali
il Signore ti avr condotto.

Porterai molta semente al campo e raccoglierai poco, perch la
locusta la divorer. Pianterai vigne e le coltiverai, ma non
berrai vino n coglierai uva, perch il verme le roder. Avrai
oliveto in tutto il tuo territorio, ma non ti ungerai di olio,
perch le tue olive cadranno immature. Genererai figli e figlie,
ma non saranno tuoi, perch andranno in prigionia. Tutti i tuoi
alberi e il frutto del tuo suolo saranno preda di un esercito di
insetti. Il forestiero che sar in mezzo a te si innalzer
sempre pi sopra di te e tu scenderai sempre pi in basso. Egli
prester a te e tu non presterai a lui; egli sar in testa e tu
in coda. Tutte queste maledizioni verranno su di te, ti
perseguiteranno e ti raggiungeranno, finch tu sia distrutto,
perch non avrai obbedito alla voce del Signore tuo Dio,
osservando i comandi e le leggi che egli ti ha dato. Esse per te
e per la tua discendenza saranno sempre un segno e un prodigio.



Non avendo servito il Signore tuo Dio con gioia e di buon animo
in mezzo all'abbondanza di ogni cosa, servirai i tuoi nemici,
che il Signore mander contro di te, in mezzo alla fame, alla
sete, alla nudit e alla mancanza di ogni cosa; essi ti
metteranno un giogo di ferro sul collo, finch ti abbiano
distrutto. Il Signore sollever contro di te da lontano, dalle
estremit della terra, una nazione che si slancia a volo come
aquila: una nazione della quale non capirai la lingua, una
nazione dall'aspetto feroce, che non avr riguardo al vecchio n
avr compassione del fanciullo; che manger il frutto del tuo
bestiame e il frutto del tuo suolo, finch tu sia distrutto, e
non ti lascer alcun residuo di frumento, di mosto, di olio, dei
parti delle tue vacche e dei nati delle tue pecore, finch ti
avr fatto perire. Ti assedier in tutte le tue citt, finch in
tutto il tuo paese cadano le mura alte e forti, nelle quali
avrai riposto fiducia. Ti assedier in tutte le tue citt, in
tutto il paese che il Signore tuo Dio ti avr dato. Durante
l'assedio e l'angoscia alla quale ti ridurr il tuo nemico,
mangerai il frutto delle tue viscere, le carni dei tuoi figli e
delle tue figlie, che il Signore tuo Dio ti avr dato. L'uomo
pi raffinato tra di voi e pi delicato guarder di malocchio il
suo fratello e la sua stessa sposa e il resto dei suoi figli che
ancora sopravvivono, per non dare ad alcuno di loro le carni dei
suoi figli delle quali si ciber, perch non gli sar rimasto
pi nulla durante l'assedio e l'angoscia alla quale i nemici ti
avranno ridotto entro tutte le tue citt. La donna pi raffinata
e delicata tra di voi, che per delicatezza e raffinatezza non si
sarebbe provata a posare in terra la pianta del piede, guarder
di malocchio il proprio marito, il figlio e la figlia e si
ciber di nascosto di quanto esce dai suoi fianchi e dei bambini
che deve ancora partorire, mancando di tutto durante l'assedio e
l'angoscia alla quale i nemici ti avranno ridotto entro tutte le
tue citt.



Se non cercherai di eseguire tutte le parole di questa legge,
scritte in questo libro, avendo timore di questo nome glorioso e
terribile del Signore tuo Dio, allora il Signore colpir te e i
tuoi discendenti con flagelli prodigiosi: flagelli grandi e
duraturi, malattie maligne e ostinate. Far tornare su di te le
infermit dell'Egitto, delle quali tu avevi paura, e si
attaccheranno a te. Anche ogni altra malattia e ogni flagello,
che non sta scritto nel libro di questa legge, il Signore
mander contro di te, finch tu non sia distrutto. Voi rimarrete
in pochi uomini, dopo essere stati numerosi come le stelle del
cielo, perch non avrai obbedito alla voce del Signore tuo Dio.
Come il Signore gioiva a vostro riguardo nel beneficarvi e
moltiplicarvi, cos il Signore gioir a vostro riguardo nel
farvi perire e distruggervi; sarete strappati dal suolo, che vai
a prendere in possesso. Il Signore ti disperder fra tutti i
popoli, da un'estremit fino all'altra, l servirai altri dei,
che n tu, n i tuoi padri avete conosciuti, dei di legno e di
pietra. Fra quelle nazioni non troverai sollievo e non vi sar
luogo di riposo per la pianta dei tuoi piedi; l il Signore ti
dar un cuore trepidante, languore di occhi e angoscia di anima.
La tua vita ti sar dinanzi come sospesa a un filo; temerai
notte e giorno e non sarai sicuro della tua vita. Alla mattina
dirai: Se fosse sera! e alla sera dirai: Se fosse mattina!, a
causa del timore che ti agiter il cuore e delle cose che i tuoi
occhi vedranno. Il Signore ti far tornare in Egitto, per mezzo
di navi, per una via della quale ti ho detto: non dovrete pi
rivederla! e l vi metterete in vendita ai vostri nemici come
schiavi e schiave, ma nessuno vi acquister.



Queste sono le parole dell'alleanza che il Signore ordin a Mos
di stabilire con gli Israeliti nel paese di Moab oltre
l'alleanza che aveva stabilito con sull'Oreb.





29.

Mos convoc tutto Israele e disse loro: Voi avete visto quanto
il Signore ha fatto sotto i vostri occhi nel paese d'Egitto, al
faraone, a tutti i suoi ministri e a tutto il suo paese; e prove
grandiose che i tuoi occhi hanno visto, i segni e i grandi
prodigi. Ma fino ad oggi il Signore non vi ha dato una mente per
comprendere, n occhi per vedere, n orecchi per udire. Io vi ho
condotti per quarant'anni nel deserto; i vostri mantelli non vi
si sono logorati addosso e i vostri sandali non vi si sono
logorati ai piedi. Non avete mangiato pane, non avete bevuto
vino, n bevanda inebriante, perch sapevate che io sono il
Signore vostro Dio. Quando foste arrivati in questo luogo e
Sicon re di Chesbon e Og re di Basan uscirono contro di noi per
combattere, noi li abbiamo sconfitti, abbiamo preso il loro
paese e l'abbiamo dato in possesso ai Rubeniti, ai Gaditi e a
met della trib di Manasse.

Osservate dunque le parole di questa alleanza e mettetela in
pratica, perch abbiate successo in quanto farete. Oggi voi
state tutti davanti al Signore vostro Dio, i vostri capi, le
vostre trib, i vostri anziani, i vostri scribi, tutti gli
Israeliti, i vostri bambini, le vostre mogli, il forestiero che
sta in mezzo al tuo accampamento, da chi ti spacca la legna a
chi ti attinge l'acqua per entrare nell'alleanza del Signore tuo
Dio e nell'imprecazione che il Signore tuo Dio sancisce oggi con
te, per costituirti oggi suo popolo e per essere Egli il tuo
Dio, come ti ha detto e come ha giurato ai tuoi padri, ad
Abramo, a Isacco e a Giacobbe. Non soltanto con voi io sancisco
quest'alleanza e pronunzio questa imprecazione, ma con chi oggi
sta qui con noi davanti al Signore nostro Dio e con chi non 
oggi qui con noi.

Poich voi sapete come abbiamo abitato nel paese d'Egitto e come
siamo passati in mezzo alle nazioni, che avete attraversato;
avete visto i loro abomini e gli idoli di legno, di pietra,
d'argento e d'oro, che sono presso di loro. Non ci sia tra di
voi uomo o donna o famiglia o trib che volga oggi il cuore
lungi dal Signore nostro Dio, per andare a servire gli dei di
quelle nazioni. Non ci sia tra di voi radice alcuna che produca
veleno e assenzio.

Se qualcuno, udendo le parole di questa imprecazione, si lusinga
in cuor suo dicendo: Avr benessere, anche se mi regoler
secondo l'ostinazione del mio cuore, con il pensiero che il
terreno irrigato faccia sparire quello arido, il Signore non
consentir a perdonarlo; anzi in tal caso la collera del Signore
e la sua gelosia si accenderanno contro quell'uomo e si poser
sopra di lui ogni imprecazione scritta in questo libro e il
Signore canceller il suo nome sotto il cielo. Il Signore lo
segregher, per sua sventura, da tutte le trib d'Israele,
secondo tutte le imprecazioni dell'alleanza scritta in questo
libro della legge.

Allora la generazione futura, i vostri figli che sorgeranno dopo
di voi e lo straniero che verr da una terra lontana, quando
vedranno i flagelli di quel paese e le malattie che il Signore
gli avr inflitte: tutto il suo suolo sar zolfo, sale, arsura,
non sar seminato e non germoglier, n erba di sorta vi
crescer, come dopo lo sconvolgimento di Sodoma di Gomorra, di
Adma e di Zeboim, distrutte dalla sua collera e dal suo furore,
diranno, dunque, tutte le nazioni: Perch il Signore ha trattato
cos questo paese? Perch l'ardore di questa grande collera? E
si risponder: Perch hanno abbandonato l'alleanza del Signore,
Dio dei loro padri: l'alleanza che egli aveva stabilita con
loro, quando li ha fatti uscire dal paese d'Egitto; perch sono
andati a servire altri dei e si sono prostrati dinanzi a loro:
dei che essi non avevano conosciuto e che Egli non aveva dato
loro in sorte. Per questo si  accesa la collera del Signore
contro questo paese, mandandovi contro tutte le imprecazioni
scritte in questo libro; il Signore li ha strappati dal loro
suolo con ira, con furore e con grande sdegno e li ha gettati in
un altro paese, come oggi.



Le cose occulte appartengono al Signore nostro Dio, ma le cose
rivelate sono per noi e per i nostri figli, sempre, perch
pratichiamo tutte le parole di questa legge.





30.

Quando tutte queste cose che io ti ho poste dinnanzi, la
benedizione e la maledizione, si saranno realizzate su di te e
tu le richiamerai alla tua mente in mezzo a tutte le nazioni
dove il Signore tuo Dio ti avr scacciato, se ti convertirai al
Signore tuo Dio e obbedirai alla sua voce, tu e i tuoi figli,
con tutto il cuore e con tutta l'anima, secondo quanto oggi ti
comando, allora il Signore tuo Dio far tornare i tuoi
deportati, avr piet di te e ti raccoglier di nuovo da tutti i
popoli, in mezzo ai quali il Signore tuo Dio ti aveva disperso.
Quand'anche i tuoi esuli fossero all'estremit dei cieli, di l
il Signore tuo Dio ti raccoglier e di l ti riprender. Il
Signore tuo Dio ti ricondurr nel tuo paese che i tuoi padri
avevano posseduto e tu lo possiederai; Egli ti far felice e ti
moltiplicher pi dei tuoi padri.

Il Signore tuo Dio circoncider il tuo cuore e il cuore della
tua discendenza, perch tu ami il Signore tuo Dio con tutto il
cuore e con tutta l'anima e viva.

Il Signore tuo Dio far cadere tutte queste imprecazioni sui
tuoi nemici e su quanti ti odieranno e perseguiteranno. Tu ti
convertirai, obbedirai alla voce del Signore e metterai in
pratica tutti questi comandi che oggi ti do. Il Signore tuo Dio
ti far sovrabbondare di beni in ogni lavoro delle tue mani, nel
frutto delle tue viscere, nel frutto del tuo bestiame e nel
frutto del tuo suolo; perch il Signore gioir di nuovo per te
facendoti felice, come gioiva per i tuoi padri, quando obbedirai
alla voce del Signore tuo Dio, osservando i suoi comandi e i
suoi decreti, scritti in questo libro della legge; quando ti
sarai convertito al Signore tuo Dio con tutto il cuore e con
tutta l'anima.



Questo comando che oggi ti ordino non  troppo alto per te, n
troppo lontano da te. Non  nel cielo, perch tu dica: Chi
salir per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire s che
lo possiamo eseguire? Non  di l dal mare perch tu dica: Chi
attraverser per noi il mare per prendercelo e farcelo udire s
che lo possiamo eseguire? Anzi, questa parola  molto vicina a
te,  nella tua bocca e nel tuo cuore, perch tu la metta in
pratica.

Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e
il male; poich io oggi ti comando di amare il Signore tuo Dio,
di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue
leggi e le sue norme, perch tu viva e ti moltiplichi e il
Signore tuo Dio ti benedica nel paese che tu stai per entrare a
prendere in possesso. Ma se il tuo cuore si volge indietro e se
tu non ascolti e ti lasci trascinare a prostrarti davanti ad
altri dei e a servirli, io vi dichiaro oggi che certo perirete,
che non avrete vita lunga nel paese di cui state per entrare in
possesso passando il Giordano. Prendo oggi a testimoni contro di
voi il cielo e la terra: io ti ho posto davanti la vita e la
morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita,
perch viva tu e la tua discendenza, amando il Signore tuo Dio,
obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, poich  lui la
tua vita e la tua longevit, per poter cos abitare sulla terra
che il Signore ha giurato di dare ai tuoi padri, Abramo, Isacco
e Giacobbe.





31.

Mos and e rivolse ancora queste parole a tutto Israele. Disse
loro: Io oggi ho centovent'anni, non posso pi andare e venire;
inoltre il Signore mi ha detto: Tu non passerai questo Giordano.
Il Signore tuo Dio passer davanti a te, distrugger davanti a
te quelle nazioni e tu prenderai il loro posto; quanto a Giosu,
egli passer alla tua testa, come il Signore ha detto. Il
Signore tratter quelle nazioni come ha trattato Sicon e Og, re
degli Amorrei, e come ha trattato il loro paese, che egli ha
distrutto. Il Signore le metter in vostro potere e voi le
tratterete secondo tutti gli ordini che vi ho dati. Siate forti,
fatevi animo, non temete e non vi spaventate di loro perch il
Signore tuo Dio cammina con te; non ti lascer e non ti
abbandoner.

Poi Mos chiam Giosu e gli disse alla presenza di tutto
Israele: Sii forte e fatti animo, perch tu entrerai con questo
popolo nel paese che il Signore ai loro padri giur di darvi: tu
gliene darai il possesso. Il Signore stesso cammina davanti a
te; egli sar con te, non ti lascer e non ti abbandoner; non
temere e non ti perdere d'animo!.



Mos scrisse questa legge e la diede ai sacerdoti figli di Levi
che portavano l'arca dell'alleanza del Signore e a tutti gli
anziani di Israele. Mos diede loro quest'ordine: Alla fine di
ogni sette anni, al tempo dell'anno del condono, alla festa
delle capanne quando tutto Israele verr a presentarsi davanti
al Signore tuo Dio, nel luogo che avr scelto, leggerai questa
legge davanti a tutto Israele, agli orecchi di tutti. Radunerai
il popolo, uomini, donne, bambini e il forestiero che sar nelle
tue citt, perch ascoltino, imparino a temere il Signore vostro
Dio e si preoccupino di mettere in pratica tutte le parole di
questa legge. I loro figli, che ancora non la conoscono, la
udranno e impareranno a temere il Signore vostro Dio, finch
vivrete nel paese di cui voi andate a prendere possesso passando
il Giordano.



Il Signore disse a Mos: Ecco, il giorno della tua morte 
vicino, chiama Giosu e presentatevi nella tenda del convegno,
perch io gli comunichi i miei ordini. Mos e Giosu andarono a
presentarsi nella tenda del convegno. Il Signore apparve nella
tenda in una colonna di nube e la colonna di nube stette
all'ingresso della tenda.

Il Signore disse a Mos: Ecco, tu stai per addormentarti con i
tuoi padri; questo popolo si alzer e si prostituir con gli dei
stranieri del paese nel quale sta per entrare, mi abbandoner e
romper l'alleanza che io ho stabilito con lui. In quel giorno
la mia ira si accender contro di lui; io li abbandoner,
nasconder loro il volto e saranno divorati. Lo colpiranno
malanni numerosi e angosciosi e in quel giorno dir: Questi mali
non mi hanno forse colpito per il fatto che il mio Dio non  pi
in mezzo a me? Io, in quel giorno, nasconder il volto a causa
di tutto il male che avranno fatto rivolgendosi ad altri dei.
Ora scrivete per voi questo cantico e insegnatelo agli
Israeliti; mettetelo sulla loro bocca, perch questo cantico mi
sia di testimonio contro gli Israeliti. Quando l'avr introdotto
nel paese che ho promesso ai suoi padri con giuramento, paese
dove scorre latte e miele, ed egli avr mangiato, si sar
saziato e ingrassato e poi si sar rivolto ad altri dei per
servirli e mi avr disprezzato e avr spezzato la mia alleanza,
e quando l'avranno colpito malanni numerosi e angosciosi, allora
questo canto sar testimonio davanti a lui; poich non sar
dimenticato dalla sua discendenza. S, conosco i pensieri da lui
concepiti gi oggi, prima ancora che io lo abbia introdotto nel
paese, che ho promesso con giuramento. Mos scrisse quel giorno
questo canto e lo insegn agli Israeliti.

Poi il Signore comunic i suoi ordini a Giosu figlio di Nun, e
gli disse: Sii forte e fatti animo, poich tu introdurrai gli
Israeliti nel paese che ho giurato di dar loro e io sar con te.

Quando Mos ebbe finito di scrivere su un libro tutte le parole
di questa legge, ordin ai leviti che portavano l'arca
dell'alleanza del Signore: Prendete questo libro della legge e
mettetelo a fianco dell'alleanza del Signore vostro Dio; vi
rimanga come testimonio contro di te, perch io conosco la tua
ribellione e la durezza della tua cervice. Se fino ad oggi,
mentre vivo ancora in mezzo a voi, siete stati ribelli contro il
Signore, quanto pi lo sarete dopo la mia morte!

Radunate presso di me tutti gli anziani delle vostre trib e i
vostri scribi, io far udire loro queste parole e prender a
testimoni contro di loro il cielo e la terra.

So infatti che, dopo la mia morte, voi certo vi corromperete e
vi allontanerete dalla via che vi ho detto di seguire; la
sventura vi colpir negli ultimi giorni, perch avrete fatto ci
che  male agli occhi del Signore, provocandolo a sdegno con
l'opera delle vostre mani.

Mos pronunzi innanzi a tutta l'assemblea d'Israele le parole
di questo canto, fino al loro termine.





32.

[Il cantico di Mos].

Ascoltate, o cieli: io voglio parlare:

oda la terra le parole della mia bocca!

Stilli come pioggia la mia dottrina,

scenda come rugiada il mio dire;

come scroscio sull'erba del prato,

come spruzzo sugli steli di grano.

Voglio proclamare il nome del Signore:

date gloria al nostro Dio!

Egli  la Roccia; perfetta  l'opera sua;

tutte le sue vie sono giustizia;

 un Dio verace e senza malizia;

Egli  giusto e retto.

Peccarono contro di lui i figli degeneri,

generazione tortuosa e perversa.

Cos ripaghi il Signore,

o popolo stolto e insipiente?

Non  lui il padre che ti ha creato,

che ti ha fatto e ti ha costituito?



Ricorda i giorni del tempo antico,

medita gli anni lontani.

Interroga tuo padre e te lo far sapere,

i tuoi vecchi e te lo diranno.

Quando l'Altissimo divideva i popoli,

quando disperdeva i figli dell'uomo,

Egli stabil i confini delle genti

secondo il numero degli Israeliti.

Porzione del Signore  il suo popolo,

sua eredit  Giacobbe,

Egli lo trov in terra deserta,

in una landa di ululati solitari.

Lo educ, ne ebbe cura, lo allev,

lo custod come pupilla del suo occhio.

Come un'aquila che veglia la sua nidiata,

che vola sopra i suoi nati,

Egli spieg le ali e lo prese,

lo sollev sulle sue ali,

Il Signore lo guid da solo,

non c'era con lui alcun dio straniero.

Lo fece montare sulle alture della terra

e lo nutr con i prodotti della campagna;

gli fece succhiare miele dalla rupe

e olio dai ciottoli della roccia;

crema di mucca e latte di pecora

insieme con grasso di agnelli,

arieti di Basan e capri,

fior di farina di frumento

e sangue di uva, che bevevi spumeggiante.



Giacobbe ha mangiato e si  saziato,

- s, ti sei ingrassato, impinguato, rimpinzato -

e ha respinto il Dio che lo aveva fatto,

ha disprezzato la Roccia, sua salvezza.

Lo hanno fatto ingelosire con dei stranieri

e provocato con abomini all'ira.

Hanno sacrificato a demoni che non sono Dio,

a divinit che non conoscevano,

novit, venute da poco,

che i vostri padri non avevano temuto.

La Roccia, che ti ha generato, tu hai trascurato;

hai dimenticato il Dio che ti ha procreato!



Ma il Signore ha visto e ha disdegnato

con ira i suoi figli e le sue figlie.

Ha detto: Io nasconder loro il mio volto:

vedr quale sar la loro fine.

Sono una generazione perfida,

sono figli infedeli.

Mi resero geloso con ci che non  Dio,

mi irritarono con i loro idoli vani;

io li render gelosi con uno che non  popolo,

li irriter con una nazione stolta.

Un fuoco si  acceso nella mia collera

e brucer fino nella profondit degl'inferi;

divorer la terra e il suo prodotto

e incendier le radici dei monti.

Accumuler sopra di loro i malanni;

le mie frecce esaurir contro di loro.

Saranno estenuati dalla fame,

divorati dalla febbre e da peste dolorosa.

Il dente delle belve mander contro di essi,

con il veleno dei rettili che strisciano nella polvere.

Di fuori la spada li priver dei figli,

dentro le case li uccider lo spavento.

Periranno insieme il giovane e la vergine

il lattante e l'uomo canuto.



Io ho detto: Li voglio disperdere,

cancellarne tra gli uomini il ricordo!

se non temessi l'arroganza del nemico,

l'abbaglio dei loro avversari;

non dicano: La nostra mano ha vinto,

non  il Signore che ha operato tutto questo!

Sono un popolo insensato

e in essi non c' intelligenza:

se fossero saggi, capirebbero,

rifletterebbero sulla loro fine.

Come pu un uomo solo inseguirne mille

o due soli metterne in fuga diecimila?

Non  forse perch la loro Roccia li ha venduti,

il Signore li ha consegnati?

Perch la loro Roccia non  come la nostra

e i nostri nemici ne sono testimoni.

La loro vite  dal ceppo di Sodoma,

dalle piantagioni di Gomorra.

La loro uva  velenosa,

ha grappoli amari.

Tossico di serpenti  il loro vino,

micidiale veleno di vipere.

Non  questo nascosto presso di me,

sigillato nei miei forzieri?

Mia sar la vendetta e il castigo,

quando vaciller il loro piede!

S, vicino  il giorno della loro rovina

e il loro destino si affretta a venire.

Perch il Signore far giustizia al suo popolo

e dei suoi servi avr compassione,

quando vedr che ogni forza  svanita

e non  rimasto n schiavo n libero.

Allora dir: Dove sono i loro dei,

la Roccia in cui cercavano rifugio;

quelli che mangiavano il grasso dei loro sacrifici,

che bevevano il vino delle loro libazioni?

Sorgano ora e vi soccorrano,

siano il riparo per voi!

Ora vedete che io, io lo sono

e nessun altro  dio accanto a me.

Sono io che do la morte e faccio vivere;

io percuoto e io guarisco

e nessuno pu liberare dalla mia mano.

Alzo la mano verso il cielo

e dico: Per la mia vita, per sempre:

quando avr affilato la folgore della mia spada

e la mia mano inizier il giudizio,

far vendetta dei miei avversari,

ripagher i miei nemici.

Inebrier di sangue le mie frecce,

si pascer di carne la mia spada,

del sangue dei cadaveri e dei prigionieri,

delle teste dei condottieri nemici!

Esultate, o nazioni, per il suo popolo,

perch Egli vendicher il sangue dei suoi servi;

volger la vendetta contro i suoi avversari

e purificher la sua terra e il suo popolo.



Mos venne con Giosu, figlio di Nun, e pronunzi agli orecchi
del popolo tutte le parole di questo canto.

Quando Mos ebbe finito di pronunziare tutte queste parole
davanti a tutto Israele, disse loro: Ponete nella vostra mente
tutte le parole che io oggi uso come testimonianza contro di
voi. Le prescriverete ai vostri figli, perch cerchino di
eseguire tutte le parole di questa legge. Essa infatti non  una
parola senza valore per voi; anzi  la vostra vita, per questa
parola passerete lunghi giorni sulla terra di cui state per
prendere possesso, passando il Giordano.

In quello stesso giorno il Signore disse a Mos: Sali su questo
monte degli Abarim (sul monte Nebo), che  nel paese di Moab, di
fronte a Gerico, e mira il paese di Canaan, che io do in
possesso agli Israeliti. Tu morirai sul monte sul quale stai per
salire e sarai riunito ai tuoi antenati, come Aronne tuo
fratello  morto sul monte Or ed  stato riunito ai suoi
antenati, perch siete stati infedeli verso di me in mezzo agli
Israeliti alle acque di Meriba di Kades nel deserto di Zin,
perch non avete manifestato la mia santit. Tu vedrai il paese
davanti a te, ma l, nel paese che io sto per dare agli
Israeliti, tu non entrerai!.





33.

Ed ecco la benedizione con la quale Mos, uomo di Dio, benedisse
gli Israeliti prima di morire. Egli disse:

Il Signore  venuto dal Sinai,

 spuntato per loro dal Seir;

 apparso dal monte Paran,

 arrivato a Meriba di Kades,

dal suo meridione fino alle pendici.

Certo egli ama i popoli;

tutti i suoi santi sono nelle tue mani,

mentre essi, accampati ai tuoi piedi,

ricevono le tue parole.

Una legge ci ha ordinato Mos;

un'eredit  l'assemblea di Giacobbe.

Vi fu un re in Iesurun,

quando si radunarono i capi del popolo,

tutte insieme le trib d'Israele.



Viva Ruben e non muoia,

bench siano pochi i suoi uomini.

Questo disse per Giuda:

Ascolta, Signore, la voce di Giuda

e riconducilo verso il suo popolo;

la sua mano difender la sua causa

e tu sarai l'aiuto contro i suoi avversari.

Per Levi disse:

Da' a Levi i tuoi "tummim",

i tuoi "urim" all'uomo a te fedele,

che hai messo alla prova a Massa,

per cui hai litigato presso le acque di Meriba;

a lui che dice del padre e della madre:

Io non li ho visti;

che non riconosce i suoi fratelli

e ignora i suoi figli.

Essi osservarono la tua parola

e custodiscono la tua alleanza;

insegnano i tuoi decreti a Giacobbe

e la tua legge a Israele;

pongono l'incenso sotto le tue narici

e un sacrificio sul tuo altare.

Benedici Signore, il suo valore

e gradisci ii lavoro delle sue mani;

colpisci al fianco i suoi aggressori

e i suoi nemici pi non si rialzino.

Per Beniamino disse:

Prediletto del Signore, Beniamino,

abita tranquillo presso di lui;

egli lo protegge sempre

e tra le sue braccia dimora.

Per Giuseppe disse:

Benedetta dal Signore la sua terra!

Dalla rugiada abbia il meglio dei cieli,

e dall'abisso disteso al di sotto;

il meglio dei prodotti del sole

e il meglio di ci che germoglia ogni luna;

la primizia dei monti antichi,

il meglio dei colli eterni

e il meglio della terra e di ci che contiene.

Il favore di Colui che abitava nel roveto

venga sul capo di Giuseppe,

sulla testa del principe tra i suoi fratelli!

Come primogenito di toro,

egli  di aspetto maestoso

e le sue corna sono di bufalo;

con esse cozzer contro i popoli,

tutti insieme, sino ai confini della terra.

Tali sono le miriadi di Efraim

e tali le migliaia di Manasse.

Per Zabulon disse:

Gioisci, Zabulon, ogni volta che parti,

e tu, Issacar, nelle tue tende!

Chiamano i popoli sulla montagna,

dove offrono sacrifici legittimi,

perch succhiano le ricchezze dei mari

e i tesori nascosti nella sabbia.

Per Gad disse:

Benedetto chi stabilisce Gad al largo!

Come una leonessa ha la sede;

sbran un braccio e anche un cranio;

poi si scelse le primizie,

perch l era la parte riservata a un capo.

Venne alla testa del popolo,

esegu la giustizia del Signore

e i suoi decreti riguardo a Israele.

Per Dan disse:

Dan  un giovane leone

che balza da Basan.

Per Neftali disse:

Neftali  sazio di favori

e colmo delle benedizioni del Signore:

il mare e il meridione sono sua propriet.

Per Aser disse:

Benedetto tra i figli  Aser!

Sia il favorito tra i suoi fratelli

e tuffi il suo piede nell'olio.

Di ferro e di rame siano i tuoi catenacci

e quanto i tuoi giorni duri il tuo vigore.



Nessuno  pari al Dio di Iesurun,

che cavalca sui cieli per venirti in aiuto

e sulle nubi nella sua maest.

Rifugio  il Dio dei tempi antichi

e quaggi lo sono le sue braccia eterne.

Ha scacciato davanti a te il nemico

e ha intimato: Distruggi!

Israele abita tranquillo,

la fonte di Giacobbe in luogo appartato,

in terra di frumento e di mosto,

dove il cielo stilla rugiada.

Te beato, Israele! Chi  come te,

popolo salvato dal Signore?

Egli  lo scudo della tua difesa

e la spada del tuo trionfo.

I tuoi nemici vorranno adularti,

ma tu calcherai il loro dorso.





34.

Mos sal dalle steppe di Moab sul monte Nebo, cima del Pisga,
che  di fronte a Gerico. Il Signore gli mostr tutto il paese:
Galaad fino a Dan, tutto Neftali, il paese di Efraim e di
Manasse, tutto il paese di Giuda fino al Mar Mediterraneo e il
Negheb, il distretto della valle di Gerico, citt delle palme,
fino a Zoar. Il Signore gli disse: Questo  il paese per il
quale io ho giurato ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe: Io lo dar
alla tua discendenza. Te l'ho fatto vedere con i tuoi occhi, ma
tu non vi entrerai!.

Mos, servo del Signore, mor in quel luogo, nel paese di Moab,
secondo l'ordine del Signore. Fu sepolto nella valle, nel paese
di Moab, di fronte a Bet-Peor; nessuno fino ad oggi ha saputo
dove sia la sua tomba. Mos aveva centoventi anni quando mor;
gli occhi non gli si erano spenti e il vigore non gli era venuto
meno. Gli Israeliti lo piansero nelle steppe di Moab per trenta
giorni; quindi furono compiuti i giorni di pianto per il lutto
di Mos. Giosu, figlio di Nun, era pieno di spirito di
saggezza, perch Mos aveva imposto le mani su di lui; gli
Israeliti gli obbedirono e fecero quello che il Signore aveva
comandato a Mos.

Non  pi sorto in Israele un profeta come Mos  -  lui con il
quale il Signore parlava faccia a faccia  -  per tutti i segni e
i prodigi che il Signore lo aveva mandato a compiere nel paese
di Egitto, contro il faraone, contro i suoi ministri e contro
tutto il suo paese, e per la mano potente e il terrore grande
messo in opera davanti agli occhi di tutto Israele.





GLOSSARIO.



AZAZEL: Nome di un demonio che gli antichi Ebrei e i Cananei
pensavano abitasse il deserto sterile, dove Dio non esercitava
dunque la sua azione fecondatrice.

EFA: Corrisponde a circa 45 litri.

EFOD: Parola dall'etimologia incerta, con la quale si indicano
tre cose diverse:

- l'efod divinatorio, per consolare Jahv;

- l'efod bad, portato dai ministri del culto;

- l'efod del sommo sacerdote, sorta di fascia sostenuta da una
cintura con spalline, a cui sta attaccato il pettorale del
giudizio.

GHERA: La pi piccola unit di peso: 6 grammi.

HIN: un sesto dell'efa, cio circa 7 litri e mezzo.

LOG: Un po' pi di mezzo litro.

OMER: misura di capacit di quattro litri e mezzo circa.

SICLO: d'argento, del valore di un grammo d'oro; era diviso in
20 "grani". Il siclo del santuario aveva valore maggiore.

TUMMIM, URIM: dadi delle sorti sull'"efod" del sommo sacerdote.

VENDICATORE DEL SANGUE: Il parente pi stretto della vittima,
designato per l'uccisione dell'omicida.

LA BIBBIA.



ANTICO TESTAMENTO.



Secondo volume.

LIBRI STORICI.

(Prima parte).



INDICE.

1. Giosu.

2. Giudici.

3. Rut.

4. 1 Samuele. 

5. 2 Samuele.

6. 1 Re.

7. 2 Re.

Note e cronologia dei re di Giuda e di Israele.





GIOSUE'.





1.

Dopo la morte di Mos, servo del Signore, il Signore disse a
Giosu figlio di Nun, servo di Mos: Mos, mio servo,  morto;
ors, attraversa questo Giordano tu e tutto questo popolo, verso
il paese che io do loro, agli Israeliti. Ogni luogo che calcher
la pianta dei vostri piedi, ve l'ho assegnato, come ho promesso
a Mos. Dal deserto e dal Libano fino al fiume grande, il fiume
Eufrate, tutto il paese degli Hittiti, fino al mar Mediterraneo
dove tramonta il sole: tali saranno i vostri confini. Nessuno
potr resistere a te per tutti i giorni della tua vita; come
sono stato con Mos, cos sar con te; non ti lascer n ti
abbandoner. Sii coraggioso e forte, poich tu dovrai mettere
questo popolo in possesso della terra che ho giurato ai loro
padri di dare loro. Solo sii forte e molto coraggioso, cercando
di agire secondo tutta la legge che ti ha prescritto Mos, mio
servo. Non deviare da essa n a destra n a sinistra, perch tu
abbia successo in qualunque tua impresa. Non si allontani dalla
tua bocca il libro di questa legge, ma meditalo giorno e notte,
perch tu cerchi di agire secondo quanto vi  scritto; poich
allora tu porterai a buon fine le tue imprese e avrai successo.
Non ti ho comandato: Sii forte e coraggioso? Non temere dunque e
non spaventarti, perch  con te il Signore tuo Dio, dovunque tu
vada.



Allora Giosu comand agli scribi del popolo: Passate in mezzo
all'accampamento e comandate al popolo: Fatevi provviste di
viveri, poich fra tre giorni voi passerete questo Giordano, per
andare a occupare il paese che il Signore vostro Dio vi d in
possesso.

Poi Giosu disse ai Rubeniti, ai Gaditi e alla met della trib
di Manasse: Ricordatevi di ci che vi ha ordinato Mos, servo
del Signore: Il Signore Dio vostro vi concede riposo e vi d
questo paese; le vostre mogli, i vostri bambini e il vostro
bestiame rimarranno nella terra che vi ha assegnata Mos oltre
il Giordano; voi tutti invece, prodi guerrieri, passerete ben
armati davanti ai vostri fratelli e li aiuterete, finch il
Signore conceda riposo ai vostri fratelli, come a voi, e
anch'essi siano entrati in possesso del paese che il Signore Dio
vostro assegna loro. Allora ritornerete e possederete la terra
della vostra eredit, che Mos, servo del Signore, diede a voi
oltre il Giordano, a oriente. Essi risposero a Giosu: Faremo
quanto ci hai ordinato e noi andremo dovunque ci manderai. Come
abbiamo obbedito in tutto a Mos cos obbediremo a te; ma il
Signore tuo Dio sia con te come  stato con Mos. Chiunque
disprezzer i tuoi ordini e non obbedir alle tue parole in
quanto ci comanderai, sar messo a morte. Solo, sii forte e
coraggioso.





2.

In seguito Giosu, figlio di Nun, di nascosto invi da Sittim
due spie, ingiungendo: Andate, osservate il territorio e
Gerico. Essi andarono ed entrarono in casa di una donna, una
prostituta chiamata Raab, dove passarono la notte.

Ma fu riferito al re di Gerico: Ecco alcuni degli Israeliti
sono venuti qui questa notte per esplorare il paese. Allora il
re di Gerico mand a dire a Raab: Fa' uscire gli uomini che
sono venuti da te e sono entrati in casa tua, perch sono venuti
per esplorare tutto il paese. Allora la donna prese i due
uomini e, dopo averli nascosti, rispose: S, sono venuti da me
quegli uomini, ma non sapevo di dove fossero. Ma quando stava
per chiudersi la porta della citt al calar della notte, essi
uscirono e non so dove siano andati. Inseguiteli subito e li
raggiungerete.

Essa invece li aveva fatti salire sulla terrazza e li aveva
nascosti fra gli steli di lino che vi aveva accatastato. Gli
uomini li inseguirono sulla strada del Giordano verso i guadi e
si chiuse la porta dopo che furono usciti gli inseguitori.

Quelli non si erano ancora coricati quando la donna sal da loro
sulla terrazza e disse loro: So che il Signore vi ha assegnato
il paese, che il terrore da voi gettato si  abbattuto su di noi
e che tutti gli abitanti della regione sono sopraffatti dallo
spavento davanti a voi, perch abbiamo sentito come il Signore
ha prosciugato le acque del Mare Rosso davanti a voi, alla
vostra uscita dall'Egitto e come avete trattato i due re
Amorrei, che erano oltre il Giordano, Sicon e Og, da voi votati
allo sterminio. Lo si  saputo e il nostro cuore  venuto meno e
nessuno ardisce di fiatare dinanzi a voi, perch il Signore
vostro Dio  Dio lass in cielo e quaggi in terra. Ora
giuratemi per il Signore che, come io ho usato benevolenza,
anche voi userete benevolenza alla casa di mio padre; datemi
dunque un segno certo che lascerete vivi mio padre, mia madre, i
miei fratelli, le mie sorelle e quanto loro appartiene e
risparmierete le nostre vite dalla morte. Gli uomini le
dissero: A morte le nostre vite al posto vostro, purch non
riveliate questo nostro affare; quando poi il Signore ci dar il
paese, ti tratteremo con benevolenza e lealt.

Allora essa li fece scendere con una corda dalla finestra,
perch la sua casa era addossata al muro di cinta; infatti sulle
mura aveva l'abitazione. Disse loro: Andate verso la montagna,
perch non si imbattano in voi i vostri inseguitori e l
rimarrete nascosti tre giorni fino al loro ritorno; poi andrete
per la vostra strada. Gli uomini le risposero: Saremo sciolti
da questo giuramento, che ci hai fatto fare, a queste
condizioni: quando noi entreremo nel paese, legherai questa
cordicella di filo scarlatto alla finestra per la quale ci hai
fatto scendere e radunerai presso di te in casa tuo padre, tua
madre, i tuoi fratelli e tutta la famiglia di tuo padre.
Chiunque uscir dalla porta di casa tua, il suo sangue ricadr
sulla sua testa e noi non ne avremo colpa; chiunque invece sar
con te in casa, il suo sangue ricada sulla nostra testa se gli
si metter addosso una mano. Ma se tu rivelerai questo nostro
affare, noi saremo liberi da ci che ci hai fatto giurare. Essa
allora rispose: Sia cos secondo le vostre parole. Poi li
conged e quelli se ne andarono. Essa leg la cordicella
scarlatta alla finestra.

Se ne andarono dunque e giunsero alla montagna dove rimasero tre
giorni finch non furono tornati gli inseguitori. Gli
inseguitori li avevano cercati in ogni direzione senza trovarli.
I due uomini allora tornarono sui loro passi, scesero dalla
montagna, passarono il Giordano e vennero da Giosu, figlio di
Nun, e gli raccontarono quanto era loro accaduto. Dissero a
Giosu: Dio ha messo nelle nostre mani tutto il paese e tutti
gli abitanti del paese sono gi disfatti dinanzi a noi.





3.

Giosu si mise all'opera di buon mattino, partirono da Sittim e
giunsero al Giordano, lui e tutti gli Israeliti. L si
accamparono prima di attraversare. Trascorsi tre giorni, gli
scribi passarono in mezzo all'accampamento e diedero al popolo
questo ordine: Quando vedrete l'arca dell'alleanza del Signore
Dio vostro e i sacerdoti leviti che la portano, voi vi muoverete
dal vostro posto e la seguirete; ma tra voi ed essa ci sar la
distanza di circa duemila cubiti: non avvicinatevi. Cos potrete
conoscere la strada dove andare, perch prima d'oggi non siete
passati per questa strada. Poi Giosu disse al popolo:
Santificatevi, poich domani il Signore compir meraviglie in
mezzo a voi. Giosu disse ai sacerdoti: Portate l'arca
dell'alleanza e passate davanti al popolo. Essi portarono
l'arca dell'alleanza e camminarono davanti al popolo.

Disse allora il Signore a Giosu: Oggi stesso comincer a
glorificarti agli occhi di tutto Israele, perch sappiano che
come sono stato con Mos, cos sar con te. Tu ordinerai ai
sacerdoti che portano l'arca dell'alleanza: Quando sarete giunti
alla riva delle acque del Giordano, voi vi fermerete. Giosu
disse allora agli Israeliti: Avvicinatevi e ascoltate gli
ordini del Signore Dio vostro. Continu Giosu: Da ci saprete
che il Dio vivente  in mezzo a voi e che, certo scaccer
dinanzi a voi il Cananeo, l'Hittita, l'Eveo, il Perizzita, il
Gergeseo, l'Amorreo e il Gebuseo. Ecco, l'arca dell'alleanza del
Signore di tutta la terra passa dinanzi a voi nel Giordano. Ora
sceglietevi dodici uomini dalle trib di Israele, un uomo per
ogni trib. Quando le piante dei piedi dei sacerdoti che portano
l'arca di Dio, Signore di tutta la terra, si poseranno sulle
acque del Giordano, le acque del Giordano si divideranno, le
acque che scendono dalla parte superiore si fermeranno come un
solo argine.

Quando il popolo si mosse dalle sue tende per attraversare il
Giordano, i sacerdoti che portavano l'arca dell'alleanza
camminavano davanti al popolo. Appena i portatori dell'arca
furono arrivati al Giordano e i piedi dei sacerdoti che
portavano l'arca si immersero al limite delle acque  -  il
Giordano infatti durante tutti i giorni della mietitura  gonfio
fin sopra tutte le sponde  -  si fermarono le acque che fluivano
dall'alto e stettero come un solo argine a grande distanza, in
Adama, la citt che  presso Zartan, mentre quelle che
scorrevano verso il mare dell'Araba, il Mar Morto, se ne
staccarono completamente e il popolo pass di fronte a Gerico. I
sacerdoti che portavano l'arca dell'alleanza del Signore si
fermarono immobili all'asciutto in mezzo al Giordano, mentre
tutto Israele passava all'asciutto, finch tutta la gente non
ebbe finito di attraversare il Giordano.





4.

Quando tutta la gente ebbe finito di attraversare il Giordano,
il Signore disse a Giosu: Sceglietevi dal popolo dodici
uomini, un uomo per ogni trib, e comandate loro: Prendetevi
dodici pietre da qui, in mezzo al Giordano, dal luogo dove
stanno immobili i piedi dei sacerdoti; trasportatele con voi e
deponetele nel luogo dove vi accamperete questa notte. Allora
Giosu convoc i dodici uomini che aveva designato tra gli
Israeliti, un uomo per ogni trib, e disse loro: Passate
davanti all'arca del Signore vostro Dio in mezzo al Giordano e
caricatevi sulle spalle ciascuno una pietra, secondo il numero
delle trib degli Israeliti, perch diventino un segno in mezzo
a voi. Quando domani i vostri figli vi chiederanno: Che
significano per voi queste pietre? risponderete loro: Perch si
divisero le acque del Giordano dinanzi all'arca dell'alleanza
del Signore; mentre essa attraversava il Giordano le acque del
Giordano si divisero e queste pietre dovranno essere un
memoriale per gli Israeliti, per sempre. Fecero dunque gli
Israeliti come aveva comandato Giosu; presero dodici pietre in
mezzo al Giordano, secondo quanto aveva comandato il Signore a
Giosu, in base al numero delle trib degli Israeliti, le
trasportarono con s verso l'accampamento e le deposero in quel
luogo.

Giosu fece collocare altre dodici pietre in mezzo al Giordano,
nel luogo dove poggiavano i piedi dei sacerdoti che portavano
l'arca dell'alleanza: esse trovano l fino ad oggi.

I sacerdoti che portavano l'arca si erano fermati in mezzo al
Giordano, finch fosse eseguito ogni ordine che il Signore aveva
comandato a Giosu di comunicare al popolo, e secondo tutte le
prescrizioni di Mos a Giosu. Il popolo si affrett a passare.
Quando poi tutto il popolo ebbe terminato la traversata, pass
l'arca del Signore e i sacerdoti dinanzi al popolo. Passarono i
figli di Ruben, i figli di Gad e met della trib di Manasse,
ben armati, davanti agli Israeliti, secondo quanto aveva
comandato loro Mos; circa quarantamila, armati per la guerra,
passarono davanti al Signore per il combattimento verso le
steppe di Gerico.

In quel giorno il Signore glorific Giosu agli occhi di tutto
Israele e lo temettero, come avevano temuto Mos in tutti i
giorni della sua vita.

Il Signore disse a Giosu: Comanda ai sacerdoti che portano
l'arca della testimonianza che salgano dal Giordano. Giosu
comand ai sacerdoti: Salite dal Giordano. Non appena i
sacerdoti, che portavano l'arca dell'alleanza del Signore,
furono saliti dal Giordano, mentre le piante dei piedi dei
sacerdoti raggiungevano l'asciutto, le acque del Giordano
tornarono al loro posto e rifluirono come prima su tutta
l'ampiezza delle loro sponde.



Il popolo sal dal Giordano il dieci del primo mese e si accamp
in Galgala dalla parte orientale di Gerico. Quelle dodici pietre
che avevano portato dal Giordano, Giosu le eresse in Galgala.
Si rivolse poi agli Israeliti: Quando domani i vostri figli
interrogheranno i loro padri: Che cosa sono queste pietre?,
farete sapere ai vostri figli: All'asciutto Israele ha
attraversato questo Giordano, poich il Signore Dio vostro
prosciug le acque del Giordano dinanzi a voi, finch foste
passati, come fece il Signore Dio vostro al Mare Rosso, che
prosciug davanti a noi finch non fummo passati, perch tutti i
popoli della terra sappiano quanto  forte la mano del Signore e
temiate il Signore Dio vostro, per sempre.





5.

Quando tutti i re degli Amorrei, che sono oltre il Giordano a
occidente, e tutti i re dei Cananei, che erano presso il mare,
seppero che il Signore aveva prosciugato le acque del Giordano
davanti agli Israeliti, finch furono passati, si sentirono
venir meno il cuore e non ebbero pi fiato davanti a essi.



In quel tempo il Signore disse a Giosu: Fatti coltelli di
selce e circoncidi di nuovo gli Israeliti. Giosu si fece
coltelli di selce e circoncise gli Israeliti alla collina
Aralot. La ragione per cui Giosu fece praticare la
circoncisione  la seguente: tutto il popolo uscito dall'Egitto,
i maschi, tutti gli uomini atti alla guerra, morirono nel
deserto dopo l'uscita dall'Egitto; mentre tutto quel popolo che
era uscito era circonciso, tutto il popolo nato nel deserto,
dopo l'uscita dall'Egitto, non era circonciso.

Quarant'anni infatti camminarono gli Israeliti nel deserto,
finch fu estinta tutta la nazione, cio gli uomini atti alla
guerra usciti dall'Egitto, i quali non avevano ascoltato la voce
del Signore e ai quali il Signore aveva giurato di non mostrare
loro quella terra, dove scorre latte e miele, che il Signore
aveva giurato ai padri di darci; ma al loro posto fece sorgere i
loro figli e questi circoncise Giosu; non erano infatti
circoncisi perch non era stata fatta la circoncisione durante
il viaggio. Quando si termin di circoncidere tutta la nazione,
rimasero al loro posto nell'accampamento finch furono guariti.
Allora il Signore disse a Giosu: Oggi ho allontanato da voi
l'infamia d'Egitto. Quel luogo si chiam Galgala fino ad oggi.



Gli Israeliti dunque si accamparono a Galgala e celebrarono la
Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nella steppa di
Gerico. Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della
regione, azzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno.
La manna cess il giorno seguente, come essi ebbero mangiato i
prodotti della terra, e non ci fu pi manna per gli Israeliti;
in quell'anno mangiarono i frutti della terra di Canaan.



Mentre Giosu era presso Gerico, alz gli occhi ed ecco, vide un
uomo in piedi davanti a s che aveva in mano una spada
sguainata. Giosu si diresse verso di lui e gli chiese: Tu sei
per noi o per i nostri avversari?. Rispose: No, io sono il
capo dell'esercito del Signore. Giungo proprio ora. Allora
Giosu cadde con la faccia a terra, si prostr e gli disse: Che
dice il mio Signore al suo servo?. Rispose il capo
dell'esercito del Signore a Giosu: Togliti i sandali dai tuoi
piedi, perch il luogo sul quale tu stai  santo. Giosu cos
fece.





6.

Gerico era saldamente sbarrata dinanzi agli Israeliti; nessuno
usciva e nessuno entrava. Disse il Signore a Giosu: Vedi, io
ti metto in mano Gerico e il suo re. Voi tutti prodi guerrieri,
tutti atti alla guerra, girerete intorno alla citt, facendo il
circuito della citt una volta. Cos farete per sei giorni.
Sette sacerdoti porteranno sette trombe di corno d'ariete
davanti all'arca; il settimo giorno poi girerete intorno alla
citt per sette volte e i sacerdoti suoneranno le trombe. Quando
si suoner il corno dell'ariete, appena voi sentirete il suono
della tromba, tutto il popolo proromper in un grande grido di
guerra, allora le mura della citt crolleranno e il popolo
entrer, ciascuno diritto davanti a s.

Giosu, figlio di Nun, convoc i sacerdoti e disse loro:
Portate l'arca dell'alleanza, sette sacerdoti portino sette
trombe di corno d'ariete davanti all'arca del Signore. Disse al
popolo: Mettetevi in marcia e girate intorno alla citt e il
gruppo armato passi davanti all'arca del Signore. Come Giosu
ebbe parlato al popolo, i sette sacerdoti, che portavano le
sette trombe d'ariete davanti al Signore, si mossero e suonarono
le trombe, mentre l'arca dell'alleanza del Signore li seguiva;
l'avanguardia precedeva i sacerdoti che suonavano le trombe e la
retroguardia seguiva l'arca; si procedeva a suon di tromba. Al
popolo Giosu aveva ordinato: Non urlate, non fate neppure
sentire la voce e non una parola esca dalla vostra bocca finch
vi dir: Lanciate il grido di guerra: allora griderete. L'arca
del Signore gir intorno alla citt facendo il circuito una
volta, poi tornarono nell'accampamento e passarono la notte
nell'accampamento.

Di buon mattino Giosu si alz e i sacerdoti portarono l'arca
del Signore; i sette sacerdoti, che portavano le sette trombe di
corno di ariete davanti all'arca del Signore, avanzavano
suonando; l'avanguardia li precedeva e la retroguardia seguiva
l'arca del Signore; si marciava a suon di tromba. Girarono
intorno alla citt, il secondo giorno, una volta, e tornarono
poi all'accampamento. Cos fecero per sei giorni.

Al settimo giorno si alzarono al sorgere dell'aurora e girarono
intorno alla citt in questo modo per sette volte; soltanto in
quel giorno fecero sette volte il giro intorno alla citt. Alla
settima volta i sacerdoti diedero fiato alle trombe e Giosu
disse al popolo: Lanciate il grido di guerra perch il Signore
vi d in potere la citt. La citt con quanto c' in essa sar
votata allo sterminio per il Signore; soltanto Raab, la
prostituta, vivr e chiunque  con lei nella casa, perch ha
nascosto i messaggeri che noi avevamo inviati. Solo guardatevi
da ci che  votato allo sterminio, perch, mentre eseguite la
distruzione, non prendiate qualche cosa di ci che  votato allo
sterminio e rendiate cos votato allo sterminio l'accampamento
di Israele e gli portiate disgrazia. Tutto l'argento, l'oro e
gli oggetti di rame e di ferro sono cosa sacra per il Signore,
devono entrare nel tesoro del Signore. Allora il popolo lanci
il grido di guerra e si suonarono le trombe. Come il popolo ud
il suono della tromba ed ebbe lanciato un grande grido di
guerra, le mura della citt crollarono; il popolo allora sal
verso la citt, ciascuno diritto davanti a s, e occuparono la
citt. Votarono poi allo sterminio passando a fil di spada ogni
essere che era nella citt, dall'uomo alla donna dal giovane al
vecchio, e perfino i buoi, gli arieti e gli asini. Ai due uomini
che avevano esplorato il paese Giosu disse: Entrate nella casa
della prostituta conducete fuori lei e quanto le appartiene,
come le avete giurato. Entrarono i giovani esploratori e
condussero fuori Raab, suo padre, sua madre, i suoi fratelli e
tutto quanto le apparteneva; fecero uscire tutta la sua famiglia
e li stabilirono fuori dell'accampamento di Israele.
Incendiarono poi la citt e quanto vi era; soltanto l'argento,
l'oro e gli oggetti di rame e di ferro deposero nel tesoro della
casa del Signore. Giosu per lasci in vita Raab, la
prostituta, la casa di suo padre e quanto le apparteneva, ed
essa abita in mezzo a Israele fino ad oggi, perch aveva
nascosto gli esploratori che Giosu aveva inviato a Gerico.

In quella circostanza Giosu fece giurare: Maledetto davanti al
Signore l'uomo che si alzer e ricostruir questa citt di
Gerico! Sul suo primogenito ne getter le fondamenta e sul
figlio minore ne eriger le porte!.

Il Signore fu con Giosu, la cui fama si sparse in tutto il
paese.





7.

Gli Israeliti si resero colpevoli di violazione quanto allo
sterminio: Acan, figlio di Carmi, figlio di Zabdi, figlio di
Zerach, della trib di Giuda, si impadron di quanto era votato
allo sterminio e cos la collera del Signore si accese contro
gli Israeliti. Giosu invi uomini da Gerico ad Ai, che  presso
Bet-Aven, a oriente di Betel. Disse loro: Andate a esplorare la
regione. Gli uomini andarono a esplorare Ai. Poi ritornarono da
Giosu e gli dissero: Non vada tutto il popolo, vadano
all'assalto due o tremila uomini per espugnare Ai; non
impegnateci tutto il popolo, perch sono pochi. Vi andarono
allora del popolo circa tremila uomini ma si diedero alla fuga
dinanzi agli uomini di Ai. Gli uomini di Ai ne uccisero circa
trentasei, li inseguirono davanti alla porta fino a Sebarim e li
colpirono nella discesa. Allora al popolo venne meno il cuore e
si sciolse come acqua. Giosu si stracci le vesti, si prostr
con la faccia a terra davanti all'arca del Signore fino alla
sera e con lui gli anziani di Israele e sparsero polvere sul
loro campo. Giosu esclam: Signore Dio, perch hai fatto
passare il Giordano a questo popolo, per metterci poi nelle mani
dell'Amorreo e distruggerci? Se avessimo deciso di stabilirci
oltre il Giordano! Perdonami, Signore: che posso dire, dopo che
Israele ha voltato le spalle ai suoi nemici? Lo sapranno i
Cananei e tutti gli abitanti della regione, ci accerchieranno e
cancelleranno il nostro nome dal paese. E che farai tu per il
tuo grande nome?. Rispose il Signore a Giosu: Alzati, perch
stai prostrato sulla faccia? Israele ha peccato. Essi hanno
trasgredito l'alleanza che avevo loro prescritto e hanno preso
ci che era votato allo sterminio: hanno rubato, hanno
dissimulato e messo nei loro sacchi! Gli Israeliti non potranno
resistere ai loro nemici, volteranno le spalle ai loro nemici,
perch sono incorsi nello sterminio. Non sar pi con voi, se
non eliminerete da voi chi  incorso nello sterminio. Ors,
santifica il popolo. Dirai: Santificatevi per domani, perch
dice il Signore, Dio di Israele: Uno votato allo sterminio  in
mezzo a te Israele; tu non potrai resistere ai tuoi nemici,
finch non eliminerete da voi chi  votato allo sterminio. Vi
accosterete dunque domattina secondo le vostre trib; la trib
che il Signore avr designato con la sorte si accoster per
famiglie e la famiglia che il Signore avr designato si
accoster per case; la casa che il Signore avr designato si
accoster per individui; colui che risulter votato allo
sterminio sar bruciato dal fuoco con quanto  suo, perch ha
trasgredito l'alleanza del Signore e ha commesso un'infamia in
Israele.



Giosu si alz di buon mattino e fece accostare Israele secondo
le sue trib e fu designata dalla sorte la trib di Giuda. Fece
accostare le famiglie di Giuda e fu designata la famiglia degli
Zerachiti; fece accostare la famiglia degli Zerachiti per case e
fu designato Zabdi; fece accostare la sua casa per individui e
fu designato dalla sorte Acan, figlio di Carmi, figlio di Zabdi,
figlio di Zerach, della trib di Giuda. Disse allora Giosu ad
Acan: Figlio mio, da' gloria al Signore, Dio di Israele, e
rendigli omaggio e raccontami ci che hai fatto, non me lo
nascondere. Rispose Acan a Giosu: In verit, proprio io ho
peccato contro il Signore, Dio di Israele, e ho fatto questo e
quest'altro. Avevo visto nel bottino un bel mantello di Sennaar,
duecento sicli d'argento e un lingotto d'oro del peso di
cinquanta sicli; ne sentii bramosia e li presi ed eccoli
nascosti in terra in mezzo alla mia tenda e l'argento  sotto.
Giosu mand allora messaggeri che corsero alla tenda, ed ecco
tutto era nascosto nella tenda e l'argento era sotto. Li presero
dalla tenda, li portarono a Giosu e a tutti gli Israeliti e li
deposero davanti al Signore. Giosu allora prese Acan di Zerach
e l'argento, il mantello, il lingotto d'oro, i suoi figli, le
sue figlie, il suo bue, il suo asino, le sue pecore, la sua
tenda e quanto gli apparteneva. Tutto Israele lo seguiva ed egli
li condusse alla valle di Acor. Giosu disse: Come tu hai
portato sventura a noi, cos il Signore oggi la porti a te!.
Tutto Israele lo lapid, li bruciarono tutti e li uccisero tutti
a sassate. Eressero poi sul posto un gran mucchio di pietre, che
esiste fino ad oggi. Il Signore allora desistette dal suo
tremendo sdegno. Per questo quel luogo si chiama fino ad oggi
Valle di Acor.





8.

Il Signore disse a Giosu: Non temere e non abbatterti. Prendi
con te tutti i guerrieri. Su, va' contro Ai. Vedi, io ti metto
in mano il re di Ai, il suo popolo, la sua citt e il suo
territorio. Farai ad Ai e al suo re come hai fatto a Gerico e al
suo re; tuttavia prenderete per voi il suo bottino e il suo
bestiame. Tendi un agguato contro Ai, dietro a essa. Giosu
dunque e tutti quelli del popolo atti alla guerra si accinsero
ad assalire Ai, Giosu scelse trentamila uomini, guerrieri
valenti, li invi di notte e comand loro: State attenti: voi
tenderete un agguato contro la citt, dietro a essa. Non
allontanatevi troppo dalla citt e state tutti pronti. Io, con
tutta la gente, mi avviciner alla citt. Ora, quando essi
usciranno contro di noi come l'altra volta, noi fuggiremo
davanti a loro. Essi usciranno a inseguirci finch noi li avremo
tirati lontani dalla citt, perch diranno: Fuggono davanti a
noi come l'altra volta! Mentre noi fuggiremo davanti a loro, voi
balzerete dall'agguato e occuperete la citt e il Signore vostro
Dio la metter in vostro potere. Come l'avrete in potere,
appiccherete il fuoco alla citt: farete secondo il comando del
Signore. Fate attenzione! Questo  il mio comando.

Giosu allora li invi ed essi andarono al luogo dell'agguato e
si posero fra Betel e Ai, a occidente di Ai; Giosu pass quella
notte in mezzo al popolo.

Si alz di buon mattino, pass in rassegna il popolo e and con
gli anziani di Israele alla testa del popolo verso Ai.

Tutti quelli del popolo atti alla guerra, che erano con lui,
salendo avanzarono e arrivarono di fronte alla citt e si
accamparono a nord di Ai. Tra Giosu e Ai c'era di mezzo la
valle. Prese circa cinquemila uomini e li pose in agguato tra
Betel e Ai, a occidente della citt. Il popolo pose
l'accampamento a nord di Ai mentre l'agguato era a occidente
della citt; Giosu and quella notte in mezzo alla valle.

Non appena il re di Ai si accorse di ci, gli uomini della citt
si alzarono in fretta e uscirono per il combattimento incontro a
Israele, il re con tutto il popolo, verso il pendio di fronte
all'Araba. Egli non s'accorse che era teso un agguato contro di
lui dietro la citt. Giosu e tutto Israele si diedero per vinti
dinanzi a loro e fuggirono per la via del deserto. Tutta la
gente che era dentro la citt corse a inseguirli, inseguirono
Giosu e furono attirati lontano dalla citt. Non ci rimase in
Ai nessuno che non inseguisse Israele e cos lasciarono aperta
la citt per inseguire Israele.

Disse allora il Signore a Giosu: Tendi verso la citt il
giavellotto che tieni in mano, perch io te la metto nelle
mani. Giosu tese il giavellotto, che teneva in mano, verso la
citt. Come ebbe stesa la mano, quelli che erano in agguato
balzarono subito dal loro nascondiglio, entrarono di corsa nella
citt, la occuparono e s'affrettarono ad appiccarvi il fuoco.
Gli uomini di Ai si voltarono indietro ed ecco videro che il
fumo della citt si alzava verso il cielo. Allora non ci fu pi
possibilit per loro di fuggire in alcuna direzione, mentre il
popolo che fuggiva verso il deserto si rivolgeva contro quelli
che lo inseguivano. Infatti Giosu e tutto Israele s'erano
accorti che il gruppo in agguato aveva occupato la citt e che
il fumo della citt si era levato, si voltarono indietro e
colpirono gli uomini di Ai. Anche gli altri uscirono dalla citt
contro di loro, e cos i combattenti di Ai si trovarono in mezzo
agli Israeliti avendoli da una parte e dall'altra. Li colpirono
finch non rimase nessun superstite e fuggiasco. Il re di Ai lo
presero vivo e lo condussero da Giosu. Quando Israele ebbe
finito di uccidere tutti i combattenti di Ai nella campagna, nel
deserto, dove quelli li avevano inseguiti, e tutti fino
all'ultimo furono caduti sotto i colpi della spada, gli
Israeliti si riversarono in massa in Ai e la colpirono a fil di
spada. Tutti i caduti in quel giorno, uomini e donne, furono
dodicimila, tutti di Ai. Giosu non ritir la mano, che brandiva
il giavellotto, finch non ebbero votato allo sterminio tutti
gli abitanti di Ai. Gli Israeliti, secondo l'ordine che il
Signore aveva dato a Giosu, trattennero per s soltanto il
bestiame e il bottino della citt. Poi Giosu incendi Ai e ne
fece una rovina per sempre, una desolazione fino ad oggi. Fece
appendere il re di Ai a un albero fino alla sera. Al calar del
sole Giosu comand che il suo cadavere fosse calato
dall'albero; lo gettarono all'ingresso della porta della citt e
vi eressero sopra un gran mucchio di pietre, che dura fino ad
oggi.



In quell'occasione Giosu costru un altare al Signore, Dio di
Israele, sul monte Ebal, secondo quanto aveva ordinato Mos,
servo del Signore, agli Israeliti, come  scritto nel libro
della legge di Mos, un altare di pietre intatte, non toccate
dal ferro; vi si sacrificarono sopra olocausti e si offrirono
sacrifici di comunione. In quel luogo scrisse sulle pietre una
copia della legge di Mos, che questi aveva scritto per gli
Israeliti. Tutto Israele, i suoi anziani, i suoi scribi, tutti i
suoi giudici, forestieri e cittadini stavano in piedi da una
parte e dall'altra dell'arca, di fronte ai sacerdoti leviti, che
portavano l'arca dell'alleanza del Signore, una met verso il
monte Garizim e l'altra met verso il monte Ebal, come aveva
prima prescritto Mos, servo del Signore, per benedire il popolo
di Israele. Giosu lesse tutte le parole della legge, la
benedizione e la maledizione, secondo quanto  scritto nel libro
della legge. Non ci fu parola, di quante Mos aveva comandate,
che Giosu non leggesse davanti a tutta l'assemblea di Israele,
comprese le donne, i fanciulli e i forestieri che soggiornavano
in mezzo a loro.





9.

Non appena ebbero udito questi fatti, tutti i re che si
trovavano oltre il Giordano, nella zona montuosa, nel bassopiano
collinoso e lungo tutto il litorale del Mar Mediterraneo verso
il Libano, gli Hittiti, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli
Evei, i Gebusei, si allearono per fare guerra di comune accordo
contro Giosu e Israele. Invece gli abitanti di Gabaon, quando
ebbero sentito ci che Giosu aveva fatto a Gerico e ad Ai,
ricorsero da parte loro a un'astuzia: andarono a rifornirsi di
vettovaglie, presero sacchi sdrusciti per i loro asini, otri di
vino consunti, rotti e rappezzati, si misero ai piedi sandali
strappati e ricuciti, addosso vestiti logori. Tutto il pane
della loro provvigione era secco e sbriciolato.

Andarono quindi da Giosu all'accampamento di Galgala e dissero
a lui e agli Israeliti: Veniamo da un paese lontano, stringete
con noi un'alleanza. La gente di Israele rispose loro: Forse
abitate in mezzo a noi; come possiamo stringere alleanza con
voi?. Risposero a Giosu: Noi siamo tuoi servi! e Giosu
chiese loro: Chi siete e da dove venite?. Gli risposero: I
tuoi servi vengono da un paese molto lontano, a causa del nome
del Signore Dio tuo, poich abbiamo udito della sua fama, di
quanto ha fatto in Egitto, di quanto ha fatto ai due re degli
Amorrei, che erano oltre il Giordano, a Sicon, re di Chesbon, e
a Og re di Basan, che era ad Astarot. Ci dissero allora i nostri
vecchi e tutti gli abitanti del nostro paese: Rifornitevi di
provviste per la strada, andate loro incontro e dite loro: Noi
siamo servi vostri, stringete dunque un'alleanza con noi. Questo
 il nostro pane: caldo noi lo prendemmo come provvista nelle
nostre case quando uscimmo per venire da voi e ora eccolo secco
e ridotto in briciole; questi otri di vino, che noi riempimmo
nuovi, eccoli rotti e questi nostri vestiti e i nostri sandali
sono consunti per il cammino molto lungo. La gente allora prese
le loro provviste senza consultare l'oracolo del Signore. Giosu
fece pace con loro e stipul l'alleanza di lasciarli vivere; i
capi della comunit s'impegnarono verso di loro con giuramento.

Tre giorni dopo avere stipulato con essi il patto, gli Israeliti
vennero a sapere che quelli erano loro vicini e abitavano in
mezzo a loro. Allora gli Israeliti partirono e il terzo giorno
entrarono nelle loro citt: le loro citt erano Gabaon, Chefira,
Beerot e Kiriat-Iarim. Ma gli Israeliti non li uccisero, perch
i capi della comunit avevano loro giurato per il Signore Dio di
Israele, e tutta la comunit si lament dei capi. Dissero allora
tutti i capi dell'intera comunit: Noi abbiamo loro giurato per
il Signore, Dio di Israele, e ora non possiamo colpirli. Faremo
loro questo: li lasceremo vivere e cos non ci sar su di noi lo
sdegno, a causa del giuramento che abbiamo loro prestato. Ma
aggiunsero i capi: Vivano pure, siano per tagliatori di legna
e portatori d'acqua per tutta la comunit. Come i capi ebbero
loro parlato, Giosu chiam i Gabaoniti e disse loro: Perch ci
avete ingannati, dicendo: Noi abitiamo molto lontano da voi,
mentre abitate in mezzo a noi? Orbene voi siete maledetti e
nessuno di voi cesser di essere schiavo e di tagliare legna e
di portare acqua per la casa del mio Dio. Risposero a Giosu e
dissero: Era stato riferito ai tuoi servi quanto il Signore Dio
tuo aveva ordinato a Mos suo servo, di dare cio a voi tutto il
paese e di sterminare dinanzi a voi tutti gli abitanti del
paese; allora abbiamo avuto molto timore per le nostre vite a
causa vostra e perci facemmo tal cosa. Ora eccoci nelle tue
mani, trattaci pure secondo quanto  buono e giusto ai tuoi
occhi. Li tratt allora in questo modo: li salv dalla mano
degli Israeliti, che non li uccisero; e in quel giorno, Giosu
li costitu tagliatori di legna e portatori di acqua per la
comunit e per l'altare del Signore, nel luogo che Egli avrebbe
scelto, fino ad oggi.





10.

Quando Adoni-Zedek, re di Gerusalemme, venne a sapere che Giosu
aveva preso Ai e l'aveva votata allo sterminio, e che, come
aveva fatto a Gerico e al suo re, aveva fatto ad Ai e al suo re
e che gli abitanti di Gabaon avevano fatto pace con gli
Israeliti e si trovavano ormai in mezzo a loro, ebbe grande
paura, perch Gabaon, una delle citt regali, era pi grande di
Ai e tutti i suoi uomini erano valorosi. Allora Adoni-Zedek, re
di Gerusalemme, mand a dire a Oam, re di Ebron, a Piream, re di
Iarmut, a Iafia, re di Lachis e a Debir, re di Eglon: Venite da
me, aiutatemi e assaltiamo Gabaon, perch ha fatto pace con
Giosu e con gli Israeliti. Quelli si unirono e i cinque re
amorrei, il re di Gerusalemme, il re di Ebron, il re di Iarmut,
il re di Lachis ed il re di Eglon, vennero con tutte le loro
truppe, si accamparono contro Gabaon e le diedero battaglia.
Allora gli uomini di Gabaon mandarono a dire a Giosu,
all'accampamento di Galgala: Non privare del tuo aiuto i tuoi
servi. Vieni presto da noi; salvaci e aiutaci, perch si sono
alleati contro di noi tutti i re degli Amorrei, che abitano
sulle montagne. Giosu part da Galgala con tutta la gente di
guerra e tutti i prodi guerrieri. Allora il Signore disse a
Giosu: Non aver paura di loro, perch li metto in tuo potere;
nessuno di loro resister davanti a te.

Giosu piomb su di loro d'improvviso: tutta la notte aveva
marciato, partendo da Galgala. Il Signore mise lo scompiglio in
mezzo a loro dinanzi a Israele, che inflisse loro in Gabaon una
grande disfatta, li insegu verso la salita di Bet-Oron e li
batt fino ad Azeka e fino a Makkeda.

Mentre essi fuggivano dinanzi a Israele ed erano alla discesa di
Bet-Oron, il Signore lanci dal cielo su di essi come grosse
pietre fino ad Azeka e molti morirono. Coloro che morirono per
le pietre della grandine furono pi di quanti ne avessero ucciso
gli Israeliti con la spada.

Quando il Signore mise gli Amorrei nelle mani degli Israeliti,
Giosu disse al Signore sotto gli occhi di Israele:

Sole, fermati in Gabaon

e tu, luna, sulla valle di Aialon.

Si ferm il sole

e la luna rimase immobile

finch il popolo non si vendic dei nemici.

Non  forse scritto nel libro del Giusto: Stette fermo il sole
in mezzo al cielo e non si affrett a calare quasi un giorno
intero. Non ci fu giorno come quello, n prima n dopo, perch
aveva ascoltato il Signore la voce di un uomo, perch il Signore
combatteva per Israele? Giosu con tutto Israele ritorn
all'accampamento di Galgala.



Quei cinque re erano fuggiti e si erano nascosti nella grotta in
Makkeda.

Fu portata a Giosu la notizia: Sono stati trovati i cinque re,
nascosti nella grotta in Makkeda.

Disse loro Giosu: Rotolate grosse pietre contro l'entrata
della grotta e fate restare presso di essa uomini per
sorvegliarli. Voi per non fermatevi, inseguite i vostri nemici,
attaccateli nella retroguardia e non permettete loro di entrare
nelle loro citt, perch il Signore Dio vostro li mette nelle
vostre mani.

Quando Giosu e gli Israeliti ebbero terminato di infliggere
loro una strage enorme cos da finirli, e i superstiti furono
loro sfuggiti ed entrati nelle fortezze, ritorn tutto il popolo
nell'accampamento presso Giosu, in Makkeda, in pace. Nessuno
mosse pi la lingua contro gli Israeliti.

Disse allora Giosu: Aprite l'ingresso della grotta e fatemi
uscire dalla grotta quei cinque re. Cos fecero e condussero a
lui fuori dalla grotta quei cinque re, il re di Gerusalemme, il
re di Ebron, il re di Iarmut, il re di Lachis e il re di Eglon.
Quando quei cinque re furono fatti uscire dinanzi a Giosu, egli
convoc tutti gli Israeliti e disse ai capi dei guerrieri che
avevano marciato con lui: Accostatevi e ponete i vostri piedi
sul collo di questi re!. Quelli s'accostarono e posero i piedi
sul loro collo. Disse loro Giosu: Non temete e non
spaventatevi! Siate forti e coraggiosi, perch cos far il
Signore a tutti i nemici, contro cui dovrete combattere. Dopo
di ci, Giosu li colp e li uccise e li fece impiccare a cinque
alberi, ai quali rimasero appesi fino alla sera. All'ora del
tramonto, per ordine di Giosu, li calarono dagli alberi, li
gettarono nella grotta dove si erano nascosti e posero grosse
pietre all'ingresso della grotta: vi sono fino ad oggi.



Giosu in quel giorno si impadron di Makkeda, la pass a fil di
spada con il suo re, vot allo sterminio loro e ogni essere
vivente che era in essa, non lasci un superstite e tratt il re
di Makkeda come aveva trattato il re di Gerico.

Giosu poi, e con lui Israele, pass da Makkeda a Libna e mosse
guerra contro Libna. Il Signore mise anch'essa e il suo re in
potere di Israele, che la pass a fil di spada con ogni essere
vivente che era in essa; non vi lasci alcun superstite e tratt
il suo re come aveva aveva trattato il re di Gerico.

Poi Giosu, e con lui tutto Israele, pass da Libna a Lachis e
si accamp contro di essa e le mosse guerra. Il Signore mise
Lachis in potere di Israele, che la prese il secondo giorno e la
pass a fil di spada con ogni essere vivente che era in essa,
come aveva fatto a Libna. Allora, per venire in aiuto a Lachis,
era partito Oram, re di Ghezer, e Giosu batt lui e il suo
popolo, fino a non lasciargli alcun superstite.

Poi Giosu, e con lui tutto Israele pass da Lachis ad Eglon, si
accamparono contro di essa e le mossero guerra. In quel giorno
la presero e la passarono a fil di spada e votarono allo
sterminio, in quel giorno, ogni essere vivente che era in essa,
come aveva fatto a Lachis.

Giosu poi, e con lui tutto Israele, sal da Eglon a Ebron e le
mossero guerra. La presero e la passarono a fil di spada con il
suo re, tutti i suoi villaggi e ogni essere vivente che era in
essa; non lasci alcun superstite, come aveva fatto ad Eglon, la
vot allo sterminio con ogni essere vivente che era in essa.

Poi Giosu, e con lui tutto Israele, si rivolse a Debir e le
mosse guerra. La prese con il suo re e tutti i suoi villaggi; li
passarono a fil di spada e votarono allo sterminio ogni essere
vivente che era in essa; non lasci alcun superstite. Tratt
Debir e il suo re come aveva trattato Ebron e come aveva
trattato Libna e il suo re.

Cos Giosu batt tutto il paese: le montagne, il Negheb, il
bassopiano, le pendici e tutti i loro re. Non lasci alcun
superstite e vot allo sterminio ogni essere che respira, come
aveva comandato il Signore, Dio di Israele. Giosu li colp da
Kades-Barnea fino a Gaza e tutto il paese di Gosen fino a
Gabaon. Giosu prese tutti questi re e il loro paese in una sola
volta, perch il Signore, Dio di Israele, combatteva per
Israele. Quindi Giosu con tutto Israele torn all'accampamento
di Galgala.





11.

Quando Iabin, re di Azor, seppe queste cose, ne inform Iobab,
il re di Madon, il re di Simron, il re di Acsaf e i re che erano
al nord, sulle montagne, nell'Araba a sud di Kinnerot, nel
bassopiano e sulle colline di Dor dalla parte del mare. I
Cananei erano a oriente e a occidente; gli Amorrei, gli Hittiti,
i Perizziti, i Gebusei erano sulle montagne e gli Evei erano al
di sotto dell'Ermon nel paese di Mizpa.

Allora essi uscirono in campo con tutti i loro eserciti: un
popolo numeroso, come la sabbia sulla riva del mare, con cavalli
e carri in gran quantit. Si unirono tutti questi re e vennero
ad accamparsi insieme presso le acque di Merom, per combattere
contro Israele. Allora il Signore disse a Giosu: Non temerli
perch domani a quest'ora io li mostrer tutti trafitti davanti
a Israele. Taglierai i garretti ai loro cavalli e appiccherai il
fuoco ai loro carri. Giosu con tutti i suoi guerrieri li
raggiunse presso le acque di Merom d'improvviso e piomb su di
loro. Il Signore li mise in potere di Israele, che li batt e li
insegu fino a Sidone la Grande, fino a Misrefot-Maim e fino
alla valle di Mizpa a oriente. Li batterono fino a non lasciar
loro neppure un superstite. Giosu fece loro come gli aveva
detto il Signore: tagli i garretti ai loro cavalli e appicc il
fuoco ai loro carri.

In quel tempo Giosu ritorn e prese Azor e pass a fil di spada
il suo re, perch prima Azor era stata la capitale di tutti quei
regni. Pass a fil di spada ogni essere vivente che era in essa
votandolo allo sterminio; non lasci nessuno vivo e appicc il
fuoco ad Azor.

Giosu prese tutti quei re e le loro citt, passandoli a fil di
spada, li vot allo sterminio, come aveva comandato Mos, servo
del Signore. Tuttavia Israele non incendi nessuna delle citt
erette sui colli, fatta eccezione per la sola Azor, che Giosu
incendi. Gli Israeliti presero tutto il bottino di queste citt
e il bestiame; passarono a fil di spada tutti gli uomini fino a
sterminarli; non lasciarono nessuno vivo.



Come aveva comandato il Signore a Mos suo servo, Mos ordin a
Giosu e Giosu cos fece: non trascur nulla di quanto aveva
comandato il Signore a Mos.

Giosu si impadron di tutto questo paese: le montagne, tutto il
Negheb, tutto il paese di Gosen, il bassopiano, l'Araba e le
montagne di Israele con il loro bassopiano. Dal monte Calak che
sale verso Seir, a Baal-Gad nella valle del Libano sotto il
monte Ermon, prese tutti i loro re, li colp e li mise a morte.
Per molti giorni Giosu mosse guerra a tutti questi re. Non ci
fu citt che avesse fatto pace con gli Israeliti, eccetto gli
Evei che abitavano Gabaon: si impadronirono di tutti con le
armi. Infatti era disegno del Signore che il loro cuore si
ostinasse nella guerra contro Israele, per votarli allo
sterminio, senza che trovassero grazia, e per annientarli, come
aveva comandato il Signore a Mos.

In quel tempo Giosu si mosse per eliminare gli Anakiti dalle
montagne da Ebron, da Debir, da Anab, da tutte le montagne di
Giuda e da tutte le montagne di Israele.

Giosu li vot allo sterminio con le loro citt.

Non rimase un Anakita nel paese degli Israeliti; ne restarono
solo a Gaza, a Gat e ad Asdod.

Giosu si impadron di tutta la regione, come aveva detto il
Signore a Mos, e la diede in possesso ad Israele, secondo le
loro divisioni per trib. E il paese non ebbe pi la guerra.





12.

Questi sono i re del paese, che gli Israeliti sconfissero e del
cui territorio entrarono in possesso, oltre il Giordano, a
oriente, dal fiume Arnon al monte Ermon, con tutta l'Araba
orientale:

Sicon, re degli Amorrei che abitavano in Chesbon; il suo dominio
cominciava da Aroer, situata sul margine della valle del
torrente Arnon, incluso il centro del torrente, e comprendeva la
met di Galaad fino al torrente Iabbok, lungo il confine dei
figli di Ammon e inoltre l'Araba fino alla riva orientale del
mare di Kinarot e fino alla riva orientale dell'Araba, cio il
Mar Morto, in direzione di Bet-Iesimot e, pi a sud, fin sotto
le pendici del Pisga.

Inoltre Og, re di Basan, proveniente da un residuo di Refaim,
che abitava in Astarot e in Edrei, dominava le montagne
dell'Ermon e Salca e tutto Basan sino al confine di Sicon re di
Chesbon.

Mos, servo del Signore, e gli Israeliti li avevano sconfitti e
Mos, servo del Signore, ne diede il possesso ai Rubeniti, ai
Gaditi e a met della trib di Manasse.

Questi sono i re del paese che Giosu e gli Israeliti
sconfissero, al di qua del Giordano a occidente, da Baal-Gad
nella valle del Libano fino al monte Calak, che sale verso Seir,
e di cui Giosu diede il possesso alle trib di Israele secondo
le loro divisioni, sulle montagne, nel bassopiano, nell'Araba,
sulle pendici, nel deserto e nel Negheb: gli Hittiti, gli
Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei: il re di
Gerico, uno; il re di Ai, che  presso Betel, uno; il re di
Gerusalemme, uno; il re di Ebron, uno; il re di Iarmut, uno; il
re di Lachis, uno; il re di Eglon, uno; il re di Ghezer, uno; il
re di Debir, uno; il re di Gheder, uno; il re di Corma, uno; il
re di Arad, uno; il re di Libna, uno; il re di Adullam, uno; il
re di Makkeda, uno; il re di Betel, uno; il re di Tappuach, uno;
il re di Chefer, uno; il re di Afek, uno; il re di Sarom, uno,
il re di Madon, uno; il re di Azor, uno; il re di Simron-Meroon,
uno; il re di Acsaf, uno; il re di Taanach, uno; il re di
Meghiddo, uno; il re di Kades, uno; il re di Iokneam del
Carmelo, uno; il re di Dor, sulla collina di Dor, uno; il re
delle genti di Galgala, uno; il re di Tirza, uno. In tutto
trentun re.





13.

Quando Giosu fu vecchio e avanti negli anni, il Signore gli
disse: Tu sei diventato vecchio, avanti negli anni e rimane
molto territorio da occupare. Questo  il paese rimasto: tutti i
distretti dei Filistei e tutto il territorio dei Ghesuriti, dal
Sicor, che  sulla frontiera dell'Egitto, fino al territorio di
Accaron, al nord, che  ritenuto cananeo, i cinque principati
dei Filistei: quello di Gaza, di Asdod, di Ascalon, di Gat e di
Accaron; gli Avviti al mezzogiorno; tutto il paese dei Cananei,
da Ara che  di quelli di Sidone, fino ad Afek, sino al confine
degli Amorrei; il paese di quelli di Biblos e tutto il Libano a
oriente, da Baal-Gad sotto il monte Ermon fino all'ingresso di
Camat. Tutti gli abitanti delle montagne dal Libano a
Misrefot-Maim, tutti quelli di Sidone, io li scaccer davanti
agli Israeliti. Per tu assegna questo paese in possesso agli
Israeliti, come ti ho comandato. Ora dividi questo paese a sorte
alle nove trib e a met della trib di Manasse.



Insieme con l'altra met di Manasse, i Rubeniti e i Gaditi
avevano ricevuto la loro parte di eredit, che Mos aveva dato
loro oltre il Giordano, a oriente, come aveva concesso loro
Mos, servo del Signore. Da Aroer, che  sulla riva del fiume
Arnon, e dalla citt che  in mezzo alla valle, tutta la pianura
di Madaba fino a Dibon; tutte le citt di Sicon, re degli
Amorrei, che regnava in Chesbon, sino al confine degli Ammoniti.
Inoltre Galaad, il territorio dei Ghesuriti e dei Maacatiti,
tutte le montagne dell'Ermon e tutto Basan fino a Salca; tutto
il regno di Og, in Basan, il quale aveva regnato in Astarot e in
Edrei ed era l'ultimo superstite dei Refaim. Mos li aveva
debellati e spodestati. Per gli Israeliti non avevano scacciato
i Ghesuriti e i Maacatiti; cos Ghesur e Maaca abitano in mezzo
ad Israele fino a oggi. Soltanto alla trib di Levi non aveva
assegnato eredit: i sacrifici consumati dal fuoco per il
Signore, Dio di Israele, sono la sua eredit, secondo quanto gli
aveva detto il Signore.

Mos aveva dato alla trib dei figli di Ruben una parte secondo
le loro famiglie ed essi ebbero il territorio da Aroer, che 
sulla riva del fiume Arnon, e la citt che  a met della valle
e tutta la pianura presso Madaba; Chesbon e tutte le sue citt
che sono nella pianura, Dibon, Bamot-Baal, Bet-Baal-Meon, Iaaz,
Kedemot, Mefaat, Kiriataim, Sibma e Zeret-Sacar sulle montagne
che dominano la valle; Bet-Peor, i declivi del Pisga,
Bet-Iesimot, tutte le citt della pianura, tutto il regno di
Sicon, re degli Amorrei che aveva regnato in Chesbon e che Mos
aveva sconfitto insieme con i capi dei Madianiti, Evi, Rekem,
Zur Cur e Reba, vassalli di Sicon, che abitavano nella regione.
Quanto a Balaam, figlio di Beor l'indovino, gli Israeliti lo
uccisero di spada insieme a quelli che avevano trafitto. Il
confine per i figli di Ruben fu dunque il Giordano e il
territorio limitrofo. Questa fu l'eredit dei figli di Ruben
secondo le loro famiglie: le citt con i loro villaggi. Mos
aveva dato una parte alla trib di Gad, ai figli di Gad secondo
le loro famiglie ed essi ebbero il territorio di Iazer e tutte
le citt di Galaad e met del paese degli Ammoniti fino ad
Aroer, che  di fronte a Rabba, e da Chesbon fino a Ramat-Mizpe
e Betonim e da Macanaim fino al territorio di Lodebar; nella
valle: Bet-Aram e Bet-Nimra, Succot e Zafon, il resto del regno
di Sicon, re di Chesbon. Il Giordano era il confine sino
all'estremit del mare di Genesaret oltre il Giordano a oriente.
Questa  l'eredit dei figli di Gad secondo le loro famiglie, le
citt con i loro villaggi.

Mos aveva dato una parte a met della trib dei figli di
Manasse, secondo le loro famiglie ed essi ebbero il territorio
da Macanaim, tutto il Basan, tutto il regno di Og, re di Basan,
e tutti gli attendamenti di Iair, che sono in Basan: sessanta
citt. La met di Galaad, Astarot e Edrei, citt del regno di Og
in Basan, furono date ai figli di Machir, figlio di Manasse,
anzi alla met dei figli di Machir, secondo le loro famiglie.

Questo distribu Mos nelle steppe di Moab, oltre il Giordano di
Gerico, a oriente. Alla trib di Levi per Mos non aveva
assegnato alcuna eredit: il Signore, Dio di Israele,  la loro
eredit, come aveva loro detto.





14.

Questo invece ebbero in eredit gli Israeliti nel paese di
Canaan: lo assegnarono loro in eredit il sacerdote Eleazaro e
Giosu, figlio di Nun, e i capi dei casati delle trib degli
Israeliti. La loro eredit fu stabilita per sorte, come aveva
comandato il Signore per mezzo di Mos, per le nove trib e per
la mezza trib; infatti Mos aveva assegnato l'eredita di due
trib e della mezza trib oltre il Giordano; ai leviti non aveva
dato alcuna eredit in mezzo a loro; per i figli di Giuseppe
formano due trib, Manasse ed Efraim, mentre non si diede parte
alcuna ai leviti nel paese, tranne la citt dove abitare e i
loro contadi per i loro greggi e gli armenti. Come aveva
comandato il Signore a Mos, cos fecero gli Israeliti e si
divisero il paese.

Si presentarono allora i figli di Giuda da Giosu a Galgala e
Caleb, figlio di Iefunne, il Kenizzita, gli disse: Tu conosci
la parola che ha detto il Signore a Mos, l'uomo di Dio,
riguardo a me e a te a Kades-Barnea. Avevo quaranta anni quando
Mos, servo del Signore, mi invi da Kades-Barnea a esplorare il
paese e io gliene riferii come pensavo. I compagni che vennero
con me scoraggiarono il popolo, io invece fui pienamente fedele
al Signore Dio mio. Mos in quel giorno giur: Certo la terra,
che ha calcato il tuo piede, sar in eredit a te e ai tuoi
figli, per sempre, perch sei stato pienamente fedele Signore
Dio mio.

Ora, ecco, il Signore mi ha fatto vivere, come aveva detto, sono
cio quarantacinque anni da quando disse questa parola a Mos,
mentre Israele camminava nel deserto, e oggi, ecco, ho
ottantacinque anni; io sono ancora oggi come quando Mos mi
invi: come il mio vigore allora, cos il mio vigore ora, sia
per la battaglia, sia per ogni altro servizio; ora concedimi
questi monti, di cui il Signore ha parlato in quel giorno,
poich allora tu hai saputo che ci sono gli Anakiti e citt
grandi e fortificate, spero che il Signore sia con me e io le
conquister secondo quanto ha detto il Signore!. Giosu lo
benedisse e diede Ebron in eredit a Caleb, figlio di Iefunne.
Per questo Caleb, figlio di Iefunne, il Kenizzita, ebbe in
eredit Ebron fino a oggi, perch pienamente fedele al Signore,
Dio di Israele. Ebron si chiamava prima Kiriat-Arba: Arba era
stato l'uomo pi grande tra gli Anakiti. Il paese non ebbe pi
la guerra.





15.

La porzione che tocc in sorte alla trib dei figli di Giuda,
secondo le loro famiglie, si trova ai confini di Edom, dal
deserto di Zin verso il Negheb, all'estremo sud. Il loro confine
a mezzogiorno cominciava alla parte estrema del Mar Morto, dalla
punta rivolta verso mezzod, poi procedeva a sud della salita di
Akrabbim, passava per Zin e risaliva a sud di Kades-Barnea,
passava poi da Chezron, saliva ad Addar e girava verso Karkaa;
passava poi da Azmon e raggiungeva il torrente d'Egitto e faceva
capo al mare. Questo sar il vostro confine meridionale. A
oriente il confine era costituito dal Mar Morto fino alla foce
del Giordano. Dal lato settentrionale il confine partiva dalla
lingua di mare presso la foce del Giordano, saliva a Bet-Cogla e
passava a nord di Bet-Araba e saliva alla Pietra di Boan, figlio
di Ruben. Poi il confine saliva a Debir, per la valle di Acor e,
a nord, girava verso le curve, che sono di fronte alla salita di
Adummin, a mezzogiorno del torrente, passava poi alle acque di
En-Semes e faceva capo a En-Roghel. Saliva poi la valle di
Ben-Innom a sud del fianco dei Gebusei, cio di Gerusalemme, poi
il confine saliva sulla vetta della montagna che domina la valle
di Innom ad ovest ed  alla estremit della pianura dei Refaim,
al nord. Poi il confine piegava dalla vetta della montagna verso
la fonte delle Acque di Neftoach e usciva al monte Efron,
piegava poi verso Baala, che  Kiriat-Iearim. Indi il confine
girava da Baala, a occidente, verso il monte Seir, passava sul
pendio settentrionale del monte Iearim, cio Chesalon, scendeva
a Bet-Semes e passava a Timna. Poi il confine raggiungeva il
pendio settentrionale di Accaron, piegava verso Siccaron,
passava per il monte Baala, raggiungeva Iabneel e terminava al
mare. La frontiera occidentale era il Mar Mediterraneo. Questo
era da tutti i lati il confine dei figli di Giuda, secondo le
loro famiglie.

A Caleb figlio di Iefunne fu data una parte in mezzo ai figli di
Giuda, secondo l'ordine del Signore a Giosu: fu data
Kiriat-Arba, padre di Anak, cio Ebron. Caleb scacci di l i
tre figli di Anak, Sesai, Achiman e Talmai, discendenti di Anak.
Di l pass ad assalire gli abitanti di Debir. Si chiamava Debir
Kiriat-Sefer. Disse allora Caleb: A chi colpir Kiriat-Sefer e
se ne impadronir, io dar in moglie Acsa mia figlia. Se ne
impadron Otniel, figlio di Kenaz, fratello di Caleb; a lui
diede in moglie sua figlia Acsa. Quand'essa arriv presso il
marito, questi la persuase a chiedere un campo al padre. Allora
essa smont dall'asino e Caleb le disse: Che fai?. Gli disse:
Concedimi un favore. Poich tu mi hai dato il paese di Negheb,
dammi anche alcune sorgenti d'acqua. Le diede allora la
sorgente superiore e la sorgente inferiore. Questa fu l'eredit
della trib dei figli di Giuda, secondo le loro famiglie.

Le citt poste all'estremit della trib dei figli di Giuda,
verso il confine di Edom, nel Negheb, erano Kabzeel, Eder,
Iagur, Kina, Dimona, Arara, Kedes, Azor-Itnan, Zif, Telem,
Bealot, Azor-Cadatta, Keriot-Chezron, cio Azor, Amam, Sema,
Molada, Cazar-Gadda, Chesmon, Bet-Pelet, Cazar-Sual, Bersabea e
le sue dipendenze, Baala, Iim, Ezem, Eltolad, Chesil, Corma,
Ziklag, Madmanna, Sansanna, Lebaot, Silchim, En-Rimmon: in tutto
ventinove citt e i loro villaggi.

Nella Sefela: Estaol, Zorea, Asna, Zanoach, En-Gannim, Tappuach,
Enam, Iarmut, Adullam, Soco, Azeka, Saaraim, Aditaim, Ghedera e
Ghederotaim: quattordici citt e i loro villaggi; Zenan, Cadasa,
Migdal-Gad, Dilean, Mizpe, Iokteel, Lachis, Boskat, Eglon,
Cabbon, Lacmas, Chitlis, Ghederot, Bet-Dagon, Naama e Makkeda:
sedici citt e i loro villaggi; Libna, Eter, Asan, Iftach, Asna,
Nezib, Keila, Aczib e Maresa: nove citt e i loro villaggi,
Accaron, le citt del suo territorio e i suoi villaggi; da
Accaron fino al mare, tutte le citt vicine ad Asdod e i loro
villaggi; Asdod, le citt del suo territorio e i suoi villaggi;
Gaza, le citt del suo territorio e i suoi villaggi fino al
torrente d'Egitto e al Mar Mediterraneo, che serve di confine.

Sulle montagne: Samir, Iattir, Soco, Danna, Kiriat-Sanna, cio
Debir, Anab, Estemoa, Anim, Gosen, Colon e Ghilo: undici citt e
i loro villaggi; Arab, Duma, Esean, 53Ianum, Bet-Tappuach,
Afeka, Cumta, Kiriat-Arba, cio Ebron, e Zior: nove citt e i
loro villaggi; Maon, Carmelo, Zif, Iutta, Izreel, Iokdeam,
Zanoach, Kain, Ghibea e Timna: dieci citt e i loro villaggi;
Calcul, Bet-Zur, Ghedor, Maarat, Bet-Anot ed Eltekon: sei citt
e i loro villaggi; Tekoa, Efrata, cio Betlemme, Peor, Etam,
Culon, Tatam, Sores, Carem, Gallim, Beter, Manach: undici citt
e i loro villaggi; Kiriat-Baal, cio Kiriat-Iearim, e Rabba: due
citt e i loro villaggi.

Nel deserto: Bet-Araba, Middin, Secaca, Nibsan, la citt del
sale ed Engaddi: sei citt e i loro villaggi.

Quanto ai Gebusei che abitavano in Gerusalemme, i figli di Giuda
non riuscirono a scacciarli; cos i Gebusei abitano a
Gerusalemme insieme con i figli di Giuda fino ad oggi.





16.

La parte toccata in sorte ai figli di Giuseppe si estendeva dal
Giordano presso Gerico verso le acque di Gerico a oriente,
seguendo il deserto per la montagna sale da Gerico a Betel. Il
confine continuava poi da Betel-Luza e passava per la frontiera
degli

Iafletiti ad Atarot, scendeva a occidente verso il confine degli
Iafletiti fino al confine di Bet-Oron inferiore e fino a Ghezer
e faceva capo al mare. I figli di Giuseppe, Manasse ed Efraim,
ebbero ciascuno la loro eredit.

Questi furono i confini dei figli di Efraim secondo le loro
famiglie. Il confine della loro eredit era a oriente
Atarot-Addar, fino a Bet-Oron superiore; continuava fino al
mare, dal lato di occidente, verso Micmetat al nord, girava a
oriente verso Taanat-Silo e le passava davanti a oriente di
Ianoach. Poi da Ianoach scendeva ad Atarot e a Naara, toccava
Gerico, e faceva capo al Giordano. Da Tappuach il confine andava
verso occidente fino al torrente di Kana e le sue foci erano al
mare. Tale era l'eredit della trib dei figli d'Efraim secondo
le loro famiglie; incluse le citt, tutte le citt con i loro
villaggi riservate ai figli di Efraim in mezzo all'eredit dei
figli di Manasse.

Essi non scacciarono i Cananei che abitavano a Ghezer; i Cananei
hanno abitato in mezzo ad Efraim fino a oggi, ma sono costretti
ai lavori forzati.





17.

Questa era la parte toccata in sorte alla trib di Manasse,
perch egli era il primogenito di Giuseppe. Quanto a Machir,
primogenito di Manasse e padre di Galaad, essendo guerriero,
aveva ottenuto Galaad e Basan.

Fu dunque assegnata una parte agli altri figli di Manasse
secondo le loro famiglie: ai figli di Abiezer, ai figli di Elek,
ai figli d'Asriel, ai figli di Sichem, ai figli di Chefer, ai
figli di Semida. Questi erano i figli maschi di Manasse, figlio
di Giuseppe, secondo le loro famiglie. Ma Zelofcad, figlio di
Chefer figlio di Galaad, figlio di Machir, figlio di Manasse,
non ebbe figli maschi; ma ebbe figlie, delle quali ecco i nomi:
Macla, Noa, Cogla, Milca e Tirza. Queste si presentarono al
sacerdote Eleazaro, a Giosu figlio di Nun e ai capi dicendo:
Il Signore ha comandato a Mos di darci una eredit in mezzo ai
nostri fratelli. Giosu diede loro un'eredit in mezzo ai
fratelli del padre loro, secondo l'ordine del Signore. Toccarono
cos dieci parti a Manasse, oltre il paese di Galaad e di Basan
che  oltre il Giordano, perch le figlie di Manasse ebbero
un'eredit in mezzo ai figli di lui. Il paese di Galaad fu per
gli altri figli di Manasse.

Il confine di Manasse era, dal lato di Aser, Micmetat, situata
di fronte a Sichem, poi il confine girava a destra verso Iasib
alla fonte di Tappuach. A Manasse apparteneva il territorio di
Tappuach, mentre Tappuach, al confine di Manasse, era dei figli
di Efraim. Quindi la frontiera scendeva al torrente Kana. A sud
del torrente vi erano le citt di Efraim, oltre quelle che
Efraim possedeva in mezzo alle citt di Manasse. Il territorio
di Manasse era a nord del torrente e faceva capo al mare. Il
territorio a sud era di Efraim, a nord era di Manasse e suo
confine era il mare. Con Aser erano contigui a nord e con
Issacar ad est. Inoltre in Issacar e in Aser appartenevano a
Manasse: Bet-Sean e i suoi villaggi, Ibleam e i suoi villaggi,
gli abitanti di Dor e i suoi villaggi, gli abitanti di En-Dor e
i suoi villaggi, gli abitanti di Taanach e i suoi villaggi, gli
abitanti di Meghiddo e i suoi villaggi, un terzo della regione
collinosa. Non poterono per i figli di Manasse impadronirsi di
queste citt e il Cananeo continu ad abitare in questa regione.
Poi, quando gli Israeliti divennero forti, costrinsero il
Cananeo ai lavori forzati, ma non lo spodestarono del tutto.

I figli di Giuseppe dissero a Giosu: Perch mi hai dato in
possesso una sola parte, una sola porzione misurata, mentre io
sono un popolo numeroso, tanto mi ha benedetto il Signore?.
Rispose loro Giosu: Se sei un popolo numeroso, sali alla
foresta e disbosca a tuo piacere lass nel territorio dei
Perizziti e dei Refaim, dato che le montagne di Efraim sono
troppo anguste per te. Dissero allora i figli di Giuseppe: Le
montagne non ci bastano, inoltre tutti i Cananei che abitano nel
paese della valle hanno carri di ferro tanto in Bet-Sean e nelle
sue dipendenze, quanto nella pianura di Izreel. Giosu disse
alla casa di Giuseppe, a Efraim e a Manasse: Tu sei un popolo
numeroso e possiedi una grande forza; la tua non sar una
porzione soltanto, perch le montagne saranno tue. E' una
foresta, ma tu la disboscherai e sar tua da un estremo
all'altro; spodesterai infatti il Cananeo, bench abbia carri di
ferro e sia forte.





18.

Tutta la comunit degli Israeliti si radun in Silo, e qui
eresse la tenda del convegno. Il paese era stato sottomesso a
loro. Rimanevano tra gli Israeliti sette trib che non avevano
avuto la loro parte. Disse allora Giosu ai figli di Israele:
Fino a quando trascurerete di andare a occupare il paese che vi
ha dato il Signore, Dio dei padri vostri? Sceglietevi tre uomini
per trib e io li invier. Essi si alzeranno, gireranno nella
regione, la descriveranno secondo la loro eredit e torneranno
da me. Se la divideranno in sette parti: Giuda rimarr sul suo
territorio nel meridione e quelli della casa di Giuseppe
rimarranno sul loro territorio al settentrione. Voi poi farete
una descrizione del paese in sette parti e me la porterete qui e
io getter per voi la sorte qui dinanzi al Signore Dio nostro.

Infatti non c' parte per i leviti in mezzo a voi, perch il
sacerdozio del Signore  la loro eredit, e Gad, Ruben e met
della trib di Manasse hanno gi ricevuto la loro eredit oltre
il Giordano, a oriente, come ha concesso loro Mos, servo del
Signore.

Si alzarono dunque gli uomini e si misero in cammino; Giosu a
coloro che andavano a descrivere il paese ordin: Andate,
girate nella regione, descrivetela e tornate da me e qui io
getter per voi la sorte davanti al Signore, in Silo. Gli
uomini andarono, passarono per la regione, la descrissero
secondo le citt in sette parti su di un libro e vennero da
Giosu all'accampamento, in Silo. Allora Giosu gett per loro
la sorte in Silo, dinanzi al Signore, e l Giosu spart il
paese tra gli Israeliti, secondo le loro divisioni.

Fu tirata a sorte la parte della trib dei figli di Beniamino,
secondo le loro famiglie; la parte che tocc loro aveva i
confini tra i figli di Giuda e i figli di Giuseppe.

Dal lato di settentrione il loro confine partiva dal Giordano,
saliva il pendio settentrionale di Gerico, saliva per la
montagna verso occidente e faceva capo al deserto di Bet-Aven.
Di l passava per Luza, sul versante meridionale di Luza, cio
Betel, e scendeva ad Atarot-Addar, presso il monte che  a
mezzogiorno di Bet-Oron inferiore. Poi il confine si piegava e,
al lato occidentale, girava a mezzogiorno dal monte posto di
fronte a Bet-Oron, a mezzogiorno, e faceva capo a Kiriat-Baal,
cio Kiriat-Iearim, citt dei figli di Giuda. Questo era il lato
occidentale. Il lato meridionale cominciava alla estremit di
Kiriat-Iearim. Il confine piegava verso occidente fino alla
fonte delle acque di Neftoach, poi scendeva all'estremit del
monte di fronte alla valle di Ben-Innom, nella valle dei Refaim,
al nord, e scendeva per la valle di Innom, sul pendio
meridionale dei Gebusei, fino a En-Roghel. Si estendeva quindi
verso il nord e giungeva a En-Semes; di l si dirigeva verso le
Curve di fronte alla salita di Adummim e scendeva al sasso di
Boan, figlio di Ruben; poi passava per il pendio settentrionale
di fronte all'Araba e scendeva all'Araba. Il confine passava
quindi per il pendio settentrionale di Bet-Cogla e faceva capo
al golfo settentrionale del Mar Morto, alla foce meridionale del
Giordano. Questi era il confine meridionale. Il Giordano serviva
di confine dal lato orientale. Questo il possedimento dei figli
di Beniamino, secondo le loro famiglie, con i suoi confini da
tutti i lati.

Le citt della trib dei figli di Beniamino, secondo le loro
famiglie erano: Gerico, Bet-Cogla, Emek-Keziz, Bet-Araba,
Zemaraim, Betel, Avvim, Para, Ofra, Chefar-Ammonai, Ofni e
Gheba: dodici citt e i loro villaggi; Gabaon, Rama, Beerot,
Mizpe, Chefira, Mosa, Rekem, Irpeel, Tareala, Zela-Elef, Iebus,
cio Gerusalemme, Gabaa, Kiriat-Iearim: quattordici citt e i
loro villaggi. Questo fu il possesso dei figli di Beniamino,
secondo le loro famiglie.





19.

La seconda parte sorteggiata tocc a Simeone, alla trib dei
figli di Simeone secondo le loro famiglie. Il loro possesso era
in mezzo a quello dei figli di Giuda.

Ebbero nel loro territorio: Bersabea Seba, Molada, Cazar-Sual,
Bala, Ezem, Eltolad, Betul, Corma, Ziklag, Bet-Marcabot,
Cazar-Susa, Bet-Lebaot e Saruchen: tredici citt e i loro
villaggi; En, Rimmon, Eter e Asan: quattro citt e i loro
villaggi; tutti i villaggi che stavano intorno a queste citt,
fino a Baalat-Beer, Ramat-Negheb.

Questo fu il possesso della trib dei figli di Simeone, secondo
le loro famiglie. Il possesso dei figli di Simeone fu preso
dalla parte dei figli di Giuda, perch la parte dei figli di
Giuda era troppo grande per loro; perci i figli di Simeone
ebbero il loro possesso in mezzo al possesso di quelli.

La terza parte sorteggiata tocc ai figli di Zabulon, secondo le
loro famiglie. Il confine del loro territorio si estendeva fino
a Sarid.

Questo confine saliva a occidente verso Mareala e giungeva a
Dabbeset e poi toccava il torrente che  di fronte a Iokneam. Da
Sarid girava a oriente dove sorge il sole, sino al confine di
Chislot-Tabor; poi continuava verso Daberat e saliva a Iafia. Di
l passava verso oriente, dove sorge il sole, per Gat-Chefer,
per Et- Kazin, usciva verso Rimmon, girando fino a Nea. Quindi
il confine piegava dal lato di settentrione verso Cannaton e
faceva capo alla valle d'Iftach-El. Esso includeva inoltre:
Kattat, Naalal, Simron, Ideala e Betlemme: dodici citt e i loro
villaggi. Questo fu il possesso dei figli di Zabulon, secondo le
loro famiglie: queste citt e i loro villaggi.

La quarta parte sorteggiata tocc a Issacar, ai figli di
Issacar, secondo le loro famiglie. Il loro territorio
comprendeva: Izreel, Chesullot, Sunem, Cafaraim, Sion, Anacarat,
Rabbit, Kision, Abez, Remet, En-Gannim, En-Cadda e Bet-Pazzez.
Poi il confine giungeva al Tabor, Sacazim, Bet-Semes e faceva
capo al Giordano: sedici citt e i loro villaggi. Questo fu il
possesso della trib dei figli d'Issacar, secondo le loro
famiglie: queste citt e i loro villaggi.

La quinta parte sorteggiata tocc ai figli di Aser secondo le
loro famiglie. Il loro territorio comprendeva: Chelkat, Cali,
Beten, Acsaf, Alammelech, Amead, Miseal. Il loro confine
giungeva, verso occidente, al Carmelo, e a Sicor-Libnat. Quindi
piegava dal lato dove sorge il sole verso Bet-Dagon, toccava
Zabulon e la valle di Iftach-El al nord, Bet-Emek e Neiel, e si
prolungava verso Cabul a sinistra e verso Ebron, Recob, Ammon e
Cana fino a Sidone la Grande. Poi il confine piegava verso Rama
fino alla fortezza di Tiro, girava verso Cosa e faceva capo al
mare, incluse Mechebel, Aczib, Acco, Afek e Recob: ventidue
citt e i loro villaggi. Questo il possesso della trib dei
figli di Aser, secondo le loro famiglie: queste citt e i loro
villaggi.

La sesta parte sorteggiata tocc ai figli di Neftali, secondo le
loro famiglie. Il loro confine si estendeva da Chelef e dalla
quercia di Bezaannim ad Adami-Nekeb e Iabneel fino a Lakkum e
faceva capo al Giordano, poi il confine piegava a occidente
verso Aznot-Tabor e di l continuava verso Cukkok; giungeva a
Zabulon dal lato di mezzogiorno, ad Aser dal lato d'occidente e
a Giuda del Giordano dal lato di levante. Le fortezze erano
Ziddim, Zer, Cammat, Rakkat, Genesaret, Adama, Rama, Azor,
Kedes, Edrei, En-Azor, Ireon, Migdal-El, Corem, Bet-Anat e
Bet-Semes: diciannove citt e i loro villaggi. Questo fu il
possesso della trib dei figli di Neftali, secondo le loro
famiglie: queste citt e i loro villaggi.

La settima parte sorteggiata tocc alla trib dei figli di Dan,
secondo le loro famiglie. Il confine del loro possesso
comprendeva Zorea, Estaol, Ir-Semes, Saalabbin, Aialon, Itla,
Elon, Timna, Accaron, Eiteke, Ghibbeton, Baalat, Ieud,
Bene-Berak, Gat-Rimmon, Me-Iarkon e Rakkon con il territorio di
fronte a Giaffa. Ma il territorio dei figli di Dan si estese pi
lontano, perch i figli di Dan andarono a combattere contro
Lesem, la presero e la passarono a fil di spada; ne presero
possesso, vi si stabilirono e la chiamarono Dan, dal nome di Dan
loro padre. Questo fu il possesso della trib dei figli di Dan,
secondo le loro famiglie: queste citt e i loro villaggi.



Quando gli Israeliti ebbero finito di ripartire il paese secondo
i suoi confini, diedero a Giosu, figlio di Nun, una propriet
in mezzo a loro. Secondo l'ordine del Signore, gli diedero la
citt che egli chiese: Timnat-Serach sulle montagne di Efraim.
Egli costru la citt e vi stabil la dimora.

Tali sono le eredit che il sacerdote Eleazaro, Giosu, figlio
di Nun, e i capifamiglia delle trib degli Israeliti
distribuirono a sorte in Silo, davanti al Signore all'ingresso
della tenda del convegno. Cos compirono la divisione del Paese.





20.

Poi il Signore disse a Giosu: Parla agli Israeliti e di' loro:
Stabilitevi le citt di rifugio, delle quali vi ho parlato per
mezzo di Mos, perch l'omicida che avr ucciso qualcuno per
errore o per inavvertenza vi si possa rifugiare; vi serviranno
di rifugio contro il vendicatore del sangue. L'omicida fuggir
in una di quelle citt e, fermatosi all'ingresso della porta
della citt, esporr il suo caso agli anziani di quella citt;
questi lo accoglieranno presso di loro dentro la citt, gli
assegneranno una dimora ed egli si stabilir in mezzo a loro. Se
il vendicatore del sangue lo inseguir, essi non gli daranno
nelle mani l'omicida, perch ha ucciso il prossimo senza averne
l'intenzione, senza averlo prima odiato. L'omicida rimarr in
quella citt finch, alla morte del sommo sacerdote, che sar in
funzione in quei giorni, comparir in giudizio davanti
all'assemblea. Allora l'omicida potr tornarsene e rientrare
nella sua citt e nella sua casa, nella citt da dove era
fuggito.

Consacrarono dunque Kedes in Galilea sulle montagne di Neftali,
Sichem sulle montagne di Efraim e Kiriat-Arba, cio Ebron sulle
montagne di Giuda. Oltre il Giordano, a oriente di Gerico,
stabilirono Bezer della trib di Ruben, nel deserto,
sull'altipiano, Ramot in Galaad nella trib di Gad e Golan in
Basan, nella trib di Manasse. Queste furono le citt stabilite
per tutti gli Israeliti e per lo straniero che abita in mezzo a
loro, perch chiunque avesse ucciso qualcuno per inavvertenza
potesse rifugiarvisi e non morisse per mano del vendicatore del
sangue, prima d'essere comparso davanti all'assemblea.





21.

I capifamiglia dei leviti si presentarono al sacerdote Eleazaro,
a Giosu figlio di Nun e ai capifamiglia delle trib degli
Israeliti e dissero loro a Silo, nel paese di Canaan: Il
Signore ha comandato, per mezzo di Mos, che ci fossero date
citt da abitare con i loro pascoli per il nostro bestiame. Gli
Israeliti diedero ai leviti, sorteggiandole dal loro possesso,
le seguenti citt con i loro pascoli, secondo il comando del
Signore.

Si tir a sorte per le famiglie dei Keatiti; fra i leviti, i
figli del sacerdote Aronne ebbero in sorte tredici citt della
trib di Giuda della trib di Simeone e della trib di
Beniamino. Al resto dei Keatiti toccarono in sorte dieci citt
delle famiglie della trib di Efraim, della trib di Dan e di
met della trib di Manasse. Ai figli di Gherson toccarono in
sorte tredici citt delle famiglie della trib d'Issacar, della
trib di Aser, della trib di Neftali e di met della trib di
Manasse in Basan. Ai figli di Merari secondo le loro famiglie,
toccarono dodici citt della trib di Ruben, della trib di Gad
e della trib di Zabulon. Gli Israeliti diedero dunque a sorte
queste citt con i loro pascoli ai leviti, come il Signore aveva
comandato per mezzo di Mos.

Diedero, cio, della trib dei figli di Giuda e della trib dei
figli di Simeone le citt qui nominate. Esse toccarono ai figli
d'Aronne tra le famiglie dei Keatiti, figli di Levi, perch il
primo sorteggio fu per loro. Furono dunque date loro
Kiriat-Arba, padre di Anak, cio Ebron, sulle montagne di Giuda
con i suoi pascoli tutt'intorno; ma diedero i campi di questa
citt e i suoi villaggi come possesso a Caleb, figlio di Iefunne.

Diedero ai figli del sacerdote Aronne Ebron, citt di rifugio
per l'omicida, con i suoi pascoli; poi Libna e i suoi pascoli,
Iattir e i suoi pascoli, Estemoa e i suoi pascoli, Debir e i
suoi pascoli, Colon e i suoi pascoli, Ain e i suoi pascoli,
Iutta e i suoi pascoli, Bet-Semes e i suoi pascoli: nove citt
di queste trib. Della trib di Beniamino, Gabaon e i suoi
pascoli, Ghega e i suoi pascoli, Anatot e i suoi pascoli, Almon
e i suoi pascoli: quattro citt. Totale delle citt dei
sacerdoti figli d'Aronne: tredici citt e i loro pascoli.

Alle famiglie dei Keatiti, cio al resto dei leviti, figli di
Keat, toccarono citt della trib di Efraim. Fu loro data come
citt di rifugio per l'omicida, Sichem e i suoi pascoli sulle
montagne di Efraim; poi Ghezer e i suoi pascoli, Kibzaim e i
suoi pascoli, Bet-Oron e i suoi pascoli: quattro citt. Della
trib di Dan: Elteke e i suoi pascoli, Ghibbeton e i suoi
pascoli, Aialon e i suoi pascoli, Gat-Rimmon e i suoi pascoli:
quattro citt. Di met della trib di Manasse: Taanach e i suoi
pascoli, Ibleam e i suoi pascoli: due citt. Totale: dieci citt
con i loro pascoli, che toccarono alle famiglie degli altri
figli di Keat.

Ai figli di Gherson, che erano tra le famiglie dei leviti,
furono date: di met della trib di Manasse, come citt di
rifugio per l'omicida, Golan in Basan e i suoi pascoli, Astarot
con i suoi pascoli: due citt; della trib d'Issacar, Kision e i
suoi pascoli, Daberat e i suoi pascoli, Iarmut e i suoi pascoli,
En-Gannim e i suoi pascoli: quattro citt; della trib di Aser,
Miseal e i suoi pascoli, Abdon e i suoi pascoli, Chelkat e i
suoi pascoli, Recob e i suoi pascoli: quattro citt; della trib
di Neftali come citt di rifugio per l'omicida, Kedes in Galilea
e i suoi pascoli, Cammot-Dor e i suoi pascoli, Kartan con i suoi
pascoli: tre citt. Totale delle citt dei Ghersoniti, secondo
le loro famiglie: tredici citt e i loro pascoli.

Alle famiglie dei figli di Merari, cio al resto dei leviti,
furono date: della trib di Zabulon, Iokneam e i suoi pascoli,
Karta e i suoi pascoli, Dimna e i suoi pascoli, Naalal e i suoi
pascoli: quattro citt; della trib di Ruben, come citt di
rifugio per l'omicida, Bezer e i suoi pascoli, Iaaz e i suoi
pascoli, Kedemot e i suoi pascoli, Mefaat e i suoi pascoli:
quattro citt; della trib di Gad, come citt di rifugio per
l'omicida, Ramot in Galaad e i suoi pascoli, Macanaim e i suoi
pascoli, Chesbon e i suoi pascoli, Iazer e i suoi pascoli: in
tutto quattro citt. Totale delle citt date in sorte ai figli
di Merari, secondo le loro famiglie, cio il resto delle
famiglie dei leviti: dodici citt.

Totale delle citt dei leviti in mezzo ai possessi degli
Israeliti: quarantotto citt e i loro pascoli. Ciascuna di
queste citt aveva intorno il pascolo; cos era di tutte queste
citt.



Il Signore diede dunque a Israele tutto il paese che aveva
giurato ai padri di dar loro e gli Israeliti ne presero possesso
e vi si stabilirono. Il Signore diede loro tranquillit intorno,
come aveva giurato ai loro padri; nessuno di tutti i loro nemici
pot resistere loro; il Signore mise in loro potere tutti quei
nemici. Di tutte le belle promesse che il Signore aveva fatto
alla casa d'Israele, non una and a vuoto: tutto giunse a
compimento.





22.

Allora Giosu convoc i Rubeniti, i Gaditi e met della trib di
Manasse e disse loro: Voi avete osservato quanto Mos, servo
del Signore, vi aveva ordinato e avete obbedito alla mia voce,
in tutto quello che io vi ho comandato. Non avete abbandonato i
vostri fratelli durante questo lungo tempo fino ad oggi e avete
osservato il comando del Signore vostro Dio. Ora che il Signore
vostro Dio ha dato tranquillit ai vostri fratelli, come aveva
loro promesso, tornate e andate alle vostre tende, nel paese che
vi appartiene e che Mos, servo del Signore, vi ha assegnato
oltre il Giordano. Soltanto abbiate gran cura di eseguire i
comandi e la legge che Mos, servo del Signore, vi ha dato,
amando il Signore vostro Dio, camminando in tutte le sue vie,
osservando i suoi comandi, restando fedeli a lui e servendolo
con tutto il cuore e con tutta l'anima. Giosu li benedisse e
li conged ed essi tornarono alle loro tende. Mos aveva dato a
met della trib di Manasse un possesso in Basan e Giosu diede
all'altra met un possesso tra i loro fratelli, di qua del
Giordano, a occidente.

Quando Giosu li rimand alle loro tende e li benedisse,
aggiunse: Voi tornate alle vostre tende con grandi ricchezze,
con bestiame molto numeroso, con argento, oro, rame, ferro e con
grande quantit di vesti; dividete con i vostri fratelli il
bottino, tolto ai vostri nemici.

I figli di Ruben, i figli di Gad e met della trib di Manasse
dunque tornarono, dopo aver lasciato gli Israeliti a Silo, nel
paese di Canaan, per andare nel paese di Galaad, il paese di
loro propriet, che avevano ricevuto in possesso in forza del
comando del Signore, per mezzo di Mos.

Quando furono giunti alle Curve del Giordano, che sono nel paese
di Canaan, i figli di Ruben, i figli di Gad e met della trib
di Manasse vi costruirono un altare, presso il Giordano: un
altare di forma grandiosa. Gli Israeliti udirono che si diceva:
Ecco, i figli di Ruben, i figli di Gad e met della trib di
Manasse hanno costruito un altare di fronte al paese di Canaan,
alle Curve del Giordano, dalla parte degli Israeliti. Quando
gli Israeliti seppero questo, tutta la loro comunit si riun a
Silo per muovere loro guerra. Gli Israeliti mandarono ai figli
di Ruben, ai figli di Gad e a met della trib di Manasse nel
paese di Galaad, Finees figlio dei sacerdote Eleazaro, e con lui
dieci capi, un capo per ciascun casato paterno di tutte le trib
d'Israele: tutti erano capi di un casato paterno fra i gruppi di
migliaia d'Israele; essi andarono dai figli di Ruben, dai figli
di Gad e da met della trib di Manasse nel paese di Galaad e
dissero loro: Dice tutta la comunit del Signore: Che  questa
infedelt, che avete commesso contro il Dio d'Israele,
desistendo oggi dal seguire il Signore, costruendovi un altare
per ribellarvi oggi al Signore? Non ci basta l'iniquit di Peor,
della quale non ci siamo ancora purificati oggi e che attir
quel flagello sulla comunit del Signore? Voi oggi desistete dal
seguire il Signore! Poich oggi vi siete ribellati al Signore,
domani egli si adirer contro tutta la comunit d'Israele. Se
ritenete immondo il paese che possedete, ebbene, passate nel
paese che  possesso del Signore, dove  stabilita la Dimora del
Signore, e stabilitevi in mezzo a noi, ma non ribellatevi al
Signore e non fate di noi dei ribelli, costruendovi un altare,
oltre l'altare del Signore nostro Dio. Quando Acan figlio di
Zerach commise un'infedelt riguardo allo sterminio, non venne
forse l'ira del Signore su tutta la comunit d'Israele sebbene
fosse un individuo solo? Non dovette egli morire per la sua
colpa?.

Allora i figli di Ruben, i figli di Gad e met della trib di
Manasse risposero e dissero ai capi dei gruppi di migliaia di
Israele: Dio, Dio, Signore! Dio, Dio, Signore! Lui lo sa, ma
anche Israele lo sappia. Se abbiamo agito per ribellione o per
infedelt verso il Signore, che Egli non ci salvi oggi! Se
abbiamo costruito un altare per desistere dal seguire il
Signore; se  stato per offrire su di esso olocausti od
oblazioni e per fare su di esso sacrifici di comunione, il
Signore stesso ce ne chieda conto! In verit l'abbiamo fatto
preoccupati di questo: pensando cio che in avvenire i vostri
figli potessero dire ai nostri figli: Che avete in comune voi
con il Signore Dio d'Israele? Il Signore ha posto il Giordano
come confine tra noi e voi, figli di Ruben e figli di Gad, voi
non avete parte alcuna con il Signore! Cos i vostri figli
farebbero desistere i nostri figli dal temere il Signore. Perci
abbiamo detto: Costruiamo un altare, non per olocausti, n per
sacrifici, ma perch sia testimonio fra noi e fra i nostri
discendenti dopo di noi, dimostrando che vogliamo servire al
Signore dinanzi a lui, con i nostri olocausti, con le nostre
vittime e con i nostri sacrifici di comunione. Cos i vostri
figli non potranno un giorno dire ai nostri figli: Voi non avete
parte alcuna con il Signore. Abbiamo detto: Se in avvenire essi
diranno questo a noi o ai nostri discendenti, noi risponderemo:
Guardate la forma dell'altare del Signore, che i nostri padri
fecero, non per olocausti, n per sacrifici, ma perch fosse di
testimonio fra noi e voi. Lungi da noi l'idea di ribellarci al
Signore e di desistere dal seguire il Signore, costruendo un
altare per olocausti, per oblazioni o per sacrifici, oltre
l'altare del Signore nostro Dio, che e davanti alla sua Dimora!.

Quando Finees e i capi della comunit, i capi dei gruppi di
migliaia d'Israele che erano con lui, udirono le parole dette
dai figli di Ruben, dai figli di Gad e dai figli di Manasse, ne
rimasero soddisfatti. Finees, figlio del sacerdote Eleazaro,
disse ai figli di Ruben, ai figli di Gad e ai figli di Manasse:
Oggi riconosciamo che il Signore  in mezzo a noi, poich non
avete commesso questa infedelt verso il Signore; cos avete
preservato gli Israeliti dal castigo del Signore.

Finees, figlio del sacerdote Eleazaro e i capi lasciarono i
figli di Ruben e i figli di Gad e tornarono dal paese di Galaad
al paese di Canaan presso gli Israeliti, ai quali riferirono
l'accaduto. La cosa piacque agli Israeliti, i quali benedissero
Dio e non parlarono pi di muovere guerra ai figli di Ruben e di
Gad, per devastare il paese che essi abitavano. I figli di Ruben
e i figli di Gad chiamarono quell'altare Testimonio, perch
dissero: Esso  testimonio fra di noi che il Signore  Dio.





23.

Molto tempo dopo che il Signore aveva dato riposo a Israele,
liberandolo da tutti i nemici che lo circondavano, Giosu, ormai
vecchio e molto avanti negli anni, convoc tutto Israele, gli
anziani, i capi, i giudici e gli scribi del popolo e disse loro:
Io sono vecchio, molto avanti negli anni. Voi avete visto
quanto il Signore vostro Dio ha fatto a tutte queste nazioni,
scacciandole dinanzi a voi, poich il Signore vostro Dio ha
combattuto per voi. Ecco, io ho diviso tra voi a sorte, come
possesso per le vostre trib, il paese delle nazioni che restano
e di tutte quelle che ho sterminate, dal Giordano fino al Mar
Mediterraneo, a occidente. Il Signore vostro Dio le disperder
egli stesso dinanzi a voi e le scaccer dinanzi a voi e voi
prenderete possesso del loro paese come il Signore vostro Dio vi
ha detto. Siate forti nell'osservare ed eseguire quanto 
scritto nel libro della legge di Mos, senza deviare n a
destra, n a sinistra, senza mischiarvi con queste nazioni che
rimangono fra di voi; non pronunciate neppure il nome dei loro
dei, non ne fate uso nei giuramenti; non li servite e non vi
prostrate davanti a loro: ma restate fedeli al Signore vostro
Dio, come avete fatto fino ad oggi. Il Signore ha scacciato
dinanzi a voi nazioni grandi e potenti; nessuno ha potuto
resistere a voi fino ad oggi. Uno solo di voi ne inseguiva mille
perch il Signore vostro Dio combatteva per voi come aveva
promesso. Abbiate gran cura, per la vostra vita, di amare il
Signore vostro Dio. Perch, se fate apostasia e vi unite al
resto di queste nazioni che sono rimaste fra di voi e vi
imparentate con loro e vi mescolate con esse ed esse con voi,
allora sappiate che il Signore vostro Dio non scaccer pi
queste genti dinanzi a voi, ma esse diventeranno per voi una
rete, una trappola, un flagello ai vostri fianchi, diventeranno
spine nei vostri occhi, finch non siate periti e scomparsi da
questo buon paese che il Signore vostro Dio vi ha dato.

Ecco, io oggi me ne vado per la via di ogni abitante della
terra; riconoscete con tutto il cuore e con tutta l'anima che
neppure una di tutte le buone promesse, che il Signore vostro
Dio aveva fatto per voi,  caduta a vuoto; tutte sono giunte a
compimento per voi: neppure una  andata a vuoto. Ma come ogni
buona parola che il Signore vostro Dio vi aveva detta  giunta a
compimento per voi, cos il Signore far giungere a vostro danno
tutte le sue parole di minaccia, finch vi abbia sterminati da
questo buon paese che il vostro Dio, il Signore, vi ha dato. Se
trasgredite l'alleanza che il Signore vostro Dio vi ha imposto,
e andate a servire altri dei e vi prostrate davanti a loro,
l'ira del Signore si accender contro di voi e voi perirete
presto, scomparendo dal buon paese che egli vi ha dato.





24.

Giosu radun tutte le trib d'Israele in Sichem e convoc gli
anziani d'Israele, i capi, i giudici e gli scribi del popolo,
che si presentarono davanti a Dio. Giosu disse a tutto il
popolo: Dice il Signore, Dio d'Israele: I vostri padri, come
Terach padre di Abramo e padre di Nacor, abitarono dai tempi
antichi oltre il fiume e servirono altri dei. Io presi il padre
vostro Abramo da oltre il fiume e gli feci percorrere tutto il
paese di Canaan, moltiplicai la sua discendenza e gli diedi
Isacco. A Isacco diedi Giacobbe ed Esa e assegnai a Esa il
possesso delle montagne di Seir; Giacobbe e i suoi figli scesero
in Egitto.

Poi mandai Mos e Aronne e colpii l'Egitto con i prodigi che
feci in mezzo a esso, dopo vi feci uscire. Feci dunque uscire
dall'Egitto i vostri padri e voi arrivaste al mare. Gli Egiziani
inseguirono i vostri padri con carri e cavalieri fino al Mare
Rosso. Quelli gridarono al Signore ed egli pose fitte tenebre
fra voi e gli Egiziani; spinsi sopra di loro il mare, che li
sommerse; i vostri occhi videro ci che io avevo fatto agli
Egiziani. Dimoraste lungo tempo nel deserto.

Io vi condussi poi nel paese degli Amorrei, che abitavano oltre
il Giordano; essi combatterono contro di voi e io li misi in
vostro potere; voi prendeste possesso del loro paese e io li
distrussi dinanzi a voi. Poi sorse Balak, figlio di Zippor, re
di Moab, per muover guerra a Israele; mand a chiamare Balaam,
figlio di Beor, perch vi maledicesse; ma io non volli ascoltare
Balaam, egli dovette benedirvi e vi liberai dalle mani di Balak.
Passaste il Giordano e arrivaste a Gerico. Gli abitanti di
Gerico, gli Amorrei, i Perizziti, i Cananei, gli Hittiti, i
Gergesei, gli Evei e i Gebusei combatterono contro di voi e io
li misi in vostro potere. Mandai avanti a voi i calabroni, che
li scacciarono dinanzi a voi, com'era avvenuto dei due re
amorrei: ma ci non avvenne per la vostra spada, n per il
vostro arco. Vi diedi una terra che voi non avevate lavorato, e
abitate in citt, che voi non avete costruito, e mangiate i
frutti delle vigne e degli oliveti, che non avete piantato.
Temete dunque il Signore e servitelo con integrit e fedelt;
eliminate gli dei che i vostri padri servirono oltre il fiume e
in Egitto e servite il Signore. Se vi dispiace di servire il
Signore, scegliete oggi chi volete servire: se gli dei che i
vostri padri servirono oltre il fiume oppure gli dei degli
Amorrei, nel paese dei quali abitate. Quanto a me e alla mia
casa, vogliamo servire il Signore. Allora il popolo rispose e
disse: Lungi da noi l'abbandonare il Signore per servire altri
dei! Poich il Signore nostro Dio ha fatto uscire noi e i padri
nostri dal paese d'Egitto, dalla condizione servile, ha compiuto
quei grandi miracoli davanti agli occhi nostri e ci ha protetti
per tutto il viaggio che abbiamo fatto e in mezzo a tutti i
popoli fra i quali siamo passati. Il Signore ha scacciato
dinanzi a noi tutti questi popoli e gli Amorrei che abitavano il
paese. Perci anche noi vogliamo servire il Signore, perch Egli
 il nostro Dio.

Giosu disse al popolo: Voi non potrete servire il Signore,
perch  un Dio santo,  un Dio geloso; Egli non perdoner le
vostre trasgressioni e i vostri peccati. Se abbandonerete il
Signore e servirete dei stranieri, Egli vi si volter contro e,
dopo avervi fatto tanto bene, vi far del male e vi consumer.

Il popolo disse a Giosu: No! Noi serviremo il signore.

Allora Giosu disse al popolo: Voi siete testimoni contro voi
stessi, che vi siete scelto il Signore per servirlo!.

Risposero: Siamo testimoni!.

Giosu disse: Eliminate gli dei dello straniero che sono in
mezzo a voi, e rivolgete il cuore verso il Signore, Dio
d'Israele!.

Il popolo rispose a Giosu: Noi serviremo il Signore nostro Dio
e obbediremo alla sua voce! .

Giosu in quel giorno concluse un'alleanza con il popolo e gli
diede uno statuto e una legge a Sichem. Poi Giosu scrisse
queste cose nel libro della legge di Dio; prese una grande
pietra e la rizz l, sotto il terebinto, che  nel santuario
del Signore. Giosu disse a tutto il popolo: Ecco, questa
pietra sar una testimonianza per noi, perch essa ha udito
tutte le parole che il Signore ci ha detto; essa servir quindi
da testimonio contro di voi, perch non rinneghiate il vostro
Dio.

Giosu rimand il popolo, ognuno al proprio territorio.



Dopo queste cose, Giosu figlio di Nun, servo del Signore, mor
a centodieci anni e lo seppellirono nel territorio di sua
propriet a Timnat-Serach, che  sulle montagne di Efraim, a
settentrione del monte Gaas. Israele serv il Signore per tutta
la vita di Giosu e tutta la vita degli anziani che
sopravvissero a Giosu e che conoscevano tutte le opere che il
Signore aveva compiuto per Israele. Le ossa di Giuseppe, che gli
Israeliti avevano portato dall'Egitto, le seppellirono a Sichem,
nella parte della montagna che Giacobbe aveva acquistato dai
figli di Camor, padre di Sichem, per cento pezzi d'argento e che
i figli di Giuseppe avevano ricevuto in eredit. Poi mor anche
Eleazaro, figlio di Aronne, e lo seppellirono a Gabaa di Finees,
che era stata data a suo figlio Finees sulle montagne di Efraim.





GIUDICI.





1.

Dopo la morte di Giosu, gli Israeliti consultarono il Signore
dicendo: Chi di noi andr per primo a combattere contro i
Cananei?. Il Signore rispose: Andr Giuda: ecco, ho messo il
paese nelle sue mani. Allora Giuda disse a Simeone suo
fratello: Vieni con me nel paese che mi  toccato in sorte, e
combattiamo contro i Cananei; poi anch'io verr con te in quello
che ti  toccato in sorte. Simeone and con lui. Giuda dunque
si mosse e il Signore mise nelle loro mani i Cananei e i
Perizziti; sconfissero a Bezek diecimila uomini. Incontrato
Adoni-Bezek a Bezek, l'attaccarono e sconfissero i Cananei e i
Perizziti. Adoni-Bezek fugg, ma essi lo inseguirono, lo
catturarono e gli amputarono i pollici delle mani e dei piedi.
Adoni-Bezek disse: Settanta re, con i pollici delle mani e dei
piedi amputati, raccattavano gli avanzi sotto la mia tavola.
Quello che ho fatto io, Dio me lo ripaga. Lo condussero poi a
Gerusalemme dove mor.

I figli di Giuda attaccarono Gerusalemme e la presero, la
passarono a fil di spada e l'abbandonarono alle fiamme.

9Poi andarono a combattere contro i Cananei che abitavano le
montagne, il Negheb e la Sefela. Giuda marci contro i Cananei
che abitavano a Ebron, che prima si chiamava Kiriat-Arba, e
sconfisse Sesai, Achiman e Talmai. Di l and contro gli
abitanti di Debir, che prima si chiamava Kiriat-Sefer.

Allora Caleb disse: A chi batter Kiriat-Sefer e la prender io
dar in moglie Acsa mia figlia. La prese Otniel, figlio di
Kenaz, fratello minore di Caleb, e questi gli diede in moglie
sua figlia Acsa.

Ora, mentre andava dal marito, egli la indusse a chiedere un
campo a suo padre. Essa scese dall'asino e Caleb le disse: Che
hai?.

Essa rispose: Fammi un dono; poich tu mi hai dato una terra
arida, dammi anche qualche fonte d'acqua. Egli le don la
sorgente superiore e la sorgente inferiore.

I figli del suocero di Mos, il Kenita, salirono dalla citt
delle Palme con i figli di Giuda nel deserto di Giuda, a
mezzogiorno di Arad; andarono dunque e si stabilirono in mezzo
al popolo. Poi Giuda marci con Simeone suo fratello:
sconfissero i Cananei che abitavano in Zefat, votarono allo
sterminio la citt, che fu chiamata Corma. Giuda prese anche
Gaza con il suo territorio, Ascalon con il suo territorio ed
Accaron con il suo territorio. Il Signore fu con Giuda, che
scacci gli abitanti delle montagne, ma non pot espellere gli
abitanti della pianura perch muniti di carri di ferro. Come
Mos aveva ordinato, Ebron fu data a Caleb, che da essa scacci
i tre figli di Anak.

I figli di Beniamino non scacciarono i Gebusei che abitavano
Gerusalemme, perci i Gebusei abitano con i figli di Beniamino
in Gerusalemme fino ad oggi.



Anche la casa di Giuseppe marci contro Betel e il Signore fu
con loro. La casa di Giuseppe mand a esplorare Betel, citt che
prima si chiamava Luz. Gli esploratori videro un uomo che usciva
dalla citt e gli dissero: Insegnaci una via di accesso alla
citt e noi ti faremo grazia. Egli insegn loro la via di
accesso alla citt ed essi passarono la citt a fil di spada, ma
risparmiarono quell'uomo con tutta la sua famiglia. Quell'uomo
and nel paese degli Hittiti e vi edific una citt che chiam
Luz: questo  il suo nome fino ad oggi.

Manasse non scacci gli abitanti di Bet-Sean e delle sue
dipendenze, n quelli di Tanaach e delle sue dipendenze, n
quelli di Dor e delle sue dipendenze, n quelli d'Ibleam e delle
sue dipendenze, n quelli di Meghiddo e delle sue dipendenze; i
Cananei continuarono ad abitare in quel paese.

Quando Israele divenne pi forte costrinse ai lavori forzati i
Cananei ma non li scacci del tutto.

Nemmeno Efraim scacci i Cananei, che abitavano a Ghezer; perci
i Cananei abitarono in Ghezer in mezzo ad Efraim. Zabulon non
scacci gli abitanti di Kitron, n gli abitanti di Naalol; i
Cananei abitarono in mezzo a Zabulon e furono ridotti in
schiavit.

Aser non scacci gli abitanti di Acco, n gli abitanti di
Sidone, n quelli di Aclab, di Aczib, di Chelba, di Afik, di
Recob; i figli di Aser si stabilirono in mezzo ai Cananei che
abitavano il paese, perch non li avevano scacciati.

Neftali non scacci gli abitanti di Bet-Semes, n gli abitanti
di Bet-Anat e si stabil in mezzo ai Cananei che abitavano il
paese; ma gli abitanti di Bet-Semes e di Bet-Anat furono da loro
costretti ai lavori forzati.

Gli Amorrei respinsero i figli di Dan sulle montagne e non li
lasciarono scendere nella pianura. Gli Amorrei continuarono ad
abitare Ar-Cheres, Aialon e Saalbim; ma la mano della casa di
Giuseppe si aggrav su di loro e furono costretti ai lavori
forzati. Il confine degli Amorrei si estendeva dalla salita di
Akrabbim, da Sela in su.





2.

Ora l'angelo del Signore sal da Galgala a Bochim e disse: Io
vi ho fatti uscire dall'Egitto e vi ho condotti nel paese che
avevo giurato ai vostri padri di darvi. Avevo anche detto: Non
romper mai la mia alleanza con voi, voi non farete alleanza con
gli abitanti di questo paese; distruggerete i loro altari. Ma
voi non avete obbedito alla mia voce. Perch avete fatto questo?
Perci anch'io dico: Non li scaccer dinanzi a voi; ma essi vi
staranno ai fianchi e i loro dei saranno per voi un inciampo.

Appena l'angelo del Signore disse queste parole a tutti gli
Israeliti, il popolo alz la voce e pianse. Chiamarono quel
luogo Bochim e vi offrirono sacrifici al Signore.



Quando Giosu ebbe congedato il popolo, gli Israeliti se ne
andarono, ciascuno nel suo territorio, a prendere in possesso il
paese. Il popolo serv il Signore durante tutta la vita degli
anziani che sopravvissero a Giosu e che avevano visto tutte le
grandi opere che il Signore aveva fatto in favore di Israele.
Poi Giosu, figlio di Nun, servo del Signore, mor a centodieci
anni e fu sepolto nel territorio che gli era toccato a
Timnat-Cheres sulle montagne di Efraim, a settentrione del monte
Gaas. Anche tutta quella generazione fu riunita ai suoi padri;
dopo di essa ne sorse un'altra, che non conosceva il Signore, n
le opere che aveva compiuto in favore d'Israele.

Gli Israeliti fecero ci che  male agli occhi del Signore e
servirono i Baal; abbandonarono il Signore, Dio dei loro padri,
che li aveva fatti uscire dal paese d'Egitto, e seguirono altri
dei tra quelli dei popoli circostanti: si prostrarono davanti a
loro e provocarono il Signore, abbandonarono il Signore e
servirono Baal e Astarte. Allora si accese l'ira del Signore
contro Israele e li mise in mano a razziatori, che li
depredarono; li vendette ai nemici che stavano loro intorno, ai
quali non poterono pi tenere testa.

Dovunque uscivano in campo, la mano del Signore era contro di
loro, come il Signore aveva detto, come il Signore aveva loro
giurato: furono ridotti all'estremo.

Allora il Signore fece sorgere dei giudici, che li liberassero
dalle mani di quelli che li depredavano. Ma neppure ai loro
giudici davano ascolto, anzi si prostituivano ad altri dei e si
prostravano davanti a loro.

Abbandonarono ben presto la via battuta dai loro padri, i quali
avevano obbedito ai comandi del Signore: essi non fecero cos.
Quando il Signore suscitava loro dei giudici, Egli era con il
giudice e li liberava dalla mano dei loro nemici durante tutta
la vita del giudice; perch il Signore si lasciava commuovere
dai loro gemiti sotto il giogo dei loro oppressori. Ma quando il
giudice moriva, tornavano a corrompersi pi dei loro padri,
seguendo altri dei per servirli e prostrarsi davanti a loro, non
desistendo dalle loro pratiche e dalla loro condotta ostinata.
Perci l'ira del Signore si accese contro Israele e disse:
Poich questa nazione ha violato l'alleanza che avevo stabilito
con i loro padri e non hanno obbedito alla mia voce, nemmeno io
scaccer pi dinanzi a loro nessuno dei popoli che Giosu lasci
quando mor. Cos, per mezzo loro, metter alla prova Israele,
per vedere se cammineranno o no sulla via del Signore, come
fecero i loro padri.

Il Signore lasci quelle nazioni senza affrettarsi a scacciarle
e non le mise nelle mani di Giosu.





3.

Queste sono le nazioni che il Signore risparmi allo scopo di
mettere, per mezzo loro, alla prova Israele, cio quanti non
avevano visto le guerre di Canaan. Ci avvenne soltanto per
l'istruzione delle nuove generazioni degli Israeliti, perch
imparassero la guerra, quelli, per lo meno, che prima non
l'avevano mai vista: i cinque capi dei Filistei, tutti i
Cananei, quelli di Sidone e gli Evei, che abitavano le montagne
del Libano, dal monte Baal-Ermon fino all'ingresso di Camat.
Queste nazioni servirono a mettere Israele alla prova per vedere
se Israele avesse obbedito ai comandi che il Signore aveva dato
ai loro padri per mezzo di Mos. Cos gli Israeliti abitarono in
mezzo ai Cananei, agli Hittiti, agli Amorrei, ai Perizziti, agli
Evei e ai Gebusei; presero in moglie le figlie di essi,
maritarono le proprie figlie con i loro figli e servirono i loro
dei.



Gli Israeliti fecero ci che  male agli occhi del Signore;
dimenticarono il Signore loro Dio e servirono i Baal e le Asere.
Perci l'ira del Signore si accese contro Israele e li mise
nelle mani di Cusan-Risataim, re del Paese dei due fiumi; gli
Israeliti furono servi di Cusan-Risataim per otto anni. Poi gli
Israeliti gridarono al Signore, e il Signore suscit loro un
liberatore, Otniel, figlio di Kenaz, fratello minore di Caleb,
ed egli li liber. Lo spirito del Signore fu su di lui ed egli
fu giudice d'Israele; usc a combattere e il Signore gli diede
nelle mani Cusan-Risataim, re di Aram; la sua mano fu potente
contro Cusan-Risataim. Il paese rimase in pace per quarant'anni,
poi Otniel, figlio di Kenaz, mor.



Gli Israeliti ripresero a fare ci che  male agli occhi del
Signore; il Signore rese forte Eglon, re di Moab, contro
Israele, perch facevano ci che  male agli occhi del Signore.
Eglon radun intorno a s gli Ammoniti e gli Amaleciti, fece una
spedizione contro Israele, lo batt e si impadron della citt
delle Palme. Gli Israeliti furono schiavi di Eglon, re di Moab,
per diciotto anni. Poi gridarono al Signore ed egli suscit loro
un liberatore, Eud, figlio di Ghera, Beniaminita, che era
mancino.

Gli Israeliti mandarono per mezzo di lui un tributo a Eglon, re
di Moab. Eud si fece una spada a due tagli, lunga un "gomed", e
se la cinse sotto la veste, al fianco destro. Poi present il
tributo a Eglon, re di Moab, che era uomo molto grasso. Finita
la presentazione del tributo, ripart con la gente che l'aveva
portato. Ma egli, dal luogo detto Idoli, che  presso Galgala,
torn indietro e disse: O re, ho una cosa da dirti in segreto.
Il re disse: Silenzio! e quanti stavano con lui uscirono.
Allora Eud si accost al re che stava seduto nel piano di sopra,
riservato a lui solo, per la frescura, e gli disse: Ho una
parola da dirti da parte di Dio. Quegli si alz dal suo seggio.
Allora Eud, allungata la mano sinistra, trasse la spada dal suo
fianco e gliela piant nel ventre. Anche l'elsa entr con la
lama; il grasso si rinchiuse intorno alla lama, perci egli usc
subito dalla finestra, senza estrargli la spada dal ventre. Eud
usc nel portico, dopo aver chiuso i battenti del piano di sopra
e aver tirato il chiavistello. Quando fu uscito, vennero i servi
i quali guardarono e videro che i battenti del piano di sopra
erano sprangati; dissero: Certo attende ai suoi bisogni nel
camerino della stanza fresca. Aspettarono fino a essere
inquieti, ma quegli non apriva i battenti del piano di sopra.
Allora presero la chiave, aprirono ed ecco il loro signore era
steso per terra, morto.

Mentre essi indugiavano Eud era fuggito e, dopo aver
oltrepassato gli Idoli, si era messo in salvo nella Seira.
Appena arrivato l, suon la tromba sulle montagne di Efraim e
gli Israeliti scesero con lui dalle montagne ed egli si mise
alla loro testa. Disse loro: Seguitemi, perch il Signore vi ha
messo nelle mani i Moabiti vostri nemici. Quelli scesero dopo
di lui, si impadronirono dei guadi del Giordano, per impedirne
il passo ai Moabiti, e non lasciarono passare nessuno. In quella
circostanza sconfissero circa diecimila Moabiti, tutti robusti e
valorosi; non ne scamp neppure uno. Cos in quel giorno Moab fu
umiliato sotto la mano d'Israele e il paese rimase tranquillo
per ottant'anni.



Dopo di lui ci fu Samgar figlio di Anat. Egli sconfisse seicento
Filistei con un pungolo da buoi; anch'egli salv Israele.





4.

Eud era morto e gli Israeliti tornarono a fare ci che  male
agli occhi del Signore. Il Signore li mise nelle mani di Iabin
re di Canaan, che regnava in Azor. Il capo del suo esercito era
Sisara che abitava a Caroset-Goim. Gli Israeliti gridarono al
Signore, perch Iabin aveva novecento carri di ferro e gi da
venti anni opprimeva gli Israeliti. In quel tempo era giudice
d'Israele una profetessa, Debora, moglie di Lappidot. Essa
sedeva sotto la palma di Debora, tra Rama e Betel, sulle
montagne di Efraim, e gli Israeliti venivano a lei per vertenze
giudiziarie. Essa mand a chiamare Barak, figlio di Abinoam, da
Kedes di Neftali e gli disse: Il Signore, Dio d'Israele, ti d
quest'ordine: Va', marcia sul monte Tabor e prendi con te
diecimila figli di Neftali e figli di Zabulon. Io attirer verso
di te al torrente Kison Sisara, capo dell'esercito di Iabin, con
i suoi carri e la sua numerosa gente, e lo metter nelle tue
mani. Barak le rispose: Se vieni anche tu con me, andr, ma se
non vieni, non andr. Rispose: Bene, verr con te; per non
sar tua la gloria sulla via per cui cammini; ma il Signore
metter Sisara nelle mani di una donna.

Debora si alz e and con Barak a Kedes. Barak convoc Zabulon e
Neftali a Kedes, diecimila uomini si misero al suo seguito e
Debora and con lui. Ora Eber, il Kenita, si era separato dai
Keniti, discendenti di Obab, suocero di Mos, e aveva piantato
le tende alla Quercia in Bezaannaim che  presso Kedes.

Fu riferito a Sisara che Barak, figlio di Abinoam, era salito
sul monte Tabor. Allora Sisara radun tutti i suoi carri,
novecento carri di ferro, e tutta la gente che era con lui da
Caroset-Goim fino al torrente Kison.

Debora disse a Barak: Alzati, perch questo  il giorno in cui
il Signore ha messo Sisara nelle tue mani. Il Signore non esce
forse in campo davanti a te?. Allora Barak scese dal monte
Tabor, seguito dai diecimila uomini. Il Signore sconfisse,
davanti a Barak, Sisara con tutti i suoi carri e con tutto il
suo esercito; Sisara scese dal carro e fugg a piedi. Barak
insegu i carri e l'esercito fino a Caroset-Goim; tutto
l'esercito di Sisara cadde a fil di spada e non ne scamp
neppure uno.

Intanto Sisara era fuggito a piedi verso la tenda di Giaele,
moglie di Eber il Kenita, perch vi era pace fra Iabin, re di
Azor, e la casa di Eber il Kenita. Giaele usc incontro a Sisara
e gli disse: Fermati, mio signore, fermati da me: non temere.
Egli entr da lei nella sua tenda ed essa lo nascose con una
coperta. Egli le disse: Dammi un po' d'acqua da bere perch ho
sete. Essa apr l'otre del latte, gli diede da bere e poi lo
ricopr. Egli le disse: Sta' all'ingresso della tenda; se viene
qualcuno a interrogarti dicendo: C' qui un uomo?, dirai:
Nessuno. Ma Giaele, moglie di Eber, prese un picchetto della
tenda, prese in mano il martello, venne pian piano a lui e gli
conficc il picchetto nella tempia, fino a farlo penetrare in
terra. Egli era profondamente addormentato e sfinito; cos mor.
Ed ecco Barak inseguiva Sisara; Giaele gli usc incontro e gli
disse: Vieni e ti mostrer l'uomo che cerchi. Egli entr da
lei ed ecco Sisara era steso morto con il picchetto nella
tempia. Cos Dio umili quel giorno Iabin, re di Canaan, davanti
agli Israeliti. La mano degli Israeliti si fece sempre pi
pesante su Iabin, re di Canaan, finch ebbero sterminato Iabin
re di Canaan.





5.

In quel giorno Debora, con Barak, figlio di Abinoam, pronunci
questo canto:

Ci furono capi in Israele

per assumere il comando;

ci furono volontari

per arruolarsi in massa:

benedite il Signore!

Ascoltate, o re,

porgete gli orecchi, o principi;

io voglio cantare al Signore,

voglio cantare inni al Signore, Dio d'Israele!

Signore, quando uscivi dal Seir,

quando avanzavi dalla steppa di Edom,

la terra trem, i cieli si scossero,

le nubi si sciolsero in acqua.

Si stemperarono i monti

davanti al Signore, Signore del Sinai,

davanti al Signore, Dio d'Israele.



Ai giorni di Samgar, figlio di Anat,

ai giorni di Giaele,

erano deserte le strade

e i viandanti deviavano su sentieri tortuosi.

Era cessata ogni autorit di governo,

era cessata in Israele,

fin quando sorsi io, Debora,

fin quando sorsi come madre in Israele.

Si preferivano divinit straniere

e allora la guerra fu alle porte,

ma scudo non si vedeva n lancia

n quarantamila in Israele.



Il mio cuore si volge ai comandanti d'Israele,

ai volontari tra il popolo;

benedite il Signore!

Voi che cavalcate asine bianche,

seduti su gualdrappe,

voi che procedete sulla via, raccontate;

unitevi al grido degli uomini

schierati fra gli abbeveratoi:

l essi proclamano le vittorie del Signore,

le vittorie del suo governo in Israele,

quando scese alle porte il popolo del Signore.

Destati, destati, o Debora,

destati, destati, intona un canto!

Sorgi, Barak, e cattura i tuoi prigionieri,

o figlio di Abinoam!

Allora scesero i fuggiaschi

per unirsi ai principi;

il popolo del Signore

scese a sua difesa tra gli eroi.

Quelli della stirpe di Efraim

scesero nella pianura,

ti segu Beniamino fra le tue genti.

Dalla stirpe di Machir scesero i comandanti

e da Zabulon chi impugna lo scettro del comando.

I principi di Issacar mossero con Debora;

Barak si lanci sui suoi passi nella pianura.

Presso i ruscelli di Ruben grandi erano le esitazioni.

Perch sei rimasto seduto tra gli ovili,

ad ascoltare le zampogne dei pastori?

Presso i ruscelli di Ruben

erano ben grandi le dispute...

Galaad dimora oltre il Giordano

e Dan perch vive straniero sulle navi?

Aser si  stabilito lungo la riva del grande mare

e presso le sue insenature dimora.

Zabulon invece  un popolo che si  esposto alla morte

come Neftali, sui poggi della campagna!



Vennero i re, diedero battaglia,

combatterono i re di Canaan,

a Taanach sulle acque di Meghiddo,

ma non riportarono bottino d'argento.

Dal cielo le stelle diedero battaglia,

dalle loro orbite combatterono contro Sisara.

Il torrente Kison li travolse;

torrente impetuoso fu il torrente Kison...

Anima mia, calpesta con forza!

Allora martellarono gli zoccoli dei cavalli

al galoppo, al galoppo dei corsieri.

Maledite Meroz  -  dice l'angelo del Signore  -

maledite, maledite i suoi abitanti,

perch non vennero in aiuto al Signore,

in aiuto al Signore tra gli eroi.



Sia benedetta fra le donne Giaele,

la moglie di Eber il Kenita,

benedetta fra le donne della tenda!

Acqua egli chiese, latte essa diede,

in una coppa da principi offr latte acido.

Una mano essa stese al picchetto

e la destra a un martello da fabbri,

e colp Sisara, lo percosse alla testa,

ne fracass, ne trapass la tempia.

Ai piedi di lei si contorse, cadde, giacque;

ai piedi di lei si contorse, cadde,

dove si contorse, l cadde finito.



Dietro la finestra si affaccia e si lamenta

la madre di Sisara, dietro la persiana:

Perch il suo carro tarda ad arrivare?

Perch cos a rilento procedono i suoi carri?

Le pi sagge sue principesse rispondono

e anche lei torna a dire a se stessa:

Certo han trovato bottino, stan facendo le parti:

una fanciulla, due fanciulle per ogni uomo;

un bottino di vesti variopinte per Sisara,

un bottino di vesti variopinte a ricamo;

una veste variopinta a due ricami

 il bottino per il mio collo...



Cos periscano tutti i tuoi nemici, Signore!

Ma coloro che ti amano siano come il sole,

quando sorge con tutto lo splendore.

Poi il paese ebbe pace per quarant'anni.





6.

Gli Israeliti fecero ci che  male agli occhi del Signore e il
Signore li mise nelle mani di Madian per sette anni. La mano di
Madian si fece pesante contro Israele per la paura dei Madianiti
gli Israeliti adattarono per s gli antri dei monti, le caverne
e le cime scoscese. Quando Israele aveva seminato, i Madianiti
con i figli di Amalek e i figli dell'oriente venivano contro di
lui, si accampavano sul territorio degli Israeliti,
distruggevano tutti i prodotti del paese fino all'ingresso di
Gaza e non lasciavano in Israele mezzi di sussistenza: n
pecore, n buoi, n asini. Poich venivano con i loro armenti e
con le loro tende e arrivavano numerosi come le cavallette  - 
essi e i loro cammelli erano senza numero  -  e venivano nel
paese per devastarlo. Israele fu ridotto in grande miseria a
causa di Madian e gli Israeliti gridarono al Signore. Quando gli
Israeliti ebbero gridato a causa di Madian, il Signore mand
loro un profeta che disse: Dice il Signore, Dio d'Israele: Io
vi ho fatti uscire dall'Egitto e vi ho fatti uscire dalla
condizione servile; vi ho liberati dalla mano degli Egiziani e
dalla mano di quanti vi opprimevano; li ho scacciati davanti a
voi, vi ho dato il loro paese e vi ho detto: Io sono il Signore
vostro Dio; non venerate gli dei degli Amorrei, nel paese dei
quali abitate. Ma voi non avete ascoltato la mia voce.



Ora l'angelo del Signore venne a sedere sotto il terebinto di
Ofra, che apparteneva a Ioas, Abiezerita; Gedeone, figlio di
Ioas, batteva il grano nel tino per sottrarlo ai Madianiti.
L'angelo del Signore gli apparve e gli disse: Il Signore  con
te, uomo forte e valoroso!. Gedeone gli rispose: Signor mio,
se il Signore  con noi, perch ci  capitato tutto questo? Dove
sono tutti i suoi prodigi che i nostri padri ci hanno narrato,
dicendo: Il Signore non ci ha fatto forse uscire dall'Egitto? Ma
ora il Signore ci ha abbandonati e ci ha messi nelle mani di
Madian. Allora il Signore si volse a lui e gli disse: Va' con
questa tua forza e salva Israele dalla mano di Madian; non ti
mando forse io?. Gli rispose: Signor mio, come salver
Israele? Ecco, la mia famiglia  la pi povera di Manasse e io
sono il pi piccolo nella casa di mio padre. Il Signore gli
disse: Io sar con te e tu sconfiggerai i Madianiti come se
fossero un uomo solo. Gli disse allora: Se ho trovato grazia
ai tuoi occhi, dammi un segno che proprio tu mi parli. Intanto,
non te ne andare di qui prima che io torni da te e porti la mia
offerta da presentarti. Rispose: Rester finch tu torni.
Allora Gedeone entr in casa, prepar un capretto e con un "efa"
di farina prepar focacce azzime; mise la carne in un canestro,
il brodo in una pentola, gli port tutto sotto il terebinto e
glielo offr. L'angelo di Dio gli disse: Prendi la carne e le
focacce azzime, mettile su questa pietra e versavi il brodo.
Egli fece cos. Allora l'angelo del Signore stese l'estremit
del bastone che aveva in mano e tocc la carne e le focacce
azzime; sal dalla roccia un fuoco che consum la carne e le
focacce azzime, e l'angelo del Signore scomparve dai suoi occhi.
Gedeone vide che era l'angelo del Signore e disse: Signore, ho
dunque visto l'angelo del Signore faccia a faccia!. Il Signore
gli disse: La pace sia con te, non temere, non morirai!.
Allora Gedeone costru in quel luogo un altare al Signore e lo
chiam Signore-Pace. Esso esiste fino ad oggi a Ofra degli
Abiezeriti.



In quella stessa notte il Signore gli disse: Prendi il giovenco
di tuo padre e un secondo giovenco di sette anni, demolisci
l'altare di Baal fatto da tuo padre e taglia il palo sacro che
gli sta accanto. Costruisci un altare al Signore tuo Dio sulla
cima di questa roccia, disponendo ogni cosa con ordine; poi
prendi il secondo giovenco e offrilo in olocausto sulla legna
del palo sacro che avrai tagliato. Allora Gedeone prese dieci
uomini fra i suoi servitori e fece come il Signore gli aveva
ordinato; ma temendo di farlo di giorno, per paura dei suoi
parenti e della gente della citt, lo fece di notte. Quando il
mattino dopo la gente della citt si alz, vide che l'altare di
Baal era stato demolito, che il palo sacro accanto era stato
tagliato e che il secondo giovenco era stato offerto in
olocausto sull'altare che era stato costruito. Si dissero l'un
l'altro: Chi ha fatto questo?. Investigarono, si informarono e
dissero: Gedeone, figlio di Ioas, ha fatto questo. Allora la
gente della citt disse a Ioas: Conduci fuori tuo figlio e sia
messo a morte, perch ha demolito l'altare di Baal e ha tagliato
il palo sacro che gli stava accanto. Ioas rispose a quanti
insorgevano contro di lui: Volete difendere voi la causa di
Baal e venirgli in aiuto? Chi vorr difendere la sua causa sar
messo a morte prima di domattina; se  Dio, difenda da s la sua
causa, per il fatto che hanno demolito il suo altare. Perci in
quel giorno Gedeone fu chiamato Ierub-Baal, perch si disse:
Baal difenda la sua causa contro di lui, perch egli ha
demolito il suo altare.



Tutti i Madianiti, Amalek e i figli dell'oriente si radunarono,
passarono il Giordano e si accamparono nella pianura di Izreel.
Ma lo spirito del Signore invest Gedeone, egli suon la tromba
e gli Abiezeriti furono convocati per seguirlo. Egli mand anche
messaggeri in tutto Manasse, che fu pure chiamato a seguirlo;
mand anche messaggeri nelle trib di Aser, di Zabulon e di
Neftali, le quali vennero a unirsi agli altri. Gedeone disse a
Dio: Se tu stai per salvare Israele per mia mano come hai
detto, ecco, io metter un vello di lana sull'aia: se c'
rugiada soltanto sul vello e tutto il terreno resta asciutto, io
sapr che tu salverai Israele per mia mano, come hai detto.
Cos avvenne. La mattina dopo, Gedeone si alz per tempo,
strizz il vello e ne spremette la rugiada; una coppa piena
d'acqua. Gedeone disse a Dio: Non adirarti contro di me, io
parler ancora una volta. Lasciami fare la prova con il vello,
solo ancora una volta: resti asciutto soltanto il vello e ci sia
la rugiada su tutto il terreno. Dio fece cos quella notte: il
vello soltanto rest asciutto e ci fu rugiada su tutto il
terreno.





7.

Ierub-Baal dunque, cio Gedeone, con tutta la gente che era con
lui, alzatosi di buon mattino, si accamp alla fonte di Carod.
Il campo di Madian era al nord, verso la collina di More nella
pianura. Il Signore disse a Gedeone: La gente che  con te 
troppo numerosa, perch io metta Madian nelle tue mani; Israele
potrebbe vantarsi dinanzi a me e dire: La mia mano mi ha
salvato. Ora annunzia davanti a tutto il popolo: Chiunque ha
paura e trema, torni indietro. Gedeone li mise cos alla prova.
Tornarono indietro ventiduemila uomini del popolo e ne rimasero
diecimila. Il Signore disse a Gedeone: La gente  ancora troppo
numerosa; falli scendere nell'acqua e te li metter alla prova.
Quegli del quale ti dir: Questi venga con te, verr; e quegli
del quale ti dir: Questi non venga con te, non verr. Gedeone
fece dunque scendere la gente all'acqua e il Signore gli disse:
Quanti lambiranno l'acqua con la lingua, come la lambisce il
cane, li porrai da una parte; porrai da un'altra quanti, per
bere, si metteranno in ginocchio. Il numero di quelli che
lambirono l'acqua portandosela alla bocca con la mano, fu di
trecento uomini; tutto il resto della gente si mise in ginocchio
per bere l'acqua. Allora il Signore disse a Gedeone: Con questi
trecento uomini che hanno lambito l'acqua, io vi salver e
metter i Madianiti nelle tue mani. Tutto il resto della gente
se ne vada, ognuno a casa sua. Egli prese dalle mani del popolo
le brocche e le trombe, rimand tutti gli altri Israeliti
ciascuno alla sua tenda e tenne con s i trecento uomini.
L'accampamento di Madian gli stava al di sotto, nella pianura.



In quella stessa notte il Signore disse a Gedeone: Alzati e
piomba sul campo, perch io te l'ho messo nelle mani. Ma se hai
paura di farlo, scendivi con Pura tuo servo e udrai quello che
dicono; dopo, prenderai vigore per piombare sul campo. Egli
scese con Pura suo servo fino agli avamposti dell'accampamento.
I Madianiti, gli Amaleciti e tutti i figli dell'oriente erano
sparsi nella pianura e i loro cammelli erano senza numero come
la sabbia che  sul lido del mare. Quando Gedeone vi giunse,
ecco un uomo raccontava un sogno al suo compagno e gli diceva:
Ho fatto un sogno. Mi pareva di vedere una pagnotta di orzo
rotolare nell'accampamento di Madian: giunse alla tenda, la urt
e la rovesci e la tenda cadde a terra. Il suo compagno gli
rispose: Questo non  altro che la spada di Gedeone, figlio di
Ioas, uomo di Israele; Dio ha messo nelle sue mani Madian e
tutto l'accampamento.



Quando Gedeone ebbe udito il racconto del sogno e la sua
interpretazione, si prostr, poi torn al campo di Israele e
disse: Alzatevi, perch il Signore ha messo nelle vostre mani
l'accampamento di Madian. Divise i trecento uomini in tre
schiere, consegn a tutti trombe e brocche vuote con dentro
fiaccole; disse loro: Guardate me e fate come far io; quando
sar giunto ai limiti dell'accampamento, come far io, cos
farete voi. Quando io, con quanti sono con me, suoner la
tromba, anche voi suonerete le trombe intorno a tutto
l'accampamento e griderete: Per il Signore e per Gedeone!.
Gedeone e i cento uomini che erano con lui giunsero
all'estremit dell'accampamento, all'inizio della veglia di
mezzanotte, quando appena avevano cambiato le sentinelle. Egli
suon la tromba spezzando la brocca che aveva in mano. Allora le
tre schiere suonarono le trombe e spezzarono le brocche, tenendo
le fiaccole con la sinistra e con la destra le trombe per
suonare e gridarono: La spada per il Signore e per Gedeone!.
Ognuno di essi rimase al suo posto, intorno all'accampamento;
tutto il campo si mise a correre, a gridare, a fuggire. Mentre
quelli suonavano le trecento trombe, il Signore fece volgere la
spada di ciascuno contro il compagno, per tutto l'accampamento.
L'esercito fugg fino a Bet-Sitta, a Zerera, fino alla riva di
Abel-Mecola, sopra Tabbat.

Gli Israeliti di Neftali, di Aser e di tutto Manasse si
radunarono e inseguirono i Madianiti. Intanto Gedeone aveva
mandato messaggeri per tutte le montagne di Efraim a dire:
Scendete contro i Madianiti e tagliate loro i guadi sul
Giordano fino a Bet-Bara. Cos tutti gli uomini di Efraim si
radunarono e si impadronirono dei guadi sul Giordano fino a
Bet-Bara. Presero due capi di Madian, Oreb e Zeeb; uccisero Oreb
alla roccia di Oreb e Zeeb al Torchio di Zeeb. Inseguirono i
Madianiti e portarono le teste di Oreb e di Zeeb a Gedeone,
oltre il Giordano.





8.

Ma gli uomini di Efraim gli dissero: Che azione ci hai fatto,
non chiamandoci quando sei andato a combattere contro Madian?.
Litigarono con lui violentemente. Egli rispose loro: Che ho
fatto io in confronto a voi? La racimolatura di Efraim non vale
pi della vendemmia di Abiezer?

Dio vi ha messo nelle mani i capi di Madian, Oreb e Zeeb; che
dunque ho potuto fare io in confronto a voi?. A tali parole, la
loro ira contro di lui si calm.



Gedeone arriv al Giordano e lo attravers. Ma egli e i suoi
trecento uomini erano stanchi e affamati. Disse a quelli di
Succot: Date focacce di pane alla gente che mi segue, perch 
stanca e io sto inseguendo Zebach e Zalmunna, re di Madian. Ma
i capi di Succot risposero: Tieni forse gi nelle tue mani i
polsi di Zebach e di Zalmunna, perch dobbiamo dare il pane al
tuo esercito?. Gedeone disse: Ebbene, quando il Signore mi
avr messo nelle mani Zebach e Zalmunna, vi strazier le carni
con le spine del deserto e con i cardi. Di l sal a Penuel e
parl agli uomini di Penuel nello stesso modo; essi gli
risposero come avevano fatto quelli di Succot. Egli disse anche
agli uomini di Penuel: Quando torner in pace, abbatter questa
torre.

Zebach e Zalmunna erano a Karkor con il loro accampamento di
circa quindicimila uomini, quanti erano rimasti dell'intero
esercito dei figli dell'oriente; centoventimila uomini armati di
spada erano caduti. Gedeone sal per la via dei nomadi a oriente
di Nobach e di Iogbea e mise in rotta l'esercito che si credeva
sicuro. Zebach e Zalmunna si diedero alla fuga, ma egli li
insegu, prese i due re di Madian, Zebach e Zalmunna, e
sbaragli tutto l'esercito. Poi Gedeone, figlio di Ioas, torn
dalla battaglia per la salita di Cheres.

Cattur un giovane della gente di Succot e lo interrog; quegli
gli mise per iscritto i nomi dei capi e degli anziani di Succot:
settantasette uomini. Quindi venne alla gente di Succot e disse:
Ecco Zebach e Zalmunna, a proposito dei quali mi avete
insultato dicendo: Hai tu forse gi nelle mani i polsi di Zebach
e Zalmunna perch dobbiamo dare il pane alla tua gente stanca?.
Prese gli anziani della citt e con le spine del deserto e con i
cardi castig gli uomini di Succot. Demol la torre di Penuel e
uccise gli uomini della citt.

Poi disse a Zebach e a Zalmunna: Come erano gli uomini che
avete uccisi al Tabor?. Quelli risposero: Erano come te;
ognuno di loro aveva l'aspetto di un figlio di re. Egli
riprese: Erano miei fratelli, figli di mia madre; per la vita
del Signore, se aveste risparmiato loro la vita, io non vi
ucciderei!. Quindi disse a Ieter, suo primogenito: Su,
uccidili!. Ma il giovane non estrasse la spada, perch aveva
paura, poich era ancora giovane. Zebach e Zalmunna dissero:
Suvvia, colpisci tu stesso, poich qual  l'uomo, tale  la sua
forza. Gedeone si alz e uccise Zebach e Zalmunna e prese le
lunette che i loro cammelli portavano al collo.



Allora gli Israeliti dissero a Gedeone: Regna su di noi tu e i
tuoi discendenti, poich ci hai liberati dalla mano di Madian.
Ma Gedeone rispose loro: Io non regner su di voi n mio figlio
regner; il Signore regner su di voi. Quindi Gedeone disse
loro: Una cosa voglio chiedervi: ognuno di voi mi dia un
pendente del suo bottino. I nemici avevano pendenti d'oro,
perch erano Ismaeliti. Risposero: Li daremo volentieri. Egli
stese allora il mantello e ognuno vi gett un pendente del suo
bottino. Il peso dei pendenti d'oro, che egli aveva chiesto, fu
di millesettecento sicli d'oro, oltre le lunette, le catenelle e
le vesti di porpora che i re di Madian avevano addosso, e oltre
le collane che i loro cammelli avevano al collo. Gedeone ne fece
un "efod" che pose in Ofra sua citt; tutto Israele si prostr
davanti in quel luogo e ci divenne una causa di rovina per
Gedeone e per la sua casa.



Cos Madian fu umiliato davanti agli Israeliti e non alz pi il
capo; il paese rimase in pace per quarant'anni, durante la vita
di Gedeone. Ierub-Baal, figlio di Ioas, torn a dimorare a casa
sua. Gedeone ebbe settanta figli che gli erano nati dalle molte
mogli. Anche la sua concubina che stava a Sichem gli partor un
figlio, che chiam Abimelech. Gedeone, figlio di Ioas, mor in
buona vecchiaia e fu sepolto nella tomba di Ioas suo padre a
Ofra degli Abiezeriti.



Dopo la morte di Gedeone gli Israeliti tornarono a prostituirsi
ai Baal e presero Baal-Berit come loro dio. Gli Israeliti non si
ricordarono del Signore loro Dio che li aveva liberati dalle
mani di tutti i loro nemici all'intorno e non dimostrarono
gratitudine alla casa di Ierub-Baal, cio di Gedeone, per tutto
il bene che egli aveva fatto a Israele.





9.

Ora Abimelech, figlio di Ierub-Baal, and a Sichem dai fratelli
di sua madre e disse loro e a tutta la parentela di sua madre:
Dite agli orecchi di tutti i signori di Sichem: E' meglio per
voi che vi governino settanta uomini, tutti i figli di
Ierub-Baal, o che vi governi un solo uomo? Ricordatevi che io
sono del vostro sangue. I fratelli di sua madre parlarono di
lui, ripetendo a tutti i signori di Sichem quelle parole e il
cuor loro si pieg a favore di Abimelech, perch dicevano: E'
nostro fratello. Gli diedero settanta sicli d'argento che
tolsero dal tempio di Baal-Berit; con essi Abimelech assold
uomini sfaccendati e audaci che lo seguirono. Venne alla casa di
suo padre, a Ofra, e uccise sopra una stessa pietra i suoi
fratelli, figli di Ierub-Baal, settanta uomini. Ma Iotam, figlio
minore di Ierub-Baal scamp, perch si era nascosto. Tutti i
signori di Sichem e tutta Bet-Millo si radunarono e andarono a
proclamare re Abimelech presso la Quercia della Stele che si
trova a Sichem.



Ma Iotam, informato della cosa, and a porsi sulla sommit del
monte Garizim e, alzando la voce, grid: Ascoltatemi, signori
di Sichem, e Dio ascolter voi!

Si misero in cammino gli alberi

per crearsi un re.

Dissero all'ulivo:

Regna su di noi.

Rispose loro l'ulivo:

Rinuncer al mio olio,

grazie al quale

si onorano dei e uomini,

e andr ad agitarmi sugli alberi?

Dissero gli alberi al fico:

Vieni tu, regna su di noi.

Rispose loro il fico:

Rinuncer alla mia dolcezza

e al mio frutto squisito,

e andr ad agitarmi sugli alberi?

Dissero gli alberi alla vite:

Vieni tu, regna su di noi:

Rispose loro la vite:

Rinuncer al mio mosto

che allieta dei e uomini,

e andr ad agitarmi sugli alberi?

Dissero tutti gli alberi al rovo:

Vieni tu, regna su di noi.

Rispose il rovo agli alberi:

Se in verit ungete me

come vostro re,

venite, rifugiatevi alla mia ombra;

se no esca un fuoco dal rovo

e divori i cedri del Libano.

Voi non avete agito con lealt e onest proclamando re
Abimelech, non avete operato bene verso Ierub-Baal e la sua
casa, non lo avete trattato secondo il merito delle sue
azioni... Perch mio padre ha combattuto per voi, ha esposto al
pericolo la vita e vi ha liberati dalle mani di Madian. Voi
invece oggi siete insorti contro la casa di mio padre, avete
ucciso i suoi figli, settanta uomini, sopra una stessa pietra e
avete proclamato re dei signori di Sichem Abimelech, figlio
della sua schiava, perch  vostro fratello. Se dunque avete
operato oggi con sincerit e con integrit verso Ierub-Baal e la
sua casa, godetevi Abimelech ed egli si goda voi! Ma se non 
cos, esca da Abimelech un fuoco che divori i signori di Sichem
e Bet-Millo; esca dai signori di Sichem e di Bet-Millo un fuoco
che divori Abimelech!. Iotam corse via, si mise in salvo e and
a stabilirsi a Beer, lontano da Ahimelech suo fratello.



Abimelech domin su Israele tre anni. Poi Dio mand un cattivo
spirito fra Abimelech e i signori di Sichem e i signori di
Sichem si ribellarono ad Abimelech. Questo avvenne perch la
violenza fatta ai settanta figli di Ierub-Baal ricevesse il
castigo e il loro sangue ricadesse su Abimelech loro fratello,
che li aveva uccisi, e sui signori di Sichem, che gli avevano
dato mano per uccidere i suoi fratelli. I signori di Sichem
posero agguati contro di lui sulla cima dei monti, rapinando
chiunque passasse vicino alla strada. Abimelech fu informato
della cosa. Poi Gaal, figlio di Ebed, e i suoi fratelli vennero
e si stabilirono a Sichem e i signori di Sichem riposero la
fiducia in lui. Usciti nella campagna, vendemmiarono le loro
vigne, pigiarono l'uva e fecero festa. Poi entrarono nella casa
del loro Dio, mangiarono, bevvero e maledissero Abimelech. Gaal,
figlio di Ebed, disse: Chi  Abimelech e chi  Sichem, perch
dobbiamo servirlo? Non dovrebbero piuttosto il figlio di
Ierub-Baal e Zebul, suo luogotenente, servire gli uomini di
Camor, capostipite di Sichem? Perch dovremmo servirlo noi? Se
avessi in mano questo popolo, io scaccerei Abimelech e direi:
Accresci pure il tuo esercito ed esci in campo.

Ora Zebul, governatore della citt, udite le parole di Gaal,
figlio di Ebed, si accese d'ira e mand messaggeri ad Abimelech
in Aruma per dirgli: Ecco Gaal, figlio di Ebed, e i suoi
fratelli sono venuti a Sichem e sollevano la citt contro di te.
Alzati dunque di notte con la gente che hai con te e tendi un
agguato nella campagna. Domattina, non appena spunter il sole,
ti alzerai e piomberai sulla citt mentre lui con la sua gente
ti uscir contro: tu gli farai quel che troverai opportuno.
Abimelech e tutta la gente che era con lui si alzarono di notte
e tesero un agguato contro Sichem, divisi in quattro schiere.
Gaal, figlio di Ebed, usc e si ferm all'ingresso della porta
della citt; allora Abimelech usc dall'agguato con la gente che
aveva. Gaal, vista quella gente, disse a Zebul: Ecco gente che
scende dalle cime dei monti. Zebul gli rispose: Tu vedi
l'ombra dei monti e la prendi per uomini. Gaal riprese a
parlare e disse: Ecco gente che scende dall'Ombelico della
terra e una schiera che giunge per la via della Quercia dei
Maghi. Allora Zebul gli disse: Dov' ora la spavalderia di
quando dicevi: Chi  Abimelech, perch dobbiamo servirlo? Non 
questo il popolo che disprezzavi? Ora esci in campo e combatti
contro di lui!. Allora Gaal usc alla testa dei signori di
Sichem e diede battaglia ad Abimelech. Ma Abimelech lo insegu
ed egli fugg dinanzi a lui e molti uomini caddero morti fino
all'ingresso della porta. Abimelech ritorn ad Aruma e Zebul
cacci Gaal e i suoi fratelli, che non poterono pi rimanere a
Sichem.

Il giorno dopo il popolo di Sichem usc alla campagna e
Abimelech ne fu informato.

Egli prese la sua gente, la divise in tre schiere e tese un
agguato nella campagna: quando vide che il popolo usciva dalla
citt, si mosse contro di essi e li batt. Abimelech e la sua
gente fecero irruzione e si fermarono all'ingresso della porta
della citt, mentre le altre due schiere si gettarono su quelli
che erano nella campagna e li colpirono. Abimelech combatt
contro la citt tutto quel giorno, la prese e uccise il popolo
che vi si trovava; quindi distrusse la citt e la cosparse di
sale.

Tutti i signori della torre di Sichem, all'udir questo,
entrarono nel sotterraneo del tempio di El-Berit. Fu riferito ad
Abimelech che tutti i signori della torre di Sichem si erano
adunati. Allora Abimelech sal sul monte Zalmon con tutta la
gente che aveva con s; prese in mano la scure, tagli un ramo
d'albero, lo sollev e se lo mise in spalla; poi disse alla sua
gente: Quello che mi avete visto fare, fatelo presto anche
voi!. Tutti tagliarono ciascuno un ramo e seguirono Abimelech;
posero i rami contro il sotterraneo e bruciarono tra le fiamme
la sala con quelli che c'erano dentro.

Cos per tutta la gente della torre di Sichem, circa mille
persone, fra uomini e donne.



Poi Abimelech and a Tebez, la cinse d'assedio e la prese. In
mezzo alla citt c'era una torre fortificata, dove si
rifugiarono tutti i signori della citt, uomini e donne; vi si
rinchiusero dentro e salirono sul terrazzo della torre.
Abimelech, giunto alla torre, l'attacc e si accost alla porta
della torre per appiccarvi il fuoco. Ma una donna gett gi il
pezzo superiore di una macina sulla testa di Abimelech e gli
spacc il cranio. Egli chiam in fretta il giovane che gli
portava le armi e gli disse: Tira fuori la spada e uccidimi,
perch non si dica di me: L'ha ucciso una donna!. Il giovane lo
trafisse ed egli mor. Quando gli Israeliti videro che Abimelech
era morto, se ne andarono ciascuno a casa sua.

Cos Dio fece ricadere sopra Abimelech il male che egli aveva
fatto contro suo padre, uccidendo settanta suoi fratelli. Dio
fece anche ricadere sul capo della gente di Sichem tutto il male
che essa aveva fatto; cos si avver su di loro la maledizione
di Iotam, figlio di Ierub-Baal.





10.

Dopo Abimelech, sorse a salvare Israele Tola, figlio di Pua,
figlio di Dodo, uomo di Issacar. Dimorava a Samir sulle montagne
di Efraim; fu giudice d'Israele per ventitr anni, poi mor e fu
sepolto a Samir.

Dopo di lui sorse Iair, il Galaadita, che fu giudice d'Israele
per ventidue anni; ebbe trenta figli che cavalcarono trenta
asinelli e avevano trenta citt, che si chiamano anche oggi i
Villaggi di Iair e sono nel paese di Galaad. Poi Iair mor e fu
sepolto a Kamon.



Gli Israeliti continuarono a fare ci che  male agli occhi del
Signore e servirono i Baal, le Astarti, gli dei di Aram, gli dei
di Sidone, gli dei di Moab, gli dei degli Ammoniti e gli dei dei
Filistei; abbandonarono il Signore e non lo servirono pi. L'ira
del Signore si accese contro Israele e li mise nelle mani dei
Filistei e nelle mani degli Ammoniti. Questi afflissero e
oppressero per diciotto anni gli Israeliti, tutti i figli
d'Israele che erano oltre il Giordano, nel paese degli Amorrei
in Galaad. Poi gli Ammoniti passarono il Giordano per combattere
anche contro Giuda, contro Beniamino e contro la casa d'Efraim e
Israele fu in grande angoscia. Allora gli Israeliti gridarono al
Signore: Abbiamo peccato contro di te, perch abbiamo
abbandonato il nostro Dio e abbiamo servito i Baal. Il Signore
Dio disse agli Israeliti: Non vi ho io liberati dagli Egiziani,
dagli Amorrei, dagli Ammoniti e dai Filistei? Quando quelli di
Sidone, gli Amaleciti e i Madianiti vi opprimevano e voi
gridavate a me, non vi ho forse liberati dalle loro mani?
Eppure, mi avete abbandonato e avete servito altri dei, perci
io non vi salver pi. Andate a gridare agli dei che avete
scelto; vi salvino essi nel tempo della vostra angoscia!. Gli
Israeliti dissero al Signore: Abbiamo peccato; fa' di noi ci
che ti piace; soltanto, liberaci in questo giorno. Eliminarono
gli dei stranieri e servirono il Signore, il quale non toller
pi a lungo la tribolazione di Israele. Gli Ammoniti si
radunarono e si accamparono in Galaad e anche gli Israeliti si
adunarono e si accamparono a Mizpa. Il popolo, i principi di
Galaad, si dissero l'un l'altro: Chi sar l'uomo che comincer
a combattere contro gli Ammoniti? Egli sar il capo di tutti gli
abitanti di Galaad.





11.

Ora Iefte, il Galaadita, era uomo forte e valoroso, figlio di
una prostituta; lo aveva generato Galaad. La moglie di Galaad
gli partor figli, i quali, quando furono adulti, cacciarono
Iefte e gli dissero: Tu non avrai eredit nella casa di nostro
padre perch sei figlio di un'altra donna. Iefte fugg lontano
dai suoi fratelli e si stabil nel paese di Tob. Attorno a Iefte
si raccolsero alcuni sfaccendati e facevano scorrerie con lui.
Qualche tempo dopo gli Ammoniti mossero guerra a Israele. Quando
gli Ammoniti iniziarono la guerra contro Israele, gli anziani di
Galaad andarono a prendere Iefte nel paese di Tob. Dissero a
Iefte: Vieni, sii nostro condottiero e combatteremo contro gli
Ammoniti. Ma Iefte rispose agli anziani di Galaad: Non siete
forse voi quelli che mi avete odiato e scacciato dalla casa di
mio padre? Perch venite da me ora che siete in difficolt?.
Gli anziani di Galaad dissero a Iefte: Proprio per questo ora
ci rivolgiamo a te: verrai con noi, combatterai contro gli
Ammoniti e sarai il capo di noi tutti abitanti di Galaad. Iefte
rispose agli anziani di Galaad: Se mi riconducete per
combattere contro gli Ammoniti e il Signore li mette in mio
potere, io sar il vostro capo. Gli anziani di Galaad dissero a
Iefte: Il Signore sia testimone tra di noi, se non faremo come
hai detto. Iefte dunque and con gli anziani di Galaad; il
popolo lo costitu suo capo e condottiero e Iefte ripet le sue
parole davanti al Signore in Mizpa.



Poi Iefte invi messaggeri al re degli Ammoniti per dirgli: Che
c' tra me e te, perch tu venga contro di me a muover guerra al
mio paese?. Il re degli Ammoniti rispose ai messaggeri di
Iefte: Perch, quando Israele usc dall'Egitto, si impadron
del mio territorio dall'Arnon fino allo Iabbok e al Giordano;
restituiscilo spontaneamente. Iefte invi di nuovo messaggeri
al re degli Ammoniti per dirgli: Dice Iefte: Israele non si
impadron del paese di Moab, n del paese degli Ammoniti; ma,
quando Israele usc dall'Egitto e attravers il deserto fino al
Mare Rosso e giunse a Kades, mand messaggeri al re di Edom per
dirgli: Lasciami passare per il tuo paese; ma il re di Edom non
acconsent. Mand anche al re di Moab; nemmeno lui volle e
Israele rimase a Kades. Poi cammin per il deserto, fece il giro
del paese di Edom e del paese di Moab, giunse a oriente del
paese di Moab e si accamp oltre l'Arnon senza entrare nei
territori di Moab; perch l'Arnon segna il confine di Moab.
Allora Israele mand messaggeri a Sicon, re degli Amorrei, re di
Chesbon, e gli disse: Lasciaci passare dal tuo paese, per
arrivare al nostro. Ma Sicon non si fid che Israele passasse
per i suoi confini; anzi radun tutta la sua gente, si accamp a
Iaaz e combatt contro Israele. Il Signore, Dio d'Israele, mise
Sicon e tutta la sua gente nelle mani d'Israele, che li
sconfisse; cos Israele conquist tutto il paese degli Amorrei
che abitavano quel territorio, conquist tutti i territori degli
Amorrei, dall'Arnon allo Iabbok e dal deserto al Giordano. Ora
il Signore, Dio d'Israele, ha scacciato gli Amorrei davanti a
Israele suo popolo e tu vorresti possedere il loro paese? Non
possiedi tu quello che Camos tuo dio ti ha fatto possedere? Cos
anche noi possederemo il paese di quelli che il Signore ha
scacciati davanti a noi. Sei tu forse pi di Balak, figlio di
Zippor, re di Moab? Mosse forse querela a Israele o gli fece
guerra? Da trecento anni Israele abita a Chesbon e nelle sue
dipendenze, ad Aroer e nelle sue dipendenze e in tutte le citt
lungo l'Arnon; perch non gliele avete tolte durante questo
tempo? Io non ti ho fatto torto e tu agisci male verso di me,
muovendomi guerra; il Signore giudice giudichi oggi tra gli
Israeliti e gli Ammoniti!. Ma il re degli Ammoniti non ascolt
le parole che Iefte gli aveva mandato a dire.

Allora lo spirito del Signore venne su Iefte ed egli attravers
Galaad e Manasse, pass a Mizpa di Galaad e da Mizpa di Galaad
raggiunse gli Ammoniti. Iefte fece voto al Signore e disse: Se
tu mi metti nelle mani gli Ammoniti, la persona che uscir per
prima dalle porte di casa mia per venirmi incontro, quando
torner vittorioso dagli Ammoniti, sar per il Signore e io
l'offrir in olocausto. Quindi Iefte raggiunse gli Ammoniti per
combatterli e il Signore glieli mise nelle mani. Egli li
sconfisse da Aroer fin verso Minnit, prendendo loro venti citt,
e fino ad Abel-Cheramin. Cos gli Ammoniti furono umiliati
davanti agli Israeliti. Poi Iefte torn a Mizpa, verso casa sua;
ed ecco uscirgli incontro la figlia con timpani e danze. Era
l'unica figlia; non aveva altri figli, n altre figlie. Appena
la vide, si stracci le vesti e disse: Figlia mia, tu mi hai
rovinato! Anche tu sei con quelli che mi hanno reso infelice! Io
ho dato la mia parola al Signore e non posso ritirarmi. Essa
gli disse: Padre mio, se hai dato parola al Signore, fa' di me
secondo quanto  uscito dalla tua bocca, perch il Signore ti ha
concesso vendetta sugli Ammoniti, tuoi nemici. Poi disse al
padre: Mi sia concesso questo: lasciami libera per due mesi,
perch io vada errando per i monti a piangere la mia verginit
con le mie compagne. Egli le rispose: Va'!, e la lasci
andare per due mesi. Essa se ne and con le compagne e pianse
sui monti la sua verginit. Alla fine dei due mesi torn dal
padre ed egli fece di lei quello che aveva promesso con voto.
Essa non aveva conosciuto uomo; di qui venne in Israele questa
usanza: ogni anno le fanciulle d'Israele vanno a piangere la
figlia di Iefte il Galaadita, per quattro giorni.





12.

Gli uomini di Efraim si radunarono, passarono il fiume verso
Zafon e dissero a Iefte: Perch sei andato a combattere contro
gli Ammoniti e non ci hai chiamati con te? Noi bruceremo te e la
tua casa. Iefte rispose loro: Io e il mio popolo abbiamo avuto
grandi lotte con gli Ammoniti; quando vi ho chiamati in aiuto,
non siete venuti a liberarmi dalle loro mani. Vedendo che voi
non venivate in mio aiuto, ho esposto al pericolo la vita, ho
marciato contro gli Ammoniti e il Signore me li ha messi nelle
mani. Perch dunque siete venuti oggi contro di me a muovermi
guerra?. Iefte, radunati tutti gli uomini di Galaad, diede
battaglia ad Efraim; gli uomini di Galaad sconfissero gli
Efraimiti, perch questi dicevano: Voi siete fuggiaschi di
Efraim; Galaad sta in mezzo a Efraim e in mezzo a Manasse. I
Galaaditi intercettarono agli Efraimiti i guadi del Giordano;
quando uno dei fuggiaschi di Efraim diceva: Lasciatemi
passare, gli uomini di Galaad gli chiedevano: Sei un
Efraimita?. Se quegli rispondeva: No, i Galaaditi gli
dicevano: Ebbene, di' "Scibbolet" e quegli diceva Sibbolet,
non sapendo pronunciare bene. Allora lo afferravano e lo
uccidevano presso i guadi del Giordano. In quella occasione
perirono quarantaduemila uomini di Efraim. Iefte fu giudice
d'Israele per sei anni. Poi Iefte, il Galaadita, mor e fu
sepolto nella sua citt in Galaad.



Dopo di lui fu giudice d'Israele Ibsan di Betlemme. Egli ebbe
trenta figli, marit trenta figlie e fece venire da fuori trenta
fanciulle per i suoi figli. Fu giudice d'Israele per sette anni.
Poi Ibsan mor e fu sepolto a Betlemme.

Dopo di lui fu giudice d'Israele Elon, lo Zabulonita; fu giudice
d'Israele per dieci anni. Poi Elon, lo Zabulonita, mor e fu
sepolto ad Aialon, nel paese di Zabulon.

Dopo di lui fu giudice d'Israele Abdon, figlio di Illel, di
Piraton. Ebbe quaranta figli e trenta nipoti, i quali
cavalcavano settanta asinelli. Fu giudice d'Israele per otto
anni. Poi Abdon, figlio di Illel, il Piratonita, mor e fu
sepolto a Piraton, nel paese di Efraim, sul monte Amalek.





13.

[Sansone e i filistei].

Gli Israeliti tornarono a fare quello che  male agli occhi del
Signore e il Signore li mise nelle mani dei Filistei per
quarant'anni. C'era allora un uomo di Zorea di una famiglia dei
Daniti, chiamato Manoach; sua moglie era sterile e non aveva mai
partorito. L'angelo del Signore apparve a questa donna e le
disse: Ecco, tu sei sterile e non hai avuto figli, ma
concepirai e partorirai un figlio. Ora guardati dal bere vino o
bevanda inebriante e dal mangiare cibo immondo. Poich ecco, tu
concepirai e partorirai un figlio, sulla cui testa non passer
rasoio, perch il fanciullo sar un nazireo consacrato a Dio fin
dal seno materno; egli comincer a liberare Israele dalle mani
dei Filistei. La donna and a dire al marito Un uomo di Dio 
venuto da me, aveva l'aspetto di un angelo di Dio, un aspetto
terribile. Io non gli ho domandato da dove veniva ed egli non mi
ha rivelato il suo nome, ma mi ha detto: Ecco, tu concepirai e
partorirai un figlio; ora non bere vino n bevanda inebriante e
non mangiare cibo immondo, perch il fanciullo sar un nazireo
di Dio dal seno materno fino al giorno della sua morte.

Allora Manoach preg il Signore e disse: Signore, l'uomo di Dio
mandato da te venga di nuovo da noi e c'insegni quello che
dobbiamo fare per il nascituro. Dio ascolt la preghiera di
Manoach e l'angelo di Dio torn ancora dalla donna, mentre stava
nel campo; ma Manoach suo marito non era con lei. La donna corse
in fretta a informare il marito e gli disse: Ecco, mi  apparso
quell'uomo che venne da me l'altro giorno. Manoach si alz,
segu la moglie e giunto a quell'uomo, gli disse: Sei tu l'uomo
che ha parlato a questa donna?. Quegli rispose: Sono io.
Manoach gli disse: Quando la tua parola si sar avverata, quale
sar la norma da seguire per il bambino e che si dovr fare per
lui?. L'angelo del Signore rispose a Manoach: Si astenga la
donna da quanto le ho detto. Non mangi nessun prodotto della
vigna, n beva vino o bevanda inebriante e non mangi cibo
immondo; osservi quanto le ho comandato.

Manoach disse all'angelo del Signore: Permettici di trattenerti
e di prepararti un capretto!. L'angelo del Signore rispose a
Manoach: Anche se tu mi trattenessi, non mangerei il tuo cibo;
ma se vuoi fare un olocausto, offrilo al Signore. Manoach non
sapeva che quello fosse l'angelo del Signore. Poi Manoach disse
all'angelo del Signore: Come ti chiami, perch quando si
saranno avverate le tue parole, noi ti rendiamo onore?.
L'angelo del Signore gli rispose: Perch mi chiedi il nome?
Esso  misterioso. Manoach prese il capretto e l'offerta e li
bruci sulla pietra al Signore, che opera cose misteriose.
Mentre Manoach e la moglie stavano guardando, mentre la fiamma
saliva dall'altare al cielo, l'angelo del Signore sal con la
fiamma dell'altare. Manoach e la moglie, che stavano guardando,
si gettarono allora con la faccia a terra e l'angelo del Signore
non apparve pi n a Manoach n alla moglie. Allora Manoach
comprese che quello era l'angelo del Signore. Manoach disse alla
moglie: Noi moriremo certamente, perch abbiamo visto Dio. Ma
sua moglie gli disse: Se il Signore avesse voluto farci morire,
non avrebbe accettato dalle nostre mani l'olocausto e l'offerta,
non ci avrebbe mostrato tutte queste cose n ci avrebbe fatto
udire proprio ora cose come queste.

E la donna partor un figlio che chiam Sansone. Il bambino
crebbe e il Signore lo benedisse. Lo spirito del Signore
cominci a investirlo quando era a Macane-Dan, fra Zorea ed
Estaol.





14.

Sansone scese a Timna e a Timna vide una donna tra le figlie dei
Filistei. Tornato a casa, disse al padre e alla madre: Ho visto
a Timna una donna, una figlia dei Filistei; prendetemela in
moglie. Suo padre e sua madre gli dissero: Non c' una donna
tra le figlie dei tuoi fratelli e in tutto il nostro popolo,
perch tu vada a prenderti una moglie tra i Filistei non
circoncisi?. Ma Sansone rispose al padre: Prendimi quella,
perch mi piace.

Suo padre e sua madre non sapevano che questo veniva dal
Signore, il quale cercava pretesto di lite dai Filistei. In quel
tempo i Filistei dominavano Israele. Sansone scese con il padre
e con la madre a Timna; quando furono giunti alle vigne di
Timna, ecco un leone venirgli incontro ruggendo. Lo spirito del
Signore lo invest e, senza niente in mano, squarci il leone
come si squarcia un capretto. Ma di ci che aveva fatto non
disse nulla al padre n alla madre. Scese dunque, parl alla
donna e questa gli piacque. Dopo qualche tempo torn per
prenderla e usc dalla strada per vedere la carcassa del leone:
ecco nel corpo del leone c'era uno sciame d'api e il miele. Egli
prese di quel miele nel cavo delle mani e si mise a mangiarlo
camminando; quand'ebbe raggiunto il padre e la madre, ne diede
loro ed essi ne mangiarono; ma non disse loro che aveva preso il
miele dal corpo del leone. Suo padre scese dunque da quella
donna e Sansone fece ivi un banchetto perch cos usavano fare i
giovani. Quando lo ebbero visto, presero trenta compagni perch
stessero con lui. Sansone disse loro: Voglio proporvi un
indovinello; se voi me lo spiegate entro i sette giorni del
banchetto e se l'indovinate, vi dar trenta tuniche e trenta
mute di vesti; ma se non sarete capaci di spiegarmelo, darete
trenta tuniche e trenta mute di vesti a me. Quelli gli
risposero: Proponi l'indovinello e noi lo ascolteremo. Egli
disse loro: Dal divoratore  uscito il cibo e dal forte 
uscito il dolce.

Per tre giorni quelli non riuscirono a spiegare l'indovinello.
Al quarto giorno dissero alla moglie di Sansone: Induci tuo
marito a spiegarti l'indovinello, se no daremo fuoco a te e alla
casa di tuo padre. Ci avete invitato qui per spogliarci?. La
moglie di Sansone si mise a piangergli attorno e a dirgli: Tu
hai per me solo odio e non mi ami; hai proposto un indovinello
ai figli del mio popolo e non me l'hai spiegato!. Le disse:
Ecco, non l'ho spiegato a mio padre n a mia madre e dovrei
spiegarlo a te?. Essa gli pianse attorno, durante i sette
giorni del banchetto; il settimo giorno Sansone glielo spieg,
perch lo tormentava, ed essa spieg l'indovinello ai figli del
suo popolo. Gli uomini della citt, il settimo giorno, prima che
tramontasse il sole, dissero a Sansone:

Che c' di pi dolce del miele?

Che c' di pi forte del leone?.

Rispose loro:

Se non aveste arato con la mia giovenca,

non avreste sciolto il mio indovinello.

Allora lo spirito del Signore lo invest ed egli scese ad
Ascalon, vi uccise trenta uomini, prese le loro spoglie e diede
le mute di vesti a quelli che avevano spiegato l'indovinello.
Poi acceso d'ira risal a casa di suo padre e la moglie di
Sansone fu data al compagno che gli aveva fatto da amico di
nozze.





15.

Dopo qualche tempo, nei giorni della mietitura del grano,
Sansone and a visitare sua moglie, le port un capretto e
disse: Voglio entrare da mia moglie nella camera. Ma il padre
di lei non gli permise di entrare e gli disse: Credevo proprio
che tu l'avessi ripudiata e perci l'ho data al tuo compagno: la
sua sorella minore non  pi bella di lei? Prendila dunque al
suo posto. Ma Sansone rispose loro: Questa volta non sar
colpevole verso i Filistei, se far loro del male.

Sansone se ne and e cattur trecento volpi; prese delle
fiaccole, leg coda e coda e mise una fiaccola fra le due code.
Poi accese le fiaccole, lasci andare le volpi per i campi di
grano dei Filistei e bruci i covoni ammassati, il grano tuttora
in piedi e perfino le vigne e gli oliveti. I Filistei chiesero:
Chi ha fatto questo?. Fu risposto: Sansone il genero
dell'uomo di Timna, perch costui gli ha ripreso la moglie e
l'ha data al compagno di lui. I Filistei salirono e bruciarono
tra le fiamme lei e suo padre. Sansone disse loro: Poich agite
in questo modo, io non la smetter finch non mi sia vendicato
di voi. Li batt l'uno sull'altro, facendone una grande strage.
Poi scese e si ritir nella caverna della rupe di Etam.



Allora i Filistei vennero, si accamparono in Giuda e fecero una
scorreria fino a Lechi. Gli uomini di Giuda dissero loro:
Perch siete venuti contro di noi?. Quelli risposero: Siamo
venuti per legare Sansone; per fare a lui quello che ha fatto a
noi. Tremila uomini di Giuda scesero alla caverna della rupe di
Etam e dissero a Sansone: Non sai che i Filistei ci dominano?
Che cosa ci hai fatto?. Egli rispose loro: Quello che hanno
fatto a me, io l'ho fatto a loro. Gli dissero: Siamo scesi per
legarti e metterti nelle mani dei Filistei. Sansone replic
loro: Giuratemi che voi non mi colpirete. Quelli risposero:
No, ti legheremo soltanto e ti metteremo nelle loro mani, ma
certo non ti uccideremo. Lo legarono con due funi nuove e lo
fecero salire dalla rupe.

Mentre giungeva a Lechi e i Filistei gli venivano incontro con
grida di gioia, lo spirito del Signore lo invest; le funi che
aveva alle braccia divennero come fili di lino bruciacchiati dal
fuoco e i legami gli caddero disfatti dalle mani. Trov allora
una mascella d'asino ancora fresca, stese la mano, l'afferr e
uccise con essa mille uomini. Sansone disse:

Con la mascella dell'asino,

li ho ben macellati!

Con la mascella dell'asino,

ho colpito mille uomini!.

Quando ebbe finito di parlare, gett via la mascella; per
questo, quel luogo fu chiamato Ramat-Lechi. Poi ebbe gran sete e
invoc il Signore dicendo: Tu hai concesso questa grande
vittoria mediante il tuo servo, ora dovr morire di sete e
cadere nelle mani dei non circoncisi?. Allora Dio spacc la
roccia concava che  a Lechi e ne scatur acqua. Sansone bevve,
il suo spirito si rianim ed egli riprese vita. Perci quella
fonte fu chiamata En-Kore; essa esiste a Lechi fino ad oggi.
Sansone fu giudice d'Israele, al tempo dei Filistei, per venti
anni.





16.

Sansone and a Gaza, vide una prostituta e and da lei. Fu detto
a quelli di Gaza: E' venuto Sansone. Essi lo circondarono,
stettero in agguato tutta la notte presso la porta della citt e
tutta quella notte rimasero quieti, dicendo: Attendiamo lo
spuntar del giorno e allora lo uccideremo. Sansone ripos fino
a mezzanotte; a mezzanotte si alz, afferr i battenti della
porta della citt e i due stipiti, li divelse insieme con la
sbarra, se li mise sulle spalle e li port in cima al monte che
guarda in direzione di Ebron.



In seguito si innamor di una donna della valle di Sorek, che si
chiamava Dalila. Allora i capi dei Filistei andarono da lei e le
dissero: Seducilo e vedi da dove proviene la sua forza cos
grande e come potremmo prevalere su di lui per legarlo e
domarlo; ti daremo ciascuno mille e cento sicli d'argento.
Dalila dunque disse a Sansone: Spiegami: da dove proviene la
tua forza cos grande e in che modo ti si potrebbe legare per
domarti?.

Sansone le rispose: Se mi si legasse con sette corde d'arco
fresche, non ancora secche, io diventerei debole e sarei come un
uomo qualunque. Allora i capi dei Filistei le portarono sette
corde d'arco fresche, non ancora secche, ed essa lo leg con
esse. L'agguato era teso in una camera interna. Essa gli grid:
Sansone, i Filistei ti sono addosso!. Ma egli spezz le corde
come si spezza un fil di stoppa, quando sente il fuoco. Cos il
segreto della sua forza non fu conosciuto. Poi Dalila disse a
Sansone: Ecco tu ti sei burlato di me e mi hai detto menzogne;
ora spiegami come ti si potrebbe legare. Le rispose: Se mi si
legasse con funi nuove non ancora adoperate, io diventerei
debole e sarei come un uomo qualunque. Dalila prese dunque funi
nuove, lo leg e gli grid: Sansone, i Filistei ti sono
addosso!. L'agguato era teso nella camera interna. Egli ruppe
come un filo le funi che aveva alle braccia. Poi Dalila disse a
Sansone: Ancora ti sei burlato di me e mi hai detto menzogne;
spiegami come ti si potrebbe legare. Le rispose: Se tu
tessessi le sette trecce della mia testa nell'ordito e le
fissassi con il pettine del telaio, io diventerei debole e sarei
come un uomo qualunque. Essa dunque lo fece addormentare, tess
le sette trecce della sua testa nell'ordito e le fiss con il
pettine, poi gli grid: Sansone, i Filistei ti sono addosso.
Ma egli si svegli dal sonno e strapp il pettine del telaio e
l'ordito.

Allora essa gli disse: Come puoi dirmi: Ti amo, mentre il tuo
cuore non  con me? Gi tre volte ti sei burlato di me e non mi
hai spiegato da dove proviene la tua forza cos grande.

Ora poich essa lo importunava ogni giorno con le sue parole e
lo tormentava, egli ne fu annoiato fino alla morte e le apr
tutto il cuore e le disse: Non  mai passato rasoio sulla mia
testa, perch sono un nazireo di Dio dal seno di mia madre; se
fossi rasato, la mia forza si ritirerebbe da me, diventerei
debole e sarei come un uomo qualunque. Allora Dalila vide che
egli le aveva aperto tutto il cuore, mand a chiamare i capi dei
Filistei e fece dir loro: Venite su questa volta, perch egli
mi ha aperto tutto il cuore. Allora i capi dei Filistei vennero
da lei e portarono con s il denaro. Essa lo addorment sulle
sue ginocchia, chiam un uomo adatto e gli fece radere le sette
trecce del capo. Egli cominci a infiacchirsi e la sua forza si
ritir da lui. Allora essa gli grid: Sansone, i Filistei ti
sono addosso!. Egli, svegliatosi dal sonno, pens: Io ne
uscir come ogni altra volta e mi svincoler. Ma non sapeva che
il Signore si era ritirato da lui. I Filistei lo presero e gli
cavarono gli occhi; lo fecero scendere a Gaza e lo legarono con
catene di rame. Egli dovette girare la macina nella prigione.



Intanto la capigliatura che gli avevano rasata cominciava a
ricrescergli. Ora i capi dei Filistei si radunarono per offrire
un gran sacrificio a Dagon loro dio e per far festa. Dicevano:

Il nostro dio ci ha messo nelle mani Sansone nostro nemico.

Quando il popolo lo vide, cominci a lodare il suo dio e a dire:

Il nostro dio ci ha messo nelle mani

Sansone nostro nemico

che ci devastava il paese

e che ha ucciso tanti dei nostri.

Nella gioia del loro cuore dissero: Chiamate Sansone perch ci
faccia divertire!. Fecero quindi uscire Sansone dalla prigione
ed egli si mise a fare giochi alla loro presenza. Poi lo fecero
stare fra le colonne. Sansone disse al fanciullo che lo teneva
per la mano: Lasciami pure; fammi solo toccare le colonne sulle
quali posa la casa, cos che possa appoggiarmi a esse. Ora la
casa era piena di uomini e di donne; vi erano tutti i capi dei
Filistei e sul terrazzo circa tremila persone fra uomini e
donne, che stavano a guardare, mentre Sansone faceva giochi.
Allora Sansone invoc il Signore e disse: Signore, ricordati di
me! Dammi forza per questa volta soltanto, Dio, e in un colpo
solo mi vendicher dei Filistei per i miei due occhi!. Sansone
palp le due colonne di mezzo, sulle quali posava la casa; si
appoggi a esse, all'una con la destra, all'altra con la
sinistra. Sansone disse: Che io muoia insieme con i Filistei!.
Si curv con tutta la forza e la casa rovin addosso ai capi e a
tutto il popolo che c'era dentro. Furono pi morti che egli
caus con la sua morte di quanti aveva uccisi in vita. I suoi
fratelli e tutta la casa di suo padre scesero e lo portarono
via; risalirono e lo seppellirono fra Zorea ed Estaol nel
sepolcro di Manoach suo padre. Egli era stato giudice d'Israele
per venti anni.





17.

C'era un uomo sulle montagne di Efraim, che si chiamava Mica.
Egli disse alla madre: Quei millecento sicli di argento che ti
hanno rubato e per i quali hai pronunziato una maledizione e
l'hai pronunziata alla mia presenza, ecco, li ho io; quel denaro
l'avevo preso io. Ora te lo restituisco. La madre disse:
Benedetto sia mio figlio dal Signore!. Egli restitu alla
madre i millecento sicli d'argento e la madre disse: Io
consacro con la mia mano questo denaro al Signore, in favore di
mio figlio, per farne una statua scolpita e una statua di
getto. Quando egli ebbe restituito il denaro alla madre, questa
prese duecento sicli e li diede al fonditore, il quale ne fece
una statua scolpita e una statua di getto che furono collocate
nella casa di Mica. Quest'uomo, Mica, ebbe un santuario, fece un
"efod" e i "terafim" e diede l'investitura a uno dei figli, che
gli fece da sacerdote. In quel tempo non c'era un re in Israele;
ognuno faceva quello che gli pareva meglio. Ora c'era un giovane
di Betlemme di Giuda, della trib di Giuda, il quale era un
levita e abitava in quel luogo come forestiero. Quest'uomo era
partito dalla citt di Betlemme di Giuda, per cercare una dimora
dovunque la trovasse. Cammin facendo era giunto sulle montagne
di Efraim, alla casa di Mica. Mica gli domand: Da dove
vieni?. Gli rispose: Sono un levita di Betlemme di Giuda e
vado a cercare una dimora dove la trover. Mica gli disse:
Rimani con me e sii per me padre e sacerdote; ti dar dieci
sicli d'argento all'anno, un corredo e vitto. Il levita entr.
Il levita dunque acconsent a stare con quell'uomo, che tratt
il giovane come un figlio. Mica diede l'investitura al levita;
il giovane gli fece da sacerdote e si stabil in casa di lui.
Mica disse: Ora so che il Signore mi far del bene, perch ho
ottenuto questo levita come mio sacerdote.





18.

In quel tempo non c'era un re in Israele e la trib dei Daniti
cercava un territorio per stabilirvisi perch fino a quei giorni
non le era toccata nessuna eredit fra le trib d'Israele. I
figli di Dan mandarono dunque da Zorea e da Estaol cinque uomini
della loro trib, uomini di valore, per visitare ed esplorare il
paese; dissero loro: Andate a esplorare il paese!. Quelli
giunsero sulle montagne di Efraim fino alla casa di Mica e
passarono la notte in quel luogo. Mentre erano presso la casa di
Mica, riconobbero la voce del giovane levita; avvicinatisi, gli
chiesero: Chi ti ha condotto qua? Che fai in questo luogo? Che
hai tu qui?. Rispose loro: Mica mi ha fatto cos e cos, mi d
un salario e io gli faccio da sacerdote. Gli dissero: Consulta
Dio, perch possiamo sapere se il viaggio che abbiamo intrapreso
avr buon esito. Il sacerdote rispose loro: Andate in pace, il
viaggio che fate  sotto lo sguardo del Signore. I cinque
uomini continuarono il viaggio e arrivarono a Lais e videro che
il popolo, che vi abitava, viveva in sicurezza secondo i costumi
di quelli di Sidone, tranquillo e fidente; non c'era nel paese
chi, usurpando il potere, facesse qualcosa di offensivo; erano
lontani da quelli di Sidone e non avevano relazione con nessuno.

Poi tornarono ai loro fratelli a Zorea e a Estaol e i fratelli
chiesero loro: Che notizie portate?.

Quelli risposero: Alziamoci e andiamo contro quella gente,
poich abbiamo visto il paese ed  ottimo. E voi rimanete
inattivi? Non indugiate a partire per andare a prendere in
possesso il paese. Quando arriverete l, troverete un popolo che
non sospetta di nulla. Il paese  vasto e Dio ve lo ha messo
nelle mani;  un luogo dove non manca nulla di ci che  sulla
terra.

Allora seicento uomini della trib dei Daniti partirono da Zorea
e da Estaol, ben armati.

Andarono e si accamparono a Kiriat-Iearim, in Giuda; perci il
luogo, che  a occidente di Kiriat-Iearim, fu chiamato e si
chiama fino ad oggi l'accampamento di Dan. Di l passarono sulle
montagne di Efraim e giunsero alla casa di Mica.



I cinque uomini che erano andati a esplorare il paese di Lais
dissero ai loro fratelli: Sapete che in queste case c' un
"efod", ci sono i "terafim", una statua scolpita e una statua di
getto? Sappiate ora quello che dovete fare. Quelli si diressero
da quella parte, giunsero alla casa del giovane levita, cio
alla casa di Mica, e lo salutarono. Mentre i seicento uomini dei
Daniti, muniti delle loro armi, stavano davanti alla porta, i
cinque uomini che erano andati a esplorare il paese vennero,
entrarono in casa, presero la statua scolpita, l"'efod", i
"terafim" e la statua di getto. Intanto il sacerdote stava
davanti alla porta con i seicento uomini armati. Quando, entrati
in casa di Mica, ebbero preso la statua scolpita, l'"efod", i
"terafim" e la statua di getto, il sacerdote disse loro: Che
fate?. Quelli gli risposero: Taci, mettiti la mano sulla
bocca, vieni con noi e sarai per noi padre e sacerdote. Che cosa
 meglio per te, essere sacerdote della casa di un uomo solo
oppure essere sacerdote di una trib e di una famiglia in
Israele?. Il sacerdote gio in cuor suo, prese l'"efod", i
"terafim" e la statua scolpita e si un a quella gente. Allora
si rimisero in cammino, mettendo innanzi a loro i bambini, il
bestiame e le masserizie. Quando erano gi lontani dalla casa di
Mica, i suoi vicini si misero in armi e raggiunsero i Daniti.
Allora gridarono ai Daniti. Questi si voltarono e dissero a
Mica: Perch ti sei messo in armi?. Egli rispose: Avete
portato via gli dei che mi ero fatti e il sacerdote e ve ne
siete andati. Ora che mi resta? Come potete dunque dirmi: Che
hai?. I Daniti gli dissero: Non si senta la tua voce dietro a
noi, perch uomini irritati potrebbero scagliarsi su di voi e tu
ci perderesti la vita e la vita di quelli della tua casa!. I
Daniti continuarono il viaggio; Mica, vedendo che essi erano pi
forti di lui, si volt indietro e torn a casa.



Quelli dunque, presi con s gli oggetti che Mica aveva fatto e
il sacerdote che aveva al suo servizio, giunsero a Lais, a un
popolo che se ne stava tranquillo e sicuro; lo passarono a fil
di spada e diedero la citt alle fiamme. Nessuno le prest
aiuto, perch era lontana da Sidone e i suoi abitanti non
avevano relazioni con altra gente. Essa era nella valle che si
estende verso Bet-Recob. Poi i Daniti ricostruirono la citt e
l'abitarono. La chiamarono Dan dal nome di Dan loro padre, che
era nato da Israele; ma prima la citt si chiamava Lais. E i
Daniti eressero per loro uso la statua scolpita; Gionata, figlio
di Gherson, figlio di Manasse, e i suoi figli furono sacerdoti
della trib dei Daniti finch gli abitanti del paese furono
deportati. Essi misero in onore per proprio uso la statua
scolpita, che Mica aveva fatto, finch la casa di Dio rimase a
Silo.





19.

In quel tempo, quando non c'era un re in Israele, un levita, il
quale dimorava all'interno delle montagne di Efraim, si prese
per concubina una donna di Betlemme di Giuda. Ma la concubina in
un momento di collera lo abbandon, tornando a casa del padre a
Betlemme di Giuda e vi rimase per quattro mesi. Suo marito si
mosse e and da lei per convincerla a tornare. Aveva preso con
s il suo servo e due asini. Ella lo condusse in casa di suo
padre; quando il padre della giovane lo vide, gli and incontro
con gioia. Il padre della giovane, suo suocero, lo trattenne ed
egli rimase con lui tre giorni; mangiarono e bevvero e passarono
la notte in quel luogo. Il quarto giorno si alzarono di buon'ora
e il levita si disponeva a partire. Il padre della giovane
disse: Prendi un boccone di pane per ristorarti, poi ve ne
andrete. Cos sedettero tutti e due insieme e mangiarono e
bevvero. Poi il padre della giovane disse al marito: Accetta di
passare qui la notte e il tuo cuore gioisca. Quell'uomo si alz
per andarsene, ma il suocero fece tanta insistenza che accett
di passare la notte in quel luogo. Il quinto giorno egli si alz
di buon'ora per andarsene e il padre della giovane gli disse:
Rinfrancati prima. Cos indugiarono fino al declinare del
giorno e mangiarono insieme. Quando quell'uomo si alz per
andarsene con la sua concubina e con il suo servo, il suocero,
il padre della giovane, gli disse: Ecco, il giorno volge ora a
sera; state qui questa notte; ormai il giorno sta per finire;
passa la notte qui e il tuo cuore gioisca; domani vi metterete
in viaggio di buon'ora e andrai alla tua tenda.

Ma quell'uomo non volle passare la notte in quel luogo; si alz,
part e giunse di fronte a Iebus, cio Gerusalemme, con i suoi
due asini sellati, con la sua concubina e il servo.

Quando furono vicino a Iebus, il giorno era di molto calato e il
servo disse al suo padrone: Vieni, deviamo il cammino verso
questa citt dei Gebusei e passiamoci la notte.

Il padrone gli rispose: Non entreremo in una citt di
stranieri, i cui abitanti non sono Israeliti, ma andremo oltre
fino a Gabaa. Aggiunse al suo servo. Vieni, raggiungiamo uno
di quei luoghi e passeremo la notte a Gabaa o a Rama.

Cos passarono oltre e continuarono il viaggio; il sole
tramontava, quando si trovarono di fianco a Gabaa, che
appartiene a Beniamino. Deviarono in quella direzione per
passare la notte a Gabaa. Il levita entr e si ferm sulla
piazza della citt, ma nessuno li accolse in casa per passare la
notte. Quand'ecco un vecchio che tornava la sera dal lavoro nei
campi; era un uomo delle montagne di Efraim, che abitava come
forestiero in Gabaa, mentre invece la gente del luogo era
beniaminita. Alzati gli occhi, vide quel viandante sulla piazza
della citt. Il vecchio gli disse: Dove vai e da dove vieni?.
Quegli rispose: Andiamo da Betlemme di Giuda fino all'estremit
delle montagne di Efraim. Io sono di l ed ero andato a Betlemme
di Giuda; ora mi reco alla casa del Signore, ma nessuno mi
accoglie sotto il suo tetto. Eppure abbiamo paglia e foraggio
per i nostri asini e anche pane e vino per me, per la tua serva
e per il giovane che  con i tuoi servi; non ci manca nulla. Il
vecchio gli disse: La pace sia con te! Prendo a mio carico
quanto ti occorre, non devi passare la notte sulla piazza. Cos
lo condusse in casa sua e diede foraggio agli asini; i viandanti
si lavarono i piedi, poi mangiarono e bevvero.

Mentre aprivano il cuore alla gioia ecco gli uomini della citt,
gente iniqua, circondarono la casa, bussando alla porta, e
dissero al vecchio padrone di casa: Fa' uscire quell'uomo che 
entrato in casa tua, perch vogliamo abusare di lui. Il padrone
di casa usc e disse loro: No, fratelli miei, non fate una
cattiva azione; dal momento che quest'uomo  venuto in casa mia,
non dovete commettere questa infamia! Ecco mia figlia che 
vergine, io ve la condurr fuori, abusatene e fatele quello che
vi pare; ma non commettete contro quell'uomo una simile
infamia. Ma quegli uomini non vollero ascoltarlo. Allora il
levita afferr la sua concubina e la port fuori da loro. Essi
la presero e abusarono di lei tutta la notte fino al mattino; la
lasciarono andare allo spuntar dell'alba. Quella donna sul far
del mattino venne a cadere all'ingresso della casa dell'uomo,
presso il quale stava il suo padrone e l rest finch fu giorno
chiaro. Il suo padrone si alz alla mattina, apr la porta della
casa e usc per continuare il suo viaggio: ecco la donna, la sua
concubina, giaceva distesa all'ingresso della casa, con le mani
sulla soglia. Le disse: Alzati, dobbiamo partire!. Ma non ebbe
risposta. Allora il marito la caric sull'asino e part per
tornare alla sua abitazione.

Come giunse a casa, si mun di un coltello, afferr la sua
concubina e la tagli, membro per membro, in dodici pezzi; poi
li sped per tutto il territorio d'Israele. Agli uomini che
inviava ordin: Cos direte a ogni uomo d'Israele. E' forse mai
accaduta una cosa simile da quando gli Israeliti sono usciti dal
paese di Egitto fino ad oggi? Pensateci, consultatevi e
decidete!. Quanti vedevano, dicevano: Non  mai accaduta e non
si  mai vista una cosa simile, da quando gli Israeliti sono
usciti dal paese d'Egitto fino ad oggi!.





20.

Allora tutti gli Israeliti uscirono, da Dan fino a Bersabea e al
paese di Galaad, e il popolo si radun come un sol uomo dinanzi
al Signore, a Mizpa. I capi di tutto il popolo e tutte le trib
d'Israele si presentarono all'assemblea del popolo di Dio, in
numero di quattrocentomila fanti, che maneggiavano la spada. I
figli di Beniamino vennero a sapere che gli Israeliti erano
venuti a Mizpa. Gli Israeliti dissero: Parlate! Com' avvenuta
questa scelleratezza?. Allora il levita, il marito della donna
che era stata uccisa, rispose: Io ero giunto con la mia
concubina a Gabaa di Beniamino per passarvi la notte. Ma gli
abitanti di Gabaa insorsero contro di me e circondarono di notte
la casa dove stavo, volevano uccidere me; quanto alla mia
concubina le usarono violenza fino al punto che ne mor. Io
presi la mia concubina, la feci a pezzi e li mandai per tutto il
territorio della nazione d'Israele, perch costoro hanno
commesso un delitto e un'infamia in Israele. Eccovi qui tutti,
Israeliti; consultatevi e decidete qui stesso. Tutto il popolo
si alz insieme gridando: Nessuno di noi torner alla tenda,
nessuno di noi rientrer a casa. Ora ecco quanto faremo a Gabaa:
tireremo a sorte e prenderemo in tutte le trib d'Israele dieci
uomini su cento, cento su mille e mille su diecimila, i quali
andranno a cercare viveri per il popolo, per quelli che andranno
a punire Gabaa di Beniamino, come merita l'infamia che ha
commesso in Israele. Cos tutti gli Israeliti si radunarono
contro quella citt, uniti come un sol uomo.

Le trib d'Israele mandarono uomini in tutta la trib di
Beniamino a dire: Quale delitto  stato commesso in mezzo a
voi? Dunque consegnateci quegli uomini iniqui di Gabaa, perch
li uccidiamo e cancelliamo il male da Israele. Ma i figli di
Beniamino non vollero ascoltare la voce dei loro fratelli, gli
Israeliti.



I figli di Beniamino uscirono dalle loro citt e si radunarono a
Gabaa per combattere contro gli Israeliti. Si passarono in
rassegna i figli di Beniamino usciti dalle citt: formavano un
totale di ventiseimila uomini che maneggiavano la spada, senza
contare gli abitanti di Gabaa. Fra tutta questa gente c'erano
settecento uomini scelti che erano ambidestri. Tutti costoro
erano capaci di colpire con la fionda un capello, senza fallire
il colpo.

Si fece pure la rassegna degli Israeliti, non compresi quelli di
Beniamino, ed erano quattrocentomila uomini in grado di
maneggiare la spada, tutti guerrieri. Gli Israeliti si mossero,
vennero a Betel e consultarono Dio dicendo: Chi di noi andr
per primo a combattere contro i figli di Beniamino?. Il Signore
rispose: Giuda andr per primo. Il mattino dopo, gli Israeliti
si mossero e si accamparono presso Gabaa. Gli Israeliti uscirono
per combattere contro Beniamino e si disposero in ordine di
battaglia contro di loro, presso Gabaa.

Allora i figli di Beniamino uscirono e in quel giorno
sterminarono ventiduemila Israeliti, ma il popolo, gli
Israeliti, si rinfrancarono e tornarono a schierarsi in
battaglia dove si erano schierati il primo giorno. Gli Israeliti
andarono a piangere davanti al Signore fino alla sera e
consultarono il Signore dicendo: Devo continuare a combattere
contro Beniamino mio fratello?. Il Signore rispose: Andate
contro di loro. Gli Israeliti vennero a battaglia con i figli
di Beniamino una seconda volta. I Beniaminiti una seconda volta
uscirono da Gabaa contro di loro e sterminarono altri
diciottomila uomini degli Israeliti, tutti atti a maneggiare la
spada. Allora tutti gli Israeliti e tutto il popolo andarono a
Betel, piansero e rimasero davanti al Signore e digiunarono quel
giorno fino alla sera e offrirono olocausti e sacrifici di
comunione davanti al Signore. Gli Israeliti consultarono il
Signore  -  l'arca dell'alleanza di Dio in quel tempo era l e
Finees, figlio di Eleazaro, figlio di Aronne, prestava servizio
davanti a essa in quel tempo  -  e dissero: Devo continuare
ancora a uscire in battaglia contro Beniamino mio fratello o
devo cessare?. Il Signore rispose: Andate, perch domani ve li
metter nelle mani.

Israele tese quindi un agguato intorno a Gabaa.

Gli Israeliti andarono il terzo giorno contro i figli di
Beniamino e si disposero a battaglia presso Gabaa come le altre
volte. I figli di Beniamino fecero una sortita contro il popolo,
si lasciarono attirare lontano dalla citt e cominciarono a
colpire e a uccidere, come le altre volte, alcuni del popolo
d'Israele, lungo le strade che portano a Betel e a Gabaon, in
aperta campagna: ne uccisero circa trenta. Gi i figli di
Beniamino pensavano: Eccoli sconfitti davanti a noi come la
prima volta. Ma gli Israeliti dissero: Fuggiamo e attiriamoli
dalla citt sulle strade!. Tutti gli Israeliti abbandonarono la
loro posizione e si disposero a battaglia a Baal-Tamar, mentre
quelli di Israele che erano in agguato sbucavano dal luogo dove
si trovavano, a occidente di Gabaa. Diecimila uomini scelti in
tutto Israele giunsero davanti a Gabaa. Il combattimento fu
aspro: quelli non si accorgevano del disastro che stava per
colpirli. Il Signore sconfisse Beniamino davanti a Israele; gli
Israeliti uccisero in quel giorno venticinquemila e cento uomini
di Beniamino, tutti atti a maneggiare la spada.

I figli di Beniamino si accorsero d'essere sconfitti. Gli
Israeliti avevano ceduto terreno a Beniamino, perch confidavano
nell'agguato che avevano teso presso Gabaa. Quelli che stavano
in agguato infatti si gettarono d'improvviso contro Gabaa e,
fattivi irruzione, passarono a fil di spada l'intera citt.
C'era un segnale convenuto fra gli Israeliti e quelli
dell'imboscata: questi dovevano fare salire dalla citt una
colonna di fumo. Gli Israeliti avevano dunque voltato le spalle
nel combattimento e gli uomini di Beniamino avevano cominciato a
colpire e uccidere circa trenta uomini d'Israele. Essi dicevano:
Ormai essi sono sconfitti davanti a noi, come nella prima
battaglia!. Ma quando il segnale, la colonna di fumo, cominci
ad alzarsi dalla citt, quelli di Beniamino si voltarono
indietro ed ecco tutta la citt saliva in fiamme verso il cielo.
Allora gli Israeliti tornarono indietro e gli uomini di
Beniamino furono presi dal terrore, vedendo il disastro piombare
loro addosso. Voltarono le spalle davanti agli Israeliti e
presero la via del deserto; ma i combattenti li incalzavano e
quelli che venivano dalla citt piombavano in mezzo a loro
massacrandoli. Circondarono i Beniaminiti, li inseguirono senza
tregua, li incalzarono fino di fronte a Gabaa dal lato di
oriente. Caddero dei Beniaminiti diciottomila uomini, tutti
valorosi.

I superstiti voltarono le spalle e fuggirono verso il deserto,
in direzione della roccia di Rimmon e gli Israeliti ne
rastrellarono per le strade cinquemila, li incalzarono fino a
Ghideom e ne colpirono altri duemila. Cos il numero totale dei
Beniaminiti, che caddero quel giorno, fu di venticinquemila,
atti a maneggiare la spada, tutta gente di valore. Seicento
uomini, che avevano voltato le spalle ed erano fuggiti verso il
deserto, raggiunsero la roccia di Rimmon, rimasero alla roccia
di Rimmon quattro mesi. Intanto gli Israeliti tornarono contro i
figli di Beniamino, passarono a fil di spada nella citt uomini
e bestiame e quanto trovarono, e diedero alle fiamme anche tutte
le citt che incontrarono.





21.

Gli Israeliti avevano giurato a Mizpa: Nessuno di noi dar in
moglie la figlia a un Beniaminita. Il popolo venne a Betel,
dove rimase fino alla sera davanti a Dio, alz la voce
prorompendo in pianto e disse: Signore, Dio d'Israele, perch 
avvenuto questo in Israele, che oggi in Israele sia venuta meno
una delle sue trib?.

Il giorno dopo il popolo si alz di buon mattino, costru in
quel luogo un altare e offr olocausti e sacrifici di comunione.
Poi gli Israeliti dissero: Chi  fra tutte le trib d'Israele
che non sia venuto all'assemblea davanti al Signore?. Perch
c'era stato questo grande giuramento contro chi non fosse venuto
alla presenza del Signore a Mizpa: Sar messo a morte. Gli
Israeliti si pentivano di quello che avevano fatto a Beniamino
loro fratello e dicevano: Oggi  stata soppressa una trib
d'Israele. Come faremo per le donne dei superstiti, perch
abbiamo giurato per il Signore di non dar loro in moglie nessuna
delle nostre figlie?.

Dissero dunque: Qual  fra le trib d'Israele quella che non 
venuta davanti al Signore a Mizpa?. Risult che nessuno di
Iabes di Galaad era venuto all'accampamento dove era
l'assemblea: fatta la rassegna del popolo si era trovato che l
non c'era nessuno degli abitanti di Iabes di Galaad. Allora la
comunit vi mand dodicimila uomini dei pi valorosi e ordin:
Andate e passate a fil di spada gli abitanti di Iabes di
Galaad, comprese le donne e i bambini. Farete cos: ucciderete
ogni maschio e ogni donna che abbia avuto rapporti con un uomo,
invece risparmierete le vergini. Trovarono fra gli abitanti di
Iabes di Galaad quattrocento fanciulle vergini, che non avevano
avuto rapporti con alcuno, e le condussero all'accampamento, a
Silo, che  nel paese di Canaan. Allora tutta la comunit mand
messaggeri per parlare ai figli di Beniamino che erano alla
roccia di Rimmon e per proclamare loro la pace. Cos i
Beniaminiti tornarono e furono loro date le donne a cui era
stata risparmiata la vita fra le donne di Iabes di Galaad; ma
non erano sufficienti per tutti.

Il popolo dunque si era pentito di quello che aveva fatto a
Beniamino, perch il Signore aveva aperto una breccia fra le
trib d'Israele. Gli anziani della comunit dissero: Come
procureremo donne ai superstiti, poich le donne beniaminite
sono state distrutte?. Soggiunsero: Le propriet dei
superstiti devono appartenere a Beniamino perch non sia
soppressa una trib in Israele. Ma noi non possiamo dar loro in
moglie le nostre figlie, perch gli Israeliti hanno giurato:
Maledetto chi dar una moglie a Beniamino! Aggiunsero: Ecco,
ogni anno si fa una festa per il Signore a Silo, che  a nord
di Betel, a oriente della strada che va da Betel a Sichem e a
mezzogiorno di Lebona. Diedero quest'ordine ai figli di
Beniamino: andate, appostatevi nelle vigne e state a vedere:
quando le fanciulle di Silo usciranno per danzare in coro,
uscite dalle vigne, rapite ciascuno una donna tra le fanciulle
di Silo e ve ne andrete nel paese di Beniamino. Quando i loro
padri o i loro fratelli verranno a discutere con voi, direte
loro: Concedetele a noi: abbiamo preso ciascuno una donna come
in battaglia... ma se ce le aveste date voi stessi, allora
avreste peccato. I figli di Beniamino fecero a quel modo: si
presero mogli, secondo il loro numero, fra le danzatrici; le
rapirono, poi partirono e tornarono nel loro territorio,
riedificarono le citt e vi stabilirono la dimora. In quel
medesimo tempo, gli Israeliti se ne andarono ciascuno nella sua
trib e nella sua famiglia e dal quel luogo ciascuno si diresse
verso la sua eredit. In quel tempo non c'era un re in Israele;
ognuno faceva quel che gli pareva meglio.





RUT





1.

Al tempo in cui governavano i giudici, ci fu nel paese una
carestia e un uomo di Betlemme di Giuda emigr nella campagna di
Moab, con la moglie e i suoi due figli. Quest'uomo si chiamava
Elimelech, sua moglie Noemi e i suoi due figli Maclon e Chilion;
erano Efratei di Betlemme di Giuda. Giunti nella campagna di
Moab, vi si stabilirono. Poi Elimelech, marito di Noemi, mor ed
essa rimase con i due figli. Questi sposarono donne di Moab,
delle quali una si chiamava Orpa e l'altra Rut. Abitavano in
quel luogo da circa dieci anni, quando anche Maclon e Chilion
morirono tutti e due e la donna rimase priva dei suoi due figli
e del marito.



Allora si alz con le sue nuore per andarsene dalla campagna di
Moab, perch aveva sentito dire che il Signore aveva visitato il
suo popolo, dandogli pane. Part dunque con le due nuore da quel
luogo e mentre era in cammino per tornare nel paese di Giuda,
Noemi disse alle due nuore: Andate, tornate ciascuna a casa di
vostra madre, il Signore usi bont con voi, come voi avete fatto
con quelli che sono morti e con me! Il Signore conceda a
ciascuna di voi di trovare riposo in casa di un marito.

Essa le baci, ma quelle piansero ad alta voce e le dissero:
No, noi verremo con te al tuo popolo.

Noemi rispose: Tornate indietro, figlie mie! Perch verreste
con me? Ho io ancora figli in seno che possano diventare vostri
mariti? Tornate indietro, figlie mie, andate! Io sono troppo
vecchia per avere un marito. Se dicessi: Ne ho speranza, e se
anche avessi un marito questa notte e anche partorissi figli,
vorreste voi aspettare che diventino grandi e vi asterreste per
questo dal maritarvi? No, figlie mie; io sono troppo infelice
per potervi giovare, perch la mano del Signore  stesa contro
di me. Allora esse alzarono la voce e piansero di nuovo; Orpa
baci la suocera e part, ma Rut non si stacc da lei.

Allora Noemi le disse: Ecco, tua cognata  tornata al suo
popolo e ai suoi dei, torna indietro anche tu, come tua
cognata. Ma Rut rispose: Non insistere con me perch ti
abbandoni e torni indietro senza di te, perch dove andrai tu
andr anch'io, dove ti fermerai mi fermer; il tuo popolo sar
il mio popolo e il tuo Dio sar il mio Dio; dove morirai tu,
morir anch'io e vi sar sepolta. Il Signore mi punisca come
vuole, se altra cosa che la morte mi separer da te.

Quando Noemi la vide cos decisa ad accompagnarla, cess di
insistere. Cos fecero il viaggio insieme fino a Betlemme.
Quando giunsero a Betlemme tutta la citt s'interess di loro.
Le donne dicevano: E' proprio Noemi!. Essa rispondeva: Non mi
chiamate Noemi, chiamatemi Mara, perch l'Onnipotente mi ha
tanto amareggiata! Io ero partita piena e il Signore mi fa
tornare vuota. Perch chiamarmi Noemi, quando il Signore si 
dichiarato contro di me e l'Onnipotente mi ha resa infelice?.
Cos Noemi torn con Rut, la Moabita, sua nuora, venuta dalle
campagne di Moab. Esse arrivarono a Betlemme quando si
cominciava a mietere l'orzo.





2.

Noemi aveva un parente del marito, uomo potente e ricco della
famiglia di Elimelech, che si chiamava Booz. Rut, la Moabita,
disse a Noemi: Lasciami andare per la campagna a spigolare
dietro a qualcuno agli occhi del quale avr trovato grazia. Le
rispose: Va', figlia mia. Rut and e si mise a spigolare nella
campagna dietro ai mietitori; per caso si trov nella parte
della campagna appartenente a Booz, che era della famiglia di
Elimelech. Ed ecco Booz arriv da Betlemme e disse ai mietitori:
Il Signore sia con voi!. Quelli gli risposero: Il Signore ti
benedica!.

Booz disse al suo servo, incaricato di sorvegliare i mietitori:
Di chi  questa giovane?. Il servo incaricato di sorvegliare i
mietitori rispose: E' una giovane moabita, quella che  tornata
con Noemi dalla campagna di Moab. Ha detto: Vorrei spigolare e
raccogliere dietro ai mietitori. E' venuta ed  rimasta in piedi
da stamattina fino ad ora; solo in questo momento si  un poco
seduta nella casa.

E Booz disse a Rut: Ascolta, figlia mia, non andare a spigolare
in un altro campo; non allontanarti di qui, ma rimani con le mie
giovani, tieni d'occhio il campo dove si miete e cammina dietro
a loro. Non ho forse ordinato ai miei giovani di non molestarti?
Quando avrai sete, va' a bere dagli orci ci che i giovani
avranno attinto. Allora Rut si prostr con la faccia a terra e
gli disse: Per qual motivo ho trovato grazia ai tuoi occhi,
cos che tu ti interessi di me che sono una straniera?.

Booz le rispose: Mi  stato riferito quanto hai fatto per tua
suocera dopo la morte di tuo marito e come hai abbandonato tuo
padre, tua madre e la tua patria per venire presso un popolo che
prima non conoscevi. Il Signore ti ripaghi quanto hai fatto e il
tuo salario sia pieno da parte del Signore, Dio d'Israele, sotto
le cui ali sei venuta a rifugiarti.

Essa gli disse: Possa io trovare grazia ai tuoi occhi, o mio
signore! Poich tu mi hai consolata e hai parlato al cuore della
tua serva, bench io non sia neppure come una delle tue
schiave. Poi, al momento del pasto, Booz le disse: Vieni,
mangia il pane e intingi il boccone nell'aceto. Essa si pose a
sedere accanto ai mietitori. Booz le pose davanti grano
abbrustolito; essa ne mangi a saziet e ne mise da parte gli
avanzi.

Poi si alz per tornare a spigolare e Booz diede quest'ordine ai
suoi servi: Lasciatela spigolare anche fra i covoni e non le
fate affronto; anzi, lasciate cadere apposta per lei spighe dai
mannelli; abbandonatele, perch essa le raccolga, e non
sgridatela.



Cos essa spigol nel campo fino alla sera; batt quello che
aveva raccolto e ne venne circa una quarantina di chili di orzo.
Se lo caric addosso, entr in citt e sua suocera vide ci che
essa aveva spigolato. Poi Rut tir fuori quello che era rimasto
del cibo e glielo diede.

La suocera le chiese: Dove hai spigolato oggi? Dove hai
lavorato? Benedetto colui che si  interessato di te!. Rut
rifer alla suocera presso chi aveva lavorato e disse: L'uomo
presso il quale ho lavorato oggi si chiama Booz. Noemi disse
alla nuora: Sia benedetto dal Signore, che non ha rinunciato
alla sua bont verso i vivi e verso i morti!. Aggiunse:
Quest'uomo  nostro parente stretto,  di quelli che hanno su
di noi il diritto di riscatto. Rut, la Moabita, disse: Mi ha
anche detto: Rimani insieme ai miei servi, finch abbiano finito
tutta la mia mietitura.

Noemi disse a Rut, sua nuora: E' bene, figlia mia, che tu vada
con le sue schiave e non ti esponga a sgarberie in un altro
campo. Essa rimase dunque con le schiave di Booz a spigolare,
sino alla fine della mietitura dell'orzo e del frumento.

Poi abit con la suocera.





3.

Noemi, sua suocera, le disse: Figlia mia, non devo forse io
cercarti una sistemazione, cos che tu sia felice? Ora Booz, con
le cui giovani tu sei stata, non  nostro parente? Ecco, questa
sera deve ventilare l'orzo sull'aia. Su dunque, profumati,
avvolgiti nel tuo manto e scendi all'aia, ma non ti far
riconoscere da lui, prima che egli abbia finito di mangiare e di
bere. Quando andr a dormire, osserva il luogo dove egli dorme;
poi va', alzagli la coperta dalla parte dei piedi e mettiti l a
giacere; ti dir lui ci che dovrai fare. Rut le rispose: Far
quanto dici. Scese all'aia e fece quanto la suocera le aveva
ordinato. Booz mangi, bevve e apr il cuore alla gioia; poi
and a dormire accanto al mucchio d'orzo. Allora essa venne pian
piano, gli alz la coperta dalla parte dei piedi e si coric.
Verso mezzanotte quell'uomo si svegli con un brivido, si guard
attorno ed ecco una donna gli giaceva ai piedi. Le disse: Chi
sei?. Rispose: Sono Rut, tua serva, stendi il lembo del tuo
mantello sulla tua serva, perch tu hai il diritto di riscatto.
Le disse: Sii benedetta dal Signore, figlia mia! Questo tuo
secondo atto di bont  migliore anche del primo, perch non sei
andata in cerca di uomini giovani, poveri o ricchi. Ora non
temere, figlia mia; io far per te quanto dici, perch tutti i
miei concittadini sanno che sei una donna virtuosa. Ora io sono
tuo parente, ma ce n' un altro che  parente pi stretto di me.
Passa qui la notte e domani mattina se quegli vorr sposarti, va
bene, ti prenda; ma se non gli piacer, ti prender io per la
vita del Signore! Sta' tranquilla fino al mattino.

Rimase coricata ai suoi piedi fino alla mattina.

Poi Booz si alz prima che un uomo possa distinguere un altro,
perch diceva: Nessuno sappia che questa donna  venuta
sull'aia!.

Poi aggiunse: Apri il mantello che hai addosso e tienilo con le
due mani. Essa lo tenne ed egli vi vers dentro sei misure
d'orzo e glielo pose sulle spalle. Rut rientr in citt e venne
dalla suocera, che le disse: Come  andata, figlia mia?. Essa
le raccont quanto quell'uomo aveva fatto per lei. Aggiunse: Mi
ha anche dato sei misure di orzo, perch mi ha detto: Non devi
tornare da tua suocera mani vuote.

Noemi disse: Sta' quieta, figlia mia, finch tu sappia come la
cosa si concluder; certo quest'uomo non si dar pace finch non
abbia concluso oggi stesso questa faccenda.





4.

Intanto Booz venne alla porta della citt e vi si sedette. Ed
ecco passare colui che aveva il diritto di riscatto e del quale
Booz aveva parlato. Booz gli disse: Tu, quel tale, vieni e
siediti qui!. Quello si avvicin e sedette. Poi Booz scelse
dieci uomini fra gli anziani della citt e disse loro: Sedete
qui. Quelli sedettero. Allora Booz disse a colui che aveva il
diritto di riscatto: Il campo che apparteneva al nostro
fratello Elimelech, lo mette in vendita Noemi, che  tornata
dalla campagna di Moab. Ho pensato bene di informartene e dirti:
Fanne acquisto alla presenza delle persone qui sedute e alla
presenza degli anziani del mio popolo. Se vuoi acquistarlo con
diritto di riscatto, acquistalo, ma se non vuoi acquistarlo,
dichiaramelo, che io lo sappia, perch nessuno fuori di te ha il
diritto di riscatto e dopo di te vengo io. Quegli rispose: Io
intendo acquistarlo. Allora Booz disse: Quando acquisterai il
campo dalla mano di Noemi nell'atto stesso tu acquisterai anche
Rut, la Moabita, moglie del defunto, per assicurare il nome del
defunto sulla sua eredit. Colui che aveva il diritto di
riscatto rispose: Io non posso acquistare con il diritto di
riscatto, altrimenti danneggerei la mia propria eredit;
subentra tu nel mio diritto, perch io non posso valermene. Una
volta in Israele esisteva questa usanza relativa al diritto del
riscatto o della permuta, per convalidare ogni atto: uno si
toglieva il sandalo e lo dava all'altro, era questo il modo di
attestare in Israele. Cos chi aveva il diritto di riscatto
disse a Booz: Acquista tu il mio diritto di riscatto, si tolse
il sandalo e glielo diede.

Allora Booz disse agli anziani e a tutto il popolo: Voi siete
oggi testimoni che io ho acquistato dalle mani di Noemi quanto
apparteneva a Elimelech, a Chilion e a Maclon, e che ho anche
preso in moglie Rut, la Moabita, gi moglie di Maclon, per
assicurare il nome del defunto sulla sua eredit e perch il
nome del defunto non scompaia tra i suoi fratelli e alla porta
della sua citt. Voi ne siete oggi testimoni.

Tutto il popolo che si trovava alla porta rispose: Ne siamo
testimoni. Gli anziani aggiunsero: Il Signore renda la donna,
che entra in casa tua come Rachele e Lia, le due donne che
fondarono la casa d'Israele.

Procurati ricchezze in Efrata,

fatti un nome in Betlemme!

La tua casa sia come la casa di Perez, che Tamar partor a
Giuda, grazie alla posterit che il Signore ti dar da questa
giovane!.



Cos Booz prese Rut, che divenne sua moglie. Egli si un a lei e
il Signore le accord di concepire: essa partor un figlio. E le
donne dicevano a Noemi: Benedetto il Signore, il quale oggi non
ti ha fatto mancare un riscattatore perch il nome del defunto
si perpetuasse in Israele! Egli sar il tuo consolatore e il
sostegno della tua vecchiaia, perch lo ha partorito tua nuora
che ti ama e che vale per te pi di sette figli. Noemi prese il
bambino e se lo pose in grembo e gli fu nutrice. E le vicine
dissero: E' nato un figlio a Noemi!. Essa lo chiam Obed: egli
fu il padre di Iesse, padre di Davide.



Questa  la discendenza di Perez: Perez gener Chezron; Chezron
gener Ram; Ram gener Amminadab; Amminadab gener Nacson;
Nacson gener Salmon; Salmon gener Booz; Booz gener Obed; Obed
gener Iesse e Iesse gener Davide.





1 SAMUELE.





1.

C'era un uomo di Ramataim, uno Zufita delle montagne di Efraim
chiamato Elkana, figlio di Ierocam, figlio di Eliau, figlio di
Tocu, figlio di Zuf, l'Efraimita. Aveva due mogli, l'una
chiamata Anna, l'altra Peninna. Peninna aveva figli mentre Anna
non ne aveva. Quest'uomo andava ogni anno dalla sua citt per
adorare e per sacrificare al Signore degli eserciti in Silo,
dove stavano i due figli di Eli, Ofni e Finees, sacerdoti del
Signore.

Un giorno Elkana offr il sacrificio. Ora egli aveva l'abitudine
di dare alla moglie Peninna e a tutti i figli e le figlie di lei
le loro parti. Ad Anna invece dava una parte sola; ma egli amava
Anna sebbene il Signore ne avesse reso sterile il grembo. La sua
rivale per giunta l'affliggeva con durezza a causa della sua
umiliazione perch il Signore aveva reso sterile il suo grembo.
Cos succedeva ogni anno: tutte le volte che salivano alla casa
del Signore, quella la mortificava. Anna dunque si mise a
piangere e non voleva prendere cibo. Elkana suo marito le disse:
Anna, perch piangi? Perch non mangi? Perch  triste il tuo
cuore? Non sono forse io per te meglio di dieci figli?. Anna,
dopo aver mangiato e bevuto in Silo, si alz e and a
presentarsi al Signore. In quel momento il sacerdote Eli stava
sul sedile davanti a uno stipite del tempio del Signore. Essa
era afflitta e innalz la preghiera al Signore, piangendo
amaramente. Poi fece questo voto: Signore degli eserciti, se
vorrai considerare la miseria della tua schiava e ricordarti di
me, se non dimenticherai la tua schiava e darai alla tua schiava
un figlio maschio, io lo offrir al Signore per tutti i giorni
della sua vita e il rasoio non passera sul suo capo. Mentre
essa prolungava la preghiera davanti al Signore, Eli stava
osservando la sua bocca. Anna pregava in cuor suo e si muovevano
soltanto le labbra, ma la voce non si udiva, perci Eli la
ritenne ubriaca. Le disse Eli: Fino a quando rimarrai ubriaca?
Smaltisci il vino che hai bevuto!. Anna rispose: No, mio
signore, io sono una donna affranta e non ho bevuto n vino n
altra bevanda inebriante, ma sto solo sfogando il mio cuore
davanti al Signore. Non considerare la tua serva una donna
iniqua poich finora mi ha fatto parlare l'eccesso del mio
dolore e della mia amarezza. Allora Eli le rispose: Va' in
pace e il Dio d'Israele ascolti la domanda che gli hai fatto.
Essa replic: Possa la tua serva trovare grazia ai tuoi occhi.
Poi la donna se ne and per la sua via, mangi e il suo volto
non fu pi come prima. Il mattino dopo si alzarono e dopo
essersi prostrati davanti al Signore tornarono a casa in Rama.

Elkana si un a sua moglie e il Signore si ricord di lei. Cos
al finir dell'anno Anna concep e partor un figlio e lo chiam
Samuele. Perch  -  diceva  -  dal Signore l'ho impetrato.
Quando poi Elkana and con tutta la famiglia a offrire il
sacrificio di ogni anno al Signore e a soddisfare il voto, Anna
non and, perch diceva al marito: Non verr, finch il bambino
non sia divezzato e io possa condurlo a vedere il volto del
Signore; poi rester l per sempre.

Le rispose Elkana suo marito: Fa' pure quanto ti sembra meglio;
rimani finch tu l'abbia divezzato, soltanto adempia il Signore
la tua parola. La donna rimase e allatt il figlio, finch
l'ebbe divezzato. Dopo averlo divezzato and con lui, portando
un giovenco di tre anni, un'"efa" di farina e un otre di vino e
venne alla casa del Signore a Silo e il fanciullo era con loro.
Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli e Anna
disse: Ti prego, mio signore. Per la tua vita, signor mio, io
sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il
Signore. Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha
concesso la grazia che gli ho chiesto. Perci anch'io lo do in
cambio al Signore: per tutti i giorni della sua vita egli 
ceduto al Signore. E si prostrarono l davanti al Signore.





2.

Allora Anna preg:

Il mio cuore esulta nel Signore,

la mia fronte s'innalza grazie al mio Dio.

Si apre la mia bocca contro i miei nemici,

perch io godo del beneficio che mi hai concesso.

Non c' santo come il Signore,

non c' rocca come il nostro Dio.

Non moltiplicate i discorsi superbi,

dalla vostra bocca non esca arroganza;

perch il Signore  il Dio che sa tutto

e le sue opere sono rette.

L'arco dei forti si  spezzato,

ma i deboli sono rivestiti di vigore.

I sazi sono andati a giornata per un pane,

mentre gli affamati han cessato di faticare.

La sterile ha partorito sette volte

e la ricca di figli  sfiorita.

Il Signore fa morire e fa vivere,

scendere agli inferi e risalire.

Il Signore rende povero e arricchisce,

abbassa ed esalta.

Solleva dalla polvere il misero,

innalza il povero dalle immondizie,

per farli sedere con i capi del popolo,

e assegnare loro un seggio di gloria.

Perch al Signore appartengono i cardini della terra

e su di essi fa poggiare il mondo.

Sui passi dei giusti egli veglia,

ma gli empi svaniscono nelle tenebre.

Certo non prevarr l'uomo malgrado la sua forza.

Il Signore... saranno abbattuti i suoi avversari!

L'Altissimo tuoner dal cielo.

Il Signore giudicher gli estremi confini della terra;

dar forza al suo re,

elever la potenza del suo Messia.

Poi Elkana torn a Rama, a casa sua, e il fanciullo rimase a
servire il Signore alla presenza del sacerdote Eli.



Ora i figli di Eli erano uomini depravati, non tenevano in alcun
conto il Signore, n la retta condotta dei sacerdoti verso il
popolo. Quando uno si presentava a offrire il sacrificio, veniva
il servo del sacerdote mentre la carne cuoceva, con in mano un
forchettone a tre denti, e lo introduceva nella pentola o nella
marmitta o nel tegame o nella caldaia e tutto ci che il
forchettone tirava su il sacerdote lo teneva per s. Cos
facevano con tutti gli Israeliti che venivano l a Silo. Inoltre
prima che fosse bruciato il grasso, veniva il servo del
sacerdote e diceva a chi offriva il sacrificio: Dammi la carne
da arrostire per il sacerdote, perch non vuole avere da te
carne cotta, ma cruda. Se quegli rispondeva Si bruci prima il
grasso, poi prenderai quanto vorrai, replicava: No, me la devi
dare ora, altrimenti la prender con la forza. Cos il peccato
di quei giovani era molto grande davanti al Signore perch
disonoravano l'offerta del Signore.

Samuele prestava servizio davanti al Signore per quanto lo
poteva un fanciullo e andava cinto di "efod" di lino. Sua madre
gli preparava una piccola veste e gliela portava ogni anno,
quando andava con il marito a offrire il sacrificio annuale. Eli
allora benediceva Elkana e sua moglie ed esclamava: Ti conceda
il Signore altra prole da questa donna per il prestito che essa
ha fatto al Signore. Essi tornarono a casa e il Signore visit
Anna, che partor ancora tre figli e due figlie. Frattanto il
fanciullo Samuele cresceva presso il Signore.

Eli era molto vecchio e gli veniva all'orecchio quanto i suoi
figli facevano a tutto Israele e come essi si univano alle donne
che prestavano servizio all'ingresso della tenda del convegno.
Perci disse loro: Perch dunque fate tali cose? Io sento
infatti da parte di tutto il popolo le vostre azioni empie! No,
figli, non  bene ci che io odo di voi, che cio sviate il
popolo del Signore.

Se un uomo pecca contro un altro uomo,

Dio potr intervenire in suo favore,

ma se l'uomo pecca contro il Signore,

chi potr intercedere per lui?.

Ma non ascoltarono la voce del padre, perch il Signore aveva
deciso di farli morire. Invece il giovane Samuele andava
crescendo in statura e in bont davanti al Signore e agli uomini.

Un giorno venne un uomo di Dio da Eli e gli disse: Cos dice il
Signore: Non mi sono forse rivelato alla casa di tuo padre,
mentre erano in Egitto, in casa del faraone? Non l'ho scelto da
tutte le trib d'Israele come mio sacerdote, perch salga
l'altare, bruci l'incenso e porti l'"efod" davanti a me? Alla
casa di tuo padre ho anche assegnato tutti i sacrifici consumati
dal fuoco, offerti dagli Israeliti. Perch dunque avete
calpestato i miei sacrifici e le mie offerte che io ho ordinato
per sempre e tu hai avuto maggior riguardo ai tuoi figli che a
me e vi siete pasciuti in tal modo con le primizie di ogni
offerta di Israele mio popolo? Ecco dunque l'oracolo del
Signore, Dio d'Israele: Avevo promesso alla tua casa e alla casa
di tuo padre che avrebbero sempre camminato alla mia presenza.
Ma ora  -  oracolo del Signore  -  non sia mai! Perch chi mi
onorer anch'io l'onorer, chi mi disprezzer sar oggetto di
disprezzo. Ecco, verranno giorni in cui io taglier via il tuo
braccio e il braccio della casa di tuo padre, s che non ci sia
pi un anziano nella tua casa. Guarderai sempre angustiato tutto
il bene che far a Israele, mentre non si trover mai pi un
anziano nella tua casa. Qualcuno dei tuoi tuttavia non lo
strapper dal mio altare, perch ti si consumino gli occhi e si
strazi il tuo animo: ma chiunque sar nato dalla tua famiglia
morir per la spada degli uomini. Sar per te un segno quello
che avverr ai tuoi due figli, a Ofni e Finees: nello stesso
giorno moriranno tutti e due. Dopo, far sorgere al mio servizio
un sacerdote fedele che agir secondo il mio cuore e il mio
desiderio. Io gli dar una casa stabile e camminer alla mia
presenza, come mio consacrato per sempre. Chiunque sar
superstite nella tua casa, andr a prostrarsi davanti a lui per
una monetina d'argento e per un pezzo di pane e dir: Ammettimi
a qualunque ufficio sacerdotale, perch possa mangiare un tozzo
di pane.





3.

Il giovane Samuele continuava a servire il Signore sotto la
guida di Eli. La parola del Signore era rara in quei giorni, le
visioni non erano frequenti. In questo tempo Eli stava riposando
in casa, perch i suoi occhi cominciavano a indebolirsi e non
riusciva pi a vedere. La lampada di Dio non era ancora spenta e
Samuele era coricato nel tempio del Signore, dove si trovava
l'arca di Dio. Allora il Signore chiam: Samuele! e quegli
rispose: Eccomi, poi corse da Eli e gli disse: Mi hai
chiamato, eccomi!. Eli rispose: Non ti ho chiamato, torna a
dormire!.

Torn e si mise a dormire. Ma il Signore chiam di nuovo:
Samuele! e Samuele, alzatosi, corse da Eli dicendo: Mi hai
chiamato, eccomi!. Ma quegli rispose di nuovo: Non ti ho
chiamato, figlio mio, torna a dormire!. In realt Samuele fino
allora non aveva ancora conosciuto il Signore, n gli era stata
ancora rivelata la parola del Signore.

Il Signore torn a chiamare: Samuele! per la terza volta;
questi si alz ancora e corse da Eli dicendo: Mi hai chiamato,
eccomi!.

Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovinetto. Eli
disse a Samuele: Vattene a dormire, e, se ti chiamer ancora,
dirai: Parla, Signore, perch il tuo servo ti ascolta. Samuele
and a coricarsi al suo posto. Venne il Signore, stette di nuovo
accanto a lui e lo chiam ancora come le altre volte: Samuele,
Samuele!. Samuele rispose subito: Parla, perch il tuo servo
ti ascolta. Allora il Signore disse a Samuele: Ecco, io sto
per fare in Israele una cosa tale che chiunque udr ne avr
storditi gli orecchi. In quel giorno attuer contro Eli quanto
ho pronunziato riguardo alla sua casa, da cima a fondo. Gli ho
annunziato che io avrei fatto vendetta della casa di lui per
sempre, perch sapeva che i suoi figli disonoravano Dio e non li
ha puniti.

Per questo io giuro contro la casa di Eli: non sar mai espiata
l'iniquit della casa di Eli n con i sacrifici n con le
offerte!.

Samuele si coric fino al mattino, poi apr i battenti della
casa del Signore. Samuele per non osava manifestare la visione
a Eli.

Eli chiam Samuele e gli disse: Samuele, figlio mio. Rispose:
Eccomi. Prosegu: Che discorso ti ha fatto? Non tenermi
nascosto nulla. Cos Dio agisca con te e anche peggio, se mi
nasconderai una sola parola di quanto ti ha detto. Allora
Samuele gli svel tutto e non tenne nascosto nulla. Eli disse:
Egli  il Signore! Faccia ci che a lui pare bene.

Samuele acquist autorit poich il Signore era con lui, n
lasci andare a vuoto una sola delle sue parole. Perci tutto
Israele, da Dan fino a Bersabea, seppe che Samuele era stato
costituito profeta del Signore. In seguito il Signore si mostr
altre volte a Samuele, dopo che si era rivelato a Samuele in
Silo, e la parola di Samuele giunse a tutto Israele come parola
del Signore. Eli era assai vecchio e i suoi figli andavano
peggiorando la loro condotta davanti al Signore.





4.

In quei giorni i Filistei si radunarono per combattere contro
Israele. Allora Israele scese in campo a dar battaglia ai
Filistei. Essi si accamparono presso Eben-Ezer mentre i Filistei
s'erano accampati in Afek. I Filistei si schierarono per
attaccare Israele e la battaglia divamp, ma Israele ebbe la
peggio di fronte ai Filistei e caddero sul campo, delle loro
schiere, circa quattromila uomini.

Quando il popolo fu rientrato nell'accampamento, gli anziani
d'Israele si chiesero: Perch ci ha percossi oggi il Signore di
fronte ai Filistei? Andiamo a prenderci l'arca del Signore a
Silo, perch venga in mezzo a noi e ci liberi dalle mani dei
nostri nemici. Il popolo mand subito a Silo a prelevare l'arca
del Dio degli eserciti che siede sui cherubini: c'erano con
l'arca di Dio i due figli di Eli, Ofni e Finees. Non appena
l'arca del Signore giunse all'accampamento, gli Israeliti
elevarono un urlo cos forte che ne trem la terra. Anche i
Filistei udirono l'eco di quell'urlo e dissero: Che significa
il risuonare di quest'urlo cos forte nell'accampamento degli
Ebrei?. Poi vennero a sapere che era arrivata nel loro campo
l'arca del Signore. I Filistei ne ebbero timore e si dicevano:
E' venuto il loro Dio nel campo!, ed esclamavano: Guai a noi,
perch non  stato cos n ieri n prima. Guai a noi! Chi ci
liberer dalle mani di queste divinit cos potenti? Queste
divinit hanno colpito con ogni piaga l'Egitto nel deserto.
Risvegliate il coraggio e siate uomini, o Filistei, altrimenti
sarete schiavi degli Ebrei, come essi sono stati vostri schiavi.
Siate uomini dunque e combattete!. Quindi i Filistei
attaccarono battaglia, Israele fu sconfitto e ciascuno fu
costretto a fuggire nella sua tenda. La strage fu molto grande:
dalla parte di Israele caddero tremila fanti. In pi l'arca di
Dio fu presa e i due figli di Eli, Ofni e Finees, morirono.

Uno della trib di Beniamino fugg dalle file e venne a Silo il
giorno stesso, con le vesti stracciate e polvere sul capo.
Mentre giungeva, ecco Eli stava sul sedile presso la porta e
scrutava la strada di Mizpa, perch aveva il cuore in ansia per
l'arca di Dio. Venne dunque l'uomo e diede l'annuncio in citt e
tutta la citt alz lamenti. Eli, sentendo il rumore delle
grida, si chiese: Che sar questo grido di tumulto?. Intanto
l'uomo si avanz in gran fretta e narr a Eli ogni cosa. Eli era
vecchio di novantotto anni, aveva gli occhi irrigiditi e non
poteva pi vedere. Disse dunque quell'uomo a Eli: Sono giunto
dal campo. Sono fuggito oggi dalle schiere dei combattenti. Eli
domand: Che  dunque accaduto, figlio mio?. Rispose il
messaggero: Israele  fuggito davanti ai Filistei e nel popolo
c' stata grande strage; inoltre i tuoi due figli Ofni e Finees
sono morti e l'arca di Dio  stata presa!.

Appena ebbe accennato all'arca di Dio, Eli cadde all'indietro
dal sedile sul lato della porta, batt la nuca e mor perch era
vecchio e pesante. Egli aveva giudicato Israele per
quarant'anni. La nuora di lui, moglie di Finees, incinta e
prossima al parto, quando sent la notizia che era stata presa
l'arca di Dio e che erano morti il suocero e il marito, si
accasci e partor, colta dalle doglie. Mentre era sul punto di
morire, le dicevano quelle che le stavano attorno: Non temere,
hai partorito un figlio. Ma essa non rispose e non ne fece
caso. Ma chiam il bambino Icabod, cio: Se n' andata lungi da
Israele la gloria! riferendosi alla cattura dell'arca di Dio e
al suocero e al marito. La donna disse: Se n' andata lungi da
Israele la gloria perch era stata presa l'arca di Dio.





5.

I Filistei, catturata l'arca di Dio, la portarono da Eben-Ezer
ad Asdod. I Filistei poi presero l'arca di Dio e la introdussero
nel tempio di Dagon. Il giorno dopo i cittadini di Asdod si
alzarono ed ecco Dagon giacere con la faccia a terra davanti
all'arca del Signore; essi presero Dagon e lo rimisero al suo
posto. Si alzarono il giorno dopo di buon mattino ed ecco Dagon
con la faccia a terra davanti all'arca del Signore mentre il
capo di Dagon e le palme delle mani giacevano staccate sulla
soglia; solo il tronco era rimasto a Dagon. A ricordo di ci i
sacerdoti di Dagon e quanti entrano nel tempio di Dagon in Asdod
non calpestano la soglia fino ad oggi. Allora incominci a
pesare la mano del Signore sugli abitanti di Asdod, li devast e
li colp con bubboni, Asdod e il suo territorio. I cittadini di
Asdod, vedendo che le cose si mettevano in tal modo, dissero:
Non rimanga con noi l'arca del Dio d'Israele, perch la sua
mano  troppo pesante contro Dagon nostro dio!. Allora, fatti
radunare presso di loro tutti i principi dei Filistei, dissero:
Che cosa si deve fare dell'arca del Dio d'Israele?. Dissero:
Si porti a Gat l'arca del Dio d'Israele. E portarono a Gat
l'arca del Dio d'Israele. Ma ecco, dopo che l'ebbero
trasportata, la mano del Signore si fece sentire sulla citt con
terrore molto grande, colpendo gli abitanti della citt dal pi
piccolo al pi grande e provocando loro bubboni. Allora
mandarono l'arca di Dio ad Accaron; ma all'arrivo dell'arca di
Dio ad Accaron, i cittadini protestarono: Mi hanno portato qui
l'arca del Dio d'Israele, per far morire me e il mio popolo!.
Fatti perci radunare tutti i capi dei Filistei, dissero:
Mandate via l'arca del Dio d'Israele!. Infatti si era diffuso
un terrore mortale in tutta la citt, perch la mano di Dio era
molto pesante. Quelli che non morivano erano colpiti da bubboni
e i lamenti della citt salivano al cielo.





6.

Rimase l'arca del Signore nel territorio dei Filistei sette
mesi. Poi i Filistei convocarono i sacerdoti e gli indovini
dissero: Che dobbiamo fare dell'arca del Signore? Indicateci il
modo di rimandarla alla sua sede. Risposero: Se intendete
rimandare l'arca del Dio d'Israele, non rimandatela vuota, ma
pagate un tributo in ammenda della vostra colpa. Allora
guarirete e vi sar noto perch non si  ritirata da voi la sua
mano. Chiesero: Quale riparazione dobbiamo pagarle?.
Risposero: Secondo il numero dei capi dei Filistei, cinque
bubboni d'oro e cinque topi d'oro, perch unico  stato il
flagello per tutto il popolo e per i vostri capi. Fate dunque
immagini dei vostri bubboni e immagini dei vostri topi che
infestano la terra e datele in omaggio al Dio d'Israele,
sperando che sia tolto il peso della sua mano da voi, dal vostro
dio e dal vostro paese. Perch ostinarvi come si sono ostinati
gli Egiziani e il faraone? Dopo essere stati colpiti dai
flagelli, non li lasciarono forse andare, cosicch essi
partirono? Dunque fate un carro nuovo, poi prendete due vacche
allattanti sulle quali non sia mai stato posto il giogo e
attaccate queste vacche al carro, togliendo loro i vitelli e
riconducendoli alla stalla. Quindi prendete l'arca del Signore,
collocatela sul carro e ponete gli oggetti d'oro che dovete
pagarle in riparazione in una cesta appesa di fianco. Poi fatela
partire e lasciate che se ne vada. E state a vedere: se salir a
Bet-Semes per la via che porta al suo territorio, essa ci ha
provocato tutti questi mali cos grandi; se no, sapremo che non
ci ha colpiti la sua mano, ma per puro caso abbiamo avuto questo
incidente. Quegli uomini fecero in tal modo. Presero due vacche
allattanti, le attaccarono al carro e chiusero nella stalla i
loro vitelli. Quindi collocarono l'arca del Signore sul carro
con la cesta e i topi d'oro e le immagini dei bubboni. Le vacche
andarono diritte per la strada di Bet-Semes, percorrendo sicure
una sola via e muggendo continuamente, ma non piegando n a
destra n a sinistra. I capi dei Filistei le seguirono sino al
confine con Bet-Semes.

Gli abitanti di Bet-Semes stavano facendo la mietitura del grano
nella pianura. Alzando gli occhi, scorsero l'arca ed esultarono
a quella vista. Il carro giunse al campo di Giosu di Bet-Semes
e si ferm l dove era una grossa pietra. Allora fecero a pezzi
i legni del carro e offrirono le vacche in olocausto al Signore.
I leviti avevano tolto l'arca del Signore e la cesta che vi era
appesa, nella quale stavano gli oggetti d'oro, e l'avevano posta
sulla grossa pietra. In quel giorno gli uomini di Bet-Semes
offrirono olocausti e immolarono vittime al Signore. I cinque
capi dei Filistei stettero ad osservare, poi tornarono il giorno
stesso ad Accaron. Sono questi i bubboni d'oro che i Filistei
pagarono in ammenda al Signore: uno per Asdod, uno per Gaza, uno
per Ascalon, uno per Gat, uno per Accaron. Invece i topi d'oro
erano pari al numero delle citt filistee appartenenti ai cinque
capi, dalle fortezze sino ai villaggi di campagna. A
testimonianza di tutto ci rimane oggi nel campo di Giosu a
Bet-Semes la grossa pietra, sulla quale avevano deposto l'arca
del Signore.

Ma il Signore percosse gli uomini di Bet-Semes, perch avevano
guardato l'arca del Signore; colp nel popolo settanta persone
su cinquantamila e il popolo fu in lutto perch il Signore aveva
inflitto alla loro gente questo grave castigo. Gli uomini di
Bet-Semes allora esclamarono: Chi mai potr stare alla presenza
del Signore, questo Dio cos santo? La manderemo via da noi; ma
da chi?. Perci inviarono messaggeri agli abitanti di
Kiriat-Iearim con questa ambasciata: I Filistei hanno
ricondotto l'arca del Signore. Scendete e portatela presso di
voi.





7.

Gli abitanti di Kiriat-Iearim scesero a prendere l'arca del
Signore e la introdussero nella casa di Abinadab sulla collina;
consacrarono suo figlio Eleazaro perch custodisse l'arca del
Signore .



Erano trascorsi molti giorni da quando era stata collocata
l'arca a Kiriat-Iearim, erano passati venti anni, quando tutta
la casa d'Israele alz grida di lamento verso il Signore. Allora
Samuele si rivolse a tutta la casa d'Israele dicendo: Se 
proprio di tutto cuore che voi tornate al Signore, eliminate da
voi tutti gli dei stranieri e le Astarti; fate in modo che il
vostro cuore sia indirizzato al Signore e servite lui, lui solo,
ed egli vi liberer dalla mano dei Filistei. Subito gli
Israeliti eliminarono i Baal e le Astarti e servirono solo il
Signore. Disse poi Samuele: Radunate tutto Israele a Mizpa,
perch voglio pregare il Signore per voi. Si radunarono
pertanto in Mizpa, attinsero acqua, la sparsero davanti al
Signore e digiunarono in quel giorno, dicendo: Abbiamo peccato
contro il Signore!. A Mizpa Samuele fu giudice degli Israeliti.
Udirono anche i Filistei che gli Israeliti si erano radunati a
Mizpa e i capi filistei mossero contro Israele. Quando gli
Israeliti lo seppero, ebbero paura dei Filistei. Dissero allora
gli Israeliti a Samuele: Non cessare di supplicare per noi il
Signore Dio nostro perch ci liberi dalle mani dei Filistei.
Samuele prese un agnello da latte e lo offr tutto intero in
olocausto al Signore; lo stesso Samuele alz grida al Signore
per Israele e il Signore lo esaud.

Mentre Samuele offriva l'olocausto, i Filistei si accostarono in
ordine di battaglia a Israele; ma in quel giorno il Signore
tuon con voce potente contro i Filistei, li disperse ed essi
furono sconfitti davanti a Israele. Gli Israeliti uscirono da
Mizpa per inseguire i Filistei e li batterono fin sotto Bet-Car.
Samuele prese allora una pietra e la pose tra Mizpa e Iesana e
la chiam Eben-Ezer, dicendo: Fin qui ci ha soccorso il
Signore. Cos i Filistei furono umiliati e non invasero pi il
territorio d'Israele: la mano del Signore fu contro i Filistei
per tutto il periodo di Samuele. Tornarono anche in possesso
d'Israele le citt che i Filistei avevano sottratto agli
Israeliti, da Accaron a Gat: Israele liber il loro territorio
dal dominio dei Filistei. Ci fu anche pace tra Israele e
l'Amorreo.

Samuele fu giudice d'Israele per tutto il tempo della sua vita.
Ogni anno egli compiva il giro di Betel, Galgala e Mizpa,
esercitando l'ufficio di giudice d'Israele in tutte queste
localit. Poi ritornava a Rama, perch l era la sua casa e
anche l giudicava Israele. In quel luogo costru anche un
altare al Signore.





[Saul].

8.

Quando Samuele fu vecchio, stabil giudici di Israele i suoi
figli. Il primogenito si chiamava Ioel, il secondogenito Abia;
esercitavano l'ufficio di giudici a Bersabea. I figli di lui
per non camminavano sulle sue orme, perch deviavano dietro il
lucro, accettavano regali e sovvertivano il giudizio. Si
radunarono allora tutti gli anziani d'Israele e andarono da
Samuele a Rama.

Gli dissero: Tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non ricalcano
le tue orme. Stabilisci quindi per noi un re che ci governi,
come avviene per tutti i popoli.

Agli occhi di Samuele la proposta era cattiva perch avevano
detto: Dacci un re che ci governi. Perci Samuele preg il
Signore. Il Signore rispose a Samuele: Ascolta la voce del
popolo per quanto ti ha detto, perch costoro non hanno
rigettato te, ma hanno rigettato me, perch io non regni pi su
di essi. Come si sono comportati dal giorno in cui li ho fatti
uscire dall'Egitto fino ad oggi, abbandonando me per seguire
altri dei, cos intendono fare a te. Ascolta pure la loro
richiesta, per annunzia loro chiaramente le pretese del re che
regner su di loro.

Samuele rifer tutte le parole del Signore al popolo che gli
aveva chiesto un re.

Disse loro: Queste saranno le pretese del re che regner su di
voi: Prender i vostri figli per destinarli ai suoi carri e ai
suoi cavalli, li far correre davanti al suo cocchio, li far
capi di migliaia e capi di cinquantine; li costringer ad arare
i suoi campi, a mietere le sue messi, ad apprestargli armi per
le sue battaglie e attrezzature per i suoi carri.

Prender anche le vostre figlie per farle sue profumiere e
cuoche e fornaie. Si far pure consegnare i vostri campi, le
vostre vigne, i vostri oliveti pi belli e li regaler ai suoi
ministri. Sulle vostre sementi e sulle vostre vigne prender le
decime e le dar ai suoi consiglieri e ai suoi ministri.

Vi sequestrer gli schiavi e le schiave, i vostri armenti
migliori e i vostri asini e li adoperer nei suoi lavori.
Metter la decima sui vostri greggi e voi stessi diventerete
suoi schiavi. Allora griderete a causa del re che avrete voluto
eleggere, ma il Signore non vi ascolter.

Il popolo non diede retta a Samuele e rifiut di ascoltare la
sua voce, ma grid: No, ci sia un re su di noi.

Saremo anche noi come tutti i popoli; il nostro re ci far da
giudice, uscir alla nostra testa e combatter le nostre
battaglie. Samuele ascolt tutti i discorsi del popolo e li
rifer all'orecchio del Signore.

Rispose il Signore a Samuele: Ascoltali; regni pure un re su di
loro. Samuele disse agli Israeliti: Ciascuno torni alla sua
citt!.





9.

C'era un uomo della trib di Beniamino, chiamato Kis, figlio di
Abiel, figlio di Zeror figlio di Becorat, figlio di Afiach,
figlio di un Beniaminita: un prode. Costui aveva un figlio
chiamato Saul, alto e bello: non c'era nessuno pi bello di lui
tra gli Israeliti; superava dalla spalla in su chiunque altro
del popolo. Ora le asine di Kis, padre di Saul, si smarrirono e
Kis disse al figlio Saul: Su, prendi con te uno dei servi e
parti subito in cerca delle asine. I due attraversarono le
montagne di Efraim, passarono al paese di Salisa, ma non le
trovarono. Si recarono allora nel paese di Saalim, ma non
c'erano; poi percorsero il territorio di Beniamino e anche qui
non le trovarono. Quando arrivarono nel paese di Zuf, Saul disse
al compagno che era con lui: Su, torniamo indietro, perch non
vorrei che mio padre avesse smesso di pensare alle asine e ora
fosse preoccupato di noi.

Gli rispose: Ecco, in questa citt c' un uomo di Dio, tenuto
in molta considerazione: quanto egli dice, di certo si avvera.
Ebbene, andiamoci! Forse ci indicher la via che dobbiamo
battere. Rispose Saul: S, andiamo! Ma che daremo a
quell'uomo? Il pane nelle nostre sporte  finito e non abbiamo
alcun dono da portare all'uomo di Dio; infatti, che abbiamo?.
Ma il servo rispondendo a Saul soggiunse: Guarda, mi sono
trovato in mano un quarto di siclo d'argento. Dallo all'uomo di
Dio e ci indicher la nostra via.

In passato in Israele, quando uno andava a consultare Dio,
diceva: Su, andiamo dal veggente, perch quello che oggi si
dice profeta allora si diceva veggente.

Disse dunque Saul al servo: Hai detto bene; su, andiamo e si
diressero alla citt dove era l'uomo di Dio.



Mentre essi salivano il pendio della citt, trovarono ragazze
che uscivano ad attingere acqua e chiesero loro: E' qui il
veggente?. Quelle risposero dicendo: S, c'; ecco, vi ha
preceduto di poco: ora, proprio ora  rientrato in citt, perch
oggi il popolo celebra un sacrificio sull'altura. Entrando in
citt lo troverete subito, prima che salga all'altura per il
banchetto, perch il popolo non si mette a mangiare, finch egli
non sia arrivato; egli infatti deve benedire la vittima, e dopo
gli invitati mangiano. Presto, salite e lo troverete subito.

Salirono dunque alla citt. Mentre essi giungevano in mezzo alla
porta ecco, Samuele usciva in direzione opposta per salire
all'altura. Il Signore aveva detto all'orecchio di Samuele un
giorno prima che giungesse Saul: Domani a quest'ora ti mander
un uomo della terra di Beniamino e tu lo ungerai come capo del
mio popolo Israele. Egli liberer il mio popolo dalle mani dei
Filistei, perch io ho guardato il mio popolo, essendo giunto
fino a me il suo grido.

Quando Samuele vide Saul, il Signore gli rivel: Ecco l'uomo di
cui ti ho parlato, costui avr potere sul mio popolo.

Saul si accost a Samuele in mezzo alla porta e gli chiese:
Vuoi indicarmi la casa del veggente?. Samuele rispose a Saul:
Sono io il veggente. Precedimi su all'altura. Oggi voi due
mangerete con me. Ti congeder domani mattina e ti manifester
quanto penso; riguardo poi alle tue asine smarrite tre giorni
fa, non stare in pensiero, perch sono state ritrovate. A chi
del resto appartiene il meglio d'Israele, se non a te e a tutta
la casa di tuo padre?. Rispose Saul: Non sono io forse un
Beniaminita della pi piccola trib d'Israele? E la mia famiglia
non  forse la pi piccola fra tutte le famiglie della trib di
Beniamino? Perch hai voluto farmi questo discorso?. Ma Samuele
prese Saul e il suo servo e li fece entrare nella sala e assegn
loro il posto a capo degli invitati che erano una trentina.
Quindi Samuele disse al cuoco: Portami la porzione che ti avevo
dato dicendoti: Conservala presso di te. Il cuoco port la
coscia e la coda e la pose davanti a Saul mentre Samuele diceva:
Ecco, ci che  avanzato ti  posto davanti, mangia perch
proprio per te  stato serbato perch lo mangiassi con gli
invitati. Cos quel giorno Saul mangi con Samuele.

Scesero poi dall'altura in citt fu allestito un giaciglio per
Saul sulla terrazza ed egli vi si coric. Al sorgere dell'aurora
Samuele chiam Saul che era sulla terrazza, dicendo: Alzati
perch devo congedarti. Saul si alz e i due, cio lui e
Samuele, uscirono. Quando furono scesi alla periferia della
citt, Samuele disse a Saul: Ordina al servo che ci oltrepassi
e vada avanti e il servo pass oltre. Tu fermati un momento,
perch io ti faccia intendere la parola di Dio.





10.

Samuele prese allora l'ampolla dell'olio e gliela vers sulla
testa, poi lo baci dicendo: Ecco: il Signore ti ha unto capo
sopra Israele suo popolo. Tu avrai potere sul popolo del Signore
e tu lo libererai dalle mani dei nemici che gli stanno intorno.
Questo sar per te il segno che proprio il Signore ti ha unto
capo sulla sua casa: oggi, quando sarai partito da me, troverai
due uomini presso il sepolcro di Rachele sul confine con
Beniamino in Zelzach. Essi ti diranno: Sono state ritrovate le
asine che sei andato a cercare. Ecco, tuo padre non bada pi
alla faccenda delle asine, ma  preoccupato di voi e va dicendo:
Che devo fare per mio figlio? Passerai in fretta di l e andrai
oltre; quando arriverai alla quercia del Tabor, ci troverai tre
uomini in viaggio per salire a Dio in Betel: uno porter tre
capretti, l'altro porter tre pani rotondi, il terzo porter un
otre di vino. Ti domanderanno se stai bene e ti daranno due
pani, che tu prenderai dalle loro mani. Giungerai poi a Gabaa di
Dio, dove c' una guarnigione di Filistei e, mentre entrerai in
citt, incontrerai un gruppo di profeti che scenderanno
dall'altura preceduti da arpe, timpani, flauti e cetre, in atto
di fare i profeti. Lo spirito del Signore investir anche te e
ti metterai a fare il profeta insieme con loro e sarai
trasformato in un altro uomo. Quando questi segni che ti
riguardano saranno accaduti, farai come vorrai, perch Dio sar
con te. Tu poi scenderai a Galgala precedendomi. Io scender in
seguito presso di te per offrire olocausti e immolare sacrifici
di comunione. Sette giorni aspetterai, finch io verr a te e ti
indicher quello che dovrai fare.



Ed ecco, quando quegli ebbe voltato le spalle per partire da
Samuele, Dio gli mut il cuore e tutti questi segni si
verificarono il giorno stesso. I due arrivarono l a Gabaa ed
ecco, mentre una schiera di profeti avanzava di fronte a loro,
lo spirito di Dio lo invest e si mise a fare il profeta in
mezzo a loro.

Allora quanti lo avevano conosciuto prima, vedendolo d'un tratto
fare il profeta con i profeti, si dissero l'un l'altro fra la
gente: Che  accaduto al figlio di Kis? E' dunque anche Saul
tra i profeti?. Uno del luogo disse: E chi  il loro padre?.
Per questo pass in proverbio l'espressione: E' dunque anche
Saul tra i profeti?. Quando ebbe terminato di profetare and
sull'altura. Lo zio di Saul chiese poi a lui e al suo servo:
Dove siete andati?. Rispose: A cercare le asine e, vedendo
che non c'erano, ci siamo recati da Samuele. Lo zio di Saul
soggiunse: Suvvia, raccontami quello che vi ha detto Samuele.
Saul rispose allo zio: Ci ha assicurati che le asine erano
state ritrovate. Ma non gli rifer il discorso del regno, che
gli aveva tenuto Samuele.



Samuele radun il popolo davanti a Dio in Mizpa e disse a tutti
gli Israeliti: Dice il Signore Dio d'Israele: Io ho fatto
uscire Israele dall'Egitto e l'ho liberato dalla mano degli
Egiziani e dalla mano di tutti i regni che vi opprimevano. Ma
voi oggi avete ripudiato il vostro Dio, il quale solo vi salva
da tutti i vostri mali e da tutte le angosce. E avete detto: No,
costituisci un re sopra di noi! Ora presentatevi a Dio distinti
per trib e per famiglie. Samuele fece accostare ogni trib
d'Israele e fu sorteggiata la trib di Beniamino. Fece poi
accostare la trib di Beniamino distinta per famiglie e fu
sorteggiata la famiglia di Matri. Fece allora venire la famiglia
di Matri per singoli individui e fu sorteggiato Saul figlio di
Kis. Si misero a cercarlo ma non si riusc a trovarlo. Allora
consultarono di nuovo il Signore: E' venuto qui l'uomo o no?.
Rispose il Signore: Eccolo nascosto in mezzo ai bagagli.
Corsero a prenderlo di l e fu presentato al popolo: egli
sopravanzava dalla spalla in su tutto il popolo. Samuele disse a
tutta la folla: Vedete dunque che l'ha proprio eletto il
Signore, perch non c' nessuno in tutto il popolo come lui.
Tutto il popolo proruppe in un grido: Viva il re!. Samuele
espose a tutto il popolo i diritti del regno e li scrisse in un
libro che deposit davanti al Signore. Poi Samuele conged tutto
il popolo perch andasse ognuno a casa sua. Anche Saul torn a
casa in Gabaa e con lui si accompagnarono uomini valenti ai
quali Dio aveva toccato il cuore. Ma altri, individui
spregevoli, dissero: Potr forse salvarci costui?. Cos lo
disprezzarono e non vollero portargli alcun dono.





11.

Circa un mese dopo, Nacas l'Ammonita si mosse e pose il campo
contro Iabes di Galaad. Tutti i cittadini di Iabes di Galaad
dissero allora a Nacas: Vieni a patti con noi e ti saremo
sudditi. Rispose loro Nacas l'Ammonita: A queste condizioni mi
alleer con voi: possa io cavare a tutti voi l'occhio destro e
porre tale gesto a sfregio di tutto Israele. Di nuovo chiesero
gli anziani di Iabes: Lasciaci sette giorni per inviare
messaggeri in tutto il territorio d'Israele. Se nessuno verr a
salvarci, usciremo incontro a te. I messaggeri arrivarono a
Gabaa di Saul e riferirono quelle parole davanti al popolo e
tutto il popolo lev la voce e pianse. Ora ecco Saul veniva
dalla campagna dietro l'armento. Chiese dunque Saul: Che ha il
popolo da piangere?. Riferirono a lui le parole degli uomini di
Iabes. Lo spirito di Dio invest allora Saul ed egli, appena
udite quelle parole, si irrit molto. Poi prese un paio di buoi,
li fece a pezzi e ne invi in tutto il territorio d'Israele
mediante messaggeri con questo proclama: Se qualcuno non uscir
dietro Saul e dietro Samuele, la stessa cosa avverr dei suoi
buoi. Si sparse lo spavento del Signore nel popolo e si mossero
come un sol uomo. Saul li pass in rassegna a Bezek e
risultarono trecentomila Israeliti e trentamila di Giuda.
Dissero allora ai messaggeri che erano giunti: Direte ai
cittadini di Iabes di Galaad: Domani, quando il sole comincer a
scaldare, avverr la vostra salvezza.

I messaggeri partirono e riferirono agli uomini di Iabes, che ne
ebbero grande gioia. Allora gli uomini di Iabes diedero risposta
a Nacas: Domani usciremo incontro a voi e ci farete quanto
sembrer bene ai vostri occhi. Il giorno dopo Saul divise il
grosso in tre schiere e irruppe in mezzo al campo nemico sul far
del mattino; batterono gli Ammoniti finch il giorno si fece
caldo. Quelli che scamparono furono dispersi talmente che non ne
rimasero due insieme. Il popolo allora disse a Samuele: Chi ha
detto: Dovr forse regnare Saul su di noi? Consegnaci costoro e
li faremo morire. Ma Saul disse: Oggi non si deve far morire
nessuno, perch in questo giorno il Signore ha operato una
liberazione in Israele. Samuele ordin al popolo: Su, andiamo
a Galgala: l inaugureremo il regno. Tutto il popolo si port a
Galgala e l davanti al Signore in Galgala riconobbero Saul come
re; qui ancora offrirono sacrifici di comunione davanti al
Signore e qui fecero grande festa Saul e tutti gli Israeliti.





12.

Allora Samuele disse a tutto Israele: Ecco, ho ascoltato la
vostra voce in tutto quello che mi avete chiesto e ho costituito
su di voi un re. Da questo momento ecco il re procede davanti a
voi. Quanto a me, sono diventato vecchio e canuto e i miei figli
eccoli tra di voi. Io ho vissuto dalla mia giovinezza fino ad
oggi sotto i vostri occhi. Eccomi, pronunciatevi a mio riguardo
alla presenza del Signore e del suo consacrato. A chi ho portato
via il bue? A chi ho portato via l'asino? Chi ho trattato con
prepotenza? A chi ho fatto offesa? Da chi ho accettato un regalo
per chiudere gli occhi a suo riguardo? Sono qui a restituire!.
Risposero: Non ci hai trattato con prepotenza, n ci hai fatto
offesa, n hai preso nulla da nessuno. Egli aggiunse loro: E'
testimonio il Signore contro di voi ed  testimonio oggi il suo
consacrato, che non trovate niente in mano mia?. Risposero:
S,  testimonio.

Allora Samuele disse al popolo: E' testimonio il Signore che ha
stabilito Mos e Aronne e che ha fatto uscire i vostri padri dal
paese d'Egitto.

Ora state qui raccolti e io voglio discutere con voi davanti al
Signore a causa di tutti i benefici che il Signore ha operato
con voi e con i vostri padri. Quando Giacobbe and in Egitto e
gli Egiziani li oppressero e i vostri padri gridarono al
Signore, il Signore mand loro Mos e Aronne che li fecero
uscire dall'Egitto e li ricondussero in questo luogo. Ma poich
avevano dimenticato il Signore loro Dio, li abbandon in potere
di Sisara capo dell'esercito di Azor e in potere dei Filistei e
in potere del re di Moab, che mossero loro guerra. Essi
gridarono al Signore: Abbiamo peccato, perch abbiamo
abbandonato il Signore e abbiamo servito i Baal e le Astarti! Ma
ora liberaci dalle mani dei nostri nemici e serviremo te. Allora
il Signore vi mand Ierub-Baal e Barak e Iefte e Samuele e vi
liber dalle mani dei nemici che vi circondavano e siete tornati
a vita tranquilla. Eppure quando avete visto che Nacas re degli
Ammoniti muoveva contro di voi, mi avete detto: No, vogliamo che
un re regni sopra di noi, mentre il Signore vostro Dio  vostro
re. Ora eccovi il re che avete scelto e che avevate chiesto.
Vedete che il Signore ha costituito un re sopra di voi. Dunque
se temerete il Signore, se lo servirete e ascolterete la sua
voce e non sarete ribelli alla parola del Signore, voi e il re
che regna su di voi vivrete con il Signore vostro Dio. Se invece
non ascolterete la voce del Signore e sarete ribelli alla sua
parola, la mano del Signore peser su di voi, come pes sui
vostri padri.

Ora state attenti e osservate questa grande cosa che il Signore
vuole operare sotto i vostri occhi. Non  forse questo il tempo
della mietitura del grano? Ma io grider al Signore ed Egli
mander tuoni e pioggia. Cosi vi persuaderete e constaterete che
grande  il peccato che avete fatto davanti al Signore chiedendo
un re per voi. Samuele allora invoc il Signore e il Signore
mand subito tuoni e pioggia in quel giorno. Tutto il popolo fu
preso da grande timore del Signore e di Samuele.

Tutto il popolo perci disse a Samuele: Prega il Signore tuo
Dio per noi tuoi servi che non abbiamo a morire, perch abbiamo
aggiunto a tutti i nostri errori il peccato di aver chiesto per
noi un re.

Samuele rispose al popolo: Non temete: voi avete fatto tutto
questo male, ma almeno in seguito non allontanatevi dal Signore,
anzi servite lui, il Signore, con tutto il cuore. Non
allontanatevi per seguire vanit che non possono giovare n
salvare, perch appunto sono vanit. Certo il Signore non
abbandoner il suo popolo, per riguardo al suo nome che 
grande, perch il Signore ha cominciato a fare di voi il suo
popolo. Quanto a me, non sia mai che io pecchi contro il
Signore, tralasciando di supplicare per voi e di indicarvi la
via buona e retta. Vogliate soltanto temere il Signore e
servirlo fedelmente con tutto il cuore, perch dovete ben
riconoscere le grandi cose che ha operato con voi. Se invece
vorrete fare il male, voi e il vostro re sarete spazzati via.





13.

Saul aveva trent'anni quando cominci a regnare e regn
vent'anni su Israele... Egli si scelse tremila uomini da
Israele: duemila stavano con Saul in Micmas e sul monte di Betel
e mille stavano con Gionata a Gabaa di Beniamino; rimand invece
il resto del popolo ciascuno alla sua tenda. Allora Gionata
sconfisse la guarnigione dei Filistei che era in Gabaa e i
Filistei lo seppero subito. Ma Saul suon la tromba in tutta la
regione gridando: Ascoltino gli Ebrei!. Tutto Israele ud e
corse la voce: Saul ha battuto la guarnigione dei Filistei e
ormai Israele s' urtato con i Filistei. Il popolo si radun
dietro Saul a Galgala. Anche i Filistei si radunarono per
combattere Israele, con tremila carri e seimila cavalieri e una
moltitudine numerosa come la sabbia che  sulla spiaggia del
mare. Cos si mossero e posero il campo a Micmas a oriente di
Bet-Aven. Quando gli Israeliti si accorsero di essere in
difficolt perch erano stretti dal nemico, cominciarono a
nascondersi in massa nelle grotte, nelle macchie, fra le rocce,
nelle fosse e nelle cisterne. Alcuni Ebrei passarono oltre il
Giordano nella terra di Gad e Galaad.

Saul restava in Galgala e tutto il popolo che stava con lui era
impaurito. Aspett tuttavia sette giorni secondo il tempo
fissato da Samuele. Ma Samuele non arrivava a Galgala e il
popolo si disperdeva lontano da lui. Allora Saul diede ordine:
Preparatemi l'olocausto e i sacrifici di comunione. Quindi
offr l'olocausto. Ed ecco, appena ebbe finito di offrire
l'olocausto, giunse Samuele e Saul gli usc incontro per
salutarlo. Samuele disse subito: Che hai fatto?. Saul rispose:
Vedendo che il popolo si disperdeva lontano da me e tu non
venivi al termine dei giorni fissati mentre i Filistei si
addensavano in Micmas, ho detto: Ora scenderanno i Filistei
contro di me in Galgala mentre io non ho ancora placato il
Signore. Perci mi sono fatto ardito e ho offerto l'olocausto.
Rispose Samuele a Saul: Hai agito da stolto, non osservando il
comando che il Signore tuo Dio ti aveva imposto, perch in
questa occasione il Signore avrebbe reso stabile il tuo regno su
Israele per sempre. Ora invece il tuo regno non durer. Il
Signore si  gi scelto un uomo secondo il suo cuore e lo
costituir capo del suo popolo, perch tu non hai osservato
quanto ti aveva comandato il Signore. Samuele poi si alz e
sal da Galgala per andarsene per la sua strada. Il resto del
popolo sal dietro a Saul incontro ai guerrieri e vennero da
Galgala a Gabaa di Beniamino; Saul cont la gente che era
rimasta con lui: erano seicento uomini.



Saul e Gionata e la gente rimasta con loro stavano a Gabaa di
Beniamino e i Filistei erano accampati in Micmas.
Dall'accampamento filisteo usc una pattuglia d'assalto divisa
in tre schiere: una si diresse sulla via di Ofra verso il paese
di Saul; un'altra si diresse sulla via di Bet-Oron, la terza
schiera si diresse sulla via del confine che sovrasta la valle
di Zeboim verso il deserto. Allora non si trovava un fabbro in
tutto il paese d'Israele: Perch  -  dicevano i Filistei  - 
gli Ebrei non fabbrichino spade o lance. Cos gli Israeliti
dovevano sempre scendere dai Filistei per affilare chi il
vomere, chi la zappa, chi la scure o la falce. L'affilatura
costava due terzi di siclo per i vomeri e le zappe e un terzo
l'affilatura delle scuri e dei pungoli. Nel giorno della
battaglia, in tutta la gente che stava con Saul e Gionata, non
si trov in mano ad alcuno n spada n lancia. Si pot averne
solo per Saul e suo figlio Gionata. Intanto una guarnigione di
Filistei era uscita verso il passo di Micmas.





14.

Un giorno Gionata, figlio di Saul, disse al suo scudiero: Su
vieni, portiamoci fino all'appostamento dei Filistei che sta qui
di fronte. Ma non disse nulla a suo padre. Saul se ne stava al
limitare di Gabaa sotto il melograno che si trova in Migron; la
sua gente era di circa seicento uomini. Achia figlio di Achitub
fratello di Icabod, figlio di Finees, figlio di Eli, sacerdote
del Signore in Silo, portava l'"efod" e il popolo non sapeva che
Gionata era andato. Tra i varchi per i quali Gionata cercava di
passare, puntando sull'appostamento dei Filistei, c'era una
sporgenza rocciosa da una parte e una sporgenza rocciosa
dall'altra parte: una si chiamava Bozez, l'altra Sene. Una delle
rocce sporgenti era di fronte a Micmas a settentrione, l'altra
era di fronte a Gabaa a meridione. Gionata disse allo scudiero:
Su, vieni, passiamo all'appostamento di questi non circoncisi;
forse il Signore ci aiuter, perch non  difficile per il
Signore salvare con molti o con pochi. Lo scudiero gli rispose:
Fa' quanto hai in animo. Avvati e va'! Eccomi con te: come il
tuo cuore, cos  il mio. Allora Gionata disse: Ecco, noi
passeremo verso questi uomini e ci mostreremo loro. Se ci
diranno: Fermatevi finch veniamo a raggiungervi, restiamo in
basso e non saliamo da loro. Se invece ci diranno: Venite su da
noi!, saliamo, perch il Signore ce li ha messi nelle mani e
questo sar per noi il segno. Quindi i due si lasciarono
scorgere dall'appostamento filisteo e i Filistei dissero: Ecco
gli Ebrei che escono dalle caverne dove si erano nascosti. Poi
gli uomini della guarnigione dissero a Gionata e al suo
scudiero: Salite da noi, che abbiamo qualche cosa da dirvi!.
Gionata allora disse al suo scudiero: Sali dopo di me, perch
il Signore li ha messi nelle mani di Israele. Gionata saliva
aiutandosi con le mani e con i piedi e lo scudiero lo seguiva;
quelli cadevano davanti a Gionata e, dietro, lo scudiero li
finiva. Questa fu la prima strage nella quale Gionata e il suo
scudiero colpirono una ventina di uomini, in circa mezzo iugero
di campo. Si sparse cos il terrore nell'accampamento, nella
regione e in tutto il popolo. Anche la guarnigione e i suoi
uomini d'assalto furono atterriti e la terra trem e ci fu un
terrore divino.

Le vedette di Saul che stavano in Gabaa di Beniamino guardarono
e videro la moltitudine che fuggiva qua e l. Allora Saul ordin
alla gente che era con lui: Su, cercate e indagate chi sia
partito da noi. Cercarono ed ecco non c'erano n Gionata n il
suo scudiero. Saul disse ad Achia: Avvicina l'"efod"!  -  egli
infatti allora portava l'"efod" davanti agli Israeliti  -.
Mentre Saul parlava al sacerdote, il tumulto che era sorto nel
campo filisteo andava propagandosi e crescendo. Saul disse al
sacerdote: Ritira la mano. A loro volta Saul e la gente che
era con lui alzarono grida e mossero all'attacco, ma ecco
trovarono che la spada dell'uno si rivolgeva contro l'altro in
una confusione molto grande. Anche quegli Ebrei che erano con i
Filistei da qualche tempo, e che erano saliti con loro
all'accampamento, si voltarono, per mettersi con Israele che era
l con Saul e Gionata. Inoltre anche tutti gli Israeliti che si
erano nascosti sulle montagne di Efraim, quando seppero che i
Filistei erano in fuga, si unirono a inseguirli e batterli. Cos
il Signore in quel giorno salv Israele e la battaglia si estese
fino a Bet-Aven.

Gli Israeliti erano sfiniti in quel giorno e Saul impose questo
giuramento a tutto il popolo: Maledetto chiunque guster cibo
prima di sera, prima che io mi sia vendicato dei miei nemici. E
nessuno del popolo gust cibo.

Tutta la gente pass per una selva dove c'erano favi di miele
sul suolo. Il popolo pass per la selva dove si vedeva colare il
miele, ma nessuno stese la mano e la port alla bocca, perch il
popolo temeva il giuramento. Ma Gionata non aveva saputo che suo
padre aveva fatto giurare il popolo, quindi allung la punta del
bastone che teneva in mano e la intinse nel favo di miele, poi
riport la mano alla bocca e i suoi occhi si rischiararono. Uno
del gruppo s'affrett a dire: Tuo padre ha fatto fare questo
solenne giuramento al popolo: Maledetto chiunque toccher cibo
quest'oggi!, sebbene il popolo fosse sfinito. Rispose Gionata:
Mio padre vuole rovinare il paese! Guardate come si sono
rischiarati i miei occhi, perch ho gustato un po' di questo
miele. Dunque se il popolo avesse mangiato oggi qualche cosa dei
viveri presi ai nemici, quanto maggiore sarebbe stata ora la
rotta dei Filistei!. In quel giorno percossero i Filistei da
Micmas fino ad Aialon e il popolo era sfinito. Quelli del popolo
si gettarono sulla preda e presero pecore, buoi e vitelli e li
macellarono e li mangiarono con il sangue. La cosa fu annunziata
a Saul: Ecco il popolo pecca contro il Signore, mangiando con
il sangue. Rispose: Avete prevaricato! Rotolate subito qui una
grande pietra. Allora Saul soggiunse: Passate tra il popolo e
dite a tutti: Ognuno conduca qua il suo bue e il suo montone e
li macelli su questa pietra, poi mangiatene; cos non peccherete
contro il Signore, mangiando le carni con il sangue. In quella
notte ogni uomo del popolo condusse a mano ci che aveva e l lo
macell. Saul innalz un altare al Signore. Fu questo il primo
altare che egli edific al Signore. Quindi Saul disse:
Scendiamo dietro i Filistei questa notte stessa e deprediamoli
fino al mattino e non lasciamo scampare uno solo di loro. Gli
risposero: Fa' quanto ti sembra bene. Ma il sacerdote disse:
Accostiamoci qui a Dio. Saul dunque interrog Dio: Devo
scendere dietro i Filistei? Li consegnerai in mano di Israele?.
Ma quel giorno non gli rispose. Allora Saul disse: Accostatevi
qui voi tutti capi del popolo. Cercate ed esaminate da chi sia
stato commesso oggi il peccato, perch per la vita del Signore
salvatore d'Israele certamente costui morir, anche se si tratta
di Gionata mio figlio. Ma nessuno del popolo gli rispose.
Perci disse a tutto Israele: Voi state da una parte: io e mio
figlio Gionata staremo dall'altra. Il popolo rispose a Saul:
Fa' quanto ti sembra bene. Saul parl al Signore: Dio
d'Israele, fa' conoscere l'innocente. Furono designati Gionata
e Saul e il popolo rest libero. Saul soggiunse: Tirate a sorte
tra me e mio figlio Gionata. Fu sorteggiato Gionata. Saul disse
a Gionata: Narrami quello che hai fatto. Gionata raccont:
Realmente ho assaggiato un po' di miele con la punta del
bastone che avevo in mano. Ecco, morir. Saul disse: Faccia
Dio a me questo e anche di peggio, se non andrai a morte,
Gionata!. Ma il popolo disse a Saul: Dovr forse morire
Gionata che ha ottenuto questa grande vittoria in Israele? Non
sia mai! Per la vita del Signore, non cadr a terra un capello
del suo capo, perch in questo giorno egli ha agito con Dio.
Cos il popolo salv Gionata che non fu messo a morte. Saul
cess dall'inseguire i Filistei e questi raggiunsero il loro
paese.



Saul si assicur il regno su Israele e mosse contro tutti i
nemici all'intorno: contro Moab e gli Ammoniti, contro Edom e i
re di Zoba e i Filistei e dovunque si volgeva aveva successo.
Comp imprese brillanti, batt gli Amaleciti e liber Israele
dalle mani degli oppressori. Figli di Saul furono Gionata,
Isbaal e Malkisua; le sue due figlie si chiamavano Merab la
maggiore e Mikal la pi piccola. La moglie di Saul si chiamava
Achinoam, figlia di Achimaaz. Il capo delle sue milizie si
chiamava Abner figlio di Ner, zio di Saul. Kis padre di Saul e
Ner padre di Abner erano figli di Abiel. Durante tutto il tempo
di Saul ci fu guerra aperta con i Filistei; se Saul scorgeva un
uomo valente o un giovane coraggioso, lo prendeva al suo seguito.





15.

[Altra versione della colpa di Saul].

Samuele disse a Saul: Il Signore ha inviato me per consacrarti
re sopra Israele suo popolo. Ora ascolta la voce del Signore.
Cos dice il Signore degli eserciti: Ho considerato ci che ha
fatto Amalek a Israele, ci che gli ha fatto per via, quando
usciva dall'Egitto. Va' dunque e colpisci Amalek e vota allo
sterminio quanto gli appartiene, non lasciarti prendere da
compassione per lui, ma uccidi uomini e donne, bambini e
lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini. Saul convoc il
popolo e pass in rassegna le truppe in Telaim: erano
duecentomila fanti e diecimila uomini di Giuda. Saul venne alla
citt di Amalek e tese un'imboscata nella valle. Disse inoltre
Saul ai Keniti: Andate via, ritiratevi dagli Amaleciti prima
che vi travolga insieme con loro, poich avete usato benevolenza
con tutti gli Israeliti, quando uscivano dall'Egitto. I Keniti
si ritirarono da Amalek. Saul colp Amalek da Avila procedendo
verso Sur, che  di fronte all'Egitto. Egli prese vivo Agag, re
di Amalek, e pass a fil di spada tutto il popolo. Ma Saul e il
popolo risparmiarono Agag e il meglio del bestiame minuto e
grosso, gli animali grassi e gli agnelli, cio tutto il meglio,
e non vollero sterminarli; invece votarono allo sterminio tutto
il bestiame scadente e patito. Allora fu rivolta a Samuele
questa parola del Signore: Mi pento di aver costituito Saul re,
perch si  allontanato da me e non ha messo in pratica la mia
parola. Samuele rimase turbato e alz grida al Signore tutta la
notte.

Al mattino presto Samuele si alz per andare incontro a Saul, ma
fu annunziato a Samuele: Saul  andato a Carmel, ed ecco si 
fatto costruire un trofeo, poi  tornato passando altrove ed 
sceso a Galgala. Samuele raggiunse Saul e Saul gli disse:
Benedetto tu davanti al Signore; ho eseguito gli ordini del
Signore. Rispose Samuele: Ma che  questo belare di pecore,
che mi giunge all'orecchio, e questi muggiti d'armento che
odo?. Disse Saul: Li hanno condotti qui dagli Amaleciti, come
il meglio del bestiame grosso e minuto, che il popolo ha
risparmiato per sacrificarli al Signore, tuo Dio. Il resto
l'abbiamo votato allo sterminio. Rispose Samuele a Saul:
Basta! Lascia che ti annunzi ci che il Signore mi ha rivelato
questa notte. E Saul gli disse: Parla!. Samuele cominci:
Non sei tu capo delle trib di Israele, bench piccolo ai tuoi
stessi occhi? Non ti ha forse il Signore consacrato re
d'Israele? Il Signore ti aveva mandato per una spedizione e
aveva detto: Va', vota allo sterminio quei peccatori di
Amaleciti, combattili finch non li avrai distrutti. Perch
dunque non hai ascoltato la voce del Signore e ti sei attaccato
al bottino e hai fatto il male agli occhi del Signore?. Saul
insist con Samuele: Ma io ho obbedito alla parola del Signore,
ho fatto la spedizione che il Signore mi ha ordinato, ho
condotto Agag re di Amalek e ho sterminato gli Amaleciti. Il
popolo poi ha preso dal bottino pecore e armenti, primizie di
ci che  votato allo sterminio per sacrificare al Signore tuo
Dio in Galgala. Samuele esclam:

Il Signore forse gradisce gli olocausti e i sacrifici

come obbedire alla voce del Signore?

Ecco, l'obbedire  meglio del sacrificio,

l'essere docili  pi del grasso degli arieti.

Poich peccato di divinazione  la ribellione,

e iniquit e "terafim" l'insubordinazione.

Perch hai rigettato la parola del Signore,

Egli ti ha rigettato come re.

Saul disse allora a Samuele: Ho peccato per avere trasgredito
il comando del Signore e i tuoi ordini, mentre ho temuto il
popolo e ho ascoltato la sua voce. Ma ora perdona il mio peccato
e ritorna con me, perch mi prostri al Signore. Ma Samuele
rispose a Saul: Non posso ritornare con te, perch tu stesso
hai rigettato la parola del Signore e il Signore ti ha rigettato
perch tu non sia pi re sopra Israele. Samuele si volt per
andarsene ma Saul gli afferr un lembo del mantello, che si
strapp. Samuele gli disse: Il Signore ha strappato da te il
regno d'Israele e l'ha dato a un altro migliore di te. D'altra
parte la Gloria d'Israele non mentisce n pu ricredersi, perch
Egli non  uomo per ricredersi. Saul disse: Ho peccato s, ma
onorami davanti agli anziani del mio popolo e davanti a Israele;
ritorna con me perch mi prostri al Signore tuo Dio. Samuele
ritorn con Saul e questi si prostr al Signore. Poi Samuele
disse: Conducetemi Agag, re di Amalek. Agag avanz verso di
lui tutto tremante, dicendo:

Certo  passata l'amarezza della morte!.

Samuele l'apostrof:

Come la tua spada ha privato di figli le donne, cos tra le
donne sar privata di figli tua madre.

E Samuele trafisse Agag davanti al Signore in Galgala. Samuele
and quindi a Rama e Saul sal a casa sua a Gabaa di Saul. N
Samuele torn a rivedere Saul fino al giorno della sua morte, ma
Samuele piangeva per Saul, perch il Signore si era pentito di
aver fatto regnare Saul su Israele.





[Saul e Davide: nel racconto si intrecciano due diverse versioni
dell'entrata di Davide nella cerchia di Saul].

16.

E il Signore re disse a Samuele: Fino a quando piangerai su
Saul, mentre io l'ho ripudiato perch non regni su Israele?
Riempi di olio il tuo corno e parti. Ti ordino di andare da
Iesse il Betlemmita, perch tra i suoi figli mi sono scelto un
re. Samuele rispose: Come posso andare? Saul lo verr a sapere
e mi uccider. Il Signore soggiunse: Prenderai con te una
giovenca e dirai: Sono venuto per sacrificare al Signore.
Inviterai quindi Iesse al sacrificio. Allora io ti indicher
quello che dovrai fare e tu ungerai colui che io ti dir.
Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato e venne a
Betlemme; gli anziani della citt gli vennero incontro
trepidanti e gli chiesero: E' di buon augurio la tua venuta?.
Rispose: E' di buon augurio. Sono venuto per sacrificare al
Signore. Provvedete a purificarvi, poi venite con me al
sacrificio. Fece purificare anche Iesse e i suoi figli e li
invit al sacrificio. Quando furono entrati, egli osserv Eliab
e chiese: E' forse davanti al Signore il tuo consacrato?. Il
Signore rispose a Samuele: Non guardare al suo aspetto n
all'imponenza della sua statura. Io l'ho scartato, perch io non
guardo ci che guarda l'uomo. L'uomo guarda l'apparenza, il
Signore guarda il cuore. Iesse fece allora venire Abinadab e lo
present a Samuele, ma questi disse: Nemmeno su costui cade la
scelta del Signore. Iesse fece passare Samma e quegli disse:
Nemmeno su costui cade la scelta del Signore. Iesse present a
Samuele i suoi sette figli e Samuele ripet a Iesse: Il Signore
non ha scelto nessuno di questi. Samuele chiese a Iesse: Sono
qui tutti i giovani?. Rispose Iesse: Rimane ancora il pi
piccolo che ora sta a pascolare il gregge. Samuele ordin a
Iesse: Manda a prenderlo, perch non ci metteremo a tavola
prima che egli sia venuto qui. Lo mand a chiamare e lo fece
venire. Era fulvo, con begli occhi e gentile di aspetto. Disse
il Signore: Alzati e ungilo:  lui!. Samuele prese il corno
dell'olio e lo consacr con l'unzione in mezzo ai suoi fratelli,
e lo spirito del Signore si pos su Davide da quel giorno in
poi. Samuele si alz e torn a Rama.



Lo spirito del Signore si era ritirato da Saul ed egli veniva
atterrito da uno spirito cattivo, da parte del Signore. Allora i
servi di Saul gli dissero: Vedi, un cattivo spirito sovrumano
ti turba. Comandi il signor nostro ai ministri che gli stanno
intorno e noi cercheremo un uomo abile a suonare la cetra.
Quando il sovrumano spirito cattivo ti investir, quegli metter
mano alla cetra e ti sentirai meglio. Saul rispose ai ministri:
Ebbene, cercatemi un uomo che suoni bene e fatelo venire da
me. Rispose uno dei giovani: Ecco, ho visto il figlio di Iesse
il Betlemmita: egli sa suonare ed  forte e coraggioso, abile
nelle armi, saggio di parole, di bell'aspetto e il Signore  con
lui.

Saul mand messaggeri a Iesse con quest'invito: Mandami Davide
tuo figlio, quello che sta con il gregge.

Iesse prepar un asino e provvide pane e un otre di vino e un
capretto, affid tutto a Davide suo figlio e lo invi a Saul.
Davide giunse da Saul e cominci a stare alla sua presenza. Saul
gli si affezion molto e Davide divenne suo scudiero. E Saul
mand a dire a Iesse: Rimanga Davide con me, perch ha trovato
grazia ai miei occhi. Quando dunque lo spirito sovrumano
investiva Saul, Davide prendeva in mano la cetra e suonava: Saul
si calmava e si sentiva meglio e lo spirito cattivo si ritirava
da lui.





17.

I Filistei radunarono di nuovo l'esercito per la guerra e si
ammassarono a Soco di Giuda e si accamparono tra Soco e Azeka, a
Efes-Dammim. Anche Saul e gli Israeliti si radunarono e si
accamparono nella valle del Terebinto e si schierarono a
battaglia di fronte ai Filistei. I Filistei stavano sul monte da
una parte e Israele sul monte dall'altra parte e in mezzo c'era
la valle.

Dall'accampamento dei Filistei usc un campione, chiamato Golia,
di Gat; era alto sei cubiti e un palmo. Aveva in testa un elmo
di bronzo ed era rivestito di una corazza a piastre, il cui peso
era di cinquemila sicli di bronzo. Portava alle gambe schinieri
di bronzo e un giavellotto di bronzo tra le spalle. L'asta della
sua lancia era come un subbio di tessitori e la lama dell'asta
pesava seicento sicli di ferro; davanti a lui avanzava il suo
scudiero. Egli si ferm davanti alle schiere d'Israele e grid
loro: Perch siete usciti e vi siete schierati a battaglia? Non
sono io Filisteo e voi servi di Saul? Scegliete un uomo tra di
voi che scenda contro di me. Se sar capace di combattere con me
e mi abbatter, noi saremo vostri schiavi. Se invece prevarr io
su di lui e lo abbatter, sarete voi nostri schiavi e sarete
soggetti a noi. Il Filisteo aggiungeva: Io ho lanciato oggi
una sfida alle schiere d'Israele. Datemi un uomo e combatteremo
insieme. Saul e tutto Israele udirono le parole del Filisteo;
ne rimasero colpiti ed ebbero grande paura.



Davide era figlio di un Efratita da Betlemme di Giuda chiamato
Iesse, che aveva otto figli. Al tempo di Saul, quest'uomo era
anziano e avanti negli anni. I tre figli maggiori di Iesse erano
andati con Saul in guerra. Di questi tre figli, che erano andati
in guerra, il maggiore si chiamava Eliab, il secondo Abinadab,
il terzo Samma. Davide era ancora giovane quando i tre maggiori
erano partiti dietro Saul. Egli andava e veniva dal seguito di
Saul e badava al gregge di suo padre in Betlemme.

Il Filisteo avanzava mattina e sera; continu per quaranta
giorni a presentarsi. Ora Iesse disse a Davide suo figlio:
Prendi su per i tuoi fratelli questa misura di grano tostato e
questi dieci pani e portali in fretta ai tuoi fratelli
nell'accampamento. Al capo di migliaia porterai invece queste
dieci forme di cacio. Informati della salute dei tuoi fratelli e
prendi la loro paga. Saul con essi e tutto l'esercito di Israele
sono nella valle del Terebinto a combattere contro i Filistei.
Davide si alz di buon mattino: lasci il gregge alla cura di un
guardiano, prese la roba e part come gli aveva ordinato Iesse.
Arriv all'accampamento quando le truppe uscivano per schierarsi
e lanciavano il grido di guerra. Si disposero in ordine Israele
e i Filistei: schiera contro schiera. Davide si tolse il
fardello e l'affid al custode dei bagagli, poi corse tra le
file e domand ai suoi fratelli se stavano bene. Mentre egli
parlava con loro, ecco il campione, chiamato Golia, il Filisteo
di Gat usc dalle schiere filistee e torn a dire le sue solite
parole e Davide le intese. Tutti gli Israeliti, quando lo
videro, fuggirono davanti a lui ed ebbero grande paura.

Ora un Israelita disse: Vedete quest'uomo che avanza? Viene a
sfidare Israele. Chiunque lo abbatter, il re lo colmer di
ricchezze, gli dar in moglie sua figlia ed esenter la casa di
suo padre da ogni gravame in Israele. Davide domandava agli
uomini che stavano attorno a lui: Che faranno dunque all'uomo
che eliminer questo Filisteo e far cessare la vergogna da
Israele? E chi  mai questo Filisteo non circonciso per
insultare le schiere del Dio vivente?. Tutti gli rispondevano
la stessa cosa: Cos e cos si far all'uomo che lo eliminer.
Lo sent Eliab, suo fratello maggiore, mentre parlava con gli
uomini ed Eliab si irrit con Davide e gli disse: Ma perch sei
venuto gi e a chi hai lasciato quelle poche pecore nel deserto?
Io conosco la tua boria e la malizia del tuo cuore: tu sei
venuto per vedere la battaglia. Davide rispose: Che ho dunque
fatto? Non si pu fare una domanda?.

Si allontan da lui, si rivolse a un altro e fece la stessa
domanda e tutti gli diedero la stessa risposta. Sentendo le
domande che faceva Davide, pensarono di riferirle a Saul e
questi lo fece venire a s.



Davide disse a Saul: Nessuno si perda d'animo a causa di
costui. Il tuo servo andr a combattere con questo Filisteo.
Saul rispose a Davide: Tu non puoi andare contro questo
Filisteo a batterti con lui: tu sei un ragazzo e costui  uomo
d'armi fin dalla sua giovinezza. Ma Davide disse a Saul: Il
tuo servo custodiva il gregge di suo padre e veniva talvolta un
leone o un orso a portar via una pecora dal gregge. Allora lo
inseguivo, lo abbattevo e strappavo la preda dalla sua bocca. Se
si rivoltava contro di me, l'afferravo per le mascelle,
l'abbattevo e lo uccidevo. Il tuo servo ha abbattuto il leone e
l'orso. Questo Filisteo non circonciso far la stessa fine di
quelli, perch ha insultato le schiere del Dio vivente. Davide
aggiunse: Il Signore, che mi ha liberato dalle unghie del leone
e dalle unghie dell'orso, mi liberer anche dalle mani di questo
Filisteo. Saul rispose a Davide: Ebbene, va' e il Signore sia
con te. Saul rivest Davide della sua armatura, gli mise in
capo un elmo di bronzo e gli fece indossare la corazza. Poi
Davide cinse la spada di lui sopra l'armatura, ma cerc invano
di camminare, perch non aveva mai provato. Allora Davide disse
a Saul: Non posso camminare con tutto questo, perch non sono
abituato. E Davide se ne liber. Poi prese in mano il suo
bastone, si scelse cinque ciottoli lisci dal torrente e li pose
nel suo sacco da pastore che gli serviva da bisaccia; prese
ancora in mano la fionda e mosse verso il Filisteo.

Il Filisteo avanzava passo passo, avvicinandosi a Davide, mentre
il suo scudiero lo precedeva. Il Filisteo scrutava Davide, e,
quando lo vide bene, ne ebbe disprezzo, perch era un ragazzo,
fulvo di capelli e di bell'aspetto. Il Filisteo grid verso
Davide: Sono io forse un cane, perch tu venga a me con un
bastone?. E quel Filisteo maledisse Davide in nome dei suoi
dei. Poi il Filisteo grid a Davide: Fatti avanti e dar le tue
carni agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche. Davide
rispose al Filisteo: Tu vieni a me con la spada, con la lancia
e con l'asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti,
Dio delle schiere d'Israele, che tu hai insultato. In questo
stesso giorno, il Signore ti far cadere nelle mie mani. Io ti
abbatter e staccher la testa dal tuo corpo e getter i
cadaveri dell'esercito filisteo agli uccelli del cielo e alle
bestie selvatiche; tutta la terra sapr che c' un Dio in
Israele. Tutta questa moltitudine sapr che il Signore non salva
per mezzo della spada o della lancia, perch il Signore 
arbitro della lotta e vi metter certo nelle mie mani. Appena
il Filisteo si mosse avvicinandosi incontro a Davide, questi
corse prontamente al luogo del combattimento incontro al
Filisteo. Davide cacci la mano nella bisaccia, ne trasse una
pietra, la lanci con la fionda e colp il Filisteo in fronte.
La pietra s'infisse nella fronte di lui che cadde con la faccia
a terra. Cos Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo con la
fionda e con la pietra e lo colp e uccise, bench Davide non
avesse spada. Davide fece un salto e fu sopra il Filisteo, prese
la sua spada, la sguain e lo uccise, poi con quella gli tagli
la testa. I Filistei videro che il loro eroe era morto e si
diedero alla fuga.

Si levarono allora gli uomini d'Israele e di Giuda alzando il
grido di guerra e inseguirono i Filistei presso Gat e fino alle
porte di Accaron. I Filistei caddero e lasciarono i loro
cadaveri lungo la via fino a Saaraim, fino a Gat e fino ad
Accaron. Quando gli Israeliti furono di ritorno
dall'inseguimento dei Filistei, saccheggiarono il loro campo.
Davide prese la testa del Filisteo e la port a Gerusalemme. Le
armi di lui invece le pose nella sua tenda.



Saul, mentre guardava Davide uscire incontro al Filisteo, aveva
chiesto ad Abner capo delle milizie: Abner, di chi  figlio
questo giovane?. Rispose Abner: Per la tua vita, o re, non lo
so. Il re soggiunse: Chiedi tu di chi sia figlio quel
giovinetto. Quando Davide torn dall'uccisione del Filisteo,
Abner lo prese e lo condusse davanti a Saul mentre aveva ancora
in mano la testa del Filisteo. Saul gli chiese: Di chi sei
figlio, giovane?. Rispose Davide: Di Iesse il Betlemmita, tuo
servo.





18.

Quando Davide ebbe finito di parlare con Saul, l'anima di
Gionata s'era gi talmente legata all'anima di Davide, che
Gionata lo am come se stesso. Saul in quel giorno lo prese con
s e non lo lasci tornare a casa di suo padre. Gionata strinse
con Davide un patto, perch lo amava come se stesso. Gionata si
tolse il mantello che indossava e lo diede a Davide e vi
aggiunse i suoi abiti, la sua spada, il suo arco e la cintura.
Davide riusciva in tutti gli incarichi che Saul gli affidava,
cos che Saul lo pose al comando dei guerrieri ed era gradito a
tutto il popolo e anche ai ministri di Saul.



Al loro rientrare, mentre Davide tornava dall'uccisione del
Filisteo, uscirono le donne da tutte le citt d'Israele a
cantare e a danzare incontro al re Saul, accompagnandosi con i
timpani, con grida di gioia e con sistri. Le donne danzavano e
cantavano alternandosi:

Saul ha ucciso i suoi mille,

Davide i suoi diecimila.

Saul ne fu molto irritato e gli parvero cattive quelle parole.
Diceva: Hanno dato a Davide diecimila, a me ne hanno dato
mille. Non gli manca altro che il regno. Cos da quel giorno in
poi Saul si ingelos di Davide. Il giorno dopo, un cattivo
spirito sovrumano s'impossess di Saul, il quale si mise a
delirare in casa. Davide suonava la cetra come i giorni
precedenti e Saul teneva in mano la lancia. Saul impugn la
lancia, pensando: Inchioder Davide al muro!. Ma Davide gli
sfugg davanti per due volte. Saul cominci a sentir timore di
fronte a Davide, perch il Signore era con lui, mentre si era
ritirato da Saul. Saul lo allontan da s e lo fece capo di
migliaia e Davide andava e veniva alla testa del suo gruppo.
Davide riusciva in tutte le sue imprese, poich il Signore era
con lui. Saul, vedendo che riusciva proprio sempre, aveva timore
di lui. Ma tutto Israele e Giuda amavano Davide, perch egli si
muoveva alla loro testa.



Ora Saul disse a Davide: Ecco Merab, mia figlia maggiore. La do
in moglie a te. Tu dovrai essere il mio guerriero e combatterai
le battaglie del Signore. Saul pensava: Non sia contro di lui
la mia mano, ma contro di lui sia la mano dei Filistei. Davide
rispose a Saul: Chi sono io e che importanza ha la famiglia di
mio padre in Israele, perch io possa diventare genero del re?.
Ma ecco, quando venne il tempo di dare Merab, figlia di Saul, a
Davide, fu data invece in moglie ad Adriel di Mecola.

Intanto Mikal, l'altra figlia di Saul, s'invagh di Davide; ne
riferirono a Saul e la cosa gli piacque. Saul diceva: Gliela
dar, ma sar per lui una trappola e la mano dei Filistei cadr
su di lui. E Saul disse a Davide: Oggi hai una seconda
occasione per diventare mio genero. Quindi Saul ordin ai suoi
ministri: Dite di nascosto a Davide: Ecco, tu piaci al re e i
suoi ministri ti amano. Su, dunque, diventa genero del re. I
ministri di Saul sussurrarono all'orecchio di Davide queste
parole e Davide rispose: Vi pare piccola cosa diventare genero
del re? Io sono povero e uomo di bassa condizione. I ministri
di Saul gli riferirono: Davide ha risposto in questo modo.
Allora Saul disse: Riferite a Davide: Il re non pretende il
prezzo nuziale, ma solo cento prepuzi di Filistei, perch sia
fatta vendetta dei nemici del re. Saul pensava di far cadere
Davide in mano ai Filistei. I ministri di lui riferirono a
Davide queste parole e piacque a Davide tale condizione per
diventare genero del re. Non erano ancora passati i giorni
fissati, quando Davide si alz, part con i suoi uomini e uccise
tra i Filistei duecento uomini. Davide riport i loro prepuzi e
li cont davanti al re per diventare genero del re. Saul gli
diede in moglie la figlia Mikal. Saul si accorse che il Signore
era con Davide e che Mikal, sua figlia, lo amava. Saul ebbe
ancora pi paura nei riguardi di Davide e fu nemico di Davide
per tutti i suoi giorni. I capi dei Filistei facevano sortite,
ma Davide, ogni volta che uscivano, riportava successi maggiori
di tutti i ministri di Saul e in tal modo si acquist grande
fama.





19.

Saul comunic a Gionata suo figlio e ai suoi ministri di aver
deciso di uccidere Davide. Ma Gionata figlio di Saul nutriva
grande affetto per Davide. Gionata inform Davide dicendo: Saul
mio padre cerca di ucciderti. Sta' in guardia da domani
all'alba, sta' fermo in un luogo nascosto e non farti vedere. Io
uscir e star al fianco di mio padre nella campagna dove sarai
tu e parler in tuo favore a mio padre. Vedr ci che succede e
te lo far sapere. Gionata parl difatti a Saul suo padre in
favore di Davide e gli disse: Non si renda colpevole il re
contro il suo servo Davide, che non ha peccato contro di te, che
anzi ti ha reso un servizio molto grande. Egli ha esposto la
vita, quando sconfisse il Filisteo, e il Signore ha concesso una
grande vittoria a tutto Israele. Hai visto e hai gioito. Dunque,
perch pecchi contro un innocente, uccidendo Davide senza
motivo?. Saul ascolt la voce di Gionata e giur: Per la vita
del Signore, non morir!. Gionata chiam Davide e gli rifer
questo colloquio. Poi Gionata introdusse presso Saul Davide, che
rimase al suo seguito come prima.



La guerra si riaccese e Davide usc a combattere i Filistei e
inflisse loro una grande sconfitta, sicch si dettero alla fuga
davanti a lui. Ma un sovrumano spirito cattivo si impadron di
Saul. Egli stava in casa e teneva in mano la lancia, mentre
Davide suonava la cetra. Saul tent di colpire Davide con la
lancia contro il muro. Ma Davide si scans da Saul, che infisse
la lancia nel muro. Davide fugg e quella notte fu salvo.



Saul mand messaggeri alla casa di Davide per sorvegliarlo e
ucciderlo il mattino dopo. Mikal moglie di Davide lo avvert
dicendo: Se non metti al sicuro la tua vita questa notte,
domani sarai ucciso. Mikal cal Davide dalla finestra e quegli
part di corsa e si mise in salvo. Mikal prese allora i
"terafim" e li pose presso il letto. Mise dalla parte del capo
un tessuto di pelo di capra e copr il letto con una coltre.
Saul mand dunque messaggeri a prendere Davide ma essa disse:
E' malato. Saul rimand i messaggeri a vedere Davide con
questo ordine: Portatelo qui da me nel suo letto, perch lo
faccia morire. Tornarono i messaggeri ed ecco presso il letto
c'erano i "terafim" e il tessuto di pelo di capra dalla parte
del capo.

Saul disse a Mikal: Perch mi hai ingannato a questo modo e hai
fatto fuggire il mio nemico, perch si mettesse in salvo?.
Rispose Mikal a Saul: Egli mi ha detto: Lasciami fuggire,
altrimenti ti uccido.



Davide dunque fugg e si mise in salvo. And da Samuele in Rama
e gli narr quanto gli aveva fatto Saul; poi Davide e Samuele
andarono ad abitare a Naiot. La cosa fu riferita a Saul: Ecco,
Davide sta a Naiot presso Rama. Allora Saul sped messaggeri a
catturare Davide, ma quando videro profetare la comunit dei
profeti, mentre Samuele stava in piedi alla loro testa, lo
spirito di Dio invest i messaggeri di Saul e anch'essi fecero i
profeti. Annunziarono a Saul questa cosa ed egli sped altri
messaggeri, ma anch'essi fecero i profeti. Saul mando di nuovo
messaggeri per la terza volta, ma anch'essi fecero i profeti.
Allora venne egli stesso a Rama e si port alla grande cisterna
che si trovava a Secu e domand: C' forse qui Samuele con
Davide?. Gli risposero: Eccoli, sono a Naiot di Rama. Egli si
incammin verso Naiot di Rama, ma cadde anche su di lui lo
spirito di Dio e andava avanti facendo il profeta finch giunse
a Naiot di Rama. Anch'egli si tolse gli abiti e continu a fare
il profeta davanti a Samuele; poi croll e rest nudo tutto quel
giorno e tutta la notte. Da qui  venuto il detto: Anche Saul 
tra i profeti?.





20.

Davide lasci di nascosto Naiot di Rama, si rec da Gionata e
gli disse: Che ho fatto, che delitto ho commesso, che colpa ho
avuto nei riguardi di tuo padre, perch attenti cos alla mia
vita?. Rispose: Non sia mai. Non morirai. Vedi, mio padre non
fa nulla di grande o di piccolo senza confidarmelo. Perch mi
avrebbe nascosto questa cosa? Non  possibile!. Ma Davide giur
ancora: Tuo padre sa benissimo che ho trovato grazia ai tuoi
occhi e dice: Gionata non deve sapere questa cosa perch si
angustierebbe. Ma, per la vita del Signore e per la tua vita,
c' un solo passo tra me e la morte. Gionata disse: Che cosa
desideri che io faccia per te?. Rispose Davide: Domani  la
luna nuova e io dovrei sedere a tavola con il re. Ma tu mi
lascerai partire e io rester nascosto nella campagna fino alla
terza sera. Se tuo padre mi cercher, dirai: Davide mi ha
chiesto di lasciarlo andare in fretta a Betlemme sua citt
perch vi si celebra il sacrificio annuale per tutta la
famiglia. Se dir: Va bene, allora il tuo servo pu stare in
pace. Se invece andr in collera, sii certo che  stato deciso
il peggio da parte sua. Mostra la tua bont verso il tuo servo,
perch hai voluto legare a te il tuo servo con un patto del
Signore: se ho qualche colpa, uccidimi tu; ma per qual motivo
dovresti condurmi da tuo padre?. Gionata rispose: Lungi da te!
Se certo io sapessi che da parte di mio padre  stata decisa una
cattiva sorte per te, non te lo farei forse sapere?. Davide
disse a Gionata: Chi mi avvertir se tuo padre ti risponde
duramente?. Gionata rispose a Davide: Vieni, andiamo in
campagna.

Uscirono tutti e due nei campi. Allora Gionata disse a Davide:
Per il Signore, Dio d'Israele, domani o il terzo giorno a
quest'ora indagher le intenzioni di mio padre. Se saranno
favorevoli a Davide e io non mander subito a riferirlo al tuo
orecchio, tanto faccia il Signore a Gionata e ancora di peggio.
Se invece sembrer bene a mio padre decidere il peggio a tuo
riguardo, io te lo confider e ti far partire. Tu andrai
tranquillo e il Signore sar con te come  stato con mio padre.
Fin quando sar in vita, usa verso di me la benevolenza del
Signore. Se sar morto, non ritirare mai la tua benevolenza
dalla mia casa; quando il Signore avr sterminato dalla terra
ogni uomo nemico di Davide, non sia eliminato il nome di Gionata
dalla casa di Davide: il Signore ne chieder conto ai nemici di
Davide. Gionata volle ancora giurare a Davide, perch gli
voleva bene e lo amava come se stesso. Gionata disse a Davide:
Domani  la luna nuova e la tua assenza sar notata perch si
guarder al tuo posto. Aspetterai il terzo giorno, poi scenderai
in fretta e ti recherai al luogo dove ti sei nascosto il giorno
di quel fatto e resterai presso quella collinetta. Io tirer tre
frecce da quella parte, come se tirassi al bersaglio per mio
conto. Poi mander il ragazzo gridando: Va' a cercare le frecce!
Se dir al ragazzo: Guarda, le frecce sono pi in qua da dove ti
trovi, prendile!, allora vieni perch tutto va bene per te; per
la vita del Signore, non ci sar niente di grave. Se invece dir
al giovane: Guarda, le frecce sono pi avanti di dove ti trovi!,
allora va' perch il Signore ti fa partire. Riguardo alle parole
che abbiamo detto io e tu, ecco  testimonio il Signore tra me e
te per sempre.

Davide dunque si nascose nel campo. Arriv la luna nuova e il re
sedette a tavola per mangiare. Il re sedette come al solito sul
sedile contro il muro; Gionata stette di fronte, Abner si
sedette al fianco del re e il posto di Davide rimase vuoto. Ma
Saul non disse nulla quel giorno, perch pensava: Gli sar
successo un inconveniente: non sar mondo. Certo, non  mondo.
Ed ecco l'indomani, il secondo giorno della luna nuova, il posto
di Davide era ancora vuoto. Saul disse allora a Gionata suo
figlio: Perch il figlio di Iesse non  venuto a tavola n ieri
n oggi?. Gionata rispose a Saul: Davide mi ha chiesto con
insistenza di lasciarlo andare a Betlemme. Mi ha detto: Lasciami
andare perch abbiamo in citt il sacrificio di famiglia e mio
fratello me ne ha fatto un obbligo. Se dunque ho trovato grazia
ai tuoi occhi, lasciami libero, perch possa vedere i miei
fratelli. Per questo non  venuto alla tavola del re. Saul si
adir molto con Gionata e gli grid: Figlio d'una donna
perduta, non so io forse che tu prendi le parti del figlio di
Iesse, a tua vergogna e a vergogna della nudit di tua madre?
Perch fino a quando vivr il figlio di Iesse sulla terra, non
avrai sicurezza n tu n il tuo regno. Manda dunque a prenderlo
e conducilo qui da me, perch deve morire. Rispose Gionata a
Saul suo padre: Perch deve morire? Che ha fatto?. Saul
afferr la lancia contro di lui per colpirlo e Gionata cap che
l'uccisione di Davide era cosa ormai decisa da parte di suo
padre. Gionata si alz dalla tavola acceso d'ira e non volle
prendere cibo in quel secondo giorno della luna nuova. Era
rattristato per riguardo a Davide perch suo padre ne violava i
diritti.

Il mattino dopo Gionata usc in campagna, per dare le
indicazioni a Davide. Era con lui un ragazzo ancora piccolo.
Egli disse al ragazzo: Corri a cercare le frecce che io
tirer. Il ragazzo corse ed egli tir la freccia pi avanti di
lui. Il ragazzo corse fino al luogo dov'era la freccia che
Gionata aveva tirato e Gionata grid al ragazzo: La freccia non
 forse pi avanti di te?. Gionata grid ancora al ragazzo:
Corri svelto e non fermarti!.

Il ragazzo di Gionata raccolse le frecce e le port al suo
padrone. Il ragazzo non aveva capito niente, soltanto Gionata e
Davide sapevano la cosa. Allora diede le armi al ragazzo che era
con lui e gli disse: Va' e riportale in citt.

Partito il ragazzo, Davide si mosse da dietro la collinetta,
cadde con la faccia a terra e si prostr tre volte, poi si
baciarono l'un l'altro e piansero l'uno insieme all'altro,
finch per Davide si fece tardi. Allora Gionata disse a Davide:
Va' in pace, ora che noi due abbiamo giurato nel nome del
Signore: il Signore sia con me e con te, con la mia discendenza
e con la tua discendenza per sempre.





21.

Davide si alz e part e Gionata torn in citt. Davide si rec
a Nob dal sacerdote Achimelech. Achimelech, turbato, and
incontro a Davide e gli disse: Perch sei solo e non c'
nessuno con te?. Rispose Davide al sacerdote Achimelech: Il re
mi ha ordinato e mi ha detto: Nessuno sappia niente di questa
cosa per la quale ti mando e di cui ti ho dato incarico. Ai miei
uomini ho dato appuntamento al tal posto. Ora per se hai a
disposizione cinque pani, dammeli, o altra cosa che si possa
trovare. Il sacerdote rispose a Davide: Non ho sottomano pani
comuni, ho solo pani sacri: se i tuoi giovani si sono almeno
astenuti dalle donne, potete mangiarne. Rispose Davide al
sacerdote: Ma certo! Dalle donne ci siamo astenuti da tre
giorni. Come sempre quando mi metto in viaggio, i giovani sono
mondi, sebbene si tratti d'un viaggio profano; tanto pi oggi
essi sono mondi. Il sacerdote gli diede il pane sacro perch
non c'era l altro pane che quello dell'offerta, ritirato dalla
presenza del Signore, per essere sostituito con pane fresco nel
giorno in cui si toglie. Ma era l in quel giorno uno dei
ministri di Saul, trattenuto presso il Signore, di nome Doeg,
Idumeo, capo dei pastori di Saul. Davide disse ad Achimelech:
Non hai per caso sottomano una lancia o una spada? Io non ho
preso con me n la lancia n altra arma, perch l'incarico del
re era urgente. Il sacerdote rispose: Guarda, c' la spada di
Golia, il Filisteo che tu hai ucciso nella valle del Terebinto;
 l dietro l'"efod", avvolta in un manto. Se vuoi, portala via,
prendila, perch qui non c' altra spada che questa. Rispose
Davide: Non ce n' una migliore; dammela.



Quel giorno Davide si alz e si allontan da Saul e giunse da
Achis, re di Gat. I ministri di Achis gli dissero: Non  costui
Davide, il re del paese? Non cantavano in coro in onore di lui:

Ha ucciso Saul i suoi mille

e Davide i suoi diecimila?.

Davide si preoccup di queste parole e temette molto Achis re di
Gat. Allora cominci a fare il pazzo ai loro occhi, a fare il
folle tra le loro mani, tracciava segni sui battenti delle porte
e lasciava colare la saliva sulla barba. Achis disse ai
ministri: Ecco, vedete anche voi che  un pazzo. Perch lo
avete condotto da me? Non ho abbastanza pazzi io perch mi
conduciate anche costui per fare il folle davanti a me? Dovrebbe
entrare in casa mia un uomo simile?.





22.

Davide part di l e si rifugi nella grotta di Adullam. Lo
seppero i suoi fratelli e tutta la casa di suo padre e scesero
l. Si radunarono allora con lui quanti erano in strettezze,
quelli che avevano debiti e tutti gli scontenti, ed egli divent
loro capo. Stettero cos con lui circa quattrocento uomini.
Davide part di l e and a Mizpa di Moab e disse al re di Moab:
Permetti che restino con voi mio padre e mia madre, finch
sappia che cosa Dio vuol fare di me. Li present al re di Moab
e rimasero con lui finch Davide rimase nel rifugio. Il profeta
Gad disse a Davide: Non restare pi in questo rifugio. Parti e
va' nel paese di Giuda. Davide part e and nella foresta di
Cheret.



Saul venne a sapere che era stato avvistato Davide con gli
uomini che erano con lui. Saul era seduto in Gabaa, sotto il
tamarisco sull'altura, con la lancia in mano e i ministri
intorno. Saul disse allora ai ministri che gli stavano intorno:
Ascoltate, voi Beniaminiti, voi tutti che siete qui. Forse il
figlio di Iesse dar a tutti voi campi e vigne, vi far capi di
migliaia e capi di centinaia, perch voi tutti siete d'accordo
contro di me? Nessuno mi avverte dell'alleanza di mio figlio con
il figlio di Iesse, nessuno di voi si interessa di me e nessuno
mi confida che mio figlio ha sollevato il mio servo contro di me
per ordire insidie, come avviene oggi.

Rispose Doeg l'Idumeo, che stava con i ministri di Saul: Ho
visto il figlio di Iesse quando venne a Nob da Achimelech figlio
di Achitub e costui ha consultato il Signore per lui, gli ha
dato da mangiare e gli ha consegnato la spada di Golia il
Filisteo. Il re subito convoc il sacerdote Achimelech figlio
di Achitub e tutti i sacerdoti della casa di suo padre che erano
in Nob ed essi vennero tutti dal re. Disse Saul: Ascolta,
figlio di Achitub. Rispose: Eccomi, signor mio. Saul gli
disse: Perch vi siete accordati contro di me, tu e il figlio
di Iesse, dal momento che gli hai fornito pane e spada e hai
consultato l'oracolo di Dio per lui, allo scopo di sollevarmi
oggi un nemico?.

Achimelech rispose al Re: E chi  come Davide tra tutti i
ministri del re? E' fedele,  genero del re, capo della tua
guardia e onorato in casa tua. E' forse oggi la prima volta che
consulto Dio per lui? Lungi da me! Non getti il re questa colpa
sul suo servo n su tutta la casa dl mio padre, poich il tuo
servo non sapeva di questa faccenda cosa alcuna, n piccola n
grande. Ma il re disse: Devi morire, Achimelech, tu e tutta la
casa di tuo padre. Il re disse ai corrieri che stavano attorno
a lui: Accostatevi e mettete a morte i sacerdoti del Signore,
perch hanno prestato mano a Davide e non mi hanno avvertito pur
sapendo che egli fuggiva. Ma i ministri del re non vollero
stendere le mani per colpire i sacerdoti del Signore. Allora il
re disse a Doeg: Accostati tu e colpisci i sacerdoti. Doeg
l'Idumeo si fece avanti e colp di sua mano i sacerdoti e uccise
in quel giorno ottantacinque uomini che portavano l'"efod" di
lino. Saul pass a fil di spada Nob, la citt dei sacerdoti:
uomini e donne, fanciulli e lattanti; anche buoi, asini e pecore
pass a fil di spada. Scamp un figlio di Achimelech figlio di
Achitub che si chiamava Ebiatar, il quale fugg presso Davide.
Ebiatar narr a Davide che Saul aveva trucidato i sacerdoti del
Signore. Davide rispose ad Ebiatar: Quel giorno sapevo data la
presenza di Doeg l'Idumeo, che avrebbe riferito tutto a Saul. Io
devo rispondere di tutte le vite della casa di tuo padre. Rimani
con me e non temere: chiunque vorr la tua vita, vorr la mia,
perch tu starai presso di me come un deposito da custodire.





23.

Riferirono a Davide: Ecco, i Filistei assediano Keila e
saccheggiano le aie. Davide consult il Signore chiedendo:
Devo andare? Riuscir a battere questi Filistei?. Rispose il
Signore: Va' perch sconfiggerai i Filistei e libererai Keila.
Ma gli uomini di Davide gli dissero: Ecco, noi abbiamo gi da
temere qui in Giuda, tanto pi se andremo a Keila contro le
forze dei Filistei. Davide consult di nuovo il Signore e il
Signore gli rispose: Muoviti e scendi a Keila, perch io
metter i Filistei nelle tue mani. Davide con i suoi uomini
scese a Keila, assal i Filistei, port via il loro bestiame e
inflisse loro una grande sconfitta. Cos Davide liber gli
abitanti di Keila. Quando Ebiatar figlio di Achimelech si era
rifugiato presso Davide, l'"efod" era nelle sue mani e con
quello era sceso a Keila. Fu riferito a Saul che Davide era
giunto a Keila e Saul disse: Dio l'ha messo nelle mie mani,
perch si  messo in una trappola venendo in una citt con porte
e sbarre. Saul chiam tutto il popolo alle armi per scendere a
Keila e assediare Davide e i suoi uomini. Quando Davide seppe
che Saul veniva contro di lui macchinando disegni iniqui, disse
al sacerdote Ebiatar: Porta qui l'"efod". Davide disse:
Signore Dio d'Israele, il tuo servo ha sentito dire che Saul
cerca di venire contro Keila e di distruggere la citt per causa
mia. Mi metteranno nelle sue mani i cittadini di Keila? Scender
Saul come ha saputo il tuo servo? Signore, Dio d'Israele fallo
sapere al tuo servo. Il Signore rispose: Scender. Davide
aggiunse: I cittadini di Keila mi consegneranno nelle mani di
Saul con i miei uomini?. Il Signore rispose: Ti
consegneranno. Davide si alz e usc da Keila con la truppa,
circa seicento uomini, e and vagando senza meta. Fu riferito a
Saul che Davide era fuggito da Keila ed egli rinunzi all'azione.

Davide and a dimorare nel deserto in luoghi impervi, in zona
montuosa, nel deserto di Zif e Saul lo ricercava sempre; ma Dio
non lo mise mai nelle sue mani. Davide sapeva che Saul era
uscito a cercare la sua vita. Intanto Davide stava nel deserto
di Zif, a Corsa. Allora Gionata figlio di Saul si alz e and da
Davide a Corsa e ne rinvigor il coraggio in Dio. Poi gli disse:
Non temere: la mano di Saul mio padre non potr raggiungerti e
tu regnerai su Israele mentre io sar a te secondo. Anche Saul
mio padre lo sa bene. Essi strinsero un patto davanti al
Signore. Davide rimase a Corsa e Gionata torn a casa. Ma alcuni
uomini di Zif vennero a Gabaa da Saul per dirgli: Non sai che
Davide  nascosto presso di noi tra i dirupi? Ora, atteso il tuo
desiderio di scendere, o re, scendi e sapremo metterlo nelle
mani del re. Rispose Saul: Benedetti voi nel nome del Signore,
perch vi siete presi a cuore la mia causa. Andate dunque,
informatevi ancora, accertatevi bene del luogo dove muove i suoi
passi e chi lo ha visto l, perch mi hanno detto che egli 
molto astuto. Cercate di conoscere tutti i nascondigli nei quali
si rifugia e tornate a me con la conferma. Allora verr con voi
e, se sar nel paese, lo ricercher in tutti i villaggi di
Giuda. Si alzarono e tornarono a Zif precedendo Saul. Davide e
i suoi uomini erano nel deserto di Maon, nell'Araba a meridione
della steppa. Saul and con i suoi uomini per ricercarlo. Ma la
cosa fu riferita a Davide, il quale scese presso la rupe,
rimanendo nel deserto di Maon. Lo seppe Saul e segu le tracce
di Davide nel deserto di Maon. Saul procedeva sul fianco del
monte da una parte e Davide e i suoi uomini sul fianco del monte
dall'altra parte. Davide cercava in ogni modo di sfuggire a Saul
e Saul e i suoi uomini accerchiavano Davide e i suoi uomini per
prenderli. Ma arriv un messaggero a dire a Saul: Vieni in
fretta, perch i Filistei hanno invaso il paese. Allora Saul
cess di inseguire Davide e and contro i Filistei. Per questo
chiamarono quel luogo: Rupe della separazione.





24.

Davide da quel luogo sal ad abitare nel deserto di Engaddi.
Quando Saul torn dall'azione contro i Filistei, gli riferirono:
Ecco, Davide  nel deserto di Engaddi. Saul scelse tremila
uomini valenti in tutto Israele e part alla ricerca di Davide
di fronte alle Rocce dei caprioli. Arriv ai recinti dei greggi
lungo la strada, ove c'era una caverna. Saul vi entr per un
bisogno naturale, mentre Davide e i suoi uomini se ne stavano in
fondo alla caverna. Gli uomini di Davide gli dissero: Ecco il
giorno in cui il Signore ti dice: Vedi, metto nelle tue mani il
tuo nemico, trattalo come vuoi. Davide si alz e tagli un
lembo del mantello di Saul, senza farsene accorgere. Ma ecco,
dopo aver fatto questo, Davide si sent battere il cuore per
aver tagliato un lembo del mantello di Saul. Poi disse ai suoi
uomini: Mi guardi il Signore dal fare simile cosa al mio re, al
consacrato di Dio, dallo stendere la mano su di lui, perch  il
consacrato del Signore. Davide dissuase con parole severe i
suoi uomini e non permise che si avventassero contro Saul. Saul
usc dalla caverna e torn sulla via.

Dopo questo fatto, Davide si alz, usc dalla grotta e grid a
Saul: O re mio signore; Saul si volt indietro e Davide si
inginocchi con la faccia a terra e si prostr. Davide continu
rivolgendosi a Saul: Perch ascolti la voce di chi dice: Ecco
Davide cerca la tua rovina? Ecco, in questo giorno i tuoi occhi
hanno visto che il Signore ti aveva messo oggi nelle mie mani
nella caverna. Mi fu suggerito d'ucciderti ma io ho avuto piet
di te e ho detto: Non stender la mano sul mio signore, perch
egli  il consacrato di Dio. Guarda padre mio, il lembo del tuo
mantello nella mia mano: quando ho staccato questo lembo dal tuo
mantello nella caverna, vedi che non ti ho ucciso. Riconosci
dunque e vedi che non c' in me alcun disegno iniquo n
ribellione, n ho peccato contro di te; invece tu vai insidiando
la mia vita per sopprimerla. Sia giudice il Signore tra me e te
e mi faccia giustizia il Signore nei tuoi confronti, poich la
mia mano non si stender su di te. Come dice il proverbio antico:

Dagli empi esce l'empiet

e la mia mano non sar contro di te. Contro chi  uscito il re
d'Israele? Chi insegui? Un cane morto, una pulce. Il Signore sia
arbitro e giudice tra me e te, veda e giudichi la mia causa e mi
faccia giustizia di fronte a a te.

Quando Davide ebbe finito di pronunziare verso Saul queste
parole, Saul disse: E' questa la tua voce, Davide figlio mio?.
Saul alz la voce e pianse. Poi continu verso Davide: Tu sei
stato pi giusto di me perch mi hai reso il bene, mentre io ti
ho reso il male. Oggi mi hai dimostrato che agisci bene con me,
che il Signore mi aveva messo nelle tue mani e tu non mi hai
ucciso. Quando mai uno trova il suo nemico e lo lascia andare
per la sua strada in pace? Il Signore ti renda felicit per
quanto hai fatto a me oggi. Ora ecco sono persuaso che, certo,
regnerai e che sar saldo nelle tue mani il regno d'Israele. Ma
tu giurami ora per il Signore che non sopprimerai dopo di me la
mia discendenza e non cancellerai il mio nome dalla casa di mio
padre. Davide giur a Saul. Saul torn a casa, mentre Davide
con i suoi uomini sal al rifugio.





25.

Samuele mor, e tutto Israele si radun e lo pianse. Lo
seppellirono presso la sua casa in Rama. Davide si alz e scese
al deserto di Paran. C'era in Maon un uomo che possedeva beni a
Carmel; costui era molto ricco, aveva un gregge di tremila
pecore e mille capre e si trovava a Carmel per tosare il gregge.
Quest'uomo si chiamava Nabal e sua moglie Abigail. La donna era
di buon senso e di bell'aspetto, ma il marito era brutale e
cattivo, era un Calebita. Davide nel deserto sent che Nabal era
alla tosatura del gregge. Allora Davide invi dieci giovani;
Davide disse a questi giovani: Salite a Carmel, andate da Nabal
e chiedetegli a mio nome se sta bene. Voi direte cos a mio
fratello: Pace a te e pace alla tua casa e pace a quanto ti
appartiene! Ho sentito appunto che stanno tosando le tue pecore.
Ebbene, quando i tuoi padroni sono stati con noi non li abbiamo
molestati e niente delle loro cose ha subito danno finch sono
stati a Carmel. Interroga i tuoi uomini e ti informeranno.
Questi giovani trovino grazia ai tuoi occhi, perch siamo giunti
in un giorno lieto. Da', ti prego, quanto puoi dare ai tuoi
servi e al tuo figlio Davide. Gli uomini di Davide andarono e
fecero a Nabal tutto quel discorso a nome di Davide e attesero.
Ma Nabal rispose ai servi di Davide: Chi  Davide e chi  il
figlio di Iesse? Oggi sono troppi i servi che scappano dai loro
padroni. Devo prendere il pane, l'acqua e la carne che ho
preparato per i tosatori e darli a gente che non so da dove
venga?.

Gli uomini di Davide rifecero la strada, tornarono indietro e
gli riferirono tutto questo discorso. Allora Davide disse ai
suoi uomini: Cingete tutti la spada!. Tutti cinsero la spada e
Davide cinse la sua e partirono dietro Davide circa quattrocento
uomini. Duecento rimasero a guardia dei bagagli. Ma Abigail, la
moglie di Nabal, fu avvertita da uno dei servi, che le disse:
Ecco, Davide ha inviato messaggeri dal deserto per salutare il
nostro padrone, ma egli ha inveito contro di essi. Veramente
questi uomini sono stati molto buoni con noi; non ci hanno
molestati e non ci  venuto a mancare niente finch siamo stati
con loro, quando eravamo in campagna. Sono stati per noi come un
muro di difesa di notte e di giorno, finch siamo stati con loro
a pascolare il gregge. Sappilo dunque e vedi ci che devi fare,
perch pende qualche guaio sul nostro padrone e su tutta la sua
casa. Egli  troppo cattivo e non gli si pu dire una parola.
Abigail allora prese in fretta duecento pani, due otri di vino,
cinque arieti preparati, cinque misure di grano tostato, cento
grappoli di uva passa e duecento schiacciate di fichi secchi e
li caric sugli asini. Poi disse ai servi: Precedetemi, io vi
seguir. Ma non disse nulla al marito Nabal.

Ora, mentre essa sul dorso di un asino scendeva lungo un
sentiero nascosto della montagna, Davide e i suoi uomini
scendevano di fronte a lei ed essa s'incontr con loro. Davide
andava dicendo: Ho dunque custodito invano tutto ci che
appartiene a costui nel deserto, niente fu danneggiato di ci
che gli appartiene ed egli mi rende male per bene. Tanto faccia
Dio al nemici di Davide e ancora peggio, se di tutti i suoi io
lascer sopravvivere fino al mattino un solo maschio!. Appena
Abigail vide Davide, smont in fretta dall'asino, cadde con la
faccia davanti a Davide e si prostr a terra. Cadde ai suoi
piedi e disse: Sono io colpevole, mio signore. Lascia che parli
la tua schiava al tuo orecchio e tu degnati di ascoltare le
parole della tua schiava. Non faccia caso il mio signore di
quell'uomo cattivo che  Nabal, perch egli  come il suo nome:
stolto si chiama e stoltezza  in lui; io tua schiava non avevo
visto i tuoi giovani, o mio signore, che avevi mandato. Ora, mio
signore, per la vita di Dio e per la tua vita, poich il Signore
ti ha impedito di venire al sangue e farti giustizia con la tua
mano, siano appunto come Nabal i tuoi nemici e coloro che
cercano di fare il male al mio signore. Quanto a questo dono che
la tua schiava porta al mio signore, fa' che sia dato agli
uomini che seguono i tuoi passi, mio signore. Perdona la colpa
della tua schiava. Certo Dio conceder a te, mio signore, una
casa duratura, perch il mio signore combatte le battaglie di
Dio, n si trover alcun male in te per tutti i giorni della tua
vita. Se qualcuno insorger a perseguitarti e a cercare la tua
vita, la tua anima, o mio signore, sar conservata nello scrigno
della vita presso il Signore tuo Dio, mentre l'anima dei tuoi
nemici Egli la scaglier come dal cavo della fionda. Certo
quando Dio avr concesso tutto il bene che ha detto a tuo
riguardo e ti avr costituito capo d'Israele, non sia di
angoscia o di rimorso al tuo cuore questa cosa: l'avere versato
invano il sangue e l'avere fatto giustizia con la tua mano mio
signore. Dio ti far prosperare, mio signore, ma tu vorrai
ricordarti della tua schiava. Davide esclam rivolto ad
Abigail: Benedetto il Signore, Dio d'Israele, che ti ha mandato
oggi incontro a me. Benedetto il tuo senno e benedetta tu che mi
hai impedito oggi di venire al sangue e di fare giustizia da me.
Viva sempre il Signore, Dio d'Israele, che mi ha impedito di
farti il male; perch se non fossi venuta in fretta incontro a
me, non sarebbe rimasto a Nabal allo spuntare del giorno un solo
maschio. Davide prese poi dalle mani di lei quanto gli aveva
portato e le disse: Torna a casa in pace. Vedi: ho ascoltato la
tua voce e ho rasserenato il tuo volto.

Abigail torn da Nabal: questi teneva in casa un banchetto come
un banchetto da re. Il suo cuore era allegro ed egli era ubriaco
fradicio. Essa non gli disse n tanto n poco fino allo spuntar
del giorno. Il mattino dopo, quando Nabal ebbe smaltito il vino,
la moglie gli narr la faccenda, il cuore gli si tramort nel
petto ed egli rimase come una pietra. Dieci giorni dopo il
Signore colp Nabal ed egli mor. Quando Davide sent che Nabal
era morto, esclam: Benedetto il Signore che ha fatto giustizia
dell'ingiuria che ho ricevuto da Nabal, ha trattenuto il suo
servo dal male e ha rivolto sul capo di Nabal la sua iniquit.

Poi Davide mand messaggeri e annunzi ad Abigail che voleva
prenderla in moglie. I servi di Davide andarono a Carmel e le
dissero: Davide ci ha mandato a prenderti perch tu sia sua
moglie. Essa si alz, si prostr con la faccia a terra e disse:
Ecco, la tua schiava sar come una schiava per lavare i piedi
ai servi del mio signore. Abigail si prepar in fretta, poi
sal su un asino e, seguita dalle sue cinque giovani ancelle,
tenne dietro ai messaggeri di Davide e divenne sua moglie.
Davide aveva preso anche Achinoam da Izreel e furono tutte e due
sue mogli. Saul aveva dato Mikal sua figlia, gi moglie di
Davide, a Palti figlio di Lais, che abitava in Gallim.





26.

Gli abitanti di Zif si recarono da Saul in Gabaa e gli dissero:
Non  forse Davide nascosto sull'altura di Cachila, di fronte
al deserto?. Saul si mosse e scese al deserto di Zif conducendo
con s tremila uomini scelti di Israele, per ricercare Davide
nel deserto di Zif. Saul si accamp sull'altura di Cachila di
fronte al deserto presso la strada mentre Davide si trovava nel
deserto. Quando si accorse che Saul lo inseguiva nel deserto,
Davide mand alcune spie ed ebbe conferma che Saul era arrivato
davvero.

Allora Davide si alz e venne al luogo dove era giunto Saul; l
Davide not il posto dove dormivano Saul e Abner figlio di Ner,
capo dell'esercito di lui. Saul riposava tra i carriaggi e la
truppa era accampata all'intorno. Davide si rivolse ad
Achimelech, l'Hittita e ad Abisai, figlio di Zeruia, fratello di
Ioab dicendo: Chi vuole scendere con me da Saul
nell'accampamento?. Rispose Abisai: Scender io con te.
Davide e Abisai scesero fra quella gente di notte ed ecco Saul
giaceva nel sonno tra i carriaggi e la sua lancia era infissa a
terra a capo del suo giaciglio mentre Abner con la truppa
dormiva all'intorno. Abisai disse a Davide: Oggi Dio ti ha
messo nelle mani il tuo nemico. Lascia dunque che io l'inchiodi
a terra con la lancia in un sol colpo e non aggiunger il
secondo. Ma Davide disse ad Abisai: Non ucciderlo! Chi mai ha
messo la mano sul consacrato del Signore ed  rimasto
impunito?. Davide soggiunse: Per la vita del Signore, solo il
Signore lo toglier di mezzo o perch arriver il suo giorno e
morir o perch scender in battaglia e sar ucciso. Il Signore
mi guardi dallo stendere la mano sul consacrato del Signore! Ora
prendi la lancia che sta a capo del suo giaciglio e la brocca
dell'acqua e andiamocene. Cos Davide port via la lancia e la
brocca dell'acqua che era dalla parte del capo di Saul e tutti e
due se ne andarono; nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno
si svegli: tutti dormivano, perch era venuto su di loro un
torpore mandato dal Signore.

Davide pass dall'altro lato e si ferm lontano sulla cima del
monte; c'era grande spazio tra di loro. Allora Davide grid alla
truppa e ad Abner, figlio di Ner: Non risponderai, Abner?.
Abner rispose: Chi sei tu che gridi verso il re?. Davide
rispose ad Abner: Non sei un uomo tu? E chi  come te in
Israele? E perch non hai fatto guardia al re tuo signore? E'
venuto infatti uno del popolo per uccidere il tuo signore. Non
hai fatto certo una bella cosa. Per la vita del Signore, siete
degni di morte voi che non avete fatto guardia al vostro
signore, all'unto del Signore. E ora guarda dov' la lancia del
re e la brocca che era presso il suo capo. Saul riconobbe la
voce di Davide e grid: E' questa la tua voce, Davide, figlio
mio?. Rispose Davide: E' la mia voce, o re mio signore.
Aggiunse: Perch il mio signore perseguita il suo servo? Che ho
fatto? Che male si trova in me? Ascolti dunque il re mio signore
la parola del suo servo: se il Signore ti eccita contro di me,
voglia accettare il profumo di un'offerta. Ma se sono gli
uomini, siano maledetti davanti al Signore, perch oggi mi
scacciano lontano, impedendomi di partecipare all'eredit del
Signore. E' come se dicessero: Va' a servire altri dei. Almeno
non sia versato sulla terra il mio sangue lontano dal Signore,
ora che il re d'Israele  uscito in campo per ricercare una
pulce, come si insegue una pernice sui monti. Il re rispose:
Ho peccato, ritorna, Davide figlio mio. Non ti far pi del
male, perch la mia vita oggi  stata tanto preziosa ai tuoi
occhi. Ho agito da sciocco e mi sono molto, molto ingannato.
Rispose Davide: Ecco la lancia del re, passi qui uno degli
uomini e la prenda! Il Signore render a ciascuno secondo la sua
giustizia e la sua fedelt, dal momento che oggi il Signore ti
aveva messo nelle mie mani e non ho voluto stendere la mano sul
consacrato del Signore. Ed ecco, come  stata preziosa oggi la
tua vita ai miei occhi, cos sia preziosa la mia vita agli occhi
del Signore ed egli mi liberi da ogni angoscia. Saul rispose a
Davide: Benedetto tu sia, Davide figlio mio. Certo saprai fare
e riuscirai in tutto. Davide and per la sua strada e Saul
torn alla sua dimora.





27.

Davide pens: Certo un giorno o l'altro perir per mano di
Saul. Non ho miglior via d'uscita che cercare scampo nel paese
dei Filistei; Saul rinunzier a ricercarmi in tutto il
territorio d'Israele e sfuggir dalle sue mani. Cos Davide si
mosse e si port, con i seicento uomini che aveva con s, presso
Achis figlio di Maoch, re di Gat. Davide rimase presso Achis in
Gat, lui e i suoi uomini, ciascuno con la famiglia, Davide con
le due mogli Achinoam di Izreel e Abigail, gi moglie di Nabal
da Carmel. Fu riferito a Saul che Davide si era rifugiato in Gat
e non lo cerc pi. Davide disse ad Achis: Se ho trovato grazia
ai tuoi occhi, mi sia concesso un luogo in una citt del tuo
territorio dove io possa abitare. Perch dovr stare il tuo
servo presso di te nella tua citt reale?. E Achis quello
stesso giorno gli diede Ziklag; per questo Ziklag  rimasta in
possesso di Giuda fino a oggi. La durata del soggiorno di Davide
nel territorio dei Filistei fu di un anno e quattro mesi.

Davide e i suoi uomini partivano a fare razzie contro i
Ghesuriti, i Ghirziti e gli Amaleciti: questi appunto sono gli
abitanti di quel territorio che si estende da Telam verso Sur
fino al paese d'Egitto. Davide batteva quel territorio e non
lasciava in vita n uomo n donna; prendeva greggi e armenti,
asini e cammelli e vesti, poi tornava indietro e veniva da
Achis. Quando Achis chiedeva: Dove avete fatto scorrerie
oggi?, Davide rispondeva: Contro il Negheb di Giuda, contro il
Negheb degli Ierachmeeliti, contro il Negheb dei Keniti. Davide
non lasciava sopravvivere n uomo n donna da portare a Gat,
pensando: Non vorrei che riferissero contro di noi: Cos ha
fatto Davide. Tale fu la sua condotta finch dimor nel
territorio dei Filistei. Achis faceva conto su Davide, pensando:
Certo si  attirato l'odio del suo popolo, di Israele e cos
sar per sempre mio servo.





28.

In quei giorni i Filistei radunarono l'esercito per combattere
contro Israele e Achis disse a Davide: Tieni bene a mente che
devi uscire in campo con me insieme con i tuoi uomini. Davide
rispose ad Achis: Tu sai gi quello che far il tuo servo.
Achis disse: Bene! Ti faccio per sempre mia guardia del corpo.



Samuele era morto e tutto Israele aveva fatto il lamento su di
lui, poi l'avevano seppellito in Rama sua citt. Saul aveva
bandito dal paese i negromanti e gli indovini.

I Filistei si radunarono, si mossero e posero il campo in Sunam.
Saul radun tutto Israele e si accamp sul Gelboe. Quando Saul
vide il campo dei Filistei, rimase atterrito e il suo cuore
trem di paura. Saul consult il Signore e il Signore non gli
rispose n attraverso sogni, n mediante gli "urim", n per
mezzo dei profeti. Allora Saul disse ai suoi ministri:
Cercatemi una negromante, perch voglio andare a consultarla.
I suoi ministri gli risposero: C' una negromante nella citt
di Endor. Saul si camuff, si travest e part con due uomini.

Arriv da quella donna di notte. Disse: Pratica la divinazione
per me con uno spirito. Evocami colui che ti dir. La donna gli
rispose: Tu sai bene quello che ha fatto Saul: ha eliminato dal
paese i negromanti e gli indovini e tu perch tenti un tranello
alla mia vita per uccidermi?. Saul le giur per il Signore:
Per la vita del Signore non avrai alcuna colpa per questa
faccenda. Essa disse: Chi devo evocarti?. Rispose: Evocami
Samuele.

La donna vide Samuele e proruppe in un forte grido e disse
quella donna a Saul: Perch mi hai ingannata? Tu sei Saul!. Le
rispose il re: Non aver paura, che cosa vedi?. La donna disse
a Saul: Vedo un essere divino che sale dalla terra. Le
domand: Che aspetto ha?. Rispose: E' un uomo anziano che
sale ed  avvolto in un mantello. Saul comprese che era
veramente Samuele e si inginocchi con la faccia a terra e si
prostr. Allora Samuele disse a Saul: Perch mi hai disturbato
e costretto a salire?. Saul rispose: Sono in grande
difficolt. I Filistei mi muovono guerra e Dio si  allontanato
da me; non mi ha pi risposto n per mezzo dei profeti, n per
mezzo dei sogni; perci ti ho evocato, perch tu mi manifesti
quello che devo fare. Samuele rispose: Perch mi vuoi
consultare, quando il Signore si  allontanato da te ed 
divenuto tuo nemico?  Il Signore ha fatto nei tuoi riguardi
quello che ha detto per mia bocca. Il Signore ha strappato da te
il regno e l'ha dato al tuo prossimo, a Davide. Poich non hai
ascoltato il comando del Signore e non hai dato effetto alla sua
ira contro Amalek, per questo il Signore ti ha trattato oggi in
questo modo. Il Signore abbandoner inoltre Israele insieme con
te nelle mani dei Filistei. Domani tu e i tuoi figli sarete con
me; il Signore consegner anche l'accampamento d'Israele in mano
ai Filistei.

All'istante Saul cadde a terra lungo disteso, pieno di terrore
per le parole di Samuele; inoltre era gi senza forze perch non
aveva mangiato niente tutto quel giorno e la notte. Allora la
donna si accost a Saul e, vedendolo tutto spaventato, gli
disse: Ecco, la tua serva ha ascoltato i tuoi ordini. Ho
esposto al pericolo la vita per obbedire alla parola che mi hai
detto. Ma ora ascolta anche tu la voce della tua serva. Ti ho
preparato un pezzo di pane: mangia e riprenderai le forze,
perch devi rimetterti in viaggio. Egli rifiutava e diceva:
Non mangio. Ma i suoi servi insieme alla donna lo costrinsero
e accett di mangiare. Si alz da terra e sedette sul letto. La
donna aveva in casa un vitello da ingrasso; si affrett a
ucciderlo, poi prese la farina, la impast e gli fece cuocere
pani azzimi. Mise tutto davanti a Saul e ai suoi servi. Essi
mangiarono, poi si alzarono e partirono quella stessa notte.





29.

I Filistei avevano concentrato tutte le forze in Afek, mentre
gli Israeliti erano accampati presso la sorgente che si trova in
Izreel. I capi dei Filistei marciavano con le loro centinaia e
le migliaia. Davide e i suoi uomini marciavano alla retroguardia
con Achis. I capi dei Filistei domandarono: Che cosa fanno
questi Ebrei?. Achis rispose ai capi dei Filistei: Non  forse
costui Davide servo di Saul re d'Israele? E' stato con me un
anno o due e non ho trovato in lui nulla da ridire dal giorno
della sua venuta fino ad oggi. I capi dei Filistei furono tutti
contro di lui e gli intimarono: Rimanda quest'uomo: torni al
luogo che gli hai assegnato. Non venga con noi in guerra, perch
non diventi nostro nemico durante il combattimento. Come
riacquister costui il favore del suo signore, se non con la
testa di questi uomini? Non  costui quel Davide a cui cantavano
tra le danze:

Saul ha ucciso i suoi mille

e Davide i suoi diecimila?.

Achis chiam Davide e gli disse: Per la vita del Signore, tu
sei leale e io vedo con piacere che tu vada e venga con me in
guerra, perch non ho trovato in te alcuna malizia, da quando
sei arrivato fino ad oggi. Ma non sei gradito agli occhi dei
capi. Quindi torna indietro, per non passare come nemico agli
occhi dei capi dei Filistei. Rispose Davide ad Achis: Che cosa
ho fatto e che cosa hai trovato nel tuo servo, da quando sono
venuto alla tua presenza fino ad oggi, perch io non possa
venire a combattere contro i nemici del re mio signore?.
Rispose Achis a Davide: So bene che tu mi sei prezioso come un
inviato di Dio; ma i capi dei Filistei mi hanno detto: Non deve
venire con noi a combattere. Alzatevi dunque domani mattina tu e
i servi del tuo signore che sono venuti con te. Alzatevi presto
e allo spuntar del giorno partite. Il mattino dopo Davide e i
suoi uomini si alzarono presto per partire e tornarono nel
territorio dei Filistei. I Filistei salirono ad Izreel.





30.

Quando Davide e i suoi uomini arrivarono a Ziklag il terzo
giorno, gli Amaleciti avevano fatto una razzia nel Negheb e a
Ziklag. Avevano distrutto Ziklag appiccandole il fuoco. Avevano
condotto via le donne e quanti vi erano, piccoli e grandi; non
avevano ucciso nessuno, ma li avevano fatti prigionieri e se
n'erano andati. Torn dunque Davide e gli uomini che erano con
lui ed ecco la citt era in preda alle fiamme, le loro donne i
loro figli e le loro figlie erano stati condotti via. Davide e
la sua gente alzarono la voce e piansero finch ne ebbero forza.
Le due mogli di Davide, Achinoam di Izreel e Abigail, gi moglie
di Nabal da Carmel, erano state condotte via.

Davide fu in grande angoscia perch tutta quella gente parlava
di lapidarlo. Tutti avevano l'animo esasperato, ciascuno per i
suoi figli e le sue figlie. Ma Davide ritrov forza e coraggio
nel Signore suo Dio. Allora Davide disse al sacerdote Ebiatar
figlio di Achimelech. Portami l'"efod". Ebiatar accost
l'"efod" a Davide. Davide consult il Signore e chiese: Devo
inseguire questa banda? La raggiunger?. Gli rispose:
Inseguila, la raggiungerai e libererai i prigionieri. Davide e
i seicento uomini che erano con lui partirono e giunsero al
torrente di Besor, dove quelli rimasti indietro si fermarono.
Davide continu l'inseguimento con quattrocento uomini: si
fermarono invece duecento uomini che erano troppo affaticati per
passare il torrente di Besor. Trovarono nella campagna un
egiziano e lo portarono a Davide. Gli diedero da mangiare pane e
gli diedero da bere acqua. Gli diedero anche una schiacciata di
fichi secchi e due grappoli di uva passa. Mangi e si sent
rianimato, perch non aveva preso cibo e non aveva bevuto acqua
da tre giorni e da tre notti. Davide gli domand: A chi
appartieni tu e di dove sei?. Rispose: Sono un giovane
egiziano, schiavo di un Amalecita. Il mio padrone mi ha
abbandonato perch tre giorni fa mi sono ammalato. Noi abbiamo
depredato il Negheb dei Cretei, quello di Giuda e il Negheb di
Caleb e abbiamo appiccato il fuoco a Ziklag. Davide gli disse:
Vuoi tu guidarmi verso quella banda?. Rispose: Giurami per
Dio che non mi ucciderai e non mi riconsegnerai al mio padrone e
ti condurr da quella banda. Cos fece da guida ed ecco, erano
sparsi sulla distesa di quella regione a mangiare e a bere e far
festa con tutto l'ingente bottino che avevano preso dal paese
dei Filistei e dal paese di Giuda. Davide li batt dalle prime
luci dell'alba fino alla sera del giorno dopo e non sfugg
alcuno di essi, se non quattrocento giovani, che montarono sui
cammelli e fuggirono. Davide liber tutti coloro che gli
Amaleciti avevano preso e in particolare Davide liber le sue
due mogli. Non manc nessuno tra di essi, n piccolo n grande,
n figli n figlie, n la preda, n ogni altra cosa che era
stata presa loro: Davide recuper tutto. Davide prese tutto il
bestiame minuto e grosso: spingevano davanti a lui tutto questo
bestiame e gridavano: Questo  il bottino di Davide. Davide
poi giunse ai duecento uomini che erano troppo sfiniti per
seguirlo e aveva fatto rimanere al torrente di Besor. Essi
andarono incontro a Davide e a tutta la sua gente: Davide con la
truppa si accost e domand loro come stavano le cose. Ma tutti
i cattivi e gli iniqui tra gli uomini che erano andati con
Davide si misero a dire: Poich non sono venuti con noi, non si
dia loro niente della preda, eccetto le mogli e i figli di
ciascuno; li conducano via e se ne vadano. Davide rispose: Non
fate cos, fratelli miei, con quello che il Signore ci ha dato,
salvandoci tutti e mettendo nelle nostre mani quella torma che
era venuta contro di noi. Chi vorr seguire questo vostro
parere? Perch quale la parte di chi scende a battaglia, tale 
la parte di chi fa la guardia ai bagagli: insieme faranno le
parti. Da quel giorno in poi stabil questo come regola e
statuto in Israele fino ad oggi. Quando fu di ritorno a Ziklag,
Davide mand parte del bottino agli anziani di Giuda suoi amici,
con queste parole: Eccovi un dono proveniente dal bottino dei
nemici del Signore: a quelli di Betel e a quelli di Rama nel
Negheb, a quelli di Iattir, a quelli di Aroer, a quelli di
Sifmot, a quelli di Estemoa, a quelli di Racal, a quelli delle
citt degli Ieracmeeliti a quelli delle citt dei Keniti, a
quelli di Corma, a quelli di Bor-Asan, a quelli di Atach, a
quelli di Ebron e a quelli di tutti i luoghi per cui era passato
Davide con i suoi uomini.





31.

I Filistei vennero a battaglia con Israele, ma gli Israeliti
fuggirono davanti ai Filistei e ne caddero trafitti sul monte
Gelboe. I Filistei si strinsero attorno a Saul e ai suoi figli e
colpirono a morte Gionata, Abinadab e Malkisua, figli di Saul.
La lotta si aggrav contro Saul: gli arcieri lo presero di mira
con gli archi ed egli fu ferito gravemente dagli arcieri. Allora
Saul disse al suo scudiero: Sfodera la spada e trafiggimi,
prima che vengano quei non circoncisi a trafiggermi e a
schernirmi. Ma lo scudiero non volle, perch era troppo
spaventato. Allora Saul prese la spada e vi si gett sopra.
Quando lo scudiero vide che Saul era morto, si gett anche lui
sulla sua spada e mor con lui. Cos morirono insieme in quel
giorno Saul e i suoi tre figli, lo scudiero e anche tutti i suoi
uomini. Quando gli Israeliti che erano dall'altra parte della
valle e quelli che erano oltre il Giordano videro che l'esercito
d'Israele era in fuga ed erano morti Saul e i suoi figli,
abbandonarono le loro citt e fuggirono. I Filistei vennero e vi
si stabilirono. Il giorno dopo, quando i Filistei vennero per
depredare i cadaveri, trovarono Saul e i suoi tre figli caduti
sul monte Gelboe. Essi tagliarono la testa di lui, lo
spogliarono dell'armatura e inviarono queste cose nel paese dei
Filistei, girando dovunque per dare il felice annunzio ai templi
dei loro idoli e a tutto il popolo. Posero poi le sue armi nel
tempio di Astarte e appesero il suo corpo alle mura di Bet-Sean.
I cittadini di Iabes di Galaad vennero a sapere quello che i
Filistei avevano fatto di Saul. Allora tutti gli uomini valorosi
si mossero: partirono nel pieno della notte e sottrassero il
corpo di Saul e i corpi dei suoi figli dalle mura di Bet-Sean,
li portarono a Iabes e qui li bruciarono. Poi presero le loro
ossa, le seppellirono sotto il tamarisco che  in Iabes e fecero
digiuno per sette giorni.





2 SAMUELE.





1.

Dopo la morte di Saul, Davide torn dalla strage degli Amaleciti
e rimase in Ziklag due giorni. Al terzo giorno ecco arrivare un
uomo dal campo di Saul con la veste stracciata e col capo
cosparso di polvere. Appena giunto presso Davide cadde a terra e
si prostr. Davide gli chiese: Da dove vieni?. Rispose: Sono
fuggito dal campo d'Israele.

Davide gli domand: Come sono andate le cose? Su, raccontami!.
Rispose: E' successo che il popolo  fuggito nel corso della
battaglia, molti del popolo sono caduti e sono morti; anche Saul
e suo figlio Gionata sono morti. Davide chiese ancora al
giovane che gli portava le notizie: Come sai che sono morti
Saul e suo figlio Gionata?. Il giovane che recava la notizia
rispose: Ero venuto per caso sul monte Gelboe ed ecco vidi Saul
appoggiato alla lancia, serrato tra carri e cavalieri. Egli si
volse indietro, mi vide e mi chiam vicino. Dissi: Eccomi! Mi
chiese: Chi sei tu? Gli risposi: Sono un Amalecita. Mi disse:
Gettati contro di me e uccidimi: io sento le vertigini, ma la
vita  ancora tutta in me. Io gli fui sopra e lo uccisi, perch
capivo che non sarebbe sopravvissuto alla sua caduta. Poi presi
il diadema che era sul suo capo e la catenella che aveva al
braccio e li ho portati qui al mio signore. Davide afferr le
sue vesti e le stracci; cos fecero tutti gli uomini che erano
con lui. Essi alzarono gemiti e pianti e digiunarono fino a sera
per Saul e Gionata suo figlio, per il popolo del Signore e per
la casa d'Israele, perch erano caduti colpiti di spada. Davide
chiese poi al giovane che aveva portato la notizia: Di dove sei
tu?. Rispose: Sono figlio di un forestiero amalecita. Davide
gli disse allora: Come non hai provato timore nello stendere la
mano per uccidere il consacrato del Signore?. Davide chiam uno
dei suoi giovani e gli disse: Accostati e ammazzalo. Egli lo
colp subito e quegli mor. Davide grid a lui: Il tuo sangue
ricada sul tuo capo. Attesta contro di te la tua bocca che ha
detto: lo ho ucciso il consacrato del Signore!.



Allora Davide inton questo lamento su Saul e suo figlio Gionata
e ordin che fosse insegnato ai figli di Giuda. Ecco, si trova
scritto nel Libro del Giusto:

Il tuo vanto, Israele,

sulle tue alture giace trafitto!

Perch sono caduti gli eroi?

Non fatelo sapere in Gat,

non l'annunziate per le vie di Ascalon,

non ne faccian festa le figlie dei Filistei,

non ne esultino le figlie dei non circoncisi!

O monti di Gelboe, non pi rugiada n pioggia su di voi

n campi dl primizie,

perch qui fu avvilito lo scudo degli eroi,

lo scudo di Saul, unto non di olio,

ma col sangue dei trafitti, col grasso degli eroi.

L'arco di Gionata non torn mai indietro,

la spada di Saul non tornava mai a vuoto.

Saul e Gionata, amabili e gentili,

n in vita n in morte furon divisi;

erano pi veloci delle aquile,

pi forti dei leoni.

Figlie d'Israele, piangete su Saul,

che vi rivestiva di porpora e di delizie,

che appendeva gioielli d'oro sulle vostre vesti.

Perch son caduti gli eroi

in mezzo alla battaglia?

Gionata, per la tua morte sento dolore,

l'angoscia mi stringe per te,

fratello mio Gionata!

Tu mi eri molto caro;

la tua amicizia era per me preziosa

pi che amore di donna.

Perch son caduti gli eroi,

son periti quei fulmini di guerra?.





2.

Dopo questi fatti, Davide consult il Signore dicendo: Devo
andare in qualcuna delle citt di Giuda?. Il Signore gli
rispose: Va'!. Chiese ancora Davide: Dove andr?. Rispose:
A Ebron. Davide dunque and l con le sue due mogli, Achinoam
di Izreel e Abigail, gi moglie di Nabal da Carmel. Davide port
con s anche i suoi uomini, ognuno con la sua famiglia, e
abitarono nella citt di Ebron. Vennero allora gli uomini di
Giuda e qui unsero Davide re sulla casa di Giuda.

Come fu noto a Davide che gli uomini di Iabes di Galaad avevano
sepolto Saul, Davide invi messaggeri agli uomini di Iabes di
Galaad per dir loro: Benedetti voi dal Signore, perch avete
fatto quest'opera di misericordia a Saul, vostro signore, e gli
avete dato sepoltura. Vi renda dunque il Signore misericordia e
fedelt. Anch'io far a voi del bene perch avete compiuto
quest'opera. Ora riprendano coraggio le vostre mani e siate
uomini forti. E' morto Saul vostro signore, ma quelli della
trib di Giuda hanno unto me come re sopra di loro.



Intanto Abner figlio di Ner, capo dell'esercito di Saul, prese
Is-Baal, figlio di Saul, e lo condusse a Macanaim. Poi lo
costitu re su Galaad, sugli Asuriti, su Izreel, su Efraim e su
Beniamino, cio su tutto Israele. Is-Baal, figlio di Saul, aveva
quarant'anni quando fu fatto re di Israele e regn due anni.
Solo la casa di Giuda seguiva Davide. Il periodo di tempo
durante il quale Davide fu re di Ebron fu di sette anni e sei
mesi.



Abner figlio di Ner e i ministri di Is-Baal, figlio di Saul, si
mossero da Macanaim verso Gabaon. Anche Ioab figlio di Zeruia, e
i seguaci di Davide si mossero e li incontrarono presso la
piscina di Gabaon. Questi stavano presso la piscina da una parte
e quelli dall'altra parte. Abner grid a Ioab: Potrebbero
alzarsi i giovani e scontrarsi davanti a noi. Ioab rispose: Si
alzino pure. Si alzarono e sfilarono in rassegna: dodici dalla
parte di Beniamino e di Is-Baal figlio di Saul e dodici tra i
seguaci di Davide. Ciascuno afferr la testa dell'avversario e
gli cacci la spada nel fianco: cos caddero tutti insieme e
quel luogo fu chiamato Campo dei Fianchi, che si trova in Gabaon.

La battaglia divenne in quel giorno molto dura e furono
sconfitti Abner e gli Israeliti dai seguaci di Davide. C'erano
l tre figli di Zeruia, Ioab, Abisai e Asael. Asael era veloce
nella corsa come una gazzella selvatica. Asael si era messo a
inseguire Abner e non deviava n a destra n a sinistra
nell'inseguire Abner. Abner si volse indietro e gli grid: Tu
sei Asael?. Rispose: S. Abner aggiunse: Volgiti a destra o
a sinistra, afferra qualcuno dei giovani e porta via le sue
spoglie. Ma Asael non volle cessare di inseguirlo. Abner torn
a dirgli: Smetti di inseguirmi. Perch vuoi che ti stenda a
terra? Come potr alzare lo sguardo verso Ioab tuo fratello?.
Ma siccome quegli non voleva saperne di ritirarsi, lo colp con
la punta della lancia al basso ventre, cos che la lancia gli
usc di dietro ed egli cadde sul posto. Allora quanti arrivarono
al luogo dove Asael era caduto e morto si fermarono. Ma Ioab e
Abisai inseguirono Abner, finch, al tramonto del sole, essi
giunsero alla collina di Amma, di fronte a Ghiach, sulla strada
del deserto di Gabaon.

I Beniaminiti si radunarono dietro Abner formando un gruppo
compatto e si fermarono in cima a una collina. Allora Abner
grid a Ioab: Dovr continuare per sempre la spada a divorare?
Non sai che alla fine sar una sventura? Quando finalmente darai
ordine alla truppa di cessare l'inseguimento dei loro
fratelli?. Rispose Ioab: Per la vita di Dio, se tu non avessi
parlato cos, nessuno della truppa avrebbe cessato fino al
mattino di inseguire il proprio fratello. Allora Ioab fece
suonare la tromba e tutta la truppa si ferm e non insegu pi
Israele e non combatt pi. Abner e i suoi uomini marciarono per
l'Araba tutta quella notte; passarono il Giordano, camminarono
tutta la mattinata e arrivarono a Macanaim. Ioab, tornato
dall'inseguimento di Abner, radun tutta la truppa. Degli uomini
di Davide ne mancavano diciannove oltre Asael. Ma i servi di
Davide avevano colpito e ucciso trecentosessanta uomini tra i
Beniaminiti e la gente di Abner. Essi presero Asael e lo
seppellirono nel sepolcro di suo padre, che  in Betlemme. Ioab
e i suoi uomini marciarono tutta la notte; spuntava il giorno
quando furono in Ebron.





3.

La guerra tra la casa di Saul e la casa di Davide si protrasse a
lungo.

Davide con l'andar del tempo si faceva pi forte, mentre la casa
di Saul andava indebolendosi.



In Ebron nacquero a Davide dei figli e furono: il maggiore
Amnon, nato da Achinoam di Izreel; il secondo Kileab, da Abigail
gi moglie di Nabal da Carmel; il terzo Assalonne, nato da
Maaca, figlia di Talmai re di Ghesur; il quarto Adonia nato da
Agghit; il quinto Sefatia, figlio di Abital; il sesto Itream,
nato da Egla moglie di Davide. Questi nacquero a Davide in Ebron.



Mentre durava la lotta tra la casa di Saul e quella di Davide,
Abner era diventato potente nella casa di Saul. Saul aveva avuto
una concubina chiamata Rizpa figlia di Aia. Ora Is-Baal disse ad
Abner: Perch ti sei unito alla concubina di mio padre?. Abner
si adir molto per le parole di Is-Baal e disse: Sono io la
testa di un cane di Giuda? Fino ad oggi ho usato benevolenza
alla casa di Saul tuo padre, favorendo i suoi fratelli e i suoi
amici, e non ti ho fatto cadere nelle mani di Davide; oggi tu mi
rimproveri una colpa di donna. Tanto faccia Dio ad Abner e anche
peggio, se io non far per Davide ci che il Signore gli ha
giurato: trasferire cio il regno dalla casa di Saul e stabilire
il trono di Davide su Israele e su Giuda, da Dan fino a
Bersabea. Quegli non fu capace di rispondere una parola ad
Abner, perch aveva paura di lui.

Abner invi subito messaggeri a Davide per dirgli: A chi il
paese?. Intendeva dire: Fa' alleanza con me ed ecco, la mia
mano sar con te per ricondurre a te tutto Israele. Rispose:
Bene! Io far alleanza con te. Per ho una cosa da chiederti ed
 questa: non verrai alla mia presenza, se prima non mi
condurrai davanti Mikal figlia di Saul, quando verrai a vedere
il mio volto. Davide sped messaggeri a Is-Baal, figlio di
Saul, intimandogli: Restituisci mia moglie Mikal, che feci mia
sposa al prezzo di cento membri di Filistei. Is-Baal mand
incaricati a toglierla al suo marito, Paltiel figlio di Lais.
Suo marito la segu, camminando e piangendo dietro di lei fino a
Bacurim. Poi Abner gli disse: Torna indietro! e quegli torn.

Intanto Abner rivolse questo discorso agli anziani d'Israele:
Da tempo voi ricercate Davide come vostro re. Ora mettetevi al
lavoro, perch il Signore ha detto e confermato a Davide: Per
mezzo di Davide mio servo liberer Israele mio popolo dalle mani
dei Filistei e dalle mani di tutti i suoi nemici. Abner ebbe
colloqui anche con gli uomini di Beniamino. Poi Abner torn solo
da Davide in Ebron a riferirgli quanto era stato approvato da
Israele e da tutta la casa di Beniamino. Abner venne dunque a
Davide in Ebron con venti uomini e Davide fece servire un
banchetto ad Abner e ai suoi uomini. Abner disse poi a Davide:
Sono pronto! Vado a radunare tutto Israele intorno al re mio
signore. Essi faranno alleanza con te e regnerai su quanto tu
desideri. Davide conged poi Abner, che part in pace.

Ed ecco, gli uomini di Davide e Ioab tornavano da una scorreria
e portavano con s grande bottino. Abner non era pi con Davide
in Ebron, perch questi lo aveva congedato, ed egli era partito
in pace. Quando arrivarono Ioab e la sua truppa, fu riferito a
Ioab: E' venuto dal re Abner figlio di Ner ed egli l'ha
congedato e se n' andato in pace. Ioab si present al re e gli
disse: Che hai fatto? Ecco,  venuto Abner da te, perch l'hai
congedato ed egli se n' andato? Non sai chi  Abner figlio di
Ner? E' venuto per ingannarti, per conoscere le tue mosse, per
sapere ci che fai.

Ioab si allontan da Davide e mand messaggeri dietro Abner e lo
fece tornare indietro dalla cisterna di Sira, senza che Davide
lo sapesse. Abner torn a Ebron e Ioab lo prese in disparte in
mezzo alla porta, come per parlargli in privato, e qui lo colp
al basso ventre e lo uccise, per vendicare il sangue di Asael
suo fratello. Davide seppe pi tardi la cosa e protest: Sono
innocente io e il mio regno per sempre davanti al Signore del
sangue di Abner figlio di Ner. Ricada sulla testa di Ioab e su
tutta la casa di suo padre. Nella casa di Ioab non manchi mai
chi soffra gonorrea o sia colpito da lebbra o maneggi il fuso,
chi cada di spada o chi sia senza pane. Ioab e suo fratello
Abisai avevano trucidato Abner, perch aveva ucciso Asael loro
fratello a Gabaon in battaglia. Davide disse a Ioab e a tutta la
gente che era con lui: Stracciatevi le vesti, vestitevi di
sacco e fate lutto davanti ad Abner. Anche il re Davide seguiva
la bara. Seppellirono Abner in Ebron e il re lev la sua voce e
pianse davanti al sepolcro di Abner; pianse tutto il popolo. Il
re inton un lamento funebre su Abner e disse:

Come muore un insensato,

doveva dunque Abner morire?

Le tue mani non erano state legate,

i tuoi piedi non erano stati stretti in catene!

Sei caduto come si cade davanti ai malfattori!.

Tutto il popolo riprese a piangere su di lui. Tutto il popolo
venne a invitare Davide perch prendesse cibo, mentre era ancora
giorno; ma Davide giur: Tanto mi faccia Dio e anche di peggio,
se io guster pane o qualsiasi altra cosa prima del tramonto del
sole. Tutto il popolo not la cosa e la trov giusta; quanto
fece il re ebbe l'approvazione del popolo intero. Tutto il
popolo, cio tutto Israele, fu convinto in quel giorno che la
morte di Abner figlio di Ner non era stata provocata dal re.
Disse ancora il re ai suoi ministri: Sappiate che oggi  caduto
un capo, un grande in Israele. Io, oggi, mi sono comportato
dolcemente, sebbene gi consacrato re, mentre questi uomini, i
figli di Zeruia, sono stati pi duri di me. Provveda il Signore
a trattare il malvagio secondo la sua malvagit.





4.

Quando il figlio di Saul seppe della morte di Abner in Ebron,
gli cascarono le braccia e tutto Israele si sent scoraggiato.
Il figlio di Saul aveva due uomini, capi di bande, chiamati
l'uno Baana e il secondo Recab, figli di Rimmon da Beerot, della
trib di Beniamino, perch anche Beerot era computata fra le
citt di Beniamino. I Beerotiti si erano rifugiati a Ghittaim e
vi sono rimasti come forestieri fino ad oggi.

Gionata, figlio di Saul, aveva un figlio storpio di ambedue i
piedi. Egli aveva cinque anni, quando giunsero da Izreel le
notizie circa i fatti di Saul e di Gionata. La nutrice l'aveva
preso ed era fuggita, ma nella fretta della fuga il bambino era
caduto e rimasto storpio. Si chiamava Merib-Baal.

Si mossero dunque i figli di Rimmon il Beerotita, Recab e Baana,
e vennero nell'ora pi calda del giorno alla casa di Is-Baal
mentre egli stava facendo la siesta. Or ecco, la portinaia della
casa, mentre mondava il grano, si era assopita e dormiva: perci
Recab e Baana suo fratello, poterono introdursi inosservati.
Entrarono dunque in casa, mentre egli giaceva sul suo letto e
riposava; lo colpirono, l'uccisero e gli tagliarono la testa;
poi, portando via la testa di lui, presero la via dell'Araba,
camminando tutta la notte. Portarono la testa di Is-Baal a
Davide in Ebron e dissero al re: Ecco la testa di Is-Baal
figlio di Saul, tuo nemico, che cercava la tua vita. Oggi il
Signore ha concesso al re mio signore la vendetta contro Saul e
la sua discendenza. Ma Davide rispose a Recab e a Baana suo
fratello, figli di Rimmon il Beerotita: Per la vita del Signore
che mi ha liberato da ogni angoscia: se ho preso e ucciso in
Ziklag colui che mi annunziava: Ecco  morto Saul, credendo di
portarmi una lieta notizia, per cui gli dovessi un compenso, ora
che uomini iniqui hanno ucciso un giusto in casa mentre dormiva,
non dovr a maggior ragione chiedere conto del suo sangue alle
vostre mani ed eliminarvi dalla terra?. Davide diede ordine ai
suoi giovani; questi li uccisero tagliarono loro le mani e i
piedi e li appesero presso la piscina di Ebron. Presero poi il
capo di Is-Baal e lo seppellirono nel sepolcro di Abner in Ebron.





5.

Vennero allora tutte le trib d'Israele da Davide in Ebron e gli
dissero: Ecco noi ci consideriamo come tue ossa e tua carne.
Gi prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e
riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: Tu pascerai Israele
mio popolo, tu sarai capo in Israele. Vennero dunque tutti gli
anziani di Israele dal re in Ebron e il re Davide fece alleanza
con loro in Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re
sopra Israele. Davide aveva trent'anni quando fu fatto re e
regn quarant'anni. Regn in Ebron su Giuda sette anni e sei
mesi e in Gerusalemme regn trentatr anni su tutto Israele e su
Giuda.

Il re e i suoi uomini mossero verso Gerusalemme contro i Gebusei
che abitavano in quel paese. Costoro dissero a Davide: Non
entrerai qui: basteranno i ciechi e gli zoppi a respingerti,
per dire Davide non potr entrare qui. Ma Davide prese la
rocca di Sion, cio la citt di Davide. Davide proclam in quel
giorno: Chiunque colpir i Gebusei e li raggiunger attraverso
il canale... Quanto ai ciechi e agli zoppi, sono in odio a
Davide. Per questo dicono: Il cieco e lo zoppo non entreranno
nella casa.

Davide abit nella rocca e la chiam Citt di Davide. Egli vi
fece intorno costruzioni, dal Millo verso l'interno. Davide
andava sempre crescendo in potenza e il Signore Dio degli
eserciti era con lui. Chiram re di Tiro invi a Davide
messaggeri con legno di cedro, carpentieri e muratori, i quali
costruirono una casa a Davide. Davide seppe allora che il
Signore lo confermava re di Israele e innalzava il suo regno per
amore di Israele suo popolo.



Davide prese ancora concubine e mogli di Gerusalemme dopo il suo
arrivo da Ebron: queste generarono a Davide altri figli e
figlie. I figli che gli nacquero in Gerusalemme si chiamano
Sammua, Sobab, Natan e Salomone; Ibcar, Elisua, Nefeg, Iafia;
Elisama, Eliada ed Elifelet.



Quando i Filistei vennero a sapere che avevano consacrato Davide
re d'Israele, salirono tutti per dargli la caccia, ma appena
Davide ne fu informato, discese alla fortezza. Vennero i
Filistei e si sparsero nella valle di Refaim. Davide consult il
Signore chiedendo: Devo andare contro i Filistei? Li metterai
nelle mie mani?. Il Signore rispose a Davide: Va' pure, perch
certo consegner i Filistei nelle tue mani. Davide si rec a
Baal-Perazim e l Davide li sconfisse ed esclam: Il Signore ha
aperto una breccia tra i nemici davanti a me, come una breccia
aperta dalle acque. Per questo chiam quel luogo Baal- Perazim.
I Filistei abbandonarono l i loro dei e Davide e la sua gente
li portarono via.

I Filistei salirono poi di nuovo e si sparsero nella valle di
Refaim. Davide consult il Signore, il quale gli disse: Non
andare, gira alle loro spalle e piomba su di loro dalla parte
dei Balsami. Quando udrai un rumore di passi sulle cime dei
Balsami, lanciati subito all'attacco, perch allora il Signore
uscir davanti a te per sconfiggere l'esercito dei Filistei.
Davide fece come il Signore gli aveva ordinato e sconfisse i
Filistei da Gabaa fino all'ingresso di Ghezer.





6.

Davide radun di nuovo tutti gli uomini migliori d'Israele, in
numero di trentamila. Poi si alz e part con tutta la sua gente
da Baala di Giuda, per trasportare di l l'arca di Dio, che 
designata con il nome, il nome del Signore degli eserciti, che
siede in essa sui cherubini. Posero l'arca di Dio sopra un carro
nuovo e la tolsero dalla casa di Abinadab che era sul colle;
Uzza e Achio, figli di Abinadab, conducevano il carro nuovo:
Uzza stava presso l'arca di Dio e Achio precedeva l'arca. Davide
e tutta la casa d'Israele facevano festa davanti al Signore con
tutte le forze, con canti e con cetre, arpe, timpani, sistri e
cembali. Ma quando furono giunti all'aia di Nacon, Uzza stese la
mano verso l'arca di Dio e vi si appoggi perch i buoi la
facevano piegare. L'ira del Signore si accese contro Uzza; Dio
lo percosse per la sua colpa ed egli mor sul posto, presso
l'arca di Dio. Davide si rattrist per il fatto che il Signore
si era scagliato con impeto contro Uzza; quel luogo fu chiamato
Perez-Uzza fino ad oggi. Davide in quel giorno ebbe paura del
Signore e disse: Come potr venire da me l'arca del Signore?.
Davide non volle trasferire l'arca del Signore presso di s
nella citt di Davide, ma la fece portare in casa di Obed-Edom
di Gat. L'arca del Signore rimase tre mesi in casa di Obed-Edom
di Gat e il Signore benedisse Obed-Edom e tutta la sua casa.

Ma poi fu detto al re Davide: Il Signore ha benedetto la casa
di Obed-Edom e quanto gli appartiene, a causa dell'arca di Dio.
Allora Davide and e trasport l'arca di Dio dalla casa di
Obed-Edom nella citt di Davide, con gioia. Quando quelli che
portavano l'arca del Signore ebbero fatto sei passi, egli immol
un bue e un ariete grasso. Davide danzava con tutte le forze
davanti al Signore. Davide era cinto di un "efod" di lino. Cos
Davide e tutta la casa d'Israele trasportarono l'arca del
Signore con tripudi e a suon di tromba. Mentre l'arca del
Signore entrava nella citt di David, Mikal, figlia di Saul,
guard dalla finestra; vedendo il re Davide che saltava e
danzava dinanzi al Signore, lo disprezz in cuor suo.
Introdussero dunque l'arca del Signore e la collocarono al suo
posto, in mezzo alla tenda che Davide aveva piantato per essa;
Davide offr olocausti e sacrifici di comunione davanti al
Signore. Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i
sacrifici di comunione, Davide benedisse il popolo nel nome del
Signore degli eserciti e distribu a tutto il popolo, a tutta la
moltitudine d'Israele, uomini e donne, una focaccia di pane per
ognuno, una porzione di carne e una schiacciata di uva passa.
Poi tutto il popolo se ne and ciascuno a casa sua. Ma incontro
a Davide che tornava per benedire la sua famiglia usc Mikal
figlia di Saul e gli disse: Bell'onore si  fatto oggi il re di
Israele a mostrarsi scoperto davanti agli occhi delle serve dei
suoi servi, come si scoprirebbe un uomo da nulla!. Davide
rispose a Mikal: L'ho fatto dinanzi al Signore, che mi ha
scelto invece di tuo padre e di tutta la sua casa per stabilirmi
capo sul popolo del Signore, su Israele; ho fatto festa davanti
al Signore. Anzi, mi abbasser anche pi di cos e mi render
vile ai tuoi occhi, ma presso quelle serve di cui tu parli,
proprio presso di loro, io sar onorato!. Mikal, figlia di
Saul, non ebbe figli fino al giorno della sua morte.





7.

Quando il re si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli
ebbe dato tregua da tutti i suoi nemici all'intorno, disse al
profeta Natan: Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre
l'arca di Dio sta sotto una tenda. Natan rispose al re: Va',
fa' quanto hai in mente di fare, perch il Signore  con te. Ma
quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del
Signore: Va' e riferisci al mio servo Davide: Dice il Signore:
Forse tu mi costruirai una casa, perch io vi abiti? Ma io non
ho abitato in una casa da quando ho fatto uscire gli Israeliti
dall'Egitto fino ad oggi; sono andato vagando sotto una tenda in
un padiglione. Finch ho camminato, ora qua, ora l, in mezzo a
tutti gli Israeliti, ho forse mai detto ad alcuno dei Giudici, a
cui avevo comandato di pascere il mio popolo Israele: Perch non
mi edificate una casa di cedro?

Ora dunque riferirai al mio servo Davide: Cos dice il Signore
degli eserciti: Io ti presi dai pascoli, mentre seguivi il
gregge, perch tu fossi il capo d'Israele mio popolo, sono stato
con te dovunque sei andato; anche per il futuro distrugger
davanti a te tutti i tuoi nemici e render il tuo nome grande
come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisser un luogo a
Israele mio popolo e ve lo pianter perch abiti in casa sua e
non sia pi turbato e gli iniqui non lo opprimano come in
passato, al tempo in cui avevo stabilito i Giudici sul mio
popolo Israele e gli dar riposo liberandolo da tutti i suoi
nemici. Il Signore ti far grande, poich ti far una casa.
Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu giacerai con i tuoi
padri, io assicurer dopo di te la discendenza uscita dalle tue
viscere, e render stabile il suo regno. Egli edificher una
casa al mio nome e io render stabile per sempre il trono del
suo regno. Io gli sar padre ed egli mi sar figlio. Se far il
male, lo castigher con verga d'uomo e con i colpi che danno i
figli d'uomo, ma non ritirer da lui il mio favore, come l'ho
ritirato da Saul, che ho rimosso dal trono dinanzi a te. La tua
casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me e il
tuo trono sar reso stabile per sempre.



Natan parl a Davide con tutte queste parole e secondo questa
visione. Allora il re Davide and a presentarsi al Signore e
disse: Chi sono io, Signore Dio, e che cos' mai la mia casa
perch tu mi abbia fatto arrivare fino a questo punto? E questo
 parso ancora poca cosa al tuoi occhi, mio Signore: tu hai
parlato anche della casa del tuo servo per un lontano avvenire:
e questa  una legge per l'uomo, Signore Dio! Che potrebbe dirti
di pi Davide? Tu conosci il tuo servo, Signore Dio! Per amore
della tua parola e secondo il tuo cuore hai compiuto tutte
queste grandi cose, manifestandole al tuo servo. Tu sei davvero
grande Signore Dio! Nessuno  come te e non c' altro Dio fuori
di te, proprio come abbiamo udito con i nostri orecchi. E chi 
come il tuo popolo, come Israele, unica nazione sulla terra che
Dio  venuto a riscattare come popolo per s e a dargli un nome?
In suo favore hai operato cose grandi e tremende, per il tuo
paese, per il tuo popolo che ti sei riscattato dall'Egitto, dai
popoli e dagli dei. Tu hai stabilito il tuo popolo Israele per
essere tuo popolo per sempre; tu, Signore, sei divenuto il suo
Dio. Ora, Signore, la parola che hai pronunciato riguardo al tuo
servo e alla sua casa, confermala per sempre e fa' come hai
detto. Allora il tuo nome sar magnificato per sempre cos: Il
Signore degli eserciti  il Dio d'Israele! La casa del tuo servo
Davide sia dunque stabile davanti a te! Poich tu Signore degli
eserciti, Dio d'Israele, hai fatto una rivelazione al tuo servo
e gli hai detto: Io ti edificher una casa! perci il tuo servo
ha trovato l'ardire di rivolgerti questa preghiera. Ora,
Signore, tu sei Dio, le tue parole sono verit e hai promesso
questo bene al tuo servo. Degnati dunque di benedire ora la casa
del tuo servo, perch sussista sempre dinanzi a te! Poich tu,
Signore, hai parlato e per la tua benedizione la casa del tuo
servo sar benedetta per sempre!.





8.

Dopo, Davide sconfisse i Filistei e li sottomise e tolse di mano
ai Filistei Gat e le sue dipendenze. Sconfisse anche i Moabiti
e, facendoli coricare per terra, li misur con la corda; ne
misur due corde per farli mettere a morte e una corda intera
per lasciarli in vita. I Moabiti divennero sudditi di Davide, a
lui tributari. Davide sconfisse anche Adad-Ezer, figlio di
Recob, re di Zoba, mentre egli andava a estendere il dominio sul
fiume Eufrate. Davide gli prese millesettecento cavalieri e
ventimila fanti: tagli i garretti a tutte le pariglie di
cavalli, riservandone soltanto cento. Quando gli Amorrei di
Damasco vennero per soccorrere Adad-Ezer, re di Zoba, Davide ne
uccise ventiduemila. Poi Davide stabil guarnigioni nell'Aram di
Damasco e gli Aramei divennero sudditi di Davide e a lui
tributari. Il Signore rendeva vittorioso Davide dovunque egli
andava. Davide tolse ai servitori di Adad-Ezer i loro scudi
d'oro e li port a Gerusalemme. Il re Davide prese anche grande
quantit di rame a Betach e a Berotai, citt di Adad-Ezer.
Quando To, re di Camat, seppe che Davide aveva sconfitto tutto
l'esercito di Adad-Ezer, mand al re Davide suo figlio Adduram
per salutarlo e per benedirlo perch aveva mosso guerra a
Adad-Ezer, e l'aveva sconfitto; infatti Adad-Ezer era sempre in
guerra con To. Adduram gli port vasi d'argento, vasi d'oro e
vasi di rame. Il re Davide consacr anche quelli al Signore,
come gi aveva consacrato l'argento e l'oro tolto alle nazioni
che aveva soggiogato, agli Aramei, ai Moabiti, agli Ammoniti, ai
Filistei, agli Amaleciti, e come aveva fatto del bottino di
Adad-Ezer figlio di Recob, re di Zoba. Al ritorno dalla sua
vittoria sugli Aramei, Davide acquist ancora fama, sconfiggendo
nella Valle del Sale diciottomila Idumei. Stabil guarnigioni in
Idumea, ne mise per tutta l'Idumea e tutti gli Idumei divennero
sudditi di Davide; il Signore rendeva vittorioso Davide dovunque
egli andava.

Davide regn su tutto Israele e pronunziava giudizi e faceva
giustizia a tutto il suo popolo. Ioab figlio di Zeruia comandava
l'esercito; Giosafat figlio di Achilud era archivista; Zadok
figlio di Achitub e Achimelech figlio di Ebiatar erano
sacerdoti; Seraia era segretario; Benaia, figlio di Ioiada, era
capo dei Cretei e dei Peletei e i figli di Davide erano ministri.





9.

Davide disse: E' forse rimasto qualcuno della casa di Saul, a
cui io possa fare del bene a causa di Gionata?. Ora c'era un
servo della casa di Saul, chiamato Ziba, che fu fatto venire
presso Davide. Il re gli chiese: Sei tu Ziba?. Quegli rispose:
Sono io, tuo servo!. Il re gli disse: Non c' pi nessuno
della casa di Saul, a cui io possa usare la misericordia di
Dio?. Ziba rispose al re: C' ancora un figlio di Gionata
storpio dei piedi. Il re gli disse: Dov'?. Ziba rispose al
re: E' in casa di Machir figlio di Ammiel, a Lodebar. Allora
il re lo mand a prendere in casa di Machir, figlio di Ammiel, a
Lodebar. Merib-Baal, figlio di Gionata, figlio di Saul, venne da
Davide, si gett con la faccia a terra e si prostr davanti a
lui. Davide disse: Merib-Baal!. Rispose: Ecco il tuo servo!.
Davide gli disse: Non temere, perch voglio trattarti con bont
per amore di Gionata tuo padre e ti restituisco tutti i campi di
Saul tuo avo e tu mangerai sempre alla mia tavola. Merib-Baal
si prostr e disse: Che cos' il tuo servo, perch tu prenda in
considerazione un cane morto come sono io?. Allora il re chiam
Ziba servo di Saul e gli disse: Quanto apparteneva a Saul e a
tutta la sua casa, io lo do al figlio del tuo signore. Tu dunque
con i figli e gli schiavi lavorerai per lui la terra e ne
raccoglierai i prodotti, perch abbia pane e nutrimento la casa
del tuo signore; quanto a Merib-Baal figlio del tuo signore,
manger sempre alla mia tavola. Ora Ziba aveva quindici figli e
venti schiavi. Ziba disse al re: Il tuo servo far quanto il re
mio signore ordina al suo servo. Merib-Baal dunque mangiava
alla tavola di Davide come uno dei figli del re. Merib-Baal
aveva un figlioletto chiamato Mica; tutti quelli che stavano in
casa di Ziba erano al servizio di Merib-Baal. Ma Merib-Baal
abitava in Gerusalemme perch mangiava sempre alla tavola del
re. Era storpio di ambedue i piedi.





10.

Il re degli Ammoniti mor e Canun suo figlio regn al suo posto.
Davide disse: Io voglio usare a Canun figlio di Nacas la
benevolenza che suo padre us a me. Davide mand alcuni suoi
ministri a fargli le condoglianze per suo padre. Ma quando i
ministri di Davide furono giunti nel paese degli Ammoniti, i
capi degli Ammoniti dissero a Canun, loro signore: Credi tu che
Davide ti abbia mandato consolatori per onorare tuo padre? Non
ha piuttosto mandato da te i suoi ministri per esplorare la
citt, per spiarla e distruggerla?. Allora Canun prese i
ministri di Davide, fece loro radere la met della barba e
tagliare le vesti a met fino alle natiche, poi li lasci
andare. Quando fu informato della cosa, Davide mand alcuni
incontro a loro, perch quegli uomini erano pieni di vergogna.
Il re fece dire loro: Restate a Gerico finch vi sia cresciuta
di nuovo la barba, poi tornerete.

Gli Ammoniti, vedendo che si erano attirati l'odio di Davide,
mandarono a prendere al loro soldo ventimila fanti degli Aramei
di Bet-Recob e degli Aramei di Zoba, mille uomini del re di
Maaca e dodicimila uomini della gente di Tob. Quando Davide
sent questo, invi contro di loro Ioab con tutto l'esercito dei
prodi. Gli Ammoniti uscirono e si schierarono in battaglia
all'ingresso della porta della citt, mentre gli Aramei di Zoba
e di Recob e la gente di Tob e di Maaca stavano soli nella
campagna. Ioab vide che quelli erano pronti ad attaccarlo di
fronte e alle spalle. Scelse allora un corpo tra i migliori
Israeliti, lo schier in ordine di battaglia contro gli Aramei e
affid il resto del popolo al fratello Abisai, per tener testa
agli Ammoniti. Disse ad Abisai: Se gli Aramei sono pi forti di
me, tu mi verrai in aiuto; se invece gli Ammoniti sono pi forti
di te, verr io in tuo aiuto. Abbi coraggio e dimostriamoci
forti per il nostro popolo e per le citt del nostro Dio. Il
Signore faccia quello che a lui piacer. Poi Ioab con la gente
che aveva con s avanz per attaccare gli Aramei, i quali
fuggirono davanti a lui. Quando gli Ammoniti videro che gli
Aramei erano fuggiti, fuggirono anch'essi davanti ad Abisai e
rientrarono nella citt. Allora Ioab torn dalla spedizione
contro gli Ammoniti e venne a Gerusalemme.

Gli Aramei, vedendo che erano stati battuti da Israele, si
riunirono insieme. Adad-Ezer mand messaggeri e schier in campo
gli Aramei che abitavano oltre il fiume e quelli giunsero a
Chelam con alla testa Sobak, capo dell'esercito di Adad-Ezer. La
cosa fu riferita a Davide, che radun tutto Israele, pass il
Giordano e giunse a Chelam. Gli Aramei si schierarono in
battaglia contro Davide. Ma gli Aramei fuggirono davanti a
Israele: Davide uccise agli Aramei settecento pariglie di
cavalli e quarantamila cavalieri; batt anche Sobak capo del
loro esercito, che mor in quel luogo. Quando tutti i re
vassalli di Adad-Ezer si videro sconfitti da Israele, fecero
pace con Israele e gli rimasero sottoposti. Gli Aramei non
osarono pi venire in aiuto degli Ammoniti.





11.

L'anno dopo, al tempo in cui i re sogliono andare in guerra,
Davide mand Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele a
devastare il paese degli Ammoniti; posero l'assedio a Rabba
mentre Davide rimaneva a Gerusalemme. Un tardo pomeriggio
Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza
della reggia. Dall'alto di quella terrazza egli vide una donna
che faceva il bagno: la donna era molto bella di aspetto. Davide
mand a informarsi chi fosse la donna. Gli fu detto: E'
Betsabea figlia di Eliam, moglie di Uria l'Hittita. Allora
Davide mand messaggeri a prenderla. Essa and da lui ed egli
giacque con lei, che si era appena purificata dalla immondezza.
Poi essa torn a casa. La donna concep e fece sapere a Davide:
Sono incinta.



Allora Davide mand a dire a Ioab: Mandami Uria l'Hittita.
Ioab mand Uria da Davide. Arrivato Uria, Davide gli chiese come
stessero Ioab e la truppa e come andasse la guerra. Poi Davide
disse a Uria: Scendi a casa tua e lavati i piedi. Uria usc
dalla reggia e gli fu mandata dietro una portata della tavola
del re. Ma Uria dorm alla porta della reggia con tutti i servi
del suo signore e non scese a casa sua. La cosa fu riferita a
Davide e gli fu detto: Uria non  sceso a casa sua. Allora
Davide disse a Uria: Non vieni forse da un viaggio? Perch
dunque non sei sceso a casa tua?. Uria rispose a Davide:
L'arca, Israele e Giuda abitano sotto le tende, Ioab mio
signore e la sua gente sono accampati in aperta campagna e io
dovrei entrare in casa mia per mangiare e bere e per dormire con
mia moglie? Per la tua vita e per la vita della tua anima, io
non far tal cosa! Davide disse a Uria: Rimani qui anche oggi
e domani ti lascer partire. Cos Uria rimase a Gerusalemme
quel giorno e il seguente. Davide lo invit a mangiare e a bere
con s e lo fece ubriacare; la sera Uria usc per andarsene a
dormire sul suo giaciglio con i servi del suo signore e non
scese a casa sua.

La mattina dopo, Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela
mand per mano di Uria. Nella lettera aveva scritto cos:
Ponete Uria in prima fila, dove pi ferve la mischia; poi
ritiratevi da lui perch resti colpito e muoia. Allora Ioab,
che assediava la citt, pose Uria nel luogo dove sapeva che il
nemico aveva uomini valorosi. Gli uomini della citt fecero una
sortita e attaccarono Ioab; caddero parecchi della truppa e
degli ufficiali di Davide e per anche Uria l'Hittita.

Ioab invi un messaggero a Davide per fargli sapere tutte le
cose che erano avvenute nella battaglia e diede al messaggero
quest'ordine: Quando avrai finito di raccontare al re quanto 
successo nella battaglia, se il re andasse in collera e ti
dicesse: Perch vi siete avvicinati cos alla citt per dar
battaglia? Non sapevate che avrebbero tirato dall'alto delle
mura? Chi ha ucciso Abimelech figlio di Ierub-Baal? Non fu forse
una donna che gli gett addosso un pezzo di macina dalle mura,
cos che egli mor a Tebez? Perch vi siete avvicinati cos alle
mura? tu digli allora: Anche il tuo servo Uria l'Hittita 
morto. Il messaggero dunque part e, quando fu arrivato, rifer
a Davide quanto Ioab lo aveva incaricato di dire. Davide and in
collera contro Ioab e disse al messaggero: Perch vi siete
avvicinati cos alla citt per dare battaglia? Non sapevate che
avrebbero tirato dall'alto delle mura? Chi ha ucciso Abimelech,
figlio di Ierub-Baal? Non fu forse una donna che gli gett
addosso un pezzo di macina dalle mura cos che egli mor a
Tebez? Perch vi siete avvicinati cos alle mura?. Il
messaggero rispose a Davide: Perch i nemici avevano avuto
vantaggio su di noi e avevano fatto una sortita contro di noi
nella campagna; ma noi fummo loro addosso fino alla porta della
citt; allora gli arcieri tirarono sulla tua gente dall'alto
delle mura e parecchi della gente del re perirono. Anche il tuo
servo Uria l'Hittita  morto. Allora Davide disse al
messaggero: Riferirai a Ioab: Non ti affligga questa cosa,
perch la spada divora ora qua ora l, rinforza l'attacco contro
la citt e distruggila. E tu stesso fagli coraggio. La moglie
di Uria, saputo che Uria suo marito era morto, fece il lamento
per il suo signore. Passati i giorni del lutto, Davide la mand
a prendere e l'accolse nella sua casa. Essa divent sua moglie e
gli partor un figlio. Ma ci che Davide aveva fatto era male
agli occhi del Signore.





12.

Il Signore mand il profeta Natan a Davide e Natan and da lui e
gli disse: C'erano due uomini nella stessa citt, uno ricco e
l'altro povero. Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran
numero; ma il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella
piccina che egli aveva comprato e allevato; essa gli era
cresciuta in casa insieme con i figli, mangiando il suo pane,
bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno; era per lui come
una figlia. Un ospite di passaggio arriv dall'uomo ricco e
questi, risparmiando di prendere dal suo bestiame minuto e
grosso, per preparare una vivanda al viaggiatore che era
capitato da lui, port via la pecora di quell'uomo povero e ne
prepar una vivanda per l'ospite venuto da lui. L'ira di Davide
si scaten contro quell'uomo e disse a Natan: Per la vita del
Signore chi ha fatto questo merita la morte. Pagher quattro
volte il valore della pecora per aver fatto una tal cosa e non
aver avuto piet. Allora Natan disse a Davide: Tu sei
quell'uomo! Cos dice il Signore, Dio d'Israele: Io ti ho unto
re d'Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, ti ho dato la
casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del
tuo padrone, ti ho dato la casa di Israele e di Giuda e, se
questo fosse troppo poco, io vi avrei aggiunto anche altro.
Perch dunque hai disprezzato la parola del Signore facendo ci
che  male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria
l'Hittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con
la spada degli Ammoniti. Ebbene, la spada non si allontaner mai
dalla tua casa, poich tu mi hai disprezzato e hai preso in
moglie la moglie di Uria l'Hittita. Cos dice il Signore: Ecco,
io sto per suscitare contro di te la sventura dalla tua stessa
casa; prender le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un
tuo parente stretto, che si unir a loro alla luce di questo
sole; poich tu l'hai fatto in segreto, ma io far questo
davanti a tutto Israele e alla luce del sole.

Allora Davide disse a Natan: Ho peccato contro il Signore!.
Natan rispose a Davide: Il Signore ha perdonato il tuo peccato;
tu non morirai. Tuttavia, poich in questa cosa tu hai insultato
il Signore (l'insulto sia sui nemici suoi), il figlio che ti 
nato dovr morire.

Natan torn a casa.



Il Signore dunque colp il bambino che la moglie di Uria aveva
partorito a Davide ed esso si ammal gravemente. Davide allora
fece suppliche a Dio per il bambino e digiun e rientrando
passava la notte coricato per terra. Gli anziani della sua casa
insistevano presso di lui perch si alzasse da terra; ma egli
non volle e rifiut di prendere cibo con loro. Ora il settimo
giorno il bambino mor e i ministri di Davide temevano di fargli
sapere che il bambino era morto, perch dicevano: Ecco, quando
il bambino era ancora vivo, noi gli abbiamo parlato e non ha
ascoltato le nostre parole, come faremo ora a dirgli che il
bambino  morto? Far qualche atto insano!. Ma Davide si
accorse che i suoi ministri bisbigliavano fra di loro comprese
che il bambino era morto e disse ai suoi ministri: E' morto il
bambino?. Quelli risposero: E' morto. Allora Davide si alz
da terra, si lav, si unse e cambi le vesti; poi and nella
casa del Signore e vi si prostr. Rientrato in casa, chiese che
gli portassero il cibo e mangi. I suoi ministri gli dissero:
Che fai? Per il bambino ancora vivo hai digiunato e pianto e,
ora che  morto, ti alzi e mangi!. Egli rispose: Quando il
bambino era ancora vivo, digiunavo e piangevo, perch dicevo:
Chi sa? Il Signore avr forse piet di me e il bambino rester
vivo. Ma ora che egli  morto, perch digiunare? Posso io farlo
ritornare? Io andr da lui, ma lui non ritorner da me!.



Poi Davide consol Betsabea sua moglie, andando da lei e
unendosi a lei: essa partor un figlio, che egli chiam
Salomone. Il Signore am Salomone e mand il profeta Natan, che
lo chiam Iedidia per ordine del Signore.



Intanto Ioab assal Rabba degli Ammoniti, si impadron della
citt delle acque e invi messaggeri a Davide per dirgli: Ho
assalito Rabba e mi sono gi impadronito della citt delle
acque. Ora raduna il resto del popolo, accampati contro la citt
e prendila, altrimenti, se la prendo io, porterebbe il mio
nome. Davide radun tutto il popolo, si mosse verso Rabba,
l'assal e la prese. Tolse dalla testa di Milcom la corona che
pesava un talento d'oro e conteneva una pietra preziosa; essa fu
posta sulla testa di Davide. Asport dalla citt un bottino
molto grande. Fece uscire gli abitanti che erano nella citt e
li impieg nei lavori delle seghe, dei picconi di ferro e delle
scuri di ferro e li fece lavorare alle fornaci da mattoni; cos
fece a tutte le citt degli Ammoniti. Poi Davide torn a
Gerusalemme con tutta la sua truppa.





13.

Dopo queste cose, accadde che, avendo Assalonne figlio di
Davide, una sorella molto bella, chiamata Tamar, Amnon figlio di
Davide si innamor di lei. Amnon ne ebbe una tale passione da
cadere malato a causa di Tamar sua sorella; poich essa era
vergine, pareva impossibile ad Amnon di poterle fare qualcosa.
Ora Amnon aveva un amico, chiamato Ionadab figlio di Simea,
fratello di Davide e Ionadab era un uomo molto astuto. Egli
disse: Perch, figlio del re, tu diventi sempre pi magro di
giorno in giorno? Non me lo vuoi dire?. Amnon gli rispose:
Sono innamorato di Tamar, sorella di mio fratello Assalonne.
Ionadab gli disse: Mettiti a letto e fingiti malato; quando tuo
padre verr a vederti, gli dirai: Permetti che mia sorella Tamar
venga a darmi da mangiare e a preparare la vivanda sotto i miei
occhi, cos che io veda; allora prender il cibo dalle sue mani.

Amnon si mise a letto e si finse malato; quando il re lo venne a
vedere, Amnon gli disse: Permetti che mia sorella Tamar venga e
faccia un paio di frittelle sotto i miei occhi e allora prender
il cibo dalle sue mani. Allora Davide mand a dire a Tamar, in
casa: Va' a casa di Amnon tuo fratello e prepara una vivanda
per lui. Tamar and a casa di Amnon suo fratello che giaceva a
letto. Essa prese farina stemperata, la impast, ne fece
frittelle sotto i suoi occhi e le fece cuocere. Poi prese la
padella e vers le frittelle davanti a lui, ma egli rifiut di
mangiare e disse: Allontanate tutti dalla mia presenza. Tutti
uscirono. Allora Amnon disse a Tamar: Portami la vivanda in
camera e prender il cibo dalle tue mani. Tamar prese le
frittelle che aveva fatte e le port in camera ad Amnon suo
fratello. Ma mentre gliele dava da mangiare, egli l'afferr e le
disse: Vieni, unisciti a me sorella mia. Essa gli rispose:
No, fratello mio, non farmi violenza, questo non si fa in
Israele; non commettere questa infamia! Io dove andrei a portare
il mio disonore? Quanto a te, tu diverresti come un malfamato in
Israele. Parlane piuttosto al re, egli non mi rifiuter a te.
Ma egli non volle ascoltarla: fu pi forte di lei e la violent
unendosi a lei.

Poi Amnon concep verso di lei un odio grandissimo: l'odio verso
di lei fu pi grande dell'amore con cui l'aveva prima amata. Le
disse: Alzati, vattene!. Gli rispose: O no! Questo torto che
mi fai cacciandomi e peggiore dell'altro che mi hai gi fatto.
Ma egli non volle ascoltarla. Anzi, chiamato il giovane che lo
serviva, gli disse: Cacciami fuori costei e sprangale dietro il
battente. Essa indossava una tunica con le maniche, perch cos
vestivano, da molto tempo, le figlie del re ancora vergini. Il
servo di Amnon dunque la mise fuori e le sprang il battente
dietro. Tamar si sparse polvere sulla testa, si stracci la
tunica dalle lunghe maniche che aveva indosso, si mise le mani
sulla testa e se ne and camminando e gridando. Assalonne suo
fratello le disse: Forse Amnon tuo fratello  stato con te? Per
ora taci, sorella mia;  tuo fratello, non disperarti per questa
cosa. Tamar desolata rimase in casa di Assalonne, suo fratello.
Il re Davide seppe tutte queste cose e ne fu molto irritato, ma
non volle urtare il figlio Amnon, perch aveva per lui molto
affetto; era infatti il suo primogenito. Assalonne non disse una
parola ad Amnon n in bene n in male; odiava Amnon perch aveva
violentato Tamar sua sorella.



Due anni dopo Assalonne, avendo i tosatori a Baal-Azor, presso
Efraim, invit tutti i figli del re. And dunque Assalonne dal
re e disse: Ecco, il tuo servo ha i tosatori presso di s.
Venga dunque anche il re con i suoi ministri a casa del tuo
servo!. Ma il re disse ad Assalonne: No, figlio mio, non si
venga noi tutti, perch non ti siamo di peso. Sebbene
insistesse, il re non volle andare; ma gli diede la sua
benedizione. Allora Assalonne disse: Se non vuoi venire tu,
permetti ad Amnon mio fratello di venire con noi. Il re gli
rispose: Perch dovrebbe venire con te?. Ma Assalonne tanto
insist che Davide lasci andare con lui Amnon e tutti i figli
del re. Assalonne fece un banchetto come un banchetto da re e
diede quest'ordine ai servi: Badate, quando Amnon avr il cuore
riscaldato dal vino e io vi dir: Colpite Amnon!, voi allora
uccidetelo e non abbiate paura. Non ve lo comando io? Fatevi
coraggio e comportatevi da forti!. I servi di Assalonne fecero
ad Amnon come Assalonne aveva comandato. Allora tutti i figli
del re si alzarono, montarono ciascuno sul suo mulo e fuggirono.
Mentre essi erano ancora per strada, giunse a Davide questa
notizia: Assalonne ha ucciso tutti i figli del re e neppure uno
 scampato. Allora il re si alz, si stracci le vesti e si
gett per terra; tutti i suoi ministri che gli stavano intorno,
stracciarono le loro vesti. Ma Ionadab figlio di Simea, fratello
di Davide, disse: Non dica il mio signore che tutti i giovani,
figli del re, sono stati uccisi; il solo Amnon  morto; per
Assalonne era cosa decisa fin da quando Amnon aveva fatto
violenza a sua sorella Tamar. Ora non si metta in cuore il mio
signore una tal cosa, come se tutti i figli del re fossero
morti; il solo Amnon  morto e Assalonne  fuggito. Il giovane
che stava di sentinella alz gli occhi, guard ed ecco una gran
turba di gente veniva per la strada di Bacurim, dal lato del
monte, sulla discesa. La sentinella venne ad avvertire il re e
disse: Ho visto uomini scendere per la strada di Bacurim, dal
lato del monte. Allora Ionadab disse al re: Ecco, i figli del
re arrivano; la cosa sta come il tuo servo ha detto. Come ebbe
finito di parlare, ecco giungere i figli del re, i quali
alzarono grida e piansero; anche il re e tutti i suoi ministri
fecero un gran pianto. Quanto ad Assalonne, era fuggito ed era
andato da Talmai, figlio di Ammiud, re di Ghesur. Il re fece il
lutto per il suo figlio per lungo tempo. Assalonne rimase tre
anni a Ghesur, dove era andato dopo aver preso la fuga. Poi lo
spirito del re Davide cess di sfogarsi contro Assalonne, perch
si era placato il dolore per la morte di Amnon.





14.

Ioab figlio di Zeruia si accorse che il cuore del re era contro
Assalonne. Allora mand a Tekoa una donna saggia e le disse:
Fingi di essere in lutto: mettiti una veste da lutto, non ti
ungere con olio e comportati da donna che pianga da molto tempo
un morto; poi entra presso il re e parlagli cos e cos. Ioab
le mise in bocca le parole da dire. La donna di Tekoa and
dunque dal re, si gett con la faccia a terra, si prostr e
disse: Aiuto, o re!. Il re le disse: Che hai?. Rispose:
Ahim! Io sono una vedova, mio marito  morto. La tua schiava
aveva due figli, ma i due vennero tra di loro a contesa in
campagna e nessuno li separava; cos uno colp l'altro e
l'uccise. Ed ecco tutta la famiglia  insorta contro la tua
schiava, dicendo: Consegnaci l'uccisore del fratello, perch lo
facciamo morire per vendicare il fratello che egli ha ucciso.
Elimineranno cos anche l'erede e spegneranno l'ultima bracia
che mi  rimasta e non lasceranno a mio marito n nome, n
discendenza sulla terra. Il re disse alla donna: Va' pure a
casa: io dar ordini a tuo riguardo. La donna di Tekoa disse al
re: Re mio signore, la colpa cada su di me e sulla casa di mio
padre, ma il re e il suo trono sono innocenti. E il re: Se
qualcuno parla contro di te, conducilo da me e vedrai che non ti
molester pi. Riprese: Il re pronunzi il nome del Signore suo
Dio perch il vendicatore del sangue non aumenti la disgrazia e
non mi sopprimano il figlio. Egli rispose: Per la vita del
Signore, non cadr a terra un capello di tuo figlio!. Allora la
donna disse: La tua schiava possa dire una parola al re mio
signore!. Egli rispose: Parla. Riprese la donna: Allora
perch pensi cos contro il popolo di Dio? Intanto il re,
pronunziando questa sentenza si  come dichiarato colpevole, per
il fatto che il re non fa ritornare colui che ha bandito. Noi
dobbiamo morire e siamo come acqua versata in terra, che non si
pu pi raccogliere, e Dio non rid la vita. Il re pensi qualche
piano perch chi  stato bandito non sia pi bandito lontano da
lui. Ora, se io sono venuta a parlare cos al re mio signore, 
perch la gente mi ha fatto paura e la tua schiava ha detto:
Voglio parlare al re, forse il re far quanto gli dir la sua
schiava; il re ascolter la sua schiava e la liberer dalle mani
di quelli che cercano di sopprimere me e mio figlio dalla
eredit di Dio. La donna concluse: La parola del re mio
signore conceda la calma. Perch il re mio signore  come un
angelo di Dio per distinguere il bene e il male. Il Signore tuo
Dio sia con te!. Il re rispose e disse alla donna: Non tenermi
nascosto nulla di quello che io ti domander. La donna disse:
Parli pure il re mio signore. Disse il re: La mano di Ioab
non  forse con te in tutto questo?. La donna rispose: Per la
tua vita, o re mio signore, non si pu andare n a destra n a
sinistra di quanto ha detto il re mio signore! Proprio il tuo
servo Ioab mi ha dato questi ordini e ha messo tutte queste
parole in bocca alla tua schiava. Per dare alla cosa un altro
aspetto, il tuo servo Ioab ha agito cos; ma il mio signore ha
la saggezza di un angelo di Dio e sa quanto avviene sulla terra.

Allora il re disse a Ioab: Ecco, voglio fare quello che hai
chiesto, va' dunque e fa' tornare il giovane Assalonne. Ioab si
gett con la faccia a terra, si prostr, benedisse il re e
disse: Oggi il tuo servo sa di aver trovato grazia ai tuoi
occhi, re mio signore, poich il re ha fatto quello che il suo
servo gli ha chiesto. Ioab dunque si alz, and a Ghesur e
condusse Assalonne a Gerusalemme. Ma il re disse: Si ritiri in
casa e non veda la mia faccia. Cos Assalonne si ritir in casa
e non vide la faccia del re. Ora in tutto Israele non c'era uomo
che fosse tanto lodato per la sua bellezza quanto Assalonne;
dalle piante dei piedi alla cima del capo, non c'era in lui
difetto alcuno. Quando si faceva tagliare i capelli, e se li
faceva tagliare ogni anno perch la capigliatura gli pesava
troppo, egli pesava i suoi capelli e il peso era di duecento
sicli a peso del re. Ad Assalonne nacquero tre figli e una
figlia chiamata Tamar, che era donna di bell'aspetto. Assalonne
abit in Gerusalemme due anni, senza vedere la faccia del re.
Poi Assalonne convoc Ioab per mandarlo dal re; ma egli non
volle andare da lui; lo convoc una seconda volta, ma Ioab non
volle andare. Allora Assalonne disse ai suoi servi: Vedete, il
campo di Ioab  vicino al mio e vi  l'orzo; andate e
appiccatevi il fuoco!. I servi di Assalonne appiccarono il
fuoco al campo. Allora Ioab si alz, and a casa di Assalonne e
gli disse: Perch i tuoi servi hanno dato fuoco al mio campo?.
Assalonne rispose a Ioab: Io ti avevo mandato a dire: Vieni
qui, voglio mandarti a dire al re: Perch sono tornato da
Ghesur? Sarebbe meglio per me se fossi rimasto l. Ora voglio
vedere la faccia del re e, se c' in me colpa, mi faccia
morire!. Ioab allora and dal re e gli rifer la cosa. Il re
fece chiamare Assalonne, il quale venne e si prostr con la
faccia a terra davanti a lui; il re baci Assalonne.





15.

Ma dopo, Assalonne si procur un carro, cavalli e cinquanta
uomini che correvano innanzi a lui.

Assalonne si alzava la mattina presto e si metteva da un lato
della via di accesso alla porta della citt; quando qualcuno
aveva una lite e veniva dal re per il giudizio, Assalonne lo
chiamava e gli diceva: Di quale citt sei?, l'altro gli
rispondeva: Il tuo servo  di tale e tale trib d'Israele.
Allora Assalonne gli diceva: Vedi, le tue ragioni sono buone e
giuste, ma nessuno ti ascolta da parte del re. Assalonne
aggiungeva: Se facessero me giudice del paese! Chiunque avesse
una lite o un giudizio verrebbe da me e io gli farei giustizia.
Quando uno gli si accostava per prostrarsi davanti a lui, gli
porgeva la mano, l'abbracciava e lo baciava. Assalonne faceva
cos con tutti gli Israeliti che venivano dal re per il
giudizio; in questo modo Assalonne si cattiv l'affetto degli
Israeliti. Ora, dopo quattro anni, Assalonne disse al re:
Lasciami andare a Ebron a sciogliere un voto che ho fatto al
Signore. Perch durante la sua dimora a Ghesur, in Aram, il tuo
servo ha fatto questo voto: Se il Signore mi riconduce a
Gerusalemme, io servir il Signore!. Il re gli disse: Va' in
pace!. Egli si alz e and a Ebron.

Allora Assalonne mand emissari per tutte le trib d'Israele a
dire: Quando sentirete il suono della tromba, allora direte:
Assalonne  divenuto re a Ebron. Con Assalonne erano partiti da
Gerusalemme duecento uomini, i quali, invitati, partirono con
semplicit, senza sapere nulla. Assalonne convoc Achitofel il
Ghilonita, consigliere di Davide, perch venisse dalla sua citt
di Ghilo ad assistere mentre offriva i sacrifici. La congiura
divenne potente e il popolo andava crescendo di numero intorno
ad Assalonne.



Arriv un informatore da Davide e disse: Il cuore degli
Israeliti si  volto verso Assalonne. Allora Davide disse a
tutti i suoi ministri che erano con lui a Gerusalemme:
Alzatevi, fuggiamo, altrimenti nessuno di noi scamper dalle
mani di Assalonne. Partite in fretta perch non si affretti lui
a raggiungerci e faccia cadere su di noi la sventura e colpisca
la citt a fil di spada. I ministri del re gli dissero: Tutto
secondo ci che preferir il re mio signore; ecco, noi siamo i
tuoi ministri. Il re dunque usc a piedi con tutta la famiglia;
lasci dieci concubine a custodire la reggia. Il re usc dunque
a piedi con tutto il popolo e si fermarono all'ultima casa.
Tutti i ministri del re camminavano al suo fianco e tutti i
Cretei e tutti i Peletei e Ittai con tutti quelli di Gat,
seicento uomini venuti da Gat al suo seguito, sfilavano davanti
al re. Allora il re disse a Ittai di Gat: Perch vuoi venire
anche tu con noi? Torna indietro e resta con il nuovo re, perch
sei un forestiero e per di pi un esule dalla tua patria. Appena
ieri sei arrivato e oggi ti farei errare con noi, mentre io
stesso non so dove vado? Torna indietro e riconduci con te i
tuoi fratelli, siano con te la grazia e la fedelt al Signore!.
Ma Ittai rispose al re: Per la vita del Signore e la tua, o re
mio signore, dovunque sar il re mio signore, per morire o per
vivere, l sar anche il tuo servo. Allora Davide disse a
Ittai: Va', prosegui pure!. Ittai di Gat prosegu con tutti
gli uomini e con tutte le donne e i bambini che erano con lui.
Tutti quelli del paese piangevano con alte grida, mentre tutto
il popolo passava. Il re stava in piedi nella valle del Cedron e
tutto il popolo passava davanti a lui prendendo la via del
deserto.

Ecco venire anche Zadok con tutti i Leviti, i quali portavano
l'arca dell'alleanza di Dio. Essi deposero l'arca di Dio presso
Ebiatar, finch tutto il popolo non fin di uscire dalla citt.
Il re disse a Zadok: Riporta in citt l'arca di Dio! Se io
trovo grazia agli occhi del Signore, egli mi far tornare e me
la far rivedere insieme con la sua Dimora. Ma se dice: Non ti
gradisco, eccomi: faccia di me quello che  bene davanti a lui.
Il re aggiunse al sacerdote Zadok: Vedi? Torna in pace in citt
con tuo figlio Achimaaz e Gionata figlio di Ebiatar. Badate: io
aspetter presso i guadi del deserto, finch mi sia portata
qualche notizia da parte vostra. Cos Zadok ed Ebiatar
riportarono a Gerusalemme l'arca di Dio e l dimorarono. 

Davide saliva l'erta degli Ulivi; saliva piangendo e camminava
con il capo coperto e a piedi scalzi; tutta la gente che era con
lui aveva il capo coperto e, salendo, piangeva. Fu intanto
portata a Davide la notizia: Achitofel  con Assalonne tra i
congiurati. Davide disse: Rendi vani i consigli di Achitofel,
Signore!. Quando Davide fu giunto in vetta al monte, al luogo
dove ci si prostra a Dio, ecco farglisi incontro Cusai,
l'Archita, con la tunica stracciata e il capo coperto di
polvere. Davide gli disse: Se tu procedi con me, mi sarai di
peso, ma se torni in citt e dici ad Assalonne: Io sar tuo
servo, o re; come sono stato servo di tuo padre prima, cos sar
ora tuo servo,  -  tu dissiperai in mio favore i consigli di
Achitofel. E non avrai forse l con te i sacerdoti Zadok ed
Ebiatar? Quanto sentirai dire della reggia, lo riferirai ai
sacerdoti Zadok ed Ebiatar. Ecco, essi hanno con loro i due
figli, Achimaaz, figlio di Zadok e Gionata, figlio di Ebiatar;
per mezzo di loro mi farete sapere quanto avrete sentito.
Cusai, amico di Davide, arriv in citt quando Assalonne entrava
in Gerusalemme.





16.

Davide aveva di poco superato la cima del monte, quando ecco
Ziba, servo di Merib-Baal, gli si fece incontro con un paio di
asini sellati e carichi di duecento pani, cento grappoli di uva
secca, cento frutti d'estate e un otre di vino. Il re disse a
Ziba: Che vuoi fare di queste cose?. Ziba rispose: Gli asini
serviranno di cavalcatura alla reggia, i pani e i frutti
d'estate sono per sfamare i giovani, il vino per dissetare
quelli che saranno stanchi nel deserto. Il re disse: Dov' il
figlio del tuo signore?. Ziba rispose al re: Ecco,  rimasto a
Gerusalemme perch ha detto: Oggi la casa di Israele mi render
il regno di mio padre. Il re disse a Ziba: Quanto appartiene a
Merib-Baal  tuo. Ziba rispose: Mi prostro! Possa io trovare
grazia ai tuoi occhi, re mio signore!.

Quando poi il re Davide fu giunto a Bacurim, ecco uscire di l
un uomo della stessa famiglia della casa di Saul chiamato Simei,
figlio di Ghera. Egli usciva imprecando e gettava sassi contro
Davide e contro tutti i ministri del re Davide, mentre tutto il
popolo e tutti i prodi stavano alla destra e alla sinistra del
re. Simei, maledicendo Davide, diceva: Vattene, vattene,
sanguinario, scellerato! Il Signore ha fatto ricadere sul tuo
capo tutto il sangue della casa di Saul, al posto del quale
regni; il Signore ha messo il regno nelle mani di Assalonne tuo
figlio ed eccoti nella sventura che hai meritato perch sei un
sanguinario. Allora Alisai figlio di Zeruia disse al re:
Perch questo cane morto dovr maledire il re mio signore?
Lascia che io vada e gli tagli la testa!. Ma il re rispose:
Che ho io in comune con voi, figli di Zeruia? Se maledice, 
perch il Signore gli ha detto: Maledici Davide! E chi potr
dire: Perch fai cos?. Poi Davide disse ad Abisai e a tutti i
suoi ministri: Ecco, il figlio uscito dalle mie viscere cerca
di togliermi la vita! Quanto pi ora questo Beniaminita!
Lasciate che maledica, poich glielo ha ordinato il Signore.
Forse il Signore guarder la mia afflizione e mi render il bene
in cambio della maledizione di oggi. Davide e la sua gente
continuarono il cammino e Simei camminava al fianco del monte,
parallelamente a Davide, e, cammin facendo, imprecava contro di
lui, gli tirava sassi e gli lanciava polvere. Il re e tutta la
gente che era con lui arrivarono stanchi presso il Giordano e l
ripresero fiato.



Intanto Assalonne con tutti gli Israeliti era entrato in
Gerusalemme e Achitofel era con lui. Quando Cusai l'Archita,
l'amico di Davide, fu giunto presso Assalonne, gli disse: Viva
il re! Viva il re!. Assalonne disse a Cusai: Questa  la
fedelt che hai per il tuo amico? Perch non sei andato con il
tuo amico?. Cusai rispose ad Assalonne: No, io sar per colui
che il Signore e questo popolo e tutti gli Israeliti hanno
scelto e con lui rimarr. E poi di chi sar schiavo? Non lo sar
forse di suo figlio? Come ho servito tuo padre, cos servir
te. Allora Assalonne disse ad Achitofel: Consultatevi su
quello che dobbiamo fare. Achitofel rispose ad Assalonne:
Entra dalle concubine che tuo padre ha lasciato a custodia
della casa; tutto Israele sapr che ti sei reso odioso a tuo
padre e sar rafforzato il coraggio di tutti i tuoi. Fu dunque
piantata una tenda sulla terrazza per Assalonne e Assalonne
entr dalle concubine del padre, alla vista di tutto Israele. In
quei giorni un consiglio dato da Achitofel era come una parola
data da Dio a chi lo consulta. Cos era di tutti i consigli di
Achitofel per Davide e per Assalonne.





17.

Achitofel disse ad Assalonne: Sceglier dodicimila uomini: mi
metter a inseguire Davide questa notte; gli piomber addosso
mentre egli  stanco e ha le braccia fiacche, lo spaventer e
tutta la gente che  con lui si dar alla fuga; io colpir solo
il re e ricondurr a te tutto il popolo, come ritorna la sposa
al marito. La vita di un solo uomo tu cerchi; la gente di lui
rimarr tranquilla. Questo parlare piacque ad Assalonne e a
tutti gli anziani d'Israele. Ma Assalonne disse: Chiamate anche
Cusai l'Archita e sentiamo ci che ha in bocca anche lui.
Quando Cusai fu giunto da Assalonne, questi gli disse:
Achitofel ha parlato cos e cos; dobbiamo fare come ha detto
lui? Se no, parla tu!. Cusai rispose ad Assalonne: Questa
volta il consiglio dato da Achitofel non  buono. Cusai
continu: Tu conosci tuo padre e i suoi uomini: sai che sono
uomini valorosi e che hanno l'animo esasperato come un'orsa
nella campagna quando le sono stati rapiti i figli; poi tuo
padre  un guerriero e non passer la notte con il popolo. A
quest'ora egli  nascosto in qualche buca o in qualche altro
luogo; se fin da principio cadranno alcuni dei tuoi, qualcuno lo
verr a sapere e si dir: C' stata una strage tra la gente che
segue Assalonne. Allora il pi valoroso, anche se avesse un
cuore di leone, si avvilir, perch tutto Israele sa che tuo
padre  un prode e che i suoi uomini sono valorosi. Perci io
consiglio che tutto Israele, da Dan fino a Bersabea, si raduni
presso di te, numeroso come la sabbia che  sulla riva del mare,
e che tu vada in persona alla battaglia. Cos lo raggiungeremo
in qualunque luogo si trover e gli piomberemo addosso come la
rugiada cade sul suolo; di tutti i suoi uomini non ne scamper
uno solo. Se invece si ritira in qualche citt, tutto Israele
porter corde a quella citt e noi la trascineremo nella valle,
cos che non se ne trovi pi nemmeno una pietruzza. Assalonne e
tutti gli Israeliti dissero: Il consiglio di Cusai l'Archita 
migliore di quello di Achitofel. Il Signore aveva stabilito di
mandare a vuoto il saggio consiglio di Achitofel per far cadere
la sciagura su Assalonne.

Allora Cusai disse ai sacerdoti Zadok ed Ebiatar: Achitofel ha
consigliato Assalonne e gli anziani d'Israele cos e cos, ma io
ho consigliato in questo modo. Ora dunque mandate in fretta a
informare Davide e ditegli: Non passare la notte presso i guadi
del deserto ma passa subito dall'altra parte, perch non venga
lo sterminio sul re e sulla gente che  con lui. Ora Gionata e
Achimaaz stavano presso En-Roghel in attesa che una schiava
andasse a portare le notizie che essi dovevano andare a riferire
al re Davide perch non potevano farsi vedere a entrare in
citt. Ma un giovane li vide e inform Assalonne. I due
partirono di corsa e giunsero a Bacurim a casa di un uomo che
aveva nel cortile una cisterna. Quelli vi si calarono e la donna
di casa prese una coperta, la distese sulla bocca della cisterna
e vi sparse grano pesto, cos che non ci si accorgeva di nulla.
I servi di Assalonne vennero in casa della donna e chiesero:
Dove sono Achimaaz e Gionata?. La donna rispose loro: Hanno
passato il serbatoio dell'acqua. Quelli si misero a cercarli,
ma, non riuscendo a trovarli, tornarono a Gerusalemme.

Quando costoro se ne furono partiti, i due uscirono dalla
cisterna e andarono a informare il re Davide. Gli dissero:
Muovetevi e passate in fretta l'acqua, perch cos ha
consigliato Achitofel a vostro danno. Allora Davide si mosse
con tutta la sua gente e pass il Giordano. All'apparire del
giorno, neppure uno era rimasto che non avesse passato il
Giordano. Achitofel, vedendo che il suo consiglio non era stato
seguito, sell l'asino e part per andare a casa sua nella sua
citt. Mise in ordine gli affari della casa e s'impicc. Cos
mor e fu sepolto nel sepolcro di suo padre.



Davide era giunto a Macanaim, quando Assalonne pass il Giordano
con tutti gli Israeliti. Assalonne aveva posto a capo
dell'esercito Amasa invece di Ioab. Amasa era figlio di un uomo
chiamato Itra l'Ismaelita, il quale si era unito a Abigal,
figlia di Iesse e sorella di Zeruia, madre di Ioab. Israele e
Assalonne si accamparono nel paese di Galaad. Quando Davide fu
giunto a Macanaim, Sobi, figlio di Nacas che era da Rabba, citt
degli Ammoniti, Machir, figlio di Ammiel da Lodebar, e
Barzillai, il Galaadita di Roghelim, portarono letti e tappeti,
coppe e vasi di terracotta, grano, orzo, farina, grano
arrostito, fave, lenticchie, miele, latte acido e formaggi di
pecora e di vacca, per Davide e per la sua gente perch
mangiassero; infatti dicevano: Questa gente ha patito fame,
stanchezza e sete nel deserto.





18.

Davide pass in rassegna la sua gente e costitu capi di
migliaia e capi di centinaia per comandarla. Divise la gente in
tre corpi: un terzo sotto il comando di Ioab, un terzo sotto il
comando di Abisai figlio di Zeruia, fratello di Ioab, e un terzo
sotto il comando di Ittai di Gat. Poi il re disse al popolo:
Voglio uscire anch'io con voi!. Ma il popolo rispose: Tu non
devi uscire, perch se noi fossimo messi in fuga, non si farebbe
alcun caso di noi; quand'anche perisse la met di noi, non se ne
farebbe alcun caso, ma tu conti per diecimila di noi;  meglio
che ti tenga pronto a darci aiuto dalla citt. Il re rispose
loro: Far quello che vi sembra bene. Il re si ferm al fianco
della porta, mentre tutto l'esercito usciva a schiere di cento e
di mille uomini. Il re ordin a Ioab, ad Abisai e ad Ittai:
Trattatemi con riguardo il giovane Assalonne!. E tutto il
popolo ud quanto il re ordin a tutti i capi nei riguardi di
Assalonne.



L'esercito usc in campo contro Israele e la battaglia ebbe
luogo nella foresta di Efraim. La gente d'Israele fu in quel
luogo sconfitta dai servi di Davide; la strage fu grande: in
quel giorno caddero ventimila uomini. La battaglia si estese su
tutta la contrada e la foresta divor in quel giorno molta pi
gente di quanta non ne avesse divorato la spada. Ora Assalonne
s'imbatt nei servi di Davide. Assalonne cavalcava il mulo; il
mulo entr sotto i rami di un grande terebinto e la testa di
Assalonne rimase impigliata nel terebinto e cos egli rest
sospeso fra cielo e terra, mentre il mulo che era sotto di lui
passava oltre. Un uomo lo vide e venne a riferire a Ioab: Ho
visto Assalonne appeso a un terebinto. Ioab rispose all'uomo
che gli portava la notizia: Dunque, l'hai visto? E perch non
l'hai tu, sul posto steso al suolo? Io non avrei mancato di
darti dieci sicli d'argento e una cintura. Ma quell'uomo disse
a Ioab: Quand'anche mi fossero messi in mano mille sicli
d'argento, io non stenderei la mano sul figlio del re; perch
con i nostri orecchi abbiamo udito l'ordine che il re ha dato a
te, ad Abisai e a Ittai: Salvatemi il giovane Assalonne! Se io
avessi commesso di mia testa una perfidia, poich nulla rimane
nascosto al re, tu stesso saresti sorto contro di me. Allora
Ioab disse: Io non voglio perdere cos il tempo con te. Prese
in mano tre dardi e li immerse nel cuore di Assalonne, che era
ancora vivo nel folto del terebinto. Poi dieci giovani scudieri
di Ioab circondarono Assalonne, lo colpirono e lo finirono.

Allora Ioab suon la tromba e il popolo cess di inseguire
Israele, perch Ioab aveva trattenuto il popolo. Quindi presero
Assalonne, lo gettarono in una grande fossa nella foresta ed
elevarono sopra di lui un enorme mucchio di pietre. Tutto
Israele era fuggito ciascuno nella sua tenda. Ora Assalonne,
mentre era in vita, si era eretta la stele che  nella Valle del
re; perch diceva: Io non ho un figlio che conservi il ricordo
del mio nome; chiam quella stele con il suo nome e la si
chiam monumento di Assalonne fino ad oggi.



Achimaaz figlio di Zadok disse a Ioab: Correr a portare al re
la notizia che il Signore gli ha fatto giustizia contro i suoi
nemici. Ioab gli rispose: Oggi tu non sarai l'uomo della buona
notizia, la porterai un altro giorno; non porterai oggi la bella
notizia perch il figlio del re  morto Poi Ioab disse
all'Etiope: Va' e riferisci al re quello che hai visto.
L'Etiope si prostr a Ioab e corse via. Achimaaz, figlio di
Zadok, disse di nuovo a Ioab: Qualunque cosa avvenga, lasciami
correre dietro all'Etiope. Ioab gli disse: Ma perch correre,
figlio mio? La buona notizia non ti porter nulla di buono. E
l'altro: Qualunque cosa avvenga, voglio correre. Ioab gli
disse: Corri!. Allora Achimaaz prese la corsa per la strada
della valle e oltrepass l'Etiope. Davide stava seduto fra le
due porte; la sentinella sal sul tetto della porta dal lato del
muro, alz gli occhi, guard ed ecco un uomo correre tutto solo.
La sentinella grid e avvert il re. Il re disse: Se  solo,
porta una buona notizia. Quegli andava avvicinandosi sempre
pi. Poi la sentinella vide un altro uomo che correva e grid al
guardiano: Ecco un altro uomo correre tutto solo!. E il re:
Anche questo porta una buona notizia. La sentinella disse: Il
modo di correre del primo mi pare quello di Achimaaz, figlio di
Zadok. E il re disse: E' un uomo dabbene: viene certo per una
lieta notizia!. Achimaaz grid al re: Pace!.

Prostratosi dinanzi al re con la faccia a terra, disse:
Benedetto sia il Signore tuo Dio che ha messo in tuo potere gli
uomini che avevano alzato le mani contro il re mio signore!. Il
re disse: Il giovane Assalonne sta bene?. Achimaaz rispose:
Quando Ioab mandava il servo del re e me tuo servo, io vidi un
gran tumulto, ma non so di che cosa si trattasse. Il re gli
disse: Mettiti l, da parte. Quegli si mise da parte e
aspett. Ed ecco arrivare l'Etiope che disse: Buone notizie per
il re mio signore! Il Signore ti ha reso oggi giustizia,
liberandoti dalle mani di quanti erano insorti contro di te. Il
re disse all'Etiope: Il giovane Assalonne sta bene?. L'Etiope
rispose: Diventino come quel giovane i nemici del re mio
signore e quanti insorgono contro di te per farti il male!.





19.

Allora il re fu scosso da un tremito, sal al piano di sopra
della porta e pianse; diceva in lacrime: Figlio mio! Assalonne
figlio mio, figlio mio Assalonne! Fossi morto io invece di te,
Assalonne, figlio mio, figlio mio!.

Fu riferito a Ioab: Ecco, il re piange e fa lutto per
Assalonne. La vittoria in quel giorno si cambi in lutto per
tutto il popolo, perch il popolo sent dire in quel giorno; Il
re  desolato a causa del figlio. Il popolo in quel giorno
rientr in citt furtivamente come avrebbe fatto gente
vergognosa per essere fuggita in battaglia. Il re si era coperta
la faccia e gridava a gran voce: Figlio mio Assalonne,
Assalonne figlio mio, figlio mio!.

Allora Ioab entr in casa del re e disse: Tu copri oggi di
rossore il volto di tutta la tua gente, che in questo giorno ha
salvato la vita a te, ai tuoi figli e alle tue figlie, alle tue
mogli e alle tue concubine, perch mostri di amare quelli che ti
odiano e di odiare quelli che ti amano. Infatti oggi tu mostri
chiaramente che capi e ministri per te non contano nulla; ora io
ho capito che, se Assalonne fosse vivo e noi fossimo quest'oggi
tutti morti, allora sarebbe una cosa giusta ai tuoi occhi. Ora
dunque alzati, esci e parla al cuore della tua gente; perch io
giuro per il Signore che, se non esci, neppure un uomo rester
con te questa notte; questa sarebbe per te la peggiore sventura
di tutte quelle che ti sono cadute addosso dalla tua giovinezza
fino ad oggi.

Allora il re si alz e si sedette sulla porta; fu dato
quest'annunzio a tutto il popolo: Ecco, il re sta seduto alla
porta. E tutto il popolo venne alla presenza del re.



Gli Israeliti erano fuggiti ognuno alla sua tenda. In tutte le
trib d'Israele tutto il popolo stava discutendo e diceva: Il
re ci ha liberati dalle mani dei nostri nemici e ci ha salvati
dalle mani dei Filistei; ora  dovuto fuggire dal paese a causa
di Assalonne. Ma quanto ad Assalonne, che noi avevamo consacrato
perch regnasse su di noi,  morto in battaglia. Ora perch non
cercate di far tornare il re?. Ci che si diceva in tutto
Israele era giunto a conoscenza del re. Il re Davide mand a
dire ai sacerdoti Zadok ed Ebiatar: Riferite agli anziani di
Giuda: Perch volete essere gli ultimi a far tornare il re alla
sua casa? Voi siete mio osso e mia carne e perch dunque sareste
gli ultimi a far tornare il re? Dite ad Amasa: Non sei forse mio
osso e mia carne? Dio mi faccia questo e mi aggiunga
quest'altro, se tu non diventerai davanti a me capo
dell'esercito per sempre al posto di Ioab!. Cos pieg il cuore
di tutti gli uomini di Giuda, come se fosse stato il cuore di un
solo uomo; essi mandarono a dire al re: Ritorna tu e tutti i
tuoi ministri.



Il re dunque torn e giunse al Giordano; quelli di Giuda vennero
a Galgala per andare incontro al re e per fargli passare il
Giordano.

Simei, figlio di Ghera, Beniaminita, che era di Bacurim, si
affrett a scendere con gli uomini di Giuda incontro al re
Davide. Aveva con s mille uomini di Beniamino. Ziba, il servo
della casa di Saul, i suoi quindici figli con lui e i suoi venti
servi si erano precipitati al Giordano prima del re e avevano
servito per far passare la famiglia del re e per fare quanto a
lui sarebbe piaciuto.

Intanto Simei, figlio di Ghera, si gett ai piedi del re nel
momento in cui passava il Giordano e disse al re: Il mio
signore non tenga conto della mia colpa! Non ricordarti di
quanto il tuo servo ha commesso quando il re mio signore 
uscito da Gerusalemme; il re non lo conservi nella sua mente!
Perch il tuo servo riconosce di aver peccato ed ecco, oggi,
primo di tutta la casa di Giuseppe, sono sceso incontro al re
mio signore. Ma Abisai figlio di Zeruia, disse: Non dovr
forse essere messo a morte Simei perch ha maledetto il
consacrato del Signore?. Davide disse: Che ho io in comune con
voi, o figli di Zeruia, che vi mostriate oggi miei avversari? Si
pu mettere a morte oggi qualcuno in Israele? Non so dunque che
oggi divento re di Israele?. Il re disse a Simei: Tu non
morirai!. E il re glielo giur.

Anche Merib-Baal nipote di Saul scese incontro al re. Non si era
curato i piedi e le mani, n la barba intorno alle labbra e non
aveva lavato le vesti dal giorno in cui il re era partito a
quello in cui tornava in pace. Quando giunse da Gerusalemme
incontro al re, il re gli disse: Perch non sei venuto con me,
Merib-Baal?. Egli rispose: Re, mio signore, il mio servo mi ha
ingannato! Il tuo servo aveva detto: Io mi far sellare l'asino,
monter e andr con il re, perch il tuo servo  zoppo. Ma egli
ha calunniato il tuo servo presso il re mio signore. Per il re
mio signore  come un angelo di Dio; fa' dunque ci che sembrer
bene ai tuoi occhi. Perch tutti quelli della casa di mio padre
non avevano meritato dal re mio signore altro che la morte; ma
tu avevi posto il tuo servo fra quelli che mangiano alla tua
tavola. E che diritto avrei ancora di implorare presso il re?.
Il re gli disse: Non occorre che tu aggiunga altre parole. Ho
deciso: tu e Ziba vi dividerete i campi. Merib-Baal rispose al
re: Se li prenda pure tutti lui, dato che ormai il re mio
signore  tornato in pace a casa!.

Barzillai il Galaadita era sceso da Roghelim e aveva passato il
Giordano con il re, per congedarsi da lui presso il Giordano.
Barzillai era molto vecchio: aveva ottant'anni. Aveva fornito i
viveri al re mentre questi si trovava a Macanaim, perch era un
uomo molto facoltoso. Il re disse a Barzillai: Vieni con me; io
provveder al tuo sostentamento presso di me, a Gerusalemme. Ma
Barzillai rispose al re: Quanti sono gli anni che mi restano da
vivere, perch io salga con il re a Gerusalemme? Io ho ora
ottant'anni; posso forse ancora distinguere ci che  buono da
ci che  cattivo? Pu il tuo servo gustare ancora ci che
mangia e ci che beve? Posso udire ancora la voce dei cantori e
delle cantanti? E perch allora il tuo servo dovrebbe essere di
peso al re mio signore? Solo per poco tempo il tuo servo verr
con il re oltre il Giordano; perch il re dovrebbe darmi una
tale ricompensa? Lascia che il tuo servo torni indietro e che io
possa morire nella mia citt presso la tomba di mio padre e di
mia madre. Ecco qui mio figlio, il tuo servo Chimam; venga lui
con il re mio signore; fa' per lui quello che ti piacer. Il re
rispose: Venga dunque con me Chimam e io far per lui quello
che a te piacer; far per te quello che desidererai da me.

Poi tutto il popolo pass il Giordano; il re l'aveva gi passato.

Allora il re baci Barzillai e lo benedisse; quegli torn a casa.



Cos il re pass verso Galgala e Chimam era venuto con lui.
Tutta la gente di Giuda e anche met della gente d'Israele aveva
fatto passare il re.

Allora tutti gli Israeliti vennero dal re e gli dissero: Perch
i nostri fratelli, gli uomini di Giuda, ti hanno portato via di
nascosto e hanno fatto passare il Giordano al re, alla sua
famiglia e a tutta la gente di Davide?. Tutti gli uomini di
Giuda risposero agli Israeliti: Il re  un nostro parente
stretto; perch vi adirate per questo? Abbiamo forse mangiato a
spese del re o ci fu portata qualche porzione?. Gli Israeliti
replicarono agli uomini di Giuda: Dieci parti mi spettano sul
re; inoltre sono io il primogenito e non tu; perch mi hai
disprezzato? Non sono forse stato il primo a proporre di far
tornare il re?. Ma il parlare degli uomini di Giuda fu pi
violento di quello degli Israeliti.





20.

Ora si trovava l un uomo iniquo chiamato Seba, figlio di Bicri,
un Beniaminita, il quale suon la tromba e disse:

Non abbiamo alcuna parte con Davide e non abbiamo un'eredit
con il figlio di Iesse. Ognuno alle proprie tende, Israele!.

Tutti gli Israeliti si allontanarono da Davide per seguire Seba,
figlio di Bicri; ma gli uomini di Giuda rimasero attaccati al
loro re e lo accompagnarono dal Giordano fino a Gerusalemme.



Davide entr nella reggia a Gerusalemme. Il re prese le dieci
concubine che aveva lasciate a custodia della reggia e le mise
in un domicilio sorvegliato; egli somministrava loro gli
alimenti, ma non si accostava loro; rimasero cos recluse fino
al giorno della loro morte, in stato di vedovanza perenne. Poi
il re disse ad Amasa: Radunami tutti gli uomini di Giuda in tre
giorni; poi vieni qui. Amasa dunque part per adunare gli
uomini di Giuda; ma tard pi del tempo fissato. Allora Davide
disse ad Abisai: Seba figlio di Bicri ci far ora pi male di
Assalonne; prendi i servi del tuo signore e inseguilo, perch
non trovi fortezze e ci sfugga. Abisai usc per la spedizione,
seguito dalla gente di Ioab, dai Cretei, dai Peletei e da tutti
i prodi; uscirono da Gerusalemme per inseguire Seba figlio di
Bicri.

Si trovavano presso la grande pietra che  in Gabaon, quando
Amasa venne loro incontro. Ioab indossava la veste militare,
sopra la quale portava la cintura con la spada pendente dai
fianchi nel fodero; egli la fece uscire e cadere. Ioab disse ad
Amasa: Stai bene, fratello mio? e con la destra prese Amasa
per la barba per baciarlo. Amasa non fece attenzione alla spada
che Ioab aveva nell'altra mano; Ioab lo colp al basso ventre e
ne sparse le viscere a terra; non lo colp una seconda volta
perch era gi morto. Poi Ioab e Abisai suo fratello inseguirono
Seba, figlio di Bicri. Uno dei giovani di Ioab era rimasto
presso Amasa e diceva: Chi ama Ioab e chi  per Davide segua
Ioab!. Intanto Amasa si rotolava nel sangue in mezzo alla
strada e quell'uomo si accorse che tutto il popolo si fermava.
Allora trascin Amasa fuori dalla strada in un campo e gli butt
addosso una veste, perch quanti gli arrivavano vicino lo
vedevano e si fermavano. Quando fu tolto dalla strada, tutti
passarono al seguito di Ioab per dare la caccia a Seba, figlio
di Bicri.



Attraversarono il territorio di tutte le trib d'Israele fino ad
Abel-Bet-Maaca dove tutti quelli della famiglia di Bicri erano
stati convocati ed erano entrati al seguito di Seba. Vennero
dunque, assediarono Seba in Abel-Bet-Maaca e innalzarono contro
la citt un terrapieno; tutto il popolo che era con Ioab scavava
per demolire le mura. Allora una donna saggia grid dalla citt:
Ascoltate, ascoltate! Dite a Ioab di avvicinarsi, gli voglio
parlare!. Quando egli si fu avvicinato, la donna gli disse:
Sei tu Ioab?. Egli rispose: S. Allora essa gli disse:
Ascolta la parola della tua schiava. Egli rispose: Ascolto.
Riprese: Una volta si soleva dire: Si interroghi bene ad Abel e
a Dan per sapere se sono venute meno le costumanze stabilite dai
fedeli d'Israele. Tu cerchi di far perire una citt che  una
madre in Israele. Perch vuoi distruggere l'eredit del
Signore?. Ioab rispose: Lungi, lungi da me l'idea di
distruggere e di rovinare. La questione  diversa: un uomo delle
montagne di Efraim, chiamato Seba, figlio di Bicri, ha alzato la
mano contro il re Davide. Consegnatemi lui solo e io mi
allontaner dalla citt. La donna disse a Ioab: Ecco, la sua
testa ti sar gettata dall'alto delle mura. Allora la donna
rientr in citt e parl a tutto il popolo con saggezza; cos
quelli tagliarono la testa a Seba, figlio di Bicri, e la
gettarono a Ioab. Egli fece suonare la tromba; tutti si
dispersero lontano dalla citt e ognuno and alla propria tenda.
Poi Ioab torn a Gerusalemme presso il re.



Ioab era a capo di tutto l'esercito d'Israele; Benaia, figlio di
Ioiada, era capo dei Cretei e dei Peletei; Adoram sovrintendeva
ai lavori forzati; Giosafat, figlio di Achilud, era archivista;
Seraia era scriba; Zadok ed Ebiatar erano sacerdoti e anche Ira
lo Iairita era ministro di Davide.





21.

Al tempo di Davide ci fu una carestia per tre anni; Davide cerc
il volto del Signore e il Signore gli disse: Su Saul e sulla
sua casa pesa un fatto di sangue, perch egli ha fatto morire i
Gabaoniti.

Allora il re chiam i Gabaoniti e parl loro.

I Gabaoniti non erano del numero degli Israeliti, ma un resto
degli Amorrei, e gli Israeliti avevano giurato loro. Saul per,
nel suo zelo per gli Israeliti e per quelli di Giuda, aveva
cercato di sterminarli. Davide disse ai Gabaoniti: Che devo
fare per voi? In che modo espier, perch voi benediciate
l'eredit del Signore?. I Gabaoniti gli risposero: Fra noi e
Saul e la sua casa non  questione d'argento o d'oro, n ci
riguarda l'uccidere qualcuno in Israele.

Il re disse: Quello che voi direte io lo far per voi. Quelli
risposero al re: Di quell'uomo che ci ha distrutti e aveva
fatto il piano di sterminarci, perch pi non sopravvivessimo in
nessuna parte d'Israele, ci siano consegnati sette uomini tra i
suoi figli e noi li impiccheremo davanti al Signore in Gabaon,
sul monte del Signore. Il re disse: Ve li consegner. Il re
risparmi Merib-Baal figlio di Gionata, figlio di Saul, per il
giuramento che Davide e Gionata, figlio di Saul, si erano fatto
davanti al Signore; ma il re prese i due figli che Rizpa figlia
di Aia aveva partorito a Saul, Armoni e Merib-Baal e i cinque
figli che Merab figlia di Saul aveva partorito ad Adriel il
Mecolatita figlio di Barzillai. Li consegn ai Gabaoniti, che li
impiccarono sul monte, davanti al Signore. Tutti e sette
perirono insieme. Furono messi a morte nei primi giorni della
mietitura, quando si cominciava a mietere l'orzo.

Allora Rizpa, figlia di Aia, prese il mantello di sacco e lo
tese, fissandolo alla roccia, e stette l dal principio della
mietitura dell'orzo finch dal cielo non cadde su di loro la
pioggia. Essa non permise agli uccelli del cielo di posarsi su
di essi di giorno e alle bestie selvatiche di accostarsi di
notte. Fu riferito a Davide quello che Rizpa, figlia di Aia,
concubina di Saul, aveva fatto. Davide and a prendere le ossa
di Saul e quelle di Gionata suo figlio presso i cittadini di
Iabes di Galaad, i quali le avevano portate via dalla piazza di
Bet-Sean, dove i Filistei avevano appeso i cadaveri quando
avevano sconfitto Saul sul Gelboe. Egli riport le ossa di Saul
e quelle di Gionata suo figlio, poi si raccolsero anche le ossa
di quelli che erano stati impiccati.

Le ossa di Saul e di Gionata suo figlio, come anche le ossa
degli impiccati, furono sepolte nel paese di Beniamino a Zela,
nel sepolcro di Kis, padre di Saul; fu fatto quanto il re aveva
ordinato.

Dopo, Dio si mostr placato verso il paese.



I Filistei mossero di nuovo guerra a Israele e Davide scese con
i suoi sudditi a combattere contro i Filistei. Davide era stanco
e Isbi-Benob, uno dei figli di Rafa, che aveva una lancia del
peso di trecento sicli di rame ed era cinto di una spada nuova,
manifest il proposito di uccidere Davide; ma Abisai, figlio di
Zeruia, venne in aiuto al re, colp il Filisteo e lo uccise.
Allora i ministri di Davide gli giurarono: Tu non uscirai pi
con noi a combattere e non spegnerai la lampada d'Israele.

Dopo ci fu un'altra battaglia contro i Filistei, a Gob; allora
Sibbecai il Cusatita uccise Saf, uno dei figli di Rafa.

Ci fu un'altra battaglia contro i Filistei a Gob; Elcanan,
figlio di Iair di Betlemme, uccise il fratello di Golia di Gat:
l'asta della sua lancia era come un subbio di tessitori.

Ci fu un'altra battaglia a Gat, dove si trov un uomo di grande
statura che aveva sei dita per mano e per piede, in tutto
ventiquattro dita: anch'egli era nato a Rafa. Costui insult
Israele, ma lo uccise Gionata, figlio di Simea fratello di
Davide. Questi quattro erano nati a Rafa, in Gat. Essi perirono
per mano di Davide e per mano dei suoi ministri.





22.

Davide rivolse al Signore le parole di questo canto, quando il
Signore lo liber dalla mano di tutti i suoi nemici,
specialmente dalla mano di Saul. Egli disse:



Il Signore  la mia roccia,

la mia fortezza, il mio liberatore,

il mio Dio, la mia rupe in cui mi rifugio

il mio scudo, la mia salvezza, il mio riparo!

Sei la mia roccaforte che mi salva:

tu mi salvi dalla violenza.

Invoco il Signore, degno di ogni lode,

e sono liberato dai miei nemici.



Mi circondavano i flutti della morte,

mi atterrivano torrenti esiziali.

Mi avviluppavano le funi degli inferi,

mi stavano davanti i lacci della morte.

Nell'angoscia ho invocato il Signore,

ho gridato al mio Dio,

Egli ha ascoltato dal suo tempio la mia voce;

il mio grido  giunto ai suoi orecchi.



Si scosse la terra e sobbalz;

tremarono le fondamenta del cielo;

si scossero, perch egli si era irritato.

Fumo sal dalle sue narici;

dalla sua bocca usc un fuoco divoratore;

carboni accesi Partirono da lui.

Egli pieg i cieli e discese;

una nube oscura era sotto i suoi piedi.

Cavalc un cherubino e vol;

si libr sulle ali del vento.

Si avvolse di tenebra tutto intorno;

acque scure e dense nubi erano la sua tenda.

Per lo splendore che lo precedeva

arsero carboni infuocati.

Il Signore tuon nei cieli,

l'Altissimo emise la sua voce.

Scagli frecce e li disperse;

vibr folgori e li mise in fuga.

Apparvero le profondit marine;

si scoprirono le basi del mondo,

come effetto della tua minaccia, Signore,

del soffio violento della tua ira.

Dall'alto stese la mano e mi prese;

mi fece uscire dalle grandi acque.

Mi liber dai miei robusti avversari,

dai miei nemici pi forti di me.

Mi affrontarono nel giorno della mia rovina,

ma il Signore fu il mio sostegno.

Egli mi trasse al largo;

mi liber, perch oggetto della sua benevolenza.



Il Signore mi ricompens secondo la mia giustizia,

mi tratt secondo la purit delle mie mani.

Perch mi sono mantenuto nelle vie del Signore,

non sono stato empio, lontano dal mio Dio,

perch tutti i suoi decreti mi sono dinanzi

e non ho allontanato da me le sue leggi.

Sono stato irreprensibile nei suoi riguardi;

mi sono guardato dall'iniquit.

Il Signore mi tratt secondo la mia giustizia,

secondo la purit delle mie mani alla sua presenza.

Con il pio ti mostri pio,

con il prode ti mostri integro;

con il puro ti mostri puro,

con il tortuoso ti mostri astuto.

Tu salvi la gente umile,

mentre abbassi gli occhi dei superbi.

S, tu sei la mia lucerna, Signore;

il Signore illumina la mia tenebra.

S, con te io posso affrontare una schiera,

con il mio Dio posso slanciarmi sulle mura.

La via di Dio  perfetta;

la parola del Signore  integra,

egli  scudo per quanti si rifugiano in lui.



C' forse un dio come il Signore;

una rupe fuori del nostro Dio?

Dio mi cinge di forza,

rende sicura la mia via,

Ha reso simili i miei piedi a quelli delle cerve;

mi ha fatto stare sulle alture.

Ha addestrato la mia mano alla guerra;

ha posto un arco di bronzo nelle mie braccia.

Mi hai dato lo scudo della tua salvezza,

la tua sollecitudine mi fa crescere.

Fai largo davanti ai miei passi;

le mie gambe non vacillano.

Inseguo e raggiungo i miei nemici,

non desisto finch non siano distrutti.

Li colpisco ed essi non possono resistere;

cadono sotto i miei piedi.

Mi cingi di forza per la battaglia;

hai fatto piegare sotto di me i miei avversari.

Mi mostri i nemici di spalle,

cos io anniento quelli che mi odiano.

Gridano, ma nessuno li salva,

verso il Signore, che a loro non risponde.

Li disperdo come polvere della terra,

li calpesto come fango delle piazze.

Tu mi liberi dalle contese del popolo;

mi poni a capo di nazioni;

un popolo non conosciuto mi serve.

I figli degli stranieri mi onorano

appena sentono, mi obbediscono.

I figli degli stranieri vengono meno,

lasciano con spavento i loro nascondigli.



Viva il Signore! Sia benedetta la mia rupe!

Sia esaltato il Dio della mia salvezza!

Dio fa vendetta per me

e mi sottomette i popoli.

Tu mi liberi dai miei nemici,

mi innalzi sopra i miei avversari,

mi liberi dall'uomo violento.

Perci ti loder, Signore,

fra i popoli canter inni al tuo nome.

Egli concede una grande vittoria al suo re,

la grazia al suo consacrato,

a Davide e ai suoi discendenti per sempre.





23.

Queste sono le ultime parole di Davide:



Oracolo di Davide, figlio di Iesse,

oracolo dell'uomo che l'Altissimo ha innalzato,

del consacrato del Dio di Giacobbe,

del soave cantore d'Israele.



Lo spirito del Signore parla in me,

la sua parola  sulla mia lingua;

il Dio di Giacobbe ha parlato,

la rupe d'Israele mi ha detto:



Chi governa gli uomini ed  giusto,

chi governa con timore di Dio,

 come la luce del mattino

al sorgere del sole,

in un mattino senza nubi

che fa scintillare dopo la pioggia

i germogli della terra.



Cos  stabile la mia casa davanti a Dio

perch ha stabilito con me un'alleanza eterna

in tutto regolata e garantita.

Non far dunque germogliare

quanto mi salva

e quanto mi diletta?



Ma gli scellerati sono come spine,

che si buttano via a fasci

e non si prendono con la mano;

chi le tocca usa un ferro o un'asta di lancia

e si bruciano al completo nel fuoco.



Questi sono i nomi dei prodi di Davide: Is-Baal il Cacmonita,
capo dei Tre. Egli impugn la lancia contro ottocento uomini e
li trafisse in un solo scontro. Dopo di lui veniva Eleazaro
figlio di Dodo l'Acochita, uno dei tre prodi che erano con
Davide, quando sfidarono i Filistei schierati in battaglia,
mentre gli Israeliti si ritiravano sulle alture. Egli si alz,
percosse i Filistei, finch la sua mano, sfinita, rimase
attaccata alla spada. Il Signore concesse in quel giorno una
grande vittoria e il popolo segu Eleazaro soltanto per
spogliare i cadaveri. Dopo di lui veniva Samma figlio d'Aghe,
l'Ararita. I Filistei erano radunati a Lechi; in quel giorno vi
era un campo pieno di lenticchie: mentre il popolo fuggiva
dinanzi ai Filistei, Samma si piant in mezzo al campo, lo
difese e sconfisse i Filistei. E il Signore concesse una grande
vittoria.

Tre dei Trenta scesero al tempo della mietitura e vennero da
Davide nella caverna di Adullam, mentre una schiera di Filistei
era accampata nella valle dei Refaim. Davide era allora nella
fortezza e c'era un appostamento di Filistei a Betlemme. Davide
espresse un desiderio e disse: Se qualcuno mi desse da bere
l'acqua del pozzo che  vicino alla porta di Betlemme!. I tre
prodi si aprirono un varco attraverso il campo filisteo,
attinsero l'acqua dal pozzo di Betlemme, vicino alla porta, la
presero e la presentarono a Davide; il quale per non ne volle
bere, ma la sparse davanti al Signore, dicendo: Lungi da me,
Signore, il fare tal cosa! E' il sangue di questi uomini, che
sono andati l a rischio della loro vita!. Non la volle bere.
Questo fecero quei tre prodi.

Abisai, fratello di Ioab, figlio di Zeruia, fu il capo dei
Trenta. Egli impugn la lancia contro trecento uomini e li
trafisse; si acquist fama fra i Trenta. Fu il pi glorioso dei
Trenta e perci fu fatto loro capo, ma non giunse alla pari dei
Tre. Poi veniva Benaia figlio di Ioiada, uomo valoroso, celebre
per le sue prodezze, oriundo da Kabzeel. Egli uccise i due figli
di Ariel di Moab. Scese anche in mezzo a una cisterna, dove
uccise un leone, in un giorno di neve. Uccise anche un Egiziano,
uomo d'alta statura, che teneva una lancia in mano; Benaia gli
scese contro con un bastone, strapp di mano all'Egiziano la
lancia e lo uccise con la lancia di lui. Questo fece Benaia
figlio di Ioiada, e si acquist fama fra i trenta prodi. Fu il
pi illustre dei Trenta, ma non giunse alla pari dei Tre. Davide
lo ammise nel suo consiglio. Poi vi erano Asael fratello di
Ioab, uno dei Trenta; Elcanan figlio di Dodo, di Betlemme; Samma
di Carod; Elika di Carod; Celes di Pelet; Ir figlio di Ikkes,
di Tekoa; Abiezer di Anatot; Mebunnai di Cusa; Zalmon di Acoach;
Maharai di Netofa; Cheleb figlio di Baana, di Netofa; Ittai
figlio di Ribai, di Gabaa di Beniamino; Benaia di Piraton; Iddai
di Nahale-Gaas; Abi-Albon di Arbat; Azmavet di Bacurim; EIiacba
di Saalbon; Iasen di Gun, Gionata figlio di Samma, di Arar;
Achiam figlio di Sarar, di Afar; Elifelet figlio di Acasbai, il
Maacatita; Eliam figlio di Achitofel, di Ghilo; Chesrai del
Carmelo; Paarai di Arab; Igal figlio di Natan, da Zoba; Bani di
Gad; Zelek l'Ammonita; Nacrai da Beerot, scudiero di Ioab,
figlio di Zeruia; Ira di Ieter; Gareb di Ieter; Uria l'Hittita.
In tutto trentasette.





24.

La collera del Signore si accese di nuovo contro Israele e
incit Davide contro il popolo in questo modo: Su, fa' il
censimento d'Israele e di Giuda. Il re disse a Ioab e ai suoi
capi dell'esercito: Percorri tutte le trib d'Israele, da Dan
fino a Bersabea, e fate il censimento del popolo, perch io
conosca il numero della popolazione. Ioab rispose al re: Il
Signore tuo Dio moltiplichi il popolo cento volte pi di quello
che , e gli occhi del re mio signore possano vederlo! Ma perch
il re mio signore desidera questa cosa?. Ma l'ordine del re
prevalse su Ioab e sui capi dell'esercito e Ioab e i capi
dell'esercito si allontanarono dal re per fare il censimento del
popolo d'Israele.

Passarono il Giordano e cominciarono da Aroer e dalla citt che
 in mezzo al torrente di Gad e presso Iazer. Poi andarono in
Galaad e nel paese degli Hittiti a Kades; andarono a Dan. Poi
girarono intorno a Sidone, andarono alla fortezza di Tiro e in
tutte le citt degli Evei e dei Cananei e finirono nel Negheb di
Giuda a Bersabea. Percorsero cos tutto il paese e dopo nove
mesi e venti giorni tornarono a Gerusalemme. Ioab consegn al re
la cifra del censimento del popolo: c'erano in Israele
ottocentomila guerrieri che maneggiavano la spada; in Giuda
cinquecentomila.

Ma dopo che Davide ebbe fatto il censimento del popolo, prov
rimorso in cuore e disse al Signore: Ho peccato molto per
quanto ho fatto; ma ora, Signore, perdona l'iniquit del tuo
servo, perch io ho commesso una grande stoltezza. Quando
Davide si fu alzato il mattino dopo, questa parola del Signore
fu rivolta al profeta Gad, il veggente di Davide: Va' a
riferire a Davide: Dice il Signore: Io ti propongo tre cose:
scegline una e quella ti far. Gad venne dunque a Davide, gli
rifer questo e disse: Vuoi tre anni di carestia nel tuo paese
o tre mesi di fuga davanti al nemico che ti insegua oppure tre
giorni di peste nel tuo paese? Ora rifletti e vedi che cosa io
debba rispondere a chi mi ha mandato. Davide rispose a Gad:
Sono in grande angoscia! Ebbene, cadiamo nelle mani del
Signore, perch la sua misericordia  grande, ma che io non cada
nelle mani degli uomini!. Cos il Signore mand la peste in
Israele, da quella mattina fino al tempo fissato; da Dan a
Bersabea morirono settantamila persone del popolo.

Ma quando l'angelo ebbe steso la mano su Gerusalemme per
distruggerla, il Signore si pent di quel male e disse
all'angelo che distruggeva il popolo: Basta, ritira ora la
mano!.

L'angelo del Signore si trovava presso l'aia di Arauna il
Gebuseo. Davide vedendo l'angelo che colpiva il popolo, disse al
Signore: Io ho peccato; io ho agito da iniquo; ma queste pecore
che hanno fatto? La tua mano venga contro di me e contro la casa
di mio padre!. Quel giorno Gad venne da Davide e gli disse:
Sali, innalza un altare al Signore sull'aia di Arauna il
Gebuseo.

Davide sal, secondo la parola di Gad, come il Signore aveva
comandato. Arauna guard e vide il re e i suoi ministri
dirigersi verso di lui. Arauna usc e si prostr davanti al re
con la faccia a terra.

Poi Arauna disse: Perch il re mio signore viene dal suo
servo?. Davide rispose: Per acquistare da te quest'aia e
innalzarvi un altare al Signore, perch il flagello cessi di
colpire il popolo. Arauna disse a Davide: Il re mio signore
prenda e offra quanto gli piacer! Ecco i buoi per l'olocausto;
le trebbie e gli arnesi dei buoi serviranno da legna. Tutte
queste cose, re, Arauna te le regala. Poi Arauna disse al re:
Il Signore tuo Dio ti sia propizio!. Ma il re rispose ad
Arauna: No, io acquister da te queste cose per il loro prezzo
e non offrir al Signore mio Dio olocausti che non mi costino
nulla. Davide acquist l'aia e i buoi per cinquanta sicli
d'argento; edific in quel luogo un altare al Signore e offr
olocausti e sacrifici di comunione. Il Signore si mostr placato
verso il paese e il flagello cess di colpire il popolo.





1 RE.





[Il regno di Salomone (970-931)].

1.

Il re Davide era vecchio e avanzato negli anni e, sebbene lo
coprissero, non riusciva a riscaldarsi. I suoi ministri gli
suggerirono: Si cerchi per il re nostro signore una vergine
giovinetta, che assista il re e lo curi e dorma con lui; cos il
re nostro signore si riscalder. Si cerc in tutto il
territorio d'Israele una giovane bella e si trov Abisag da
Sunem e la condussero al re. La giovane era molto bella; essa
curava il re e lo serviva, ma il re non si un a lei.

Intanto Adonia, figlio di Agghit, insuperbito, diceva: Sar io
il re. Si procur carri, cavalli e cinquanta uomini che lo
precedessero. Il re suo padre, per non affliggerlo, non gli
disse mai: Perch ti comporti in questo modo?. Adonia era
molto bello, era nato dopo Assalonne. Si accord con Ioab,
figlio di Zeruia, e con il sacerdote Ebiatar, che stavano dalla
sua parte. Invece il sacerdote Zadok, Benaia figlio di Ioiada,
il profeta Natan, Simei, Rei e il nerbo delle milizie di Davide
non si schierarono con Adonia. Adonia un giorno immol pecore e
buoi e vitelli grassi sulla pietra Zochelet, che  vicina alla
fonte di Roghel. Invit tutti i suoi fratelli figli del re, e
tutti gli uomini di Giuda al servizio del re. Ma non invit il
profeta Natan, n Benaia, n i pi valorosi soldati e neppure
Salomone suo fratello.

Allora Natan disse a Betsabea, madre di Salomone: Non hai
sentito che Adonia, figlio di Agghit, si  fatto re e Davide
nostro signore non lo sa neppure? Ebbene, ti do un consiglio,
perch tu salvi la tua vita e quella del tuo figlio Salomone.
Va', presentati al re Davide e digli: Re mio signore, non hai
forse giurato alla tua schiava che Salomone tuo figlio avrebbe
regnato dopo di te, sedendo sul tuo trono? Perch si  fatto re
Adonia? Ecco, mentre tu starai ancora l a parlare al re, io ti
seguir e confermer le tue parole.

Betsabea si present nella camera del re, che era molto vecchio,
e Abisag la Sunammita lo serviva. Betsabea si inginocchi e si
prostr davanti al re che le domand: Che hai?. Essa gli
rispose: Signore, tu hai giurato alla tua schiava per il
Signore tuo Dio che Salomone tuo figlio avrebbe regnato dopo di
te, sedendo sul tuo trono. Ora invece Adonia  divenuto re e tu,
re mio signore, non lo sai neppure. Ha immolato molti buoi,
vitelli grassi e pecore, ha invitato tutti i figli del re, il
sacerdote Ebiatar e Ioab capo dell'esercito, ma non ha invitato
Salomone tuo servitore. Re mio signore, gli occhi di tutto
Israele sono su di te, perch annunzi loro chi sieder sul trono
del re mio signore dopo di lui. Quando il re mio signore si sar
addormentato con i suoi padri, io e mio figlio Salomone saremo
trattati da colpevoli.

Mentre Betsabea ancora parlava con il re, arriv il profeta
Natan. Fu annunziato al re: Ecco, c' il profeta Natan. Questi
si present al re, davanti al quale si prostr con la faccia a
terra. Natan disse: Re mio signore, tu forse hai decretato:
Adonia regner dopo di me e sieder sul mio trono? Difatti oggi
egli  andato a immolare molti buoi, vitelli grassi e pecore e
ha invitato tutti i figli del re, i capi dell'esercito e il
sacerdote Ebiatar. Costoro mangiano e bevono con lui e gridano:
Viva il re Adonia! Ma non ha invitato me tuo servitore, n il
sacerdote Zadok, n Benaia figlio di Ioiada, n Salomone tuo
servitore. Proprio il re mio signore ha ordinato ci? Perch non
hai indicato ai tuoi ministri chi sieder sul trono del re mio
signore?.

Il re Davide, presa la parola, disse: Chiamatemi Betsabea!.
Costei si present al re e, restando essa alla sua presenza, il
re giur: Per la vita del Signore che mi ha liberato da ogni
angoscia! Come ti ho giurato per il Signore Dio di Israele che
Salomone tuo figlio avrebbe regnato dopo di me, sedendo sul mio
trono al mio posto, cos far oggi. Betsabea si inginocchi con
la faccia a terra, si prostr davanti al re dicendo: Viva il
mio signore, il re Davide, per sempre!. Il re Davide fece
chiamare il sacerdote Zadok, il profeta Natan e Benaia figlio di
Ioiada. Costoro si presentarono al re, che disse loro: Prendete
con voi la guardia del vostro signore; fate montare Salomone
sulla mia mula e fatelo scendere a Ghicon. Ivi il sacerdote
Zadok e il profeta Natan lo ungano re d'Israele. Voi suonerete
la tromba e griderete: Viva il re Salomone! Quindi risalirete
dietro a lui, che verr a sedere sul mio trono e regner al mio
posto. Poich io ho designato lui a divenire capo d'Israele e di
Giuda. Benaia figlio di Ioiada rispose al re: Cos sia! Anche
il Signore, Dio del re mio signore, decida allo stesso modo!
Come il Signore ha assistito il re mio signore, cos assista
Salomone e renda il suo trono pi splendido di quello del re
Davide mio signore.

Scesero il sacerdote Zadok, il profeta Natan e Benaia figlio di
Ioiada, insieme con i Cretei e con i Peletei, fecero montare
Salomone sulla mula del re Davide e lo condussero a Ghicon. Il
sacerdote Zadok prese il corno dell'olio dalla tenda e unse
Salomone al suono della tromba. Tutti i presenti gridarono:
Viva il re Salomone!. Risalirono tutti dietro a lui, suonando
i flauti e mostrando una grandissima gioia e i luoghi
rimbombavano delle loro acclamazioni .

Li sentirono Adonia e i suoi invitati che avevano appena finito
di mangiare. Ioab, udito il suono della tromba, chiese: Che
cos' questo frastuono nella citt in tumulto?. Mentre parlava
ecco giungere Gionata figlio del sacerdote Ebiatar, al quale
Adonia disse: Vieni! Tu sei un valoroso e rechi certo buone
notizie!. No  -  rispose Gionata ad Adonia  -  il re Davide
nostro signore ha nominato re Salomone e ha mandato con lui il
sacerdote Zadok, il profeta Natan e Benaia figlio di Ioiada,
insieme con i Cretei e con i Peletei che l'hanno fatto montare
sulla mula del re. Il sacerdote Zadok e il profeta Natan l'hanno
unto re in Ghicon; quindi sono risaliti esultanti, mentre la
citt echeggiava di grida. Questo il motivo del frastuono da voi
udito. Anzi, Salomone si  gi seduto sul trono del regno e i
ministri del re sono andati a felicitarsi con il re Davide
dicendo: Il tuo Dio renda il nome di Salomone pi celebre del
tuo e renda il suo trono pi splendido del tuo! Il re si 
prostrato sul letto, poi ha detto: Sia benedetto il Signore, Dio
di Israele, perch oggi ha concesso che uno sedesse sul mio
trono e i miei occhi lo vedessero

Tutti gli invitati di Adonia allora spaventati si alzarono e se
ne andarono ognuno per la sua strada. Adonia, che temeva
Salomone, alzatosi and ad aggrapparsi ai corni dell'altare. Fu
riferito a Salomone: Sappi che Adonia, avendo paura del re
Salomone, ha afferrato i corni dell'altare dicendo: Mi giuri
oggi il re Salomone che non far morire di spada il suo
servitore. Salomone disse: Se si comporter da uomo leale,
neppure un suo capello cadr a terra; ma se cadr in qualche
fallo, morir. Il re Salomone ordin che lo facessero scendere
dall'altare; quegli and a prostrarsi davanti al re Salomone,
che gli disse: Vattene a casa!.





2.

Sentendo avvicinarsi il giorno della sua morte, Davide fece
queste raccomandazioni al figlio Salomone: Io me ne vado per la
strada di ogni uomo sulla terra. Tu sii forte e mostrati uomo.
Osserva la legge del Signore tuo Dio, procedendo nelle sue vie
ed eseguendo i suoi statuti, i suoi comandi, i suoi decreti e le
sue prescrizioni, come sta scritto nella legge di Mos, perch
tu riesca in ogni tua impresa e in ogni tuo progetto, perch il
Signore attui la promessa che mi ha fatto quando ha detto: Se i
tuoi figli nella loro condotta si cureranno di camminare davanti
a me con lealt, con tutto il cuore e con tutta l'anima, sul
trono d'Israele seder sempre uno dei tuoi discendenti.

Anche tu sai quel che ha fatto a me Ioab, figlio di Zeruia, cio
come egli ha trattato i due capi dell'esercito di Israele, Abner
figlio di Ner e Amasa figlio di Ieter, come li ha uccisi
spargendo in tempo di pace il sangue come si fa in guerra, e
macchiando li sangue innocente la cintura dei suoi fianchi e i
sandali dei suoi piedi. Tu agirai con saggezza, ma non
permetterai che la sua vecchiaia scenda in pace agli inferi.
Agirai con bont verso i figli di Barzillai il Galaadita, che
mangeranno alla tua tavola, perch mi hanno assistito mentre
fuggivo da Assalonne tuo fratello. Tu hai accanto a te anche
Simei figlio di Ghera, Beniaminita, di Bacurim; egli mi
maledisse con una maledizione terribile quando fuggivo verso
Macanaim. Ma mi venne incontro al Giordano e gli giurai per il
Signore: Non ti far morire di spada. Ora non lasciare impunito
il suo peccato. Sei saggio e sai come trattarlo. Farai scendere
la sua canizie agli Inferi con morte violenta.

Davide si addorment con i suoi padri e fu sepolto nella citt
di Davide.

La durata del regno di Davide su Israele fu di quaranta anni:
sette in Ebron e trentatr in Gerusalemme. Salomone sedette sul
trono di Davide suo padre e il suo regno si consolid molto.



Adonia figlio di Agghit si rec da Betsabea, madre di Salomone,
che gli chiese: Vieni con intenzioni pacifiche?. Pacifiche,
rispose quello, e soggiunse: Ho da dirti una cosa. E quella:
Parla!. Egli disse: Tu sai che il regno spettava a me e che
tutti gli Israeliti si attendevano che io regnassi. Eppure il
regno mi  sfuggito ed  passato a mio fratello, perch gli era
stato decretato dal Signore. Ora ti rivolgo una domanda; non
respingermi. Ed essa: Parla!. Adonia disse: Di' al re
Salomone  -  il quale nulla ti pu negare  -  che mi conceda in
moglie Abisag la Sunammita. Betsabea rispose: Bene! Parler in
tuo favore al re.

Betsabea si present al re Salomone per parlargli in favore di
Adonia. Il re si alz per andarle incontro, si prostr davanti a
lei, quindi sedette sul trono, facendo collocare un trono per la
madre del re. Questa gli sedette alla destra e disse: Ho una
piccola grazia da chiederti; non me la negare. Il re le
rispose: Chiedi, madre mia, non ti respinger. E quella: Si
conceda Abisag la Sunammita in moglie ad Adonia tuo fratello.
Il re Salomone rispose alla madre: Perch tu mi chiedi Abisag
la Sunammita per Adonia? Chiedi anche il regno per lui, poich
egli  mio fratello maggiore e per lui parteggiano il sacerdote
Ebiatar e Ioab figlio di Zeruia. Il re Salomone giur per il
Signore: Dio mi faccia questo e altro mi aggiunga, se non 
vero che Adonia ha manifestato quest'idea a danno della propria
vita. Ebbene, per la vita del Signore che mi ha reso saldo, mi
ha fatto sedere sul trono di Davide mio padre e mi ha concesso
una casa come aveva promesso, oggi stesso Adonia verr ucciso.
Il re Salomone ordin a Benaia, figlio di Ioiada, di ucciderlo;
cos mor Adonia.



Al sacerdote Ebiatar il re ordin: Vattene in Anatot, nella tua
campagna. Meriteresti la morte, ma oggi non ti faccio morire
perch tu hai portato l'arca del Signore davanti a Davide mio
padre e perch hai partecipato a tutte le traversie di mio
padre. Cos Salomone escluse Ebiatar dal sacerdozio del
Signore, adempiendo la parola che il Signore aveva pronunziato
in Silo riguardo alla casa di Eli.

Quando la notizia giunse a Ioab  -  questi era stato dalla parte
di Adonia, ma non per Assalonne  -  Ioab si rifugi nella tenda
del Signore e si afferr ai corni dell'altare. Fu riferito al re
Salomone come Ioab si fosse rifugiato nella tenda del Signore e
si fosse posto al fianco dell'altare. Salomone invi Benaia
figlio di Ioiada con l'ordine: Va', colpiscilo!. Benaia and
nella tenda del Signore e disse a Ioab: Per ordine del re,
esci!. Quegli rispose: No! Morir qui. Benaia rifer al re:
Ioab ha parlato cos e cos mi ha risposto. Il re gli disse:
Fa' come egli ha detto, colpiscilo e seppelliscilo; cos
allontanerai da me e dalla casa di mio padre il sangue che Ioab
ha sparso senza motivo. Il Signore far ricadere il suo sangue
sulla sua testa, perch egli ha colpito due uomini giusti e
migliori di lui e li ha trafitti con la sua spada  -  senza che
Davide mio padre lo sapesse  -  ossia Abner, figlio di Ner, capo
dell'esercito di Israele e Amasa figlio di Ieter, capo
dell'esercito di Giuda. Il loro sangue ricada sulla testa di
Ioab e sulla testa della sua discendenza per sempre, mentre su
Davide e sulla sua discendenza, sul suo casato e sul suo trono
si riversi per sempre la pace da parte del Signore. Benaia
figlio di Ioiada and, lo assal e l'uccise; Ioab fu sepolto
nella sua casa, nel deserto. Il re lo sostitu, nominando capo
dell'esercito Benaia figlio di Ioiada, mentre mise il sacerdote
Zadok al posto di Ebiatar.

Il re mand a chiamare Simei per dirgli: Costruisciti una casa
in Gerusalemme; ivi sia la tua dimora; non ne uscirai per
andartene qua e l. Quando ne uscirai, oltrepassando il torrente
Cedron  -  sappilo bene!  -  sarai degno di morte; il tuo sangue
ricadr sulla tua testa. Simei disse al re: L'ordine  giusto!
Come ha detto il re mio signore cos far il tuo servo. Simei
dimor in Gerusalemme per molto tempo. Dopo tre anni, due
schiavi di Simei fuggirono presso Achis figlio di Maaca, re di
Gat. Fu riferito a Simei che i suoi schiavi erano in Gat. Simei
si alz, sell l'asino e part per Gat andando da Achis in cerca
dei suoi schiavi. Simei vi and e ricondusse i suoi schiavi da
Gat. Fu riferito a Salomone che Simei era andato da Gerusalemme
a Gat e che era ritornato. Il re, fattolo chiamare, gli disse:
Non ti avevo forse giurato per il Signore e non ti avevo io
testimoniato che, quando tu fossi uscito per andartene qua e l
lo sapevi bene!  -  saresti stato degno di morte? Tu mi avevi
risposto: L'ordine  giusto! Ho capito. Perch non hai
rispettato il giuramento del Signore e il comando che ti avevo
impartito?. Il re aggiunse a Simei: Tu conosci tutto il male
che hai fatto a Davide mio padre. Il Signore far ricadere la
tua malvagit sulla tua testa. Invece sia benedetto il re
Salomone e il trono di Davide sia saldo per sempre davanti al
Signore. Il re diede ordine a Benaia figlio di Ioiada, di
andare a ucciderlo. E quegli mor. Il regno si consolid nelle
mani di Salomone.





3.

Salomone si imparent con il faraone, re d'Egitto. Spos la
figlia del faraone, che introdusse nella citt di Davide, ove
rimase finch non termin di costruire la casa, la casa del
Signore e le mura di cinta di Gerusalemme.



Il popolo allora offriva sacrifici sulle alture, perch ancora
non era stato costruito un tempio in onore del nome del Signore.
Salomone amava il Signore e nella sua condotta seguiva i
principi di Davide suo padre; tuttavia offriva sacrifici e
bruciava incenso sulle alture.

Il re and a Gabaon per offrirvi sacrifici perch ivi sorgeva la
pi grande altura. Su quell'altare Salomone offr mille
olocausti.

In Gabaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la
notte e gli disse: Chiedimi ci che io devo concederti.

Salomone disse: Tu hai trattato il tuo servo Davide mio padre
con grande benevolenza, perch egli aveva camminato davanti a te
con fedelt, con giustizia e con cuore retto verso di te. Tu gli
hai conservato questa grande benevolenza e gli hai dato un
figlio che sedesse sul suo trono, come avviene oggi. Ora,
Signore mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di
Davide mio padre. Ebbene, io sono un ragazzo; non so come
regolarmi. Il tuo servo  in mezzo al tuo popolo che ti sei
scelto, popolo cos numeroso che non si pu calcolare n
contare. Concedi al tuo servo un cuore docile perch sappia
rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal
male, perch chi potrebbe governare questo tuo popolo cos
numeroso?.

Al Signore piacque che Salomone avesse domandato la saggezza nel
governare. Dio gli disse: Perch hai domandato questa cosa e
non hai domandato per te n una lunga vita, n la ricchezza, n
la morte dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il
discernimento nel giudicare, ecco, faccio come tu hai detto. Ti
concedo un cuore saggio e intelligente: come te non ci fu alcuno
prima di te n sorger dopo di te. Ti concedo anche quanto non
hai domandato, cio ricchezza e gloria come nessun re ebbe mai.
Se poi camminerai nelle mie vie osservando i miei decreti e i
miei comandi, come ha fatto Davide tuo padre, prolungher anche
la tua vita.

Salomone si svegli; ecco, era stato un sogno. And in
Gerusalemme, davanti all'arca dell'alleanza del Signore offr
olocausti, comp sacrifici di comunione e diede un banchetto per
tutti i suoi servi.



Un giorno andarono dal re due prostitute e si presentarono
innanzi a lui. Una delle due disse: Ascoltami, signore! Io e
questa donna abitiamo nella stessa casa; io ho partorito mentre
essa sola era in casa. Tre giorni dopo il mio parto, anche
questa donna ha partorito, noi stiamo insieme e non c' nessun
estraneo in casa fuori di noi due. Il figlio di questa donna 
morto durante la notte, perch essa gli si era coricata sopra.
Essa si  alzata nel cuore della notte, ha preso il mio figlio
dal mio fianco  -  la tua schiava dormiva  -  e se lo  messo in
seno e sul mio seno ha messo il figlio morto. Al mattino mi sono
alzata per allattare mio figlio, ma ecco, era morto. L'ho
osservato bene: ecco, non era il figlio che avevo partorito io.
L'altra donna disse: Non  vero! Mio figlio  quello vivo, il
tuo  quello morto. E quella, al contrario, diceva: Non 
vero! Quello morto  tuo figlio, il mio  quello vivo.

Discutevano cos alla presenza del re. Egli disse: Costei dice:
Mio figlio  quello vivo, il tuo  quello morto e quella dice:
Non  vero! Tuo figlio  quello morto e il mio  quello vivo.
Allora il re ordin: Portatemi una spada!. Portarono una spada
alla presenza del re. Quindi il re aggiunse: Tagliate in due il
figlio vivo e datene una met all'una e una met all'altra. La
madre del bimbo vivo si rivolse al re, poich le sue viscere si
erano commosse per il suo figlio, e disse: Signore, date a lei
il bambino vivo; non uccidetelo!. L'altra disse: Non sia n
mio n tuo, dividetelo in due!. Presa la parola, il re disse:
Date alla prima il bambino vivo; non uccidetelo. Quella  sua
madre. Tutti gli Israeliti seppero della sentenza pronunziata
dal re e concepirono rispetto per il re, perch avevano
constatato che la saggezza di Dio era in lui per rendere
giustizia.





4.

Il re Salomone estendeva il suo dominio su tutto Israele. Questi
furono i suoi dignitari: Azaria figlio di Zadok fu sacerdote.
Elicoref e Achia figli di Sisa, scribi. Giosafat, figlio di
Achilud, archivista. Benaia, figlio di Ioiada, capo
dell'esercito. Zadok ed Ebiatar, sacerdoti. Azaria, figlio di
Natan, capo dei prefetti. Zabud, figlio di Natan, sacerdote,
amico del re. Achisar maggiordomo. Adoniram, figlio di Abda,
sovrintendente ai lavori forzati.



Salomone aveva dodici prefetti su tutto Israele, costoro
provvedevano al re e alla sua famiglia; ognuno aveva l'incarico
di procurare il necessario per un mese all'anno. Questi sono i
loro nomi: il figlio di Cur, sulle montagne di Efraim; il figlio
di Deker, a Makaz, a Saalbim, a Bet-Semes, ad Aialon fino a
Bet-Canan; il figlio di Chesed, in Arubbot; a lui appartenevano
Soco e tutto il paese di Chefer; il figlio di Abinadab aveva
tutta la costa di Dor (sua moglie era Tafat, figlia di
Salomone); Baana, figlio di Achilud, aveva Taanach, Meghiddo,
sino al di l di Iokmeam, e tutto Bet-Sean che  sotto Izreel,
da Bet-Sean fino ad Abel-Mecola che  verso Zartan; il figlio di
Gheber, in Ramot di Galaad; a lui appartenevano i villaggi di
Iair figlio di Manasse in Galaad, il distretto di Argob in
Basan, sessanta grandi citt con mura e spranghe di bronzo;
Achinadab, figlio di Iddo, a Macanaim; Achimaaz in Neftali  - 
anche costui aveva preso in moglie una figlia di Salomone,
Bosmat  -; Baana, figlio di Cusai, in Aser e in Zabulon;
Giosafat, figlio di Paruach, in Issacar; Simei, figlio di Ela,
in Beniamino; Gheber, figlio di Uri, nel paese di Gad, gi terra
di Sicon re degli Amorrei e di Og re di Basan. Inoltre c'era un
prefetto nel territorio di Giuda.

Giuda e Israele erano numerosi come la sabbia del mare e
mangiavano e bevevano allegramente.





5.

Salomone esercitava l'egemonia su tutti i regni, dal fiume alla
regione dei Filistei e al confine con l'Egitto. Gli portavano
tributi e servirono Salomone finch visse.

I viveri di Salomone per un giorno erano trenta "kor" di fior di
farina e sessanta "kor" di farina comune, dieci buoi grassi,
venti buoi da pascolo e cento pecore, senza contare i cervi, le
gazzelle, le antilopi e i volatili da stia. Egli, infatti,
dominava su tutto l'Oltrefiume, da Tifsach a Gaza su tutti i re
dell'Oltrefiume ed era in pace con tutti i confinanti
all'intorno. Giuda e Israele erano al sicuro; ognuno stava sotto
la propria vite e sotto il proprio fico  -  da Dan fino a
Bersabea  -  per tutta la vita di Salomone.

Salomone possedeva quattromila greppie per i cavalli dei suoi
carri e dodicimila cavalli da sella.

Quei prefetti, ognuno per il suo mese, provvedevano quanto
serviva al re Salomone e a quelli che erano ammessi alla sua
tavola; non facevano mancare nulla. Portavano l'orzo e la paglia
per i cavalli da tiro e da sella nel luogo ove si trovava ognuno
secondo la propria mansione.



Dio concesse a Salomone saggezza e intelligenza molto grandi e
una mente vasta come la sabbia che  sulla spiaggia del mare. La
saggezza di Salomone super la saggezza di tutti gli orientali e
tutta la saggezza dell'Egitto. Egli fu veramente pi saggio di
tutti, pi di Etan l'Ezrachita, di Eman, di Calcol e di Darda,
figli di Macol; il suo nome divenne noto fra tutti i popoli
limitrofi. Salomone pronunzi tremila proverbi, le sue poesie
furono millecinque. Parl di piante, dal cedro del Libano
all'issopo che sbuca dal muro; parl di quadrupedi, di uccelli,
di rettili e di pesci. Da tutte le nazioni venivano per
ascoltare la saggezza di Salomone; venivano anche i re dei paesi
ove si era sparsa la fama della sua saggezza.



Chiram, re di Tiro, mand i suoi ministri da Salomone, perch
aveva sentito che era stato consacrato re al posto di suo padre;
ora Chiram era sempre stato amico di Davide. Salomone mand a
dire a Chiram: Tu sai che Davide mio padre non ha potuto
edificare un tempio al nome del Signore suo Dio a causa delle
guerre che i nemici gli mossero da tutte le parti, finch il
Signore non li prostr sotto la pianta dei suoi piedi. Ora il
Signore mio Dio mi ha dato pace da ogni parte e non ho n
avversari n particolari difficolt. Ecco, ho deciso di
edificare un tempio al nome del Signore mio Dio, come ha detto
il Signore a Davide mio padre: Tuo figlio, che io porr al tuo
posto sul tuo trono, edificher un tempio al mio nome. Ordina,
dunque, che si taglino per me cedri del Libano; i miei servi
saranno con i tuoi servi, io ti dar come salario per i tuoi
servi quanto fisserai. Tu sai bene, infatti, che fra di noi
nessuno  capace di tagliare il legname come sanno fare quelli
di Sidone.

Quando Chiram ud le parole di Salomone, gio molto e disse:
Sia benedetto, oggi, il Signore, che ha dato a Davide un figlio
saggio per governare questo gran popolo. Chiram mand a dire a
Salomone: Ho ascoltato il tuo messaggio; far quanto desideri
riguardo al legname di cedro e al legname di abete. I miei servi
lo caleranno dal Libano al mare, io lo metter in mare su
zattere fino al punto che mi indicherai. L lo scaricher e tu
lo prenderai. Quanto a provvedere al mantenimento della mia
famiglia, tu soddisferai il mio desiderio. Chiram forn a
Salomone legname di cedro e legname di abete, quanto ne volle.
Salomone diede a Chiram ventimila "kor" di grano, per il
mantenimento della sua famiglia, e venti "kor" di olio d'olive
schiacciate; questo dava Salomone a Chiram ogni anno.

Il Signore concesse a Salomone la saggezza come gli aveva
promesso. Fra Chiram e Salomone regn la pace e i due conclusero
un'alleanza.

Il re Salomone reclut il lavoro forzato da tutto Israele e il
lavoro forzato era di trentamila uomini. Ne mand a turno nel
Libano diecimila al mese: passavano un mese nel Libano e due
mesi nelle loro case. Adoniram sovrintendeva al loro lavoro.
Salomone aveva settantamila operai addetti al trasporto del
materiale e ottantamila scalpellini a tagliare pietre sui monti,
senza contare gli incaricati dei prefetti, che erano
tremilatrecento, preposti da Salomone al comando delle persone
addette ai lavori.

Il re diede ordine di estrarre grandi massi tra i migliori,
perch venissero squadrati per le fondamenta del tempio. Gli
operai di Salomone, gli operai di Chiram e di Biblos li
sgrossavano; furono anche preparati il legname e le pietre per
la costruzione del tempio.





6.

Alla costruzione del tempio del Signore fu dato inizio l'anno
quattrocentottanta dopo l'uscita degli Israeliti dal paese
d'Egitto, l'anno quarto del regno di Salomone su Israele, nel
mese di Ziv, cio nel secondo mese. Il tempio costruito dal re
Salomone per il Signore, era lungo sessanta cubiti, largo venti,
alto trenta. Davanti al tempio c'era un atrio lungo venti
cubiti, in base alla larghezza del tempio, ed esteso per dieci
cubiti secondo la lunghezza del tempio.

Fece nel tempio finestre quadrangolari con grate. Intorno al
muro del tempio fu costruito un edificio a piani, lungo la
navata e la cella. Il piano pi basso era largo cinque cubiti,
quello di mezzo sei e il terzo sette, perch le mura esterne
intorno, erano state costruite a riseghe, in modo che le travi
non poggiassero sulle mura del tempio. Per la sua costruzione si
usarono pietre lavorate e intere; durante i lavori nel tempio
non si ud rumore di martelli, di piccone o di altro arnese di
ferro. La porta del piano pi basso era sul lato destro del
tempio; per mezzo di una scala a chiocciola si passava al piano
di mezzo e dal piano di mezzo a quello superiore. In tal modo
Salomone costru il tempio; dopo averlo terminato, lo ricopr
con assi e travi di cedro. Innalz anche l'ala laterale intorno
al tempio, alta cinque cubiti per piano; la un al tempio con
travi di cedro. E il Signore parl a Salomone e disse: Riguardo
al tempio che stai edificando, se camminerai secondo i miei
decreti, se eseguirai le mie disposizioni e osserverai tutti i
miei comandi, uniformando ad essi la tua condotta, io confermer
a tuo favore le parole dette da me a Davide tuo padre. Io
abiter in mezzo agli Israeliti, non abbandoner il mio popolo
Israele.

Terminata la costruzione del tempio, Salomone rivest
all'interno le pareti del tempio con tavole di cedro dal
pavimento al soffitto, rivest anche con legno di cedro la parte
interna del soffitto e con tavole di cipresso il pavimento.
Separ uno spazio di venti cubiti, a partire dal fondo del
tempio, con un assito di tavole di cedro che dal pavimento
giungeva al soffitto, e la cella che ne risult all'interno
divenne il santuario, il Santo dei santi. La navata di fronte a
esso era di quaranta cubiti. Il cedro all'interno del tempio era
scolpito a rosoni e a boccioli di fiori, tutto era di cedro e
non si vedeva una pietra. Per l'arca dell'alleanza del Signore
fu apprestata una cella nella parte pi segreta del tempio. La
cella interna era lunga venti cubiti e alta venti. La rivest
d'oro purissimo e vi eresse un altare di cedro. Salomone rivest
l'interno del tempio con oro purissimo e fece passare, davanti
alla cella, un velo che scorreva mediante catenelle d'oro e lo
ricopr d'oro. E d'oro fu rivestito tutto l'interno del tempio,
e rivest d'oro anche tutto l'altare che era nella cella.

Nella cella fece due cherubini di legno di ulivo, alti dieci
cubiti. L'ala di un cherubino era di cinque cubiti e di cinque
cubiti era anche l'altra ala del cherubino; c'erano dieci cubiti
da una estremit all'altra delle ali. Di dieci cubiti era
l'altro cherubino; i due cherubini erano identici nella misura e
nella forma. L'altezza di un cherubino era di dieci cubiti, cos
anche quella dell'altro. Pose i cherubini nella parte pi
riposta del tempio, nel santuario. I cherubini avevano le ali
spiegate; l'ala di uno toccava la parete e l'ala dell'altro
toccava l'altra parete; le loro ali si toccavano in mezzo al
tempio, ala contro ala. Erano anch'essi rivestiti d'oro.

Ricopr le pareti del tempio con sculture e incisioni di
cherubini, di palme e di boccioli di fiori, all'interno e
all'esterno. Ricopr d'oro il pavimento del tempio, all'interno
e all'esterno.

Fece costruire la porta della cella con battenti di legno di
ulivo, il frontale e gli stipiti formavano un pentagono. I due
battenti erano di legno di ulivo. Su di essi fece scolpire
cherubini, palme e boccioli di fiori, che ricopr d'oro,
stendendo lamine d'oro sui cherubini e sulle palme. Lo stesso
procedimento adott per la porta della navata, che aveva stipiti
di legno di ulivo a forma quadrangolare. I due battenti erano di
legno di abete; un battente era costituito da due pezzi girevoli
e cos l'altro battente. Vi scolp cherubini, palme e boccioli
di fiori, che ricopr d'oro lungo le linee dell'incisione.

Costru il muro del cortile interno con tre ordini di pietre
squadrate e con un ordine di tavole di cedro. Nell'anno quarto,
nel mese di Ziv, si gettarono le fondamenta del tempio del
Signore. Nell'anno undicesimo, nel mese di Bul, che  l'ottavo
mese, fu terminato il tempio in tutte le sue parti e con tutto
l'occorrente. Salomone lo edific in sette anni.





7.

Salomone costru anche la sua reggia e la port a compimento in
tredici anni. Costru il palazzo detto Foresta del Libano, lungo
cento cubiti, largo cinquanta e alto trenta su tre ordini di
colonne di cedro e con capitelli di cedro sulle colonne. Un
soffitto di cedro si stendeva sopra le stanze che poggiavano
sulle colonne; queste erano quarantacinque, quindici per fila.
Vi erano tre serie di finestre, che si corrispondevano faccia a
faccia tre volte. Le porte e i loro stipiti erano a forma
quadrangolare le finestre erano le une di fronte alle altre per
tre volte.

Costru il vestibolo delle colonne, lungo cinquanta cubiti e
largo trenta. Sul davanti c'era un vestibolo e altre colonne e
davanti a esse una tettoia. Fece anche il vestibolo del trono,
ove rendeva giustizia, cio il vestibolo della giustizia; era di
cedro dal pavimento alle travi.

La reggia, dove abitava, fu costruita con il medesimo disegno,
in un secondo cortile, all'interno rispetto al vestibolo; nello
stile di tale vestibolo fece anche una casa per la figlia del
faraone, che Salomone aveva sposata.

Tutte queste costruzioni erano di pietre pregiate, squadrate
secondo misura, segate con la sega sul lato interno ed esterno,
dalle fondamenta ai cornicioni e al di fuori fino al cortile
maggiore. Le fondamenta erano di pietre pregiate, pietre grandi
dieci o otto cubiti. Al di sopra erano pietre pregiate,
squadrate a misura, e legno di cedro. Il cortile maggiore
comprendeva tre ordini di pietre squadrate e un ordine di tavole
di cedro, era simile al cortile interno del tempio e al
vestibolo del tempio.



Salomone fece venire da Tiro Chiram, figlio di una vedova della
trib di Neftali; suo padre era di Tiro e lavorava il bronzo.
Era dotato di grande capacit tecnica, di intelligenza e di
talento, esperto in ogni genere di lavoro in bronzo. Egli si
rec dal re ed esegu le sue commissioni. Fuse due colonne di
bronzo, ognuna alta diciotto cubiti e dodici di circonferenza.
Fece due capitelli, fusi in bronzo, da collocarsi sulla cima
delle colonne; l'uno e l'altro erano alti cinque cubiti.

Fece due reticolati per coprire i capitelli che erano sopra le
colonne, un reticolato per un capitello e un reticolato per
l'altro capitello. Fece melagrane su due file intorno al
reticolato per coprire i capitelli sopra le colonne; allo stesso
modo fece per il secondo capitello. I capitelli sopra le colonne
erano a forma di giglio. C'erano capitelli sopra le colonne,
applicati alla sporgenza che era al di l del reticolato; essi
contenevano duecento melagrane in fila intorno a ogni capitello.
Eresse le colonne nel vestibolo del tempio. Eresse la colonna di
destra che chiam Iachin ed eresse la colonna di sinistra, che
chiam Boaz. Cos fu terminato il lavoro delle colonne.

Fece un bacino di metallo fuso di dieci cubiti da un orlo
all'altro, rotondo; la sua altezza era di cinque cubiti e la sua
circonferenza di trenta cubiti. Intorno, sotto l'orlo, c'erano
cucurbite, dieci per ogni cubito; le cucurbite erano disposte in
due file ed erano state colate insieme con il bacino. Questo
poggiava su dodici buoi; tre guardavano verso settentrione, tre
verso occidente, tre verso meridione e tre verso oriente. Il
bacino poggiava su di essi e le loro parti posteriori erano
rivolte verso l'interno. Il suo spessore era di un palmo; il suo
orlo fatto come l'orlo di un calice era a forma di giglio.
Conteneva duemila "bat".

Fece dieci basi di bronzo, ciascuna lunga quattro cubiti, larga
quattro e alta tre cubiti. Ecco come erano fatte le basi: si
componevano di doghe e di traverse incrociate con le doghe.
Sulle doghe che erano fra le traverse c'erano leoni, buoi e
cherubini, le stesse figure erano sulle traverse. Sopra e sotto
i leoni e i buoi c'erano ghirlande a forma di festoni. Ciascuna
base aveva quattro ruote di bronzo con gli assi di bronzo, i
suoi quattro piedi avevano sporgenze, sotto il bacino; le
sporgenze erano di metallo fuso e situate al di l di ogni
ghirlanda. L'estremit della base, dalla parte della sporgenza e
sopra, era di un cubito; tale estremit era rotonda, fatta in
forma di sostegno, alta un cubito e mezzo; anche su tale
estremit c'erano sculture. Le traverse erano di forma quadrata,
non rotonda. Le quattro ruote erano sotto le traverse; gli assi
delle ruote erano fissati alla base; l'altezza di ogni ruota era
di un cubito e mezzo. Le ruote erano lavorate come le ruote di
un carro; i loro assi, i loro quarti, i loro raggi e i loro
mozzi erano tutti di metallo fuso. Quattro sporgenze erano sui
quattro angoli di ciascuna base; la sporgenza e la base erano di
un solo pezzo. Alla cima della base c'era un sostegno rotondo,
alto mezzo cubito; alla cima della base c'erano i manici, le
traverse e la base erano di un sol pezzo. Sulle sue pareti
scolp cherubini, leoni e palme, secondo gli spazi liberi, e
ghirlande intorno. Fuse le dieci basi in un medesimo stampo,
identiche nella misura e nella forma. Fuse poi anche dieci
bacini di bronzo; ognuno conteneva quaranta "bat" ed era di
quattro cubiti, un bacino per ogni base, per le dieci basi. Pose
cinque delle basi sul lato destro del tempio e cinque su quello
sinistro. Pose la vasca sul lato destro del tempio, a sud-est.

Chiram prepar inoltre caldaie, palette e vassoi. E termin
tutte le commissioni del re Salomone per il tempio del Signore,
cio le due colonne, i globi dei capitelli che erano sopra le
colonne, i due reticolati per coprire i due globi dei capitelli
che erano sopra le colonne, le quattrocento melagrane sui due
reticolati, due file di melagrane per ciascun reticolato, le
dieci basi e i dieci bacini sulle basi, il bacino e i dodici
buoi sotto il bacino, le caldaie, le palette, i vassoi e tutti
quei vasi che Chiram aveva fatto al re Salomone per il tempio
del Signore; tutto era di bronzo rifinito. Il re li fece fondere
nella valle del Giordano, in suolo argilloso, fra Succot e
Zartan. Salomone install tutti gli arredi in quantit molto
grande: non si poteva calcolare il peso del bronzo.

Salomone fece anche tutti gli arredi del tempio del Signore,
l'altare d'oro, le tavole d'oro su cui si ponevano i pani
dell'offerta, i cinque candelabri a destra e i cinque a sinistra
di fronte alla cella d'oro purissimo, i fiori, le lampade, gli
smoccolatoi d'oro, le coppe, i coltelli, gli aspersori, i mortai
e i bracieri d'oro purissimo, i cardini per le porte del tempio
interno, cio per il Santo dei santi, e i battenti d'oro per la
navata. Fu cos terminato tutto il lavoro che il re Salomone
aveva fatto per il tempio. Salomone present le offerte fatte da
Davide suo padre, cio l'argento, l'oro e i vari oggetti; le
deposit nei tesori del tempio.





8.

A questo punto Salomone convoc in assemblea a Gerusalemme gli
anziani di Israele, tutti i capitrib, i principi dei casati
degli Israeliti, per trasportare l'arca dell'alleanza del
Signore dalla citt di Davide, cio da Sion. Tutto Israele si
radun presso il re Salomone per la festa, nel mese di Etanim,
cio il settimo mese. Presenti tutti gli anziani di Israele,
l'arca del Signore fu sollevata e i sacerdoti e i leviti la
trasportarono con la tenda del convegno e con tutti gli arredi
sacri che erano nella tenda. Il re Salomone e tutta la comunit
di Israele, convenuta presso di lui, immolavano davanti all'arca
pecore e buoi che non si contavano n si calcolavano. I
sacerdoti introdussero l'arca dell'alleanza del Signore al suo
posto nella cella del tempio, cio nel Santo dei santi, sotto le
ali dei cherubini. Difatti i cherubini stendevano le ali sopra
l'arca; essi coprivano l'arca e le sue stanghe dall'alto. Le
stanghe erano pi lunghe, per questo le loro punte si vedevano
dal Santo di fronte alla cella, ma non si vedevano di fuori tali
cose; ci sono fino ad oggi. Nell'arca non c'era nulla se non le
due tavole di pietra, che vi aveva deposto Mos sull'Oreb, cio
le tavole dell'alleanza conclusa dal Signore con gli Israeliti
quando uscirono dal paese d'Egitto.

Appena i sacerdoti furono usciti dal santuario, la nube riemp
il tempio e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il
servizio a causa della nube perch la gloria del Signore
riempiva il tempio. Allora Salomone disse:

Il Signore ha deciso di abitare sulla nube.

Io ti ho costruito una casa potente,

un luogo per la tua dimora perenne.



Il re si volt e benedisse tutta l'assemblea di Israele mentre
tutti i presenti stavano in piedi. Salomone disse: Benedetto il
Signore, Dio di Israele che ha adempiuto con potenza quanto
aveva promesso con la sua bocca a Davide mio padre: Da quando ho
fatto uscire Israele mio popolo dall'Egitto, io non mi sono
scelto una citt fra tutte le trib di Israele perch mi si
costruisse una casa, ove abitasse il mio nome; ora mi sono
scelto Gerusalemme perch vi dimori il mio nome e mi sono scelto
Davide perch sia capo del popolo di Israele. Davide mio padre
aveva deciso di costruire un tempio al nome del Signore, Dio di
Israele, ma il Signore gli disse: Tu hai pensato di edificare un
tempio al mio nome, hai fatto bene a formulare tale progetto.
Tuttavia non costruirai tu il tempio, ma il figlio che uscir
dai tuoi fianchi; lui costruir un tempio al mio nome. Il
Signore ha attuato la parola che aveva pronunziato; io ho preso
il posto di Davide mio padre, mi sono seduto sul trono di
Israele, come aveva preannunziato il Signore, e ho costruito il
tempio al nome del Signore, Dio di Israele. In esso ho fissato
un posto per l'arca, dove c' l'alleanza che il Signore aveva
concluso con i nostri padri quando li fece uscire dal paese di
Egitto.



Poi Salomone si pose davanti all'altare del Signore, di fronte a
tutta l'assemblea di Israele, e, stese le mani verso il cielo,
disse: Signore, Dio di Israele, non c' un Dio come te, n
lass nei cieli n quaggi sulla terra! Tu mantieni l'alleanza e
la misericordia con i tuoi servi che camminano davanti a te con
tutto il cuore. Tu hai mantenuto nei riguardi del tuo servo
Davide mio padre quanto gli avevi promesso; quanto avevi detto
con la bocca l'hai adempiuto con potenza, come appare oggi. Ora,
Signore Dio di Israele, mantieni al tuo servo Davide mio padre
quanto gli hai promesso dicendo: Non ti mancher un discendente
che stia davanti a me e sieda sul trono di Israele purch i tuoi
figli veglino sulla loro condotta camminando davanti a me come
vi hai camminato tu. Ora, Signore Dio di Israele, si adempia la
parola che tu hai rivolto a Davide mio padre.

Ma  proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco, i cieli e i
cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa
che io ho costruita! Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla
sua supplica, Signore mio Dio; ascolta il grido e la preghiera
che il tuo servo oggi innalza davanti a te! Siano aperti i tuoi
occhi notte e giorno verso questa casa, verso il luogo di cui
hai detto: L sar il mio nome! Ascolta la preghiera che il tuo
servo innalza in questo luogo. Ascolta la supplica del tuo servo
e di Israele tuo popolo, quando pregheranno in questo luogo.
Ascoltali dal luogo della tua dimora, dal cielo; ascolta e
perdona.

Se uno pecca contro il suo fratello e, perch gli  imposto un
giuramento di imprecazione, viene a giurare davanti al tuo
altare in questo tempio, tu ascoltalo dal cielo, intervieni e
fa' giustizia con i tuoi servi; condanna l'empio, facendogli
ricadere sul capo la sua condotta, e dichiara giusto l'innocente
rendendogli quanto merita la sua innocenza.

Quando il tuo popolo Israele sar sconfitto di fronte al nemico
perch ha peccato contro di te, se si rivolge a te, se loda il
tuo nome, se ti prega e ti supplica in questo tempio, tu ascolta
dal cielo, perdona il peccato di Israele tuo popolo e fallo
tornare nel paese che hai dato ai suoi padri.

Quando si chiuder il cielo e non ci sar pioggia perch hanno
peccato contro di te, se ti pregano in questo luogo, se lodano
il tuo nome e si convertono dal loro peccato perch tu li hai
umiliati, tu ascolta dal cielo e perdona il peccato dei tuoi
servi e di Israele tuo popolo, ai quali indicherai la strada
buona su cui camminare, e concedi la pioggia alla terra che hai
dato in eredit al tuo popolo.

Quando nella regione ci sar carestia o peste, carbonchio o
ruggine, invasione di locuste o di bruchi; quando il nemico
assedier il tuo popolo in qualcuna delle sue porte o quando
scoppier una epidemia o un flagello qualsiasi, se uno qualunque
oppure tutto Israele tuo popolo, dopo avere provato il rimorso
nel cuore, ti prega o supplica con le mani tese verso questo
tempio, tu ascoltalo dal cielo, luogo della tua dimora, perdona,
intervieni e rendi a ognuno secondo la sua condotta, tu che
conosci il suo cuore  -  tu solo infatti conosci il cuore di
ogni uomo  -  perch ti temano durante tutti i giorni della loro
vita nel paese che hai dato ai nostri padri.

Anche lo straniero, che non appartiene a Israele tuo popolo, se
viene da un paese lontano a causa del tuo nome perch si sentir
parlare del tuo grande nome, della tua mano potente e del tuo
braccio teso, se egli viene a pregare in questo tempio, tu
ascoltalo dal cielo, luogo della tua dimora, e soddisfa tutte le
richieste dello straniero, perch tutti i popoli della terra
conoscano il tuo nome, ti temano come Israele tuo popolo e
sappiano che al tuo nome  stato dedicato questo tempio che io
ho costruito.

Quando il tuo popolo uscir in guerra contro il suo nemico,
seguendo la via in cui l'avrai indirizzato, se ti pregheranno
rivolti verso la citt che ti sei scelta e verso il tempio che
io ho costruito al tuo nome, ascolta dal cielo la loro preghiera
e la loro supplica e rendi loro giustizia.

Quando peccheranno contro di te, poich non c' nessuno che non
pecchi, e tu, adirato contro di loro, li consegnerai a un nemico
e i loro conquistatori li deporteranno in un paese ostile,
lontano o vicino, se nel paese in cui saranno deportati
rientreranno in se stessi e faranno ritorno a te supplicandoti
nel paese della loro prigionia, dicendo: Abbiamo peccato,
abbiamo agito da malvagi e da empi; se torneranno a te con tutto
il cuore e con tutta l'anima nel paese dei nemici che li avranno
deportati, e ti supplicheranno rivolti verso il paese che tu hai
dato ai loro padri, verso la citt che ti sei scelta e verso il
tempio che io ho costruito al tuo nome, tu ascolta dal cielo,
luogo della tua dimora, la loro preghiera e la loro supplica e
rendi loro giustizia. Perdona al tuo popolo, che ha peccato
contro di te, tutte le ribellioni di cui si  reso colpevole
verso di te, fa' che i suoi deportatori gli usino misericordia,
perch si tratta del tuo popolo e della tua eredit, di coloro
che hai fatto uscire dall'Egitto, da una fornace per fondere il
ferro.

Siano attenti i tuoi occhi alla preghiera del tuo servo e del
tuo popolo Israele e ascoltali in quanto ti chiedono, perch tu
li hai separati da tutti i popoli del paese come tua propriet
secondo quanto avevi dichiarato per mezzo di Mos tuo servo,
mentre facevi uscire, o Signore, i nostri padri dall'Egitto.

Quando Salomone ebbe finito di rivolgere al Signore questa
preghiera e questa supplica, si alz davanti all'altare del
Signore, dove era inginocchiato con le palme tese verso il
cielo, si mise in piedi e benedisse tutta l'assemblea di
Israele, a voce alta: Benedetto il Signore, che ha concesso
tranquillit a Israele suo popolo, secondo la sua parola. Non 
venuta meno neppure una delle parole buone che aveva pronunziate
per mezzo di Mos suo servo. Il Signore nostro Dio sia con noi
come  stato con i nostri padri; non ci abbandoni e non ci
respinga, ma volga piuttosto i nostri cuori verso di lui, perch
seguiamo tutte le sue vie e osserviamo i comandi, gli statuti e
i decreti che ha imposto ai nostri padri. Queste parole, usate
da me per supplicare il Signore, siano presenti davanti al
Signore nostro Dio, giorno e notte, perch renda giustizia al
suo servo e a Israele suo popolo secondo le necessit di ogni
giorno. Allora tutti i popoli della terra sapranno che il
Signore  Dio e che non ce n' altri. Il vostro cuore sar tutto
dedito al Signore nostro Dio, perch cammini secondo i suoi
decreti e osservi i suoi comandi, come avviene oggi.



Il re e tutto Israele offrirono un sacrificio davanti al
Signore. Salomone immol al Signore, in sacrificio di comunione,
ventiduemila buoi e centoventimila pecore; cos il re e tutti
gli Israeliti dedicarono il tempio al Signore. In quel giorno il
re consacr il centro del cortile di fronte al tempio del
Signore; infatti ivi offr l'olocausto, l'oblazione e il grasso
dei sacrifici di comunione, perch l'altare di bronzo, che era
davanti al Signore, era troppo piccolo per contenere
l'olocausto, l'oblazione e il grasso del sacrifici di comunione.

In quell'occasione Salomone celebr la festa davanti al Signore
nostro Dio per sette giorni: tutto Israele, dall'ingresso di
Camat al torrente d'Egitto, un'assemblea molto grande, era con
lui. Nel giorno ottavo conged il popolo. I convenuti, salutato
il re, tornarono alle loro case, contenti e con la gioia nel
cuore per tutto il bene concesso dal Signore a Davide suo servo
e a Israele suo popolo.





9.

Quando Salomone ebbe terminato di costruire il tempio del
Signore, la reggia e quanto aveva voluto attuare, il Signore
apparve per la seconda volta a Salomone, come gli era apparso in
Gabaon. Il Signore gli disse: Ho ascoltato la preghiera e la
supplica che mi hai rivolto; ho santificato questa casa, che tu
hai costruito perch io vi ponga il mio nome per sempre; i miei
occhi e il mio cuore saranno rivolti verso di essa per sempre.

Se tu camminerai davanti a me, come cammin tuo padre, con cuore
integro e con rettitudine, se adempirai quanto ti ho comandato e
se osserverai i miei statuti e i miei decreti, io stabilir il
trono del tuo regno su Israele per sempre, come ho promesso a
Davide tuo padre: Non ti mancher mai uno che segga sul trono di
Israele. Ma se voi e i vostri figli vi allontanerete da me, se
non osserverete i comandi e i decreti che io vi ho dato, se
andrete a servire altri dei e a prostrarvi davanti a essi,
eliminer Israele dal paese che gli ho dato, rigetter da me il
tempio che ho consacrato al mio nome, Israele diventer la
favola e lo zimbello di tutti i popoli. Riguardo a questo
tempio, gi cos eccelso, chiunque vi passer vicino e fischier
per la meraviglia, domandandosi: Perch il Signore ha agito cos
con questo paese e con questo tempio? si risponder: Perch
hanno abbandonato il Signore loro Dio che aveva fatto uscire i
loro padri dal paese d'Egitto, si sono legati a dei stranieri,
prostrandosi davanti a essi e servendoli; per questo il Signore
ha fatto piombare su di loro tutta questa sciagura.



Venti anni dopo che Salomone aveva costruito i due edifici, il
tempio del Signore e la reggia, poich Chiram, re di Tiro, aveva
fornito a Salomone legname di cedro e legname di abete e oro a
piacere, Salomone diede a Chiram venti villaggi nella regione
della Galilea. Chiram part da Tiro per vedere i villaggi che
Salomone gli aveva dato, ma non gli piacquero. Perci disse:
Sono questi i villaggi che tu mi hai dato, fratello mio?. Li
chiam paese di Kabul, nome ancora in uso. Chiram mand ai re
centoventi talenti d'oro.

Questa fu l'occasione del lavoro forzato che reclut il re
Salomone per costruire il tempio, la reggia, il Millo, le mura
di Gerusalemme, Azor, Meghiddo, Ghezer. Il faraone, re d'Egitto,
con una spedizione aveva preso Ghezer, l'aveva data alle fiamme,
aveva ucciso i Cananei che abitavano nella citt e poi l'aveva
assegnata in dote alla figlia moglie di Salomone. Salomone
riedific Ghezer, Bet-Oron inferiore, Baalat, Tamar nel deserto
del paese e tutte le citt di rifornimento che gli
appartenevano, le citt per i suoi carri, quelle per i suoi
cavalli e quanto Salomone aveva voluto costruire in Gerusalemme,
nel Libano e in tutto il territorio del suo dominio. Quanti
rimanevano degli Amorrei, degli Hittiti, dei Perizziti, degli
Evei e dei Gebusei, che non appartenevano agli Israeliti, e cio
i discendenti rimasti dopo di loro nel paese, coloro che gli
Israeliti non erano riusciti a sterminare, Salomone li costrinse
ai lavori forzati, e tale  ancora la loro condizione. Ma degli
Israeliti, Salomone non assoggett nessuno alla schiavit: essi
erano suoi guerrieri, suoi ministri, suoi ufficiali, suoi
scudieri, capi dei suoi carri e dei suoi cavalieri. I capi dei
prefetti, che dirigevano i lavori per Salomone, erano
cinquecentocinquanta; sovrintendevano alla massa impiegata nei
lavori.

Dopo che la figlia del faraone si trasfer dalla citt di Davide
alla casa che Salomone le aveva costruito, questi costru il
Millo. Tre volte all'anno Salomone offriva olocausti e sacrifici
di comunione sull'altare che aveva costruito per il Signore e
bruciava incenso su quello che era davanti al Signore. Cos
termin il tempio.



Salomone costru anche una flotta in Ezion-Gheber, cio in Elat,
sulla riva del mare Rosso nella regione di Edom. Chiram invi
sulle navi i suoi servi, marinai che conoscevano il mare,
insieme con i servi di Salomone. Andarono in Ofir, ove presero
quattrocentoventi talenti d'oro e li portarono al re Salomone.





10.

La regina di Saba, sentita la fama di Salomone, venne per
metterlo alla prova con enigmi. Venne in Gerusalemme con
ricchezze molto grandi, con cammelli carichi di aromi, e di
grande quantit di oro e di pietre preziose. Si present a
Salomone e gli disse quanto aveva pensato. Salomone rispose a
tutte le sue domande; nessuna ve ne fu che non avesse risposta o
che restasse insolubile per Salomone. La regina di Saba, quando
ebbe ammirato tutta la saggezza d Salomone, il palazzo che egli
aveva costruito, i cibi della sua tavola, gli alloggi dei suoi
dignitari, l'attivit dei suoi ministri, le loro divise, i suoi
coppieri e gli olocausti che egli offriva nel tempio del
Signore, rimase senza fiato. Allora disse al re: Era vero,
dunque, quanto avevo sentito nel mio paese sul tuo conto e sulla
tua saggezza! Io non avevo voluto credere a quanto si diceva,
finch non sono giunta qui e i miei occhi non hanno visto;
ebbene non me n'era stata riferita neppure una met!

Quanto alla saggezza e alla prosperit, tu superi la fama che io
ne ho udita. Beati i tuoi uomini, beati questi tuoi ministri che
stanno sempre davanti a te e ascoltano la tua saggezza! Sia
benedetto il Signore tuo Dio, che si  compiaciuto di te s da
collocarti sul trono di Israele. Nel suo amore eterno per
Israele il Signore ti ha stabilito re perch tu eserciti il
diritto e la giustizia. Essa diede al re centoventi talenti
d'oro, aromi in gran quantit e pietre preziose. Non arrivarono
mai tanti aromi quanti ne port la regina di Saba a Salomone.
Inoltre la flotta di Chiram, che caricava oro in Ofir, port da
Ofir legname di sandalo in gran quantit e pietre preziose.

Con il legname di sandalo il re fece ringhiere per il tempio e
per la reggia, cetre e arpe per i cantori. Mai pi arriv, n
mai pi si vide fino ad oggi, tanto legno di sandalo.

Il re Salomone diede alla regina di Saba quanto essa desiderava
e aveva domandato, oltre quanto le aveva dato con mano regale.
Quindi essa torn nel suo paese con i suoi servi.



La quantit d'oro che affluiva nelle casse di Salomone ogni anno
era di seicentosessantasei talenti, senza contare quanto ne
proveniva dai trafficanti e dai commercianti, da tutti i re
dell'Arabia e dai governatori del paese.

Il re Salomone fece duecento scudi grandi d'oro battuto, per
ciascuno dei quali adoper seicento sicli d'oro, e trecento
scudi piccoli d'oro battuto, per ciascuno dei quali adoper tre
mine d'oro, e il re li colloc nel palazzo della Foresta del
Libano.

Inoltre il re fece un grande trono d'avorio che rivest d'oro
puro. Il trono aveva sei gradini; sullo schienale c'erano teste
di vitello, il sedile aveva due bracci laterali, ai cui fianchi
si ergevano due leoni. Dodici leoni si ergevano di qua e di l,
sui sei gradini; non ne esistevano di simili in nessun regno.

Tutti i vasi per le bevande del re Salomone erano d'oro; tutti
gli arredi del palazzo della Foresta del Libano erano d'oro
fino; al tempo di Salomone l'argento non si stimava nulla.
Difatti il re aveva in mare la flotta di Tarsis, oltre la flotta
di Chiram; ogni tre anni la flotta di Tarsis portava carichi
d'oro e d'argento, d'avorio, di scimmie e di babbuini.

Il re Salomone super, dunque, per ricchezza e saggezza, tutti i
re della terra. In ogni parte della terra si desiderava di
avvicinare Salomone per ascoltare la saggezza che Dio aveva
messo nel suo cuore. Ognuno gli portava, ogni anno, offerte
d'argento e oggetti d'oro, vesti, armi, aromi, cavalli e muli.

Salomone radun carri e cavalli; aveva millequattrocento carri e
dodicimila cavalli, distribuiti nella citt per i carri e presso
il re in Gerusalemme. Fece s che in Gerusalemme l'argento
abbondasse come le pietre e rese il legname di cedro tanto
comune quanto i sicomori che crescono nella Sefela. I cavalli di
Salomone provenivano da Muzri e da Kue; i mercanti del re li
compravano in Kue. Un carro, importato da Muzri, costava
seicento sicli d'argento, un cavallo centocinquanta. In tal modo
tutti i re degli Hittiti e i re di Aram vendevano i loro cavalli.





11.

Ma il re Salomone am donne straniere, moabite, ammonite,
idumee, di Sidone e hittite, appartenenti a popoli, di cui aveva
detto il Signore agli Israeliti: Non andate da loro ed essi non
vengano da voi: perch certo faranno deviare i vostri cuori
dietro i loro dei. Salomone si leg a loro per amore. Aveva
settecento principesse per mogli e trecento concubine; le sue
donne gli pervertirono il cuore. Quando Salomone fu vecchio, le
sue donne l'attirarono verso dei stranieri e il suo cuore non
rest pi tutto con il Signore suo Dio come il cuore di Davide
suo padre. Salomone segu Astarte, dea di quelli di Sidone, e
Milcom, obbrobrio degli Ammoniti. Salomone commise quanto  male
agli occhi del Signore e non fu fedele al Signore come lo era
stato Davide suo padre.

Salomone costru un'altura in onore di Camos, obbrobrio dei
Moabiti, sul monte che  di fronte a Gerusalemme e anche in
onore di Milcom, obbrobrio degli Ammoniti. Allo stesso modo fece
per tutte le sue donne straniere, che offrivano incenso e
sacrifici ai loro dei. Il Signore, perci, si sdegn con
Salomone, perch aveva distolto il cuore dal Signore Dio
d'Israele, che gli era apparso due volte e gli aveva comandato
di non seguire altri dei: egli non aveva osservato quanto gli
aveva comandato il Signore. Allora il Signore disse a Salomone:
Poich ti sei comportato cos e non hai osservato la mia
alleanza n i decreti che ti avevo impartiti, ti strapper via
il regno e lo consegner a un tuo suddito. Tuttavia non far ci
durante la tua vita per amore di Davide tuo padre; lo strapper
dalla mano di tuo figlio. Ma non gli strapper tutto il regno;
una trib la dar a tuo figlio per amore di Davide mio servo e
per amore di Gerusalemme, citt da me eletta.



Il Signore suscit contro Salomone un avversario, l'idumeo Adad
che era della stirpe regale di Edom. Dopo la disfatta inflitta
da Davide a Edom, quando Ioab capo dell'esercito era andato a
seppellire i cadaveri e aveva ucciso tutti i maschi di Edom  - 
Ioab e tutto Israele vi si erano fermati sei mesi per sterminare
tutti i maschi di Edom  -, Adad con alcuni Idumei a servizio del
padre fugg in Egitto. Allora Adad era giovinetto. Essi
partirono da Madian e andarono in Paran, presero con s uomini
di Paran e andarono in Egitto dal faraone, che ospit Adad, gli
assicur il mantenimento, parl con lui e gli assegn terreni.
Adad trov grazia agli occhi del faraone, che gli diede in
moglie una sua cognata, la sorella della regina Tafni. La
sorella di Tafni gli partor il figlio Ghenubat, che Tafni
allev nel palazzo del faraone. Ghenubat visse nella casa del
faraone tra i figli del faraone. Quando Adad seppe in Egitto che
Davide si era addormentato con i suoi padri e che era morto Ioab
capo dell'esercito, disse al faraone: Lasciami partire; voglio
andare nel mio paese. Il faraone gli rispose: Ti manca forse
qualcosa nella mia casa perch tu cerchi di andare nel tuo
paese?. Quegli soggiunse: No! ma, ti prego, lasciami andare.
Ecco il male fatto da Adad: fu nemico di Israele e regn su Edom.

Dio suscit contro Salomone un altro avversario, Razon figlio di
Eliada, che era fuggito da Adad-Ezer re di Zoba, suo signore.
Egli adun gente contro di lui e divenne capo di una banda,
quando Davide aveva massacrato gli Aramei. Quindi egli prese
Damasco, vi si stabil e ne divenne re. Fu avversario di Israele
per tutta la vita di Salomone.

Anche Geroboamo, figlio dell'efraimita Nebat, di Zereda  -  sua
madre, una vedova, si chiamava Zerua  -  mentre era al servizio
di Salomone, insorse contro il re. La causa della sua ribellione
al re fu la seguente: Salomone costruiva il Millo e chiudeva la
breccia apertasi nella citt di Davide suo padre. Geroboamo era
un uomo valente; Salomone, visto come il giovane lavorava, lo
nomin sorvegliante di tutti gli operai della casa di Giuseppe.

In quel tempo Geroboamo, uscito da Gerusalemme, incontr per
strada il profeta Achia di Silo, che indossava un mantello
nuovo; erano loro due soli, in campagna. Achia afferr il
mantello nuovo che indossava e lo lacer in dodici pezzi. Quindi
disse a Geroboamo: Prendine dieci pezzi, poich dice il
Signore, Dio di Israele: Ecco, lacerer il regno dalla mano di
Salomone e ne dar a te dieci trib. A lui rimarr una trib a
causa di Davide mio servo e a causa di Gerusalemme, citt da me
scelta fra tutte le trib di Israele. Ci avverr perch egli mi
ha abbandonato, si  prostrato davanti ad Astarte dea di quelli
di Sidone, a Camos dio dei Moabiti, e a Milcom dio degli
Ammoniti, e non ha seguito le mie vie compiendo ci che  retto
ai miei occhi, osservando i miei comandi e i miei decreti, come
aveva fatto Davide suo padre. Non gli toglier il regno di mano,
perch l'ho stabilito capo per tutti i giorni della sua vita a
causa di Davide, mio servo da me scelto, il quale ha osservato i
miei comandi e i miei decreti. Toglier il regno dalla mano di
suo figlio e ne consegner a te dieci trib. A suo figlio
lascer una trib perch a causa di Davide mio servo ci sia
sempre una lampada dinanzi a me in Gerusalemme, citt che mi
sono scelta per porvi il mio nome. Io prender te e tu regnerai
su quanto vorrai; sarai re di Israele. Se ascolterai quanto ti
comander, se seguirai le mie vie e farai quanto  giusto ai
miei occhi osservando i miei decreti e i miei comandi, come ha
fatto Davide mio servo, io sar con te e ti edificher una casa
stabile come l'ho edificata per Davide. Ti consegner Israele;
umilier la discendenza di Davide per questo motivo, ma non per
sempre. Salomone cerc di uccidere Geroboamo, il quale per
trov rifugio in Egitto presso Sisach, re di quella regione.
Geroboamo rimase in Egitto fino alla morte di Salomone.



Le altre gesta di Salomone, le sue azioni e la sua sapienza,
sono descritte nel libro delle gesta di Salomone. Il tempo in
cui Salomone aveva regnato in Gerusalemme su tutto Israele fu di
quaranta anni. Salomone si addorment con i suoi padri e fu
sepolto nella citt di Davide suo padre, gli succedette nel
regno il figlio Roboamo.





[Dallo scisma alla caduta di Samaria (931-721). Storie dei Regni
del Nord e del Sud].

12.

Roboamo and in Sichem, perch tutto Israele era convenuto in
Sichem per proclamarlo re. Quando lo seppe, Geroboamo figlio di
Nebat, che era ancora in Egitto ove si era rifugiato per paura
del re Salomone, torn dall'Egitto. Lo mandarono a chiamare e
Geroboamo venne con tutta l'assemblea di Israele e dissero a
Roboamo: Tuo padre ci ha imposto un pesante giogo; ora tu
alleggerisci la dura schiavit di tuo padre e il giogo pesante
che quegli ci ha imposto e noi ti serviremo. Rispose loro:
Andate e dopo tre giorni tornate da me. Il popolo se ne and.

Il re Roboamo si consigli con gli anziani che erano stati al
servizio di Salomone suo padre durante la sua vita, domandando:
Che cosa mi consigliate di rispondere a questo popolo?. Gli
dissero: Se oggi ti mostrerai arrendevole verso questo popolo,
se darai loro soddisfazione, se dirai loro parole gentili, essi
saranno tuoi servi per sempre. Ma egli trascur il consiglio
che gli anziani gli avevano dato e si consult con giovani che
erano cresciuti con lui ed erano al suo servizio. Domand loro:
Che cosa mi consigliate di rispondere a questo popolo che mi ha
chiesto di alleggerire il giogo imposto loro da mio padre?. I
giovani che erano cresciuti con lui gli dissero: Cos
risponderai a questo popolo, che ti ha chiesto: Tuo padre ha
reso pesante il nostro giogo, tu alleggeriscilo! cos dirai
loro: Il mio mignolo  pi grosso dei fianchi di mio padre. Ora,
se mio padre vi caric di un giogo pesante, io render ancora
pi grave il vostro giogo; mio padre vi castig con fruste, io
vi castigher con flagelli.

Quando Geroboamo e tutto il popolo si presentarono a Roboamo il
terzo giorno, come il re aveva ordinato affermando: Ritornate
da me il terzo giorno, il re rispose duramente al popolo
respingendo il consiglio degli anziani; egli disse loro secondo
il consiglio dei giovani: Mio padre vi ha imposto un giogo
pesante; io render ancora pi grave il vostro giogo. Mio padre
vi ha castigati con fruste, io vi castigher con flagelli. Il
re non ascolt il popolo ci accadde per disposizione del
Signore, perch si attuasse la parola che il Signore aveva
rivolto a Geroboamo, figlio di Nebat, per mezzo di Achia di
Silo. Quando compresero che il re non dava loro ascolto, tutti
gli Israeliti risposero al re:

Che parte abbiamo con Davide?

Non abbiamo eredit con il figlio di Iesse!

Alle tue tende, Israele!

Ora pensa alla tua casa, Davide!.

Israele and alle sue tende. Sugli Israeliti che abitavano nella
citt di Giuda regn Roboamo.

Il re Roboamo mand Adoniram, che era sovrintendente ai lavori
forzati, ma tutti gli Israeliti lo lapidarono ed egli mor.
Allora il re Roboamo sal in fretta sul carro per fuggire in
Gerusalemme. Israele si ribell alla casa di Davide fino ad oggi.

Quando tutto Israele aveva saputo che era tornato Geroboamo, lo
avevano mandato a chiamare perch partecipasse all'assemblea; lo
proclamarono re di tutto Israele. Nessuno segu la casa di
Davide, se non la trib di Giuda.

Roboamo, giunto in Gerusalemme convoc tutta la casa di Giuda e
la trib di Beniamino, centottantamila guerrieri scelti, per
combattere contro Israele e per restituire il regno a Roboamo,
figlio di Salomone.

Ma il Signore disse a Semeia, uomo di Dio: Riferisci a Roboamo
figlio di Salomone, re di Giuda, a tutta la casa di Giuda e di
Beniamino e al resto del popolo: Dice il Signore: Non marciate
per combattere contro i vostri fratelli israeliti; ognuno
ritorni a casa, perch questa situazione  stata voluta da me.
Ascoltarono la parola del Signore e tornarono indietro come
aveva ordinato loro il Signore.

Geroboamo fortific Sichem sulle montagne di Efraim e vi pose la
residenza. Uscito di l, fortific Penuel.



Geroboamo pens: In questa situazione il regno potrebbe tornare
alla casa di Davide. Se questo popolo salir a Gerusalemme per
compiervi sacrifici nel tempio, il cuore di questo popolo si
rivolger verso il suo signore, verso Roboamo re di Giuda; mi
uccideranno e ritorneranno da Roboamo, re di Giuda.
Consigliatosi, il re prepar due vitelli d'oro e disse al
popolo: Siete andati troppo a Gerusalemme! Ecco, Israele, il
tuo dio, che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto. Ne colloc
uno a Betel e l'altro lo pose in Dan. Questo fatto port al
peccato; il popolo, infatti, andava sino a Dan per prostrarsi
davanti a uno di quelli.

Egli edific templi sulle alture e costitu sacerdoti, presi qua
e l dal popolo, i quali non erano discendenti di Levi.
Geroboamo istitu una festa nell'ottavo mese, il quindici del
mese, simile alla festa che si celebrava in Giuda. Egli stesso
sal sull'altare; cos fece a Betel per sacrificare ai vitelli
che aveva eretti; a Betel stabil sacerdoti dei templi da lui
eretti sulle alture. Il quindici dell'ottavo mese sal
sull'altare che aveva eretto a Betel; istitu una festa per gli
Israeliti e sal sull'altare per offrire incenso.





13.

Un uomo di Dio, per comando del Signore, si port da Giuda a
Betel, mentre Geroboamo stava sull'altare per offrire incenso.
Per comando del Signore, quegli grid verso l'altare: Altare,
altare, cos dice il Signore: Ecco, nascer un figlio nella casa
di Davide, chiamato Giosia, il quale immoler su di te i
sacerdoti delle alture che hanno offerto incenso su di te, e
brucer su di te ossa umane. E ne diede una prova, dicendo:
Questa  la prova che il Signore parla: ecco, l'altare si
spaccher e si spander la cenere che c' sopra. Appena sent
il messaggio che l'uomo di Dio aveva proferito contro l'altare
di Betel, il re Geroboamo tese la mano dall'altare dicendo:
Afferratelo!. Ma la sua mano, tesa contro di quello, gli si
paralizz e non la pot ritirare a s. L'altare si spacc e si
sparse la cenere dell'altare secondo il segno dato dall'uomo di
Dio per comando del Signore. Presa la parola, il re disse
all'uomo di Dio: Placa il volto del Signore tuo Dio e prega per
me perch mi sia resa la mia mano. L'uomo di Dio plac il volto
del Signore e la mano del re torn come era prima. All'uomo di
Dio il re disse: Vieni a casa con me per rinfrancarti; ti dar
un regalo. L'uomo di Dio rispose al re: Anche se mi dessi met
della tua casa, non verrei con te e non mangerei n berrei nulla
in questo luogo, perch mi  stato ordinato per comando del
Signore: Non mangiare e non bere nulla e non tornare per la
strada percorsa nell'andata. Se ne and per un'altra strada e
non torn per quella che aveva percorsa venendo a Betel.



Ora viveva a Betel un vecchio profeta, al quale i figli andarono
a riferire quanto aveva fatto quel giorno l'uomo di Dio a Betel;
essi riferirono al loro padre anche le parole che quegli aveva
detto al re. Il vecchio profeta domand loro: Quale via ha
preso?. I suoi figli gli indicarono la via presa dall'uomo di
Dio che era venuto da Giuda. Ed egli disse ai suoi figli:
Sellatemi l'asino!. Gli sellarono l'asino ed egli vi mont
sopra per inseguire l'uomo di Dio che trov seduto sotto una
quercia. Gli domand: Sei tu l'uomo di Dio, venuto da Giuda?.
Rispose: Sono io. L'altro gli disse: Vieni a casa con me per
mangiare qualcosa. Egli rispose: Non posso venire con te n
mangiare o bere nulla in questo luogo, perch ho ricevuto questo
comando per ordine del Signore: Non mangiare e non bere l nulla
e non ritornare per la strada percorsa nell'andata. Quegli
disse: Anch'io sono profeta come te, ora un angelo mi ha detto
per ordine di Dio: Fallo tornare con te nella tua casa, perch
mangi e beva qualcosa. Egli mentiva a costui, che ritorn con
lui, mangi e bevve nella sua casa.

Mentre essi stavano seduti a tavola, il Signore parl al profeta
che aveva fatto tornare indietro l'altro ed egli grid all'uomo
di Dio che era venuto da Giuda: Cos dice il Signore: Poich ti
sei ribellato all'ordine del Signore, non hai ascoltato il
comando che ti ha dato il Signore tuo Dio, sei tornato indietro,
hai mangiato e bevuto in questo luogo, sebbene ti fosse stato
prescritto di non mangiarvi o bervi nulla, il tuo cadavere non
entrer nel sepolcro dei tuoi padri. Dopo che ebbero mangiato e
bevuto, l'altro sell l'asino per il profeta che aveva fatto
ritornare e quegli part. Un leone lo trov per strada e
l'uccise; il suo cadavere rimase steso sulla strada, mentre
l'asino se ne stava l vicino e anche il leone stava vicino al
cadavere. Ora alcuni passanti videro il cadavere steso sulla
strada e il leone che se ne stava vicino al cadavere. Essi
andarono e divulgarono il fatto nella citt ove dimorava il
vecchio profeta. Avendolo saputo, il profeta che l'aveva fatto
ritornare dalla strada disse: Quello  un uomo di Dio, che si 
ribellato all'ordine del Signore; per questo il Signore l'ha
consegnato al leone, che l'ha abbattuto e ucciso secondo la
parola comunicatagli dal Signore. Egli aggiunse ai figli:
Sellatemi l'asino. Quando l'asino fu sellato, egli and e
trov il cadavere di lui steso sulla strada con l'asino e il
leone accanto. Il leone non aveva mangiato il cadavere n
sbranato l'asino.

Il profeta prese il cadavere dell'uomo di Dio, lo sistem
sull'asino e se lo port nella citt dove abitava per piangerlo
e seppellirlo. Depose il cadavere nel proprio sepolcro e fece il
lamento su di lui: Ohim, fratello mio!. Dopo averlo sepolto,
disse ai figli: Alla mia morte mi seppellirete nel sepolcro in
cui  stato sepolto l'uomo di Dio; porrete le mie ossa vicino
alle sue, poich certo si avverer la parola che egli grid, per
ordine del Signore, contro l'altare di Betel e contro tutti i
santuari delle alture che sono nelle citt di Samaria.

Dopo questo fatto, Geroboamo non si convert dalla sua condotta
perversa. Egli continu a prendere qua e l dal popolo i
sacerdoti delle alture e a chiunque lo desiderasse dava
l'investitura e quegli diveniva sacerdote delle alture. Tale
condotta costitu, per la casa di Geroboamo, il peccato che ne
provoc la distruzione e lo sterminio dalla terra.





14.

In quel tempo si ammal Abia, figlio di Geroboamo. Geroboamo
disse alla moglie: Alzati, cambia vestito perch non si sappia
che tu sei la moglie di Geroboamo e va' a Silo. L c' il
profeta Achia, colui che mi disse che avrei regnato su questo
popolo. Prendi con te dieci pani, focacce e un vaso di miele;
va' da lui. Egli ti riveler che cosa avverr del ragazzo. La
moglie di Geroboamo fece cos. Si alz, and in Silo ed entr
nella casa di Achia, il quale non poteva vedere, perch i suoi
occhi erano offuscati per la vecchiaia.

Il Signore aveva detto ad Achia: Ecco, la moglie di Geroboamo
viene per chiederti un oracolo sul figlio che  malato; tu le
dirai questo e questo. Arriva travestita. Appena Achia sent il
rumore dei piedi di lei che arrivava alla porta, disse: Entra,
moglie di Geroboamo. Perch ti sei travestita cos? Io ho per te
cattive notizie. Su, riferisci a Geroboamo: Dice il Signore, Dio
di Israele: Io ti ho innalzato dalla turba del popolo
costituendoti capo del popolo di Israele, ho strappato il regno
dalla casa di Davide e l'ho consegnato a te. Ma tu non ti sei
comportato come il mio servo Davide, che osserv i miei comandi
e mi segu con tutto il cuore, facendo solo quanto  giusto
davanti ai miei occhi, anzi hai agito peggio di tutti i tuoi
predecessori e sei andato a fabbricarti altri dei e immagini
fuse per provocarmi, mentre hai gettato me dietro alle tue
spalle. Per questo, ecco, mander la sventura sulla casa di
Geroboamo, distrugger nella casa di Geroboamo ogni maschio,
schiavo o libero in Israele, e spazzer la casa di Geroboamo
come si spazza lo sterco fino alla sua totale scomparsa. I cani
divoreranno quanti della casa di Geroboamo moriranno in citt,
quelli morti in campagna li divoreranno gli uccelli dell'aria,
perch il Signore ha parlato. Ma tu alzati, torna a casa; quando
i tuoi piedi raggiungeranno la citt, il bambino morir. Ne
faranno il lamento tutti gli Israeliti e lo seppelliranno,
perch soltanto lui della famiglia di Geroboamo entrer in un
sepolcro, perch in lui solo si  trovato qualcosa di buono da
parte del Signore Dio di Israele nella famiglia di Geroboamo. Il
Signore stabilir su Israele un suo re, che distrugger la
famiglia di Geroboamo. Inoltre il Signore percuoter Israele il
cui agitarsi sar simile all'agitarsi di una canna sull'acqua.
Eliminer Israele da questo ottimo paese da lui dato ai loro
padri e li disperder oltre il Fiume perch si sono eretti i
loro pali sacri, provocando cos il Signore. Il Signore
abbandoner Israele a causa dei peccati di Geroboamo, commessi
da lui e fatti commettere a Israele.

La moglie di Geroboamo si alz e se ne and a Tirza. Proprio
mentre essa entrava nella soglia di casa, il giovinetto mor. Lo
seppellirono e tutto Israele ne fece il lamento, secondo la
parola del Signore comunicata per mezzo del suo servo, il
profeta Achia.

Le altre gesta di Geroboamo, le sue guerre e il suo regno, sono
descritte nel libro delle Cronache dei re di Israele. La durata
del regno di Geroboamo fu di ventidue anni; egli si addorment
con i sui padri e gli succedette nel regno Nadab suo figlio.



Roboamo, figlio di Salomone, regn in Giuda. Aveva quarantun
anni quando divenne re, regn diciassette anni in Gerusalemme,
citt scelta dal Signore fra tutte le trib di Israele per
collocarvi il suo nome. Sua madre, ammonita, si chiamava Naama.
Giuda fece ci che  male agli occhi del Signore; essi
provocarono il Signore a gelosia pi di quanto non l'avessero
fatto tutti i loro padri, con i loro peccati. Anch'essi si
costruirono alture, stele e pali sacri su ogni alto colle e
sotto ogni albero verde. Inoltre nel paese c'erano prostituti
sacri, i quali rinnovarono tutti gli abomini dei popoli che il
Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti.

Nell'anno quinto del re Roboamo, il re di Egitto, Sisach, assal
Gerusalemme. Depred i tesori del tempio e vuot la reggia dei
suoi tesori. Prese anche gli scudi d'oro fatti da Salomone.
Roboamo li sostitu con scudi di bronzo, che affid agli
ufficiali delle guardie addette alle porte della reggia. Ogni
volta che il re andava nel tempio, le guardie li prendevano, poi
li riportavano nella sala delle guardie.

Le altre gesta di Roboamo, tutte le sue azioni, sono descritte
nel libro delle Cronache dei re di Giuda. Ci fu guerra continua
fra Roboamo e Geroboamo. Roboamo si addorment con i suoi padri
e fu sepolto nella citt di Davide. Al suo posto divenne re suo
figlio Abiam.





15.

Nell'anno diciottesimo del re Geroboamo, figlio di Nebat,
divenne re su Giuda Abiam. Egli regn tre anni in Gerusalemme.
Sua madre si chiamava Maaca, figlia di Assalonne. Egli imit
tutti i peccati che suo padre aveva commesso prima di lui; il
suo cuore non fu sottomesso al Signore suo Dio, come lo era
stato il cuore di Davide suo antenato. Ma, per amore di Davide,
il Signore suo Dio gli concesse una lampada in Gerusalemme,
innalzandone il figlio dopo di lui e rendendo stabile
Gerusalemme, perch Davide aveva fatto ci che  giusto agli
occhi del Signore e non aveva traviato dai comandi che il
Signore gli aveva impartito, durante tutta la sua vita, se si
eccettua il caso di Uria l'Hittita.

Le altre gesta di Abiam, tutte le sue azioni, sono descritte nel
libro delle Cronache dei re di Giuda. Ci fu guerra fra Abiam e
Geroboamo. Abiam si addorment con i suoi padri; lo seppellirono
nella citt di Davide e al suo posto divenne re suo figlio Asa.

Nell'anno ventesimo di Geroboamo re di Israele, divenne re su
Giuda Asa. Costui regn quarantun anni in Gerusalemme. Sua madre
si chiamava Maaca, figlia di Assalonne. Asa, come Davide suo
antenato, fece ci che  giusto agli occhi del Signore. Elimin
i prostituti sacri dal paese e allontan tutti gli idoli eretti
da suo padre. Anche sua madre Maaca egli priv della dignit di
regina madre, perch essa aveva eretto un obbrobrio in onore di
Asera; Asa abbatt l'obbrobrio e lo bruci nella valle del
torrente Cedron. Ma non scomparvero le alture, anche se il cuore
di Asa si mantenne integro nei riguardi del Signore per tutta la
sua vita. Fece portare nel tempio le offerte consacrate da suo
padre e quelle consacrate da lui stesso, consistenti in argento,
oro e vasi.

Ci fu guerra fra Asa e Baasa, re di Israele, per tutta la loro
vita. Baasa, re di Israele, assal Giuda; egli fortific Rama
per impedire le comunicazioni con Asa re di Giuda. Asa prese
tutto l'argento e l'oro depositato nei tesori del tempio e nei
tesori della reggia, li consegn ai suoi ministri, che li
portarono per ordine del re Asa a Ben-Adad, figlio di
Tab-Rimmon, figlio di Chezion, re d'Aram, che risiedeva in
Damasco, con la proposta: Ci sia un'alleanza fra me e te, come
ci fu fra mio padre e tuo padre. Ecco ti mando un dono d'argento
e d'oro. Su, rompi la tua alleanza con Baasa, re di Israele, s
che egli si ritiri da me. Ben-Adad ascolt il re Asa; mand
contro le citt di Israele i capi delle sue forze armate, occup
Iion, Dan, Abel-Bet-Maaca e l'intera regione di Genesaret,
compreso tutto il territorio di Neftali. Quando lo seppe, Baasa
smise di fortificare Rama e torn in Tirza. Allora il re Asa
convoc tutti quelli di Giuda, senza esclusione alcuna; costoro
presero da Rama le pietre e il legname che Baasa aveva usato per
le costruzioni. Con tale materiale il re Asa fortific Gheba di
Beniamino e Mizpa.

Le altre gesta di Asa, tutte le sue prodezze e tutte le sue
azioni, le citt che egli edific, sono descritte nel libro
delle Cronache dei re di Giuda. Egli nella sua vecchiaia ebbe la
podagra. Asa si addorment con i suoi padri; fu sepolto nella
citt di Davide suo antenato e al suo posto divenne re suo
figlio Giosafat.



Nadab, figlio di Geroboamo, divenne re d'Israele nell'anno
secondo di Asa, re di Giuda, e regn su Israele tre anni. Egli
fece ci che  male agli occhi del Signore, imitando la condotta
di suo padre e il peccato che questi aveva fatto commettere a
Israele. Contro di lui congiur Baasa figlio di Achia, della
casa di Issacar, e lo assassin in Ghibbeton che apparteneva ai
Filistei, mentre Nadab e tutto Israele assediavano Ghibbeton.
Baasa lo uccise nell'anno terzo di Asa re di Giuda, e divenne re
al suo posto. Appena divenuto re, egli distrusse tutta la
famiglia di Geroboamo: non lasci vivo nessuno di quella stirpe,
ma la distrusse tutta, secondo la parola del Signore pronunziata
per mezzo del suo servo Achia di Silo, a causa dei peccati di
Geroboamo, commessi da lui e fatti commettere a Israele, e a
causa dello sdegno a cui aveva provocato il Signore Dio di
Israele.

Le altre gesta di Nadab e tutte le sue azioni sono descritte nel
libro delle Cronache dei re di Israele. Ci fu guerra fra Asa e
Baasa, re di Israele, per tutta la loro vita. Nell'anno terzo di
Asa, re di Giuda, Baasa, figlio di Achia, divenne re d'Israele
in Tirza. Regn ventiquattro anni. Fece ci che  male agli
occhi del Signore, imitando la condotta di Geroboamo e il
peccato che questi aveva fatto commettere a Israele.





16.

La parola del Signore fu rivolta a Ieu figlio di Canani contro
Baasa: Io ti ho innalzato dalla polvere e ti ho costituito capo
del popolo di Israele, ma tu hai imitato la condotta di
Geroboamo e hai fatto peccare Israele mio popolo fino a
provocarmi con i loro peccati. Ecco, io spazzer Baasa e la sua
casa e render la tua casa come la casa di Geroboamo figlio di
Nebat. I cani divoreranno quanti della casa di Baasa moriranno
in citt; quelli morti in campagna li divoreranno gli uccelli
dell'aria.

Le altre gesta di Baasa, le sue azioni e le sue prodezze, sono
descritte nel libro delle Cronache dei re di Israele. Baasa si
addorment con i suoi padri e fu sepolto in Tirza e al suo posto
regn suo figlio Ela.

Attraverso il profeta Ieu figlio di Canani la parola del Signore
fu rivolta a Baasa e alla sua casa. Dio condann Baasa per tutto
il male che aveva commesso agli occhi del Signore, irritandolo
con le sue opere, tanto che la sua casa era diventata come
quella di Geroboamo, e perch egli aveva sterminato quella
famiglia.

Nell'anno ventiseiesimo di Asa re di Giuda, su Israele in Tirza
divenne re Ela figlio di Baasa; regn due anni. Contro di lui
congiur un suo ufficiale, Zimri, capo di una met dei carri.
Mentre quegli, in Tirza, beveva e si ubriacava nella casa di
Arza, maggiordomo in Tirza, arriv Zimri, lo sconfisse, l'uccise
nell'anno ventisettesimo di Asa, re di Giuda, e regn al suo
posto. Quando divenne re, appena seduto sul suo trono, distrusse
tutta la famiglia di Baasa; non lasci sopravvivere alcun
maschio fra i suoi parenti e amici. Zimri distrusse tutta la
famiglia di Baasa secondo la parola che il Signore aveva rivolto
contro Baasa per mezzo del profeta Ieu, a causa di tutti i
peccati di Baasa e dei peccati di Ela suo figlio, di quelli
commessi da loro e di quelli fatti commettere a Israele,
irritando con i loro idoli il Signore Dio di Israele.

Le altre gesta di Ela e tutte le sue azioni sono descritte nel
libro delle Cronache dei re di Israele.

Nell'anno ventisettesimo di Asa re di Giuda, Zimri divenne re
per sette giorni in Tirza, mentre il popolo era accampato contro
Ghibbeton, che apparteneva ai Filistei. Quando il popolo
accampato col venne a sapere che Zimri si era ribellato e aveva
ucciso il re, tutto Israele in quello stesso giorno,
nell'accampamento, proclam re di Israele Omri, capo
dell'esercito. Omri e tutto Israele, abbandonata Ghibbeton
andarono a Tirza. Quando vide che era stata presa la citt,
Zimri entr nella fortezza della reggia, incendi il palazzo e
cos mor bruciato. Ci avvenne a causa del peccato che egli
aveva commesso compiendo ci che  male agli occhi del Signore,
imitando la condotta di Geroboamo e il peccato con cui aveva
fatto peccare Israele.

Le altre gesta di Zimri e la congiura da lui organizzata sono
descritte nel libro delle Cronache dei re di Israele.

Allora il popolo di Israele si divise in due parti. Una met
parteggiava per Tibni, figlio di Ghinat, con il proposito di
proclamarlo re; l'altra met parteggiava per Omri. Il partito di
Omri prevalse su quello di Tibni figlio di Ghinat. Tibni mor e
Omri divenne re.



Nell'anno trentunesimo di Asa re di Giuda, divenne re di Israele
Omri. Regn dodici anni, di cui sei in Tirza. Poi acquist il
monte Someron da Semer per due talenti d'argento. Costru sul
monte e chiam la citt che ivi edific Samaria, dal nome di
Semer, proprietario del monte. Omri fece ci che  male agli
occhi del Signore, peggio di tutti i suoi predecessori. Imit in
tutto la condotta di Geroboamo, figlio di Nebat, e i peccati che
quegli aveva fatto commettere a Israele, provocando con i loro
idoli a sdegno il Signore, Dio di Israele.

Le altre gesta di Omri, tutte le sue azioni e le sue prodezze,
sono descritte nel libro delle Cronache dei re di Israele. Omri
si addorment con i suoi padri e fu sepolto in Samaria. Al suo
posto divenne re suo figlio Acab.



Acab figlio di Omri divenne re su Israele nell'anno
trentottesimo di Asa re di Giuda. Acab figlio di Omri regn su
Israele in Samaria ventidue anni. Acab figlio di Omri fece ci
che  male agli occhi del Signore, peggio di tutti i suoi
predecessori. Non gli bast imitare il peccato di Geroboamo
figlio di Nebat, ma prese anche in moglie Gezabele figlia di
Et-Baal, re di quelli di Sidone, e si mise a servire Baal e a
prostrarsi davanti a lui. Eresse un altare a Baal nel tempio di
Baal, che egli aveva costruito in Samaria. Acab eresse anche un
palo sacro e comp ancora altre cose irritando il Signore Dio di
Israele pi di tutti i re di Israele suoi predecessori.

Nei suoi giorni Chiel di Betel ricostru Gerico; gett le
fondamenta sopra Abiram suo primogenito e ne innalz le porte
sopra Segub suo ultimogenito, secondo la parola pronunziata dal
Signore per mezzo di Giosu, figlio di Nun.





[Elia].

17.

Elia, il Tisbita, uno degli abitanti di Galaad, disse ad Acab:
Per la vita del Signore, Dio di Israele, alla cui presenza io
sto, in questi anni non ci sar n rugiada n pioggia, se non
quando lo dir io. A lui fu rivolta questa parola del Signore:
Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il
torrente Cherit, che  a oriente del Giordano. Ivi berrai al
torrente e i corvi per mio comando ti porteranno il tuo cibo.
Egli esegu l'ordine del Signore; and a stabilirsi sul torrente
Cherit, che  a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane
al mattino e carne alla sera; egli beveva al torrente.



Dopo alcuni giorni il torrente si secc, perch non pioveva
sulla regione. Il Signore parl a lui e disse:

Alzati, va' a stabilirti in Zarepta di Sidone. Ecco, io ho dato
ordine a una vedova di l per il tuo cibo. Egli si alz e and
a Zarepta. Entrato nella porta della citt, ecco una vedova
raccoglieva legna. La chiam e le disse: Prendimi un po'
d'acqua in un vaso perch io possa bere. Mentre quella andava a
prenderla, le grid: Prendimi anche un pezzo di pane. Quella
rispose: Per la vita del Signore tuo Dio, non ho nulla di
cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po' d'olio
nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andr a
cuocerla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo.
Elia le disse: Non temere; su, fa' come hai detto, ma prepara
prima una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne
preparerai per te e per tuo figlio, poich dice il Signore: La
farina della giara non si esaurir e l'orcio dell'olio non si
svuoter finch il Signore non far piovere sulla terra. Quella
and e fece come aveva detto Elia. Mangiarono Elia, la vedova e
il figlio di lei per diversi giorni. La farina della giara non
venne meno e l'orcio dell'olio non diminu, secondo la parola
che il Signore aveva pronunziato per mezzo di Elia.

In seguito il figlio della padrona di casa si ammal. La sua
malattia era molto grave, tanto che cess di respirare. Essa
allora disse a Elia: Che c' fra me e te, uomo di Dio? Sei
venuto da me per rinnovare il ricordo della mia iniquit e per
uccidermi il figlio?. Elia le disse: Dammi tuo figlio. Glielo
prese dal seno, lo port al piano di sopra, dove abitava, e lo
stese sul letto. Quindi invoc il Signore: Signore mio Dio,
forse farai del male a questa vedova che mi ospita, tanto da
farle morire il figlio?. Si distese tre volte sul bambino e
invoc il Signore: Signore Dio mio, l'anima del fanciullo torni
nel suo corpo. Il Signore ascolt il grido di Elia; l'anima del
bambino torn nel suo corpo e quegli riprese a vivere. Elia
prese il bambino, lo port al piano terreno e lo consegn alla
madre. Elia disse: Guarda! Tuo figlio vive. La donna disse a
Elia: Ora so che tu sei uomo di Dio e che la vera parola del
Signore  sulla tua bocca.





18.

Dopo molto tempo, il Signore disse a Elia, nell'anno terzo: Su,
mostrati ad Acab, io conceder la pioggia alla terra. EIia and
a farsi vedere da Acab.

In Samaria c'era una grande carestia. Acab convoc Abdia
maggiordomo. Abdia temeva molto Dio; quando Gezabele uccideva i
profeti del Signore, Abdia prese cento profeti e ne nascose
cinquanta alla volta in una caverna e procur loro pane e acqua.
Acab disse ad Abdia: Va' nel paese verso tutte le sorgenti e
tutti i torrenti della regione; forse troveremo erba per tenere
in vita cavalli e muli e non dovremo uccidere una parte del
bestiame. Si divisero la regione da percorrere; Acab and per
una strada e Abdia per un'altra.

Mentre Abdia era in cammino, ecco farglisi incontro Elia. Quegli
lo riconobbe e si prostr con la faccia a terra dicendo: Non
sei tu il mio signore Elia?. Gli rispose: Lo sono; su, di' al
tuo padrone: C' qui Elia. Quegli disse: Che male ho fatto
perch tu consegni il tuo servo ad Acab perch egli mi uccida?
Per la vita del Signore tuo Dio, non esiste un popolo o un regno
in cui il mio padrone non abbia mandato a cercarti. Se gli
rispondevano: Non c'! egli faceva giurare il popolo o il regno
di non averti trovato. Ora tu dici: Su, di' al tuo signore: C'
qui Elia! Appena sar partito da te, lo spirito del Signore ti
porter in un luogo a me ignoto. Se io vado a riferirlo ad Acab
egli, non trovandoti, mi uccider; ora il tuo servo teme il
Signore fin dalla sua giovinezza. Non ti hanno forse riferito,
mio signore, ci che ho fatto quando Gezabele sterminava tutti i
profeti del Signore, come io nascosi cento profeti, cinquanta
alla volta, in una caverna, e procurai loro pane e acqua? E ora
tu comandi: Su, di' al tuo signore: C' qui Elia? Egli mi
uccider. Elia rispose: Per la vita del Signore degli
eserciti, alla cui presenza io sto, oggi stesso io mi mostrer a
lui.

Abdia and incontro ad Acab e gli rifer la cosa. Acab si
diresse verso Elia. Appena lo vide, Acab disse a Elia: Sei tu
la rovina di Israele!. Quegli rispose: Io non rovino Israele,
ma piuttosto tu insieme con la tua famiglia, perch avete
abbandonato i comandi del Signore e tu hai seguito Baal. Su, con
un ordine raduna tutto Israele presso di me sul monte Carmelo
insieme con i quattrocentocinquanta profeti di Baal e con i
quattrocento profeti di Asera, che mangiano alla tavola di
Gezabele.

Acab convoc tutti gli Israeliti e radun i profeti sul monte
Carmelo. Elia si accost a tutto il popolo e disse: Fino a
quando zoppicherete da entrambi i piedi? Se il Signore  Dio,
seguitelo! Se invece lo  Baal, seguite lui!. Il popolo non gli
rispose nulla. Elia aggiunse al popolo: Sono rimasto solo, come
profeta del Signore mentre i profeti di Baal sono
quattrocentocinquanta. Dateci due giovenchi; essi se ne scelgano
uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il
fuoco. Io preparer l'altro giovenco e lo porr sulla legna
senza appiccarvi il fuoco. Voi invocherete il nome del vostro
dio e io invocher quello del Signore. La divinit che
risponder concedendo il fuoco  Dio!. Tutto il popolo rispose:
La proposta  buona!. Elia disse ai profeti di Baal:
Sceglietevi il giovenco e cominciate voi perch siete pi
numerosi. Invocate il nome del vostro dio, ma senza appiccare il
fuoco. Quelli presero il giovenco, lo prepararono e invocarono
il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: Baal,
rispondici!. Ma non si sentiva un alito, n una risposta.
Quelli continuavano a saltare intorno all'altare che avevano
eretto. Essendo gi mezzogiorno, Elia cominci a beffarsi di
loro dicendo: Gridate con voce pi alta, perch egli  un dio!
Forse  soprappensiero oppure indaffarato o in viaggio; caso mai
fosse addormentato, si sveglier. Gridarono a voce pi forte e
si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade e lance,
fino a bagnarsi tutti di sangue. Passato il mezzogiorno, quelli
ancora agivano da invasati ed era venuto il momento in cui si
sogliono offrire i sacrifici, ma non si sentiva alcuna voce n
una risposta n un segno di attenzione.

EIia disse a tutto il popolo: Avvicinatevi!. Tutti si
avvicinarono. Si sistem di nuovo l'altare del Signore che era
stato demolito. Elia prese dodici pietre, secondo il numero
delle trib dei discendenti di Giacobbe, al quale il Signore
aveva detto: Israele sar il tuo nome. Con le pietre eresse un
altare al Signore; scav intorno un canaletto, capace di
contenere due misure di seme. Dispose la legna, squart il
giovenco e lo pose sulla legna. Quindi disse: Riempite quattro
brocche d'acqua e versatele sull'olocausto e sulla legna!. Ed
essi lo fecero. Egli disse: Fatelo di nuovo!. Ed essi
ripeterono il gesto. Disse ancora: Per la terza volta!. Lo
fecero per la terza volta. L'acqua scorreva intorno all'altare;
anche il canaletto si riemp d'acqua. Al momento dell'offerta si
avvicin il profeta Elia e disse: Signore, Dio di Abramo, di
Isacco e di Giacobbe, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e
che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose per tuo
comando. Rispondimi, Signore, rispondimi e questo popolo sappia
che tu sei il Signore Dio e che converti il loro cuore!. Cadde
il fuoco del Signore e consum l'olocausto, la legna, le pietre
e la cenere, prosciugando l'acqua del canaletto. A tal vista,
tutti si prostrarono a terra ed esclamarono: Il Signore  Dio!
Il Signore  Dio!. Elia disse loro: Afferrate i profeti di
Baal; non ne scappi uno!. Li afferrarono. Elia li fece scendere
nel torrente Kison, ove li scann.

Elia disse ad Acab: Su, mangia e bevi, perch sento un rumore
di pioggia torrenziale. Acab and a mangiare e a bere. Elia si
rec alla cima del Carmelo; gettatosi a terra, pose la faccia
tra le ginocchia. Quindi disse al suo ragazzo: Vieni qui,
guarda verso il mare. Quegli and, guard e disse: Non c'
nulla!. Elia disse: Tornaci ancora per sette volte. La
settima volta rifer: Ecco, una nuvoletta, come una mano
d'uomo, sale dal mare. Elia gli disse: Va' a dire ad Acab:
Attacca i cavalli al carro e scendi perch non ti sorprenda la
pioggia!. Subito il cielo si oscur per le nubi e per il vento;
la pioggia cadde a dirotto. Acab mont sul carro e se ne and a
Izreel. La mano del Signore fu sopra Elia che, cintosi i
fianchi, corse davanti ad Acab finch giunse a Izreel.





19.

Acab rifer a Gezabele ci che Elia aveva fatto e che aveva
ucciso di spada tutti i profeti. Gezabele invi un messaggero a
Elia per dirgli: Gli dei mi facciano questo e anche di peggio,
se domani a quest'ora non avr reso te come uno di quelli.
Elia, impaurito, si alz e se ne and per salvarsi. Giunse a
Bersabea di Giuda. L fece sostare il suo ragazzo. Egli si
inoltr nel deserto una giornata di cammino e and a sedersi
sotto un ginepro. Desideroso di morire, disse: Ora basta,
Signore! Prendi la mia vita, perch io non sono migliore dei
miei padri.

Si coric e si addorment sotto il ginepro. Allora, ecco un
angelo lo tocc e gli disse: Alzati e mangia!. Egli guard e
vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi
e un orcio d'acqua. Mangi e bevve, quindi torn a coricarsi.
Venne di nuovo l'angelo del Signore, lo tocc e gli disse: Su
mangia, perch  troppo lungo per te il cammino. Si alz,
mangi e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, cammin per
quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb.
L entr in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco il
Signore gli disse: Che fai qui, Elia?. Egli rispose: Sono
pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poich gli
Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i
tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto
solo ed essi tentano di togliermi la vita. Gli fu detto: Esci
e fermati sul monte alla presenza del Signore. Ecco, il Signore
pass. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti
e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era
nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non
era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il
Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un
vento leggero. Come l'ud, Elia si copr il volto con il
mantello, usc e si ferm all'ingresso della caverna. Ed ecco
sent una voce che gli diceva: Che fai qui, Elia?. Egli
rispose: Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti,
poich gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno
demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti.
Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita.

Il Signore gli disse: Su, ritorna sui tuoi passi verso il
deserto di Damasco; giunto l, ungerai Cazael come re di Aram.
Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsi, come re di Israele e ungerai
Eliseo figlio di Safat, di Abel-Mecola, come profeta al tuo
posto. Se uno scamper dalla spada di Cazael, lo uccider Ieu;
se uno scamper dalla spada di Ieu, lo uccider Eliseo. Io poi
mi sono risparmiato in Israele settemila persone, quanti non
hanno piegato le ginocchia a Baal e quanti non l'hanno baciato
con la bocca.



Partito di l, Elia incontr Eliseo figlio di Safat. Costui
arava con dodici paia di buoi davanti a s, mentre egli stesso
guidava il dodicesimo. Elia, passandogli vicino, gli gett
addosso il suo mantello. Quegli lasci i buoi e corse dietro a
Elia, dicendogli: Andr a baciare mio padre e mia madre, poi ti
seguir. Elia disse: Va' e torna, perch sai bene che cosa ho
fatto di te. Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi
e li uccise; con gli attrezzi per arare ne fece cuocere la carne
e la diede alla gente, perch la mangiasse. Quindi si alz e
segu Elia, entrando al suo servizio.





20.

Ben-Adad, re di Aram, radun tutto il suo esercito; con lui
c'erano trentadue re con cavalli e carri. Egli marci contro
Samaria per cingerla d'assedio ed espugnarla. Invi messaggeri
in citt ad Acab, re di Israele, per dirgli: Dice Ben-Adad: Il
tuo argento e il tuo oro appartengono a me e le tue donne e i
tuoi figli migliori sono per me. Il re di Israele rispose: Sia
come dici tu, signore re; io e quanto ho siamo tuoi. Ma i
messaggeri tornarono di nuovo e dissero: Dice Ben-Adad, il
quale ci manda a te: Mi consegnerai il tuo argento, il tuo oro,
le tue donne e i tuoi figli. Domani, dunque, a quest'ora,
mander i miei servi che perquisiranno la tua casa e le case dei
tuoi servi; essi prenderanno e asporteranno quanto sar prezioso
ai loro occhi. Il re di Israele convoc tutti gli anziani della
regione, ai quali disse: Sappiate e vedete come costui ci
voglia fare del male. Difatti mi ha mandato a chiedere anche le
mie donne e i miei figli, dopo che io non gli avevo rifiutato il
mio argento e il mio oro. Tutti gli anziani e tutto il popolo
dissero: Non ascoltarlo e non consentire!. Egli disse ai
messaggeri di Ben-Adad: Dite al re vostro signore: Quanto hai
imposto prima al tuo servo lo far, ma la nuova richiesta non
posso soddisfarla. I messaggeri andarono a riferire la
risposta. Ben-Adad allora gli mand a dire: Gli dei mi facciano
questo e anche di peggio, se la polvere di Samaria baster per
riempire il pugno di coloro che mi seguono. Il re di Israele
rispose: Riferitegli: Chi cinge le armi non si vanti come chi
le depone. Nell'udire questa risposta  -  egli stava insieme
con i re a bere sotto le tende  -  disse ai suoi ufficiali:
Circondate la citt!. Ed essi la circondarono.

Ed ecco un profeta si avvicin ad Acab, re di Israele, per
dirgli: Cos dice il Signore: Vedi tutta questa moltitudine
immensa? Ebbene oggi la metto in tuo potere; saprai che io sono
il Signore. Acab disse: Per mezzo di chi?. Quegli rispose:
Cos dice il Signore: Per mezzo dei giovani dei capi delle
province. Domand: Chi attaccher la battaglia?. Rispose:
Tu!. Acab ispezion i giovani dei capi delle province; erano
duecentotrentadue. Dopo di loro ispezion tutto il popolo, tutti
gli Israeliti: erano settemila. A mezzogiorno fecero una
sortita. Ben-Adad stava bevendo sotto le tende insieme con i
trentadue re suoi alleati. Per primi uscirono i giovani dei capi
delle province. Fu mandato ad avvertire Ben-Adad: Alcuni uomini
sono usciti da Samaria!. Quegli disse: Se sono usciti con
intenzioni pacifiche, catturateli vivi; se sono usciti per
combattere, catturateli ugualmente vivi. Usciti dunque quelli
dalla citt, cio i giovani dei capi delle province e l'esercito
che li seguiva, ognuno di loro uccise chi gli si fece davanti.
Gli Aramei fuggirono, inseguiti da Israele. Ben-Adad, re di
Aram, scamp a cavallo insieme con alcuni cavalieri. Usc quindi
il re di Israele, che si impadron dei cavalli e dei carri e
inflisse ad Aram una grande sconfitta.

Allora il profeta si avvicin al re di Israele e gli disse: Su,
sii forte; sappi e vedi quanto dovrai fare, perch l'anno
prossimo il re di Aram muover contro di te.

Invece i servi del re di Aram dissero a lui: Il loro Dio  un
Dio dei monti; per questo ci sono stati superiori; forse se li
attaccassimo in pianura, saremmo superiori a loro. Esegui questo
progetto: ritira i re, ognuno dal suo luogo, e sostituiscili con
governatori. Tu prepara un esercito come quello che hai perduto:
cavalli come quei cavalli e carri come quei carri; quindi li
attaccheremo in pianura e senza dubbio li batteremo. Egli
ascolt la loro proposta e ag in tal modo. L'anno dopo Ben-Adad
ispezion gli Aramei, quindi and ad Afek per attaccare gli
Israeliti. Gli Israeliti, organizzati e approvvigionati, mossero
loro incontro, accampandosi di fronte; sembravano due greggi di
capre, mentre gli Aramei inondavano il paese.

Un uomo di Dio si avvicin al re d'Israele e gli disse: Cos
dice il Signore: Poich gli Aramei hanno affermato: Il Signore 
Dio dei monti e non Dio delle valli, io metter in tuo potere
tutta questa moltitudine immensa; cos saprai che io sono il
Signore. Per sette giorni stettero accampati gli uni di fronte
agli altri. Al settimo giorno si attacc battaglia. Gli
Israeliti in un giorno uccisero centomila fanti aramei. I
superstiti fuggirono in Afek, nella citt, le cui mura caddero
sui ventisettemila superstiti. Ben-Adad fugg; entrato in una
casa, per nascondersi passava da una stanza all'altra. I suoi
ministri gli dissero: Ecco, abbiamo sentito che i re di Israele
sono re clementi. Indossiamo sacchi ai fianchi e mettiamoci
corde sulla testa e usciamo incontro al re di Israele. Forse ti
lascer in vita. Si legarono sacchi ai fianchi e corde sulla
testa, quindi si presentarono al re di Israele e dissero: Il
tuo servo Ben-Adad dice: Su, lasciami in vita!. Quegli domand:
E' ancora vivo? Egli  mio fratello!. Gli uomini vi scorsero
un buon auspicio, si affrettarono a cercarne una conferma da
lui. Dissero: Ben-Adad  tuo fratello!. Quegli soggiunse:
Andate a prenderlo. Ben-Adad si rec da lui, che lo fece
salire sul carro. Ben-Adad gli disse: Restituir le citt che
mio padre ha preso a tuo padre, tu potrai disporre di mercati in
Damasco come mio padre ne aveva in Samaria. Ed egli: Io a
questo patto ti lascer andare. E concluse con lui l'alleanza e
lo lasci andare.

Allora uno dei figli dei profeti disse al compagno per ordine
del Signore: Picchiami!. L'uomo si rifiut di picchiarlo.
Quegli disse: Poich non hai obbedito alla voce del Signore,
appena ti sarai separato da me, un leone ti uccider. Mentre si
allontanava incontr un leone che l'uccise. Quegli, incontrato
un altro uomo, gli disse: Picchiami!. E quegli lo percosse a
sangue. Il profeta and ad attendere il re sulla strada, dopo
essersi reso irriconoscibile con una benda agli occhi. Quando
pass il re, gli grid: Il tuo servo era nel cuore della
battaglia, quando un uomo si stacc e mi port un individuo
dicendomi: Fa' la guardia a quest'uomo! Se ti scappa, la tua
vita pagher per la sua oppure dovrai sborsare un talento
d'argento. Mentre il tuo servo era occupato qua e l, quegli
scomparve. Il re di Israele disse a lui: La tua condanna 
giusta; l'hai proferita tu stesso!. Ma quegli immediatamente si
tolse la benda dagli occhi e il re di Israele riconobbe che era
uno dei profeti. Costui gli disse: Cos dice il Signore: Perch
hai lasciato andare libero quell'uomo da me votato allo
sterminio, la tua vita pagher per la sua, il tuo popolo per il
suo popolo. Il re di Israele se ne and a casa amareggiato e
irritato ed entr in Samaria.





21.

In seguito avvenne il seguente episodio. Nabot di Izreel
possedeva una vigna vicino al palazzo di Acab re di Samaria.
Acab disse a Nabot: Cedimi la tua vigna; siccome  vicina alla
mia casa, ne farei un orto. In cambio ti dar una vigna migliore
oppure, se preferisci, te la pagher in denaro il prezzo che
vale. Nabot rispose ad Acab: Mi guardi il Signore dal cederti
l'eredit dei miei padri. Acab se ne and a casa amareggiato e
sdegnato per le parole dettegli da Nabot di Izreel che aveva
affermato: Non ti ceder l'eredit dei miei padri. Si coric
sul letto, si gir verso la parete e non volle mangiare. Entr
da lui la moglie Gezabele e gli domand: Perch mai il tuo
spirito  tanto amareggiato e perch non vuoi mangiare?. Le
rispose: Perch ho detto a Nabot di Izreel: Cedimi la tua vigna
per denaro o, se preferisci, ti dar un'altra vigna, ed egli mi
ha risposto: Non ceder la mia vigna!. Allora sua moglie
Gezabele gli disse: Tu ora eserciti il regno su Israele?
Alzati, mangia e il tuo cuore gioisca. Te la dar io la vigna di
Nabot di Izreel!.

Essa scrisse lettere con il nome di Acab, le sigill con il suo
sigillo, quindi le sped agli anziani e ai capi, che abitavano
nella citt di Nabot. Nelle lettere scrisse: Bandite un digiuno
e fate sedere Nabot in prima fila tra il popolo. Di fronte a lui
fate sedere due uomini iniqui, i quali l'accusino: Hai maledetto
Dio e il re! Quindi conducetelo fuori e lapidatelo ed egli
muoia. Gli uomini della citt di Nabot, gli anziani e i capi
che abitavano nella sua citt, fecero come aveva ordinato loro
Gezabele, ossia come era scritto nelle lettere che aveva loro
spedito. Bandirono il digiuno e fecero sedere Nabot in prima
fila tra il popolo. Vennero due uomini iniqui, che si sedettero
di fronte a lui. Costoro accusarono Nabot davanti al popolo
affermando: Nabot ha maledetto Dio e il re. Lo condussero
fuori della citt e lo uccisero lapidandolo. Quindi mandarono a
dire a Gezabele: Nabot  stato lapidato ed  morto. Appena
sent che Nabot era stato lapidato e che era morto, disse ad
Acab: Su, impadronisciti della vigna di Nabot di Izreel, il
quale ha rifiutato di vendertela, perch Nabot non vive pi, 
morto. Quando sent che Nabot era morto, Acab si mosse per
scendere nella vigna di Nabot di Izreel a prenderla in possesso.

Allora il Signore disse a Elia il Tisbita: Su, recati da Acab,
re di Israele che abita in Samaria; ecco,  nella vigna di
Nabot, ove  sceso a prenderla in possesso. Gli riferirai: Cos
dice il Signore: Hai assassinato e ora usurpi! Per questo dice
il Signore: Nel punto ove lambirono il sangue di Nabot, i cani
lambiranno anche il tuo sangue. Acab disse a Elia: Mi hai
dunque colto in fallo, o mio nemico!. Quegli soggiunse: S,
perch ti sei venduto per fare ci che  male agli occhi del
Signore. Ecco, ti far piombare addosso una sciagura; ti
spazzer via. Sterminer, nella casa di Acab, ogni maschio,
schiavo o libero in Israele. Render la tua casa come la casa di
Geroboamo, figlio di Nebat, e come la casa di Baasa, figlio di
Achia, perch tu mi hai irritato e hai fatto peccare Israele.
Riguardo poi a Gezabele il Signore dice: I cani divoreranno
Gezabele nel campo di Izreel. Quanti della famiglia di Acab
moriranno in citt li divoreranno i cani; quanti moriranno in
campagna li divoreranno gli uccelli dell'aria.

In realt nessuno si  mai venduto per fare il male agli occhi
del Signore come Acab, istigato dalla propria moglie Gezabele.
Commise molti abomini, seguendo gli idoli, come avevano fatto
gli Amorrei, che il Signore aveva distrutto davanti ai figli
d'Israele.

Quando sent tali parole, Acab si strapp le vesti, indoss un
sacco sulla carne e digiun; si coricava con il sacco e
camminava a testa bassa. Il Signore disse a Elia, il Tisbita:
Hai visto come Acab si  umiliato davanti a me? Poich si 
umiliato davanti a me, non far piombare la sciagura sulla sua
casa durante la sua vita, ma la far scendere durante la vita
del figlio.





22.

Trascorsero tre anni senza guerra fra Aram e Israele. Nel terzo
anno Giosafat re di Giuda fece visita al re di Israele. Ora il
re di Israele aveva detto ai suoi ufficiali: Non sapete che
Ramot di Galaad  nostra? Eppure noi ce ne stiamo inerti, senza
riprenderla dalle mani di Aram. Disse a Giosafat: Verresti con
me a combattere per Ramot di Galaad?. Giosafat rispose al re di
Israele: Conta su di me come su te stesso, sul mio popolo come
sul tuo, sui miei cavalli come sui tuoi.

Giosafat disse al re di Israele: Consulta oggi stesso la parola
del Signore. Il re di Israele radun i profeti, in numero di
circa quattrocento, e domand loro: Devo muovere contro Ramot
di Galaad oppure devo rinunziarvi?. Risposero: Attaccala; il
Signore la metter nelle mani del re. Giosafat disse: Non c'
pi nessun altro profeta del Signore da consultare?. Il re di
Israele rispose a Giosafat: Ci sarebbe ancora un uomo,
attraverso il quale si potrebbe consultare il Signore, ma io lo
detesto perch non mi predice altro che male, mai qualcosa di
buono. Si tratta di Michea, figlio di Imla. Giosafat disse: Il
re non parli cos!. Il re di Israele, chiamato un eunuco, gli
ordin: Convoca subito Michea, figlio di Imla.

Il re di Israele e Giosafat re di Giuda sedevano ognuno sul suo
trono, vestiti dei loro mantelli, nell'aia di fronte alla porta
di Samaria; tutti i profeti predicevano davanti a loro. Sedecia,
figlio di Chenaana, che si era fatte corna di ferro, affermava:
Dice il Signore: Con queste cozzerai contro gli Aramei fino al
loro sterminio. Tutti i profeti predicevano allo stesso modo:
Assali Ramot di Galaad, riuscirai. Il Signore la metter nelle
mani del re.

Il messaggero, che era andato a chiamare Michea, gli disse:
Ecco, le parole dei profeti sono concordi nel predire il
successo del re; ora la tua parola sia identica alla loro;
preannunzia il successo. Michea rispose: Per la vita del
Signore, comunicher quanto il Signore mi dir. Si present al
re che gli domand: Michea, dobbiamo muovere contro Ramot di
Galaad oppure dobbiamo rinunziarvi?. Gli rispose: Attaccala,
riuscirai; il Signore la metter nelle mani del re. Il re gli
disse: Quante volte ti devo scongiurare di non dirmi se non la
verit nel nome del Signore?. Quegli disse:

Vedo tutti gli Israeliti

vagare sui monti

come pecore senza pastore.

Il Signore dice: Non hanno padroni; ognuno torni a casa in pace.

Il re di Israele disse a Giosafat: Non te l'avevo forse detto
che non mi avrebbe profetizzato nulla di buono, ma solo il
male?. Michea disse: Per questo, ascolta la parola del
Signore. Io ho visto il Signore seduto sul trono; tutto
l'esercito del cielo gli stava intorno, a destra e a sinistra.
Il Signore ha domandato: Chi inganner Acab perch muova contro
Ramot di Galaad e vi perisca? Chi ha risposto in un modo e chi
in un altro. Si  fatto avanti uno spirito che, postosi davanti
al Signore, ha detto: Lo inganner io. Il Signore gli ha
domandato: Come? Ha risposto: Andr e diventer spirito di
menzogna sulla bocca di tutti i suoi profeti. Quegli ha detto:
Lo ingannerai senz'altro, ci riuscirai; va' e fa' cos. Ecco,
dunque il Signore ha messo uno spirito di menzogna sulla bocca
di tutti questi tuoi profeti; ma il Signore a tuo riguardo
preannunzia una sciagura.

Allora Sedecia, figlio di Chenaana, si avvicin e percosse
Michea sulla guancia dicendo: Per quale via lo spirito del
Signore  passato quando  uscito da me per parlare a te?.
Michea rispose: Ecco, lo vedrai quando passerai di stanza in
stanza per nasconderti. Il re di Israele disse: Prendi Michea
e conducilo ad Amon governatore della citt e a Ioas figlio del
re. Dirai loro: Il re ordina: Mettetelo in prigione e
mantenetelo con il minimo indispensabile di pane e di acqua
finch torner sano e salvo. Michea disse: Se tornerai in
pace, il Signore non ha parlato per mio mezzo.

Il re di Israele marci, insieme con Giosafat re di Giuda,
contro Ramot di Galaad. Il re di Israele disse a Giosafat: Io,
per combattere, mi travestir: tu resta con i tuoi abiti. Il re
di Israele si travest ed entr in battaglia. Il re di Aram
aveva ordinato ai capi dei suoi carri  -  erano trentadue  -:
Non combattete contro nessuno, piccolo o grande, se non contro
il re di Israele. Appena videro Giosafat, i capi dei carri
dissero: Certo, questi  il re di Israele. Si volsero contro
di lui per investirlo. Giosafat lanci un grido e allora i capi
dei carri si accorsero che egli non era il re di Israele e si
allontanarono da lui.

Ma un uomo tese a caso l'arco e colp il re di Israele fra le
maglie dell'armatura e la corazza. Il re disse al suo cocchiere:
Gira, portami fuori della mischia, perch sono ferito. La
battaglia infuri per tutto quel giorno, il re se ne stava sul
suo carro di fronte agli Aramei. Alla sera mor; il sangue della
sua ferita era colato sul fondo del carro. Al tramonto un grido
si diffuse per l'accampamento: Ognuno alla sua citt e ognuno
alla sua tenda! Il re  morto!. Lo portarono in Samaria e l lo
seppellirono. Il carro fu lavato nella piscina di Samaria dove
si lavavano le prostitute e i cani leccarono il suo sangue,
secondo la parola pronunziata dal Signore.

Le altre gesta di Acab, tutte le sue azioni, la costruzione
della casa d'avorio e delle citt da lui erette, sono descritte
nel libro delle Cronache dei re di Israele. Acab si addorment
con i suoi padri. Al suo posto divenne re suo figlio Acazia.



Giosafat figlio di Asa divenne re su Giuda l'anno quarto di
Acab, re di Israele. Quando divenne re, Giosafat aveva
trentacinque anni; regn venticinque anni in Gerusalemme. Sua
madre si chiamava Azuba figlia di Silchi. Imit in tutto la
condotta di Asa suo padre, senza deviazioni, facendo ci che 
giusto agli occhi del Signore. Ma non scomparvero le alture; il
popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture.
Giosafat fu in pace con il re di Israele.

Le altre gesta di Giosafat, le prodezze compiute da lui e le sue
guerre sono descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda.
Egli spazz via dalla regione il resto dei prostituti sacri, che
esistevano al tempo di suo padre Asa.

Allora non c'era re in Edom; lo sostituiva un governatore.
Giosafat costru navi di Tarsis per andare a cercare l'oro in
Ofir; ma non ci and, perch le navi si sfasciarono in
Ezion-Gheber. Allora Acazia, figlio di Acab, disse a Giosafat:
I miei servi si uniscano ai tuoi per costituire gli equipaggi
delle navi. Ma Giosafat non accett.

Giosafat si addorment con i suoi padri, con i quali fu sepolto
nella citt di Davide suo antenato e al suo posto divenne re suo
figlio Ioram.



Acazia, figlio di Acab, divenne re d'Israele in Samaria
nell'anno diciassette di Giosafat, re di Giuda; regn due anni
su Israele. Fece ci che  male agli occhi del Signore; imit la
condotta di suo padre, quella di sua madre e quella di
Geroboamo, figlio di Nebat, che aveva fatto peccare Israele.
Vener Baal e si prostr davanti a lui irritando il Signore, Dio
di Israele, proprio come aveva fatto suo padre.





2 RE.





\.

Dopo la morte di Acab Moab si ribell a Israele. Acazia cadde
dalla finestra del piano superiore in Samaria e rimase ferito.
Allora invi messaggeri con quest'ordine: Andate e interrogate
Baal-Zebub, dio di Accaron, per sapere se guarir da questa
infermit. Ma l'angelo del Signore disse a Elia il Tisbita:
Su, va' incontro ai messaggeri del re di Samaria. Di' loro: Non
c' forse un Dio in Israele, perch andiate a interrogare
Baal-Zebub dio di Accaron? Pertanto cos dice il Signore: Dal
letto, in cui sei salito, non scenderai, ma certamente morirai.
Ed Elia se ne and.

I messaggeri ritornarono dal re che domand loro: Perch siete
tornati?. Gli dissero: Ci  venuto incontro un uomo che ci ha
detto: Su, tornate dal re che vi ha inviato e ditegli: Cos dice
il Signore: Non c' forse un Dio in Israele, perch tu mandi a
interrogare Baal-Zebub, dio di Accaron? Pertanto, dal letto, in
cui sei salito, non scenderai, ma di certo morirai.

Domand loro: Com'era l'uomo che vi  venuto incontro e vi ha
detto simili parole?. Risposero: Era un uomo peloso; una
cintura di cuoio gli cingeva i fianchi. Egli disse: Quello 
Elia il Tisbita!.

Allora gli mand un comandante con i suoi cinquanta uomini.
Questi and da lui, che era seduto sulla cima del monte, e gli
disse: Uomo di Dio, il re ti ordina di scendere!. Elia rispose
al capo dei cinquanta uomini: Se sono uomo di Dio, scenda il
fuoco dal cielo e divori te e i tuoi cinquanta. Scese un fuoco
dal cielo e divor quello con i suoi cinquanta. Il re mand da
lui ancora un altro capo con i suoi cinquanta uomini. Questi
and da lui e gli disse: Uomo di Dio, il re ti ordina di
scendere subito. Elia rispose: Se sono uomo di Dio, scenda un
fuoco dal cielo e divori te e i tuoi cinquanta. Scese un fuoco
dal cielo e divor quello con i suoi cinquanta. Il re mand
ancora un terzo capo con i suoi cinquanta uomini. Questo terzo
capo and, si inginocchi davanti a Elia e supplic: Uomo di
Dio, valgano qualche cosa ai tuoi occhi la mia vita e la vita di
questi tuoi cinquanta servi. Ecco,  sceso il fuoco dal cielo e
ha divorato i due altri capi con i loro cinquanta uomini. Ora la
mia vita valga qualche cosa ai tuoi occhi.

L'angelo del Signore disse a Elia: Scendi con lui e non aver
paura di lui.

Si alz e scese con lui dal re e gli disse: Cos dice il
Signore: Poich hai mandato messaggeri a consultare Baal-Zebub,
dio di Accaron, come se in Israele ci fosse, fuori di me, un Dio
da interrogare, per questo, dal letto su cui sei salito, non
scenderai, ma certamente morirai. Difatti mor, secondo la
predizione fatta dal Signore per mezzo di Elia e al suo posto
divenne re suo fratello Ioram, nell'anno secondo di Ioram figlio
di Giosafat, re di Giuda perch egli non aveva figli.

Le altre gesta di Acazia, le sue azioni, sono descritte nel
libro delle Cronache dei re d'Israele.





2.

Poi, volendo Dio rapire in cielo in un turbine Elia, questi
part da Galgala con Eliseo. Elia disse a Eliseo: Rimani qui,
perch il Signore mi manda fino a Betel. Eliseo rispose: Per
la vita del Signore e per la tua stessa vita non ti lascer.
Scesero fino a Betel. I figli dei profeti che erano a Betel
andarono incontro a Eliseo e gli dissero: Non sai tu che oggi
il Signore ti toglier il tuo padrone?. Ed egli rispose: Lo so
anch'io, ma non lo dite. Elia gli disse: Eliseo, rimani qui,
perch il Signore mi manda a Gerico. Quegli rispose: Per la
vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascer.
Andarono a Gerico. I figli dei profeti che erano in Gerico si
avvicinarono a Eliseo e gli dissero: Non sai tu che oggi il
Signore ti toglier il tuo padrone?. Rispose: Lo so anch'io,
ma non lo dite. Elia gli disse: Rimani qui, perch il Signore
mi manda al Giordano. Quegli rispose: Per la vita del Signore
e per la tua stessa vita, non ti lascer. E tutti e due si
incamminarono.

Cinquanta uomini, tra i figli dei profeti, li seguirono e si
fermarono a distanza; loro due si fermarono sul Giordano. Elia
prese il mantello, l'avvolse e percosse con esso le acque, che
si divisero di qua e di l; i due passarono sull'asciutto.
Mentre passavano, Elia disse a Eliseo: Domanda che cosa io
debba fare per te prima che sia rapito lontano da te. Eliseo
rispose: Due terzi del tuo spirito diventino miei. Quegli
soggiunse: Sei stato esigente nel domandare. Tuttavia, se mi
vedrai quando sar rapito lontano da te, ci ti sar concesso;
in caso contrario non ti sar concesso. Mentre camminavano
conversando, ecco un carro di fuoco e i cavalli di fuoco si
interposero fra loro due. Elia sal nel turbine verso il cielo.
Eliseo guardava e gridava: Padre mio, padre mio, cocchio
d'Israele e suo cocchiere. E non lo vide pi. Allora afferr le
proprie vesti e le lacer in due pezzi. Quindi raccolse il
mantello che era caduto a Elia, e torn indietro, fermandosi
sulla riva del Giordano.



[Eliseo, successore di Elia].

Prese il mantello, che era caduto a Elia, e colp con esso le
acque, dicendo: Dov' il Signore, Dio di Elia?. Quando ebbe
percosso le acque, queste si separarono di qua e di l, cos
Eliseo pass dall'altra parte. Vistolo da una certa distanza, i
figli dei profeti di Gerico dissero: Lo spirito di Elia si 
posato su Eliseo. Gli andarono incontro e si prostrarono a
terra davanti a lui. Gli dissero: Ecco, fra i tuoi servi ci
sono cinquanta uomini di valore; vadano a cercare il tuo padrone
nel caso che lo spirito del Signore l'avesse preso e gettato su
qualche monte o in qualche valle. Egli disse: Non mandateli!.
Ma essi insistettero tanto che egli confuso disse: Mandateli!.
Mandarono cinquanta uomini che cercarono per tre giorni, ma non
lo trovarono. Tornarono da Eliseo, che stava in Gerico. Egli
disse loro: Non vi avevo forse detto: Non andate?.



Gli abitanti della citt dissero a Eliseo: Ecco,  bello
soggiornare in questa citt, come tu stesso puoi constatare,
signore, ma l'acqua  cattiva e la terra  sterile. Ed egli
disse: Prendetemi una pentola nuova e metteteci del sale.
Gliela portarono. Eliseo si rec alla sorgente dell'acqua e vi
vers il sale, pronunziando queste parole: Dice il Signore:
Rendo sane queste acque; da esse non si diffonderanno pi morte
e sterilit. Le acque rimasero sane fino ad oggi, secondo la
parola pronunziata da Eliseo.

Di l Eliseo and a Betel. Mentre egli camminava per strada,
uscirono dalla citt alcuni ragazzetti che si burlarono di lui
dicendo: Vieni su, pelato, vieni su, calvo!. Egli si volt, li
guard e li maledisse nel nome del Signore. Allora uscirono
dalla foresta due orse che sbranarono quarantadue di quei
fanciulli. Di l egli and al monte Carmelo e quindi torn a
Samaria.





3.

Ioram figlio di Acab divenne re d'Israele in Samaria l'anno
diciotto di Giosafat, re di Giuda. Ioram regn dodici anni. Fece
ci che  male agli occhi del Signore, ma non come suo padre e
sua madre. Egli allontan la stele di Baal, eretta dal padre. Ma
rest legato, senza allontanarsene, al peccato che Geroboamo,
figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele.

Mesa re di Moab era un allevatore di pecore. Egli inviava al re
di Israele centomila agnelli e la lana di centomila arieti. Ma
alla morte di Acab, Mesa si ribell al re di Israele. Allora il
re Ioram usc da Samaria e pass in rassegna tutto Israele. Si
mosse e mand a dire a Giosafat re di Giuda: Il re di Moab si 
ribellato contro di me; vuoi partecipare con me alla guerra
contro Moab?. Quegli rispose: Ci verr; conta su di me come su
di te, sul mio popolo come sul tuo, sui miei cavalli come sui
tuoi. Per quale strada muoveremo?, domand Giosafat. L'altro
rispose: Per la strada del deserto di Edom. Allora si misero
in marcia il re di Israele, il re di Giuda e il re di Edom.
Girarono per sette giorni. Non c'era acqua per l'esercito n per
le bestie che lo seguivano. Il re di Israele disse: Ah, il
Signore ha chiamato questi tre re per metterli nelle mani di
Moab.

Giosafat disse: Non c' qui un profeta del Signore, per mezzo
del quale possiamo consultare il Signore?. Rispose uno dei
ministri del re di Israele: C' qui Eliseo, figlio di Safat,
che versava l'acqua sulle mani di Elia. Giosafat disse: La
parola del Signore  in lui.

Scesero da costui il re di Israele, Giosafat e il re di Edom.

Eliseo disse al re di Israele: Che c' fra me e te? Va' dai
profeti di tuo padre e dai profeti di tua madre!. Il re di
Israele gli disse: No, perch il Signore ha chiamato noi tre re
per metterci nelle mani di Moab. Eliseo disse: Per la vita del
Signore degli eserciti alla cui presenza io sto, se non fosse
per il rispetto che provo verso Giosafat re di Giuda, a te non
avrei neppure badato, n ti avrei guardato. Ora cercatemi un
suonatore di cetra. Mentre il suonatore arpeggiava, cantando,
la mano del Signore fu sopra Eliseo. Egli annunzi: Dice il
Signore: Scavate molte fosse in questa valle, perch dice il
Signore: Voi non sentirete il vento n vedrete la pioggia,
eppure questa valle si riempir d'acqua; berrete voi, la vostra
truppa e le vostre bestie da soma. Ci  poca cosa agli occhi
del Signore; egli metter anche Moab nelle vostre mani. Voi
distruggerete tutte le fortezze e tutte le citt pi importanti;
abbatterete ogni albero e ostruirete tutte le sorgenti d'acqua;
rovinerete ogni campo fertile riempiendolo di pietre. Al
mattino, nell'ora dell'offerta, ecco scorrere l'acqua dalla
direzione di Edom; la zona ne fu inondata.

Tutti i Moabiti, saputo che erano venuti i re per fare loro
guerra, arruolarono tutti gli uomini in et di maneggiare le
armi e si schierarono sulla frontiera. Alzatisi presto al
mattino, quando il sole splendeva sulle acque, i Moabiti videro
da lontano le acque rosse come sangue. Esclamarono: Questo 
sangue! I re si sono azzuffati e l'uno ha ucciso l'altro.
Ebbene, Moab, alla preda!. Andarono dunque nell'accampamento di
Israele. Ma gli Israeliti si alzarono e sconfissero i Moabiti,
che fuggirono davanti a loro. I vincitori si inoltrarono nel
paese, incalzando e uccidendo i Moabiti. Ne demolirono le citt;
su tutti i campi fertili ognuno gett una pietra e li
riempirono; otturarono tutte le sorgenti d'acqua e tagliarono
tutti gli alberi utili. Rimase soltanto Kir Careset; i
frombolieri l'aggirarono e l'assalirono. Il re di Moab, visto
che la guerra era insostenibile per lui, prese con s settecento
uomini che maneggiavano la spada per aprirsi un passaggio verso
il re di Edom, ma non ci riusc. Allora prese il figlio
primogenito, che doveva regnare al suo posto, e l'offr in
olocausto sulle mura. Si scaten una grande ira contro gli
Israeliti, che si allontanarono da lui e tornarono nella loro
regione.





4.

Una donna, moglie di uno dei profeti, grid a Eliseo: Mio
marito, tuo servo,  morto; tu sai che il tuo servo temeva il
Signore. Ora  venuto il suo creditore per prendersi come
schiavi i due miei figli. Eliseo le disse: Che posso fare io
per te? Dimmi che cosa hai in casa. Quella rispose: In casa la
tua serva non ha altro che un orcio d'olio. Le disse: Su,
chiedi in prestito da tutti i tuoi vicini il maggior numero
possibile di vasi vuoti. Poi entra in casa e chiudi la porta
dietro a te e ai tuoi figli; versa olio in tutti quei vasi; i
pieni mettili da parte. Si allontan da lui e chiuse la porta
dietro a s e ai suoi figli; questi porgevano ed essa versava.
Quando i vasi furono pieni, disse a un figlio: Porgimi ancora
un vaso. Le rispose: Non ce ne sono pi. L'olio cess. Essa
and a riferire la cosa all'uomo di Dio, che le disse: Va',
vendi l'olio e accontenta i tuoi creditori; tu e i tuoi figli
vivete con quanto ne rester.



Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c'era una donna
facoltosa, che l'invit con insistenza a tavola. In seguito,
tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei. Essa
disse al marito: Io so che  un uomo di Dio, un santo, colui
che passa sempre da noi. Prepariamogli una piccola camera al
piano di sopra, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una
sedia e una lampada, s che, venendo da noi, vi si possa
ritirare. Recatosi egli un giorno l, si ritir nella camera e
vi si coric. Egli disse a Giezi suo servo: Chiama questa
Sunammita. La chiam ed essa si present a lui. Eliseo disse al
suo servo: Dille tu: Ecco hai avuto per noi tutta questa
premura; che cosa possiamo fare per te? C' forse bisogno di
intervenire in tuo favore presso il re oppure presso il capo
dell'esercito?. Essa rispose: Io sto in mezzo al mio popolo.
Eliseo replic: Che cosa si pu fare per lei?. Giezi disse:
Purtroppo essa non ha figli e suo marito  vecchio. Eliseo
disse: Chiamala!. La chiam, essa si ferm sulla porta. Allora
disse: L'anno prossimo, in questa stessa stagione, tu terrai in
braccio un figlio. Essa rispose: No, mio signore, uomo di Dio,
non mentire con la tua serva. Ora la donna rimase incinta e
partor un figlio, proprio alla data indicata da Eliseo.

Il bambino crebbe e un giorno usc per andare dal padre fra i
mietitori. Egli disse al padre: La mia testa, la mia testa!.
Il padre ordin a un servo: Portalo dalla mamma. Questi lo
prese e lo port da sua madre. Il bambino stette sulle ginocchia
di costei fino a mezzogiorno, poi mor. Essa sal a stenderlo
sul letto dell'uomo di Dio; chiuse la porta e usc. Chiam il
marito e gli disse: Su, mandami uno dei servi e un'asina;
voglio correre dall'uomo di Dio; torner subito. Quegli
domand: Perch vuoi andare oggi? Non  il novilunio n
sabato. Ma essa rispose: Addio. Fece sellare l'asina e disse
al proprio servo: Conducimi, cammina, non fermarmi durante il
tragitto, a meno che non te l'ordini io. Si incammin; giunse
dall'uomo di Dio sul monte Carmelo. Quando l'uomo di Dio la vide
da lontano, disse a Giezi suo servo: Ecco la Sunammita! Su,
corrile incontro e domandale: Stai bene? Tuo marito sta bene? E
tuo figlio sta bene?. Quella rispose: Bene!. Giunta presso
l'uomo di Dio sul monte, gli afferr le ginocchia. Giezi si
avvicin per tirarla indietro, ma l'uomo di Dio disse: Lasciala
stare, perch la sua anima  amareggiata e il Signore me ne ha
nascosto il motivo, non me l'ha rivelato. Essa disse: Avevo
forse domandato io un figlio al mio signore? Non ti dissi forse:
Non mi ingannare?.

Eliseo disse a Giezi: Cingi i tuoi fianchi, prendi il mio
bastone e parti. Se incontrerai qualcuno, non salutarlo; se
qualcuno ti saluta, non rispondergli. Metterai il mio bastone
sulla faccia del ragazzo. La madre del ragazzo disse: Per la
vita del Signore e per la tua vita, non ti lascer. Allora
quegli si alz e la segu. Giezi li aveva preceduti; aveva posto
il bastone sulla faccia del ragazzo, ma non c'era stato un
gemito n altro segno di vita. Egli torn verso Eliseo e gli
rifer: Il ragazzo non si  svegliato. Eliseo entr in casa.
Il ragazzo era morto, steso sul letto. Egli entr, chiuse la
porta dietro a loro due e preg il Signore. Quindi sal, si
distese sul ragazzo, pose la bocca sulla bocca di lui, gli occhi
sugli occhi di lui, le mani nelle mani di lui e si curv su di
lui. Il corpo del bambino riprese calore. Quindi si alz e gir
qua e l per la casa, torn a curvarsi su di lui; il ragazzo
starnut sette volte, poi apr gli occhi. Eliseo chiam Giezi e
gli disse: Chiama questa Sunammita!. La chiam e, quando essa
gli giunse vicino, le disse: Prendi tuo figlio!. Quella entr;
cadde ai piedi di lui, gli si prostr davanti, prese il figlio e
usc.



Eliseo torn in Galgala. Nella regione imperversava la carestia.
Mentre i figli dei profeti stavano seduti davanti a lui, egli
disse al suo servo: Metti la pentola grande e cuoci una
minestra per i figli dei profeti. Uno di essi and in campagna
per cogliere erbe selvatiche e trov una specie di vite
selvatica: da essa colse zucche agresti e se ne riemp il
mantello. Ritorn e gett i frutti a pezzi nella pentola della
minestra, non sapendo cosa fossero. Si vers da mangiare agli
uomini, che appena assaggiata la minestra gridarono: Nella
pentola c' la morte, uomo di Dio!. Non ne potevano mangiare.
Allora Eliseo ordin: Portatemi della farina. Versatala nella
pentola, disse: Danne da mangiare alla gente. Non c'era pi
nulla di cattivo nella pentola.



Da Baal-Salisa venne un individuo, che offr primizie all'uomo
di Dio, venti pani d'orzo e farro che aveva nella bisaccia.
Eliseo disse: Dallo da mangiare alla gente. Ma colui che
serviva disse: Come posso mettere questo davanti a cento
persone?. Quegli replic: Dallo da mangiare alla gente. Poich
cos dice il Signore: Ne mangeranno e ne avanzer anche. Lo
pose davanti a quelli, che mangiarono, e ne avanz, secondo la
parola del Signore.





5.

Naaman, capo dell'esercito del re di Aram, era un personaggio
autorevole presso il suo signore e stimato, perch per suo mezzo
il Signore aveva concesso la vittoria agli Aramei. Ma questo
uomo prode era lebbroso. Ora bande aramee in una razzia avevano
rapito dal paese di Israele una giovinetta che era finita al
servizio della moglie di Naaman. Essa disse alla padrona: Se il
mio signore si rivolgesse al profeta che  in Samaria, certo lo
libererebbe dalla lebbra. Naaman and a riferire al suo
signore: La giovane che proviene dal paese di Israele ha detto
cos e cos. Il re di Aram gli disse: Vacci! Io invier una
lettera al re di Israele. Part dunque, prendendo con s dieci
talenti d'argento, seimila sicli d'oro e dieci vestiti. Port la
lettera al re di Israele, nella quale si diceva: Ebbene,
insieme con questa lettera ho mandato da te Naaman, mio
ministro, perch tu lo curi dalla lebbra. Letta la lettera, il
re di Israele si stracci le vesti dicendo: Sono forse Dio per
dare la morte o la vita, perch costui mi mandi un lebbroso da
guarire? S, ora potete constatare chiaramente che egli cerca
pretesti contro di me.

Quando Eliseo, uomo di Dio, seppe che il re si era stracciate le
vesti, mand a dire al re: Perch ti sei stracciato le vesti?
Quell'uomo venga da me e sapr che c' un profeta in Israele.
Naaman arriv con i suoi cavalli e con il suo carro e si ferm
alla porta della casa di Eliseo. Eliseo gli mand un messaggero
per dirgli: Va', bagnati sette volte nel Giordano: la tua carne
torner sana e tu sarai guarito. Naaman si sdegn e se ne and
protestando: Ecco, io pensavo: Certo, verr fuori, si fermer,
invocher il nome del Signore suo Dio, toccando con la mano la
parte malata e sparir la lebbra. Forse l'Abana e il Parpar,
fiumi di Damasco, non sono migliori di tutte le acque di
Israele? Non potrei bagnarmi in quelli per essere guarito?. Si
volt e se ne part adirato. Gli si avvicinarono i suoi servi e
gli dissero: Se il profeta ti avesse ingiunto una cosa gravosa,
non l'avresti forse eseguita? Tanto pi ora che ti ha detto:
Bagnati e sarai guarito. Egli, allora, scese e si lav nel
Giordano sette volte, secondo la parola dell'uomo di Dio, e la
sua carne ridivenne come la carne di un giovinetto; egli era
guarito.

Torn con tutto il seguito dall'uomo di Dio; entr e si present
a lui dicendo: Ebbene, ora so che non c' Dio su tutta la terra
se non in Israele. Ora accetta un dono dal tuo servo. Quegli
disse: Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non
lo prender. Naaman insisteva perch accettasse, ma egli
rifiut. Allora Naaman disse: Se  no, almeno sia permesso al
tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne portano due
muli, perch il tuo servo non intende compiere pi un olocausto
o un sacrificio ad altri dei, ma solo al Signore. Tuttavia il
Signore perdoni il tuo servo se, quando il mio signore entra nel
tempio di Rimmon per prostrarsi, si appoggia al mio braccio e se
anche io mi prostro nel tempio di Rimmon, durante la sua
adorazione nel tempio di Rimmon; il Signore perdoni il tuo servo
per questa azione. Quegli disse: Va' in pace. Part da lui e
fece un bel tratto di strada.

Giezi, servo dell'uomo di Dio Eliseo, disse fra s: Ecco, il
mio signore  stato tanto generoso con questo Naaman arameo da
non prendere quanto egli aveva portato; per la vita del Signore
gli correr dietro e prender qualche cosa da lui. Giezi
insegu Naaman. Questi, vedendolo correre verso di s, scese dal
carro per andargli incontro e gli domand: Tutto bene?. Quegli
rispose: Tutto bene. Il mio signore mi ha mandato a dirti:
Ecco, proprio ora sono giunti da me due giovani dalle montagne
di Efraim, da parte dei figli dei profeti. Dammi per essi un
talento d'argento e due vestiti. Naaman disse: E' meglio che
tu prenda due talenti e insistette con lui. Leg due talenti
d'argento in due sacchi insieme con due vestiti e li diede a due
dei suoi giovani, che li portarono davanti a Giezi. Giunto
all'Ofel, questi prese dalle loro mani il tutto e lo depose in
casa; quindi rimand gli uomini, che se ne andarono. Poi egli
and a presentarsi al suo padrone. Eliseo gli domand: Giezi,
da dove vieni?. Rispose: Il tuo servo non  andato in nessun
luogo. Quegli disse: Non era forse presente il mio spirito
quando quell'uomo si volt dal suo carro per venirti incontro?
Era forse il tempo di accettare denaro e di accettare abiti,
oliveti, vigne, bestiame minuto e grosso, schiavi e schiave? Ma
la lebbra di Naaman si attaccher a te e alla tua discendenza
per sempre. Egli si allontan da Eliseo, bianco come la neve
per la lebbra.





6.

I figli dei profeti dissero a Eliseo: Ecco, il luogo in cui ci
raduniamo alla tua presenza  troppo stretto per noi. Andiamo
fino al Giordano, l prenderemo una trave per ciascuno e ci
costruiremo una residenza. Quegli rispose: Andate!. Uno
disse: Degnati di venire anche tu con i tuoi servi. Egli
rispose: Ci verr. E and con loro. Giunti al Giordano,
tagliarono alcuni alberi. Ora, mentre uno abbatteva un tronco,
il ferro dell'ascia gli cadde in acqua. Egli grid: Oh, mio
signore! Era stato preso in prestito!. L'uomo di Dio domand:
Dove  caduto?. Gli mostr il posto. Eliseo, allora, tagli un
legno e lo gett in quel punto e il ferro venne a galla. Disse:
Prendilo!. Quegli stese la mano e lo prese.



Mentre il re di Aram era in guerra contro Israele, in un
consiglio con i suoi ufficiali disse: In quel tal posto sar il
mio accampamento. L'uomo di Dio mand a dire al re di Israele:
Guardati dal passare da quel punto, perch l stanno scendendo
gli Aramei. Il re di Israele mand a esplorare il punto
indicatogli dall'uomo di Dio. Questi l'avvertiva e il re si
metteva in guardia; ci accadde non una volta o due soltanto.

Molto turbato in cuor suo per questo fatto, il re di Aram
convoc i suoi ufficiali e disse loro: Non mi potreste indicare
chi dei nostri  per il re di Israele?.

Uno degli ufficiali rispose: No, re mio signore, perch Eliseo
profeta di Israele riferisce al re di Israele quanto tu dici
nella tua camera da letto. Quegli disse: Andate, informatevi
dove sia costui, io mander a prenderlo. Gli fu riferito:
Ecco, sta in Dotan. Egli mand l cavalli, carri e un bel
numero di soldati; vi giunsero di notte e circondarono la citt.

Il giorno dopo, l'uomo di Dio, alzatosi di buon mattino, usc.
Ecco, un esercito circondava la citt con cavalli e carri. Il
suo servo disse: Ohim, mio signore, come faremo?. Quegli
rispose: Non temere, perch i nostri sono pi numerosi dei
loro. Eliseo preg cos: Signore, apri i suoi occhi; egli
veda. Il Signore apr gli occhi del servo, che vide. Ecco, il
monte era pieno di cavalli e di carri di fuoco intorno a Eliseo.

Poich gli Aramei scendevano verso di lui, Eliseo preg il
Signore: Oh, colpisci questa gente di cecit!. E il Signore li
colp di cecit secondo la parola di Eliseo. Disse loro Eliseo:
Non  questa la strada e non  questa la citt. Seguitemi e io
vi condurr dall'uomo che cercate. Egli li condusse in Samaria.
Quando giunsero in Samaria, Eliseo disse: Signore, apri i loro
occhi; essi vedano!. Il Signore apr i loro occhi ed essi
videro. Erano in mezzo a Samaria!

Il re di Israele quando li vide, disse a Eliseo: Li devo
uccidere, padre mio?. Quegli rispose: Non ucciderli. Forse
uccidi uno che hai fatto prigioniero con la spada e con l'arco?
Piuttosto metti davanti a loro pane e acqua; mangino e bevano,
poi se ne vadano dal loro padrone. Fu imbandito loro un gran
banchetto. Dopo che ebbero mangiato e bevuto, li conged ed essi
se ne andarono dal loro padrone. Le bande aramee non penetrarono
pi nel paese di Israele.



Dopo tali cose Ben-Adad, re di Aram, radun tutto il suo
esercito e venne ad assediare Samaria. Ci fu una carestia
eccezionale in Samaria, mentre l'assedio si faceva pi duro,
tanto che una testa d'asino si vendeva ottanta sicli d'argento e
un quarto di "qab" di tuberi cinque sicli. Mentre il re di
Israele passava sulle mura, una donna gli grid contro: Aiuto,
mio signore re!. Rispose: Non ti aiuta neppure il Signore!
Come potrei aiutarti io? Forse con il prodotto dell'aia o con
quello del torchio?. Il re aggiunse: Che hai?. Quella
rispose: Questa donna mi ha detto: Dammi tuo figlio;
mangiamocelo oggi. Mio figlio ce lo mangeremo domani. Abbiamo
cotto mio figlio e ce lo siamo mangiato. Il giorno dopo io le ho
detto: Dammi tuo figlio; mangiamocelo, ma essa ha nascosto suo
figlio.

Quando ud le parole della donna, il re si stracci le vesti.
Mentre egli passava sulle mura, lo vide il popolo; ecco, aveva
un sacco di sotto, sulla carne. Egli disse: Dio mi faccia
questo e anche di peggio, se oggi la testa di Eliseo, figlio di
Safat, rester sulle sue spalle.

Eliseo stava seduto in casa, con lui sedevano gli anziani. Il re
si fece precedere da un uomo. Prima che arrivasse il messaggero,
quegli disse agli anziani: Avete visto? Quel figlio di
assassino ordina che mi si tolga la vita. Fate attenzione!
Quando arriva il messaggero, chiudete la porta; tenetelo fermo
sulla porta. Forse dietro non si sente il rumore dei piedi del
suo padrone?. Stava ancora parlando con loro, quando il re
scese da lui e gli disse: Tu vedi quanto male ci viene dal
Signore, che aspetter pi io dal Signore?.





7.

Ma Eliseo disse: Ascolta la parola del Signore: Dice il
Signore: A quest'ora, domani, alla porta di Samaria una "sea" di
farina coster un siclo e anche due "sea" di orzo costeranno un
siclo. Ma lo scudiero, al cui braccio il re si appoggiava,
rispose all'uomo di Dio: Gi, il Signore apre le finestre in
cielo! Avverr mai una cosa simile?. Quegli disse: Ecco, tu lo
vedrai con gli occhi, ma non ne mangerai.

Ora c'erano quattro lebbrosi davanti alla porta. Essi dicevano
fra di loro: Perch stiamo seduti qui ad attendere la morte? Se
risolviamo di andare in citt, in citt c' la fame e vi
moriremo. Se stiamo qui, moriremo ugualmente. Ora, su, andiamo
all'accampamento degli Aramei; se ci lasceranno in vita,
vivremo, se ci uccideranno, moriremo. Si alzarono al crepuscolo
per andare all'accampamento degli Aramei e giunsero fino al
limite del loro campo. Ebbene, l non c'era nessuno. Il Signore
aveva fatto udire nell'accampamento degli Aramei rumore di
carri, scalpitio di cavalli e chiasso di un grande esercito.
Essi si erano detti l'un l'altro: Ecco, il re di Israele ha
assoldato contro di noi i re degli Hittiti e i re dell'Egitto
per assalirci. Alzatisi all'imbrunire, erano fuggiti, lasciando
le loro tende, i loro cavalli e i loro asini e il campo come si
trovava; erano fuggiti per mettersi in salvo. Quei lebbrosi,
giunti al limite del campo, entrarono in una tenda e, dopo aver
mangiato e bevuto, portarono via argento, oro e vesti, che
andarono a nascondere. Ritornati, entrarono in un'altra tenda;
portarono via tutto e andarono a nasconderlo. Si dissero: Non 
giusto quello che facciamo; oggi  giorno di buone notizie,
mentre noi ce ne stiamo zitti. Se attendiamo fino all'alba di
domani, potrebbe sopraggiungerci un castigo. Andiamo ora,
entriamo in citt e annunziamolo alla reggia. Ci andarono;
chiamarono le guardie della citt e riferirono loro: Siamo
andati nel campo degli Aramei; ecco, non c'era nessuno n si
sentiva voce umana. C'erano cavalli e asini legati e le tende
intatte. Le guardie allora gridarono e la notizia fu portata
dentro la reggia.

Il re si alz di notte e disse ai suoi ufficiali: Vi dir
quello che hanno fatto con noi gli Aramei. Sapendo che siamo
affamati, hanno abbandonato il campo per nascondersi in
campagna, dicendo: Appena usciranno dalla citt, li prenderemo
vivi e poi entreremo in citt. Uno dei suoi ufficiali rispose:
Si prendano i cinque cavalli che sono rimasti in questa citt,
caso mai capiter loro come alla moltitudine di Israele, e
mandiamo a vedere. Presero allora due carri con i cavalli, il
re li mand a seguire l'esercito degli Aramei, dicendo: Andate
e vedete. Li seguirono fino al Giordano; ecco, tutta la strada
era piena di abiti e di oggetti che gli Aramei avevano gettato
via nella fretta. I messaggeri tornarono e riferirono al re.

Allora uscirono tutti e saccheggiarono il campo degli Aramei.
Una "sea" di farina si vendette per un siclo, cos pure due
"sea" di orzo si vendettero per un siclo, secondo la parola del
Signore. Il re aveva messo a guardia della porta lo scudiero, al
cui braccio egli si appoggiava. Calpestato dalla folla presso la
porta, quegli mor come aveva predetto l'uomo di Dio quando
parl al re che era sceso da lui. Difatti, dopo che l'uomo di
Dio aveva detto al re: A quest'ora, domani, alla porta di
Samaria due "sea" di orzo costeranno un siclo e anche una "sea"
di farina coster un siclo, lo scudiero aveva risposto all'uomo
di Dio: Gi, Dio apre le finestre in cielo! Avverr mai una
cosa simile?. E quegli aveva detto: Ecco, tu lo vedrai con gli
occhi, ma non ne mangerai. A lui capit proprio questo: lo
calpest la folla alla porta ed egli mor.





8.

Eliseo aveva detto alla donna a cui aveva risuscitato il figlio:
Alzati e vattene con la tua famiglia; dimora fuori del tuo
paese, dovunque troverai da star bene, perch il Signore ha
chiamato la carestia, che verr sul paese per sette anni. La
donna si era alzata e aveva fatto come aveva detto l'uomo di
Dio. Se ne era andata con la sua famiglia nel paese dei Filistei
per sette anni. Al termine dei sette anni, la donna torn dal
paese dei Filistei e and dal re a reclamare la sua casa e il
suo campo.

Il re stava parlando con Giezi, servo dell'uomo di Dio, e
diceva: Narrami tutte le meraviglie compiute da Eliseo. Costui
stava narrando al re come aveva risuscitato il morto, quand'ecco
si presenta al re la donna a cui aveva risuscitato il figlio,
per riavere la sua casa e il suo campo. Giezi disse: Re, mio
signore, questa  la donna e questo  il figlio risuscitato da
Eliseo. Il re interrog la donna, che gli narr il fatto. Il re
l'affid a un funzionario dicendo: Restituiscile quanto le
appartiene e la rendita intera del campo, dal giorno del suo
abbandono del paese fino ad ora.



Eliseo and a Damasco. A Ben-Adad, re di Aram, che era ammalato,
fu riferito: L'uomo di Dio  venuto fin qui. Il re disse a
Cazael: Prendi un dono e va' incontro all'uomo di Dio e per suo
mezzo interroga il Signore, per sapere se guarir o no da questa
malattia. Cazael gli and incontro prendendo con s, in regalo,
tutte le cose pi squisite di Damasco, con cui caric quaranta
cammelli. Arrivato, si ferm davanti a lui e gli disse: Tuo
figlio, Ben-Adad, re di Aram, mi ha mandato da te con la
domanda: Guarir o no da questa malattia?. Eliseo gli disse:
Va' a dirgli: Tu guarirai; ma il Signore mi ha mostrato che
egli certamente morir. Poi, con sguardo fisso, si irrigid a
lungo; alla fine l'uomo di Dio si mise a piangere. Cazael disse:
Signor mio, perch piangi?. Quegli rispose: Perch so quanto
male farai agli Israeliti: brucerai le loro fortezze, ucciderai
di spada i loro giovani, sfracellerai i loro bambini, sventrerai
le loro donne incinte.

Cazael disse: Ma che sono io tuo servo? Un cane potrebbe
attuare questa grande predizione?. Eliseo rispose: Il Signore
mi ha mostrato che tu diventerai re di Aram.

Quegli si separ da Eliseo e ritorn dal suo padrone, che gli
domand: Che ti ha detto Eliseo?. Rispose: Mi ha detto: Certo
guarirai. Il giorno dopo costui prese una coperta, l'immerse
nell'acqua e poi la stese sulla faccia del re che mor. Al suo
posto divenne re Cazael.



Nell'anno quinto di Ioram figlio di Acab re di Israele, divenne
re Ioram figlio di Giosafat re di Giuda. Quando divenne re aveva
trentadue anni; regn otto anni in Gerusalemme. Cammin per la
strada dei re di Israele, come aveva fatto la famiglia di Acab,
perch sua moglie era figlia di Acab. Fece ci che  male agli
occhi del Signore. Il Signore, per, non volle distruggere Giuda
a causa di Davide suo servo, secondo la promessa fattagli di
lasciargli sempre una lampada per lui e per i suoi figli.
Durante il suo regno Edom si ribell al potere di Giuda e si
elesse un re. Allora Ioram pass a Zeira con tutti i suoi carri.
Egli si mosse di notte e sconfisse gli Idumei che l'avevano
accerchiato, insieme con gli ufficiali dei carri, cos il popolo
fugg nelle tende. Edom, ribellatosi al potere di Giuda, ancora
oggi  indipendente. In quel tempo anche Libna si ribell.

Le altre gesta di Ioram, tutte le sue azioni, sono descritte nel
libro delle Cronache dei re di Giuda. Ioram si addorment con i
suoi padri e fu sepolto con essi nella citt di Davide, e al suo
posto divenne re suo figlio Acazia.

Nell'anno decimosecondo di Ioram figlio di Acab, re di Israele,
divenne re Acazia figlio di Ioram, re di Giuda. Quando divenne
re, Acazia aveva ventidue anni; regn un anno in Gerusalemme.
Sua madre si chiamava Atalia, figlia di Omri re di Israele.
Imit la condotta della casa di Acab; fece ci che  male agli
occhi del Signore, come aveva fatto la casa di Acab, perch era
imparentato con la casa di Acab. Egli con Ioram figlio di Acab
and in guerra contro Cazael re di Aram, in Ramot di Galaad; ma
gli Aramei ferirono Ioram. Allora il re Ioram and a curarsi in
Izreel per le ferite ricevute dagli Aramei in Ramot, mentre
combatteva contro Cazael re di Aram. Acazia figlio di Ioram, re
di Giuda, scese a visitare Ioram figlio di Acab in Izreel,
perch costui era malato.





9.

Il profeta Eliseo chiam uno dei figli dei profeti e gli disse:
Cingiti i fianchi, prendi in mano questo vasetto d'olio e va'
in Ramot di Galaad. Appena giunto, cerca Ieu, figlio di
Giosafat, figlio di Nimsi. Entrato in casa, lo farai alzare dal
gruppo dei suoi compagni e lo condurrai in una camera interna.
Prenderai il vasetto dell'olio e lo verserai sulla sua testa,
dicendo: Dice il Signore: Ti ungo re su Israele. Poi aprirai la
porta e fuggirai senza indugio. Il giovane and a Ramot di
Galaad. Appena giunto, trov i capi dell'esercito seduti
insieme. Egli disse: Ho un messaggio per te, o capo. Ieu
disse: Per chi fra tutti noi?. Ed egli rispose: Per te, o
capo. Ieu si alz ed entr in una camera; quegli gli vers
l'olio sulla testa dicendogli: Dice il Signore, Dio di Israele:
Ti ungo re sul popolo del Signore, su Israele. Tu demolirai la
casa di Acab tuo signore; io vendicher il sangue dei miei
servi, i profeti e il sangue di tutti i servi del Signore sparso
da Gezabele. Tutta la casa di Acab perir, io eliminer nella
famiglia di Acab ogni maschio, schiavo o libero in Israele.
Render la casa di Acab come la casa di Geroboamo figlio di
Nebat, e come la casa di Baasa figlio di Achia. La stessa
Gezabele sar divorata dai cani nella campagna di Izreel;
nessuno la seppellir. Quindi apr la porta e fugg.

Quando Ieu si present agli ufficiali del suo padrone, costoro
gli domandarono: Va tutto bene? Perch questo pazzo  venuto da
te?. Egli disse loro: Voi conoscete l'uomo e le sue
chiacchiere. Gli dissero: Baie! Su, raccontacelo!. Egli
disse: Mi ha parlato cos e cos, affermando: Dice il Signore:
Ti ungo re su Israele. Tutti presero in fretta i propri vestiti
e li stesero sotto di lui sugli stessi gradini, suonarono la
tromba e gridarono: Ieu  re.

Ieu figlio di Giosafat, figlio di Nimsi, congiur contro Ioram.
(Ioram aveva difeso con tutto Israele Ramot di Galaad di fronte
a Cazael, re di Aram, poi Ioram era tornato a curarsi in Izreel
le ferite ricevute dagli Aramei nella guerra contro Cazael, re
di Aram). Ieu disse: Se tale  il vostro sentimento, nessuno
esca o fugga dalla citt per andare ad annunziarlo in Izreel.
Ieu sal su un carro e part per Izreel, perch l giaceva
malato Ioram e Acazia re di Giuda era sceso per visitarlo.

La sentinella che stava sulla torre di Izreel vide la truppa di
Ieu che avanzava e disse: Vedo una truppa. Ioram disse:
Prendi un cavaliere e mandalo loro incontro per domandare:
Tutto bene?. Uno a cavallo and loro incontro e disse: Il re
domanda: Tutto bene?. Ieu disse: Che importa a te come vada?
Passa dietro a me e seguimi. La sentinella rifer: Il
messaggero  arrivato da quelli, ma non torna indietro. Il re
mand un altro cavaliere che, giunto da quelli, disse: Il re
domanda: Tutto bene?. Ma Ieu disse: Che importa a te come
vada? Passa dietro a me e seguimi. La sentinella rifer: E'
arrivato da quelli, ma non torna indietro. Il modo di guidare 
quello di Ieu figlio di Nimsi; difatti guida all'impazzata.

Ioram disse: Attacca i cavalli. Appena fu pronto il suo carro,
Ioram re di Israele, e Acazia re di Giuda, partirono, ognuno sul
proprio carro. Andarono incontro a Ieu, che raggiunsero nel
campo di Nabot di Izreel. Quando Ioram vide Ieu, gli domand:
Tutto bene, Ieu?. Rispose: S, tutto bene, finch durano le
prostituzioni di Gezabele tua madre e le sue numerose magie.
Allora Ioram si volse indietro e fugg, dicendo ad Acazia:
Siamo traditi, Acazia!. Ieu, impugnato l'arco, colp Ioram nel
mezzo delle spalle. La freccia gli attravers il cuore ed egli
si accasci sul carro. Ieu disse a Bidkar suo scudiero:
Sollevalo, gettalo nel campo che appartenne a Nabot di Izreel;
mi ricordo che una volta, mentre io e te eravamo sullo stesso
carro al seguito di suo padre Acab, il Signore profer su di lui
questo oracolo: Non ho forse visto ieri il sangue di Nabot e il
sangue dei suoi figli? Oracolo del Signore. Ti ripagher in
questo stesso campo. Oracolo del Signore. Sollevalo e gettalo
nel campo secondo la parola del Signore.

Visto ci, Acazia re di Giuda fugg per la strada di Bet-Gan;
Ieu l'insegu e ordin: Colpite anche costui. Lo colpirono sul
carro nella salita di Gur, nelle vicinanze di Ibleam. Egli fugg
a Meghiddo, ove mor. I suoi ufficiali lo portarono a
Gerusalemme su un carro e lo seppellirono nel suo sepolcro,
vicino ai suoi padri, nella citt di Davide;

Acazia era divenuto re di Giuda nell'anno undicesimo di Ioram,
figlio di Acab.

Ieu arriv in Izreel. Appena lo seppe, Gezabele si trucc gli
occhi con stibio, si acconci la capigliatura e si mise alla
finestra. Mentre Ieu entrava per la porta, gli domand: Tutto
bene, o Zimri, assassino del suo padrone?. Ieu alz lo sguardo
alla finestra e disse: Chi  con me? Chi?. Due o tre eunuchi
si affacciarono a guardarlo. Egli disse: Gettatela gi. La
gettarono gi. Il suo sangue schizz sul muro e sui cavalli. Ieu
pass sul suo corpo, poi entr, mangi e bevve; alla fine
ordin: Andate a vedere quella maledetta e seppellitela, perch
era figlia di re. Andati per seppellirla, non trovarono altro
che il cranio, i piedi e le palme delle mani. Tornati,
riferirono il fatto a Ieu, che disse: Si  avverata cos la
parola che il Signore aveva detto per mezzo del suo servo Elia
il Tisbita: Nel campo di Izreel i cani divoreranno la carne di
Gezabele. E il cadavere di Gezabele nella campagna sar come
letame, perch non si possa dire: Questa  Gezabele.





10.

In Samaria c'erano settanta figli di Acab. Ieu scrisse lettere e
le invi in Samaria ai capi della citt, agli anziani e ai
tutori dei figli di Acab. In esse diceva: Ora, quando giunger
a voi questa lettera  -  voi, infatti, avete con voi i figli del
vostro signore, i carri, i cavalli, le fortezze e le armi  - 
scegliete il figlio minore e pi capace del vostro signore e
ponetelo sul trono del padre; combattete per la casa del vostro
signore. Quelli ebbero una grande paura e dissero: Ecco, due
re non hanno potuto resistergli, come potremmo resistergli
noi?. Il maggiordomo, il prefetto della citt, gli anziani e i
tutori mandarono a Ieu questo messaggio: Noi siamo tuoi servi,
noi faremo quanto ci ordinerai. Non nomineremo un re; fa' quanto
ti piace.

Ieu scrisse loro quest'altra lettera: Se siete dalla mia parte
e se obbedite alla mia parola, prendete le teste dei figli del
vostro signore e presentatevi a me domani a quest'ora in
Izreel. I figli del re erano settanta, vivevano con i grandi
della citt, che li allevavano. Ricevuta la lettera, quelli
presero i figli del re e li uccisero  -  erano settanta  - 
quindi posero le loro teste in panieri e le mandarono da lui in
Izreel. Si present un messaggero che rifer a Ieu: Hanno
portato le teste dei figli del re. Egli disse: Ponetele in due
mucchi alla porta della citt e ci restino fino a domani
mattina. Il mattino dopo usc, si ferm e disse a tutto il
popolo: Voi siete innocenti, ecco, io ho congiurato contro il
mio signore e l'ho ucciso. Ma chi ha colpito tutti questi?
Constatate come neppure una parola che il Signore ha annunziato
per mezzo del suo servo Elia, sia venuta meno; il Signore ha
attuato quanto aveva predetto per mezzo di Elia, suo servo. Ieu
uccise poi tutti i superstiti della famiglia di Acab in Izreel,
tutti i suoi grandi, i suoi amici e i suoi sacerdoti fino a non
lasciarne neppure uno.

Quindi si alz e part per Samaria. Passando per Bet-Eked dei
pastori, Ieu trov i fratelli di Acazia, re di Giuda. Egli
domand: Voi, chi siete?. Risposero: Siamo fratelli di
Acazia; siamo scesi per salutare i figli del re e i figli della
regina. Egli ordin: Prendeteli vivi. Li presero vivi, li
uccisero e li gettarono nel pozzo di Bet-Eked; erano quarantadue
e non ne rimase neppure uno.

Partito di l, si imbatt in Ionadab, figlio di Recab, che gli
veniva incontro; Ieu lo salut e gli disse: Il tuo cuore 
retto verso di me, come il mio lo  nei tuoi riguardi?. Ionadab
rispose: S. Se s, dammi la mano. Ionadab gliela diede. Ieu
allora lo fece salire sul carro vicino a s e gli disse: Vieni
con me e vedrai il mio zelo per il Signore. Lo port con s sul
carro. Entr in Samaria ove uccise tutti i superstiti della casa
di Acab fino ad annientarla, secondo la parola che il Signore
aveva comunicato a Elia.



Ieu radun tutto il popolo e gli disse: Acab ha servito Baal un
poco; Ieu lo servir molto. Ora convocatemi tutti i profeti di
Baal, tutti i suoi fedeli e tutti i suoi sacerdoti; non ne
manchi neppure uno, perch intendo offrire un grande sacrificio
a Baal. Chi mancher non sar lasciato in vita. Ieu agiva con
astuzia per distruggere tutti i fedeli di Baal. Ieu disse:
Convocate una festa solenne per Baal. La convocarono. Ieu
invi messaggeri per tutto Israele, si presentarono tutti i
fedeli di Baal  -  nessuno si astenne dal viaggio  -  e si
radunarono nel tempio di Baal, che ne risult pieno da
un'estremit all'altra. Ieu disse al guardarobiere: Tira fuori
le vesti per tutti i fedeli di Baal. Ed egli le tir fuori.
Ieu, accompagnato da Ionadab figlio di Recab, entr nel tempio
di Baal e disse ai fedeli di Baal: Badate bene che non ci sia
fra di voi nessuno dei fedeli del Signore, ma solo fedeli di
Baal .

Mentre quelli si accingevano a compiere sacrifici e olocausti,
Ieu fece uscire ottanta suoi uomini con la minaccia: Se
qualcuno far fuggire uno degli uomini che io oggi metto nelle
vostre mani, pagher con la sua vita la vita di lui. Quando
ebbe finito di compiere l'olocausto, Ieu disse alle guardie e
agli scudieri: Entrate, uccideteli. Nessuno scappi.

Le guardie e gli scudieri li passarono a fil di spada e li
gettarono perfino nella Baal, demolirono il tempio di Baal e lo
ridussero un immondezzaio fino ad oggi.



Ieu fece scomparire Baal da Israele. Ma Ieu non si allontan dai
peccati che Geroboamo figlio di Nebat aveva fatto commettere a
Israele e non abbandon i vitelli d'oro che erano a Betel e in
Dan.

Il Signore disse a Ieu: Perch ti sei compiaciuto di fare ci
che  giusto ai miei occhi e hai compiuto per la casa di Acab
quanto era nella mia intenzione, i tuoi figli  -  fino alla
quarta generazione  -  sederanno sul trono di Israele. Ma Ieu
non si preoccup di seguire la legge del Signore Dio di Israele
con tutto il cuore; non si allontan dai peccati che Geroboamo
aveva fatto commettere a Israele.

In quel tempo il Signore cominci a ridurre il territorio di
Israele; Cazael sconfisse gli Israeliti in tutti i loro confini:
dal Giordano, verso oriente, occup tutta la regione di Galaad,
dei Gaditi, dei Rubeniti e dei Manassiti, da Aroer, che  presso
il torrente Arnon, a Galaad e a Basan.

Le altre gesta di Ieu, tutte le sue azioni e le sue prodezze,
sono descritte nel libro delle Cronache dei re di Israele. Ieu
si addorment con i suoi padri e lo seppellirono in Samaria. Al
suo posto divenne re suo figlio Ioacaz. La durata del regno di
Ieu su Israele, in Samaria fu di ventotto anni.





11.

Atalia madre di Acazia, visto che era morto suo figlio, si
propose di sterminare tutta la discendenza regale. Ma Ioseba,
figlia del re Ioram e sorella di Acazia, sottrasse Ioas figlio
di Acazia dal gruppo dei figli del re destinati alla morte e lo
port con la nutrice nella camera dei letti; lo nascose cos ad
Atalia ed egli non fu messo a morte. Rimase sei anni nascosto
presso di lei nel tempio; intanto Atalia regnava sul paese.

Il settimo anno Ioiada convoc i capi di centinaia dei Carii e
delle guardie e li fece venire nel tempio. Egli concluse con
loro un'alleanza, facendoli giurare nel tempio; quindi mostr
loro il figlio del re. Diede loro le seguenti disposizioni:
Questo farete: un terzo di quelli che fra di voi iniziano il
servizio di sabato farete la guardia alla reggia, un altro terzo
alla porta di Sur e un terzo alla porta dietro i cursori; voi
farete invece la guardia alla casa di Massach, gli altri due
gruppi di voi, ossia quanti smontano il sabato, faranno la
guardia al tempio. Circonderete il re, ognuno con la sua arma in
pugno e chi tenta di penetrare nello schieramento sia messo a
morte. Accompagnerete il re ovunque egli vada. I capi di
centinaia fecero quanto aveva disposto il sacerdote Ioiada.
Ognuno prese i suoi uomini, quelli che entravano in servizio e
quelli che smontavano il sabato, e andarono dal sacerdote
Ioiada. Il sacerdote consegn ai capi di centinaia lance e scudi
del re Davide, che erano nel deposito del tempio. Le guardie,
ognuna con l'arma in pugno, si disposero dall'angolo meridionale
del tempio fino all'angolo settentrionale, davanti all'altare e
al tempio e intorno al re. Allora Ioiada fece uscire il figlio
del re, gli impose il diadema e le insegne; lo proclam re e lo
unse. Gli astanti batterono le mani ed esclamarono: Viva il re!


Atalia, sentito il clamore delle guardie e del popolo, si
diresse verso la moltitudine nel tempio. Guard: ecco, il re
stava presso la colonna secondo l'usanza, i capi e i
trombettieri erano intorno al re, mentre tutto il popolo del
paese esultava e suonava le trombe. Atalia si stracci le vesti
e grid: Tradimento, tradimento!.

Il sacerdote Ioiada ordin ai capi dell'esercito: Fatela uscire
tra le file e chiunque la segua sia ucciso di spada. Il
sacerdote infatti aveva stabilito che non venisse uccisa nel
tempio del Signore. La afferrarono ed essa raggiunse la reggia
attraverso l'ingresso dei Cavalli e l fu uccisa.

Ioiada concluse un'alleanza fra il Signore, il re e il popolo,
che in tal modo si impegn a essere il popolo del Signore; ci fu
anche un'alleanza fra il re e il popolo. Tutto il popolo del
paese penetr nel tempio di Baal e lo demol, frantumandone gli
altari e le immagini: uccisero dinanzi agli altari lo stesso
Mattan, sacerdote di Baal. Il sacerdote Ioiada mise guardie
intorno al tempio. Egli prese i capi di centinaia dei Carii e
delle guardie e tutto il popolo del paese; costoro fecero
scendere il re dal tempio e attraverso la porta delle Guardie lo
condussero nella reggia, ove egli sedette sul trono regale.
Tutto il popolo del paese fu in festa; la citt rest
tranquilla. Atalia fu uccisa con la spada nella reggia.





12.

Quando divenne re, Ioas aveva sette anni. Divenne re nell'anno
settimo di Ieu e regn quarant'anni in Gerusalemme. Sua madre,
di Bersabea, si chiamava Sibia.

Ioas fece ci che  giusto agli occhi del Signore per tutta la
sua vita, perch era stato educato dal sacerdote Ioiada. Ma non
scomparvero le alture; infatti il popolo tuttora sacrificava e
offriva incenso sulle alture.

Ioas disse ai sacerdoti: Tutto il denaro delle rendite sacre,
che viene portato nel tempio del Signore, il denaro che uno
versa per il proprio riscatto e tutto il denaro offerto
spontaneamente al tempio, lo prendano i sacerdoti, ognuno dalla
mano del proprio conoscente; con esso eseguiscano le riparazioni
del tempio, ovunque appaiano necessarie.

Ora nell'anno ventitr del re Ioas, i sacerdoti non avevano
ancora eseguito le riparazioni nel tempio. Il re Ioas convoc il
sacerdote Ioiada e gli altri sacerdoti e disse loro: Perch non
avete restaurato il tempio? D'ora innanzi non ritirerete pi il
denaro dai vostri conoscenti, ma lo consegnerete per il restauro
del tempio. I sacerdoti acconsentirono a non ricevere pi il
denaro dal popolo e a non curare il restauro del tempio.

Il sacerdote Ioiada prese una cassa, vi fece un buco nel
coperchio e la pose a lato dell'altare, a destra di chi entra
nel tempio. I sacerdoti custodi della soglia depositavano ivi
tutto il denaro portato al tempio. Quando vedevano che nella
cassa c'era molto denaro, veniva il segretario del re, insieme
con il sommo sacerdote, che riducevano in verghe e contavano il
denaro trovato nel tempio. Consegnavano il denaro controllato
nelle mani degli esecutori dei lavori nel tempio. Costoro lo
distribuivano ai falegnami e ai muratori, che lavoravano nel
tempio, ai muratori, ai tagliapietre, ai fornitori del legname e
delle pietre da taglio per il restauro dei danni nel tempio,
insomma per quanto era necessario per riparare il tempio. Ma con
il denaro portato al tempio del Signore non si dovevano fare n
coppe d'argento, n strumenti musicali, n coltelli, n vassoi,
n trombe, insomma nessun oggetto d'oro o d'argento. Esso era
consegnato solo agli esecutori dei lavori, che l'usavano per
restaurare il tempio. Coloro nelle cui mani si rimetteva il
denaro perch lo dessero agli esecutori dei lavori non dovevano
renderne conto, perch la loro condotta ispirava fiducia. Il
denaro dei sacrifici per il delitto e per il peccato non era
destinato al tempio, ma era lasciato ai sacerdoti.

In quel tempo Cazael re di Aram mosse guerra contro Gat e la
conquist. Allora Cazael si prepar ad assalire Gerusalemme.
Ioas re di Giuda prese tutti gli oggetti consacrati da Giosafat,
da Ioram e da Acazia, suoi antenati, re di Giuda, e quelli
consacrati da lui stesso, insieme con tutto l'oro trovato nei
tesori del tempio e della reggia; egli mand tutto ci a Cazael
re di Aram, che si allontan da Gerusalemme.

Le altre gesta di Ioas e tutte le sue azioni sono descritte nel
libro delle Cronache dei re di Giuda. I suoi ufficiali si
sollevarono organizzando una congiura; uccisero Ioas a Bet-Millo
nella discesa verso Silla. Iozacar figlio di Simeat e Iozabad
figlio di Somer, suoi ufficiali, lo colpirono ed egli mor. Lo
seppellirono con i suoi padri nella citt di Davide. Al suo
posto divenne re suo figlio Amazia.





13.

Nell'anno ventitr di Ioas figlio di Acazia, re di Giuda, su
Israele in Samaria divenne re Ioacaz figlio di Ieu, che regn
diciassette anni. Fece ci che  male agli occhi del Signore;
imit il peccato con cui Geroboamo figlio di Nebat aveva fatto
peccare Israele, n mai se ne allontan. L'ira del Signore
divamp contro Israele e li mise nelle mani di Cazael re di Aram
e di Ben-Adad figlio di Cazael, per tutto quel tempo. Ma Ioacaz
plac il volto del Signore. Il Signore lo ascolt, perch aveva
visto come il re di Aram opprimeva gli Israeliti. Il Signore
concesse un liberatore a Israele. Essi sfuggirono al potere di
Aram; gli Israeliti poterono abitare nelle loro tende come
prima. Ma essi non si allontanarono dal peccato che la casa di
Geroboamo aveva fatto commettere a Israele; anzi lo ripeterono.
Perfino il palo sacro rimase in piedi in Samaria. Pertanto, di
tutte le truppe di Ioacaz il Signore lasci soltanto cinquanta
cavalli, dieci carri e diecimila fanti, perch li aveva
distrutti il re di Aram, riducendoli come la polvere che si
calpesta.

Le altre gesta di Ioacaz, tutte le sue azioni e prodezze, sono
descritte nel libro delle Cronache dei re di Israele. Ioacaz si
addorment con i suoi padri e fu sepolto in Samaria. Al suo
posto divenne re suo figlio Ioas.

Nell'anno trentasette di Ioas re di Giuda su Israele in Samaria
divenne re Ioas, figlio di Ioacaz, che regn sedici anni. Fece
ci che  male agli occhi del Signore; non si allontan da tutti
i peccati che Geroboamo figlio di Nebat aveva fatto commettere a
Israele, ma li ripet.

Le altre gesta di Ioas, tutte le sue azioni e prodezze, le
guerre combattute con Amazia re di Giuda, sono descritte nel
libro delle Cronache dei re di Israele. Ioas si addorment con i
suoi padri e sul suo trono sal Geroboamo. Ioas fu sepolto in
Samaria insieme con i re di Israele.



Quando Eliseo si ammal della malattia di cui mor, Ioas re di
Israele sceso a visitarlo, scoppi in pianto davanti a lui,
dicendo: Padre mio, padre mio, carro di Israele e sua
cavalleria. Eliseo gli disse: Prendi arco e frecce. Egli
prese arco e frecce. Aggiunse al re di Israele: Impugna
l'arco. Quando il re l'ebbe impugnato, Eliseo mise la mano
sulla mano del re, quindi disse: Apri la finestra verso
oriente. Aperta che fu la finestra, Eliseo disse: Tira!. Ioas
tir. Eliseo disse: Freccia vittoriosa per il Signore, freccia
vittoriosa su Aram. Tu sconfiggerai, fino allo sterminio, gli
Aramei in Afek.

Eliseo disse: Prendi le frecce. E quando quegli le ebbe prese,
disse al re di Israele: Percuoti con le tue frecce la terra ed
egli la percosse tre volte, poi si ferm.

L'uomo di Dio s'indign contro di lui e disse: Avresti dovuto
colpire cinque o sei volte; allora avresti sconfitto Aram fino
allo sterminio; ora, invece, sconfiggerai Aram solo tre volte.

Eliseo mor; lo seppellirono. All'inizio dell'anno nuovo
irruppero nel paese alcune bande di Moab. Mentre seppellivano un
uomo, alcuni, visto un gruppo di razziatori, gettarono il
cadavere sul sepolcro di Eliseo e se ne andarono. L'uomo, venuto
a contatto con le ossa di Eliseo, risuscit e si alz in piedi.

Cazael re di Aram oppresse gli Israeliti finch visse Ioacaz.
Alla fine il Signore si mostr benevolo, ne ebbe compassione e
torn a favorirli a causa della sua alleanza con Abramo, Isacco
e Giacobbe; per questo non volle distruggerli n scacciarli
davanti a s, fino ad oggi. Cazael re di Aram mor. Al suo posto
divenne re suo figlio Ben-Adad. Allora Ioas figlio di Ioacaz
riprese a Ben-Adad, figlio di Cazael, le citt che Cazael aveva
tolte con le armi a suo padre Ioacaz. Ioas lo sconfisse tre
volte, cos riconquist le citt di Israele.





14.

Nell'anno secondo di Ioas figlio di Ioacaz, re di Israele,
divenne re Amazia figlio di Ioas, re di Giuda. Quando divenne re
aveva venticinque anni; regn ventinove anni in Gerusalemme. Sua
madre era di Gerusalemme e si chiamava Ioaddain. Egli fece ci
che  retto agli occhi del Signore; ma non come Davide suo
antenato; ag in tutto come suo padre Ioas. Solo non scomparvero
le alture; il popolo ancora sacrificava e offriva incensi sulle
alture. Quando il regno fu saldo nelle sue mani, uccise gli
ufficiali che avevano assassinato il re suo padre. Ma non uccise
i figli degli assassini, secondo quanto  scritto nel libro
della legge di Mos, ove il Signore prescrive: I padri non
moriranno per i figli n i figli per i padri, perch ognuno
morir per il suo peccato. Egli sconfisse gli Idumei nella
Valle del sale, uccidendone diecimila. In tale guerra occup
Sela e la chiam Iokteel, come  chiamata fino ad oggi.

Allora Amazia mand messaggeri a Ioas figlio di Ioacaz, figlio
di Ieu, re di Israele, per dirgli: Su, guardiamoci in faccia.
Ioas re di Israele fece rispondere ad Amazia re di Giuda: Il
cardo del Libano mand a dire al cedro del Libano: Da' in moglie
tua figlia a mio figlio. Ora pass una bestia selvatica del
Libano e calpest il cardo. Tu hai sconfitto Edom, per questo il
tuo cuore ti ha reso altero. Sii glorioso, ma resta nella tua
casa. Perch provocare una calamit? Potresti precipitare tu e
Giuda con te. Amazia non lo ascolt. Allora Ioas re di Israele
si mise in marcia; si guardarono in faccia, lui e Amazia re di
Giuda, in Bet-Semes, che appartiene a Giuda. Giuda fu sconfitto
di fronte a Israele e ognuno fugg nella propria tenda. Ioas re
di Israele in Bet-Semes fece prigioniero Amazia re di Giuda
figlio di Ioas, figlio di Acazia. Quindi, andato in Gerusalemme,
ne demol le mura dalla porta di Efraim fino alla porta
dell'Angolo per quattrocento cubiti. Prese tutto l'oro e
l'argento e tutti gli oggetti trovati nel tempio e nei tesori
della reggia, insieme con gli ostaggi, e torn in Samaria. Le
altre gesta di Ioas, le sue azioni, le sue prodezze e le sue
guerre con Amazia re di Giuda sono descritte nel libro delle
Cronache dei re di Israele. Ioas si addorment con i suoi padri;
fu sepolto in Samaria vicino ai re di Israele. Al suo posto
divenne re suo figlio Geroboamo. Amazia figlio di Ioas re di
Giuda, dopo la morte di Ioas figlio di Ioacaz, re di Israele,
visse quindici anni.

Le altre gesta di Amazia sono descritte nel libro delle Cronache
dei re di Giuda. Contro di lui si ord una congiura in
Gerusalemme. Egli fugg a Lachis; lo fecero inseguire fino a
Lachis e l l'uccisero. Trasportato su dei cavalli, fu sepolto
con i suoi padri nella citt di Davide. Tutto il popolo di Giuda
prese Azaria, che aveva sedici anni, e lo proclam re al posto
di suo padre Amazia. Egli fortific Elat, da lui riconquistata a
Giuda dopo che il re si era addormentato con i suoi padri.



Nell'anno quindici di Amazia figlio di Ioas, re di Giuda, in
Samaria divenne re Geroboamo figlio di Ioas, re di Israele, per
quarantun anni. Egli fece ci che  male agli occhi del Signore;
non si allontan da nessuno dei peccati che Geroboamo figlio di
Nebat aveva fatto commettere a Israele. Egli ristabil i confini
di Israele dall'ingresso di Camat fino al mare dell'Araba
secondo la parola del Signore Dio di Israele, pronunziata per
mezzo del suo servo il profeta Giona figlio di Amittai, di
Gat-Chefer, perch il Signore aveva visto l'estrema miseria di
Israele, in cui non c'era pi n schiavo n libero, n chi lo
potesse soccorrere. Egli che aveva deciso di non far scomparire
il nome di Israele sotto il cielo, li liber per mezzo di
Geroboamo figlio di Ioas.

Le altre gesta di Geroboamo, le sue azioni e le sue prodezze in
guerra, la sua riconquista di Damasco e di Camat in favore di
Israele, sono descritte nel libro delle Cronache dei re di
Israele. Geroboamo si addorment con i suoi padri; fu sepolto in
Samaria con i re di Israele. Al suo posto divenne re suo figlio
Zaccaria.





15.

Nell'anno ventisette di Geroboamo re di Israele, divenne re
Azaria figlio di Amazia, re di Giuda. Quando divenne re aveva
sedici anni; regn in Gerusalemme cinquantadue anni. Sua madre
era di Gerusalemme e si chiamava Iecolia. Fece ci che  retto
agli occhi del Signore, secondo quanto fece Amazia suo padre. Ma
non scomparvero le alture. Il popolo ancora sacrificava e
offriva incenso sulle alture. Il Signore colp con la lebbra il
re, che rimase lebbroso fino al giorno della sua morte in una
casa appartata. Iotam figlio del re dirigeva la reggia e
governava il popolo del paese.

Le altre gesta di Azaria, tutte le sue azioni, sono descritte
nel libro delle Cronache dei re di Giuda. Azaria si addorment
con i suoi padri e fu sepolto nella citt di Davide. Al suo
posto divenne re suo figlio Iotam.



Nell'anno trentotto di Azaria re di Giuda, in Samaria divenne re
d'Israele per sei mesi Zaccaria, figlio di Geroboamo. Fece ci
che  male agli occhi del Signore, come l'avevano fatto i suoi
padri, non si allontan dai peccati che Geroboamo figlio di
Nebat aveva fatto commettere a Israele. Ma Sallum figlio di
Iabes congiur contro di lui, lo assal in Ibleam, lo uccise e
regn al suo posto.

Le altre gesta di Zaccaria, ecco, sono descritte nel libro delle
Cronache dei re di Israele.

Cos si avver la parola che il Signore aveva predetta a Ieu
quando disse: I tuoi figli sederanno sul trono di Israele fino
alla quarta generazione. E avvenne proprio cos.

Sallum figlio di Iabes divenne re nell'anno trentanove di Ozia
re di Giuda; regn un mese in Samaria. Da Tirza avanz Menachem
figlio di Gadi, entr in Samaria e sconfisse Sallum, figlio di
Iabes, l'uccise e divenne re al suo posto.

Le altre gesta di Sallum e la congiura da lui organizzata, ecco,
sono descritte nel libro delle Cronache dei re di Israele.

In quel tempo Menachem, venendo da Tirza, espugn Tifsach,
uccise tutti i suoi abitanti e devast tutto il suo territorio,
perch non gli avevano aperto le porte e fece sventrare tutte le
donne incinte.

Nell'anno trentanove di Azaria re di Giuda, Menachem figlio di
Gadi divenne re di Israele e regn dieci anni in Samaria.

Fece ci che  male agli occhi del Signore, non si allontan dai
peccati che Geroboamo figlio di Nebat aveva fatto commettere a
Israele.

Durante il suo regno Pul re d'Assiria invase il paese. Menachem
diede a Pul mille talenti d'argento perch l'aiutasse a
consolidare la regalit.

Menachem impose una tassa, per quel denaro, su Israele, sulle
persone facoltose, s da poterlo dare al re d'Assiria; a ognuno
richiese cinquanta sicli. Cos il re d'Assiria se ne and e non
rimase l nel paese.

Le altre gesta di Menachem e tutte le sue azioni, ecco, sono
descritte nel libro delle Cronache dei re di Israele.

Menachem si addorment con i suoi padri e al suo posto divenne
re suo figlio Pekachia.

Nell'anno cinquanta di Azaria re di Giuda, divenne re Pekachia
figlio di Menachem su Israele in Samaria; regn due anni.

Fece ci che  male agli occhi del Signore; non si allontan dai
peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a
Israele.

Contro di lui congiur Pekach figlio di Romelia, suo scudiero.
L'uccise in Samaria sulla torre della reggia insieme ad Argob e
ad Arie e aveva con s cinquanta uomini di Galaad; l'uccise e si
proclam re al suo posto.

Le altre gesta di Pekachia e tutte le sue azioni, ecco, sono
descritte nel libro delle Cronache dei re di Israele.

Nell'anno cinquanta di Azaria re di Giuda, divenne re Pekach
figlio di Romelia su Israele in Samaria; regn vent'anni.

Fece ci che  male agli occhi del Signore; non si allontan dai
peccati che Geroboamo figlio di Nebat aveva fatto commettere a
Israele.

Al tempo di Pekach re di Israele, venne Tiglat-Pilezer re di
Assiria, che occup Ijjon, Abel-Bet-Maaca, Ianoach, Kedes, Azor,
Galaad e la Galilea e tutto il territorio di Neftali,
deportandone la popolazione in Assiria. Contro Pekach figlio di
Romelia ord una congiura Osea figlio di Ela, che lo assal e lo
uccise, divenendo re al suo posto, nell'anno venti di Iotam
figlio di Ozia.

Le altre gesta di Pekach e tutte le sue azioni, ecco, sono
descritte nel Libro delle Cronache dei re di Israele.



Nell'anno secondo di Pekach figlio di Romelia, re di Israele,
divenne re Iotam figlio di Ozia, re di Giuda. Quando divenne re
aveva venticinque anni; regn sedici anni in Gerusalemme. Sua
madre si chiamava Ierusa figlia di Zadok.

Fece ci che  retto agli occhi del Signore, imitando in tutto
la condotta di Ozia suo padre.

Ma non scomparvero le alture; il popolo ancora sacrificava e
offriva incenso sulle alture. Egli costru la porta superiore
del tempio.

Le altre gesta di Iotam le sue azioni, sono descritte nel libro
delle Cronache dei re di Giuda.

In quel tempo il Signore cominci a mandare contro Giuda Rezin
re di Aram e Pekach figlio di Romelia. Iotam si addorment con i
suoi padri, fu sepolto con essi nella citt di Davide suo
antenato e al suo posto divenne re suo figlio Acaz.





16.

Nell'anno diciassette di Pekach figlio di Romelia, divenne re
Acaz figlio di Iotam, re di Giuda. Quando divenne re, aveva
vent'anni; regn sedici anni in Gerusalemme. Non fece ci che 
retto agli occhi del Signore suo Dio, come Davide suo antenato.
Cammin sulla strada dei re di Israele; fece perfino passare per
il fuoco suo figlio, secondo gli abomini dei popoli che il
Signore aveva scacciato di fronte agli Israeliti. Sacrificava e
bruciava incenso sulle alture, sui colli e sotto ogni albero
verde.

In quel tempo marciarono contro Gerusalemme Rezin re di Aram, e
Pekach figlio di Romelia, re di Israele; l'assediarono, ma non
riuscirono a espugnarla. Ma il re di Edom approfitt di quella
occasione per riconquistare Elat e unirla al suo regno; ne
scacci i Giudei e tornarono ad abitarvi gli Idumei fino ad oggi.

Acaz mand messaggeri a Tiglat-Pilezer re di Assiria, per
dirgli: Io sono tuo servo e tuo figlio, vieni, liberami dalla
mano del re di Aram e dalla mano del re di Israele, che sono
insorti contro di me. Acaz, preso l'argento e l'oro che si
trovava nel tempio e nei tesori della reggia, lo mand in dono
al re di Assiria. Il re di Assur lo ascolt e assal Damasco e
la prese, ne deport la popolazione a Kir e uccise Rezin.

Il re Acaz and incontro a Tiglat-Pilezer re di Assiria in
Damasco e, visto l'altare che si trovava in Damasco, il re Acaz
mand al sacerdote Uria il disegno dell'altare e il suo piano
secondo il lavoro. Il sacerdote Uria costru l'altare, prima che
il re Acaz tornasse da Damasco, facendolo proprio identico a
quello che il re Acaz gli aveva mandato da Damasco. Tornato da
Damasco, il re vide l'altare, vi si avvicin, vi sal, vi bruci
l'olocausto e l'offerta, vi vers la libazione e vi sparse il
sangue dei sacrifici di comunione collocati sull'altare. Separ
l'altare di bronzo che era di fronte al Signore, dalla fronte
del tempio, ossia dal punto fra l'altare e il tempio, e lo pose
al fianco del nuovo altare verso settentrione. Il re Acaz ordin
al sacerdote Uria: Sull'altare grande brucerai l'olocausto del
mattino, l'offerta della sera, l'olocausto del re e la sua
offerta, l'olocausto di tutto il popolo del paese, la sua
offerta e le sue libazioni, vi verserai sopra tutto il sangue
dell'olocausto e tutto il sangue dei sacrifici di comunione;
circa l'altare di bronzo io decider. Il sacerdote Uria esegu
a puntino l'ordine di Acaz.

Il re Acaz smont le basi, da cui rimosse le doghe e tolse i
bacini. Fece scendere il grande bacino dai buoi di bronzo che lo
sostenevano e lo colloc sul pavimento di pietre. In
considerazione del re d'Assiria egli elimin anche il portico
del sabato, che era stato costruito nel tempio, e l'ingresso
esterno del re.

Le altre gesta di Acaz, le sue azioni, ecco, sono descritte nel
libro delle Cronache dei re di Giuda. Acaz si addorment con i
suoi padri; fu sepolto nella citt di Davide e al suo posto
divenne re suo figlio Ezechia.





17.

Nell'anno decimosecondo di Acaz re di Giuda divenne re in
Samaria su Israele Osea figlio di Ela, il quale regn nove anni.
Fece ci che  male agli occhi del Signore, ma non come i re di
Israele che erano stati prima di lui. Contro di lui marci
Salmanassar re d'Assiria; Osea divenne suo vassallo e gli pag
un tributo. Poi per il re d'Assiria scopr una congiura di
Osea, che aveva inviato messaggeri a So re d'Egitto e non
spediva pi il tributo al re d'Assiria come faceva prima ogni
anno. Perci il re d'Assiria lo fece imprigionare e lo chiuse in
carcere.



Il re d'Assiria invase tutto il paese, and in Samaria e
l'assedi per tre anni. Nell'anno nono di Osea il re d'Assiria
occup Samaria, deport gli Israeliti in Assiria, destinandoli a
Calach, alla zona intorno a Cabor, fiume del Gozan, e alle citt
della Media.

Ci avvenne perch gli Israeliti avevano peccato contro il
Signore loro Dio che li aveva fatti uscire dal paese d'Egitto,
liberandoli dal potere del faraone re d'Egitto; essi avevano
temuto altri dei. Avevano seguito le pratiche delle popolazioni
distrutte dal Signore all'arrivo degli Israeliti e quelle
introdotte dai re di Israele. Gli Israeliti avevano proferito
contro il Signore loro Dio cose non giuste e si erano costruiti
alture in tutte le loro citt, dai pi piccoli villaggi alle
fortezze. Avevano eretto stele e pali sacri su ogni alto colle e
sotto ogni albero verde. Ivi avevano bruciato incenso, come le
popolazioni che il Signore aveva disperso alla loro venuta;
avevano compiuto azioni cattive, irritando il Signore. Avevano
servito gli idoli, dei quali il Signore aveva detto: Non farete
una cosa simile!.

Eppure il Signore, per mezzo di tutti i suoi profeti e dei
veggenti, aveva ordinato a Israele e a Giuda: Convertitevi
dalle vostre vie malvage e osservate i miei comandi e i miei
decreti secondo ogni legge, che io ho imposto ai vostri padri e
che ho fatto dire a voi per mezzo dei miei servi, i profeti. Ma
essi non ascoltarono, anzi indurirono la cervice rendendola
simile a quella dei loro padri, i quali non avevano creduto al
Signore loro Dio. Rigettarono i suoi decreti e le alleanze che
aveva concluso con i loro padri, e le testimonianze che aveva
loro dato; seguirono le vanit e diventarono anch'essi fatui, a
imitazione dei popoli loro vicini, dei quali il Signore aveva
comandato di non imitare i costumi. Abbandonarono tutti i
comandi del Signore loro Dio, si eressero i due vitelli in
metallo fuso, si prepararono un palo sacro, si prostrarono
davanti a tutta la milizia celeste e venerarono Baal. Fecero
passare i loro figli e le loro figlie per il fuoco; praticarono
la divinazione e gli incantesimi; si vendettero per compiere ci
che  male agli occhi del Signore, provocandolo a sdegno. Per
questo il Signore si adir molto contro Israele e lo allontan
dalla sua presenza e non rimase se non la sola trib di Giuda.

Ma neppure quelli di Giuda osservarono i comandi del Signore
loro Dio, ma piuttosto seguirono le usanze fissate da Israele.
Il Signore, perci, rigett tutta la discendenza di Israele; li
umili e li mise in balia di briganti, finch non li scacci
dalla sua presenza.

Difatti, quando Israele fu strappato dalla casa di Davide, e
proclam re Geroboamo, figlio di Nebat, questi allontan Israele
dal seguire il Signore e gli fece commettere un grande peccato.
Gli Israeliti imitarono in tutto il peccato commesso da
Geroboamo, non se ne allontanarono, finch il Signore allontan
Israele dalla sua presenza; come aveva preannunziato per mezzo
di tutti i suoi servi, i profeti, fece deportare Israele dal suo
paese in Assiria, dove  fino ad oggi.



Il re d'Assiria mand gente da Babilonia, da Cuta, da Avva, da
Camat e da Sefarvaim e la sistem nelle citt della Samaria
invece degli Israeliti. E quelli presero possesso della Samaria
e si stabilirono nelle sue citt. All'inizio del loro
insediamento non temevano il Signore ed Egli invi contro di
loro dei leoni che ne fecero strage. Allora dissero al re
d'Assiria: Le genti che tu hai trasferito e insediato nelle
citt della Samaria non conoscono la religione del Dio del paese
ed Egli ha mandato contro di loro dei leoni, i quali ne fanno
strage, perch quelle non conoscono la religione del Dio del
paese. Il re d'Assiria ordin: Mandateci qualcuno dei
sacerdoti che avete deportati di l: vada, ci si stabilisca e
insegni la religione del Dio del paese. Venne uno dei sacerdoti
deportati da Samaria che si stabil a Betel e insegn loro come
temere il Signore.

Tuttavia ciascuna nazione si fabbric i suoi dei e li mise nei
templi delle alture costruite dai Samaritani, ognuna nella citt
ove dimorava. Gli uomini di Babilonia si fabbricarono
Succot-Benot; gli uomini di Cuta si fabbricarono Nergal; gli
uomini di Camat si fabbricarono Asima. Quelli di Avva si
fabbricarono Nibcaz e Tartach; quelli di Sefarvaim bruciavano
nel fuoco i propri figli in onore di Adram-Melech e di
Anam-Melech, dei di Sefarvaim. Venerarono anche il Signore, si
scelsero i sacerdoti delle alture, presi qua e l, e li
collocarono nei templi delle alture. Temevano il Signore e
servivano i loro dei secondo gli usi delle popolazioni, dalle
quali provenivano i deportati. Fino ad oggi essi seguono questi
usi antichi: non venerano il Signore e non agiscono secondo i
suoi statuti e i suoi decreti, n secondo la legge e il comando
che il Signore ha dato ai figli di Giacobbe, che chiam Israele.
Il Signore aveva concluso con loro un'alleanza e aveva loro
ordinato: Non venerate altri dei, non prostratevi davanti a
loro, non serviteli e non sacrificate a loro, ma temete il
Signore, che vi ha fatti uscire dal paese d'Egitto con grande
potenza e con braccio teso davanti a lui solo prostratevi e a
lui offrite sacrifici. Osserverete gli statuti, i decreti, la
legge e il comando che egli vi ha prescritto, mettendoli in
pratica sempre; non venererete divinit straniere. Non vi
dimenticherete dell'alleanza conclusa con voi e non venererete
divinit straniere, ma venererete soltanto il Signore vostro
Dio, che vi liberer dal potere di tutti i vostri nemici. Essi
per non ascoltarono: agirono sempre secondo i loro antichi
costumi.

Cos quelle genti temevano il Signore e servivano i loro idoli;
i loro figli e nipoti continuano a fare oggi come hanno fatto i
loro padri.





[Dalla caduta di Samaria a quella di Gerusalemme: 721-587].

18.

Nell'anno terzo di Osea figlio di Ela, re di Israele, divenne re
Ezechia figlio di Acaz, re di Giuda. Quando e li divenne re,
aveva venticinque anni; regn ventinove anni in Gerusalemme. Sua
madre si chiamava Abi, figlia di Zaccaria. Fece ci che  retto
agli occhi del Signore, secondo quanto aveva fatto Davide suo
antenato. Egli elimin le alture e frantum le stele, abbatt il
palo sacro e fece a pezzi il serpente di bronzo, eretto da Mos;
difatti fino a quel tempo gli Israeliti gli bruciavano incenso e
lo chiamavano Necustan.

Egli confid nel Signore, Dio di Israele.

Fra tutti i re di Giuda nessuno fu simile a lui, n fra i suoi
successori n fra i suoi predecessori.

Attaccato al Signore, non se ne allontan; osserv i decreti che
il Signore aveva dato a Mos. Il Signore fu con Ezechia e questi
riusc in tutte le iniziative. Egli si ribell al re d'Assiria e
non gli fu sottomesso.

Sconfisse i Filistei fino a Gaza e ai suoi confini, dal pi
piccolo villaggio fino alle fortezze.



Nell'anno quarto del re Ezechia, cio l'anno settimo di Osea
figlio di Ela, re di Israele, Salmanassar re di Assiria marci
contro Samaria e la assedi. Dopo tre anni la prese; nell'anno
sesto di Ezechia, cio l'anno nono di Osea re di Israele,
Samaria fu presa. Il re d'Assiria deport gli Israeliti in
Assiria, destinandoli a Calach, al Cabor, fiume del Gozan, e
alle citt della Media. Ci accadde perch quelli non avevano
ascoltato la voce del Signore loro Dio e ne avevano trasgredito
l'alleanza e non avevano ascoltato n messo in pratica quanto
aveva loro comandato Mos, servo di Dio.

Nell'anno quattordici del re Ezechia Sennacherib re di Assiria
assal e prese tutte le fortezze di Giuda. Ezechia, re di Giuda,
mand a dire al re d'Assiria in Lachis. Ho peccato; allontanati
da me e io sopporter quanto mi imporrai. Il re di Assiria
impose a Ezechia re di Giuda trecento talenti d'argento e trenta
talenti d'oro. Ezechia consegn tutto il denaro che si trovava
nel tempio e nei tesori della reggia. In quel tempo Ezechia
stacc dalle porte del tempio del Signore e dagli stipiti l'oro,
di cui egli stesso re di Giuda li aveva rivestiti, e lo diede al
re d'Assiria.

Il re d'Assiria mand il comandante supremo, il capo delle
guardie e il gran coppiere da Lachis a Gerusalemme, al re
Ezechia, con un grande esercito. Costoro salirono e giunsero a
Gerusalemme, si fermarono al canale della piscina superiore,
sulla strada del campo del lavandaio. Essi chiesero del re e
incontro a loro vennero Eliakim figlio di Chelkia, il
maggiordomo, Sebna lo scriba e Ioach figlio di Asaf,
l'archivista. Il gran coppiere disse loro: Riferite a Ezechia:
Dice il gran re, il re d'Assiria: Che fiducia  quella su cui ti
appoggi? Pensi forse che la semplice parola possa sostituire il
consiglio e la forza nella guerra? Ora, in chi confidi
ribellandoti a me? Ecco, tu confidi su questo sostegno di canna
spezzata, che  l'Egitto, che penetra nella mano, forandola, a
chi vi si appoggia; tale  il faraone re di Egitto per chiunque
confida in lui. Se mi dite: Noi confidiamo nel Signore nostro
Dio, non  forse quello stesso del quale Ezechia distrusse le
alture e gli altari, ordinando alla gente di Giuda e di
Gerusalemme: Vi prostrerete soltanto davanti a questo altare in
Gerusalemme? Ora vieni al mio signore, re d'Assiria; io ti dar
duemila cavalli, se potrai procurarti cavalieri per essi. Come
potresti fare retrocedere uno solo dei pi piccoli servi del mio
signore? Eppure tu confidi nell'Egitto per i carri e i
cavalieri. Ora, non  forse secondo il volere del Signore che io
sono venuto contro questo paese per distruggerlo? Il Signore mi
ha detto: Va' contro questo paese e distruggilo.

Eliakim figlio di Chelkia, Sebna e Ioach risposero al gran
coppiere: Parla, ti prego, ai tuoi servi in aramaico, perch
noi lo comprendiamo; non parlare in ebraico, mentre il popolo
che  sulle mura ascolta. Il gran coppiere replic: Forse io
sono stato inviato al tuo signore e a te dal mio signore per
pronunziare tali parole e non piuttosto agli uomini che stanno
sulle mura, i quali saranno ridotti a mangiare i loro escrementi
e a bere la loro urina con voi?. ; Il gran coppiere allora si
alz e grid a gran voce in ebraico: Udite la parola del gran
re, del re d'Assiria: Dice il re: Non vi inganni Ezechia, poich
non potr liberarvi dalla mia mano. Ezechia non vi induca a
confidare nel Signore dicendo: Certo, il Signore ci liberer,
questa citt non sar messa nelle mani del re d'Assiria. Non
ascoltate Ezechia, poich dice il re d'Assiria: Fate la pace con
me e arrendetevi; allora ognuno potr mangiare i frutti della
sua vigna e dei suoi fichi, ognuno potr bere l'acqua della sua
cisterna, finch io non venga per condurvi in un paese come il
vostro, in un paese che produce frumento e mosto, in un paese
ricco di pane e di vigne, in un paese di ulivi e di miele; voi
vivrete e non morirete. Non ascoltate Ezechia che vi inganna,
dicendovi: il Signore ci liberer! Forse gli dei delle nazioni
hanno liberato ognuno il proprio paese dalla mano del re
d'Assiria? Dove sono gli dei di Camat e di Arpad? Dove sono gli
dei di Sefarvaim, di Ena e di Avva? Hanno essi forse liberato
Samaria dalla mia mano? Quali mai, fra tutti gli dei di quelle
nazioni, hanno liberato il loro paese dalla mia mano? Potr
forse il Signore liberare Gerusalemme dalla mia mano?.

Quelli tacquero e non gli risposero neppure una parola, perch
l'ordine del re era: Non rispondete loro.

Eliakim figlio di Chelkia, il maggiordomo, Sebna lo scriba e
Ioach figlio di Asaf, l'archivista, si presentarono a Ezechia
con le vesti stacciate e gli riferirono le parole del gran
coppiere.





19.

Quando ud, il re Ezechia si lacer le vesti, si copr di sacco
e and nel tempio. Quindi mand Eliakim, il maggiordomo, Sebna
lo scriba e gli anziani dei sacerdoti coperti di sacco dal
profeta Isaia figlio di Amoz, perch gli dicessero: Dice
Ezechia: Giorno di angoscia, di castigo e di vergogna  questo,
poich i bambini giungono al punto di venire alla luce, ma manca
alla partoriente la forza di partorire. Forse il Signore tuo Dio
ha udito le parole del gran coppiere, che il re d'Assiria suo
padrone ha inviato a insultare il Dio vivente e lo castigher
per le parole che il Signore tuo Dio ha udito. Innalza ora una
preghiera per quelli che ancora sopravvivono. Cos i ministri
del re Ezechia andarono da Isaia. Disse loro Isaia: Riferite al
vostro padrone: Dice il Signore: Non temere le cose che hai
udito e con le quali i servitori del re d'Assiria mi hanno
ingiuriato. Ecco io mander in lui uno spirito tale che egli,
appena avr udito una notizia, ritorner nel suo paese e nel suo
paese io lo far perire di spada.



Il gran coppiere ritorn e trov il re d'Assiria che assaliva
Libna, poich aveva saputo che si era allontanato da Lachis.
Appena Sennacherib seppe che Tiraca re di Etiopia era uscito per
muovergli guerra, invi di nuovo messaggeri a Ezechia per
dirgli: Direte a Ezechia, re di Giuda: Non ti inganni il Dio in
cui confidi, dicendoti: Gerusalemme non sar consegnata nelle
mani del re d'Assiria. Ecco, tu sai ci che hanno fatto i re di
Assiria in tutti i paesi che votarono allo sterminio. Soltanto
tu ti salveresti? Gli dei delle nazioni che i miei padri
distrussero hanno forse salvato quelli di Gozan, di Carran, di
Rezef e le genti di Eden in Telassar? Dove sono il re di Camat e
il re di Arpad e il re della citt di Sefarvaim, di Ena e di
Avva?.

Ezechia prese la lettera dalle mani dei messaggeri e la lesse,
poi sal al tempio e, svolgendo lo scritto davanti al Signore,
preg: Signore Dio di Israele, che siedi sui cherubini, tu solo
sei Dio per tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e
la terra. Porgi, Signore, l'orecchio e ascolta; apri, Signore,
gli occhi e vedi; ascolta tutte le parole che Sennacherib ha
fatto dire per insultare il Dio vivente. E' vero, o Signore, che
i re d'Assiria hanno devastato tutte le nazioni e i loro
territori; hanno gettato i loro dei nel fuoco; quelli per, non
erano dei, ma solo opera delle mani dell'uomo, legno e pietra;
perci li hanno distrutti. Ora, Signore nostro Dio, liberaci
dalla sua mano perch sappiano tutti i regni della terra che tu
sei il Signore, il solo Dio.

Allora Isaia figlio di Amoz mand a dire a Ezechia: Dice il
Signore, Dio di Israele: Ho udito quanto hai chiesto nella tua
preghiera riguardo a Sennacherib re d'Assiria. Questa  la
parola che il Signore ha pronunziato contro di lui:

Ti disprezza, ti deride

la vergine figlia di Sion.

Dietro a te scuote il capo

la figlia di Gerusalemme.

Chi hai insultato e schernito?

Contro chi hai alzato la voce

e hai elevato, superbo, i tuoi occhi?

Contro il Santo di Israele!

Per mezzo dei tuoi messaggeri hai insultato il Signore

e hai detto: Con i miei carri numerosi

sono salito in cima ai monti,

sugli estremi gioghi del Libano:

ne ho tagliato i cedri pi alti,

i suoi cipressi pi belli;

sono penetrato nel suo angolo pi remoto,

nella sua foresta lussureggiante.

Io ho scavato e bevuto acque straniere;

ho fatto inaridire con la pianta dei miei piedi

tutti i torrenti d'Egitto.

Non hai forse udito? Da tempo

ho preparato questo;

da giorni remoti io l'ho progettato;

ora lo eseguisco.

Era deciso che tu riducessi un cumulo di rovine

le citt fortificate: i loro abitanti impotenti

erano spaventati e confusi,

erano come l'erba dei campi,

come una giovane pianta verde,

come l'erba dei tetti,

bruciata dal vento d'oriente.

Ti sieda, esca

o rientri, io ti conosco.

Siccome infuri contro di me

e la tua arroganza  salita ai miei orecchi,

ti porr il mio anello alle narici

e il mio morso alle labbra;

ti far tornare per la strada,

per la quale sei venuto.

Questo ti serva come segno:

si mangi quest'anno il frutto dei semi caduti,

nell'anno prossimo ci che nasce da s,

nel terzo anno semineranno e mieteranno,

pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto.

Il resto della casa di Giuda che scamper

continuer a mettere radici di sotto

e a dar frutto in alto.

Poich da Gerusalemme uscir il resto,

dal monte Sion il residuo.

Lo zelo del Signore far ci.

Perci dice il Signore contro il re d'Assiria:

Non entrer in questa citt

e non vi lancer una freccia,

non l'affronter con scudi

e non vi costruir terrapieno.

Ritorner per la strada per cui  venuto;

non entrer in questa citt.

Oracolo del Signore.

Protegger questa citt per salvarla,

per amore di me e di Davide mio servo.

Ora in quella notte l'angelo del Signore scese e percosse
nell'accampamento degli Assiri centottantacinquemila uomini.
Quando i superstiti si alzarono al mattino, ecco, quelli erano
tutti morti.

Sennacherib re d'Assiria lev le tende, fece ritorno e rimase a
Ninive. Mentre pregava nel tempio di Nisroch suo dio,
Adram-Melech e Sarezer suoi figli l'uccisero di spada,
mettendosi quindi al sicuro nel paese di Ararat. Al suo posto
divenne re suo figlio Assarhaddon.





20.

In quei giorni Ezechia si ammal mortalmente. Il profeta Isaia
figlio di Amoz si rec da lui e gli parl: Dice il Signore: Da'
disposizioni per la tua casa, perch morirai e non guarirai.
Ezechia allora volt la faccia verso la parete e preg il
Signore: Signore, ricordati che ho camminato davanti a te con
fedelt e con cuore integro e ho compiuto ci che ti sembra
bene. Ed Ezechia fece un gran pianto.

Prima che Isaia uscisse dal cortile centrale, il Signore gli
disse: Torna indietro e riferisci a Ezechia, principe del mio
popolo: Dice il Signore, Dio di Davide tuo padre: Ho udito la
tua preghiera e visto le tue lacrime; ecco io ti guarir; il
terzo giorno salirai al tempio. Aggiunger alla durata della tua
vita quindici anni. Liberer te e questa citt dalla mano del re
d'Assiria, protegger questa citt per amore di me e di Davide
mio servo. Isaia disse: Prendete un impiastro di fichi. Lo
presero e lo posero sull'ulcera e il re guar.

Ezechia disse a Isaia: Qual  il segno che il Signore mi
guarir e che, il terzo giorno, salir al tempio?. Isaia
rispose: Da parte del Signore questo ti sia come segno che il
Signore manterr la promessa, fatta a te: Vuoi che l'ombra
avanzi di dieci gradi, oppure che retroceda di dieci gradi?.
Ezechia disse: E' facile che l'ombra si allunghi di dieci
gradi, non per che torni indietro di dieci gradi. Il profeta
Isaia invoc il Signore e l'ombra torn indietro per i dieci
gradi che essa aveva gi scorsi sulla meridiana di Acaz.



In quel tempo Merodak-Baladan figlio di Baladan, re di
babilonia, mand lettere e doni a Ezechia, perch aveva saputo
che Ezechia era stato malato. Ezechia gio al loro arrivo. Egli
mostr agli inviati tutta la camera del suo tesoro, l'argento e
l'oro, gli aromi e l'olio fino, il suo arsenale e quanto si
trovava nei suoi magazzini; non ci fu nulla che Ezechia non
mostrasse nella reggia e in tutto il suo regno.

Allora il profeta Isaia si present al re Ezechia e gli domand:
Che hanno detto quegli uomini e da dove sono venuti a te?.
Ezechia rispose: Sono venuti da una regione lontana, da
Babilonia. Quegli soggiunse: Che cosa hanno visto nella tua
reggia?. Ezechia rispose: Hanno visto quanto si trova nella
mia reggia; non c' nulla nei miei magazzini che io non abbia
mostrato loro.

Allora Isaia disse a Ezechia: Ascolta la parola del Signore!
Ecco, giorni verranno in cui quanto si trova nella tua reggia e
quanto hanno accumulato i tuoi antenati fino ad oggi verr
portato in Babilonia; non vi rester nulla, dice il Signore. Dei
figli, che da te saranno nati e che tu avrai generato, alcuni
saranno presi e saranno eunuchi nella reggia di Babilonia.
Ezechia disse a Isaia: Buona  la parola del Signore, che mi
hai riferito. Egli pensava: Perch no? Almeno ci saranno pace
e sicurezza durante la mia vita.

Le altre gesta di Ezechia, tutte le sue prodezze, la costruzione
della piscina e del canale, con cui port l'acqua nella citt,
sono descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda.

Ezechia si addorment con i suoi padri. Al suo posto divenne re
suo figlio Manasse.





21.

Quando divenne re, Manasse aveva dodici anni; regn
cinquantacinque anni in Gerusalemme; sua madre si chiamava
Chefziba. Fece ci che  male agli occhi del Signore, imitando
gli abomini delle popolazioni sterminate gi dal Signore
all'arrivo degli Israeliti. Ricostru le alture demolite dal
padre Ezechia, eresse altari a Baal, innalz un palo sacro, come
l'aveva fatto Acab, re di Israele. Si prostr davanti a tutta la
milizia del cielo e la serv. Costru altari nel tempio riguardo
al quale il Signore aveva detto: In Gerusalemme porr il mio
nome. Costru altari a tutta la milizia del cielo nei due
cortili del tempio. Fece passare suo figlio per il fuoco,
pratic la divinazione e la magia, istitu i negromanti e gli
indovini. Comp in tante maniere ci che  male agli occhi del
Signore, da provocare il suo sdegno. Colloc l'immagine di
Asera, da lui fatta fare, nel tempio, riguardo al quale il
Signore aveva detto a Davide e al figlio Salomone: In questo
tempio e in Gerusalemme, che mi sono scelta fra tutte le trib
di Israele, porr il mio nome per sempre. Non sopporter pi che
il piede degli Israeliti vada errando lontano dal paese che io
ho dato ai loro padri, purch procurino di eseguire quanto ho
comandato loro e tutta la legge, che ha imposto loro il mio
servo Mos. Ma essi non ascoltarono. Manasse li spinse ad agire
peggio delle popolazioni sterminate dal Signore alla venuta
degli Israeliti.

Allora il Signore disse per mezzo dei suoi servi i profeti:
Poich Manasse re di Giuda ha compiuto tali abomini, peggiori
di tutti quelli commessi dagli Amorrei prima di lui e ha indotto
a peccare anche Giuda per mezzo dei suoi idoli, per questo dice
il Signore Dio di Israele: Eccomi, mando su Gerusalemme e su
Giuda una tale sventura da far rintronare gli orecchi di chi
l'udr. Stender su Gerusalemme la cordicella di Samaria e il
piombino della casa di Acab; asciugher Gerusalemme come si
asciuga un piatto, che si asciuga e si rovescia. Rigetter il
resto della mia eredit; li metter nelle mani dei loro nemici,
diventeranno preda e bottino di tutti i loro nemici, perch
hanno fatto ci che  male ai miei occhi e mi hanno provocato a
sdegno da quando i loro padri uscirono dall'Egitto fino ad oggi.

Manasse vers anche sangue innocente in grande quantit fino a
riempirne Gerusalemme da un'estremit all'altra oltre i peccati
che aveva fatto commettere a Giuda, facendo ci che  male agli
occhi del Signore.

Le altre gesta di Manasse, tutte le sue azioni e le colpe
commesse, sono descritte nel libro delle Cronache dei re di
Giuda. Manasse si addorment con i suoi padri; fu sepolto nel
giardino di casa sua, nel giardino di Uzza. Al suo posto divenne
re suo figlio Amon.

Quando divenne re, Amon aveva ventidue anni; regn due anni in
Gerusalemme. Sua madre, di Iotba, si chiamava Mesullemet, figlia
di Caruz. Fece ci che  male agli occhi del Signore, come
l'aveva fatto il padre Manasse. Cammin su tutte le strade su
cui aveva camminato il padre e serv gli idoli che suo padre
aveva servito e si prostr davanti ad essi. Abbandon il
Signore, Dio dei suoi padri, e non segu la via del Signore.

Contro Amon congiurarono i suoi ufficiali, che uccisero il re
nel suo palazzo. Ma il popolo del paese uccise quanti avevano
congiurato contro il re Amon. Il medesimo popolo proclam re al
suo posto il figlio Giosia.

Le altre gesta di Amon le sue azioni sono descritte nel libro
delle Cronache dei re di Giuda. Lo seppellirono nel suo
sepolcro, nel giardino di Uzza. Al suo posto divenne re suo
figlio Giosia.





22.

Quando divenne re, Giosia aveva otto anni, regn trentun anni in
Gerusalemme. Sua madre, di Boscat, si chiamava Iedida figlia di
Adaia. Fece ci che  retto agli occhi del Signore, imitando in
tutto la condotta di Davide, suo antenato, senza deviare n a
destra n a sinistra.



Nell'anno diciotto del suo regno, Giosia mand Safan figlio di
Asalia, figlio di Mesullam, scriba, nel tempio dicendogli: Va'
da Chelkia sommo sacerdote; egli raccolga il denaro portato nel
tempio, che i custodi della soglia hanno raccolto dal popolo. Lo
consegni agli esecutori dei lavori, addetti al tempio; costoro
lo diano a quanti compiono le riparazioni nel tempio, ossia ai
falegnami, ai costruttori e ai muratori e l'usino per acquistare
legname e pietre da taglio occorrenti per il restauro del
tempio. Non c' bisogno di controllare il denaro consegnato
nelle mani di costoro, perch la loro condotta ispira fiducia.

Il sommo sacerdote Chelkia disse allo scriba Safan: Ho trovato
nel tempio il libro della legge. Chelkia diede il libro a
Safan, che lo lesse. Lo scriba Safan quindi and dal re e gli
rifer: I tuoi servitori hanno versato il denaro trovato nel
tempio e l'hanno consegnato agli esecutori dei lavori, addetti
al tempio Inoltre lo scriba Safan rifer al re: Il sacerdote
Chelkia mi ha dato un libro. Safan lo lesse davanti al re.
Udite le parole del libro della legge, il re si lacer le vesti.
Egli comand al sacerdote Chelkia, ad Achikam figlio di Safan,
ad Acbor figlio di Michea, allo scriba Safan e ad Asaia ministro
del re: Andate, consultate il Signore per me, per il popolo e
per tutto Giuda, intorno alle parole di questo libro ora
trovato; difatti la collera del Signore, che si  accesa contro
di noi,  grande, perch i nostri padri non hanno ascoltato le
parole di questo libro e nelle loro azioni non si sono ispirati
a quanto  stato scritto per noi.

Il sacerdote Chelkia insieme con Achikam, Acbor, Safan e Asaia
andarono dalla profetessa Culda moglie di Sallum, figlio di
Tikva, figlio di Carcas, guardarobiere; essa abitava in
Gerusalemme nel secondo quartiere. L'interrogarono ed essa
rispose loro: Dice il Signore Dio di Israele: Riferite all'uomo
che vi ha inviati da me: Cos parla il Signore: Eccomi, io
faccio piombare una sciagura su questo luogo e sui suoi
abitanti, attuando tutte le parole del libro lette dal re di
Giuda, perch hanno abbandonato me e hanno bruciato incenso ad
altri dei per provocarmi a sdegno con tutte le opere delle loro
mani; la mia collera divamper contro questo luogo e non si
spegner! Al re di Giuda, che vi ha inviati a consultare il
Signore, riferite: Queste cose dice il Signore Dio d'Israele:
Quanto alle parole che hai udito,... poich il tuo cuore si 
commosso e ti sei umiliato davanti al Signore, udendo le mie
parole contro questo luogo e contro i suoi abitanti, che cio
diverranno una desolazione e una maledizione, ti sei lacerate le
vesti e hai pianto davanti a me, anch'io ti ho ascoltato.
Oracolo del Signore. Per questo, ecco, io ti riunir ai tuoi
padri; sarai composto nel tuo sepolcro in pace; i tuoi occhi non
vedranno tutta la sciagura che io far piombare su questo
luogo. Quelli riferirono il messaggio al re.





23.

Per suo ordine si radunarono presso il re tutti gli anziani di
Giuda e di Gerusalemme. Il re sal al tempio del Signore insieme
con tutti gli uomini di Giuda e con tutti gli abitanti di
Gerusalemme, con i sacerdoti, con i profeti e con tutto il
popolo, dal pi piccolo al pi grande. Ivi fece leggere alla
loro presenza le parole del libro dell'alleanza, trovato nel
tempio. Il re, in piedi presso la colonna, concluse un'alleanza
davanti al Signore, impegnandosi a seguire il Signore e a
osservarne i comandi, le leggi e i decreti con tutto il cuore e
con tutta l'anima mettendo in pratica le parole dell'alleanza
scritte in quel libro. Tutto il popolo ader all'alleanza.

Il re comand al sommo sacerdote Chelkia, ai sacerdoti del
secondo ordine e ai custodi della soglia di condurre fuori del
tempio tutti gli oggetti fatti in onore di Baal, di Asera e di
tutta la milizia del cielo; li bruci fuori di Gerusalemme, nei
campi del Cedron, e ne port la cenere a Betel. Destitu i
sacerdoti, creati dai re di Giuda per offrire incenso sulle
alture delle citt di Giuda e dei dintorni di Gerusalemme, e
quanti offrivano incenso a Baal, al sole e alla luna, alle
stelle e a tutta la milizia del cielo. Fece portare il palo
sacro dal tempio fuori di Gerusalemme, nel torrente Cedron, e l
lo bruci e ne fece gettare la cenere nel sepolcro dei figli del
popolo. Demol le case dei prostituti sacri, che erano nel
tempio, e nelle quali le donne tessevano tende per Asera. Fece
venire tutti i sacerdoti dalle citt di Giuda, profan le
alture, dove i sacerdoti offrivano incenso, da Gheba a Bersabea,
demol l'altura dei satiri, che era davanti alla porta di Giosu
governatore della citt, a sinistra di chi entra per la porta
della citt. Per i sacerdoti delle alture non salirono pi
all'altare del Signore in Gerusalemme, anche se mangiavano pane
azzimo in mezzo ai loro fratelli.

Giosia dichiar immondo il Tofet, che si trovava nella valle di
Ben-Innom, perch nessuno vi facesse passare ancora il proprio
figlio o la propria figlia per il fuoco in onore di Moloch.
Rimosse i cavalli che i re di Giuda avevano consacrato al sole
all'ingresso del tempio, nel locale dell'eunuco Netan-Melech,
che era nei cortili, e diede alle fiamme i carri del sole.
Demol gli altari sulla terrazza del piano di sopra di Acaz,
eretti dai re di Giuda, e gli altari eretti da Manasse nei due
cortili del tempio, li frantum e ne gett la polvere nel
torrente Cedron. Il re dichiar immonde le alture che erano di
fronte a Gerusalemme, a sud del monte della perdizione, erette
da Salomone, re di Israele, in onore di Astarte, obbrobrio di
quelli di Sidone, di Camos, obbrobrio dei Moabiti, e di Milcom,
abominio degli Ammoniti. Fece a pezzi le stele e tagli i pali
sacri, riempiendone il posto con ossa umane.

Demol anche l'altare di Betel e l'altura eretta da Geroboamo
figlio di Nebat che aveva fatto commettere peccati a Israele;
demol quest'altare e l'altura; di quest'ultima frantum le
pietre, rendendole polvere; bruci anche il palo sacro.

Volgendo Giosia lo sguardo intorno, vide i sepolcri che erano
sul monte; egli mand a prendere le ossa dai sepolcri e le
bruci sull'altare profanandolo secondo le parole del Signore
pronunziate dall'uomo di Dio quando Geroboamo durante la festa
stava presso l'altare. Quindi si volt; alzato lo sguardo verso
il sepolcro dell'uomo di Dio che aveva preannunziato queste
cose, Giosia domand: Che  quel monumento che io vedo?. Gli
uomini della citt gli dissero: E' il sepolcro dell'uomo di Dio
che, partito da Giuda, preannunzi quanto tu hai fatto contro
l'altare di Betel. Egli disse: Lasciatelo in pace; nessuno
rimuova le sue ossa. Le ossa di lui in tal modo furono
risparmiate, insieme con le ossa del profeta venuto da Samaria.

Giosia elimin anche tutti i templi delle alture, costruiti dai
re di Israele nelle citt della Samaria per provocare a sdegno
il Signore. In essi ripet quanto aveva fatto a Betel. Immol
sugli altari tutti i sacerdoti delle alture locali e vi bruci
sopra ossa umane. Quindi ritorn in Gerusalemme.

Il re ordin a tutto il popolo: Celebrate la Pasqua per il
Signore vostro Dio, con il rito descritto nel libro di questa
alleanza. Difatti una Pasqua simile non era mai stata celebrata
dal tempo dei Giudici, che governarono Israele, ossia per tutto
il periodo dei re di Israele e dei re di Giuda. In realt, tale
Pasqua fu celebrata per il Signore, in Gerusalemme, solo
nell'anno diciotto di Giosia.

Giosia fece poi scomparire anche i negromanti, gli indovini, i
"terafim", gli idoli e tutti gli abomini, che erano nel paese di
Giuda e in Gerusalemme, per mettere in pratica le parole della
legge scritte nel libro trovato dal sacerdote Chelkia nel
tempio. Prima di lui non era esistito un re che come lui si
fosse convertito al Signore con tutto il cuore e con tutta
l'anima e con tutta la forza, secondo tutta la legge di Mos;
dopo di lui non ne sorse un altro simile.

Tuttavia il Signore non attenu l'ardore della sua grande ira,
che era divampata contro Giuda a causa di tutte le provocazioni
di Manasse. Perci il Signore disse: Anche Giuda allontaner
dalla mia presenza, come ho allontanato Israele; respinger
questa citt, Gerusalemme, che mi ero scelta, e il tempio di cui
avevo detto: Ivi sar il mio nome.



Le altre gesta di Giosia e tutte le sue azioni sono descritte
nel libro delle Cronache dei re di Giuda. Durante il suo regno,
il faraone Necao re di Egitto si mosse per soccorrere il re
d'Assiria sul fiume Eufrate. Il re Giosia gli and incontro, ma
Necao l'uccise in Meghiddo al primo urto. I suoi ufficiali
portarono su un carro il morto da Meghiddo a Gerusalemme e lo
seppellirono nel suo sepolcro. Il popolo del paese prese Ioacaz
figlio di Giosia, lo unse e lo proclam re al posto di suo padre.

Quando divenne re, Ioacaz aveva ventitr anni; regn tre mesi in
Gerusalemme. Sua madre, di Libna, si chiamava Camutal, figlia di
Geremia. Egli fece ci che  male agli occhi del Signore, come
avevano fatto i suoi padri.

Il faraone Necao l'imprigion a Ribla, nel paese di Camat, per
non farlo regnare in Gerusalemme; al paese egli impose un
gravame di cento talenti d'argento e di un talento d'oro. Il
faraone Necao nomin re Eliakim figlio di Giosia, al posto di
Giosia suo padre, cambiandogli il nome in Ioiakim. Quindi prese
Ioacaz e lo deport in Egitto, ove mor. Ioiakim consegn
l'argento e l'oro al faraone, avendo tassato il paese per pagare
il denaro secondo la disposizione del faraone. Con una tassa
individuale, proporzionata ai beni, egli riscosse l'argento e
l'oro dal popolo del paese per consegnarlo al faraone Necao.

Quando divenne re, Ioiakim aveva venticinque anni; regn undici
anni in Gerusalemme. Sua madre, di Ruma, si chiamava Zebida,
figlia di Pedaia. Fece ci che  male agli occhi del Signore,
come avevano fatto i suoi padri.





24.

Durante il suo regno, Nabucodonosor re di Babilonia gli mosse
guerra; Ioiakim gli fu sottomesso per tre anni, poi gli si
ribell. Il Signore mand contro di lui bande armate di Caldei,
di Aramei, di Moabiti e di Ammoniti; le mand in Giuda per
annientarlo, secondo la parola che il Signore aveva pronunziato
per mezzo del suoi servi, i profeti. Ci avvenne in Giuda solo
per volere del Signore, che volle allontanarlo dalla sua
presenza a causa del peccato di Manasse, per tutto ci che aveva
fatto, e anche a causa del sangue innocente versato quando aveva
riempito di sangue innocente Gerusalemme; per questo il Signore
non volle placarsi.

Le altre gesta di Ioiakim e tutte le sue azioni sono descritte
nel libro delle Cronache dei re di Giuda. Ioiakim si addorment
con i suoi padri e al suo posto divenne re suo figlio Ioiachin.
Il re d'Egitto non usc pi dal suo paese, perch il re di
Babilonia, dal torrente di Egitto sino al fiume Eufrate, aveva
conquistato quanto una volta apparteneva al re d'Egitto.



Ioachin aveva diciotto anni, quando divenne re; regn tre mesi m
Gerusalemme. Sua madre, di Gerusalemme, si chiamava Necusta,
figlia di Elnatan. Fece ci che  male agli occhi del Signore,
come aveva fatto suo padre. In quel tempo gli ufficiali di
Nabucodonosor re di Babilonia marciarono contro Gerusalemme; la
citt sub l'assedio. Nabucodonosor re di Babilonia giunse
presso la citt, mentre i suoi ufficiali l'assediavano. Ioiachin
re di Giuda si present con sua madre, i suoi ministri, i suoi
capi e i suoi eunuchi, al re di Babilonia; questi, nell'anno
ottavo del suo regno, lo fece prigioniero. Il re di Babilonia
port via di l tutti i tesori del tempio e i tesori della
reggia; fece a pezzi tutti gli oggetti d'oro, che Salomone re di
Israele aveva posto nel tempio. Cos si ademp la parola del
Signore. Deport tutta Gerusalemme, cio tutti i capi, tutti i
prodi, in numero di diecimila, tutti i falegnami e i fabbri;
rimase solo la gente povera del paese. Deport in Babilonia
Ioiachin, la madre del re, le mogli del re, i suoi eunuchi e le
guide del paese, conducendoli in esilio da Gerusalemme in
Babilonia. Tutti gli uomini di valore, in numero di settemila, i
falegnami e i fabbri, in numero di mille, e tutti i guerrieri
pi prodi furono condotti in esilio a Babilonia dal re di
Babilonia. Il re di Babilonia nomin re, al posto di Ioiachin,
Mattania suo zio, cambiandogli il nome in Sedecia.



Quando divenne re, Sedecia aveva ventun anni; regn undici anni
in Gerusalemme. Sua madre, di Libna, si chiamava Camutal, figlia
di Geremia. Fece ci che  male agli occhi del Signore, come
aveva fatto Ioiakim. Ci accadde in Gerusalemme e in Giuda a
causa dell'ira del Signore, tanto che infine li allontan da s.
Sedecia poi si ribell al re di Babilonia.





25.

Nell'anno nono del suo regno, nel decimo mese, il dieci del
mese, Nabucodonosor re di Babilonia, con tutto l'esercito,
marci contro Gerusalemme, la circond da tutte le parti e le
costru intorno opere d'assedio. La citt rimase assediata fino
all'undicesimo anno del re Sedecia. Al nono giorno del quarto
mese, quando la fame dominava la citt e non c'era pi pane per
la popolazione, fu aperta una breccia nelle mura della citt.
Allora tutti i soldati fuggirono, uscendo dalla citt di notte
per la via della porta fra le due mura presso il giardino del re
e, mentre i Caldei erano tutt'intorno alla citt, presero la via
dell'Araba.

I soldati dei Caldei inseguirono il re nelle steppe di Gerico,
mentre tutto il suo esercito si disperse abbandonandolo. Il re
fu preso e condotto dal re di Babilonia a Ribla ove fu
pronunziata contro di lui la sentenza. Furono uccisi alla
presenza di Sedecia i suoi figli e a lui Nabucodonosor fece
cavare gli occhi, l'incaten e lo condusse a Babilonia.

Il settimo giorno del quinto mese  -  era l'anno decimonono del
re Nabucodonosor re di Babilonia  -  Nabuzardan, capo delle
guardie, ufficiale del re di Babilonia, entr in Gerusalemme,
bruci il tempio, la reggia e tutte le case di Gerusalemme,
dando alle fiamme tutte le case di lusso. Tutto l'esercito dei
Caldei, che era con il capo delle guardie, demol il muro
intorno a Gerusalemme. Nabuzardan capo delle guardie deport il
resto del popolo che era stato lasciato in citt, quanti erano
passati disertori al re di Babilonia e il resto della
moltitudine. Il capo delle guardie lasci alcuni fra i pi
poveri del paese come vignaioli e come campagnoli. I Caldei
fecero a pezzi le colonne di bronzo che erano nel tempio, le
basi e il bacino grande di bronzo, che erano ivi, e asportarono
tutto il loro bronzo in Babilonia. Essi presero anche le
caldaie, le palette, i coltelli, le coppe e tutte le
suppellettili di bronzo che servivano al culto. Il capo delle
guardie prese anche i bracieri e i bacini, quanto era d'oro puro
e quanto era d'argento puro. Quanto alle due colonne, al grande
bacino e alle basi, tutto opera di Salomone per il tempio, non
si poteva calcolare il peso del loro bronzo, cio di tutti
questi oggetti. Delle colonne, poi, ciascuna era alta diciotto
cubiti ed era sormontata da un capitello di bronzo, la cui
altezza era di cinque cubiti, tutto intorno al capitello c'erano
un reticolato e melagrane, tutto di bronzo; cos pure era
l'altra colonna.

Il capo delle guardie prese Seraia, sacerdote capo, e Zofonia,
sacerdote del secondo ordine, insieme con tre custodi della
soglia. Dalla citt egli prese un funzionario, che era a capo
dei guerrieri, cinque uomini fra gli intimi del re, che furono
trovati in citt, il segretario del capo dell'esercito, che
arruolava il popolo del paese, e sessanta uomini del popolo del
paese, che si trovavano in citt. Nabuzardan capo delle guardie
li prese e li condusse al re di Babilonia, a Ribla. Il re di
Babilonia li fece uccidere a Ribla, nel paese di Camat. Cos fu
deportato Giuda dal suo paese.



Quanto al popolo che restava nel paese di Giuda, lasciatovi da
Nabucodonosor re di Babilonia, gli fu posto a loro capo Godolia
figlio di Achikam, figlio di Safan. Quando tutti i capi delle
bande armate e i loro uomini seppero che il re di Babilonia
aveva fatto governatore Godolia, si presentarono a costui in
Mizpa. Essi erano: Ismaele figlio di Netania, Giovanni figlio di
Kareach, Seraia figlio di Tancumet, il Netofatita e Iaazania
figlio del Maacateo, insieme con i loro uomini. Godolia giur a
loro e ai loro uomini: Non temete da parte degli ufficiali dei
Caldei; rimanete nel paese e servite il re di Babilonia; sar
per il vostro meglio.

Nel settimo mese venne Ismaele figlio di Netania, figlio di
Elisama, di stirpe regale, con dieci uomini; costoro colpirono a
morte Godolia, i Giudei e i Caldei che erano con lui in Mizpa.
Tutti, dal pi piccolo al pi grande, e tutti i capi delle bande
armate si mossero per andare in Egitto, perch temevano da parte
dei Caldei.



Ora nell'anno trentasette della deportazione di Ioiachin, re di
Giuda, nel dodicesimo mese, il ventisette del mese,
Evil-Merodach re di Babilonia, nell'anno in cui divenne re, fece
grazia a Ioiachin re di Giuda e lo fece uscire dalla prigione.
Gli parl con benevolenza, gli assegn un seggio superiore ai
seggi dei re che si trovavano con lui in Babilonia e gli fece
cambiare le vesti che aveva portato nella prigione. Ioiachin
mangi sempre dalla tavola del re per tutto il resto della sua
vita. Il suo vitto quotidiano gli fu assicurato sempre dal re di
Babilonia, finch visse.





NOTE.

BAAL-ZEBUB: Baal delle mosche: viene deformato il nome della
divinit Baal-Zebul.

CARII: ebraico "Kari"; termine forse corrispondente a Cretei;
corpo di guardia del re.

CUBITO: circa 50 centimetri.

GOMED: Misura ebraica di valore imprecisabile, di solito
tradotta con cubito. 

KOR: La pi grande misura ebraica di capacit per solidi,
calcolata tra i duecento e i quattrocento litri.

POPOLI che abitavano la terra di Canaan (Palestina e Libano
attuali):

CANANEI: i pi antichi abitanti del paese; HITTITI: popolo
dell'Anatolia, stabilitosi in Siria, di origine non semitica;
EVEI: popolo non semitico di cui non si hanno notizie;
PERIZZITI: sono, come dice l'etimologia del loro nome, abitanti
dei villaggi aperti; GERGESEI: popolo di cui non si hanno
notizie; AMORREI: verso il ventesimo secolo avanti Cristo
vivevano nelle regioni del Medio Eufrate, fondarono il regno di
Mari e la prima dinastia di Babilonia; verso il quindicesimo
secolo avanti Cristo si stabilirono in Siria e si spinsero verso
il sud; GEBUSEI: gli abitanti di Gerusalemme.

SEA: circa 15 litri.





CRONOLOGIA DEI RE DI GIUDA E DI ISRAELE.



GIUDA (Regno del Sud).

Roboamo: 931-913.

Abiam: 913-911.

Asa: 911-870.

Giosafat: 870-848.

Ioram: 848-841.

Acazia: 841.

Atalia: 841-835.

Ioas: 835-796.

Amazia: 796-781.

Ozia: 781-740.

Iotam: 740-736.

Acaz: 736-716.

Ezechia: 716-687.

Manasse. 687-642.

Amon: 642-640.

Giosia: 640-609.

Ioacaz: 609.

Ioiakim: 609-598.

Ioiachin: 598

Sedecia: 598-587.



ISRAELE (Regno del Nord).

Geroboamo Primo: 931-910.

Nadab: 910-909.

Baasa: 909-886.

Ela: 886-885.

Zimri: 885.

Omri: 885-874.

Acab: 874-853.

Acazia: 853-852.

Ioram. 852-841.

Ieu: 841-814.

Ioacaz: 814-798.

Ioas: 798-783.

Geroboamo Secondo: 783-743.

Zaccaria: 743:

Sallum: 743.

Menachem. 743-738.

Pekachia: 738-737.

Pekach: 737-732.

Osea: 732-724 (Nel 721: Occupazione di Samaria, deportazione
degli abitanti del Nord e insediamento di popolazioni stranieri-
vedi 2 Re 17).

Circa il 550: Deutero Isaia.

LA BIBBIA.

ANTICO TESTAMENTO.



Terzo volume.

LIBRI STORICI -  Seconda parte.



INDICE.

1. 1 Cronache.

2. 2 Cronache.

3. Esdra.

4. Neemia.

5. Tobia.

6. Giuditta.

7. Ester.

8. 1 Maccabei.

9. 2 Maccabei.





1 CRONACHE.





1.

Adamo, Set, Enos, Kenan, Maalaleel, Iared, Enoch, Matusalemme,
Lamech, No, Sem, Cam e Iafet.



[Dal diluvio ad Abramo].

Figli di Iafet: Gomer, Magog, Media, Grecia, Tubal, Mesech e
Tiras.

Figli di Gomer: Ascanaz, Rifat e Togarma.

Figli di Grecia: Elisa, Tarsis, quelli di Cipro e quelli di Rodi.



Figli di Cam: Etiopia, Egitto, Put e Canaan. Figli di Etiopia:
Seba, Avila, Sabta, Raema e Sabteca. Figli di Raema: Saba e
Dedan.

Etiopia gener Nimrod, che fu il primo eroe sulla terra. Egitto
gener i Ludi, gli Anamiti, i Leabiti, i Naftuchiti, i
Patrositi, i Casluchiti e i Caftoriti, dai quali derivarono i
Filistei. Canaan gener Sidone suo primogenito, Chet, il
Gebuseo, l'Amorreo, il Gergeseo, l'Eveo, l'Archita, il Sineo,
l'Arvadeo, lo Zemareo e l'Amateo.



Figli di Sem: Elam, Assur, Arpacsad, Lud e Aram. Figli di Aram:
Uz, Cul, Gheter e Mesech. Arpacsad gener Selach, Selach gener
Eber. A Eber nacquero due figli, uno si chiamava Peleg, perch
ai suoi tempi si divise la terra, e suo fratello si chiamava
Ioktan. Ioktan gener Almodad, Salef, Cazarmavet, Ierach,
Adoram, Uzal, Dikla, Ebal, Abimael, Saba, Ofir, Avila e Iobab;
tutti costoro erano figli di Ioktan. Sem, Arpacsad, Selach,
Eber, Peleg, Reu, Serug, Nacor, Terach, Abram, cio Abramo.



[Da Abramo all'inizio del popolo d'Israele].

Figli di Abramo: Isacco e Ismaele. Ecco la loro discendenza:
primogenito di Ismaele fu Nebaiot; altri suoi figli: Kedar,
Adbeel, Mibsam, Misma, Duma, Massa, Cadad, Tema, Ietur, Nafis e
Kedma; questi furono discendenti di Ismaele.

Figli di Ketura, concubina di Abramo: essa partor Zimran,
Ioksan, Medan, Madian, Isbak e Suach. Figli di Ioksan: Saba e
Dedan. Figli di Madian: Efa, Efer, Enoch, Adiba ed Eldaa; tutti
questi furono discendenti di Ketura.

Abramo gener Isacco. Figli di Isacco: Esa e Israele. Figli di
Esa: Elifaz, Reuel, Ieus, Ialam e Core. Figli di Elifaz: Teman,
Omar, Zefi, Gatam, Kenaz, Timna e Amalek. Figli di Reuel: Nacat,
Zerach, Samma e Mizza.

Figli di Seir: Lotan, Sobal, Zibeon, Ana, Dison, Eser e Disan.
Figli di Lotan: Cori e Omam. Sorella di Lotan: Timna. Figli di
Sobal: Alvan, Manacat, Ebal, Sefi e Onam. Figli di Zibeon: Aia e
Ana. Figli di Ana: Dison. Figli di Dison: Camran, Esban, Itran e
Cheran. Figli di Eser: Bilan, Zaavan, Iaakan. Figli di Disan: Uz
e Aran.

Ecco i re che regnarono nel paese di Edom, prima che gli
Israeliti avessero un re: Bela, figlio di Beor; la sua citt si
chiamava Dinaba. Morto Bela, divenne re al suo posto Iobab,
figlio di Zerach di Bozra. Morto Iobab, divenne re al suo posto
Cusam della regione dei Temaniti. Morto Cusam, divenne re al suo
posto Adad figlio di Bedad, il quale sconfisse i Madianiti nei
campi di Moab; la sua citt si chiamava Avit. Morto Adad,
divenne re al suo posto Samla di Masreka. Morto Samla, divenne
re al suo posto Saul di Recobot sul fiume. Morto Saul divenne re
al suo posto Baal-Canan, figlio di Acbor. Morto Baal-Canan,
divenne re al suo posto Adad; la sua citt si chiamava Pai; sua
moglie si chiamava Mechetabel, figlia di Matred, figlia di
Mezaab.

Morto Adad, in Edom ci furono capi: il capo di Timna, il capo di
Alva, il capo di Ietet, il capo di Oolibama, il capo di Ela, il
capo di Pinon, il capo di Kenaz, il capo di Teman, il capo di
Mibzar, il capo di Magdiel, il capo di Iram. Questi furono i
capi di Edom.





2. [Trib d'Israele].

Questi sono i figli di Israele: Ruben, Simeone, Levi, Giuda,
Issacar, Zabulon, Dan, Giuseppe, Beniamino, Neftali, Gad e Aser.

Figli di Giuda: Er, Onan, Sela; i tre gli nacquero dalla figlia
di Sua la Cananea. Er, primogenito di Giuda, era malvagio agli
occhi del Signore, che perci lo fece morire. Tamar sua nuora
gli partor Perez e Zerach. Totale dei figli di Giuda: cinque.

Figli di Perez: Chezron e Camul.

Figli di Zerach: Zimri, Etan, Eman, Calcol e Darda; in tutto:
cinque. Figli di Carmi: Acar, che provoc una disgrazia in
Israele con la trasgressione circa l'anatema. Figli di Etan:
Azaria. Figli che nacquero a Chezron: Ieracmel, Ram e Chelubai.
Ram gener Amminadab, Amminadab gener Nacson, capo dei figli di
Giuda. Nacson gener Salma, Salma gener Booz. Booz gener Obed,
Obed gener Iesse. Iesse gener Eliab il primogenito, Abinadab,
secondo, Simea, terzo, Netaneel, quarto, Raddai, quinto, Ozem,
sesto, Davide, settimo. Loro sorelle furono: Zeruia e Abigail.
Figli di Zeruia furono Abisai, Ioab e Asael: tre. Abigail
partor Amasa, il cui padre fu Ieter l'Ismaelita.



Caleb, figlio di Chezron, dalla moglie Azuba ebbe Ieriot. Questi
sono i figli di lei: Ieser, Sobab e Ardon. Morta Azuba Caleb
prese in moglie Efrat che gli partor Cur. Cur gener Uri, Uri
gener Bezaleel. Dopo Chezron si un alla figlia di Machir,
padre di Galaad; egli la spos a sessant'anni ed essa gli
partor Segub.

Segub gener Iair, cui appartennero ventitr citt nella regione
di Galaad. Ghesur e Aram presero loro i villaggi di Iair con
Kenat e le dipendenze: sessanta citt. Tutti questi furono figli
di Machir padre di Galaad. Dopo la morte di Chezron, Caleb si
un a Efrata, moglie di suo padre Chezron, la quale gli partor
Ascur, padre di Tekoa.

I figli di Ieracmel, primogenito di Chezron, furono Ram il
primogenito, Buna, Oren, Achia. Ieracmel ebbe una seconda moglie
che si chiamava Atara e fu madre di Onam.

I figli di Ram, primogenito di Ieracmel, furono Maas, Iamin ed
Eker.

I figli di Onam furono Sammai e Iada. Figli di Sammai: Nadab e
Abisur. La moglie di Abisur si chiamava Abiail e gli partor
Acban e Molid. Figli di Nadab furono Seled ed Efraim. Seled mor
senza figli. Figli di Efraim: Isei; figli di Isei: Sesan; figli
di Sesan: Aclai. Figli di Iada, fratello di Sammai: Ieter e
Gionata. Ieter mor senza figli. Figli di Gionata: Pelet e Zaza.
Questi furono i discendenti di Ieracmel.

Sesan non ebbe figli, ma solo figlie; egli aveva uno schiavo
egiziano chiamato Iarca. Sesan diede in moglie allo schiavo
Iarca una figlia, che gli partor Attai. Attai gener Natan,
Natan gener Zabad; Zabad gener Eflal; Eflal gener Obed, Obed
gener Ieu, Ieu gener Azaria, Azaria gener Chelez, Chelez
gener Eleasa; Eleasa gener Sismai; Sismai gener Sallum;
Sallum gener Iekamia; Iekamia gener Elisama.

Figli di Caleb, fratello di Ieracmel, furono Mesa, suo
primogenito, che fu padre di Zif; il figlio di Maresa fu padre
di Ebron. Figli di Ebron: Core, Tappuach, Rekem e Samai. Samai
gener Racam, padre di Iorkeam; Rekem gener Sammai. Figlio di
Sammai: Maon, che fu padre di Bet-Zur.

Efa, concubina di Caleb, partor Caran, Moza e Gazez; Caran
gener Gazez. Figli di Iadai: Reghem, Iotam, Ghesan, Pelet, Efa
e Saaf. Maaca, concubina di Caleb, partor Seber e Tircana;
partor anche Saaf, padre di Madmanna, e Seva, padre di Macbena
e padre di Gabaa. Figlia di Caleb fu Acsa.

Questi furono i figli di Caleb: Ben-Cur, primogenito di Efrata,
Sobal, padre di Kiriat-Iearim, Salma, padre di Betlemme, Haref,
padre di Bet-Gader. Sobal, padre di Kiriat-Iearim, ebbe come
figli Reaia, Cazi e Manacat. Le famiglie di Kiriat-Iearim sono
quelle di Ieter, di Put, di Suma e di Masra. Da costoro
derivarono quelli di Zorea e di Estaol.

Figli di Salma: Betlemme, i Netofatiti, Atarot-Bet-Ioab e met
dei Manactei e degli Zoreatei. Le famiglie degli scribi che
abitavano in Iabez: i Tireatei, Simeatei e i Sucatei. Questi
erano Keniti, discendenti da Cammat della famiglia di Recab.





3.

Questi sono i figli che nacquero a Davide in Ebron: il
primogenito Amnon, nato da Achinoam di Izreel; Daniele secondo,
nato da Abigail del Carmelo, Assalonne terzo, figlio di Maaca
figlia di Talmai, re di Ghesur; Adonia quarto, figlio di Agghit;
Sefatia quinto, nato da Abital; Itram sesto, figlio della moglie
Egla. Sei gli nacquero in Ebron, ove egli regn sette anni e sei
mesi, mentre regn trentatr anni in Gerusalemme. I seguenti gli
nacquero in Gerusalemme: Simea, Sobab, Natan e Salomone, ossia
quattro figli natigli da Betsabea, figlia di Ammiel; inoltre
Ibcar, Elisama, Elifelet, Noga, Nefeg, Iafia, Elisama, Eliada ed
Elifelet, ossia nove figli. Tutti costoro furono figli di Davide
senza contare i figli delle sue concubine. Tamar era loro
sorella.

Figli di Salomone: Roboamo, di cui fu figlio Abia, di cui fu
figlio Asa, di cui fu figlio Giosafat, di cui fu figlio Ioram,
di cui fu figlio Acazia, di cui fu figlio Ioas, di cui fu figlio
Amazia, di cui fu figlio Azaria, di cui fu figlio Iotam, di cui
fu figlio Acaz, di cui fu figlio Ezechia, di cui fu figlio
Manasse, di cui fu figlio Amon, di cui fu figlio Giosia. Figli
di Giosia: Giovanni primogenito, Ioakim secondo, Sedecia terzo,
Sallum quarto. Figli di Ioakim: Ieconia, di cui fu figlio
Sedecia.

Figli di Ieconia, il prigioniero: Sealtiel, Malchiram, Pedaia,
Seneazzar, Iekamia, Cosama e Nedabia. Figli di Pedaia:
Zorobabele e Simei. Figli di Zorobabele: Mesullam e Anania e
Selomit, loro sorella. Figli di Mesullam: Casuba, Oel, Berechia,
Casadia, Iusab-Chesed: cinque figli. Figli di Anania: Pelatia,
di cui fu figlio Isaia, di cui fu figlio Refaia, di cui fu
figlio Arnan, di cui fu figlio Abdia, di cui fu figlio Secania.
Figli di Secania: Semaia, Cattus, Igheal, Bariach, Naaria e
Safat: sei. Figli di Naaria: Elioenai, Ezechia e Azrikam: tre.
Figli di Elioenai: Odavia, Eliasib, Pelaia, Akub, Giovanni,
Delaia e Anani: sette.





4. [Trib israelite del Sud].

Figli di Giuda: Perez, Chezron, Carmi, Cur e Sobal. Reaia figlio
di Sobal gener Iacat; Iacat gener Acumai e Laad. Queste sono
le famiglie degli Zoreatei.

Questi furono i figli del padre di Etam: Izreel, Isma e Ibdas;
la loro sorella si chiamava Azlelponi. Penuel fu padre di
Ghedor; Ezer fu padre di Cusa. Questi furono i figli di Cur il
primogenito di Efrata padre di Betlemme.

Ascur padre di Tekoa aveva due mogli, Chelea e Naara. Naara gli
partor Acuzzam, Chefer, il Temanita e l'Acastarita; questi
furono figli di Naara. Figli di Chelea: Zeret, Zocar, Etnan e
Koz.

Koz gener Anub, Azzobeba e le famiglie di Acarche, figlio di
Arum. Iabez fu pi onorato dei suoi fratelli; sua madre l'aveva
chiamato Iabez poich diceva: Io l'ho partorito con dolore.
Iabez invoc il Dio di Israele dicendo: Se tu mi benedicessi e
allargassi i miei confini e la tua mano fosse con me e mi
tenessi lontano dal male s che io non soffra!. Dio gli
concesse quanto aveva chiesto. Chelub, fratello di Suca, gener
Mechir, che fu padre di Eston. Eston gener Bet-Rafa, Paseach e
Techinna, padre di Ir-Nacas. Questi sono gli uomini di Reca.

Figli di Kenaz: Otniel e Seraia; figli di Otniel: Catat e
Meonotai. Meonotai gener Ofra, Seraia gener Ioab padre della
valle degli artigiani, poich erano artigiani. Figli di Caleb,
figlio di Iefunne: Ir, Ela e Naam. Figli di Ela: Kenaz.

Figli di Ieallelel: Zif, Zifa, Tiria e Asarel. Figli di Ezra:
Ieter, Mered, Efer e Ialon. Partor Miriam, Sammai e Isbach,
padre di Estemoa. Sua moglie, la Giudea, partor Ieter padre di
Ghedor, Cheber padre di Soco e Iekutiel padre di Zanoach. Questi
invece sono i figli di Bitia, figlia del faraone, che Mered
aveva presa in moglie.

Figli della moglie Odaia, sorella di Nacam, padre di Keila il
Garmita e di Estemoa il Maacateo. Figli di Simone: Ammon, Rinna,
Ben-Canan e Tilon. Figli di Isei: Zochet e Ben-Zochet.

Figli di Sela, figlio di Giuda: Er padre di Leca, Laada padre di
Maresa, e le famiglie dei lavoratori del bisso in Bet-Asbea,
Iokim e la gente di Cozeba, Ioas e Saraf, che dominarono in Moab
e poi tornarono in Betlemme. Ma si tratta di fatti antichi.
Erano vasai e abitavano a Netaim e a Ghedera; abitavano l con
il re, al suo servizio.



Figli di Simeone: Nemuel, Iamin, Iarib, Zerach, Saul, di cui fu
figlio Sallum, di cui fu figlio Mibsam, di cui fu figlio Misma.
Figli di Misma: Cammuel, di cui fu figlio Zaccur, di cui fu
figlio Simei. Simei ebbe sedici figli e sei figlie, ma i suoi
fratelli ebbero pochi figli, le loro famiglie non si
moltiplicarono come quelle dei discendenti di Giuda. Si
stabilirono in Bersabea, in Molada, in Cazar-Sual, in Bila, in
Ezem, in Tolad, in Betuel, in Corma, in Ziklag, in Bet-Marcabot,
in Cazar-Susim, in Bet-Birei e in Saaraim. Queste furono le loro
citt fino al regno di Davide. Loro villaggi erano Etam, Ain,
Rimmon, Tochen e Asan: cinque citt e tutti i villaggi dei loro
dintorni fino a Baal. Questa era la loro sede e questi i loro
nomi nei registri genealogici.

Mesobab, Iamlech, Iosa figlio di Amasia, Gioele, Ieu figlio di
Iosibia, figlio di Seraia, figlio di Asiel, Elioenai, Iaakoba,
Iesocaia, Asaia, Adiel, Iesimiel, Benaia, Ziza figlio di Sifei,
figlio di Allon, figlio di Iedaia, figlio di Simri, figlio di
Semaia. Questi, elencati per nome, erano capi nelle loro
famiglie; i loro casati si estesero molto. Andarono verso
l'ingresso di Ghedor fino a oriente della valle in cerca di
pascoli per i greggi. Trovarono pascoli pingui e buoni; la
regione era estesa, tranquilla e quieta.

Prima vi abitavano i discendenti di Cam. Ma gli uomini, di cui
sono stati elencati i nomi al tempo di Ezechia, re di Giuda,
assalirono e sbaragliarono le tende di Cam e i Meuniti, che si
trovavano l, li votarono allo sterminio, che  durato fino ad
oggi, e ne occuparono il posto poich era ricco di pascoli per i
greggi. Alcuni di loro, fra i discendenti di Simeone, andarono
sulle montagne di Seir: cinquecento uomini, guidati da Pelatia,
Nearia, Refaia e Uzziel, figli di Isei. Eliminarono i superstiti
degli Amaleciti e si stabilirono l fino ad oggi.





5. [Trib israelite della Transgiordania].

Figli di Ruben, primogenito di Israele. Egli era il primogenito,
ma poich aveva profanato il letto del padre, la primogenitura
fu assegnata ai figli di Giuseppe, figlio d'Israele. Ma nella
registrazione non si tenne conto della primogenitura, perch
Giuda ebbe il sopravvento sui fratelli, essendo il capo un suo
discendente; tuttavia la primogenitura appartiene a Giuseppe.

Figli di Ruben, primogenito di Israele: Enoch, Pallu, Chezron e
Carmi.

Figli di Gioele: Semaia, di cui fu figlio Gog, di cui fu figlio
Simei, di cui fu figlio Mica, di cui fu figlio Reaia, di cui fu
figlio Baal, di cui fu figlio Beera, che fu deportato nella
deportazione di Tiglat-Pilezer, re d'Assiria; egli era il capo
dei Rubeniti.

Suoi fratelli, secondo le loro famiglie come sono iscritti nelle
genealogie, furono: primo Ieiel, quindi Zaccaria e Bela figlio
di Azaz, figlio di Sema, figlio di Gioele, che dimorava in Aroer
e fino al Nebo e a Baal-Meon. A oriente si estendevano fra
l'inizio del deserto che va dal fiume Eufrate in qua, perch i
loro greggi erano numerosi nel paese di Galaad. Al tempo di Saul
mossero guerra agli Agareni; caduti questi nelle loro mani, essi
si stabilirono nelle loro tende su tutta la parte orientale di
Galaad.



I figli di Gad dimoravano di fronte nella regione di Basan fino
a Salca. Gioele, il capo, Safam, secondo, quindi Iaanai e Safat
in Basan. Loro fratelli, secondo i loro casati, furono Michele,
Mesullam, Seba, Iorai, Iaacan, Zia ed Eber: sette. Costoro erano
figli di Abicail, figlio di Curi, figlio di Iaroach, figlio di
Galaad, figlio di Michele, figlio di Iesisai, figlio di Iacdo,
figlio di Buz. Achi, figlio di Abdiel, figlio di Guni, era il
capo del loro casato. Dimoravano in Galaad e in Basan e nelle
loro dipendenze e in tutti i pascoli di Saron fino ai loro
estremi confini. Tutti costoro furono registrati negli elenchi
genealogici al tempo di Iotam re di Giuda e al tempo di
Geroboamo, re di Israele.

I figli di Ruben, i Gaditi e met delle trib di Manasse, gente
valorosa armata di scudo e di spada, tiratori d'arco ed esperti
della guerra, potevano uscire in campo in
quarantaquattromilasettecentosessanta. Essi attaccarono gli
Agareni, Ietur, Nafis e Nodab. Essi furono aiutati contro
costoro, perch durante l'assalto si erano rivolti a Dio, che li
aiut per la loro fiducia in lui e cos gli Agareni e tutti i
loro alleati furono consegnati nelle loro mani. Essi razziarono
il bestiame degli Agareni: cinquantamila cammelli,
duecentocinquantamila pecore, duemila asini e centomila persone,
poich numerosi furono i feriti a morte, dato che la guerra era
voluta da Dio. I vincitori si stabilirono nei territori dei
vinti fino alla deportazione.



I figli di met della trib di Manasse abitavano dalla regione
di Basan a Baal-Ermon, a Senir e al monte Ermon; essi erano
numerosi. Questi sono i capi dei loro casati: Efer, Isei, Eliel,
Azriel, Geremia, Odavia e Iacdiel, uomini valorosi e famosi,
capi dei loro casati.

Ma furono infedeli al Dio dei loro padri, prostituendosi agli
di delle popolazioni indigene, che Dio aveva distrutto davanti
a essi. Il Dio di Israele eccit lo spirito di Pul re d'Assiria,
cio lo spirito di Tiglat-Mezer re d'Assiria, che deport i
Rubeniti, i Gaditi e met della trib di Manasse, li conduse in
Calach, presso Cabor, fiume del Gozan, ove rimangano ancora.



[Trib sacra di Levi].

Figli di Levi: Gherson, Keat e Merari. Figli di Keat: Amram,
Izear, Ebron e Uzziel. Figli di Amram: Aronne, Mos e Maria.
Figli di Aronne: Nadab, Abiu, Eleazaro e Itamar, Eleazaro gener
Finees, Finees gener Abisua; Abisua gener Bukki; Bukki gener
Uzzi; Uzzi gener Zerachia; Zerachia gener Meraiot; Meraiot
gener Amaria; Amaria gener Achitob; Achitob gener Zadok;
Zadok gener Achimaaz; Achimaaz gener Azaria; Azaria gener
Giovanni; Giovanni gener Azaria, che fu sacerdote nel tempio
costruito da Salomone in Gerusalemme. Azaria gener Amaria;
Amaria gener Achitob; Achitob gener Zadok; Zadok gener
Sallum; Sallum gener Chelkia; Chelkia gener Azaria; Azaria
gener Seraia; Seraia gener Iozadak. Iozadak part quando il
Signore, per mezzo di Nabucodonosor, fece deportare Giuda e
Gerusalemme.





6.

Figli di Levi: Gherson, Keat e Merari. Questi sono i nomi dei
figli di Gherson: Libni e Simei. Figli di Keat: Amram, Izear,
Ebron e Uzziel. Figli di Merari: Macli e Musi; queste sono le
famiglie di Levi secondo i loro casati.

Gherson ebbe per figlio Libni, di cui fu figlio Iacat, di cui fu
figlio Zimma, di cui fu figlio Ioach, di cui fu figlio Iddo, di
cui fu figlio Zerach, di cui fu figlio Ieotrai.

Figli di Keat: Amminadab, di cui fu figlio Core, di cui fu
figlio Assir, di cui fu figlio Elkana, di cui fu figlio Abiasaf,
di cui fu figlio Assir, di cui fu figlio Tacat, di cui fu figlio
Uriel, di cui fu figlio Ozia, di cui fu figlio Saul. Figli di
Elkana: Amasai e Achimot, di cui fu figlio Elkana, di cui fu
figlio Sufai, di cui fu figlio Nacat, di cui fu figlio Eliab, di
cui fu figlio Ierocam, di cui fu figlio Elkana. Figli di
Samuele: Gioele primogenito e Abia secondo.

Figli di Merari: Macli, di cui fu figlio Libni, di cui fu figlio
Simei, di cui fu figlio Uzza, di cui fu figlio Simea, di cui fu
figlio Agghiia, di cui fu figlio Asaia.



Ecco coloro ai quali Davide affid la direzione del canto nel
tempio dopo che l'arca aveva trovato una sistemazione. Essi
esercitarono l'ufficio di cantori davanti alla Dimora della
tenda del convegno finch Salomone non costru il tempio in
Gerusalemme.

Nel servizio si attenevano alla regola fissata per loro.

Questi furono gli incaricati e questi i loro figli. Dei Keatiti:
Eman il cantore, figlio di Gioele, figlio di Samuele, figlio di
Elkana, figlio di Ierocam, figlio di Eliel, figlio di Toach,
figlio di Zuf, figlio di Elkana, figlio di Macat, figlio di
Amasai, figlio di Elkana, figlio di Gioele, figlio di Azaria,
figlio di Sofonia, figlio di Tacat, figlio di Assir, figlio di
Abiasaf, figlio di Core, figlio di Izear, figlio di Keat, figlio
di Levi, figlio di Israele.

Suo collega era Asaf, che stava alla sua destra: Asaf, figlio di
Berechia, figlio di Semea, figlio di Michele, figlio di Baasea,
figlio di Malchia, figlio di Etni, figlio di Zerach, figlio di
Adaia, figlio di Etan, figlio di Zimma, figlio di Simei, figlio
di Iacat, figlio di Gherson, figlio di Levi.

I figli di Merari, loro colleghi, che stavano alla sinistra,
erano Etan, figlio di Kisi, figlio di Abdi, figlio di Malluch,
figlio di Casabia, figlio di Amasia, figlio di Chilkia, figlio
di Amsi, figlio di Bani, figlio di Semer, figlio di Macli,
figlio di Musi, figlio di Merari, figlio di Levi.



I loro colleghi leviti erano addetti a ogni servizio della
Dimora nel tempio. Aronne e i suoi figli presentavano le offerte
sull'altare dell'olocausto e sull'altare dell'incenso, curavano
tutto il servizio del Santo dei santi e compivano il sacrificio
espiatorio per Israele secondo quanto aveva comandato Mos,
servo di Dio.

Questi sono i figli di Aronne: Eleazaro, di cui fu figlio
Finees, di cui fu figlio Abisua, di cui fu figlio Bukki, di cui
fu figlio Uzzi, di cui fu figlio Zerachia, di cui fu figlio
Meraiot, di cui fu figlio Amaria, di cui fu figlio Achitob, di
cui fu figlio Zadok, di cui figlio Achimaaz.



Queste sono le loro residenze, secondo le loro circoscrizioni
nei loro territori. Ai figli di Aronne della famiglia dei
Keatiti, che furono sorteggiati per primi, fu assegnata Ebron
nel paese di Giuda con i pascoli vicini, ma il territorio della
citt e i suoi villaggi furono assegnati a Caleb figlio di
Iefunne. Ai figli di Aronne furono assegnate Ebron, citt di
rifugio, Libna con i pascoli, Iattir, Estemoa con i pascoli,
Chilez con i pascoli, Debir con i pascoli, Asan con i pascoli,
Bet-Semes con i pascoli e, nella trib di Beniamino, Gheba con i
pascoli, Alemet con i pascoli, Anatot con i pascoli. Totale:
tredici citt con i loro pascoli.

Agli altri figli di Keat, secondo le loro famiglie, furono
assegnate in sorte dieci citt prese dalla trib di Efraim,
dalla trib di Dan e da met della trib di Manasse. Ai figli di
Gherson, secondo le loro famiglie, furono assegnate tredici
citt prese dalla trib di Issacar, dalla trib di Aser, dalla
trib di Neftali e dalla trib di Manasse in Basan. Ai figli di
Merari, secondo le loro famiglie, furono assegnate in sorte
dodici citt prese dalla trib di Ruben, dalla trib di Gad e
dalla trib di Zabulon.

Gli Israeliti assegnarono ai leviti queste citt con i pascoli.
Le suddette citt prese dalle trib dei figli di Giuda, dei
figli di Simeone e dei figli di Beniamino, le assegnarono in
sorte dando loro il relativo nome.

Alle famiglie dei figli di Keat furono assegnate in sorte citt
appartenenti alle trib di Efraim. Assegnarono loro Sichem citt
di rifugio, con i suoi pascoli, sulle montagne di Efraim, Ghezer
con i pascoli, Iokmeam con i pascoli, Bet-Oron con i pascoli,
Aialon con i pascoli, Gat-Rimmon con i pascoli e, da met della
trib di Manasse, Taanach con i pascoli, Ibleam con i pascoli.
Le suddette citt erano per la famiglia degli altri figli di
Keat.

Ai figli di Gherson, secondo le loro famiglie, assegnarono in
sorte dalla met della trib di Manasse: Golan in Basan con i
pascoli e Astarot con i pascoli; dalla trib di Issacar: Kedes
con i pascoli, Daberat con i pascoli, Iarmut con i pascoli e
Anem con i pascoli; dalla trib di Aser: Masal con i pascoli,
Abdon con i pascoli, Cukok con i pascoli e Recob con i pascoli;
dal1a trib di Neftali: Kedes di Galilea con i pascoli, Cammon
con i pascoli e Kiriataim con i pascoli.

Agli altri figli di Merari della trib di Zabulon furono
assegnate: Rimmon con i pascoli e Tabor con i pascoli; oltre il
Giordano di Gerico, a oriente del Giordano, dalla trib di
Ruben: Bezer nel deserto con i pascoli, Iaza con i pascoli,
Kedemot con i pascoli, Mefaat con i pascoli; del1a trib di Gad:
Ramot di Galaad con i pascoli, Macanaim con i pascoli, Chesbon
con i pascoli e Iazer con i pascoli.





7. [Trib israelite del Nord].

Figli di Issacar: Tola, Pua, Iasub, Simron: quattro. Figli di
Tola: Uzzi, Refaia, Ieriel, Iacmai, Ibsam, Samuele, capi dei
casati di Tola, uomini valorosi. Nel censimento al tempo di
Davide il loro numero era di ventiduemilaseicento. Figli di
Uzzi: Izrachia. Figli di Izrachia: Michele, Abdia, Gioele...
Issia: cinque, tutti capi. Secondo il censimento, eseguito per
casati, avevano trentaseimila uomini nelle loro schiere armate
per la guerra, poich abbondavano di mogli e di figli. I loro
fratelli appartenenti a tutti i clan di Issacar, uomini
valorosi, nel censimento erano ottantasettemila in tutto.



Figli di Beniamino: Bela, Beker e Iedaiel; tre. Figli di Bela:
Ezbon, Uzzi Uzziel, Ierimot, Iri, cinque capi dei loro casati,
uomini valorosi; ne furono censiti ventiduemilatrentaquattro.
Figli di Beker: Zemira, Ioas, Eliezer, Elioenai Omri, Ieremot,
Abia, Anatot e Alemet, tutti costoro erano figli di Beker. Il
loro censimento, eseguito secondo le loro genealogie in base ai
capi dei loro casati, indic ventimiladuecento uomini valorosi.
Figli di Iedaiel: Bilan. Figli di Bilan: Ieus, Beniamino, Eud,
Kenaana, Zetan, Tarsis e Achisacar. Tutti questi erano figli di
Iedaiel, capi dei loro casati, uomini valorosi, in numero di
diciassettemiladuecento, pronti per una spedizione militare e
per combattere. Suppim e Cuppim, figli di Ir; Cusim, figlio di
Acher.



Figli di Neftali: Iacaziel, Guni, Iezer e Sallum, figli di Bila.
Figli di Manasse: Asriel..., quelli che gli aveva partoriti la
concubina aramea: Machir, padre di Galaad. Machir prese una
moglie per Cuppim e Suppim; sua sorella si chiamava Maaca. Il
secondo figlio si chiamava Zelofcad; Zelofcad aveva figlie.
Maaca, moglie di Machir, partor un figlio che chiam Peres,
mentre suo fratello si chiamava Seres, suoi figli erano Ulam e
Rekem. Figli di Ulam: Bedan. Questi furono i figli di Galaad,
figlio di Machir, figlio di Manasse. La sua sorella Ammoleket
partor Iseod, Abiezer e Macla. Figli di Semida furono Achian,
Seken, Likchi e Aniam.



Figli di Efraim: Sutelach, di cui fu figlio Bered, di cui fu
figlio Tacat, di cui fu figlio Eleada, di cui fu figlio Tacat,
di cui fu figlio Zabad, di cui furono figli Sutelach, Ezer ed
Elead, uccisi dagli uomini di Gat, indigeni della regione,
perch erano scesi a razziarne il bestiame. Il loro padre Efraim
li pianse per molti giorni e i suoi fratelli vennero per
consolarlo. Quindi si un alla moglie che rimase incinta e
partor un figlio che il padre chiam Beria, perch nato con la
sventura in casa. Figlia di Efraim fu Seera, la quale edific
Bet-Oron inferiore e superiore e Uzen-Seera. Suo figlio fu anche
Refach, di cui fu figlio Resef, di cui fu figlio Telach, di cui
fu figlio Tacan, di cui fu figlio Laadan, di cui fu figiio
Amiud, di cui fu figlio Elisama, di cui fu figlio Nun, di cui fu
figlio Giosu. Loro propriet e loro domicilio furono Betel con
le dipendenze, a oriente Naaran, a occidente Ghezer con le
dipendenze, Sichem con le dipendenze fino ad Aiia con le
dipendenze. Appartenevano ai figli di Manasse: Bet-Sean con le
dipendenze, Taanach con le dipendenze e Dor con le dipendenze.
In queste localit abitavano i figli di Giuseppe, figlio di
Israele.



Figli di Aser: Imna, Isva, Isvi, Beria e Serach loro sorella.
Figli di Beria: Cheber e Malchiel, padre di Birzait. Cheber
gener Iaflet Semer, Cotam e Sua, loro sorella. Figli di Iaflet:
Pasach, Bimeal e Asvat, questi furono i figli di Iaflet. Figli
di Semer suo fratello: Roga, Cubba e Aram. Figli di Chelem suo
fratello: Zofach, Imna, Seles e Amal. Figli di Zofach: Such,
Carnefer, Sual, Beri, Imra, Bezer, Od, Samma, Silsa, Itran e
Beera. Figli di Ieter: Iefunne, Pispa e Ara. Figli di Ulla:
Arach, Caniel e Rizia. Tutti costoro furono figli di Aser, capi
di casati, uomini scelti e valorosi, capi tra i principi. Nel
loro censimento, eseguito in base alla capacit militare,
risult il numero ventiseimila.





8.

Beniamino gener Bela suo primogenito, Asbel secondo, Achiram
terzo, Noca quarto e Rafa quinto. Bela ebbe i figli Addar, Ghera
padre di Ecud, Abisua, Naaman, Acoach, Ghera, Sepufan e Curam.
Questi furono i figli di Ecud, che erano capi di casati fra gli
abitanti di Gheba e che furono deportati in Manacat. Naaman,
Achia e Ghera, che li deport e gener Uzza e Achiud. Sacaraim
ebbe figli nei campi di Moab, dopo aver ripudiato le mogli Cusim
e Baara. Da Codes, sua moglie, gener Iobab, Zibia, Mesa,
Melcam, Ieus, Sachia e Mirma. Questi furono i suoi figli, capi
di casati. Da Cusim gener Abitul ed Elpaal. Figli di Elpaal:
Eber, Miseam e Semed, che costru Ono e Lidda con le dipendenze.
Beria e Sema, che furono capi di casati fra gli abitanti di
Aialon, misero in fuga gli abitanti di Gat. Loro fratelli: Sasak
e Ieremot. Zebadia, Arab, Ader, Michele, Ispa e Ioca erano figli
di Beria. Zebadia, Mesullam, Chizki, Cheber, Ismerai, Izlia e
Iobab erano figli di Elpaal. Iakim, Zikri, Zabdi, Elianai,
Silletai, Eliel, Adaia, Beraia e Simrat erano figli di Simei.
Ispan, Eber, Eliel, Abdon, Zikri, Canan, Anania, Elam, Antotia,
Ifdia e Penuel erano figli di Sasak. Samserai, Secaria, Atalia,
Iaaresia, Elia e Zikri erano figli di Ierocam. Questi erano capi
di casati, secondo le loro genealogie; essi abitavano in
Gerusalemme.

In Gabaon abitava il padre di Gabaon; sua moglie si chiamava
Maaca; il primogenito era Abdon, poi Zur, Kis, Baal, Ner, Nadab,
Ghedor, Achio, Zecher e Miklot. Miklot gener Simea. Anche
costoro abitavano in Gerusalemme accanto ai fratelli.

Ner gener Kis; Kis gener Saul; Saul gener Gionata, Malkisua,
Abinadab e Is-Baal. Figlio di Gionata fu Merib-Baal; Merib-Baal
gener Mica. Figli di Mica: Piton, Melech, Tarea e Acaz. Acaz
gener Ioadda; Ioadda gener Alemet, Azmavet e Zimri; Zimri
gener Moza. Moza gener Binea, di cui fu figlio Refaia, di cui
fu figlio Eleasa, di cui fu figlio Azel. Azel ebbe sei figli,
che si chiamavano Azrikam, Bocru, Ismaele, Searia, Abdia e
Canan; tutti questi erano figli di Azel. Figli di Esek suo
fratello: Ulam suo primogenito, Ieus secondo, Elifelet terzo. I
figli di Ulam erano uomini valorosi e tiratori di arco. Ebbero
numerosi figli e nipoti: centocinquanta. Tutti questi erano
discendenti di Beniamino





9.

Tutti gli Israeliti furono registrati per genealogie e scritti
nel libro dei re di Israele e di Giuda; per le loro colpe furono
deportati in Babilonia. I primi abitanti che si erano
ristabiliti nelle loro propriet, nelle loro citt, erano
Israeliti, sacerdoti, leviti e oblati.

In Gerusalemme abitavano figli di Giuda, di Beniamino, di Efraim
e di Manasse. Figli di Giuda: Utai, figlio di Ammiud, figlio di
Omri, figlio di Imri, figlio di Bani dei figli di Perez, figlio
di Giuda. Dei Siloniti: Asaia il primogenito e i suoi figli. Dei
figli di Zerach: Ieuel e seicentonovanta suoi fratelli.

Dei figli di Beniamino: Sallu figlio di Messulam, figlio di
Odavia, figlio di Assenua, Ibnia, figlio di Ierocam, Ela, figlio
di Uzzi, figlio di Micri, e Mesullam, figlio di Sefatia, figlio
di Reuel, figlio di Ibnia. I loro fratelli, secondo le loro
genealogie, erano novecentocinquantasei; tutti costoro erano
capi delle loro famiglie.

Dei sacerdoti: Iedaia, Ioarib, Iachin e Azaria, figlio di
Chelkia, figlio di Mesullam, figlio di Zadok, figlio di Meraiot,
figlio di Achitub, capo del tempio, Adaia, figlio di Ierocam,
figlio di Pascur, figlio di Malchia, e Maasai, figlio di Adiel,
figlio di Iaczera, figlio di Mesullam, figlio di Mesillemit,
figlio di Immer. I loro fratelli, capi dei loro casati, erano
millesettecentosessanta, uomini abili in ogni lavoro per il
servizio del tempio.

Dei leviti: Semaia, figlio di Cassub figlio di Azrikam, figlio
di Casabia dei figli di Merari, Bakbakar, Cheresh, Galal,
Mattania, figlio di Mica, figlio di Zikri, figlio di Asaf,
Abdia, figlio di Semaia, figlio di Galal, figlio di Idutun, e
Berechia, figlio di Asa, figlio di Elkana, che abitava nei
villaggi dei Netofatiti.

Dei portieri: Sallum, Akkub, Talmon, Achiman e i loro fratelli.
Sallum era il capo e sta fino ad oggi alla porta del re a
oriente. Costoro erano i portieri degli accampamenti dei figli
di Levi: Sallum figlio di Kore, figlio di Ebiasaf, figlio di
Korach, e i suoi fratelli, i Korachiti, della casa di suo padre,
attendevano il servizio liturgico, erano custodi della soglia
della tenda; i loro padri custodivano l'ingresso
nell'accampamento del Signore. Finees, figlio di Eleazaro, prima
era loro capo  -  il Signore sia con lui!  -. Zaccaria, figlio
di Meselemia, custodiva la porta della tenda del convegno. Tutti
costoro, scelti come custodi della soglia, erano duecentododici,
erano iscritti nelle genealogie nei loro villaggi. Li avevano
stabiliti nell'ufficio per la loro fedelt Davide e il veggente
Samuele. Essi e i loro figli avevano la responsabilit delle
porte nel tempio, cio nella casa della tenda. C'erano portieri
ai quattro lati: oriente, occidente, settentrione e meridione. I
loro fratelli, che abitavano nei loro villaggi, talvolta
dovevano andare con loro per sette giorni. Poich erano sempre
in funzione, quei quattro capiportieri  -  essi erano leviti  - 
controllavano le stanze e i tesori del tempio. Alloggiavano
intorno al tempio, perch a loro incombeva la sua custodia e la
sua apertura ogni mattina. Di essi alcuni controllavano gli
arredi liturgici, che contavano quando li portavano dentro e
quando li riportavano fuori. Alcuni erano incaricati degli
arredi, di tutti gli oggetti del santuario, della farina, del
vino, dell'olio e degli aromi. Alcuni figli dei sacerdoti
preparavano le sostanze aromatiche per i profumi. Il levita
Mattatia, primogenito di Sallum il Korachita, per la sua fedelt
era incaricato di ci che si preparava nei tegami. Tra i figli
dei Keatiti, alcuni loro fratelli badavano ai pani dell'offerta
da disporre ogni sabato. Questi erano i cantori, capi di casati
levitici; liberi da altri compiti, abitavano nelle stanze del
tempio, perch giorno e notte erano in attivit. Questi erano i
capi delle famiglie levitiche secondo le loro genealogie; essi
abitavano in Gerusalemme.



In Gabaon abitavano il padre di Gabaon, Ieiel, la cui moglie si
chiamava Maaca. Suo figlio primogenito era Abdon, quindi Zur,
Kis, Baal, Ner Nadab, Ghedor, Achio, Zaccaria e Miklot. Miklot
gener Simeam. Anch'essi abitavano in Gerusalemme con i
fratelli, di fronte a loro. Ner gener Kis, Kis gener Saul,
Saul gener Gionata, Malchisua, Abinadab e Is-Baal. Figlio di
Gionata: Merib-Baal; Merib-Baal gener Mica. Figli di Mica:
Piton, Melek e Tarea. Acaz gener Iaara; Iaara gener Alemet,
Azmavet e Zimri; Zimri gener Moza. Moza gener Binea, di cui fu
figlio Refaia, di cui fu figlio Eleasa, di cui fu figlio Azel.
Azel ebbe sei figli, che si chiamavano Azrikam, Bocru, Ismaele,
Searia, Abdia e Canan; questi erano figli di Azel.





10.

I Filistei attaccarono Israele; gli Israeliti fuggirono davanti
ai Filistei e caddero, colpiti a morte, sul monte Gelboe. I
Filistei inseguirono molto da vicino Saul e i suoi figli e
uccisero Gionata, Abinadab e Malchisua, figli di Saul. La
battaglia si rivers tutta su Saul; egli, sorpreso dagli
arcieri, fu ferito da tali tiratori. Allora Saul disse al suo
scudiero: Prendi la spada e trafiggimi; altrimenti verranno
quei non circoncisi e infieriranno contro di me. Ma lo
scudiero, in preda a forte paura, non volle. Saul allora, presa
la spada, vi si gett sopra. Anche lo scudiero, visto che Saul
era morto, si gett sulla spada e mor. Cos fin Saul con i tre
figli; tutta la sua famiglia per insieme. Quando tutti gli
Israeliti della valle constatarono che i loro erano fuggiti e
che erano morti Saul e i suoi figli, abbandonarono le loro citt
e fuggirono. Vennero i Filistei e vi si insediarono.

Il giorno dopo i Filistei andarono a spogliare i cadaveri e
trovarono Saul e i suoi figli che giacevano sul monte Gelboe. Lo
spogliarono asportandogli il capo e le armi; quindi inviarono
per tutto il paese filisteo ad annunziare la vittoria ai loro
idoli e al popolo. Depositarono le sue armi nel tempio del loro
dio; il teschio l'inchiodarono nel tempio di Dagon.

Quando gli abitanti di Iabes vennero a sapere ci che i Filistei
avevano fatto a Saul, tutti i loro guerrieri andarono a
prelevare il cadavere di Saul e i cadaveri dei suoi figli e li
portarono in Iabes; seppellirono le loro ossa sotto la quercia
in Iabes, quindi digiunarono per sette giorni.

Cos Saul mor a causa della sua infedelt al Signore, perch
non ne aveva ascoltato la parola e perch aveva evocato uno
spirito per consultarlo. Non aveva consultato il Signore; per
questo il Signore lo fece morire e trasfer il regno a Davide
figlio di Iesse.





11.

Tutti gli Israeliti si raccolsero intorno a Davide in Ebron e
gli dissero: Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. Anche prima,
quando regnava Saul, tu guidavi nei movimenti le truppe di
Israele. Inoltre il Signore tuo Dio ti ha detto: Tu pascerai il
mio popolo, Israele; tu sarai capo del mio popolo Israele.
Tutti gli anziani di Israele si presentarono al re in Ebron.
Davide concluse con loro un'alleanza in Ebron davanti al
Signore. Con l'unzione consacrarono Davide re su Israele,
secondo la parola pronunziata dal Signore per mezzo di Samuele.

Davide con tutto Israele marci contro Gerusalemme, cio Gebus,
ove c'erano i Gebusei, abitanti del paese. Gli abitanti di Gebus
dissero a Davide: Tu qui non entrerai. Ma Davide prese la
cittadella di Sion, che  la citt di Davide. Davide aveva
detto: Chi colpir per primo i Gebusei diventer capo e
principe. Sal per primo Ioab, figlio di Zeruia, che divenne
cos capo. Davide si stabil nella cittadella, che perci fu
chiamata citt di Davide. Egli fortific la citt tutt'intorno,
dal Millo per tutto il suo perimetro, Ioab restaur il resto
della citt. Davide cresceva sempre pi in potenza e il Signore
degli eserciti era con lui.



Questi sono i capi dei prodi di Davide, che si erano affermati
con il valore nel suo regno e che, insieme con tutto Israele, lo
avevano costituito re, secondo la parola del Signore nei
riguardi di Israele. Ecco l'elenco dei prodi di Davide: Iasobeam
figlio di un Cacmonita, capo dei Tre; egli brand la lancia su
trecento vittime in una sola volta. Dopo di lui c'era Eleazaro
figlio di Dodo, l'Acochita; era uno dei tre prodi. Egli fu con
Davide in Pas-Dammim. I Filistei vi si erano riuniti per
combattere; c'era un campo pieno di orzo. La truppa fugg di
fronte ai Filistei. Egli allora si appost in mezzo al campo, lo
difese e sconfisse i Filistei; cos il Signore oper una grande
vittoria.

Scesero tre dei trenta capi sulla roccia presso Davide, nella
fortezza di Adullam; il campo dei Filistei si estendeva nella
valle di Refaim. Davide era nella fortezza, mentre un presidio
di Filistei era in Betlemme. Davide ebbe un desiderio che
espresse a parole: Potessi bere l'acqua della cisterna che sta
alla porta di Betlemme!. I tre attraversarono il campo dei
Filistei, attinsero l'acqua dalla cisterna che era alla porta di
Betlemme e la portarono a Davide, ma egli non volle berla; la
vers in libazione al Signore. Egli disse: Mi guardi il mio Dio
dal compiere una cosa simile. Dovrei bere il sangue di quegli
uomini insieme con la loro vita? Difatti hanno portato l'acqua a
rischio della propria vita. Non volle berla. Tali gesta
compirono i tre prodi.

Abisai fratello di Ioab era capo dei Trenta. Egli brand la
lancia contro trecento vittime e cos divenne famoso fra i
Trenta. Fu stimato doppiamente fra i Trenta; divenne loro capo,
ma non giunse a eguagliare i Tre.

Benaia, da Kabzeel, era figlio di Ioiada, uomo valoroso e pieno
di prodezze. Egli uccise i due figli di Ariel di Moab; inoltre,
sceso in una cisterna in un giorno di neve, vi uccise un leone.
Egli uccise anche un Egiziano alto cinque cubiti, il quale aveva
in mano una lancia come un subbio di tessitore; gli and
incontro con un bastone, strapp la lancia dalla mano
dell'Egiziano e lo uccise con la stessa lancia. Tali gesta comp
Benaia, figlio di Ioiada; egli divenne famoso fra i trenta
prodi. Fra i Trenta fu molto stimato, ma non giunse a eguagliare
i Tre. Davide lo mise a capo della sua guardia del corpo.

Ecco i prodi valorosi: Asael fratello di Ioab, Elcanan figlio di
Dodo, di Betlemme, Sammot di Charod, Chelez di Pelet, Ira figlio
di Ikkes di Tekoa, Abiezer di Anatot, Sibbekai di Cusa, Ilai di
Acoch, Macrai di Netofa, Cheled figlio di Baana, di Netofa, Itai
figlio di Ribai, di Gabaa dei figli di Beniamino, Benaia di
Piraton, Curai di Nacale-Gaas, Abiel di Arbot, Azmavet di
Bacurim, Eliacba di Saalbon, Iasen di Gun, Gionata figlio di
Saghe, di Charar, Achiam figlio di Sacar, di Carar, Elifelet
figlio di Ur, Efer di Mechera, Achia di Pelon, Chezro del
Carmelo, Naarai figlio di Ezbai, Gioele fratello di Natan,
Mibcar figlio di Agri, Zelek l'Ammonita, Nacrai di Berot,
scudiero di Ioab figlio di Zeruia, Ira di Ieter, Gareb di Ieter,
Uria l'Hittita, Zabad figlio di Aclai, Adina figlio di Siza il
Rubenita, capo dei Rubeniti e con lui altri trenta, Canan,
figlio di Maaca, Giosafat di Meten, Uzzia di Astarot, Sama e
Ieiel, figli di Cotam di Aroer, Iediael figlio di Simri e Ioca
suo fratello, di Tisi, Eliel di Macavim, Ieribai e Osea, figli
di Elnaam, Itma il Moabita, Eliel Obed e Iaasiel di Zoba.





12.

Questi sono gli uomini che raggiunsero Davide in Ziklag, quando
ancora fuggiva di fronte a Saul figlio di Kis. Essi erano i
prodi che l'aiutarono in guerra. Erano armati d'arco e sapevano
tirare frecce e sassi con la destra e con la sinistra; erano
della trib di Beniamino, fratelli di Saul: Achiezer, il capo, e
Ioas figli di Semaa, di Gabaa; Ieziel e Pelet figli di Azmavet
Beraca e Ieu di Anatot; Ismaia di Galaon, prode fra i Trenta e
capo dei Trenta; Geremia, Iacaziel, Giovanni e Iozabad di
Ghedera; Eleuzai, Ierimot, Bealia, Semaria, Sefatia di Carif;
Elkana, Issia Azarel, Ioezer, Iosgibeam, Korachiti; Oela e
Zebadia figli di Ierocam, di Ghedor.

Dei Gaditi alcuni uomini passarono a Davide nella fortezza del
deserto; erano uomini valorosi, guerrieri pronti a combattere,
abili nell'uso dello scudo e della lancia, sembravano leoni ed
erano agili come gazzelle sui monti: Ezer era il capo, Abdia il
secondo, Eliab il terzo, Mismanna il quarto, Geremia il quinto,
Attai il sesto, Eliel il settimo, Giovanni l'ottavo, Elzabad il
nono, Geremia il decimo, Makbannai l'undicesimo. Costoro erano
discendenti di Gad, capi dell'esercito; il pi piccolo ne
comandava cento e il pi grande mille. Questi attraversarono il
Giordano nel primo mese dell'anno, mentre era in piena su tutte
le rive, e misero in fuga tutti gli abitanti della valle a
oriente e a occidente.

Alcuni dei figli di Beniamino e di Giuda andarono da Davide fino
alla sua fortezza. Davide usc loro incontro e presa la parola
disse loro: Se siete venuti da me con intenzioni pacifiche per
aiutarmi, sono disposto a unirmi a voi; ma se venite per
tradirmi e consegnarmi ai miei avversari, mentre io non mi
abbandono affatto alla violenza, il Dio dei nostri padri veda e
punisca. Allora lo spirito invase Amasai, capo dei Trenta:

Siamo tuoi, Davide;

con te, figlio di Iesse!

Pace, pace a te,

pace a chi ti aiuta,

perch il tuo Dio ti aiuta.

Davide li accolse e li costitu capi di schiere.

Anche da Manasse passarono a Davide, mentre insieme con i
Filistei marciava in guerra contro Saul. Egli per non li aiut
perch nel consiglio i capi dei Filistei lo rimandarono dicendo:
A scapito delle nostre teste, egli passerebbe a Saul suo
signore. Mentre era diretto a Ziklag, passarono dalla sua parte
i manassiti Adnach, Iozabad, Iediael, Michele, Iozabad, Eliu e
Zilletai, capi di migliaia nella trib di Manasse. Essi
aiutarono Davide contro i razziatori, perch erano tutti
valorosi, e divennero capi dell'esercito. In verit ogni giorno
passavano dalla parte di Davide per aiutarlo e cos il suo
divenne un accampamento enorme.



Ecco le cifre dei capi armati che passarono a Davide in Ebron
per effettuare, secondo l'ordine del Signore, il trasferimento
del regno da Saul a lui.

Dei figli di Giuda, che portavano scudo e lancia:
seimilaottocento armati.

Dei figli di Simeone, uomini valorosi in guerra: settemilacento.

Dei figli di Levi: quattromilaseicento; inoltre Ioiada, capo
della famiglia di Aronne, e con lui tremilasettecento e Zadok,
giovane molto valoroso, e il casato con ventidue capi.

Dei figli di Beniamino, fratelli di Saul: tremila, perch in
massima parte essi rimasero al servizio della casa di Saul.

Dei figli di Efraim: ventimilaottocento uomini valorosi, celebri
nei loro casati.

Di met della trib di Manasse: diciottomila, scelti
singolarmente per partecipare alla nomina di Davide a re.

Dei figli di Issacar, che conoscevano bene i vari tempi s da
sapere che dovesse fare Israele nei singoli casi: duecento capi
e tutti i loro fratelli alle loro dipendenze.

Di Zabulon: cinquantamila, arruolati in un esercito, pronti per
la battaglia con tutte le armi da guerra, disposti ad aiutare
senza doppiezza.

Di Neftali: mille capi e con loro trentasettemila dotati di
scudo e di lancia.

Dei Daniti: ventottomilaseicento, armati per la guerra.

Di Aser: quarantamila guerrieri, pronti per la battaglia.

Dalla Transgiordania, ossia dei Rubeniti, dei Gaditi e di met
della trib di Manasse: centoventimila con tutte le armi di
guerra.

Tutti costoro, guerrieri pronti a marciare, con cuore leale si
presentarono in Ebron per proclamare Davide re su tutto Israele;
anche il resto di Israele era concorde nel proclamare re Davide.

Rimasero l con Davide tre giorni mangiando e bevendo quanto i
fratelli avevano preparato per loro. Anche i loro vicini e
perfino da Issacar, da Zabulon e da Neftali avevano portato
cibarie con asini, cammelli, muli e buoi: farina, schiacciate di
fichi, uva passa, vino, olio, buoi e pecore in gran quantit,
perch c'era allegria in Israele.





13.

Davide si consigli con i capi di migliaia e di centinaia e con
tutti i principi. A tutta l'assemblea d'Israele Davide disse:
Se vi piace e se il Signore nostro Dio lo consente,
comunichiamo ai nostri fratelli rimasti in tutte le regioni di
Israele, ai sacerdoti e ai leviti nelle citt dei loro pascoli,
di radunarsi presso di noi. Cos riporteremo l'arca del nostro
Dio qui presso di noi, perch non ce ne siamo pi curati dal
tempo di Saul. Tutti i partecipanti all'assemblea approvarono
che si facesse cos, perch la proposta parve giusta agli occhi
di tutto il popolo.

Davide convoc tutto Israele, da Sicor d'Egitto fino al passo di
Camat per trasportare l'arca di Dio da Kiriat-Iearim. Davide con
tutto Israele sal a Baala, in Kiriat-Iearim, che apparteneva a
Giuda, per prendere di l l'arca di Dio, chiamata: Il Signore
seduto sui cherubini. Dalla casa di Abinadab trasportarono
l'arca di Dio su un carro nuovo; Uzza e Achio guidavano il
carro. Davide e tutto Israele danzavano con tutte le forze
davanti a Dio, cantando e suonando cetre arpe, timpani, cembali
e trombe. Giunti all'aia di Chidon, Uzza stese la mano per
trattenere l'arca, perch i buoi la facevano barcollare. Ma
l'ira del Signore divamp contro Uzza e lo colp perch aveva
steso la mano sull'arca. Cos egli mor l davanti a Dio. Davide
si rattrist, perch il Signore era sceso con ira contro Uzza e
chiam quel luogo Perez-Uzza, nome ancora in uso.

In quel giorno Davide ebbe paura di Dio e pens: Come potrei
condurre presso di me l'arca di Dio?. Cos Davide non port
l'arca presso di s nella citt di Davide, ma la diresse verso
la casa di Obed-Edom di Gat. L'arca di Dio rimase nella casa di
Obed-Edom tre mesi. Il Signore benedisse la casa di Obed-Edom e
quanto gli apparteneva.





14.

Chiram, re di Tiro, mand messaggeri a Davide con legno di
cedro, muratori e falegnami per costruirgli una casa. Davide
allora riconobbe che il Signore l'aveva confermato re su Israele
e che il suo regno era molto esaltato a causa del suo popolo
Israele.

Davide prese altre mogli in Gerusalemme e gener figli e figlie.
I figli che gli erano nati in Gerusalemme si chiamavano Sammua,
Sobab, Natan, Salomone, Ibcar, Elisua, Elipelet, Noga, Nefeg,
Iafia, Elisama, Beeliada ed Elifelet.

Quando i Filistei seppero che Davide era stato unto re su tutto
Israele, vennero tutti per impadronirsi di lui. Appena ne fu
informato, Davide usc loro incontro. I Filistei giunsero e si
sparsero per la valle di Refaim. Davide consult Dio: Se marcio
contro i Filistei, li metterai nelle mie mani?. Il Signore
rispose: Marcia; li metter nelle tue mani. Quelli vennero a
Baal-Perazim e l Davide li sconfisse. Questi disse: Dio ha
aperto per mio mezzo una breccia fra i miei nemici, come una
breccia prodotta dall'acqua; per questo il luogo fu chiamato
Baal-Perazim. I Filistei vi abbandonarono i loro idoli e Davide
ordin: Brucino tra le fiamme!.

Di nuovo i Filistei tornarono a invadere la valle. Davide
consult ancora Dio, che gli rispose: Non seguirli; aggirali e
raggiungili dalla parte di Becaim. Quando sentirai rumore di
passi sulle cime degli alberi, allora uscirai a combattere,
perch Dio ti preceder per colpire l'accampamento dei
Filistei. Davide fece come Dio gli aveva comandato.

Sbaragli l'esercito dei Filistei da Gabaon fino a Ghezer. La
fama di Davide si diffuse in tutti i paesi mentre il Signore lo
faceva temere da tutte le genti.





15.

Egli si costru edifici nella citt di Davide, prepar il posto
per l'arca di Dio ed eresse per essa una tenda. Allora Davide
disse: Nessuno, se non i leviti, porti l'arca di Dio, perch
Dio li ha scelti come portatori dell'arca e come suoi ministri
per sempre. Davide convoc tutto Israele in Gerusalemme per
trasportare l'arca del Signore nel posto che le aveva preparato.
Davide radun i figli di Aronne e i leviti. Dei figli di Keat:
Uriel il capo con i centoventi fratelli; dei figli di Merari:
Asaia il capo con i duecentoventi fratelli; dei figli di
Gherson: Gioele il capo con i centotrenta fratelli; dei figli di
Elifasan: Semaia il capo con i duecento fratelli; dei figli di
Ebron: Eliel il capo con gli ottanta fratelli; dei figli di
Uzziel: Amminadab il capo con i centodieci fratelli. Davide
chiam i sacerdoti Zadok ed Ebiatar e i leviti Uriel, Asaia,
Gioele, Semaia, Eliel e Amminadab e disse loro: Voi siete i
capi dei casati levitici. Santificatevi, voi e i vostri
fratelli. Quindi trasportate l'arca del Signore Dio di Israele,
nel posto che io le ho preparato. Poich la prima volta voi non
c'eravate, il Signore nostro Dio si irrit con noi; non
c'eravamo infatti rivolti a voi, come conveniva.

I sacerdoti e i leviti si santificarono per trasportare l'arca
del Signore Dio di Israele.

I figli dei leviti sollevarono l'arca di Dio sulle loro spalle
per mezzo di stanghe, come aveva prescritto Mos sulla parola
del Signore. Davide disse ai capi dei leviti di mandare i loro
fratelli, i cantori con gli strumenti musicali, arpe, cetre e
cembali, perch, levando la loro voce, facessero udire i suoni
di gioia.

I leviti destinarono Eman figlio di Gioele, Asaf uno dei suoi
fratelli, figlio di Berechia, e, fra i figli di Merari, loro
fratelli, Etan figlio di Kusaia. Con loro c'erano i loro
fratelli di secondo grado: Zaccaria, Uzziel, Semiramot, Iechiel,
Unni, Eliel, Benaia, Maaseia, Mattatia, Elifel, Micneia,
Obed-Edom e Ieiel portieri. I cantori Eman, Asaf ed Etan usavano
cembali di bronzo per il loro suono squillante. Zaccaria,
Uzziel, Semiramot, Iechiel, Unni, Eliab, Maaseia e Benaia
suonavano arpe in sordina. Mattatia, Elifel, Micneia, Obed-Edom,
Ieiel, Azaria suonavano sull'ottava per dare il tono. Chenania,
capo dei leviti, dirigeva l'esecuzione, perch era esperto.
Berechia ed Elkana facevano da portieri presso l'arca. I
sacerdoti Sebania, Giosafat, Netaneel, Amasai, Zaccaria, Benaia,
Eliezer suonavano le trombe davanti all'arca di Dio; Obed-Edom e
Iechiel facevano da portieri presso l'arca.



Davide, gli anziani di Israele e i capi di migliaia procedettero
con gioia al trasporto dell'arca dell'alleanza del Signore dalla
casa di Obed-Edom. Poich Dio assisteva i leviti che portavano
l'arca dell'alleanza del Signore, si sacrificarono sette
giovenchi e sette arieti. Davide indossava un manto di bisso,
come pure tutti i leviti che portavano l'arca, i cantori e
Chenania che dirigeva l'esecuzione. Davide aveva inoltre un
"efod" di lino. Tutto Israele accompagnava l'arca dell'alleanza
del Signore con grida, con suoni di corno, con trombe e con
cembali, suonando arpe e cetre. Quando l'arca dell'alleanza del
Signore giunse alla citt di Davide, Mical, figlia di Saul,
guardando dalla finestra, vide ii re danzare e saltare; lo
disprezz in cuor suo.





16.

Cos introdussero e collocarono l'arca di Dio al centro della
tenda eretta per essa da Davide; offrirono olocausti e sacrifici
di comunione a Dio. Terminati gli olocausti e i sacrifici di
comunione, Davide benedisse il popolo in nome del Signore.
Distribu a tutti gli Israeliti, uomini e donne, una pagnotta,
una porzione di carne e una schiacciata d'uva.

Egli stabil che alcuni leviti stessero davanti all'arca del
Signore come ministri per celebrare, ringraziare e lodare il
Signore, Dio di Israele. Erano Asaf il capo, Zaccaria il suo
secondo, Uzziel, Semiramot, Iechiel, Mattatia, Eliab, Benaia,
Obed-Edom e Ieiel, che suonavano strumenti musicali, arpe e
cetre; Asaf suonava i cembali. I sacerdoti Benaia e Iacaziel con
le trombe erano sempre davanti all'arca dell'alleanza di Dio.
Proprio in quel giorno Davide per la prima volta affid ad Asaf
e ai suoi fratelli questa lode al Signore:

Lodate il Signore, acclamate il suo nome;

manifestate ai popoli le sue gesta.

Cantate in suo onore, a lui inneggiate,

narrate tutti i suoi prodigi.

Gloriatevi del suo santo nome;

gioisca il cuore di quanti ricercano il Signore.

Cercate il Signore e la sua forza,

ricercate sempre il suo volto.

Ricordate i prodigi che egli ha compiuto,

i suoi miracoli e i giudizi della sua bocca.

Stirpe di Israele suo servo,

figli di Giacobbe, suoi eletti,

egli, il Signore,  il nostro Dio;

in tutta la terra fanno legge i suoi giudizi.

Si ricorda sempre dell'alleanza,

della parola data a mille generazioni,

dell'alleanza conclusa con Abramo,

del giuramento fatto a Isacco,

confermato a Giacobbe come statuto,

a Israele come alleanza perenne:

A te dar il paese di Canaan,

come tua parte di eredit.

Eppure costituivano un piccolo numero;

erano pochi e per di pi stranieri nel paese.

Passarono dall'una all'altra nazione,

da un regno a un altro popolo.

Egli non toller che alcuno li opprimesse;

per essi egli castig i sovrani:

Non toccate i miei consacrati,

non maltrattate i miei profeti.

Cantate al Signore, abitanti di tutta la terra;

annunziate ogni giorno la sua salvezza.

4Proclamate fra i popoli la sua gloria,

fra tutte le nazioni i suoi prodigi.

Difatti grande  il Signore, degno di ogni lode,

tremendo sopra tutti gli dei.

Gli dei di tutti i popoli sono un nulla;

il Signore, invece, ha formato il cielo.

Davanti a lui stanno maest e splendore;

potenza e bellezza nel suo santuario.

Date per il Signore, stirpi dei popoli,

date per il Signore gloria e onore.

9Date per il Signore gloria al suo nome;

a lui con offerte presentatevi.

Prostratevi al Signore in sacri ornamenti.

Tremate davanti a lui, abitanti di tutta la terra;

egli fiss il mondo s che non crolli.

Gioiscano i cieli ed esulti la terra;

si dica fra i popoli: Il Signore regna.

Frema il mare con quanto contiene;

tripudi la campagna con quanto  in essa.

Gridino di giubilo gli alberi della foresta

di fronte al Signore, perch viene

per giudicare la terra.

Lodate il Signore, perch  buono,

perch la sua grazia dura sempre.

Dite: Salvaci, Dio della nostra salvezza,

raccoglici, liberaci dalle genti

s che possiamo celebrare il tuo santo nome,

gloriarci della tua lode.

Sia benedetto il Signore, Dio di Israele,

di secolo in secolo.

E tutto il popolo disse: Amen, alleluia.



Quindi Davide lasci Asaf e i suoi fratelli davanti all'arca
dell'alleanza del Signore, perch officiassero davanti all'arca
secondo il rituale quotidiano; lasci Obed-Edom figlio di
Idutun, e Cosa, insieme con sessantotto fratelli, come portieri.

Egli incaric della Dimora del Signore che era sull'altura di
Gabaon il sacerdote Zadok e i suoi fratelli, perch offrissero
olocausti al Signore sull'altare degli olocausti per sempre, al
mattino e alla sera, e compissero quanto  scritto nella legge
che il Signore aveva imposta a Israele. Con loro erano Eman,
Idutun e tutti gli altri scelti e designati per nome perch
lodassero il Signore, perch la sua grazia dura sempre. Con loro
avevano trombe e cembali per suonare e altri strumenti per il
canto divino. I figli di Idutun erano incaricati della porta.
Infine tutto il popolo and a casa e Davide torn per salutare
la sua famiglia.





17.

Una volta stabilitosi in casa, Davide disse al profeta Natan:
Ecco, io abito una casa di cedro mentre l'arca dell'alleanza
del Signore sta sotto una tenda. Natan rispose a Davide: Fa'
quanto desideri in cuor tuo, perch Dio  con te.

Ora in quella medesima notte fu rivolta a Natan questa parola di
Dio: Va' a riferire a Davide mio servo: Dice il Signore: Tu non
mi costruirai la casa per la mia dimora. Difatti io non ho mai
abitato in una casa da quando feci uscire Israele dall'Egitto
fino ad oggi. Io passai da una tenda all'altra e da una dimora
all'altra. Durante tutto il tempo in cui ho camminato insieme
con tutto Israele, non ho mai detto a qualcuno dei Giudici, ai
quali avevo ordinato di pascere il mio popolo: Perch non mi
avete costruito una casa di cedro? Ora, riferirai al mio servo
Davide: Dice il Signore degli eserciti: Io ti ho preso dal
pascolo, mentre seguivi il gregge, per costituirti principe sul
mio popolo Israele. Sono stato con te in tutte le tue imprese;
ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te; render il tuo
nome come quello dei pi grandi personaggi sulla terra.
Destiner un posto per il mio popolo Israele; ivi lo pianter
perch vi si stabilisca e non debba vivere ancora
nell'instabilit e i malvagi non continuino ad angariarlo come
una volta, come quando misi i Giudici a capo di Israele.
Umilier tutti i tuoi nemici mentre ingrandir te. Il Signore ha
intenzione di costruire a te una casa. Quando i tuoi giorni
saranno finiti e te ne andrai con i tuoi padri, susciter un
discendente dopo di te, uno dei tuoi figli, e gli render saldo
il regno. Costui mi costruir una casa e io gli assicurer il
trono per sempre. Io sar per lui un padre e lui sar per me un
figlio; non ritirer da lui il mio favore come l'ho ritirato dal
tuo predecessore. Io lo far star saldo nella mia casa, nel mio
regno; il suo trono sar sempre stabile. Natan rifer a Davide
tutte queste parole e tutta la presente visione.



Allora il re Davide, presentatosi al Signore, disse: Chi sono
io, Signore Dio, e che cos' la mia casa perch tu mi abbia
condotto fin qui? E, quasi fosse poco ci per i tuoi occhi, o
Dio, ora parli della casa del tuo servo nel lontano avvenire; mi
hai fatto contemplare come una successione di uomini in ascesa,
Signore Dio! Come pu pretendere Davide di aggiungere qualcosa
alla tua gloria? Tu conosci il tuo servo. Signore, per amore del
tuo servo e secondo il tuo cuore, hai compiuto quest'opera
straordinaria per manifestare tutte le tue meraviglie. Signore,
non esiste uno simile a te e non c' Dio fuori di te, come
abbiamo sentito con i nostri orecchi. E chi  come il tuo
popolo, Israele, l'unico popolo sulla terra che Dio sia andato a
riscattare per farne un suo popolo e per procurarsi un nome
grande e stabile? Tu hai scacciato le nazioni davanti al tuo
popolo, che tu hai riscattato dall'Egitto. Hai deciso che il tuo
popolo Israele sia tuo popolo per sempre. Tu, Signore, sei stato
il loro Dio. Ora, Signore, la parola che hai pronunciata sul tuo
servo e sulla sua famiglia resti sempre verace; fa' come hai
detto. Sia saldo e sia sempre magnificato il tuo nome! Si possa
dire: Il Signore degli eserciti  Dio per Israele! La casa di
Davide tuo servo sar stabile davanti a te. Tu, Dio mio, hai
rivelato al tuo servo l'intenzione di costruirgli una casa, per
questo il tuo servo ha trovato l'ardire di pregare alla tua
presenza. Ora tu, Signore, sei Dio; tu hai promesso al tuo servo
tanto bene. Pertanto ti piaccia di benedire la casa del tuo
servo perch sussista per sempre davanti a te, poich quanto tu
benedici  sempre benedetto.





18.

In seguito Davide sconfisse i Filistei, li pieg e tolse loro
Gat con le dipendenze. Quindi sconfisse i Moabiti, che divennero
sudditi e tributari di Davide. Davide sconfisse anche Adad-Ezer,
re di Zoba, verso Camat, nella sua marcia verso il fiume Eufrate
per stabilirvi il suo dominio. Davide gli prese mille carri,
settemila cavalieri e ventimila fanti. Davide poi fece tagliare
i garretti a tutti i cavalli, risparmiandone un centinaio.

Gli Aramei di Damasco andarono in aiuto di Adad-Ezer, re di
Zoba, ma Davide ne uccise ventiduemila. Davide mise guarnigioni
in Aram di Damasco; gli Aramei divennero sudditi e tributari di
Davide. Il Signore rese vittorioso Davide in ogni sua impresa.
Davide prese gli scudi d'oro agli ufficiali di Adad-Ezer e li
port in Gerusalemme. Da Tibcat e da Cun, citt di Adad-Ezer,
Davide asport una grande quantit di bronzo, con cui Salomone
costru il bacino di bronzo, le colonne e i vari arredi di
bronzo.

Tou re di Camat, saputo che Davide aveva sconfitto tutto
l'esercito di Adad-Ezer re di Zoba, mand Adoram suo figlio per
salutare il re Davide e per felicitarsi con lui d'avere assalito
e vinto Adad-Ezer, poich Tou era sempre in guerra con
Adad-Ezer; Adoram portava con s oggetti d'oro, d'argento e di
bronzo. Anche tali oggetti il re Davide li consacr al Signore
insieme con l'argento e l'oro che aveva preso da tutti gli altri
popoli, ossia da Edom, da Moab, dagli Ammoniti, dai Filistei e
dagli Amaleciti.

Abisai figlio di Zeruia sconfisse nella Valle del sale
diciottomila Idumei. Pose guarnigioni in Edom; tutti gli Idumei
divennero sudditi di Davide. Il Signore rendeva vittorioso
Davide in ogni sua impresa. Davide regn su tutto Israele e rese
giustizia con retti giudizi a tutto il popolo. Ioab figlio di
Zeruia comandava l'esercito; Giosafat figlio di Achilud era
archivista. Zadok figlio di Achitub e Achimelech figlio di
Ebiatar erano sacerdoti; Savsa era scriba. Benaia figlio di
Ioiada comandava i Cretei e i Peletei, i figli di Davide erano i
primi al fianco del re.





19.

Dopo, mor Nacas re degli Ammoniti; al suo posto divenne re suo
figlio. Davide disse: User benevolenza con Canun figlio di
Nacas, perch suo padre  stato benevolo con me. Davide mand
messaggeri per consolarlo della morte di suo padre. I ministri
di Davide andarono nella regione degli Ammoniti da Canun per
consolarlo. Ma i capi degli Ammoniti dissero a Canun: Forse
Davide intende onorare tuo padre ai tuoi occhi mandandoti
consolatori? Questi suoi ministri non sono venuti forse da te
per spiare, per informarsi e per esplorare la regione?.

Canun allora prese i ministri di Davide, li fece radere, tagli
a met le loro vesti fino alle natiche e li rimand. Alcuni
vennero a riferire a Davide la sorte di quegli uomini. Poich
costoro si vergognavano moltissimo, il re mand ad incontrarli
con questo messaggio: Rimanete in Gerico finch non sia
cresciuta la vostra barba, allora ritornerete.

Gli Ammoniti, accortisi di essersi inimicati Davide, mandarono,
essi e Canun, mille talenti d'argento per assoldare carri e
cavalieri nel Paese dei due fiumi in Aram, Maaca e in Zoba.
Assoldarono trentaduemila carri e il re di Maaca con le sue
truppe. Questi vennero e si accamparono di fronte a Madaba;
frattanto gli Ammoniti si erano radunati dalle loro citt e si
erano mossi per la guerra.

Quando Davide lo venne a sapere mand Ioab con tutto il gruppo
dei prodi. Gli Ammoniti uscirono per disporsi a battaglia
davanti alla citt mentre i re alleati stavano da parte nella
campagna. Ioab si accorse che la battaglia gli si profilava di
fronte e alle spalle. Egli scelse i migliori di Israele e li
schier contro gli Aramei. Affid il resto dell'esercito ad
Abisai suo fratello che lo schier contro gli Ammoniti. E gli
disse: Se gli Aramei prevarranno su di me, mi verrai in aiuto;
se invece gli Ammoniti prevarranno su di te, io ti verr in
aiuto. Coraggio, dimostriamoci forti per il nostro popolo e per
le citt del nostro Dio; il Signore faccia ci che gli piacer.
Ioab con i suoi mosse verso gli Aramei per combatterli, ma essi
fuggirono davanti a lui. Anche gli Ammoniti, visto che gli
Aramei si erano dati alla fuga, fuggirono di fronte ad Abisai
fratello di Ioab, rientrando in citt. Ioab allora torn in
Gerusalemme.

Gli Aramei, visto che erano stati battuti dagli Israeliti,
mandarono messaggeri e fecero venire gli Aramei d'Oltrefiume; li
comandava Sofach, capo dell'esercito di Adad-Ezer.

Quando ci fu riferito a Davide, egli radun tutto Israele e
attravers il Giordano. Li raggiunse e si schier davanti a
loro; Davide si dispose per la battaglia contro gli Aramei, che
l'attaccarono. Gli Aramei fuggirono di fronte agli Israeliti.
Davide uccise, degli Aramei, settemila cavalieri e quarantamila
fanti; uccise anche Sofach capo dell'esercito. Gli uomini di
Adad-Ezer, visto che erano stati battuti dagli Israeliti, fecero
la pace con Davide e si sottomisero a lui. Gli Aramei non
vollero pi recare aiuto agli Ammoniti.





20.

All'inizio dell'anno successivo, quando i re sono soliti andare
in guerra, Ioab, alla testa di un forte esercito, devast la
regione degli Ammoniti, quindi and ad assediare Rabba, mentre
Davide se ne stava in Gerusalemme. Ioab occup e distrusse
Rabba. Davide prese dalla testa di Milcom il diadema; trov che
pesava un talento d'oro; in esso era incastonata una pietra
preziosa. Il diadema fu posto sulla testa di Davide. Egli
asport dalla citt un grande bottino. Ne fece uscire anche gli
abitanti, che destin ai lavori con seghe, picconi di ferro e
asce. Allo stesso modo Davide tratt tutte le citt degli
Ammoniti. Quindi Davide con tutti i suoi torn in Gerusalemme.



Dopo, ci fu una guerra in Ghezer con i Filistei. Allora Sibbekai
di Cusa uccise Sippai dei discendenti dei Refaim. I Filistei
furono soggiogati.

Ci fu un'altra guerra con i Filistei, nella quale Elcanan figlio
di Iair uccise Lacmi, fratello di Golia di Gat, l'asta della cui
lancia era come un subbio di tessitore.

Ci fu un'altra guerra in Gat, durante la quale un uomo molto
alto, con le dita a sei a sei,  -  in totale ventiquattro  - 
anch'egli era della stirpe di Rafa  -  ingiuri Israele; Gionata
figlio di Simea, fratello di Davide, l'uccise. Questi uomini
erano discendenti di Rafa in Gat; essi caddero colpiti da Davide
e dai suoi uomini.





21.

Satana insorse contro Israele. Egli spinse Davide a censire gli
Israeliti. Davide disse a Ioab e ai capi del popolo: Andate,
contate gli Israeliti da Bersabea a Dan; quindi portatemene il
conto s che io conosca il loro numero. Ioab disse a Davide:
Il Signore aumenti il suo popolo s da renderlo cento volte
tanto! Ma, mio signore, essi non sono tutti sudditi del mio
signore? Perch il mio signore vuole questa inchiesta? Perch
dovrebbe cadere tale colpa su Israele?. Ma l'opinione del re si
impose a Ioab. Questi percorse tutto Israele, quindi torn a
Gerusalemme.

Ioab consegn a Davide il numero del censimento del popolo. In
tutto Israele risultarono un milione e centomila uomini atti
alle armi; in Giuda risultarono quattrocentosettantamila uomini
atti alle armi. Fra costoro Ioab non cens i leviti n la trib
di Beniamino, perch l'ordine del re gli appariva un abominio.

Il fatto dispiacque agli occhi di Dio, che perci colp Israele.
Davide disse a Dio: Facendo una cosa simile, ho peccato
gravemente. Perdona, ti prego, l'iniquit del tuo servo, perch
ho commesso una vera follia.

Il Signore disse a Gad, veggente di Davide: Va', riferisci a
Davide: Dice il Signore: Ti pongo davanti tre cose, scegline una
e io te la conceder. Gad and da Davide e gli rifer: Dice il
Signore: Scegli fra tre anni di carestia, tre mesi di fuga per
te di fronte ai tuoi avversari, sotto l'incubo della spada dei
tuoi nemici, e tre giorni della spada del Signore con la peste
che si diffonde sul paese e l'angelo del Signore che porta lo
sterminio in tutto il territorio di Israele. Ora decidi che cosa
io debba riferire a chi mi ha inviato. Davide disse a Gad:
Sono in un'angoscia terribile. Ebbene, io cada nelle mani del
Signore, perch la sua misericordia  molto grande, ma io non
cada nelle mani degli uomini. Cos il Signore mand la peste in
Israele; morirono settantamila Israeliti.

Dio mand un angelo in Gerusalemme per distruggerla. Ma, come
questi stava distruggendola, il Signore volse lo sguardo e si
astenne dal male minacciato.

Egli disse all'angelo sterminatore: Ora basta! Ritira la mano.

L'angelo del Signore stava in piedi presso l'aia di Ornan il
Gebuseo. Davide, alzati gli occhi, vide l'angelo del Signore che
stava fra terra e cielo con la spada sguainata in mano, tesa
verso Gerusalemme. Allora Davide e gli anziani, coperti di
sacco, si prostrarono con la faccia a terra. Davide disse a Dio:
Non sono forse stato io a ordinare il censimento del popolo? Io
ho peccato e ho commesso il male; costoro, il gregge, che cosa
hanno fatto? Signore Dio mio, s, la tua mano infierisca su di
me e sul mio casato, ma non colpisca il tuo popolo.

L'angelo del Signore ordin a Gad di riferire a Davide che
salisse a erigere un altare al Signore nell'aia di Ornan il
Gebuseo. Davide ci and secondo l'ordine di Gad, comunicatogli a
nome del Signore. Ornan si volse e vide l'angelo; i suoi quattro
figli, che erano con lui, si nascosero.

Ornan stava trebbiando il grano, quando gli si avvicin Davide.
Ornan guard e, riconosciuto Davide, usc dall'aia, prostrandosi
con la faccia a terra davanti a Davide. Davide disse a Ornan:
Cedimi il terreno dell'aia, perch io vi costruisca un altare
al Signore; cedimelo per tutto il suo valore, cos che il
flagello cessi di infierire sul popolo. Ornan rispose a Davide:
Prenditelo; il re mio signore ne faccia quello che vuole. Vedi,
io ti do anche i buoi per gli olocausti, le trebbie per la legna
e il grano per l'offerta; tutto io ti offro. Ma il re Davide
disse a Ornan: No! Lo voglio acquistare per tutto il suo
valore; non presenter al Signore una cosa che appartiene a te
offrendo cos un olocausto gratuitamente.

E cos Davide diede a Ornan seicento sicli d'oro per il terreno.

Quindi Davide vi eresse un altare per il Signore e vi offr
olocausti e sacrifici di comunione.

Invoc il Signore, che gli rispose con il fuoco sceso dal cielo
sull'altare dell'olocausto.

Il Signore ordin all'angelo e questi ripose la spada nel
fodero. Allora, visto che il Signore l'aveva ascoltato sull'aia
di Ornan il Gebuseo, Davide offr l un sacrificio. La Dimora
del Signore, eretta da Mos nel deserto, e l'altare
dell'olocausto in quel tempo stavano sull'altura che era in
Gabaon; ma Davide non osava recarsi l a consultare Dio perch
si era molto spaventato di fronte alla spada dell'angelo del
Signore.





22.

Davide disse: Questa  la casa del Signore Dio e questo 
l'altare per gli olocausti di Israele.

Davide ordin di radunare gli stranieri che erano nel paese di
Israele. Quindi diede incarico agli scalpellini perch
squadrassero pietre per la costruzione del tempio.

Davide prepar ferro per i chiodi dei battenti delle porte e per
le spranghe di ferro e anche molto bronzo in quantit
incalcolabile.

Il legno di cedro non si contava, poich quelli di Sidone e di
Tiro avevano portato a Davide molto legno di cedro. Davide
pensava: Mio figlio Salomone  ancora giovane e inesperto,
mentre la costruzione da erigersi per il Signore deve essere
straordinariamente grande, tale da suscitare fama e ammirazione
in tutti i paesi; per questo ne far i preparativi io. Davide,
prima di morire, effettu preparativi imponenti.

Poi chiam Salomone suo figlio e gli comand di costruire un
tempio al Signore Dio di Israele.



Davide disse a Salomone: Figlio mio, io avevo deciso di
costruire un tempio al nome del Signore mio Dio. Ma mi fu
rivolta questa parola del Signore: Tu hai versato troppo sangue
e hai fatto grandi guerre; per questo non costruirai il tempio
al mio nome, perch hai versato troppo sangue sulla terra
davanti a me. Ecco ti nascer un figlio, che sar uomo di pace;
io gli conceder la tranquillit da parte di tutti i suoi nemici
che lo circondano. Egli si chiamer Salomone. Nei suoi giorni io
conceder pace e tranquillit a Israele. Egli costruir un
tempio al mio nome; egli sar figlio per me e io sar padre per
lui. Stabilir il trono del suo regno su Israele per sempre.
Ora, figlio mio, il Signore sia con te perch tu riesca a
costruire un tempio al Signore tuo Dio, come ti ha promesso.
Ebbene, il Signore ti conceda senno e intelligenza, ti
costituisca re di Israele per osservare la legge del Signore tuo
Dio. Certo riuscirai, se cercherai di praticare gli statuti e i
decreti che il Signore ha prescritto a Mos per Israele. Sii
forte, coraggio; non temere e non abbatterti. Ecco, anche in
mezzo alle angosce, ho preparato per il tempio centomila talenti
d'oro, un milione di talenti d'argento, bronzo e ferro in
quantit incalcolabile. Inoltre ho preparato legname e pietre;
tu ce ne aggiungerai ancora. Ti assisteranno molti operai,
scalpellini e lavoratori della pietra e del legno e tecnici di
ogni sorta per qualsiasi lavoro. L'oro, l'argento, il bronzo e
il ferro non si calcolano; su, mettiti al lavoro e il Signore ti
assista.

Davide comand a tutti i capi di Israele di aiutare Salomone suo
figlio. Disse: Il Signore vostro Dio non  forse con voi e non
vi ha concesso tranquillit all'intorno? Difatti ha gi messo
nelle mie mani gli abitanti della regione, il paese si 
assoggettato davanti al Signore e davanti al suo popolo. Ora
perci dedicatevi con tutto il cuore e con tutta l'anima alla
ricerca del Signore vostro Dio. Su, costruite il santuario del
Signore vostro Dio, per introdurre l'arca dell'alleanza del
Signore e gli oggetti consacrati a Dio nel tempio che sar
eretto al nome del Signore.





23.

Davide, ormai vecchio e sazio di giorni, nomin re su Israele
suo figlio Salomone. Egli radun tutti i capi di Israele, i
sacerdoti e i leviti.

Si contarono i leviti, dai trent'anni in su; censiti, uno per
uno, risultarono trentottomila. Di costoro ventiquattromila
dirigano l'attivit del tempio, seimila siano magistrati e
giudici, quattromila portieri e quattromila lodino il Signore
con tutti gli strumenti inventati da me per lodarlo.



Davide divise in classi i figli di Levi: Gherson, Keat e Merari.

Dei Ghersoniti: Ladan e Simei. Figli di Ladan: Iechiel, primo,
Zetan e Gioele; tre. Figli di Simei: Selomit, Caziel, Aran; tre.
Costoro sono i capi dei casati di Ladan. Figli di Simei: Iacat,
Ziza, Ieus, Beria; questi sono i quattro figli di Simei. Iacat
era il capo e Ziza il secondo. Ieus e Beria non ebbero molti
figli; riguardo al censimento furono considerati come unico
casato.

Figli di Keat: Amram, Isear, Ebron e Uzziel; quattro. Figli di
Amram: Aronne e Mos. Aronne fu scelto per consacrare le cose
sacrosante, egli e i suoi figli, per sempre, perch offrisse
incenso davanti al Signore, lo servisse e benedicesse in suo
nome per sempre. Riguardo a Mos, uomo di Dio, i suoi figli
furono contati nella trib di Levi. Figli di Mos: Gherson ed
Eliezer. Figli di Gherson: Sebuel, il primo. I figli di Eliezer
furono Recabia, il primo. Eliezer non ebbe altri figli, mentre i
figli di Recabia furono moltissimi. Figli di Isear: Selomit, il
primo. Figli di Ebron: Ieria il primo, Amaria secondo, Iacaziel
terzo, Iekameam quarto. Figli di Uzziel: Mica il primo, Icasia
il secondo.

Figli di Merari: Macli e Musi. Figli di Macli: Eleazaro e Kis.
Eleazaro mor senza figli, avendo soltanto figlie; le sposarono
i figli di Kis, loro fratelli. Figli di Musi: Macli, Eder e
Ieremot, tre.

Questi sono i figli di Levi secondo i loro casati, i
capifamiglia secondo il censimento, contati nominalmente uno per
uno, incaricati dei lavori per il servizio del tempio, dai venti
anni in su.



Poich Davide aveva detto: Il Signore, Dio di Israele, ha
concesso la tranquillit al suo popolo; egli si  stabilito in
Gerusalemme per sempre, anche i leviti non avranno pi da
trasportare la Dimora e tutti i suoi oggetti per il suo
servizio. Secondo le ultime disposizioni di Davide, il
censimento dei figli di Levi si fece dai venti anni in su.
Dipendevano dai figli di Aronne per il servizio del tempio;
presiedevano ai cortili, alle stanze, alla purificazione di ogni
cosa sacra e all'attivit per il servizio del tempio, al pane
dell'offerta, alla farina, all'offerta, alle focacce non
lievitate, alle cose da cuocere sulle graticole e da friggere e
a tutte le misure di capacit e di lunghezza. Dovevano
presentarsi ogni mattina per celebrare e lodare il Signore, cos
pure alla sera. Presiedevano a tutti gli olocausti da offrire al
Signore nei sabati, nei noviluni, nelle feste fisse, secondo un
numero preciso e secondo le loro regole, sempre davanti al
Signore. Pensavano anche al servizio della tenda del convegno e
al servizio del santuario e stavano agli ordini dei figli di
Aronne, loro fratelli, per il servizio del tempio.





24.

Classi dei figli di Aronne. Figli di Aronne: Nadab, Abiu,
Ebiatar, Eleazaro e Itamar. Nadab e Abiu morirono prima del
padre e non lasciarono discendenti. Esercitarono il sacerdozio
Eleazaro e Itamar.

Davide, insieme con Zadok dei figli di Eleazaro e con Achimelech
dei figli di Itamar, li divise in classi secondo il loro
servizio. Poich risult che i figli di Eleazaro, relativamente
alla somma dei maschi, erano pi numerosi dei figli di Itamar,
furono cos classificati: sedici capi di casati per i figli di
Eleazaro, otto per i figli di Itamar. Li divisero a sorte,
questi come quelli, perch c'erano principi del santuario e
principi di Dio sia tra i figli di Eleazaro che tra i figli di
Itamar. Lo scriba Semaia figlio di Netaneel, dei figli di Levi,
ne fece il catalogo alla presenza del re, dei capi, del
sacerdote Zadok, di Achimelech figlio di Ebiatar, dei capi dei
casati sacerdotali e levitici; si registravano due casati per
Eleazaro e uno per Itamar.

La prima sorte tocc a Ioarib, la seconda a Iedaia, la terza a
Carim, la quarta a Seorim, la quinta a Malchia, la sesta a
Miamin, la settima a Akkoz, l'ottava ad Abia, la nona a Giosu,
la decima a Secania, l'undicesima a Eliasib, la dodicesima a
Iakim, la tredicesima a Cuppa, la quattordicesima a Is-Baal, la
quindicesima a Bilga, la sedicesima a Immer, la diciassettesima
a Chezir, la diciottesima a Happizzes, la diciannovesima a
Petachia, la ventesima a Ezechiele, la ventunesima a Iachin, la
ventiluesima a Gamul, la ventitreesima a Delaia, la
ventiquattresima a Maazia. Questi furono i turni per il loro
servizio; a turno entravano nel tempio secondo la regola
stabilita dal loro antenato Aronne, come gli aveva ordinato il
Signore, Dio di Israele.



Quanto agli altri figli di Levi, per i figli di Amram c'era
Subael, per i figli di Subael Iecdia. Quanto a Recabia, il capo
dei figli di Recabia era Issia. Per gli Iseariti, Selomot; per i
figli di Selomot, Iacat. Figli di Ebron: Ieria il primo, Amaria
secondo, Iacaziel terzo, Iekameam quarto. Figli di Uzziel: Mica,
per i figli di Mica, Samir; fratello di Mica era Issia; per i
figli di Issia, Zaccaria. Figli di Merari: Macli e Musi; per i
figli di Iaazia, suo figlio.

Figli di Merari nella linea di Iaazia suo figlio: Soam, Zaccur e
Ibri. Per Macli: Eleazaro che non ebbe figli. Per Kis i figli di
Kis: Ieracmel. Figli di Musi: Macli, Eder e Ierimot. Questi sono
i figli dei leviti secondo i loro casati. Anch'essi, come i loro
fratelli figli di Aronne, furono sorteggiati alla presenza del
re Davide, di Zadok, di Achimelech, dei casati sacerdotali e
levitici, il casato del primogenito come quello del fratello
minore.



Quindi Davide, insieme con i capi dell'esercito, separ per il
servizio i figli di Asaf, di Eman e di Idutun, che eseguivano la
musica sacra con cetre, arpe e cembali. Il numero di questi
uomini incaricati di tale attivit fu:

Per i figli di Asaf: Zaccur, Giuseppe, Natania, Asarela; i figli
di Asaf erano sotto la direzione di Asaf, che eseguiva la musica
secondo le istruzioni del re.

Per Idutun i figli di Idutun: Ghedalia, Seri, Isaia, Casabia,
Simei, Mattatia; sei sotto la direzione del loro padre Idutun,
che cantava con cetre per celebrare e lodare il Signore.

Per Eman i figli di Eman: Bukkia, Mattania, Uzziel, Sebuel,
Ierimot, Anania, Anani, Eliata, Ghiddalti, Romamti-Ezer,
Iosbekasa, Malloti, Cotir, Macaziot. Tutti costoro erano figli
di Eman, veggente del re riguardo alle parole di Dio; per
esaltare la sua potenza Dio concesse a Eman quattordici figli e
tre figlie. Tutti costoro, sotto la direzione del padre, cio di
Asaf, di Idutun e di Eman, cantavano nel tempio con cembali,
arpe e cetre, per il servizio del tempio, agli ordini del re. Il
numero di costoro, insieme con i fratelli, esperti nel canto del
Signore, cio tutti veramente capaci, era di duecentottantotto.

Per i loro turni di servizio furono sorteggiati i piccoli come i
grandi, i maestri come i discepoli.

La prima sorte tocc a Giuseppe, con i fratelli e figli: dodici;
la seconda a Ghedalia, con i fratelli e figli: dodici; la terza
a Zaccur, con i figli e fratelli: dodici; la quarta a Isri, con
i figli e fratelli: dodici; la quinta a Natania, con i figli e
fratelli: dodici; la sesta a Bukkia, con i figli e fratelli
dodici; la settima a Iesareela, con i figli e fratelli: dodici;
l'ottava a Isaia, con i figli e fratelli dodici; la nona a
Mattania, con i figli e fratelli: dodici; la decima a Simei, con
i figli e fratelli: dodici; l'undicesima ad Azarel, con i figli
e fratelli: dodici; la dodicesima a Casabia, con i figli e
fratelli: dodici; la tredicesima a Subael, con i figii e
fratelli: dodici; la quattordicesima a Mattatia, con i figli e i
fratelli: dodici; la quindicesima a Ierimot con i figli e
fratelli: dodici; la sedicesima ad Anania, con i figli e
fratelli: dodici; la diciassettesima a Iosbekasa, con i figli e
fratelli: dodici; la diciottesima ad Anani, con i figli e
fratelli: dodici; la diciannovesima a Malloti, con i figli e
fratelli: dodici; la ventesima a Eliata, con i figli e fratelli:
dodici; la ventunesima a Cotir, con i figli e fratelli: dodici,
la ventiduesima a Ghiddalti con i figli e fratelli: dodici; la
ventitreesima a Macaziot, con i figli e fratelli: dodici; la
ventiquattresima a Romamti-Ezer con i figli e fratelli: dodici.





26.

Per le classi dei portieri. Dei Coriti: Meselemia, figlio di
Core, dei discendenti di Ebiasaf. Figli di Meselemia: Zaccaria
il primogenito, Iediael il secondo, Zebadia il terzo, Iatniel il
quarto, Elam il quinto, Giovanni il sesto, Elioenai il settimo.
Figli di Obed-Edom: Semaia il primogenito, Iozabad il secondo,
Ioach il terzo, Sacar il quarto, Netaneel il quinto, Ammiel il
sesto, Issacar il settimo, Peulletai l'ottavo, poich Dio aveva
benedetto Obed-Edom.

A Semaia suo figlio nacquero figli, che signoreggiavano nel loro
casato perch erano uomini valorosi. Figli di Semaia: Otni,
Raffaele, Obed, Elzabad con i fratelli, uomini valorosi, Eliu e
Semachia. Tutti costoro erano discendenti di Obed-Edom. Essi e i
figli e i fratelli, uomini valorosi, erano adattissimi per il
servizio. Per Obed-Edom: sessantadue in tutto. Meselemia ne
aveva diciotto tra figli e fratelli, tutti uomini valorosi.
Figli di Cosa dei discendenti di Merari: Simri, il primo; non
era primogenito, ma suo padre lo aveva costituito capo. Chelkia
era il secondo, Tebalia il terzo, Zaccaria il quarto. Totale dei
figli e fratelli di Cosa: tredici.

Queste classi di portieri, cio i capigruppo, avevano
l'incarico, come i loro fratelli, di servire nel tempio.
Gettarono le sorti, il piccolo come il grande, secondo i loro
casati, per ciascuna porta.

Per il lato orientale la sorte tocc a Selemia; a Zaccaria suo
figlio, consigliere assennato, in seguito a sorteggio tocc il
lato settentrionale, a Obed-Edom quello meridionale, ai suoi
figli toccarono i magazzini. Il lato occidentale con la porta
Sallechet, sulla via della salita, tocc a Suppim e a Cosa. Un
posto di guardia era proporzionato all'altro. Per il lato
orientale erano incaricati sei uomini ogni giorno; per il lato
settentrionale quattro al giorno; per quello meridionale quattro
al giorno, per ogni magazzino due. Al Parbar a occidente, ce
n'erano quattro per la strada e due per il Parbar. Queste le
classi dei portieri discendenti di Core, figli di Merari.



I leviti loro fratelli, addetti alla sorveglianza sui tesori del
tempio e sui tesori delle cose consacrate, erano figli di Ladan,
Ghersoniti secondo la linea di Ladan. Capi dei casati di Ladan
il Ghersonita erano gli Iechieliti.

Gli Iechieliti Zetan e Gioele, suo fratello, erano addetti ai
tesori del tempio. Fra i discendenti di Amram, di Isear di Ebron
e di Uzziel: Subael figlio di Gherson, figlio di Mos, era
sovrintendente dei tesori. Tra i suoi fratelli, nella linea di
Eliezer: suo figlio Recabia, di cui fu figlio Isaia, di cui fu
figlio Ioram, di cui fu figlio Zikri, di cui fu figlio Selomit.
Questo Selomit con i fratelli era addetto ai tesori delle cose
consacrate, che il re Davide, i capi dei casati, i capi di
migliaia e di centinaia e i capi dell'esercito avevano
consacrato, prendendole dal bottino di guerra e da altre prede,
per la manutenzione del tempio. Inoltre c'erano tutte le cose
consacrate dal veggente Samuele, da Saul figlio di Kis, da Abner
figlio di Ner, e da Ioab figlio di Zeruia; tutti questi oggetti
consacrati dipendevano da Selomit e dai suoi fratelli.



Fra i discendenti di Isear: Chenania e i suoi figli erano
addetti agli affari esterni di Israele come magistrati e
giudici. Fra i discendenti di Ebron: Casabia e i suoi fratelli,
uomini valorosi, in numero di millesettecento, erano addetti
alla sorveglianza di Israele, dalla Transgiordania
all'occidente, riguardo a ogni cosa relativa al culto del
Signore e al servizio del re. Fra i discendenti di Ebron c'era
Ieria, il capo degli Ebroniti divisi secondo le loro genealogie;
nell'anno quarantesimo del regno di Davide si effettuarono
ricerche sugli Ebroniti; fra di loro c'erano uomini valorosi in
Iazer di Galaad. Tra i fratelli di Ieria, uomini valorosi,
c'erano duemilasettecento capi di casati. Il re Davide diede a
costoro autorit sui Rubeniti, sui Gaditi e su met della trib
di Manasse per ogni questione riguardante Dio o il re.





27.

Ecco i figli di Israele, secondo il loro numero, i capi dei
casati, i capi di migliaia e di centinaia, i loro ufficiali al
servizio del re, secondo le loro classi, delle quali una entrava
e l'altra usciva, ogni mese, per tutti i mesi dell'anno. Ogni
classe comprendeva ventiquattromila individui. Alla prima
classe, in funzione nel primo mese, presiedeva Iasobeam figlio
di Zabdiel; la sua classe era di ventiquattromila. Egli era dei
discendenti di Perez ed era il capo di tutti gli ufficiali
dell'esercito, per il primo mese.

Alla classe del secondo mese presiedeva Dodo di Acoch; la sua
classe era di ventiquattromila.

Al terzo gruppo, per il terzo mese, presiedeva Benaia figlio di
Ioiada, sommo sacerdote; la sua classe era di ventiquattromila.
Questo Benaia era un prode fra i Trenta e aveva il comando dei
Trenta e della sua classe. Suo figlio era Ammizabad.

Quarto, per il quarto mese, era Asael fratello di Ioab e, dopo
di lui, Zebadia suo figlio; la sua classe era di
ventiquattromila.

Quinto, per il quinto mese, era l'ufficiale Samehut di Zerach;
la sua classe era di ventiquattromila.

Sesto, per il sesto mese, Ira, figlio di Ikkes di Tekoa; la sua
classe era di ventiquattromila.

Settimo per il settimo mese, era Chelez di Pelon, dei
discendenti di Efraim; la sua classe era di ventiquattromila.

Ottavo, per l'ottavo mese, era Sibbecai di Cusa, della famiglia
degli Zerachiti; la sua classe era di ventiquattromila.

Nono, per il nono mese, era Abiezer il Beniaminita; la sua
classe era di ventiquattromila.

Decimo, per il decimo mese, era Marai di Netofa, appartenente
agli Zerachiti; la sua classe era di ventiquattromila.

Undicesimo, per l'undicesimo mese, era Benaia di Piraton, dei
discendenti di Efraim; la sua classe era di ventiquattromila.

Dodicesimo, per il dodicesimo mese, era Cheldai di Netofa, della
stirpe di Otniel; la sua classe era di ventiquattromila.

Riguardo alle trib di Israele: sui Rubeniti presiedeva Eliezer
figlio di Zikri; sulla trib di Simeone, Sefatia figlio di
Maaca; su quella di Levi, Casabia figlio di Kemuel; sugli
Aronnidi, Zadok; su quella di Giuda, Eliu, dei fratelli di
Davide; su quella di Issacar, Omri figlio di Michele; su quella
di Zabulon, Ismaia figlio di Abdia; su quella di Neftali,
Ierimot figlio di Azriel; sugli Efraimiti, Osea figlio di
Azazia; su met della trib di Manasse, Gioele figlio di Pedaia;
su met della trib di Manasse in Galaad, Iddo figlio di
Zaccaria; su quella di Beniamino, Iaasiel figlio di Abner; su
quella di Dan, Azarel figlio di Ierocam. Questi furono i capi
delle trib di Israele.

Davide non fece il censimento di quelli al di sotto dei
vent'anni, perch il Signore aveva detto che avrebbe
moltiplicato Israele come le stelle del cielo. Ioab figio di
Zeruia aveva cominciato il censimento, ma non lo termin;
proprio per esso si scaten l'ira su Israele. Questo censimento
non fu registrato nel libro delle Cronache del re Davide.

Sui tesori del re presiedeva Azmavet figlio di Adiel; sui tesori
che erano nella campagna, nelle citt, nei villaggi e nelle
torri presiedeva Gionata figlio di Uzzia. Sugli operai agricoli,
per la lavorazione del suolo, c'era Ezri figlio di Chelub.

Alle vigne era addetto Simei di Rama; ai prodotti delle vigne
depositati nelle cantine era addetto Zabdai di Sefam. Agli
oliveti e ai sicomori, che erano nella Sefela, era addetto
Baal-Canan di Ghedera; ai depositi di olio Ioas. Agli armenti
che pascolavano nella pianura di Saron era addetto il Saronita
Sitri, agli armenti che pascolavano in altre valli Safat figlio
di Adlai. Ai cammelli era addetto Obil l'Ismaelita, alle asine
Iecdaia di Meronot, al1e pecore Iaziu l'Agareno. Tutti costoro
erano amministratori dei beni del re Davide.

Gionata, zio di Davide, era consigliere, uomo intelligente e
scriba; egli insieme con Iechiel figlio di Cakmoni si occupava
dei figli del re. Achitofel era consigliere del re; Cusai
l'Arkita era amico del re.

Ad Achitofel successero Ioiada figlio di Benaia ed Ebiatar; capo
dell'esercito del re era Ioab.





28.

Davide convoc tutti gli ufficiali di Israele, i capi trib e i
capi delle varie classi al servizio del re, i capi di migliaia,
i capi di centinaia, gli amministratori di tutti i beni e di
tutto il bestiame del re e dei suoi figli, insieme con i
consiglieri, i prodi e ogni soldato valoroso in Israele. Davide
si alz in piedi e disse:

Ascoltatemi, miei fratelli e mio popolo! Io avevo deciso di
costruire una dimora tranquilla per l'arca dell'alleanza del
Signore, per lo sgabello dei piedi del nostro Dio. Avevo fatto i
preparativi per la costruzione, ma Dio mi disse: Non costruirai
un tempio al mio nome, perch tu sei stato un guerriero e hai
versato sangue. Il Signore Dio di Israele scelse me fra tutta la
famiglia di mio padre perch divenissi per sempre re su Israele;
difatti egli si  scelto Giuda come capo e fra la discendenza di
Giuda ha scelto il casato di mio padre e, fra i figli di mio
padre, si  compiaciuto di me per costituirmi re su Israele. Fra
tutti i miei figli, poich il Signore mi ha dato molti figli, ha
scelto il mio figlio Salomone per farlo sedere sul trono del
regno del Signore su Israele. Egli infatti mi ha detto: Salomone
tuo figlio costruir il mio tempio e i miei cortili perch io mi
sono scelto lui come figlio e intendo essergli padre. Render
saldo il suo regno per sempre, se egli perseverer nel compiere
i miei comandi e i miei decreti, come fa oggi. Ora, davanti a
tutto Israele, assemblea del Signore, e davanti al nostro Dio
che ascolta, vi scongiuro: osservate e praticate tutti i decreti
del Signore vostro Dio, perch possediate questo eccellente
paese e lo passiate in eredit ai vostri figli dopo di voi, per
sempre.



Tu, Salomone figlio mio, riconosci il Dio di tuo padre, servilo
con cuore perfetto e con animo volenteroso, perch il Signore
scruta i cuori e penetra ogni intimo pensiero; se lo
ricercherai, ti si far trovare; se invece l'abbandonerai, egli
ti rigetter per sempre. Vedi: ora il Signore ti ha scelto
perch tu gli costruisca una casa come santuario; sii forte e
mettiti al lavoro.

Davide diede a Salomone suo figlio il modello del vestibolo e
degli edifici, delle stanze per i tesori, dei piani di sopra e
delle camere interne e del luogo del propiziatorio, inoltre la
descrizione di quanto aveva in animo riguardo ai cortili del
tempio, a tutte le stanze laterali, ai tesori del tempio e ai
tesori delle cose consacrate, alle classi dei sacerdoti e dei
leviti e a tutta l'attivit per il servizio del tempio e a tutti
gli arredi usati nel tempio. Relativamente a tutti gli oggetti
d'oro, gli consegn l'oro, indicando il peso dell'oro di ciascun
oggetto destinato al culto e il peso dell'argento di ciascun
oggetto destinato al culto. Gli consegn anche l'oro destinato
ai candelabri e alle loro lampade, indicando il peso dei singoli
candelabri e delle loro lampade, e l'argento destinato ai
candelabri, indicando il peso dei candelabri e delle loro
lampade, secondo l'uso di ogni candelabro.

Gli indic il quantitativo dell'oro per le tavole dell'offerta,
per ogni tavola, e dell'argento per le tavole d'argento,
dell'oro puro per i ganci, i vassoi e le brocche.

Gli indic il quantitativo dell'oro per le coppe, per ogni coppa
d'oro, e quello dell'argento, per ogni coppa d'argento.

Gli diede l'oro puro per l'altare dei profumi, indicandone il
peso. Gli consegn il modello del carro d'oro dei cherubini, che
stendevano le ali e coprivano l'arca dell'alleanza del Signore.
Tutto ci  -  disse  -  era in uno scritto da parte del Signore
per farmi comprendere tutti i particolari del modello.

Davide disse a Salomone suo figlio: Sii forte, coraggio;
mettiti al lavoro, non temere e non abbatterti, perch il
Signore Dio, mio Dio,  con te. Non ti lascer e non ti
abbandoner finch tu non abbia terminato tutto il lavoro per il
tempio. Ecco le classi dei sacerdoti e dei leviti per ogni
servizio nel tempio. Presso di te, per ogni lavoro, ci sono
esperti in qualsiasi attivit e ci sono capi e tutto il popolo,
pronti a tutti i tuoi ordini.





29.

Il re Davide disse a tutta l'assemblea: Salomone mio figlio, il
solo che Dio ha scelto,  ancora giovane e debole, mentre
l'impresa  grandiosa, perch la Dimora non  destinata a un
uomo ma al Signore Dio. Secondo tutta la mia possibilit ho
fatto preparativi per il tempio del mio Dio; ho preparato oro su
oro, argento su argento, bronzo su bronzo, ferro su ferro,
legname su legname, onici, brillanti, topazi, pietre di vario
valore e pietre preziose e marmo bianco in quantit. Inoltre,
per il mio amore per la casa del mio Dio, quanto possiedo in oro
e in argento do per il tempio del mio Dio, oltre quanto ho
preparato per il santuario: tremila talenti d'oro, d'oro di
Ofir, e settemila talenti d'argento raffinato per rivestire le
pareti interne, l'oro per gli oggetti in oro, l'argento per
quelli in argento e per tutti i lavori da eseguirsi dagli
artisti. Ora, chi vuole essere generoso oggi per il Signore?.
Si dimostrarono volenterosi i capifamiglia, i capitrib di
Israele, i capi di migliaia e di centinaia e i dirigenti degli
affari del re.

Essi diedero per l'opera del tempio cinquemila talenti d'oro,
diecimila darici, diecimila talenti d'argento, diciottomila
talenti di bronzo e centomila talenti di ferro.

Quanti si ritrovarono pietre preziose le diedero a Iechiel il
Ghersonita, perch fossero depositate nel tesoro del tempio. Il
popolo gio per la loro generosit, perch le offerte erano
fatte al Signore con cuore sincero; anche il re Davide gio
vivamente.



Davide benedisse il Signore davanti a tutta l'assemblea. Davide
disse:

Sii benedetto, Signore

Dio di Israele, nostro padre,

ora e sempre.

Tua, Signore,  la grandezza, la potenza,

la gloria, la maest e lo splendore,

perch tutto, nei cieli e sulla terra,  tuo.

Tuo  il regno, Signore,

tu ti innalzi sovrano su ogni cosa.

Da te provengono ricchezza e gloria;

tu domini tutto;

nella tua mano c' forza e potenza;

dalla tua mano ogni grandezza e potere.

Per questo, nostro Dio, ti ringraziamo

e lodiamo il tuo nome glorioso.

E chi sono io e chi  il mio popolo, per essere in grado di
offrirti tutto questo spontaneamente? Ora tutto proviene da te;
noi, dopo averlo ricevuto dalla tua mano, te l'abbiamo ridato.
Noi siamo stranieri davanti a te e pellegrini come tutti i
nostri padri. Come un'ombra sono i nostri giorni sulla terra e
non c' speranza. Signore nostro Dio, quanto noi abbiamo
preparato per costruire una casa al tuo santo nome proviene da
te,  tutto tuo. So, mio Dio, che tu provi i cuori e ti compiaci
della rettitudine. Io, con cuore retto, ho offerto
spontaneamente tutte queste cose. Ora io vedo il tuo popolo qui
presente portarti offerte con gioia. Signore, Dio di Abramo, di
Isacco e di Israele, nostri padri, custodisci questo sentimento
per sempre nell'intimo del cuore del tuo popolo. Dirigi i loro
cuori verso di te. A Salomone mio figlio concedi un cuore
sincero perch custodisca i tuoi comandi, le tue disposizioni e
i tuoi decreti, perch eseguisca tutto ci e costruisca
l'edificio, per il quale io ho eseguito i preparativi.

Davide disse a tutta l'assemblea: Su benedite il Signore vostro
Dio!. Tutta l'assemblea benedisse il Signore, Dio dei suoi
padri; si inginocchiarono e si prostrarono davanti al Signore e
al re.

Offrirono sacrifici al Signore e gli bruciarono olocausti il
giorno dopo: mille giovenchi, mille arieti, mille agnelli con le
relative libazioni, oltre numerosi sacrifici per tutto Israele.
Mangiarono e bevvero alla presenza del Signore in quel giorno
con manifestazioni di grande gioia. Di nuovo proclamarono re
Salomone, figlio di Davide, lo unsero, consacrando lui al
Signore come capo e Zadok come sacerdote.



Salomone sedette sul trono del Signore come re al posto di
Davide suo padre; prosper e tutto Israele gli fu sottomesso.
Tutti gli ufficiali, i prodi e anche tutti i figli del re Davide
si sottomisero al re Salomone. Il Signore rese grande Salomone
di fronte a tutto Israele e gli diede uno splendore di regno,
che nessun predecessore in Israele aveva avuto.

Davide, figlio di Iesse, aveva regnato su tutto Israele. La
durata del suo regno su Israele era stata di quarant'anni; in
Ebron aveva regnato sette anni e in Gerusalemme trentatr. Mor
molto vecchio, sazio di anni, di ricchezza e di gloria. Al suo
posto divenne re il figlio Salomone.

Le gesta del re Davide, le prime come le ultime, ecco sono
descritte nel libro del veggente Samuele, nel libro del profeta
Natan e nel libro del veggente Gad, con tutta la storia del suo
regno, della sua potenza e di quanto avvenne in quei tempi
durante la sua vita, in Israele e in tutti i regni degli altri
paesi.





2 CRONACHE.





1

Salomone figlio di Davide si afferm nel regno. Il Signore suo
Dio era con lui e lo rese molto grande.

Salomone mand ordini a tutto Israele, ai capi di migliaia e di
centinaia, ai magistrati, a tutti i principi di tutto Israele e
ai capifamiglia. Poi Salomone e tutto Israele con lui si
recarono all'altura di Gabaon, perch l si trovava la tenda del
convegno di Dio, eretta da Mos, servo di Dio, nel deserto;
l'arca di Dio, invece, Davide l'aveva trasportata da
Kiriat-Iearim nel luogo che aveva preparato per essa, avendo
egli innalzato per essa una tenda in Gerusalemme. L'altare d
bronzo, poi, opera di Bezaleel figlio di Uri, figlio di Cur, era
davanti alla Dimora del Signore. Salomone e l'assemblea vi
andarono per consultare il Signore. Salomone sal sull'altare di
bronzo davanti al Signore nella tenda del convegno e vi offr
sopra mille olocausti.

In quella notte Dio apparve a Salomone e gli disse: Chiedimi
ci che vuoi che io ti conceda. Salomone disse a Dio: Tu hai
trattato mio padre Davide con grande benevolenza e mi hai fatto
regnare al suo posto. Ora, Signore Dio, si avveri la tua parola
a Davide mio padre, perch mi hai costituito re su un popolo
numeroso come la polvere della terra. Concedimi dunque saggezza
e scienza e che io possa guidare questo popolo; poich chi
potrebbe mai governare questo tuo grande popolo?.

Allora Dio disse a Salomone: Poich ti sta a cuore tale cosa e
non hai domandato n ricchezze, n beni, n gloria, n la vita
dei tuoi nemici e neppure una lunga vita, ma hai domandato
piuttosto saggezza e scienza per governare il mio popolo, su cui
ti ho costituito re, saggezza e scienza ti saranno concesse.
Inoltre io ti dar ricchezze, beni e gloria, quali non ebbero
mai i re tuoi predecessori e non avranno mai i tuoi successori.



Salomone poi, dall'altura, che si trovava in Gabaon, dalla tenda
del convegno, torn a Gerusalemme, e regn su Israele .

Salomone radun carri e cavalli; aveva millequattrocento carri e
dodicimila cavalli, distribuiti nelle citt dei carri e presso
di s in Gerusalemme. Il re fece in modo che in Gerusalemme
l'argento e l'oro abbondassero come i sassi e i cedri fossero
numerosi come i sicomori nella Sefela. I cavalli di Salomone
provenivano da Muzri e da Kue; i mercanti del re li acquistavano
in Kue. Essi facevano venire e importavano da Muzri un carro per
seicento sicli d'argento, un cavallo per centocinquanta. In tal
modo ne importavano per fornirli a tutti i re degli Hittiti e ai
re di Aram.



Salomone decise di costruire un tempio al nome del Signore e una
reggia per s.





2.

Salomone ingaggi settantamila portatori, ottantamila
scalpellini per lavorare in montagna e tremilaseicento
sorveglianti.

Salomone mand a dire a Chiram, re di Tiro: Come hai fatto con
mio padre Davide, al quale avevi spedito legno di cedro per la
costruzione della sua dimora, fa' altrettanto con me. Ecco, ho
deciso di costruire un tempio al nome del Signore mio Dio, per
consacrarlo a lui s che io possa bruciare profumi fragranti
davanti a lui, esporre sempre i pani dell'offerta e presentare
olocausti mattina e sera, nei sabati, nei noviluni e nelle feste
del Signore nostro Dio. Per Israele questo  un obbligo perenne.
Il tempio, che io intendo costruire, deve essere grande, perch
il nostro Dio  pi grande di tutti gli dei. Ma chi avr la
capacit di costruirgli un tempio, quando i cieli e i cieli dei
cieli non bastano per contenerlo? E chi sono io perch gli
costruisca un tempio, anche solo per bruciare incenso alla sua
presenza? Mandami dunque un uomo esperto nel lavorare l'oro,
l'argento, il bronzo, il ferro, filati di porpora, di cremisi e
di violetto e che sappia eseguire intagli di ogni genere; egli
lavorer con gli altri artigiani che io ho m Gerusalemme e in
Giuda, preparati da mio padre Davide. Mandami legno di cedro, di
abete e di sandalo dal Libano. Io so, infatti, che i tuoi uomini
sono abili nel tagliare gli alberi del Libano. I miei uomini si
uniranno ai tuoi per prepararmi legno in grande quantit, perch
il tempio che intendo costruire deve essere grande e stupendo.
Ecco, a quanti abbatteranno e taglieranno gli alberi io dar
grano per vettovagliamento, ai tuoi uomini dar ventimila "kor"
di grano ventimila "kor" d'orzo, ventimila "bat" di vino e
ventimila "bat" d'olio.

Chiram re di Tiro mand per iscritto a Salomone questo
messaggio: Per l'amore che il Signore porta al suo popolo, ti
ha costituito re su di esso. Quindi Chiram diceva: Sia
benedetto il Signore Dio di Israele, che ha fatto il cielo e la
terra, che ha concesso al re Davide un figlio saggio, pieno di
senno e di intelligenza, il quale costruir un tempio al Signore
e una reggia per s. Ora ti mando un uomo esperto, pieno di
saggezza, Curam-Abi, figlio di una donna della trib di Dan e di
un padre di Tiro. Egli sa lavorare l'oro, l'argento, il bronzo,
il ferro, le pietre, il legno, i filati di porpora, di violetto,
di bisso e di cremisi; sa eseguire ogni intaglio e concretare
genialmente ogni progetto gli venga sottoposto. Egli lavorer
con i tuoi artigiani e con gli artigiani del mio signore Davide
tuo padre. Ora il mio Signore mandi ai suoi uomini il grano,
l'orzo, l'olio e il vino promessi. Noi taglieremo nel Libano il
legname, quanto te ne occorrer, e te lo porteremo per mare su
zattere fino a Giaffa e tu lo farai salire a Gerusalemme.

Salomone cens tutti gli stranieri che erano nel paese di
Israele: un nuovo censimento dopo quello effettuato dal padre
Davide. Ne furono trovati centocinquantatremilaseicento. Ne
prese settantamila come portatori, ottantamila come scalpellini
perch lavorassero sulle montagne e tremilaseicento come
sorveglianti perch facessero lavorare quella gente.





3.

Salomone cominci a costruire il tempio del Signore in
Gerusalemme sul monte Moria dove il Signore era apparso a Davide
suo padre, nel luogo preparato da Davide sull'aia di Ornan il
Gebuseo. Incominci a costruire nel secondo mese dell'anno
quarto del suo regno. Queste sono le misure delle fondamenta
poste da Salomone per edificare il tempio: lunghezza, in cubiti
dell'antica misura, sessanta cubiti; larghezza venti cubiti. Il
vestibolo, che era di fronte al tempio nel senso della larghezza
del tempio, era di venti cubiti; la sua altezza era di
centoventi cubiti. Egli ricopr l'interno di oro purissimo.
Ricopr con legno di abete il vano maggiore e lo rivest d'oro
fino; sopra vi scolp palme e catenelle. Rivest l'aula con
pietre preziose per ornamento. L'oro era oro di Parvaim.

Rivest d'oro la navata, cio le travi, le soglie, le pareti e
le porte; sulle pareti scolp cherubini.

Costru la cella del Santo dei santi lunga, nel senso della
larghezza della navata, venti cubiti e larga venti cubiti. La
rivest di oro fino, impiegandone seicento talenti. Il peso dei
chiodi era di cinquanta sicli d'oro; anche i piani di sopra
rivest d'oro. Nella cella del Santo dei santi eresse due
cherubini lavoro di scultura e li rivest d'oro. Le ali dei
cherubini erano lunghe venti cubiti. Un'ala del primo cherubino,
lunga cinque cubiti, toccava la parete della cella; l'altra,
lunga cinque cubiti, toccava l'ala del secondo cherubino. Un'ala
del secondo cherubino di cinque cubiti, toccava la parete della
cella; l'altra, di cinque cubiti, toccava l'ala del primo
cherubino. Queste ali dei cherubini, spiegate, misuravano venti
cubiti; essi stavano in piedi, voltati verso l'interno.

Salomone fece la cortina di stoffa di violetto, di porpora, di
cremisi e di bisso; sopra vi fece ricamare cherubini.

Di fronte al tempio eresse due colonne alte trentacinque cubiti;
il capitello sulla cima di ciascuna era di cinque cubiti. Fece
ghirlande e le pose sulla cima delle colonne. Fece anche cento
melagrane e le colloc fra le ghirlande. Eresse le colonne di
fronte alla navata, una a destra e una a sinistra, quella a
destra la chiam Iachin e quella a sinistra Boaz.





4.

Salomone fece l'altare di bronzo lungo venticinque cubiti, largo
venticinque e alto dieci. Fece la vasca di metallo fuso del
diametro di dieci cubiti, rotonda, alta cinque cubiti; ci voleva
una corda di trenta cubiti per cingerla. Sotto l'orlo, per
l'intera circonferenza, la circondavano animali dalle sembianze
di buoi, dieci per cubito, disposti in due file e fusi insieme
con la vasca. Questa poggiava su dodici buoi: tre guardavano
verso settentrione, tre verso occidente, tre verso meridione e
tre verso oriente. La vasca vi poggiava sopra e le loro parti
posteriori erano rivolte verso l'interno. Il suo spessore era di
un palmo il suo orlo era come l'orlo di un calice a forma di
giglio. Conteneva tremila "bat".

Fece anche dieci recipienti per la purificazione ponendone
cinque a destra e cinque a sinistra; in essi si lavava quanto si
adoperava per l'olocausto. La vasca serviva alle abluzioni dei
sacerdoti.

Fece dieci candelabri d'oro, secondo la forma prescritta, e li
pose nella navata: cinque a destra e cinque a sinistra.

Fece dieci tavoli e li colloc nella navata, cinque a destra e
cinque a sinistra.

Fece il cortile dei sacerdoti, il gran cortile e le porte di
detto cortile, che rivest di bronzo. Colloc la vasca dal lato
destro, a sud-est.

Curam fece le caldaie, le palette e gli aspersori. Egli port a
termine il lavoro eseguito nel tempio per il re Salomone: le due
colonne, i due globi dei capitelli sopra le colonne, i due
reticolati per coprire i globi dei capitelli sopra le colonne, e
quattrocento melagrane per i due reticolati, due file di
melagrane per ogni reticolato per coprire i due globi dei
capitelli sopra le colonne, le dieci basi e i dieci recipienti
sulle basi, l'unica vasca e i dodici buoi sotto di essa, le
caldaie, le palette, i forchettoni e tutti gli accessori che
Curam-Abi fece di bronzo splendido per il re Salomone per il
tempio. Il re li fece fondere nella valle del Giordano, nella
fonderia fra Succot e Zereda. Salomone fece tutti questi oggetti
in grande quantit da non potersi calcolare il peso del bronzo.

Salomone fece tutti gli oggetti destinati al tempio: l'altare
d'oro e le tavole, su cui si ponevano i pani dell'offerta, i
candelabri e le lampade d'oro da accendersi, come era
prescritto, di fronte alla cella, i fiori, le lampade e gli
spegnitoi d'oro, di quello pi raffinato, i coltelli, gli
aspersori, le coppe e i bracieri d'oro fino. Quanto alle porte
del tempio, i battenti interni verso il Santo dei santi e i
battenti della navata del tempio erano d'oro.





5.

Fu ultimato cos quanto Salomone aveva disposto per il tempio.
Allora Salomone fece portare gli oggetti consacrati da Davide
suo padre e deposit l'argento, l'oro e ogni arredo nel tesoro
del tempio.

Salomone allora convoc in assemblea a Gerusalemme gli anziani
di Israele e tutti i capitrib, i principi dei casati israeliti,
per trasportare l'arca dell'alleanza del Signore dalla citt di
Davide, cio da Sion. Si radunarono presso il re tutti gli
Israeliti per la festa che cadeva nel settimo mese. Quando
furono giunti tutti gli anziani di Israele, i leviti sollevarono
l'arca. Trasportarono l'arca e la tenda del convegno e tutti gli
oggetti sacri che erano nella tenda; li trasportarono i
sacerdoti e i leviti. Il re Salomone e tutta la comunit di
Israele, convenuta presso di lui, immolavano davanti all'arca
pecore e buoi, da non potersi contare n calcolare per il gran
numero. I sacerdoti introdussero l'arca dell'alleanza del
Signore al suo posto nella cella del tempio, nel Santo dei
santi, sotto le ali dei cherubini. Difatti i cherubini
stendevano le ali sopra l'arca; essi coprivano l'arca e le sue
stanghe dall'alto. Le stanghe erano pi lunghe, per questo le
loro punte si prolungavano oltre l'arca verso la cella, ma non
si vedevano di fuori; cos  fino ad oggi. Nell'arca non c'era
nulla se non le due tavole, che Mos vi pose sull'Oreb, le
tavole dell'alleanza conclusa dal Signore con gli Israeliti
quando uscirono dall'Egitto.

Ora avvenne che, usciti i sacerdoti dal Santo  -  tutti i
sacerdoti presenti infatti si erano santificati senza badare
alle classi  -  mentre tutti i leviti cantori, cio Asaf, Eman,
Idutun e i loro figli e fratelli, vestiti di bisso, con cembali,
arpe e cetre stavano in piedi a oriente dell'altare e mentre
presso di loro centoventi sacerdoti suonavano le trombe, avvenne
che, quando i suonatori e i cantori fecero udire all'unisono la
voce per lodare e celebrare il Signore e il suono delle trombe,
dei cembali e degli altri strumenti si lev per lodare il
Signore "perch  buono, perch la sua grazia dura sempre",
allora il tempio si riemp di una nube, cio della gloria del
Signore. I sacerdoti non riuscivano a rimanervi per il loro
servizio a causa della nube, perch la gloria del Signore aveva
riempito il tempio di Dio.





6.

Allora Salomone disse:

Il Signore ha deciso di abitare nella nube.

Ora io ti ho costruito una casa sublime,

un luogo ove tu possa porre per sempre la dimora.

Il re poi si volt e benedisse tutta l'assemblea di Israele,
mentre tutta l'assemblea di Israele stava in piedi, e disse:
Benedetto il Signore Dio di Israele, che ha adempiuto con
potenza quanto aveva predetto di sua bocca a Davide, mio padre:
Da quando feci uscire il mio popolo dal paese d'Egitto non mi
sono scelto una citt fra tutte le trib di Israele perch mi si
costruisse un tempio ove abitasse il mio nome e non mi sono
scelto nessuno perch fosse guida del mio popolo Israele; ora mi
sono scelto Gerusalemme perch vi dimori il mio nome e mi sono
scelto Davide perch governi il mio popolo Israele. Davide mio
padre aveva deciso di costruire un tempio al nome del Signore,
Dio di Israele, ma il Signore disse a Davide mio padre: Hai
deciso di costruire un tempio al mio nome; hai fatto bene a
formulare tale progetto: solo che tu non costruirai il tempio;
ma tuo figlio, generato da te, costruir un tempio al mio nome.
Il Signore ha attuato la sua parola, sono succeduto infatti a
Davide mio padre e siedo sul trono di Israele, come aveva
preannunziato il Signore, e ho costruito il tempio al nome del
Signore, Dio di Israele. Vi ho collocato l'arca dell'alleanza
che il Signore aveva concluso con gli Israeliti.



Egli si pose poi davanti all'altare del Signore, di fronte a
tutta l'assemblea di Israele, e stese le mani. Salomone,
infatti, aveva eretto una tribuna di bronzo e l'aveva collocata
in mezzo al grande cortile; era lunga cinque cubiti larga cinque
e alta tre. Egli vi sal e si inginocchi di fronte a tutta
l'assemblea di Israele. Stese le mani verso il cielo e disse:
Signore, Dio di Israele, non c' Dio simile a te in cielo e
sulla terra. Tu mantieni l'alleanza e la misericordia verso i
tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il cuore. Tu hai
mantenuto, nei riguardi del tuo servo Davide mio padre, quanto
gli avevi promesso; quanto avevi pronunziato con la bocca l'hai
adempiuto con potenza, come appare oggi. Ora, Signore Dio di
Israele, mantieni, nei riguardi del tuo servo Davide mio padre
quanto gli hai promesso: Non ti mancher mai un discendente, il
quale stia davanti a me e sieda sul trono di Israele, purch i
tuoi figli vigilino sulla loro condotta, secondo la mia legge,
come hai fatto tu con me. Ora Signore Dio di Israele, si adempia
la parola che tu hai rivolto al tuo servo Davide!

Ma  proprio vero che Dio abita con gli uomini sulla terra?
Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto
meno questa casa che ti ho costruita! Tuttavia volgiti alla
preghiera del tuo servo e alla sua supplica, Signore mio Dio;
ascolta il grido e la preghiera che il tuo servo innalza a te.
Siano i tuoi occhi aperti verso questa casa, giorno e notte,
verso il luogo dove hai promesso di porre il tuo nome per
ascoltare la preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo.
Ascolta le suppliche del tuo servo e del tuo popolo Israele,
quando pregheranno in questo luogo. Tu ascoltali dai cieli, dal
luogo della tua dimora; ascolta e perdona! Se uno pecca contro
il suo prossimo e, perch gli  imposta una maledizione, viene a
giurare davanti al tuo altare in questo tempio, tu ascoltalo dal
cielo, intervieni e fa' giustizia fra i tuoi servi; condanna
l'empio, facendogli ricadere sul capo la sua condotta, e
dichiara giusto l'innocente, rendendogli quanto merita la sua
innocenza.

Quando il tuo popolo Israele sar sconfitto dal nemico perch ha
peccato contro di te, se si convertir e loder il tuo nome,
pregher e supplicher davanti a te in questo tempio, tu ascolta
dal cielo, perdona il peccato del tuo popolo Israele e fallo
tornare nel paese che hai concesso loro e ai loro padri.

Quando si chiuder il cielo e non ci sar pioggia perch hanno
peccato contro di te, se ti pregheranno in questo luogo,
loderanno il tuo nome e si convertiranno dal loro peccato perch
tu li avrai umiliati, tu ascolta dal cielo e perdona il peccato
dei tuoi servi e del tuo popolo Israele, ai quali indicherai la
strada buona su cui camminare, e concedi la pioggia alla terra,
che hai dato in eredit al tuo popolo.

Quando nella regione ci sar carestia o peste, carbonchio o
ruggine, invasione di cavallette o di bruchi, quando il nemico
assedier il tuo popolo nella sua terra o nelle sue citt,
quando scoppier un'epidemia o un flagello qualsiasi, ogni
preghiera e ogni supplica fatta da un individuo o da tutto il
tuo popolo Israele, in seguito alla prova del castigo e del
dolore, con le mani tese verso questo tempio, tu ascoltala dal
cielo, luogo della tua dimora, e perdona, rendendo a ciascuno
secondo la sua condotta, tu che conosci il cuore di ognuno,
poich solo tu conosci il cuore dei figli dell'uomo. Fa' s che
ti temano e camminino nelle tue vie per tutti i giorni della
loro vita nel paese che hai dato ai nostri padri.

Anche lo straniero, che non appartiene al tuo popolo Israele, se
viene da un paese lontano a causa del tuo grande nome, della tua
mano potente e del tuo braccio teso, a pregare in questo tempio,
tu ascolta dal cielo, luogo della tua dimora, e soddisfa tutte
le richieste dello straniero e tutti i popoli della terra
conoscano il tuo nome, ti temano come il tuo popolo Israele e
sappiano che il tuo nome  stato invocato su questo tempio, che
io ho costruito.

Quando il tuo popolo uscir in guerra contro i suoi nemici,
seguendo la via per la quale l'avrai indirizzato, se ti
pregheranno rivolti verso questa citt che ti sei scelta, e
verso il tempio che ho costruito al tuo nome, ascolta dal cielo
la loro preghiera e la loro supplica e rendi loro giustizia.

Quando peccheranno contro di te  -  non c', infatti, nessuno
senza peccato  -  e tu, adirato contro di loro, li consegnerai a
un nemico e i loro conquistatori li deporteranno in un paese
lontano o vicino, se, nel paese in cui saranno stati deportati,
rientrando in se stessi, si convertiranno a te supplicandoti nel
paese della loro prigionia dicendo: Abbiamo peccato, abbiamo
agito da malvagi e da empi, se faranno ritorno a te con tutto il
cuore e con tutta l'anima, nel paese della loro prigionia ove li
avranno deportati e ti supplicheranno rivolti verso il paese che
tu hai concesso ai loro padri, verso la citt che ti sei scelta
e verso il tempio che io ho costruito al tuo nome, tu ascolta
dal cielo, luogo della tua dimora, la loro preghiera e la loro
supplica e rendi loro giustizia. Perdona al tuo popolo che ha
peccato contro di te.

Ora, mio Dio, i tuoi occhi siano aperti e le tue orecchie
attente alla preghiera innalzata in questo luogo. Ora, alzati,
Signore Dio, vieni al luogo del tuo riposo, tu e l'arca tua
potente. Siano i tuoi sacerdoti, Signore Dio, rivestiti di
salvezza e i tuoi fedeli esultino nel benessere. Signore Dio,
non rigettare il tuo consacrato, ricordati i favori fatti a
Davide tuo servo.





7.

Appena Salomone ebbe finito di pregare, cadde dal cielo il
fuoco, che consum l'olocausto e le altre vittime, mentre la
gloria del Signore riempiva il tempio. I sacerdoti non potevano
entrare nel tempio, perch la gloria del Signore lo riempiva.
Tutti gli Israeliti, quando videro scendere il fuoco e la gloria
del Signore sul tempio, si prostrarono con la faccia a terra sul
pavimento, adorarono e celebrarono il Signore "perch  buono,
perch la sua grazia dura sempre". Il re e tutto il popolo
sacrificarono vittime al Signore. Il re Salomone offr in
sacrificio ventiduemila buoi e centoventimila pecore; cos il re
e tutto il popolo dedicarono il tempio. I sacerdoti attendevano
al servizio, i leviti con tutti gli strumenti musicali, fatti
dal re Davide, celebravano il Signore, "perch la sua grazia
dura sempre", eseguendo le laudi composte da Davide. I sacerdoti
suonavano le trombe di fronte ai leviti, mentre tutti gli
Israeliti stavano in piedi.

Salomone consacr il centro del cortile di fronte al tempio;
infatti ivi offr gli olocausti e il grasso dei sacrifici di
comunione, poich l'altare di bronzo, eretto da Salomone, non
poteva contenere gli olocausti, le offerte e i grassi. In quel
tempo Salomone celebr la festa per sette giorni; tutto Israele,
dall'ingresso di Camat al torrente di Egitto, un'assemblea
grandissima, era con lui. Nel giorno ottavo ci fu una riunione
solenne, essendo durata la dedicazione dell'altare sette giorni
e anche la festa sette giorni. Il ventitr del settimo mese
Salomone conged il popolo perch tornasse alle sue case
contento e con la gioia nel cuore per il bene concesso dal
Signore a Davide, a Salomone e a Israele suo popolo.

Salomone termin il tempio e la reggia; attu quanto aveva
deciso di fare nella casa del Signore e nella propria.



Il Signore apparve di notte a Salomone e gli disse: Ho
ascoltato la tua preghiera, mi sono scelto questo luogo come
casa di sacrificio. Se chiuder il cielo e non ci sar pi
pioggia, se comander alle cavallette di divorare la campagna e
se invier la peste in mezzo al mio popolo, se il mio popolo,
sul quale  stato invocato il mio nome, si umilier, pregher e
ricercher il mio volto, perdoner il suo peccato e risaner il
suo paese. Ora i miei occhi sono aperti e i miei orecchi attenti
alla preghiera fatta in questo luogo. Ora io mi sono scelto e ho
santificato questo tempio perch la mia presenza vi resti sempre
e l siano sempre i miei occhi e il mio cuore. Se tu camminerai
davanti a me come ha camminato Davide tuo padre, facendo quanto
ti ho comandato, e osserverai i miei statuti e decreti,
consolider il trono del tuo regno come ho promesso a Davide tuo
padre dicendogli: Non mancher per te un successore che regni in
Israele. Ma se voi devierete e abbandonerete i decreti e i
comandi che io ho posto innanzi a voi e andrete a servire dei
stranieri e a prostrarvi a loro, vi sterminer dal paese che vi
ho concesso, e ripudier questo tempio che ho consacrato al mio
nome, lo render la favola e l'oggetto di scherno di tutti i
popoli. Riguardo a questo tempio, gi cos eccelso, chiunque vi
passer vicino stupir e dir: Perch il Signore ha agito cos
con questo paese e con questo tempio? Si risponder: Perch
hanno abbandonato il Signore Dio dei loro padri, che li aveva
fatti uscire dal paese d'Egitto, e si sono legati a dei
stranieri, prostrandosi davanti a loro e servendoli. Per questo
egli ha mandato su di loro tutte queste sciagure.





8.

Passati i vent'anni durante i quali aveva edificato il tempio e
la reggia, Salomone ricostru le citt che Chiram gli aveva dato
e vi stabil gli Israeliti. Salomone and a Camat di Zoba e
l'occup. Egli ricostru Palmira nel deserto e tutte le citt di
rifornimento, che aveva costruito in Camat. Ricostru Bet-Oron
superiore e Bet-Oron inferiore, fortezze con mura, battenti e
catenacci. Lo stesso fece con Baalat, con tutte le citt di
rifornimento di sua propriet e con tutte le citt dei carri e
dei cavalli; insomma esegu tutto ci che gli piacque di
costruire in Gerusalemme, nel Libano e in tutto il territorio
del suo dominio.

Quanti rimanevano degli Hittiti, degli Amorrei, dei Perizziti,
degli Evei e dei Gebusei, che non erano Israeliti, cio i loro
discendenti, sopravvissuti dopo di loro nel paese, quanti non
erano stati sterminati dagli Israeliti, Salomone li rese
tributari, come lo sono fino ad oggi.

Ma degli Israeliti Salomone non impieg nessuno come schiavo per
i suoi lavori, perch essi erano guerrieri, capi dei suoi
scudieri, capi dei suoi carri e dei suoi cavalieri. Questi capi
di prefetti, eletti dal re Salomone, erano duecentocinquanta e
avevano la sorveglianza sul popolo.



Salomone trasfer la figlia del faraone dalla citt di Davide
alla casa che aveva costruito per lei, perch aveva stabilito:
Una donna non deve abitare per me nella casa di Davide, re di
Israele, perch  sacro ogni luogo in cui ha sostato l'arca del
Signore.



In quel tempo Salomone offr olocausti al Signore sull'altare
del Signore, che aveva costruito di fronte al vestibolo. Ogni
giorno offriva olocausti secondo il comando di Mos, nei sabati,
nei noviluni e nelle tre feste dell'anno, cio nella festa degli
azzimi, nella festa delle settimane e nella festa delle capanne.

Secondo le disposizioni di Davide suo padre, stabil le classi
dei sacerdoti per il loro servizio; anche per i leviti dispose
che nel loro ufficio lodassero Dio e assistessero i sacerdoti
ogni giorno; ai portieri nelle loro classi assegn le singole
porte, perch cos aveva comandato Davide, uomo di Dio.

Non si allontanarono in nulla dalle disposizioni del re Davide
riguardo ai sacerdoti e ai leviti; lo stesso avvenne riguardo ai
tesori.

Cos fu realizzata tutta l'opera di Salomone da quando si
gettarono le fondamenta del tempio fino al suo compimento
definitivo.



Allora Salomone and a Ezion-Gheber e ad Elat sulla riva del
mare, nella regione di Edom. Chiram gli mand alcune navi con
propri equipaggi e uomini esperti del mare. Costoro, insieme con
i marinai di Salomone, andarono in Ofir e di l presero
quattrocentocinquanta talenti d'oro e li portarono al re
Salomone.





9.

La regina di Saba, sentita la fama di Salomone, venne a
Gerusalemme per metterlo alla prova mediante enigmi. Arriv con
un corteo molto numeroso e con cammelli carichi di aromi, d'oro
in grande quantit e di pietre preziose. Si present a Salomone
e gli disse quanto aveva in mente. Salomone rispose a tutte le
sue domande, nessuna risult occulta per Salomone tanto da non
poterle rispondere. La regina di Saba, quando ebbe ammirato la
sapienza di Salomone, la reggia che egli aveva costruito, i cibi
della sua tavola, gli alloggi dei suoi servitori, l'attivit dei
suoi ministri e le loro divise, i suoi coppieri e le loro vesti,
gli olocausti che egli offriva nel tempio, ne rimase incantata.
Quindi disse al re: Era vero, dunque, quanto avevo sentito dire
nel mio paese sul tuo conto e sulla tua sapienza. Io non avevo
voluto credere a quanto si diceva finch non sono giunta qui e i
miei occhi non hanno visto; ebbene, non mi era stata riferita
neppure una met della grandezza della tua sapienza; tu superi
la fama che avevo sentito su di te. Beati i tuoi uomini e beati
questi tuoi ministri, che stanno sempre alla tua presenza e
ascoltano la tua sapienza! Sia benedetto il Signore tuo Dio, che
si  compiaciuto di te e ti ha costituito sul suo trono, re per
il Signore Dio tuo. Poich il tuo Dio ama Israele e intende
renderlo stabile per sempre, ti ha costituito suo re perch tu
eserciti il diritto e la giustizia. Essa diede al re centoventi
talenti d'oro, aromi in gran quantit e pietre preziose. Non ci
furono mai tanti aromi come quelli che la regina di Saba diede
al re Salomone.

Gli uomini di Chiram e quelli di Salomone, che caricavano oro da
Ofir, portarono legno di sandalo e pietre preziose. Con il legno
di sandalo il re fece le scale del tempio e della reggia, cetre
e arpe per i cantori; strumenti simili non erano mai stati visti
nel paese di Giuda.

Il re Salomone diede alla regina di Saba quanto ella aveva
mostrato di gradire, oltre l'equivalente di quanto ella aveva
portato al re. Ella poi torn nel suo paese con i suoi uomini.



Il peso dell'oro che affluiva nelle casse di Salomone ogni anno
era di seicentosessantasei talenti d'oro, senza contare quanto
ne proveniva dai trafficanti e dai commercianti; tutti i re
dell'Arabia e i governatori del paese portavano a Salomone oro e
argento.

Il re Salomone fece duecento scudi grandi d'oro battuto, per
ognuno dei quali adoper seicento sicli d'oro, e trecento scudi
piccoli d'oro battuto, per ognuno dei quali adoper trecento
sicli d'oro. Il re li pose nel palazzo della foresta del Libano.

Il re fece un grande trono d'avorio che rivest d'oro puro. Il
trono aveva sei gradini e uno sgabello d'oro connessi fra loro.
Ai due lati del sedile c'erano due bracci, vicino ai quali si
ergevano due leoni. Dodici leoni si ergevano, di qua e di l,
sui sei gradini; non ne esistevano di simili in nessun regno.
Tutto il vasellame per bere del re Salomone era d'oro; tutti gli
arredi del palazzo della foresta del Libano erano d'oro fino; al
tempo di Salomone l'argento non valeva nulla. Difatti le navi
del re andavano a Tarsis, guidate dai marinai di Chiram; ogni
tre anni tornavano le navi di Tarsis cariche d'oro, d'argento,
di avorio, di scimmie e di babbuini.

Il re Salomone super, per ricchezza e sapienza, tutti i re
della terra. Tutti i re della terra desideravano avvicinare
Salomone per ascoltare la sapienza che Dio gli aveva infuso.
Ognuno di essi gli portava ogni anno il proprio tributo, oggetti
d'oro e oggetti d'argento, vesti, armi, aromi, cavalli e muli.
Salomone aveva quattromila stalle per i suoi cavalli e i suoi
carri e dodicimila cavalli, distribuiti nelle citt dei carri e
presso il re in Gerusalemme. Egli dominava su tutti i re, dal
fiume fino alla regione dei Filistei e fino al confine
dell'Egitto.

Il re fece s che in Gerusalemme l'argento fosse comune come i
sassi, i cedri numerosi come i sicomori nella Sefela. Da Muzri e
da tutti i paesi si importavano cavalli per Salomone.



9Le altre gesta di Salomone, dalle prime alle ultime, sono
descritte negli atti del profeta Natan, nella profezia di Achia
di Silo e nelle visioni del veggente Iddo riguardo a Geroboamo
figlio di Nebat. Salomone regn in Gerusalemme su Israele
quarant'anni. Salomone si addorment con i suoi padri; lo
seppellirono nella citt di Davide. Al suo posto divenne re suo
figlio Roboamo.





10.

Roboamo and a Sichem, perch tutti gli Israeliti erano
convenuti in Sichem per proclamarlo re. Quando lo seppe,
Geroboamo figlio di Nebat, che era in Egitto dove era fuggito
per paura del re Salomone, torn dall'Egitto. Lo avevano mandato
a chiamare e perci Geroboamo si present con tutto Israele e
dissero a Roboamo: Tuo padre ha reso pesante il nostro giogo,
ora tu alleggerisci la dura schiavit di tuo padre e il giogo
gravoso, che quegli ci ha imposto, e noi ti serviremo. Rispose
loro: Tornate da me fra tre giorni. Il popolo se ne and. Il
re Roboamo si consigli con gli anziani che erano stati al
servizio di Salomone suo padre durante la sua vita e domand:
Che mi consigliate di rispondere a questo popolo?. Gli
dissero: Se oggi ti mostrerai benevolo verso questo popolo, se
l'accontenterai e se dirai loro parole gentili, essi saranno
tuoi docili sudditi per sempre. Ma quegli trascur il consiglio
datogli dagli anziani e si consult con i giovani, che erano
cresciuti con lui ed erano al suo servizio. Domand loro: Che
mi consigliate di rispondere a questo popolo che mi ha chiesto:
Alleggerisci il giogo impostoci da tuo padre?.

I giovani, che erano cresciuti con lui, gli dissero: Al popolo
che si  rivolto a te dicendo: Tuo padre ha reso pesante il
nostro giogo, tu alleggeriscilo!, annunzierai:

Il mio mignolo  pi grosso dei fianchi di mio padre.

Ora, se mio padre vi ha caricati di un giogo pesante,

io render ancora pi grave il vostro giogo.

Mio padre vi ha castigati con fruste,

io vi castigher con flagelli.

Geroboamo e tutto il popolo si presentarono a Roboamo il terzo
giorno, come aveva ordinato il re quando afferm: Tornate da me
il terzo giorno.

Il re rispose loro duramente. Il re Roboamo, respinto il
consiglio degli anziani, disse loro secondo il consiglio dei
giovani:

Mio padre vi ha imposto un giogo pesante,

io lo render ancora pi grave.

Mio padre vi ha castigati con fruste,

io vi castigher con flagelli.

Il re non ascolt il popolo, poich era disposizione divina che
il Signore attuasse la parola che aveva rivolta a Geroboamo,
figlio di Nebat, per mezzo di Achia di Silo.

Tutto Israele, visto che il re non li ascoltava, rispose al re:

Che c' fra noi e Davide?

Nulla in comune con il figlio di Iesse!

Ognuno alle proprie tende, Israele!

Ora pensa alla tua casa, Davide.

Tutto Israele se ne and alle sue tende. Sugli Israeliti che
abitavano nelle citt di Giuda regn Roboamo. Il re Roboamo
mand Adoram, sovrintendente ai lavori forzati, ma gli Israeliti
lo lapidarono ed egli mor. Il re Roboamo allora sal in fretta
sul suo carro e fugg in Gerusalemme. Cos Israele si ribell
alla casa di Davide; tale situazione dura fino ad oggi.





11.

Roboamo, giunto in Gerusalemme, vi convoc le trib di Giuda e
di Beniamino, centottantamila guerrieri scelti, per combattere
contro Israele allo scopo di riconquistare il regno a Roboamo.
Ma questa parola del Signore fu rivolta a Semaia: Annunzia a
Roboamo figlio di Salomone, re di Giuda, e a tutti gli Israeliti
che sono in Giuda e in Beniamino: Dice il Signore: Non andate a
combattere contro i vostri fratelli. Ognuno torni a casa, perch
questa situazione  stata voluta da me. Ascoltarono le parole
del Signore e rinunciarono a marciare contro Geroboamo.

Roboamo abit in Gerusalemme. Egli trasform in fortezze alcune
citt di Giuda. Ricostru Betlemme, Etam, Tekoa, Bet-Zur, Soco,
Adullam, Gat, Maresa, Zif, Adoraim, Lachis, Azeka, Zorea, Aialon
ed Ebron; queste fortezze erano in Giuda e in Beniamino. Egli
rafforz queste fortezze, vi prepose comandanti e vi stabil
depositi di cibarie, di olio e di vino. In ogni citt deposit
scudi e lance, rendendole fortissime. Rimasero fedeli Giuda e
Beniamino.



I sacerdoti e i leviti, che erano in tutto Israele, si
radunarono da tutto il loro territorio per passare dalla sua
parte. S, i leviti lasciarono i pascoli, le propriet e
andarono in Giuda e in Gerusalemme, perch Geroboamo e i suoi
figli li avevano esclusi dal sacerdozio del Signore. Geroboamo
aveva stabilito suoi sacerdoti per le alture, per i demoni e per
i vitelli che aveva eretti. Dopo, da tutto Israele, quanti
avevano determinato in cuor loro di rimanere fedeli al Signore,
Dio di Israele, andarono in Gerusalemme per sacrificare al
Signore, Dio dei loro padri. Cos rafforzarono il regno di Giuda
e sostennero Roboamo figlio di Salomone, per tre anni, perch
per tre anni egli imit la condotta di Davide e di Salomone.



Roboamo si prese in moglie Macalat figlia di Ierimot, figlio di
Davide, e di Abiail figlia di Eliab, figlio di Iesse. Essa gli
partor i figli Ieus, Semaria e Zaam. Dopo di lei prese Maaca
figlia di Assalonne, che gli partor Abia, Attai, Ziza e
Selomit. Roboamo am Maaca figlia di Assalonne pi di tutte le
altre mogli e concubine; egli prese diciotto mogli e sessanta
concubine e gener ventotto figli e sessanta figlie. Roboamo
costitu Abia figlio di Maaca capo, ossia principe tra i suoi
fratelli, perch pensava di farlo re. Con astuzia egli sparse in
tutte le contrade di Giuda e di Beniamino, in tutte le fortezze
alcuni suoi figli. Diede loro viveri in abbondanza e li provvide
di mogli.





12.

Quando il regno fu consolidato ed egli si sent forte, Roboamo
abbandon la legge del Signore e tutto Israele lo segu.



Nell'anno quinto del re Roboamo, Sisach re d'Egitto marci
contro Gerusalemme, perch i suoi abitanti si erano ribellati al
Signore. Egli aveva milleduecento carri, sessantamila cavalli.
Coloro che erano venuti con lui dall'Egitto non si contavano:
Libi, Succhei ed Etiopi. Egli prese le fortezze di Giuda e
giunse fino a Gerusalemme. Il profeta Semaia si present a
Roboamo e agli ufficiali di Giuda, che si erano raccolti in
Gerusalemme per paura di Sisach, e disse loro: Dice il Signore:
Voi mi avete abbandonato, perci anch'io vi ho abbandonati nelle
mani di Sisach. Allora i capi di Israele e il re si umiliarono
e dissero: Giusto  il Signore!. Poich si erano umiliati, il
Signore parl a Semaia: Si sono umiliati e io non li
distrugger. Anzi conceder loro la liberazione fra poco; la mia
ira non si rovescer su Gerusalemme per mezzo di Sisach.
Tuttavia essi saranno a lui sottomessi, cos conosceranno la
differenza fra la sottomissione a me e quella ai regni delle
nazioni. Sisach, re d'Egitto, venne a Gerusalemme e prese i
tesori del tempio e i tesori della reggia; li vuot. Prese anche
gli scudi d'oro fatti da Salomone. Il re Roboamo li sostitu con
scudi di bronzo, che affid agli ufficiali delle guardie addette
alla reggia. Ogni volta che il re andava nel tempio le guardie
li prendevano, quindi li riportavano nella sala delle guardie.
Perch Roboamo si era umiliato, lo sdegno del Signore si ritir
da lui e non lo distrusse del tutto. Anzi in Giuda ci furono
avvenimenti felici.



Il re Roboamo si consolid in Gerusalemme e regn. Quando
divenne re, Roboamo aveva quarantun anni; regn diciassette anni
in Gerusalemme, citt scelta dal Signore fra tutte le trib di
Israele per porvi il suo nome. Sua madre, ammonita, si chiamava
Naama. Egli fece il male, perch non aveva applicato il cuore
alla ricerca del Signore.

Le gesta di Roboamo, le prime e le ultime, sono descritte negli
atti del profeta Semaia e del veggente Iddo, secondo le
genealogie.

Ci furono guerre continue fra Roboamo e Geroboamo. Roboamo si
addorment con i suoi padri e fu sepolto nella citt di Davide.
Al suo posto divenne re suo figlio Abia.





13.

Nell'anno diciottesimo del re Geroboamo divenne re di Giuda
Abia. Regn tre anni in Gerusalemme; sua madre, di Gabaa, si
chiamava Maaca, figlia di Uriel.

Ci fu guerra fra Abia e Geroboamo. Abia attacc battaglia con un
esercito di valorosi, quattrocentomila uomini scelti. Geroboamo
si schier in battaglia contro di lui con ottocentomila uomini
scelti. Abia si pose sul monte Semaraim, che  sulle montagne di
Efraim e grid: Ascoltatemi, Geroboamo e tutto Israele! Non
sapete forse che il Signore, Dio di Israele, ha concesso il
regno a Davide su Israele per sempre, a lui e ai suoi figli con
un'alleanza inviolabile?

Geroboamo figlio di Nebat, ministro di Salomone figlio di
Davide,  sorto e si  ribellato contro il suo padrone. Presso
di lui si sono radunati uomini sfaccendati e iniqui, essi si
fecero forti contro Roboamo figlio di Salomone.

Roboamo era giovane, timido di carattere, non fu abbastanza
forte di fronte a loro. Ora voi pensate di imporvi sul regno del
Signore, che  nelle mani dei figli di Davide, perch siete una
grande moltitudine e con voi sono i vitelli d'oro, che Geroboamo
vi ha fatti come dei. Non avete forse voi scacciato i sacerdoti
del Signore, figli di Aronne, e i leviti e non vi siete
costituiti sacerdoti come i popoli degli altri paesi? Chiunque
si  presentato con un giovenco di armento e con sette arieti a
farsi consacrare  divenuto sacerdote di chi non  Dio.

Quanto a noi, il Signore  nostro Dio; non l'abbiamo
abbandonato. I sacerdoti, che prestano servizio al Signore, sono
figli di Aronne e leviti sono gli addetti alle funzioni. Essi
offrono al Signore olocausti ogni mattina e ogni sera, il
profumo fragrante, i pani dell'offerta su una tavola monda,
dispongono i candelabri d'oro con le lampade da accendersi ogni
sera, perch noi osserviamo i comandi del Signore nostro Dio,
mentre voi lo avete abbandonato. Ecco, noi abbiamo, alla nostra
testa, Dio con noi, i suoi sacerdoti e le trombe squillanti
stanno per suonare la carica contro di voi. Israeliti, non
combattete contro il Signore, Dio dei vostri padri, perch non
avrete successo.

Geroboamo li aggir con un agguato per assalirli alle spalle. Le
truppe stavano di fronte a Giuda, mentre coloro che erano in
agguato si trovavano alle spalle. Quelli di Giuda si volsero.
Avendo da combattere di fronte e alle spalle gridarono al
Signore e i sacerdoti suonarono le trombe. Tutti quelli di Giuda
alzarono grida. Mentre quelli di Giuda emettevano grida, Dio
sconfisse Geroboamo e tutto Israele di fronte ad Abia e a Giuda.
Gli Israeliti fuggirono di fronte a Giuda; Dio li aveva messi in
potere di costoro. Abia e la sua truppa inflissero loro una
grave sconfitta; fra gli Israeliti caddero morti cinquecentomila
uomini scelti. In quel tempo furono umiliati gli Israeliti,
mentre si rafforzarono quelli di Giuda, perch avevano confidato
nel Signore, Dio dei loro padri.

Abia insegu Geroboamo; gli prese le seguenti citt: Betel con
le dipendenze, Iesana con le dipendenze ed Efron con le
dipendenze. Durante la vita di Abia Geroboamo non ebbe pi forza
alcuna; il Signore lo colp ed egli mor. Abia, invece, si
rafforz; egli prese quattordici mogli e gener ventidue figli e
sedici figlie.

Le altre gesta di Abia, le sue azioni e le sue parole, sono
descritte nella memoria del profeta Iddo. Abia si addorment con
i suoi padri; lo seppellirono nella citt di Davide. Al suo
posto divenne re suo figlio Asa. Ai suoi tempi il paese rest
tranquillo per dieci anni.





14.

Asa fece ci che  bene e giusto agli occhi del Signore suo Dio.
Allontan gli altari stranieri e le alture, spezz le stele ed
elimin i pali sacri. Egli ordin a Giuda di ricercare il
Signore, Dio dei loro padri, e di eseguirne la legge e i
comandi. Da tutte le citt di Giuda allontan le alture e gli
altari per l'incenso. Il regno fu tranquillo sotto di lui.
Ricostru le fortezze in Giuda, poich il paese era tranquillo e
in quegli anni non si trovava in guerra; il Signore gli aveva
concesso pace. Egli disse a Giuda: Ricostruiamo quelle citt
circondandole di mura e di torri con porte e sbarre, mentre il
paese  ancora in nostro potere perch abbiamo ricercato il
Signore nostro Dio; noi l'abbiamo ricercato ed egli ci ha
concesso la pace alle frontiere. Ricostruirono e prosperarono.

Asa aveva un esercito di trecentomila uomini di Giuda con grandi
scudi e lance e di duecentottantamila Beniaminiti con piccoli
scudi e archi. Tutti costoro erano uomini valorosi.



Contro di loro marci Zerach l'Etiope con un esercito di un
milione di uomini e con trecento carri; egli giunse fino a
Maresa. Asa gli and incontro; si schierarono a battaglia nella
valle di Zefata presso Maresa. Asa domand al Signore, suo Dio:
Signore, fuori di te, nessuno pu soccorrere nella lotta fra il
potente e chi  senza forza; soccorrici, Signore nostro Dio,
perch noi confidiamo in te e nel tuo nome marciamo contro
questa moltitudine; Signore, tu sei nostro Dio; un uomo non
prevalga su di te!.

Il Signore sconfisse gli Etiopi di fronte ad Asa e di fronte a
Giuda. Gli Etiopi si diedero alla fuga. Asa e quanti erano con
lui li inseguirono fino a Geecar. Degli Etiopi ne caddero tanti
da non restarne uno vivo, perch fatti a pezzi di fronte al
Signore e al suo esercito. Quelli riportarono molto bottino.
Conquistarono anche tutte le citt intorno a Geerar, poich lo
spavento del Signore si era diffuso in esse; saccheggiarono
tutte le citt, nelle quali c'era grande bottino. Si abbatterono
anche sulle tende dei pastori, facendo razzie di pecore e di
cammelli in grande quantit, quindi tornarono a Gerusalemme.





15.

Lo spirito di Dio invest Azaria, figlio di Obed. Costui uscito
incontro ad Asa, gli disse: Asa e voi tutti di Giuda e di
Beniamino, ascoltatemi! Il Signore sar con voi, se voi sarete
con lui; se lo ricercherete, si lascer trovare da voi, ma se lo
abbandonerete, vi abbandoner. Per lungo tempo in Israele non
c'era il vero Dio, n un sacerdote che insegnasse, n una legge.
Ma, nella miseria, egli fece ritorno al Signore, Dio di Israele;
lo ricercarono ed Egli si lasci trovare da loro. In quei tempi
non c'era pace per nessuno, perch grandi perturbazioni c'erano
fra gli abitanti dei vari paesi. Una nazione cozzava contro
l'altra, una citt contro l'altra, perch Dio li affliggeva con
tribolazioni di ogni genere. Ma voi siate forti e le vostre mani
non crollino, perch ci sar un salario per il vostro lavoro.

Quando Asa ebbe udito queste parole e la profezia, riprese
animo. Elimin gli idoli da tutto il paese di Giuda e di
Beniamino e dalle citt che egli aveva conquistato sulle
montagne di Efraim; rinnov l'altare del Signore, che si trovava
di fronte al vestibolo del Signore. Radun tutti gli abitanti di
Giuda e di Beniamino e quanti, provenienti da Efraim, da Manasse
e da Simeone, abitavano in mezzo a loro come stranieri; difatti
da Israele erano venuti da lui in grande numero, avendo
constatato che il Signore era con lui.

Si radunarono in Gerusalemme nel terzo mese dell'anno
quindicesimo del regno di Asa. In quel giorno sacrificarono al
Signore parte della preda che avevano riportata: settecento buoi
e settemila pecore. Si obbligarono con un'alleanza a ricercare
il Signore, Dio dei loro padri, con tutto il cuore e con tutta
l'anima. Per chiunque, grande o piccolo, uomo o donna, non
avesse ricercato il Signore, Dio di Israele, c'era la morte.
Giurarono al Signore a voce alta e con acclamazioni, fra suoni
di trombe e di corni. Tutto Giuda gio per il giuramento, perch
avevano giurato con tutto il cuore e avevano ricercato il
Signore con tutto l'ardore e questi si era lasciato trovare da
loro e aveva concesso la pace alle frontiere.

Il re destitu dalla sua dignit di regina Maaca, madre di Asa,
perch aveva eretto una cosa abominevole in onore di Asera. Asa
demol questa cosa abominevole, la fece a pezzi e la bruci nel
torrente Cedron. Ma non scomparvero le alture da Israele, anche
se il cuore di Asa si mantenne integro per tutta la vita. Egli
fece portare nel tempio le cose consacrate da suo padre e quelle
consacrate da lui stesso, consistenti in argento, oro e
vasellame. Non ci fu guerra fino all'anno trentacinquesimo del
regno di Asa.





16.

Nell'anno trentaseiesimo del regno di Asa il re di Israele Baasa
marci contro Giuda. Egli fortific Rama per impedire le
comunicazioni con Asa re di Giuda. Asa prese dai tesori del
tempio e della reggia argento e oro e li mand a Ben-Adad, re di
Aram residente in Damasco, con questa proposta: Ci sia alleanza
fra me e te, come c'era fra mio padre e tuo padre. Ecco ti mando
argento e oro. Su, rompi l'alleanza con Baasa re di Israele ed
egli si ritiri da me. Ben-Adad ascolt il re Asa; mand contro
le citt di Israele i suoi capi delle forze armate, che
occuparono Iion, Dan, Abel-Maim e tutte le citt di
approvvigionamento di Neftali. Quando lo seppe, Baasa cess di
fortificare Rama, desistette dalla sua impresa.

Il re Asa convoc tutti quelli di Giuda, che andarono a prendere
le pietre e il legname con cui Baasa stava fortificando Rama e
con questo materiale egli fortific Gheba e Mizpa.

In quel tempo il veggente Canani si present ad Asa re di Giuda
e gli disse: Poich ti sei appoggiato al re di Aram e non al
Signore tuo Dio, l'esercito del re di Aram  sfuggito al tuo
potere. Etiopi e Libi non costituivano forse un grande esercito,
con numerosissimi carri e cavalli? Poich ti appoggiasti al
Signore, egli non li consegn forse in tuo potere? Difatti il
Signore con gli occhi scruta tutta la terra per mostrare la sua
potenza a favore di chi si comporta con lui con cuore sincero.
Tu in ci hai agito da stolto; per questo d'ora in poi avrai
guerre. Asa si sdegn contro il veggente e lo mise in prigione,
essendosi adirato con lui per tali parole.

In quel tempo Asa oppresse anche parte del popolo.



Ecco le gesta di Asa, le prime come le ultime, sono descritte
nel libro dei re di Giuda e di Israele.

Nell'anno trentanovesimo del suo regno, Asa si ammal gravemente
ai piedi. Neppure nell'infermit egli ricerc il Signore,
ricorrendo solo ai medici. Asa si addorment con i suoi padri;
mor nell'anno quarantunesimo del suo regno. Lo seppellirono nel
sepolcro che egli si era scavato nella citt di Davide. Lo
stesero su un letto pieno di aromi e profumi lavorati da un
esperto di profumeria; ne bruciarono per lui una quantit
immensa.





17.

Al suo posto divenne re suo figlio Giosafat, che si fortific
contro Israele. Egli mise guarnigioni militari in tutte le
fortezze di Giuda; nomin governatori per le citt di Giuda e
per le citt di Efraim occupate dal padre Asa. Il Signore fu con
Giosafat, perch egli segu la primitiva condotta di suo padre e
non ricerc i Baal, ma piuttosto ricerc il Dio di suo padre e
ne segu i comandi, senza imitare Israele. Il Signore consolid
il regno nelle mani di Giosafat e tutto Giuda gli portava
offerte. Egli ebbe ricchezze e gloria in quantit. Il suo cuore
divenne forte nel seguire il Signore, elimin anche le alture e
i pali sacri da Giuda.

Nell'anno terzo del suo regno mand i suoi ufficiali Ben-Cail,
Abdia, Zaccaria, Netaneel e Michea a insegnare nelle citt di
Giuda. Con essi c'erano i leviti Semaia, Natania, Zebadia,
Asael, Semiraimot, Gionata, Adonia e Tobia e i sacerdoti Elisama
e Ioram. Insegnarono in Giuda; avevano con s il libro della
legge del Signore e percorsero tutte le citt di Giuda istruendo
il popolo.

Il terrore del Signore si diffuse per tutti i regni che
circondavano Giuda e cos essi non fecero guerra a Giosafat. Da
parte dei Filistei si portavano a Giosafat tributi e argento in
dono; anche gli Arabi gli portavano bestiame minuto:
settemilasettecento arieti e settemilasettecento capri.

Giosafat cresceva sempre in potenza. Egli costru in Giuda
castelli e citt di approvvigionamento. Disponeva di molta
manodopera nelle citt di Giuda. In Gerusalemme risiedevano i
suoi guerrieri, uomini valorosi. Ecco il loro censimento secondo
i casati: per Giuda, capi di migliaia: Adna il capo, e con lui
trecentomila uomini valorosi; alle sue dipendenze c'era il
comandante Giovanni e con lui duecentottantamila uomini; alle
sue dipendenze c'era Amasia figlio di Zicri, votato al Signore,
e con lui duecentomila uomini valorosi. Per Beniamino, Eliada,
uomo valoroso, e con lui duecentomila armati di arco e di scudo;
alle sue dipendenze c'era Iozabad e con lui centottantamila
uomini in assetto di guerra.

Tutti costoro erano al servizio del re, oltre quelli che il re
aveva stabiliti nelle fortezze in tutto Giuda.





18.

Giosafat, che aveva ricchezza e gloria in abbondanza, si
imparent con Acab. Dopo alcuni anni scese da Acab in Samaria e
Acab uccise per lui e per la gente del suo seguito pecore e buoi
in quantit e lo persuase ad attaccare con lui Ramot di Galaad.
Acab re di Israele disse a Giosafat re di Giuda: Vuoi venire
con me contro Ramot di Galaad?. Gli rispose: Conta su di me
come su di te, sul mio popolo come sul tuo; sar con te in
battaglia.

Allora Giosafat disse al re di Israele: Consulta oggi stesso
l'oracolo del Signore. Il re di Israele radun i profeti,
quattrocento circa, e domand loro: Devo marciare contro Ramot
di Galaad o devo rinunciarci?. Gli risposero: Attacca; Dio la
metter nelle mani del re. Giosafat disse: Non c' qui nessun
profeta del Signore da consultare?. Il re di Israele rispose a
Giosafat: Ci sarebbe un uomo con cui consultare il Signore, ma
io lo detesto perch non mi predice il bene ma sempre il male.
Si tratta di Michea figlio di Imla. Giosafat disse: Il re mio
signore non parli cos. Il re di Israele, chiamato un
consigliere, gli ordin: Convoca subito Michea figlio di Imla!.

Il re di Israele e Giosafat re di Giuda, seduti ognuno sul suo
trono, vestiti dei loro mantelli, sedevano nell'aia di fronte
alla porta di Samaria e tutti i profeti predicevano davanti a
loro. Sedecia, figlio di Chenaana, che si era fatto corna di
ferro, affermava: Cos dice il Signore: Con queste cozzerai
contro gli Aramei sino ad annientarli. Tutti i profeti
predicevano allo stesso modo: Assali Ramot di Galaad, avrai
successo; il Signore la metter nelle mani del re.

Il messaggero, che era andato a chiamare Michea, gli disse:
Ecco, le parole dei profeti sono concordi nel predire il
successo del re, ora la tua parola sia identica alle loro;
predici il successo. Michea rispose: Per la vita del Signore,
io annunzier solo quanto mi dir il mio Dio. Si present al
re, che gli domand: Michea, dobbiamo marciare contro Ramot di
Galaad oppure dobbiamo rinunciarvi?. Quegli rispose:
Attaccatela, avrete successo; i suoi abitanti saranno messi
nelle vostre mani. Il re gli disse: Quante volte ti devo
scongiurare di non dirmi altro che la verit in nome del
Signore?. Allora egli disse:

Ho visto tutti gli Israeliti

vagare sui monti

come pecore senza pastore.

Il Signore dice: Non hanno padroni; ognuno torni a casa in
pace!. Il re di Israele disse a Giosafat: Non te l'avevo forse
detto che non mi avrebbe predetto nulla di buono, ma solo il
male?.

Michea disse: Pertanto, ascoltate la parola del Signore. Io ho
visto il Signore seduto sul trono, tutto l'esercito celeste
stava alla sua destra e alla sua sinistra. Il Signore domand:
Chi inganner Acab re di Israele, perch marci contro Ramot di
Galaad e vi perisca? Chi rispose in un modo e chi in un altro.
Si fece avanti uno spirito che  -  presentatosi al Signore  - 
disse: Io lo inganner. Il Signore gli domand: Come? Rispose:
Andr e diventer uno spirito di menzogna nella bocca di tutti i
suoi profeti. Quegli disse: Lo ingannerai; certo riuscirai; va'
e fa' cos. Ecco, dunque, il Signore ha messo uno spirito di
menzogna nella bocca di tutti questi tuoi profeti, ma il Signore
a tuo riguardo preannuncia una sciagura.

Allora Sedecia figlio di Chenaana si avvicin e percosse Michea
sulla guancia dicendo: Per quale via lo spirito del Signore 
passato da me per venire a parlare in te?. Michea rispose:
Ecco, lo vedrai quando passerai di stanza in stanza per
nasconderti. Il re di Israele disse: Prendete Michea e
conducetelo ad Amon capo della citt e a Ioas figlio del re.
Riferite loro: Il re ordina: Mettetelo in prigione e mantenetelo
con il minimo di pane e di acqua finch torner in pace. Michea
disse: Se tu tornerai in pace, il Signore non ha parlato per
mezzo mio.

Il re di Israele e Giosafat re di Giuda marciarono su Ramot di
Galaad. Il re di Israele disse a Giosafat: Io mi travestir per
andare in battaglia. Tu resta con i tuoi abiti. Il re di
Israele si travest ed entrarono in battaglia. Il re di Aram
aveva ordinato ai suoi capi dei carri: Non combattete contro
nessuno, piccolo o grande, ma unicamente contro il re di
Israele!. Quando i capi dei carri videro Giosafat dissero: E'
il re di Israele!. Lo circondarono per assalirlo; Giosafat
grid e il Signore gli venne in aiuto e Dio li allontan dalla
sua persona. Quando si accorsero che non era il re di Israele, i
capi dei carri si allontanarono da lui. Ma uno, teso a caso
l'arco, colp il re di Israele fra le maglie dell'armatura e la
corazza. Il re disse al suo cocchiere: Gira, portami fuori
dalla mischia, perch sono ferito. La battaglia infuri per
tutto quel giorno, il re di Israele stette sul carro di fronte
agli Aramei sino alla sera e mor al tramonto del sole.





19.

Giosafat, re di Giuda, torn in pace a casa in Gerusalemme.

Il veggente Ieu, figlio di Canani, gli and incontro e disse a
Giosafat: Si doveva forse recare aiuto a un empio? Potevi
dunque amare coloro che odiano il Signore? Per questo lo sdegno
del Signore  contro di te. Tuttavia in te si sono trovate cose
buone, perch hai

bruciato i pali sacri nella regione e hai rivolto il tuo cuore
alla ricerca di Dio.



Giosafat, dopo un soggiorno in Gerusalemme, si rec di nuovo fra
il suo popolo da Bersabea alle montagne di Efraim, riportandolo
al Signore, Dio dei loro padri. Egli stabil giudici nella
regione, in tutte le fortezze di Giuda, citt per citt. Ai
giudici egli raccomand: Guardate a quello che fate, perch non
giudicate per gli uomini, ma per il Signore, il quale sar con
voi quando pronuncerete la sentenza. Ora il timore del Signore
sia con voi; nell'agire badate che nel Signore nostro Dio non
c' nessuna iniquit; egli non ha preferenze personali n
accetta doni.

Anche in Gerusalemme Giosafat costitu alcuni leviti, sacerdoti
e capifamiglia di Israele, per dirimere le questioni degli
abitanti di Gerusalemme. Egli comand loro: Voi agirete nel
timore del Signore, con fedelt e con cuore integro. Su ogni
causa che vi verr presentata da parte dei vostri fratelli che
abitano nelle loro citt  -  si tratti di omicidio o di una
questione che riguarda la legge o un comando, gli statuti o i
decreti  -  istruiteli in modo che non si rendano colpevoli
davanti al Signore e il suo sdegno non si riversi su di voi e
sui vostri fratelli. Agite cos e non diventerete colpevoli.
Ecco, Amaria sommo sacerdote vi guider in ogni questione
religiosa, mentre Zebadia figlio di Ismaele, capo della casa di
Giuda, vi guider in ogni questione che riguarda il re; in
qualit di scribi sono a vostra disposizione i leviti. Coraggio,
mettetevi al lavoro. Il Signore sar con chi  buono.





20.

In seguito i Moabiti e gli Ammoniti, aiutati dai Meuniti,
mossero guerra a Giosafat. Andarono ad annunziare a Giosafat:
Una grande moltitudine  venuta contro di te da oltre il mare,
da Edom. Ecco, sono in Cazazon-Tamar, cio in Engaddi. Nella
paura Giosafat si rivolse al Signore; per questo indisse un
digiuno per tutto Giuda. Quelli di Giuda si radunarono per
implorare aiuto dal Signore; vennero da tutte le citt di Giuda
per implorare aiuto dal Signore.

Giosafat stette in piedi in mezzo all'assemblea di Giuda e di
Gerusalemme nel tempio, di fronte al nuovo cortile. Egli disse:
Signore, Dio dei nostri padri, non sei forse tu il Dio che  in
cielo? Tu domini su tutti i regni dei popoli. Nelle tue mani
sono la forza e la potenza; nessuno pu opporsi a te. Non hai
scacciato tu, nostro Dio, gli abitanti di questa regione di
fronte al tuo popolo Israele e non hai consegnato il paese per
sempre alla discendenza del tuo amico Abramo? Gli Israeliti lo
hanno abitato e vi hanno costruito un santuario al tuo nome
dicendo: Se ci piomber addosso una sciagura, una spada
punitrice, una peste o una carestia, noi ci presenteremo a te in
questo tempio, poich il tuo nome  in questo tempio, e
grideremo a te dalla nostra sciagura e tu ci ascolterai e ci
aiuterai. Ora, ecco gli Ammoniti, i Moabiti e quelli delle
montagne di Seir, nelle cui terre non hai permesso agli
Israeliti di entrare, quando venivano dal paese d'Egitto, e
perci si sono tenuti lontani da quelli e non li hanno
distrutti, ecco, ora ci ricompensano venendoci a scacciare dalla
eredit che tu hai acquistata per noi. Dio nostro, non ci vorrai
rendere giustizia nei loro riguardi, poich noi non abbiamo la
forza di opporci a una moltitudine cos grande piombataci
addosso? Non sappiamo che cosa fare; perci i nostri occhi sono
rivolti a te.

Tutti gli abitanti di Giuda stavano in piedi davanti al Signore,
con i loro bambini, le loro mogli e i loro figli. Allora lo
spirito del Signore, in mezzo all'assemblea, fu su Iacaziel,
figlio di Zaccaria, figlio di Benaia, figlio di Ieiel, figlio di
Mattania, levita dei figli di Asaf. Egli disse: Porgete
l'orecchio, voi tutti di Giuda, abitanti di Gerusalemme e tu, re
Giosafat. Vi dice il Signore: Non temete e non spaventatevi
davanti a questa moltitudine immensa perch la guerra non 
diretta contro di voi, ma contro Dio. Domani scendete contro di
loro; ecco, saliranno per la salita di Ziz. Voi li sorprenderete
al termine della valle di fronte al deserto di Ieruel. Non
toccher a voi combattere in tale momento; fermatevi bene
ordinati e vedrete la salvezza che il Signore operer per voi, o
Giuda e Gerusalemme. Non temete e non abbattetevi. Domani uscite
loro incontro, il Signore sar con voi.

Giosafat si inginocchi con la faccia a terra; tutto Giuda e gli
abitanti di Gerusalemme si prostrarono davanti al Signore per
adorarlo. I leviti, dei figli dei Keatiti e dei figli dei
Korachiti, si alzarono a lodare il Signore, Dio di Israele, a
piena voce.

La mattina dopo si alzarono presto e partirono per il deserto di
Tekoa. Mentre si muovevano, Giosafat si ferm e disse:
Ascoltatemi, Giuda e abitanti di Gerusalemme! Credete nel
Signore vostro Dio e sarete saldi; credete nei suoi profeti e
riuscirete. Quindi, consigliatosi con il popolo, mise i cantori
del Signore, vestiti con paramenti sacri davanti agli uomini in
armi perch lodassero il Signore dicendo:

Lodate il Signore,

perch la sua grazia dura sempre.

Appena cominciarono i loro canti di esultanza e di lode, il
Signore tese un agguato contro gli Ammoniti, i Moabiti e quelli
delle montagne di Seir, venuti contro Giuda e furono sconfitti.

Gli Ammoniti e i Moabiti insorsero contro gli abitanti delle
montagne di Seir per votarli allo sterminio e distruggerli.
Quando ebbero finito con gli abitanti delle montagne di Seir,
contribuirono a distruggersi a vicenda. Quando quelli di Giuda
raggiunsero la collina da dove si vedeva il deserto, si
voltarono verso la moltitudine, ed ecco non c'erano che cadaveri
gettati per terra, senza alcun superstite. Giosafat e la sua
gente andarono a raccogliere la loro preda. Vi trovarono in
abbondanza bestiame, ricchezze, vesti e oggetti preziosi. Ne
presero pi di quanto ne potessero portare. Passarono tre giorni
a raccogliere il bottino, perch era molto abbondante. Il quarto
giorno si radunarono nella valle di Beraca, poich l
benedissero il Signore, chiamarono quel luogo valle della
Benedizione, nome ancora in uso.

Quindi tutto Giuda e tutti quelli di Gerusalemme, con Giosafat
alla testa, partirono per tornare in Gerusalemme, pieni di gioia
perch il Signore li aveva riempiti di letizia a spese dei loro
nemici.

Entrarono in Gerusalemme diretti al tempio, fra suoni di arpe,
di cetre e di trombe.

Quando si seppe che il Signore aveva combattuto contro i nemici
di Israele, il terrore di Dio si diffuse su tutti i regni dei
vari paesi.

Il regno di Giosafat fu tranquillo; Dio gli aveva concesso la
pace da ogni parte.



Giosafat regn su Giuda. Aveva trentacinque anni quando divenne
re; regn venticinque anni in Gerusalemme. Sua madre si chiamava
Azuba figlia di Silchi.

Segu la strada di suo padre, senza allontanarsi, per fare ci
che  retto agli occhi del Signore.

Ma non scomparvero le alture; il popolo non aveva ancora
rafforzato il cuore nella ricerca del Dio dei suoi padri.

Le altre gesta di Giosafat, le prime come le ultime, ecco, sono
descritte negli atti di Ieu, figlio di Canani, inseriti nel
libro dei re di Israele.

In seguito Giosafat, re di Giuda, si alle con Acazia re di
Israele che agiva con empiet. Egli si associ a lui per
costruire navi capaci di raggiungere Tarsis. Allestirono le navi
in Ezion-Gheber.

Ma Eliezer figlio di Dodava, di Maresa, predisse contro
Giosafat: Perch ti sei alleato con Acazia, il Signore ha
aperto una breccia nei tuoi lavori. Le navi si sfasciarono e
non poterono salpare per Tarsis.





21.

Giosafat si addorment con i suoi padri e fu sepolto con loro
nella citt di Davide. Al suo posto divenne re suo figlio Ioram.
I suoi fratelli, figli di Giosafat, erano Azaria, Iechiel,
Zaccaria, Azariau, Michele e Sefatia; tutti costoro erano figli
di Giosafat re di Israele.

Il padre aveva dato loro ricchi doni: argento, oro e oggetti
preziosi insieme con fortezze in Giuda; il regno per l'aveva
assegnato a Ioram, perch era il primogenito.

Ioram prese in possesso il regno di suo padre e quando si fu
rafforzato, uccise di spada tutti i suoi fratelli e, con loro
anche alcuni ufficiali di Israele.

Quando divenne re, Ioram aveva trentadue anni, regn in
Gerusalemme otto anni. Segu la strada dei re di Israele, come
aveva fatto la casa di Acab, perch sua moglie era figlia di
Acab.

Egli fece ci che  male agli occhi del Signore, ma il Signore
non volle distruggere la casa di Davide a causa dell'alleanza
che aveva concluso con Davide e della promessa fattagli di
lasciargli sempre una fiaccola, per lui e per i suoi figli.

Durante il suo regno Edom si ribell a Giuda e si elesse un re.
Ioram con i suoi ufficiali e con tutti i carri pass la
frontiera e assalendoli di notte, sconfisse gli Idumei che
l'avevano accerchiato, insieme con gli ufficiali dei suoi carri.

Ma Edom, ribellatosi a Giuda, ancora oggi  indipendente.

In quel tempo anche Libna si ribell al suo dominio, perch
Ioram aveva abbandonato il Signore, Dio dei suoi padri.

Egli inoltre eresse alture nelle citt di Giuda, spinse
all'idolatria gli abitanti di Gerusalemme e fece traviare Giuda.

Gli giunse da parte del profeta Elia uno scritto che diceva:
Dice il Signore, Dio di Davide tuo padre: Perch non hai
seguito la condotta di Giosafat tuo padre, n la condotta di Asa
re di Giuda, ma hai seguito piuttosto la condotta dei re di
Israele, hai spinto alla idolatria Giuda e gli abitanti di
Gerusalemme, come ha fatto la casa di Acab, e inoltre hai ucciso
i tuoi fratelli, cio la famiglia di tuo padre, uomini migliori
di te, ecco, il Signore far cadere un grave disastro sul tuo
popolo, sui tuoi figli, sulle tue mogli e su tutti i tuoi beni.
Tu soffrirai gravi malattie, una malattia intestinale tale che
per essa le tue viscere ti usciranno nel giro di due anni.

ll Signore risvegli contro Ioram l'ostilit dei Filistei e
degli Arabi che abitano al fianco degli Etiopi. Costoro
attaccarono Giuda, vi penetrarono e razziarono tutti i beni
della reggia, asportando anche i figli e le mogli del re.

Non gli rimase nessun figlio, se non Ioacaz il pi piccolo.

Dopo tutto questo, il Signore lo colp con una malattia
intestinale inguaribile. And avanti per pi di un anno; verso
la fine del secondo anno, gli uscirono le viscere per la gravit
della malattia e cos mor fra dolori atroci. E per lui il
popolo non bruci aromi, come si erano bruciati per i suoi padri.

Quando divenne re, egli aveva trentadue anni; regn otto anni in
Gerusalemme. Se ne and senza lasciare rimpianti; lo
seppellirono nella citt di Davide, ma non nei sepolcri dei re.





22.

Gli abitanti di Gerusalemme proclamarono re al suo posto Acazia,
il minore dei figli, perch tutti quelli pi anziani erano stati
uccisi dalla banda che era penetrata con gli Arabi
nell'accampamento. Cos divenne re Acazia figlio di Ioram, re di
Giuda. Quando divenne re, Acazia aveva ventidue anni; regn un
anno in Gerusalemme. Sua madre si chiamava Atalia ed era figlia
di Omri. Anch'egli imit la condotta della casa di Acab, perch
sua madre lo consigliava ad agire da empio. Fece ci che  male
agli occhi del Signore come facevano quelli della famiglia di
Acab, perch dopo la morte di suo padre costoro, per sua rovina,
erano i suoi consiglieri. Su consiglio di costoro entr anche in
guerra con Ioram figlio di Acab, re di Israele, e contro Cazael
re di Aram, in Ramot di Galaad. Gli Aramei ferirono Ioram, che
torn a curarsi in Izreel per le ferite ricevute in Ramot di
Galaad mentre combatteva con Cazael re di Aram. Acazia figlio di
Ioram, re di Giuda, scese per visitare Ioram figlio di Acab, in
Izreel, perch costui era malato.

Fu volont di Dio che Acazia, per sua rovina, andasse da Ioram.
Difatti, quando giunse, usc con Ioram incontro a Ieu figlio di
Nimsi, che il Signore aveva consacrato perch distruggesse la
casa di Acab. Mentre faceva giustizia della casa di Acab, Ieu
trov i capi di Giuda e i nipoti di Acazia, suoi servi, e li
uccise. Egli fece ricercare Acazia e lo catturarono mentre era
nascosto in Samaria; lo condussero da Ieu, che lo uccise. Ma lo
seppellirono, perch dicevano: E' figlio di Giosafat, che ha
ricercato il Signore con tutto il cuore.



Nella casa di Acazia nessuno era in grado di regnare. Atalia
madre di Acazia, visto che era morto il figlio, si propose di
sterminare tutta la discendenza regale della casa di Giuda. Ma
Iosabeat figlia del re, prese Ioas figlio di Acazia, e lo
nascose, togliendolo dal gruppo dei figli del re destinati alla
morte. Essa lo introdusse insieme con la nutrice in una camera
da letto e cos Iosabeat, figlia del re Ioram e moglie del
sacerdote Ioiada  -  era anche sorella di Acazia  -  sottrasse
Ioas ad Atalia, che perci non lo mise a morte. Egli rimase
nascosto presso di lei nel tempio di Dio per sei anni; intanto
Atalia regnava sul paese.





23.

Nell'anno settimo Ioiada, sentendosi sicuro, prese i capi di
centurie, cio Azaria, figlio di Ierocam, Ismaele figlio di
Giovanni, Azaria figlio di Obed, Maaseia figlio di Adaia, ed
Elisafat figlio di Zicri, e concluse un'alleanza con loro.
Percorsero Giuda e radunarono i leviti da tutte le citt di
Giuda e i capi dei casati di Israele; essi vennero in
Gerusalemme. Tutta l'assemblea concluse un'alleanza con il re
nel tempio di Dio. Ioiada disse loro: Ecco il figlio del re.
Deve regnare come ha promesso il Signore ai figli di Davide.
Questo  ci che dovrete fare: un terzo fra quelli di voi che
prendono servizio il sabato, sacerdoti e leviti, monter la
guardia alle porte; un altro terzo star nella reggia e un terzo
alla porta di Iesod, mentre tutto il popolo star nei cortili
del tempio. Nessuno entri nel tempio, se non i sacerdoti e i
leviti di servizio; costoro vi entreranno, perch essi sono
santificati; tutto il popolo osserver l'ordine del Signore. I
leviti circonderanno il re, ognuno con l'arma in pugno; chiunque
tenti di entrare nel tempio sia messo a morte. Essi staranno
vicini al re seguendolo in ogni movimento. I leviti e tutti
quelli di Giuda fecero quanto aveva comandato il sacerdote
Ioiada.

Ognuno prese i suoi uomini, quelli che entravano in servizio di
sabato come quelli che smontavano di sabato, perch il sacerdote
Ioiada non aveva licenziato le classi uscenti. Il sacerdote
Ioiada diede ai capi delle centurie lance, scudi grandi e
piccoli, gi appartenenti al re Davide e allora depositati nel
tempio di Dio. Mise tutto il popolo, ognuno con l'arma in pugno,
nel lato meridionale e nel lato settentrionale del tempio, lungo
l'altare e l'edificio, in modo da circondare il re. Si fece
uscire il figlio del re e gli si impose il diadema con le
insegne. Lo si proclam re; Ioiada e i suoi figli lo unsero e
poi gridarono: Viva il re!.

Quando sent le grida del popolo che acclamando correva verso il
re, Atalia si present al popolo nel tempio. Guard ed ecco, il
re stava sul suo seggio all'ingresso; gli ufficiali e i
trombettieri circondavano il re, tutto il popolo del paese
gioiva a suon di trombe; i cantori, con gli strumenti musicali,
intonavano i canti di lode. Atalia si strapp le vesti e grid:
Tradimento, tradimento!.

Il sacerdote Ioiada ordin ai capi delle centurie, che
comandavano la truppa: Fatela uscire attraverso le file! Chi la
segue sia ucciso di spada. Infatti il sacerdote aveva detto:
Non uccidetela nel tempio. Le aprirono un passaggio con le
mani; essa raggiunse la reggia per l'ingresso della porta dei
Cavalli e l essi l'uccisero.

Ioiada concluse un'alleanza tra s, il popolo tutto e il re, che
il popolo fosse cio il popolo del Signore. Tutti andarono nel
tempio di Baal e lo demolirono; fecero a pezzi i suoi altari e
le sue statue e uccisero Mattan, sacerdote di Baal, davanti agli
altari.

Ioiada affid la sorveglianza del tempio ai sacerdoti e ai
leviti, che Davide aveva divisi in classi per il tempio, perch
offrissero olocausti al Signore, come sta scritto nella legge di
Mos, fra gioia e canti, secondo le disposizioni di Davide.
Stabil i portieri alle porte del tempio perch non vi entrasse
alcun immondo per nessun motivo. Prese i capi di centinaia, i
notabili e quanti avevano autorit in mezzo al popolo del paese
e fece scendere il re dal tempio. Attraverso la porta Superiore
lo condussero nella reggia e lo fecero sedere sul trono regale.
Tutto il popolo fu in festa e la citt rest tranquilla bench
Atalia fosse stata uccisa a fil di spada.





24.

Quando Ioas divenne re aveva sette anni; regn quarant'anni in
Gerusalemme. Sua madre, di Bersabea, si chiamava Sibia. Ioas
fece ci che  retto agli occhi del Signore finch visse il
sacerdote Ioiada.

Ioiada gli diede due mogli ed egli gener figli e figlie.

In seguito Ioas decise di restaurare il tempio. Radun i
sacerdoti e i leviti e disse loro: Andate nelle citt di Giuda
e raccogliete ogni anno da tutti gli Israeliti denaro per
restaurare il tempio del vostro Dio. Cercate di sollecitare il
lavoro. Ma i leviti non mostrarono nessuna fretta. Allora il re
convoc Ioiada loro capo e gli disse: Perch non hai richiesto
dai leviti che portassero da Giuda e da Gerusalemme la tassa
prescritta da Mos servo del Signore e fissata dall'assemblea di
Israele per la tenda della testimonianza? L'empia Atalia,
infatti, e i suoi adepti hanno dilapidato il tempio di Dio;
perfino tutte le cose consacrate del tempio hanno adoperato per
i Baal.

Per ordine del re fecero una cassa, che posero davanti alla
porta del tempio. Quindi fecero un proclama in Giuda e in
Gerusalemme perch si portasse al Signore la tassa imposta da
Mos servo di Dio a Israele nel deserto. Tutti i capi e tutto il
popolo si rallegrarono e portarono il denaro che misero nella
cassa fino a riempirla. Quando la cassa veniva portata per
l'ispezione reale affidata ai leviti ed essi vedevano che c'era
molto denaro, allora veniva lo scriba del re e l'ispettore
nominato dal sommo sacerdote, vuotavano la cassa, quindi la
prendevano e la ricollocavano al suo posto. Facevano cos ogni
giorno e cos misero insieme molto denaro. Il re e Ioiada lo
diedero ai dirigenti dei lavori addetti al tempio ed essi
impegnarono scalpellini e falegnami per le riparazioni del
tempio; anche lavoratori del ferro e del bronzo si misero al
lavoro per riparare il tempio. I dirigenti dei lavori si
mostrarono molto attivi; per la loro opera le riparazioni
progredirono; essi riportarono il tempio di Dio allo stato di
una volta e lo consolidarono. Quando ebbero finito, portarono
davanti al re e a Ioiada il resto del denaro e con esso fecero
arredi per il tempio: vasi per il servizio liturgico e per gli
olocausti, coppe e altri oggetti d'oro e d'argento.

Finch visse Ioiada, si offrirono sempre olocausti nel tempio.
Ma Ioiada divenuto vecchio e sazio di anni, mori a centotrenta
anni. Lo seppellirono nella citt di Davide con i re, perch
aveva agito bene in Israele per il servizio del Signore e per il
suo tempio.



Dopo la morte di Ioiada, i capi di Giuda andarono a prostrarsi
davanti al re, che allora diede loro ascolto. Costoro
trascurarono il tempio del Signore Dio dei loro padri, per
venerare i pali sacri e gli idoli. Per questa loro colpa si
scaten l'ira di Dio su Giuda e su Gerusalemme. Il Signore mand
loro profeti perch li facessero ritornare a lui. Essi
comunicarono loro il proprio messaggio, ma non furono ascoltati.

Allora lo spirito di Dio invest Zaccaria, figlio del sacerdote
Ioiada, che si alz in mezzo al popolo e disse: Dice Dio:
Perch trasgredite i comandi del Signore? Per questo non avete
successo; poich avete abbandonato il Signore, anch'egli vi
abbandona. Ma congiurarono contro di lui e per ordine del re lo
lapidarono nel cortile del tempio. Il re Ioas non si ricord del
favore fattogli da Ioiada padre di Zaccaria, ma ne uccise il
figlio, che morendo disse: Il Signore lo veda e ne chieda
conto!



All'inizio dell'anno successivo, marci contro Ioas l'esercito
degli Aramei. Essi vennero in Giuda e in Gerusalemme,
sterminarono fra il popolo tutti i capi e inviarono l'intero
bottino al re di Damasco. L'esercito degli Aramei era venuto con
pochi uomini, ma il Signore mise nelle loro mani un grande
esercito, perch essi avevano abbandonato il Signore Dio dei
loro padri. Gli Aramei fecero giustizia di Ioas. Quando furono
partiti, lasciandolo gravemente malato, i suoi ministri ordirono
una congiura contro di lui per vendicare il figlio del sacerdote
Ioiada e lo uccisero nel suo letto. Cos egli mor e lo
seppellirono nella citt di Davide, ma non nei sepolcri dei re.

Questi furono i congiurati contro di lui: Zabad figlio di
Simeat, l'Ammonita, e Iozabad figlio di Simrit, il Moabita.

Quanto riguarda i suoi figli, la quantit dei tributi da lui
riscossi, il restauro del tempio di Dio, ecco, tali cose sono
descritte nella memoria del libro dei re. Al suo posto divenne
re suo figlio Amazia.





25.

Quando divenne re, Amazia aveva venticinque anni; regn
ventinove anni in Gerusalemme. Sua madre, di Gerusalemme, si
chiamava Ioaddan. Egli fece ci che  retto agli occhi del
Signore, ma non con cuore perfetto. Quando il regno si fu
rafforzato nelle sue mani, egli uccise gli ufficiali che avevano
assassinato il re suo padre. Ma non uccise i loro figli, perch
sta scritto nel libro della legge di Mos il comando del
Signore: I padri non moriranno per i figli, n i figli per i
padri, ma ognuno morir per il suo peccato.

Amazia riun quelli di Giuda e li distribu, secondo i casati,
sotto capi di migliaia e sotto capi di centinaia, per tutto
Giuda e Beniamino. Fece un censimento di tutti gli abitanti dai
vent'anni in su e trov che c'erano trecentomila uomini atti
alla guerra, armati di lancia e di scudo. Egli assold da
Israele centomila uomini valorosi per cento talenti d'argento.

Gli si present un uomo di Dio che gli disse: O re, non si
unisca a te l'esercito di Israele, perch il Signore non  con
Israele, n con alcuno dei figli di Efraim. Ma se tu vuoi
marciare con loro, fa' pure. Rafforzati pure per la battaglia,
Dio ti far stramazzare davanti al nemico, poich Dio ha la
forza per aiutare e per abbattere. Amazia rispose all'uomo di
Dio: Che ne sar dei cento talenti che ho dato per la schiera
di Israele?. L'uomo di Dio rispose: Il Signore pu darti molto
pi di questo. Amazia conged la schiera venuta a lui da Efraim
perch se ne tornasse a casa; ma la loro ira divamp contro
Giuda, tornarono a casa loro pieni di sdegno.



Amazia, fattosi animo, and a capo del suo esercito nella valle
del sale, ove sconfisse diecimila figli di Seir. Quelli di Giuda
ne catturarono diecimila vivi e, condottili sulla cima della
Roccia, li precipitarono gi; tutti si sfracellarono. I
componenti della schiera, che Amazia aveva congedato perch non
andassero con lui, assalirono le citt di Giuda, da Samaria a
Bet-Oron, uccidendo in esse tremila persone e facendo un immenso
bottino.

Tornato dalla vittoria sugli Idumei, Amazia fece portare le
divinit dei figli di Seir e le costitu suoi dei e si prostr
davanti a loro e offr loro incenso. Perci l'ira del Signore
divamp contro Amazia; gli mand un profeta che gli disse:
Perch ti sei rivolto a dei che non sono stati capaci di
liberare il loro popolo dalla tua mano?. Mentre costui lo
apostrofava, il re lo interruppe: Forse ti abbiamo costituito
consigliere del re? Smettila! Perch vuoi farti uccidere?.

Il profeta cess, ma disse: Vedo che Dio ha deciso di
distruggerti, perch hai fatto una cosa simile e non hai dato
retta al mio consiglio.



Consigliatosi, Amazia re di Giuda mand a dire a Ioas figlio di
Ioacaz, figlio di Ieu, re di Israele: Su, misuriamoci in
guerra!. Ioas re di Israele fece rispondere ad Amazia re di
Giuda: Il cardo del Libano mand a dire al cedro del Libano:
Da' in moglie tua figlia a mio figlio. Ma una bestia selvatica
del Libano pass e calpest il cardo. Tu ripeti: Ecco, ho
sconfitto Edom! E il tuo cuore si  inorgoglito esaltandosi. Ma
stattene a casa! Perch provocare una calamit e precipitare tu
e Giuda con te?. Ma Amazia non diede ascolto. Era volont di
Dio che fossero consegnati nelle mani del nemico, perch si
erano rivolti agli dei di Edom. Allora si mosse Ioas re di
Israele; si sfidarono a battaglia, lui e Amazia re di Giuda, in
Bet-Semes che appartiene a Giuda. Giuda fu sconfitto di fronte a
Israele e ognuno fugg nella sua tenda. Ioas re di Israele in
Bet-Semes fece prigioniero Amazia re di Giuda, figlio di Ioas,
figlio di Ioacaz. Condottolo in Gerusalemme, demol una parte
delle mura cittadine dalla porta di Efraim fino alla porta
dell'Angolo, per quattrocento cubiti. Prese tutto l'oro,
l'argento e tutti gli oggetti trovati nel tempio di Dio, che
erano affidati a Obed-Edom, i tesori della reggia e alcuni
ostaggi e poi torn a Samaria.



Amazia figlio di Ioas, re di Giuda, visse ancora quindici anni
dopo la morte di Ioas figlio di Ioacaz, re di Israele.

Le altre gesta di Amazia, le prime come le ultime, sono
descritte nel libro dei re di Giuda e di Israele. Dopo che
Amazia si fu allontanato dal Signore, fu ordita una congiura
contro di lui in Gerusalemme. Egli fugg in Lachis, ma lo fecero
inseguire fino a Lachis e l l'uccisero. Lo caricarono su
cavalli e lo seppellirono con i suoi padri nella citt di Davide.





26.

Tutto il popolo di Giuda prese Ozia che aveva sedici anni e lo
proclam re al posto del padre Amazia. Egli ricostru Elat e la
ricondusse sotto il dominio di Giuda, dopo che il re si era
addormentato con i suoi padri. Ozia aveva sedici anni quando
divenne re, regn cinquantadue anni in Gerusalemme. Sua madre,
di Gerusalemme, si chiamava Iecolia. Egli fece ci che  retto
agli occhi del Signore come aveva fatto Amazia suo padre.

Egli ricerc Dio finch visse Zaccaria, che l'aveva istruito nel
timore di Dio, e finch egli ricerc il Signore, Dio lo fece
prosperare. Uscito in guerra contro i Filistei, smantell le
mura di Gat, di Iabne e di Asdod; costru piazzeforti nel
territorio di Asdod e in quello dei Filistei. Dio lo aiut
contro i Filistei, contro gli Arabi abitanti in Gur-Baal e
contro i Meuniti. Gli Ammoniti pagavano un tributo a Ozia, la
cui fama giunse sino alla frontiera egiziana, perch egli era
divenuto molto potente.

Ozia costru torri in Gerusalemme alla porta dell'Angolo e alla
porta della Valle e sul Cantone e le fortific. Costru anche
torri nella steppa e scav molte cisterne perch possedeva
numeroso bestiame nella pianura e nell'altipiano; aveva
campagnoli e vignaioli sui monti e sulle colline, perch egli
amava l'agricoltura.

Ozia possedeva un esercito agguerrito e pronto per combattere,
diviso in schiere, registrate sotto la sorveglianza dello scriba
Ieiel e di Maaseia, commissario agli ordini di Anania, uno degli
ufficiali del re. Tutti i capi dei casati di quei prodi
ammontavano a duemilaseicento. Da loro dipendeva un esercito di
trecentosettemilacinquecento guerrieri di grande valore, pronti
per aiutare il re contro il nemico. A loro, cio a tutto
l'esercito, Ozia forn scudi e lance, elmi, corazze, archi e
pietre per le fionde. In Gerusalemme aveva fatto costruire
macchine, inventate da un esperto, che colloc sulle torri e
sugli angoli per scagliare frecce e grandi pietre. La fama di
Ozia giunse in regioni lontane, perch fu meravigliosamente
assistito, fino a divenire potente.



Ma in seguito a tanta potenza si insuperb il suo cuore fino a
rovinarsi. Difatti si mostr infedele al Signore suo Dio.
Penetr nel tempio per bruciare incenso sull'altare. Dietro a
lui entr il sacerdote Azaria con ottanta sacerdoti del Signore,
uomini virtuosi. Questi si opposero al re Ozia, dicendogli: Non
tocca a te, Ozia, offrire l'incenso, ma ai sacerdoti figli di
Aronne che sono stati consacrati per offrire l'incenso. Esci dal
santuario, perch hai commesso un'infrazione alla legge. Non hai
diritto alla gloria che viene dal Signore Dio. Ozia, che teneva
in mano il braciere per offrire l'incenso, si adir. Mentre
sfogava la sua collera contro i sacerdoti, gli spunt la lebbra
sulla fronte davanti ai sacerdoti nel tempio presso l'altare
dell'incenso. Azaria sommo sacerdote, e tutti i sacerdoti si
voltarono verso di lui, che apparve con la lebbra sulla fronte.
Lo fecero uscire in fretta di l; anch'egli si precipit per
uscire, poich il Signore l'aveva colpito.

Il re Ozia rimase lebbroso fino al giorno della morte. Egli
abit in una casa di isolamento, come lebbroso escluso dal
tempio. Suo figlio Iotam dirigeva la reggia e governava il
popolo del paese.

Le altre gesta di Ozia, le prime come le ultime, le ha descritte
il profeta Isaia, figlio di Amoz. Ozia si addorment con i suoi
padri con i quali fu sepolto nel campo presso le tombe reali,
perch si diceva: E' un lebbroso. Al suo posto divenne re suo
figlio Iotam.





27.

Quando Iotam divenne re, aveva venticinque anni; regn sedici
anni in Gerusalemme. Sua madre si chiamava Ierusa figlia di
Zadok. Egli fece ci che  retto agli occhi del Signore come ag
Ozia suo padre, ma non entr nel tempio e il popolo continuava a
pervertirsi. Egli restaur la porta Superiore del tempio, lavor
molto anche per le mura dell'Ofel. Ricostru citt sulle
montagne di Giuda; costru castelli e torri nelle zone boscose.
Attacc il re degli Ammoniti, vincendolo. Gli Ammoniti gli
diedero in quell'anno  -  e anche nel secondo e terzo anno  - 
cento talenti d'argento, diecimila "kor" di grano e altrettanti
di orzo; questo gli consegnarono gli Ammoniti. Iotam divenne
potente, perch aveva sempre camminato davanti al Signore suo
Dio.

Le altre gesta di Iotam, tutte le sue guerre e la sua condotta,
ecco, sono descritte nel libro dei re di Israele e di Giuda.
Quando divenne re, aveva venticinque anni; regn sedici anni in
Gerusalemme. Iotam si addorment con i suoi padri; lo
seppellirono nella citt di Davide. Al suo posto divenne re suo
figlio Acaz.





28.

Quando Acaz divenne re, aveva vent'anni; regn sedici anni in
Gerusalemme. Non fece ci che  retto agli occhi del Signore,
come Davide suo antenato. Segu le strade dei re di Israele;
fece perfino fondere statue per i Baal. Egli bruci incenso
nella valle di Ben-Innom; bruci i suoi figli nel fuoco,
imitando gli abomini delle popolazioni che il Signore aveva
scacciate davanti agli Israeliti. Sacrificava e bruciava incenso
sulle alture sui colli e sotto ogni albero verde.

Ma il Signore suo Dio lo mise nelle mani del re degli Aramei, i
quali lo vinsero e gli presero un gran numero di prigionieri,
che condussero in Damasco. Fu consegnato anche nelle mani del re
di Israele, che gli aveva inflitto una grande sconfitta. Pekach,
figlio di Romelia, in un giorno uccise centomila uomini in
Giuda, tutti uomini valorosi, perch avevano abbandonato il
Signore Dio dei loro padri. Zicri, un eroe di Efraim, uccise
Maaseia figlio del re e Azrikam maggiordomo, ed Elkana
luogotenente del re. Gli Israeliti condussero in prigionia,
bottino preso ai propri fratelli, duecentomila persone fra
donne, figli e figlie; essi raccolsero anche una preda
abbondante che portarono in Samaria.



C'era l un profeta del Signore, di nome Oded. Costui usc
incontro all'esercito che giungeva in Samaria e disse: Ecco, a
causa dello sdegno contro Giuda, il Signore, Dio dei vostri
padri, li ha messi nelle vostre mani, ma voi li avete massacrati
con un furore tale che  giunto fino al cielo. Ora voi dite di
soggiogare, come vostri schiavi e schiave, gli abitanti di Giuda
e di Gerusalemme. Ma non siete anche voi colpevoli nei confronti
del Signore vostro Dio? Ora ascoltatemi e rimandate i
prigionieri, che avete catturato in mezzo ai vostri fratelli,
perch altrimenti l'ira ardente del Signore ricadr su di voi.

Alcuni capi tra gli efraimiti, cio Azaria figlio di Giovanni,
Berechia figlio di Mesillemot, Ezechia figlio di Sallum, e Amasa
figlio di Caldai si alzarono contro quanti tornavano dalla
guerra, dicendo loro: Non portate qui i prigionieri, perch su
di noi pesa gi una colpa nei riguardi del Signore. Voi
intendete aumentare il numero dei nostri peccati e delle nostre
colpe, mentre la nostra colpa  gi grande e su Israele incombe
un'ira ardente.

I soldati allora rilasciarono i prigionieri e la preda davanti
ai capi e a tutta l'assemblea. Alcuni uomini, designati per
nome, si misero a rifocillare i prigionieri; quanti erano nudi
li rivestirono e li calzarono con capi di vestiario presi dal
bottino, diedero loro da mangiare e da bere, li medicarono con
unzioni; quindi trasportando su asini gli inabili a marciare li
condussero in Gerico, citt delle palme, presso i loro fratelli.
Poi tornarono in Samaria.



In quel tempo il re Acaz mand a chiedere aiuto al re di
Assiria. Gli Idumei erano venuti ancora una volta e avevano
sconfitto Giuda e fatto prigionieri. Anche i Filistei si erano
sparsi per le citt della Sefela e del Negheb di Giuda,
occupando Bet-Semes, Aialon, Ghederot, Soco con le dipendenze,
Timna con le dipendenze e Ghimzo con le dipendenze; vi si erano
insediati. Poich il Signore aveva umiliato Giuda a causa di
Acaz re di Giuda, che aveva fomentato l'immoralit in Giuda ed
era stato infedele al Signore.

Anche Tiglat-Pilezer, re di Assiria, venne contro di lui e lo
oppresse anzich aiutarlo. Acaz spogli il tempio, il palazzo
del re e dei principi e consegn tutto all'Assiria, ma non ne
ricevette alcun aiuto.

Anche quando si trovava alle strette, questo re Acaz continuava
a essere infedele al Signore. Sacrific agli dei di Damasco, che
lo avevano sconfitto, dicendo: Poich gli dei dei re di Aram
aiutano i loro fedeli, io sacrificher loro ed essi mi
aiuteranno. In realt essi provocarono la sua caduta e quella
di tutto Israele. Acaz radun gli arredi del tempio e li fece a
pezzi; chiuse le porte del tempio, mentre eresse altari in tutti
i crocicchi di Gerusalemme. In tutte le citt di Giuda eresse
alture per bruciare incenso ad altri dei, provocando cos lo
sdegno del Signore Dio dei suoi padri. Le altre gesta di lui e
tutte le sue azioni, le prime come le ultime, ecco, sono
descritte nel libro dei re di Giuda e di Israele. Acaz si
addorment con i suoi padri e lo seppellirono in citt, in
Gerusalemme, ma non lo collocarono nei sepolcri dei re di
Israele. Al suo posto divenne re suo figlio Ezechia.





29.

Ezechia divenne re a venticinque anni; regn ventinove anni in
Gerusalemme. Sua madre si chiamava Abia, figlia di Zaccaria.
Egli fece ci che  retto agli occhi del Signore come aveva
fatto Davide suo antenato.

Nel primo anno del suo regno, nel primo mese, apr le porte del
tempio e lo restaur. Fece venire i sacerdoti e i leviti, ai
quali dopo averli radunati nella piazza d'oriente, disse:
Ascoltatemi leviti! Ora purificatevi e poi purificate il tempio
del Signore Dio dei vostri padri, e portate fuori l'impurit dal
santuario. I nostri padri sono stati infedeli e hanno commesso
ci che  male agli occhi del Signore nostro Dio, che essi
avevano abbandonato, distogliendo lo sguardo dalla dimora del
Signore e voltandole le spalle. Hanno chiuso perfino le porte
del vestibolo, spento le lampade, non hanno offerto pi incenso
n olocausti nel santuario al Dio di Israele. Perci l'ira del
Signore si  riversata su Giuda e su Gerusalemme ed egli ha reso
gli abitanti oggetto di terrore, di stupore e di scherno, come
potete constatare con i vostri occhi. Ora, ecco, i nostri padri
sono caduti di spada; i nostri figli, le nostre figlie e le
nostre mogli sono andati per questo in prigionia. Ora io ho
deciso di concludere un'alleanza con il Signore, Dio di Israele,
perch si allontani da noi la sua ira ardente. Figli miei, non
siate negligenti perch il Signore ha scelto voi per stare alla
sua presenza, per servirlo, per essere suoi ministri e per
offrirgli incenso.

Si alzarono allora i leviti Macat figlio di Amasai, Gioele
figlio di Azaria, dei Keatiti; dei figli di Merari: Kis figlio
di Abdi, e Azaria figlio di Ieallelel; dei Ghersoniti: Ioach
figlio di Zimma, ed Eden figlio di Ioach; dei figli di Elizafan,
Simri e Ieiel; dei figli di Asaf, Zaccaria e Mattania; dei figli
di Eman, Iechiel e Simei; dei figli di Idutun, Semaia e Uzziel.
Essi riunirono i fratelli e si purificarono; quindi entrarono,
secondo il comando del re e le prescrizioni del Signore, per
purificare il tempio. I sacerdoti entrarono nell'interno del
tempio per purificarlo; portarono fuori, nel cortile del tempio,
ogni immondezza trovata nella navata. I leviti l'ammucchiarono
per portarla fuori nel torrente Cedron. Il primo mese
cominciarono la purificazione; nel giorno ottavo del mese
entrarono nel vestibolo del Signore, purificarono il tempio in
otto giorni; finirono il sedici del primo mese.

Quindi entrarono negli appartamenti reali di Ezechia e gli
dissero: Abbiamo purificato il tempio, l'altare degli olocausti
con tutti gli accessori e la tavola dei pani dell'offerta con
tutti gli accessori. Abbiamo rinnovato e consacrato tutti gli
oggetti che il re Acaz con empiet aveva messo da parte durante
il suo regno. Ecco, stanno davanti all'altare del Signore.

Allora il re Ezechia, alzatosi subito, riun i capi della citt
e sal al tempio. Portarono sette giovenchi, sette arieti, sette
agnelli e sette capri per offrirli in sacrificio espiatorio per
la casa reale, per il santuario e per Giuda. Il re ordin ai
sacerdoti, figli di Aronne, di offrirli in olocausti sull'altare
del Signore. Scannarono i giovenchi, quindi i sacerdoti ne
raccolsero il sangue e lo sparsero sull'altare. Scannarono gli
arieti e ne sparsero il sangue sull'altare. Scannarono gli
agnelli e ne sparsero il sangue sull'altare. Quindi fecero
avvicinare i capri per il sacrificio espiatorio, davanti al re e
all'assemblea, che imposero loro le mani. I sacerdoti li
scannarono e ne sparsero il sangue  -  sacrificio per il
peccato-  sull'altare in espiazione per tutto Israele, perch il
re aveva ordinato l'olocausto e il sacrificio espiatorio per
tutto Israele.

Il re assegn il loro posto ai leviti nel tempio con cembali,
arpe e cetre, secondo le disposizioni di Davide, di Gad veggente
del re, e del profeta Natan, poich si trattava di un comando
del Signore dato per mezzo dei suoi profeti. Quando i leviti
ebbero preso posto con gli strumenti musicali di Davide e i
sacerdoti con le loro trombe, Ezechia ordin di offrire gli
olocausti sull'altare. Quando inizi l'olocausto, cominciarono
anche i canti del Signore al suono delle trombe e con
l'accompagnamento degli strumenti di Davide re di Israele. Tutta
l'assemblea si prostr, mentre si cantavano inni e si suonavano
le trombe; tutto questo dur fino alla fine dell'olocausto.
Terminato l'olocausto, il re e tutti i presenti si
inginocchiarono e si prostrarono. Il re Ezechia e i suoi capi
ordinarono ai leviti di lodare il Signore con le parole di
Davide e del veggente Asaf, lo lodarono fino all'entusiasmo, poi
si inchinarono e adorarono.

Allora Ezechia, presa la parola, disse: Ora siete incaricati
ufficialmente del servizio del Signore. Avvicinatevi e portate
qui le vittime e i sacrifici di lode nel tempio. L'assemblea
port le vittime e i sacrifici di lode, mentre quelli dal cuore
generoso offrirono olocausti. Il numero degli olocausti offerti
dall'assemblea fu: settanta buoi, cento arieti, duecento
agnelli, tutti per l'olocausto in onore del Signore. Si
consacrarono anche seicento buoi e tremila pecore. I sacerdoti
erano troppo pochi e non bastavano a scuoiare tutti gli
olocausti, perci i loro fratelli i leviti li aiutarono finch
non termin il lavoro e finch i sacerdoti non si furono
purificati; difatti i leviti erano stati pi zelanti dei
sacerdoti nel purificarsi. Ci fu anche un abbondante olocausto
del grasso dei sacrifici di comunione e delle libazioni connesse
con l'olocausto. Cos fu ristabilito il culto nel tempio.
Ezechia con tutto il popolo gio perch Dio aveva ben disposto
il popolo; tutto infatti si fece senza esitazioni.





30.

Ezechia mand messaggeri per tutto Israele e Giuda e scrisse
anche lettere a Efraim e a Manasse per convocare tutti nel
tempio in Gerusalemme a celebrare la Pasqua per il Signore Dio
di Israele. Il re, i suoi ufficiali e tutta l'assemblea di
Gerusalemme decisero di celebrare la Pasqua nel secondo mese,
perch non avevano potuto celebrarla nel tempo fissato per il
fatto che i sacerdoti non si erano purificati in numero
sufficiente e il popolo non si era radunato in Gerusalemme. La
proposta piacque al re e a tutta l'assemblea. Stabilirono di
proclamare con bando in tutto Israele, da Bersabea a Dan, che
tutti venissero a celebrare in Gerusalemme la Pasqua per il
Signore Dio di Israele, perch molti non avevano osservato le
norme prescritte.

Partirono i corrieri con lettere da parte del re e dei suoi
ufficiali per recarsi in tutto Israele e Giuda. Secondo l'ordine
del re dicevano: Israeliti, fate ritorno al Signore Dio di
Abramo, di Isacco e di Israele, ed egli ritorner a quanti fra
voi sono scampati dal pugno dei re di Assiria. Non siate come i
vostri padri e i vostri fratelli, infedeli al Signore Dio dei
loro padri, che perci li ha abbandonati alla desolazione, come
potete constatare. Ora non siate di dura cervice come i vostri
padri, date la mano al Signore, venite nel santuario che egli ha
santificato per sempre. Servite il Signore vostro Dio e si
allontaner da voi la sua ira ardente. Difatti, se fate ritorno
al Signore, i vostri fratelli e i vostri figli troveranno
compassione presso coloro che li hanno deportati; ritorneranno
in questo paese, poich il Signore vostro Dio  clemente e
misericordioso e non distoglier lo sguardo da voi, se voi
farete ritorno a lui.

I corrieri passarono di citt in citt nel paese di Efraim e di
Manasse fino a Zabulon, ma la gente li derideva e si faceva
beffe di loro. Solo alcuni di Aser di Manasse e di Zabulon si
umiliarono e vennero a Gerusalemme. In Giuda invece si manifest
la mano di Dio e gener negli uomini un pentimento concorde per
eseguire il comando del re e degli ufficiali secondo la parola
del Signore. Si riun in Gerusalemme una grande folla per
celebrare la festa degli azzimi nel secondo mese; fu
un'assemblea molto numerosa. Cominciarono a eliminare gli altari
che si trovavano in Gerusalemme, eliminarono anche tutti gli
altari dei profumi e li gettarono nel torrente Cedron.

Essi immolarono la Pasqua il quattordici del secondo mese; i
sacerdoti e i leviti, pieni di confusione, si purificarono e
quindi presentarono gli olocausti nel tempio. Occuparono il
proprio posto, secondo le regole fissate per loro nella legge di
Mos, uomo di Dio. I sacerdoti facevano aspersioni con il sangue
che ricevevano dai leviti perch molti dell'assemblea non si
erano purificati. I leviti si occupavano dell'uccisione degli
agnelli pasquali per quanti non avevano la purit richiesta per
consacrarli al Signore.

In realt la maggioranza della gente, fra cui molti provenienti
da Efraim, da Manasse, da Issacar e da Zabulon non si era
purificata; mangiarono la Pasqua senza fare quanto  prescritto.
Ezechia preg per loro: Il Signore che  buono perdoni chiunque
abbia il cuore disposto a ricercare Dio, ossia il Signore Dio
dei suoi padri, anche senza la purificazione necessaria per il
santuario. Il Signore esaud Ezechia e risparmi il popolo.

Cos gli Israeliti che si trovavano in Gerusalemme celebrarono
la festa degli azzimi per sette giorni con grande gioia, mentre
i sacerdoti e i leviti lodavano ogni giorno il Signore con gli
strumenti che risuonavano. In suo onore Ezechia parl al cuore
di tutti i leviti, che avevano dimostrato un profondo senso del
Signore; per sette giorni parteciparono al banchetto solenne,
offrirono sacrifici di comunione e lodarono il Signore, Dio dei
loro padri.

Tutta l'assemblea decise di festeggiare altri sette giorni; cos
passarono ancora sette giorni di gioia. Difatti il re Ezechia
aveva donato alla moltitudine mille giovenchi e settemila
pecore; anche i capi avevano donato alla moltitudine mille
giovenchi e diecimila pecore. I sacerdoti si purificarono in
gran numero. Tutta l'assemblea di Giuda, i sacerdoti e i leviti,
tutto il gruppo venuto da Israele, gli stranieri venuti dal
paese di Israele e gli abitanti di Giuda furono in festa. Ci fu
una gioia straordinaria in Gerusalemme perch dal tempo di
Salomone, figlio di Davide, re di Israele, non c'era mai stata
una cosa simile in Gerusalemme. I sacerdoti e i leviti si
levarono a benedire il popolo; la loro voce fu ascoltata e la
loro preghiera raggiunse la santa dimora di Dio nel cielo.





31.

Quando tutto fu finito, gli Israeliti presenti andarono tutti
nelle citt di Giuda a infrangere le stele, a tagliare i pali
sacri e a distruggere completamente le alture e gli altari in
tutto Giuda, nel territorio di Beniamino di Efraim e di Manasse.
Poi gli Israeliti tornarono nelle loro citt ognuno nella sua
propriet. Ezechia ricostitu le classi dei sacerdoti e dei
leviti secondo le loro funzioni, assegnando a ognuno, ai
sacerdoti e ai leviti, il proprio servizio riguardo
all'olocausto e ai sacrifici di comunione per celebrare e lodare
con inni e per servire alle porte degli accampamenti del
Signore. Il re determin quanto dei suoi beni dovesse essere
destinato agli olocausti del mattino e della sera, agli
olocausti dei sabati, dei noviluni e delle feste, come sta
scritto nella legge del Signore. Egli ordin al popolo, agli
abitanti di Gerusalemme, di consegnare ai sacerdoti e ai leviti
la loro parte perch questi potessero attendere alla legge del
Signore. Appena si diffuse quest'ordine, gli Israeliti offrirono
in abbondanza le primizie del grano, del mosto, dell'olio, del
miele e di ogni altro prodotto agricolo e la decima abbondante
di ogni cosa. Anche gli Israeliti e i Giudei, che abitavano
nelle citt di Giuda, portarono la decima degli armenti e dei
greggi; portarono la decima del doni consacrati al Signore loro
Dio, facendone grandi ammassi.

Nel terzo mese si cominci a fare gli ammassi, che furono
completati nel settimo mese. Vennero Ezechia e i capi; visti gli
ammassi, benedissero il Signore e il popolo di Israele. Ezechia
interrog i sacerdoti e i leviti riguardo agli ammassi e il
sommo sacerdote Azaria della casa di Zadok gli rispose: Da
quando si  cominciato a portare l'offerta nel tempio, noi
abbiamo mangiato e ci siamo saziati, ma ne  rimasto in
abbondanza, perch il Signore ha benedetto il suo popolo; ne 
rimasta questa grande quantit.

Ezechia allora ordin che si preparassero stanze nel tempio; le
prepararono. Vi depositarono scrupolosamente le offerte, le
decime e le cose consacrate. A tali cose presiedeva il levita
Conania, alle cui dipendenze era il fratello Simei. Iechiel,
Azaria, Nacat, Asael, Ierimot, Iozabad, Eliel, Ismachia, Macat e
Benaia erano impiegati sotto la direzione di Conania e di suo
fratello Simei per ordine del re Ezechia e di Azaria preposto al
tempio. Kore figlio di Imna, levita custode della porta
d'oriente, si occupava delle offerte spontanee fatte a Dio; egli
distribuiva quanto si prelevava per l'offerta al Signore e le
cose santissime. Da lui dipendevano Eden, Miniamin, Giosu,
Semaia Amaria e Secania nelle citt sacerdotali come
distributori fedeli tra i loro fratelli, grandi e piccoli,
secondo le loro classi, oltre ai maschi registrati dai tre anni
in su; questi entravano ogni giorno nel tempio per il loro
servizio, secondo le loro funzioni e secondo le loro classi.

La registrazione dei sacerdoti era fatta secondo i loro casati;
quella dei leviti, dai vent'anni in su, secondo le loro funzioni
e secondo le loro classi. Erano registrati con tutti i bambini,
le mogli, i figli e le figlie di tutta la comunit, poich
dovevano consacrarsi con fedelt a ci che  sacro. Per i figli
di Aronne, ossia per i sacerdoti residenti in campagna, nelle
zone attorno alle loro citt, in ogni citt c'erano uomini
designati nominalmente per distribuire la parte dovuta a ogni
maschio fra i sacerdoti e a ogni registrato fra i leviti.

Ezechia fece lo stesso in tutto Giuda; egli fece ci che  buono
e retto e vero davanti al Signore suo Dio. Quanto aveva
intrapreso per il servizio del tempio, per la legge e per i
comandi, lo fece cercando il suo Dio con tutto il cuore; per
questo ebbe successo.





32.

Dopo questi fatti e queste prove di fedelt, ci fu l'invasione
di Sennacherib re d'Assiria. Penetrato in Giuda, assedi le
citt fortificate per forzarne le mura. Ezechia vide l'avanzata
di Sennacherib, che si dirigeva verso Gerusalemme per
assediarla. Egli decise con i suoi ufficiali e con i suoi prodi
di ostruire le acque sorgive, che erano fuori della citt. Essi
l'aiutarono. Si radun un popolo numeroso per ostruire tutte le
sorgenti e il torrente che attraversava il centro del paese,
dicendo: Perch dovrebbero venire i re di Assiria e trovare
acqua in abbondanza?.

Ezechia si rafforz, ricostru tutta la parte diroccata delle
mura, vi innalz torri, costru un secondo muro, fortific il
Millo della citt di Davide e prepar armi in abbondanza e
scudi. Design capi militari sopra il popolo; li radun presso
di s nella piazza della porta della citt e cos parl al loro
cuore: Siate forti e coraggiosi! Non temete e non abbattetevi
davanti al re di Assiria e davanti a tutta la moltitudine che
l'accompagna perch con noi c' uno pi grande di chi  con lui.
Con lui c' un braccio di carne, con lui c' il Signore nostro
Dio per aiutarci e per combattere le nostre battaglie. Il
popolo rimase rassicurato dalle parole di Ezechia, re di Giuda.

In seguito Sennacherib, re di Assiria, mand i suoi ministri a
Gerusalemme, mentre egli con tutte le forze assaliva Lachis, per
dire a Ezechia re di Giuda e a tutti quelli di Giuda che erano
in Gerusalemme: Dice Sennacherib re di Assiria: Di chi avete
fiducia voi per restare in Gerusalemme assediata? Ezechia non vi
inganna forse per farvi morire di fame e di sete quando
asserisce: Il Signore nostro Dio ci liberer dalle mani del re
di Assiria? Egli non  forse lo stesso Ezechia che ha eliminato
le sue alture e i suoi altari dicendo a Giuda e a Gerusalemme:
Vi prostrerete davanti a un solo altare e su di esso soltanto
offrirete incenso? Non sapete che cosa abbiamo fatto io e i miei
padri a tutti i popoli di tutti i paesi? Forse gli dei dei
popoli di quei paesi hanno potuto liberare i loro paesi dalla
mia mano? Quale, fra tutti gli dei dei popoli di quei paesi che
i miei padri avevano votato allo sterminio, ha potuto liberare
il suo popolo dalla mia mano? Potr il vostro Dio liberarvi
dalla mia mano? Ora, non vi inganni Ezechia e non vi seduca in
questa maniera! Non credetegli, perch nessun dio di qualsiasi
popolo o regno ha potuto liberare il suo popolo dalla mia mano e
dalle mani dei miei padri. Nemmeno i vostri dei vi libereranno
dalla mia mano!.

Parlarono ancora i suoi ministri contro il Signore Dio e contro
Ezechia suo servo. Sennacherib aveva scritto anche lettere
insultando il Signore Dio di Israele e sparlando di lui in
questi termini: Come gli dei dei popoli di quei paesi non hanno
potuto liberare i loro popoli dalla mia mano, cos il Dio di
Ezechia non liberer dalla mia mano il suo popolo. Gli inviati
gridarono a gran voce in ebraico al popolo di Gerusalemme che
stava sulle mura, per spaventarlo e atterrirlo al fine di
occuparne la citt. Essi parlarono del Dio di Gerusalemme come
di uno degli dei degli altri popoli della terra, opera di mani
d'uomo. Allora il re Ezechia e il profeta Isaia figlio di Amoz,
pregarono a questo fine e gridarono al Cielo. Il Signore mand
un angelo, che stermin tutti i guerrieri valorosi, ogni capo e
ogni ufficiale nel campo del re di Assiria. Questi se ne torn,
con la vergogna sul volto, nel suo paese. Entr nel tempio del
suo dio, dove alcuni suoi figli, nati dalle sue viscere,
l'uccisero di spada. Cos il Signore liber Ezechia e gli
abitanti di Gerusalemme dalla mano di Sennacherib re di Assiria
e dalla mano di tutti gli altri e concesse loro la pace alle
frontiere. Allora molti portarono offerte al Signore in
Gerusalemme e oggetti preziosi a Ezechia re di Giuda che, dopo
simili cose, aument in prestigio agli occhi di tutti i popoli.



In quei giorni Ezechia si ammal di malattia mortale. Egli preg
il Signore, che l'esaud e oper un prodigio per lui. Ma la
riconoscenza di Ezechia non fu proporzionata al beneficio,
perch il suo cuore si era insuperbito; per questo su di lui, su
Giuda e su Gerusalemme si rivers l'ira divina. Tuttavia Ezechia
si umili della superbia del suo cuore e a lui si associarono
gli abitanti di Gerusalemme; per questo l'ira del Signore non si
abbatt su di essi finch Ezechia rest in vita.

Ezechia ebbe ricchezze  gloria in abbondanza. Egli si costru
depositi per l'argento, l'oro, le pietre preziose, gli aromi,
gli scudi e per qualsiasi cosa pregevole, magazzini per i
prodotti del grano, del mosto e dell'olio, stalle per ogni
genere di bestiame, ovili per le pecore. Si edific citt; ebbe
molto bestiame minuto e grosso, perch Dio gli aveva concesso
beni molto grandi.

Ezechia chiuse l'apertura superiore delle acque del Ghicon,
convogliandole in basso attraverso il lato occidentale nella
citt di Davide. Ezechia riusc in ogni sua impresa. Ma quando i
capi di Babilonia gli inviarono messaggeri per informarsi sul
prodigio avvenuto nel paese, Dio l'abbandon per metterlo alla
prova e conoscerne completamente il cuore.

Le altre gesta di Ezechia e le sue opere di piet ecco sono
descritte nella visione del profeta Isaia, figlio di Amoz, e nel
libro dei re di Giuda e di Israele. Ezechia si addorment con i
suoi padri e lo seppellirono nella salita dei sepolcri dei figli
di Davide. Alla sua morte gli resero omaggio tutto Giuda e gli
abitanti di Gerusalemme. Al suo posto divenne re suo figlio
Manasse.





33.

Quando Manasse divenne re, aveva dodici anni; regn
cinquantacinque anni in Gerusalemme. Egli fece ci che  male
agli occhi del Signore, secondo gli abomini dei popoli che il
Signore aveva scacciato di fronte agli Israeliti. Ricostru le
alture demolite da suo padre Ezechia, eresse altari ai Baal,
piant pali sacri, si prostr davanti a tutta la milizia del
cielo e la serv. Costru altari nel tempio, del quale il
Signore aveva detto: In Gerusalemme sar il mio nome per
sempre. Eresse altari a tutta la milizia del cielo e nei due
cortili del tempio. Fece passare i suoi figli per il fuoco nella
Valle di Ben-Innom. Pratic la magia, gli incantesimi e la
stregoneria; istitu negromanti e indovini. Comp in molte
maniere ci che  male agli occhi del Signore provocando il suo
sdegno. E colloc la statua dell'idolo che aveva fatto, nel
tempio, di cui Dio aveva detto a Davide e al figlio Salomone:
In questo tempio e in Gerusalemme, che mi sono scelta fra tutte
le trib di Israele, porr il mio nome per sempre. Non lascer
pi che il piede degli Israeliti si allontani dal paese che io
ho concesso ai loro padri, purch procurino di eseguire quanto
ho comandato loro nell'intera legge, ossia negli statuti e nei
decreti dati loro per mezzo di Mos. Manasse fece traviare
Giuda e gli abitanti di Gerusalemme spingendoli ad agire peggio
delle popolazioni che il Signore aveva sterminato di fronte agli
Israeliti.



Il Signore parl a Manasse e al suo popolo, ma non gli badarono.
Allora il Signore mand contro di loro i capi dell'esercito del
re assiro; essi presero Manasse con uncini, lo legarono con
catene di bronzo e lo condussero in Babilonia.

2Ridotto in tale miseria, egli plac il volto del Signore suo
Dio e si umili molto di fronte al Dio dei suoi padri. Egli lo
preg e Dio si lasci commuovere, esaud la sua supplica e lo
fece tornare in Gerusalemme nel suo regno; cos Manasse
riconobbe che solo il Signore  Dio.

In seguito, egli costru il muro esteriore della citt di
Davide, a occidente del Ghicon, nella valle fino alla porta dei
Pesci, che circondava l'Ofel; Manasse lo tir su a notevole
altezza. In tutte le fortezze di Giuda egli pose capi militari.
Rimosse gli dei stranieri e l'idolo dal tempio insieme con tutti
gli altari che egli aveva costruito sul monte del tempio e in
Gerusalemme e gett tutto fuori della citt. Restaur l'altare
del Signore e vi offr sacrifici di comunione e di lode e
comand a Giuda di servire il Signore, Dio di Israele. Tuttavia
il popolo continuava a sacrificare sulle alture, anche se lo
faceva per il Signore.

Le altre gesta di Manasse, la sua preghiera a Dio e le parole
che i veggenti gli comunicarono a nome del Signore Dio di
Israele, ecco sono descritte nelle gesta dei re di Israele. La
sua preghiera e come fu esaudito, tutta la sua colpa e la sua
infedelt, le localit ove costru alture, eresse pali sacri e
statue prima della sua umiliazione, ecco sono descritte negli
atti di Cozai. Manasse si addorment con i suoi padri e lo
seppellirono nel suo palazzo. Al suo posto divenne re suo figlio
Amon.



Quando Amon divenne re, aveva ventidue anni; regn due anni in
Gerusalemme. Egli fece ci che  male agli occhi del Signore,
come l'aveva fatto Manasse suo padre. Amon offr sacrifici a
tutti gli idoli eretti da Manasse suo padre e li serv. Non si
umili davanti al Signore, come si era umiliato Manasse suo
padre; anzi Amon aument le sue colpe. I suoi ministri ordirono
una congiura contro di lui e l'uccisero nella reggia, ma il
popolo del paese uccise quanti avevano congiurato contro Amon.
Lo stesso popolo del paese proclam re, al posto di lui, suo
figlio Giosia.





34.

Quando Giosia divenne re, aveva otto anni; regn trentun anni in
Gerusalemme. Egli fece ci che  retto agli occhi del Signore e
segu le strade di Davide suo antenato senza fuorviare in nulla.

Nell'anno ottavo del suo regno, era ancora un ragazzo, cominci
a ricercare il Dio di Davide suo padre. Nell'anno dodicesimo
cominci a purificare Giuda e Gerusalemme, eliminando le alture,
i pali sacri e gli idoli scolpiti o fusi.

Sotto i suoi occhi furono demoliti gli altari di Baal; infranse
gli altari per l'incenso, che c'erano sopra, distrusse i pali
sacri e gli idoli scolpiti o fusi, riducendoli in polvere che
sparse sui sepolcri di coloro che avevano sacrificato a tali
cose. Le ossa dei sacerdoti le bruci sui loro altari; cos
purific Giuda e Gerusalemme. Lo stesso fece nelle citt di
Manasse, di Efraim e di Simeone fino a Neftali, nei loro
villaggi devastati. Demol gli altari, fece a pezzi i pali sacri
e gli idoli in modo da ridurli in polvere; demol tutti gli
altari per l'incenso in tutto il paese di Israele; poi fece
ritorno a Gerusalemme.



Nel diciottesimo anno del suo regno, dopo aver purificato il
paese e il tempio, affid a Safan figlio di Asalia, a Maaseia
governatore della citt, e a Ioach figlio di Ioacaz, archivista,
il restauro del tempio del Signore suo Dio. Costoro si
presentarono al sommo sacerdote Chelkia e gli consegnarono il
denaro depositato nel tempio; l'avevano raccolto i leviti
custodi della soglia da Manasse, da Efraim e da tutto il resto
di Israele, da tutto Giuda, da Beniamino e dagli abitanti di
Gerusalemme. Lo misero in mano ai direttori dei lavori che
sovraintendevano al tempio ed essi l'utilizzarono per gli operai
che lavoravano nel tempio per restaurarlo e rafforzarlo.

Lo diedero ai falegnami e ai muratori per l'acquisto di pietre
da taglio e di legname per l'armatura e la travatura dei locali
lasciati rovinare dai re di Giuda. Quegli uomini lavoravano con
fedelt; erano stati loro preposti per la direzione Iacat e
Abdia, leviti dei figli di Merari, Zaccaria e Mesullam, Keatiti.
Leviti esperti di strumenti musicali sorvegliavano i portatori e
dirigevano quanti compivano lavori di qualsiasi genere; altri
leviti erano scribi, ispettori e portieri.

Mentre si prelevava il denaro depositato nel tempio, il
sacerdote Chelkia trov il libro della legge del Signore, data
per mezzo di Mos. Chelkia prese la parola e disse allo scriba
Safan: Ho trovato nel tempio il libro della legge. Chelkia
diede il libro a Safan. Safan port il libro dal re; egli
inoltre rifer al re: Quanto  stato ordinato, i tuoi servitori
lo eseguiscono. Hanno versato il denaro trovato nel tempio e
l'hanno consegnato ai sorveglianti e ai direttori dei lavori.

Poi lo scriba Safan annunzi al re: Il sacerdote Chelkia mi ha
dato un libro. Safan ne lesse una parte alla presenza del re.

Udite le parole della legge, il re si strapp le vesti e comand
a Chelkia, ad Achikam figlio di Safan, ad Abdan figlio di Mica,
allo scriba Safan e ad Asaia ministro del re: Andate,
consultate il Signore per me e per quanti sono rimasti in
Israele e in Giuda riguardo alle parole di questo libro ora
trovato; grande infatti  la collera del Signore, che si 
accesa contro di noi, poich i nostri padri non hanno ascoltato
le parole del Signore facendo quanto sta scritto in questo
libro.



Chelkia insieme con coloro che il re aveva designato si rec
dalla profetessa Culda moglie di Sallum, figlio di Tokat, figlio
di Casra, il guardarobiere; essa abitava nel secondo quartiere
di Gerusalemme. Le parlarono in tal senso ed essa rispose loro:
Dice il Signore Dio di Israele: Riferite all'uomo che vi ha
inviati da me: Dice il Signore: Ecco, io far piombare una
sciagura su questo luogo e sui suoi abitanti, tutte le
maledizioni scritte nel libro letto davanti al re di Giuda,
perch hanno abbandonato me e hanno bruciato incenso ad altri
dei provocandomi a sdegno con tutte le opere delle loro mani. La
mia collera si accender contro questo luogo e non si potr
spegnere. Al re di Giuda, che vi ha inviati a consultare il
Signore, riferirete: Dice il Signore, Dio di Israele: A
proposito delle parole che hai udito, poich il tuo cuore si 
intenerito e ti sei umiliato davanti a Dio, udendo le mie parole
contro questo luogo e contro i suoi abitanti; poich ti sei
umiliato davanti a me, ti sei strappate le vesti e hai pianto
davanti a me, anch'io ho ascoltato. Oracolo del Signore! Ecco,
io ti riunir con i tuoi padri e sarai deposto nel tuo sepolcro
in pace.

I tuoi occhi non vedranno tutta la sciagura che io far piombare
su questo luogo e sui suoi abitanti. Quelli riferirono il
messaggio al re.



Allora il re invi dei messi e radun tutti gli anziani di Giuda
e di Gerusalemme. Il re, insieme con tutti gli uomini di Giuda,
con gli abitanti di Gerusalemme, i sacerdoti, i leviti e tutto
il popolo, dal pi grande al pi piccolo, sal al tempio. Egli
fece leggere ai loro orecchi tutte le parole del libro
dell'alleanza, trovato nel tempio. Il re, stando in piedi presso
la colonna, concluse un'alleanza davanti al Signore impegnandosi
a seguire il Signore, a osservarne i comandi, le leggi e i
decreti con tutto il cuore e con tutta l'anima, eseguendo le
parole dell'alleanza scritte in quel libro. Fece impegnare
quanti si trovavano in Gerusalemme e in Beniamino. Gli abitanti
di Gerusalemme agirono secondo l'alleanza di Dio, del Dio dei
loro padri. Giosia rimosse tutti gli abomini da tutti i
territori appartenenti agli Israeliti; costrinse quanti si
trovavano in Israele a servire il Signore loro Dio. Finch egli
visse non desistettero dal seguire il Signore, Dio dei loro
padri.





35.

Giosia celebr in Gerusalemme la Pasqua per il Signore. Gli
agnelli pasquali furono immolati il quattordici del primo mese.

Il re ristabil i sacerdoti nei loro uffici e li incoraggi al
servizio del tempio. Egli disse ai leviti che ammaestravano
tutto Israele e che si erano consacrati al Signore: Collocate
l'arca santa nel tempio costruito da Salomone figlio di Davide,
re di Israele, essa non costituir pi un peso per le vostre
spalle. Ora servite il Signore vostro Dio e il suo popolo
Israele. Disponetevi, secondo i vostri casati, secondo le vostre
classi in base alla prescrizione di Davide, re di Israele, e
alla prescrizione di Salomone suo figlio. State nel santuario a
disposizione dei casati dei vostri fratelli, dei figli del
popolo; per i leviti ci sar una parte nei singoli casati.
Immolate gli agnelli pasquali, purificatevi e mettetevi a
disposizione dei vostri fratelli, secondo la parola del Signore
comunicata per mezzo di Mos.

Giosia diede ai figli del popolo, a quanti erano l presenti,
del bestiame minuto, cio tremila agnelli e capretti come
vittime pasquali, e in pi tremila buoi. Tutto questo bestiame
era di propriet del re.

I suoi ufficiali fecero offerte spontanee per il popolo, per i
sacerdoti e per i leviti.

Chelkia, Zaccaria, Iechiel, preposti al tempio, diedero ai
sacerdoti, per i sacrifici pasquali, duemilaseicento agnelli e
capretti, oltre trecento buoi. Conania, Semaia e Netaneel suoi
fratelli, Casabia, Iechiel e Iozabad capi dei leviti, diedero ai
leviti, per i sacrifici pasquali, cinquemila agnelli e capretti
oltre cinquecento buoi. Cos tutto fu pronto per il servizio; i
sacerdoti si misero al loro posto, cos anche i leviti secondo
le loro classi, secondo il comando del re.

Immolarono gli agnelli pasquali: i sacerdoti spargevano il
sangue, mentre i leviti scuoiavano.

Misero da parte l'olocausto da distribuire ai figli del popolo,
secondo le divisioni dei vari casati, perch lo presentassero al
Signore, come sta scritto nel libro di Mos. Lo stesso fecero
per i buoi.

Secondo l'usanza arrostirono l'agnello pasquale sul fuoco; le
parti consacrate le cossero in pentole, in caldaie e tegami e le
distribuirono sollecitamente a tutto il popolo.

Dopo, prepararono la Pasqua per se stessi e per i sacerdoti,
poich i sacerdoti, figli di Aronne, furono occupati fino a
notte nell'offrire gli olocausti e le parti grasse; per questo i
leviti prepararono per se stessi e per i sacerdoti figli di
Aronne.

I cantori, figli di Asaf, occupavano il loro posto, secondo le
prescrizioni di Davide, di Asaf, di Eman e di Idutun veggente
del re; i portieri erano alle varie porte.

Costoro non dovettero allontanarsi dal loro posto, perch i
leviti loro fratelli prepararono tutto per loro.

Cos in quel giorno fu disposto tutto il servizio del Signore
per celebrare la Pasqua e per offrire gli olocausti sull'altare
del Signore, secondo l'ordine del re Giosia. Gli Israeliti
presenti celebrarono allora la Pasqua e la festa degli azzimi
per sette giorni. Dal tempo del profeta Samuele non era stata
celebrata una Pasqua simile in Israele; nessuno dei re di
Israele aveva celebrato una Pasqua come questa celebrata da
Giosia, insieme con i sacerdoti, i leviti, tutti quelli di
Giuda, i convenuti da Israele e gli abitanti di Gerusalemme.
Questa Pasqua fu celebrata nel diciottesimo anno del regno di
Giosia.



Dopo tutto ci, dopo che Giosia aveva riorganizzato il tempio,
Necao re d'Egitto and a combattere in Carchemis sull'Eufrate.
Giosia marci contro di lui. Quegli mand messaggeri a dirgli:
Che c' fra me e te, o re di Giuda? Io non vengo contro di te,
ma contro un'altra casa sono in guerra e Dio mi ha imposto di
affrettarmi. Pertanto non opporti a Dio che  con me affinch
egli non ti distrugga. Ma Giosia non si ritir. Deciso ad
affrontarlo, non ascolt le parole di Necao, che venivano dalla
bocca di Dio, e attacc battaglia nella valle di Meghiddo.

Gli arcieri tirarono sul re Giosia. Il re diede l'ordine ai suoi
ufficiali: Portatemi via, perch sono ferito gravemente. I
suoi ufficiali lo tolsero dal suo carro, lo misero in un altro
carro e lo riportarono in Gerusalemme, ove mor. Fu sepolto nei
sepolcri dei suoi padri. Tutti quelli di Giuda e di Gerusalemme
fecero lutto per Giosia. Geremia compose un lamento su Giosia;
tutti i cantori e le cantanti lo ripetono ancora nei lamenti su
Giosia;  diventata una tradizione in Israele. Esso  inserito
fra i lamenti.

Le altre gesta di Giosia, le sue opere di piet secondo le
prescrizioni della legge del Signore, le sue gesta, le prime
come le ultime, ecco, sono descritte nel libro dei re di Israele
e di Giuda.





36.

Il popolo del paese prese Ioacaz figlio di Giosia e lo proclam
re, al posto del padre, in Gerusalemme.

Quando Ioacaz divenne re, aveva ventitr anni; regn tre mesi in
Gerusalemme.

Lo spodest in Gerusalemme il re d'Egitto, che impose al paese
un'indennit di cento talenti d'argento e di un talento d'oro.

Il re d'Egitto nomin re su Giuda e Gerusalemme il fratello
Eliakim, cambiandogli il nome in Ioiakim. Quanto al fratello
Ioacaz, Necao lo prese e lo deport in Egitto.



Quando Ioiakim divenne re, aveva venticinque anni; regn undici
anni in Gerusalemme.

Egli fece ci che  male agli occhi del Signore suo Dio.

Contro di lui marci Nabucodonosor re di Babilonia, che 1o leg
con catene di bronzo per deportarlo in Babilonia. Nabucodonosor
port in Babilonia parte degli oggetti del tempio, che depose in
Babilonia nella sua reggia.

Le altre gesta di Ioiakim, gli abomini da lui commessi e le
colpe che risultarono sul suo conto, ecco sono descritti nel
libro dei re di Israele e di Giuda. Al suo posto divenne re suo
figlio Ioiachin.



Quando Ioiachin divenne re, aveva diciotto anni; regn tre mesi
e dieci giorni in Gerusalemme. Egli fece ci che  male agli
occhi del Signore. All'inizio del nuovo anno il re Nabucodonosor
mand a imprigionarlo per deportarlo in Babilonia con gli
oggetti pi preziosi del tempio. Egli nomin re su Giuda e
Gerusalemme il fratello di suo padre Sedecia. Quando Sedecia
divenne re, aveva ventun anni; regn undici anni in Gerusalemme.
Egli fece ci che  male agli occhi del Signore suo Dio.

Non si umili davanti al profeta Geremia che gli parlava a nome
del Signore. Si ribell anche al re Nabucodonosor, che gli aveva
fatto giurare fedelt in nome di Dio. Egli si ostin e decise
fermamente in cuor suo di non far ritorno al Signore Dio di
Israele. Anche tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo
moltiplicarono le loro infedelt, imitando in tutto gli abomini
degli altri popoli, e contaminarono il tempio, che il Signore si
era consacrato in Gerusalemme.

Il Signore Dio dei loro padri mand premurosamente e
incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perch amava il
suo popolo e la sua dimora. Ma essi si beffarono dei messaggeri
di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti
al punto che l'ira del Signore contro il suo popolo raggiunse il
culmine, senza pi rimedio. Allora il Signore fece marciare
contro di loro il re dei Caldei, che uccise di spada i loro
uomini migliori nel santuario, senza piet per i giovani, per le
fanciulle, per gli anziani e per le persone canute. Il Signore
mise tutti nelle sue mani. Quegli port in Babilonia tutti gli
oggetti del tempio, grandi e piccoli, i tesori del tempio e i
tesori del re e dei suoi ufficiali. Quindi incendiarono il
tempio, demolirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme
tutti i suoi palazzi e distrussero tutte le sue case pi
eleganti.

Il re deport in Babilonia gli scampati alla spada, che
divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all'avvento del
regno persiano, attuandosi cos la parola del Signore, predetta
per bocca di Geremia: Finch il paese non abbia scontato i suoi
sabati, esso riposer per tutto il tempo della desolazione fino
al compiersi di settanta anni.



Nell'anno primo di Ciro, re di Persia, a compimento della parola
del Signore predetta per bocca di Geremia, il Signore suscit lo
spirito di Ciro re di Persia, che fece proclamare per tutto il
regno, a voce e per iscritto: Dice Ciro re di Persia: Il
Signore, Dio dei cieli, mi ha consegnato tutti i regni della
terra. Egli mi ha comandato di costruirgli un tempio in
Gerusalemme, che  in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo
popolo, il suo Dio sia con lui e parta!.





ESDRA.

[Il ritorno dall'esilio]. 





1

Nell'anno primo del regno di Ciro, re di Persia, perch si
adempisse la parola che il Signore aveva detto per bocca di
Geremia, il Signore dest lo spirito di Ciro re di Persia, il
quale fece passare quest'ordine in tutto il suo regno, anche con
lettera:

Cos dice Ciro re di Persia: Il Signore, Dio del cielo, mi ha
concesso tutti i regni della terra; egli mi ha incaricato di
costruirgli un tempio in Gerusalemme, che  in Giudea. Chi di
voi proviene dal suo popolo? Sia con lui il suo Dio, torni a
Gerusalemme, che  in Giudea, e ricostruisca il tempio del
Signore Dio d'Israele: egli  il Dio che dimora a Gerusalemme.
Ogni superstite, in qualsiasi luogo sia immigrato, ricever
dalla gente di quel luogo argento e oro, beni e bestiame con
offerte generose per il tempio di Dio che  in Gerusalemme.

Allora si misero in cammino i capifamiglia di Giuda e di
Beniamino e i sacerdoti e i leviti, quanti Dio aveva animato a
tornare per ricostruire il tempio del Signore in Gerusalemme.
Tutti i loro vicini li aiutarono validamente con oggetti d'
argento e d'oro, con beni e bestiame e con oggetti preziosi,
oltre a quello che ciascuno offr volontariamente.

Anche il re Ciro fece trarre fuori gli arredi del tempio, che
Nabucodonosor aveva asportato da Gerusalemme e aveva deposto nel
tempio del suo dio. Ciro, re di Persia, li fece trarre fuori per
mano di Mitridate il tesoriere, che li consegn a Sesbassar,
principe di Giuda.

Questo  il loro computo: bacili d'oro: trenta; bacili
d'argento: mille; coltelli: ventinove; coppe d'oro: trenta;
coppe d'argento di second'ordine: quattrocentodieci; altri
arredi: mille.

Tutti gli oggetti d'oro e d'argento erano cinquemilaquattrocento.

Sesbassar li riport da Babilonia a Gerusalemme, in occasione
del ritorno degli esuli.





2.

Questi sono gli abitanti della provincia che ritornarono
dall'esilio, i deportati che Nabucodonosor re di Babilonia aveva
condotto in esilio a Babilonia.

Essi tornarono a Gerusalemme e in Giudea, ognuno alla sua citt;
vennero con Zorobabele, Giosu, Neemia, Seraia, Reelaia,
Mardocheo, Bilsan, Mispar, Bigvai, Recun, Baana.

Computo degli uomini del popolo d'Israele:

Figli di Paros: duemilacentosettantadue. Figli di Sefatia:
trecentosettantadue. Figli di Arach: settecentosettantacinque.
Figli di Pacat-Moab, cio i figli di Giosu e di Ioab:
duemilaottocentododici. Figli di Elam:
milleduecentocinquantaquattro. Figli di Zattu:
novecentoquarantacinque. Figli di Zaccai: settecentosessanta.
Figli di Bani: seicentoquarantadue. Figli di Bebai:
seicentoventitr. Figli di Azgad: milleduecentoventidue. Figli
di Adonikam: seicentosettantasei. Figli di Bigvai:
duemilacinquantasei. Figli di Adin:
quattrocentocinquantaquattro. Figli di Ater, cio di Ezechia:
novantotto. Figli di Bezai: trecentoventitr. Figli di Iora:
centododici. Figli di Casum: duecentoventitr. Figli di Ghibbar:
novantacinque. Figli di Betlemme: centoventitr. Uomini di
Netofa: cinquantasei. Uomini di Anatot: centoventotto.

Figli di Azmavet: quarantadue. Figli di Kiriat-Iearim, di
Chefira e di Beerot: settecentoquarantatr. Figli di Rama e di
Gheba: seicentoventuno. Uomini di Micmas: centoventidue. Uomini
di Betel e di Ai: duecentoventitr . Figli di Nebo:
cinquantadue. Figli di Magbis: centocinquantasei. Figli di un
altro Elam: milleduecentocinquantaquattro. Figli di Carim:
trecentoventi. Figli di Lod, Cadid e Ono: settecentoventicinque.
Figli di Gerico: trecentoquarantacinque. Figli di Senaa:
tremilaseicentotrenta.

I sacerdoti: Figli di Iedaia della casa di Giosu:
novecentosettantatr. Figli di Immer: millecinquantadue. Figli
di Pascur: milleduecentoquarantasette. Figli di Carim:
millediciassette.

I leviti: Figli di Giosu, di Kadmiel, di Binnui e di Odavia:
settantaquattro. I cantori: Figli di Asaf: centoventotto.

I portieri: Figli di Sallum, figli di Ater, figli di Talmon,
figli di Akkub, figli di Catita, figli di Sobai: in tutto
centotrentanove.

Gli oblati: Figli di Zica, figli di Casufa figli di Tabbaot,
figli di Keros, figli di Siaa, figli di Padon, figli di Lebana,
figli di Cagaba, figli di Akkub, figli di Cagab, figli di
Samlai, figli di Canan, figli di Ghiddel, figli di Gacar, figli
di Reaia, figli di Rezin, figli di Nekoda, figli di Gazzam,
figli di Uzza, figli di Paseach, figli di Besai, figli di Asna,
figli di Meunim, figli dei Nefisim, figli di Bakbuk, figli di
Cakufa, figli di Carcur, figli di Bazlut, figli di Mechida,
figli di Carsa, figli di Barkos, figli di Sisara, figli di
Temach, figli di Nesiach, figli di Catifa.

Figli dei servi di Salomone: Figli di Sotai, figli di Assoferet,
figli di Peruda, figli di Iaala, figli di Darkon, figli di
Ghiddel, figli di Sefatia, figli di Cattil, figli di Pocheret
Azzebaim, figli di Ami.

Totale degli oblati e dei figli dei servi di Salomone:
trecentonovantadue.

I seguenti rimpatriati da Tel-Melach, Tel-Carsa, Cherub-Addan,
Immer, non potevano dimostrare se il loro casato e la loro
discendenza fossero d'Israele: figli di Delaia, figli di Tobia,
figli di Nekoda: seicentoquarantadue.

Tra i sacerdoti i seguenti: figli di Cobaia, figli di Akkoz,
figli di Barzillai, il quale aveva preso in moglie una delle
figlie di Barzillai il Galaadita e aveva assunto il suo nome,
cercarono il loro registro genealogico, ma non lo trovarono;
allora furono esclusi dal sacerdozio. Il governatore ordin loro
che non mangiassero le cose santissime, finch non si
presentasse un sacerdote con "urim" e "tummim".

Tutta la comunit cos radunata era di
quarantaduemilatrecentosessanta persone; inoltre vi erano i loro
schiavi e le loro schiave: questi erano
settemilatrecentotrentasette; poi c'erano i cantori e le
cantanti: duecento.

I loro cavalli: settecentotrentasei. I loro muli:
duecentoquarantacinque. I loro cammelli:
quattrocentotrentacinque. I loro asini: seimilasettecentoventi.

Alcuni capifamiglia al loro arrivo al tempio che  in
Gerusalemme, fecero offerte volontarie per il tempio, perch
fosse ripristinato nel suo stato. Secondo le loro forze diedero
al tesoro della fabbrica: oro: dramme sessantunmila; argento:
mine cinquemila; tuniche da sacerdoti: cento.

Poi i sacerdoti, i leviti, alcuni del popolo, i cantori, i
portieri e gli oblati si stabilirono nelle rispettive citt e
tutti gli Israeliti nelle loro citt.





3.

Giunse il settimo mese e gli Israeliti si erano ormai insediati
nelle loro citt.

Il popolo si radun come un solo uomo a Gerusalemme. Allora
Giosu figlio di Iozadak con i fratelli, i sacerdoti, e
Zorobabele figlio di Sealtiel con i suoi fratelli, si misero al
lavoro per ricostruire l'altare del Dio d'Israele, per offrirvi
olocausti, come  scritto nella legge di Mos, uomo di Dio.
Ristabilirono l'altare al suo posto, pur angustiati dal timore
delle popolazioni locali, e vi offrirono sopra olocausti al
Signore, gli olocausti del mattino e della sera.

Celebrarono la festa delle capanne secondo il rituale e
offrirono olocausti quotidiani nel numero stabilito dal
regolamento per ogni giorno. In seguito continuarono a offrire
l'olocausto perenne e i sacrifici dei giorni di novilunio e di
tutte le solennit consacrate al Signore, pi tutte le offerte
volontarie al Signore.

Cominciarono a offrire olocausti al Signore dal primo giorno del
mese settimo, bench del tempio non fossero ancora poste le
fondamenta.



Allora diedero denaro ai tagliapietre e ai falegnami; e
alimenti, bevande e olio alla gente di Sidone e di Tiro, perch
trasportassero il legname di cedro dal Libano per mare fino a
Giaffa: ci secondo la concessione loro fatta da Ciro re di
Persia.

Nel secondo anno dal loro arrivo al tempio di Dio in
Gerusalemme, nel secondo mese, diedero inizio ai lavori
Zorobabele figlio di Sealtiel, e Giosu figlio di Iozadak, con
gli altri fratelli sacerdoti e leviti e quanti erano tornati
dall'esilio a Gerusalemme. Essi incaricarono i leviti dai
vent'anni in su di dirigere i lavori del tempio.

Giosu, i suoi figli e i suoi fratelli, Kadmiel, Binnui e Odavia
si misero come un solo uomo a dirigere i lavoratori dell'impresa
riguardante il tempio. Cos pure i figli di Chenadad con i lori
figli e fratelli, leviti.

Quando i costruttori ebbero gettato le fondamenta del tempio,
invitarono a presenziare i sacerdoti con i loro paramenti e le
trombe, e i leviti, figli di Asaf, con i cembali per lodare il
Signore con i canti di Davide re d'Israele.

Essi cantavano a cori alterni lodi e ringraziamenti al Signore
perch  buono, perch la sua grazia dura sempre verso Israele.
Tutto il popolo faceva risuonare il grido della grande
acclamazione, lodando cos il Signore perch erano state gettate
le fondamenta del tempio.

Tuttavia molti tra i sacerdoti e i leviti e i capifamiglia
anziani, che avevano visto il tempio di prima, mentre si
gettavano le nuove fondamenta di questo tempio sotto i loro
occhi, piangevano forte; i pi, invece, continuavano ad alzare
grida di acclamazione e di gioia. Cos non si poteva distinguere
il grido dell'acclamazione gioiosa dal grido del pianto del
popolo, perch la folla faceva echeggiare grandi acclamazioni e
il frastuono si sentiva da lontano.





4.

Quando i nemici di Giuda e di Beniamino vennero a sapere che gli
esuli rimpatriati stavano ricostruendo il tempio del Signore Dio
d'Israele, si presentarono a Zorobabele e ai capifamiglia e
dissero: Vogliamo costruire anche noi insieme con voi, perch
anche noi, come voi, cerchiamo il vostro Dio; a lui noi facciamo
sacrifici dal tempo di Asarhaddon re di Assiria, che ci ha fatti
immigrare in questo paese.

Zorobabele, Giosu e gli altri capifamiglia d'Israele dissero
loro: Non conviene che costruiamo insieme la casa del nostro
Dio; ma noi soltanto la ricostruiremo al Signore Dio d'Israele
come Ciro re di Persia ci ha ordinato.

Allora la popolazione indigena si mise a scoraggiare il popolo
dei Giudei e a molestarlo per impedirgli di costruire. Inoltre
sobillarono contro di loro alcuni funzionari per mandar fallito
il loro piano, ci per tutto il tempo di Ciro re di Persia fino
al regno di Dario re di Persia.

Durante il regno di Serse, al principio del suo regno, essi
presentarono una denuncia contro gli abitanti di Giuda a
Gerusalemme. Poi al tempo di Artaserse re di Persia, Bislam,
Mitridate Tabeel e gli altri loro colleghi scrissero ad
Artaserse re di Persia: il testo del documento era in caratteri
aramaici e redatto in aramaico.

Recum governatore e Simsai scriba scrissero questa lettera
contro Gerusalemme al re Artaserse:

Recum governatore e Simsai scriba e gli altri loro colleghi
giudici, legati, sovrintendenti e funzionari, uomini di Uruk, di
Babilonia e di Susa, cio di Elam e degli altri popoli che il
grande e illustre Asnappar deport e stabil nella citt di
Samaria e nel resto della regione d'Oltrefiume.  -  Questa  la
copia della lettera che gli mandarono.  -  Al re Artaserse i
tuoi servi, uomini della regione d'Oltrefiume. Sia reso noto al
re che i Giudei, partiti da te e venuti presso di noi a
Gerusalemme, stanno ricostruendo la citt ribelle e malvagia, ne
rialzano le mura e ne restaurano le fondamenta. Ora sia noto al
re che, se questa citt sar ricostruita e saranno rialzate le
sue mura, tributi, imposte e diritti di passaggio non saranno
pi pagati e i diritti dei re saranno lesi. Ora, poich noi
mangiamo il sale della reggia e non possiamo tollerare l'insulto
al re, perci mandiamo a lui queste informazioni, perch si
facciano ricerche nel libro delle memorie dei tuoi padri: tu
troverai in questo libro di memorie e constaterai che questa
citt  ribelle, causa di guai per i re e le province, e le
ribellioni vi sono avvenute dai tempi antichi. Per tali ragioni
questa citt  stata distrutta. Noi informiamo il re che, se
questa citt sar ricostruita e saranno rialzate le sue mura,
ben presto nella regione d'Oltrefiume non avrai pi alcun
possesso. Il re invi questa risposta:

A Recum governatore e Simsai scriba e agli altri loro colleghi,
che risiedono in Samaria e altrove nella regione d'Oltrefiume
salute! Ora: il documento che mi avete mandato  stato letto
davanti a me accuratamente. Dietro mio ordine si sono fatte
ricerche, e si  trovato che questa citt fin dai tempi antichi
si  sollevata contro i re e in essa sono avvenute rivolte e
sedizioni. A Gerusalemme ci sono stati re potenti che
comandavano su tutto il territorio d'Oltrefiume; a loro si
pagavano tributi, imposte e diritti di passaggio. Date perci
ordine che quegli uomini interrompano i lavori e che quella
citt non sia ricostruita fino a nuovo mio ordine. Badate di non
essere negligenti in questo, perch non ne venga maggior danno
al re.

Appena il testo del documento del re Artaserse fu letto davanti
a Recum e a Simsai scriba e ai loro colleghi, questi andarono in
gran fretta a Gerusalemme dai Giudei e fecero loro interrompere
i lavori con la forza delle armi.

Cos fu sospeso il lavoro per il tempio in Gerusalemme e rimase
sospeso fino all'anno secondo del regno di Dario re di Persia.





5.

Ma i profeti Aggeo e Zaccaria figlio di Iddo si rivolsero ai
Giudei che erano in Giuda e a Gerusalemme profetando in nome del
Dio d'Israele che li ispirava. Allora Zorobabele figlio di
Sealtiel, e Giosu figlio di Iozadak subito ripresero a
costruire il tempio di Gerusalemme; con essi erano i profeti di
Dio, che li incoraggiavano.

In quel tempo Tattenai, governatore della regione d'Oltrefiume,
Setar-Boznai e i loro colleghi vennero da loro e dissero: Chi
vi ha dato ordine di ricostruire questa casa e di rialzare
questa cinta di mura? Chi sono e come si chiamano gli uomini che
costruiscono questo edificio?. Ma l'occhio vigile del loro Dio
era sugli anziani dei Giudei: quelli non li costrinsero a
desistere dai lavori in attesa che fosse portata a Dario una
interpellanza e ne venisse in risposta un decreto su questo
affare.

Copia della lettera che Tattenai, governatore dell'Oltrefiume,
Setar-Boznai e i loro colleghi, funzionari dell'Oltrefiume,
mandarono al re Dario. Gli mandarono un rapporto in cui era
scritto:

Al re Dario salute perfetta! Sia noto al re che siamo andati
nella provincia della Giudea, al tempio del grande Dio: esso
viene ricostruito con blocchi di pietra; si mette legname nelle
pareti; questo lavoro viene fatto con diligenza e progredisce
nelle loro mani. Allora abbiamo interrogato quegli anziani e
abbiamo loro detto: Chi ha dato ordine di ricostruire questo
tempio e di rialzare questa cinta di mura? Inoltre abbiamo
domandato i loro nomi, per farteli conoscere; cos abbiamo
scritto il nome degli uomini che stanno loro a capo.

Essi hanno risposto: Noi siamo servitori del Dio del cielo e
della terra e ricostruiamo il tempio che fu costruito una volta,
or sono molti anni. Un grande re d'Israele lo ha costruito e lo
ha portato a termine. Ma poich i nostri padri hanno provocato
all'ira il Dio del cielo, egli li ha messi nelle mani di
Nabucodonosor re di Babilonia, il Caldeo, che distrusse questo
tempio e deport a Babilonia il popolo. Ma nel primo anno di
Ciro re di Babilonia, il re Ciro ha dato ordine di ricostruire
questo tempio; inoltre gli arredi del tempio, d'oro e d'argento,
che Nabucodonosor aveva portato via dal tempio di Gerusalemme e
trasferito al tempio di Babilonia, il re Ciro li ha fatti
togliere dal tempio di Babilonia e li ha fatti consegnare a un
tale di nome Sesbassar, che egli aveva costituito governatore.
Ciro gli disse: Prendi questi arredi, portali nel tempio di
Gerusalemme e fa' in modo che il tempio sia ricostruito al suo
posto. Allora questo Sesbassar venne, gett le fondamenta del
tempio in Gerusalemme e da allora fino ad oggi esso  in
costruzione, ma non  ancora finito.

Ora, se piace al re, si cerchi negli archivi del re in Babilonia
se vi  un decreto emanato dal re Ciro per ricostruire questo
tempio in Gerusalemme: e ci si mandi la decisione del re.





6.

Allora il re Dario ordin che si facessero ricerche
nell'archivio, l dove si conservano i tesori a Babilonia, e a
Ecbatana, la fortezza che  nella provincia di Media, si trov
un rotolo in cui era scritto:

Promemoria.

Nell'anno primo del suo regno, il re Ciro prese questa decisione
riguardo al tempio in Gerusalemme: la casa sia ricostruita come
luogo in cui si facciano sacrifici, le sue fondamenta siano
salde, la sua altezza sia di sessanta cubiti, la sua larghezza
di sessanta cubiti. Vi siano nei muri tre spessori di blocchi di
pietra e uno di legno. La spesa sia pagata dalla reggia. Inoltre
gli arredi del tempio fatti d'oro e d'argento, che Nabucodonosor
ha portato via dal tempio di Gerusalemme e trasferito a
Babilonia, siano restituiti e rimessi al loro posto nel tempio
di Gerusalemme e ricollocati nella casa di Dio.

Quindi voi Tattenai, governatore d'Oltrefiume, e Setar-Boznai,
con i vostri colleghi funzionari residenti nell'Oltrefiume,
tenetevi in disparte. Lasciate che lavorino a quella casa di Dio
il governatore dei Giudei e i loro anziani. Essi ricostruiscano
questo tempio al suo posto.

Ecco i miei ordini sull'atteggiamento che dovete tenere con
questi anziani dei Giudei per la ricostruzione del tempio: dalle
entrate del re, cio dalla imposta dell'Oltrefiume, saranno
rimborsate puntualmente le spese a quegli uomini, senza
interruzione. Ci che loro occorre, giovenchi, arieti e agnelli,
per gli olocausti al Dio del cielo, come anche grano, sale, vino
e olio, siano loro forniti ogni giorno senza esitazione, secondo
le indicazioni dei sacerdoti di Gerusalemme, perch si facciano
offerte di odore soave al Dio del cielo e si preghi per la vita
del re e dei suoi figli.

Ordino ancora: se qualcuno trasgredisce questo decreto, si tolga
una trave dalla sua casa, la si rizzi ed egli vi sia impiccato.
Poi la sua casa sia ridotta a letamaio. Dio che ha fatto
risiedere l il suo nome disperda qualsiasi re o popolo che
presuma trasgredire il mio ordine, distruggendo questo tempio
che  a Gerusalemme.

Io Dario ho emanato questo ordine: sia eseguito alla lettera.

Allora Tattenai, governatore dell'Oltrefiume, Setar-Boznai e i
loro colleghi eseguirono alla lettera quel che aveva comandato
il re Dario. Gli anziani dei Giudei continuarono a costruire e
fecero progressi con l'incoraggiamento delle parole ispirate del
profeta Aggeo e di Zaccaria figlio di Iddo. Portarono a
compimento la costruzione secondo il comando del Dio d'Israele e
secondo il decreto di Ciro, di Dario e di Artaserse re di
Persia. Si termin la costruzione di questo tempio il giorno tre
del mese di Adar nell'anno sesto del regno del re Dario.

Allora gli Israeliti, i sacerdoti, i leviti e gli altri
rimpatriati celebrarono con gioia la dedicazione di questa casa
di Dio, offrirono per la dedicazione di questa casa di Dio cento
tori, duecento arieti, quattrocento agnelli; inoltre dodici
capri come sacrifici espiatori per tutto Israele, secondo il
numero delle trib d'Israele. Inoltre stabilirono i 4sscerdoti
divisi secondo le loro classi e i leviti secondo i loro turni
per il servizio di Dio a Gerusalemme, come  scritto nel libro
di Mos.



I rimpatriati celebrarono la Pasqua il quattordici del primo
mese, poich i sacerdoti e i leviti si erano purificati tutti
insieme come un sol uomo: tutti erano mondi. Cos immolarono la
Pasqua per tutti i rimpatriati, per i loro fratelli sacerdoti e
per se stessi. Mangiarono la Pasqua gli Israeliti che erano
tornati dall'esilio e quanti si erano separati dalla
contaminazione del popolo del paese e si erano uniti a loro per
aderire al Signore Dio d'Israele. Celebrarono con gioia la festa
degli azzimi per sette giorni poich il Signore li aveva colmati
di gioia, avendo piegato a loro favore il cuore del re di
Assiria per rafforzare le loro mani nel lavoro per il tempio del
Dio d'Israele.





7.

Dopo questi avvenimenti, sotto il regno di Artaserse, re di
Persia, Esdra, figlio di Seraia, figlio di Azaria, figlio di
Chelkia, figlio di Sallum, figlio di Zadok, figlio di Achitub,
figlio di Amaria, figlio di Azaria, figlio di Meraiot, figlio di
Zerachia, figlio di Uzzi, figlio di Bukki, figlio di Abisua
figlio di Finees, figlio di Eleazaro, figlio di Aronne sommo
sacerdote: questo Esdra part da Babilonia. Egli era uno scriba
abile nella legge di Mos, data dal Signore Dio d'Israele e,
poich la mano del Signore suo Dio era su di lui, il re aveva
aderito a ogni sua richiesta. Nel settimo anno del re Artaserse
anche un gruppo di Israeliti, sacerdoti, leviti, cantori,
portieri e oblati partirono per Gerusalemme. Egli arriv a
Gerusalemme nel quinto mese: era l'anno settimo del re. Egli
aveva stabilito la partenza da Babilonia per il primo giorno del
primo mese e il primo del quinto mese arriv a Gerusalemme,
poich la mano benevola del suo Dio era con lui. Infatti Esdra
si era dedicato con tutto il cuore a studiare la legge del
Signore e a praticarla e ad insegnare in Israele la legge e il
diritto.



Questa  la copia del documento che il re Artaserse consegn a
Esdra sacerdote, scriba esperto nei comandi del Signore e nei
suoi statuti dati a Israele:

Artaserse, re dei re, al sacerdote Esdra, scriba della legge
del Dio del cielo, salute perfetta. Ora: da me  dato questo
decreto.

Chiunque nel mio regno degli appartenenti al popolo d'Israele,
dei sacerdoti e dei leviti, ha deciso liberamente di andare a
Gerusalemme, pu venire con te; infatti da parte del re e dei
suoi sette consiglieri tu sei inviato a fare inchiesta in Giudea
e a Gerusalemme intorno all'osservanza della legge del tuo Dio,
che hai nelle mani, e a portare l'argento e l'oro che il re e i
suoi consiglieri inviano come offerta volontaria per devozione
al Dio d'Israele che  in Gerusalemme, e tutto l'argento e l'oro
che troverai in tutte le province di Babilonia insieme con le
offerte volontarie che il popolo e i sacerdoti offriranno per la
casa del loro Dio a Gerusalemme.

Perci con questo argento ti prenderai cura di acquistare tori,
arieti, agnelli e ci che occorre per le offerte e libazioni che
vi si uniscono e li offrirai sull'altare della casa del vostro
Dio che  in Gerusalemme. Quanto al resto dell'argento e
dell'oro farete come sembrer bene a te e ai tuoi fratelli,
secondo la volont del vostro Dio. Gli arredi che ti sono stati
consegnati per il culto del tuo Dio, rimettili davanti al Dio di
Gerusalemme. Per il resto di quanto occorre per la casa del tuo
Dio e che spetta a te di procurare, lo procurerai a spese del
tesoro reale.

Io, il re Artaserse, ordino a tutti i tesorieri dell'Oltrefiume:

Tutto ci che Esdra, sacerdote e scriba della legge del Dio del
cielo, vi domander, dateglielo puntualmente, fino a cento
talenti d'argento, cento "kor" di grano, cento "bat" di vino,
cento "bat" di olio e sale a volont. Quanto  secondo la
volont del Dio del cielo sia fatto con precisione per la casa
del Dio del cielo, perch non venga l'ira sul regno del re e dei
suoi figli. Vi rendiamo poi noto che non  permesso riscuotere
tributi e diritti di pedaggio su tutti i sacerdoti, leviti,
cantori, portieri, oblati e inservienti di questa casa di Dio.

Quanto a te, Esdra, con la sapienza del tuo Dio, che ti  stata
data, stabilisci magistrati e giudici, ai quali sia affidata
l'amministrazione della giustizia per tutto il popolo
dell'Oltrefiume, cio per quanti conoscono la legge del tuo Dio,
e istruisci quelli che non la conoscono. A riguardo di chiunque
non osserver la legge del tuo Dio e la legge del re, sia fatta
prontamente giustizia o con la morte o con il bando o con
ammenda in denaro o con il carcere.

Benedetto il Signore, Dio dei padri nostri, che ha disposto il
cuore del re a glorificare la casa del Signore che  a
Gerusalemme, e ha volto verso di me la benevolenza del re, dei
suoi consiglieri e di tutti i potenti principi reali. Allora io
mi sono sentito incoraggiato, perch la mano del Signore mio Dio
era su di me e ho radunato alcuni capi d'Israele, perch
partissero con me.



8.

Questi sono, con le loro indicazioni genealogiche, i
capifamiglia che sono partiti con me da Babilonia, sotto il
regno del re Artaserse.

Dei figli di Finees: Ghersom; dei figli di Itamar: Daniele; dei
figli di Davide: Cattus figlio di Secania; dei figli di Paros:
Zaccaria; con lui furono registrati centocinquanta maschi; dei
figli di Pacat-Moab: Elioenai figlio di Zerachia e con lui
duecento maschi; dei figli di Zattu: Secania figlio di Iacaziel
e con lui trecento maschi; 6dei figli di Adin: Ebed figlio di
Gionata e con lui cinquanta maschi; dei figli di Elam: Isaia
figlio di Atalia e con lui settanta maschi; dei figli di
Sefatia: Zebadia figlio di Michele e con lui ottanta maschi; dei
figli di Ioab: Obadia figlio di Iechiel e con lui
duecentodiciotto maschi; dei figli di Bani: Selomit figlio di
Iosifia e con lui centosessanta maschi; dei figli di Bebai:
Zaccaria figlio di Bebai e con lui ventotto maschi; dei figli di
Azgad: Giovanni figlio di Akkatan e con lui centodieci maschi;
dei figli di Adonikam: gli ultimi, di cui ecco i nomi: Elifelet,
Ieiel e Semaia e con loro sessanta maschi; dei figli di Bigvai:
Utai figlio di Zaccur e con lui settanta maschi.

Io li ho radunati presso il canale che scorre verso Aava. L
siamo stati accampati per tre giorni. Ho fatto una rassegna tra
il popolo e i sacerdoti e non ho trovato nessun levita. Allora
ho mandato a chiamare i capi Eliezer, Ariel, Semaia, Elnatan,
Iarib, Natan, Zaccaria, Mesullam e gli istruttori Ioiarib ed
Elnatan e ho ordinato loro di andare da Iddo, capo nella
localit di Casifia, e ho messo loro in bocca le parole da dire
a Iddo e ai suoi fratelli oblati nella localit di Casifia: di
mandarci cio inservienti per il tempio del nostro Dio. Poich
la mano benefica del nostro Dio era su di noi, ci hanno mandato
un uomo assennato, dei figli di Macli, figlio di Levi, figlio
d'Israele, cio Serebia, con i suoi figli e fratelli: diciotto
persone, inoltre Casabia e con lui Isaia, dei figli di Merari,
suo fratello e i loro figli: venti persone. Degli oblati, che
Davide e i principi avevano assegnato al servizio dei leviti:
duecentoventi oblati. Furono registrati per nome.

L, presso il canale Aava, ho indetto un digiuno, per umiliarci
davanti al Dio nostro e implorare da lui un felice viaggio per
noi, i nostri bambini e tutti i nostri averi. Avevo infatti
vergogna di domandare al re soldati e cavalieri per difenderci
lungo il cammino da un eventuale nemico; anzi, avevamo detto al
re: La mano del nostro Dio  su quanti lo cercano, per il loro
bene; invece la sua potenza e la sua ira su quanti lo
abbandonano. Cos abbiamo digiunato e implorato da Dio questo
favore ed egli ci  venuto in aiuto. Quindi ho scelto dodici tra
i capi dei sacerdoti: Serebia e Casabia e dieci loro fratelli
con essi: ho pesato loro l'argento, l'oro e gli arredi, che
costituivano l'offerta per il tempio del nostro Dio fatta dal
re, dai suoi consiglieri, dai suoi principi e da tutti gli
Israeliti che si trovavano da quelle parti.

Ho pesato dunque e consegnato nelle loro mani: argento:
seicentocinquanta talenti; arredi d'argento: cento, del peso di
altrettanti talenti; oro: cento talenti.

Inoltre: coppe d'oro venti: di mille darici; vasi di bronzo
pregiato e lucente: due, preziosi come l'oro.

Ho detto loro: Voi siete consacrati al Signore; questi arredi
sono cosa sacra, l'argento e l'oro sono offerta volontaria al
Signore, Dio dei nostri padri. Sorvegliateli e custoditeli,
finch non possiate pesarli davanti ai capi dei sacerdoti, ai
leviti e ai capifamiglia d'Israele a Gerusalemme, nelle stanze
del tempio. Allora i sacerdoti e i leviti presero in consegna
il carico dell'argento e dell'oro e dei vasi, per portarli a
Gerusalemme nel tempio del nostro Dio.

I dodici del primo mese siamo partiti dal fiume Aava per andare
a Gerusalemme e la mano del nostro Dio era su di noi: egli ci ha
liberati dagli assalti dei nemici e dei briganti lungo il
cammino. Siamo arrivati a Gerusalemme e ci siamo riposati tre
giorni.

Il quarto giorno sono stati pesati l'argento, l'oro e gli arredi
nella casa del nostro Dio nelle mani del sacerdote Meremot
figlio di Uria, con cui vi era Eleazaro figlio di Finees e con
essi i leviti Iozabad figlio di Giosu e Noadia figlio di
Binnui; ogni cosa era secondo il numero e il peso e si mise per
iscritto il peso totale.

In quel tempo quelli che venivano dall'esilio, cio i deportati,
vollero offrire olocausti al Dio d'Israele: tori: dodici per
tutto Israele, arieti: novantasei, agnelli: settantasette, capri
di espiazione: dodici, tutto come olocausto al Signore.

Hanno consegnato i decreti del re ai satrapi del re e al
governatore dell'Oltrefiume, i quali sono venuti in aiuto al
popolo e al tempio.





9.

Terminate queste cose, sono venuti a trovarmi i capi per dirmi:
Il popolo d'Israele, i sacerdoti e i leviti non si sono
separati dalle popolazioni locali, nonostante i loro abomini,
cio dai Cananei, Hittiti, Perizziti, Gebusei, Ammoniti,
Moabiti, Egiziani, Amorrei, ma hanno preso in moglie le loro
figlie per s e per i loro figli: cos hanno profanato la stirpe
santa con le popolazioni locali; anzi i capi e i magistrati sono
stati i primi a darsi a questa infedelt.

Udito ci, ho lacerato il mio vestito e il mio mantello, mi sono
strappato i capelli e i peli della barba e mi sono seduto
costernato. Quanti tremavano per i giudizi del Dio d'Israele su
questa infedelt dei rimpatriati, si radunarono presso di me. Ma
io restai seduto costernato fino all'offerta della sera.
All'offerta della sera mi alzai dal mio stato di prostrazione e
con il vestito e il mantello laceri caddi in ginocchio e stesi
le mani al mio Signore, e dissi:

Mio Dio, sono confuso, ho vergogna di alzare la faccia verso di
te, Dio mio, poich le nostre colpe si sono moltiplicate fin
sopra la nostra testa; la nostra colpevolezza raggiunge il cielo.

Dai giorni dei nostri padri fino ad oggi noi siamo stati molto
colpevoli e per le nostre colpe; noi, i nostri re e i nostri
sacerdoti siamo stati dati nelle mani dei re stranieri, siamo
stati consegnati alla spada, alla prigionia, alla rapina,
all'insulto fino ad oggi.

Ora, da poco, il nostro Dio ci ha fatto una grazia: ha liberato
un resto di noi, dandoci un asilo nel suo luogo santo, e cos il
nostro Dio ha fatto brillare i nostri occhi e ci ha dato un po'
di sollievo nella nostra schiavit. Perch noi siamo schiavi; ma
nella nostra schiavit il nostro Dio non ci ha abbandonati: ci
ha resi graditi al re di Persia, ci ha fatti rivivere, perch
rialzassimo la casa del nostro Dio e restaurassimo le sue rovine
e ci ha concesso di avere un riparo in Giuda e in Gerusalemme.

Ma ora, che dire, Dio nostro, dopo questo? Poich abbiamo
abbandonato i tuoi comandi che tu avevi dato per mezzo dei tuoi
servi, i profeti, dicendo: Il paese di cui voi andate a prendere
il possesso  un paese immondo, per l'immondezza dei popoli
indigeni, per le nefandezze di cui l'hanno colmato da un capo
all'altro con le loro impurit. Per questo non dovete dare le
vostre figlie ai loro figli n prendere le loro figlie per i
vostri figli, non dovrete mai contribuire alla loro prosperit e
al loro benessere, cos diventerete forti voi e potrete mangiare
i beni del paese e lasciare un'eredit ai vostri figli per
sempre.

Dopo ci che  venuto su di noi a causa delle nostre cattive
azioni e per la nostra grande colpevolezza, bench tu, Dio
nostro, ci abbia punito meno di quanto meritavano le nostre
colpe e ci abbia concesso di formare questo gruppo di
superstiti, potremmo forse noi tornare a violare i tuoi comandi
e a imparentarci con questi popoli abominevoli? Non ti
adireresti contro di noi fino a sterminarci, senza lasciare
resto n superstite? Signore, Dio di Israele, per la tua bont 
rimasto di noi oggi un gruppo di superstiti: eccoci davanti a te
con la nostra colpevolezza. Ma a causa di essa non possiamo
resistere alla tua presenza!.





10.

Mentre Esdra pregava e faceva questa confessione piangendo,
prostrato davanti alla casa di Dio, si riun intorno a lui
un'assemblea molto numerosa d'Israeliti, uomini, donne e
fanciulli, e il popolo piangeva a dirotto. Allora Secania,
figlio di Iechiel, uno dei figli di Elam, prese la parola e
disse a Esdra: Noi siamo stati infedeli verso il nostro Dio,
sposando donne straniere, prese dalle popolazioni del luogo.
Orbene: c' ancora una speranza per Israele nonostante ci. Ora
noi facciamo questa alleanza davanti al nostro Dio: rimanderemo
tutte queste donne e i figli nati da esse, secondo il tuo
consiglio, mio signore, e il consiglio di quelli che tremano
davanti al comando del nostro Dio. Si far secondo la legge!
Alzati, perch a te  affidato questo compito; noi saremo con
te; sii forte e mettiti all'opera!. Allora Esdra si alz e fece
giurare ai capi dei sacerdoti e dei leviti e a tutto Israele che
avrebbero agito secondo quelle parole; essi giurarono.

Esdra allora, alzatosi davanti alla casa di Dio, and nella
camera di Giovanni, figlio di Eliasib. L egli pass la notte,
senza prendere cibo n bere acqua perch era in lutto a causa
dell'infedelt dei rimpatriati.

Poi fu fatta passare la voce in Giuda e Gerusalemme a tutti i
rimpatriati che si radunassero in Gerusalemme: a chiunque non
fosse venuto entro tre giorni  -  cos disponeva il consiglio
dei capi e degli anziani  -  sarebbero stati votati allo
sterminio tutti i beni ed egli stesso sarebbe stato escluso
dalla comunit dei rimpatriati. Allora tutti gli uomini di Giuda
e di Beniamino si radunarono a Gerusalemme entro tre giorni; si
era al nono mese, il venti del mese. Tutto il popolo stava nella
piazza del tempio, tremante per questo evento e per gli scrosci
della pioggia.

Allora il sacerdote Esdra si alz e disse loro: Voi avete
commesso un atto d'infedelt, sposando donne straniere: cos
avete accresciuto la colpevolezza d'Israele. Ma ora rendete lode
al Signore, Dio dei vostri padri, e fate la sua volont,
separandovi dalle popolazioni del paese e dalle donne straniere.

Tutta l'assemblea rispose a gran voce: S, dobbiamo fare
secondo la tua parola. Ma il popolo  numeroso e siamo al tempo
delle piogge; non  possibile restare all'aperto. D'altra parte
non  lavoro di un giorno o di due, perch siamo in molti ad
aver peccato in questa materia. I nostri capi stiano a
rappresentare tutta l'assemblea, e tutti quelli delle nostre
citt che hanno sposato donne straniere vengano in date
determinate e accompagnati dagli anziani della rispettiva citt
e dai loro giudici, finch non abbiano allontanato da noi l'ira
ardente del nostro Dio per questa causa.

Soltanto Gionata figlio di Asael e Iaczeia figlio di Tikva si
opposero, appoggiati da Mesullam e dal levita Sabbetai.

I rimpatriati fecero come era stato proposto: il sacerdote Esdra
si scelse alcuni uomini, capifamiglia, uno per casato, tutti
designati per nome. Essi iniziarono le sedute il primo giorno
del decimo mese per esaminare la questione e terminarono di
esaminare tutti gli uomini che avevano sposato donne straniere
il primo giorno del primo mese.



Tra gli appartenenti ai sacerdoti che avevano sposato donne
straniere c'erano: dei figli di Giosu figlio di Iozadak e tra i
suoi fratelli: Maaseia, Eliezer, Iarib e Godolia. Essi hanno
promesso con giuramento di rimandare le loro donne e hanno
offerto un ariete in espiazione della loro colpa. Dei figli di
Immer: Canani e Zebadia. Dei figli di Carim: Maaseia, Elia,
Semaia, Iechiel e Uzzia. Dei figli di Pascur: Elioenai, Maaseia,
Ismaele, Natanaele, Iozabad ed Eleasa. Degli appartenenti ai
leviti: Iozabad, Simei, Chelaia, chiamato il Chelita, Petachia,
Giuda ed Eliezer. Dei cantori: Eliasib. Dei portinai: Sallum,
Telem e Uri. Tra gli Israeliti: dei figli di Paros: Ramia,
Izzia, Malchia, Miamin, Eleazaro, Malchia e Benaia. Dei figli di
Elam: Mattania, Zaccaria, Iechiel Abdi, Ieremot ed Elia. Dei
figli di Zattu: Elioenai, Eliasib, Mattania, Ieremot, Zabad e
Aziza. Dei figli di Bebai: Giovanni, Anania, Zabbai e Atlai. Dei
figli di Bani: Mesullam, Malluch, Adaia, Iasub, Seal e Ieramot.
Dei figli di Pacat-Moab: Adna, Kelal, Benaia, Maaseia, Mattania,
Bezaleel, Binnui e Manasse. Dei figli di Carim: Eliezer,
Ishshia, Malchia, Semaia, Simeone, Beniamino, Malluch, Semaria.
Dei figli di Casum: Mattenai, Mattatta, Zabad, Elifelet Ieremai,
Manasse e Simei. Dei figli di Bani: Maadai, Amram, Uel, Benaia,
Bedia, Cheluu, Vania, Meremot, Eliasib, Mattenai, Iaasai. Dei
figli di Binnui: Simei, Selemia, Natan, Adaia. Dei figli di
Azzur: Sasai, Sarai, Azareel, Selemia, Semaria, Sallum, Amaria,
Giuseppe. Dei figli di Nebo: Ieiel, Mattitia, Zabad, Zebina,
Iaddai, Gioele, Benaia.

Tutti questi avevano sposato donne straniere e rimandarono le
donne insieme con i figli che avevano avuti da esse.





NEEMIA.





1.

Parole di Neemia figlio di Acalia. Nel mese di Casleu dell'anno
ventesimo, mentre ero nella cittadella di Susa, Canani, uno dei
miei fratelli e alcuni altri uomini arrivarono daila Giudea. Li
interrogai riguardo ai Giudei che erano rimpatriati, superstiti
della deportazione, e riguardo a Gerusalemme. Essi mi dissero:
I superstiti della deportazione sono l, nella provincia, in
grande miseria e abbattimento; le mura di Gerusalemme restano
piene di brecce e le sue porte consumate dal fuoco.

Udite queste parole, mi sedetti e piansi; feci lutto per
parecchi giorni, digiunando e pregando davanti al Dio del cielo.
E dissi:

Signore, Dio del cielo, Dio grande e tremendo, che mantieni
l'alleanza e la misericordia con quelli che ti amano e osservano
i tuoi comandi, siano i tuoi orecchi attenti, e i tuoi occhi
aperti per ascoltare la preghiera del tuo servo; io prego ora
davanti a te giorno e notte per gli Israeliti, tuoi servi,
confessando i peccati che noi Israeliti abbiamo commesso contro
di te; anch'io e la casa di mio padre abbiamo peccato. Ci siamo
comportati male con te e non abbiamo osservato i comandi, le
leggi e le decisioni che tu hai dato a Mos tuo servo.

Ricordati della parola che hai affidato a Mos tuo servo: Se
sarete infedeli, io vi disperder fra i popoli; ma se tornerete
a me e osserverete i miei comandi e li eseguirete, anche se i
vostri esiliati ci trovassero all'estremit dell'orizzonte, io
di l li raccoglier e li ricondurr al luogo che ho scelto per
farvi dimorare il mio nome.

Ora questi sono tuoi servi e tuo popolo, tu li hai redenti con
grande potenza e con mano forte. Signore, siano i tuoi orecchi
attenti alla preghiera del tuo servo e alla preghiera dei tuoi
servi, che desiderano temere il tuo nome, concedi oggi buon
successo al tuo servo e fagli trovare benevolenza davanti a
questo uomo. Io allora ero coppiere del re.





2.

Nel mese di Nisan dell'anno ventesimo del re Artaserse, appena
il vino fu pronto davanti al re, io presi il vino e glielo
versai.

Ora io non ero mai stato triste in sua presenza.

Perci il re mi disse: Perch hai l'aspetto triste? Eppure non
sei malato; non pu essere altro che un'afflizione del cuore.
Allora io ebbi grande timore e dissi al re: Viva il re per
sempre! Come potrebbe il mio aspetto non essere triste quando la
citt dove sono i sepolcri dei miei padri  in rovina e le sue
porte sono consumate dal fuoco?. Il re mi disse: Che cosa
domandi?.

Allora io pregai il Dio del cielo, e poi risposi al re:

Se piace al re e se il tuo servo ha trovato grazia ai suoi
occhi, mandami in Giudea, nella citt dove sono i sepolcri dei
miei padri, perch io possa ricostruirla. Il re, che aveva la
regina seduta al suo fianco, mi disse: Quanto durer il tuo
viaggio? Quando ritornerai?. Io gli indicai un termine di
tempo. La cosa piacque al re; mi lasci andare.

Poi dissi al re: Se piace al re, mi si diano le lettere per i
governanti dell'Oltrefiume, perch mi lascino passare ed entrare
in Giudea, e una lettera per Asaf, guardiano del parco del re,
perch mi dia il legname per costruire le porte della cittadella
presso il tempio, per le mura della citt e per la casa che io
abiter. Il re mi diede le lettere perch la mano benefica del
mio Dio era su di me.

Giunsi presso i governatori dell'Oltrefiume e diedi loro le
lettere del re. Il re aveva mandato con me una scorta di capi
dell'esercito e di cavalieri. Ma quando Sanballat il Coronita e
Tobia lo schiavo ammonita furono informati del mio arrivo,
ebbero gran dispiacere che fosse venuto un uomo a procurare il
bene degli Israeliti.

Giunto a Gerusalemme, vi rimasi tre giorni. Poi mi alzai di
notte e presi con me pochi uomini senza dir nulla ad alcuno di
quello che Dio mi aveva messo in cuore di fare per Gerusalemme e
senza aver altro giumento oltre quello che io cavalcavo. Uscii
di notte per la porta della Valle e andai verso la fonte del
Drago e alla porta del Letame, osservando le mura di
Gerusalemme, come erano piene di brecce e come le sue porte
erano consumate dal fuoco. Mi spinsi verso la porta della Fonte
e la piscina del re, ma non c'era posto per cui potesse passare
il giumento che cavalcavo. Allora risalii di notte la valle,
sempre osservando le mura; poi, rientrato per la porta della
Valle, tornai a casa.

I magistrati non sapevano n dove io fossi andato n che cosa
facessi. Fino a quel momento non avevo detto nulla n ai Giudei
n ai sacerdoti, n ai notabili, n ai magistrati n ad alcuno
di quelli che si occupavano dei lavori. Allora io dissi loro:
Voi vedete la miseria nella quale ci troviamo; Gerusalemme  in
rovina e le sue porte sono consumate dal fuoco. Venite,
ricostruiamo le mura di Gerusalemme e non saremo pi
insultati!. Narrai loro come la mano benefica del mio Dio era
stata su di me e anche le parole che il re mi aveva detto.
Quelli dissero: Alziamoci e costruiamo!. E misero mano
vigorosamente alla buona impresa.

Ma quando Sanballat il Coronita e Tobia lo schiavo ammonita, e
Ghesem l'Arabo seppero la cosa, ci schernirono e ci derisero
dicendo: Che state facendo? Volete forse ribellarvi al re?.
Allora io risposi loro: Il Dio del cielo ci dar successo. Noi,
suoi servi, ci metteremo a costruire; ma voi non avete n parte
n diritto n ricordo in Gerusalemme.





3.

Eliasib, sommo sacerdote, con i suoi fratelli sacerdoti si
misero a costruire la porta delle Pecore; la consacrarono e ci
misero i battenti; continuarono a costruire fino alla torre di
Mea che poi consacrarono, e fino alla torre di Cananeel. Accanto
a Eliasib lavoravano gli uomini di Gerico e accanto a loro
lavorava Zaccur figlio di Imri.

I figli di Senaa costruirono la porta dei Pesci, ne fecero
l'intelaiatura e vi posero i battenti, le serrature e le sbarre.
Accanto a loro lavorava alle riparazioni Meremot figlio di Uria,
figlio di Akkoz; accanto a loro lavorava alle riparazioni
Mesullam, figlio di Berechia figlio di Mesezabeel; accanto a
loro lavorava alle riparazioni Zadok figlio di Baana; accanto a
loro lavoravano alle riparazioni quelli di Tekoa; ma i loro
notabili non piegarono il collo a lavorare all'opera del loro
Signore.

Ioiada figlio di Paseach e Mesullam figlio di Besodia
restaurarono la porta Vecchia, ne fecero l'intelaiatura e vi
posero i battenti, le serrature e le sbarre. Accanto a loro
lavoravano alle riparazioni Melatia il Gabaonita, Iadon il
Meronotita, e gli uomini di Gabaon e di Mizpa, alle dipendenze
della sede del governatore dell'Oltrefiume; accanto a loro
lavorava alle riparazioni Uzziel figlio di Caraia tra gli
orefici e accanto a lui lavorava Anania tra i profumieri. Essi
hanno rinforzato Gerusalemme fino al Muro Largo; accanto a loro
lavorava alle riparazioni Refaia figlio di Cur, capo della met
del distretto di Gerusalemme. Accanto a loro lavorava alle
riparazioni, di fronte alla sua casa, Iedaia figlio di Carumaf e
accanto a lui lavorava Cattus figlio di Casabnia.

Malchia figlio di Carim e Cassub figlio di Pacat-Moab
restaurarono la parte successiva di mura e la torre dei Forni.
Accanto a loro lavorava alle riparazioni, insieme con le figlie,
Sallum figlio di Alloches, capo della met del distretto di
Gerusalemme.

Canun e gli abitanti di Zanoach restaurarono la porta della
Valle; la ricostruirono, vi posero i battenti, le serrature e le
sbarre. Fecero inoltre mille cubiti di muro fino alla porta del
Letame.

Malchia figlio di Recab, capo del distretto di Bet-Kerem,
restaur la porta del Letame; la ricostru, vi pose i battenti,
le serrature e le sbarre.

Sallum figlio di Col-Coze, capo del distretto di Mizpa, restaur
la porta della Fonte la ricostru, la copr, vi pose i battenti,
le serrature e le sbarre. Fece inoltre il muro della piscina di
Siloe, presso il giardino del re, fino alla scalinata per cui si
scende dalla citt di Davide.

Dopo di lui Neemia figlio di Azbuk, capo della met del
distretto di Bet-Zur, lavor alle riparazioni fin davanti alle
tombe di Davide, fino alla piscina artificiale e fino alla casa
dei Prodi. Dopo di lui lavoravano alle riparazioni i leviti,
sotto Recum figlio di Bani; accanto a lui lavorava per il suo
distretto Casabia, capo della met del distretto di Keila. Dopo
di lui lavoravano alle riparazioni i loro fratelli, sotto Binnui
figlio di Chenadad, capo dell'altra met del distretto di Keila;
accanto a lui Ezer figlio di Giosu, capo di Mizpa, restaurava
un'altra parte delle mura, di fronte alla salita dell'arsenale,
all'angolo.

Dopo di lui Baruch figlio di Zaccai ne restaurava con impegno
un'altra parte dall'angolo fino alla porta della casa di Eliasib
sommo sacerdote. Dopo di lui Meremot figlio di Uria, figlio di
Akkoz, ne restaurava un'altra parte, dalla porta della casa di
Eliasib fino all'estremit della casa di Eliasib. Dopo di lui
lavoravano i sacerdoti che abitavano la periferia. Dopo di loro
Beniamino e Cassub lavoravano di fronte alla loro casa. Dopo di
loro Azaria figlio di Maaseia, figlio di Anania, lavorava presso
la sua casa. Dopo di lui Binnui figlio di Chenadad restaur
un'altra parte delle mura, dalla casa di Azaria fino alla svolta
cio all'angolo. Palal figlio di Uzai lavor di fronte alla
svolta e alla torre sporgente dal piano di sopra della reggia,
che d sul cortile della prigione. Dopo di lui lavorava Pedaia
figlio di Pareos. Gli oblati che abitavano sull'Ofel lavoravano
fin davanti alla porta delle Acque, verso oriente, e di fronte
alla torre sporgente.

Dopo di loro quelli di Tekoa ne restaurarono un'altra parte, di
fronte alla gran torre sporgente e fino al muro dell'Ofel. I
sacerdoti lavoravano alle riparazioni sopra la porta dei
Cavalli, ciascuno di fronte alla sua casa. Dopo di loro Zadok
figlio di Immer lavorava di fronte alla sua casa. Dopo di lui
lavorava Semaia figlio di Secania, custode della porta
d'oriente. Dopo di lui Anania figlio di Selemia e Canun sesto
figlio di Zalaf restaurarono un'altra parte delle mura. Dopo di
loro Mesullam figlio di Berechia lavorava di fronte alla sua
stanza. Dopo di lui Malchia, uno degli orefici, lavorava fino
alla casa degli oblati e dei mercanti, di fronte alla porta
della Rassegna e fino al piano di sopra dell'angolo. Gli orefici
e i mercanti lavorarono alle riparazioni fra il piano di sopra
dell'angolo e la porta delle Pecore.



Quando Sanballat seppe che noi edificavamo le mura, si adir, si
indign molto, si fece beffe dei Giudei e disse in presenza dei
suoi fratelli e dei soldati di Samaria: Che vogliono fare
questi miserabili Giudei? Rifarsi le mura e farci subito
sacrifici? Vogliono finire in un giorno? Vogliono far rivivere
pietre sepolte sotto mucchi di polvere e consumate dal fuoco?.
Tobia l'Ammonita che gli stava accanto, disse: Edifichino pure!
Se una volpe ci salta su, far crollare il loro muro di pietra!.

Ascolta, Dio nostro, come siamo disprezzati! Fa' ricadere sul
loro capo il loro dileggio e abbandonali al saccheggio in un
paese di schiavit! Non coprire la loro iniquit e non sia
cancellato dalla tua vista il loro peccato, perch hanno offeso
i costruttori.

Noi dunque andavamo ricostruendo le mura che furono dappertutto
portate fino a met altezza; il popolo aveva preso a cuore il
lavoro.





4.

Ma quando Sanballat, Tobia, gli Arabi, gli Ammoniti e gli
Asdoditi seppero che la riparazione delle mura di Gerusalemme
progrediva e che le brecce cominciavano a chiudersi, si
adirarono molto e tutti assieme congiurarono di venire ad
attaccare Gerusalemme e crearvi confusione.

Allora noi pregammo il nostro Dio e contro di loro mettemmo
sentinelle di giorno e di notte per difenderci dai loro
attacchi. Quelli di Giuda dicevano: Le forze dei portatori
vengono meno e le macerie sono molte; noi non potremo costruire
le mura!. I nostri avversari dicevano: Senza che s'accorgano
di nulla, noi piomberemo in mezzo a loro, li uccideremo e faremo
cessare i lavori. Poich i Giudei che dimoravano vicino a loro
vennero a riferirci dieci volte: Da tutti i luoghi ai quali vi
volgete, essi saranno contro di noi, io, nelle parti
sottostanti a ciascun posto oltre le mura, in luoghi scoperti,
disposi il popolo per famiglie, con le loro spade, le loro
lance, i loro archi. Dopo aver considerato la cosa, mi alzai e
dissi ai notabili, ai magistrati e al resto del popolo: Non li
temete! Ricordatevi del Signore grande e tremendo; combattete
per i vostri fratelli, per i vostri figli e le vostre figlie,
per le vostre mogli e per le vostre case!.

Quando i nostri nemici vennero a sapere che eravamo informati
della cosa, Dio fece fallire il loro disegno e noi tutti
tornammo alle mura, ognuno al suo lavoro. Da quel giorno la met
dei miei giovani lavorava e l'altra met stava armata di lance,
di scudi, di archi, di corazze; i capi erano dietro tutta la
casa di Giuda. Quelli che costruivano le mura e quelli che
portavano o caricavano i pesi, con una mano lavoravano e con
l'altra tenevano la loro arma; tutti i costruttori, lavorando,
portavano ciascuno la spada cinta ai fianchi. Il trombettiere
stava accanto a me. Dissi allora ai notabili, ai magistrati e al
resto del popolo: L'opera  grande ed estesa e noi siamo sparsi
sulle mura e distanti l'uno dall'altro. Dovunque udirete il
suono della tromba, raccoglietevi presso di noi; il nostro Dio
combatter per noi.

Cos continuavamo i lavori, mentre la met della mia gente
teneva impugnata la lancia, dall'apparire dell'alba allo spuntar
delle stelle. Anche in quell'occasione dissi al popolo: Ognuno
con il suo aiutante passi la notte dentro Gerusalemme, per fare
con noi la guardia durante la notte e riprendere il lavoro di
giorno. Io poi, i miei fratelli, i miei servi e gli uomini di
guardia che mi seguivano, non ci togliemmo mai le vesti; ognuno
teneva l'arma a portata di mano.





5.

Si alz un grande lamento da parte della gente del popolo e
delle loro mogli contro i loro fratelli Giudei. Alcuni dicevano:
Noi, i nostri figli e le nostre figlie siamo numerosi; ci si
dia il grano perch possiamo mangiare e vivere!. Altri
dicevano: Dobbiamo impegnare i nostri campi, le nostre vigne e
le nostre case per assicurarci il grano durante la carestia!.
Altri ancora dicevano: Abbiamo preso denaro a prestito sui
nostri campi e sulle nostre vigne per pagare il tributo del re.
La nostra carne  come la carne dei nostri fratelli, i nostri
figli sono come i loro figli; ecco, dobbiamo sottoporre i nostri
figli e le nostre figlie alla schiavit e alcune delle nostre
figlie sono gi state ridotte schiave; noi non abbiamo via
d'uscita, perch i nostri campi e le nostre vigne sono in mano
d'altri.

Quando udii i loro lamenti e queste parole, ne fui molto
indignato. Dopo aver riflettuto dentro di me, ripresi duramente
i notabili e i magistrati e dissi loro: Dunque voi esigete un
interesse da usuraio dai nostri fratelli?. Convocai contro di
loro una grande assemblea e dissi loro: Noi, secondo la nostra
possibilit, abbiamo riscattato i nostri fratelli Giudei che si
erano venduti agli stranieri e voi stessi vendereste i vostri
fratelli ed essi si venderebbero a noi?. Allora quelli tacquero
e non seppero che rispondere.

Io dissi: Quello che voi fate non  ben fatto. Non dovreste voi
camminare nel timore del nostro Dio per non essere scherniti
dagli stranieri nostri nemici? Anch'io, i miei fratelli e i miei
servi abbiamo dato loro in prestito denaro e grano. Ebbene,
condoniamo loro questo debito! Rendete loro oggi stesso i loro
campi, le loro vigne, i loro oliveti e le loro case e
l'interesse del denaro del grano, del vino e dell'olio di cui
siete creditori nei loro riguardi. Quelli risposero:
Restituiremo e non esigeremo pi nulla da loro; faremo come tu
dici. Allora chiamai i sacerdoti e in loro presenza li feci
giurare che avrebbero mantenuto la promessa. Poi scossi la piega
anteriore del mio mantello e dissi: Cos Dio scuota dalla sua
casa e dai suoi beni chiunque non avr mantenuto questa promessa
e cos sia egli scosso e vuotato di tutto!. Tutta l'assemblea
disse: Amen e lodarono il Signore. Il popolo mantenne la
promessa.

Di pi, da quando il re mi aveva stabilito loro governatore nel
paese di Giuda, dal ventesimo anno fino al trentaduesimo anno
del re Artaserse, durante dodici anni, n io n i miei fratelli
mangiammo la provvista assegnata al governatore. I governatori
che mi avevano preceduto avevano gravato il popolo, ricevendone
pane e vino, oltre a quaranta sicli d'argento; perfino i loro
servi angariavano il popolo; ma io non ho fatto cos, poich ho
avuto timore di Dio. Anzi ho messo mano ai lavori di queste mura
e non abbiamo comperato alcun podere. Tutti i miei giovani erano
raccolti l a lavorare. Avevo alla mia tavola centocinquanta
uomini, Giudei e magistrati, oltre a quelli che venivano a noi
dalle nazioni vicine. Quel che si preparava a mie spese ogni
giorno era un bue, sei capi scelti di bestiame minuto e
cacciagione; ogni dieci giorni vino per tutti in abbondanza.

Tuttavia non ho mai chiesto la provvista assegnata al
governatore, perch il popolo era gi gravato abbastanza a causa
dei lavori.

Mio Dio, ricordati in mio favore per quanto ho fatto a questo
popolo.





6.

Quando Sanballat e Tobia e Ghesem l'Arabo e gli altri nostri
nemici seppero che io avevo riedificato le mura e che non vi era
pi rimasta alcuna breccia, sebbene ancora io non avessi messo i
battenti alle porte, Sanballat e Ghesem mi mandarono a dire:
Vieni e troviamoci insieme a Chefirim, nella valle di Oni.
Essi pensavano di farmi del male. Ma io inviai loro messaggeri a
dire: Sto facendo un gran lavoro e non posso scendere: perch
dovrebbe interrompersi il lavoro, mentre io lo lascio per
scendere da voi?. Essi mandarono quattro volte a dirmi la
stessa cosa e io risposi nello stesso modo.

Allora Sanballat mi mand a dire la stessa cosa la quinta volta
per mezzo del suo servo che aveva in mano una lettera aperta,
nella quale stava scritto: Si sente dire fra queste nazioni e
Gasmu lo afferma, che tu e i Giudei meditate di ribellarvi e
perci tu ricostruisci le mura e, secondo queste voci, tu
diventeresti loro re e avresti inoltre stabilito profeti per
fare questa proclamazione a Gerusalemme: C' un re in Giuda! Or
questi discorsi saranno riferiti al re. Vieni dunque e
consultiamoci assieme. Ma io gli feci rispondere: Le cose non
stanno come tu dici, ma tu inventi!. Tutta quella gente infatti
ci voleva impaurire e diceva: Le loro mani desisteranno e il
lavoro non si far. Ora invece si sono irrobustite le mie mani!

Io andai a casa di Semaia figlio di Delaia, figlio di Meetabeel,
che si era rinchiuso l dentro; egli mi disse: Troviamoci
insieme nel tempio, dentro il santuario, e chiudiamo le porte
del santuario, perch verranno a ucciderti, di notte verranno a
ucciderti. Ma io risposi: Un uomo come me pu darsi alla fuga?
Un uomo della mia condizione potrebbe entrare nel santuario per
salvare la vita? No, io non entrer. Compresi che non era
mandato da Dio, ma aveva pronunziato quella profezia a mio
danno, perch Tobia e Sanballat l'avevano prezzolato. Era stato
pagato per impaurirmi e indurmi ad agire a quel modo e a
peccare, per farmi una cattiva fama ed espormi al disonore. Mio
Dio, ricordati di Tobia e di Sanballat, per queste loro opere;
anche della profetessa Noadia e degli altri profeti che
cercavano di spaventarmi!

Le mura furono condotte a termine il venticinquesimo giorno di
Elul, in cinquantadue giorni. Quando tutti i nostri nemici lo
seppero, tutte le nazioni che stavano intorno a noi furono prese
da timore e si perdettero oltremodo d'animo e dovettero
riconoscere che quest'opera si era compiuta per l'intervento del
nostro Dio. In quei giorni i notabili di Giuda mandavano
frequenti lettere a Tobia e da Tobia ne ricevevano; infatti
molti in Giuda erano suoi alleati, perch egli era genero di
Secania figlio di Arach e suo figlio Giovanni aveva sposato la
figlia di Mesullam figlio di Berechia. Anche in mia presenza
parlavano bene di lui e gli riferivano le mie parole. Anche
Tobia mandava lettere per intimorirmi.





7.

Quando le mura furono riedificate e io ebbi messo a posto le
porte e i portinai, i cantori e i leviti furono stabiliti nei
loro uffici, diedi il governo di Gerusalemme a Canani mio
fratello e ad Anania comandante della cittadella, perch era un
uomo fedele e temeva Dio pi di tanti altri. Ordinai loro: Le
porte di Gerusalemme non si aprano finch il sole non comincia a
scaldare e si chiudano e si sbarrino le porte mentre i cittadini
sono ancora in piedi; si stabiliscano delle guardie prese fra
gli abitanti di Gerusalemme, ognuno al suo turno e ognuno
davanti alla propria casa.



La citt era spaziosa e grande; ma dentro c'era poca gente e non
si costruivano case. Il mio Dio mi ispir di radunare i
notabili, i magistrati e il popolo, per farne il censimento.

Trovai il registro genealogico di quelli che erano tornati
dall'esilio la prima volta e vi trovai scritto quanto segue:

Questi sono gli abitanti della provincia che sono tornati
dall'esilio: quelli che Nabucodonosor re di Babilonia aveva
deportati e che erano tornati in Gerusalemme e in Giudea, ognuno
nella sua citt. Essi erano tornati con Zorobabele, Giosu,
Neemia, Azaria, Raamia, Nacamani, Mardocheo, Bilsan, Misperet,
Bigvai, Necum e Baana.

Computo degli uomini del popolo d'Israele:

Figli di Pareos: duemilacentosettantadue. Figli di Sefatia:
trecentosettantadue. Figli di Arach: seicentocinquantadue. Figli
di Pacat-Moab, cio i figli di Giosu e di Ioab:
duemilaottocentodiciotto. Figli di Elam:
milleduecentocinquantaquattro. Figli di Zattu:
ottocentoquarantacinque. Figli di Zaccai: settecentosessanta.
Figli di Binnui: seicentoquarantotto. Figli di Bebai:
seicentoventotto. Figli di Azgad: duemilatrecentoventidue. Figli
di Adonikam: seicentosessantasette. Figli di Bigvai:
duemilasessantasette. Figli di Adin: seicentocinquantacinque.
Figli di Ater, cio di Ezechia: novantotto. Figli di Casum:
trecentoventotto. Figli di Bezai: trecentoventiquattro. Figli di
Carif: centododici. Figli di Gabaon: novantacinque.

Uomini di Betlemme e di Netofa: centottantotto. Uomini di
Anatot: centoventotto. Uomini di Bet-Azmavet: quarantadue.
Uomini di Kiriat-Iearim, di Chefira e di Beerot:
settecentoquarantatr. Uomini di Rama e di Gheba:
seicentoventuno. Uomini di Micmas: centoventidue. Uomini di
Betel e di Ai: centoventitr. Uomini di un altro Nebo:
cinquantadue.

Figli di un altro Elam: milleduecentocinquantaquattro. Figli di
Carim: trecentoventi. Figli di Gerico: trecentoquarantacinque.
Figli di Lod, di Cadid e di Ono: settecentoventuno. Figli di
Senaa: tremilanovecentotrenta.

I sacerdoti: figli di Iedaia della casa di Giosu:
novecentosessantatr. Figli di Immer: millecinquantadue. Figli
di Pascur: milleduecentoquarantasette. Figli di Carim:
millediciassette.

I leviti: figli di Giosu cio di Kadmiel, di Binnui e di Odeva:
settantaquattro.

I cantori: figli di Asaf: centoquarantotto.

I portieri: figli di Ater, figli di Talmon, figli di Akkub,
figli di Catita, figli di Sobai: centotrentotto.

Gli oblati: figli di Zica, figli di Casufa, figli di Tabbaot,
figli di Keros, figli di Sia, figli di Padon, figli di Lebana,
figli di Agaba, figli di Salmai, figli di Canan, figli di
Ghiddel, figli di Gacar, figli di Reaia, figli di Rezin, figli
di Nekoda, figli di Gazzam, figli di Uzza, figli di Paseach,
figli di Besai, figli dei Meunim, figli dei Nefisesim, figli di
Bakbuk, figli di Cakufa, figli di Carcur, figli di Baslit, figli
di Mechida, figli di Carsa, figli di Barkos, figli di Sisara,
figli di Temach, figli di Neziach, figli di Catifa.

Discendenti dei servi di Salomone: figli di Sotai, figli di
Soferet, figli di Perida, figli di Iaala, figli di Darkon, figli
di Ghiddel, figli di Sefatia, figli di Cattil, figli di
Pocheret-Azzebaim, figli di Amon.

Totale degli oblati e dei discendenti dei servi di Salomone:
trecentonovantadue.

Ecco quelli che tornarono da Tel-Melach, da Tel-Carsa, da
Cherub-Addon e da Immer e che non avevano potuto stabilire il
loro casato per dimostrare che erano della stirpe di Israele:
figli di Delaia, figli di Tobia, figli di Nekoda:
seicentoquarantadue. Tra i sacerdoti: figli di Cobaia, figli di
Akkos, figli di Barzillai, il quale aveva sposato una delle
figlie di Barzillai il Galaadita e fu chiamato con il loro nome.
Questi cercarono il loro registro genealogico, ma non lo
trovarono e furono quindi esclusi dal sacerdozio; il governatore
ordin loro di non mangiare cose santissime finch non si
presentasse un sacerdote con "urim" e "tummim".

La comunit nel suo totale era di
quarantaduemilatrecentosessanta persone, oltre ai loro schiavi e
alle loro schiave in numero di settemilatrecentotrentasette.
Avevano anche duecentoquarantacinque cantori e cantanti. Avevano
settecentotrentasei cavalli duecentoquarantacinque muli,
quattrocentotrentacinque cammelli, seimilasettecentoventi asini.

Alcuni dei capifamiglia offrirono doni per la fabbrica. Il
governatore diede al tesoro mille dracme d'oro, cinquanta coppe,
cinquecentotrenta vesti sacerdotali. Alcuni capifamiglia diedero
al tesoro della fabbrica ventimila dracme d'oro e
duemiladuecento mine d'argento. Il resto del popolo diede
ventimila dracme d'oro, duemila mine d'argento e sessantanove
vesti sacerdotali.

I sacerdoti, i leviti, i portieri, i cantori, alcuni del popolo,
gli oblati e tutti gli Israeliti si stabilirono nelle loro citt.

Come giunse il settimo mese, gli Israeliti erano nelle loro
citt.





8.

Allora tutto il popolo si radun come un solo uomo sulla piazza
davanti alla porta delle Acque e disse ad Esdra lo scriba di
portare il libro della legge di Mos che il Signore aveva dato a
Israele. Il primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra
port la legge davanti all'assemblea degli uomini, delle donne e
di quanti erano capaci di intendere. Lesse il libro sulla piazza
davanti alla porta delle Acque, dallo spuntar della luce fino a
mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli
che erano capaci di intendere; tutto il popolo porgeva
l'orecchio a sentire il libro della legge.

Esdra, lo scriba, stava sopra una tribuna di legno, che avevano
costruito per l'occorrenza, e accanto a lui stavano a destra
Mattitia, Sema, Anaia, Uria, Chelkia e Maaseia; a sinistra
Pedaia, Misael, Malchia, Casum, Casbaddana, Zaccaria e Mesullam.
Esdra apr il libro in presenza di tutto il popolo, poich stava
pi in alto di tutto il popolo; come ebbe aperto il libro, tutto
il popolo si alz in piedi. Esdra benedisse il Signore Dio
grande e tutto il popolo rispose: Amen, amen, alzando le mani;
si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra
dinanzi al Signore Giosu, Bani, Serebia, Iamin, Akkub,
Sabbetai, Odia, Maaseia, Kelita, Azaria, Iozabad, Canan, Pelaia;
leviti, spiegavano la legge al popolo e il popolo stava in piedi
al suo posto. Essi leggevano il libro della legge di Dio a brani
distinti e con spiegazioni del senso e cos facevano comprendere
la lettura.

Neemia, che era il governatore, Esdra sacerdote e scriba e i
leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo:
Questo giorno  consacrato al Signore vostro Dio; non fate
lutto e non piangete!. Perch tutto il popolo piangeva, mentre
ascoltava le parole della legge. Poi Neemia disse loro: Andate,
mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a
quelli che nulla hanno di preparato, perch questo giorno 
consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perch la
gioia del Signore  la vostra forza. I leviti calmavano tutto
il popolo dicendo: Tacete, perch questo giorno  santo; non vi
rattristate!. Tutto il popolo and a mangiare, a bere, a
mandare porzioni ai poveri e a far festa, perch avevano
compreso le parole che erano state loro proclamate.

Il secondo giorno i capifamiglia di tutto il popolo, i sacerdoti
e i leviti si radunarono presso Esdra lo scriba per esaminare le
parole della legge. Trovarono scritto nella legge data dal
Signore per mezzo di Mos, che gli Israeliti dovevano dimorare
in capanne durante la festa del settimo mese. Allora fecero
sapere la cosa e pubblicarono questo bando in tutte le loro
citt e in Gerusalemme: Andate al monte e portatene rami di
ulivo, rami di olivastro, rami di mirto, rami di palma e rami di
alberi ombrosi, per fare capanne, come sta scritto.

Allora il popolo and fuori, port i rami e si fece ciascuno la
sua capanna sul tetto della propria casa nei loro cortili, nei
cortili della casa di Dio, sulla piazza della porta delle Acque
e sulla piazza della porta di Efraim. Cos tutta la comunit di
coloro che erano tornati dalla deportazione si fece capanne e
dimor nelle capanne. Dal tempo di Giosu figlio di Nun fino a
quel giorno, gli Israeliti non avevano pi fatto nulla di
simile. Ci fu gioia molto grande. Esdra fece la lettura del
libro della legge di Dio ogni giorno dal primo all'ultimo, la
festa si celebr durante sette giorni e l'ottavo ci fu una
solenne assemblea secondo il rito.





9.

Il ventiquattro dello stesso mese, gli Israeliti si radunarono
per un digiuno, vestiti di sacco e coperti di polvere. Quelli
che appartenevano alla stirpe d'Israele si separarono da tutti
gli stranieri, si presentarono dinanzi a Dio e confessarono i
loro peccati e le iniquit dei loro padri. Poi si alzarono in
piedi nel posto dove si trovavano e fu fatta la lettura del
libro della legge del Signore loro Dio, per un quarto della
giornata; per un altro quarto essi fecero la confessione dei
peccati e si prostrarono davanti al Signore loro Dio. Giosu,
Bani, Kadmiel, Sebania, Bunni, Serebia, Bani e Kenani si
alzarono sulla pedana dei leviti e invocarono a gran voce il
Signore loro Dio. I leviti Giosu, Kadmiel, Bani, Casabnia,
Serebia, Odia, Sebania e Petachia dissero:

Alzatevi e benedite il Signore vostro Dio ora e sempre!

Si benedica il tuo nome glorioso che  esaltato al di sopra di
ogni benedizione e di ogni lode!

Tu, tu solo sei il Signore, tu hai fatto i cieli, i cieli dei
cieli e tutte le loro schiere, la terra e quanto sta su di essa,
i mari e quanto  in essi, tu fai vivere tutte queste cose e
l'esercito dei cieli ti adora.

Tu sei il Signore, il Dio che hai scelto Abram, lo hai fatto
uscire da Ur dei Caldei e lo hai chiamato Abramo. Tu hai trovato
il suo cuore fedele davanti a te e hai stabilito con lui
un'alleanza, promettendogli di dare alla sua discendenza il
paese dei Cananei, degli Hittiti, degli Amorrei, dei Perizziti,
dei Gebusei e dei Gergesei; tu hai mantenuto la tua parola,
perch sei giusto.

Tu hai visto l'afflizione dei nostri padri in Egitto e hai
ascoltato il loro grido presso il Mare Rosso; hai operato segni
e prodigi contro il faraone, contro tutti i suoi servi, contro
tutto il popolo del suo paese, perch sapevi che essi avevano
trattato i nostri padri con durezza; ti sei fatto un nome fino
ad oggi.

Hai aperto il mare davanti a loro, ed essi sono passati in mezzo
al mare sull'asciutto; quelli che li inseguivano tu li hai
precipitati nell'abisso, come una pietra in fondo alle acque
impetuose.

Li hai guidati di giorno con una colonna di nube e di notte con
una colonna di fuoco, per rischiarare loro la strada su cui
camminare. Sei sceso sul monte Sinai e hai parlato con loro dal
cielo e hai dato loro decreti giusti e leggi di verit, buoni
statuti e buoni comandi; hai fatto loro conoscere il tuo santo
sabato e hai dato loro comandi decreti e una legge per mezzo di
Mos tuo servo. Hai dato loro pane del cielo quando erano
affamati e hai fatto scaturire acqua dalla rupe quando erano
assetati e hai comandato loro che andassero a prendere in
possesso il paese che avevi giurato di dare loro.

Ma essi, i nostri padri, si sono comportati con superbia, hanno
indurito la loro cervice e non hanno obbedito ai tuoi comandi;
si sono rifiutati di obbedire e non si sono ricordati dei
miracoli che tu avevi operato in loro favore, hanno indurito la
loro cervice e nella loro ribellione si sono dati un capo per
tornare alla loro schiavit. Ma tu sei un Dio pronto a
perdonare, pietoso e misericordioso, lento all'ira e di grande
benevolenza e non li hai abbandonati, Anche quando si sono fatti
un vitello di metallo fuso e hanno detto: Ecco il tuo Dio che ti
ha fatto uscire dall'Egitto! e ti hanno insultato gravemente, tu
nella tua misericordia non li hai abbandonati nel deserto: la
colonna di nube che stava su di loro non ha cessato di guidarli
durante il giorno per il loro cammino e la colonna di fuoco non
ha cessato di rischiarare loro la strada su cui camminavano di
notte. Hai concesso loro il tuo spirito buono per istruirli e
non hai rifiutato la tua manna alle loro bocche e hai dato loro
l'acqua quando erano assetati. Per quarant'anni li hai nutriti
nel deserto e non  mancato loro nulla, le loro vesti non si
sono logorate e i loro piedi non si sono gonfiati. Poi hai dato
loro regni e popoli e li hai spartiti fra di loro come un
sovrappi; essi hanno posseduto il paese di Sicon, cio il paese
del re di Chesbon e il paese di Og re di Basan.

Hai moltiplicato i loro figli come le stelle del cielo e li hai
introdotti nel paese, in cui avevi promesso ai loro padri di
farli entrare per possederlo. I loro figli vi sono entrati e
hanno preso in possesso il paese; tu hai umiliato dinanzi a loro
i Cananei che abitavano il paese e li hai messi nelle loro mani
con i loro re e con i popoli del paese, perch ne disponessero a
loro piacere. Essi si sono impadroniti di fortezze, di una terra
grassa, e hanno posseduto case piene d'ogni bene, cisterne
scavate, vigne, oliveti, alberi da frutto in abbondanza; hanno
mangiato e si sono saziati e si sono ingrassati e hanno vissuto
in delizie per la tua grande bont.

Ma poi sono stati disobbedienti, si sono ribellati contro di te,
si sono gettati la tua legge dietro le spalle, hanno ucciso i
tuoi profeti che li scongiuravano di tornare a te, e ti hanno
offeso gravemente. Perci tu li hai messi nelle mani dei loro
nemici che li hanno oppressi. Ma al tempo della loro angoscia
essi hanno gridato a te e tu li hai ascoltati dal cielo e, nella
tua grande misericordia, tu hai dato loro liberatori, che li
hanno strappati dalle mani dei loro nemici. Ma quando avevano
pace, ritornavano a fare il male dinanzi a te; perci tu li
abbandonavi nelle mani dei loro nemici, che li opprimevano; poi
quando ricominciavano a gridare a te tu li esaudivi dal cielo,
cos nella tua misericordia pi volte li hai salvati.

Tu li ammonivi per farli tornare alla tua legge, ma essi si
mostravano superbi e non obbedivano ai tuoi comandi, peccavano
contro i tuoi decreti, che fanno vivere chi li mette in pratica;
la loro spalla rifiutava il giogo, indurivano la loro cervice e
non obbedivano. Hai pazientato con loro molti anni e li hai
scongiurati per mezzo del tuo spirito e per bocca dei tuoi
profeti; ma essi non hanno voluto prestare orecchio. Allora li
hai messi nelle mani dei popoli dei paesi stranieri. Per nella
tua molteplice compassione, tu non li hai sterminati del tutto e
non li hai abbandonati perch sei un Dio clemente e
misericordioso.

Ora, Dio nostro, Dio grande, potente e tremendo, che mantieni
l'alleanza e la misericordia, non sembri poca cosa ai tuoi occhi
tutta la sventura che  piombata su di noi, sui nostri re, sui
nostri capi sui nostri sacerdoti, sui nostri profeti, sui nostri
padri, su tutto il tuo popolo, dal tempo dei re d'Assiria fino
ad oggi.

Tu sei stato giusto in tutto quello che ci  avvenuto, perch tu
hai agito fedelmente, mentre noi ci siamo comportati con
empiet. I nostri re, i nostri capi, i nostri sacerdoti, i
nostri padri non hanno messo in pratica la tua legge e non hanno
obbedito n ai comandi n agli ammonimenti con i quali tu li
scongiuravi. Essi, mentre godevano del loro regno, del grande
benessere che tu largivi loro e del paese vasto e fertile che tu
avevi messo a loro disposizione, non ti hanno servito e non
hanno abbandonato le loro azioni malvagie.

Oggi eccoci schiavi nel paese che tu hai concesso ai nostri
padri perch ne mangiassero i frutti e ne godessero i beni. I
suoi prodotti abbondanti sono dei re, ai quali tu ci hai
sottoposti a causa dei nostri peccati e che sono padroni dei
nostri corpi e del nostro bestiame a loro piacere, e noi siamo
in grande angoscia.





10.

A causa di tutto questo noi vogliamo sancire un impegno stabile
e lo mettiamo in iscritto. Sul documento sigillato vi siano le
firme dei nostri capi, dei nostri leviti e dei nostri sacerdoti.

Sul documento sigillato firmarono: Neemia il governatore, figlio
di Acalia, e Sedecia, Seraia, Azaria, Geremia, Pascur, Amaria,
Malchia, Cattus, Sebania, Malluch, Carim, Meremot, Abdia,
Daniele, Ghinneton, Baruch, Mesullam, Abia, Miamin, Maazia,
Bilgai, Semaia; questi sono i sacerdoti. Leviti: Giosu, figlio
di Azania, Binnui dei figli di Chenadad, Kadmiel e i loro
fratelli Sebania, Odia, Kelita, Pelaia, Canan, Mica, Recob,
Casaoia, Zaccur, Serebia, Sebania, Odia, Bani, Beninu. Capi del
popolo: Pareos, Pacat-Moab, Elam, Zattu, Bani, Bunni, Azgad,
Bebai, Adonia, Bigvai, Adin, Ater, Ezechia, Azzur, Odia, Casum,
Bezai, Carif, Anatot, Nebai, Magpias, Mesullam, Chezir,
Mesezabeel, Zadok, Iaddua, Pelatia, Canan Anaia, Osea, Anania,
Cassub, Alloches, Pilca, Sobek, Recum, Casabna, Maaseia, Achia,
Canan, Anan, Malluch, Carim, Baana.

Il resto del popolo, i sacerdoti, i leviti, i portieri, i
cantori, gli oblati e quanti si erano separati dai popoli dei
paesi stranieri per aderire alla legge di Dio, le loro mogli, i
loro figli e le loro figlie, quanti avevano conoscenza e
intelligenza, si unirono ai loro fratelli pi ragguardevoli e si
impegnarono con giuramento a camminare nella legge di Dio data
per mezzo di Mos, servo di Dio, a osservare e mettere in
pratica tutti i comandi del Signore, Dio nostro, le sue
decisioni e le sue leggi. E in particolare: a non dare le nostre
figlie agli abitanti del paese e a non prendere le loro figlie
per i nostri figli; a non comprare nulla in giorno di sabato o
in altro giorno sacro dai popoli che portassero a vendere in
giorno di sabato qualunque genere di merci o di derrate; a
lasciare in riposo la terra ogni settimo anno e a rinunciare a
ogni credito.

Ci siamo anche imposto per legge di dare ogni anno il terzo di
un siclo per il servizio della casa del nostro Dio: per i pani
dell'offerta, per il sacrificio continuo, per l'olocausto
perenne, per i sacrifici dei sabati, dei noviluni, delle feste
per le offerte sacre, per i sacrifici espiatori in favore di
Israele e per ogni lavoro della casa del nostro Dio. Tirando a
sorte, noi sacerdoti, leviti e popolo abbiamo deciso circa
l'offerta della legna da portare alla casa del nostro Dio,
secondo i nostri casati paterni, a tempi fissi, anno per anno,
perch sia bruciata sull'altare del Signore nostro Dio, come sta
scritto nella legge. Ci siamo impegnati a portare ogni anno nel
tempio le primizie del nostro suolo e le primizie di ogni frutto
di qualunque pianta, come anche i primogeniti dei nostri figli e
del nostro bestiame, secondo quanto sta scritto nella legge, e i
primi parti del nostro bestiame grosso e minuto, per presentarli
nella casa del nostro Dio ai sacerdoti che prestano servizio
nella casa del nostro Dio. Ci siamo anche impegnati a portare ai
sacerdoti nelle stanze della casa del nostro Dio le primizie
della nostra pasta, le nostre offerte prelevate, cio le
primizie dei frutti di qualunque albero, del vino e dell'olio, e
a dare la decima delle rendite del nostro suolo ai leviti. I
leviti stessi preleveranno queste decime in tutti i luoghi da
noi coltivati. Un sacerdote, figlio di Aronne, sar con i leviti
quando preleveranno le decime, i leviti porteranno un decimo
della decima alla casa del nostro Dio nelle stanze del tesoro;
perch in quelle stanze i figli d'Israele e i figli di Levi
devono portare l'offerta prelevata sul frumento, sul vino e
sull'olio, in quel luogo stanno gli arredi del santuario, i
sacerdoti che prestano il servizio, i portieri e i cantori. Ci
siamo impegnati cos a non trascurare la casa del nostro Dio.





11.

I capi del popolo si sono stabiliti a Gerusalemme; il resto del
popolo ha tirato a sorte per far venire uno su dieci a popolare
Gerusalemme, la citt santa; gli altri nove potevano rimanere
nelle altre citt. Il popolo benedisse quanti si erano offerti
spontaneamente per abitare in Gerusalemme.

Ecco i capi della provincia che si sono stabiliti a Gerusalemme,
mentre nelle citt di Giuda ognuno si  stabilito nella sua
propriet, nella sua citt: Israeliti, sacerdoti, leviti oblati
e i discendenti dei servi di Salomone.

A Gerusalemme si sono stabiliti i figli di Giuda e i figli di
Beniamino.

Dei figli di Giuda: Ataia, figlio di Uzzia, figlio di Zaccaria,
figlio di Amaria, figlio di Sefatia, figlio di Macalaleel dei
figli di Perez, Maaseia figlio di Baruch, figlio di Col-Coze,
figlio di Cazaia, figlio di Adaia, figlio di Ioiarib, figlio di
Zaccaria, figlio della famiglia Selanita. Totale dei figli di
Perez che si sono stabiliti a Gerusalemme:
quattrocentosessantotto uomini valorosi.

Questi sono i figli di Beniamino: Sallu figlio di Mesullam,
figlio di Ioed, figlio di Pedaia, figlio di Kolaia, figlio di
Maaseia, figlio di Itiel, figlio di Isaia; dopo di lui, Gabbai,
Sallai: in tutto, novecentoventotto. Gioele figlio di Zicri era
loro capo e Giuda figlio di Assenua era il secondo capo della
citt. Dei sacerdoti: Iedaia, Ioiarib, Iachin, Seraia figlio di
Chelkia, figlio di Mesullam, figlio di Zadok, figlio di Meraiot,
figlio di Achitub, capo del tempio, e i loro fratelli addetti al
lavoro del tempio, in numero di ottocentoventidue; Adaia figlio
di Ierocam, figlio di Pelalia, figlio di Amsi, figlio di
Zaccaria, figlio di Pascur, figlio di Malchia, e i suoi
fratelli, capi delle casate, in numero di duecentoquarantadue;
Amasai figlio di Azareel, figlio di Azcai, figlio di Mesillemot,
figlio di Immer, e i loro fratelli uomini valorosi in numero di
centoventotto; Zabdiei figlio di Ghedolim era loro capo.

Dei leviti: Semaia figlio di Cassub, figlio di Azrikam, figlio
di Cassabia, figlio di Bunni; Sabbetai e Iozabad, preposti al
servizio esterno del tempio, fra i capi dei leviti; Mattania
figlio di Mica, figlio di Zabdi, figlio di Asaf, il capo della
salmodia, che intonava le lodi durante la preghiera; Bakbukia
che gli veniva secondo tra i suoi fratelli, Abda figlio di
Sammua, figlio di Galal, figlio di Ieditun. Totale dei leviti
nella citt santa: duecentottantaquattro.

I portieri: Akkub, Talmon e i loro fratelli, custodi delle
porte: centosettantadue.



Il resto d'Israele, dei sacerdoti e dei leviti si  stabilito in
tutte le citt di Giuda, ognuno nella sua propriet.

Gli oblati si sono stabiliti sull'Ofel e Zica e Ghispa erano a
capo degli oblati. Il capo dei leviti a Gerusalemme era Uzzi
figlio di Bani, figlio di Casabia, figlio di Mattania, figlio di
Mica, dei figli di Asaf, che erano i cantori addetti al servizio
del tempio: poich c'era un ordine del re che riguardava i
cantori e c'era una provvista assicurata loro ogni giorno.

Petachia figlio di Mesezabeel, dei figli di Zerach, figlio di
Giuda, suppliva il re per tutti gli affari del popolo.

Quanto ai villaggi con le loro campagne, alcuni figli di Giuda
si sono stabiliti in Kiriat-Arba e nei villaggi dipendenti, in
Dibon e nei suoi villaggi, in Iekabseel e nei suoi villaggi, in
Iesua in Molada, in Bet-Pelet, in Cazar-Sual, in Bersabea e nei
suoi villaggi, in Ziklag, in Mecona e nei suoi villaggi, in
En-Rimmon, in Zorea, in Iarmut, in Zanoach, in Adullam e nei
suoi villaggi, in Lachis e nei suoi villaggi, in Azeka e nei
suoi villaggi. Si sono stabiliti da Bersabea fino alla valle di
Innom. I figli di Beniamino si sono stabiliti a Gheba, Micmas,
Aiia, Betel e nei luoghi che ne dipendevano; ad Anatot, Nob,
Anania, a Azor, Rama, Ghittaim, Cadid, Zeboim, Neballat e Lod e
Ono nella valle degli Artigiani. Dei leviti parte si  stabilita
con Giuda; parte con Beniamino.





12.

Questi sono i sacerdoti e i leviti che sono tornati con
Zorobabele figlio di Sealtiel, e con Giosu: Seraia, Geremia,
Esdra, Amaria, Malluch, Cattus, Secania, Recum, Meremot, Iddo,
Ghinneton, Abia, Miamin, Maadia, Bilga, Semaia, Ioiarib, Iedaia,
Sallu, Amok, Chelkia, Iedaia. Questi erano i capi dei sacerdoti
e dei loro fratelli al tempo di Giosu.

Leviti: Giosu, Binnui, Kadmiel, Serebia, Giuda, Mattania, che
con i suoi fratelli era preposto al canto degli inni di lode.
Bakbukia e Unni, loro fratelli, stavano di fronte a loro secondo
i loro turni di servizio.

Giosu gener Ioiachim; Ioiachim gener Eliasib; Eliasib gener
Ioiada; Ioiada gener Gionata; Gionata gener Iaddua.

Al tempo di Ioiachim i sacerdoti che erano i capi delle casate
sacerdotali erano i seguenti: del casato di Seraia, Meraia; di
quello di Geremia, Anania; di quello di Esdra, Mesullam; di
quello di Amaria, Giovanni; di quello di Malluk, Gionata; di
quello di Sebania, Giuseppe; di quello di Carim, Adna; di quello
di Meraiot, Chelkai; di quello di Iddo, Zaccaria; di quello di
Ghinneton, Mesullam; di quello di Abia, Zicri; di quello di
Miniarnin...; di quello di Moadia, Piltai; di quello di Bilga,
Sammua; di quello di Semaia, Gionata; di quello di Ioiarib,
Mattenai; di quello di Iedaia, Uzzi; di quello di Sallu, Kallai;
di quello di Amok, Eber; di quello di Chelkia, Casabia; di
quello di Iedaia Netaneel.

I leviti furono registrati, quanto ai capi casato, al tempo di
Eliasib, di Ioiada di Giovanni e di Iaddua, e i sacerdoti sotto
il regno di Dario, il Persiano.

I capi dei casati levitici sono registrati nel libro delle
Cronache fino al tempo di Giovanni, figlio di Eliasib. I capi
dei leviti Casabia, Serebia, Giosu, figlio di Kadmiel, insieme
con i loro fratelli, che stavano di fronte a loro, dovevano
cantare inni e lodi a turni alternati, secondo l'ordine di
Davide, uomo di Dio. Mattania, Bakbukia, Abdia Mesullam, Talmon,
Akkub erano portieri e facevano la guardia ai magazzini delle
porte. Questi vivevano al tempo di Ioiachim figlio di Giosu,
figlio di Iozadak e al tempo di Neemia il governatore e di Esdra
sacerdote e scriba.



Per la dedicazione delle mura di Gerusalemme si mandarono a
cercare i leviti da tutti i luoghi dove si trovavano, per farli
venire a Gerusalemme, perch la dedicazione si celebrasse con
gioia, con inni e cantici e suono di cembali, salteri e cetre.
Gli appartenenti al corpo dei cantori si radunarono dal
distretto intorno a Gerusalemme, dai villaggi dei Netofatiti, da
Bet-Galgala e dal territorio di Gheba e d'Azmavet; poich i
cantori si erano edificati villaggi nei dintorni di Gerusalemme.
I sacerdoti e i leviti si purificarono e purificarono il popolo,
le porte e le mura. Allora io feci salire sulle mura i capi di
Giuda e formai due grandi cori.

Il primo s'incammin dal lato destro, sulle mura, verso la porta
del Letame; dietro questo coro camminavano Osea, met dei capi
di Giuda, Azaria, Esdra, Mesullam, Giuda, Beniamino, Semaia,
Geremia, appartenenti al coro dei sacerdoti con le trombe;
Zaccaria figlio di Gionata, figlio di Semaia, figlio di
Mattania, figlio di Michea, figlio di Zaccur, figlio di Asaf, e
i suoi fratelli Semaia, Azareel, Milalai, Ghilalai, Maai,
Netaneel, Giuda, Canani, con gli strumenti musicali di Davide,
uomo di Dio; Esdra lo scriba camminava alla loro testa. Giunti
alla porta della Fonte, salirono davanti a loro per la scalinata
della citt di Davide sulle mura in salita, oltre la casa di
Davide fino alla porta delle Acque, a oriente.

Il secondo coro si incammin a sinistra e io lo seguivo, con
l'altra met del popolo, sopra le mura. Passando oltre la torre
dei Forni, esso and fino al muro Largo, poi oltre la porta di
Efraim, la porta Vecchia, la porta dei Pesci, la torre di
Cananeel, la torre di Mea, giunse fino alla porta delle Pecore;
il coro si ferm alla porta della Prigione.

I due cori si fermarono nella casa di Dio; cos feci io, con la
met dei magistrati che si trovavano con me, e i sacerdoti
Eliakim, Maaseia, Miniamin, Michea, Elioenai, Zaccaria, Anania
con le trombe e Maaseia, Semaia, Eleazaro, Uzzi, Giovanni,
Malchia, Elam, Ezer. I cantori facevano sentire la voce e
Izrachia ne era il direttore. In quel giorno il popolo offr
numerosi sacrifici e si alliet, perch Dio gli aveva concesso
una grande gioia. Anche le donne e i fanciulli si rallegrarono e
la gioia di Gerusalemme si sentiva di lontano.



In quel tempo, alcuni uomini furono preposti alle stanze che
servivano da magazzini delle offerte, delle primizie, delle
decime perch vi raccogliessero dalle campagne dipendenti dalla
citt le parti assegnate dalla legge ai sacerdoti e ai leviti;
perch i Giudei gioivano vedendo i sacerdoti e i leviti ai loro
posti. Questi osservavano ci che si riferiva al servizio del
loro Dio e alle purificazioni; come facevano, dal canto loro, i
cantori e i portieri, secondo l'ordine di Davide e di Salomone
suo figlio. Poich gi anticamente, al tempo di Davide e di
Asaf, c'erano capi cantori e venivano innalzati canti di lode e
di ringraziamento a Dio. Tutto Israele, al tempo di Zorobabele e
di Neemia, dava ogni giorno le porzioni assegnate ai cantori e
ai portieri, dava ai leviti le cose consacrate e i leviti davano
ai figli di Aronne le cose consacrate che loro spettavano.





13.

In quel tempo si lesse in presenza del popolo il libro di Mos e
vi si trov scritto che l'Ammonita e il Moabita non dovevano mai
entrare nella comunit di Dio, perch non erano venuti incontro
agli Israeliti con il pane e l'acqua e perch avevano prezzolato
contro di loro Balaam per maledirli, sebbene il nostro Dio
avesse mutato la maledizione in benedizione. Quando ebbero udito
la legge, separarono da Israele tutto l'elemento straniero che
vi si trovava mescolato.

Prima di questo il sacerdote Eliasib che era preposto alle
stanze della casa del nostro Dio ed era parente di Tobia, aveva
messo a disposizione di quest'ultimo una camera grande dove,
prima di allora, si riponevano le offerte, l'incenso, gli
arredi, la decima del grano, del vino e dell'olio, quanto
spettava per legge ai leviti, ai cantori, ai portieri, e la
parte che se ne prelevava per i sacerdoti. Quando si faceva
tutto questo, io non ero a Gerusalemme, perch nell'anno
trentaduesimo di Artaserse re di Babilonia ero tornato presso il
re; ma dopo qualche tempo, ottenuta la licenza dal re, tornai a
Gerusalemme e mi accorsi del male che Eliasib aveva fatto in
favore di Tobia, mettendo a sua disposizione una stanza nei
cortili del tempio. La cosa mi dispiacque molto e feci gettare
fuori dalla stanza tutte le masserizie appartenenti a Tobia; poi
ordinai che si purificassero quelle camere e vi feci ricollocare
gli arredi del tempio, le offerte e l'incenso.



Seppi anche che le porzioni dovute ai leviti non erano state
date e che i leviti e i cantori, incaricati del servizio, erano
fuggiti ognuno al suo paese. Allora rimproverai i magistrati e
dissi loro: Perch la casa di Dio  stata abbandonata?. Poi
radunai i leviti e i cantori e li ristabilii nei loro uffici.
Allora tutto Giuda port ai magazzini le decime del frumento,
del vino e dell'olio; affidai la sorveglianza dei magazzini al
sacerdote Selemia, allo scriba Zadok, e a Pedaia, uno dei
leviti; ai quali aggiunsi Canan figlio di Zaccur, figlio di
Mattania, perch erano reputati uomini fedeli. Il loro ufficio
era di fare le ripartizioni tra i loro fratelli.

Ricordati per questo di me, Dio mio, e non cancellare le opere
di piet che ho fatto per la casa del mio Dio e per il suo
servizio!



In quei giorni osservai in Giuda alcuni che pigiavano nei tini
in giorno di sabato, altri che trasportavano i covoni e li
caricavano sugli asini, e anche vino, uva, fichi e ogni sorta di
carichi, che introducevano a Gerusalemme in giorno di sabato; io
protestai a causa del giorno in cui vendevano le derrate.
C'erano anche alcuni di Tiro stabiliti a Gerusalemme che
importavano pesce e ogni sorta di merci e le vendevano ai figli
di Giuda in giorno di sabato e in Gerusalemme. Allora io
rimproverai i notabili di Giuda e dissi loro: Che cosa  mai
questo male che fate, profanando il giorno di sabato? I nostri
padri non hanno fatto cos? Il nostro Dio per questo ha fatto
cadere su noi e su questa citt tutti questi mali. Voi
accrescete l'ira accesa contro Israele, profanando il sabato!.

Non appena le porte di Gerusalemme cominciarono a essere
nell'ombra della sera, prima del sabato, io ordinai che le porte
fossero chiuse e che non si riaprissero fino dopo il sabato;
collocai alcuni miei servi alle porte, perch nessun carico
entrasse in citt durante il sabato. Cos i mercanti e i
venditori di ogni merce una o due volte passarono la notte fuori
di Gerusalemme. Allora io protestai contro di loro e dissi:
Perch passate la notte davanti alle mura? Se lo farete
un'altra volta, vi far arrestare. Da quel momento non vennero
pi in giorno di sabato. Ordinai ai leviti che si purificassero
e venissero a custodire le porte per santificare il giorno del
sabato.

Anche per questo ricordati di me, mio Dio, e abbi piet di me
secondo la tua grande misericordia!



In quei giorni vidi anche che alcuni Giudei si erano ammogliati
con donne di Asdod, di Ammon e di Moab; la met dei loro figli
parlava l'asdodeo, conosceva soltanto la lingua di questo o
quest'altro popolo, non sapeva parlare giudaico. Io li
rimproverai, li maledissi, ne picchiai alcuni, strappai loro i
capelli e li feci giurare nel nome di Dio che non avrebbero dato
le loro figlie ai figli di costoro e non avrebbero preso come
mogli le figlie di quelli per i loro figli n per se stessi.
Dissi: Salomone, re d'Israele, non ha forse peccato appunto in
questo? Certo fra le molte nazioni non ci fu un re simile a lui;
era amato dal suo Dio e Dio l'aveva fatto re di tutto Israele;
eppure le donne straniere fecero peccare anche lui. Si dovr
dunque dire di voi che commettete questo grande male, che siete
infedeli al nostro Dio, prendendo mogli straniere?.

Uno dei figli di Ioiada figlio di Eliasib, il sommo sacerdote,
era genero di Sanballat il Coronita; io lo cacciai via da me.

Ricordati di loro, mio Dio, poich hanno profanato il sacerdozio
e l'alleanza dei sacerdoti e dei leviti.



Cos li purificai da ogni consuetudine straniera e ristabilii i
servizi dei sacerdoti e dei leviti, assegnando a ciascuno il suo
lavoro. Diedi anche disposizioni circa l'offerta della legna ai
tempi stabiliti, e circa le primizie. Ricordati di me, mio Dio,
per il mio bene!





TOBIA.





1.

Libro della storia di Tobi, figlio di Tobiel, figlio di Ananiel,
figlio di Aduel, figlio di Gabael, della discendenza di Asiel,
della trib di Neftali. Al tempo di Salmanassar, re degli
Assiri, egli fu condotto prigioniero da Tisbe, che sta a sud di
Kades di Neftali, nell'alta Galilea, sopra Aser, verso
occidente, a nord di Sefet.



Io, Tobi, passavo i giorni della mia vita seguendo le vie della
verit e della giustizia. Ai miei fratelli e ai miei
compatrioti, che erano stati condotti con me in prigionia a
Ninive, nel paese degli Assiri, facevo molte elemosine.

Mi trovavo ancora al mio paese, la terra d'Israele, ed ero
ancora giovane, quando la trib del mio antenato Neftali
abbandon la casa di Davide e si stacc da Gerusalemme, la sola
citt fra tutte le trib d'Israele scelta per i sacrifici. In
essa era stato edificato il tempio, dove abita Dio, ed era stato
consacrato per tutte le generazioni future. Tutti i miei
fratelli e quelli della trib del mio antenato Neftali facevano
sacrifici sui monti della Galilea al vitello che Geroboamo re
d'Israele aveva fabbricato in Dan. Io ero il solo che spesso mi
recavo a Gerusalemme nelle feste, per obbedienza a una legge
perenne prescritta a tutto Israele Correvo a Gerusalemme con le
primizie dei frutti e degli animali, con le decime del bestiame
e con la prima lana che tosavo alle mie pecore. Consegnavo tutto
ai sacerdoti, figli di Aronne per l'altare. Davo anche ai leviti
che allora erano in funzione a Gerusalemme le decime del grano,
del vino, dell'olio, delle melagrane, dei fichi e degli altri
frutti. Per sei anni consecutivi convertivo in danaro la seconda
elemosina e la spendevo ogni anno a Gerusalemme. La terza decima
poi era per gli orfani, le vedove e i forestieri che si
trovavano con gli Israeliti. La portavo loro ogni tre anni e la
si consumava insieme, come vuole la legge di Mos e secondo le
raccomandazioni di Debora moglie di Ananiel, la madre di nostro
padre, poich mio padre, morendo, mi aveva lasciato orfano.

Quando divenni adulto, sposai Anna, una donna della mia
parentela, e da essa ebbi un figlio che chiamai Tobia.



Dopo la deportazione in Assiria, quando fui condotto prigioniero
e arrivai a Ninive, tutti i miei fratelli e quelli della mia
gente mangiavano i cibi dei pagani; ma io mi guardai bene dal
farlo. Poich restai fedele a Dio con tutto il cuore,
l'Altissimo mi fece trovare il favore di Salmanassar, del quale
presi a trattare gli affari. Venni cos nella Media, dove,
finch egli visse, conclusi affari per conto suo. Fu allora che
a Rage di Media, presso Gabael, un mio parente figlio di Gabri,
depositai in sacchetti la somma di dieci talenti d'argento.

Quando Salmanassar mor, gli successe il figlio Sennacherib.
Allora le strade della Media divennero impraticabili e non potei
pi tornarci. Al tempo di Salmanassar facevo spesso l'elemosina
a quelli della mia gente; donavo il pane agli affamati, gli
abiti agli ignudi e, se vedevo qualcuno dei miei connazionali
morto e gettato dietro le mura di Ninive, io lo seppellivo.
Seppellii anche quelli che aveva ucciso Sennacherib, quando
torn fuggendo dalla Giudea, al tempo del castigo mandato dal re
del cielo sui bestemmiatori. Nella sua collera egli ne uccise
molti, io sottraevo i loro corpi per la sepoltura e Sennacherib
invano li cercava. Ma un cittadino di Ninive and a informare il
re che io li seppellivo di nascosto. Quando seppi che il re
conosceva il fatto e che mi si cercava per essere messo a morte,
colto da paura, mi diedi alla fuga. I miei beni furono
confiscati e passarono tutti al tesoro del re. Mi rest solo la
moglie Anna con il figlio Tobia.

Neanche quaranta giorni dopo, il re fu ucciso da due suoi figli,
i quali poi fuggirono sui monti dell'Ararat. Gli successe allora
il figlio Assarhaddon. Egli nomin Achikar, figlio di mio
fratello Anael, incaricato della contabilit del regno ed ebbe
la direzione generale degli affari. Allora Achikar prese a cuore
la mia causa e potei cos ritornare a Ninive. Al tempo di
Sennacherib re degli Assiri, Achikar era stato gran coppiere,
ministro della giustizia, amministratore e sovrintendente della
contabilit e Assarhaddon l'aveva mantenuto in carica. Egli era
mio nipote e uno della mia parentela.





2.

Sotto il regno di Assarhaddon ritornai dunque a casa mia e mi fu
restituita la compagnia della moglie Anna e del figlio Tobia.

Per la nostra festa di Pentecoste, cio la festa delle
settimane, avevo fatto preparare un buon pranzo e mi posi a
tavola: la tavola era imbandita di molte vivande. Dissi al
figlio Tobia: Figlio mio, va', e se trovi tra i nostri fratelli
deportati a Ninive qualche povero, che sia per di cuore fedele,
portalo a pranzo insieme con noi. Io resto ad aspettare che tu
ritorni.

Tobia usc in cerca di un povero tra i nostri fratelli. Di
ritorno disse: Padre!. Gli risposi: Ebbene, figlio mio.
Padre  -  riprese  -  uno della nostra gente  stato
strangolato e gettato nella piazza, dove ancora si trova. Io
allora mi alzai, lasciando intatto il pranzo; tolsi l'uomo dalla
piazza e lo posi in una camera in attesa del tramonto del sole,
per poterlo seppellire. Ritornai e, lavatomi, presi il pasto con
tristezza, ricordando le parole del profeta Amos su Betel:

Si cambieranno le vostre feste in lutto, tutti i vostri canti
in lamento.

E piansi. Quando poi cal il sole, andai a scavare una fossa e
ce lo seppellii. I miei vicini mi deridevano dicendo: Non ha
pi paura! Proprio per questo motivo  gi stato ricercato per
essere ucciso. E' dovuto fuggire ed ora eccolo di nuovo a
seppellire i morti.



Quella notte, dopo aver seppellito il morto, mi lavai, entrai
nel mio cortile e mi addormentai sotto il muro del cortile. Per
il caldo che c'era tenevo la faccia scoperta, ignorando che
sopra di me, nel muro, stavano dei passeri. Caddero sui miei
occhi i loro escrementi ancora caldi, che mi produssero macchie
bianche, e dovetti andare dai medici per la cura. Pi essi per
mi applicavano farmaci, pi mi si oscuravano gli occhi per le
macchie bianche, finch divenni cieco del tutto. Per quattro
anni fui cieco e ne soffersero tutti i miei fratelli. Achikar,
nei due anni che precedettero la sua partenza per l'Elimaide,
provvide al mio sostentamento.

In quel tempo mia moglie Anna lavorava nelle sue stanze a
pagamento, tessendo la lana che rimandava poi ai padroni e
ricevendone la paga. Ora nel settimo giorno del mese di Distro,
quando essa tagli il pezzo che aveva tessuto e lo mand ai
padroni, essi, oltre la mercede completa, le fecero dono di un
capretto per il desinare. Quando il capretto entr in casa mia,
si mise a belare. Chiamai allora mia moglie e le dissi: Da dove
viene questo capretto? Non sar stato rubato? Restituiscilo ai
padroni, poich non abbiamo il diritto di mangiare cosa alcuna
rubata. Ella mi disse: Mi  stato dato in pi del salario. Ma
io non le credevo e le ripetevo di restituirlo ai padroni e a
causa di ci arrossivo di lei. Allora per tutta risposta mi
disse: Dove sono le tue elemosine? Dove sono le tue buone
opere? Ecco, lo si vede bene dal come sei ridotto!.





3.

Con l'animo affranto dal dolore, sospirai e piansi.

Poi presi a dire questa preghiera di lamento:

Tu sei giusto, Signore,

e giuste sono tutte le tue opere.

Ogni tua via  misericordia e verit.

Tu sei il giudice del mondo.

Ora, Signore, ricordati di me e guardami.

Non punirmi per i miei peccati

e per gli errori miei e dei miei padri.

Violando i tuoi comandi

abbiamo peccato davanti a te.

Tu hai lasciato che ci spogliassero dei beni;

ci hai abbandonati alla prigionia, alla morte

e a essere la favola, lo scherno, il disprezzo

di tutte le genti, tra le quali ci hai dispersi.

Ora, non trattarmi secondo le colpe mie e dei miei padri;

veri sono tutti i tuoi giudizi,

perch non abbiamo osservato i tuoi decreti,

camminando davanti a te nella verit.

Agisci pure ora come meglio ti piace;

da' ordine che venga presa la mia vita,

in modo che io sia tolto dalla terra

e divenga terra,

poich per me  preferibile la morte alla vita.

I rimproveri che mi tocca sentire

destano in me grande dolore.

Signore, comanda che sia tolto da questa prova;

fa' che io parta verso l'eterno soggiorno;

Signore, non distogliere da me il volto.

Per me infatti  meglio morire

che vedermi davanti questa grande angoscia

in modo da non sentirmi pi insultare!.



Nello stesso giorno capit a Sara figlia di Raguele, abitante di
Ecbatana, nella Media, di sentire insulti da parte di una serva
di suo padre. Bisogna sapere che essa era stata data in moglie a
sette uomini e che Asmodeo, il cattivo demonio, glieli aveva
uccisi prima che potessero unirsi con lei come si fa con le
mogli. A lei appunto disse la serva: Sei proprio tu che uccidi
i tuoi mariti. Ecco, sei gi stata data a sette mariti e neppure
di uno hai potuto godere. Perch vuoi battere noi, se i tuoi
mariti sono morti? Vattene con loro e che da te non abbiamo mai
a vedere n figlio n figlia.

In quel giorno dunque essa soffr molto, pianse e sal nella
stanza del padre con l'intenzione di impiccarsi. Ma tornando a
riflettere pensava: Che non abbiano a insultare mio padre e non
gli dicano: La sola figlia che avevi, a te assai cara, si 
impiccata per le sue sventure. Cos farei precipitare la
vecchiaia di mio padre con angoscia negli inferi. Far meglio a
non impiccarmi e a supplicare il Signore che mi sia concesso di
morire, in modo da non sentire pi insulti nella mia vita.

In quel momento stese le mani verso la finestra e preg:

Benedetto sei tu, Dio misericordioso,

e benedetto  il tuo nome nei secoli.

Ti benedicano tutte le tue opere per sempre.

Ora a te alzo la faccia e gli occhi.

Di' che io sia tolta dalla terra,

perch non abbia a sentire pi insulti.

Tu sai, Signore, che sono pura

da ogni disonest con uomo

e che non ho disonorato il mio nome,

n quello di mio padre nella terra dell'esilio.

Io sono l'unica figlia di mio padre.

Egli non ha altri figli che possano ereditare;

n un fratello vicino, n un parente,

per il quale io possa serbarmi come sposa.

Gi sette mariti ho perduto:

perch dovrei vivere ancora?

Se tu non vuoi che io muoia,

guardami con benevolenza:

che io non senta pi insulti.



In quel medesimo momento la preghiera di tutti e due fu accolta
davanti alla gloria di Dio e fu mandato Raffaele a guarire i
due: a togliere le macchie bianche dagli occhi di Tobi, perch
con gli occhi vedesse la luce di Dio; a dare Sara, figlia di
Raguele, in sposa a Tobia, figlio di Tobi, e a liberarla dal
cattivo demonio Asmodeo. Di diritto, infatti, spettava a Tobia
di sposarla prima che a tutti gli altri pretendenti. Proprio
allora Tobi rientrava dal cortile in casa e Sara, figlia di
Raguele, stava scendendo dalla camera.





4.

In quel giorno Tobi si ricord del denaro che aveva depositato
presso Gabael in Rage di Media e pens: Ho invocato la morte.
Perch dunque non dovrei chiamare mio figlio Tobia e informarlo,
prima di morire, di questa somma di denaro?.

Chiam il figlio e gli disse:

Qualora io muoia, dammi una sepoltura decorosa; onora tua madre
e non abbandonarla per tutti i giorni della sua vita; fa' ci
che  di suo gradimento e non procurarle nessun motivo di
tristezza. Ricordati, figlio, che ha corso tanti pericoli per
te, quando eri nel suo seno. Quando morir, dalle sepoltura
presso di me in una medesima tomba.

Ogni giorno, o figlio, ricordati del Signore; non peccare n
trasgredire i suoi comandi. Compi opere buone in tutti i giorni
della tua vita e non metterti per la strada dell'ingiustizia. Se
agirai con rettitudine, riusciranno le tue azioni come quelle di
chiunque pratichi la giustizia.

Dei tuoi beni fa' elemosina. Non distogliere mai lo sguardo dal
povero, cos non si lever da te lo sguardo di Dio. La tua
elemosina sia proporzionata ai beni che possiedi: se hai molto,
da' molto; se poco, non esitare a dare secondo quel poco. Cos
ti preparerai un bel tesoro per il giorno del bisogno, poich
l'elemosina libera dalla morte e salva dall'andare tra le
tenebre. Per tutti quelli che la compiono, l'elemosina  un dono
prezioso davanti all'Altissimo.

Guardati, o figlio, da ogni sorta di fornicazione; anzitutto
prenditi una moglie dalla stirpe dei tuoi padri e non una donna
straniera, che cio non sia della stirpe di tuo padre, perch
noi siamo figli di profeti. Ricordati di No, di Abramo, di
Isacco e di Giacobbe, nostri padri fin da principio: essi
sposarono tutti una donna della loro parentela e furono
benedetti nei loro figli e la loro discendenza avr in eredit
la terra. Ama, o figlio, i tuoi fratelli; nel tuo cuore non
concepire disprezzo per i tuoi fratelli, figli e figlie del tuo
popolo, e tra di loro scegliti la moglie. L'orgoglio infatti 
causa di rovina e di grande inquietudine. Nella pigrizia c'
povert e miseria, perch l'ignavia  madre della fame.

Non rimandare la paga di chi lavora per te, ma a lui consegnala
subito; se cos avrai servito Dio, ti sar data la ricompensa.
Poni attenzione, o figlio, in quanto fai e sii ben educato in
ogni tuo comportamento. Non fare a nessuno ci che non piace a
te. Non bere vino fino all'ebbrezza e non avere per compagna del
tuo viaggio l'ubriachezza. Da' il tuo pane a chi ha fame e fa'
parte dei tuoi vestiti agli ignudi. Da' in elemosina quanto ti
sopravanza e il tuo occhio non guardi con malevolenza, quando
fai l'elemosina. Versa il tuo vino e deponi il tuo pane sulla
tomba dei giusti, non darne invece ai peccatori. Chiedi il
parere ad ogni persona che sia saggia e non disprezzare nessun
buon consiglio.

In ogni circostanza benedici il Signore e domanda che ti sia
guida nelle tue vie e che i tuoi sentieri e i tuoi desideri
giungano a buon fine, poich nessun popolo possiede la saggezza,
ma  il Signore che elargisce ogni bene. Il Signore esalta chi
vuole o umilia fino al profondo degli inferi. Infine, o figlio,
conserva nella mente questi comandamenti, non lasciare che si
cancellino dal tuo cuore.

Ora, figlio ti faccio sapere che ho depositato dieci talenti
d'argento presso Gabael figlio di Gabri, a Rage di Media. Non
temere se siamo diventati poveri. Tu avrai una grande ricchezza
se avrai il timor di Dio, se rifuggirai da ogni peccato e farai
ci che piace al Signore Dio tuo.





5.

Allora Tobia rispose al padre: Quanto mi hai comandato io far,
o padre. Ma come potr riprendere la somma, dal momento che lui
non conosce me, n io conosco lui? Che segno posso dargli,
perch mi riconosca, mi creda e mi consegni il denaro? Inoltre
non sono pratico delle strade della Media per andarci. Rispose
Tobi al figlio: Mi ha dato un documento autografo e anch'io gli
ho consegnato un documento scritto; lo divisi in due parti e ne
prendemmo ciascuno una parte; l'altra parte la lasciai presso di
lui con il denaro. Sono ora vent'anni da quando ho depositato
quella somma. Cercati dunque, o figlio, un uomo di fiducia che
ti faccia da guida. Lo pagheremo per tutto il tempo fino al tuo
ritorno. Va' dunque da Gabael a ritirare il denaro.

Usc Tobia in cerca di uno pratico della strada che lo
accompagnasse nella Media. Usc e si trov davanti l'angelo
Raffaele, non sospettando minimamente che fosse un angelo di
Dio. Gli disse: Di dove sei, o giovane?. Rispose: Sono uno
dei tuoi fratelli Israeliti, venuto a cercare lavoro. Riprese
Tobia: Conosci la strada per andare nella Media?. Gli disse:
Certo parecchie volte sono stato l e conosco bene tutte le
strade. Spesso mi recai nella Media e alloggiai presso Gabael,
un nostro fratello che abita a Rage di Media. Ci sono due giorni
di cammino da Ecbatana a Rage. Rage  sulle montagne ed Ecbatana
 nella pianura.

E Tobia a lui: Aspetta, o giovane che vada ad avvertire mio
padre. Ho bisogno che tu venga con me e ti pagher il tuo
salario. Gli rispose: Ecco, ti attendo, soltanto non tardare.
Tobia and ad informare suo padre Tobi dicendogli: Ecco, ho
trovato un uomo tra i nostri fratelli Israeliti. Gli rispose:
Chiamalo, perch io sappia di che famiglia e di che trib  e
se  persona fidata per venire con te, o figlio. Tobia usc a
chiamarlo: Quel giovane, mio padre ti chiama. Entr da lui.
Tobi lo salut per primo e l'altro gli disse: Possa tu avere
molta gioia!. Tobi rispose: Che gioia posso ancora avere? Sono
un uomo cieco; non vedo la luce del cielo; mi trovo nella
oscurit come i morti che non contemplano pi la luce. Anche se
vivo, dimoro con i morti; sento la voce degli uomini, ma non li
vedo. Gli rispose: Fatti coraggio, Dio non tarder a guarirti,
coraggio!.

E Tobi continu: Mio figlio Tobia vuole andare nella Media. Non
potresti accompagnarlo? Io ti pagher, fratello!. Rispose: S,
posso accompagnarlo; conosco tutte le strade. Mi sono recato
spesso nella Media. Ho attraversato tutte le sue pianure e i
suoi monti e ne conosco tutte le strade. Tobi a lui: Fratello,
di che famiglia e di che trib sei? Indicamelo, fratello. Ed
egli: Che ti serve la famiglia e la trib? Cerchi una famiglia
e una trib o un mercenario che accompagni tuo figlio nel
viaggio?. L'altro gli disse: Voglio sapere con verit di chi
tu sei figlio e il tuo vero nome. Rispose: Sono Azaria, figlio
di Anania il grande, uno dei tuoi fratelli. Gli disse allora:
Sii benvenuto e in buona salute, o fratello! Non avertene a
male, fratello, se ho voluto sapere la verit sulla tua
famiglia. Tu dunque sei mio parente, di bella e buona
discendenza! Conoscevo Anania e Natan, i due figli di Semeia il
grande. Venivano con me a Gerusalemme e l facevano adorazione
insieme con me; non hanno abbandonato la retta via. I tuoi
fratelli sono brava gente; tu sei di buona radice: sii
benvenuto!. Continu: Ti do una dracma al giorno, oltre quello
che occorre a te e a mio figlio insieme. Fa' dunque il viaggio
con mio figlio e poi ti dar ancora di pi. Gli disse: Far il
viaggio con lui. Non temere; partiremo sani e sani ritorneremo,
perch la strada  sicura.

Tobi gli disse: Sia con te la benedizione, o fratello!. Si
rivolse poi al figlio e gli disse: Figlio, prepara quanto
occorre per il viaggio e parti con questo tuo fratello. Dio, che
 nei cieli, vi conservi sani fin l e vi restituisca a me sani
e salvi, il suo angelo vi accompagni con la sua protezione, o
figlio!.



Tobia si prepar per il viaggio e, uscito per mettersi in
cammino, baci il padre e la madre. E Tobi gli disse: Fa' buon
viaggio!. Allora la madre si mise a piangere e disse a Tobi:
Perch hai voluto che mio figlio partisse? Non  lui il bastone
della nostra mano, lui, la guida dei nostri passi? Si lasci
perdere il denaro e vada in cambio di nostro figlio. Quel genere
di vita che ci  stato dato dal Signore  abbastanza per noi.
Le disse: Non stare in pensiero: nostro figlio far buon
viaggio e torner in buona salute da noi. I tuoi occhi lo
vedranno il giorno in cui torner sano e salvo da te. Non stare
in pensiero, non temere per loro, o sorella. Un buon angelo
infatti lo accompagner, riuscir bene il suo viaggio e torner
sano e salvo. Essa cess di piangere.





6.

Il giovane part insieme con l'angelo e anche il cane li segu e
si avvi con loro. Camminarono insieme finch li sorprese la
prima sera; allora si fermarono a passare la notte sul fiume
Tigri. Il giovane scese nel fiume per lavarsi i piedi,
quand'ecco un grosso pesce balz dall'acqua e tent di divorare
il piede del ragazzo, che si mise a gridare. Ma l'angelo gli
disse: Afferra il pesce e non lasciarlo fuggire. Il ragazzo
riusc ad afferrare il pesce e a tirarlo a riva. Gli disse
allora l'angelo: Aprilo e togline il fiele, il cuore e il
fegato; mettili in disparte e getta via invece gli intestini. Il
fiele, il cuore e il fegato possono essere utili medicamenti.
Il ragazzo squart il pesce, ne tolse il fiele, il cuore e il
fegato; arrost una porzione del pesce e la mangi; l'altra
parte la mise in serbo dopo averla salata. Poi tutti e due
insieme ripresero il viaggio, finch non furono vicini alla
Media. Allora il ragazzo rivolse all'angelo questa domanda:
Azaria, fratello, che rimedio pu esserci nel cuore, nel fegato
e nel fiele del pesce?.

Gli rispose: Quanto al cuore e al fegato, ne puoi fare
suffumigi in presenza di una persona, uomo o donna, invasata dal
demonio o da uno spirito cattivo e cesser in essa ogni
vessazione e non ne rester pi traccia alcuna. Il fiele invece
serve per spalmarlo sugli occhi di uno affetto da albugine; si
soffia su quelle macchie e gli occhi guariscono.



Erano entrati nella Media e gi erano vicini ad Ecbatana, quando
Raffaele disse al ragazzo: Fratello Tobia!. Gli rispose:
Eccomi. Riprese: Questa notte dobbiamo alloggiare presso
Raguele, che  tuo parente. Egli ha una figlia chiamata Sara e
all'infuori di Sara nessun altro figlio o figlia. Tu, come il
parente pi stretto, hai diritto di sposarla pi di qualunque
altro uomo e di avere in eredit i beni di suo padre. E' una
ragazza seria, coraggiosa, molto graziosa e suo padre  una
brava persona.

E aggiunse: Tu hai il diritto di sposarla. Ascoltami, fratello;
io parler della fanciulla al padre questa sera, perch la serbi
come tua fidanzata. Quando torneremo da Rage, faremo il
matrimonio. So che Raguele non potr rifiutarla a te o
prometterla ad altri; egli incorrerebbe nella morte secondo la
Prescrizione della legge di Mos, poich egli sa che prima di
ogni altro spetta a te avere sua figlia.

Ascoltami dunque, fratello. Questa sera parleremo della
fanciulla e ne domanderemo la mano. Al nostro ritorno da Rage la
prenderemo e la condurremo con noi a casa tua.

Allora Tobia rispose a Raffaele: Fratello Azaria, ho sentito
dire che essa  gi stata data in moglie a sette uomini ed essi
sono morti nella stanza nuziale la notte stessa in cui dovevano
unirsi a lei. Ho sentito inoltre dire che un demonio le uccide i
mariti. Per questo ho paura: il demonio  geloso di lei; a lei
non fa del male, ma se qualcuno le si vuole accostare, egli lo
uccide. Io sono l'unico figlio di mio padre. Ho paura di morire
e di condurre cos alla tomba la vita di mio padre e di mia
madre per l'angoscia della mia perdita. Non hanno un altro
figlio che li possa seppellire.

Ma l'angelo gli disse: Hai forse dimenticato i moniti di tuo
padre, che ti ha raccomandato di prendere in moglie una donna
del tuo casato? Ascoltami, dunque, o fratello: non preoccuparti
di questo demonio e sposala. Sono certo che questa sera ti verr
data in moglie.

Quando per entri nella camera nuziale, prendi il cuore e il
fegato del pesce e mettine un poco sulla brace degli incensi.
L'odore si spander, il demonio lo dovr annusare e fuggir e
non comparir pi intorno a lei.

Poi, prima di unirti con essa, alzatevi tutti e due a pregare.
Supplicate il Signore del cielo perch venga su di voi la sua
grazia e la sua salvezza. Non temere: essa ti  stata destinata
fin dall'eternit. Sarai tu a salvarla. Ti seguir e penso che
da lei avrai figli che saranno per te come fratelli. Non stare
in pensiero.

Quando Tobia sent le parole di Raffaele e seppe che Sara era
sua consanguinea della stirpe della famiglia di suo padre, l'am
al punto da non saper pi distogliere il cuore da lei.





7.

Quando fu entrato in Ecbatana, Tobia disse: Fratello Azaria,
conducimi diritto da nostro fratello Raguele. Egli lo condusse
alla casa di Raguele, che trovarono seduto presso la porta del
cortile. Lo salutarono per primi ed egli rispose: Salute
fratelli, siate i benvenuti!. Li fece entrare in casa.

Disse alla moglie Edna: Quanto somiglia questo giovane a mio
fratello Tobi!. Edna domand loro: Di dove siete, fratelli?,
ed essi risposero: Siamo dei figli di Neftali, deportati a
Ninive. Disse allora: Conoscete nostro fratello Tobi?. Le
dissero: Lo conosciamo. Riprese: Come sta?. Risposero: Vive
e sta bene. E Tobia aggiunse: E' mio padre. Raguele allora
balz in piedi, l'abbracci e pianse. Poi gli disse: Sii
benedetto, figliolo! Sei il figlio di un ottimo padre. Che
sventure per un uomo giusto e largo di elemosine essere
diventato cieco!. Si gett al collo del parente Tobia e pianse.
Pianse anche la moglie Edna e pianse anche la loro figlia Sara.



Poi egli macell un montone del gregge e fece loro una calorosa
accoglienza. Si lavarono, fecero le abluzioni e, quando si
furono messi a tavola, Tobia disse a Raffaele: Fratello Azaria,
domanda a Raguele che mi dia in moglie mia cugina Sara. Raguele
ud queste parole e disse al giovane: Mangia, bevi e sta'
allegro per questa sera, poich nessuno all'infuori di te, mio
parente, ha il diritto di prendere mia figlia Sara, come del
resto neppure io ho la facolt di darla ad un altro uomo
all'infuori di te, poich tu sei il mio parente pi stretto.
Per, figlio, voglio dirti con franchezza la verit. L'ho data a
sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti
la notte stessa delle nozze. Ora mangia e bevi, figliolo; il
Signore provveder. Ma Tobia disse: Non manger affatto n
berr, prima che tu abbia preso una decisione a mio riguardo.
Rispose Raguele: Lo far! Essa ti viene data secondo il decreto
del libro di Mos e come dal cielo  stato stabilito che ti sia
data. Prendi dunque tua cugina, d'ora in poi tu sei suo fratello
e lei tua sorella. Ti viene concessa da oggi per sempre. Il
Signore del cielo vi assista questa notte, figlio mio, e vi
conceda la sua misericordia e la sua pace.

Raguele chiam la figlia Sara e quando essa venne la prese per
mano e l'affid a Tobia con queste parole: Prendila, secondo la
legge e il decreto scritto nel libro di Mos ti viene concessa
in moglie. Tienila e sana e salva conducila da tuo padre. Il Dio
del cielo vi assista con la sua pace. Chiam poi la madre di
lei e le disse di portare un foglio e stese il documento di
matrimonio, secondo il quale concedeva in moglie a Tobia la
propria figlia, in base al decreto della legge di Mos. Dopo di
ci cominciarono a mangiare e a bere.

Poi Raguele chiam la moglie Edna e le disse: Sorella mia,
prepara l'altra camera e conducila dentro. Essa and a
preparare il letto della camera, come le aveva ordinato e vi
condusse la figlia. Pianse per lei, poi si asciug le lacrime e
disse: Coraggio, figlia, il Signore del cielo cambi in gioia il
tuo dolore. Coraggio, figlia!. E usc.





8.

Quando ebbero finito di mangiare e di bere, decisero di andare a
dormire. Accompagnarono il giovane e lo introdussero nella
camera da letto. Tobia allora si ricord delle parole di
Raffaele: prese dal suo sacco il fegato e il cuore del pesce e
li pose sulla brace dell'incenso. L'odore del pesce respinse il
demonio, che fugg nelle regioni dell'alto Egitto. Raffaele vi
si rec all'istante e in quel luogo lo incaten e lo mise in
ceppi.

Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della
camera. Tobia si alz dal letto e disse a Sara: Sorella,
alzati! Preghiamo e domandiamo al Signore che ci dia grazia e
salvezza. Essa si alz e si misero a pregare e a chiedere che
venisse su di loro la salvezza dicendo:

Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri,

e benedetto  il tuo nome

per tutte le generazioni!

Ti benedicano i cieli

e tutte le creature

per tutti i secoli!

Tu hai creato Adamo

e hai creato Eva sua moglie

perch gli fosse di aiuto e di sostegno.

Da loro due nacque tutto il genere umano.

Tu hai detto: Non  cosa buona che l'uomo resti solo;

facciamogli un aiuto simile a lui.

Ora non per lussuria

io prendo questa mia parente,

ma con rettitudine d'intenzione.

Degnati di aver misericordia di me e di lei

e di farci giungere insieme alla vecchiaia.

E dissero insieme: Amen, amen!. Poi dormirono per tutta la
notte.

Ma Raguele si alz; chiam i servi e and con loro a scavare una
fossa. Diceva infatti: Caso mai sia morto, non abbiamo a
diventare oggetto di scherno e di ribrezzo. Quando ebbero
terminato di scavare la tomba, Raguele torn in casa; chiam la
moglie e le disse: Manda in camera una delle serve a vedere se
 vivo, cos, se  morto lo seppelliremo senza che nessuno lo
sappia. Mandarono avanti la serva, accesero la lampada e
aprirono la porta; essa entr e li trov che dormivano insieme,
immersi in un sonno profondo. La serva usc e rifer loro che
era vivo e che non era successo nulla di male.

Benedissero allora il Dio del cielo:

Tu sei benedetto, o Dio,

con ogni pura benedizione!

Ti benedicano per tutti i secoli!

Tu sei benedetto,

perch mi hai rallegrato

e non  avvenuto ci che temevo,

ma ci hai trattato secondo la tua grande misericordia.

Tu sei benedetto,

perch hai avuto compassione dei due figli unici.

Concedi loro, Signore, grazia e salvezza

e falli giungere fino al termine della loro vita

in mezzo alla gioia e alla grazia.

Allora ordin ai servi di riempire la fossa prima che si facesse
giorno.



Raguele ordin alla moglie di fare il pane in abbondanza; and a
prendere dalla mandria due vitelli e quattro montoni; li fece
macellare e cominciarono cos a preparare il banchetto.

Poi chiam Tobia e sotto giuramento gli disse: Per quattordici
giorni non te ne andrai di qui, ma ti fermerai da me a mangiare
e a bere e cos allieterai l'anima gi tanto afflitta di mia
figlia. Di quanto possiedo prenditi la met e torna sano e salvo
da tuo padre. Quando io e mia moglie saremo morti, anche l'altra
met sar vostra. Coraggio, figlio! Io sono tuo padre ed Edna 
tua madre; noi apparteniamo a te come a questa tua sorella da
ora per sempre. Coraggio, figlio!.





9.

Allora Tobia chiam Raffaele e gli disse: Fratello Azaria,
prendi con te quattro servi e due cammelli e mettiti in viaggio
per Rage. Va' da Gabael, consegnagli il documento, riporta il il
denaro e conduci anche lui con te alle feste nuziali. Tu sai
infatti che mio padre star a contare i giorni e, se tarder
anche di un solo giorno, lo far soffrire troppo. Vedi bene che
cosa ha giurato Raguele e io non posso trasgredire il suo
giuramento. Part dunque Raffaele per Rage di Media con quattro
servi e due cammelli. Alloggiarono da Gabael. Raffaele gli
present il documento e insieme lo inform che Tobia, figlio di
Tobi, aveva preso moglie e lo invitava alle nozze. Gabael and
subito a prendere i sacchetti, ancora con i loro sigilli, e li
cont in sua presenza; poi li caricarono sui cammelli.

Partirono insieme di buon mattino per andare alle nozze. Giunti
da Raguele, trovarono Tobia adagiato a tavola. Egli salt in
piedi a salutarlo e Gabael pianse e lo benedisse: Figlio ottimo
di un uomo ottimo, giusto e largo di elemosine, conceda il
Signore la benedizione del cielo a te, a tua moglie, al padre e
alla madre di tua moglie. Benedetto Dio, poich ho visto mio
cugino Tobi, vedendo te che tanto gli somigli!.





10.

Ogni giorno intanto Tobi contava le giornate, quante erano
necessarie all'andata e quante al ritorno. Quando poi i giorni
furono al termine e il figlio non era ancora tornato, pens:
Forse sar stato trattenuto l? O sar morto Gabael e nessuno
gli dar il denaro?. Cominci cos a rattristarsi. La moglie
Anna diceva: Mio figlio  perito e non  pi tra i vivi, perch
troppo  il ritardo. E cominci a piangere e a lamentarsi sul
proprio figlio dicendo: Ahim, figlio, perch ti ho lasciato
partire, luce dei miei occhi!.

Le rispondeva Tobi: Taci, non stare in pensiero, sorella; egli
sta bene. Certo li trattiene l qualche fatto imprevisto. Del
resto l'uomo che lo accompagnava  sicuro ed  uno dei nostri
fratelli. Non affliggerti per lui, sorella; tra poco sar qui.
Ma essa replicava: Lasciami stare e non ingannarmi! Mio figlio
 perito.

E subito usciva e osservava la strada per la quale era partito
il figlio; cos faceva ogni giorno senza lasciarsi persuadere da
nessuno. Quando il sole era tramontato, rientrava a piangere e a
lamentarsi per tutta la notte e non prendeva sonno.



Compiutisi i quattordici giorni delle feste nuziali, che Raguele
con giuramento aveva stabilito di fare per la propria figlia,
Tobia and da lui e gli disse: Lasciami partire. Sono certo che
mio padre e mia madre non hanno pi speranza di rivedermi. Ti
prego dunque, o padre, di volermi congedare: possa cos tornare
da mio padre. Gi ti ho spiegato in quale condizione l'ho
lasciato.

Rispose Raguele a Tobia: Resta figlio, resta con me. Mander
messaggeri a tuo padre Tobi, perch lo informino sul tuo conto.
Ma quegli disse: No, ti prego di lasciarmi andare da mio
padre. Allora Raguele, alzatosi, consegn a Tobia la sposa Sara
con met dei suoi beni, servi e serve, buoi e pecore, asini e
cammelli, vesti, denaro e masserizie. Li conged in buona salute.

A lui poi rivolse questo saluto: Sta' sano, o figlio, e fa'
buon viaggio! Il Signore del cielo assista te e Sara tua moglie
e possa io vedere i vostri figli prima di morire.

Poi abbracci Sara sua figlia e disse: Onora tuo suocero e tua
suocera, poich da questo momento essi sono i tuoi genitori,
come coloro che ti hanno dato la vita. Va' in pace, figlia, e
possa sentire buone notizie a tuo riguardo, finch sar in
vita. Dopo averli salutati, li conged.

Da parte sua Edna disse a Tobia: Figlio e fratello carissimo,
il Signore ti riconduca a casa e possa io vedere i figli tuoi e
di Sara mia figlia prima di morire, per gioire davanti al
Signore. Ti affido mia figlia in custodia. Non farla soffrire in
nessun giorno della tua vita. Figlio, va' in pace. D'ora in
avanti io sono tua madre e Sara  tua sorella. Possiamo tutti
insieme avere buona fortuna per tutti i giorni della nostra
vita.

Li baci tutti e due e li conged in buona salute.

Allora Tobia part da Raguele sano e lieto, benedicendo il
Signore del cielo e della terra, il re dell'universo, perch
aveva dato buon esito al suo viaggio. Benedisse Raguele ed Edna
sua moglie con quest'augurio: Possa io avere la fortuna di
onorarvi tutti i giorni della nostra vita.





11.

Quando furono nei pressi di Caserin, di fronte a Ninive, disse
Raffaele: Tu sai in quale condizione abbiamo lasciato tuo
padre. Corriamo avanti, prima di tua moglie, e prepariamo la
casa, mentre gli altri vengono. Allora s'incamminarono tutti e
due insieme. Poi Raffaele gli disse: Prendi in mano il fiele.
Il cane li seguiva.

Anna intanto sedeva a scrutare la strada per la quale era
partito il figlio. Le parve di vederlo venire e disse al padre
di lui: Ecco viene tuo figlio con l'uomo che l'accompagnava.
Raffaele disse a Tobia prima di avvicinarsi al padre: Io so che
i suoi occhi si apriranno. Spalma il fiele del pesce sui suoi
occhi; il farmaco intaccher e asporter come scaglie le macchie
bianche dai suoi occhi. Cos tuo padre riavr la vista e vedr
la luce.

Anna corse avanti e si gett al collo del figlio dicendogli: Ti
rivedo, o figlio. Ora posso morire!. E pianse. Tobi si alz e,
incespicando, usc dalla porta del cortile.

Tobia gli and incontro, tenendo in mano il fiele del pesce.
Soffi sui suoi occhi e lo trasse vicino, dicendo: Coraggio,
padre!. Spalm il farmaco che oper come un morso, poi distacc
con le mani le scaglie bianche dai margini degli occhi. Tobi gli
si butt al collo e pianse, dicendo: Ti vedo, figlio, luce dei
miei occhi!. E aggiunse: Benedetto Dio!

Benedetto il suo grande nome!

Benedetti tutti i suoi angeli santi!

Benedetto il suo grande nome su di noi

e benedetti i suoi angeli

per tutti i secoli!

Perch egli mi ha colpito,

ma poi ha avuto piet

ed ecco, ora io contemplo mio figlio Tobia!.

Tobia entr in casa lieto, benedicendo Dio con quanta voce
aveva. Poi Tobia inform suo padre del viaggio che aveva
compiuto felicemente, del denaro che aveva riportato, di Sara
figlia di Raguele, che aveva presa in moglie e che stava venendo
e che si trovava ormai vicina, alla porta di Ninive. Allora Tobi
usc verso la porta di Ninive incontro alla sposa di lui, lieto
e benedicendo Dio.

Quando la gente di Ninive lo vide passare e camminare con tutto
il vigore di un tempo, senza che alcuno lo conducesse per mano,
fu presa da meraviglia; Tobi proclamava davanti a loro che Dio
aveva avuto piet di lui e che gli aveva aperto gli occhi.

Tobi si avvicin poi a Sara, la sposa di suo figlio Tobia, e la
benedisse: Sii la benvenuta, figlia! Benedetto sia il tuo Dio,
perch ti ha condotta da noi, figlia! Benedetto sia tuo padre,
benedetto mio figlio Tobia e benedetta tu, o figlia! Entra nella
casa che  tua in buona salute e benedizione e gioia; entra o
figlia!.

In quel giorno ci fu una grande festa per tutti i Giudei di
Ninive e Achikar e Nadab suoi cugini vennero a congratularsi con
Tobi. E si festeggiarono le nozze di Tobia con gioia per sette
giorni.





12.

Quando furono terminate le feste nuziali, Tobi chiam il figlio
Tobia e gli disse: Figlio mio, pensa a dare la ricompensa
dovuta a colui che ti ha accompagnato e ad aggiungere qualcosa
d'altro alla somma pattuita. Gli disse Tobia: Padre, quanto
potr dargli come salario? Anche se gli lasciassi la met dei
beni che egli ha portato con me, io non ci perderei.

Egli mi ha condotto sano e salvo, mi ha guarito la moglie, 
andato a prendere per me il denaro e infine ha guarito te!
Quanto posso ancora dargli come salario?.

Tobi rispose: E' giusto che egli riceva la met di tutti i beni
che ha riportato. Fece dunque venire l'angelo e gli disse:
Prendi come tuo salario la met di tutti i beni che tu hai
portato e va' in pace.

Allora Raffaele li chiam tutti e due in disparte e disse loro:
Benedite Dio e proclamate davanti a tutti i viventi il bene che
vi ha fatto, perch sia benedetto e celebrato il suo nome. Fate
conoscere a tutti gli uomini le opere di Dio, come  giusto, e
non trascurate di ringraziarlo.

E' bene tener nascosto il segreto del re, ma  cosa gloriosa
rivelare e manifestare le opere di Dio. Fate ci che  bene e
non vi colpir alcun male. Buona cosa  la preghiera con il
digiuno e l'elemosina con la giustizia. Meglio il poco con
giustizia che la ricchezza con ingiustizia. Meglio  praticare
l'elemosina che mettere da parte oro. L'elemosina salva dalla
morte e purifica da ogni peccato.

Coloro che fanno l'elemosina godranno lunga vita.

Coloro che commettono il peccato e l'ingiustizia sono nemici
della propria vita.

Io vi voglio manifestare tutta la verit, senza nulla
nascondervi: vi ho gi insegnato che  bene nascondere il
segreto del re, mentre  cosa gloriosa rivelare le opere di Dio.
Sappiate dunque che, quando tu e Sara eravate in preghiera, io
presentavo l'attestato della vostra preghiera davanti alla
gloria del Signore. Cos anche quando tu seppellivi i morti.
Quando poi tu non hai esitato ad alzarti e ad abbandonare il tuo
pranzo e sei andato a curare la sepoltura di quel morto, allora
io sono stato inviato per provare la tua fede, ma Dio mi ha
inviato nel medesimo tempo per guarire te e Sara tua nuora. Io
sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad
entrare alla presenza della maest del Signore.

Allora furono riempiti di terrore tutti e due: si prostrarono
con la faccia a terra ed ebbero una grande paura. Ma l'angelo
disse loro: Non temete; la pace sia con voi. Benedite Dio per
tutti i secoli. Quando ero con voi, io non stavo con voi per mia
iniziativa, ma per la volont di Dio: lui dovete benedire
sempre, a lui cantate inni. A voi sembrava di vedermi mangiare,
ma io non mangiavo nulla: ci che vedevate era solo apparenza.
Ora benedite il Signore sulla terra e rendete grazie a Dio. Io
ritorno a colui che mi ha mandato. Scrivete tutte queste cose
che vi sono accadute.

E sal in alto. Essi si rialzarono, ma non poterono pi vederlo.
Allora andavano benedicendo e celebrando Dio e lo ringraziavano
per queste grandi opere perch era loro apparso l'angelo di Dio.





13.

Allora Tobi scrisse questa preghiera di esultanza e disse:

Benedetto Dio che vive in eterno;

il suo regno dura per tutti i secoli;

egli castiga e usa misericordia,

fa scendere negli abissi della terra,

fa risalire dalla grande Perdizione

e nulla sfugge alla sua mano.

Lodatelo figli d'Israele, davanti alle genti;

egli vi ha disperso in mezzo a esse

per proclamare la sua grandezza.

Esaltatelo davanti a ogni vivente;

 lui il Signore, il nostro Dio,

lui il nostro Padre, il Dio per tutti i secoli.

Vi castiga per le vostre ingiustizie,

ma user misericordia a tutti voi.

Vi raduna da tutte le genti

in mezzo alle quali siete stati dispersi.

Convertitevi a lui con tutto il cuore e con tutta l'anima,

per fare la giustizia davanti a lui;

allora egli si convertir a voi

e non vi nasconder il suo volto.

Ora contemplate ci che ha operato con voi

e ringraziatelo con tutta la voce;

benedite il Signore della giustizia

ed esaltate il re dei secoli.

Io gli do lode nel paese del mio esilio

e manifesto la sua forza e grandezza

a un popolo di peccatori.

Convertitevi, o peccatori

e operate la giustizia davanti a lui;

chi sa che non torni ad amarvi

e vi usi misericordia?

Io esalto il mio Dio e celebro il re del cielo

ed esulto per la sua grandezza.

Tutti ne parlino

e diano lode a lui in Gerusalemme!

Gerusalemme, citt santa,

ti ha castigata per le opere dei tuoi figli,

e avr ancora piet per i figli dei giusti.

Da' lode degnamente al Signore

e benedici il re dei secoli;

egli ricostruir in te il suo tempio con gioia,

per allietare in te tutti i deportati,

per far contenti in te tutti gli sventurati,

per tutte le generazioni dei secoli.

Come luce splendida brillerai sino ai confini della terra;

nazioni numerose verranno a te da lontano;

gli abitanti di tutti i confini della terra

verranno verso la dimora del santo nome,

portando in mano i doni per il re del cielo.

Generazioni e generazioni esprimeranno in te l'esultanza

e il nome della citt eletta durer nei secoli.

Maledetti coloro che ti malediranno,

maledetti saranno quanti ti distruggono,

demoliscono le tue mura,

rovinano le tue torri

e incendiano le tue abitazioni!

Ma benedetti sempre quelli che ti ricostruiranno.

Sorgi ed esulta per i figli dei giusti:

tutti presso di te si raduneranno

e benediranno il Signore dei secoli.

Beati coloro che ti amano,

beati coloro che gioiscono per la tua pace.

Beati coloro che avranno pianto per le tue sventure:

gioiranno per te e vedranno tutta la tua gioia per sempre.

Anima mia, benedici il Signore, il gran re:

Gerusalemme sar ricostruita

come citt della sua residenza per sempre.

Beato sar io, se rimarr un resto della mia discendenza

per vedere la tua gloria e dar lode al re del cielo.

Le porte di Gerusalemme

saranno ricostruite di zaffiro e di smeraldo

e tutte le sue mura di pietre preziose;

le torri di Gerusalemme

si costruiranno con l'oro

e i loro baluardi con oro finissimo.

Le strade di Gerusalemme saranno lastricate

con turchese e pietra di Ofir;

le porte di Gerusalemme

risuoneranno di canti di esultanza,

e in tutte le sue case canteranno:

Alleluia!

Benedetto il Dio d'Israele

e benedetti coloro che benedicono il suo santo nome

per sempre e nei secoli!.





14.

Qui finirono le parole del canto di Tobi.

Tobi mor in pace all'et di centododieci anni e fu sepolto con
onore a Ninive. Egli aveva sessantadue anni quando divenne
cieco; dopo la sua guarigione visse nella felicit, pratic
l'elemosina e continu sempre a benedire Dio e a celebrare la
sua grandezza.

Quando stava per morire, fece venire il figlio Tobia e gli diede
queste istruzioni:

Figlio, porta via i tuoi figli e rifugiati in Media, perch io
credo alla parola di Dio, che Nahum ha pronunziato su Ninive.
Tutto dovr accadere, tutto si realizzer sull'Assiria e su
Ninive, come hanno predetto i profeti d'Israele, che Dio ha
inviato; non una delle loro parole cadr. Ogni cosa capiter a
suo tempo. Ci sar maggiore sicurezza in Media che in Assiria o
in Babilonia. Perch io so e credo che quanto Dio ha detto si
compir e avverr e non cadr una sola parola delle profezie.

I nostri fratelli che abitano il paese d'Israele saranno tutti
dispersi e deportati lontano dal loro bel paese e tutto il paese
d'Israele sar ridotto a un deserto. Anche Samaria e Gerusalemme
diventeranno un deserto e il tempio di Dio sar nell'afflizione
e rester bruciato fino ad un certo tempo. Poi di nuovo Dio avr
piet di loro e li ricondurr nel paese d'Israele. Essi
ricostruiranno il tempio, ma non uguale al primo, finch sar
completo il computo dei tempi. Dopo torneranno tutti dall'esilio
e ricostruiranno Gerusalemme nella sua magnificenza e il tempio
di Dio sar ricostruito, come hanno preannunziato i profeti di
Israele.

Tutte le genti che si trovano su tutta la terra si convertiranno
e temeranno Dio nella verit. Tutti abbandoneranno i loro idoli,
che li hanno fatti errare nella menzogna, e benediranno il Dio
dei secoli nella giustizia. Tutti gli Israeliti che saranno
scampati in quei giorni e si ricorderanno di Dio con sincerit,
si raduneranno e verranno a Gerusalemme e per sempre abiteranno
tranquilli il paese di Abramo, che sar dato in loro possesso.
Coloro che amano Dio nella verit gioiranno; coloro invece che
commettono il peccato e l'ingiustizia spariranno da tutta la
terra.

Ora, figli, vi comando: servite Dio nella verit e fate ci che
a lui piace. Anche ai vostri figli insegnate l'obbligo di fare
la giustizia e l'elemosina, di ricordarsi di Dio di benedire il
suo nome sempre, nella verit e con tutte le forze. Tu dunque,
figlio, parti da Ninive, non restare pi qui. Dopo aver sepolto
tua madre presso di me, quel giorno stesso non devi pi restare
entro i confini di Ninive. Vedo infatti trionfare in essa molta
ingiustizia e grande perfidia e neppure se ne vergognano.

Vedi, figlio, quanto ha fatto Nadab al padre adottivo Achikar.
Non  stato egli costretto a scendere vivente sotto terra? Ma
Dio ha rigettato l'infamia in faccia al colpevole: Achikar
ritorn alla luce mentre invece Nadab entr nelle tenebre
eterne, perch aveva cercato di far morire Achikar. Per avere
praticato l'elemosina, Achikar sfugg al laccio mortale che gli
aveva teso Nadab, Nadab invece cadde in quel laccio, che lo fece
perire. Cos, figli miei, vedete dove conduce l'elemosina e dove
conduce l'iniquit: essa conduce alla morte. Ma ecco, mi sfugge
il respiro!.

Essi lo distesero sul letto, mor e fu sepolto con onore.



Quando mor la madre, Tobia la seppell vicino al padre, poi
part per la Media con la moglie e i figli. Abit in Ecbatana,
presso Raguele suo suocero. Cur con onore i suoceri nella loro
vecchiaia e li seppell a Ecbatana in Media.

Tobia eredit il patrimonio di Raguele come eredit quello del
padre Tobi. Mor da tutti stimato all'et di centodiciassette
anni. Prima di morire sent parlare della rovina di Ninive e
vide i prigionieri che venivano deportati in Media per opera di
Achiacar re della Media.

Benedisse allora Dio per quanto aveva fatto nei confronti degli
abitanti di Ninive e dell'Assiria. Prima di morire pot dunque
gioire della sorte di Ninive e benedisse il Signore Dio nei
secoli dei secoli.





GIUDITTA.





1.

Nell'anno dodicesimo del regno di Nabucodonosor, che regnava
sugli Assiri nella grande citt di Ninive, Arfacsad regnava sui
Medi in Ecbatana. Questi edific intorno a Ecbatana mura con
pietre tagliate nella misura di tre cubiti di larghezza e sei
cubiti di lunghezza, portando l'altezza del muro a settanta
cubiti e la larghezza a cinquanta cubiti. Costru alle porte
della citt le torri murali alte cento cubiti e larghe alla base
sessanta cubiti, costru le porte portandole fino all'altezza di
settanta cubiti: la larghezza di ciascuna era di quaranta
cubiti, per il passaggio dell'esercito dei suoi forti e l'uscita
in parata dei suoi fanti.

In quel periodo di tempo il re Nabucodonosor mosse guerra al re
di Arfacsad nella grande pianura, cio nella piana che si trova
nel territorio di Ragau. Ma si schierarono a fianco di costui
tutti gli abitanti delle montagne e quelli della zona
dell'Eufrate, del Tigri e dell'Idaspe e gli abitanti della
pianura di Arioch, re degli Elamiti. Cos molte genti si
trovarono adunate in aiuto ai figli di Cheleud.



Allora Nabucodonosor re degli Assiri sped messaggeri a tutti
gli abitanti della Persia e a tutti gli abitanti delle regioni
occidentali: a quelli della Cilicia e di Damasco, del Libano e
dell'Antilibano e a tutti gli abitanti della fascia litoranea e
a quelli che appartenevano alle popolazioni del Carmelo e di
Galaad, della Galilea superiore e della grande pianura di
Esdrelon; a tutti gli abitanti della Samaria e delle sue citt,
a quelli che stavano oltre il Giordano fino a Gerusalemme,
Batane, Chelus e Cades e al torrente d'Egitto, nonch a Tafni, a
Ramesse e a tutto il paese di Gessen, fino a comprendere la
regione al di sopra di Tanis e Menfi, e ancora a tutti gli
abitanti dell'Egitto sino ai confini dell'Etiopia. Ma gli
abitanti di tutte queste regioni disprezzarono l'invito di
Nabucodonosor re degli Assiri e non lo seguirono nella guerra,
perch non avevano alcun timore di lui, che agli occhi loro era
come un uomo qualunque. Essi respinsero i suoi messaggeri a mani
vuote e con disonore.



Allora Nabucodonosor si accese di sdegno terribile contro tutte
queste regioni e giur per il suo trono e per il suo regno che
avrebbe fatto sicura vendetta, devastando con la spada i paesi
della Cilicia, di Damasco e della Siria, tutte le popolazioni
della terra di Moab, gli Ammoniti, tutta la Giudea e tutti gli
abitanti dell'Egitto fino al limite dei due mari. Quindi marci
con l'esercito contro il re Arfacsad nel diciassettesimo anno, e
prevalse su di lui in battaglia, travolgendo l'esercito di
Arfacsad con tutta la sua cavalleria e tutti i suoi carri.
S'impadron delle sue citt, giunse fino ad Ecbatana e ne
espugn le torri, ne saccheggi le piazze e ne mut lo splendore
in ludibrio. Poi sorprese Arfacsad sui monti di Ragau, lo
trafisse con le sue lance e lo tolse di mezzo in quel giorno.
Fece quindi ritorno a Ninive con tutto l'esercito eterogeneo,
che era una moltitudine infinita di guerrieri e si ferm l,
egli e il suo esercito, per centoventi giorni dandosi a
divertimenti e banchetti.





2.

Nell'anno decimottavo, il giorno ventidue del primo mese, nel
palazzo di Nabucodonosor re degli Assiri, fu discusso un piano
di vendetta contro tutta la terra, come aveva annunziato.

Radun tutti i suoi ministri e i suoi dignitari, tenne con loro
consiglio segreto ed espose compiutamente con la sua parola
tutta la perfidia di quelle regioni. Essi decisero che si
dovesse punire con la distruzione chiunque non si era allineato
con l'ordine da lui emanato.

Quando ebbe finito la consultazione, Nabucodonosor re degli
Assiri chiam Oloferne, generale supremo del suo esercito, che
teneva il secondo posto dopo di lui e gli disse: Questo dice il
gran re, il signore di tutta la terra: Ecco, tu uscirai come mio
luogotenente e prenderai con te uomini valorosi: centoventimila
fanti e un contingente di dodicimila cavalli con i loro
cavalieri; quindi muoverai contro tutti i paesi di occidente,
perch quelle regioni hanno disobbedito al mio comando. A
costoro ordinerai di preparare la terra e l'acqua, perch con
collera piomber su di loro e coprir la terra con i piedi del
mio esercito e li metter in suo potere per il saccheggio.
Quelli di loro che cadranno colpiti riempiranno le loro valli e
ogni torrente e fiume sar pieno dei loro cadaveri fino a
straripare; i loro prigionieri li spinger fino agli estremi di
tutta la terra. Tu dunque va' e occupa per me tutto il loro
paese e, quando si saranno arresi a te, li terrai a mia
disposizione fino al giorno del loro castigo. Quanto ai ribelli,
non abbia il tuo occhio compassione di destinarli alla morte e
alla devastazione in tutto il territorio. Come  vero che vivo e
vive la potenza del mio regno, questo ho detto e questo far di
mia mano. Da parte tua bada di non trasgredire alcuna parola del
tuo signore, ma eseguisci esattamente ci che ti ho comandato e
non indugiare a tradurre in atto i comandi.

Oloferne usc dalla corte del suo signore e convoc i
comandanti, gli strateghi e gli ufficiali dell'esercito assiro;
quindi scelse e cont gli uomini per le sue formazioni, come gli
aveva comandato il suo signore, in numero di centoventimila, pi
dodicimila arcieri a cavallo, e li ordin come si usa inquadrare
la truppa per la guerra. Prese poi cammelli e asini e muli in
dotazione alle truppe, in numero grandissimo, e ancora pecore e
buoi e capre in quantit innumerevole per il loro
vettovagliamento. Provvide ancora razioni in abbondanza per
ciascun uomo e gran rifornimento d'oro e d'argento dal tesoro
del re. Partirono dunque lui e tutte le sue truppe per iniziare
la spedizione e precedere il re Nabucodonosor e ricoprire la
terra occidentale con i loro carri e i cavalieri e la fanteria
scelta. Si un anche a loro una moltitudine varia, numerosa come
le cavallette e come la polvere del suolo, che non si poteva
affatto contare per la grande quantit.



Mossero da Ninive camminando tre giorni in direzione della
pianura di Bectilet e si accamparono a distanza di Bectilet
vicino al monte che sta sulla sinistra della Cilicia superiore.
Di l, muovendo tutto il suo esercito, fanti e cavalli e carri,
Oloferne si diresse verso la montagna. Quindi devast Fud e Lud
e depred i figli di Rassis e gli Ismaeliti, che abitavano lungo
il deserto a mezzogiorno di Cheleon. In seguito pass l'Eufrate,
attravers la Mesopotamia e demol le citt che s'innalzavano
sul torrente Abrona e nel territorio fino al mare. Poi invase i
paesi della Cilicia, stermin quanti gli si opponevano e venne
nella regione di Iafet verso mezzogiorno alle frontiere
dell'Arabia. Accerchi anche tutti i Madianiti e appicc il
fuoco ai loro attendamenti e depred il loro bestiame.
Proseguendo scese verso la pianura di Damasco nei giorni della
mietitura del grano, diede fuoco a tutti i loro campi e vot
allo sterminio i loro greggi e armenti, saccheggi le loro
citt, devast le loro campagne e pass a fil di spada tutti i
giovani.

Allora si sparse la paura e il terrore di lui fra tutte le
popolazioni della costa su quelle che si trovavano in Sidone e
in Tiro, fra gli abitanti di Sur e Okina, su tutte le genti di
Iemnaan, e anche gli abitanti di Azoto e Ascalona ne ebbero
grande terrore.





3.

Perci gli inviarono messaggeri con proposte di pace: Ecco, ci
mettiamo davanti a te noi, figli del gran re Nabucodonosor; fa'
di noi quanto ti piacer. Ecco, le nostre case e tutto il nostro
territorio e tutti i campi di grano, i greggi e gli armenti e
tutto il bestiame dei nostri attendamenti sono a tua
disposizione, perch tu ne faccia quel che vuoi. Anche le nostre
citt e quanti ci abitano, ecco sono tuoi servi, vieni e
trattale come ti piacer. Si presentarono di fatto ad Oloferne
quegli uomini e si espressero con lui su questo tono.

Egli scese allora con il suo esercito lungo la costa e pose
presidi nelle fortezze, poi prelev da esse uomini scelti come
ausiliari.

Quelle popolazioni con tutto il paese circostante lo accolsero
con corone e danze e suono di timpani. Ma egli demol tutti i
loro templi e tagli i boschi sacri, perch aveva ordine di
distruggere tutti gli dei della terra, in modo che tutti i
popoli adorassero solo Nabucodonosor e tutte le lingue e le
trib lo acclamassero come dio. Poi giunse in vista di Esdrelon,
vicino a Dotain che  di fronte alle grandi montagne della
Giudea.

Essi si accamparono fra Gebe e Scitopoli e Oloferne rimase l un
mese intero per raccogliere tutto il bottino delle sue truppe.





4.

Quando gli Israeliti che abitavano in tutta la Giudea sentirono
per fama quanto Oloferne, il comandante supremo di
Nabucodonosor, aveva fatto agli altri popoli e come aveva messo
a sacco tutti i loro templi e li aveva votati allo sterminio,
furono presi da indescrivibile terrore all'avanzarsi di lui e
furono costernati a causa di Gerusalemme e del tempio del
Signore, loro Dio. Oltre tutto, essi erano tornati da poco dalla
prigionia e di recente tutto il popolo si era radunato in
Giudea; erano stati consacrati gli arredi sacri e l'altare e il
tempio dopo la profanazione.

Perci spedirono messaggeri in tutto il territorio della
Samaria, a Cona, a Bet-Oron, a Belmain, a Gerico e ancora a
Coba, ad Esora e alle strette di Salem, e disposero di occupare
in anticipo le cime dei monti pi alti, di circondare di mura i
villaggi di quelle zone e di raccogliere vettovaglie in
preparazione alla guerra, tanto pi che nelle loro campagne era
appena terminata la mietitura. Inoltre Ioakim, sommo sacerdote
in Gerusalemme in quel periodo di tempo, scrisse agli abitanti
di Betulia e Betomestaim, situata di fronte a Esdrelon
all'imbocco della pianura che si stende vicino a Dotain,
ordinando loro di occupare i valichi dei monti, perch di l si
apriva la via d'ingresso alla Giudea e sarebbe stato facile
arrestarli al valico, dove erano obbligati per la strettezza del
passaggio a procedere tutti a due a due. Gli Israeliti fecero
come aveva loro ordinato il sommo sacerdote Ioakim e il
consiglio degli anziani di tutto il popolo d'Israele, che si
trovava a Gerusalemme.

Nello stesso tempo ogni Israelita lev il suo grido a Dio con
fervida insistenza e tutti si umiliarono con grande impegno.
Essi con le mogli e i bambini, i loro armenti e ogni ospite e
mercenario e i loro schiavi si cinsero di sacco i fianchi. Ogni
uomo o donna israelita e i fanciulli che abitavano in
Gerusalemme si prostrarono davanti al tempio e cosparsero il
capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al
Signore. Ricoprirono di sacco anche l'altare e alzarono il loro
grido al Dio di Israele tutt'insieme senza interruzione,
supplicando che i loro figli non venissero abbandonati allo
sterminio, le loro mogli alla schiavit, le citt di loro
eredit alla distruzione, il santuario alla profanazione e al
ludibrio in mano alle genti.

Il Signore porse l'orecchio al loro grido e volse lo sguardo
alla loro tribolazione, mentre il popolo digiunava da molti
giorni in tutta la Giudea e in Gerusalemme davanti al santuario
del Signore onnipotente. Ioakim sommo sacerdote e tutti gli
altri sacerdoti che stavano davanti al Signore e tutti i
ministri del culto divino, con i fianchi cinti di sacco,
offrivano l'olocausto perenne, i sacrifici votivi e le offerte
volontarie del popolo. Avevano cosparso di cenere i loro
turbanti e invocavano a piena voce il Signore, perch
provvedesse benignamente a tutta la casa di Israele.





5.

Fu riferito intanto ad Oloferne, comandante supremo
dell'esercito di Assur, che gli Israeliti si preparavano alla
guerra e avevano bloccato i passi montani, avevano fortificato
tutte le sommit dei monti e avevano disposto ostacoli nelle
pianure. Egli mont in gran furore e convoc tutti i capi di
Moab e gli strateghi di Ammon e tutti i satrapi delle regioni
marittime e disse loro: Spiegatemi un po', voi figli di Canaan,
che popolo  questo che dimora sui monti e come sono le citt
che egli abita, quanti sono gli effettivi del suo esercito, dove
risiede la loro forza e il loro vigore, chi si  messo alla loro
testa come re e condottiero del loro esercito e perch hanno
rifiutato di venire incontro a me a differenza di tutte le
popolazioni dell' occidente.



Gli rispose Achior, condottiero di tutti gli Ammoniti:

Ascolti bene il mio signore la risposta dalle labbra del suo
servo: io riferir la verit sul conto di questo popolo, che sta
su queste montagne vicino al luogo ove risiedi, n uscir
menzogna dalla bocca del tuo servo.

Questo popolo si compone di discendenti dei Caldei. Essi si
trasferirono dapprima nella Mesopotamia, perch non vollero
seguire gli dei dei loro padri che si trovavano nel paese dei
Caldei. Essi avevano abbandonato la tradizione dei loro padri e
avevano adorato il Dio del cielo, quel Dio che essi avevano
conosciuto; perci li avevano scacciati dalla presenza dei loro
dei ed essi si erano rifugiati in Mesopotamia e furono l per
molto tempo. Ma il loro Dio comand loro di uscire dal paese che
li ospitava e venire nel paese di Canaan .

Qui infatti si stabilirono e si arricchirono di oro e di argento
e di bestiame in gran numero. Poi scesero in Egitto, perch la
fame aveva invaso tutto il paese di Canaan, e vi rimasero come
stranieri finch trovarono da vivere. L divennero anche una
moltitudine imponente, tanto che non si poteva contare la loro
discendenza. Ma si alz contro di loro il re dell'Egitto che li
sfrutt nella preparazione dei mattoni e perci furono umiliati
e trattati come schiavi. Essi alzarono suppliche al loro Dio e
questi percosse tutto il paese d'Egitto con castighi ai quali
non c'era rimedio. Perci gli Egiziani li mandarono via dal loro
paese. Dio asciug il Mare Rosso davanti a loro e li guid per
la via del Sinai e di Cadesbarne; essi eliminarono quanti
risiedevano nel deserto. Poi dimorarono nel paese degli Amorrei
e sterminarono con la loro forza gli abitanti di Esebon; quindi
passarono il Giordano e si insediarono in tutte quelle montagne.
Scacciarono davanti a loro il Cananeo, il Perizzita, il Gebuseo,
Sichem e tutti i Gergesei e abitarono nel loro territorio per
molti anni.

In realt fin quando non peccavano contro il loro Dio erano
nella prosperit, perch il Dio che  con loro odia il male.
Quando invece si allontanarono dagli ordinamenti che egli aveva
loro imposto, furono terribilmente sconfitti in molte guerre e
condotti prigionieri in paese straniero, il tempio del loro Dio
fu raso al suolo e le loro citt caddero in potere dei loro
nemici. Ora appunto, riconciliati con il loro Dio, hanno fatto
ritorno dai luoghi dove erano stati dispersi, hanno ripreso
possesso di Gerusalemme, dove  il loro santuario, e si sono
stabiliti sulle montagne, che prima erano deserte.

Ora, mio sovrano e signore, se c' qualche aberrazione in questo
popolo perch ha peccato contro il suo Dio, se cio ci
accorgiamo che c' in mezzo a loro questo inciampo, avanziamo e
diamo loro battaglia. Se invece non c' alcuna trasgressione
nella loro gente, il mio signore passi oltre, perch il Signore,
che  il loro Dio, non si faccia loro scudo e noi diveniamo
oggetto di scherno davanti a tutta la terra.



Ecco, appena Achior cess di pronunciare queste parole, tutta la
turba che circondava la tenda e stazionava intorno alz un
mormorio, mentre gli ufficiali di Oloferne e tutti gli abitanti
della costa e i Moabiti proponevano di ucciderlo. Non avremo
certo paura degli Israeliti, dicevano; vedete che  un popolo
nel quale non ci sono esercito n forze armate per un valido
schieramento. Dunque avanziamo presto e saranno pascolo di tutto
il tuo esercito, o sovrano Oloferne.







6.

Quando si fu calmata l'agitazione degli uomini che presenziavano
tutt'intorno al convegno, parl Oloferne, comandante supremo
dell'esercito di Assur, rivolgendosi ad Achior alla presenza di
tutta quell'assemblea di stranieri e a tutti i Moabiti:

Chi sei tu, Achior, e i mercenari di Efraim, per profetare in
mezzo a noi come hai fatto oggi e suggerire di non combattere il
popolo d'Israele, perch il loro Dio li protegger dall'alto? E
che altro dio c' se non Nabucodonosor? Questi invier la sua
forza e li sterminer dalla terra, n servir il loro Dio a
liberarli. Saremo noi suoi servi a spazzarli via come un sol
uomo, perch non potranno sostenere l'impeto dei nostri cavalli.
Li bruceremo in casa loro, i loro monti s'inebrieranno del loro
sangue, i loro campi si colmeranno dei loro cadaveri, n potr
resistere la pianta dei loro piedi davanti a noi, ma saranno
tutti distrutti. Questo dice Nabucodonosor, il signore di tutta
la terra: cos ha parlato e le sue parole non potranno essere
smentite.

Quanto a te, Achior, mercenario di Ammon, che hai detto queste
cose nel giorno della tua sventura, non vedrai pi la mia faccia
da oggi fino a quando far vendetta di questa razza che viene
dall'Egitto. Allora il ferro dei miei soldati e la numerosa
schiera dei miei ministri trapasser i tuoi fianchi e tu cadrai
fra i loro cadaveri, quando io torner a vederti. I miei servi
ora ti esporranno sulla montagna e ti porranno in una delle
citt sul percorso; non morirai finch non sarai sterminato con
loro. Ma se speri in cuor tuo che essi non saranno presi, non
sia il tuo aspetto cos depresso. Ho detto: nessuna mia parola
andr a vuoto.

Allora Oloferne diede ordine ai suoi servi, che erano di turno
nella sua tenda, di prendere Achior, di esporlo vicino a Betulia
e di abbandonarlo nelle mani degli Israeliti. I suoi servi lo
presero e lo condussero fuori dell'accampamento in aperta
campagna, lo menarono dal mezzo della pianura verso la montagna
e si trovarono presso le fonti che erano sotto Betulia. Quando
gli uomini della citt li scorsero sulla cresta del monte,
presero le armi e uscirono dalla citt dirigendosi verso la
cresta. Tutti i frombolieri occuparono i sentieri di accesso e
si misero a lanciare pietre su di loro. Quelli ridiscesero al
riparo del monte, legarono Achior e lo abbandonarono gettandolo
a terra alle falde del monte, quindi fecero ritorno al loro
signore.

Gli Israeliti scesero dalla loro citt, si avvicinarono a lui,
lo slegarono, lo condussero in Betulia e lo presentarono ai capi
della citt, che in quel tempo erano Ozia figlio di Mica della
trib di Simeone, Cabri figlio di Gotoniel e Carmi figlio di
Melchiel. Radunarono subito tutti gli anziani della citt e
tutti i giovani e le donne accorsero al luogo del raduno. Posero
Achior in mezzo a tutta quell'adunanza e Ozia lo interrog
sull'accaduto. Quegli rifer loro le parole del consiglio di
Oloferne e tutto il discorso che Oloferne aveva pronunziato in
mezzo ai capi degli Assiri e quanto aveva detto superbamente
contro il popolo d'Israele.

Allora tutto il popolo si prostr ad adorare Dio e alz queste
suppliche: Signore, Dio del cielo, guarda la loro superbia,
abbi piet dell'umiliazione della nostra stirpe e accogli
benigno in questo giorno la presenza di coloro che sono
consacrati a te. Poi confortarono Achior e gli rivolsero parole
di gran lode; Ozia da parte sua lo accolse dopo l'adunanza nella
sua casa e offr un banchetto a tutti gli anziani; per tutta
quella notte invocarono l'aiuto del Dio d'Israele.





7.

Il giorno dopo, Oloferne diede ordine a tutto l'esercito e a
tutta la moltitudine di coloro che erano venuti come suoi
alleati, di iniziare l'azione contro Betulia, occupando le vie
d'accesso alla montagna e attaccando battaglia contro gli
Israeliti. In quel giorno effettivamente ogni uomo valido fra
loro si pose in marcia.

Il loro esercito si componeva di centosettantamila fanti e
dodicimila cavalieri, senza contare gli addetti ai servizi e
molti altri uomini che erano a piedi con loro, in numero
ingente. Essi si accamparono nella valle vicina a Betulia oltre
la sorgente, allargandosi dalla zona sopra Dotain fino a Belbaim
ed estendendosi da Betulia fino a Kiamon, che  di fronte a
Esdrelon.

Gli Israeliti, quando videro la loro moltitudine, rimasero molto
costernati e si dicevano l'un l'altro: Ora costoro
inghiottiranno tutta la terra, n i monti pi alti, n le valli
profonde, n i colli potranno resistere al loro peso. Ognuno
prese la sua armatura e, accesi i fuochi sulle torri, stettero
in guardia tutta quella notte.

Il giorno seguente Oloferne fece uscire tutta la cavalleria
contro il fronte degli Israeliti che erano in Betulia, osserv
le vie di accesso alla loro citt, ispezion le sorgenti d'acqua
e le occup e, dopo avervi posto attorno guarnigioni di uomini
armati, fece ritorno tra la sua gente.

Allora gli si avvicinarono tutti gli Idumei e tutti i capi del
popolo di Moab e gli strateghi della costa e gli dissero:
Voglia ascoltare il signor nostro una parola, perch siano
evitati inconvenienti nel tuo esercito. Questo popolo non si
affida alle sue lance, ma all'altezza dei monti, sui quali essi
si sono appostati, e certo non  facile arrivare sulle creste
dei loro monti. Quindi, signore, non attaccare costoro come si
usa nella battaglia campale e non cadr un solo uomo del tuo
esercito. Rimani fermo nel tuo accampamento avendo buona cura di
ogni uomo del tuo esercito: intanto i tuoi gregari vadano a
occupare la sorgente dell'acqua che sgorga alla radice del
monte, perch di l attingono tutti gli abitanti di Betulia;
vedrai che la sete li far morire e verranno alla resa della
loro citt. Noi e la nostra gente saliremo sulle vicine alture
dei monti e ci apposteremo su di esse e staremo a guardia per
non lasciare uscire dalla citt alcun uomo. Cos cadranno
sfiniti dalla fame essi, le loro donne, i loro figli e, prima
che la spada arrivi su di loro, saranno stesi sulle piazze fra
le loro case. Avrai cos reso loro un terribile contraccambio
perch si sono ribellati e non hanno voluto venire incontro a te
con intenzioni pacifiche.

Piacque questo discorso a Oloferne e a tutti i suoi ministri e
diede ordine che si facesse come avevano proposto. Si mosse
quindi il reparto dei Moabiti e cinquemila Assiri con loro, si
accamparono nella valle e occuparono gli acquedotti e le
sorgenti d'acqua degli Israeliti. A loro volta gli Idumei e gli
Ammoniti, con dodicimila Assiri, salirono e si appostarono sulla
montagna di fronte a Dotain. Spinsero anche contingenti dei loro
a meridione e a oriente di fronte a Egrebel, che si trova vicino
a Cuj, situata sul torrente Mochmur. Il rimanente esercito degli
Assiri rest accampato nella pianura ricoprendo tutta
l'estensione del terreno. Le tende e gli equipaggiamenti
costituivano una massa imponente, perch essi erano in realt
una turba immensa.



Allora gli Israeliti alzarono suppliche al Signore loro Dio, con
l'animo in preda all'abbattimento, perch da ogni parte li
avevano circondati i nemici e non c'era modo di passare in mezzo
a loro. Il campo degli Assiri al completo, fanti, carri e
cavalli, rimase fermo tutt'attorno per trentaquattro giorni e
venne a mancare a tutti gli abitanti di Betulia ogni riserva
d'acqua. Anche le cisterne erano vuote e non potevano pi bere a
saziet un giorno solo, perch distribuivano da bere in quantit
razionata. Incominciarono i bambini a cadere sfiniti, le donne e
i ragazzi venivano meno per la sete e cadevano nelle piazze
della citt e nei passaggi delle porte e ormai non rimaneva pi
in loro alcuna energia.

Allora tutto il popolo si radun presso Ozia e i capi della
citt, con giovani, donne e fanciulli, e alzarono grida e
dissero davanti a tutti gli anziani: Sia giudice il Signore tra
voi e noi, perch voi ci avete recato un grave danno rifiutando
di proporre la pace agli Assiri. Ora non c' pi nessuno che ci
possa aiutare, perch Dio ci ha venduti in balia di costoro per
essere abbattuti davanti a loro dalla sete e da terribili mali.
Omai chiamateli e consegnate la citt intera per il saccheggio
al popolo di Oloferne e a tutto il suo esercito. E' meglio per
noi essere loro preda; diventeremo certo loro schiavi, ma
potremo vivere e non vedremo con i nostri occhi la morte dei
nostri bambini, n le donne e i nostri figli esalare l'ultimo
respiro. Chiamiamo a testimonio contro di voi il cielo e la
terra e il nostro Dio, il Signore dei nostri padri, che ci
punisce per la nostra iniquit e per le colpe dei nostri padri,
perch non ci lasci pi in una situazione come questa in cui
siamo oggi.

Successe allora un pianto generale in mezzo all'adunanza e
gridarono suppliche a gran voce al Signore loro Dio. Ozia
rispose loro: Coraggio, fratelli, resistiamo ancora cinque
giorni e in questo tempo il Signore Dio nostro rivolger di
nuovo la misericordia su di noi; non  possibile che egli ci
abbandoni fino all'ultimo. Ma se proprio passeranno questi
giorni e non ci arriver alcun aiuto, far secondo le vostre
richieste. Cos rimand il popolo ciascuno al proprio posto ed
essi tornarono sulle mura e sulle torri della citt e
rimandarono le donne e i figli alle loro case; ma tutti nella
citt erano in grande abbattimento.



8.

In quei giorni venne a conoscenza della situazione Giuditta
figlia di Merari, figlio di Oks, figlio di Giuseppe, figlio di
Oziel, figlio di Elkia, figlio di Anania, figlio di Gedeone,
figlio di Rafain, figlio di Achitob, figlio di Elia, figlio di
Chelkia, figlio di Eliab, figlio di Natanael, figlio di
Salamiel, figlio di Sarasadai, figlio di Israele. Suo marito era
stato Manasse, della stessa trib e famiglia di lei; egli era
morto al tempo della mietitura dell'orzo. Mentre stava
sorvegliando quelli che legavano i covoni nella campagna, il suo
capo fu colpito da insolazione. Dovette mettersi a letto e mor
in Betulia sua citt e lo seppellirono con i suoi padri nel
campo che sta tra Dotain e Balamon. Giuditta era rimasta nella
sua casa in stato di vedovanza ed erano passati gi tre anni e
quattro mesi. Si era fatta preparare una tenda sul terrazzo
della sua casa, si era cinta i fianchi di sacco e portava le
vesti delle vedove. Da quando era vedova digiunava tutti i
giorni, eccetto le vigilie dei sabati e i sabati, le vigilie dei
noviluni e i noviluni, le feste e i giorni di gioia per Israele.
Era bella d'aspetto e molto avvenente nella persona; inoltre suo
marito Manasse le aveva lasciato oro e argento, schiavi e
schiave, armenti e terreni ed essa era rimasta padrona di tutto.
N alcuno poteva dire una parola maligna a suo riguardo, perch
temeva molto Dio.



Venne dunque a sapere le parole esasperate rivolte dal popolo
alle autorit, perch erano demoralizzati per la mancanza
d'acqua, e anche Giuditta seppe di tutte le risposte che aveva
date loro Ozia e come avesse giurato loro di consegnare la citt
agli Assiri dopo cinque giorni.

Subito mand la sua ancella particolare che aveva in cura tutte
le sue sostanze a chiamare Cabri e Carmi, che erano gli anziani
della sua citt. Vennero da lei ed essa disse loro:

Ascoltatemi bene, voi capi dei cittadini di Betulia. Non 
stato affatto conveniente il discorso che oggi avete tenuto al
popolo, aggiungendo il giuramento che avete pronunziato e
interposto tra voi e Dio, di mettere la citt in mano ai nostri
nemici, se nel frattempo il Signore non vi avr mandato aiuto.
Chi siete voi dunque che avete tentato Dio in questo giorno e vi
siete posti al di sopra di lui, mentre non siete che uomini?

Certo, voi volete mettere alla prova il Signore onnipotente, ma
non ci capirete niente, n ora n mai. Se non siete capaci di
scorgere il fondo del cuore dell'uomo n di afferrare i pensieri
della sua mente, come potrete scrutare il Signore, che ha fatto
tutte queste cose, e conoscere i suoi pensieri o comprendere i
suoi disegni? No, fratelli, non vogliate irritare il Signore
nostro Dio. Se non vorr aiutarci in questi cinque giorni, egli
ha pieno potere di difenderci nei giorni che vuole o anche di
farci distruggere da parte dei nostri nemici. E voi non
pretendete di impegnare i piani del Signore Dio nostro, perch
Dio non  come un uomo che gli si possano fare minacce e
pressioni come a uno degli uomini.

Perci attendiamo fiduciosi la salvezza che viene da lui,
supplichiamolo che venga in nostro aiuto e ascolter il nostro
grido se a lui piacer.

Realmente in questa nostra generazione non c' mai stata, n
esiste oggi una trib o famiglia o popolo o citt tra di noi,
che adori gli dei fatti da mano d'uomo, come  avvenuto nei
tempi passati. Per questo motivo i nostri padri furono
abbandonati alla spada e alla devastazione e caddero
rovinosamente davanti ai loro nemici. Noi invece non
riconosciamo altro Dio fuori di lui e per questo speriamo che
egli non trascurer noi e neppure la nostra nazione. Perch se
noi saremo presi, rester presa anche tutta la Giudea e sar
saccheggiato il nostro santuario e Dio chieder ragione di
quella profanazione al nostro sangue. L'uccisione dei nostri
fratelli, l'asservimento della patria, la devastazione della
nostra eredit, Dio la far ricadere sul nostro capo in mezzo ai
popoli pagani tra i quali ci capiter di essere schiavi e saremo
cos motivo di scandalo e di disprezzo di fronte ai nostri
padroni. La nostra schiavit non ci guadagner alcun favore,
perch la porr a nostro disonore il Signore Dio nostro.

Dunque, fratelli, dimostriamo ai nostri fratelli che la loro
vita dipende da noi, che i nostri sacri pegni, il tempio e
l'altare, poggiano su di noi.

Oltre tutto ringraziamo il Signore Dio nostro che ci mette alla
prova, come ha gi fatto con i nostri padri. Ricordatevi quanto
ha fatto con Abramo, quali prove ha fatto passare a Isacco e
quanto  avvenuto a Giacobbe in Mesopotamia di Siria, quando
pascolava i greggi di Labano suo zio materno. Certo, come ha
passato al crogiuolo costoro non altrimenti che per saggiare il
loro cuore, cos ora non vuol fare vendetta di noi, ma  a fine
di correzione che il Signore castiga coloro che gli stanno
vicino.



Allora rispose a lei Ozia: Quanto hai detto, l'hai proferito
con cuore retto e nessuno pu contraddire alle tue parole.
Poich non da oggi  manifesta la tua saggezza, ma dall'inizio
dei tuoi giorni tutto il popolo conosce la tua prudenza, cos
come l'ottima indole del tuo cuore. Ma il popolo soffriva
terribilmente la sete e ci ha costretti a comportarci come
abbiamo fatto, parlando loro a quel modo e addossandoci un
giuramento che non potremo trasgredire. Ma ora prega per noi tu
che sei donna pia e il Signore invier la pioggia a riempire le
nostre cisterne e non continueremo a venir meno.

Giuditta rispose loro: Sentite, voglio compiere un'impresa che
passer di generazione in generazione ai figli del nostro
popolo. Voi starete di guardia alla porta della citt questa
notte: io uscir con la mia ancella ed entro quei giorni dopo i
quali avete deciso di consegnare la citt ai nostri nemici, il
Signore per mia mano provveder a Israele.

Voi per non indagate sul mio piano: non vi dir niente finch
non sar compiuto quel che voglio fare. Le risposero Ozia e i
capi: Va' in pace e il Signore Dio sia con te per far vendetta
dei nostri nemici. Se ne andarono quindi dalla sua tenda e si
recarono ai loro posti.





9.

Allora Giuditta cadde con la faccia a terra e sparse cenere sul
capo e mise allo scoperto il sacco di cui sotto era rivestita e,
nell'ora in cui veniva offerto nel tempio di Dio in Gerusalemme
l'incenso della sera, Giuditta supplic a gran voce il Signore:

Signore, Dio del padre mio Simeone,

tu hai messo nella sua mano la spada della vendetta

contro gli stranieri,

contro coloro che avevano sciolto a ignominia

la cintura d'una vergine,

ne avevano denudato i fianchi a vergogna

e ne avevano contaminato il grembo a infamia.

Tu avevi detto: Non si deve fare tal cosa!

ma essi l'hanno fatta.

Per questo hai consegnato alla morte i loro capi

e al sangue quel loro giaciglio,

macchiato del loro inganno, ripagato con l'inganno;

hai abbattuto i servi con i loro capi e i capi sui loro troni.

Hai destinato le loro mogli alla preda,

le loro figlie alla schiavit,

tutte le loro spoglie alla divisione tra i tuoi figli diletti,

perch costoro, accesi dal tuo zelo,

erano rimasti inorriditi dalla profanazione del loro sangue

e a te avevano gridato chiamandoti in aiuto.

Dio, Dio mio, ascolta anche me che sono vedova.

Tu hai preordinato ci che precedette quei fatti

e i fatti stessi e ci che segu.

Tu hai disposto le cose presenti e le future

e quello che tu hai pensato si  compiuto.

Le cose da te deliberate si sono presentate

e hanno detto: Ecco ci siamo;

perch tutte le tue vie sono preparate

e i tuoi giudizi sono preordinati.

Or ecco gli Assiri hanno aumentato

la moltitudine dei loro eserciti,

vanno in superbia per i loro cavalli e i cavalieri,

si vantano della forza dei loro fanti,

poggiano la loro speranza sugli scudi e sulle lance,

sugli archi e sulle fionde

e ignorano che tu sei il Signore

che disperdi le guerre;

Signore  il tuo nome.

e rovescia la loro violenza con la tua ira:

fanno conto di profanare il tuo santuario,

di contaminare la Dimora

ove riposa il tuo nome e la tua gloria,

di abbattere con il ferro il corno del tuo altare.

Guarda la loro superbia,

fa' scendere la tua ira sulle loro teste;

infondi a questa vedova la forza di fare quello che ho deciso.

Con l'inganno delle mie labbra

abbatti il servo con il suo padrone

e il padrone con il suo ministro;

spezza la loro alterigia per mezzo di una donna.

Perch la tua forza non sta nel numero,

n sugli armati si regge il tuo regno:

tu sei invece il Dio degli umili,

sei il soccorritore dei derelitti,

il rifugio dei deboli,

il protettore degli sfiduciati,

il salvatore dei disperati.

S, s, Dio del padre mio e di Israele tua eredit,

Signore del cielo e della terra,

creatore delle acque,

re di tutte le tue creature,

ascolta la mia preghiera;

fa' che la mia parola e l'inganno

diventino piaga e flagello di costoro,

che fanno progetti crudeli

contro la tua alleanza e il tuo tempio consacrato,

contro il monte elevato di Sion e la sede dei tuoi figli.

Da' a tutto il tuo popolo e ad ogni trib

la prova che sei tu il Signore,

il Dio d'ogni potere e d'ogni forza

e non c' altri fuori di te,

che possa proteggere la stirpe d'Israele.





10.

Quando Giuditta ebbe cessato di supplicare il Dio di Israele ed
ebbe terminato di pronunziare tutte queste parole, si alz dalla
prostrazione, chiam la sua ancella particolare e scese nella
casa, dove usava passare i giorni dei sabati e le sue feste. Qui
si tolse il sacco di cui era rivestita, depose le vesti di
vedova, poi lav con acqua il corpo e lo unse con profumo denso;
spart i capelli del capo e vi impose il diadema. Poi si mise
gli abiti da festa, che aveva usato quando era vivo suo marito
Manasse. Si mise i sandali ai piedi, cinse le collane e infil i
braccialetti, gli anelli e gli orecchini e ogni altro ornamento
che aveva e si rese molto affascinante agli sguardi di qualunque
uomo che l'avesse vista. Poi affid alla sua ancella un otre di
vino, un'ampolla di olio; riemp anche una bisaccia di farina
tostata, di fichi secchi e di pani puri e, fatto un involto di
tutti questi recipienti, glielo mise sulle spalle.

Allora uscirono verso la porta della citt di Betulia e
trovarono pronti sul luogo Ozia e gli anziani della citt, Cabri
e Carmi. Costoro, quando la videro trasformata nell'aspetto e
con gli abiti mutati, restarono molto ammirati dalla sua
bellezza e le dissero: Il Dio dei padri nostri ti conceda di
trovar favore e ti portare a termine quello che hai stabilito di
fare, a vanto degli Israeliti e a esaltazione di Gerusalemme.
Essa si chin ad adorare Dio e rispose loro: Fatemi aprire la
porta della citt e io uscir per dare compimento alle parole
augurali che mi avete rivolto. Quelli diedero ordine ai giovani
di guardia di aprirle come aveva chiesto.



Cos fecero e Giuditta usc: essa sola e l'ancella che aveva con
s. Dalla citt gli uomini la seguirono con gli sguardi mentre
scendeva il monte, finch attravers la vallata e non poterono
pi scorgerla.

Esse andavano avanti diritte per la valle, quando si fecero loro
incontro le sentinelle assire. La presero e la interrogarono:
Di quale popolo sei, donde vieni e dove vai?. Essa rispose:
Sono figlia degli Ebrei e fuggo da loro, perch stanno per
essere consegnati in vostra balia. Io quindi vengo alla presenza
di Oloferne, comandante supremo dei vostri eserciti, per
rivolgergli parole di verit e mettergli sotto gli occhi la
strada per cui potr passare e impadronirsi di tutti questi
monti senza che perisca uno solo dei suoi uomini. Quegli
uomini, quando sentirono queste parole e considerarono l'aspetto
di lei, che appariva loro come un miracolo di bellezza, le
dissero: Hai messo in salvo la tua vita, scendendo in fretta e
venendo alla presenza del nostro signore. Vieni dunque alla
tenda di lui; alcuni di noi ti accompagneranno, finch non ti
abbiano affidato alle sue mani. Quando poi sarai alla sua
presenza non tremare dentro di te, ma riferisci a lui quanto ci
hai detto ed egli ti tratter bene.

Scelsero pertanto cento uomini tra di loro, i quali si
affiancarono a lei e alla sua ancella e le condussero alla tenda
di Oloferne. In tutto il campo ci fu un grande accorrere,
essendosi sparsa la voce della sua venuta tra gli attendamenti.
La circondarono in massa mentre era fuori della tenda di
Oloferne, in attesa che gliela annunziassero. Erano ammirati
della bellezza di lei e ammirati degli Israeliti a causa di lei
e si dicevano l'un l'altro: Chi disprezzer un popolo che
possiede tali donne? Sar bene non lasciarne sopravvivere alcun
uomo, perch, liberi, potrebbero far perdere la testa a tutto il
mondo.



Venne fuori la guardia del corpo di Oloferne e tutti gli
inservienti e la introdussero nella tenda. Oloferne era adagiato
sul suo divano sotto un baldacchino intessuto di porpora, d'oro
di smeraldo e di pietre preziose. Gli annunziarono la presenza
di lei ed egli usc nel recinto d'ingresso, preceduto da
fiaccole d'argento. Quando Giuditta avanz alla presenza di lui
e dei suoi ministri, stupirono tutti per la bellezza del suo
aspetto. Essa si prostr con la faccia a terra per riverirlo, ma
i servi la fecero rialzare.





11.

Allora Oloferne le rivolse la parola: Sta' tranquilla, o donna,
il tuo cuore non abbia timore perch io non ho mai fatto male ad
alcun uomo che abbia accettato di servire Nabucodonosor, re di
tutta la terra. Quanto al tuo popolo che abita su questi monti,
se non mi avessero disprezzato, non avrei alzato la lancia
contro di loro; essi stessi si sono procurati tutto questo. Ma
ora dimmi per quale motivo sei fuggita da loro e sei venuta da
noi. Certamente sei venuta per trovare salvezza. Fatti animo:
resterai viva questa notte e in seguito. Nessuno ti pu fare un
torto, ma ti useranno ogni riguardo, come si fa con i servi del
mio signore, il re Nabucodonosor.

Giuditta gli rispose:

Degnati di accogliere le parole della tua serva e possa la tua
schiava parlare alla tua presenza. Io non dir il falso al mio
signore in questa notte. Certo, se vorrai seguire le parole
della tua serva, Dio effettuer felicemente con te l'impresa,
sicch il mio signore non fallir nei suoi progetti. Perch, per
la vita di Nabucodonosor, re di tutta la terra, e per la potenza
di lui che ti ha inviato a riordinare ogni essere vivente, non
gli uomini soltanto per mezzo tuo lo servono, ma anche le bestie
selvatiche e gli armenti e gli uccelli del cielo vivranno in
grazia della tua forza per l'onore di Nabucodonosor e di tutta
la sua casa.

Abbiamo gi conosciuto per fama la tua saggezza e le abili
astuzie del tuo genio ed  risaputo in tutta la terra che tu sei
il migliore in tutto il regno, esperto nelle conoscenze e
meraviglioso nelle imprese militari. Quanto al discorso tenuto
da Achior nella tua riunione, noi ne abbiamo udito il contenuto,
perch gli uomini di Betulia l'hanno risparmiato ed egli ha
rivelato loro quanto aveva detto davanti a te. Perci, signore
sovrano, non trascurare le sue parole, ma imprimile bene nella
tua memoria perch sono vere: realmente il nostro popolo non
sar punito e non prevarr la spada contro di lui, se non avr
peccato contro il suo Dio.

Ora perch il mio signore non resti deluso e a mani vuote,
sappia che si avventer la morte contro di loro, perch li
stringe il peccato per il quale provocheranno l'ira del loro Dio
appena compiranno un gesto inconsulto. Siccome sono venuti a
mancare loro i viveri e tutta l'acqua  stata consumata, hanno
deciso di mettere le mani sul loro bestiame e deliberato di
consumare quanto Dio con leggi ha vietato loro di mangiare.
Hanno perfino decretato di dar fondo alle primizie del frumento
e alle decime del vino e dell'olio che conservano come diritto
sacro dei sacerdoti che stanno in Gerusalemme e fanno servizio
alla presenza del nostro Dio: tutte cose che a nessuno del
popolo era permesso neppure di toccare con la mano. Perci hanno
mandato messaggeri a Gerusalemme, dove anche i cittadini hanno
fatto altrettanto, perch riportino loro il permesso da parte
del consiglio degli anziani. Ma, quando riceveranno la risposta
e la eseguiranno, in quel giorno preciso saranno messi in tuo
potere per l'estrema rovina.

Per questo, io tua serva, conscia di tutte queste cose sono
fuggita da loro e Dio mi ha indirizzata a compiere con te
un'impresa che far stupire tutta la terra ovunque ne giunger
la fama. La tua serva  religiosa e serve notte e giorno al Dio
del cielo. Ora io intendo restare con te, mio signore, ma uscir
la tua serva di notte nella valle; io pregher il mio Dio ed
egli mi riveler quando essi avranno commesso i loro peccati.
Allora verr a riferirti e tu uscirai con tutto l'esercito e
nessuno di loro potr opporti resistenza. Io ti guider
attraverso la Giudea, finch giunger davanti a Gerusalemme e vi
porr in mezzo il tuo trono. Tu li potrai condurre via come
pecore senza pastore e nemmeno un cane abbaier davanti a te.
Queste cose mi sono state dette prima, io ne ho avuto la
rivelazione e l'incarico di annunziarle a te.



Le parole di lei piacquero a Oloferne e ai suoi servi, i quali
tutti ammirarono la sua sapienza e dissero: Da un capo
all'altro della terra non esiste donna simile, per la bellezza
dell'aspetto e il senno della parola. E Oloferne le disse:
Bene ha fatto Dio a mandarti avanti al tuo popolo, perch resti
nelle nostre mani la forza e coloro che hanno disprezzato il mio
signore vadano in rovina. Tu sei bella d'aspetto e saggia nelle
parole; se farai come hai detto, il tuo Dio sar mio Dio e tu
siederai nel palazzo del re Nabucodonosor e sarai famosa in
tutto il mondo.





12.

Ordin poi che la conducessero dove aveva disposto le sue
argenterie e prescrisse pure che le preparassero la tavola con i
cibi approntati per lui e le dessero da bere il suo vino. Ma
disse Giuditta: Io non toccher questi cibi, perch non ne
venga qualche contaminazione, ma mi saranno serviti quelli che
ho portato con me. Oloferne le fece osservare: Quando verr a
mancare quello che hai con te, dove andremo a rifornirci di cibi
uguali per darteli? In mezzo a noi non c' nessuno della tua
gente. Ma Giuditta rispose: Per la tua vita, mio signore, ti
assicuro che io, tua serva, non finir le riserve che ho con me,
prima che il Signore abbia compiuto per mano mia quello che ha
stabilito.

Cos i servi di Oloferne la condussero alla tenda ed essa ripos
fino a mezzanotte, poi si alz all'ora della veglia del mattino.
Essa fece dire ad Oloferne: Comandi il mio signore che lascino
uscire la tua serva per la preghiera. Oloferne comand alla
guardia del corpo di non impedirla. Rimase cos al campo tre
giorni: usciva di notte nella valle sotto Betulia e si lavava
nella zona dell'accampamento alla sorgente d'acqua. Risalita dal
lavacro pregava il Signore Dio di Israele di dirigere la sua
impresa per rialzare le sorti dei figli del suo popolo.
Rientrando purificata, rimaneva nella sua tenda, finch, verso
sera, non le si apprestava il cibo.



Ed ecco, al quarto giorno, Oloferne fece preparare un rinfresco
riservato ai suoi servi, senza invitare a mensa alcuno dei suoi
ufficiali, e disse a Bagoa, il funzionario incaricato di tutte
le sue cose: Va' e invita quella donna ebrea che  presso di te
a venire con noi, per mangiare e bere assieme a noi; poich 
cosa disonorevole alla nostra reputazione se lasceremo andare
una donna simile senza godere della sua compagnia; se non
sapremo conquistarla, si far beffe di noi. Bagoa, uscito dalla
presenza di Oloferne, and da lei e disse: Non abbia difficolt
questa bella ragazza a venire presso il mio signore, per essere
onorata alla sua presenza e bere con noi il vino in giocondit e
divenire oggi come una delle donne assire che stanno nel palazzo
di Nabucodonosor. Giuditta rispose a lui: E chi sono io per
osare contraddire il mio signore? Quanto sar gradito ai suoi
occhi, mi affretter a compierlo e sar per me motivo di gioia
fino al giorno della mia morte.

Subito si alz e si adorn delle vesti e d'ogni altro ornamento
muliebre; la sua ancella l'aveva preceduta e aveva steso a terra
per lei davanti a Oloferne le pellicce che aveva ricevuto da
Bagoa per suo uso quotidiano, per adagiarvisi sopra e prendere
cibo. Giuditta entr e si adagi. Il cuore di Oloferne rimase
estasiato e si agit il suo spirito: molto grande era la sua
passione per lei; dal giorno in cui l'aveva vista, cercava
l'occasione di sedurla. Le disse pertanto Oloferne: Bevi e
datti alla gioia con noi. Giuditta rispose: S, berr,
signore, perch oggi sento dilatarsi la vita in me, pi che
tutti i giorni che ho vissuto. Incominci quindi a mangiare e a
bere davanti a lui ci che le aveva preparato l'ancella.
Oloferne si delizi della presenza di lei e bevve
abbondantemente tanto vino quanto non ne aveva mai bevuto in un
solo giorno da quando era al mondo.





13.

Quando si fece buio, i suoi servi si affrettarono a ritirarsi.
Bagoa chiuse dal di fuori la tenda e allontan le guardie dalla
vista del suo signore e ognuno and al proprio giaciglio; in
realt erano tutti fiaccati, perch il bere era stato eccessivo.
Rimase sola Giuditta nella tenda e Oloferne buttato sul divano,
ubriaco fradicio. Allora Giuditta ordin all'ancella di stare
fuori della sua tenda e di aspettare che uscisse, come aveva
fatto ogni giorno; aveva detto infatti che sarebbe uscita per la
sua preghiera e anche con Bagoa aveva parlato in questo senso.

Si erano allontanati tutti dalla loro presenza e nessuno,
piccolo o grande, era rimasto nella parte pi interna della
tenda; Giuditta, fermatasi presso il divano di lui disse in cuor
suo: Signore, Dio d'ogni potenza, guarda propizio in quest'ora
all'opera delle mie mani per l'esaltazione di Gerusalemme. E'
venuto il momento di pensare alla tua eredit e di far riuscire
il mio piano per la rovina dei nemici che sono insorti contro di
noi. Avvicinatasi alla colonna del letto che era dalla parte
del capo di Oloferne, ne stacc la scimitarra di lui, poi,
accostatasi al letto, afferr la testa di lui per la chioma e
disse: Dammi forza, Signore Dio d'Israele in questo momento. E
con tutta Ia forza di cui era capace lo colp due volte al collo
e gli stacc la testa. Indi ne fece rotolare il corpo gi dal
giaciglio e strapp via le cortine dai sostegni. Poco dopo usc
e consegn la testa di Oloferne alla sua ancella, la quale la
mise nella bisaccia dei viveri e uscirono tutt'e due, secondo il
loro uso, per la preghiera; attraversarono il campo, fecero un
giro nella valle, poi salirono sul monte verso Betulia e
giunsero alle porte della citt.



Giuditta grid di lontano al corpo di guardia delle porte:
Aprite, aprite subito la porta:  con noi Dio, il nostro Dio,
per esercitare ancora la sua forza in Israele e la sua potenza
contro i nemici, come ha dimostrato oggi. Non appena gli uomini
della sua citt sentirono la sua voce, corsero gi in fretta
alla porta della citt e chiamarono gli anziani. Corsero tutti,
piccoli e grandi, perch non s'aspettavano il suo arrivo;
aprirono dunque la porta, le accolsero dentro e, acceso il fuoco
per far chiaro, si fecero loro attorno.

Giuditta disse loro a gran voce: Lodate Dio, lodatelo, lodate
Dio, perch non ha distolto la sua misericordia dalla casa
d'Israele, ma ha colpito i nostri nemici in questa notte per
mano mia. Estrasse allora la testa dalla bisaccia e la mise in
mostra dicendo loro: Ecco la testa di Oloferne, comandante
supremo dell'esercito assiro, ecco le cortine sotto le quali
giaceva ubriaco; Dio l'ha colpito per mano di donna. Viva dunque
il Signore, che mi ha protetto nella mia impresa, perch costui
si  lasciato ingannare dal mio volto a sua rovina, ma non ha
potuto compiere alcun male con me a mia contaminazione e
vergogna.



Tutto il popolo era oltremodo fuori di s e tutti si chinarono
ad adorare Dio, esclamando in coro: Benedetto sei tu, nostro
Dio, che hai annientato in questo giorno i nemici del tuo
popolo.

Ozia a sua volta le disse:

Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio altissimo

pi di tutte le donne che vivono sulla terra;

e benedetto il Signore Dio,

che ha creato il cielo e la terra

e ti ha guidato a troncare la testa

del capo dei nostri nemici!

Davvero il coraggio che ti ha sostenuto

non cadr dal cuore degli uomini,

che ricorderanno per sempre la potenza di Dio.

Dio dia esito felice a questa impresa

a tua perenne esaltazione,

ricolmandoti di beni

in riconoscimento della prontezza con cui hai esposto la vita

di fronte all'umiliazione della nostra stirpe,

e hai sollevato il nostro abbattimento,

comportandoti rettamente davanti al nostro Dio.

E tutto il popolo esclam:

Amen! Amen!.





14.

Giuditta disse loro: Ascoltatemi bene, fratelli: prendete
questa testa e appendetela sugli spalti delle vostre mura.
Attendete poi che sia apparsa la luce del mattino e sia sorto il
sole sulla terra: allora, ognuno prenda l'armatura da guerra e
ogni uomo valido esca dalla citt. Quindi, date inizio
all'azione contro di loro come se voleste scendere al piano
contro le prime difese degli Assiri, ma in realt non
scenderete. Quelli prenderanno le loro armi e correranno entro
il loro accampamento a svegliare i capi dell'esercito assiro.
Poi si raduneranno insieme davanti alla tenda di Oloferne, ma
non lo troveranno e cos si lasceranno prendere dal terrore e
fuggiranno davanti a voi. Allora inseguiteli voi e quanti
abitano l'intero territorio d'Israele e abbatteteli nella loro
fuga. Ma, prima di far questo, chiamatemi Achior l'Ammonita,
perch venga a vedere e a riconoscere colui che ha disprezzato
la casa d'Israele e che l'ha inviato qui tra noi come per
votarlo alla morte.

Chiamarono subito Achior dalla casa di Ozia ed egli appena
giunse e vide la testa di Oloferne in mano a un uomo in mezzo al
popolo radunato, cadde a terra e rimase senza fiato. Quando
l'ebbero sollevato, si gett ai piedi di Giuditta pieno di
riverenza per la sua persona e disse: Benedetta sei tu in tutto
l'accampamento di Giuda e in mezzo a tutti i popoli: quanti
udranno il tuo nome si sentiranno scossi. Ma ora raccontami
quanto hai fatto in questi giorni. Giuditta gli narr in mezzo
al popolo quanto aveva compiuto dal giorno in cui era partita
fino al momento in cui parlava. Quando fin di parlare, il
popolo scoppi in alte grida di giubilo e riemp la citt di
voci festose. Allora Achior, vedendo quanto aveva fatto il Dio
di Israele, credette fermamente in Dio, si fece circoncidere e
fu aggregato definitivamente alla casa di Israele.



Quando spunt il mattino, appesero la testa di Oloferne alle
mura; poi ogni uomo prese le sue armi e scesero lungo i sentieri
del monte divisi in manipoli. Appena li videro, gli Assiri
mandarono in cerca dei loro capi e questi corsero dagli
strateghi, dai chiliarchi e da tutti i loro ufficiali. Poi si
radunarono davanti alla tenda di Oloferne e dissero al suo
attendente: Sveglia il nostro signore, perch quegli schiavi
hanno osato scendere per darci battaglia, a loro estrema
rovina. Bagoa entr e buss alle cortine della tenda, poich
pensava che egli dormisse con Giuditta. Ma siccome nessuno
rispondeva, apr ed entr nella parte pi interna della tenda e
lo trov cadavere, steso a terra vicino all'ingresso con la
testa tagliata via dal tronco. Allora diede in alte grida di
dolore e di lamento, urlando con tutte le forze e stracciandosi
le vesti. Poi si precipit nella tenda dove era alloggiata
Giuditta e non ve la trov. Allora corse fuori davanti al popolo
e grid: Gli schiavi ci hanno traditi! Una sola donna ebrea ha
gettato la vergogna sulla casa del re Nabucodonosor! Oloferne
eccolo a terra e la testa non  pi sul suo busto. I comandanti
dell'esercito assiro, appena udirono questo annunzio, si
stracciarono i mantelli e rimasero terribilmente sconvolti nel
loro animo; risuonarono entro l'accampamento altissime le loro
grida e gli urli di dolore.





15.

Tutti gli altri che erano nelle tende, appena seppero
dell'accaduto, restarono allibiti e furono presi dal panico e
nessuno volle pi restare vicino al compagno, ma tutti si
sparsero in fuga in ogni senso nella pianura e su per i monti.
Anche quelli accampati sulle montagne intorno a Betulia si
diedero alla fuga.

A questo punto gli Israeliti, cio quanti tra di loro erano atti
alle armi, si buttarono su di essi. Ozia mand subito a
Betomastaim, a Bebai, a Coba, a Cola e in tutti i territori
d'Israele messaggeri ad annunziare l'accaduto e a invitare tutti
a gettarsi sui nemici e annientarli. Appena gli Israeliti
udirono ci, tutti compatti piombarono su di loro e li fecero a
pezzi arrivando fino a Coba. Scesero in campo anche quelli di
Gerusalemme e di tutta la zona montuosa, perch anche a loro
avevano riferito i casi successi nell'accampamento dei loro
nemici. Quelli che abitavano in Galaad e nella Galilea li
colpirono terribilmente aggirandoli, arrivando fino a Damasco e
al suo territorio. I cittadini rimasti in Betulia si gettarono
sul campo degli Assiri, si impadronirono delle loro spoglie e ne
trassero ingente ricchezza. Gli Israeliti tornati dalla strage
si impadronirono del resto e le borgate e i villaggi del monte e
del piano vennero in possesso di grande bottino, poich ce n'era
in grandissima quantit.



Allora il sommo sacerdote Ioakim, e il consiglio degli anziani
degli Israeliti che abitavano in Gerusalemme, vennero a vedere i
benefici che il Signore aveva operato per Israele e inoltre per
vedere Giuditta e porgerle il loro omaggio. Appena furono
entrati in casa sua, tutti insieme le rivolsero parole di
benedizione ed esclamarono al suo indirizzo:

Tu sei la gloria di Gerusalemme,

tu magnifico vanto d'Israele,

tu splendido onore della nostra gente.

Tutto questo hai compiuto con la tua mano,

egregie cose hai operato per Israele:

di esse Dio si  compiaciuto.

Sii sempre benedetta dall'onnipotente Signore.

Tutto il popolo soggiunse: Amen! 

Tutto il popolo continu per trenta giorni a saccheggiare
l'accampamento. A Giuditta diedero la tenda di Oloferne, tutte
le argenterie, i divani, i vasi e tutti gli arredi: essa prese
tutto in consegna e cominci a caricarlo sulla sua mula, poi
aggiog i suoi carri e vi accumul sopra la roba.

Intanto si radunarono tutte le donne d'Israele per vederla e la
colmavano di elogi e composero tra loro una danza in suo onore.
Essa prese in mano dei tirsi e li distribu alle donne che erano
con lei. Insieme con esse si incoron di fronde di ulivo:
precedette tutto il popolo, guidando la danza di tutte le donne,
mentre ogni Israelita seguiva in armi portando corone;
risuonavano inni sulle loro labbra.

Allora Giuditta inton questo canto di riconoscenza in mezzo a
tutto Israele e tutto il popolo accompagnava a gran voce questa
lode.





16.

Giuditta disse:

Lodate il mio Dio con i timpani,

cantate al Signore con cembali,

elevate a lui l'accordo del salmo e della lode;

esaltate e invocate il suo nome.

Poich il Signore  il Dio che stronca le guerre;

egli mi ha riportata nel suo accampamento

in mezzo al suo popolo,

mi ha salvata dalle mani dei miei persecutori.

Cal Assur dai monti, gi da settentrione,

cal con le torme dei suoi armati,

il suo numero ostru i torrenti,

i suoi cavalli coprirono i colli.

Afferm di bruciare il mio paese,

di stroncare i miei giovani con la spada,

di schiacciare al suolo i miei lattanti,

di prender come preda i miei fanciulli,

di rapire le mie vergini.

Il Signore onnipotente li ha resi innocui

per mano di donna!

Poich non cadde il loro capo contro giovani forti,

n lo percossero figli di titani,

n alti giganti l'oppressero,

ma Giuditta figlia di Merari,

lo fiacc con la bellezza del suo volto.

Essa depose la veste di vedova

per sollievo degli afflitti in Israele,

si unse con aroma il volto,

cinse del diadema i capelli,

indoss una veste di lino per sedurlo.

I suoi sandali rapirono i suoi occhi,

la sua bellezza avvinse il suo cuore

e la scimitarra gli tronc il collo.

I Persiani rabbrividirono per il suo coraggio,

per la sua forza raccapricciarono i Medi.

Allora i miei poveri alzarono il grido di guerra

e quelli si spaventarono;

i miei deboli alzarono il grido

e quelli furono sconvolti;

gettarono alte grida

e quelli volsero in fuga.

Come figli di donnicciole li trafissero,

li trapassarono come disertori,

perirono sotto le schiere del mio Signore.

Innalzer al mio Dio un canto nuovo:

Signore, grande sei tu e glorioso,

mirabile nella tua potenza e invincibile.

Ti sia sottomessa ogni tua creatura:

perch tu dicesti e tutte le cose furono fatte;

mandasti il tuo spirito e furono costruite

e nessuno pu resistere alla tua voce.

I monti sulle loro basi

insieme con le acque sussulteranno,

davanti a te le rocce si struggeranno come cera;

ma a coloro che hanno il tuo timore,

tu sarai sempre propizio.

Poca cosa  per te ogni sacrificio in soave odore,

non basta quanto  pingue per farti un olocausto;

ma chi teme il Signore  sempre grande.

Guai alle genti che insorgono contro il mio popolo:

Il Signore onnipotente li punir nel giorno del giudizio,

immettendo fuoco e vermi nelle loro carni

e piangeranno nel tormento per sempre.

Il rendimento di grazie a Gerusalemme



Quando giunsero a Gerusalemme si prostrarono ad adorare Dio e,
appena il popolo fu purificato, offrirono i loro olocausti e le
offerte spontanee e i doni. Giuditta dedic tutti gli oggetti di
Oloferne che il popolo le aveva dato, e anche la cortina che
aveva preso direttamente dal letto di lui, come offerta
consacrata a Dio. Il popolo continu a far festa in Gerusalemme
vicino al tempio per tre mesi e Giuditta rimase con loro.



Dopo quei giorni, ognuno torn nella propria sede ereditaria;
Giuditta torn a Betulia e dimor nella sua propriet e divenne
famosa in tutta la terra durante la sua vita. Molti ne erano
anche invaghiti, ma nessun uomo pot avvicinarla per tutti i
giorni della sua vita da quando suo marito Manasse mor e fu
riunito al suo popolo. Essa and molto avanti negli anni
protraendo la vecchiaia nella casa del marito fino a centocinque
anni: alla sua ancella preferita aveva concesso la libert. Mor
in Betulia e la seppellirono nella grotta sepolcrale del marito
Manasse e la casa d'Israele la pianse sette giorni. Prima di
morire aveva diviso i suoi beni tra i parenti pi stretti di
Manasse suo marito e tra i parenti pi stretti della sua
famiglia.

N ci fu pi nessuno che incutesse timore agli Israeliti finch
visse Giuditta e per un lungo periodo dopo la sua morte.





ESTER.





1 A.

Nel secondo anno del regno del gran re Assuero, il giorno primo
di Nisan, Mardocheo figlio di Iair, figlio di Simei, figlio di
Kis, della trib di Beniamino, ebbe un sogno. Era un Giudeo che
abitava nella citt di Susa, un uomo ragguardevole, che prestava
servizio alla corte del re e proveniva dal gruppo degli esuli
che Nabucodonosor re di Babilonia aveva deportato da Gerusalemme
con Ieconia re della Giudea.

Questo fu il suo sogno: ecco grida e tumulto, tuoni e terremoto,
agitazione sulla terra. Ecco due enormi draghi avanzarono,
pronti tutti e due alla lotta, e risuon potente il loro sibilo.
Al loro sibilo ogni nazione si prepar alla guerra, per
combattere contro il popolo dei giusti. Ecco un giorno di
tenebre e di caligine, di tribolazione e angustia, di malessere
e grande agitazione sulla terra. Tutta la nazione dei giusti fu
agitata: essi temevano la propria rovina, si prepararono a
perire e gridarono a Dio.

Ma dal loro grido sorse, come da una piccola fonte, un grande
fiume, acque copiose. Spunt la luce e il sole: gli umili furono
esaltati e divorarono i superbi. Mardocheo allora si svegli:
aveva visto questo sogno e che cosa Dio aveva deciso di fare;
continuava a ripensarvi entro il suo cuore e cercava di
comprenderlo, in ogni suo particolare, fino a notte.

Mardocheo alloggiava alla corte con Bigtan e Teres, i due
eunuchi del re che custodivano la corte, quando ud i loro
ragionamenti e, indagando sui loro disegni, venne a sapere che
quelli si preparavano a mettere le mani sul re Assuero.

Allora ne avvert il re. Il re sottopose i due eunuchi a un
interrogatorio: essi confessarono e furono tolti di mezzo. Poi
il re fece scrivere queste cose nelle cronache e anche Mardocheo
le mise in iscritto.

Il re costitu Mardocheo funzionario della corte e gli fece
regali in compenso di queste cose. Ma c'era anche Aman figlio di
Ammedata, l'Agaghita, che era potente davanti al re e cerc il
modo di far del male a Mardocheo e al suo popolo per l'affare
dei due eunuchi del re.





1.

Al tempo di Assuero, quell'Asssuero che regnava dall'India fino
all'Etiopia sopra centoventisette province, in quel tempo,
dunque, il re Assuero che sedeva sul trono del suo regno nella
cittadella di Susa, l'anno terzo del suo regno fece un banchetto
a tutti i suoi principi e ai suoi ministri. I capi dell'esercito
di Persia e di Media, i nobili e i governatori delle province
furono riuniti alla sua presenza. Egli mostr loro le ricchezze
e la gloria del suo regno e il fasto magnifico della sua
grandezza per molti giorni: centottanta; trascorsi quei giorni,
il re fece un altro banchetto di sette giorni, nel cortile del
giardino della reggia, per tutto il popolo che si trovava nella
cittadella di Susa, dal pi grande al pi piccolo. C'erano
cortine di lino fine e di porpora viola, sospese con cordoni di
bisso e di porpora rossa ad anelli d'argento e a colonne di
marmo bianco, divani d'oro e d'argento sopra un pavimento di
marmo verde, bianco e di madreperla e di pietre a colori. Si
porgeva da bere in vasi d'oro di forme svariate e il vino del re
era abbondante, grazie alla liberalit regale.

Era dato l'ordine di non forzare alcuno a bere, poich il re
aveva prescritto a tutti i maggiordomi che lasciassero fare a
ciascuno secondo la propria volont.



Anche la regina Vasti offr un banchetto alle donne nella reggia
del re Assuero. Il settimo giorno, il re che aveva il cuore
allegro per il vino, ordin a Meuman, a Bizzeta, a Carbona, a
Bigta, ad Abagta, a Zetar e a Carcas, i sette eunuchi che
servivano alla presenza del re Assuero, che conducessero davanti
a lui la regina Vasti con la corona reale, per mostrare al
popolo e ai capi la sua bellezza; essa infatti era di aspetto
avvenente.

Ma la regina Vasti rifiut di venire, contro l'ordine che il re
aveva dato per mezzo degli eunuchi; il re ne fu assai irritato e
la collera si accese dentro di lui.

Allora il re interrog i sapienti, conoscitori dei tempi.  - 
Poich gli affari del re si trattavano cos, alla presenza di
quanti conoscevano la legge e il diritto, e i pi vicini a lui
erano Carsena, Setar, Admata, Tarsis, Meres, Marsena e Memucan,
sette capi della Persia e della Media che erano suoi consiglieri
e sedevano ai primi posti nel regno.  -  Domand dunque:
Secondo la legge, che cosa si deve fare alla regina Vasti che
non ha eseguito l'ordine datole dal re Assuero per mezzo degli
eunuchi?. Memucan rispose alla presenza del re e dei principi:
La regina Vasti ha mancato non solo verso il re, ma anche verso
tutti i capi e tutti i popoli che sono nelle province del re
Assuero. Perch quello che la regina ha fatto si sapr da tutte
le donne e le indurr a disprezzare i propri mariti; esse
diranno: Il re Assuero aveva ordinato che si conducesse alla sua
presenza la regina Vasti ed essa non vi  andata.

Da ora innanzi le principesse di Persia e di Media che sapranno
il fatto della regina ne parleranno a tutti i principi del re e
ne verranno insolenze e irritazioni all'eccesso. Se cos sembra
bene al re, venga da lui emanato un editto reale da scriversi
fra le leggi di Persia e di Media, sicch diventi irrevocabile,
per il quale Vasti non potr pi comparire alla presenza del re
Assuero e il re conferisca la dignit di regina a un'altra
migliore di lei. Quando l'editto emanato dal re sar conosciuto
nell'intero suo regno per quanto  vasto, tutte le donne
renderanno onore ai loro mariti siano di alta o bassa
condizione. La cosa parve buona al re e ai principi.

Il re fece come aveva detto Memucan: mand lettere a tutte le
province del regno, a ogni provincia secondo la sua scrittura e
a ogni popolo secondo la sua lingua; perch ogni marito fosse
padrone in casa sua e potesse parlare a suo arbitrio.





2.

Dopo queste cose, quando la collera del re si fu calmata, egli
si ricord di Vasti, di ci che essa aveva fatto e di quanto era
stato deciso a suo riguardo. Allora quelli che stavano al
servizio del re dissero: Si cerchino per il re fanciulle
vergini e d'aspetto avvenente; stabilisca il re in tutte le
province del suo regno commissari, i quali radunino tutte le
fanciulle vergini e belle nella reggia di Susa, nella casa delle
donne, sotto la sorveglianza di Egai, eunuco del re e guardiano
delle donne, che dar loro quanto  necessario per abbigliarsi;
la fanciulla che piacer al re diventer regina al posto di
Vasti. La cosa piacque al re e cos si fece.

Ora nella cittadella di Susa c'era un Giudeo chiamato Mardocheo,
figlio di Iair, figlio di Simei, figlio di un Beniaminita, che
era stato deportato da Gerusalemme fra quelli condotti in esilio
con Ieconia re di Giuda da Nabucodonosor re di Babilonia. Egli
aveva allevato Adassa, cio Ester, figlia di un suo zio, perch
essa era orfana di padre e di madre. La fanciulla era di bella
presenza e di aspetto avvenente; alla morte del padre e della
madre Mardocheo l'aveva presa come propria figlia. Quando
l'ordine del re e il suo editto furono divulgati e un gran
numero di fanciulle venivano radunate nella cittadella di Susa
sotto la sorveglianza di Egai, anche Ester fu presa e condotta
nella reggia, sotto la sorveglianza di Egai, guardiano delle
donne. La fanciulla piacque a Egai ed entr nelle buone grazie
di lui; egli si preoccup di darle il necessario per
l'abbigliamento e il vitto; le diede sette ancelle scelte nella
reggia e assegn a lei e alle sue ancelle l'appartamento
migliore nella casa delle donne.

Ester non aveva detto nulla n del suo popolo n della sua
famiglia, perch Mardocheo le aveva proibito di parlarne.

Mardocheo tutti i giorni passeggiava davanti al cortile della
casa delle donne per sapere se Ester stava bene e che cosa
succedeva di lei.

Quando veniva il turno per una fanciulla di andare dal re
Assuero alla fine dei dodici mesi prescritti alle donne per i
loro preparativi, perch soltanto allora terminava il tempo dei
loro preparativi, sei mesi per profumarsi con olio di mirra e
sei mesi con aromi e altri cosmetici usati dalle donne, la
fanciulla andava dal re e poteva portare con s dalla casa delle
donne alla reggia quanto chiedeva. Ci andava la sera e la
mattina seguente passava nella seconda casa delle donne, sotto
la sorveglianza di Saasgaz, eunuco del re e guardiano delle
concubine. Poi non tornava pi dal re a meno che il re la
desiderasse ed essa fosse richiamata per nome. Quando arriv per
Ester, figlia di Abicail, zio di Mardocheo, che l'aveva adottata
per figlia, il turno di andare dal re, essa non domand se non
quello che le fu indicato da Egai eunuco del re e guardiano
delle donne. Ester attirava la simpatia di quanti la vedevano.
Ester fu dunque condotta presso il re Assuero nella reggia il
decimo mese, cio il mese di Tebet, il settimo anno del suo
regno.

Il re am Ester pi di tutte le altre donne ed essa trov grazia
e favore agli occhi di lui pi di tutte le altre vergini.

Egli le pose in testa la corona regale e la fece regina al posto
di Vasti. Poi il re fece un gran banchetto a tutti i principi e
ai ministri, che fu il banchetto di Ester; concesse un giorno di
riposo alle province e fece doni con munificenza regale.



Ora la seconda volta che si radunavano le fanciulle, Mardocheo
aveva stanza alla porta del re.

Ester, secondo l'ordine che Mardocheo le aveva dato, non aveva
detto nulla n della sua famiglia n del suo popolo poich essa
faceva quello che Mardocheo le diceva, come quando era sotto la
sua tutela. In quei giorni, quando Mardocheo aveva stanza alla
porta del re, Bigtan e Teres, due eunuchi del re e tra i custodi
della soglia, irritati contro il re Assuero, cercarono il modo
di mettere le mani sulla persona del re. La cosa fu risaputa da
Mardocheo, che avvert la regina Ester ed Ester ne parl al re
in nome di Mardocheo. Fatta investigazione e scoperto il fatto,
i due eunuchi furono impiccati a un palo. E la cosa fu
registrata nel libro delle cronache, alla presenza del re.





3.

In seguito, il re Assuero promosse Aman figlio di Ammedata,
l'Agaghita, alla pi alta dignit e pose il suo seggio al di
sopra di quelli di tutti i principi che erano con lui. Tutti i
ministri del re, che stavano alla porta del re, piegavano il
ginocchio e si prostravano davanti ad Aman, perch cos aveva
ordinato il re a suo riguardo. Ma Mardocheo non piegava il
ginocchio n si prostrava.

I ministri del re che stavano alla porta del re dissero a
Mardocheo: Perch trasgredisci l'ordine del re?. Ma, sebbene
glielo ripetessero tutti i giorni, egli non dava loro ascolto.
Allora quelli riferirono la cosa ad Aman, per vedere se
Mardocheo avrebbe insistito nel suo atteggiamento, perch aveva
detto loro che era un Giudeo. Aman vide che Mardocheo non
s'inginocchiava n si prostrava davanti a lui e ne fu pieno
d'ira; ma disdegn di mettere le mani addosso soltanto a
Mardocheo, poich gli avevano detto a quale popolo Mardocheo
apparteneva. Egli si propose di distruggere il popolo di
Mardocheo, tutti i Giudei che si trovavano in tutto il regno
d'Assuero.



Il primo mese, cio il mese di Nisan, il dodicesimo anno del re
Assuero, si gett il "pur", cio la sorte, alla presenza di
Aman, per la scelta del giorno e del mese. La sorte cadde sul
tredici del dodicesimo, chiamato Adar. Allora Aman disse al re
Assuero: C' un popolo segregato e anche disseminato fra i
popoli di tutte le province del tuo regno, le cui leggi sono
diverse da quelle di ogni altro popolo e che non osserva le
leggi del re; non conviene quindi che il re lo tolleri. Se cos
piace al re, si ordini che esso sia distrutto, io far passare
diecimila talenti d'argento in mano agli amministratori del re,
perch siano versati nel tesoro reale. Allora il re si tolse
l'anello di mano e lo diede ad Aman, l'Agaghita, figlio di
Ammedata e nemico dei Giudei. Il re disse ad Aman: Il denaro
sia per te: al popolo fa' pure quello che ti sembra bene.

Come Mardocheo aggrava la sua situazione



Il tredici del primo mese furono chiamati i segretari del re e
fu scritto, seguendo in tutto gli ordini di Aman, ai satrapi del
re e ai governatori di ogni provincia secondo la loro scrittura
e a ogni popolo nella sua lingua. Lo scritto fu redatto in nome
del re Assuero e sigillato con il sigillo reale.

Questi documenti scritti furono spediti per mezzo di corrieri in
tutte le province del re, perch si distruggessero, si
uccidessero, si sterminassero tutti i Giudei, giovani e vecchi,
bambini e donne, in un medesimo giorno il tredici del dodicesimo
mese, cio il mese di Adar, e si saccheggiassero i loro beni.
Questa  la copia della lettera:

Il grande Assuero ai governatori delle centoventisette province
dall'India all'Etiopia e ai capidistretto loro subordinati
scrive quanto segue:

Essendo io alla testa di molte nazioni e avendo l'impero di
tutto il mondo, non esaltato dall'orgoglio del potere, ma
governando sempre con moderazione e con dolcezza, ho deciso di
rendere sempre indisturbata la vita dei sudditi, di assicurare
un regno tranquillo e sicuro fino alle frontiere e di far
rifiorire la pace sospirata da tutti gli uomini.

Avendo io chiesto ai miei consiglieri come tutto questo possa
essere attuato, Aman, distinto presso di noi per prudenza,
segnalato per inalterata devozione e sicura fedelt ed elevato
alla seconda dignit del regno, ci ha avvertiti che in mezzo a
tutte le stirpi che vi sono nel mondo si  mescolato un popolo
ostile, diverso nelle sue leggi da ogni altra nazione, che
trascura sempre i decreti del re, cos da impedire l'assetto
dell'impero da noi irreprensibilmente diretto.

Considerando dunque che questa nazione  l'unica a essere in
continuo contrasto con ogni essere umano, differenziandosi per
uno strano tenore di leggi, e che, malintenzionata contro i
nostri interessi, compie le peggiori malvagit e riesce di
ostacolo alla stabilit del regno, abbiamo ordinato che le
persone a voi segnalate nei rapporti scritti da Aman, incaricato
dei nostri interessi e per noi un secondo padre, tutte, con le
mogli e i figli, siano radicalmente sterminate per mezzo della
spada dei loro avversari, senza alcuna piet n perdono, il
quattordici del dodicesimo mese, cio Adar; perch questi nostri
oppositori di ieri e di oggi, precipitando violentemente negli
inferi in un sol giorno, ci assicurino per l'avvenire un governo
completamente stabile e indisturbato.

Una copia dell'editto, che doveva essere promulgato in ogni
provincia, fu resa nota a tutti i popoli, perch si tenessero
pronti per quel giorno.

I corrieri partirono in tutta fretta per ordine del re e il
decreto fu promulgato subito nella cittadella di Susa. Mentre il
re e Aman stavano a gozzovigliare, la citt di Susa era
costernata.





4.

Quando Mardocheo seppe quanto era stato fatto, si stracci le
vesti, si copr di sacco e di cenere e usc in mezzo alla citt,
mandando alte e amare grida; venne fino davanti alla porta del
re, ma a nessuno che fosse coperto di sacco era permesso di
entrare per la porta del re.

In ogni provincia, dovunque giungevano l'ordine del re e il suo
editto, ci fu gran desolazione fra i Giudei: digiuno, pianto,
lutto e a molti servirono di letto il sacco e la cenere.

Le ancelle di Ester e i suoi eunuchi vennero a riferirle la cosa
e la regina ne fu molto angosciata; mand vesti a Mardocheo,
perch se le mettesse e si togliesse di dosso il sacco, ma egli
non le accett. Allora Ester chiam Atach, uno degli eunuchi che
il re aveva messo al suo servizio, e lo incaric di andare da
Mardocheo per domandare che cosa era avvenuto e perch si
comportava cos. Atach si rec da Mardocheo sulla piazza della
citt davanti alla porta del re.

Mardocheo gli narr quanto gli era accaduto e gli indic la
somma di denaro che Aman aveva promesso di versare al tesoro
reale per far distruggere i Giudei, gli diede anche una copia
dell'editto promulgato a Susa per il loro sterminio, perch lo
mostrasse a Ester, la informasse di tutto e le ordinasse di
presentarsi al re per domandargli grazia e per intercedere in
favore del suo popolo. Ricordati  -  le fece dire  -  dei
giorni della tua povert, quando eri nutrita dalla mia mano
perch Aman, il secondo in dignit dopo il re, ha parlato contro
di noi per farci mettere a morte. Invoca il Signore, parla al re
in nostro favore e liberaci dalla morte!. Atach ritorn da
Ester e le rifer le parole di Mardocheo.

Ester ordin ad Atach di riferire a Mardocheo: Tutti i ministri
del re e il popolo delle sue province sanno che se qualcuno,
uomo o donna, entra dal re nell'atrio interno, senza essere
stato chiamato, in forza di una legge uguale per tutti, deve
essere messo a morte a meno che il re non stenda verso di lui il
suo scettro d'oro, nel qual caso avr salva la vita. Quanto a
me, sono gi trenta giorni che non sono stata chiamata per
andare dal re. Le parole di Ester furono riferite a Mardocheo e
Mardocheo fece dare questa risposta a Ester: Non pensare di
salvare solo te stessa fra tutti i Giudei, per il fatto che ti
trovi nella reggia. Perch se tu in questo momento taci, aiuto e
liberazione sorgeranno per i Giudei da un altro luogo, ma tu
perirai insieme con la casa di tuo padre. Chi sa che tu non sia
stata elevata a regina proprio in previsione d'una circostanza
come questa?.

Allora Ester fece rispondere a Mardocheo: Va', raduna tutti i
Giudei che si trovano a Susa; digiunate per me, state senza
mangiare e senza bere per tre giorni, notte e giorno; anch'io
con le ancelle digiuner nello stesso modo; dopo entrer dal re,
sebbene ci sia contro la legge e, se dovr perire, perir!.
Mardocheo se ne and e fece quanto Ester gli aveva ordinato.



Poi preg il Signore, ricordando tutte le sue gesta, e disse:

Signore, Signore re, sovrano dell'universo, tutte le cose sono
sottoposte al tuo potere e nessuno pu opporsi a te nella tua
volont di salvare Israele.

Tu hai fatto il cielo e la terra e tutte le meraviglie che si
trovano sotto il firmamento. Tu sei il Signore di tutte le cose
e nessuno pu resistere a te, Signore.

Tu conosci tutto; tu sai, Signore, che non per orgoglio, non per
superbia n per vanagloria ho fatto il gesto di non prostrarmi
davanti al superbo Aman, perch avrei anche baciato la pianta
dei suoi piedi per la salvezza d'Israele.

Ma ho fatt ci per non porre la gloria di un uomo al di sopra
della gloria di Dio; non mi prostrer mai davanti a nessuno se
non davanti a te, che sei il mio Signore, e non far cos per
superbia.

Ora Signore Dio, re, Dio di Abramo, risparmia il tuo popolo!
Perch mirano a distruggerci e bramano di far perire quella che
 la tua eredit dai tempi antichi.

Non trascurare la porzione che per te stesso hai liberato dal
paese d'Egitto. Ascolta la mia preghiera e sii propizio alla tua
eredit; cambia il nostro lutto in gioia, perch vivi possiamo
cantare inni al tuo nome, Signore, e non chiudere la bocca di
quelli che ti lodano.

Tutti gli Israeliti gridavano con tutta la forza, perch la
morte stava davanti ai loro occhi.



Anche la regina Ester cerc rifugio presso il Signore, presa da
un'angoscia mortale. Si tolse le vesti di lusso e indoss gli
abiti di miseria e di lutto; invece dei superbi profumi si
riemp la testa di ceneri e di immondizie. Mortific molto il
suo corpo e con i capelli sconvolti si muoveva dove prima era
abituata agli ornamenti festivi. Poi supplic il Signore e disse:

Mio Signore, nostro re, tu sei l'unico! Vieni in aiuto a me che
sono sola  non ho altro soccorso se non te, perch un grande
pericolo mi sovrasta.

Io ho sentito fin dalla mia nascita, in seno alla mia famiglia,
che tu, Signore, hai scelto Israele da tutte le nazioni e i
nostri padri da tutti i loro antenati come tua eterna eredit, e
hai fatto secondo quanto avevi promesso. Ora abbiamo peccato
contro di te e ci hai messi nelle mani dei nostri nemici, per
avere noi dato gloria ai loro dei. Tu sei giusto, Signore!

Ma ora non si sono accontentati dell'amarezza della nostra
schiavit, hanno anche posto le mani sulle mani dei loro idoli,
giurando di abolire l'oracolo della tua bocca, di sterminare la
tua eredit, di chiudere la bocca di quelli che ti lodano e
spegnere la gloria del tuo tempio e il tuo altare, di aprire
invece la bocca delle nazioni a lodare gli idoli vani e a
proclamare per sempre la propria ammirazione per un re di carne.

Non consegnare, Signore, il tuo scettro a dei che neppure
esistono. Non abbiano a ridere della nostra caduta; ma volgi
contro di loro questi loro progetti e colpisci con un castigo
esemplare il primo dei nostri persecutori.

Ricordati, Signore; manifestati nel giorno della nostra
afflizione e a me da' coraggio, o re degli dei e signore di ogni
autorit. Metti nella mia bocca una parola ben misurata di
fronte al leone e volgi il suo cuore all'odio contro colui che
ci combatte, allo sterminio di lui e di coloro che sono
d'accordo con lui.

Quanto a noi, salvaci con la tua mano e vieni in mio aiuto,
perch sono sola e non ho altri che te, Signore! Tu hai
conoscenza di tutto e sai che io odio la gloria degli empi e
detesto il letto dei non circoncisi e di qualunque straniero. Tu
sai che mi trovo nella necessit, che detesto l'emblema della
mia fastosa posizione che cinge il mio capo nei giorni in cui
devo fare comparsa; lo detesto come un panno immondo e non lo
porto nei giorni in cui mi tengo appartata. La tua serva non ha
mangiato alla tavola di Aman n ha onorato il banchetto del re
n bevuto il vino delle libazioni. La tua serva da quando ha
cambiato condizione fino ad oggi, non ha gioito di nulla, se non
di te, Signore, Dio di Abramo.

Dio, che su tutti eserciti la forza, ascolta la voce dei
disperati e liberaci dalla mano dei malvagi; libera me dalla mia
angoscia!





5.

Il terzo giorno, quando ebbe finito di pregare, essa si tolse le
vesti da schiava e si copr di tutto il fasto del suo grado.
Divenuta cos splendente di bellezza, dopo avere invocato il Dio
che veglia su tutti e li salva, prese con s due ancelle. Su di
una si appoggiava con apparente mollezza, mentre l'altra la
seguiva tenendo sollevato il mantello di lei. Appariva rosea
nello splendore della sua bellezza e il suo viso era gioioso,
come pervaso d'amore, ma il suo cuore era stretto dalla paura.
Attraversate una dopo l'altra tutte le porte, si trov alla
presenza del re.

Egli era seduto sul trono regale, vestito di tutti gli ornamenti
maestosi delle sue comparse, tutto splendente di oro e di pietre
preziose, e aveva un aspetto terrificante. Alz il viso
splendente di maest e guard in un accesso di collera. La
regina si sent svenire, mut il suo colore in pallore e poggi
la testa sull'ancella che l'accompagnava. Ma Dio volse a
dolcezza lo spirito del re ed egli, fattosi ansioso, balz dal
trono, la prese fra le braccia, sostenendola finch non si fu
ripresa, e andava confortandola con parole rasserenanti,
dicendole: Che c', Ester? Io sono tuo fratello; fatti
coraggio, tu non devi morire. Il nostro ordine riguarda solo la
gente comune. Avvicinati!. Alzato lo scettro d'oro, lo pos sul
collo di lei, la baci e le disse: Parlami!.

Gli disse: Ti ho visto, signore, come un angelo di Dio e il mio
cuore si  agitato davanti alla tua gloria. Perch tu sei
meraviglioso, signore, e il tuo volto  pieno d'incanto. Ma,
mentre parlava, cadde svenuta; il re s'impression e tutta la
gente del suo seguito cercava di rianimarla. Allora il re le
disse: Che vuoi, Ester? Qual  la tua richiesta? Fosse pure
met del mio regno, l'avrai!. Ester rispose:

Se cos piace al re, venga oggi il re con Aman al banchetto che
gli ho preparato. Il re disse: Convocate subito Aman, per fare
ci che Ester ha detto.

Il re and dunque con Aman al banchetto che Ester aveva
preparato.

Il re disse a Ester, mentre si beveva il vino: Qual  la tua
richiesta? Ti sar concessa. Che desideri? Fosse anche la met
del regno, sar fatto!. Ester rispose: Ecco la mia richiesta e
quel che desidero: se ho trovato grazia agli occhi del re e se
piace al re di concedermi quello che chiedo e di soddisfare il
mio desiderio, venga il re con Aman anche domani al banchetto
che io preparer loro e io risponder alla domanda del re.



Aman quel giorno usc lieto e con il cuore contento, ma quando
vide alla porta del re Mardocheo che non si alzava n si muoveva
per lui, fu preso d'ira contro Mardocheo. Tuttavia Aman si
trattenne, and a casa e mand a chiamare i suoi amici e Zeres
sua moglie. Aman parl loro della magnificenza delle sue
ricchezze, del gran numero dei suoi figli, di quanto il re aveva
fatto per renderlo grande e come l'aveva innalzato sopra i capi
e i ministri del re. Aggiunse: Anche la regina Ester non ha
invitato con il re nessun altro se non me al banchetto che ha
dato; anche per domani sono invitato da lei con il re. Ma tutto
questo non mi basta, fin quando io vedr Mardocheo, il Giudeo
restare seduto alla porta del re. Allora sua moglie Zeres e
tutti i suoi amici gli dissero: Si prepari un palo alto
cinquanta cubiti e tu domani mattina di' al re che vi sia
impiccato Mardocheo; poi va' pure contento al banchetto con il
re. La cosa piacque ad Aman che fece preparare il palo.





6.

Quella notte il re non poteva prendere sonno. Allora ordin che
gli si portasse il libro delle memorie, le cronache, e ne fu
fatta la lettura alla presenza del re. Vi si trov scritto che
Mardocheo aveva denunciato Bigtan e Teres, i due eunuchi del re
tra i custodi della soglia, i quali avevano cercato di porre le
mani sulla persona del re Assuero. Allora il re chiese: Che si
 fatto per dare a Mardocheo onore e grandezza in premio di
questo?. I giovani che servivano il re risposero: Non s'
fatto nulla per lui. Il re disse: Chi c' nell'atrio?.
Appunto Aman era venuto nell'atrio esterno della reggia per dire
di impiccare Mardocheo al palo che gli aveva preparato per lui.
I giovani servi del re gli risposero: Ecco, c' Aman
nell'atrio. Il re disse: Entri!.

Aman entr e il re gli disse: Che si deve fare a un uomo che il
re voglia onorare?. Aman pens: Chi mai vorrebbe il re
onorare, se non me?. Aman rispose al re: Per l'uomo che il re
vuole onorare, si prenda la veste reale che suole indossare il
re e il cavallo che suole cavalcare il re e sulla sua testa sia
posta una corona reale; si consegni la veste e il cavallo a uno
dei principi pi nobili del re; si rivesta di quella veste
l'uomo che il re vuole onorare, gli si faccia percorrere a
cavallo le vie della citt e si gridi davanti a lui: Ci avviene
all'uomo che il re vuole onorare. Allora il re disse ad Aman:
Presto, prendi la veste e il cavallo, come hai detto, e fa'
cos a Mardocheo, il Giudeo, che si trova alla porta del re, non
tralasciare nulla di quello che hai detto.

Aman prese la veste e il cavallo, rivest della veste Mardocheo,
gli fece percorrere a cavallo le vie della citt e gridava
davanti a lui: Ci avviene all'uomo che il re vuole onorare.
Poi Mardocheo torn alla porta del re, ma Aman and subito a
casa, tutto aggrondato e con il capo velato. Aman raccont a sua
moglie Zeres e a tutti i suoi amici quanto gli era accaduto. I
suoi consiglieri e sua moglie Zeres gli dissero: Se Mardocheo,
davanti al quale tu hai cominciato a decadere,  della stirpe
dei Giudei, tu non potrai nulla contro di lui, anzi soccomberai
del tutto davanti a lui. Essi stavano ancora parlando con lui,
quando giunsero gli eunuchi del re, i quali si affrettarono a
condurre Aman al banchetto che Ester aveva preparato.





7.

Il re e Aman andarono dunque al banchetto con la regina Ester.
Il re anche questo secondo giorno disse a Ester, mentre si
beveva il vino: Qual  la tua richiesta, regina Ester? Ti sar
concessa. Che desideri? Fosse anche la met del regno sar
fatto!. Allora la regina Ester rispose: Se ho trovato grazia
ai tuoi occhi, o re, e se cos piace al re, la mia richiesta 
che mi sia concessa la vita e il mio desiderio  che sia
risparmiato il mio popolo. Perch io e il mio popolo siamo stati
venduti per essere distrutti, uccisi, sterminati. Ora, se
fossimo stati venduti per diventare schiavi e schiave, avrei
taciuto, ma il nostro avversario non potrebbe riparare al danno
fatto al re con la nostra morte.

Subito il re Assuero disse alla regina Ester: Chi  e dov'
colui che ha pensato di fare una cosa simile?. Ester rispose:
L'avversario, il nemico  quel malvagio di Aman. Allora Aman
fu preso da terrore alla presenza del re e della regina.

Il re incollerito si alz dal banchetto e usc nel giardino
della reggia, mentre Aman rimase per chiedere la grazia della
vita alla regina Ester, perch vedeva bene che da parte del re
la sua rovina era decisa. Poi il re torn dal giardino della
reggia nel luogo del banchetto; intanto Aman si era prostrato
sul divano sul quale si trovava Ester. Allora il re esclam:
Vuole anche fare violenza alla regina, davanti a me, in casa
mia?. Non appena questa parola fu uscita dalla bocca del re,
posero un velo sulla faccia di Aman. Carbona, uno degli eunuchi,
disse alla presenza del re: Ecco,  stato perfino rizzato in
casa di Aman un palo alto cinquanta cubiti, che Aman ha fatto
preparare per Mardocheo, il quale aveva parlato per il bene del
re. Il re disse: Impiccateci lui!. Cos Aman fu impiccato al
palo che aveva preparato per Mardocheo. E l'ira del re si calm.





8.

In quello stesso giorno il re Assuero diede alla regina Ester la
casa di Aman, nemico dei Giudei. Mardocheo si present al re, al
quale Ester aveva dichiarato il rapporto di parentela che egli
aveva con lei. Il re si tolse l'anello che aveva fatto ritirare
ad Aman e lo diede a Mardocheo. Ester affid a Mardocheo
l'amministrazione della casa che era stata di Aman.

Poi Ester parl di nuovo alla presenza del re, gli si gett ai
piedi e lo supplic con le lacrime agli occhi d'impedire gli
effetti della malvagit di Aman l'Agaghita e l'attuazione dei
piani che aveva preparato contro i Giudei. Allora il re stese lo
scettro d'oro verso Ester; Ester si alz, rimase in piedi
davanti al re e disse: Se cos piace al re, se io ho trovato
grazia ai suoi occhi, se la cosa gli pare giusta e se io gli
sono gradita, si scriva per revocare i documenti scritti,
macchinazione di Aman figlio di Ammedata, l'Agaghita, in cui si
ordina di far perire i Giudei che sono in tutte le province del
re. Perch come potrei io resistere al vedere la sventura che
colpirebbe il mio popolo? Come potrei resistere al vedere la
distruzione della mia stirpe?. Allora il re Assuero disse alla
regina Ester e a Mardocheo, il Giudeo: Ecco, ho dato a Ester la
casa di Aman e questi  stato impiccato al palo, perch aveva
voluto stendere la mano sui Giudei. Scrivete dunque come vi
parr meglio, nel nome del re, e sigillate con l'anello reale,
perch ci che  scritto in nome del re e sigillato con l'anello
reale  irrevocabile.

Senza perdere tempo il ventitr del terzo mese, cio il mese di
Sivan, furono convocati i segretari del re e fu scritto,
seguendo in tutto l'ordine di Mardocheo, ai Giudei, ai satrapi,
ai governatori e ai capi delle centoventisette province,
dall'India all'Etiopia, a ogni provincia secondo la loro
scrittura, a ogni popolo nella sua lingua e ai Giudei secondo la
loro scrittura e nella loro lingua. Fu dunque scritto in nome
del re Assuero, si sigillarono i documenti con l'anello reale e
si mandarono per mezzo di corrieri a cavallo, che cavalcavano
corsieri reali, figli di cavalle di razza. Con questi scritti il
re dava facolt ai Giudei, in qualunque citt si trovassero, di
radunarsi e di difendere la loro vita, di distruggere, uccidere,
sterminare, compresi i bambini e le donne, tutta la gente
armata, di qualunque popolo e di qualunque provincia, che li
assalisse, e di saccheggiare i loro beni; e ci in un medesimo
giorno in tutte le province del re Assuero: il tredici del
dodicesimo mese, cio il mese di Adar.



Quanto segue  la copia della lettera relativa a queste cose:

Il grande re Assuero ai governatori delle centoventisette
satrapie dall'India all'Etiopia e a quelli che hanno a cuore i
nostri interessi, salute.

Molti uomini, quanto pi spesso vengono onorati dalla pi larga
generosit dei benefattori, tanto pi s'inorgogliscono e non
solo cercano di fare il male ai nostri sudditi, ma incapaci di
frenare la loro superbia, tramano insidie anche contro i loro
benefattori. Non solo cancellano la riconoscenza dal cuore degli
uomini, ma esaltati dallo strepito spavaldo di chi ignora il
bene, si lusingano di sfuggire a Dio, che tutto vede, e alla sua
giustizia che odia il male.

Spesso poi accadde a molti costituiti in autorit che, per avere
affidato a certi amici la responsabilit degli affari pubblici e
per avere subito la loro influenza, divennero con essi
responsabili del sangue innocente, con disgrazia senza rimedio;
perch i falsi ragionamenti di nature perverse avevano sviato
l'incontaminata buona fede dei governanti.

Questo si pu vedere non tanto nelle storie pi antiche a cui
abbiamo accennato, quanto piuttosto badando alle iniquit
perpetrate da quella peste che sono coloro i quali indegnamente
esercitano il potere.

Provvederemo per l'avvenire ad assicurare a tutti gli uomini un
regno indisturbato e pacifico, operando cambiamenti opportuni e
giudicando sempre con la pi equa fermezza gli affari che ci
vengono posti sotto gli occhi.

Cos  il caso di Aman figlio di Ammedata, il Macedone, il quale
estraneo, per la verit, al sangue persiano e ben lontano dalla
nostra bont, accolto come ospite presso di noi, aveva tanto
approfittato dell'amicizia che professiamo verso qualunque
nazione, da essere proclamato nostro padre e da costituire la
seconda personalit nel regno, venendo da tutti onorato con la
prostrazione. Ma non reggendo al peso della sua superbia, egli
si adoper per privare noi del potere e della vita e con falsi e
tortuosi argomenti richiese la pena di morte per il nostro
salvatore e in ogni circostanza benefattore Mardocheo, per
l'irreprensibile consorte del nostro regno Ester e per tutto il
loro popolo. Pensava infatti per questa via di sorprenderci
nell'isolamento e di trasferire l'impero dei Persiani ai
Macedoni.

Ora noi troviamo che questi Giudei, da quell'uomo tre volte
scellerato destinati allo sterminio, non sono malfattori, ma si
reggono con leggi giustissime,  sono figli del Dio altissimo,
massimo, vivente, il quale in favore nostro e dei nostri
antenati dirige il regno nella migliore floridezza. Farete
dunque bene a non tener conto delle lettere scritte, mandate da
Aman, figlio di Ammedata, perch costui, che ha perpetrato tali
cose,  stato impiccato ad un palo con tutta la sua famiglia
alle porte di Susa, giusto castigo datogli senza indugio da Dio,
signore di tutti gli eventi.

Esposta invece una copia della presente lettera in ogni luogo,
permettete ai Giudei di valersi con tutta sicurezza delle loro
leggi e prestate loro man forte per respingere coloro che
volessero assalirli nel giorno della persecuzione cio il
tredici del dodicesimo mese chiamato Adar.

Infatti questo giorno, invece di segnare la rovina della stirpe
eletta, Dio, signore di ogni cosa, lo ha loro cambiato in giorno
di gioia.

Quanto a voi, Giudei, tra le vostre feste commemorative
celebrate questo giorno insigne con ogni sorta di banchetti,
perch, e ora e in avvenire, sia ricordo di salvezza per noi e
per i Persiani benevoli; per quelli invece che ci insidiano sia
ricordo della loro perdizione.

Ogni citt e pi generalmente ogni localit che non agir
secondo queste disposizioni, sar inesorabilmente messa a ferro
e fuoco; non soltanto agli uomini sar resa inaccessibile, ma
anche alle fiere e agli uccelli rester odiosissima per tutti i
tempi.

Una copia dell'editto, che doveva essere promulgato in ogni
provincia, fu resa nota a tutti i popoli, perch i Giudei si
tenessero pronti per quel giorno a vendicarsi dei loro nemici.
Cos i corrieri sui cavalli reali partirono premurosi e
stimolati dal comando del re mentre il decreto veniva subito
promulgato nella cittadella di Susa.

Mardocheo si allontan dal re con una veste reale di porpora
viola e di lino bianco, con una grande corona d'oro e un manto
di bisso e di porpora rossa; la citt di Susa gridava di gioia
ed era in festa. Per i Giudei c'era luce, letizia, esultanza,
onore. In ogni provincia, in ogni citt, dovunque giungevano
l'ordine del re e il suo decreto, c'era per i Giudei gioia ed
esultanza, banchetti e feste. Molti appartenenti ai popoli del
paese si fecero Giudei, perch il timore dei Giudei era piombato
su di loro.





9.

Il dodicesimo mese, cio il mese di Adar, il tredici del mese,
quando l'ordine dei re e il suo decreto dovevano essere
eseguiti, il giorno in cui i nemici dei Giudei speravano di
averli in loro potere, avvenne invece tutto il contrario, poich
i Giudei ebbero in mano i loro nemici. I Giudei si radunarono
nelle loro citt, in tutte le province del re Assuero, per
aggredire quelli che cercavano di fare loro del male; nessuno
pot resistere loro, perch il timore dei Giudei era piombato su
tutti i popoli. Tutti i capi delle province, i satrapi, i
governatori e quelli che curavano gli affari del re diedero man
forte ai Giudei, perch il timore di Mardocheo si era
impadronito di essi. Perch Mardocheo era grande nella reggia e
per tutte le province si diffondeva la fama di quest'uomo;
Mardocheo cresceva sempre in potere. I Giudei dunque colpirono
tutti i nemici, passandoli a fil di spada, uccidendoli e
sterminandoli; fecero dei nemici quello che vollero. Nella
cittadella di Susa i Giudei uccisero e sterminarono cinquecento
uomini e misero a morte Parsandata, Dalfon, Aspata, Porata,
Adalia, Aridata, Parmasta, Arisai, Aridai e Vaizata, i dieci
figli di Aman figlio di Ammedata, il nemico dei Giudei, ma non
si diedero al saccheggio.

Quel giorno stesso il numero di quelli che erano stati uccisi
nella cittadella di Susa fu portato a conoscenza del re. Il re
disse alla regina Ester: Nella cittadella di Susa i Giudei
hanno ucciso, hanno sterminato cinquecento uomini e i dieci
figli di Aman; che avranno mai fatto nelle altre province del
re? Ora che chiedi di pi? Ti sar dato. Che altro desideri?
Sar fatto!. Allora Ester disse: Se cos piace al re, sia
permesso ai Giudei che sono a Susa di fare anche domani quello
che era stato decretato per oggi, siano impiccati al palo i
dieci figli di Aman. Il re ordin che cos fosse fatto. Il
decreto fu promulgato a Susa. I dieci figli di Aman furono
appesi al palo. I Giudei che erano a Susa si radunarono ancora
il quattordici del mese di Adar e uccisero a Susa trecento
uomini; ma non Si diedero al saccheggio.



Anche gli altri Giudei che erano nelle province del re si
radunarono, difesero la loro vita e si misero al sicuro dagli
attacchi dei nemici; uccisero settantacinquemila di quelli che
li odiavano, ma non si diedero al saccheggio.

Questo avvenne il tredici del mese di Adar, il quattordici si
riposarono e ne fecero un giorno di banchetto e di gioia. Ma i
Giudei che erano a Susa si radunarono il tredici e il
quattordici di quel mese; il quindici si riposarono e ne fecero
un giorno di banchetto e di gioia. Perci i Giudei della
campagna, che abitano in citt non circondate da mura, fanno del
quattordici del mese di Adar un giorno di gioia, di banchetto e
di festa, nel quale si mandano regali gli uni gli altri. Invece
gli abitanti delle grandi citt celebrano come giorno di allegra
festivit il quindici di Adar, mandando regali ai vicini.



Mardocheo scrisse questi avvenimenti e mand lettere a tutti i
Giudei che erano in tutte le province del re Assuero, vicini e
lontani, per stabilire che ogni anno celebrassero il quattordici
e il quindici del mese di Adar, perch giorni nei quali i Giudei
ebbero tregua dagli attacchi dei nemici e il mese in cui il loro
dolore era stato mutato in gioia, il loro lutto in festa, e
perch facessero, di questi giorni, giorni di banchetto e di
gioia, nei quali si mandassero regali scambievolmente e si
facessero doni ai poveri.

I Giudei si impegnarono a continuare quello che avevano gi
cominciato a fare e che Mardocheo aveva loro prescritto. Aman
infatti, il figlio di Ammedata l'Agaghita, il nemico di tutti i
Giudei, aveva tramato contro i Giudei per distruggerli e aveva
gettato il "pur", cio la sorte, per confonderli e farli perire;
ma quando Ester si fu presentata al re, questi ordin con
documenti scritti che la scellerata trama di Aman contro i
Giudei fosse fatta ricadere sul capo di lui e che egli e i suoi
figli fossero impiccati al palo. Perci quei giorni furono
chiamati "Purim" dalla parola "pur". Secondo tutto il contenuto
di quella lettera, in seguito a quanto avevano visto a questo
proposito ed era loro avvenuto, i Giudei stabilirono e presero
per s, per la loro stirpe e per quanti si sarebbero aggiunti a
loro, l'impegno inviolabile di celebrare ogni anno quei due
giorni, secondo le disposizioni di quello scritto e alla data
fissata .

Questi giorni devono essere commemorati e celebrati di
generazione in generazione, in ogni famiglia, in ogni provincia,
in ogni citt; questi giorni di "Purim" non devono cessare mai
di essere celebrati fra i Giudei e il loro ricordo non dovr mai
cancellarsi fra i loro discendenti. La regina Ester figlia di
Abicail e il giudeo Mardocheo scrissero con ogni autorit per
dare valore a questa loro seconda lettera relativa ai "Purim".
Si mandarono lettere a tutti i Giudei nelle centoventisette
province del regno di Assuero, con parole di saluto e di
fedelt, per stabilire questi giorni di Purim nelle loro date
precise, come li avevano ordinati il giudeo Mardocheo e la
regina Ester e come essi stessi li avevano stabiliti per s e
per i loro discendenti, in occasione del loro digiuno e della
loro invocazione.

Un ordine di Ester stabil le modalit di questi "Purim" e fu
scritto in un libro.





10.

Il re Assuero impose un tributo al continente e alle isole del
mare. Quanto poi a tutti i fatti concernenti la potenza e il
valore di Mardocheo e quanto alla completa descrizione della sua
grandezza e della sua elevazione da parte del re, sono cose
scritte nel libro delle cronache dei re di Media e di Persia.
Infatti il giudeo Mardocheo era il secondo dopo il re Assuero:
grande fra i Giudei e amato dalla moltitudine dei suoi fratelli,
cercava il bene del suo popolo e parlava in favore della
prosperit di tutta la sua stirpe.

Mardocheo disse: Queste cose sono avvenute per opera di Dio. Mi
ricordo infatti del sogno che avevo visto intorno a questi fatti
e nessuno di essi  stato tralasciato: la piccola sorgente che
divenne un fiume, la luce che spunt, il sole e l'acqua copiosa.
Questo fiume  Ester che il re ha sposato e costituito regina. I
due draghi siamo io e Aman. Le nazioni sono quelle che si sono
coalizzate per distruggere il nome dei Giudei. La mia nazione 
Israele, quelli cio che avevano gridato a Dio e furono salvati.
S, il Signore ha salvato il suo popolo, ci ha liberato da tutti
questi mali e Dio ha operato segni e prodigi grandi quali mai
erano avvenuti tra le nazioni. In tal modo egli ha stabilito due
sorti, una per il popolo di Dio e una per tutte le nazioni.
Queste due sorti si sono realizzate nell'ora, nel momento e nel
giorno stabilito dal giudizio di Dio e in mezzo a tutte le
nazioni. Dio si  allora ricordato del suo popolo e ha reso
giustizia alla sua eredit. Questi giorni del mese di Adar, il
quattordici e il quindici del mese, saranno celebrati con
assemblea, gioia e letizia davanti a Dio, di generazione in
generazione per sempre nel suo popolo Israele.



Nell'anno quarto di Tolomeo e di Cleopatra, Dositeo, che diceva
di essere sacerdote e levita, e Tolomeo suo figlio, portarono in
Egitto la presente lettera sui "Purim", affermando che si
trattava della lettera autentica tradotta da Lisimaco, figlio di
Tolomeo, uno dei residenti in Gerusalemme.





1 MACCABEI.





1.

Queste cose avvennero dopo che Alessandro il Macedone, figlio di
Filippo, uscito dalla regione dei Kittim sconfisse Dario, re dei
Persiani e dei Medi, e regn al suo posto, cominciando dalla
Grecia. Intraprese molte guerre, si impadron di fortezze e
uccise i re della terra; arriv sino ai confini della terra e
raccolse le spoglie di molti popoli. La terra si ridusse al
silenzio davanti a lui, il suo cuore si esalt e si gonfi di
orgoglio. Radun forze ingenti e conquist regioni, popoli e
principi, che divennero suoi tributari. Dopo questo cadde
ammalato e comprese che stava per morire. Allora chiam i suoi
luogotenenti pi importanti, che erano cresciuti con lui fin
dalla giovinezza, e mentre era ancora vivo divise tra di loro il
suo impero. Regn dunque Alessandro dodici anni e mor. I suoi
subalterni assunsero il potere, ognuno nella sua regione; dopo
la sua morte tutti cinsero il diadema e dopo di loro i loro
figli per molti anni e si moltiplicarono i mali sulla terra.
Usc da quelli una radice perversa, Antioco Epifane, figlio del
re Antioco che era stato ostaggio a Roma e assunse il regno
nell'anno centotrentasette del dominio dei Greci.



In quei giorni sorsero da Israele figli empi che persuasero
molti dicendo: Andiamo e facciamo lega con le nazioni che ci
stanno attorno, perch da quando ci siamo separati da loro, ci
sono capitati molti mali. Parve ottimo ai loro occhi questo
ragionamento; alcuni del popolo presero l'iniziativa e andarono
dal re, che diede loro facolt di introdurre le istituzioni dei
pagani. Essi costruirono una palestra in Gerusalemme secondo le
usanze dei pagani e cancellarono i segni della circoncisione e
si allontanarono dalla santa alleanza; si unirono alle nazioni
pagane e si vendettero per fare il male.



Quando il regno fu consolidato in mano di Antioco, egli volle
conquistare l'Egitto per dominare due regni: entr nell'Egitto
con un esercito imponente, con carri ed elefanti, con la
cavalleria e una grande flotta e venne a battaglia con Tolomeo
re di Egitto. Tolomeo fu travolto davanti a lui e dovette
fuggire e molti caddero colpiti a morte. Espugnarono le fortezze
dell'Egitto e Antioco saccheggi il paese di Egitto.

Ritorn quindi Antioco dopo avere sconfitto l'Egitto nell'anno
centoquarantatr, si diresse contro Israele e mosse contro
Gerusalemme con forze ingenti. Entr con arroganza nel santuario
e ne asport l'altare d'oro e il candelabro dei lumi con tutti i
suoi arredi e la tavola dell'offerta e i vasi per le libazioni,
le coppe e gli incensieri d'oro, il velo, le corone e i fregi
d'oro della facciata del tempio e lo sguarn tutto; si impadron
dell'argento e dell'oro e d'ogni oggetto pregiato e asport i
tesori nascosti che riusc a trovare; quindi, raccolta ogni
cosa, fece ritorno nella sua regione. Fece anche molte stragi e
parl con grande arroganza.

Allora vi fu lutto grande per gli Israeliti

in ogni loro regione.

Gemettero i capi e gli anziani,

le vergini e i giovani persero vigore

e la bellezza delle donne svan.

Ogni sposo lev il suo lamento

e la sposa nel talamo fu in lutto.

Trem la terra per i suoi abitanti

e tutta la casa di Giacobbe si vest di vergogna.

Due anni dopo, il re mand alle citt di Giuda un sovrintendente
ai tributi. Egli venne in Gerusalemme con ingenti forze e
rivolse loro con perfidia parole di pace ed essi gli prestarono
fede. Ma all'improvviso piomb sulla citt, le inflisse colpi
crudeli e mise a morte molta gente in Israele. Mise a sacco la
citt, la diede alle fiamme e distrusse le sue abitazioni e le
mura intorno. Trassero in schiavit le donne e i bambini e si
impossessarono dei greggi. Poi costruirono attorno alla citt di
Davide un muro grande e massiccio, con torri solidissime, e
questa divenne per loro una fortezza. Vi stabilirono una razza
empia, uomini scellerati, che si fortificarono dentro, vi
collocarono armi e vettovaglie e, radunato il bottino di
Gerusalemme, lo depositarono col e divennero come una grande
trappola; questo fu un'insidia per il santuario e un avversario
maligno per Israele in ogni momento.

Versarono sangue innocente intorno al santuario,

e profanarono il luogo santo.

Fuggirono gli abitanti , di Gerusalemme a causa loro

e la citt divenne abitazione di stranieri;

divenne straniera alla sua gente

e i suoi figli l'abbandonarono.

Il suo santuario fu desolato come il deserto,

le sue feste si mutarono in lutto,

i suoi sabati in vergogna,

il suo onore in disprezzo.

Quanta era stata la sua gloria

altrettanto fu il suo disonore

e il suo splendore si cambi in lutto.



Poi il re prescrisse con decreto a tutto il suo regno, che tutti
formassero un solo popolo e ciascuno abbandonasse le proprie
leggi. Tutti i popoli consentirono a fare secondo gli ordini del
re. Anche molti Israeliti accettarono di servirlo e
sacrificarono agli idoli e profanarono il sabato. Il re sped
ancora decreti per mezzo di messaggeri a Gerusalemme e alle
citt di Giuda, ordinando di seguire usanze straniere al loro
paese, di far cessare nel tempio gli olocausti, i sacrifici e le
libazioni, di profanare i sabati e le feste e di contaminare il
santuario e i fedeli, di innalzare altari, templi ed edicole e
sacrificare carni suine e animali immondi, di lasciare che i
propri figli, non circoncisi, si contaminassero con ogni
impurit e profanazione, cos da dimenticare la legge e mutare
ogni istituzione, pena la morte a chiunque non avesse agito
secondo gli ordini del re.

Secondo questi ordini scrisse a tutto il regno, stabil
ispettori su tutto il popolo e intim alle citt di Giuda di
sacrificare citt per citt. Anche molti del popolo si unirono a
loro, tutti i traditori della legge, e commisero il male nella
regione e ridussero Israele a nascondersi in ogni possibile
rifugio.

Nell'anno centoquarantacinque, il quindici di Casleu, il re
innalz sull'altare l'abominio della desolazione. Anche nelle
citt vicine di Giuda eressero altari e bruciavano incenso sulle
porte delle case e nelle piazze. Stracciavano i libri della
legge che riuscivano a trovare e li gettavano nel fuoco. Se
qualcuno veniva trovato in possesso di una copia del libro
dell'alleanza o ardiva obbedire alla legge, la sentenza del re
lo condannava a morte. Con prepotenza trattavano gli Israeliti
che venivano scoperti ogni mese nella citt e specialmente al
venticinque del mese, quando sacrificavano sull'ara che era
sopra l'altare dei sacrifici. Mettevano a morte, secondo gli
ordini, le donne che avevano fatto circoncidere i loro figli,
con i bambini appesi al collo e con i familiari e quelli che li
avevano circoncisi.

Tuttavia molti in Israele si fecero forza e animo a vicenda per
non mangiare cibi immondi e preferirono morire pur di non
contaminarsi con quei cibi e non disonorare la santa alleanza e
per questo appunto morirono. Sopra Israele fu cos scatenato il
furore.





2.

In quei giorni Mattatia figlio di Giovanni, figlio di Simone,
sacerdote della stirpe di Ioarib, part da Gerusalemme e venne a
stabilirsi a Modin.

Egli aveva cinque figli: Giovanni chiamato anche Gaddi, Simeone
chiamato Tassi, Giuda chiamato Maccabeo, Eleazaro chiamato
Auaran, Gionata chiamato Affus.



Viste le empiet che si commettevano in Giuda e Gerusalemme,
disse: Ohim! perch mai sono nato per vedere lo strazio del
mio popolo e lo strazio della citt santa e debbo sedere qui
mentre essa  in bala dei nemici e il santuario in mano agli
stranieri?

Il suo tempio  diventato come un uomo ignobile,

gli ornamenti della sua gloria sono stati portati via come preda,

sono stati sgozzati i suoi bambini nelle piazze

e i giovinetti dalla spada nemica.

Qual popolo non ha invaso il suo regno

e non si  impadronito delle sue spoglie?

Ogni ornamento le  stato strappato,

da padrona  diventata schiava.

Ecco, le nostre cose sante,

la nostra bellezza, la nostra gloria

sono state devastate

le hanno profanate i pagani.

Perch vivere ancora?.

Mattatia e i suoi figli si stracciarono le vesti, si vestirono
di sacco e si misero in grande lutto.



Ora vennero nella citt di Modin i messaggeri del re, incaricati
di costringere all'apostasia e a fare offrire sacrifici. Molti
Israeliti andarono da loro; invece Mattatia e i suoi figli si
raccolsero in disparte. I messaggeri del re si rivolsero a
Mattatia e gli dissero: Tu sei uomo autorevole e stimato e
grande in questa citt e sei sostenuto da figli e fratelli; su,
fatti avanti per primo e adempi il comando del re, come hanno
fatto tutti i popoli e gli uomini di Giuda e quelli rimasti in
Gerusalemme, cos passerai tu e i tuoi figli nel numero degli
amici del re e tu e i tuoi figli avrete in premio oro e argento
e doni in quantit. Ma Mattatia rispose a gran voce: Anche se
tutti i popoli nei domini del re lo ascolteranno e ognuno
abbandoner la religione dei suoi padri e vorranno tutti aderire
alle sue richieste, io, i miei figli e i miei fratelli
cammineremo nell'alleanza dei nostri padri; ci guardi il Signore
dall'abbandonare le leggi e le tradizioni; non ascolteremo gli
ordini del re per deviare dalla nostra religione a destra o a
sinistra. Terminate queste parole, si avvicin un Giudeo alla
vista di tutti per sacrificare sull'altare in Modin secondo il
decreto del re. Ci vedendo, Mattatia arse di zelo; fremettero
le sue viscere ed egli riboll di giusto sdegno. Fattosi avanti
di corsa, lo uccise sull'altare, uccise nel medesimo tempo il
messaggero del re, che costringeva a sacrificare, e distrusse
l'altare. Egli agiva per zelo verso la legge come aveva fatto
Finees con Zambri figlio di Salom. La voce di Mattatia tuon
nella citt: Chiunque ha zelo per la legge e vuole difendere
l'alleanza mi segua!. Fugg con i suoi figli tra i monti,
abbandonando in citt quanto avevano.



Allora molti che ricercavano la giustizia e il diritto scesero
per dimorare nel deserto con i loro figli, le loro mogli e i
greggi, perch si erano addensati i mali sopra di essi. Fu
riferito agli uomini del re e alle milizie che stavano in
Gerusalemme, nella citt di Davide, che si erano raccolti laggi
in luoghi nascosti del deserto uomini che avevano stracciato
l'editto del re. Molti corsero a inseguirli, li raggiunsero, si
accamparono di fronte a loro e si prepararono a dar battaglia in
giorno di sabato. Dicevano loro: Basta ormai; uscite, obbedite
ai comandi del re e avrete salva la vita. Ma quelli risposero:
Non usciremo, n seguiremo gli ordini del re, profanando il
giorno del sabato.

Quelli si precipitarono all'assalto contro di loro.

Ma essi non risposero, n lanciarono pietra, n ostruirono i
nascondigli, protestando: Moriamo tutti nella nostra innocenza.
Testimoniano per noi il cielo e la terra che ci fate morire
ingiustamente.

Cos quelli mossero contro di loro a battaglia di sabato: essi
morirono con le mogli e i figli e i loro greggi, in numero di
circa mille persone.



Quando Mattatia e i suoi amici lo seppero, ne fecero gran
pianto. Poi dissero tra di loro: Se faremo tutti come hanno
fatto i nostri fratelli e non combatteremo contro i pagani per
la nostra vita e per le nostre leggi, ci faranno sparire in
breve dalla terra. Presero in quel giorno questa decisione:
Noi combatteremo contro chiunque venga a darci battaglia in
giorno di sabato e non moriremo tutti come sono morti i nostri
fratelli nei nascondigli.

In quel tempo si un con loro un gruppo degli Asidei, i forti
d'Israele, e quanti volevano mettersi a disposizione della
legge; inoltre quanti fuggivano davanti alle sventure si univano
a loro e divenivano loro rinforzo. Cos organizzarono un
contingente di forze e percossero con ira i peccatori e gli
uomini empi con furore; gli scampati fuggirono tra i pagani per
salvarsi. Mattatia poi e i suoi amici andarono in giro a
demolire gli altari e fecero circoncidere a forza tutti i
bambini non circoncisi che trovarono nel territorio d'Israele;
non diedero tregua ai superbi e l'impresa ebbe buona riuscita
nelle loro mani; difesero la legge dalla prepotenza dei popoli e
dei re e non la diedero vinta ai peccatori.



Intanto si avvicinava per Mattatia l'ora della morte ed egli
disse ai figli: Ora domina la superbia e l'ingiustizia,  il
tempo della distruzione e dell'ira rabbiosa. Ora, figli,
mostrate zelo per la legge e date la vostra vita per l'alleanza
dei nostri padri.

Ricordate le gesta compiute dai nostri padri ai loro tempi e ne
trarrete gloria insigne e nome eterno. Abramo non fu trovato
forse fedele nella tentazione e ci non gli fu accreditato a
giustizia? Giuseppe nell'ora dell'oppressione osserv il
precetto e divenne signore dell'Egitto. Finees nostro padre per
lo zelo dimostrato consegu l'alleanza del sacerdozio perenne.
Giosu, obbedendo alla divina parola, divenne giudice in
Israele. Caleb, testimoniando nell'assemblea, ebbe in sorte
parte del nostro paese. Davide per la sua piet ottenne il trono
del regno per sempre. Elia, poich aveva dimostrato zelo ardente
per la legge, fu assunto in cielo. Anania, Azaria e Misaele per
la loro fede furono salvati dalla fiamma. Daniele nella sua
innocenza fu sottratto alle fauci dei leoni. Cos, di seguito,
considerate di generazione in generazione che quanti hanno
fiducia in lui non soccombono. Non abbiate paura delle parole
dell'empio, perch la sua gloria andr a finire ai rifiuti e ai
vermi; oggi  esaltato, domani non si trova pi, perch ritorna
alla sua polvere e i suoi calcoli falliscono. Figli, siate
valorosi e forti nella legge, perch in questa sarete
glorificati.

Ecco qui vostro fratello Simone, che io so uomo saggio:
ascoltatelo sempre, egli sar vostro padre. Giuda Maccabeo,
forte guerriero dalla sua giovent, sar capo del vostro
esercito e condurr la battaglia contro i pagani. Radunate,
dunque, intorno a voi quanti praticano la legge e vendicate il
vostro popolo, rendete il meritato castigo ai pagani e
applicatevi all'ordinamento della legge.

Poi li benedisse e si riun ai suoi padri. Mor nell'anno
centoquarantasei e fu sepolto nella tomba dei suoi padri in
Modin; tutto Israele fece grande pianto su di lui.





[La guerra santa: Giuda Maccabeo, 166-161 avanti Cristo]. 

3.

Al suo posto sorse il figlio di lui, Giuda, chiamato Maccabeo;
lo aiutavano tutti i fratelli e quanti si erano legati al padre
e conducevano la battaglia d'Israele con entusiasmo. Egli
accrebbe la gloria del suo popolo,

rivest la corazza come gigante,

cinse l'armatura di guerra

e impegn battaglia

difendendo il campo con la spada.

Nelle sue gesta fu simile a leone,

come leoncello ruggente sulla preda.

Insegu gli empi braccandoli;

i perturbatori del popolo distrusse con il fuoco.

Gli empi sbigottirono per paura di lui

e tutti i malfattori furono confusi

e si avvi la salvezza per mano di lui.

Inflisse amarezze a molti re,

rallegr con le sue gesta Giacobbe;

sempre la sua memoria sar benedetta.

Egli pass per le citt di Giuda

e vi disperse gli empi

e distolse l'ira da Israele.

Divenne celebre fino all'estremit della terra

perch radun coloro che erano sperduti.



Apollonio radun dei pagani e un forte esercito dalla Samaria
per combattere Israele. Giuda lo seppe e avanz contro di lui,
lo sconfisse e lo uccise; molti caddero colpiti a morte e i
superstiti fuggirono. Cos si impadronirono delle loro spoglie e
Giuda si riserv la spada di Apollonio e l'adoper in guerra per
tutto il tempo della sua vita. Quando Seron, comandante delle
forze di Siria, seppe che Giuda aveva radunato un contingente e
c'era con lui uno stuolo di fedeli e uomini preparati alla
guerra, disse: Mi far un nome e mi coprir di gloria nel regno
combattendo Giuda e i suoi uomini che hanno disprezzato gli
ordini del re. Fece i preparativi e si un a lui un forte
gruppo di empi per aiutarlo a vendicarsi degli Israeliti. Si
spinse fino alla salita di Bet-Oron e Giuda gli and incontro
con piccola schiera. Ma come videro lo schieramento avanzare
contro di loro, dissero a Giuda: Come faremo noi cos pochi ad
attaccar battaglia contro una moltitudine cos forte? Oltre
tutto, siamo rimasti oggi senza mangiare. Giuda rispose: Non 
impossibile che molti cadano in mano a pochi e non c'
differenza per il Cielo tra il salvare per mezzo di molti e il
salvare per mezzo di pochi, perch la vittoria in guerra non
dipende dalla moltitudine delle forze ma  dal Cielo che viene
l'aiuto. Costoro vengono contro di noi pieni d'insolenza e di
empiet per eliminare noi, le nostre mogli e i nostri figli e
saccheggiarci; noi combattiamo per la nostra vita e le nostre
leggi. Sar lui a stritolarli davanti a noi. Voi dunque non
temeteli. Quando ebbe finito di parlare, piomb su di loro
all'improvviso e Seron con il suo schieramento fu sgominato
davanti a lui; lo inseguirono nella discesa di Bet-Oron fino
alla pianura. Di essi caddero circa ottocento uomini, gli altri
fuggirono nella regione dei Filistei.

Cos cominci a diffondersi il timore di Giuda e dei suoi
fratelli e le genti intorno furono prese da terrore. La fama di
lui giunse fino al re e delle sue imprese militari parlavano le
genti.



Quando il re Antioco seppe queste cose si adir furiosamente e
diede ordine di radunare tutte le forze militari del suo regno:
un esercito grande e potente. Apr l'erario e diede alle truppe
il soldo per un anno, ordinando loro di star pronti per ogni
evenienza. Ma si accorse che non bastavano le riserve del suo
tesoro e che le entrate del paese erano poche a causa delle
rivolte e delle rovine che aveva provocato nella regione per
estirpare le tradizioni che erano in vigore dai tempi antichi;
temette di non poter disporre, come altre volte per il passato,
delle risorse per le spese e i doni, che faceva con mano
prodiga, superando i re precedenti. Ne fu grandemente angustiato
e prese la decisione di invadere la Persia, per riscuotere i
tributi di quelle province e ammassare molto denaro.

Lasci Lisia, uomo illustre e di stirpe regia, alla direzione
degli affari del re dall'Eufrate fino ai confini dell'Egitto e
con l'incarico di curare l'educazione del figlio Antioco fino al
suo ritorno. A lui affid met dell'esercito e gli elefanti e
gli diede istruzioni per tutte le cose che voleva fossero
eseguite; riguardo agli abitanti della Giudea e di Gerusalemme,
gli ordin di mandare contro di loro milizie per distruggere ed
eliminare le forze d'Israele e quanto restava in Gerusalemme e
cancellare il loro ricordo dalla regione; di trasferire degli
stranieri su tutti i loro monti e di distribuire le loro terre.
Il re poi prese l'altra met dell'esercito e part da Antiochia,
la capitale del suo regno, nell'anno centoquarantasette; pass
l'Eufrate e percorse le regioni settentrionali.

Allora Lisia scelse Tolomeo, figlio di Dorimene, Nicanore e
Gorgia, uomini potenti tra gli amici del re, e sped ai loro
ordini quarantamila uomini e settemila cavalli nel paese di
Giuda per devastarlo secondo il comando del re. Questi partirono
con tutte le truppe e andarono ad accamparsi vicino a Emmaus
nella pianura. I mercanti della regione ne ebbero notizia e si
rifornirono in abbondanza di oro e di argento e di catene e
vennero presso l'accampamento per acquistare come schiavi gli
Israeliti. A quelle truppe si aggiunsero forze della Siria e di
paesi stranieri.



Giuda e i suoi fratelli videro che i mali si erano aggravati e
che l'esercito era accampato nel loro territorio e vennero a
conoscenza che il re aveva ordinato di attuare la distruzione
totale del loro popolo. Allora si dissero l'un l'altro:
Facciamo risorgere il popolo dalla sua rovina e combattiamo per
il nostro popolo e per i nostri luoghi santi. Si radun
l'assemblea per prepararsi alla battaglia e per pregare e
chiedere piet e misericordia.

Gerusalemme era disabitata come un deserto,

nessuno dei suoi figli vi entrava o ne usciva,

il santuario era calpestato.

gli stranieri erano nella fortezza dell'Acra,

soggiorno dei pagani.

La gioia era sparita da Giacobbe,

erano scomparsi il flauto e la cetra.

Si radunarono dunque e vennero in Masfa di fronte a Gerusalemme,
perch nei tempi antichi Masfa era stato luogo di preghiera in
Israele. In quel giorno digiunarono e si vestirono di sacco, si
sparsero la cenere sul capo e si stracciarono le vesti. Aprirono
il libro della legge per scoprirvi quanto i pagani cercavano di
sapere dagli idoli dei loro dei. Portarono le vesti sacerdotali,
le primizie e le decime e fecero venire avanti i Nazirei, che
avevano compiuto i giorni del loro voto, e alzarono la voce al
cielo gridando: Che faremo di costoro e dove li condurremo,
mentre il tuo santuario  conculcato e profanato e i tuoi
sacerdoti sono in lutto e desolazione? Ecco i pagani si sono
alleati contro di noi per distruggerci; tu sai quello che vanno
macchinando contro di noi. Come potremo resistere di fronte a
loro, se tu non ci aiuterai?. Diedero fiato alle trombe e
gridarono a gran voce.

Dopo questo, Giuda stabil i condottieri del popolo, i
comandanti di mille, di cento, di cinquanta e di dieci uomini.
Disse a coloro che costruivano case o che stavano per prendere
moglie, a quelli che piantavano la vigna o che erano paurosi, di
tornare a casa loro, secondo la legge. Poi lev il campo e si
disposero a mezzogiorno di Emmaus. Giuda ordin: Cingetevi e
siate forti e state preparati per l'alba di domani a dare
battaglia a questi stranieri che si sono alleati per distruggere
noi e il nostro santuario. Del resto  meglio per noi morire in
battaglia che vedere la rovina della nostra gente e del
santuario. Il Cielo far accadere gli avvenimenti secondo quanto
 stabilito lass.



4.

Gorgia prese allora cinquemila uomini e mille cavalli scelti e
si lev il campo di notte per sorprendere il campo dei Giudei e
annientarli all'improvviso; gli uomini dell'Acra gli facevano da
guida. Ma Giuda lo venne a sapere e mosse anche lui con i suoi
valorosi per assalire le forze del re che sostavano in Emmaus,
mentre i soldati erano ancora dispersi fuori del campo. Gorgia
giunse al campo di Giuda di notte e non vi trov nessuno; quindi
li andava cercando sui monti dicendo: Costoro ci sfuggono.
Fattosi giorno, Giuda apparve nella pianura con tremila uomini;
non avevano per n corazze n spade come avrebbero voluto.
Videro l'accampamento dei pagani difeso e fortificato e la
cavalleria disposta intorno e tutti esperti nella guerra.

Ma Giuda disse ai suoi uomini: Non temete il loro numero, n
abbiate paura dei loro assalti; ricordate come i nostri padri
furono salvati nel mar Rosso quando il faraone li inseguiva con
l'esercito. Alziamo la nostra voce al Cielo, perch ci usi
benevolenza e si ricordi dell'alleanza con i nostri padri e
voglia sconfiggere questo schieramento davanti a noi oggi; si
accorgeranno tutti i popoli che c' uno che riscatta e salva
Israele. Gli stranieri alzarono gli occhi e videro che quelli
venivano loro incontro, cos uscirono dagli accampamenti per dar
battaglia. Gli uomini di Giuda diedero fiato alle trombe e
attaccarono. I pagani furono sconfitti e fuggirono verso la
pianura, ma quelli che erano pi indietro caddero tutti uccisi
di spada. Li inseguirono fino a Ghezer e fino alle pianure
dell'Idumea e di Asdod e di Iamnia; ne furono uccisi circa
tremila.

Quando Giuda e i suoi armati tornarono dal loro inseguimento,
egli disse alla sua gente: Non siate avidi delle spoglie,
perch ci attende ancora la battaglia. Gorgia e il suo esercito
 sul monte vicino a noi; ora voi state pronti a opporvi ai
nemici e a combatterli: in seguito farete tranquillamente
bottino. Aveva appena finito di parlare, quando apparve un
reparto che spiava dal monte. Avevano visto infatti che i loro
erano stati sconfitti e gli altri incendiavano il campo: il fumo
che si scorgeva segnalava l'accaduto. Ed essi a quello
spettacolo si sgomentarono grandemente; vedendo inoltre gi
nella pianura lo schieramento di Giuda pronto all'attacco,
fuggirono tutti nel territorio dei Filistei. Allora Giuda
ritorn a depredare il campo e raccolsero oro e argento in
quantit e stoffe tinte di porpora viola e porpora marina e
grandi ricchezze. Di ritorno cantavano e innalzavano benedizioni
al Cielo perch egli  buono e la sua grazia dura sempre. Fu
quello un giorno di grande liberazione in Israele.



Quanti degli stranieri erano scampati, presentandosi a Lisia,
gli narrarono tutto quello che era accaduto. Egli, sentendo ci,
fu preso da turbamento e scoraggiamento, perch le cose in
Israele non erano andate come egli voleva e l'esito non era
stato secondo gli ordini del re. Perci l'anno dopo mise insieme
settantamila uomini scelti e cinquemila cavalli per combattere
contro di loro. Vennero nell'Idumea e si accamparono in Bet-Zur.
Giuda mosse contro di essi con diecimila uomini. Quando vide
l'imponente accampamento, innalz questa preghiera: Benedetto
sei tu, o salvatore d'Israele; tu che hai fiaccato l'impeto del
potente per mezzo del tuo servo Davide e hai fatto cadere
l'esercito degli stranieri nelle mani di Gionata, figlio di Saul
e del suo scudiero, fa' cadere ancora nello stesso modo questo
esercito nelle mani di Israele tuo popolo e fa' ricadere
l'obbrobrio sul loro esercito e sulla loro cavalleria, infondi
in loro timore e spezza l'audacia della loro forza, siano
travolti nella loro rovina. Abbattili con la spada dei tuoi
devoti; ti lodino con canti tutti coloro che riconoscono il tuo
nome. Poi sferrarono l'attacco da una parte e dall'altra e
caddero davanti ai Giudei circa cinquemila uomini del campo di
Lisia. Vedendo Lisia lo scompiglio delle sue file, mentre alle
schiere di Giuda cresceva il coraggio ed erano pronti a vivere o
a morire gloriosamente, se ne torn in Antiochia dove assold
mercenari in maggior numero per venire di nuovo in Giudea.



Giuda intanto e i suoi fratelli dissero: Ecco sono stati
sconfitti i nostri nemici: andiamo a purificare il santuario e a
riconsacrarlo. Cos si radun tutto l'esercito e salirono al
monte Sion. Trovarono il santuario desolato, l'altare profanato,
le porte arse e cresciute le erbe nei cortili come in un luogo
selvatico o montuoso, e gli appartamenti sacri in rovina. Allora
si stracciarono le vesti, fecero grande pianto, si cosparsero di
cenere, si prostrarono con la faccia a terra, fecero dare i
segnali con le trombe e alzarono grida al Cielo.

Giuda ordin ai suoi uomini di tenere impegnati quelli dell'Acra
finch non avesse purificato il santuario. Poi scelse sacerdoti
incensurati, osservanti della legge, i quali purificarono il
santuario e portarono le pietre profanate in luogo immondo.
Tennero consiglio per decidere che cosa fare circa l'altare
degli olocausti, che era stato profanato. Vennero nella felice
determinazione di demolirlo, perch non fosse loro di vergogna,
essendo stato profanato dai pagani. Demolirono dunque l'altare e
riposero le pietre sul monte del tempio in luogo conveniente
finch fosse comparso un profeta a decidere di esse. Poi presero
pietre grezze secondo la legge ed edificarono un altare nuovo
come quello di prima; restaurarono il santuario e consacrarono
l'interno del tempio e i cortili; rifecero gli arredi sacri e
collocarono il candelabro e l'altare degli incensi e la tavola
nel tempio. Poi bruciarono incenso sull'altare e accesero sul
candelabro le lampade che splendettero nel tempio. Posero ancora
i pani sulla tavola e stesero le cortine. Cos portarono a
termine le opere intraprese.

Si radunarono il mattino del venticinque del nono mese, cio il
mese di Casleu, nell'anno centoquarantotto, e offrirono il
sacrificio secondo la legge sull'altare degli olocausti che
avevano rinnovato. Nella stessa stagione e nello stesso giorno
in cui l'avevano profanato i pagani, fu riconsacrato fra canti e
suoni di cetre e arpe e cembali. Tutto il popolo si prostr con
la faccia a terra e adorarono e benedissero il Cielo che era
stato loro propizio. Celebrarono la dedicazione dell'altare per
otto giorni e offrirono olocausti con gioia e sacrificarono
vittime di ringraziamento e di lode. Poi ornarono la facciata
del tempio con corone d'oro e piccoli scudi. Rifecero i portoni
e gli appartamenti sacri e vi misero le porte. Grandissima fu la
gioia del popolo, perch era stata cancellata l'onta dei pagani.
E Giuda e i suoi fratelli e tutta l'assemblea d'Israele
stabilirono che si celebrassero i giorni della dedicazione
dell'altare nella loro ricorrenza, ogni anno, per otto giorni,
cominciando dal venticinque del mese di Casleu, con gioia ed
esultanza. Edificarono in quel tempo intorno al monte Sion mura
alte e torri solide, perch i pagani non tornassero a
calpestarlo come avevano fatto la prima volta. Ci stabil un
contingente per presidiarlo e fortific il presidio di Bet-Zur
perch il popolo avesse una difesa contro l'Idumea.





5.

I popoli vicini, quando sentirono che era stato ricostruito
l'altare e rinnovato il santuario come prima, fremettero di
rabbia e decisero di eliminare quelli della stirpe di Giacobbe
che si trovavano in mezzo a loro e cominciarono a uccidere e
sopprimere gente in mezzo al popolo.

Allora Giuda mosse guerra ai figli di Esa nell'Idumea e nella
Acrabattene, perch assediavano Israele; inflisse loro un grave
colpo e li umili e si impadron delle loro spoglie.

Si ricord poi della perfidia dei figli di Bean, che erano stati
di laccio e inciampo per il popolo tendendo insidie nelle vie.

Pressati da lui si rinchiusero nelle torri ed egli si accamp
contro di loro, li vot allo sterminio e diede fuoco alle torri
di quella citt con i suoi abitanti.

Poi pass contro gli Ammoniti e vi trov un forte contingente e
un popolo numeroso al comando di Timoteo.

Organizz contro di loro molte azioni di guerra e furono
sconfitti e annientati. Conquist anche Iazer e i suoi sobborghi
e ritorn in Giudea.



Si allearono allora i pagani di Galaad contro gli Israeliti che
erano nel loro territorio per eliminarli, ma questi fuggirono a
Datema, nella fortezza, e scrissero questa lettera a Giuda e ai
suoi fratelli: Sono riuniti contro di noi i popoli vicini per
eliminarci e si preparano a venire a espugnare la fortezza ove
siamo rifugiati; Timoteo  a capo del loro esercito. Su, vieni a
liberarci dalle mani di costoro, perch si  precipitata su di
noi una moltitudine: tutti i nostri fratelli che erano nel
territorio di Tobia sono stati messi a morte, sono state
condotte in schiavit le loro mogli con i figli e gli averi e
sono periti circa un migliaio di uomini.

Stavano ancora leggendo la lettera ed ecco presentarsi altri
messaggeri della Galilea con le vesti stracciate portando
notizie simili. Dicevano che si erano uniti contro di loro gli
abitanti di Tolemaide, Tiro e Sidone e tutta la parte pagana
della Galilea per distruggerli.

Quando Giuda e il popolo ebbero udito queste cose, si raccolse
una grande assemblea per decidere che cosa fare per i loro
fratelli posti nella tribolazione e attaccati dai pagani.

Giuda disse a Simone suo fratello: Scegliti degli uomini e
corri a liberare i tuoi fratelli della Galilea; io e mio
fratello Gionata andremo nella regione di Galaad.

Lasci Giuseppe figlio di Zaccaria e Azaria capo del popolo con
il resto delle forze a presidiare la Giudea, dando loro questa
consegna: Governate questo popolo, ma non attaccate battaglia
contro i pagani fino al nostro ritorno. Furono assegnati a
Simone tremila uomini per la spedizione in Galilea, a Giuda
ottomila uomini per la regione di Galaad.



Simone si rec in Galilea e sferr molti attacchi contro i
pagani e questi rimasero sconfitti davanti a lui; egli li
insegu fino alle porte di Tolemaide. Caddero dei pagani circa
tremila uomini e Simone port via le loro spoglie. Prese poi gli
Israeliti che erano in Galilea e in Arbatta con le donne e i
figli e tutti i loro averi e li condusse in Giudea con grande
gioia.

Da parte loro Giuda Maccabeo e il fratello Gionata passarono il
Giordano e camminarono per tre giorni nel deserto. S'imbatterono
nei Nabatei, che vennero loro incontro pacificamente e narrarono
tutte le vicende dei loro fratelli nella regione di Galaad, e
che molti di loro erano assediati in Bozra e Bozor, in Alema, in
Casfo, in Maked e Karnain; e che tutte queste citt erano
fortificate e grandi. Ce n'erano pure rinchiusi nelle altre
citt di Galaad e  -  dicevano  -  per il giorno dopo era
stabilito di dare l'assalto alle fortezze, espugnarle e di
eliminare tutti costoro in un sol giorno. Allora Giuda con il
suo esercito torn indietro subito per la via del deserto verso
Bozra, prese la citt e pass ogni maschio a fil di spada,
s'impadron di tutte le loro spoglie e incendi la citt. Nella
notte part di l e marciarono fino alla fortezza. Verso il
mattino alzarono gli occhi ed ecco gran folla che non si poteva
contare issava scale e macchine per espugnare la fortezza e gi
attaccava gli assediati. Giuda, vedendo che la battaglia era gi
incominciata e che le grida della citt arrivavano al cielo per
il suono delle trombe e le urla altissime, disse ai suoi
soldati: Combattete oggi per i vostri fratelli. Irruppero in
tre schiere alle loro spalle, diedero fiato alle trombe e
innalzarono grida e invocazioni. Nell'esercito di Timoteo si
sparse la notizia che c'era il Maccabeo e fuggirono davanti a
lui; egli inflisse loro una grave sconfitta e ne rimasero uccisi
in quel giorno circa ottomila. Poi pieg su Alim, l'assal e la
prese, ne uccise tutti i maschi, la saccheggi e le appicc il
fuoco. Tolse il campo di l e conquist Casfo, Maked e Bozor e
le altre citt di Galaad.

Dopo questi fatti Timoteo raccolse un altro esercito e si
accamp di fronte a Rafon al di l del torrente. Giuda mand a
esplorare il campo e gli riferirono: Sono radunati con lui
tutti gli stranieri che ci circondano: sono un esercito
imponente. Anche gli Arabi sono assoldati come suoi ausiliari,
sono accampati al di l del torrente e sono pronti a venire a
battaglia con te. Giuda and incontro a loro. Timoteo disse ai
comandanti del suo esercito, mentre Giuda e il suo esercito si
avvicinavano al torrente: Se passer per primo contro di noi,
non potremo resistergli, perch sar molto potente contro di
noi. Se invece si mostrer titubante e porr il campo al di l
del fiume, andremo noi contro di lui e avremo la meglio. Quando
Giuda si avvicin al corso d'acqua, dispose gli scribi del
popolo lungo il torrente con questi ordini: Non permettete che
alcuno si fermi, ma vengano tutti a combattere. Pass per primo
contro i nemici e tutto il popolo dietro di lui. I pagani furono
travolti davanti a lui, gettarono le armi e fuggirono nel tempio
di Karnain. Conquistarono la citt e appiccarono il fuoco al
tempio con quanti c'erano dentro. Cos Karnain fu vinta e non
pot resistere oltre di fronte a Giuda.

Giuda radun tutti gli Israeliti che erano nella regione di
Galaad dal pi piccolo al pi grande con le donne e i figli e
gli averi, una carovana sterminata, per andare nella Giudea.

Arrivarono a Efron, citt posta sul percorso, grande e
particolarmente forte, che non era possibile evitare da nessuna
parte e bisognava passarvi in mezzo.

Gli abitanti della citt avevano chiuso loro il passaggio
barricando le porte con pietre. Giuda mand a far loro proposte
pacifiche dicendo: Attraverseremo il tuo paese solo per tornare
al nostro, nessuno vi far alcun male, solo passeremo a piedi.
Ma non vollero aprirgli.

Giuda fece annunciare a tutta la truppa che ciascuno si
accampasse dov'era. I militari si fermarono e diedero l'assalto
alla citt tutto quel giorno e tutta la notte e la citt dovette
arrendersi. Giuda pass tutti i maschi a fil di spada, la
distrusse totalmente, ne prese le spoglie e attravers la citt
passando sopra i cadaveri. Poi attravers il Giordano verso la
grande pianura di fronte a Beisan. Giuda sollecitava quelli che
rimanevano indietro e confortava il popolo durante tutto il
viaggio, finch giunsero nella Giudea. Salirono il monte Sion in
letizia ed esultanza e offrirono olocausti, perch senza aver
perduto neppure uno di loro erano tornati felicemente.



Nel tempo in cui Giuda e Gionata erano rimasti in Galaad e
Simone loro fratello in Galilea di fronte a Tolemaide, Giuseppe
figlio di Zaccaria e Azaria, comandanti dell'esercito, vennero a
sapere delle imprese gloriose e delle battaglie che avevano
compiuto e dissero: Facciamoci onore anche noi e usciamo a
combattere contro i pagani che ci circondano. Diedero ordine ai
soldati che erano con loro e si diressero a Iamnia. Ma Gorgia
usc dalla citt con i suoi uomini incontro a loro per
attaccarli.

Giuseppe e Azaria furono vinti e inseguiti fin nel territorio
della Giudea e in quel giorno caddero circa duemila uomini del
popolo di Israele.

Tocc questa grave sconfitta al popolo, perch non avevano
ascoltato Giuda e i suoi fratelli, pensando di compiere gesta
eroiche: ma essi non erano della stirpe di quei valorosi, per le
cui mani era stata compiuta la salvezza in Israele.



Il prode Giuda e i suoi fratelli crebbero in grande fama presso
tutto Israele e presso tutti i popoli ai quali giungeva notizia
del loro nome; si adunavano attorno a loro acclamandoli. Giuda
con i suoi fratelli usc ancora per combattere contro i figli di
Esa nella regione meridionale e colp Ebron e le sue
dipendenze, distrusse le sue fortezze e diede fuoco tutt'intorno
alle sue torri. Poi lev il campo per andare nel paese dei
Filistei e attravers Maresa. In quel giorno caddero in
battaglia sacerdoti, i quali, smaniosi di eroismi, erano usciti
a combattere sconsideratamente. Giuda pieg su Asdod, terra dei
Filistei: distrusse i loro altari, bruci le statue dei loro
dei, mise a sacco la loro citt e fece ritorno in Giudea.





6.

Il re Antioco intanto percorreva le regioni settentrionali e
seppe che c'era in Persia la citt di Elimaide, famosa per
ricchezza e argento e oro, che c'era un tempio ricchissimo, dove
si trovavano armature d'oro, corazze e armi, lasciate l da
Alessandro figlio di Filippo, il re macedone, che aveva regnato
per primo sui Greci. Allora vi si rec e cercava di impadronirsi
della citt e di depredarla, ma non ci riusc, perch il suo
piano fu risaputo dagli abitanti della citt, che si opposero a
lui con le armi; egli fu messo in fuga e dovette ritirarsi con
grande tristezza e tornare in Babilonia.

Venne poi un messaggero in Persia ad annunciargli che erano
state sconfitte le truppe inviate contro Giuda, che Lisia si era
mosso con un esercito tra i pi agguerriti, ma era rimasto
sconfitto davanti a loro, che si erano rinforzati con armi e
truppe e ingente bottino, riportato dagli accampamenti che
avevano distrutti, che inoltre avevano demolito l'idolo da lui
innalzato sull'altare in Gerusalemme, che avevano circondato con
mura alte come prima il santuario e anche Bet-Zur, che era una
sua citt.

Il re, sentendo queste novit, rimase sbigottito e scosso
terribilmente, si mise a letto e cadde ammalato per la
tristezza, perch non era avvenuto secondo i suoi desideri.
Rimase cos molti giorni, perch si rinnovava in lui una forte
depressione e credeva di morire. Chiam tutti i suoi amici e
disse loro: Se ne va il sonno dai miei occhi e ho l'animo
oppresso dai dispiaceri; ho pensato: in quale tribolazione sono
giunto, in quale terribile agitazione sono caduto io che ero
cos fortunato e benvoluto sul mio trono! Ora mi ricordo del
male che ho fatto in Gerusalemme, portando via tutti gli arredi
d'oro e d'argento che c'erano e mandando a sopprimere gli
abitanti di Giuda senza ragione. Riconosco che a causa di tali
cose mi colpiscono questi mali: ed ecco muoio nella pi nera
tristezza in paese straniero. Poi chiam Filippo, uno dei suoi
amici, lo costitu reggente su tutto il suo regno e gli diede il
diadema e la veste regia e l'anello con l'incarico di guidare
Antioco suo figlio e di educarlo al regno. Il re Antioco mor in
quel luogo nel centoquarantanove.

Lisia fu informato che il re era morto e dispose che regnasse
Antioco figlio di lui, che egli aveva educato fin da piccolo, e
lo chiam Eupatore.



Ora coloro che risiedevano nell'Acra impedivano il passaggio
degli Israeliti intorno al tempio e cercavano di molestarli
continuamente e di sostenere gli stranieri. Giuda si propose di
eliminarli e radun in assemblea tutto il popolo per stringerli
d'assedio. Si organizzarono dunque e posero l'assedio attorno
all'Acra nell'anno centocinquanta e Giuda fece costruire
terrapieni e macchine.

Ma alcuni di loro sfuggirono all'assedio e si unirono a essi
alcuni rinnegati d'Israele e andarono dal re e gli dissero:
Fino a quando non farai giustizia e vendetta dei nostri
fratelli? Noi siamo stati lieti di servire tuo padre e di
comportarci secondo i suoi comandi e di obbedire ai suoi editti.
A causa di questo i figli del nostro popolo hanno posto assedio
alla fortezza e si sono estraniati da noi; inoltre uccidono
quanti di noi capitano nelle loro mani e si dividono i nostri
averi. E non soltanto contro di noi stendono le mani, ma anche
su tutto il tuo territorio. Ed ecco, ora hanno posto il campo
contro l'Acra in Gerusalemme per espugnarla e hanno fortificato
il santuario e Bet-Zur. Se tu non sarai sollecito nel
prevenirli, faranno peggio e non li potrai pi arrestare.



Il re si adir, quando ebbe sentito ci, e radun tutti i suoi
amici, comandanti dell'esercito e della cavalleria. Anche dagli
altri regni e dalle isole del mare gli giunsero truppe
mercenarie. Gli effettivi del suo esercito assommavano a
centomila fanti, ventimila cavalli e trentadue elefanti
addestrati alla guerra. Passarono per l'Idumea e posero il campo
contro Bet-Zur; attaccarono per molti giorni e allestirono
macchine; ma quelli uscivano, le incendiavano e contrattaccavano
con valore. Giuda allora lev il campo dall'Acra e lo trasfer a
Bet-Zaccaria di fronte al campo del re. Ma il re si mosse alle
prime luci del mattino e trasfer lo schieramento con impeto
lungo la strada di Bet-Zaccaria; le truppe si disposero a
battaglia e suonarono le trombe. Posero innanzi agli elefanti
succo d'uva e di more per stimolarli al combattimento.
Distribuirono le bestie tra le falangi e affiancarono a ciascun
elefante mille uomini protetti da corazze a maglia e da elmi di
bronzo in testa e cinquecento cavalieri scelti disposti in
ordine intorno a ciascuna bestia: questi in ogni caso si
tenevano ai lati della bestia e, quando si muoveva, si
spostavano insieme senza allontanarsi da essa. Sopra ogni
elefante c'erano solide torrette di legno, protette dagli
attacchi, legate con cinghie, e su ogni torretta stavano quattro
soldati, che di l bersagliavano, e un conducente indiano. Il
resto della cavalleria si dispose di qua e di l sui due fianchi
dello schieramento, per terrorizzare i nemici e proteggere le
falangi.

Quando il sole brillava sugli scudi d'oro e di bronzo, ne
risplendevano per quei riflessi i monti e brillavano come
fiaccole ardenti. Un distaccamento delle truppe del re si
dispose sulle cime dei monti, un altro nella pianura e
avanzavano sicuri e ordinati. Tremavano quanti sentivano il
frastuono di quella moltitudine e la marcia di tanta gente e il
cozzo delle armi: era veramente un esercito immenso e forte.

Giuda con le sue truppe si avvicin per attaccare lo
schieramento e caddero nel campo del re seicento uomini.
Eleazaro, chiamato Auaran, vide uno degli elefanti, protetto di
corazze regie, sopravanzare tutte le altre bestie e pens che
sopra ci fosse il re; volle allora sacrificarsi per la salvezza
del suo popolo e procurarsi nome eterno. Corse dunque l con
coraggio attraverso la falange e colpiva a morte a destra e a
sinistra, mentre i nemici si dividevano davanti a lui,
ritirandosi sui due lati. Egli s'introdusse sotto l'elefante, lo
infil con la spada e lo uccise; quello cadde sopra di lui ed
Eleazaro mor.

Ma vedendo la potenza delle forze del re e l'impeto delle
milizie, i Giudei si ritirarono.



Allora i reparti dell'esercito del re salirono per attaccarli a
Gerusalemme e il re si accamp contro la Giudea e il monte Sion.
Fece pace con quelli che erano in Bet-Zur, i quali uscirono
dalla citt, non avendo pi vettovaglie per sostenere l'assedio:
la terra infatti era nel riposo dell'anno sabbatico. Il re
s'impadron di Bet-Zur e vi pose un presidio a guardia. Intanto
si accamp contro il santuario per molto tempo e allest
terrapieni e macchine, lanciafiamme e baliste, scorpioni per
lanciare frecce e fionde. Anche i difensori opposero macchine
alle loro macchine e i combattimenti durarono molti giorni. Ma
non c'erano pi viveri nei depositi poich era in corso l'anno
sabbatico e coloro che erano arrivati in Giudea per sfuggire ai
pagani avevano consumato il resto delle provviste. Furono allora
lasciati pochi uomini nel santuario, perch li aveva sorpresi la
fame, e gli altri si dispersero ciascuno al suo paese.

Lisia poi venne a sapere che Filippo, designato dal re Antioco,
ancora in vita, per educare Antioco suo figlio e prepararlo al
regno, era tornato dalla Persia e dalla Media; c'era con lui
l'esercito partito con il re ed egli cercava di prendere in mano
il governo. Allora mostr fretta e accenn di voler partire e
disse al re e ai comandanti dell'esercito e ai soldati: Noi ci
esauriamo di giorno in giorno: il cibo  scarso e il luogo che
assediamo  ben munito mentre gli affari del regno incombono su
di noi. Ora dunque offriamo la destra a questi uomini e facciamo
pace con loro e con tutto il loro popolo e permettiamo loro di
seguire le loro tradizioni come prima; proprio per queste
tradizioni che noi abbiamo cercato di distruggere, essi si sono
irritati e hanno provocato tutto questo. La proposta piacque al
re e a tutti i capi e mand a negoziare la pace con loro ed essi
accettarono. Il re e i capi giurarono davanti a loro ed essi a
tali patti uscirono dalla fortezza.

Ma quando il re fece l'ingresso sul monte Sion e vide le
fortificazioni del luogo, viol il giuramento che aveva fatto e
impose la distruzione delle mura all'intorno. Poi part in
fretta e fece ritorno ad Antiochia, vi trov Filippo padrone
della citt, gli fece guerra e s'impadron della citt con la
forza.





7.

Nell'anno centocinquantuno Demetrio, figlio di Seleuco, evase da
Roma e sbarc con pochi uomini in una citt della costa e l si
proclam re. Quando rientr nella reggia dei suoi padri,
l'esercito cattur Antioco e Lisia per consegnarglieli.
Informato della cosa, disse: Non mostratemi la loro faccia.
Perci i soldati li uccisero e Demetrio sedette sul trono del
suo regno.

Allora andarono da lui tutti gli uomini perfidi ed empi
d'Israele, guidati da Alcimo che aspirava al sommo sacerdozio.
Essi accusarono il popolo davanti al re dicendo: Giuda con i
suoi fratelli ha sterminato tutti i tuoi amici e ci ha strappato
dal nostro paese. Ora manda un uomo fidato, che venga e prenda
visione della rovina generale da quello procurata a noi e ai
domini del re e provveda a punire quella famiglia e tutti i suoi
sostenitori. Il re design Bacchide, uno degli amici del re,
preposto alla regione dell'Oltrefiume, potente nel regno e
fedele al re, e lo invi con l'empio Alcimo; attribu a questi
il sommo sacerdozio e gli diede ordine di far vendetta contro
gli Israeliti. Cos partirono e giunsero in Giudea con forze
numerose. Bacchide mand messaggeri a Giuda e ai suoi fratelli
per portare con inganno parole di pace. Ma essi non credettero
alle sue parole: avevano infatti saputo che era giunto con un
forte esercito. Si radun tuttavia presso Alcimo e Bacchide un
gruppo di scribi per chiedere il riconoscimento dei diritti. Gli
Asidei furono i primi fra gli Israeliti a chiedere loro la pace.
Dicevano infatti: Un uomo della stirpe di Aronne  venuto con i
soldati, non ci far certo del male. Egli us con loro parole
di pace e giur loro: Non faremo alcun male n a voi n ai
vostri amici. E quelli credettero. Ma egli prese sessanta di
loro e li uccise in un sol giorno, proprio secondo la parola che
sta scritta:

Le carni dei tuoi santi e il loro sangue hanno sparso intorno a
Gerusalemme e nessuno li seppelliva.

Allora la paura e il terrore si sparsero per tutto il popolo,
perch tutti dicevano: Non c' in loro verit n giustizia,
perch hanno trasgredito l'alleanza e il giuramento prestato.

Bacchide lev il campo da Gerusalemme e si accamp in Bet-Zait;
mand ad arrestare molti degli uomini che erano passati dalla
sua parte e alcuni del popolo e li fece uccidere e gettare nel
pozzo grande. Affid il paese ad Alcimo e gli lasci soldati che
lo sostenessero, quindi Bacchide fece ritorno dal re.



Alcimo rivendicava con le armi il sommo sacerdozio; tutti i
perturbatori del popolo si unirono a lui, si impadronirono della
Giudea e procurarono grandi sventure a Israele. Giuda vide tutti
i mali che facevano Alcimo e i suoi fautori agli Israeliti
peggio dei pagani, usc allora nelle regioni intorno alla
Giudea, fece vendetta degli uomini che avevano disertato e
imped loro di fare scorrerie nella regione. Quando Alcimo vide
che Giuda e i suoi si erano rinforzati e che non avrebbe potuto
resistere loro, ritorn presso il re e mosse contro di loro
accuse di misfatti.



Allora il re mand Nicanore, uno dei suoi capi pi illustri, che
aveva odio e inimicizia per Israele, e gli ordin di sterminare
il popolo. Nicanore venne in Gerusalemme con truppe ingenti e
mand messaggeri a Giuda e ai suoi fratelli con inganno a fare
queste proposte di pace: Non ci sia battaglia tra me e voi.
Verr con pochi uomini per incontrarmi pacificamente. Venne da
Giuda e si salutarono con segni di pace: ma i nemici stavano
pronti per mettere le mani su Giuda. Giuda fu informato che
quello era venuto da lui con inganno, ed ebbe timore di lui e
non volle pi vedere la sua faccia. Nicanore si accorse che il
suo piano era stato scoperto e usc all'attacco contro Giuda
verso Cafarsalama. Caddero dalla parte di Nicanore circa
cinquecento uomini, gli altri ripararono nella citt di Davide.

Dopo questi fatti Nicanore sal al monte Sion e gli vennero
incontro dal santuario alcuni sacerdoti e anziani del popolo per
salutarlo con espressioni di pace e mostrargli l'olocausto
offerto per il re. Ma egli li schern, li derise, anzi li
contamin e parl con arroganza; giur incollerito: Se non sar
consegnato subito Giuda e il suo esercito nelle mie mani, vi
assicuro che, quando torner a guerra finita, dar alle fiamme
questo tempio; e se ne and tutto furioso. I sacerdoti
rientrarono e stando davanti all'altare e al tempio dissero tra
il pianto: Tu hai scelto questo tempio perch su di esso fosse
invocato il tuo nome e fosse casa di orazione e di supplica per
il tuo popolo. Fa' vendetta di questo uomo e delle sue schiere;
siano trafitti di spada. Ricordati delle loro bestemmie: non
lasciarli sopravvivere.



Nicanore usc da Gerusalemme, si accamp a Bet-Oron e gli and
incontro l'esercito della Siria. Giuda pose il campo in Adasa
con tremila uomini e preg: Quando gli ufficiali del re assiro
dissero bestemmie, venne il tuo angelo e ne abbatt
centottantacinquemila: abbatti allo stesso modo questo esercito
davanti a noi oggi; sappiano tutti gli altri che egli ha parlato
empiamente contro il tuo santuario e tu giudicalo secondo le sue
empiet. Si scontrarono gli eserciti in combattimento il
tredici del mese di Adar e fu sconfitto l'esercito di Nicanore,
anzi egli cadde in battaglia per primo.

Quando i suoi soldati videro che Nicanore era caduto, gettarono
le armi e fuggirono. Li inseguirono per una giornata di cammino
da Adasa fino a Ghezer e suonavano le trombe dietro a loro per
dare l'allarme. Uscirono allora uomini da tutti i villaggi della
Giudea all'intorno e li accerchiarono; essi si voltavano gli uni
contro gli altri e caddero tutti di spada: non ne rimase neppure
uno. I Giudei presero le spoglie e il bottino, mozzarono la
testa di Nicanore e la destra, che aveva steso con arroganza, e
le portarono e le esposero in Gerusalemme. Il popolo fece gran
festa e pass quel giorno come giornata di gioia straordinaria.
Stabilirono di celebrare ogni anno questo giorno il tredici di
Adar. Cos la Giudea ebbe quiete per un po' di tempo.





8.

Giuda venne a conoscere la fama dei Romani: che essi erano molto
potenti e favorivano tutti quelli che simpatizzavano per loro e
accordavano amicizia a quanti si rivolgevano a loro e che erano
forti e potenti. Gli furono narrate le loro guerre e le loro
imprese gloriose compiute tra i Galli: come li avessero vinti e
sottoposti al tributo. Aveva saputo quanto avevano compiuto
nella Spagna per impadronirsi delle miniere di oro e di argento
che vi sono; e come avevano sottomesso tutta la regione con la
loro saggezza e costanza, bench il paese fosse assai lontano da
loro, e avevano vinto i re che erano venuti contro di loro
dall'estremit della terra: li avevano sconfitti e avevano
inflitto loro gravi colpi e gli altri re pagavano loro il
tributo ogni anno. Avevano poi sconfitto in guerra e sottomesso
Filippo e Perseo re dei Kittim e quanti si erano sollevati
contro di loro. Venne a sapere che Antioco, il grande re
dell'Asia, era sceso in guerra contro di loro con centoventi
elefanti e cavalleria e carri e un esercito immenso e fu
sconfitto da loro, che lo presero vivo e gli imposero di pagare,
lui e i suoi successori, un tributo ingente, di consegnare
ostaggi e cedere territori: la regione dell'India, la Media, la
Lidia, tra le migliori loro province, e che, dopo averle tolte a
lui, le avevano date al re Eumene. Gli fu riferito inoltre come
i Greci avevano deciso di affrontarli e distruggerli, ma la cosa
fu da loro risaputa e mandarono contro di quelli un solo
generale, vennero a battaglia con loro e ne caddero uccisi
molti; i Romani condussero in schiavit le loro mogli e i loro
figli e saccheggiarono i loro beni, conquistarono il paese e
abbatterono le loro fortezze e li resero soggetti fino ad oggi.
Gli altri regni e le isole e quanti per avventura si erano
opposti a loro, li distrussero e soggiogarono; con i loro amici
invece e con quanti si appoggiavano a essi avevano mantenuto
amicizia. Avevano assoggettato i re vicini e quelli lontani e
quanti sentivano il loro nome ne avevano timore. Quelli che essi
vogliono aiutare e far regnare, regnano; quelli che essi
vogliono, li depongono, tanto si sono innalzati in potenza. Con
tutti questi successi nessuno di loro si  imposto il diadema e
non vestono di porpora per fregiarsene. Essi hanno costituito un
consiglio e ogni giorno trecentoventi consiglieri discutono
pienamente riguardo al popolo perch tutto vada bene. Affidano
il comando e il governo di tutti i loro domini a uno di loro per
un anno e tutti obbediscono a quel solo e non c' in loro
invidia n gelosia.



Giuda pertanto scelse Eupolemo, figlio di Giovanni, figlio di
Accos, e Giasone, figlio di Eleazaro, e li invi a Roma a
stringere amicizia e alleanza per liberarsi dal giogo, perch
vedevano che il regno dei Greci riduceva Israele in schiavit.
Andarono fino a Roma con viaggio lunghissimo, entrarono nel
senato e incominciarono a dire: Giuda, chiamato anche Maccabeo,
e i suoi fratelli e il popolo dei Giudei, ci hanno inviati a
voi, per concludere con voi alleanza e amicizia e per essere
iscritti tra i vostri alleati e amici. Piacque loro la
proposta. Questa  la copia della lettera che trascrissero su
tavolette di bronzo e inviarono a Gerusalemme, perch vi
rimanesse come documento di amicizia e alleanza per i Giudei.

Salute ai Romani e al popolo dei Giudei per mare e per terra
sempre; lungi da loro la spada nemica. Se verr mossa guerra
prima contro Roma o contro uno qualsiasi dei suoi alleati in
tutto il suo dominio, il popolo dei Giudei combatter al loro
fianco con piena lealt come suggerir loro l'occasione; ai
nemici non forniranno n procureranno granaglie, armi, denaro,
navi, secondo la decisione di Roma, ma manterranno i loro
impegni senza compenso. Allo stesso modo se capiter prima una
guerra al popolo dei Giudei, combatteranno con loro i Romani con
tutto l'animo, come permetteranno loro le circostanze; ai nemici
non forniranno granaglie, armi, denaro, navi, secondo la
decisione di Roma; osserveranno questi impegni senza frode.
Secondo queste formule i Romani hanno stabilito un'alleanza con
il popolo dei Giudei. Se dopo queste decisioni vorranno gli uni
o gli altri aggiungere o togliere qualche cosa, lo faranno di
comune accordo e quello che avranno aggiunto o tolto sar
obbligatorio. Riguardo poi ai mali che il re Demetrio compie ai
loro danni, gli abbiamo scritto: Perch aggravi il giogo sui
Giudei nostri amici e alleati? Se dunque si appelleranno contro
di te, difenderemo i loro diritti e ti faremo guerra per mare e
per terra.





9.

Demetrio seppe che era morto Nicanore ed era stato distrutto il
suo esercito in combattimento e decise di mandare di nuovo
Bacchide e Alcimo in Giudea e l'ala destra dell'esercito con
loro. Seguirono la via di Galgala e si accamparono sopra Mesalot
in Arbela; la occuparono prima e vi fecero morire molti uomini.
Nel primo mese dell'anno centocinquantadue posero il campo
contro Gerusalemme. Poi lo tolsero e si portarono a Berea con
ventimila uomini e duemila cavalli. Giuda era accampato in Elasa
con tremila uomini scelti. Quando videro la massa di un esercito
cos numeroso, ne rimasero sgomentati e molti si dileguarono dal
campo e non rimasero che ottocento uomini. Giuda vide che il suo
esercito si disgregava mentre la battaglia incalzava; si sent
venire meno il cuore, perch non aveva possibilit di radunare i
suoi, e tutto affranto disse ai superstiti: Alziamoci e andiamo
contro i nostri avversari, se mai possiamo debellarli. Ma lo
dissuadevano dicendo: Non riusciremo ora se non a mettere in
salvo noi stessi, ma torneremo poi con i nostri fratelli e
combatteremo; da soli siamo troppo pochi. Giuda disse: Non sia
mai che facciamo una cosa simile, fuggire da loro; se  giunta
la nostra ora, moriamo da eroi per i nostri fratelli e non
lasciamo ombra alla nostra gloria.

L'esercito nemico usc dal campo schierandosi contro i Giudei:
la cavalleria si divise in due ali e i frombolieri e gli arcieri
precedevano lo schieramento; i pi validi erano in prima fila e
Bacchide stava all'ala destra. La falange si mosse avanzando ai
due lati e al suono delle trombe; anche dalla parte di Giuda si
diede fiato alle trombe. La terra fu scossa dal fragore degli
eserciti; si scaten la battaglia che dur dal mattino fino a
sera. 

Giuda not che Bacchide e la parte pi forte dell'esercito era a
destra: allora si unirono a lui tutti i pi coraggiosi e fu
travolta l'ala destra dal loro urto ed egli l'insegu fino al
monte di Asdod. Ma quelli dell'ala sinistra, vedendo che era
stata sconfitta l'ala destra, si volsero sugli stessi passi di
Giuda e dei suoi uomini assalendoli alle spalle. Cos si accese
la battaglia e caddero feriti a morte molti da una parte e
dall'altra; cadde anche Giuda e gli altri fuggirono.

Gionata e Simone raccolsero Giuda loro fratello e lo
seppellirono nel sepolcro dei suoi padri in Modin. Tutto Israele
lo pianse: furono in gran lutto e fecero lamenti per molti
giorni, esclamando: Come  caduto l'eroe che salvava Israele?.
Il resto delle imprese di Giuda e delle sue battaglie, degli
eroismi di cui diede prova e dei suoi titoli di gloria non 
stato scritto, perch troppo grande era il loro numero.



[160-143 avanti Cristo].

Dopo la morte di Giuda riapparvero i rinnegati in tutto il
territorio d'Israele e risorsero tutti gli operatori di iniquit.

In quei giorni sopravvenne una terribile carestia e la terra
stessa congiur in loro favore. Bacchide scelse gli uomini pi
empi e li fece padroni della regione. Quelli si diedero a
ricercare e braccare gli amici di Giuda e li condussero a
Bacchide, che si vendicava di loro e li scherniva. Ci fu grande
tribolazione in Israele, come non si verificava da quando fra
loro erano scomparsi i profeti.

Allora tutti gli amici di Giuda si radunarono e dissero a
Gionata: Da quando  morto tuo fratello Giuda, non c' uomo
simile a lui per condurre l'azione contro i nemici e Bacchide e
gli avversari della nostra nazione. Ora noi ti eleggiamo oggi
nostro capo e condottiero nelle nostre battaglie. Gionata
assunse il comando in quella occasione e prese il posto di Giuda
suo fratello.



Appena Bacchide ne ebbe notizia, cerc di ucciderlo. Furono
informati anche Gionata e Simone suo fratello e tutti i loro
seguaci, ed essi fuggirono nel deserto di Tekoa, e si
accamparono presso la cisterna di Asfar. Bacchide lo seppe in
giorno di sabato e si port con tutto il suo esercito al di l
del Giordano.

Gionata invi suo fratello, capo della turba, a chiedere ai
Nabatei suoi amici di custodire presso di s i loro
equipaggiamenti che erano abbondanti.

Ma i figli di Iambri che abitavano in Madaba fecero una razzia e
catturarono Giovanni, con tutte le cose che aveva, e portarono
via tutto.

Dopo questo fatto riferirono a Gionata e a Simone suo fratello:
I figli di Iambri hanno una grande festa di nozze e conducono a
Nadabat la sposa, figlia di uno dei grandi magnati di Canaan,
con corteo solenne.

Si ricordarono allora del sangue del loro fratello Giovanni,
perci si mossero e si appostarono in un antro del monte. Ed
ecco, alzando gli occhi videro un corteo numeroso e festante e
lo sposo con gli amici e fratelli che avanzava incontro al
corteo, con tamburi e strumenti musicali e grande apparato.
Balzando dal loro appostamento li trucidarono; molti caddero
colpiti a morte mentre gli altri ripararono sul monte ed essi
presero le loro spoglie. Le nozze furono mutate in lutto e i
suoni delle loro musiche in lamento. Cos vendicarono il sangue
del loro fratello e ritornarono nelle paludi del Giordano.



Bacchide ne ebbe notizia e venne in giorno di sabato fin sulle
sponde del Giordano con numeroso esercito. Gionata disse ai
suoi: Alziamoci e combattiamo per la nostra vita, perch oggi
non  come gli altri giorni. Ecco, abbiamo i nemici di fronte a
noi e alle spalle, dall'uno e dall'altro lato l'acqua del
Giordano o la palude o la boscaglia, non c' possibilit di
sfuggire. Alzate ora le vostre grida al Cielo, perch possiate
scampare dalla mano dei vostri nemici. E si attacc battaglia.
Gionata stese la mano per colpire Bacchide, ma questi lo scans
e si tir indietro. Allora Gionata e i suoi uomini si gettarono
nel Giordano e raggiunsero a nuoto l'altra sponda; gli altri non
passarono il Giordano per inseguirli. Dalla parte di Bacchide
caddero in quella giornata circa duemila uomini.



Bacchide torn in Gerusalemme ed edific fortezze in tutta la
Giudea: le fortezze di Gerico, Emmaus, Bet-Oron, Betel, Tamnata,
Piraton e Tefon con mura alte, porte e sbarre e vi pose un
presidio per molestare Israele. Fortific anche la citt di
Bet-Zur e Ghezer e l'Acra e vi stabil milizie e vettovaglie.

Prese come ostaggi i figli dei capi della regione e li pose come
prigionieri nell'Acra a Gerusalemme.



Nell'anno centocinquantatr, nel secondo mese Alcimo ordin di
demolire il muro del cortile interno del santuario; cos
demoliva l'opera dei profeti. Si incominci dunque a demolire.
Ma in quel tempo Alcimo ebbe un colpo e fu interrotta la sua
opera. La sua bocca rimase impedita e paralizzata e non poteva
pi parlare n dare disposizioni per la sua casa. Alcimo mor in
quel tempo con grande spasimo. Bacchide, vedendo che Alcimo era
morto, se ne torn presso il re e la Giudea rimase tranquilla
per due anni.



Tutti gli empi tennero questo consiglio: Ecco Gionata e i suoi
vivono tranquilli e sicuri. Noi dunque faremo venire Bacchide e
li catturer tutti in una sola notte. Andarono e tennero
consiglio da lui. Egli si mosse per venire con un esercito
numeroso e mand di nascosto lettere a tutti i suoi fautori
nella Giudea, perch s'impadronissero di Gionata e dei suoi. Ma
non riuscirono, perch era stata svelata la loro trama. Anzi
questi presero una cinquantina di uomini, tra i promotori di
tale iniquit nel paese, e li misero a morte.

Poi Gionata e Simone con i loro uomini si recarono fuori del
paese a Bet-Basi nel deserto e ricostruirono le sue rovine e la
fortificarono. Lo seppe Bacchide e radun la sua gente e avvis
quelli della Giudea. And ad accamparsi presso Bet-Basi e la
attacc per molti giorni allestendo anche macchine. Gionata
lasci Simone suo fratello nella citt e usc nella regione
percorrendola con un drappello di armati. Batt Odomera con i
suoi fratelli e i figli di Fasiron nel loro attendamento.
Cominciarono cos a battersi e aumentarono di forze. Simone a
sua volta e i suoi fecero una sortita dalla citt e incendiarono
le macchine.

Poi attaccarono Bacchide, che fu sconfitto, e lo gettarono in
una grande umiliazione, perch il suo piano e la sua impresa
erano andati a vuoto. Si rivolse con rabbia contro quei
rinnegati che l'avevano consigliato di venire nel paese, e ne
mand a morte molti; poi prese la decisione di ritornare nel suo
paese. Gionata lo seppe e gli mand messaggeri per concludere la
pace con lui e scambiare i prigionieri. Quegli accett e fece
secondo le sue proposte e gli giur che non gli avrebbe recato
alcun male per il resto dei suoi giorni; poi gli restitu i
prigionieri che prima aveva catturato nella Giudea e, messosi
sulla via del ritorno, se ne and nel suo paese e non volle pi
tornare nel loro territorio. Cos si ripos la spada in Israele.
Gionata risiedeva in Micmas e incominci a governare il popolo e
fece sparire gli empi da Israele.





10.

Nell'anno centosessanta Alessandro Epifane, figlio di Antioco,
s'imbarc e occup Tolemaide; vi fu riconosciuto re e cominci a
regnare. Quando lo seppe, il re Demetrio radun un esercito
molto grande e gli mosse contro per fargli guerra.

Demetrio mand anche lettere a Gionata con espressioni di
amicizia per esaltarlo. Diceva infatti: Preveniamo costoro con
la proposta di far pace con noi, prima che Gionata concluda
un'alleanza con Alessandro contro di noi. Si ricorder certo di
tutti i mali che abbiamo causato a lui, ai suoi fratelli e al
suo popolo. Gli concesse facolt di raccogliere milizie, di
preparare armi e considerarsi suo alleato e gli fece restituire
gli ostaggi che erano nell'Acra. Gionata venne in Gerusalemme e
lesse le lettere davanti a tutto il popolo e a quelli dell'Acra.
Questi ebbero grande timore quando sentirono che il re gli aveva
concesso facolt di arruolare milizie. Quelli dell'Acra
restituirono gli ostaggi ed egli li rese ai loro genitori.

Gionata pose la residenza in Gerusalemme e incominci a
ricostruire e rinnovare la citt. Ordin ai costruttori di
edificare le mura e la cinta muraria del monte Sion con pietre
quadrate per fortificazione, e cos fecero. Gli stranieri che
stavano nelle fortezze edificate da Bacchide fuggirono; ognuno
abbandon la sua posizione e torn alla sua terra; solo in
Bet-Zur erano rimasti alcuni traditori della legge e dei
comandamenti; fu quello il loro rifugio.

Il re Alessandro seppe dell'ambasciata che Demetrio aveva
mandato a Gionata, gli narrarono anche le battaglie e gli atti
di valore che egli e i suoi fratelli avevano compiuto e le
fatiche sopportate e disse: Troveremo un altro come lui?
Facciamocelo amico e alleato. Scrisse e sped a lui questa
lettera:

Il re Alessandro al fratello Gionata salute. Abbiamo sentito
dire di te che sei uomo forte e potente e disposto ad essere
nostro amico. Noi dunque ti nominiamo oggi sommo sacerdote del
tuo popolo e amico del re  -  gli aveva inviato anche la porpora
e la corona d'oro  -  perch tu favorisca la nostra causa e
mantenga amicizia con noi. Gionata indoss le vesti sacre nel
settimo mese dell'anno centosessanta nella festa delle Capanne e
arruol soldati e fece preparare molte armi.



Demetrio venne a sapere queste cose e si rattrist e disse:
Perch abbiamo lasciato che Alessandro ci prevenisse
nell'accaparrarsi l'amicizia dei Giudei a suo sostegno? Scriver
anch'io parole d'invito e proposte di onori e di doni, perch
passino dalla nostra parte. Scrisse loro in questi termini: Il
re Demetrio al popolo dei Giudei salute. Avete osservato le
nostre alleanze e siete rimasti nella nostra amicizia e non
siete passati ai nostri nemici: l'abbiamo saputo e ne siamo
felici. Continuate dunque a mantenerci la vostra fedelt e
ricambieremo con favori quello che farete per noi. Vi
concederemo ampie immunit e vi invieremo doni. Fin da ora
dispenso voi ed esonero tutti i Giudei dal tributo e dalla tassa
del sale e dalle corone. Rinuncio anche da oggi in poi a
riscuotere dalla Giudea e dai tre distretti che le sono annessi,
dalla Samaria e dalla Galilea, la terza parte del grano e la
met dei frutti degli alberi che mi spetta, da oggi per sempre.
Gerusalemme sia santa ed esente con il suo distretto e cos
siano sacre le decime e i tributi. Rinuncio anche al potere
sull'Acra in Gerusalemme e la concedo al sommo sacerdote perch
vi stabilisca uomini da lui scelti a presidiarla. Rimetto in
libert senza compenso anche ogni persona giudea, fatta
prigioniera fuori del paese di Giuda in tutti i miei domini;
tutti siano esonerati dai tributi, anche da quelli del bestiame.
Tutte le feste e i sabati e i noviluni e il triduo prima e il
triduo dopo la festa siano tutti giorni di esenzione e di
immunit per tutti i Giudei che sono nel mio regno; nessuno avr
il potere di intentare causa contro di loro o di disturbarli per
alcun motivo. Si potranno arruolare nell'esercito del re fino a
tremila Giudei e sar dato loro il soldo, come spetta a tutte le
forze del re. Saranno posti di stanza alcuni di loro nelle pi
grandi fortezze del re; alcuni di loro saranno anche preposti
agli affari di fiducia del regno; i loro superiori e i
comandanti saranno scelti tra di loro e potranno regolarsi
secondo le loro leggi, come ha prescritto il re anche per la
Giudea. I tre distretti assegnati alla Giudea, detraendoli dalla
regione della Samaria, saranno riconosciuti alla Giudea e
considerati come sottoposti a uno solo e non dipendenti da altra
autorit che non sia quella del sommo sacerdote. Assegno
Tolemaide e le sue dipendenze come dono al tempio di Gerusalemme
per le spese necessarie al santuario. Io personalmente assegno
ogni anno quindicimila sicli d'argento prelevati dai diritti del
re sulle localit pi convenienti. Gli ulteriori contributi che
non sono stati versati dagli incaricati come negli anni
precedenti, d'ora in poi saranno corrisposti per le opere del
tempio. Oltre a ci i cinquemila sicli che venivano prelevati
dall'ammontare delle entrate annuali del tempio sono anche
condonati perch appartengono ai sacerdoti che vi prestano
servizio. Chiunque si rifuger nel tempio di Gerusalemme e nella
sua zona con debiti da rendere al re o per qualunque motivo,
sar dichiarato libero con quanto gli appartiene nel mio regno.
Per le costruzioni e i restauri nel tempio le spese saranno
sostenute dalla cassa del re. Anche per la costruzione delle
mura e delle fortificazioni intorno a Gerusalemme le spese
saranno sostenute dall'erario del re e cos la costruzione di
mura nella Giudea.

Quando Gionata e il popolo intesero simili espressioni, non vi
prestarono fede e non le accettarono, ricordando le grandi
iniquit da lui compiute contro Israele e quanto li avesse fatti
soffrire. Ma preferirono Alessandro, perch questi era stato il
primo ad avviare trattative di pace, e gli furono sempre alleati.

Il re Alessandro raccolse grandi forze e usc in campo contro
Demetrio. I due re attaccarono battaglia e l'esercito di
Demetrio fu messo in fuga; Alessandro lo insegu ed ebbe la
meglio sulle sue truppe; la battaglia infuri fino al tramonto
del sole e Demetrio cadde ucciso in quel giorno.



Alessandro mand allora ambasciatori al re Tolomeo con questo
messaggio: Poich sono rientrato nel mio regno e mi sono seduto
sul trono dei miei padri, ho ripreso il comando e ho sconfitto
Demetrio  -  egli si era impadronito del mio territorio ma io
gli ho mosso guerra ed egli e il suo esercito furono sconfitti
dal nostro e ci siamo seduti sul trono del suo regno  - 
concludiamo tra di noi amicizia; tu concedimi in sposa tua
figlia, io sar tuo genero e offrir a te e a lei doni degni di
te.

Tolomeo rispose: Felice il giorno in cui sei tornato nella
terra dei tuoi padri e ti sei seduto sul trono del loro regno.
Io far quanto hai proposto nella lettera, ma tu vienimi
incontro fino a Tolemaide, perch ci vediamo a vicenda, e io
diventer tuo suocero, come hai chiesto.

Tolomeo part dall'Egitto con la figlia Cleopatra e si rec a
Tolemaide nell'anno centosessantadue. Gli and incontro il re
Alessandro: Tolomeo gli diede la figlia Cleopatra e celebr le
nozze con lei in Tolemaide secondo lo stile dei re con grande
sfarzo.



Il re Alessandro scrisse a Gionata di venirgli incontro. Egli
and con grande parata a Tolemaide e s'incontr con i due re;
offr loro e ai loro amici oro e argento e molti doni e si
guadagn il loro favore. Si accordarono per contro di lui
uomini pestiferi d'Israele, traditori della legge, per deporre
contro di lui, ma il re non prest loro ascolto. Il re invece
diede ordine di far deporre a Gionata le sue vesti e di
rivestirlo della porpora e l'ordine fu eseguito. Il re lo fece
sedere accanto a s e disse ai suoi ufficiali: Attraversate con
lui la citt e proclamate che nessuno porti accuse contro di lui
per qualunque motivo e nessuno gli rechi molestia in alcun
modo. Ora, quando i suoi accusatori videro gli onori che
riceveva, come proclamava il banditore, e che era stato
rivestito di porpora, si dileguarono tutti. Il re gli confer
onori e lo ascrisse tra i suoi primi amici e lo costitu
stratega e governatore della provincia. Cos Gionata torn a
Gerusalemme in pace e gioia.



Nell'anno centosessantacinque Demetrio, figlio di Demetrio,
venne da Creta nella terra dei suoi padri. Il re Alessandro,
quando lo seppe, ne fu assai preoccupato e torn in Antiochia.
Demetrio affid il governo della Celesiria ad Apollonio e questi
raccolse un grande esercito, si accamp presso Iamnia e invi al
sommo sacerdote Gionata questo messaggio:

Soltanto tu ti sei alzato contro di noi e io sono diventato
oggetto di derisione e di scherno a causa tua. Perch ti fai
forte contro di noi stando sui monti? Ora, se sei tanto sicuro
delle tue forze, scendi contro di noi nella pianura e qui
misuriamoci, perch con me c' la forza delle citt. Informati e
sappi chi sono io e chi sono gli altri miei alleati. Questi ti
diranno: Non potrete tenere saldo il piede davanti a noi, perch
gi due volte sono stati da noi sconfitti i tuoi padri nella
loro terra. Cos ora non potrai resistere alla cavalleria e a un
esercito come il nostro in pianura, ove non c' roccia n
scoglio n luogo dove rifugiarsi.

Quando Gionata intese le parole di Apollonio, ne ebbe l'animo
irritato; scelse diecimila uomini e usc da Gerusalemme. Suo
fratello Simone gli venne incontro per aiutarlo. Si accamp
presso Giaffa, ma gli abitanti avevano chiuso la citt, perch a
Giaffa c'era un presidio di Apollonio. Le diedero l'assalto; i
cittadini spaventati aprirono e Gionata fu padrone di Giaffa.

Apollonio lo seppe e mise in campo tremila cavalli, molte truppe
e si mosse verso Asdod, come se intendesse fare quel percorso,
ma subito si spinse nella pianura, poich aveva una cavalleria
numerosa sulla quale contava. Gionata lo insegu alle spalle in
direzione di Asdod e gli eserciti attaccarono battaglia.
Apollonio aveva lasciato un migliaio di cavalieri nascosti
dietro di loro, Gionata per si era accorto che c'era un
appostamento dietro di lui. Quelli circondarono il suo
schieramento e lanciarono frecce contro le truppe da mattina
fino a sera. Ma le truppe tennero fermo come aveva ordinato
Gionata, mentre i cavalli di quelli si stancarono.

Allora Simone fece uscire le sue riserve e attacc la falange e
poich la cavalleria ormai era esausta, quelli furono travolti e
si diedero alla fuga; i cavalieri si dispersero nella pianura e
gli altri si rifugiarono in Asdod ed entrarono in Bet-Dagon, il
tempio del loro idolo, in cerca di scampo. Gionata allora
incendi Asdod e le citt all'intorno, prese le loro spoglie e
diede alle fiamme anche il tempio di Dagon e quanti vi si erano
rifugiati. Gli uccisi di spada e i morti tra le fiamme
assommarono a circa ottomila uomini. Poi Gionata tolse il campo
di l e si accamp di fronte ad Ascalona e i cittadini gli
vennero incontro con grandi onori. Cos Gionata torn in
Gerusalemme con i suoi uomini carichi di bottino.

Il re Alessandro, udendo queste notizie, aument gli onori a
Gionata; gli invi la fibbia d'oro che si usa inviare ai parenti
del re e gli diede in possesso Ekron e tutto il suo territorio.





11.

Il re d'Egitto raccolse forze numerose come la sabbia che 
lungo il lido del mare e molte navi e cercava di impadronirsi
con inganno del regno di Alessandro per annetterlo al proprio
regno. Venne in Siria con dimostrazioni pacifiche e tutte le
citt gli aprivano le porte e gli andavano incontro, perch era
ordine del re Alessandro di andargli incontro, essendo suo
suocero. Ma quando Tolomeo entrava nelle citt, stabiliva in
ognuna di esse le sue truppe di guarnigione.

Quando giunse ad Asdod, gli mostrarono il tempio di Dagon
bruciato e i villaggi intorno distrutti, i cadaveri buttati qua
e l e quelli carbonizzati dagli incendi nella guerra: li
avevano appunto accumulati lungo il percorso del re.
Raccontarono al re quanto aveva fatto Gionata, per metterlo in
cattiva luce, ma il re tacque. Gionata and incontro al re in
Giaffa con grande apparato e si salutarono a vicenda e passarono
la notte col. Gionata accompagn poi il re fino al fiume
chiamato Eleutero e fece ritorno in Gerusalemme.

Il re Tolomeo si impadron di tutte le citt della costa fino a
Seleucia marittima e covava piani iniqui riguardo ad Alessandro.
Mand un'ambasciata a dire al re Demetrio: Su, concludiamo
un'alleanza fra noi: io ti dar mia figlia, che Alessandro ha in
moglie, e la possibilit di rientrare nel regno di tuo padre. Mi
sono pentito di avergli dato mia figlia, perch ha cercato di
uccidermi. Lo calunni perch egli aspirava al suo regno;
quindi, toltagli la figlia, la diede a Demetrio e cambi
atteggiamento verso Alessandro e divenne cos manifesta la loro
inimicizia. Tolomeo entr in Antiochia e cinse la corona
dell'Asia; si pose in capo due corone, quella dell'Egitto e
quella dell'Asia.

Alessandro in quel frattempo era in Cilicia, perch si erano
sollevati gli abitanti di quelle province. Appena seppe la cosa,
Alessandro venne contro di lui per combatterlo. Tolomeo condusse
l'esercito contro di lui e gli and incontro con forze ingenti e
lo sconfisse. Alessandro fugg in Arabia per trovarvi scampo e
il re Tolomeo trionf. L'arabo Zabdiel tagli la testa ad
Alessandro e la mand a Tolomeo. Ma anche il re Tolomeo mor tre
giorni dopo e quelli che egli aveva lasciato nelle fortezze
furono sopraffatti da altri che si trovavano sulle fortezze
stesse. Cos Demetrio divenne re nell'anno centosessantasette.



In quei giorni Gionata radun gli uomini della Giudea per
espugnare l'Acra in Gerusalemme e allest molte macchine contro
di essa. Allora alcuni nemici del popolo, uomini iniqui, corsero
dal re ad annunciare che Gionata assediava l'Acra. Sentendo la
cosa, quegli si adir; quando ne ebbe conferma, si mise subito
in viaggio, venne a Tolemaide e scrisse a Gionata di sospendere
l'assedio e di andargli incontro a Tolemaide al pi presto per
un colloquio.

Quando Gionata ricevette il messaggio, ordin di continuare
l'assedio e scelti alcuni anziani e sacerdoti, decise di esporre
se stesso al pericolo; prese con s argento e oro, vesti e molti
altri doni e si rec dal re a Tolemaide e trov favore presso di
lui. C'erano per alcuni traditori del suo popolo a deporre
contro di lui, ma il re lo tratt come lo avevano trattato i
suoi predecessori e lo esalt davanti a tutti i suoi amici, lo
conferm nella dignit di sommo sacerdote e in tutti gli onori
che aveva prima e stabil che fosse annoverato tra i primi suoi
amici.

Gionata ottenne che il re dichiarasse la Giudea esente dai
tributi insieme alle tre toparchie e alla Samaria e gli promise
trecento talenti. Il re acconsent e scrisse a Gionata, a
proposito di tutto questo, lettere del seguente tenore:

Il re Demetrio al fratello Gionata e al popolo dei Giudei
salute. Rimettiamo anche a voi copia della lettera che abbiamo
scritto a Lastene nostro parente intorno a voi, perch ne
prendiate conoscenza. Re Demetrio a Lastene suo padre salute.
Abbiamo deciso di beneficare il popolo dei Giudei nostri amici e
rispettosi dei nostri diritti, per la loro benevolenza nei
nostri riguardi. Abbiamo assegnato a loro il territorio della
Giudea; i tre distretti di Aferema, Lidda e Ramataim restano
trasferiti dalla Samaria alla Giudea con le loro dipendenze in
favore di quanti offrono sacrifici in Gerusalemme, in compenso
dei diritti che il re prelevava in passato ogni anno da loro sui
frutti della terra e degli alberi. Da qui innanzi tutte le altre
nostre competenze delle decime e delle tasse a noi dovute e le
saline e le corone a noi spettanti, tutto condoniamo loro.
Nessuna di queste disposizioni sar mai revocata da oggi. Sia
dunque vostra cura preparare una copia della presente e
rimetterla a Gionata perch sia esposta sul monte santo in luogo
visibile.



Il re Demetrio, vedendo che il paese era in pace sotto di lui e
nessuno gli faceva resistenza, conged le truppe perch ognuno
tornasse a casa sua, eccetto le forze straniere che aveva
assoldato dalle isole dei pagani. Allora gli si inimicarono
tutte le milizie dei suoi padri. Trifone, che prima stava con
Alessandro, vide che tutte le milizie mormoravano contro
Demetrio e and presso l'arabo Imalcue che allevava il piccolo
Antioco figlio di Alessandro. Egli insistette che glielo cedesse
per farlo regnare al posto di suo padre e gli rifer quanto
aveva fatto Demetrio e l'ostilit che avevano per lui i soldati,
e rimase l molti giorni.

Gionata intanto mand a chiedere al re che richiamasse gli
occupanti dell'Acra in Gerusalemme e quelli delle altre
fortezze, perch erano sempre in lotta con Israele. Demetrio
fece rispondere a Gionata: Non solo questo far per te e per il
tuo popolo, ma colmer te e il tuo popolo di onori appena ne
avr l'opportunit. Ora per farai bene a inviarmi uomini che
combattano con me, perch si sono ritirate le mie truppe.

Gionata gli invi ad Antiochia tremila degli uomini pi forti;
essi si recarono presso il re, e il re si rallegr della loro
venuta. I cittadini della capitale si radunarono al centro della
citt in numero di circa centoventimila uomini e volevano
eliminare il re. Il re si rifugi nel palazzo, ma i cittadini
occuparono le vie della citt e incominciarono i combattimenti.
Il re chiam in aiuto i Giudei, i quali accorsero tutti a lui;
poi si sparsero per la citt e ne uccisero in quel giorno circa
centomila, quindi incendiarono la citt, fecero in quel giorno
gran bottino e salvarono il re.

I cittadini videro che i Giudei si erano impadroniti della citt
a loro piacere e si persero d'animo e gridarono verso il re con
voce supplichevole: Stendi a noi la destra e desistano i Giudei
dal combattere noi e la citt. Gettarono le armi e fecero la
pace. I Giudei crebbero in fama presso il re e presso quanti
erano nel suo regno e fecero ritorno in Gerusalemme portando
grande bottino.

Demetrio rimase sul trono del suo regno e il paese fu in pace
sotto di lui. Ma rinneg quanto aveva detto, cambi rapporti con
Gionata e non corrispose alla benevolenza che egli aveva a lui
dimostrata e lo fece soffrire molto.



Dopo questi fatti, Trifone ritorn con Antioco ancora
adolescente, il quale cominci a regnare e cinse la corona. Si
raccolsero presso di lui tutte le milizie che Demetrio aveva
licenziate e mossero guerra contro di lui ed egli fugg e rimase
sconfitto. Trifone cattur gli elefanti e si impadron di
Antiochia.

Allora il giovinetto Antioco scrisse a Gionata: Ti confermo il
sommo sacerdozio, ti faccio capo dei quattro distretti e ti
concedo di essere tra gli amici del re. Gli invi vasi d'oro e
un servizio da tavola con la facolt di bere in quei vasi, di
vestire la porpora e portare la fibbia d'oro. Nomin anche
Simone suo fratello comandante della Scala di Tiro fino ai
confini dell'Egitto.

Gionata si diede a percorrere la provincia dell'Oltrefiume e le
varie citt e accorse a lui, come alleato, tutto l'esercito
della Siria. And ad Ascalona e i cittadini gli uscirono
incontro a rendergli omaggio. Di l pass a Gaza, ma gli
abitanti di Gaza gli chiusero le porte, egli la cinse d'assedio
e incendi i sobborghi e li mise a sacco. Allora quelli di Gaza
supplicarono Gionata, il quale diede loro la destra, prelevando
i figli dei loro capi come ostaggi e inviandoli a Gerusalemme;
poi percorse la regione fino a Damasco.

Gionata venne a sapere che i capi di Demetrio si trovavano
presso Kedes in Galilea con un numeroso esercito e con
l'intenzione di distoglierlo dall'impresa. Egli si mosse contro
di loro, lasciando il fratello Simone nel paese. Simone si
accamp contro Bet-Zur e l'assal per molti giorni assediandola.
Allora supplicarono che desse loro la destra ed egli la diede,
ma li fece sloggiare di l, occup la citt e vi pose una
guarnigione. Gionata a sua volta e il suo esercito si erano
accampati presso il lago di Genesaret e raggiunsero di buon
mattino la pianura di Casor. Ed ecco l'esercito degli stranieri
avanzare contro di lui nella pianura dopo aver disposto
appostamenti contro di lui sui monti. Essi avanzavano di fronte
quando gli appostati sbucarono dalle loro posizioni e
attaccarono battaglia. Tutti gli uomini di Gionata fuggirono,
nessuno di loro rimase se non Mattatia figlio di Assalonne e
Giuda figlio di Calfi, comandanti di contingenti dell'esercito.
Allora Gionata si stracci le vesti, si cosparse il capo di
polvere e si prostr a pregare. Poi ritorn a combattere contro
di loro, li sconfisse e li costrinse alla fuga. I suoi che erano
fuggiti, quando videro ci, ritornarono a lui e con lui si
diedero all'inseguimento fino a Kedes dov'era il loro
accampamento e l anch'essi si accamparono. Gli stranieri caduti
in quel giorno furono circa tremila. Gionata torn poi in
Gerusalemme.





12.

Gionata, vedendo che le circostanze gli erano propizie, scelse
uomini adatti e li invi a Roma per ristabilire e rinnovare
l'amicizia con quel popolo. Anche presso gli Spartani e in altre
localit invi lettere sullo stesso argomento.

Partirono dunque per Roma e l entrarono nel consiglio e
dissero: Gionata sommo sacerdote e il popolo dei Giudei ci
hanno inviati a rinnovare la comune amicizia e l'alleanza come
la prima volta. E i Romani diedero loro lettere di
raccomandazione per le autorit dei vari luoghi, perch
favorissero il loro ritorno pacifico in Giudea. Questa  invece
la copia della lettera che Gionata scrisse agli Spartani:

Gionata sommo sacerdote e il consiglio degli anziani del popolo
e i sacerdoti e tutto il resto del popolo giudaico, agli
Spartani loro fratelli salute. Gi in passato era stata spedita
una lettera a Onia sommo sacerdote da parte di Areo, che regnava
fra di voi, con l'attestazione che siete nostri fratelli, come
risulta dalla copia annessa. Onia aveva accolto con onore
l'inviato e aveva accettato la lettera nella quale vi erano le
dichiarazioni di alleanza e di amicizia. Noi dunque, pur non
avendone bisogno, avendo a conforto le scritture sacre che sono
nelle nostre mani, ci siamo indotti a questa missione per
rinnovare la fraternit e l'amicizia con voi in modo da non
diventare per voi degli estranei; molti anni infatti sono
passati da quando mandaste messaggeri a noi. Noi dunque
fedelmente in tutte le feste e negli altri giorni prescritti ci
ricordiamo di voi nei sacrifici che offriamo e nelle nostre
invocazioni, com' doveroso e conveniente ricordarsi dei
fratelli. Ci rallegriamo della vostra gloria. Noi invece siamo
stati stretti da tante oppressioni e molte guerre: ci hanno
combattuto i re dei paesi vicini, ma non abbiamo voluto
disturbare n voi n gli altri nostri alleati e amici in queste
lotte: abbiamo infatti dal Cielo un valido aiuto per il quale
noi siamo stati liberati dai nostri nemici ed essi sono stati
umiliati. Ora abbiamo designato Numenio figlio di Antioco e
Antipatro figlio di Giasone e li abbiamo inviati presso i Romani
a rinnovare la precedente amicizia e alleanza con loro. Abbiamo
quindi dato loro disposizioni di passare anche da voi, per
salutarvi e consegnarvi la nostra lettera, riguardante la
ripresa dei nostri rapporti e la nostra fraternit. Voi dunque
farete cosa ottima comunicandoci una risposta su queste cose.

Segue ora copia della lettera che essi avevano inviato a Onia:

Areo, re degli Spartani, a Onia sommo sacerdote salute. Si 
trovato in una scrittura, riguardante gli Spartani e i Giudei,
che essi sono fratelli e che discendono dalla stirpe di Abramo.
Ora, dal momento che siamo venuti a conoscenza di questa cosa,
ci farete cosa gradita scrivendoci sui vostri sentimenti di
amicizia. Noi intanto vi rispondiamo: I vostri armenti e i
vostri averi ci appartengono e i nostri appartengono a voi.
Abbiamo quindi disposto perch vi sia riferito in questo senso.



Gionata ebbe notizia che i generali di Demetrio erano ritornati
con forze pi numerose di prima per ritentare la guerra contro
di lui. Egli si mosse da Gerusalemme e and loro incontro nella
regione di Amat, perch non volle dar loro il tempo di entrare
nel suo paese.

Mand nel loro campo delle spie, le quali tornarono annunciando
che essi stavano disponendosi per dar loro l'assalto di notte.
Quando fu il tramonto, Gionata comand ai suoi di vegliare tutta
la notte e di stare con le armi pronte per la battaglia e
dispose sentinelle intorno al campo. Ma anche gli avversari
seppero che Gionata e i suoi uomini stavano pronti per la
battaglia e furono presi da timore ed esitazione d'animo e
allora accesero fuochi nel loro campo. Gionata e i suoi uomini
non si accorsero di nulla fino al mattino, perch continuavano a
vedere il bagliore dei fuochi. Allora si diede a inseguire le
loro tracce, ma non pot raggiungerli, perch avevano passato il
fiume Eleutero.

Gionata pieg sugli Arabi chiamati Zabadei, li assal e si
impadron delle loro spoglie. Poi ripart e and a Damasco e si
diede a percorrere tutto il paese. Anche Simone fece una
spedizione, marciando fino ad Ascalona e ai vicini posti di
guarnigione, poi pieg su Giaffa e se ne impadron; aveva
sentito infatti che avevano intenzione di consegnare la fortezza
ai partigiani di Demetrio; perci vi pose una guarnigione per
presidiarla.



Quando Gionata fu di ritorno, radun in assemblea gli anziani
del popolo e deliber con loro di costruire fortezze in Giudea,
di sopraelevare le mura di Gerusalemme e di alzare una grande
barriera tra la citt e l'Acra per separare questa dalla citt
affinch fosse isolata, cos che non potessero pi n comperare
n vendere. Si organizzarono dunque per ricostruire la citt e
poich era rovinato parte del muro sul torrente dal lato
orientale, Gionata allest il cosiddetto Kafenata. Simone a sua
volta ricostru Adida nella Sefela fortificandola e applicandovi
porte e sbarre.



Intanto Trifone cercava di diventare re dell'Asia, cingere la
corona e stendere la mano contro il re Antioco, ma sospettava
che Gionata glielo impedisse e, nel caso, gli muovesse guerra.
Perci cercava di averlo nelle mani e di eliminarlo; si mosse
dunque e venne a Bet-Sean. Gionata gli usc incontro con
quarantamila uomini scelti e inquadrati e venne a Bet-Sean.

Trifone, vedendo che era venuto con numeroso esercito, si guard
bene dal mettergli le mani addosso. Anzi lo ricevette con molti
onori, lo present a tutti i suoi amici, gli offr doni e ordin
ai suoi amici e alle sue truppe di obbedirgli come a lui stesso.
Disse a Gionata: Perch mai hai disturbato tutta questa gente,
non essendoci guerra tra di noi? Su, dovresti rimandarli alle
loro case; tu scegli per te pochi uomini che ti accompagnino e
vieni con me a Tolemaide e io la consegner a te insieme con le
altre fortezze e il resto dell'esercito e tutti i funzionari,
poi torner indietro e partir; sono venuto appunto per questo.

Gionata, fidatosi di lui, fece quanto aveva detto e rimand le
truppe che tornarono nella Giudea. Fece rimanere tremila uomini,
di cui duemila lasci in Galilea e gli altri mille andarono con
lui. Ma quando Gionata fu entrato in Tolemaide, i cittadini
chiusero le porte e si impadronirono di lui e passarono a fil di
spada quanti erano entrati con lui. Trifone mand poi fanti e
cavalli in Galilea e nella grande pianura per liquidare tutti
gli uomini di Gionata. Ma essi avevano sentito dire che Gionata
era stato catturato e che era finita per lui e per quelli che
erano con lui e, incoraggiatisi l'un l'altro, si presentarono
inquadrati, pronti alla battaglia. Gli inseguitori li videro
decisi a difendere la loro vita e se ne tornarono.

Cos tutti giunsero senza molestie in Giudea, fecero lutto per
Gionata e per quelli della sua scorta e furono presi da grande
timore. Tutto Israele si immerse in un lutto profondo. Tutti i
popoli intorno a loro cercarono subito di sterminarli, dicendo
appunto: Non hanno pi n capo n sostegno: scendiamo ora in
guerra contro di loro e cancelleremo anche il loro ricordo dagli
uomini.





[143-134 avanti Cristo].

13.

Simone seppe che Trifone stava radunando un numeroso esercito
per venire in Giudea a schiacciarla; vide che il popolo era
tremante e impaurito, and a Gerusalemme e radun il popolo, li
confort e disse loro: Voi sapete bene quanto io e i miei
fratelli e la casa di mio padre abbiamo fatto per le leggi e per
il santuario e le guerre e le difficolt che abbiamo sostenuto.
Per questa causa sono morti i miei fratelli, tutti per la causa
di Israele, e sono restato io solo. Ebbene, mai risparmier la
vita di fronte a qualunque tribolazione: perch io non sono pi
importante dei miei fratelli. Anzi io difender il mio popolo e
il santuario e le vostre mogli e i figli vostri, poich si sono
radunati tutti i pagani per sterminarci, spinti dall'odio. Lo
spirito del popolo si infiamm all'udire queste parole; perci
risposero gridando a gran voce: Tu sei il nostro condottiero al
posto di Giuda e di Gionata tuo fratello; combatti la nostra
guerra e quanto ci comanderai noi faremo.

Egli allora radun tutti gli uomini atti alle armi e acceler il
completamento delle mura di Gerusalemme e le fortific
tutt'attorno. Poi invi Gionata figlio di Assalonne con un forte
esercito a Giaffa; egli ne scacci gli occupanti e rimase l sul
posto.



Intanto Trifone si mosse da Tolemaide con ingenti forze per
venire in Giudea e aveva con s Gionata come prigioniero. Simone
a sua volta si accamp in Adida di fronte alla pianura. Trifone
venne a sapere che Simone era succeduto a Gionata suo fratello e
che si accingeva a muovergli guerra, perci mand messaggeri a
proporgli: Gionata tuo fratello lo tratteniamo a causa del
denaro che doveva all'erario del re per gli affari che
amministrava. Ora mandaci cento talenti d'argento e due dei suoi
figli in ostaggio, perch una volta liberato non si allontani
per ribellarsi a noi. Con questo lo rimetteremo in libert.
Simone si rese conto che gli parlavano con inganno, ma mand
ugualmente a prendere l'argento e i figli, per non attirarsi
forte inimicizia da parte del popolo, che poteva commentare: E'
perito perch non gli hai mandato l'argento n i figli. Perci
gli mand i cento talenti e i figli; ma quegli non mantenne la
parola e non liber Gionata.

Fatto questo, Trifone si mosse per entrare nel paese e
devastarlo, girando per la via che conduce ad Adora. Ma Simone
con le sue truppe ne seguiva le mosse puntando su tutti i luoghi
dove quegli si dirigeva.

Quelli dell'Acra intanto inviarono messaggeri a Trifone per
sollecitarlo ad andare in loro aiuto attraverso il deserto e a
inviare loro vettovaglie. Trifone allest tutta la sua
cavalleria per andare, ma in quella notte cadde neve
abbondantissima, e a causa della neve non pot andare. Perci si
mosse e and a Galaad. Quando fu vicino a Bascama, uccise
Gionata e lo seppell sul posto. Poi torn e part per la sua
regione.



Simone mand a prendere le ossa di Gionata suo fratello e lo
seppell in Modin, citt dei suoi padri. Tutto Israele lo pianse
con un grande lamento e fece lutto su di lui per molti giorni.
Simone sopraelev il sepolcro del padre e dei fratelli e lo pose
bene in vista con pietre levigate, dietro e davanti. Poi dispose
sette piramidi, l'una di fronte all'altra, per il padre, per la
madre e per i quattro fratelli. Le complet con una struttura
architettonica, ponendovi attorno grandi colonne; pose sulle
colonne trofei di armi a perenne memoria e presso i trofei navi
scolpite che si potessero osservare da quanti erano m
navigazione sul mare. Tale  il mausoleo che eresse in Modin e
che esiste ancora.



Trifone agiva con perfidia verso Antioco, il re ancora
giovinetto, finch lo uccise e si fece re al suo posto, si mise
in capo la corona dell'Asia e procur grandi rovine al paese.

Simone intanto complet le fortezze della Giudea, le cinse di
torri elevate e di mura solide con portoni e sbarre e riforn le
fortezze di viveri. Poi Simone scelse uomini adatti e li invi
al re Demetrio per ottenere esoneri al paese; perch tutti gli
atti di Trifone erano state rapine.

Il re Demetrio lo assicur in questo senso, poi gli rispose per
iscritto inviandogli la seguente lettera:

Il re Demetrio a Simone sommo sacerdote e amico del re, agli
anziani e al popolo dei Giudei salute. Abbiamo ricevuto la
corona d'oro e la palma che ci avete inviate e siamo pronti a
concludere con voi una pace solenne e a scrivere ai
sovrintendenti agli affari di concedervi le esenzioni; quanto
stabilimmo con voi resta stabilito e le fortezze che avete
costruito restino di vostra propriet. Vi condoniamo le mancanze
e le colpe fino ad oggi e la corona che ci dovete; se altro si
riscuoteva in Gerusalemme, non sia pi riscosso. Se alcuni di
voi sono atti a essere iscritti al seguito della nostra persona,
siano iscritti e regni la pace tra di noi.

Nell'anno centosettanta fu tolto il giogo dei pagani da Israele
e il popolo cominci a scrivere negli atti pubblici e nei
contratti: Anno primo di Simone il grande, sommo sacerdote,
stratega e capo dei Giudei.



In quel tempo Simone pose il campo contro Ghezer, la circond di
accampamenti, fece allestire una torre mobile, la spinse contro
la citt e abbatt una torre impadronendosene. I soldati della
torre mobile si lanciarono nella citt e si produsse in citt un
grande trambusto.

I cittadini salirono sulle mura insieme con le mogli e i
bambini, con le vesti stracciate, e supplicarono a gran voce per
indurre Simone a dar loro la destra e dissero: Non trattarci
secondo le nostre iniquit, ma secondo la tua clemenza. Simone
venne a patti con loro e non combatt oltre contro di loro; ma
li scacci dalla citt, purific le case nelle quali c'erano
idoli, e cos entr in citt con canti di lode e di
ringraziamento. Egli elimin da essa ogni contaminazione e vi
stabil uomini che fossero osservanti della legge; poi la
fortific e costru in essa la propria dimora.



Ora quelli dell'Acra in Gerusalemme, messi nell'impossibilit di
uscire e venire nel paese a comprare e vendere, erano
terribilmente affamati e buon numero di essi moriva di fame.
Allora fecero giungere il loro grido a Simone, perch desse loro
la destra, e Simone la diede; cos li sloggi di l e purific
l'Acra da tutte le contaminazioni.

Fecero ingresso in quel luogo il ventitr del secondo mese
dell'anno centosettantuno, con canti di lode e con palme, con
suoni di cetre, cembali e arpe e con inni e canti, perch era
stato eliminato un grande nemico da Israele. Simone stabil di
celebrare ogni anno questo giorno di festa. Intanto complet la
fortificazione del monte del tempio lungo l'Acra; qui abit con
i suoi. Vedendo poi che suo figlio Giovanni era ormai uomo,
Simone lo fece capo di tutte le milizie e questi pose la sua
residenza in Ghezer.





14.

Nell'anno centosettantadue il re Demetrio radun le sue milizie
e part per la Media per raccogliere rinforzi e combattere
Trifone. Ma Arsace, re della Persia e della Media, appena seppe
che Demetrio era entrato nel suo territorio, mand uno dei suoi
generali per catturarlo vivo. Costui venne, batt l'esercito di
Demetrio, lo cattur e lo condusse ad Arsace e questi lo mise in
carcere.



Ebbe pace la terra di Giuda per tutta la vita di Simone;

egli cerc il bene della sua gente,

e a essi fu gradito il suo potere

e la sua gloria per tutti i suoi giorni.

In aggiunta a tutte le sue glorie

egli prese Giaffa per farne un porto

e apr un accesso alle isole del mare.

Ampli i confini del suo popolo

e riconquist la regione.

Raccolse una turba di prigionieri

e s'impadron di Ghezer, di Bet-Zur e dell'Acra;

spazz via da essa le immondezze,

e nessuno gli si oppose.

In pace si diedero a coltivare la loro terra;

il suolo dava i suoi prodotti

e gli alberi della campagna i loro frutti.

I vecchi sedevano nelle piazze,

tutti s'interessavano al bene;

i giovani indossavano splendide vesti e armature di guerra.

Alle citt forn vettovaglie,

e le mun con mezzi di difesa;

cos divenne celebre il suo nome

e la sua gloria fino all'estremit della terra.

Fece regnare sul paese la pace

e Israele gio di grande letizia.

Ognuno sedeva sotto la sua vite

e sotto il suo fico

e nessuno incuteva loro timore.

Scomparve dal paese chi li avversava

e i re andarono in rovina in quei giorni.

Confort tutti i derelitti nel suo popolo;

ricerc la legge ed elimin ogni iniquo e maligno.

5Diede splendore al tempio

e lo riforn di tutti gli arredi.



Si sparse fino a Roma e a Sparta la notizia che era morto
Gionata e se ne rattristarono molto. Tuttavia, quando seppero
che Simone suo fratello era divenuto sommo sacerdote al suo
posto e continuava a mantenere il potere sulla regione e sulle
citt, scrissero a lui su tavolette di bronzo per rinnovare con
lui l'amicizia e l'alleanza che avevano concluso con Giuda e
Gionata suoi fratelli. I messaggi furono letti davanti
all'adunanza in Gerusalemme.

Questa  la copia della lettera che inviarono gli Spartani:

Le autorit e la cittadinanza degli Spartani a Simone sommo
sacerdote, agli anziani, ai sacerdoti e al resto del popolo
giudaico, loro fratelli, salute. I messaggeri inviati al nostro
popolo ci hanno riferito intorno alla vostra gloria e al vostro
onore e noi ci siamo rallegrati per il loro arrivo. Abbiamo
registrato le loro dichiarazioni negli atti pubblici, in questi
termini: Numenio, figlio di Antioco, e Antipatro, figlio di
Giasone, messaggeri dei Giudei, sono giunti presso di noi per
rinnovare l'amicizia con noi. E' piaciuto al popolo di ricevere
questi uomini con ogni onore e di inserire il testo del loro
discorso nei registri a disposizione del pubblico, perch il
popolo degli Spartani ne mantenga il ricordo. Successivamente
Simone mand a Roma Numenio con un grande scudo d'oro, del peso
di mille mine, per concludere l'alleanza con loro.



Quando il popolo seppe queste cose, disse: Quale contraccambio
daremo a Simone e ai suoi figli? Egli infatti e i suoi fratelli
e la casa di suo padre sono stati saldi e hanno scacciato da s
con le armi i nemici d'Israele e hanno assicurato la libert.
Poi fecero un'iscrizione su tavole di bronzo, che furono poste
su colonne sul monte Sion.

Questo  il testo dell'iscrizione:

Il diciotto di Elul dell'anno centosettantadue, che  il terzo
anno di Simone sommo sacerdote, in Asaramel, nella grande
assemblea dei sacerdoti e del popolo, dei capi della nazione e
degli anziani della regione ci  stato reso noto: Poich pi
volte erano sorte guerre nel paese, Simone, figlio di Mattatia,
sacerdote della stirpe di Ioarib, e i suoi fratelli si gettarono
nella mischia e si opposero agli avversari del loro popolo,
perch restassero incolumi il santuario e la legge, e arrecarono
gloria grande al loro popolo. Gionata riun la sua nazione e ne
divenne il sommo sacerdote, poi and a raggiungere i suoi
antenati. I loro nemici vollero invadere il loro paese e
stendere la mano contro il santuario. Simone allora si oppose e
si batt per il suo popolo e spese molto del suo per dotare di
armi le milizie della sua nazione e assegnare loro un salario.
Inoltre fortific le citt della Giudea e Bet-Zur nel territorio
della Giudea, dove prima c'era la roccaforte dei nemici, e vi
pose un presidio di soldati giudei. Fortific Giaffa, situata
sul mare, e Ghezer presso i confini di Asdod, nelle quali prima
risiedevano i nemici, e vi impiant i Giudei e provvide in esse
quanto era necessario al loro sostentamento. Il popolo ammir la
fede di Simone e la gloria che egli si proponeva di procurare al
suo popolo; lo costituirono loro capo e sommo sacerdote per
queste sue imprese e per la giustizia e la fede che egli aveva
conservate al suo popolo e perch aveva cercato con ogni mezzo
di elevare la sua gente. Nei suoi giorni si riusc felicemente
per mezzo suo a scacciare dal loro paese i pagani e quelli che
erano nella citt di Davide e in Gerusalemme, che si erano
edificati l'Acra e ne uscivano profanando i dintorni del
santuario e recando offesa grande alla sua mondezza. Egli vi
insedi soldati giudei, la fortific per la mondezza della
regione e della citt ed elev le mura di Gerusalemme. Il re
Demetrio quindi gli conferm il sommo sacerdozio; lo ascrisse
tra i suoi amici e gli confer grandi onori. Seppe infatti che i
Giudei erano considerati amici, alleati e fratelli da parte dei
Romani, e che questi erano andati incontro ai messaggeri di
Simone con segni di onore, che i Giudei e i sacerdoti avevano
approvato che Simone fosse sempre loro condottiero e sommo
sacerdote finch sorgesse un profeta fedele, che fosse loro
comandante militare e avesse cura del santuario e fossero
nominati da lui i sovrintendenti ai loro lavori, al paese, agli
armamenti e alle fortezze; che, prendendosi cura del santuario,
fosse da tutti obbedito; che scrivessero nel suo nome tutti i
contratti nel paese e vestisse di porpora e ornamenti d'oro; n
doveva essere lecito a nessuno del popolo n dei sacerdoti
respingere alcuno di questi diritti o disobbedire ai suoi ordini
o convocare riunioni senza suo consenso e vestire di porpora e
ornarsi della fibbia aurea; chiunque agisse contro questi
decreti o ne respingesse alcuno, fosse ritenuto colpevole.
Piacque a tutto il popolo sancire che Simone si comportasse
secondo questi decreti. Simone da parte sua accett e grad di
esercitare il sommo sacerdozio, di essere anche stratega ed
etnarca dei Giudei e dei sacerdoti e capo di tutti.

Disposero che questa iscrizione fosse riportata su tavole di
bronzo da collocarsi nel recinto del santuario in luogo visibile
e che se ne depositasse copia nel tesoro, perch fosse a
disposizione di Simone e dei suoi figli.





15.

Antioco, figlio del re Demetrio, invi lettere dalle isole del
mare, a Simone sommo sacerdote ed etnarca dei Giudei e a tutto
il popolo, il cui contenuto era del seguente tenore:

Il re Antioco a Simone sommo sacerdote ed etnarca e al popolo
dei Giudei salute. Poich alcuni uomini pestiferi si sono
impadroniti del regno dei nostri padri, voglio rivendicare i
miei diritti sul regno, per ricostruirlo com'era prima; ho
reclutato un esercito ingente di mercenari e allestito navi da
guerra. E' mia volont sbarcare nella regione, per punire coloro
che hanno rovinato il nostro paese e desolato molte citt nel
mio regno. Ora ti confermo tutte le esenzioni che ti hanno
concesso i re miei predecessori, e tutti gli altri esoneri dai
doni. Ti concedo di battere moneta propria con corso legale nel
tuo paese; Gerusalemme e il suo santuario siano liberi, tutti
gli armamenti che hai preparato e le fortezze che hai costruito
e occupi, restino in tuo possesso. Quanto devi al re e i debiti
che potrai avere verso il re in avvenire da ora e sempre ti sono
rimessi. Quando poi avremo preso possesso del nostro regno,
onoreremo te, il tuo popolo e il tempio con grandi onori, cos
da rendere chiara la vostra gloria in tutta la terra.



Nell'anno centosettantaquattro Antioco entr nella terra dei
suoi padri e si schierarono con lui tutte le milizie, cos che
pochi rimasero con Trifone. Antioco si diede a inseguirlo e
quegli dovette fuggire e venne fino a Dora situata sul mare,
perch vedeva che i mali si addensavano su di lui, mentre le
truppe lo abbandonavano. Antioco pose il campo contro Dora,
avendo con s centoventimila armati e ottomila cavalli. Egli
circond la citt mentre le navi attaccarono dal mare; fece cos
pressione contro la citt dalla terra e dal mare, non lasciando
pi entrare n uscire nessuno.



Intanto arrivarono da Roma Numenio e i suoi compagni, portando
lettere per i re dei vari paesi. Esse dicevano:

Lucio console dei Romani al re Tolomeo salute. Gli anziani dei
Giudei sono giunti a noi come amici nostri e alleati, a
rinnovare l'antica amicizia e alleanza, inviati da Simone sommo
sacerdote e dal popolo dei Giudei. Essi hanno portato uno scudo
d'oro di mille mine. E' piaciuto a noi di scrivere ai re dei
vari paesi, perch non procurino loro del male, n facciano
guerra alle loro citt o alla loro regione, n prestino alleanza
a chi entri in guerra con loro. Ci  parso bene accettare da
essi lo scudo. Se pertanto uomini pestiferi sono fuggiti dalla
loro regione presso di voi, consegnateli a Simone, perch ne
faccia giustizia secondo la loro legge.

Uguali espressioni scrissero al re Demetrio, ad Attalo, ad
Ariarate e Arsace e a tutti i paesi: a Sampsame, agli Spartani,
a Delo, a Mindo, a Sicione, alla Caria, a Samo, alla Pamfilia,
alla Lidia, ad Alicarnasso, a Rodi, a Faselide, a Coo, a Side,
ad Arado, a Gortina, a Cnido, a Cipro e a Cirene. Copia di
queste lettere avevano trascritto per Simone sommo sacerdote.



Antioco dunque teneva il campo contro Dora da due giorni,
lanciando continuamente contro di essa le schiere e costruendo
macchine; aveva precluso a Trifone ogni possibilit di uscire ed
entrare. Simone gli invi duemila uomini scelti per combattere
al suo fianco e insieme argento, oro e molti equipaggiamenti. Ma
Antioco non volle accettare niente, anzi ritir quanto aveva
prima concesso a Simone e si inimic con lui.

Poi gli invi Atenobio, uno dei suoi amici, a trattare con lui
in questi termini: Voi occupate Giaffa, Ghezer e l'Acra in
Gerusalemme, tutte citt del mio regno. Avete devastato il loro
territorio e avete causato rovina grande nel paese e vi siete
impadroniti di molte localit nel mio regno. Ora consegnate le
citt che avete occupato insieme con i tributi delle localit di
cui vi siete impadroniti fuori del territorio della Giudea,
oppure date in sostituzione cinquecento talenti d'argento e, in
compenso dei danni arrecati e dei tributi delle citt, altri
cinquecento talenti; altrimenti verremo e vi muoveremo guerra.
Atenobio, l'amico del re, si rec in Gerusalemme e vide la
gloria di Simone, il vasellame con lavori in oro e argento e il
suo grande fasto e ne rimase meravigliato; poi gli rifer le
parole del re.

Simone gli rispose: Non abbiamo occupato terra straniera n ci
siamo impossessati di beni altrui ma dell'eredit dei nostri
padri, che fu posseduta dai nostri nemici senza alcun diritto
nel tempo passato. Noi, avendone avuta l'opportunit, abbiamo
recuperato l'eredit dei nostri padri. Quanto a Giaffa e a
Ghezer, che tu reclami, esse causarono rovina grande nel nostro
paese: per esse daremo cento talenti. Atenobio non gli rispose
parola, ma torn indispettito presso il re, al quale rifer
quelle parole e la gloria di Simone e quanto aveva visto. Il re
si adir furiosamente.



Trifone intanto, salito su una nave, fugg a Ortosia. Il re
allora nomin Cendebeo primo stratega della zona litoranea e
mise al suo comando forze di fanteria e cavalleria. Poi gli
ordin di accamparsi in vista della Giudea e gli ordin di
ricostruire Cedron, rinforzando le porte, e di iniziare la
guerra contro il popolo. Il re intanto continu la caccia a
Trifone. Cendebeo si rec a Iamnia e cominci a molestare il
popolo, a invadere la Giudea, a fare prigionieri tra il popolo e
metterli a morte. Egli ricostru Cedron e vi dispose la
cavalleria e la truppa perch potessero uscire e battere le
strade della Giudea, come gli aveva ordinato il re.





16.

Allora Giovanni sal da Ghezer e rifer a Simone suo padre
quanto faceva Cendebeo. Simone chiam i suoi due figli maggiori
Giuda e Giovanni e disse loro: Io e i miei fratelli e la casa
di mio padre abbiamo combattuto le battaglie d'Israele dalla
giovent fino ad oggi e riusc nelle nostre mani l'impresa di
salvare Israele ripetutamente; ora io sono vecchio e voi per
misericordia del Cielo, siete nell'et buona; prendete il posto
mio e di mio fratello e fatevi avanti a combattere per il vostro
popolo; l'aiuto del Cielo sia con voi.

Giovanni arruol nella regione ventimila uomini esperti nelle
armi e cavalieri, partirono contro Cendebeo e passarono la notte
in Modin. Alzatisi il mattino, proseguirono per la pianura ed
ecco venire incontro a loro un esercito ingente, fanti e
cavalleria; ma un torrente li separava. Giovanni con la sua
gente pose il campo di fronte. Vedendo che il grosso esitava ad
attraversare il torrente, pass per primo. Lo videro i suoi
uomini e passarono dopo di lui. Egli divise la moltitudine e
pose i cavalieri in mezzo ai fanti, perch la cavalleria degli
avversari era molto numerosa. Poi diedero fiato alle trombe:
Cendebeo e il suo schieramento furono respinti, molti della loro
parte caddero colpiti a morte e i superstiti si rifugiarono
nella fortezza. Fu ferito allora anche Giuda, fratello di
Giovanni. Giovanni invece li insegu, finch giunse a Cedron che
Cendebeo aveva ricostruito. I nemici fuggirono nelle torri
esistenti nelle campagne di Asdod, ma egli vi appicc il fuoco.
Restarono sul campo circa duemila nemici. Poi Giovanni ritorn
in Giudea senza molestie.



Tolomeo, figlio di Abubo, era stato costituito stratega della
pianura di Gerico. Egli possedeva molto argento e oro, poich
era il genero del sommo sacerdote. Il suo cuore si inorgogl e
si propose di impadronirsi del paese e covava perfidi disegni
contro Simone e i suoi figli per eliminarli.

Simone era in visita alle citt della regione e si interessava
delle loro necessit. Venne allora in Gerico insieme con
Mattatia e Giuda suoi figli, nell'anno centosettantasette,
nell'undicesimo mese, cio il mese di Sabat. Il figlio di Abubo
che covava il tradimento, li ricevette nella cittadella,
chiamata Dok, che egli aveva costruita, e serv loro un gran
banchetto, nascondendo ivi degli armati. Quando Simone e i figli
furono inebriati, Tolomeo e i suoi uomini si alzarono,
impugnarono le armi, si scagliarono contro Simone nella sala del
banchetto e trucidarono lui, i due figli e alcuni suoi servi.
Egli commise un'enorme perfidia e rese male per bene.

Tolomeo scrisse di questa cosa e sped al re, perch gli
inviasse milizie in aiuto e gli desse in consegna la loro
regione e le citt. Invi altri uomini a Ghezer per eliminare
Giovanni e sped lettere ai suoi comandanti, che venissero da
lui, perch doveva loro argento e ori e doni; altri uomini invi
ad occupare Gerusalemme e il monte del tempio. Ma qualcuno corse
avanti e inform Giovanni che suo padre e i suoi fratelli erano
periti, aggiungendo: Ha inviato uomini per uccidere anche te.
Udendo ci, Giovanni rimase profondamente costernato; poi
cattur gli uomini inviati per sopprimerlo e li mise a morte.
Aveva infatti saputo che cercavano di ucciderlo.

Le altre azioni di Giovanni, le sue battaglie e gli atti di
valore da lui compiuti, la ricostruzione delle mura da lui
eseguita e le sue imprese, ecco stanno scritte negli annali del
suo sommo sacerdozio, da quando divenne sommo sacerdote dopo la
morte di suo padre.





2 MACCABEI.





1. [Prima lettera].

Ai fratelli giudei sparsi nell'Egitto salute. I fratelli giudei
che sono in Gerusalemme e nella regione della Giudea augurano
buona pace. Dio voglia concedervi i suoi benefici e ricordarsi
della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe suoi servi
fedeli, conceda a tutti voi volont di adorarlo e di compiere i
suoi desideri con cuore generoso e animo pronto, vi dia una
mente aperta a intendere la sua legge e i suoi comandi, e
volont di pace. Esaudisca le vostre preghiere e vi sia propizio
e non vi abbandoni nell'ora dell'avversit. Noi qui appunto
preghiamo per voi.

Quando regnava Demetrio nell'anno centosessantanove, noi Giudei
vi abbiamo scritto: "Nelle calamit e angosce che ci hanno
colpiti in questi anni da quando Giasone e i suoi partigiani
hanno apostatato dalla citt santa e dal regno, incendiando il
portone e versando sangue innocente, noi abbiamo pregato il
Signore e siamo stati esauditi. Quindi abbiamo ripreso l'offerta
delle vittime e del fior di farina, abbiamo acceso le lampade e
presentato i pani". Vi scriviamo la presente per esortarvi a
celebrare i giorni delle Capanne nel mese di Casleu. L'anno
centottantotto.



[Seconda lettera].

I Giudei residenti in Gerusalemme e nella Giudea, il consiglio
degli anziani e Giuda, ad Aristobulo, maestro del re Tolomeo,
appartenente alla stirpe dei sacerdoti consacrati con l'unzione,
e ai Giudei dimoranti in Egitto, salute e prosperit. Salvati da
grandi pericoli per l'intervento di Dio, lo ringraziamo molto
per esserci potuti schierare contro il re. Perch egli stesso ha
respinto le forze schierate contro la santa citt.

Recatosi in Persia, il loro capo e con lui l'esercito creduto
invincibile, fu ucciso nel tempio della dea Nanea, per gli
inganni orditi dai sacerdoti di Nanea. Con il pretesto di
celebrare le nozze con lei, Antioco con i suoi amici si era
recato sul posto per prelevarne le immense ricchezze a titolo di
dote. Dopo che i sacerdoti del tempio di Nanea gliele ebbero
mostrate, egli entr con pochi nel recinto sacro e quelli,
chiuso il tempio alle spalle di Antioco e aperta una porta
segreta nel soffitto, scagliarono pietre e fulminarono il
condottiero e i suoi. Poi fattili a pezzi e tagliate le loro
teste, le gettarono a quelli di fuori.

In tutto sia benedetto il nostro Dio, che ha consegnato alla
morte gli empi!

Stando noi per celebrare la purificazione del tempio il
venticinque di Casleu, abbiamo creduto necessario darvi qualche
spiegazione, perch anche voi celebriate la festa delle Capanne
e del fuoco, apparso quando Neemia offr i sacrifici dopo la
ricostruzione del tempio e dell'altare.

Infatti quando i nostri padri furono deportati in Persia, i
sacerdoti fedeli di allora, preso il fuoco dall'altare, lo
nascosero con cautela nella cavit di un pozzo che aveva il
fondo asciutto e l lo misero al sicuro, in modo che il luogo
rimanesse ignoto a tutti. Dopo un buon numero di anni, quando
piacque a Dio, Neemia, rimandato dal re di Persia, invi i
discendenti di quei sacerdoti che avevano nascosto il fuoco, a
farne ricerca; quando essi ci riferirono che non avevano trovato
il fuoco ma acqua grassa, comand loro di attingerne e portarne.

Poi furono portate le offerte per i sacrifici e Neemia comand
che venisse aspersa con quell'acqua la legna e quanto c'era
sopra. Cos fu fatto e dopo un po' di tempo il sole, che prima
era coperto di nubi, cominci a risplendere e si accese un gran
rogo, con grande meraviglia di tutti.

Mentre il sacrificio veniva consumato, i sacerdoti si posero in
preghiera, e con essi tutti gli altri: Gionata intonava, gli
altri continuavano in coro insieme a Neemia. La preghiera era
formulata in questo modo: Signore, Signore Dio, creatore di
tutto, tremendo e potente, giusto e misericordioso, tu solo re e
buono, tu solo generoso, tu solo giusto e onnipotente ed eterno,
che salvi Israele da ogni male, che hai fatto i nostri padri
oggetto di elezione e santificazione, accetta il sacrificio
offerto per Israele tuo popolo, custodisci la tua porzione e
santificala. Raccogli i nostri dispersi, libera quelli che sono
schiavi in mano ai pagani, guarda benigno i disprezzati e gli
oltraggiati; sappiano i pagani che tu sei il nostro Dio. Punisci
quelli che ci opprimono e ci ingiuriano con superbia. Concedi al
tuo popolo di radicarsi nel tuo luogo santo come ha detto Mos.
I sacerdoti a loro volta cantavano inni. Poi vennero consumate
le vittime del sacrificio e Neemia ordin che il resto
dell'acqua venisse versata sulle pietre pi grosse. Fatto
questo, si accese una fiamma la quale tuttavia fu assorbita dal
bagliore del fuoco acceso sull'altare.

Quando fu divulgato il fatto e fu annunciato al re dei Persiani
che nel luogo dove i sacerdoti deportati avevano nascosto il
fuoco era comparsa acqua e che i sacerdoti al seguito di Neemia
avevano con quella purificato le cose necessarie al sacrificio, 
il re fece cingere il luogo e lo dichiar sacro, dopo aver
accertato il fatto.

Il re ricevette anche molti doni da quelli che aveva favoriti e
ne diede a sua volta. I compagni di Neemia chiamarono questo
luogo Neftar che significa "purificazione"; ma i pi lo chiamano
Neftai.





2.

Si trova scritto nei documenti che Geremia profeta ordin ai
deportati di prendere del fuoco, come  stato significato, e che
il medesimo profeta ai deportati consegn la legge raccomandando
loro di non dimenticarsi dei comandi del Signore e di non
lasciarsi traviare nelle idee, vedendo i simulacri d'oro e
d'argento e il fasto di cui erano circondati, e che con altre
simili espressioni li esortava a non ripudiare la legge nel loro
cuore. Si diceva anche nello scritto che il profeta, ottenuto un
responso, ordin che lo seguissero con la tenda e l'arca. Quando
giunse presso il monte dove Mos era salito e aveva contemplato
l'eredit di Dio, Geremia sal e trov un vano a forma di
caverna e l introdusse la tenda, l'arca e l'altare degli
incensi e sbarr l'ingresso. Alcuni del suo seguito tornarono
poi per segnare la strada, ma non trovarono pi il luogo.
Geremia, saputolo, li rimprover dicendo: Il luogo deve restare
ignoto, finch Dio non avr riunito la totalit del suo popolo e
si sar mostrato propizio. Allora il Signore mostrer queste
cose e si riveler la gloria del Signore e la nube, come
appariva sopra Mos, e come avvenne quando Salomone chiese che
il luogo fosse solennemente santificato.

Si narrava anche che questi, dotato di sapienza, offr il
sacrificio per la dedicazione e il compimento del tempio. E allo
stesso modo che Mos aveva pregato il Signore ed era sceso il
fuoco dal cielo a consumare le vittime immolate, cos preg
anche Salomone e il fuoco sceso dal cielo consum gli olocausti.
Mos aveva detto: Poich non  stata mangiata la vittima offerta
per il peccato, essa  stata consumata. Allo stesso modo anche
Salomone celebr gli otto giorni.

Si descrivevano le stesse cose nei documenti e nelle memorie di
Neemia e come egli, fondata una biblioteca, cur la raccolta dei
libri dei re dei profeti e di Davide e le lettere dei re intorno
ai doni.

Anche Giuda ha raccolto tutti i libri andati dispersi per la
guerra che abbiamo avuto, e ora si trovano presso di noi. Se mai
ne avete bisogno, mandate persone con l'incarico di portarveli.

Vi abbiamo scritto mentre stiamo per celebrare la purificazione;
farete ottima cosa se celebrerete anche voi questi giorni.
Poich Dio ha salvato tutto il suo popolo e ha concesso a tutti
l'eredit, nonch il regno, il sacerdozio e la santificazione,
come ha promesso mediante la legge, noi poniamo in Dio speranza
che egli ci usi presto misericordia e voglia presto radunarci
nel luogo santo da ogni regione posta sotto il cielo; egli
infatti ci ha liberati da grandi mali e ha purificato il luogo
santo.



[PREFAZIONE DELL'AUTORE].

I fatti riguardanti Giuda Maccabeo e i suoi fratelli, la
purificazione del grande tempio e la dedicazione dell'altare,
come anche le guerre contro Antioco Epifane e il figlio di lui
Eupatore, nonch le manifestazioni venute dal cielo sopra coloro
che si erano battuti con valore per il giudaismo, riuscendo in
pochi a impadronirsi di tutta la regione e a scacciare una
moltitudine di barbari, a riconquistare il tempio famoso in
tutto il mondo, a liberare la citt e a ristabilire le leggi che
stavano per essere soppresse, quando il Signore si rese loro
propizio con ogni benevolenza: questi fatti narrati da Giasone
di Cirene nel corso di cinque libri, ci studieremo di
riassumerli in una sola composizione.

Vedendo infatti la massa di numeri e l'effettiva difficolt per
chi desidera inoltrarsi nelle narrazioni storiche, a causa della
vastit della materia, ci siamo preoccupati di offrire diletto a
coloro che amano leggere, facilit a quanti intendono ritenere
nella memoria, utilit a tutti gli eventuali lettori. Per noi
certo, che ci siamo sobbarcati la fatica del sunteggiare,
l'impresa non si presenta facile: ci vorranno sudori e veglie,
cos come non  facile preparare un banchetto e accontentare le
esigenze altrui; tuttavia per far cosa gradita a molti ci sar
dolce sopportare la fatica, lasciando all'autore la completa
esposizione dei particolari, curandoci invece di procedere
secondo gli schemi di un riassunto.

Come infatti in una casa nuova all'architetto tocca pensare a
tutta la costruzione, mentre chi  incaricato di dipingere a
fuoco e a fresco deve badare solo alla decorazione, cos, penso,
 per noi. L'entrare in argomento e il passare in rassegna i
fatti e l'insinuarsi

nei particolari, spetta all'ideatore dell'opera storica; curare
il sunto dell'esposizione e tralasciare i complementi della
narrazione storica,  riservato a chi fa opera di compendio.

Or dunque cominceremo la narrazione, senza nulla aggiungere a
ci che abbiamo detto nella prefazione: perch sarebbe imperizia
abbondare nei preamboli e abbreviare poi la narrazione storica.





3.

Nel periodo in cui la citt santa godeva completa pace e le
leggi erano osservate perfettamente per la piet del sommo
sacerdote Onia e la sua avversione al male, gli stessi re
avevano preso a onorare il luogo santo e a glorificare il tempio
con doni insigni, al punto che Seleuco, re dell'Asia, provvedeva
con le proprie entrate a tutte le spese riguardanti il servizio
dei sacrifici. Ma un certo Simone della trib di Bilga, nominato
sovrintendente del tempio, venne a trovarsi in contrasto con il
sommo sacerdote intorno all'amministrazione della citt. Non
potendo avere ragione con Onia, si rec da Apollonio di Tarso,
che in quel periodo era stratega della Celesiria e della
Fenicia, e gli rifer che il tesoro di Gerusalemme era colmo di
ricchezze immense tanto che l'ammontare del capitale era
incalcolabile e non serviva per le spese dei sacrifici; era
quindi ben possibile ridurre tutto in potere del re.

Apollonio si incontr con il re e gli rifer intorno alle
ricchezze a lui denunciate; quegli design l'incaricato degli
affari Eliodoro e lo invi con l'ordine di effettuare il
prelevamento delle suddette ricchezze. Eliodoro si mise subito
in viaggio, in apparenza per visitare le citt della Celesiria e
della Fenicia, in realt per compiere l'incarico del re. Giunto
a Gerusalemme e accolto con deferenza dal sommo sacerdote della
citt, espose le segnalazioni ricevute e disse chiaro il motivo
per cui era venuto; domandava poi se le cose stavano realmente
cos. Il sommo sacerdote gli spieg che quelli erano i depositi
delle vedove e degli orfani; che una parte era anche di Ircano,
figlio di Tobia, persona di condizione assai elevata; che
l'empio Simone andava denunciando la cosa a suo modo, ma
complessivamente si trattava di quattrocento talenti d'argento e
duecento d'oro; che era assolutamente impossibile permettere che
fossero ingannati coloro che si erano fidati della santit del
luogo e del carattere sacro e inviolabile di un tempio venerato
in tutto il mondo. Ma Eliodoro, a causa degli ordini ricevuti
dal re, rispose recisamente che quelle ricchezze dovevano essere
trasferite nell'erario del re.



Venne in un giorno da lui stabilito per ordinare l'inventario di
quelle ricchezze, mentre tutta la citt era in grande
agitazione. I sacerdoti, rivestiti degli abiti sacerdotali, si
erano prostrati davanti all'altare ed elevavano suppliche al
Cielo che aveva sancito la legge dei depositi, perch fossero
conservati integri a coloro che li avevano consegnati. Chi
guardava l'aspetto del sommo sacerdote riportava uno strazio al
cuore, poich il volto e il cambiamento di colore ne mostravano
l'intimo tormento. Tutta la sua persona era pervasa da paura e
da un tremito del corpo da cui appariva manifesta, a chi
osservava, l'angoscia che aveva in cuore. Anche dalle case
uscivano per accorrere in folla a una pubblica supplica, perch
il luogo santo stava per essere violato. Le donne, cingendo
sotto il petto il cilicio, riempivano le strade; anche le
fanciulle, di solito ritirate, in parte accorrevano alle porte,
in parte sulle mura; altre si sporgevano dalle finestre; tutte,
con le mani protese verso il Cielo, moltiplicavano le suppliche.

Muoveva a compassione il pianto confuso della moltitudine e
l'ansia tormentosa del sommo sacerdote. Essi supplicavano
l'onnipotente Signore che volesse conservare intatti in piena
sicurezza i depositi per coloro che li avevano consegnati.



Eliodoro metteva ugualmente in esecuzione il suo programma. Ma
appena fu arrivato sul posto con gli armati presso il tesoro, il
Signore degli spiriti e di ogni potere comp un'apparizione
straordinaria, cos che tutti i temerari che avevano osato
entrare, colpiti dalla potenza di Dio, si trovarono fiaccati e
atterriti.

Infatti apparve loro un cavallo, montato da un cavaliere
terribile e rivestito di splendida bardatura, il quale si spinse
con impeto contro Eliodoro e lo percosse con gli zoccoli
anteriori, mentre il cavaliere appariva rivestito di armatura
d'oro.

A lui apparvero inoltre altri due giovani dotati di gran forza,
splendidi di bellezza e con vesti meravigliose, i quali, postisi
ai due lati, lo flagellavano senza posa, infliggendogli numerose
percosse. In un attimo fu atterrato e si trov immerso in una
fitta oscurit.

Allora i suoi lo afferrarono e lo misero in una barella. Egli,
che era entrato poco prima nella suddetta camera del tesoro con
numeroso seguito e con tutta la guardia, fu portato via
impotente ad aiutarsi, dopo avere sperimentato nel modo pi
evidente la potenza di Dio.

Cos, mentre egli, prostrato dalla forza divina, era l senza
voce e privo d'ogni speranza di salvezza, gli altri benedicevano
il Signore che aveva glorificato il suo luogo santo; il tempio
che poco prima era pieno di trepidazione e confusione, dopo che
il Signore onnipotente aveva manifestato il suo intervento, si
riemp di gioia e letizia.

Subito alcuni compagni di Eliodoro pregarono Onia che
supplicasse l'Altissimo e impetrasse la grazia della vita a
costui che stava irrimediabilmente esalando l'ultimo respiro.

Il sommo sacerdote, temendo che il re per avventura venisse a
sospettare che i Giudei avessero teso un tranello a Eliodoro,
offr un sacrificio per la salute dell'uomo.

Mentre il sommo sacerdote compiva il rito propiziatorio,
apparvero a Eliodoro gli stessi giovani adorni delle stesse
vesti, i quali in piedi dissero: Ringrazia ampiamente il sommo
sacerdote Onia, per merito del quale il Signore ti rid la vita.
Tu poi, che hai sperimentato i flagelli del Cielo, annuncia a
tutti la grande potenza di Dio. Dette queste parole, disparvero.



Eliodoro offr un sacrificio al Signore e innalz grandi
preghiere a colui che gli aveva restituito la vita, poi si
conged da Onia e fece ritorno con il suo seguito dal re. Egli
testimoniava a tutti le opere del sommo Dio, che aveva visto con
i suoi occhi.

Quando poi il re gli domandava chi fosse adatto a essere inviato
ancora una volta in Gerusalemme, rispondeva: Se hai qualcuno
che ti  nemico o insidia il tuo governo, mandalo l e l'avrai
indietro flagellato per bene, se pure ne uscir salvo, perch in
quel luogo c' veramente una potenza divina. Lo stesso che ha la
sua dimora nei cieli  custode e difensore di quel luogo ed 
pronto a percuotere e abbattere coloro che vi accedono con
cattiva intenzione.

Cos dunque si sono svolti i fatti riguardanti Eliodoro e la
difesa del tesoro.





4.

Il suddetto Simone, che si era fatto delatore dei beni e della
patria, diffamava Onia, come se avesse percosso Eliodoro e fosse
stato l'organizzatore dei disordini, osava definire nemico della
cosa pubblica il benefattore della citt, il protettore dei
cittadini, il difensore delle leggi. L'odio era giunto a tal
punto che si compirono delle uccisioni da parte di uno dei
gregari di Simone. Allora Onia, vedendo l'aggravarsi
dell'invidia e accorgendosi che Apollonio figlio di Menesteo,
stratega della Celesiria e della Fenicia, aizzava la perfidia di
Simone, i rec dal re, non per fare la parte di accusatore dei
suoi concittadini, ma per provvedere al bene comune del popolo e
di ciascuno in particolare.

Vedeva infatti che senza un provvedimento del re era impossibile
ristabilire la pace nella vita pubblica e che Simone non avrebbe
messo freno alla sua pazzia.

Ma essendo morto Seleuco e avendo preso le redini del governo
Antioco chiamato anche Epifane, Giasone, fratello di Onia, volle
procurarsi con la corruzione il sommo sacerdozio. In un incontro
con il re, gli promise trecentosessanta talenti d'argento e
altri ottanta talenti riscossi con un'altra entrata. Oltre a
questi prometteva di versargli altri centocinquanta talenti, se
gli fosse stato concesso di stabilire di sua autorit una
palestra e un campo di addestramento e di erigere una
corporazione d'Antiocheni a Gerusalemme. Avendo il re
acconsentito, egli, ottenuto il potere, si diede subito a
trasformare i suoi connazionali secondo i costumi greci. Annull
i favori concessi dal re ai Giudei ad opera di Giovanni, padre
di quell'Eupolemo che aveva guidato l'ambasciata presso i Romani
per negoziare il patto di amicizia e di alleanza, e sradicando
le leggi cittadine inaugur usanze perverse.

Intraprese con zelo a costruire una palestra, proprio ai piedi
dell'acropoli, e a indurre i giovani pi distinti a portare il
ptaso. Cos era raggiunto il colmo dell'ellenizzazione e la
diserzione verso i costumi stranieri per l'eccessiva corruzione
dell'empio e falso sommo sacerdote Giasone. Perci i sacerdoti
non erano pi premurosi del servizio all'altare ma, disprezzando
il tempio e trascurando i sacrifici, si affrettarono a
partecipare agli spettacoli contrari alla legge nella palestra,
appena dato il segnale del lancio del disco. Cos tenendo in
poco conto le dignit degli antenati stimavano nobilissime le
glorie elleniche.

Ma appunto a causa di queste li sorprese una grave situazione e
si ebbero come avversari e punitori proprio coloro le cui
istituzioni seguivano con zelo e a cui cercavano di
rassomigliare in tutto. Non resta impunito il comportarsi
empiamente contro le leggi divine, come dimostrer chiaramente
il successivo periodo di tempo. Celebrandosi in Tiro i giochi
quinquennali con l'intervento del re, l'empio Giasone invi come
rappresentanti alcuni Antiocheni di Gerusalemme, i quali
portavano con s trecento dramme d'argento per il sacrificio a
Ercole; ma questi portatori ritennero non conveniente usarle per
il sacrificio, impiegandole invece per altra spesa. Cos il
denaro destinato al sacrificio a Ercole da parte del mandante,
serv, grazie ai portatori, per la costruzione delle triremi.

Antioco, avendo mandato Apollonio, figlio di Menesteo, in Egitto
per l'intronizzazione del re Filometore, venne a sapere che
costui era diventato contrario al suo governo e quindi si
preoccup della sua sicurezza. Perci si rec a Giaffa, poi
mosse alla volta di Gerusalemme. Fu accolto da Giasone e dalla
citt con dimostrazioni magnifiche e introdotto con corteo di
fiaccole e acclamazioni. Cos riprese la marcia militare verso
la Fenicia.



Tre anni dopo Giasone mand Menelao, fratello del gi menzionato
Simone, a portare al re denaro e a presentargli un memoriale su
alcuni affari importanti. Ma quello, fattosi presentare al re e
avendolo ossequiato con un portamento da persona autorevole, si
accaparr il sommo sacerdozio, superando l'offerta di Giasone di
trecento talenti d'argento. Munito delle disposizioni del re, si
present di ritorno, non avendo con s nulla che fosse degno del
sommo sacerdozio, ma soltanto le manie di un tiranno unite alla
ferocia di una belva.

Cos Giasone, che aveva tradito il proprio fratello, fu tradito
a sua volta da un altro e fu costretto a fuggire nel paese
dell'Ammanitide. Menelao si impadron del potere, ma non
s'interess pi del denaro promesso al re, sebbene gliene avesse
fatto richiesta Sostrato, comandante dell'acropoli; questi
infatti aveva l'incarico della riscossione dei tributi. Per
questo motivo tutti e due furono convocati dal re. Menelao
lasci come sostituto nel sommo sacerdozio Lisimaco suo
fratello; Sostrato lasci Cratete, comandante dei Ciprioti.



[Assassinio di Onia il Santo nel 171 avanti Cristo].

Mentre cos stavano le cose, le citt di Tarso e Mallo si
ribellarono, perch erano state date in dono ad Antiochide
concubina del re. Il re part in fretta per riportare all'ordine
la situazione, lasciando come luogotenente Andronico, uno dei
suoi dignitari. Menelao allora, pensando di aver trovato
l'occasione buona, sottrasse alcuni arredi d'oro del tempio e ne
fece omaggio ad Andronico; e si trov che ne aveva venduti altri
a Tiro e nelle citt vicine.

Ma Onia lo biasim, dopo essersi accertato della cosa ed essersi
rifugiato in localit inviolabile a Dafne situata presso
Antiochia. Per questo Menelao, incontratosi in segreto con
Andronico, lo preg di sopprimere Onia. Quegli, recatosi da Onia
e ottenutane con inganno la fiducia, dandogli la destra con
giuramento lo persuase, sebbene ancora guardato con sospetto, a
uscire dall'asilo e subito lo uccise senza alcun riguardo alla
giustizia.

Per questo fatto non solo i Giudei, ma anche molti altri popoli
si rattristarono e si sdegnarono per l'empia uccisione di un
tale uomo. Quando il re torn dalle localit della Cilicia, si
presentarono a lui i Giudei della citt insieme con i Greci che
condividevano l'esecrazione dell'uccisione di Onia contro ogni
diritto. Antioco fu profondamente rattristato, colpito da
cordoglio e mosso a lacrime per la saggezza e la grande prudenza
del defunto; subito, acceso di sdegno, tolse la porpora ad
Andronico, ne stracci le vesti e lo trascin attraverso tutta
la citt fino al luogo stesso dove egli aveva sacrilegamente
ucciso Onia e l cancell dal mondo l'assassino. Cos il Signore
gli rese il meritato castigo.



Essendo poi avvenuti molti furti sacrileghi in citt da parte di
Lisimaco su istigazione di Menelao, ed essendosene sparsa la
voce al di fuori, il popolo si ribell a Lisimaco, quando gi
molti arredi d'oro erano stati portati via. La folla era
eccitata e piena di furore e Lisimaco, armati circa tremila
uomini, diede inizio ad atti di violenza, mettendo come
comandante un certo Aurano gi avanzato in et e non meno in
stoltezza. Ma quelli, appena si accorsero dell'aggressione di
Lisimaco, afferrarono chi pietre, chi grossi bastoni, altri
raccolsero a manciate la polvere sul posto e si gettarono contro
coloro che stavano attorno a Lisimaco. A questo modo ne ferirono
molti, alcuni ne stesero morti, costrinsero tutti alla fuga,
misero a morte lo stesso saccheggiatore del tempio presso la
camera del tesoro.



Per questi fatti fu intentato un processo contro Menelao. Venuto
il re a Tiro, i tre uomini mandati dal consiglio degli anziani
difesero presso di lui il loro diritto. Menelao, ormai sul punto
di essere abbandonato, promise una buona quantit di denaro a
Tolomeo figlio di Dorimene, perch traesse il re dalla sua
parte. Tolomeo invit il re sotto un portico, come per prendere
il fresco, e gli fece mutare parere. Cos il re prosciolse dalle
accuse Menelao causa di tutto il male, e a quegli infelici che,
se avessero discusso la causa anche presso gli Sciti, sarebbero
stati prosciolti come innocenti, decret la pena di morte. Cos
senza dilazione subirono l'ingiusta pena coloro che avevano
difeso la citt, il popolo e gli arredi sacri. Gli stessi
cittadini di Tiro, indignati per questo fatto, provvidero
generosamente quanto occorreva per la loro sepoltura. Menelao
invece, per la cupidigia dei potenti, rimase al potere,
crescendo in malvagit e facendosi grande traditore dei
concittadini.





5.

In questo periodo di tempo Antioco organizz la seconda
spedizione in Egitto. Sopra tutta la citt per circa quaranta
giorni apparivano cavalieri che correvano per l'aria con vesti
d'oro armati di lance roteanti e di spade sguainate, e schiere
di cavalieri disposti a battaglia e attacchi e scontri
vicendevoli e trambusto di scudi e selve di aste e lanci di
frecce e bagliori di bardature d'oro e corazze d'ogni specie.
Tutti pregavano che l'apparizione fosse di buon augurio.

Essendosi diffusa la falsa notizia che Antioco fosse morto,
Giasone, prendendo con s non meno di mille uomini, sferr un
assalto alla citt. Si accese la lotta sulle mura e, quando la
citt era ormai presa, Menelao si rifugi nell'acropoli. Giasone
fece strage dei propri concittadini senza piet, non
comprendendo che un successo contro i propri connazionali era il
massimo insuccesso, e credendo di riportare trofei sui nemici e
non sulla propria gente. Non riusc per a impadronirsi del
potere e alla fine, conscio della vergogna del tradimento, corse
di nuovo a rifugiarsi nell'Ammanitide.

Alla fine incontr una pessima sorte. Imprigionato presso Areta,
re degli Arabi, fuggendo poi di citt in citt, perseguitato da
tutti e odiato come traditore delle leggi, riguardato con orrore
come carnefice della patria e dei concittadini, fu spinto in
Egitto. Colui che aveva mandato in esilio numerosi figli della
sua patria mor in esilio presso gli Spartani, fra i quali si
era ridotto quasi a cercare riparo in nome della comunanza di
stirpe. E ancora, colui che aveva lasciato insepolta una
moltitudine di gente, fin non pianto da alcuno, privo di
esequie ed escluso dal sepolcro dei suoi padri.



Quando il re venne a conoscenza di questi fatti, concluse che la
Giudea stava ribellandosi. Perci tornando dall'Egitto, furioso
come una belva, prese la citt con le armi e diede ordine ai
soldati di colpire senza risparmio quanti capitavano e di
uccidere quelli che si rifugiavano nelle case. Ci fu massacro di
giovani e di vecchi, sterminio di uomini, di donne e di
fanciulli, strage di fanciulle e di bambini. Ottantamila in quei
tre giorni furono spacciati, quarantamila nel corso della lotta
e in numero non inferiore agli uccisi furono quelli venduti
schiavi.

Non sazio di questo, Antioco os entrare nel tempio pi santo di
tutta la terra, avendo a guida quel Menelao che si era fatto
traditore delle leggi e della patria, e afferr con empie mani
gli arredi sacri; quanto dagli altri re era stato deposto per
l'abbellimento e lo splendore del luogo e per segno d'onore,
egli lo saccheggi con le sue mani sacrileghe.

Antioco si inorgogl, non comprendendo che il Signore si era
sdegnato per breve tempo a causa dei peccati degli abitanti
della citt e per questo quel luogo era stato abbandonato. Se il
popolo non si fosse trovato implicato in molti peccati, come era
avvenuto per Eliodoro, mandato dal re Seleuco a ispezionare la
camera del tesoro, cos anche costui al suo ingresso sarebbe
stato colpito da flagelli e sarebbe stato distolto dalla sua
audacia. Ma il Signore aveva eletto non gi il popolo a causa di
quel luogo, ma quel luogo a causa del popolo. Perci anche il
luogo, dopo essere stato coinvolto nelle sventure piombate sul
popolo, da ultimo ne condivise i benefici; esso, che per l'ira
dell'Onnipotente aveva sperimentato l'abbandono, per la
riconciliazione del grande Sovrano fu ripristinato in tutta la
sua gloria.



Antioco dunque, portando via dal tempio milleottocento talenti
d'argento, fece ritorno in fretta ad Antiochia convinto nella
sua superbia di avere reso navigabile la terra e transitabile il
mare, per effetto del suo orgoglio. Egli lasci sovrintendenti
per opprimere la nazione: in Gerusalemme Filippo, frigio di
stirpe, ma nei modi pi barbaro di chi l'aveva nominato; sul
Garizim Andronico, oltre a loro Menelao, il quale pi degli
altri era altezzoso con i concittadini, nutrendo una ostilit
dichiarata contro i Giudei.

Mand poi il misarca Apollonio con un esercito di ventiduemila
uomini, e con l'ordine di uccidere quanti erano in et adulta e
di vendere le donne e i fanciulli. Costui, giunto a Gerusalemme
e fingendo intenzioni pacifiche, si tenne quieto fino al giorno
sacro del sabato.

Allora, sorpresi i Giudei in riposo, comand ai suoi una parata
militare e trucid quanti uscivano per assistere alla festa; poi
scorrendo con gli armati per la citt, mise a morte un gran
numero di persone.

Ma Giuda, chiamato anche Maccabeo, che faceva parte di un gruppo
di dieci, si ritir nel deserto, vivendo tra le montagne alla
maniera delle fiere insieme a quelli che erano con lui; vivevano
cibandosi di alimenti erbacei, per non contrarre contaminazione.





6.

Non molto tempo dopo, il re invi un vecchio ateniese per
costringere i Giudei ad allontanarsi dalle leggi dei padri e a
non governarsi pi secondo le leggi divine, inoltre per
profanare il tempio di Gerusalemme e dedicare questo a Giove
Olimpio e quello sul Garizim invece a Giove Ospitale come si
confaceva agli abitanti del luogo.

Grave e intollerabile per tutti era il dilagare del male.

Il tempio infatti fu pieno di dissolutezze e gozzoviglie da
parte dei pagani, che gavazzavano con le prostitute ed entro i
sacri portici si univano a donne e vi introducevano le cose pi
sconvenienti. L'altare era colmo di cose detestabili vietate
dalle leggi.

Non era pi possibile n osservare il sabato, n celebrare le
feste tradizionali, n fare aperta professione di giudaismo.

Si era trascinati con aspra violenza ogni mese nel giorno
natalizio del re ad assistere al sacrificio; quando ricorrevano
le feste dionisiache, si era costretti a sfilare coronati di
edera in onore di Dioniso. Fu emanato poi un decreto diretto
alle vicine citt ellenistiche, per iniziativa dei cittadini di
Tolemaide, perch anche esse seguissero le stesse disposizioni
contro i Giudei, li costringessero a mangiare le carni dei
sacrifici e mettessero a morte quanti non accettavano di
partecipare alle usanze greche.

Si poteva allora capire quale tribolazione incombesse. Furono
denunciate, per esempio, due donne che avevano circonciso i
figli: appesero i loro bambini alle loro mammelle e dopo averle
condotte in giro pubblicamente per la citt, le precipitarono
dalle mura. Altri che si erano raccolti insieme nelle vicine
caverne per celebrare il sabato, denunciati a Filippo, vi furono
bruciati dentro, perch essi avevano ripugnanza a difendersi per
il rispetto a quel giorno santissimo.



Io prego coloro che avranno in mano questo libro di non turbarsi
per queste disgrazie e di considerare che i castighi non vengono
per la distruzione ma per la correzione del nostro popolo. E
veramente il fatto che agli empi  data libert per poco tempo,
e subito incappano nei castighi,  segno di grande benevolenza.
Poich il Signore non si propone di agire con noi come fa con
gli altri popoli, attendendo pazientemente il tempo di punirli,
quando siano giunti al colmo dei loro peccati; e questo per non
dovere alla fine punirci quando fossimo giunti all'estremo delle
nostre colpe. Perci egli non ci toglie mai la sua misericordia,
ma correggendoci con le sventure, non abbandona il suo popolo.

Questo sia detto come verit da ricordare. Dopo questa breve
parentesi torniamo alla narrazione.



Un tale Eleazaro, uno degli scribi pi stimati, uomo gi avanti
negli anni e molto dignitoso nell'aspetto della persona, veniva
costretto ad aprire la bocca e a ingoiare carne suina. Ma egli,
preferendo una morte gloriosa ad una vita ignominiosa, si
incammin volontariamente al supplizio, sputando il boccone e
comportandosi come conviene a coloro che sono pronti ad
allontanarsi da quanto non  lecito gustare per brama di
sopravvivere.

Quelli che erano incaricati dell'illecito banchetto sacrificale,
in nome della familiarit di antica data che avevano con
quest'uomo, lo tirarono in disparte e lo pregarono di prendere
la carne di cui era lecito cibarsi, preparata da lui stesso, e
fingere di mangiare la porzione delle carni sacrificate imposta
dal re, perch, agendo a questo modo, avrebbe sfuggito la morte
e approfittato di questo atto di clemenza in nome dell'antica
amicizia che aveva con loro. Ma egli, facendo un nobile
ragionamento, degno della sua et e del prestigio della
vecchiaia a cui si aggiungeva la veneranda canizie, e della
condotta irreprensibile tenuta fin da fanciullo, e degno
specialmente delle sante leggi stabilite da Dio, rispose subito
dicendo che lo mandassero alla morte. Non  affatto degno della
nostra et fingere con il pericolo che molti giovani, pensando
che a novant'anni Eleazaro sia passato agli usi stranieri, a
loro volta, per colpa della mia finzione, durante pochi e
brevissimi giorni di vita, si perdano per causa mia e io procuri
cos disonore e macchia alla mia vecchiaia. Infatti, anche se
ora mi sottraessi al castigo degli uomini, non potrei sfuggire
n da vivo n da morto alle mani dell'Onnipotente. Perci,
abbandonando ora da forte questa vita, mi mostrer degno della
mia et e lascer ai giovani nobile esempio, perch sappiano
affrontare la morte prontamente e generosamente per le sante e
venerande leggi. Dette queste parole, si avvi prontamente al
supplizio. Quelli che ve lo trascinavano, cambiarono la
benevolenza di poco prima in avversione, ritenendo a loro parere
che le parole da lui prima pronunciate fossero una pazzia.

Mentre stava per morire sotto i colpi, disse tra i gemiti: Il
Signore, cui appartiene la sacra scienza, sa bene che, potendo
sfuggire alla morte, soffro nel corpo atroci dolori sotto i
flagelli, ma nell'anima sopporto volentieri tutto questo per il
timore di lui. In tal modo egli mor, lasciando non solo ai
giovani ma anche alla grande maggioranza del popolo la sua morte
come esempio di generosit e ricordo di fortezza.





7.

Ci fu anche il caso di sette fratelli presi insieme alla loro
madre; il re cerc di costringerli a forza di flagelli e nerbate
a cibarsi di carni suine proibite. Uno di essi, facendosi
interprete di tutti, disse: Che cosa cerchi di indagare o
sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire
le leggi dei nostri padri. Allora il re irritato comand di
mettere al fuoco padelle e caldaie. Diventate queste subito
roventi, il re comand di tagliare la lingua, di scorticare e
tagliare le estremit a quello che era stato loro portavoce,
sotto gli occhi degli altri fratelli e della madre. Quando
quegli fu mutilato di tutte le membra, comand di accostarlo al
fuoco e di arrostirlo mentre era ancora vivo. Mentre il fumo si
spandeva largamente all'intorno della padella, gli altri si
esortavano a vicenda con la loro madre a morire da forti,
esclamando: Il Signore Dio ci vede dall'alto e in tutta verit
ci d conforto precisamente come dichiar Mos nel canto della
protesta: "Egli si muover a compassione dei suoi servi".

Venuto meno il primo, in egual modo traevano al supplizio il
secondo e, strappatagli la pelle del capo con i capelli, gli
domandavano: Sei disposto a mangiare, prima che il tuo corpo
venga straziato in ogni suo membro?. Egli rispondendo nella
lingua paterna protestava: No. Perci anch'egli si ebbe gli
stessi tormenti del primo. Giunto all'ultimo respiro, disse:
Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re del
mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciter a
vita nuova  eterna.

Dopo di lui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise
fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani e disse
dignitosamente: Da Dio ho queste membra e, per le sue leggi, le
disprezzo, ma da lui spero di riaverle di nuovo; cos lo stesso
re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza del
giovane, che non teneva in nessun conto le torture.

Fatto morire anche questo, si misero a straziare il quarto con
gli stessi tormenti. Ridotto in fin di vita, egli diceva: E'
bello morire a causa degli uomini, per attendere da Dio
l'adempimento delle speranze di essere da lui di nuovo
risuscitati; ma per te la risurrezione non sar per la vita.

Subito dopo fu condotto avanti il quinto e fu torturato. Ma
egli, guardando il re, diceva: Tu hai potere sugli uomini e,
sebbene mortale, fai quanto ti piace; ma non credere che il
nostro popolo sia stato abbandonato da Dio. Quanto a te, aspetta
e vedrai la grandezza della sua forza, come strazier te e la
tua discendenza.

Dopo di lui presero il sesto; mentre stava per morire, egli
disse: Non illuderti stoltamente; noi soffriamo queste cose per
causa nostra, perch abbiamo peccato contro il nostro Dio;
perci ci succedono cose che muovono a meraviglia. Ma tu non
credere di andare impunito dopo aver osato combattere contro
Dio.

Soprattutto la madre era ammirevole e degna di gloriosa memoria,
perch vedendo morire sette figli in un sol giorno, sopportava
tutto serenamente per le speranze poste nel Signore. Esortava
ciascuno di essi nella lingua paterna, piena di nobili
sentimenti e, temprando la tenerezza femminile con un coraggio
virile, diceva loro: Non so come siate apparsi nel mio seno,
non io vi ho dato lo spirito e la vita, n io ho dato forma alle
membra di ciascuno di voi. Senza dubbio il Creatore del mondo,
che ha plasmato all'origine l'uomo e ha provveduto alla
generazione di tutti, per la sua misericordia vi restituir di
nuovo lo spirito e la vita, come voi ora per le sue leggi non vi
curate di voi stessi.

Antioco, credendosi disprezzato e sospettando che quella voce
fosse di scherno, esortava il pi giovane che era ancora vivo e
non solo a parole, ma con giuramenti prometteva che l'avrebbe
fatto ricco e molto felice se avesse abbandonato gli usi
paterni, e che l'avrebbe fatto suo amico e gli avrebbe affidato
cariche. Ma poich il giovinetto non badava per nulla a queste
parole, il re, chiamata la madre, la esortava a farsi
consigliera di salvezza per il ragazzo. Dopo che il re la ebbe
esortata a lungo, essa accett di persuadere il figlio;
chinatasi verso di lui, beffandosi del crudele tiranno, disse
nella lingua paterna: Figlio, abbi piet di me che ti ho
portato in seno nove mesi, che ti ho allattato per tre anni, ti
ho allevato, ti ho condotto a questa et e ti ho dato il
nutrimento. Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra,
osserva quanto c' in essi e sappi che Dio li ha fatti non da
cose preesistenti; tale  anche l'origine del genere umano. Non
temere questo carnefice ma, mostrandoti degno dei tuoi fratelli,
accetta la morte, perch io ti possa riavere insieme con i tuoi
fratelli nel giorno della misericordia.

Mentre essa finiva di parlare, il giovane disse: Che aspettate?
Non obbedisco al comando del re, ma ascolto il comando della
legge che  stata data ai nostri padri per mezzo di Mos. Ma tu,
che ti fai autore di tutte le sventure degli Ebrei, non
sfuggirai alle mani di Dio. Per i nostri peccati noi soffriamo.
Se per nostro castigo e correzione il Signore vivente si adira
per breve tempo con noi, presto si volger di nuovo verso i suoi
servi. Ma tu, o sacrilego e il pi empio di tutti gli uomini,
non esaltarti invano, alimentando segrete speranze, mentre alzi
la mano contro i figli del Cielo; perch non sei ancora al
sicuro dal giudizio dell'onnipotente Dio che tutto vede. Gi ora
i nostri fratelli, che hanno sopportato un breve tormento, hanno
conseguito da Dio la promessa della vita eterna. Tu invece
subirai per giudizio di Dio il giusto castigo della tua
superbia. Anche io, come gi i miei fratelli, sacrifico il corpo
e la vita per le leggi dei nostri padri, supplicando Dio che
presto si mostri placato al suo popolo e che tu fra dure prove e
flagelli debba confessare che egli solo  Dio; con me invece e
con i miei fratelli possa arrestarsi l'ira dell'Onnipotente,
giustamente attirata su tutta la nostra stirpe.

Il re, divenuto furibondo, si sfog su questo pi crudelmente
che sugli altri, sentendosi invelenito dallo scherno. Cos anche
lui pass all'altra vita puro, confidando pienamente nel
Signore. Ultima dopo i figli, anche la madre incontr la morte.

Ma ora basti quanto s' esposto circa i pasti sacrificali e le
incredibili crudelt.





8.

Intanto Giuda Maccabeo e i suoi compagni, passando di nascosto
nei villaggi, invitavano i parenti e, raccogliendo in pi coloro
che erano rimasti fedeli al giudaismo, misero insieme circa
seimila uomini. Alzarono allora suppliche al Signore, perch
guardasse il popolo da tutti calpestato, avesse piet del tempio
profanato da uomini empi, usasse misericordia alla citt
devastata e prossima a essere rasa al suolo, porgesse orecchio
al sangue che gridava al suo cospetto, non dimenticasse l'iniquo
sterminio di fanciulli innocenti e le bestemmie pronunciate
contro il suo nome e mostrasse il suo sdegno contro la
malvagit. Il Maccabeo, postosi a capo del gruppo, divenne ormai
invincibile per i pagani, mentre l'ira del Signore si volgeva in
misericordia. Piombando all'improvviso su citt e villaggi, li
incendiava e, impadronendosi delle posizioni pi opportune,
metteva in fuga non pochi dei nemici, scegliendo di preferenza
la notte come tempo favorevole a queste incursioni. La fama del
suo valore risuonava dovunque.



Filippo, osservando che quest'uomo a poco a poco otteneva
vantaggio e progrediva continuamente nei successi, scrisse a
Tolomeo, stratega della Celesiria e della Fenicia, perch
intervenisse a favore degli interessi del re. Quegli incaric
Nicanore, figlio di Patroclo, uno dei primi amici del re, e lo
invi, mettendo ai suoi ordini gente d'ogni nazione, in numero
non inferiore a ventimila, per sterminare totalmente la stirpe
dei Giudei. Gli associ anche Gorgia, un generale di professione
ed esperto nelle azioni belliche. Nicanore stabil di pagare il
tributo che il re doveva ai Romani che era di duemila talenti,
con la vendita degli schiavi giudei.

Anzi sped senz'altro un avviso alle citt della costa,
invitandole all'acquisto di schiavi giudei e promettendo di
barattare novanta prigionieri per un talento; non immaginava che
la vendetta dell'Onnipotente stava per piombare su di lui.

Giuda fu informato della spedizione di Nicanore e annunci ai
suoi uomini la presenza dell'esercito. Allora i paurosi e quanti
non confidavano nella giustizia di Dio fuggirono, portandosi
lontano dalla zona. Altri vendevano tutte le cose che erano loro
rimaste e insieme pregavano il Signore di salvare coloro che
l'empio Nicanore aveva venduto prima ancora dello scontro;
questo, se non per loro merito, almeno per l'alleanza con i loro
padri e per riguardo al suo glorioso nome invocato sopra di
loro. Il Maccabeo poi, radunando i suoi uomini in numero di
seimila, li esortava a non scoraggiarsi davanti ai nemici, n a
lasciarsi prendere da timore di fronte alla moltitudine dei
pagani venuti ingiustamente contro di loro, ma a combattere da
forti, tenendo davanti agli occhi le violenze da essi empiamente
perpetrate contro il luogo santo e lo strazio della citt messa
a ludibrio e ancora la soppressione dell'ordinamento politico
degli antenati. Costoro  -  disse  -  confidano nelle armi e
insieme nel loro ardire; noi confidiamo nel Dio onnipotente,
capace di abbattere quanti vengono contro di lui e il mondo
intero con un sol cenno.

Ricord loro distintamente gli interventi divini al tempo degli
antenati, quello avvenuto contro Sennacherib, quando morirono
centottantacinquemila uomini, e quello successo in Babilonia
nella battaglia contro i Galati, quando vennero nella necessit
di battersi, essendo in tutto ottomila insieme con quattromila
Macedoni, e mentre i Macedoni soccombevano, gli ottomila
sterminarono centoventimila uomini con l'aiuto venuto loro dal
Cielo, riportandone un grande vantaggio.

Con queste parole li rese coraggiosi e pronti a morire per le
leggi e per la patria; poi divise in qualche modo l'esercito in
quattro parti; mise al comando di ogni schieramento i suoi
fratelli Simone, Giuseppe e Gionata, affidando a ciascuno
millecinquecento uomini; fece inoltre leggere da Eleazaro il
libro sacro e, data la parola d'ordine Aiuto di Dio, postosi a
capo del primo reparto, attacc Nicanore.

L'Onnipotente si fece in realt loro alleato ed essi uccisero
pi di novemila nemici, ferirono e mutilarono nelle membra la
maggior parte dell'esercito di Nicanore e costrinsero tutti a
fuggire. S'impadronirono anche del denaro dei mercanti convenuti
per acquistarli; inseguirono poi i nemici per un pezzo, ma
tornarono indietro impediti dall'ora tarda.

Era la vigilia del sabato e per questa ragione non protrassero
l'inseguimento. Raccolte le armi dei nemici e tolte loro le
spoglie, passarono il sabato benedicendo incessantemente e
ringraziando il Signore che li aveva fatti giungere salvi fino a
quel giorno, fissandolo per loro come inizio della sua
misericordia.

Dopo il sabato distribuirono parte delle spoglie ai danneggiati,
alle vedove, agli orfani; il resto se lo divisero loro e i loro
figli. Compiute queste cose, alzarono insieme preghiere al
Signore misericordioso, scongiurandolo di riconciliarsi
pienamente con i suoi servi.

Combatterono anche contro gli uomini di Timoteo e di Bacchide,
uccidendone pi di ventimila, e divennero padroni di alte
fortezze e distribuirono l'abbondante bottino, facendo parti
uguali per s, per i danneggiati, per gli orfani, per le vedove
e anche per i vecchi. Raccolte le armi dei nemici, con molta
cura riposero il tutto in luoghi opportuni; il resto del bottino
lo portarono a Gerusalemme. Uccisero anche l'ufficiale preposto
alle guardie di Timoteo, uomo scelleratissimo, che aveva fatto
soffrire molto i Giudei. Mentre si celebrava la vittoria in
patria, bruciarono coloro che avevano incendiato le sacre porte,
compreso Callistene, che si era rifugiato in una casupola;
ricevette cos una degna mercede della sua empiet.

Il tristissimo Nicanore, colui che aveva convocato mille
mercanti per la vendita dei Giudei, umiliato, con l'aiuto di
Dio, da coloro che erano da lui ritenuti insignificanti, deposta
la splendida veste, fuggiasco come uno schiavo attraverso la
campagna e ormai privo di tutto, arriv ad Antiochia, gi troppo
fortunato di essere sopravvissuto alla rovina dell'esercito.
Cos chi si riprometteva di assicurare il tributo per i Romani
con la vendita dei prigionieri in Gerusalemme, confessava ora
che i Giudei avevano un difensore, che i Giudei erano per questa
ragione invincibili, perch obbedivano alle leggi stabilite da
lui.





9.

Avvenne in quel periodo il ritorno ignominioso di Antioco dalle
regioni della Persia. Infatti egli era giunto nella citt
chiamata Persepoli e si era accinto a depredare il tempio e a
impadronirsi della citt, ma i cittadini ricorsero in massa alle
armi e lo ricacciarono; perci Antioco, messo in fuga dagli
abitanti, dovette ritirarsi vergognosamente.

3Mentre si trovava presso Ecbatana gli giunsero le notizie su
ci che era accaduto a Nicanore e agli uomini di Timoteo.
Montato in gran furore, pensava di sfogarsi sui Giudei anche per
lo smacco inflittogli da coloro che lo avevano messo in fuga.
Perci diede ordine al cocchiere di compiere il viaggio
spingendo i cavalli senza sosta, ma incombeva ormai su di lui il
giudizio del Cielo.

Cos diceva nella sua superbia: Far di Gerusalemme un cimitero
di Giudei, appena vi sar giunto.

Ma il Signore che tutto vede, il Dio d'Israele, lo colp con
piaga insanabile e invisibile. Aveva appena terminato quella
frase, quando lo colp un insopportabile dolore alle viscere e
terribili spasimi intestinali, ben meritati da colui che aveva
straziato le viscere altrui con molti e strani generi di
torture. Ma egli non desisteva affatto dalla sua alterigia, anzi
pieno ancora di superbia spirava il fuoco della sua collera
contro i Giudei e comandava di accelerare la corsa. Ma gli
accadde di cadere dal carro in corsa tumultuosa e per la grave
caduta di riportare contusioni in tutte le membra del corpo.
Colui che poco prima pensava di comandare ai flutti del mare,
arrogandosi di essere un superuomo e di pesare sulla bilancia le
cime dei monti, ora gettato a terra doveva farsi portare in
lettiga, rendendo a tutti manifesta la potenza di Dio, a tal
punto che nel corpo di quell'empio si formavano i vermi e,
mentre era ancora vivo, le sue carni fra spasimi e dolori
cadevano a brandelli e l'esercito era tutto nauseato dal fetore
e dal marciume di lui.

Colui che poco prima credeva di toccare gli astri del cielo, ora
nessuno poteva sopportarlo per l'intollerabile intensit del
fetore.

Allora finalmente, malconcio a quel modo, incominci ad
abbassare il colmo della sua superbia e ad avviarsi al
ravvedimento per effetto del divino flagello, mentre senza
tregua era lacerato dai dolori. Non potendo pi sopportare il
suo proprio fetore, disse: E' giusto sottomettersi a Dio e non
pensare di essere uguale a Dio quando si  mortali!.
Quell'empio si mise a pregare quel Signore che ormai non avrebbe
pi avuto misericordia di lui, e diceva che avrebbe dichiarato
libera la citt santa, che prima si affrettava a raggiungere per
raderla al suolo e farne un cimitero; che avrebbe reso pari agli
Ateniesi tutti i Giudei che prima aveva stabilito di non degnare
neppure della sepoltura, ma di gettare in pasto alle fiere
insieme con i loro bambini; che avrebbe adornato con magnifici
doni votivi il sacro tempio, che prima aveva saccheggiato, e
avrebbe restituito in maggior numero tutti gli arredi sacri e
avrebbe provveduto con le proprie entrate ai contributi fissati
per i sacrifici; inoltre che si sarebbe fatto Giudeo e si
sarebbe recato in ogni luogo abitato per annunciare la potenza
di Dio.

Ma poich i dolori non diminuivano per nulla  -  era arrivato
infatti su di lui il giusto giudizio di Dio  -  e disperando
ormai di s, scrisse ai Giudei la lettera che riportiamo qui
sotto, nello stile di una supplica, cos concepita:

Ai Giudei, ottimi cittadini, il re e condottiero Antioco augura
perfetta salute, benessere e prosperit. Se voi state bene e i
figli e le vostre cose procedono secondo il vostro pensiero, io,
riponendo le mie speranze nel Cielo, mi ricordo con tenerezza
del vostro onore e della vostra benevolenza. Ritornando dalle
province della Persia e trovandomi colpito da una malattia
insopportabile, ho creduto necessario pensare alla comune
sicurezza di tutti. Pur non disperando del mio stato, ma avendo
molta fiducia di poter scampare dalla malattia, considerando
d'altra parte che anche mio padre, quando aveva intrapreso
spedizioni nelle province settentrionali, aveva indicato il
successore perch se accadesse qualche cosa di inaspettato o si
diffondesse la notizia di qualche grave incidente, gli abitanti
del paese, sapendo in mano a chi era stato lasciato il governo,
non si agitassero; e oltre a questo constatando che i sovrani
vicini e confinanti con il nostro regno spiano il momento
opportuno e attendono gli eventi, ho designato come re mio
figlio Antioco, che gi pi volte quando intraprendevo i viaggi
nei distretti settentrionali, ho raccomandato e affidato a
moltissimi di voi. A lui indirizzo la lettera qui unita. Vi
prego dunque e vi scongiuro di ricordarvi dei benefici ricevuti
pubblicamente o privatamente e prego ciascuno di conservare la
vostra benevolenza verso di me e mio figlio. Ho fiducia che egli
si comporter con voi con moderazione e umanit, secondo le mie
direttive.

Quest'omicida e bestemmiatore dunque, soffrendo crudeli
tormenti, come li aveva fatti subire agli altri, fin cos la
sua vita in terra straniera, in una zona montuosa, con una sorte
misera.

Cur il trasporto della salma Filippo cresciuto insieme a lui,
il quale poi, diffidando del figlio di Antioco, si rec in
Egitto presso Tolomeo Filometore.





10.

Il Maccabeo intanto e i suoi uomini, guidati dal Signore,
rioccuparono il tempio e la citt, distrussero le are innalzate
dagli stranieri sulle piazze e i recinti sacri. Purificarono il
tempio e vi costruirono un altro altare; poi facendo scintille
con le pietre ne trassero il fuoco e offrirono sacrifici dopo
un'interruzione di due anni; prepararono l'altare degli incensi,
le lampade e l'offerta dei pani. Fatto questo, prostrati a
terra, supplicarono il Signore che non li facesse pi incorrere
in quei mali ma, se mai peccassero ancora venissero da lui
corretti con clemenza e non abbandonati in mano a un popolo di
barbari e bestemmiatori.

La purificazione del tempio avvenne nello stesso giorno in cui
gli stranieri l'avevano profanato, il venticinque dello stesso
mese, cio di Casleu. Con gioia passarono otto giorni come nella
festa delle Capanne, ricordando come poco tempo prima avevano
passato la festa delle Capanne dispersi sui monti e nelle
caverne come animali selvatici. Perci, tenendo in mano bastoni
ornati, rami verdi e palme, innalzavano inni a colui che aveva
fatto ben riuscire la purificazione del suo proprio tempio.
Stabilirono quindi con pubblico decreto e deliberazione per
tutto il popolo dei Giudei, che ogni anno si celebrassero questi
giorni.



Tali furono le vicende riguardanti la morte di Antioco chiamato
Epifane. Ora invece esporremo le cose accadute sotto Antioco
Eupatore, figlio di quell'empio, sunteggiando le principali
sventure connesse alle guerre.

Costui, dunque, succeduto nel regno, nomin capo degli affari
politici un certo Lisia, primo stratega della Celesiria e della
Fenicia. Tolomeo, chiamato Macrone, preferendo osservare la
giustizia nei riguardi dei Giudei, a causa dei torti che erano
stati fatti loro, cercava di svolgere i rapporti con loro
pacificamente. Per questo motivo fu accusato dagli amici presso
l'Eupatore. Egli, sentendosi spesso chiamare traditore per avere
abbandonato Cipro a lui affidata dal Filometore ed essere
passato dalla parte di Antioco Epifane, n potendo esercitare
con onore la carica, preso il veleno, pose fine alla propria
vita.



Gorgia, divenuto stratega della regione, assoldava stranieri e
teneva viva la guerra contro i Giudei. Insieme con lui anche gli
Idumei, che occupavano fortezze strategiche, lottavano contro i
Giudei e, dando asilo a tutti i fuorusciti da Gerusalemme,
cominciarono a fomentare la guerra. Gli uomini del Maccabeo,
dopo aver innalzato preghiere e supplicato Dio che si facesse
loro alleato, mossero contro le fortezze degli Idumei e,
attaccandole con energia, si impadronirono delle posizioni,
respinsero quelli che combattevano sulle mura e uccisero quanti
erano venuti a tiro; ne uccisero cos non meno di ventimila. Non
meno di novemila tuttavia fuggirono in due torri fortificate a
regola d'arte e fornite di tutto l'occorrente per sostenere
l'assedio. Il Maccabeo, lasciando Simone e Giuseppe, Zaccheo e i
suoi uomini, sufficienti per quell'assedio, si rec in zone pi
critiche. Ma gli uomini di Simone, vinti dalla prospettiva del
guadagno, si lasciarono persuadere per denaro da alcuni che
erano nelle torri e, ricevute settantamila dramme, ne lasciarono
fuggire alcuni. Quando fu riferito al Maccabeo l'accaduto,
radunati i capi del popolo, accus i suddetti di avere venduto
per denaro i loro fratelli, mettendo in libert i loro nemici.
Fece giustiziare coloro che si erano resi colpevoli di
tradimento e senza indugio espugn le due torri. Essendo
riuscito in tutto con le armi in mano, mise a morte nelle due
fortezze pi di ventimila uomini.



Timoteo, che prima aveva perduto di fronte ai Giudei, assoldando
ora forze straniere in gran numero e radunando la cavalleria
dell'Asia, che non era meno numerosa, avanz con l'intenzione di
soggiogare la Giudea con le armi. Gli uomini del Maccabeo al suo
avvicinarsi si cosparsero il capo di polvere per la preghiera a
Dio e, cintisi i fianchi di sacco, si prostrarono davanti
all'altare e lo supplicarono che si mostrasse loro propizio e
fosse nemico dei loro nemici e avversario dei loro avversari,
secondo l'espressione della legge.

Terminata la preghiera, presero le armi e uscirono dalla citt
per un bel tratto. Quando furono vicini ai nemici, si fermarono.
Appena spuntata la luce del mattino, inizi l'attacco dalle due
parti, gli uni avendo a garanzia del successo e della vittoria
gloriosa la fiducia nel Signore, gli altri ponendo come guida
nel conflitto il loro ardire. Accesasi una lotta durissima,
apparvero dal cielo ai nemici cinque uomini splendidi su cavalli
dalle briglie d'oro, che guidavano i Giudei. Essi presero in
mezzo il Maccabeo e, riparandolo con le loro armature, lo
rendevano invulnerabile; contro gli avversari invece scagliavano
dardi e folgori e questi, confusi e accecati, si dispersero in
preda al disordine. Ne furono uccisi ventimilacinquecento, pi
seicento cavalieri.

Lo stesso Timoteo dovette rifugiarsi nella fortezza chiamata
Ghezer, ben munita, dove era comandante Cherea.

Ma i soldati del Maccabeo assediarono con entusiasmo la fortezza
per quattro giorni. Gli assediati, fidando nelle fortificazioni
del luogo, bestemmiavano in modo orribile e lanciavano empie
frasi. Alle prime luci del quinto giorno, venti giovani del
Maccabeo, accesi di sdegno per le bestemmie, prese d'assalto le
mura coraggiosamente e con selvaggio furore, travolsero chiunque
trovarono. Anche altri, attaccando con una manovra di
aggiramento, incendiarono le torri e, accesi dei fuochi,
bruciarono vivi i bestemmiatori; altri ancora sfondarono le
porte e fatto entrare il resto dell'esercito affrettarono la
presa della citt. Uccisero Timoteo che si era nascosto in una
buca, suo fratello Cherea e Apollofane.

Terminata l'impresa, con canti e inni di riconoscenza
benedicevano il Signore che aveva tanto favorito Israele e
concesso loro la vittoria.





11.

Dopo brevissimo tempo Lisia, tutore e parente del re e
incaricato degli affari di stato, mal sopportando l'accaduto,
raccolti circa ottantamila uomini e tutta la cavalleria, mosse
contro i Giudei, calcolando di ridurre la citt a dimora dei
Greci, di imporre tasse al tempio come agli altri edifici di
culto dei pagani e di mettere in vendita ogni anno il sommo
sacerdozio. Egli non considerava per niente la potenza di Dio,
ma si appoggiava sulla potenza di migliaia di fanti e di
migliaia di cavalli e sugli ottanta elefanti. Entrato nella
Giudea e avvicinatosi a Bet-Zur che era una posizione
fortificata distante da Gerusalemme circa venti miglia, la cinse
d'assedio.

Quando gli uomini del Maccabeo vennero a sapere che quegli
assediava le fortezze, tra gemiti e lacrime supplicarono con
tutto il popolo il Signore che inviasse il suo angelo buono a
salvare Israele. Lo stesso Maccabeo, cingendo per primo le armi,
esort gli altri a esporsi con lui al pericolo per andare in
aiuto dei loro fratelli: tutti insieme partirono con coraggio.
Mentre si trovavano ancora vicino a Gerusalemme apparve come
condottiero davanti a loro un cavaliere in sella, vestito di
bianco, in atto di agitare un'armatura d'oro. Tutti insieme
benedissero Dio misericordioso e si sentirono cos rafforzati in
cuore, che erano pronti ad assalire non solo gli uomini ma anche
le bestie pi feroci e mura di ferro. Procedevano in ordine, con
un alleato venuto dal cielo, per la misericordia che il Signore
aveva avuto di loro. Gettatisi come leoni sui nemici, ne stesero
al suolo undicimila pi milleseicento cavalieri, tutti gli altri
li costrinsero a fuggire. Costoro in gran parte riuscirono a
salvarsi feriti e spogliati. Anche Lisia per salvarsi fu
costretto a fuggire vergognosamente.

Ma, non privo di intelligenza, pensando alla sconfitta subita e
constatando che gli Ebrei erano invincibili, perch
l'onnipotente Dio combatteva al loro fianco, mand a proporre un
accordo su tutto ci che fosse giusto, assicurando che a questo
scopo avrebbe persuaso il re, facendo pressione su di lui perch
diventasse loro amico. Il Maccabeo, badando a ci che pi
conveniva, acconsent a tutto quanto Lisia chiedeva. Quanto
infatti il Maccabeo aveva presentato a Lisia per iscritto a
riguardo dei Giudei, fu accordato dal re.



Il contenuto della lettera scritta da Lisia ai Giudei era del
seguente tenore:

Lisia al popolo dei Giudei, salute. Giovanni e Assalonne,
inviati da voi, ci hanno consegnato la decisione qui sotto
riportata e hanno chiesto la ratifica dei punti in essa
dichiarati. Quanto era necessario riferire al re, l'ho riferito
ed egli ha accordato quanto era accettabile. Se dunque
conserverete il vostro buon impegno per gli interessi del regno,
procurer anche in avvenire di esservi causa di vantaggi. Su
questi punti e sui particolari ho dato ordine a questi due e ai
miei incaricati di trattare con voi.

State bene. L'anno centoquarantotto, il ventiquattro del mese di
Dioscorinzio.



La lettera del re si esprimeva cos:

Il re Antioco al fratello Lisia, salute. Dopo che nostro padre
 passato tra gli dei, volendo noi che i cittadini del regno
possano tranquillamente attendere ai loro interessi particolari
e, avendo sentito che i Giudei, non favorevoli al disegno di
ellenizzazione di nostro padre, attaccati invece al loro sistema
di vita, chiedono di potersi attenere alle proprie leggi,
desiderosi a nostra volta che anche questo popolo sia libero da
turbamenti, decretiamo che il tempio sia loro restituito e si
governino secondo le tradizioni dei loro antenati.

Farai quindi cosa opportuna a inviare loro messaggeri e ad
offrire loro la destra perch, conosciuta la nostra decisione,
si sentano contenti e riprendano a loro agio la cura delle
proprie cose.



La lettera del re indirizzata al popolo era cos concepita:

Il re Antioco al consiglio degli anziani dei Giudei e agli
altri Giudei, salute. Se state bene,  appunto come noi
vogliamo: anche noi godiamo ottima salute. Menelao ci ha
rivelato che voi volete tornare a vivere nelle vostre sedi. A
quelli che si metteranno in viaggio entro i trenta giorni del
mese di Xantico, sar garantita sicurezza e facolt di usare,
come Giudei, delle loro regole alimentari e delle loro leggi
come prima e nessuno di loro potr essere molestato da alcuno
per le mancanze commesse per ignoranza. Ho anche mandato Menelao
per rassicurarvi. State bene. L'anno centoquarantotto, il
venticinque del mese di Xantico.



Anche i Romani inviarono loro questa lettera: Quinto Memmio e
Tito Manio, legati dei Romani, al popolo dei Giudei, salute.
Riguardo a ci che Lisia, parente del re, vi ha accordato, anche
noi siamo d'accordo. Riguardo invece a quei punti che egli ha
giudicato dover riferire al re, mandate subito uno, dopo aver
deliberato tra di voi, perch possiamo esporre le cose in modo
conveniente per voi. Noi siamo in viaggio per Antiochia. Mandate
dunque in fretta alcuni per farci conoscere di quale parere
siete. State bene. L'anno centoquarantotto, il venticinque del
mese di Xantico.





12.

Conclusi questi accordi, Lisia ritorn presso il re; i Giudei
invece si diedero a coltivare la terra. Ma alcuni dei comandanti
dei distretti, e precisamente Timoteo e Apollonio, figlio di
Genneo, Ieronimo e Demofonte e, oltre a questi, Nicanore, il
comandante dei mercenari di Cipro, non li lasciavano vivere
tranquilli n procedere in pace. Gli abitanti di Giaffa
perpetrarono un'empiet di questo genere: invitarono i Giudei
che abitavano con loro a salire con le mogli e con i figli su
barche allestite da loro, come se non ci fosse alcuna cattiva
intenzione a loro riguardo, ma fosse un'iniziativa di tutta la
cittadinanza. Essi accettarono, desiderosi di rinsaldare la
pace, e lontani da ogni sospetto. Ma quando furono al largo, li
fecero affondare in numero non inferiore a duecento.

Quando Giuda fu informato di questa crudelt compiuta contro i
suoi connazionali, diede ordine ai suoi uomini e, invocando Dio,
giusto giudice, mosse contro gli assassini dei suoi fratelli e
nella notte incendi il porto, bruci le navi e uccise di spada
quanti vi si erano rifugiati. Poi, dato che il luogo era
sbarrato, abbandon l'impresa con l'idea di tornare un'altra
volta e sradicare tutta la cittadinanza di Giaffa. Avendo poi
appreso che anche i cittadini di Iamnia volevano usare lo stesso
sistema con i Giudei che abitavano con loro, piombando di notte
sui cittadini di Iamnia, incendi il porto con la flotta, cos
che si vedeva il bagliore delle fiamme fino a Gerusalemme, che 
distante duecentoquaranta stadi.



Quando si furono allontanati di l per nove stadi, dirigendosi
contro Timoteo, non meno di cinquemila Arabi con cinquecento
cavalieri irruppero contro Giuda. Ne nacque una zuffa furiosa,
ma gli uomini di Giuda con l'aiuto di Dio ebbero la meglio. I
nomadi invece, sopraffatti, supplicarono Giuda che stendesse
loro la destra promettendo di cedergli bestiame e di aiutarlo in
tutto il resto. Giuda, prevedendo che realmente gli sarebbero
stati utili in molte cose, acconsent a far la pace con loro ed
essi, strette le destre, tornarono alle loro tende. Attacc
anche una citt difesa da contrafforti circondata da mura e
abitata da gente d'ogni stirpe, chiamata Casfin.

Quelli di dentro, sicuri della solidit delle mura e delle
riserve di viveri, si mostravano insolenti con gli uomini di
Giuda, insultandoli, aggiungendo bestemmie e pronunciando frasi
che non  lecito riferire. Ma gli uomini di Giuda, dopo avere
invocato il grande Signore del mondo, il quale senza arieti e
senza macchine ingegnose aveva fatto cadere Gerico al tempo di
Giosu, assalirono furiosamente le mura. Presa la citt per
volere di Dio, fecero innumerevoli stragi, cosicch il lago
adiacente, largo due stadi, sembrava pieno del sangue che vi
colava dentro.



Allontanatisi di l settecentocinquanta stadi, giunsero a
Caraca, presso i Giudei chiamati Tubiani, ma da quelle parti non
trovarono Timoteo, il quale era gi partito dalla zona, senza
avere intrapreso alcuna azione ma lasciando in un certo luogo un
presidio molto forte. Dositeo e Sosipatro, due capitani del
Maccabeo, in una sortita sterminarono gli uomini di Timoteo
lasciati nella fortezza, che erano pi di diecimila. Intanto il
Maccabeo ordin il suo esercito dividendolo in reparti, design
quelli al comando dei reparti e mosse contro Timoteo, il quale
aveva con s centoventimila fanti e duemilacinquecento
cavalieri. Quando Timoteo seppe dell'arrivo di Giuda, mand
avanti le donne, i fanciulli e tutto il bagaglio nel luogo
chiamato Carnion: era questa una posizione inespugnabile e
inaccessibile per la strettezza di tutti i passaggi.

All'apparire del primo reparto di Giuda, si diffuse tra i nemici
il panico e il terrore perch si verific contro di loro
l'apparizione di colui che dall'alto tutto vede, e perci
cominciarono a fuggire precipitandosi chi da una parte chi
dall'altra, cosicch spesso erano colpiti dai propri compagni e
trafitti dalle punte delle loro spade. Giuda dirigeva
l'inseguimento con ogni energia, trafiggendo quegli empi: ne
stermin circa trentamila. Lo stesso Timoteo, caduto in mano
agli uomini di Dositeo e Sosipatro, supplicava con molta astuzia
di essere lasciato sano e salvo, perch tratteneva come ostaggi
i genitori di molti di loro e di alcuni i fratelli ai quali
sarebbe capitato di essere trattati senza riguardo. Avendo egli
con molti discorsi prestato solenne promessa di restituire
incolumi gli ostaggi, lo lasciarono libero per la salvezza dei
propri fratelli.

Giuda mosse poi contro Carnion e l'Atergateo e uccise
venticinquemila uomini.



Dopo la sconfitta e lo sterminio di questi, marci anche contro
la fortezza di Efron, nella quale era stanziato Lisia con una
moltitudine di gente di ogni razza; davanti alle mura erano
schierati i giovani pi forti e combattevano vigorosamente,
mentre nella citt stavano pronte molte riserve di macchine e di
proiettili.

Avendo invocato il Signore che distrugge con la sua potenza le
forze dei nemici, i Giudei fecero cadere la citt nelle proprie
mani e uccisero venticinquemila di coloro che vi stavano dentro.
Ritornati di l, mossero verso Beisan che dista seicento stadi
da Gerusalemme. Ma i Giudei che vi abitavano testimoniarono che
i cittadini di Beisan avevano dimostrato loro benevolenza e
buona comprensione nel tempo della sventura e questi li
ringraziarono e li esortarono ad essere ben disposti anche in
seguito verso il loro popolo. Poi si recarono a Gerusalemme
nell'imminenza della festa delle settimane.



Dopo questa festa, chiamata Pentecoste, mossero contro Gorgia,
stratega dell'Idumea. Questi avanz con tremila fanti e
quattrocento cavalieri. Schieratisi in combattimento, caddero un
piccolo numero di Giudei. Un certo Dositeo, degli uomini di
Bacenore, abile nel cavalcare e valoroso, si attacc a Gorgia e,
afferratolo per la clamide, lo trascinava a gran forza volendo
prendere vivo quello scellerato; ma uno dei cavalieri traci si
gett su di lui tagliandogli la spalla e Gorgia pot fuggire a
Maresa.

Poich gli uomini di Esdrin combattevano da lungo tempo ed erano
stanchi, Giuda supplic il Signore che si mostrasse loro alleato
e guida nella battaglia.

Poi, intonato nella lingua paterna il grido di guerra che si
accompagnava agli inni, diede un assalto improvviso alle truppe
di Gorgia e le mise in fuga. Giuda poi radun l'esercito e venne
alla citt di Odollam; poich si compiva la settimana, si
purificarono secondo l'uso e ci passarono il sabato.



Il giorno dopo, quando ormai la cosa era diventata necessaria,
gli uomini di Giuda andarono a raccogliere i cadaveri per
deporli con i loro parenti nei sepolcri di famiglia. Ma
trovarono sotto la tunica di ciascun morto oggetti sacri agli
idoli di Iamnia, che la legge proibisce ai Giudei; fu perci a
tutti chiaro il motivo per cui costoro erano caduti. Perci
tutti, benedicendo l'operato di Dio, giusto giudice che rende
palesi le cose occulte, ricorsero alla preghiera, supplicando
che il peccato commesso fosse pienamente perdonato. Il nobile
Giuda esort tutti quelli del popolo a conservarsi senza
peccati, avendo visto con i propri occhi quanto era avvenuto per
il peccato dei caduti. Poi, fatta una colletta, con un tanto a
testa, per circa duemila dramme d'argento, le invi a
Gerusalemme perch fosse offerto un sacrificio espiatorio
compiendo cos un'azione molto buona e nobile, suggerita dal
pensiero della risurrezione. Perch, se non avesse avuto ferma
fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato
superfluo e vano pregare per i morti. Ma se egli considerava la
magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano
nella morte con sentimenti di piet, la sua considerazione era
santa e devota. Perci egli fece offrire il sacrificio
espiatorio per i morti, perch fossero assolti dal peccato.





13.

Nell'anno centoquarantanove giunse notizia agli uomini di Giuda
che Antioco Eupatore muoveva contro la Giudea con numerose
truppe; era con lui Lisia, suo tutore e preposto agli affari
dello stato, che aveva con s un esercito greco di
centodiecimila fanti, cinquemilatrecento cavalli, ventidue
elefanti e trecento carri falcati.

A costoro si un anche Menelao, il quale incoraggiava con molta
astuzia Antioco, non per la salvezza della patria, ma per la
speranza di essere rimesso al suo posto di comando. Ma il Re dei
re eccit l'ira di Antioco contro quello scellerato e, quando
Lisia ebbe additato costui come causa di tutti i mali, diede
ordine che fosse condotto a Berea e messo a morte secondo
l'usanza del luogo. C' l una torre di cinquanta cubiti piena
di cenere. Essa ha un ordigno girevole che da ogni lato fa
cadere a precipizio sulla cenere. Di lass chi  reo di
sacrilegio o chi ha raggiunto gli estremi in certi altri
delitti, viene spinto da tutti alla morte. In tal modo l'empio
Menelao incontr la morte e non trov terra per la sepoltura,
giusto castigo poich, dopo aver commesso molti delitti attorno
all'altare dov'erano il fuoco sacro e la cenere, nella cenere
trov la sua morte.



Il re avanzava con barbari sentimenti e con l'intenzione di far
provare ai Giudei trattamenti peggiori di quelli che avevano
subiti sotto suo padre. Quando Giuda seppe queste cose, ordin
al popolo di pregare il Signore giorno e notte, perch, come
altre volte, cos anche ora aiutasse coloro che erano in
pericolo di essere privati della legge, della patria e del
tempio santo, e non permettesse che il popolo, che aveva appena
goduto di un breve respiro, cadesse in mano a quegli infami
pagani. Quando ebbero fatto ci tutti insieme ed ebbero
supplicato il Signore misericordioso con gemiti e digiuni e
prostrazioni per tre giorni continui, Giuda li esort e comand
loro di tenersi preparati. Tenuto poi un convegno a parte con
gli anziani, decise che si dovesse, con l'aiuto di Dio,
risolvere le cose uscendo a battaglia prima che l'esercito del
re entrasse nella Giudea e si impadronisse della citt.
Affidando poi ogni cura al creatore del mondo, esort i suoi a
combattere da prodi fino alla morte per le leggi, per il tempio,
per la citt, per la patria, per le loro istituzioni, e pose il
campo vicino a Modin. Data ai suoi uomini la parola d'ordine
Vittoria di Dio, con giovani valorosi ben scelti, piomb di
notte sulla tenda del re nell'accampamento, uccise circa tremila
uomini e trafisse il pi grosso degli elefanti insieme con
l'uomo che era nella torretta e alla fine riempirono tutto il
campo di terrore e confusione; poi se ne tornarono a impresa ben
riuscita. Quando gi spuntava il giorno, la cosa era compiuta,
per la protezione del Signore che aveva assistito Giuda.



Il re, avuto questo saggio dell'audacia dei Giudei, tentava con
l'astuzia la conquista delle posizioni. Cos si spingeva contro
Bet-Zur, una ben munita fortezza dei Giudei, ma veniva respinto,
aveva sfortuna e falliva, mentre Giuda faceva giungere il
necessario agli assediati. Intanto Rodoco, appartenente alle
file dei Giudei, aveva rivelato i segreti ai nemici: fu
ricercato, preso e tolto di mezzo. Il re torn a trattare con
quelli che erano in Bet-Zur, diede e ricevette la destra di pace
e se ne and. Assal gli uomini di Giuda ma ebbe la peggio.

Ricevette poi notizia che Filippo, lasciato in Antiochia a
dirigere gli affari, agiva da dissennato e ne rimase
sconcertato; invit i Giudei a trattare, si sottomise, si
obblig con giuramento a rispettare tutte le giuste condizioni,
ristabil l'accordo e offr un sacrificio, onor il tempio e
benefic il luogo. Fece accoglienze al Maccabeo e lasci
Egemonide come stratega da Tolemaide fino al paese dei Gerreni.
Venne a Tolemaide, ma i cittadini di Tolemaide si mostrarono
malcontenti per quegli accordi, erano irritati contro coloro che
avevano voluto abolire i loro privilegi. Sal allora sulla
tribuna Lisia, fece la sua difesa meglio che pot, li persuase,
li calm, li rese ragionevoli; poi torn ad Antiochia.

Cos si svolse la spedizione del re e il suo ritorno.





14.

Dopo un periodo di tre anni, venne all'orecchio degli uomini di
Giuda che Demetrio, figlio di Seleuco, era sbarcato nel porto di
Tripoli con un grande esercito e la flotta e si era impadronito
del paese, eliminando Antioco e il suo tutore Lisia. Un certo
Alcimo, che era stato prima sommo sacerdote, ma che si era
volontariamente contaminato nei giorni della secessione,
accorgendosi che per nessun verso si apriva a lui una via di
salvezza n ulteriore accesso al sacro altare, and dal re
Demetrio verso l'anno centocinquantuno offrendogli una corona
d'oro e una palma oltre ai tradizionali ramoscelli di ulivo del
tempio e per quel giorno stette quieto. Ma colse l'occasione
favorevole alla sua follia, quando fu chiamato Demetrio al
consiglio e fu interrogato in quale disposizione e mentalit si
tenessero i Giudei. A questa richiesta rispose: I Giudei che si
dicono Asidei, a capo dei quali sta Giuda il Maccabeo,
alimentano guerre e ribellioni e non lasciano che il regno trovi
la tranquillit. Per questo anch'io, privato della dignit
ereditaria, intendo dire del sommo sacerdozio, sono venuto qui,
spinto anzitutto da schietta premura per gli interessi del re e
dalla preoccupazione della sconsideratezza delle suddette
persone, in secondo luogo mirando ai miei concittadini, perch,
a causa del disordine della situazione descritta, tutto il
nostro popolo viene non poco impoverito. Ora che sai queste cose
in particolare, tu, re, provvedi al paese e alla nostra stirpe
che va decadendo con quella cortese benevolenza che hai con
tutti. Fin quando Giuda  l, la situazione non pu mettersi
tranquilla. Dopo queste sue parole, gli altri amici, irritati
per i successi di Giuda, si affrettarono a infiammare Demetrio.

Questi, designato subito Nicanore gi a capo degli elefanti, e
nominatolo stratega della Giudea, lo invi con l'ordine di
eliminare prima Giuda, di disperdere i suoi uomini e di
costituire Alcimo sommo sacerdote del tempio massimo.

Allora i pagani della Giudea, che erano fuggiti davanti a Giuda,
si univano in massa a Nicanore sapendo che le sfortune e le
calamit dei Giudei sarebbero state apportatrici di fortuna per
loro.



Quando seppero della venuta di Nicanore e dell'aggressione dei
pagani, i Giudei, cosparsi di polvere, elevarono suppliche a
colui che ha stabilito il suo popolo per i secoli e che con
segni palesi sempre protegge la sua porzione. Poi il comandante,
dati gli ordini, mosse rapidamente di l e si scontr con loro
presso il villaggio di Dessau. Simone, fratello di Giuda, aveva
gi attaccato Nicanore, ma era rimasto battuto per l'improvvisa
comparsa dei nemici. Tuttavia Nicanore, sentendo parlare del
valore che avevano gli uomini di Giuda e del loro entusiasmo
nelle lotte per la patria, non osava decidere la questione con
spargimento di sangue. Per questo mand Posidonio e Teodoto e
Mattatia a dare e ricevere la destra per la pace.

La cosa fu discussa lungamente e quando il comandante ne diede
comunicazione alle truppe, il parere risult unanime e
accettarono gli accordi. Fissarono il giorno nel quale sarebbero
venuti a un incontro privato. Dall'una e dall'altra parte avanz
una lettiga e collocarono dei seggi. Giuda tuttavia dispose
degli uomini armati nei luoghi opportuni per paura che si
verificasse d'improvviso qualche tradimento da parte dei nemici:
cos in buon accordo tennero il convegno. Nicanore si trattenne
in Gerusalemme e non fece alcunch di riprovevole; anzi licenzi
le turbe raccogliticce che si erano unite a lui. Voleva che
Giuda restasse sempre alla sua presenza e nutriva un affetto
cordiale per quel prode. L'esort a sposarsi e ad avere figli.
Giuda si spos, si sistem e godette della sua parte di vita.



Ma Alcimo, vedendo la loro reciproca simpatia e procuratosi
copia degli accordi intercorsi, and da Demetrio e gli disse che
Nicanore seguiva una linea contraria agli interessi dello stato:
aveva infatti nominato suo successore Giuda, il sobillatore del
regno. Il re, contrariato e acceso di sdegno per le calunnie di
quel genio malefico, scrisse a Nicanore, dichiarandogli di
essere scontento delle alleanze concluse e ordinandogli che gli
mandasse subito ad Antiochia il Maccabeo in catene. Nicanore
sorpreso da questi ordini, rimase sconcertato ed era riluttante
a rompere i patti senza che l'uomo avesse commesso alcuna colpa.
Ma, poich non gli era possibile agire contro la volont el re,
cercava l'occasione per effettuare la cosa con qualche
stratagemma.

Il Maccabeo, notando che Nicanore era pi freddo nei suoi
confronti e aspro nei consueti incontri, arguendo che questa
freddezza non presagiva niente di buono, raccolti non pochi dei
suoi, non si fece pi vedere da Nicanore. Questi, accortosi di
essere stato giocato abilmente da Giuda, sal al massimo e santo
tempio, mentre i sacerdoti stavano compiendo i sacrifici
prescritti e ordin che gli fosse consegnato quell'uomo. I
sacerdoti dichiararono con giuramento che non sapevano dove mai
fosse il ricercato. Allora egli, stendendo la destra contro il
tempio, giur: Se non mi consegnerete Giuda in catene, spianer
questa dimora di Dio, abbatter dalle fondamenta l'altare e
innalzer qui uno splendido tempio a Dioniso. Dette queste
grosse parole, se ne and. I sacerdoti, alzando le mani al
cielo, invocarono il protettore sempre vigile del nostro popolo:
Tu, Signore, che di nulla hai bisogno, ti sei compiaciuto di
porre il tempio della tua abitazione in mezzo a noi. E ora tu, o
santo, Signore di ogni santit, custodisci per sempre
incontaminata questa tua casa che  stata da poco purificata.



Fu denunciato a Nicanore un certo Razis dagli anziani di
Gerusalemme, uomo pieno di amore per la citt, che godeva
grandissima fama e chiamato per la sua benevolenza padre dei
Giudei. Egli infatti nei giorni precedenti la rivolta si era
attirata l'accusa di giudaismo e realmente per il giudaismo
aveva impegnato corpo e anima con piena generosit. Volendo
Nicanore far nota a tutti l'ostilit che aveva verso i Giudei,
mand pi di cinquecento soldati per arrestarlo; pensava infatti
che, prendendo costui, avrebbe arrecato loro un grave colpo. Ma,
quando quella truppa stava per occupare la torre e tentava di
forzare la porta del cortile e ordinavano di portare il fuoco e
di appiccarlo alle porte, egli, accerchiato da ogni lato, si
piant la spada in corpo, preferendo morire nobilmente piuttosto
che divenire schiavo degli empi e subire insulti indegni della
sua nobilt. Non avendo per portato a segno il colpo per la
fretta della lotta, mentre la folla premeva fuori delle porte,
sal coraggiosamente sulle mura e si gett a precipizio sulla
folla con gesto da prode. Essi lo scansarono immediatamente
lasciando uno spazio libero ed egli cadde in mezzo allo spazio
vuoto. Poich respirava ancora, con l'animo infiammato, si alz,
mentre il sangue gli usciva a fiotti e le ferite lo straziavano
e, attraversata di corsa la folla, sal su di un tratto di
roccia, ormai completamente esangue; si strapp gli intestini e
prendendoli con le mani li gett contro la folla; mor in tal
modo invocando il Signore della vita e dello spirito perch di
nuovo glieli restituisse.





15.

Nicanore, avendo saputo che gli uomini di Giuda si trovavano
nella regione della Samaria, decise di assalirli a colpo sicuro
nel giorno del riposo. Poich i Giudei che l'avevano seguito
forzatamente gli dicevano: Assolutamente non devi ucciderli in
modo cos crudele e barbaro; rispetta quel giorno che  stato
onorato e santificato da colui che tutto vede, quell'uomo tre
volte scellerato chiese se c'era in cielo un Signore che aveva
comandato di celebrare il giorno del sabato. Essi risposero:
C' il Signore vivente; egli  il sovrano in cielo, che ha
comandato di celebrare il settimo giorno. L'altro ribatt: E
io sono sovrano sulla terra, che comando di prendere le armi e
portare a termine le disposizioni del re. Tuttavia non riusc a
mandare a effetto il suo crudele intento.



Nicanore, dunque, alzata la testa con tutta la superbia, aveva
decretato di erigere un pubblico trofeo per la vittoria sugli
uomini di Giuda. Il Maccabeo invece era fermamente convinto e
pienamente fiducioso di trovare protezione da parte del Signore.
Esortava i suoi uomini a non temere l'attacco dei pagani, ma a
tenere impressi nella mente gli aiuti che in passato erano
venuti loro dal Cielo e ad aspettare ora la vittoria che sarebbe
stata loro concessa dall'Onnipotente. Confortandoli cos con le
parole della legge e dei profeti e ricordando loro le lotte che
avevano gi condotte a termine, li rese pi coraggiosi. Avendo
cos rinfrancato i loro sentimenti, espose e denunzi la
malafede dei pagani e la violazione dei giuramenti. Dopo aver
armato ciascuno di loro non tanto con la sicurezza degli scudi e
delle lance quanto con il conforto di egregie parole, li riemp
di gioia, narrando oro un sogno degno di fede, anzi una vera
visione. La sua visione era questa: Onia, che era stato sommo
sacerdote, uomo eccellente, modesto nel portamento, mite nel
contegno, dignitoso nel proferire parole, occupato fin dalla
fanciullezza in quanto riguardava la virt, con le mani protese
pregava per tutta la nazione giudaica. Gli era anche apparso un
personaggio che si distingueva per la canizie e la dignit ed
era rivestito di una maest meravigliosa e piena di
magnificenza. Onia disse: Questi  l'amico dei suoi fratelli,
colui che innalza molte preghiere per il popolo e per la citt
santa, Geremia il profeta di Dio. E Geremia stendendo la destra
consegn a Giuda una spada d'oro, pronunciando queste parole nel
porgerla: Prendi la spada sacra come dono da parte di Dio; con
questa abbatterai i nemici.



Esortati dalle bellissime parole di Giuda, capaci di spingere
all'eroismo e di rendere virile anche l'animo dei giovani,
decisero di non restare in campo, ma di intervenire
coraggiosamente e decidere la sorte attaccando battaglia con
tutto il coraggio, perch la citt e le cose sante e il tempio
erano in pericolo. Minore era il loro timore per le donne e i
figli come pure per i fratelli e i parenti, perch la prima e
principale preoccupazione era per il tempio consacrato. Anche
per quelli rimasti in citt non era piccola l'angoscia, essendo
tutti turbati per l'ansia del combattimento in campo aperto.
Mentre tutti erano in attesa della prova imminente e i nemici
gi avevano cominciato ad attaccare e l'esercito era in ordine
di battaglia e gli elefanti erano piazzati in posizione
opportuna e la cavalleria schierata ai lati, il Maccabeo, dopo
aver osservato le moltitudini presenti e la svariata
attrezzatura delle armi e la ferocia delle bestie, alz le mani
al cielo e invoc il Signore che compie prodigi, convinto che
non  possibile vincere con le armi, ma che egli concede la
vittoria a coloro che ne sono degni, secondo il suo giudizio.
Invocando il Signore, si esprimeva in questo modo: Tu, Signore,
inviasti il tuo angelo al tempo di Ezechia re della Giudea ed
egli fece perire nel campo di Sennacherib centottantacinquemila
uomini. Anche ora, sovrano del cielo, manda un angelo buono
davanti a noi per incutere paura e tremore. Siano atterriti
dalla potenza del tuo braccio coloro che bestemmiando sono
venuti qui contro il tuo santo tempio. Con queste parole egli
termin.



Gli uomini di Nicanore avanzavano al suono delle trombe e degli
inni di guerra. Invece gli uomini di Giuda con invocazioni e
preghiere si gettarono nella mischia contro i nemici. In tal
modo, combattendo con le mani e pregando Dio con il cuore,
travolsero non meno di trentacinquemila uomini rallegrandosi
grandemente per la manifesta presenza di Dio. Terminata la
battaglia, mentre facevano ritorno pieni di gioia, riconobbero
Nicanore caduto con tutte le sue armi. Levarono alte grida
dandosi all'entusiasmo mentre benedicevano l'Onnipotente nella
lingua paterna. Quindi colui che era stato sempre il primo a
combattere per i suoi concittadini con anima e corpo, colui che
aveva conservato l'affetto dell'et giovanile verso i suoi
connazionali, comand che tagliassero la testa di Nicanore e la
sua mano con il braccio e li portassero a Gerusalemme. Quando vi
giunse chiam a raccolta tutti i connazionali e i sacerdoti
davanti all'altare: sostando in mezzo a loro mand a chiamare
quelli dell'Acra e mostr loro la testa dell'empio Nicanore e la
mano che quel bestemmiatore aveva steso contro la sacra dimora
dell'Onnipotente pronunciando parole arroganti. Tagliata poi la
lingua del sacrilego Nicanore, la fece gettare a pezzi agli
uccelli e ordin di appendere davanti al tempio la mercede della
sua follia.

Tutti allora, rivolti verso il cielo, benedissero il Signore
glorioso dicendo: Benedetto colui che ha conservato la sua
dimora inviolata. Fece poi appendere la testa di Nicanore
all'Acra alla vista di tutti, perch fosse segno manifesto
dell'aiuto di Dio. Quindi decretarono unanimemente con voto
pubblico di non lasciar passare inosservato quel giorno, ma di
commemorarlo il tredici del dodicesimo mese  -  che in lingua
siriaca si chiama Adar  -  il giorno precedente la festa di
Mardocheo.



Cos andarono le cose riguardo a Nicanore e, poich da quel
tempo la citt  rimasta in mano agli Ebrei, anch'io chiudo qui
la mia narrazione. Se la disposizione dei fatti  riuscita
scritta bene e ben composta, era quello che volevo, se invece 
riuscita di poco valore e mediocre, questo solo ho potuto fare.
Come il bere solo vino e anche il bere solo acqua  dannoso e
viceversa come il vino mescolato con acqua  amabile e procura
un delizioso piacere, cos l'arte di ben disporre l'argomento
delizia gli orecchi di coloro a cui capita di leggere la
composizione. E qui sia la fine.



LA BIBBIA.



ANTICO TESTAMENTO.

Quarto volume.

LIBRI SAPIENZIALI E POETICI.



INDICE.

1. Giobbe.

2. Salmi.

3. Proverbi.

4. Qoelet.

5. Cantico dei cantici.

6. Sapienza.

7. Siracide.





GIOBBE.





PROLOGO.



1.

C'era nella terra di Uz un uomo chiamato Giobbe (1): uomo
integro e retto, temeva Dio ed era alieno dal male. 

Gli erano nati sette figli e tre figlie;

possedeva settemila pecore e tremila cammelli, cinquecento paia
di buoi e cinquecento asine, e molto numerosa era la sua
servit. Quest'uomo era il pi grande fra tutti i figli
d'oriente.

Ora i suoi figli solevano andare a fare banchetti in casa di uno
di loro, ciascuno nel suo giorno, e invitavano anche le loro tre
sorelle per mangiare e bere insieme.

Quando avevano compiuto il turno dei giorni del banchetto,
Giobbe li mandava a chiamare per purificarli, si alzava di buon
mattino e offriva olocausti secondo il numero di tutti loro.
Giobbe infatti pensava: "Forse i miei figli hanno peccato e
hanno offeso Dio nel loro cuore". Cos faceva Giobbe ogni volta.



Un giorno i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore e
anche Satana (2) era in mezzo a loro.

Il Signore chiese a Satana: "Da dove vieni?". Satana rispose al
Signore: "Da un giro sulla terra, che ho percorso".

Il Signore disse a Satana: "Hai posto attenzione al mio servo
Giobbe? Nessuno  come lui sulla terra: uomo integro e retto,
teme Dio ed  alieno dal male".

Satana rispose al Signore e disse: "Forse che Giobbe teme Dio
per nulla?

Non hai forse messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a
tutto quanto gli appartiene? Tu hai benedetto il lavoro delle
sue mani e il suo bestiame abbonda sulla terra.

Ma stendi un po' la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti
benedir in faccia!".

Il Signore disse a Satana: "Ecco, quanto possiede  in tuo
potere, ma non stendere la mano su di lui". Satana si allontan
dal Signore.

Ora accadde che un giorno, mentre i suoi figli e le sue figlie
stavano mangiando e bevendo in casa del fratello maggiore,

un messaggero venne da Giobbe e gli disse: "I buoi stavano
arando e le asine pascolando vicino ad essi,

quando i Sabei (3) sono piombati su di essi e li hanno predati e
hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato io solo
che ti racconto questo".

Mentre egli ancora parlava, entr un altro e disse: "Un fuoco
divino  caduto dal cielo: si  attaccato alle pecore e ai
guardiani e li ha divorati. Sono scampato io solo che ti
racconto questo".

Mentre egli ancora parlava, entr un altro e disse: "I Caldei
hanno formato tre bande: si sono gettati sopra i cammelli e 1i
hanno presi e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono
scampato io solo che ti racconto questo".

Mentre egli ancora parlava, entr un altro e disse: "I tuoi
figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del
loro fratello maggiore,

quand'ecco un vento impetuoso si  scatenato da oltre il
deserto: ha investito i quattro lati della casa, che  rovinata
sui giovani e sono morti. Sono scampato io solo che ti racconto
questo".



Allora Giobbe si alz e si stracci le vesti, si rase il capo,
cadde a terra, si prostr

e disse: "Nudo uscii dal seno di mia madre e nudo ci ritorner.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome
del Signore!".

In tutto questo Giobbe non pecc e non attribu a Dio nulla di
ingiusto.



2.

Quando un giorno i figli di Dio andarono a presentarsi al
Signore, anche Satana and in mezzo a loro a presentarsi al
Signore.

Il Signore disse a Satana: "Da dove vieni?". Satana rispose al
Signore: "Da un giro sulla terra che ho percorso".

Il Signore disse a Satana: "Hai posto attenzione al mio servo
Giobbe? Nessuno  come lui sulla terra: uomo integro e retto,
teme Dio ed  alieno dal male. Egli  ancora saldo nella sua
integrit; tu mi hai spinto contro di lui, senza ragione, per
rovinarlo".

Satana rispose al Signore: "Pelle per pelle; tutto quanto ha,
l'uomo  pronto a darlo per la sua vita.

Ma stendi un po' la mano e toccalo nell'osso e nella carne e
vedrai come ti benedir in faccia!".

Il Signore disse a Satana: "Eccolo nelle tue mani! Soltanto
risparmia la sua vita".



Satana si allontan dal Signore e colp Giobbe con una piaga
maligna, dalla pianta dei piedi alla cima del capo.

Giobbe prese un coccio per grattarsi e stava seduto in mezzo
alla cenere.

Allora sua moglie disse: "Resti ancora fermo nella tua
integrit? Benedici Dio e muori!".

Ma egli le rispose: "Come parlerebbe una stolta tu hai parlato!
Se da Dio accettiamo il bene, perch non dovremmo accettare il
male?".

In tutto questo Giobbe non pecc con le sue labbra.



Intanto tre amici di Giobbe erano venuti a sapere di tutte le
disgrazie che si erano abbattute su di lui. Partirono, ciascuno
dalla sua contrada, Elifaz il Temanita, Bildad il Suchita e
Zofar il Naamatita (4), e si accordarono per andare a condolersi
con lui e a consolarlo.

Alzarono gli occhi da lontano ma non lo riconobbero e dando in
grida, si misero a piangere. Ognuno si stracci le vesti e si
cosparse il capo di polvere.

Poi sedettero accanto a lui in terra, per sette giorni e sette
notti, e nessuno gli rivolse una parola, perch vedevano che
molto grande era il suo dolore.



PRIMO CICLO DI DISCORSI.



3.

Dopo, Giobbe apr la bocca e maledisse il suo giorno;

prese a dire:

Perisca il giorno in cui nacqui e la notte in cui si disse: "E'
stato concepito un uomo!".

Quel giorno sia tenebra, non se ne curi Dio dall'alto, n brilli
mai su di esso la luce.

Lo rivendichi tenebra e morte gli si stenda sopra una nube e lo
facciano spaventoso gli uragani di giorno!

Quella notte se la prenda l'oscurit, non si aggiunga ai giorni
dell'anno, non entri nel conto dei mesi.

Ecco, quella notte sia sterile e non entri giubilo in essa.

La maledicano quelli che imprecano al giorno, gli esperti a
evocare Leviatan.

Si oscurino le stelle del suo crepuscolo, speri la luce e non
venga; non veda schiudersi le palpebre dell'aurora,

poich non mi ha chiuso il varco del grembo materno e non ha
nascosto l'affanno agli occhi miei!



E perch non sono morto fin dal seno di mia madre e non spirai
appena uscito dal grembo?

Perch due ginocchia mi hanno accolto, due mammelle mi hanno
allattato?

S, ora giacerei tranquillo, dormirei e avrei pace

con i re e i governanti della terra, che si sono costruiti
mausolei,

o con i principi, che hanno oro e riempiono le case d'argento.

Oppure, come aborto nascosto, pi non sarei, come i bimbi che
non hanno visto la luce. Laggi i malvagi smettono d'agitarsi,
laggi riposano gli sfiniti di forze.

I prigionieri hanno pace insieme, non sentono pi la voce
dell'aguzzino.

Laggi  il piccolo e il grande, e lo schiavo  libero dal suo
padrone.



Perch dare la luce a un infelice e la vita a chi ha l'amarezza
nel cuore,

a quelli che aspettano la morte e non viene, che la cercano pi
d'un tesoro,

che godono alla vista di un tumulo, gioiscono se possono trovare
una tomba...

a un uomo, la cui via  nascosta e che Dio da ogni parte ha
sbarrato?

Cos al posto del cibo entra il mio gemito, e i miei ruggiti
sgorgano come acqua,

perch quel che temo mi accade e quel che mi spaventa mi
raggiunge.

Non ho pace, non ho requie, non ho riposo e viene il tormento!



4.

EIifaz il Temanita prese la parola e disse:

Se si tenta di parlarti, ti sar forse gravoso? Ma chi pu
trattenere il discorso?

Ecco, tu hai istruito molti e a mani fiacche hai ridato vigore;

e le tue parole hanno sorretto chi vacillava, e le ginocchia che
si piegavano hai rafforzato.

Ma ora questo accade a te e ti abbatti; capita a te e ne sei
sconvolto.

La tua piet non era forse la tua fiducia e l'integrit della
tua condotta, la tua speranza?

Ricordalo: quale innocente  mai perito e quando mai furono
distrutti gli uomini retti?

Per quanto io ho visto, chi coltiva iniquit, chi semina
affanni, li raccoglie.

A un soffio di Dio periscono e dallo sfogo della sua ira sono
annientati.

Il ruggito del leone e l'urlo del leopardo e i denti dei
leoncini sono frantumati.

Il leone  perito per mancanza di preda e i figli della leonessa
sono stati dispersi.



A me fu recata, furtiva, una parola e il mio orecchio ne percep
il lieve sussurro.

Nei fantasmi, tra visioni notturne, quando grava sugli uomini il
sonno,

terrore mi prese e spavento e tutte le ossa mi fece tremare;

un vento mi pass sulla faccia, e il pelo si drizz sulla mia
carne...

Stava l ritto uno, di cui non riconobbi l'aspetto, un fantasma
stava davanti ai miei occhi... Un sussurro..., e una voce mi si
fece sentire:

"Pu il mortale essere giusto davanti a Dio o innocente l'uomo
davanti al suo creatore? Ecco, dei suoi servi egli non si fida e
ai suoi angeli imputa difetti;

quanto pi a chi abita case di fango, che nella polvere hanno il
loro fondamento, che cedono di fronte a un tarlo!

Annientati fra il mattino e la sera: senza che nessuno ci badi,
periscono per sempre.

La funicella della loro tenda non viene forse strappata?
Muoiono, ma non con saggezza!".



5.

Chiama, dunque! Ti risponder forse qualcuno? E a chi fra i
santi ti rivolgerai?

Poich allo stolto d morte lo sdegno e la collera fa morire
l'insensato.

Io ho visto lo stolto mettere radici ma rovinare la sua dimora
all'istante.

I suoi figli sono lungi dal prosperare, sono oppressi alla
porta, senza difensore; l'affamato ne divora la messe e gente
assetata ne succhia gli averi.

Non esce certo dalla polvere la sventura n germoglia dalla
terra il dolore,

ma  l'uomo che genera pene come le scintille che volano in alto.



Io, invece, mi rivolgerei a Dio e a Dio esporrei la mia causa:

a lui, che fa cose grandi e incomprensibili, meraviglie senza
numero,

che d la pioggia alla terra e manda le acque sulle campagne.

Colloca gli umili in alto e gli afflitti solleva a prosperit;

rende vani i pensieri degli scaltri e le loro mani non ne
compiono i disegni;

coglie di sorpresa i saggi nella loro accortezza e manda in
rovina il consiglio degli astuti.

Di giorno incappano nel buio e brancolano in pieno sole come di
notte,

mentre egli salva dalla loro spada l'oppresso e il meschino
dalla mano del prepotente.

C' speranza per il misero e l'ingiustizia chiude la bocca.



Felice l'uomo che  corretto da Dio: perci tu non sdegnare la
correzione dell'Onnipotente,

perch egli fa la piaga e la fascia, ferisce e la sua mano
risana.

Da sei tribolazioni ti liberer e alla settima non ti toccher
il male;

nella carestia ti scamper dalla morte e in guerra dal colpo
della spada;

sarai al riparo dal flagello della lingua, n temerai quando
giunge la rovina.

Della rovina e della fame tu riderai n temerai le bestie
selvatiche;

con le pietre del campo avrai un patto e le bestie selvatiche
saranno in pace con te.

Conoscerai la prosperit della tua tenda, visiterai la tua
propriet e non sarai deluso.

Vedrai, numerosa, la prole, i tuoi rampolli come l'erba dei
prati.

Te ne andrai alla tomba in piena maturit, come si ammucchia il
grano a suo tempo.

Ecco, questo abbiamo osservato:  cos. Ascoltalo e sappilo per
tuo bene.



6.

Allora Giobbe rispose:

Se si pesasse bene il mio cruccio e sulla stessa bilancia si
ponesse la mia sventura...

certo sarebbe pi pesante della sabbia del mare! Perci
sconnesse sono state le mie parole,

perch le saette dell'Onnipotente mi stanno infitte, s che il
mio spirito ne beve il veleno e terrori immani mi si schierano
contro!

Raglia forse l'asino con l'erba davanti o muggisce il bue sopra
il suo foraggio?

Si mangia forse un cibo insipido, senza sale? O che gusto c'
nell'acqua di malva?

Ci che io ricusavo di toccare, questo  il ributtante mio cibo!



Oh, mi accadesse quello che invoco, e Dio mi concedesse quello
che spero!

Volesse Dio schiacciarmi, stendere la mano e sopprimermi!

Ci sarebbe per me un qualche conforto e gioirei, pur
nell'angoscia senza piet, per non aver rinnegato i decreti del
Santo.

Qual  la mia forza, perch io possa durare, o quale la mia
fine, perch prolunghi la vita?

La mia forza  forza di macigni? La mia carne  forse di bronzo?

Non c' proprio aiuto per me? Ogni soccorso mi  precluso?



A chi  sfinito  dovuta piet dagli amici, anche se ha
abbandonato il timore di Dio.

I miei fratelli mi hanno deluso come un torrente, si sono
dileguati come i torrenti delle valli,

i quali sono torbidi per lo sgelo, si gonfiano allo sciogliersi
della neve,

ma al tempo della siccit svaniscono e all'arsura scompaiono dai
loro letti.

Deviano dalle loro piste le carovane, avanzano nel deserto e ci
si perdono;

le carovane di Tema guardano l, i viandanti di Saba sperano in
essi:

ma rimangono delusi d'avere sperato, giunti fin l, ne restano
confusi.

Cos ora voi siete per me: vedete che faccio orrore e vi prende
paura.



Vi ho forse detto: "Datemi qualcosa" o "dei vostri beni fatemi
un regalo"

o "liberatemi dalle mani di un nemico" o "dalle mani dei
violenti riscattatemi"? Istruitemi e allora io tacer, fatemi
conoscere in che cosa ho sbagliato.

Che hanno di offensivo le giuste parole? Ma che cosa dimostra la
prova che viene da voi?

Forse voi pensate a confutare parole e come sparsi al vento
stimate i detti di un disperato!

Anche sull'orfano gettereste la sorte e a un vostro amico
scavereste la fossa.

Ma ora degnatevi di volgervi verso di me: davanti a voi non
mentir.

Su, ricredetevi: non siate ingiusti! Ricredetevi, la mia
giustizia  ancora intatta!

C' forse iniquit sulla mia lingua o il mio palato non
distingue pi le sventure?



7.

Non ha forse un duro lavoro l'uomo sulla terra e i suoi giorni
non sono come quelli d'un mercenario?

Come lo schiavo sospira l'ombra e come il mercenario aspetta il
suo salario,

cos a me sono toccati mesi d'illusione e notti di dolore mi
sono state assegnate.

Se mi corico dico: "Quando mi alzer?". Si allungano le ombre e
sono stanco di rigirarmi fino all'alba.

Ricoperta di vermi e croste  la mia carne, raggrinzita  la mia
pelle e si disf.



I miei giorni sono stati pi veloci d'una spola, sono finiti
senza speranza.

Ricordati che un soffio  la mia vita: il mio occhio non rivedr
pi il bene.

Non mi scorger pi l'occhio di chi mi vede: i tuoi occhi
saranno su di me e io pi non sar.

Una nube svanisce e se ne va, cos chi scende agli inferi pi
non risale;

non torner pi nella sua casa, mai pi lo rivedr la sua dimora.

Ma io non terr chiusa la bocca, parler nell'angoscia del mio
spirito, mi lamenter nell'amarezza del mio cuore!

Sono forse io il mare oppure un mostro marino perch tu mi metta
accanto una guardia?

Quando io dico: "Il mio giaciglio mi dar sollievo, il mio letto
allevier la mia sofferenza",

tu allora mi spaventi con sogni, e con fantasmi tu mi atterrisci.

Preferirei essere soffocato, la morte piuttosto che questi miei
dolori!

Io mi disfaccio, non vivr pi a lungo. Lasciami, perch un
soffio sono i miei giorni.



Che  quest'uomo che tu ne fai tanto conto e a lui rivolgi la
tua attenzione

e lo scruti ogni mattina e a ogni istante lo metti alla prova?

Fino a quando da me non toglierai lo sguardo e non mi lascerai
inghiottire la saliva?

Se ho peccato, che cosa ti ho fatto, o custode dell'uomo? Perch
mi hai preso a bersaglio e ti sono diventato di peso?

Perch non cancelli il mio peccato e non dimentichi la mia
iniquit? Ben presto giacer nella polvere, mi cercherai, ma pi
non sar!



8.

Allora prese a dire Bildad il Suchita:

Fino a quando dirai queste cose e vento impetuoso saranno le
parole della tua bocca?

Pu forse Dio deviare il diritto o l'Onnipotente sovvertire la
giustizia?

Se i tuoi figli hanno peccato contro di lui, li ha messi in
balia della loro iniquit.

Se tu cercherai Dio e implorerai l'Onnipotente,

se puro e integro tu sei, certamente veglier su di te e
ristabilir la dimora della tua giustizia;

piccola cosa sar la tua condizione di prima di fronte alla
grandezza che avr la futura.



Chiedilo infatti alle generazioni passate, poni mente
all'esperienza dei loro padri,

perch noi siamo di ieri e nulla sappiamo, come un'ombra sono i
nostri giorni sulla terra.

Essi forse non ti istruiranno e ti parleranno traendo le parole
dal cuore?

Cresce forse il papiro fuori della palude e si sviluppa forse il
giunco senza acqua?

E' ancora verde, non buono per tagliarlo, e inaridisce prima
d'ogni altra erba.

Tale il destino di chi dimentica Dio, cos svanisce la speranza
dell'empio;

1a sua fiducia  come un filo e una tela di ragno  la sua
sicurezza:

si appoggi alla sua casa, essa non resiste, vi si aggrappi, ma
essa non regge.

Rigoglioso sia pure in faccia al sole e sopra il giardino si
spandano i suoi rami,

sul terreno sassoso s'intreccino le sue radici, tra le pietre
attinga la vita.

Se lo si toglie dal suo luogo, questo lo rinnega: "Non ti ho mai
visto!".

Ecco la gioia del suo destino e dalla terra altri rispuntano.

Dunque, Dio non rigetta l'uomo integro, e non sostiene la mano
dei malfattori. Diffonder di nuovo sulla tua bocca il sorriso e
sulle tue labbra la gioia.

I tuoi nemici saranno coperti di vergogna e la tenda degli empi
pi non sar.



9.

Giobbe rispose dicendo:

In verit io so che  cos: e come pu un uomo aver ragione
davanti a Dio?

Se uno volesse disputare con lui non gli risponderebbe una volta
su mille.

Saggio di mente, potente per la forza, chi s' opposto a lui ed
 rimasto salvo?

Sposta le montagne e non lo sanno, egli nella sua ira le
sconvolge.

Scuote la terra dal suo posto e le sue colonne tremano.

Comanda al sole ed esso non sorge e alle stelle pone il suo
sigillo.

Egli da solo stende i cieli e cammina sulle onde del mare.

Crea l'Orsa e l'Orione, le Pleiadi e i penetrali del cielo
australe.

Fa cose tanto grandi da non potersi indagare, meraviglie da non
potersi contare.

Ecco, mi passa vicino e non lo vedo, se ne va e di lui non
m'accorgo.

Se rapisce qualcosa, chi lo pu impedire? Chi gli pu dire: "Che
fai?".

Dio non ritira la sua collera: sotto di lui sono fiaccati i
sostenitori di Raab (5).



Tanto meno io potrei rispondergli, trovare parole da dirgli!

Se avessi anche ragione, non risponderei, al mio giudice dovrei
domandare piet.

Se io lo invocassi e mi rispondesse, non crederei che voglia
dare ascolto alla mia voce.

Egli come in una tempesta mi schiaccia, moltiplica le mie piaghe
senza ragione,

non mi lascia riprendere il fiato, anzi mi sazia di amarezze.

Se si tratta di forza,  lui che d il vigore; se di giustizia,
chi potr citarlo?

Se avessi ragione, il mio parlare mi condannerebbe; se fossi
innocente, egli proverebbe che io sono reo.

Sono innocente? Non lo so neppure io, detesto la mia vita!

Per questo io dico: "E' la stessa cosa": egli fa perire
l'innocente e il reo!

Se un flagello uccide all'improvviso, della sciagura degli
innocenti egli ride.

La terra  lasciata in balia del malfattore: egli vela il volto
dei suoi giudici; se non lui, chi dunque sar?



I miei giorni passano pi veloci d'un corriere, fuggono senza
godere alcun bene,

volano come barche di giunchi, come aquila che piomba sulla
preda.

Se dico: "Voglio dimenticare il mio gemito, cambiare il mio
volto ed essere lieto",

mi spavento per tutti i miei dolori; so bene che non mi
dichiarerai innocente.

Se sono colpevole, perch affaticarmi invano?

Anche se mi lavassi con la neve e pulissi con la soda le mie
mani,

allora tu mi tufferesti in un pantano e in orrore mi avrebbero
le mie vesti.

Poich non  uomo come me, che io possa rispondergli:
"Presentiamoci alla pari in giudizio".

Non c' fra noi due un arbitro che ponga la mano su noi due.

Allontani da me la sua verga, cos che non mi spaventi il suo
terrore:

allora io potr parlare senza temerlo, perch cos non sono in
me stesso.



10.

Stanco io sono della mia vita!

Dar libero sfogo al mio lamento, parler nell'amarezza del mio
cuore.

Dir a Dio: Non condannarmi! Fammi sapere perch mi sei
avversario.

E' forse bene per te opprimermi, disprezzare l'opera delle tue
mani e favorire i progetti dei malvagi?

Hai forse tu occhi di carne o anche tu vedi come l'uomo?

Sono forse i tuoi giorni come i giorni di un uomo, i tuoi anni
come i giorni di un mortale,

perch tu debba scrutare la mia colpa e frugare il mio peccato,

pur sapendo che io non sono colpevole e che nessuno mi pu
liberare dalla tua mano?



Le tue mani mi hanno plasmato e mi hanno fatto integro in ogni
parte; vorresti ora distruggermi?

Ricordati che come argilla mi hai plasmato e in polvere mi farai
tornare.

Non mi hai colato forse come latte e fatto cagliare come cacio?

Di pelle e di carne mi hai rivestito, di ossa e nervi mi hai
intessuto.

Vita e benevolenza tu mi hai concesso, e la tua premura ha
custodito il mio spirito.

Eppure, questo nascondevi nel cuore, so che questo avevi nel
pensiero!

Tu mi sorvegli, se pecco, e non mi lasci impunito per la mia
colpa.

Se sono colpevole, guai a me! Se giusto, non oso sollevare la
testa, sazio d'ignominia, come sono, ed ebbro di miseria.

Se la sollevo, tu come un leopardo mi dai la caccia e torni a
compiere prodigi contro di me,

su di me rinnovi i tuoi attacchi, contro di me aumenti la tua
ira e truppe sempre fresche mi assalgono.



Perch tu mi hai tratto dal seno materno? Fossi morto e nessun
occhio m'avesse mai visto!

Sarei come se non fossi mai esistito; dal ventre sarei stato
portato alla tomba!

E non sono poca cosa i giorni della mia vita? Lasciami, s che
io possa respirare un poco,

prima che me ne vada, senza ritornare verso la terra delle
tenebre e dell'ombra di morte,

terra di caligine e di disordine, dove la luce  come le tenebre.





11.

Allora Zofar il Naamatita prese la parola e disse:

A tante parole non si dar risposta? O il loquace dovr aver
ragione?

I tuoi sproloqui faranno tacere la gente? Ti farai beffe, senza
che alcuno ti svergogni?

Tu dici: "E' pura la mia condotta, io sono irreprensibile agli
occhi di lui".

Tuttavia, volesse Dio parlare e aprire le labbra contro di te,

per manifestarti i segreti della sapienza, che sono cos
difficili all'intelletto: allora sapresti che Dio ti condona
parte della tua colpa.

Credi tu di scrutare l'intimo di Dio o di penetrare la
perfezione dell'Onnipotente?

E' pi alta del cielo: che cosa puoi fare? E' pi profonda degli
inferi: che ne sai?

Pi lunga della terra ne  la dimensione, pi vasta del mare.

Se egli assale e imprigiona e chiama in giudizio, chi glielo pu
impedire?

Egli conosce gli uomini fallaci, vede l'iniquit e l'osserva:

l'uomo stolto mette giudizio e da asino indomito diventa docile.



Ora, se tu a Dio rivolgerai il cuore e tenderai a lui le tue
palme,

se allontanerai l'iniquit che  nella tua mano e non farai
abitare l'ingiustizia nelle tue tende,

allora potrai alzare la faccia senza macchia e sarai saldo e non
avrai timori,

perch dimenticherai l'affanno e te ne ricorderai come di acqua
passata;

pi del sole meridiano splender la tua vita, l'oscurit sar
per te come l'aurora.

Ti terrai sicuro per ci che ti attende e, guardandoti attorno,
riposerai tranquillo.

Ti coricherai e nessuno ti disturber, molti anzi cercheranno i
tuoi favori.

Ma gli occhi dei malvagi languiranno, ogni scampo  per essi
perduto, unica loro speranza  l'ultimo respiro!



12.

Giobbe allora rispose:

E' vero, s, che voi siete la voce del popolo e la sapienza
morir con voi!

Anch'io per ho senno come voi, e non sono da meno di voi; chi
non sa cose simili?

Ludibrio del suo amico  diventato chi grida a Dio perch gli
risponda; ludibrio il giusto, l'integro!

"Per la sventura, disprezzo", pensa la gente prosperosa, "spinte
a colui che ha il piede tremante".

Le tende dei ladri sono tranquille, c' sicurezza per chi
provoca Dio, per chi vuol ridurre Dio in suo potere.

Ma interroga pure le bestie, perch ti ammaestrino, gli uccelli
del cielo, perch ti informino,

o i rettili della terra, perch ti istruiscano, o i pesci del
mare, perch te lo facciano sapere.

Chi non sa, fra tutti questi esseri, che la mano del Signore ha
fatto questo?

Egli ha in mano l'anima di ogni vivente e il soffio d'ogni carne
umana.

L'orecchio non distingue forse le parole e il palato non
assapora i cibi?

Nei canuti sta la saggezza e nella vita lunga la prudenza.



In lui risiede la sapienza e la forza, a lui appartiene il
consiglio e la prudenza!

Ecco, se egli demolisce, non si pu ricostruire, se imprigiona
uno, non si pu liberare.

Se trattiene le acque, tutto si secca; se le lascia andare,
devastano la terra.

Presso di lui c' potenza e sagacia, a lui appartiene
l'ingannato e l'ingannatore.

Rende stolti i consiglieri, priva i giudici di senno;

scioglie la cintura dei re e cinge i loro fianchi d'una corda.

Fa andare scalzi i sacerdoti e rovescia i potenti.

Toglie la favella ai pi veraci e priva del senno i vegliardi.

Sui nobili spande il disprezzo e allenta la cintura ai forti.

Strappa dalle tenebre i segreti e porta alla luce le cose oscure.

Fa grandi i popoli e li lascia perire, estende le nazioni e le
abbandona.

Toglie il senno ai capi del paese e li fa vagare per solitudini
senza strade;

vanno a tastoni per le tenebre, senza luce, e barcollano come
ubriachi.



13.

Ecco, tutto questo ha visto il mio occhio, l'ha udito il mio
orecchio e l'ha compreso.

Quello che voi sapete, lo so anch'io; non sono da meno di voi.

Ma io all'Onnipotente vorrei parlare, a Dio vorrei fare
rimostranze.

Voi siete raffazzonatori di menzogne, siete tutti medici da
nulla.

Magari taceste del tutto! Sarebbe per voi un atto di sapienza!

Ascoltate dunque il mio biasimo e alla difesa delle mie labbra
fate attenzione.

Volete forse in difesa di Dio dire il falso e in suo favore
parlare con inganno?

Vorreste trattarlo con parzialit e farvi difensori di Dio?

Sarebbe bene per voi se egli vi scrutasse? Come s'inganna un
uomo, credete di ingannarlo?

Severamente vi redarguir, se in segreto gli siete parziali.

Forse la sua maest non vi incute spavento e il terrore di lui
non vi assale?

Sentenze di cenere sono i vostri moniti, difese d'argilla le
vostre difese.

Tacete, state lontani da me: parler io, mi capiti quel che
capiti.

Voglio afferrare la mia carne con i denti e mettere sulle mie
mani la mia vita.

Mi uccida pure, non me ne dolgo; voglio solo difendere davanti a
lui la mia condotta!

Questo mi sar pegno di vittoria, perch un empio non si
presenterebbe davanti a lui.



Ascoltate bene le mie parole e il mio esposto sia nei vostri
orecchi.

Ecco, tutto ho preparato per il giudizio, sono convinto che sar
dichiarato innocente.

Chi vuol muovere causa contro di me? Perch allora tacer,
pronto a morire.

Solo, assicurami due cose e allora non mi sottrarr alla tua
presenza;

allontana da me la tua mano e il tuo terrore pi non mi spaventi;

poi interrogami pure e io risponder oppure parler io e tu mi
risponderai.

Quante sono le mie colpe e i miei peccati? Fammi conoscere il
mio misfatto e il mio peccato.

Perch mi nascondi la tua faccia e mi consideri come un nemico?

Vuoi spaventare una foglia dispersa dal vento e dare la caccia a
una paglia secca?

Poich scrivi contro di me sentenze amare e mi rinfacci i miei
errori giovanili;

tu metti i miei piedi in ceppi, spii tutti i miei passi e ti
segni le orme dei miei piedi.

Intanto io mi disfo come legno tarlato o come un vestito corroso
da tignola.



14.

L'uomo, nato di donna, breve di giorni e sazio di inquietudine,

come un fiore spunta e avvizzisce, fugge come l'ombra e mai si
ferma.

Tu, sopra un tale essere tieni aperti i tuoi occhi e lo chiami a
giudizio presso di te?

Chi pu trarre il puro dall'immondo? Nessuno.

Se i suoi giorni sono contati, se il numero dei suoi mesi
dipende da te, se hai fissato un termine che non pu
oltrepassare,

distogli lo sguardo da lui e lascialo stare finch abbia
compiuto, come un salariato, la sua giornata!

Poich anche per l'albero c' speranza: se viene tagliato,
ancora ributta e i suoi germogli non cessano di crescere;

se sotto terra invecchia la sua radice e al suolo muore il suo
tronco,

al sentore dell'acqua rigermoglia e mette rami come nuova pianta.

L'uomo invece, se muore, giace inerte; quando il mortale spira,
dov'?

Potranno sparire le acque dal mare e i fiumi prosciugarsi e
disseccarsi,

ma l'uomo che giace pi non s'alzer, finch durano i cieli non
si sveglier, n pi si dester dal suo sonno.



0h, se tu volessi nascondermi nella tomba, occultarmi, finch
sar passata la tua ira, fissarmi un termine e poi ricordarti di
me!

Se l'uomo che muore potesse rivivere, aspetterei tutti i giorni
della mia milizia finch arrivi per me l'ora del cambio!

Mi chiameresti e io risponderei, dell'opera delle tue mani
mostreresti desiderio.

Mentre ora tu conti i miei passi, non spieresti pi il mio
peccato:

in un sacchetto, chiuso, sarebbe il mio misfatto e tu
cancelleresti la mia colpa.

Ohim! come un monte finisce in una frana e come una rupe si
stacca dal suo posto,

e le acque consumano le pietre, le alluvioni portano via il
terreno: cos tu annienti la speranza dell'uomo.

Tu lo abbatti per sempre ed egli se ne va, tu sfiguri il suo
volto e lo scacci.

Siano pure onorati i suoi figli, non lo sa; siano disprezzati,
lo ignora!

Soltanto i suoi dolori egli sente e piange sopra di s.



SECONDO CICLO DI DISCORSI



15.

EIifaz il Temanita prese a dire:

Potrebbe il saggio rispondere con ragioni campate in aria e
riempirsi il ventre di vento d'oriente?

Si difende egli con parole senza costrutto e con discorsi
inutili?

Tu anzi distruggi la religione e abolisci la preghiera innanzi a
Dio.

S, la tua malizia suggerisce alla tua bocca e scegli il
linguaggio degli astuti.

Non io, ma la tua bocca ti condanna e le tue labbra attestano
contro di te.



Sei forse tu il primo uomo che  nato, o, prima dei monti, sei
venuto al mondo?

Hai tu avuto accesso ai segreti consigli di Dio e ti sei
appropriato tu solo della sapienza?

Che cosa sai tu che noi non sappiamo? Che cosa capisci che da
noi non si comprenda?

Anche fra di noi c' il vecchio e c' il canuto, pi di tuo
padre, carico d'anni.

Poca cosa sono per te le consolazioni di Dio e una parola
moderata a te rivolta?

Perch il tuo cuore ti trasporta e perch fanno cenni i tuoi
occhi,

quando volgi contro Dio il tuo animo e fai uscire tali parole
dalla tua bocca?

Che cos' l'uomo perch si ritenga puro, perch si dica giusto
un nato di donna?

Ecco, neppure dei suoi santi egli ha fiducia, e i cieli non sono
puri ai suoi occhi;

quanto meno un essere abominevole e corrotto, l'uomo, che beve
l'iniquit come acqua.



Voglio spiegartelo, ascoltami, ti racconter quel che ho visto,

quello che i saggi riferiscono, non celato a essi dai loro padri;

solo a loro fu concessa questa terra, n straniero alcuno era
passato in mezzo a loro.

Per tutti i giorni della vita il malvagio si tormenta; sono
contati gli anni riservati al violento.

Voci di spavento gli risuonano agli orecchi e in piena pace si
vede assalito dal predone.

Non crede di potersi sottrarre alle tenebre, egli si sente
destinato alla spada.

Destinato in pasto agli avvoltoi, sa che gli  preparata la
rovina.

Un giorno tenebroso lo spaventa, la miseria e l'angoscia
l'assalgono come un re pronto all'attacco,

perch ha steso contro Dio la sua mano, ha osato farsi forte
contro l'Onnipotente;

correva contro di lui a testa alta, al riparo del curvo spessore
del suo scudo,

poich aveva la faccia coperta di grasso e pinguedine intorno ai
suoi fianchi.

Avr dimora in citt diroccate, in case dove non si abita pi,
destinate a diventare macerie.

Non arricchir, non durer la sua fortuna, non metter radici
sulla terra.

Alle tenebre non sfuggir, la vampa seccher i suoi germogli e
dal vento sar involato il suo frutto.

Non confidi in una vanit fallace, perch sar una rovina.

La sua fronda sar tagliata prima del tempo e i suoi rami non
rinverdiranno pi.

Sar spogliato come vigna della sua uva ancor acerba e getter
via come ulivo i suoi fiori,

poich la stirpe dell'empio  sterile e il fuoco divora le tende
dell'uomo venale.

Concepisce malizia e genera sventura e nel suo seno alleva
delusione.



16.

Allora Giobbe rispose:

Ne ho udite gi molte di cose simili! Siete tutti consolatori
molesti.

Non avranno termine le parole campate in aria? O che cosa ti
spinge a rispondere cos?

Anch'io sarei capace di parlare come voi, se voi foste al mio
posto: vi affogherei con parole e scuoterei il mio capo su di
voi.

Vi conforterei con la bocca e il tremito delle mie labbra
cesserebbe.

Ma se parlo, non viene impedito il mio dolore; se taccio, che
cosa lo allontana da me?



Ora per egli mi ha spossato, fiaccato; tutto il mio vicinato mi
 addosso;

si  costituito testimone ed  insorto contro di me: il mio
calunniatore mi accusa in faccia.

La sua collera mi dilania e mi perseguita; digrigna i denti
contro di me, il mio nemico su di me aguzza gli occhi.

Spalancano la bocca contro di me, mi schiaffeggiano con insulti,
insieme si alleano contro di me.

Dio mi consegna come preda all'empio e mi getta nelle mani dei
malvagi.

Me ne stavo tranquillo ed egli mi ha rovinato, mi ha afferrato
per il collo e mi ha stritolato; ha fatto di me il suo bersaglio.

I suoi arcieri mi circondano, mi trafigge i fianchi senza piet,
versa a terra il mio fiele,

mi apre ferita su ferita, mi si avventa contro come un guerriero.



Ho cucito un sacco sulla mia pelle e ho prostrato la fronte
nella polvere.

La mia faccia  rossa per il pianto e sulle mie palpebre c' una
fitta oscurit.

Non c' violenza nelle mie mani e pura  stata la mia preghiera.

O terra, non coprire il mio sangue e non abbia sosta il mio
grido!

Ma ecco, fin d'ora il mio testimone  nei cieli, il mio
mallevadore  lass;

miei avvocati presso Dio sono i miei lamenti, mentre davanti a
lui sparge lacrime il mio occhio,

perch difenda l'uomo davanti a Dio, come un mortale fa con un
suo amico;

poich passano i miei anni contati e io me ne vado per una via
senza ritorno.



17.

Il mio spirito viene meno, i miei giorni si spengono; non c'
per me che la tomba!

Non sono io in balia di beffardi? Fra i loro insulti veglia il
mio occhio.

Sii tu la mia garanzia presso di te! Chi altro vorrebbe
stringermi la destra?

Poich hai privato di senno la loro mente, per questo non li
lascerai trionfare.

Come chi invita gli amici a parte del suo pranzo, mentre gli
occhi dei suoi figli languiscono;

cos sono diventato ludibrio dei popoli, sono oggetto di scherno
davanti a loro.

Si offusca per il dolore il mio occhio e le mie membra non sono
che ombra.

Gli onesti ne rimangono stupiti e l'innocente s'indigna contro
l'empio.

Ma il giusto si conferma nella sua condotta e chi ha le mani
pure raddoppia il coraggio.

Su, venite di nuovo tutti: io non trover un saggio fra di voi.

I miei giorni sono passati, svaniti i miei progetti, i voti del
mio cuore.

Cambiano la notte in giorno, la luce - dicono -  pi vicina
delle tenebre.

Se posso sperare qualche cosa, la tomba  la mia casa, nelle
tenebre distendo il mio giaciglio.

Al sepolcro io grido: "Padre mio sei tu!" e ai vermi: "Madre
mia, sorelle mie voi siete!".

E la mia speranza dov'? Il mio benessere chi lo vedr?

Scenderanno forse con me nella tomba o caleremo insieme nella
polvere!



18.

Bildad il Suchita prese a dire:

Quando porrai fine alle tue chiacchiere? Rifletti bene e poi
parleremo.

Perch considerarci come bestie, ci fai passare per bruti ai
tuoi occhi?

Tu che ti rodi l'anima nel tuo furore, forse per causa tua sar
abbandonata la terra e le rupi si staccheranno dal loro posto?

Certamente la luce del malvagio si spegner e pi non briller
la fiamma del suo focolare.

La luce si offuscher nella sua tenda e la lucerna si estinguer
sopra di lui.

Il suo energico passo si accorcer e i suoi progetti lo faranno
precipitare,

poich incapper in una rete con i suoi piedi e sopra un
tranello camminer.

Un laccio lo afferrer per il calcagno, un nodo scorsoio lo
stringer.

Gli  nascosta per terra una fune e gli  tesa una trappola sul
sentiero.

Lo spaventano da tutte le parti terrori e lo inseguono alle
calcagna.

Diventer carestia la sua opulenza e la rovina  l in piedi al
suo fianco.

Un malanno divorer la sua pelle, roder le sue membra il
primogenito della morte.

Sar tolto dalla tenda in cui fidava, per essere trascinato al
re dei terrori!

Potresti abitare nella tenda che non  pi sua; sulla sua dimora
si sparger zolfo.

Al di sotto, le sue radici si seccheranno, sopra saranno
tagliati i suoi rami.

Il suo ricordo sparir dalla terra e il suo nome pi non si udr
per la contrada.

Lo getteranno dalla luce nel buio e dal mondo sar bandito.

Non famiglia, non discendenza avr nel suo popolo, non
superstiti nei luoghi della sua dimora.

Della sua fine stupir l'occidente e l'oriente ne prender
orrore.

Ecco qual  la sorte dell'iniquo: questa  la dimora di chi
misconosce Dio.



19.

Giobbe allora rispose:

Fino a quando mi tormenterete e mi opprimerete con le vostre
parole?

Sono dieci volte che mi insultate e mi maltrattate senza pudore.

E' poi vero che io abbia mancato e che persista nel mio errore?

Non  forse vero che credete di vincere contro di me,
rinfacciandomi la mia abiezione?

Sappiate dunque che Dio mi ha piegato e mi ha avvolto nella sua
rete.

Ecco, grido contro la violenza, ma non ho risposta, chiedo
aiuto, ma non c' giustizia!

Mi ha sbarrato la strada perch non passi e sul mio sentiero ha
disteso le tenebre.

Mi ha spogliato della mia gloria e mi ha tolto dal capo la
corona.

Mi ha disfatto da ogni parte e io sparisco; mi ha strappato,
come un albero, la speranza.

Ha acceso contro di me la sua ira e mi considera come suo nemico.

Insieme sono accorse le sue schiere e si sono spianata la strada
contro di me; hanno posto l'assedio intorno alla mia tenda.

I miei fratelli si sono allontanati da me, persino gli amici mi
si sono fatti stranieri.

Scomparsi sono vicini e conoscenti, mi hanno dimenticato gli
ospiti di casa;

da estraneo mi trattano le mie ancelle, un forestiero sono ai
loro occhi.

Chiamo il mio servo ed egli non risponde, devo supplicarlo con
la mia bocca.

Il mio fiato  ripugnante per mia moglie e faccio schifo ai
figli di mia madre.

Anche i monelli hanno ribrezzo di me: se tento d'alzarmi, si
fanno beffe di me.

Mi hanno in orrore tutti i miei confidenti: quelli che amavo si
rivoltano contro di me.

Alla pelle si attaccano le mie ossa, e non  salva che la pelle
dei miei denti.

Piet, piet di me, almeno voi miei amici, perch la mano di Dio
mi ha percosso!

Perch vi accanite contro di me, come Dio, e non siete mai sazi
della mia carne?



Oh, se le mie parole si scrivessero, se si fissassero in un
libro,

fossero impresse con stilo di ferro sul piombo, per sempre
s'incidessero sulla roccia!

Io lo so che il mio Vendicatore (6)  vivo e che, ultimo, si
erger sulla polvere!

Dopo che questa mia pelle sar distrutta, senza la mia carne,
vedr Dio.

Io lo vedr, io stesso, e i miei occhi lo contempleranno non da
straniero. Le mie viscere si consumano dentro di me.

Poich dite: "Come lo perseguitiamo noi, se la radice del suo
danno  in lui?",

temete per voi la spada, poich punitrice d'iniquit  la spada,
affinch sappiate che c' un giudice.



20.

Zofar il Naamatita prese a dire:

Per questo i miei pensieri mi spingono a rispondere e perci c'
questa fretta dentro di me.

Ho ascoltato un rimprovero per me offensivo, ma un'ispirazione,
dal mio interno, mi spinge a replicare.

Non sai tu che da sempre, da quando l'uomo fu posto sulla terra,

il trionfo degli empi  breve e la gioia del depravato  di un
istante?

Anche se innalzasse fino al cielo la sua statura e il suo capo
toccasse le nubi,

come lo sterco sarebbe spazzato per sempre e chi lo aveva visto
direbbe: "Dov'?".

Svanir come un sogno, e non si trover pi, si dileguer come
visione notturna.

L'occhio avvezzo a vederlo pi non lo vedr n pi lo scorger
la sua dimora.



I suoi figli dovranno risarcire i poveri, le loro mani
restituiranno le sue ricchezze.

Le sue ossa erano ancora piene di giovinezza, ma con lui
giacciono nella polvere.

Se alla sua bocca fu dolce il male, se lo teneva nascosto sotto
la sua lingua,

assaporandolo senza inghiottirlo, se lo tratteneva in mezzo al
suo palato:

il suo cibo gli si guaster nelle viscere, veleno d'aspidi gli
sar nell'intestino.

I beni divorati ora rivomita, Dio glieli caccia fuori dal ventre.

Veleno d'aspide ha succhiato, una lingua di vipera lo uccide.

Non vedr pi ruscelli d'olio, fiumi di miele e fior di latte;

render i sudati acquisti senza assaggiarli, come non godr del
frutto del suo commercio,

perch ha oppresso e abbandonato i miseri, ha rubato case invece
di costruirle;

poich non ha saputo essere pago dei suoi beni, con i suoi
tesori non si salver.

Nulla  sfuggito alla sua voracit, perci non durer il suo
benessere.

Nel colmo della sua abbondanza si trover in miseria; ogni sorta
di sciagura piomber su di lui.

Quando star per riempire il suo ventre, Dio scaglier su di lui
la fiamma del suo sdegno, e gli far piovere addosso brace.

Se sfuggir all'arma di ferro, lo trafigger l'arco di bronzo:

gli uscir il dardo dalla schiena, una spada lucente dal fegato.
Lo assaliranno i terrori;

tutte le tenebre gli sono riservate. Lo divorer un fuoco non
acceso da uomo, esso consumer quanto  rimasto nella sua tenda.

Riveleranno i cieli la sua iniquit e la terra si alzer contro
di lui.

Un'alluvione travolger la sua casa, scorrer nel giorno
dell'ira.

Questa  la sorte che Dio riserva all'uomo perverso, la parte a
lui decretata da Dio. 



21.

Giobbe rispose:

Ascoltate bene la mia parola e sia almeno questo il conforto che
mi date.

Tollerate che io parli e, dopo il mio parlare, deridetemi pure.

Forse io mi lamento di un uomo? E perch non dovrei perdere la
pazienza?

Statemi attenti e rimarrete stupiti, mettetevi la mano sulla
bocca.

Se io ci penso, ne sono turbato e la mia carne  presa da un
brivido.



Perch vivono i malvagi, invecchiano, anzi sono potenti e
gagliardi?

La loro prole prospera insieme con essi, i loro rampolli
crescono sotto i loro occhi.

Le loro case sono tranquille e senza timori; il bastone di Dio
non pesa su di loro.

Il loro toro feconda e non falla, la vacca partorisce e non
abortisce.

Mandano fuori, come un gregge, i loro ragazzi, e i loro figli
saltano in festa.

Cantano al suono di timpani e di cetre, si divertono al suono
delle zampogne.

Finiscono nel benessere i loro giorni e scendono tranquilli
negli inferi.



Eppure dicevano a Dio: "Allontanati da noi, non vogliamo
conoscere le tue vie.

Chi  l'Onnipotente, perch dobbiamo servirlo? E che ci giova
pregarlo?".

Non hanno forse in mano il loro benessere? Il consiglio degli
empi non  lungi da lui?

Quante volte si spegne la lucerna degli empi, o la sventura
piomba su di loro e infligger loro castighi con ira?

Diventano essi come paglia di fronte al vento o come pula in
preda all'uragano?



"Dio serba per i loro figli il suo castigo...". Ma lo faccia
pagare piuttosto a lui stesso e lo senta!

Veda con i suoi occhi la sua rovina e beva dell'ira
dell'Onnipotente!

Che cosa gli importa infatti della sua casa dopo di s quando il
numero dei suoi mesi  finito?

Si insegna forse la scienza a Dio, a lui che giudica gli esseri
di lass?

Uno che muore in piena salute, tutto tranquillo e prospero;

i suoi fianchi sono coperti di grasso e il midollo delle sue
ossa  ben nutrito.

Un altro muore con l'amarezza in cuore senza avere mai gustato
il bene.

Nella polvere giacciono insieme e i vermi li ricoprono.

Ecco, io conosco i vostri pensieri e gli iniqui giudizi che fate
contro di me!

Infatti voi dite: "Dov' la casa del prepotente, dove sono le
tende degli empi?".

Non avete interrogato quelli che viaggiano? Non potete negare le
loro prove,

che nel giorno della sciagura  risparmiato il malvagio e nel
giorno dell'ira egli la scampa.

Chi gli rimprovera in faccia la sua condotta? e di quel che ha
fatto chi lo ripaga?

Egli sar portato al sepolcro, sul suo tumulo si veglia

e lievi sono per lui le zolle della tomba. Trae dietro di s
tutti gli uomini e davanti a s una folla senza numero.

Perch dunque mi consolate invano, mentre delle vostre risposte
non resta che inganno?



TERZO CICLO DI DISCORSI.



22.

Elifaz il Temanita prese a dire:

Pu forse l'uomo giovare a Dio se il saggio giova solo a se
stesso?

Quale interesse ne viene all'Onnipotente che tu sia giusto o che
vantaggio ha, se tieni una condotta integra?

Forse per la tua piet ti punisce e ti convoca in giudizio?

O non piuttosto per la tua grande malvagit e per le tue
iniquit senza limite?

Senza motivo infatti hai angariato i tuoi fratelli e delle vesti
hai spogliato gli ignudi.

Non hai dato da bere all'assetato e all'affamato hai rifiutato
il pane,

la terra ce l'ha il prepotente e ci abita il tuo favorito.

Le vedove hai rimandato a mani vuote e le braccia degli orfani
hai rotto.

Ecco perch intorno a te ci sono lacci e un improvviso spavento
ti sorprende.

Tenebra  la tua luce e pi non vedi, e la piena delle acque ti
sommerge.



Ma Dio non  nell'alto dei cieli? Guarda il vertice delle
stelle: quanto sono alte!

E tu dici: "Che cosa sa Dio? Pu giudicare attraverso la
caligine?

Le nubi gli fanno velo e non vede e sulla volta dei cieli
passeggia".

Vuoi tu seguire il sentiero d'un tempo, gi battuto da uomini
empi,

che prima del tempo furono portati via, quando un fiume si era
riversato sulle loro fondamenta?

Dicevano a Dio: "Allontanati da noi! Che cosa ci pu fare
l'Onnipotente?".

Eppure egli aveva riempito le loro case di beni, anche se i
propositi degli empi erano lontani da lui.

I giusti ora vedono e ne godono e l'innocente si beffa di loro:

"S, certo  stata annientata la loro fortuna e il fuoco ne ha
divorato i resti!".

Su, riconciliati con lui e tornerai felice, ne riceverai un
grande vantaggio.

Accogli la legge dalla sua bocca e poni le sue parole nel tuo
cuore.

Se ti rivolgerai all'Onnipotente con umilt, se allontanerai
l'iniquit dalla tua tenda,

se stimerai come polvere l'oro e come ciottoli dei fiumi l'oro
di Ofir (7),

allora sar l'Onnipotente il tuo oro e sar per te argento a
mucchi.

Allora s, nell'Onnipotente ti delizierai e alzerai a Dio la tua
faccia.

Lo supplicherai e lui ti esaudir e tu scioglierai i tuoi voti.

Deciderai una cosa e ti riuscir e sul tuo cammino splender la
luce.

Egli umilia l'alterigia del superbo, ma soccorre chi ha gli
occhi bassi.

Egli libera l'innocente; tu sarai liberato per la purezza delle
tue mani.



23.

Giobbe allora rispose:

Ancor oggi il mio lamento  amaro e la sua mano grava sui miei
gemiti.

Oh, potessi sapere dove trovarlo, potessi arrivare fino al suo
trono!

Esporrei davanti a lui la mia causa e avrei le labbra piene di
ragioni.

Verrei a sapere le parole che mi risponde e capirei che cosa mi
deve dire.

Con sfoggio di potenza dovrebbe discutere con me? No, ma almeno
ascoltarmi!

Allora un giusto discuterebbe con lui e io per sempre sarei
assolto dal mio giudice.

Ma se vado in avanti, egli non c', se vado indietro, non lo
sento.

A sinistra lo cerco e non lo scorgo, mi volgo a destra e non lo
vedo.

Poich egli conosce la mia condotta, se mi prova al crogiuolo,
come oro puro io ne esco.

Alle sue orme si  attaccato il mio piede, al suo cammino mi
sono attenuto e non ho deviato;

dai comandi delle sue labbra non mi sono allontanato, nel cuore
ho riposto i detti della sua bocca.

Se egli sceglie, chi lo far cambiare? Ci che vuole, lo fa.

Compie, certo, il mio destino e di simili piani ne ha molti.

Per questo davanti a lui sono atterrito, ci penso e ho paura di
lui.

Dio ha fiaccato il mio cuore, l'Onnipotente mi ha atterrito;

non sono infatti perduto a causa della tenebra, n a causa
dell'oscurit che ricopre il mio volto.



24.

Perch l'Onnipotente non si riserva i suoi tempi e i suoi fedeli
non vedono i suoi giorni?

I malvagi spostano i confini, rubano le greggi e le conducono al
pascolo;

portano via l'asino degli orfani, prendono in pegno il bue della
vedova.

Spingono i poveri fuori strada, tutti i miseri del paese vanno a
nascondersi.

Eccoli, come asini nel deserto escono per il lavoro; di buon
mattino vanno in cerca di vitto; la steppa offre loro cibo per i
figli.

Mietono nel campo non loro; racimolano la vigna del malvagio.

Nudi passano la notte, senza panni, non hanno da coprirsi contro
il freddo.

Dagli scrosci dei monti sono bagnati, per mancanza di rifugi si
aggrappano alle rocce.

Rapiscono con violenza l'orfano e prendono in pegno ci che
copre il povero.

Ignudi se ne vanno, senza vesti e affamati portano i covoni.

Tra i filari frangono le olive, pigiano l'uva e soffrono la sete.

Dalla citt si alza il gemito dei moribondi e l'anima dei feriti
grida aiuto: Dio non presta attenzione alle loro preghiere.

Altri odiano la luce, non ne vogliono riconoscere le vie n
vogliono batterne i sentieri.

Quando non c' luce, si alza l'omicida per uccidere il misero e
il povero; nella notte si aggira il ladro e si mette un velo sul
volto.

L'occhio dell'adultero spia il buio e pensa: "Nessun occhio mi
osserva!".

Nelle tenebre forzano le case, di giorno se ne stanno nascosti:
non vogliono saperne della luce;

1'alba  per tutti loro come spettro di morte; quando
schiarisce, provano i terrori del buio fondo.

Fuggono veloci di fronte al giorno; maledetta  la loro porzione
di campo sulla terra, non si volgono pi per la strada delle
vigne.



(Avvertenza del curatore: il brano che ora segue  qui messo per
un probabile errore di trascrizione dei manoscritti. Esso
pertanto non va attribuito a Giobbe ma a Zofar, e andrebbe
collocato al capitolo 27, dopo "Questa  la sorte che Dio
riserva al malvagio...")



Come siccit e calore assorbono le acque nevose, cos la morte
rapisce il peccatore.

Il seno che l'ha portato lo dimentica, i vermi ne fanno la loro
delizia, non se ne conserva memoria ed  troncata come un albero
l'iniquit.

Egli maltratta la sterile che non genera e non fa del bene alla
vedova.

Con la sua forza trascina i potenti, sorge, quando non pu pi
contare sulla vita.

Anche Dio gli concede sicurezza ed egli sta saldo, ma i suoi
occhi sono sopra la sua condotta.

Salgono in alto per un poco, poi non sono pi sono abbattuti
come tutti i mortali, falciati come la testa di una spiga.

Non  forse cos? Chi pu smentirmi e ridurre a nulla le mie
parole?



25.

Bildad il Suchita prese a dire:

C' forse dominio e paura presso Colui che mantiene la pace
nell'alto dei cieli?

Si possono forse contare le sue schiere? E sopra chi non sorge
la sua luce?

Come pu giustificarsi un uomo davanti a Dio e apparire puro un
nato di donna?

Ecco, la luna stessa manca di chiarore e le stelle non sono pure
ai suoi occhi:

quanto meno l'uomo, questo verme, l'essere umano, questo bruco!



26.

Giobbe rispose:

Quanto aiuto hai dato al debole e come hai soccorso il braccio
senza forza!

Quanti buoni consigli hai dato all'ignorante e con quanta
abbondanza hai manifestato la saggezza!

A chi hai tu rivolto la parola e qual  lo spirito che da te 
uscito?



(Avvertenza del curatore: seguito del discorso di Bildad:)



I morti tremano sotto terra, come pure le acque e i loro
abitanti.

nuda  la tomba davanti a lui e senza velo  l'abisso.

Egli stende il settentrione sopra il vuoto, tiene sospesa la
terra sopra il nulla.

Rinchiude le acque dentro le nubi e le nubi non si squarciano
sotto il loro peso.

Copre la vista del suo trono stendendovi sopra la sua nube.

Ha tracciato un cerchio sulle acque sino al confine tra la luce
e le tenebre.

Le colonne del cielo si scuotono, sono prese da stupore alla sua
minaccia.

Con forza agita il mare e con intelligenza doma Raab.

Al suo soffio si rasserenano i cieli, la sua mano trafigge il
serpente che sfugge.

Ecco, questi non sono che i margini delle sue opere; quanto
lieve  il sussurro che noi ne percepiamo! Ma il tuono della sua
potenza chi pu comprenderlo?



27.

Giobbe continu a dire:

Per la vita di Dio, che mi ha privato del mio diritto, per
l'Onnipotente che mi ha amareggiato l'animo,

finch ci sar in me un soffio di vita, e l'alito di Dio nelle
mie narici,

mai le mie labbra diranno falsit e mai la mia lingua pronuncer
menzogna!

Lungi da me che io vi dia mai ragione; fino alla morte non
rinuncer alla mia integrit.

Mi terr saldo nella mia giustizia senza cedere, la mia
coscienza non mi rimprovera nessuno dei miei giorni.

Sia trattato come reo il mio nemico e il mio avversario come un
ingiusto.

Che cosa infatti pu sperare l'empio, quando finir, quando Dio
gli toglier la vita?

Ascolter forse Dio il suo grido, quando la sventura piomber su
di lui?

Porr forse la sua compiacenza nell'Onnipotente? Potr forse
invocare Dio in ogni momento?

Io vi mostrer la mano di Dio, non vi celer i pensieri
dell'Onnipotente.

Ecco, voi tutti lo vedete; perch dunque vi perdete in cose vane?



(Avvertenza del curatore: inizio del terzo discorso di Zofar,
malgrado la sua collocazione nel manoscritto al seguito del
discorso di Giobbe:)



Questa  la sorte che Dio riserva al malvagio e la porzione che
i violenti ricevono dall'Onnipotente.

Se ha molti figli, saranno per la spada e i suoi discendenti non
avranno pane da sfamarsi;

i superstiti li seppellir la peste e le loro vedove non faranno
lamento.

Se ammassa argento come la polvere e come fango si prepara vesti:

egli le prepara, ma il giusto le indosser e l'argento lo
spartir l'innocente.

Ha costruito la casa come fragile nido e come una capanna fatta
da un guardiano.

Si corica ricco, ma per l'ultima volta, e quando apre gli occhi,
non avr pi nulla.

Di giorno il terrore lo assale, di notte se lo rapisce il
turbine;

il vento d'oriente lo solleva e se ne va, lo strappa lontano dal
suo posto.

Dio lo bersaglia senza piet; tenta di sfuggire alla sua mano.

Si battono le mani contro di lui e si fischia su di lui dal
luogo dove abita.



28.

(Avvertenza del curatore: il testo ebraico non precisa chi
pronuncia il brano che segue sull'elogio della sapienza).

 

Certo, per l'argento ci sono miniere e per l'oro luoghi dove lo
si raffina.

Il ferro si cava dal suolo e la pietra fusa libera il rame.

L'uomo pone un termine alle tenebre e fruga fino all'estremo
limite le rocce nel buio pi fondo.

Forano pozzi lungi dall'abitato quelli che perdono l'uso dei
piedi: pendono sospesi lontano dalla gente e vacillano.

Una terra, da cui si trae pane, sotto  sconvolta come dal fuoco.

Le sue pietre contengono zaffiri e oro la sua polvere.

L'uccello rapace ne ignora il sentiero, non lo scorge neppure
l'occhio dell'aquila,

non battuto da bestie feroci, n mai attraversato dal leone.

Contro la selce l'uomo porta la mano, sconvolge le montagne:

nelle rocce scava gallerie e su quanto  prezioso posa l'occhio:

scandaglia le sorgenti dei fiumi e quanto vi  nascosto porta
alla luce.

Ma la sapienza da dove si trae? E il luogo dell'intelligenza
dov'?

L'uomo non ne conosce la via, essa non si trova sulla terra dei
viventi.

L'abisso dice: "Non  in me!" e il mare dice: "Neppure presso di
me!".

Non si scambia con l'oro pi scelto, n per comprarla si pesa
l'argento.

Non si acquista con l'oro di Ofir, con il prezioso berillo o con
lo zaffiro.

Non la pareggia l'oro e il cristallo, n si permuta con vasi di
oro puro.

Coralli e perle non meritano menzione, vale pi scoprire la
sapienza che le gemme.

Non la eguaglia il topazio d'Etiopia; con l'oro puro non si pu
scambiare a peso.

Ma da dove viene la sapienza? E il luogo dell'intelligenza dov'?

E' nascosta agli occhi di ogni vivente ed  ignota agli uccelli
del cielo.

L'abisso e la morte dicono: "Con gli orecchi ne udimmo la fama".

Dio solo ne conosce la via, lui solo sa dove si trovi,

perch volge lo sguardo fino ai bordi della terra, vede quanto 
sotto la volta del cielo. Quando diede al vento un peso e ordin
le acque entro una misura,

quando impose una legge alla pioggia e una via al lampo del
tuoni,

allora la vide e la misur, la comprese e la scrut appieno

e disse all'uomo: "Ecco, temere Dio, questo  sapienza e
schivare il male, questo  intelligenza".



29.

Giobbe continu a pronunciare le sue sentenze e disse:

Oh, potessi tornare com'ero ai mesi di un tempo, ai giorni in
cui Dio mi proteggeva,

quando la sua lucerna brillava sul mio capo e alla sua luce
camminavo in mezzo alle tenebre;

com'ero ai giorni del mio autunno, quando Dio proteggeva la mia
tenda,

quando l'Onnipotente era ancora con me e i miei giovani mi
stavano attorno;

quando mi lavavo i piedi nel latte e la roccia mi versava
ruscelli d'olio!

Quando uscivo verso la porta della citt e sulla piazza ponevo
il mio seggio:

vedendomi, i giovani si ritiravano e i vecchi si alzavano in
piedi;

i notabili sospendevano i discorsi e si mettevano la mano sulla
bocca;

la voce dei capi si smorzava e la loro lingua restava fissa al
palato.

Con gli orecchi ascoltavano e mi dicevano felice, con gli occhi
vedevano e mi rendevano testimonianza,

perch soccorrevo il povero che chiedeva aiuto, l'orfano che ne
era privo.

La benedizione del morente scendeva su di me e al cuore della
vedova infondevo la gioia.

Mi ero rivestito di giustizia come di un abito; come mantello e
turbante era la mia equit.

Ero gli occhi per il cieco, ero i piedi per lo zoppo.

Padre ero per i poveri ed esaminavo la causa dello sconosciuto;

rompevo la mascella al perverso e dai suoi denti strappavo la
preda.

Pensavo: "Spirer nel mio nido e moltiplicher come sabbia i
miei giorni.

La mia radice si stende verso le acque e la rugiada cadr di
notte sul mio ramo.

La mia gloria sar sempre nuova e il mio arco si rinforzer
nella mia mano".

Mi ascoltavano in attesa fiduciosa e tacevano per udire il mio
consiglio.

Dopo le mie parole non replicavano e su di loro scendevano
goccia a goccia i miei detti.

Mi aspettavano come si aspetta la pioggia e aprivano la bocca
come ad acqua primaverile.

Se a loro sorridevo, non osavano crederlo, n turbavano la
serenit del mio volto.

Indicavo loro la via da seguire e sedevo come capo, e ci
rimanevo come un re fra i soldati o come un consolatore
d'afflitti.



30.

Ora invece ridono di me i pi giovani di me in et, i cui padri
non avrei degnato di mettere neppure tra i cani del mio gregge.

Anche la forza delle loro mani a che mi sarebbe giovata? Hanno
perso ogni vigore;

disfatti dall'indigenza e dalla fame, brucano per l'arido
deserto,

da lungo tempo regione desolata, raccogliendo l'erba salsa
accanto ai cespugli e radici di ginestra per loro cibo.

Cacciati via dal consorzio umano, a loro si grida dietro come al
ladro;

tanto che dimorano in valli orrende, nelle caverne della terra e
nelle rupi.

In mezzo alle macchie urlano e sotto gli arbusti si adunano;

razza ignobile, anzi razza senza nome, sono calpestati pi della
terra.

E ora io sono la loro canzone, sono diventato la loro favola!

Hanno orrore di me e mi schivano e non si astengono dallo
sputarmi in faccia!

Poich lui ha allentato il mio arco e mi ha abbattuto, essi
hanno rigettato davanti a me ogni freno.

A destra insorgono ragazzacci; smuovono i miei passi e contro di
me appianano la strada per perdermi.

Hanno demolito il mio sentiero, cospirando per la mia disfatta e
nessuno si oppone a loro.

Avanzano come attraverso una larga breccia, sbucano in mezzo
alle macerie.

I terrori si sono volti contro di me; si  dileguata, come
vento, la mia grandezza e come nube  passata la mia felicit.

Ora mi consumo e mi colgono giorni d'afflizione.

Di notte mi sento trafiggere le ossa e i dolori che mi rodono
non mi danno riposo. 

Con grande forza lui mi afferra per la veste, mi stringe per
l'accollatura della mia tunica.

Mi ha gettato nel fango: sono diventato polvere e cenere.

Io grido a te, ma tu non mi rispondi, insisto, ma tu non mi dai
retta.

Tu sei un duro avversario verso di me e con la forza delle tue
mani mi perseguiti;

mi sollevi e mi metti a cavallo del vento e mi fai sballottare
dalla bufera.

So bene che mi conduci alla morte, alla casa dove si riunisce
ogni vivente.

Ma qui nessuno tende la mano alla preghiera, n per la sua
sventura invoca aiuto.

Io non ho forse pianto con chi aveva i giorni duri e non mi sono
afflitto per l'indigente?

Eppure aspettavo il bene ed  venuto il male, aspettavo la luce
ed  arrivato il buio.

Le mie viscere ribollono senza posa e giorni d'affanno mi
assalgono.

Avanzo con il volto scuro, senza conforto, nell'assemblea mi
alzo per invocare aiuto.

Sono diventato fratello degli sciacalli e compagno degli struzzi.

La mia pelle si  annerita, mi si stacca, e le mie ossa bruciano
dall'arsura.

La mia cetra serve per lamenti e il mio flauto per la voce di
chi piange.



31.

Avevo stretto con gli occhi un patto di non fissare neppure una
vergine.

Che parte mi assegna Dio di lass, che porzione mi assegna
l'Onnipotente dall'alto?

Non  forse la rovina riservata all'iniquo e la sventura per chi
compie il male?

Non vede egli la mia condotta e non conta tutti i miei passi?

Se ho agito con falsit e il mio piede si  affrettato verso la
frode,

mi pesi pure sulla bilancia della giustizia e Dio riconoscer la
mia integrit.

Se il mio passo  andato fuori strada e il mio cuore ha seguito
i miei occhi, se alla mia mano si  attaccata sozzura,

che io semini e un altro ne mangi il frutto e siano sradicati i
miei germogli.

Se il mio cuore fu sedotto da una donna e ho spiato alla porta
del mio prossimo,

che mia moglie macini per un altro e altri ne abusino;

difatti quello  uno scandalo, un delitto per i giudici,

quello  un fuoco che divora fino alla distruzione e avrebbe
consumato tutto il mio raccolto.

Se ho negato i diritti del mio schiavo e della schiava in lite
con me,

che farei, quando Dio si alzer, e, quando far l'inchiesta, che
risponderei?

Chi ha fatto me nel seno materno, non ha fatto anche lui? Non fu
lo stesso a formarci nel seno?

Mai ho rifiutato quanto brama il povero, n ho lasciato languire
gli occhi della vedova;

mai ho mangiato da solo il mio tozzo di pane, senza che ne
mangiasse l'orfano,

poich Dio, come un padre mi ha allevato fin dall'infanzia, e
gi dal ventre di mia madre mi ha guidato.

Se mai ho visto un misero privo di vesti o un povero che non
aveva di che coprirsi,

e non hanno dovuto benedirmi i suoi fianchi, o con la lana dei
miei agnelli non si  riscaldato;

se contro un innocente ho alzato la mano, perch vedevo alla
porta chi mi spalleggiava,

mi si stacchi la spalla dalla nuca e si rompa al gomito il mio
braccio;

infatti mi incuteva timore il castigo di Dio e davanti alla sua
maest non potevo resistere.

Se ho riposto la mia speranza nell'oro e all'oro fino ho detto:
"Tu sei la mia fiducia";

se godevo perch grandi erano i miei beni e molto aveva
guadagnato la mia mano;

se vedendo il sole risplendere e la luna chiara avanzare,

si  lasciato sedurre in segreto il mio cuore e con la mano alla
bocca ho mandato un bacio,

pure questo sarebbe stato un delitto da tribunale perch avrei
rinnegato Dio che sta in alto.

Ho forse gioito della disgrazia del mio nemico e ho esultato
perch lo colpiva la sventura,

io che non ho permesso alla mia lingua di peccare, augurando la
sua morte con imprecazioni?

Non diceva forse la gente della mia tenda: "A chi non ha dato
delle sue carni per saziarsi?".

Non passava la notte all'aperto lo straniero e al viandante
aprivo le mie porte.

Non ho nascosto, alla maniera degli uomini, la mia colpa tenendo
nascosto il mio delitto in petto,

come se temessi molto la folla, e il disprezzo delle trib mi
spaventasse, cos da starmene zitto senza uscire di casa.

Se contro di me grida la mia terra e i suoi solchi piangono con
essa;

se ho mangiato il suo frutto senza pagare e ho fatto sospirare
dalla fame i suoi coltivatori,

che in luogo di frumento, getti spine, ed erbaccia al posto
dell'orzo.



0h, avessi uno che mi ascoltasse!

Ecco qui la mia firma! L'Onnipotente mi risponda! Il documento
scritto dal mio avversario

vorrei certo portarlo sulle mie spalle e cingerlo come mio
diadema!

Il numero dei miei passi gli manifesterei e mi presenterei a lui
come sovrano.



I QUATTRO MONOLOGHI DI ELIHU (8).



32.

Quando Giobbe ebbe finito di parlare,

quei tre uomini cessarono di rispondere a Giobbe, perch egli si
riteneva giusto.

Allora si accese lo sdegno di Elihu, figlio di Barachele il
Buzita, della trib di Ram. Si accese di sdegno contro Giobbe,
perch pretendeva d'avere ragione di fronte a Dio;

si accese di sdegno anche contro i suoi tre amici, perch non
avevano trovato di che rispondere, pur avendo dichiarato Giobbe
colpevole.

Per Elihu aveva aspettato, mentre essi parlavano con Giobbe,
perch erano pi vecchi di lui in et.

Quando dunque vide che sulla bocca di questi tre uomini non
c'era pi alcuna risposta, Elihu si accese di sdegno.



Presa dunque la parola, Elihu, figlio di Barachele il Buzita,
disse:

Giovane io sono di anni e voi siete gi canuti; perci ho
esitato per rispetto a manifestarvi il mio pensiero.

Riflettevo: Parler l'et e i canuti insegneranno la sapienza.

Ma certo essa  un soffio nell'uomo; l'ispirazione
dell'Onnipotente lo fa intelligente.

Non sono i molti anni a dare la sapienza, n sempre i vecchi
distinguono quel che  giusto.

Per questo io oso dire: Ascoltatemi; anch'io esporr il mio
sapere.

Ecco, ho atteso le vostre parole, ho teso l'orecchio ai vostri
ragionamenti. Finch andavate in cerca di argomenti,

su di voi ho fissato l'attenzione. Ma nessuno ha potuto
convincere Giobbe, nessuno tra di voi risponde ai suoi detti.

Non dite: Noi abbiamo trovato la sapienza, ma lo confuti Dio,
non l'uomo!

Egli non mi ha rivolto parole, e io non gli risponder con le
vostre parole.

Sono vinti, non rispondono pi, mancano loro le parole.

Ho atteso, ma poich non parlano pi, poich stanno l senza
risposta,

voglio anch'io dire la mia parte, anch'io esporr il mio parere;

mi sento infatti pieno di parole, mi preme lo spirito che 
dentro di me.

Ecco, dentro di me c' come vino senza sfogo, come vino che
squarcia gli otri nuovi.

Parler e mi sfogher, aprir le labbra e risponder.

Non guarder in faccia a nessuno, non aduler nessuno,

perch io non so adulare: altrimenti il mio creatore in breve mi
eliminerebbe.



33.

Ascolta dunque, Giobbe, i miei discorsi, ad ogni mia parola
porgi l'orecchio.

Ecco, io apro la bocca, parla la mia lingua entro il mio palato.

Il mio cuore dir sagge parole e le mie labbra parleranno
chiaramente.

Lo spirito di Dio mi ha creato e il soffio dell'Onnipotente mi
d vita.

Se puoi, rispondimi, preparati davanti a me, sii pronto.

Ecco, io sono come te di fronte a Dio e anch'io sono stato
tratto dal fango:

ecco, nulla hai da temere da me, n graver su di te la mano.

Non hai fatto che dire ai miei orecchi e ho ben udito il suono
dei tuoi detti: "Puro son io, senza peccato, io sono mondo, non
ho colpa;

ma egli contro di me trova pretesti e mi stima suo nemico;

pone in ceppi i miei piedi e spia tutti i miei passi!".

Ecco, in questo ti rispondo: non hai ragione. Dio  infatti pi
grande dell'uomo.

Perch ti lamenti di lui, se non risponde a ogni tua parola?

Dio parla in un modo o in un altro, ma non ci si fa attenzione.

Parla nel sogno, visione notturna, quando cade il sopore sugli
uomini e si addormentano sul loro giaciglio;

apre allora l'orecchio degli uomini e con apparizioni li
spaventa,

per distogliere l'uomo dal male e tenerlo lontano dall'orgoglio,

per preservarne l'anima dalla fossa e la sua vita dalla morte
violenta.

Lo corregge con il dolore nel suo letto e con la tortura
continua delle ossa;

quando il suo senso ha nausea del pane, il suo appetito del cibo
squisito;

quando la sua carne si consuma a vista d'occhio e le ossa, che
non si vedevano prima, spuntano fuori,

quando egli si avvicina alla fossa e la sua vita alla dimora dei
morti.

Ma se c' un angelo presso di lui, un protettore solo fra mille,
per mostrare all'uomo il suo dovere,

abbia piet di lui e dica: "Scampalo dallo scendere nella fossa,
ho trovato il riscatto";

allora la sua carne sar pi fresca che in giovent, torner ai
giorni della sua adolescenza:

supplicher Dio e questi gli user benevolenza, gli mostrer il
suo volto in giubilo, e render all'uomo la sua giustizia.

Egli si rivolger agli uomini e dir: "Avevo peccato e violato
la giustizia, ma egli non mi ha punito per quel che meritavo,

mi ha scampato dalla fossa e la mia vita rivede la luce".

Ecco, tutto questo fa Dio, due volte, tre volte con l'uomo,

per sottrarre la sua anima dalla fossa e illuminarla con la luce
dei viventi.

Aspetta, Giobbe, ascoltami, taci e io parler:

ma se hai qualcosa da dire, rispondimi, parla, perch vorrei
darti ragione;

se no, tu ascoltami e io ti insegner la sapienza.



34.

Elihu continu a dire:

Ascoltate, saggi, le mie parole e voi, sapienti, porgetemi
l'orecchio,

perch l'orecchio distingue le parole, come il palato assapora i
cibi.

Esploriamo noi quel che  giusto, indaghiamo fra di noi quale
sia il bene:

poich Giobbe ha detto: "Io sono giusto, ma Dio ha trascurato il
mio diritto;

contro il mio diritto passo per menzognero, inguaribile  la mia
piaga bench io sia senza colpa".

Chi  come Giobbe che beve, come l'acqua, l'insulto,

che fa la strada in compagnia dei malfattori, andando con uomini
iniqui?

Giacch egli ha detto: "Non giova all'uomo essere in buona
grazia con Dio".

Perci ascoltatemi, uomini di senno: lungi da Dio l'iniquit e
dall'Onnipotente l'ingiustizia!

Poich egli ripaga l'uomo secondo il suo operato e fa trovare a
ognuno secondo la sua condotta.

E in verit Dio non agisce da ingiusto e l'Onnipotente non
sovverte il diritto!

Chi mai gli ha affidato la terra e chi ha disposto il mondo
intero?

Se egli richiamasse il suo spirito a s e a s ritraesse il suo
soffio,

ogni carne morirebbe all'istante e l'uomo ritornerebbe in
polvere.

Se hai intelletto, ascolta bene questo, porgi l'orecchio al
suono delle mie parole.

Pu mai governare chi odia il diritto? E tu osi condannare il
Gran Giusto?

Lui che dice ad un re: "Iniquo!" e ai principi: "Malvagi!",

Lui che non usa parzialit con i potenti e non preferisce al
povero il ricco perch tutti sono opera delle sue mani?

In un istante muoiono e nel cuore della notte sono colpiti i
potenti e periscono; e senza sforzo rimuove i tiranni.

Poich egli tiene gli occhi sulla condotta dell'uomo e vede
tutti i suoi passi.

Non c' tenebra, non c' densa oscurit, dove si possano
nascondere i malfattori.

Poich non si pone all'uomo un termine per comparire davanti a
Dio in giudizio:

egli fiacca i potenti, senza fare inchieste, e colloca altri al
loro posto.

Poich conosce le loro opere, li travolge nella notte e sono
schiacciati;

come malvagi li percuote, li colpisce alla vista di tutti;

perch si sono allontanati da lui e di tutte le sue vie non si
sono curati,

cos da far giungere fino a lui il grido dell'oppresso e fargli
udire il lamento dei poveri.

Se egli tace, chi lo pu condannare? Se vela la faccia, chi lo
pu vedere? Ma sulle nazioni e sugli individui egli veglia,

perch non regni un uomo perverso, perch il popolo non abbia
inciampi.

Si pu dunque dire a Dio: "Porto la pena, senza aver fatto il
male;

se ho peccato, mostramelo; se ho commesso l'iniquit, non lo
far pi"?

Forse, secondo le tue idee, dovrebbe ricompensare perch tu
rifiuti il suo giudizio?

Poich tu devi scegliere, non io, di', dunque, quello che sai.

Gli uomini di senno mi diranno con l'uomo saggio che mi ascolta:

"Giobbe non parla con sapienza e le sue parole sono prive di
senno".

Bene, Giobbe sia esaminato fino in fondo, per le sue risposte da
uomo empio,

perch aggiunge al suo peccato la rivolta, in mezzo a noi batte
le mani e moltiplica le parole contro Dio.



35.

Elihu riprese a dire:

Ti pare di avere pensato una cosa giusta, quando dicesti: "Ho
ragione davanti a Dio"?

quando hai detto: "Che te ne importa? Che utilit avrei dal mio
peccato"?

Risponder a te con discorsi e ai tuoi amici insieme con te.

Contempla il cielo e osserva, considera le nubi: sono pi alte
di te.

Se pecchi, che gli fai? Se moltiplichi i tuoi delitti, che danno
gli arrechi?

Se tu sei giusto, che cosa gli dai o che cosa riceve dalla tua
mano?

Su un uomo come te ricade la tua malizia, su un figlio d'uomo la
tua giustizia!

Si grida per la gravit dell'oppressione, si invoca aiuto sotto
il braccio dei potenti,

ma non si dice: "Dov' quel Dio che mi ha creato, che concede
nella notte canti di gioia;

che ci rende pi istruiti delle bestie selvatiche, che ci fa pi
saggi degli uccelli del cielo?".

Si grida, allora, ma egli non risponde di fronte alla superbia
dei malvagi.

Certo  falso dire: "Dio non ascolta e l'Onnipotente non presta
attenzione";

pi ancora quando tu dici che non lo vedi, che la tua causa sta
davanti a lui e tu in lui speri;

cos pure quando dici che la sua ira non punisce n si cura
molto dell'iniquit.

Giobbe dunque apre invano la sua bocca e senza cognizione
moltiplica le chiacchiere.



36.

Elihu continu a dire:

Abbi un po' di pazienza e io te lo dimostrer, perch in difesa
di Dio c' altro da dire.

Prender da lontano il mio sapere e render giustizia al mio
creatore,

giacch non  certo menzogna il mio parlare: un uomo di perfetta
scienza  qui con te.

Ecco, Dio  grande e non si ritratta, egli  grande per fermezza
di cuore.

Non lascia vivere l'iniquo e rende giustizia ai miseri.

Non toglie gli occhi dai giusti, li fa sedere sul trono con i re
e li esalta per sempre.

Se talvolta essi sono avvinti in catene, se sono stretti dai
lacci dell'afflizione,

gli fa conoscere le loro opere e i loro falli, perch
s'insuperbirono;

apre loro gli orecchi per la correzione e ordina che si
allontanino dalla iniquit.

Se ascoltano e si sottomettono, chiuderanno i loro giorni nel
benessere e i loro anni nelle delizie.

Ma se non vorranno ascoltare di morte violenta periranno,
spireranno senza neppure saperlo.

I perversi di cuore accumulano l'ira; non invocano aiuto, quando
Dio li avvince in catene:

si spegne in giovent la loro anima, e la loro vita all'et dei
dissoluti.

Ma egli libera il povero con l'afflizione, gli apre l'udito con
la sventura.

Anche te intende sottrarre dalla gola dell'angustia: avrai in
cambio un luogo ampio, non ristretto, e la tua tavola sar colma
di vivande grasse.

Ma se colmi la misura con giudizi da empio, giustizia e condanna
ti verranno addosso.

La collera non ti trasporti alla bestemmia, la gravit
dell'espiazione non ti faccia fuorviare.

Pu forse farti uscire dall'angustia il tuo grido, con tutti i
tentativi di forza?

Non sospirare quella notte, in cui i popoli vanno al loro luogo.

Bada di non volgerti all'iniquit Poich per questo sei stato
provato dalla miseria.

Ecco, Dio  sublime nella sua potenza; chi come lui  temibile?

Chi mai gli ha imposto il suo modo d'agire o chi mai ha potuto
dirgli: "Hai agito male"?

Ricorda che devi esaltare la sua opera che altri uomini hanno
cantato.

Ogni uomo la contempla, il mortale la mira da lontano.

Ecco, Dio  cos grande che non lo comprendiamo: il numero dei
suoi anni  incalcolabile.

Egli attrae in alto le gocce dell'acqua, scioglie in pioggia i
suoi vapori, che le nubi riversano e grondano sull'uomo a
dirotto.

Cos sostenta i popoli e offre alimento in abbondanza.

Chi inoltre pu comprendere la distesa delle nubi, i fragori
della sua dimora?

Ecco, espande lass la sua luce e copre le profondit del mare.

Arma le mani di folgori e le scaglia contro il bersaglio.

Lo annuncia il suo fragore, riserva d'ira contro l'iniquit.



37.

Perci mi batte forte il cuore e mi balza fuori dal petto.

Udite, udite, il rumore della sua voce, il fragore che esce
dalla sua bocca.

Il lampo si diffonde sotto tutto il cielo e il suo bagliore
giunge ai lembi della terra; 

dietro di lui brontola il tuono, mugghia con il suo fragore
maestoso e nulla arresta i fulmini da quando si  udita la sua
voce;

mirabilmente tuona Dio con la sua voce, opera meraviglie che non
comprendiamo!

Egli infatti dice alla neve: "Cadi sulla terra" e alle piogge
dirotte: "Siate violente".

Rinchiude ogni uomo in casa sotto sigillo, perch tutti
riconoscano la sua opera.

Le fiere si ritirano nei loro ripari e nelle loro tane si
accovacciano.

Dal mezzogiorno avanza l'uragano e il freddo dal settentrione.

Al soffio di Dio si forma il ghiaccio e la distesa dell'acqua si
congela.

Carica di umidit le nuvole e le nubi ne diffondono le folgori.

Egli le fa vagare dappertutto secondo i suoi ordini, perch
eseguiscano quanto comanda loro sul mondo intero.

Le manda o per castigo della terra o in segno di bont.

Porgi l'orecchio a questo, Giobbe, soffermati e considera le
meraviglie di Dio.

Sai tu come Dio le diriga e come la sua nube produca il lampo?

Conosci tu come la nube si libri in aria, i prodigi di colui che
tutto sa?

Come le tue vesti siano calde quando non soffia l'austro e la
terra riposa?

Hai forse tu disteso con lui il firmamento solido come specchio
di metallo fuso?

Insegnaci che cosa dobbiamo dirgli. Noi non parleremo per
l'oscurit.

Gli si pu forse ordinare: "Parler io"? O un uomo pu dire che
 sopraffatto?

Ora diventa invisibile la luce, oscurata in mezzo alle nubi: ma
tira il vento e le spazza via.

Dal nord arriva un aureo chiarore, intorno a Dio  tremenda
maest.

L'Onnipotente noi non lo possiamo raggiungere, sublime in
potenza e rettitudine e grande per giustizia: egli non ha da
rispondere.

Perci gli uomini lo temono: a lui la venerazione di tutti i
saggi di mente.



INTERVENTO DI DIO.



38.

Il Signore rispose a Giobbe avvolto nel turbine:

Chi  costui che vuole offuscare il consiglio con parole
insipienti? 

Cingiti i fianchi come un prode, io t'interrogher e tu mi
istruirai.



Dov'eri tu quando io ponevo le fondamenta della terra? Dillo, se
hai tanta intelligenza!

Chi ha fissato le sue dimensioni se lo sai, o chi ha teso su di
essa la misura?

Dove sono fissate le sue basi o chi ha posto la sua pietra
angolare,

mentre gioivano in coro le stelle del mattino e plaudivano tutti
i figli di Dio?

Chi ha chiuso tra due porte il mare, quando erompeva uscendo dal
seno materno,

quando lo circondavo di nubi per veste e di densa caligine per
fasce?

Poi gli ho fissato un limite e gli ho messo chiavistello e porte
e ho detto: "Fin qui giungerai e non oltre, e qui s'infranger
l'orgoglio delle tue onde".



Da quando vivi, hai mai comandato al mattino e assegnato il
posto all'aurora,

perch essa afferri i lembi della terra e ne scuota via i
malvagi?

Si trasforma come creta da sigillo e si colora come un vestito.

E' sottratta ai malvagi la loro luce ed  spezzato il braccio
che si alza a colpire.

Sei mai giunto alle sorgenti del mare e nel fondo dell'abisso
hai tu passeggiato?

Ti sono state indicate le porte della morte e hai visto le porte
dell'ombra funerea?

Hai tu considerato le distese della terra? Dillo, se sai tutto
questo!

Per quale via si va dove abita la luce e dove hanno dimora le
tenebre

perch tu le conduca al loro dominio o almeno tu sappia avviarle
verso la loro casa?

Certo, tu lo sai, perch allora eri nato e il numero dei tuoi
giorni  tanto grande!

Sei mai giunto ai serbatoi della neve, hai mai visto i serbatoi
della grandine

che io riserbo per il tempo della sciagura, per il giorno della
guerra e della battaglia?



Per quali vie si espande la luce, si diffonde il vento d'oriente
sulla terra?

Chi ha scavato canali agli acquazzoni e una strada alla nube
tonante,

per far piovere sopra una terra senza uomini, su un deserto dove
non c' nessuno,

per dissetare regioni desolate e squallide e far germogliare
erbe nella steppa?

Ha forse un padre la pioggia? O chi mette al mondo le gocce
della rugiada?

Dal seno di chi  uscito il ghiaccio e la brina del cielo chi
l'ha generata?

Come pietra le acque induriscono e la superficie dell'abisso si
raggela.



Puoi tu annodare i legami delle Pleiadi o sciogliere i vincoli
di Orione?

Fai tu spuntare a suo tempo la stella del mattino o puoi guidare
l'Orsa insieme con i suoi figli?

Conosci tu le leggi del cielo o ne applichi le norme sulla terra?

Puoi tu alzare la voce fino alle nubi e farti coprire da un
rovescio di acqua?

Scagli tu i fulmini e partono dicendoti: "Eccoci!"?

Chi ha elargito all'ibis la sapienza o chi ha dato al gallo
intelligenza?

Chi pu con sapienza calcolare le nubi e chi riversa gli otri
del cielo,

quando si fonde la polvere in una massa e le zolle si attaccano
insieme?



Vai tu a caccia di preda per la leonessa e sazi la fame dei
leoncini

quando sono accovacciati nelle tane o stanno in agguato fra le
macchie?

Chi prepara al corvo il suo pasto, quando i suoi nati gridano
verso Dio e vagano qua e l per mancanza di cibo?



39.

Sai tu quando figliano gli stambecchi e assisti al parto delle
cerve?

Conti tu i mesi della loro gravidanza e sai tu quando devono
figliare?

Si curvano e depongono i figli, mettono fine alle loro doglie.

Robusti sono i loro figli, crescono in campagna, partono e non
tornano pi da esse.



Chi lascia libero l'asino selvatico e chi scioglie le sue
briglie,

dandogli la steppa per casa e per dimora la terra salmastra?

Del fracasso della citt se ne ride e gli urli dei guardiani non
ode.

Gira per le montagne, sua pastura, e va in cerca di quanto 
verde.



Il bufalo si lascer piegare a servirti o a passar la notte
presso la tua greppia?

Potrai legarlo con la corda per fare il solco o fargli erpicare
le valli dietro a te?

Ti fiderai di lui, perch la sua forza  grande e a lui
affiderai le tue fatiche?

Conterai su di lui, che torni e raduni la tua messe sulla tua
aia?



L'ala dello struzzo batte festante, ma  forse penna e piuma di
cicogna?

Abbandona infatti le uova alla terra, nella polvere le lascia
riscaldare.

Dimentica che un piede pu schiacciarle, una bestia selvatica
calpestarle.

Tratta duramente i figli, come se non fossero suoi, della sua
inutile fatica non si affanna,

perch Dio gli ha negato la saggezza e non gli ha dato in sorte
discernimento.

Ma quando giunge il saettatore, fugge agitando le ali: si beffa
del cavallo e del suo cavaliere.



Puoi tu dare la forza al cavallo e vestire di fremiti il suo
collo?

Lo fai tu balzare come una locusta? Il suo alto nitrito incute
spavento.

Scalpita nella valle giulivo e con impeto va incontro alle armi.

Sprezza la paura, non teme, n retrocede davanti alla spada.

Su di lui risuona la faretra, il luccicar della lancia e del
dardo.

Strepitando, fremendo, divora lo spazio e al suono della tromba
pi non si tiene.

Al primo squillo grida: "Aah! ..." e da lontano fiuta la
battaglia gli urli dei capi, il fragore della mischia.



Forse per il tuo senno si alza in volo lo sparviero e spiega le
ali verso il sud?

O al tuo comando l'aquila s'innalza e pone il suo nido sulle
alture?

Abita le rocce e passa la notte sui denti di rupe o sui picchi.

Da lass spia la preda, lontano scrutano i suoi occhi.

I suoi aquilotti succhiano il sangue e dove ci sono cadaveri, l
essa si trova.



RISPOSTA DI GIOBBE.



40.

Il Signore riprese e disse a Giobbe:

Il censore vorr ancora contendere con l'Onnipotente?
L'accusatore di Dio risponda!

Giobbe rivolto al Signore disse:

Ecco, io non conto niente: che ti posso rispondere? Mi metto la
mano sulla bocca.

Ho parlato una volta, ma non replicher, ho parlato due volte,
ma non continuer.

Allora il Signore, avvolto nel turbine, rispose a Giobbe e disse:

Cingiti i fianchi come un prode: io t'interrogher e tu mi
istruirai.

Oseresti proprio cancellare il mio giudizio e darmi torto per
avere tu ragione?

Hai tu un braccio come quello di Dio e puoi tuonare con voce
pari alla sua?

Ornati pure di maest e di sublimit, rivestiti di splendore e
di gloria,

diffondi i furori della tua collera, mira ogni superbo e
abbassalo,

mira ogni superbo e umilialo, schiaccia i malvagi ovunque si
trovino;

nascondili nella polvere tutti insieme, rinchiudi le loro facce
nel buio;

anch'io ti loder perch hai trionfato con la destra.



Ecco, l'ippopotamo, che io ho creato al pari di te, mangia
l'erba come il bue.

Guarda, la sua forza  nei fianchi e il suo vigore nei muscoli
del ventre.

Rizza la coda come un cedro, i nervi delle sue cosce
s'intrecciano saldi,

le sue vertebre, tubi di bronzo, le sue ossa come spranghe di
ferro.

Esso  la prima delle opere di Dio; il suo creatore lo ha
fornito di difesa.

I monti gli offrono il pascolo e l tutte le bestie della
campagna si trastullano.

Sotto le piante di loto si sdraia nel folto del canneto e della
palude.

Lo ricoprono d'ombra i loti selvatici, lo circondano i salici
del torrente.

Ecco, si gonfi pure il fiume: egli non trema  calmo, anche se
il Giordano gli salisse fino alla bocca.

Chi potr afferrarlo per gli occhi, prenderlo con lacci e
forargli le narici?



Puoi tu pescare il Leviatan (9) con l'amo e tener ferma la sua
lingua con una corda,

ficcargli un giunco nelle narici e forargli la mascella con un
uncino?

Ti far forse molte suppliche e ti rivolger dolci parole?

Stipuler forse con te un'alleanza, perch tu lo prenda come
servo per sempre?

Scherzerai con lui come con un passero, legandolo per le tue
fanciulle?

Lo metteranno in vendita le compagnie di pesca, se lo
divideranno i commercianti?

Crivellerai di dardi la sua pelle e con la fiocina la sua testa?

Metti su di lui la mano: al ricordo della lotta, non riproverai!



41.

Ecco, la tua speranza  fallita, al solo vederlo uno stramazza.

Nessuno  tanto audace da osare eccitarlo e chi mai potr stare
saldo di fronte a lui?

Chi mai lo ha assalito e si  salvato? Nessuno sotto tutto il
cielo.

Non tacer la forza delle sue membra: in fatto di forza non ha
pari.

Chi gli ha mai aperto sul davanti il manto di pelle, e chi pu
penetrare nella sua doppia corazza?

Chi ha mai aperto le porte della sua bocca? Intorno ai suoi
denti  il terrore!

Il suo dorso  a lamine di scudi saldate con stretto suggello;

1'una con l'altra si toccano, cos che l'aria fra di esse non
passa:

ognuna aderisce alla vicina, sono compatte e non possono
separarsi.

Il suo starnuto irradia luce e i suoi occhi sono come le
palpebre dell'aurora.

Dalla sua bocca partono vampate, sprizzano scintille di fuoco.

Dalle sue narici esce fumo come da caldaia, che bolle sul fuoco.

Il suo fiato incendia carboni e dalla bocca gli escono fiamme.

Nel suo collo risiede la forza e innanzi a lui corre la paura.

Le giogaie della sua carne sono ben compatte, sono ben salde su
di lui, non cascanti.

Il suo cuore  duro come pietra, duro come la pietra inferiore
della macina.

Quando si alza, si spaventano i forti e per il terrore restano
smarriti.

La spada che lo raggiunge non vi si infigge, n la lancia n
freccia n giavellotto;

stima il ferro come paglia, il bronzo come legno tarlato.

Non lo mette in fuga la freccia, in pula si cambiano per lui le
pietre della fionda.

Come stoppia stima una mazza e si fa beffe del vibrare dell'asta.

Al disotto ha cocci acuti e striscia come erpice sul molle
terreno.

Fa ribollire come pentola il gorgo, fa del mare come un vaso da
unguenti.

Dietro a s produce una bianca scia e l'abisso appare canuto.

Nessuno sulla terra  pari a lui, fatto per non aver paura.

Lo teme ogni essere pi altero; egli  il re su tutte le fiere
pi superbe.



42.

Allora Giobbe rispose al Signore e disse:

Comprendo che puoi tutto e che nessuna cosa  impossibile per te.

Chi  colui che, senza avere scienza, pu oscurare il tuo
consiglio? Ho esposto dunque senza discernimento cose troppo
superiori a me, che io non comprendo.

"Ascoltami e io parler, io t'interrogher e tu istruiscimi".

Io ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono.

Perci mi ricredo e ne provo pentimento su polvere e cenere.



Dopo che il Signore ebbe rivolto queste parole a Giobbe, disse a
Elifaz il Temanita: "La mia ira si  accesa contro di te e
contro i tuoi due amici, perch non avete detto di me cose rette
come il mio servo Giobbe.

Prendete dunque sette vitelli e sette montoni e andate dal mio
servo Giobbe e offriteli in olocausto per voi; il mio servo
Giobbe pregher per voi, affinch io, per riguardo a lui, non
punisca la vostra stoltezza, perch non avete detto di me cose
rette come il mio servo Giobbe".

Elifaz il Temanita, Bildad il Suchita e Zofar il Naamatita
andarono e fecero come loro aveva detto il Signore e il Signore
ebbe riguardo di Giobbe.







EPILOGO.



Dio ristabil Giobbe nello stato di prima, avendo egli pregato
per i suoi amici; accrebbe anzi del doppio quanto Giobbe aveva
posseduto.

Tutti i suoi fratelli, le sue sorelle e i suoi conoscenti di
prima vennero a trovarlo e mangiarono pane in casa sua e lo
commiserarono e lo consolarono di tutto il male che il Signore
aveva mandato su di lui, e gli regalarono ognuno una piastra e
un anello d'oro.

Il Signore benedisse la nuova condizione di Giobbe pi della
prima ed egli possedette quattordicimila pecore e seimila
cammelli, mille paia di buoi e mille asine.

Ebbe anche sette figli e tre figlie.

A una mise nome Colomba, alla seconda Cassia e alla terza Fiala
di stibio.

In tutta la terra non si trovarono donne cos belle come le
figlie di Giobbe e il loro padre le mise a parte dell'eredit
insieme con i loro fratelli.

Dopo tutto questo, Giobbe visse ancora centoquarant'anni e vide
figli e nipoti di quattro generazioni. Poi Giobbe mor, vecchio
e sazio di giorni.



NOTE:

NOTA 1: Giobbe significa "il perseguitato", egli  uno di quei
capi nomadi o seminomadi che avevano fama di saggezza: "i figli
dell'Oriente". Viene cio  presentato come un non israelita che
vive nel deserto arabo che circonda la Palestina meridionale.

NOTA 2: "Satana"  cio presentato come una creatura non umana
(quale i "figli di Dio") che ha il ruolo di accusatore degli
esseri umani davanti a Dio.

NOTA 3:" Sabei ": nomadi e razziatori dell'Arabia settentrionale.

NOTA 4: Teman, Suchn e Naama sono in Arabia.

NOTA 5: "Raab"  un mostro, simbolo del caos primordiale.

NOTA 6: il "goel" designava un parente prossimo dell'ucciso che
doveva vendicare il sangue, suscitare una discendenza alla
moglie dell'ucciso, riscattare i suoi beni.

NOTA 7:  "Ofir": paese dell'Arabia, probabilmente sulla costa
occidentale. 

NOTA 8: I discorsi di Elihu sembrano aggiunti in un secondo
tempo, per ridimensionare la violenza di quelli di Giobbe. La
redazione finale cerca dunque di giustificare l'inatteso
intervento col fatto che bisogna prima lasciar parlare i pi
vecchi.

NOTA 9: Il "Leviatan", mostro del caos primigenio, diventa qui
temporaneamente un coccodrillo.





SALMI.





PREFAZIONE.



SALMO 1.

Le due vie.



Beato l'uomo che non segue il consiglio degli empi,

non indugia nella via dei peccatori

e non si siede in compagnia degli stolti;

ma si compiace della legge del Signore,

la sua legge medita giorno e notte.



Sar come albero piantato lungo corsi d'acqua,

che dar frutto a suo tempo

e le sue foglie non cadranno mai;

riusciranno tutte le sue opere.



Non cos, non cos gli empi:

ma come pula che il vento disperde;



perci non reggeranno gli empi nel giudizio,

n i peccatori nell'assemblea dei giusti.



Il Signore veglia sul cammino dei giusti,

ma la via degli empi andr in rovina.



SALMO 2.

Dio sceglie il suo re.



Perch le genti congiurano,

perch invano cospirano i popoli?

Insorgono i re della terra

e i principi congiurano insieme

contro il Signore e contro il suo Messia:

Spezziamo le loro catene,

gettiamo via i loro legami.



Se ne ride chi abita i cieli,

li schernisce dall'alto il Signore.

Egli parla loro con ira

li spaventa nel suo sdegno:

Io l'ho costituito mio sovrano

sul Sion mio santo monte.



Annunzier il decreto del Signore.

Egli mi ha detto: Tu sei mio figlio

io oggi ti ho generato.

Chiedi a me, ti dar in possesso le genti

e in dominio i confini della terra.

Le spezzerai con scettro di ferro,

come vasi di argilla le frantumerai.



E ora, sovrani, siate saggi;

istruitevi, giudici della terra;

"servite Dio con timore

e con tremore esultate

che non si sdegni e voi perdiate la via.

Improvvisa divampa la sua ira.



Beato chi in lui si rifugia.



LIBRO PRIMO.

Nota: Il Salterio anzitutto presenta una raccolta di salmi
(3-40) attribuiti a Davide.



SALMO 3.

Lamento di un perseguitato.



Salmo di Davide quando fuggiva il figlio Assalonne.



Signore, quanti sono i miei oppressori!

Molti contro di me insorgono.

Molti di me vanno dicendo:

Neppure Dio lo salva!.



Ma tu, Signore, sei mia difesa,

tu sei mia gloria e sollevi il mio capo.

Al Signore innalzo la mia voce

e mi risponde dal suo monte santo.



Io mi corico e mi addormento,

mi sveglio perch il Signore mi sostiene.

Non temo la moltitudine di genti

che contro di me si accampano.



Sorgi, Signore, salvami, Dio mio.

Hai colpito sulla guancia i miei nemici,

hai spezzato i denti ai peccatori.

Del Signore  la salvezza:

sul tuo popolo la tua benedizione.



SALMO 4.

La gioia della fiducia in Dio.



Al maestro del coro. Per strumenti a corda. Salmo. Di Davide.



Quando ti invoco, rispondimi, Dio, mia giustizia:

dalle angosce mi hai liberato;

piet di me, ascolta la mia preghiera.



Fino a quando, o uomini, sarete duri di cuore?

Perch amate cose vane

e cercate la menzogna?



Sappiate che il Signore fa prodigi per il suo fedele:

il Signore mi ascolta quando lo invoco.



Tremate e non peccate

sul vostro giaciglio riflettete e placatevi.



Offrite sacrifici di giustizia

e confidate nel Signore.



Molti dicono: Chi ci far vedere il bene?.

Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.



Hai messo pi gioia nel mio cuore

di quando abbondano vino e frumento.



In pace mi corico e subito mi addormento:

tu solo, Signore, al sicuro mi fai riposare.



SALMO 5.

Ascolta la voce del mio grido, Signore!



Al maestro del coro. Per flauti. Salmo. Di Davide.



Porgi l'orecchio, Signore, alle mie parole:

intendi il mio lamento.

Ascolta la voce del mio grido,

o mio re e mio Dio,

perch ti prego, Signore.



Al mattino ascolta la mia voce

fin dal mattino t'invoco e sto in attesa.



Tu non sei un Dio che si compiace del male;

presso di te il malvagio non trova dimora;

gli stolti non sostengono il tuo sguardo.

Tu detesti chi fa il male,

fai perire i bugiardi.

Il Signore detesta sanguinari e ingannatori.



Ma io per la tua grande misericordia

entrer nella tua casa;

mi prostrer con timore nel tuo santo tempio.



Signore, guidami con giustizia di fronte ai miei nemici;

spianami avanti il tuo cammino.



Non c' sincerit sulla loro bocca,

 pieno di perfidia il loro cuore;

la loro gola  un sepolcro aperto,

la loro lingua  tutta adulazione.



Condannali, o Dio,

soccombano alle loro trame,

per tanti loro delitti disperdili,

perch a te si sono ribellati.



Gioiscano quanti in te si rifugiano,

esultino senza fine.

Tu li proteggi e in te si allieteranno

quanti amano il tuo nome.



Signore, tu benedici il giusto:

come scudo lo copre la tua benevolenza.



SALMO 6.

Il Signore ascolta la voce del mio pianto.



Al maestro del coro. Per strumenti a corda. Sull'ottava. Salmo.
Di Davide.



Signore, non punirmi nel tuo sdegno,

non castigarmi nel tuo furore.

Piet di me, Signore: vengo meno;

risanami, Signore: tremano le mie ossa.

L'anima mia  tutta sconvolta,

ma tu, Signore, fino a quando...?



Volgiti, Signore, a liberarmi,

salvami per la tua misericordia.

Nessuno tra i morti ti ricorda.

Chi negli inferi canta le tue lodi?



Sono stremato dai lunghi lamenti,

ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio,

irroro di lacrime il mio letto.

I miei occhi si consumano nel dolore,

invecchio fra tanti miei oppressori.

Via da me, voi tutti che fate il male.



Il Signore ascolta la voce del mio pianto,

il Signore ascolta la mia supplica,

il Signore accoglie la mia preghiera.

Arrossiscano e tremino i miei nemici,

confusi, indietreggino all'istante.



SALMO 7.

Tu che provi mente e cuore.



Lamento che Davide rivolse al Signore per le parole di Cus il
Beniaminita.



Signore, mio Dio, in te mi rifugio:

salvami e liberami da chi mi perseguita,

perch non mi sbrani come un leone,

non mi sbrani senza che alcuno mi salvi.



Signore mio Dio se cos ho agito,

se c' iniquit sulle mie mani,

se ho ripagato il mio amico con il male,

se a torto ho spogliato i miei avversari,

il nemico m'insegua e mi raggiunga,

calpesti a terra la mia vita

e trascini nella polvere il mio onore.



Sorgi, Signore, nel tuo sdegno, levati contro il furore dei
nemici,

alzati per il giudizio che hai stabilito.



L'assemblea dei popoli ti circondi:

dall'alto volgiti contro di essa.

Il Signore decide la causa dei popoli.



Giudicami, Signore, secondo la mia giustizia,

secondo la mia innocenza, o Altissimo.

Poni fine al male degli empi;

rafforza l'uomo retto, tu che provi mente e cuore, Dio giusto.



La mia difesa  nel Signore,

egli salva i retti di cuore.

Dio  giudice giusto,

ogni giorno si accende il suo sdegno.



Non torna forse ad affilare la spada,

a tendere e puntare il suo arco?

Si prepara strumenti di morte,

arroventa le sue frecce.

Ecco, l'empio produce ingiustizia,

concepisce malizia, partorisce menzogna.



Egli scava un pozzo profondo

e cade nella fossa che ha fatto;

la sua malizia ricade sul suo capo,

la sua violenza gli piomba sulla testa.



Loder il Signore per la sua giustizia

e canter il nome di Dio, l'Altissimo.



SALMO 8.

Quanto  grande il tuo nome su tutta la terra!



Al maestro del coro. Sul canto; I torchi.... Salmo. Di Davide.



O Signore, nostro Dio,

quanto  grande il tuo nome su tutta la terra!



Sopra i cieli si innalza la tua magnificenza.

Con la bocca dei bimbi e dei lattanti

affermi la tua potenza contro i tuoi avversari,

per ridurre al silenzio nemici e ribelli.



Se guardo il tuo cielo,

opera delle tue dita,

la luna e le stelle che tu hai fissate,

che cosa  l'uomo perch te ne ricordi,

il figlio dell'uomo perch te ne curi?



Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli,

di gloria e di onore lo hai coronato:

gli hai dato potere

sulle opere delle tue mani,

tutto hai posto sotto i suoi piedi;



tutti i greggi e gli armenti,

tutte le bestie della campagna;

gli uccelli del cielo e i pesci del mare,

che percorrono le vie del mare.



O Signore, nostro Dio,

quanto  grande il tuo nome su tutta la terra!



SALMO 9.

La speranza degli afflitti non rester delusa.



Al maestro del coro. Per oboe e arpa. Salmo. Di Davide.



Ti loder, Signore, con tutto il cuore

e annunzier tutte le tue meraviglie.

Gioisco in te ed esulto

canto inni al tuo nome, o Altissimo.



Mentre i miei nemici retrocedono,

davanti a te inciampano e periscono,

perch hai sostenuto il mio diritto e la mia causa;

siedi in trono giudice giusto.



Hai minacciato le nazioni,

hai sterminato l'empio,

il loro nome hai cancellato in eterno, per sempre.

Per sempre sono state abbattute le fortezze del nemico,

 scomparso il ricordo delle citt che hai distrutte.



Ma il Signore sta assiso in eterno;

erige per il giudizio il suo trono:

giudicher il mondo con giustizia,

con rettitudine decider le cause dei popoli.



Il Signore sar un riparo per l'oppresso,

in tempo di angoscia un rifugio sicuro.

Confidino in te quanti conoscono il tuo nome,

perch non abbandoni chi ti cerca, Signore.



Cantate inni al Signore che abita in Sion,

narrate tra i popoli le sue opere.

Vindice del sangue egli ricorda,

non dimentica il grido degli afflitti.



Abbi piet di me, Signore,

vedi la mia miseria opera dei miei nemici,

tu che mi strappi dalle soglie della morte,

perch possa annunziare le tue lodi,

esultare per la tua salvezza

alle porte della citt di Sion.



Sprofondano i popoli

nella fossa che hanno scavata,

nella rete che hanno tesa

si impiglia il loro piede.

Il Signore si  manifestato, ha fatto giustizia;

l'empio  caduto nella rete, opera delle sue mani.



Tornino gli empi negli inferi,

tutti i popoli che dimenticano Dio.

Perch il povero non sar dimenticato,

la speranza degli afflitti non rester delusa.



Sorgi, Signore, non prevalga l'uomo:

davanti a te siano giudicate le genti.

Riempile di spavento, Signore,

sappiano le enti che sono mortali.



(Salmo 10)

[NOTA: 22 Il testo ebraico fa iniziare qui il Salmo 10, mentre
la versione greca dei Settanta e la Volgata latina considerano
il testo che segue come continuazione del Salmo 9].



Perch, Signore, stai lontano,

nel tempo dell'angoscia ti nascondi?

Il misero soccombe all'orgoglio dell'empio

e cade nelle insidie tramate.



L'empio si vanta delle sue brame,

l'avaro maledice, disprezza Dio.

L'empio insolente disprezza il Signore:

Dio non se ne cura: Dio non esiste;

questo  il suo pensiero.



Le sue imprese riescono sempre.

Sono troppo in alto per lui i tuoi giudizi:

disprezza tutti i suoi avversari.



Egli pensa: Non sar mai scosso,

vivr sempre senza sventura.



Di spergiuri, di frodi e d'inganni ha piena la bocca,

sotto la sua lingua sono iniquit e sopruso.

Sta in agguato dietro le siepi

dai nascondigli uccide l'innocente.



I suoi occhi spiano l'infelice,

sta in agguato nell'ombra come un leone nel covo.

Sta in agguato per ghermire il misero,

ghermisce il misero attirandolo nella rete.



Infierisce di colpo sull'oppresso,

cadono gli infelici sotto la sua violenza.

Egli pensa: Dio dimentica,

nasconde il volto, non vede pi nulla.



Sorgi, Signore, alza la tua mano,

non dimenticare i miseri.

Perch l'empio disprezza Dio

e pensa: Non ne chieder conto?



Eppure tu vedi l'affanno e il dolore,

tutto tu guardi e prendi nelle tue mani.

A te si abbandona il misero,

dell'orfano tu sei il sostegno.



Spezza il braccio dell'empio e del malvagio,

punisci il suo peccato e pi non lo trovi.

Il Signore  re in eterno, per sempre:

dalla sua terra sono scomparse le genti.



Tu accogli, Signore, il desiderio dei miseri,

rafforzi i loro cuori, porgi l'orecchio

per far giustizia all'orfano e all'oppresso;

e non incuta pi terrore l'uomo fatto di terra.



SALMO 10 (11).

Il Signore ama le cose giuste.



Al maestro del coro. Di Davide.



Nel Signore mi sono rifugiato,

come potete dirmi:

Fuggi come un passero verso il monte?



Ecco, gli empi tendono l'arco,

aggiustano la freccia sulla corda

per colpire nel buio i retti di cuore.

Quando sono scosse le fondamenta

il giusto che cosa pu fare?



Ma il Signore nel tempio santo,

il Signore ha il trono nei cieli.

I suoi occhi sono aperti sul mondo,

le sue pupille scrutano ogni uomo.



Il Signore scruta giusti ed empi,

egli odia chi ama la violenza.

Far piovere sugli empi brace, fuoco e zolfo;

vento bruciante toccher loro in sorte.



Giusto  il Signore, ama le cose giuste;

gli uomini retti vedranno il suo volto.



SALMO 11 (12).

Un mondo falso.



Al maestro del coro. Sull'ottava. Salmo. Di Davide.



Salvami, Signore! Non c' pi un uomo fedele;

 scomparsa la fedelt tra i figli dell'uomo.

Si dicono menzogne l'uno all'altro,

labbra bugiarde parlano con cuore doppio.



Recida il Signore le labbra bugiarde,

la lingua che dice parole arroganti,

quanti dicono: Per la nostra lingua siamo forti,

ci difendiamo con le nostre labbra:

chi sar nostro padrone?.



Per l'oppressione dei miseri e il gemito dei poveri,

io sorger  -  dice il Signore  -,

metter in salvo chi  disprezzato.



I detti del Signore sono puri,

argento raffinato nel crogiolo,

purificato nel fuoco sette volte.



Tu, o Signore, ci custodirai,

ci guarderai da questa gente per sempre.

Mentre gli empi si aggirano intorno,

emergono i peggiori tra gli uomini.



SALMO 12 (13).

Fino a quando, Signore?



Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.



Fino a quando, Signore,

continuerai a dimenticarmi?

Fino a quando mi nasconderai il tuo volto?

Fino a quando nell'anima mia prover affanni,

tristezza nel cuore ogni momento?

Fino a quando su di me trionfer il nemico?



Guarda, rispondimi, Signore mio Dio,

conserva la luce ai miei occhi,

perch non mi sorprenda il sonno della morte,

perch il mio nemico non dica: L'ho vinto!

e non esultino i miei avversari quando vacillo.



Nella tua misericordia ho confidato.

Gioisca il mio cuore nella tua salvezza

e canti al Signore, che mi ha beneficato.



SALMO 13 (14).

Chi cerca ancora Dio?



Al maestro del coro. Di Davide.



Lo stolto pensa: Non c' Dio.

Sono corrotti, fanno cose abominevoli:

nessuno pi agisce bene.



Il Signore dal cielo si china sugli uomini

per vedere se esista un saggio:

se c' uno che cerchi Dio.



Tutti hanno traviato, sono tutti corrotti;

pi nessuno fa il bene, neppure uno.

Non comprendono nulla tutti i malvagi,

che divorano il mio popolo come il pane?



Non invocano Dio: tremeranno di spavento,

perch Dio  con la stirpe del giusto.

Volete confondere le speranze del misero,

ma il Signore  il suo rifugio.



Venga da Sion la salvezza d'Israele!

Quando il Signore ricondurr il suo popolo,

esulter Giacobbe e gioir Israele.



SALMO 14 (15).

Signore, chi abiter nella tua tenda?



Salmo. Di Davide.



Signore, chi abiter nella tua tenda?

Chi dimorer sul tuo santo monte?



Colui che cammina senza colpa,

agisce con giustizia e parla lentamente,

chi non dice calunnia con la sua lingua,

non fa danno al suo prossimo

e non lancia insulto al suo vicino;



ai suoi occhi  spregevole il malvagio,

ma onora chi teme il Signore;

anche se giura a suo danno, non cambia;



chi presta denaro senza fare usura,

e non accetta doni contro l'innocente.



Colui che agisce in questo modo

rester saldo per sempre.



SALMO 15 (16).

Il Signore  mia parte di eredit.



"Miktam". Di Davide.



Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

Ho detto a Dio: Sei tu il mio Signore,

senza di te non ho alcun bene.



Per i santi, che sono sulla terra

uomini nobili,  tutto il mio amore.



Si affrettino altri a costruire idoli:

io non spander le loro libazioni di sangue,

n pronunzier con le mie labbra i loro nomi.



Il Signore  mia parte di eredit e mio calice:

nelle tue mani  la mia vita.

Per me la sorte  caduta su luoghi deliziosi,

 magnifica la mia eredit.



Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;

anche di notte il mio cuore mi istruisce.

Io pongo sempre innanzi a me il Signore,

sta alla mia destra, non posso vacillare.



Di questo gioisce il mio cuore,

esulta la mia anima;

anche il mio corpo riposa al sicuro.

Perch non abbandonerai la mia vita nel sepolcro,

n lascerai che il tuo santo veda la corruzione.

Mi indicherai il sentiero della vita,

gioia piena nella tua presenza

dolcezza senza fine alla tua destra.



NOTA: "Miktam": parola dal significato incerto. Alcuni traducono
carme, poema; altri propongono: sottovoce.



SALMO 16 (17).

Custodiscimi come pupilla degli occhi!



Preghiera. Di Davide.



Accogli, Signore, la causa del giusto,

sii attento al mio grido.

Porgi l'orecchio alla mia preghiera:

sulle mie labbra non c' inganno.

Venga da te la mia sentenza,

i tuoi occhi vedano la giustizia.



Saggia il mio cuore, scrutalo nella notte,

provami al fuoco, non troverai malizia.

La mia bocca non sia resa colpevole

secondo l'agire degli uomini;

seguendo la parola delle tue labbra,

ho evitato i sentieri del violento.



Sulle tue vie tieni saldi i miei passi

e i miei piedi non vacilleranno.

Io t'invoco, mio Dio: dammi risposta;

porgi l'orecchio, ascolta la mia voce,

mostrami i prodigi del tuo amore:

tu che salvi dai nemici

chi si affida alla tua destra.



Custodiscimi come pupilla degli occhi,

proteggimi all'ombra delle tue ali,

di fronte agli empi che mi opprimono,

ai nemici che mi accerchiano.



Essi hanno chiuso il loro cuore,

le loro bocche parlano con arroganza.

Eccoli, avanzano, mi circondano,

puntano gli occhi per abbattermi;

simili a un leone che brama la preda,

a un leoncello che si apposta in agguato.



Sorgi, Signore, affrontalo, abbattilo;

con la tua spada scampami dagli empi,

con la tua mano, Signore, dal regno dei morti

che non hanno pi parte in questa vita.



Sazia pure dei tuoi beni il loro ventre,

se ne sazino anche i figli

e ne avanzi per i loro bambini.



Ma io per la giustizia contempler il tuo volto,

al risveglio mi sazier della tua presenza.



SALMO 17 (18).

Marcia trionfale per il re.



Al maestro del coro. Di Davide, servo del Signore che rivolse al
Signore le parole di questo canto quando il Signore lo liber
dai potere di tutti i suoi nemici,

e dalla mano di Saul. Disse dunque:



Ti amo, Signore, mia forza,

Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore;

mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo;

mio scudo e baluardo, mia potente salvezza.

Invoco il Signore, degno di lode,

e sar salvato dai miei nemici.



Mi circondavano flutti di morte,

mi travolgevano torrenti impetuosi;

gi mi avvolgevano i lacci degli inferi,

gi mi stringevano agguati mortali.



Nel mio affanno invocai il Signore

nell'angoscia gridai al mio Dio:

dal suo tempio ascolt la mia voce,

al suo orecchio pervenne il mio grido.



La terra trem e si scosse;

vacillarono le fondamenta dei monti,

si scossero perch egli era sdegnato.

Dalle sue narici saliva fumo,

dalla sua bocca un fuoco divorante;

da lui sprizzavano carboni ardenti.



Abbass i cieli e discese,

fosca caligine sotto i suoi piedi.

Cavalcava un cherubino e volava,

si librava sulle ali del vento.



Si avvolgeva di tenebre come di velo,

acque oscure e dense nubi lo coprivano.

Davanti al suo fulgore si dissipavano le nubi

con grandine e carboni ardenti.



Il Signore tuon dal cielo,

l'Altissimo fece udire la sua voce:

grandine e carboni ardenti.

Scagli saette e li disperse,

fulmin con folgori e li sconfisse.



Allora apparve il fondo del mare

si scoprirono le fondamenta del mondo,

per la tua minaccia, Signore,

per lo spirare del tuo furore.



Stese la mano dall'alto e mi prese,

mi sollev dalle grandi acque,

mi liber da nemici potenti,

da coloro che mi odiavano

ed erano pi forti di me.



Mi assalirono nel giorno di sventura,

ma il Signore fu mio sostegno;

mi port al largo,

mi liber perch mi vuol bene.



Il Signore mi tratta secondo la mia giustizia,

mi ripaga secondo l'innocenza delle mie mani;

perch ho custodito le vie del Signore,

non ho abbandonato empiamente il mio Dio.



I suoi giudizi mi stanno tutti davanti,

non ho respinto da me la sua legge,

ma integro sono stato con lui

e mi sono guardato dalla colpa.



Il Signore mi rende secondo la mia giustizia,

secondo l'innocenza delle mie mani davanti ai suoi occhi.



Con l'uomo buono tu sei buono,

con l'uomo integro tu sei integro,

con l'uomo puro tu sei puro,

con il perverso tu sei astuto.

Perch tu salvi il popolo degli umili,

ma abbassi gli occhi dei superbi.



Tu, Signore, sei luce alla mia lampada;

il mio Dio rischiara le mie tenebre.

Con te mi lancer contro le schiere,

con il mio Dio scavalcher le mura.



La via di Dio  diritta,

la parola del Signore  provata dal fuoco;

egli  scudo per chi in lui si rifugia.



Infatti, chi  Dio, se non il Signore?

O chi  rupe, se non il nostro Dio?

Il Dio che mi ha cinto di vigore

e ha reso integro il mio cammino;

mi ha dato agilit come di cerve,

sulle alture mi ha fatto stare saldo;

ha addestrato le mie mani alla battaglia,

le mie braccia a tender l'arco di bronzo.



Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza,

la tua destra mi ha sostenuto

la tua bont mi ha fatto crescere.

Hai spianato la via ai miei passi,

i miei piedi non hanno vacillato.



Ho inseguito i miei nemici e li ho raggiunti,

non sono tornato senza averli annientati.

Li ho colpiti e non si sono rialzati,

sono caduti sotto i miei piedi.



Tu mi hai cinto di forza per la guerra,

hai piegato sotto di me gli avversari.

Dei nemici mi hai mostrato le spalle,

hai disperso quanti mi odiavano.



Hanno gridato e nessuno li ha salvati,

al Signore, ma non ha risposto.

Come polvere al vento li ho dispersi

calpestati come fango delle strade.



Mi hai scampato dal popolo in rivolta,

mi hai posto a capo delle nazioni.

Un popolo che non conoscevo mi ha servito;

all'udirmi, subito mi obbedivano,

stranieri cercavano il mio favore,

impallidivano uomini stranieri

e uscivano tremanti dai loro nascondigli.



Viva il Signore e benedetta la mia rupe,

si esaltato il Dio della mia salvezza.



Dio, tu mi accordi la rivincita

e sottometti i popoli al mio giogo,

mi scampi dai nemici furenti,

dei miei avversari mi fai trionfare

e mi liberi dall'uomo violento.



Per questo, Signore, ti loder tra i popoli

e canter inni di gioia al tuo nome.



Egli concede al suo re grandi vittorie,

si mostra fedele al suo consacrato,

a Davide e alla sua discendenza per sempre.



SALMO 18 (19).

Il canto della Creazione e della Legge.



Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.



I cieli narrano la gloria di Dio,

e l'opera delle sue mani annunzia il firmamento.

Il giorno al giorno ne affida il messaggio

e la notte alla notte ne trasmette notizia.



Non  linguaggio e non sono parole

di cui non si oda il suono.

Per tutta la terra si diffonde la loro voce

e ai confini del mondo la loro parola.



L pose una tenda per il sole,

che esce come sposo dalla stanza nuziale,

esulta come prode che percorre la via.



Egli sorge da un estremo del cielo

e la sua corsa raggiunge l'altro estremo:

nulla si sottrae al suo calore.



La legge del Signore  perfetta,

rinfranca l'anima;

la testimonianza del Signore  verace,

rende saggio il semplice.



Gli ordini del Signore sono giusti,

fanno gioire il cuore;

i comandi del Signore sono limpidi,

danno luce agli occhi.



Il timore del Signore  puro, dura sempre;

i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti,

pi preziosi dell'oro, di molto oro fino,

pi dolci del miele e di un favo stillante.



Anche il tuo servo in essi  istruito;

per chi li osserva  grande il profitto.

Le inavvertenze chi le discerne?

Assolvimi dalle colpe che non vedo.



Anche dall'orgoglio salva il tuo servo

perch su di me non abbia potere;

allora sar irreprensibile,

sar puro dal grande peccato.



Ti siano gradite le parole della mia bocca,

davanti a te i pensieri del mio cuore.

Signore, mia rupe e mio redentore.



SALMO 19 (20).

Salva il re, o Signore!



Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.



Ti ascolti il Signore nel giorno della prova,

ti protegga il nome del Dio di Giacobbe.

Ti mandi l'aiuto dal suo santuario

e dall'alto di Sion ti sostenga.



Ricordi tutti i tuoi sacrifici e gradisca i tuoi olocausti.

Ti conceda secondo il tuo cuore,

faccia riuscire ogni tuo progetto.



Esulteremo per la tua vittoria,

spiegheremo i vessilli in nome del nostro Dio;

adempia il Signore tutte le tue domande.



Ora so che il Signore salva il suo consacrato;

gli ha risposto dal suo cielo santo

con la forza vittoriosa della sua destra.



Chi si vanta dei carri e chi dei cavalli,

noi siamo forti nel nome del Signore nostro Dio.

Quelli si piegano e cadono,

ma noi restiamo in piedi e siamo saldi.



Salva il re, o Signore,

rispondici, quando ti invochiamo.



SALMO 20 (21).

Ringraziamento nell'anniversario dell'incoronazione.



Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.



Signore, il re gioisce della tua potenza,

quanto esulta per la tua salvezza!

Hai soddisfatto il desiderio del suo cuore,

non hai respinto il voto delle sue labbra.



Gli vieni incontro con larghe benedizioni:

gli poni sul capo una corona di oro fino.

Vita ti ha chiesto, a lui l'hai concessa,

lunghi giorni in eterno, senza fine.



Grande  la sua gloria per la tua salvezza,

lo avvolgi di maest e di onore;

lo fai oggetto di benedizione per sempre,

lo inondi di gioia dinanzi al tuo volto.

Perch il re confida nel Signore:

per la fedelt dell'Altissimo non sar mai scosso.



La tua mano raggiunger ogni tuo nemico,

la tua destra raggiunger chiunque ti odia.

Ne farai una fornace ardente,

nel giorno in cui ti mostrerai:

il Signore li consumer nella sua ira,

li divorer il fuoco.



Sterminerai dalla terra la loro prole,

la loro stirpe di mezzo agli uomini.

Perch hanno ordito contro di te il male,

hanno tramato insidie, non avranno successo.

Hai fatto loro voltare le spalle,

contro di essi punterai il tuo arco.



Alzati, Signore, in tutta la tua forza;

canteremo inni alla tua potenza.



SALMO 21 (22).

Dio mio, Dio mio, perch mi hai abbandonato?



Al maestro del coro. Sull'aria: Cerva dell'aurora. Salmo. Di
Davide.



Dio mio, Dio mio, perch mi hai abbandonato?

Tu sei lontano dalla mia salvezza:

sono le parole del mio lamento.

Dio mio, invoco di giorno e non rispondi,

grido di notte e non trovo riposo.



Eppure tu abiti la santa dimora,

tu, lode di Israele.

In te hanno sperato i nostri padri,

hanno sperato e tu li hai liberati;

a te gridarono e furono salvati,

sperando in te non rimasero delusi.



Ma io sono verme, non uomo,

infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo.

Mi scherniscono quelli che mi vedono,

storcono le labbra, scuotono il capo:

Si  affidato al Signore, lui lo scampi;

lo liberi, se  suo amico.



Sei tu che mi hai tratto dal grembo,

mi hai fatto riposare sul petto di mia madre.

Al mio nascere tu mi hai raccolto,

dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio.

Da me non stare lontano

poich l'angoscia  vicina

e nessuno mi aiuta.



Mi circondano tori numerosi,

mi assediano tori di Basan.

Spalancano contro di me la loro bocca

come leone che sbrana e ruggisce.



Come acqua sono versato,

sono slogate tutte le mie ossa.

Il mio cuore  come cera,

si fonde in mezzo alle mie viscere.

E' arido come un coccio il mio palato.

la mia lingua si  incollata alla gola,

su polvere di morte mi hai deposto.



Un branco di cani mi circonda,

mi assedia una banda di malvagi;

hanno forato le mie mani e i miei piedi,

posso contare tutte le mie ossa.

Essi mi guardano, mi osservano:

si dividono le mie vesti,

sul mio vestito gettano la sorte.



Ma tu, Signore, non stare lontano,

mia forza, accorri in mio aiuto.

Scampami dalla spada,

dalle unghie del cane la mia vita.

Salvami dalla bocca del leone

e dalle corna dei bufali.



Annunzier il tuo nome ai miei fratelli,

ti loder in mezzo all'assemblea.

Lodate il Signore, voi che lo temete;

gli dia gloria la stirpe di Giacobbe,

lo tema tutta la stirpe di Israele;



perch egli non ha disprezzato

n sdegnato l'afflizione del misero;

non gli ha nascosto il suo volto,

ma, al suo grido d'aiuto, lo ha esaudito.



Sei tu la mia lode nella grande assemblea.

scioglier i miei voti davanti ai suoi fedeli.

I poveri mangeranno e saranno saziati,

loderanno il Signore quanti lo cercano:

Viva il loro cuore per sempre.



Ricorderanno e torneranno al Signore

tutti i confini della terra,

si prostreranno davanti a lui

tutte le famiglie dei popoli.

Poich il regno  del Signore,

egli domina su tutte le nazioni.



A lui solo si prostreranno

quanti dormono sotto terra,

davanti a lui si curveranno

quanti discendono nella polvere.

E io vivr per lui,

lo servir la mia discendenza.



Si parler del Signore alla generazione che viene;

annunzieranno la sua giustizia;

al popolo che nascer diranno:

Ecco l'opera del Signore!



SALMO 22 (23).

Felicit e grazia perenni.



Salmo. Di Davide.



Il Signore  il mio pastore:

non manco di nulla;

su pascoli erbosi mi fa riposare,

ad acque tranquille mi conduce.



Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,

per amore del suo nome.



Se dovessi camminare in una valle oscura

non temerei alcun male, perch tu sei con me.

Il tuo bastone e il tuo vincastro

mi danno sicurezza.



Davanti a me tu prepari una mensa

sotto gli occhi dei miei nemici;

cospargi di olio il mio capo.

Il mio calice trabocca.



Felicit e grazia mi saranno compagne

tutti i giorni della mia vita,

e abiter nella casa del Signore

per lunghissimi anni.



SALMO 23 (24).

Il re glorioso.



Salmo. Di Davide.



Del Signore  la terra e quanto contiene,

l'universo e i suoi abitanti.

E' lui che l'ha fondata sui mari,

e sui fiumi l'ha stabilita.



Chi salir il monte del Signore,

chi star nel suo luogo santo?

Chi ha mani innocenti e cuore puro,

chi non pronunzia menzogna,

chi non giura a danno del suo prossimo.



Egli otterr benedizione dal Signore,

giustizia da Dio sua salvezza.

Ecco la generazione che lo cerca,

che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.



Sollevate, porte, i vostri frontali,

alzatevi, porte antiche,

ed entri il re della gloria.



Chi  questo re della gloria?

Il Signore forte e potente,

il Signore potente in battaglia.



Sollevate, porte, i vostri frontali,

alzatevi, porte antiche,

ed entri il re della gloria.



Chi  questo re della gloria?

Il Signore degli eserciti  il re della gloria.



SALMO 24 (25).

Guidami nella tua verit.



Di Davide.



A te, Signore, elevo l'anima mia.

Dio mio, in te confido:

non sia confuso!

Non trionfino su di me i miei nemici!

Chiunque spera in te non resti deluso,

sia confuso chi tradisce per un nulla.



Fammi conoscere, Signore, le tue vie,

insegnami i tuoi sentieri.

Guidami nella tua verit e istruiscimi,

perch sei tu il Dio della mia salvezza,

in te ho sempre sperato.



Ricordati, Signore, del tuo amore,

della tua fedelt che  da sempre.



Non ricordare i peccati della mia giovinezza;

ricordati di me nella tua misericordia,

per la tua bont, Signore.



Buono e retto  il Signore,

la via giusta addita ai peccatori;

guida gli umili secondo giustizia,

insegna ai poveri le sue vie.



Tutti i sentieri del Signore sono verit e grazia

per chi osserva il suo patto e i suoi precetti.

Per il tuo nome, Signore,

perdona il mio peccato anche se grande.



Chi  l'uomo che teme Dio?

Gli indica il cammino da seguire.

Egli vivr nella ricchezza,

la sua discendenza posseder la terra.



Il Signore si rivela a chi lo teme,

gli fa conoscere la sua alleanza.



Tengo i miei occhi rivolti al Signore,

perch libera dal laccio il mio piede.



Volgiti a me e abbi misericordia

perch sono solo ed infelice.



Allevia le angosce del mio cuore,

liberami dagli affanni.

Vedi la mia miseria e la mia pena

e perdona tutti i miei peccati.



Guarda i miei nemici: sono molti

e mi detestano con odio violento.

Proteggimi, dammi salvezza;

al tuo riparo io non sia deluso.



Mi proteggano integrit e rettitudine,

perch in te ho sperato.

Dio, libera Israele

da tutte le sue angosce.



SALMO 25 (26).

Preghiera di un uomo integro.



Di Davide.



Signore, fammi giustizia:

nell'integrit ho camminato

confido nel Signore, non potr vacillare.



Scrutami, Signore, e mettimi alla prova,

raffinami al fuoco il cuore e la mente.

La tua bont  davanti ai miei occhi

e nella tua verit dirigo i miei passi.



Non siedo con gli uomini falsi

e non frequento i simulatori.

Odio l'alleanza dei malvagi,

non mi associo con gli empi.



Lavo nell'innocenza le mie mani

e giro attorno al tuo altare, Signore,

per far risuonare voci di lode

e per narrare tutte le tue meraviglie.



Signore, amo la casa dove dimori

e il luogo dove abita la tua gloria.



Non travolgermi insieme ai peccatori,

con gli uomini di sangue non perder la mia vita,



perch nelle loro mani  la perfidia,

la loro destra  piena di regali.



Integro  invece il mio cammino;

riscattami e abbi misericordia.

Il mio piede sta su terra piana;

nelle assemblee benedir il Signore.



SALMO 26 (27)

Il tuo volto, Signore, io cerco.



Di Davide.



Il Signore  mia luce e mia salvezza,

di chi avr paura?

Il Signore  difesa della mia vita,

di chi avr timore?



Quando mi assalgono i malvagi

per straziarmi la carne,

sono essi, avversari e nemici,

a inciampare e cadere.



Se contro di me si accampa un esercito,

il mio cuore non teme

se contro di me divampa la battaglia,

anche allora ho fiducia.



Una cosa ho chiesto al Signore,

questa sola io cerco:

abitare nella casa del Signore

tutti i giorni della mia vita,

per gustare la dolcezza del Signore

e ammirare il suo santuario.



Egli mi offre un luogo di rifugio

nel giorno della sventura.

Mi nasconde nel segreto della sua dimora,

mi solleva sulla rupe.



E ora rialzo la testa

sui nemici che mi circondano;

immoler nella sua casa sacrifici d'esultanza,

inni di gioia canter al Signore.



Ascolta, Signore, la mia voce.

Io grido: abbi piet di me! Rispondimi?

Di te ha detto il mio cuore: Cercate il suo volto;

il tuo volto, Signore, io cerco.

Non nascondermi il tuo volto,

non respingere con ira il tuo servo.



Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,

non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.

Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato,

ma il Signore mi ha raccolto.



Mostrami, Signore, la tua via,

guidami sul retto cammino,

a causa dei miei nemici.

Non espormi alla brama dei miei avversari;

contro di me sono insorti falsi testimoni

che spirano violenza.



Sono certo di contemplare la bont del Signore

nella terra dei viventi.

Spera nel Signore, sii forte,

si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore.



SALMO 27 (28).

Non restare in silenzio, mio Dio!



Di Davide.



A te grido, Signore;

non restare in silenzio, mio Dio,

perch, se tu non mi parli,

io sono come chi scende nella fossa.



Ascolta la voce della mia supplica,

quando ti grido aiuto,

quando alzo le mie mani

verso il tuo santo tempio.



Non travolgermi con gli empi,

con quelli che fanno il male.

Parlano di pace al loro prossimo,

ma hanno la malizia nel cuore.



Ripagali secondo la loro opera

e la malvagit delle loro azioni.

Secondo le opere delle loro mani,

rendi loro quanto meritano.



Poich non hanno compreso l'agire del Signore

e le opere delle sue mani,

egli li abbatta e non li rialzi.



Sia benedetto il Signore,

che ha dato ascolto alla voce della mia preghiera;



il Signore  la mia forza e il mio scudo,

ho posto in lui la mia fiducia;

mi ha dato aiuto ed esulta il mio cuore,

con il mio canto gli rendo grazie.



Il Signore  la forza del suo popolo,

rifugio di salvezza del suo consacrato.

Salva il tuo popolo e la tua eredit benedici,

guidali e sostienili per sempre.



SALMO 28 (29).

Inno al Signore della tempesta.



Salmo. Di Davide.



Date al Signore, figli di Dio,

date al Signore gloria e potenza.

Date al Signore la gloria del suo nome,

prostratevi al Signore in santi ornamenti.



Il Signore tuona sulle acque,

il Dio della gloria scatena il tuono,

il Signore, sull'immensit delle acque.

Il Signore tuona con forza,

tuona il Signore con potenza.



Il tuono del Signore schianta i cedri,

il Signore schianta i cedri del Libano.



Fa balzare come un vitello il Libano

e il Sirion come un giovane bufalo.



Il tuono saetta fiamme di fuoco,

il tuono scuote la steppa,

il Signore scuote il deserto di Kades,

il tuono fa partorire le cerve e spoglia le foreste.



Nel suo tempio tutti dicono: Gloria!.

Il Signore  assiso sulla tempesta,

il Signore dar forza al suo popolo,

benedir il suo popolo con la pace.



SALMO 29 (30).

Mi hai fatto risalire dagli inferi.



Salmo. Canto per la festa della dedicazione del tempio. Di
Davide.



Ti esalter, Signore, perch mi hai liberato

e su di me non hai lasciato esultare i nemici.

Signore Dio mio,

a te ho gridato e mi hai guarito.

Signore, mi hai fatto risalire dagli inferi,

mi hai dato vita perch non scendessi nella tomba.



Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,

rendete grazie al suo santo nome,

perch la sua collera dura un istante,

la sua bont per tutta la vita.

Alla sera sopraggiunge il pianto

e al mattino, ecco la gioia.



Nella mia prosperit ho detto:

Nulla mi far vacillare!



Nella tua bont, o Signore,

mi hai posto su un monte sicuro;

ma quando hai nascosto il tuo volto,

io sono stato turbato.



A te grido, Signore,

chiedo aiuto al mio Dio.

Quale vantaggio dalla mia morte,

dalla mia discesa nella tomba?

Ti potr forse lodare la polvere

e proclamare la tua fedelt?



Ascolta, Signore, abbi misericordia,

Signore, vieni in mio aiuto.

Hai mutato il mio lamento in danza,

la mia veste di sacco in abito di gioia,

perch io possa cantare senza posa.

Signore, mio Dio, ti loder per sempre.



SALMO 30 (31).

Preghiera fiduciosa di un giusto deriso.



Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.



In te, Signore, mi sono rifugiato,

mai sar deluso;

per la tua giustizia salvami.

Porgi a me l'orecchio,

vieni presto a liberarmi.



Sii per me la rupe che mi accoglie,

la cinta di riparo che mi salva.

Tu sei la mia roccia e il mio baluardo,

per il tuo nome dirigi i miei passi.



Scioglimi dal laccio che mi hanno teso

perch sei tu la mia difesa.

Mi affido alle tue mani,

tu mi riscatti, Signore, Dio fedele.



Tu detesti chi serve idoli falsi,

ma io ho fede nel Signore.



Esulter di gioia per la tua grazia,

perch hai guardato alla mia miseria

hai conosciuto le mie angosce;

non mi hai consegnato nelle mani del nemico,

hai guidato al largo i miei passi.



Abbi piet di me, Signore, sono nell'affanno;

per il pianto si struggono i miei occhi,

la mia anima e le mie viscere.



Si consuma nel dolore la mia vita,

i miei anni passano nel gemito;

inaridisce per la pena il mio vigore,

si dissolvono tutte le mie ossa.



Sono l'obbrobrio dei miei nemici,

il disgusto dei miei vicini,

l'orrore dei miei conoscenti;

chi mi vede per strada mi sfugge.

Sono caduto in oblio come un morto,

sono divenuto un rifiuto.



Se odo la calunnia di molti, il terrore mi circonda;

quando insieme contro di me congiurano,

tramano di togliermi la vita.



Ma io confido in te, Signore;

dico: Tu sei il mio Dio,

nelle tue mani sono i miei giorni.

Liberami dalla mano dei miei nemici,

dalla stretta dei miei persecutori:

fa' splendere il tuo volto sul tuo servo,

salvami per la tua misericordia.



Signore, ch'io non resti confuso, perch ti ho invocato;

siano confusi gli empi, tacciano negli inferi.

Fa' tacere le labbra di menzogna

che dicono insolenze contro il giusto

con orgoglio e disprezzo.



Quanto  grande la tua bont, Signore!

La riservi per coloro che ti temono,

ne ricolmi chi in te si rifugia

davanti agli occhi di tutti.

Tu li nascondi al riparo del tuo volto,

lontano dagli intrighi degli uomini;

li metti al sicuro nella tua tenda

lontano dalla rissa delle lingue.



Benedetto il Signore

che ha fatto per me meraviglie di grazia

in una fortezza inaccessibile.

Io dicevo nel mio sgomento:

Sono escluso dalla tua presenza.

Tu invece hai ascoltato la voce della mia preghiera

quando a te gridavo aiuto.



Amate il Signore, voi tutti suoi santi;

il Signore protegge i suoi fedeli

e ripaga oltre misura l'orgoglioso.

Siate forti, riprendete coraggio,

o voi tutti che sperate nel Signore.



SALMO 31 (32).

La gioia dell'uomo perdonato.



Di Davide. "Maskil".



Beato l'uomo a cui  rimessa la colpa

e perdonato il peccato.

Beato l'uomo a cui Dio non imputa alcun male

e nel cui spirito non  inganno.



Tacevo e si logoravano le mie ossa,

mentre gemevo tutto il giorno.

Giorno e notte pesava su di me la tua mano,

come per arsura d'estate inaridiva il mio vigore.



Ti ho manifestato il mio peccato,

non ho tenuto nascosto il mio errore.

Ho detto:

Confesser al Signore le mie colpe,

e tu hai rimesso la malizia del mio peccato.



Per questo ti prega ogni fedele

nel tempo dell'angoscia.

Quando irromperanno grandi acque

non lo potranno raggiungere.



Tu sei il mio rifugio,

mi preservi dal pericolo,

mi circondi di esultanza per la salvezza.



Ti far saggio,

t'indicher la via da seguire;

con gli occhi su di te, ti dar consiglio.



Non siate come il cavallo e come il mulo

privi d'intelligenza;

si piega la loro fierezza con morso e briglie,

se no, a te non si avvicinano.



Molti saranno i dolori dell'empio,

ma la grazia circonda chi confida nel Signore.



Gioite nel Signore ed esultate, giusti,

giubilate, voi tutti, retti di cuore.



NOTA:  "Maskil": termine che non si sa come tradurre con
precisione; forse indica ammaestramento. Questo Salmo 31  uno
dei salmi penitenziali.



SALMO 32 (33).

Il piano del Signore sussiste per sempre.



Esultate, giusti, nel Signore:

ai retti si addice la lode.

Lodate il Signore con la cetra,

con l'arpa a dieci corde a lui cantate.

Cantate al Signore un canto nuovo,

suonate la cetra con arte e acclamate.



Poich retta  la parola del Signore

e fedele ogni sua opera.

Egli ama il diritto e la giustizia,

della sua grazia  piena la terra.



Dalla parola del Signore furono fatti i cieli,

dal soffio della sua bocca ogni loro schiera.

Come in un otre raccoglie le acque del mare,

chiude in riserve gli abissi.



Tema il Signore tutta la terra,

tremino davanti a lui gli abitanti del mondo,

perch egli parla e tutto  fatto,

comanda e tutto esiste.



Il Signore annulla i disegni delle nazioni,

rende vani i progetti dei popoli.

Ma il piano del Signore sussiste per sempre,

i pensieri del suo cuore per tutte le generazioni.

Beata la nazione il cui Dio  il Signore,

il popolo che si  scelto come erede.



Il Signore guarda dal cielo,

egli vede tutti gli uomini,

Dal luogo della sua dimora

scruta tutti gli abitanti della terra,

lui che, solo, ha plasmato il loro cuore

e comprende tutte le loro opere.



Il re non si salva per un forte esercito

n il prode per il suo grande vigore.

Il cavallo non giova per la vittoria,

con tutta la sua forza non potr salvare.



Ecco, l'occhio del Signore veglia su chi lo teme,

su chi spera nella sua grazia,

per liberarlo dalla morte

e nutrirlo in tempo di fame.



L'anima nostra attende il Signore,

egli  nostro aiuto e nostro scudo.

In lui gioisce il nostro cuore

e confidiamo nel suo santo nome.

Signore, sia su di noi la tua grazia,

perch in te speriamo.



SALMO 33 (34).

Gustate e vedete quanto  buono il signore.



Di Davide, quando si finse pazzo in presenza di Abimelek e, da
lui scacciato, se ne and.



Benedir il Signore in ogni tempo,

sulla mia bocca sempre la sua lode.

Io mi glorio nel Signore,

ascoltino gli umili e si rallegrino.



Celebrate con me il Signore,

esaltiamo insieme il suo nome.

Ho cercato il Signore e mi ha risposto

e da ogni timore mi ha liberato.



Guardate a lui e sarete raggianti,

non saranno confusi i vostri volti.

Questo povero grida e il Signore lo ascolta,

lo libera da tutte le sue angosce.



L'angelo del Signore si accampa

attorno a quelli che lo temono e li salva.

Gustate e vedete quanto  buono il Signore;

beato l'uomo che in lui si rifugia.



Temete il Signore, suoi santi,

nulla manca a coloro che lo temono.

I ricchi impoveriscono e hanno fame,

ma chi cerca il Signore non manca di nulla.



Venite, figli, ascoltatemi;

vi insegner il timore del Signore.

C' qualcuno che desidera la vita

e brama lunghi giorni per gustare il bene?



Preserva la lingua dal male,

le labbra da parole bugiarde.

Sta' lontano dal male e fa' il bene,

cerca la pace e perseguila.



Gli occhi del Signore sui giusti,

i suoi orecchi al loro grido di aiuto.

Il volto del Signore contro i malfattori,

per cancellarne dalla terra il ricordo.



Gridano e il Signore li ascolta,

li salva da tutte le loro angosce.

Il Signore  vicino a chi ha il cuore ferito,

egli salva gli spiriti affranti.



Molte sono le sventure del giusto,

ma lo libera da tutte il Signore.

Preserva tutte le sue ossa,

neppure uno sar spezzato.



La malizia uccide l'empio

e chi odia il giusto sar punito.

Il Signore riscatta la vita dei suoi servi,

chi in lui si rifugia non sar condannato.



SALMO 34 (35).

Signore, tu hai visto: non tacere!



Di Davide.



Signore, giudica chi mi accusa,

combatti chi mi combatte.

Afferra i tuoi scudi

e sorgi in mio aiuto.

Vibra la lancia e la scure

contro chi mi insegue.

Di' all'anima mia:

Sono io la tua salvezza.



Siano confusi e coperti di ignominia

quelli che attentano alla mia vita;

retrocedano e siano umiliati

quelli che tramano la mia sventura.



Siano come pula al vento

e l'angelo del Signore li incalzi;

la loro strada sia buia e scivolosa

quando li insegue l'angelo del Signore.



Poich senza motivo mi hanno teso una rete,

senza motivo mi hanno scavato una fossa.

Li colga la bufera improvvisa,

li catturi la rete che hanno tesa,

siano travolti dalla tempesta.



Io invece esulter nel Signore

per la gioia della sua salvezza.

Tutte le mie ossa dicano:

Chi  come te, Signore,

che liberi il debole dal pi forte,

il misero e il povero dal predatore?



Sorgevano testimoni violenti,

mi interrogavano su ci che ignoravo,

mi rendevano male per bene:

una desolazione per la mia vita.



Io, quand'erano malati, vestivo di sacco,

mi affliggevo col digiuno,

riecheggiava nel mio petto la mia preghiera.

Mi angustiavo come per l'amico, per il fratello;

come in lutto per la madre mi prostravo nel dolore.



Ma essi godono della mia caduta, si radunano,

si radunano contro di me per colpirmi all'improvviso.

Mi dilaniano senza posa,

mi mettono alla prova,

scherno su scherno

contro di me digrignano i denti.



Fino a quando, Signore, starai a guardare?

Libera la mia vita dalla loro violenza,

dalle zanne dei leoni l'unico mio bene.

Ti loder nella grande assemblea,

ti celebrer in mezzo a un popolo numeroso.



Non esultino su di me i nemici bugiardi,

non strizzi l'occhio chi mi odia senza motivo.



Poich essi non parlano di pace,

contro gli umili della terra tramano inganni.

Spalancano contro di me la loro bocca;

dicono con scherno: Abbiamo visto con i nostri occhi!.



Signore, tu hai visto, non tacere;

Dio, da me non stare lontano.

Destati, svegliati per il mio giudizio,

per la mia causa, Signore mio Dio.

Giudicami secondo la tua giustizia, Signore mio Dio,

e di me non abbiano a gioire.



Non pensino in cuor loro: Siamo soddisfatti!.

Non dicano: Lo abbiamo divorato.

Sia confuso e svergognato chi gode della mia sventura,

sia coperto di vergogna e d'ignominia chi mi insulta.



Esulti e gioisca chi ama il mio diritto,

dica sempre: Grande  il Signore

che vuole la pace del suo servo.



La mia lingua celebrer la tua giustizia,

canter la tua lode per sempre.



SALMO 35 (36).

E' in te la sorgente della vita.



Al maestro del coro. Di Davide servo del Signore.



Nel cuore dell'empio parla il peccato,

davanti ai suoi occhi non c' timor di Dio.



Poich egli si illude con se stesso

nel ricercare la sua colpa e detestarla.

Inique e fallaci sono le sue parole,

rifiuta di capire, di compiere il bene.



Iniquit trama sul suo giaciglio,

si ostina su vie non buone,

via da s non respinge il male.



Signore, la tua grazia  nel cielo,

la tua fedelt fino alle nubi,

la tua giustizia  come i monti pi alti,

il tuo giudizio come il grande abisso:

uomini e bestie tu salvi, Signore.



Quanto  preziosa la tua grazia, o Dio!

Si rifugiano gli uomini all'ombra delle tue ali!

5i saziano dell'abbondanza della tua casa

e li disseti al torrente delle tue delizie.

E' in te la sorgente della vita,

alla tua luce vediamo la luce.



Concedi la tua grazia a chi ti conosce,

la tua giustizia ai retti di cuore.

Non mi raggiunga il piede dei superbi,

non mi disperda la mano degli empi.



Ecco, sono caduti i malfattori,

abbattuti, non possono rialzarsi.



SALMO 36 (37).

Insegnamento sulla sorte di giusti e malvagi.



Di Davide.



Non adirarti contro gli empi,

non invidiare i malfattori.

Come fieno presto appassiranno,

cadranno come erba del prato.



Confida nel Signore e fa' il bene,

abita la terra e vivi con fede.

Cerca la gioia nel Signore,

esaudir i desideri del tuo cuore.



Manifesta al Signore la tua via,

confida in lui: compir la sua opera;

far brillare come luce la tua giustizia,

come il meriggio il tuo diritto.



Sta' in silenzio davanti al Signore

e spera in lui;

non irritarti per chi ha successo,

per l'uomo che trama insidie.



Desisti dall'ira e deponi lo sdegno,

non irritarti: faresti del male;

poich i malvagi saranno sterminati,

ma chi spera nel Signore posseder la terra.



Ancora un poco e l'empio scompare,

cerchi il suo posto e pi non lo trovi.

I miti invece possederanno la terra

e godranno di una grande pace.



L'empio trama contro il giusto,

contro di lui digrigna i denti.

Ma il Signore ride dell'empio,

perch vede arrivare il suo giorno.



Gli empi sfoderano la spada

e tendono l'arco

per abbattere il misero e l'indigente,

per uccidere chi cammina sulla retta via.

La loro spada raggiunger il loro cuore

e i loro archi si spezzeranno.



Il poco del giusto  cosa migliore

dell'abbondanza degli empi;

le braccia degli empi saranno spezzate,

ma il Signore  il sostegno dei giusti.



Conosce il Signore la vita dei buoni,

la loro eredit durer per sempre.

Non saranno confusi nel tempo della sventura

e nei giorni della fame saranno saziati.



Poich gli empi periranno,

i nemici del Signore appassiranno

come lo splendore dei prati,

tutti come fumo svaniranno.



L'empio prende in prestito e non restituisce,

ma il giusto ha compassione e d in dono.

Chi  benedetto da Dio posseder la terra,

ma chi  maledetto sar sterminato.



Il Signore fa sicuri i passi dell'uomo

e segue con amore il suo cammino.

Se cade, non rimane a terra

perch il Signore lo tiene per mano.



Sono stato fanciullo e ora sono vecchio,

non ho mai visto il giusto abbandonato

n i suoi figli mendicarne il pane.

Egli ha sempre compassione e d in prestito,

per questo la sua stirpe  benedetta.



St lontano dal male e fa' il bene,

e avrai sempre una casa.

Perch il Signore ama la giustizia

e non abbandona i suoi fedeli;



gli empi saranno distrutti per sempre

e la loro stirpe sar sterminata.

I giusti possederanno la terra

e la abiteranno per sempre.



La bocca del giusto proclama la sapienza,

e la sua lingua esprime la giustizia;

la legge del suo Dio  nel suo cuore,

i suoi passi non vacilleranno.



L'empio spia il giusto

e cerca di farlo morire.

Il Signore non lo abbandona alla sua mano,

nel giudizio non lo lascia condannare.



Spera nel Signore e segui la sua via:

ti esalter e tu possederai la terra

e vedrai lo sterminio degli empi.



Ho visto l'empio trionfante

ergersi come cedro rigoglioso;

sono passato e pi non c'era,

l'ho cercato e pi non si  trovato.



Osserva il giusto e vedi l'uomo retto,

l'uomo di pace avr una discendenza.

Ma tutti i peccatori saranno distrutti,

la discendenza degli empi sar sterminata.



La salvezza dei giusti viene dal Signore,

nel tempo dell'angoscia  loro difesa;

il Signore viene in loro aiuto e li scampa,

li libera dagli empi e d loro salvezza,

perch in lui si sono rifugiati.



SALMO 37 (38).

Su di me  scesa la tua mano.



Salmo. Di Davide. In memoria.



Signore, non castigarmi nel tuo sdegno,

non punirmi nella tua ira.

Le tue frecce mi hanno trafitto,

su di me  scesa la tua mano.

Per il tuo sdegno non c' in me nulla di sano,

nulla  intatto nelle mie ossa per i miei peccati.



Le mie iniquit hanno superato il mio capo,

come carico pesante mi hanno oppresso.

Putride e fetide sono le mie piaghe

a causa della mia stoltezza.

Sono curvo e accasciato,

triste mi aggiro tutto il giorno.



I miei fianchi sono torturati,

in me non c' nulla di sano.

Afflitto e sfinito all'estremo,

ruggisco per il fremito del mio cuore.



Signore, davanti a te ogni mio desiderio

e il mio gemito a te non  nascosto.

Palpita il mio cuore,

la forza mi abbandona,

si spegne la luce dei miei occhi.



Amici e compagni si scostano dalle mie piaghe,

i miei vicini stanno a distanza.

Tende lacci chi attenta alla mia vita,

trama insidie chi cerca la mia rovina

e tutto il giorno medita inganni.



Io, come un sordo, non ascolto

e come un muto non apro la bocca;

sono come un uomo che non sente e non risponde.



In te spero, Signore;

tu mi risponderai, Signore Dio mio.

Ho detto: Di me non godano,

contro di me non si vantino

quando il mio piede vacilla.



Poich io sto per cadere

e ho sempre dinanzi la mia pena.

Ecco, confesso la mia colpa,

sono in ansia per il mio peccato.



I miei nemici sono vivi e forti,

troppi mi odiano senza motivo,

mi pagano il bene col male,

mi accusano perch cerco il bene.



Non abbandonarmi, Signore,

Dio mio, da me non stare lontano;

accorri in mio aiuto,

Signore, mia salvezza.



SALMO 38 (39).

Io sono un forestiero...



Al maestro del coro, "Idutun". Salmo. Di Davide.



Ho detto: Veglier sulla mia condotta

per non peccare con la mia lingua;

porr un freno alla mia bocca

mentre l'empio mi sta dinanzi.

Sono rimasto quieto in silenzio:

tacevo privo di bene,

la sua fortuna ha esasperato il mio dolore.



Ardeva il cuore nel mio petto,

al ripensarci  divampato il fuoco;

allora ho parlato:

Rivelami, Signore, la mia fine;

quale sia la misura dei miei giorni

e sapr quanto  breve la mia vita.



Vedi, in pochi palmi hai misurato i miei giorni,

la mia esistenza davanti a te  un nulla.

Solo un soffio  ogni uomo che vive,

come ombra  l'uomo che passa;

solo un soffio che si agita,

accumula ricchezze e non sa chi le raccolga.



Ora, che attendo, Signore?

In te la mia speranza.

Liberami da tutte le mie colpe,

non rendermi scherno dello stolto.

Sto in silenzio, non apro bocca,

perch sei tu che agisci.



Allontana da me i tuoi colpi:

sono distrutto sotto il peso della tua mano.

Castigando il suo peccato

tu correggi l'uomo,

corrodi come tarlo i suoi tesori.

Ogni uomo non  che un soffio.



Ascolta la mia preghiera, Signore,

porgi l'orecchio al mio grido,

non essere sordo alle mie lacrime

poich io sono un forestiero,

uno straniero come tutti i miei padri.

Distogli il tuo sguardo, che io respiri,

prima che me ne vada e pi non sia.



NOTA: "Idutun": uno dei tre direttori di coro stabiliti da
Davide secondo 1 Cronache 25.



SALMO 39 (40).

Eccomi, Signore!



Al maestro del coro. Di Davide. Salmo.



Ho sperato: ho sperato nel Signore

ed egli su di me si  chinato,

ha dato ascolto al mio grido.



Mi ha tratto dalla fossa della morte,

dal fango della palude;

i miei piedi ha stabilito sulla roccia,

ha reso sicuri i miei passi.



Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,

lode al nostro Dio.

Molti vedranno e avranno timore

e confideranno nel Signore.



Beato l'uomo che spera nel Signore

e non si mette dalla parte dei superbi,

n si volge a chi segue la menzogna.



Quanti prodigi hai fatto, Signore Dio mio,

quali disegni in nostro favore:

nessuno a te si pu paragonare.

Se li voglio annunziare e proclamare,

sono troppi per essere contati.



Sacrificio e offerta non gradisci,

gli orecchi mi hai aperto.

Non hai chiesto olocausto e vittima per la colpa.

Allora ho detto: Ecco, io vengo.



Sul rotolo del libro di me  scritto,

di compiere il tuo volere.

Mio Dio, questo io desidero,

la tua legge  nel profondo del mio cuore.



Ho annunziato la tua giustizia nella grande assemblea;

vedi, non tengo chiuse le labbra, Signore, tu lo sai.

Non ho nascosto la tua giustizia in fondo al cuore,

la tua fedelt e la tua salvezza ho proclamato.

Non ho nascosto la tua grazia

e la tua fedelt alla grande assemblea.



Non rifiutarmi, Signore, la tua misericordia,

la tua fedelt e la tua grazia

mi proteggano sempre,



poich mi circondano mali senza numero,

le mie colpe mi opprimono

e non posso pi vedere.

Sono pi dei capelli del mio capo,

il mio cuore viene meno.



Degnati, Signore, di liberarmi;

accorri, Signore, in mio aiuto.

Vergogna e confusione

per quanti cercano di togliermi la vita.



Retrocedano coperti d'infamia

quelli che godono della mia sventura.

Siano presi da tremore e da vergogna

quelli che mi scherniscono.



Esultino e gioiscano in te quanti ti cercano,

dicano sempre: Il Signore  grande

quelli che bramano la tua salvezza.



Io sono povero e infelice;

di me ha cura il Signore.

Tu, mio aiuto e mia liberazione,

mio Dio, non tardare.



SALMO 40 (41).

Preghiera del malato abbandonato.



Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.



Beato l'uomo che ha cura del debole,

nel giorno della sventura il Signore lo libera.

Veglier su di lui il Signore,

lo far vivere beato sulla terra,

non lo abbandoner alle brame dei nemici.

Il Signore lo sosterr sul letto del dolore;

gli dar sollievo nella sua malattia.



Io ho detto: Piet di me, Signore,

risanami, contro di te ho peccato.

I nemici mi augurano il male:

Quando morir e perir il suo nome?.

Chi viene a visitarmi dice il falso,

il suo cuore accumula malizia

e uscito fuori sparla.



Contro di me sussurrano insieme i miei nemici,

contro di me pensano il male:

Un morbo maligno su di lui si  abbattuto,

da dove si  steso non potr rialzarsi.

Anche l'amico in cui confidavo,

anche lui, che mangiava il mio pane,

alza contro di me il suo calcagno.



Ma tu, Signore, abbi piet e sollevami,

che io li possa ripagare.

Da questo sapr che tu mi ami,

se non trionfa su di me il mio nemico;

per la mia integrit tu mi sostieni,

mi fai stare alla tua presenza per sempre.



Sia benedetto il Signore, Dio d'Israele,

da sempre e per sempre. Amen, amen.





LIBRO SECONDO.

Il Salterio dei figli di Core.



NOTA: I figli di Core erano i Leviti.



SALMO 41 (42).

La mia anima ha sete del Dio vivente.



Al maestro del coro. "Maskil". Dei figli di Core.



Come la cerva anela ai corsi d'acqua,

cos l'anima mia anela a te, o Dio.



L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:

quando verr e vedr il volto di Dio?



Le lacrime sono mio pane giorno e notte,

mentre mi dicono sempre: Dov' il tuo Dio?.



Questo io ricordo, e il mio cuore si strugge:

attraverso la folla avanzavo tra i primi

fino alla casa di Dio,

in mezzo ai canti di gioia

di una moltitudine in festa.



Perch ti rattristi, anima mia,

perch su di me gemi?

Spera in Dio: ancora potr lodarlo,

lui, salvezza del mio volto e mio Dio.



In me si abbatte l'anima mia;

perci di te mi ricordo

dal paese del Giordano e dell'Ermon, dal monte Mizar.



Un abisso chiama l'abisso

al fragore delle tue cascate;

tutti i tuoi flutti e le tue onde

sopra di me sono passati.



Di giorno il Signore mi dona la sua grazia,

di notte per lui innalzo il mio canto:

la mia preghiera al Dio vivente.



Dir a Dio, mia difesa:

Perch mi hai dimenticato?

Perch triste me ne vado, oppresso dal nemico?.



Per l'insulto dei miei avversari

sono infrante le mie ossa;

essi dicono a me tutto il giorno: Dov' il tuo Dio?.



Perch ti rattristi, anima mia,

perch su di me gemi?

Spera in Dio: ancora potr lodarlo

lui, salvezza del mio volto e mio Dio.



SALMO 42 (43).



Fammi giustizia, o Dio,

difendi la mia causa contro gente spietata;

liberami dall'uomo iniquo e fallace.



Tu sei il Dio della mia difesa;

perch mi respingi,

perch triste me ne vado

oppresso dal nemico?



Manda la tua verit e la tua luce;

siano esse a guidarmi,

mi portino al tuo monte santo e alle tue dimore.



Verr all'altare di Dio,

al Dio della mia gioia, del mio giubilo.

A te canter con la cetra,

Dio, Dio mio.



Perch ti rattristi, anima mia,

perch su di me gemi?

Spera in Dio: ancora potr lodarlo,

lui, salvezza del mio volto e mio Dio.



SALMO 43 (44).

Salvaci, per la tua misericordia!



Al maestro del coro. Dei figli di Core. "Maskil".



Dio, con i nostri orecchi abbiamo udito,

i nostri padri ci hanno raccontato

l'opera che hai compiuto ai loro giorni,

nei tempi antichi.



Tu per piantarli,

con la tua mano hai sradicato le genti,

per far loro posto,

hai distrutto i popoli.

Poich non con la spada conquistarono la terra,

n fu il loro braccio a salvarli;

ma il tuo braccio e la tua destra

e la luce del tuo volto,

perch tu li amavi.



Sei tu il mio re, Dio mio,

che decidi vittorie per Giacobbe.

Per te abbiamo respinto i nostri avversari,

nel tuo nome abbiamo annientato i nostri aggressori.



Infatti nel mio arco non ho confidato

e non la mia spada mi ha salvato,

ma tu ci hai salvati dai nostri avversari,

hai confuso i nostri nemici.

In Dio ci gloriamo ogni giorno,

celebrando senza fine il tuo nome.



Ma ora ci hai respinti e coperti di vergogna,

e pi non esci con le nostre schiere.

Ci hai fatti fuggire di fronte agli avversari

e i nostri nemici ci hanno spogliati.



Ci hai consegnati come pecore da macello,

ci hai dispersi in mezzo alle nazioni.

Hai venduto il tuo popolo per niente,

sul loro prezzo non hai guadagnato.



Ci hai resi ludibrio dei nostri vicini,

scherno e obbrobrio a chi ci sta intorno.

Ci hai resi la favola dei popoli,

su di noi le nazioni scuotono il capo.



L'infamia mi sta sempre davanti

e la vergogna copre il mio volto

per la voce di chi insulta e bestemmia,

davanti al nemico che brama vendetta.



Tutto questo ci  accaduto

e non ti avevamo dimenticato,

non avevamo tradito la tua alleanza.

Non si era volto indietro il nostro cuore,

i nostri passi non avevano lasciato il tuo sentiero;

ma tu ci hai abbattuti in un luogo di sciacalli

e ci hai avvolti di ombre tenebrose.



Se avessimo dimenticato il nome del nostro Dio

e teso le mani verso un dio straniero,

forse che Dio non lo avrebbe scoperto,

lui che conosce i segreti del cuore?

Per te ogni giorno siamo messi a morte,

stimati come pecore da macello.



Svegliati, perch dormi, Signore?

Destati, non ci respingere per sempre.

Perch nascondi il tuo volto,

dimentichi la nostra miseria e oppressione?



Poich siamo prostrati nella polvere,

il nostro corpo  steso a terra.

Sorgi, vieni in nostro aiuto;

salvaci per la tua misericordia.



SALMO 44 (45).

Al re piacer la tua bellezza.



Al maestro del coro. Su I gigli.... Dei figli di Core.
"Maskil". Canto d'amore.



Effonde il mio cuore liete parole,

io canto al re il mio poema.

La mia lingua  stilo di scriba veloce.



Tu sei il pi bello tra i figli dell'uomo,

sulle tue labbra  diffusa la grazia,

ti ha benedetto Dio per sempre.



Cingi, prode, la spada al tuo fianco,

nello splendore della tua maest ti arrida la sorte,

avanza per la verit, la mitezza e la giustizia.



La tua destra ti mostri prodigi:

le tue frecce acute colpiscono al cuore i nemici del re;

sotto di te cadono i popoli.



Il tuo trono, Dio, dura per sempre;

 scettro giusto lo scettro del tuo regno.

Ami la giustizia e l'empiet detesti:



Dio, il tuo Dio ti ha consacrato con olio di letizia,

a preferenza dei tuoi eguali.

Le tue vesti son tutte mirra, alo e cassia,

dai palazzi d'avorio ti allietano le cetre.

Figlie di re stanno tra le tue predilette;

alla tua destra la regina in ori di Ofir.



Ascolta, figlia, guarda, porgi l'orecchio,

dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;

al re piacer la tua bellezza.

Egli  il tuo Signore: prostrati a lui.

Da Tiro vengono portando doni,

i pi ricchi del popolo cercano il tuo volto.



La figlia del re  tutta splendore,

gemme e tessuto d'oro  il suo vestito.

E' presentata al re in preziosi ricami;

con lei le vergini compagne a te sono condotte;

guidate in gioia ed esultanza,

entrano insieme nel palazzo del re.

Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli;

li farai capi di tutta la terra.



Far ricordare il tuo nome per tutte le generazioni,

e i popoli ti loderanno in eterno, per sempre.



SALMO 45 (46).

Il Signore degli eserciti  con noi!



Al maestro del coro. Dei figli di Core. Su Le vergini....
Canto.



Dio  per noi rifugio e forza,

aiuto sempre vicino nelle angosce.

Perci non temiamo se trema la terra,

se crollano i monti nel fondo del mare.

Fremano, si gonfino le sue acque,

tremino i monti per i suoi flutti.



Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano la citt di Dio,

la santa dimora dell'Altissimo.

Dio sta in essa: non potr vacillare;

la soccorrer Dio, prima del mattino.

Fremettero le genti, i regni si scossero;

egli tuon, si sgretol la terra.



Il Signore degli eserciti  con noi,

nostro rifugio  il Dio di Giacobbe.



Venite, vedete le opere del Signore,

egli ha fatto portenti sulla terra.

Far cessare le guerre sino ai confini della terra,

romper gli archi e spezzer le lance,

brucer con il fuoco gli scudi.

Fermatevi e sappiate che io sono Dio,

eccelso tra le genti, eccelso sulla terra.



Il Signore degli eserciti  con noi,

nostro rifugio  il Dio di Giacobbe.



SALMO 46 (47).

Dio  re di tutta la terra.



Al maestro del coro. Dei figli di Core. Salmo.



Applaudite, popoli tutti,

acclamate Dio con voci di gioia;

perch terribile  il Signore, l'Altissimo,

re grande su tutta la terra.

Egli ci ha assoggettato i popoli,

ha messo le nazioni sotto i nostri piedi.



La nostra eredit ha scelto per noi,

vanto di Giacobbe suo prediletto.



Ascende Dio tra le acclamazioni,

il Signore al suono di tromba.



Cantate inni a Dio, cantate inni;

cantate inni al nostro re, cantate inni;

perch Dio  re di tutta la terra

cantate inni con arte.



Dio regna sui popoli,

Dio siede sul suo trono santo.



I capi dei popoli si sono raccolti

con il popolo del Dio di Abramo,

perch di Dio sono i potenti della terra:

egli  l'Altissimo.



SALMO 47 (48).

Il monte Sion, dimora divina.



Cantico. Salmo. Dei figli di Core.



Grande  il Signore e degno di ogni lode

nella citt del nostro Dio.

Il suo monte santo, altura stupenda,

 la gioia di tutta la terra.



Il monte Sion, dimora divina,

 la citt del grande Sovrano.

Dio nei suoi baluardi

 apparso fortezza inespugnabile.



Ecco, i re si sono alleati,

sono avanzati insieme.

Essi hanno visto:

attoniti e presi dal panico, sono fuggiti.



L sgomento li ha colti,

doglie come di partoriente,

simile al vento orientale

che squarcia le navi di Tarsis.



Come avevamo udito, cos abbiamo visto

nella citt del Signore degli eserciti,

nella citt del nostro Dio;

Dio l'ha fondata per sempre.



Ricordiamo, Dio, la tua misericordia

dentro il tuo tempio.

Come il tuo nome, o Dio,

cos la tua lode si estende

ai confini della terra,

 piena di giustizia la tua destra.



Gioisca il monte di Sion,

esultino le citt di Giuda

a motivo dei tuoi giudizi.



Circondate Sion, giratelo intorno,

contate le sue torri.

Osservate i suoi baluardi,

passate in rassegna le sue fortezze,



per narrare alla generazione futura:

Questo  il Signore, nostro Dio,

in eterno, sempre:

egli  colui che ci guida.



SALMO 48 (49).

L'uomo nella prosperit non comprende.



Al maestro del coro. Dei figli di Core. Salmo.



Ascoltate, popoli tutti,

porgete orecchio abitanti del mondo,

voi nobili e gente del popolo,

ricchi e poveri insieme.



La mia bocca esprime sapienza,

il mio cuore medita saggezza;

porger l'orecchio a un proverbio,

spiegher il mio enigma sulla cetra.



Perch temere nei giorni tristi,

quando mi circonda la malizia dei perversi?



Essi confidano nella loro forza,

si vantano della loro grande ricchezza.



Nessuno pu riscattare se stesso

o dare a Dio il suo prezzo.



Per quanto si paghi il riscatto di una vita,

non potr mai bastare

per vivere senza fine, e non vedere la tomba.



Vedr morire i sapienti;

lo stolto e l'insensato periranno insieme

e lasceranno ad altri le loro ricchezze.



Il sepolcro sar loro casa per sempre,

loro dimora per tutte le generazioni

eppure hanno dato il loro nome alla terra.



Ma l'uomo nella prosperit non comprende,

 come gli animali che periscono.

Questa  la sorte di chi confida in se stesso,

l'avvenire di chi si compiace nelle sue parole.



Come pecore sono avviati agli inferi,

sar loro pastore la morte;

scenderanno a precipizio nel sepolcro,

svanir ogni loro parvenza:

gli inferi saranno la loro dimora.



Ma Dio potr riscattarmi,

mi strapper dalla mano della morte.



Se vedi un uomo arricchirsi, non temere,

se aumenta la gloria della sua casa.

Quando muore, con s non porta nulla

n scende con lui la sua gloria.



Nella sua vita si diceva fortunato:

Ti loderanno, perch ti sei procurato del bene.

Andr con la generazione dei suoi padri

che non vedranno mai pi la luce.



L'uomo nella prosperit non comprende,

 come gli animali che periscono.



SALMO 49 (50).

Giudizio di Dio sul valore dei sacrifici.



Salmo. Di Asaf.



Parla il Signore, Dio degli dei,

convoca la terra da oriente a occidente.

Da Sion, splendore di bellezza,

Dio rifulge.



Viene il nostro Dio e non sta in silenzio;

davanti a lui un fuoco divorante,

intorno a lui si scatena la tempesta.

Convoca il cielo dall'alto

e la terra al giudizio del suo popolo:



Davanti a me riunite i miei fedeli,

che hanno sancito con me l'alleanza offrendo un sacrificio.



Il cielo annunzi la sua giustizia,

Dio  il giudice.



Ascolta, popolo mio, voglio parlare,

testimonier contro di te, Israele:

Io sono Dio, il tuo Dio.



Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici;

i tuoi olocausti mi stanno sempre dinanzi.

Non prender giovenchi dalla tua casa,

n capri dai tuoi recinti.



Sono mie tutte le bestie della foresta,

animali a migliaia sui monti.

Conosco tutti gli uccelli del cielo,

 mio ci che si muove nella campagna.



Se avessi fame, a te non lo direi;

mio  il mondo e quanto contiene.

Manger forse la carne dei tori

berr forse il sangue dei capri?



Offri a Dio un sacrificio di lode

e sciogli all'Altissimo i tuoi voti;

invocami nel giorno della sventura:

ti salver e tu mi darai gloria.



All'empio dice Dio:

Perch vai ripetendo i miei decreti

e hai sempre in bocca la mia alleanza,

tu che detesti la disciplina

e le mie parole te le getti alle spalle?



Se vedi un ladro, corri con lui

e degli adulteri ti fai compagno.

Abbandoni la tua bocca al male

e la tua lingua ordisce inganni.



Ti siedi, parli contro il tuo fratello,

getti fango contro il figlio di tua madre.

Hai fatto questo e dovrei tacere?

Forse credevi ch'io fossi come te!

Ti rimprovero: ti pongo innanzi i tuoi peccati.



Capite questo, voi che dimenticate Dio,

perch non mi adiri e nessuno vi salvi.

Chi offre il sacrificio di lode, questi mi onora,

a chi cammina per la retta via mostrer la salvezza di Dio.



SALMI DETTI DI DAVIDE.



SALMO 50 (51).

Piet di me, o Dio, secondo la tua misericordia!



Al maestro del coro. Salmo. Di Davide. Quando venne da lui il
profeta Natan dopo che aveva peccato con Betsabea.



Piet di me, o Dio, secondo la tua misericordia;

nella tua grande bont cancella il mio peccato.

Lavami da tutte le mie colpe,

mondami dal mio peccato.



Riconosco la mia colpa,

il mio peccato mi sta sempre dinanzi.

Contro di te, contro te solo ho peccato,

quello che  male ai tuoi occhi io l'ho fatto;



perci sei giusto quando parli,

retto nel tuo giudizio.

Ecco, nella colpa sono stato generato,

nel peccato mi ha concepito mia madre.



Ma tu vuoi la sincerit del cuore

e nell'intimo m'insegni la sapienza.



Purificami con issopo, e sar mondato;

lavami, e sar pi bianco della neve.



Fammi sentire gioia e letizia;

esulteranno le ossa che hai spezzato.

Distogli lo sguardo dai miei peccati,

cancella tutte le mie colpe.



Crea in me, o Dio, un cuore puro,

rinnova in me uno spirito saldo.



Non respingermi dalla tua presenza

e non privarmi del tuo santo spirito.



Rendimi la gioia di essere salvato,

Sostieni in me un animo generoso.

Insegner agli erranti le tue vie

e i peccatori a te ritorneranno.



Liberami dal sangue, Dio, Dio mia salvezza,

la mia lingua esalter la tua giustizia.



Signore, apri le mie labbra

e la mia bocca proclami la tua lode;

poich non gradisci il sacrificio

e, se offro olocausti, non li accetti.

Uno spirito contrito  sacrificio a Dio,

un cuore affranto e umiliato,

tu, o Dio, non disprezzi.



Nel tuo amore fa' grazia a Sion,

rialza le mura di Gerusalemme.



Allora gradirai i sacrifici prescritti,

l'olocausto e l'intera oblazione,

allora immoleranno vittime sopra il tuo altare.



SALMO 51 (52).

Dio ti demolir per sempre.



Al maestro del coro. "Maskil". Di Davide. Dopo che l'idumeo Doeg
venne da Saul per informarlo e dirgli: Davide  entrato in casa
di Abimelek.



Perch ti vanti del male

o prepotente nella tua malizia?

Ordisci insidie ogni giorno;

la tua lingua  come lama affilata,

artefice di inganni.



Tu preferisci il male al bene,

la menzogna al parlare sincero.

Ami ogni parola di rovina,

o lingua di impostura.



Perci Dio ti demolir per sempre,

ti spezzer e ti strapper dalla tenda

e ti sradicher dalla terra dei viventi.



Vedendo, i giusti saranno presi da timore

e di lui rideranno:

Ecco l'uomo che non ha posto in Dio la sua difesa,

ma confidava nella sua grande ricchezza

e si faceva forte dei suo crimini.



Io invece come ulivo verdeggiante

nella casa di Dio.

Mi abbandono alla fedelt di Dio

ora e per sempre.



Voglio renderti grazie in eterno

per quanto hai operato;

spero nel tuo nome, perch  buono,

davanti ai tuoi fedeli.



SALMO 52 (53)

Lo stolto pensa: Dio non esiste.



Al maestro del coro. Su Macalat. Maskil. Di Davide.



Lo stolto pensa: Dio non esiste.

Sono corrotti, fanno cose abominevoli,

nessuno fa il bene.



Dio dal cielo si china sui figli dell'uomo

per vedere se c' un uomo saggio che cerca Dio.



Tutti hanno traviato, tutti sono corrotti;

nessuno fa il bene, neppure uno.



Non comprendono forse i malfattori

che divorano il mio popolo come il pane

e non invocano Dio?



Hanno tremato di spavento,

la dove non c'era da temere.

Dio ha disperso le ossa degli aggressori,

sono confusi perch Dio li ha respinti.



Chi mander da Sion la salvezza di Israele?

Quando Dio far tornare i deportati del suo popolo,

esulter Giacobbe, gioir Israele.



NOTA: 1. "Macalat": forse una modulazione triste.



SALMO 53 (54).

Dio, per il tuo nome, salvami!



Al maestro del coro. Per strumenti a corda. "Maskil". Di Davide.
Dopo che gli Zifei vennero da Saul a dirgli: Ecco, Davide se ne
sta nascosto presso di noi.



Dio, per il tuo nome, salvami,

per la tua potenza rendimi giustizia.

Dio ascolta la mia preghiera,

porgi l'orecchio alle parole della mia bocca;

poich sono insorti contro di me gli arroganti

e i prepotenti insidiano la mia vita,

davanti a s non pongono Dio.



Ecco, Dio  il mio aiuto,

il Signore mi sostiene.

Fa' ricadere il male sui miei nemici,

nella tua fedelt disperdili.



Di tutto cuore ti offrir un sacrificio,

Signore, loder il tuo nome perch  buono;

da ogni angoscia mi hai liberato

e il mio occhio ha sfidato i miei nemici.



SALMO 54 (55).

Se si potesse fuggire...



Al maestro del coro. Per strumenti a corda. "Maskil". Di Davide.



Porgi l'orecchio, Dio, alla mia preghiera,

non respingere la mia supplica;

dammi ascolto e rispondimi.



Mi agito nel mio lamento e sono sconvolto

al grido del nemico, al clamore dell'empio.

Contro di me riversano sventura,

mi perseguitano con furore.



Dentro di me freme il mio cuore,

piombano su di me terrori di morte.

Timore e spavento mi invadono

e lo sgomento mi opprime.



Dico: Chi mi dar ali come di colomba,

per volare e trovare riposo?

Ecco, errando, fuggirei lontano,

abiterei nel deserto.



Riposerei in un luogo di riparo

nella furia del vento e dell'uragano.



Disperdili, Signore,

confondi le loro lingue:

ho visto nella citt violenza e contese.



Giorno e notte si aggirano sulle sue mura,

all'interno iniquit, travaglio e insidie,

e non cessano nelle sue piazze sopruso e inganno.



Se mi avesse insultato un nemico,

l'avrei sopportato;

se fosse insorto contro di me un avversario,

da lui mi sarei nascosto.



Ma sei tu, mio compagno,

mio amico e confidente;

ci legava una dolce amicizia,

verso la casa di Dio camminavamo in festa.



Piombi su di loro la morte,

scendano vivi negli inferi;

perch il male  nelle loro case

e nel loro cuore.



Io invoco Dio e il Signore mi salva.

Di sera, al mattino, a mezzogiorno mi lamento e sospiro

ed egli ascolta la mia voce;



mi salva, mi d pace da coloro che mi combattono:

sono tanti i miei avversari.

Dio mi ascolta e li umilia,

egli che domina da sempre.



Per essi non c' conversione

e non temono Dio.

Ognuno ha steso la mano contro i suoi amici,

ha violato la sua alleanza.



Pi untuosa del burro  la sua bocca,

ma nel cuore ha la guerra;

pi fluide dell'olio le sue parole,

ma sono spade sguainate.



Getta sul Signore il tuo affanno

ed egli ti dar sostegno,

mai permetter che il giusto vacilli.



Tu, Dio, li sprofonderai nella tomba

gli uomini sanguinari e fraudolenti:

essi non giungeranno alla met dei loro giorni.

Ma io, Signore, in te confido.



SALMO 55 (56).

So che Dio  in mio favore.



Al maestro del coro. Su Jonat elem rehoqim. Di Davide.
"Miktam". Quando i Filistei lo tenevano prigioniero in Gat.



Piet di me, o Dio, perch l'uomo mi calpesta,

un aggressore sempre mi opprime.

Mi calpestano sempre i miei nemici,

molti sono quelli che mi combattono.



Nell'ora della paura,

io in te confido.

In Dio, di cui lodo la parola,

in Dio confido, non avr timore:

che cosa potr farmi un uomo?



Travisano sempre le mie parole,

non pensano che a farmi del male.

Suscitano contese e tendono insidie,

osservano i miei passi,

per attentare alla mia vita.



Per tanta iniquit non abbiano scampo:

nella tua ira abbatti i popoli, o Dio.



I passi del mio vagare tu li hai contati,

le mie lacrime nell'otre tuo raccogli;

non sono forse scritte nel tuo libro?



Allora ripiegheranno i miei nemici,

quando ti avr invocato:

so che Dio  in min favore.



Lodo la parola di Dio,

lodo la parola del Signore,

in Dio confido, non avr timore:

che cosa potr farmi un uomo?



Su di me, o Dio, i voti che ti ho fatto:

ti render azioni di grazie,

perch mi hai liberato dalla morte.

Hai preservato i miei piedi dalla caduta,

perch io cammini alla tua presenza

nella luce dei viventi, o Dio.



NOTA: "Jonat elem rehoqim": queste parole ebraiche significano
forse colomba dei terebinti (o dei paesi) lontani.



SALMO 56 (57).

Nella tana delle fiere.



Al maestro del coro. Su Non distruggere. Di Davide. "Miktam".
Quando fugg da Saul nella caverna.



Piet di me, piet di me, o Dio,

in te mi rifugio;

mi rifugio all'ombra delle tue ali

finch sia passato il pericolo.



Invocher Dio, l'Altissimo,

Dio che mi fa il bene.

Mandi dal cielo a salvarmi

dalla mano dei miei persecutori,

Dio mandi la sua fedelt e la sua grazia.



Io sono come in mezzo a leoni

che divorano gli uomini;

i loro denti sono lance e frecce,

la loro lingua spada affilata.



Innalzati sopra il cielo, o Dio,

su tutta la terra la tua gloria.

Hanno teso una rete ai miei piedi,

mi hanno piegato,

hanno scavato davanti a me una fossa

e vi sono caduti.



Saldo  il mio cuore, o Dio,

saldo  il mio cuore.

Voglio cantare, a te voglio inneggiare:

svegliati, mio cuore,

svegliatevi arpa e cetra,

voglio svegliare l'aurora.



Ti loder tra i popoli, Signore,

a te canter inni tra le genti,

perch la tua bont  grande fino ai cieli

e la tua fedelt fino alle nubi.



Innalzati sopra il cielo, o Dio,

su tutta la terra la tua gloria.



SALMO 57 (58).

C' un Dio che fa giustizia sulla terra.



Al maestro del coro. Su Non distruggere. Di Davide. "Miktam".



Rendete veramente giustizia, o potenti,

giudicate con rettitudine gli uomini?

Voi tramate iniquit con il cuore,

sulla terra le vostre mani preparano violenze.



Sono traviati gli empi fin dal seno materno,

se pervertono fin dal grembo gli operatori di menzogna.

Sono velenosi come il serpente,

come vipera sorda che si tura le orecchie

per non udire la voce dell'incantatore,

del mago che incanta abilmente.



Spezzagli, o Dio, i denti nella bocca,

rompi, o Signore, le mascelle dei leoni.

Si dissolvano come acqua che si disperde,

come erba calpestata inaridiscano.

Passino come lumaca che si discioglie,

come aborto di donna che non vede il sole.



Prima che le vostre caldaie sentano i pruni,

vivi li travolga il turbine.

Il giusto godr nel vedere la vendetta,

laver i piedi nel sangue degli empi.



Gli uomini diranno: C' un premio per il giusto,

c' Dio che fa giustizia sulla terra.



SALMO 58 (59).

A Te, mia forza, io mi rivolgo.



Al maestro del coro. Su Non distruggere. Di Davide. Quando
Saul mand uomini a sorvegliare la casa per ucciderlo.



2Liberami dai nemici, mio Dio,

proteggimi dagli aggressori



Liberami da chi fa il male,

salvami da chi sparge sangue.



Ecco, insidiano la mia vita,

contro di me si avventano i potenti.

Signore, non c' colpa in me, non c' peccato;

senza mia colpa accorrono e si appostano.



Svegliati, vienimi incontro e guarda.



Tu, Signore, Dio degli eserciti, Dio d'Israele,

levati a punire tutte le genti;

non avere piet dei traditori.



Ritornano a sera e ringhiano come cani,

si aggirano per la citt.



Ecco, vomitano ingiurie,

le loro labbra sono spade.

Dicono: Chi ci ascolta?.



Ma tu, Signore, ti ridi di loro,

ti burli di tutte le genti.



A te, mia forza, io mi rivolgo:

sei tu, o Dio, la mia difesa.

La grazia del mio Dio mi viene in aiuto,

Dio mi far sfidare i miei nemici.



Non ucciderli, perch il mio popolo non dimentichi,

disperdili con la sua potenza e abbattili,

Signore, nostro scudo.



Peccato  la parola delle loro labbra;

cadano nel laccio del loro orgoglio

per le bestemmie e le menzogne che pronunziano.



Annientali nella tua ira, annientali e pi non siano

e sappiano che Dio domina in Giacobbe,

fino ai confini della terra.



Ritornano a sera e ringhiano come cani,

per la citt si aggirano

vagando in cerca di cibo;

latrano, se non possono saziarsi.



Ma io canter la tua potenza,

al mattino esalter la tua grazia

perch sei stato mia difesa,

mio rifugio nel giorno del pericolo.



O mia forza, a te voglio cantare,

poich tu sei, o Dio, la mia difesa,

mio Dio, tu sei la mia misericordia.



SALMO 59 (60).

Con Dio noi faremo prodigi.



Al maestro del coro. Su Giglio del precetto. "Miktam". Di
Davide. Da insegnare.

Quando usc contro gli Aramei della Valle dei due fiumi e contro
gli Aramei di Soba, e quando Ioab, nel ritorno, sconfisse gli
Idumei nella Valle del sale: dodicimila uomini.



Dio, tu ci hai respinti, ci hai dispersi;

ti sei sdegnato: ritorna.

Hai scosso la terra, l'hai squarciata,

risana le sue fratture, perch crolla.



Hai inflitto al tuo popolo dure prove,

ci hai fatto bere vino da vertigini.

Hai dato un segnale ai tuoi fedeli

perch fuggissero lontano dagli archi.



Perch i tuoi amici siano liberati,

salvaci con la destra e a noi rispondi.



Dio ha parlato nel suo tempio:

Esulto e divido Sichem,

misuro la valle di Succot.



Mio  Galaad, mio  Manasse,

Efraim  la difesa del mio capo,

Giuda lo scettro del mio comando.



Moab  il bacino per lavarmi,

sull'Idumea getter i miei sandali,

sulla Filistea canter vittoria.



Chi mi condurr alla citt fortificata,

chi potr guidarmi fino all'Idumea?

Non forse tu, o Dio, che ci hai respinti,

e pi non esci, o Dio, con le nostre schiere?



Nell'oppressione vieni in nostro aiuto

perch vana  la salvezza dell'uomo.

Con Dio noi faremo prodigi:

egli calpester i nostri amici.



SALMO 60 (61).

Ascolta, o Dio, il mio grido!



Al maestro del coro. Per strumenti a corda. Di Davide.



Ascolta, o Dio, il mio grido,

sii attento alla mia preghiera.

Dai confini della terra io t'invoco;

mentre il mio cuore viene meno,

guidami su rupe inaccessibile.



Tu sei per me rifugio,

torre salda davanti all'avversario.

Dimorer nella tua tenda per sempre,

all'ombra delle tue ali trover riparo;



Perch tu, Dio, hai ascoltato i miei voti,

mi hai dato l'eredit di chi teme il tuo nome.



Ai giorni del re aggiungi altri giorni,

per molte generazioni siano i suoi anni.

Regni per sempre sotto gli occhi di Dio;

grazia e fedelt lo custodiscano.



Allora canter inni al tuo nome, sempre,

sciogliendo i miei voti giorno per giorno.



SALMO 61 (62).

Fondarsi unicamente in Dio.



Al maestro del coro. Su Idutun. Salmo. Di Davide.



Solo in Dio riposa l'anima mia;

da lui la mia salvezza.

Lui solo  mia rupe e mia salvezza,

mia roccia di difesa: non potr vacillare.



Fino a quando vi scaglierete contro un uomo,

per abbatterlo tutti insieme,

come muro cadente,

come recinto che crolla?

Tramano solo di precipitarlo dall'alto,

si compiacciono della menzogna.

Con la bocca benedicono,

nel loro cuore maledicono.



Solo in Dio riposa l'anima mia,

da lui la mia speranza.

Lui solo  mia rupe e mia salvezza,

mia roccia di difesa: non potr vacillare.

In Dio  la mia salvezza e la mia gloria,

il mio saldo rifugio, la mia difesa  in Dio.



Confida sempre in lui, o popolo,

davanti a lui effondi il tuo cuore,

nostro rifugio  Dio.



S, sono un soffio i figli di Adamo,

una menzogna tutti gli uomini,

insieme, sulla bilancia, sono meno di un soffio.



Non confidate nella violenza,

non illudetevi della rapina;

alla ricchezza, anche se abbonda,

non attaccate il cuore.



Una parola ha detto Dio, due ne ho udite;

il potere appartiene a Dio,

tua, Signore,  la grazia;

secondo le sue opere

tu ripaghi ogni uomo.



SALMO 62 (63).

Di te ha sete l'anima mia.



Salmo. Di Davide. Quando dimorava nel deserto di Giuda.



O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco,

di te ha sete l'anima mia,

a te anela la mia carne,

come terra deserta, arida, senz'acqua.

Cos nel santuario ti ho cercato,

per contemplare la tua potenza e la tua gloria.



Poich la tua grazia vale pi della vita,

le mie labbra diranno la tua lode.

Cos ti benedir finch io viva

nel tuo nome alzer le mie mani.

Mi sazier come a lauto convito,

e con voci di gioia ti loder la mia bocca.



Nel mio giaciglio di te mi ricordo,

penso a te nelle veglie notturne,

a te che sei stato il mio aiuto,

esulto di gioia all'ombra delle tue ali.

A te si stringe l'anima mia

e la forza della tua destra mi sostiene.



Ma quelli che attentano alla mia vita

scenderanno nel profondo della terra,

saranno dati in potere alla spada,

diverranno preda di sciacalli.

Il re gioir in Dio,

si glorier chi giura per lui,

perch ai mentitori verr chiusa la bocca.



SALMO 63 (64).

Capiranno ci che Dio ha fatto.



Salmo. Di Davide. Al maestro del coro.



Ascolta, Dio, la voce del mio lamento,

dal terrore del nemico preserva la mia vita.

Proteggimi dalla congiura degli empi,

dal tumulto dei malvagi.



Affilano la loro lingua come spada,

scagliano come frecce parole amare

per colpire di nascosto l'innocente;

lo colpiscono di sorpresa e non hanno timore.



Si ostinano nel fare il male,

si accordano per nascondere tranelli;

dicono: Chi li potr vedere?.

Meditano iniquit, attuano le loro trame;

un baratro  l'uomo e il suo cuore un abisso.



Ma Dio li colpisce con le sue frecce:

all'improvviso essi sono feriti,

la loro stessa lingua li far cadere;

chiunque, al vederli, scuoter il capo.



Allora tutti saranno presi da timore,

annunzieranno le opere di Dio

e capiranno ci che egli ha fatto.

Il giusto gioir nel Signore

e riporr in lui la sua speranza,

i retti di cuore ne trarranno gloria.



SALMO 64 (65).

Tu ricolmi la terra delle sue ricchezze.



Al maestro del coro. Salmo. Di Davide. Canto.



A te si deve lode, o Dio, in Sion;

a te si sciolga il voto in Gerusalemme.

A te, che ascolti la preghiera,

viene ogni mortale.



Pesano su di noi le nostre colpe,

ma tu perdoni i nostri peccati.



Beato chi hai scelto e chiamato vicino,

abiter nei tuoi atri.

Ci sazieremo dei beni della tua casa,

della santit del tuo tempio.



Con i prodigi della tua giustizia,

tu ci rispondi, o Dio, nostra salvezza,

speranza dei confini della terra

e dei mari lontani.



Tu rendi saldi i monti con la tua forza,

cinto di potenza.

Tu fai tacere il fragore del mare,

il fragore dei suoi frutti,

tu plachi il tumulto dei popoli.



Gli abitanti degli estremi confini

stupiscono davanti ai tuoi prodigi:

di gioia fai gridare la terra,

le soglie dell'oriente e dell'occidente.



Tu visiti la terra e la disseti:

la ricolmi delle sue ricchezze.

Il fiume di Dio  gonfio di acque;

tu fai crescere il frumento per gli uomini.



Cos prepari la terra:

ne irrighi i solchi, ne spiani le zolle,

la bagni con le piogge e benedici i suoi germogli.



Coroni l'anno con i tuoi benefici,

al tuo passaggio stilla l'abbondanza.

Stillano i pascoli del deserto

e le colline si cingono di esultanza.

I prati si coprono di greggi,

di frumento si ammantano le valli;

tutto canta e grida di gioia.



SALMO 65 (66)

Acclamate a Dio da tutta la terra.



Al maestro del coro. Canto. Salmo.



Acclamate a Dio da tutta la terra,

cantate alla gloria del suo nome,

date a lui splendida lode.

Dite a Dio: Stupende sono le tue opere!



Per la grandezza della tua potenza

a te si piegano i tuoi nemici.

A te si prostri tutta la terra,

a te canti inni, canti al tuo nome.



Venite e vedete le opere di Dio,

mirabile nel suo agire sugli uomini.

Egli cambi il mare in terra ferma,

passarono a piedi il fiume;

per questo in lui esultiamo di gioia.



Con la sua forza domina in eterno,

il suo occhio scruta le nazioni;

i ribelli non rialzino la fronte.



Benedite, popoli, il nostro Dio,

fate risuonare la sua lode;

 lui che salv la nostra vita

e non lasci vacillare i nostri passi.



Dio, tu ci ha messi alla prova;

ci hai passati al crogiolo, come l'argento.

Ci hai fatti cadere in un agguato,

hai messo un peso ai nostri fianchi.

Hai fatto cavalcare uomini sulle nostre teste;

ci hai fatti passare per il fuoco e l'acqua,

ma poi ci hai dato sollievo.



Entrer nella tua casa con olocausti,

a te scioglier i miei voti,

i voti pronunziati dalle mie labbra,

promessi nel momento dell'angoscia.



Ti offrir pingui olocausti

con fragranza di montoni,

immoler a te buoi e capri.



Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,

e narrer quanto per me ha fatto.



A lui ho rivolto il mio grido,

la mia lingua cant la sua lode.

Se nel mio cuore avessi cercato il male,

il Signore non mi avrebbe ascoltato.

Ma Dio ha ascoltato,

si  fatto attento alla voce della mia preghiera.



Sia benedetto Dio: non ha respinto la mia preghiera,

non mi ha negato la sua misericordia.



SALMO 66 (67).

Ci benedica Dio, il nostro Dio.



Al maestro del coro. Su strumenti a corda. Salmo. Canto.



Dio abbia piet di noi e ci benedica,

su di noi faccia splendere il suo volto

perch si conosca sulla terra la tua via,

fra tutte le genti la tua salvezza.



Ti lodino i popoli, Dio,

ti lodino i popoli tutti.



Esultino le genti e si rallegrino,

perch giudichi i popoli con giustizia,

governi le nazioni sulla terra.



Ti lodino i popoli, Dio,

ti lodino i popoli tutti.



La terra ha dato il suo frutto.

Ci benedica Dio, il nostro Dio,

ci benedica Dio

e lo temano tutti i confini della terra.



SALMO 67 (68).

L'epopea trionfale del popolo di Dio.



Al maestro del coro. Di Davide. Salmo. Canto.



Sorga Dio, i suoi nemici si disperdano

e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano.

Come si disperde il fumo, tu li disperdi;

come fonde la cera di fronte al fuoco,

periscano gli empi davanti a Dio.



I giusti invece si rallegrino,

esultino davanti a Dio

e cantino di gioia.

Cantate a Dio, inneggiate al suo nome,

spianate la strada a chi cavalca le nubi:

Signore  il suo nome,

gioite davanti a lui.



Padre degli orfani e difensore delle vedove

 Dio nella sua santa dimora.

Ai derelitti Dio fa abitare una casa,

fa uscire con gioia i prigionieri;

solo i ribelli abbandona in arida terra.



Dio, quando uscivi davanti al tuo popolo,

quando camminavi per il deserto, la terra trem,

stillarono i cieli davanti al Dio del Sinai,

davanti a Dio, il Dio di Israele.



Pioggia abbondante riversavi, o Dio,

rinvigorivi la tua eredit esausta.

E il tuo popolo abit il paese

che nel tuo amore, o Dio, preparasti al misero.



Il Signore annunzia una notizia,

le messaggere di vittoria sono grande schiera:

Fuggono i re, fuggono gli eserciti,

anche le donne si dividono il bottino.



Mentre voi dormite tra gli ovili,

splendono d'argento le ali della colomba,

le sue piume di riflessi d'oro.

Quando disperdeva i re l'Onnipotente,

nevicava sullo Zalmon.



Monte di Dio, il monte di Basan,

monte dalle alte cime, il monte di Basan.

Perch invidiate, o monti dalle alte cime,

il monte che Dio ha scelto a sua dimora?

Il Signore lo abiter per sempre.



I carri di Dio sono migliaia e migliaia:

il Signore viene dal Sinai nel santuario.

Sei salito in alto conducendo prigionieri,

hai ricevuto uomini in tributo:

anche i ribelli abiteranno presso il Signore Dio.



Benedetto il Signore sempre;

ha cura di noi il Dio della salvezza.



Il nostro Dio  un Dio che salva;

il Signore Dio libera dalla morte.

S, Dio schiaccer il capo dei suoi nemici,

la testa altera di chi percorre la via del delitto.



Ha detto il Signore: Da Basan li far tornare,

li far tornare dagli abissi del mare,

perch il tuo piede si bagni nel sangue

e la lingua dei tuoi cani riceva la sua parte tra i nemici.



Appare il tuo corteo, Dio,

il corteo del mio Dio, del mio re, nel santuario.

Precedono i cantori, seguono ultimi i citaredi,

in mezzo le fanciulle che battono cembali.



Benedite Dio nelle vostre assemblee,

benedite il Signore, voi della stirpe di Israele.



Ecco, Beniamino, il pi giovane,

guida i capi di Giuda nelle loro schiere,

i capi di Zabulon, i capi di Neftali.



Dispiega, Dio, la tua potenza,

conferma, Dio, quanto hai fatto per noi.

Per il tuo tempio, in Gerusalemme,

a te i re porteranno doni.



Minaccia la belva dei canneti,

il branco dei tori con i vitelli dei popoli:

si prostrino portando verghe d'argento;

disperdi i popoli che amano la guerra.

Verranno i grandi dall'Egitto,

l'Etiopia tender le mani a Dio.



Regni della terra, cantate a Dio,

cantate inni al Signore;

egli nei cieli cavalca, nei cieli eterni,

ecco, tuona con voce potente.



Riconoscete a Dio la sua potenza,

la sua maest su Israele,

la sua potenza sopra le nubi.



Terribile sei, Dio, dal tuo santuario:

il Dio d'Israele d forza e vigore al suo popolo,

sia benedetto Dio.



Salmo 68 (69).

Quando avevo sete mi hanno dato aceto.



Al maestro del coro. Su I gigli. Di Davide.



Salvami, o Dio:

l'acqua mi giunge alla gola.



Affondo nel fango e non ho sostegno;

sono caduto in acque profonde

e l'onda mi travolge.



Sono sfinito dal gridare,

riarse sono le mie fauci;

i miei occhi si consumano

nell'attesa del mio Dio.



Pi numerosi dei capelli del mio capo

sono coloro che mi odiano senza ragione.

Sono potenti i nemici che mi calunniano:

quanto non ho rubato, lo dovrei restituire?



Dio, tu conosci la mia stoltezza

e le mie colpe non ti sono nascoste.



Chi spera in te, a causa mia non sia confuso,

Signore, Dio degli eserciti;

per me non si vergogni

chi ti cerca, Dio d'Israele.



Per te io sopporto l'insulto

e la vergogna mi copre la faccia;

sono un estraneo per i miei fratelli,

un forestiero per i figli di mia madre.

Poich mi divora lo zelo per la tua casa,

ricadono su di me gli oltraggi di chi ti insulta.



Mi sono estenuato nel digiuno,

ed  stata per me un'infamia.

Ho indossato come vestito un sacco

e sono diventato il loro scherno.

Sparlavano di me quanti sedevano alla porta,

gli ubriachi mi dileggiavano.



Ma io innalzo a te la mia preghiera,

Signore, nel tempo della benevolenza;

per la grandezza della tua bont, rispondimi,

per la fedelt della tua salvezza, o Dio.



Salvami dal fango, che io non affondi,

liberami dai miei nemici

e dalle acque profonde.

Non mi sommergano i flutti delle acque

e il vortice non mi travolga,

l'abisso non chiuda su di me la sua bocca.



Rispondimi, Signore, benefica  la tua grazia;

volgiti a me nella tua grande tenerezza.

Non nascondere il volto al tuo servo,

sono in pericolo: presto, rispondimi.

Avvicinati a me, riscattami,

salvami dai miei nemici.



Tu conosci la mia infamia,

la mia vergogna e il mio disonore;

davanti a te sono tutti i miei nemici.

L'insulto ha spezzato il mio cuore e vengo meno.

Ho atteso compassione, ma invano,

consolatori, ma non ne ho trovati.



Hanno messo nel mio cibo veleno

e quando avevo sete mi hanno dato aceto.

La loro tavola sia per essi un laccio

una insidia i loro banchetti.



Si offuschino i loro occhi, non vedano;

sfibra per sempre i loro fianchi.



Riversa su di loro il tuo sdegno,

li raggiunga la tua ira ardente.

La loro casa sia desolata,

senza abitanti la loro tenda;

perch inseguono colui che hai percosso,

aggiungono dolore a chi tu hai ferito.



Imputa loro colpa su colpa

e non ottengano la tua giustizia.

Siano cancellati dal libro dei viventi

e tra i giusti non siano iscritti.



Io sono infelice e sofferente;

la tua salvezza, Dio, mi ponga al sicuro.

Loder il nome di Dio con il canto,

lo esalter con azioni di grazie,

che il Signore gradir pi dei tori,

pi dei giovenchi con corna e unghie.



Vedano gli umili e si rallegrino;

si ravvivi il cuore di chi cerca Dio,

poich il Signore ascolta i poveri

e non disprezza i suoi che sono prigionieri.



A lui acclamino i cieli e la terra,

i mari e quanto in essi si muove.

Perch Dio salver Sion,

ricostruir le citt di Giuda:

vi abiteranno e ne avranno il possesso.

La stirpe dei suoi servi ne sar erede

e chi ama il suo nome vi porr dimora.



SALMO 69 (70).

Vieni presto, Signore, in mio aiuto!



Al maestro del coro. Di Davide. In memoria.



Vieni a salvarmi, o Dio,

vieni presto, Signore, in mio aiuto.

Siano confusi e arrossiscano

quanti attentano alla mia vita.



Retrocedano e siano svergognati

quanti vogliono la mia rovina.

Per la vergogna si volgano indietro

quelli che mi deridono.



Gioia e allegrezza grande

per quelli che ti cercano;

dicano sempre: Dio  grande

quelli che amano la tua salvezza.



Ma io sono povero e infelice,

vieni presto, mio Dio;

tu sei mio aiuto e mio salvatore;

Signore, non tardare.



SALMO 70 (71).

Nelle canizie non abbandonarmi.



In te mi rifugio, Signore,

ch'io non resti confuso in eterno.

Liberami, difendimi per la tua giustizia,

porgimi ascolto e salvami.



Sii per me rupe di difesa,

baluardo inaccessibile,

poich tu sei mio rifugio e mia fortezza.

Mio Dio, salvami dalle mani dell'empio,

dalle mani dell'iniquo e dell'oppressore.



Sei tu, Signore, la mia speranza,

la mia fiducia fin dalla mia giovinezza.

Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,

dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno;

a te la mia lode senza fine.



Sono parso a molti quasi un prodigio:

eri tu il mio rifugio sicuro.

Della tua lode  piena la mia bocca,

della tua gloria, tutto il giorno.



Non mi respingere nel tempo della vecchiaia,

non abbandonarmi quando declinano le mie forze.

Contro di me parlano i miei nemici,

coloro che mi spiano congiurano insieme:



Dio lo ha abbandonato,

inseguitelo, prendetelo,

perch non ha chi lo liberi.



O Dio, non stare lontano:

Dio mio, vieni presto ad aiutarmi.



Siano confusi e annientati

quanti mi accusano,

siano coperti d'infamia e di vergogna

quanti cercano la mia sventura.



Io, invece, non cesso di sperare,

moltiplicher le tue lodi.

La mia bocca annunzier la tua giustizia,

proclamer sempre la tua salvezza,

che non so misurare.



Dir le meraviglie del Signore,

ricorder che tu solo sei giusto.

Tu mi hai istruito, o Dio, fin dalla giovinezza

e ancora oggi proclamo i tuoi prodigi.



E ora, nella vecchiaia e nella canizie,

Dio, non abbandonarmi,

finch io annunzi la tua potenza,

a tutte le generazioni le tue meraviglie.



La tua giustizia, Dio,  alta come il cielo,

tu hai fatto cose grandi:

chi  come te, o Dio?

Mi hai fatto provare molte angosce e sventure:

mi darai ancora vita,

mi farai risalire dagli abissi della terra,

accrescerai la mia grandezza

e tornerai a consolarmi.



Allora ti render grazie sull'arpa,

per la tua fedelt, o mio Dio;

ti canter sulla cetra, o santo d'Israele.



Cantando le tue lodi,

esulteranno le mie labbra

e la mia vita, che tu hai riscattato.

Anche la mia lingua tutto il giorno

proclamer la tua giustizia,

quando saranno confusi e umiliati

quelli che cercano la mia rovina.



SALMO 71 (72).

Preghiera per il re.



Di Salomone.



Dio, d al re il giudizio,

al figlio del re la tua giustizia;

regga con giustizia il tuo popolo

e i tuoi poveri con rettitudine.



Le montagne portino pace al popolo

e le colline giustizia.

Ai miseri del suo popolo render giustizia,

salver i figli dei poveri

e abbatter l'oppressore.



Il suo regno durer quanto il sole,

quanto la luna, per tutti i secoli.

Scender come pioggia sull'erba,

come acqua che irrora la terra.



Nei suoi giorni fiorir la giustizia

e abbonder la pace

finch non si spenga la luna.

E dominer da mare a mare,

dal fiume sino ai confini della terra.



A lui si piegheranno gli abitanti del deserto,

lambiranno la polvere i suoi nemici.

I re di Tarsis e delle isole porteranno offerte,

i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi.

A lui tutti i re si prostreranno,

lo serviranno tutte le nazioni.



Egli liberer il povero che invoca

e il misero che non trova aiuto,

avr piet del debole e del povero

e salver la vita dei suoi miseri.



Li riscatter dalla violenza e dal sopruso,

sar prezioso ai suoi occhi il loro sangue.

Vivr e gli sar dato oro di Arabia;

si pregher per lui ogni giorno,

sar benedetto per sempre.



Abbonder il frumento nel paese,

ondegger sulle cime dei monti;

il suo frutto fiorir come il Libano,

la sua messe come l'erba della terra.

Il suo nome duri in eterno,

davanti al sole persista il suo nome.

In lui saranno benedette

tutte le stirpi della terra

e tutti i popoli lo diranno beato.

Benedetto il Signore, Dio di Israele,

egli solo compie prodigi.

E benedetto il suo nome glorioso per sempre,

della sua gloria sia piena tutta la terra.

Amen, amen.



FINE DELLE PREGHIERE DI DAVIDE, FIGLIO DI IESSE.





LIBRO TERZO.

Il Salterio di Asaf.



NOTA: Asaf  probabilmente un maestro del coro nel tempio di
Gerusalemme. Confronta 1 Cronache 25; 2 Cronache 29, 30.



SALMO 72 (73).

E' Dio la mia sorte per sempre.



Salmo. Di Asaf.



Quanto  buono Dio con i giusti,

con gli uomini dal cuore puro!

Per poco non inciampavano i miei piedi,

per un nulla vacillavano i miei passi,

perch ho invidiato i prepotenti,

vedendo la prosperit dei malvagi.



Non c' sofferenza per essi,

sano e pasciuto  il loro corpo.

Non conoscono l'affanno dei mortali

e non sono colpiti come gli altri uomini.



Dell'orgoglio si fanno una collana

e la violenza  il loro vestito.

Esce l'iniquit dal loro grasso,

dal loro cuore traboccano pensieri malvagi.



Scherniscono e parlano con malizia,

minacciano dall'alto con prepotenza.

Levano la loro bocca fino al cielo

e la loro lingua percorre la terra.



Perci seggono in alto,

non li raggiunge la piena delle acque.

Dicono: Come pu saperlo Dio?

C' forse conoscenza nell'Altissimo?.

Ecco, questi sono gli empi:

sempre tranquilli, ammassano ricchezze.



Invano dunque ho conservato puro il mio cuore

e ho lavato nell'innocenza le mie mani,

poich sono colpito tutto il giorno,

e la mia pena si rinnova ogni mattina.

Se avessi detto: Parler come loro,

avrei tradito la generazione dei tuoi figli.



Riflettevo per comprendere:

ma fu arduo agli occhi miei,

finch non entrai nel santuario di Dio

e compresi qual  la loro fine.



Ecco, li poni in luoghi scivolosi,

li fai precipitare in rovina.



Come sono distrutti in un istante,

sono finiti, periscono di spavento!

Come un sogno al risveglio, Signore,

quando sorgi, fai svanire la loro immagine.



Quando si agitava il mio cuore

e nell'intimo mi tormentavo,

io ero stolto e non capivo,

davanti a te stavo come una bestia.



Ma io sono con te sempre:

tu mi hai preso per la mano destra.

Mi guiderai con il tuo consiglio

e poi mi accoglierai nella tua gloria.



Chi altri avr per me in cielo?

Fuori di te nulla bramo sulla terra.



Vengono meno la mia carne e il mio cuore;

ma la roccia del mio cuore  Dio,

 Dio la mia sorte per sempre.



Ecco, perir chi da te si allontana,

tu distruggi chiunque ti  infedele.

Il mio bene  stare vicino a Dio:

nel Signore Dio ho posto il mio rifugio,

per narrare tutte le tue opere

presso le porte della citt di Sion.



SALMO 73 (74).

Ricordati, Signore!



"Maskil". Di Asaf.



O Dio, perch ci respingi per sempre,

perch divampa la tua ira

contro il gregge del tuo pascolo?



Ricordati del popolo

che ti sei acquistato nei tempi antichi.

Hai riscattato la trib che  tuo possesso,

il monte Sion, dove hai preso dimora.



Volgi i tuoi passi a queste rovine eterne:

il nemico ha devastato tutto nel tuo santuario.

Ruggirono i tuoi avversari nel tuo tempio,

issarono i loro vessilli come insegna.



Come chi vibra in alto la scure

nel folto di una selva,

con l'ascia e con la scure

frantumavano le sue porte.

Hanno dato alle fiamme il tuo santuario,

hanno profanato e demolito la dimora del tuo nome;



pensavano: Distruggiamoli tutti;

hanno bruciato tutti i santuari di Dio nel paese.

Non vediamo pi le nostre insegne,

non ci sono pi profeti

e tra di noi nessuno sa fino a quando...



Fino a quando, o Dio, insulter l'avversario,

il nemico continuer a disprezzare il tuo nome?

Perch ritiri la tua mano

e trattieni in seno la destra?



Eppure Dio  nostro re dai tempi antichi,

ha operato la salvezza nella nostra terra.

Tu con potenza hai diviso il mare,

hai schiacciato la testa dei draghi sulle acque.



Al Leviatn hai spezzato la testa,

lo hai dato in pasto ai mostri marini.

Fonti e torrenti tu hai fatto scaturire,

hai inaridito fiumi perenni.



Tuo  il giorno e tua  la notte,

la luna e il sole tu li hai creati.

Tu hai fissato i confini della terra,

l'estate e l'inverno tu li hai ordinati.



Ricorda: il nemico ha insultato Dio,

un popolo stolto ha disprezzato il tuo nome.

Non abbandonare alle fiere la vita di chi ti loda,

non dimenticare mai la vita dei tuoi poveri.



Sii fedele alla tua alleanza;

gli angoli della terra sono covi di violenza.

L'umile non torni confuso,

l'afflitto e il povero lodino il tuo nome.



Sorgi, Dio, difendi la tua causa,

ricorda che io stolto ti insulta tutto il giorno.

Non dimenticare lo strepito dei tuoi nemici;

il tumulto dei tuoi avversari cresce senza fine.



SALMO 74 (75).

Io giudicher con rettitudine.



Al maestro del coro. Su Non dimenticare. Salmo. Di Asaf. Canto.



Noi ti rendiamo grazie, o Dio, ti rendiamo grazie:

invocando il tuo nome, raccontiamo le tue meraviglie.

Nel tempo che avr stabilito

io giudicher con rettitudine.

Si scuota la terra con i suoi abitanti,

io tengo salde le sue colonne.



Dico a chi si vanta: Non vantatevi.

E agli empi: Non alzate la testa!

Non alzate la testa contro il cielo,

non dite insulti a Dio!.



Non dall'oriente, non dall'occidente,

non dal deserto, non dalle montagne,

ma da Dio viene il giudizio:

 lui che abbatte l'uno e innalza l'altro.



Poich nella mano del Signore  un calice

ricolmo di vino drogato.



Egli ne versa:

fino alla feccia ne dovranno sorbire,

ne berranno tutti gli empi della terra.



Io invece esulter per sempre,

canter inni al Dio di Giacobbe.

Annienter tutta l'arroganza degli empi,

allora si alzer la potenza dei giusti.



SALMO 75 (76).

Chi ti resiste quando si scatena la tua ira?



Al maestro del coro. Su strumenti a corda con cetre. Salmo. Di
Asaf. Canto.



Dio  conosciuto in Giuda,

in Israele  grande il suo nome.

E' in Gerusalemme la sua dimora,

la sua abitazione, in Sion.

Qui spezz le saette dell'arco,

lo scudo, la spada, la guerra.



Splendido tu sei, o Potente,

sui monti della preda;

furono spogliati i valorosi,

furono colti dal sonno,

nessun prode ritrovava la sua mano.

Dio di Giacobbe, alla tua minaccia,

si arrestarono carri e cavalli.



Tu sei terribile; chi ti resiste

quando si scatena la tua ira?

Dal cielo fai udire la sentenza:

sbigottita la terra tace

quando Dio si alza per giudicare,

per salvare tutti gli umili della terra.



L'uomo colpito dal tuo furore ti d gloria,

gli scampati dall'ira ti fanno festa.

Fate voti al Signore vostro Dio e adempiteli,

quanti lo circondano portino doni al Terribile,

a lui che toglie il respiro ai potenti;

 terribile per i re della terra.



SALMO 76 (77).

Pu Dio aver dimenticato la misericordia?



Al maestro del coro. Su Idutun. Di Asaf. Salmo.



La mia voce sale a Dio e grido aiuto;

la mia voce sale a Dio, finch mi ascolti.



Nel giorno dell'angoscia io cerco il Signore,

tutta la notte la mia mano  tesa e non si stanca;

io rifiuto ogni conforto.

Mi ricordo di Dio e gemo,

medito e viene meno il mio spirito.



Tu trattieni dal sonno i miei occhi,

sono turbato e senza parole.

Ripenso ai giorni passati,

ricordo gli anni lontani.

Un canto nella notte mi ritorna nel cuore:

rifletto e il mio spirito si va interrogando.



Forse Dio ci respinger per sempre,

non sar pi benevolo con noi?

E' forse cessato per sempre il suo amore,

 finita la sua promessa per sempre?

Pu Dio aver dimenticato la misericordia

aver chiuso nell'ira il suo cuore?



E ho detto: Questo  il mio tormento:

 mutata la destra dell'Altissimo.

Ricordo le gesta del Signore,

ricordo le tue meraviglie di un tempo.

Mi vado ripetendo le tue opere,

considero tutte le tue gesta.



O Dio, santa  la tua via;

quale dio  grande come il nostro Dio?

Tu sei il Dio che opera meraviglie,

manifesti la tua forza fra le genti.



E' il tuo braccio che ha salvato il tuo popolo,

i figli di Giacobbe e di Giuseppe.



Ti videro le acque, Dio,

ti videro e ne furono sconvolte;

sussultarono anche gli abissi.

Le nubi rovesciarono acqua,

scoppi il tuono del cielo;

le tue saette guizzarono.



Il fragore dei tuoi tuoni nel turbine,

i tuoi fulmini rischiararono il mondo,

la terra trem e fu scossa.

Sul mare passava la tua via,

i tuoi sentieri sulle grandi acque

e le tue orme rimasero invisibili.



Guidasti come gregge il tuo popolo

per mano di Mos e di Aronne.



SALMO 77 (78).

Diremo alla generazione futura le lodi del Signore.



Maskil. Di Asaf.



Popolo mio, porgi l'orecchio

al mio insegnamento,

ascolta le parole della mia bocca.

Aprir la mia bocca in parabole,

rievocher gli arcani dei tempi antichi.



Ci che abbiamo udito e conosciuto

e i nostri padri ci hanno raccontato,

non lo terremo nascosto ai loro figli;

diremo alla generazione futura



le lodi del Signore, la sua potenza

e le meraviglie che egli ha compiuto.

Ha stabilito una testimonianza

in Giacobbe,

ha posto una legge in Israele:



ha comandato ai nostri padri

di farle conoscere ai loro figli,

perch le sappia la generazione futura,

i figli che nasceranno.



Anch'essi sorgeranno a raccontarlo ai loro figli,

perch ripongano in Dio la loro fiducia

e non dimentichino le opere di Dio,

ma osservino i suoi comandi.



Non siano come i loro padri, generazione ribelle e ostinata,

generazione dal cuore incostante e dallo spirito infedele a Dio.



I figli di Efraim, valenti tiratori d'arco,

voltarono le spalle nel giorno della lotta.

Non osservarono l'alleanza di Dio,

rifiutando di seguire la sua legge.



Dimenticarono le sue opere,

le meraviglie che aveva loro mostrato.

Aveva fatto prodigi davanti ai loro padri,

nel paese d'Egitto, nei campi di Tanis.



Divise il mare e li fece passare

e ferm le acque come un argine.

Li guid con una nube di giorno

e tutta la notte con un bagliore di fuoco.



Spacc le rocce nel deserto

e diede loro da bere come dal grande abisso.

Fece sgorgare ruscelli dalla rupe

e scorrere l'acqua a torrenti.



Eppure continuarono a peccare contro di lui,

a ribellarsi all'Altissimo nel deserto.

Nel loro cuore tentarono Dio

chiedendo cibo per le loro brame;



mormorarono contro Dio

dicendo: Potr forse Dio preparare una mensa nel deserto?.



Ecco, egli percosse la rupe

e ne scatur acqua, e strariparono torrenti.

Potr forse dare anche pane

o preparare carne al suo popolo?.



All'udirli il Signore ne fu adirato;

un fuoco divamp contro Giacobbe

e l'ira esplose contro Israele,

perch non ebbero fede in Dio

n speranza nella sua salvezza.



Comand alle nubi dall'alto

e apr le porte del cielo;

fece piovere su di essi la manna per cibo

e diede loro pane del cielo;

l'uomo mangi il pane degli angeli,

diede loro cibo in abbondanza.



Scaten nel cielo il vento d'oriente,

fece spirare l'australe con potenza;

5u di essi fece piovere la carne come polvere

e gli uccelli come sabbia del mare;

caddero in mezzo ai loro accampamenti,

tutto intorno alle loro tende.



Mangiarono e furono ben sazi,

li soddisfece nel loro desiderio.

La loro avidit non era ancora saziata,

avevano ancora il cibo in bocca,

quando l'ira di Dio si alz contro di essi,

facendo strage dei pi vigorosi

e abbattendo i migliori d'Israele.



Con tutto questo continuarono a peccare

e non credettero ai suoi prodigi.

Allora dissip come un soffio i loro giorni

e i loro anni con strage repentina.



Quando li faceva perire, lo cercavano,

ritornavano e ancora si volgevano a Dio;

ricordavano che Dio  loro rupe,

e Dio, I'Altissimo, il loro salvatore;



lo lusingavano con la bocca

e gli mentivano con la lingua;

il loro cuore non era sincero con lui

e non erano fedeli alla sua alleanza.



Ed egli, pietoso, perdonava la colpa,

li perdonava invece di distruggerli.

Molte volte plac la sua ira

e trattenne il suo furore,

ricordando che essi sono carne,

un soffio che va e non ritorna.



Quante volte si ribellarono a lui nel deserto,

lo contristarono in quelle solitudini.

Sempre di nuovo tentavano Dio,

esasperavano il Santo di Israele.

Non si ricordavano pi della sua mano,

del giorno che li aveva liberati dall'oppressore,

quando oper in Egitto i suoi prodigi,

i suoi portenti nei campi di Tanis.

Egli mut in sangue i loro fiumi

e i loro ruscelli, perch non bevessero.



Mand tafani a divorarli

e rane a molestarli.

Diede ai bruchi il loro raccolto,

alle locuste la loro fatica.



Distrusse con la grandine le loro vigne,

i loro sicomori con la brina.

Consegn alla grandine il loro bestiame,

ai fulmini i loro greggi.



Scaten contro di essi la sua ira ardente,

la collera, lo sdegno, la tribolazione,

e invi messaggeri di sventure.



Diede sfogo alla sua ira:

non li risparmi dalla morte

e diede in preda alla peste la loro vita.

Colp ogni primogenito in Egitto,

nelle tende di Cam la primizia del loro vigore.



Fece partire come gregge il suo popolo

e li guid come branchi nel deserto.

Li condusse sicuri e senza paura

e i loro nemici li sommerse il mare.



Li fece salire al suo luogo santo,

al monte conquistato dalla sua destra.

Scacci davanti a loro i popoli

e sulla loro eredit gett la sorte,

facendo dimorare nelle loro tende le trib di Israele.



Ma ancora lo tentarono,

si ribellarono a Dio, l'Altissimo,

non obbedirono ai suoi comandi.

Sviati, lo tradirono come i loro padri,

fallirono come un arco allentato.

Lo provocarono con le loro alture

e con i loro idoli lo resero geloso.



Dio, all'udire, ne fu irritato

e respinse duramente Israele.

Abbandon la dimora di Silo,

la tenda che abitava tra gli uomini.



Consegn in schiavit la sua forza,

la sua gloria in potere del nemico.



Diede il suo popolo in preda alla spada

e contro la sua eredit si accese d'ira.



Il fuoco divor il fiore dei suoi giovani,

le sue vergini non ebbero canti nuziali.

I suoi sacerdoti caddero di spada

e le loro vedove non fecero lamento.



Ma poi il Signore si dest come da un sonno,

come un prode assopito dal vino.

Colp alle spalle i suoi nemici,

inflisse loro una vergogna eterna.



Ripudi le tende di Giuseppe,

non scelse la trib di Efraim,

ma elesse la trib di Giuda,

il monte Sion che egli ama.



Costru il suo tempio alto come il cielo

e come la terra stabile per sempre.



Egli scelse Davide suo servo

e lo trasse dagli ovili delle pecore.

Lo chiam dal seguito delle pecore madri

per pascere Giacobbe suo popolo,

la sua eredit Israele.

Fu per loro pastore dal cuore integro

e li guid con mano sapiente.



SALMO 78 (79).

Perch i popoli dovrebbero dire: Dov' il loro Dio?



Salmo. Di Asaf.



O Dio, nella tua eredit sono entrate le nazioni,

hanno profanato il tuo santo tempio,

hanno ridotto in macerie Gerusalemme.

Hanno abbandonato i cadaveri dei tuoi servi

in pasto agli uccelli del cielo,

la carne dei tuoi fedeli agli animali selvaggi.



Hanno versato il loro sangue come acqua intorno a Gerusalemme,

e nessuno seppelliva.

Siamo divenuti l'obbrobrio dei nostri vicini,

scherno e ludibrio di chi ci sta intorno.

Fino a quando, Signore, sarai adirato: per sempre?

Arder come fuoco la tua gelosia?



Riversa il tuo sdegno sui popoli che non ti riconoscono

e sui regni che non invocano il tuo nome,

perch hanno divorato Giacobbe,

hanno devastato la sua dimora.



Non imputare a noi le colpe dei nostri padri,

presto ci venga incontro la tua misericordia,

poich siamo troppo infelici.

Aiutaci, Dio, nostra salvezza,

per la gloria del tuo nome,

salvaci e perdona i nostri peccati

per amore del tuo nome.



Perch i popoli dovrebbero dire:

Dov' il loro Dio?.

Si conosca tra i popoli, sotto i nostri occhi,

la vendetta per il sangue dei tuoi servi.

Giunga fino a te il gemito dei prigionieri;

con la potenza della tua mano

salva i votati alla morte.



Fa' ricadere sui nostri vicini sette volte

l'affronto con cui ti hanno insultato, Signore.



E noi, tuo popolo e gregge del tuo pascolo,

ti renderemo grazie per sempre,

di et in et proclameremo la tua lode.



SALMO 79 (80).



Rialzaci, Signore!



Al maestro del coro. Su Giglio del precetto. Di Asat. Salmo.



Tu, pastore d'Israele, ascolta,

tu che guidi Giuseppe come un gregge.

Assiso sui cherubini rifulgi

davanti a Efraim, Beniamino e Manasse.



Risveglia la tua potenza

e vieni in nostro soccorso.



Rialzaci, Signore, nostro Dio,

fa' splendere il tuo volto e noi saremo salvi.



Signore, Dio degli eserciti,

fino a quando fremerai di sdegno

contro le preghiere del tuo popolo?



Tu ci nutri con pane di lacrime,

ci fai bere lacrime in abbondanza.

Ci hai fatto motivo di contesa per i vicini,

e i nostri nemici ridono di noi.



Rialzaci, Dio degli eserciti,

fa' splendere il tuo volto e noi saremo salvi.



Hai divelto una vite dall'Egitto,

per trapiantarla hai espulso i popoli.

Le hai preparato il terreno,

hai affondato le sue radici e hai riempito la terra.



La sua ombra copriva le montagne

e i suoi rami i pi alti cedri.

Ha esteso i suoi tralci fino al mare

e arrivavano al fiume i suoi germogli.



Perch hai abbattuto la sua cinta

e ogni viandante ne fa vendemmia?

La devasta il cinghiale del bosco

e se ne pasce l'animale selvatico.



Dio degli eserciti, volgiti,

guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna,

proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato,

il germoglio che ti sei coltivato.

Quelli che l'arsero col fuoco e la recisero,

periranno alla minaccia del tuo volto.



Sia la tua mano sull'uomo della tua destra,

sul figlio dell'uomo che per te hai reso forte.

Da te pi non ci allontaneremo,

ci farai vivere e invocheremo il tuo nome.



Rialzaci, Signore, Dio degli eserciti,

fa' splendere il tuo volto e noi saremo salvi.



SALMO 80 (81).

Israele, se tu mi ascoltassi!



Al maestro del coro. Su I torchi.... Di Asaf.



Esultate in Dio, nostra forza,

acclamate al Dio di Giacobbe.



Intonate il canto e suonate il timpano,

la cetra melodiosa con l'arpa.

Suonate la tromba nel plenilunio,

nostro giorno di festa.



Questa  una legge per Israele,

un decreto del Dio di Giacobbe.

Lo ha dato come testimonianza a Giuseppe

quando usciva dal paese d'Egitto.



Un linguaggio mai inteso io sento:

Ho liberato dal peso la sua spalla,

le sue mani hanno deposto la cesta.



Hai gridato a me nell'angoscia

e io ti ho liberato,

avvolto nella nube ti ho dato risposta,

ti ho messo alla prova alle acque di Meriba.

Ascolta, popolo mio, ti voglio ammonire;

Israele, se tu mi ascoltassi!



Non ci sia in mezzo a te un altro dio

e non prostrarti a un dio straniero.

Sono io il Signore tuo Dio,

che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto;

apri la tua bocca, la voglio riempire.



Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce,

Israele non mi ha obbedito.

L'ho abbandonato alla durezza del suo cuore,

che seguisse il proprio consiglio.



Se il mio popolo mi ascoltasse,

se Israele camminasse per le mie vie!

Subito piegherei i suoi nemici

e contro i suoi avversari porterei la mia mano.



I nemici del Signore gli sarebbero sottomessi

e la loro sorte sarebbe segnata per sempre;

1i nutrirei con fiore di frumento,

li sazierei con miele di roccia.



SALMO 81 (82).

Sorgi, Dio, a giudicare la terra!



Salmo. Di Asaf.



Dio si alza nell'assemblea divina,

giudica in mezzo agli dei.



Fino a quando giudicherete iniquamente

e sosterrete la parte degli empi?

Difendete il debole e l'orfano,

al misero e al povero fate giustizia.

Salvate il debole e l'indigente,

liberatelo dalla mano degli empi.



Non capiscono, non vogliono intendere,

avanzano nelle tenebre,

vacillano tutte le fondamenta della terra.

Io ho detto: Voi siete dei,

siete tutti figli dell'Altissimo.

Eppure morirete come ogni uomo,

cadrete come tutti i potenti.



Sorgi, Dio, a giudicare la terra,

perch a te appartengono tutte le genti.



SALMO 82 (83).

La congiura delle nazioni.



Canto. Salmo. Di Asaf.



Dio, non darti riposo,

non restare muto e inerte, o Dio.

Vedi: i tuoi avversari fremono

e i tuoi nemici alzano la testa.



Contro il tuo popolo ordiscono trame

e congiurano contro i tuoi protetti.

Hanno detto: Venite, cancelliamoli come popolo

e pi non si ricordi il nome di Israele.



Hanno tramato insieme concordi,

contro di te hanno concluso un'alleanza:

le tende di Edom e gli Ismaeliti,

Moab e gli Agareni,

Gebal, Ammon e Amalek,

la Palestina con gli abitanti di Tiro.



Anche Assur  loro alleato

e ai figli di Lot presta man forte.



Trattali come Madian e Sisara,

come Iabin al torrente di Kison:

essi furono distrutti a Endor,

diventarono concime per la terra.

Rendi i loro principi come Oreb e Zeb,

e come Zebee e Salmana tutti i loro capi;

essi dicevano:

I pascoli di Dio conquistiamoli per noi.



Mio Dio, rendili come turbine,

come pula dispersa dal vento.

Come il fuoco che brucia il bosco

e come la fiamma che divora i monti,

cos tu inseguili con la tua bufera

e sconvolgili con il tuo uragano.



Copri di vergogna i loro volti

perch cerchino il tuo nome, Signore.

Restino confusi e turbati per sempre,

siano umiliati, periscano;

sappiano che tu hai nome Signore,

tu solo sei l'Altissimo su tutta la terra.



SALMO 83 (84).

Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente.



Al maestro del coro. Su I torchi.... Dei figli di Core. Salmo.



Quanto sono amabili le tue dimore,

Signore degli eserciti!

L'anima mia languisce

e brama gli atri del Signore.

Il mio cuore e la mia carne

esultano nel Dio vivente.



Anche il passero trova la casa,

la rondine il nido, dove porre i suoi piccoli

presso i tuoi altari, Signore degli eserciti,

mio re e mio Dio.



Beato chi abita la tua casa:

sempre canta le tue lodi!

Beato chi trova in te la sua forza

e decide nel suo cuore il santo viaggio.



Passando per la valle del pianto la cambia in una sorgente,

anche la prima pioggia l'ammanta di benedizioni.

Cresce lungo il cammino il suo vigore,

finch compare davanti a Dio in Sion.



Signore, Dio degli eserciti, ascolta la mia preghiera,

porgi l'orecchio, Dio di Giacobbe.

Vedi, Dio, nostro scudo,

guarda il volto del tuo consacrato.



Per me un giorno nei tuoi atri

 pi che mille altrove,

stare sulla soglia della casa del mio Dio

 meglio che abitare nelle tende degli empi.



Poich sole e scudo  il Signore Dio;

il Signore concede grazia e gloria,

non rifiuta il bene a chi cammina con rettitudine.



Signore degli eserciti

beato l'uomo che in te confida.



NOTA: Il tuo consacrato: o il re o, pi probabilmente, il
sommo sacerdote dell'epoca del dopo esilio, capo della comunit
giudaica.



SALMO 84 (85).

Mostraci, Signore, la tua misericordia!



Al maestro del coro. Dei figli di Core. Salmo.



Signore, sei stato buono con la tua terra,

hai ricondotto i deportati di Giacobbe.

Hai perdonato l'iniquit del tuo popolo,

hai cancellato tutti i suoi peccati.

Hai deposto tutto il suo sdegno

e messo fine alla tua grande ira.



Rialzaci, Dio, nostra salvezza,

e placa ii tuo sdegno verso di noi.

Forse per sempre sarai adirato con noi,

di et in et estenderai il tuo sdegno?



Non tornerai tu forse a darci vita,

perch in te gioisca il tuo popolo?

Mostraci, Signore, la tua misericordia

e donaci la tua salvezza.



Ascolter che cosa dice Dio, il Signore:

egli annunzia la pace

per il suo popolo, per i suoi fedeli,

per chi ritorna a lui con tutto il cuore.

La sua salvezza  vicina a chi lo teme

e la sua gloria abiter la nostra terra.



Misericordia e verit s'incontreranno,

giustizia e pace si baceranno.

La verit germoglier dalla terra

e la giustizia si affaccer dal cielo.



Quando il Signore elargir il suo bene,

la nostra terra dar il suo frutto.

Davanti a lui camminer la giustizia

e sulla via dei suoi passi la salvezza.



NOTA: Dio si  dimostrato benevolo verso i suoi riconducendoli
in patria dall'esilio (538 avanti Cristo); ma i rimpatriati
trovano difficolt a stabilirsi nuovamente in Giudea.



SALMO 85 (86).

Dio di piet, compassionevole.



Supplica. Di Davide



Signore, tendi l'orecchio, rispondimi,

perch io sono povero e infelice.

Custodiscimi perch sono fedele;

tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te spera.



Piet di me, Signore,

a te grido tutto il giorno.

Rallegra la vita del tuo servo,

perch a te, Signore, innalzo l'anima mia.



Tu sei buono, Signore, e perdoni,

sei pieno di misericordia con chi ti invoca.

Porgi l'orecchio, Signore, alla mia preghiera

e sii attento alla voce della mia supplica.



Nel giorno dell'angoscia alzo a te il mio grido

e tu mi esaudirai.

Fra gli dei nessuno  come te, Signore,

e non c' nulla che uguagli le tue opere.



Tutti i popoli che hai creato verranno

e si prostreranno davanti a te, o Signore,

per dare gloria al tuo nome;

grande tu sei e compi meraviglie:

tu solo sei Dio.



Mostrami, Signore, la tua via,

perch nella tua verit io cammini;

donami un cuore semplice

che tema il tuo nome.



Ti loder, Signore, Dio mio, con tutto il cuore

e dar gloria al tuo nome sempre,

perch grande con me  la tua misericordia:

dal profondo degli inferi mi hai strappato.



Mio Dio, mi assalgono gli arroganti,

una schiera di violenti attenta alla mia vita,

non pongono te davanti ai loro occhi.



Ma tu, Signore, Dio di piet, compassionevole,

lento all'ira e pieno di amore, Dio fedele,

volgiti a me e abbi misericordia:



dona al tuo servo la tua forza,

salva il figlio della tua ancella.

Dammi un segno di benevolenza;



vedano e siano confusi i miei nemici

perch tu, Signore, mi hai soccorso e consolato.



SALMO 86 (87).

Gerusalemme, patria spirituale dei popoli.



Dei figli di Core. Salmo. Canto.



Le sue fondamenta sono sui monti santi;

il Signore ama le porte di Sion

pi di tutte le dimore di Giacobbe.



Di te si dicono cose stupende,

citt di Dio.

Ricorder Raab e Babilonia fra quelli che mi conoscono;

ecco, Palestina, Tiro ed Etiopia:

tutti l sono nati.



Si dir di Sion: L'uno e l'altro  nato in essa

e l'Altissimo la tiene salda.



Il Signore scriver nel libro dei popoli:

L costui e nato.

E danzando canteranno:

Sono in te tutte le mie sorgenti



SALMO 87 (88).

E' tra i morti il mio giaciglio.



Canto. Salmo. Dei figli di Core. Al maestro del coro. Su
Macalat. Per canto.

"Maskil". Di Eman l'Ezraita.



Signore, Dio della mia salvezza,

davanti a te grido giorno e notte.

Giunga fino a te la mia preghiera,

tendi l'orecchio al mio lamento.



Io sono colmo di sventure,

la mia vita  vicina alla tomba.

Sono annoverato tra quelli che scendono nella fossa,

sono come un uomo ormai privo di forza.



E' tra i morti il mio giaciglio,

sono come gli uccisi stesi nel sepolcro,

dei quali tu non conservi il ricordo

e che la tua mano ha abbandonato.



Mi hai gettato nella fossa profonda,

nelle tenebre e nell'ombra di morte.

Pesa su di me il tuo sdegno

e con tutti i tuoi flutti mi sommergi.



Hai allontanato da me i miei compagni,

mi hai reso per loro un orrore.

Sono prigioniero senza scampo;

si consumano i miei occhi nel patire.

Tutto il giorno ti chiamo, Signore,

verso di te protendo le mie mani.



Compi forse prodigi per i morti?

O sorgono le ombre a darti lode?

Si celebra forse la tua bont nel sepolcro,

la tua fedelt negli inferi?

Nelle tenebre si conoscono forse i tuoi prodigi,

la tua giustizia nel paese dell'oblio?



Ma io a te, Signore, grido aiuto,

e al mattino giunge a te la mia preghiera.

Perch, Signore, mi respingi,

perch mi nascondi il tuo volto?



Sono infelice e morente dall'infanzia,

sono sfinito, oppresso dai tuoi terrori.

Sopra di me  passata la tua ira,

i tuoi spaventi mi hanno annientato,



mi circondano come acqua tutto il giorno,

tutti insieme mi avvolgono.

Hai allontanato da me amici e conoscenti,

mi sono compagne solo le tenebre.



NOTA: su Eman confronta 1 Cronache 2, 6.



SALMO 88 (89).

Dove sono, Signore, le tue grazie di un tempo?



"Maskil". Di Etan l'Ezraita.



Canter senza fine le grazie del Signore,

con la mia bocca annunzier la tua fedelt nei secoli,



perch hai detto: La mia grazia rimane per sempre;

la tua fedelt  fondata nei cieli.



Ho stretto un'alleanza con il mio eletto,

ho giurato a Davide mio servo:

stabilir per sempre la tua discendenza,

ti dar un trono che duri nei secoli.



I cieli cantano le tue meraviglie, Signore,

la tua fedelt nell'assemblea dei santi.

Chi sulle nubi  uguale al Signore,

chi  simile al Signore tra gli angeli di Dio?



Dio  tremendo nell'assemblea dei santi,

grande e terribile tra quanti lo circondano.

Chi  uguale a te, Signore, Dio degli eserciti?

Sei potente, Signore, e la tua fedelt ti fa corona.



Tu domini l'orgoglio del mare,

tu plachi il tumulto dei suoi flutti.

Tu hai calpestato Raab come un vinto,

con braccio potente hai disperso i tuoi nemici.



Tuoi sono i cieli, tua  la terra,

tu hai fondato il mondo e quanto contiene;

il settentrione e il mezzogiorno tu li hai creati,

il Tabor e l'Ermon cantano il tuo nome.



E' potente il tuo braccio,

forte la tua mano, alta la tua destra.

Giustizia e diritto sono la base del tuo trono,

grazia e fedelt precedono il tuo volto.



Beato il popolo che ti sa acclamare

e cammina, o Signore, alla luce del tuo volto:

esulta tutto il giorno nel tuo nome,

nella tua giustizia trova la sua gloria.



Perch tu sei il vanto della sua forza

e con il tuo favore innalzi la nostra potenza.

Perch del Signore  il nostro scudo,

il nostro re, del Santo d'Israele.



Un tempo parlasti in visione ai tuoi santi dicendo:

Ho portato aiuto a un prode,

ho innalzato un eletto tra il mio popolo.



Ho trovato Davide, mio servo,

con il mio santo olio l'ho consacrato;

la mia mano  il suo sostegno,

il mio braccio  la sua forza.



Su di lui non trionfer il nemico

n l'opprimer l'iniquo.

Annienter davanti a lui i suoi nemici

e colpir quelli che lo odiano.



La mia fedelt e la mia grazia saranno con lui

e nel mio nome si innalzer la sua potenza.

Stender sul mare la sua mano

e sui fiumi la sua destra.



Egli mi invocher: Tu sei mio padre,

mio Dio e roccia della mia salvezza.

Io lo costituir mio primogenito,

il pi alto tra i re della terra.



Gli conserver sempre la mia grazia,

la mia alleanza gli sar fedele.

Stabilir per sempre la sua discendenza,

il suo trono come i giorni del cielo.



Se i suoi figli abbandoneranno la mia legge

e non seguiranno i miei decreti,

se violeranno i miei statuti

e non osserveranno i miei comandi,



punir con la verga il loro peccato

e con flagelli la loro colpa.

Ma non gli toglier la mia grazia

e alla mia fedelt non verr mai meno.



Non violer la mia alleanza,

non muter la mia promessa.

Sulla mia santit ho giurato una volta per sempre:

certo non mentir a Davide.



In eterno durer la sua discendenza,

il suo trono davanti a me quanto il sole,

sempre saldo come la luna

testimone fedele nel cielo.



Ma tu lo hai respinto e ripudiato,

ti sei adirato contro il tuo consacrato;

hai rotto l'alleanza con il tuo servo,

hai profanato nel fango la sua corona.



Hai abbattuto tutte le sue mura

e diroccato le sue fortezze,

tutti i passanti lo hanno depredato,

 divenuto lo scherno dei suoi vicini.



Hai fatto trionfare la destra dei suoi rivali,

hai fatto gioire tutti i suoi nemici.

Hai smussato il filo della sua spada

e non l'hai sostenuto nella battaglia.



Hai posto fine al suo splendore,

hai rovesciato a terra il suo trono.

Hai abbreviato i giorni della sua giovinezza

e lo hai coperto di vergogna.



Fino a quando, Signore,

continuerai a tenerti nascosto,

arder come fuoco la tua ira?

Ricorda quant' breve la mia vita.

Perch quasi un nulla hai creato ogni uomo?

Quale vivente non vedr la morte,

sfuggir al potere degli inferi?



Dove sono, Signore, le tue grazie di un tempo,

che per la tua fedelt hai giurato a Davide?

Ricorda, Signore, l'oltraggio dei tuoi servi:

porto nel cuore le ingiurie di molti popoli,

con le quali, Signore, i tuoi nemici insultano

insultano i passi del tuo consacrato.



Benedetto il Signore in eterno.

Amen, amen!



NOTA: su Etan l'Ezraita: confronta 1 Re 5; 1 Cronache  15 e 17.

Raab  il mostro mitologico simbolo del primitivo caos.





LIBRO QUARTO.



SALMO 89 (90).

Come contare i nostri giorni?



Preghiera. Di Mos, uomo di Dio.



Signore, tu sei stato per noi un rifugio

di generazione in generazione.



Prima che nascessero i monti

e la terra e il mondo fossero generati,

da sempre e per sempre tu sei, Dio.



Tu fai ritornare l'uomo in polvere

e dici: Ritornate, figli dell'uomo.

Ai tuoi occhi, mille anni

sono come il giorno di ieri che  passato

come un turno di veglia nella notte.



Li annienti: li sommergi nel sonno

sono come l'erba che germoglia al mattino:

al mattino fiorisce, germoglia,

alla sera  falciata e dissecca.



Perch siamo distrutti dalla tua ira,

siamo atterriti dal tuo furore.

Davanti a te poni le nostre colpe,

i nostri peccati occulti alla luce del tuo volto.



Tutti i nostri giorni svaniscono per la tua ira,

finiamo i nostri anni come un soffio.

Gli anni della nostra vita sono settanta,

ottanta per i pi robusti,

ma quasi tutti sono fatica, dolore;

passano presto e noi ci dileguiamo.



Chi conosce l'impeto della tua ira,

il tuo sdegno, con il timore a te dovuto?



Insegnaci a contare i nostri giorni

e giungeremo alla sapienza del cuore.

Volgiti, Signore; fino a quando?

Muoviti a piet dei tuoi servi.



Saziaci al mattino con la tua grazia:

esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.

Rendici la gioia per i giorni di afflizione,

per gli anni in cui abbiamo visto la sventura.



Si manifesti ai tuoi servi la tua opera

e la tua gloria ai loro figli.

Sia su di noi la bont del Signore, nostro Dio:

rafforza per noi l'opera delle nostre mani,

l'opera delle nostre mani rafforza.



SALMO 90 (91).

Tu che abiti al riparo dell'Altissimo.



Tu che abiti al riparo dell'Altissimo

e dimori all'ombra nell'Onnipotente,

di' al Signore: Mio rifugio e mia fortezza,

mio Dio, in cui confido.



Egli ti liberer dal laccio del cacciatore,

dalla peste che distrugge.

Ti coprir con le sue penne,

Sotto le sue ali troverai rifugio.



La sua fedelt ti sar scudo e corazza,

non temerai i terrori della notte

n la freccia che vola di giorno,

la peste che vaga nelle tenebre,

lo sterminio che devasta a mezzogiorno.



Mille cadranno al tuo fianco

e diecimila alla tua destra,

ma nulla ti potr colpire.



Solo che tu guardi, con i tuoi occhi

vedrai il castigo degli empi.

Poich tuo rifugio  il Signore

e hai fatto dell'Altissimo la tua dimora,



non ti potr colpire la sventura,

nessun colpo cadr sulla tua tenda.

Egli dar ordine ai suoi angeli

di custodirti in tutti i tuoi passi.



Sulle loro mani ti porteranno

perch non inciampi nella pietra il tuo piede.

Camminerai su aspidi e vipere,

schiaccerai leoni e draghi.



Lo salver, perch a me si  affidato;

lo esalter, perch ha conosciuto il mio nome.



Mi invocher e gli dar risposta;

presso di lui sar nella sventura,

lo salver e lo render glorioso.

Lo sazier di lunghi giorni

e gli mostrer la mia salvezza.



Salmo 91 (92)

Mi rallegri, Signore, con le tue meraviglie.



Salmo. Canto. Per il giorno del sabato.



E' bello dar lode al Signore

e cantare al tuo nome, o Altissimo,

annunziare al mattino il tuo amore,

la tua fedelt lungo la notte

sull'arpa a dieci corde e sulla lira,

con canti sulla cetra.



Poich mi rallegri, Signore,

con le tue meraviglie,

esulto per l'opera delle tue mani.



Come sono grandi le tue opere, Signore,

quanto profondi i tuoi pensieri!

L'uomo insensato non intende

e lo stolto non capisce:



se i peccatori germogliano come l'erba

e fioriscono tutti i malfattori,

li attende una rovina eterna:

ma tu sei l'eccelso per sempre, o Signore.



Ecco, i tuoi nemici, o Signore,

ecco, i tuoi nemici periranno,

saranno dispersi tutti i malfattori.

Tu mi doni la forza di un bufalo,

mi cospargi di olio splendente.



I miei occhi disprezzeranno i miei nemici,

e contro gli iniqui che mi assalgono

e miei orecchi udranno cose infauste.



Il giusto fiorir come palma,

crescer come cedro del Libano

piantati nella casa del Signore,

fioriranno negli atri del nostro Dio.



Nella vecchiaia daranno ancora frutti,

saranno vegeti e rigogliosi,

per annunziare quanto  retto il Signore:

mia roccia, in lui non c' ingiustizia.



I SALMI DEL REGNO.



SALMO 92 (93).

Il Signore regna, si ammanta di splendore.



Il Signore regna, si ammanta di splendore;

il Signore si riveste, si cinge di forza;

rende saldo il mondo, non sar mai scosso.

Saldo  il tuo trono fin dal principio,

da sempre tu sei.



Alzano i fiumi, Signore,

alzano i fiumi la loro voce,

alzano i fiumi il loro fragore.



Ma pi potente delle voci di grandi acque,

pi potente dei flutti del mare,

potente nell'alto  il Signore.



Degni di fede sono i tuoi insegnamenti,

la santit si addice alla tua casa

per la durata dei giorni, Signore.



SALMO 93 (94).

Alzati, giudice della terra!



Dio che fai giustizia, o Signore,

Dio che fai giustizia: mostrati!

Alzati, giudice della terra,

rendi la ricompensa ai superbi.



Fino a quando gli empi, Signore,

fino a quando gli empi trionferanno?

Sparleranno, diranno insolenze,

si vanteranno tutti i malfattori?



Signore, calpestano il tuo popolo,

opprimono la tua eredit.

Uccidono la vedova e il forestiero,

danno la morte agli orfani.



Dicono: Il Signore non vede,

il Dio di Giacobbe non se ne cura.

Comprendete, insensati tra il popolo,

stolti, quando diventerete saggi?



Chi ha formato l'orecchio, forse non sente?

Chi ha plasmato l'occhio, forse non guarda?



Chi regge i popoli, forse non castiga,

lui che insegna all'uomo il sapere?

Il Signore conosce i pensieri dell'uomo:

non sono che un soffio.



Beato l'uomo che tu istruisci, Signore,

e che ammaestri nella tua legge,

per dargli riposo nei giorni di sventura,

finch all'empio sia scavata la fossa.



Perch il Signore non respinge il suo popolo,

la sua eredit non la pu abbandonare,

ma il giudizio si volger a giustizia,

la seguiranno tutti i retti di cuore.



Chi sorger per me contro i malvagi?

Chi star con me contro i malfattori?

Se il Signore non fosse il mio aiuto,

in breve io abiterei nel regno del silenzio.



Quando dicevo: Il mio piede vacilla,

la tua grazia, Signore, mi ha sostenuto.

Quand'ero oppresso dall'angoscia,

il tuo conforto mi ha consolato.



Pu essere tuo alleato un tribunale iniquo,

che fa angherie contro la legge?

Si avventano contro la vita del giusto,

e condannano il sangue innocente.



Ma il Signore  la mia difesa,

roccia del mio rifugio  il mio Dio

egli ritorcer contro di essi la loro malizia,

per la loro perfidia li far perire,

li far perire il Signore, nostro Dio.



SALMO 94 (95).

Venite, adoriamo il Signore!



Venite, applaudiamo al Signore,

acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.

Accostiamoci a lui per rendergli grazie,

a lui acclamiamo con canti di gioia.



Poich grande Dio  il Signore,

grande re sopra tutti gli dei.

Nella sua mano sono gli abissi della terra,

sono sue le vette dei monti.

Suo  il mare, egli l'ha fatto,

le sue mani hanno plasmato la terra.



Venite, prostrti adoriamo,

in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.

Egli  il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo,

il gregge che egli conduce.



Ascoltate oggi la sua voce:

Non indurite il cuore,

come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto,

dove mi tentarono i vostri padri:

mi misero alla prova, pur avendo visto le mie opere.



Per quarant'anni mi disgustai di quella generazione

e dissi: Sono un popolo dal cuore traviato,

non conoscono le mie vie;

perci ho giurato nel mio sdegno:

Non entreranno nel luogo del mio riposo



SALMO 95 (96).

Dite tra i popoli: Il Signore regna!



Cantate al Signore un canto nuovo,

cantate al Signore da tutta la terra.

Cantate al Signore, benedite il suo nome,

annunziate di giorno in giorno la sua salvezza.



In mezzo ai popoli narrate la sua gloria

a tutte le nazioni dite i suoi prodigi.

Grande  il Signore e degno di ogni lode,

terribile sopra tutti gli dei.



Tutti gli dei delle nazioni sono un nulla,

ma il Signore ha fatto i cieli.

Maest e bellezza sono davanti a lui

potenza e splendore nel suo santuario.



Date al Signore, o famiglie dei popoli,

date al Signore gloria e potenza,

date al Signore la gloria del suo nome.



Portate offerte ed entrate nei suoi atri,

prostratevi al Signore in sacri ornamenti.

Tremi davanti a lui tutta la terra.



Dite tra i popoli: Il Signore regna!.

Sorregge il mondo, perch non vacilli;

giudica le nazioni con rettitudine.



Gioiscano i cieli, esulti la terra,

frema il mare e quanto racchiude;

esultino i campi e quanto contengono,

si rallegrino gli alberi della foresta



davanti al Signore che viene,

perch viene a giudicare la terra.

Giudicher il mondo con giustizia

e con verit tutte le genti.



SALMO 96 (97).

Il Signore regna, esulti la terra.



Il Signore regna, esulti la terra,

gioiscano le isole tutte.

Nubi e tenebre lo avvolgono,

giustizia e diritto sono la base del suo trono.



Davanti a lui cammina il fuoco

e brucia tutt'intorno i suoi nemici.

Le sue folgori rischiarano il mondo:

vede e sussulta la terra.



I monti fondono come cera davanti al Signore,

davanti al Signore di tutta la terra.

I cieli annunziano la sua giustizia

e tutti i popoli contemplano la sua gloria.



Siano confusi tutti gli adoratori di statue

e chi si gloria dei propri idoli.

Si prostrino a lui tutti gli dei!



Ascolta Sion e ne gioisce,

esultano le citt di Giuda

per i tuoi giudizi, Signore.



Perch tu sei, Signore,

l'Altissimo su tutta la terra;

tu sei eccelso sopra tutti gli dei.



Odiate il male, voi che amate il Signore:

lui che custodisce la vita dei suoi fedeli

li strapper dalle mani degli empi.



Una luce si  levata per il giusto,

gioia per i retti di cuore.

Rallegratevi, giusti, nel Signore,

rendete grazie al suo santo nome.



SALMO 97 (98).

Esultanza davanti al Signore che viene a giudicare la terra.



Salmo.



Cantate al Signore un canto nuovo,

perch ha compiuto prodigi.

Gli ha dato vittoria la sua destra

e il suo braccio santo.



Il Signore ha manifestato la sua salvezza,

agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia.

Egli si  ricordato del suo amore,

della sua fedelt alla casa di Israele.



Tutti i confini della terra hanno veduto

la salvezza del nostro Dio.

Acclami al Signore tutta la terra,

gridate, esultate con canti di gioia.



Cantate inni al Signore con l'arpa,

con l'arpa e con suono melodioso;

con la tromba e al suono del corno

acclamate davanti al re, il Signore.



Frema il mare e quanto racchiude,

il mondo e i suoi abitanti.

I fiumi battano le mani,

esultino insieme le montagne



davanti al Signore che viene,

che viene a giudicare la terra.

Giudicher il mondo con giustizia

e i popoli con rettitudine.



SALMO 98 (99).

Esaltate il Signore perch  santo.



Il Signore regna, tremino i popoli;

siede sui cherubini, si scuota la terra.

Grande  il Signore in Sion,

eccelso sopra tutti i popoli.

Lodino il tuo nome grande e terribile,

perch  santo.



Re potente che ami la giustizia,

tu hai stabilito ci che  retto,

diritto e giustizia tu eserciti in Giacobbe.



Esaltate il Signore nostro Dio,

prostratevi allo sgabello dei suoi piedi,

perch  santo.



Mos e Aronne tra i suoi sacerdoti,

Samuele tra quanti invocano il suo nome:

invocavano il Signore ed egli rispondeva.



Parlava loro da una colonna di nubi:

obbedivano ai suoi comandi

e alla legge che aveva loro dato.



Signore, Dio nostro, tu li esaudivi,

eri per loro un Dio paziente

pur castigando i loro peccati.



Esaltate il Signore nostro Dio,

prostratevi davanti al suo monte santo,

perch santo  il Signore, nostro Dio.



SALMO 99 (100).

Servite il Signore nella gioia!



Salmo. In rendimento di grazie.



Acclamate al Signore, voi tutti della terra,

servite il Signore nella gioia,

presentatevi a lui con esultanza.



Riconoscete che il Signore  Dio;

egli ci ha fatti e noi siamo suoi,

suo popolo e gregge del suo pascolo.



Varcate le sue porte con inni di grazie,

i suoi atri con canti di lode,

lodatelo, benedite il suo nome;



poich buono  il Signore,

eterna la sua misericordia,

la sua fedelt per ogni generazione.



SALMI VARI.



SALMO 100 (101).

Agir con saggezza nella via dell'innocenza.



Di Davide. Salmo.



Amore e giustizia voglio cantare,

voglio cantare inni a te, o Signore.

Agir con saggezza nella via dell'innocenza:

quando verrai a me?



Camminer con cuore integro,

dentro la mia casa.

Non sopporter davanti ai miei occhi azioni malvagie;



detesto chi fa il male,

non mi sar vicino.

Lontano da me il cuore perverso,

il malvagio non lo voglio conoscere.



Chi calunnia in segreto il suo prossimo

io lo far perire;

chi ha occhi altezzosi e cuore superbo

non lo potr sopportare.



I miei occhi sono rivolti ai fedeli del paese

perch restino a me vicino:

chi cammina per la via integra sar mio servitore.



Non abiter nella mia casa

chi agisce con inganno,

chi dice menzogne

non star alla mia presenza.



Sterminer ogni mattino tutti gli empi del paese,

per estirpare dalla citt del Signore

quanti operano il male.



SALMO 101 (102).

Ma tu, Signore, rimani in eterno.



Preghiera di un afflitto che  stanco e sfoga dinanzi a Dio la
sua angoscia.



Signore, ascolta la mia preghiera,

a te giunga il mio grido.

Non nascondermi il tuo volto;

nel giorno della mia angoscia

piega verso di me l'orecchio.

Quando ti invoco: presto, rispondimi.



Si dissolvono in fumo i miei giorni

e come brace ardono le mie ossa.

Il mio cuore abbattuto come erba inaridisce,

dimentico di mangiare il mio pane.

Per il lungo mio gemere

aderisce la mia pelle alle mie ossa.



Sono simile al pellicano del deserto,

sono come un gufo tra le rovine.

Veglio e gemo

come uccello solitario sopra un tetto.

Tutto il giorno mi insultano i miei nemici,

furenti imprecano contro il mio nome.



Di cenere mi nutro come di pane,

alla mia bevanda mescolo il pianto,

davanti alla tua collera e al tuo sdegno,

perch mi sollevi e mi scagli lontano.

I miei giorni sono come ombra che declina,

e io come erba inaridisco.



Ma tu, Signore, rimani in eterno,

il tuo ricordo per ogni generazione.

Tu sorgerai, avrai piet di Sion,

perch  tempo di usarle misericordia:

l'ora  giunta.

Poich ai tuoi servi sono care le sue pietre

e li muove a piet la sua rovina.



I popoli temeranno il nome del Signore

e tutti i re della terra la tua gloria,

quando il Signore avr ricostruito Sion

e sar apparso in tutto il suo splendore.

Egli si volge alla preghiera del misero

e non disprezza la sua supplica.



Questo si scriva per la generazione futura

e un popolo nuovo dar lode al Signore.

Il Signore si  affacciato dall'alto del suo santuario,

dal cielo ha guardato la terra

per ascoltare il gemito del prigioniero,

per liberare i condannati a morte;

perch sia annunziato in Sion il nome del Signore

e la sua lode in Gerusalemme,

quando si aduneranno insieme i popoli

e i regni per servire il Signore.



Ha fiaccato per via la mia forza,

ha abbreviato i miei giorni.

Io dico: Mio Dio,

non rapirmi a met dei miei giorni;

i tuoi anni durano per ogni generazione.



In principio tu hai fondato la terra,

i cieli sono opera delle tue mani.

Essi periranno, ma tu rimani;

tutti si logorano come veste,

come un abito tu li muterai

ed essi passeranno.

Ma tu resti lo stesso

e i tuoi anni non hanno fine.



I figli dei tuoi servi avranno una dimora,

rester salda davanti a te la loro discendenza.



SALMO 102 (103).

La tenerezza di Dio.



Di Davide.



Benedici il Signore, anima mia,

quanto  in me benedica il suo santo nome.

Benedici il Signore, anima mia,

non dimenticare tanti suoi benefici.



Egli perdona tutte le tue colpe,

guarisce tutte le tue malattie;

salva dalla fossa la tua vita,

ti corona di grazia e di misericordia;

egli sazia di beni i tuoi giorni

e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza.



Il Signore agisce con giustizia

e con diritto verso tutti gli oppressi.

Ha rivelato a Mos le sue vie,

ai figli d'Israele le sue opere.



Buono e pietoso  il Signore

lento all'ira e grande nell'amore.

Egli non continua a contestare

e non conserva per sempre il suo sdegno.

Non ci tratta secondo i nostri peccati,

non ci ripaga secondo le nostre colpe.



Come il cielo  alto sulla terra,

cos  grande la sua misericordia su quanti lo temono;

come dista l'oriente dall'occidente,

cos allontana da noi le nostre colpe.



Come un padre ha piet dei suoi figli,

cos il Signore ha piet di quanti lo temono.

Perch egli sa di che siamo plasmati,

ricorda che noi siamo polvere.



Come l'erba sono i giorni dell'uomo,

come il fiore del campo, cos egli fiorisce;

lo investe il vento e pi non esiste

e il suo posto non lo riconosce.



La grazia del Signore  da sempre,

dura in eterno per quanti lo temono;

la sua giustizia per i figli dei figli,

per quanti custodiscono la sua alleanza

e ricordano di osservare i suoi precetti.



Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono

e il suo regno abbraccia l'universo.

Benedite il Signore, voi tutti, suoi angeli,

potenti esecutori dei suoi comandi,

pronti alla voce della sua parola.



Benedite il Signore, voi tutte, sue schiere,

suoi ministri, che fate il suo volere.

Benedite il Signore, voi tutte, opere sue,

in ogni luogo del suo dominio.



Benedici il Signore, anima mia.



SALMO 103 (104).

Splendore delle opere di Dio.



Benedici il Signore, anima mia:

Signore, mio Dio, quanto sei grande!

Rivestito di maest e di splendore,

avvolto di luce come di un manto.



Tu stendi il cielo come una tenda,

costruisci sulle acque la tua dimora,

fai delle nubi il tuo carro,

cammini sulle ali del vento;

fai dei venti i tuoi messaggeri,

delle fiamme guizzanti i tuoi ministri.



Hai fondato la terra sulle sue basi,

mai potr vacillare.

L'oceano l'avvolgeva come un manto,

le acque coprivano le montagne.



Alla tua minaccia sono fuggite,

al fragore del tuo tuono hanno tremato.

Emergono i monti, scendono le valli

al luogo che hai loro assegnato.

Hai posto un limite alle acque: non lo passeranno,

non torneranno a coprire la terra.



Fai scaturire le sorgenti nelle valli

e scorrono tra i monti;

ne bevono tutte le bestie selvatiche

e gli onagri estinguono la loro sete.

Al di sopra dimorano gli uccelli del cielo,

cantano tra le fronde.



Dalle tue alte dimore irrighi i monti,

con il frutto delle tue opere sazi la terra.

Fai crescere il fieno per gli armenti

e l'erba al servizio dell'uomo,

perch tragga alimento dalla terra:

il vino che allieta il cuore dell'uomo;

l'olio che fa brillare il suo volto

e il pane che sostiene il suo vigore.



Si saziano gli alberi del Signore,

i cedri del Libano da lui piantati.

L gli uccelli fanno il loro nido

e la cicogna sui cipressi ha la sua casa.

Per i camosci sono le alte montagne,

le rocce sono rifugio per gli iraci.



Per segnare le stagioni hai fatto la luna

e il sole che conosce il suo tramonto.

Stendi le tenebre e viene la notte

e vagano tutte le bestie della foresta;

ruggiscono i leoncelli in cerca di preda

e chiedono a Dio il loro cibo.



Sorge il sole, si ritirano

e si accovacciano nelle tane.

Allora l'uomo esce al suo lavoro

per la sua fatica fino a sera.



Quanto sono grandi, Signore, le tue opere!

Tutto hai fatto con saggezza,

la terra  piena delle tue creature.



Ecco il mare spazioso e vasto:

l guizzano senza numero

animali piccoli e grandi.

Lo solcano le navi,

il Leviatn che hai plasmato

perch in esso si diverta.



Tutti da te aspettano

che tu dia loro il cibo in tempo opportuno.

Tu lo provvedi, essi lo raccolgono,

tu apri la mano, si saziano di beni.



Se nascondi il tuo volto, vengono meno,

togli loro il respiro, muoiono

e ritornano nella loro polvere.

Mandi il tuo spirito, sono creati,

e rinnovi la faccia della terra.



La gloria del Signore sia per sempre,

gioisca il Signore delle sue opere.

Egli guarda la terra e la fa sussultare,

tocca i monti ed essi fumano.



Voglio cantare al Signore finch ho vita,

cantare al mio Dio finch esisto.

A lui sia gradito il mio canto,

la mia gioia  nel Signore.

Scompaiano i peccatori dalla terra

e pi non esistano gli empi.



Benedici il Signore, anima mia.



NOTA: Leviatn. Qui  la balena o un grosso cetaceo. Il nome 
di un drago favoloso gi presente nei poemi ugaritici del
quindicesimo secolo avanti Cristo.



SALMO 104 (105).



Le grandi imprese di Dio all'origine d'Israele.



Alleluia!



Lodate il Signore e invocate il suo nome,

proclamate tra i popoli le sue opere.



Cantate a lui canti di gioia,

meditate tutti i suoi prodigi.

Gloriatevi del suo santo nome:

gioisca il cuore di chi cerca il Signore.



Cercate il Signore e la sua potenza,

cercate sempre il suo volto.

Ricordate le meraviglie che ha compiute,

i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca:



voi, stirpe di Abramo, suo servo,

figli di Giacobbe, suo eletto.

E' lui il Signore, nostro Dio,

su tutta la terra i suoi giudizi.



Ricorda sempre la sua alleanza:

parola data per mille generazioni,

l'alleanza stretta con Abramo

e il suo giuramento ad Isacco.



La stabil per Giacobbe come legge,

come alleanza eterna per Israele:

Ti dar il paese di Canaan

come eredit a voi toccata in sorte.



Quando erano in piccolo numero,

pochi e forestieri in quella terra,

e passavano di paese in paese,

da un regno ad un altro popolo,



non permise che alcuno li opprimesse

e castig i re per causa loro:

Non toccate i miei consacrati,

non fate alcun male ai miei profeti.



Chiam la fame sopra quella terra

e distrusse ogni riserva di pane.

Davanti a loro mand un uomo,

Giuseppe, venduto come schiavo.



Gli strinsero i piedi con ceppi,

il ferro gli serr la gola,

finch si avver la sua predizione

e la parola del Signore gli rese giustizia.



Il re mand a scioglierlo,

il capo dei popoli lo fece liberare;

lo pose signore della sua casa,

capo di tutti i suoi averi,



per istruire i capi secondo il suo giudizio

e insegnare la saggezza agli anziani.

E Israele venne in Egitto,

Giacobbe visse nel paese di Cam come straniero.



Ma Dio rese assai fecondo il suo popolo,

lo rese pi forte dei suoi nemici.

Mut il loro cuore e odiarono il suo popolo,

contro i suoi servi agirono con inganno.



Mand Mos suo servo

e Aronne che si era scelto.

Comp per mezzo loro i segni promessi

e nel paese di Cam i suoi prodigi.



Mand le tenebre e si fece buio,

ma resistettero alle sue parole.

Cambi le loro acque in sangue

e fece morire i pesci.



Il loro paese brulic di rane

fino alle stanze dei loro sovrani.

Diede un ordine e le mosche vennero a sciami

e le zanzare in tutto il loro paese.



Invece delle piogge mand loro la grandine,

vampe di fuoco su loro paese.

Colp le loro vigne e i loro fichi,

schiant gli alberi della loro terra.



Diede un ordine e vennero le locuste

e bruchi senza numero;

divorarono tutta l'erba del paese

e distrussero il frutto del loro suolo.



Colp nel loro paese ogni primogenito,

tutte le primizie del loro vigore.

Fece uscire il suo popolo con argento e oro,

fra le trib non c'era alcun infermo.



L'Egitto si rallegr della loro partenza

perch su di essi era piombato il terrore.

Distese una nube per proteggerli

e un fuoco per illuminarli di notte.



Alla loro domanda fece scendere le quaglie

e li sazi con il pane del cielo.

Spacc una rupe e ne sgorgarono acque,

scorrevano come fiumi nel deserto,



perch ricord la sua parola santa

data ad Abramo suo servo.

Fece uscire il suo popolo con esultanza,

i suoi eletti con canti di gioia.



Diede loro le terre dei popoli,

ereditarono la fatica delle genti,

perch custodissero i suoi decreti

e obbedissero alle sue leggi.



Alleluia!



NOTA: Alleluia significa: lodate il Signore (Jahv).



SALMO 105 (106).

Il Signore ci ha amati come nessuno ha mai amato.



Alleluia!



Celebrate il Signore, perch  buono,

perch eterna  la sua misericordia.

Chi pu narrare i prodigi del Signore,

far risuonare tutta la sua lode?



Beati coloro che agiscono con giustizia

e praticano il diritto in ogni tempo.

Ricordati di noi, Signore,

per amore del tuo popolo,

visitaci con la tua salvezza,



perch vediamo la felicit dei tuoi eletti,

godiamo della gioia del tuo popolo,

ci gloriamo con la tua eredit.



Abbiamo peccato come i nostri padri,

abbiamo fatto il male, siamo stati empi.

I nostri padri in Egitto

non compresero i tuoi prodigi,



non ricordarono tanti tuoi benefici

e si ribellarono presso il mare, presso il Mar Rosso.

Ma Dio li salv per il suo nome,

per manifestare la sua potenza.



Minacci il Mar Rosso e fu disseccato,

li condusse tra i flutti come per un deserto;

li salv dalla mano di chi li odiava,

li riscatt dalla mano del nemico.



L'acqua sommerse i loro avversari;

nessuno di essi sopravvisse.

Allora credettero alle sue parole

e cantarono la sua lode.



Ma presto dimenticarono le sue opere,

non ebbero fiducia nel suo disegno,

arsero di brame nel deserto,

e tentarono Dio nella steppa.



Concesse loro quanto domandavano

e sazi la loro ingordigia.

Divennero gelosi di Mos negli accampamenti

e di Aronne, il consacrato del Signore.



Allora si apr la terra e inghiott Datan,

e seppell l'assemblea di Abiron.

Divamp il fuoco nella loro fazione

e la fiamma divor i ribelli.



Si fabbricarono un vitello sull'Oreb,

si prostrarono a un'immagine di metallo fuso;

scambiarono la loro gloria

con la figura di un toro che mangia fieno.



Dimenticarono Dio che li aveva salvati,

che aveva operato in Egitto cose grandi,

prodigi nel paese di Cam,

cose terribili presso il Mar Rosso.



E aveva gi deciso di sterminarli

se Mos suo eletto

non fosse stato sulla breccia di fronte a lui,

per stornare la sua collera dallo sterminio.



Rifiutarono un paese di delizie,

non credettero alla sua parola.

Mormorarono nelle loro tende,

non ascoltarono la voce del Signore.



Egli alz la mano su di loro

giurando di abbatterli nel deserto,

di disperdere i loro discendenti tra le genti

e disseminarli per il paese.



Si asservirono a Baal-Per

e mangiarono i sacrifici dei morti,

provocarono Dio con tali azioni

e tra essi scoppi una pestilenza.



Ma Finees si alz e si fece giudice;

allora cess la peste

e gli fu computato a giustizia

presso ogni generazione, sempre.



Lo irritarono anche alle acque di Meriba

e Mos fu punito per causa loro,

perch avevano inasprito l'animo suo

ed egli disse parole insipienti.



Non sterminarono i popoli

come aveva ordinato il Signore,

ma si mescolarono con le nazioni

e impararono le opere loro.



Servirono i loro idoli

e questi furono per loro un tranello.

Immolarono i loro figli

e le loro figlie agli dei falsi.



Versarono sangue innocente,

il sangue dei figli e delle figlie

sacrificati agli idoli di Canaan;

la terra fu profanata dal sangue;



si contaminarono con le opere loro,

si macchiarono con i loro misfatti.

L'ira del Signore si accese contro il suo popolo,

ebbe in orrore il suo possesso,



e li diede in balia dei popoli;

li dominarono i loro avversari,

li oppressero i loro nemici

e dovettero piegarsi sotto la loro mano.



Molte volte li aveva liberati,

ma essi si ostinarono nei loro disegni

e per le loro iniquit furono abbattuti.

Pure, egli guard alla loro angoscia

quando ud il loro grido.



Si ricord della sua alleanza con loro,

si mosse a piet per il suo grande amore.

Fece loro trovare grazia

presso quanti li avevano deportati.



Salvaci, Signore Dio nostro,

e raccoglici di mezzo ai popoli,

perch proclamiamo il tuo santo nome

e ci gloriamo della tua lode.



Benedetto il Signore, Dio d'Israele,

da sempre, per sempre.

Tutto il popolo dica: Amen.





LIBRO QUINTO.



NOTA: In quest'ultima parte del Salterio si trovano due
raccolte: i canti di pellegrinaggio o  canti delle ascensioni
(119-133); l'Hallel o lode (112-117, 135, 145-150); inoltre un
nuovo gruppo di salmi attribuiti a Davide (137-144).



SALMO 106 (107).

Gridarono al Signore ed egli li liber.



Alleluia!



Celebrate il Signore perch  buono,

perch eterna  la sua misericordia.



Lo dicano i riscattati del Signore

che egli liber dalla mano del nemico

e radun da tutti i paesi,

dall'oriente e dall'occidente,

dal settentrione e dal mezzogiorno.



Vagavano nel deserto, nella steppa,

non trovavano il cammino per una citt dove abitare.

Erano affamati e assetati,

veniva meno la loro vita.



Nell'angoscia gridarono al Signore

ed egli li liber dalle loro angustie.

Li condusse sulla via retta

perch camminassero verso una citt dove abitare.



Ringrazino il Signore per la sua misericordia,

per i suoi prodigi a favore degli uomini,

poich sazi il desiderio dell'assetato,

e l'affamato ricolm di beni.



Abitavano nelle tenebre e nell'ombra di morte,

prigionieri della miseria e dei ceppi,

perch si erano ribellati alla parola di Dio

e avevano disprezzato il disegno dell'Altissimo.



Egli pieg il loro cuore sotto le sventure;

cadevano e nessuno li aiutava.



Nell'angoscia gridarono al Signore

ed egli li liber dalle loro angustie.

Li fece uscire dalle tenebre e dall'ombra di morte

e spezz le loro catene.



Ringrazino il Signore per la sua misericordia,

per i suoi prodigi a favore degli uomini;

perch ha infranto le porte di bronzo

e ha spezzato le sbarre di ferro.



Stolti per la loro iniqua condotta,

soffrivano per i loro misfatti,

rifiutavano ogni nutrimento

e gi toccavano le soglie della morte.



Nell'angoscia gridarono al Signore

ed egli li liber dalle loro angustie.

Mand la sua parola e li fece guarire,

li salv dalla distruzione.



Ringrazino il Signore per la sua misericordia,

e per i suoi prodigi a favore degli uomini.

Offrano a lui sacrifici di lode,

narrino con giubilo le sue opere.



Coloro che solcavano il mare sulle navi

e commerciavano sulle grandi acque

videro le opere del Signore,

i suoi prodigi nel mare profondo.



Egli parl e fece levare un vento burrascoso

che sollev i suoi flutti.

Salivano fino al cielo,

scendevano negli abissi;

la loro anima languiva nell'affanno.



Ondeggiavano e barcollavano come ubriachi,

tutta la loro perizia era svanita.



Nell'angoscia gridarono al Signore

ed egli li liber dalle loro angustie.

Ridusse la tempesta alla calma,

tacquero i flutti del mare.

Si rallegrarono nel vedere la bonaccia

ed egli li condusse al porto sospirato.



Ringrazino il Signore per la sua misericordia

e per i suoi prodigi a favore degli uomini.

Lo esaltino nell'assemblea del popolo,

lo lodino nel consesso degli anziani.



Ridusse i fiumi a deserto,

a luoghi aridi le fonti d'acqua

e la terra fertile a palude

per la malizia dei suoi abitanti.



Ma poi cambi il deserto in lago,

e la terra arida in sorgenti d'acqua.

L fece dimorare gli affamati

ed essi fondarono una citt dove abitare.



Seminarono campi e piantarono vigne,

e ne raccolsero frutti abbondanti.

Li benedisse e si moltiplicarono,

non lasci diminuire il loro bestiame.



Ma poi, ridotti a pochi, furono abbattuti,

perch oppressi dalle sventure e dal dolore.

Colui che getta il disprezzo sui potenti,

li fece vagare in un deserto senza strade.



Ma risollev il povero dalla miseria

e rese le famiglie numerose come greggi.

Vedono i giusti e ne gioiscono

e ogni iniquo chiude la sua bocca.



Chi  saggio osservi queste cose

e comprender la bont del Signore.



SALMO 107 (108).

Su tutta la terra splende la tua gloria!



Canto. Salmo. Di Davide.



Saldo  il mio cuore, Dio,

saldo  il mio cuore:

voglio cantare inni, anima mia.

Svegliatevi, arpa e cetra,

voglio svegliare l'aurora.



Ti loder tra i popoli, Signore,

a te canter inni tra le genti,

perch la tua bont  grande fino ai cieli

e la tua verit fino alle nubi.



6Innalzati, Dio, sopra i cieli,

su tutta la terra la tua gloria.



Perch siano liberati i tuoi amici,

salvaci con la tua destra e ascoltaci.

Dio ha parlato nel suo santuario:

Esulter, voglio dividere Sichem e misurare la valle di Succot;



mio  Galaad, mio Manasse,

Efraim  l'elmo del mio capo

Giuda il mio scettro.



Moab  il catino per lavarmi,

sull'Idumea getter i miei sandali,

sulla Filistea canter vittoria.



Chi mi guider alla citt fortificata,

chi mi condurr fino all'Idumea?

Non forse tu, Dio, che ci hai respinti

e pi non esci, Dio, con i nostri eserciti?



Contro il nemico portaci soccorso,

poich vana  la salvezza dell'uomo.

Con Dio noi faremo cose grandi

ed egli annienter chi ci opprime.



SALMO 108 (109).

Le imprecazioni di una vittima innocente.



Al maestro del coro. Di Davide. Salmo.



Dio della mia lode, non tacere,

poich contro di me si sono aperte

la bocca dell'empio e dell'uomo di frode;

parlano di me con lingua di menzogna.

Mi investono con parole di odio,

mi combattono senza motivo.



In cambio del mio amore mi muovono accuse,

mentre io sono in preghiera.

Mi rendono male per bene

e odio in cambio di amore.



Suscita un empio contro di lui

e un accusatore stia alla sua destra.

Citato in giudizio, risulti colpevole

e il suo appello si risolva in condanna.



Pochi siano i suoi giorni

e il suo posto l'occupi un altro.

I suoi figli rimangano orfani

e vedova sua moglie.



Vadano raminghi i suoi figli, mendicando,

siano espulsi dalle loro case in rovina.

L'usuraio divori tutti i suoi averi

e gli estranei facciano preda del suo lavoro.



Nessuno gli usi misericordia,

nessuno abbia piet dei suoi orfani.

La sua discendenza sia votata allo sterminio,

nella generazione che segue sia cancellato il suo nome.



L'iniquit dei suoi padri sia ricordata al Signore,

il peccato di sua madre non sia mai cancellato.

Siano davanti al Signore sempre

ed egli disperda dalla terra il loro ricordo.



Perch ha rifiutato di usare misericordia

e ha perseguitato il misero e l'indigente

per far morire chi  affranto di cuore.

Ha amato la maledizione: ricada su di lui!

Non ha voluto la benedizione: da lui si allontani!



Si  avvolto di maledizione come di un mantello:

 penetrata come acqua nel suo intimo

e come olio nelle sue ossa.

Sia per lui come vestito che lo avvolge,

come cintura che sempre lo cinge.



Sia questa da parte del Signore

la ricompensa per chi mi accusa,

per chi dice male contro la mia vita.

Ma tu, Signore Dio,

agisci con me secondo il tuo nome:

salvami, perch buona  la tua grazia.



Io sono povero e infelice

e il mio cuore  ferito nell'intimo.

Scompaio come l'ombra che declina,

sono sbattuto come una locusta.



Le mie ginocchia vacillano per il digiuno,

il mio corpo  scarno e deperisce.

Sono diventato per loro oggetto di scherno,

quando mi vedono scuotono il capo.



Aiutami, Signore mio Dio,

salvami per il tuo amore.

Sappiano che qui c' la tua mano:

tu, Signore, tu hai fatto questo.



Maledicano essi, ma tu benedicimi;

insorgano quelli e arrossiscano,

ma il tuo servo sia nella gioia.

Sia coperto di infamia che mi accusa

e sia avvolto di vergogna come d'un mantello.



Alta risuoni sulle mie labbra la lode del Signore,

lo esalter in una grande assemblea;

poich si  messo alla destra del povero

per salvare dai giudici la sua vita.



SALMO 109 (110).

Re e sacerdote per sempre.



Di Davide. Salmo.



Oracolo del Signore al mio Signore:

Siedi alla mia destra

finch io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

Lo scettro del tuo potere

stende il Signore da Sion:



Domina in mezzo ai tuoi nemici.

A te il principato nel giorno della tua potenza

tra santi splendori;

dal seno dell'aurora, come rugiada, io ti ho generato.



Il Signore ha giurato e non si pente:

Tu sei sacerdote per sempre

al modo di Melchisedek.



Il Signore  alla tua destra,

annienter i re nel giorno della sua ira.

Giudicher i popoli: in mezzo a cadaveri

ne stritoler le teste su vasta terra.

Lungo il cammino si disseta al torrente

e solleva alta la testa.



SALMO 110 (111).

Dio si ricorda per sempre della sua alleanza.



Alleluia!



Render grazie al Signore con tutto il cuore

nel consesso dei giusti e nell'assemblea.

Grandi sono le opere del Signore,

le contemplino coloro che le amano.



Le sue opere sono splendore di bellezza,

la sua giustizia dura per sempre.

Ha lasciato un ricordo dei suoi prodigi:

piet e tenerezza  il Signore.



Egli d il cibo a chi lo teme,

si ricorda sempre della sua alleanza.

Mostr al suo popolo la potenza delle sue opere,

gli diede l'eredit delle genti.



Le opere delle sue mani sono verit e giustizia,

stabili sono tutti i suoi comandi,

immutabili nei secoli, per sempre,

eseguiti con fedelt e rettitudine.



Mand a liberare il suo popolo

stabil la sua alleanza per sempre.

Santo e terribile il suo nome.



Principio della saggezza  il timore del Signore,

saggio  colui che gli  fedele;

la lode del Signore  senza fine.



SALMO 111 (112).

Beato l'uomo che teme il Signore.



Alleluia!



Beato l'uomo che teme il Signore

e trova grande gioia nei suoi comandamenti.

Potente sulla terra sar la sua stirpe,

la discendenza dei giusti sar benedetta.



Onore e ricchezza nella sua casa,

la sua giustizia rimane per sempre.

Spunta nelle tenebre come luce per i giusti,

buono, misericordioso e giusto.



Felice l'uomo pietoso che d in prestito,

amministra i suoi beni con giustizia.

Egli non vaciller in eterno:

il giusto sar sempre ricordato.



Non temer annunzio di sventura,

saldo  il suo cuore, confida nel Signore.

Sicuro  il suo cuore, non teme,

finch trionfer dei suoi nemici.



Egli dona largamente ai poveri,

la sua giustizia rimane per sempre,

la sua potenza s'innalza nella gloria.



L'empio vede e si adira,

digrigna i denti e si consuma.

Ma il desiderio degli empi fallisce.



INNI DELL'HALLEL.



NOTA: Nella tradizione giudaica, questi salmi sono recitati in
occasione di grandi solennit, in particolare per la Pasqua.



SALMO 112 (113).

La gloria e la misericordia di Dio.



Alleluia!



Lodate, servi del Signore,

lodate il nome del Signore.

Sia benedetto il nome del Signore,

ora e sempre.

Dal sorgere del sole al suo tramonto

sia lodato il nome del Signore.



Su tutti i popoli eccelso  il Signore,

pi alta dei cieli  la sua gloria.

Chi  pari al Signore nostro Dio che siede nell'alto

e si china a guardare nei cieli e sulla terra?



Solleva l'indigente dalla polvere,

dall'immondizia rialza il povero,

per farlo sedere tra i principi,

tra i principi del suo popolo.

Fa abitare la sterile nella sua casa

quale madre gioiosa di figli.



SALMO 113 A (114).

Quando Israele usc dall'Egitto.



Alleluia!



Quando Israele usc dall'Egitto,

la casa di Giacobbe da un popolo barbaro,

Giuda divenne il suo santuario,

Israele il suo dominio.



Il mare vide e si ritrasse,

il Giordano si volse indietro,

i monti saltellarono come arieti,

le colline come agnelli di un gregge.



Che hai tu, mare, per fuggire,

e tu, Giordano, perch torni indietro?

Perch voi monti saltellate come arieti

e voi colline come agnelli di un gregge?



Trema, o terra, davanti al Signore,

davanti al Dio di Giacobbe

che muta la rupe in un lago,

la roccia in sorgenti d'acqua.



SALMO 113 B (115).

Il nostro Dio  nei cieli.



NOTA: Nella Volgata questo salmo  unito al precedente, ma  un
chiaro errore.



Non a noi, Signore, non a noi,

ma al tuo nome da' gloria

per la tua fedelt, per la tua grazia.

Perch i popoli dovrebbero dire:

Dov' il loro Dio?.



Il nostro Dio  nei cieli,

egli opera tutto ci che vuole.

Gli idoli delle genti sono argento e oro,

opera delle mani dell'uomo.



Hanno bocca e non parlano,

hanno occhi e non vedono,

hanno orecchi e non odono,

hanno narici e non odorano.



Hanno mani e non palpano,

hanno piedi e non camminano,

dalla gola non emettono suoni.

Sia come loro chi li fabbrica

e chiunque in essi confida.



Israele confida nel Signore:

egli  loro aiuto e loro scudo.

Confida nel Signore la casa di Aronne:

egli  loro aiuto e loro scudo.

Confida nel Signore, chiunque lo teme:

egli  loro aiuto e loro scudo.



Il Signore si ricorda di noi, ci benedice:

benedice la casa d'Israele,

benedice la casa di Aronne.

Il Signore benedice quelli che lo temono,

benedice i piccoli e i grandi.



Vi renda fecondi il Signore,

voi e i vostri figli.

Siate benedetti dal Signore

che ha fatto cielo e terra.



I cieli sono i cieli del Signore,

ma ha dato la terra ai figli dell'uomo.



Non i morti lodano il Signore,

n quanti scendono nella tomba.

Ma noi, i viventi, benediciamo il Signore

ora e per sempre.



SALMI 114-115 (116).

Ringraziamento dopo un pericolo mortale.



NOTA: Questo salmo nel testo ebraico  unico, come richiede il
senso; nella Volgata invece forma, distinti, i Salmi 114 e 115.



Alleluia!



Amo il Signore perch ascolta

il grido della mia preghiera.

Verso di me ha teso l'orecchio

nel giorno in cui lo invocavo.



Mi stringevano funi di morte,

ero preso nei lacci degli inferi.

Mi opprimevano tristezza e angoscia

e ho invocato il nome del Signore:

Ti prego, Signore, salvami.



Buono e giusto  il Signore,

il nostro Dio  misericordioso.

Il Signore protegge gli umili:

ero misero ed egli mi ha salvato.



Ritorna, anima mia, alla tua pace,

poich il Signore ti ha beneficato;

egli mi ha sottratto dalla morte,

ha liberato i miei occhi dalle lacrime,

ha preservato i miei piedi dalla caduta.

Camminer alla presenza del Signore

sulla terra dei viventi.



Alleluia!



Ho creduto anche quando dicevo:

Sono troppo infelice.

Ho detto con sgomento:

Ogni uomo  inganno.



Che cosa render al Signore

per quanto mi ha dato?

Alzer il calice della salvezza

e invocher il nome del Signore.



Adempir i miei voti al Signore,

davanti a tutto il suo popolo.

Preziosa agli occhi del Signore

 la morte dei suoi fedeli.



S, io sono il tuo servo, Signore,

io sono tuo servo, figlio della tua ancella;

hai spezzato le mie catene.

A te offrir sacrifici di lode

e invocher il nome del Signore.



Adempir i miei voti al Signore

davanti a tutto il suo popolo,

negli atri della casa del Signore,

in mezzo a te, Gerusalemme.



SALMO 116 (117).

Forte  il suo amore per noi.



Alleluia!



Lodate il Signore, popoli tutti,

voi tutte, nazioni, dategli gloria;

perch forte  il suo amore per noi

e la fedelt del Signore dura in eterno.



SALMO 117 (118).

Benedetto colui che viene nel nome del Signore!



Alleluia!



Celebrate il Signore, perch  buono;

perch eterna  la sua misericordia.



Dica Israele che egli  buono:

eterna  la sua misericordia.

Lo dica la casa di Aronne:

eterna  la sua misericordia.

Lo dica chi teme Dio:

eterna  la sua misericordia.



Nell'angoscia ho gridato al Signore

mi ha risposto, il Signore, e mi ha tratto in salvo.

Il Signore  con me, non ho timore;

che cosa pu farmi l'uomo?

Il Signore  con me,  mio aiuto,

sfider i miei nemici.



E' meglio rifugiarsi nel Signore

che confidare nell'uomo.

E' meglio rifugiarsi nel Signore

che confidare nei potenti.



Tutti i popoli mi hanno circondato,

ma nel nome del Signore li ho sconfitti.

Mi hanno circondato,

mi hanno accerchiato,

ma nel nome del Signore li ho sconfitti.

Mi hanno circondato come api,

come fuoco che divampa tra le spine,

ma nel nome del Signore li ho sconfitti.



Mi avevano spinto con forza

per farmi cadere,

ma il Signore  stato mio aiuto.

Mia forza e mio canto  il Signore,

egli  stato la mia salvezza.



Grida di giubilo e di vittoria

nelle tende dei giusti:

la destra del Signore ha fatto meraviglie,

la destra del Signore si  alzata,

la destra del Signore ha fatto meraviglie.



Non morir, rester in vita

e annunzier le opere del Signore.

Il Signore mi ha provato duramente,

ma non mi ha consegnato alla morte.



Apritemi le porte della giustizia:

entrer a rendere grazie al Signore.

E' questa la porta del Signore,

per essa entrano i giusti.

Ti rendo grazie, perch mi hai esaudito,

perch sei stato la mia salvezza.



La pietra scartata dai costruttori

 divenuta testata d'angolo;

ecco l'opera del Signore:

una meraviglia ai nostri occhi.

Questo  il giorno fatto dal Signore:

rallegriamoci ed esultiamo in esso.



Dona, Signore, la tua salvezza,

dona, Signore, la tua vittoria!



Benedetto colui che viene

nel nome del Signore.

Vi benediciamo dalla casa del Signore;

Dio, il Signore,  nostra luce.



Ordinate il corteo con rami frondosi

fino ai lati dell'altare

28Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie,

sei il mio Dio e ti esalto.



Celebrate il Signore, perch  buono:

perch eterna  la sua misericordia.



SALMO 118 (119).

Le litanie della Legge.



Alleluia!



Beato l'uomo di integra condotta,

che cammina nella legge del Signore.

Beato chi  fedele ai suoi insegnamenti

e lo cerca con tutto il cuore.

Non commette ingiustizie,

cammina per le sue vie.

Tu hai dato i tuoi precetti

perch siano osservati fedelmente.

Siano diritte le mie vie,

nel custodire i tuoi decreti.

Non dovr arrossire

se avr obbedito ai tuoi comandi.

Ti loder con cuore sincero

quando avr appreso le tue giuste sentenze.

Voglio osservare i tuoi decreti:

non abbandonarmi mai.



Come potr un giovane tenere pura la sua via?

Custodendo le tue parole.

Con tutto il cuore ti cerco:

non farmi deviare dai tuoi precetti.

Conservo nel cuore le tue parole

per non offenderti con il peccato.

Benedetto sei tu, Signore;

mostrami il tuo volere.

Con le mie labbra ho enumerato

tutti i giudizi della tua bocca.

Nel seguire i tuoi ordini  la mia gioia

pi che in ogni altro bene.

Voglio meditare i tuoi comandamenti,

considerare le tue vie.

Nella tua volont  la mia gioia;

mai dimenticher la tua parola.



Sii buono con il tuo servo e avr vita,

custodir la tua parola.

Aprimi gli occhi perch io veda

le meraviglie della tua legge.

Io sono straniero sulla terra,

non nascondermi i tuoi comandi.

Io mi consumo nel desiderio

dei tuoi precetti in ogni tempo.

Tu minacci gli orgogliosi;

maledetto chi devia dai tuoi decreti.

Allontana da me vergogna e disprezzo,

perch ho osservato le tue leggi.

Siedono i potenti, mi calunniano,

ma il tuo servo medita i tuoi decreti.

Anche i tuoi ordini sono la mia gioia,

miei consiglieri i tuoi precetti.



Io sono prostrato nella polvere;

dammi vita secondo la tua parola.

Ti ho manifestato le mie vie e mi hai risposto;

insegnami i tuoi voleri.

Fammi conoscere la via dei tuoi precetti

e mediter i tuoi prodigi.

Io piango nella tristezza;

sollevami secondo la tua promessa.

Tieni lontana da me la via della menzogna,

fammi dono della tua legge.

Ho scelto la via della giustizia,

mi sono proposto i tuoi giudizi.

Ho aderito ai tuoi insegnamenti, Signore,

che io non resti confuso.

Corro per la via dei tuoi comandamenti,

perch hai dilatato il mio cuore.



Indicami, Signore, la via dei tuoi precetti

e la seguir sino alla fine.

Dammi intelligenza, perch io osservi la tua legge

e la custodisca con tutto il cuore.

Dirigimi sul sentiero dei tuoi comandi,

perch in esso  la mia gioia.

Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti

e non verso la sete del guadagno.

Distogli i miei occhi dalle cose vane,

fammi vivere sulla tua via.

Con il tuo servo sii fedele alla parola

che hai data perch ti si tema.

Allontana l'insulto che mi sgomenta,

poich i tuoi giudizi sono buoni.

Ecco, desidero i tuoi comandamenti;

per la tua giustizia fammi vivere.



Venga a me, Signore, la tua grazia,

la tua salvezza secondo la tua promessa;

a chi mi insulta dar una risposta,

perch ho fiducia nella tua parola.

Non togliere mai dalla mia bocca la parola vera,

perch confido nei tuoi giudizi.

Custodir la tua legge per sempre,

nei secoli, in eterno.

Sar sicuro nel mio cammino,

perch ho ricercato i tuoi voleri.

Davanti ai re parler della tua alleanza

senza temere la vergogna.

Gioir per i tuoi comandi

che ho amati.

Alzer le mani ai tuoi precetti che amo,

mediter le tue leggi.



Ricorda la promessa fatta al tuo servo,

con la quale mi hai dato speranza.

Questo mi consola nella miseria:

la tua parola mi fa vivere.

I superbi mi insultano aspramente,

ma non devio dalla tua legge.

Ricordo i tuoi giudizi di un tempo, Signore,

e ne sono consolato.

M'ha preso lo sdegno contro gli empi

che abbandonano la tua legge.

Sono canti per me i tuoi precetti,

nella terra del mio pellegrinaggio.

Ricordo il tuo nome lungo la notte

e osservo la tua legge, Signore.

Tutto questo mi accade

perch ho custodito i tuoi precetti.



La mia sorte, ho detto, Signore,

 custodire le tue parole.

Con tutto il cuore ti ho supplicato,

fammi grazia secondo la tua promessa.

Ho scrutato le mie vie,

ho rivolto i miei passi verso i tuoi comandamenti.

Sono pronto e non voglio tardare

a custodire i tuoi decreti.

I lacci degli empi mi hanno avvinto,

ma non ho dimenticato la tua legge.

Nel cuore della notte mi alzo a renderti lode

per i tuoi giusti decreti.

Sono amico di coloro che ti sono fedeli

e osservano i tuoi precetti.

Del tuo amore, Signore,  piena la terra;

insegnami il tuo volere.



5Hai fatto il bene al tuo servo, Signore,

secondo la tua parola.

Insegnami il senno e la saggezza,

perch ho fiducia nei tuoi comandamenti.

Prima di essere umiliato andavo errando,

ma ora osservo la tua parola.

Tu sei buono e fai il bene,

insegnami i tuoi decreti.

Mi hanno calunniato gli insolenti,

ma io con tutto il cuore osservo i tuoi precetti.

Torpido come il grasso  il loro cuore,

ma io mi diletto della tua legge.

Bene per me se sono stato umiliato,

perch impari a obbedirti.

La legge della tua bocca mi  preziosa

pi di mille pezzi d'oro e d'argento.



Le tue mani mi hanno fatto e plasmato;

fammi capire e imparer i tuoi comandi.

I tuoi fedeli al vedermi avranno gioia,

perch ho sperato nella tua parola.

Signore, so che giusti sono i tuoi giudizi

e con ragione mi hai umiliato.

Mi consoli la tua grazia,

secondo la tua promessa al tuo servo.

Venga su di me la tua misericordia e avr vita,

poich la tua legge  la mia gioia.

Siano confusi i superbi che a torto mi opprimono;

io mediter la tua legge.

Si volgano a me i tuoi fedeli

e quelli che conoscono i tuoi insegnamenti.

Sia integro il mio cuore nei tuoi precetti,

perch non resti confuso.



Mi consumo nell'attesa della tua salvezza,

spero nella tua parola.

Si consumano i miei occhi dietro la tua promessa,

mentre dico: Quando mi darai conforto?.

Io sono come un otre esposto al fumo,

ma non dimentico i tuoi insegnamenti.

Quanti saranno i giorni del tuo servo?

Quando farai giustizia dei miei persecutori?

Mi hanno scavato fosse gli insolenti

che non seguono la tua legge.

Verit sono tutti i tuoi comandi;

a torto mi perseguitano: vieni in mio aiuto.

Per poco non mi hanno bandito dalla terra,

ma io non ho abbandonato i tuoi precetti.

Secondo il tuo amore fammi vivere

e osserver le parole della tua bocca.



La tua parola, Signore,

 stabile come il cielo.

La tua fedelt dura per ogni generazione;

hai fondato la terra ed essa  salda.

Per tuo decreto tutto sussiste fino ad oggi,

perch ogni cosa  al tuo servizio.

Se la tua legge non fosse la mia gioia,

sarei perito nella mia miseria.

Mai dimenticher i tuoi precetti:

per essi mi fai vivere.

Io sono tuo: salvami,

perch ho cercato il tuo volere.

Gli empi mi insidiano per rovinarmi,

ma io medito i tuoi insegnamenti.

Di ogni cosa perfetta ho visto il limite,

ma la tua legge non ha confini.



Quanto amo la tua legge, Signore!

Tutto il giorno la vado meditando.

Il tuo precetto mi fa pi saggio dei miei nemici,

perch sempre mi accompagna.

Sono pi saggio di tutti i miei maestri,

perch medito i tuoi insegnamenti.

Ho pi senno degli anziani,

perch osservo i tuoi precetti.

Tengo lontano i miei passi da ogni via di male,

per custodire la tua parola.

Non mi allontano dai tuoi giudizi,

perch sei tu a istruirmi.

Quanto sono dolci al mio palato le tue parole:

pi del miele per la mia bocca.

Dai tuoi decreti ricevo intelligenza,

per questo odio ogni via di menzogna.



Lampada per i miei passi  la tua parola,

luce su mio cammino.

Ho giurato, e lo confermo,

di custodire i tuoi precetti di giustizia.

Sono stanco di soffrire, Signore,

dammi vita secondo la tua parola.

Signore, gradisci le offerte delle mie labbra,

insegnami i tuoi giudizi.

La mia vita  sempre in pericolo,

ma non dimentico la tua legge.

Gli empi mi hanno teso i loro lacci,

ma non ho deviato dai tuoi precetti.

Mia eredit per sempre sono i tuoi insegnamenti,

sono essi la gioia del mio cuore.

Ho piegato il mio cuore ai tuoi comandamenti,

in essi  la mia ricompensa per sempre.



Detesto gli animi incostanti,

io amo la tua legge.

Tu sei mio rifugio e mio scudo,

spero nella tua parola.

Allontanatevi da me, o malvagi;

osserver i precetti del mio Dio.

Sostienimi secondo la tua parola e avr vita,

non deludermi nella mia speranza.

Sii tu il mio aiuto e sar salvo,

gioir sempre nei tuoi precetti.

Tu disprezzi chi abbandona i tuoi decreti

perch la sua astuzia  fallace.

Consideri scorie tutti gli empi della terra,

perci amo i tuoi insegnamenti.

Tu fai fremere di spavento la mia carne,

io temo i tuoi giudizi.



Ho agito secondo diritto e giustizia;

non abbandonarmi ai miei oppressori.

Assicura il bene al tuo servo;

non mi opprimano i superbi.

I miei occhi si consumano nell'attesa della tua salvezza

e della tua parola di giustizia.

Agisci con il tuo servo secondo il tuo amore

e insegnami i tuoi comandamenti.

Io sono tuo servo, fammi comprendere

e conoscer i tuoi insegnamenti.

E' tempo che tu agisca, Signore;

hanno violato la tua legge.

Perci amo i tuoi comandamenti

pi dell'oro, pi dell'oro fino.

Per questo tengo cari i tuoi precetti

e odio ogni via di menzogna.



Meravigliosa  la tua alleanza,

per questo le sono fedele.

La tua parola nel rivelarsi illumina,

dona saggezza ai semplici.

Apro anelante la bocca

perch desidero i tuoi comandamenti.

Volgiti a me e abbi misericordia,

tu che sei giusto per chi ama il tuo nome.



Rendi saldi i miei passi secondo la tua parola

e su di me non prevalga il male.

Salvami dall'oppressione dell'uomo

e obbedir ai tuoi precetti.

Fa' risplendere il volto sul tuo servo

e insegnami i tuoi comandamenti.

Fiumi di lacrime mi scendono dagli occhi,

perch non osservano la tua legge.



Tu sei giusto, Signore,

e retto nei tuoi giudizi.

Con giustizia hai ordinato le tue leggi

e con fedelt grande.

Mi divora lo zelo della tua casa,

perch i miei nemici dimenticano le tue parole.

Purissima  la tua parola,

il tuo servo la predilige.

Io sono piccolo e disprezzato,

ma non trascuro i tuoi precetti.

La tua giustizia  giustizia eterna

e verit  la tua legge.

Angoscia e affanno mi hanno colto,

ma i tuoi comandi sono la mia gioia.

Giusti sono i tuoi insegnamenti per sempre,

fammi comprendere e avr la vita.



T'invoco con tutto il cuore, Signore, rispondimi;

custodir i tuoi precetti.

Io ti chiamo, salvami,

e seguir i tuoi insegnamenti

Precedo l'aurora e grido aiuto,

spero sulla tua parola.

I miei occhi prevengono le veglie della notte

per meditare sulle tue promesse.

Ascolta la mia voce, secondo la tua grazia;

Signore, fammi vivere secondo il tuo giudizio.

A tradimento mi assediano i miei persecutori,

sono lontani dalla tua legge.

Ma tu, Signore, sei vicino,

tutti i tuoi precetti sono veri.

Da tempo conosco le tue testimonianze

che hai stabilite per sempre.



Vedi la mia miseria, salvami,

perch non ho dimenticato la tua legge.

Difendi la mia causa, riscattami

secondo la tua parola fammi vivere.

Lontano dagli empi  la salvezza,

perch non cercano il tuo volere.

Le tue misericordie sono grandi, Signore,

secondo i tuoi giudizi fammi vivere.

Sono molti i persecutori che mi assalgono,

ma io non abbandono le tue leggi.

Ho visto i ribelli e ne ho provato ribrezzo

perch non custodiscono la tua parola.

Vedi che io amo i tuoi precetti,

Signore, secondo la tua grazia dammi vita.

La verit  principio della tua parola,

resta per sempre ogni sentenza della tua giustizia.



I potenti mi perseguitano senza motivo,

ma il mio cuore teme le tue parole.

Io gioisco per la tua promessa,

come uno che trova grande tesoro.

Odio il falso e lo detesto,

amo la tua legge.

Sette volte al giorno io ti lodo

per le sentenze della tua giustizia.

Grande pace per chi ama la tua legge,

nel suo cammino non trova inciampo.

Aspetto da te la salvezza, Signore,

e obbedisco ai tuoi comandi.

Io custodisco i tuoi insegnamenti

e li amo sopra ogni cosa.

Osservo i tuoi decreti e i tuoi insegnamenti:

davanti a te sono tutte le mie vie.



Giunga il mio grido fino a te, Signore,

fammi comprendere secondo la tua parola.

Venga al tuo volto la mia supplica,

salvami secondo la tua promessa.

Scaturisca dalle mie labbra la tua lode,

poich mi insegni i tuoi voleri.

La mia lingua canti le tue parole,

perch sono giusti tutti i tuoi comandamenti.

Mi venga in aiuto la tua mano,

poich ho scelto i tuoi precetti.

Desidero la tua salvezza, Signore,

e la tua legge  tutta la mia gioia.

Possa io vivere e darti lode,

mi aiutino i tuoi giudizi.

Come pecora smarrita vado errando;

cerca il tuo servo,

perch non ho dimenticato i tuoi comandamenti.



CANTICI DI PELLEGRINAGGIO.



NOTA: Questo gruppo di canti (119-133) costituiva verosimilmente
una specie di manuale per pellegrini, mentre salivano alla citt
santa.



SALMO 119 (120).

Me infelice che abito lontano!



Canto delle ascensioni.



Nella mia angoscia ho gridato al Signore

ed egli mi ha risposto.

Signore, libera la mia vita

dalle labbra di menzogna,

dalla lingua ingannatrice.



Che ti posso dare, come ripagarti,

lingua ingannatrice?



Frecce acute di un prode,

con carboni di ginepro.



Me infelice: abito straniero in Mosoch,

dimoro fra le tende di Cedar!



Troppo io ho dimorato

con chi detesta la pace.

Io sono per la pace,

ma quando ne parlo, essi vogliono la guerra.



SALMO 120 (121).

Il Signore  il tuo custode.



Canto delle ascensioni.



Alzo gli occhi verso i monti:

da dove mi verr l'aiuto?

Il mio aiuto viene dal Signore,

che ha fatto cielo e terra.



Non lascer vacillare il tuo piede,

non si addormenter il tuo custode.

Non si addormenter, non prender sonno

il custode d'Israele.



Il Signore  il tuo custode,

il Signore  come ombra che ti copre,

e sta alla tua destra.

Di giorno non ti colpir il sole,

n la luna di notte.



Il Signore ti protegger da ogni male,

egli protegger la tua vita.

Il Signore veglier su di te,

quando esci e quando entri,

da ora e per sempre.



SALMO 121 (122).

Andremo alla casa del Signore!



Canto delle ascensioni. Di Davide.



Quale gioia, quando mi dissero:

Andremo alla casa del Signore!.

E ora i nostri piedi si fermano

alle tue porte, Gerusalemme!



Gerusalemme  costruita

come citt salda e compatta.

L salgono insieme le trib,



le trib del Signore,

secondo la legge di Israele,

per lodare il nome del Signore.

L sono posti i seggi del giudizio,

i seggi della casa di Davide.



Domandate pace per Gerusalemme:

sia pace a coloro che ti amano,

sia pace sulle tue mura,

sicurezza nei tuoi baluardi.

Per i miei fratelli e i miei amici

io dir: Su di te sia pace!.

Per la casa del Signore nostro Dio,

chieder per te il bene.



SALMO 122 (123).

A te levo i miei occhi.



Canto delle ascensioni. Di Davide.



A te levo i miei occhi,

a te che abiti nei cieli.

Ecco, come gli occhi dei servi

alla mano dei loro padroni;



come gli occhi della schiava

alla mano della sua padrona,

cos i nostri occhi sono rivolti al Signore nostro Dio,

finch abbia piet di noi.



Piet di noi, Signore, piet di noi,

gi troppo ci hanno colmato di scherni,

noi siamo troppo sazi degli scherni dei gaudenti,

del disprezzo dei superbi.



SALMO 123 (124).

Se Dio non fosse stato con noi...



Canto delle ascensioni. Di Davide.



Se il Signore non fosse stato con noi,

-  lo dica Israele  -

se il Signore non fosse stato con noi,

quando uomini ci assalirono,

ci avrebbero inghiottiti vivi,

nel furore della loro ira.



Le acque ci avrebbero travolti,

un torrente ci avrebbe sommersi,

ci avrebbero travolti acque impetuose.



Sia benedetto il Signore

che non ci ha lasciati in preda ai loro denti.

Noi siamo stati liberati come un uccello

dal laccio dei cacciatori:

il laccio si  spezzato

e noi siamo scampati.

Il nostro aiuto  nel nome del Signore

che ha fatto cielo e terra.



SALMO 124 (125).

Irremovibile come la montagna di Sion.



Canto delle ascensioni.



Chi confida nel Signore  come il monte Sion:

non vacilla,  stabile per sempre.

I monti cingono Gerusalemme:

il Signore  intorno al suo popolo

ora e sempre.



Egli non lascer pesare lo scettro degli empi

sul possesso dei giusti,

perch i giusti non stendano le mani

a compiere il male.



La tua bont, Signore, sia con i buoni

e con i retti di cuore.

Quelli che vanno per sentieri tortuosi

il Signore li accomuni alla sorte dei malvagi.



Pace su Israele!



SALMO 125 (126).

Chi semina nelle lacrime...



Canto delle ascensioni.



Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion,

Ci sembrava i sognare.

Allora la nostra bocca si apr al sorriso,

la nostra lingua si sciolse in canti di gioia.



Allora si diceva tra i popoli:

Il Signore ha fatto grandi cose per loro.

Grandi cose ha fatto il Signore per noi,

Ci ha colmati di gioia.



Riconduci, Signore, i nostri prigionieri,

come i torrenti del Negheb.

Chi semina nelle lacrime

mieter con giubilo.



Nell'andare, se ne va e piange,

portando la semente da gettare,

ma nel tornare? viene con giubilo,

portando i suoi covoni.



SALMO 126 (127)

Se il Signore non costruisce la casa...



Canto delle ascensioni. Di Salomone.



Se il Signore non costruisce la casa,

invano vi faticano i costruttori.

Se il Signore non custodisce la citt,

invano veglia il custode.



Invano vi alzate di buon mattino,

tardi andate a riposare

e mangiate pane di sudore:

il Signore ne dar ai suoi amici nel sonno.



Ecco, dono del Signore sono i figli,

 sua grazia il frutto del grembo.

Come frecce in mano a un eroe

sono i figli della giovinezza.



Beato l'uomo che piena ne ha la faretra:

non rester confuso quando verr a trattare

alla porta con i propri nemici.



SALMO 127 (128).

Come virgulti d'ulivo...



Canto delle ascensioni.



Beato l'uomo che teme il Signore

e cammina nelle sue vie.



Vivrai del lavoro delle tue mani,

sarai felice e godrai d'ogni bene.

La tua sposa come vite feconda

nell'intimit della tua casa,

i tuoi figli come virgulti d'ulivo

intorno alla tua mensa.



Cos sar benedetto l'uomo che teme il Signore.

Ti benedica il Signore da Sion!

Possa tu vedere la prosperit di Gerusalemme

per tutti i giorni della tua vita,

possa tu vedere i figli dei tuoi figli!



Pace su Israele!



SALMO 128 (129)

Sul mio dorso hanno arato gli aratori...



Canto delle ascensioni.



Dalla giovinezza molto mi hanno perseguitato,

-  lo dica Israele  -

dalla giovinezza molto mi hanno perseguitato,

ma non hanno prevalso.



Sul mio dorso hanno arato gli aratori,

hanno fatto lunghi solchi.

Il Signore  giusto:

ha spezzato il giogo degli empi.



Siano confusi e volgano le spalle

quanti odiano Sion.

Siano come l'erba dei tetti:

prima che sia strappata, dissecca;



non se ne riempie la mano il mietitore,

n il grembo chi raccoglie covoni.

I passanti non possono dire:

La benedizione del Signore sia su di voi,

vi benediciamo nel nome del Signore.



SALMO 129 (130).

Dal profondo a te grido, o Signore.



Canto delle ascensioni.



Dal profondo a te grido, o Signore;

Signore, ascolta la mia voce.

Siano i tuoi orecchi attenti

alla voce della mia preghiera.



Se consideri le colpe, Signore,

Signore, chi potr sussistere?

Ma presso di te  il perdono;

perci avremo il tuo timore.



Io spero nel Signore,

l'anima mia spera nella sua parola.

L'anima mia attende il Signore

pi che le sentinelle l'aurora.



Israele attenda il Signore

perch presso il Signore  la misericordia

e grande presso di lui la redenzione.

Egli redimer Israele da tutte le sue colpe.



SALMO 130 (131).

Come bimbo svezzato in braccio a sua madre.



Canto delle ascensioni. Di Davide.



Signore, non si inorgoglisce il mio cuore

e non si leva con superbia il mio sguardo;

non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze.



Io sono tranquillo e sereno

come bimbo svezzato in braccio a sua madre,

come un bimbo svezzato  l'anima mia.

Speri Israele nel Signore,

ora e sempre.



SALMO 131 (132).

Per amore di Davide, tuo servo.



Canto delle ascensioni.



Ricordati, Signore, di Davide,

di tutte le sue prove,

quando giur al Signore,

al Potente di Giacobbe fece voto:



Non entrer sotto il tetto della mia casa,

non mi stender sul mio giaciglio,

non conceder sonno ai miei occhi

n riposo alle mie palpebre,

finch non trovi una sede per il Signore,

una dimora per il Potente di Giacobbe.



Ecco, abbiamo saputo che era in Efrata,

l'abbiamo trovata nei campi di Iaar.

Entriamo nella sua dimora,

prostriamoci allo sgabello dei suoi piedi.



Alzati, Signore, verso il luogo del tuo riposo,

tu e l'arca della tua potenza.

I tuoi sacerdoti si vestano di giustizia,

i tuoi fedeli cantino di gioia.

Per amore di Davide, tuo servo,

non respingere il volto del tuo consacrato.



Il Signore ha giurato a Davide

e non ritratter la sua parola:

Il frutto delle tue viscere

io metter sul tuo trono!



Se i tuoi figli custodiranno la mia alleanza

e i precetti che insegner a essi,

anche i loro figli per sempre

sederanno sul tuo trono.



Il Signore ha scelto Sion,

l'ha voluta per sua dimora:

Questo  il mio riposo per sempre;

qui abiter, perch l'ho desiderato.



Benedir tutti i suoi raccolti,

sazier di pane i suoi poveri.

Rivestir di salvezza i suoi sacerdoti,

esulteranno di gioia i suoi fedeli.



L far germogliare la potenza di Davide,

preparer una lampada al mio consacrato.

Coprir di vergogna i suoi nemici,

ma su di lui splender la corona.



SALMO 132 (133).

Quanto  buono che i fratelli vivano insieme!



Canto delle ascensioni. Di Davide.



Ecco quanto  buono e quanto  soave

che i fratelli vivano insieme!



E' come olio profumato sul capo,

che scende sulla barba,

sulla barba di Aronne,

che scende sull'orlo della sua veste.



E' come rugiada dell'Ermon,

che scende sui monti di Sion.

L il Signore dona la benedizione

e la vita per sempre.



SALMO 133 (134).

Da Sion ti benedica il Signore!



Canto delle ascensioni.



Ecco, benedite il Signore,

voi tutti, servi del Signore;

voi che state nella casa del Signore

durante le notti.

Alzate le mani verso il tempio

e benedite il Signore.



Da Sion ti benedica il Signore,

che ha fatto cielo e terra.



ALTRI SALMI DELL'HALLEL.



SALMO 134 (135).

Il nostro Dio sopra tutti gli dei.



Alleluia!



Lodate il nome del Signore,

lodatelo, servi del Signore,

voi che state nella casa del Signore,

negli atri della casa del nostro Dio.



Lodate il Signore: il Signore  buono;

cantate inni al suo nome, perch  amabile.

Il Signore si  scelto Giacobbe,

Israele come suo possesso.



Io so che grande  il Signore,

il nostro Dio sopra tutti gli dei.

Tutto ci che vuole

il Signore lo compie, in cielo e sulla terra,

nei mari e in tutti gli abissi.



Fa salire le nubi dall'estremit della terra,

produce le folgori per la pioggia,

dalle sue riserve libera i venti.



Egli percosse i primogeniti d'Egitto,

dagli uomini fino al bestiame.

Mand segni e prodigi in mezzo a te, Egitto,

contro il faraone e tutti i suoi ministri.



Colp numerose nazioni e uccise re potenti:

Seon, re degli Amorrei,

Og, re di Basan,

e tutti i regni di Canaan.

Diede la loro terra in eredit a Israele,

in eredit a Israele suo popolo.



Signore, il tuo nome  per sempre;

Signore, il tuo ricordo per ogni generazione.

Il Signore guida il suo popolo,

si muove a piet dei suoi servi.



Gli idoli dei popoli sono argento e oro,

opera delle mani dell'uomo.

Hanno bocca e non parlano,

hanno occhi e non vedono;



hanno orecchi e non odono;

non c' respiro nella loro bocca.

Sia come loro chi li fabbrica

e chiunque in essi confida.



Benedici il Signore, casa d'Israele;

benedici il Signore, casa di Aronne;

benedici il Signore, casa di Levi;

voi che temete il Signore, benedite il Signore.



Da Sion sia benedetto il Signore

che abita in Gerusalemme.



Alleluia!



SALMO 135 (136).

Perch eterna  la sua misericordia.



Lodate il Signore perch  buono:

perch eterna  la sua misericordia.

Lodate il Dio degli dei:

perch eterna  la sua misericordia.

Lodate il Signore dei signori:

perch eterna  la sua misericordia.



Egli solo ha compiuto meraviglie:

perch eterna  la sua misericordia.

Ha creato i cieli con sapienza:

perch eterna  la sua misericordia.

Ha stabilito la terra sulle acque:

perch eterna  la sua misericordia.



Ha fatto i grandi luminari:

perch eterna  la sua misericordia.

Il sole per regolare il giorno:

perch eterna  la sua misericordia.

La luna e le stelle per regolare la notte:

perch eterna  la sua misericordia.



Percosse l'Egitto nei suoi primogeniti:

perch eterna  la sua misericordia.

Da loro liber Israele:

perch eterna  la sua misericordia.

Con mano potente e braccio teso:

perch eterna  la sua misericordia.



Divise il Mar Rosso in due parti:

perch eterna  la sua misericordia.

In mezzo fece passare Israele:

perch eterna  la sua misericordia.

Travolse il faraone e il suo esercito nel Mar Rosso:

perch eterna  la sua misericordia.



Guid il suo popolo nel deserto:

perch eterna  la sua misericordia.

Percosse grandi sovrani:

perch eterna  la sua misericordia.

Uccise re potenti:

perch eterna  la sua misericordia.

Seon, re degli Amorrei:

perch eterna  la sua misericordia.

Og, re di Basan:

perch eterna  la sua misericordia.



Diede in eredit il loro paese:

perch eterna  la sua misericordia.

In eredit a Israele suo servo:

perch eterna  la sua misericordia.



Nella nostra umiliazione si  ricordato di noi:

perch eterna  la sua misericordia.



Ci ha liberati dai nostri nemici:

perch eterna  la sua misericordia.



Egli d il cibo ad ogni vivente:

perch eterna  la sua misericordia.

Lodate il Dio del cielo:

perch eterna  la sua misericordia.



NOTA: Questo salmo  per Israele il grande Hallel, la lode
suprema.



SALMO 136 (137).

Il canto dei deportati.



Sui fiumi di Babilonia, l sedevamo piangendo

al ricordo di Sion.

Ai salici di quella terra

appenderemo le nostre cetre.



L ci chiedevano parole di canto

coloro che ci avevano deportati,

canzoni di gioia, i nostri oppressori:

Cantateci i canti di Sion!.



Come cantare i canti del Signore

in terra straniera?

Se ti dimentico, Gerusalemme,

si paralizzi la mia destra;



mi si attacchi la lingua al palato,

se lascio cadere il tuo ricordo,

se non metto Gerusalemme

al di sopra di ogni mia gioia.



Ricordati, Signore, dei figli di Edom,

che nel giorno di Gerusalemme

dicevano: Distruggete, distruggete

anche le sue fondamenta!.



Figlia di Babilonia devastatrice,

beato chi ti render quanto ci hai fatto!

Beato chi afferrer i tuoi piccoli

e li sbatter contro la pietra!



ALCUNI SALMI ATTRIBUITI A DAVIDE.



SALMO 137 (138).

Il Signore completer per me l'opera sua.



Di Davide.



Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:

hai ascoltato le parole della mia bocca.

A te voglio cantare davanti agli angeli,

mi prostro verso il tuo tempio santo.



Rendo grazie al tuo nome

per la tua fedelt e la tua misericordia:

hai reso la tua promessa

pi grande di ogni fama.

Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,

hai accresciuto in me la forza.



Ti loderanno, Signore, tutti i re della terra

quando udranno le parole della tua bocca.

Canteranno le vie del Signore

perch grande  la gloria del Signore;

eccelso  il Signore e guarda verso l'umile,

ma al superbo volge lo sguardo da lontano.



Se cammino in mezzo alla sventura,

tu mi ridoni vita;

contro l'ira dei miei nemici stendi la mano

e la tua destra mi salva.

Il Signore completer per me l'opera sua.

Signore, la tua bont dura per sempre:

non abbandonare l'opera delle tue mani.



SALMO 138 (139).

Signore, tu mi scruti e mi conosci.



Al maestro del coro. Di Davide. Salmo.



Signore, tu mi scruti e mi conosci,

tu sai quando seggo e quando mi alzo.

Penetri da lontano i miei pensieri,

mi scruti quando cammino e quando riposo.

Ti sono note tutte le mie vie.



La mia parola non  ancora sulla lingua

e tu, Signore, gi la conosci tutta.

Alle spalle e di fronte mi circondi

e poni su di me la tua mano.

Stupenda per me la tua saggezza,

troppo alta, e io non la comprendo.



Dove andare lontano dal tuo spirito,

dove fuggire dalla tua presenza?

Se salgo in cielo, l tu sei,

se scendo negli inferi, eccoti.



Se prendo le ali dell'aurora

per abitare all'estremit del mare,

anche l mi guida la tua mano

e mi afferra la tua destra.



Se dico: Almeno l'oscurit mi copra

e intorno a me sia la notte;

nemmeno le tenebre per te sono oscure,

e la notte  chiara come il giorno;

per te le tenebre sono come luce.



Sei tu che hai creato le mie viscere

e mi hai tessuto nel seno di mia madre.

Ti lodo, perch mi hai fatto

come un prodigio;

sono stupende le tue opere,



tu mi conosci fino in fondo.

Non ti erano nascoste le mie ossa

quando venivo formato nel segreto,

intessuto nelle profondit della terra.



Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi

e tutto era scritto nel tuo libro;

i miei giorni erano fissati,

quando ancora non ne esisteva uno.



Quanto profondi per me i tuoi pensieri,

quanto grande il loro numero, o Dio;

se li conto sono pi della sabbia,

se li credo finiti, con te sono ancora.



Se Dio sopprimesse i peccatori!

Allontanatevi da me,

uomini sanguinari.

Essi parlano contro di te con inganno:

contro di te insorgono con frode.



Non odio, forse, Signore, quelli che ti odiano

e non detesto i tuoi nemici?

Li detesto con odio implacabile

come se fossero miei nemici.



Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore,

provami e conosci i miei pensieri:

vedi se percorro una via di menzogna

e guidami sulla via della vita.



SALMO 139 (140).

So che il Signore difende il diritto dei poveri.



Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.



Salvami, Signore, dal malvagio,

proteggimi dall'uomo violento,

da quelli che tramano sventure nel cuore

e ogni giorno scatenano guerre.

Aguzzano la lingua come serpenti;

veleno d'aspide  sotto le loro labbra.



Proteggimi, Signore, dalle mani degli empi,

salvami dall'uomo violento:

essi tramano per farmi cadere.

I superbi mi tendono lacci e stendono funi come una rete,

pongono agguati sul mio cammino.



Io dico al Signore: Tu sei il mio Dio;

ascolta, Signore, la voce della mia preghiera.

Signore, mio Dio, forza della mia salvezza,

proteggi il mio capo nel giorno della lotta.

Signore, non soddisfare i desideri degli empi,

non favorire le loro trame.



Alzano la testa quelli che mi circondano,

ma la malizia delle loro labbra li sommerge.

Fa' piovere su di loro carboni ardenti,

gettali nel baratro e pi non si rialzino.

Il maldicente non duri sulla terra,

il male spinga il violento alla rovina.



So che il Signore difende la causa dei miseri, il diritto dei
poveri.

S, i giusti loderanno il tuo nome,

i retti abiteranno alla tua presenza.



SALMO 140 (141).

Trattieni il mio cuore dalla maldicenza.



Salmo. Di Davide.



Signore, a te grido, accorri in mio aiuto;

ascolta la mia voce quando t'invoco.

Come incenso salga a te la mia preghiera,

le mie mani alzate come sacrificio della sera.



Poni, Signore, una custodia alla mia bocca,

sorveglia la porta delle mie labbra.

Non lasciare che il mio cuore si pieghi al male

e compia azioni inique con i peccatori:

che io non gusti i loro cibi deliziosi.



Mi percuota il giusto e il fedele mi rimproveri,

ma l'olio dell'empio non profumi il mio capo;

tra le loro malvagit continui la mia preghiera.



Dalla rupe furono gettati i loro capi,

che da me avevano udito dolci parole.

Come si fende e si apre la terra,

le loro ossa furono disperse alla bocca degli inferi.



A te, Signore mio Dio, sono rivolti i miei occhi;

in te mi rifugio, proteggi la mia vita.

Preservami dal laccio che mi tendono

dagli agguati dei malfattori.



Gli empi cadono insieme nelle loro reti,

ma io passer oltre incolume.



SALMO 141 (142).

Io grido a te, Signore!



"Maskil". Di Davide, quando era nella caverna. Preghiera.



Con la mia voce al Signore grido aiuto,

con la mia voce supplico il Signore;

davanti a lui effondo il mio lamento,

al suo cospetto sfogo la mia angoscia.

Mentre il mio spirito vien meno,

tu conosci la mia via.



Nel sentiero dove cammino

mi hanno teso un laccio.

Guarda a destra e vedi:

nessuno mi riconosce.

Non c' per me via di scampo,

nessuno ha cura della mia vita.



Io grido a te, Signore;

dico: Sei tu il mio rifugio,

sei tu la mia sorte nella terra dei viventi.

Ascolta la mia supplica:

ho toccato il fondo dell'angoscia.



Salvami dai miei persecutori

perch sono di me pi forti.

Strappa dal carcere la mia vita,

perch io renda grazie al tuo nome:

i giusti mi faranno corona

quando mi concederai la tua grazia.



SALMO 142 (143).

Nessun vivente davanti a te  giusto.



Salmo. Di Davide.



Signore, ascolta la mia preghiera,

porgi l'orecchio alla mia supplica,

tu che sei fedele,

e per la tua giustizia rispondimi.

Non chiamare in giudizio il tuo servo:

nessun vivente davanti a te  giusto.



Il nemico mi perseguita,

calpesta a terra la mia vita,

mi ha relegato nelle tenebre

come i morti da gran tempo.

In me languisce il mio spirito,

si agghiaccia il mio cuore.



Ricordo i giorni antichi,

ripenso a tutte le tue opere,

medito sui tuoi prodigi.

A te protendo le mie mani,

sono davanti a te come terra riarsa.



Rispondimi presto, Signore,

viene meno il mio spirito.

Non nascondermi il tuo volto,

perch non sia come chi scende nella fossa.



Al mattino fammi sentire la tua grazia,

poich in te confido.

Fammi conoscere la strada da percorrere,

perch a te si innalza l'anima mia.



Salvami dai miei nemici, Signore,

a te mi affido.

Insegnami a compiere il tuo volere,

perch sei tu il mio Dio.

Il tuo spirito buono mi guidi in terra piana.



Per il tuo nome, Signore, fammi vivere,

liberami dall'angoscia per la tua giustizia.

Per la tua fedelt disperdi i miei nemici,

fa' perire chi mi opprime,

poich io sono tuo servo.



SALMO 143 (144).

Beato il popolo il cui Dio  il Signore.



Di Davide.



Benedetto il Signore, mia roccia,

che addestra le mie mani alla guerra,

le mie dita alla battaglia.

Mia grazia e mia fortezza,

mio rifugio e mia liberazione,

mio scudo in cui confido,

colui che mi assoggetta i popoli.



Signore, che cos' un uomo perch te ne curi?

Un figlio d'uomo perch te ne dia pensiero?

L'uomo  come un soffio,

i suoi giorni come ombra che passa.



Signore, piega il tuo cielo e scendi,

tocca i monti ed essi fumeranno.

Le tue folgori disperdano i nemici,

lancia frecce, sconvolgili.



Stendi dall'alto la tua mano,

scampami e salvami dalle grandi acque,

dalla mano degli stranieri.

La loro bocca dice menzogne

e alzando la destra giurano il falso.



Mio Dio, ti canter un canto nuovo,

suoner per te sull'arpa a dieci corde;

a te, che dai vittoria al tuo consacrato,

che liberi Davide tuo servo.



Salvami dalla spada iniqua,

liberami dalla mano degli stranieri;

la loro bocca dice menzogne

e la loro destra giura il falso.



I nostri figli siano come piante

cresciute nella loro giovinezza;

le nostre figlie come colonne d'angolo

nella costruzione del tempio.



I nostri granai siano pieni,

trabocchino di frutti d'ogni specie;

siano migliaia i nostri greggi,

a miriadi nelle nostre campagne;

siano carichi i nostri buoi.



Nessuna breccia, nessuna incursione,

nessun gemito nelle nostre piazze.



Beato il popolo che possiede questi beni:

beato il popolo il cui Dio  il Signore.



SALMO 144 (145).

Il Signore  santo in tutte le sue opere.



Lode. Di Davide.



O Dio, mio re, voglio esaltarti

e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.

Ti voglio benedire ogni giorno,

lodare il tuo nome in eterno e per sempre.

Grande  il Signore e degno di ogni lode,

la sua grandezza non si pu misurare.



Una generazione narra all'altra le tue opere,

annunzia le tue meraviglie.

Proclamano lo splendore della tua gloria

e raccontano i tuoi prodigi.



Dicono la stupenda tua potenza

e parlano della tua grandezza.

Diffondono il ricordo della tua bont immensa,

acclamano la tua giustizia.



Paziente e misericordioso  il Signore,

lento all'ira e ricco di grazia.

Buono  il Signore verso tutti,

la sua tenerezza si espande su tutte le creature.



Ti lodino, Signore, tutte le tue opere

e ti benedicano i tuoi fedeli.

Dicano la gloria del tuo regno

e parlino della tua potenza,



per manifestare agli uomini i tuoi prodigi

e la splendida gloria del tuo regno.

Il tuo regno  regno di tutti i secoli,

il tuo dominio si estende ad ogni generazione.



Fedele  il Signore in tutte le sue parole,

santo in tutte le sue opere.

Il Signore sostiene quelli che vacillano

e rialza chiunque  caduto.



Gli occhi di tutti sono rivolti a te in attesa

e tu provvedi loro il cibo a suo tempo.

Tu apri la tua mano

e sazi la fame di ogni vivente.



Giusto  il Signore in tutte le sue vie,

santo in tutte le sue opere.

Il Signore  vicino a quanti lo invocano,

a quanti lo cercano con cuore sincero.



Appaga il desiderio di quelli che lo temono,

ascolta il loro grido e li salva.

Il Signore protegge quanti lo amano,

ma disperde tutti gli empi.



Canti la mia bocca la lode del Signore

e ogni vivente benedica il suo nome santo,

in eterno e sempre.



ULTIMI SALMI DI LODE (HALLEL).



SALMO 145 (146).

Beato chi ha per aiuto il Signore.



Alleluia!



Loda il Signore, anima mia:

loder il Signore per tutta la mia vita,

finch vivo canter inni al mio Dio.



Non confidate nei potenti,

in un uomo che non pu salvare.

Esala lo spirito e ritorna alla terra;

in quel giorno svaniscono tutti i suoi disegni.



Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe,

chi spera nel Signore suo Dio,

creatore del cielo e della terra,

del mare e di quanto contiene.



Egli  fedele per sempre,

rende giustizia agli oppressi,

d il pane agli affamati.



Il Signore libera i prigionieri,

il Signore ridona la vista ai ciechi,

il Signore rialza chi  caduto,

il Signore ama i giusti,



il Signore protegge lo straniero,

egli sostiene l'orfano e la vedova,

ma sconvolge le vie degli empi.



Il Signore regna per sempre,

il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione.



SALMO 146 (147, versetti 1-11).

Il signore ricostruisce Gerusalemme.



Alleluia!



Lodate il Signore:

 bello cantare al nostro Dio,

dolce  lodarlo come a lui conviene.



Il Signore ricostruisce Gerusalemme,

raduna i dispersi d'Israele.

Risana i cuori affranti

e fascia le loro ferite;

egli conta il numero delle stelle

e chiama ciascuna per nome.



Grande  il Signore, onnipotente,

la sua sapienza non ha confini.



Il Signore sostiene gli umili,

ma abbassa fino a terra gli empi.



Cantate al Signore un canto di grazie,

intonate sulla cetra inni al nostro Dio.



Egli copre il cielo di nubi,

prepara la pioggia per la terra,

fa germogliare l'erba sui monti.

Provvede il cibo al bestiame,

ai piccoli del corvo che gridano a lui.



Non fa conto del vigore del cavallo,

non apprezza l'agile corsa dell'uomo.

Il Signore si compiace di chi lo teme,

di chi spera nella sua grazia.



SALMO 147.

Glorifica il Signore, Gerusalemme!



NOTA: Nel testo ebraico questo  salmo fa tutt'uno con il
precedente, che certo gli  affine.



Alleluia!



Glorifica il Signore, Gerusalemme,

loda, Sion, il tuo Dio.



Perch ha rinforzato le sbarre delle tue porte,

in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.

Egli ha messo pace nei tuoi confini

e ti sazia con fior di frumento.



Manda sulla terra la sua parola,

il suo messaggio corre veloce.

Fa scendere la neve come lana,

come polvere sparge la brina.



Getta come briciole la grandine,

di fronte al suo gelo chi resiste?

Manda una sua parola ed ecco si scioglie,

fa soffiare il vento e scorrono le acque.



Annunzia a Giacobbe la sua parola,

le sue leggi e i suoi decreti a Israele.

Cos non ha fatto con nessun altro popolo,

non ha manifestato ad altri i suoi precetti.



Alleluia!



SALMO 148.

La sinfonia dell'universo.



Alleluia!



Lodate il Signore dai cieli,

lodatelo nell'alto dei cieli.

Lodatelo, voi tutti, suoi angeli,

lodatelo, voi tutte, sue schiere.



Lodatelo, sole e luna,

lodatelo, voi tutte, fulgide stelle.

Lodatelo, cieli dei cieli,

voi acque al di sopra dei cieli.



Lodino tutti il nome del Signore,

perch egli disse e furono creati.

Li ha stabiliti per sempre,

ha posto una legge che non passa.



Lodate il Signore dalla terra,

mostri marini e voi tutti abissi,

fuoco e grandine, neve e nebbia,

vento di bufera che obbedisce alla sua parola,



monti e voi tutte, colline,

alberi da frutto e tutti voi, cedri,

voi fiere e tutte le bestie,

rettili e uccelli alati.



Il re della terra e i popoli tutti,

i governanti e i giudici della terra,

i giovani e le fanciulle,

i vecchi insieme ai bambini



lodino il nome del Signore:

perch solo il suo nome  sublime,

la sua gloria risplende

sulla terra e nei cieli.

Egli ha sollevato la potenza del suo popolo.



E' canto di lode per tutti i suoi fedeli,

per i figli di Israele, popolo che egli ama.



Alleluia!



SALMO 149.

Gloria del popolo di Dio.



Alleluia!



Cantate al Signore un canto nuovo;

la sua lode nell'assemblea dei fedeli.

Gioisca Israele nel suo Creatore,

esultino nel loro Re i figli di Sion.

Lodino il suo nome con danze,

con timpani e cetre gli cantino inni.



Il Signore ama il suo popolo,

incorona gli umili di vittoria.

Esultino i fedeli nella gloria,

sorgano lieti dai loro giacigli.

Le lodi di Dio sulla loro bocca

e la spada a due tagli nelle loro mani,



per compiere la vendetta tra i popoli

e punire le genti;

per stringere in catene i loro capi,

i loro nobili in ceppi di ferro;

per eseguire su di essi il giudizio gi scritto:

questa  la gloria per tutti i suoi fedeli.



Alleluia!



SALMO 150.

L'Alleluia senza fine.



Alleluia!



Lodate il Signore nel suo santuario,

lodatelo nel firmamento della sua potenza.

Lodatelo per i suoi prodigi,

lodatelo per la sua immensa grandezza.



Lodatelo con squilli di tromba,

lodatelo con arpa e cetra;

lodatelo con timpani e danze,

lodatelo sulle corde e sui flauti.



Lodatelo con cembali sonori,

lodatelo con cembali squillanti;

ogni vivente dia lode al Signore.



Alleluia!







PROVERBI.





1.

Proverbi di Salomone, figlio di Davide, re d'Israele,

per conoscere la sapienza e la disciplina,

per capire i detti profondi,

per acquistare un'istruzione illuminata,

equit, giustizia e rettitudine,

per dare agli inesperti l'accortezza,

ai giovani conoscenza e riflessione.

Ascolti il saggio e aumenter il sapere,

e l'uomo accorto acquister il dono del consiglio,

per comprendere proverbi e allegorie,

le massime dei saggi e i loro enigmi.

Il timore del Signore  il principio della scienza;

gli stolti disprezzano la sapienza e l'istruzione.

Ascolta, figlio mio, l'istruzione di tuo padre

e non disprezzare l'insegnamento di tua madre,

perch saranno una corona graziosa sul tuo capo

e monili per il tuo collo.



[PROLOGO].

Figlio mio, se i peccatori ti vogliono traviare,

non acconsentire!

Se ti dicono: Vieni con noi, complottiamo per spargere sangue,

insidiamo impunemente l'innocente,

inghiottiamoli vivi come gli inferi,

interi, come coloro che scendono nella fossa;

troveremo ogni specie di beni preziosi,

riempiremo di bottino le nostre case;

tu getterai la sorte insieme con noi,

una sola borsa avremo in comune,

figlio mio, non andare per la loro strada,

tieni lontano il piede dai loro sentieri!

I loro passi infatti corrono verso il male

e si affrettano a spargere il sangue.

Invano si tende la rete

sotto gli occhi degli uccelli.

Ma costoro complottano contro il proprio sangue,

pongono agguati contro se stessi.

Tale  la fine di chi si d alla rapina;

la cupidigia toglie di mezzo colui che ne  dominato.



La Sapienza grida per le strade,

nelle piazze fa udire la voce;

dall'alto delle mura essa chiama,

pronunzia i suoi detti alle porte della citt:

Fino a quando, o inesperti, amerete l'inesperienza

e i beffardi si compiaceranno delle loro beffe

e gli sciocchi avranno in odio la scienza?

Volgetevi alle mie esortazioni:

ecco, io effonder il mio spirito su di voi

e vi manifester le mie parole.

Poich vi ho chiamato e avete rifiutato,

ho steso la mano e nessuno ci ha fatto attenzione;

avete trascurato ogni mio consiglio

e la mia esortazione non avete accolto;

anch'io rider delle vostre sventure,

mi far beffe quando su di voi verr la paura,

quando come una tempesta vi piomber addosso il terrore,

quando la disgrazia vi raggiunger come un uragano,

quando vi colpir l'angoscia e la tribolazione.

Allora mi invocheranno, ma io non risponder,

mi cercheranno, ma non mi troveranno.

Poich hanno odiato la sapienza

e non hanno amato il timore del Signore;

non hanno accettato il mio consiglio

e hanno disprezzato tutte le mie esortazioni;

mangeranno il frutto della loro condotta

e si sazieranno dei risultati delle loro decisioni.

S, lo sbandamento degli inesperti li uccider

e la spensieratezza degli sciocchi li far perire;

ma chi ascolta me vivr tranquillo

e sicuro dal timore del male.





2.

Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole

e custodirai in te i miei precetti,

tendendo il tuo orecchio alla sapienza,

inclinando il tuo cuore alla prudenza,

se appunto invocherai l'intelligenza

e chiamerai la saggezza,

se la ricercherai come l'argento

e per essa scaverai come per i tesori,

allora comprenderai il timore del Signore

e troverai la scienza di Dio

perch il Signore d la sapienza,

dalla sua bocca esce scienza e prudenza.

Egli riserva ai giusti la sua protezione,

 scudo a coloro che agiscono con rettitudine,

vegliando sui sentieri della giustizia

e custodendo le vie dei suoi amici.

Allora comprenderai l'equit e la giustizia,

la rettitudine con tutte le vie del bene,

perch la sapienza entrer nel tuo cuore

e la scienza delizier il tuo animo.

La riflessione ti custodir

e l'intelligenza veglier su di te,

per salvarti dalla via del male,

dall'uomo che parla di propositi perversi,

da coloro che abbandonano i retti sentieri

per camminare nelle vie delle tenebre,

che godono nel fare il male,

gioiscono dei loro propositi perversi;

i cui sentieri sono tortuosi

e le cui strade sono oblique

per salvarti dalla donna straniera,

dalla forestiera che ha parole seducenti,

che abbandona il compagno della sua giovinezza

e dimentica l'alleanza con il suo Dio.

La sua casa conduce verso la morte

e verso il regno delle ombre i suoi sentieri.

Quanti vanno da lei non fanno ritorno,

non raggiungono i sentieri della vita.

Per questo tu camminerai sulla strada dei buoni

e ti atterrai ai sentieri dei giusti,

perch gli uomini retti abiteranno nel paese

e gli integri vi resteranno,

ma i malvagi saranno sterminati dalla terra,

gli infedeli ne saranno strappati.





3.

Figlio mio, non dimenticare il mio insegnamento

e il tuo cuore custodisca i miei precetti,

perch lunghi giorni e anni di vita

e pace ti porteranno.

Bont e fedelt non ti abbandonino,

legale intorno al tuo collo,

scrivile sulla tavola del tuo cuore,

e otterrai favore e buon successo

agli occhi di Dio e degli uomini.

Confida nel Signore con tutto il cuore

e non appoggiarti sulla tua intelligenza;

in tutti i tuoi passi pensa a lui

ed egli appianer i tuoi sentieri.

Non credere di essere saggio,

temi il Signore e sta' lontano dal male.

Salute sar per il tuo corpo

e un refrigerio per le tue ossa.

Onora il Signore con i tuoi averi

e con le primizie di tutti i tuoi raccolti;

i tuoi granai si riempiranno di grano

e i tuoi tini traboccheranno di mosto.

Figlio mio, non disprezzare l'istruzione del Signore

e non aver a noia la sua esortazione

perch il Signore corregge chi ama,

come un padre il figlio prediletto.

Beato l'uomo che ha trovato la sapienza

e il mortale che ha acquistato la prudenza

perch il suo possesso  preferibile a quello dell'argento

e il suo provento a quello dell'oro.

Essa  pi preziosa delle perle

e neppure l'oggetto pi caro la uguaglia.

Lunghi giorni sono nella sua destra

e nella sua sinistra ricchezza e onore;

le sue vie sono vie deliziose

e tutti i suoi sentieri conducono al benessere.

E' un albero di vita per chi ad essa s'attiene

e chi a essa si stringe  beato.



Il Signore ha fondato la terra con la sapienza,

ha consolidato i cieli con intelligenza;

dalla sua scienza sono stati aperti gli abissi

e le nubi stillano rugiada.



Figlio mio, conserva il consiglio e la riflessione

n si allontanino mai dai tuoi occhi:

saranno vita per te

e grazia per il tuo collo.

Allora camminerai sicuro per la tua strada,

il tuo piede non inciamper.

Se ti coricherai, non avrai da temere;

ti coricherai, il tuo sonno sar dolce.

Non temerai per uno spavento improvviso,

n per la rovina degli empi quando verr,

perch il Signore sar la tua sicurezza,

preserver il tuo piede dal laccio.

Non negare un beneficio a chi ne ha bisogno,

 in tuo potere il farlo.

Non dire al tuo prossimo: Va', ripassa, te lo dar domani,

tu hai ci che ti chiede.

Non tramare il male contro il tuo prossimo

mentre egli dimora fiducioso presso di te.

Non litigare senza motivo con nessuno,

non ti ha fatto nulla di male.

Non invidiare l'uomo violento,

non imitare affatto la tua condotta,

perch il Signore ha in abominio il malvagio,

mentre la sua amicizia  per i giusti.

La maledizione del Signore  sulla casa del malvagio,

mentre egli benedice la dimora dei giusti.

Dei beffardi egli si fa beffe

agli umili concede la grazia.

I saggi possederanno onore

ma gli stolti riceveranno ignominia.





4.

Ascoltate, o figli, l'istruzione di un padre

e fate attenzione per conoscere la verit,

poich io vi do una buona dottrina;

non abbandonate il mio insegnamento.

Anch'io sono stato un figlio per mio padre,

tenero e caro agli occhi di mia madre.

Egli mi istruiva dicendomi:

Il tuo cuore ritenga le mie parole;

custodisci i miei precetti e vivrai.

Acquista la sapienza, acquista l'intelligenza;

non dimenticare le parole della mia bocca,

non allontanartene mai.

Non abbandonarla ed essa ti custodir,

amala e veglier su di te.

Principio della sapienza: acquista la sapienza;

a costo di tutto ci che possiedi acquista l'intelligenza.

Stimala ed essa ti esalter,

sar la tua gloria, se l'abbraccerai.

Una corona di grazia porr sul tuo capo,

con un diadema di gloria ti cinger.

Ascolta, figlio mio, e accogli le mie parole

ed esse moltiplicheranno gli anni della tua vita.

Ti indico la via della sapienza,

ti guido per i sentieri della rettitudine.

Quando cammini

non saranno intralciati i tuoi passi,

e se corri,

non inciamperai.

Attieniti alla disciplina, non lasciarla,

prticala, perch essa  la tua vita.

Non battere la strada degli empi

e non procedere per la via dei malvagi.

Evita quella strada, non passarvi,

sta' lontano e passa oltre.

Essi non dormono,

se non fanno del male;

non si lasciano prendere dal sonno,

se non fanno cadere qualcuno;

mangiano il pane dell'empiet

e bevono il vino della violenza.

La strada dei giusti  come la luce dell'alba

che aumenta lo splendore fino al meriggio.

La via degli empi  come l'oscurit:

non sanno dove saranno spinti a cadere.

Figlio mio, fa' attenzione alle mie parole,

porgi l'orecchio ai miei detti;

non perderli mai di vista,

custodiscili nel tuo cuore,

perch essi sono vita per chi li trova

e salute per tutto il suo corpo.

Con ogni cura vigila sul cuore

perch da esso sgorga la vita.

Tieni lungi da te la bocca perversa

e allontana da te le labbra fallaci.

I tuoi occhi guardino diritto

e le tue pupille mirino diritto davanti a te.

Bada alla strada dove metti il piede

e tutte le tue vie siano ben rassodate.

Non deviare n a destra n a sinistra,

tieni lontano il piede dal male.





5.

Figlio mio, fa' attenzione alla mia sapienza

e porgi l'orecchio alla mia intelligenza,

perch tu possa seguire le mie riflessioni

e le tue labbra custodiscano la scienza.

Stillano miele le labbra di una straniera

e pi viscida dell'olio  la sua bocca;

ma ci che segue  amaro come assenzio,

pungente come spada a doppio taglio.

I suoi piedi scendono verso la morte,

i suoi passi conducono agli inferi.

Per timore che tu guardi al sentiero della vita,

le sue vie volgono qua e l; essa non se ne cura.

Ora, figlio mio, ascoltami

e non allontanarti dalle parole della mia bocca.

Tieni lontano da lei il tuo cammino

e non avvicinarti alla porta della sua casa,

per non mettere in bala di altri il tuo vigore

e i tuoi anni in bala di un uomo crudele,

perch non si sazino dei tuoi beni gli estranei,

non finiscano le tue fatiche in casa di un forestiero

e tu non gema sulla tua sorte

quando verranno meno il tuo corpo e la tua carne

e dica: Perch mai ho odiato la disciplina

e il mio cuore ha disprezzato la correzione?

Non ho ascoltato la voce dei miei maestri,

non ho prestato orecchio a chi m'istruiva.

Per poco non mi sono trovato nel colmo dei mali

in mezzo alla folla e all'assemblea.



Bevi l'acqua della tua cisterna

e quella che zampilla dal tuo pozzo,

perch le tue sorgenti non scorrano al di fuori,

i tuoi ruscelli nelle pubbliche piazze,

ma siano per te solo

e non per degli estranei insieme a te.

Sia benedetta la tua sorgente,

trova gioia nella donna della tua giovinezza:

cerva amabile, gazzella graziosa, essa s'intrattenga con te;

le sue tenerezze ti inebrino sempre;

sii tu sempre invaghito del suo amore!

Perch, figlio mio, invaghirti d'una straniera

e stringerti al petto di un'estranea?

Poich gli occhi del Signore osservano le vie dell'uomo

ed egli vede tutti i suoi sentieri.

L'empio  preda delle sue iniquit,

 catturato con le funi del suo peccato.

Egli morir per mancanza di disciplina,

si perder per la sua grande stoltezza.





6.

Figlio mio, se hai garantito per il tuo prossimo,

se hai dato la tua mano per un estraneo,

se ti sei legato con le parole delle tue labbra

e ti sei lasciato prendere dalle parole della tua bocca,

figlio mio, fa' cos per liberartene:

poich sei caduto nelle mani del tuo prossimo;

va' e gettati ai suoi piedi, importuna il tuo prossimo;

non concedere sonno ai tuoi occhi

n riposo alle tue palpebre,

lberatene come la gazzella dal laccio,

come un uccello dalle mani del cacciatore.



Va' dalla formica, o pigro,

guarda le sue abitudini e diventa saggio.

Essa non ha n capo,

n sorvegliante, n padrone,

Seppure d'estate si provvede il vitto,

al tempo della mietitura accumula il cibo.

Fino a quando, pigro, te ne starai a dormire?

Quando ti scuoterai dal sonno?

Un po' dormire, un po' sonnecchiare,

un po' incrociare le braccia per riposare

e intanto giunge a te la miseria, come un vagabondo,

e l'indigenza, come un mendicante.



Il perverso, uomo iniquo,

ha la bocca distorta,

ammicca con gli occhi, stropiccia i piedi

e fa cenni con le dita.

Cova propositi malvagi nel cuore,

in ogni tempo suscita liti.

Per questo improvvisa verr la sua rovina,

in un attimo croller senza rimedio.



Sei cose odia il Signore,

anzi sette gli sono in abominio:

Occhi alteri, lingua bugiarda,

mani che versano sangue innocente,

cuore che trama iniqui progetti,

piedi che corrono rapidi verso il male,

falso testimone che diffonde menzogne

e chi provoca litigi tra fratelli.



Figlio mio, osserva il comando di tuo padre,

non disprezzare l'insegnamento di tua madre.

Fissali sempre nel tuo cuore,

appendili al collo.

Quando cammini ti guideranno,

quando riposi veglieranno su di te,

quando ti desti ti parleranno;

poich il comando  una lampada e l'insegnamento una luce

e un sentiero di vita le correzioni della disciplina,

per preservarti dalla donna altrui,

dalle lusinghe di una straniera.

Non desiderare in cuor tuo la sua bellezza,

non lasciarti adescare dai suoi sguardi,

perch, se la prostituta cerca un pezzo di pane,

la maritata mira a una vita preziosa.

Si pu portare il fuoco sul petto

senza bruciarsi le vesti

o camminare sulla brace

senza scottarsi i piedi?

Cos chi si accosta alla donna altrui,

chi la tocca, non rester impunito.

Non si disapprova un ladro, se ruba

per soddisfare l'appetito quando ha fame;

eppure, se  preso, dovr restituire sette volte,

consegnare tutti i beni della sua casa.

Ma l'adultero  privo di senno;

solo chi vuole rovinare se stesso agisce cos.

Incontrer percosse e disonore,

la sua vergogna non sar cancellata

poich la gelosia accende lo sdegno del marito,

che non avr piet nel giorno della vendetta;

non vorr accettare alcun compenso,

rifiuter ogni dono, anche se grande.





7.

Figlio mio, custodisci le mie parole

e fa' tesoro dei miei precetti.

Osserva i miei precetti e vivrai,

il mio insegnamento sia come la pupilla dei tuoi occhi.

Lgali alle tue dita,

scrivili sulla tavola del tuo cuore.

Di' alla sapienza: Tu sei mia sorella,

e chiama amica l'intelligenza

perch ti preservi dalla donna forestiera,

dalla straniera che ha parole di lusinga.

Mentre dalla finestra della mia casa

stavo osservando dietro le grate,

ecco vidi fra gli inesperti,

scorsi fra i giovani un dissennato.

Passava per la piazza,

accanto all'angolo della straniera

e s'incamminava verso la casa di lei

all'imbrunire, al declinare del giorno,

all'apparir della notte e del buio.

Ecco farglisi incontro una donna

in vesti di prostituta e la dissimulazione nel cuore.

Essa  audace e insolente,

non sa tenere i piedi in casa sua.

Ora  per la strada, ora per le piazze,

a ogni angolo sta in agguato.

Lo afferra, lo bacia

e con sfacciataggine gli dice:

Dovevo offrire sacrifici di comunione;

oggi ho sciolto i miei voti;

per questo sono uscita incontro a te,

per cercarti e ti ho trovato.

Ho messo coperte soffici sul mio letto,

tela fine d'Egitto;

ho profumato il mio giaciglio di mirra,

di aloe e di cinnamomo.

Vieni, inebriamoci d'amore fino al mattino,

godiamoci insieme amorosi piaceri,

poich mio marito non  in casa,

 partito per un lungo viaggio,

ha portato con s il sacchetto del denaro,

torner a casa il giorno del plenilunio.

Lo lusinga con tante moine,

lo seduce con labbra lascive;

egli incauto la segue, come un bue va al macello;

come un cervo preso al laccio,

finch una freccia non gli lacera il fegato;

come un uccello che si precipita nella rete

e non sa che  in pericolo la sua vita.

Ora, figlio mio, ascoltami,

fa' attenzione alle parole della mia bocca.

Il tuo cuore non si volga verso le sue vie,

perch molti ne ha fatti cadere trafitti

ed erano vigorose tutte le sue vittime.

La sua casa  la strada per gli inferi,

che scende nelle camere della morte.





8.

La Sapienza forse non chiama

e la prudenza non fa udir la voce?

In cima alle alture, lungo la via,

nei crocicchi delle strade essa si  posta,

presso le porte, all'ingresso della citt,

sulle soglie degli usci essa esclama:

A voi, uomini, io mi rivolgo,

ai figli dell'uomo  diretta la mia voce.

Imparate, inesperti, la prudenza

e voi, stolti, fatevi assennati.

Ascoltate, perch dir cose elevate,

dalle mie labbra usciranno sentenze giuste

perch la mia bocca proclama la verit

e abominio per le mie labbra  l'empiet.

Tutte le parole della mia bocca sono giuste,

niente c' in esse di fallace o perverso;

tutte sono leali per chi le comprende

e rette per chi possiede la scienza.

Accettate la mia istruzione e non l'argento,

la scienza anzich l'oro fino,

perch la scienza vale pi delle perle

e nessuna cosa preziosa l'uguaglia.

Io, la Sapienza, possiedo la prudenza

e ho la scienza e la riflessione.

Temere il Signore  odiare il male:

io detesto la superbia, l'arroganza,

la cattiva condotta e la bocca perversa.

A me appartiene il consiglio e il buon senso,

io sono l'intelligenza, a me appartiene la potenza.

Per mezzo mio regnano i re

e i magistrati emettono giusti decreti;

per mezzo mio i capi comandano

e i grandi governano con giustizia.

Io amo coloro che mi amano

e quelli che mi cercano mi troveranno.

Presso di me c' ricchezza e onore,

sicuro benessere ed equit.

Il mio frutto vale pi dell'oro, dell'oro fino,

il mio provento pi dell'argento scelto.

Io cammino sulla via della giustizia

e per i sentieri dell'equit,

per dotare di beni quanti mi amano

e riempire i loro forzieri.



Il Signore mi ha creato all'inizio della sua attivit

prima di ogni sua opera, fin d'allora.

Dall'eternit sono stata costituita,

fin dal principio, dagli inizi della terra.

Quando non esistevano gli abissi, io fui generata;

quando ancora non c'erano le sorgenti cariche d'acqua;

prima che fossero fissate le basi dei monti,

prima delle colline, io sono stata generata.

Quando ancora non aveva fatto la terra e i campi,

n le prime zolle del mondo;

quando egli fissava i cieli, io ero l;

quando tracciava un cerchio sull'abisso;

quando condensava le nubi in alto,

quando fissava le sorgenti dell'abisso;

quando stabiliva al mare i suoi limiti,

sicch le acque non ne oltrepassassero la spiaggia;

quando disponeva le fondamenta della terra,

allora io ero con lui come architetto

ed ero la sua delizia ogni giorno,

mi rallegravo davanti a lui in ogni istante;

mi ricreavo sul globo terrestre,

ponendo le mie delizie tra i figli dell'uomo.

Ora, figli, ascoltatemi:

beati quelli che seguono le mie vie!

Ascoltate l'esortazione e siate saggi,

non trascuratela!

Beato l'uomo che mi ascolta,

vegliando ogni giorno alle mie porte,

per custodire attentamente la soglia.

Infatti, chi trova me trova la vita,

e ottiene favore dal Signore;

ma chi pecca contro di me, danneggia se stesso;

quanti mi odiano amano la morte.





9.

La Sapienza si  costruita la casa,

ha intagliato le sue sette colonne.

Ha ucciso gli animali, ha preparato il vino

e ha imbandito la tavola.

Ha mandato le sue ancelle a proclamare

sui punti pi alti della citt:

Chi  inesperto accorra qui!.

A chi  privo di senno essa dice:

Venite, mangiate il mio pane,

bevete il vino che io ho preparato.

Abbandonate la stoltezza e vivrete,

andate diritti per la via dell'intelligenza.



Chi corregge il beffardo se ne attira il disprezzo,

chi rimprovera l'empio se ne attira l'insulto.

Non rimproverare il beffardo per non farti odiare;

rimprovera il saggio ed egli ti amer.

Da' consigli al saggio

e diventer ancora pi saggio;

istruisci il giusto

ed egli aumenter la dottrina.

Fondamento della sapienza  il timore di Dio,

la scienza del Santo  intelligenza.

Per mezzo mio si moltiplicano i tuoi giorni,

ti saranno aggiunti anni di vita.

Se sei sapiente, lo sei a tuo vantaggio,

se sei beffardo, tu solo ne porterai la pena.



Donna irrequieta  follia,

una sciocca che non sa nulla.

Sta seduta alla porta di casa,

su un trono, in un luogo alto della citt,

per invitare i passanti

che vanno diritti per la loro strada:

Chi  inesperto venga qua!.

E a chi  privo di senno essa dice:

Le acque furtive sono dolci,

il pane preso di nascosto  gustoso.

Egli non si accorge che l ci sono le ombre

e che i suoi invitati se ne vanno nel profondo degli inferi.



[PROVERBI DI SALOMONE].

10.

Proverbi di Salomone.



Il figlio saggio rende lieto il padre;

il figlio stolto contrista la madre.



Non giovano i tesori male acquistati,

mentre la giustizia libera dalla morte.



Il Signore non lascia patir la fame al giusto,

ma delude la cupidigia degli empi.



La mano pigra fa impoverire,

la mano operosa arricchisce.



Chi raccoglie d'estate  previdente;

chi dorme al tempo della mietitura si disonora.



Le benedizioni del Signore sul capo del giusto,

la bocca degli empi nasconde il sopruso.



La memoria del giusto  in benedizione,

il nome degli empi svanisce.



L'assennato accetta i comandi,

il linguacciuto va in rovina.



Chi cammina nell'integrit va sicuro,

chi rende tortuose le sue vie sar scoperto.



Chi chiude un occhio causa dolore,

chi riprende a viso aperto procura pace.



Fonte di vita  la bocca del giusto,

la bocca degli empi nasconde violenza.



L'odio suscita litigi,

l'amore ricopre ogni colpa.



Sulle labbra dell'assennato si trova la sapienza,

per la schiena di chi  privo di senno il bastone.



I saggi fanno tesoro della scienza,

ma la bocca dello stolto  un pericolo imminente.



I beni del ricco sono la sua roccaforte,

la rovina dei poveri  la loro miseria.



Il salario del giusto serve per la vita,

il guadagno dell'empio  per i vizi.



E' sulla via della vita chi osserva la disciplina,

chi trascura la correzione si smarrisce.



Placano l'odio le labbra sincere,

chi diffonde la calunnia  uno stolto.



Nel molto parlare non manca la colpa,

chi frena le labbra  prudente.



Argento pregiato  la lingua del giusto,

il cuore degli empi vale ben poco.



Le labbra del giusto nutriscono molti,

gli stolti muoiono in miseria.



La benedizione del Signore arricchisce,

non le aggiunge nulla la fatica.



E' un divertimento per lo stolto compiere il male,

come il coltivar la sapienza per l'uomo prudente.



Al malvagio sopraggiunge il male che teme,

il desiderio dei giusti invece  soddisfatto.



Al passaggio della bufera l'empio cessa di essere,

ma il giusto rester saldo per sempre.



Come l'aceto ai denti e il fumo agli occhi,

cos  il pigro per chi gli affida una missione.



Il timore del Signore prolunga i giorni,

ma gli anni dei malvagi sono accorciati.



L'attesa dei giusti finir in gioia,

ma la speranza degli empi svanir.



La via del Signore  una fortezza per l'uomo retto

mentre  una rovina per i malfattori.



Il giusto non vaciller mai,

ma gli empi non dureranno sulla terra.



La bocca del giusto esprime la sapienza,

la lingua perversa sar tagliata.



Le labbra del giusto stillano benevolenza,

la bocca degli empi perversit.





11.

La bilancia falsa  in abominio al Signore,

ma del peso esatto egli si compiace.



Viene la superbia, verr anche l'obbrobrio,

mentre la saggezza  presso gli umili.



L'integrit degli uomini retti li guida,

la perversit dei perfidi li rovina.



Non serve la ricchezza nel giorno della collera,

ma la giustizia libera dalla morte.



La giustizia dell'uomo onesto gli spiana la via;

per la sua empiet cade l'empio.



La giustizia degli uomini retti li salva,

nella cupidigia restano presi i perfidi.



Con la morte dell'empio

svanisce ogni sua speranza,

la fiducia dei malvagi scompare.



Il giusto sfugge all'angoscia,

al suo posto subentra l'empio.



Con la bocca l'empio rovina il suo prossimo,

ma i giusti si salvano con la scienza.



Della prosperit dei giusti la citt si rallegra,

per la scomparsa degli empi si fa festa.



Con la benedizione degli uomini retti si innalza una citt,

la bocca degli empi la demolisce.



Chi disprezza il suo prossimo  privo di senno

l'uomo prudente invece tace.



Chi va in giro sparlando svela il segreto,

lo spirito fidato nasconde ogni cosa.



Senza una direzione un popolo decade,

il successo sta nel buon numero di consiglieri.



Chi garantisce per un estraneo si trover male,

chi avversa le strette di mano a garanzia, vive tranquillo.



Una donna graziosa ottiene gloria,

ma gli uomini laboriosi acquistano ricchezza.



Benefica se stesso l'uomo misericordioso,

il crudele invece tormenta la sua stessa carne.



L'empio realizza profitti fallaci,

ma per chi semina la giustizia il salario  sicuro.



Chi pratica la giustizia si procura la vita,

chi segue il male va verso la morte.



I cuori depravati sono in abominio al Signore

che si compiace di chi ha una condotta integra.



Certo non rester impunito il malvagio,

ma la discendenza dei giusti si salver.



Un anello d'oro al naso d'un porco,

tale  la donna bella ma priva di senno.



La brama dei giusti  solo il bene,

la speranza degli empi svanisce.



C' chi largheggia e la sua ricchezza aumenta,

c' chi risparmia oltre misura e finisce nella miseria.



La persona benefica avr successo

e chi disseta sar dissetato.



Chi accaparra il grano  maledetto dal popolo,

la benedizione  invocata sul capo di chi lo vende.



Chi  sollecito del bene trova il favore,

chi ricerca il male, male avr.



Chi confida nella propria ricchezza cadr;

i giusti invece verdeggeranno come foglie.



Chi crea disordine in casa erediter vento,

e lo stolto sar schiavo dell'uomo saggio.



Il frutto del giusto  un albero di vita,

il saggio conquista gli animi.



Ecco, il giusto  ripagato sulla terra,

tanto pi lo saranno l'empio e il peccatore.





12.

Chi ama la disciplina ama la scienza,

chi odia la correzione  stolto.



Il buono si attira il favore del Signore,

ma egli condanna l'intrigante.



Non resta saldo l'uomo con l'empiet,

ma la radice dei giusti non sar smossa.



La donna perfetta  la corona del marito,

ma quella che lo disonora  come carie nelle sue ossa.



I pensieri dei giusti sono equit,

i propositi degli empi sono frode.



Le parole degli empi sono agguati sanguinari,

ma la bocca degli uomini retti vi si sottrarr.



Gli empi, una volta abbattuti, pi non sono,

ma la casa dei giusti sta salda.



Un uomo  lodato per il senno,

chi ha un cuore perverso  disprezzato.



Un uomo di poco conto che basta a se stesso

vale pi di un uomo esaltato a cui manca il pane.



Il giusto ha cura del suo bestiame,

ma i sentimenti degli empi sono spietati.



Chi coltiva la sua terra si sazia di pane,

chi insegue chimere,  privo di senno.



Le brame dell'empio sono una rete di mali,

la radice dei giusti produce frutti.



Nel peccato delle sue labbra si impiglia il malvagio,

ma il giusto sfuggir a tale angoscia.



Ognuno si sazia del frutto della sua bocca,

ma ciascuno sar ripagato secondo le sue opere.



Lo stolto giudica diritta la sua condotta,

il saggio, invece, ascolta il consiglio.



Lo stolto manifesta subito la sua collera,

l'accorto dissimula l'offesa.



Chi aspira alla verit proclama la giustizia,

il falso testimone proclama l'inganno.



C' chi parla senza riflettere: trafigge come una spada;

ma la lingua dei saggi risana.



La bocca verace resta ferma per sempre,

la lingua bugiarda per un istante solo.



Amarezza  nel cuore di chi trama il male,

gioia hanno i consiglieri di pace.



Al giusto non pu capitare alcun danno,

gli empi saranno pieni di mali.



Le labbra menzognere sono un abominio per il Signore

che si compiace di quanti agiscono con sincerit.



L'uomo accorto cela il sapere,

il cuore degli stolti proclama la stoltezza.



La mano operosa ottiene il comando,

quella pigra sar per il lavoro forzato.



L'affanno deprime il cuore dell'uomo

una parola buona lo allieta.



Il giusto  guida per il suo prossimo,

ma la via degli empi fa smarrire.



Il pigro non trover selvaggina;

la diligenza  per l'uomo un bene prezioso.



Nella strada della giustizia  la vita,

il sentiero dei perversi conduce alla morte.





13.

Il figlio saggio ama la disciplina,

lo spavaldo non ascolta il rimprovero.



Del frutto della sua bocca l'uomo mangia ci che  buono;

l'appetito dei perfidi si soddisfa con i soprusi.



Chi sorveglia la sua bocca conserva la vita,

chi apre troppo le labbra incontra la rovina.



Il pigro brama, ma non c' nulla per il suo appetito;

l'appetito dei diligenti sar soddisfatto.



Il giusto odia la parola falsa,

l'empio calunnia e disonora.



La giustizia custodisce chi ha una condotta integra,

il peccato manda in rovina l'empio.



C' chi fa il ricco e non ha nulla;

c' chi fa il povero e ha molti beni.



Riscatto della vita d'un uomo  la sua ricchezza,

ma il povero non si accorge della minaccia.



La luce dei giusti allieta,

la lucerna degli empi si spegne.



L'insolenza provoca soltanto contese,

la sapienza si trova presso coloro che prendono consiglio.



Le ricchezze accumulate in fretta diminuiscono,

chi le raduna a poco a poco le accresce.



Un'attesa troppo prolungata fa male al cuore,

un desiderio soddisfatto  albero di vita.



Chi disprezza la parola si roviner,

chi rispetta un comando ne avr premio.



L'insegnamento del saggio  fonte di vita

per evitare i lacci della morte.



Un aspetto buono procura favore,

ma il contegno dei perfidi  rude.



L'accorto agisce sempre con riflessione,

lo stolto mette in mostra la stoltezza.



Un cattivo messaggero causa sciagure,

un inviato fedele apporta salute.



Povert e ignominia a chi rifiuta l'istruzione,

chi tiene conto del rimprovero sar onorato.



Desiderio soddisfatto  una dolcezza al cuore,

ma  abominio per gli stolti staccarsi dal male.



Va' con i saggi e saggio diventerai,

chi pratica gli stolti ne subir danno.



La sventura perseguita i peccatori,

il benessere ripagher i giusti.



L'uomo dabbene lascia eredi i nipoti,

la propriet del peccatore  riservata al giusto.



Il potente distrugge il podere dei poveri

e c' chi  eliminato senza processo.



Chi risparmia il bastone odia suo figlio,

chi lo ama  pronto a correggerlo.



Il giusto mangia a saziet,

ma il ventre degli empi soffre la fame.





14.

La sapienza di una massaia costruisce la casa,

la stoltezza la demolisce con le mani.



Chi procede con rettitudine teme il Signore,

chi si scosta dalle sue vie lo disprezza.



Nella bocca dello stolto

c' il germoglio della superbia,

ma le labbra dei saggi sono la loro salvaguardia.



Senza buoi, niente grano,

l'abbondanza del raccolto sta nel vigore del toro.



Il testimone vero non mentisce,

quello falso spira menzogne.



Il beffardo ricerca la sapienza ma invano,

la scienza  cosa facile per il prudente.



Allontnati dall'uomo stolto

e non ignorerai le labbra sapienti.



La sapienza dell'accorto sta nel capire la sua via,

ma la stoltezza degli sciocchi  inganno.



Fra gli stolti risiede la colpa,

fra gli uomini retti la benevolenza.



Il cuore conosce la propria amarezza

e alla sua gioia non partecipa l'estraneo.



La casa degli empi roviner,

ma la tenda degli uomini retti avr successo.



C' una via che sembra diritta a qualcuno

ma sbocca in sentieri di morte.



Anche fra il riso il cuore prova dolore

e la gioia pu finire in pena.



Chi  instabile si sazier dei frutti della sua condotta,

l'uomo dabbene si sazier delle sue opere.



L'ingenuo crede quanto gli dici,

l'accorto controlla i propri passi.



Il saggio teme e sta lontano dal male,

lo stolto  insolente e presuntuoso.



L'iracondo commette sciocchezze,

il riflessivo sopporta.



Gli inesperti erediteranno la stoltezza,

i prudenti si coroneranno di scienza.



I malvagi si inchinano davanti ai buoni,

gli empi davanti alle porte del giusto.



Il povero  odioso anche al suo amico,

numerosi sono gli amici del ricco.



Chi disprezza il prossimo pecca,

beato chi ha piet degli umili.



Non errano forse quelli che compiono il male?

Benevolenza e favore per quanti compiono il bene.



In ogni fatica c' un vantaggio,

ma la loquacit produce solo miseria.



Corona dei saggi  la loro accortezza

corona degli stolti la loro stoltezza.



Salvatore di vite  un testimone vero;

chi spaccia menzogne  un impostore.



Nel timore del Signore  la fiducia del forte;

per i suoi figli egli sar un rifugio.



Il timore del Signore  fonte di vita

per evitare i lacci della morte.



Un popolo numeroso  la gloria del re;

la scarsit di gente  la rovina del principe.



Il paziente ha grande prudenza,

l'iracondo mostra stoltezza.



Un cuore tranquillo  la vita di tutto il corpo,

l'invidia  la carie delle ossa.



Chi opprime il povero offende il suo creatore,

chi ha piet del misero lo onora.



Dalla propria malvagit  travolto l'empio,

il giusto ha un rifugio nella propria integrit.



In un cuore assennato risiede la sapienza,

ma in seno agli stolti pu scoprirsi?



La giustizia fa onore a una nazione,

ma il peccato segna il declino dei popoli.



Il favore del re  per il ministro intelligente,

il suo sdegno  per chi lo disonora.





15.

Una risposta gentile calma la collera,

una parola pungente eccita l'ira.



La lingua dei saggi fa gustare la scienza,

la bocca degli stolti esprime sciocchezze.



In ogni luogo sono gli occhi del Signore,

scrutano i malvagi e i buoni.



Una lingua dolce  un albero di vita,

quella malevola  una ferita al cuore.



Lo stolto disprezza la correzione paterna;

chi tiene conto dell'ammonizione diventa prudente.



Nella casa del giusto c' abbondanza di beni,

sulla rendita dell'empio incombe il dissesto.



Le labbra dei saggi diffondono la scienza,

non cos il cuore degli stolti.



Il sacrificio degli empi  in abominio al Signore,

la supplica degli uomini retti gli  gradita.



La condotta perversa  in abominio al Signore;

egli ama chi pratica la giustizia.



Punizione severa per chi abbandona il retto sentiero,

chi odia la correzione morir.



Gl'inferi e l'abisso sono davanti al Signore,

tanto pi i cuori dei figli dell'uomo.



Lo spavaldo non vuol essere corretto,

egli non si accompagna con i saggi.



Un cuore lieto rende ilare il volto

ma, quando il cuore  triste, lo spirito  depresso.



Una mente retta ricerca il sapere,

la bocca degli stolti si pasce di stoltezza.



Tutti i giorni sono brutti per l'afflitto,

per un cuore felice  sempre festa.



Poco con il timore di Dio

 meglio di un gran tesoro con l'inquietudine.



Un piatto di verdura con l'amore

 meglio di un bue grasso con l'odio.



L'uomo collerico suscita litigi,

il lento all'ira seda le contese.



La via del pigro  come una siepe di spine,

la strada degli uomini retti  una strada appianata.



Il figlio saggio allieta il padre,

l'uomo stolto disprezza la madre.



La stoltezza  una gioia per chi  privo di senno;

l'uomo prudente cammina diritto.



Falliscono le decisioni prese senza consultazione,

riescono quelle prese da molti consiglieri.



E' una gioia per l'uomo saper dare una risposta;

quanto  gradita una parola detta a suo tempo!



Per l'uomo assennato la strada della vita  verso l'alto

per salvarlo dagli inferi che sono in basso.



Il Signore abbatte la casa dei superbi

e rende saldi i confini della vedova.



Sono in abominio al Signore i pensieri malvagi,

ma gli sono gradite le parole benevole.



Sconvolge la sua casa

chi  avido di guadagni disonesti;

ma chi detesta i regali vivr.



La mente del giusto

medita prima di rispondere,

la bocca degli empi esprime malvagit.



Il Signore  lontano dagli empi,

ma egli ascolta la preghiera dei giusti.



Uno sguardo luminoso allieta il cuore;

una notizia lieta rianima le ossa.



L'orecchio che ascolta un rimprovero salutare

avr la dimora in mezzo ai saggi.



Chi rifiuta la correzione disprezza se stesso,

chi ascolta il rimprovero acquista senno.



Il timore di Dio  una scuola di sapienza,

prima della gloria c' l'umilt.





16.

All'uomo appartengono i progetti della mente,

ma dal Signore viene la risposta.



Tutte le vie dell'uomo sembrano pure ai suoi occhi,

ma chi scruta gli spiriti  il Signore.



Affida al Signore la tua attivit

e i tuoi progetti riusciranno.



Il Signore ha fatto tutto per un fine,

anche l'empio per il giorno della sventura.



E' un abominio per il Signore ogni cuore superbo,

certamente non rester impunito.



Con la bont e la fedelt si espia la colpa,

con il timore del Signore si evita il male.



Quando il Signore si compiace

della condotta di un uomo,

riconcilia con lui anche i suoi nemici.



Poco con onest  meglio

di molte rendite senza giustizia.



La mente dell'uomo pensa molto alla sua via,

ma il Signore dirige i suoi passi.



Un oracolo  sulle labbra del re,

in giudizio la sua bocca non sbaglia.



La stadera e le bilance giuste appartengono al Signore,

sono opera sua tutti i pesi del sacchetto.



E' in abominio ai re commettere un'azione iniqua

poich il trono si consolida con la giustizia.



Delle labbra giuste si compiace il re

e ama chi parla con rettitudine.



L'ira del re  messaggera di morte,

ma l'uomo saggio la placher.



Nello splendore del volto del re  la vita,

il suo favore  come nube di primavera.



E' molto meglio possedere la sapienza che l'oro,

il possesso dell'intelligenza  preferibile all'argento.



La strada degli uomini retti  evitare il male,

conserva la vita chi controlla la sua via.



Prima della rovina viene l'orgoglio

e prima della caduta lo spirito altero.



E' meglio abbassarsi con gli umili

che spartire la preda con i superbi.



Chi  prudente nella parola trover il bene

e chi confida nel Signore  beato.



Sar chiamato intelligente chi  saggio di mente;

il linguaggio dolce aumenta la dottrina.



Fonte di vita  la prudenza per chi la possiede,

castigo degli stolti  la stoltezza.



Una mente saggia rende prudente la bocca

e sulle sue labbra aumenta la dottrina.



Favo di miele sono le parole gentili,

dolcezza per l'anima e refrigerio per il corpo.



C' una via che pare diritta a qualcuno,

ma sbocca in sentieri di morte.



L'appetito del lavoratore lavora per lui

perch la sua bocca lo stimola.



L'uomo perverso produce la sciagura,

sulle sue labbra c' come un fuoco ardente.



L'uomo ambiguo provoca litigi,

chi calunnia divide gli amici.



L'uomo violento seduce il prossimo

e lo spinge per una via non buona.



Chi socchiude gli occhi medita inganni,

chi stringe le labbra ha gi commesso il male.



Corona magnifica  la canizie,

ed essa si trova sulla via della giustizia.



Il paziente vale pi di un eroe,

chi domina se stesso vale pi di chi conquista una citt.



Nel grembo si getta la sorte,

ma la decisione dipende tutta dal Signore.





17.

Un tozzo di pane secco con tranquillit  meglio

di una casa piena di banchetti festosi e di discordia.



Lo schiavo intelligente prevarr su un figlio disonorato

e avr parte con i fratelli all'eredit.



Il crogiuolo  per l'argento e il forno per l'oro,

ma chi prova i cuori  il Signore.



Il maligno presta attenzione a un labbro maledico,

il bugiardo ascolta una lingua nociva.



Chi deride il povero offende il suo creatore,

chi gioisce della sciagura altrui non rester impunito.



Corona dei vecchi sono i figli dei figli,

onore dei figli i loro padri.



Non conviene all'insensato un linguaggio elevato,

ancor meno al principe un linguaggio falso.



Il dono  come un talismano per il proprietario:

dovunque si volga ha successo.



Chi copre la colpa si concilia l'amicizia,

ma chi la divulga divide gli amici.



Fa pi una minaccia all'assennato

che cento percosse allo stolto.



Il malvagio non cerca altro che la ribellione,

ma gli sar mandato contro un messaggero senza piet.



Meglio incontrare un'orsa privata dei figli

che uno stolto in preda alla follia.



Chi rende male per bene

vedr sempre la sventura in casa.



Iniziare un litigio  come aprire una diga,

prima che la lite si esasperi, troncala.



Assolvere il reo e condannare il giusto

sono due cose in abominio al Signore.



A che serve il denaro in mano allo stolto?

Forse a comprare la sapienza, se egli non ha senno?



Un amico vuol bene sempre,

 nato per essere un fratello nella sventura.



E' privo di senno l'uomo che offre garanzie

e si d come garante per il suo prossimo.



Chi ama la rissa ama il delitto,

chi alza troppo l'uscio cerca la rovina.



Un cuore perverso non trover mai felicit,

una lingua tortuosa andr in malora.



Chi genera uno stolto ne avr afflizione;

non pu certo gioire il padre di uno sciocco.



Un cuore lieto fa bene al corpo,

uno spirito abbattuto inaridisce le ossa.



L'iniquo accetta regali di sotto il mantello

per deviare il corso della giustizia.



L'uomo prudente ha la sapienza davanti a s,

ma gli occhi dello stolto vagano in capo al mondo.



Un figlio stolto  un tormento per il padre

e un'amarezza per colei che lo ha partorito.



Non sta bene multare chi ha ragione

e peggio ancora colpire gli innocenti.



Chi  parco di parole possiede la scienza;

uno spirito calmo  un uomo intelligente.



Anche lo stolto, se tace, passa per saggio,

e, se tiene chiuse le labbra, per intelligente.





18.

Chi si tiene appartato cerca pretesti

e con ogni mezzo attacca brighe.



Lo stolto non ama la prudenza,

ma vuol solo far mostra dei suoi sentimenti.



Con l'empiet viene il disprezzo,

con il disonore anche l'ignominia.



Le parole della bocca dell'uomo sono acqua profonda,

la fonte della sapienza  un torrente che straripa.



Non  bene usare riguardi all'empio

per fare torto al giusto in un giudizio.



Le labbra dello stolto provocano liti

e la sua bocca gli provoca percosse.



La bocca dello stolto  la sua rovina

e le sue labbra sono un laccio per la sua vita.



Le parole del calunniatore sono come ghiotti bocconi

che scendono in fondo alle viscere.



Chi  indolente nel lavoro

 fratello del dissipatore.



Torre fortissima  il nome del Signore:

il giusto vi si rifugia ed  al sicuro.



I beni del ricco sono la sua roccaforte,

come un'alta muraglia, a suo parere.



Prima della caduta il cuore dell'uomo si esalta,

ma l'umilt viene prima della gloria.



Chi risponde prima di avere ascoltato

mostra stoltezza a propria confusione.



Lo spirito dell'uomo lo sostiene nella malattia,

ma uno spirito afflitto chi lo sollever?



La mente intelligente acquista la scienza,

l'orecchio dei saggi ricerca il sapere.



Il dono fa largo all'uomo

e lo introduce alla presenza dei grandi.



Il primo a parlare in una lite sembra avere ragione,

ma viene il suo avversario e lo confuta.



La sorte fa cessare le discussioni

e decide fra i potenti.



Un fratello offeso  pi irriducibile d'una roccaforte,

le liti sono come le sbarre di un castello.



Con la bocca l'uomo sazia il suo stomaco,

egli si sazia con il prodotto delle labbra.



Morte e vita sono in potere della lingua

e chi l'accarezza ne manger i frutti.



Chi ha trovato una moglie ha trovato una fortuna,

ha ottenuto il favore del Signore.

Il povero parla con suppliche,

il ricco risponde con durezza.



Ci sono compagni che conducono alla rovina,

ma anche amici pi affezionati di un fratello.





19.

Meglio un povero di condotta integra

che un ricco di costumi perversi.



Lo zelo senza riflessione non  cosa buona,

e chi va a passi frettolosi inciampa.



La stoltezza intralcia il cammino dell'uomo

e poi egli si adira contro il Signore.



Le ricchezze moltiplicano gli amici,

ma il povero  abbandonato anche dall'amico che ha.



Il falso testimone non rester impunito,

chi diffonde menzogne non avr scampo.



Molti sono gli adulatori dell'uomo generoso

e tutti sono amici di chi fa doni.



Il povero  disprezzato dai suoi stessi fratelli,

tanto pi si allontanano da lui i suoi amici.

Egli va in cerca di parole, ma non ci sono.



Chi acquista senno ama se stesso

e chi agisce con prudenza trova fortuna.



Il falso testimone non rester impunito,

chi diffonde menzogne perir.



Allo stolto non conviene una vita agiata,

ancor meno a un servo comandare ai prncipi.



E' avvedutezza per l'uomo rimandare lo sdegno

ed  sua gloria passare sopra alle offese.



Lo sdegno del re  simile al ruggito del leone

e il suo favore  come la rugiada sull'erba.



Un figlio stolto  una calamit per il padre

e i litigi della moglie sono come stillicidio incessante.



La casa e il patrimonio si ereditano dai padri,

ma una moglie assennata  dono del Signore.



La pigrizia fa cadere in torpore,

l'indolente patir la fame.



Chi custodisce il comando custodisce se stesso,

chi trascura la propria condotta morir.



Chi fa la carit al povero fa un prestito al Signore

che gli ripagher la buona azione.



Correggi tuo figlio finch c' speranza,

ma non ti trasporti l'ira fino a ucciderlo.



Il violento deve essere punito;

se lo risparmi, lo diventer ancora di pi.



Ascolta il consiglio e accetta la correzione,

per essere saggio in avvenire.



Molte sono le idee nella mente dell'uomo,

ma solo il disegno del Signore resta saldo.



Il pregio dell'uomo  la sua bont,

meglio un povero che un bugiardo.



Il timore di Dio conduce alla vita

e chi ne  pieno riposer non visitato dalla sventura.



Il pigro tuffa la mano nel piatto,

ma stenta persino a riportarla alla bocca.



Percuoti il beffardo e l'ingenuo diventer accorto,

rimprovera l'intelligente e imparer la lezione.



Chi rovina il padre e fa fuggire la madre

 un figlio disonorato e infame.



Figlio mio, cessa pure di ascoltare l'istruzione,

se vuoi allontanarti dalle parole della sapienza.



Il testimone iniquo si beffa della giustizia

e la bocca degli empi ingoia l'iniquit.



Per i beffardi sono pronte le verghe

e il bastone per le spalle degli stolti.





20.

Il vino  rissoso, il liquore  tumultuoso;

chiunque se ne inebria non  saggio.



La collera del re  simile al ruggito del leone;

chiunque lo eccita rischia la vita.



E' una gloria per l'uomo astenersi dalle contese,

attaccare briga  proprio degli stolti.



Il pigro non ara d'autunno,

e alla mietitura cerca, ma non trova nulla.



Come acque profonde sono i consigli nel cuore umano,

l'uomo accorto le sa attingere.



Molti si proclamano gente per bene,

ma una persona fidata chi la trova?



Il giusto si regola secondo la sua integrit;

beati i figli che lascia dietro di s!



Il re che siede in tribunale

dissipa ogni male con il suo sguardo.



Chi pu dire: Ho purificato il cuore,

sono mondo dal mio peccato?.



Doppio peso e doppia misura

sono due cose in abominio al Signore.



Gi con i suoi giochi il fanciullo dimostra

se le sue azioni saranno pure e rette.



L'orecchio che ascolta e l'occhio che vede:

l'uno e l'altro ha fatto il Signore.



Non amare il sonno per non diventare povero,

tieni gli occhi aperti e avrai pane a saziet.



Robaccia, robaccia dice chi compra:

ma mentre se ne va, allora se ne vanta.



C' oro e ci sono molte perle,

ma la cosa pi preziosa sono le labbra istruite.



Prendigli il vestito perch si  fatto garante per un altro

e tienilo in pegno per gli estranei.



E' piacevole all'uomo il pane procurato con frode,

ma poi la sua bocca sar piena di granelli di sabbia.



Pondera bene i tuoi disegni, consigliandoti,

e fa' la guerra con molta riflessione.



Chi va in giro sparlando rivela un segreto,

non associarti a chi ha sempre aperte le labbra.



Chi maledice il padre e la madre

vedr spegnersi la sua lucerna nel cuore delle tenebre.



I guadagni accumulati in fretta da principio

non saranno benedetti alla fine.



Non dire: Voglio ricambiare il male,

confida nel Signore ed egli ti liberer.



Il doppio peso  in abominio al Signore

e le bilance false non sono un bene.



Dal Signore sono diretti i passi dell'uomo

e come pu l'uomo comprendere la propria via?



E' un laccio per l'uomo esclamare subito: Sacro!

e riflettere solo dopo aver fatto il voto.



Un re saggio passa al vaglio i malvagi

e ritorna su di loro con la ruota.



Lo spirito dell'uomo  una fiaccola del Signore

che scruta tutti i segreti recessi del cuore.



Bont e fedelt vegliano sul re,

sulla bont  basato il suo trono.



Vanto dei giovani  la loro forza,

ornamento dei vecchi  la canizie.



Le ferite sanguinanti spurgano il male,

le percosse purificano i recessi del cuore.





21.

Il cuore del re  un canale d'acqua in mano al Signore:

lo dirige dovunque egli vuole.



Agli occhi dell'uomo tutte le sue vie sono rette,

ma chi pesa i cuori  il Signore.



Praticare la giustizia e l'equit

per il Signore vale pi di un sacrificio.



Occhi alteri e cuore superbo,

lucerna degli empi  il peccato.



I piani dell'uomo diligente si risolvono in profitto,

ma chi  precipitoso va verso l'indigenza.



Accumulare tesori a forza di menzogne

 vanit effimera di chi cerca la morte.



La violenza degli empi li travolge,

perch rifiutano di praticare la giustizia.



La via dell'uomo criminale  tortuosa,

ma l'innocente  retto nel suo agire.



E' meglio abitare su un angolo del tetto

che avere una moglie litigiosa e casa in comune.



L'anima del malvagio desidera fare il male

e ai suoi occhi il prossimo non trova piet.



Quando il beffardo viene punito,

l'inesperto diventa saggio

e quando il saggio viene istruito, accresce il sapere.



Il giusto osserva la casa dell'empio

e precipita gli empi nella sventura.



Chi chiude l'orecchio al grido del povero

invocher a sua volta e non otterr risposta.



Un regalo fatto in segreto calma la collera,

un dono di sotto mano placa il furore violento.



E' una gioia per il giusto che sia fatta giustizia,

mentre  un terrore per i malfattori.



L'uomo che si scosta dalla via della saggezza

riposer nell'assemblea delle ombre dei morti.



Diventer indigente chi ama i piaceri

e chi ama vino e profumi non arricchir.



Il malvagio serve da riscatto per il giusto

e il perfido per gli uomini retti.



Meglio abitare in un deserto

che con una moglie litigiosa e irritabile.



Tesori preziosi e profumi sono nella dimora del saggio,

ma lo stolto dilapida tutto.



Chi segue la giustizia e la misericordia trover vita e gloria.



Il saggio assale una citt di guerrieri

e abbatte la fortezza in cui essa confidava.



Chi custodisce la bocca e la lingua

preserva se stesso dai dispiaceri.



Il superbo arrogante si chiama beffardo,

egli agisce nell'eccesso dell'insolenza.



I desideri del pigro lo portano alla morte,

perch le sue mani rifiutano di lavorare.



Tutta la vita l'empio indulge alla cupidigia,

mentre il giusto dona senza risparmiare.



Il sacrificio degli empi  un abominio,

tanto pi se offerto con cattiva intenzione.



Il falso testimone perir,

ma l'uomo che ascolta potr parlare sempre.



L'empio assume un'aria sfrontata,

l'uomo retto controlla la propria condotta.



Non c' sapienza, non c' prudenza,

non c' consiglio di fronte al Signore.



Il cavallo  pronto per il giorno della battaglia,

ma al Signore appartiene la vittoria.





22.

Un buon nome vale pi di grandi ricchezze

C C e la benevolenza altrui pi dell'argento e dell'oro.



Il ricco e il povero si incontrano,

il Signore ha creato l'uno e l'altro.



L'accorto vede il pericolo e si nasconde,

gli inesperti vanno avanti e la pagano.



Frutti dell'umilt sono il timore di Dio,

la ricchezza, l'onore e la vita.



Spine e tranelli sono sulla via del perverso;

chi ha cura di se stesso sta lontano.



Abitua il giovane secondo la via da seguire;

neppure da vecchio se ne allontaner.



Il ricco domina sul povero

e chi riceve prestiti  schiavo del suo creditore.



Chi semina l'ingiustizia raccoglie la miseria

e il bastone a servizio della sua collera svanir.



Chi ha l'occhio generoso sar benedetto,

perch egli dona del suo pane al povero.



Scaccia il beffardo e la discordia se ne andr

e cesseranno i litigi e gli insulti.



Il Signore ama chi  puro di cuore

e chi ha la grazia sulle labbra  amico del re.



Gli occhi del Signore proteggono la scienza

ed egli confonde le parole del perfido.



Il pigro dice: C' un leone l fuori:

sarei ucciso in mezzo alla strada.



La bocca delle straniere  una fossa profonda,

chi  in ira al Signore vi cade.



La stoltezza  legata al cuore del fanciullo,

ma il bastone della correzione l'allontaner da lui.



Opprimere il povero non fa che arricchirlo,

dare a un ricco non fa che impoverirlo.



[PAROLE DEI SAGGI].

Porgi l'orecchio e ascolta le parole dei sapienti

e applica la tua mente alla mia istruzione,

perch ti sar piacevole custodirle nel tuo intimo

e averle tutte insieme pronte sulle labbra.

Perch la tua fiducia sia riposta nel Signore,

voglio indicarti oggi la tua strada.

Non ti ho scritto forse trenta

tra consigli e istruzioni,

perch tu sappia esprimere una parola giusta

e rispondere con parole sicure a chi ti interroga?



Non depredare il povero, perch egli  povero,

e non affliggere il misero in tribunale,

perch il Signore difender la loro causa

e spoglier della vita

coloro che li hanno spogliati.

Non ti associare a un collerico

e non praticare un uomo iracondo,

per non imparare i suoi costumi

e procurarti una trappola per la tua vita.

Non essere di quelli che si fanno garanti

o che s'impegnano per debiti altrui,

perch, se poi non avrai da pagare,

ti si toglier il letto di sotto a te.

Non spostare il confine antico,

posto dai tuoi padri.

Hai visto un uomo sollecito nel lavoro?

Egli si sistemer al servizio del re,

non rester al servizio di persone oscure.





23.

Quando siedi a mangiare con un potente,

considera bene che cosa hai davanti;

mettiti un coltello alla gola,

se hai molto appetito.

Non desiderare le sue ghiottonerie,

sono un cibo fallace.



Non affannarti per arricchire,

rinunzia a un simile pensiero;

appena vi fai volare gli occhi sopra,

essa gi non  pi:

perch mette ali come aquila

e vola verso il cielo.



Non mangiare il pane di chi ha l'occhio cattivo

e non desiderare le sue ghiottonerie,

perch come chi calcola fra di s, cos  costui;

ti dir: Mangia e bevi,

ma il suo cuore non  con te.

Il boccone che hai mangiato rigetterai

e avrai sprecato le tue parole gentili.



Non parlare agli orecchi di uno stolto,

perch egli disprezzer le tue sagge parole.



Non spostare il confine antico,

e non invadere il campo degli orfani,

perch il loro vendicatore  forte;

egli difender la loro causa contro di te.



Piega il cuore alla correzione

e l'orecchio ai discorsi sapienti.



Non risparmiare al giovane la correzione,

anche se tu lo batti con la verga, non morir;

anzi, se lo batti con la verga,

lo salverai dagli inferi.



Figlio mio, se il tuo cuore sar saggio,

anche il mio cuore gioir.

Esulteranno le mie viscere,

quando le tue labbra diranno parole rette.



Il tuo cuore non invidi i peccatori,

ma resti sempre nel timore del Signore,

perch cos avrai un avvenire

e la tua speranza non sar delusa.



Ascolta, figlio mio, e sii saggio

e indirizza il cuore per la via retta.



Non essere fra quelli che s'inebriano di vino,

n fra coloro che sono ghiotti di carne,

perch l'ubriacone e il ghiottone impoveriranno

e il dormiglione si vestir di stracci.



Ascolta tuo padre che ti ha generato,

non disprezzare tua madre quando  vecchia.



Acquista il vero bene e non cederlo,

la sapienza, l'istruzione e l'intelligenza.



Il padre del giusto gioir pienamente

e chi ha generato un saggio se ne compiacer.

Gioisca tuo padre e tua madre

e si rallegri colei che ti ha generato.



Fa' bene attenzione a me, figlio mio,

e tieni fisso lo sguardo ai miei consigli:

una fossa profonda  la prostituta,

e un pozzo stretto la straniera.

Essa si apposta come un ladro

e aumenta fra gli uomini il numero dei perfidi.



Per chi i guai? Per chi i lamenti?

Per chi i litigi? Per chi i gemiti?

A chi le percosse per futili motivi?

A chi gli occhi rossi?

Per quelli che si perdono dietro al vino

e vanno a gustare vino puro.

Non guardare il vino quando rosseggia,

quando scintilla nella coppa

e scende gi piano piano;

finir con il morderti come un serpente

e pungerti come una vipera.

Allora i tuoi occhi vedranno cose strane

e la tua mente dir cose sconnesse.

Ti parr di giacere in alto mare

o di dormire in cima all'albero maestro.

Mi hanno picchiato, ma non sento male.

Mi hanno bastonato, ma non me ne sono accorto.

Quando mi sveglier? Ne chieder dell'altro.





24.

Non invidiare gli uomini malvagi,

non desiderare dl stare con loro;

poich il loro cuore trama rovine

e le loro labbra non esprimono che malanni.



Con la sapienza si costruisce la casa

e con la prudenza la si rende salda;

con la scienza si riempiono le sue stanze

di tutti i beni preziosi e deliziosi.



Un uomo saggio vale pi di uno forte

un uomo sapiente pi di uno pieno di vigore,

perch con le decisioni prudenti si fa la guerra

e la vittoria sta nel numero dei consiglieri.



E' troppo alta la sapienza per lo stolto,

alla porta della citt egli non potr aprire bocca.



Chi trama per fare il male

si chiama mestatore.



Il proposito dello stolto  il peccato

e lo spavaldo  l'abominio degli uomini.



Se ti avvilisci nel giorno della sventura,

ben poca  la tua forza.



Libera quelli che sono condotti alla morte

e salva quelli che sono trascinati al supplizio.



Se dici: Ecco, io non ne so nulla,

forse colui che pesa i cuori non lo comprende?

Colui che veglia sulla tua vita lo sa;

egli render a ciascuno secondo le sue opere.



Mangia, figlio mio, il miele, perch  buono

e dolce sar il favo al tuo palato.

Sappi che tale  la sapienza per te:

se l'acquisti, avrai un avvenire

e la tua speranza non sar stroncata.



Non insidiare, o malvagio, la dimora del giusto,

non distruggere la sua abitazione,

perch se il giusto cade sette volte,

egli si rialza,

ma gli empi soccombono nella sventura.



Non ti rallegrare per la caduta del tuo nemico

e non gioisca il tuo cuore, quando egli soccombe,

perch il Signore non veda e se ne dispiaccia

e allontani da lui la collera.



Non irritarti per i malvagi

e non invidiare gli empi

perch non ci sar avvenire per il malvagio

e la lucerna degli empi si estinguer.



Temi il Signore, figlio mio, e il re;

non ribellarti n all'uno n all'altro,

perch improvvisa sorger la loro vendetta

e chi sa quale scempio faranno l'uno e l'altro?



Anche queste sono parole dei saggi.



Avere preferenze personali in giudizio non  bene.

Se uno dice all'empio: Tu sei innocente,

i popoli lo malediranno, le genti lo esecreranno,

mentre tutto andr bene a coloro che rendono giustizia,

su di loro si riverser la benedizione.



D un bacio sulle labbra colui che risponde con parole rette.



Sistema i tuoi affari di fuori e fatti i lavori dei campi

e poi costruisciti la casa.



Non testimoniare alla leggera contro il tuo prossimo

e non ingannare con le labbra.



Non dire: Come ha fatto a me cos io far a lui,

render a ciascuno come si merita.



Sono passato vicino al campo di un pigro,

alla vigna di un uomo insensato:

ecco, ovunque erano cresciute le erbacce,

il terreno era coperto di cardi e il recinto di pietre era in
rovina.

Osservando, riflettevo

e, vedendo, ho tratto questa lezione:

un po' dormire, un po' sonnecchiare

un po' incrociare le braccia per riposare

e intanto viene passeggiando la miseria

e l'indigenza come un accattone.





25.

Anche questi sono proverbi di Salomone, trascritti dagli uomini
di Ezechia, re di Giuda.



E' gloria di Dio nascondere le cose,

 gloria dei re investigarle.

I cieli per la loro altezza, la terra per la sua profondit

e il cuore dei re sono inesplorabili.



Togli le scorie dall'argento e l'orafo ne far un bel vaso;

togli il malvagio dalla presenza del re

e il suo trono si stabilir sulla giustizia.



Non darti arie davanti al re

e non metterti al posto dei grandi,

perch  meglio sentirsi dire: Sali quass

piuttosto che essere umiliato davanti a uno superiore.



Quanto i tuoi occhi hanno visto

non metterlo subito fuori in un processo;

altrimenti che farai alla fine, quando il tuo prossimo ti
svergogner?



Discuti la tua causa con il tuo vicino,

ma non rivelare il segreto altrui;

altrimenti chi ti ascolta ti biasimerebbe

e il tuo discredito sarebbe irreparabile.



Come frutti d'oro su vassoio d'argento

cosi  una parola detta a suo tempo.

Come anello d'oro e collana d'oro fino

 un saggio che ammonisce un orecchio attento.



Come fresco di neve al tempo della mietitura,

 un messaggero verace per chi lo manda;

egli rinfranca l'animo del suo signore.



Nuvole e vento, ma senza pioggia,

tale  l'uomo che si vanta dei regali che non fa.



Con la pazienza il giudice si lascia persuadere,

una lingua dolce spezza le ossa.



Se hai trovato il miele,

mangiane quanto ti basta,

per non esserne nauseato e poi vomitarlo.



Metti di rado il piede in casa del tuo vicino,

perch non si stanchi di te e ti prenda in odio.



Mazza, spada e freccia acuta

 colui che depone il falso contro il suo prossimo.



Qual dente cariato e piede slogato

tale  la fiducia dell'uomo sleale

nel giorno della sventura;

 togliersi le vesti in un giorno rigido.



Aceto su una piaga viva,

tali sono i canti per un cuore afflitto.



Se il tuo nemico ha fame,

dagli pane da mangiare

se ha sete, dagli acqua da bere;

perch cos ammasserai carboni ardenti sul suo capo

e il Signore ti ricompenser.



La tramontana porta la pioggia,

un parlare in segreto provoca lo sdegno sul volto.



Abitare su un angolo del tetto  meglio

di una moglie litigiosa e una casa in comune.



Come acqua fresca per una gola riarsa

 una buona notizia da un paese lontano.



Fontana torbida e sorgente inquinata,

tale  il giusto che vacilla di fronte all'empio.



Mangiare troppo miele non  bene,

n lasciarsi prendere da parole adulatrici.



Una citt smantellata o senza mura,

tale  l'uomo che non sa dominare la collera.





26.

Come la neve d'estate e la pioggia alla mietitura,

cos l'onore non conviene allo stolto.



Come il passero che svolazza, come la rondine che vola,

cos una maledizione senza motivo non avverr.



La frusta per il cavallo,

la cavezza per l'asino

e il bastone per la schiena degli stolti.



Non rispondere allo stolto secondo la sua stoltezza

per non divenire anche tu simile a lui.



Rispondi allo stolto secondo la sua stoltezza

perch egli non si creda saggio.



Si taglia i piedi e beve amarezze

chi invia messaggi per mezzo di uno stolto.



Malferme sono le gambe dello zoppo,

cos una massima sulla bocca degli stolti.



Come chi lega il sasso alla fionda,

cos chi attribuisce onori a uno stolto.



Una spina penetrata nella mano d'un ubriaco,

tale  una massima sulla bocca degli stolti.



Arciere che ferisce tutti i passanti,

tale  chi assume uno stolto o un ubriaco.



Come il cane torna al suo vomito,

cosi lo stolto ripete le sue stoltezze.



Hai visto un uomo che si crede saggio?

E' meglio sperare in uno stolto che in lui.



Il pigro dice:

C' una belva per la strada,

un leone si aggira per le piazze.



La porta gira sui cardini,

cos il pigro sul suo letto.



Il pigro tuffa la mano nel piatto,

ma dura fatica a portarla alla bocca.



Il pigro si crede saggio

pi di sette persone che rispondono con senno.



Prende un cane per le orecchie

chi si intromette in una lite che non lo riguarda.



Come un pazzo che scaglia tizzoni e frecce di morte,

cos  quell'uomo che inganna il suo prossimo

e poi dice: Ma s,  stato uno scherzo!.



Per mancanza di legna il fuoco si spegne;

se non c' il delatore, il litigio si calma.



Mantice per il carbone e legna per il fuoco,

tale  l'attaccabrighe per rattizzare le liti.



Le parole del sussurrone sono come ghiotti bocconi,

esse scendono in fondo alle viscere.



Come vernice d'argento sopra un coccio di creta

sono le labbra lusinghiere con un cuore maligno.



Chi odia si maschera con le labbra,

ma nel suo intimo cova il tradimento;

anche se usa espressioni melliflue, non ti fidare,

perch egli ha sette abomini nel cuore.



L'odio si copre di simulazione,

ma la sua malizia apparir pubblicamente.



Chi scava una fossa vi cadr dentro

e chi rotola una pietra, gli ricadr addosso.



Una lingua bugiarda odia la verit,

una bocca adulatrice produce rovina.





27.

Non ti vantare del domani,

perch non sai neppure che cosa genera l'oggi.



Ti lodi un altro e non la tua bocca,

un estraneo e non le tue labbra.



La pietra  greve, la sabbia  pesante,

ma pi dell'una e dell'altra lo  il fastidio dello stolto.



La collera  crudele, l'ira  impetuosa,

ma chi pu resistere alla gelosia?



Meglio un rimprovero aperto

che un amore celato.



Leali sono le ferite di un amico,

fallavi i baci di un nemico.



Gola sazia disprezza il miele;

per chi ha fame anche l'amaro  dolce.



Come un uccello che vola lontano dal nido,

cos  l'uomo che va errando lontano dalla dimora.



Il profumo e l'incenso allietano il cuore,

la dolcezza di un amico rassicura l'anima.



Non abbandonare il tuo amico n quello di tuo padre,

non entrare nella casa di tuo fratello

nel giorno della tua disgrazia.

Meglio un amico vicino che un fratello lontano.



Sii saggio, figlio mio, e allieterai il mio cuore

e avr di che rispondere a colui che mi insulta.



L'accorto vede il pericolo e si nasconde,

gli inesperti vanno avanti e la pagano.



Prendigli il vestito perch si  fatto garante per uno straniero

e tienilo in pegno per gli sconosciuti.



Benedire il prossimo di buon mattino ad alta voce

gli sar imputato come una maledizione.



Il gocciolare continuo in tempo di pioggia

e una moglie litigiosa, si rassomigliano:

chi la vuole trattenere, trattiene il vento

e raccoglie l'olio con la mano destra.



Il ferro si aguzza con il ferro

e l'uomo aguzza l'ingegno del suo compagno.



Il guardiano di un fico ne mangia i frutti,

chi ha cura del suo padrone ne ricever onori.



Come un volto differisce da un altro,

cos i cuori degli uomini differiscono fra di loro.



Come gli inferi e l'abisso non si saziano mai,

cos non si saziano mai gli occhi dell'uomo.



Come il crogiuolo  per l'argento e il fornello per l'oro,

cos l'uomo rispetto alla bocca di chi lo loda.



Anche se tu pestassi lo stolto nel mortaio

tra i grani con il pestello,

non scuoteresti da lui la sua stoltezza.



Preccupati del tuo gregge,

abbi cura delle tue mandrie,

perch non sono perenni le ricchezze,

n un tesoro si trasmette di generazione in generazione.



Si toglie il fieno, apparisce l'erba nuova

e si raccolgono i foraggi dei monti;

gli agnelli ti danno le vesti

e i capretti il prezzo per comprare un campo,

le capre latte abbondante per il cibo

e per vitto della tua famiglia e per mantenere le tue schiave.





28.

L'empio fugge anche se nessuno lo insegue,

mentre il giusto  sicuro come un giovane leone.



Per i delitti di un paese molti sono i suoi tiranni,

ma con un uomo intelligente e saggio l'ordine si mantiene.



Un uomo empio che opprime i miseri

 una pioggia torrenziale che non porta pane.



Quelli che violano la legge lodano l'empio,

ma quanti osservano la legge gli muovono guerra.



I malvagi non comprendono la giustizia,

ma quelli che cercano il Signore comprendono tutto.



Meglio un povero dalla condotta integra

che uno dai costumi perversi, anche se ricco.



Chi osserva la legge  un figlio intelligente,

chi frequenta i crapuloni disonora suo padre.



Chi accresce il patrimonio con l'usura e l'interesse,

lo accumula per chi ha piet dei miseri.



Chi volge altrove l'orecchio per non ascoltare la legge,

anche la sua preghiera  in abominio.



Chi fa traviare gli uomini retti per una cattiva strada,

cadr egli stesso nella fossa,

mentre gli integri possederanno fortune.



Il ricco si crede saggio,

ma il povero intelligente lo scruta bene.



Grande  la gioia quando trionfano i giusti,

ma se prevalgono li empi ognuno si nasconde.



Chi nasconde le proprie colpe non avr successo,

chi le confessa e cessa di farle trover indulgenza.



Beato l'uomo che teme sempre,

chi indurisce il cuore cadr nel male.



Leone ruggente e orso affamato,

tale  il malvagio che domina su un popolo povero.



Un principe privo di senno moltiplica le vessazioni,

ma chi odia la rapina prolungher i suoi giorni.



Un uomo perseguitato per omicidio

fuggir fino alla tomba: nessuno lo soccorre.



Chi procede con rettitudine sar salvato,

chi va per vie tortuose cadr ad un tratto.



Chi lavora la sua terra si sazier di pane,

chi insegue chimere si sazier di miseria.



L'uomo leale sar colmo di benedizioni,

chi si arricchisce in fretta non sar esente da colpa.



Non  bene essere parziali,

per un pezzo di pane si pecca.



L'uomo dall'occhio cupido

 impaziente di arricchire

e non pensa che gli piomber addosso la miseria.



Chi corregge un altro trover in fine pi favore

di chi ha una lingua adulatrice.



Chi deruba il padre o la madre e dice: Non  peccato,

 compagno dell'assassino.



L'uomo avido suscita litigi,

ma chi confida nel Signore avr successo.



Chi confida nel suo senno  uno stolto,

chi si comporta con saggezza sar salvato.



Per chi d al povero non c' indigenza,

ma chi chiude gli occhi avr grandi maledizioni.



Se prevalgono gli empi, tutti si nascondono,

se essi periscono, sono potenti i giusti.





29.

L'uomo che, rimproverato, resta di dura cervice

sar spezzato all'improvviso e senza rimedio.



Quando comandano i giusti, il popolo gioisce,

quando governano gli empi, il popolo geme.



Chi ama la sapienza allieta il padre,

ma chi frequenta prostitute dissipa il patrimonio.



Il re con la giustizia rende prospero il paese,

l'uomo che fa esazioni eccessive lo rovina.



L'uomo che adula il suo prossimo

gli tende una rete per i suoi passi.



Sotto i passi del malvagio c' un trabocchetto,

mentre il giusto corre ed  contento.



Il giusto si prende a cuore la causa dei miseri,

ma l'empio non intende ragione.



I beffardi mettono sottosopra una citt,

mentre i saggi placano la collera.



Se un saggio discute con uno stolto,

si agiti o rida, non ci sar conclusione.



Gli uomini sanguinari odiano l'onesto,

mentre i giusti hanno cura di lui.



Lo stolto d sfogo a tutto il suo malanimo,

il saggio alla fine lo sa calmare.



Se un principe d ascolto alle menzogne,

tutti i suoi ministri sono malvagi.



Il povero e l'usuraio si incontrano;

 il Signore che illumina gli occhi di tutti e due.



Un re che giudichi i poveri con equit

rende saldo il suo trono per sempre.



La verga e la correzione danno sapienza,

ma il giovane lasciato a se stesso disonora sua madre.



Quando governano i malvagi, i delitti abbondano,

ma i giusti ne vedranno la rovina.



Correggi il figlio e ti far contento

e ti procurer consolazioni.



Senza la rivelazione il popolo diventa sfrenato;

beato chi osserva la legge.



Lo schiavo non si corregge a parole,

comprende, infatti, ma non obbedisce.



Hai visto un uomo precipitoso nel parlare?

C' pi da sperare in uno stolto che in lui.



Chi accarezza lo schiavo fin dall'infanzia,

alla fine costui diventer insolente.



Un uomo collerico suscita litigi

e l'iracondo commette molte colpe.



L'orgoglio dell'uomo ne provoca l'umiliazione,

l'umile di cuore ottiene onori.



Chi  complice del ladro, odia se stesso;

egli sente l'imprecazione, ma non denuncia nulla.



Il temere gli uomini pone in una trappola;

ma chi confida nel Signore  al sicuro.



Molti ricercano il favore del principe,

ma e il Signore che giudica ognuno.



L'iniquo  un abominio per i giusti

e gli uomini retti sono in abominio ai malvagi.





[PAROLE DI AGUR].

21.

Detti di Agur figlio di Iake,

da Massa.



Dice quest'uomo: Sono stanco, o Dio,

sono stanco, o Dio, e vengo meno,

perch io sono il pi ignorante degli uomini

e non ho intelligenza umana;

non ho imparato la sapienza e ignoro la scienza del Santo.

Chi  salito al cielo e ne  sceso?

Chi ha raccolto il vento nel suo pugno?

Chi ha racchiuso le acque nel suo mantello?

Chi ha fissato tutti i confini della terra?

Come si chiama? Qual  il nome di suo figlio, se lo sai?

Ogni parola di Dio  provata al fuoco;

egli  uno scudo per chi ricorre a lui.

Non aggiungere nulla alle sue parole,

perch non ti riprenda e tu sia trovato bugiardo.



Io ti domando due cose,

non negarmele prima che io muoia:

tieni lontano da me falsit e menzogna,

non darmi n povert n ricchezza;

ma fammi avere il cibo necessario,

perch, una volta sazio, io non ti rinneghi e dica: Chi  il
Signore?

oppure, ridotto all'indigenza, non rubi e profani il nome del
mio Dio.



Non calunniare lo schiavo presso il padrone

perch egli non ti maledica e tu non ne porti la pena.

C' gente che maledice suo padre

e non benedice sua madre.

C' gente che si crede pura,

ma non si  lavata della sua lordura.

C' gente dagli occhi cos alteri

e dalle ciglia cos altezzose!

C' gente i cui denti sono spade e i cui molari sono coltelli

per divorare gli umili eliminandoli dalla terra

e i poveri in mezzo agli uomini.



[Proverbi numerici].

NOTA: Cos chiamati perch utilizzano dei numeri.



La sanguisuga ha due figlie: Dammi! Dammi!.



Tre cose non si saziano mai,

anzi quattro non dicono mai: Basta!:

gli inferi, il grembo sterile,

la terra mai sazia d'acqua

e il fuoco che mai dice: Basta!.



L'occhio che guarda con scherno il padre e disprezza
l'obbedienza alla madre

sia cavato dai corvi della valle e divorato dagli aquilotti.



Tre cose mi sono difficili,

anzi quattro, che io non comprendo:

il sentiero dell'aquila nell'aria,

il sentiero del serpente sulla roccia,

il sentiero della nave in alto mare,

il sentiero dell'uomo in una giovane.









Tale  la condotta della donna adultera:

mangia e si pulisce la bocca

e dice: Non ho fatto niente di male!.



Per tre cose freme la terra,

anzi quattro cose non pu sopportare:

uno schiavo che diventi re,

uno stolto che abbia viveri in abbondanza,

una donna gi trascurata da tutti

che trovi marito

e una schiava che prenda il posto della padrona.



Quattro esseri

sono fra le cose pi piccole della terra,

eppure sono i pi saggi dei saggi:

le formiche, popolo senza forza,

che si provvedono il cibo durante l'estate;

gli iraci, popolo imbelle,

ma che hanno la tana sulle rupi;

le cavallette, che non hanno un re,

eppure marciano tutte insieme schierate;

la lucertola, che si pu prender con le mani,

ma penetra anche nei palazzi dei re.



Tre esseri hanno un portamento maestoso,

anzi quattro sono eleganti nel camminare:

il leone, il pi forte degli animali,

che non indietreggia davanti a nessuno;

il gallo pettoruto

e il caprone

e un re alla testa del suo popolo.



Se ti sei esaltato per stoltezza

e se poi hai riflettuto,

mettiti una mano sulla bocca,

poich, sbattendo il latte ne esce la panna,

premendo il naso ne esce il sangue,

spremendo la collera ne esce la lite.





31.

Parole di Lemuel, re di Massa

che sua madre gli insegn.



E che, figlio mio! E che, figlio delle mie viscere!

E che, figlio dei miei voti!

Non dare il tuo vigore alle donne

n i tuoi costumi a quelle che corrompono i re.



Non conviene ai re, Lemuel, non conviene ai re bere il vino,

n ai principi bramare bevande inebrianti,

per paura che, bevendo, dimentichino i loro decreti

e tradiscano il diritto di tutti gli afflitti.



Date bevande inebrianti a chi sta per perire

e il vino a chi ha l'amarezza nel cuore.

Beva e dimentichi la sua povert

e non si ricordi pi delle sue pene.



Apri la bocca in favore del muto, in difesa di tutti gli
sventurati.

Apri la bocca e giudica con equit

e rendi giustizia all'infelice e al povero.



Una donna perfetta chi potr trovarla?

Ben superiore alle perle  il suo valore.

In lei confida il cuore del marito

e non verr a mancargli il profitto.

Essa gli d felicit e non dispiacere

per tutti i giorni della sua vita.

Si procura lana e lino

e li lavora volentieri con le mani.

Ella  simile alle navi di un mercante,

fa venire da lontano le provviste.

Si alza quando ancora  notte

e prepara il cibo alla sua famiglia

e d ordini alle sue domestiche.

Pensa ad un campo e lo compra

e con il frutto delle sue mani pianta una vigna.

Si cinge con energia i fianchi

e spiega la forza delle sue braccia.

E' soddisfatta, perch il suo traffico va bene,

neppure di notte si spegne la sua lucerna.

Stende la sua mano alla conocchia

e gira il fuso con le dita.

Apre le sue mani al misero,

stende la mano al povero.

Non teme la neve per la sua famiglia,

perch tutti i suoi di casa hanno doppia veste.

Si fa delle coperte,

di lino e di porpora sono le sue vesti.

Suo marito  stimato alle porte della citt

dove siede con gli anziani del paese.

Confeziona tele di lino e le vende

e fornisce cinture al mercante.

Forza e decoro sono il suo vestito

e se la ride dell'avvenire.

Apre la bocca con saggezza

e sulla sua lingua c' dottrina di bont.

Sorveglia l'andamento della casa;

il pane che mangia non  frutto di pigrizia.

I suoi figli sorgono a proclamarla beata

e suo marito a farne l'elogio:

Molte figlie hanno compiuto cose eccellenti,

ma tu le hai superate tutte!.

Fallace  la grazia e vana  la bellezza,

ma la donna che teme Dio  da lodare.

Datele del frutto delle sue mani

e le sue stesse opere la lodino alle porte della citt.





QOELET.





1.

Parole di Qoelet, figlio di Davide,

re di Gerusalemme.

Vanit delle vanit, dice Qoelet,

vanit delle vanit, tutto  vanit.

Quale utilit ricava l'uomo da tutto l'affanno

per cui fatica sotto il sole?



Una generazione va, una generazione viene,

ma la terra resta sempre la stessa.

Il sole sorge e il sole tramonta,

si affretta verso il luogo da dove risorger.

Il vento soffia a mezzogiorno, poi gira a tramontana;

gira e rigira e sopra i suoi giri il vento ritorna.

Tutti i fiumi vanno al mare,

eppure il mare non  mai pieno:

raggiunta la loro meta,

i fiumi riprendono la loro marcia.

Tutte le cose sono in travaglio

e nessuno potrebbe spiegarne il motivo.

Non si sazia l'occhio di guardare,

n mai l'orecchio  sazio di udire.

Ci che  stato sar e ci che si  fatto si rifar;

non c' niente di nuovo sotto il sole.

C' forse qualcosa di cui si possa dire:

Guarda, questa  una novit?

Proprio questa  gi stata nei secoli

che ci hanno preceduto.

Non resta pi ricordo degli antichi,

ma neppure di coloro che saranno

si conserver memoria presso coloro che verranno in seguito.



Io, Qoelet, sono stato re d'Israele in Gerusalemme. Mi sono
proposto di ricercare e investigare con saggezza tutto ci che
si fa sotto il cielo. E' questa una occupazione penosa che Dio
ha imposto agli uomini, perch essi fatichino.

Ho visto tutte le cose che si fanno sotto il sole ed ecco tutto
 vanit e un inseguire il vento.

Ci che  storto

non si pu raddrizzare

e quel che manca non si pu contare.

Pensavo e dicevo fra me: Ecco, io ho avuto una sapienza
superiore e pi vasta di quella che ebbero quanti regnarono
prima di me in Gerusalemme. La mia mente ha curato molto la
sapienza e la scienza. Ho deciso allora di conoscere la
sapienza e la scienza, come anche la stoltezza e la follia, e ho
compreso che anche questo  un inseguire il vento, perch:

molta sapienza, molto affanno;

chi accresce il sapere,

aumenta il dolore.





2.

Io ho detto in cuor mio: Vieni, dunque, ti voglio mettere alla
prova con la gioia: Gusta il piacere!. Ma ecco, anche questo 
vanit.

Del riso ho detto: Follia!

e della gioia: A che giova?.

Ho voluto soddisfare il mio corpo con il vino, con la pretesa di
dedicarmi con la mente alla sapienza e di darmi alla follia,
finch non scoprissi che cosa convenga agli uomini compiere
sotto il cielo, nei giorni contati della loro vita.

Ho intrapreso grandi opere, mi sono fabbricato case, mi sono
piantato vigneti.

Mi sono fatto parchi e giardini e vi ho piantato alberi da
frutto d'ogni specie; mi sono fatto vasche, per irrigare con
l'acqua le piantagioni.

Ho acquistato schiavi e schiave e altri ne ho avuti nati in casa
e ho posseduto anche armenti e greggi in gran numero pi di
tutti i miei predecessori in Gerusalemme.

Ho accumulato anche argento e oro, ricchezze di re e di
province; mi sono procurato cantori e cantatrici, insieme con le
delizie dei figli dell'uomo.

Sono divenuto grande, pi potente di tutti i miei predecessori
in Gerusalemme, pur conservando la mia sapienza. Non ho negato
ai miei occhi nulla di ci che bramavano, n ho rifiutato alcuna
soddisfazione al mio cuore che godeva d'ogni mia fatica; questa
 stata la ricompensa di tutte le mie fatiche.

Ho considerato tutte le opere fatte dalle mie mani e tutta la
fatica che avevo durato a farle: ecco, tutto mi  apparso vanit
e un inseguire il vento: non c' alcun vantaggio sotto il sole.
Ho considerato poi la sapienza, la follia e la stoltezza. Che
far il successore del re? Ci che  gi stato fatto. Mi sono
accorto che il vantaggio della sapienza sulla stoltezza  il
vantaggio della luce sulle tenebre:

Il saggio ha gli occhi in fronte,

ma lo stolto cammina nel buio.

Ma so anche che un'unica sorte

 riservata a tutt'e due.

Allora ho pensato: Anche a me toccher la sorte dello stolto!
Allora perch ho cercato d'essere saggio? Dov' il vantaggio?.
E ho concluso: Anche questo  vanit. Infatti, n del saggio
n dello stolto rester un ricordo duraturo e nei giorni futuri
tutto sar dimenticato. Allo stesso modo muoiono il saggio e lo
stolto.



Ho preso in odio la vita, perch mi  sgradito quanto si fa
sotto il sole. Ogni cosa infatti  vanit e un inseguire il
vento. Ho preso in odio ogni lavoro da me fatto sotto il sole,
perch dovr lasciarlo al mio successore. E chi sa se questi
sar saggio o stolto? Eppure potr disporre di tutto il mio
lavoro, in cui ho speso fatiche e intelligenza sotto il sole.
Anche questo  vanit! Sono giunto al punto di disperare in cuor
mio per tutta la fatica che avevo durato sotto il sole, perch
chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovr
poi lasciare i suoi beni a un altro che non vi ha per nulla
faticato.

Anche questo  vanit e grande sventura. Allora quale profitto
c' per l'uomo in tutta la sua fatica e in tutto l'affanno del
suo cuore con cui si affatica sotto il sole?

Tutti i suoi giorni non sono che dolori e preoccupazioni penose;
il suo cuore non riposa neppure di notte. Anche questo  vanit!



Non c' di meglio per l'uomo che mangiare e bere e godersela
nelle sue fatiche; ma mi sono accorto che anche questo viene
dalle mani di Dio. Difatti, chi pu mangiare e godere senza di
lui? Egli concede a chi gli  gradito sapienza, scienza e gioia,
mentre al peccatore d la pena di raccogliere e d'ammassare per
colui che  gradito a Dio.

Ma anche questo  vanit e un inseguire il vento!





3.

Per ogni cosa c' il suo momento,

il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.

C' un tempo per nascere e un tempo per morire,

un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.

Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,

un tempo per demolire e un tempo per costruire.

Un tempo per piangere e un tempo per ridere,

un tempo per gemere e un tempo per danzare.

Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,

un tempo per abbracciare

e un tempo per astenersi dagli abbracci.

Un tempo per cercare e un tempo per perdere,

un tempo per serbare e un tempo per buttar via.

Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,

un tempo per tacere e un tempo per parlare.

Un tempo per amare e un tempo per odiare,

un tempo per la guerra e un tempo per la pace.



Che vantaggio ha chi si d da fare con fatica?

Ho considerato l'occupazione che Dio ha dato agli uomini, perch
si occupino in essa. Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo,
ma egli ha messo la nozione dell'eternit nel loro cuore, senza
per che gli uomini possano capire l'opera compiuta da Dio dal
principio alla fine. Ho concluso che non c' nulla di meglio per
essi, che godere e agire bene nella loro vita, ma che un uomo
mangi, beva e goda del suo lavoro  un dono di Dio. Riconosco
che qualunque cosa Dio fa  immutabile, non c' nulla da
aggiungere, nulla da togliere. Dio agisce cos perch si abbia
timore di lui. Ci che , gi  stato, ci che sar, gi ; Dio
ricerca ci che  gi passato.



Ma ho anche notato che sotto il sole al posto del diritto c'
l'iniquit e al posto della giustizia c' l'empiet. Ho pensato:
Dio giudicher il giusto e l'empio, perch c' tempo per ogni
cosa e per ogni azione. Poi riguardo ai figli dell'uomo mi sono
detto: Dio vuole provarli e mostrare che essi di per s sono
come bestie. Infatti la sorte degli uomini e quella delle bestie
 la stessa, come muoiono queste muoiono quelli; c' un solo
soffio vitale per tutti. Non esiste superiorit dell'uomo
rispetto alle bestie, perch tutto  vanit.

Tutti sono diretti verso la medesima dimora:

tutto  venuto dalla polvere

e tutto ritorna nella polvere.

Chi sa se il soffio vitale dell'uomo salga in alto e se quello
della bestia scenda in basso nella terra? Mi sono accorto che
nulla c' di meglio per l'uomo che godere delle sue opere,
perch questa  la sua sorte. Chi potr infatti condurlo a
vedere ci che avverr dopo di lui?





4.

Ho poi considerato tutte le oppressioni che si commettono sotto
il sole. Ecco il pianto degli oppressi che non hanno chi li
consoli; da parte dei loro oppressori sta la violenza, mentre
per essi non c' chi li consoli. Allora ho proclamato pi felici
i morti, ormai trapassati, dei viventi che sono ancora in vita,
ma ancor pi felice degli uni e degli altri chi ancora non  e
non ha visto le azioni malvagie che si commettono sotto il sole.



Ho osservato anche che ogni fatica e tutta l'abilit messe in un
lavoro non sono che invidia dell'uno con l'altro. Anche questo 
vanit e un inseguire il vento.

Lo stolto incrocia le braccia

e divora la sua carne.

Meglio una manciata con riposo

che due manciate con fatica.



Inoltre ho considerato un'altra vanit sotto il sole: uno 
solo, senza eredi, non ha un figlio, non ha un fratello. Eppure
non smette mai di faticare, n il suo occhio  sazio di
ricchezza: Per chi mi affatico e mi privo dei beni?. Anche
questo  vanit e un cattivo affannarsi.

Meglio essere in due che uno solo, perch due hanno un migliore
compenso nella fatica. Infatti, se vengono a cadere, l'uno
rialza l'altro. Guai invece a chi  solo: se cade, non ha
nessuno che lo rialzi. Inoltre, se due dormono insieme, si
possono riscaldare; ma uno solo come fa a riscaldarsi? Se uno
aggredisce, in due gli possono resistere e una corda a tre capi
non si rompe tanto presto.



Meglio un ragazzo povero ma accorto,

che un re vecchio e stolto

che non sa ascoltare i consigli.

Il ragazzo infatti pu uscire di prigione ed essere proclamato
re, anche se, mentre quegli regnava,  nato povero. Ho visto
tutti i viventi che si muovono sotto il sole, stare con quel
ragazzo, il secondo, cio l'usurpatore. Era una folla immensa
quella di cui egli era alla testa. Ma coloro che verranno dopo
non avranno da rallegrarsi di lui. Anche questo  vanit e un
inseguire il vento.



Bada ai tuoi passi, quando ti rechi alla casa di Dio.
Avvicinarsi per ascoltare vale pi del sacrificio offerto dagli
stolti che non comprendono neppure di far male.





5.

Non essere precipitoso con la bocca e il tuo cuore non si
affretti a proferire parola davanti a Dio, perch Dio  in cielo
e tu sei sulla terra; perci le tue parole siano parche, poich:

dalle molte preoccupazioni

vengono i sogni

e dalle molte chiacchiere

il discorso dello stolto.

Quando hai fatto un voto a Dio, non indugiare a soddisfarlo,
perch egli non ama gli stolti: adempi quello che hai promesso.
E' meglio non fare voti, che farli e poi non mantenerli. Non
permettere alla tua bocca di renderti colpevole e non dire
davanti al messaggero che  stata una inavvertenza, perch Dio
non abbia ad adirarsi per le tue parole e distrugga il lavoro
delle tue mani. Poich dai molti sogni provengono molte
delusioni e molte parole. Abbi dunque il timor di Dio.



Se vedi nella provincia il povero oppresso e il diritto e la
giustizia calpestati, non ti meravigliare di questo, poich
sopra un'autorit veglia un'altra superiore e sopra di loro
un'altra ancora pi alta: l'interesse del paese in ogni cosa 
un re che si occupa dei campi.



Chi ama il denaro, mai si sazia di denaro, e chi ama la
ricchezza, non ne trae profitto. Anche questo  vanit.

Con il crescere dei beni i parassiti aumentano e quale vantaggio
ne riceve il padrone, se non di vederli con gli occhi?

Dolce  il sonno del lavoratore,

poco o molto che mangi;

ma la saziet del ricco

non lo lascia dormire.



Un altro brutto malanno ho visto sotto il sole: ricchezze
custodite dal padrone a proprio danno. Se ne vanno in fumo
queste ricchezze per un cattivo affare e il figlio che gli 
nato non ha nulla nelle mani. Come  uscito nudo dal grembo di
sua madre, cos se ne andr di nuovo come era venuto, e dalle
sue fatiche non ricaver nulla da portare con s. Anche questo 
un brutto malanno: che se ne vada proprio come  venuto.

Quale vantaggio ricava dall'avere gettato le sue fatiche al
vento?

Inoltre avr passato tutti i suoi giorni nell'oscurit e nel
pianto fra molti guai, malanni e crucci.



Ecco quello che ho concluso:  meglio mangiare e bere e godere
dei beni in ogni fatica durata sotto il sole, nei pochi giorni
di vita che Dio gli da:  questa la sua sorte. Ogni uomo, a cui
Dio concede ricchezze e beni, ha anche facolt di goderli e
prendersene la sua parte e di godere delle sue fatiche: anche
questo  dono di Dio. Egli non penser infatti molto ai giorni
della sua vita, poich Dio lo tiene occupato con la gioia del
suo cuore.





6.

Un altro male ho visto sotto il sole, che pesa molto sopra gli
uomini. A uno Dio ha concesso beni, ricchezze, onori e non gli
manca niente di quanto desidera, ma Dio non gli concede di
poterne godere, perch  un estraneo che ne gode. Ci  vanit e
malanno grave!

Se uno avesse cento figli e vivesse molti anni e molti fossero i
suoi giorni, se egli non gode dei suoi beni non ha neppure una
tomba, allora io dico: meglio di lui l'aborto, perch questi
viene invano e se ne va nella tenebra e il suo nome  coperto
dalla tenebra. Non vide neppure il sole: non conobbe niente;
eppure il suo riposo  maggiore di quello dell'altro.

Se quello vivesse anche due volte mille anni, senza godere dei
suoi beni, forse non dovranno andare tutt'e due nel medesimo
luogo?

Tutta la fatica dell'uomo  per la bocca e la sua brama non 
mai sazia. Quale vantaggio ha il saggio sullo stolto? Quale il
vantaggio del povero che sa comportarsi bene di fronte ai
viventi?

Meglio vedere con gli occhi, che vagare con il desiderio.

Anche questo  vanit e un inseguire il vento.



Ci che  gi, da tempo ha avuto un nome; e si sa che cos' un
uomo: egli non pu competere con chi  pi forte di lui.

Le molte parole aumentano la delusione e quale vantaggio c' per
l'uomo?

Chi sa quel che all'uomo convenga durante la vita, nei brevi
giorni della sua vana esistenza che egli trascorre come
un'ombra? Chi pu indicare all'uomo cosa avverr dopo di lui
sotto il sole?





7.

Un buon nome  preferibile all'unguento profumato

e il giorno della morte al giorno della nascita.

E meglio andare in una casa in pianto

che andare in una casa in festa;

perch quella  la fine d'ogni uomo

e chi vive ci rifletter.

E' preferibile la mestizia al riso,

perch sotto un triste aspetto il cuore  felice.

Il cuore dei saggi  in una casa in lutto

e il cuore degli stolti in una casa in festa.

Meglio ascoltare il rimprovero del saggio

che ascoltare il canto degli stolti;

perch com' il crepitio dei pruni sotto la pentola,

tale  il riso degli stolti.

Ma anche questo  vanit.

Il mal tolto rende sciocco il saggio

e i regali corrompono il cuore.



Meglio la fine di una cosa che il suo principio;

 meglio la pazienza della superbia.

Non essere facile a irritarti nel tuo spirito, perch l'ira
alberga in seno agli stolti. Non domandare: Come mai i tempi
antichi erano migliori del presente?, poich una tale domanda
non  ispirata da saggezza. E' buona la saggezza insieme con un
patrimonio ed  utile per coloro che vedono il sole; perch si
sta all'ombra della saggezza come si sta all'ombra del denaro e
il profitto della saggezza fa vivere chi la possiede.

Osserva l'opera di Dio: chi pu raddrizzare ci che egli ha
fatto curvo? Nel giorno lieto sta' allegro e nel giorno triste
rifletti: Dio ha fatto tanto l'uno quanto l'altro, perch
l'uomo non trovi nulla da incolparlo.



Tutto ho visto nei giorni della mia vanit: perire il giusto
nonostante la sua giustizia, vivere a lungo l'empio nonostante
la sua iniquit.

Non essere troppo scrupoloso n saggio oltre misura. Perch vuoi
rovinarti? Non essere troppo malvagio e non essere stolto.
Perch vuoi morire innanzi tempo?

E' bene che tu ti attenga a questo e che non stacchi la mano da
quello, perch chi teme Dio riesce in tutte queste cose.

La sapienza rende il saggio pi forte di dieci potenti che
governano la citt. Non c' infatti sulla terra un uomo cos
giusto che faccia solo il bene e non pecchi. Ancora: non fare
attenzione a tutte le dicerie che si fanno, per non sentire che
il tuo servo ha detto male di te, perch il tuo cuore sa che
anche tu hai detto tante volte male degli altri. Tutto questo io
ho esaminato con sapienza e ho detto: Voglio essere saggio!,
ma la sapienza  lontana da me! Ci che  stato  lontano e
profondo, profondo: chi lo pu raggiungere?



Mi sono applicato di nuovo a conoscere e indagare e cercare la
sapienza e il perch delle cose e a conoscere che la malvagit 
follia e la stoltezza pazzia. Trovo che amara pi della morte 
la donna, la quale  tutta lacci: una rete il suo cuore, catene
le sue braccia. Chi  gradito a Dio la sfugge ma il peccatore ne
resta preso.

Vedi, io ho scoperto questo, dice Qoelet, confrontando una ad
una le cose, per trovarne la ragione. Quello che io cerco ancora
e non ho trovato  questo:

Un uomo su mille l'ho trovato:

ma una donna fra tutte non l'ho trovata.

Vedi, solo questo ho trovato:

Dio ha fatto l'uomo retto,

ma essi cercano tanti fallaci ragionamenti.





8.

Chi  come il saggio?

Chi conosce

la spiegazione delle cose?

La sapienza dell'uomo

ne rischiara il volto,

ne cambia la durezza del viso.



Osserva gli ordini del re e, a causa del giuramento fatto a Dio,
non allontanarti in fretta da lui e non persistere nel male;
perch egli pu fare ci che vuole. Infatti la parola del re 
sovrana; chi pu dirgli: Che fai?. Chi osserva il comando non
prova alcun male, la mente del saggio conosce il tempo e il
giudizio. Infatti per ogni cosa c' tempo e giudizio e il male
dell'uomo ricade gravemente su chi lo fa. Questi ignora che cosa
accadr; chi mai pu indicargli come avverr? Nessun uomo 
padrone del suo soffio vitale tanto da trattenerlo, n alcuno ha
potere sul giorno della sua morte, n c' scampo dalla lotta;
l'iniquit non salva colui che la compie.

Tutto questo ho visto riflettendo su ogni azione che si compie
sotto il sole, quando l'uomo domina sull'altro uomo, a proprio
danno.



Frattanto ho visto empi venir condotti alla sepoltura; invece,
partirsene dal luogo santo ed essere dimenticati nella citt
coloro che avevano operato rettamente. Anche questo  vanit.
Poich non si d una sentenza immediata contro una cattiva
azione, per questo il cuore dei figli dell'uomo  pieno di
voglia di fare il male; poich il peccatore, anche se commette
il male cento volte, ha lunga vita. Tuttavia so che saranno
felici coloro che temono Dio, appunto perch provano timore
davanti a lui, e non sar felice l'empio e non allungher come
un'ombra i suoi giorni, perch egli non teme Dio.



Sulla terra si ha questa delusione: ci sono giusti ai quali
tocca la sorte meritata dagli empi con le loro opere, e ci sono
empi ai quali tocca la sorte meritata dai giusti con le loro
opere. Io dico che anche questo  vanit.

Perci approvo l'allegria, perch l'uomo non ha altra felicit,
sotto il sole, che mangiare e bere e stare allegro. Sia questa
la sua compagnia nelle sue fatiche, durante i giorni di vita che
Dio gli concede sotto il sole.



Quando mi sono applicato a conoscere la sapienza e a considerare
l'affannarsi che si fa sulla terra  -  poich l'uomo non conosce
riposo n giorno n notte  -  allora ho osservato tutta l'opera
di Dio, e che l'uomo non pu scoprire la ragione di quanto si
compie sotto il sole; per quanto si affatichi a cercare, non pu
scoprirla. Anche se un saggio dicesse di conoscerla, nessuno
potrebbe trovarla.





9.

Infatti ho riflettuto su tutto questo e ho compreso che i giusti
e i saggi e le loro azioni sono nelle mani di Dio. L'uomo non
conosce n l'amore n l'odio; davanti a lui tutto  vanit.



C' una sorte unica per tutti,

per il giusto e l'empio,

per il puro e l'impuro,

per chi offre sacrifici

e per chi non li offre,

per il buono e per il malvagio,

per chi giura

e per chi teme di giurare.



Questo  il male in tutto ci che avviene sotto il sole: una
medesima sorte tocca a tutti e anche il cuore degli uomini 
pieno di male e la stoltezza alberga nel loro cuore mentre sono
in vita, poi se ne vanno fra i morti. Certo, finch si resta
uniti alla societ dei viventi c' speranza: meglio un cane vivo
che un leone morto. I vivi sanno che moriranno, ma i morti non
sanno nulla, non c' pi salario per loro, perch il loro
ricordo svanisce. Il loro amore, il loro odio e la loro invidia,
tutto  ormai finito, non avranno pi alcuna parte in tutto ci
che accade sotto il sole.



Va', mangia con gioia il tuo pane,

bevi il tuo vino con cuore lieto,

perch Dio

ha gi gradito le tue opere.

In ogni tempo

le tue vesti siano bianche

e il profumo

non manchi sul tuo capo.



Godi la vita con la sposa che ami per tutti i giorni della tua
vita fugace, che Dio ti concede sotto il sole, perch questa 
la tua sorte nella vita e nelle pene che soffri sotto il sole.
Tutto ci che trovi da fare, fallo finch ne sei in grado,
perch non ci sar n attivit, n ragione, n scienza, n
sapienza gi negli inferi, dove stai per andare.



Ho visto anche sotto il sole che non  degli agili la corsa, n
dei forti la guerra e neppure dei sapienti il pane e degli
accorti la ricchezza e nemmeno degli intelligenti il favore,
perch il tempo e il caso raggiungono tutti. Infatti l'uomo non
conosce neppure la sua ora: simile ai pesci che sono presi dalla
rete fatale e agli uccelli presi al laccio, l'uomo  sorpreso
dalla sventura che improvvisa si abbatte su di lui.



Anche questo fatto ho visto sotto il sole e mi parve assai
grave: c'era una piccola citt con pochi abitanti. Un gran re si
mosse contro di essa, l'assedi e vi costru contro grandi
bastioni.

Si trovava per in essa un uomo povero ma saggio, il quale con
la sua sapienza salv la citt; eppure nessuno si ricord di
quest'uomo povero. E io dico:

E' meglio la sapienza della forza,

ma la sapienza del povero

 disprezzata

e le sue parole non sono ascoltate.



Le parole calme dei saggi

si ascoltano

pi delle grida

di chi domina fra i pazzi.

Meglio la sapienza

che le armi da guerra,

ma uno sbaglio solo

annienta un gran bene.





10.

Una mosca morta guasta

l'unguento del profumiere:

un po' di follia pu contare

pi della sapienza e dell'onore.



La mente del sapiente

si dirige a destra

e quella dello stolto a sinistra.



Per qualunque via lo stolto cammini  privo di senno e di ognuno
dice: E' un pazzo.

Se l'ira d'un potente si accende contro di te, non lasciare il
tuo posto, perch la calma placa le offese anche gravi. C' un
male che io ho osservato sotto il sole: l'errore commesso da
parte di un sovrano: la follia viene collocata in posti elevati
e gli abili siedono in basso.

Ho visto schiavi a cavallo e principi camminare a piedi come
schiavi.

Chi scava una fossa ci casca dentro e chi disf un muro  morso
da una serpe.

Chi spacca le pietre si fa male e chi taglia legna corre
pericolo.

Se il ferro  ottuso e non se ne affila il taglio, bisogna
raddoppiare gli sforzi; la riuscita sta nell'uso della saggezza.

Se il serpente morde prima di essere incantato, non c' niente
da fare per l'incantatore.



Le parole della bocca del saggio

procurano benevolenza,

ma le labbra dello stolto

lo mandano in rovina:

il principio del suo parlare

 sciocchezza,

la fine del suo discorso

pazzia funesta.



L'insensato moltiplica le parole: Non sa l'uomo quel che
avverr: chi gli manifester ci che sar dopo di lui?.



La fatica dello stolto lo stanca;

poich non sa neppure andare in citt.

Guai a te, o paese, che per re hai un ragazzo

e i cui principi banchettano fin dal mattino!

Felice te, o paese, che per re hai un uomo libero

e i cui principi mangiano al tempo dovuto

per rinfrancarsi e non per gozzovigliare.

Per negligenza il soffitto crolla

e per l'inerzia delle mani piove in casa.

Per stare lieti si fanno banchetti

e il vino allieta la vita;

il denaro risponde a ogni esigenza.

Non dir male del re neppure con il pensiero

e nella tua stanza da letto non dir male del potente,

perch un uccello del cielo trasporta la voce

e un alato riferisce la parola.





11.

Getta il tuo pane sulle acque, perch con il tempo lo
ritroverai. Fanne sette od otto parti, perch non sai quale
sciagura potr succedere sulla terra.



Se le nubi sono piene di acqua,

la rovesciano sopra la terra;

se un albero cade a sud o a nord,

l dove cade rimane.

Chi bada al vento non semina mai

e chi osserva le nuvole non miete.



Come ignori per quale via lo spirito entra nelle ossa dentro il
seno d'una donna incinta, cos ignori l'opera di Dio che fa
tutto.



La mattina semina il tuo seme

e la sera non dare riposo alle tue mani,

perch non sai quale lavoro riuscir,

se questo o quello

o se saranno buoni tutt'e due.



Dolce  la luce

e agli occhi piace vedere il sole.



Anche se vive l'uomo per molti anni

se li goda tutti

e pensi ai giorni tenebrosi, che saranno molti:

tutto ci che accade  vanit.



Sta' lieto, o giovane, nella tua giovinezza,

e si rallegri il tuo cuore nei giorni della tua giovent.

Segui pure le vie del tuo cuore

e i desideri dei tuoi occhi.

Sappi per che su tutto questo

Dio ti convocher in giudizio.

Caccia la malinconia dal tuo cuore,

allontana dal tuo corpo il dolore,

perch la giovinezza e i capelli neri sono un soffio.





12.

Ricordati del tuo creatore nei giorni della tua giovinezza,

prima che vengano i giorni tristi

e giungano gli anni di cui dovrai dire:

Non ci provo alcun gusto,

prima che si oscuri il sole,

la luce, la luna e le stelle

e ritornino le nubi dopo la pioggia;

quando tremeranno i custodi della casa

e si curveranno i gagliardi

e cesseranno di lavorare le donne che macinano

perch rimaste in poche,

e si offuscheranno quelle che guardano dalle finestre

e si chiuderanno le porte sulla strada;

quando si abbasser il rumore della mola

e si attenuer il cinguettio degli uccelli

e si affievoliranno tutti i toni del canto;

quando si avr paura delle alture e degli spauracchi della
strada;

quando fiorir il mandorlo e la locusta si trasciner a stento

e il cappero non avr pi effetto,

poich l'uomo se ne va nella dimora eterna

e i piagnoni si aggirano per la strada;

prima che si rompa il cordone d'argento

e la lucerna d'oro s'infranga

e si rompa l'anfora alla fonte

e la carrucola cada nel pozzo

e ritorni la polvere alla terra, com'era prima,

e lo spirito torni a Dio che lo ha dato.



Vanit delle vanit, dice Qoelet, e tutto  vanit.

Otre essere saggio, Qoelet insegn anche la scienza al popolo;
ascolt, indag e compose un gran numero di massime.

Qoelet cerc di trovare pregevoli detti e scrisse con esattezza
parole di verit.

Le parole dei saggi sono come pungoli; come chiodi piantati, le
raccolte di autori: esse sono date da un solo pastore. Quanto a
ci che  in pi di questo, figlio mio, bada bene: i libri si
moltiplicano senza fine ma il molto studio affatica il corpo.

Conclusione del discorso, dopo che si  ascoltato ogni cosa:
Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perch questo per l'uomo
 tutto.

Infatti, Dio citer

in giudizio ogni azione,

tutto ci che  occulto, bene o male.





CANTICO DEI CANTICI.





NOTA: L'espressione "Cantico dei cantici"  un superlativo
ebraico, come "il pi bel cantico".



1.

Il canto pi bello, di Salomone.



LEI.

Che lui mi baci

con i baci della sua bocca.

Pi dolci del vino

sono le tue carezze,

pi inebrianti dei tuoi profumi.

Tu stesso sei tutto un profumo.

Vedi, le ragazze si innamorano di te!

Prendimi per mano

e corriamo.

Portami nella tua stanza,

o mio re.

Godiamo insieme,

siamo felici.

Il tuo amore e pi dolce del vino.

A ragione le ragazze

s'innamorano di te!

Ho la pelle scura

eppure sono bella,

ragazze di Gerusalemme,

scura

come le tende dei beduini,

bella

come i tendaggi del palazzo di Salomone.

Non state a guardare se sono scura,

bruciata dal sole.

I miei fratelli si sono adirati con me;

mi hanno messa a guardia delle vigne,

ma la mia vigna io l'ho trascurata.

Dimmi, amore mio,

dove vai a pascolare il tuo gregge,

a mezzogiorno dove lo fai riposare?

Io non voglio cercarti

tra i greggi dei tuoi amici,

come una vagabonda.



PASTORI.

O bellissima tra le donne,

non conosci il posto?

Segui le orme del gregge,

porta le tue caprette al pascolo

vicino alle tende dei pastori.



LUI.

Amica mia,

sei come una puledra

che fa impazzire i cavalli del faraone!

Come son belle le tue guance tra le trecce,

com' bello il tuo collo ornato di perle!

Ti faremo una collana d'oro

con ornamenti d'argento.



LEI.

Ora che il mio re  qui

nel suo giardino

il mio profumo di nardo

si spande tutt'intorno.

Amore mio,

sei come un sacchetto di mirra,

di notte riposi fra i miei seni.

Amore mio,

sei come un mazzo di fiori

cresciuti nelle vigne di Engaddi.



LUI.

Quanto sei bella, amica mia,

quanto sei bella,

i tuoi occhi sono come colombe!



LEI.

Anche tu, amore mio,

quanto sei bello,

meraviglioso sei.

Un prato d'erbe  il nostro letto,

rami di cedro sono le travi della nostra casa,

rami di pino il suo soffitto.





2.

Io sono

un narciso della pianura di Saron,

un giglio delle valli.



LUI.

S, un giglio tra le spine

 la mia amica tra le altre ragazze!



LEI.

Un melo tra alberi selvatici

 il mio amore tra gli altri ragazzi!

Mi piace sedermi alla sua ombra

e gustare

le delizie dei suoi frutti.



Mi ha portato in una sala di banchetti;

in alto, sopra di me,

c'era un'insegna

con sopra scritto: Amore.



Presto portate dolci d'uva

che mi restituiscano forza,

mele, che mi diano sostegno

perch sono malata d'amore!

Il suo braccio sinistro

 intorno al mio collo,

e con il destro

mi abbraccia.



Ragazze di Gerusalemme,

io vi scongiuro,

per le gazzelle e le cerve dei campi:

non risvegliate il nostro amore,

non provocatelo prima del tempo.



Sento la voce del mio amore,

eccolo, arriva!

Salta per le montagne,

come fa la gazzella;

corre sulle colline,

veloce come un cerbiatto.

Eccolo,

sta dietro al nostro muro;

guarda dalla finestra,

spia dalle persiane.

Ora,

il mio amore mi parla:



LUI.

Andiamo,

amica mia,

mia bella,

vieni.

E' finito l'inverno,

sono terminate le piogge.

Gi spuntano i fiori nei campi,

la stagione del canto ritorna.

Si sente cantare la tortora.

I fichi gi danno i primi frutti,

le viti sono in fiore

e mandano il loro profumo.

Andiamo,

amica mia, mia bella,

vieni.

Colomba mia,

nascosta nelle fessure delle rocce,

in nascondigli segreti,

fammi vedere il tuo viso,

fammi ascoltare la tua voce;

perch la tua voce  soave,

il tuo viso  grazioso.



LEI.

Catturateci le volpi:

le piccole volpi

che ci rovinano le vigne

proprio ora che sono fiorite.



Il mio amore  mio

come io sono sua.

Egli si diletta tra i gigli.

Prima che soffi la brezza della sera

e le ombre si allunghino,

ritorna, amore mio

tra le colline

veloce come una gazzella o un cerbiatto.





3.

LEI.

,Di notte, nel mio letto,

ho cercato il mio amore.

L'ho cercato,

ma non l'ho trovato.

Mi alzer,

far il giro della citt!

Per strade e per piazze

devo cercare il mio amore.

L'ho cercato,

ma non l'ho trovato.

Ho incontrato le guardie

che facevano la ronda in citt.

Ho chiesto loro:

Avete visto il mio amore?.

Le avevo appena lasciate

ed ecco

ho trovato il mio amore.

L'ho stretto forte a me

e non lo lascer pi.

Lo porter in casa mia

nella stanza dove mia madre mi ha concepita.



Ragazze di Gerusalemme,

io vi scongiuro

per le gazzelle e le cerve dei campi:

non risvegliate il nostro amore,

non provocatelo prima del tempo.



Chi sta arrivando

dal deserto,

come una nube di fumo,

che spande profumo di mirra, di incenso

e di tutti gli aromi pi rari?

E' la lettiga del re Salomone,

circondata da sessanta soldati,

i pi coraggiosi d'Israele.

Son tutti armati di spada

e allenati a combattere.

Portano al fianco la spada.

Stanno in guardia

contro i pericoli della notte.

La lettiga del re Salomone

 in legno di cedro.

Le colonne sono d'argento,

lo schienale d'oro,

il sedile tutto di porpora.

Le ragazze di Gerusalemme

hanno adornato con amore l'interno.



Ragazze di Sion,

uscite a vedere il re Salomone.

Porta la corona che gli ha messo sua madre

il giorno delle sue nozze,

il giorno della sua gioia

e della sua felicit.





4.

LUI.

Quanto sei bella, amica mia,

quanto sei bella!

I tuoi occhi, dietro il velo,

sono come colombe.

I tuoi capelli ondeggiano

come un gregge

che scende dalle pendici del Galaad.

I tuoi denti mi fanno pensare

a un gregge di pecore da tosare,

appena lavate.

Tutte in fila, una accanto all'altra,

e non ne manca nessuna.

Un nastro di porpora

sono le tue labbra!

Com' bella la tua bocca!

Dietro il velo,

le tue guance sono rosse

come uno spicchio di melagrana.

Il tuo collo

 come una fortezza,

fa pensare alla Torre di Davide:

mille scudi vi sono appesi,

sono gli scudi degli eroi!

I tuoi seni

sembrano cerbiatti

o gemelli di una gazzella

che pascolano tra i gigli.

Prima che soffi la brezza della sera

e le ombre si allunghino

verr di certo

alla tua montagna profumata di mirra

e alla tua collina d'incenso.

Sei bellissima,

amica mia,

sei perfetta.

Vieni con me,

mia sposa,

lascia i monti del Libano,

vieni con me.

Scendi dalle cime dell'Amana,

del Senir e dell'Ermon,

fuggi queste tane di leoni e di leopardi!

Mi hai preso il cuore

sorella mia, mia sposa,

mi hai preso il cuore,

con un solo tuo sguardo,

con una sola perla

della tua collana!

Il tuo amore,

sorella mia, mia sposa,

 cos bello,

molto pi dolce del vino!

Il tuo profumo

 pi gradevole di tutti gli aromi.

Le tue labbra sanno di miele,

mia sposa,

la tua lingua

ha il sapore

del miele e del latte.

Le tue vesti hanno il profumo del Libano.

Sorella mia, mia sposa,

sei come un giardino

recintato e chiuso,

come una sorgente

inaccessibile.

Le tue nascoste bellezze

sono un giardino di melograni,

dai frutti squisiti,

con piante di cipro,

nardo e zafferano,

cannella e cinnamomo,

ogni specie di piante d'incenso,

mirra e aloe

e tutti i profumi pi rari.

Tu sei

una sorgente di giardino,

fontana di acque vive,

ruscello che scende dai monti del Libano.



LEI.

Alzati, vento del nord,

vieni, vento del sud,

spandete i profumi del mio giardino.

E tu amore mio,

vieni nel tuo giardino,

gusta i suoi frutti squisiti!



LUI.

Sono venuto nel mio giardino,

sorella mia, mia sposa.

Raccolgo la mia mirra

e le mie erbe profumate.

Mangio il miele del mio favo,

bevo il mio latte e il mio vino.



(POETA)

Mangiate,

amici,

bevete, inebriatevi d'amore.



LEI.

Mi sono addormentata,

ma resta sveglio il mio cuore.

Sento qualcosa:

 il mio amore che bussa! che chiede:

Aprimi, sorella, amica mia,

bellissima colomba!

Ho il capo bagnato di rugiada,

i miei riccioli stillano le gocce della notte.



Mi sono appena spogliata,

dovrei rivestirmi?

Mi sono appena lavata i piedi,

perch dovrei sporcarli di nuovo?



Il mio amore cerca

di aprire la porta:

che tuffo al cuore!

Salto in piedi

per aprire al mio amore.

Le mie dita e le mie mani

gocciolano olio di mirra

quando alzo il chiavistello.

Ho aperto al mio amore,

ma  partito,

non c' pi.

E' partito

e io ne sono sconvolta.

Lo cerco

ma non riesco a trovarlo.

Lo chiamo,

ma lui non risponde.

Mi incontrano le guardie

che fanno la ronda sulle mura della citt.

Mi picchiano,

mi feriscono

mi strappano lo scialle.

Ragazze di Gerusalemme,

vi supplico,

se trovate il mio amore,

ditegli che io sono malata d'amore.



(RAGAZZE)

Puoi dirci

tu che sei la pi bella

cos'ha il tuo amore

di diverso dagli altri?

E' davvero tanto diverso

che ci supplichi cos?.



LEI.

Il mio amore  bello e forte,

lo si riconosce tra mille.

Il suo volto  come l'oro pi puro,

i suoi capelli sono folli e ricciuti,

neri come il corvo.

I suoi occhi sono colombe

accanto a un ruscello.

Le sue pupille galleggiano sul latte,

come colombe su uno specchio d'acqua.

Le sue guance sono aiuole

di piante profumate e di spezie.

Le sue labbra sono gigli,

bagnate di olio di mirra.

Le sue mani sono anelli d'oro

carichi di pietre preziose.

Il suo petto  una piastra d'avorio

coperta di zaffiri.

Le sue gambe sono colonne di marmo

poggiate su basi d'oro puro.

Egli ha l'aspetto delle montagne del Libano,

 magnifico come gli alberi di cedro.

La sua bocca  dolcissima;

tutto, in lui,

risveglia il mio desiderio.

Ecco,

cos  il mio amore, il mio amico,

ragazze di Gerusalemme!



(RAGAZZE)

Dov' andato il tuo amore,

o bellissima?

Puoi dirci

che direzione ha preso,

cos possiamo cercarlo con te?.



LEI.

Il mio amore

 venuto a godersi il suo giardino,

a raccogliere gigli

tra aiuole di piante profumate.

Io sono del mio amore

e il mio amore  mio.

Egli si diletta tra i gigli.



LUI.

Amica mia, sei bella

come la citt di Tirsa,

splendida come Gerusalemme,

affascinante come un miraggio.

Allontana gli occhi da me,

il tuo sguardo mi turba.

I tuoi capelli ondeggiano come un gregge

che scende gi dalle pendici del Galaad.

I tuoi denti mi fanno pensare

a un gregge di pecore appena lavate,

tutte in fila,

una accanto all'altra,

e non ne manca nessuna.

Dietro il velo

le tue guance sono rosse

come spicchi di melagrana.

Il re abbia pure sessanta regine,

ottanta altre donne

e ragazze quante ne vuole!

Per me c' solo lei,

la mia stupenda colomba,

unica figlia di sua madre,

sua delizia.

Come sei fortunata!

dicono le altre ragazze quando la incontrano.

Anche le regine e le concubine

la lodano e si domandano:

Chi  mai questa ragazza

amabile come l'aurora,

bella come la luna,

splendente come il sole,

affascinante come un miraggio?.



Sono sceso nel parco dei noci,

fin gi nella valle,

sono andato a vedere

se le viti germogliano,

se i melograni sono in fiore.

Ma ora non mi riconosco pi:

mi hai conquistato,

figlia di principi!





7.

(AMICI)

Vltati, vltati,

Sulamita,

voltati, voltati,

e lasciati guardare!.



LUI.

E' bella, vero, la Sulamita

nella danza delle due schiere!

Come sono belli i tuoi piedi nei sandali,

principessa.

Le curve dei tuoi fianchi

sono davvero un'opera d'arte.

L c'e una coppa rotonda:

che non manchi mai

di vino profumato!

Il tuo ventre  come un mucchio di grano

circondato di gigli.

I tuoi seni sono come due cerbiatti

o due gemelli di una gazzella.

Il tuo collo assomiglia alla Torre d'avorio.

I tuoi occhi sembrano i laghetti di Chesbon,

vicino alla porta di Bal-Rabbim. 

Il tuo naso  come la Torre del Libano,

che sorveglia la citt di Damasco. 

La tua testa si erge fiera

come il monte Carmelo.

I tuoi capelli hanno riflessi color porpora;

un re  stato preso dalle tue trecce!

Quanto sei bella, come sei graziosa,

amore mio,

delizia mia.

Sei slanciata come una palma

i tuoi seni sembrano grappoli di datteri.

Voglio salire sulla palma

e raccogliere i suoi frutti!

I tuoi seni siano per me

come grappoli d'uva;

il profumo del tuo respiro

come l'odore delle mele

e la tua bocca

come il buon vino...



LEI.

...S, un buon vino,

tutto per il mio amore,

scivoli sulle nostre labbra addormentate!

Io sono del mio amore

e lui mi desidera.

Vieni, amore,

andiamo nei campi,

passiamo la notte tra i fiori.

Al mattino presto

saremo gi nelle vigne,

a vedere se germogliano,

se le gemme si schiudono

se i melograni sono in fiore.

Laggi ti dar il mio amore.

Le mandragole mandano il loro profumo.

Alla nostra porta

abbiamo ogni specie

di frutti deliziosi,

secchi e freschi.

Amore mio,

li ho conservati per te.





8.

Come vorrei

che tu fossi mio fratello,

allattato da mia madre.

Incontrandoti per via

potrei abbracciarti

senza essere rimproverata.

Ti porterei in casa

e tu mi insegneresti l'amore.

Ti farei assaggiare il mio vino profumato

e il mio succo di melagrana.



Il suo braccio sinistro  intorno al mio collo,

con il destro mi abbraccia



Ragazze di Gerusalemme,

vi supplico:

non risvegliate il nostro amore,

non provocatelo prima del tempo.



(RAGAZZE)

Chi  quella ragazza

che arriva dal deserto

abbracciata al suo amore?.



LEI.

Ti ho svegliato sotto il melo,

l dove tua madre ti ha concepito.

Mettimi come un sigillo sul tuo cuore,

come un sigillo sul tuo braccio.

Perch l'amore

 forte come la morte,

la passione  irresistibile

come il mondo dei morti.

E' una fiamma

ardente come il fulmine.

Non basterebbe l'acqua degli oceani

a spegnere l'amore.

Neppure i fiumi lo potrebbero sommergere.

Se qualcuno provasse a comprare l'amore

con le sue ricchezze

otterrebbe solo il disprezzo.



(FRATELLI)

Nostra sorella  molto giovane,

non ha quasi seno!

Che cosa faremo per lei

quando le faranno la corte?

Se fosse un muro

costruiremmo su di lei

delle torri d'argento.

Se fosse una porta,

la rinforzeremmo con assi di pino.



LEI.

Se io sono un muro

i miei seni

sono gi come torri.

Ma il mio amico

lo accolgo

e gli voglio dar pace.



LUI.

Salomone ha una grande vigna

a Baal-Amon,

e l'ha affidata a dei guardiani.

Ciascuno gli versa in frutto

mille pezzi d'argento.

Tieni pure i tuoi mille pezzi d'argento,

Salomone,

danne duecento ai tuoi guardiani.

La mia piccola vigna  qui,

ed  tutta per me.



Bella mia

che stai nel giardino,

i miei amici cercano di ascoltare

quel che stai dicendo.

Fai sentire anche a me!



LEI.

Corri, amore,

veloce

come una gazzella o un cerbiatto

sui monti profumati.





SAPIENZA.





1.

Amate la giustizia, voi che governate sulla terra,

rettamente pensate del Signore,

cercatelo con cuore semplice.

Egli infatti si lascia trovare da quanti non lo tentano,

si mostra a coloro che non ricusano di credere in lui.

I ragionamenti tortuosi allontanano da Dio;

l'onnipotenza, messa alla prova, caccia gli stolti.

La sapienza non entra in un'anima che opera il male

n abita in un corpo schiavo del peccato.

Il santo spirito, che ammaestra, rifugge dalla finzione,

se ne sta lontano dai discorsi insensati,

 cacciato al sopraggiungere dell'ingiustizia.



La sapienza  uno spirito amico degli uomini;

ma non lascer impunito chi insulta con le labbra,

perch Dio  testimone dei suoi sentimenti

e osservatore verace del suo cuore

e ascolta le parole della sua bocca.

Difatti lo spirito del Signore riempie l'universo,

abbracciando ogni cosa, conosce ogni voce.

Per questo non gli sfuggir chi proferisce cose ingiuste,

la giustizia vendicatrice non lo risparmier.

Si indagher infatti sui propositi dell'empio,

il suono delle sue parole giunger fino al Signore

a condanna delle sue iniquit;

poich un orecchio geloso ascolta ogni cosa,

perfino il sussurro delle mormorazioni non gli resta segreto.

Guardatevi pertanto da un vano mormorare,

Preservate la lingua dalla maldicenza,

perch neppure una parola segreta sar senza effetto,

una bocca menzognera uccide l'anima.

Non provocate la morte con gli errori della vostra vita,

non attiratevi la rovina con le opere delle vostre mani,

perch Dio non ha creato la morte

e non gode per la rovina dei viventi.

Egli infatti ha creato tutto per l'esistenza;

le creature del mondo sono sane,

in esse non c' veleno di morte,

n gli inferi regnano sulla terra,

perch la giustizia  immortale.



GLi empi invocano su di s la morte

con gesti e con parole,

ritenendola amica si consumano per essa

e con essa concludono alleanza,

perch sono degni di appartenerle.





2.

Dicono fra loro sragionando:

La nostra vita  breve e triste;

non c' rimedio, quando l'uomo muore,

e non si conosce nessuno che liberi dagli inferi.

Siamo nati per caso

e dopo saremo come se non fossimo stati.

E' un fumo il soffio nelle nostre narici,

il pensiero  una scintilla

nel palpito del nostro cuore.

Una volta spentasi questa,

il corpo diventer cenere

e lo spirito si dissiper

come aria leggera.

Il nostro nome sar dimenticato con il tempo

e nessuno si ricorder delle nostre opere.

La nostra vita passer come le tracce di una nube,

si disperder come nebbia

scacciata dai raggi del sole

e disciolta dal calore.

La nostra esistenza  il passare di un'ombra

e non c' ritorno alla nostra morte,

poich il sigillo  posto e nessuno torna indietro.

Su, godiamoci i beni presenti,

facciamo uso delle creature con ardore giovanile!

Inebriamoci di vino squisito e di profumi,

non lasciamoci sfuggire il fiore della primavera,

coroniamoci di boccioli di rose prima che avvizziscano;

nessuno di noi manchi alla nostra intemperanza.

Lasciamo dovunque i segni della nostra gioia

perch questo ci spetta, questa  la nostra parte.

Spadroneggiamo sul giusto povero,

non risparmiamo le vedove,

nessun riguardo per la canizie ricca d'anni del vecchio.

La nostra forza sia regola della giustizia,

perch la debolezza risulta inutile.

Tendiamo insidie al giusto, perch ci  d'imbarazzo

ed  contrario alle nostre azioni;

ci rimprovera le trasgressioni della legge

e ci rinfaccia le mancanze contro l'educazione da noi ricevuta.

Proclama di possedere la conoscenza di Dio

e si dichiara figlio del Signore.

E' diventato per noi una condanna dei nostri sentimenti;

ci  insopportabile solo al vederlo,

perch la sua vita  diversa da quella degli altri,

e del tutto diverse sono le sue strade.

Moneta falsa siamo da lui considerati,

schiva le nostre abitudini come immondezze.

Proclama beata la fine dei giusti

e si vanta di avere Dio per padre.

Vediamo se le sue parole sono vere;

proviamo ci che gli accadr alla fine.

Se il giusto  figlio di Dio, egli l'assister,

e lo liberer dalle mani dei suoi avversari.

Mettiamolo alla prova con insulti e tormenti

per conoscere la mitezza del suo carattere

e saggiare la sua rassegnazione.

Condanniamolo a una morte infame,

perch, secondo le sue parole, il soccorso gli verr.



La pensano cos, ma si sbagliano;

la loro malizia li ha accecati.

Non conoscono i segreti di Dio;

non sperano salario per la santit

n credono alla ricompensa delle anime pure.

S, Dio ha creato l'uomo per l'immortalit;

lo fece a immagine della propria natura.

Ma la morte  entrata nel mondo

per invidia del diavolo

e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono.





3.

Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio,

nessun tormento le toccher.

Agli occhi degli stolti parve che morissero;

la loro fine fu ritenuta una sciagura,

la loro dipartita da noi una rovina,

ma essi sono nella pace.

Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi,

la loro speranza  piena di immortalit.

In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici,

perch Dio li ha provati e li ha trovati degni di s;

li ha saggiati come oro nel crogiuolo

e li ha graditi come un olocausto.

Nel giorno del loro giudizio risplenderanno;

come scintille nella stoppia, correranno qua e l.

Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli

e il Signore regner per sempre su di loro.

Quanti confidano in lui comprenderanno la verit;

coloro che gli sono fedeli vivranno presso di lui nell'amore,

perch grazia e misericordia sono riservate ai suoi eletti.

Ma gli empi per i loro pensieri riceveranno il castigo,

essi che hanno disprezzato il giusto

e si sono ribellati al Signore.

Chi disprezza la sapienza e la disciplina  infelice.

Vana la loro speranza

e le loro fatiche senza frutto,

inutili le opere loro.

Le loro mogli sono insensate,

cattivi i loro figli,

maledetta la loro progenie.



Beata la sterile non contaminata,

la quale non ha conosciuto un letto peccaminoso;

avr il suo frutto alla rassegna delle anime.

Anche l'eunuco, la cui mano non ha commesso iniquit

e che non ha pensato cose malvagie contro il Signore,

ricever una grazia speciale per la sua fedelt,

una parte pi desiderabile nel tempio del Signore;

poich il frutto delle opere buone  glorioso

e imperitura la radice della saggezza.

I figli di adulteri non giungeranno a maturit;

la discendenza di un'unione illegittima sar sterminata.

Anche se avranno lunga vita,

non saranno contati per niente,

e, infine, la loro vecchiaia sar senza onore.

Se poi moriranno presto, non avranno speranza

n consolazione nel giorno del giudizio,

poich di una stirpe iniqua  terribile il destino.





4.

Meglio essere senza figli e avere la virt,

poich nel ricordo di questa c' immortalit,

per il fatto che  riconosciuta da Dio e dagli uomini.

Presente  imitata; assente  desiderata;

nell'eternit trionfa, cinta di corona,

per aver vinto nella gara di combattimenti senza macchia.

La discendenza numerosa degli empi non servir a nulla;

e dalle sue bastarde propaggini non metter profonde radici

n si consolider su una base sicura.

Anche se per qualche tempo mette gemme sui rami,

i suoi germogli precari saranno scossi dal vento

e sradicati dalla violenza delle bufere.

Si spezzeranno i ramoscelli ancora teneri;

il loro frutto sar inutile, non maturo da mangiare, e a nulla
servir.

Infatti i figli nati da unioni illegali

attestano la perversit dei genitori nel giudizio di essi.



Il giusto, anche se muore prematuramente, trover riposo.

Vecchiaia veneranda non  la longevit,

n si calcola dal numero degli anni;

ma la canizie per gli uomini sta nella sapienza;

vera longevit  una vita senza macchia.

Divenuto caro a Dio, fu amato da lui

e poich viveva fra peccatori, fu trasferito.

Fu rapito, perch la malizia non ne mutasse i sentimenti

o l'inganno non ne traviasse l'animo,

perch il fascino del vizio deturpa anche il bene

e il turbine della passione travolge una mente semplice.

Giunto in breve alla perfezione,

ha compiuto una lunga carriera.

La sua anima fu gradita al Signore;

perci egli lo tolse in fretta da un ambiente malvagio.



I popoli vedono senza comprendere;

non riflettono a questo fatto

che la grazia e la misericordia sono per i suoi eletti

e la protezione per i suoi santi.

Il giusto defunto condanna gli empi ancora in vita;

una giovinezza, giunta in breve alla perfezione,

condanna la lunga vecchiaia dell'ingiusto.

Le folle vedranno la fine del saggio,

ma non capiranno ci che Dio ha deciso a suo riguardo

n in vista di che cosa il Signore l'ha posto al sicuro.

Vedranno e disprezzeranno,

ma il Signore li derider.

Infine diventeranno un cadavere spregevole,

oggetto di scherno fra i morti per sempre.

Dio infatti li precipiter muti, a capofitto,

e li schianter dalle fondamenta;

saranno del tutto rovinati,

si troveranno tra dolori e il loro ricordo perir.

Si presenteranno tremanti al rendiconto dei loro peccati:

le loro iniquit si alzeranno contro di essi per accusarli.





5.

Allora il giusto star con grande fiducia

di fronte a quanti lo hanno oppresso

e a quanti hanno disprezzato le sue sofferenze.

Costoro vedendolo saranno presi da terribile spavento,

saranno presi da stupore per la sua salvezza inattesa.

Pentiti, diranno fra di loro,

gemendo nello spirito tormentato:

Ecco colui che noi una volta abbiamo deriso

e che stolti abbiamo preso a bersaglio del nostro scherno;

giudicammo la sua vita una pazzia

e la sua morte disonorevole.

Perch ora  considerato tra i figli di Dio

e condivide la sorte dei santi?

Abbiamo dunque deviato dal cammino della verit;

la luce della giustizia non  brillata per noi,

n mai per noi si  alzato il sole.

Ci siamo saziati nelle vie del male e della perdizione;

abbiamo percorso deserti impraticabili,

ma non abbiamo conosciuto la via del Signore.

Che cosa ci ha giovato la nostra superbia?

Che cosa ci ha portato la ricchezza con la spavalderia?

Tutto questo  passato come ombra

e come notizia fugace,

come una nave che solca l'onda agitata,

del cui passaggio non si pu trovare traccia

n scia della sua carena sui flutti;

oppure come un uccello che vola per l'aria

e non si trova alcun segno della sua corsa,

poich l'aria leggera, percorsa dal tocco delle penne

e divisa dall'impeto vigoroso,

 attraversata dalle ali in movimento,

ma dopo non si trova segno del suo passaggio;

o come quando, scoccata una freccia al bersaglio,

l'aria si divide e ritorna subito su se stessa

e cos non si pu distinguere il suo tragitto:

cos anche noi, appena nati, siamo gi scomparsi,

non abbiamo avuto alcun segno di virt da mostrare

siamo stati consumati dalla nostra malvagit.

La speranza dell'empio  come pula portata dal vento,

come schiuma leggera sospinta dalla tempesta,

come fumo dal vento  dispersa,

si dilegua come il ricordo dell'ospite di un solo giorno.

I giusti al contrario vivono per sempre,

la loro ricompensa  presso il Signore

e l'Altissimo ha cura di loro.

Per questo riceveranno una magnifica corona regale,

un bel diadema dalla mano del Signore,

perch li protegger con la destra,

con il braccio far loro da scudo.

Egli prender per armatura il suo zelo

e armer il creato per castigare i nemici;

indosser la giustizia come corazza

e si metter come elmo un giudizio infallibile;

prender come scudo

una santit inespugnabile;

affiler la sua collera inesorabile come spada

e il mondo combatter con lui contro gli insensati.

Scoccheranno gli infallibili dardi dei fulmini

e come da un arco ben teso dalle nubi

colpiranno il bersaglio;

dalla fionda saranno scagliati

chicchi di grandine colmi di sdegno.

Infurier contro di loro l'acqua del mare

e i fiumi li sommergeranno senza piet.

Si scatener contro di loro un vento impetuoso,

li disperder come un uragano.

L'iniquit render deserta tutta la terra

e la malvagit rovescer i troni dei potenti.





6.

Ascoltate, o re, e cercate di comprendere;

imparate, governanti di tutta la terra.

Porgete l'orecchio, voi che dominate le moltitudini

e siete orgogliosi per il gran numero dei vostri popoli.

La vostra sovranit proviene dal Signore;

la vostra potenza dall'Altissimo,

il quale esaminer le vostre opere

e scruter i vostri propositi;

poich, pur essendo ministri del suo regno,

non avete governato rettamente,

n avete osservato la legge

n vi siete comportati secondo il volere di Dio.

Con terrore e rapidamente egli si erger contro di voi,

poich si compie un giudizio severo

contro coloro che stanno in alto.

L'inferiore  meritevole di piet,

ma i potenti saranno esaminati con rigore.

Il Signore di tutti non si ritira davanti a nessuno,

non ha soggezione della grandezza,

perch egli ha creato il piccolo e il grande

e si cura ugualmente di tutti.

Ma sui potenti sovrasta un'indagine rigorosa.

Pertanto a voi, o sovrani, sono dirette le mie parole,

perch impariate la sapienza e non abbiate a cadere.

Chi custodisce santamente le cose sante sar santificato

e chi si  istruito in esse vi trover una difesa.

Desiderate, pertanto, le mie parole;

bramatele e ne riceverete istruzione.



La sapienza  radiosa e indefettibile,

facilmente  contemplata da chi l'ama

e trovata da chiunque la ricerca.

Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.

Chi si leva per essa di buon mattino non faticher,

la trover seduta alla sua porta.

Riflettere su di essa  perfezione di saggezza,

chi veglia per lei sar presto senza affanni.

Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei,

appare loro ben disposta per le strade,

va loro incontro con ogni benevolenza.

Suo principio assai sincero  il desiderio d'istruzione;

la cura dell'istruzione  amore,

l'amore  osservanza delle sue leggi;

il rispetto delle leggi  garanzia di immortalit

e l'immortalit fa stare vicino a Dio.

Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.

Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di
scettri,

onorate la sapienza, perch possiate regnare sempre.



Esporr che cos' la sapienza e come essa nacque:

non vi terr nascosti i suoi segreti.

Seguir le sue tracce fin dall'origine,

metter in luce la sua conoscenza,

non mi allontaner dalla verit.

Non mi accompagner con l'invidia che consuma,

poich essa non ha nulla in comune con la sapienza.

L'abbondanza dei saggi  la salvezza del mondo;

un re saggio  la salvezza di un popolo.

Lasciatevi dunque ammaestrare dalle mie parole

e ne trarrete profitto.





7.

Anch'io sono un uomo mortale come tutti,

discendente del primo essere plasmato di creta.

Fui formato di carne nel seno di una madre,

durante dieci mesi consolidato nel sangue,

frutto del seme d'un uomo e del piacere compagno del sonno.

Anch'io appena nato ho respirato l'aria comune

e sono caduto su una terra uguale per tutti,

levando nel pianto uguale a tutti il mio primo grido.

E fui allevato in fasce e circondato di cure;

nessun re inizi in modo diverso l'esistenza.

Si entra nella vita e se ne esce alla stessa maniera.

Per questo pregai e mi fu elargita la prudenza;

implorai e venne in me lo spirito della sapienza.

La preferii a scettri e a troni,

stimai un nulla la ricchezza al suo confronto;

non la paragonai neppure a una gemma inestimabile,

perch tutto l'oro al suo confronto  un po' di sabbia

e come fango sar valutato di fronte ad essa l'argento.

L'amai pi della salute e della bellezza,

preferii il suo possesso alla stessa luce,

perch non tramonta lo splendore che ne promana.

Insieme con essa mi sono venuti tutti i beni;

nelle sue mani  una ricchezza incalcolabile.

Godetti di tutti questi beni, perch la sapienza li guida,

ma ignoravo che di tutti essa  madre.

Senza frode imparai e senza invidia io dono,

non nascondo le sue ricchezze.

Essa  un tesoro inesauribile per gli uomini;

quanti se lo procurano si attirano l'amicizia di Dio,

sono a lui raccomandati per i doni del suo insegnamento.



Mi conceda Dio di parlare secondo conoscenza

e di pensare in modo degno dei doni ricevuti,

perch egli  guida della sapienza

e i saggi ricevono da lui orientamento.

In suo potere siamo noi e le nostre parole,

ogni intelligenza e ogni nostra abilit.

Egli mi ha concesso la conoscenza infallibile delle cose,

per comprendere la struttura del mondo e la forza degli elementi,

il principio, la fine e il mezzo dei tempi,

l'alternarsi dei solstizi e il susseguirsi delle stagioni,

il ciclo degli anni e la posizione degli astri,

la natura degli animali e l'istinto delle fiere,

i poteri degli spiriti e i ragionamenti degli uomini,

la variet delle piante e le propriet delle radici.

Tutto ci che  nascosto e ci che  palese io lo so,

poich mi ha istruito la sapienza, artefice di tutte le cose.



In essa c' uno spirito intelligente, santo,

unico, molteplice, sottile,

mobile, penetrante, senza macchia,

terso, inoffensivo, amante del bene, acuto,

libero, benefico, amico dell'uomo,

stabile, sicuro, senza affanni,

onnipotente, onniveggente

e che pervade tutti gli spiriti intelligenti, puri, sottilissimi.

La sapienza  il pi agile di tutti i moti;

per la sua purezza si diffonde e penetra in ogni cosa.

E' un'emanazione della potenza di Dio,

un effluvio genuino della gloria dell'Onnipotente,

per questo nulla di contaminato in essa s'infiltra.

E' un riflesso della luce perenne,

uno specchio senza macchia dell'attivit di Dio

e un'immagine della sua bont.

Sebbene unica, essa pu tutto;

pur rimanendo in se stessa, tutto rinnova

e attraverso le et entrando nelle anime sante,

forma amici di Dio e profeti.

Nulla infatti Dio ama se non chi vive con la sapienza.

Essa in realt  pi bella del sole

e supera ogni costellazione di astri;

paragonata alla luce, risulta superiore

a questa, infatti, succede la notte,

ma contro la sapienza la malvagit non pu prevalere.





8.

Essa si estende da un confine all'altro con forza,

governa con bont eccellente ogni cosa.

Questa ho amato e ricercato fin dalla mia giovinezza,

ho cercato di prendermela come sposa,

mi sono innamorato della sua bellezza.

Essa manifesta la sua nobilt, in comunione di vita con Dio,

perch il Signore dell'universo l'ha amata.

Essa infatti  iniziata alla scienza di Dio

e sceglie le opere sue.

Se la ricchezza  un bene desiderabile in vita,

quale ricchezza  pi grande della sapienza,

la quale tutto produce?

Se l'intelligenza opera,

chi, tra gli esseri,  pi artefice di essa?

Se uno ama la giustizia,

le virt sono il frutto delle sue fatiche.

Essa insegna infatti la temperanza e la prudenza, la giustizia e
la fortezza

delle quali nulla  pi utile agli uomini nella vita.

Se uno desidera anche un'esperienza molteplice,

essa conosce le cose passate e intravede le future,

conosce le sottigliezze dei discorsi e le soluzioni degli enigmi,

pronostica segni e portenti,

come anche le vicende dei tempi e delle epoche.

Ho dunque deciso di prenderla a compagna della mia vita,

sapendo che mi sar consigliera di bene

e conforto nelle preoccupazioni e nel dolore.

Per essa avr gloria fra le folle

e, anche se giovane, onore presso gli anziani.

Sar trovato acuto in giudizio,

sar ammirato di fronte ai potenti.

Se tacer, resteranno in attesa;

se parler, mi presteranno attenzione;

se prolungher il discorso,

si porranno la mano sulla bocca.

Per essa otterr l'immortalit

e lascer un ricordo eterno ai miei successori.

Governer i popoli e le nazioni mi saranno soggette;

sentendo il mio nome sovrani terribili mi temeranno,

tra il popolo apparir buono e in guerra coraggioso.

Ritornato a casa, riposer vicino a lei,

perch la sua compagnia non d amarezza,

n dolore la sua convivenza,

ma contentezza e gioia.



Riflettendo su tali cose in me stesso

e pensando in cuor mio

che nell'unione con la sapienza c' l'immortalit

e nella sua amicizia grande godimento

e nel lavoro delle sue mani una ricchezza inesauribile

e nell'assiduit del rapporto con essa prudenza

e nella partecipazione ai suoi discorsi fama,

andavo cercando come prenderla con me.

Ero un fanciullo di nobile indole,

avevo avuto in sorte un'anima buona

o piuttosto, essendo buono,

ero entrato in un corpo senza macchia.

Sapendo che non l'avrei altrimenti ottenuta,

se Dio non me l'avesse concessa,

-  ed era proprio dell'intelligenza

sapere da chi viene tale dono  -

mi rivolsi al Signore e lo pregai,

dicendo con tutto il cuore:





9.

Dio dei padri e Signore di misericordia,

che tutto hai creato con la tua parola,

che con la tua sapienza hai formato l'uomo,

perch domini sulle creature che tu hai fatto,

e governi il mondo con santit e giustizia

e pronunzi giudizi con animo retto,

dammi la sapienza, che siede in trono accanto a te

e non mi escludere dal numero dei tuoi figli,

perch io sono tuo servo e figlio della tua ancella,

uomo debole e di vita breve,

incapace di comprendere la giustizia e le leggi.

Se anche uno fosse il pi perfetto tra gli uomini,

privo della tua sapienza, sarebbe stimato un nulla.

Tu mi hai prescelto come re del tuo popolo

e giudice dei tuoi figli e delle tue figlie;

mi hai detto di costruirti un tempio sul tuo santo monte,

un altare nella citt della tua dimora,

un'imitazione della tenda santa

che ti eri preparata fin da principio.

Con te  la sapienza che conosce le tue opere,

che era presente quando creavi il mondo;

essa conosce che cosa  gradito ai tuoi occhi

e ci che  conforme ai tuoi decreti.

Mandala dai cieli santi,

dal tuo trono glorioso,

perch mi assista e mi affianchi nella mia fatica

e io sappia che cosa ti  gradito.

Essa tutto conosce e tutto comprende:

mi guider con prudenza nelle mie azioni

e mi protegger con la sua gloria.

Cos le mie opere ti saranno gradite,

io giudicher con equit il tuo popolo

e sar degno del trono di mio pa re.

Quale uomo pu conoscere il volere di Dio?

Chi pu immaginare che cosa vuole il Signore?

I ragionamenti dei mortali sono timidi

e incerte le nostre riflessioni,

perch un corpo corruttibile appesantisce l'anima

e la tenda d'argilla grava la mente dai molti pensieri.

A stento ci raffiguriamo le cose terrestri,

scopriamo con fatica quelle a portata di mano;

ma chi pu rintracciare le cose del cielo?

Chi ha conosciuto il tuo pensiero

se tu non gli hai concesso la sapienza

e non gli hai inviato il tuo santo spirito dall'alto?

Cos furono raddrizzati i sentieri di chi  sulla terra;

gli uomini furono ammaestrati in ci che ti  gradito;

essi furono salvati per mezzo della sapienza.





10.

Essa protesse il padre del mondo,

formato per primo da Dio,

quando fu creato solo;

poi lo liber dalla sua caduta

e gli diede la forza per dominare su tutte le cose.

Ma un ingiusto, allontanatosi da essa nella sua collera,

per per il suo furore fratricida.

A causa sua la terra fu sommersa,

ma la sapienza di nuovo la salv

pilotando il giusto per mezzo di un semplice legno.



Essa, quando le genti furono confuse,

concordi soltanto nella malvagit,

riconobbe il giusto e lo conserv davanti a Dio senza macchia

e lo mantenne forte nonostante la sua tenerezza per il figlio.

E mentre perivano gli empi, salv un giusto,

che fuggiva il fuoco caduto sulle cinque citt.

Quale testimonianza di quella gente malvagia

esiste ancora una terra desolata, fumante,

insieme con alberi che producono frutti immaturi;

e a memoria di un'anima incredula

s'innalza una colonna di sale.

Allontanandosi dalla sapienza,

non solo ebbero il danno di non conoscere il bene,

ma lasciarono anche ai viventi un ricordo di insipienza,

perch le loro colpe non rimanessero occulte.



Ma la sapienza liber i suoi devoti dalle sofferenze:

essa condusse per diritti sentieri

il giusto in fuga dall'ira del fratello;

gli mostr il regno di Dio

e gli diede la conoscenza delle cose sante;

gli diede successo nelle sue fatiche

e moltiplic i frutti del suo lavoro.

Lo assistette contro l'avarizia dei suoi avversari

e lo fece ricco;

lo custod dai nemici,

lo protesse da chi lo insidiava,

gli assegn la vittoria in una lotta dura,

perch sapesse che la piet  pi potente di tutto.



Essa non abbandon il giusto venduto,

ma lo preserv dal peccato.

Scese con lui nella prigione,

non lo abbandon mentre era in catene

finch gli procur uno scettro regale

e potere sui propri avversari,

smascher come mendaci i suoi accusatori

e gli diede una gloria eterna.



Essa liber un popolo santo

e una stirpe senza macchia

da una nazione di oppressori.

Entr nell'anima di un servo del Signore

e si oppose con prodigi e con segni a terribili re.

Diede ai santi la ricompensa delle loro pene,

li guid per una strada meravigliosa,

divenne per loro riparo di giorno

e luce di stelle nella notte.

Fece loro attraversare il Mar Rosso,

guidandoli attraverso molte acque;

sommerse invece i loro nemici

e li rigett dal fondo dell'abisso.

Per questo i giusti depredarono gli empi

e celebrarono, Signore, il tuo nome santo

e lodarono concordi la tua mano protettrice,

perch la sapienza aveva aperto la bocca dei muti

e aveva sciolto la lingua degli infanti.





11.

Essa fece riuscire le loro imprese

per mezzo di un santo profeta:

attraversarono un deserto inospitale,

fissarono le tende in terreni impraticabili,

resistettero agli avversari, respinsero i nemici.

Quando ebbero sete, ti invocarono

e fu data loro acqua da una rupe scoscesa,

rimedio contro la sete da una dura roccia.

Ci che era servito a punire i loro nemici

nel bisogno fu per loro un beneficio.

Invece della corrente di un fiume perenne,

sconvolto da putrido sangue

in punizione di un decreto infanticida,

tu desti loro inaspettatamente acqua abbondante,

come avevi punito i loro avversari.

Difatti, messi alla prova,

sebbene puniti con misericordia,

compresero quali tormenti avevano sofferto gli empi,

giudicati nella collera,

perch tu provasti gli uni

come un padre che corregge,

mentre vagliasti gli altri

come un re severo che condanna.

Lontani o vicini erano ugualmente tribolati,

perch un duplice dolore li colse

e un pianto per i ricordi del passato.

Quando infatti seppero che dal loro castigo

quegli altri ricevevano benefici,

sentirono la presenza del Signore;

poich colui che avevano una volta esposto

e quindi respinto con scherni,

lo ammiravano alla fine degli eventi,

dopo aver patito una sete

ben diversa da quella dei giusti.



Per i ragionamenti insensati della loro ingiustizia,

da essi ingannati, venerarono

rettili senza ragione e vili bestiole.

Tu inviasti loro in castigo una massa di animali senza ragione,

perch capissero che con quelle stesse cose

per cui uno pecca, con esse  poi castigato.

Certo, non aveva difficolt la tua mano onnipotente,

che aveva creato il mondo da una materia senza forma,

a mandare una moltitudine di orsi e leoni feroci

o belve ignote, create apposta, piene di furore,

o sbuffanti un alito infuocato

o esalanti vapori pestiferi

o folgoranti con le terribili scintille degli occhi,

bestie di cui non solo l'assalto poteva sterminarli,

ma annientarli anche l'aspetto terrificante.

Anche senza questo potevano soccombere con un soffio,

perseguitati dalla giustizia

e dispersi dallo spirito della tua potenza.

Ma tu hai tutto disposto con misura, calcolo e peso.

Prevalere con la forza ti  sempre possibile;

chi potr opporsi al potere del tuo braccio?

Tutto il mondo davanti a te, come polvere sulla bilancia,

come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra.

Hai compassione di tutti, perch tutto tu puoi,

non guardi ai peccati degli uomini, in vista del pentimento.

Poich tu ami tutte le cose esistenti

e nulla disprezzi di quanto hai creato;

se avessi odiato qualcosa, non l'avresti neppure creata.

Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi?

O conservarsi se tu non l'avessi chiamata all'esistenza?

Tu risparmi tutte le cose,

perch tutte sono tue, Signore, amante della vita,





12.

poich il tuo spirito incorruttibile  in tutte le cose.

Per questo tu castighi poco alla volta i colpevoli

e li ammonisci ricordando loro i propri peccati,

perch, rinnegata la malvagit, credano in te, Signore.



Tu odiavi gli antichi abitanti della tua terra santa,

perch compivano delitti ripugnanti,

pratiche di magia e riti sacrileghi.

Questi spietati uccisori dei loro figli,

divoratori di visceri in banchetti di carne umana,

iniziati in orgiastici riti,

genitori carnefici di vite indifese,

tu li hai voluti distruggere per mano dei nostri antenati,

perch ricevesse una degna colonia di figli di Dio

la regione da te stimata pi di ogni altra.

Ma anche con loro, perch uomini, fosti indulgente,

mandando loro le vespe come avanguardie del tuo esercito,

perch li distruggessero a poco a poco.

Pur potendo in battaglia dare gli empi in mano dei giusti,

oppure distruggerli con bestie feroci

o all'istante con un ordine inesorabile,

colpendoli invece a poco a poco,

lasciavi posto al pentimento,

sebbene tu non ignorassi che la loro razza era perversa

e la loro malvagit naturale

e che la loro mentalit non sarebbe mai cambiata,

perch era una stirpe maledetta fin da principio.



Non certo per timore di alcuno lasciavi impunite le loro colpe.

E chi potrebbe domandarti: Che hai fatto?,

o chi potrebbe opporsi a una tua sentenza?

Chi oserebbe accusarti

per l'eliminazione di genti da te create?

Chi si potrebbe costituire contro di te

come difensore di uomini ingiusti?

Non c' Dio fuori di te

che abbia cura di tutte le cose,

perch tu debba difenderti dall'accusa di giudice ingiusto.

N un re n un tiranno potrebbe affrontarti

in difesa di quelli che hai punito.

Essendo giusto, governi tutto con giustizia.

Condannare chi non merita il castigo

lo consideri incompatibile con la tua potenza.

La tua forza infatti  principio di giustizia;

il tuo dominio universale ti rende indulgente con tutti.

Mostri la forza se non si crede nella tua onnipotenza

e reprimi l'insolenza in coloro che la conoscono.

Tu, padrone della forza, giudichi con mitezza;

ci governi con molta indulgenza,

perch il potere lo eserciti quando vuoi.



Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo

che il giusto deve amare gli uomini;

inoltre hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza

perch tu concedi dopo i peccati

la possibilit di pentirsi.

Se gente nemica dei tuoi figli e degna di morte

tu hai punito con tanto riguardo e indulgenza,

concedendole tempo e modo

per ravvedersi della sua malvagit,

con quanta attenzione hai castigato i tuoi figli,

con i cui padri concludesti, giurando,

alleanze di cos buone promesse?

Mentre dunque ci correggi,

tu colpisci i nostri nemici in svariatissimi modi,

perch nel giudicare riflettiamo sulla tua bont

e speriamo nella misericordia,

quando siamo giudicati.



Perci quanti vissero ingiustamente con stoltezza

tu li hai tormentati con i loro stessi abomini.

Essi s'erano allontanati troppo sulla via dell'errore

ritenendo dei i pi abietti e i pi ripugnanti animali,

ingannati come bambini senza ragione.

Per questo, come a fanciulli irragionevoli,

hai mandato loro un castigo per derisione.

Ma chi non si lascia correggere

da castighi di derisione,

sperimenter un giudizio degno di Dio.

Infatti, soffrendo per questi animali, si sdegnavano,

perch puniti con gli stessi esseri che stimavano dei,

e capirono e riconobbero il vero Dio

che prima non avevano voluto conoscere.

Per questo si abbatt su di loro

il supremo dei castighi.





13.

Davvero stolti per natura tutti gli uomini

che vivevano nell'ignoranza di Dio,

e dai beni visibili non riconobbero colui che ,

non riconobbero l'artefice, pur considerandone le opere.

Ma o il fuoco o il vento o l'aria sottile

o la volta stellata o l'acqua impetuosa o le luci del cielo

considerarono come dei,

reggitori del mondo.

Se, stupiti per la loro bellezza, li hanno presi per dei,

pensino quanto  superiore il loro Signore,

perch li ha creati lo stesso autore della bellezza.

Se sono colpiti dalla loro potenza e attivit,

pensino da ci quanto  pi potente colui che li ha formati.

Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature

per analogia si conosce l'autore.

Tuttavia per costoro leggero  il rimprovero,

perch essi forse s'ingannano

nella loro ricerca di Dio e nel volere trovarlo.

Occupandosi delle sue opere, compiono indagini,

ma si lasciano sedurre dall'apparenza,

perch le cose vedute sono tanto belle.

Neppure costoro per sono scusabili,

perch se tanto poterono sapere da scrutare l'universo,

come mai non ne hanno trovato pi presto il Creatore?



Infelici sono coloro le cui speranze sono in cose morte

e che chiamarono dei i lavori di mani d'uomo,

oro e argento lavorati con arte,

e immagini di animali,

oppure una pietra inutile, opera di mano antica.

Se insomma un abile legnaiuolo,

segato un albero maneggevole,

raschia con diligenza tutta la scorza

lavorando con abilit conveniente,

forma un utensile per gli usi della vita;

raccolti poi gli avanzi del suo lavoro,

consuma per prepararsi il cibo e si sazia.

Quanto avanza ancora, buono proprio a nulla,

legno distorto e pieno di nodi,

prende e lo scolpisce per occupare il tempo libero;

senza impegno, per diletto gli d una forma,

lo fa simile a un'immagine umana

oppure a quella di un vile animale.

Lo vernicia con minio,

ne colora di rosso la superficie

e ricopre con la vernice ogni sua macchia;

quindi, preparatagli una degna dimora,

lo pone sul muro, fissandolo con un chiodo.

Provvede perch non cada,

ben sapendo che non  in grado di aiutarsi da s;

esso infatti  solo un'immagine e ha bisogno di aiuto.

Eppure quando prega per i suoi beni,

per le sue nozze e per i figli,

non si vergogna di parlare a quell'oggetto inanimato;

per la sua salute invoca un essere debole,

per la sua vita prega un morto;

per un aiuto supplica un essere inetto,

per il suo viaggio chi non pu neppure camminare;

per acquisti, lavoro e successo negli affari,

chiede abilit a uno che  il pi inabile di mani.





14.

Anche chi si dispone a navigare e a solcare onde selvagge

implora un legno pi fragile della barca che lo porta.

Questa, infatti, fu inventata dal desiderio di guadagni

e fu costruita da una saggezza artigiana;

ma la tua provvidenza, o Padre, la guida

perch tu hai predisposto una strada anche nel mare,

un sentiero sicuro anche fra le onde,

mostrando che puoi salvare da tutto,

s che uno possa imbarcarsi anche senza esperienza.

Tu non vuoi che le opere della tua sapienza siano inutili;

per questo gli uomini affidano le loro vite

anche a un minuscolo legno

e, attraversando i flutti con una zattera scampano.

Anche in principio, mentre perivano giganti superbi,

la speranza del mondo, rifugiatasi in una barca,

lasci al mondo la semenza di nuove generazioni,

grazie alla tua mano che la guidava.

E' benedetto il legno con cui si compie un'opera giusta,

ma maledetto l'idolo opera di mani e chi lo ha fatto;

questi perch lo ha lavorato,

quello perch, corruttibile,  detto dio.

Perch sono ugualmente in odio a Dio l'empio e la sua empiet;

l'opera e l'artefice saranno ugualmente puniti.

Perci ci sar un castigo anche per gli idoli dei pagani,

perch fra le creature di Dio sono divenuti un abominio,

e scandalo per le anime degli uomini,

laccio per i piedi degli stolti.



L'invenzione degli idoli fu l'inizio della prostituzione,

la loro scoperta port la corruzione nella vita.

Essi non esistevano al principio n mai esisteranno.

Entrarono nel mondo per la vanit dell'uomo,

per questo  stata decretata per loro una rapida fine.

Un padre, consumato da un lutto prematuro,

ordin un'immagine di quel suo figlio cos presto rapito,

e onor come un dio chi poco prima era solo un defunto

e ordin ai suoi dipendenti riti misterici e di iniziazione.

Poi l'empia usanza, rafforzatasi con il tempo,

fu osservata come una legge.

Le statue si adoravano anche per ordine dei sovrani:

i sudditi, non potendo onorarli di persona a distanza,

riprodotte con arte le sembianze lontane,

fecero un'immagine visibile del re venerato,

per adulare con zelo l'assente, quasi fosse presente.

All'estensione del culto

anche presso quanti non lo conoscevano,

spinse l'ambizione dell'artista.

Questi infatti, desideroso di piacere al potente,

si sforz con l'arte di renderne pi bella l'immagine;

il popolo, attratto dalla leggiadria dell'opera,

consider oggetto di culto colui che poco prima onorava come
uomo.

Ci divenne un'insidia ai viventi,

perch gli uomini, vittime della disgrazia o della tirannide,

imposero a pietre o a legni un nome incomunicabile.

Poi non bast loro sbagliare circa la conoscenza di Dio;

essi, pur vivendo in una grande guerra d'ignoranza,

danno a s grandi mali il nome di pace.

Celebrando iniziazioni infanticide o misteri segreti,

o banchetti orgiastici di strani riti,

non conservano pi pure n vita n nozze

e uno uccide l'altro a tradimento o l'affligge con l'adulterio.

Tutto  una grande confusione:

sangue e omicidio, furto e inganno,

corruzione, slealt, tumulti, spergiuro;

confusione tra i buoni, ingratitudine per i favori,

corruzione di anime, perversione sessuale,

disordini matrimoniali, adulterio e dissolutezza.

L'adorazione di idoli senza nome

 principio, causa e fine di ogni male.

Gli idolatri infatti o delirano nelle orge

o sentenziano oracoli falsi

o vivono da iniqui o spergiurano con facilit.

Ponendo fiducia in idoli inanimati

non si aspettano un castigo per avere giurato il falso.

Ma, per l'uno e per l'altro motivo,

li raggiunger la giustizia,

perch concepirono un'idea falsa di Dio,

rivolgendosi agli idoli,

e perch spergiurarono con frode,

disprezzando la santit.

Infatti non la potenza di coloro per i quali si giura,

ma il castigo dovuto ai peccatori

persegue sempre la trasgressione degli ingiusti.





15.

Ma tu, nostro Dio, sei buono e fedele,

sei paziente e tutto governi secondo misericordia.

Anche se pecchiamo, siamo tuoi,

conoscendo la tua potenza;

ma non peccheremo pi,

sapendo che ti apparteniamo.

Conoscerti, infatti,  giustizia perfetta,

conoscere la tua potenza  radice di immortalit.

Non ci indusse in errore

n l'invenzione umana di un'arte perversa,

n la sterile fatica dei pittori,

immagini deturpate di vari colori,

la cui vista provoca negli stolti il desiderio,

l'anelito per una forma inanimata di un'immagine morta.

Amanti del male e degni di simili speranze

sono coloro che fanno, desiderano e venerano gli idoli.



Un vasaio, impastando con fatica la terra molle,

plasma per il nostro uso ogni sorta di vasi.

Ma con il medesimo fango modella

e i vasi che servono per usi decenti

e quelli per usi contrari, tutti allo stesso modo;

quale debba essere l'uso di ognuno di essi

lo stabilisce il vasaio.

Quindi con odiosa fatica plasma

con il medesimo fango un dio vano,

egli che, nato da poco dalla terra,

tra poco ritorner l da dove fu tratto,

quando gli sar richiesto

l'uso fatto dell'anima sua.

Ma egli non si preoccupa di morire

n di avere una vita breve;

anzi gareggia con gli orafi e con gli argentieri,

imita i lavoratori del bronzo

e ritiene un vanto plasmare cose false.

Cenere  il suo cuore, la sua speranza pi vile della terra,

la sua vita pi spregevole del fango,

perch disconosce il suo creatore,

colui che gli inspir un'anima attiva

e gli infuse uno spirito vitale.

Ma egli considera un trastullo la nostra vita,

l'esistenza un mercato lucroso.

Egli dice: Da tutto, anche dal male, si deve trarre profitto.

Costui infatti pi di tutti sa di peccare

fabbricando di materia terrestre fragili vasi e statue.



Ma sono tutti stoltissimi

e pi miserabili di un'anima infantile

i nemici del tuo popolo, che lo hanno oppresso.

Essi considerarono dei anche tutti gli idoli dei pagani,

i quali non hanno n l'uso degli occhi per vedere

n narici per aspirare aria,

n orecchie per sentire,

n dita delle mani per palpare;

e i loro piedi sono incapaci di camminare.

Un uomo li ha fatti,

li ha plasmati uno che ha avuto il respiro in prestito.

Ora nessun uomo pu plasmare un dio a lui simile;

essendo mortale, una cosa morta produce con empie mani.

Egli  sempre migliore degli oggetti che adora,

rispetto a essi possiede la vita, ma quelli giammai.

Venerano gli animali pi ripugnanti,

che per stupidit al paragone risultano peggiori degli altri;

non sono tanto belli da invogliarsene,

come capita per l'aspetto di altri animali,

e non hanno avuto la lode e la benedizione di Dio.





16.

Per questo furono giustamente puniti con esseri simili

e tormentati da numerose bestiole.

Invece di tale castigo,

tu beneficasti il tuo popolo;

per appagarne il forte appetito gli preparasti

un cibo di gusto squisito, le quaglie.

Gli Egiziani infatti, sebbene bramosi di cibo,

disgustati dagli animali inviati contro di loro,

perdettero anche il naturale appetito;

questi invece, dopo una breve privazione,

gustarono un cibo squisito.

Era necessario che a quegli avversari

venisse addosso una carestia invitabile

e che a questi si mostrasse soltanto

come erano tormentati i loro nemici.

Quando infatti li assal il terribile furore delle bestie

e perirono per i morsi di tortuosi serpenti

la tua collera non dur sino alla fine.

Per correzione furono spaventati per breve tempo,

avendo gi avuto un pegno di salvezza

a ricordare loro i decreti della tua legge.

Infatti chi si volgeva a guardarlo

era salvato non da quel che vedeva

ma solo da te, salvatore di tutti.

Anche con ci convincesti i nostri nemici

che tu sei colui che libera da ogni male.

Gli Egiziani infatti furono uccisi dai morsi

di cavallette e di mosche,

n si trov un rimedio per la loro vita,

meritando di essere puniti con tali mezzi.

Invece contro i tuoi figli

neppure i denti di serpenti velenosi prevalsero,

perch intervenne la tua misericordia a guarirli.

Perch ricordassero le tue parole,

feriti dai morsi, erano subito guariti,

per timore che, caduti in un profondo oblio,

fossero esclusi dai tuoi benefici.

Non li guar n un'erba n un emolliente,

ma la tua parola, o Signore, la quale tutto risana.

Tu infatti hai potere sulla vita e sulla morte;

conduci gi alle porte degli inferi e fai risalire.

L'uomo pu uccidere nella sua malvagit,

ma non far tornare uno spirito gi esalato,

n liberare un'anima gi accolta negli inferi.

E' impossibile sfuggire alla tua mano:

gli empi, che rifiutavano di conoscerti,

furono colpiti con la forza del tuo braccio,

perseguitati da strane piogge e da grandine,

da acquazzoni travolgenti, e divorati dal fuoco.

E, cosa pi strana, l'acqua che tutto spegne

ravvivava sempre pi il fuoco:

l'universo si fa alleato dei giusti.

Talvolta la fiamma si attenuava

per non bruciare gli animali inviati contro gli empi

e per far loro comprendere a tale vista

che erano incalzati dal giudizio di Dio.

Altre volte anche in mezzo all'acqua

la fiamma bruciava oltre la potenza del fuoco

per distruggere i germogli di una terra iniqua.

Invece hai sfamato il tuo popolo con un cibo degli angeli,

dal cielo hai offerto loro un pane pronto senza fatica,

pieno di ogni delizia e gradito a ogni gusto.

Questo tuo alimento manifestava

la tua dolcezza verso i tuoi figli;

si adattava al gusto di chi ne mangiava,

si trasformava in ci che ognuno desiderava.

Neve e ghiaccio resistevano al fuoco senza sciogliersi,

perch riconoscessero che i frutti dei nemici,

il fuoco distruggeva ardendo tra la grandine

e folgoreggiando tra le piogge;

al contrario, perch si nutrissero i giusti,

dimenticava perfino la propria virt.

La creazione, obbedendo a te suo creatore,

si irrigidisce per punire gli ingiusti,

ma s'addolcisce a favore di quanti confidano in te.

5Per questo anche allora, adattandosi a tutto,

serviva alla tua liberalit che tutti alimenta,

secondo il desiderio di chi era nel bisogno,

perch i tuoi figli, che ami, o Signore, capissero

che non le diverse specie di frutti nutrono l'uomo,

ma la tua parola conserva coloro che in te credono.

Ci che infatti non era stato distrutto dal fuoco,

si scioglieva appena scaldato da un breve raggio di sole,

perch fosse noto che si deve prevenire il sole,

per renderti grazie e pregarti allo spuntare della luce,

perch la speranza dell'ingrato

si scioglier come brina invernale

e si disperder come un'acqua inutilizzabile





17.

I tuoi giudizi sono grandi e difficili da spiegare;

per questo gli spiriti ottusi furono tratti in errore.

Gli iniqui, credendo di dominare il popolo santo,

incatenati nelle tenebre e prigionieri di una lunga notte,

chiusi nelle case, giacevano esclusi dalla provvidenza eterna.

Credendo di restare nascosti con i loro peccati segreti,

sotto il velo opaco dell'oblio,

furono dispersi, colpiti da spavento terribile

e tutti agitati da fantasmi.

Neppure il nascondiglio in cui si trovavano

li preserv dal timore,

ma suoni spaventosi rimbombavano intorno a loro,

fantasmi lugubri dai volti tristi apparivano.

Nessun fuoco, per quanto intenso, riusciva a fare luce,

neppure le luci splendenti degli astri

riuscivano a rischiarare quella cupa notte.

Appariva loro solo una massa di fuoco,

improvvisa, spaventosa;

atterriti da quella fugace visione,

credevano ancora peggiori le cose viste.

Fallivano i ritrovati della magia

e la loro baldanzosa pretesa di sapienza.

Promettevano di cacciare timori e inquietudini dall'anima malata

e cadevano malati per uno spavento ridicolo.

Anche se nulla di spaventoso li atterriva,

spaventati al passare delle bestiole e ai sibili dei rettili,

morivano di tremore,

rifiutando persino di guardare l'aria,

a cui nessuno pu sottrarsi.

La malvagit condannata dalla propria testimonianza

 qualcosa di vile

e oppressa dalla coscienza presume sempre il peggio.

Il timore infatti non  altro che rinuncia agli aiuti della
ragione;

quanto meno nell'intimo ci si aspetta da essi,

tanto pi grave si stima l'ignoranza

della causa che produce il tormento.

Ma essi durante tale notte davvero impotente,

uscita dai recessi impenetrabili degli inferi senza potere,

intorpiditi da un medesimo sonno,

ora erano agitati da fantasmi mostruosi,

ora paralizzati per l'abbattimento dell'anima;

poich un terrore improvviso e inaspettato

si era riversato su di loro.

Cos chiunque, cadendo l dove si trovava,

era custodito chiuso in un carcere senza serrami.

Fosse un agricoltore o un pastore

o un operaio impegnato in lavori in luoghi solitari,

sorpreso cadeva sotto la necessit ineluttabile,

perch tutti erano legati dalla stessa catena di tenebre.

Il sibilare del vento

il canto melodioso di uccelli tra folti rami,

il mormorio di impetuosa acqua corrente,

il cupo fragore di rocce cadenti,

la corsa invisibile di animali imbizzarriti,

le urla di crudelissime belve ruggenti,

l'eco ripercossa delle cavit dei monti,

tutto li paralizzava e li riempiva di terrore.

Tutto il mondo era illuminato di luce splendente

e ognuno era dedito ai suoi lavori senza impedimento.

Soltanto su di essi si stendeva una notte profonda,

immagine della tenebra che li avrebbe avvolti;

ma erano a se stessi pi gravosi della tenebra.





18.

Per i tuoi santi risplendeva una luce vivissima;

 essi invece, sentendone le voci,

senza vederne l'aspetto,

li proclamavano beati,

ch non avevano come loro sofferto

ed erano loro grati perch, offesi per primi,

non facevano loro del male

e imploravano perdono d'essere stati loro nemici.

Invece delle tenebre desti loro una colonna di fuoco,

come guida in un viaggio sconosciuto

e come un sole innocuo per il glorioso emigrare.

Erano degni di essere privati della luce

e di essere imprigionati nelle tenebre,

quelli che avevano tenuto chiusi in carcere i tuoi figli,

per mezzo dei quali la luce incorruttibile della legge

doveva essere concessa al mondo.

Poich essi avevano deciso di uccidere i neonati dei santi

-  e un solo bambino fu esposto e salvato  -

per castigo eliminasti una moltitudine di loro figli

e li facesti perire tutti insieme nell'acqua impetuosa.

Quella notte fu preannunziata ai nostri padri,

perch sapendo a quali promesse avevano creduto,

stessero di buon animo.

Il tuo popolo si attendeva

la salvezza dei giusti come lo sterminio dei nemici.

Difatti come punisti gli avversari,

cos ci rendesti gloriosi, chiamandoci a te.

I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto

e si imposero, concordi, questa legge divina:

i santi avrebbero partecipato ugualmente ai beni e ai pericoli,

intonando prima i canti di lode dei padri.

Faceva eco il grido confuso dei nemici

e si diffondeva il lamento di quanti piangevano i figli.

Con la stessa pena lo schiavo

era punito insieme con il padrone,

il popolano soffriva le stesse pene del re.

Tutti insieme, nello stesso modo,

ebbero innumerevoli morti,

e i vivi non bastavano a seppellirli

perch in un istante per la loro pi nobile prole.

Quelli rimasti increduli a tutto per via delle loro magie,

alla morte dei primogeniti confessarono

che questo popolo  figlio di Dio.

Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose,

e la notte era a met del suo corso,

la tua parola onnipotente dal cielo,

dal tuo trono regale, guerriero implacabile,

si lanci in mezzo a quella terra di sterminio,

portando, come spada affilata, il tuo ordine inesorabile.

Fermatasi, riemp tutto di morte;

toccava il cielo e camminava sulla terra.

Allora improvvisi fantasmi di sogni terribili li atterrivano;

timori impensabili piombarono su di loro.

Cadendo mezzi morti qua e l,

ognuno mostrava la causa della morte.

I loro sogni terrificanti li avevano preavvisati,

perch non morissero ignorando il motivo delle loro sofferenze.

La prova della morte colp anche i giusti

e nel deserto ci fu strage di molti;

ma l'ira non dur a lungo,

perch un uomo incensurabile si affrett a difenderli:

prese le armi del suo ministero,

la preghiera e il sacrificio espiatorio dell'incenso;

si oppose alla collera e mise fine alla sciagura,

mostrando che era tuo servitore.

Egli super l'ira divina non con la forza del corpo,

n con l'efficacia delle armi;

ma con la parola plac colui che castigava,

ricordandogli i giuramenti e le alleanze dei padri.

I morti erano caduti a mucchi gli uni sugli altri,

quando egli, ergendosi l in mezzo, arrest l'ira

e le tagli la strada che conduceva verso i viventi.

Sulla sua veste lunga fino ai piedi c'era tutto il mondo,

i nomi gloriosi dei padri intagliati

sui quattro ordini di pietre preziose

e la tua maest sulla corona della sua testa.

Di fronte a questo lo sterminatore indietreggi, ebbe paura,

poich un solo saggio della collera bastava.





19.

Sugli empi si rivers sino alla fine uno sdegno implacabile,

perch Dio prevedeva anche il loro futuro,

che cio, dopo aver loro permesso di andarsene

e averli fatti in fretta partire,

cambiato proposito, li avrebbero inseguiti.

Mentre infatti erano ancora occupati nei lutti

e piangevano sulle tombe dei morti,

presero un'altra decisione insensata

e inseguirono come fuggitivi

coloro che gi avevano pregato di partire.

Li spingeva a questo punto estremo un meritato destino,

che li gett nell'oblio delle cose avvenute,

perch colmassero la punizione,

che ancora mancava ai loro tormenti,

e mentre il tuo popolo intraprendeva

un viaggio straordinario,

essi incorressero in una morte singolare.

Tutta la creazione assumeva da capo,

nel suo genere, nuova forma,

obbedendo ai tuoi comandi

perch i tuoi figli fossero preservati sani e salvi.

Si vide la nube coprire d'ombra l'accampamento,

terra asciutta apparire dove prima c'era acqua,

una strada libera aprirsi nel Mar Rosso

e una verdeggiante pianura in luogo dei flutti violenti;

per essa pass tutto il tuo popolo,

i protetti dalla tua mano,

spettatori di prodigi stupendi.

Come cavalli alla pastura

come agnelli esultanti,

cantavano inni a te, Signore, che li avevi liberati.

Ricordavano ancora i fatti del loro esilio,

come la terra, invece di bestiame, produsse zanzare,

come il fiume, invece di pesci, rivers una massa di rane.

Pi tardi videro anche una nuova produzione di uccelli,

quando, spinti dall'appetito, chiesero cibi delicati;

poich, per appagarli, salirono dal mare le quaglie.

Sui peccatori invece caddero i castighi,

non senza segni premonitori di fulmini fragorosi;

essi soffrirono giustamente per la loro malvagit,

avendo nutrito un odio tanto profondo verso lo straniero.

Altri non accolsero ospiti sconosciuti;

ma costoro ridussero schiavi ospiti benemeriti.

Non solo: ci sar per i primi un giudizio

perch accolsero ostilmente dei forestieri;

ma quelli, dopo averli festosamente accolti,

poi, quando gi partecipavano ai loro diritti,

li oppressero con lavori durissimi.

Furono perci colpiti da cecit,

come lo furono i primi alla porta del giusto,

quando avvolti fra tenebre fitte,

ognuno cercava l'ingresso della propria porta.

Difatti gli elementi scambiavano ordine fra loro,

come le note di un'arpa variano la specie del ritmo,

pur conservando sempre lo stesso tono.

E proprio questo si pu dedurre

dalla attenta considerazione degli avvenimenti:

animali terrestri divennero acquatici,

quelli che nuotavano passarono sulla terra.

Il fuoco rafforz nell'acqua la sua potenza

e l'acqua dimentic la sua propriet naturale di spegnere.

Le fiamme non consumavano le carni

di animali gracili, che vi camminavano dentro,

n scioglievano quella specie di cibo celeste,

simile alla brina e cos facile a fondersi.



In tutti i modi, o Signore, hai magnificato

e reso glorioso il tuo popolo

e non l'hai trascurato assistendolo in ogni tempo e in ogni
luogo.





SIRACIDE.



NOTA: Questa meditazione, detta anche "Ecclesiastico",  stata
composta da un certo Ges, figlio di Sira; per cui, dalla forma
greca "Sirach", si dice Siracide. Essa risale all'inizio del
secondo secolo avanti Cristo. 



PROLOGO.

Molti e profondi insegnamenti ci sono stati dati nella Legge,
nei Profeti e negli altri Scritti successivi e per essi si deve
lodare Israele come popolo istruito e sapiente.

Poich  necessario che i lettori non si accontentino di
divenire competenti solo per se stessi, ma che gli studiosi
anche ai profani possano rendersi utili con la parola e con gli
scritti anche mio nonno Ges, dedicatosi lungamente alla lettura
della Legge, dei Profeti e degli altri libri dei nostri padri e
avendovi conseguito una notevole competenza, fu spinto a
scrivere qualche cosa riguardo all'insegnamento e alla sapienza,
perch gli amanti del sapere, assimilato anche questo, possano
progredire sempre pi in una condotta secondo la Legge.

Siete dunque invitati a farne la lettura con benevolenza e
attenzione e a perdonare se, nonostante l'impegno posto nella
traduzione, sembrer che non siamo riusciti a rendere la forza
di certe espressioni. Difatti le cose dette in ebraico non hanno
la medesima forza quando sono tradotte in altra lingua. E non
solamente questa opera, ma anche la stessa Legge, i Profeti e il
resto dei libri conservano un vantaggio non piccolo nel testo
originale.

Nell'anno trentottesimo del re Evergete, venuto in Egitto e
fermatomi ivi alquanto, dopo aver scoperto che lo scritto  di
grande valore educativo, anch'io ritenni necessario adoperarmi
con diligenza e fatica per tradurlo.

Dopo avervi dedicato molte veglie e studi in tutto quel tempo,
ho condotto a termine questo libro, che pubblico per coloro che
all'estero intendano istruirsi conformando i propri costumi per
vivere secondo la Legge.





1.

Ogni sapienza viene dal Signore

ed  sempre con lui.

La sabbia del mare, le gocce della pioggia

e i giorni del mondo chi potr contarli?

L'altezza del cielo, l'estensione della terra,

la profondit dell'abisso chi potr esplorarle?

Prima di ogni cosa fu creata la sapienza

e la saggia prudenza  da sempre.

A chi fu rivelata la radice della sapienza?

Chi conosce i suoi disegni?

Uno solo  sapiente, molto terribile,

seduto sopra il trono.

Il Signore ha creato la sapienza;

l'ha vista e l'ha misurata, l'ha diffusa su tutte le sue opere,

su ogni mortale, secondo la sua generosit,

l'ha elargita a quanti lo amano.



Il timore del Signore  gloria e vanto,

gioia e corona di esultanza.

Il timore del Signore allieta il cuore

e d contentezza, gioia e lunga vita.

Per chi teme il Signore andr bene alla fine,

sar benedetto nel giorno della sua morte.

Principio della sapienza  temere il Signore;

essa fu creata con i fedeli nel seno materno.

Tra gli uomini essa ha posto il nido, fondamento perenne;

rester fedelmente con i loro discendenti.

Pienezza della sapienza  temere il Signore;

essa inebria di frutti i propri devoti.

Tutta la loro casa riempir di cose desiderabili,

i magazzini dei suoi frutti.

Corona della sapienza  il timore del Signore;

fa fiorire la pace e la salute.

Dio ha visto e misurato la sapienza;

ha fatto piovere la scienza e il lume dell'intelligenza;

ha esaltato la gloria di quanti la possiedono.

Radice della sapienza  temere il Signore;

i suoi rami sono lunga vita.



La collera ingiusta non si potr giustificare,

poich il traboccare della sua passione sar la sua rovina.

Il paziente sopporter per qualche tempo;

alla fine sgorgher la sua gioia;

per qualche tempo terr nascoste le parole

e le labbra di molti celebreranno la sua intelligenza.



Fra i tesori della sapienza sono le massime istruttive,

ma per il peccatore la piet  un abominio.

Se desideri la sapienza, osserva i comandamenti;

allora il Signore te la conceder.

Il timore del Signore  sapienza e istruzione;

si compiace della fiducia e della mansuetudine.

Non essere disobbediente al timore del Signore

e non avvicinarti ad esso con doppiezza di cuore.

Non essere finto davanti agli uomini

e controlla le tue parole.

Non esaltarti per non cadere

e per non attirarti il disonore;

il Signore sveler i tuoi segreti

e ti umilier davanti all'assemblea,

perch non hai ricercato il timore del Signore

e il tuo cuore  pieno di inganno.





2.

Figlio, se ti presenti per servire il Signore,

preparati alla tentazione.

Abbi un cuore retto e sii costante,

non ti smarrire nel tempo della seduzione.

Sta' unito a lui senza separartene,

perch tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni.

Accetta quanto ti capita,

sii paziente nelle vicende dolorose,

perch con il fuoco si prova l'oro,

e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore.

Affidati a lui ed egli ti aiuter;

segui la via retta e spera in lui.

Quanti temete il Signore, aspettate la sua misericordia;

non deviate per non cadere.

Voi che temete il Signore, confidate in lui;

il vostro salario non verr meno.

Voi che temete il Signore, sperate i suoi benefici,

la felicit eterna e la misericordia.

Considerate le generazioni passate e riflettete:

chi ha confidato nel Signore ed  rimasto deluso?

O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato?

O chi lo ha invocato ed  stato da lui trascurato?

Perch il Signore  clemente e misericordioso,

rimette i peccati e salva al momento della tribolazione.

Guai ai cuori pavidi e alle mani indolenti

e al peccatore che cammina su due strade!

Guai al cuore indolente perch non ha fede;

per questo non sar protetto.

Guai a voi che avete perduta la pazienza;

che farete quando il Signore verr a visitarvi?

Coloro che temono il Signore non disobbediscono alle sue parole;

e coloro che lo amano seguono le sue vie.

Coloro che temono il Signore cercano di piacergli;

e coloro che lo amano si saziano della legge.

Coloro che temono il Signore tengono pronti i loro cuori

e umiliano l'anima loro davanti a lui.

Gettiamoci nelle braccia del Signore

e non nelle braccia degli uomini;

poich, quale  la sua grandezza,

tale  anche la sua misericordia.





3.

Figli, ascoltatemi, sono vostro padre;

agite in modo da essere salvati.

Il Signore vuole che il padre sia onorato dai figli,

ha stabilito il diritto della madre sulla prole.

Chi onora il padre espia i peccati;

chi onora la madre  come chi accumula tesori.

Chi onora il padre avr gioia dai propri figli

e sar esaudito nel giorno della sua preghiera.

Chi onora il padre vivr a lungo;

chi obbedisce al Signore d consolazione alla madre.

Chi teme il Signore rispetta il padre

e serve come padroni i genitori.

Onora tuo padre a fatti e a parole,

perch scenda su di te la sua benedizione.

La benedizione del padre consolida le case dei figli,

la maledizione della madre ne scalza le fondamenta.

Non vantarti del disonore di tuo padre,

perch il disonore del padre non  gloria per te;

la gloria di un uomo dipende dall'onore del padre,

vergogna per i figli  una madre nel disonore.

Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia,

non contristarlo durante la sua vita.

Anche se perdesse il senno, compatiscilo

e non disprezzarlo, mentre sei nel pieno vigore.

Poich la piet verso il padre non sar dimenticata,

ti sar computata a sconto dei peccati.

Nel giorno della tua tribolazione Dio si ricorder di te;

come fa il calore sulla brina, si scioglieranno i tuoi peccati.

Chi abbandona il padre  come un bestemmiatore,

chi insulta la madre  maledetto dal Signore.



Figlio, nella tua attivit sii modesto,

sarai amato dall'uomo gradito a Dio.

Quanto pi sei grande, tanto pi umiliati;

cos troverai grazia davanti al Signore;

perch grande  la potenza del Signore

e dagli umili egli  glorificato.

Non cercare le cose troppo difficili per te,

non indagare le cose per te troppo grandi.

Bada a quello che ti  stato comandato,

poich tu non devi occuparti delle cose misteriose.

Non sforzarti in ci che trascende le tue capacit,

poich ti  stato mostrato pi di quanto

comprende un'intelligenza umana.

Molti si sono smarriti per la loro presunzione,

una misera illusione ha fuorviato i loro pensieri.

Un cuore ostinato alla fine cadr nel male;

chi ama il pericolo in esso si perder.

Un cuore ostinato sar oppresso da affanni,

il peccatore aggiunger peccato a peccato.

La sventura non guarisce il superbo,

perch la pianta del male si  radicata in lui.

Una mente saggia medita le parabole,

un orecchio attento  quanto desidera il saggio.



L'acqua spegne un fuoco acceso,

l'elemosina espia i peccati.

Chi ricambia il bene provvede all'avvenire,

al momento della sua caduta trover un sostegno.





4.

Figlio, non rifiutare il sostentamento al povero,

non essere insensibile allo sguardo dei bisognosi.

Non rattristare un affamato,

non esasperare un uomo gi in difficolt.

Non turbare un cuore esasperato,

non negare un dono al bisognoso.

Non respingere la supplica di un povero,

non distogliere lo sguardo dall'indigente.

Da chi ti chiede non distogliere lo sguardo,

non offrire a nessuno l'occasione di maledirti,

perch se uno ti maledice con amarezza,

il suo creatore esaudir la sua preghiera.

Fatti amare dalla comunit,

davanti a un grande abbassa il capo.

Porgi l'orecchio al povero

e rispondigli al saluto con affabilit.

Strappa l'oppresso dal potere dell'oppressore,

non essere pusillanime quando giudichi.

Sii come un padre per gli orfani

e come un marito per la loro madre

e sarai come un figlio dell'Altissimo,

ed egli ti amer pi di tua madre.



La sapienza esalta i suoi figli

e si prende cura di quanti la cercano.

Chi la ama, ama la vita,

quanti la cercano solleciti saranno ricolmi di gioia.

Chi la possiede erediter la gloria,

qualunque cosa intraprenda, il Signore lo benedice.

Coloro che la venerano rendono culto al Santo,

e il Signore ama coloro che la amano.

Chi l'ascolta giudica con equit,

chi le presta attenzione vivr tranquillo.

Chi confida in lei la otterr in eredit;

i suoi discendenti ne conserveranno il possesso.

Dapprima lo condurr per luoghi tortuosi,

gli incuter timore e paura,

lo tormenter con la sua disciplina,

finch possa fidarsi di lui

e lo abbia provato con i suoi decreti;

ma poi lo ricondurr sulla retta via

e gli manifester i propri segreti.

Se egli batte una falsa strada, lo lascer andare

e l'abbandoner in balia del suo destino.



Figlio, bada alle circostanze e guardati dal male:

cos non ti vergognerai di te stesso.

C' una vergogna che porta al peccato

e c' una vergogna che  onore e grazia.

Non usare riguardi a tuo danno

e non vergognarti a tua rovina.

Non astenerti dal parlare nel momento opportuno,

non nascondere la tua sapienza.

Difatti dalla parola si riconosce la sapienza

e l'istruzione dai detti della lingua.

Non contraddire alla verit,

ma vergognati della tua ignoranza.

Non arrossire di confessare i tuoi peccati,

non opporti alla corrente di un fiume.

Non sottometterti a un uomo stolto,

e non essere parziale a favore di un potente.

Lotta sino alla morte per la verit

e il Signore Dio combatter per te.

Non essere arrogante nel tuo linguaggio,

fiacco e indolente invece nelle opere.

Non essere come un leone in casa tua,

sospettoso con i tuoi dipendenti.

La tua mano non sia tesa per prendere

e chiusa invece nel restituire.





5.

Non confidare nelle tue ricchezze

e non dire: Questo mi basta.

Non seguire il tuo istinto e la tua forza

assecondando le passioni del tuo cuore.

Non dire: Chi mi dominer?,

perch il Signore senza dubbio far giustizia.

Non dire: Ho peccato, e che cosa mi  successo?,

perch il Signore  paziente.

Non essere troppo sicuro del perdono

tanto da aggiungere peccato a peccato.

Non dire: La sua misericordia  grande,

mi perdoner i molti peccati,

perch presso di lui ci sono misericordia e ira,

il suo sdegno si riverser sui peccatori.

Non aspettare a convertirti al Signore

e non rimandare di giorno in giorno,

poich improvvisa scoppier l'ira del Signore

e al tempo del castigo sarai annientato.

Non confidare in ricchezze ingiuste,

perch non ti gioveranno nel giorno della sventura.



Non ventilare il grano a qualsiasi vento

e non camminare su qualsiasi sentiero.

Sii costante nel tuo sentimento,

e unica sia la tua parola.

Sii pronto nell'ascoltare,

lento nel proferire una risposta.

Se conosci una cosa, rispondi al tuo prossimo;

altrimenti mettiti la mano sulla bocca.

Nel parlare ci pu essere onore o disonore,

la lingua dell'uomo  la sua rovina.

Non meritare il titolo di calunniatore

e non tendere insidie con la lingua;

poich la vergogna  per il ladro

e una condanna severa per l'uomo falso.

Non fare male n molto n poco,

e da amico non divenire nemico,





6.

perch un cattivo nome si attira vergogna e disprezzo;

cos accade al peccatore, falso nelle sue parole.

Non ti abbandonare alla tua passione,

perch non ti strazi come un toro furioso;

divorer le tue foglie e tu perderai i tuoi frutti,

s da renderti come un legno secco.

Una passione malvagia rovina chi la possiede

e lo fa oggetto di scherno per i nemici.



Una bocca amabile moltiplica gli amici,

un linguaggio gentile attira i saluti.

Siano in molti coloro che vivono in pace con te,

ma i tuoi consiglieri uno su mille.

Se intendi farti un amico, mettilo alla prova;

e non fidarti subito di lui.

C' infatti chi  amico quando gli fa comodo,

ma non resiste nel giorno della tua sventura.

C' anche l'amico che si cambia in nemico

e scoprir a tuo disonore i vostri litigi.

C' l'amico compagno a tavola,

ma non resiste nel giorno della tua sventura.

Nella tua fortuna sar come un altro te stesso,

e parler liberamente con i tuoi familiari.

Ma se sarai umiliato, si erger contro di te

e dalla tua presenza si nasconder.

Tieniti lontano dai tuoi nemici,

e dai tuoi amici guardati.

Un amico fedele  una protezione potente,

chi lo trova, trova un tesoro.

Per un amico fedele non c' prezzo,

non c' peso per il suo valore.

Un amico fedele  un balsamo di vita,

lo troveranno quanti temono il Signore.

Chi teme il Signore  costante nella sua amicizia,

perch come uno , cos sar il suo amico.



Figlio, sin dalla giovinezza medita la disciplina,

conseguirai la sapienza fino alla canizie.

Accostati a essa come chi ara e chi semina

e attendi i suoi ottimi frutti;

poich faticherai un po' per coltivarla,

ma presto mangerai dei suoi prodotti.

Essa  davvero aspra per gli stolti,

l'uomo senza coraggio non ci resiste;

per lui peser come una pietra di prova,

non tarder a gettarla via.

La sapienza infatti  come dice il suo nome,

ma non a molti essa  chiara.

Ascolta, figlio, e accetta il mio parere;

non rigettare il mio consiglio.

Introduci i tuoi piedi nei suoi ceppi,

il collo nella sua catena.

Piega la tua spalla e portala,

non disdegnare i suoi legami.

Avvicinati a essa con tutta l'anima

e con tutta la tua forza resta nelle sue vie.

Seguine le orme e cercala, ti si manifester;

e una volta raggiunta, non lasciarla.

Alla fine troverai in lei il riposo,

ed essa ti si cambier in gioia.

I suoi ceppi saranno per te una protezione potente,

le sue catene una veste di gloria.

Un ornamento d'oro ha su di s,

i suoi legami sono fili di porpora violetta.

Te ne rivestirai come di una veste di gloria,

te ne cingerai come di una corona magnifica.

Se lo vuoi, figlio, diventerai saggio;

applicandoti totalmente, diventerai abile.

Se ti  caro ascoltare, imparerai;

se porgerai l'orecchio, sarai saggio.

Frequenta le riunioni degli anziani;

qualcuno  saggio? Unisciti a lui.

Ascolta volentieri ogni parola divina

e le massime sagge non ti sfuggano.

Se vedi una persona saggia, va' presto da lei;

il tuo piede logori i gradini della sua porta.

Rifletti sui precetti del Signore,

medita sempre sui suoi comandamenti;

egli render saldo il tuo cuore,

e il tuo desiderio di sapienza sar soddisfatto.





7.

Non fare il male, perch il male non ti prenda.

Allontanati dall'iniquit ed essa si allontaner da te.

Figlio, non seminare nei solchi dell'ingiustizia

per non raccoglierne sette volte tanto.

Non domandare al Signore il potere

n al re un posto di onore.

Non farti giusto davanti al Signore

n saggio davanti al re.

Non cercare di divenire giudice,

che poi ti manchi la forza di estirpare l'ingiustizia;

altrimenti temeresti alla presenza del potente

e getteresti una macchia sulla tua dirittura.

Non offendere l'assemblea della citt

e non degradarti in mezzo al popolo.

Non ti impigliare due volte nel peccato,

perch neppure di uno resterai impunito.

Non dire: Egli guarder all'abbondanza dei miei doni,

e quando far l'offerta al Dio altissimo egli l'accetter.

Non mancare di fiducia nella tua preghiera

e non trascurare di fare elemosina.

Non deridere un uomo dall'animo amareggiato,

poich c' chi umilia e innalza.

Non fabbricare menzogne contro tuo fratello

e neppure qualcosa di simile contro l'amico.

Non volere in nessun modo ricorrere alla menzogna,

perch le sue conseguenze non sono buone.

Non parlare troppo nell'assemblea degli anziani

e non ripetere le parole della tua preghiera.

Non disprezzare il lavoro faticoso,

neppure l'agricoltura creata dall'Altissimo.

Non unirti alla moltitudine dei peccatori,

ricordati che la collera divina non tarder.

Umilia profondamente la tua anima,

perch castigo dell'empio sono fuoco e vermi.

Non cambiare un amico per interesse

n un fratello fedele per l'oro di Ofir.

Non disdegnare una sposa saggia e buona,

poich la sua bont vale pi dell'oro.

Non maltrattare uno schiavo che lavora fedelmente

n un mercenario che d tutto se stesso.

Ami l'anima tua un servo saggio

e non ricusargli la libert.



Hai bestiame? Abbine cura

se ti  utile, resti in tuo possesso.

Hai figli? Educali

e sottomettili fin dalla giovinezza.

Hai figlie? Vigila sui loro corpi

e non mostrare loro un volto troppo indulgente.

Accasa una figlia

e avrai compiuto un grande affare;

ma sposala a un uomo assennato.

Hai una moglie secondo il tuo cuore?

Non ripudiarla;

ma di quella odiata non fidarti.

Onora tuo padre con tutto il cuore

e non dimenticare i dolori di tua madre.

Ricorda che essi ti hanno generato;

che darai loro in cambio di quanto ti hanno dato?



Temi con tutta l'anima il Signore

e riverisci i suoi sacerdoti.

Ama con tutta la forza chi ti ha creato

e non trascurare i suoi ministri.

Temi il Signore e onora il sacerdote,

consegna la sua parte, come ti  stato comandato:

primizie, sacrifici espiatori, offerta delle spalle,

vittima di santificazione e primizie delle cose sante.



Al povero stendi la tua mano,

perch sia perfetta la tua benedizione.

La tua generosit si estenda a ogni vivente

e al morto non negare la tua grazia.

Non evitare coloro che piangono

e con gli afflitti mostrati afflitto.

Non indugiare a visitare un malato,

perch per questo sarai amato.

In tutte le tue opere ricordati della tua fine

e non cadrai mai nel peccato.





8.

Non litigare con un uomo potente

per non cadere poi nelle sue mani.

Non litigare con un uomo ricco

perch egli non t'opponga il peso del suo danaro,

poich l'oro ha corrotto molti

e ha fatto deviare il cuore dei re.

Non litigare con un uomo linguacciuto

e non aggiungere legna sul suo fuoco.

Non scherzare con l'ignorante,

perch non siano disprezzati i tuoi antenati.

Non insultare un uomo convertito dal peccato,

ricordati che siamo tutti degni di pena.

Non disprezzare un uomo quando  vecchio,

perch anche di noi alcuni invecchieranno.

Non gioire per la morte di qualcuno;

ricordati che tutti moriremo.

Non disdegnare i discorsi dei saggi,

medita piuttosto le loro massime,

perch da essi imparerai la dottrina

e potrai essere a servizio dei grandi.

Non trascurare i discorsi dei vecchi,

perch anch'essi hanno imparato dai loro padri;

da essi imparerai l'accorgimento

e come rispondere a tempo opportuno.

Non attizzare le bracie del peccatore,

per non bruciare nel fuoco della sua fiamma.

Non ritirarti dalla presenza del violento,

perch egli non ponga un agguato contro di te.

Non imprestare a un uomo pi forte di te;

quello che hai prestato, consideralo come perduto.

Non garantire oltre la tua possibilit;

se hai garantito, preoccupati di soddisfare.

Non muovere causa a un giudice,

perch giudicheranno in suo favore secondo il suo parere.

Con un avventuriero non metterti in viaggio,

per paura che ti diventi insopportabile

egli agir secondo il suo capriccio;

e andrai con lui in rovina per la sua insipienza.

Non litigare con un irascibile

e non traversare con lui un luogo solitario,

perch ai suoi occhi il sangue  come nulla:

dove non c' possibilit di aiuto ti assalir.

Non consigliarti con lo stolto,

perch non sapr mantenere un segreto.

Davanti a uno straniero non fare nulla di riservato,

perch non sai che cosa ne seguir.

Con un uomo qualsiasi non aprire il tuo cuore

ed egli non abbia a portare via il tuo bene.





9.

Non essere geloso della sposa amata,

per non inculcarle malizia a tuo danno.

Non dare l'anima tua alla tua donna,

s che essa s'imponga sulla tua forza.

Non incontrarti con una donna cortigiana,

ch non abbia a cadere nei suoi lacci.

Non frequentare una cantante,

per non essere preso dalle sue moine.

Non fissare il tuo sguardo su una vergine,

per non essere coinvolto nei suoi castighi.

Non dare l'anima tua alle prostitute,

per non perderci il patrimonio.

Non curiosare nelle vie della citt,

non aggirarti nei suoi luoghi solitari.

Distogli l'occhio da una donna bella,

non fissare una bellezza che non ti appartiene.

Per la bellezza di una donna molti sono periti,

per essa l'amore brucia come fuoco.

Non sederti mai accanto a una donna sposata,

non frequentarla per bere insieme con lei,

perch il tuo cuore non si innamori di lei

e per la tua passione tu non scivoli nella rovina.



Non abbandonare un vecchio amico,

perch quello recente non  uguale a lui.

Vino nuovo, amico nuovo;

quando sar invecchiato,

lo berrai con piacere.

Non invidiare la gloria del peccatore,

perch non sai quale sar la sua fine.

Non compiacerti del benessere degli empi,

ricordati che non giungeranno agli inferi impuniti.

Tieniti lontano dall'uomo che ha il potere di uccidere

e non sperimenterai il timore della morte.

Se l'avvicini, sta' attento a non sbagliare perch egli non ti
tolga la vita;

sappi che cammini in mezzo ai lacci e ti muovi sull'orlo delle
mura cittadine.

Rispondi come puoi al prossimo

e consigliati con i saggi.

Conversa con uomini assennati

e ogni tuo colloquio sia sulle leggi dell'Altissimo.

Tuoi commensali siano gli uomini giusti,

il tuo vanto sia nel timore del Signore.

Un lavoro per mano di esperti viene lodato,

ma il capo del popolo  saggio per il parlare.

Un uomo linguacciuto  il terrore della sua citt,

chi non sa controllare le parole sar detestato.





10.

Un governatore saggio educa il suo popolo;

l'autorit di un uomo assennato sar ben ordinata.

Quale il governatore del popolo, tali i suoi ministri;

quale il capo di una citt, tali tutti gli abitanti.

Un re senza formazione roviner il suo popolo;

una citt prosperer per il senno dei capi.

Il governo del mondo  nelle mani del Signore;

egli vi susciter al momento giusto l'uomo adatto.

Il successo dell'uomo  nelle mani del Signore,

che investir il magistrato della sua autorit.



Non crucciarti con il tuo prossimo per un torto qualsiasi;

non fare nulla in preda all'ira.

Odiosa al Signore e agli uomini  la superbia,

all'uno e agli altri  in abominio l'ingiustizia.

L'impero passa da un popolo a un altro

a causa delle ingiustizie, delle violenze e delle ricchezze.

Perch mai si insuperbisce chi  terra e cenere?

Anche da vivo le sue viscere sono ripugnanti.

La malattia  lunga, il medico se la ride;

chi oggi  re, domani morir.

Quando l'uomo muore

eredita insetti, belve e vermi.

Principio della superbia umana  allontanarsi dal Signore,

tenere il proprio cuore lontano da chi l'ha creato.

Principio della superbia infatti  il peccato

chi vi si abbandona diffonde intorno a s l'abominio.

Per questo il Signore rende incredibili i suoi castighi

e lo flagella sino a finirlo.

Il Signore ha abbattuto il trono dei potenti,

al loro posto ha fatto sedere gli umili.

Il Signore ha estirpato le radici delle nazioni,

al loro posto ha piantato gli umili.

Il Signore ha sconvolto le regioni delle nazioni,

e le ha distrutte fin dalle fondamenta della terra.

Le ha estirpate e annientate,

ha fatto scomparire dalla terra il loro ricordo.

Non  fatta per gli uomini la superbia,

n per i nati di donna l'arroganza.



Quale stirpe  onorata? La stirpe dell'uomo.

Quale stirpe  onorata? Coloro che temono il Signore.

Quale stirpe  ignobile? La stirpe dell'uomo.

Quale stirpe  ignobile? Coloro che trasgrediscono i
comandamenti.

Tra i fratelli  onorato il loro capo,

ma coloro che temono il Signore lo sono ai suoi occhi.

Uno ricco, onorato o povero,

ponga il proprio vanto nel timore del Signore.

Non  giusto disprezzare un povero assennato

e non conviene esaltare un uomo peccatore.

Il nobile, il giudice e il potente sono onorati;

ma nessuno di loro  pi grande di chi teme il Signore.

Uomini liberi serviranno un servo sapiente;

un uomo intelligente non mormora per questo.



Non fare il saccente nel compiere il tuo lavoro

e non gloriarti al momento del bisogno.

Meglio uno che lavora e abbonda di tutto

che chi va in giro vantandosi e manca di cibo.

Figlio, con modestia glorifica l'anima tua

e rendile onore secondo che merita.

Chi dar ragione a uno che si d torto da s?

Chi stimer uno che si disprezza?

Un povero  onorato per la sua scienza,

un ricco  onorato per la sua ricchezza.

Chi  onorato nella povert,

quanto pi lo sar nella ricchezza?

Chi  disprezzato nella ricchezza,

quanto pi lo sar nella povert?





11.

La sapienza dell'umile gli far tenere alta la testa,

gli permetter di sedere tra i grandi.

Non lodare un uomo per la sua bellezza

e non detestare un uomo per il suo aspetto.

L'ape  piccola tra gli esseri alati,

ma il suo prodotto ha il primato fra i dolci sapori.

Non ti vantare per le vesti che indossi

e non insuperbirti nel giorno della gloria,

poich stupende sono le opere del Signore,

eppure sono nascoste agli uomini le opere sue.

Molti sovrani sedettero sulla polvere

e uno sconosciuto cinse il loro diadema.

Molti potenti furono umiliati profondamente;

uomini illustri furono consegnati in potere altrui.



Non biasimare prima di avere indagato,

prima rifletti e quindi condanna.

Non rispondere prima di avere ascoltato,

in mezzo ai discorsi non intrometterti.

Per una cosa di cui non hai bisogno non litigare,

non immischiarti nelle liti dei peccatori.

Figlio, la tua attivit non abbracci troppe cose;

se esageri, non sarai esente da colpa;

anche se corri, non arriverai

e non riuscirai a scampare con la fuga.

C' chi lavora, fatica e si affanna:

eppure resta tanto pi indietro.



C' chi  debole e ha bisogno di soccorso,

chi  privo di beni e ricco di miseria:

eppure il Signore lo guarda con benevolenza,

lo solleva dalla sua bassezza

e lo fa stare a testa alta,

s che molti ne sono stupiti.

Bene e male, vita e morte,

povert e ricchezza, tutto proviene dal Signore.

Sapienza, senno e conoscenza della legge vengono dal Signore;

carit e rettitudine sono dono del Signore.

Errore e tenebre sono per gli empi

e il male resta per i malvagi.

Il dono del Signore  assicurato ai pii

e il suo favore li rende felici per sempre.

C' chi  ricco a forza di attenzione e di risparmio;

ed ecco la parte della sua ricompensa:

mentre dice: Ho trovato riposo;

ora mi godr i miei beni,

non sa quanto tempo ancora trascorrer;

lascer tutto ad altri e morir.

Sta' fermo al tuo impegno e fanne la tua vita,

invecchia compiendo il tuo lavoro.

Non ammirare le opere del peccatore,

confida nel Signore e persevera nella fatica,

perch  facile per il Signore

arricchire un povero all'improvviso.

La benedizione del Signore

 la ricompensa del pio;

in un istante Dio far sbocciare la sua benedizione.

Non dire: Di che cosa ho bisogno

e di quali beni disporr d'ora innanzi?.

Non dire: Ho quanto mi occorre;

che cosa potr ormai capitarmi di male?.

Nel tempo della prosperit si dimentica la sventura;

nel tempo della sventura non si ricorda la prosperit.

E' facile per il Signore nel giorno della morte

rendere all'uomo secondo la sua condotta.

L'infelicit di un'ora fa dimenticare il benessere;

alla morte di un uomo si rivelano le sue opere.

Prima della fine non chiamare nessuno beato;

un uomo si conosce veramente alla fine.



Non portare in casa qualsiasi persona,

perch sono molte le insidie del fraudolento.

Una pernice da richiamo in gabbia,

tale il cuore del superbo;

come una spia egli attende la tua caduta.

Cambiando il bene in male tende insidie,

trover difetti anche nelle cose migliori.

Da una scintilla di fuoco si riempie il braciere,

il peccatore sta in agguato per spargere sangue.

Guardati dal malvagio, poich egli il male prepara,

che non contamini per sempre anche te.

Ospita un estraneo, ti metter sottosopra ogni cosa

e ti render estraneo ai tuoi.





12.

Se fai il bene, sappi a chi lo fai;

cos avrai una ricompensa per i tuoi benefici.

Fa' il bene al pio e ne avrai il contraccambio,

se non da lui, certo dall'Altissimo.

Nessun beneficio a chi si ostina nel male

n a chi rifiuta di fare l'elemosina.

Da' al pio e non aiutare il peccatore.

Benefica il misero e non dare all'empio,

impedisci che gli diano il pane e tu non dargliene,

perch egli non ne usi per dominarti;

difatti tu riceverai il male in doppia misura

per tutti i benefici che gli avrai fatto.

Poich anche l'Altissimo odia i peccatori

e far giustizia degli empi.

Da' al buono e non aiutare il peccatore.



L'amico non si pu riconoscere nella prosperit,

ma nell'avversit il nemico non si nasconder.

Quando uno prospera, i suoi nemici sono nel dolore;

ma quando uno  infelice, anche l'amico se ne separa.

Non fidarti mai del tuo nemico,

poich, come il metallo s'arrugginisce, cos la sua malvagit.

Anche se si abbassa e cammina curvo,

sta' attento e guardati da lui;

comportati con lui come chi pulisce uno specchio

e ti accorgerai che la sua ruggine non resiste a lungo.

Non metterlo al tuo fianco,

perch non ti rovesci e si ponga al tuo posto,

non farlo sedere alla tua destra,

perch non ricerchi la tua sedia,

e alla fine tu conosca la verit delle mie parole

e senta rimorso per i miei detti.

Chi avr piet di un incantatore morso da un serpente

e di quanti si avvicinano alle belve?

Cos capita a chi si associa a un peccatore

e s'imbratta dei suoi misfatti.

Per un momento rimarr con te,

ma se cadi, egli non regger pi.

Il nemico ha il dolce sulle labbra,

ma in cuore medita di gettarti in una fossa.

Il nemico avr lacrime agli occhi,

ma se trover l'occasione, non si sazier del tuo sangue.

Se ti capiter il male, egli sar l per primo

e con il pretesto di aiutarti, ti prender per il tallone.

Scuoter il capo e batter le mani,

poi bisbigliando a lungo cambier faccia.





13.

Chi maneggia la pece si sporca,

chi frequenta il superbo diviene simile a lui.

Non portare un peso troppo grave,

non associarti a uno pi forte e pi ricco di te.

Come una pentola di coccio far societ con una caldaia?

Questa l'urter e quella andr in frantumi.

Il ricco commette ingiustizia e per di pi grida forte,

il povero riceve ingiustizia e per di pi deve scusarsi.

Se puoi essergli utile, approfitter di te;

se hai bisogno, ti abbandoner.

Se possiedi, vivr con te;

ti spoglier e non ne avr alcuna pena.

Ha bisogno di te? Ti imbroglier,

ti sorrider e ti dar una speranza,

ti rivolger belle parole

e domander: Di che cosa hai bisogno?.

Ti far arrossire con i suoi banchetti,

finch non ti avr spremuto due o tre volte.

Alla fine ti derider; poi vedendoti ti eviter

e scuoter il capo davanti a te.

Sta' attento a non lasciarti imbrogliare

n umiliare per la tua stoltezza.

Quando un potente ti chiama, allontanati;

egli ti chiamer sempre di pi.

Non essere invadente per non essere respinto,

ma non allontanarti troppo per non essere dimenticato.

Non credere di trattare alla pari con lui

e non fidarti delle sue molte parole;

con la sua molta loquacit ti metter alla prova

e quasi sorridendo ti esaminer.

Spietato chi non mantiene le parole,

non ti risparmier maltrattamenti e catene.

Guardati e sta' attento,

perch cammini insieme alla tua rovina.

Ogni creatura vivente ama il suo simile,

ogni uomo il suo vicino.

Ogni essere si accoppia secondo la sua specie;

l'uomo si associa a chi gli  simile.

Che cosa vi pu essere in comune tra il lupo e l'agnello?

Lo stesso accade fra il peccatore e il pio.

Quale pace pu esserci fra la iena e il cane?

Quale intesa tra il ricco e il povero?

Sono preda dei leoni gli onagri nel deserto;

cos pascolo dei ricchi sono i poveri.

La condizione umile  in abominio al superbo;

cos il povero  in abominio al ricco.

Se il ricco vacilla,  sostenuto dagli amici;

se il povero cade, anche dagli amici  respinto.

Se cade il ricco molti lo aiutano;

dice cose insulse? Eppure lo si felicita.

Se cade il povero, lo si rimprovera;

se dice cose assennate, non ci si bada.

Parla il ricco, tutti tacciono

ed esaltano fino alle nuvole il suo discorso.

Parla il povero e dicono: Chi  costui?.

Se inciampa, l'aiutano a cadere.



La ricchezza  buona, se  senza peccato;

la povert  cattiva a detta dell'empio.

Il cuore dell'uomo cambia il suo volto

o in bene o in male.

Indice di un cuore buono  una faccia gioiosa,

ma la scoperta di proverbi  un lavoro ben faticoso.





14.

Beato l'uomo che non ha peccato con le parole

e non  tormentato dal rimorso dei peccati.

Beato chi non ha nulla da rimproverarsi

e chi non ha perduto la sua speranza.



A un uomo gretto non conviene la ricchezza,

a che servono gli averi a un uomo avaro?

Chi accumula a forza di privazioni accumula per altri,

con i suoi beni faranno festa gli estranei.

Chi  cattivo con se stesso con chi si mostrer buono?

Non sa godere delle sue ricchezze.

Nessuno  peggiore di chi tormenta se stesso;

questa  la ricompensa della sua malizia.

Se fa il bene, lo fa per distrazione;

ma alla fine mostrer la sua malizia.

E' malvagio l'uomo dall'occhio invidioso;

volge altrove lo sguardo e disprezza la vita altrui.

L'occhio dell'avaro non si accontenta di una parte,

l'insana cupidigia inaridisce l'anima sua.

Un occhio cattivo  invidioso anche del pane

e sulla sua tavola esso manca.



Figlio, per quanto ti  possibile, trattati bene

e presenta al Signore le offerte dovute.

Ricordati che la morte non tarder

e il decreto degli inferi non t' stato rivelato.

Prima di morire fa' del bene all'amico;

secondo le tue possibilit sii con lui generoso.

Non privarti di un giorno felice;

non ti sfugga alcuna parte di un buon desiderio.

Forse non lascerai a un altro le tue sostanze

e le tue fatiche per essere divise fra gli eredi?

Regala e accetta regali, distrai l'anima tua,

perch negli inferi non c' gioia da ricercare.

Ogni corpo invecchia come un abito,

 una legge da sempre: Certo si muore!.

Come foglie verdi su un albero frondoso:

le une lascia cadere, altre ne fa spuntare,

lo stesso avviene per le generazioni di carne e di sangue:

le une muoiono, altre ne nascono.

Ogni opera corruttibile scompare;

chi la compie se ne andr con essa.



Beato l'uomo che medita sulla sapienza

e ragiona con l'intelligenza;

considera nel cuore le sue vie,

ne penetra con la mente i segreti.

La insegue come uno che segue una pista,

si apposta sui suoi sentieri.

Egli spia alle sue finestre

e sta ad ascoltare alla sua porta.

Fa sosta vicino alla sua casa

e fissa un chiodo nelle sue pareti;

alza la propria tenda presso di essa

e si ripara in un rifugio di benessere;

mette i propri figli sotto la sua protezione

e sotto i suoi rami soggiorna;

da essa sar protetto contro il caldo,

egli abiter all'ombra della sua gloria.





15.

Cos agir chi teme il Signore;

chi  fedele alla legge otterr anche la sapienza.

Essa gli andr incontro come una madre,

l'accoglier come una vergine sposa;

lo nutrir con il pane dell'intelligenza,

lo disseter con l'acqua della sapienza.

Egli si appogger su di lei e non vaciller,

si affider a lei e non rester confuso.

Essa l'innalzer sopra i suoi compagni

e gli far aprire bocca in mezzo all'assemblea;

egli trover contentezza e una corona di gioia

e otterr fama perenne.

Gli insensati non conseguiranno mai la sapienza,

i peccatori non la contempleranno mai.

Essa sta lontana dalla superbia,

i bugiardi non pensano a essa.

La sua lode non s'addice alla bocca del peccatore,

perch non gli  stata concessa dal Signore.

La lode infatti va celebrata con sapienza;

 il Signore che la diriger.



Non dire: Mi sono ribellato per colpa del Signore,

perch ci che egli detesta, non devi farlo.

Non dire: Egli mi ha sviato,

perch egli non ha bisogno di un peccatore.

Il Signore odia ogni abominio,

esso non  voluto da chi teme Dio.

Egli da principio cre l'uomo

e lo lasci in balia del suo proprio volere.

Se vuoi, osserverai i comandamenti;

l'essere fedele dipender dal tuo buonvolere.

Egli ti ha posto davanti il fuoco e l'acqua;

l dove vuoi stenderai la tua mano.

Davanti agli uomini stanno la vita e la morte;

a ognuno sar dato ci che a lui piacer.

Grande infatti  la sapienza del Signore,

egli  onnipotente e vede tutto.

I suoi occhi su coloro che lo temono,

egli conosce ogni azione degli uomini.

Egli non ha comandato a nessuno di essere empio

e non ha dato a nessuno il permesso di peccare.





16.

Non desiderare una moltitudine di figli buoni a nulla,

non gioire per figli empi.

Se aumentano di numero non gioire,

se sono privi del timore del Signore.

Non confidare su una loro vita lunga

e non fondarti sul loro numero,

poich  preferibile uno a mille

e morire senza figli che averne degli empi.

La citt potr ripopolarsi per opera di un solo assennato,

mentre la stirpe degli iniqui sar distrutta.

Il mio occhio ha visto molte simili cose;

il mio orecchio ne ha sentite ancora pi gravi.

Nell'assemblea dei peccatori un fuoco si accende,

contro un popolo ribelle  divampata l'ira.

Dio non perdon agli antichi giganti,

che si erano ribellati per la loro forza.

Non risparmi i concittadini di Lot,

che egli aveva in orrore per la loro superbia.

Non ebbe piet di nazioni di perdizione,

che si erano esaltate per i loro peccati.

Cos tratt i seicentomila uomini

che sono periti per l'ostinazione del loro cuore.

Ci fosse un solo uomo di dura cervice,

sarebbe strano se restasse impunito,

poich misericordia e ira sono in Dio,

potente quando perdona e quando riversa l'ira.

Tanto grande la sua misericordia,

quanto grande la sua severit;

egli giudicher l'uomo secondo le sue opere.

Non sfuggir il peccatore con la sua rapina,

ma neppure la pazienza del pio sar delusa.

Egli far posto a tutta la sua generosit;

ciascuno sar trattato secondo le sue opere.



Non dire: Mi terr celato al Signore!

Chi penser a me lass?

Non sar riconosciuto fra un popolo numeroso,

chi sar io in mezzo a una creazione senza numero?.

Ecco, il cielo e il cielo dei cieli,

l'abisso e la terra sussultano quando egli appare.

Anche i monti e le fondamenta della terra

si scuotono di spavento quando egli li guarda.

Ma nessuno riflette su queste cose;

al suo modo di agire chi ci bada?

Anche la bufera che nessuno contempla,

e la maggior parte delle sue opere sono nel mistero.

Chi a Dio annunzier le opere di giustizia?

Ovvero chi le attende? L'alleanza infatti  lontana.

Tali cose pensa chi ha il cuore perverso;

lo stolto, appunto errando, pensa sciocchezze.



Ascoltami, figlio, e impara la scienza;

e sii attento nel tuo cuore alle mie parole.

Manifester con esattezza la mia dottrina;

con cura annunzier la scienza.

Nella creazione del Signore le sue opere sono fin dal principio,

e dalla loro origine ne separo le parti.

Egli ordin per l'eternit le sue opere,

ne stabil l'attivit per le generazioni future.

Non hanno fame n si stancano,

eppure non interrompono il loro lavoro.

Nessuna di loro urta la sua vicina,

mai disubbidiranno a un suo comando.

Dopo ci il Signore riguard sulla terra

e la riemp dei suoi doni.

Ne ricopr la superficie con ogni genere di viventi

e a essa faranno ritorno.





17.

Il Signore cre l'uomo dalla terra

e a essa lo fa tornare di nuovo.

Egli assegn agli uomini giorni contati e un tempo fissato,

diede loro il dominio di quanto  sulla terra.

Secondo la sua natura li rivest di forza,

e a sua immagine li form.

Egli infuse in ogni essere vivente il timore dell'uomo,

perch l'uomo dominasse sulle bestie e sugli uccelli.

Discernimento, lingua, occhi, orecchi e cuore

diede loro perch ragionassero.

Li riemp di dottrina e d'intelligenza

e indic loro anche il bene e il male.

Pose lo sguardo nei loro cuori

per mostrare loro la grandezza delle sue opere.

Loderanno il suo santo nome

per narrare la grandezza delle sue opere.

Inoltre pose davanti a loro la scienza

e diede loro in eredit la legge della vita.

Stabil con loro un'alleanza eterna

e fece loro conoscere i suoi decreti.

I loro occhi contemplarono la grandezza della sua gloria,

i loro orecchi sentirono la magnificenza della sua voce.

Disse loro: Guardatevi da ogni ingiustizia!,

e diede a ciascuno precetti verso il prossimo.

Le loro vie sono sempre davanti a lui,

non restano nascoste ai suoi occhi.

Su ogni popolo mise un capo,

ma Israele  la porzione del Signore.

Tutte le loro opere sono davanti a lui come il sole,

i suoi occhi osservano sempre la loro condotta.

A lui non sono nascoste le loro ingiustizie,

tutti i loro peccati sono davanti al Signore.

La beneficenza dell'uomo  per lui come un sigillo,

egli serber la generosit come la propria pupilla!

Alla fine si lever e render loro la ricompensa,

riverser su di loro il contraccambio.

Ma a chi si pente egli offre il ritorno,

consola quanti vengono meno nella pazienza.



Ritorna al Signore e cessa di peccare,

prega davanti a lui e cessa di offendere.

Fa' ritorno all'Altissimo e volta le spalle all'ingiustizia;

detesta interamente l'iniquit.

Negli inferi infatti chi loder l'Altissimo,

al posto dei viventi e di quanti gli rendono lode?

Da un morto, che non  pi, la riconoscenza si perde,

chi  vivo e sano loda il Signore.

Quanto  grande la misericordia del Signore,

il suo perdono per quanti si convertono a lui!

L'uomo non pu avere tutto,

poich un figlio dell'uomo non  immortale.

Che c' di pi luminoso del sole? Anch'esso scompare.

Cos carne e sangue pensano al male.

Esso sorveglia le schiere delle altezze celesti,

ma gli uomini sono tutti terra e cenere.





18.

Colui che vive per sempre ha creato l'intero universo.

Il Signore soltanto  riconosciuto giusto.

A nessuno  possibile svelare le sue opere

e chi pu indagare le sue grandezze?

La potenza della sua maest chi potr misurarla?

Chi riuscir a narrare le sue misericordie?

Non c' nulla da togliere e nulla da aggiungere;

non  possibile indagare le meraviglie del Signore.

Quando uno ha finito, allora comincia;

quando si ferma, allora rimane perplesso.



Che  l'uomo? E a che pu servire?

Qual  il suo bene e qual  il suo male?

Quanto al numero dei giorni dell'uomo,

cento anni sono gi molti.

Come una goccia d'acqua nel mare e un grano di sabbia,

cos questi pochi anni in un giorno dell'eternit.

Per questo il Signore  paziente con gli uomini

e riversa su di essi la sua misericordia.

Vede e conosce che la loro sorte  misera,

per questo moltiplica il perdono.

La misericordia dell'uomo riguarda il prossimo,

la misericordia del Signore ogni essere vivente.

Egli rimprovera, corregge, ammaestra

e guida come un pastore il suo gregge.

Ha piet di quanti accettano la dottrina

e di quanti sono zelanti per le sue decisioni.



Figlio, ai benefici non aggiungere il rimprovero,

e a ogni dono parole amare.

La rugiada non mitiga forse il calore?

Cos una parola  pi pregiata del dono.

Ecco, non vale una parola pi di un ricco dono?

L'uomo caritatevole offre l'una e l'altro.

Lo stolto rimprovera senza riguardo,

il dono dell'invidioso fa languire gli occhi.



Prima di parlare, impara;

curati ancor prima di ammalarti.

Prima del giudizio esamina te stesso,

cos al momento del verdetto troverai perdono.

Umiliati, prima di cadere malato,

e quando hai peccato, mostra il pentimento.

Nulla ti impedisca di soddisfare a tempo un voto,

non aspettare fino alla morte per sdebitarti.

Prima di fare un voto prepara te stesso,

non fare come un uomo che tenta il Signore.

Pensa all'ira del giorno della morte,

al tempo della vendetta,

quando egli distoglier lo sguardo da te.

Pensa alla carestia nel tempo dell'abbondanza;

alla povert e all'indigenza nei giorni di ricchezza.

Dal mattino alla sera il tempo cambia;

e tutto  effimero davanti al Signore.

Un uomo saggio  circospetto in ogni cosa;

nei giorni del peccato si astiene dalla colpa.

Ogni uomo assennato conosce la sapienza

e a colui che l'ha trovata rende omaggio.

Quelli istruiti nel parlare anch'essi diventano saggi,

fanno piovere massime eccellenti.



Non seguire le passioni;

poni un freno ai tuoi desideri.

Se ti concedi la soddisfazione della passione,

essa ti render oggetto di scherno ai tuoi nemici.

Non godere una vita di piaceri,

sua conseguenza  una doppia povert.

Non impoverire scialacquando con denaro preso a prestito,

quando non hai nulla nella borsa.





19.

Un operaio ubriacone non arricchir;

chi disprezza il poco cadr presto.

Vino e donne traviano anche i saggi,

ancora pi temerario  chi frequenta prostitute.

Tarli e vermi lo erediteranno,

il temerario sar eliminato.



Chi si fida con troppa facilit  di animo leggero,

chi pecca danneggia se stesso.

Chi si compiace del male sar condannato;

chi odia la loquacit sfugge al male.

Non riferire mai una diceria

e non ne avrai alcun danno;

non parlarne n all'amico n al nemico,

e se puoi farlo senza colpa, non svelare nulla.

Altrimenti chi ti ascolta diffider di te

e all'occasione ti avr in odio.

Hai udito una parola? Muoia con te!

Sta' sicuro, non ti far scoppiare.

Per una parola lo stolto ha i dolori,

come la partoriente per un bambino.

Una freccia confitta nella carne della coscia:

tale una parola in seno allo stolto.

Interroga l'amico: forse non ha fatto nulla,

se qualcosa ha fatto, perch non continui pi.

Interroga il prossimo: forse non ha detto nulla,

e se qualcosa ha detto, perch non lo ripeta.

Interroga l'amico, perch spesso si tratta di calunnia;

non credere a ogni parola.

C' chi sdrucciola, ma non di proposito;

e chi non ha peccato con la sua lingua?

Interroga il tuo prossimo, prima di minacciarlo;

fa' intervenire la legge dell'Altissimo.



Tutta la sapienza  timore di Dio

e in ogni sapienza  la pratica della legge.

Non c' sapienza nella conoscenza del male;

non  mai prudenza il consiglio dei peccatori.

C' un'abilit che  abominevole,

c' uno stolto cui manca solo la saggezza.

Meglio uno di scarsa intelligenza ma timorato,

che uno molto intelligente ma trasgressore della legge.

Esiste un'abilit scaltra, ma ingiusta;

c' chi intriga per prevalere in giudizio.

C' il malvagio curvo nella sua tristezza,

ma il suo intimo  pieno di inganno;

abbassa il volto e finge di essere sordo,

ma, quando non  osservato, avr il sopravvento.

E se per mancanza di forza gli  impedito di peccare,

all'occasione propizia far del male.

Dall'aspetto si conosce l'uomo,

dal volto si conosce l'uomo di senno.

Il vestito di un uomo, la bocca sorridente

e la sua andatura rivelano quello che .





20.

C' un rimprovero che  fuori tempo,

c' chi tace ed  prudente.

Quanto  meglio rimproverare che covare l'ira!

Chi si confessa colpevole evita l'umiliazione.

Un eunuco che vuole deflorare una ragazza,

cos chi vuole rendere giustizia con la violenza.

C' chi tace ed  ritenuto saggio,

e c' chi  odiato per la sua loquacit.

C' chi tace perch non sa che cosa rispondere

e c' chi tace perch conosce il momento propizio.

L'uomo saggio sta zitto fino al momento opportuno,

il millantatore e lo stolto lo trascurano.

Chi abbonda nel parlare si render abominevole,

chi vuole assolutamente imporsi sar odiato.



Nelle disgrazie pu trovarsi la fortuna per un uomo,

mentre un profitto pu essere una perdita.

C' una generosit, che non ti arreca vantaggi

e c' una generosit che rende il doppio.

C' un'umiliazione che viene dalla gloria

e c' chi dall'umiliazione alza la testa.

C' chi compra molte cose con poco

e chi le paga sette volte il loro valore.



Il saggio si rende amabile con le sue parole,

le cortesie degli stolti sono sciupate.

Il dono di uno stolto non ti giover,

perch i suoi occhi bramano ricevere pi di quanto ha dato.

Egli dar poco, ma rinfaccer molto;

aprir la sua bocca come un banditore.

Oggi dar in prestito e domani richieder;

uomo odioso  costui.

Lo stolto dice: Non ho un amico,

non c' gratitudine per i miei benefici.

Quelli che mangiano il mio pane sono lingue cattive.

Quanto spesso e quanti si burleranno di lui!

Meglio scivolare sul pavimento che con la lingua;

per questo la caduta dei cattivi giunge rapida.

Un uomo senza grazia  un discorso inopportuno:

 sempre sulla bocca dei maleducati.

Non si accetta una massima dalla bocca dello stolto,

perch non  mai detta a proposito.

C' chi  impedito di peccare dalla miseria

e durante il riposo non avr rimorsi.

C' chi si rovina per rispetto umano

e si rovina per la faccia di uno stolto.

C' chi per rispetto umano fa promesse a un amico;

in tal modo se lo rende gratuitamente nemico.



Brutta macchia nell'uomo la menzogna,

si trova sempre sulla bocca degli ignoranti.

Meglio un ladro che un mentitore abituale,

ma tutti e due condivideranno la rovina.

L'abitudine del bugiardo  un disonore,

la vergogna lo accompagner sempre.



Il saggio si fa onore con i discorsi,

l'uomo prudente piace ai grandi.

Chi lavora la terra accrescer il raccolto;

chi piace ai grandi si fa perdonare l'ingiustizia.

Regali e doni accecano gli occhi dei saggi,

come bavaglio sulla bocca, soffocano i rimproveri.

Sapienza nascosta e tesoro invisibile:

a che servono l'una e l'altro?

Fa meglio chi nasconde la stoltezza

che colui che nasconde la sapienza.





21.

Figlio, hai peccato? Non farlo pi

e prega per le colpe passate.

Come alla vista del serpente fuggi il peccato:

se ti avvicini, ti morder.

Denti di leone sono i suoi denti,

capaci di distruggere vite umane.

Ogni trasgressione  come spada a doppio taglio:

non c' rimedio per la sua ferita.

Spavento e violenza fanno svanire la ricchezza;

cos la casa del superbo sar devastata.

La preghiera del povero va dalla sua bocca agli orecchi di Dio,

il giudizio di lui verr a suo favore.

Chi odia il rimprovero segue le orme del peccatore,

ma chi teme il Signore si convertir di cuore.

Da lontano si riconosce il linguacciuto,

ma l'assennato conosce il suo scivolare.

Chi costruisce la sua casa con ricchezze altrui

 come chi ammucchia pietre per l'inverno.

Mucchio di stoppa  una riunione di iniqui;

la loro fine  una fiammata di fuoco.

La via dei peccatori  appianata e senza pietre;

ma al suo termine c' il baratro degli inferi.



Chi osserva la legge domina il suo istinto,

il risultato del timore del Signore  la sapienza.

Non diventer educato chi manca di capacit,

ma c' anche una capacit che aumenta l'amarezza.

La scienza del saggio cresce come una piena;

il suo consiglio  come una sorgente di vita.

L'interno dello stolto  come un vaso rotto:

non potr contenere alcuna scienza.

Se un assennato ascolta un discorso intelligente,

l'approver e lo completer;

se l'ascolta un dissoluto, se ne dispiace

e lo getta via dietro la schiena.

Il parlare dello stolto  come un fardello nel cammino,

ma sulle labbra dell'intelligente

si trova la grazia.

La parola del prudente  ricercata nell'assemblea;

si rifletter seriamente sui suoi discorsi.

Come casa in rovina,

cos la sapienza per lo stolto;

scienza dell'insensato i discorsi incomprensibili.

Ceppi ai piedi  la disciplina per l'insensato

e come manette nella sua destra.

Lo stolto alza la voce mentre ride;

ma l'uomo saggio sorride appena in silenzio.

Ornamento d'oro  la disciplina per l'assennato;

 come un monile al braccio destro.

Il piede dello stolto si precipita verso una casa,

l'uomo sperimentato si mostrer rispettoso.

Lo stolto spia dalla porta l'interno della casa,

l'uomo educato se ne star fuori.

E' cattiva educazione d'un uomo origliare alla porta;

l'uomo prudente ne resterebbe confuso.

Le labbra degli stolti ripetono sciocchezze,

le parole dei prudenti sono pesate sulla bilancia.

Sulla bocca degli stolti  il loro cuore,

i saggi invece hanno la bocca nel cuore.

Quando un empio maledice l'avversario,

maledice se stesso.

Il maldicente danneggia se stesso

e sar detestato dal suo ambiente.





22.

Il pigro  simile a una pietra imbrattata:

ognuno fischia in suo disprezzo.

Il pigro  simile a una palla di sterco:

chi la raccoglie scuote la mano.



Vergogna per un padre avere un figlio maleducato;

se si tratta di una figlia,  la sua rovina.

Una figlia prudente sar un tesoro per il marito,

quella disonorevole un dolore per chi l'ha generata.

La sfacciata disonora il padre e il marito

e dall'uno e dall'altro sar disprezzata.

Come musica durante il lutto i discorsi fuori tempo,

ma frusta e correzione in ogni tempo sono saggezza.



Incolla cocci chi ammaestra uno stolto,

sveglia un dormiglione dal sonno profondo.

Ragiona con un insonnolito chi ragiona con lo stolto;

alla fine egli dir: Che cosa c'?.

Piangi per un morto, poich ha perduto la luce;

piangi per uno stolto, poich ha perduto il senno.

Piangi meno tristemente per un morto, ch ora riposa,

ma la vita dello stolto  peggiore della morte.

Il lutto per un morto, sette giorni;

per uno stolto ed empio, tutti i giorni della sua vita.

Con un insensato non prolungare il discorso,

non frequentare l'insipiente;

guardati da lui, per non avere noie,

per non contaminarti al suo contatto.

Allontanati da lui e troverai pace,

non sarai seccato dalla sua insipienza.

Che c' di pi pesante del piombo?

qual  il suo nome se non lo stolto?.

Sabbia, sale, palla di ferro

sono pi facili a portare che un insensato.

Una travatura di legno ben connessa in una casa

non si scompagina in un terremoto,

cos un cuore deciso dopo una matura riflessione

non verr meno al momento del pericolo.

Un cuore basato su sagge riflessioni

 come un intonaco su un muro rifinito.

Una palizzata posta su un'altura

di fronte al vento non resiste,

cos un cuore meschino, basato sulle sue fantasie,

di fronte a qualsiasi timore non resiste.



Chi punge un occhio lo far lacrimare;

chi punge un cuore ne scopre il sentimento.

Chi scaglia pietre contro uccelli li mette in fuga,

chi offende un amico rompe l'amicizia.

Se hai sguainato la spada contro un amico,

non disperare, pu esserci un ritorno.

Se hai aperto la bocca contro un amico,

non temere, pu esserci riconciliazione,

tranne il caso di insulto e di arroganza,

di segreti svelati e di un colpo a tradimento;

in questi casi ogni amico scomparir.

Conquistati la fiducia del prossimo nella sua povert

per godere con lui nella sua prosperit.

Nel tempo della tribolazione restagli vicino,

per avere parte alla sua eredit.

Prima del fuoco vapore e fumo nel camino,

cos prima dello spargimento del sangue le ingiurie.

Non mi vergogner di proteggere un amico,

non mi nasconder davanti a lui.

Se mi succeder il male a causa sua,

chiunque lo venga a sapere si guarder da lui.



Chi porr una guardia sulla mia bocca,

sulle mie labbra un sigillo prudente,

perch io non cada per colpa loro

e la mia lingua non sia la mia rovina?





23.

Signore, padre e padrone della mia vita,

non abbandonarmi al loro volere,

non lasciarmi cadere a causa loro.

Chi applicher la frusta ai miei pensieri,

al mio cuore la disciplina della sapienza?

Perch non siano risparmiati i miei errori

e i miei peccati non restino impuniti,

perch non si moltiplichino i miei errori

e non aumentino di numero i miei peccati,

io non cada davanti ai miei avversari

e il nemico non gioisca sul mio conto.

Signore, padre e Dio della mia vita,

non mettermi in balia di sguardi sfrontati

e allontana da me la concupiscenza.

Sensualit e libidine non s'impadroniscano di me;

a desideri vergognosi non mi abbandonare.



Figli, ascoltate l'educazione della bocca;

chi l'osserva non si perder.

Il peccatore  vittima delle proprie labbra,

il maldicente e il superbo vi trovano inciampo.

Non abituare la bocca al giuramento,

non abituarti a nominare il nome del Santo.

Come uno schiavo interrogato di continuo

non sar senza lividure,

cos chi giura e ha sempre in bocca Dio

non sar esente da peccato.

Un uomo dai molti giuramenti si riempie di iniquit;

il flagello non si allontaner dalla sua casa.

Se cade in fallo, il suo peccato  su di lui;

se non ne tiene conto, pecca due volte.

Se giura il falso non sar giustificato,

la sua casa si riempir di sventure.



C' un modo di parlare che si pu paragonare alla morte;

non si trovi nella discendenza di Giacobbe.

Dagli uomini pii tutto ci sia respinto,

cos non si rotoleranno nei peccati.

La tua bocca non si abitui a volgarit grossolane,

in esse infatti c' motivo di peccato.

Ricorda tuo padre e tua madre,

quando siedi tra i grandi,

non dimenticarli mai davanti a costoro,

e per abitudine non dire sciocchezze;

potresti desiderare di non essere nato

e maledire il giorno della tua nascita.

Un uomo abituato a discorsi ingiuriosi

non si corregger in tutta la sua vita.



Due specie di colpe moltiplicano i peccati,

la terza provoca l'ira:

una passione ardente come fuoco acceso

non si calmer finch non sar consumata;

un uomo impudico nel suo corpo

non smetter finch non lo divori il fuoco;

per l'uomo impuro ogni pane  appetitoso,

non si stancher finch non muoia.

L'uomo infedele al proprio letto

dice fra s: Chi mi vede?

Tenebra intorno a me e le mura mi nascondono;

nessuno mi vede, che devo temere?

Dei miei peccati non si ricorder l'Altissimo.

Il suo timore riguarda solo gli occhi degli uomini;

non sa che gli occhi del Signore

sono miriadi di volte pi luminosi del sole;

essi vedono tutte le azioni degli uomini

e penetrano fin nei luoghi pi segreti.

Tutte le cose, prima che fossero create, gli erano note;

allo stesso modo anche dopo la creazione.

Quest'uomo sar punito nelle piazze della citt,

sar preso dove meno se l'aspetta.



Cos della donna che abbandona suo marito

e gli presenta eredi avuti da un estraneo.

Prima di tutto ha disobbedito alle leggi dell'Altissimo,

in secondo luogo ha commesso un torto verso il marito,

in terzo luogo si  macchiata di adulterio

e ha introdotto in casa figli di un estraneo.

Costei sar trascinata davanti all'assemblea

e si proceder a un'inchiesta sui suoi figli.

I suoi figli non avranno radici,

i suoi rami non porteranno frutto.

Lascer il suo ricordo in maledizione,

la sua infamia non sar cancellata.

I superstiti sapranno

che nulla  meglio del timore del Signore,

nulla pi dolce dell'osservare i suoi comandamenti.





24.

La sapienza loda se stessa,

si vanta in mezzo al suo popolo.

Nell'assemblea dell'Altissimo apre la bocca,

si glorifica davanti alla sua potenza:

Io sono uscita dalla bocca dell'Altissimo

e ho ricoperto come nube la terra.

Ho posto la mia dimora lass,

il mio trono era su una colonna di nubi.

Il giro del cielo da sola ho percorso,

ho passeggiato nelle profondit degli abissi.

Sulle onde del mare e su tutta la terra,

su ogni popolo e nazione ho preso dominio.

Fra tutti questi cercai un luogo di riposo,

in quale possedimento stabilirmi.

Allora il creatore dell'universo mi diede un ordine,

il mio creatore mi fece piantare la tenda

e mi disse: Fissa la tenda in Giacobbe

e prendi in eredit Israele.

Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi cre;

per tutta l'eternit non verr meno.

Ho officiato nella tenda santa davanti a lui,

e cos mi sono stabilita in Sion.

Nella citt amata mi ha fatto abitare,

in Gerusalemme  il mio potere.

Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso,

nella porzione del Signore, sua eredit.

Sono cresciuta come un cedro sul Libano,

come un cipresso sui monti dell'Ermon.

Sono cresciuta come una palma in Engaddi,

come le piante di rose in Gerico,

come un ulivo maestoso nella pianura;

sono cresciuta come un platano.

Come cinnamomo e balsamo ho diffuso profumo;

come mirra scelta ho sparso buon odore;

come galbano, onice e storace,

come nuvola di incenso nella tenda.

Come un terebinto ho esteso i rami

e i miei rami son rami di maest e di bellezza.

Io come una vite ho prodotto germogli graziosi,

e i miei fiori, frutti di gloria e ricchezza.

Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate,

e saziatevi dei miei prodotti.

Poich il ricordo di me  pi dolce del miele,

il possedermi  pi dolce del favo di miele.

Quanti si nutrono di me avranno ancora fame

e quanti bevono di me, avranno ancora sete.

Chi mi obbedisce non si vergogner,

chi compie le mie opere non peccher.



Tutto questo  il libro dell'alleanza del Dio altissimo,

la legge che ci ha imposto Mos,

l'eredit delle assemblee di Giacobbe.

Essa trabocca di sapienza come il Pison

e come il Tigri nella stagione dei frutti nuovi;

fa traboccare l'intelligenza come l'Eufrate

e come il Giordano nei giorni della mietitura;

espande la dottrina come il Nilo,

come il Ghicon nei giorni della vendemmia.

Il primo non ne esaurisce la conoscenza

n l'ultimo la pu pienamente indagare.

Il suo pensiero infatti  pi vasto del mare

e il suo consiglio pi del grande abisso.

Io sono come un canale derivante da un fiume

e come un corso d'acqua sono uscita verso un giardino.

Ho detto: Innaffier il mio giardino e irrigher la mia aiuola.

Ed ecco il mio canale  diventato un fiume, il mio fiume 
diventato un mare.

Far ancora splendere la mia dottrina come l'aurora

la far brillare molto lontano.

Riverser ancora l'insegnamento come una profezia,

lo lascer per le generazioni future.

Vedete, non ho lavorato solo per me,

ma per quanti cercano la dottrina.





25.

Di tre cose mi compiaccio e mi faccio bella,

di fronte al Signore e agli uomini:

concordia di fratelli, amicizia tra vicini,

moglie e marito che vivono in piena armonia.

Tre tipi di persone io detesto,

la loro vita  per me un grande orrore:

un povero superbo, un ricco bugiardo,

un vecchio adultero privo di senno.



Nella giovinezza non hai raccolto;

come potresti procurarti qualcosa nella vecchiaia?

Come s'addice il giudicare ai capelli bianchi,

e agli anziani intendersi di consigli!

Come s'addice la sapienza dei vecchi,

il discernimento e il consiglio alle persone eminenti!

Corona dei vecchi  un'esperienza molteplice,

loro vanto il timore del Signore.



Nove situazioni io ritengo felici nel mio cuore,

la decima la dir con le parole:

un uomo allietato dai figli,

chi vede da vivo la caduta dei suoi nemici;

felice chi vive con una moglie assennata,

colui che non pecca con la sua lingua

chi non deve servire a uno indegno di lui;

fortunato chi ha trovato la prudenza,

chi si rivolge a orecchi attenti;

quanto  grande chi ha trovato la sapienza,

ma nessuno supera chi teme il Signore.

Il timore del Signore  pi di ogni cosa;

chi lo possiede a chi potr essere paragonato?



Qualunque ferita, ma non la ferita del cuore;

qualunque malvagit, ma non la malvagit di una donna;

qualunque sventura, ma non la sventura causata dagli avversari;

qualunque vendetta, ma non la vendetta dei nemici.

Non c' veleno peggiore del veleno di un serpente,

non c' ira peggiore dell'ira di un nemico.

Preferirei abitare con un leone e con un drago

piuttosto che abitare con una donna malvagia.

La malvagit di una donna ne altera l'aspetto,

ne rende il volto tetro come quello di un orso.

Suo marito siede in mezzo ai suoi vicini

e ascoltandoli geme amaramente.

Ogni malizia  nulla, di fronte alla malizia di una donna:

possa piombarle addosso la sorte del peccatore!

Come una salita sabbiosa per i piedi di un vecchio,

tale la donna linguacciuta per un uomo pacifico.

Non soccombere al fascino di una donna,

per una donna non ardere di passione.

Motivo di sdegno, di rimprovero e di grande disprezzo

 una donna che mantiene il proprio marito.

Animo abbattuto e volto triste

e ferita al cuore  una donna malvagia;

mani inerti e ginocchia infiacchite,

tale colei che non rende felice il proprio marito.

Dalla donna ha avuto inizio il peccato,

per causa sua tutti moriamo.

Non dare all'acqua un'uscita

n libert di parlare a una donna malvagia.

Se non cammina al cenno della tua mano,

toglila dalla tua presenza.





26.

Beato il marito di una donna virtuosa;

il numero dei suoi giorni sar doppio.

Una brava moglie  la gioia del marito,

questi trascorrer gli anni in pace.

Una donna virtuosa  una buona sorte,

viene assegnata a chi teme il Signore.

Ricco o povero, il cuore di lui ne gioisce,

in ogni tempo il suo volto appare sereno.

Tre cose teme il mio cuore, per la quarta sono spaventato:

una calunnia diffusa in citt, un tumulto di popolo

e una falsa accusa: tutto questo  peggiore della morte;

ma crepacuore e lutto  una donna gelosa di un'altra

e il flagello della sua lingua si lega con tutti.

Giogo di buoi sconnesso  una donna malvagia,

colui che la domina  come chi acchiappa uno scorpione.

Gran motivo di sdegno una donna ubriaca,

non riuscir a nascondere la vergogna.

La scostumatezza di una donna  nell'eccitazione degli sguardi,

si riconosce dalle sue occhiate.

Fa' buona guardia a una figlia libertina,

perch non ne approfitti, se trova indulgenza.

Guardati dal seguire un occhio impudente,

non meravigliarti se ti spinge verso il male.

Come un viandante assetato apre la bocca

e beve qualsiasi acqua a lui vicina,

cos essa siede davanti a ogni palo

e apre a qualsiasi freccia la faretra.

La grazia di una donna allieta il marito,

la sua scienza gli rinvigorisce le ossa.

E' un dono del Signore una donna silenziosa,

non c' compenso per una donna educata.

Grazia su grazia  una donna pudica,

non si pu valutare il pregio di un'anima modesta.

Il sole risplende sulle montagne del Signore,

la bellezza di una donna virtuosa adorna la sua casa.

Lampada che arde sul candelabro santo,

cos la bellezza del volto su giusta statura.

Colonne d'oro su base d'argento,

tali sono gambe graziose su solidi piedi.



Due cose mi serrano il cuore,

la terza mi provoca l'ira:

un guerriero che languisca nella miseria,

uomini saggi trattati con disprezzo,

chi passa dalla giustizia al peccato;

il Signore lo tiene pronto per la spada.



A stento un commerciante sar esente da colpe,

un rivenditore non sar immune dal peccato.





27.

Per amore del denaro molti peccano,

chi cerca di arricchire procede senza scrupoli.

Fra le giunture delle pietre si conficca un piuolo,

tra la compra e la vendita si insinua il peccato.

Se uno non si aggrappa in fretta al timor del Signore,

la sua casa andr presto in rovina.



Quando si agita un vaglio, restano i rifiuti;

cos quando un uomo riflette, gli appaiono i suoi difetti.

La fornace prova gli oggetti del vasaio,

la prova dell'uomo si ha nella sua conversazione.

Il frutto dimostra come  coltivato l'albero,

cos la parola rivela il sentimento dell'uomo.

Non lodare un uomo prima che abbia parlato,

poich questa  la prova degli uomini.



Se cerchi la giustizia, la raggiungerai

e te ne rivestirai come di un manto di gloria.

Gli uccelli sostano presso i loro simili

la lealt ritorna a quelli che la praticano.

Il leone sta in agguato della preda,

cos il peccato di coloro che praticano l'ingiustizia.



Nel discorso del pio c' sempre saggezza,

lo stolto muta come la luna.

Tra gli insensati bada al tempo,

tra i saggi fermati a lungo.

Il discorso degli stolti  un orrore,

il loro riso fra i bagordi del peccato.

Il linguaggio di chi giura spesso fa rizzare i capelli,

e le loro questioni fanno turare gli orecchi.

Uno spargimento di sangue  la rissa dei superbi,

le loro invettive sono un ascolto penoso.



Chi svela i segreti perde la fiducia

e non trova pi un amico per il suo cuore.

Ama l'amico e sii a lui fedele,

ma se hai svelato i suoi segreti, non seguirlo pi,

perch come chi ha perduto un defunto,

cos tu hai perduto l'amicizia del tuo prossimo.

Come un uccello, che ti sei fatto scappare di mano,

cos hai lasciato andare il tuo amico e non lo riprenderai.

Non seguirlo, perch ormai  lontano;

 fuggito come una gazzella dal laccio.

Poich una ferita si pu fasciarla

e un'ingiuria si pu riparare,

ma chi ha svelato segreti non ha pi speranza.



Chi ammicca con l'occhio trama il male,

e nessuno potr distorglierlo.

Davanti a te il suo parlare  tutto dolce,

ammira i tuoi discorsi,

ma alle tue spalle cambier il suo parlare

e porr inciampo alle tue parole.

Io odio molte cose, ma nessuna quanto lui;

anche il Signore lo ha in odio.

Chi scaglia un sasso in alto, se lo scaglia sulla testa

e un colpo a tradimento ferisce chi lo vibra.

Chi scava una fossa vi cadr dentro,

chi tende un laccio vi rester preso.

Il male si riverser su chi lo fa;

egli non sapr neppure da dove gli venga.

Derisione e insulto per il superbo;

la vendetta, come un leone, lo attende al varco.

Saranno presi al laccio quanti gioiscono per la caduta dei pii,

il dolore li consumer prima della loro morte.



Anche il rancore e l'ira sono un abominio,

il peccatore li possiede.





28.

Chi si vendica avr la vendetta dal Signore

ed egli terr sempre presenti i suoi peccati.

Perdona l'offesa al tuo prossimo

e allora per la tua preghiera

ti saranno rimessi i peccati.

Se qualcuno conserva la collera verso un altro uomo,

come oser chiedere la guarigione al Signore?

Egli non ha misericordia per l'uomo suo simile,

e osa pregare per i suoi peccati?

Egli, che  soltanto carne, conserva rancore;

chi perdoner i suoi peccati?

Ricordati della tua fine e smetti di odiare,

ricordati della dissoluzione e della morte

e resta fedele ai comandamenti.

Ricordati dei comandamenti

e non avere rancore verso il prossimo,

ricordati dell'alleanza con l'Altissimo

e non fare conto dell'offesa subita.



Astieniti dalle risse e sarai lontano dal peccato,

perch un uomo passionale attizza una rissa.

Un uomo peccatore semina discordia tra gli amici

e tra persone pacifiche diffonde calunnia.

Secondo la materia del fuoco, esso s'infiamma,

una rissa divampa secondo la sua violenza;

il furore di un uomo  proporzionato alla sua forza,

la sua ira cresce in base alla sua ricchezza.

Una lite concitata accende il fuoco,

una rissa violenta fa versare sangue.

Se soffi su una scintilla, si accende;

se vi sputi sopra, si spegne;

eppure ambedue le cose escono dalla tua bocca.



Maledici il delatore e l'uomo di doppia lingua,

perch fa perire molti che vivono in pace.

Una lingua maldica ha sconvolto molti,

li ha scacciati di nazione in nazione;

ha demolito forti citt e ha rovinato casati potenti.

Una lingua maldica

ha fatto ripudiare donne eccellenti,

privandole del frutto delle loro fatiche.

Chi le presta attenzione non trova pace,

dalla sua dimora scompare la serenit.

Un colpo di frusta produce lividure,

ma un colpo di lingua rompe le ossa.

Molti sono caduti a fil di spada,

ma non quanti sono periti per colpa della lingua.

Beato chi se ne guarda,

chi non  esposto al suo furore,

chi non ha trascinato il suo giogo

e non  stato legato con le sue catene.

Il suo giogo  un giogo di ferro;

le sue catene catene di bronzo.

Spaventosa  la morte che procura,

in confronto  preferibile la tomba.

Essa non ha potere sugli uomini pii,

questi non bruceranno alla sua fiamma.

Quanti abbandonano il Signore in essa cadranno,

fra costoro divamper senza spegnersi.

Si avventer contro di loro come un leone

e come una pantera ne far scempio.

Ecco, recingi pure la tua propriet con siepe spinosa,

lega in un sacchetto l'argento e l'oro,

ma controlla anche le tue parole pesandole

e chiudi con porte e catenaccio la bocca.

Sta' attento a non sbagliare a causa della lingua,

perch tu non cada davanti a chi ti insidia.





29.

Chi pratica la misericordia concede prestiti al prossimo,

chi lo soccorre di propria mano osserva i comandamenti.

Da' in prestito al prossimo nel tempo del bisogno,

e a tua volta restituisci al prossimo nel momento fissato.

Mantieni la parola e sii leale con lui,

cos troverai in ogni momento quanto ti occorre.

Molti considerano il prestito come cosa trovata

e causano fastidi a coloro che li hanno aiutati.

Prima di ricevere, ognuno bacia le mani del creditore,

parla con tono umile per ottenere gli averi dell'amico;

ma alla scadenza cerca di guadagnare tempo,

restituisce piagnistei e incolpa le circostanze.

Se riesce a pagare, il creditore ricever appena la met,

e dovr considerarla come una cosa trovata.

In caso contrario il creditore sar frodato dei suoi averi

e avr senza motivo un nuovo nemico;

maledizioni e ingiurie gli restituir,

render insulti invece dell'onore dovuto.

Molti perci, per tale cattiveria, rifiutano di prestare:

hanno paura di perdere i beni senza ragione.



Tuttavia sii longanime con il misero

e non fargli attendere troppo l'elemosina.

Per il comandamento soccorri il povero,

secondo la sua necessit non rimandarlo a mani vuote.

Perdi pure denaro per un fratello e amico,

non si arrugginisca inutilmente sotto una pietra.

Sfrutta le ricchezze secondo i comandi dell'Altissimo;

ti saranno pi utili dell'oro.

Rinserra l'elemosina nei tuoi scrigni

ed essa ti liberer da ogni disgrazia.

Meglio di uno scudo resistente

e di una lancia pesante,

combatter per te di fronte al nemico.



L'uomo buono garantisce per il prossimo,

chi ha perduto il pudore lo abbandona.

Non dimenticare il favore di chi si  fatto garante,

poich egli si  impegnato per te.

Il peccatore dilapida i beni del suo garante,

l'ingrato di proposito abbandoner chi l'ha salvato.

La cauzione ha rovinato molta gente onesta,

li ha sballottati come onda del mare.

Ha mandato in esilio uomini potenti,

costretti a errare fra genti straniere.

Un peccatore che offre premurosamente garanzia

e ricerca guadagni, sar coinvolto in processi.

Aiuta il tuo prossimo secondo la tua possibilit

e bada a te stesso per non cadere.



Indispensabili alla vita sono l'acqua, il pane, il vestito

e una casa che serva da riparo.

E' meglio vivere da povero sotto un tetto di tavole

che godere di cibi sontuosi in case altrui.

Del poco come del molto sii contento,

cos non udrai il disprezzo come straniero.

Triste vita andare di casa in casa,

non potrai aprire bocca, dove sarai come straniero.

Avrai ospiti, mescerai vino senza un grazie,

inoltre ascolterai cose amare:

Su, forestiero, apparecchia la tavola,

se hai qualche cosa sotto mano,

dammi da mangiare.

Vattene, forestiero, cedi il posto a persona onorata;

mio fratello sar mio ospite, ho bisogno della casa.

Tali cose sono dure per un uomo che abbia intelligenza:

i rimproveri per l'ospitalit e gli insulti di un creditore.





30.

Chi ama il proprio figlio usa spesso la frusta,

per gioire di lui alla fine.

Chi corregge il proprio figlio ne trarr vantaggio

e se ne potr vantare con i suoi conoscenti.

Chi ammaestra il proprio figlio render geloso il nemico,

mentre davanti agli amici potr gioire.



Muore il padre? E' come se non morisse

perch lascia un suo simile dopo di s.

Durante la vita egli gioiva nel contemplarlo,

in punto di morte non prova dolore.

Di fronte ai nemici lascia un vendicatore,

per gli amici uno che sa ricompensarli.



Chi accarezza un figlio

ne fascer poi le ferite,

a ogni grido il suo cuore sar sconvolto.

Un cavallo non domato diventa restio,

un figlio lasciato a se stesso diventa sventato.

Coccola il figlio ed egli ti incuter spavento,

scherza con lui, ti procurer dispiaceri.

Non ridere con lui

per non doverti con lui rattristare,

che non debba digrignare i denti alla fine.

Non concedergli libert in giovent,

non prendere alla leggera i suoi difetti.

Piegagli il collo in giovent

e battigli le costole finch  fanciullo,

perch poi intestardito non ti disobbedisca

e tu ne abbia un profondo dolore.

Educa tuo figlio e prenditi cura di lui

cos non dovrai affrontare la sua insolenza.



Meglio un povero di aspetto sano e forte

che un ricco malato nel suo corpo.

Salute e vigore valgono pi di tutto l'oro,

un corpo robusto pi di un'immensa fortuna.

Non c' ricchezza migliore della salute del corpo

e non c' contentezza al di sopra della gioia del cuore.

Meglio la morte che una vita amara,

il riposo eterno che una malattia cronica.

Leccornie versate su una bocca chiusa,

tali le offerte cibarie poste su una tomba.

A che serve all'idolo l'offerta di frutti?

Esso non mangia n sente il profumo;

cos  il perseguitato dal Signore.

Osserva con gli occhi e sospira,

come un eunuco che abbraccia una vergine e sospira.



Non abbandonarti alla tristezza,

non tormentarti con i tuoi pensieri.

La gioia del cuore  vita per l'uomo,

l'allegria di un uomo  lunga vita.

Distrai la tua anima, consola il tuo cuore,

tieni lontana la malinconia.

La malinconia ha rovinato molti,

da essa non si ricava nulla di buono.

Gelosia e ira accorciano i giorni,

la preoccupazione anticipa la vecchiaia.

Un cuore sereno

 anche felice davanti ai cibi,

quello che mangia egli gusta.





31.

L'insonnia per la ricchezza logora il corpo,

l'affanno per essa distoglie il sonno.

L'affanno della veglia tiene lontano l'assopirsi,

come una grave malattia bandisce il sonno.

Un ricco fatica nell'accumulare ricchezze

e se smette, si ingolfa nei piaceri.

Un povero fatica nelle privazioni della vita

e se smette, cade nell'indigenza.

Chi ama l'oro non sar esente da colpa,

chi insegue il denaro per esso peccher.

Molti sono andati in rovina a causa dell'oro,

il loro disastro era davanti a loro.

E' una trappola per quanti ne sono entusiasti,

ogni insensato vi resta preso.

Beato il ricco, che  trovato senza macchia,

che non corre dietro all'oro.

Chi  costui? lo proclameremo beato,

perch ha compiuto meraviglie

in mezzo al suo popolo.

Chi ha subito la prova, risultando perfetto?

Sar un titolo di gloria per lui.

Chi, potendo trasgredire non ha trasgredito,

e potendo compiere il male, non lo ha fatto?

Si consolideranno i suoi beni

e l'assemblea celebrer le sue beneficenze.



Hai davanti una tavola sontuosa?

Non spalancare verso di essa la tua bocca

e non dire: Che abbondanza qua sopra.

Ricordati che l'occhio cattivo  un male.

Che cosa  stato creato peggiore dell'occhio?

Per questo esso lacrima in ogni circostanza.

Dove guarda l'ospite, non stendere la mano;

non intingere nel piatto insieme con lui.

Giudica le esigenze del prossimo dalle tue;

e su ogni cosa rifletti.

Mangia da uomo ci che ti  posto innanzi;

non masticare con voracit per non renderti odioso.

Sii il primo a smettere per educazione,

non essere ingordo per non incorrere nel disprezzo.

Se siedi tra molti invitati,

non essere il primo a stendere la mano.

Quanto poco  sufficiente per un uomo educato:

una volta a letto non si sente soffocato.

Sonno salubre con uno stomaco ben regolato,

al mattino si alza e il suo spirito  libero.

Travaglio di insonnia, coliche e vomiti

accompagnano l'uomo ingordo.

Se sei stato forzato a eccedere nei cibi,

alzati, va' a vomitare e sarai sollevato.

Ascoltami, figlio, e non disprezzarmi, alla fine troverai vere
le mie parole.

In tutte le azioni sii moderato e nessuna malattia ti coglier.



Non fare il forte con il vino,

perch ha mandato molti in rovina.

La fornace prova il metallo nella tempera,

cos il vino i cuori in una sfida di arroganti.

Il vino  come la vita per gli uomini, purch tu lo beva con
misura.

Che vita  quella di chi non ha vino?

Questo fu creato per la gioia degli uomini.

Allegria del cuore e gioia dell'anima

 il vino bevuto a tempo e a misura.

Amarezza dell'anima  il vino bevuto in quantit,

con eccitazione e per sfida.

L'ubriachezza accresce l'ira dello stolto a sua rovina,

ne diminuisce le forze e gli procura ferite.



Durante un banchetto non rimproverare il vicino,

non deriderlo nella sua letizia.

Non dirgli parola di rimprovero

e non tormentarlo col chiedergli ci che ti deve.





32.

Ti hanno fatto capotavola? Non esaltarti;

comportati con gli altri come uno di loro.

Pensa a loro e poi mettiti a tavola;

quando avrai assolto il tuo compito, accomodati

per ricrearti con loro e ricevere la corona per la tua cortesia.



Parla, o anziano, ci ti s'addice,

ma con discrezione e non disturbare la musica.

Quando ascolti non effonderti in chiacchiere,

non fare fuori luogo il sapiente.



Sigillo di rubino in un anello d'oro

 un concerto musicale in un banchetto.

Sigillo di smeraldo in una guarnizione d'oro

c la melodia dei canti unita alla dolcezza del vino.



Parla, giovinetto, se  necessario,

ma appena un paio di volte, se interrogato.

Compendia il tuo discorso, molte cose in poche parole;

comportati come uno che sa ma che tace.

Fra i grandi non crederti loro uguale,

se un altro parla, non ciarlare troppo.

Prima del tuono viene la folgore

la grazia precede l'uomo modesto.

All'ora stabilita alzati e non restare per ultimo,

corri a casa e non indugiare.

L divertiti e fa' quello che desideri,

ma non peccare con un discorso arrogante.

Per tutto ci benedici chi ti ha creato,

chi ti colma dei suoi benefici.



Chi teme il Signore accetter la correzione,

coloro che lo ricercano troveranno il suo favore.

Chi indaga la legge ne sar appagato,

ma l'ipocrita vi trover motivo di scandalo.

Quanti temono il Signore troveranno la giustizia,

le loro virt brilleranno come luci.

Un uomo peccatore schiva il rimprovero,

trova scuse secondo i suoi capricci.

Un uomo assennato non trascura l'avvertimento,

quello empio e superbo non prova alcun timore.



Non fare nulla senza riflessione,

alla fine dell'azione non te ne pentirai.

Non camminare in una via piena d'ostacoli,

per non inciampare contro i sassi.

Non fidarti di una via senza inciampi

e guardati anche dai tuoi figli.

In ogni azione abbi fiducia in te stesso,

poich anche questo  osservare i comandamenti.



Chi crede alla legge  attento ai comandamenti,

chi confida nel Signore non rester deluso.





33.

Chi teme il Signore non incorre in alcun male,

se subisce tentazioni, ne sar liberato di nuovo.

Un uomo saggio non detesta la legge,

ma l'ipocrita a suo riguardo  come una nave nella tempesta.

L'uomo assennato ha fiducia nella legge,

la legge per lui  degna di fede come un oracolo.

Preparati il discorso, cos sarai ascoltato;

concatena il tuo sapere e poi rispondi.

Ruota di carro il sentimento dello stolto,

il suo ragionamento  come l'asse che gira.

Come uno stallone  un amico beffardo,

nitrisce sotto chiunque lo cavalca.



Perch un giorno  pi importante d'un altro?

Eppure la luce di ogni giorno dell'anno viene dal sole.

Essi sono distinti secondo il pensiero del Signore

che ha variato le stagioni e le feste.

Alcuni giorni li ha nobilitati e santificati,

altri li ha lasciati nel numero dei giorni ordinari.

Anche gli uomini provengono tutti dalla polvere

e dalla terra fu creato Adamo.

Ma il Signore li ha distinti nella sua grande sapienza,

ha assegnato loro diversi destini.

Alcuni li ha benedetti ed esaltati, altri li ha santificati e
avvicinati a s,

altri li ha maledetti e umiliati e li ha scacciati dalle loro
posizioni.

Come l'argilla nelle mani del vasaio

che la forma a suo piacimento,

cos gli uomini nelle mani di colui che li ha creati,

per retribuirli secondo la sua giustizia.

Di fronte al male c' il bene

di fronte alla morte, la vita;

cos di fronte al pio il peccatore.

Considera perci tutte le opere dell'Altissimo;

due a due, una di fronte all'altra.

Io mi sono dedicato per ultimo allo studio

come un racimolatore dietro i vendemmiatori.

Con la benedizione del Signore ho raggiunto lo scopo,

come un vendemmiatore ho riempito il tino.

Badate che non ho faticato solo per me,

ma per quanti ricercano l'istruzione.



Ascoltatemi, capi del popolo,

e voi che dirigete le assemblee, fate attenzione.

Al figlio e alla moglie, al fratello e all'amico

non dare un potere su di te finch sei in vita.

Non dare ad altri le tue ricchezze,

perch poi non ti penta e debba richiederle.

Finch vivi e c' respiro in te,

non abbandonarti in potere di nessuno.

E' meglio che i figli ti preghino,

che non rivolgerti tu alle loro mani.

In tutte le azioni sii sempre superiore,

non permettere che si offuschi la tua fama.

Quando finiranno i giorni della tua vita,

al momento della morte, assegna la tua eredit.



Foraggio, bastone e pesi per l'asino;

pane, castigo e lavoro per lo schiavo.

Fa' lavorare il tuo servo, e potrai trovare riposo,

lasciagli libere le mani e cercher la libert.

Giogo e redini piegano il collo;

per lo schiavo cattivo torture e castighi.

Fallo lavorare perch non stia in ozio,

poich l'ozio insegna molte cattiverie.

Obbligalo al lavoro come gli conviene,

e se non obbedisce, stringi i suoi ceppi.

Non esagerare con nessuno;

non fare nulla senza giustizia.

Se hai uno schiavo, sia come te stesso,

perch l'hai acquistato con il sangue.

Se hai uno schiavo, trattalo come fratello

perch ne avrai bisogno come di te stesso.

Se tu lo maltratti ed egli fuggir,

per quale strada andrai a ricercarlo?





34.

Speranze vane e fallaci

sono proprie dell'uomo insensato,

i sogni danno le ali agli stolti.

Come uno che afferra le ombre e insegue il vento,

cos chi si appoggia ai sogni.

Questo dopo quello: tale la visione di sogni,

di fronte a un volto l'immagine di un volto.

Dall'impuro che cosa potr uscire di puro?

E dal falso che cosa potr uscire di vero?

Oracoli, auspici e sogni sono cose vane,

come vaneggia la mente di una donna in doglie.

Se non sono inviati dall'Altissimo in una sua visita,

non permettere che se ne occupi la tua mente.

I sogni hanno indotto molti in errore,

hanno deviato quanti avevano in essi sperato.

Senza menzogna si deve adempiere la legge,

la sapienza in bocca verace  perfezione.



Chi ha viaggiato conosce molte cose,

chi ha molta esperienza parler con intelligenza.

Chi non ha avuto delle prove, poco conosce;

chi ha viaggiato ha accresciuto l'accortezza.

Ho visto molte cose nei miei viaggi;

il mio sapere  pi che le mie parole.

Spesso ho corso pericoli mortali;

ma sono stato salvato grazie alla mia esperienza.



Lo spirito di coloro che temono il Signore vivr,

perch la loro speranza  posta in colui che li salva.

Chi teme il Signore non ha paura di nulla,

e non teme perch egli  la sua speranza.

Beata l'anima di chi teme il Signore;

a chi si appoggia? Chi  il suo sostegno?

Gli occhi del Signore sono su coloro che lo amano,

protezione potente e sostegno di forza,

riparo dal vento infuocato e riparo dal sole meridiano,

difesa contro gli ostacoli, soccorso nella caduta;

solleva l'anima e illumina gli occhi,

concede sanit, vita e benedizione.



Sacrificare il frutto dell'ingiustizia  un'offerta da burla;

i doni dei malvagi non sono graditi.

L'Altissimo non gradisce le offerte degli empi,

e per la moltitudine delle vittime non perdona i peccati.

Sacrifica un figlio davanti al proprio padre

chi offre un sacrificio con i beni dei poveri.

Il pane dei bisognosi  la vita dei poveri,

toglierlo a loro  commettere un assassinio.

Uccide il prossimo chi gli toglie il nutrimento,

versa sangue chi rifiuta il salario all'operaio.

Uno edifica, l'altro abbatte:

che vantaggio se ne ricava oltre la fatica?

Uno prega, l'altro maledice:

quale delle due voci ascolter il Signore?

Lavarsi dopo aver toccato un morto, poi toccarlo di nuovo:

quale utilit c' in simile abluzione?

Cos l'uomo che digiuna per i suoi peccati

e poi va e li commette di nuovo.

Chi ascolter la sua supplica?

Quale utilit c' nella sua umiliazione?





35.

Chi osserva la legge moltiplica le offerte;

chi adempie i comandamenti offre un sacrificio di comunione.

Chi serba riconoscenza offre fior di farina,

chi pratica l'elemosina fa sacrifici di lode.

Cosa gradita al Signore  astenersi dalla malvagit,

sacrificio espiatorio  astenersi dall'ingiustizia.

Non presentarti a mani vuote davanti al Signore,

tutto questo  richiesto dai comandamenti.

L'offerta del giusto arricchisce l'altare,

il suo profumo sale davanti all'Altissimo.

Il sacrificio dell'uomo giusto  gradito,

il suo memoriale non sar dimenticato.

Glorifica il Signore con animo generoso,

non essere avaro nelle primizie che offri.

In ogni offerta mostra lieto il tuo volto,

consacra con gioia la decima.

Da' all'Altissimo in base al dono da lui ricevuto,

da' di buon animo secondo la tua possibilit,

perch il Signore  uno che ripaga,

e sette volte ti restituir.

Non cercare di corromperlo con doni,

non accetter,

non confidare su una vittima ingiusta,

perch il Signore  giudice

e presso di lui non c' preferenza dl persone.

Non  parziale con nessuno contro il povero,

anzi ascolta proprio la preghiera dell'oppresso.

Non trascura la supplica dell'orfano

n la vedova, quando si sfoga nel lamento.

Le lacrime della vedova

non scendono forse sulle sue guance

e il suo grido non si alza contro chi gliele fa versare?

Chi venera Dio sar accolto con benevolenza

la sua preghiera giunger fino alle nubi.

La preghiera dell'umile penetra le nubi,

finch non sia arrivata, non si contenta,

non desiste finch l'Altissimo non sia intervenuto

rendendo soddisfazione ai giusti e ristabilendo l'equit.

Il Signore non tarder

e non si mostrer indulgente sul loro conto,

finch non abbia spezzato le reni agli spietati

e si sia vendicato delle nazioni,

finch non abbia estirpato la moltitudine dei violenti

e frantumato lo scettro degli ingiusti;

finch non abbia reso a ognuno

secondo le sue azioni

e vagliato le opere degli uomini

secondo le loro intenzioni;

finch non abbia fatto giustizia al suo popolo

e non lo abbia allietato con la sua misericordia.

Bella  la misericordia al tempo dell'afflizione,

come le nubi apportatrici di pioggia in tempo di siccit.





36.

Abbi piet di noi, Signore Dio dell'universo, e guarda,

infondi il tuo timore su tutte le nazioni.

Alza la tua mano sulle nazioni straniere,

perch vedano la tua potenza.

Come ai loro occhi ti sei mostrato santo in mezzo a noi,

cos ai nostri occhi mostrati grande fra di loro.

Ti riconoscano, come noi abbiamo riconosciuto

che non c' un Dio fuori di te, Signore.

Rinnova i segni e compi altri prodigi,

glorifica la tua mano e il tuo braccio destro.

Risveglia lo sdegno e riversa l'ira,

distruggi l'avversario e abbatti il nemico.

Affretta il tempo e ricordati del giuramento;

si narrino le tue meraviglie.

Sia consumato dall'ira del fuoco chi cerca scampo;

gli avversari del tuo popolo vadano in perdizione.

Schiaccia le teste dei capi nemici

che dicono: Non c' nessuno fuori di noi.

Raduna tutte le trib di Giacobbe,

rendi loro il possesso come era al principio.

Abbi piet, Signore, del popolo chiamato con il tuo nome,

di Israele che hai trattato come un primogenito.

Abbi piet della tua citt santa,

di Gerusalemme tua dimora.

Riempi Sion della tua maest,

il tuo popolo della tua gloria.

Rendi testimonianza alle creature

che sono tue fin dal principio,

adempi le profezie fatte nel tuo nome.

Ricompensa coloro che sperano in te,

i tuoi profeti siano degni di fede.

Ascolta Signore, la preghiera dei tuoi servi,

secondo la benedizione di Aronne sul tuo popolo.

Sappiano quanti abitano sulla terra

che tu sei il Signore, il Dio dei secoli.



Il ventre consuma ogni cibo,

eppure un cibo  preferibile a un altro.

Il palato distingue al gusto la selvaggina,

cos una mente assennata distingue i discorsi bugiardi.

Un cuore perverso causer dolore,

un uomo dalla molta esperienza sapr ripagarlo.



Una donna accetter qualsiasi marito,

ma una giovane  migliore di un'altra.

La bellezza di una donna allieta il volto

e sorpassa ogni desiderio dell'uomo;

se vi  poi sulla sua lingua bont e dolcezza,

suo marito non  pi uno dei comuni mortali.

Chi si procura una sposa

possiede il primo dei beni,

un aiuto adatto a lui e una colonna d'appoggio.

Dove non esiste siepe, la propriet  saccheggiata,

ove non c' moglie, l'uomo geme randagio.

Chi si fida di un ladro armato

che corre di citt in citt?

Cos dell'uomo che non ha un nido

e che si corica l dove lo coglie la notte.





37.

Ogni amico dice: Anch'io ti sono amico,

ma esiste l'amico che lo  solo di nome.

Non  forse un dolore mortale

un compagno e un amico trasformatosi in nemico?

O inclinazione malvagia,

da dove sei balzata,

per ricoprire la terra con la tua malizia?

Il compagno si rallegra con l'amico nella felicit,

ma al momento della disgrazia gli sar ostile.

Il compagno soffre con l'amico per ragioni di stomaco,

ma di fronte al conflitto prender lo scudo.

Non ti dimenticare dell'amico dell'anima tua,

non scordarti di lui nella tua prosperit.



Ogni consigliere suggerisce consigli,

ma c' chi consiglia a proprio vantaggio.

Guardati da un consigliere,

informati quali siano le sue necessit

-  egli nel consigliare penser al suo interesse  -

perch non getti la sorte su di te

e dica: La tua via  buona,

poi si terr in disparte per vedere quanto ti accadr.

Non consigliarti con chi ti guarda di sbieco,

nascondi la tua intenzione a quanti ti invidiano.

Non consigliarti con una donna sulla sua rivale,

con un pauroso sulla guerra,

con un mercante sul commercio,

con un compratore sulla vendita,

con un invidioso sulla riconoscenza,

con uno spietato sulla bont di cuore,

con un pigro su un'iniziativa qualsiasi,

con un mercenario annuale sul raccolto,

con uno schiavo pigro su un gran lavoro;

non dipendere da costoro per nessun consiglio.

Invece frequenta spesso un uomo pio,

che tu conosci come osservante dei comandamenti

e la cui anima  come la tua anima;

se tu inciampi, sapr compatirti.

Segui il consiglio del tuo cuore,

perch nessuno ti sar pi fedele di lui.

La coscienza di un uomo talvolta suole avvertire

meglio di sette sentinelle collocate in alto per spiare.

Al di sopra di tutto questo prega l'Altissimo,

perch guidi la tua condotta secondo verit.



Principio di ogni opera  la ragione,

prima di ogni azione  bene riflettere.

Radice dei pensieri  il cuore,

queste quattro parti ne derivano:

bene e male, vita e morte,

ma su tutto domina sempre la lingua.

C' l'uomo esperto maestro di molti,

ma inutile per se stesso.

C' chi posa a saggio nei discorsi ed  odioso,

a costui mancher ogni nutrimento;

non gli  stato concesso il favore del Signore,

poich  privo di ogni sapienza.

C' chi  saggio solo per se stesso,

i frutti della sua scienza sono sicuri.

Un uomo saggio istruisce il suo popolo,

dei frutti della sua intelligenza ci si pu fidare.

Un uomo saggio  colmato di benedizioni,

quanti lo vedono lo proclamano beato.

La vita dell'uomo ha i giorni contati;

ma i giorni di Israele sono senza numero.

Il saggio otterr fiducia tra il suo popolo,

il suo nome vivr per sempre.



Figlio, nella tua vita prova te stesso,

vedi quanto ti nuoce e non concedertelo.

Difatti non tutto conviene a tutti

e non tutti approvano ogni cosa.

Non essere ingordo per qualsiasi ghiottoneria,

non ti gettare sulle vivande,

perch l'abuso dei cibi causa malattie,

l'ingordigia provoca coliche.

Molti sono morti per ingordigia,

chi si controlla vivr a lungo.





30.

Onora il medico come si deve secondo il bisogno,

anch'egli  stato creato dal Signore.

Dall'Altissimo viene la guarigione,

anche da re egli riceve doni.

La scienza del medico lo fa procedere a testa alta,

egli  ammirato anche tra i grandi.

Il Signore ha creato medicamenti dalla terra,

l'uomo assennato non li disprezza.

L'acqua non fu forse resa dolce per mezzo di un legno,

per rendere evidente la potenza di lui?

Dio ha dato agli uomini la scienza

perch potessero gloriarsi delle sue meraviglie.

Con esse il medico cura ed elimina il dolore

e il farmacista prepara le miscele.

Non verranno meno le sue opere!

Da lui proviene il benessere sulla terra.



Figlio, non avvilirti nella malattia,

ma prega il Signore ed egli ti guarir.

Purificati, lavati le mani;

monda il cuore da ogni peccato.

Offri incenso e un memoriale di fior di farina

e sacrifici pingui secondo le tue possibilit.

Fa' poi passare il medico

-  il Signore ha creato anche lui  -

non stia lontano da te, poich ne hai bisogno.

Ci sono casi in cui il successo  nelle loro mani.

Anch'essi pregano il Signore

perch li guidi felicemente

ad alleviare la malattia

e a risanarla, perch il malato ritorni alla vita.

Chi pecca contro il proprio creatore

cada nelle mani del medico.



Figlio, versa lacrime sul morto,

e come uno che soffre crudelmente inizia il lamento;

poi seppelliscine il corpo secondo il suo rito

e non trascurare la sua tomba.

Piangi amaramente e alza il tuo lamento,

il lutto sia proporzionato alla sua dignit,

un giorno o due, per prevenire le dicerie,

quindi consolati del tuo dolore.

Difatti il dolore precede la morte,

il dolore del cuore logora la forza.

In una disgrazia resta a lungo il dolore,

una vita di miseria  dura al cuore.

Non abbandonare il tuo cuore al dolore;

scaccialo pensando alla tua fine.

Non dimenticare:

non ci sar infatti ritorno;

al morto non gioverai

e farai del male a te stesso.

Ricordati della mia sorte che sar anche la tua:

Ieri a me e oggi a te.

Nel riposo del morto

lascia riposare anche il suo ricordo;

consolati di lui,

ora che il suo spirito  partito.



La sapienza dello scriba si deve alle sue ore di quiete;

chi ha poca attivit diventer saggio.

Come potr divenire saggio chi maneggia l'aratro

e si vanta di brandire un pungolo?

Spinge innanzi i buoi e si occupa del loro lavoro

e parla solo di vitelli?

Pone la sua mente a tracciare solchi,

non dorme per dare il foraggio alle giovenche.

Cos ogni artigiano e ogni artista

che passa la notte come il giorno:

quelli che incidono incisioni per sigilli

e con pazienza cercano di variare l'intaglio,

pongono mente a ritrarre bene il disegno

e stanno svegli per terminare il lavoro.

Cos il fabbro siede davanti all'incudine

ed  intento ai lavori del ferro:

la vampa del fuoco gli strugge le carni

e col calore del fornello deve lottare;

il rumore del martello gli assorda gli orecchi,

i suoi occhi sono fissi al modello dell'oggetto,

 tutto preoccupato per finire il suo lavoro,

sta sveglio per rifinirlo alla perfezione.

Cos il vasaio seduto al suo lavoro

gira con i piedi la ruota,

 sempre in ansia per il suo lavoro;

tutti i suoi gesti sono calcolati.

Con il braccio imprime una forma all'argilla

mentre con i piedi ne piega la resistenza;

 preoccupato per una verniciatura perfetta,

sta sveglio per pulire il fornello.

Tutti costoro hanno fiducia nelle proprie mani;,

ognuno  esperto nel proprio mestiere.

Senza di loro sarebbe impossibile costruire una citt,

gli uomini non potrebbero n abitarvi n circolare.

Ma essi non sono ricercati nel consiglio del popolo,

nell'assemblea non hanno un posto speciale,

non siedono sul seggio del giudice,

non conoscono le disposizioni del giudizio.

Non fanno brillare n l'istruzione n il diritto,

non compaiono tra gli autori di proverbi;

ma sostengono le cose materiali,

e la loro preghiera riguarda i lavori del mestiere.





39.

Differente  il caso di chi si applica

e medita la legge dell'Altissimo.

Egli indaga la sapienza di tutti gli antichi,

si dedica allo studio delle profezie.

Conserva i detti degli uomini famosi,

penetra le sottigliezze delle parabole,

indaga il senso recondito dei proverbi

e si occupa degli enigmi delle parabole.

Svolge il suo compito fra i grandi,

 presente alle riunioni dei capi,

viaggia fra genti straniere

investigando il bene e il male in mezzo agli uomini.

Di buon mattino rivolge il cuore

al Signore, che lo ha creato,

prega davanti all'Altissimo,

apre la bocca alla preghiera,

implora per i suoi peccati.

Se questa  la volont del Signore grande,

egli sar ricolmato di spirito di intelligenza,

come pioggia effonder parole di sapienza,

nella preghiera render lode al Signore.

Egli diriger il suo consiglio e la sua scienza,

mediter sui misteri di Dio.

Far brillare la dottrina del suo insegnamento,

si vanter della legge dell'alleanza del Signore.

Molti loderanno la sua intelligenza,

egli non sar mai dimenticato,

non scomparir il suo ricordo,

il suo nome vivr di generazione in generazione.

I popoli parleranno della sua sapienza,

l'assemblea proclamer le sue lodi.

Se vive a lungo, lascer un nome pi noto di mille altri,

se egli muore, avr gi fatto abbastanza per s.



Esporr ancora le mie riflessioni,

ne sono pieno come la luna a met mese.

Ascoltatemi, figli santi,

e crescete come una pianta di rose su un torrente.

Come incenso spandete un buon profumo,

fate fiorire fiori come il giglio,

spandete profumo e intonate un canto di lode,

benedite il Signore per tutte le opere sue.

Magnificate il suo nome,

proclamate le sue lodi

con i vostri canti e le vostre cetre;

cos direte nella vostra lode:

Quanto sono magnifiche tutte le opere del Signore!

Ogni sua disposizione avr luogo a suo tempo!.

Non c' da dire: Che  questo? Perch quello?.

Tutte le cose saranno indagate a suo tempo.

Alla sua parola l'acqua si ferma come un cumulo,

a un suo detto si aprono i serbatoi delle acque.

A un suo comando si realizza quanto egli vuole;

nessuno pu ostacolare il suo aiuto.

Ogni azione umana  davanti a lui,

non  possibile nascondersi ai suoi occhi.

Il suo sguardo passa da un'eternit all'altra,

nulla  straordinario davanti a lui.

Non c' da dire: Che  questo? Perch quello?,

poich tutte le cose sono state create per un fine.



La sua benedizione si diffonde come un fiume

e irriga come un'inondazione la terra.

Cos le genti sperimenteranno la sua ira,

come trasform le acque in deserto salato.

Le sue vie sono diritte per i santi,

ma per gli empi piene di inciampi.

I beni per i buoni furono creati sin da principio,

ma anche i mali per i peccatori.

Le cose di prima necessit per la vita dell'uomo sono:

acqua, fuoco, ferro, sale,

farina di frumento, latte, miele,

succo di uva, olio e vestito.

Tutte queste cose per i pii sono beni,

ma per i peccatori diventano mali.

Ci sono venti creati per castigo,

e nella loro furia rafforzano i loro flagelli;

quando verr la fine, scateneranno violenza

e placheranno lo sdegno del loro creatore.

Fuoco, grandine, fame e morte

sono tutte cose create per il castigo.

Denti delle fiere, scorpioni e vipere,

e spade vendicatrici sono per la rovina degli empi.

Esulteranno al comando divino,

sono pronte sulla terra per tutti i bisogni.

A tempo opportuno non trasgrediranno la parola.

Per questo ero convinto fin dal principio,

vi ho riflettuto e l'ho messo per iscritto:

Tutte le opere del Signore sono buone;

egli provveder tutto a suo tempo.

Non c' da dire: Questo  peggiore di quello,

a suo tempo ogni cosa sar riconosciuta buona.

Ora cantate inni con tutto il cuore e con la bocca

e benedite il nome del Signore.





40.

Una sorte penosa  disposta per ogni uomo,

un giogo pesante grava sui figli di Adamo,

dal giorno della loro nascita dal grembo materno

al giorno del loro ritorno alla madre comune.

Materia alle loro riflessioni e ansiet per il loro cuore

offrono il pensiero di ci che li attende e il giorno della fine.

Da chi siede su un trono glorioso

fino al misero che giace sulla terra e sulla cenere;

da chi indossa porpora e corona

fino a chi  ricoperto di panno grossolano,

non c' che sdegno, invidia, spavento, agitazione,

paura della morte, contese e liti.

Durante il riposo nel letto,

il sogno notturno turba le sue cognizioni.

Per un poco, un istante, riposa;

quindi nel sonno, come in un giorno di guardia,

 sconvolto dai fantasmi del suo cuore,

come chi  scampato da una battaglia.

Mentre sta per mettersi in salvo si sveglia,

meravigliandosi dell'irreale timore.

E' sorte di ogni essere vivente, dall'uomo alla bestia,

ma per i peccatori sette volte tanto:

morte, sangue, contese, spada,

disgrazie, fame, calamit, flagelli.

Questi mali sono stati creati per i malvagi,

per loro causa si ebbe anche il diluvio.

Quanto  dalla terra alla terra ritorna,

quanto  dalle acque rifluisce nel mare.



Ogni regalo per corrompere e l'ingiustizia spariranno,

mentre la lealt rester sempre.

Le ricchezze degli ingiusti

si seccheranno come un torrente,

come un grande tuono rimbomba via durante la pioggia.

Come l'ingiusto aprendo le mani si rallegrer,

cos i trasgressori cadranno in rovina.

La stirpe degli empi non aumenter i suoi rami,

le radici impure saranno sopra una pietra dura.

Il giunco su ogni corso d'acqua

e sugli argini di un fiume,

sar tagliato prima di ogni altra erba.

La bont  come un giardino di benedizioni,

la misericordia dura sempre.



La vita di chi basta a se stesso e del lavoratore sar dolce,

ma pi ancora lo sar per chi trova un tesoro.

I figli e la fondazione di una citt assicurano un nome,

ma pi ancora sar stimata una donna senza macchia.

Vino e musica rallegrano il cuore,

ma pi ancora lo rallegra l'amore della sapienza.

Il flauto e l'arpa rendono piacevole il canto,

ma pi ancora di essi una voce soave.

L'occhio desidera grazia e bellezza,

ma pi ancora di esse il verde dei campi.

Il compagno e l'amico si incontrano a tempo opportuno,

ma pi ancora di essi moglie e marito.

I fratelli e un aiuto servono nell'afflizione,

ma pi ancora salver la carit.

Oro e argento rendono sicuro il piede,

ma ancora di pi si apprezza un consiglio.

Ricchezze e potenza sollevano il cuore,

ma pi ancora di esse il timore del Signore.

Con il timore del Signore non manca nulla;

con esso non c' bisogno di cercare aiuto.

Il timore del Signore  come un giardino di benedizioni;

la sua protezione vale pi di qualsiasi altra gloria.



Figlio, non vivere da mendicante.

E' meglio morire che mendicare.

Un uomo che guarda alla tavola altrui

ha una vita che non si pu chiamare tale.

Si contaminer con cibi stranieri,

l'uomo sapiente ed educato se ne guarder.

Nella bocca sar dolce il mendicare per un impudente,

ma nel suo ventre brucer come fuoco.





41.

O morte, come  amaro il tuo pensiero

per l'uomo che vive sereno nella sua agiatezza,

per l'uomo senza assilli e fortunato in tutto,

ancora in grado di gustare il cibo!

O morte,  gradita la tua sentenza

all'uomo indigente e privo di forze,

vecchio decrepito e preoccupato di tutto,

al ribelle che ha perduto la pazienza!

Non temere la sentenza della morte,

ricordati dei tuoi predecessori e successori.

Questo  il decreto del Signore per ogni uomo;

perch ribellarsi al volere dell'Altissimo?

Siano dieci, cento, mille anni;

negli inferi non ci sono recriminazioni sulla vita.



Figli abominevoli sono i figli dei peccatori,

una stirpe empia  nella dimora dei malvagi.

L'eredit dei figli dei peccatori andr in rovina,

con la loro discendenza continuer il disonore.

Contro un padre empio imprecano i figli,

perch sono disprezzati a causa sua.

Guai a voi, uomini empi

che avete abbandonato la legge di Dio altissimo!

Quando nascete, nascete per la maledizione;

quando morite, erediterete la maledizione.

Quanto  dalla terra ritorner alla terra,

cos gli empi dalla maledizione alla distruzione.

Il lutto degli uomini riguarda i loro cadaveri,

il nome non buono dei peccatori sar cancellato.



Abbi cura del nome, perch esso ti rester

pi di mille grandi tesori d'oro.

I giorni di una vita felice sono contati,

ma un buon nome dura sempre.



Figli, custodite l'istruzione in pace;

ma sapienza nascosta e tesoro invisibile,

l'una e l'altro a che servono?

Meglio chi nasconde la sua stoltezza

di chi nasconde la sua sapienza.



Pertanto provate vergogna in vista della mia parola,

perch non  bene arrossire per qualsiasi vergogna;

non tutti stimano secondo verit tutte le cose.

Vergognatevi della prostituzione davanti al padre e alla madre,

della menzogna davanti a un capo e a un potente,

del delitto davanti a un giudice e a un magistrato,

dell'empiet davanti all'assemblea del popolo,

della slealt davanti al compagno e all'amico,

del furto nell'ambiente in cui ti trovi,

di venir meno al giuramento e all'alleanza,

di piegare i gomiti sul pane,

del disprezzo di ci che prendi o che ti  dato,

di non rispondere a quanti salutano,

dello sguardo su una donna scostumata,

del rifiuto fatto a un parente,

dell'appropriazione di eredit o donazione,

del desiderio per una donna sposata,

della relazione con la sua schiava,

-  non accostarti al suo letto  -

delle parole ingiuriose davanti agli amici

-  dopo aver donato, non offendere  -

della ripetizione di quanto hai udito

e della rivelazione di notizie segrete.

Allora sarai veramente pudico

e troverai grazia presso chiunque.





42.

Non ti vergognare delle cose seguenti

e non peccare per rispetto umano:

della legge dell'Altissimo n dell'alleanza,

della sentenza per assolvere l'empio,

dei conti con il socio e con i compagni di viaggio,

del dono di un'eredit agli amici,

dell'esattezza della bilancia e dei pesi,

dell'acquisto di molte o poche cose,

della contrattazione sul prezzo con i commercianti,

della frequente correzione dei figli

e del far sanguinare i fianchi di uno schiavo pigro.

Con una moglie malvagia  opportuno il sigillo;

dove ci sono troppe mani usa la chiave.

Qualunque cosa depositi, contala e pesala;

il dare e l'avere sia tutto per iscritto.

Non vergognarti di correggere l'insensato e lo stolto

e il vecchio decrepito che disputa con i giovani;

sarai cos veramente assennato

e approvato da ogni vivente.



Una figlia  per il padre un'inquietudine segreta,

la preoccupazione per lei allontana il sonno:

nella sua giovinezza, perch non sfiorisca;

una volta accasata, perch non sia ripudiata.

Finch  ragazza, si teme che sia sedotta

e che resti incinta nella casa paterna;

quando  con un marito, che cada in colpa;

quando  accasata, che sia sterile.

Su una figlia indocile rafforza la vigilanza,

perch non ti renda scherno dei nemici,

oggetto di chiacchiere in citt e favola della gente,

s da farti vergognare davanti a tutti.

Non mostri la sua bellezza a qualsiasi uomo,

non segga a ciarlare insieme con le altre donne,

perch dagli abiti esce fuori la tignola

e dalla donna malizia di donna.

Meglio la cattiveria di un uomo che la bont di una donna:

una donna porta vergogna fino allo scherno.



[Il cantico delle creature].

Ricorder ora le opere del Signore

e descriver quanto ho visto.

Per le parole del Signore sussistono le sue opere.

Il sole con il suo splendore illumina tutto,

della gloria del Signore  piena la sua opera.

Neppure i santi del Signore sono in grado

di narrare tutte le sue meraviglie,

ci che il Signore onnipotente ha stabilito

perch l'universo stesse saldo a sua gloria.

Egli scruta l'abisso e il cuore

e penetra tutti i loro segreti.

L'Altissimo conosce tutta la scienza

e osserva i segni dei tempi,

annunziando le cose passate e future

e svelando le tracce di quelle nascoste.

Nessun pensiero gli sfugge,

neppure una parola gli  nascosta.

Ha ordinato le meraviglie della sua sapienza,

poich egli  da sempre e per sempre.

Nulla pu essergli aggiunto e nulla tolto,

non ha bisogno di alcun consigliere.

Quanto sono amabili tutte le sue opere!

E appena una scintilla se ne pu osservare.

Tutte queste cose vivono e resteranno per sempre

in tutte le circostanze e tutte gli obbediscono.

Tutte sono a coppia, una di fronte all'altra;

egli non ha fatto nulla di incompleto.

L'una conferma i pregi dell'altra,

chi si sazier nel contemplare la sua gloria?





43.

Orgoglio dei cieli  il limpido firmamento,

spettacolo celeste in una visione di gloria!

Il sole mentre appare nel suo sorgere proclama:

Che meraviglia  l'opera dell'Altissimo!.

A mezzogiorno dissecca la terra,

e di fronte al suo calore chi pu resistere?

Si soffia nella fornace per ottenere calore,

il sole brucia i monti tre volte tanto;

facendo brillare i suoi raggi, abbaglia gli occhi.

Grande  il Signore che l'ha creato

e con la parola ne affretta il rapido corso.



Anche la luna sempre puntuale nelle sue fasi

regola i mesi e determina il tempo.

Dalla luna dipende l'indicazione delle feste,

luminare che decresce fino alla sua scomparsa.

Da essa il mese prende nome,

mirabilmente crescendo secondo le fasi.

E' un'insegna per le milizie nell'alto

splendendo nel firmamento del cielo.



Bellezza del cielo la gloria degli astri,

ornamento splendente nelle altezze del Signore.

Si comportano secondo gli ordini del Santo,

non si stancano al loro posto di sentinelle.



Osserva l'arcobaleno e benedici colui che l'ha fatto,

 bellissimo nel suo splendore.

Avvolge il cielo con un cerchio di gloria,

l'hanno teso le mani dell'Altissimo.



Con un comando invia la neve,

fa guizzare i fulmini del suo giudizio.

Cos si aprono i depositi

e le nubi volano via come uccelli.

Con potenza condensa le nubi,

che si polverizzano in chicchi di grandine.

Al suo apparire sussultano i monti;

il rumore del suo tuono fa tremare la terra.

Secondo il suo volere soffia lo scirocco,

cos anche l'uragano del nord e il turbine di vento.

Fa scendere la neve come uccelli che si posano,

come cavallette che si posano  la sua discesa;

l'occhio ammira la bellezza del suo candore

e il cuore stupisce nel vederla fioccare.

Riversa sulla terra la brina come il sale,

che gelandosi forma come tante punte di spine.

Soffia la gelida tramontana,

sull'acqua si condensa il ghiaccio;

esso si posa sull'intera massa d'acqua

che si riveste come di corazza.

Inaridisce i monti e brucia il deserto;

divora l'erba come un fuoco.

Il rimedio di tutto, un annuvolamento improvviso,

l'arrivo della rugiada ristora dal caldo.



Dio con la sua parola ha domato l'abisso

e vi ha piantato isole.

I naviganti parlano dei pericoli del mare,

a sentirli con i nostri orecchi restiamo stupiti;

l ci sono anche cose singolari e stupende,

esseri viventi di ogni specie e mostri marini.

Per lui il messaggero cammina facilmente,

tutto procede secondo la sua parola.



Potremmo dire molte cose e mai finiremmo;

ma per concludere: Egli  tutto!.

Come potremmo avere la forza per lodarlo?

Egli, il Grande, al di sopra di tutte le sue opere.

Il Signore  terribile e molto grande,

e meravigliosa  la sua potenza.

Nel glorificare il Signore esaltatelo

quanto potete, perch ancora pi alto sar.

Nell'innalzarlo moltiplicate la vostra forza,

non stancatevi, perch mai finirete.

Chi lo ha contemplato e lo descriver?

Chi pu magnificarlo come egli ?

Ci sono molte cose nascoste pi grandi di queste;

noi contempliamo solo poche delle sue opere.

Il Signore infatti ha creato ogni cosa,

ha dato la sapienza ai pii.





44.

Facciamo dunque l'elogio degli uomini illustri,

dei nostri antenati secondo le loro generazioni.

Il Signore ha profuso in essi la gloria,

la sua grandezza  apparsa sin dall'inizio del secoli.

Signori nei loro regni,

uomini rinomati per la loro potenza,

consiglieri per la loro intelligenza

e annunziatori nelle profezie.

Capi del popolo con le loro decisioni

e con l'intelligenza della sapienza popolare;

saggi discorsi erano nel loro insegnamento.

Inventori di melodie musicali

e compositori di canti Poetici.

Uomini ricchi dotati di forza,

vissuti in pace nelle loro dimore.

Tutti costoro furono onorati dai contemporanei,

furono un vanto ai loro tempi.

Di loro alcuni lasciarono un nome,

che ancora  ricordato con lode.

Di altri non sussiste memoria;

svanirono come se non fossero esistiti;

furono come se non fossero mai stati,

loro e i loro figli dopo di essi.

Invece questi furono uomini virtuosi,

i cui meriti non furono dimenticati.

Nella loro discendenza dimora

una preziosa eredit, i loro nipoti.

I loro discendenti restano fedeli alle promesse

e i loro figli in grazia dei padri.

Per sempre ne rimarr la discendenza

e la loro gloria non sar offuscata.

I loro corpi furono sepolti in pace,

ma il loro nome vive per sempre.

I popoli parlano della loro sapienza,

l'assemblea ne proclama le lodi.



Enoch piacque al Signore e fu rapito,

esempio istruttivo per tutte le generazioni.



No fu trovato perfetto e giusto,

al tempo dell'ira fu riconciliazione;

per suo mezzo un resto sopravvisse sulla terra

quando avvenne il diluvio.

Alleanze eterne furono stabilite con lui,

perch non fosse distrutto ogni vivente con il diluvio.



Abramo fu grande antenato di molti popoli,

nessuno ci fu simile a lui nella gloria.

Egli custod la legge dell'Altissimo,

con lui entr in alleanza.

Stabil questa alleanza nella propria carne

e nella prova fu trovato fedele.

Per questo Dio gli promise con giuramento

di benedire i popoli nella sua discendenza,

di moltiplicarlo come la polvere della terra,

di innalzare la sua discendenza come gli astri

e di dar loro un'eredit da uno all'altro mare,

dal fiume fino all'estremit della terra.



Anche a Isacco fu fatta la stessa promessa

a causa di Abramo suo padre.

Dio fece posare sul capo di Giacobbe

la benedizione di tutti gli uomini e l'alleanza;

lo conferm nelle sue benedizioni,

a lui diede il paese in eredit

e lo divise in varie parti, assegnandole alle dodici trib.





45.

Da lui fece sorgere un uomo di piet,

che riscosse una stima universale

e fu amato da Dio e dagli uomini:

Mos, il cui ricordo  benedizione.

Lo rese glorioso come i santi

e lo rese grande a timore dei nemici.

Per la sua parola fece cessare i prodigi

e lo glorific davanti ai re;

gli diede autorit sul suo popolo

e gli mostr una parte della sua gloria.

Lo santific nella fedelt

e nella mansuetudine;

lo scelse fra tutti i viventi.

Gli fece udire la sua voce;

lo introdusse nella nube oscura

e gli diede a faccia a faccia i comandamenti,

legge di vita e di intelligenza,

perch spiegasse a Giacobbe la sua alleanza,

i suoi decreti a Israele.



Egli innalz Aronne,

santo come lui,

suo fratello, della trib di Levi.

Stabil con lui un'alleanza perenne

e gli diede il sacerdozio tra il popolo.

Lo onor con splendidi ornamenti

e gli fece indossare una veste di gloria.

Lo rivest con tutta la magnificenza,

lo adorn con paramenti maestosi:

calzoni tunica e manto.

All'orlo della sua veste pose melagrane,

e numerosi campanelli d'oro all'intorno,

che suonassero al muovere dei suoi passi,

diffondendo il tintinnio nel tempio,

come richiamo per i figli del suo popolo.

L'orn con una veste sacra, d'oro,

violetto e porpora, capolavoro di ricamo;

con il pettorale del giudizio,

con i segni della verit,

e con tessuto di lino scarlatto

capolavoro di artista;

con pietre preziose, incise come sigilli,

su castoni d'oro, capolavoro di intagliatore,

quale memoriale con le parole incise

secondo il numero delle trib di Israele.

Sopra il turbante gli pose una corona d'oro

con incisa l'iscrizione sacra,

insegna d'onore, lavoro stupendo,

ornamento delizioso per gli occhi.

Prima di lui non si erano viste cose simili,

mai un estraneo le ha indossate;

esse sono riservate solo ai suoi figli

e ai suoi discendenti per sempre.

I suoi sacrifici vengono tutti bruciati,

due volte al giorno, senza interruzione.

Mos lo consacr e l'unse con l'olio santo.

Costitu un'alleanza perenne per lui

e per i suoi discendenti,

finch dura il cielo:

quella di presiedere al culto

ed esercitare il sacerdozio

e benedire il popolo nel nome del Signore.

Il Signore lo scelse tra tutti i viventi

perch gli offrisse sacrifici,

incenso e profumo come memoriale

e perch compisse l'espiazione per il suo popolo.

Gli affid i suoi comandamenti,

il potere sulle prescrizioni del diritto,

perch insegnasse a Giacobbe i decreti

e illuminasse Israele nella sua legge.

Contro di lui insorsero uomini estranei

e furono gelosi di lui nel deserto;

erano gli uomini di Datan e di Abiron

e quelli della banda di Core,

furiosi e violenti.

Il Signore vide e se ne indign;

essi finirono annientati nella furia della sua ira.

Egli comp prodigi a loro danno

per distruggerli con il fuoco della sua fiamma.

E aument la gloria di Aronne,

gli assegn un patrimonio,

gli riserv le primizie dei frutti,

dandogli innanzi tutto pane in abbondanza.

Si nutrono infatti delle vittime offerte al Signore

che egli ha assegnato ad Aronne e ai suoi discendenti.

Tuttavia non ha un patrimonio nel paese del popolo,

non c' una porzione per lui in mezzo al popolo,

perch il Signore  la sua parte e la sua eredit.



Finees, figlio di Eleazaro, fu il terzo nella gloria

per il suo zelo nel timore del Signore,

per la sua fermezza quando il popolo si ribell;

egli infatti intervenne con generoso coraggio

e plac Dio in favore di Israele.

Per questo fu stabilita con lui un'alleanza di pace,

perch presiedesse al santuario e al popolo;

cos a lui e alla sua discendenza fu riservata

la dignit del sacerdozio per sempre.

Ci fu anche un'alleanza con Davide,

figlio di Iesse, della trib di Giuda;

la successione reale dal padre a uno solo dei figli;

la successione di Aronne a tutta la sua discendenza.

Vi infonda Dio sapienza nel cuore

per governare il popolo con giustizia,

perch non scompaiano le virt dei padri

e la loro gloria nelle varie generazioni.





46.

Valoroso in guerra Giosu figlio di Nun,

successore di Mos nell'ufficio profetico;

egli, secondo il significato del suo nome,

fu grande per la salvezza degli eletti di Dio,

compiendo la vendetta contro i nemici insorti,

per assegnare il possesso a Israele.

Come era glorioso quando alzava le braccia

e brandiva la spada contro le citt!

Chi prima di lui era stato cos saldo?

Egli guidava le guerre del Signore.

Al suo comando non si arrest forse il sole

e un giorno divenne lungo come due?

Egli invoc l'Altissimo sovrano,

mentre i nemici lo premevano da ogni parte;

lo esaud il Signore onnipotente

scagliando chicchi di grandine di grande potenza.

Egli piomb sul popolo nemico

e nella discesa distrusse gli avversari,

perch le genti conoscessero la sua forza

e che il loro avversario era il Signore.

Rimase infatti fedele all'Onnipotente

e al tempo di Mos comp un'azione virtuosa

con Caleb, figlio di Iefunne,

opponendosi all'assemblea,

impedendo che il popolo peccasse

e dominando le maligne mormorazioni.

Questi due soli si salvarono

fra i seicentomila fanti,

per introdurre Israele nella sua eredit,

nella terra in cui scorrono latte e miele.

Il Signore concesse a Caleb una forza

che l'assistette sino alla vecchiaia,

perch raggiungesse le alture del paese,

che la sua discendenza pot conservare in eredit,

s che tutti gli Israeliti sapessero

che  bene seguire il Signore.



Quanto ai Giudici, ciascuno con il suo nome,

coloro il cui cuore non commise infedelt

n si allontanarono dal Signore,

sia il loro ricordo in benedizione!

Le loro ossa rifioriscano dalle tombe

e il loro nome si perpetui sui figli,

poich essi sono gi glorificati.



Samuele, amato dal suo Signore,

di cui fu profeta, istitu la monarchia

e consacr i principi del suo popolo.

Secondo la legge del Signore govern la comunit

e il Signore volse lo sguardo benevolo su Giacobbe.

Per la sua fedelt si dimostr profeta,

con le parole fu riconosciuto veggente verace.

Egli invoc il Signore onnipotente,

quando i nemici lo premevano all'intorno,

con l'offerta di un agnello da latte.

Il Signore tuon dal cielo;

con grande fragore fece udire la voce,

stermin i capi dei nemici

e tutti i principi dei Filistei.

Prima dell'ora del suo eterno sonno

cos attest davanti al Signore e al suo Messia:

Denari e neanche dei sandali,

da alcun vivente ho accettato,

e nessuno pot contraddirlo.

Perfino dopo la sua morte profetizz,

predicendo al re la sua fine;

anche dal sepolcro lev ancora la voce

per allontanare in una profezia l'iniquit dal popolo.





47.

Dopo di questi sorse Natan,

per profetizzare al tempo di Davide.



Come nel sacrificio pacifico si preleva il grasso,

cos Davide dagli Israeliti.

Egli scherz con i leoni quasi fossero capretti,

con gli orsi quasi fossero agnelli.

Nella giovinezza non ha forse ucciso il gigante

e cancellata l'ignominia dal popolo,

scagliando con la fionda la pietra,

che abbatt la tracotanza di Golia?

Poich aveva invocato il Signore altissimo,

egli concesse alla sua destra la forza

di eliminare un potente guerriero

e riaffermare la potenza del suo popolo.

Cos l'esaltarono per i suoi diecimila,

lo lodarono nei canti del Signore

e gli offrirono un diadema di gloria.

Egli infatti stermin i nemici all'interno

e annient i Filistei, suoi avversari;

distrusse la loro potenza fino ad oggi.

In ogni sua opera glorific

il Santo altissimo con parole di lode,

cant inni a lui con tutto il cuore

e am colui che l'aveva creato.

Introdusse musici davanti all'altare

e con i loro suoni rese armonioso il canto,

confer splendore alle feste,

abbell le solennit fino alla perfezione,

facendo lodare il nome santo di Dio

ed echeggiare fin dal mattino il santuario.

Il Signore gli perdon i suoi peccati,

innalz la sua potenza per sempre,

gli concesse un'alleanza regale

e un trono di gloria in Israele.



Dopo di lui sorse un figlio saggio,

che, in grazia sua, ebbe un vasto regno.

Salomone regn in tempo di pace,

Dio dispose che tutto fosse tranquillo all'intorno

perch costruisse una casa al suo nome

e preparasse un santuario perenne.

Come fosti saggio nella giovinezza,

versando copiosa intelligenza come acqua d'un fiume!

La tua scienza ricopr la terra

riempiendola di sentenze difficili.

Il tuo nome giunse fino alle isole lontane;

fosti amato nella tua pace.

Per i tuoi canti, i tuoi proverbi, le tue massime

e per le tue risposte ti ammirarono i popoli.

Nel nome del Signore Dio

che  chiamato Dio di Israele,

accumulasti l'oro quasi fosse stagno,

come il piombo rendesti abbondante l'argento.

Ma accostasti i tuoi fianchi alle donne,

e ne fosti dominato nel corpo.

Cos deturpasti la tua gloria

e profanasti la tua discendenza

s da attirare l'ira divina sui tuoi figli

e sofferenze con la tua follia.

Il regno fu diviso in due

e in Efraim si instaur un potere ribelle.

Ma il Signore non rinnegher la sua misericordia

e non permetter che venga meno alcuna delle sue parole.

Non far perire la posterit del suo eletto,

n distrugger la stirpe di colui che lo am.

Concesse un resto a Giacobbe

e a Davide un germoglio nato dalla sua stirpe.



Salomone and a riposare con i suoi padri,

lasciando dopo di s un discendente,

stoltezza del popolo e privo di senno,

Roboamo, che si alien il popolo con i suoi consigli.



Geroboamo figlio di Nabat fece peccare Israele

e apr a Efraim la via del peccato;

s da farli esiliare dal proprio paese.

Essi commisero ogni genere di malvagit

finch non giunse su di loro la vendetta.





48.

Allora sorse Elia profeta, simile al fuoco;

la sua parola bruciava come fiaccola.

Egli fece venire su di loro la carestia

e con zelo li ridusse a pochi.

Per comando del Signore chiuse il cielo,

fece scendere cos tre volte il fuoco.

Come ti rendesti famoso, Elia, con i prodigi!

E chi pu vantarsi di esserti uguale?

Risvegliasti un defunto dalla morte

e dagli inferi, per comando dell'Altissimo;

tu che spingesti re alla rovina,

uomini gloriosi dal loro letto.

Sentisti sul Sinai rimproveri,

sull'Oreb sentenze di vendetta.

Ungesti re come vindici

e profeti come tuoi successori.

Fosti assunto in un turbine di fuoco

su un carro di cavalli di fuoco,

designato a rimproverare i tempi futuri,

per placare l'ira prima che divampi,

per ricondurre il cuore dei padri verso i figli

e ristabilire le trib di Giacobbe.

Beati coloro che ti videro

e che si sono addormentati nell'amore!

Perch anche noi vivremo certamente.



Appena Elia fu avvolto dal turbine

Eliseo fu pieno del suo spirito;

durante la sua vita non trem davanti ai potenti

e nessuno riusc a dominarlo.

Nulla fu troppo grande per lui,

nel sepolcro il suo corpo profetizz.

Nella sua vita comp prodigi

e dopo la morte meravigliose furono le sue opere.



Con tutto ci il popolo non si convert e non rinneg i suoi
peccati,

finch non fu deportato dal proprio paese e disperso su tutta la
terra.



Rimase soltanto un popolo poco numeroso

con un principe della casa di Davide.

Alcuni di costoro fecero ci che  gradito a Dio,

ma altri moltiplicarono i peccati.



Ezechia fortific la sua citt

e condusse l'acqua nel suo interno;

scav con il ferro un canale nella roccia

e costru cisterne per l'acqua.

Nei suoi giorni Sennacherib fece una spedizione

e mand il gran coppiere;

egli alz la mano contro Sion

e si vant spavaldamente con superbia.

Allora si agitarono loro il cuore e le mani

soffrirono come le partorienti.

Invocarono il Signore misericordioso

stendendo le mani verso di lui.

Il Santo li ascolt subito dal cielo

e li liber per mezzo di Isaia.

Egli colp l'accampamento degli Assiri

e il suo angelo li stermin,

perch Ezechia aveva fatto quanto  gradito al Signore,

e seguito con fermezza le vie di Davide suo antenato

come gli additava il profeta Isaia,

grande e verace nella visione.

Nei suoi giorni retrocedette il sole,

egli prolung la vita del re.

Con grande ispirazione vide gli ultimi tempi

e consol gli afflitti di Sion.

Egli manifest il futuro sino alla fine dei tempi,

le cose nascoste prima che avvenissero.





49.

Il ricordo di Giosia  una mistura di incenso

preparata dall'arte del profumiere.

In ogni bocca  dolce come il miele,

come musica in un banchetto.

Egli si dedic alla riforma del popolo

e sradic i segni abominevoli dell'empiet.

Diresse il suo cuore verso il Signore,

in un'epoca di iniqui riafferm la piet.

Se si eccettuano Davide, Ezechia e Giosia,

tutti commisero peccati;

poich avevano abbandonato la legge dell'Altissimo,

i re di Giuda scomparvero.

Lasciarono infatti la loro potenza ad altri,

la loro gloria a una nazione straniera.

I nemici incendiarono l'eletta citt del santuario,

resero deserte le sue strade

secondo la parola di Geremia,

che essi maltrattarono

bench fosse stato consacrato profeta nel seno materno,

per estirpare, distruggere e mandare in rovina,

ma anche per costruire e piantare.



Ezechiele contempl una visione di gloria,

che Dio gli mostr sul carro dei cherubini.

Si ricord dei nemici

nel vaticinio dell'uragano,

benefic quanti camminavano nella retta via.

Le ossa dei dodici profeti

rifioriscano dalle loro tombe,

poich essi consolarono Giacobbe,

lo riscattarono con una speranza fiduciosa.



Come elogiare Zorobabele?

Egli  come un sigillo nella mano destra.

Cos anche Giosu figlio di Iozedek;

essi nei loro giorni riedificarono il tempio

ed elevarono al Signore un tempio santo,

destinato a una gloria eterna.

Anche la memoria di Neemia durer a lungo;

egli rialz le nostre mura demolite

e vi pose porte e sbarre;

fece risorgere le nostre case.



Nessuno fu creato sulla terra eguale a Enoch;

difatti egli fu rapito dalla terra.

Non nacque un altro uomo come Giuseppe,

capo dei fratelli, sostegno del popolo;

perfino le sue ossa furono onorate.

Sem e Set furono glorificati fra gli uomini,

ma superiore a ogni creatura vivente  Adamo.





50.

Simone, figlio di Onia, sommo sacerdote,

nella sua vita ripar il tempio,

e nei suoi giorni fortific il santuario.

Da lui furono poste le fondamenta del doppio rialzo,

l'alto contrafforte della cinta del tempio.

Ai suoi tempi fu scavato il deposito per le acque,

un serbatoio ampio come il mare.

Premuroso di impedire la caduta del suo popolo,

fortific la citt contro un assedio.

Come era stupendo quando si aggirava fra il popolo,

quando usciva dal santuario dietro il velo.

Come un astro mattutino fra le nubi,

come la luna nei giorni in cui  piena,

come il sole sfolgorante sul tempio dell'Altissimo,

come l'arcobaleno splendente fra nubi di gloria,

come il fiore delle rose nella stagione di primavera,

come un giglio lungo un corso d'acqua,

come un germoglio d'albero d'incenso nella stagione estiva,

come fuoco e incenso su un braciere,

come un vaso d'oro massiccio,

ornato con ogni specie di pietre preziose,

come un ulivo verdeggiante pieno di frutti,

e come un cipresso svettante tra le nuvole.

Quando indossava i paramenti solenni,

quando si rivestiva con gli ornamenti pi belli,

salendo i gradini del santo altare dei sacrifici,

riempiva di gloria l'intero santuario.

Quando riceveva le parti delle vittime

dalle mani dei sacerdoti,

mentre stava presso il braciere dell'altare,

circondato dalla corona dei fratelli

come fronde di cedri nel Libano,

e lo circondavano come fusti di palme,

mentre tutti i figli di Aronne nella loro gloria,

con le offerte del Signore nelle mani,

stavano davanti a tutta l'assemblea di Israele,

egli compiva il rito liturgico sugli altari,

preparando l'offerta all'Altissimo onnipotente.

Egli stendeva la mano sulla coppa

e versava succo di uva,

lo spargeva alle basi dell'altare

come profumo soave all'Altissimo, re di tutte le cose.

Allora i figli di Aronne alzavano la voce,

suonavano le trombe di metallo lavorato

e facevano udire un suono potente

come richiamo davanti all'Altissimo.

E subito tutto il popolo insieme

si prostrava con la faccia a terra,

per adorare il Signore,

Dio onnipotente e altissimo.

I cantori intonavano canti di lodi.

il loro canto era addolcito da una musica melodiosa.

Il popolo supplicava il Signore altissimo

in preghiera davanti al Misericordioso,

finch fosse compiuto il servizio del Signore

e terminasse la funzione liturgica.

Allora, scendendo, egli alzava le mani

su tutta l'assemblea dei figli di Israele,

per dare con le sue labbra la benedizione del Signore,

gloriandosi del nome di lui.

Tutti si prostravano di nuovo

per ricevere la benedizione dell'Altissimo.



Ora benedite il Dio dell'universo,

che compie in ogni luogo grandi cose,

che ha esaltato i nostri giorni fino dalla nascita,

che ha agito con noi secondo la sua misericordia.

Ci conceda la gioia del cuore

e ci sia pace nei nostri giorni

in Israele per tutti i giorni futuri.

La sua misericordia resti fedelmente con noi

e ci riscatti nei nostri giorni.



Contro due popoli sono irritato,

il terzo non  neppure un popolo:

quanti abitano sul monte Seir e i Filistei

e lo stolto popolo che abita in Sichem.



Una dottrina di sapienza e di scienza

ha condensato in questo libro

Ges figlio di Sirach, figlio di Eleazaro, di Gerusalemme,

che ha riversato come pioggia la sapienza dal cuore.

Beato chi mediter queste cose;

le fissi bene nel cuore e diventer saggio;

se le metter in pratica, sar forte in tutto,

perch la luce del Signore  la sua strada.





AGGIUNTE.



NOTA: All'opera del Siracide vanno associati due brani, che
forse provengono da altra fonte.





51.

Ti glorificher, Signore mio re,

ti loder, Dio mio salvatore,

glorificher il tuo nome

perch fosti mio protettore e mio aiuto

e hai liberato il mio corpo dalla perdizione,

dal laccio di una lingua calunniatrice,

dalle labbra che proferiscono menzogne.

Di fronte a quanti mi circondavano

sei stato il mio aiuto e mi hai liberato,

secondo la tua grande misericordia e per il tuo nome,

dai morsi di chi stava per divorarmi,

dalla mano di quanti insidiavano alla mia vita,

dalle molte tribolazioni di cui soffrivo,

dal soffocamento di una fiamma avvolgente

e dal fuoco che non avevo acceso,

dal profondo seno degli inferi,

dalla lingua impura e dalla parola falsa.

Una calunnia di lingua ingiusta era giunta al re.

La mia anima era vicina alla morte,

la mia vita era alle porte degli inferi.

Mi assalivano dovunque e nessuno mi aiutava;

mi rivolsi per soccorso agli uomini, ma invano.

Allora mi ricordai delle tue misericordie, Signore,

e delle tue opere che sono da sempre,

perch tu liberi quanti sperano in te,

li salvi dalla mano dei nemici.

E innalzai dalla terra la mia supplica;

pregai per la liberazione dalla morte.

Esclamai: Signore, mio padre tu sei

e campione della mia salvezza;

non mi abbandonare nei giorni dell'angoscia,

nel tempo dello sconforto e della desolazione.

Io loder sempre il tuo nome;

canter inni a te con riconoscenza.

La mia supplica fu esaudita;

tu mi salvasti infatti dalla rovina

e mi strappasti da una pessima situazione.

Per questo ti ringrazier e ti loder,

benedir il nome del Signore.



[secondo brano].

Quando ero ancora giovane, prima di viaggiare,

ricercai assiduamente la sapienza nella preghiera.

Davanti al santuario pregando la domandavo,

e sino alla fine la ricercher.

Del suo fiorire, come uva vicina a maturare,

il mio cuore si rallegr.

Il mio piede si incammin per la via retta;

dalla giovinezza ho seguito le sue orme.

Chinai un poco l'orecchio per riceverla;

vi trovai un insegnamento abbondante.

Con essa feci progresso;

render gloria a chi mi ha concesso la sapienza.

S, ho deciso di metterla in pratica;

sono stato zelante nel bene, non rester confuso.

La mia anima si  esercitata in essa;

fui diligente nel praticare la legge.

Ho steso le mani verso l'alto;

ho deplorato che la si ignori.

A lei rivolsi il mio desiderio,

e la trovai nella purezza.

In essa acquistai senno fin da principio;

per questo non la abbandoner.

Le mie viscere si commossero nel ricercarla,

per questo ottenni il suo prezioso acquisto.

Il Signore mi ha dato in ricompensa una lingua,

con cui lo loder.

Avvicinatevi, voi che siete senza istruzione,

prendete dimora nella mia scuola.

Fino a quando volete rimanerne privi,

mentre la vostra anima ne  tanto assetata?

Ho aperto la bocca e ho parlato:

Acquistatela senza denaro.

Sottoponete il collo al suo giogo,

accogliete l'istruzione.

Essa  vicina e si pu trovare.

Vedete con gli occhi che poco mi faticai,

e vi trovai per me una grande pace.

Acquistate anche l'istruzione con molto denaro;

con essa otterrete molto oro.

Si diletti l'anima vostra della misericordia del Signore;

non vogliate vergognarvi di lodarlo.

Compite la vostra opera prima del tempo

ed egli a suo tempo vi ricompenser.





LA BIBBIA.



ANTICO TESTAMENTO.

Quinto volume.

LIBRI PROFETICI.



INDICE.

1. Isaia

2. Geremia.

3. Lamentazioni.

4. Baruc.

5. Ezechiele.

6. Daniele.

7. Osea.

8. Gioele.

9. Amos.

10. Abdia.

11. Giona.

12. Giona.

!3. Michea.

14. Abacuc.

15. Sofonia.

16. Aggeo.

17. Zaccaria.

18. Malachia.





ISAIA.



NOTA: Originario dell'aristocrazia di Gerusalemme, Isaia
comincia a profetare nel tempio alla fine del regno di Ozia,
verso il 740 avanti Cristo, proseguendo per circa cinquant'anni.



PARTE PRIMA.



1.

Visione che Isaia, figlio di Amoz, ebbe su Giuda e su
Gerusalemme nei giorni di Ozia, di Iotam, di Acaz e di Ezechia,
re di Giuda.



Udite, cieli, ascolta, terra, perch il Signore dice:

Ho allevato e fatto crescere figli,

ma essi si sono ribellati contro di me.

Il bue conosce il proprietario

e l'asino la greppia del padrone,

ma Israele non conosce

e il mio popolo non comprende.

Guai, gente peccatrice, popolo carico di iniquit!

Razza di scellerati, figli corrotti!

Hanno abbandonato il Signore,

hanno disprezzato il Santo di Israele,

si sono voltati indietro;

perch volete ancora essere colpiti, accumulando ribellioni?



La testa  tutta malata, tutto il cuore langue.

Dalla pianta dei piedi alla testa

non c' in esso una parte illesa,

ma ferite e lividure e piaghe aperte,

che non sono state ripulite, n fasciate, n curate con olio.

Il vostro paese  devastato,

le vostre citt arse dal fuoco.

La vostra campagna, sotto i vostri occhi,

la divorano gli stranieri;

 una desolazione come Sodoma distrutta.

E' rimasta sola la figlia di Sion

come una capanna in una vigna,

come un casotto in un campo di cocomeri,

come una citt assediata.

Se il Signore degli eserciti

non ci avesse lasciato un resto,

gi saremmo come Sodoma, simili a Gomorra.



Udite la parola del Signore,

Voi capi di Sodoma;

ascoltate la dottrina del nostro Dio,

popolo di Gomorra!

Che m'importa dei vostri sacrifici senza numero?

dice il Signore.

Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di giovenchi;

il sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco.

Quando venite a presentarvi a me,

chi richiede da voi che veniate a calpestare i miei atri?

Smettete di presentare offerte inutili,

l'incenso  un abominio per me;

non posso sopportare noviluni, sabati, assemblee sacre,

delitto e solennit.

I vostri noviluni e le vostre feste io detesto,

sono per me un peso; sono stanco di sopportarli.

Quando stendete le mani, io distolgo gli occhi da voi.

Anche se moltiplicate le preghiere, io non ascolto.

Le vostre mani grondano sangue.

Lavatevi, purificatevi,

togliete dalla mia vista il male delle vostre azioni.

Cessate di fare il male, imparate a fare il bene,

ricercate la giustizia, soccorrete l'oppresso,

rendete giustizia all'orfano,

difendete la causa della vedova.

Su, venite e discutiamo dice il Signore.

Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto,

diventeranno bianchi come neve.

Se fossero rossi come porpora,

diventeranno come lana.

Se sarete docili e ascolterete,

mangerete i frutti della terra.

Ma se vi ostinate e vi ribellate,

sarete divorati dalla spada,

perch la bocca del Signore ha parlato.



Come mai  diventata una prostituta la citt fedele?

Era piena di rettitudine, la giustizia vi dimorava;

ora invece  piena di assassini!

Il tuo argento  diventato scoria,

il tuo vino migliore  diluito con acqua.

I tuoi capi sono ribelli e complici di ladri;

tutti sono bramosi di regali, ricercano mance,

non rendono giustizia all'orfano

e la causa della vedova fino a loro non giunge.



Perci, oracolo del Signore,

Dio degli eserciti, il Potente di Israele:

Ah, esiger soddisfazioni dai miei avversari,

mi vendicher dei miei nemici.

Stender la mano su di te,

purificher nel crogiuolo le tue scorie,

eliminer da te tutto il piombo.

Render i tuoi giudici come una volta,

i tuoi consiglieri come al principio.

Dopo, sarai chiamata citt della giustizia, citt fedele.

Sion sar riscattata con la giustizia,

i suoi convertiti con la rettitudine.

Tutti insieme finiranno in rovina ribelli e peccatori

e periranno quanti hanno abbandonato il Signore.

Vi vergognerete delle querce di cui vi siete compiaciuti,

arrossirete dei giardini che vi siete scelti,

poich sarete come quercia dalle foglie avvizzite

e come giardino senza acqua.

Il forte diverr come stoppa,

la sua opera come scintilla;

bruceranno tutte e due insieme e nessuno le spegner.





2.

Visione di Isaia, figlio di Amoz,

riguardo a Giuda e a Gerusalemme.



Alla fine dei giorni,

il monte del tempio del Signore sar elevato sulla cima dei monti

e sar pi alto dei colli;

ad esso affluiranno tutte le genti.

Verranno molti popoli e diranno:

Venite, saliamo sul monte del Signore,

al tempio del Dio di Giacobbe,

perch ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi
sentieri.

Poich da Sion uscir la legge

e da Gerusalemme la Parola del Signore.

Egli sar giudice fra le genti

e sar arbitro fra molti popoli.

Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci;

un popolo non alzer pi la spada contro un altro popolo,

non si eserciteranno pi nell'arte della guerra.

Casa di Giacobbe, vieni,

camminiamo nella luce del Signore.



Tu hai rigettato il tuo popolo, la casa di Giacobbe,

perch rigurgitano di maghi orientali

e di indovini come i Filistei;

agli stranieri battono le mani.

Il suo paese  pieno di argento e di oro,

senza fine sono i suoi tesori;

il suo paese  pieno di cavalli,

senza numero sono i suoi carri.

il suo paese  pieno di idoli;

adorano l'opera delle proprie mani,

ci che hanno fatto le loro dita.

Perci l'uomo sar umiliato,

il mortale sar abbassato;

tu non perdonare loro.

Entra fra le rocce,

nasconditi nella polvere,

di fronte al terrore che desta il Signore,

allo splendore della sua maest,

quando si alzer a scuotere la terra.

L'uomo abbasser gli occhi alteri,

la superbia umana si piegher;

sar esaltato il Signore, lui solo in quel giorno.

Poich ci sar un giorno del Signore degli eserciti

contro ogni superbo e altero,

contro chiunque si innalza ad abbatterlo,

contro tutti i cedri del Libano alti ed elevati,

contro tutte le querce del Basan,

contro tutti gli alti monti,

contro tutti i colli elevati,

contro ogni torre eccelsa,

contro ogni muro inaccessibile,

contro tutte le navi di Tarsis

e contro tutte le imbarcazioni di lusso.

Sar piegato l'orgoglio degli uomini,

sar abbassata l'alterigia umana;

sar esaltato il Signore, lui solo, in quel giorno,

e gli idoli spariranno del tutto.

Rifugiatevi nelle caverne delle rocce

e negli antri sotterranei,

di fronte al terrore che desta il Signore

e allo splendore della sua maest,

quando si alzer a scuotere la terra.

In quel giorno ognuno getter ai topi e ai pipistrelli,

gli idoli d'argento e gli idoli d'oro,

che si era fatto per adorarli,

quando entreranno nei crepacci delle rocce

e nelle spaccature delle rupi,

di fronte al terrore che desta il Signore

e allo splendore della sua maest,

quando si alzer a scuotere la terra.

Guardatevi dunque dall'uomo

nelle cui narici non c' che un soffio:

in quale conto si pu tenere?





3.

Ecco infatti, il Signore, Dio degli eserciti,

toglie a Gerusalemme e a Giuda

ogni genere di sostegno, ogni riserva di pane

e ogni sostentamento d'acqua,

il prode e il guerriero, il giudice e il profeta,

l'indovino e l'anziano,

il capo di una cinquantina e il notabile,

il consigliere e il mago sapiente e l'esperto di incantesimi.

Io metter come loro capi ragazzi,

monelli li domineranno.

Il popolo user violenza: l'uno contro l'altro,

individuo contro individuo;

il giovane tratter con arroganza l'anziano,

lo spregevole, il nobile.

Poich uno afferra l'altro nella casa del padre:

Tu hai un mantello: sii nostro capo;

prendi in mano questa rovina!.

Ma quegli si alzer in quel giorno per dire:

Non sono un medico,

nella mia casa non c' pane n mantello;

non mi ponete a capo del popolo!.

Certo, Gerusalemme va in rovina e Giuda crolla,

perch la loro lingua e le loro opere sono contro il Signore

fino a offendere la vista della sua maest divina.

La loro parzialit verso le persone li condanna

ed essi ostentano il peccato come Sodoma:

non lo nascondono neppure; disgraziati!

Si preparano il male da se stessi.

Beato il giusto, perch egli avr bene,

manger il frutto delle sue opere.

Guai all'empio! Lo colpir la sventura

secondo i misfatti delle sue mani avr la mercede.

Il mio popolo! Un fanciullo lo tiranneggia

e donne lo dominano.

Popolo mio, le tue guide ti traviano,

distruggono la strada che tu percorri.

Il Signore appare per muovere causa,

eli si presenta per giudicare il suo popolo.

Il Signore inizia il giudizio

con gli anziani e i capi del suo popolo:

Voi avete devastato la vigna;

e cose tolte ai poveri sono nelle vostre case.

Quale diritto avete di opprimere il mio popolo,

di pestare la faccia ai poveri?.

Oracolo del Signore, Signore degli eserciti.



Dice il Signore:

Poich si sono insuperbite le figlie di Sion

e procedono a collo teso,

ammiccando con gli occhi, e camminano a piccoli passi

facendo tintinnare gli anelli ai piedi,

perci il Signore render tignoso

il cranio delle figlie di Sion,

il Signore denuder le loro tempie.

In quel giorno il Signore toglier l'ornamento di fibbie,
fermagli e lunette, orecchini, braccialetti, veli, bende,
catenine ai piedi, cinture, boccette di profumi, amuleti,
anelli, pendenti al naso, vesti preziose e mantelline, scialli,
borsette, specchi, tuniche, cappelli e vestaglie.

Invece di profumo ci sar marciume,

invece di cintura una corda,

invece di ricci calvizie,

invece di vesti eleganti uno stretto sacco,

invece di bellezza bruciatura.

I tuoi prodi cadranno di spada,

i tuoi guerrieri in battaglia.

Si alzeranno lamenti e gemiti alle tue porte

e tu, disabitata, giacerai a terra.





4.

Sette donne, afferreranno

un uomo solo, in quel giorno,

e diranno: Ci nutriremo del nostro pane

e indosseremo le nostre vesti;

soltanto, lasciaci portare il tuo nome.

Toglici la nostra vergogna.

In quel giorno

il germoglio del Signore crescer in onore e gloria

e il frutto della terra sar a magnificenza e ornamento

per gli scampati di Israele.

Chiunque sar rimasto in Sion e chi sar superstite in
Gerusalemme sar chiamato santo, cio quanti saranno iscritti
per restare in vita in Gerusalemme.

Quando il Signore avr lavato le brutture delle figlie di Sion e
avr pulito l'interno di Gerusalemme dal sangue che vi  stato
versato con lo spirito di giustizia e con lo spirito dello
sterminio, allora verr il Signore su ogni punto del monte Sion
e su tutte le sue assemblee come una nube e come fumo di giorno,
come bagliore di fuoco e fiamma di notte, perch sopra ogni cosa
la gloria del Signore sar come baldacchino. Una tenda fornir
ombra contro il caldo di giorno e rifugio e riparo contro i
temporali e contro la pioggia.





5.

Canter per il mio diletto

il mio cantico d'amore per la sua vigna.

Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle.

Egli l'aveva vangata e sgombrata dai sassi

e vi aveva piantato scelte viti;

vi aveva costruito in mezzo una torre

e scavato anche un tino.

Egli aspett che producesse uva,

ma essa fece uva selvatica.

Ora dunque, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda,

siate voi giudici fra me e la mia vigna.

Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna

che io non abbia fatto?

Perch, mentre attendevo che producesse uva,

essa ha fatto uva selvatica?

Ora voglio farvi conoscere

ci che sto per fare alla mia vigna:

toglier la sua siepe e si trasformer in pascolo;

demolir il suo muro di cinta e verr calpestata.

La render un deserto,

non sar potata n vangata

e vi cresceranno rovi e pruni;

alle nubi comander di non mandarvi la pioggia.

Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti

 la casa di Israele;

gli abitanti di Giuda la sua piantagione preferita.

Egli si aspettava giustizia

ed ecco spargimento di sangue,

attendeva rettitudine

ed ecco grida di oppressi.



Guai a voi, che aggiungete casa a casa

e unite campo a campo,

finch non ci sia pi spazio,

e cos restate soli ad abitare nel paese.

Ho udito con gli orecchi il Signore degli eserciti:

Certo, molti palazzi diventeranno una desolazione,

grandi e belli saranno senza abitanti.

Poich dieci iugeri di vigna produrranno solo un "bat"

e un "comer" di seme produrr un'"efa".

Guai a coloro che si alzano presto al mattino

e vanno in cerca di bevande inebrianti

e si attardano alla sera accesi in volto dal vino.

Ci sono cetre e arpe, timpani e flauti

e vino per i loro banchetti;

ma non badano all'azione del Signore,

non vedono l'opera delle sue mani.

Perci il mio popolo sar deportato

senza che neppure lo sospetti.

I suoi grandi periranno di fame,

il suo popolo sar arso dalla sete.

Pertanto gli inferi dilatano le fauci,

spalancano senza misura la bocca.

Vi precipitano dentro la nobilt e il popolo,

il frastuono e la gioia della citt.

L'uomo sar umiliato, il mortale sar abbassato,

gli occhi dei superbi si abbasseranno.

Sar esaltato il Signore degli eserciti nel giudizio

e il Dio santo si mostrer santo nella giustizia.

Allora vi pascoleranno gli agnelli come nei loro prati,

sulle rovine brucheranno i capretti.

Guai a coloro che si tirano addosso il castigo

con corde da buoi

e il peccato con funi da carro,

che dicono: Faccia presto,

acceleri pure l'opera sua, perch la vediamo

si facciano pi vicini e si compiano

i progetti del Santo di Israele, perch li conosciamo.

Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene,

che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre,

che cambiano l'amaro in dolce e il dolce in amaro.

Guai a coloro che si credono sapienti

e si reputano intelligenti.

Guai a coloro che sono gagliardi nel bere vino,

valorosi nel mescere bevande inebrianti;

a coloro che assolvono per regali un colpevole

e privano del suo diritto l'innocente.

Perci, come una lingua di fuoco divora la stoppia

e una fiamma consuma la paglia,

cos le loro radici diventeranno un marciume

e la loro fioritura voler via come polvere,

perch hanno rigettato la legge del Signore degli eserciti,

hanno disprezzato la parola del Santo di Israele.

Per questo  divampato

lo sdegno del Signore contro il suo popolo,

su di esso ha steso la sua mano per colpire;

hanno tremato i monti,

i loro cadaveri erano come lordura in mezzo alle strade.

Con tutto ci non si calma la sua ira

e la sua mano resta ancora tesa.



Egli alzer un segnale a un popolo lontano

e gli far un fischio all'estremit della terra

ed ecco verr veloce e leggero.

Nessuno fra essi  stanco o inciampa,

nessuno sonnecchia o dorme,

non si scioglie la cintura dei suoi fianchi

e non si slaccia il legaccio dei suoi sandali.

Le sue frecce sono acuminate,

e ben tesi tutti i suoi archi;

gli zoccoli dei suoi cavalli sono come pietre

e le ruote dei suoi carri come un turbine.

Il suo ruggito  come quello di una leonessa,

ruggisce come un leoncello;

freme e afferra la preda,

la pone al sicuro, nessuno gliela strappa.

Fremer su di lui in quel giorno come freme il mare;

si guarder la terra:

ecco saranno tenebre, angoscia

e la luce sar oscurata dalla caligine.



NOTA: Un "comer" ("homer") vale 10 "efa"; l'"efa" e il "bat"
corrispondono a 45 litri; 10 iugeri sono circa due ettari e
mezzo.





6.

Nell'anno in cui mor il re Ozia, io vidi il Signore seduto su
un trono alto ed elevato, i lembi del suo manto riempivano il
tempio. Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei
ali, con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e
con due volava. Proclamavano l'uno all'altro:

Santo, santo, santo  il Signore degli eserciti.

Tutta la terra  piena della sua gloria.



Vibravano gli stipiti delle porte alla voce di colui che
gridava, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi:

Ohim! Io sono perduto,

perch un uomo dalle labbra impure io sono

e in mezzo a un popolo

dalle labbra impure io abito;

eppure i miei occhi hanno visto

il re, il Signore degli eserciti.



Allora uno dei serafini vol verso di me; teneva in mano un
carbone ardente che aveva preso con le molle dall'altare. Egli
mi tocc la bocca e mi disse:

Ecco, questo ha toccato le tue labbra,

perci  scomparsa la tua iniquit

e il tuo peccato  espiato.



Poi io udii la voce del Signore che diceva: Chi mander e chi
andr per noi?.

E io risposi: Eccomi, manda me!.

Egli disse: Va' e riferisci a questo popolo:

Ascoltate pure, ma senza comprendere,

osservate pure ma senza conoscere.

Rendi insensibile il cuore di questo popolo,

fallo duro d'orecchio e acceca i suoi occhi

e non veda con gli occhi n oda con gli orecchi

n comprenda con il cuore

n si converta in modo da essere guarito.



Io dissi: Fino a quando, Signore?. Egli rispose:

Finch non siano devastate

le citt, senza abitanti, le case senza uomini

e la campagna resti deserta e desolata.

Il Signore scaccer la gente

e grande sar l'abbandono nel paese.

Ne rimarr una decima parte,

ma di nuovo sar preda della distruzione

come una quercia e come un terebinto,

di cui alla caduta resta il ceppo.

Progenie santa sar il suo ceppo.





7.

Nei giorni di Acaz figlio di Iotam, figlio di Ozia, re di Giuda,
Rezin re di Aram e Pekach figlio di Romelia, re di Israele,
marciarono contro Gerusalemme per muoverle guerra, ma non
riuscirono a espugnarla. Fu dunque annunziato alla casa di
Davide: Gli Aramei si sono accampati in Efraim. Allora il suo
cuore e il cuore del suo popolo si agitarono, come si agitano i
rami del bosco per il vento.

Il Signore disse a Isaia: Va' incontro ad Acaz, tu e tuo figlio
Seariasub, fino al termine del canale della piscina superiore
sulla strada del campo del lavandaio. Tu gli dirai: Fa'
attenzione e sta' tranquillo, non temere e il tuo cuore non si
abbatta per quei due avanzi di tizzoni fumosi, per la collera di
Rezin degli Aramei e del figlio di Romelia.

Poich gli Aramei, Efraim e il figlio di Romelia hanno tramato
il male contro di te, dicendo: Saliamo contro Giuda,
devastiamolo e occupiamolo, e vi metteremo come re il figlio di
Tabeel.



Cos dice il Signore Dio:

Ci non avverr e non sar!

Perch capitale di Aram

 Damasco

e capo di Damasco  Rezin.

Capitale di Efraim  Samaria

e capo di Samaria il figlio di Romelia.

Ancora sessantacinque anni

ed Efraim cesser di essere un popolo.

Ma se non crederete,

non avrete stabilit.



Il Signore parl ancora ad Acaz dicendo: Chiedi un segno dal
Signore tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure lass in
alto. Ma Acaz rispose: Non lo chieder, non voglio tentare il
Signore. Allora Isaia disse: Ascoltate, casa di Davide! Non vi
basta di stancare la pazienza degli uomini, perch ora vogliate
stancare anche quella del mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi
dar un segno.

Ecco: la vergine concepir e partorir un figlio, che chiamer
Emanuele.

Egli manger panna e miele finch non imparer a rigettare il
male e a scegliere il bene.

Poich prima ancora che il bimbo impari a rigettare il male e a
scegliere il bene, sar abbandonato il paese di cui temi i due
re.

Il Signore mander su di te, sul tuo popolo e sulla casa di tuo
padre giorni quali non vennero da quando Efraim si stacc da
Giuda: mander il re di Assiria.



Avverr in quel giorno:

Il Signore dar un fischio alle mosche

che sono all'estremit dei canali di Egitto

e alle api che si trovano in Assiria.

Esse verranno e si poseranno tutte

nelle valli ricche di burroni,

nelle fessure delle rocce,

su ogni cespuglio e su ogni pascolo.

In quel giorno il Signore rader

con rasoio preso in affitto oltre il fiume,

cio il re assiro,

il capo e il pelo del corpo,

anche la barba toglier via.

Avverr in quel giorno:

ognuno allever una giovenca e due pecore.

Per l'abbondanza del latte che faranno,

si manger la panna;

di panna e miele si ciber

ogni superstite in mezzo a questo paese.

ogni luogo, dove erano mille viti

valutate mille sicli d'argento,

sar preda dei rovi e dei pruni.

Vi si entrer armati di frecce e di arco,

perch tutta la terra sar rovi e pruni.

In tutti i monti, che erano vangati con la vanga,

non si passer pi per paura delle spine e dei rovi.

Serviranno da pascolo per armenti

e da luogo battuto dal gregge.





8.

Il Signore mi disse; Prenditi una grande tavoletta e scrivici
con caratteri ordinari: A "Mahr-sall-cash-baz" (Rapida
preda-pronto bottino). Io mi presi testimoni fidati, il
sacerdote Uria e Zaccaria figlio di Iebarachia. Poi mi unii alla
profetessa, la quale concep e partor un figlio. Il Signore mi
disse: Chiamalo "Mahr-sall-cash-baz", poich, prima che il
bambino sappia dire babbo e mamma, le ricchezze di Damasco e le
spoglie di Samaria saranno portate davanti al re di Assiria.



Il Signore mi disse di nuovo:

Poich questo popolo ha rigettato

le acque di Siloe che scorrono piano

e trema per Rezin e per il figlio di Romelia,

per questo, ecco, il Signore gonfier contro di loro

le acque del fiume impetuose e abbondanti:

cio il re assiro con tutto il suo splendore,

irromper in tutti i suoi canali

e strariper da tutte le sue sponde.

Penetrer in Giuda, lo inonder e lo attraverser

fino a giungere al collo.

Le sue ali distese copriranno

tutta l'estensione del tuo paese, Emmanuele.



Sappiatelo, popoli: sarete frantumati;

ascoltate voi tutte, nazioni lontane,

cingete le armi e sarete frantumate.

Preparate un piano, sar senza effetti;

fate un proclama, non si realizzer,

perch Dio  con noi.



Poich cos il Signore mi disse, quando mi aveva preso per mano
e mi aveva proibito di incamminarmi nella via di questo popolo:

Non chiamate congiura

ci che questo popolo chiama congiura,

non temete ci che esso teme e non abbiate paura

Il Signore degli eserciti, lui solo ritenete santo.

Egli sia l'oggetto del vostro timore, della vostra paura.

Egli sar laccio e pietra d'inciampo

e scoglio che fa cadere per le due case di Israele,

laccio e trabocchetto per chi abita in Gerusalemme.

Tra di loro molti inciamperanno, cadranno e si sfracelleranno,

saranno presi e catturati.



Si chiuda questa testimonianza, si sigilli questa rivelazione
nel cuore dei miei discepoli.

Io ho fiducia nel Signore, che ha nascosto il volto alla casa di
Giacobbe, e spero in lui.

Ecco, io e i miei figli che il Signore mi ha dato, siamo segni e
presagi per Israele da parte del Signore degli eserciti, che
abita sul monte Sion.

Quando vi diranno: Interrogate gli spiriti e gli indovini che
bisbigliano e mormorano formule. Forse un popolo non deve
consultare i suoi dei? Per i vivi consultare i morti?,
attenetevi alla rivelazione, alla testimonianza. Certo, faranno
questo discorso che non offre speranza d'aurora.



Egli si aggirer nel paese oppresso e affamato,

e quando sar affamato e preso dall'ira,

maledir il suo re e il suo dio.

Guarder in alto

e rivolger lo sguardo sulla terra

ed ecco angustia e tenebre e oscurit desolante.

Ma la caligine sar dissipata,

poich non ci sar pi oscurit dove ora  angoscia.



In passato umili la terra di Zabulon e la terra di Neftali, ma
in futuro render gloriosa la via del mare, oltre il Giordano e
il territorio dei Gentili.





9.

Il popolo che camminava nelle tenebre

vide una grande luce;

su coloro che abitavano in terra tenebrosa

una luce rifulse.

Hai moltiplicato la gioia,

hai aumentato la letizia.

Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete

e come si gioisce quando si divide il bottino.

Poich tu, come al tempo di Madian, hai spezzato il giogo che
l'opprimeva,

la sbarra sulle sue spalle e il bastone dell'aguzzino.

Poich ogni calzatura di soldato nella mischia

e ogni mantello macchiato di sangue

sar bruciato, sar esca del fuoco.

Poich un bambino  nato per noi, ci  stato dato un figlio.

Sulle sue spalle  il segno della sovranit,

ed  chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente

Padre per sempre, Principe della pace;

grande sar il suo dominio e la pace non avr fine

sul trono di Davide e sul regno

che egli viene a consolidare e rafforzare

con il diritto e la giustizia, ora e sempre;

questo far lo zelo del Signore degli eserciti.



Una parola mand il Signore contro Giacobbe,

essa cadde su Israele.

La conoscer tutto il popolo,

gli Efraimiti e gli abitanti di Samaria,

che dicevano nel loro orgoglio e nell'arroganza del loro cuore:

I mattoni sono caduti, ricostruiremo in pietra;

i sicomori sono stati abbattuti, li sostituiremo con cedri.

Il Signore suscit contro questo popolo i suoi nemici,

stimol i suoi avversari:

gli Aramei dall'oriente, da occidente i Filistei

che divorano Israele a grandi morsi.

Con tutto ci non si calma la sua ira

e ancora la sua mano rimane stesa.

Il popolo non  tornato a chi lo percuoteva;

non ha ricercato il Signore degli eserciti.

Pertanto il Signore ha amputato a Israele capo e coda,

palma e giunco in un giorno.

L'anziano e i notabili sono il capo,

il profeta, maestro di menzogna,  la coda.

Le guide di questo popolo lo hanno fuorviato

e i guidati si sono perduti.

Perci il Signore non avr piet dei suoi giovani,

non si impietosir degli orfani e delle vedove,

perch tutti sono empi e perversi;

ogni bocca proferisce parole stolte.

Con tutto ci non si calma la sua ira

e ancora la sua mano rimane stesa.

Brucia l'iniquit come fuoco

che divora rovi e pruni,

divampa nel folto della selva,

da dove si sollevano colonne di fumo.

Per l'ira del Signore brucia la terra

e il popolo  come un'esca per il fuoco;

nessuno ha piet del proprio fratello.

Dilania a destra ma  ancora affamato,

mangia a sinistra, ma senza saziarsi;

ognuno mangia la carne del suo vicino.

Manasse contro Efraim ed Efraim contro Manasse,

tutti e due insieme contro Giuda.

Con tutto ci non si calma la sua ira

e ancora la sua mano rimane stesa.





10.

Guai a coloro che fanno decreti iniqui

e scrivono in fretta sentenze oppressive,

per negare la giustizia ai miseri

e per frodare del diritto i poveri del mio popolo,

per fare delle vedove la loro preda

e per spogliare gli orfani.

Ma che farete nel giorno del castigo,

quando da lontano sopraggiunger la rovina?

A chi ricorrerete per protezione?

Dove lascerete la vostra ricchezza?

Non vi rester che piegarvi tra i prigionieri

o cadere tra i morti.

Con tutto ci non si calma la sua ira

e ancora la sua mano rimane stesa.



Oh! Assiria, verga del mio furore,

bastone del mio sdegno.

Contro una nazione empia io la mando

e la comando contro un popolo con cui sono in collera

perch lo saccheggi, lo depredi

e lo calpesti come fango di strada.

Essa per non pensa cos e cos non giudica il suo cuore,

ma vuole distruggere e annientare non poche nazioni.

Anzi dice:

Forse i miei capi non sono altrettanti re?

Forse come Carchemis non  anche Calno?

Come Arpad non  forse Camat?

Come Damasco non  forse Samaria?

Come la mia mano ha raggiunto quei regni degli idoli,

le cui statue erano pi numerose

di quelle di Gerusalemme e di Samaria,

non posso io forse, come ho fatto a Samaria e ai suoi idoli,

fare anche a Gerusalemme e ai suoi simulacri?.



Quando il Signore avr terminato tutta l'opera sua sul monte
Sion e a Gerusalemme, punir l'operato orgoglioso della mente
del re di Assiria e ci di cui si gloria l'alterigia dei suoi
occhi.

Poich ha detto:

Con la forza della mia mano ho agito

e con la mia sapienza, perch sono intelligente;

ho rimosso i confini dei popoli

e ho saccheggiato i loro tesori,

ho abbattuto come un gigante

coloro che sedevano sul trono.

La mia mano, come in un nido, ha scovato

la ricchezza dei popoli.

Come si raccolgono le uova abbandonate,

cos ho raccolto tutta la terra;

non vi fu battito d'ala,

nessuno apriva il becco o pigolava.

Pu forse vantarsi la scure

con chi taglia per suo mezzo

o la sega insuperbirsi contro chi la maneggia?

Come se un bastone volesse brandire chi lo impugna

e una verga sollevare ci che non  di legno!

Perci il Signore, Dio degli eserciti,

mander una peste contro le sue pi valide milizie;

sotto ci che  suo vanto arder un bruciore

come bruciore di fuoco;

esso consumer anima e corpo

e sar come un malato che sta spegnendosi.

La luce di Israele diventer un fuoco,

il suo santuario una fiamma;

essa divorer e consumer rovi e pruni in un giorno,

la magnificenza della sua selva e del suo giardino;

il resto degli alberi nella selva

si conter facilmente,

persino un ragazzo potrebbe farne il conto.



In quel giorno il resto di Israele

e i superstiti della casa di Giacobbe

non si appoggeranno pi su chi li ha percossi,

ma si appoggeranno sul Signore,

sul Santo di Israele, con lealt.

Torner il resto,

il resto di Giacobbe, al Dio forte.

Poich anche se il tuo popolo, o Israele,

fosse come la sabbia del mare,

solo un suo resto ritorner;

 decretato uno sterminio

che far traboccare la giustizia,

poich un decreto di rovina

eseguir il Signore, Dio degli eserciti,

su tutta la regione.



Pertanto cos dice il Signore, Dio degli eserciti: Popolo mio,
che abiti in Sion, non temere l'Assiria che ti percuote con la
verga e alza il bastone contro di te come gi l'Egitto. Perch
ancora un poco, ben poco, e il mio sdegno avr fine; la mia ira
li annienter. Contro di essa il Signore degli eserciti agiter
il flagello, come quando colp Madian sulla rupe dell'Oreb;
alzer la sua verga sul mare come fece con l'Egitto.

In quel giorno

sar tolto il suo fardello dalla tua spalla,

il suo giogo cesser di pesare sul tuo collo.



Il distruttore viene da Rimmon,

raggiunge Aiat,

attraversa Migron,

in Micmas depone il bagaglio.

Attraversano il passo;

in Gheba si accampano;

Rama trema, fugge Gabaa di Saul.

Grida con tutta la tua voce, Bat-Gallim,

sta' attenta, Laisa,

rispondile, Anatot!

Madmena  in fuga,

e alla fuga si danno gli abitanti di Ghebim.

Oggi stesso far sosta a Nob,

agiter la mano verso il monte della figlia di Sion,

verso il colle di Gerusalemme.

Ecco il Signore, Dio degli eserciti,

che strappa i rami con frastuono;

le punte pi alte sono troncate,

le cime sono abbattute.

E' reciso con il ferro il folto della selva

e il Libano cade con la sua magnificenza.





11.

Un germoglio spunter dal tronco di Iesse,

un virgulto germoglier dalle sue radici.

Su di lui si poser lo spirito del Signore,

spirito di sapienza e di intelligenza,

spirito di consiglio e di fortezza,

spirito di conoscenza e di timore del Signore.

Si compiacer del timore del Signore.

Non giudicher secondo le apparenze

e non prender decisioni per sentito dire;

ma giudicher con giustizia i poveri

e prender decisioni eque per gli oppressi del paese.

La sua parola sar una verga che percuoter il violento;

con il soffio delle sue labbra uccider l'empio.

Fascia dei suoi lombi sar la giustizia,

cintura dei suoi fianchi la fedelt.

Il lupo dimorer insieme con l'agnello,

la pantera si sdraier accanto al capretto;

il vitello e il leoncello pascoleranno insieme

e un fanciullo li guider.

La mucca e l'orsa pascoleranno insieme;

si sdraieranno insieme i loro piccoli.

Il leone si ciber di paglia, come il bue.

Il lattante si trastuller sulla buca dell'aspide;

il bambino metter la mano nel covo dei serpenti velenosi.

Non agiranno pi iniquamente n saccheggeranno

in tutto il mio santo monte,

perch la saggezza del Signore riempir il paese

come le acque ricoprono il mare.



In quel giorno

la radice di Iesse si lever a vessillo per i popoli,

le genti la cercheranno con ansia,

la sua dimora sar gloriosa.

In quel giorno il Signore stender di nuovo la mano

per riscattare il resto del suo popolo

superstite dall'Assiria e dall'Egitto,

da Patros, dall'Etiopia e dall'Elam,

da Sennaar e da Camat e dalle isole del mare.

Egli alzer un vessillo per le nazioni

e raccoglier gli espulsi di Israele;

raduner i dispersi di Giuda

dai quattro angoli della terra.

Cesser la gelosia di Efraim

e gli avversari di Giuda saranno sterminati;

Efraim non invidier pi Giuda

e Giuda non ostegger pi Efraim.

Voleranno verso occidente contro i Filistei,

saccheggeranno insieme le trib dell'oriente,

stenderanno le mani su Edom e su Moab

e gli Ammoniti saranno loro sudditi.

Il Signore prosciugher il golfo del mare d'Egitto

e stender la mano contro il fiume

con la potenza del suo soffio,

e lo divider in sette bracci

cos che si possa attraversare con i sandali.

Si former una strada per il resto del suo popolo

che sar superstite dell'Assiria,

come ci fu una via per Israele

quando usc dal paese d'Egitto.



NOTA: Patros  nell'alto Egitto e Camat in Siria, Elam  la
Persia, Sennaar, il paese di Babilonia; le isole del mare sono i
paesi mediterranei.



12.

Tu dirai in quel giorno:

Ti ringrazio, Signore; tu eri adirato con me,

ma la tua collera si  calmata e tu mi hai consolato.

Ecco, Dio  la mia salvezza;

io confider, non avr mai timore

perch la mia forza e il mio canto  il Signore;

egli  stato la mia salvezza.

Attingerete acqua con gioia

alle sorgenti della salvezza.

In quel giorno direte:

Lodate il Signore, invocate il suo nome;

manifestate tra i popoli le sue meraviglie,

proclamate che il suo nome  sublime.

Cantate inni al Signore, perch ha fatto opere grandi,

ci sia noto in tutta la terra.

Gridate giulivi ed esultate, abitanti di Sion,

perch grande in mezzo a voi  il Santo di Israele.





13.

Oracolo su Babilonia,

ricevuto in visione da Isaia figlio di Amoz.

Su un monte brullo issate un segnale,

alzate per essi un grido;

fate cenni con la mano perch varchino le porte dei principi.

Io ho dato un ordine ai miei consacrati;

ho chiamato i miei prodi a strumento del mio sdegno,

entusiasti della mia grandezza.

Rumore di folla sui monti,

simile a quello di un popolo immenso.

Rumore fragoroso di regni, di nazioni radunate.

Il Signore degli eserciti

passa in rassegna un esercito di guerra.

Vengono da un paese lontano, dall'estremo orizzonte,

il Signore e gli strumenti della sua collera,

per devastare tutto il paese.

Urlate, perch  vicino il giorno del Signore;

esso viene come una devastazione da parte dell'Onnipotente.

Perci tutte le braccia sono fiacche,

ogni cuore d'uomo viene meno;

sono costernati, spasimi e dolori li prendono,

si contorcono come una partoriente;

ognuno osserva sgomento il suo vicino;

i loro volti sono volti di fiamma.

Ecco, il giorno del Signore arriva implacabile,

con sdegno, ira e furore,

per fare della terra un deserto,

per sterminare i peccatori.

Poich le stelle del cielo e la costellazione di Orione

non daranno pi la loro luce;

il sole si oscurer al suo sorgere

e la luna non diffonder la sua luce.

Io punir il mondo per il male,

gli empi per la loro iniquit;

far cessare la superbia dei protervi

e umilier l'orgoglio dei tiranni.

Render l'uomo pi raro dell'oro,

i mortali pi rari dell'oro di Ofir.

Allora far tremare i cieli

e la terra si scuoter dalle fondamenta

per lo sdegno del Signore degli eserciti,

nel giorno della sua ira ardente.

Allora, come una gazzella impaurita

e come un gregge che nessuno raduna,

ognuno si diriger verso il suo popolo,

ognuno correr verso la sua terra.

Quanti saranno trovati, saranno trafitti;

quanti saranno presi, periranno di spada.

I loro piccoli saranno sfracellati davanti ai loro occhi,

saranno saccheggiate le loro case, disonorate le loro mogli.

Ecco, io eccito contro di loro i Medi

che non pensano all'argento, n si curano dell'oro.

Con i loro archi abbatteranno i giovani,

non avranno piet dei piccoli appena nati,

i loro occhi non avranno piet dei bambini.

Babilonia, perla dei regni,

splendore orgoglioso dei Caldei,

sar come Sodoma e Gomorra sconvolte da Dio.

Non sar abitata mai pi n popolata

di generazione in generazione.

L'Arabo non vi pianter la sua tenda

n i pastori vi faranno sostare i greggi.

Ma vi si stabiliranno gli animali del deserto,

i gufi riempiranno le loro case,

vi faranno dimora gli struzzi,

vi danzeranno i satiri.

Ululeranno le iene nei loro palazzi,

gli sciacalli nei loro edifici lussuosi.

La sua ora si avvicina,

i suoi giorni non saranno prolungati.





14.

Il Signore infatti avr piet di Giacobbe e si sceglier ancora
Israele e li ristabilir nel loro paese. A loro si uniranno gli
stranieri, che saranno incorporati nella casa di Giacobbe. I
popoli li accoglieranno e li ricondurranno nel loro paese e se
ne impossesser la casa di Israele nel paese del Signore come
schiavi e schiave; cos faranno prigionieri coloro che li
avevano fatti schiavi e domineranno i loro avversari.

In quel giorno il Signore ti liberer dalle tue pene e dal tuo
affanno e dalla dura schiavit con la quale eri stato asservito.
Allora intonerai questa canzone sul

re di Babilonia e dirai:



Ah come  finito l'aguzzino,  finita l'arroganza!

Il Signore ha spezzato la verga degli iniqui,

il bastone dei dominatori,

di colui che percuoteva i popoli nel suo furore,

con colpi senza fine,

che dominava con furia le genti

con una tirannia senza respiro.

Riposa ora tranquilla tutta la terra

ed erompe in grida di gioia.

Persino i cipressi gioiscono riguardo a te

e anche i cedri del Libano:

Da quando tu sei prostrato,

non salgono pi i tagliaboschi contro di noi.

Gli inferi di sotto si agitano per te,

per venirti incontro al tuo arrivo;

per te essi svegliano le ombre,

tutti i dominatori della terra,

e fanno sorgere dai loro troni tutti i re delle nazioni.

Tutti prendono la parola per dirti:

Anche tu sei stato abbattuto come noi,

sei diventato uguale a noi.

Negli inferi  precipitato il tuo fasto,

la musica delle tue arpe;

sotto di te c' uno strato di marciume,

tua coltre sono i vermi.

Come mai sei caduto dal cielo,

Lucifero, figlio dell'aurora?

Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli?

Eppure tu pensavi: Salir in cielo,

sulle stelle di Dio innalzer il trono,

dimorer sul monte dell'assemblea,

nelle parti pi remote del settentrione.

Salir sulle regioni superiori delle nubi,

mi far uguale all'Altissimo.

E invece sei stato precipitato negli inferi,

nelle profondit dell'abisso!

Quanti ti vedono ti guardano fisso,

ti osservano attentamente.

E' questo colui che sconvolgeva la terra,

che faceva tremare i regni,

che riduceva il mondo a un deserto,

che ne distruggeva le citt,

che non apriva ai suoi prigionieri la prigione?

Tutti i re dei popoli,

tutti riposano con onore, ognuno nella sua tomba.

Tu, invece, sei stato gettato fuori del tuo sepolcro

come un germoglio spregevole;

sei circondato da uccisi trafitti da spada,

come una carogna calpestata.

A coloro che sono scesi in una tomba di pietre

tu non sarai unito nella sepoltura,

perch hai rovinato il tuo paese,

hai assassinato il tuo popolo;

non sar pi nominata la discendenza dell'iniquo.

Preparate il massacro dei suoi figli

a causa dell'iniquit del loro padre

e non sorgano pi a conquistare la terra,

a riempire il mondo di rovine.



Io insorger contro di loro  -  parola del Signore degli
eserciti  -, sterminer il nome di Babilonia e il resto; la
prole e la stirpe  -  oracolo del Signore  -. Io la ridurr a
dominio dei ricci, a palude stagnante; la scoper con la scopa
della distruzione  -  oracolo del Signore degli eserciti  -.



Il Signore degli eserciti ha giurato:

In verit come ho pensato, accadr

e succeder come ho deciso.

Io spezzer l'Assiro nella mia terra

e sui miei monti lo calpester.

Allora sparir da loro il suo giogo,

il suo peso dalle loro spalle.

Questa  la decisione presa per tutta la terra

e questa  la mano stesa su tutte le genti.

Poich il Signore degli eserciti

lo ha deciso, chi potr renderlo vano?

La sua mano  stesa, chi gliela far ritirare?



Nell'anno in cui mor il re Acaz fu comunicato questo oracolo:

Non gioire, Filistea tutta,

perch si  spezzata la verga di chi ti percuoteva.

Poich dalla radice del serpe uscir una vipera

e il suo frutto sar un drago alato.

I poveri pascoleranno sui miei prati

e i miseri vi riposeranno tranquilli;

ma far morire di fame la tua stirpe e uccider il tuo resto.

Urla, porta; grida, citt;

trema, Filistea tutta,

perch dal settentrione si alza il fumo

e nessuno si sbanda dalle sue schiere.

Che si risponder ai messaggeri delle nazioni?

Il Signore ha fondato Sion

e in essa si rifugiano gli oppressi del suo popolo.





15.

Oracolo su Moab.

E' stata devastata di notte;

Ar-Moab  stata distrutta;

 stata devastata di notte,

Kir-Moab  stata distrutta.

E' salita la gente di Dibon sulle alture, per piangere;

su Nebo e su Madada Moab innalza un lamento;

ogni testa  stata rasata, ogni barba  stata tagliata.

Nelle sue strade si indossa il sacco,

sulle sue terrazze si fa il lamento.

Nelle sue piazze ognuno si lamenta, si scioglie in lacrime.

Emettono urla Chesbon ed Eleale

le loro grida giungono fino a Iaaz.

Per questo tremano le viscere di Moab,

freme la sua anima.

Il cuore di Moab geme;

i suoi fuggiaschi giungono fino a Zoar.

Ah, la salita di Luchit salgono piangendo.

Sulla via di Coronaim mandano grida strazianti.

Le acque di Nimrim sono un deserto,

l'erba si  seccata, finita  la pastura,

non c' pi nulla di verde.

Per questo fanno provviste,

le loro riserve trasportano al di l del torrente dei Salici.

Risuonano grida per tutto il territorio di Moab;

fino a Eglaim giunge il suo urlo,

fino a Beer-Elim il suo urlo.

Le acque di Dimon sono piene di sangue,

eppure colpir Dimon con altri mali;

un leone per i fuggiaschi di Moab e per il resto del paese.





16.

Mandate agnelli al signore del paese,

dalla rupe verso il deserto al monte della figlia di Sion.

Come un uccello fuggitivo, come una nidiata dispersa

saranno le figlie di Moab ai guadi dell'Arnon.

Dacci un consiglio, prendi una decisione!

Rendi come la notte la sua ombra in pieno mezzogiorno;

nascondi i dispersi, non tradire i fuggiaschi.

Siano tuoi ospiti i dispersi di Moab

sii loro rifugio di fronte al devastatore.

Quando sar estinto il tiranno e finita la devastazione,

scomparso il distruttore della regione,

allora sar stabilito un trono sulla mansuetudine,

vi sieder con tutta fedelt, nella tenda di Davide,

giudice sollecito del diritto e pronto alla giustizia.

Abbiamo udito l'orgoglio di Moab, orgoglioso all'eccesso,

la sua alterigia, la sua superbia, la sua tracotanza,

la vanit delle sue chiacchiere.

Per questo i Moabiti innalzano un lamento per Moab,

si lamentano tutti;

per le focacce di uva di Kir-Careset

gemono tutti costernati.

Sono squallidi i campi di Chesbon,

languiscono le viti di Sibma.

Signori di popoli ne hanno spezzato i tralci

che raggiungevano Iazer, penetravano fin nel deserto;

i loro rami si estendevano liberamente,

giungevano al mare.

 Per questo io pianger con il pianto di Iazer

sui vigneti di Sibma.

Ti inonder con le mie lacrime, Chesbon, Eleale,

perch sui tuoi frutti e sulla tua vendemmia

 piombato il grido dei vignaioli.

Sono scomparse gioia e allegria dai frutteti;

nelle vigne non si levano pi lieti clamori,

n si grida pi allegramente.

Il vino nei tini nessuno lo ammosta,

l'evviva di gioia  cessato.

Perci le mie viscere fremono

per Moab come una cetra,

il mio intimo freme per Kir-Careset.

Moab si mostrer e si stancher sulle alture,

verr nel suo santuario per pregare, ma senza successo.



Questo  il messaggio che pronunzi un tempo il Signore su Moab.
Ma ora il Signore dice: In tre anni, come gli anni di un
salariato, sar deprezzata la gloria di Moab con tutta la sua
numerosa popolazione. Ne rimarr solo un resto, piccolo e
impotente.





17.

Oracolo su Damasco.

Ecco, Damasco sar eliminata dal numero delle citt,

diverr un cumulo di rovine.

Le sue borgate saranno abbandonate per sempre;

saranno pascoli dei greggi

che vi riposeranno senza esserne scacciati.

A Efraim sar tolta la cittadella, a Damasco la sovranit.

Al resto degli Aramei toccher la stessa sorte della gloria
degli Israeliti,

oracolo del Signore degli eserciti.

In quel giorno verr ridotta la gloria di Giacobbe,

sar smunta la floridezza delle sue membra.

Avverr come quando il mietitore prende una manciata di steli,

e con l'altro braccio falcia le spighe,

come quando si raccolgono le spighe nella valle dei Refaim.

Vi resteranno solo racimoli,

come alla bacchiatura degli ulivi:

due o tre bacche sulla cima dell'albero,

quattro o cinque sui rami da frutto.

Oracolo del Signore, Dio di Israele.

In quel giorno si volger l'uomo al suo creatore

e i suoi occhi guarderanno al Santo di Israele.

Non si volger agli altari, lavoro delle sue mani;

non guarder ci che fecero le sue dita,

i pali sacri e gli altari per l'incenso.

In quel giorno avverr alle tue fortezze

come alle citt abbandonate

che l'Eveo e l'Amorreo evacuarono di fronte agli Israeliti

e sar una desolazione.

Perch hai dimenticato Dio tuo salvatore

e non ti sei ricordato della Roccia, tua fortezza.

Tu pianti perci piante amene

e innesti tralci stranieri;

di giorno le pianti, le vedi crescere

e al mattino vedi fiorire i tuoi semi,

ma svanir il raccolto in un giorno di malattia

e di dolore insanabile.



Ah, il rumore di popoli immensi,

rumore come il mugghio dei mari,

fragore di nazioni come lo scroscio di acque

che scorrono veementi.

Le nazioni fanno fragore come il fragore di molte acque,

ma il Signore le minaccia, esse fuggono lontano;

come pula sono disperse sui monti dal vento

e come mulinello di polvere dinanzi al turbine.

Alla sera, ecco era tutto uno spavento,

prima del mattino non  gi pi.

Questo  il destino dei nostri predatori

e la sorte dei nostri saccheggiatori.





18.

Ah! paese degli insetti ronzanti,

che ti trovi oltre i fiumi di Etiopia,

che mandi ambasciatori per mare,

in canotti di papiro sulle acque:

Andate, messaggeri veloci,

verso un popolo alto e abbronzato,

verso un popolo temuto ora e sempre,

un popolo potente e vittorioso,

il cui paese  solcato da fiumi.

O voi tutti abitanti del mondo, che dimorate sulla terra,

appena si alzer un segnale sui monti, guardatelo!

Appena squiller la tromba, ascoltatela!

Poich questo mi ha detto il Signore:

Io osserver tranquillo dalla mia dimora,

come il calore sereno alla luce del sole,

come una nube di rugiada al calore della mietitura.

Poich prima della raccolta, quando la fioritura  finita

e il fiore  diventato un grappolo maturo,

egli taglier i tralci con roncole,

strapper e getter via i pampini.

Saranno abbandonati tutti insieme

agli avvoltoi dei monti e alle bestie selvatiche;

su di essi gli avvoltoi passeranno l'estate,

su di essi tutte le bestie selvatiche passeranno l'inverno.

In quel tempo saranno portate offerte al Signore degli eserciti
da un popolo alto e abbronzato, da un popolo temuto ora e
sempre, da un popolo potente e vittorioso, il cui paese 
solcato da fiumi, saranno portate nel luogo dove  invocato il
nome del Signore degli eserciti, sul monte Sion.





19.

Oracolo sull'Egitto.

Ecco, il Signore cavalca una nube leggera ed entra in Egitto.

Crollano gli idoli d'Egitto davanti a lui

e agli Egiziani vien meno il cuore nel petto.

Aizzer gli Egiziani contro gli Egiziani:

combatter fratello contro fratello, uomo contro uomo,

citt contro citt, regno contro regno.

Gli Egiziani perderanno il senno

e io distrugger il loro consiglio;

per questo ricorreranno agli idoli e ai maghi,

ai negromanti e agli indovini.

Ma io metter gli Egiziani in mano a un duro padrone,

un re crudele li dominer.

Oracolo del Signore, Dio degli eserciti.



Si prosciugheranno le acque del mare,

il fiume si inaridir e seccher.

I suoi canali diventeranno putridi,

diminuiranno e seccheranno i torrenti dell'Egitto,

canne e giunchi ingialliranno.

I giunchi sulle rive e alla foce del Nilo

e tutti i seminati del Nilo

seccheranno, saranno dispersi dal vento, non saranno pi.

I pescatori si lamenteranno, gemeranno

quanti gettano l'amo nel Nilo,

quanti stendono le reti sull'acqua saranno desolati.

Saranno delusi i lavoratori del lino,

le cardatrici e i tessitori impallidiranno;

i tessitori saranno avviliti,

tutti i salariati saranno costernati.

Quanto sono stolti i principi di Tanis!

I pi saggi consiglieri del faraone

sono uno stupido consiglio.

Come osate dire al faraone:

Sono figlio di saggi, figlio di re antichi?

Dove sono, dunque, i tuoi saggi?

Si rivelino e manifestino quanto ha deciso il Signore degli
eserciti

a proposito dell'Egitto.

Stolti sono i principi di Tanis;

si ingannano i principi di Menfi.

Hanno fatto traviare l'Egitto i capi delle sue trib.

Il Signore ha mandato in mezzo a loro uno spirito di smarrimento;

essi fanno smarrire l'Egitto in ogni impresa,

come barcolla un ubriaco nel vomito.

Non riuscir all'Egitto qualunque opera faccia:

il capo o la coda, la palma o il giunco.



In quel giorno gli Egiziani diventeranno come femmine,
tremeranno e temeranno all'agitarsi della mano del Signore degli
eserciti contro di loro. Il paese di Giuda sar il terrore degli
Egiziani; quando se ne parler, ne avranno spavento, a causa del
proposito che il Signore degli eserciti ha formulato contro di
esso.

In quel giorno ci saranno cinque citt nell'Egitto che
parleranno la lingua di Canaan e giureranno per il Signore degli
eserciti, una di esse si chiamer Citt del sole.

In quel giorno ci sar un altare dedicato al Signore in mezzo al
paese d'Egitto e una stele in onore del Signore presso la sua
frontiera: sar un segno e una testimonianza per il Signore
degli eserciti nel paese d'Egitto. Quando, di fronte agli
avversari, invocheranno il Signore, allora egli mander loro un
salvatore che li difender e li liberer.

Il Signore si riveler agli Egiziani e gli Egiziani
riconosceranno in quel giorno il Signore, lo serviranno con
sacrifici e offerte, faranno voti al Signore e li adempiranno.
Il Signore percuoter ancora gli Egiziani ma, una volta colpiti,
li risaner. Essi faranno ritorno al Signore ed egli si placher
e li risaner. In quel giorno ci sar una strada dall'Egitto
verso l'Assiria; l'Assiro andr in Egitto e l'Egiziano in
Assiria; gli Egiziani serviranno il Signore insieme con gli
Assiri. In quel giorno Israele, il terzo con l'Egitto e
l'Assiria, sar una benedizione in mezzo alla terra.

Li benedir il Signore degli eserciti: Benedetto sia l'Egiziano
mio popolo, l'Assirio opera delle mie mani e Israele mia
eredit.





20.

Nell'anno in cui il "Tartan", mandato ad Asdod da Sargon re di
Assiria, giunse ad Asdod, la assal e la prese. In quel tempo il
Signore disse per mezzo di Isaia figlio di Amoz: Va', sciogliti
il sacco dai fianchi e togliti i sandali dai piedi!. Cos egli
fece, andando spoglio e scalzo.

Il Signore poi disse: Come il mio servo Isaia  andato spoglio
e scalzo per tre anni, come segno e simbolo per l'Egitto e per
l'Etiopia, cos il re di Assiria condurr i prigionieri d'Egitto
e i deportati dell'Etiopia, giovani e vecchi, spogli e scalzi e
con le natiche scoperte, vergogna per l'Egitto. Allora saranno
abbattuti e confusi a causa dell'Etiopia, loro speranza, e a
causa dell'Egitto di cui si vantavano. In quel giorno gli
abitanti di questo lido diranno: Ecco che cosa  successo al
paese al quale ci eravamo rivolti e nel quale cercavamo rifugio
per essere aiutati e liberati dal re di Assiria! Ora come ci
salveremo?.



NOTA: "Tartan": generale capo.





21.

Oracolo sul deserto del mare.

Come i turbini che si scatenano nel Negheb,

cos egli viene dal deserto, da una terra orribile.

Una visione angosciosa mi fu mostrata:

il saccheggiatore che saccheggia,

il distruttore che distrugge.

Salite, o Elamiti, assediate, o Medi!

Io faccio cessare ogni gemito.

Per questo sono presi dallo spasimo i miei lombi,

mi hanno colto i dolori come di una partoriente;

sono troppo sconvolto per udire,

troppo sbigottito per vedere.

Smarrito  il mio cuore, la costernazione mi invade;

il crepuscolo tanto desiderato diventa il mio terrore.

Si prepara la tavola, si stende la tovaglia, si mangia, si beve.

Alzatevi, o capi, ungete gli scudi!.

Poich cos mi ha detto il Signore:

Va', metti una sentinella che annunzi quanto vede.

Se vede cavalleria, coppie di cavalieri,

gente che cavalca asini, gente che cavalca cammelli,

osservi con attenzione, con grande attenzione.

La vedetta ha gridato:

Al posto di osservazione, Signore, io sto sempre, tutto il
giorno,

e nel mio osservatorio sto in piedi, tutta la notte.

Ecco, arriva una schiera di cavalieri, coppie di cavalieri.

Essi esclamano e dicono: E' caduta,  caduta Babilonia!

Tutte le statue dei suoi dei sono a terra, in frantumi.

O popolo mio, calpestato, trebbiato sulla mia aia,

ci che ho udito dal Signore degli eserciti, Dio di Israele,

a voi ho annunziato.



Oracolo sull'Idumea.

Mi gridano da Seir: Sentinella, quanto resta della notte?

Sentinella, quanto resta della notte?.

La sentinella risponde:

Viene il mattino, poi anche la notte;

se volete domandare, domandate,

convertitevi, venite!.



Oracolo sull'Arabia.

Nel bosco, nell'Arabia, passate la notte,

carovane di Dedan;

andando incontro agli assetati, portate acqua.

Abitanti del paese di Tema,

presentatevi ai fuggiaschi con pane per loro.

Perch essi fuggono di fronte alle spade,

di fronte alla spada affilata,

di fronte all'arco teso,

di fronte al furore della battaglia.

Poich mi ha detto il Signore: Ancora un anno, contato alla
maniera degli anni di un salariato, e scomparir tutta la
potenza gloriosa di Kedar. E il numero degli archi dei prodi di
Kedar rester molto esiguo, perch il Signore Dio di Israele ha
parlato.





22.

Oracolo sulla valle della Visione.

Che hai tu dunque, che sei salita tutta quanta sulle terrazze,

citt rumorosa e tumultuante, citt gaudente?

I tuoi caduti non sono caduti di spada

n sono morti in battaglia.

Tutti i tuoi capi sono fuggiti insieme,

fatti prigionieri senza un tiro d'arco;

tutti i tuoi prodi sono stati catturati insieme,

o fuggirono lontano.

Per questo dico: Stornate lo sguardo da me,

che io pianga amaramente;

non cercate di consolarmi

per la desolazione della figlia del mio popolo.

Poich  un giorno di panico,

di distruzione e di smarrimento

voluto dal Signore, Dio degli eserciti.

Nella valle della Visione un diroccare di mura

e un invocare aiuto verso i monti.

Gli Elamiti hanno preso la faretra;

gli Aramei montano i cavalli,

Kir ha tolto il fodero allo scudo.

Le migliori tra le tue valli sono piene di carri:

i cavalieri si sono disposti contro la porta.

Cos egli toglie la protezione di Giuda.

Voi guardavate in quel giorno

alle armi del palazzo della Foresta;

le brecce della citt di Davide avete visto quante fossero;

avete raccolto le acque della piscina inferiore,

avete contato le case di Gerusalemme

e demolito le case per fortificare le mura;

avete costruito un serbatoio fra i due muri

per le acque della piscina vecchia;

ma voi non avete guardato a chi ha fatto tutto questo,

n avete visto chi ha preparato ci da tempo.

Vi invitava il Signore, Dio degli eserciti,

in quel giorno al pianto e al lamento,

a rasarvi il capo e a vestire il sacco.

Ecco invece si gode e si sta allegri,

si sgozzano buoi e si scannano greggi,

si mangia carne e si beve vino:

Mangiamo e beviamo,

perch domani moriremo!.

Ma il Signore degli eserciti

si  rivelato ai miei orecchi:

Certo non sar espiato questo vostro peccato,

finch non sarete morti,

dice il Signore, Dio degli eserciti.



Cos dice il Signore, Dio degli eserciti:

Recati da questo ministro,

presso Sebna, il maggiordomo,

che si taglia in alto il sepolcro

e si scava nella rupe la tomba:

Che cosa possiedi tu qui

e chi hai tu qui,

che ti stai scavando qui un sepolcro?

Ecco, il Signore ti scaglier gi a precipizio, o uomo;

afferrandoti saldamente,

ti rotoler ben bene a rotoli

come palla, verso un esteso paese.

L morirai e l finiranno i tuoi carri superbi,

o ignominia del palazzo del tuo padrone!

Ti toglier la carica,

ti rovescer dal tuo posto.

In quel giorno chiamer il mio servo

Eliakim figlio di Chelkia;

lo rivestir con la tua tunica,

lo cinger della tua sciarpa

e metter il tuo potere nelle sue mani.

Sar un padre per gli abitanti di Gerusalemme

e per il casato di Giuda.

Gli porr sulla spalla

la chiave della casa di Davide;

se egli apre, nessuno chiuder;

se egli chiude, nessuno potr aprire.

Lo conficcher come un piuolo in luogo solido

e sar un trono di gloria per la casa di suo padre.

A lui sar appesa ogni gloria della casa di suo padre:
discendenti e nipoti, ogni vaso anche piccolo, dalle tazze alle
anfore.

In quel giorno  -  oracolo del Signore degli eserciti  -  ceder
il piuolo conficcato in luogo solido, si spezzer, cadr e andr
in frantumi tutto ci che vi era appeso, perch il Signore ha
parlato.





23.

Oracolo su Tiro.

Fate il lamento, navi di Tarsis,

perch  stato distrutto il vostro rifugio!

Mentre tornavano dal paese dei Kittim,

ne fu data loro notizia.

Ammutolite, abitanti della costa, mercanti di Sidone,

i cui agenti attraversavano grandi acque.

Il frumento del Nilo, il raccolto del fiume

era la sua ricchezza;

era il mercato dei popoli.

Vergognati, Sidone, perch ha parlato il mare,

la fortezza marinara, dicendo:

Io non ho avuto doglie, non ho partorito,

non ho allevato giovani,

non ho fatto crescere ragazze.

Appena si sapr in Egitto,

saranno addolorati per la notizia di Tiro.

Passate in Tarsis, fate il lamento,

abitanti della costa.

E' questa la vostra citt gaudente,

le cui origini risalgono a un'antichit remota,

i cui piedi la portavano lontano per fissarvi dimore?

Chi ha deciso questo contro Tiro l'incoronata,

i cui mercanti erano principi,

i cui trafficanti erano i pi nobili della terra?

Il Signore degli eserciti lo ha deciso

per svergognare l'orgoglio di tutto il suo fasto,

per umiliare i pi nobili sulla terra.

Coltiva la tua terra come il Nilo, figlia di Tarsis;

il porto non esiste pi.

Ha steso la mano verso il mare, ha sconvolto i regni,

il Signore ha decretato per Canaan

di abbattere le sue fortezze.

Egli ha detto: Non continuerai a far baldoria,

tu duramente oppressa, vergine figlia di Sidone.

Alzati, va' pure dai Kittim;

neppure l ci sar pace per te.

Ecco il paese da lui fondato per marinai, che ne avevano
innalzato le torri; ne hanno demoliti i palazzi: egli l'ha
ridotto a un cumulo di rovine.

Fate il lamento, navi di Tarsis,

perch  stato distrutto il vostro rifugio.

In quel giorno Tiro sar dimenticata per settant'anni, quanti
sono gli anni di un re. Alla fine dei settanta anni a Tiro si
applicher la canzone della prostituta:

Prendi la cetra, gira per la citt, prostituta dimenticata;

suona con abilit, moltiplica i canti,

perch qualcuno si ricordi di te.



Ma alla fine dei settant'anni il Signore visiter Tiro, che
ritorner ai suoi guadagni; essa trescher con tutti i regni del
mondo sulla terra. Il suo salario e il suo guadagno saranno
sacri al Signore. Non sar ammassato n custodito il suo
salario, ma andr a coloro che abitano presso il Signore, perch
possano nutrirsi in abbondanza e vestirsi con decoro.





[L'Apocalisse del libro di Isaia].

24.

Ecco che il Signore spacca la terra,

la squarcia e ne sconvolge la superficie

e ne disperde gli abitanti.

Avverr lo stesso al popolo come al sacerdote,

allo schiavo come al suo padrone,

alla schiava come alla sua padrona,

al compratore come al venditore,

al creditore come al debitore,

a chi riceve come a chi d in prestito.

Sar tutta spaccata la terra,

sar tutta saccheggiata,

perch il Signore ha pronunziato questa parola.

E' in lutto, languisce la terra;

 squallido, languisce il mondo,

il cielo con la terra perisce.

La terra  stata profanata dai suoi abitanti

perch hanno trasgredito le leggi,

hanno disobbedito al decreto,

hanno infranto l'alleanza eterna.

Per questo la maledizione divora la terra;

i suoi abitanti ne scontano la pena;

per questo sono bruciati gli abitanti della terra

e sono rimasti solo pochi uomini.

Lugubre  il mosto, la vigna languisce,

gemono tutti.

E' cessata la gioia dei timpani,

 finito il chiasso dei gaudenti,

 cessata la gioia della cetra.

Non si beve pi il vino tra i canti,

la bevanda inebriante  amara per chi la beve.

E' distrutta la citt del caos,

 chiuso l'ingresso di ogni casa.

Per le strade si lamentano, perch non c' vino;

ogni gioia  scomparsa,

se ne  andata la letizia dal paese.

Nella citt  rimasta la desolazione,

la porta  stata abbattuta, fatta a pezzi.

Perch cos accadr nel centro della terra, in mezzo ai popoli,

come quando si bacchiano le ulive,

come quando si racimola, finita la vendemmia.

Quelli alzeranno la voce,

acclameranno alla maest del Signore.

Gridano dal mare: Acclamate, pertanto, popoli!

Voi in oriente, glorificate il Signore,

nelle isole del mare, in nome del Signore, Dio d'Israele.

Dagli angoli estremi della terra abbiamo udito il canto:

Gloria al giusto.



Ma io dico: Guai a me! Guai a me! Ohim!.

I perfidi agiscono perfidamente,

i perfidi operano con perfidia.

Terrore, fossa e laccio

ti sovrastano, o abitante della terra.

Chi fugge al grido di terrore cadr nella fossa,

chi risale dalla fossa sar preso nel laccio.

Le cateratte dall'alto si aprono

e si scuotono le fondamenta della terra.

A pezzi andr la terra,

in frantumi si ridurr la terra,

crollando croller la terra.

Certo, barcoller la terra come un ubriaco,

vaciller come una tenda;

peser su di essa la sua iniquit,

cadr e non si rialzer.



In quel giorno il Signore punir

in alto l'esercito di lass

e quaggi i re della terra.

Saranno radunati e imprigionati in una fossa,

saranno rinchiusi in un carcere

e dopo lungo tempo saranno puniti.

Arrossir la luna, impallidir il sole,

perch il Signore degli eserciti regna

sul monte Sion e in Gerusalemme

e davanti ai suoi anziani sar glorificato.





25.

Signore, tu sei il mio Dio;

voglio esaltarti e lodare il tuo nome,

perch hai eseguito progetti meravigliosi,

concepiti da lungo tempo, fedeli e veri.

Poich hai ridotto la citt a un mucchio di sassi,

la cittadella fortificata a una rovina;

la fortezza dei superbi non  pi citt,

non si ricostruir mai pi.

Per questo ti glorifica un popolo forte,

la citt di genti possenti ti venera.

Perch tu sei sostegno al misero,

sostegno al povero nella sua angoscia,

riparo dalla tempesta, ombra contro il caldo;

poich lo sbuffare dei tiranni  come pioggia d'inverno,

come arsura in terra arida il clamore dei superbi.

Tu mitighi l'arsura con l'ombra d'una nube,

l'inno dei tiranni si spegne.



Il Signore degli eserciti preparer su questo monte

un banchetto di grasse vivande per tutti i popoli,

un banchetto di vini eccellenti,

di cibi succulenti, di vini raffinati.

Egli strapper su questo monte

il velo che copriva la faccia di tutti i popoli

e la coltre che copriva tutte le genti.

Eliminer la morte per sempre;

il Signore Dio asciugher le lacrime su ogni volto;

far scomparire da tutto il paese

la condizione disonorevole del suo popolo,

poich il Signore ha parlato.

E si dir in quel giorno: Ecco il nostro Dio;

in lui abbiamo sperato perch ci salvasse;

questi  il Signore in cui abbiamo sperato;

rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza.

Poich la mano del Signore si poser su questo monte.

Moab invece sar calpestato al suolo,

come si pesta la paglia nella concimaia.

L esso stender le mani,

come le distende il nuotatore per nuotare;

ma il Signore abbasser la tua superbia,

nonostante l'annaspare delle sue mani.

L'eccelsa fortezza delle tue mura

egli abbatter e demolir, la rader al suolo.





26.

In quel giorno si canter questo canto

nel paese di Giuda:

Abbiamo una citt forte;

egli ha eretto a nostra salvezza mura e baluardo.

Aprite le porte: entri il popolo giusto

che si mantiene fedele.

Il suo animo  saldo;

tu gli assicurerai la pace,

pace perch in te ha fiducia.

Confidate nel Signore sempre,

perch il Signore  una roccia eterna;

perch egli ha abbattuto coloro che abitavano in alto;

la citt eccelsa l'ha rovesciata,

rovesciata fino a terra,

l'ha rasa al suolo.

I piedi la calpestano, i piedi degli oppressi,

i passi dei poveri.



Il sentiero del giusto  diritto,

il cammino del giusto tu rendi piano.

S, nella via dei tuoi giudizi,

Signore, noi speriamo in te;

al tuo nome e al tuo ricordo

si volge tutto il nostro desiderio.

Di notte anela a te l'anima mia,

al mattino ti cerca il mio spirito,

perch quando pronunzi i tuoi giudizi sulla terra,

giustizia imparano gli abitanti del mondo.

Si usi pure clemenza all'empio,

non imparer la giustizia;

sulla terra egli distorce le cose diritte

e non guarda alla maest del Signore.

Signore, sta alzata la tua mano,

ma essi non la vedono.

Vedano, arrossendo,

il tuo amore geloso per il popolo;

anzi, li divori il fuoco

preparato per i tuoi nemici.

Signore, ci concederai la pace,

perch tu dai successo a tutte le nostre imprese.

Signore nostro Dio, altri padroni,

diversi da te, ci hanno dominato,

ma noi te soltanto, il tuo nome invocheremo.

I morti non vivranno pi,

le ombre non risorgeranno;

poich tu li hai puniti e distrutti,

hai fatto svanire ogni loro ricordo.

Hai fatto crescere la nazione, Signore,

hai fatto crescere la nazione, ti sei glorificato,

hai dilatato tutti i confini del paese.

Signore, nella tribolazione ti abbiamo cercato;

a te abbiamo gridato nella prova, che  la tua correzione.

Come una donna incinta che sta per partorire

si contorce e grida nei dolori,

cos siamo stati noi di fronte a te, Signore.

Abbiamo concepito, sentito le doglie,

abbiamo partorito vento,

non abbiamo portato salvezza al paese

e non sono nati abitanti nel mondo.

Ma di nuovo vivranno i tuoi morti,

risorgeranno i loro cadaveri.

Si sveglieranno ed esulteranno

quelli che giacciono nella polvere,

perch la tua rugiada  rugiada luminosa;

la terra dar alla luce le ombre.



Va', popolo mio, entra nelle tue stanze

e chiudi la porta dietro di te.

Nasconditi per un istante,

finch non sia passato lo sdegno.

Perch, ecco, il Signore esce dalla sua dimora

per punire le offese fatte a lui dagli abitanti della terra;

la terra ributter fuori il sangue assorbito

e pi non coprir i suoi cadaveri.





27.

In quel giorno il Signore punir

con la spada pesante, grande e potente,

il Leviatan serpente guizzante,

il Leviatan serpente tortuoso

e uccider il drago che sta nel mare.



In quel giorno si dir:

La vigna deliziosa: cantate di lei!.

Io, il Signore, ne sono il guardiano,

a ogni istante la irrigo;

per timore che venga danneggiata,

ne ho cura notte e giorno.

Io non sono in collera.

Vi fossero rovi e pruni,

io muoverei loro guerra,

li brucerei tutti insieme.

O, meglio, si stringa alla mia protezione,

faccia la pace con me, con me faccia la pace!



Nei giorni futuri Giacobbe metter radici,

Israele fiorir e germoglier,

riempir il mondo di frutti.

Il Signore lo ha forse percosso come i suoi percussori?

O lo ha ucciso come uccise i suoi uccisori?

Lo ha punito cacciandolo via, respingendolo,

lo ha rimosso con soffio impetuoso

come in un giorno di vento orientale.

Proprio cos sar espiata l'iniquit di Giacobbe

e questo sar tutto il frutto

della rimozione del suo peccato:

mentre egli ridurr tutte le pietre dell'altare

come pietre che si polverizzano per la calce,

non erigeranno pi pali sacri

n altari per l'incenso.

La fortezza  divenuta desolata,

un luogo spopolato

abbandonato come un deserto;

vi pascola il vitello

vi si sdraia e ne bruca gli arbusti.

I suoi rami seccandosi si spezzeranno;

le donne verranno ad accendervi il fuoco.

Certo, si tratta di un popolo privo di intelligenza;

per questo non ne avr piet chi lo ha creato,

n compassione chi lo ha fatto.



In quel giorno,

dal corso dell'Eufrate al torrente d'Egitto,

il Signore batter le spighe

e voi sarete raccolti uno a uno, Israeliti.

In quel giorno suoner la grande tromba,

verranno gli sperduti in Assiria

e i dispersi in Egitto.

Essi prostreranno al Signore

sul monte santo, in Gerusalemme.





28.

Guai alla corona superba degli ubriachi di Efraim,

al fiore caduco del suo splendido ornamento

che domina la fertile valle, o storditi dal vino!

Ecco, inviato dal Signore,

un uomo potente e forte

come nembo di grandine, come turbine rovinoso,

come nembo di acque torrenziali e impetuose,

getta tutto a terra con violenza.

Dai piedi verr calpestata

la corona degli ubriachi di Efraim.

E avverr al fiore caduco del suo splendido ornamento,

che domina la valle fertile,

come a un fico primaticcio prima dell'estate:

uno lo vede, lo coglie

e lo mangia appena lo ha in mano.

In quel giorno sar il Signore degli eserciti

una corona di gloria, uno splendido diadema

per il resto del suo popolo,

ispiratore di giustizia per chi siede in tribunale,

forza per chi respinge l'assalto alla porta.



Anche costoro barcollano per il vino,

vanno fuori strada per le bevande inebrianti.

Sacerdoti e profeti barcollano

per la bevanda inebriante,

affogano nel vino,

vanno fuori strada per le bevande inebrianti,

s'ingannano mentre hanno visioni,

dondolano quando fanno da giudici.

Tutte le tavole sono piene di fetido vomito;

non c' un posto pulito.

A chi vuole insegnare la scienza?

A chi vuole spiegare il discorso?

Ai bambini divezzati, appena staccati dal seno?

S: precetto su precetto, precetto su precetto,

norma su norma, norma su norma,

un po' qui, un po' l.

Con labbra balbettanti e in lingua straniera

parler a questo popolo

colui che aveva detto loro:

Ecco il riposo! Fate riposare lo stanco.

Ecco il sollievo!

Ma non vollero udire.

E sar per loro la parola del Signore:

Precetto su precetto, precetto su precetto,

norma su norma, norma su norma,

un po' qui, un po' l,

perch camminando cadano all'indietro,

si producano fratture, siano presi e fatti prigionieri.



Perci ascoltate la parola del Signore, uomini arroganti,

signori di questo popolo che sta in Gerusalemme:

Voi dite: Abbiamo concluso un'alleanza con la morte,

e con gli inferi abbiamo fatto lega;

il flagello del distruttore, quando passer,

non ci raggiunger;

perch ci siamo fatti della menzogna un rifugio

e nella falsit ci siamo nascosti.

Dice il Signore Dio:

Ecco io pongo una pietra in Sion,

una pietra scelta, angolare, preziosa,

saldamente fondata:

chi crede non vaciller.

Io porr il diritto come misura

e la giustizia come una livella.

La grandine spazzer via il vostro rifugio fallace,

le acque travolgeranno il vostro riparo.

Sar cancellata la vostra alleanza con la morte;

la vostra lega con gli inferi non regger.

Quando passer il flagello del distruttore,

voi sarete la massa da lui calpestata.

Ogni volta che passer, vi prender,

poich passer ogni mattino, giorno e notte.

E solo il terrore far capire il discorso.

Troppo corto sar il letto per distendervisi,

troppo stretta la coperta per avvolgervisi.

Poich come sul monte Perasim si lever il Signore;

come nella valle di Gabaon si adirer

per compiere l'opera, la sua opera singolare,

e per eseguire il lavoro, il suo lavoro inconsueto.

Ora cessate di agire con arroganza

perch non si stringano di pi le vostre catene,

perch un decreto di rovina io ho udito,

da parte del Signore, Dio degli eserciti, riguardo a tutta la
terra.



Porgete l'orecchio e ascoltate la mia voce,

fate attenzione e sentite le mie parole.

Ara forse tutti i giorni l'aratore,

rompe e sarchia la terra?

Forse non ne spiana la superficie,

non vi semina l'aneto e non vi sparge il cumino?

E non vi pone grano e orzo e spelta lungo i confini?

E la sua perizia rispetto alla regola,

gliela insegna il suo Dio.

Certo, l'aneto non si batte con il tribbio

n si fa girare sul cumino il rullo,

ma con una bacchetta si batte l'aneto e con la verga il cumino.

Il frumento viene forse schiacciato?

Certo, non lo si pesta senza fine,

ma vi si spinge sopra il rullo

e gli zoccoli delle bestie senza schiacciarlo.

Anche questo proviene dal Signore degli eserciti:

egli si mostra mirabile nel consiglio, grande nella sapienza.





29.



NOTA: "Ariel"  il nome simbolico di Gerusalemme e significa
leone di Dio.



Guai ad Ariel, ad Ariel,

citt dove pose il campo Davide!

Aggiungete anno ad anno,

si avvicendino i cicli festivi.

Io metter alle strette Ariel,

ci saranno gemiti e lamenti.

Tu sarai per me come un vero Ariel,

io mi accamper come Davide contro di te e ti circonder di
trincee,

innalzer contro di te un vallo.

Allora prostrata parlerai da terra

e dalla polvere saliranno fioche le tue parole;

sembrer di un fantasma la tua voce dalla terra,

e dalla polvere la tua parola risuoner come bisbiglio.

Sar come polvere fine la massa dei tuoi oppressori

e come pula dispersa la massa dei tuoi tiranni.

Ma d'improvviso, subito,

dal Signore degli eserciti sarai visitata

con tuoni, rimbombi e rumore assordante,

con uragano e tempesta e fiamma di fuoco divoratore.

E sar come un sogno, come una visione notturna

la massa di tutte le nazioni che marciano su Ariel,

di quanti la attaccano e degli ordigni posti contro di essa.

Avverr come quando un affamato sogna di mangiare,

ma si sveglia con lo stomaco vuoto;

come quando un assetato sogna di bere,

ma si sveglia stanco e con la gola riarsa:

cos accadr alla folla di tutte le nazioni

che marciano contro il monte Sion.

Stupite pure cos da restare sbalorditi,

chiudete gli occhi in modo da rimanere ciechi;

ubriacatevi ma non di vino,

barcollate ma non per effetto di bevande inebrianti.

Poich il Signore ha versato su di voi uno spirito di torpore,

ha chiuso i vostri occhi, ha velato i vostri capi.

Per voi ogni visione sar come le parole di un libro sigillato:
si d a uno che sappia leggere dicendogli: Leggilo, ma quegli
risponde: Non posso, perch  sigillato. Oppure si d il libro
a chi non sa leggere dicendogli: Leggilo, ma quegli risponde:
Non so leggere.



Dice il Signore: Poich questo popolo

si avvicina a me solo a parole e mi onora con le labbra,

mentre il suo cuore  lontano da me

e il culto che mi rendono  un imparaticcio di usi umani,

perci, eccomi, continuer

a operare meraviglie e prodigi con questo popolo;

perir la sapienza dei suoi sapienti

e si eclisser l'intelligenza dei suoi intelligenti.



Guai a quanti vogliono sottrarsi alla vista del Signore

per dissimulare i loro piani,

a coloro che agiscono nelle tenebre, dicendo:

Chi ci vede? Chi ci conosce?.

Quanto siete perversi! Forse che il vasaio

 stimato pari alla creta?

Un oggetto pu dire del suo autore:

Non mi ha fatto lui?

E un vaso pu dire del vasaio: Non capisce?

Certo, ancora un po'

e il Libano si cambier in un frutteto

e il frutteto sar considerato una selva.

Udranno in quel giorno i sordi le parole di un libro;

liberati dall'oscurit e dalle tenebre,

gli occhi dei ciechi vedranno.

Gli umili si rallegreranno di nuovo nel Signore,

i pi poveri gioiranno nel Santo di Israele.

Perch il tiranno non sar pi, sparir il beffardo,

saranno eliminati quanti tramano iniquit,

quanti con la parola rendono colpevoli gli altri,

quanti alla porta tendono tranelli al giudice

e rovinano il giusto per un nulla.

Pertanto, dice alla casa di Giacobbe

il Signore che riscatt Abramo:

D'ora in poi Giacobbe non dovr pi arrossire,

il suo viso non impallidir pi;

poich vedendo il lavoro delle mie mani in mezzo a loro,

santificheranno il mio nome,

santificheranno il Santo di Giacobbe

e temeranno il Dio di Israele.

Gli spiriti traviati apprenderanno la sapienza

e i brontoloni impareranno la lezione.





30.

Guai a voi, figli ribelli  -  oracolo del Signore  -

che fate progetti da me non suggeriti,

vi legate con alleanze che io non ho ispirato

cos da aggiungere peccato a peccato.

Siete partiti per scendere in Egitto senza consultarmi,

per mettervi sotto la protezione del faraone

per ripararvi all'ombra dell'Egitto.

La protezione del faraone sar la vostra vergogna

e il riparo all'ombra dell'Egitto la vostra confusione.

Quando i suoi capi saranno giunti a Tanis

e i messaggeri avranno raggiunto Canes,

tutti saranno delusi di un popolo che non giover loro,

che non porter n aiuto n vantaggio

ma solo confusione e ignominia.



Oracolo sulle bestie del Negheb.

In una terra di angoscia e di miseria,

adatta a leonesse e leoni ruggenti, a vipere e draghi volanti,

essi portano le loro ricchezze sul dorso di asini,

i tesori sulla gobba di cammelli

a un popolo che non giova a nulla.

Vano e inutile  l'aiuto dell'Egitto;

per questo lo chiamo: Raab l'ozioso.



Su, vieni, scrivi questo su una tavoletta davanti a loro,

incidilo sopra un documento,

perch resti per il futuro in testimonianza perenne.

Poich questo  un popolo ribelle, sono figli bugiardi,

figli che non vogliono ascoltare la legge del Signore.

Essi dicono ai veggenti: Non abbiate visioni,

e ai profeti: Non fateci profezie sincere,

diteci cose piacevoli, profetateci illusioni!

Scostatevi dalla retta via, uscite dal sentiero,

toglieteci dalla vista il Santo di Israele.

Pertanto dice il Santo di Israele:

Poich voi rigettate questo avvertimento

e confidate nella perversit e nella perfidia,

ponendole a vostro sostegno,

ebbene questa colpa diventer per voi

come una breccia che minaccia rovina,

che sporge su un alto muro,

il cui crollo avviene in un attimo, improvviso,

e si infrange come un vaso di creta,

frantumato senza misericordia,

cos che non si trova tra i suoi frantumi neppure un coccio

con cui si possa prendere fuoco dal braciere

o attingere acqua dalla cisterna.

Poich dice il Signore Dio, il Santo di Israele:

Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza,

nell'abbandono confidente sta la vostra forza.

Ma voi non avete voluto,

anzi avete detto: No, noi fuggiremo su cavalli.

-  Ebbene, fuggite  -

Cavalcheremo su destrieri veloci.

Ebbene pi veloci saranno i vostri inseguitori.

Mille si spaventeranno per la minaccia di uno,

per la minaccia di cinque vi darete alla fuga,

finch resti di voi qualcosa

come un palo sulla cima di un monte e come un'asta sopra una
collina.

Eppure il Signore aspetta per farvi grazia,

per questo sorge, per avere piet di voi,

perch un Dio giusto  il Signore;

beati coloro che sperano in lui!



Popolo di Sion che abiti in Gerusalemme, tu non dovrai pi
piangere; a un tuo grido di supplica ti far grazia; appena
udr, ti dar risposta. Anche se il Signore ti dar il pane
dell'afflizione e l'acqua della tribolazione, tuttavia non si
terr pi nascosto il tuo maestro; i tuoi occhi vedranno il tuo
maestro, i tuoi orecchi sentiranno questa parola dietro di te:
Questa  la strada, percorretela, caso mai andiate a destra o
a sinistra. Considererai cose immonde le tue immagini ricoperte
d'argento; i tuoi idoli rivestiti d'oro getterai via come un
oggetto immondo.

Fuori! tu dirai loro.

Allora egli conceder la pioggia per il seme che avrai seminato
nel terreno; il pane, prodotto della terra, sar abbondante e
sostanzioso; in quel giorno il tuo bestiame pascoler su un
vasto prato.

I buoi e gli asini che lavorano la terra mangeranno biada
saporita, ventilata con la pala e con il vaglio. Su ogni monte e
su ogni colle elevato scorreranno canali e torrenti d'acqua nel
giorno della grande strage, quando cadranno le torri.

La luce della luna sar come la luce del sole e la luce del sole
sar sette volte di pi, quando il Signore curer la piaga del
suo popolo e guarir le lividure prodotte dalle sue percosse.



Ecco il nome del Signore venire da lontano;

ardente  la sua ira e intollerabile il suo furore;

le sue labbra traboccano sdegno,

la sua lingua  come fuoco divorante.

Il suo soffio  come torrente che straripa

che giunge fino al collo.

Viene per vagliare i popoli con il vaglio distruttore

e per mettere alle mascelle dei popoli

una briglia che porta a rovina.

Voi innalzerete il vostro canto

come nella notte in cui si celebra una festa;

avrete la gioia nel cuore

come chi parte al suono del flauto

per recarsi al monte del Signore,

alla Roccia di Israele.

Il Signore far udire la sua voce maestosa

e mostrer come colpisce il suo braccio con ira ardente,

in mezzo a un fuoco divorante

tra nembi, tempesta e grandine furiosa.

Poich alla voce del Signore tremer l'Assiria,

quando sar percossa con la verga.

Ogni colpo del bastone punitivo

che il Signore le far piombare addosso,

sar accompagnato con timpani e cetre.

Egli combatter contro di essa con battaglie tumultuose;

poich il Tofet  preparato da tempo,

esso  pronto anche per il re;

profondo e largo  il rogo,

fuoco e legna abbondano

lo accender, come torrente di zolfo, il soffio del Signore.





31.

Guai a quanti scendono in Egitto per cercare aiuto,

e pongono la speranza nei cavalli,

confidano nei carri perch numerosi

e sulla cavalleria perch molto potente,

senza guardare al Santo di Israele e senza cercare il Signore.

Eppure anch'egli  capace di mandare sciagure

e non rinnega le sue parole.

Egli si alzer contro la razza dei malvagi

e contro l'aiuto dei malfattori.

L'Egiziano  un uomo e non un dio,

i suoi cavalli sono carne e non spirito.

Il Signore stender la sua mano:

inciamper chi porta aiuto e cadr chi  aiutato;

tutti insieme periranno.

Poich cos mi ha parlato il Signore:

Come per la sua preda ruggisce il leone o il leoncello

quando gli si raduna contro tutta la schiera dei pastori,

e non teme le loro grida n si preoccupa del loro chiasso,

cos scender il Signore degli eserciti

per combattere sul monte Sion e sulla sua collina.

Come gli uccelli proteggono i loro pulcini,

cos il Signore degli eserciti protegger Gerusalemme;

egli la protegger, ed essa sar salvata,

la risparmier ed essa sar liberata.

Ritornate, Israeliti, a colui

al quale vi siete cos a fondo ribellati.

In quel giorno ognuno rigetter i suoi idoli d'argento e i suoi
idoli d'oro, lavoro delle vostre mani peccatrici.

Cadr l'Assiria sotto una spada che non  di uomo;

una spada non umana la divorer

se essa sfugge alla spada,

i suoi giovani guerrieri saranno ridotti in schiavit.

Essa abbandoner per lo spavento la sua rocca

e i suoi capi tremeranno a causa di un'insegna.

Oracolo del Signore che ha un fuoco in Sion

e una fornace in Gerusalemme.





32.

Ecco, un re regner secondo giustizia

e i principi governeranno secondo il diritto.

Ognuno sar come un riparo contro il vento

e uno schermo dall'acquazzone,

come canali d'acqua in una steppa,

come l'ombra di una grande roccia su arida terra.

Non si chiuderanno pi gli occhi di chi vede

e gli orecchi di chi sente staranno attenti.

Gli animi volubili si applicheranno a comprendere

e la lingua dei balbuzienti parler spedita e con chiarezza.



L'uomo abietto non sar chiamato pi nobile

n l'imbroglione sar detto gentiluomo,

poich l'abietto fa discorsi abietti

e il suo cuore trama iniquit

per commettere empiet

e affermare errori intorno al Signore,

per lasciare vuoto lo stomaco dell'affamato

e rifiutare la bevanda all'assetato.

L'imbroglione  -  iniqui sono i suoi imbrogli  -

macchina scelleratezze

per rovinare gli oppressi con parole menzognere,

anche quando il povero pu provare il suo diritto.

Il nobile invece si propone cose nobili

e agisce sempre con nobilt.



Donne spensierate, suvvia ascoltate la mia voce; figlie
baldanzose, porgete l'orecchio alle mie parole.

Fra un anno e pi giorni voi tremerete, o baldanzose, perch
finita la vendemmia non ci sar pi raccolto.

Temete, o spensierate; tremate, o baldanzose, deponete le vesti,
spogliatevi,

cingetevi i fianchi di sacco.

Battetevi il petto per le campagne amene, per i fertili vigneti,
per la terra del mio popolo, nella quale cresceranno spine e
pruni, per tutte le case in gioia, per la citt gaudente; poich
il palazzo sar abbandonato, la citt rumorosa sar deserta,
l'Ofel e il torrione diventeranno caverne per sempre, gioia
degli asini selvatici, pascolo di mandrie.



Ma infine in noi sar infuso uno spirito dall'alto;

allora il deserto diventer un giardino

e il giardino sar considerato una selva.

Nel deserto prender dimora il diritto,

la giustizia regner nel giardino.

Effetto della giustizia sar la pace,

frutto del diritto una perenne sicurezza.

Il mio popolo abiter in una dimora di pace,

in abitazioni tranquille, in luoghi sicuri,

anche se la selva cadr e la citt sprofonder.

Beati voi! Seminerete in riva a tutti i ruscelli

e lascerete in libert buoi e asini.



NOTA: Ofel  la parte sud della collina di Sion. 





33.

Guai a te, che devasti

e non sei stato devastato,

che saccheggi

e non sei stato saccheggiato:

sarai devastato,

quando avrai finito di devastare,

ti saccheggeranno,

quando avrai finito di saccheggiare.

Signore, piet di noi, in te speriamo;

sii il nostro braccio ogni mattina,

nostra salvezza nel tempo dell'angoscia.

Al sentore della tua minaccia fuggono i popoli,

si disperdono le nazioni quando ti levi.

Si ammucchia la preda

come si ammucchiano le cavallette;

vi si precipita sopra come fanno le locuste.

Eccelso  il Signore poich dimora lass;

egli riempie Sion di diritto e di giustizia.

C' sicurezza nelle sue leggi,

ricchezze salutari sono sapienza e scienza,

il timore di Dio  il suo tesoro.

Ecco gli araldi gridano di fuori,

i messaggeri di pace piangono amaramente.

Sono deserte le strade,

non c' chi passi per la via.

Egli ha violato l'alleanza,

ha respinto i testimoni, non si  curato di alcuno.

La terra  in lutto e piena di squallore,

si scolora il Libano e intristisce,

la pianura di Saron  simile a una steppa,

brulli sono il Basan e il Carmelo.

Ora mi alzer, dice il Signore,

ora mi innalzer, ora mi esalter.

Avete concepito fieno, partorirete paglia;

il mio soffio vi divorer come fuoco.

I popoli saranno fornaci per calce,

spini tagliati da bruciare nel fuoco.

Sentiranno i lontani quanto ho fatto,

sapranno i vicini qual  la mia forza.

Hanno paura in Sion i peccatori,

lo spavento si  impadronito degli empi.

Chi di noi pu abitare presso un fuoco divorante?

Chi di noi pu abitare tra fiamme perenni?.

Chi cammina nella giustizia e parla con lealt,

chi rigetta un guadagno frutto di angherie,

scuote le mani per non accettare regali,

si tura gli orecchi per non udire fatti di sangue,

chiude gli occhi per non vedere il male:

costui abiter in alto,

fortezze sulle rocce saranno il suo rifugio,

gli sar dato il pane, avr l'acqua assicurata.



I tuoi occhi vedranno un re nel suo splendore,

contempleranno un paese sconfinato.

Il tuo cuore si chieder nei suoi terrori:

Dov' colui che registra?

Dov' colui che pesa il denaro?

Dov' colui che ispeziona le torri?.

Non vedrai pi quel popolo straniero,

popolo dal linguaggio oscuro, incomprensibile,

dalla lingua barbara che non si capisce.

Guarda Sion, la citt delle nostre feste!

I tuoi occhi vedranno Gerusalemme,

dimora tranquilla,

tenda che non sar pi rimossa,

i suoi piuoli non saranno divelti,

nessuna delle sue cordicelle sar strappata.

Poich se l c' un potente,

noi abbiamo il Signore,

non ci passer nave a remi

n l'attraverser naviglio pi grosso.

Sono allentate le sue corde,

non tengono pi l'albero diritto,

non spiegano pi le vele.

Poich il Signore  nostro giudice,

il Signore  nostro legislatore,

il Signore  nostro re, egli ci salver.

Allora anche i ciechi divideranno una preda enorme,

gli zoppi faranno un ricco bottino.

Nessuno degli abitanti dir: Io sono malato;

il popolo che vi dimora  stato assolto dalle sue colpe.





34.

Avvicinatevi, popoli, per udire,

e voi, nazioni, prestate ascolto;

ascolti la terra e quanti vi abitano, il mondo e quanto produce!

Poich il Signore  adirato contro tutti i popoli

ed  sdegnato contro tutti i loro eserciti,

li ha votati allo sterminio, li ha destinati al massacro.

I loro uccisi sono gettati via,

si diffonde il fetore dei loro cadaveri;

grondano i monti del loro sangue.

Tutta la milizia celeste si dissolve,

i cieli si arrotolano come un libro,

tutti i loro astri cadono come cade il pampino della vite,

come le foglie avvizzite del fico.

Poich nel cielo si  inebriata la spada del Signore,

ecco, essa si abbatte su Edom,

su un popolo che egli ha votato allo sterminio per fare
giustizia.

La spada del Signore  piena di sangue,

 imbrattata di grasso, del sangue di agnelli e di capri,

delle viscere grasse dei montoni,

perch si compie un sacrificio ai Signore in Bozra,

una grande ecatombe nel paese di Edom.

Cadono bisonti insieme con essi,

giovenchi insieme con tori.

La loro terra si imbeve di sangue,

la polvere si impingua di grasso.

Poich  il giorno della vendetta del Signore,

l'anno della retribuzione per l'avversario di Sion.

I torrenti di quel paese si cambieranno in pece,

la sua polvere in zolfo,

la sua terra diventer pece ardente.

Non si spegner n di giorno n di notte, sempre salir il suo
fumo;

per tutte le generazioni rester deserta;

mai pi alcuno vi passer.

Ne prenderanno possesso il pellicano e il riccio,

il gufo e il corvo vi faranno dimora.

Il Signore stender su di essa la corda della solitudine

e la livella del vuoto.

Non ci saranno pi i suoi nobili, non si proclameranno pi re,

tutti i suoi capi saranno ridotti a nulla.

Nei suoi palazzi saliranno le spine,

ortiche e cardi sulle sue fortezze;

diventer una tana di sciacalli, un recinto per gli struzzi.

Gatti selvatici si incontreranno con iene,

i satiri si chiameranno l'un l'altro,

vi faranno sosta anche le civette e ci troveranno tranquilla
dimora.

Vi si annider il serpente saettone, ci deporr le uova,

le far dischiudere e raccoglier i piccoli alla sua ombra;

vi si raduneranno anche gli sparvieri,

l'uno in cerca dell'altro, nessuno si far attendere.

Cercate nel libro del Signore e leggete:

nessuno di essi vi manca;

poich la bocca del Signore lo ha comandato

e il suo spirito li raduna.

Egli ha distribuito loro la parte in sorte,

la sua mano ha diviso loro il paese con tutta esattezza,

lo possederanno per sempre,

lo abiteranno di generazione in generazione.



NOTA: Questa sezione si chiama talvolta piccola apocalisse di
Isaia per distinguerla dalla grande apocalisse dei capitoli
24-27. Fu redatta dopo l'esilio, senza che si possa precisarne
la data.





35.

Si rallegrino il deserto e la terra arida,

esulti e fiorisca la steppa.

Come fiore di narciso fiorisca;

s, canti con gioia e con giubilo.

Le  data la gloria del Libano,

lo splendore del Carmelo e di Saron.

Essi vedranno la gloria del Signore

la magnificenza del nostro Dio.

Irrobustite le mani fiacche,

rendete salde le ginocchia vacillanti.

Dite agli smarriti di cuore: Coraggio! Non temete;

ecco il vostro Dio,

giunge la vendetta, la ricompensa divina.

Egli viene a salvarvi.

Allora si apriranno gli occhi dei ciechi

e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.

Allora lo zoppo salter come un cervo,

grider di gioia la lingua del muto,

perch scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti
nella steppa.

La terra bruciata diventer una palude,

il suolo riarso si muter in sorgenti d'acqua.

I luoghi dove si sdraiavano gli sciacalli diventeranno canneti e
giuncaie.

Ci sar una strada appianata e la chiameranno Via santa;

nessun impuro la percorrer e gli stolti non vi si aggireranno.

Non ci sar pi il leone, nessuna bestia feroce la percorrer;

vi cammineranno i redenti.

Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore

e verranno in Sion con giubilo;

felicit perenne splender sul loro capo;

gioia e felicit li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto.





[Appendice storica].



NOTA: Alcuni discepoli hanno ripreso e adattato una parte del
secondo libro dei Re (18 - 20) per dimostrare che in due o tre
circostanze drammatiche Isaia aveva detto la verit.



36. 

Nell'anno decimoquarto del re Ezechia, Sennacherib re di Assiria
assal e si impadron di tutte le fortezze di Giuda. Il re di
Assiria mand poi da Lachis a Gerusalemme contro il re Ezechia
il gran coppiere con un grande esercito. Egli fece sosta presso
il canale della piscina superiore, sulla strada del campo del
lavandaio.

Gli andarono incontro Eliakim figlio di Chelkia, il maggiordomo.
Sebna lo scrivano e Ioach figlio di Asaf, l'archivista. Il gran
coppiere disse loro: Riferite a Ezechia: Cos dice il grande
re, il re di Assiria: Che significa questa sicurezza che
dimostri? Pensi forse che la semplice parola possa sostituire il
consiglio e la forza nella guerra? Ora in chi confidi tu, che ti
ribelli contro di me? Ecco, tu confidi nell'Egitto, in questo
sostegno di canna spezzata che penetra la mano e la fora a chi
vi si appoggia; tale  il faraone re d'Egitto per chiunque
confida in lui. Se mi dite: Noi confidiamo nel Signore nostro
Dio, non  forse lo stesso a cui Ezechia distrusse le alture e
gli altari, ordinando alla gente di Giuda e di Gerusalemme: Vi
prostrerete solo davanti a questo altare? O bene, fa' una
scommessa con il mio signore, il re di Assiria; io ti dar
duemila cavalli, se puoi procurarti cavalieri per essi. Come
potresti far indietreggiare uno solo dei pi piccoli sudditi del
mio signore? Eppure tu confidi nell'Egitto per i carri e i
cavalieri!

Ora,  forse contro il volere del Signore che io mi sono mosso
contro questo paese per distruggerlo? Il Signore mi ha detto:
Muovi contro questo paese e distruggilo.

Eliakim, Sebna e Ioach risposero al gran coppiere: Parla ai
tuoi servi in aramaico, poich noi lo comprendiamo; non parlare
in ebraico alla portata degli orecchi del popolo che  sulle
mura. Il gran coppiere replic: Forse sono stato mandato al
tuo signore e a te dal mio signore per dire tali parole o non
piuttosto agli uomini che stanno sulle mura, i quali presto
saranno ridotti a mangiare i loro escrementi e a bere la loro
urina con voi?.

Il gran coppiere allora si alz e grid in ebraico: Udite le
parole del gran re, del re di Assiria. Dice il re: Non vi
inganni Ezechia, poich egli non potr salvarvi. Ezechia non vi
induca a confidare nel Signore dicendo: Certo, il Signore ci
liberer, questa citt non sar messa nelle mani del re di
Assiria.

Non date ascolto a Ezechia, poich cos dice il re di Assiria:
Fate la pace con me e arrendetevi; allora ognuno potr mangiare
i frutti della propria vigna e del proprio fico e ognuno potr
bere l'acqua della sua cisterna, finch io non venga per
condurvi in un paese come il vostro, paese di frumento e di
mosto, di pane e di vigne. Non vi illuda Ezechia dicendovi: Il
Signore ci liberer. Gli dei delle nazioni hanno forse liberato
ognuno il proprio paese dalla mano del re di Assiria? Dove sono
gli dei di Camat e di Arpad? Dove sono gli dei di Sefarvaim?
Hanno essi forse liberato Samaria dalla mia mano?

Quali mai, fra tutti gli dei di quelle regioni, hanno liberato
il loro paese dalla mia mano? Potr forse il Signore liberare
Gerusalemme dalla mia mano?.

Quelli tacquero e non gli risposero neppure una parola, perch
l'ordine del re era: Non rispondetegli.

Eliakim figlio di Chelkia, il maggiordomo, Sebna lo scrivano e
Ioach figlio di Asaf, l'archivista, si presentarono a Ezechia
con le vesti stracciate e gli riferirono le parole del gran
coppiere.





37.

Quando ud, il re Ezechia si stracci le vesti, si ricopr di
sacco e and nel tempio del Signore.

Quindi mand Eliakim il maggiordomo, Sebna lo scrivano e gli
anziani dei sacerdoti ricoperti di sacco dal profeta Isaia
figlio di Amoz, perch gli dicessero: Cos dice Ezechia: Giorno
di angoscia, di castigo e di vergogna  questo, perch i figli
sono arrivati al punto di nascere, ma manca la forza per
partorirli. Spero che il Signore tuo Dio, udite le parole del
gran coppiere che il re di Assiria suo signore ha mandato per
insultare il Dio vivente, lo voglia castigare per le parole che
il Signore tuo Dio ha udito. Innalza ora una preghiera per quel
resto che ancora rimane in vita.

Cos andarono i ministri del re Ezechia da Isaia. Disse loro
Isaia: Riferite al vostro padrone: Dice il Signore: Non temere
per le parole che hai udito e con le quali i ministri del re di
Assiria mi hanno ingiuriato. Ecco, io infonder in lui uno
spirito tale che egli, appena udr una notizia, ritorner nel
suo paese e nel suo paese io lo far cadere di spada.

Ritornato il gran coppiere, trov il re di Assiria che assaliva
Libna. Egli, infatti, aveva udito che si era allontanato da
Lachis.



[Nuovo racconto dell'ultimatum lanciato a Ezechia]. 

Appena Sennacherib sent dire riguardo a Tiraka, re di Etiopia:
E' uscito per muoverti guerra, invi di nuovo messaggeri a
Ezechia per dirgli: Direte cos a Ezechia, re di Giuda: Non ti
illuda il tuo Dio, in cui confidi, dicendoti: Gerusalemme non
sar consegnata nelle mani del re di Assiria; ecco, tu sai
quanto hanno fatto i re di Assiria in tutti i paesi che hanno
votato alla distruzione; soltanto tu ti salveresti? Gli dei
delle nazioni che i miei padri hanno devastato hanno forse
salvato quelli di Gozan, di Carran, di Rezef e la gente di Eden
in Telassar? Dove sono il re di Camat e il re di Arpad e il re
della citt di Sefarvaim, di Ena e di Ivva?.

Ezechia prese la lettera dalla mano dei messaggeri, la lesse,
quindi sal al tempio del Signore. Ezechia, spiegato lo scritto
davanti al Signore, lo preg: Signore degli eserciti, Dio di
Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei Dio per tutti i
regni della terra; tu hai fatto i cieli e la terra. Porgi,
Signore, l'orecchio e ascolta; apri, Signore, gli occhi e
guarda; ascolta tutte le parole che Sennacherib ha mandato a
dire per insultare il Dio vivente. E' vero, Signore, i re di
Assiria hanno devastato tutte le nazioni e i loro territori;
hanno gettato i loro dei nel fuoco; quelli per non erano dei,
ma solo lavoro delle mani d'uomo, legno e pietra; perci li
hanno distrutti. Ma ora, Signore nostro Dio, liberaci dalla sua
mano perch sappiano tutti i regni della terra che tu sei il
Signore, il solo Dio. Allora Isaia figlio di Amoz, mand a dire
a Ezechia: Cos dice il Signore,  Dio di Israele: Ho udito
quanto hai chiesto nella tua preghiera riguardo a Sennacherib re
di Assiria. Questa  la sentenza che il Signore ha pronunciato
contro di lui:



Ti disprezza, ti deride la vergine figlia di Sion.

Dietro a te scuote il capo la figlia di Gerusalemme.

Chi hai insultato e schernito?

Contro chi hai alzato la voce e hai elevato, superbo, gli occhi
tuoi?

Contro il Santo di Israele!

Per mezzo dei tuoi ministri hai insultato il Signore

e hai detto: Con la moltitudine dei miei carri

sono salito in cima ai monti, sugli estremi gioghi del Libano,

ne ho reciso i cedri pi alti, i suoi cipressi migliori;

sono penetrato nel suo angolo pi remoto, nella sua foresta
lussureggiante.

Io ho scavato e bevuto acque straniere,

ho fatto inaridire con la pianta dei miei piedi

tutti i torrenti dell'Egitto.

Non l'hai forse sentito dire?

Da tempo ho preparato questo, dai giorni antichi io l'ho
progettato;

ora lo pongo in atto.

Era deciso che tu riducessi in mucchi di rovine le fortezze;

i loro abitanti impotenti erano spaventati e confusi,

erano come l'erba dei campi, come tenera verzura,

come l'erba dei tetti, bruciata dal vento d'oriente.

Io so quando ti alzi o ti metti a sedere,

io ti conosco sia che tu esca sia che rientri.

Poich tu infuri contro di me

e la tua insolenza  salita ai miei orecchi,

ti metter il mio anello nelle narici e il mio morso alle labbra;

ti far tornare per la strada per cui sei venuto.

Questo ti serva da segno:

si manger quest'anno ci che nascer dai semi caduti,

nell'anno prossimo quanto crescer da s,

ma nel terzo anno seminerete e mieterete,

pianterete vigne e ne mangerete il frutto.

Ci che scamper della casa di Giuda

continuer a mettere radici in basso

e a fruttificare in alto.

Poich da Gerusalemme uscir un resto, dei superstiti dal monte
Sion.

Questo far lo zelo del Signore degli eserciti.

Pertanto dice il Signore contro il re di Assiria:

Non entrer in questa citt n vi lancer una freccia,

non l'affronter con gli scudi

n innalzer contro di essa un terrapieno.

Ritorner per la strada per cui  venuto, non entrer in questa
citt.

Oracolo del Signore:

Io protegger questa citt e la salver,

per riguardo a me stesso e al mio servo Davide.



Ora l'angelo del Signore scese e percosse nell'accampamento
degli Assiri centottantacinquemila uomini. Quando i superstiti
si alzarono al mattino, ecco erano tutti cadaveri.

Sennacherib re di Assiria lev le tende e part; tornato a
Ninive, rimase col. Ora, mentre egli era prostrato in
venerazione nel tempio di Nisrok suo dio, i suoi figli
Adram-Melech e Zarezer lo uccisero di spada, mettendosi quindi
al sicuro nel paese di Ararat.

Assarhaddon suo figlio regn al suo posto.





38.

In quei giorni Ezechia si ammal gravemente. Il profeta Isaia
figlio di Amoz, si rec da lui e gli parl: Dice il Signore:
Disponi riguardo alle cose della tua casa, perch morirai e non
guarirai. Ezechia allora volt la faccia verso la parete e
preg il Signore. Egli disse: Signore, ricordati che ho passato
la vita dinanzi a te con fedelt e con cuore sincero e ho
compiuto ci che era gradito ai tuoi occhi.

Ezechia pianse molto. Allora la parola del Signore fu rivolta a
Isaia: Va' e riferisci a Ezechia: Dice il Signore Dio di Davide
tuo padre: Ho ascoltato la tua preghiera e ho visto le tue
lacrime; ecco, io aggiunger alla tua vita quindici anni.
Liberer te e questa citt dalla mano del re di Assiria;
protegger questa citt. Da parte del Signore questo ti sia come
segno che egli manterr la promessa che ti ha fatto. Ecco, io
faccio tornare indietro di dieci gradi l'ombra sulla meridiana,
che  gi scesa con il sole sull'orologio di Acaz.

E il sole retrocesse di dieci gradi sulla scala che aveva
disceso.



Cantico di Ezechia re di Giuda, quando cadde malato e guar
dalla malattia.

Io dicevo: A met della mia vita me ne vado alle porte degli
inferi;

sono privato del resto dei miei anni.

Dicevo: Non vedr pi il Signore sulla terra dei viventi,

non vedr pi nessuno fra gli abitanti di questo mondo.

La mia tenda  stata divelta e gettata lontano da me,

come una tenda di pastori.

Come un tessitore hai arrotolato la mia vita,

mi recidi dall'ordito.

In un giorno e una notte mi conduci alla fine.

Io ho gridato fino al mattino.

Come un leone, cos egli stritola tutte le mie ossa.

Pigolo come una rondine,

gemo come una colomba.

Sono stanchi i miei occhi di guardare in alto.

Signore, io sono oppresso, proteggimi.

Che dir? Sto in pena poich  lui che mi ha fatto questo.

Il sonno si  allontanato da me per l'amarezza dell'anima mia.

Signore, in te spera il mio cuore;

si ravvivi il mio spirito.

Guariscimi e rendimi la vita.

Ecco, la mia infermit si  cambiata in salute!

Tu hai preservato la mia vita dalla fossa della distruzione,

perch ti sei gettato dietro le spalle tutti i miei peccati.

Poich ti lodano non gli inferi, n la morte ti canta inni;

quanti scendono nella fossa non sperano nella tua fedelt.

Il vivente, il vivente ti rende grazie come io faccio quest'oggi.

Il padre far conoscere ai figli la tua fedelt.

Il Signore si  degnato di aiutarmi;

per questo canteremo sulle cetre tutti i giorni della nostra
vita,

canteremo nel tempio del Signore.



Isaia disse: Si prenda un impiastro di fichi e si applichi
sulla ferita, cos guarir. Ezechia disse: Qual  il segno per
cui io entrer nel tempio?.





39.

In quel tempo Merodach-Baladan figlio di Baladan, re di
Babilonia, mand lettere e doni a Ezechia, perch aveva udito
che era stato malato ed era guarito. Ezechia se ne rallegr e
mostr agli inviati la stanza del tesoro, l'argento e l'oro, gli
aromi e gli unguenti preziosi, tutto il suo arsenale e quanto si
trovava nel suoi magazzini; non ci fu nulla che Ezechia non
mostrasse loro nella reggia e in tutto il regno.

Allora il profeta Isaia si present al re Ezechia e gli domand:
Che hanno detto quegli uomini e da dove sono venuti a te?.
Ezechia rispose: Sono venuti a me da una regione lontana, da
Babilonia. Isaia disse ancora: Che hanno visto nella tua
reggia?. Ezechia rispose: Hanno visto quanto si trova nella
mia reggia, non c' cosa alcuna nei miei magazzini che io non
abbia mostrato loro.

Allora Isaia disse a Ezechia: Ascolta la parola del Signore
degli eserciti: Ecco, verranno giorni nei quali tutto ci che si
trova nella tua reggia e ci che hanno accumulato i tuoi
antenati fino a oggi sar portato a Babilonia; non vi rester
nulla, dice il Signore. Prenderanno i figli che da te saranno
usciti e che tu avrai generato, per farne eunuchi nella reggia
di Babilonia.

Ezechia disse a Isaia: Buona  la parola del Signore, che mi
hai riferito.

Egli pensava: Per lo meno vi saranno pace e sicurezza nei miei
giorni.





PARTE SECONDA.

[Il libro della consolazione d'Israele - il nuovo esodo].



NOTA: Dalla morte di Isaia  trascorso pi di un secolo. Il
popolo di Giuda ha perduto la sua indipendenza. Il processo
della decadenza sembra irrimediabile. Gerusalemme  caduta nel
587 avanti Cristo, poi  la volta dell'esilio. Un altro poeta
parla, forse un lontano discepolo di Isaia di Gerusalemme; egli
vive a Babilonia in mezzo agli esiliati che, tutt'a un tratto,
riprendono la speranza. Infatti, a partire dal 550 avanti
Cristo, un nuovo popolo entra in scena nel Vicino Oriente, con
caratteristiche nuove: non  semitico, ma ario; sono i Persiani,
comandati da un capo che si impone nella storia, Ciro. In dieci
anni egli sottomette l'Oriente e agli occhi dei popoli oppressi,
schiacciati e deportati dai Babilonesi, appare come il
liberatore. Da allora nella comunit degli Ebrei esiliati si
vedono apparire racconti, oracoli e canti che esaltano l'opera
di Dio nella storia del mondo; in questo nuovo sconvolgimento
degli imperi, di fronte alla paura di pagani fra i quali vivono,
essi vedono spuntare l'alba di una liberazione. E' finito il
tempo in cui dominano gli idoli; il vero Dio, il solo Dio,
appare loro come il padrone degli avvenimenti per la liberazione
e la salvezza del suo popolo. Questa idea di Dio e questa nuova
speranza di liberazione prorompono nel Libro della
consolazione, che si chiama anche Secondo Isaia (o Deutero
Isaia: capitoli 40-55).

Nel 539 avanti Cristo cade Babilonia. Ciro autorizza gli
Israeliti a ritornare in patria e a praticare il loro culto.



40.

Consolate, consolate il mio popolo,

dice il vostro Dio.

Parlate al cuore di Gerusalemme

e gridatele che  finita la sua schiavit,

 stata scontata la sua iniquit,

perch ha ricevuto dalla mano del Signore

doppio castigo per tutti i suoi peccati.

Una voce grida:

Nel deserto preparate la via al Signore,

ogni valle sia colmata, ogni monte e colle siano abbassati;

il terreno accidentato si trasformi in piano

e quello scosceso in pianura.

Allora si riveler la gloria del Signore e ogni uomo la vedr,

poich la bocca del Signore ha parlato.

Una voce dice: Grida

e io rispondo: Che dovr gridare?

Ogni uomo  come l'erba

e tutta la sua gloria  come un fiore del campo.

Secca l'erba, il fiore appassisce

quando il soffio del Signore spira su di essi.

Secca l'erba, appassisce il fiore,

ma la parola del nostro Dio dura sempre.

Veramente il popolo  come l'erba.

Sali su un alto monte, tu che rechi liete notizie in Sion;

alza la voce con forza, tu che rechi liete notizie in
Gerusalemme.

Alza la voce, non temere;

annunzia alle citt di Giuda:

Ecco il vostro Dio!

Ecco, il Signore Dio viene con potenza,

con il braccio egli detiene il dominio.

Ecco, egli ha con s il premio e i suoi trofei lo precedono.

Come un pastore egli fa pascolare il gregge

e con il suo braccio lo raduna;

porta gli agnellini sul petto e conduce pian piano le pecore
madri.



Chi ha misurato con il cavo della mano le acque del mare

e ha calcolato l'estensione dei cieli con il palmo?

Chi ha misurato con il moggio la polvere della terra,

ha pesato con la stadera le montagne

e i colli con la bilancia?

Chi ha diretto lo spirito del Signore

e come suo consigliere gli ha dato suggerimenti?

A chi ha chiesto consiglio, perch lo istruisse

e gli insegnasse il sentiero della giustizia,

lo ammaestrasse nella scienza

e gli rivelasse la via della prudenza?

Ecco, le nazioni sono come una goccia da un secchio,

contano come il pulviscolo sulla bilancia;

ecco, le isole pesano quanto un granello di polvere.

Il Libano non basterebbe per accendere il rogo

n le sue bestie per l'olocausto.

Tutte le nazioni sono come un nulla davanti a lui,

come niente e vanit sono da lui ritenute.

A chi potreste paragonare Dio

e quale immagine mettergli a confronto?



Il fabbro fonde l'idolo,

l'orafo lo riveste di oro e fonde catenelle d'argento.

Si aiutano l'un altro;

uno dice al compagno: Coraggio!.

Il fabbro incoraggia l'orafo;

chi leviga con il martello incoraggia chi batte l'incudine,

dicendo della saldatura: Va bene

e fissa l'idolo con chiodi perch non si muova.

Chi ha poco da offrire sceglie un legno che non marcisce;

si cerca un artista abile

perch gli faccia una statua che non si muova.

Non lo sapete forse? Non lo avete udito?

Non vi fu forse annunziato dal principio?

Non avete capito le fondamenta della terra?

Egli siede sopra la volta del mondo,

da dove gli abitanti sembrano cavallette.

Egli stende il cielo come un velo,

lo spiega come una tenda dove abitare;

egli riduce a nulla i potenti

e annienta i signori della terra.

Sono appena piantati, appena seminati,

appena i loro steli hanno messo radici nella terra,

egli soffia su di loro ed essi seccano

e l'uragano li strappa via come paglia.

A chi potreste paragonarmi

quasi che io gli sia pari? dice il Santo.

Levate in alto i vostri occhi

e guardate: chi ha creato quegli astri?

Egli fa uscire in numero preciso il loro esercito,

li chiama tutti per nome;

per la sua onnipotenza e il vigore della sua forza

non ne manca alcuno.

Perch dici, Giacobbe, e tu, Israele, ripeti:

La mia sorte  nascosta al Signore

e il mio diritto  trascurato dal mio Dio?.

Non lo sai forse? Non lo hai udito?

Dio eterno  il Signore, creatore di tutta la terra.

Egli non si affatica n si stanca,

la sua intelligenza  inscrutabile.

Egli d forza allo stanco

e moltiplica il vigore allo spossato.

Anche i giovani faticano e si stancano,

gli adulti inciampano e cadono;

ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza,

mettono ali come aquile,

corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi.





41.

[Ciro il liberatore].

Ascoltatemi in silenzio, isole,

e voi, nazioni, badate alla mia sfida!

Si accostino e parlino;

raduniamoci insieme in giudizio.

Chi ha suscitato dall'oriente

colui che chiama la vittoria sui suoi passi?

Chi gli ha consegnato i popoli e assoggettato i re?

La sua spada li riduce in polvere

e il suo arco come paglia dispersa dal vento.

Li insegue e passa oltre, sicuro;

sfiora appena la strada con i piedi.

Chi ha operato e realizzato questo,

chiamando le generazioni fin dal principio?

Io, il Signore, sono il primo

e io stesso sono con gli ultimi.

Le isole vedono e ne hanno timore

tremano le estremit della terra, insieme si avvicinano e
vengono.



Ma tu Israele mio servo, tu Giacobbe, che ho scelto,

discendente di Abramo mio amico,

sei tu che io ho preso dall'estremit della terra

e ho chiamato dalle regioni pi lontane

e ti ho detto: Mio servo tu sei,

ti ho scelto, non ti ho rigettato.

Non temere, perch io sono con te;

non smarrirti, perch io sono il tuo Dio.

Ti rendo forte e anche ti vengo in aiuto

e ti sostengo con la destra vittoriosa.

Ecco, saranno svergognati e confusi quanti s'infuriavano contro
di te;

saranno ridotti a nulla e periranno gli uomini che si opponevano
a te.

Cercherai ma non troverai

coloro che litigavano con te;

saranno ridotti a nulla, a zero,

coloro che ti muovevano guerra.

Poich io sono il Signore tuo Dio

che ti tengo per la destra

e ti dico: Non temere, io ti vengo in aiuto.

Non temere, vermiciattolo di Giacobbe, larva di Israele;

io vengo in tuo aiuto  -  oracolo del Signore  -,

tuo redentore  il Santo di Israele.

Ecco, ti rendo come una trebbia acuminata, nuova,

munita di molte punte;

tu trebbierai i monti e li stritolerai, ridurrai i colli in pula.

Li vaglierai e il vento li porter via,

il turbine li disperder.

Tu, invece, gioirai nel Signore,

ti vanterai del Santo di Israele.



I miseri e i poveri cercano acqua ma non ce n',

la loro lingua  riarsa per la sete;

io, il Signore, li ascolter;

io, Dio di Israele, non li abbandoner.

Far scaturire fiumi su brulle colline,

fontane in mezzo alle valli;

cambier il deserto in un lago d'acqua,

la terra arida in sorgenti.

Pianter cedri nel deserto, acacie, mirti e ulivi;

porr nella steppa cipressi, olmi insieme con abeti;

perch vedano e sappiano,

considerino e comprendano a un tempo

che questo ha fatto la mano del Signore,

lo ha creato il Santo di Israele.



Presentate la vostra causa, dice il Signore,

portate le vostre prove, dice il re di Giacobbe.

Vengano avanti e ci annunzino ci che dovr accadere.

Narrate quali furono le cose passate, sicch noi possiamo
riflettervi

Oppure fateci udire le cose future,

cos che possiamo sapere quello che verr dopo.

Annunziate quanto avverr nel futuro

e noi riconosceremo che siete dei.

S, fate il bene oppure il male e lo sentiremo e lo vedremo
insieme.

Ecco, voi siete un nulla,

il vostro lavoro non vale niente,

 abominevole chi vi sceglie.

Io ho suscitato uno dal settentrione ed  venuto,

dal luogo dove sorge il sole l'ho chiamato per nome;

egli calpester i potenti come creta,

come un vasaio schiaccia l'argilla.

Chi lo ha predetto dal principio, perch noi lo sapessimo,

chi dall'antichit, cos che dicessimo: E' vero?

Nessuno lo ha predetto, nessuno lo ha fatto sentire,

nessuno ha udito le vostre parole.

Per primo io l'ho annunziato a Sion

e a Gerusalemme ho inviato un messaggero di cose liete.

Guardai ma non c'era nessuno,

tra costoro nessuno era capace di consigliare;

nessuno da interrogare per averne una risposta.

Ecco, tutti costoro sono niente;

nulla sono le opere loro, vento e vuoto i loro idoli.





[Primo canto del servo di Dio].



42.

Ecco il mio servo che io sostengo,

il mio eletto in cui mi compiaccio.

Ho posto il mio spirito su di lui;

egli porter il diritto alle nazioni.

Non grider n alzer il tono,

non far udire in piazza la sua voce,

non spezzer una canna incrinata,

non spegner uno stoppino dalla fiamma smorta.

Proclamer il diritto con fermezza,

non verr meno e non si abbatter

finch non avr stabilito il diritto sulla terra;

e per la sua dottrina saranno in attesa le isole.

Cos dice il Signore Dio

che crea i cieli e li dispiega,

distende la terra con ci che vi nasce,

d il respiro alla gente che la abita

e l'alito a quanti camminano su di essa:

Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia

e ti ho preso per mano;

ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo

e luce delle nazioni,

perch tu apra gli occhi ai ciechi

e faccia uscire dal carcere i prigionieri,

dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre.



Io sono il Signore:

questo  il mio nome;

non ceder la mia gloria ad altri,

n il mio onore agli idoli.

I primi fatti, ecco, sono avvenuti

e i nuovi io preannunzio;

prima che spuntino, ve li faccio sentire.

Cantate al Signore un canto nuovo,

lode a lui fino all'estremit della terra;

lo celebri il mare con quanto esso contiene,

le isole con i loro abitanti.

Esulti con le sue citt il deserto,

esultino i villaggi dove abitano quelli di Kedar;

acclamino gli abitanti di Sela,

dalla cima dei monti alzino grida.

Diano gloria al Signore

e il suo onore divulghino nelle isole.

Il Signore avanza come un prode,

come un guerriero eccita il suo ardore;

grida, lancia urla di guerra,

si mostra forte contro i suoi nemici.

Per molto tempo ho taciuto,

ho fatto silenzio, mi sono contenuto;

ora grider come una partoriente,

mi affanner e sbuffer insieme.

Render aridi monti e colli,

far seccare tutta la loro erba,

trasformer i fiumi in stagni

e gli stagni far inaridire.

Far camminare i ciechi per vie che non conoscono,

li guider per sentieri sconosciuti;

trasformer davanti a loro le tenebre in luce,

i luoghi aspri in pianura.

Tali cose io ho fatto e non cesser di farle.

Retrocedono pieni di vergogna

quanti sperano in un idolo,

quanti dicono alle statue: Voi siete i nostri dei.



Sordi, ascoltate,

ciechi, volgete lo sguardo per vedere.

Chi  cieco, se non il mio servo?

Chi  sordo come colui al quale io mandavo araldi?

Chi  cieco come il mio privilegiato?

Chi  sordo come il servo del Signore?

Hai visto molte cose, ma senza farvi attenzione,

hai aperto gli orecchi, ma senza sentire.

Il Signore si compiacque, per amore della sua giustizia,

di dare una legge grande e gloriosa.

Eppure questo  un popolo saccheggiato e spogliato;

sono tutti presi con il laccio nelle caverne,

sono rinchiusi in prigioni.

Furono saccheggiati e nessuno li liberava;

furono spogliati, e nessuno diceva: Restituisci.

Chi fra di voi porge l'orecchio a ci,

vi fa attenzione e ascolta per il futuro?

Chi abbandon Giacobbe al saccheggio,

Israele ai predoni?

Non  stato forse il Signore contro cui peccarono,

per le cui vie non vollero camminare,

la cui legge non osservarono?

Egli, perci, ha riversato su di esso

la sua ira ardente e la violenza della guerra.

L'ira divina lo ha avvolto nelle sue fiamme

senza che egli se ne accorgesse,

lo ha bruciato, senza che vi facesse attenzione.





43.

Ora cos dice il Signore

che ti ha creato, o Giacobbe,

che ti ha plasmato, o Israele:

Non temere, perch io ti ho riscattato,

ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni.

Se dovrai attraversare le acque, sar con te,

i fiumi non ti sommergeranno;

se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai,

la fiamma non ti potr bruciare;

poich io sono il Signore tuo Dio,

il Santo di Israele, il tuo salvatore.

Io do l'Egitto come prezzo per il tuo riscatto,

l'Etiopia e Seba al tuo posto.

Perch tu sei prezioso ai miei occhi,

perch sei degno di stima e io ti amo,

do uomini al tuo posto e nazioni in cambio della tua vita.

Non temere, perch io sono con te;

dall'oriente far venire la tua stirpe,

dall'occidente io ti raduner.

Dir al settentrione: Restituisci,

e al mezzogiorno: Non trattenere;

fa' tornare i miei figli da lontano

e le mie figlie dall'estremit della terra,

quelli che portano il mio nome

e che per la mia gloria ho creato

e formato e anche compiuto.



Fa' uscire il popolo cieco, che pure ha occhi,

i sordi, che pure hanno orecchi.

Si radunino insieme tutti i popoli

e si raccolgano le nazioni.

Chi pu annunziare questo tra di loro

e farci udire le cose passate?

Presentino i loro testimoni e avranno ragione,

ce li facciano udire e avranno detto la verit.

Voi siete i miei testimoni  -  oracolo del Signore  -

miei servi, che mi sono scelto

perch mi conosciate e crediate in me

e comprendiate chi sono io.

Prima di me non fu formato alcun dio n dopo ce ne sar.

Io, io sono il Signore, fuori di me non c' salvatore.

Io ho predetto e ho salvato,

mi sono fatto sentire e non c'era tra voi alcun dio straniero.

Voi siete miei testimoni  -  oracolo del Signore  -

e io sono Dio,

sempre il medesimo dall'eternit.

Nessuno pu sottrarre nulla al mio potere;

chi pu cambiare quanto io faccio?.



Cos dice il Signore vostro redentore, il Santo di Israele:

Per amor vostro l'ho mandato contro Babilonia

e far scendere tutte le loro spranghe,

e quanto ai Caldei muter i loro clamori in lutto.

Io sono il Signore, il vostro Santo,

il creatore di Israele, il vostro re.



Cos dice il Signore che offr una strada nel mare

e un sentiero in mezzo ad acque possenti,

che fece uscire carri e cavalli,

esercito ed eroi insieme;

essi giacciono morti: mai pi si rialzeranno;

si spensero come un lucignolo, sono estinti.

Non ricordate pi le cose passate,

non pensate pi alle cose antiche!

Ecco, faccio una cosa nuova:

proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?

Aprir anche nel deserto una strada,

immetter fiumi nella steppa.

Mi glorificheranno le bestie selvatiche, sciacalli e struzzi,

perch avr fornito acqua al deserto, fiumi alla steppa,

per dissetare il mio popolo, il mio eletto.

Il popolo che io ho plasmato per me

celebrer le mie lodi.



Invece tu non mi hai invocato, o Giacobbe;

anzi ti sei stancato di me, o Israele.

Non mi hai portato neppure un agnello per l'olocausto,

non mi hai onorato con i tuoi sacrifici.

Io non ti ho molestato con richieste di offerte,

n ti ho stancato esigendo incenso.

Non mi hai acquistato con denaro la cannella,

n mi hai saziato con il grasso dei tuoi sacrifici.

Ma tu mi hai dato molestia con i peccati,

mi hai stancato con le tue iniquit.

Io, io cancello i tuoi misfatti,

per riguardo a me non ricordo pi i tuoi peccati

Fammi ricordare, discutiamo insieme;

parla tu per giustificarti.

Il tuo primo padre pecc,

i tuoi intermediari mi furono ribelli.

I tuoi principi hanno profanato il mio santuario;

per questo ho votato Giacobbe alla esecrazione,

Israele alle ingiurie.



NOTA: Seba  la Nubia. Qui dunque essa viene accordata da Dio a
Ciro, come ricompensa per avere liberato Israele: il successore
di Ciro, infatti, Cambise, conquist l'Egitto.



44.

Ora ascolta, Giacobbe mio servo,

Israele da me eletto.

Cos dice il Signore che ti ha fatto,

che ti ha formato dal seno materno e ti aiuta:

Non temere, Giacobbe mio servo,

Iesurun da me eletto

poich io far scorrere acqua sul suolo assetato,

torrenti sul terreno arido.

Spander il mio spirito sulla tua discendenza,

la mia benedizione sui tuoi posteri;

cresceranno come erba in mezzo all'acqua,

come salici lungo acque correnti.

Questi dir: Io appartengo al Signore,

quegli si chiamer Giacobbe;

altri scriver sulla mano: Del Signore,

e verr designato con il nome di Israele.



Cos dice il re di Israele,

il suo redentore, il Signore degli eserciti:

Io sono il primo e io l'ultimo;

fuori di me non vi sono dei.

Chi  come me? Si faccia avanti e lo proclami,

lo riveli di presenza e me lo esponga.

Chi ha reso noto il futuro dal tempo antico?

Ci annunzi ci che succeder.

Non siate ansiosi e non temete:

non forse gi da molto tempo

te l'ho fatto intendere e rivelato?

Voi siete miei testimoni:

C' forse un dio fuori di me

o una Roccia che io non conosca?.



I fabbricatori di idoli sono tutti vanit e le loro opere
preziose non giovano a nulla: ma i loro devoti non vedono n
capiscono affatto e perci saranno coperti di vergogna. Chi
fabbrica un dio e fonde un idolo senza cercarne un vantaggio?
Ecco, tutti i suoi seguaci saranno svergognati; gli stessi
artefici non sono che uomini. Si radunino pure e si

presentino tutti; saranno spaventati e confusi insieme.

Il fabbro lavora il ferro di una scure, lo elabora sulle braci e
gli d forma con martelli, lo rifinisce con braccio vigoroso;
soffre persino la fame, la forza gli viene meno; non beve acqua
ed  spossato. Il falegname stende il regolo, disegna l'immagine
con il gesso; la lavora con scalpelli, misura con il compasso,
riproducendo una forma umana, una bella figura d'uomo da mettere
in un tempio. Egli si taglia cedri, prende un cipresso o una
quercia che lascia crescere robusta nella selva, pianta un
frassino che la pioggia far crescere.

Tutto ci diventa per l'uomo legna da bruciare; ne prende una
parte e si riscalda o anche accende il forno per cuocervi il
pane o ne fa persino un idolo e lo adora, ne forma una statua e
la venera. Una met la brucia al fuoco, sulla brace arrostisce
la carne, poi mangia l'arrosto e si sazia. Ugualmente si scalda
e dice: Mi riscaldo; mi godo il fuoco. Con il resto fa un dio,
il suo idolo; lo venera, lo adora e lo prega: Salvami, perch
sei il mio dio!.

Non sanno n comprendono; un velo impedisce agli occhi loro di
vedere e al loro cuore di capire. Essi non riflettono, non hanno
scienza e intelligenza per dire: Ho bruciato nel fuoco una
parte, sulle sue braci cotto perfino il pane e arrostito la
carne che ho mangiato; col residuo far un idolo abominevole? Mi
prostrer dinanzi a un pezzo di legno?.

Si pasce di cenere, ha un cuore illuso che lo travia; egli non
sa liberarsene e dire: Ci che tengo in mano non  forse falso?



Ricorda tali cose, o Giacobbe,

o Israele, poich sei mio servo.

Io ti ho formato, mio servo sei tu;

Israele, non sarai dimenticato da me.

Ho dissipato come nube le tue iniquit

e i tuoi peccati come una nuvola.

Ritorna a me, poich io ti ho redento.

Esultate, cieli, poich il Signore ha agito;

giubilate, profondit della terra!

Gridate di gioia, o monti,

o selve con tutti i vostri alberi,

perch il Signore ha riscattato Giacobbe,

in Israele ha manifestato la sua gloria.



Dice il Signore, che ti ha riscattato

e ti ha formato fino dal seno materno:

Sono io, il Signore, che ho fatto tutto,

che ho spiegato i cieli da solo,

ho disteso la terra; chi era con me?

Io svento i presagi degli indovini,

dimostro folli i maghi,

costringo i sapienti a ritrattarsi

e trasformo in follia la loro scienza;

confermo la parola dei suoi servi,

compio i disegni dei suoi messaggeri.

Io dico a Gerusalemme: Sarai abitata,

e alle citt di Giuda: Sarete riedificate,

e ne restaurer le rovine.

Io dico all'oceano: Prosciugati!

Faccio inaridire i tuoi fiumi.

Io dico a Ciro: Mio pastore;

ed egli soddisfer tutti i miei desideri,

dicendo a Gerusalemme: Sarai riedificata;

e al tempio: Sarai riedificato dalle fondamenta.



NOTA: Iesurun: vezzeggiativo poetico di significato incerto.





45.

NOTA:  Verso il 540 avanti Cristo, l'avanzata di Ciro sconvolge
molti Ebrei. Agli occhi della minoranza religiosa, cui
appartiene il profeta, invece, Ciro appare come un messia.



Dice il Signore del suo eletto, di Ciro:

Io l'ho preso per la destra,

per abbattere davanti a lui le nazioni,

per sciogliere le cinture ai fianchi dei re,

per aprire davanti a lui i battenti delle porte

e nessun portone rimarr chiuso.

Io marcer davanti a te

spianer le asperit del terreno,

spezzer le porte di bronzo

romper le spranghe di ferro.

Ti consegner tesori nascosti

e le ricchezze ben celate

perch tu sappia che io sono il Signore,

Dio di Israele, che ti chiamo per nome.

Per amore di Giacobbe mio servo,

di Israele mio eletto,

io ti ho chiamato per nome,

ti ho dato un titolo

sebbene tu non mi conosca.

Io sono il Signore e non c' alcun altro;

fuori di me non c' dio;

ti render spedito nell'agire,

anche se tu non mi conosci,

perch sappiano dall'oriente fino all'occidente

che non esiste dio fuori di me.

Io sono il Signore e non c' alcun altro.

Io formo la luce e creo le tenebre,

faccio il bene e provoco la sciagura;

io, il Signore, compio tutto questo.



Stillate, cieli, dall'alto

le nubi facciano piovere la giustizia;

si apra la terra e produca la salvezza

e germogli insieme la giustizia.

o, il Signore, ho creato tutto questo.



Potr forse discutere con chi lo ha plasmato

un vaso fra altri vasi di argilla?

Dir forse la creta al vasaio: Che fai?

oppure: La tua opera non ha manici?

Chi oser dire a un padre: Che cosa generi?,

a una donna: Che cosa partorisci?.

Dice il Signore,

il Santo di Israele, che lo ha plasmato:

Volete interrogarmi sul futuro dei miei figli

e darmi ordini sul lavoro delle mie mani?

Io ho fatto la terra

e su di essa ho creato l'uomo;

io con le mani ho disteso i cieli

e do ordini a tutte le loro schiere.

Io l'ho stimolato per la giustizia;

spianer tutte le sue vie.

Egli ricostruir la mia citt

e rimander i miei deportati,

senza denaro e senza regali,

dice il Signore degli eserciti.



Cos dice il Signore:

Le ricchezze d'Egitto e le merci dell'Etiopia

e i Sabei dall'alta statura

passeranno a te, saranno tuoi;

ti seguiranno in catene, si prostreranno davanti a te,

ti diranno supplicanti:

Solo in te  Dio, non ce n' altri;

non esistono altri dei.

Veramente tu sei un Dio misterioso,

Dio di Israele, salvatore.

Saranno confusi e svergognati

quanti s'infuriano contro di lui;

se ne andranno con ignominia i fabbricanti di idoli.

Israele sar salvato dal Signore con salvezza perenne.

Non patirete confusione o vergogna per i secoli eterni.

Poich cos dice il Signore, che ha creato i cieli;

egli, il Dio che ha plasmato e fatto la terra e l'ha resa stabile

e l'ha creata non come orrida regione,

ma l'ha plasmata perch fosse abitata:

Io sono il Signore; non ce n' un altro.

Io non ho parlato in segreto,

in un angolo oscuro della terra.

Non ho detto alla discendenza di Giacobbe:

Cercatemi in un'orrida regione!

Io sono il Signore, che parlo con giustizia,

che annunzio cose rette.

Radunatevi e venite, avvicinatevi tutti insieme,

superstiti delle nazioni!

Non hanno intelligenza coloro che portano

un idolo da loro scolpito

e pregano un dio che non pu salvare.

Manifestate e portate le prove,

consigliatevi pure insieme!

Chi ha fatto sentire ci da molto tempo

e chi l'ha predetto fin da allora?

Non sono forse io, il Signore?

Fuori di me non c' altro Dio;

Dio giusto e salvatore non c' fuori di me.

Volgetevi a me e sarete salvi, paesi tutti della terra,

perch io sono Dio; non ce n' un altro.

Lo giuro su me stesso,

dalla mia bocca esce la verit,

una parola irrevocabile:

davanti a me si piegher ogni ginocchio,

per me giurer ogni lingua.

Si dir: Solo nel Signore

si trovano vittoria e potenza!.

Verso di lui verranno, coperti di vergogna,

quanti fremevano d'ira contro di lui.

Nel Signore saranno vittoriosi e si glorieranno

tutti i discendenti di Israele.





46.



NOTA: In questo capitolo si parla dei Caldei in fuga davanti a
Ciro, i quali portano via i loro idoli. E' la fine di un impero
e di una religione. Israele invece  sempre condotto dal suo
Dio. Le legioni di Ciro dallo stemma dell'aquila (l'uccello da
preda del verso 11) provocano scompiglio nelle nazioni; Israele
legge l'evento come un'azione di Dio per salvarlo.

Bel era il titolo della principale divinit babilonese; Nebo,
suo figlio, era il dio della sapienza.



A terra  Bel

rovesciato  Nebo,

i loro simulacri sono per gli animali e le bestie,

caricati come fardelli,

come peso sfibrante.

Sono rovesciati, sono a terra insieme,

non hanno potuto salvare chi li portava

ed essi stessi se ne vanno in schiavit.

Ascoltatemi, casa di Giacobbe

e voi tutti, superstiti della casa di Israele;

voi, portati da me fin dal seno materno,

sorretti fin dalla nascita.

Fino alla vostra vecchiaia io sar sempre lo stesso,

io vi porter fino alla canizie.

Come ho gi fatto, cos io vi sosterr,

vi porter e vi salver.

A chi mi paragonate e mi assomigliate?

A chi mi confrontate, quasi fossimo simili?

Traggono l'oro dal sacchetto

e pesano l'argento con la bilancia;

pagano un orefice perch faccia un dio,

che poi venerano e adorano.

Lo sollevano sulle spalle e lo portano,

poi lo ripongono sulla sua base e sta fermo:

non si muove pi dal suo posto.

Ognuno lo invoca, ma non risponde;

non libera nessuno dalla sua angoscia.

Ricordatevelo e agite da uomini;

rifletteteci, o prevaricatori.

Ricordatevi i fatti del tempo antico.

perch io sono Dio e non ce n' altri.

Sono Dio, nulla  uguale a me.

Io dal principio annunzio la fine

e, molto prima, quanto non  stato ancora compiuto;

io che dico: Il mio piano resta valido,

io compir ogni mia volont!.

Io chiamo dall'oriente l'uccello da preda,

da una terra lontana l'uomo dei miei disegni.

Cos ho parlato e cos avverr;

l'ho progettato, cosi far.

Ascoltatemi, voi che vi perdete di coraggio,

che siete lontani dalla giustizia.

Faccio avvicinare la mia giustizia:

non  lontana;

la mia salvezza non tarder.

Io dispenser in Sion la salvezza

a Israele, oggetto della mia gloria.





47.

Scendi e siedi sulla polvere,

 vergine figlia di Babilonia.

Siedi a terra, senza trono, figlia dei Caldei,

poich non sarai pi chiamata delicata e voluttuosa.

Prendi la mola e macina la farina,

togliti il velo, solleva i lembi della veste,

scopriti le gambe, attraversa i fiumi.

Si scopra la tua nudit, si mostri la tua vergogna.

Prender vendetta e nessuno interverr

dice il nostro redentore che si chiama

Signore degli eserciti,

il Santo di Israele.

Siedi in silenzio e scivola nell'ombra, figlia dei Caldei,

perch non sarai pi chiamata: Signora dei regni.

Ero adirato contro il mio popolo,

avevo lasciato profanare la mia eredit;

perci lo misi in tuo potere,

ma tu non mostrasti loro piet;

perfino sui vecchi facesti gravare il tuo giogo pesante.

Tu pensavi: Sempre io sar signora, sempre.

Non ti sei mai curata di questi avvenimenti,

non hai mai pensato quale sarebbe stata la fine.

Ora ascolta questo, o voluttuosa che te ne stavi sicura,

che pensavi:

Io e nessuno fuori di me!

Non rester vedova,

Non conoscer la perdita dei figli.

Ma ti accadranno queste due cose,

d'improvviso, in un solo giorno;

perdita dei figli e vedovanza piomberanno su di te,

nonostante la moltitudine delle tue magie,

la forza dei tuoi molti scongiuri.

Confidavi nella tua malizia, dicevi: Nessuno mi vede.

La tua saggezza e il tuo sapere ti hanno sviato.

Eppure dicevi in cuor tuo: Io e nessuno fuori di me.

Ti verr addosso una sciagura che non saprai scongiurare;

ti cadr sopra una calamit che non potrai evitare.

Su di te piomber improvvisa una catastrofe

che non prevederai.

Stattene pure ferma nei tuoi incantesimi

e nella moltitudine delle magie,

per cui ti sei affaticata dalla giovinezza:

forse potrai giovartene, forse potrai far paura!

Ti sei stancata dei tuoi molti consiglieri:

si presentino e ti salvino

gli astrologi che osservano le stelle,

i quali ogni mese ti pronosticano che cosa ti capiter.

Ecco, essi sono come stoppia: il fuoco li consuma;

non salveranno se stessi dal potere delle fiamme.

Non ci sar brace per scaldarsi,

n fuoco dinanzi al quale sedersi.

Cos sono diventati per te i tuoi maghi,

con i quali ti sei affaticata fin dalla giovinezza;

ognuno se ne va per suo conto, nessuno ti viene in aiuto.





48.



NOTA: L'amato di Dio di cui si parla in questo capitolo  sempre
Ciro.



Ascoltate ci, casa di Giacobbe,

voi che siete chiamati Israele

e che traete origine dalla stirpe di Giuda,

voi che giurate nel nome del Signore

e invocate il Dio di Israele,

ma senza sincerit e senza rettitudine,

poich prendete il nome dalla citt santa

e vi appoggiate sul Dio di Israele

che si chiama Signore degli eserciti.

Io avevo annunziato da tempo le cose passate,

erano uscite dalla mia bocca, le avevo fatte udire.

D'improvviso io ho agito e sono accadute.

Poich sapevo che tu sei ostinato

e che la tua cervice  una sbarra di ferro

e la tua fronte  di bronzo,

io te le annunziai da tempo,

prima che avvenissero te le feci udire,

per timore che dicessi: Il mio idolo le ha fatte,

la mia statua e il dio da me fuso le hanno ordinate.

Tutto questo hai udito e visto;

non vorresti testimoniarlo?

Ora ti faccio udire cose nuove

e segrete che tu nemmeno sospetti.

Ora sono create e non da tempo;

prima di oggi tu non le avevi udite,

perch tu non dicessi: Gi lo sapevo.

No, tu non le avevi mai udite n sapute

n il tuo orecchio era gi aperto da allora

poich io sapevo che sei davvero perfido

e che ti si chiama sleale fin dal seno materno.

Per il mio nome rinvier il mio sdegno,

per il mio onore lo frener a tuo riguardo,

per non annientarti.

Ecco, ti ho purificato per me come argento,

ti ho provato nel crogiuolo dell'afflizione.

Per riguardo a me, per riguardo a me lo faccio;

come potrei lasciar profanare il mio nome?

Non ceder ad altri la mia gloria.

Ascoltami, Giacobbe, Israele che ho chiamato:

Sono io, io solo, il primo e anche l'ultimo.

S, la mia mano ha posto le fondamenta della terra,

la mia destra ha disteso i cieli.

Quando io li chiamo, tutti insieme si presentano.

Radunatevi, tutti voi, e ascoltatemi.

Chi di essi ha predetto tali cose?

Uno che io amo compir il mio volere

su Babilonia e, con il suo braccio, sui Caldei

Io io ho parlato

io l'ho chiamato, l'ho fatto venire

e ho dato successo alle sue imprese.

Avvicinatevi a me per udire questo.

dal principio non ho parlato in segreto;

momento in cui questo  avvenuto io sono l.

Ora il Signore Dio ha mandato me

insieme con il suo spirito.

Dice il Signore tuo redentore, il Santo di Israele:

Io sono il Signore tuo Dio

che ti insegno per il tuo bene,

che ti guido per la strada su cui devi camminare.

Se avessi prestato attenzione ai miei comandi,

il tuo benessere sarebbe come un fiume,

la tua giustizia come le onde del mare.

La tua discendenza sarebbe come la sabbia

e i nati dalle tue viscere come i granelli d'arena;

non sarebbe mai radiato n cancellato

il tuo nome davanti a me.



Uscite da Babilonia, fuggite dai Caldei;

annunziatelo con voce di gioia, diffondetelo,

fatelo giungere fino all'estremit della terra.

Dite: Il Signore ha riscattato il suo servo Giacobbe.

Non soffrono la sete, mentre li conduce per deserti;

acqua dalla roccia, egli fa scaturire per essi;

spacca la roccia, sgorgano le acque.

Non c' pace per i malvagi, dice il Signore.





[Secondo canto del servo di Dio].



49.

Ascoltatemi, o isole,

udite attentamente, nazioni lontane;

il Signore dal seno materno mi ha chiamato,

fino dal grembo di mia madre ha pronunziato il mio nome.

Ha reso la mia bocca come spada affilata,

mi ha nascosto all'ombra della sua mano,

mi ha reso freccia appuntita,

mi ha riposto nella sua faretra.

Mi ha detto: Mio servo tu sei, Israele,

sul quale manifester la mia gloria.

Io ho risposto: Invano ho faticato,

per nulla e invano ho consumato le mie forze.

Ma, certo, il mio diritto  presso il Signore,

la mia ricompensa presso il mio Dio.

Ora disse il Signore

che mi ha plasmato suo servo dal seno materno

per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele,

-  poich ero stato stimato dal Signore

e Dio era stato la mia forza  -

mi disse: E' troppo poco che tu sia mio servo

per restaurare le trib di Giacobbe

e ricondurre i superstiti di Israele.

Io ti render luce delle nazioni

perch porti la mia salvezza fino all'estremit della terra.

Dice il Signore, il redentore di Israele, il suo Santo,

a colui la cui vita  disprezzata,

al reietto delle nazioni,

al servo dei potenti:

I re vedranno e si alzeranno in piedi,

i principi vedranno e si prostreranno,

a causa del Signore che  fedele,

a causa del Santo di Israele che ti ha scelto.

Dice il Signore;

Al tempo della misericordia ti ho ascoltato,

nel giorno della salvezza ti ho aiutato.

Ti ho formato e posto come alleanza per il popolo

per far risorgere il paese,

per farti rioccupare l'eredit devastata,

per dire ai prigionieri: Uscite,

a quanti sono nelle tenebre: Venite fuori.



[La nuova Gerusalemme].

Essi pascoleranno lungo tutte le strade,

e su ogni altura troveranno pascoli.

Non soffriranno n fame n sete,

non li colpir n l'arsura n il sole,

perch colui che ha piet di loro li guider,

li condurr alle sorgenti di acqua.

Io trasformer i monti in strade

e le mie vie saranno elevate.

Ecco, questi vengono da lontano

ed ecco, quelli vengono da mezzogiorno e da occidente

e quelli dalla regione di Sinim.



Giubilate, o cieli; rallegrati, o terra,

gridate di gioia, o monti,

perch il Signore consola il suo popolo

e ha piet dei suoi miseri.

Sion ha detto: Il Signore mi ha abbandonato,

il Signore mi ha dimenticato.

Si dimentica forse una donna del suo bambino,

cos da non commuoversi per il figlio del suo seno?

Anche se ci fosse una donna che si dimenticasse,

io invece non ti dimenticher mai.

Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani,

le tue mura sono sempre davanti a me.

I tuoi costruttori accorrono,

i tuoi distruttori e i tuoi devastatori si allontanano da te.



Alza gli occhi intorno e guarda:

tutti costoro si radunano, vengono da te.

Com' vero ch'io vivo  -  oracolo del Signore  -

ti vestirai di tutti loro come di ornamento,

te ne ornerai come una sposa.

Poich le tue rovine e le tue devastazioni

e il tuo paese desolato

saranno ora troppo angusti per i tuoi abitanti,

bench siano lontani i tuoi divoratori.

Di nuovo ti diranno agli orecchi

i figli di cui fosti privata:

Questo spazio  per me troppo angusto;

scostati, che mi possa adagiare.

Tu penserai: Chi mi ha generato costoro?

Io ero priva di figli e sterile;

questi chi li ha allevati?

Ecco, ero rimasta sola

e costoro dove erano?.



Cos dice il Signore Dio:

Ecco, io far cenno con la mano ai popoli,

per le nazioni isser il mio vessillo.

Riporteranno i tuoi figli in braccio,

le tue figlie saranno portate sulle spalle.



I re saranno i tuoi tutori,

le loro principesse tue nutrici.

Con la faccia a terra

essi si prostreranno davanti a te,

baceranno la polvere dei tuoi piedi;

allora tu saprai che io sono il Signore

e che non saranno delusi quanti sperano in me.



Si pu forse strappare la preda al forte?

Oppure pu un prigioniero sfuggire al tiranno?

Eppure dice il Signore:

Anche il prigioniero sar strappato al forte,

la preda sfuggir al tiranno.

Io avverser i tuoi avversari

io salver i tuoi figli.

Far mangiare le loro stesse carni ai tuoi oppressori,

si ubriacheranno del proprio sangue come di mosto.

Allora ogni uomo sapr

che io sono il Signore, tuo salvatore,

io il tuo redentore e il Forte di Giacobbe





50.

Dice il Signore: Dov' il documento di ripudio

di vostra madre, con cui l'ho scacciata?

Oppure a quale dei miei creditori io vi ho venduti?

Ecco, per le vostre iniquit siete stati venduti,

per le vostre scelleratezze  stata scacciata vostra madre.

Per quale motivo non c' nessuno, ora che io sono venuto?

Perch, ora che chiamo, nessuno risponde?

E' forse la mia mano troppo corta per riscattare

oppure io non ho la forza per liberare?

Ecco, con una minaccia prosciugo il mare,

faccio dei fiumi un deserto.

I loro pesci, per mancanza d'acqua, restano all'asciutto,

muoiono di sete.

Rivesto i cieli di oscurit,

do loro un sacco per mantello.



[Terzo canto del servo di Dio].



Il Signore Dio mi ha dato una lingua da iniziati,

perch io sappia indirizzare allo sfiduciato una parola.

Ogni mattina fa attento il mio orecchio

perch io ascolti come gli iniziati.

Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio

e io non ho opposto resistenza,

non mi sono tirato indietro.

Ho presentato il dorso ai flagellatori,

la guancia a coloro che mi strappavano la barba;

non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi.

Il Signore Dio mi assiste,

per questo non resto confuso,

per questo rendo la mia faccia dura come pietra,

sapendo di non restare deluso.

E' vicino chi mi rende giustizia;

chi oser venire a contesa con me?

Affrontiamoci.

Chi mi accusa?

Si avvicini a me.

Ecco, il Signore Dio mi assiste:

chi mi dichiarer colpevole?

Ecco, come una veste si logorano tutti

la tignola li divora.

Chi tra di voi teme il Signore

ascolti la voce del suo servo!

Colui che cammina nelle tenebre, senza avere luce,

speri nel nome del Signore, si appoggi al suo Dio.

Ecco, voi tutti che accendete il fuoco

e tenete tizzoni accesi,

andate alle fiamme del vostro fuoco,

tra i tizzoni che avete acceso.

Dalla mia mano vi  giunto questo;

voi giacerete fra le torture.





51.

Ascoltatemi, voi che siete in cerca di giustizia,

voi che cercate il Signore;

guardate alla roccia da cui siete stati tagliati,

alla cava da cui siete stati estratti.

Guardate ad Abramo vostro padre,

a Sara che vi ha partorito;

poich io chiamai lui solo,

lo benedissi e lo moltiplicai.

Davvero il Signore ha piet di Sion,

ha piet di tutte le sue rovine,

rende il suo deserto come l'Eden,

la sua steppa come il giardino del Signore.

Giubilo e gioia saranno in essa,

ringraziamenti e inni di lode!

Ascoltatemi attenti, o popoli;

nazioni, porgetemi l'orecchio.

Poich da me uscir la legge,

il mio diritto sar luce dei popoli.

La mia vittoria  vicina,

si manifester come luce la mia salvezza,

le mie braccia governeranno i popoli.

In me spereranno le isole,

avranno fiducia nel mio braccio.

Alzate al cielo i vostri occhi e guardate la terra di sotto

poich i cieli si dissolveranno come fumo,

la terra si logorer come una veste

e i suoi abitanti moriranno come larve.

Ma la mia salvezza durer sempre,

la mia giustizia non sar annientata.

Ascoltatemi, esperti della giustizia,

popolo che porti nel cuore la mia legge.

Non temete l'insulto degli uomini,

non vi spaventate per i loro scherni;

poich le tarme li roderanno come una veste

e la tignola li roder come lana,

ma la mia giustizia durer per sempre,

la mia salvezza di generazione in generazione.



Svegliati come nei giorni antichi

Svegliati, svegliati, rivestiti di forza,

braccio del Signore.

Svegliati come nei giorni antichi,

al tempo delle generazioni passate.

Non hai tu forse fatto a pezzi Raab,

non hai trafitto il drago?

Forse non hai prosciugato il mare,

le acque del grande abisso,

e non hai fatto delle profondit del mare una strada,

perch vi passassero i redenti?

I riscattati dal Signore ritorneranno

e verranno in Sion con esultanza;

felicit perenne sar sul loro capo;

giubilo e felicit li seguiranno;

svaniranno afflizione e sospiri.

Io, io sono il tuo consolatore.

Chi sei tu perch tema uomini che muoiono

e un figlio dell'uomo che avr la sorte dell'erba?

Hai dimenticato il Signore tuo creatore,

che ha disteso i cieli

e gettato le fondamenta della terra.

Avevi sempre paura, tutto il giorno,

davanti al furore dell'avversario

perch egli tentava di distruggerti.

Ma dov' ora il furore dell'avversario?



Il prigioniero sar presto liberato; egli non morir nella fossa
n mancher di pane. Io sono il Signore tuo Dio, che sconvolge
il mare cos che ne fremano i flutti, e si chiama Signore degli
eserciti. Io ho posto le mie parole sulla tua bocca, ti ho
nascosto sotto l'ombra della mia mano, quando ho disteso i cieli
e fondato la terra, e ho detto a Sion: Tu sei mio popolo.



Svegliati, svegliati, alzati, Gerusalemme,

che hai bevuto dalla mano del Signore il calice della sua ira;

la coppa della vertigine hai bevuto, l'hai vuotata.

Nessuno la guida tra tutti i figli che essa ha partorito;

nessuno la prende per mano tra tutti i figli che essa ha
allevato.

Due mali ti hanno colpito,

chi avr piet di te?

Desolazione e distruzione, fame e spada,

chi ti consoler?

I tuoi figli giacciono privi di forze

agli angoli di tutte le strade

come antilope in una rete,

pieni dell'ira del Signore,

della minaccia del tuo Dio.

Perci ascolta anche questo, o misera,

o ebbra, ma non di vino.

Cos dice il tuo Signore Dio,

il tuo Dio che difende la causa del suo popolo:

Ecco io ti tolgo di mano

il calice della vertigine, la coppa della mia ira;

tu non lo berrai pi.

Lo metter in mano ai tuoi torturatori

che ti dicevano: Curvati che noi ti passiamo sopra.

Tu facevi del tuo dorso un suolo

e come una strada per i passanti.





52.

Svegliati, svegliati, rivestiti della tua magnificenza, Sion;

indossa le vesti pi belle, Gerusalemme, citt santa;

perch mai pi entrer in te il non circonciso n l'impuro.

Scuotiti la polvere, alzati, Gerusalemme schiava!

Sciogliti dal collo i legami, schiava figlia di Sion!

Poich dice il Signore: Senza prezzo foste venduti e sarete
riscattati senza denaro.

Poich dice il Signore Dio: In Egitto  sceso il mio popolo un
tempo per abitarvi come straniero; poi l'Assiro senza motivo lo
ha oppresso. Ora, che faccio io qui?  -  oracolo del Signore  -.
S, il mio popolo  stato deportato per nulla!

I suoi dominatori trionfavano  -  oracolo del Signore  -  e
sempre, tutti i giorni il mio nome  stato disprezzato. Pertanto
il mio popolo conoscer il mio nome, comprender in quel giorno
che io dicevo: Eccomi qua.



Come sono belli sui monti

i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace,

messaggero di bene che annunzia la salvezza,

che dice a Sion: Regna il tuo Dio.

Senti? Le tue sentinelle alzano la voce,

insieme gridano di gioia,

poich vedono con i loro occhi

il ritorno del Signore in Sion.

Prorompete insieme in canti di gioia,

rovine di Gerusalemme,

perch il Signore ha consolato il suo popolo,

ha riscattato Gerusalemme.

Il Signore ha snudato il suo santo braccio davanti a tutti i
popoli;

tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.

Fuori, fuori, uscite di l! Non toccate niente d'impuro.

Uscite da essa, purificatevi,

voi che portate gli arredi del Signore!

Voi non dovrete uscire in fretta

n andarvene come uno che fugge,

perch davanti a voi cammina il Signore,

il Dio di Israele chiude la vostra carovana.



[Quarto canto del servo di dio].



Ecco, il mio servo avr successo,

sar innalzato, onorato, esaltato grandemente.

Come molti si stupirono di lui

-  tanto era sfigurato per essere d'uomo il suo aspetto

e diversa la sua forma da quella dei figli dell'uomo  -

cos si meraviglieranno di lui molte genti;

i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,

poich vedranno un fatto mai ad essi raccontato

e comprenderanno ci che mai avevano udito.





53.

Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?

A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?

E' cresciuto come un virgulto davanti a lui

e come una radice in terra arida.

Non ha apparenza n bellezza per attirare i nostri sguardi,

non splendore per potercene compiacere.

Disprezzato e reietto dagli uomini,

uomo dei dolori che ben conosce il patire,

come uno davanti al quale ci si copre la faccia,

era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.

Eppure egli si  caricato delle nostre sofferenze,

si  addossato i nostri dolori

e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato.

Egli  stato trafitto per i nostri delitti,

schiacciato per le nostre iniquit.

Il castigo che ci d salvezza si  abbattuto su di lui;

per le sue piaghe noi siamo stati guariti.

Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,

ognuno di noi seguiva la sua strada;

il Signore fece ricadere su di lui l'iniquit di noi tutti.

Maltrattato, si lasci umiliare e non apr la sua bocca;

era come agnello condotto al macello,

come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non apr la sua
bocca.

Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;

chi si affligge per la sua sorte?

S, fu eliminato dalla terra dei viventi,

per l'iniquit del mio popolo fu percosso a morte.

Gli si diede sepoltura con gli empi,

con il ricco fu il suo tumulo,

sebbene non avesse commesso violenza

n vi fosse inganno nella sua bocca.

Ma al Signore  piaciuto prostrarlo con dolori.

Quando offrir se stesso in espiazione,

vedr una discendenza, vivr a lungo,

si compir per mezzo suo la volont del Signore.

Dopo il suo intimo tormento vedr la luce

e si sazier della sua conoscenza;

il giusto mio servo giustificher molti;

egli si addosser la loro iniquit.

Perci io gli dar in premio le moltitudini,

dei potenti egli far bottino,

perch ha consegnato se stesso alla morte

ed  stato annoverato fra gli empi,

mentre egli portava il peccato di molti

e intercedeva per i peccatori.





54.

Esulta, o sterile che non hai partorito,

prorompi in grida di giubilo e di gioia,

tu che non hai provato i dolori,

perch pi numerosi sono i figli dell'abbandonata

che i figli della maritata, dice il Signore.

Allarga lo spazio della tua tenda,

stendi i teli della tua dimora senza risparmio,

allunga le cordicelle, rinforza i tuoi piuoli,

poich ti allargherai a destra e a sinistra

e la tua discendenza entrer in possesso delle nazioni,

popoler le citt un tempo deserte.

Non temere, perch non dovrai pi arrossire;

non vergognarti, perch non sarai pi disonorata;

anzi, dimenticherai la vergogna della tua giovinezza

e non ricorderai pi il disonore della tua vedovanza.

Poich tuo sposo  il tuo creatore,

Signore degli eserciti  il suo nome;

tuo redentore  il Santo di Israele;

 chiamato Dio di tutta la terra.

Come una donna abbandonata

e con l'animo afflitto, il Signore ti ha richiamata.

Viene forse ripudiata la donna sposata in giovent?

Dice il tuo Dio:

Per un breve istante ti ho abbandonata,

ma ti riprender con immenso amore.

In un impeto di collera

ti ho nascosto per un poco il mio volto;

ma con affetto perenne ho avuto piet di te,

dice il tuo redentore, il Signore.

Ora  per me come ai giorni di No,

quando giurai che non avrei pi riversato

le acque di No sulla terra;

cos ora giuro di non pi adirarmi con te

e di non farti pi minacce.

Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero,

non si allontanerebbe da te il mio affetto

n vacillerebbe la mia alleanza di pace,

dice il Signore che ti usa misericordia.



Afflitta, percossa dal turbine, sconsolata,

ecco io pongo sulla malachite le tue pietre

e sugli zaffiri le tue fondamenta.

Far di rubini la tua merlatura,

le tue porte saranno di carbonchi,

tutta la tua cinta sar di pietre preziose.

Tutti i tuoi figli saranno discepoli del Signore,

grande sar la prosperit dei tuoi figli,

sarai fondata sulla giustizia.

Sta' lontana dall'oppressione, perch non dovrai temere,

dallo spavento, perch non ti si accoster.

Ecco, se ci sar un attacco,

non sar da parte mia.

Chi ti attacca cadr contro di te.

Ecco, io ho creato il fabbro

che soffia sul fuoco delle braci

e ne trae gli strumenti per il suo lavoro,

e io ho creato anche il distruttore per devastare.

Nessun'arma affilata contro di te avr successo,

farai condannare ogni lingua

che si alzer contro di te in giudizio.

Questa  la sorte dei servi del Signore,

quanto spetta a loro da parte mia.

Oracolo del Signore.





55.

O voi tutti assetati venite all'acqua,

chi non ha denaro venga ugualmente;

comprate e mangiate senza denaro

e, senza spesa, vino e latte.

Perch spendete denaro per ci che non  pane,

il vostro patrimonio per ci che non sazia?

Su, ascoltatemi e mangerete cose buone

e gusterete cibi succulenti.



Porgete l'orecchio e venite a me,

ascoltate e voi vivrete.

Io stabilir per voi un'alleanza eterna,

i favori assicurati a Davide.

Ecco, l'ho costituito testimonio fra i popoli,

principe e sovrano sulle nazioni.

Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi;

accorreranno a te popoli che non ti conoscevano

a causa del Signore, tuo Dio,

del Santo di Israele,

perch egli ti ha onorato.



Cercate il Signore, mentre si fa trovare,

invocatelo, mentre  vicino.

L'empio abbandoni la sua via

e l'uomo iniquo i suoi pensieri;

ritorni al Signore che avr misericordia di lui

e al nostro Dio che largamente perdona.

Perch i miei pensieri non sono i vostri pensieri,

le vostre vie non sono le mie vie  -  oracolo del Signore.



Quanto il cielo sovrasta la terra,

tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,

i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.

Come infatti la pioggia e la neve

scendono dal cielo e non vi ritornano

senza avere irrigato la terra,

senza averla fecondata e fatta germogliare

perch dia il seme al seminatore

e pane da mangiare,

cos sar della parola uscita dalla mia bocca:

non ritorner a me senza effetto,

senza avere operato ci che desidero

e senza avere compiuto ci per cui l'ho mandata.



Voi dunque partirete con gioia,

sarete condotti in pace.

I monti e i colli davanti a voi

eromperanno in grida di gioia

e tutti gli alberi dei campi batteranno le mani.

Invece di spine cresceranno cipressi,

invece di ortiche cresceranno mirti;

ci sar a gloria del Signore,

un segno eterno che non scomparir.





PARTE TERZA.



NOTA: Gli oracoli di questa terza parte di Isaia fanno
intravedere soprattutto le difficolt del giudaismo che nasce
dopo l'esilio. La raccolta non ha grande unit; la maggior parte
dei testi sembra provenire dagli anni pi difficili che hanno
seguito il ritorno (530-510 avanti Cristo). Certi sono anche pi
antichi, altri pi tardivi: non dunque l'opera di un unico
autore.



56.

Cos dice il Signore:

Osservate il diritto

e praticate la giustizia,

perch prossima a venire  la mia salvezza;

la mia giustizia sta per rivelarsi.

Beato l'uomo che cos agisce

e il figlio dell'uomo che a questo si attiene,

che osserva il sabato senza profanarlo,

che preserva la sua mano da ogni male.

Non dica lo straniero che ha aderito al Signore:

Certo mi escluder il Signore dal suo popolo!.

Non dica l'eunuco:

Ecco, io sono un albero secco!.

Poich cos dice il Signore:

Agli eunuchi, che osservano i miei sabati,

preferiscono le cose di mio gradimento

e restano fermi nella mia alleanza,

io conceder nella mia casa

e dentro le mie mura un posto e un nome

meglio di figli e figlie;

dar loro un nome eterno che non sar mai cancellato.

Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo

e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi,

quanti si guardano dal profanare il sabato

e restano fermi nella mia alleanza,

li condurr sul mio monte santo

e li colmer di gioia nella mia casa di preghiera.

I loro olocausti e i loro sacrifici

saliranno graditi sul mio altare,

perch il mio tempio si chiamer

casa di preghiera per tutti i popoli.

Oracolo del Signore Dio

che raduna i dispersi di Israele:

Io ancora raduner i suoi prigionieri,

oltre quelli gi radunati.

Voi tutte, bestie dei campi, venite a mangiare;

voi tutte, bestie della foresta, venite.



I suoi guardiani sono tutti ciechi,

non si accorgono di nulla.

Sono tutti cani muti, incapaci di abbaiare;

sonnecchiano accovacciati, amano appisolarsi.

Ma tali cani avidi, che non sanno saziarsi,

sono i pastori incapaci di comprendere.

Ognuno segue la sua via,

ognuno bada al proprio interesse, senza eccezione.

Venite, io prender vino

e ci ubriacheremo di bevande inebrianti.

Domani sar come oggi;

ce n' una riserva molto grande.





57.

Perisce il giusto, nessuno ci bada.

I pii sono tolti di mezzo, nessuno ci fa caso.

Il giusto  tolto di mezzo a causa del male.

Egli entra nella pace, riposa sul suo giaciglio

chi cammina per la via diritta.



Ora, venite qui, voi, figli della maliarda,

progenie di un adultero e di una prostituta.

Su chi intendete divertirvi?

Contro chi allargate la bocca e tirate fuori la lingua?

Forse voi non siete figli del peccato, prole bastarda?

Voi, che spasimate fra i terebinti, sotto ogni albero verde,

che sacrificate bambini nelle valli, tra i crepacci delle rocce.

Tra le pietre levigate del torrente  la parte che ti spetta:

esse sono la porzione che ti  toccata.

Anche a esse hai offerto libazioni,

hai portato offerte sacrificali.

E di questo dovrei forse consolarmi?

Su un monte imponente ed elevato

hai posto il tuo giaciglio;

anche l sei salita per fare sacrifici.

Dietro la porta e gli stipiti hai posto il tuo emblema.

Lontano da me hai scoperto il tuo giaciglio;

ci sei salita, lo hai allargato;

hai patteggiato con coloro con i quali amavi trescare;

guardavi la mano.

Ti sei presentata al re con olio,

hai moltiplicato i tuoi profumi;

hai inviato lontano i tuoi messaggeri,

ti sei abbassata fino agli inferi.

Ti sei stancata in tante tue vie,

ma non hai detto: E' inutile.

Hai trovato come ravvivare la mano;

per questo non ti senti esausta.

Chi hai temuto?

Di chi hai avuto paura per farti infedele?

E di me non ti ricordi, non ti curi?

Non sono io che uso pazienza e chiudo un occhio?

Ma tu non hai timore di me.

Io divulgher la tua giustizia

e le tue opere, che non ti saranno di vantaggio.

Alle tue grida ti salvino i tuoi guadagni.

Tutti se li porter via il vento, un soffio se li prender.

Chi invece confida in me posseder la terra,

erediter il mio santo monte.



Si dir: Spianate, spianate, preparate la via,

rimuovete gli ostacoli sulla via del mio popolo.

Poich cos parla l'Alto e l'Eccelso,

che ha una sede eterna e il cui nome  santo:

In luogo eccelso e santo io dimoro,

ma sono anche con gli oppressi e gli umiliati,

per ravvivare lo spirito degli umili

e rianimare il cuore degli oppressi.

Poich io non voglio discutere sempre

n per sempre essere adirato;

altrimenti davanti a me verrebbe meno

lo spirito e l'alito vitale che ho creato.

Per l'iniquit dei suoi guadagni mi sono adirato,

l'ho percosso, mi sono nascosto e sdegnato;

eppure egli, voltandosi, se n' andato per le strade del suo
cuore.

Ho visto le sue vie

ma voglio sanarlo, guidarlo e offrirgli consolazioni.

E ai suoi afflitti io pongo sulle labbra: Pace,

pace ai lontani e ai vicini,

dice il Signore, io li guarir.

Gli empi sono come un mare agitato che non pu calmarsi

e le cui acque portano su melma e fango.

Non c' pace per gli empi,

dice il mio Dio.





58.

Grida a squarciagola, non avere riguardo;

come una tromba alza la voce;

dichiara al mio popolo i suoi delitti,

alla casa di Giacobbe i suoi peccati.

Mi ricercano ogni giorno,

bramano di conoscere le mie vie,

come un popolo che pratichi la giustizia

e non abbia abbandonato il diritto del suo Dio;

mi chiedono giudizi giusti,

bramano la vicinanza di Dio:

Perch digiunare, se tu non lo vedi,

mortificarci, se tu non lo sai?.

Ecco, nel giorno del vostro digiuno

curate i vostri affari,

angariate tutti i vostri operai.

Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi

e colpendo con pugni iniqui.

Non digiunate pi come fate oggi,

cos da fare udire in alto il vostro chiasso.

E' forse come questo il digiuno che bramo,

il giorno in cui l'uomo si mortifica?

Piegare come un giunco il proprio capo,

usare sacco e cenere per letto,

forse questo vorresti chiamare digiuno

e giorno gradito al Signore?



Non  piuttosto questo il digiuno che voglio:

sciogliere le catene inique,

togliere i legami del giogo,

rimandare liberi gli oppressi

e spezzare ogni giogo?

Non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato,

nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto,

nel vestire uno che vedi nudo,

senza distogliere gli occhi dalla tua gente?

Allora la tua luce sorger come l'aurora,

la tua ferita si rimarginer presto.

Davanti a te camminer la tua giustizia,

la gloria del Signore ti seguir.

Allora lo invocherai

e il Signore ti risponder;

implorerai aiuto ed egli ti dir: Eccomi!.

Se toglierai di mezzo a te l'oppressione,

il puntare il dito e il parlare empio,

se offrirai il pane all'affamato,

se sazierai chi  digiuno,

allora briller fra le tenebre la tua luce,

la tua oscurit sar come il meriggio.

Ti guider sempre il Signore,

ti sazier in terreni aridi,

rinvigorir le tue ossa;

sarai come un giardino irrigato

e come una sorgente le cui acque non inaridiscono.

La tua gente riedificher le antiche rovine,

ricostruirai le fondamenta di epoche lontane.

Ti chiameranno riparatore di brecce,

restauratore di case in rovina per abitarvi.



Se tratterrai il piede dal violare il sabato,

dallo sbrigare affari nel giorno a me sacro,

se chiamerai il sabato delizia

e venerando il giorno sacro al Signore,

se lo onorerai evitando di metterti in cammino,

di sbrigare affari e di contrattare,

allora troverai la delizia nel Signore.

Io ti far calcare le alture della terra,

ti far gustare l'eredit di Giacobbe tuo padre,

poich la bocca del Signore ha parlato.





59.

Ecco, non  troppo corta la mano del Signore

da non poter salvare;

n tanto duro  il suo orecchio, da non poter udire.

Ma le vostre iniquit hanno scavato un abisso fra voi e il
vostro Dio;

i vostri peccati gli hanno fatto nascondere il suo volto

cos che non vi ascolta.

Le vostre palme sono macchiate di sangue

e le vostre dita di iniquit;

le vostre labbra proferiscono menzogne,

la vostra lingua sussurra perversit.

Nessuno muove causa con giustizia,

nessuno la discute con lealt.

Si confida nel nulla e si dice il falso,

si concepisce la malizia e si genera l'iniquit.

Dischiudono uova di serpenti velenosi,

tessono tele di ragno;

chi mangia quelle uova morir,

e dall'uovo schiacciato esce una vipera.

Le loro tele non servono per vesti,

essi non si possono coprire con i loro manufatti

e loro opere sono opere inique,

il frutto di oppressioni  nelle loro mani.

I loro piedi corrono al male,

si affrettano a spargere sangue innocente

i loro pensieri sono pensieri iniqui,

desolazione e distruzione sono sulle loro strade.

Non conoscono la via della pace,

non c' giustizia nel loro procedere;

rendono tortuosi i loro sentieri,

chiunque vi cammina non conosce la pace.



Per questo il diritto si  allontanato da noi

e non ci raggiunge la giustizia.

Speravamo la luce ed ecco le tenebre,

lo splendore, ma dobbiamo camminare nel buio.

Tastiamo come ciechi la parete,

come privi di occhi camminiamo a tastoni;

inciampiamo a mezzogiorno come al crepuscolo;

tra i vivi e vegeti siamo come i morti.

Noi tutti urliamo come orsi,

andiamo gemendo come colombe;

speravamo nel diritto ma non c',

nella salvezza ma essa  lontana da noi.

Poich sono molti davanti a te i nostri delitti,

i nostri peccati testimoniano contro di noi

poich i nostri delitti ci stanno davanti

e noi conosciamo le nostre iniquit:

prevaricare e rinnegare il Signore,

cessare di seguire il nostro Dio,

parlare di oppressione e di ribellione,

concepire con il cuore

e pronunciare parole false.

Cos  trascurato il diritto

e la giustizia se ne sta lontana,

la verit incespica in piazza,

la rettitudine non pu entrarvi.

Cos la verit  abbandonata,

chi disapprova il male viene spogliato.



Ha visto questo il Signore

ed  male ai suoi occhi

che non ci sia pi diritto.

Egli ha visto che non c'era alcuno,

si  meravigliato perch nessuno intercedeva.

Ma lo ha soccorso il suo braccio,

la sua giustizia lo ha sostenuto.

Egli si  rivestito di giustizia

come di una corazza,

e sul suo capo ha posto l'elmo della salvezza.

Ha indossato le vesti della vendetta,

si  avvolto di zelo come di un manto.

Il retributore ripagher le azioni come si deve:

con sdegno ai suoi avversari,

con vergogna ai suoi nemici.

In occidente vedranno il nome del Signore

e in oriente la sua gloria,

perch egli verr come un fiume irruente,

sospinto dal vento del Signore.

Come redentore verr per Sion,

per quelli di Giacobbe convertiti dall'apostasia.

Oracolo del Signore.



Quanto a me, ecco la mia alleanza con essi, dice il Signore: Il
mio spirito che  sopra di te e le parole che ti ho messo in
bocca non si allontaneranno dalla tua bocca n dalla bocca della
tua discendenza n dalla bocca dei discendenti dei discendenti,
dice il Signore, ora e sempre.





60.

Alzati, rivestiti di luce,

perch viene la tua luce,

la gloria del Signore brilla sopra di te.

Poich, ecco, le tenebre ricoprono la terra,

nebbia fitta avvolge le nazioni;

ma su di te risplende il Signore,

la sua gloria appare su di te.

Cammineranno i popoli alla tua luce,

i re allo splendore del tuo sorgere.

Alza gli occhi intorno e guarda:

tutti costoro si sono radunati, vengono a te.

I tuoi figli vengono da lontano,

le tue figlie sono portate in braccio.

A quella vista sarai raggiante,

palpiter e si dilater il tuo cuore,

perch le ricchezze del mare si riverseranno su di te;

verranno a te i beni dei popoli.

Uno stuolo di cammelli ti invader,

dromedari di Madian e di Efa,

tutti verranno da Saba, portando oro e incenso

e proclamando le glorie del Signore.

Tutti i greggi di Kedar si raduneranno da te,

i montoni dei Nabatei saranno a tuo servizio,

saliranno come offerta gradita sul mio altare;

render splendido il tempio della mia gloria.



Chi sono quelle che volano come nubi

e come colombe verso le loro colombaie?

Sono navi che si radunano per me,

le navi di Tarsis in prima fila,

per portare i tuoi figli da lontano, con argento e oro,

per il nome del Signore tuo Dio,

per il Santo di Israele che ti onora.

Stranieri ricostruiranno le tue mura,

i loro re saranno al tuo servizio,

perch nella mia ira ti ho colpito

ma nella mia benevolenza ho avuto piet di te.

Le tue porte saranno sempre aperte,

non si chiuderanno n di giorno n di notte,

per lasciar introdurre da te le ricchezze dei popoli

e i loro re che faranno da guida.



Perch il popolo e il regno che non vorranno servirti

periranno e le nazioni saranno tutte sterminate.

La gloria del Libano verr a te,

cipressi, olmi e abeti insieme,

per abbellire il luogo del mio santuario,

per glorificare il luogo dove poggio i miei piedi.

Verranno a te in atteggiamento umile

i figli dei tuoi oppressori;

ti si getteranno proni alle piante dei piedi quanti ti
disprezzavano.

Ti chiameranno Citt del Signore,

Sion del Santo di Israele.

Dopo essere stata derelitta,

odiata, senza che alcuno passasse da te,

io far di te l'orgoglio dei secoli,

la gloria di tutte le generazioni.

Tu succhierai il latte dei popoli,

succhierai le ricchezze dei re.

Saprai che io sono il Signore tuo salvatore

e tuo redentore, io il Forte di Giacobbe.

Far venire oro anzich bronzo,

far venire argento anzich ferro,

bronzo anzich legno, ferro anzich pietre.

Costituir tuo sovrano la pace, tuo governatore la giustizia.

Non si sentir pi parlare di prepotenza nel tuo paese,

di devastazione e di distruzione entro i tuoi confini.

Tu chiamerai salvezza le tue mura e gloria le tue porte.



Il sole non sar pi la tua luce di giorno,

n ti illuminer pi il chiarore della luna.

Ma il Signore sar per te luce eterna,

il tuo Dio sar il tuo splendore.

Il tuo sole non tramonter pi n la tua luna si dileguer,

perch il Signore sar per te luce eterna;

saranno finiti i giorni del tuo lutto.

Il tuo popolo sar tutto di giusti,

per sempre avranno in possesso la terra,

germogli delle piantagioni del Signore,

lavoro delle sue mani per mostrare la sua gloria.

Il piccolo diventer un migliaio,

il minimo un immenso popolo;

io sono il Signore;

a suo tempo, far ci speditamente.





61.

Lo spirito del Signore Dio  su di me

perch ili Signore mi ha consacrato con l'unzione;

mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri,

a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,

a proclamare la libert degli schiavi,

la scarcerazione dei prigionieri,

a promulgare l'anno di misericordia del Signore,

un giorno di vendetta per il nostro Dio

per consolare tutti gli afflitti,

per allietare gli afflitti di Sion,

per dare loro una corona invece della cenere,

olio di letizia invece dell'abito da lutto,

canto di lode invece di un cuore mesto.

Essi si chiameranno querce di giustizia,

piantagione del Signore per manifestare la sua gloria.

Ricostruiranno le vecchie rovine, rialzeranno gli antichi ruderi,

restaureranno le citt desolate, devastate da pi generazioni.

Ci saranno stranieri a pascere i vostri greggi

e figli di stranieri saranno vostri contadini e vignaioli.

Voi sarete chiamati sacerdoti del Signore,

ministri del nostro Dio sarete detti.

Vi godrete i beni delle nazioni,

trarrete vanto dalle loro ricchezze.

Perch il loro obbrobrio fu di doppia misura,

vergogna e insulto furono la loro porzione;

per questo possiederanno il doppio nel loro paese,

avranno una letizia perenne.

Io sono il Signore che amo il diritto

e odio la rapina e l'ingiustizia:

io dar loro fedelmente il salario,

concluder con loro un'alleanza perenne.

Sar famosa tra i popoli la loro stirpe,

i loro discendenti tra le nazioni.

Coloro che li vedranno ne avranno stima

perch essi sono la stirpe che il Signore ha benedetto.



Io gioisco pienamente nel Signore,

la mia anima esulta nel mio Dio,

perch mi ha rivestito delle vesti di salvezza,

mi ha avvolto con il manto della giustizia,

come uno sposo che si cinge il diadema

e come una sposa che si adorna di gioielli.

Poich come la terra produce la vegetazione

e come un giardino fa germogliare i semi,

cos il Signore Dio far germogliare la giustizia

e la lode davanti a tutti i popoli.





62.

Per amore di Sion non mi terr in silenzio,

per amore di Gerusalemme non mi dar pace,

finch non sorga come stella la sua giustizia

e la sua salvezza non risplenda come lampada.

Allora i popoli vedranno la tua giustizia,

tutti i re la tua gloria;

ti si chiamer con un nome nuovo

che la bocca del Signore indicher.

Sarai una magnifica corona nella mano del Signore,

un diadema regale nella palma del tuo Dio.

Nessuno ti chiamer pi Abbandonata,

n la tua terra sar pi detta Devastata,

ma tu sarai chiamata Mio compiacimento

e la tua terra, Sposata,

perch il Signore si compiacer di te

e la tua terra avr uno sposo.

S, come un giovane sposa una vergine,

cos ti sposer il tuo creatore;

come gioisce lo sposo per la sposa,

cos il tuo Dio gioir per te.



Sulle tue mura, Gerusalemme, ho posto sentinelle;

per tutto il giorno e tutta la notte non taceranno mai.

Voi, che rammentate le promesse al Signore,

non prendetevi mai riposo,

e neppure a lui date riposo

finch non abbia ristabilito Gerusalemme

e finch non l'abbia resa il vanto della terra.

Il Signore ha giurato con la sua destra

e con il suo braccio potente:

Mai pi dar il tuo grano in cibo ai tuoi nemici,

mai pi gli stranieri berranno il vino

per il quale tu hai faticato.

No! Coloro che avranno raccolto il grano

lo mangeranno e canteranno inni al Signore,

coloro che avranno vendemmiato berranno il vino

nei cortili del mio santuario.

Passate, passate per le porte,

sgombrate la via al popolo,

spianate, spianate la strada

liberatela dalle pietre,

innalzate un vessillo per i popoli.



Ecco ci che il Signore

fa sentire all'estremit della terra:

Dite alla figlia di Sion:

Ecco, arriva il tuo salvatore;

ecco, ha con s la sua mercede

la sua ricompensa  davanti a lui.

Li chiameranno popolo santo,

redenti del Signore.

E tu sarai chiamata Ricercata

Citt non abbandonata.





63.

Chi  costui che viene da Edom,

da Bozra con le vesti tinte di rosso?

Costui, splendido nella sua veste

che avanza nella pienezza della sua forza?

Io, che parlo con giustizia, sono grande nel soccorrere.

Perch rossa  la tua veste

e i tuoi abiti come quelli di chi pigia nel tino?

Nel tino ho pigiato da solo

e del mio popolo nessuno era con me.

Li ho pigiati con sdegno, li ho calpestati con ira.

Il loro sangue  sprizzato sulle mie vesti

e mi sono macchiato tutti gli abiti,

poich il giorno della vendetta era nel mio cuore

e l'anno del mio riscatto  giunto.

Guardai: nessuno aiutava;

osservai stupito: nessuno mi sosteneva.

Allora mi prest soccorso il mio braccio, mi sostenne la mia ira.

Calpestai i popoli con sdegno, li stritolai con ira,

feci scorrere per terra il loro sangue.



Voglio ricordare i benefici del Signore,

le glorie del Signore, quanto egli ha fatto per noi.

Egli  grande in bont per la casa di Israele.

Egli ci tratt secondo il suo amore,

secondo la grandezza della sua misericordia.

Disse: Certo, essi sono il mio popolo,

figli che non deluderanno

e fu per loro un salvatore in tutte le angosce.

Non un inviato n un angelo, ma egli stesso li ha salvati;

con amore e compassione egli li ha riscattati,

li ha sollevati e portati su di s, in tutti i giorni del
passato.

Ma essi si ribellarono e contristarono il suo santo spirito.

Egli perci divenne loro nemico e mosse loro guerra.

Allora si ricordarono dei giorni antichi, di Mos suo servo.

Dov' colui che fece uscire dall'acqua del Nilo

il pastore del suo gregge?

Dov' colui che gli pose nell'intimo il suo spirito;

colui che fece camminare alla destra di Mos il suo braccio
glorioso,

che divise le acque davanti a loro facendosi un nome eterno;

colui che li fece avanzare tra i flutti come un cavallo sulla
steppa?

Non inciamparono, come armento che scende per la valle:

lo spirito del Signore li guidava al riposo.

Cos tu conducesti il tuo popolo, per farti un nome glorioso.



Guarda dal cielo e osserva dalla tua dimora santa e gloriosa.

Dove sono il tuo zelo e la tua potenza,

il fremito della tua tenerezza e la tua misericordia?

Non forzarti all'insensibilit perch tu sei nostro padre,

poich Abramo non ci riconosce e Israele non si ricorda di noi.

Tu, Signore, tu sei nostro padre,

da sempre ti chiami nostro redentore.

Perch, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie

e lasci indurire il nostro cuore, cos che non ti tema?

Ritorna per amore dei tuoi servi,

per amore delle trib, tua eredit.

Perch gli empi hanno calpestato il tuo santuario,

i nostri avversari hanno profanato il tuo luogo santo?

Siamo diventati come coloro su cui tu non hai mai dominato,

sui quali il tuo nome non  stato mai invocato.

Se tu squarciassi i cieli e scendessi!

Davanti a te sussulterebbero i monti.





64.

Come il fuoco incendia le stoppie e fa bollire l'acqua,

cos il fuoco distrugga i tuoi avversari,

perch si conosca il tuo nome fra i tuoi nemici.

Davanti a te tremavano i popoli,

quando tu compivi cose terribili che non attendevamo,

di cui non si ud parlare da tempi lontani.

Orecchio non ha sentito, occhio non ha visto

che un Dio, fuori di te, abbia fatto tanto per chi confida in
lui.

Tu vai incontro a quanti praticano la giustizia, si ricordano
delle tue vie.

Ecco, tu sei adirato perch abbiamo peccato

contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli.

Siamo divenuti tutti come cosa impura

e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia:

tutti siamo avvizziti come foglie,

le nostre iniquit ci hanno portato via come il vento.

Nessuno invocava il tuo nome,

nessuno si riscuoteva per stringersi a te;

perch tu avevi nascosto da noi il tuo volto,

ci hai messo in bala della nostra iniquit.

Ma, Signore, tu sei nostro padre;

noi siamo argilla e tu colui che ci d forma,

tutti noi siamo opera delle tue mani.

Signore, non adirarti senza fine, non ricordarti per sempre
dell'iniquit.

Ecco, guarda: tutti siamo tuo popolo.

Le tue citt sante sono un deserto,

un deserto  diventata Sion, Gerusalemme una desolazione.

Il nostro tempio, santo e magnifico, dove i nostri padri ti
hanno lodato,

 divenuto preda del fuoco;

tutte le nostre cose preziose sono distrutte.

Dopo tutto questo, resterai ancora insensibile, o Signore,

tacerai e ci umilierai sino in fondo?





65.

Mi feci ricercare da chi non mi interrogava,

mi feci trovare da chi non mi cercava.

Dissi: Eccomi, eccomi a gente che non invocava il mio nome.

Ho teso la mano ogni giorno a un popolo ribelle;

essi andavano per una strada non buona, seguendo i loro capricci,

un popolo che mi provocava sempre, con sfacciataggine.

Essi sacrificavano nei giardini, offrivano incenso sui mattoni,

abitavano nei sepolcri, passavano la notte in nascondigli,

mangiavano carne suina e cibi immondi nei loro piatti.

Essi dicono: Sta' lontano!

Non accostarti a me, che per te sono sacro.

Tali cose sono come un fumo irritante per le mie narici,

un fuoco acceso tutto il giorno.

Ecco, tutto questo sta scritto davanti a me;

io non tacer finch non avr ripagato

le vostre iniquit e le iniquit dei vostri padri,

tutte insieme, dice il Signore.

Costoro hanno bruciato incenso sui monti

e sui colli mi hanno insultato;

cos io calcoler la loro paga e la riverser nel loro grembo.



Dice il Signore: Come quando si trova succo in un grappolo,

si dice: Non distruggetelo, perch c' qui una benedizione,

cos io far per amore dei miei servi,

per non distruggere ogni cosa.

Io far uscire una discendenza da Giacobbe,

da Giuda un erede dei miei monti.

I miei eletti ne saranno i padroni

e i mici servi ci abiteranno.

Saron diventer un pascolo di greggi,

la valle di Acon un recinto per armenti,

per il mio popolo che mi ricercher.

Ma voi, che avete abbandonato il Signore,

dimentichi del mio santo monte,

che preparate una tavola per Gad

e riempite per Meni la coppa di vino,

io vi destino alla spada;

tutti vi curverete alla strage,

perch ho chiamato e non avete risposto;

ho parlato e non avete udito.

Avete fatto ci che  male ai miei occhi,

ci che mi dispiace avete scelto.

Pertanto, cos dice il Signore Dio:

Ecco, i miei servi mangeranno e voi avrete fame;

ecco, i miei servi berranno e voi avrete sete;

ecco, i miei servi gioiranno e voi resterete delusi;

ecco, i miei servi giubileranno per la gioia del cuore,

voi griderete per il dolore del cuore,

urlerete per la tortura dello spirito.

Lascerete il vostro nome

come imprecazione fra i miei eletti:

Cos ti faccia morire il Signore Dio.

Ma i miei servi saranno chiamati con un altro nome.

Chi vorr essere benedetto nel paese, vorr esserlo per il Dio
fedele;

chi vorr giurare nel paese, giurer per il Dio fedele;

perch saranno dimenticate le tribolazioni antiche,

saranno occultate ai miei occhi.



Ecco infatti io creo nuovi cieli e nuova terra;

non si ricorder pi il passato, non verr pi in mente,

poich si godr e si gioir sempre di quello che sto per creare,

e far di Gerusalemme una gioia, del suo popolo un gaudio.

Io esulter di Gerusalemme, godr del mio popolo.

Non si udranno pi in essa voci di pianto, grida di angoscia.

Non ci sar pi un bimbo che viva solo pochi giorni,

n un vecchio che non giunga alla pienezza dei suoi giorni;

Poich il pi giovane morir a cento anni

e chi non raggiunge i cento anni sar considerato maledetto.

Fabbricheranno case e le abiteranno,

pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto.

Non fabbricheranno perch un altro vi abiti,

n pianteranno perch un altro mangi,

poich quali i giorni dell'albero,

tali i giorni del mio popolo.

I miei eletti useranno a lungo quanto  prodotto dalle loro mani.

Non faticheranno invano, n genereranno per una morte precoce,

perch prole di benedetti dal Signore essi saranno

e con essi anche i loro germogli.

Prima che mi invochino io risponder;

mentre ancora stanno parlando, io gi li avr ascoltati,

il lupo e l'agnello pascoleranno insieme,

il leone manger la paglia come un bue,

ma il serpente manger la polvere,

non faranno n mare n danno in tutto il mio santo monte.

Dice il Signore.





66.

Cos dice il Signore:

Il cielo  il mio trono,

la terra lo sgabello dei miei piedi.

Quale casa mi potreste costruire?

In quale luogo potrei fissare la dimora?

Tutte queste cose ha fatto la mia mano

ed esse sono mie: oracolo del Signore.

Su chi volger lo sguardo?

Sull'umile e su chi ha lo spirito contrito,

su chi teme la mia parola.

Uno sacrifica un bue

e poi uccide un uomo,

uno immola una pecora e poi strozza un cane,

uno presenta un'offerta e poi sangue di porco,

uno brucia incenso e poi venera l'iniquit.

Costoro hanno scelto le loro vie,

essi si dilettano dei loro abomini;

anch'io sceglier la loro sventura

e far piombare su di essi ci che temono,

perch io avevo chiamato

e nessuno ha risposto,

avevo parlato

e nessuno ha ascoltato.

Hanno fatto ci che  male ai miei occhi,

hanno preferito quello che a me dispiace.



Ascoltate la parola del Signore,

voi che venerate la sua parola.

Hanno detto i vostri fratelli che vi odiano,

che vi respingono a causa del mio nome:

Mostri il Signore la sua gloria,

e voi fateci vedere la vostra gioia!.

Ma essi saranno confusi.

Giunge un rumore, un frastuono dalla citt,

un rumore dal tempio:

 la voce del Signore che paga

il contraccambio ai suoi nemici.

Prima di provare i dolori, ha partorito;

prima che le venissero i dolori

ha dato alla luce un maschio.

Chi ha mai udito una cosa simile,

chi ha visto cose come queste?

Nasce forse un paese in un giorno;

un popolo  generato forse in un istante?

Eppure Sion, appena sentiti i dolori,

ha partorito i figli.

Io che apro il grembo materno, non far partorire?

dice il Signore.

Io che faccio generare, chiuderei il seno?

dice il tuo Dio.

Rallegratevi con Gerusalemme,

esultate per essa quanti la amate.

Sfavillate di gioia con essa,

voi tutti che avete partecipato al suo lutto.

Cos succhierete al suo petto e vi sazierete delle sue
consolazioni;

succhierete con delizia all'abbondanza del suo seno.

Poich cos dice il Signore:

Ecco, io far scorrere verso di essa, come un fiume, la
prosperit;

come un torrente in piena la ricchezza dei popoli;

i suoi bimbi saranno portati in braccio,

sulle ginocchia saranno accarezzati.

Come una madre consola un figlio cos io vi consoler;

in Gerusalemme sarete consolati.

Voi lo vedrete e gioir il vostro cuore,

le vostre ossa saranno rigogliose come erba fresca.

La mano del Signore si far manifesta ai suoi servi,

ma si sdegner contro i suoi nemici.

Poich, ecco, il Signore viene con il fuoco,

i suoi carri sono come un turbine

per riversare con ardore l'ira,

la sua minaccia con fiamme di fuoco.

Con il fuoco infatti il Signore far giustizia su tutta la terra

e con la spada su ogni uomo;

molti saranno i colpiti dal Signore.

Coloro che si consacrano e purificano nei giardini,

seguendo uno che sta in mezzo,

che mangiano carne suina, cose abominevoli e topi,

insieme finiranno  -  oracolo del Signore  -

con le loro opere e i loro propositi.



Io verr a radunare tutti i popoli e tutte le lingue, essi
verranno e vedranno la mia gloria. Io porr in essi un segno e
mander i loro superstiti alle genti di Tarsis, Put, Lud,
Mesech, Ros, Tubal e di Grecia, ai lidi lontani che non hanno
udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria; essi
annunzieranno la mia gloria alle nazioni. Ricondurranno tutti i
vostri fratelli da tutti i popoli come offerta al Signore, su
cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari al mio
santo monte di Gerusalemme, dice il Signore, come i figli di
Israele portano l'offerta su vasi puri nel tempio del Signore.
Anche tra essi mi prender sacerdoti e leviti, dice il Signore.

S, come i nuovi cieli e la nuova terra, che io far,

dureranno per sempre davanti a me

-  oracolo del Signore  -

cos dureranno la vostra discendenza e il vostro nome.

In ogni mese al novilunio, e al sabato di ogni settimana,

verr ognuno a prostrarsi davanti a me,

dice il Signore.

Uscendo, vedranno i cadaveri degli uomini

che si sono ribellati contro di me;

poich il loro verme non morir,

il loro fuoco non si spegner

e saranno un abominio per tutti.



NOTA: Tarsis e Put sono la Spagna e l'Etiopia, i due estremi del
mondo allora conosciuto.





GEREMIA.





NOTA: Originario di Anatot, citt levitica, Geremia  senza
dubbio un discendente del sacerdote Ebiatar, relegato da
Salomone (1 Re 2, 26) in quel piccolo villaggio a qualche
chilometro a nord di Gerusalemme. La sua attivit - della durata
di 40 anni (626-587 avanti Cristo) - si accompagna al periodo
pi fosco della storia del suo popolo. Da un secolo ormai - nel
721 avanti Cristo - Israele, il regno settentrionale,  stato
definitivamente spazzato dagli Assiri e il minuscolo stato
giudaico  sopravvissuto a stento.

La riforma di Giosia (nel 622) ha potuto frenare la decadenza
solo per un po' di tempo. Nel 605, con la decisiva battaglia di
Carchemis, l'Assiria cede il passo a Babilonia. Nabucodonosor
diviene il signore incontrastato del Vicino Oriente. Nel 598
Gerusalemme  presa una prima volta e ne parte una prima ondata
di profughi. Inoltre lo stato di Giuda  minato da una
decomposizione religiosa e sociale, denunciata senza tregua dal
profeta, ed essa porter al disastro del 587, quando la citt
viene rasa al suolo e la popolazione decimata e deportata.



1.

Parole di Geremia figlio di Chelkia, uno dei sacerdoti che
dimoravano in Anatot, nel territorio di Beniamino. A lui fu
rivolta la parola del Signore al tempo di Giosia figlio di Amon,
re di Giuda, l'anno tredicesimo del suo regno, e quindi anche al
tempo di Ioiakim figlio di Giosia, re di Giuda, fino alla fine
dell'anno undicesimo di Sedecia figlio di Giosia, re di Giuda,
cio fino alla deportazione di Gerusalemme avvenuta nel quinto
mese.



Mi fu rivolta la parola del Signore:

Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo,

prima che tu uscissi alla luce,

ti avevo consacrato;

ti ho stabilito profeta delle nazioni

Risposi: Ahim, Signore Dio, ecco, io non so parlare,

perch sono giovane.

Ma il Signore mi disse: Non dire: Sono giovane,

ma va' da coloro a cui ti mander e annunzia ci che io ti
ordiner.

Non temerli, perch io sono con te per proteggerti.

Oracolo del Signore.

Il Signore stese la mano, mi tocc la bocca

e il Signore mi disse:

Ecco, ti metto le mie parole sulla bocca.

Ecco, oggi ti costituisco sopra i popoli e sopra i regni

per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere,

per edificare e piantare.



Mi fu rivolta questa parola del Signore: Che cosa vedi,
Geremia?. Risposi: Vedo un ramo di mandorlo. Il Signore
soggiunse: Hai visto bene, poich io vigilo sulla mia parola
per realizzarla. Quindi mi fu rivolta di nuovo questa parola
del Signore: Che cosa vedi?. Risposi: Vedo una caldaia sul
fuoco inclinata verso settentrione. Il Signore mi disse:



Dal settentrione si rovescer la sventura su tutti gli abitanti
del paese.

Poich, ecco, io sto per chiamare tutti i regni del settentrione.

Oracolo del Signore.

Essi verranno e ognuno porr il trono

davanti alle porte di Gerusalemme,

contro tutte le sue mura e contro tutte le citt di Giuda.

Allora pronunzier i miei giudizi contro di loro,

per tutto il male che hanno commesso abbandonandomi,

per sacrificare ad altri dei

e prostrarsi dinanzi al lavoro delle proprie mani.



Tu, dunque, cingiti i fianchi,

alzati e di' loro tutto ci che ti ordiner;

non spaventarti alla loro vista

altrimenti ti far temere davanti a loro.

Ed ecco oggi io faccio di te come una fortezza,

come un muro di bronzo contro tutto il paese,

contro i re di Giuda e i suoi capi,

contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese.

Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno,

perch io sono con te per salvarti

Oracolo del Signore.





2.

Mi fu rivolta questa parola del Signore:

Va' e grida agli orecchi di Gerusalemme.

Cos dice il Signore:

Mi ricordo di te, dell'affetto della tua giovinezza,

dell'amore al tempo del tuo fidanzamento,

quando mi seguivi nel deserto, in una terra non seminata.

Israele era cosa sacra al Signore,

la primizia del suo raccolto;

quanti ne mangiavano dovevano pagarla,

la sventura si abbatteva su di loro.

Oracolo del Signore.

Udite la parola del Signore, casa di Giacobbe,

voi, famiglie tutte della casa di Israele!

Cos dice il Signore:

Quale ingiustizia trovarono in me i vostri padri,

per allontanarsi da me?

Essi seguirono ci ch' vano, diventarono loro stessi vanit

e non si domandarono: Dov' il Signore

che ci fece uscire dal paese d'Egitto,

ci guid nel deserto, per una terra di steppe e di frane,

per una terra arida e tenebrosa,

per una terra che nessuno attraversa e dove nessuno dimora?

Io vi ho condotti in una terra da giardino,

perch ne mangiaste i frutti e i prodotti.

Ma voi, appena entrati, avete contaminato la mia terra

e avete reso il mio possesso un abominio.

Neppure i sacerdoti si domandarono:

Dov' il Signore?

I detentori della legge non mi hanno conosciuto,

i pastori mi si sono ribellati,

i profeti hanno predetto nel nome di Baal

e hanno seguito esseri inutili.

Per questo intenter ancora un processo contro di voi,

-  oracolo del Signore  -

e far causa ai vostri nipoti.

Recatevi nelle isole dei Kittim e osservate,

mandate pure a Kedar e considerate bene;

vedete se l  mai accaduta una cosa simile.

Ha mai un popolo cambiato dei?

Eppure quelli non sono dei!

Ma il mio popolo ha cambiato colui che  la sua gloria

con un essere inutile e vano.

Stupitene, o cieli; inorridite come non mai.

Oracolo del Signore.

Perch il mio popolo ha commesso due iniquit:

essi hanno abbandonato me, sorgente di acqua viva,

per scavarsi cisterne,

cisterne screpolate, che non tengono l'acqua.

Israele  forse uno schiavo o un servo nato in casa?

Perch allora  diventato una preda?

Contro di lui ruggiscono i leoni, fanno udire i loro urli.

La sua terra  ridotta a deserto,

le sue citt sono state bruciate e nessuno vi abita.

Perfino i figli di Menfi e di Tafni ti hanno raso la testa.

Tutto ci forse non ti accade

perch hai abbandonato il Signore tuo Dio?

E ora perch corri verso l'Egitto a bere le acque del Nilo?

Perch corri verso l'Assiria a bere le acque dell'Eufrate?

La tua stessa malvagit ti castiga

e le tue ribellioni ti puniscono.

Riconosci e vedi quanto  cosa cattiva e amara

l'avere abbandonato il Signore tuo Dio

e il non aver pi timore di me.

Oracolo del Signore degli eserciti.



Poich gi da tempo hai infranto il tuo giogo,

hai spezzato i tuoi legami e hai detto: Non ti servir!

Infatti sopra ogni colle elevato

e sotto ogni albero verde ti sei prostituita.

Io ti avevo piantato come vigna scelta,

tutta di vitigni genuini;

ora, come mai ti sei mutata

in tralci degeneri di vigna bastarda?

Anche se ti lavassi con la soda e usassi molta potassa,

davanti a me resterebbe la macchia della tua iniquit.

Oracolo del Signore.

Perch osi dire: Non mi sono contaminata,

non ho seguito i Baal?

Considera i tuoi passi l nella valle,

riconosci quello che hai fatto,

giovane cammella leggera e vagabonda,

asina selvatica abituata al deserto:

nell'ardore del suo desiderio aspira l'aria;

chi pu frenare la sua brama?

Quanti la cercano non devono stancarsi:

la troveranno sempre nel suo mese.

Bada che il tuo piede non resti scalzo

e che la tua gola non si inaridisca!

Ma tu rispondi: No. E' inutile,

perch io amo gli stranieri, voglio seguirli.



Come si vergogna un ladro preso in flagrante

cos restano svergognati quelli della casa di Israele,

essi, i loro re, i loro capi, i loro sacerdoti e i loro profeti.

Dicono a un pezzo di legno: Tu sei mio padre,

e a una pietra: Tu mi hai generato.

A me essi voltano le spalle e non la fronte,

ma al tempo della sventura invocano: Alzati, salvaci!

E dove sono gli dei che ti sei costruiti?

Si alzino, se possono salvarti nel tempo della tua sventura

poich numerosi come le tue citt sono, o Giuda, i tuoi dei!

Perch vi lamentate con me?

Tutti voi mi siete stati infedeli.

Oracolo del Signore.

Invano ho colpito i vostri figli,

voi non avete imparato la lezione.

La vostra stessa spada ha divorato i vostri profeti

come un leone distruttore.



O generazione! Proprio voi badate alla parola del Signore!

Sono forse divenuto un deserto per Israele

o una terra di tenebre densissime?

Perch il mio popolo dice:

Ci siamo emancipati,

pi non faremo ritorno a te?

Si dimentica forse una vergine dei suoi ornamenti,

una sposa della sua cintura?

Eppure il mio popolo mi ha dimenticato

per giorni innumerevoli.

Come sai ben scegliere la tua via in cerca di amore!

Per questo hai insegnato i tuoi costumi

anche alle donne peggiori.

Perfino sugli orli delle tue vesti si trova

il sangue di poveri innocenti,

da te non sorpresi nell'atto di scassinare,

ma presso ogni quercia.

Eppure protesti: Io sono innocente,

la sua ira  gi lontana da me.

Eccomi pronto a entrare in giudizio con te,

perch hai detto: Non ho peccato!

Perch ti sei ridotta cos vile nel cambiare la strada?

Anche dall'Egitto sarai delusa come fosti delusa dall'Assiria.

Anche di l tornerai con le mani sul capo,

perch il Signore ha rigettato coloro nei quali confidavi;

da loro non avrai alcun vantaggio.





3.

Se un uomo ripudia la moglie

ed essa, allontanatasi da lui,

si sposa con un altro uomo,

torner il primo ancora da lei?

Forse una simile donna non  tutta contaminata?

Tu ti sei disonorata con molti amanti

e osi tornare da me? Oracolo del Signore.

Alza gli occhi sui colli e osserva:

dove non ti sei disonorata?

Tu sedevi sulle vie aspettandoli,

come fa l'Arabo nel deserto.

Cos anche la terra hai contaminato

con impudicizia e perversit.

Per questo sono state fermate le piogge

e gli scrosci di primavera non sono venuti.

Sfrontatezza di prostituta  la tua,

ma tu non vuoi arrossire.

E ora forse non gridi verso di me: Padre mio,

amico della mia giovinezza tu sei!

Serber egli rancore per sempre?

Conserver in eterno la sua ira?

Cos parli, ma intanto ti ostini

a commettere il male che puoi.



Il Signore mi disse al tempo del re Giosia: Hai visto ci che
ha fatto Israele, la ribelle? Si  recata su ogni luogo elevato
e sotto ogni albero verde per prostituirsi. E io pensavo: Dopo
che avr fatto tutto questo torner a me, ma essa non 
ritornata. La perfida Giuda sua sorella ha visto ci, ha visto
che ho ripudiato la ribelle Israele proprio per tutti i suoi
adulteri, consegnandole il documento del divorzio, ma la perfida
Giuda sua sorella non ha avuto alcun timore. Anzi anch'essa 
andata a prostituirsi; e con il clamore delle sue prostituzioni
ha contaminato il paese; ha commesso adulterio davanti alla
pietra e al legno. Ci nonostante, la perfida Giuda sua sorella
non  ritornata a me con tutto il cuore, ma soltanto con
menzogna. Parola del Signore. Allora il Signore mi disse:
Israele ribelle si  dimostrata pi giusta della perfida Giuda.
Va' e grida tali cose verso il settentrione dicendo:



Ritorna, Israele ribelle, dice il Signore.

Non ti mostrer la faccia sdegnata,

perch io sono pietoso, dice il Signore.

Non conserver l'ira per sempre.

Su, riconosci la tua colpa,

perch sei stata infedele al Signore tuo Dio;

hai profuso l'amore agli stranieri sotto ogni albero verde

e non hai ascoltato la mia voce.

Oracolo del Signore.



Ritornate, figli traviati,  -  dice il Signore  -  perch io
sono il vostro padrone. Io vi prender uno da ogni citt e due
da ciascuna famiglia e vi condurr a Sion. Vi dar pastori
secondo il mio cuore, i quali vi guideranno con scienza e
intelligenza. Quando poi vi sarete moltiplicati e sarete stati
fecondi nel paese, in quei giorni  -  dice il Signore  -  non si
parler pi dell'arca dell'alleanza del Signore; nessuno ci
penser n se ne ricorder; essa non sar rimpianta n rifatta.
In quel tempo chiameranno Gerusalemme trono del Signore, tutti i
popoli vi si raduneranno nel nome del Signore e non seguiranno
pi la caparbiet del loro cuore malvagio. In quei giorni la
casa di Giuda andr verso la casa di Israele e tutte e due
torneranno insieme dalla regione settentrionale nel paese che io
avevo dato in eredit ai loro padri.



Io pensavo: Come vorrei considerarti tra i miei figli

e darti una terra invidiabile,

un'eredit che sia l'ornamento pi prezioso dei popoli!

Io pensavo: Voi mi direte: Padre mio,

e non tralascerete di seguirmi.

Ma come una donna  infedele al suo amante,

cos voi, casa di Israele, siete stati infedeli a me.

Oracolo del Signore.

Sui colli si ode una voce, pianto e gemiti degli Israeliti,

perch hanno reso tortuose le loro vie,

si sono dimenticati del Signore loro Dio.

Ritornate, figli traviati, io risaner le vostre ribellioni.

Ecco, noi veniamo a te perch tu sei il Signore nostro Dio.

In realt, menzogna sono le colline

come anche il clamore sui monti;

davvero nel Signore nostro Dio e la salvezza di Israele.

L'infamia ha divorato fino dalla nostra giovinezza

il frutto delle fatiche dei nostri padri,

i loro greggi e i loro armenti, i loro figli e le loro figlie.

Avvolgiamoci nella nostra vergogna,

la nostra confusione ci ricopra,

perch abbiamo peccato contro il Signore nostro Dio,

noi e i nostri padri,

dalla nostra giovinezza fino ad oggi;

non abbiamo ascoltato la voce del Signore nostro Dio





4.

Se vuoi ritornare, o Israele,  -  dice il Signore  -

a me dovrai ritornare.

Se rigetterai i tuoi abomini,

non dovrai pi vagare lontano da me.

Il tuo giuramento sar: Per la vita del Signore,

con verit, rettitudine e giustizia.

Allora i popoli si diranno benedetti da te e di te si
vanteranno.

Dice il Signore agli uomini di Giuda e a Gerusalemme:

Dissodatevi un terreno incolto e non seminate fra le spine.

Circoncidetevi per il Signore, circoncidete il vostro cuore,

uomini di Giuda e abitanti di Gerusalemme,

perch la mia ira non divampi come fuoco

e non bruci senza che alcuno la possa spegnere,

a causa delle vostre azioni perverse.



Annunziatelo in Giuda, fatelo udire a Gerusalemme;

suonate la tromba nel paese, gridate a piena voce e dite:

Radunatevi ed entriamo nelle citt fortificate.

Alzate un segnale verso Sion; fuggite, non indugiate,

perch io mando da settentrione una sventura

e una grande rovina.

Il leone  balzato dalla boscaglia,

il distruttore di nazioni si  mosso dalla sua dimora

per ridurre la tua terra a una desolazione:

le tue citt saranno distrutte, non vi rimarranno abitanti.

Per questo vestitevi di sacco, lamentatevi e alzate grida,

perch non si  allontanata l'ira ardente del Signore da noi.

E in quel giorno  -  dice il Signore  -

verr meno il coraggio del re e il coraggio dei capi;

i sacerdoti saranno costernati

e i profeti resteranno stupiti.

Essi diranno: Ah, Signore Dio,

hai dunque del tutto ingannato questo popolo e Gerusalemme,

quando dicevi: Voi avrete pace,

mentre una spada giunge fino alla gola.

In quel tempo si dir a questo popolo e a Gerusalemme:

Il vento ardente delle dune soffia dal deserto

verso la figlia del mio popolo,

non per vagliare, n per mondare il grano.

Un vento minaccioso si alza al mio ordine.

Ora, anch'io voglio pronunziare contro di essi la condanna.

Ecco, egli sale come nubi

e come un turbine sono i suoi carri,

i suoi cavalli sono pi veloci delle aquile.

Guai a noi che siamo perduti!

Purifica il tuo cuore dalla malvagit, Gerusalemme,

perch possa uscirne salva.

Fino a quando albergheranno in te pensieri d'iniquit?

Ecco, una voce reca la notizia da Dan,

si annunzia la sventura dalle montagne di Efraim.

Annunziatelo alle genti, fatelo sapere a Gerusalemme.

Gli assedianti vengono da una terra lontana,

mandano urla contro le citt di Giuda.

Come custodi d'un campo l'hanno circondata,

perch si  ribellata contro di me. Oracolo del Signore.

La tua condotta e le tue azioni ti hanno causato tutto ci.

Questo il guadagno della tua malvagit; com' amaro!

Ora ti penetra fino al cuore.

Le mie viscere, le mie viscere! Sono straziato.

Le pareti del mio cuore!

Il cuore mi batte forte; non riesco a tacere,

perch ho udito uno squillo di tromba,

un fragore di guerra.

Si annunzia rovina sopra rovina:

tutto il paese  devastato.

A un tratto sono distrutte le mie tende,

in un attimo i miei padiglioni.

Fino a quando dovr vedere segnali

e udire squilli di tromba?

Stolto  il mio popolo: non mi conoscono;

sono figli insipienti, senza intelligenza;

sono esperti nel fare il male,

ma non sanno compiere il bene.



Guardai la terra ed ecco solitudine e vuoto,

i cieli, e non c'era luce.

Guardai i monti ed ecco tremavano

e tutti i colli ondeggiavano.

Guardai ed ecco non c'era nessuno

e tutti gli uccelli dell'aria erano volati via.

Guardai ed ecco la terra fertile era un deserto

e tutte le sue citt sono state distrutte

dal Signore e dalla sua ira ardente.

Poich dice il Signore:

Devastato sar tutto il paese; io compir uno sterminio.

Pertanto la terra sar in lutto

e i cieli lass si oscureranno,

perch io l'ho detto e non me ne pento,

l'ho stabilito e non ritratter.

Per lo strepito di cavalieri e di arcieri ogni citt  in fuga,

vanno nella folta boscaglia e salgono sulle rupi.

Ogni citt  abbandonata, non c' rimasto un solo uomo.

E tu, devastata, che farai?

Anche se ti vestissi di scarlatto,

ti adornassi di fregi d'oro

e ti facessi gli occhi grandi con il bistro,

invano ti faresti bella.

I tuoi amanti ti disprezzano, essi vogliono la tua vita.

Sento un grido come di donna nei dolori,

un urlo come di donna al primo parto,

 il grido della figlia di Sion, che spasima e tende le mani:

Guai a me! Sono affranta, affranta per tutti gli uccisi.





5.

Percorrete le vie di Gerusalemme,

osservate bene e informatevi,

cercate nelle sue piazze se trovate un uomo,

uno solo che agisca giustamente e cerchi di mantenersi fedele,

e io le perdoner, dice il Signore.

Anche quando esclamano: Per la vita del Signore!,

certo giurano il falso.

Signore, i tuoi occhi non cercano forse la fedelt?

Tu li hai percossi, ma non mostrano dolore;

li hai fiaccati ma rifiutano di comprendere la correzione.

Hanno indurito la faccia pi di una rupe,

non vogliono convertirsi.

Io pensavo: Certo, sono di bassa condizione,

agiscono da stolti, perch non conoscono la via del Signore,

il diritto del loro Dio.

Mi rivolger ai grandi e parler loro.

Certo, essi conoscono la via del Signore,

il diritto del loro Dio.

Ahim, anche questi hanno rotto il giogo,

hanno spezzato i legami!

Per questo li azzanna il leone della foresta,

il lupo delle steppe ne fa scempio,

il leopardo sta in agguato vicino alle loro citt,

quanti ne escono saranno sbranati;

perch si sono moltiplicati i loro peccati,

sono aumentate le loro ribellioni.

Perch ti dovrei perdonare?

I tuoi figli mi hanno abbandonato,

hanno giurato per chi non  Dio.

Io li ho saziati ed essi hanno commesso adulterio,

si affollano nelle case di prostituzione.

Sono come stalloni ben pasciuti e focosi:

ciascuno nitrisce dietro la moglie del suo prossimo.

Non dovrei forse punirli per questo?

Oracolo del Signore.

E di un popolo come questo non dovrei vendicarmi?

Salite sui suoi filari e distruggeteli, compite uno sterminio,

strappatene i tralci, perch non sono del Signore.

Poich, certo, mi si sono ribellate

la casa di Israele e la casa di Giuda.

Oracolo del Signore.



Hanno rinnegato il Signore,

hanno proclamato: Non  lui!

Non verr sopra di noi la sventura,

non vedremo n spada n fame.

I profeti sono come vento,

la sua parola non  in essi.

Perci dice il Signore, Dio degli eserciti:

Questo sar fatto loro,

poich hanno pronunziato questo discorso:

ecco io far delle mie parole come un fuoco sulla tua bocca.

Questo popolo sar la legna che esso divorer.

Ecco, mander contro di voi

una nazione da lontano, o casa di Israele.

Oracolo del Signore.

E' una nazione valorosa,  una nazione antica!

Una nazione di cui non conosci la lingua

e non comprendi che cosa dice.

La sua faretra  come un sepolcro aperto.

Essi sono tutti prodi.

Divorer le tue messi e il tuo pane;

divorer i tuoi figli e le tue figlie;

divorer i greggi e gli armenti;

divorer le tue vigne e i tuoi fichi,

distrugger le citt fortificate

nelle quali riponevi la fiducia.

Ma anche in quei giorni, dice il Signore,

non far di voi uno sterminio.



Allora, se diranno: Perch il Signore nostro Dio ci fa tutte
queste cose?, tu risponderai: Come voi avete abbandonato il
Signore e avete servito divinit straniere nel vostro paese,
cos servirete gli stranieri in un paese non vostro.



Annunziatelo nella casa di Giacobbe,

fatelo udire in Giuda dicendo:

Questo dunque ascoltate,

o popolo stolto e privo di senno,

che ha occhi ma non vede,

che ha orecchi ma non ode.

Voi non mi temerete? Oracolo del Signore.

Non tremerete dinanzi a me,

che ho posto la sabbia per confine al mare,

come barriera perenne che esso non varcher?

Le sue onde si agitano ma non prevalgono,

rumoreggiano ma non l'oltrepassano.

Ma questo popolo ha un cuore indocile e ribelle;

si voltano indietro e se ne vanno

e non dicono in cuor loro:

Temiamo il Signore nostro Dio

che elargisce la pioggia d'autunno

e quella di primavera a suo tempo,

ha fissato le settimane per la messe

e ce le mantiene costanti.

Le vostre iniquit hanno sconvolto queste cose

e i vostri peccati tengono lontano da voi il benessere;

poich tra il mio popolo vi sono malvagi

che spiano come cacciatori in agguato,

pongono trappole per prendere uomini.

Come una gabbia piena di uccelli,

cos le loro case sono piene di inganni;

perci diventano grandi e ricchi.

Sono grassi e pingui, oltrepassano i limiti del male;

non difendono la giustizia,

non si curano della causa dell'orfano,

non fanno giustizia ai poveri.

Non dovrei forse punire queste colpe?

Oracolo del Signore.

Di un popolo come questo non dovrei vendicarmi?

Cose spaventose e orribili avvengono nel paese.

I profeti predicono in nome della menzogna

e i sacerdoti governano al loro cenno;

eppure il mio popolo  contento di questo.

Che farete quando verr la fine?





6.

Mettetevi in salvo, figli di Beniamino,

fuori di Gerusalemme.

In Tekoa date fiato alle trombe;

innalzate segnali su Bet-Cherem,

perch dal settentrione si affaccia una sventura

e una grande rovina.

E' forse simile a un tenero prato

la figlia di Sion?

Verso di essa muovono pastori con i loro greggi;

le fissano le tende tutto intorno,

ognuno di loro pascola la sua parte.

4Ingaggiate la santa battaglia contro di essa;

su, assaliamola in pieno giorno.

Noi sventurati! Gi il giorno declina,

gi si allungano le ombre della sera.

Su, allora assaliamola di notte,

distruggiamo i suoi palazzi.

Perch cos dice il Signore degli eserciti:

Tagliate i suoi alberi,

costruite un terrapieno davanti a Gerusalemme.

Essa  la citt della menzogna,

in essa tutto  oppressione.

Come una sorgente fa scorrere l'acqua,

cos essa fa scorrere la sua iniquit.

Violenza e oppressione risuonano in essa,

dinanzi a me stanno sempre dolori e piaghe.

Lasciati correggere, o Gerusalemme,

perch io non mi allontani da te

e non ti riduca a un deserto,

a una regione disabitata.



Cos dice il Signore degli eserciti:

Racimolate, racimolate come una vigna il resto di Israele;

stendi ancora la tua mano come un vendemmiatore verso i suoi
tralci.

A chi parler e chi scongiurer perch mi ascoltino?

Ecco, il loro orecchio non  circonciso,

sono incapaci di prestare attenzione.

Ecco, la parola del Signore  per loro

oggetto di scherno; non la gustano.

Io perci sono pieno dell'ira del Signore,

non posso pi contenerla.

Riversala sui bambini nella strada

e anche sull'adunanza dei giovani,

perch saranno presi insieme uomini e donne,

l'anziano e il decrepito.

Le loro case passeranno a stranieri,

anche i loro campi e le donne,

perch io stender la mano

sugli abitanti di questo paese.

Oracolo del Signore.

Perch dal piccolo al grande tutti commettono frode;

dal profeta al sacerdote tutti praticano la menzogna.

Essi curano la ferita del mio popolo,

ma solo alla leggera, dicendo: Bene, bene!

ma bene non va.

Dovrebbero vergognarsi dei loro atti abominevoli,

ma non si vergognano affatto,

non sanno neppure arrossire.

Per questo cadranno con le altre vittime,

nell'ora del castigo saranno prostrati, dice il Signore.



Cos dice il Signore:

Fermatevi nelle strade e guardate,

informatevi circa i sentieri del passato,

dove sta la strada buona e prendetela,

cos troverete pace per le anime vostre.

Ma essi risposero: Non la prenderemo!.

Io ho posto sentinelle presso di voi:

Fate attenzione allo squillo di tromba.

Essi hanno risposto: Non ci baderemo!.

Per questo ascoltate, o popoli,

e sappi, o assemblea, ci che avverr di loro.

Ascolta, o terra!

Ecco, io mando contro questo popolo la sventura,

il frutto dei loro pensieri,

perch non hanno prestato attenzione alle mie parole

e hanno rigettato la mia legge.

Perch mi offrite incenso portato da Saba

e la preziosa cannella che giunge da un paese lontano?

I vostri olocausti non mi sono graditi

e non mi piacciono i vostri sacrifici.

Perci dice il Signore:

Ecco, io porr per questo popolo pietre di inciampo,

in esse inciamperanno insieme padri e figli,

vicini e amici periranno.



Cos dice il Signore:

Ecco, un popolo viene da un paese del settentrione,

una grande nazione si muove dall'estremit della terra.

Impugnano archi e lance;

sono crudeli, senza piet.

Il loro clamore  come quello di un mare agitato;

essi montano cavalli:

sono pronti come un solo guerriero alla battaglia

contro di te, figlia di Sion.

Abbiamo udito la loro fama

ci sono cadute le braccia,

l'angoscia si  impadronita di noi,

come spasimo di partoriente.

Non uscite nei campi e non camminate per le strade,

perch la spada nemica e il terrore sono tutt'intorno.

Figlia del mio popolo, vestiti di sacco e rotolati nella polvere.

Fa' lutto come per un figlio unico, lamentati amaramente,

perch piomber improvviso il distruttore su di noi!

Io ti ho posto come saggiatore fra il mio popolo,

perch tu conoscessi e saggiassi la loro condotta.

Essi sono tutti ribelli, spargono calunnie,

tutti sono corrotti.

Il mantice soffia con forza,

il piombo  consumato dal fuoco;

invano si vuole raffinarlo a ogni costo,

le scorie non si separano.

Scoria di argento si chiamano,

perch il Signore li ha rigettati.





7.

Questa  la parola che fu rivolta dal Signore a Geremia:
Fermati alla porta del tempio del Signore e l pronunzia questo
discorso dicendo: Ascoltate la parola del Signore, voi tutti di
Giuda che attraversate queste porte per prostrarvi al Signore.
Cos dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Migliorate
la vostra condotta e le vostre azioni e io vi far abitare in
questo luogo. Pertanto non confidate nelle parole menzognere di
coloro che dicono: Tempio del Signore, tempio del Signore,
tempio del Signore  questo!

Poich, se veramente emenderete la vostra condotta e le vostre
azioni, se realmente pronunzierete giuste sentenze fra un uomo e
il suo avversario; se non opprimerete lo straniero, l'orfano e
la vedova, se non spargerete il sangue innocente in questo luogo
e se non seguirete per vostra disgrazia altri dei, 7io vi far
abitare in questo luogo, nel paese che diedi ai vostri padri da
lungo tempo e per sempre.

Ma voi confidate in parole false e ci non vi giover: rubare,
uccidere, commettere adulterio, giurare il falso, bruciare
incenso a Baal, seguire altri dei che non conoscevate. Poi
venite e vi presentate alla mia presenza in questo tempio, che
prende il nome da me, e dite: Siamo salvi! per poi compiere
tutti questi abomini. E' forse una spelonca di ladri ai vostri
occhi questo tempio che prende il nome da me? Anch'io, ecco,
vedo tutto questo. Parola del Signore.

Andate, dunque, nella mia dimora che era in Silo, dove avevo da
principio posto il mio nome, considerate che cosa io ne ho fatto
a causa della malvagit di Israele, mio popolo. Ora, poich
avete compiuto tutte queste azioni  -  parola del Signore  -  e,
quando vi ho parlato con premura e sempre, non mi avete
ascoltato e, quando vi ho chiamato, non mi avete risposto, io
tratter questo tempio che porta il mio nome e nel quale
confidate e questo luogo che ho concesso a voi e ai vostri padri
come ho trattato Silo. Vi scaccer davanti a me come ho
scacciato tutti i vostri fratelli, tutta la discendenza di
Efraim.

Tu poi, non pregare per questo popolo, non innalzare per esso
suppliche e preghiere n insistere presso di me, perch non ti
ascolter. Non vedi che cosa fanno nelle citt di Giuda e nelle
strade di Gerusalemme? I figli raccolgono la legna, i padri
accendono il fuoco e le donne impastano la farina per preparare
focacce alla Regina del cielo; poi si compiono libazioni ad
altri dei; per offendermi. Ma forse costoro offendono me  - 
oracolo del Signore  -  o non piuttosto se stessi a loro
vergogna?. Pertanto, dice il Signore Dio: Ecco il mio furore,
la mia ira si riversa su questo luogo, sugli uomini e sul
bestiame, sugli alberi dei campi e sui frutti della terra e
brucer senza estinguersi.

Dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Aggiungete pure
i vostri olocausti ai vostri sacrifici e mangiatene la carne! In
verit io non parlai n diedi comandi sull'olocausto e sul
sacrificio ai vostri padri, quando li feci uscire dal paese
d'Egitto. Ma questo comandai loro: Ascoltate la mia voce! Allora
io sar il vostro Dio e voi sarete il mio popolo; e camminate
sempre sulla strada che vi prescriver, perch siate felici. Ma
essi non ascoltarono n prestarono orecchio; anzi procedettero
secondo l'ostinazione del loro cuore malvagio e invece di
voltarmi la faccia mi hanno voltato le spalle, da quando i loro
padri uscirono dal paese d'Egitto fino ad oggi. Io inviai a voi
tutti i miei servitori, i profeti, con premura e sempre; eppure
essi non li ascoltarono e non prestarono orecchio. Resero dura
la loro cervice, divennero peggiori dei loro padri. Tu dirai
loro tutte queste cose, ma essi non ti ascolteranno, li
chiamerai, ma non ti risponderanno. Allora dirai loro: Questo 
il popolo che non ascolta la voce del Signore suo Dio n accetta
la correzione. La fedelt  sparita,  stata bandita dalla loro
bocca.



Taglia la tua chioma

e gettala via

e intona sulle alture

un canto lugubre,

perch il Signore

ha rigettato e abbandonato

la generazione

che  oggetto della sua ira.



Perch i figli di Giuda hanno commesso ci che  male ai miei
occhi, oracolo del Signore. Hanno posto i loro abomini nel
tempio che prende il nome da me, per contaminarlo. Hanno
costruito l'altare di Tofet, nella valle di Ben-Innom per
bruciare nel fuoco i figli e le figlie, cosa che io non ho mai
comandato e che non mi  mai venuta in mente. Perci verranno
giorni  -  oracolo del Signore  -  nei quali non si chiamer pi
Tofet n valle di Ben-Innom, ma valle della Strage. Allora si
seppellir in Tofet, perch non ci sar altro luogo. I cadaveri
di questo popolo saranno pasto agli uccelli dell'aria e alle
bestie selvatiche e nessuno li scaccer. Io far cessare nelle
citt di Giuda e nelle vie di Gerusalemme le grida di gioia e la
voce dell'allegria, la voce dello sposo e della sposa, poich il
paese sar ridotto un deserto.





8.

In quel tempo  -  oracolo del Signore  -  si estrarranno dai
loro sepolcri le ossa dei re di Giuda, le ossa dei suoi capi,
dei sacerdoti, dei profeti e degli abitanti di Gerusalemme. Esse
saranno sparse in onore del sole, della luna e di tutta la
milizia del cielo che essi amarono, servirono, seguirono,
consultarono e adorarono. Non saranno pi raccolte n sepolte,
ma rimarranno come letame sulla terra. Allora la morte sar
preferibile alla vita per tutti quelli che resteranno di questa
razza malvagia in ogni luogo, dove li avr dispersi. Oracolo
del Signore degli eserciti.



Tu dirai loro: Cos dice il Signore:

Forse chi cade non si rialza

e chi perde la strada non torna indietro?

Perch allora questo popolo

si ribella con continua ribellione?

Persistono nella malafede, rifiutano di convertirsi.

Ho fatto attenzione e ho ascoltato;

essi non parlano come dovrebbero.

Nessuno si pente della sua malizia, dicendo: Che ho fatto?

Ognuno segue senza voltarsi la sua corsa

come un cavallo che si lanci nella battaglia.

Anche la cicogna nel cielo conosce i suoi tempi;

la tortora, la rondinella e la gru osservano la data del loro
ritorno;

il mio popolo, invece, non conosce il comando del Signore.

Come potete dire: Noi siamo saggi,

la legge del Signore  con noi?

A menzogna l'ha ridotta la penna menzognera degli scribi!

I saggi saranno confusi,

sconcertati e presi come in un laccio.

Essi hanno rigettato la parola del Signore,

quale sapienza possono avere?

Per questo dar le loro donne ad altri,

i loro campi ai conquistatori,

perch, dal piccolo al grande, tutti commettono frode;

dal profeta al sacerdote, tutti praticano la menzogna.

Essi curano la ferita del mio popolo,

ma solo alla leggera, dicendo: Bene, bene!

ma bene non va.

Dovrebbero vergognarsi dei loro atti abominevoli,

ma non si vergognano affatto,

non sanno neppure arrossire.

Per questo cadranno con le altre vittime,

nell'ora del castigo saranno prostrati dice il Signore.

Li mieto e li anniento, dice il Signore,

non c' pi uva nella vigna n frutti sui fichi;

anche le foglie sono avvizzite.

Ho procurato per loro degli invasori.



Perch ce ne stiamo seduti?

Riunitevi, entriamo nelle fortezze e moriamo in esse,

poich il Signore nostro Dio ci fa perire.

Egli ci fa bere acque avvelenate

perch abbiamo peccato contro di lui.

Aspettavamo la pace, ma non c' alcun bene,

l'ora della salvezza, ed ecco il terrore.

Da Dan si sente lo sbuffare dei suoi cavalli;

al rumore dei nitriti dei suoi destrieri trema tutta la terra.

Vengono e divorano il paese e quanto in esso si trova,

la citt e i suoi abitanti.

Ecco, io sto per mandarvi serpenti velenosi

contro i quali non esiste incantesimo

ed essi vi morderanno, dice il Signore.

Cercai di rasserenarmi, superando il mio dolore,

ma il mio cuore vien meno.

Ecco, odo le grida della figlia del mio popolo

da una terra lunga e larga:

Forse il Signore non si trova in Sion,

il suo re non ci abita pi?.

Perch mi hanno provocato all'ira con i loro idoli

e con queste nullit straniere?

E' passata la stagione delle messe,  finita l'estate

e noi non siamo stati soccorsi.

Per la ferita della figlia del mio popolo sono affranto,

Non c' forse balsamo in Galaad?

Non c' pi nessun medico?

Perch non si cicatrizza la ferita della figlia del mio popolo?

Chi far del mio capo una fonte di acqua,

dei miei occhi una sorgente di lacrime,

perch pianga giorno e notte

gli uccisi della figlia del mio popolo?





9.

Chi mi dar nel deserto un rifugio per viandanti?

Io lascerei il mio popolo e mi allontanerei da lui,

perch sono tutti adulteri, una massa di traditori.

Tendono la loro lingua come un arco;

la menzogna e non la verit domina nel paese.

Passano da un delitto all'altro

e non conoscono il Signore.

Ognuno si guardi dal suo amico,

non fidatevi neppure del fratello,

poich ogni fratello inganna il fratello

e ogni amico va spargendo calunnie.

Ognuno si beffa del suo prossimo, nessuno dice la verit.

Hanno abituato la lingua a dire menzogne,

operano l'iniquit, incapaci di convertirsi.

Angheria sopra angheria, inganno su inganno;

rifiutano di conoscere il Signore.

Perci dice il Signore degli eserciti:

Ecco, li raffiner al crogiuolo e li sagger;

come dovrei comportarmi con il mio popolo?

Una saetta micidiale  la loro lingua,

inganno le parole della loro bocca.

Ognuno parla di pace con il prossimo,

mentre nell'intimo gli ordisce un tranello.

Non dovrei forse punirli per tali cose?

Oracolo del Signore.

Di un popolo come questo non dovrei vendicarmi?.



Su monti alzer gemiti e lamenti,

un pianto di lutto sui pascoli della steppa,

perch sono riarsi, nessuno pi vi passa,

n pi si ode il grido del bestiame.

Dagli uccelli dell'aria alle bestie tutti sono fuggiti,
scomparsi.

Ridurr Gerusalemme un cumulo di rovine, rifugio di sciacalli;

le citt di Giuda ridurr alla desolazione, senza abitanti.

Chi  tanto saggio da comprendere questo?

A chi la bocca del Signore ha parlato perch lo annunzi?

Perch il paese  devastato,

desolato come un deserto senza passanti?



Ha detto il Signore:

E' perch hanno abbandonato la legge che avevo loro posto
innanzi e non hanno ascoltato la mia voce e non l'hanno seguita,
ma hanno seguito la caparbiet del loro cuore e i Baal che i
loro padri avevano fatto loro conoscere.

Pertanto cos dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele:
Ecco, dar loro in cibo assenzio, far loro bere acque
avvelenate; li disperder in mezzo a popoli che n loro n i
loro padri hanno conosciuto e mander dietro a loro la spada
finch non li abbia sterminati.



Cos dice il Signore degli eserciti:

Attenti, chiamate le lamentatrici, che vengano!

Fate venire le pi brave!

Accorrano e facciano presto, per intonare su di noi un lamento.

Sgorghino lacrime dai nostri occhi,

il pianto scorra dalle nostre ciglia,

perch una voce di lamento si ode da Sion:

Come siamo rovinati, come profondamente confusi,

poich dobbiamo abbandonare il paese, lasciare le nostre
abitazioni.

Udite, dunque, o donne, la parola del Signore;

i vostri orecchi accolgano la parola della sua bocca.

Insegnate alle vostre figlie il lamento,

l'una all'altra un canto di lutto:

La morte  entrata per le nostre finestre,

si  introdotta nei nostri palazzi,

abbattendo i fanciulli nella via e i giovani nelle piazze.

I cadaveri degli uomini giacciono  -  dice il Signore  -

come letame sui campi, come covoni dietro il mietitore

e nessuno li raccoglie.



Cos dice il Signore:

Non si vanti il saggio della sua saggezza

e non si vanti il forte della sua forza,

non si vanti il ricco delle sue ricchezze.

Ma chi vuole gloriarsi si vanti di questo,

di avere senno e di conoscere me,

perch io sono il Signore che agisce con misericordia,

con diritto e con giustizia sulla terra;

di queste cose mi compiaccio.

Parola del Signore.



Ecco, giorni verranno  -  oracolo del Signore  -  nei quali
punir tutti i circoncisi che rimangono non circoncisi:
l'Egitto, Giuda, Edom, gli Ammoniti e i Moabiti e tutti coloro
che si tagliano i capelli alle estremit delle tempie, i quali
abitano nel deserto, perch tutte queste nazioni e tutta la casa
di Israele sono incirconcisi nel cuore.





10.

Ascoltate la parola che il Signore vi rivolge,

casa di Israele.

Cos dice il Signore:

Non imitate la condotta delle genti

e non abbiate paura dei segni del cielo,

perch le genti hanno paura di essi.

Poich ci che  il terrore dei popoli  un nulla,

non  che un legno tagliato nel bosco,

opera delle mani di chi lavora con l'ascia.

E' ornato di argento e di oro,

 fissato con chiodi e con martelli, perch non si muova.

Gli idoli sono come uno spauracchio

in un campo di cocomeri,

non sanno parlare,

bisogna portarli, perch non camminano.

Non temeteli, perch non fanno alcun male

come non  loro potere fare il bene.



Non sono come te, Signore;

tu sei grande e grande la potenza del tuo nome.

Chi non ti temer, re delle nazioni?

Questo ti conviene,

poich fra tutti i saggi delle nazioni

e in tutti i loro regni

nessuno  simile a te.



Sono allo stesso tempo stolti e testardi,

vana la loro dottrina, come un legno.

Argento battuto e laminato portato da Tarsis

e oro di Ofir,

lavoro di artista e di mano di orafo,

di porpora e di scarlatto  la loro veste:

tutti lavori di abili artisti.

Il Signore, invece,  il vero Dio

egli  Dio vivente e re eterno;

al suo sdegno trema la terra,

i popoli non resistono al suo furore.

Direte loro: Gli dei che non hanno fatto il cielo e la terra
scompariranno dalla terra e sotto il cielo.

Egli ha formato la terra con potenza,

ha fissato il mondo con sapienza,

con intelligenza ha disteso i cieli.

Al rombo della sua voce rumoreggiano le acque nel cielo.

Egli fa salire le nubi dall'estremit della terra,

produce lampi per la pioggia

e manda fuori il vento dalle sue riserve.

Rimane inebetito ogni uomo, senza comprendere;

resta confuso ogni orafo per i suoi idoli,

poich  menzogna ci che ha fuso e non ha soffio vitale.

Essi sono vanit, opere ridicole;

al tempo del loro castigo periranno.

Non  tale l'eredit di Giacobbe,

perch egli ha formato ogni cosa.

Israele  la trib della sua eredit

Signore degli eserciti  il suo nome.



Raccogli il tuo fardello fuori dal paese,

tu che sei cinta d'assedio,

poich dice il Signore:

Ecco, questa volta, caccer lontano gli abitanti del paese;

li ridurr alle strette, perch mi ritrovino.

Guai a me a causa della mia ferita;

la mia piaga  incurabile.

Eppure io avevo pensato: E' solo un dolore che io posso
sopportare.

La mia tenda  sfasciata, tutte le mie corde sono rotte.

I miei figli si sono allontanati da me e pi non sono.

Nessuno pianta ancora la mia tenda e stende i miei teli.

I pastori sono diventati insensati, non hanno ricercato pi il
Signore;

per questo non hanno avuto successo, anzi  disperso tutto il
loro gregge.

Si ode un rumore che avanza

e un grande frastuono giunge da settentrione,

per ridurre le citt di Giuda un deserto, un rifugio di
sciacalli.



Lo so, Signore, che l'uomo non  padrone della sua via,

non  in potere di chi cammina il dirigere i suoi passi.

Correggimi, Signore, ma con giusta misura,

non secondo la tua ira, per non farmi vacillare.

Riversa la tua collera sui popoli che non ti conoscono

e sulle stirpi che non invocano il tuo nome,

poich hanno divorato Giacobbe,

l'hanno divorato e consumato,

e hanno distrutto la sua dimora.





11.



NOTA:  Nel 622 avanti Cristo viene scoperto un Libro della
Legge in un armadio a muro del tempio in riparazione (confronta
2 Re 22-23). Questo codice, nucleo del Deuteronomio (confronta 2
Cronache 34) favorisce il rinnovamento nazionale e religioso
promosso da Giosia dopo il ritrovamento. Questa sar la vera
restaurazione dell'Alleanza e l'obiettivo perseguito da Geremia,
che appoggia con tutte le sue forze questa riforma. Di fatto,
per, dopo la morte di Giosia, la riforma non avr pi seguito.





Questa la parola che fu rivolta a Geremia da parte del Signore:
Ascolta le parole di questa alleanza e tu riferiscile agli
uomini di Giuda e agli abitanti di Gerusalemme. Dirai loro: Dice
il Signore Dio di Israele: Maledetto l'uomo che non ascolta le
parole di questa alleanza, che io imposi ai vostri padri quando
li feci uscire dall'Egitto, dal crogiuolo di ferro, dicendo:
Ascoltate la mia voce ed eseguite quanto vi ho comandato; allora
voi sarete il mio popolo e io sar il vostro Dio, cos che io
possa mantenere il giuramento fatto ai vostri padri di dare loro
una terra dove scorrono latte e miele, come oggi possedete. Io
risposi: Cos sia, Signore!.

E il Signore mi disse: Proclama tutte queste parole nelle citt
di Giuda e nelle strade di Gerusalemme, dicendo:

Ascoltate le parole di questa alleanza e mettetele in pratica!
Poich io ho pi volte scongiurato i vostri padri quando li feci
uscire dal paese d'Egitto e fino ad oggi, ammonendoli
premurosamente ogni giorno: Ascoltate la mia voce! Ma essi non
ascoltarono n prestarono orecchio; ognuno segu la caparbiet
del suo cuore malvagio. Perci ho attuato nei loro riguardi
tutte le parole di questa alleanza che avevo ordinato loro di
osservare e non osservarono.

Il Signore mi disse: Si  formata una congiura fra gli uomini
di Giuda e gli abitanti di Gerusalemme; sono ritornati alle
iniquit dei loro primi padri che avevano rifiutato di ascoltare
le mie parole, anch'essi hanno seguito altri dei per servirli.
La casa di Israele e la casa di Giuda hanno violato l'alleanza
che io avevo concluso con i loro padri. Perci dice il Signore:
Ecco, mander su di loro una sventura alla quale non potranno
sfuggire. Allora leveranno grida di aiuto verso di me, ma io non
li ascolter, allora le citt di Giuda e gli abitanti di
Gerusalemme alzeranno grida di aiuto agli dei ai quali hanno
offerto incenso, ma quelli certamente non li salveranno nel
tempo della loro sciagura. Perch numerosi come le tue citt
sono i tuoi dei, o Giuda; numerosi come le strade di Gerusalemme
gli altari che avete eretto all'idolo, altari per bruciare
incenso a Baal.

Tu poi, non intercedere per questo popolo, non innalzare per
esso suppliche e preghiere, perch non ascolter quando mi
invocheranno nel tempo della loro sventura.



Che ha da fare il mio diletto nella mia casa,

con la sua perversa condotta?

Voti e carne di sacrifici allontanano forse da te la tua
sventura,

e cos potrai ancora schiamazzare di gioia?

Ulivo verde, maestoso,

era il nome che il Signore ti aveva imposto.

Con grande strepito ha dato fuoco alle sue foglie,

i suoi rami si sono bruciati.

Il Signore degli eserciti che ti ha piantato preannunzia la
sventura contro di te, a causa della malvagit che hanno
commesso a loro danno la casa di Israele e la casa di Giuda
irritandomi con il bruciare incenso a Baal.



Il Signore me lo ha manifestato e io l'ho saputo;

allora mi ha aperto gli occhi sui loro intrighi.

Ero come un agnello mansueto che viene portato al macello, non
sapevo che essi tramavano contro di me, dicendo: Abbattiamo
l'albero nel suo rigoglio, strappiamolo dalla terra dei viventi;
il suo nome non sia pi ricordato.

Ora, Signore degli eserciti, giusto giudice

che scruti il cuore e la mente,

possa io vedere la tua vendetta su di loro,

poich a te ho affidato la mia causa.

Perci dice il Signore riguardo agli uomini di Anatot che
attentano alla mia vita dicendo: Non profetare nel nome del
Signore, se no morirai per mano nostra; cos dunque dice il
Signore degli eserciti: Ecco, li punir. I loro giovani
moriranno di spada, i loro figli e le loro figlie moriranno di
fame. Non rimarr di loro alcun superstite, perch mander la
sventura contro gli uomini di Anatot nell'anno del loro castigo.





12.

Tu sei troppo giusto, Signore,

perch io possa discutere con te;

ma vorrei solo rivolgerti una parola sulla giustizia.

Perch le cose degli empi prosperano?

Perch tutti i traditori sono tranquilli?

Tu li hai piantati ed essi hanno messo radici,

crescono e producono frutto;

tu sei vicino alla loro bocca,

ma lontano dai loro cuori.

Ma tu, Signore, mi conosci, mi vedi,

tu provi che il mio cuore  con te.

Strappali via come pecore per il macello,

riservali per il giorno dell'uccisione.

Fino a quando sar in lutto la terra

e seccher tutta l'erba dei campi?

Per la malvagit dei suoi abitanti

le fiere e gli uccelli periscono,

poich essi dicono: Dio non vede i nostri passi.

Se, correndo con i pedoni, ti stanchi,

come potrai gareggiare con i cavalli?

Se non ti senti al sicuro in una regione pacifica,

che farai nella boscaglia del Giordano?

Perfino i tuoi fratelli e la casa di tuo padre,

perfino loro sono sleali con te;

anch'essi ti gridano dietro a piena voce;

non fidarti di loro quando ti dicono buone parole.



Io ho abbandonato la mia casa,

ho ripudiato la mia eredit;

ho consegnato ci che ho di pi caro nelle mani dei suoi nemici.

La mia eredit  divenuta per me come un leone nella foresta,

ha ruggito contro di me,

perci ho cominciato a odiarla.

La mia eredit  forse per me come un uccello screziato?

Gli uccelli rapaci l'assalgono da ogni parte.

Venite, radunatevi, voi tutte bestie selvatiche,

venite a divorare.

Molti pastori hanno devastato la mia vigna,

hanno calpestato il mio campo.

Hanno fatto del mio campo prediletto un deserto desolato,

lo hanno ridotto una landa deserta, in uno stato deplorevole;

sta desolato dinanzi a me.

E' devastato tutto il paese, e nessuno se ne d pensiero.

Su tutte le alture del deserto giungono devastatori,

poich il Signore ha una spada che divora

da un estremo all'altro della terra;

non c' scampo per nessuno.

Essi hanno seminato grano e mietuto spine,

si sono stancati senza alcun vantaggio;

restano confusi per il loro raccolto a causa dell'ira ardente
del Signore.



Cos dice il Signore: Sradicher dalla loro terra tutti i miei
vicini malvagi, che hanno messo le mani sull'eredit da me data
in possesso al mio popolo Israele, come anche strapper la casa
di Giuda di mezzo a loro. Allora, dopo averli strappati, avr di
nuovo compassione di loro e far tornare ognuno al suo possesso
e ognuno al suo paese. Se impareranno accuratamente le usanze
del mio popolo s da giurare nel mio nome: Per la vita del
Signore, come hanno insegnato al mio popolo a giurare per Baal,
allora potranno stabilirsi in mezzo al mio popolo. Se invece non
ascoltano, estirper tutto questo popolo ed esso perir.
Oracolo del Signore.





13.

Il Signore mi parl cos: Va' a comprarti una cintura di lino e
mettitela ai fianchi senza immergerla nell'acqua. Io comprai la
cintura secondo il comando del Signore e me la misi ai fianchi.

Poi la parola del Signore mi fu rivolta una seconda volta:
Prendi la cintura che hai comprato e che porti ai fianchi e va'
subito verso l'Eufrate e nascondila nella fessura di una
pietra. Io andai e la nascosi presso l'Eufrate, come mi aveva
comandato il Signore. Ora, dopo molto tempo, il Signore mi
disse: Alzati, va' all'Eufrate e prendi di l la cintura che ti
avevo comandato di nascondervi. Io andai verso l'Eufrate,
cercai e presi la cintura dal luogo in cui l'avevo nascosta; ed
ecco, la cintura era marcita, non era pi buona a nulla.

Allora mi fu rivolta questa parola del Signore: Dice il
Signore: In questo modo ridurr in marciume la grande gloria di
Giuda e di Gerusalemme. Questo popolo malvagio, che rifiuta di
ascoltare le mie parole, che si comporta secondo la caparbiet
del suo cuore e segue altri dei per servirli e per adorarli,
diventer come questa cintura che non  pi buona a nulla.
Poich, come questa cintura aderisce ai fianchi di un uomo, cos
io volli che aderisse a me tutta la casa di Israele e tutta la
casa di Giuda  -  parola del Signore  -  perch fossero mio
popolo, mia fama, mia lode e mia gloria, ma non mi ascoltarono.



Ora, tu riferirai a questo popolo: Cos dice il Signore Dio di
Israele: Ogni boccale va riempito di vino. Se essi ti diranno:
Forse non sappiamo che ogni boccale va riempito di vino? tu
risponderai loro: Cos parla il Signore: Ecco, io render tutti
ubriachi gli abitanti di questo paese, i re che siedono sul
trono di Davide, i sacerdoti, i profeti e tutti gli abitanti di
Gerusalemme. Poi fracasser, gli uni contro gli altri, i padri e
i figli insieme  -  dice il Signore; non avr piet, non li
risparmier n user misericordia nel distruggerli.



Ascoltate e porgete l'orecchio, non montate in superbia,

perch il Signore parla.

Date gloria al Signore vostro Dio, prima che venga l'oscurit

e prima che inciampino i vostri piedi sui monti,

al cadere della notte.

Voi aspettate la luce, ma egli la ridurr in tenebre

e la muter in densa oscurit!

Se voi non ascolterete,

io pianger in segreto dinanzi alla vostra superbia;

il mio occhio si scioglier in lacrime,

perch sar deportato il gregge del Signore.



Dite al re e alla regina madre:

Sedete gi in basso,

poich vi  caduta dalla testa la vostra preziosa corona.

Le citt del mezzogiorno sono bloccate, nessuno le libera.

Tutto Giuda  stato deportato con una deportazione totale.



Alza gli occhi e osserva

coloro che vengono dal settentrione;

dov' il gregge che ti  stato consegnato,

le tue pecore magnifiche?

Che dirai quando saranno posti sopra di te come capi

coloro che tu stessa hai abituato a essere tuoi amici?

Non ti prenderanno forse i dolori come a una partoriente?

Se dirai in cuor tuo: Perch mi capita tutto ci?.

Per l'enormit delle tue iniquit

sono stati strappati i lembi della tua veste,

il tuo corpo ha subito violenza.

Cambia forse un Etiope la sua pelle

o un leopardo la sua picchiettatura?

Allo stesso modo, potrete fare il bene anche voi abituati a fare
il male?

Perci vi disperder come paglia

portata via dal vento del deserto.

Questa  la tua sorte,

la parte che ti  destinata da me

-  oracolo del Signore  -

perch mi hai dimenticato

e hai confidato nella menzogna.

Anch'io sollever le tue vesti fino al volto,

cos si vedr la tua vergogna,

i tuoi adulteri e i tuoi richiami d'amore,

l'ignominia della tua prostituzione!

Sulle colline e per i piani ho visto i tuoi orrori.

Guai a te, Gerusalemme, perch non ti purifichi!

Per quanto tempo ancora?







14.

Parola che il Signore rivolse a Geremia

in occasione della siccit:

Giuda  in lutto, le sue citt languiscono,

sono a terra nello squallore;

il gemito di Gerusalemme sale al cielo.

I ricchi mandano i loro servi in cerca d'acqua;

essi si recano ai pozzi ma non ce la trovano

e tornano con i recipienti vuoti.

Sono delusi e confusi e si coprono il capo.

Per il terreno screpolato,

perch non cade pioggia nel paese,

gli agricoltori sono delusi e confusi e si coprono il capo.

La cerva partorisce nei campi e abbandona il parto,

perch non c' erba.

Gli onagri si fermano sui luoghi elevati

e aspirano l'aria come sciacalli;

i loro occhi languiscono, perch non si trovano erbaggi.

Se le nostre iniquit testimoniano contro di noi,

Signore, agisci per il tuo nome!

Certo, sono molte le nostre infedelt,

abbiamo peccato contro di te.

O speranza di Israele, suo salvatore al tempo della sventura,

perch vuoi essere come un forestiero nel paese

e come un viandante che si ferma solo una notte?

Perch vuoi essere come un uomo sbigottito,

come un forte incapace di aiutare?

Eppure tu sei in mezzo a noi, Signore,

e noi siamo chiamati con il tuo nome

non abbandonarci!.



Cos dice il Signore di questo popolo: Piace loro andare
vagando, non fermano i loro passi. Per questo il Signore non li
gradisce. Ora egli ricorda la loro iniquit e punisce i loro
peccati.

Il Signore mi ha detto: Non intercedere a favore di questo
popolo, per il suo benessere. Anche se digiuneranno, non
ascolter la loro supplica; se offriranno olocausti e sacrifici,
non li gradir; ma li distrugger con la spada, la fame e la
peste. Allora ho soggiunto: Ahim, Signore Dio, dicono i
profeti: Non vedrete la spada, non soffrirete la fame, ma vi
conceder una pace perfetta in questo luogo. Il Signore mi ha
detto: I profeti hanno predetto menzogne in mio nome; io non li
ho inviati, non ho dato ordini n ho loro parlato. Vi annunziano
visioni false, oracoli vani e suggestioni della loro mente.
Perci cos dice il Signore: I profeti che predicono in mio
nome, senza che io li abbia inviati, e affermano: Spada e fame
non ci saranno in questo paese, questi profeti finiranno di
spada e di fame. Gli uomini ai quali essi predicono saranno
gettati per le strade di Gerusalemme in seguito alla fame e alla
spada e nessuno seppellir loro, le loro donne, i loro figli e
le loro figlie. Io rovescer su di essi la loro malvagit.



Tu riferirai questa parola:

I miei occhi grondano lacrime notte e giorno, senza cessare,

perch da grande calamit  stata colpita la figlia del mio
popolo,

da una ferita mortale.

Se esco in aperta campagna, ecco i trafitti di spada;

se percorro la citt, ecco gli orrori della fame.

Anche il profeta e il sacerdote

si aggirano per il paese e non sanno che cosa fare.

Hai forse rigettato completamente Giuda,

oppure ti sei disgustato di Sion?

Perch ci hai colpito, e non c' rimedio per noi?

Aspettavamo la pace, ma non c' alcun bene

l'ora della salvezza ed ecco il terrore!

Riconosciamo, Signore, la nostra iniquit,

l'iniquit dei nostri padri: abbiamo peccato contro di te.

Ma per il tuo nome non abbandonarci

non rendere spregevole il trono della tua gloria.

Ricordati! Non rompere la tua alleanza con noi.

Forse fra i vani idoli delle nazioni c' chi fa piovere?

O forse i cieli mandano rovesci da s?

Non sei piuttosto tu, Signore nostro Dio?

In te abbiamo fiducia, perch tu hai fatto tutte queste cose.





15.

Il Signore mi disse: Anche se Mos e Samuele si presentassero
davanti a me, io non mi piegherei verso questo popolo.
Allontanali da me, se ne vadano!. Se ti domanderanno: Dove
andremo? dirai loro: Cos dice il Signore:

Chi  destinato alla peste, alla peste

chi alla spada, alla spada,

chi alla fame, alla fame,

chi alla schiavit, alla schiavit.

Io mander contro di loro quattro specie di mali  -  parola del
Signore  -: la spada per ucciderli, i cani per sbranarli, gli
uccelli dell'aria e le bestie selvatiche per divorarli e
distruggerli. Li render oggetto di spavento per tutti i regni
della terra a causa di Manasse figlio di Ezechia, re di Giuda,
per ci che egli ha fatto in Gerusalemme.



Chi avr piet di te, Gerusalemme, chi ti compianger?

Chi si volter per domandarti come stai?

Tu mi hai respinto, dice il Signore,

mi hai voltato le spalle

e io ho steso la mano su di te per annientarti;

sono stanco di avere piet.

Io li ho dispersi al vento con la pala

nelle citt della contrada.

Ho reso senza figli e ho fatto perire il mio popolo,

perch non abbandonarono le loro abitudini.

Le loro vedove sono diventate pi numerose della sabbia del mare.

Ho mandato sulle madri e sui giovani un devastatore in pieno
giorno;

d'un tratto ho fatto piombare su di loro turbamento e spavento.

E' abbattuta la madre di sette figli, esala il suo respiro;

il suo sole tramonta quando  ancora giorno,

 coperta di vergogna e confusa.

Io consegner i loro superstiti alla spada, in preda ai loro
nemici.

Oracolo del Signore.



Me infelice, madre mia, che mi hai partorito

oggetto di litigio e di contrasto per tutto il paese!

Non ho preso prestiti, non ho prestato a nessuno,

eppure tutti mi maledicono.

Forse, Signore, non ti ho servito del mio meglio,

non mi sono rivolto a te con preghiere per il mio nemico,

nel tempo della sventura e nel tempo dell'angoscia?

Potr forse il ferro spezzare

il ferro del settentrione e il bronzo?

I tuoi averi e i tuoi tesori li abbandoner al saccheggio,

non come pagamento, per tutti i peccati

che hai commesso in tutti i tuoi territori.

Ti render schiavo dei tuoi nemici in una terra che non conosci,

perch si  acceso il fuoco della mia ira, che arder contro di
voi.

Tu lo sai, Signore, ricordati di me e aiutami,

vendicati per me dei miei persecutori.

Nella tua clemenza non lasciarmi perire,

sappi che io sopporto insulti per te.

Quando le tue parole mi vennero incontro,

le divorai con avidit;

la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore,

perch io portavo il tuo nome, Signore, Dio degli eserciti.

Non mi sono seduto per divertirmi nelle brigate di buontemponi,

ma spinto dalla tua mano sedevo solitario,

poich mi avevi riempito di sdegno.

Perch il mio dolore  senza fine

e la mia piaga incurabile non vuole guarire?

Tu sei diventato per me un torrente infido, dalle acque
incostanti.

Ha risposto allora il Signore:

Se tu ritornerai a me, io ti riprender

e starai alla mia presenza;

se saprai distinguere ci che  prezioso da ci che  vile,

sarai come la mia bocca.

Essi torneranno a te, mentre tu non dovrai tornare a loro

e io, per questo popolo, ti render come un muro durissimo di
bronzo;

combatteranno contro di te ma non potranno prevalere,

perch io sar con te per salvarti e per liberarti.

Oracolo del Signore.

Ti liberer dalle mani dei malvagi

e ti riscatter dalle mani dei violenti.





16.

Mi fu rivolta questa parola dal Signore: Non prendere moglie,
non avere figli n figlie in questo luogo, perch dice il
Signore riguardo ai figli e alle figlie che nascono in questo
luogo e riguardo alle madri che li partoriscono e ai padri che
li generano in questo paese: Moriranno di malattie strazianti,
non saranno rimpianti n sepolti, ma saranno come letame sulla
terra. Periranno di spada e di fame; i loro cadaveri saranno
pasto degli uccelli dell'aria e delle bestie della terra.
Poich cos dice il Signore: Non entrare in una casa dove si fa
un banchetto funebre, non piangere con loro n commiserarli,
perch io ho ritirato da questo popolo la mia pace  - dice il
Signore  -  la mia benevolenza e la mia compassione. Moriranno
in questo paese grandi e piccoli; non saranno sepolti n si far
lamento per essi; nessuno si far incisioni n si taglier i
capelli. Non si spezzer il pane all'afflitto per consolarlo del
morto e non gli si dar da bere il calice della consolazione per
suo padre e per sua madre. Non entrare nemmeno in una casa dove
si banchetta per sederti a mangiare e a bere con loro, poich
cos dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Ecco, sotto
i vostri occhi e nei vostri giorni far cessare da questo luogo
le voci di gioia e di allegria, la voce dello sposo e della
sposa.

Quando annunzierai a questo popolo tutte queste cose, ti
diranno: Perch il Signore ha decretato contro di noi questa
sventura cos grande? Quali iniquit e quali peccati abbiamo
commesso contro il Signore nostro Dio? Tu allora risponderai
loro: Perch i vostri padri mi abbandonarono  -  parola del
Signore  -  seguirono altri dei, li servirono e li adorarono,
mentre abbandonarono me e non osservarono la mia legge. Voi per
avete agito peggio dei vostri padri; ognuno di voi, infatti,
segue la caparbiet del suo cuore malvagio rifiutandosi di
ascoltarmi. Perci vi scaccer da questo paese verso un paese
che n voi n i vostri padri avete conosciuto e l servirete
divinit straniere giorno e notte, poich io non vi user pi
misericordia.

Pertanto ecco, verranno giorni  -  oracolo del Signore  -  nei
quali non si dir pi: Per la vita del Signore che ha fatto
uscire gli Israeliti dal paese d'Egitto, ma piuttosto si dir:
Per la vita del Si gnore che ha fatto uscire gli Israeliti dal
paese del settentrione e da tutte le regioni dove li aveva
dispersi. E io li ricondurr nel loro paese che avevo concesso
ai loro padri.

Ecco, io invier numerosi pescatori  -  dice il Signore  -  che
li pescheranno; quindi invier numerosi cacciatori che daranno
loro la caccia su ogni monte, su ogni colle e nelle fessure
delle rocce; poich i miei occhi osservano le loro vie che non
possono restare nascoste dinanzi a me, n si pu occultare la
loro iniquit davanti ai miei occhi. Innanzi tutto ripagher due
volte la loro iniquit e il loro peccato, perch hanno profanato
il mio paese con i cadaveri dei loro idoli e hanno riempito la
mia eredit con i loro abomini.



Signore, mia forza e mia difesa,

mio rifugio nel giorno della tribolazione,

a te verranno i popoli dalle estremit della terra e diranno:

I nostri padri ereditarono soltanto la menzogna,

vanit che non giovano a nulla.

Pu forse l'uomo fabbricarsi dei?

Ma questi non sono dei!

Perci, ecco io mostrer loro, rivolger loro

questa volta la mia mano e la mia forza.

Essi sapranno che il mio nome  Signore.





17.

Il peccato di Giuda  scritto con uno stilo di ferro,

con una punta di diamante

 inciso sulla tavola del loro cuore

e sugli angoli dei loro altari,

come per ricordare ai loro figli

i loro altari e i loro pali sacri presso gli alberi verdi,

sui colli elevati, sui monti e in aperta campagna.

I tuoi averi e tutti i tuoi tesori li abbandoner al saccheggio,

a motivo di tutti i peccati

che hai commesso in tutti i tuoi territori.

Tu dovrai ritirare la mano dall'eredit che ti avevo dato;

ti far schiavo dei tuoi nemici in un paese che non conosci,

perch avete acceso il fuoco della mia ira,

che arder per sempre.



Cos dice il Signore:

Maledetto l'uomo che confida nell'uomo,

che pone nella carne il suo sostegno

e dal Signore allontana il suo cuore.

Egli sar come un tamerisco nella steppa,

quando viene il bene non lo vede;

dimorer in luoghi aridi nel deserto,

in una terra di salsedine, dove nessuno pu vivere.

Benedetto l'uomo che confida nel Signore

e il Signore  la sua fiducia.

Egli  come un albero piantato lungo l'acqua,

verso la corrente stende le radici;

non teme quando viene il caldo,

le sue foglie rimangono verdi;

nell'anno della siccit non intristisce,

non smette di produrre i suoi frutti.

Pi fallace di ogni altra cosa

 il cuore e difficilmente guaribile;

chi lo pu conoscere?

Io, il Signore, scruto la mente e saggio i cuori,

per rendere a ciascuno secondo la sua condotta,

secondo il frutto delle sue azioni.



Come una pernice che cova uova da lei non deposte

 chi accumula ricchezze, ma senza giustizia.

A met dei suoi giorni dovr lasciarle

e alla sua fine apparir uno stolto.



Trono di gloria, eccelso fin dal principio,  il luogo del
nostro santuario!

O speranza di Israele, Signore,

quanti ti abbandonano restano confusi;

quanti si allontanano da te saranno scritti nella polvere,

perch hanno abbandonato la fonte di acqua viva, il Signore.



Guariscimi, Signore, e io sar guarito,

salvami e io sar salvato, poich tu sei il mio vanto.

Ecco, essi mi dicono: Dov' la parola del Signore?

Si compia finalmente!.

Io non ho insistito presso di te nella sventura

n ho desiderato il giorno funesto, tu lo sai.

Ci che  uscito dalla mia bocca  innanzi a te.

Non essere per me causa di spavento,

Tu, mio solo rifugio nel giorno della sventura.

Siano confusi i miei avversari ma non io,

si spaventino essi, ma non io.

Manda contro di loro il giorno della sventura,

distruggili, distruggili per sempre.



Il Signore mi disse: Va' a metterti alla porta dei Figli del
popolo, per la quale entrano ed escono i re di Giuda e a tutte
le porte di Gerusalemme. Dirai loro: Ascoltate la parola del
Signore, o re di Giuda e voi tutti Giudei e abitanti di
Gerusalemme, che entrate per queste porte. Cos dice il Signore:
Per amore della vostra vita guardatevi dal trasportare un peso
in giorno di sabato e dall'introdurlo per le porte di
Gerusalemme. Non portate alcun peso fuori dalle vostre case in
giorno di sabato e non fate alcun lavoro,

ma santificate il giorno di sabato come io ho comandato ai
vostri padri. Ma essi non vollero ascoltare n prestare
orecchio, anzi indurirono la loro cervice per non ascoltarmi e
per non accogliere la lezione. Ora, se mi ascolterete sul serio
-  dice il Signore  -  se non introdurrete nessun peso entro le
porte di questa citt in giorno di sabato e santificherete il
giorno di sabato non eseguendo in esso alcun lavoro, entreranno
per le porte di questa citt i re, che siederanno sul trono di
Davide, su carri e su cavalli, essi e i loro ufficiali, gli
uomini di Giuda e gli abitanti di Gerusalemme. Questa citt sar
abitata per sempre. Verranno dalle citt di Giuda e dai dintorni
di Gerusalemme, dalla terra di Beniamino e dalla Sefela, dai
monti e dal meridione presentando olocausti, sacrifici, offerte
e incenso e sacrifici di lode nel tempio del Signore. Ma se non
ascolterete il mio comando di santificare il giorno di sabato,
di non trasportare pesi e di non introdurli entro le porte di
Gerusalemme in giorno di sabato, io accender un fuoco alle sue
porte, esso divorer i palazzi di Gerusalemme e mai si
estinguer.





18.

Questa parola fu rivolta a Geremia da parte del Signore: Prendi
e scendi nella bottega del vasaio, l ti far udire la mia
parola.

Io sono sceso nella bottega del vasaio ed ecco, egli stava
lavorando al tornio. Ora, se si guastava il vaso che egli stava
modellando, come capita con la creta in mano al vasaio, egli
rifaceva con essa un altro vaso, come ai suoi occhi pareva
giusto.

Allora mi fu rivolta la parola del Signore:

Forse non potrei agire con voi, casa di Israele, come questo
vasaio? Oracolo del Signore. Ecco, come l'argilla  nelle mani
del vasaio, cos voi siete nelle mie mani, casa di Israele.

Talvolta nei riguardi di un popolo o di un regno io decido di
sradicare, di abbattere e di distruggere; ma se questo popolo,
contro il quale avevo parlato, si converte dalla sua malvagit,
io mi pento del male che avevo pensato di fargli. Altra volta
nei riguardi di un popolo o di un regno io decido di edificare e
di piantare; ma se esso compie ci che  male ai miei occhi non
ascoltando la mia voce, io mi pentir del bene che avevo
promesso di fargli.

Ora annunzia, dunque, agli uomini di Giuda e agli abitanti di
Gerusalemme: Dice il Signore: Ecco, preparo contro di voi una
calamit e medito contro di voi un progetto. Su, abbandonate la
vostra condotta perversa, migliorate le vostre abitudini e le
vostre azioni. Ma essi diranno: E' inutile, noi vogliamo
seguire i nostri progetti; ognuno di noi agir secondo la
caparbiet del suo cuore malvagio.



Perci cos dice il Signore:

Informatevi tra le nazioni:

chi ha mai udito cose simili?

Enormi, orribili cose ha commesso

la vergine di Israele.

Scompare forse dalle alte rocce

la neve del Libano?

Forse si inaridiscono

le acque delle montagne

che scorrono gelide?

Eppure il mio popolo

mi ha dimenticato;

essi offrono incenso a un idolo vano.

Cos hanno inciampato

nelle loro strade

nei sentieri di una volta,

per camminare su viottoli

per una via non appianata.

Il loro paese  una desolazione,

un oggetto di scherno perenne.

Chiunque passa ne rimarr stupito

e scuoter il capo.

Come fa il vento d'oriente

io li disperder

davanti al loro nemico.

Mostrer loro le spalle e non il volto

nel giorno della loro rovina.



Ora essi dissero: Venite e tramiamo insidie contro Geremia,
poich la legge non verr meno ai sacerdoti, n il consiglio ai
saggi, n l'oracolo ai profeti. Venite, colpiamolo a motivo
della sua lingua e non badiamo a tutte le sue parole.



Prestami ascolto, Signore

e odi la voce dei miei avversari.

Si rende forse male per bene?

Poich essi hanno scavato

una fossa alla mia vita.

Ricordati quando mi presentavo a te,

per parlare in loro favore,

per stornare da loro la tua ira.

Abbandona perci i loro figli

alla fame,

gettali in potere della spada;

le loro donne restino senza figli

e vedove,

i loro uomini

siano colpiti dalla morte

e i loro giovani

uccisi dalla spada in battaglia.

Si odano grida dalle loro case,

quando improvvisa

tu farai piombare su di loro

una torma di briganti,

poich hanno scavato una fossa

per catturarmi

e hanno teso lacci ai miei piedi.

Ma tu conosci, Signore,

ogni loro progetto di morte

contro di me;

non lasciare impunita la loro iniquit

e non cancellare il loro peccato

dalla tua presenza.

Inciampino alla tua presenza

al momento del tuo sdegno

agisci contro di essi!





19.

Cos disse il Signore a Geremia: Va' a comprarti una brocca di
terracotta, prendi alcuni anziani del popolo e alcuni sacerdoti
con te ed esci nella valle di Ben-Innom, che  all'ingresso
della Porta dei cocci. L proclamerai le parole che io ti dir.
Riferirai: Ascoltate la parola del Signore, o re di Giuda e
abitanti di Gerusalemme. Cos dice il Signore degli eserciti,
Dio di Israele: Ecco, io mander su questo luogo una sventura
tale che risuoner negli orecchi di chiunque la udr, poich mi
hanno abbandonato e hanno destinato ad altro questo luogo per
sacrificarvi ad altri dei, che n essi n i loro padri n i re
di Giuda conoscevano. Essi hanno riempito questo luogo di sangue
innocente, hanno edificato alture a Baal per bruciare nel fuoco
i loro figli come olocausti a Baal. Questo io non ho comandato,
non ne ho mai parlato, non mi  mai venuto in mente.

Perci, ecco, verranno giorni  -  dice il Signore  -  nei quali
questo luogo non si chiamer pi Tofet e valle di Ben-Innom, ma
piuttosto valle della Strage. Io render vani i piani di Giuda e
di Gerusalemme in questo luogo. Li far cadere di spada davanti
ai loro nemici e per mezzo di coloro che attentano alla loro
vita e dar i loro cadaveri in pasto agli uccelli dell'aria e
alle bestie selvatiche. Ridurr questa citt a una desolazione e
a oggetto di scherno; quanti le passeranno vicino resteranno
stupiti e fischieranno davanti a tutte le sue ferite. Far loro
mangiare la carne dei figli e la carne delle figlie; si
divoreranno tra di loro durante l'assedio e l'angoscia in cui li
stringeranno i nemici e quanti attentano alla loro vita.

Tu, poi, spezzerai la brocca sotto gli occhi degli uomini che
saranno venuti con te e riferirai loro: Cos dice il Signore
degli eserciti: Spezzer questo popolo e questa citt, cos come
si spezza un vaso di terracotta, che non si pu pi accomodare.
Allora si seppellir perfino in Tofet, perch non ci sar pi
spazio per seppellire. Cos far  -  dice il Signore  - 
riguardo a questo luogo e ai suoi abitanti, rendendo questa
citt come Tofet. Le case di Gerusalemme e le case dei re di
Giuda saranno impure come il luogo di Tofet; cio tutte le case,
sui tetti delle quali essi bruciavano incenso a tutta la milizia
del cielo e facevano libazioni ad altri dei. Quando Geremia
torn da Tofet dove il Signore lo aveva mandato a profetizzare,
si ferm nell'atrio del tempio del Signore e disse a tutto il
popolo: Dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Ecco,
io mander su questa citt e su tutte le sue borgate tutto il
male che le ho preannunziato, perch essi si sono intestarditi,
rifiutandosi di ascoltare le mie parole.





20.

Pascur figlio di Immer, sacerdote e sovrintendente-capo del
tempio, ud Geremia predire tutte queste cose.

Pascur fece fustigare il profeta Geremia e quindi lo mise in
ceppi nella prigione che si trovava presso la porta superiore di
Beniamino, nel tempio del Signore. Quando poi il giorno dopo
Pascur fece liberare dai ceppi Geremia, questi gli disse: Il
Signore non ti chiama pi Pascur, ma Terrore all'intorno.
Perch cos dice il Signore: Ecco, io dar in preda al terrore
te e tutti i tuoi cari; essi cadranno per la spada dei loro
nemici e i tuoi occhi lo vedranno. Metter tutto Giuda nelle
mani del re di Babilonia, il quale li deporter a Babilonia e li
colpir di spada. Consegner tutte le ricchezze di questa citt
e tutti i suoi prodotti, tutti gli oggetti preziosi e tutti i
tesori dei re di Giuda in mano ai suoi nemici, i quali li
saccheggeranno e li prenderanno e li trasporteranno a Babilonia.
Tu, Pascur, e tutti gli abitanti della tua casa andrete in
schiavit; andrai a Babilonia, l morirai e l sarai sepolto, tu
e tutti i tuoi cari, ai quali hai predetto menzogne.



[Memorie intime di Geremia].

Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre;

mi hai fatto forza e hai prevalso.

Sono diventato oggetto di scherno ogni giorno;

ognuno si fa beffe di me.

Quando parlo, devo gridare,

devo proclamare: Violenza! Oppressione!.

Cos la parola del Signore  diventata per me

motivo di obbrobrio e di scherno ogni giorno.

Mi dicevo: Non penser pi a lui,

non parler pi in suo nome!.

Ma nel mio cuore c'era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie
ossa;

mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo.

Sentivo le insinuazioni di molti:

Terrore all'intorno! Denunciatelo e lo denunceremo.

Tutti i miei amici spiavano la mia caduta:

Forse si lascer trarre in inganno,

cos noi prevarremo su di lui,

ci prenderemo la nostra vendetta.



Ma il Signore  al mio fianco come un prode valoroso,

per questo i miei persecutori cadranno e non potranno prevalere;

saranno molto confusi perch non riusciranno;

la loro vergogna sar eterna e incancellabile.

Signore degli eserciti, che provi il giusto

e scruti il cuore e la mente,

possa io vedere la tua vendetta su di essi;

poich a te ho affidato la mia causa!

Cantate inni al Signore, lodate il Signore,

perch ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori.



Maledetto il giorno in cui nacqui;

il giorno in cui mia madre mi diede alla luce

non sia mai benedetto.

Maledetto l'uomo che port la notizia a mio padre, dicendo:

Ti  nato un figlio maschio, colmandolo di gioia.

Quell'uomo sia come le citt

che il Signore ha demolito senza compassione.

Ascolti grida al mattino e rumori di guerra a mezzogiorno,

perch non mi fece morire nel grembo materno;

mia madre sarebbe stata la mia tomba

e il suo grembo gravido per sempre.

Perch mai sono uscito dal seno materno

per vedere tormenti e dolore

e per finire i miei giorni nella vergogna?





21.

Questa parola fu rivolta a Geremia dal Signore quando il re
Sedecia gli mand il sacerdote Pascur figlio di Malchia e
Sofonia figlio di Maasia, per dirgli: Intercedi per noi presso
il Signore perch Nabucodonosor re di Babilonia ci muove guerra;
forse il Signore compir a nostro vantaggio qualcuno dei suoi
tanti prodigi, cos che egli si allontani da noi. Geremia
rispose loro: Riferite a Sedecia: Cos dice il Signore, Dio di
Israele: Ecco, io far rientrare le armi di guerra, che sono
nelle vostre mani, con le quali combattete il re di Babilonia e
i Caldei che vi assediano fuori delle mura e le raduner in
mezzo a questa citt. Io stesso combatter contro di voi con
mano tesa e con braccio potente, con ira, furore e grande sdegno.

Percuoter gli abitanti di questa citt, uomini e bestie; essi
moriranno di una grave peste. Dopo ci  -  dice il Signore  - 
io consegner Sedecia, re di Giuda, i suoi ministri e il popolo,
che saranno scampati in questa citt dalla peste, dalla spada e
dalla fame, in potere di Nabucodonosor, re di Babilonia, in
potere dei loro nemici e in potere di coloro che attentano alla
loro vita. Egli li passer a fil di spada; non avr piet di
loro, non li perdoner n risparmier.

Riferirai a questo popolo: Dice il Signore:

Ecco, io vi metto davanti la via della vita e la via della morte.

Chi rimane in questa citt morir di spada, di fame e di peste;
chi uscir e si consegner ai Caldei che vi cingono d'assedio,
vivr e gli sar lasciata la vita come suo bottino. Poich io ho
volto la faccia contro questa citt a suo danno e non a suo
bene. Oracolo del Signore. Essa sar messa nelle mani del re di
Babilonia, il quale la brucer con il fuoco.



Alla casa del re di Giuda dirai:

Ascoltate le parole del Signore!

Casa di Davide,

cos dice il Signore:

Amministrate la giustizia ogni mattina

e liberate l'oppresso

dalla mano dell'oppressore,

se no la mia ira

divamper come fuoco,

si accender

e nessuno potr spegnerla,

a causa della malvagit

delle vostre azioni.

Eccomi a te,

o abitatrice della valle,

roccia nella pianura,

dice il Signore.

Voi che dite:

Chi scender contro di noi?

Chi entrer nelle nostre dimore?

Io vi punir

come meritano le vostre opere

-  dice il Signore  -

e accender il fuoco nel suo bosco,

che divorer tutti i suoi dintorni.





22.

Cosi dice il Signore: Scendi nella casa del re di Giuda e l
proclama questo messaggio. Tu dirai: Ascolta la parola del
Signore, o re di Giuda che siedi sul trono di Davide, tu, i tuoi
ministri e il tuo popolo, che entrano per queste porte. Dice il
Signore: Praticate il diritto e la giustizia, liberate
l'oppresso dalle mani dell'oppressore, non fate violenza e non
opprimete il forestiero, l'orfano e la vedova, e non spargete
sangue innocente in questo luogo. Se osserverete lealmente
quest'ordine, entreranno ancora per le porte di questa casa i re
che siederanno sul trono di Davide, montati su carri e cavalli,
essi, i loro ministri e il loro popolo. Ma se non ascolterete
queste parole, io lo giuro per me stesso  -  parola del Signore
-  questa casa diventer una rovina.



Poich cosi dice il Signore

riguardo alla casa

del re di Giuda:

Come Galaad eri per me,

come le vette del Libano;

ma io ti ridurr a deserto,

a citt disabitata.

Io preparer contro di te

i distruttori,

ognuno con le armi.

Essi abbatteranno

i migliori dei tuoi cedri,

li getteranno nel fuoco.



Molte genti passeranno su questa citt e si diranno l'un
l'altro: Perch il Signore ha trattato cosi questa grande citt?
E risponderanno: Perch essi hanno abbandonato l'alleanza del
Signore, loro Dio, hanno adorato altri dei e li hanno serviti.



Non piangete sul morto

e non fate lamenti per lui,

ma piangete amaramente su chi parte,

perch non torner pi,

non rivedr il paese natio.



Poich dice il Signore riguardo a Sallum figlio di Giosia, re di
Giuda, che regna al posto di Giosia suo padre: Chi esce da
questo luogo non vi far pi ritorno, ma morir nel luogo dove
lo condurranno prigioniero e non rivedr pi questo paese.



Guai a chi costruisce

la casa senza giustizia

e il piano di sopra senza equit,

che fa lavorare

il suo prossimo per nulla,

senza dargli la paga,

e dice:

Mi costruir una casa grande

con spazioso piano di sopra

e vi apre finestre

e la riveste di tavolati di cedro

e la dipinge di rosso.

Forse tu agisci da re

perch ostenti passione

per il cedro?

Forse tuo padre

non mangiava e beveva?

Ma egli praticava

il diritto e la giustizia

e tutto andava bene.

Egli tutelava la causa

del povero e del misero

e tutto andava bene;

questo non significa

infatti conoscermi?

Oracolo del Signore.

I tuoi occhi e il tuo cuore

invece, non badano

che al tuo interesse,

a spargere sangue innocente,

a commettere violenza e angherie.

Per questo cos dice il Signore su Ioiakim figlio di Giosia, re
di Giuda:

Non faranno il lamento

per lui, dicendo:

Ahi, fratello mio! Ahi, sorella!

Non faranno il lamento

per lui, dicendo:

Ahi, signore! Ahi, maest!

Sar sepolto

come si seppellisce un asino,

lo trascineranno e lo getteranno

al di l delle porte

di Gerusalemme.



Sali sul Libano e grida

e sul Basan alza la voce;

grida dagli Abarim,

perch tutti i tuoi amanti

sono abbattuti.

Ti parlai al tempo

della tua tranquilla prosperit,

ma tu dicesti:

Io non voglio ascoltare.

Tale  stata la tua condotta

fin dalla giovinezza:

non hai ascoltato la mia voce.

Tutti i tuoi pastori

saranno pascolo del vento

e i tuoi amanti andranno schiavi.

Allora ti dovrai vergognare

ed essere confusa,

a causa di tutte le tue iniquit.

Tu che dimori sul Libano,

che ti sei fatta il nido

tra i cedri,

come gemerai

quando ti coglieranno le doglie,

dolori come di partoriente!



Per la mia vita  -  oracolo del Signore  -  anche se Conia
figlio di Ioiakim, re di Giuda, fosse un anello da sigillo nella
mia destra, io me lo strapperei.

Ti metter nelle mani di chi attenta alla tua vita, nelle mani
di coloro che tu temi, nelle mani di Nabucodonosor re di
Babilonia e nelle mani dei Caldei.

Sbalzer te e tua madre che ti ha generato in un paese dove non
siete nati e l morirete. Ma nel paese in cui brameranno
tornare, l non torneranno.

E' forse questo Conia un vaso spregevole, rotto, oppure un vaso
che non piace pi a nessuno? Perch sono dunque scacciati, egli
e la sua discendenza, e gettati in un paese che non conoscono?.

Terra, terra, terra! Ascolta la parola del Signore! Dice il
Signore: Registrate quest'uomo come uno senza figli, un uomo
che non ha successo nella sua vita, perch nessuno della sua
stirpe avr la fortuna di sedere sul trono di Davide n di
regnare ancora su Giuda.





23.

Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio
pascolo. Oracolo del Signore. Perci dice il Signore, Dio di
Israele, contro i pastori che devono pascere il mio popolo: Voi
avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne
siete preoccupati; ecco io mi occuper di voi e della malvagit
delle vostre azioni. Oracolo del Signore. Raduner io stesso il
resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho lasciate
scacciare e le far tornare ai loro pascoli; saranno feconde e
si moltiplicheranno. Costituir sopra di esse pastori che le
faranno pascolare, cos che non dovranno pi temere n
sgomentarsi; di esse non ne mancher neppure una. Oracolo del
Signore.



Ecco, verranno giorni

-  dice il Signore  -

nei quali susciter a Davide

un germoglio giusto,

che regner da vero re

e sar saggio

ed eserciter il diritto

e la giustizia sulla terra.

Nei suoi giorni

Giuda sar salvato

e Israele star sicuro

nella sua dimora;

questo sar il nome

con cui lo chiameranno:

"Signore-nostra-giustizia".



Pertanto ecco, verranno giorni  -  dice il Signore  -  durante i
quali non si dir pi: Per la vita del Signore che ha fatto
uscire gli Israeliti dal paese d'Egitto, ma si dir piuttosto:
Per la vita del Signore che ha fatto uscire e che ha ricondotto
la discendenza della casa di Israele dalla terra del
settentrione e da tutte le regioni dove li aveva dispersi;
costoro dimoreranno nella propria terra.



Contro i profeti.

Mi si spezza il cuore nel petto,

tremano tutte le mie membra,

sono come un ubriaco e come chi  inebetito dal vino

a causa del Signore e a causa delle sue sante parole.

Poich il paese  pieno di adulteri;

a causa della maledizione tutto il paese  in lutto,

si sono inariditi i pascoli della steppa.

Il loro fine  il male e la loro forza  l'ingiustizia.

Perfino il profeta, perfino il sacerdote sono empi,

perfino nella mia casa ho trovato la loro malvagit.

Oracolo del Signore.

Perci la loro strada sar per essi come un sentiero
sdrucciolevole,

saranno sospinti nelle tenebre e cadranno in esse,

poich io mander su di essi la sventura,

nell'anno del loro castigo.

Oracolo del Signore.

Tra i profeti di Samaria io ho visto cose stolte.

Essi profetavano in nome di Baal

e traviavano il mio popolo Israele.

Ma tra i profeti di Gerusalemme ho visto cose nefande:

commettono adulteri e praticano la menzogna,

danno mano ai malfattori,

s che nessuno si converte dalla sua malvagit;

per me sono tutti come Sodoma

e i suoi abitanti come Gomorra.

Perci dice il Signore degli eserciti contro i profeti:

Ecco, far loro ingoiare assenzio e bere acque avvelenate,

perch dai profeti di Gerusalemme

l'empiet si  sparsa su tutto il paese.



Cos dice il Signore degli eserciti: Non ascoltate le parole
dei profeti che profetizzano per voi; essi vi fanno credere cose
vane, vi annunziano fantasie del loro cuore, non quanto viene
dalla bocca del Signore.

Essi dicono a coloro che disprezzano la parola del Signore:

Voi avrete la pace!

e a quanti seguono la caparbiet del loro cuore

dicono: Non vi coglier la sventura.

Ma chi ha assistito al consiglio del Signore, chi l'ha visto e
ha udito la sua parola? Chi ha ascoltato la sua parola e vi ha
obbedito?

Ecco la tempesta del Signore, il suo furore si scatena,

una tempesta travolgente si abbatte sul capo dei malvagi.

Non cesser l'ira del Signore,

finch non abbia compiuto e attuato i progetti del suo cuore.

Alla fine dei giorni comprenderete tutto!

Io non ho inviato questi profeti ed essi corrono;

non ho parlato a loro ed essi profetizzano.

Se hanno assistito al mio consiglio,

facciano udire le mie parole al mio popolo

e li distolgano dalla loro condotta perversa

e dalla malvagit delle loro azioni.

Sono io forse Dio solo da vicino  -  dice il Signore  -

e non anche Dio da lontano?

Pu forse nascondersi un uomo nei nascondigli

senza che io lo veda?

Non riempio io il cielo e la terra?

Parola del Signore.

Ho sentito quanto affermano i profeti che predicono in mio nome
menzogne: Ho avuto un sogno, ho avuto un sogno. Fino a quando ci
saranno nel mio popolo profeti che predicono la menzogna e
profetizzano gli inganni del loro cuore? Essi credono di far
dimenticare il mio nome al mio popolo con i loro sogni che si
raccontano l'un l'altro, come i loro padri dimenticarono il mio
nome per Baal? Il profeta che ha avuto un sogno racconti il suo
sogno; chi ha udito la mia parola annunzi fedelmente la mia
parola.

Che cosa ha in comune la paglia con il grano?

Oracolo del Signore.

La mia parola non  forse come il fuoco  -  oracolo del Signore
-  e come un martello che spacca la roccia?

Perci, eccomi contro i profeti  -  oracolo del Signore  -

i quali si rubano gli uni gli altri le mie parole.

Eccomi contro i profeti  -  oracolo del Signore  -

che muovono la lingua per dare oracoli. Eccomi contro i profeti
di sogni menzogneri  -  dice il Signore  -  che li raccontano e
traviano il mio popolo con menzogne e millanterie. Io non li ho
inviati n ho dato alcun ordine; essi non gioveranno affatto a
questo popolo. Parola del Signore.



Quando dunque questo popolo o un profeta o un sacerdote ti
domander: Qual  il peso del messaggio del Signore?, tu
riferirai loro: Voi siete il peso del Signore! Io vi
rigetter. Parola del Signore. E il profeta o il sacerdote o il
popolo che dica: Peso del Signore!, io lo punir nella persona
e nella famiglia. Direte l'uno all'altro: Che cosa ha risposto
il Signore? e: Che cosa ha detto il Signore?. Non farete pi
menzione di peso del Signore, altrimenti per chiunque la sua
stessa parola sar considerata un peso per avere travisato le
parole del Dio vivente, del Signore degli eserciti, nostro Dio.
Cos dirai al profeta: Che cosa ti ha risposto il Signore? e:
Che cosa ha detto il Signore?. Ma se direte Peso del
Signore, allora cos parla il Signore: Poich ripetete: Peso
del Signore, mentre vi avevo ordinato di non dire pi: Peso del
Signore, ecco, proprio per questo, io mi caricher di voi come
di un peso e getter lontano dal mio volto voi e la citt che ho
dato a voi e ai vostri padri. Vi coprir di obbrobrio perenne e
di confusione perenne, che non sar mai dimenticata.



NOTA: A proposito di questo discorso sul peso in ebraico 
possibile un gioco di parole, perch mass vuol dire sia
oracolo sia peso.





24.

Il Signore mi mostr due canestri di fichi posti davanti al
tempio, dopo che Nabucodonosor re di Babilonia aveva deportato
da Gerusalemme Ieconia figlio di Ioiakim re di Giuda, i capi di
Giuda, gli artigiani e i fabbri e li aveva condotti a Babilonia.
Un canestro era pieno di fichi molto buoni, come i fichi
primaticci, mentre l'altro canestro era pieno di fichi cattivi,
cos cattivi che non si potevano mangiare.

Il Signore mi disse: Che cosa vedi, Geremia?. Io risposi:
Fichi; i fichi buoni sono molto buoni, i cattivi sono molto
cattivi, tanto cattivi che non si possono mangiare.

Allora mi fu rivolta questa parola del Signore: Dice il Signore
Dio di Israele: Come si ha riguardo di questi fichi buoni, cos
io avr riguardo, per il loro bene, dei deportati di Giuda che
ho fatto andare da questo luogo nel paese dei Caldei. Io poser
lo sguardo sopra di loro per il loro bene; li ricondurr in
questo paese, li ristabilir fermamente e non li demolir; li
pianter e non li sradicher mai pi. Dar loro un cuore capace
di conoscermi, perch io sono il Signore; essi saranno il mio
popolo e io sar il loro Dio, se torneranno a me con tutto il
cuore. Come invece si trattano i fichi cattivi, che non si
possono mangiare tanto sono cattivi  -  cos parla il Signore 
cos io far di Sedecia re di Giuda, dei suoi capi e del resto
di Gerusalemme, ossia dei superstiti in questo paese, e di
coloro che abitano nel paese d'Egitto. Li render oggetto di
spavento per tutti i regni della terra, l'obbrobrio, la favola,
lo zimbello e la maledizione in tutti i luoghi dove li scaccer.
Mander contro di loro la spada, la fame e la peste finch non
scompariranno dal paese che io diedi a loro e ai loro padri.





25.



(NOTA: In riferimento storico a quanto viene detto in questo
capitolo: la fine del settimo secolo  l'epoca dello scontro fra
i grandi imperi d'Oriente. L'Assiria e l'Egitto cedono il passo
a Babilonia. L'anno 605 avanti Cristo  uno dei pi decisivi
dell'antico Oriente: Nabucodonosor sconfigge l'Egitto a
Carchemis. Ora, il nemico del nord, di cui Geremia ha minacciato
Giuda, prende un nome: Nabucodonosor, il giovane vincitore. E'
lui lo strumento della vendetta del Signore? Si annuncia un
esilio che deve durare settant'anni. La cifra non ha un valore
matematico, ma rappresenta un periodo che oltrepassa la durata
normale della vita umana).



Questa parola fu rivolta a Geremia per tutto il popolo di Giuda
nel quarto anno di Ioiakim figlio di Giosia, re di Giuda  - 
cio nel primo anno di Nabucodonosor re di Babilonia  -. Il
profeta Geremia l'annunci a tutto il popolo di Giuda e a tutti
gli abitanti di Gerusalemme dicendo: Dall'anno tredicesimo di
Giosia figlio di Amon, re di Giuda, fino ad oggi sono ventitr
anni che mi  stata rivolta la parola del Signore e io ho
parlato a voi premurosamente e continuamente, ma voi non avete
ascoltato. Il Signore vi ha inviato con assidua premura tutti i
suoi servi, i profeti, ma voi non avete ascoltato e non avete
prestato orecchio per ascoltare quando vi diceva:

Ognuno abbandoni la sua condotta perversa e le sue opere
malvagie; allora potrete abitare nel paese che il Signore ha
dato a voi e ai vostri padri dai tempi antichi e per sempre. Non
seguite altri dei per servirli e adorarli e non provocatemi con
le opere delle vostre mani e io non vi far del male.

Ma voi non mi avete ascoltato  -  dice il Signore  -  e mi avete
provocato con l'opera delle vostre mani per vostra disgrazia.

Per questo dice il Signore degli eserciti: Poich non avete
ascoltato le mie parole, ecco, mander a prendere tutte le trib
del settentrione, le mander contro questo paese, contro i suoi
abitanti e contro tutte le nazioni confinanti, voter costoro
allo sterminio e li ridurr a oggetto di orrore, a scherno e a
obbrobrio perenne. Far cessare in mezzo a loro le grida di
gioia e le voci di allegria, la voce dello sposo e quella della
sposa, il rumore della mola e il lume della lampada. Tutta
questa regione sar abbandonata alla distruzione e alla
desolazione e queste genti resteranno schiave del re di
Babilonia per settanta anni. Quando saranno compiuti i settanta
anni, io punir il re di Babilonia e quel popolo  -  dice il
Signore  -  per i loro delitti, punir il paese dei Caldei e lo
ridurr a una desolazione perenne.

Mander dunque a effetto su questo paese tutte le parole che ho
pronunziato a suo riguardo, quanto  scritto in questo libro,
ci che Geremia aveva predetto contro tutte le nazioni. Nazioni
numerose e re potenti ridurranno in schiavit anche costoro e
cos li ripagher secondo le loro azioni, secondo le opere delle
loro mani.



Cos mi disse il Signore, Dio di Israele: Prendi dalla mia mano
questa coppa di vino della mia ira e falla bere a tutte le
nazioni alle quali ti invio, perch ne bevano, ne restino
inebriate ed escano di senno dinanzi alla spada che mander in
mezzo a loro.

Presi dunque la coppa dalle mani del Signore e la diedi a bere a
tutte le nazioni alle quali il Signore mi aveva inviato: a
Gerusalemme e alle citt di Giuda, ai suoi re e ai suoi capi,
per abbandonarli alla distruzione, alla desolazione,
all'obbrobrio e alla maledizione, come avviene ancor oggi; anche
al faraone re d'Egitto, ai suoi ministri, ai suoi nobili e a
tutto il suo popolo; alla gente d'ogni razza e a tutti i re del
paese di Uz, a tutti i re del paese dei Filistei, ad Ascalon, a
Gaza, ad Accaron e ai superstiti di Asdod, a Edom, a Moab e agli
Ammoniti, a tutti i re di Tiro e a tutti i re di Sidone e ai re
dell'isola che  al di l del mare, a Dedan, a Tema, a Buz e a
quanti si radono l'estremit delle tempie, a tutti i re degli
Arabi che abitano nel deserto, a tutti i re di Zimri, a tutti i
re dell'Elam e a tutti i re della Media, a tutti i re del
settentrione, vicini e lontani, agli uni e agli altri e a tutti
i regni che sono sulla terra; il re di Sesach berr dopo di essi.

Tu riferirai loro: Dice il Signore degli eserciti, Dio di
Israele: Bevete e inebriatevi, vomitate e cadete senza rialzarvi
davanti alla spada che io mando in mezzo a voi. Se poi
rifiuteranno di prendere dalla tua mano il calice da bere, tu
dirai loro: Dice il Signore degli eserciti: Certamente berrete!
Se io comincio a castigare proprio la citt che porta il mio
nome, pretendete voi di rimanere impuniti? No, impuniti non
resterete, perch io chiamer la spada su tutti gli abitanti
della terra. Oracolo del Signore degli eserciti.



Tu preannunzierai tutte queste cose e dirai loro:

Il Signore ruggisce dall'alto,

dalla sua santa dimora fa udire il suo tuono;

alza il suo ruggito contro la prateria,

manda grida di giubilo come i pigiatori delle uve

contro tutti gli abitanti del paese.

Il rumore giunge fino all'estremit della terra,

perch il Signore viene a giudizio con le nazioni;

egli istruisce il giudizio riguardo a ogni uomo,

abbandona gli empi alla spada.

Parola del Signore.

Dice il Signore degli eserciti:

Ecco, la sventura passa di nazione in nazione,

un grande turbine si alza dall'estremit della terra.

In quel giorno i colpiti dal Signore si muoveranno da
un'estremit all'altra della terra; non saranno pianti n
raccolti n sepolti, ma saranno come letame sul suolo.

Urlate, pastori, gridate,

rotolatevi nella polvere, capi del gregge!

perch sono compiuti i giorni per il vostro macello;

stramazzerete come scelti montoni.

Non ci sar rifugio per i pastori n scampo per i capi del
gregge.

Sentite le grida dei pastori,

gli urli delle guide del gregge,

perch il Signore distrugge il loro pascolo;

sono devastati i prati tranquilli

a causa dell'ardente ira del Signore.

Il leone abbandona la sua tana,

poich il loro paese  una desolazione

a causa della spada devastatrice

e a causa della sua ira ardente.





NOTA: La seconda sezione del libro di Geremia che segue ora 
composta di discorsi e d'oracoli d'epoche differenti e qualche
volta inseriti in racconti biografici dovuti alla penna di
Baruc, segretario di Geremia.



26.

All'inizio del regno di Ioiakim figlio di Giosia, re di Giuda,
fu rivolta a Geremia questa parola da parte del Signore.

Disse il Signore: Va' nell'atrio del tempio del Signore e
riferisci a tutte le citt di Giuda che vengono per adorare nel
tempio del Signore tutte le parole che ti ho comandato di
annunziare loro; non tralasciare neppure una parola.

Forse ti ascolteranno e ognuno abbandoner la propria condotta
perversa; in tal caso disdir tutto il male che pensavo di fare
loro a causa della malvagit delle loro azioni.

Tu dirai dunque loro: Dice il Signore: Se non mi ascolterete, se
non camminerete secondo la legge che ho posto davanti a voi e se
non ascolterete le parole dei profeti miei servi che ho inviato
a voi con costante premura, ma che voi non avete ascoltato, io
ridurr questo tempio come quello di Silo e far di questa citt
un esempio di maledizione per tutti i popoli della terra.

I sacerdoti, i profeti e tutto il popolo udirono Geremia che
diceva queste parole nel tempio del Signore. Ora, quando Geremia
fin di riferire quanto il Signore gli aveva comandato di dire a
tutto il popolo, i sacerdoti e i profeti lo arrestarono dicendo:
Devi morire! Perch hai predetto nel nome del Signore: Questo
tempio diventer come Silo e questa citt sar devastata,
disabitata?.

Tutto il popolo si radun contro Geremia nel tempio del Signore.

I capi di Giuda vennero a sapere queste cose e salirono dalla
reggia nel tempio del Signore e sedettero all'ingresso della
Porta Nuova del tempio del Signore.

Allora i sacerdoti e i profeti dissero ai capi e a tutto il
popolo:

Quest'uomo merita una sentenza di morte, perch ha profetizzato
contro questa citt come avete udito con i vostri orecchi.

Ma Geremia rispose a tutti i capi e a tutto il popolo:

Il Signore mi ha mandato a profetizzare contro questo tempio e
contro questa citt le cose che avete ascoltato. Or dunque,
migliorate la vostra condotta e le vostre azioni e ascoltate la
voce del Signore vostro Dio e il Signore ritratter il male che
ha annunziato contro di voi. Quanto a me, eccomi in mano vostra,
fate di me come vi sembra bene e giusto; ma sappiate bene che,
se voi mi ucciderete, attirerete sangue innocente su di voi, su
questa citt e sui suoi abitanti, perch il Signore mi ha
veramente inviato a voi per esporre ai vostri orecchi tutte
queste cose. I capi e tutto il popolo dissero ai sacerdoti e ai
profeti: Non ci deve essere sentenza di morte per quest'uomo,
perch ci ha parlato nel nome del Signore nostro Dio.

Allora si alzarono alcuni anziani del paese e dissero a tutta
l'assemblea del popolo: Michea il Morastita, che profetizzava
al tempo di Ezechia, re di Giuda, afferm a tutto il popolo di
Giuda: Dice il Signore degli eserciti:

Sion sar arata come un campo,

Gerusalemme diventer un cumulo di rovine,

il monte del tempio un'altura boscosa!

Forse Ezechia re di Giuda e tutti quelli di Giuda lo uccisero?
Non temettero piuttosto il Signore e non placarono il volto del
Signore e cos il Signore disdisse il male che aveva loro
annunziato? Noi, invece, stiamo per commettere una grave
iniquit a nostro danno.

C'era anche un altro uomo che profetizzava nel nome del Signore,
Uria figlio di Semaia da Kiriat-Iearim; egli profetizz contro
questa citt e contro questo paese con parole simili a quelle di
Geremia. Il re Ioiakim, tutti i suoi prodi e tutti i magistrati
udirono le sue parole e il re cerc di ucciderlo, ma Uria lo
venne a sapere e per timore fugg andandosene in Egitto. Allora
il re Ioiakim invi in Egitto uomini come Elnatan figlio di
Acbor, e altri con lui. Costoro fecero uscire dall'Egitto Uria e
lo condussero al re Ioiakim che lo fece uccidere di spada e fece
gettare il suo cadavere nelle fosse della gente del popolo.

Ma la mano di Achikam figlio di Safan, fu a favore di Geremia,
perch non lo consegnassero in potere del popolo per metterlo a
morte.





27.

Al principio del regno di Sedecia figlio di Giosia, re di Giuda,
fu rivolta questa parola a Geremia da parte del Signore.

Mi dice il Signore: Procurati capestri e un giogo e mettili sul
tuo collo. Quindi manda un messaggio al re di Edom, al re di
Moab, al re degli Ammoniti, al re di Tiro e al re di Sidone per
mezzo dei loro messaggeri venuti a Gerusalemme da Sedecia, re di
Giuda, e affida loro questo mandato per i loro signori: Dice il
Signore degli eserciti, Dio di Israele, cos parlerete ai vostri
signori: Io ho fatto la terra, l'uomo e gli animali che sono
sulla terra, con grande potenza e con braccio potente e li do a
chi mi piace. Ora ho consegnato tutte quelle regioni in potere
di Nabucodonosor re di Babilonia, mio servo; a lui ho consegnato
perfino le bestie selvatiche perch lo servano. Tutte le nazioni
saranno soggette a lui, a suo figlio e al nipote, finch anche
per il suo paese non verr il momento. Allora molte nazioni e re
potenti lo assoggetteranno.

La nazione o il regno che non si assoggetter a lui,
Nabucodonosor, re di Babilonia, e che non sottoporr il collo al
giogo del re di Babilonia, io li punir con la spada, la fame e
la peste  -  dice il Signore  -  finch non li avr consegnati
in suo potere.

Voi non date retta ai vostri profeti n ai vostri indovini n ai
vostri sognatori n ai vostri maghi n ai vostri stregoni, che
vi dicono: Non sarete soggetti al re di Babilonia!

Costoro vi predicono menzogne per allontanarvi dal vostro paese
e perch io vi disperda e cos andiate in rovina. Invece io
lascer stare tranquilla sul proprio suolo  -  dice il Signore
la nazione che sottoporr il collo al giogo del re di Babilonia
e gli sar soggetta; essa lo coltiver e lo abiter.

A Sedecia re di Giuda, io ho parlato proprio allo stesso modo:
Piegate il collo al giogo del re di Babilonia, siate soggetti a
lui e al suo popolo e conserverete la vita. Perch tu e il tuo
popolo vorreste morire di spada, di fame e di peste, come ha
preannunziato il Signore per la nazione che non si assoggetter
al re di Babilonia? Non date retta alle parole dei profeti che
vi dicono: Non sarete soggetti al re di Babilonia! perch essi
vi predicono menzogne. Io infatti non li ho mandati  -  dice il
Signore  -  ed essi predicono menzogne in mio nome; perci io
sar costretto a disperdervi e cos perirete voi e i profeti che
vi fanno tali profezie.

Ai sacerdoti e a tutto questo popolo ho detto: Dice il Signore:
Non ascoltate le parole dei vostri profeti che vi predicono che
gli arredi del tempio del Signore saranno subito riportati da
Babilonia, perch essi vi predicono menzogne.

Non ascoltateli! Siate piuttosto soggetti al re di Babilonia e
conserverete la vita. Perch questa citt dovrebbe essere
ridotta in una desolazione?

Se quelli sono veri profeti e se la parola del Signore  con
essi, intercedano dunque presso il Signore degli eserciti perch
gli arredi rimasti nel tempio del Signore e nella casa del re di
Giuda e a Gerusalemme non vadano a Babilonia.

Cos dice il Signore degli eserciti riguardo alle colonne, al
mare di bronzo, alle basi e al resto degli arredi che sono
ancora in questa citt e che Nabucodonosor, re di Babilonia non
prese quando deport Ieconia figlio di Ioiakim, re di Giuda, da
Gerusalemme in Babilonia con tutti i notabili di Giuda e di
Gerusalemme. Dice dunque cos il Signore degli eserciti, Dio di
Israele, riguardo agli arredi rimasti nel tempio del Signore,
nella casa del re di Giuda e a Gerusalemme: Saranno portati a
Babilonia e l rimarranno finch non li ricercher  -  parola
del Signore  -  e li porter indietro e li riporr in questo
luogo.





28.

In quell'anno, all'inizio del regno di Sedecia re di Giuda,
nell'anno quarto, quinto mese, Anania figlio di Azzur, il
profeta di Gabaon, mi rifer nel tempio del Signore sotto gli
occhi dei sacerdoti e di tutto il popolo queste parole: Dice il
Signore degli eserciti, Dio di Israele: Io romper il giogo del
re di Babilonia! Entro due anni far ritornare in questo luogo
tutti gli arredi del tempio del Signore che Nabucodonosor, re di
Babilonia, prese da questo luogo e port in Babilonia. Far
ritornare in questo luogo  -  dice il Signore  -  Ieconia figlio
di loiakim, re di Giuda, con tutti i deportati di Giuda che
andarono a Babilonia, poich romper il giogo del re di
Babilonia.

Il profeta Geremia rispose al profeta Anania, sotto gli occhi
dei sacerdoti e di tutto il popolo che stavano nel tempio del
Signore. Il profeta Geremia disse: Cos sia! Cos faccia il
Signore! Voglia il Signore realizzare le cose che hai predetto,
facendo ritornare gli arredi nel tempio e tutti i deportati da
Babilonia in questo luogo!

Tuttavia ascolta ora la parola che sto per dire ai tuoi orecchi
e agli orecchi di tutto il popolo. I profeti che furono prima di
me e di te dai tempi antichissimi predissero contro molti paesi,
contro regni potenti, guerra, fame e peste. Quanto al profeta
che predice la pace, egli sar riconosciuto come profeta mandato
veramente dal Signore soltanto quando la sua parola si
realizzer.

Allora il profeta Anania strapp il giogo dal collo del profeta
Geremia e lo ruppe; Anania rifer a tutto il popolo: Dice il
Signore: A questo modo io romper il giogo di Nabucodonosor re
di Babilonia, entro due anni, sul collo di tutte le nazioni.

Il profeta Geremia se ne and per la sua strada.

Ora, dopo che il profeta Anania ebbe rotto il giogo sul collo
del profeta Geremia, la parola del Signore fu rivolta a Geremia:
Va' e riferisci ad Anania: Cos dice il Signore: Tu hai rotto
un giogo di legno ma io, al suo posto ne far uno di ferro.
Infatti, dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Io
porr un giogo di ferro sul collo di tutte queste nazioni perch
siano soggette a Nabucodonosor, re di Babilonia. Allora il
profeta Geremia disse al profeta Anania; Ascolta, Anania! Il
Signore non ti ha mandato e tu induci questo popolo a confidare
nella menzogna; perci dice il Signore: Ecco, ti mando via dal
paese; quest'anno tu morirai, perch hai predicato la ribellione
contro il Signore.

Il profeta Anania mor in quello stesso anno, nel settimo mese.





29.

Queste sono le parole della lettera che il profeta Geremia mand
da Gerusalemme al resto degli anziani in esilio, ai sacerdoti,
ai profeti e a tutto il resto del popolo che Nabucodonosor aveva
deportato da Gerusalemme a Babilonia; la mand dopo che il re
Ieconia, la regina madre, i dignitari di corte, i capi di Giuda
e di Gerusalemme, gli artigiani e i fabbri erano partiti da
Gerusalemme. Fu recata per mezzo di Elasa figlio di Safan e di
Ghemaria figlio di Chelkia, che Sedecia re di Giuda aveva
inviati a Nabucodonosor re di Babilonia, in Babilonia. Essa
diceva:

Cos dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele, a tutti
gli esuli che ho fatto deportare da Gerusalemme a Babilonia:
Costruite case e abitatele, piantate orti e mangiatene i frutti;
prendete mogli e mettete al mondo figli e figlie, scegliete
mogli per i figli e maritate le figlie; costoro abbiano figlie e
figli. Moltiplicatevi l e non diminuite. Cercate il benessere
del paese in cui vi ho fatto deportare. Pregate il Signore per
esso, perch dal suo benessere dipende il vostro benessere.

Cos dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Non vi
traggano in errore i profeti che sono in mezzo a voi e i vostri
indovini; non date retta ai sogni che essi sognano. Poich con
inganno parlano come profeti a voi in mio nome; io non li ho
inviati. Oracolo del Signore.

Pertanto dice il Signore: Solamente quando saranno compiuti,
riguardo a Babilonia, settanta anni, vi visiter e realizzer
per voi la mia buona promessa di ricondurvi in questo luogo. Io,
infatti, conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo  - 
dice il Signore  -  progetti di pace e non di sventura, per
concedervi un futuro pieno di speranza. Voi mi invocherete e
ricorrerete a me e io vi esaudir; mi cercherete e mi troverete,
perch mi cercherete con tutto il cuore; mi lascer trovare da
voi  -  dice il Signore  -  cambier in meglio la vostra sorte e
vi raduner da tutte le nazioni e da tutti i luoghi dove vi ho
disperso  -  dice il Signore  -  vi ricondurr nel luogo da dove
vi ho fatto condurre in esilio.

Certo voi dite: Il Signore ci ha suscitato profeti in Babilonia.

Ebbene, queste le parole del Signore al re che siede sul trono
di Davide e a tutto il popolo che abita in questa citt, ai
vostri fratelli che non sono partiti con voi nella deportazione;
dice il Signore degli eserciti: Ecco, io mander contro di essi
la spada, la fame e la peste e li render come i fichi guasti,
che non si possono mangiare tanto sono cattivi.

Li perseguiter con la spada, la fame e la peste; li far
oggetto di orrore per tutti i regni della terra, oggetto di
maledizione, di stupore, di scherno e di obbrobrio in tutte le
nazioni nelle quali li ho dispersi, perch non hanno ascoltato
le mie parole  -  dice il Signore  -  quando mandavo loro i miei
servi, i profeti, con continua premura, eppure essi non hanno
ascoltato. Oracolo del Signore. Voi per ascoltate la parola del
Signore, voi deportati tutti, che io ho mandato da Gerusalemme a
Babilonia.

Cos dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele, riguardo ad
Acab figlio di Kolaia, e a Sedecia figlio di Maasia, che vi
predicono menzogne in mio nome: Ecco, li dar in mano a
Nabucodonosor re di Babilonia, il quale li uccider sotto i
vostri occhi. Da essi si trarr una formula di maledizione in
uso presso tutti i deportati di Giuda in Babilonia e si dir: Il
Signore ti tratti come Sedecia e Acab, che il re di Babilonia
fece arrostire sul fuoco! Poich essi hanno operato cose nefande
in Gerusalemme, hanno commesso adulterio con le mogli del
prossimo, hanno proferito in mio nome parole senza che io avessi
dato loro alcun ordine. Io stesso lo so bene e ne sono
testimone. Oracolo del Signore. A Semaia il Nechelamita tu
riferirai queste parole: Cos dice il Signore degli eserciti,
Dio di Israele: Perch hai mandato in tuo nome lettere a tutto
il popolo di Gerusalemme e a Sofonia figlio di Maasia, il
sacerdote, e a tutti i sacerdoti, dicendo: Il Signore ti ha
costituito sacerdote al posto del sacerdote Ioiada, perch fossi
sovrintendente nel tempio del Signore, per reprimere qualunque
forsennato che vuole fare il profeta, ponendolo in ceppi e in
catene. Orbene, perch non reprimi Geremia da Anatot, che fa
profezie fra di voi? Infatti egli ci ha mandato a dire in
Babilonia: Sar lunga la cosa! Edificate case e abitatele,
piantate orti e mangiatene i frutti!. Il sacerdote Sofonia
lesse questa lettera in presenza del profeta Geremia. Allora la
parola del Signore fu rivolta a Geremia: Invia questo messaggio
a tutti i deportati: Cos dice il Signore riguardo a Semaia il
Nechelamita: Poich Semaia ha parlato a voi come profeta mentre
io non l'avevo mandato e vi ha fatto confidare nella menzogna,
per questo dice il Signore: Ecco, punir Semaia il Nechelamita e
la sua discendenza; nessuno dei suoi dimorer in mezzo a questo
popolo, n vedr il bene che far al mio popolo  -  dice il
Signore  -  perch ha predicato la ribellione contro il Signore.





30.

Parola che fu rivolta a Geremia da parte del Signore: Dice il
Signore, Dio di Israele: Scriviti in un libro tutte le cose che
ti dir, perch, ecco, verranno giorni  -  dice il Signore  - 
nei quali cambier la sorte del mio popolo, di Israele e di
Giuda  -  dice il Signore  -; li ricondurr nel paese che ho
concesso ai loro padri e ne prenderanno possesso. Queste sono
le parole il Signore pronunzi per Israele e per Giuda:



Cos dice il Signore:

Si ode un grido di spavento, terrore, non pace.

Informatevi e osservate se un maschio pu partorire.

Perch mai vedo tutti gli uomini

con le mani sui fianchi come una partoriente?

Perch ogni faccia  stravolta, impallidita? Ohim!

Perch grande  quel giorno, non ce n' uno simile!

Esso sar un tempo di angoscia per Giacobbe,

tuttavia egli ne uscir salvato.



In quel giorno  -  parola del Signore degli eserciti  -  romper
il giogo togliendolo dal suo collo, spezzer le sue catene; non
saranno pi schiavi di stranieri. Essi serviranno il Signore
loro Dio e Davide loro re, che io susciter loro.



Tu, poi, non temere, Giacobbe, mio servo.

Oracolo del Signore.

Non abbatterti, Israele,

poich io liberer te dal paese lontano,

la tua discendenza dal paese del suo esilio.

Giacobbe ritorner e godr la pace,

vivr tranquillo e nessuno lo molester.

Poich io sono con te per salvarti, oracolo del Signore.

Sterminer tutte le nazioni, in mezzo alle quali ti ho disperso;

ma con te non voglio operare una strage;

cio ti castigher secondo giustizia

non ti lascer del tutto impunito.



Cos dice il Signore:

La tua ferita  incurabile, la tua piaga  molto grave.

Per la tua piaga non ci sono rimedi,

non si forma nessuna cicatrice.

Tutti i tuoi amanti ti hanno dimenticato,

non ti cercano pi;

poich ti ho colpito come colpisce un nemico,

con un castigo severo

per le tue grandi iniquit, per i molti tuoi peccati.

Perch gridi per la ferita?

Incurabile  la tua piaga.

A causa della tua grande iniquit, dei molti tuoi peccati,

io ti ho fatto questi mali.

Per quanti ti divorano saranno divorati,

i tuoi oppressori andranno tutti in schiavit,

i tuoi saccheggiatori saranno abbandonati al saccheggio

e saranno oggetto di preda quanti ti hanno depredato.

Far infatti cicatrizzare la tua ferita

e ti guarir dalle tue piaghe.

Parola del Signore.

Poich ti chiamano la ripudiata, o Sion,

quella di cui nessuno si cura,

cos dice il Signore:

Ecco, restaurer la sorte delle tende di Giacobbe

e avr compassione delle sue dimore.

La citt sar ricostruita sulle rovine

e il palazzo sorger di nuovo al suo posto.

Ne usciranno inni di lode, voci di gente festante.

Li moltiplicher e non diminuiranno,

li onorer e non saranno disprezzati,

i loro figli saranno come una volta,

mentre punir tutti i loro avversari.

Il loro capo sar uno di essi

e da essi uscir il loro comandante;

io lo far avvicinare ed egli si accoster a me.

Poich chi  colui che arrischia la vita

per avvicinarsi a me?

Oracolo del Signore.

Voi sarete il mio popolo e io sar il vostro Dio.

Ecco la tempesta del Signore, il suo furore si scatena,

una tempesta travolgente; si abbatte sul capo dei malvagi.

Non cesser l'ira ardente del Signore,

finch non abbia compiuto e attuato i progetti del suo cuore.

Alla fine dei giorni lo comprenderete!





31.

In quel tempo  -  oracolo del Signore  -

io sar Dio per tutte le trib di Israele

ed esse saranno il mio popolo.

Cos dice il Signore:

Ha trovato grazia nel deserto un popolo di scampati alla spada;

Israele si avvia a una quieta dimora.



Da lontano gli  apparso il Signore:

Ti ho amato di amore eterno,

per questo ti conservo ancora piet.

Ti edificher di nuovo e tu sarai riedificata,

vergine di Israele.

Di nuovo ti ornerai dei tuoi tamburi

e uscirai fra la danza dei festanti.

Di nuovo pianterai vigne sulle colline di Samaria;

i piantatori, dopo aver piantato, raccoglieranno.

Verr il giorno in cui grideranno le vedette

sulle montagne di Efraim:

Su, saliamo a Sion, andiamo dal Signore nostro Dio.



Poich dice il Signore:

Innalzate canti di gioia per Giacobbe

esultate per la prima delle nazioni,

fate udire la vostra lode e dite:

Il Signore ha salvato il suo popolo, un resto di Israele.



Ecco, li riconduco dal paese del settentrione

e li raduno dall'estremit della terra;

fra di essi sono il cieco e lo zoppo,

la donna incinta e la partoriente;

ritorneranno qui in gran folla.

Essi erano partiti nel pianto, io li riporter tra le
consolazioni;

li condurr a fiumi d'acqua

per una strada diritta in cui non inciamperanno;

perch io sono un padre per Israele,

Efraim  il mio primogenito.



Ascoltate, popoli, la parola del Signore,

annunziatela alle isole pi lontane e dite:

Chi ha disperso Israele lo raduna

e lo custodisce come un pastore il suo gregge,

perch il Signore ha redento Giacobbe,

lo ha riscattato dalle mani del pi forte di lui.

Verranno e canteranno inni sull'altura di Sion,

affluiranno verso i beni del Signore,

verso il grano, il mosto e l'olio,

verso i nati dei greggi e degli armenti.

Essi saranno come un giardino irrigato,

non languiranno pi.

Allora si allieter la vergine alla danza,

i giovani e i vecchi gioiranno.

Io cambier il loro lutto in gioia,

li consoler e li render felici, senza afflizioni.

Sazier di delizie l'anima dei sacerdoti

e il mio popolo abbonder dei miei beni.

Parola del Signore.



Cos dice il Signore:

Una voce si ode da Rama, lamento e pianto amaro:

Rachele piange i suoi figli,

rifiuta d'essere consolata perch non sono pi.

Dice il Signore:

Trattieni la voce dal pianto,

i tuoi occhi dal versare lacrime,

perch c' un compenso per le tue pene;

essi torneranno dal paese nemico.

C' una speranza per la tua discendenza:

i tuoi figli ritorneranno entro i loro confini.

Ho udito Efraim rammaricarsi:

Tu mi hai castigato e io ho subito il castigo

come un giovenco non domato.

Fammi ritornare e io ritorner, perch tu sei il Signore mio Dio.



Dopo il mio smarrimento, mi sono pentito;

dopo essermi ravveduto, mi sono battuto l'anca.

Mi sono vergognato e ne provo confusione,

perch porto l'infamia della mia giovinezza.

Non  forse Efraim un figlio caro per me,

un mio fanciullo prediletto?

Infatti, dopo averlo minacciato,

me ne ricordo sempre pi vivamente.

Per questo le mie viscere si commuovono per lui,

provo per lui profonda tenerezza.

Oracolo del Signore.

Pianta dei cippi, metti pali indicatori,

sta' bene attenta alla strada, alla via che hai percorso.

Ritorna, vergine di Israele, ritorna alle tue citt.

Fino a quando andrai vagando, figlia ribelle?

Poich il Signore crea una cosa nuova sulla terra:

la donna cinger l'uomo!



Cos dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Si dir
ancora questa parola nel paese di Giuda e nelle sue citt,
quando avr cambiato la loro sorte: Il Signore ti benedica, o
dimora di giustizia, monte santo. Vi abiteranno insieme Giuda e
tutte le sue citt, agricoltori e allevatori di greggi. Poich
ristorer copiosamente l'anima stanca e sazier ogni anima che
languisce.

A questo punto mi sono destato e ho guardato; il mio sonno mi
parve soave. Ecco, verranno giorni  -  dice il Signore  -  nei
quali render feconda la casa di Israele e la casa di Giuda per
semenza di uomini e di bestiame. Allora, come ho vegliato su di
essi per sradicare e per demolire, per abbattere e per
distruggere e per affliggere con mali, cos veglier su di essi
per edificare e per piantare. Parola del Signore. In quei
giorni non si dir pi: I padri hanno mangiato uva acerba e i
denti dei figli si sono allegati! Ma ognuno morir per la sua
propria iniquit; a ogni persona che mangi l'uva acerba si
allegheranno i denti.

Ecco, verranno giorni  -  dice il Signore  -  nei quali con la
casa di Israele e con la casa di Giuda io concluder una
alleanza nuova. Non come l'alleanza che ho concluso con i loro
padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese
d'Egitto, una alleanza che essi hanno violato bench io fossi
loro Signore. Parola dei Signore. Questa sar l'alleanza che io
concluder con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il
Signore: Porr la mia legge nel loro animo, la scriver sul loro
cuore. Allora io sar il loro Dio ed essi il mio popolo. Non
dovranno pi istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete
il Signore, perch tutti mi conosceranno, dal pi piccolo al pi
grande, dice il Signore; poich io perdoner la loro iniquit e
non mi ricorder pi del loro peccato.



Cos dice il Signore

che ha fissato il sole

come luce del giorno,

la luna e le stelle

come luce della notte,

che solleva il mare

e ne fa mugghiare le onde

e il cui nome 

Signore degli eserciti:

Quando verranno meno queste leggi dinanzi a me  -  dice il
Signore  -

allora anche la progenie

di Israele cesser

di essere un popolo

davanti a me per sempre.

Cos dice il Signore:

Se si possono misurare i cieli in alto

ed esplorare in basso

le fondamenta della terra,

anch'io rigetter

tutta la progenie di Israele

per ci che ha commesso.

Oracolo del Signore.



Ecco, verranno giorni  -  dice il Signore  -  nei quali la
citt sar riedificata per il Signore dalla torre di Cananeel
fino alla porta dell'Angolo. La corda per misurare si stender
in linea retta fino alla collina di Gareb, volgendo poi verso
Goa. Tutta la valle dei cadaveri e delle ceneri e tutti i campi
fino al torrente Cedron fino all'angolo della porta dei Cavalli
a oriente saranno consacrati al Signore; non sar pi sconvolta
n distrutta mai pi.





32.

Parola che fu rivolta a Geremia dal Signore nell'anno decimo di
Sedecia re di Giuda, cio nell'anno decimo ottavo di
Nabucodonosor. L'esercito del re di Babilonia assediava allora
Gerusalemme e il profeta Geremia era rinchiuso nell'atrio della
prigione, nella reggia del re di Giuda, e ve lo aveva rinchiuso
Sedecia re di Giuda, dicendo: Perch profetizzi con questa
minaccia: Dice il Signore: Ecco metter questa citt in potere
del re di Babilonia ed egli la occuper, Sedecia re di Giuda non
scamper dalle mani dei Caldei, ma sar dato in mano del re di
Babilonia e parler con lui faccia a faccia e si guarderanno
negli occhi; egli condurr Sedecia in Babilonia dove egli
rester finch io non lo visiter  -  oracolo del Signore  -, se
combatterete contro i Caldei, non riuscirete a nulla?

Geremia disse: Mi fu rivolta questa parola del Signore: Ecco
Canamel, figlio di Sallum tuo zio, viene da te per dirti:
Comprati il mio campo, che si trova in Anatot, perch a te
spetta il diritto di riscatto per acquistarlo. Venne dunque da
me Canamel, figlio di mio zio, secondo la parola del Signore,
nell'atrio della prigione e mi disse: Compra il mio campo che
si trova in Anatot, perch a te spetta il diritto di acquisto e
a te tocca il riscatto. Compratelo!.

Allora riconobbi che questa era la volont del Signore e comprai
il campo da Canamel, figlio di mio zio, e gli pagai il prezzo:
diciassette sicli d'argento. Stesi il documento del contratto,
lo sigillai, chiamai i testimoni e pesai l'argento sulla
stadera. Quindi presi il documento di compra, quello sigillato e
quello aperto, secondo le prescrizioni della legge. Diedi il
contratto di compra a Baruc figlio di Neria, figlio di Macsia,
sotto gli occhi di Canamel figlio di mio zio e sotto gli occhi
dei testimoni che avevano sottoscritto il contratto di compra e
sotto gli occhi di tutti i Giudei che si trovavano nell'atrio
della prigione. Diedi poi a Baruc quest'ordine: Dice il Signore
degli eserciti, Dio di Israele: Prendi i contratti di compra,
quello sigillato e quello aperto, e mettili in un vaso di terra,
perch si conservino a lungo. Poich dice il Signore degli
eserciti, Dio di Israele: Ancora si compreranno case, campi e
vigne in questo paese.

Pregai il Signore, dopo aver consegnato il contratto di compra a
Baruc figlio di Neria:

Ah, Signore Dio, tu hai fatto il cielo e la terra con grande
potenza e con braccio forte, nulla ti  impossibile. Tu usi
misericordia con mille e fai subire la pena dell'iniquit dei
padri ai loro figli dopo di essi, Dio grande e forte, che ti
chiami Signore degli eserciti. Tu sei grande nei pensieri e
potente nelle opere, tu, i cui occhi sono aperti su tutte le vie
degli uomini, per dare a ciascuno secondo la sua condotta e il
merito delle sue azioni. Tu hai operato segni e miracoli nel
paese di Egitto e fino ad oggi in Israele e fra tutti gli uomini
e ti sei fatto un nome come appare Oggi.

Tu hai fatto uscire dall'Egitto il tuo popolo Israele con segni
e con miracoli, con mano forte e con braccio possente e
incutendo grande spavento. Hai dato loro questo paese, che avevi
giurato ai loro padri di dare loro, terra in cui scorre latte e
miele. Essi vennero e ne presero possesso, ma non ascoltarono la
tua voce, non camminarono secondo la tua legge, non fecero
quanto avevi comandato loro di fare; perci tu hai mandato su di
loro tutte queste sciagure.

Ecco, le opere di assedio hanno raggiunto la citt per
occuparla; la citt sar data in mano ai Caldei che l'assediano
con la spada, la fame e la peste. Ci che avevi detto avviene;
ecco, tu lo vedi. E tu, Signore Dio, mi dici: Comprati il campo
con denaro e chiama i testimoni, mentre la citt sar messa in
mano ai Caldei.

Allora mi fu rivolta questa parola del Signore:

Ecco, io sono il Signore Dio di ogni essere vivente; qualcosa 
forse impossibile per me?

Pertanto dice il Signore: Ecco, io dar questa citt in mano ai
Caldei e a Nabucodonosor re di Babilonia, il quale la prender.
Vi entreranno i Caldei che combattono contro questa citt,
bruceranno questa citt con il fuoco e daranno alle fiamme le
case sulle cui terrazze si offriva incenso a Baal e si facevano
libazioni agli altri dei per provocarmi.

Gli Israeliti e i figli di Giuda non hanno fatto che quanto 
male ai miei occhi fin dalla loro giovinezza; gli Israeliti
hanno soltanto saputo offendermi con il lavoro delle loro mani.
Oracolo del Signore.

Poich causa della mia ira e del mio sdegno  stata questa citt
da quando la edificarono fino ad oggi, cos io la far
scomparire dalla mia presenza, a causa di tutto il male che gli
Israeliti e i figli di Giuda commisero per provocarmi, essi, i
loro re, i loro capi, i loro sacerdoti e i loro profeti, gli
uomini di Giuda e gli abitanti di Gerusalemme.

Essi mi voltarono la schiena invece della faccia; io li istruivo
con continua premura, ma essi non ascoltarono e non impararono
la correzione.

Essi collocarono i loro idoli abominevoli perfino nel tempio che
porta il mio nome per contaminarlo e costruirono le alture di
Baal nella valle di Ben-Innom per far passare per il fuoco i
loro figli e le loro figlie in onore di Moloch  -  cosa che io
non avevo comandato, anzi neppure avevo pensato di istituire un
abominio simile  -, per indurre a peccare Giuda.

Ora cos dice il Signore Dio di Israele, riguardo a questa citt
che voi dite sar data in mano al re di Babilonia per mezzo
della spada, della fame e della peste:

Ecco, li raduner da tutti i paesi nei quali li ho dispersi
nella mia ira, nel mio furore e nel mio grande sdegno; li faro
tornare in questo luogo e li far abitare tranquilli.

Essi saranno il mio popolo e io sar il loro Dio. Dar loro un
solo cuore e un solo modo di comportarsi perch mi temano tutti
i giorni per il loro bene e per quello dei loro figli dopo di
essi. Concluder con essi un'alleanza eterna e non mi
allontaner pi da loro per beneficarli; metter nei loro cuori
il mio timore, perch non si distacchino da me. Godr nel
beneficarli, li fisser stabilmente in questo paese, con tutto
il cuore e con tutta l'anima. Poich cos dice il Signore:
Come ho mandato su questo popolo tutto questo grande male, cos
io mander su di loro tutto il bene che ho loro promesso. E
compreranno campi in questo paese, di cui voi dite: E' una
desolazione, senza uomini e senza bestiame, lasciato in mano ai
Caldei. Essi si compreranno campi con denaro, stenderanno
contratti e li sigilleranno e si chiameranno testimoni nella
terra di Beniamino e nei dintorni di Gerusalemme, nelle citt di
Giuda e nelle citt della montagna e nelle citt della Sefela e
nelle citt del mezzogiorno, perch cambier la loro sorte.

Oracolo del Signore.





33.

La parola del Signore fu rivolta una seconda volta a Geremia,
mentre egli era ancora chiuso nell'atrio della prigione:

Cos dice il Signore, che ha fatto la terra e l'ha formata per
renderla stabile e il cui nome  il Signore: Invocami e io ti
risponder e ti annunzier cose grandi e impenetrabili, che tu
non conosci.

Poich dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele, riguardo
alle case di questa citt e alle case dei re di Giuda, che
saranno diroccate di fronte alle opere di assedio e alle armi
dei Caldei venuti a far guerra e a riempirle dei cadaveri degli
uomini che io ho colpito nella mia ira e nel mio furore, poich
ho nascosto il volto distornandolo da questa citt a causa di
tutta la loro malvagit: Ecco io far rimarginare la loro piaga,
li curer e li risaner; procurer loro abbondanza di pace e di
sicurezza. Cambier la sorte di Giuda e la sorte di Israele e li
ristabilir come al principio. Li purificher da tutta
l'iniquit con cui hanno peccato contro di me e perdoner tutte
le iniquit che hanno commesso verso di me e per cui si sono
ribellati contro di me. Ci sar per me titolo di gioia, di lode
e di gloria tra tutti i popoli della terra, quando sapranno
tutto il bene che io faccio loro e temeranno e tremeranno per
tutto il bene e per tutta la pace che conceder loro. Dice il
Signore: In questo luogo, di cui voi dite: Esso  desolato,
senza uomini e senza bestiame; nelle citt di Giuda e nelle
strade di Gerusalemme, che sono desolate, senza uomini, senza
abitanti e senza bestiame, si udranno ancora grida di gioia e
grida di allegria, la voce dello sposo e quella della sposa e il
canto di coloro che dicono: "Lodate il Signore degli eserciti,
perch  buono, perch la sua grazia dura sempre", portando
sacrifici di ringraziamento nel tempio del Signore, perch
ristabilir la sorte di questo paese come era prima, dice il
Signore.

Cos dice il Signore degli eserciti: In questo luogo desolato,
senza uomini e senza bestiame, e in tutte le sue citt ci
saranno ancora luoghi di pastori che vi faranno riposare i
greggi. Nelle citt dei monti, nelle citt della Sefela, nelle
citt del mezzogiorno, nella terra di Beniamino, nei dintorni di
Gerusalemme e nelle citt di Giuda passeranno ancora le pecore
sotto la mano di chi le conta, dice il Signore.



Ecco, verranno giorni  -  oracolo del Signore  -  nei quali io
realizzer le promesse di bene che ho fatto alla casa di Israele
e alla casa di Giuda.

In quei giorni e in quel tempo far germogliare per Davide un
germoglio di giustizia; egli eserciter il giudizio e la
giustizia sulla terra. In quei giorni Giuda sar salvato e
Gerusalemme. Vivr tranquilla. Cos sar chiamata:
Signore-nostra-giustizia.

Cos dice il Signore: Davide non sar mai privo di un
discendente che sieda sul trono della casa di Israele; ai
sacerdoti leviti non mancher mai chi stia davanti a me per
offrire olocausti, per bruciare l'incenso in offerta e compiere
sacrifici tutti i giorni.

Questa parola del Signore fu poi rivolta a Geremia: Dice il
Signore: Se voi potete spezzare la mia alleanza con il giorno e
la mia alleanza con la notte, in modo che non vi siano pi
giorno e notte al tempo loro, cos sar rotta anche la mia
alleanza con Davide mio servo, in modo che non abbia un figlio
che regni sul suo trono, e quella con i leviti sacerdoti che mi
servono. Come non si pu contare la milizia del cielo n
numerare la sabbia del mare, cos io moltiplicher la
discendenza di Davide, mio servo, e i leviti che mi servono.

La parola del Signore fu ancora rivolta a Geremia: Non hai
osservato ci che questo popolo va dicendo: Il Signore ha
rigettato le due famiglie che si era scelte! e cos disprezzano
il mio popolo quasi che non sia pi una nazione ai loro occhi?.
Dice il Signore: Se non sussiste pi la mia alleanza con il
giorno e con la notte, se io non ho stabilito le leggi del cielo
e della terra, in tal caso potr rigettare la discendenza di
Giacobbe e di Davide mio servo, cos da non prendere pi dai
loro posteri coloro che governeranno sulla discendenza di
Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Poich io cambier la loro
sorte e avr piet di loro.





34.

Parola che fu rivolta a Geremia dal Signore, quando
Nabucodonosor re di Babilonia con tutto il suo esercito e tutti
i regni della terra sotto il suo dominio e tutti i popoli
combattevano contro Gerusalemme e tutte le citt dipendenti.
Cos dice il Signore Dio di Israele: Va' a parlare a Sedecia re
di Giuda e digli: Cos parla il Signore: Ecco io do questa citt
in mano al re di Babilonia, che la dar alle fiamme: Tu non
scamperai dalla sua mano, ma sarai preso e consegnato in suo
potere. I tuoi occhi fisseranno gli occhi del re di Babilonia,
gli parlerai faccia a faccia e poi andrai a Babilonia. Tuttavia,
ascolta la parola del Signore, o Sedecia re di Giuda! Cos dice
il Signore a tuo riguardo: Non morirai di spada! Morirai in pace
e come si bruciarono aromi per i funerali dei tuoi padri, gli
antichi re di Giuda che furono prima di te, cos si bruceranno
per te e per te si far il lamento dicendo: Ahim, Signore!
Questo ho detto. Oracolo del Signore. Il profeta Geremia rifer
a Sedecia re di Giuda tutte queste parole in Gerusalemme.
Frattanto l'esercito del re di Babilonia muoveva guerra a
Gerusalemme e a tutte le citt di Giuda che ancora rimanevano,
Lachis e Azeka, poich solo queste fortezze erano rimaste fra le
citt di Giuda.



Questa parola fu rivolta a Geremia dal Signore, dopo che il re
Sedecia ebbe concluso un'alleanza con tutto il popolo che si
trovava a Gerusalemme, di proclamare la libert degli schiavi,
rimandando liberi ognuno il suo schiavo ebreo e la sua schiava
ebrea, cos che nessuno costringesse pi alla schiavit un
Giudeo suo fratello.

Tutti i capi e tutto il popolo, che avevano aderito
all'alleanza, acconsentirono a rimandare liberi ognuno il
proprio schiavo e ognuno la propria schiava, cos da non
costringerli pi alla schiavit: acconsentirono dunque e li
rimandarono effettivamente; ma dopo si pentirono e ripresero gli
schiavi e le schiave che avevano rimandato liberi e li ridussero
di nuovo schiavi e schiave.

Allora questa parola del Signore fu rivolta a Geremia: Cos
dice il Signore, Dio di Israele: Io ho concluso un'alleanza con
i vostri padri, quando li ho fatti uscire dal paese d'Egitto, da
una condizione servile, dicendo: Al compiersi di sette anni
rimander ognuno il suo fratello ebreo che si sar venduto a te;
egli ti servir sei anni, quindi lo rimanderai libero
disimpegnato da te; ma i vostri padri non mi ascoltarono e non
prestarono orecchio. Ora voi oggi vi eravate ravveduti e avevate
fatto ci che  retto ai miei occhi, proclamando ciascuno la
libert del suo fratello; voi avevate concluso un patto davanti
a me, nel tempio in cui  invocato il mio nome. Ma poi avete
mutato di nuovo parere e profanando il mio nome avete ripreso
ognuno gli schiavi e le schiave, che avevate rimandati liberi
secondo il loro desiderio, e li avete costretti a essere ancora
vostri schiavi e vostre schiave. Perci dice il Signore: Voi non
avete dato ascolto al mio ordine che ognuno proclamasse la
libert del proprio fratello e del proprio prossimo: ora, ecco,
io affider la vostra liberazione  -  parola del Signore  - 
alla spada, alla peste e alla fame e vi far oggetto di terrore
per tutti i regni della terra. Gli uomini che hanno trasgredito
la mia alleanza, perch non hanno eseguito i termini
dell'alleanza che avevano concluso in mia presenza, io li
render come il vitello che spaccarono in due passando fra le
sue met. I capi di Giuda i capi di Gerusalemme, gli eunuchi, i
sacerdoti e tutto il popolo del paese, che passarono attraverso
le due met del vitello, li dar in mano ai loro nemici e a
coloro che attentano alla loro vita; i loro cadaveri saranno
pasto agli uccelli dell'aria e alle bestie seIvatiche. Dar
Sedecia re di Giuda e i suoi capi in mano ai loro nemici, in
mano a coloro che attentano alla loro vita e in mano
all'esercito del re di Babilonia, che ora si  allontanato da
voi. Ecco, io dar un ordine  -  dice il Signore  -  e li far
tornare verso questa citt la assedieranno, la prenderanno e la
daranno alle fiamme e le citt di Giuda le render desolate,
senza abitanti.





35.

Questa parola fu rivolta a Geremia dal Signore nei giorni di
Ioiakim figlio di Giosia, re di Giuda: Va' dai Recabiti e parla
loro, conduducili in una delle stanze nel tempio del Signore e
offri loro vino da bere.

Io allora presi Iazania figlio di Geremia, figlio di Cabassinia,
i suoi fratelli e tutti i suoi figli, cio tutta la famiglia dei
Recabiti. Li condussi nel tempio del Signore, nella stanza dei
figli di Canan figlio di Iegdalia, uomo di Dio, la quale si
trova vicino alla stanza dei capi, sopra la stanza di Maasia
figlio di Sallum, custode di servizio alla soglia. Posi davanti
ai membri della famiglia dei Recabiti boccali pieni di vino e
delle coppe e dissi loro: Bevete il vino!. Essi risposero:

Noi non beviamo vino, perch Ionadab figlio di Recab, nostro
antenato, ci diede quest'ordine: Non berrete vino, n voi n i
vostri figli, mai; non costruirete case, non seminerete sementi,
non pianterete vigne e non ne possederete alcuna, ma abiterete
nelle tende tutti i vostri giorni, perch possiate vivere a
lungo sulla terra, dove vivete come forestieri. Noi abbiamo
obbedito agli ordini di Ionadab figlio di Recab, nostro
antenato, riguardo a quanto ci ha comandato cos che noi, le
nostre mogli, i nostri figli e le nostre figlie, non beviamo
vino per tutta la nostra vita; non costruiamo case da abitare n
possediamo vigne o campi o sementi. Noi abitiamo nelle tende,
obbediamo e facciamo quanto ci ha comandato Ionadab nostro
antenato.

Quando Nabucodonosor re di Babilonia  venuto contro il paese,
ci siamo detti: Venite, entriamo in Gerusalemme per sfuggire
all'esercito dei Caldei e all'esercito degli Aramei. Cos siamo
venuti ad abitare in Gerusalemme.

Allora questa parola del Signore fu rivolta a Geremia: Cos
dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Va' e riferisci
agli uomini di Giuda e agli abitanti di Gerusalemme:

Non accetterete la lezione, ascoltando le mie parole? Oracolo
del Signore. Sono state messe in pratica le parole di Ionadab
figlio di Recab, il quale aveva comandato ai suoi figli di non
bere vino. Essi infatti non lo hanno bevuto fino a oggi, perch
hanno obbedito al comando del loro padre.

Io vi ho parlato con continua premura, ma voi non mi avete
ascoltato! Vi ho inviato tutti i miei servi, i profeti, con viva
sollecitudine per dirvi:

Abbandonate ciascuno la vostra condotta perversa, emendate le
vostre azioni e non seguite altri dei per servirli per poter
abitare nel paese che ho concesso a voi e ai vostri padri, ma
voi non avete prestato orecchio e non mi avete dato retta. Cos
i figli di Ionadab figlio di Recab hanno eseguito il comando che
il loro padre aveva dato loro; questo popolo, invece, non mi ha
ascoltato.

Perci dice il Signore, Dio degli eserciti e Dio di Israele:
Ecco, io mander su Giuda e su tutti gli abitanti di Gerusalemme
tutto il male che ho annunziato contro di essi, perch ho
parlato loro e non mi hanno ascoltato, li ho chiamati e non
hanno risposto.

Geremia rifer alla famiglia dei Recabiti: Dice il Signore
degli eserciti, Dio di Israele: Poich avete ascoltato il
comando di Ionadab vostro padre e avete osservato tutti i suoi
decreti e avete fatto quanto vi aveva ordinato, per questo dice
il Signore degli eserciti, Dio di Israele: a Ionadab figlio di
Recab non verr mai a mancare qualcuno che stia sempre alla mia
presenza.





[Le sofferenze di Geremia].

NOTA: Questa terza parte, tratta dalle memorie di Baruc,
racconta il calvario di Geremia negli ultimi anni della sua vita
(605-587 avanti Cristo).



36.

Nel quarto anno di Ioiakim figlio di Giosia, re di Giuda, fu
rivolta a Geremia da parte del Signore questa parola:

Prendi un rotolo da scrivere e scrivici tutte le cose che ti ho
detto riguardo a Gerusalemme, a Giuda e a tutte le nazioni, da
quando cominciai a parlarti dal tempo di Giosia fino ad oggi.
Forse quelli della casa di Giuda, sentendo tutto il male che mi
propongo di fare loro, abbandoneranno ciascuno la sua condotta
perversa e allora perdoner le loro iniquit e i loro peccati.

Geremia chiam Baruc figlio di Neria e Baruc scrisse, sotto la
dettatura di Geremia, tutte le cose che il Signore gli aveva
detto su un rotolo per scrivere. Quindi Geremia ordin a Baruc:

Io ne sono impedito e non posso andare nel tempio del Signore.
Andrai dunque tu a leggere, nel rotolo che hai scritto sotto la
mia dettatura, le parole del Signore, facendole udire al popolo
del tempio del Signore in un giorno di digiuno; le leggerai
anche ad alta voce a tutti quelli di Giuda che vengono dalle
loro citt. Forse si umilieranno con suppliche dinanzi al
Signore e abbandoneranno ciascuno la sua condotta perversa,
perch grande  l'ira e il furore che il Signore ha espresso
verso questo popolo.

Baruc figlio di Neria fece quanto gli aveva comandato il profeta
Geremia, leggendo sul rotolo le parole del Signore nel tempio.

Nel quinto anno di Ioiakim figlio di Giosia, re di Giuda, nel
nono mese, fu indetto un digiuno davanti al Signore per tutto il
popolo di Gerusalemme e per tutto il popolo che era venuto dalle
citt di Giuda a Gerusalemme.

Baruc dunque lesse nel libro facendo udire a tutto il popolo le
parole di Geremia, nel tempio del Signore, nella stanza di
Ghemaria, figlio di Safan lo scriba, nel cortile superiore
presso l'ingresso della Porta Nuova del tempio del Signore.
Michea figlio di Ghemaria figlio di Safan, udite tutte le parole
del Signore lette dal libro, scese alla reggia nella stanza
dello scriba, ed ecco l si trovavano in seduta tutti i capi
dignitari: Elisama lo scriba e Delaia figlio di Semaia, Elnatan
figlio di Acbor, Ghemaria figlio di Safan, e Sedecia figlio di
Anania, insieme con tutti i capi. Michea rifer loro tutte le
parole che aveva udite quando Baruc leggeva nel libro al popolo
in ascolto.

Allora tutti i capi inviarono da Baruc Iudi figlio di Natania,
figlio di Selemia, figlio dell'Etiope, per dirgli: Prendi nelle
mani il rotolo che leggevi ad alta voce al popolo e vieni.

Baruc figlio di Neria prese il rotolo in mano e si rec da loro.

Ed essi gli dissero: Siedi e leggi davanti a noi. Baruc lesse
davanti a loro. Allora, quando udirono tutte quelle parole,
ebbero paura e si dissero l'un l'altro: Dobbiamo senz'altro
riferire al re tutte queste parole. Poi interrogarono Baruc:
Dicci come hai fatto a scrivere tutte queste parole. Baruc
rispose: Di sua bocca Geremia mi dettava tutte queste parole e
io le scrivevo nel libro con l'inchiostro.

I capi dissero a Baruc: Va' e nasconditi insieme con Geremia,
nessuno sappia dove siete. Essi poi si recarono dal re
nell'appartamento interno, dopo avere riposto il rotolo nella
stanza di Elisama lo scriba, e riferirono al re tutte queste
cose.

Allora il re mand Iudi a prendere il rotolo. Iudi lo prese
dalla stanza di Elisama lo scriba e lo lesse davanti al re e a
tutti i capi che stavano presso il re. Il re sedeva nel palazzo
d'inverno  -  si era al nono mese  -  con un braciere acceso
davanti.

Ora, quando Iudi aveva letto tre o quattro colonne, il re le
lacerava con il temperino da scriba e le gettava nel fuoco sul
braciere, finch non fu distrutto l'intero rotolo nel fuoco che
era sul braciere. Il re e tutti i suoi ministri non tremarono n
si strapparono le vesti all'udire tutte quelle cose. Eppure
Elnatan, Delaia e Ghemaria avevano supplicato il re di non
bruciare il rotolo ma egli non diede loro ascolto.

Anzi ordin a Ieracmeel, un principe regale, a Seraia figlio di
Azriel e a Selemia figlio di Abdeel, di arrestare Baruc lo
scriba e il profeta Geremia, ma il Signore li aveva nascosti.
Questa parola del Signore fu rivolta a Geremia dopo che il re
ebbe bruciato il rotolo con le parole che Baruc aveva scritto
sotto la dettatura di Geremia: Prendi di nuovo un rotolo e
scrivici tutte le parole di prima, che erano nel primo rotolo
bruciato da Ioiakim re di Giuda. Contro Ioiakim re di Giuda
dichiarerai: Dice il Signore: Hai bruciato quel rotolo,
dicendo: Perch vi hai scritto queste parole: Certo verr il re
li Babilonia e devaster questo paese, far scomparire da esso
uomini e bestie? Per questo dice il Signore contro Ioiakim re di
Giuda: Egli non avr un erede sul trono di Davide, il suo
cadavere sar esposto al calore del giorno e al freddo della
notte. Io punir lui, la sua discendenza e i suoi ministri per
le loro iniquit e mander su di loro, sugli abitanti di
Gerusalemme e sugli uomini di Giuda, tutto il male che ho
minacciato, senza che mi abbiano dato ascolto.

Geremia prese un altro rotolo e lo consegn a Baruc figlio di
Neria, lo scriba, il quale vi scrisse, sotto la dettatura di
Geremia, tutte le parole del libro che Ioiakim re di Giuda aveva
bruciato nel fuoco, inoltre vi furono aggiunte molte parole
simili a quelle.





37.

Sedecia figlio di Giosia divenne re al posto di Conia figlio di
Ioiakim; Nabucodonosor re di Babilonia lo nomin re nel paese di
Giuda. Ma n lui n i suoi ministri n il popolo del paese
ascoltarono le parole che il Signore aveva pronunziato per mezzo
del profeta Geremia.

Il re Sedecia invi allora Iucal figlio di Selemia e il
sacerdote Sofonia figlio di Maasia dal profeta Geremia per
dirgli: Prega per noi il Signore nostro Dio. Geremia intanto
andava e veniva in mezzo al popolo e non era stato ancora messo
in prigione. Per l'esercito del faraone era uscito dall'Egitto
e i Caldei, che assediavano Gerusalemme, appena ne avevano avuto
notizia, si erano allontanati da Gerusalemme. Allora la parola
del Signore fu rivolta al profeta Geremia: Dice il Signore Dio
di Israele: Riferite al re di Giuda, che vi ha mandati da me per
consultarmi: Ecco l'esercito del faraone, uscito in vostro
aiuto, ritorner nel suo paese d'Egitto; i Caldei ritorneranno,
combatteranno contro questa citt, la prenderanno e la daranno
alle fiamme.

Dice il Signore: Non illudetevi pensando: Certo i Caldei si
allontaneranno da noi, perch non se ne andranno. Anche se
riusciste a battere tutto l'esercito dei Caldei che combattono
contro di voi, e ne rimanessero solo alcuni feriti, costoro
sorgerebbero ciascuno dalla sua tenda e darebbero alle fiamme
questa citt.



Quando l'esercito dei Caldei si allontan da Gerusalemme a causa
dell'esercito del faraone, Geremia usc da Gerusalemme per
andare nella terra di Beniamino a prendervi una parte di eredit
tra i suoi parenti. Ma, quando fu alla porta di Beniamino, dove
era un incaricato del servizio di guardia chiamato Ieria figlio
di Selemia, figlio di Anania, costui arrest il profeta Geremia
dicendo: Tu passi ai Caldei!. Geremia rispose: E' falso! Io
non passo ai Caldei; ma egli non gli diede retta. E cos Ieria
prese Geremia e lo condusse dai capi. I capi erano sdegnati
contro Geremia, lo percossero e lo gettarono in prigione nella
casa di Gionata lo scriba, che avevano trasformato in carcere.
Geremia entr in una cisterna sotterranea a volta e rimase l
molti giorni.

Il re Sedecia mand a prenderlo e lo interrog in casa sua, di
nascosto: C' qualche parola da parte del Signore?. Geremia
rispose: S e precis: Tu sarai dato in mano al re di
Babilonia. Geremia poi disse al re Sedecia: Quale colpa ho
commesso contro di te, i tuoi ministri e contro questo popolo,
perch mi abbiate messo in prigione? E dove sono i vostri
profeti, che vi predicevano: Il re di Babilonia non verr contro
di voi e contro questo paese? Ora, ascolta, re mio signore; la
mia supplica ti giunga gradita. Non rimandarmi nella casa di
Gionata lo scriba perch io non vi muoia.

Il re Sedecia comand di custodire Geremia nell'atrio della
prigione e gli fu data ogni giorno una focaccia di pane
proveniente dalla via dei Fornai, finch non fu esaurito tutto
il pane in citt.

Cos Geremia rimase nell'atrio della prigione.





38.

Sefatia figlio di Mattan, Godolia figlio di Pascur, Iucal figlio
di Selemia e Pascur figlio di Malchia udirono queste parole che
Geremia rivolgeva a tutto il popolo: Dice il Signore: Chi
rimane in questa citt morir di spada, di fame e di peste,
mentre chi passer ai Caldei vivr: per lui la sua vita sar
come bottino e vivr. Dice il Signore: Certo questa citt sar
data in mano all'esercito del re di Babilonia che la prender.
I capi allora dissero al re: Si metta a morte quest'uomo,
appunto perch egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in
questa citt e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili
parole, poich quest'uomo non cerca il benessere del popolo, ma
il male. Il re Sedecia rispose: Ecco, egli  nelle vostre mani;
il re infatti non ha poteri contro di voi. Essi allora presero
Geremia e lo gettarono nella cisterna di Malchia, principe
regale, la quale si trovava nell'atrio della prigione. Calarono
Geremia con corde. Nella cisterna non c'era acqua ma fango, e
cos Geremia affond nel fango.

Ebed-Melech l'Etiope, un eunuco che era nella reggia, sent che
Geremia era stato messo nella cisterna. Ora, mentre il re stava
alla porta di Beniamino, Ebed-Melech usc dalla reggia e disse
al re: Re mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo
quanto hanno fatto al profeta Geremia, gettandolo nella
cisterna. Egli morir di fame sul posto, perch non c' pi pane
nella citt. Allora il re diede quest'ordine a Ebed-Melech
l'Etiope: Prendi con te da qui tre uomini e fa' risalire il
profeta Geremia dalla cisterna prima che muoia. Ebed-Melech
prese con s gli uomini, and nella reggia, nel guardaroba del
tesoro e, presi di l pezzi di cenci e di stracci, li gett a
Geremia nella cisterna con corde. Ebed-Melech disse a Geremia:
Su, mettiti i pezzi dei cenci e degli stracci alle ascelle sotto
le corde. Geremia fece cos. Allora tirarono su Geremia con le
corde, facendolo uscire dalla cisterna, e Geremia rimase
nell'atrio della prigione.



Il re Sedecia mand a prendere il profeta Geremia e, fattolo
venire presso di s al terzo ingresso del tempio del Signore, il
re gli disse: Ti domando una cosa, non nascondermi nulla!.
Geremia rispose a Sedecia: Se te la dico, non mi farai forse
morire? E se ti do un consiglio, non mi darai ascolto. Allora
il re Sedecia giur in segreto a Geremia: Com' vero che vive
il Signore che ci ha dato questa vita, non ti far morire n ti
consegner in bala di quegli uomini che attentano alla tua
vita!.

Geremia allora disse a Sedecia: Dice il Signore, Dio degli
eserciti, Dio di Israele: Se uscirai incontro ai generali del re
di Babilonia, allora avrai salva la vita e questa citt non sar
data alle fiamme; tu e la tua famiglia vivrete; se invece non
uscirai incontro ai generali del re di Babilonia, allora questa
citt sar messa in mano ai Caldei; i quali la daranno alle
fiamme e tu non scamperai dalle loro mani.

Il re Sedecia rispose a Geremia: Ho paura dei Giudei che sono
passati ai Caldei; temo di essere consegnato in loro potere e
che essi mi maltrattino. Ma Geremia disse: Non ti
consegneranno a loro. Ascolta la voce del Signore riguardo a ci
che ti dico; ti andr bene e tu vivrai; se, invece, rifiuti di
uscire, questo il Signore mi ha rivelato: Ecco, tutte le donne
rimaste nella reggia di Giuda saranno condotte ai generali del
re di Babilonia e diranno: Ti hanno abbindolato e ingannato gli
uomini di tua fiducia. I tuoi piedi si sono affondati nella
melma, mentre essi sono spariti.

Tutte le donne e tutti i tuoi figli saranno condotti ai Caldei e
tu non sfuggirai alle loro mani, ma sarai tenuto prigioniero in
mano del re di Babilonia e questa citt sar data alle fiamme.

Sedecia disse a Geremia: Nessuno sappia di questi discorsi
perch tu non muoia. Se i dignitari sentiranno che ho parlato
con te e verranno da te e ti domanderanno: Riferisci quanto hai
detto al re, non nasconderci nulla, altrimenti ti uccideremo;
raccontaci cosa ti ha detto il re, tu risponderai loro: Ho
presentato la supplica al re perch non mi mandasse di nuovo
nella casa di Gionata a morirvi.

Ora tutti i dignitari vennero da Geremia e lo interrogarono;
egli rispose proprio come il re gli aveva ordinato, cos che lo
lasciassero tranquillo, poich la conversazione non era stata
ascoltata.

Geremia rimase nell'atrio della prigione fino al giorno in cui
fu presa Gerusalemme.





39.

Nel decimo mese del nono anno di Sedecia re di Giuda,
Nabucodonosor re di Babilonia mosse con tutto l'esercito contro
Gerusalemme e l'assedi.

Nel quarto mese dell'anno undicesimo di Sedecia, il nove del
mese, fu aperta una breccia nella citt, entrarono tutti i
generali del re di Babilonia e si stabilirono alla Porta di
mezzo: Nergal-Sarezer di Sin-Magir, Nebosar-Sechim capo dei
funzionari, Nergal-Sarezer, comandante delle truppe di frontiera
e tutti gli altri capi del re di Babilonia. Appena videro ci,
Sedecia re di Giuda e tutti i suoi guerrieri fuggirono uscendo
di notte per la via del giardino del re, attraverso la porta fra
le due mura, e presero la via dell'Araba. Ma i soldati caldei li
inseguirono e raggiunsero Sedecia nelle steppe di Gerico, lo
presero e lo condussero da Nabucodonosor re di Babilonia a Ribla
nel paese di Camat, dove il re pronunzi la sentenza su di lui.
Il re di Babilonia fece sgozzare i figli di Sedecia, a Ribla,
sotto gli occhi di lui; il re di Babilonia fece anche sgozzare
tutti i notabili di Giuda. Cav poi gli occhi a Sedecia e lo
leg con catene per condurlo a Babilonia. I Caldei diedero alle
fiamme la reggia e le case del popolo e demolirono le mura di
Gerusalemme. Tutto il resto del popolo rimasto in citt e i
disertori che erano passati a lui e tutto il resto del popolo,
Nabuzaradan capo delle guardie, li deport a Babilonia.
Nabuzaradan, capo delle guardie, lasci nel paese di Giuda i
poveri del popolo, che non avevano nulla, assegnando loro vigne
e campi in tale occasione.

Quanto a Geremia, Nabucodonosor re di Babilonia aveva dato
queste disposizioni a Nabuzaradan, capo delle guardie: Prendilo
e tieni gli occhi su di lui, non fargli alcun male, ma fa' per
lui ci che egli ti dir. Essi allora  -  cio Nabuzaradan,
capo delle guardie, Nabusazban capo dei funzionari,
Nergal-Sarezer, comandante delle truppe di frontiera e tutti gli
alti ufficiali del re di Babilonia  -  mandarono a prendere
Geremia dall'atrio della prigione e lo consegnarono a Godolia
figlio di Achikam, figlio di Safan, perch lo conducesse a casa.
Cos egli rimase in mezzo al popolo.

A Geremia era stata rivolta questa parola del Signore, quando
era ancora rinchiuso nell'atrio della prigione: Va' a dire a
Ebed-Melech l'Etiope: Cos dice il Signore degli eserciti, Dio
di Israele: Ecco io pongo in atto le mie parole contro questa
citt, a sua rovina e non a suo bene; in quel giorno esse si
avvereranno sotto i tuoi occhi.

Ma io ti liberer in quel giorno  -  oracolo del Signore  -  e
non sarai consegnato in mano agli uomini che tu temi. Poich,
certo, io ti salver; non cadrai di spada, ma ti sar conservata
la vita come tuo bottino, perch hai avuto fiducia in me.
Oracolo del Signore.





40.

Questa parola fu rivolta a Geremia dal Signore, dopo che
Nabuzaradan, capo delle guardie, lo aveva rimandato libero da
Rama, avendolo preso mentre era legato con catene in mezzo a
tutti i deportati di Gerusalemme e di Giuda, i quali venivano
condotti in esilio a Babilonia. Il capo delle guardie prese
Geremia e gli disse: Il Signore tuo Dio ha predetto questa
sventura per questo luogo; il Signore l'ha mandata, compiendo
quanto aveva minacciato, perch voi avete peccato contro il
Signore e non avete ascoltato la sua voce; perci vi  capitata
una cosa simile. Ora ecco, ti sciolgo queste catene dalle mani.
Se preferisci venire con me a Babilonia, vieni; io veglier su
di te. Se invece preferisci non venire con me a Babilonia,
rimani. Vedi, tutta la regione sta davanti a te; va' pure dove
ti piace e ti  comodo andare. Torna pure presso Godolia figlio
di Achikam, figlio di Safan, che il re di Babilonia ha messo a
capo delle citt di Giuda. Rimani con lui in mezzo al popolo
oppure va' dove ti piace andare.

Il capo delle guardie gli diede provviste di cibo e un regalo e
lo licenzi. Allora Geremia and in Mizpa da Godolia figlio di
Achikam, e si stabil con lui in mezzo al popolo che era rimasto
nel paese.



Tutti i capi dell'esercito, che si erano dispersi per la regione
con i loro uomini, vennero a sapere che il re di Babilonia aveva
messo a capo del paese Godolia figlio di Achikam, e gli aveva
affidato gli uomini, le donne, i bambini e i poveri del paese
che non erano stati deportati a Babilonia. Si recarono allora da
Godolia in Mizpa Ismaele figlio di Natania, Giovanni figlio di
Kareca, Seraia figlio di Tancumet, i figli di Ofi di Netofa e
Iezania figlio del Maacatita con i loro uomini. Godolia figlio
di Achikam, figlio di Safan, giur a loro e ai loro uomini: Non
temete i funzionari caldei; rimanete nel paese e state soggetti
al re di Babilonia e vi troverete bene. Quanto a me, ecco, io mi
stabilisco in Mizpa come vostro rappresentante di fronte ai
Caldei che verranno da noi; ma voi fate pure la raccolta del
vino, delle frutta e dell'olio, riponete tutto nei vostri
magazzini e dimorate nelle citt da voi occupate.

Anche tutti i Giudei che si trovavano in Moab, tra gli Ammoniti,
in Edom e in tutte le altre regioni, seppero che il re di
Babilonia aveva lasciato una parte della popolazione in Giuda e
aveva messo a capo di essa Godolia figlio di Achikam, figlio di
Safan. Tutti questi Giudei ritornarono da tutti i luoghi nei
quali si erano dispersi e vennero nel paese di Giuda presso
Godolia a Mizpa. Raccolsero vino e frutta in grande abbondanza.



Ora Giovanni figlio di Kareca e tutti i capi delle bande armate
che si erano dispersi per la regione, si recarono da Godolia in
Mizpa e gli dissero: Non sai che Baalis re degli Ammoniti ha
mandato Ismaele figlio di Natania per toglierti la vita?. Ma
Godolia figlio di Achikam non credette loro.

Allora Giovanni figlio di Kareca parl segretamente con Godolia
in Mizpa: Io andr a colpire Ismaele figlio di Natania senza
che alcuno lo sappia. Perch egli dovrebbe toglierti la vita,
cos che vadano dispersi tutti i Giudei che si sono raccolti
intorno a te e perisca tutto il resto di Giuda?. Ma Godolia
figlio di Achikam rispose a Giovanni figlio di Kareca: Non
commettere una cosa simile, perch  una menzogna quanto tu dici
di Ismaele.





41.

Ora, nel settimo mese, Ismaele figlio di Natania, figlio di
Elisama, di stirpe reale, si rec con dieci uomini da Godolia
figlio di Achikam in Mizpa e mentre l in Mizpa prendevano cibo
insieme, Ismaele figlio di Natania si alz con i suoi dieci
uomini e colpirono di spada Godolia figlio di Achikam, figlio di
Safan. Cos uccisero colui che il re di Babilonia aveva messo a
capo del paese. Ismaele uccise anche tutti i Giudei che erano
con Godolia a Mizpa e i Caldei, tutti uomini d'arme, che si
trovavano col.

Il secondo giorno dopo l'uccisione di Godolia, quando nessuno
sapeva la cosa, vennero uomini da Sichem, da Silo e da Samaria:
ottanta uomini con la barba rasa, le vesti stracciate e con
incisioni sul corpo. Essi avevano nelle mani offerte e incenso
da portare nel tempio del Signore. Ismaele figlio di Natania
usc loro incontro da Mizpa, mentre essi venivano avanti
piangendo. Quando li ebbe raggiunti, disse loro: Venite da
Godolia, figlio di Achikam. Ma quando giunsero nel centro della
citt, Ismaele figlio di Natania con i suoi uomini li sgozz e
li gett in una cisterna.

Fra quelli si trovarono dieci uomini che dissero a Ismaele: Non
ucciderci, perch abbiamo nascosto provviste nei campi, grano,
orzo, olio e miele. Allora egli si trattenne e non li uccise
insieme con i loro fratelli. La cisterna in cui Ismaele gett
tutti i cadaveri degli uomini che aveva ucciso era la cisterna
grande, quella che il re Asa aveva costruito quando era in
guerra contro Baasa re di Israele; Ismaele figlio di Natania la
riemp di cadaveri..

Poi Ismaele fece prigioniero il resto del popolo che si trovava
in Mizpa, le figlie del re e tutto il popolo rimasto in Mizpa,
su cui Nabuzaradan, capo delle guardie, aveva messo a capo
Godolia figlio di Achikam. Ismaele figlio di Natania li condusse
via e part per rifugiarsi presso gli Ammoniti.

Intanto Giovanni figlio di Kareca e tutti i capi delle bande
armate che erano con lui ebbero notizia di tutto il male
compiuto da Ismaele figlio di Natania. Raccolsero i loro uomini
e si mossero per andare ad assalire Ismaele figlio di Natania.
Essi lo trovarono presso la grande piscina di Gabaon.

Appena tutto il popolo che era con Ismaele vide Giovanni figlio
di Kareca e tutti i capi delle bande armate che erano con lui,
se ne rallegr. Tutto il popolo che Ismaele aveva condotto via
da Mizpa si volt e, ritornato indietro, raggiunse Giovanni
figlio di Kareca. Ma Ismaele figlio di Natania sfugg con otto
uomini a Giovanni e and presso gli Ammoniti.

Giovanni figlio di Kareca e tutti i capi delle bande armate che
erano con lui presero tutto il resto del popolo che Ismaele
figlio di Natania aveva condotto via da Mizpa dopo aver ucciso
Godolia figlio di Achikam, uomini d'arme, donne, fanciulli ed
eunuchi, e li condussero via da Gabaon. Essi partirono e
sostarono in Gherut-Chimarn, che si trova a fianco di Betlemme,
per proseguire ed entrare in Egitto, lontano dai Caldei. Infatti
essi temevano costoro, poich Ismaele figlio di Natania aveva
ucciso Godolia figlio di Achikam, che il re di Babilonia aveva
messo a capo del paese.





42.

Tutti i capi delle bande armate e Giovanni figlio di Kareca, e
Azaria figlio di Osaia e tutto il popolo, dai piccoli ai grandi,
si presentarono al profeta Geremia e gli dissero: Ti sia
gradita la nostra supplica! Prega per noi il Signore tuo Dio, in
favore di tutto questo residuo di popolazione, perch noi siamo
rimasti in pochi dopo essere stati molti, come vedi con i tuoi
occhi. Il Signore tuo Dio ci indichi la via per la quale
dobbiamo andare e che cosa dobbiamo fare.

Il profeta Geremia rispose loro: Comprendo! Ecco, pregher il
Signore vostro Dio secondo le vostre parole e vi riferir quanto
il Signore risponde per voi, non vi nasconder nulla. Essi
allora dissero a Geremia: Il Signore sia contro di noi
testimone verace e fedele, se non faremo quanto il Signore tuo
Dio ti riveler per noi. Che ci sia gradita o no, noi
ascolteremo la voce del Signore nostro Dio al quale ti mandiamo,
perch ce ne venga bene obbedendo alla voce del Signore nostro
Dio.

Al termine di dieci giorni, la parola del Signore fu rivolta a
Geremia. Questi chiam Giovanni figlio di Kareca e tutti i capi
delle bande armate che erano con lui e tutto il popolo, dai
piccoli ai grandi e rifer loro: Dice il Signore, Dio di
Israele, al quale mi avete inviato perch gli presentassi la
vostra supplica: Se continuate ad abitare in questa regione, vi
render stabili e non vi distrugger vi pianter e non vi
sradicher, perch ho piet del male che vi ho arrecato. Non
temete il re di Babilonia, che vi incute timore; non temetelo 
dice il Signore  -  perch io sar con voi per salvarvi e per
liberarvi dalla sua mano. Io gli ispirer sentimenti di piet
per voi, cos egli avr compassione di voi e vi lascer dimorare
nel vostro paese. Se invece, non dando retta alla voce del
Signore vostro Dio, voi direte: Non vogliamo abitare in questo
paese, e direte: No, vogliamo andare nel paese d'Egitto, perch
l non vedremo guerre e non udremo squilli di tromba n
soffriremo carestia di pane: l abiteremo; in questo caso
ascolta la parola del Signore, o resto di Giuda: Dice il Signore
degli eserciti, Dio di Israele: Se voi intendete veramente
andare in Egitto e ci andate per stabilirvi col, ebbene, la
spada che temete vi raggiunger laggi nel paese d'Egitto, e la
fame che temete vi sar addosso laggi in Egitto e l morirete.
Allora tutti gli uomini che avranno deciso di recarsi in Egitto
per dimorarvi moriranno di spada, di fame e di peste. Nessuno di
loro scamper o sfuggir alla sventura che io mander su di
loro. Poich, dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele:
Come si  rovesciato il mio furore e la mia ira contro gli
abitanti di Gerusalemme, cos la mia ira si rovescer contro di
voi quando sarete andati in Egitto. Voi sarete oggetto di
maledizione, di orrore, di esecrazione e di scherno e non
vedrete mai pi questo luogo.

Questo vi dice il Signore, o superstiti di Giuda: Non andate in
Egitto. Sappiate bene che oggi io vi ho solennemente avvertiti.
Poich avete messo a rischio le vostre vite, quando mi avete
mandato dal Signore vostro Dio, dicendomi: Intercedi per noi
presso il Signore nostro Dio, dicci ci che il Signore nostro
Dio dir e noi lo eseguiremo. Oggi ve l'ho riferito, ma voi non
ascoltate la voce del Signore vostro Dio riguardo a tutto ci
per cui egli mi ha inviato a voi.

Perci sappiate bene che morirete di spada, di fame e di peste
nel luogo in cui desiderate andare a dimorare.





43.

Quando Geremia fin di riferire a tutto il popolo tutte le
parole del Signore loro Dio  -  tutte quelle parole per cui il
Signore lo aveva inviato a loro  -  Azaria figlio di Osaia e
Giovanni figlio di Kareca e tutti quegli uomini superbi e
ribelli dissero a Geremia: Una menzogna stai dicendo! Non ti ha
inviato il Signore nostro Dio a dirci: Non andate in Egitto per
dimorare l ma Baruc figlio di Neria ti istiga contro di noi per
consegnarci nelle mani dei Caldei, perch ci uccidano e ci
deportino in Babilonia.

Pertanto Giovanni figlio di Kareca e tutti i capi delle bande
armate e tutto il popolo non obbedirono all'invito del Signore
di rimanere nel paese di Giuda. Cos Giovanni figlio di Kareca e
tutti i capi delle bande armate raccolsero tutti i superstiti di
Giuda, che erano ritornati per abitare nella terra di Giuda da
tutte le regioni in mezzo alle quali erano stati dispersi,
uomini, donne, bambini, le principesse reali e tutte le persone
che Nabuzaradan, capo delle guardie, aveva lasciate con Godolia
figlio di Achikam, figlio di Safan, insieme con il profeta
Geremia e con Baruc figlio di Neria, e andarono nel paese
d'Egitto, non avendo dato ascolto alla voce del Signore, e
giunsero fino a Tafni.

Allora la parola del Signore fu rivolta a Geremia in Tafni:
Prendi in mano grandi pietre e sotterrale nella mota nel
quadrato dei mattoni all'ingresso della casa del faraone in
Tafni, sotto gli occhi dei Giudei. Quindi dirai loro: Dice il
Signore degli eserciti, Dio di Israele: Ecco, io mander a
prendere Nabucodonosor re di Babilonia, mio servo; egli porr il
trono su queste pietre che hai sotterrate e stender il
baldacchino sopra di esse. Verr infatti e colpir il paese
d'Egitto, mandando a morte chi  destinato alla morte, alla
schiavit chi  destinato alla schiavit e uccidendo di spada
chi  destinato alla spada. Dar alle fiamme i templi degli dei
d'Egitto, li brucer e porter gli dei in esilio; ripulir il
paese di Egitto come un pastore pulisce dai pidocchi il
mantello; poi se ne andr tranquillo. Frantumer gli obelischi
del tempio del sole nel paese d'Egitto e dar alle fiamme i
templi degli dei d'Egitto.





44.

Questa parola fu rivolta a Geremia per tutti i Giudei che
abitavano nel paese d'Egitto, a Migdol, a Tafni, a Menfi e nella
regione di Patros. Cos dice il Signore degli eserciti, Dio di
Israele: Voi avete visto tutte le sventure che ho mandato su
Gerusalemme e su tutte le citt di Giuda; eccole oggi una
desolazione, senza abitanti, a causa delle iniquit che
commisero per provocarmi, andando a offrire incenso e a venerare
altri dei, che n loro conoscevano n voi n i vostri padri
conoscevate. Eppure, io vi avevo premurosamente inviato tutti i
miei servi, i profeti, con l'incarico di dirvi: Non fate questa
cosa abominevole che io ho in odio! Ma essi non mi ascoltarono e
non prestarono orecchio in modo da abbandonare la loro iniquit
cessando dall'offrire incenso ad altri dei. Perci la mia ira e
il mio furore divamparono come fuoco nelle citt di Giuda e
nelle strade di Gerusalemme ed esse divennero un deserto e una
desolazione, come sono ancora oggi.

Dice dunque il Signore, Dio degli eserciti, Dio di Israele:
Perch voi fate un male cos grave contro voi stessi tanto da
farvi sterminare di mezzo a Giuda uomini e donne, bambini e
lattanti, in modo che non rimanga di voi neppure un resto?
Perch mi provocate con l'opera delle vostre mani, offrendo
incenso a divinit straniere nel paese d'Egitto dove siete
venuti a dimorare, in modo da farvi sterminare e da divenire
oggetto di esecrazione e di obbrobrio tra tutte le nazioni della
terra? Avete forse dimenticato le iniquit dei vostri padri, le
iniquit dei re di Giuda, le iniquit dei vostri capi, le vostre
iniquit e quelle delle vostre mogli, compiute nel paese di
Giuda e per le strade di Gerusalemme? Fino a oggi essi non ne
hanno sentito rimorso, non hanno provato timore e non hanno
agito secondo la legge e i decreti che io ho posto davanti a voi
e ai vostri padri.

Perci dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Ecco, io
rivolgo la faccia verso di voi a vostra sventura e per
distruggere tutto Giuda. Abbatter il resto di Giuda, che ha
deciso di andare a dimorare nel paese d'Egitto; essi periranno
tutti nel paese d'Egitto; cadranno di spada e periranno di fame,
dal pi piccolo al pi grande; moriranno di spada e di fame e
saranno oggetto di maledizione e di orrore, di esecrazione e di
obbrobrio. Punir coloro che dimorano nel paese d'Egitto come ho
punito Gerusalemme con la spada, la fame e la peste. Nessuno
scamper n sfuggir fra il resto di Giuda che  venuto a
dimorare qui nel paese d'Egitto con la speranza di tornare nella
terra di Giuda, dove essi desiderano ritornare ad abitare; essi
non vi ritorneranno mai, eccettuati pochi fuggiaschi. Allora
tutti gli uomini che sapevano che le loro donne avevano bruciato
incenso a divinit straniere, e tutte le donne che erano
presenti, una grande folla, e tutto il popolo che dimorava nel
paese d'Egitto e in Patros, risposero a Geremia:

Quanto all'ordine che ci hai comunicato in nome del Signore,
noi non ti vogliamo dare ascolto; anzi decisamente eseguiremo
tutto ci che abbiamo promesso, cio bruceremo incenso alla
Regina del cielo e le offriremo libazioni come abbiamo gi fatto
noi, i nostri padri, i nostri re e i nostri capi nelle citt di
Giuda e per le strade di Gerusalemme. Allora avevamo pane in
abbondanza, eravamo felici e non vedemmo alcuna sventura, ma da
quando abbiamo cessato di bruciare incenso alla Regina del cielo
e di offrirle libazioni, abbiamo sofferto carestia di tutto e
siamo stati sterminati dalla spada e dalla fame. E le donne
aggiunsero: Quando noi donne bruciamo incenso alla Regina del
cielo e le offriamo libazioni, forse che senza il consenso dei
nostri mariti prepariamo per lei focacce con la sua immagine e
le offriamo libagioni?.

Allora cos parl Geremia a tutto il popolo, agli uomini e alle
donne e a tutta la gente che gli avevano risposto in quel modo:
Forse che il Signore non si ricorda e non ha pi in mente
l'incenso che voi bruciavate nella citt di Giuda e per le
strade di Gerusalemme, voi e i vostri padri, i vostri re e i
vostri capi e il popolo del paese? Il Signore non ha pi potuto
sopportare la malvagit delle vostre azioni n le cose
abominevoli che avete commesse. Per questo il vostro paese 
divenuto un deserto, oggetto di orrore e di esecrazione, senza
abitanti, come oggi si vede. Per il fatto che voi avete bruciato
incenso e avete peccato contro il Signore, non avete ascoltato
la voce del Signore e non avete camminato secondo la sua legge,
i suoi decreti e i suoi statuti, per questo vi  capitata questa
sventura, come oggi si vede.

Geremia disse a tutto il popolo e a tutte le donne: Ascoltate
la parola del Signore, voi tutti di Giuda che siete nel paese
d'Egitto. Dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Voi
donne lo avete affermato con la bocca e messo in atto con le
vostre mani, affermando: Noi adempiremo tutti i voti che abbiamo
fatto di offrire incenso alla Regina del cielo e di offrirle
libazioni! Adempite pure i vostri voti e fate pure le vostre
libazioni.

Tuttavia ascoltate la parola del Signore, voi tutti di Giuda che
abitate nel paese di Egitto. Ecco, io giuro per il mio grande
nome  -  dice il Signore  -  che mai pi il mio nome sar
pronunciato in tutto il paese d'Egitto dalla bocca di un uomo di
Giuda che possa dire: Per la vita del Signore Dio! Ecco,
veglier su di essi per loro disgrazia e non per loro bene.
Tutti gli uomini di Giuda che si trovano nel paese d'Egitto
periranno di spada e di fame fino al loro sterminio. Gli
scampati dalla spada torneranno dal paese d'Egitto nella terra
di Giuda molto scarsi di numero. Tutto il resto di Giuda, coloro
che sono andati a dimorare nel paese d'Egitto, sapranno quale
parola si avverer, se la mia o la loro. Questo sar per voi il
segno  -  dice il Signore  -  che io vi punir in questo luogo,
perch sappiate che le mie parole si avverano sul serio contro
di voi, per vostra disgrazia.

Cos dice il Signore: Ecco io metter il faraone Cofra re di
Egitto in mano ai suoi nemici e a coloro che attentano alla sua
vita, come ho messo Sedecia re di Giuda in mano a Nabucodonosor
re di Babilonia, suo nemico, che attentava alla sua vita.





45.

Questa  la parola che il profeta Geremia comunic a Baruc
figlio di Neria, quando egli scriveva queste parole in un libro
sotto la dettatura di Geremia nel quarto anno di Ioiakim figlio
di Giosia re di Giuda: Dice il Signore, Dio di Israele, su di
te, Baruc: Tu hai detto: Guai a me poich il Signore aggiunge
tristezza al mio dolore. Io sono stanco del miei gemiti e non
trovo pace. Dice il Signore: Ecco io demolisco ci che ho
edificato e mander la sventura e sradico ci che ho piantato,
cos per tutta la terra. E tu vai cercando grandi cose per te?
Non cercarle, poich io mander la sventura su ogni uomo.
Oracolo del Signore. A te far dono  della vita come tuo bottino
in tutti i luoghi dove tu andrai.





[Il giudizio di Dio contro le nazioni].

NOTA: Messe qui alla fine del libro, queste minacce indirizzate
alle nazioni non sono al loro giusto posto. Si pensa che in
origine stessero tra i versetti 1-13 e 14-19 del capitolo 25,
rispettivamente un appello del profeta ai compatrioti e una
visione della coppa della collera del Signore. Infatti proprio
qui le hanno di solito inserite le antiche traduzioni greche.



46.

Parola del Signore

che fu rivolta al profeta Geremia sulle nazioni.



Per l'Egitto. Sull'esercito del faraone Necao re d'Egitto, a
Carchemis presso il fiume Eufrate, esercito che Nabucodonosor re
di Babilonia vinse nel quarto anno di Ioiakim figlio di Giosia,
re di Giuda.

Preparate scudo grande e piccolo

e avanzate per la battaglia.

Attaccate i cavalli, montate, o cavalieri.

Schieratevi con gli elmi, lucidate le lance,

indossate le corazze!

Che vedo? Sono sbigottito, retrocedono!

I loro prodi sono sconfitti,

fuggono a precipizio senza voltarsi;

il terrore  tutt'intorno.

Parola del Signore.

Il pi agile non scamper n il pi prode si salver.

A settentrione, sulla riva dell'Eufrate, inciampano e cadono.

Chi  che trabocca come il Nilo,

come un torrente dalle acque turbolente?

E' l'Egitto che trabocca come il Nilo,

come un torrente dalle acque turbolente.

Esso dice: Salir, ricoprir la terra

distrugger la citt e i suoi abitanti.

Caricate, cavalli, avanzate, carri!

Avanti o prodi! Uomini di Etiopia e di Put,

voi che impugnate lo scudo, e voi di Lud che tendete l'arco.

Ma quel giorno per il Signore Dio degli eserciti,

 un giorno di vendetta, per vendicarsi dei suoi nemici.

La sua spada divorer, si sazier e si inebrier del loro sangue;

poich sar un sacrificio per il Signore, Dio degli eserciti,

nella terra del settentrione presso il fiume Eufrate.

Sali in Galaad e prendi il balsamo, vergine, figlia d'Egitto.

Invano moltiplichi i rimedi, non c' guarigione per te.

Le nazioni hanno saputo del tuo disonore;

del tuo grido di dolore  piena la terra,

poich il prode inciampa nel prode, tutti e due cadono insieme.



Parola che il Signore comunic al profeta Geremia quando
Nabucodonosor re

di Babilonia giunse per colpire il paese d'Egitto.

Annunziatelo in Egitto, fatelo sapere a Migdol,

fatelo udire a Menfi e a Tafni;

dite: Alzati e preparati,

perch la spada divora tutto intorno a te.

Perch mai Api  fuggito?

Il tuo toro sacro non resiste?

Il Signore lo ha rovesciato.

Una gran folla vacilla e stramazza,

ognuno dice al vicino:

Su, torniamo al nostro popolo, al paese dove siamo nati,

lontano dalla spada micidiale!.

Chiamate pure il faraone re d'Egitto:

Frastuono, che lascia passare il momento buono.

Per la mia vita  -  dice il re

il cui nome  Signore degli eserciti  -

uno verr, simile al Tabor fra le montagne,

come il Carmelo presso il mare.

Preparati il bagaglio per l'esilio,

o gente che abiti l'Egitto,

perch Menfi sar ridotta a un deserto,

sar devastata, senza abitanti.

Giovenca bellissima  l'Egitto,

ma un tafano viene su di lei dal settentrione.

Anche i suoi mercenari nel paese

sono come vitelli da ingrasso.

Anch'essi infatti hanno voltato le spalle,

fuggono insieme, non resistono,

poich il giorno della sventura  giunto su di loro,

il tempo del loro castigo.

La sua voce  come di serpente che sibila,

poich essi avanzano con un esercito

e armati di scure vengono contro di lei, come tagliaboschi.

Abbattono la sua selva  -  dice il Signore  -

e non si possono contare;

essi sono pi delle locuste, sono senza numero.

Prova vergogna la figlia d'Egitto,

 data in mano a un popolo del settentrione.

Il Signore degli eserciti, Dio di Israele, dice: Ecco, punir
Amon di Tebe, l'Egitto, i suoi dei e i suoi re, il faraone e
coloro che confidano in lui. Li consegner in potere di coloro
che attentano alla loro vita, in potere di Nabucodonosor re di
Babilonia e in potere dei suoi ministri. Ma dopo esso sar
abitato come in passato. Parola del Signore.



Ma tu non temere, Giacobbe mio servo,

non abbatterti, Israele;

poich ecco, io ti liberer da un Paese lontano

e la tua discendenza dal Paese del suo esilio.

Giacobbe ritorner e godr in pace,

tranquillo e nessuno lo molester.

Tu non temere, Giacobbe mio servo,

-  dice il Signore  -  perch io sono con te.

Annienter tutte le nazioni tra le quali ti ho disperso,

ma di te non far sterminio;

ti castigher secondo equit,

ma non ti lascer del tutto impunito.





47.

Parola del Signore che fu rivolta al profeta Geremia sui
Filistei, prima che il faraone occupasse Gaza.

Cos dice il Signore:

Ecco s'avanzano ondate dal settentrione,

diventano un torrente che straripa.

Allagano la terra e ci che  in essa la citt e i suoi abitanti.

Gli uomini gridano, urlano, tutti gli abitanti della terra.

Allo scalpitare dei suoi possenti cavalli,

al fragore dei suoi carri, al cigolio delle ruote,

i padri non si voltano verso i figli,

le loro mani sono senza forza,

perch  arrivato il giorno in cui saranno distrutti tutti i
Filistei

e saranno abbattute Tiro e Sidone, con tutti i loro ausiliari;

il Signore infatti distrugge i Filistei, il resto dell'isola di
Caftor.

Fino a Gaza si sono rasati per lutto,  distrutta Ascalona.

Asdod, povero resto degli Anakiti,

fino a quando ti farai incisioni?

Ah! spada del Signore, quando dunque ti concederai riposo?

Rientra nel fodero, riposati e sta' calma.

Come potr riposare, poich il Signore le ha ordinato di agire

contro Ascalona e il lido del mare?

L egli l'ha destinata.





48.

Su Moab.

Cos dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele:

Guai a Nebo poich  devastata,

piena di vergogna e catturata  Kiriataim;

sente vergogna,  abbattuta la roccaforte.

Non esiste pi la fama di Moab;

in Chesbon tramano contro di essa:

Venite ed eliminiamola dalle nazioni.

Anche tu, Madmen, sarai demolita,

la spada ti inseguir.

Una voce, un grido da Coronaim:

Devastazione e rovina grande!

Abbattuto  Moab,

le grida si fanno sentire fino in Zoar.

Su per la salita di Luchit vanno piangendo,

gi per la discesa di Coronaim si ode un grido di disfatta.

Fuggite, salvate la vostra vita!

Siate come l'asino selvatico nel deserto.

Poich hai posto la fiducia

nelle tue fortezze e nei tuoi tesori,

anche tu sarai preso e Camos andr in esilio

insieme con i suoi sacerdoti e con i suoi capi.

Il devastatore verr contro ogni citt;

nessuna citt potr scampare.

Sar devastata la valle e la pianura desolata,

come dice il Signore.

Date ali a Moab, perch dovr prendere il volo.

Le sue citt diventeranno un deserto

perch non vi sar alcun abitante.

Maledetto chi compie fiaccamente l'opera del Signore,

maledetto chi trattiene la spada del sangue!



Moab era tranquillo fin dalla giovinezza,

riposava come vino sulla sua feccia,

non  stato travasato di botte in botte,

n  mai andato in esilio;

per questo gli  rimasto il suo sapore,

il suo profumo non si  alterato.

Per questo, ecco, giorni verranno  -  dice il Signore  -

nei quali gli mander travasatori a travasarlo,

vuoteranno le sue botti e frantumeranno i suoi otri.

Moab si vergogner di Camos

come la casa di Israele si  vergognata

di Betel, oggetto della sua fiducia.



Come potete dire: Noi siamo uomini prodi

e uomini valorosi per la battaglia?

Il devastatore di Moab sale contro di lui,

i suoi giovani migliori scendono al macello.

Dice il re il cui nome  Signore degli eserciti.

E' vicina la rovina di Moab,

la sua sventura avanza in gran fretta.

Compiangetelo, voi tutti suoi vicini

e tutti voi che conoscete il suo nome;

dite: Come si  spezzata la verga robusta,

quello scettro magnifico?

Scendi dalla tua gloria,

siedi sull'arido suolo,

o popolo che abiti a Dibon;

poich il devastatore di Moab  salito contro di te,

egli ha distrutto le tue fortezze.

Sta' sulla strada e osserva, tu che abiti in Aroer.

Interroga il fuggiasco e lo scampato

domanda: Che cosa  successo?

Moab prova vergogna,  in rovina;

urlate, gridate, annunziate sull'Arnon

che Moab  devastato.

E' arrivato il giudizio per la regione dell'altipiano, per Colon
per Iaaz e per Mefaat, per Dibon, per Nebo e per Bet-Diblatairn,
per Kiriataim per Bet-Gamul e per Bet-Meon, per Keriot e per
Bozra, per tutte le citt della regione di Moab, lontane e
vicine.

E' infranta la potenza di Moab

ed  rotto il suo braccio.

Inebriatelo, perch si  levato contro il Signore, e Moab si
rotoler nel vomito e anch'esso diventer oggetto di scherno.
Non  stato forse Israele per te oggetto di scherno? Fu questi
forse sorpreso fra i ladri, dato che quando parli di lui scuoti
sempre la testa?

Abbandonate le citt e abitate nelle rupi, abitanti di Moab,

siate come la colomba che fa il nido

nelle pareti d'una gola profonda.



Abbiamo udito l'orgoglio di Moab, il grande orgoglioso,

la sua superbia, il suo orgoglio, la sua alterigia,

l'altezzosit del suo cuore.

Conosco bene la sua tracotanza  -  dice il Signore  - 
l'inconsistenza delle sue chiacchiere, le sue opere vane. Per
questo alzo un lamento su Moab, grido per tutto Moab, gemo per
gli uomini di Kir-Cheres.

Io piango per te come per Iazer, o vigna di Sibma!

I tuoi tralci arrivavano al mare, giungevano fino a Iazer.

Sulle tue frutta e sulla tua vendemmia  piombato il devastatore.

Sono scomparse la gioia e l'allegria

dai frutteti e dalla regione di Moab.

E' sparito il vino nei tini, non pigia pi il pigiatore,

il canto di gioia non  pi canto di gioia.

Delle grida di Chesbon e di Eleale si diffonde l'eco fino a
Iaaz, da Zoar si odono grida fino a Coronaim e a Eglat-Selisia,
poich le acque di Nimrim sono diventate una zona desolata. Io
far scomparire in Moab  -  dice il Signore  -  chi sale sulle
alture e chi brucia incenso ai suoi dei. Perci il mio cuore per
Moab geme come i flauti, il mio cuore geme come i flauti per gli
uomini di Kir-Cheres, essendo venute meno le loro scorte. Poich
ogni testa  rasata, ogni barba  tagliata, ci sono incisioni su
tutte le mani e tutti hanno i fianchi cinti di sacco. Sopra
tutte le terrazze di Moab e nelle sue piazze  tutto un lamento,
perch io ho spezzato Moab come un vaso senza valore. Parola del
Signore. Come  rovinato! Gridate! Come Moab ha voltato
vergognosamente le spalle! Moab  diventato oggetto di scherno e
di orrore per tutti i suoi vicini.



Poich cos dice il Signore:

Ecco, come l'aquila egli spicca il volo e spande le ali su Moab.

Le citt son prese, le fortezze sono occupate.

In quel giorno il cuore dei prodi di Moab

sar come il cuore di donna nei dolori del parto.

Moab  distrutto, ha cessato d'essere popolo,

perch si  insuperbito contro il Signore.

Terrore, trabocchetto, tranello, cadranno su di te, abitante di
Moab.

Oracolo del Signore.

Chi sfugge al terrore cadr nel trabocchetto,

chi risale dal trabocchetto sar preso nel tranello,

perch io mander sui Moabiti tutto questo nell'anno del loro
castigo.

Oracolo del Signore.

All'ombra di Chesbon si fermano spossati i fuggiaschi,

ma un fuoco esce da Chesbon, una fiamma dal palazzo di Sicon

e divora le tempie di Moab e il cranio di uomini turbolenti.

Guai a te, Moab, sei perduto, popolo di Camos,

poich i tuoi figli sono condotti schiavi, le tue figlie portate
in esilio.

Ma io cambier la sorte di Moab negli ultimi giorni.

Oracolo del Signore.

Qui finisce il giudizio su Moab.





49.

Sugli Ammoniti.

Dice il Signore:

Israele non ha forse figli,

non ha egli alcun erede?

Perch Milcom ha ereditato

la terra di Gad

e il suo popolo ne ha occupato le citt?

Perci ecco, verranno giorni

-  dice il Signore  -

nei quali io far udire

a Rabba degli Ammoniti fragore di guerra;

essa diventer un cumulo di rovine,

le sue borgate saranno consumate dal fuoco,

Israele spoglier i suoi spogliatori,

dice il Signore.

Urla, Chesbon, arriva il devastatore;

gridate, borgate di Rabba,

cingetevi di sacco, innalzate lamenti

e andate raminghe con tagli sulla pelle,

perch Milcom andr in esilio,

insieme con i suoi sacerdoti e i suoi capi.

Perch ti vanti delle tue valli, figlia ribelle?

Confidi nelle tue scorte ed esclami:

Chi verr contro di me?

Ecco io mander su di te il terrore,

parola del Signore Dio degli eserciti,

da tutti i dintorni.

Voi sarete scacciati,

ognuno per la sua via,

e non ci sar nessuno che raduni i fuggiaschi.

Ma dopo cambier la sorte degli Ammoniti.

Parola del Signore.



Su Edom.

Cos dice il Signore degli eserciti:

Non c' pi sapienza in Teman?

E' scomparso il consiglio dei saggi?

E' svanita la loro sapienza?

Fuggite, partite, nascondetevi in un luogo segreto,

abitanti di Dedan,

poich io mando su Esa la rovina, il tempo del suo castigo.

Se vendemmiatori verranno da te,

non lasceranno nulla da racimolare.

Se ladri notturni verranno da te,

saccheggeranno quanto loro piace.

Poich io intendo spogliare Esa,

rivelo i suoi nascondigli ed egli non ha dove nascondersi.

La sua stirpe, i suoi fratelli, i suoi vicini

sono distrutti ed egli non  pi.

Lascia i tuoi orfani, io li far vivere,

le tue vedove confidino in me!

Poich cos dice il Signore: Ecco, coloro che non erano
obbligati a bere il calice lo devono bere e tu pretendi di
rimanere impunito? Non resterai impunito, ma dovrai berlo poich
io ho giurato per me stesso  -  dice il Signore  -  che Bozra
diventer un orrore, un obbrobrio, un deserto, una maledizione e
tutte le sue citt saranno ridotte a rovine perenni.

Ho udito un messaggio da parte del Signore,

un messaggero  stato inviato fra le nazioni:

Adunatevi e marciate contro di lui!

Alzatevi per la battaglia.

Poich ecco, ti render piccolo fra i popoli

e disprezzato fra gli uomini.

La tua arroganza ti ha indotto in errore,

la superbia del tuo cuore;

tu che abiti nelle caverne delle rocce,

che ti aggrappi alle cime dei colli,

anche se ponessi, come l'aquila, in alto il tuo nido,

di lass ti far precipitare.

Oracolo del Signore.

Edom sar oggetto di orrore; chiunque passer l vicino ne
rester attonito e fischier davanti a tutte le sue piaghe. Come
nello sconvolgimento di Sodoma e Gomorra e delle citt vicine 
dice il Signore  -  non vi abiter pi uomo n vi fisser la
propria dimora un figlio d'uomo. Ecco, come un leone sale dalla
boscaglia del Giordano verso i prati sempre verdi, cos in un
baleno io lo scaccer di l e il mio eletto porr su di esso;
poich chi  come me? Chi pu citarmi in giudizio? Chi  dunque
il pastore che pu resistere davanti a me? Per questo ascoltate
il progetto che il Signore ha fatto contro Edom e le decisioni
che egli ha preso contro gli abitanti di Teman.

Certo, trascineranno via anche i pi piccoli del gregge,

e per loro sar desolato il loro prato.

Al fragore della loro caduta tremer la terra.

Un grido! Fino al Mare Rosso se ne ode l'eco.

Ecco, come l'aquila, egli sale e si libra, espande le ali su
Bozra.

In quel giorno il cuore dei prodi di Edom

sar come il cuore di una donna nei dolori del parto.



Su Damasco.

Camat e Arpad sono piene di confusione,

perch hanno sentito una cattiva notizia;

esse sono agitate come il mare, sono in angoscia, non possono
calmarsi.

Spossata  Damasco, si volge per fuggire; un tremito l'ha colta,

angoscia e dolori l'assalgono come una partoriente.

Come fu abbandonata la citt gloriosa,

la citt del tripudio?

Cadranno i suoi giovani nelle sue piazze

e tutti i suoi guerrieri periranno in quel giorno.

Oracolo del Signore degli eserciti.

Appiccher il fuoco alle mura di Damasco

e divorer i palazzi di Ben-Adad.



Su Kedar e sui regni di Azor, che Nabucodonosor re di Babilonia
sconfisse.

Cos dice il Signore:

Su, marciate contro Kedar,

saccheggiate i figli dell'oriente.

Prendete le loro tende e le loro pecore,

i loro teli da tenda, tutti i loro attrezzi;

portate via i loro cammelli;

un grido si lever su di loro: Terrore all'intorno!

Fuggite, andate lontano, nascondetevi in luoghi segreti

o abitanti di Azor  -  dice il Signore  -

perch ha ideato un disegno contro di voi.

Nabucodonosor re di Babilonia,

ha preparato un piano contro di voi.

Su, marciate contro la nazione tranquilla, che vive in sicurezza.

Oracolo del Signore.

Essa non ha n porte n sbarre e vive isolata.

I suoi cammelli saranno portati via come preda

e la massa dei suoi greggi come bottino.

Disperder a tutti i venti coloro che si tagliano i capelli alle
tempie,

da ogni parte far venire la loro rovina.

Parola del Signore.

Azor diventer rifugio di sciacalli, una desolazione per sempre;

nessuno vi dimorer pi, non ci abiter pi un figlio d'uomo.



Parola che il Signore rivolse al profeta Geremia riguardo
all'Elam all'inizio del regno di Sedecia re di Giuda.

Dice il Signore degli eserciti:

Ecco, io spezzer l'arco dell'Elam,

il nerbo della sua potenza.

Mander contro l'Elam i quattro venti

dalle quattro estremit del cielo

e li sparpaglier davanti a questi venti;

non ci sar nazione in cui non giungeranno

i profughi dell'Elam.

Incuter terrore negli Elamiti davanti ai loro nemici

e davanti a coloro che vogliono la loro vita;

mander su di essi la sventura, la mia ira ardente.

Parola del Signore.

Mander la spada a inseguirli

finch non li avr sterminati.

Porr il mio trono sull'Elam e far morire i re e i capi.

Oracolo del Signore.

Ma negli ultimi giorni cambier la sorte dell'Elam.

Parola del Signore.



NOTA: La citt di Rabba  l'attuale Amman; Damasco era la
capitale di uno stato aramaico, rivale di Israele; Elam, nella
regione nord-est del golfo Persico,  famosa per i suoi arcieri:
questo popolo non risulta propriamente tra i nemici di Israele.





50.

Parola che il Signore pronunzi contro Babilonia, contro il
paese dei Caldei, per mezzo del profeta Geremia.

Proclamatelo fra i popoli e fatelo sapere: Babilonia  presa!

Proclamatelo fra i popoli e fatelo sapere,

non nascondetelo, dite: Babilonia  presa,

Bel  coperto di confusione,  infranto Marduk;

sono confusi i suoi idoli, sono sgomenti i suoi feticci.

Poich dal settentrione sale contro di essa un popolo che
ridurr la sua terra a un deserto, non vi abiter pi nessuno;
uomini e animali fuggono, se ne vanno.

In quei giorni e in quel tempo  -  dice il Signore  -  verranno
gli Israeliti insieme con i figli di Giuda; cammineranno
piangendo e cercheranno il Signore loro Dio.

Domanderanno di Sion, verso cui sono fissi i loro volti: Venite,
uniamoci al Signore con un'alleanza eterna, che non sia mai
dimenticata.

Gregge di pecore sperdute era il mio popolo, i loro pastori le
avevano sviate, avevano fatte smarrire per i monti; esse
andavano di monte in colle, avevano dimenticato il loro ovile.
Quanti le trovavano, le divoravano e i loro nemici dicevano: Non
commettiamo nessun delitto, perch essi hanno peccato contro il
Signore, pascolo di giustizia e speranza dei loro padri.

Fuggite da Babilonia, dalla regione dei Caldei, uscite e siate
come capri in testa al gregge.

Poich, ecco io suscito e mando contro Babilonia

una massa di grandi nazioni

dal paese del settentrione;

queste le si schiereranno contro,

di l essa sar presa.

Le loro frecce sono come quelle di un abile arciere,

nessuna ritorna a vuoto.

La Caldea sar saccheggiata,

tutti i suoi saccheggiatori saranno saziati.

Parola del Signore.

Gioite pure e tripudiate, saccheggiatori della mia eredit!

Saltate pure come giovenchi su un prato

e nitrite come destrieri!

La vostra madre  piena di confusione,

 coperta di vergogna colei che vi ha partorito.

Ecco  l'ultima delle nazioni,

un deserto, un luogo riarso e una steppa.

A causa dell'ira del Signore non sar pi abitata,

sar tutta una desolazione.

Chiunque passer vicino a Babilonia rimarr stupito

e fischier davanti a tutte le sue piaghe.

Disponetevi intorno a Babilonia, voi tutti che tendete l'arco;

tirate contro di essa, non risparmiate le frecce,

poich essa ha peccato contro il Signore.

Alzate il grido di guerra contro di essa, da ogni parte.

Essa tende la mano, crollano le sue torri, rovinano le sue mura,

poich questa  la vendetta del Signore.

Vendicatevi di lei,

trattatela come essa ha trattato gli altri!

Sterminate in Babilonia chi semina,

chi impugna la falce al momento della messe.

Di fronte alla spada micidiale

ciascuno ritorni al suo popolo

e ciascuno fugga verso il suo paese.



Una pecora smarrita  Israele,

i leoni le hanno dato la caccia;

per primo l'ha divorata il re di Assiria,

poi il re di Babilonia ne ha stritolato le ossa.

Perci, dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Ecco, io
punir il re di Babilonia e il suo paese, come gi ho punito il
re di Assiria, e ricondurr Israele nel suo pascolo, pascoler
sul Carmelo e sul Basan; sulle montagne di Efraim e di Galaad si
sazier. In quei giorni e in quel tempo  -  dice il Signore  - 
si cercher l'iniquit di Israele, ma essa non sar pi, si
cercheranno i peccati di Giuda, ma non si troveranno, perch io
perdoner a quanti lascer superstiti.



Avanza nella terra di Merataim,

avanza contro di essa e contro gli abitanti di Pekod.

Devasta, annientali  -  dice il Signore  -

eseguisci quanto ti ho comandato!

Rumore di guerra nella regione, e grande disastro.

Perch  stato rotto e fatto in pezzi

il martello di tutta la terra?

Perch  diventata un orrore Babilonia fra le nazioni?

Ti ho teso un laccio e ti ci sei impigliata,

Babilonia, senza avvedertene.

Sei stata sorpresa e afferrata, perch hai fatto guerra al
Signore.



Il Signore ha aperto il suo arsenale

e ne ha tratto le armi del suo sdegno,

perch il Signore Dio degli eserciti

ha un'opera da compiere nel paese dei Caldei.

Venite a essa dall'estremo limite, aprite i suoi granai;

fatene dei mucchi come covoni, sterminatela,

non ne rimanga neppure un resto.

Uccidete tutti i suoi tori, scendano al macello.

Guai a loro, perch  giunto il loro giorno,

il tempo del loro castigo!

Voce di profughi e di scampati dal paese di Babilonia

per annunziare in Sion la vendetta del Signore nostro Dio,

la vendetta per il suo tempio.

Convocate contro Babilonia gli arcieri, quanti tendono l'arco.

Accampatevi intorno ad essa in modo che nessuno scampi.

Ripagatela secondo le sue opere,

fate a lei quanto ha fatto agli altri,

perch  stata arrogante con il Signore, con il Santo di Israele.

Perci cadranno i suoi giovani nelle sue piazze

e tutti i suoi guerrieri periranno in quel giorno.

Parola del Signore.

Eccomi a te, o arrogante,  -  oracolo del Signore degli
eserciti  -

poich  giunto il tuo giorno, il tempo del tuo castigo.

Vaciller l'arrogante e cadr, nessuno la rialzer.

Io dar alle fiamme le sue citt,

esse divoreranno tutti i suoi dintorni.

Dice il Signore degli eserciti: Oppressi sono i figli di Israele
e i figli di Giuda tutti insieme, tutti i loro deportatori li
trattengono e rifiutano di lasciarli andare. Ma il loro
vendicatore  forte, Signore degli eserciti  il suo nome. Egli
sosterr efficacemente la loro causa, per rendere tranquilla la
terra e sconvolgere gli abitanti di Babilonia.



Spada, sui Caldei e sugli abitanti di Babilonia,

sui suoi capi e sui suoi sapienti!

Spada, sui suoi indovini ed essi impazziscano!

Spada, sui suoi prodi, ed essi s'impauriscano!

Spada, sui suoi cavalli e sui suoi carri,

su tutta la gentaglia che  in essa,

diventino come donne!

Spada, sui suoi tesori ed essi siano saccheggiati!

Spada, sulle sue acque ed esse si prosciughino!

Poich essa  una terra di idoli;

vanno pazzi per questi spauracchi.

Perci l'abiteranno animali del deserto e sciacalli, vi si
stabiliranno gli struzzi; non sar mai pi abitata, n popolata
di generazione in generazione. Come quando Dio sconvolse Sodoma,
Gomorra e le citt vicine  -  oracolo del Signore  -  cos non
vi abiter alcuna persona n vi dimorer essere umano.



Ecco, un popolo viene dal settentrione, un popolo grande, e
molti re sorgono dalle estremit della terra. Impugnano arco e
dardo, sono crudeli, non hanno piet, il loro tumulto  come il
mugghio del mare. Montano cavalli, sono pronti come un sol uomo
a combattere contro di te, figlia di Babilonia. Il re di
Babilonia ha sentito parlare di loro e le sue braccia sono senza
forza; lo ha colto l'angoscia, un dolore come di donna nel
parto. Ecco, come un leone sale dalla boscaglia del Giordano
verso i prati sempre verdi, cos in un batter d'occhio io li
far fuggire di l e vi metter sopra colui che mi piacer.
Poich chi  come me? Chi pu citarmi in giudizio? Chi  dunque
il pastore che pu resistere davanti a me?

Per questo ascoltate il progetto che il Signore ha fatto contro
Babilonia e le decisioni che ha preso contro il paese dei
Caldei. Certo, trascineranno via anche i pi piccoli del gregge
e per loro sar desolato il loro prato. Al fragore della presa
di Babilonia trema la terra, ne risuoner il clamore fra le
nazioni.





51.

Cos dice il Signore:

Ecco susciter contro Babilonia

e contro gli abitanti della Caldea un vento distruttore;

io invier a Babilonia spulatori che la spuleranno

e devasteranno la sua regione,

poich le piomberanno addosso da tutte le parti

nel giorno della tribolazione.

Non deponga l'arciere l'arco e non si spogli della corazza.

Non risparmiate i suoi giovani,

sterminate tutto il suo esercito.

Cadano trafitti nel paese dei Caldei e feriti nelle sue piazze,

perch la loro terra  piena di delitti

davanti al Santo di Israele.

Ma Israele e Giuda non sono vedove

del loro Dio, il Signore degli eserciti.

Fuggite da Babilonia,

ognuno ponga in salvo la sua vita;

non vogliate perire per la sua iniquit,

poich questo  il tempo della vendetta al Signore;

egli la ripaga per quanto ha meritato.

Babilonia era una coppa d'oro in mano del Signore,

con la quale egli inebriava tutta la terra;

del suo vino hanno bevuto i popoli,

perci sono divenuti pazzi.

All'improvviso Babilonia  caduta,  stata infranta;

alzate lamenti su di essa.

prendete balsamo per il suo dolore,

forse potr essere guarita.

Abbiamo curato Babilonia, ma non  guarita.

Lasciatela e andiamo ciascuno al proprio paese;

poich la sua punizione giunge fino al cielo

e si alza fino alle nubi.

Il Signore ha fatto trionfare la nostra giusta causa, venite,
raccontiamo in Sion l'opera del Signore nostro Dio.

Aguzzate le frecce, riempite le faretre!

Il Signore suscita lo spirito del re di Media,

perch il suo piano riguardo a Babilonia  di distruggerla;

Perch questa  la vendetta del Signore,

vendetta per il suo tempio.

Alzate un vessillo contro il muro di Babilonia,

rafforzate le guardie, collocate sentinelle, preparate gli
agguati,

poich il Signore si era proposto un piano

e ormai compie quanto aveva detto

contro gli abitanti di Babilonia.

Tu che abiti lungo acque abbondanti, ricca di tesori,

 giunta la tua fine, il momento del taglio.

Il Signore degli eserciti lo ha giurato per se stesso:

Ti ho gremito di uomini come cavallette,

che intoneranno su di te il canto di vittoria.

Egli ha formato la terra con la sua potenza,

ha fissato il mondo con la sua sapienza,

con la sua intelligenza ha disteso i cieli.

Al rombo della sua voce rumoreggiano le acque nel cielo.

Egli fa salire le nubi dall'estremit della terra,

produce lampi per la pioggia

e manda fuori il vento dalle sue riserve.

Resta inebetito ogni uomo, senza comprendere;

resta confuso ogni orefice per i suoi idoli,

poich  menzogna ci che ha fuso e non ha soffio vitale.

Essi sono vanit, opere ridicole;

al tempo del loro castigo periranno.

Non  tale l'eredit di Giacobbe,

perch egli ha formato ogni cosa.

Israele  la trib della sua eredit,

Signore degli eserciti  il suo nome.



Un martello sei stata per me, uno strumento di guerra;

con te martellavo i popoli, con te annientavo i regni,

con te martellavo cavallo e cavaliere,

con te martellavo carro e cocchiere,

con te martellavo uomo e donna,

con te martellavo vecchio e ragazzo,

con te martellavo giovane e fanciulla,

con te martellavo pastore e gregge,

con te martellavo l'aratore e il suo paio di buoi,

con te martellavo governatori e prefetti.

Ma ora ripagher Babilonia e tutti gli abitanti della Caldea di
tutto il male che hanno fatto a Sion, sotto i vostri occhi.
Oracolo del Signore.



Eccomi a te, monte della distruzione,

che distruggi tutta la terra.

Io stender la mano contro di te,

ti rotoler gi dalle rocce

e far di te una montagna bruciata.

Da te non si prender pi n pietra d'angolo,

n pietra da fondamenta,

perch diventerai un luogo desolato per sempre.

Oracolo del Signore.

Alzate un vessillo nel paese,

suonate la tromba fra le nazioni,

preparate le nazioni alla guerra contro di essa,

convocatele contro i regni di Ararat, di Minni e di Aschenaz.

Nominate contro di essa un comandante,

fate avanzare i cavalli come cavallette spinose.

Preparate alla guerra contro di essa le nazioni, i re della
Media, i suoi governatori, tutti i suoi prefetti e tutta la
terra in suo dominio.

Trema la terra e freme,

perch si avverano contro Babilonia i progetti del Signore

di ridurre il paese di Babilonia

in luogo desolato, senza abitanti.

Hanno cessato di combattere i prodi di Babilonia,

si sono ritirati nelle fortezze;

il loro valore  venuto meno, sono diventati come donne.

Sono stati incendiati i suoi edifici,

sono spezzate le sue sbarre.

Corriere corre incontro a corriere,

messaggero incontro a messaggero

per annunziare al re di Babilonia

che la sua citt  presa da ogni lato,

i guadi sono occupati, le fortezze bruciano,

i guerrieri sono sconvolti dal terrore.



Poich dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele:

La figlia di Babilonia  come un'aia

al tempo in cui viene spianata;

ancora un poco e verr per essa

il tempo della mietitura.

Mi ha divorata, mi ha consumata

Nabucodonosor, re di Babilonia,

mi ha ridotta come un vaso vuoto,

mi ha inghiottita come fa il coccodrillo,

ha riempito il suo ventre,

dai miei luoghi deliziosi mi ha scacciata.

Il mio strazio e la mia sventura ricadano su Babilonia!

-  dice la popolazione di Sion,  -

il mio sangue sugli abitanti della Caldea!

dice Gerusalemme.

Perci cos parla il Signore:

Ecco, io difendo la tua causa, compio la tua vendetta;

prosciugher il suo mare, disseccher le sue sorgenti.

Babilonia diventer un cumulo di rovine, un rifugio di sciacalli,

un oggetto di stupore e di scherno, senza abitanti.

Essi ruggiscono insieme come leoncelli,

rugghiano come cuccioli di una leonessa.

Con veleno preparer loro una bevanda,

li inebrier perch si stordiscano

e si addormentino in un sonno perenne,

per non svegliarsi mai pi.

Parola del Signore.

Li far scendere al macello come agnelli,

come montoni insieme con i capri.



Sesac  stata presa e occupata, l'orgoglio di tutta la terra.

Babilonia  diventata un oggetto di orrore fra le nazioni!

Il mare dilaga su Babilonia,

essa  stata sommersa dalla massa delle onde.

Sono diventate una desolazione le sue citt,

un terreno riarso, una steppa.

Nessuno abita pi in esse,

non vi passa pi nessun figlio d'uomo.



Io punir Bel in Babilonia,

gli estrarr dalla gola quanto ha inghiottito.

Non andranno pi a lui le nazioni.

Perfino le mura di Babilonia sono crollate;

esci da essa, popolo mio,

ognuno salvi la vita dall'ira ardente del Signore.

Non si avvilisca il vostro cuore e non temete per la notizia
diffusa nel paese; un anno giunge una notizia e l'anno dopo
un'altra. La violenza  nel paese, un tiranno contro un tiranno.
Per questo ecco, verranno giorni

nei quali punir gli idoli di Babilonia.

Allora tutto il suo paese sentir vergogna

e tutti i suoi cadaveri le giaceranno in mezzo.

Esulteranno su Babilonia cielo e terra e quanto contengono,

perch da settentrione verranno i suoi devastatori.

Parola del Signore.

Anche Babilonia deve cadere per gli uccisi di Israele,

come per Babilonia caddero gli uccisi di tutta la terra.

Voi scampati dalla spada partite,

non fermatevi;

da questa regione lontana ricordatevi del Signore

e vi torni in mente Gerusalemme.



Sentiamo vergogna nell'udire l'insulto;

la confusione ha coperto i nostri volti,

perch stranieri sono entrati

nel santuario del tempio del Signore.

Perci, ecco, verranno giorni  -  dice il Signore  -

nei quali punir i suoi idoli

e in tutta la sua regione gemeranno i feriti.

Anche se Babilonia si innalzasse fino al cielo,

anche se rendesse inaccessibile la sua cittadella potente,

da parte mia verranno i suoi devastatori.

Oracolo del Signore.

Udite! Un grido da Babilonia,

una rovina immensa dal paese dei Caldei.

E' il Signore che devasta Babilonia

e fa tacere il suo grande rumore.

Mugghiano le sue onde come acque possenti,

risuona il frastuono della sua voce,

perch piomba su Babilonia il devastatore,

sono catturati i suoi prodi, si sono infranti i loro archi.

Dio  il Signore delle giuste ricompense,

egli ricompensa con precisione.

Io ubriacher i suoi capi e i suoi saggi,

i suoi governatori, i suoi magistrati e i suoi guerrieri;

essi dormiranno un sonno eterno

e non potranno pi svegliarsi

dice il re, il cui nome  Signore degli eserciti.



Cos dice il Signore degli eserciti:

Il largo muro di Babilonia sar raso al suolo,

le sue alte porte saranno date alle fiamme.

Si affannano dunque invano i popoli,

le nazioni si affaticano per nulla.

Ordine che il Profeta Geremia diede a Seraia figlio di Neria,
figlio di Maasia, quando egli and con Sedecia re di Giuda in
Babilonia nell'anno quarto del suo regno. Seraia era capo degli
alloggiamenti.

Geremia scrisse su un rotolo tutte le sventure che dovevano
piombare su Babilonia. Tutte queste cose sono state scritte
contro Babilonia. Geremia quindi disse a Seraia: Quando
giungerai a Babilonia, abbi cura di leggere in pubblico tutte
queste parole e dirai: Signore, tu hai dichiarato di distruggere
questo luogo cos che non ci sia pi chi lo abiti, n uomo n
animale, ma sia piuttosto una desolazione per sempre. Ora,
quando avrai finito di leggere questo rotolo, vi legherai una
pietra e lo getterai in mezzo all'Eufrate dicendo: Cos
affonder Babilonia e non risorger pi dalla sventura che io le
far piombare addosso.

Fin qui le parole di Geremia.



NOTA: Seraia  il fratello di Baruc: confronta Baruc 1. 





52.

[Appendice storica]

Sedecia aveva ventun anni quando divenne re e regn undici anni
a Gerusalemme; sua madre si chiamava Camital figlia di Geremia
ed di Libna. Egli fece ci che dispiace al Signore, proprio come
aveva fatto Ioiakim.

Ma, a causa dell'ira del Signore, in Gerusalemme e in Giuda le
cose arrivarono a tal punto che il Signore li scacci dalla sua
presenza. Sedecia si era ribellato al re di Babilonia.

Allora nel decimo mese dell'anno nono del suo regno, il dieci
del mese venne Nabucodonosor re di Babilonia con tutto
l'esercito contro Gerusalemme. Costoro si accamparono intorno ad
essa e costruirono attorno opere d'assedio. La citt rimase
assediata fino all'undicesimo anno del re Sedecia.

Nel quarto mese, il nove del mese, mentre la fame dominava nella
citt e non c'era pi pane per la popolazione, fu aperta una
breccia nella citt. Allora tutti i soldati fuggirono, uscendo
dalla citt di notte per la via della porta fra le due mura, che
era presso il giardino del re, e, mentre i Caldei erano intorno
alla citt, presero la via dell'Araba.

Le truppe dei Caldei per inseguirono il re e raggiunsero
Sedecia nelle steppe di Gerico; allora tutto il suo esercito lo
abbandon e si disperse. Il re fu catturato e condotto a Ribla
nel paese di Camat presso il re di Babilonia che pronunzi la
sentenza contro di lui. Il re di Babilonia fece sgozzare i figli
di Sedecia sotto i suoi occhi e fece sgozzare anche tutti i capi
di Giuda in Ribla; cav gli occhi a Sedecia e lo fece legare con
catene e condurre a Babilonia, dove lo tenne in carcere fino
alla sua morte.

Nel quinto mese, il dieci del mese, essendo l'anno decimonono
del regno di Nabucodonosor re di Babilonia, Nabuzaradan, capo
delle guardie, che prestava servizio alla presenza del re di
Babilonia, entr in Gerusalemme. Egli incendi il tempio del
Signore e la reggia e tutte le case di Gerusalemme, diede alle
fiamme anche tutte le case dei nobili. Tutto l'esercito dei
Caldei, che era con il capo delle guardie, demol tutte le mura
intorno a Gerusalemme.

Il resto del popolo che era stato lasciato in citt, i disertori
che erano passati al re di Babilonia e quanti erano rimasti
degli artigiani, Nabuzaradan capo delle guardie li deport; dei
pi poveri del paese Nabuzaradan, capo delle guardie, ne lasci
una parte come vignaioli e come campagnoli. I Caldei fecero a
pezzi le colonne di bronzo che erano nel tempio, le basi a ruote
e il mare di bronzo che era nel tempio e ne portarono tutto il
bronzo in Babilonia. Essi presero ancora le caldaie, le palette,
i coltelli, i bacini per l'aspersione, le coppe e tutti gli
arredi di bronzo che servivano al culto. Il capo delle guardie
prese ancora i bicchieri, i bracieri, i bacini, le caldaie, i
candelabri, le coppe e i calici, quanto era d'oro e d'argento.
Quanto alle due colonne, all'unico mare, ai dodici buoi di
bronzo che erano sotto di esso e alle basi a ruote, cose che
aveva fatto il re Salomone per il tempio del Signore, non si
poteva calcolare quale fosse il peso del bronzo di tutti questi
arredi. Delle colonne poi una sola era alta diciotto cubiti e ci
voleva un filo di dodici cubiti per misurarne la circonferenza;
il suo spessore era di quattro dita, essendo vuota nell'interno.
Su di essa c'era un capitello di bronzo e l'altezza di un
capitello era di cinque cubiti; tutto intorno al capitello
c'erano un reticolato per lato e melagrane, il tutto di bronzo,
cos era anche l'altra colonna. Le melagrane erano novantasei;
tutte le melagrane intorno al reticolato ammontavano a cento.

Il capo delle guardie fece prigioniero Seraia, sacerdote capo, e
il secondo sacerdote Sofonia insieme con tre custodi della
soglia. Dalla citt egli fece prigionieri un funzionario, che
era a capo dei soldati, e sette uomini fra i pi familiari del
re, i quali furono trovati in citt, e l'aiutante capo
dell'esercito che arruolava la gente del paese e sessanta uomini
della gente del paese, che furono trovati nella citt.
Nabuzaradan, capo delle guardie, li prese e li condusse presso
il re di Babilonia, a Ribla. Il re di Babilonia li fece
percuotere e uccidere a Ribla, nel paese di Camat. Cos fu
deportato Giuda dal suo paese.



Questa  la gente che Nabucodonosor deport: nell'anno settimo
tremilaventitr Giudei; nell'anno diciottesimo di Nabucodonosor
furono deportati da Gerusalemme ottocentotrentadue persone;
nell'anno ventitreesimo di Nabucodonosor, Nabuzaradan capo delle
guardie, deport settecentoquarantacinque Giudei: in tutto
quattromilaseicento persone.

Ora, nell'anno trentasettesimo della deportazione di Ioiachin re
di Giuda, nel dodicesimo mese, il venticinque del mese,
Evil-Merodach re di Babilonia, nell'anno della sua ascesa al
regno, fece grazia a Ioiachin re di Giuda e lo fece uscire dalla
prigione. Gli parl con benevolenza e pose il seggio di lui al
di sopra dei seggi dei re che si trovavano con lui a Babilonia.
Gli cambi le vesti da prigioniero e Ioiachin mangi sempre il
cibo alla presenza di lui per tutti i giorni della sua vita. Il
suo sostentamento, come sostentamento abituale, gli era fornito
dal re di Babilonia ogni giorno, fino al giorno della sua morte,
per tutto il tempo della sua vita.



NOTA: Questa notizia, datata secondo il sistema del calendario
babilonese, rivela che una terza deportazione si  aggiunta a
quelle del 599 e del 587 avanti Cristo. Le cifre, senza dubbio
parziali, non corrispondono a  quelle di 2 Re 24, e non danno il
numero totale dei deportati.





LAMENTAZIONI.



NOTA: Un'antica tradizione attribuisce a Geremia questi canti di
lutto, ma  molto pi probabile che essi siano stati composti da
Giudei rimasti sul posto dopo la caduta.



1.

[Prima lamentazione].



Ah! come sta solitaria la citt un tempo ricca di popolo!

E' divenuta come una vedova, la grande fra le nazioni;

un tempo signora tra le province  sottoposta a tributo.



Essa piange amaramente nella notte,

le sue lacrime scendono sulle guance;

nessuno le reca conforto, fra tutti i suoi amanti;

tutti i suoi amici l'hanno tradita, le sono divenuti nemici.



Giuda  emigrato per la miseria e la dura schiavit.

Egli abita in mezzo alle nazioni, senza trovare riposo;

tutti i suoi persecutori l'hanno raggiunto fra le angosce.



Le strade di Sion sono in lutto, nessuno si reca pi alle sue
feste;

tutte le sue porte sono deserte, i suoi sacerdoti sospirano;

le sue vergini sono afflitte ed essa  nell'amarezza.



I suoi avversari sono i suoi padroni, i suoi nemici sono felici,

perch il Signore l'ha afflitta per i suoi misfatti senza numero;

i suoi bambini sono stati condotti in schiavit, sospinti dal
nemico.



Dalla figlia di Sion  scomparso ogni splendore;

i suoi capi sono diventati come cervi che non trovano pascolo;

camminano senza forze davanti agli inseguitori.



Gerusalemme ricorda i giorni della sua miseria e del suo vagare,

tutti i suoi beni preziosi dal tempo antico;

ricorda quando il suo popolo cadeva per mano del nemico

e nessuno le porgeva aiuto.

I suoi nemici la guardavano e ridevano della sua rovina.



Gerusalemme ha peccato gravemente,

per questo  divenuta un panno immondo;

quanti la onoravano la disprezzano

perch hanno visto la sua nudit;

anch'essa sospira e si volge indietro.



La sua sozzura  nei lembi della sua veste,

non pensava alla sua fine;

essa  caduta in modo sorprendente

e ora nessuno la consola.

Guarda, Signore, la mia miseria, perch il nemico ne trionfa.



L'avversario ha teso la mano su tutte le sue cose pi preziose;

essa infatti ha visto i pagani penetrare nel suo santuario,

coloro ai quali avevi proibito di entrare nella tua assemblea.



Tutto il suo popolo sospira in cerca di pane;

danno gli oggetti pi preziosi in cambio di cibo,

per sostenersi in vita.

Osserva, Signore, e considera come sono disprezzata!



Voi tutti che passate per la via,

considerate e osservate

se c' un dolore simile al mio dolore,

al dolore che ora mi tormenta

e con cui il Signore mi ha punito nel giorno della sua ira
ardente.



Dall'alto egli ha scagliato un fuoco

e nelle mie ossa lo ha fatto penetrare;

ha teso una rete ai miei piedi,

mi ha fatto cadere all'indietro;

mi ha reso desolata, affranta da languore per sempre.



S' aggravato il giogo delle mie colpe,

nella sua mano esse sono annodate;

il loro giogo  sul mio collo e ha fiaccato la mia forza;

il Signore mi ha messo nelle loro mani,

non posso rialzarmi.



Ha ripudiato tutti i miei prodi il Signore in mezzo a me.

Egli ha chiamato a raccolta contro di me per fiaccare i miei
giovani;

il Signore ha pigiato come uva nel tino la vergine figlia di
Giuda.



Per tali cose io piango, dal mio occhio scorrono lacrime,

perch lontano da me  chi consola, chi potrebbe ridarmi la vita;

i miei figli sono desolati, perch il nemico ha prevalso.



Sion protende le mani, nessuno la consola.

Il Signore ha inviato contro Giacobbe i suoi nemici da tutte le
parti.

Gerusalemme  divenuta come panno immondo in mezzo a loro.



Giusto  il Signore, poich mi sono ribellata alla sua parola.

Ascoltate, vi prego, popoli tutti, e osservate il mio dolore!

Le mie vergini e i miei giovani sono andati in schiavit.



Ho chiamato i miei amanti, ma essi mi hanno tradita;

i miei sacerdoti e i miei anziani nella citt sono spirati

mentre cercavano cibo per sostenersi in vita.



Guarda, Signore, quanto sono in angoscia;

le mie viscere si agitano,

il mio cuore  sconvolto dentro di me,

poich sono stata veramente ribelle.

Di fuori la spada mi priva dei figli,

dentro c' la morte.



Senti come sospiro, nessuno mi consola.

Tutti i miei nemici han saputo della mia sventura,

ne hanno gioito, perch tu hai fatto ci.

Manda il giorno che hai decretato ed essi siano simili a me!



Ti sia presente tutta la loro malvagit

e trattali duramente come hai trattato me

a causa di tutte le mie prevaricazioni.

Molti sono infatti i miei sospiri

e il mio cuore si consuma.





2.

[Seconda lamentazione].



Come il Signore ha oscurato nella sua ira la figlia di Sion!

Egli ha scagliato dal cielo in terra la gloria di Israele.

Non si  ricordato dello sgabello dei suoi piedi

nel giorno del suo furore.



Il Signore ha distrutto senza piet tutte le dimore di Giacobbe;

ha abbattuto con ira le fortezze della figlia di Giuda;

ha prostrato a terra, ha profanato il suo regno e i suoi capi.



Con ira ardente egli ha infranto tutta la potenza di Israele.

Ha tratto indietro la destra davanti al nemico;

ha acceso Giacobbe come una fiamma di fuoco,

che divora tutto all'intorno.



Ha teso il suo arco come un nemico,

ha tenuto ferma la destra come un avversario,

ha ucciso quanto  delizia dell'occhio.

Sulla tenda della figlia di Sion

ha rovesciato la sua ira come fuoco.



Il Signore  divenuto come un nemico, ha distrutto Israele;

ha distrutto tutti i suoi palazzi, ha abbattuto le sue fortezze,

ha moltiplicato alla figlia di Giuda lamento e cordoglio.



Ha devastato come un giardino la sua dimora,

ha demolito il luogo della riunione.

Il Signore ha fatto dimenticare in Sion la festa e il sabato

e ha rigettato nel furore della sua ira re e sacerdoti.



Il Signore ha abbandonato il suo altare,

ha rigettato il suo santuario;

ha consegnato in bala del nemico le mura delle sue fortezze.

Essi alzarono grida nel tempio del Signore

quasi fosse un giorno di festa.



Il Signore ha deciso di demolire le mura della figlia di Sion;

egli ha steso la corda per le misure,

non ritrarr la mano dalla distruzione;

ha reso desolati bastione e baluardo; ambedue sono in rovina.



Sono affondate nella terra le sue porte;

egli ne ha rovinato e spezzato le sbarre

il suo re e i suoi capi sono tra le genti; non c' pi legge

e neppure i suoi profeti han ricevuto visioni dal Signore.



Siedono a terra in silenzio, gli anziani della figlia di Sion,

hanno cosparso di cenere il capo, si sono cinti di sacco;

curvano a terra il capo le vergini di Gerusalemme.



Si son consunti per le lacrime i miei occhi,

le mie viscere sono sconvolte,

si riversa per terra la mia bile,

per la rovina della figlia del mio popolo;

mentre vien meno il bambino e il lattante nelle piazze della
citt.



Alle loro madri dicevano: Dov' il grano e il vino?.

Intanto venivano meno come feriti nelle piazze della citt;

esalavano il loro respiro in grembo alle loro madri.



Con che cosa ti metter a confronto?

A che cosa ti paragoner, figlia di Gerusalemme?

Che cosa eguaglier a te per consolarti, vergine figlia di Sion?

Poich  grande come il mare la tua rovina;

chi potr guarirti?



I tuoi profeti hanno avuto per te visioni di cose vane e insulse,

non hanno svelato le tue iniquit per cambiare la tua sorte;

ma ti hanno vaticinato lusinghe, vanit e illusioni.



Contro di te battono le mani quanti passano per la via;

fischiano, scrollano il capo sulla figlia di Gerusalemme:

E' questa la citt che dicevano bellezza perfetta,

gioia di tutta la terra?.



Spalancano contro di te la bocca tutti i tuoi nemici,

fischiano e digrignano i denti, dicono: L'abbiamo divorata!

Questo  il giorno che aspettavamo, siamo arrivati a vederlo.



Il Signore ha compiuto quanto aveva decretato,

ha adempiuto la sua parola decretata dai giorni antichi,

ha distrutto senza piet,

ha dato modo al nemico di gioire di te,

ha esaltato la potenza dei tuoi avversari.



Grida dal tuo cuore al Signore, vergine figlia di Sion;

fa' scorrere come torrente le tue lacrime, giorno e notte!

Non darti pace, non abbia tregua la pupilla del tuo occhio.



Alzati, grida nella notte quando cominciano i turni di
sentinella;

effondi come acqua il tuo cuore, davanti al Signore;

alza verso di lui le mani per la vita dei tuoi bambini,

che muoiono di fame all'angolo di ogni strada.



Guarda, Signore, e considera; chi mai hai trattato cos?

Le donne divorano i loro piccoli, i bimbi che si portano in
braccio!

Sono trucidati nel santuario del Signore sacerdoti e profeti!



Giacciono a terra per le strade ragazzi e vecchi;

le mie vergini e i miei giovani sono caduti di spada;

hai ucciso nel giorno della tua ira, hai trucidato senza piet.



Come a un giorno di festa hai convocato i miei terrori
dall'intorno.

Nel giorno dell'ira del Signore

non vi fu n superstite n fuggiasco.

Quelli che io avevo portati in braccio e allevato,

li ha sterminati il mio nemico.





3.

[Terza lamentazione].



Io sono l'uomo che ha provato la miseria

sotto la sferza della sua ira.

Egli mi ha guidato, mi ha fatto camminare

nelle tenebre e non nella luce.

Solo contro di me egli ha volto e rivolto

la sua mano tutto il giorno.



Egli ha consumato la mia carne e la mia pelle,

ha rotto le mie ossa.

Ha costruito sopra di me, mi ha circondato

di veleno e di affanno.

Mi ha fatto abitare in luoghi tenebrosi

come i morti da lungo tempo.



Mi ha costruito un muro tutt'intorno,

perch non potessi pi uscire;

ha reso pesanti le mie catene.

Anche se grido e invoco aiuto,

egli soffoca la mia preghiera.

Ha sbarrato le mie vie con blocchi di pietra,

ha ostruito i miei sentieri.



Egli era per me un orso in agguato,

un leone in luoghi nascosti.

Seminando di spine la mia via, mi ha lacerato,

mi ha reso desolato.

Ha teso l'arco, mi ha posto come bersaglio alle sue saette.



Ha conficcato nei miei fianchi le frecce della sua faretra.

Sono diventato lo scherno di tutti i popoli,

la loro canzone d'ogni giorno.

Mi ha saziato con erbe amare,

mi ha dissetato con assenzio.



Mi ha spezzato con la sabbia i denti,

mi ha steso nella polvere.

Son rimasto lontano dalla pace, ho dimenticato il benessere.

E dico: E' sparita la mia gloria,

la speranza che mi veniva dal Signore.



Il ricordo della mia miseria e del mio vagare

 come assenzio e veleno.

Ben se ne ricorda e si accascia dentro di me la mia anima.

Questo intendo richiamare alla mia mente

e per questo voglio riprendere speranza.



Le misericordie del Signore non sono finite,

non  esaurita la sua compassione;

esse sono rinnovate ogni mattina,

grande  la sua fedelt.

Mia parte  il Signore  -  io esclamo  -

per questo in lui voglio sperare.



Buono  il Signore con chi spera in lui,

con l'anima che lo cerca.

E' bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore.

E' bene per l'uomo portare il giogo fin dalla giovinezza.



Sieda costui solitario e resti in silenzio,

poich egli glielo ha imposto;

cacci nella polvere la bocca,

forse c' ancora speranza;

porga a chi lo percuote la sua guancia,

si sazi di umiliazioni.



Poich il Signore non rigetta mai...

Ma, se affligge, avr anche piet

secondo la sua grande misericordia.

Poich contro il suo desiderio egli umilia

e affligge i figli dell'uomo.



Quando schiacciano sotto i loro piedi

tutti i prigionieri del paese,

quando falsano i diritti di un uomo

in presenza dell'Altissimo,

quando fan torto a un altro in una causa,

forse non vede il Signore tutto ci?



Chi mai ha parlato e la sua parola si  avverata,

senza che il Signore lo avesse comandato?

Dalla bocca dell'Altissimo non procedono forse

le sventure e il bene?

Perch si rammarica un essere vivente,

un uomo, per i castighi dei suoi peccati?



Esaminiamo la nostra condotta e scrutiamola,

ritorniamo al Signore.

Innalziamo i nostri cuori al di sopra delle mani,

verso Dio nei cieli.

Abbiamo peccato e siamo stati ribelli;

tu non ci hai perdonato.



Ti sei avvolto nell'ira e ci hai perseguitati,

hai ucciso senza piet.

Ti sei avvolto in una nube,

cos che la supplica non giungesse fino a te.

Ci hai ridotti a spazzatura e rifiuto

in mezzo ai popoli.



Hanno spalancato la bocca contro di noi

tutti i nostri nemici.

Terrore e trabocchetto sono la nostra sorte,

desolazione e rovina.

Rivoli di lacrime scorrono dai miei occhi,

per la rovina della figlia del mio popolo.



Il mio occhio piange senza sosta perch non ha pace

finch non guardi e non veda il Signore dal cielo.

Il mio occhio mi tormenta per tutte le figlie della mia citt.



Mi han dato la caccia come a un passero

coloro che mi sono nemici senza ragione.

M'hanno chiuso vivo nella fossa

e hanno gettato pietre su di me.

Sono salite le acque fin sopra il mio capo;

io dissi: E' finita per me.



Ho invocato il tuo nome, o Signore,

dalla fossa profonda.

Tu hai udito la mia voce: Non chiudere

l'orecchio al mio sfogo.

Tu eri vicino quando ti invocavo,

hai detto: Non temere!.



Tu hai difeso, Signore, la mia causa,

hai riscattato la mia vita.

Hai visto, o Signore, il torto che ho patito,

difendi il mio diritto!

Hai visto tutte le loro vendette,

tutte le loro trame contro di me.



Hai udito, Signore, i loro insulti,

tutte le loro trame contro di me,

i discorsi dei miei oppositori e le loro ostilit

contro di me tutto il giorno.

Osserva quando siedono e quando si alzano;

io sono la loro beffarda canzone.



Rendi loro il contraccambio, o Signore,

secondo l'opera delle loro mani.

Rendili duri di cuore, la tua maledizione su di loro!

Perseguitali nell'ira e distruggili sotto il cielo, Signore.





4.

[Quarta lamentazione].



Ah! come si  annerito l'oro, si  alterato l'oro migliore.

Sono disperse le pietre sante all'angolo di ogni strada.

I preziosi figli di Sion, valutati come oro fino

ah! come sono stimati quali vasi di creta, lavoro delle mani di
vasaio!



Perfino gli sciacalli porgono le mammelle

e allattano i loro cuccioli,

ma la figlia del mio popolo  divenuta crudele

come gli struzzi nel deserto.



La lingua del lattante si  attaccata al palato per la sete;

i bambini chiedono il pane

e non c'era chi lo spezzasse loro.



Coloro che si cibavano di leccornie

languono lungo le strade;

coloro che erano allevati sulla porpora,

abbracciano letame.



Grande  stata l'iniquit della figlia del mio popolo,

maggiore del peccato di Sodoma,

la quale fu distrutta in un attimo, senza fatica di mani.



I suoi giovani erano pi splendenti della neve,

pi candidi del latte;

avevano il corpo pi roseo dei coralli,

era zaffiro la loro figura.



Ora il loro aspetto s' fatto pi scuro della fuliggine,

non si riconoscono pi per le strade;

si  raggrinzita la loro pelle sulle ossa,

 divenuta secca come legno.



Sono pi fortunati gli uccisi di spada

che i morti di fame,

che sono caduti estenuati

per mancanza dei prodotti del campo.



Mani di donne, gi inclini a piet,

hanno cotto i loro bambini,

che sono serviti loro di cibo

nel disastro della figlia del mio popolo.



Il Signore ha esaurito la sua collera,

ha rovesciato l'ira ardente;

ha acceso in Sion un fuoco,

che ha divorato le sue fondamenta.



Non credevano i re della terra

e tutti gli abitanti del mondo

che l'avversario e il nemico sarebbero penetrati

entro le porte di Gerusalemme.



Fu per i peccati dei suoi profeti,

per le iniquit dei suoi sacerdoti,

che versarono in mezzo ad essa il sangue dei giusti.



Costoro vagavano come ciechi per le strade,

insozzati di sangue,

cos che non si potevano toccare le loro vesti.



Scostatevi! Un impuro!, si gridava per loro,

Scostatevi! Non toccate!.

Fuggivano e andavano randagi tra le genti,

non potevano trovare dimora.



La faccia del Signore li ha dispersi,

egli non gli volger pi lo sguardo;

non si  avuto riguardo dei sacerdoti,

non si  usata piet per gli anziani.



Ancora si consumavano i nostri occhi,

in cerca di un vano soccorso.

Dal nostro osservatorio scrutavamo

verso una nazione che non poteva salvarci.



Hanno dato la caccia ai nostri passi,

impedendoci di andare per le nostre piazze.

Prossima  la nostra fine; sono compiuti i nostri giorni!

Certo, e arrivata la nostra fine.



I nostri inseguitori erano pi veloci delle aquile del cielo;

sui monti ci hanno inseguiti,

nel deserto ci hanno teso agguati.



Il nostro respiro, l'unto del Signore,

 stato preso nei loro trabocchetti,

lui, di cui dicevamo: Alla sua ombra vivremo fra le nazioni.



Esulta pure, gioisci, figlia di Edom,

che abiti nella terra di Uz;

anche a te arriver il calice;

ti inebrierai ed esporrai la tua nudit.



E' completa la tua punizione, figlia di Sion,

egli non ti mander pi in esilio;

ma punir la tua iniquit, figlia di Edom,

scoprir i tuoi peccati.



NOTA: Il re Sedecia, l'unto del Signore,  fatto prigioniero
(confronta 2 Re 25).





5.

[Quinta lamentazione].



Ricordati, Signore, di quanto ci  accaduto,

guarda e considera il nostro obbrobrio.



La nostra eredit  passata a stranieri,

le nostre case a estranei.



Orfani siamo diventati, senza padre;

le nostre madri come vedove.



L'acqua nostra beviamo per denaro,

la nostra legna si acquista a pagamento.



Con un giogo sul collo siamo perseguitati,

siamo sfiniti, non c' per noi riposo.



All'Egitto abbiamo teso la mano,

all'Assiria per saziarci di pane.



I nostri padri peccarono e non sono pi,

noi portiamo la pena delle loro iniquit.



Schiavi comandano su di noi,

non c' chi ci liberi dalle loro mani.



A rischio della nostra vita ci procuriamo il pane

davanti alla spada nel deserto.



La nostra pelle si  fatta bruciante come un forno

a causa degli ardori della fame.



Hanno disonorato le donne in Sion,

le vergini nelle citt di Giuda.



I capi sono stati impiccati dalle loro mani,

i volti degli anziani non sono stati rispettati.



I giovani hanno girato la mola;

i ragazzi sono caduti sotto il peso della legna.



Gli anziani hanno disertato la porta,

i giovani i loro strumenti a corda.



La gioia si  spenta nei nostri cuori,

si  mutata in lutto la nostra danza.



E' caduta la corona dalla nostra testa;

guai a noi, perch abbiamo peccato!



Per questo  diventato mesto il nostro cuore,

per tali cose si sono annebbiati i nostri occhi:



perch il monte di Sion  desolato;

le volpi vi scorrazzano.



Ma tu, Signore, rimani per sempre,

il tuo trono di generazione in generazione.



Perch ci vuoi dimenticare per sempre?

Ci vuoi abbandonare per lunghi giorni?



Facci ritornare a te, Signore, e noi ritorneremo;

rinnova i nostri giorni come in antico,



poich non ci hai rigettati per sempre,

n senza limite sei sdegnato contro di noi.





BARUC.





NOTA: Il prestigio che, dopo l'esilio, si unisce al nome del
profeta Geremia, si riflette sul suo fedele segretario Baruc.
Perci, secondo un procedimento dell'epoca, si fa di lui
l'autore di un insieme di scritti, posteriori di pi secoli, di
cui la Bibbia ha conservato almeno un libretto.

Si ritiene che l'insieme di questi scritti non debba essere
anteriore al secondo secolo avanti Cristo.





1.

Queste sono le parole del libro che Baruc figlio di Neria,
figlio di Maasia, figlio di Sedecia, figlio di Asadia, figlio di
Chelkia, scrisse in Babilonia nell'anno quinto, il sette del
mese, nella ricorrenza di quando i Caldei presero Gerusalemme e
la diedero alle fiamme. Baruc lesse le parole di questo libro
alla presenza di Ieconia, figlio di Ioiakim, re di Giuda e di
tutto il popolo, accorso per ascoltare la lettura: erano
presenti i nobili, i figli del re, gli anziani, tutto il popolo
dal pi piccolo al pi grande, quanti insomma abitavano in
Babilonia presso il fiume Sud. Ascoltata la lettura, piansero,
digiunarono, pregarono il Signore, poi, raccolto po' di denaro,
secondo quel che ognuno poteva dare, lo mandarono a Gerusalemme
al sacerdote Ioakim figlio di Chelkia, figlio di Salom e agli
altri sacerdoti e al popolo che erano con lui in Gerusalemme.
Era il dieci del mese di Sivan, quando Baruc ricevette, per
portarli in Giuda, i vasi della casa del Signore, che erano
stati portati via dal tempio.

Erano quei vasi d'argento che Sedecia figlio di Giosia, re di
Giuda, aveva fatto rifare, dopo che Nabucodonosor re di
Babilonia aveva deportato da Gerusalemme in Babilonia Ieconia, i
principi, gli schiavi, i nobili e il popolo del paese. Mandarono
a dire loro: Ecco, vi mandiamo il denaro per comprare olocausti,
sacrifici espiatori e incenso e offrire oblazioni sull'altare
del Signore nostro Dio.

Pregate per la vita di Nabucodonosor re di Babilonia e per la
vita di suo figlio Baldassar, perch i loro giorni sulla terra
siano lunghi come i giorni del cielo sulla terra. Pregate perch
il Signore ci dia forza e illumini i nostri occhi e si possa
vivere all'ombra di Nabucodonosor, re di Babilonia, e all'ombra
del figlio Baldassar e servirli per molti anni e trovare grazia
ai loro occhi. Pregate il Signore nostro Dio anche per noi che
lo abbiamo offeso e fino ad oggi il suo sdegno e la sua ira non
si sono allontanati da noi. Leggete perci questo libro che vi
abbiamo mandato per fare pubblica confessione nel tempio del
Signore, in giorno di festa e nei giorni opportuni.

Direte dunque:

Al Signore nostro Dio la giustizia; a noi il disonore sul volto,
come oggi avviene per i Giudei e gli abitanti di Gerusalemme,
per i nostri re e per i nostri principi, per i nostri sacerdoti
e i nostri profeti e per i nostri padri, perch abbiamo offeso
il Signore, gli abbiamo disobbedito, non abbiamo ascoltato la
voce del Signore nostro Dio per camminare secondo i decreti che
il Signore ci aveva messo dinanzi. Da quando il Signore fece
uscire i nostri padri dall'Egitto fino ad oggi noi ci siamo
ribellati al Signore nostro Dio e ci siamo ostinati a non
ascoltare la sua voce. Cos, come oggi costatiamo, si sono
abbattuti su di noi tanti mali insieme con la maledizione che il
Signore aveva minacciato per mezzo di Mos suo servo, quando
fece uscire i nostri padri dall'Egitto per concederci un paese
in cui scorre latte e miele. Non abbiamo ascoltato la voce del
Signore nostro Dio, secondo le parole dei profeti che egli ci ha
mandato: ma ciascuno di noi ha seguito le perverse inclinazioni
del suo cuore, ha servito dei stranieri e ha fatto ci che 
male agli occhi del Signore nostro Dio.





2.

Per questo il Signore ha adempiuto le sue parole pronunziate
contro di noi, contro i nostri giudici che governano Israele,
contro i nostri re e contro i nostri principi, contro ogni uomo
d'Israele e di Giuda. Non era mai avvenuto sotto la volta del
cielo quello che egli ha compiuto in Gerusalemme, come sta
scritto nella legge di Mos, fino al punto di mangiarsi uno le
carni del figlio e un altro quelle della figlia. Il Signore li
mise in potere di tutti i regni vicini e li rese oggetto di
vituperio e di disprezzo per tutti quei popoli in mezzo ai quali
li aveva dispersi. Cos ci ha reso schiavi invece di padroni,
perch abbiamo offeso il Signore nostro Dio e non abbiamo
ascoltato la sua voce.

Al Signore nostro Dio la giustizia, a noi e ai padri nostri il
disonore sul volto come avviene ancora oggi. Tutte le calamit
che il Signore ci aveva minacciato, ci sono venute addosso. Ma
noi non abbiamo placato lo sdegno del Signore, rinunziando ai
perversi affetti del nostro cuore.

Cos il Signore, che  pronto al castigo, lo ha mandato sopra di
noi, poich egli  giusto in tutte le opere che ci ha comandato,
mentre noi non abbiamo dato ascolto alla sua voce, eseguendo i
decreti che ci aveva posto davanti.



Ora, Signore Dio d'Israele, che hai fatto uscire il tuo popolo
dall'Egitto con mano forte, con segni e prodigi, con grande
potenza e braccio possente e ti sei fatto un nome glorioso come
oggi lo possiedi, noi abbiamo peccato, siamo stati empi, abbiamo
trasgredito, Signore Dio nostro, i tuoi comandamenti. Allontana
da noi lo sdegno, poich siamo rimasti molto pochi in mezzo alle
genti fra le quali tu ci hai disperso.

Ascolta, Signore, la nostra preghiera, la nostra supplica,
liberaci per il tuo amore e facci trovare grazia davanti a
coloro che ci hanno deportati, perch tutta la terra sappia che
tu sei il Signore nostro Dio e che il tuo nome  stato invocato
su Israele e su tutta la sua stirpe. Guarda, Signore, dalla tua
santa dimora e pensa a noi; inclina il tuo orecchio, Signore, e
ascolta; apri, Signore, gli occhi e osserva: non i morti che
sono negli inferi, il cui spirito se n' andato dalle loro
viscere, danno gloria e giustizia al Signore, ma chi geme sotto
il peso, chi se ne va curvo e spossato, chi ha gli occhi
languenti, chi  affamato, questi sono coloro che ti rendono
gloria e giustizia, Signore.

Non per i meriti dei nostri padri e dei nostri re ti presentiamo
le nostre suppliche, Signore Dio nostro, ma perch tu hai
mandato sopra di noi la tua collera e il tuo sdegno, come avevi
dichiarato per mezzo dei tuoi servi i profeti: Ecco, dice il
Signore: Curvate le spalle, servite il re di Babilonia e
dimorerete nella terra da me data ai vostri padri. Ma se non
darete ascolto alla voce del Signore che comanda di servire il
re di Babilonia, far cessare nelle citt di Giuda e per le vie
di Gerusalemme il grido di gioia e di letizia, il canto dello
sposo e della sposa e tutto il territorio diventer un deserto
senza abitanti. Noi non abbiamo dato ascolto alla tua voce di
servire il re di Babilonia, perci tu hai eseguito la minaccia,
fatta per mezzo dei tuoi servi i profeti, che le ossa dei nostri
re e dei nostri padri sarebbero rimosse dalla loro tomba. Ed
eccole abbandonate al calore del giorno e al gelo della notte.
Essi sono morti fra atroci dolori, di fame, di spada e di peste;
il tempio che porta il tuo nome tu lo hai ridotto nello stato in
cui oggi si trova, per la malvagit della casa d'Israele e di
Giuda. Tuttavia tu hai agito verso di noi, Signore Dio nostro,
secondo tutta la tua bont e secondo tutta la tua misericordia,
come avevi detto per mezzo del tuo servo Mos, quando gli
ordinasti di scrivere la tua legge davanti agli Israeliti,
dicendo: Se voi non darete ascolto alla mia voce, questa
moltitudine che ora  cos grande sar ridotta a un piccolo
resto in mezzo alle nazioni fra le quali io la disperder;
poich io so che non mi ascolter, perch  un popolo di dura
cervice. Per nella terra del loro esilio ritorneranno in s e
riconosceranno che io sono il Signore loro Dio. Dar loro un
cuore e orecchi che ascoltano; nella terra del loro esilio mi
loderanno e si ricorderanno del mio nome e ripensando alla sorte
subita dai loro padri che peccarono contro di me, abbandoneranno
la loro caparbiet e la loro malizia.

Io li ricondurr nella terra promessa con giuramento ai loro
padri, ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe, essi ne avranno di nuovo
il dominio e io li moltiplicher e non diminuiranno pi; far
con loro un'alleanza perenne: io sar Dio per loro ed essi
saranno popolo per me, n scaccer mai pi il mio popolo Israele
dal paese che gli ho dato.





3.

Signore onnipotente, Dio d'Israele, un'anima angosciata, uno
spirito tormentato grida verso di te. Ascolta, Signore, abbi
piet, perch abbiamo peccato contro di te. Tu domini sempre,
noi continuamente periamo. Signore onnipotente, Dio d'Israele,
ascolta dunque la supplica dei morti d'Israele, dei figli di
coloro che hanno peccato contro di te: essi non hanno ascoltato
la voce del Signore loro Dio e a noi si sono attaccati questi
mali. Non ricordare l'iniquit dei nostri padri, ma ricordati
ora della tua potenza e del tuo nome, poich tu sei il Signore
nostro Dio e noi ti loderemo, Signore. Per questo tu hai
riempito i nostri cuori del tuo timore perch invocassimo il tuo
nome. Noi ti lodiamo ora nell'esilio, poich abbiamo allontanato
dal cuore tutta l'iniquit dei nostri padri, i quali hanno
peccato contro di te. Ecco, siamo ancora oggi esiliati e
dispersi, oggetto di obbrobrio, di maledizione e di condanna per
tutte le iniquit dei nostri padri, che si sono ribellati al
Signore nostro Dio.



Ascolta, Israele, i comandamenti della vita,

porgi l'orecchio per intendere la prudenza.

Perch, Israele, perch ti trovi in terra nemica

e invecchi in terra straniera?

Perch ti contamini con i cadaveri

e sei annoverato fra coloro che scendono negli inferi?

Tu hai abbandonato la fonte della sapienza!

Se tu avessi camminato nei sentieri di Dio,

saresti vissuto sempre in pace.

Impara dov' la prudenza, dov' la forza, dov' l'intelligenza,

per comprendere anche dov' la longevit e la vita,

dov' la luce degli occhi e la pace.



Ma chi ha scoperto la sua dimora,

chi  penetrato nei suoi forzieri?

Dove sono i capi delle nazioni,

quelli che dominano le belve che sono sulla terra?

Coloro che si divertono con gli uccelli del cielo,

quelli che ammassano argento e oro,

in cui confidano gli uomini,

e non pongono fine ai loro possessi?

Coloro che lavorano l'argento e lo cesellano

senza rivelare il segreto dei loro lavori?

Sono scomparsi, sono scesi negli inferi

e altri hanno preso il loro posto.

Nuove generazioni hanno visto la luce

e sono venute ad abitare il paese,

ma non hanno conosciuto la via della sapienza,

non hanno appreso i suoi sentieri

e neppure i loro figli l'hanno raggiunta,

anzi, si sono allontanati dalla sua via.

Non se n' sentito parlare in Canaan,

non si  vista in Teman.

I figli di Agar, che cercano sapienza terrena,

i mercanti di Merra e di Teman,

i narratori di favole, i ricercatori dell'intelligenza

non hanno conosciuto la via della sapienza,

non si sono ricordati dei suoi sentieri.



Israele, quanto  grande la casa di Dio,

quanto  vasto il luogo del suo dominio!

E' grande e non ha fine,  alto e non ha misura!

L nacquero i famosi giganti dei tempi antichi,

alti di statura, esperti nella guerra;

ma Dio non scelse costoro

e non diede loro la via della sapienza:

perirono perch non ebbero saggezza,

perirono per la loro insipienza.

Chi  salito al cielo per prenderla

e farla scendere dalle nubi?

Chi ha attraversato il mare e l'ha trovata

e l'ha comprata a prezzo d'oro puro?

Nessuno conosce la sua via,

nessuno pensa al suo sentiero.



Ma colui che sa tutto, la conosce

e l'ha scrutata con l'intelligenza.

E' lui che nel volgere dei tempi ha stabilito la terra

e l'ha riempita d'animali;

lui che invia la luce ed essa va,

che la richiama ed essa obbedisce con tremore.

Le stelle brillano dalle loro vedette e gioiscono;

egli le chiama e rispondono: Eccoci!

e brillano di gioia per colui che le ha create.

Egli  il nostro Dio e nessun altro pu essergli paragonato.

Egli ha scrutato tutta la via della sapienza

e ne ha fatto dono a Giacobbe suo servo,

a Israele suo diletto.

Per questo  apparsa sulla terra e ha vissuto fra gli uomini.





4.

Essa  il libro dei decreti di Dio,

 la legge che sussiste nei secoli;

quanti si attengono d essa avranno la vita,

quanti l'abbandonano moriranno.

Ritorna, Giacobbe, e accoglila,

cammina allo splendore della sua luce.

Non dare ad altri la tua gloria,

n i tuoi privilegi a gente straniera.

Beati noi, o Israele, perch ci che piace a Dio ci  stato
rivelato.



Coraggio, popolo mio, tu, resto d'Israele!

Siete stati venduti alle genti non per essere annientati,

ma siete stati consegnati ai nemici

perch avete provocato lo sdegno di Dio.

Avete irritato il vostro creatore,

sacrificando ai demoni e non a Dio.

Avete dimenticato chi vi ha allevati, il Dio eterno,

avete afflitto colei che vi ha nutriti, Gerusalemme.

Essa ha visto piombare su di voi l'ira divina

e ha esclamato: Ascoltate, citt vicine di Sion,

Dio mi ha mandato un grande dolore.

Ho visto, infatti, la schiavit in cui l'Eterno

ha condotto i miei figli e le mie figlie.

Io li avevo nutriti con gioia

e li ho dovuti lasciare con lacrime e gemiti.

Nessuno goda di me nel vedermi vedova e desolata;

sono abbandonata per i peccati dei miei figli

che deviarono dalla legge di Dio,

non si curarono dei suoi decreti,

non seguirono i suoi comandamenti,

non procedettero per i sentieri della dottrina,

secondo la sua giustizia.

Venite, o citt vicine di Sion,

considerate la schiavit in cui l'Eterno

ha condotto i miei figli e le mie figlie.

Ha mandato contro di loro un popolo lontano,

una gente perversa di lingua straniera,

che non ha avuto rispetto dei vecchi,

n piet dei bambini,

che ha strappato i cari figli alla vedova

e l'ha lasciata sola senza figlie.

E io come posso aiutarvi?

Chi vi ha afflitto con tanti mali

sapr liberarvi dal potere dei vostri nemici.

Andate, figli miei, andate, io resto sola.

Ho deposto l'abito di pace,

ho indossato il cilicio della supplica,

grider all'Eterno per tutti i miei giorni.



Coraggio, figli miei, gridate a Dio

ed egli vi liberer dall'oppressione

e dal potere dei vostri nemici.

Io, infatti, spero dall'Eterno la vostra salvezza.

Una grande gioia mi viene dal Santo,

per la misericordia che presto vi giunger dall'Eterno vostro
salvatore.

Vi ho visti partire fra gemiti e pianti,

ma Dio vi ricondurr a me con letizia e gioia, per sempre.

Come ora le citt vicine di Sion

hanno visto la vostra schiavit,

cos vedranno ben presto la vostra salvezza

da parte del vostro Dio;

essa verr a voi con grande gloria e splendore dell'Eterno.

Figli, sopportate con pazienza la collera

che da Dio  venuta su di voi.

Il nemico vi ha perseguitati,

ma vedrete ben presto la sua rovina

e calcherete il piede sul suo collo.

I miei figli tanto delicati

hanno dovuto battere aspri sentieri,

incalzati come gregge rapito dal nemico.

Coraggio, figli, gridate a Dio,

poich si ricorder di voi colui che vi ha provati.

Come pensaste di allontanarvi da Dio,

cos ritornando decuplicate lo zelo per ricercarlo,

poich chi vi ha afflitti con tante calamit

vi dar anche, con la salvezza, una gioia perenne.



Coraggio, Gerusalemme!

Colui che ti ha dato un nome ti consoler.

Maledetti i tuoi oppressori,

che hanno goduto della tua caduta;

maledette le citt in cui sono stati schiavi i tuoi figli;

maledetta colei che li ha trattenuti.

Come ha gioito per la tua caduta

e si  allietata per la tua rovina,

cos patir per la sua desolazione.

Le toglier la gioia di essere cos popolata,

il suo tripudio sar cambiato in lutto.

Un fuoco cadr su di lei per lunghi giorni per volere dell'Eterno

e per molto tempo sar abitata da demoni.

Guarda a oriente, Gerusalemme,

osserva la gioia che ti viene da Dio.

Ecco, ritornano i figli che hai visti partire,

ritornano insieme riuniti dall'oriente all'occidente,

alla parola del Santo, esultanti per la gloria di Dio.





5.

Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell'afflizione,

rivestiti dello splendore della gloria

che ti viene da Dio per sempre.

Avvolgiti nel manto della giustizia di Dio,

metti sul capo il diadema di gloria dell'Eterno,

perch Dio mostrer il tuo splendore

a ogni creatura sotto il cielo.

Sarai chiamata da Dio per sempre:

Pace della giustizia e gloria della piet.

Sorgi, o Gerusalemme, e sta' in piedi sull'altura

e guarda verso oriente;

vedi i tuoi figli riuniti da occidente a oriente,

alla parola del Santo, esultanti per il ricordo di Dio.

Si sono allontanati da te a piedi, incalzati dai nemici;

ora Dio te li riconduce in trionfo come sopra un trono regale.

Poich Dio ha stabilito di spianare

ogni alta montagna e le rupi secolari,

di colmare le valli e spianare la terra

perch Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio.

Anche le selve e ogni albero odoroso

faranno ombra ad Israele per comando di Dio.

Perch Dio ricondurr Israele con gioia alla luce della sua
gloria,

con la misericordia e la giustizia che vengono da lui.





6.

[Lettera di Geremia].



NOTA: Dopo la prima deportazione del 598 avanti Cristo, Geremia
aveva fatto pervenire un messaggio agli esiliati (Geremia 29),
per incoraggiarli a stabilirsi momentaneamente nell'esilio.
Avremmo qui un'altra lettera dello stesso profeta, indirizzata
ai deportati giudei in Babilonia, per metterli in guardia contro
l'idolatria. In realt questo documento  molto pi tardivo;
s'ispira a testi del sesto o quinto secolo (Isaia 44; Geremia
10), ma data probabilmente dall'epoca greca e sembra tenere
presenti i culti babilonesi, che fiorivano nel terzo secolo
sotto la dominazione dei Seleucidi.



1.

Per i peccati da voi commessi di fronte a Dio sarete condotti
prigionieri in Babilonia da Nabucodonosor re dei Babilonesi.
Giunti dunque in Babilonia, vi resterete molti anni e per lungo
tempo fino a sette generazioni; dopo vi ricondurr di l in
pace. Ora, vedrete in Babilonia idoli d'argento, d'oro e di
legno, portati a spalla, i quali infondono timore ai pagani.
State attenti dunque a non imitare gli stranieri; il timore dei
loro dei non si impadronisca di voi. Alla vista di una
moltitudine che prostrandosi davanti e dietro a loro li adora,
pensate: Te dobbiamo adorare, Signore. Poich il mio angelo 
con voi, egli si prender cura di voi.

Essi hanno una lingua limata da un artefice, sono indorati e
inargentati, ma sono simulacri falsi e non possono parlare. Come
si fa con una ragazza vanitosa, prendono oro e acconciano corone
sulla testa dei loro dei. Talvolta anche i sacerdoti, togliendo
ai loro dei oro e argento, lo spendono per s, dandone anche
alle prostitute nei postriboli. Adornano poi con vesti, come si
fa con gli uomini, questi idoli d'argento, d'oro e di legno; ma
essi non sono in grado di salvarsi dalla ruggine e dai tarli.
Sono avvolti in una veste purpurea, ma bisogna pulire il loro
volto per la polvere del tempio che si posa abbondante su di
essi. Come un governatore di una regione, il dio ha lo scettro,
ma non stermina colui che lo offende. Ha il pugnale e la scure
nella destra, ma non si libera dalla guerra e dai ladri. Per
questo  evidente che non sono dei; non temeteli, dunque! Come
un vaso di terra una volta rotto diventa inutile, cos sono i
loro dei, posti nei templi. I loro occhi sono pieni della
polvere sollevata dai piedi di coloro che entrano. Come a uno
che abbia offeso un re si tiene bene sbarrato il luogo dove 
detenuto perch deve essere condotto a morte, cos i sacerdoti
assicurano i templi con portoni, con serrature e con spranghe,
perch non vengano saccheggiati dai ladri. Accendono loro lumi,
persino pi numerosi che per se stessi, ma gli dei non ne vedono
alcuno. Sono come una delle travi del tempio; il loro interno,
come si dice, viene divorato e anch'essi senza accorgersene sono
divorati dagli insetti che strisciano dalla terra, insieme con
le loro vesti. Il loro volto si annerisce per il fumo del
tempio. Sul loro corpo e sulla testa si posano pipistrelli,
rondini e altri uccelli e anche i gatti.

Di qui potete conoscere che non sono dei; non temeteli, dunque!

L'oro di cui sono adorni per bellezza non risplende se qualcuno
non ne toglie la patina; perfino quando venivano fusi, essi non
se ne accorgevano. Furono comprati a qualsiasi prezzo, essi che
non hanno alito vitale. Senza piedi, vengono portati a spalla,
mostrando agli uomini la loro condizione vergognosa;
arrossiscono anche i loro fedeli perch, se cadono a terra, non
si rialzano pi. Neanche se uno li colloca diritti si muoveranno
da s, n se si sono inclinati si raddrizzeranno; si pongono
offerte innanzi a loro come ai morti. I loro sacerdoti vendono
le loro vittime e ne traggono profitto; anche le mogli di
costoro ne pongono sotto sale una parte e non ne danno n ai
poveri n ai bisognosi; anche una donna in stato di impurit e
la puerpera toccano le loro vittime.

Conoscendo dunque da questo che non sono dei, non temeteli!

Come infatti si potrebbero chiamare dei? Perfino le donne
presentano offerte a questi idoli d'argento, d'oro e di legno.
Nei templi i sacerdoti siedono con le vesti stracciate, la testa
e le guance rasate, a capo scoperto. Urlano alzando grida
davanti ai loro dei, come fanno alcuni durante un banchetto
funebre. I sacerdoti si portano via le vesti degli dei e ne
rivestono le loro mogli e i loro bambini. Gli idoli non possono
contraccambiare n il male n il bene ricevuto da qualcuno; non
possono n costituire n spodestare un re; nemmeno possono dare
ricchezza n soldi. Se qualcuno, fatto un voto, non lo mantiene,
non se ne curano. Non liberano un uomo dalla morte n
sottraggono il debole da un forte. Non rendono la vista a un
cieco n liberano un uomo dalle angosce. Non hanno piet della
vedova n beneficano l'orfano. Sono simili alle pietre estratte
dalla montagna quegli idoli di legno, indorati e argentati. I
loro fedeli saranno confusi.

Come dunque si pu ritenere e dichiarare che costoro sono dei?

Inoltre, perfino gli stessi Caldei li disonorano; questi infatti
quando trovano un muto incapace di parlare lo presentano a Bel
pregandolo di farlo parlare, quasi che costui potesse sentire.
Costoro, pur rendendosene conto non sono capaci di abbandonare
gli idoli, perch non hanno senno. Le donne siedono per la
strada cinte di cordicelle e bruciano della crusca. Quando
qualcuna di esse, tratta in disparte da qualche passante, si 
data a costui, schernisce la sua vicina perch non fu stimata
come lei e perch la sua cordicella non fu spezzata. Quanto
avviene attorno agli idoli  menzogna; dunque, come si pu
credere e dichiarare che costoro sono dei?

Gli idoli sono lavoro di artigiani e di orefici; essi non
diventano niente altro che ci che gli artigiani vogliono che
siano. Coloro che li fabbricano non hanno vita lunga; come
potrebbero le cose da essi fabbricate essere dei?

Essi lasciano ai loro posteri menzogna e ignominia. Difatti,
quando sopraggiungono la guerra e le calamit, i sacerdoti si
consigliano fra di loro sul come potranno nascondersi insieme
con i loro dei. Come dunque  possibile non comprendere che non
sono dei coloro che non possono salvare se stessi n dalla
guerra n dai mali? Dopo tali fatti si riconoscer che gli idoli
di legno, indorati e argentati, sono una menzogna; a tutte le
genti e ai re sar evidente che essi non sono dei, ma lavoro
delle mani d'uomo e che sono privi di ogni qualit divina.

A chi dunque non sar evidente che non sono dei?

Essi infatti non possono costituire un re sul paese n concedere
la pioggia agli uomini; non risolvono le contese, n liberano
l'oppresso, poich non hanno alcun potere; sono come cornacchie
fra il cielo e la terra. Infatti, se il fuoco si attacca al
tempio di questi dei di legno o indorati o argentati, mentre i
loro sacerdoti fuggiranno e si metteranno in salvo, essi invece
come travi bruceranno l in mezzo. A un re e ai nemici non
possono resistere.

Come dunque si pu ammettere e pensare che essi siano dei?

N dai ladri n dai briganti si salveranno questi idoli di
legno, argentati e indorati, ai quali i ladri con la violenza
tolgono l'oro, l'argento e la veste che li avvolge e poi fuggono
tenendo la roba; essi non sono in grado di aiutare neppure se
stessi. Per questo vale meglio di questi dei bugiardi un re che
mostri coraggio oppure un arnese utile in casa, di cui si serve
chi l'ha acquistato; anche meglio di questi dei bugiardi  una
porta, che tenga al sicuro quanto  dentro la casa o perfino una
colonna di legno in un palazzo. Il sole, la luna, le stelle,
essendo lucenti e destinati a servire a uno scopo, obbediscono
volentieri. Cos anche il lampo, quando appare,  ben visibile;
anche il vento spira su tutta la regione. Quando alle nubi 
ordinato da Dio di percorrere tutta la terra, eseguiscono
l'ordine; il fuoco, inviato dall'alto per consumare monti e
boschi, eseguisce il comando. Gli idoli invece non assomigliano
n per l'aspetto n per la potenza a queste cose. Perci non si
deve ritenere n dichiarare che siano dei poich non possono n
rendere giustizia n beneficare gli uomini.

Conoscendo dunque che non sono dei, non temeteli!

Essi non maledicono n benedicono i re; non mostrano alle genti
segni nel cielo, n risplendono come il sole, n illuminano come
la luna. Le belve sono migliori di loro, perch possono fuggire
in un riparo e provvedere a se stesse. Dunque, in nessuna
maniera  chiaro per noi che essi sono dei; per questo non
temeteli! Come infatti uno spauracchio che in un cocomeraio
nulla protegge, tali sono i loro idoli di legno indorati e
argentati; ancora, i loro idoli di legno indorati e argentati si
possono paragonare a un ramo nell'orto, su cui si posa ogni
sorta di uccelli, o anche a un cadavere gettato nelle tenebre.
Dalla porpora e dal bisso che si logorano su di loro saprete che
non sono dei; infine saranno divorati e nel paese saranno una
vergogna. E' migliore un uomo giusto che non abbia idoli, poich
sar lontano dal disonore.





EZECHIELE.



NOTA: Ezechiele, sacerdote di Gerusalemme, viene deportato
dall'esercito caldeo di Nabucodonosor con la prima carovana per
babilonia dopo la prima capitolazione di Gerusalemme nel 598
avanti Cristo. Contemporaneo di Geremia per questo periodo, egli
annuncia  e commenta l'invasione che terminer con la completa
distruzione di Gerusalemme nel 587 avanti Cristo.





1.

II cinque del quarto mese dell'anno trentesimo, mentre mi
trovavo fra i deportati sulle rive del canale Chebar, i cieli si
aprirono ed ebbi visioni divine. Il cinque del mese  -  era il
quinto anno della deportazione del re Ioiachin  -  a parola del
Signore fu rivolta al sacerdote Ezechiele, figlio di Buzi, nel
paese dei Caldei, lungo il canale Chebar. Qui fu sopra di lui la
mano del Signore.



Io guardavo ed ecco un uragano avanzare dal settentrione, una
grande nube e un turbinio di fuoco, che splendeva tutto intorno,
e in mezzo si scorgeva come un balenare di elettro
incandescente. Al centro apparve la figura di quattro esseri
animati, che avevano sembianza umana e avevano ciascuno quattro
facce e quattro ali. Le loro gambe erano diritte e gli zoccoli
dei loro piedi erano come gli zoccoli dei piedi d'un vitello,
splendenti come lucido bronzo. Sotto le ali, ai quattro lati,
avevano mani d'uomo, tutti e quattro avevano le medesime
sembianze e le proprie ali, e queste ali erano unite l'una
all'altra. Mentre avanzavano, non si volgevano indietro, ma
ciascuno andava diritto avanti a s.

Quanto alle loro fattezze, ognuno dei quattro aveva fattezze
d'uomo; poi fattezze di leone a destra, fattezze di toro a
sinistra e, ognuno dei quattro, fattezze d'aquila. Le loro ali
erano spiegate verso l'alto; ciascuno aveva due ali che si
toccavano e due che coprivano il corpo. Ciascuno si muoveva
davanti a s, andavano l dove lo spirito li dirigeva e,
muovendosi, non si voltavano indietro.

Tra quegli esseri si vedevano come carboni ardenti simili a
torce che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e
dal fuoco si sprigionavano bagliori. Gli esseri andavano e
venivano come un baleno. Io guardavo quegli esseri ed ecco sul
terreno una ruota al loro fianco, di tutti e quattro. Le ruote
avevano l'aspetto e la struttura come di topazio e tutt'e
quattro la medesima forma, il loro aspetto e la loro struttura
era come di ruota in mezzo a un'altra ruota. Potevano muoversi
in quattro direzioni, senza avere bisogno di voltare nel
muoversi. La loro circonferenza era assai grande e i cerchi di
tutt'e quattro erano pieni di occhi tutt'intorno. Quando quegli
esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto
a loro e, quando gli esseri si alzavano da terra, anche le ruote
si alzavano.

Dovunque lo spirito le avesse spinte, le ruote andavano e
ugualmente si alzavano, perch lo spirito dell'essere vivente
era nelle ruote.

Quando essi si muovevano, esse si muovevano; quando essi si
fermavano, esse si fermavano e, quando essi si alzavano da
terra, anche le ruote ugualmente si alzavano, perch lo spirito
dell'essere vivente era nelle ruote.

Al di sopra delle teste degli esseri viventi c'era una specie di
firmamento, simile a un cristallo splendente, disteso sopra le
loro teste, e sotto il firmamento c'erano le loro ali distese,
l'una di contro all'altra; ciascuno ne aveva due che gli
coprivano il corpo.

Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al
rumore di grandi acque, come il tuono dell'Onnipotente, come il
fragore della tempesta, come il tumulto d'un accampamento.
Quando poi si fermavano, ripiegavano le ali. Ci fu un rumore al
di sopra del firmamento che era sulle loro teste. Sopra il
firmamento che era sulle loro teste apparve qualcosa come pietra
di zaffiro in forma di trono e su questa specie di trono, in
alto, una figura dalle sembianze umane. Da ci che sembrava
essere dai fianchi in su, mi apparve splendido come l'elettro e
da ci che sembrava dai fianchi in gi, mi apparve come di
fuoco. Era circondato da uno splendore il cui aspetto era simile
a quello dell'arcobaleno nelle nubi in un giorno di pioggia.
Tale mi apparve l'aspetto della gloria del Signore. Quando la
vidi, caddi con la faccia a terra e udii la voce di uno che
parlava.





2.

Mi disse: Figlio dell'uomo, alzati, ti voglio parlare. Ci
detto, uno spirito entr in me, mi fece alzare in piedi e io
ascoltai colui che mi parlava.

Mi disse: Figlio dell'uomo, io ti mando agli Israeliti, a un
popolo di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i
loro padri hanno peccato contro di me fino ad oggi. Quelli ai
quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito. Tu
dirai loro: Dice il Signore Dio. Ascoltino o non ascoltino  - 
perch sono una genia di ribelli  -  sapranno almeno che un
profeta si trova in mezzo a loro.

Ma tu, figlio dell'uomo, non li temere, non avere paura delle
loro parole; saranno per te come cardi e spine e ti troverai in
mezzo a scorpioni, ma tu non temere le loro parole, non
t'impressionino le loro facce, sono una genia di ribelli. Tu
riferirai loro le mie parole ascoltino o no, perch sono una
genia di ribelli.

E tu, figlio dell'uomo, ascolta ci che ti dico e non essere
ribelle come questa genia di ribelli; apri la bocca e mangia ci
che io ti do. Io guardai ed ecco, una mano tesa verso di me
teneva un rotolo. Lo spieg davanti a me; era scritto
all'interno e all'esterno e vi erano scritti lamenti, pianti e
guai.





3.

Mi disse: Figlio dell'uomo, mangia ci che hai davanti, mangia
questo rotolo, poi va' e parla alla casa d'Israele. Io aprii la
bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, dicendomi: Figlio
dell'uomo, nutrisci il ventre e riempi le viscere con questo
rotolo che ti porgo. Io lo mangiai e fu per la mia bocca dolce
come il miele.



Poi egli mi disse: Figlio dell'uomo va', recati dagli Israeliti
e riferisci loro le mie parole, perch io non ti mando a un
popolo dal linguaggio astruso e di lingua barbara, ma agli
Israeliti: non a grandi popoli dal linguaggio astruso e di
lingua barbara, dei quali tu non comprendi le parole: se a loro
ti avessi inviato, ti avrebbero ascoltato; ma gli Israeliti non
vogliono ascoltare te, perch non vogliono ascoltare me: tutti
gli Israeliti sono di dura cervice e di cuore ostinato. Ecco io
ti do una faccia tosta quanto la loro e una fronte dura quanto
la loro fronte. Come diamante, pi dura della selce ho reso la
tua fronte Non li temere, non impaurirti davanti a loro; sono
una genia di ribelli.



Mi disse ancora: Figlio dell'uomo, tutte le parole che ti dico
accoglile nel cuore e ascoltale con gli orecchi: poi va', recati
dai deportati, dai figli del tuo popolo, e parla loro. Dirai:
Cos dice il Signore, ascoltino o non ascoltino. Allora uno
spirito mi sollev e dietro a me udii un grande fragore:
Benedetta la gloria del Signore dal luogo della sua dimora!.
Era il rumore delle ali degli esseri viventi che le battevano
l'una contro l'altra e contemporaneamente il rumore delle ruote
e il rumore di un grande frastuono. Uno spirito dunque mi
sollev e mi port via; io ritornai triste e con l'animo
eccitato, mentre la mano del Signore pesava su di me. Giunsi dai
deportati di Tel-Aviv, che abitano lungo il canale Chebar, dove
hanno preso dimora, e rimasi in mezzo a loro sette giorni come
stordito.



Al termine di questi sette giorni mi fu rivolta questa parola
del Signore: Figlio dell'uomo, ti ho posto per sentinella alla
casa d'Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu
dovrai avvertirli da parte mia. Se io dico al malvagio: Tu
morirai! e tu non lo avverti e non parli perch il malvagio
desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio,
morir per la sua iniquit, ma della sua morte io domander
conto a te. Ma se tu ammonisci il malvagio ed egli non si
allontana dalla sua malvagit e dalla sua perversa condotta,
egli morir per il suo peccato, ma tu ti sarai salvato. Cos, se
il giusto si allontana dalla sua giustizia e commette
l'iniquit, io porr un inciampo davanti a lui ed egli morir:
poich tu non l'avrai avvertito, morir per il suo peccato e le
opere giuste da lui compiute non saranno pi ricordate; ma della
morte di lui domander conto a te. Se tu invece avrai avvertito
il giusto di non peccare ed egli non peccher, egli vivr,
perch  stato avvertito e tu ti sarai salvato.



Anche l venne sopra di me la mano del Signore ed egli mi disse:
Alzati e va' nella valle; l ti voglio parlare. Mi alzai e
andai nella valle; ed ecco la gloria del Signore era l, simile
alla gloria che avevo visto sul canale Chebar, e caddi con la
faccia a terra.

Allora uno spirito entr in me e mi  fece alzare in piedi ed
egli mi disse: Va' e rinchiuditi in casa. Ed ecco, figlio
dell'uomo, ti saranno messe addosso delle funi, sarai legato e
non potrai pi uscire in mezzo a loro. Ti far aderire la lingua
al palato e resterai muto; cos non sarai pi per loro uno che
li rimprovera, perch sono una genia di ribelli. Ma quando poi
ti parler, ti aprir la bocca e tu riferirai loro: Dice il
Signore Dio: chi vuole ascoltare ascolti e chi non vuole non
ascolti; perch sono una genia di ribelli.





4.

Tu, figlio dell'uomo, prendi una tavoletta d'argilla, mettila
dinanzi a te, disegnaci sopra una citt, Gerusalemme, e disponi
intorno a essa l'assedio: rizza torri, costruisci terrapieni,
schiera gli accampamenti e colloca intorno gli arieti. Poi
prendi una teglia di ferro e mettila come muro di ferro fra te e
la citt, e tieni fisso lo sguardo su di essa, che sar
assediata, anzi tu la assedierai! Questo sar un segno per gli
Israeliti.



Mettiti poi a giacere sul fianco sinistro e sconta su di esso
l'iniquit d'Israele. Per il numero di giorni in cui giacerai su
di esso, espierai le sue iniquit: io ho computato a te gli anni
della sua espiazione come un numero di giorni. Per centonovanta
giorni tu espierai le iniquit degli Israeliti.

Terminati questi, giacerai sul fianco destro e sconterai
l'iniquit di Giuda per quaranta giorni, computando un giorno
per ogni anno. Terrai fisso lo sguardo contro il muro di
Gerusalemme, terrai il braccio disteso e profeterai contro di
essa. Ecco ti ho cinto di catene, in modo che tu non potrai
voltarti n da una parte n dall'altra finch tu non abbia
compiuto i giorni della tua reclusione.



Prendi intanto grano, orzo, fave, lenticchie, miglio e spelta,
mettili in un recipiente e fattene del pane: ne mangerai durante
tutti i giorni che tu rimarrai disteso sul fianco, cio per
centonovanta giorni. Il cibo che ti prenderai sar del peso di
venti sicli al giorno: lo consumerai nelle ventiquattr'ore.
Anche l'acqua che berrai sar razionata: un sesto di "hin" nelle
ventiquattro ore. Mangerai questo cibo in forma di una
schiacciata d'orzo, che cuocerai sopra escrementi umani davanti
ai loro occhi. In tal maniera, mi disse il Signore, mangeranno
gli Israeliti il loro pane impuro, in mezzo alle genti fra le
quali li disperder.

Io esclamai: Ah, Signore Dio, mai mi sono contaminato!
Dall'infanzia fino ad ora mai ho mangiato carne di bestia morta
o sbranata, n mai  entrato nella mia bocca cibo impuro. Egli
mi rispose: Ebbene, invece di escrementi umani ti concedo
sterco di bue, l sopra cuocerai il tuo pane.

Poi soggiunse: Figlio dell'uomo, ecco io tolgo a Gerusalemme la
riserva del pane; mangeranno il pane a razione e con angoscia e
berranno l'acqua a misura in preda all'affanno; cos, mancando
pane e acqua, languiranno tutti insieme e si consumeranno nella
loro iniquit.





5.

E tu, figlio dell'uomo, prendi una spada affilata, usala come
un rasoio da barbiere e raditi i capelli e la barba; poi prendi
una bilancia e dividi i peli tagliati.

Un terzo lo brucerai sul fuoco in mezzo alla citt al termine
dei giorni dell'assedio, prenderai un altro terzo e lo taglierai
con la spada intorno alla citt e l'altro terzo lo disperderai
al vento, mentre io sguainer la spada dietro a essi.

Di questi ne prenderai un piccolo numero e li legherai al lembo
del tuo mantello, ne prenderai ancora una piccola parte e li
getterai sul fuoco e li brucerai e da essi si sprigioner il
fuoco. A tutti gli Israeliti riferirai:

Cos dice il Signore Dio: Questa  Gerusalemme! Io l'avevo
collocata in mezzo alle genti e circondata di paesi stranieri.
Essa si  ribellata con empiet alle mie leggi pi delle genti e
ai miei statuti pi dei paesi che la circondano: hanno
disprezzato i miei decreti e non hanno camminato secondo i miei
comandamenti. Perci, dice il Signore Dio: Poich voi siete pi
ribelli delle genti che vi circondano, non avete seguito i miei
comandamenti, non avete osservato i miei decreti e neppure avete
agito secondo i costumi delle genti che vi stanno intorno,
ebbene, cos dice il Signore Dio: Ecco anche me contro di te:
far in mezzo a te giustizia di fronte alle genti. Far in mezzo
a te quanto non ho mai fatto e non far mai pi, a causa delle
tue colpe abominevoli.

Perci in mezzo a te i padri divoreranno i figli e i figli
divoreranno i padri. Compir in te i miei giudizi e disperder a
ogni vento quel che rester di te. Com' vero che io vivo, dice
il Signore Dio, poich tu hai profanato il mio santuario con
tutte le tue nefandezze e con tutte le tue cose abominevoli,
anch'io rader tutto, il mio occhio non s'impietosir non avr
compassione. Un terzo dei tuoi morir di peste e perir di fame
in mezzo a te, un terzo cadr di spada nei tuoi dintorni e
l'altro terzo lo disperder a tutti i venti e sguainer la spada
dietro di essi. Allora dar sfogo alla mia ira, sazier su di
loro il mio furore e mi vendicher; allora sapranno che io, il
Signore, avevo parlato con sdegno, quando sfogher su di loro il
mio furore. Ti ridurr a un deserto, a un obbrobrio in mezzo
alle nazioni che ti stanno all'intorno, sotto gli sguardi di
tutti i passanti. Sarai un obbrobrio e un vituperio, un esempio
e un orrore per le genti che ti circondano, quando in mezzo a te
far giustizia, con sdegno e furore, con terribile vendetta  - 
io, il Signore, parlo  -  quando scoccher contro di voi le
terribili saette della fame, che portano distruzione e che
lancer per distruggervi, e aumenter la fame contro di voi,
togliendovi la riserva del pane.

Allora mander contro di voi la fame e le belve che ti
distruggeranno i figli; in mezzo a te passeranno la peste e la
strage, mentre far piombare sopra di te la spada. Io, il
Signore, ho parlato.





6.

Mi fu quindi rivolta questa parola del Signore: Figlio
dell'uomo, volgi la faccia verso i monti d'Israele e profetizza
contro di essi: Monti d'Israele, udite la parola del Signore
Dio. Cos dice il Signore Dio ai monti e alle colline, alle gole
e alle valli: Ecco, mander sopra di voi la spada e distrugger
le vostre alture, i vostri altari saranno devastati e infranti i
vostri altari per l'incenso; getter i vostri cadaveri davanti
ai vostri idoli e disseminer le vostre ossa intorno ai vostri
altari. Su tutto il vostro suolo le vostre citt saranno
rovinate, le vostre alture demolite, distrutte, e i vostri
altari spariranno. Saranno frantumati e scompariranno i vostri
idoli, spezzati i vostri altari per l'incenso, periranno le
vostre opere. Trafitti a morte cadranno in mezzo a voi e saprete
che io sono il Signore. Tuttavia lascer alcuni di voi scampati
alla spada in mezzo alle genti, quando vi avr dispersi nei vari
paesi: i vostri scampati si ricorderanno di me fra le genti in
mezzo alle quali saranno deportati; perch io avr spezzato il
loro cuore infedele che si  allontanato da me e i loro occhi
che si sono prostituiti ai loro idoli; avranno orrore di se
stessi per le iniquit commesse e per tutte le loro nefandezze.
Sapranno allora che io sono il Signore e che non invano ho
minacciato di infliggere loro questi mali. Cos dice il Signore
Dio: Batti le mani, pesta i piedi in terra e di': Oh, per tutti
i loro orribili abomini il popolo d'Israele perir di spada, di
fame e di peste! Chi  lontano morir di peste, chi  vicino
cadr di spada, chi  assediato morir di fame: sfogher su di
loro il mio sdegno.

Saprete allora che io sono il Signore, quando i loro cadaveri
giaceranno fra i loro idoli, intorno ai loro altari, su ogni
colle elevato, su ogni cima di monte, sotto ogni albero verde e
ogni quercia frondosa, dovunque hanno bruciato profumi soavi ai
loro idoli. Stender la mano su di loro e render la terra
desolata e brulla dal deserto fino a Ribla, dovunque dimorino;
sapranno allora che io sono il Signore.





7.

Questa parola del Signore mi fu rivolta: Ora, figlio dell'uomo,
riferisci: Cos dice il Signore Dio al paese d'Israele: La fine!
Giunge la fine per i quattro punti cardinali del paese. Ora che
su di te pende la fine, io scaglio contro di te la mia ira per
giudicarti delle tue opere e per domandarti conto delle tue
nefandezze. Non s'impietosir per te il mio occhio e non avr
compassione, anzi ti terr responsabile della tua condotta e
saranno palesi in mezzo a te le tue nefandezze; saprete allora
che io sono il Signore. Cos dice il Signore Dio: Sventura su
sventura, ecco, arriva. Viene la fine, la fine viene su di te;
ecco, viene.

Sopraggiunge il tuo destino, o abitante del paese: arriva il
tempo,  prossimo il giorno terribile e non di tripudio sui
monti.  Ora, fra breve, rovescer il mio furore su di te e su di
te dar sfogo alla mia ira. Ti giudicher secondo le tue opere e
ti domander conto di tutte le tue nefandezze. N s'impietosir
il mio occhio e non avr compassione, ma ti terr responsabile
della tua condotta e saranno palesi in mezzo a te le tue
nefandezze: saprete allora che sono io, il Signore, colui che
colpisce. Ecco il giorno, eccolo che arriva. E' giunta la
sorte. L'ingiustizia fiorisce, germoglia l'orgoglio e la
violenza si leva a scettro d'iniquit. E' giunto il tempo, 
vicino il giorno: chi ha comprato non si allieti, chi ha venduto
non rimpianga; perch l'ira pende su tutti! Chi ha venduto non
torner in possesso di ci che ha venduto anche se rimarr in
vita, perch la condanna contro il loro fasto non sar revocata
e nessuno nella sua perversit potr preservare la sua esistenza.

Si suona la tromba e tutto  pronto; ma nessuno muove a
battaglia, perch il mio furore  contro tutta quella
moltitudine. La spada all'esterno, la peste e la fame di dentro:
chi  per la campagna perir di spada, chi  in citt sar
divorato dalla fame e dalla peste. Chi di loro potr fuggire e
salvarsi sui monti gemer come le colombe delle valli, ognuno
per la sua iniquit.

Tutte le mani cadranno

e tutte le ginocchia

si scioglieranno come acqua.

Vestiranno il sacco

e lo spavento li avvolger.

Su tutti i volti sar la vergogna

e tutte le teste saranno rasate.

Getteranno l'argento per le strade

e il loro oro

si cambier in immondizia,

con esso non si sfameranno,

non si riempiranno il ventre,

perch  stato per loro

causa di peccato.

Della bellezza dei loro gioielli

fecero oggetto d'orgoglio

e fabbricarono con essi

le abominevoli statue dei loro idoli:

per questo li tratter

come immondizia,

li dar in preda agli stranieri

e in bottino alla feccia del paese

e lo profaneranno.

Rivolger da loro la mia faccia,

sar profanato il mio tesoro,

vi entreranno i ladri

e lo profaneranno.

Preparati una catena,

poich il paese  pieno di assassini

e la citt  piena di violenza.

Io mander i popoli pi feroci

e s'impadroniranno delle loro case,

abbatter la superbia dei potenti,

i santuari saranno profanati.

Giunger l'angoscia

e cercheranno pace,

ma pace non vi sar.

Sventura seguir a sventura,

allarme seguir ad allarme:

ai profeti chiederanno responsi,

ai sacerdoti verr meno la dottrina,

agli anziani il consiglio.

Il re sar in lutto,

il principe ammantato di desolazione,

tremeranno le mani

del popolo del paese.

Li tratter secondo la loro condotta,

li giudicher secondo i loro giudizi:

cos sapranno che io sono il Signore.





8.

Al quinto giorno del sesto mese dell'anno sesto, mentre mi
trovavo in casa e dinanzi a me sedevano gli anziani di Giuda, la
mano del Signore Dio si pos su di me e vidi qualcosa
dall'aspetto d'uomo: da ci che sembravano i suoi fianchi in
gi, appariva come di fuoco e dai fianchi in su appariva come
uno splendore simile all'elettro. Stese come una mano e mi
afferr per i capelli: uno spirito mi sollev fra terra e cielo
e mi port in visioni divine a Gerusalemme, all'ingresso del
cortile interno, che guarda a settentrione, dove era collocato
l'idolo della gelosia, che provocava la gelosia.

Ed ecco, l era la gloria del Dio d'Israele, simile a quella che
avevo visto nella valle.

Mi disse: Figlio dell'uomo, alza gli occhi verso
settentrione!. Ed ecco a settentrione della porta dell'altare
l'idolo della gelosia, proprio all'ingresso. Mi disse: Figlio
dell'uomo, vedi che fanno costoro? Guarda i grandi abomini che
la casa d'Israele commette qui per allontanarmi dal mio
santuario! Ne vedrai altri ancora peggiori. Mi condusse allora
all'ingresso del cortile e vidi un foro nella parete. Mi disse:
Figlio dell'uomo, sfonda la parete. Sfondai una parete, ed
ecco apparve una porta. Mi disse: Entra e osserva gli abomini
malvagi che commettono costoro. Io entrai e vidi ogni sorta di
rettili e di animali abominevoli e tutti gli idoli del popolo
d'Israele raffigurati intorno alle pareti e settanta anziani
della casa d'Israele, fra i quali Iazania figlio di Safan, in
piedi, davanti ad essi, ciascuno con il turibolo in mano, mentre
il profumo saliva in nubi d'incenso.

Mi disse: Hai visto, figlio dell'uomo, quello che fanno gli
anziani del popolo d'Israele nelle tenebre, ciascuno nella
stanza recondita del proprio idolo? Vanno dicendo: Il Signore
non ci vede... il Signore ha abbandonato il paese....

Poi mi disse: Hai visto, figlio dell'uomo? Vedrai che si
commettono nefandezze peggiori di queste. Mi condusse
all'ingresso del portico della casa del Signore che guarda a
settentrione e vidi donne sedute che piangevano Tammuz. Mi
disse: Hai visto, figlio dell'uomo? Vedrai abomini peggiori di
questi. Mi condusse nell'atrio interno del tempio; ed ecco,
all'ingresso del tempio, fra il vestibolo e l'altare, circa
venticinque uomini, con le spalle voltate al tempio e la faccia
a oriente che, prostrati, adoravano il sole. Mi disse: Hai
visto, figlio dell'uomo? Come se fosse piccola cosa per la casa
di Giuda, commettere simili nefandezze in questo luogo, hanno
riempito il paese di violenze, per provocare la mia collera.
Eccoli, vedi, che si portano il ramoscello sacro alle narici.
Ebbene anch'io agir con furore. Il mio occhio non
s'impietosir; non avr compassione: manderanno alte grida ai
miei orecchi, ma non li ascolter.





9.

Allora una voce potente grid ai miei orecchi: Avvicinatevi,
voi che dovete punire la citt, ognuno con lo strumento di
sterminio in mano. Ecco sei uomini giungere dalla direzione
della porta superiore che guarda a settentrione, ciascuno con lo
strumento di sterminio in mano. In mezzo a loro c'era un altro
uomo, vestito di lino, con una borsa da scriba al fianco. Appena
giunti, si fermarono accanto all'altare di bronzo.

La gloria del Dio di Israele, dal cherubino sul quale si posava,
si alz verso la soglia del tempio e chiam l'uomo vestito di
lino che aveva al fianco la borsa da scriba. Il Signore gli
disse: Passa in mezzo alla citt, in mezzo a Gerusalemme e
segna un "tau" sulla fronte degli uomini che sospirano e
piangono per tutti gli abomini che vi si compiono.

Agli altri disse, in modo che io sentissi: Seguitelo attraverso
la citt e colpite! Il vostro occhio non perdoni, non abbiate
misericordia. Vecchi, giovani, ragazze, bambini e donne,
ammazzate fino allo sterminio: solo non toccate chi abbia il
"tau" in fronte; cominciate dal mio santuario!. Incominciarono
dagli anziani che erano davanti al tempio. Disse loro:
Profanate pure il santuario, riempite di cadaveri i cortili.
Uscite!. Quelli uscirono e fecero strage nella citt.

Mentre essi facevano strage, io ero rimasto solo: mi gettai con
la faccia a terra e gridai: Ah! Signore Dio, sterminerai tu
quanto  rimasto di Israele, rovesciando il tuo furore sopra
Gerusalemme?.

Mi disse: L'iniquit di Israele e di Giuda  enorme, la terra 
coperta di sangue, la citt  piena di violenza. Infatti vanno
dicendo: Il Signore ha abbandonato il paese: il Signore non
vede. Ebbene, neppure il mio occhio avr compassione e non user
misericordia: far ricadere sul loro capo le loro opere. Ed
ecco l'uomo vestito di lino, che aveva la borsa al fianco, fece
questo rapporto: Ho fatto come tu mi hai comandato.



NOTA: Il "tau", ultima lettera dell'alfabeto ebraico, nella
scrittura antica aveva forma di croce.





10.

Io guardavo ed ecco sul firmamento che stava sopra il capo dei
cherubini vidi come una pietra di zaffiro e al di sopra appariva
qualcosa che aveva la forma di un trono.

Disse all'uomo vestito di lino: Va' fra le ruote che sono sotto
il cherubino e riempi il cavo delle mani dei carboni accesi che
sono fra i cherubini e spargili sulla citt. Egli ci and
mentre io lo seguivo con lo sguardo.

Ora i cherubini erano fermi a destra del tempio, quando l'uomo
vi and, e una nube riempiva il cortile interno. La gloria del
Signore si alz sopra il cherubino verso la soglia del tempio e
il tempio fu riempito dalla nube e il cortile fu pieno dello
splendore della gloria del Signore. Il fragore delle ali dei
cherubini giungeva fino al cortile esterno, come la voce di Dio
onnipotente quando parla.

Appena ebbe dato all'uomo vestito di lino l'ordine di prendere
il fuoco fra le ruote in mezzo ai cherubini, egli avanz e si
ferm vicino alla ruota. Il cherubino tese la mano per prendere
il fuoco che era fra i cherubini; ne prese e lo mise nel cavo
delle mani dell'uomo vestito di lino, il quale lo prese e usc.
Io stavo guardando: i cherubini avevano sotto le ali la forma di
una mano d'uomo. Guardai ancora ed ecco che al fianco dei
cherubini c'erano quattro ruote, una ruota al fianco di ciascun
cherubino. Quelle ruote avevano l'aspetto del topazio. Sembrava
che tutte e quattro fossero di una medesima forma, come se una
ruota fosse in mezzo all'altra. Muovendosi, potevano andare
nelle quattro direzioni senza voltarsi, perch si muovevano
verso il lato dove era rivolta la testa, senza voltarsi durante
il movimento.

Tutto il loro corpo, il dorso, le mani, le ali e le ruote erano
pieni di occhi tutt'intorno; ognuno dei quattro aveva la propria
ruota. Io sentii che le ruote venivano chiamate Turbine. Ogni
cherubino aveva quattro sembianze: la prima quella di cherubino,
la seconda quella di uomo, la terza quella di leone e la quarta
quella di aquila. I cherubini si alzarono in alto: essi erano
quegli esseri viventi che avevo visto al canale Chebar. Quando i
cherubini si muovevano, anche le ruote avanzavano al loro
fianco: quando i cherubini spiegavano le ali per sollevarsi da
terra, le ruote non si allontanavano dal loro fianco; quando si
fermavano, anche le ruote si fermavano; quando si alzavano,
anche le ruote si alzavano con loro perch lo spirito di quegli
esseri era in loro.

La gloria del Signore usc dalla soglia del tempio e si ferm
sui cherubini. I cherubini spiegarono le ali e si sollevarono da
terra sotto i miei occhi: anche le ruote si alzarono con loro e
si fermarono all'ingresso della porta orientale del tempio,
mentre la gloria del Dio d'Israele era in alto su di loro. Erano
i medesimi esseri che io avevo visti sotto il Dio d'Israele
lungo il canale Chebar e riconobbi che erano cherubini. Ciascuno
aveva quattro aspetti e ciascuno quattro ali e qualcosa simile a
mani d'uomo sotto le ali.

Il loro sembiante era il medesimo che avevo visto lungo il
canale Chebar. Ciascuno di loro procedeva di fronte a s.





11.

Uno spirito mi sollev e mi trasport alla porta orientale del
tempio che guarda a oriente; ed ecco davanti alla porta c'erano
venticinque uomini e in mezzo a loro vidi Iazania figlio
d'Azzur, e Pelatia figlio di Benaia, capi del popolo. Il Signore
mi disse: Figlio dell'uomo, questi sono gli uomini che tramano
il male e danno consigli cattivi in questa citt: sono coloro
che dicono: Non in breve tempo si costruiscono le case: questa
citt  la pentola e noi siamo la carne. Per questo profetizza
contro di loro, profetizza, figlio dell'uomo.

Lo spirito del Signore venne su di me e mi disse: Parla, dice
il Signore: Cos avete detto, o Israeliti, e io conosco ci che
vi passa per la mente.

Voi avete moltiplicato i morti in questa citt, avete riempito
di cadaveri le sue strade.

Per questo cos dice il Signore Dio: I cadaveri che avete
gettato in mezzo a essa sono la carne, e la citt  la pentola.
Ma io vi scaccer. Avete paura della spada e io mander la spada
contro di voi, dice il Signore Dio! Vi scaccer dalla citt e vi
metter in mano agli stranieri e far giustizia su di voi.

Cadrete di spada: sulla frontiera d'Israele io vi giudicher e
saprete che io sono il Signore. La citt non sar per voi la
pentola e voi non ne sarete la carne! Sulla frontiera di Israele
vi giudicher: allora saprete che io sono il Signore, di cui non
avete eseguito i comandi n osservato le leggi, mentre avete
agito secondo i costumi delle genti vicine.



Non avevo finito di profetizzare quando Pelatia figlio di Benaia
cadde morto. Io mi gettai con la faccia a terra e gridai con
tutta la voce: Ah! Signore Dio, vuoi proprio distruggere quanto
resta d'Israele?. Allora mi fu rivolta questa parola del
Signore: Figlio dell'uomo, ai tuoi fratelli, ai deportati con
te, a tutta la casa d'Israele gli abitanti di Gerusalemme vanno
dicendo: Voi andate pure lontano dal Signore: a noi  stata data
in possesso questa terra. Di' loro dunque: Dice il Signore Dio:
Se li ho mandati lontano fra le genti, se li ho dispersi in
terre straniere, sar per loro un santuario per poco tempo nelle
terre dove hanno emigrato. Riferisci: Cos dice il Signore Dio:
Vi raccoglier in mezzo alle genti e vi raduner dalle terre in
cui siete stati dispersi e a voi dar il paese d'Israele. Essi
vi entreranno e vi elimineranno tutti i suoi idoli e tutti i
suoi abomini. Dar loro un cuore nuovo e uno spirito nuovo
metter dentro di loro, toglier dal loro petto il cuore di
pietra e dar loro un cuore di carne, perch seguano i miei
decreti e osservino le mie leggi e li mettano in pratica;
saranno il mio popolo e io sar il loro Dio. Ma su coIoro che
seguono con il cuore i loro idoli e le loro nefandezze far
ricadere le loro opere, dice il Signore Dio.



I cherubini allora alzarono le ali e le ruote si mossero insieme
con loro, mentre la gloria del Dio d'Israele era in alto su di
loro. Quindi dal centro della citt la gloria del Signore si
alz e and a fermarsi sul monte che  ad oriente della citt.

E uno spirito mi sollev e mi port in Caldea fra i deportati,
in visione, in spirito di Dio, e la visione che avevo visto
disparve davanti a me. E io raccontai ai deportati quanto il
Signore mi aveva mostrato.





12.

Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo, tu
abiti in mezzo a una genia di ribelli, che hanno occhi per
vedere e non vedono, hanno orecchi per udire e non odono, perch
sono una genia di ribelli.

Tu, figlio dell'uomo, fa' il tuo bagaglio da deportato e, di
giorno, davanti ai loro occhi, preparati a emigrare; emigrerai
dal luogo dove stai verso un altro luogo, davanti ai loro occhi:
forse comprenderanno che sono una genia di ribelli.

Prepara di giorno il tuo bagaglio, come il bagaglio d'un
esiliato, davanti ai loro occhi; uscirai per al tramonto,
davanti a loro, come partirebbe un esiliato.

Fa' alla loro presenza un'apertura nel muro ed esci di l.
Mettiti alla loro presenza il bagaglio sulle spalle ed esci
nell'oscurit: ti coprirai la faccia in modo da non vedere il
paese, perch io ho fatto di te un simbolo per gli Israeliti.

Io feci come mi era stato comandato: preparai di giorno il mio
bagaglio come il bagaglio d'un esiliato e sul tramonto feci un
foro nel muro con le mani, uscii nell'oscurit e mi misi il
bagaglio sulle spalle sotto i loro occhi.

Al mattino mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio
dell'uomo, non t'ha chiesto il popolo d'Israele, quella genia di
ribelli, che cosa stai facendo? Rispondi loro: Cos dice il
Signore Dio: Quest'oracolo  per il principe di Gerusalemme e
per tutti gli Israeliti che vi abitano.

Tu dirai: Io sono un simbolo per voi; infatti quello che ho
fatto a te, sar fatto a loro, saranno deportati e andranno in
schiavit. Il principe, che  in mezzo a loro, si caricher il
bagaglio sulle spalle, nell'oscurit, e uscir per la breccia
che verr fatta nel muro per farlo partire; si coprir il viso,
per non vedere con gli occhi il paese. Ma io tender la mia rete
contro di lui ed egli rimarr preso nei miei lacci: lo condurr
in Babilonia, nel paese dei Caldei, ma egli non la vedr e l
morir. Disperder a ogni vento quanti sono intorno a lui, le
sue guardie e tutte le sue truppe, e snuder dietro a loro la
spada.

Allora sapranno che io sono il Signore, quando li avr dispersi
fra le genti e li avr disseminati in paesi stranieri. Tuttavia
ne risparmier alcuni, superstiti alla spada, alla fame e alla
peste, perch raccontino tutte le loro scelleratezze alle genti
fra le quali andranno e anch'esse sappiano che io sono il
Signore.

Mi fu rivolta ancora questa parola del Signore: Figlio
dell'uomo, mangia il pane con paura e bevi l'acqua con
trepidazione e con angoscia. Al popolo del paese dirai: Cos
dice il Signore Dio agli abitanti di Gerusalemme, al paese
d'Israele: Mangeranno il loro pane nell'angoscia e berranno la
loro acqua nella desolazione, perch la loro terra sar
spogliata della sua abbondanza per l'empiet di tutti i suoi
abitanti. Le citt popolose saranno distrutte e la campagna
ridotta a un deserto: saprete che io sono il Signore.



Mi fu ancora rivolta questa parola del Signore: Figlio
dell'uomo, che cos' questo proverbio che si va ripetendo nel
paese di Israele: Passano i giorni e ogni visione svanisce?
Ebbene riferisci loro: Cos dice il Signore Dio: Far cessare
questo proverbio e non si sentir pi ripetere in Israele; anzi
riferisci loro: Si avvicinano i giorni in cui si avverer ogni
visione.

Infatti non ci sar pi visione falsa, n predizione fallace in
mezzo agli Israeliti, perch io, il Signore, parler e attuer
senza indugio la parola che ho detto. Anzi, ai vostri giorni, o
genia di ribelli, pronunzier una parola e l'attuer: parola del
Signore Dio. Mi fu rivolta ancora questa parola del Signore:
Figlio dell'uomo, ecco, gli Israeliti vanno dicendo: La visione
che costui vede  per i giorni futuri; costui predice per i
tempi lontani. Ebbene riferisci loro: Dice il Signore Dio: Non
sar ritardata pi a lungo ogni mia parola: la parola che dir
l'eseguir,  -  oracolo del Signore Dio.





13.

Mi fu rivolta ancora questa parola del Signore: Figlio
dell'uomo, profetizza contro i profeti d'Israele, profetizza e
di' a coloro che profetizzano secondo i propri desideri: Udite
la parola del Signore: Cos dice il Signore Dio:

Guai ai profeti stolti, che seguono il loro spirito senza avere
avuto visioni. Come sciacalli fra le macerie, tali sono i tuoi
profeti, Israele. Voi non siete saliti sulle brecce e non avete
costruito alcun baluardo in difesa degli Israeliti, perch
potessero resistere al combattimento nel giorno del Signore.
Hanno avuto visioni false, vaticini menzogneri coloro che
dicono: Oracolo del Signore, mentre il Signore non li ha
inviati. Eppure confidano che si avveri la loro parola! Non
avete forse avuto una falsa visione e preannunziato vaticini
bugiardi, quando dite: Parola del Signore, mentre io non vi ho
parlato? Pertanto dice il Signore Dio: Poich voi avete detto il
falso e avuto visioni bugiarde, eccomi dunque contro di voi,
dice il Signore Dio.

La mia mano sar sopra i profeti dalle false visioni e dai
vaticini bugiardi, non avranno parte nell'assemblea del mio
popolo, non saranno scritti nel libro d'Israele e non entreranno
nel paese d'Israele: saprete che io sono il Signore Dio, poich
ingannano il mio popolo dicendo: Pace! e la pace non c'; mentre
egli costruisce un muro, ecco essi lo intonacano di mota. Di' a
quegli intonacatori di mota: Cadr! Scender una pioggia
torrenziale, una grandine grossa, si scatener un uragano ed
ecco, il muro  abbattuto. Allora non vi sar forse domandato:
Dov' la calcina con cui lo avete intonacato? Perci dice il
Signore Dio: Con ira scatener un uragano, per la mia collera
cadr una pioggia torrenziale, nel mio furore per la distruzione
cadr grandine come pietre, demolir il muro che avete
intonacato di mota, lo atterrer e le sue fondamenta rimarranno
scoperte; esso croller e voi perirete insieme con esso e
saprete che io sono il Signore.

Quando avr sfogato l'ira contro il muro e contro coloro che lo
intonacarono di mota, io vi dir: Il muro non c' pi e neppure
gli intonacatori, i profeti d'Israele che profetavano su
Gerusalemme e vedevano per essa una visione di pace, mentre non
vi era pace. Oracolo del Signore.



Ora tu, figlio dell'uomo, rivolgiti alle figlie del tuo popolo
che profetizzano secondo i loro desideri e profetizza contro di
loro. Dirai loro: Dice il Signore Dio: Guai a quelle che cuciono
nastri magici a ogni polso e preparano veli per le teste di ogni
grandezza per dare la caccia alle persone. Pretendete forse di
dare la caccia alla gente del mio popolo e salvare voi stesse?
Voi mi avete disonorato presso il mio popolo per qualche
manciata d'orzo e per un tozzo di pane, facendo morire chi non
doveva morire e facendo vivere chi non doveva vivere, ingannando
il mio popolo che crede alle menzogne.

Perci dice il Signore Dio: Eccomi contro i vostri nastri magici
con i quali voi date la caccia alla gente come a uccelli; li
strapper dalle vostre braccia e liberer la gente che voi avete
catturato come uccelli. Straccer i vostri veli e liberer il
mio popolo dalle vostre mani e non sar pi una preda in mano
vostra; saprete cos che io sono il Signore. Voi infatti avete
rattristato con menzogne il cuore del giusto, mentre io non
l'avevo rattristato e avete rafforzato il malvagio perch non
desistesse dalla sua vita malvagia e vivesse. Per questo non
avrete pi visioni false, n pi spaccerete incantesimi:
liberer il mio popolo dalle vostre mani e saprete che io sono
il Signore.





14.

Vennero a trovarmi alcuni anziani d'Israele e sedettero dinanzi
a me. Mi fu rivolta allora questa parola del Signore: Figlio
dell'uomo, questi uomini hanno posto idoli nel loro cuore e
tengono fisso lo sguardo all'occasione della loro iniquit
appena si mostri. Mi lascer interrogare da loro? Parla quindi e
di' loro: Dice il Signore Dio: Qualunque Israelita avr
innalzato i suoi idoli nel proprio cuore e avr rivolto lo
sguardo all'occasione della propria iniquit e verr dal
profeta, gli risponder io, il Signore, riguardo alla
moltitudine dei suoi idoli, per raggiungere al cuore gli
Israeliti, che si sono allontanati da me a causa di tutti i loro
idoli. Riferisci pertanto al popolo d'Israele: Dice il Signore
Dio: Convertitevi abbandonate i vostri idoli e distogliete la
faccia da tutte le vostre immondezze, poich a qualunque
Israelita e a qualunque straniero abitante in Israele, che si
allontana da me e innalza nel suo cuore i suoi idoli e rivolge
lo sguardo all'occasione della propria iniquit e poi viene dal
profeta a consultarmi, risponder io, il Signore, da me stesso.
Distoglier la faccia da costui e ne far un esempio e un
proverbio, e lo sterminer dal mio popolo: saprete cos che io
sono il Signore. Se un profeta si lascia sedurre e fa una
profezia, io, il Signore, ho sedotto quel profeta stender la
mano contro di lui e lo canceller dal mio popolo Israele.
Ambedue porteranno la pena della loro iniquit. La pena di chi
consulta sar uguale a quella del profeta perch gli Israeliti
non vadano pi errando lontano da me, n pi si contaminino con
tutte le loro prevaricazioni: essi saranno il mio popolo e io
sar il loro Dio. Parola del Signore.



Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo, se
un paese pecca contro di me e si rende infedele, io stendo la
mano sopra di lui e gli tolgo la riserva del pane e gli mando
contro la fame e stermino uomini e bestie; anche se nel paese
vivessero questi tre uomini: No, Daniele e Giobbe, essi con la
loro giustizia salverebbero solo se stessi, dice il Signore Dio.
Oppure se io infestassi quel paese di bestie feroci, che lo
privassero dei suoi figli e ne facessero un deserto che nessuno
potesse attraversare a causa delle bestie feroci, anche se in
mezzo a quella terra ci fossero questi tre uomini, giuro com'
vero che io vivo, dice il Signore Dio: non salverebbero n figli
n figlie, soltanto loro si salverebbero, ma la terra sarebbe un
deserto.

Oppure, se io mandassi la spada contro quel paese e dicessi:
Spada, percorri quel paese; e sterminassi uomini e bestie, anche
se in mezzo a quel paese ci fossero questi tre uomini, giuro
com' vero che io vivo, dice il Signore: non salverebbero n
figli n figlie, soltanto loro si salverebbero.

Oppure, se io mandassi la peste contro quella terra e sfogassi
nella strage lo sdegno e sterminassi uomini e bestie, anche se
in mezzo a quella terra ci fossero No, Daniele e Giobbe, giuro
com' vero che io vivo, dice il Signore Dio: non salverebbero n
figli n figlie, soltanto essi si salverebbero per la loro
giustizia.

Dice infatti il Signore Dio: Quando mander contro Gerusalemme i
miei quattro tremendi castighi: la spada, la fame, le bestie
feroci e la peste, per estirpare da essa uomini e bestie, ecco,
ci sar in mezzo un residuo che si metter in salvo con i figli
e le figlie.

Essi verranno da voi perch vediate la loro condotta e le loro
opere e vi consoliate del male che ho mandato contro
Gerusalemme, di quanto ho mandato contro di lei. Essi vi
consoleranno quando vedrete la loro condotta e le loro opere e
saprete che non invano ho fatto quello che ho fatto in mezzo a
lei. Parola del Signore Dio.





15.

Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo, che
pregi ha il legno della vite di fronte a tutti gli altri legni
della foresta?

Si adopera forse quel legno

per farne un oggetto?

Ci si fa forse un piolo

per attaccarci qualcosa?

Ecco, lo si getta sul fuoco a bruciare,

il fuoco ne divora i due capi

e anche il centro

 bruciacchiato.

Potr essere utile a qualche lavoro?

Anche quando era intatto,

non serviva a niente:

ora, dopo che il fuoco

lo ha divorato,

l'ha bruciato,

ci si ricaver forse qualcosa?

Perci cos dice il Signore Dio:

Come il legno della vite

fra i legnami della foresta

io l'ho messo sul fuoco a bruciare,

cos tratter

gli abitanti di Gerusalemme.

Volger contro di loro la faccia.

Da un fuoco sono scampati,

ma un fuoco li divorer!

Allora saprete

che io sono il Signore

quando volger contro di loro la faccia

e render il paese deserto,

poich sono stati infedeli,

dice il Signore Dio.





16.

Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo, fa'
conoscere a Gerusalemme tutti i suoi abomini. Dirai loro: Cos
dice il Signore Dio a Gerusalemme: Tu sei, per origine e
nascita, del paese dei Cananei; tuo padre era Amorreo e tua
madre Ittita. Alla tua nascita, quando fosti partorita, non ti
fu tagliato l'ombelico e non fosti lavata con l'acqua per
purificarti, non ti fecero le frizioni di sale n fosti avvolta
in fasce. Occhio pietoso non si volse su di te per farti una
sola di queste cose e usarti compassione, ma come oggetto
ripugnante fosti gettata via in piena campagna, il giorno della
tua nascita.

Passai vicino a te e ti vidi mentre ti dibattevi nel sangue e ti
dissi: Vivi nel tuo sangue e cresci come l'erba del campo.
Crescesti e ti facesti grande e giungesti al fiore della
giovinezza: il tuo petto divenne fiorente ed eri giunta ormai
alla pubert; ma eri nuda e scoperta.

Passai vicino a te e ti vidi; ecco, la tua et era l'et
dell'amore; io stesi il lembo del mio mantello su di te e coprii
la tua nudit; giurai alleanza con te, dice il Signore Dio, e
divenisti mia. Ti lavai con acqua, ti ripulii del sangue e ti
unsi con olio; ti vestii di ricami, ti calzai di pelle di tasso,
ti cinsi il capo di bisso e ti ricoprii di seta; ti adornai di
gioielli: ti misi braccialetti ai polsi e una collana al collo:
misi al tuo naso un anello, orecchini agli orecchi e una
splendida corona sul tuo capo. Cos fosti adorna d'oro e
d'argento; le tue vesti erano di bisso, di seta e ricami; fior
di farina e miele e olio furono il tuo cibo; diventasti sempre
pi bella e giungesti fino ad essere regina. La tua fama si
diffuse fra le genti per la tua bellezza, che era perfetta, per
la gloria che io avevo posto in te, parola del Signore Dio.



Tu per, infatuata per la tua bellezza, e approfittando della
tua fama, ti sei prostituita concedendo i tuoi favori a ogni
passante. Prendesti i tuoi abiti per adornare a vari colori le
alture su cui ti prostituivi. Con i tuoi splendidi gioielli
d'oro e d'argento, che io ti avevo dato, facesti immagini umane
e te ne servisti per peccare, poi tu le adornasti con le tue
vesti ricamate e davanti a quelle immagini presentasti il mio
olio e i miei profumi. Il pane che io ti avevo dato, il fior di
farina, l'olio e il miele di cui ti nutrivo ponesti davanti a
esse come offerta di soave odore. Oracolo del Signore Dio.
Prendesti i figli e le figlie che mi avevi generato e li
sacrificasti loro in cibo. Erano forse poca cosa le tue
infedelt? Immolasti i miei figli e li offristi a loro,
facendoli passare per il fuoco. Fra tutte le tue nefandezze e
infedelt non ti ricordasti del tempo della tua giovinezza,
quando eri nuda e ti dibattevi nel sangue! Ora, dopo tutta la
perversione, guai, guai a te! Oracolo del Signore Dio. In ogni
piazza ti sei fabbricata un tempietto e costruita un'altura; a
ogni crocicchio ti sei fatta un altare, disonorando la tua
bellezza, offrendo il tuo corpo a ogni passante, moltiplicando
le tue prostituzioni. Hai concesso i tuoi favori ai figli
d'Egitto, tuoi corpulenti vicini, e hai moltiplicato le tue
infedelt per irritarmi. Ed ecco io ho steso la mano su di te;
ho ridotto il tuo cibo e ti ho abbandonato in potere delle tue
nemiche, le figlie dei Filistei, che erano disgustate della tua
condotta sfrontata.

Non ancora sazia, hai concesso i tuoi favori agli Assiri; ma non
soddisfatta hai moltiplicato le tue infedelt nel paese di
Canaan, fino nella Caldea: e neppure allora ti sei saziata. Come
 stato abbietto il tuo cuore  -  dice il Signore Dio  - 
facendo tutte queste azioni degne di una spudorata sgualdrina!
Quando ti costruivi un postribolo a ogni crocevia e ti facevi
un'altura in ogni piazza, tu non eri come una prostituta in
cerca di guadagno, ma come un'adultera che, invece del marito,
accoglie gli stranieri! A ogni prostituta si d un compenso, ma
tu hai dato il compenso a tutti i tuoi amanti e hai distribuito
loro doni perch da ogni parte venissero da te per le tue
prostituzioni. Tu hai fatto il contrario delle altre donne,
quando ti prostituivi: nessuno  corso dietro a te, mentre tu
hai distribuito doni e non ne hai ricevuti, tanto eri pervertita.



Perci, o prostituta, ascolta la parola del Signore. Cos dice
il Signore Dio: Per le tue ricchezze sperperate, per la tua
nudit scoperta nelle prostituzioni con i tuoi amanti e con
tutti i tuoi idoli abominevoli, per il sangue dei tuoi figli che
hai offerto a loro, ecco, io aduner da ogni parte tutti i tuoi
amanti con i quali sei stata compiacente, coloro che hai amato
insieme con coloro che hai odiato, e scoprir di fronte a loro
la tua nudit perch essi la vedano tutta.

Ti infligger la condanna delle adultere e delle sanguinarie e
riverser su di te furore e gelosia.

Ti abbandoner nelle loro mani e distruggeranno i tuoi
postriboli, demoliranno le tue alture; ti spoglieranno delle tue
vesti e ti toglieranno i tuoi splendidi ornamenti: ti lasceranno
scoperta e nuda. Poi ecciteranno contro di te la folla, ti
lapideranno e ti trafiggeranno con la spada. Incendieranno le
tue case e sar fatta giustizia di te sotto gli occhi di
numerose donne: ti far smettere di prostituirti e non
distribuirai pi doni Quando avr saziato il mio sdegno su di
te, la mia gelosia si allontaner da te; mi calmer e non mi
adirer pi. Per il fatto che tu non ti sei ricordata del tempo
della tua giovinezza e mi hai provocato all'ira con tutte queste
cose, ecco, anch'io far ricadere sul tuo capo le tue azioni,
parola del Signore Dio; non accumulerai altre scelleratezze
oltre tutti gli altri tuoi abomini.



Ecco, ogni esperto di proverbi dovr dire questo proverbio a tuo
riguardo: Quale la madre, tale la figlia. Tu sei la degna figlia
di tua madre che ha abbandonato il marito e i suoi figli: tu sei
sorella delle tue sorelle, che hanno abbandonato il marito e i
loro figli. Vostra madre era una Ittita e vostro padre un
Amorreo. Tua sorella maggiore  Samaria, che con le sue figlie
abita alla tua sinistra, tua sorella pi piccola  Sodoma, che
con le sue figlie abita alla tua destra. Tu non soltanto hai
seguito la loro condotta e agito secondo i loro costumi
abominevoli, ma come se ci fosse stato troppo poco, ti sei
comportata peggio di loro in tutta la tua condotta. Per la mia
vita  -  dice il Signore Dio  -  tua sorella Sodoma e le sue
figlie non fecero quanto hai fatto tu e le tue figlie! Ecco,
questa fu l'iniquit di tua sorella Sodoma: essa e le sue figlie
avevano superbia, ingordigia, ozio indolente, ma non stesero la
mano al povero e all'indigente: insuperbirono e commisero ci
che  abominevole dinanzi a me: io le vidi e le eliminai.
Samaria non ha peccato la met di quanto hai peccato tu. Tu hai
moltiplicato le tue nefandezze pi di loro, le tue sorelle,
tanto da farle apparire giuste, con tutte le nefandezze che hai
commesso.

Devi portare anche tu la tua umiliazione, tu che hai
giustificato le tue sorelle. Per i tuoi peccati che superano i
loro esse sono pi giuste di te: anche tu dunque devi essere
svergognata e portare la tua umiliazione, perch hai
giustificato le tue sorelle. Ma io cambier le loro sorti:
cambier le sorti di Sodoma e delle citt dipendenti, cambier
le sorti di Samaria e delle citt dipendenti; anche le tue sorti
muter in mezzo a loro, perch tu porti la tua umiliazione e tu
senta vergogna di quanto hai fatto per consolarle. Tua sorella
Sodoma e le citt dipendenti torneranno al loro stato di prima,
Samaria e le citt dipendenti torneranno al loro stato di prima
e anche tu e le citt dipendenti tornerete allo stato di prima.
Eppure tua sorella Sodoma non era forse sulla tua bocca al tempo
del tuo orgoglio, prima che fosse scoperta la tua malvagit?
Perch ora tu sei disprezzata dalle figlie di Aram e da tutte le
figlie dei Filistei che sono intorno a te, le quali ti
dileggiano da ogni parte?

Tu stai scontando la tua scelleratezza e i tuoi abomini. Parola
del Signore.



Poich, dice il Signore Dio: Io ho ricambiato a te quello che
hai fatto tu che hai disprezzato il giuramento e violato
l'alleanza. Ma io mi ricorder dell'alleanza conclusa con te al
tempo della tua giovinezza e stabilir con te un'alleanza
eterna. Allora ti ricorderai della tua condotta e ne sarai
confusa quando riceverai le tue sorelle maggiori insieme a
quelle pi piccole e io le dar a te per figlie, ma non in forza
della tua alleanza, io ratificher la mia alleanza con te e tu
saprai che io sono il Signore, perch te ne ricordi e ti
vergogni e, nella tua confusione, tu non apra pi bocca, quando
ti avr perdonato quello che hai fatto. Parola del Signore Dio.





17.



NOTA:  La grande aquila  evidentemente Nabucodonosor; egli
esilia Ioiachin, la cima del cedro, e gli sostituisce Sedecia,
il germoglio. Questi si mostra dapprima un vassallo docile, ma
ben presto tratta col faraone, la seconda grande aquila, gi
senza forza e incapace di salvare chiunque.



Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo,
proponi un enigma e racconta una parabola agli Israeliti. Tu
dirai: Dice il Signore Dio:

Un'aquila grande

dalle grandi ali

e dalle lunghe penne,

folta di piume dal colore variopinto,

venne sul Libano

e strapp la cima del cedro;

stronc il ramo pi alto

e lo port in un paese

di mercanti,

lo depose in una citt di negozianti.

Scelse un germoglio del paese

e lo depose in un campo da seme;

lungo il corso di grandi acque,

lo piant come un salice,

perch germogliasse

e diventasse una vite estesa,

poco elevata,

che verso l'aquila volgesse i rami

e le radici crescessero sotto di essa.

Divenne una vite,

che fece crescere i tralci

e distese i rami.

Ma c'era un'altra aquila grande,

larga di ali, folta di penne.

Ed ecco quella vite

rivolse verso di lei le radici

e tese verso di lei i suoi tralci,

perch la irrigasse

dall'aiuola dove era piantata.

In un campo fertile,

lungo il corso di grandi acque,

essa era piantata,

per metter rami e dar frutto

e diventare una vite magnifica.

Riferisci loro:

Dice il Signore Dio:

Riuscir a prosperare?

O non sveller forse l'aquila

le sue radici

e vendemmier il suo frutto

e seccheranno

tutti i tralci che ha messo?

Non ci vorr un grande sforzo

o molta gente

per svellerla dalle radici.

Ecco, essa  piantata:

riuscir a prosperare?

O non seccher del tutto

non appena l'avr sfiorata

il vento d'oriente?

Proprio nell'aiuola

dove  germogliata,

seccher! .



Mi fu rivolta ancora questa parola del Signore: Parla dunque a
quella genia di ribelli: Non sapete che cosa significa questo?
Di' ancora: Ecco, il re di Babilonia  giunto a Gerusalemme, ha
preso il re e i principi e li ha trasportati con s in
Babilonia. Si  scelto uno di stirpe reale e ha fatto un patto
con lui, obbligandolo con giuramento. Ha deportato i potenti del
paese, perch il regno fosse debole e non potesse innalzarsi ed
egli osservasse e mantenesse l'alleanza con lui. Ma questi gli
si  ribellato e ha mandato messaggeri in Egitto, perch gli
fossero dati cavalli e molti soldati. Potr prosperare, potr
scampare chi ha agito cos? Chi ha infranto un patto potr
uscirne senza danno? Per la mia vita, dice il Signore Dio,
proprio nel paese del re che gli aveva dato il trono, di cui ha
disprezzato il giuramento e infranto l'alleanza, presso di lui,
morir, in Babilonia. Il faraone con le sue grandi forze e il
suo ingente esercito non gli sar di valido aiuto in guerra,
quando si eleveranno terrapieni e si costruiranno baluardi per
distruggere tante vite umane. Ha disprezzato un giuramento, ha
infranto un'alleanza: ecco aveva dato la mano e poi ha agito in
tal modo. Non potr trovare scampo.

Perci cos dice il Signore Dio: Com' vero che io vivo, il mio
giuramento che egli ha disprezzato, la mia alleanza che ha
infranto li far ricadere sopra il suo capo. Stender su di lui
la mia rete e rimarr preso nel mio laccio. Lo porter in
Babilonia e l lo giudicher per l'infedelt commessa contro di
me. Tutti i migliori delle sue schiere cadranno di spada e i
superstiti saranno dispersi a tutti i venti: cos saprete che
io, il Signore, ho parlato.

Dice il Signore Dio:

Io prender dalla cima del cedro,

dalle punte dei suoi rami

coglier un ramoscello

e lo pianter

sopra un monte alto, massiccio;

lo pianter

sul monte alto d'Israele.

Metter rami e far frutti

e diventer un cedro magnifico.

Sotto di lui

tutti gli uccelli dimoreranno,

ogni volatile

all'ombra dei suoi rami riposer.

Sapranno tutti gli alberi della foresta

che io sono il Signore,

che umilio l'albero alto

e innalzo l'albero basso;

faccio seccare l'albero verde

e germogliare l'albero secco.

Io, il Signore, ho parlato e lo far.





18.

[La retribuzione individuale].



Mi fu rivolta questa parola del Signore: Perch andate
ripetendo questo proverbio sul paese d'Israele:

I padri han mangiato l'uva acerba

e i denti dei figli si sono allegati?

Com' vero che io vivo, dice il Signore Dio, voi non ripeterete
pi questo proverbio in Israele. Ecco, tutte le vite sono mie:
la vita del padre e quella del figlio  mia; chi pecca morir.

Se uno  giusto e osserva il diritto e la giustizia, se non
mangia sulle alture e non alza gli occhi agli idoli della casa
d'Israele, se non disonora la moglie del suo prossimo e non si
accosta a una donna durante il suo stato di impurit, se non
opprime alcuno, restituisce il pegno al debitore, non commette
rapina, divide il pane con l'affamato e copre di vesti l'ignudo,
se non presta a usura e non esige interesse, desiste
dall'iniquit e pronunzia retto giudizio fra un uomo e un altro,
se cammina nei miei decreti e osserva le mie leggi agendo con
fedelt, egli  giusto ed egli vivr, parola del Signore Dio. Ma
se uno ha generato un figlio violento e sanguinario che commette
azioni inique, mentre egli non le commette, e questo figlio
mangia sulle alture, disonora la donna del prossimo, opprime il
povero e l'indigente, commette rapine, non restituisce il pegno,
volge gli occhi agli idoli, compie azioni abominevoli, presta a
usura ed esige gli interessi, egli non vivr; poich ha commesso
azioni abominevoli, costui morir e dovr a se stesso la propria
morte. Ma, se uno ha generato un figlio che vedendo tutti i
peccati commessi dal padre, sebbene li veda, non li commette,
non mangia sulle alture, non volge gli occhi agli idoli di
Israele, non disonora la donna del prossimo, non opprime alcuno,
non trattiene il pegno, non commette rapina, d il pane
all'affamato e copre di vesti l'ignudo, desiste dall'iniquit,
non presta a usura n a interesse, osserva i miei decreti,
cammina secondo le mie leggi, costui non morir per l'iniquit
di suo padre, ma certo vivr. Suo padre invece, che ha oppresso
e derubato il suo prossimo, che non ha agito bene in mezzo al
popolo, morir per la sua iniquit.

Voi dite: Perch il figlio non sconta l'iniquit del padre?
Perch il figlio ha agito secondo giustizia e rettitudine, ha
osservato tutti i miei comandamenti e li ha messi in pratica,
perci egli vivr. Colui che ha peccato e non altri deve morire;
il figlio non sconta l'iniquit del padre, n il padre
l'iniquit del figlio. Al giusto sar accreditata la sua
giustizia e al malvagio la sua malvagit.

Ma se il malvagio si allontana da tutti i peccati che ha
commesso e osserva tutti i miei precetti e agisce con giustizia
e rettitudine, egli vivr, non morir. Nessuna delle colpe
commesse sar ricordata, ma vivr per la giustizia che ha
praticato.

Forse che io ho piacere della morte del malvagio  -  dice il
Signore Dio  -  o non piuttosto che desista dalla sua condotta e
viva?

Ma se il giusto si allontana dalla giustizia e commette
l'iniquit imitando tutte le azioni abominevoli che l'empio
commette, potr egli vivere? Tutte le opere giuste da lui fatte
saranno dimenticate, a causa della prevaricazione in cui 
caduto e del peccato che ha commesso, egli morir.

Voi dite: Non  retto il modo di agire del Signore.

Ascolta, dunque, popolo d'Israele: Non  retta la mia condotta o
piuttosto non  retta la vostra? Se il giusto si allontana dalla
giustizia per commettere l'iniquit e a causa di questa muore,
egli muore appunto per l'iniquit che ha commesso. E se
l'ingiusto desiste dall'ingiustizia che ha commesso e agisce con
giustizia e rettitudine, egli fa vivere se stesso. Ha
riflettuto, si  allontanato da tutte le colpe commesse: egli
certo vivr e non morir. Eppure gli Israeliti vanno dicendo:
Non  retta la via del Signore. O popolo d'Israele, non sono
rette le mie vie o piuttosto non sono rette le vostre?

Perci, o Israeliti, io giudicher ognuno di voi secondo la sua
condotta. Oracolo del Signore Dio. Convertitevi e desistete da
tutte le vostre iniquit, e l'iniquit non sar pi causa della
vostra rovina. Liberatevi da tutte le iniquit commesse e
formatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo. Perch volete
morire, o Israeliti? Io non godo della morte di chi muore.
Parola del Signore Dio. Convertitevi e vivrete.





19.

Intona ora un lamento sui capi d'Israele dicendo:



Che cos'era tua madre?

Una leonessa fra leoni.

Accovacciata in mezzo ai leoni

allevava i suoi cuccioli.



Essa innalz uno dei cuccioli

che divenne leone,

impar a sbranare la preda,

a divorare gli uomini.



Ma contro di lui

le genti fecero lega,

rest preso nella loro fossa

e in catene fu condotto in Egitto.



Quando essa vide

che era lunga l'attesa

e delusa la sua speranza,

prese un altro cucciolo

e ne fece un leoncino.



Egli se ne andava

e veniva fra i leoni,

divenuto leoncello,

e impar a sbranare la preda,

a divorare gli uomini.



Penetr nei loro palazzi,

devast le loro citt.

Il paese e i suoi abitanti

sbigottivano al rumore

del suo ruggito.



Lo assalirono le genti,

le contrade all'intorno,

tesero un laccio contro di lui

e rest preso nella loro fossa.



Lo chiusero in una gabbia,

lo condussero in catene

al re di Babilonia

e lo misero in una prigione,

perch non se ne sentisse la voce

sui monti d'Israele.



Tua madre era come una vite

piantata vicino alle acque.

Era rigogliosa e frondosa

per l'abbondanza dell'acqua;



ebbe rami robusti

buoni per scettri regali;

il suo fusto si elev

in mezzo agli arbusti

mirabile per la sua altezza

e per l'abbondanza dei suoi rami.



Ma essa fu sradicata con furore

e gettata a terra;

il vento d'oriente la dissecc,

dissecc i suoi frutti;

il suo ramo robusto inarid

e il fuoco lo divor.



Ora  trapiantata nel deserto,

una terra secca e riarsa;

un fuoco usc da un suo ramo,

divor tralci e frutti

ed essa non ha pi

alcun ramo robusto,

uno scettro per dominare.



Questo  un lamento e come lamento  passato nell'uso.





20.

Il dieci del quinto mese, anno settimo, alcuni anziani d'Israele
vennero a consultare il Signore e sedettero davanti a me. Mi fu
rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo, parla agli
anziani d'Israele e di' loro: Dice il Signore Dio: Venite voi
per consultarmi? Com' vero che io vivo, non mi lascer
consultare da voi. Oracolo del Signore Dio.

Vuoi giudicarli? Li vuoi giudicare, figlio dell'uomo? Mostra
loro gli abomini dei loro padri.

Di' loro: Dice il Signore Dio: Quando io scelsi Israele e alzai
la mano e giurai per la stirpe della casa di Giacobbe, apparvi
loro nel paese d'Egitto e giurai per loro dicendo: Io, il
Signore, sono vostro Dio. Allora alzai la mano e giurai di farli
uscire dal paese d'Egitto e condurli in una terra scelta per
loro, stillante latte e miele, che  la pi bella fra tutte le
terre. Dissi loro: Ognuno getti via gli abomini dei propri occhi
e non vi contaminate con gli idoli d'Egitto: sono io il vostro
Dio.

Ma essi mi si ribellarono e non mi vollero ascoltare: non
gettarono via gli abomini dei propri occhi e non abbandonarono
gli idoli d'Egitto. Allora io decisi di riversare sopra di loro
il mio furore e di sfogare contro di loro la mia ira, in mezzo
al paese d'Egitto. Ma feci diversamente per riguardo al mio
nome, perch non fosse profanato agli occhi delle genti in mezzo
alle quali si trovavano, poich io avevo dichiarato che li avrei
fatti uscire dal paese d'Egitto sotto i loro occhi. Cos li feci
uscire dall'Egitto e li condussi nel deserto; diedi loro i miei
statuti e feci loro conoscere le mie leggi, perch colui che le
osserva viva per esse. Diedi loro anche i miei sabati come un
segno fra me e loro, perch sapessero che sono io, il Signore,
che li santifico.

Ma gli Israeliti si ribellarono contro di me nel deserto: essi
non camminarono secondo i miei decreti, disprezzarono le mie
leggi, che bisogna osservare perch l'uomo viva, e violarono
sempre i miei sabati. Allora io decisi di riversare su di loro
il mio sdegno nel deserto e di sterminarli.

Ma agii diversamente per il mio nome, perch non fosse profanato
agli occhi delle genti di fronte alle quali io li avevo fatti
uscire. Avevo giurato su di loro nel deserto che non li avrei
pi condotti nella terra che io avevo loro assegnato, terra
stillante latte e miele, la pi bella fra tutte le terre, perch
avevano disprezzato i miei comandamenti, non avevano seguito i
miei statuti e avevano profanato i miei sabati, mentre il loro
cuore si era attaccato ai loro idoli. Tuttavia il mio occhio
ebbe piet di loro e non li distrussi, non li sterminai tutti
nel deserto.



Dissi ai loro figli nel deserto: Non seguite le regole dei
vostri padri, non osservate le loro leggi, non vi contaminate
con i loro idoli: sono io, il Signore, il vostro Dio. Camminate
secondo i miei decreti, osservate le mie leggi e mettetele in
pratica. Santificate i miei sabati e siano un segno fra me e
voi, perch si sappia che sono io, il Signore vostro Dio.

Ma anche i figli mi si ribellarono, non camminarono secondo i
miei decreti, non osservarono e non misero in pratica le mie
leggi, che danno la vita a chi le osserva; profanarono i miei
sabati. Allora io decisi di riversare il mio sdegno su di loro e
di sfogare contro di essi l'ira nel deserto. Ma ritirai la mano
e feci diversamente per riguardo al mio nome, perch non fosse
profanato agli occhi delle genti, alla cui presenza io li avevo
fatti uscire. E nel deserto giurai loro, alzando la mia mano,
che li avrei dispersi fra le genti e disseminati in paesi
stranieri, perch non avevano praticato le mie leggi, anzi,
avevano disprezzato i miei decreti, profanato i miei sabati e i
loro occhi erano sempre rivolti agli idoli dei loro padri.
Allora io diedi loro perfino statuti non buoni e leggi per le
quali non potevano vivere. Feci s che si contaminassero nelle
loro offerte facendo passare per il fuoco ogni loro primogenito,
per atterrirli, perch riconoscessero che io sono il Signore.



Parla dunque agli Israeliti, figlio dell'uomo, e di' loro: Dice
il Signore Dio: Ancora in questo mi offesero i vostri padri
agendo con infedelt verso di me: dopo che io li ebbi introdotti
nel paese che, levando la mia mano, avevo giurato di dare loro,
essi guardarono ogni colle elevato, ogni albero verde e l
fecero i sacrifici e portarono le loro offerte provocatrici: l
depositarono i loro profumi soavi e versarono le loro libazioni.
Io dissi loro: Che cos' quest'altura alla quale voi andate? Il
nome altura  rimasto fino ai nostri giorni.

Ebbene, di' agli Israeliti: Cos dice il Signore Dio: Vi
contaminate secondo il costume dei vostri padri, vi prostituite
secondo i loro abomini, vi contaminate con tutti i vostri idoli
fino ad oggi, facendo le vostre offerte e facendo passare per il
fuoco i vostri figli e io mi dovrei lasciare consultare da voi,
uomini d'Israele? Com' vero che io vivo  -  parola del Signore
Dio  -  non mi lascer consultare da voi.



E ci che v'immaginate in cuor vostro non avverr, mentre voi
andate dicendo: Saremo come le genti, come le trib degli altri
paesi che prestano culto al legno e alla pietra. Com' vero che
io vivo  -  parola del Signore Dio  -  io regner su di voi con
mano forte, con braccio possente e rovesciando la mia ira. Poi
vi far uscire di mezzo ai popoli e vi raduner da quei
territori dove foste dispersi con mano forte, con braccio
possente e con la mia ira traboccante e vi condurr nel deserto
dei popoli e l a faccia a faccia vi giudicher. Come giudicai i
vostri padri nel deserto del paese di Egitto cos giudicher
voi, dice il Signore Dio. Vi far passare sotto il mio bastone e
vi condurr sotto il giogo dell'alleanza.

Separer da voi i ribelli e quelli che si sono staccati da me;
li far uscire dal paese in cui dimorano, ma non entreranno nel
paese d'Israele: cos saprete che io sono il Signore.



A voi, uomini d'Israele, cos dice il Signore Dio: Andate,
servite pure ognuno i vostri idoli, ma infine mi ascolterete e
il mio santo nome non profanerete pi con le vostre offerte, con
i vostri idoli,  poich sul mio monte santo, sull'alto monte
d'Israele  -  oracolo del Signore Dio  -  mi servir tutta la
casa d'Israele, tutta riunita in quel paese; l mi saranno
graditi e l richieder le vostre offerte, le primizie dei
vostri doni in qualunque forma me li consacrerete. Io vi
accetter come soave profumo, quando vi avr liberati dai popoli
e vi avr radunati dai paesi nei quali foste dispersi: mi
mostrer santo in voi agli occhi delle genti.

Allora voi saprete che io sono il Signore, quando vi condurr
nel paese d'Israele, nel paese che alzando la mia mano giurai di
dare ai vostri padri. L vi ricorderete della vostra condotta,
di tutti i misfatti dei quali vi siete macchiati, e proverete
disgusto di voi stessi, per tutte le malvagit che avete
commesso. Allora saprete che io sono il Signore, quando agir
con voi per l'onore del mio nome e non secondo la vostra
malvagia condotta e i vostri costumi corrotti, uomini
d'Israele. Parola del Signore Dio.





21.

Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo,
volgi la faccia verso il mezzogiorno, parla alla regione
australe e predici contro la selva del mezzogiorno. Dirai alla
selva del mezzogiorno: Ascolta la parola del Signore: Dice il
Signore Dio: Ecco, io accender in te un fuoco che divorer in
te ogni albero verde e ogni albero secco: la fiamma ardente non
si spegner e ogni sembiante sar bruciato dal mezzogiorno al
settentrione. Ogni vivente vedr che io, il Signore, l'ho
incendiato e non si spegner. Io dissi: Ah! Signore Dio, essi
vanno dicendo di me: Non  forse costui uno che racconta delle
favole?.

Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo,
volgi la faccia verso Gerusalemme e parla contro i suoi
santuari, predici contro il paese d'Israele. Tu riferirai al
paese d'Israele: Cos dice il Signore Dio: Eccomi contro di te.
Sguainer la spada e uccider in te il giusto e il peccatore. Se
uccider in te il giusto e il peccatore, significa che la spada
sguainata sar contro ogni carne, dal mezzogiorno al
settentrione. Cos ogni vivente sapr che io, il Signore, ho
sguainato la spada ed essa non rientrer nel fodero. Tu, figlio
dell'uomo, piangi: piangi davanti a loro con il cuore infranto e
pieno d'amarezza. Quando ti domanderanno: Perch piangi?,
risponderai: Perch  giunta la notizia che il cuore verr meno,
le mani s'indeboliranno, lo spirito sar costernato, le
ginocchia vacilleranno. Ecco  giunta e si compie. Parola del
Signore Dio.



Mi fu rivolta questa parola del Signore:

Figlio dell'uomo, profetizza e di' loro:

Cos dice il Signore Dio:



Spada, spada aguzza e affilata,

aguzza per scannare, affilata per lampeggiare!



L'ha fatta affilare perch la si impugni,

l'ha aguzzata e affilata per darla in mano al massacratore!



Grida e lamentati o figlio dell'uomo,

perch essa pesa sul mio popolo,

su tutti i principi d'Israele:

essi cadranno di spada insieme con il mio popolo.



Perci battiti il fianco,

perch  una prova:

che cosa accadrebbe se nemmeno un bastone sprezzante ci fosse?

Parola del Signore Dio.



Tu, o figlio dell'uomo, predici e batti le mani:

la spada si raddoppi e si triplichi,

 la spada dei massacri,

la grande spada del massacro che li circonda.



Perch i cuori si struggano e si moltiplichino le vittime,

ho messo a ogni porta la punta della spada,

fatta per lampeggiare, affilata per il massacro.



Volgiti a destra, volgiti a sinistra,

ovunque si diriga la tua lama.



Anch'io batter le mani

e sazier la mia ira.

Io, il Signore, ho parlato.



Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo,
traccia due strade per il passaggio della spada del re di
Babilonia; proverranno tutte e due dallo stesso paese; tu metti
un segnale a capo della strada che conduce nella citt. Traccia
la strada per cui la spada giunga a Rabba degli Ammoniti e in
Giuda a Gerusalemme nella citt fortificata. Infatti il re di
Babilonia  fermo al bivio, all'inizio delle due strade, per
interrogare le sorti: agita le frecce, interroga gli dei
domestici, osserva il fegato. Nella sua destra  uscito il
responso: Gerusalemme, per porre contro di essa gli arieti, per
farle udire l'ordine del massacro, echeggiare grida di guerra,
disporre gli arieti contro le sue porte, innalzare terrapieni,
costruire trincee.

Ma questo non  che un vano presagio agli occhi di quelli che
hanno fatto loro solenni giuramenti. Egli per ricorda loro
l'iniquit per cui saranno catturati. Perci dice il Signore:
Poich voi avete fatto ricordare le vostre iniquit, rendendo
manifeste le vostre trasgressioni e palesi i vostri peccati in
tutto il vostro modo di agire, poich ve ne vantate, voi
resterete presi al laccio. A te, sconsacrato, empio principe
d'Israele, di cui  giunto il giorno con il tempo della tua
iniquit finale, cos dice il Signore Dio: Deponi il turbante e
togliti la corona: tutto sar cambiato: ci che  basso sar
elevato e ci che  alto sar abbassato. In rovina, in rovina,
in rovina la ridurr e non si rialzer pi finch non giunga
colui al quale appartiene di diritto e al quale io la dar.



Tu, figlio dell'uomo, profetizza e annunzia: Cos dice il
Signore Dio agli Ammoniti e riguardo ai loro insulti. Di'
dunque: La spada, la spada  sguainata per la strage,  affilata
per sterminare, per lampeggiare, mentre tu hai false visioni e
ti si predicono sorti bugiarde, la spada sar messa alla gola
degli empi perversi, il cui giorno  venuto, al colmo della loro
malvagit.

Rimettila nel fodero. Nel luogo stesso in cui tu fosti creato,
nella terra stessa in cui sei nato, io ti giudicher; rovescer
su di te il mio sdegno, contro di te soffier nel fuoco della
mia ira e ti abbandoner in mano di uomini violenti, portatori
di distruzione. Sarai preda del fuoco, del tuo sangue sar
intrisa la terra, non ti si ricorder pi perch io, il Signore,
ho parlato.





22.

Mi fu rivolta questa parola del Signore: Tu, figlio dell'uomo,
forse non giudicherai, non giudicherai tu la citt sanguinaria?
Mostrale tutti i suoi abomini. Tu riferirai: Dice il Signore
Dio: O citt che sparge il sangue in mezzo a se stessa, perch
giunga il suo tempo, e fabbrica a suo danno idoli con cui
contaminarsi! Per il sangue che hai sparso, ti sei resa
colpevole e ti sei contaminata con gli idoli che hai fabbricato:
hai affrettato il tuo giorno, sei giunta al termine dei tuoi
anni. Ti render perci l'obbrobrio dei popoli e lo scherno di
tutta la terra. I vicini e i lontani si faranno beffe di te, o
citt infamata e piena di disordini. Ecco in te i principi
d'Israele, ognuno secondo il suo potere, intenti a spargere
sangue. In te si disprezza il padre e la madre, in te si
maltratta il forestiero, in te si opprime l'orfano e la vedova.
Hai disprezzato i miei santuari, hai profanato i miei sabati.

Ci sono in te calunniatori che versano il sangue. C' in te chi
banchetta sui monti e chi commette scelleratezze In te si hanno
rapporti col proprio padre, in te si giace con la donna in stato
di mestruazione. Uno reca oltraggio alla donna del prossimo,
l'altro contamina con incesto la nuora, altri viola la sorella,
figlia del padre. In te si ricevono doni per spargere il sangue,
tu presti a interesse e a usura, spogli con la violenza il tuo
prossimo e di me ti dimentichi. Oracolo del Signore Dio.

Ecco, io batto le mani per le frodi che hai commesso e per il
sangue che  versato in mezzo a te. Regger il tuo cuore e
saranno forti le mani per i giorni che io ti preparo? Io, il
Signore l'ho detto e lo far; ti disperder fra le nazioni e ti
disseminer in paesi stranieri; ti purificher della tua
immondezza, poi ti riprender in eredit davanti alle nazioni e
tu saprai che io sono il Signore.

Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo, gli
Israeliti si sono cambiati in scoria per me; sono tutti rame,
stagno, ferro e piombo, dentro un crogiuolo: sono scoria di
argento. Perci cos dice il Signore: Poich vi siete tutti
cambiati in scoria, io vi raduner dentro Gerusalemme. Come si
mette insieme argento, rame, ferro, piombo, stagno dentro un
crogiuolo e si soffia nel fuoco per fonderli, cos io, con ira e
con sdegno, vi metter tutti insieme e vi far fondere; vi
raduner, contro di voi soffier nel fuoco del mio sdegno e vi
fonder in mezzo alla citt. Come si fonde l'argento nel
crogiuolo, cos sarete fusi in mezzo a essa: saprete che io, il
Signore, ho riversato il mio sdegno contro di voi.

Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo, di'
a Gerusalemme: Tu sei una terra non purificata, non lavata da
pioggia in un giorno di tempesta. Dentro di essa i suoi
principi, come un leone ruggente che sbrana la preda, divorano
la gente, s'impadroniscono di tesori e ricchezze, moltiplicano
le vedove in mezzo ad essa. I suoi sacerdoti violano la mia
legge, profanano le cose sante. Non fanno distinzione fra il
sacro e il profano, non insegnano a distinguere fra puro e
impuro, non osservano i miei sabati e io sono disonorato in
mezzo a loro. I suoi capi in mezzo a essa sono come lupi che
dilaniano la preda, versano il sangue, fanno perire la gente per
turpi guadagni. I suoi profeti hanno come intonacato tutti
questi delitti con false visioni e oracoli fallaci e vanno
dicendo: Cos parla il Signore Dio, mentre invece il Signore non
ha parlato. Gli abitanti della campagna commettono violenze e si
danno alla rapina, calpestano il povero e il bisognoso,
maltrattano il forestiero, contro ogni diritto. Io ho cercato
fra loro un uomo che costruisse un muro e si ergesse sulla
breccia di fronte a me, per difendere il paese perch io non lo
devastassi, ma non l'ho trovato. Io rovescer su di essi il mio
sdegno: li consumer con il fuoco della mia collera: la loro
condotta far ricadere sulle loro teste. Oracolo del Signore
Dio.





23.

Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo,
c'erano due donne, figlie della stessa madre, le quali si erano
prostituite in Egitto fin dalla loro giovinezza, dove venne
profanato il loro petto e oppresso il loro seno verginale. Esse
si chiamano Oola la maggiore e Ooliba la pi piccola, sua
sorella. L'una e l'altra divennero mie e partorirono figli e
figlie. Oola  Samaria e Ooliba  Gerusalemme.



Oola mentre era mia si dimostr infedele: arse d'amore per i
suoi spasimanti, gli Assiri suoi vicini, vestiti di porpora,
principi e governatori, tutti giovani attraenti, cavalieri
montati su cavalli. Concesse loro i suoi favori, al fiore degli
Assiri, e si contamin con gli idoli di coloro dei quali si era
innamorata. Non rinunci alle sue relazioni amorose con gli
Egiziani, i quali avevano abusato di lei nella sua giovinezza,
avevano profanato il suo seno verginale, sfogando su di lei la
loro libidine. Per questo l'ho data in mano ai suoi amanti, in
mano agli Assiri, dei quali si era innamorata. Essi scoprirono
la sua nudit, presero i suoi figli e le sue figlie e la
uccisero di spada. Divenne cos come un monito fra le donne, per
la condanna esemplare che essi avevano eseguita su di lei.



Sua sorella Ooliba la vide e si corruppe pi di lei nei suoi
amoreggiamenti; con le sue infedelt super la sorella.

Spasim per gli Assiri suoi vicini, principi e capi, vestiti di
porpora, cavalieri montati su cavalli, tutti giovani attraenti.
Io vidi che si era contaminata e che tutt'e due seguivano la
stessa via. Ma essa moltiplic le prostituzioni. Vide uomini
effigiati su una parete, figure di Caldei, disegnati con il
minio, con cinture ai fianchi, ampi turbanti in capo,
dall'aspetto di grandi capi, rappresentanti i figli di
Babilonia, originari di Caldea: essa se ne innamor non appena
li vide e invi loro messaggeri in Caldea. I figli di Babilonia
andarono da lei al letto degli amori e la contaminarono con le
loro fornicazioni ed essa si contamin con loro finch ne fu
nauseata. Poich aveva messo in pubblico le sue tresche e
scoperto la sua nudit, anch'io mi allontanai da lei come mi ero
allontanato dalla sorella. Ma essa continu a moltiplicare
prostituzioni, ricordando il tempo della sua giovent, quando si
prostituiva in Egitto. Arse di libidine per quegli amanti
lussuriosi come asini, libidinosi come stalloni, e cos rinnov
l'infamia della sua giovinezza, quando in Egitto veniva
profanato il suo petto, oppresso il suo seno verginale. Per
questo, Ooliba, cos dice il Signore Dio: Ecco, io suscito
contro di te gli amanti di cui mi sono disgustato e li condurr
contro di te da ogni parte, i figli di Babilonia e di tutti i
Caldei, quelli di Pekod, di Soa e di Koa e con loro tutti gli
Assiri, tutti giovani attraenti, principi e capi, tutti capitani
e cavalieri famosi; verranno contro di te dal settentrione con
cocchi e carri e con una moltitudine di popolo e si schiereranno
contro di te da ogni parte con scudi grandi e piccoli ed elmi. A
loro ho rimesso il giudizio e ti giudicheranno secondo le loro
leggi.

Scatener la mia gelosia contro di te e ti tratteranno con
furore: ti taglieranno il naso e gli orecchi e i superstiti
cadranno di spada; deporteranno i tuoi figli e le tue figlie e
ci che rimarr di te sar preda del fuoco. Ti spoglieranno
delle tue vesti e s'impadroniranno dei tuoi gioielli. Metter
fine alle tue scelleratezze e alle tue prostituzioni commesse in
Egitto: non alzerai pi gli occhi verso di loro, non ricorderai
pi l'Egitto.

Perch cos dice il Signore Dio: Ecco, io ti consegno in mano a
coloro che tu odi, in mano a coloro di cui sei nauseata.

Ti tratteranno con odio e si impadroniranno di tutti i tuoi
beni, lasciandoti nuda e scoperta; sar svelata la turpitudine
delle tue scelleratezze, la tua libidine e la tua disonest.

Cos sarai trattata perch mi hai tradito con le genti, perch
ti sei contaminata con i loro idoli. Hai seguito la via di tua
sorella, la sua coppa porr nelle tue mani.



Dice il Signore Dio:

Berrai la coppa di tua sorella,

profonda e larga,

sarai oggetto di derisione

e di scherno;

la coppa sar di grande capacit.

Tu sarai colma

d'ubriachezza e d'affanno,

coppa di desolazione

e di sterminio

era la coppa di tua sorella

Samaria.

Anche tu la berrai, la vuoterai,

ne succhierai i cocci,

ti lacererai il seno,

poich io ho parlato.

Parola del Signore.

Perci dice il Signore Dio: Poich tu mi hai dimenticato e mi
hai voltato le spalle, sconterai dunque la tua disonest e le
tue dissolutezze!.



Il Signore mi disse: Figlio dell'uomo, non giudicherai tu Oola
e Ooliba? Non mostrerai a esse i loro abomini? Sono state
adultere e le loro mani sono lorde di sangue, hanno commesso
adulterio con i loro idoli; perfino i figli che mi avevano
partorito, li hanno fatti passare per il fuoco in loro pasto.
Ancora questo mi hanno fatto: in quello stesso giorno hanno
contaminato il mio santuario e profanato i miei sabati; dopo
avere immolato i loro figli ai loro idoli, sono venute in quel
medesimo giorno al mio santuario per profanarlo: ecco quello che
hanno fatto dentro la mia casa!

Si rivolsero anche a uomini di paesi lontani, invitandoli per
mezzo di messaggeri, ed essi giunsero. Per loro ti sei lavata,
ti sei dipinta gli occhi, ti sei adornata dei tuoi vestiti
preziosi, ti sei stesa su un magnifico divano davanti a una
tavola imbandita, su cui hai posto il mio olio, i miei profumi.
Si udiva lo strepito di una moltitudine festante di uomini
venuti dal deserto, i quali avevano messo braccialetti ai polsi
e una corona di gloria sul loro capo. Io pensavo di costei,
abituata agli adulteri: Ora costoro si faranno complici delle
sue prostituzioni. Infatti entrarono da lei, come si entra da
una prostituta: cos entrarono da Oola e da Ooliba donne di
malaffare. Ma uomini retti le giudicheranno come si giudicano le
adultere e le assassine. Le loro mani sono lorde di sangue.
Dice infatti il Signore Dio: Si far venire contro di loro una
folla ed esse saranno abbandonate alle malversazioni e al
saccheggio. La folla le lapider e le far a pezzi con le spade;
ne uccider i figlie e le figlie e dar alle fiamme le case.
Eliminer cos un'infamia dalla terra e tutte le donne
impareranno a non commettere infamie simili. Faranno ricadere la
vostra infamia su di voi e sconterete i vostri peccati di
idolatria: saprete cos che io sono il Signore Dio.



NOTA: All'adultera veniva tagliato il naso.





24.

Il dieci del decimo mese, dell'anno nono, mi fu rivolta questa
parola del Signore: Figlio dell'uomo, metti per iscritto la
data di oggi, di questo giorno, perch proprio oggi il re di
Babilonia punta contro Gerusalemme.



Proponi una parabola a questa genia di ribelli dicendo loro:
Cos dice il Signore Dio:

Metti su la pentola,

mettila e versaci acqua.

Mettici dentro i pezzi di carne,

tutti i pezzi buoni,

la coscia e la spalla

e riempila di ossi scelti:

prendi il meglio del gregge.

Mettici sotto la legna

e falla bollire molto,

s che cuociano dentro anche gli ossi.



Poich dice il Signore Dio:

Guai alla citt sanguinaria,

alla pentola arrugginita,

da cui non si stacca la ruggine!

Vuotala pezzo per pezzo,

senza fare le parti,

poich il suo sangue  dentro, 

lo ha versato sulla nuda roccia,

non l'ha sparso in terra

per ricoprirlo di polvere.

Per provocare la mia collera,

per farne vendetta,

ha posto il suo sangue

sulla nuda roccia, senza ricoprirlo.



Perci dice il Signore Dio:

Guai alla citt sanguinaria!

Anch'io far grande il rogo.

Ammassa la legna,

fa' divampare il fuoco,

fa' consumare la carne,

riducila in poltiglia

e le ossa siano riarse.

Vuota la pentola sulla brace,

perch si riscaldi

e il rame si arroventi;

si distrugga la sozzura che c' dentro

e si consumi la sua ruggine.

Quanta fatica!

Ma l'abbondante sua ruggine

non si stacca,

non scompare da essa

neppure con il fuoco.



La tua immondezza  esecrabile: ho cercato di purificarti, ma tu
non ti sei lasciata purificare. Perci dalla tua immondezza non
sarai purificata finch non avr sfogato su di te la mia
collera. Io, il Signore, ho parlato! Questo avverr, lo compir
senza revoca, non avr n piet, n compassione. Ti giudicher
secondo la tua condotta e i tuoi misfatti. Oracolo del Signore
Dio.



Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo,
ecco, io ti tolgo all'improvviso colei che  la delizia dei tuoi
occhi: ma tu non fare il lamento, non piangere, non versare una
lacrima. Sospira in silenzio e non fare il lutto dei morti:
avvolgiti il capo con il turbante, mettiti i sandali ai piedi,
non ti velare fino alla bocca, non mangiare il pane del lutto.

La mattina avevo parlato al popolo e la sera mia moglie mor. La
mattina dopo feci come mi era stato comandato e la gente mi
domandava: Non vuoi spiegarci che cosa significa quello che tu
fai?. Io risposi: Il Signore mi ha parlato: Annunzia agli
Israeliti: Cos dice il Signore Dio: Ecco, io faccio profanare
il mio santuario, orgoglio della vostra forza, delizia dei
vostri occhi e amore delle vostre anime. I figli e le figlie che
avete lasciato cadranno di spada. Voi farete come ho fatto io:
non vi velerete fino alla bocca, non mangerete il pane del
lutto. Avrete i vostri turbanti in capo e i sandali ai piedi:
non farete il lamento e non piangerete: ma vi consumerete per le
vostre iniquit e gemerete l'uno con l'altro. Ezechiele sar per
voi un segno: quando ci avverr, voi farete in tutto come ha
fatto lui e saprete che io sono il Signore.



Tu, figlio dell'uomo, il giorno in cui toglier loro la loro
fortezza, la gioia della loro gloria, l'amore dei loro occhi, la
brama delle loro anime, i loro figli e le loro figlie, allora
verr a te un profugo per dartene notizia. In quel giorno la tua
bocca si aprir per parlare con il profugo, parlerai e non sarai
pi muto e sarai per loro un segno: essi sapranno che io sono il
Signore.





25.

Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo,
rivolgiti agli Ammoniti e predici contro di loro. Annunzierai
agli Ammoniti: Udite la parola del Signore Dio. Dice il Signore
Dio: Poich tu hai esclamato: Ah! Ah! riguardo al mio santuario
poich  stato profanato, riguardo al paese di Israele perch 
stato devastato, e riguardo alla casa di Giuda perch condotta
in esilio, per questo:



Ecco, io ti do in mano ai figli d'oriente.

Metteranno in te i loro accampamenti

e in mezzo a te pianteranno le loro tende:

mangeranno i tuoi frutti e berranno il tuo latte.

Far di Rabba una stalla da cammelli

e delle citt di Ammon un ovile per pecore.

Allora saprete che io sono il Signore.

Perch dice il Signore Dio:

Siccome hai battuto le mani,

hai pestato i piedi in terra

e hai gioito in cuor tuo

con pieno disprezzo per il paese d'Israele,

per questo, eccomi: Io stendo la mano su di te

e ti dar in preda alle genti; ti sterminer dai popoli

e ti canceller dal numero delle nazioni.

Ti annienter e allora saprai che io sono il Signore.



Dice il Signore Dio:

Poich Moab e Seir hanno detto:

Ecco, la casa di Giuda  come tutti gli altri popoli,

ebbene, io apro il fianco a Moab,

in tutto il suo territorio anniento le sue citt, decoro del
paese,

Bet-Iesimot, Baal-Meon, Kiriataim,

e le do in possesso ai figli d'oriente,

come diedi loro gli Ammoniti,

perch non siano pi ricordati fra i popoli.

Cos far giustizia di Moab

e sapranno che io sono il Signore.



Dice il Signore Dio: Poich Edom ha sfogato crudelmente la sua
vendetta contro la casa di Giuda e s' reso colpevole
vendicandosi su di essa, per questo, cos dice il Signore Dio:



Anch'io stender la mano su Edom,

sterminer in esso uomini e bestie

e lo ridurr a un deserto.

Da Teman fino a Dedan cadranno di spada.

La mia vendetta su Edom la compir

per mezzo del mio popolo, Israele,

che tratter Edom secondo la mia ira e il mio sdegno.

Si conoscer cos la mia vendetta.

Oracolo del Signore Dio.



Dice il Signore Dio: Poich i Filistei si sono vendicati con
animo pieno di odio e si sono dati a sterminare, mossi da antico
rancore, per questo, cos dice il Signore Dio:



Ecco, io stendo la mano sui Filistei,

sterminer i Cretei e annienter il resto degli abitanti sul
mare.

Far su di loro terribili vendette, castighi furiosi,

e sapranno che io sono il Signore

quando eseguir su di loro la vendetta.





26.

Il primo giorno del mese, dell'anno undicesimo, mi fu rivolta
questa parola del Signore:



Figlio dell'uomo, poich Tiro ha detto di Gerusalemme:

Ah, Ah! eccola infranta la porta delle nazioni;

verso di me essa si volge, la sua ricchezza  devastata.

Ebbene, cos dice il Signore Dio:

Eccomi contro di te, Tiro.

Mander contro di te molti popoli, come il mare solleva le onde,

e distruggeranno le mura di Tiro, e demoliranno le sue torri;

spazzer via da essa anche la polvere e la ridurr a un arido
scoglio.



Essa diverr, in mezzo al mare,

un luogo dove stendere le reti,

poich io ho parlato  -  oracolo del Signore.

Essa sar data in preda ai popoli

e le sue figlie in piena campagna

saranno uccise di spada;

allora sapranno che io sono il Signore.



Perch dice il Signore Dio:

Io mando da settentrione contro Tiro

Nabucodonosor re di Babilonia, il re dei re,

con cavalli, carri e cavalieri

e una folla, un popolo immenso.

Le tue figlie, in terra ferma, uccider di spada,

contro di te costruir bastioni, alzer terrapieni,

disporr un tetto di scudi.

Con gli arieti colpir le tue mura,

demolir le tue torri con i suoi ordigni.

La moltitudine dei suoi cavalli sar tale

che ti coprir con la sua polvere;

per lo strepito dei cavalieri, delle ruote e dei carri

tremeranno le tue mura,

quando entrer dalle tue porte

come si entra in una citt espugnata.

Con gli zoccoli dei suoi cavalli

calpester tutte le tue strade,

passer il tuo popolo a fil di spada,

abbatter le tue colonne protettrici.

Saccheggeranno le tue ricchezze,

faranno bottino delle tue mercanzie.

Abbatteranno le tue mura,

demoliranno i tuoi splendidi palazzi:

getteranno in mezzo al mare

le tue pietre, i tuoi legnami e la tua polvere.

Far cessare lo strepito delle tue canzoni

e non si udr pi il suono delle tue cetre.

Ti render simile a un arido scoglio,

a un luogo dove stendere le reti;

tu non sarai pi ricostruita,

poich io, il Signore, ho parlato.

Oracolo del Signore Dio.

Cos dice a Tiro il Signore Dio: Al fragore della tua caduta,
al gemito dei feriti, quando la strage infierir in mezzo a te,
le isole forse non tremeranno? Tutti i principi del mare
scenderanno dai loro troni, deporranno i loro manti, si
spoglieranno delle vesti ricamate, si vestiranno a lutto e
seduti per terra tremeranno a ogni istante, spaventati per te.

Su di te alzeranno un lamento e diranno:



Perch sei scomparsa dai mari, citt famosa, potente sui mari?

Essa e i suoi abitanti, che incutevano terrore su tutta la
terraferma.

Ora le isole tremano, nel giorno della tua caduta,

le isole del mare sono spaventate per la tua fine.



Poich dice il Signore Dio: Quando avr fatto di te una citt
deserta, come sono le citt disabitate, e avr fatto salire su
di te l'abisso e le grandi acque ti avranno ricoperto, allora ti
far scendere nella fossa, verso le generazioni del passato, e
ti far abitare nelle regioni sotterranee, in luoghi desolati da
secoli con quelli che sono scesi nella fossa, perch tu non sia
pi abitata: allora io dar splendore alla terra dei viventi.

Ti render oggetto di spavento e pi non sarai, ti si cercher
ma n ora n mai sarai ritrovata. Oracolo del Signore Dio.





27

Mi fu rivolta questa parola del Signore: Ors, figlio
dell'uomo, intona un lamento su Tiro. Di' a Tiro, alla citt
situata all'approdo del mare, che commercia con i popoli e con
le molte isole:

Cos dice il Signore Dio:



Tiro, tu dicevi: Io sono una nave di perfetta bellezza.

In mezzo ai mari  il tuo dominio.

I tuoi costruttori ti hanno reso bellissima:

con cipressi del Senir

hanno costruito tutte le tue fiancate,

hanno preso il cedro del Libano

per farti l'albero maestro;

i tuoi remi li hanno fatti con le querce di Basan;

il ponte te lo hanno fatto d'avorio,

intarsiato nel bossolo

delle isole di Chittim.

Di lino ricamato d'Egitto

era la tua vela che ti servisse d'insegna;

di giacinto e scarlatto delle isole di Elisa era il tuo
padiglione.

Gli abitanti di Sidone e d'Arvad erano i tuoi rematori,

gli esperti di Semer erano in te, come tuoi piloti.

Gli anziani di Biblos e i suoi esperti erano in te

per riparare le tue falle.

Tutte le navi del mare e i loro marinai

erano in te per scambiare merci.

Guerrieri di Persia, di Lud e di Put erano nelle tue schiere,

appendevano in te lo scudo e l'elmo, ti davano splendore.

I figli di Arvad e il loro esercito erano intorno alle tue mura

vigilando sui tuoi bastioni,

tutti appendevano intorno alle tue mura gli scudi,

coronando la tua bellezza.

Tarsis commerciava con te, per le tue ricchezze d'ogni specie,
scambiando le tue merci con argento, ferro, stagno e piombo.
Anche la Grecia, Tubal e Mesech commerciavano con te e
scambiavano le tue merci con schiavi e oggetti di bronzo. Quelli
di Togarma ti fornivano in cambio cavalli da tiro, da corsa e
muli. Gli abitanti di Dedan trafficavano con te; il commercio
delle molte isole era nelle tue mani: ti davano in pagamento
corni d'avorio ed ebano. Aram commerciava con te per la
moltitudine dei tuoi prodotti e pagava le tue merci con pietre
preziose, porpora, ricami, bisso, coralli e rubini. Con te
commerciavano Giuda e il paese d'Israele. Ti davano in cambio
grano di Minnit, profumo, miele, olio e balsamo. Damasco
trafficava con te per i tuoi numerosi prodotti, per i tuoi beni
di ogni specie scambiando vino di Chelbon e lana di Zacar. Vedan
e Iavan da Uzal ti rifornivano ferro lavorato, cassia e canna
aromatica in cambio dei tuoi prodotti. Dedan trafficava con te
in coperte di cavalli. L'Arabia e tutti i principi di Kedar
mercanteggiavano con te: trafficavano con te agnelli, montoni e
capri. I mercanti di Saba e di Raema trafficavano con te,
scambiando le tue merci con i pi squisiti aromi, con ogni sorta
di pietre preziose e con oro. Carran, Canne, Eden, i mercanti di
Saba, Assur, Kilmad commerciavano con te. Scambiavano con te
vesti di lusso, mantelli di porpora e di broccato, tappeti
tessuti a vari colori, funi ritorte e robuste, sul tuo mercato.
Le navi di Tarsis viaggiavano, portando le tue mercanzie.



Cos divenisti ricca e gloriosa in mezzo ai mari.

In alto mare ti condussero i tuoi rematori,

ma il vento d'oriente ti ha travolto in mezzo ai mari.

Le tue ricchezze, i tuoi beni e il tuo traffico,

i tuoi marinai e i tuoi piloti, i riparatori delle tue avarie,

i trafficanti delle tue merci,

tutti i guerrieri che sono in te e tutta la turba che  in mezzo
a te

piomberanno nel fondo dei mari, il giorno della tua caduta.

All'udire il grido dei tuoi nocchieri tremeranno le spiagge.

Scenderanno dalle loro navi quanti maneggiano il remo:

i marinai, e tutti i piloti del mare resteranno a terra.

Faranno sentire il lamento su di te e grideranno amaramente,

si getteranno sulla testa la polvere, si rotoleranno nella
cenere;

si raderanno i capelli per te e vestiranno di sacco;

per te piangeranno nell'amarezza dell'anima con amaro cordoglio.

Nel loro pianto intoneranno su di te un lamento,

su di te comporranno elegie:

Chi era come Tiro ora distrutta in mezzo al mare?

Quando dai mari uscivano le tue mercanzie, saziavi tanti popoli;

con l'abbondanza delle tue ricchezze

e del tuo commercio

arricchivi i re della terra.

Ora tu giaci travolta dai flutti nelle profondit delle acque;

il tuo carico e tutto il tuo equipaggio sono affondati con te.

Tutti gli abitanti delle isole sono rimasti spaventati per te

e i loro re, colpiti dal terrore, hanno il viso sconvolto.

I mercanti dei popoli fischiano su di te,

sei divenuta oggetto di spavento,

finita per sempre.





28.

Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo,
parla al principe di Tiro: Dice il Signore Dio:



Poich il tuo cuore si  insuperbito e hai detto:

Io sono un dio,

siedo su un seggio divino in mezzo ai mari,

mentre tu sei un uomo e non un dio,

hai uguagliato la tua mente a quella di Dio,

ecco, tu sei pi saggio di Daniele, nessun segreto ti  nascosto.

Con la tua saggezza e il tuo accorgimento hai creato la tua
potenza

e ammassato oro e argento nei tuoi scrigni;

con la tua grande accortezza e i tuoi traffici

hai accresciuto le tue ricchezze e per le tue ricchezze

si  inorgoglito il tuo cuore.

Perci cosi dice il Signore Dio:

Poich hai uguagliato la tua mente a quella di Dio,

ecco, io mander contro di te i pi feroci popoli stranieri;

snuderanno le spade contro la tua bella saggezza,

profaneranno il tuo splendore.

Ti precipiteranno nella fossa e morirai

della morte degli uccisi in mezzo ai mari.

Ripeterai ancora: "Io sono un dio", di fronte ai tuoi uccisori?

Ma sei un uomo e non un dio in balia di chi ti uccide.

Della morte dei non circoncisi morirai,

per mano di stranieri, perch io l'ho detto.

Oracolo del Signore Dio.



Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo,
intona un lamento sul principe di Tiro e digli: Cos dice il
Signore Dio:



Tu eri un modello di perfezione,

pieno di sapienza, perfetto in bellezza;

in Eden, giardino di Dio,

tu eri coperto d'ogni pietra preziosa;

rubini, topazi, diamanti, crisoliti, onici

e diaspri, zaffiri, carbonchi e smeraldi;

e d'oro era il lavoro dei tuoi castoni e delle tue legature,

preparato nel giorno in cui fosti creato.

Eri come un cherubino ad ali spiegate a difesa;

io ti posi sul monte santo di Dio

e camminavi in mezzo a pietre di fuoco.



Perfetto tu eri nella tua condotta, da quando sei stato creato,

finch fu trovata in te l'iniquit.

Crescendo i tuoi commerci ti sei riempito di violenza e di
peccati,

io ti ho scacciato dal monte di Dio

e ti ho fatto perire, cherubino protettore, in mezzo alle pietre
di fuoco.

Il tuo cuore si era inorgoglito per la tua bellezza,

la tua saggezza si era corrotta a causa del tuo splendore:

ti ho gettato a terra e ti ho posto davanti ai re ch ti vedano.

Con la gravit dei tuoi delitti,

con la disonest del tuo commercio hai profanato i tuoi santuari;

perci in mezzo a te ho fatto sprigionare un fuoco per divorarti.

Ti ho ridotto in cenere sulla terra sotto gli occhi di quanti ti
guardano.

Quanti fra i popoli ti hanno conosciuto, sono rimasti attoniti
per te,

sei divenuto oggetto di terrore finito per sempre.



Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo
volgiti verso Sidone e profetizza contro di essa: Annunziale:
Dice il Signore Dio:



Eccomi contro di te, Sidone, e mostrer la mia gloria in mezzo a
te.

Si sapr che io sono il Signore

quando far giustizia di te

e manifester la mia santit.

Mander contro di essa la peste

e il sangue scorrer per le sue vie:

cadranno in essa i trafitti di spada

e questa da ogni parte graver;

e sapranno che io sono il Signore.



Non ci sar pi per gli Israeliti un aculeo pungente, una spina
dolorosa tra tutti suoi vicini che li disprezzano: sapranno che
io sono il Signore.

Cos dice il Signore Dio:

Quando avr radunato gli Israeliti di mezzo ai popoli fra i
quali sono dispersi, io manifester in essi la mia santit
davanti alle genti: abiteranno il paese che diedi al mio servo
Giacobbe, vi abiteranno tranquilli, costruiranno case e
pianteranno vigne; vi abiteranno tranquilli, quando avr
eseguito i miei giudizi su tutti coloro che intorno li
disprezzano: e sapranno che io sono il Signore loro Dio.







29.



Il dodici del decimo mese, anno decimo, mi fu rivolta questa
parola del Signore: Figlio dell'uomo, rivolgiti contro il
faraone re d'Egitto e profetizza contro di lui e contro tutto
l'Egitto.

Parla dunque dicendo: Cos dice il Signore Dio:



Eccomi contro di te, faraone re d'Egitto;

grande coccodrillo, sdraiato in mezzo al fiume,

hai detto: Il fiume  mio,  mia creatura.

Metter ganci alle tue mascelle

e far s che i pesci dei tuoi fiumi

ti si attacchino alle squame

e ti far uscire dalle tue acque

insieme con tutti i pesci dei tuoi fiumi

attaccati alle squame;

getter nel deserto te e tutti i pesci dei tuoi fiumi

e andrai a cadere in mezzo alla campagna

e non sarai n raccolto n sepolto:

ti dar in pasto alle bestie selvatiche e agli uccelli del cielo.

Tutti gli abitanti dell'Egitto sapranno che io sono il Signore,

poich tu sei stato un sostegno di canna per gli Israeliti. 

Quando questi ti vollero afferrare

ti rompesti lacerando loro tutta la spalla

e quando si appoggiarono a te, ti spezzasti

facendo vacillare loro tutti i fianchi.



Perci dice il Signore Dio: Ecco, io mander contro di te una
spada ed eliminer da te uomini e bestie. L'Egitto diventer un
luogo desolato e deserto e sapranno che io sono il Signore.
Perch egli ha detto: Il fiume  mio,  mia creatura. Ebbene
eccomi contro di te e contro il tuo fiume. Io far dell'Egitto,
da Migdol a Siene, fino alla frontiera d'Etiopia, una terra
deserta e desolata. Piede d'uomo o d'animale non vi transiter e
rimarr deserto per quarant'anni. Ridurr l'Egitto una terra
desolata fra le terre assolate e le sue citt saranno distrutte,
rimarranno una desolazione per quarant'anni e disperder gli
Egiziani fra le genti e li disseminer fra altre regioni.

Perch dice il Signore Dio: Al termine dei quarant'anni io
raduner gli Egiziani dai popoli in mezzo ai quali li avevo
dispersi: muter la loro sorte e li ricondurr nel paese di
Patros, nella loro terra d'origine, e l formeranno un piccolo
regno; sar il pi modesto fra gli altri regni e non si erger
pi sugli altri popoli: li render piccoli e non domineranno pi
le altre nazioni. Non costituiranno pi una speranza per gli
Israeliti, anzi ricorderanno loro l'iniquit di quando si
rivolgevano ad essi: sapranno allora che io sono il Signore Dio.



Ora, il primo giorno del primo mese dell'anno ventisettesimo, mi
fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo,
Nabucodonosor re di Babilonia ha fatto compiere al suo esercito
una grave impresa contro Tiro: ogni testa  diventata calva e
ogni spalla  piagata, ma il re e il suo esercito non hanno
ricevuto da Tiro il compenso per l'impresa compiuta contro di
essa. Perci cos dice il Signore Dio: Ecco, io consegno a
Nabucodonosor re di Babilonia il territorio d'Egitto: porter
via le sue ricchezze, si impadronir delle sue spoglie, lo
sacchegger; questa sar la mercede per il suo esercito. Per
l'impresa compiuta contro Tiro io gli consegno l'Egitto, poich
l'ha compiuta per me. Oracolo del Signore Dio.



In quel giorno io far spuntare un potente per la casa d'Israele
e a te far aprire le porte in mezzo a loro: sapranno che io
sono il Signore.





30.

Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo,
predici dicendo: Dice il Signore Dio:



Gemete: Ah, quel giorno!

Perch il giorno  vicino,

vicino  il giorno del Signore,

giorno di nubi sar

il giorno delle nazioni.

La spada verr sull'Egitto

e ci sar l'angoscia in Etiopia,

quando cadranno in Egitto i trafitti,

le sue ricchezze saranno asportate

e le sue fondamenta disfatte.

Etiopia, Put e Lud

e stranieri d'ogni specie

e Cub e i figli

del paese dell'alleanza

cadranno con loro di spada.

Dice il Signore:

Cadranno gli alleati dell'Egitto

e sar abbattuto

l'orgoglio della sua forza:

da Migdol fino a Siene

cadranno di spada.

Parola del Signore Dio.

Sar un deserto fra terre devastate

e le sue citt fra citt desolate.

Sapranno che io sono il Signore,

quando dar fuoco all'Egitto

e tutti i suoi sostenitori

saranno schiacciati.

In quel giorno partiranno da me messaggeri su navi a spargere il
terrore in Etiopia che si crede sicura, e in essa vi sar
spavento nel giorno dell'Egitto, poich ecco gi viene. Cos
dice il Signore Dio: Far cessare il tumultuare dell'Egitto per
mezzo di Nabucodonosor re di Babilonia. Egli e il suo popolo, il
pi violento dei popoli, saranno inviati a devastare il paese e
sguaineranno la loro spada contro l'Egitto e riempiranno il
terreno di cadaveri. Far seccare i fiumi e dar il paese in
mano a genti barbare, devaster il territorio e ci che
contiene, per mezzo di stranieri: io, il Signore, l'ho detto.



Dice il Signore Dio:

Distrugger gli idoli

e far sparire gli dei da Menfi.

Non ci sar pi principe

nel paese d'Egitto,

vi spander il terrore,

devaster Patros,

dar fuoco a Tanis,

far giustizia su Tebe.

Scatener l'ira su Sin, la roccaforte d'Egitto, sterminer la
moltitudine di Tebe. Metter a fuoco l'Egitto: Sin si torcer
dal dolore, Tebe sar squassata, Menfi sar smantellata dai
nemici in pieno giorno.

I giovani di Eliopoli e di Bubaste cadranno di spada e queste
citt andranno in schiavit. In Tafni si oscurer il giorno,
quando vi spezzer i gioghi imposti dall'Egitto e verr meno in
lei l'orgoglio della sua potenza; una nube la coprir e le sue
figlie saranno condotte schiave.

Far giustizia dell'Egitto e si sapr che io sono il Signore.



Al settimo giorno del primo mese dell'undicesimo anno, mi fu
rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo, ho
spezzato il braccio del faraone re d'Egitto; egli non  stato
curato con medicamenti n fasciato con bende per fargli
riprendere forza e maneggiare la spada. Perci dice il Signore
Dio: Eccomi contro il faraone re d'Egitto: gli spezzer il
braccio ancora valido e gli far cadere la spada di mano.
Disperder gli Egiziani fra le genti e li disperder in altre
regioni. Invece rafforzer le braccia del re di Babilonia e
nella sua mano porr la mia spada; spezzer le braccia del
faraone che gemer davanti a lui come geme un ferito a morte.

Fortificher le braccia del re di Babilonia, mentre le braccia
del faraone cadranno. Si sapr che io sono il Signore, quando
porr la mia spada nella mano del re di Babilonia ed egli la
stender sulla terra d'Egitto. Disperder gli Egiziani fra le
genti e li disperder in altre regioni: si sapr che io sono il
signore.





31.

Il primo giorno del terzo mese dell'undicesimo anno, mi fu
rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo, di' al
faraone re d'Egitto e alla moltitudine dei suoi sudditi:



A chi credi di essere simile

nella tua grandezza?

Ecco, l'Assiria

era un cedro del Libano,

bello di rami e folto di fronde,

alto di tronco;

fra le nubi era la sua cima.

Le acque lo avevano nutrito,

l'abisso lo aveva fatto innalzare

inviando i suoi fiumi

attorno al suolo dov'era piantato

e mandando i suoi ruscelli

anche a tutti gli alberi dei campi.

Per questo

aveva superato in altezza

tutti gli alberi dei campi:

i suoi rami si erano moltiplicati,

le sue fronde si erano distese

per l'abbondanza delle acque,

durante la sua crescita.

Fra i suoi rami fecero il nido

tutti gli uccelli del cielo,

sotto le sue fronde partorirono

tutte le bestie selvatiche,

alla sua ombra sedettero

tutte le grandi nazioni.

Era bello nella sua altezza

e nell'ampiezza dei suoi rami,

poich la sua radice

era presso grandi acque.

I cedri non l'uguagliavano

nel giardino di Dio,

i cipressi non gli assomigliavano

con le loro fronde,

i platani non erano neppure

come uno dei suoi rami:

nessun albero nel giardino di Dio

lo pareggiava in magnificenza.

Bello lo aveva fatto

nella moltitudine dei suoi rami,

perci lo invidiavano

tutti gli alberi dell'Eden

nel giardino di Dio. 

Perci dice il Signore Dio: Poich si era elevato in altezza e
aveva messo la cima fra le nubi e il suo cuore si era
inorgoglito per la sua grandezza, io lo diedi in balia di un
principe di popoli, lo rigettai a causa della sua empiet.

Popoli stranieri, fra i pi barbari, lo tagliarono e lo
distesero sui monti. Per ogni valle caddero i suoi rami e su
ogni pendice della terra furono spezzate le sue fronde. Tutti i
popoli del paese si allontanarono dalla sua ombra e lo
abbandonarono.

Sui suoi resti si posano

tutti gli uccelli del cielo

e fra i suoi rami

ogni bestia selvatica,

perch nessun albero irrigato dalle acque si esalti nella sua
altezza ed elevi la cima fra le nubi, n per la propria altezza
confidi in s nessun albero che beve le acque. Poich

tutti sono destinati alla morte,

alla regione sotterranea,

in mezzo ai figli dell'uomo,

fra coloro che scendono nella fossa.



Cos dice il Signore Dio: Quando scese negli inferi io feci
fare lutto: coprii per lui l'abisso, arrestai i suoi fiumi e le
grandi acque si fermarono, per lui feci vestire il Libano a
lutto e tutti gli alberi del campo si seccarono per lui. Al
rumore della sua caduta feci tremare le nazioni, quando lo feci
scendere negli inferi con quelli che scendono nella fossa. Si
consolarono nella regione sotterranea tutti gli alberi
dell'Eden, la parte pi scelta e pi bella del Libano, tutti
quelli abbeverati dalle acque. Anch'essi con lui erano scesi
negli inferi fra i trafitti di spada, quelli che in mezzo alle
nazioni erano il suo braccio e dimoravano alla sua ombra.

A chi credi di essere simile per gloria e per grandezza fra gli
alberi dell'Eden? Anche tu sarai precipitato insieme con gli
alberi dell'Eden nella regione sotterranea; giacerai fra i non
circoncisi insieme con i trafitti di spada. Tale sar il faraone
e tutta la sua moltitudine. Parola del Signore Dio.





32.

Il primo giorno del dodicesimo mese dell'anno dodicesimo, mi fu
rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo, intona un
lamento sul faraone re d'Egitto dicendo:



Leone fra le genti eri considerato;

ma eri come

un coccodrillo nelle acque,

erompevi nei tuoi fiumi

e agitavi le acque con le tue zampe,

intorbidandone i corsi.

Dice il Signore Dio:

Tender contro di te la mia rete

con una grande assemblea di popoli

e ti tireranno su con la mia rete.

Ti getter sulla terraferma

e ti abbandoner al suolo.

Far posare su di te

tutti gli uccelli del cielo

e sazier di te

tutte le bestie della terra.

Sparger per i monti la tua carne

e riempir le valli della tua carogna.

Far bere alla terra il tuo scolo,

il tuo sangue, fino ai monti,

e i burroni saranno pieni di te.

Quando cadrai estinto,

coprir il cielo e oscurer le sue stelle,

veler il sole di nubi

e la luna non briller.

Oscurer tutti gli astri

del cielo su di te

e stender sulla tua terra le tenebre.

Parola del Signore Dio.

Sgomenter il cuore di molti popoli, quando far giungere la
notizia della tua rovina alle genti, in regioni a te sconosciute.

Per te far stupire molti popoli e tremeranno i loro re a causa
tua, quando sguainer la spada davanti a loro. Ognuno tremer a
ogni istante per la sua vita, nel giorno della tua rovina.

Poich dice il Signore Dio: La spada del re di Babilonia ti
raggiunger.

Abbatter la tua moltitudine

con la spada dei prodi,

dei popoli pi feroci;

abbatteranno l'orgoglio dell'Egitto

e tutta la sua moltitudine

sar sterminata.

Far perire tutto il suo bestiame

sulle rive delle grandi acque,

che non saranno pi turbate

da piede d'uomo,

n unghia d'animale

le intorbider.

Allora far ritornare

 tranquille le loro acque

e far scorrere i loro canali come olio.

Parola del Signore Dio.

Quando avr fatto dell'Egitto

una terra desolata,

tutta priva di quanto contiene,

quando avr percosso

tutti i suoi abitanti,

allora si sapr

che io sono il Signore.



Questo  un lamento e lo si canter. Lo canteranno le figlie
delle genti, lo canteranno sull'Egitto e su tutta la sua
moltitudine. Oracolo del Signore Dio.



Ai quindici del primo mese, dell'anno dodicesimo, mi fu rivolta
questa parola del Signore: Figlio dell'uomo, intona un canto
funebre sugli abitanti dell'Egitto. Falli scendere insieme con
le figlie di nazioni potenti, nella regione sotterranea, con
quelli che scendono nella fossa.

Di chi tu sei pi bello?

Scendi e giaci con i non circoncisi.

Cadranno fra gli uccisi di spada; la spada  gi consegnata.
Colpite a morte l'Egitto e tutta la sua gente. I pi potenti
eroi si rivolgeranno a lui e ai suoi ausiliari e dagli inferi
diranno: Vieni, giaci con i non circoncisi, con i trafitti di
spada. L  Assur e tutta la sua gente, intorno al suo sepolcro,
uccisi, tutti trafitti di spada, poich le loro sepolture sono
poste nel fondo della fossa e la sua gente  intorno alla sua
tomba: uccisi, tutti, trafitti di spada, essi che seminavano il
terrore nella terra dei viventi.

L  Elam e tutto il suo esercito, intorno al suo sepolcro.
Uccisi, tutti trafitti di spada, scesi non circoncisi nella
regione sotterranea, essi che seminavano il terrore nella terra
dei viventi. Ora portano la loro ignominia con quelli che
scendono nella fossa. In mezzo ai trafitti posero il suo
giaciglio e tutta la sua gente intorno al suo sepolcro, tutti
non circoncisi, trafitti di spada; perch avevano sparso il
terrore nella terra dei viventi, portano la loro ignominia con
quelli che scendono nella fossa; sono stati collocati in mezzo
ai trafitti di spada.

L  Mesech, Tubal e tutta la sua gente, intorno al suo
sepolcro: tutti non circoncisi, trafitti di spada, perch
incutevano il terrore nella terra dei viventi. Non giaceranno al
fianco degli eroi caduti da secoli, che scesero negli inferi con
le armi di guerra, con le spade disposte sotto il loro capo e
con gli scudi sulle loro ossa, perch tali eroi erano un terrore
nella terra dei viventi. Cos tu giacerai fra i non circoncisi e
con i trafitti di spada.

L  Edom, i suoi re e tutti i suoi principi che, nonostante il
loro valore, sono posti con i trafitti di spada: giacciono con i
non circoncisi e con quelli che scendono nella fossa. L sono
tutti i principi del settentrione, tutti quelli di Sidone, che
scesero con i trafitti, nonostante il terrore sparso dalla loro
potenza; giacciono i non circoncisi con i trafitti di spada e
portano la loro ignominia con quelli che scendono nella fossa.

Il faraone li vedr e si consoler alla vista di tutta questa
moltitudine; il faraone e tutto il suo esercito saranno trafitti
di spada. Oracolo del Signore Dio. Perch aveva sparso il
terrore sulla terra dei viventi, ecco giace in mezzo ai non
circoncisi, con i trafitti di spada, egli il faraone e tutta la
sua moltitudine. Parola del Signore Dio.





33.

Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo,
parla ai figli del tuo popolo e di' loro: Se mando la spada
contro un paese e il popolo di quella terra prende un uomo del
suo territorio e lo pone quale sentinella, e questa, vedendo
sopraggiungere la spada sul paese, suona la tromba e d
l'allarme al popolo: se colui che ben sente il suono della
tromba non ci bada e la spada giunge e lo sorprende, egli dovr
a se stesso la propria rovina. Aveva udito il suono della
tromba, ma non ci ha badato: sar responsabile della sua rovina;
se ci avesse badato, si sarebbe salvato. Se invece la sentinella
vede giungere la spada e non suona la tromba e il popolo non 
avvertito e la spada giunge e sorprende qualcuno, questi sar
sorpreso per la sua iniquit: ma della sua morte domander conto
alla sentinella. O figlio dell'uomo, io ti ho costituito
sentinella per gli Israeliti; ascolterai una parola dalla mia
bocca e tu li avvertirai da parte mia. Se io dico all'empio:
Empio tu morirai, e tu non parli per distogliere l'empio dalla
sua condotta, egli, l'empio morir per la sua iniquit; ma della
sua morte chieder conto a te.

Ma se tu avrai ammonito l'empio della sua condotta perch si
converta ed egli non si converte, egli morir per la sua
iniquit, tu invece sarai salvo.



Tu, figlio dell'uomo, annunzia agli Israeliti: Voi dite: i
nostri delitti e i nostri peccati sono sopra di noi e in essi
noi ci consumiamo! In che modo potremo vivere? Di' loro:

Com' vero che io vivo  -  oracolo del Signore Dio  -  io non
godo della morte dell'empio, ma che l'empio desista dalla sua
condotta e viva. Convertitevi dalla vostra condotta perversa!
Perch volete perire, o Israeliti?

Figlio dell'uomo, di' ancora ai figli del tuo popolo:

La giustizia del giusto non lo salva se pecca, e l'empio non
cade per la sua iniquit se desiste dall'iniquit, come il
giusto non potr vivere per la sua giustizia se pecca. Se io
dico al giusto: Vivrai, ed egli, confidando sulla sua giustizia,
commette l'iniquit, nessuna delle sue azioni buone sar pi
ricordata; morir nella malvagit che egli ha commesso. Se dico
all'empio: Morirai, ed egli desiste dalla sua iniquit e compie
ci che  retto e giusto, rende il pegno, restituisce ci che ha
rubato, osserva le leggi della vita, senza commettere il male,
egli vivr e non morir, nessuno dei peccati che ha commessi
sar pi ricordato: egli ha praticato ci che  retto e giusto e
certamente vivr. Eppure, i figli del tuo popolo vanno dicendo:
Il modo di agire del Signore non  retto. E' invece il loro modo
di agire che non  retto!

Se il giusto desiste dalla giustizia e fa il male, per questo
certo morir. Se l'empio desiste dall'empiet e compie ci che 
retto e giusto, per questo vivr. Voi andate dicendo: Non 
retto il modo di agire del Signore. Giudicher ciascuno di voi
secondo il suo modo di agire, Israeliti.



Il cinque del decimo mese dell'anno dodicesimo della nostra
deportazione arriv da me un fuggiasco da Gerusalemme per dirmi:
la citt  presa. La sera prima dell'arrivo del fuggiasco, la
mano del Signore fu su di me e al mattino, quando il fuggiasco
giunse, il Signore mi apr la bocca. La mia bocca dunque si apr
e io non fui pi muto.



Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo, gli
abitanti di quelle rovine, nel paese d'Israele, vanno dicendo:
Abramo era uno solo ed ebbe in possesso il paese e noi siamo
molti: a noi dunque  stato dato in possesso il paese! Perci
dirai loro: Cos dice il Signore Dio: Voi mangiate la carne con
il sangue, sollevate gli occhi ai vostri idoli, versate il
sangue, e vorreste avere in possesso il paese? Voi vi appoggiate
sulle vostre spade, compite cose nefande, ognuno di voi disonora
la donna del suo prossimo e vorreste avere in possesso il paese?

Annunzierai loro: Dice il Signore Dio: com' vero che io vivo,
quelli che stanno fra le rovine periranno di spada, dar in
pasto alle belve quelli che sono per la campagna e quelli che
sono nelle fortezze e dentro le caverne moriranno di peste.
Ridurr il paese a una solitudine e a un deserto e l'orgoglio
della sua forza cesser. I monti d'Israele saranno devastati,
non ci passer pi nessuno. Sapranno che io sono il Signore
quando far del loro paese una solitudine e un deserto, a causa
di tutti gli abomini che hanno commessi.



Figlio dell'uomo, i figli del tuo popolo parlano di te lungo le
mura e sulle porte delle case e si dicono l'un l'altro: Andiamo
a sentire qual  la parola che viene dal Signore. In folla
vengono da te, si mettono a sedere davanti a te e ascoltano le
tue parole, ma poi non le mettono in pratica, perch si
compiacciono di parole, mentre il loro cuore va dietro al
guadagno. Ecco, tu sei per loro come una canzone d'amore: bella
 la voce e piacevole l'accompagnamento musicale. Essi ascoltano
le tue parole, ma non le mettono in pratica. Ma quando ci
avverr, ed ecco avviene, sapranno che c' un profeta in mezzo a
loro.





34.

Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo,
profetizza contro i pastori d'Israele, predici e riferisci ai
pastori: Dice il Signore Dio:

Guai ai pastori d'Israele, che pascono se stessi! I pastori non
dovrebbero forse pascere il gregge? Vi nutrite di latte, vi
rivestite i lana, ammazzate le pecore pi grasse, ma non
pascolate il gregge. Non avete reso la forza alle pecore deboli,
non avete curato le inferme, non avete fasciato quelle ferite,
non avete riportato le disperse. Non siete andati in cerca delle
smarrite, ma le avete guidate con crudelt e violenza. Per colpa
del pastore si sono disperse e sono preda di tutte le bestie
selvatiche: sono sbandate. Vanno errando tutte le mie pecore in
tutto il paese e nessuno va in cerca di loro e se ne cura.
Perci, pastori, ascoltate la parola del Signore: Com' vero che
io vivo,  -  parla il Signore Dio  -  poich il mio gregge 
diventato una preda e le mie pecore il pasto d'ogni bestia
selvatica per colpa del pastore e poich i miei pastori non sono
andati in cerca del mio gregge  -  hanno pasciuto se stessi
senza avere cura del mio gregge  -  udite quindi, pastori, la
parola del Signore: Dice il Signore Dio: Eccomi contro i
pastori: chieder loro conto del mio gregge e non li lascer pi
pascolare il mio gregge, cos i pastori non pasceranno pi se
stessi, ma strapper loro di bocca le mie pecore e non saranno
pi il loro pasto.



Perch dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercher le mie
pecore e ne avr cura. Come un pastore passa in rassegna il suo
gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state
disperse, cos io passer in rassegna le mie pecore e le
raduner da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni
nuvolosi e di caligine. Le ritirer dai popoli e le raduner da
tutte le regioni. Le ricondurr nella loro terra e le far
pascolare sui monti d'Israele, nelle valli e in tutte le
praterie della regione. Le condurr in ottime pasture e il loro
ovile sar sui monti alti d'Israele; l riposeranno in un buon
ovile e avranno rigoglios pascoli sui monti d'Israele. Io
stesso condurr le mie pecore al pascolo e io le far riposare.
Oracolo del Signore Dio. Andr in cerca della pecora perduta e
ricondurr all'ovile quella smarrita; fascer quella ferita e
curer quella malata, avr cura della grassa e della forte; le
pascer con giustizia.



A te, mio gregge, dice il Signore Dio: Ecco, io giudicher fra
pecora e pecore, fra montoni e capri. Non vi basta pascolare in
buone pasture, volete calpestare con i piedi il resto della
vostra pastura; non vi basta bere acqua chiara, volete
intorbidare con i piedi quella che resta. Le mie pecore devono
brucare ci che i vostri piedi hanno calpestato e bere ci che i
vostri piedi hanno intorbidato. Perci dice il Signore Dio a
loro riguardo: Ecco, io giudicher fra pecora grassa e pecora
magra. Poich voi avete spinto con il fianco e con le spalle e
cozzato con le corna le pi deboli fino a cacciarle e
disperderle, io salver le mie pecore e non saranno pi oggetto
di preda: far giustizia fra pecora e pecora.



Susciter per loro un pastore che le pascer, Davide mio servo.
Egli le condurr al pascolo, sar il loro pastore; io, il
Signore, sar il loro Dio e Davide mio servo sar principe in
mezzo a loro: io, il Signore, ho parlato. Stringer con esse
un'alleanza di pace e far sparire dal paese le bestie nocive,
cosicch potranno dimorare tranquille anche nel deserto e
riposare nelle selve.

Far di loro e delle regioni attorno al mio colle una
benedizione: mander la pioggia a tempo opportuno e sar pioggia
di benedizione. Gli alberi del campo daranno i loro frutti e la
terra i suoi prodotti; essi abiteranno in piena sicurezza nella
loro terra. Sapranno che io sono il Signore, quando avr
spezzato le spranghe del loro giogo e li avr liberati dalle
mani di coloro che li tiranneggiano. Non saranno pi preda delle
genti, n li divoreranno le fiere selvatiche, ma saranno al
sicuro e nessuno li spaventer.

Far germogliare per loro una florida vegetazione; non saranno
pi consumati dalla fame nel paese e non soffriranno pi il
disprezzo delle genti. Sapranno che io, il Signore, sono il loro
Dio e loro, la gente d'Israele, sono il mio popolo. Parola del
Signore Dio.

Voi, mie pecore, siete il gregge del mio pascolo e io sono il
vostro Dio. Oracolo del Signore Dio.





35.

Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo,
volgiti verso il monte Seir e profetizza contro di esso.
Annunzierai: Dice il Signore Dio:

Eccomi a te, monte Seir,

anche su di te

stender il mio braccio

e far di te una solitudine,

un luogo desolato.

Ridurr le tue citt in macerie,

e tu diventerai un deserto;

cos saprai che io sono il Signore.

Tu hai mantenuto un odio secolare contro gli Israeliti e li hai
consegnati alla spada nel giorno della loro sventura, quando ho
posto fine alla loro iniquit; per questo, com' vero che io
vivo  -  dice il Signore Dio  -  ti abbandoner al sangue e il
sangue ti perseguiter; tu hai odiato il sangue e il sangue ti
perseguiter. Far del monte Seir una solitudine e un deserto e
vi eliminer chiunque su di esso va e viene. Riempir di
cadaveri i tuoi monti; sulle tue alture, per le tue pendici, in
tutte le tue valli cadranno i trafitti di spada. In solitudine
perenne ti ridurr e le tue citt non saranno pi abitate:
saprete che io sono il Signore. Poich hai detto: Questi due
popoli, questi due territori saranno miei, noi li possiederemo,
anche se l  il Signore. Per questo, com' vero che io vivo  - 
oracolo del Signore Dio  -  io agir secondo quell'ira e quel
furore che tu hai dimostrato nell'odio contro di loro e mi
riveler in mezzo a loro quando far giustizia di te: saprai
allora che io sono il Signore. Ho udito tutti gli insulti che tu
hai proferito contro i monti d'Israele: Sono deserti; sono dati
a noi perch vi pascoliamo. Contro di me avete fatto discorsi
insolenti, contro di me avete moltiplicato le parole: ho udito
tutto. Cos dice il Signore Dio: Poich tutto il paese ha
gioito, far di te una solitudine: poich tu hai gioito per
l'eredit della casa d'Israele che era devastata, cos io
tratter te: sarai ridotto a una solitudine, o monte Seir, e tu
Edom, tutto intero; si sapr che io sono il Signore.





36.

Ora, figlio dell'uomo, profetizza ai monti d'Israele e di':
Monti d'Israele, udite la parola del Signore. Cos dice il
Signore Dio: Poich il nemico ha detto di voi: Ah! Ah! I colli
eterni sono diventati il nostro possesso, ebbene, profetizza e
annunzia: Dice il Signore Dio: Poich siete stati devastati e
perseguitati dai vicini per rendervi possesso delle altre
nazioni e poich siete stati fatti oggetto di maldicenza e
d'insulto della gente, ebbene, monti d'Israele, udite la parola
del Signore Dio: Dice il Signore Dio ai monti, alle colline,
alle pendici e alle vali, alle rovine desolate e alle citt
deserte che furono preda e scherno dei popoli vicini: ebbene,
cos dice il Signore Dio: S, con gelosia ardente io parlo
contro gli altri popoli e contro tutto Edom, che con la gioia
del cuore, con il disprezzo dell'anima, hanno fatto del mio
paese il loro possesso per saccheggiarlo. Per questo profetizza
al paese d'Israele e annunzia ai monti, alle colline, alle
pendici e alle valli: Dice il Signore Dio: Ecco, io parlo con
gelosia e con furore: Poich voi avete portato l'obbrobrio delle
genti, ebbene, dice il Signore Dio, io alzo la mano e giuro:
anche le genti che vi stanno d'intorno subiranno il loro
vituperio.



E voi, monti d'Israele, mettete rami e producete frutti per il
mio popolo d'Israele perch sta per tornare. Ecco infatti a voi,
a voi io mi volgo; sarete ancora lavorati e sarete seminati.
Moltiplicher sopra di voi gli uomini, tutta la gente d'Israele,
e le citt saranno ripopolate e le rovine ricostruite.

Moltiplicher su di voi gli uomini e gli armenti e cresceranno e
saranno fecondi: far s che siate popolati come prima e vi
elargir i miei benefici pi che per il passato e saprete che io
sono il Signore.

Ricondurr su di voi degli uomini, il mio popolo Israele: essi
vi possederanno e sarete la loro eredit e non li priverete pi
dei loro figli.

Cos parla il Signore Dio: Poich si va dicendo di te: Tu divori
gli uomini, tu hai privato di figli il tuo popolo, ebbene, tu
non divorerai pi gli uomini, non priverai pi di figli la
nazione. Oracolo del Signore Dio. Non ti far pi sentire gli
insulti delle nazioni e non ti far pi subire lo scherno dei
popoli; non priverai pi di figli la tua gente. Parola del
Signore Dio.



Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo, la
casa d'Israele, quando abitava il suo paese, lo rese impuro con
la sua condotta e le sue azioni. Come l'impurit di una donna
nel suo tempo  stata la loro condotta davanti a me. Perci ho
riversato su di loro la mia ira per il sangue che avevano sparso
nel paese e per gli idoli con i quali l'avevano contaminato. Li
ho dispersi fra le genti e sono stati dispersi in altri
territori: li ho giudicati secondo la loro condotta e le loro
azioni. Giunsero fra le nazioni dove erano spinti e disonorarono
il mio nome santo, perch di loro si diceva: Costoro sono il
popolo del Signore e tuttavia sono stati scacciati dal suo
paese. Ma io ho avuto riguardo del mio nome santo, che gli
Israeliti avevano disonorato fra le genti presso le quali sono
andati. Annunzia alla casa d'Israele: Cos dice il Signore Dio:

Io agisco non per riguardo a voi, gente d'Israele, ma per amore
del mio nome santo, che voi avete disonorato fra le genti presso
le quali siete andati.

Santificher il mio nome grande, disonorato fra le genti,
profanato da voi in mezzo a loro. Allora le genti sapranno che
io sono il Signore  -  parola del Signore Dio  -  quando
mostrer la mia santit in voi davanti ai loro occhi. Vi
prender dalle genti, vi raduner da ogni terra e vi condurr
sul vostro suolo. Vi asperger con acqua pura e sarete
purificati; io vi purificher da tutte le sozzure e da tutti i
vostri idoli; vi dar un cuore nuovo, metter dentro di voi uno
spirito nuovo, toglier da voi il cuore di pietra e vi dar un
cuore di carne. Porr il mio spirito dentro di voi e vi far
vivere secondo i miei precetti e vi far osservare e mettere in
pratica le mie leggi. Abiterete nella terra che io diedi ai
vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sar il vostro Dio.

Vi liberer da tutte le vostre impurit: chiamer il grano e lo
moltiplicher e non vi mander pi la carestia. Moltiplicher i
frutti degli alberi e il prodotto dei campi, perch non
soffriate pi la vergogna della fame fra le genti.

Vi ricorderete della vostra cattiva condotta e delle vostre
azioni che non erano buone e proverete disgusto di voi stessi
per le vostre iniquit e le vostre nefandezze. Non per riguardo
a voi, io agisco  -  dice il Signore Dio  -  sappiatelo bene.
Vergognatevi e arrossite della vostra condotta, o Israeliti.



Cos dice il Signore Dio: Quando vi avr purificati da tutte le
vostre iniquit, vi far riabitare le vostre citt e le vostre
rovine saranno ricostruite. Quella terra desolata, che agli
occhi di ogni viandante appariva un deserto sar ricoltivata e
si dir: La terra, che era desolata,  diventata ora come il
giardino dell'Eden, le citt rovinate, desolate e sconvolte, ora
sono fortificate e abitate. I popoli che saranno rimasti attorno
a voi sapranno che io, il Signore, ho ricostruito ci che era
distrutto e ricoltivato la terra che era un deserto. Io, il
Signore, l'ho detto e lo far. Dice il Signore Dio: Permetter
ancora che la gente d'Israele mi preghi di intervenire in suo
favore. Io moltiplicher gli uomini come greggi, come greggi
consacrati, come un gregge di Gerusalemme nelle sue solennit.
Allora le citt rovinate saranno ripiene di greggi di uomini e
sapranno che io sono il Signore.





37.



NOTA: Gog riunisce, sotto il suo nome, tutti quelli che hanno
oppresso Israele e che vengono sempre dal Nord. Gomer
rappresenta i Cimmeri, a Nord del Mar Nero; Togarma  l'Armenia.



La mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi port fuori
in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa, mi
fece passare tutt'intorno accanto a esse.

Vidi che erano in grandissima quantit sulla distesa della valle
e tutte inaridite. Mi disse: Figlio dell'uomo, potranno queste
ossa rivivere?. Io risposi: Signore Dio, tu lo sai. Egli mi
replic: Profetizza su queste ossa e annunzia loro: Ossa
inaridite, udite la parola del Signore. Dice il Signore Dio a
queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e
rivivrete. Metter su di voi i nervi e far crescere su di voi
la carne, su di voi stender la pelle e infonder in voi lo
spirito e rivivrete: saprete che io sono il Signore. Io
profetizzai come mi era stato ordinato; mentre io profetizzavo,
sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa che si
accostavano l'uno all'altro, ciascuno al suo corrispondente.
Guardai ed ecco sopra di esse i nervi, la carne cresceva e la
pelle le ricopriva, ma non c'era spirito in loro. Egli aggiunse:
Profetizza allo spirito, profetizza figlio dell'uomo e annunzia
allo spirito: Dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro
venti e soffia su questi morti, perch rivivano. Io profetizzai
come mi aveva comandato e lo spirito entr in essi e ritornarono
in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande,
sterminato.

Mi disse: Figlio dell'uomo, queste ossa sono tutta la gente
d'Israele. Ecco, essi vanno dicendo: Le nostre ossa sono
inaridite, la nostra speranza  svanita, noi siamo perduti.
Perci profetizza e annunzia loro: Dice il Signore Dio: Ecco, io
apro i vostri sepolcri, vi risuscito dalle vostre tombe, o
popolo mio, e vi riconduco nel paese d'Israele. Riconoscerete
che io sono il Signore, quando aprir le vostre tombe e vi
risusciter dai vostri sepolcri, o popolo mio. Far entrare in
voi il mio spirito e rivivrete; vi far riposare nel vostro
paese; saprete che io sono il Signore. L'ho detto e lo far.
Oracolo del Signore Dio.



Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo,
prendi un legno e scrivici sopra: Giuda e gli Israeliti uniti a
lui; poi prendi un altro legno e scrivici sopra: Giuseppe, legno
di Efraim e tutta la casa d'Israele unita a lui, e accostali
l'uno all'altro in modo da fare un legno solo, che formino una
cosa sola nella tua mano. Quando i figli del tuo popolo ti
diranno: Ci vuoi spiegare che significa questo per te?, tu dirai
loro: Dice il Signore Dio: Ecco, io prendo il legno di Giuseppe,
che  in mano d'Efraim e le trib d'Israele unite a lui, e lo
metto sul legno di Giuda per farne un legno solo; diventeranno
una cosa sola in mano mia.

Tieni in mano sotto i loro occhi i legni sui quali hai scritto e
di' loro: Cos dice il Signore Dio:

Ecco, io prender gli Israeliti dalle genti fra le quali sono
andati e li raduner da ogni parte e li ricondurr nel loro
paese: far di loro un solo popolo nella mia terra, sui monti
d'Israele; un solo re regner su tutti loro e non saranno pi
due popoli, n pi saranno divisi in due regni. Non si
contamineranno pi con i loro idoli, con i loro abomini e con
tutte le loro iniquit; li liberer da tutte le ribellioni con
cui hanno peccato, li purificher e saranno il mio popolo e io
sar il loro Dio. Il mio servo Davide sar su di loro e non vi
sar che un unico pastore per tutti; seguiranno i miei
comandamenti, osserveranno le mie leggi e le metteranno in
pratica. Abiteranno nella terra che ho dato al mio servo
Giacobbe. In quella terra su cui abitarono i loro padri,
abiteranno essi, i loro figli e i figli dei loro figli
attraverso i secoli; Davide mio servo sar loro re per sempre.

Far con loro un'alleanza di pace, che sar con loro un'alleanza
eterna. Li stabilir e li moltiplicher e porr il mio santuario
in mezzo a loro per sempre. In mezzo a loro sar la mia dimora:
io sar il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Le genti
sapranno che io sono il Signore che santifico Israele quando il
mio santuario sar in mezzo a loro per sempre.





38.

Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo,
volgiti verso Gog nel paese di Magog, principe capo di Mesech e
Tubal, e profetizza contro di lui.

Annunzierai: Dice il Signore Dio: Eccomi contro di te Gog,
principe capo di Mesech e Tubal: io ti aggirer, ti metter
ganci alle mascelle e ti far uscire con tutto il tuo esercito,
cavalli e cavalieri tutti ben equipaggiati, truppa immensa con
scudi grandi e piccoli, e tutti muniti di spada.

La Persia, l'Etiopia e Put sono con loro, tutti con scudi ed
elmi. Gomer e tutte le sue schiere, la gente di Togarma le
estreme regioni del settentrione e tutte le loro forze, popoli
numerosi sono con te.

Sta' pronto, fa' i preparativi insieme con tutta la moltitudine
che si  radunata intorno a te: sii a mia disposizione.

Dopo molto tempo ti sar dato l'ordine: sul finire degli anni tu
andrai contro una nazione che  sfuggita alla spada, che in
mezzo a molti popoli si  radunata sui monti d'Israele, rimasti
lungamente deserti. Essa rimpatri dalle genti e tutti abitano
tranquilli.

Tu vi salirai, vi giungerai come un uragano: sarai come un nembo
che avvolge la terra, tu con tutte le tue schiere e con i popoli
numerosi che sono con te. Dice il Signore Dio: In quel giorno ti
verranno in mente dei pensieri e concepirai progetti malvagi.

Tu dirai: Andr contro una terra indifesa, assalir genti
tranquille che si ritengono sicure, che abitano tutte in luoghi
senza mura, che non hanno n sbarre n porte, per depredare,
saccheggiare, mettere la mano su rovine ora ripopolate e sopra
un popolo che si  riunito dalle nazioni, dedito agli armenti e
ai propri affari, che abita al centro della terra.

Saba, Dedan, i commercianti di Tarsis e tutti i suoi leoncelli
ti domanderanno: Vieni per saccheggiare? Hai radunato la tua
gente per venire a depredare e portare via argento e oro, per
rapire armenti e averi e per fare grosso bottino?

Perci predici, figlio dell'uomo, e annunzia a Gog: Cos dice il
Signore Dio: In quel giorno, quando il mio popolo Israele
dimorer del tutto sicuro, tu ti leverai, verrai dalla tua
dimora, dagli estremi confini del settentrione tu e i popoli
numerosi che sono con te, tutti su cavalli, una turba grande, un
esercito potente.

Verrai contro il mio popolo Israele, come un nembo per coprire
la terra. Sul finire dei giorni io ti mander sulla mia terra
perch le genti mi conoscano quando per mezzo tuo, o Gog,
manifester la mia santit davanti ai loro occhi.



Cos dice il Signore Dio: Non sei tu quegli di cui parlai nei
tempi antichi per mezzo dei miei servi, i profeti d'Israele, i
quali, in quei tempi e per molti anni, profetizzarono che io ti
avrei mandato contro di loro? Ma, quando Gog giunger nel paese
d'Israele  -  parola del Signore Dio  -  divamper la mia
collera. Nella mia gelosia e nel mio furore ardente io vi
dichiaro: In quel giorno ci sar un gran terremoto nel paese di
Israele: davanti a me tremeranno i pesci del mare, gli uccelli
del cielo, gli animali selvatici, tutti i rettili che strisciano
sul terreno e ogni uomo che  sulla terra: i monti franeranno,
le rocce cadranno e ogni muro roviner al suolo. Contro di lui,
per tutti i monti d'Israele, chiamer la spada. Parola del
Signore Dio.

La spada di ognuno di essi sar contro il proprio fratello.

Far giustizia di lui con la peste e con il sangue: far piovere
su di lui e le sue schiere, sopra i popoli numerosi che sono con
lui, torrenti di pioggia e grandine, fuoco e zolfo.

Io mostrer la mia potenza e la mia santit e mi riveler
davanti a genti numerose e sapranno che io sono il Signore.





39.

E tu, figlio dell'uomo, profetizza contro Gog e annunzia: Cos
dice il Signore Dio: Eccomi contro di te, Gog, principe capo di
Mesech e di Tubal.

Io ti sospinger e ti condurr e dagli estremi confini del
settentrione ti far salire e ti condurr sui monti d'Israele.

Spezzer l'arco nella tua mano sinistra e far cadere le frecce
dalla tua mano destra. Tu cadrai sui monti d'Israele con tutte
le tue schiere e i popoli che sono con te: ti ho destinato in
pasto agli uccelli rapaci d'ogni specie e alle bestie selvatiche.

Tu sarai abbattuto in aperta campagna, perch io l'ho detto.
Oracolo del Signore Dio.

Mander un fuoco su Magog e sopra quelli che abitano tranquilli
le isole: sapranno che io sono il Signore. Far conoscere il mio
nome santo in mezzo al mio popolo Israele, e non permetter che
il mio santo nome sia profanato; le genti sapranno che io sono
il Signore, santo in Israele. Ecco, questo avviene e si compie
parola del Signore Dio  -:  questo il giorno di cui ho parlato.
Gli abitanti delle citt d'Israele usciranno e per accendere il
fuoco bruceranno armi, scudi grandi e piccoli e archi e frecce e
mazze e giavellotti e con quelle alimenteranno il fuoco per
sette anni. Non andranno a prendere la legna nei campi e neppure
a tagliarla nei boschi perch faranno il fuoco con le armi:
spoglieranno coloro che li avevano spogliati e deprederanno
coloro che li avevano saccheggiati. Parola del Signore Dio.



In quel giorno assegner a Gog come sepolcro un luogo famoso in
Israele, la valle di Abarim, a oriente del mare: essa chiude il
passo ai viandanti. L sar sepolto Gog e tutta la sua
moltitudine e quel luogo si chiamer Valle della moltitudine di
Gog. La casa di Israele dar loro sepoltura per sette mesi, per
purificare il paese. Li seppellir tutto il popolo del paese e
sar per loro glorioso il giorno in cui manifester la mia
gloria. Parola del Signore Dio. Saranno scelti uomini che
percorreranno di continuo il paese per seppellire con l'aiuto
dei viandanti quelli che sono rimasti a fior di terra, per
renderla pura, cominceranno le ricerche alla fine del settimo
mese. Quando percorrendo il paese vedranno ossa umane, vi
porranno un segnale, finch i becchini non le seppelliscano
nella valle della moltitudine di Gog: Amona sar chiamata la
citt. Cos purificheranno il paese. A te, figlio dell'uomo,
dice il Signore Dio: Annunzia agli uccelli d'ogni specie e a
tutte le bestie selvatiche: Radunatevi, venite; raccoglietevi da
ogni parte sul sacrificio che offro a voi, sacrificio grande,
sui monti d'Israele. Mangerete carne e berrete sangue;
Smangerete carne d'eroi, berrete sangue di principi del paese:
montoni, agnelli, capri e tori grassi di Basan, tutti. Mangerete
grasso a saziet e berrete fino all'ebbrezza il sangue del
sacrificio che preparo per voi. Alla mia tavola vi sazierete di
cavalli e cavalieri, di eroi e di guerrieri d'ogni razza. Parola
del Signore Dio.



Fra le genti manifester la mia gloria e tutte le genti vedranno
la giustizia che avr fatto e la mano che avr posta su di voi.
La casa d'Israele da quel giorno in poi sapr che io, il
Signore, sono il loro Dio. Le genti sapranno che la casa
d'Israele per la sua iniquit era stata condotta in schiavit,
perch si era ribellata a me e io avevo nascosto loro il mio
volto e li avevo dati in mano ai loro nemici, perch tutti
cadessero di spada. Secondo le loro nefandezze e i loro peccati
io li trattai e nascosi loro la faccia.

Perci cos dice il Signore Dio: Ora io ristabilir la sorte di
Giacobbe, avr compassione di tutta la casa d'Israele e sar
geloso del mio santo nome. Quando essi abiteranno nella loro
terra tranquilli, senza che alcuno li spaventi, si vergogneranno
di tutte le ribellioni che hanno commesse contro di me.

Quando io li avr ricondotti dalle genti e li avr radunati
dalle terre dei loro nemici e avr mostrato in loro la mia
santit, davanti a numerosi popoli, allora sapranno che io, il
Signore, sono il loro Dio, poich dopo averli condotti in
schiavit fra le genti, li ho radunati nel loro paese e non ne
ho lasciato fuori neppure uno.

Allora non nasconder pi loro il mio volto, perch diffonder
il mio spirito sulla casa d'Israele. Parola del Signore Dio.





[La nuova Gerusalemme].



NOTA: Quattordici anni dopo la caduta di Gerusalemme nel 587
avanti Cristo, Ezechiele riprende improvvisamente la sua
attivit profetica.

Egli comincia a sognare la citt dove si stabilir la nazione.
Il testo di questi ultimi capitoli di Ezechiele  in sostanza il
racconto di ci che il profeta ha contemplato in una o pi
visioni. Questo testo  detto la Legge di Ezechiele, come se
essa riprendesse la vecchia Legge dell'alleanza data a Mos.

Per quanto concerne le misurazioni del tempio di cui si parla:
la cordicella serviva per le misure lunghe, la canna per quelle
corte. Il cubito di cui si parla  quello lungo: circa 58
centimetri; la canna  di circa 3 metri e 40 centimetri.



40.

Al principio dell'anno venticinquesimo della nostra
deportazione, il dieci del mese, quattordici anni da quando era
stata presa la citt, in quel medesimo giorno, la mano del
Signore fu sopra di me ed egli mi condusse l. In visione divina
mi condusse nella terra d'Israele e mi pose sopra un monte
altissimo sul quale sembrava costruita una citt, dal lato di
mezzogiorno. Egli mi condusse l: ed ecco un uomo, il cui
aspetto era come di bronzo in piedi sulla porta, con una
cordicella di lino in mano e una canna per misurare. Quell'uomo
mi disse: Figlio dell'uomo: osserva e ascolta attentamente e
fa' attenzione a quanto io sto per mostrarti, perch tu sei
stato condotto qui perch io te lo mostri e tu manifesti alla
casa d'Israele quello che avrai visto.



Ed ecco il tempio era tutto recinto da un muro. La canna per
misurare che l'uomo teneva in mano era di sei cubiti, d'un
cubito e un palmo ciascuno. Egli misur lo spessore del muro:
era una canna, e l'altezza una canna. Poi and alla porta che
guarda a oriente, sal i gradini e misur la soglia della porta;
era una canna di larghezza. Ogni stanza misurava una canna di
lunghezza e una di larghezza, da una stanza all'altra c'erano
cinque cubiti: anche la soglia del portico dal lato dell'atrio
della porta stessa, verso l'interno, era di una canna. Misur
l'atrio della porta: era di otto cubiti; i pilastri di due
cubiti. L'atrio della porta era verso l'interno. Le stanze,
della porta a oriente erano tre da una parte e tre dall'altra,
tutt'e tre della stessa grandezza, come di una stessa misura
erano i pilastri da una parte e dall'altra. Misur la larghezza
dell'apertura del portico: era di dieci cubiti; l'ampiezza della
porta era di tredici cubiti. Davanti alle stanze vi era un
parapetto di un cubito, da un lato e dall'altro; ogni stanza
misurava sei cubiti per lato. Misur poi il portico dal tetto di
una stanza al suo opposto; la larghezza era di venticinque
cubiti, da un'apertura all'altra; i pilastri li calcol alti
sessanta cubiti; dai pilastri cominciava il cortile che
circondava la porta. Dalla facciata della porta d'ingresso alla
facciata dell'atrio della porta interna vi era uno spazio di
cinquanta cubiti. Le stanze e i pilastri avevano finestre con
grate verso l'interno, intorno alla porta, come anche c'erano
finestre intorno che davano sull'interno dell'atrio. Sui
pilastri erano disegnate palme.



Poi mi condusse nel cortile esterno e vidi delle stanze e un
lastricato costruito intorno al cortile; trenta erano le stanze
lungo il lastricato. Il lastricato si estendeva ai lati delle
porte per una estensione uguale alla larghezza delle porte
stesse: era il lastricato inferiore. Misur lo spazio della
facciata della porta inferiore da oriente a settentrione alla
facciata della porta interna, erano cento cubiti.

Poi misur la lunghezza e la larghezza della porta che guarda a
settentrione e conduce al cortile esterno. Le sue stanze, tre da
una parte e tre dall'altra, i pilastri l'atrio avevano le stesse
dimensioni della prima porta: cinquanta cubiti di lunghezza per
venticinque di larghezza. Le finestre, l'atrio e le palme
avevano le stesse dimensioni di quelle della porta che guarda a
oriente. Vi si accedeva per sette scalini: l'atrio era davanti.
Di fronte al portico di settentrione c'era la porta, come di
fronte a quello di oriente; misur la distanza fra portico e
portico: c'erano cento cubiti.

Mi condusse poi verso mezzogiorno: ecco un portico rivolto a
mezzogiorno. Ne misur i pilastri e l'atrio, avevano le stesse
dimensioni. Intorno al portico, come intorno all'atrio, vi erano
finestre uguali alle altre finestre. Esso misurava cinquanta
cubiti di lunghezza per venticinque di larghezza. Vi si accedeva
per sette gradini: il vestibolo stava verso l'interno. Sui
pilastri, da una parte e dall'altra, c'erano ornamenti di palme.
Il cortile interno aveva un portico verso mezzogiorno; egli
misur la distanza fra porta e porta in direzione del
mezzogiorno; erano cento cubiti.



Allora mi introdusse nell'atrio interno, per il portico
meridionale, e misur questo portico; aveva le stesse
dimensioni. Le stanze, i pilastri e l'atrio avevano le medesime
misure. Intorno al portico, come intorno all'atrio, c'erano
finestre. Esso misurava cinquanta cubiti di lunghezza per
venticinque di larghezza.

Intorno vi erano vestiboli di venticinque cubiti di lunghezza
per cinque di larghezza.

Il suo vestibolo era rivolto verso l'atrio esterno; sui pilastri
c'erano ornamenti di palme; i gradini per i quali si accedeva
erano otto. Poi mi condusse al portico dell'atrio interno che
guarda a oriente e lo misur: aveva le solite dimensioni. Le
stanze, i pilastri e l'atrio avevano le stesse dimensioni.
Intorno al portico, come intorno all'atrio, vi erano finestre.
Esso misurava cinquanta cubiti di lunghezza per venticinque di
larghezza. Il suo vestibolo dava sull'atrio esterno: sui
pilastri, da una parte e dall'altra vi erano ornamenti di palme:
i gradini per i quali si accedeva erano otto.

Poi mi condusse al portico settentrionale e lo misur: aveva le
solite dimensioni, come le stanze, i pilastri e l'atrio. Intorno
vi erano finestre. Esso misurava cinquanta cubiti di lunghezza
per venticinque di larghezza. Il suo vestibolo dava sull'atrio
esterno, sui pilastri, da una parte e dall'altra, c'erano
ornamenti di palme: i gradini per cui vi si accedeva erano otto.



C'era anche una stanza con la porta vicino ai pilastri dei
portici; l venivano lavati gli olocausti. Nell'atrio del
portico c'erano due tavole da una parte e due dall'altra, sulle
quali venivano sgozzati gli olocausti e i sacrifici espiatori e
di riparazione. Altre due tavole erano sul lato esterno, a
settentrione di chi entra nel portico, e due tavole all'altro
lato presso l'atrio del portico. Cos a ciascun lato del portico
c'erano quattro tavole da una parte e quattro tavole dall'altra:
otto tavole in tutto. Su di esse si sgozzavano le vittime.
C'erano poi altre quattro tavole di pietre squadrate, per gli
olocausti, lunghe un cubito e mezzo, larghe un cubito e mezzo e
alte un cubito: su di esse venivano deposti gli strumenti con i
quali si immolavano gli olocausti e gli altri sacrifici. Uncini
d'un palmo erano attaccati all'interno; tutt'intorno sulle
tavole si mettevano le carni delle offerte.

Fuori del portico interno, nell'atrio interno, c'erano due
stanze; quella accanto al portico settentrionale guardava a
mezzogiorno, l'altra accanto al portico meridionale guardava a
settentrione. Egli mi disse: La stanza che guarda a mezzogiorno
 per i sacerdoti che hanno cura del tempio, mentre la stanza
che guarda a settentrione  per i sacerdoti che hanno cura
dell'altare: sono essi i figli di Zadok che, tra i figli di
Levi, si avvicinano al Signore per il suo servizio.

Misur quindi l'atrio: era un quadrato di cento cubiti di
larghezza per cento di lunghezza. L'altare era di fronte al
tempio.

Mi condusse poi nell'atrio del tempio e ne misur i pilastri:
erano ognuno cinque cubiti da una parte e cinque cubiti
dall'altra; la larghezza del portico: tre cubiti da una parte e
tre cubiti dall'altra. La lunghezza del vestibolo era di venti
cubiti e la larghezza di dodici cubiti. Vi si accedeva per mezzo
di dieci gradini; accanto ai pilastri c'erano due colonne, una
da una parte e una dall'altra.





41.

M'introdusse poi nel santuario e misur i pilastri: erano larghi
sei cubiti da una parte e sei cubiti dall'altra. La porta era
larga dieci cubiti e i lati della porta cinque cubiti da una
parte e cinque cubiti dall'altra. Misur quindi il santuario:
era lungo quaranta cubiti e largo venti.

And poi nell'interno e misur i pilastri della porta, due
cubiti, e la porta, sei cubiti; la larghezza della porta, sette
cubiti. Ne misur ancora la lunghezza, venti cubiti, e la
larghezza, davanti al santuario, venti cubiti, poi mi disse:
Questo  il Santo dei santi.



Misur poi il muro del tempio, sei cubiti; poi la larghezza
dell'edificio laterale, quattro cubiti, intorno al tempio. Le
celle laterali erano una sull'altra, trenta per tre piani. Per
le celle all'intorno, c'erano, nel muro del tempio, rientranze
in modo che fossero collegate fra di loro, ma non collegate al
muro del tempio. Salendo da un piano all'altro l'ampiezza delle
celle aumentava, perci la costruzione era pi larga verso
l'alto. Dal piano inferiore si poteva salire al piano di mezzo e
da questo a quello pi alto. Io vidi intorno al tempio una
elevazione. I fondamenti dell'edificio laterale erano di una
canna intera di sei cubiti. La larghezza del muro esterno
dell'edificio laterale era di cinque cubiti, come quella dello
spazio rimanente. Fra l'edificio laterale del tempio e le stanze
c'era una larghezza di venti cubiti intorno al tempio. Le porte
dell'edificio laterale rimanevano sullo spazio libero; una porta
dava a settentrione e una a mezzogiorno. Lo spazio libero era
cinque cubiti tutt'intorno. La costruzione che era di fronte
allo spazio libero sul lato d'occidente aveva settanta cubiti di
larghezza; il muro della costruzione era tutt'intorno dello
spessore di cinque cubiti, la sua lunghezza di novanta cubiti.

Poi misur il tempio: lunghezza cento cubiti; lo spazio libero,
edificio e sue mura anch'essi cento cubiti. La larghezza della
facciata del tempio con lo spazio libero, cento cubiti. Misur
ancora la larghezza dell'edificio di fronte allo spazio libero
nella parte retrostante, con le gallerie di qua e di l: era
cento cubiti.



L'interno del santuario, il suo vestibolo, gli stipiti, le
finestre a grate e le gallerie attorno a tutti e tre, a
cominciare dalla soglia, erano rivestiti di tavole di legno
tutt'intorno, dal pavimento fino alle finestre, che erano
velate. Dalla porta, dentro e fuori del tempio e su tutte le
pareti interne ed esterne erano dipinti cherubini e palme. Fra
cherubino e cherubino c'era una palma; ogni cherubino aveva due
aspetti: aspetto d'uomo verso una palma e aspetto di leone verso
l'altra palma, effigiati intorno a tutto il tempio. Da terra
fino sopra la porta erano disposti cherubini e palme sulle
pareti del santuario. Gli stipiti del santuario erano
quadrangolari.



Davanti al Santo dei santi c'era come un altare di legno, alto
tre cubiti, due cubiti di lunghezza e due di larghezza. Gli
angoli, la base e i lati erano di legno. Mi disse: Questa  la
tavola che sta davanti al Signore. Il santuario e il Santo dei
santi avevano due porte ciascuno. Ogni porta aveva due battenti
e ogni battente si ripiegava in due pezzi: due per un battente e
due per l'altro. Sulle porte erano dipinti cherubini e palme
come sulle pareti: un portale di legno era sulla facciata
dell'atrio all'esterno. Finestre e grate e palme erano da tutt'e
due le parti, ai lati del vestibolo, alle celle annesse al
tempio e agli architravi.





42.

Allora mi fece uscire nell'atrio esterno del lato settentrionale
e mi condusse all'appartamento che sta di fronte allo spazio
libero prospiciente l'edificio verso settentrione. Nella
facciata aveva una lunghezza di cento cubiti, verso
settentrione, e cinquanta cubiti di larghezza. Di fronte ai
venti cubiti dell'atrio interno e di fronte al lastricato
esterno, c'era un porticato davanti a un altro porticato a tre
piani, davanti alle stanze c'era un corridoio di dieci cubiti di
larghezza per cento di lunghezza: le porte delle stanze
guardavano a settentrione. Le stanze superiori erano pi strette
delle inferiori e intermedie, perch i porticati occupavano
parte dello spazio. Erano a tre piani, ma non avevano colonne
come quelle degli altri, e perci le stanze superiori erano pi
strette rispetto a quelle intermedie e a quelle inferiori. Il
muro esterno parallelo alle stanze, dal lato del corridoio
esterno, aveva, davanti alle stanze, una lunghezza di cinquanta
cubiti. Infatti la lunghezza delle stanze dell'atrio esterno era
di cinquanta cubiti, mentre dal lato del tempio era di cento
cubiti. In basso le stanze avevano l'ingresso rivolto verso
oriente, entrando dall'atrio esterno, sulla larghezza del muro
dell'atrio. A mezzogiorno, di fronte allo spazio libero e alla
muraglia di cinta, c'erano stanze e, davanti a esse, un
passaggio simile a quello delle stanze poste a settentrione: la
lunghezza e la larghezza erano uguali a quelle, come anche le
varie uscite e le loro disposizioni; come le porte di quelle,
cos erano le porte delle stanze che davano a mezzogiorno; una
porta era al principio dell'ambulacro, lungo il muro
corrispondente, a oriente di chi entra. Egli mi disse: Le
stanze a settentrione e quelle a mezzogiorno, di fronte allo
spazio libero, sono le stanze sacre, dove i sacerdoti che si
accostano al Signore mangeranno le cose santissime: ivi
riporranno le cose santissime, le oblazioni e le vittime di
espiazione e di riparazione, perch santo  questo luogo. Quando
i sacerdoti vi saranno entrati, non usciranno dal luogo santo
verso l'atrio esterno, ma deporranno l le loro vesti con le
quali hanno prestato servizio, perch esse sono sante:
indosseranno altre vesti e cos si avvicineranno al luogo
destinato al popolo.



Terminato che egli ebbe di misurare l'interno del tempio, mi
condusse fuori per la porta che guarda a oriente, e misur la
cinta intorno. Misur il lato orientale con la canna per
misurare: era cinquecento canne, in canne da misura,
all'intorno. Misur il lato settentrionale: era cinquecento
canne, in canne da misura, all'intorno. Misur il lato
meridionale: era cinquecento canne, con la canna da misura. Si
volse al lato occidentale: misur cinquecento canne, con la
canna da misura. Da quattro lati egli misur il tempio; aveva
intorno un muro lungo cinquecento canne e largo cinquecento, per
separare il luogo sacro da quello profano.





43.

Mi condusse allora verso la porta che guarda a oriente ed ecco
che la gloria del Dio d'Israele giungeva dalla via orientale e
il suo rumore era come il rumore delle grandi acque e la terra
risplendeva della sua gloria. La visione che io vidi era simile
a quella che avevo vista quando andai per distruggere la citt e
simile a quella che avevo visto presso il canale Chebar. Io
caddi con la faccia a terra. La gloria del Signore entr nel
tempio per la porta che guarda a oriente.

Lo spirito mi prese e mi condusse nell'atrio interno: ecco, la
gloria del Signore riempiva il tempio. Mentre quell'uomo stava
in piedi accanto a me, sentii che qualcuno entro il tempio mi
parlava e mi diceva: Figlio dell'uomo, questo  il luogo del
mio trono e il luogo dove posano i miei piedi, dove io abiter
in mezzo agli Israeliti, per sempre.

E la casa d'Israele, il popolo e i suoi re non profaneranno pi
il mio santo nome con le loro prostituzioni e con i cadaveri dei
loro re e con le loro stele collocando la loro soglia accanto
alla mia soglia e i loro stipiti accanto ai miei stipiti, cos
che fra me e loro vi era solo il muro; hanno profanato il mio
santo nome con tutti gli abomini che hanno commessi, perci li
ho distrutti con ira. Ma d'ora in poi essi allontaneranno da me
le loro prostituzioni e i cadaveri dei loro re e io abiter in
mezzo a loro per sempre.

Tu, figlio dell'uomo, descrivi questo tempio alla casa
d'Israele, perch arrossiscano delle loro iniquit; ne misurino
la pianta e, se si vergogneranno di quanto hanno fatto,
manifesta loro la forma di questo tempio, la sua disposizione,
le sue uscite, i suoi ingressi, tutti i suoi aspetti, tutti i
suoi regolamenti, tutte le sue forme e tutte le sue leggi:
mettili per iscritto davanti ai loro occhi, perch osservino
tutte queste norme e tutti questi regolamenti e li mettano in
pratica. Questa  la legge del tempio: alla sommit del monte,
tutto il territorio che lo circonda  santissimo; ecco, questa 
la legge del tempio.



Queste sono le misure dell'altare in cubiti, di un cubito e un
palmo ciascuno. La base era di un cubito di altezza per un
cubito di larghezza: il suo bordo interno era un palmo. Tale lo
zoccolo dell'altare.

Dalla base che posava a terra fino alla piattaforma inferiore
c'erano due cubiti di altezza e un cubito di larghezza: dalla
piattaforma piccola alla piattaforma pi grande c'erano quattro
cubiti di altezza e un cubito di larghezza. Il focolare era di
quattro cubiti e sul focolare vi erano quattro corni. Il
focolare era di dodici cubiti di lunghezza per dodici di
larghezza, cio quadrato. La piattaforma superiore era un
quadrato di quattordici cubiti di lunghezza per quattordici
cubiti di larghezza, con un orlo intorno di mezzo cubito, e la
base, intorno, di un cubito: i suoi gradini guardavano a oriente.

Egli mi parl: Figlio dell'uomo, dice il Signore Dio: Queste
sono le leggi dell'altare, quando verr costruito per offrirvi
sopra il sangue. Ai sacerdoti leviti della stirpe di Zadok, che
si avvicineranno a me per servirmi, tu darai  -  parola del
Signore Dio  -  un giovenco per l'espiazione. Prenderai di quel
sangue e lo spanderai sui quattro corni dell'altare, sui quattro
angoli della piattaforma e intorno all'orlo. Cos lo
purificherai e ne farai l'espiazione. Prenderai poi il giovenco
del sacrificio espiatorio e lo brucerai in un luogo appartato
del tempio, fuori del santuario. Il secondo giorno offrirai, per
il peccato, un capro senza difetti e farai la purificazione
dell'altare come hai fatto con il giovenco. Terminato il rito
della purificazione, offrirai un giovenco senza difetti e un
montone del gregge senza difetti. Tu li presenterai al Signore e
i sacerdoti metteranno il sale su di loro, poi li offriranno in
olocausto al Signore. Per sette giorni sacrificherai per il
peccato un capro al giorno e verr offerto anche un giovenco e
un montone del gregge senza difetti. Per sette giorni si far
l'espiazione dell'altare e lo si purificher e consacrer.

Finiti questi giorni, dall'ottavo in poi, i sacerdoti
immoleranno sopra l'altare i vostri olocausti, i vostri
sacrifici di comunione e io vi sar propizio. Oracolo del
Signore Dio.





44.

Mi condusse poi alla porta esterna del santuario dalla parte di
oriente; essa era chiusa. Mi disse: Questa porta rimarr
chiusa: non verr aperta, nessuno ci passer, perch c' passato
il Signore, Dio d'Israele. Perci rester chiusa. Ma il
principe, il principe sieder in essa per cibarsi davanti al
Signore; entrer dal vestibolo della porta e di l uscir.



Poi mi condusse per la porta settentrionale, davanti al tempio.
Guardai ed ecco la gloria del Signore riempiva il tempio. Caddi
con la faccia a terra e il Signore mi disse: Figlio dell'uomo,
sta' attento, osserva bene e ascolta quanto io ti dir sulle
prescrizioni riguardo al tempio e su tutte le sue leggi; sta'
attento a come si entra nel tempio da tutti gli accessi del
santuario.



Riferirai a quei ribelli, alla gente d'Israele: Cos dice il
Signore Dio: Troppi sono stati per voi gli abomini, o Israeliti!
Avete introdotto figli stranieri, non circoncisi di cuore e non
circoncisi di carne, perch stessero nel mio santuario e
profanassero il mio tempio mentre mi offrivate il mio cibo, il
grasso e il sangue, rompendo cos la mia alleanza con tutti i
vostri abomini. Non vi siete presi voi la cura delle mie cose
sane ma avete affidato loro, al vostro posto, la custodia del
mio santuario.

Cos dice il Signore Dio: Nessuno straniero, non circonciso di
cuore, non circonciso nella carne, entrer nel mio santuario,
nessuno di tutti gli stranieri che sono in mezzo agli Israeliti.

Anche i leviti, che si sono allontanati da me nel traviamento
d'Israele e hanno seguito i loro idoli, sconteranno la propria
iniquit, serviranno nel mio santuario come guardie delle porte
del tempio e come servi del tempio; sgozzeranno gli olocausti e
le vittime del popolo e staranno davanti a esso pronti al suo
servizio. Poich l'hanno servito davanti ai suoi idoli e sono
stati per la gente d'Israele occasione di peccato, perci io ho
alzato la mano su di loro  -  parola del Signore Dio  -  ed essi
sconteranno la loro iniquit.

Non si avvicineranno pi a me per servirmi come sacerdoti e
toccare tutte le mie cose sante e santissime, ma sconteranno la
vergogna degli abomini che hanno compiuto. Affido loro la
custodia del tempio e ogni suo servizio e qualunque cosa da
compiere in esso.



I sacerdoti leviti figli di Zadok, che hanno osservato le
prescrizioni del mio santuario quando gli Israeliti si erano
allontanati da me, si avvicineranno a me per servirmi e staranno
davanti a me per offrirmi il grasso e il sangue. Parola del
Signore Dio. Essi entreranno nel mio santuario e si
avvicineranno alla mia tavola per servirmi e custodiranno le mie
prescrizioni.

Quando entreranno dalle porte dell'atrio interno, indosseranno
vesti di lino; non porteranno alcun indumento di lana, quando
essi eserciteranno il ministero alle porte dell'atrio interno e
nel tempio. Porteranno in capo turbanti di lino e avranno
mutande ai fianchi: non si cingeranno di quanto provochi il
sudore. Quando usciranno nell'atrio esterno verso il popolo, si
toglieranno le vesti con le quali hanno ufficiato e le
deporranno nelle stanze del santuario: indosseranno altre vesti
per non comunicare con esse la consacrazione al popolo. Non si
raderanno il capo, n si lasceranno crescere la chioma, ma
avranno i capelli normalmente tagliati. Nessun sacerdote berr
vino quando dovr entrare nell'atrio interno. Non prenderanno in
sposa una vedova, n una ripudiata, ma solo una vergine della
stirpe d'Israele: potranno sposare per una vedova, se  la
vedova di un sacerdote.

Indicheranno al mio popolo ci che  santo e ci che  profano e
gli insegneranno ci che  mondo e ci che  immondo. Nelle liti
essi saranno i giudici e decideranno secondo le mie leggi. In
tutte le mie feste osserveranno le mie leggi e i miei statuti e
santificheranno i miei sabati. Nessuno di essi si avviciner a
un cadavere per non rendersi immondo, ma potr rendersi immondo
per il padre, la madre, un figlio, una figlia, un fratello o per
una sorella non maritata: dopo essersi purificato, gli si
conteranno sette giorni e quando egli rientrer nel luogo santo,
nell'atrio interno per servire nel santuario, offrir il suo
sacrificio espiatorio. Parola del Signore Dio.

Essi non avranno alcuna eredit. Io sar la loro eredit: non
sar dato loro alcun possesso in Israele; io sono il loro
possesso.

Saranno loro cibo le oblazioni, i sacrifici espiatori, i
sacrifici di riparazione; apparterr loro quanto  stato votato
allo sterminio in Israele. La parte migliore di tutte le vostre
primizie e ogni specie di offerta apparterranno ai sacerdoti:
cos darete al sacerdote le primizie dei vostri macinati, per
far posare la benedizione sulla vostra casa. I sacerdoti non
mangeranno la carne di alcun animale morto di morte naturale o
sbranato, di uccelli o di altri animali.





45.

Quando voi spartirete a sorte la regione, in eredit,
preleverete dal territorio, in offerta al Signore, una porzione
sacra, lunga venticinquemila cubiti e larga ventimila: essa sar
santa per tutta la sua estensione. Di essa sar per il santuario
un quadrato di cinquecento cubiti per cinquecento, con una zona
libera all'intorno di cinquanta cubiti. In quella superficie
misurerai un tratto di venticinquemila cubiti di lunghezza per
diecimila di larghezza, dove sar il santuario, il Santo dei
santi. Esso sar la parte sacra del paese, sar per i sacerdoti
ministri del santuario, che si avvicinano per servire il
Signore: questo luogo servir per le loro case e come luogo
sacro per il santuario. Uno spazio di venticinquemila cubiti di
lunghezza per diecimila di larghezza sar il possesso dei leviti
che servono nel tempio, con citt dove abitare. Come possesso
poi delle citt assegnerete un tratto di cinquemila cubiti di
larghezza per venticinquemila di lunghezza, parallelo alla parte
assegnata al santuario: apparterr a tutta la gente d'Israele.

Al principe sar assegnato un possesso di qua e di l della
parte sacra e del territorio delle citt, al fianco della parte
sacra e al fianco del territorio della citt, a occidente fino
all'estremit occidentale e a oriente sino al confine orientale,
per una lunghezza uguale a ognuna delle parti, dal confine
occidentale sino a quello orientale.

Questa sar la sua terra, il suo possesso in Israele e cos i
miei principi non opprimeranno il mio popolo, ma lasceranno la
terra alla gente d'Israele, alle sue trib.



Dice il Signore Dio: Basta, principi d'Israele, basta con le
violenze e le rapine! Agite secondo il diritto e la giustizia,
eliminate le vostre estorsioni dal mio popolo. Parola del
Signore Dio. Abbiate bilance giuste, "efa" giusta, "bat" giusto.

L'"efa" e il "bat" saranno della medesima misura cos che il
"bat" e l'"efa" contengano un decimo del "comer", la loro misura
sar in relazione al "comer". Il siclo sar di venti "ghere":
venti sicli, venticinque sicli e quindici sicli saranno la
vostra mina.



Questa sar l'offerta che voi preleverete: un sesto di "efa" per
ogni "comer" di frumento e un sesto di "efa" per ogni "comer" di
orzo. Norma per l'olio  -  che si misura con il "bat"  -   un
decimo del "bat" per ogni "kor". Dieci "bat" corrispondono a un
"comer", perch dieci "bat" formano un "comer". Dal gregge, una
pecora ogni duecento, dai prati fertili d'Israele. Questa sar
data per le oblazioni, per gli olocausti, per i sacrifici di
comunione, in espiazione per loro. Parola del Signore Dio. Tutta
la popolazione del paese sar tenuta a questa offerta verso il
principe d'Israele.



A carico del principe saranno gli olocausti, le oblazioni e le
libazioni nelle solennit, nei noviluni e nei sabati, in tutte
le feste della gente d'Israele. Egli provveder per il
sacrificio espiatorio, l'oblazione, l'olocausto e il sacrificio
di comunione per l'espiazione della gente d'Israele.

Dice il Signore Dio: Il primo giorno del primo mese, prenderai
un giovenco senza difetti e purificherai il santuario. Il
sacerdote prender il sangue della vittima per il peccato e lo
metter sugli stipiti del tempio e sui quattro angoli dello
zoccolo dell'altare e sugli stipiti delle porte dell'atrio
interno. Lo stesso far il sette del mese per chi abbia peccato
per errore o per ignoranza: cos purificherete il tempio. Il
quattordici del primo mese sar per voi la Pasqua, festa d'una
settimana di giorni: mangeranno pane azzimo. In quel giorno il
principe offrir, per s e per tutto il popolo del paese, un
giovenco per il peccato; nei sette giorni della festa offrir in
olocausto al Signore sette giovenchi e sette montoni, senza
difetti, in ognuno dei sette giorni, e un capro in sacrificio
per il peccato, ogni giorno. In oblazione offrir un'"efa" per
giovenco e un'"efa" per montone, con un "hin" di olio per ogni
"efa".

Il quindici del settimo mese far per la festa come in quei
sette giorni, per i sacrifici espiatori, per gli olocausti, le
oblazioni e l'olio.



NOTA: L'"efa" (misura per il grano) e il "bat" (per i liquidi):
circa 45 litri; il "comer": circa quattro ettolitri e mezzo; la
"ghera": poco pi di mezzo grammo. Un "hin"  un sesto di "efa".





46.

Dice il Signore Dio: Il portico dell'atrio interno che guarda a
oriente rimarr chiuso nei sei giorni di lavoro; sar aperto il
sabato e nei giorni del novilunio. Il principe entrer dal di
fuori passando dal vestibolo del portico esterno e si fermer
presso lo stipite del portico, mentre i sacerdoti offriranno il
suo olocausto e il suo sacrificio di comunione. Egli si
prostrer sulla soglia del portico, poi uscir e il portico non
sar chiuso fino al tramonto. Il popolo del paese si prostrer
nei sabati e nei giorni del novilunio all'ingresso del portico,
davanti al Signore.

L'olocausto che il principe offrir al Signore nel giorno di
sabato sar di sei agnelli e un montone senza difetti; come
oblazione offrir un'"efa" per il montone, per gli agnelli
quell'offerta che potr dare, di olio un "hin" per ogni "efa".
Nel giorno del novilunio offrir in olocausto un giovenco senza
difetti, sei agnelli e un montone senza difetti; in oblazione,
un'"efa" per il giovenco e un'"efa" per il montone e per gli
agnelli quanto potr dare; d'olio, un "hin" per ogni "efa".
Quando il principe entrer, dovr entrare passando per l'atrio
del portico e da esso uscir. Quando verr il popolo del paese
davanti al Signore nelle solennit, coloro che saranno entrati
dalla porta di settentrione per adorare, usciranno dal portico
di mezzogiorno; quelli che saranno entrati dal portico di
mezzogiorno usciranno dal portico di settentrione. Nessuno
uscir dal portico da cui  entrato ma uscir da quello opposto.
Il principe sar in mezzo a loro, entrer come entrano loro e
uscir come escono loro. Nelle feste e nelle solennit
l'oblazione sar di un'"efa" per il giovenco e di un'"efa" per
il montone; per gli agnelli quello che potr dare; l'olio sar
di un "hin" per ogni "efa".

Quando il principe vorr offrire volontariamente al Signore un
olocausto o sacrifici di comunione, gli sar aperto il portico
che guarda a oriente e offrir l'olocausto e il sacrificio di
comunione come li offre nei giorni di sabato; poi uscir e il
portico verr chiuso appena sar uscito.

Ogni giorno tu offrirai in olocausto al Signore un agnello di un
anno, senza difetti; l'offrirai ogni mattina. Su di esso farai
ogni mattina un'oblazione di un sesto di "efa"; di olio offrirai
un terzo di "hin" per intridere il fior di farina: 
un'oblazione al Signore, la legge dell'olocausto quotidiano. Si
offrir dunque l'agnello, l'oblazione e l'olio ogni mattina: 
l'olocausto quotidiano.



Dice il Signore Dio: Se il principe dar in dono a uno dei suoi
figli qualcosa della sua eredit, il dono rimarr ai suoi figli
come eredit. Se invece egli far sulla sua eredit un dono a
uno dei suoi servi, il dono apparterr al servo fino all'anno
dell'affrancamento, poi ritorner al principe: ma la sua eredit
rester ai suoi figli. Il principe non prender niente della
eredit del popolo, privandolo, con esazioni, del suo possesso;
egli lascer in eredit ai suoi figli parte di quanto possiede,
perch nessuno del mio popolo sia scacciato dal suo possesso.



Poi egli mi condusse, per il corridoio che sta al fianco del
portico, alle stanze del santuario destinate ai sacerdoti, dalla
parte di settentrione: ed ecco alla estremit di occidente un
posto riservato. Mi disse: Questo  il luogo dove i sacerdoti
cuoceranno le carni dei sacrifici di riparazione e di espiazione
e dove cuoceranno le oblazioni, senza portarle fuori nell'atrio
esterno e correre il rischio di comunicare la consacrazione al
popolo. Mi condusse nell'atrio esterno e mi fece passare presso
i quattro angoli dell'atrio e a ciascun angolo dell'atrio vi era
un cortile; quindi ai quattro angoli dell'atrio vi erano quattro
piccoli cortili lunghi quaranta cubiti e larghi trenta, tutti
d'una stessa misura. Un muro girava intorno a tutt'e quattro e
dei fornelli erano costruiti in basso intorno al muro. Egli mi
disse: Queste sono le cucine dove i servi del tempio cuoceranno
i sacrifici del popolo.





47.

Mi condusse poi all'ingresso del tempio e vidi che sotto la
soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poich la facciata
del tempio era verso oriente. Quell'acqua scendeva sotto il lato
destro del tempio, dalla parte meridionale dell'altare.

Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare
all'esterno fino alla porta esterna che guarda a oriente, e vidi
che l'acqua scaturiva dal lato destro. Quell'uomo avanz verso
oriente e con una cordicella in mano misur mille cubiti, poi mi
fece attraversare quell'acqua: mi giungeva alla caviglia. Misur
altri mille cubiti, poi mi fece attraversare quell'acqua: mi
giungeva al ginocchio. Misur altri mille cubiti, poi mi fece
attraversare l'acqua: mi giungeva ai fianchi. Ne misur altri
mille: era un fiume che non potevo attraversare, perch le acque
erano cresciute, erano acque navigabili, un fiume da non potersi
passare a guado. Allora egli mi disse: Hai visto, figlio
dell'uomo?.

Poi mi fece ritornare sulla sponda del fiume; voltandomi, vidi
che sulla sponda del fiume c'era una grandissima quantit di
alberi da una parte e dall'altra. Mi disse: Queste acque escono
di nuovo nella regione orientale, scendono nell'Araba ed entrano
nel mare: sboccate in mare ne risanano le acque. Ogni essere
vivente che si muove dovunque arriva il fiume, vivr: il pesce
vi sar abbondantissimo, perch quelle acque dove giungono,
risanano e l dove giunger il torrente tutto rivivr.

Sulle sue rive ci saranno pescatori: da Engaddi a En-Eglaim vi
sar una distesa di reti. I pesci, secondo le loro specie,
saranno abbondanti come i pesci del Mar Mediterraneo.

Per le sue paludi e le sue lagune non saranno risanate: saranno
abbandonate al sale. Lungo il fiume, su una riva e sull'altra,
crescer ogni sorta di alberi da frutto, le cui fronde non
appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese
matureranno, perch le loro acque sgorgano dal santuario. I loro
frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina.



Dice il Signore Dio: Questi saranno i confini della terra che
spartirete fra le dodici trib d'Israele, dando a Giuseppe due
parti. Ognuno di voi posseder come l'altro la parte di
territorio che io alzando la mano ho giurato di dare ai vostri
padri: questa terra sar in vostra eredit.

Ecco dunque quali saranno i confini del paese. A settentrione,
dal Mar Mediterraneo lungo la via di Chetlon fino a Zedad; il
territorio di Camat, Berota, Sibraim, che  fra il territorio di
Damasco e quello di Camat, Cazer-Ticon, che  sulla frontiera di
Hauran. Quindi la frontiera si estender dal mare fino a
Cazar-Enon, con il territorio di Damasco e quello di Camat a
settentrione. Questo il lato settentrionale.

A oriente, fra l'Hauran, Damasco e Galaad e il paese d'Israele,
sar di confine il Giordano, fino al mare orientale, e verso
Tamar. Questo il lato orientale.

A mezzogiorno, da Tamar fino alle acque di Meriba-Kades, fino al
torrente verso il Mar Mediterraneo.

Questo il lato meridionale verso il Negheb.

A occidente, il Mar Mediterraneo, dal confine sino davanti
all'ingresso di Camat. Questo il lato occidentale.

Vi spartirete questo territorio secondo le trib d'Israele.

Lo dividerete in eredit fra voi e i forestieri che abitano con
voi, i quali hanno generato figli in mezzo a voi; questi saranno
per voi come indigeni fra gli Israeliti e tireranno a sorte con
voi la loro parte in mezzo alle trib d'Israele. Nella trib in
cui lo straniero  stabilito, l gli darete la sua parte.
Parola del Signore Dio.



NOTA: L'antica Legge (Deuteronomio 23) negava agli stranieri il
diritto alla propriet ereditaria.



48.

Questi sono i nomi delle trib.

Dal confine settentrionale, lungo la via di Chetlon che conduce
a Camat, fino a Cazar-Enon, con a settentrione la frontiera di
Damasco e lungo il confine di Camat, dal lato d'oriente fino al
mare, sar assegnata a Dan una parte.

Sulla frontiera di Dan, dal limite orientale al limite
occidentale: Aser, una parte.

Sulla frontiera di Aser, dal limite orientale fino al limite
occidentale: Neftali una parte.

Sulla frontiera di Neftali, dal limite orientale fino al limite
occidentale: Manasse, una parte.

Sulla frontiera di Manasse, dal limite orientale fino al limite
occidentale: Efraim, una parte.

Sulla frontiera di Efraim, dal limite orientale fino al limite
occidentale: Ruben, una parte.

Sulla frontiera di Ruben, dal limite orientale fino al limite
occidentale: Giuda, una parte.

Sulla frontiera di Giuda, dal limite orientale fino al limite
occidentale, star la porzione che preleverete, larga
venticinquemila cubiti e lunga come una delle parti dal limite
orientale fino al limite occidentale: in mezzo sorger il
santuario.



La parte che voi preleverete per il Signore avr venticinquemila
cubiti di lunghezza per ventimila di larghezza. Ai sacerdoti
apparterr la parte sacra del territorio, venticinquemila cubiti
a settentrione e diecimila di larghezza a ponente, diecimila
cubiti di larghezza a oriente e venticinquemila cubiti di
lunghezza a mezzogiorno. In mezzo sorger il santuario del
Signore. Essa apparterr ai sacerdoti consacrati, ai figli di
Zadok, che furono fedeli alla mia osservanza e non si traviarono
nel traviamento degli Israeliti come traviarono i leviti.

Sar per loro come parte sacra prelevata sulla parte consacrata
del paese, cosa santissima, a fianco del territorio assegnato ai
leviti.

I leviti, lungo il territorio dei sacerdoti, avranno
venticinquemila cubiti di lunghezza per diecimila di larghezza:
tutta la lunghezza sar di venticinquemila cubiti e tutta la
larghezza di diecimila.

Essi non ne potranno vendere n permutare, n potr essere
alienata questa parte migliore del paese, perch  sacra al
Signore.

I cinquemila cubiti di lunghezza che restano sui
venticinquemila, saranno terreno profano per la citt, per
abitazioni e dintorni; in mezzo sorger la citt. Le sue misure
saranno le seguenti: il lato settentrionale avr
quattromilacinquecento cubiti; il lato meridionale,
quattromilacinquecento cubiti; il lato orientale
quattromilacinquecento cubiti e il lato occidentale
quattromilacinquecento cubiti. I dintorni della citt saranno
duecentocinquanta cubiti a settentrione, duecentocinquanta a
mezzogiorno, duecentocinquanta a oriente e duecentocinquanta a
ponente. Rimarr accanto alla parte sacra un terreno lungo
diecimila cubiti a oriente e diecimila a occidente, i cui
prodotti saranno il cibo per coloro che prestano servizio nella
citt, i quali saranno presi da tutte le trib d'Israele. Tutta
la zona sar di venticinquemila cubiti per venticinquemila.
Preleverete, come possesso della citt, un quarto della zona
sacra.

Il resto, da una parte e dall'altra della zona sacra e del
possesso della citt, su un fronte di venticinquemila cubiti
della zona sacra a oriente, verso il confine orientale, e a
ponente, su un fronte di venticinquemila cubiti verso il confine
occidentale, parallelamente alle parti, sar per il principe. La
zona sacra e il santuario del tempio rimarranno in mezzo, fra il
possesso dei leviti e il possesso della citt, e fra ci che
spetta al principe; quel che si trova tra la frontiera di Giuda
e quella di Beniamino sar del principe.



Per le altre trib, dalla frontiera orientale a quella
occidentale: Beniamino: una parte.

Al lato del territorio di Beniamino, dalla frontiere orientale a
quella occidentale: Simeone, una parte.

Al lato del territorio di Simeone, dalla frontiera orientale a
quella occidentale: Issacar, una parte.

Al lato del territorio di Issacar, dalla frontiera orientale a
quella occidentale: Zabulon, una parte.

Al lato del territorio di Zabulon, dalla frontiera orientale a
quella occidentale: Gad, una parte. Al lato del territorio di
Gad, dalla frontiera meridionale verso mezzogiorno, la frontiera
andr dal Tamar alle acque di Meriba-Kades e al torrente che va
al Mar Mediterraneo.

Questo  il territorio che voi dividerete a sorte in eredit
alle trib di Israele e queste le loro parti, dice il Signore
Dio.



Queste saranno le uscite della citt: sul lato settentrionale:
quattromilacinquecento cubiti. Le porte della citt porteranno i
nomi delle trib d'Israele. Tre porte a settentrione: la porta
di Ruben, una; la porta di Giuda, una; la porta di Levi, una.
Sul lato orientale: quattromilacinquecento cubiti e tre porte:
la porta di Giuseppe, una; la porta di Beniamino, una, la porta
di Dan una. Sul lato meridionale: quattromilacinquecento cubiti
e tre porte: la porta di Simeone, una; la porta di Issacar, una;
la porta di Zebulon, una.

Sul lato occidentale: quattromilacinquecento cubiti e tre porte:
la porta di Gad, una; la porta di Aser, una; la porta di
Neftali, una.

Perimetro totale: diciottomila cubiti.



La citt si chiamer da quel giorno in poi: L  il Signore.





DANIELE.





NOTA: Il tempo in cui viene scritto questo libro  probabilmente
quello del momento drammatico quando il giudaismo rischia di
essere eliminato: la persecuzione di Antioco Epifane, della
quale parlano i libri dei Maccabei; quando, dunque, nel 175
avanti Cristo giunge al potere in Siria Antioco Quarto Epifane.



1.

L'anno terzo del regno di Ioiakim re di Giuda, Nabucodonosor re
di Babilonia marci su Gerusalemme e la cinse di assedio. Il
Signore diede Ioiakim re di Giuda nelle sue mani, insieme con
una parte degli arredi del tempio di Dio ed egli li trasport in
Sennaar e deposit gli arredi nel tesoro del tempio del suo dio.
Il re ordin ad Asfenaz, capo dei suoi funzionari di corte, di
condurgli giovani israeliti di stirpe reale o di famiglie
nobile, senza difetti, di bell'aspetto, dotati di ogni scienza,
educati, intelligenti e tali da poter stare nella reggia, per
essere istruiti nella scrittura e nella lingua dei Caldei.

Il re assegn loro una razione giornaliera di vivande e di vino
della sua tavola; dovevano essere educati per tre anni al
termine dei quali sarebbero entrati al servizio del re. Fra di
loro vi erano alcuni Giudei: Daniele, Anania, Misaele e Azaria;
per il capo dei funzionari di corte chiam Daniele Baltazzar;
Anania Sadrach; Misaele, Mesach e Azaria Abdenego.

Ma Daniele decise in cuor suo di non contaminarsi con le vivande
del re e con il vino dei suoi banchetti e chiese al capo dei
funzionari di non farlo contaminare.

Dio fece s che Daniele incontrasse la benevolenza e la simpatia
del capo dei funzionari. Per egli disse a Daniele: Io temo che
il re mio signore, che ha stabilito quello che dovete mangiare e
bere, trovi le vostre facce pi magre di quelle degli altri
giovani della vostra et e cos io mi renda colpevole davanti al
re. Ma Daniele disse al custode, al quale il capo dei
funzionari aveva affidato Daniele, Anania, Misaele e Azaria:
Mettici alla prova per dieci giorni, dandoci da mangiare legumi
e da bere acqua, poi si confrontino, alla tua presenza, le
nostre facce con quelle dei giovani che mangiano le vivande del
re; quindi deciderai di fare con noi tuoi servi come avrai
constatato. Egli acconsent e fece la prova per dieci giorni;
terminati questi, si vide che le loro facce erano pi belle e
pi floride di quelle di tutti gli altri giovani che mangiavano
le vivande del re. Da allora in poi il sovrintendente fece
togliere l'assegnazione delle vivande e del vino e diede loro
soltanto legumi.

Dio concesse a questi quattro giovani di conoscere e comprendere
ogni scrittura e ogni sapienza e rese Daniele interprete di
visioni e di sogni.

Terminato il tempo stabilito dal re entro il quale i giovani
dovevano essergli presentati, il capo dei funzionari li port a
Nabucodonosor. Il re parl con loro, ma fra tutti non si trov
nessuno pari a Daniele, Anania, Misaele e Azaria, i quali
rimasero al servizio del re; in qualunque affare di sapienza e
intelligenza su cui il re li interrogasse, li trov dieci volte
superiori a tutti i maghi e astrologi che c'erano in tutto il
suo regno.

Cos Daniele vi rimase fino al primo anno del re Ciro.





2.

Nel secondo anno del suo regno, Nabucodonosor fece un sogno e il
suo animo ne fu tanto agitato da non poter pi dormire. Allora
il re ordin che fossero chiamati i maghi, gli astrologi, gli
incantatori e i caldei a spiegargli i sogni. Questi vennero e si
presentarono al re. Egli disse loro: Ho fatto un sogno e il mio
animo si  tormentato per trovarne la spiegazione. I caldei
risposero al re: Re, vivi per sempre. Racconta il sogno ai tuoi
servi e noi te ne daremo la spiegazione. Rispose il re ai
caldei: Questa  la mia decisione: se voi non mi rivelate il
sogno e la sua spiegazione, sarete fatti a pezzi e le vostre
case saranno ridotte in letamai. Se invece mi rivelerete il
sogno e me ne darete la spiegazione, riceverete da me doni,
regali e grandi onori. Ditemi dunque il sogno e la sua
spiegazione. Essi replicarono: Esponga il re il sogno ai suoi
servi e noi ne daremo la spiegazione. Rispose il re: Comprendo
bene che voi volete guadagnar tempo, perch avete inteso la mia
decisione. Se non mi dite qual era il mio sogno, una sola sar
la vostra sorte. Vi siete messi d'accordo per darmi risposte
astute e false in attesa che le circostanze si mutino. Perci
ditemi il sogno e io sapr che voi siete in grado di darmene
anche la spiegazione. I caldei risposero davanti al re: Non
c' nessuno al mondo che possa soddisfare la richiesta del re:
difatti nessun re, per quanto potente e grande, ha mai domandato
una cosa simile a un mago, indovino o caldeo. La richiesta del
re  tanto difficile, che nessuno ne pu dare risposta al re, se
non gli dei la cui dimora  lontana dagli uomini. Allora il re,
acceso di furore, ordin che tutti i saggi di Babilonia fossero
messi a morte. Il decreto fu pubblicato e gi i saggi venivano
uccisi; anche Daniele e i suoi compagni erano ricercati per
essere messi a morte. Ma Daniele rivolse parole piene di
saggezza e di prudenza ad Arioch, capo delle guardie del re, che
stava per uccidere i saggi di Babilonia, e disse ad Arioch
ufficiale del re: Perch il re ha emanato un decreto cos
severo. Arioch ne spieg il motivo a Daniele. Egli allora entr
dal re e preg che gli si concedesse tempo: egli avrebbe dato la
spiegazione dei sogni al re.



Poi Daniele and a casa e narr la cosa ai suoi compagni,
Anania, Misaele e Azaria, ed essi implorarono misericordia dal
Dio del cielo riguardo a questo mistero, perch Daniele e i suoi
compagni non fossero messi a morte insieme con tutti gli altri
saggi di Babilonia. Allora il mistero fu svelato a Daniele in
una visione notturna, perci Daniele benedisse il Dio del cielo:



Sia benedetto il nome di Dio di secolo in secolo,

perch a lui appartengono la sapienza e la potenza.

Egli alterna tempi e stagioni, depone i re e li innalza,

concede la sapienza ai saggi,

agli intelligenti il sapere.

Svela cose profonde e occulte

e sa quel che  celato nelle tenebre

e presso di lui  la luce.

Gloria e lode a te, Dio dei miei padri,

che mi hai concesso la sapienza e la forza,

mi hai manifestato ci che ti abbiamo domandato

e ci hai illustrato la richiesta del re.



Allora Daniele si rec da Arioch, al quale il re aveva affidato
l'incarico di uccidere i saggi di Babilonia, e presentatosi gli
disse: Non uccidere i saggi di Babilonia, ma conducimi dal re e
io gli far conoscere la spiegazione del sogno. Arioch condusse
in fretta Daniele alla presenza del re e gli disse: Ho trovato
un uomo fra i Giudei deportati, il quale far conoscere al re la
spiegazione del sogno.

Il re disse allora a Daniele, chiamato Baltazzar: Puoi tu
davvero rivelarmi il sogno che ho fatto e darmene la
spiegazione?.

Daniele, davanti al re, rispose: Il mistero di cui il re chiede
la spiegazione non pu essere spiegato n da saggi, n da
astrologi, n da maghi, n da indovini; ma c' un Dio nel cielo
che svela i misteri ed egli ha rivelato al re Nabucodonosor quel
che avverr al finire dei giorni. Ecco dunque qual era il tuo
sogno e le visioni che sono passate per la tua mente, mentre
dormivi nel tuo letto. O re, i pensieri che ti sono venuti
mentre eri a letto riguardano il futuro, colui che svela i
misteri ha voluto svelarti ci che dovr avvenire. Se a me 
stato svelato questo mistero, non  perch io possieda una
spiegazione superiore a tutti i viventi, ma perch ne sia data
la spiegazione al re e tu possa conoscere i pensieri del tuo
cuore.

Tu stavi osservando, o re, ed ecco una statua, una statua
enorme, di straordinario splendore, si ergeva davanti a te con
terribile aspetto. Aveva la testa d'oro puro, il petto e le
braccia d'argento, il ventre e le cosce di bronzo, le gambe di
ferro e i piedi in parte di ferro e in parte di creta.

Mentre stavi guardando, una pietra si stacc dal monte, ma non
per mano di uomo, e and a battere contro i piedi della statua,
che erano di ferro e di argilla, e li frantum.

Allora si frantumarono anche il ferro, l'argilla, il bronzo,
l'argento e l'oro e divennero come la pula sulle aie d'estate;
il vento li port via senza lasciare traccia, mentre la pietra,
che aveva colpito la statua, divenne una grande montagna che
riemp tutta quella regione. Questo  il sogno: ora ne daremo la
spiegazione al re. Tu o re, sei il re dei re; a te il Dio del
cielo ha concesso il regno, la potenza, la forza e la gloria. A
te ha concesso il dominio sui figli dell'uomo, sugli animali
selvatici, sugli uccelli del cielo; tu li domini tutti: tu sei
la testa d'oro. Dopo di te sorger un altro regno, inferiore al
tuo, poi un terzo regno, quello di bronzo che dominer su tutta
la terra. Ci sar poi un quarto regno, duro come il ferro. Come
il ferro spezza e frantuma tutto, cos quel regno spezzer e
frantumer tutto. Come hai visto, i piedi e le dita erano in
parte di argilla da vasaio e in parte di ferro: ci significa
che il regno sar diviso, ma avr la durezza del ferro unito
all'argilla. Se le dita dei piedi erano in parte di ferro e in
parte di argilla, ci significa che una parte del regno sar
forte e l'altra fragile. Il fatto d'avere visto il ferro
mescolato all'argilla significa che le due parti si uniranno per
via di matrimoni, ma non potranno diventare una cosa sola, come
il ferro non si amalgama con l'argilla. Al tempo di questi re,
il Dio del cielo far sorgere un regno che non sar mai
distrutto e non sar trasmesso ad altro popolo: stritoler e
annienter tutti gli altri regni, mentre esso durer per sempre.
Questo significa quella pietra che tu hai visto staccarsi dal
monte, non per mano di uomo, e che ha stritolato il ferro, il
bronzo, l'argilla, l'argento e l'oro.

Il Dio grande ha rivelato al re quello che avverr da questo
tempo in poi. Il sogno  vero e degna di fede ne  la
spiegazione.



Allora il re Nabucodonosor pieg la faccia a terra, si prostr
davanti a Daniele e ordin che gli si offrissero sacrifici e
incensi. Quindi rivolto a Daniele gli disse:

Certo, il vostro Dio  il Dio degli dei, il Signore dei re e il
rivelatore dei misteri, poich tu hai potuto svelare questo
mistero.

Il re esalt Daniele e gli fece molti preziosi regali, lo
costitu governatore di tutta la provincia di Babilonia e capo
di tutti i saggi di Babilonia; su richiesta di Daniele, il re
fece amministratori della provincia di Babilonia, Sadrach,
Mesach e Abdenego. Daniele rimase alla corte del re.





3.

Il re Nabucodonosor aveva fatto costruire una statua d'oro, alta
settanta cubiti e larga sei, e l'aveva fatta erigere nella
pianura di Dura, nella provincia di Babilonia.

Quindi il re Nabucodonosor aveva convocato i satrapi, i
prefetti, i governatori, i consiglieri, i tesorieri, i giudici,
i questori e tutte le alte autorit delle province, perch
presenziassero all'inaugurazione della statua che il re
Nabucodonosor aveva fatto erigere.

I satrapi, i prefetti, i governatori, i consiglieri, i
tesorieri, i giudici, i questori e tutte le alte autorit delle
province vennero all'inaugurazione della statua. Essi si
disposero davanti alla statua fatta erigere dal re.

Un banditore grid ad alta voce: Popoli, nazioni e lingue, a
voi  rivolto questo proclama:

Quando voi udirete il suono del corno, del flauto, della cetra,
dell'arpicordo, del salterio, della zampogna e d'ogni specie di
strumenti musicali, vi prostrerete e adorerete la statua d'oro,
che il re Nabucodonosor ha fatto innalzare. Chiunque non si
prostrer alla statua, in quel medesimo istante sar gettato in
mezzo a una fornace di fuoco ardente.

Perci tutti i popoli, nazioni e lingue, in quell'istante che
ebbero udito il suono del corno, del flauto, dell'arpicordo, del
salterio e di ogni specie di strumenti musicali, si prostrarono
e adorarono la statua d'oro, che il re Nabucodonosor aveva fatto
innalzare.

Per in quel momento alcuni Caldei si fecero avanti per accusare
i Giudei e andarono a dire al re Nabucodonosor: Re, vivi per
sempre! Tu hai decretato, o re, che chiunque avr udito il suono
del corno, del flauto, della cetra, dell'arpicordo, del
salterio, della zampogna e d'ogni specie di strumenti musicali,
si deve prostrare e adorare la statua d'oro: chiunque non si
prostrer per adorarla, sia gettato in mezzo ad una fornace con
il fuoco acceso.

Ora, ci sono alcuni Giudei, ai quali hai affidato gli affari
della provincia di Babilonia, cio Sadrach, Mesach e Abdenego,
che non ti obbediscono, re: non servono i tuoi dei e non adorano
la statua d'oro che tu hai fatto innalzare.

Allora Nabucodonosor, sdegnato, comand che gli si conducessero
Sadrach, Mesach e Abdenego, e questi comparvero alla presenza
del re. Nabucodonosor disse loro: E' vero, Sadrach, Mesach e
Abdenego, che voi non servite i miei dei e non adorate la statua
d'oro che io ho fatto innalzare? Ora, se voi sarete pronti,
quando udirete il suono del corno, del flauto, della cetra,
dell'arpicordo, del salterio, della zampogna e d'ogni specie di
strumenti musicali, a prostrarvi e adorare la statua che io ho
fatto, bene; altrimenti in quel medesimo istante sarete gettati
in mezzo a una fornace di fuoco ardente. Quale Dio vi potr
liberare dalla mia mano?.

Ma Sadrach, Mesach e Abdenego, risposero al re Nabucodonosor:
Re, noi non abbiamo bisogno di darti alcuna risposta in
proposito; sappi per che il nostro Dio, che serviamo, pu
liberarci dalla fornace con il fuoco acceso e dalla tua mano, o
re. Ma anche se non ci liberasse, sappi, o re, che noi non
serviremo mai i tuoi dei e non adoreremo la statua d'oro che tu
hai eretto.

Allora Nabucodonosor, acceso d'ira e con aspetto minaccioso
contro Sadrach, Mesach e Abdenego, ordin che si aumentasse il
fuoco della fornace sette volte pi del solito. Poi, ad alcuni
uomini fra i pi forti del suo esercito, comand di legare
Sadrach, Mesach e Abdenego e gettarli nella fornace con il fuoco
acceso. Furono infatti legati, vestiti come erano, con i
mantelli, calzari, turbanti e tutti i loro abiti e gettati in
mezzo alla fornace con il fuoco acceso.

Ma quegli uomini, che dietro il severo comando del re avevano
acceso al massimo la fornace per gettarvi Sadrach, Mesach e
Abdenego, rimasero uccisi dalle fiamme, nel momento stesso che i
tre giovani Sadrach, Mesach e Abdenego cadevano legati nella
fornace con il fuoco acceso.



Essi passeggiavano in mezzo alle fiamme, lodavano Dio e
benedicevano il Signore. Azaria, alzatosi, fece questa preghiera
in mezzo al fuoco e aprendo la bocca disse:



Benedetto sei tu, Signore Dio dei nostri padri;

degno di lode e glorioso  il tuo nome per sempre.

Tu sei giusto in tutto ci che hai fatto;

tutte le tue opere sono vere,

rette le tue vie e giusti tutti i tuoi giudizi.

Giusto  stato il tuo giudizio

per quanto hai fatto ricadere su di noi

e sulla citt santa dei nostri padri, Gerusalemme.

Con verit e giustizia tu ci hai inflitto tutto questo

a causa dei nostri peccati,

poich noi abbiamo peccato, abbiamo agito da iniqui,

allontanandoci da te, abbiamo mancato in ogni modo.

Non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti,

non li abbiamo osservati, non abbiamo fatto

quanto ci avevi ordinato per il nostro bene.

Ora quanto hai fatto ricadere su di noi,

tutto ci che ci hai fatto,

l'hai fatto con retto giudizio:

ci hai dato in potere dei nostri nemici,

ingiusti, i peggiori fra gli empi,

e di un re iniquo, il pi malvagio su tutta la terra.

Ora non osiamo aprire la bocca:

disonore e disprezzo sono toccati ai tuoi servi, ai tuoi
adoratori.

Non ci abbandonare fino in fondo,

per amore del tuo nome,

non rompere la tua alleanza;

non ritirare da noi la tua misericordia,

per amore di Abramo tuo amico,

di Isacco tuo servo, d'Israele tuo santo,

ai quali hai parlato, promettendo di moltiplicare

la loro stirpe come le stelle del cielo,

come la sabbia sulla spiaggia del mare.

Ora invece, Signore,

noi siamo diventati pi piccoli di qualunque altra nazione,

ora siamo umiliati per tutta la terra a causa dei nostri peccati.

Ora non abbiamo pi n principe, n capo, n profeta,

n olocausto, n sacrificio, n oblazione, n incenso,

n luogo per presentarti le primizie e trovare misericordia.

Potessimo essere accolti con il cuore contrito

e con lo spirito umiliato,

come olocausti di montoni e di tori, come migliaia di grassi
agnelli.

Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te

e ti sia gradito

perch non c' delusione per coloro che confidano in te.

Ora ti seguiamo con tutto il cuore,

ti temiamo e cerchiamo il tuo volto.

Fa' con noi secondo la tua clemenza,

trattaci secondo la tua benevolenza,

secondo la grandezza della tua misericordia.

Salvaci con i tuoi prodigi,

da' gloria, Signore, al tuo nome.

Siano invece confusi quanti fanno il male ai tuoi servi,

siano coperti di vergogna con tutta la loro potenza;

e sia infranta la loro forza!

Sappiano che tu sei il Signore,

il Dio unico e glorioso su tutta la terra.



I servi del re, che li avevano gettati dentro, non cessarono di
aumentare il fuoco nella fornace, con bitume, stoppa, pece e
sarmenti. La fiamma si alzava quarantanove cubiti sopra la
fornace e uscendo bruci quei Caldei che si trovavano vicino
alla fornace. Ma l'angelo del Signore, che era sceso con Azaria
e con i suoi compagni nella fornace, allontan da loro la fiamma
del fuoco e rese l'interno della fornace come un luogo dove
soffiasse un vento pieno di rugiada. Cos il fuoco non li tocc
affatto, non fece loro alcun male, non diede loro alcuna
molestia.



Allora quei tre giovani, a una sola voce, si misero a lodare, a
glorificare, a benedire Dio nella fornace dicendo:



Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri,

degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo,

degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso,

degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno,

degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi e siedi
sui cherubini,

degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo,

degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedite, opere tutte del Signore, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, angeli del Signore, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, cieli, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite acque tutte, che siete sopra i cieli, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, potenze tutte del Signore, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite sole e luna, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, stelle del cielo, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, piogge e rugiade, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, o venti tutti, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, fuoco e calore, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, freddo e caldo, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, rugiada e brina, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, gelo e freddo, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, ghiacci e nevi, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite notti e giorni, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite luce e tenebre, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, folgori e nubi, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedica la terra il Signore,

lo lodi e lo esalti nei secoli.

Benedite, monti e colline, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, creature tutte, che germinate sulla terra, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, sorgenti, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, mari e fiumi, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, mostri marini e quanto si muove nell'acqua, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, uccelli tutti dell'aria, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, animali tutti, selvaggi e domestici, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, figli dell'uomo, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedica Israele il Signore,

lo lodi e lo esalti nei secoli.

Benedite, sacerdoti del Signore, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite o servi del Signore, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, spiriti e anime dei giusti, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, pii e umili di cuore, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, Anania, Azaria e Misaele, il Signore,

lodatelo ed esaltatelo nei secoli,

perch ci ha liberati dagl'inferi, e salvati dalla mano della
morte,

ci ha scampati di mezzo alla fiamma ardente, ci ha liberati dal
fuoco.

Lodate il Signore, perch egli  buono,

perch la sua grazia dura sempre.

Benedite, fedeli tutti, il Dio degli dei,

lodatelo e celebratelo, perch la sua grazia dura sempre.



Allora il re Nabucodonosor rimase stupito e alzatosi in fretta
si rivolse ai suoi ministri: Non abbiamo noi gettato tre uomini
legati in mezzo al fuoco?. Certo, o re, risposero.

Egli soggiunse: Ecco, io vedo quattro uomini sciolti, i quali
camminano in mezzo al fuoco, senza subirne alcun danno; anzi il
quarto  simile nell'aspetto a un figlio di dei.

Allora Nabucodonosor si accost alla bocca della fornace con il
fuoco acceso e prese a dire: Sadrach, Mesach, Abdenego, servi
del Dio altissimo, uscite, venite fuori. Allora Sadrach, Mesach
e Abdenego uscirono dal fuoco.

Quindi i satrapi, i prefetti, i governatori e i ministri del re
si radunarono e, guardando quegli uomini, videro che sopra i
loro corpi il fuoco non aveva avuto nessun potere, che neppure
un capello del loro capo era stato bruciato e i loro mantelli
non erano stati toccati e neppure l'odore del fuoco era
penetrato in essi. Nabucodonosor prese a dire: Benedetto il Dio
di Sadrach, Mesach e Abdenego, il quale ha mandato il suo angelo
e ha liberato i servi che hanno confidato in lui; hanno
trasgredito il comando del re e hanno esposto i loro corpi per
non servire e non adorare alcun altro dio che il loro Dio.

Perci io decreto che chiunque, a qualsiasi popolo, nazione o
lingua appartenga, proferir offesa contro il Dio di Sadrach,
Mesach e Abdenego, sia tagliato a pezzi e la sua casa sia
ridotta a un mucchio di rovine, poich nessun altro dio pu in
tal maniera liberare. Da allora il re promosse Sadrach, Mesach
e Abdenego a cariche pubbliche nella provincia di Babilonia.



Il re Nabucodonosor a tutti i popoli, nazioni e lingue, che
abitano in tutta la terra: Pace e prosperit!

M' parso opportuno rendervi noti i prodigi e le meraviglie che
il Dio altissimo ha fatto per me.

Quanto sono grandi i suoi prodigi

e quanto straordinarie

le sue meraviglie!

Il suo regno  un regno eterno

e il suo dominio

di generazione in generazione.





4.

Io Nabucodonosor ero tranquillo in casa e felice nella reggia,
quando ebbi un sogno che mi spavent. Le immaginazioni che mi
vennero mentre ero nel mio letto e le visioni che mi passarono
per la mente mi turbarono. Feci un decreto con cui ordinavo che
tutti i saggi di Babilonia fossero condotti davanti a me, per
farmi conoscere la spiegazione del sogno.

Allora vennero i maghi, gli astrologi, i caldei e gli indovini,
ai quali esposi il sogno, ma non me ne potevano dare la
spiegazione.

Infine mi si present Daniele, chiamato Baltazzar dal nome del
mio dio, un uomo in cui  lo spirito degli dei santi, e gli
raccontai il sogno dicendo: Baltazzar, principe dei maghi,
poich io so che lo spirito degli dei santi  in te e che nessun
segreto ti  difficile, ecco le visioni che ho avuto in sogno:
tu dammene la spiegazione. Le visioni che mi passarono per la
mente, mentre stavo a letto, erano queste:



Io stavo guardando

ed ecco un albero

di grande altezza

in mezzo alla terra.

Quell'albero era grande, robusto,

la sua cima giungeva al cielo

e si poteva vedere

fin dall'estremit della terra.

I suoi rami erano belli

e i suoi frutti abbondanti

e vi era in esso

da mangiare per tutti.

Le bestie della terra

si riparavano alla sua ombra

e gli uccelli del cielo

facevano il nido fra i suoi rami;

di lui si nutriva ogni vivente.

Mentre nel mio letto

stavo osservando

le visioni che mi passavano

per la mente,

ecco un vigilante, un santo,

scese dal cielo

e grid a voce alta:

Tagliate l'albero e stroncate

i suoi rami:

scuotete le foglie, disperdetene i frutti:

fuggano le bestie di sotto

e gli uccelli dai suoi rami.

Lasciate per nella terra

il ceppo con le radici,

legato con catene di ferro

e di bronzo

fra l'erba della campagna.

Sia bagnato dalla rugiada del cielo

e la sua sorte sia insieme

con le bestie sui prati.

Si muti il suo cuore

e invece di un cuore umano

gli sia dato un cuore di bestia:

sette tempi passeranno su di lui.

Cos  deciso

per sentenza dei vigilanti

e secondo la parola dei santi.

Cos i viventi sappiano che l'Altissimo domina sul regno degli
uomini e che egli lo pu dare a chi vuole e insediarvi anche il
pi piccolo degli uomini.

Questo  il sogno, che io, re Nabucodonosor, ho fatto. Ora tu,
Baltazzar, dammene la spiegazione.

Tu puoi darmela, perch, mentre fra tutti i saggi del mio regno
nessuno me ne spiega il significato, in te  lo spirito degli
dei santi.



Allora Daniele, chiamato Baltazzar rimase per qualche tempo
confuso e turbato dai suoi pensieri. Ma il re gli si rivolse:
Baltazzar, il sogno non ti turbi e neppure la sua spiegazione.
Rispose Baltazzar: Signor mio, valga il sogno per i tuoi nemici
e la sua spiegazione per i tuoi avversari. L'albero che tu hai
visto, grande e robusto, la cui cima giungeva fino al cielo e si
poteva vedere da tutta la terra e le cui foglie erano belle e i
suoi frutti abbondanti in cui c'era da mangiare per tutti e
sotto il quale dimoravano le bestie della terra e sui cui rami
facevano il nido gli uccelli del cielo, sei tu, re, che sei
diventato grande e forte; la tua grandezza  cresciuta,  giunta
al cielo e il suo dominio si  esteso sino ai confini della
terra.

Che il re abbia visto un vigilante, un santo che scendeva dal
cielo e diceva: Tagliate l'albero, spezzatelo, per lasciate
nella terra il ceppo delle sue radici legato con catene di ferro
e di bronzo fra l'erba della campagna e sia bagnato dalla
rugiada del cielo e abbia sorte comune con le bestie della
terra, finch sette tempi siano passati su di lui, questa, o re,
ne  la spiegazione e questo  il decreto dell'Altissimo, che
deve essere eseguito sopra il re, mio signore: Tu sarai cacciato
dal consorzio umano e la tua dimora sar con le bestie della
terra, ti pascerai d'erba come i buoi e sarai bagnato dalla
rugiada del cielo; sette tempi passeranno su di te, finch tu
riconosca che l'Altissimo domina sul regno degli uomini e che
egli lo d a chi vuole.

L'ordine che  stato dato di lasciare il ceppo con le radici
dell'albero significa che il tuo regno ti sar ristabilito,
quando avrai riconosciuto che al Cielo appartiene il dominio.

Perci, re accetta il mio consiglio: sconta i tuoi peccati con
l'elemosina e le tue iniquit con atti di misericordia verso gli
afflitti, perch tu possa godere lunga prosperit.



Tutte queste cose avvennero al re Nabucodonosor.

Dodici mesi dopo, passeggiando sopra la terrazza della reggia di
Babilonia, il re prese a dire: Non  questa la grande Babilonia
che io ho costruito come reggia per la gloria della mia maest,
con la forza della mia potenza?. Queste parole erano ancora
sulle labbra del re, quando una voce venne dal cielo: A te io
parlo, re Nabucodonosor: il regno ti  tolto! Sarai cacciato dal
consorzio umano e la tua dimora sar con le bestie della terra,
ti pascerai d'erba come i buoi e passeranno sette tempi su di
te, finch tu riconosca che l'Altissimo domina sul regno degli
uomini e che egli lo d a chi vuole.

In quel momento stesso si ademp la parola sopra Nabucodonosor.
Egli fu cacciato dal consorzio umano, mangi l'erba come i buoi
e il suo corpo fu bagnato dalla rugiada del cielo: il pelo gli
crebbe come le penne alle aquile e le unghie come agli uccelli.

Ma finito quel tempo, io Nabucodonosor alzai gli occhi al cielo
e la ragione torn in me e benedissi l'Altissimo; lodai e
glorificai colui che vive in eterno,

la cui potenza  potenza eterna

e il cui regno

 di generazione in generazione.

Tutti gli abitanti della terra

sono, davanti a lui, come un nulla;

egli dispone come gli piace

delle schiere del cielo

e degli abitanti della terra.

Nessuno pu fermargli la mano

e dirgli: Che cosa fai?

In quel tempo torn in me la conoscenza e con la gloria del
regno mi fu restituita la mia maest e il mio splendore: i miei
ministri e i miei principi mi ricercarono e io fui ristabilito
nel mio regno e mi fu concesso un potere anche pi grande.

Ora io, Nabucodonosor, lodo, esalto e glorifico il Re del cielo:
tutte le sue opere sono verit e le sue vie giustizia: egli pu
umiliare coloro che camminano nella superbia.





5.

Il re Baldassar imband un gran banchetto a mille dei suoi
dignitari e insieme con loro si diede a bere vino. Quando
Baldassar ebbe molto bevuto comand che fossero portati i vasi
d'oro e d'argento che Nabucodonosor suo padre aveva asportati
dal tempio, che era in Gerusalemme, perch vi bevessero il re e
i suoi grandi, le sue mogli e le sue concubine. Furono quindi
portati i vasi d'oro, che erano stati asportati dal tempio di
Gerusalemme, e il re, i suoi grandi, le sue mogli e le sue
concubine li usarono per bere; mentre bevevano il vino, lodavano
gli dei d'oro, d'argento, di bronzo, di ferro, di legno e di
pietra. In quel momento apparvero le dita di una mano d'uomo, le
quali scrivevano sulla parete della sala reale, di fronte alla
candela. Nel vedere quelle dita che scrivevano, il re cambi
d'aspetto: spaventosi pensieri lo assalirono, le giunture dei
suoi fianchi si allentarono, i ginocchi gli battevano l'uno
contro l'altro. Allora il re si mise a gridare, ordinando che si
convocassero gli astrologi, i caldei e gli indovini. Appena
vennero, il re disse ai saggi di Babilonia: Chiunque legger
quella scrittura e me ne dar la spiegazione sar vestito di
porpora, porter una collana d'oro al collo e sar il terzo
signore del regno. Allora entrarono nella sala tutti i saggi
del re, ma non poterono leggere quella scrittura n darne al re
la spiegazione. Il re Baldassar rimase molto turbato e cambi
colore; anche i suoi grandi restarono sconcertati.

La regina, alle parole del re e dei suoi grandi, entr nella
sala del banchetto e, rivolta al re, gli disse: Re, vivi per
sempre! I tuoi pensieri non ti spaventino n si cambi il colore
del tuo volto. C' nel tuo regno un uomo, in cui  lo spirito
degli dei santi. Al tempo di tuo padre si trov in lui luce,
intelligenza e sapienza pari alla sapienza degli dei. Il re
Nabucodonosor tuo padre lo aveva fatto capo dei maghi, degli
astrologi, dei caldei e degli indovini. Fu riscontrato in questo
Daniele, che il re aveva chiamato Baltazzar, uno spirito
superiore e tanto accorgimento da interpretare sogni, spiegare
detti oscuri, sciogliere enigmi. Si convochi dunque Daniele ed
egli dar la spiegazione. Fu allora introdotto Daniele alla
presenza del re ed egli gli disse: Sei tu Daniele un deportato
dei Giudei, che il re mio padre ha condotto qua dalla Giudea?

Ho inteso dire che tu possiedi lo spirito degli dei santi e che
si trova in te luce, intelligenza e sapienza straordinaria.

Poco fa sono stati condotti alla mia presenza i saggi e gli
astrologi per leggere questa scrittura e darmene la spiegazione,
ma non sono stati capaci.

Ora mi  stato detto che tu sei esperto nel dare spiegazioni e
sciogliere enigmi. Se quindi potrai leggermi questa scrittura e
darmene la spiegazione, tu sarai vestito di porpora, porterai al
collo una collana d'oro e sarai il terzo signore del regno.

Daniele rispose al re: Tieni pure i tuoi doni per te e da' ad
altri i tuoi regali: tuttavia io legger la scrittura al re e
gliene dar la spiegazione.

O re, il Dio altissimo aveva dato a Nabucodonosor tuo padre
regno, grandezza, gloria e magnificenza. Per questa grandezza
che aveva ricevuto, tutti i popoli, nazioni e lingue lo temevano
e tremavano davanti a lui: egli uccideva chi voleva, innalzava
chi gli piaceva e abbassava chi gli pareva.

Ma, quando il suo cuore si insuperb e il suo spirito si ostin
nell'alterigia, fu deposto dal trono e gli fu tolta la sua
gloria.

Fu cacciato dal consorzio umano e il suo cuore divenne simile a
quello delle bestie; la sua dimora fu con gli onagri e mangi
l'erba come i buoi, il suo corpo fu bagnato dalla rugiada del
cielo, finch riconobbe che il Dio altissimo domina sul regno
degli uomini, sul quale innalza chi gli piace.

Tu, Baldassar suo figlio, non hai umiliato il tuo cuore, sebbene
tu fossi a conoscenza di tutto questo. Anzi tu hai insolentito
contro il Signore del cielo e sono stati portati davanti a te i
vasi del suo tempio e in essi avete bevuto tu, i tuoi dignitari,
le tue mogli, le tue concubine: tu hai reso lode agli dei d'oro,
d'argento, di bronzo, di ferro, di legno, di pietra, i quali non
vedono, non odono e non comprendono e non hai glorificato Dio,
nelle cui mani  la tua vita e a cui appartengono tutte le tue
vie.

Da lui fu allora mandata quella mano che ha tracciato quello
scritto, di cui questa  la lettura: MENE, TEKEL, PERES, e
questa ne  l'interpretazione: "Mene": Dio ha computato il tuo
regno e gli ha posto fine. "Tekel": tu sei stato pesato sulle
bilance e sei stato trovato mancante. "Peres": il tuo regno 
diviso e dato ai Medi e ai Persiani.

Allora, per ordine di Baldassar, Daniele fu vestito di porpora,
ebbe una collana d'oro al collo e con bando pubblico fu
dichiarato terzo signore del regno.

In quella stessa notte Baldassar re dei Caldei fu ucciso: Dario
il Medo ricevette il regno, all'et di circa sessantadue anni.



NOTA: MENE, TEKEL, PERES: Nomi di pesi o monete, che permettono
il gioco di parole su cui  costruita l'interpretazione data.





6.

Volle Dario costituire nel suo regno centoventi satrapi e
ripartirli per tutte le province. A capo dei satrapi mise tre
governatori, di cui uno fu Daniele, ai quali i satrapi dovevano
rendere conto perch nessun danno ne soffrisse il re. Ora
Daniele era superiore agli altri governatori e ai satrapi,
perch possedeva uno spirito eccezionale, tanto che il re
pensava di metterlo a capo di tutto il suo regno. Perci tanto i
governatori che i satrapi cercavano il modo di trovare qualche
pretesto contro Daniele nell'amministrazione del regno. Ma non
potendo trovare nessun motivo di accusa n colpa perch egli era
fedele e non aveva niente da farsi rimproverare, quegli uomini
allora pensarono: Non possiamo trovare altro pretesto per
accusare Daniele, se non nella legge del suo Dio.

Perci quei governatori e i satrapi si radunarono presso il re e
gli dissero: Re Dario, vivi per sempre! Tutti i governatori del
regno, i magistrati, i satrapi, i consiglieri e i capi sono del
parere che venga pubblicato un severo decreto del re secondo il
quale chiunque, da ora a trenta giorni, rivolga supplica alcuna
a qualsiasi dio o uomo all'infuori di te, o re, sia gettato
nella fossa dei leoni. Ora, o re, emana il decreto e fallo
mettere per iscritto, perch sia irrevocabile, come sono le
leggi di Media e di Persia, che non si possono mutare. Allora
il re Dario fece scrivere il decreto.

Daniele, quando venne a sapere del decreto del re, si ritir in
casa.

Le finestre della sua stanza si aprivano verso Gerusalemme e tre
volte al giorno si metteva in ginocchio a pregare e lodava il
suo Dio, come era solito fare anche prima.

Allora quegli uomini accorsero e trovarono Daniele che stava
pregando e supplicando il suo Dio. Subito si recarono dal re e
gli dissero riguardo al suo divieto: Non hai tu scritto un
decreto che chiunque, da ora a trenta giorni, rivolga supplica a
qualsiasi dio o uomo, all'infuori di te, re, sia gettato nella
fossa dei leoni?. Il re rispose: S. Il decreto  irrevocabile
come lo sono le leggi dei Medi e dei Persiani.

Ebbene  -  replicarono al re  -  Daniele, quel deportato dalla
Giudea, non ha alcun rispetto n di te, re, n del tuo decreto:
tre volte al giorno fa le sue preghiere.

Il re, all'udire queste parole, ne fu molto addolorato e si mise
in animo di salvare Daniele e fino al tramonto del sole fece
ogni sforzo per liberarlo.

Ma quegli uomini si riunirono di nuovo presso il re e gli
dissero: Sappi, re, che i Medi e i Persiani hanno per legge che
qualunque decreto firmato dal re  irrevocabile. Allora il re
ordin che si prendesse Daniele e si gettasse nella fossa dei
leoni. Il re, rivolto a Daniele, gli disse: Quel Dio, che tu
servi con perseveranza, ti possa salvare!.

Poi fu portata una pietra e fu posta sopra la bocca della fossa:
il re la sigill con il suo anello e con l'anello dei suoi
grandi, perch niente fosse mutato sulla sorte di Daniele.
Quindi il re ritorn alla reggia, pass la notte digiuno, non
gli fu introdotta alcuna donna e anche il sonno lo abbandon. La
mattina dopo il re si alz di buon'ora e sullo spuntare del
giorno and in fretta alla fossa dei leoni. Quando fu vicino,
chiam:

Daniele, servo del Dio vivente, il tuo Dio che tu servi con
perseveranza ti ha potuto salvare dai leoni?. Daniele rispose:
Re, vivi per sempre. Il mio Dio ha mandato il suo angelo che ha
chiuso le fauci dei leoni ed essi non mi hanno fatto alcun male
perch sono stato trovato innocente davanti a lui; ma neppure
contro di te, o re, ho commesso alcun male.

Il re fu pieno di gioia e comand che Daniele fosse tirato fuori
dalla fossa. Appena uscito, non si riscontr in lui lesione
alcuna, poich egli aveva confidato nel suo Dio.

Quindi, per ordine del re, fatti venire quegli uomini che
avevano accusato Daniele, furono gettati nella fossa dei leoni
insieme con i figli e le mogli. Non erano ancora giunti al fondo
della fossa, che i leoni furono loro addosso e stritolarono
tutte le ossa. Allora il re Dario scrisse a tutti i popoli,
nazioni e lingue, che abitano tutta la terra: Pace e
prosperit. Per mio comando viene promulgato questo decreto: In
tutto l'impero a me soggetto si onori e si tema il Dio di
Daniele,

perch egli  il Dio vivente,

che dura in eterno;

il suo regno  tale

che non sar mai distrutto

e il suo dominio non conosce fine.

Egli salva e libera,

fa prodigi e miracoli

in cielo e in terra:

egli ha liberato Daniele

dalle fauci dei leoni.



Questo Daniele prosper durante il regno di Dario e il regno di
Ciro il Persiano.





[Apocalisse. Visioni del profeta Daniele sul futuro].



7.

Nel primo anno di Baldassar re di Babilonia, Daniele, mentre era
a letto, ebbe un sogno e visioni nella sua mente. Egli scrisse
il sogno e ne fece la relazione che dice:

Io, Daniele, guardavo nella mia visione notturna ed ecco, i
quattro venti del cielo si abbattevano impetuosamente sul Mar
Mediterraneo e quattro grandi bestie, differenti l'una
dall'altra, salivano dal mare. La prima era simile a un leone e
aveva ali di aquila. Mentre io stavo guardando, le furono tolte
le ali e fu sollevata da terra e fatta salire su due piedi come
un uomo e le fu dato un cuore d'uomo.

Poi ecco una seconda bestia, simile a un orso, la quale stava
alzata da un lato e aveva tre costole in bocca, fra i denti, e
le fu detto: Su, divora molta carne. Mentre stavo guardando,
eccone un'altra simile a un leopardo, la quale aveva quattro ali
d'uccello sul dorso; quella bestia aveva quattro teste e le fu
dato il dominio.

Stavo ancora guardando nelle visioni notturne ed ecco una quarta
bestia, spaventosa, terribile d'una forza eccezionale, con denti
di ferro; divorava, stritolava e il rimanente se lo metteva
sotto i piedi e lo calpestava: era diversa da tutte le altre
bestie precedenti e aveva dieci corna.

Stavo osservando queste corna, quand'ecco spuntare in mezzo a
quelle un altro corno pi piccolo, davanti al quale tre delle
prime corna furono divelte: vidi che quel corno aveva occhi
simili a quelli di un uomo e una bocca che parlava con alterigia.



Io continuavo a guardare,

quand'ecco furono collocati troni

e un vegliardo si assise.

La sua veste

era candida come la neve

e i capelli del suo capo

erano candidi come la lana;

il suo trono

era come vampe di fuoco

con le ruote come fuoco ardente.

Un fiume di fuoco

scendeva dinanzi a lui,

mille migliaia lo servivano

e diecimila miriadi lo assistevano.

La corte sedette

e i libri furono aperti.



Continuai a guardare a causa delle parole superbe che quel corno
proferiva, e vidi che la bestia fu uccisa e il suo corpo
distrutto e gettato a bruciare sul fuoco.

Alle altre bestie fu tolto il potere e la durata della loro vita
fu fissata fino a un termine stabilito.



Guardando ancora

nelle visioni notturne,

ecco apparire, sulle nubi del cielo,

uno, simile ad un figlio di uomo;

giunse fino al vegliardo

e fu presentato a lui,

che gli diede potere,

gloria e regno;

tutti i popoli,

nazioni e lingue lo servivano;

il suo potere  un potere eterno,

che non tramonta mai,

e il suo regno  tale

che non sar mai distrutto.



Io, Daniele, mi sentii venir meno le forze, tanto le visioni
della mia mente mi avevano turbato; mi accostai a uno dei vicini
e gli domandai il vero significato di tutte queste cose ed egli
me ne diede questa spiegazione: Le quattro bestie rappresentano
quattro re, che sorgeranno dalla terra; ma i santi
dell'Altissimo riceveranno il regno e lo possederanno per secoli
e secoli. Volli poi sapere la verit intorno alla quarta
bestia, che era diversa da tutte le altre e molto terribile, che
aveva denti di ferro e artigli di bronzo, che mangiava e
stritolava e il rimanente se lo metteva sotto i piedi e lo
calpestava; intorno alle dieci corna che aveva sulla testa e
intorno a quest'ultimo corno che era spuntato e davanti al quale
erano cadute tre corna e del perch quel corno aveva gli occhi e
una bocca che parlava con alterigia e appariva maggiore delle
altre corna. Io intanto stavo guardando e quel corno muoveva
guerra ai santi e li vinceva, finch venne il vegliardo e fu
resa giustizia ai santi dell'Altissimo e giunse il tempo in cui
i santi dovevano possedere il regno.

Egli dunque mi disse: La quarta bestia significa che ci sar
sulla terra un quarto regno diverso da tutti gli altri e
divorer tutta la terra, la stritoler e la calpester. Le dieci
corna significano che dieci re sorgeranno da quel regno e dopo
di loro ne seguir un altro, diverso dai precedenti: abbatter
tre re e proferir insulti contro l'Altissimo e distrugger i
santi dell'Altissimo; penser di mutare i tempi e la legge; i
santi gli saranno dati in mano per un tempo, pi tempi e la met
di un tempo. Si terr poi giudizio e gli sar tolto il potere,
quindi verr sterminato e distrutto completamente.

Allora il regno, il potere e la grandezza di tutti i regni che
sono sotto il cielo saranno dati al popolo dei santi
dell'Altissimo, il cui regno sar eterno e tutti gli imperi lo
serviranno e obbediranno.

Qui finisce la relazione. Io, Daniele rimasi molto turbato nei
pensieri, il colore del mio volto si cambi e conservai tutto
questo nel cuore.





8.

Il terzo anno del regno del re Baldassar, io Daniele ebbi
un'altra visione dopo quella che mi era apparsa prima.

Quando ebbi questa visione, mi trovavo nella cittadella di Susa,
che  nella provincia dell'Elam e mi sembrava, in visione, di
essere presso il fiume Ulai. Alzai gli occhi e guardai; ecco un
montone, in piedi, stava di fronte al fiume. Aveva due corna
alte, ma un corno era pi alto dell'altro, sebbene fosse
spuntato dopo. Io vidi che quel montone cozzava verso
l'occidente, il settentrione e il mezzogiorno e nessuna bestia
gli poteva resistere, n alcuno era in grado di liberare dal suo
potere: faceva quel che gli pareva e divenne grande. Io stavo
attento ed ecco un capro venire da occidente, sulla terra, senza
toccarne il suolo: aveva fra gli occhi un grosso corno. Si
avvicin al montone dalle due corna, che avevo visto in piedi di
fronte al fiume, e gli si scagli contro con tutta la forza.
Dopo averlo assalito, lo vidi imbizzarrirsi e cozzare contro di
lui e spezzargli le due corna, senza che il montone avesse la
forza di resistergli; poi lo gett a terra e lo calpest e
nessuno liberava il montone dal suo potere.

Il capro divenne molto potente; ma quando fu diventato grande,
quel suo corno si spezz e al posto di quello sorsero altre
quattro corna, verso i quattro venti del cielo.

Da uno di quelli usc un piccolo corno, che crebbe molto verso
il mezzogiorno, l'oriente e verso la Palestina: s'innalz fin
contro la milizia celeste e gett a terra una parte di quella
schiera e delle stelle e le calpest.

S'innalz fino al capo della milizia e gli tolse il sacrificio
quotidiano e fu profanata la santa dimora.

In luogo del sacrificio quotidiano fu posto il peccato e fu
gettata a terra la verit; ci esso fece e vi riusc.

Udii un santo parlare e un altro santo dire a quello che
parlava: Fino a quando durer questa visione: il sacrificio
quotidiano abolito, la desolazione dell'iniquit, il santuario e
la milizia calpestati?. Gli rispose: Fino a duemilatrecento
sere e mattine: poi il santuario sar rivendicato.

Mentre io, Daniele, consideravo la visione e cercavo di
comprenderla, ecco davanti a me uno in piedi, dall'aspetto
d'uomo; intesi la voce di un uomo, in mezzo all'Ulai, che
gridava e diceva: Gabriele, spiega a lui la visione.

Egli venne dove io ero e quando giunse, io ebbi paura e caddi
con la faccia a terra. Egli mi disse: Figlio dell'uomo,
comprendi bene, questa visione riguarda il tempo della fine.
Mentre egli parlava con me, caddi svenuto con la faccia a terra;
ma egli mi tocc e mi fece alzare.

Egli disse: Ecco io ti rivelo ci che avverr al termine
dell'ira, perch la visione riguarda il tempo della fine.

Il montone con due corna, che tu hai visto, significa il re di
Media e di Persia; il capro  il re della Grecia; il gran corno,
che era in mezzo ai suoi occhi,  il primo re. Che quello sia
stato spezzato e quattro ne siano sorti al posto di uno,
significa che quattro regni sorgeranno dalla medesima nazione,
ma non con la medesima potenza di lui. Alla fine del loro regno,
quando l'empiet avr raggiunto il colmo, sorger un re audace,
sfacciato e intrigante. La sua potenza si rafforzer, ma non per
potenza propria; causer inaudite rovine; avr successo nelle
imprese, distrugger i potenti e il popolo dei santi. Per la sua
astuzia, la frode prosperer nelle sue mani, si insuperbir in
cuor suo e con inganno far perire molti: insorger contro il
principe dei principi, ma verr spezzato senza intervento di
mano d'uomo. La visione di sere e mattine, che  stata spiegata,
 vera. Ora tu tieni segreta la visione, perch riguarda cose
che avverranno fra molti giorni

Io, Daniele, rimasi sfinito e mi sentii male per vari giorni:
poi mi alzai e sbrigai gli affari del re: ma ero stupefatto
della visione perch non la potevo comprendere.





9.

Nell'anno primo di Dario figlio di Serse, della progenie dei
Medi, il quale era stato costituito re sopra il regno dei
Caldei, nel primo anno del suo regno, io Daniele, tentavo di
comprendere nei libri il numero degli anni di cui il Signore
aveva parlato al profeta Geremia e nei quali si dovevano
compiere le desolazioni di Gerusalemme, cio settant'anni. Mi
rivolsi al Signore Dio per pregarlo e supplicarlo con il
digiuno, veste di sacco e cenere e feci la mia preghiera e la
mia confessione al Signore mio Dio:



Signore Dio, grande e tremendo, che sei fedele all'alleanza e
benevolo verso coloro che ti amano e osservano i tuoi
comandamenti, abbiamo peccato e abbiamo operato da malvagi e da
empi, siamo stati ribelli, ci siamo allontanati dai tuoi
comandamenti e dalle tue leggi! Non abbiamo obbedito ai tuoi
servi, i profeti, i quali hanno in tuo nome parlato ai nostri
re, ai nostri principi, ai nostri padri e a tutto il popolo del
paese. A te conviene la giustizia, o Signore, a noi la vergogna
sul volto, come avviene ancora oggi per gli uomini di Giuda, per
gli abitanti di Gerusalemme e per tutto Israele, vicini e
lontani, in tutti i paesi dove tu li hai dispersi per i misfatti
che hanno commesso contro di te. Signore, la vergogna sul volto
a noi ai nostri re, ai nostri principi, ai nostri padri, perch
abbiamo peccato contro di te; al Signore Dio nostro la
misericordia e il perdono, perch ci siamo ribellati contro di
lui, non abbiamo ascoltato la voce del Signore Dio nostro, n
seguito quelle leggi che egli ci aveva dato per mezzo dei suoi
servi, i profeti. Tutto Israele ha trasgredito la tua legge, s'
allontanato per non ascoltare la tua voce; cos si  riversata
su di noi l'esecrazione scritta nella legge di Mos, servo di
Dio, perch abbiamo peccato contro di lui.

Egli ha messo in atto quelle parole che aveva pronunziato contro
di noi e i nostri governanti, mandando su di noi un male cos
grande quale mai, sotto il cielo, era venuto a Gerusalemme.

Tutto questo male  venuto su di noi, proprio come sta scritto
nella legge di Mos. Tuttavia noi non abbiamo supplicato il
Signore Dio nostro, convertendoci dalle nostre iniquit e
seguendo la tua verit. Il Signore ha vegliato sopra questo male
e l'ha mandato su di noi, poich il Signore Dio nostro  giusto
in tutte le cose che fa, mentre noi non abbiamo ascoltato la sua
voce. Signore Dio nostro, che hai fatto uscire il tuo popolo
dall'Egitto con mano forte e ti sei fatto un nome, come  oggi,
noi abbiamo peccato, abbiamo agito da empi. Signore, secondo la
tua misericordia, si plachi la tua ira e il tuo sdegno verso
Gerusalemme, tua citt, verso il tuo monte santo, poich per i
nostri peccati e per l'iniquit dei nostri padri Gerusalemme e
il tuo popolo sono oggetto di vituperio presso quanti ci stanno
intorno.

Ora ascolta, Dio nostro, la preghiera del tuo servo e le sue
suppliche e per amor tuo, o Signore, fa' risplendere il tuo
volto sopra il tuo santuario, che  desolato. Porgi l'orecchio,
mio Dio, e ascolta: apri gli occhi e guarda le nostre
desolazioni e la citt sulla quale  stato invocato il tuo nome!
Non presentiamo le nostre suppliche davanti a te, basate sulla
nostra giustizia, ma sulla tua grande misericordia.

Signore, ascolta; Signore, perdona; Signore, guarda e agisci
senza indugio, per amore di te stesso, mio Dio, poich il tuo
nome  stato invocato sulla tua citt e sul tuo popolo.



Mentre io stavo ancora parlando e pregavo e confessavo il mio
peccato e quello del mio popolo Israele e presentavo la supplica
al Signore Dio mio per il monte santo del mio Dio, mentre dunque
parlavo e pregavo, Gabriele, che io avevo visto prima in
visione, vol veloce verso di me: era l'ora dell'offerta della
sera.

Egli mi rivolse questo discorso: Daniele, sono venuto per
istruirti e farti comprendere.

Fin dall'inizio delle tue suppliche  uscita una parola e io
sono venuto per annunziartela, poich tu sei un uomo prediletto.

Ora sta' attento alla parola e comprendi la visione:

Settanta settimane sono fissate

per il tuo popolo

e per la tua santa citt

per mettere fine all'empiet,

mettere i sigilli ai peccati,

espiare l'iniquit,

portare una giustizia eterna,

suggellare visione e profezia

e ungere il Santo dei santi.

Sappi e intendi bene:

da quando usc la parola

sul ritorno e la ricostruzione

di Gerusalemme

fino a un principe consacrato,

vi saranno sette settimane.

Durante sessantadue settimane

saranno restaurati,

riedificati piazze e fossati

e ci in tempi angosciosi.

Dopo sessantadue settimane,

un consacrato sar soppresso

senza colpa in lui;

il popolo di un principe che verr

distrugger la citt e il santuario;

la sua fine sar un'inondazione

e, fino alla fine,

guerra e desolazioni decretate.

Egli stringer

una forte alleanza con molti

per una settimana e,

nello spazio di met settimana,

far cessare il sacrificio e l'offerta;

sull'ara del tempio

porr l'abominio della desolazione

e ci sar sino alla fine,

fino al termine segnato

sul devastatore.





10.

L'anno terzo di Ciro re dei Persiani, fu rivelata una parola a
Daniele, chiamato Baltazzar. Vera  la parola e la lotta 
grande. Egli comprese la parola e gli fu dato d'intendere la
visione.

In quel tempo io, Daniele, feci penitenza per tre settimane, non
mangiai cibo prelibato, non mi entr in bocca n carne n vino e
non mi unsi d'unguento finch non furono compiute tre settimane.
Il giorno ventiquattro del primo mese, mentre stavo sulla sponda
del gran fiume, cio il Tigri, alzai gli occhi e guardai ed ecco
un uomo vestito di lino, con ai fianchi una cintura d'oro di
Ufaz; il suo corpo somigliava a topazio, la sua faccia aveva
l'aspetto della folgore, i suoi occhi erano come fiamme di
fuoco, le sue braccia e le gambe somigliavano a bronzo lucente e
il suono delle sue parole pareva il clamore di una moltitudine.

Soltanto io, Daniele, vidi la visione, mentre gli uomini che
erano con me non la videro, ma un gran terrore si impadron di
loro e fuggirono a nascondersi. Io rimasi solo a contemplare
quella grande visione, mentre mi sentivo senza forze, il mio
colorito si fece smorto e mi vennero meno le forze. Udii il
suono delle sue parole, ma, appena udito il suono delle sue
parole, caddi stordito con la faccia a terra.



Ed ecco, una mano mi tocc e tutto tremante mi fece alzare sulle
ginocchia, appoggiato sulla palma delle mani. Poi egli mi disse:
Daniele, uomo prediletto, intendi le parole che io ti rivolgo,
alzati in piedi, poich ora sono stato mandato da te. Quando mi
ebbe detto questo, io mi alzai in piedi tutto tremante.

Egli mi disse: Non temere, Daniele, poich fin dal primo giorno
in cui ti sei sforzato di intendere, umiliandoti davanti a Dio,
le tue parole sono state ascoltate e io sono venuto per le tue
parole. Ma il principe del regno di Persia mi si  opposto per
ventun giorni: per Michele, uno dei primi principi, mi  venuto
in aiuto e io l'ho lasciato l presso il principe del re di
Persia; ora sono venuto per farti intendere ci che avverr al
tuo popolo alla fine dei giorni, poich c' ancora una visione
per quei giorni. Mentre egli parlava con me in questa maniera,
chinai la faccia a terra e ammutolii.

Ed ecco uno con sembianze di uomo mi tocc le labbra: io aprii
la bocca e parlai e dissi a colui che era in piedi davanti a me:
Signor mio, nella visione i miei dolori sono tornati su di me e
ho perduto tutte le energie. Come potrebbe questo servo del mio
signore parlare con il mio signore, dal momento che non 
rimasto in me alcun vigore e mi manca anche il respiro?. Allora
di nuovo quella figura d'uomo mi tocc, mi rese le forze e mi
disse: Non temere, uomo prediletto, pace a te, riprendi forza,
rinfrancati. Mentre egli parlava con me, io mi sentii ritornare
le forze e dissi: Parli il mio signore perch tu mi hai ridato
forza.

Allora mi disse: Sai tu perch io sono venuto da te? Ora
torner di nuovo a lottare con il principe di Persia, poi uscir
ed ecco verr il principe di Grecia. Io ti dichiarer ci che 
scritto nel libro della verit. Nessuno mi aiuta in questo se
non Michele, il vostro principe, e io, nell'anno primo di Dario,
mi tenni presso di lui per dargli rinforzo e sostegno.



NOTA: Michele  l'angelo che protegge Daniele.





11.

E ora io ti manifester la verit. Ecco, ci saranno ancora tre
re in Persia: poi il quarto acquister ricchezze superiori a
tutti gli altri e, dopo essersi reso potente con le ricchezze,
muover con tutti i suoi contro il regno di Grecia. Sorger
quindi un re potente e valoroso, i quale dominer sopra un
grande impero e far ci che vuole; ma appena si sar affermato,
il suo regno verr smembrato e diviso ai quattro venti del
cielo, ma non fra i suoi discendenti n con la stessa forza che
egli possedeva; il suo regno sar infatti smembrato e dato ad
altri anzich ai suoi discendenti.

Il re del mezzogiorno diverr potente e uno dei suoi capitani
sar pi forte di lui e il suo impero sar grande. Dopo qualche
anno faranno alleanza e la figlia del re del mezzogiorno verr
al re del settentrione per fare la pace, ma non potr mantenere
la forza del suo braccio e non resister n lei n la sua
discendenza e sar condannata a morte insieme con i suoi
seguaci, il figlio e il marito. In quel tempo, da un germoglio
delle sue radici sorger uno, al posto di costui, e verr con un
esercito e avanzer contro le fortezze del re del settentrione,
le assalir e se ne impadronir. Condurr in Egitto i loro dei
con le loro immagini e i loro preziosi oggetti d'oro e
d'argento, come preda di guerra, poi per qualche anno si asterr
dal contendere con il re del settentrione. Questi muover contro
il re del mezzogiorno, ma se ne ritorner nel suo paese.

Poi suo figlio si preparer alla guerra, raccogliendo una
moltitudine di grandi eserciti, con i quali avanzer come una
inondazione: attraverser il paese per attaccare di nuovo
battaglia e giungere sino alla sua fortezza. Il re del
mezzogiorno, inasprito, uscir per combattere con il re del
settentrione, che si muover con un grande esercito, ma questo
cadr in potere del re del mezzogiorno, il quale dopo avere
disfatto quell'esercito si gonfier d'orgoglio, ma pur avendo
abbattuto decine di migliaia, non per questo sar pi forte. Il
re del settentrione di nuovo metter insieme un grande esercito,
pi grande di quello di prima, e dopo qualche anno avanzer con
un grande esercito e con grande apparato. In quel tempo molti si
alzeranno contro il re del mezzogiorno e uomini violenti del tuo
popolo insorgeranno per adempiere la visione, ma cadranno. Il re
del settentrione verr, costruir terrapieni e occuper una
citt ben fortificata. Le forze del mezzogiorno, con truppe
scelte, non potranno resistere, mancher loro la forza per
opporre resistenza. L'invasore far ci che vuole e nessuno gli
si potr opporre; si stabilir in quella magnifica terra e la
distruzione sar nelle sue mani. Quindi si proporr di occupare
tutto il regno del re del mezzogiorno, stipuler un'alleanza con
lui e gli dar sua figlia per rovinarlo, ma ci non riuscir e
non raggiunger il suo scopo.

Poi volger le mire alle isole e ne prender molte, ma un
comandante straniero far cessare la sua arroganza, facendola
ricadere sopra di lui. Si volger poi verso le fortezze del
proprio paese, ma inciamper, cadr, scomparir. Sorger quindi
al suo posto uno che mander esattori nella terra perla del suo
regno, ma in pochi giorni sar stroncato, non nel furore di una
rivolta n in battaglia.

Gli succeder poi un uomo abbietto, privo di dignit regale:
verr di nascosto e occuper il regno con la frode. Le forze
armate saranno annientate davanti a lui e sar stroncato anche
il capo dell'alleanza. Non appena sar stata stipulata
un'alleanza con lui, egli agir con la frode, crescer e si
consolider con poca gente. Entrer di nascosto nei luoghi pi
fertili della provincia e far cose che n i suoi padri n i
padri dei suoi padri osarono fare: distribuir alla sua gente
preda, spoglie e ricchezze e ordir progetti contro le fortezze,
ma ci fino ad un certo tempo.

La sua potenza e il suo ardire lo spingeranno contro il re del
mezzogiorno con un grande esercito e il re del mezzogiorno verr
a battaglia con un grande e potente esercito, ma non potr
resistere, perch si ordiranno congiure contro di lui: i suoi
stessi commensali saranno causa della sua rovina; il suo
esercito sar travolto e molti cadranno uccisi. I due re non
penseranno che a farsi del male a vicenda e seduti alla stessa
tavola parleranno con finzione, ma senza riuscire nei reciproci
intenti, perch li attender la fine, al tempo stabilito. Egli
ritorner nel suo paese con grandi ricchezze e con in cuore
l'avversione alla santa alleanza: agir secondo i suoi piani e
poi ritorner nel suo paese. Al tempo determinato verr di nuovo
contro il paese del mezzogiorno, ma quest'ultima impresa non
riuscir come la prima. Verranno contro lui navi dei Kittim ed
egli si sentir scoraggiato e torner indietro. Si volger
infuriato e agir contro la santa alleanza, e nel suo ritorno se
la intender con coloro che avranno abbandonato la santa
alleanza. Forze da lui armate si muoveranno a profanare il
santuario della cittadella, aboliranno il sacrificio quotidiano
e vi metteranno l'abominio della desolazione.

Con lusinghe egli sedurr coloro che avranno apostatato
dall'alleanza, ma quanti riconoscono il proprio Dio si
fortificheranno e agiranno.

I pi saggi tra il popolo ammaestreranno molti, ma cadranno di
spada, saranno dati alle fiamme, condotti in schiavit e
saccheggiati per molti giorni. Mentre cos cadranno, riceveranno
un po' di aiuto: molti per si uniranno a loro ma senza
sincerit. Alcuni saggi cadranno perch fra di loro ve ne siano
di quelli purificati, lavati, resi candidi fino al tempo della
fine, che dovr venire al tempo stabilito.

Il re dunque far ci che vuole, s'innalzer, si magnificher
sopra ogni dio e proferir cose inaudite contro il Dio degli dei
e avr successo finch non sar colma l'ira; poich ci che 
stato determinato si compir. Egli non si curer neppure delle
divinit dei suoi padri n del dio amato dalle donne, n di
altro dio, poich egli si esalter sopra tutti. Onorer invece
il dio delle fortezze: onorer, con oro e argento, con gemme e
con cose preziose, un dio che i suoi padri non hanno mai
conosciuto. Nel nome di quel dio straniero attaccher le forze e
colmer di onori coloro che lo riconosceranno: dar loro il
potere su molti e distribuir loro terre in ricompensa.



Al tempo della fine il re del mezzogiorno si scontrer con lui e
il re del settentrione gli piomber addosso, come turbine, con
carri, con cavalieri e molte navi; entrer nel suo territorio
invadendolo. Entrer anche in quella magnifica terra e molti
paesi soccomberanno. Questi per scamperanno dalla sua mano:
Edom, Moab e gran parte degli Ammoniti. Metter cos la mano su
molti paesi; neppure l'Egitto scamper. S'impadronir di tesori
d'oro e d'argento e di tutte le cose preziose d'Egitto: i Libi e
gli Etiopi saranno al suo seguito. Ma notizie dall'oriente e dal
settentrione lo turberanno: egli partir con grande ira per
distruggere e disperdere molti. Pianter le tende del suo
palazzo fra il mare e il bel monte santo: poi giunger alla fine
e nessuno verr in suo aiuto.



NOTA: Alcuni riferimenti storici di questa visione. I successori
(tre re) di Ciro Secondo (558-530 avanti Cristo) furono
nell'ordine: Cambise (530-522 avanti Cristo); Dario Primo
(521-486 avanti Cristo); Serse Primo (485-465 avanti Cristo). Il
re potente e valoroso  Alessandro Magno.

Antioco Secondo (261-246 avanti Cristo) spos Berenice, figlia
di Tolomeo Secondo.

Tolomeo Terzo vendic la sorella Berenice conquistando
Antiochia, capitale della Siria.

Antioco Terzo il Grande attacc l'Egitto.





12.

Or in quel tempo sorger Michele, il gran principe, che vigila
sui figli del tuo popolo. Ci sar un tempo di angoscia, come non
c'era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in
quel tempo sar salvato il tuo popolo, chiunque si trover
scritto nel libro. Molti di quelli che dormono nella polvere
della terra si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli
altri alla vergogna e per l'infamia eterna. I saggi
risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che
avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le
stelle per sempre. Ora tu, Daniele, chiudi queste parole e
sigilla questo libro, fino al tempo della fine: allora molti lo
scorreranno e la loro conoscenza sar accresciuta.



Io, Daniele, stavo guardando ed ecco altri due che stavano in
piedi, uno di qua sulla sponda del fiume, l'altro di l
sull'altra sponda. Uno disse all'uomo vestito di lino, che era
sulle acque del fiume: Quando si compiranno queste cose
meravigliose?. Udii l'uomo vestito di lino, che era sulle acque
del fiume, il quale, alzate la destra e la sinistra al cielo,
giur per colui che vive in eterno che tutte queste cose si
sarebbero compiute fra un tempo, tempi e la met di un tempo,
quando sarebbe finito colui che dissipa le forze del popolo
santo.

Io udii bene, ma non compresi, e dissi: Mio Signore, quale sar
la fine di queste cose?. Egli mi rispose: Va', Daniele, queste
parole sono nascoste e sigillate fino al tempo della fine. Molti
saranno purificati, resi candidi, integri, ma gli empi agiranno
empiamente: nessuno degli empi intender queste cose, ma i saggi
le intenderanno.

Ora, dal tempo in cui sar abolito il sacrificio quotidiano e
sar eretto l'abominio della desolazione, ci saranno
milleduecentonovanta giorni.

Beato chi aspetter con pazienza e giunger a
milletrecentotrentacinque giorni. Tu, va' pure alla tua fine e
riposa: ti alzerai per la tua sorte alla fine dei giorni.





Supplementi al libro di Daniele.



NOTA: Eroe leggendario in Oriente, divenuto gloria nazionale del
popolo ebreo, Daniele ha attirato su di s l'attenzione di molti
scrittori. Gli si attribuiscono qui tre storie folcloristiche
che circolavano gi da gran tempo quando i Giudei di Alessandria
le hanno redatte in greco.



13.

[La casta Susanna].

Abitava in Babilonia un uomo chiamato Ioakim, il quale aveva
sposato una donna chiamata Susanna, figlia di Chelkia, di rara
bellezza e timorata di Dio. I suoi genitori, che erano giusti,
avevano educato la figlia secondo la legge di Mos. Ioakim era
molto ricco e possedeva un giardino vicino a casa ed essendo
stimato pi di ogni altro i Giudei andavano da lui. In
quell'anno erano stati eletti giudici del popolo due anziani:
erano di quelli di cui il Signore ha detto: L'iniquit  uscita
da Babilonia per opera di anziani e di giudici, che solo in
apparenza sono guide del popolo. Questi frequentavano la casa
di Ioakim e tutti quelli che avevano qualche lite da risolvere
si recavano da loro. Quando il popolo, verso il mezzogiorno, se
ne andava, Susanna era solita recarsi a passeggiare nel giardino
del marito. I due anziani che ogni giorno la vedevano andare a
passeggiare, furono presi da un'ardente passione per lei:
persero il lume della ragione, distolsero gli occhi per non
vedere il Cielo e non ricordare i giusti giudizi.

Erano colpiti tutt'e due dalla passione per lei, ma l'uno
nascondeva all'altro la sua pena, perch si vergognava di
rivelare la brama che avevano di unirsi a lei. Ogni giorno con
maggior desiderio cercavano di vederla. Un giorno uno disse
all'altro: Andiamo pure a casa:  l'ora di desinare; e usciti
se ne andarono. Ma ritornati indietro, si ritrovarono di nuovo
insieme e, domandandosi a vicenda il motivo, confessarono la
propria passione. Allora studiarono il momento opportuno di
poterla sorprendere sola.

Mentre aspettavano l'occasione favorevole, Susanna entr, come
al solito, con due sole ancelle, nel giardino per fare il bagno,
poich faceva caldo. Non c'era nessun altro al di fuori dei due
anziani nascosti a spiarla. Susanna disse alle ancelle:
Portatemi l'unguento e i profumi, poi chiudete la porta, perch
voglio fare il bagno. Esse fecero come aveva ordinato: chiusero
le porte del giardino ed entrarono in casa dalla porta laterale
per portare ci che Susanna chiedeva, senza accorgersi degli
anziani poich si erano nascosti. Appena partite le ancelle, i
due anziani uscirono dal nascondiglio, corsero da lei e le
dissero: Ecco, le porte del giardino sono chiuse, nessuno ci
vede e noi bruciamo di passione per te; acconsenti e datti a
noi. In caso contrario ti accuseremo, diremo che un giovane era
con te e perci hai fatto uscire le ancelle.

Susanna, piangendo, esclam: Sono alle strette da ogni parte.
Se cedo,  la morte per me; se rifiuto, non potr scampare dalle
vostre mani. Meglio per per me cadere innocente nelle vostre
mani che peccare davanti al Signore!.

Susanna grid a gran voce. Anche i due anziani gridarono contro
di lei e uno di loro corse alle porte del giardino e le apr.

I servi della casa, all'udire tale rumore in giardino, si
precipitarono alla porta laterale per vedere che cosa stava
accadendo. Quando gli anziani ebbero fatto il loro racconto, i
servi si sentirono molto confusi, perch mai era stata detta una
simile cosa di Susanna.

Il giorno dopo, tutto il popolo si adun nella casa di Ioakim,
suo marito, e andarono l anche i due anziani pieni di perverse
intenzioni per condannare a morte Susanna. Rivolti al popolo
dissero: Si faccia venire Susanna figlia di Chelkia, moglie di
Ioakim. Mandarono a chiamarla ed essa venne con i genitori, i
figli e tutti i suoi parenti. Susanna era assai delicata
d'aspetto e molto bella di forme, aveva il velo e quei perversi
ordinarono che le fosse tolto per godere almeno cos della sua
bellezza. Tutti i suoi familiari e amici piangevano.

I due anziani si alzarono in mezzo al popolo e posero le mani
sulla sua testa. Essa piangendo alz gli occhi al cielo, con il
cuore pieno di fiducia nel Signore.

Gli anziani dissero: Mentre noi stavamo passeggiando soli nel
giardino,  venuta con due ancelle, ha chiuso le porte del
giardino e poi ha licenziato le ancelle. Quindi  entrato da lei
un giovane che era nascosto, e si  unito a lei. Noi che eravamo
in un angolo del giardino, vedendo una tale nefandezza ci siamo
precipitati su di loro e li abbiamo sorpresi insieme. Non
abbiamo potuto prendere il giovane perch, pi forte di noi, ha
aperto la porta ed  fuggito. Abbiamo preso lei e le abbiamo
domandato chi era quel giovane, ma lei non ce l'ha voluto dire.
Di questo noi siamo testimoni. La moltitudine prest loro fede
poich erano anziani e giudici del popolo e la condann a morte.

Allora Susanna ad alta voce esclam: Dio eterno, che conosci i
segreti, che conosci le cose prima che accadano, tu lo sai che
hanno deposto il falso contro di me! Io muoio innocente di
quanto essi iniquamente hanno tramato contro di me. E il
Signore ascolt la sua voce.

Mentre Susanna era condotta a morte, il Signore suscit il santo
spirito di un giovanetto, chiamato Daniele, il quale si mise a
gridare: Io sono innocente del sangue di lei!.

Tutti si voltarono verso di lui dicendo: Che vuoi dire con le
tue parole?. Allora Daniele, stando in mezzo a loro, disse:
Siete cos stolti, Israeliti? Avete condannato a morte una
figlia d'Israele senza indagare la verit! Tornate al tribunale,
perch costoro hanno deposto il falso contro di lei. Il popolo
torn subito indietro e gli anziani dissero a Daniele: Vieni,
siedi in mezzo a noi e facci da maestro, poich Dio ti ha dato
il dono dell'anzianit. Daniele esclam: Separateli bene l'uno
dall'altro e io li giudicher. Separati che furono, Daniele
disse al primo: O invecchiato nel male! Ecco, i tuoi peccati
commessi in passato vengono alla luce, quando davi sentenze
ingiuste opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi, mentre
il Signore ha detto: Non ucciderai il giusto e l'innocente. Ora
dunque, se tu hai visto costei, di': sotto quale albero tu li
hai visti stare insieme?. Rispose: Sotto un lentisco. Disse
Daniele: In verit, la tua menzogna ricadr sulla tua testa.
Gi l'angelo di Dio ha ricevuto da Dio la sentenza e ti
spaccher in due. Allontanato questo, fece venire l'altro e gli
disse: Razza di Canaan e non di Giuda, la bellezza ti ha
sedotto, la passione ti ha pervertito il cuore! Cos facevate
con le donne d'Israele ed esse per paura si univano a voi. Ma
una figlia di Giuda non ha potuto sopportare la vostra iniquit.
Dimmi dunque, sotto quale albero li hai trovati insieme?.
Rispose: Sotto un leccio.  Disse Daniele: In verit anche la
tua menzogna ti ricadr sulla testa. Ecco l'angelo di Dio ti
aspetta con la spada in mano per spaccarti in due e cos farti
morire.

Allora tutta l'assemblea diede in grida di gioia e benedisse Dio
che salva coloro che sperano in lui. Poi insorgendo contro i due
anziani, ai quali Daniele aveva fatto confessare con la loro
bocca di aver deposto il falso, fece loro subire la medesima
pena alla quale volevano assoggettare il prossimo e applicando
la legge di Mos li fece morire. In quel giorno fu salvato il
sangue innocente. Chelkia e sua moglie resero grazie a Dio per
la figlia Susanna insieme con il marito Ioakim e tutti i suoi
parenti, per non aver trovato in lei nulla di meno onesto. Da
quel giorno in poi Daniele divenne grande di fronte al popolo.





14.

[Il Dio bel e il drago].

NOTA: Bel, cio Marduk,  il corrispondente babilonese di Baal,
nome comune a molte divinit semitiche.





Il re Astiage si riun ai suoi padri e gli succedette nel regno
Ciro il Persiano. Ora Daniele viveva accanto al re, ed era il
pi onorato di tutti gli amici del re.

I Babilonesi avevano un idolo chiamato Bel, al quale offrivano
ogni giorno dodici sacchi di fior di farina, quaranta pecore e
sei barili di vino. Anche il re venerava questo idolo e andava
ogni giorno per adorarlo.

Daniele per adorava il suo Dio e perci il re gli disse:
Perch non adori Bel?. Daniele rispose:

Io non adoro idoli fatti da mani d'uomo, ma soltanto il Dio
vivo che ha fatto il cielo e la terra e che  signore di ogni
essere vivente.

Non credi tu  -  aggiunse il re  -  che Bel sia un dio vivo?
Non vedi quanto beve e mangia ogni giorno?. Rispose Daniele
ridendo: Non t'ingannare, o re: quell'idolo di dentro 
d'argilla e di fuori  di bronzo e non ha mai mangiato n
bevuto. Il re s'indign e convocati i sacerdoti di Bel, disse
loro: Se voi non mi dite chi  che mangia tutto questo cibo,
morirete; se invece mi proverete che  Bel che lo mangia, morir
Daniele, perch ha insultato Bel. Daniele disse al re: Sia
fatto come tu hai detto. I sacerdoti di Bel erano settanta,
senza contare le mogli e i figli. Il re si rec insieme con
Daniele al tempio di Bel e i sacerdoti di Bel gli dissero:
Ecco, noi usciamo di qui e tu, re, disponi le vivande e mesci
il vino temperato; poi chiudi la porta e sigillala con il tuo
anello. Se domani mattina, venendo, tu riscontrerai che tutto
non  stato mangiato da Bel, moriremo noi, altrimenti morir
Daniele che ci ha calunniati. Essi per non se ne preoccuparono
perch avevano praticato un passaggio segreto sotto la tavola
per il quale passavano abitualmente e consumavano tutto.

Dopo che essi se ne furono andati, il re fece porre i cibi
davanti a Bel: Daniele ordin ai servi del re di portare un po'
di cenere e la sparsero su tutto il pavimento del tempio alla
presenza soltanto del re; poi uscirono, chiusero la porta, la
sigillarono con l'anello del re e se ne andarono. I sacerdoti
vennero di notte, secondo il loro consueto, con le mogli, i
figli, e mangiarono e bevvero tutto. Di buon mattino il re si
alz, come anche Daniele. Il re domand: Sono intatti i
sigilli, Daniele?. Intatti, re rispose. Aperta la porta, il
re guard la tavola ed esclam: Tu sei grande, Bel, e nessun
inganno  in te!. Daniele sorrise, e trattenendo il re perch
non entrasse, disse: Guarda il pavimento ed esamina di chi sono
quelle orme Il re disse: Vedo orme d'uomini, di donne e di
ragazzi!. Acceso d'ira, fece arrestare i sacerdoti con le mogli
e i figli; gli furono mostrate le porte segrete per le quali
entravano a consumare quanto si trovava sulla tavola. Quindi il
re li fece mettere a morte, consegn Bel in potere di Daniele
che lo distrusse insieme con il tempio.



[Di nuovo tra i leoni].

C'era un gran drago e i Babilonesi lo veneravano. Il re disse a
Daniele: Non potrai dire che questo non  un dio vivente;
adoralo, dunque.

Daniele rispose: Io adoro il Signore mio Dio, perch egli  il
Dio vivente; se tu me lo permetti, o re, io, senza spada e senza
bastone, uccider il drago. Soggiunse il re: Te lo permetto.
Daniele prese allora pece, grasso e peli e li fece cuocere
insieme, poi ne prepar focacce e le gett in bocca al drago che
le inghiott e scoppi; quindi soggiunse: Ecco che cosa
adoravate!.

Quando i Babilonesi lo seppero, ne furono molto indignati e
insorsero contro il re, dicendo: Il re  diventato Giudeo: ha
distrutto Bel, ha ucciso il drago, ha messo a morte i
sacerdoti. Andarono da lui dicendo: Consegnaci Daniele,
altrimenti uccidiamo te e la tua famiglia!. Quando il re vide
che lo assalivano con violenza, costretto dalla necessit
consegn loro Daniele ed essi lo gettarono nella fossa dei
leoni, dove rimase sei giorni. Nella fossa c'erano sette leoni,
ai quali venivano dati ogni giorno due cadaveri e due pecore: ma
quella volta non fu dato loro niente perch divorassero Daniele.
Si trovava allora in Giudea il profeta Abacuc il quale aveva
fatto una minestra e spezzettato il pane in un recipiente e
andava a portarlo nel campo ai mietitori. L'angelo del Signore
gli disse: Porta questo cibo a Daniele in Babilonia nella fossa
dei leoni. Ma Abacuc rispose: Signore, Babilonia non l'ho mai
vista e la fossa non la conosco. Allora l'angelo del Signore lo
prese per i capelli e con la velocit del vento lo trasport in
Babilonia e lo pos sull'orlo della fossa dei leoni. Grid
Abacuc: Daniele, Daniele, prendi il cibo che Dio ti ha mandato.

Daniele esclam: Dio, ti sei ricordato di me e non hai
abbandonato coloro che ti amano.

Alzatosi, Daniele si mise a mangiare mentre l'angelo di Dio
riportava subito Abacuc nel luogo di prima.

Il settimo giorno il re and per piangere Daniele e giunto alla
fossa guard e vide Daniele seduto.

Allora esclam ad alta voce: Grande sei tu, Signore Dio di
Daniele, e non c' altro dio all'infuori di te!

Poi fece uscire Daniele dalla fossa e vi fece gettare coloro che
volevano la sua rovina ed essi furono subito divorati sotto i
suoi occhi.





OSEA.





Dal 931 avanti Cristo, il popolo di Israele  diviso in due
regni. Quello del Nord che  spesso chiamato Israele o Efraim,
ha scelto come capitale Samaria e celebra il culto di Dio
soprattutto a Dan e a Betel; quello del Sud, Giuda, 
raggruppato attorno a Gerusalemme. Ci furono degli scontri tra i
due regni e il Nord ha dovuto anche riconquistare dei territori
dal suo vicino siriano e ha conosciuto numerose rivolte di
palazzo. Ma tutto ci sembra gi lontano a met del secolo
ottavo. L'Assiria subisce d'altra parte un'eclisse da una
trentina d'anni. La pace e la prosperit sembrano acquisite
verso la fine del lungo regno di Geroboamo Secondo. Verso il 750
avanti Cristo appare un nuovo profeta, che si chiama Osea, il
quale ha subito senza dubbio l'influenza dei sacerdoti custodi
dei vecchi santuari e della tradizione. Denuncia la falsa
sicurezza del momento: infatti dopo Geroboamo Secondo i regni in
Samaria si succedono effimeri. L'Assiria momentaneamente
occupata altrove, realizzer il suo sogno di egemonia nel Vicino
Oriente. Nel 733 Samaria e Damasco sperano di sottrarsi alla
tutela assira e vorrebbero coinvolgere Giuda nel loro complotto.
Progetto senza speranza! Ma provveder la guerra siro-efraimita,
e le politiche di alleanza avveleneranno la vita dei due regni.
Nel 732 il regno del Nord passa sotto la tutela dell'Assiria e
nel 721 crolla definitivamente con la caduta di Samaria. Dietro
la facciata di pace e di prosperit Osea sente il pericolo.

Il libro di Osea  stato con ogni probabilit scritto da un
discepolo e sovraccaricato con numerosi commenti.



1.

Parola del Signore rivolta a Osea figlio di Beeri, al tempo di
Ozia, di Iotam, di Acaz, di Ezechia, re di Giuda, e al tempo di
Geroboamo figlio di Ioas, re d'Israele.



Quando il Signore cominci a parlare a Osea,

gli disse:

Va', prenditi in moglie una prostituta

e abbi figli di prostituzione,

poich il paese non fa che prostituirsi

allontanandosi dal Signore.

Egli and a prendere Gomer, figlia di Diblaim: essa concep e
gli partor un figlio. E il Signore disse a Osea:

Chiamalo Izreel,

perch tra poco vendicher il sangue di Izreel sulla casa di Ieu

e porr fine al regno della casa d'Israele.

In quel giorno io spezzer l'arco d'Israele nella valle di
Izreel.

La donna concep di nuovo e partor una figlia e il Signore
disse a Osea:

Chiamala Non-amata,

Invece io amer la casa di Giuda

e saranno salvati dal Signore loro Dio;

non li salver con l'arco, con la spada, con la guerra,

n con cavalli o cavalieri.

Dopo avere divezzato Non-amata, Gomer concep e partor un
figlio. E il Signore disse a Osea:

Chiamalo Non-mio-popolo,

perch voi non siete mio popolo e io non esisto per voi.





2.

Il numero degli Israeliti sar come la sabbia del mare,

che non si pu misurare n contare.

Invece di sentirsi dire: Non siete mio popolo,

saranno chiamati figli del Dio vivente.

I figli di Giuda e i figli d'Israele si riuniranno insieme,

si daranno un unico capo e saliranno dal proprio territorio,

perch grande sar il giorno di Izreel!

Dite ai vostri fratelli: Popolo mio

e alle vostre sorelle: Amata.



Accusate vostra madre, accusatela,

perch essa non  pi mia moglie

e io non sono pi suo marito!

Si tolga dalla faccia i segni delle sue prostituzioni

e i segni del suo adulterio dal suo petto,

altrimenti la spoglier tutta nuda

e la render come quando nacque

e la ridurr a un deserto, come una terra arida,

e la far morire di sete.

I suoi figli non li amer,

perch sono figli di prostituzione.

La loro madre si  prostituita,

la loro genitrice si  coperta di vergogna.

Essa ha detto: Seguir i miei amanti,

che mi danno il mio pane e la mia acqua,

la mia lana e il mio lino, il mio olio e le mie bevande.

Perci ecco, ti sbarrer la strada di spine

e ne cinger il recinto di barriere e non ritrover i suoi
sentieri.

Inseguir i suoi amanti, ma non li raggiunger,

li cercher senza trovarli.

Allora dir: Ritorner al mio marito di prima

perch ero pi felice di ora.

Non cap che io le davo grano, vino nuovo e olio

e le prodigavo l'argento e l'oro che hanno usato per Baal.

Perci anch'io torner a riprendere il mio grano, a suo tempo,

il mio vino nuovo nella sua stagione;

ritirer la lana e il lino che dovevano coprire le sue nudit.

Scoprir allora le sue vergogne agli occhi dei suoi amanti,

nessuno la toglier dalle mie mani.

Far cessare tutte le sue gioie,

le feste, i noviluni, i sabati,

tutte le sue solennit.

Devaster le sue viti e i suoi fichi, di cui essa diceva:

Ecco il dono che mi hanno dato i miei amanti.

La ridurr a una sterpaglia e a un pascolo di animali selvatici.

Le far scontare i giorni dei Baal,

quando bruciava loro i profumi

e adornava di anelli e di collane

e seguiva i suoi amanti mentre dimenticava me!

Oracolo del Signore.



Perci, ecco, la attirer a me,

la condurr nel deserto e parler al suo cuore.

Le render le sue vigne

e trasformer la valle di Acor in porta di speranza.

L canter come nei giorni della sua giovinezza,

come quando usc dal paese d'Egitto.

E avverr in quel giorno  - oracolo del Signore  -

mi chiamerai: Marito mio,

non mi chiamerai pi: Mio padrone.

Le toglier dalla bocca i nomi dei Baal,

e non saranno pi ricordati.

In quel tempo far per loro un'alleanza

con le bestie della terra e gli uccelli del cielo

e con i rettili del suolo;

arco e spada e guerra eliminer dal paese;

e li far riposare tranquilli.

Ti far mia sposa per sempre,

ti far mia sposa nella giustizia e nel diritto,

nella benevolenza e nell'amore,

ti fidanzer con me nella fedelt

e tu conoscerai il Signore.

E avverr in quel giorno

- oracolo del Signore -

io risponder al cielo ed esso risponder alla terra;

la terra risponder con il grano, il vino nuovo e l'olio

e questi risponderanno a Izreel.

Io li seminer di nuovo per me nel paese

e amer Non-amata;

e a Non-mio-popolo dir: Popolo mio,

ed egli mi dir: Mio Dio.





3.

Il Signore mi disse ancora: V, ama una donna che  amata da un
altro ed  adultera; come il Signore ama gli Israeliti ed essi
si rivolgono ad altri dei e amano le schiacciate d'uva.

Io me l'acquistai per quindici pezzi d'argento e una misura e
mezza d'orzo e le dissi:

Per lunghi giorni starai calma con me; non ti prostituirai e
non sarai di alcun uomo; cos anch'io mi comporter con te.



Poich per lunghi giorni

staranno gli Israeliti senza re e senza capo,

senza sacrificio e senza stele, senza "efod" e senza "terafim".

Poi torneranno gli Israeliti

e cercheranno il Signore loro Dio, e Davide loro re

e trepidi si volgeranno al Signore

e ai suoi beni, alla fine dei giorni.



NOTA: Prima di appartenere a Osea, Gomer deve essere riscattata
e piegarsi alle condizioni che, secondo le concezioni antiche,
la liberano dal legame sacro a un culto pagano e le permettono
di riprendere la vita ordinata. La stele, l'"efod", i "terafim"
erano accessori di culto pi o meno legati ai riti pagani, le
focacce di uva venivano offerte alla dea madre; le schiacciate
d'uva erano offerte nei banchetti cultuali pagani.





4.

Ascoltate la parola del Signore, o Israeliti,

poich il Signore ha un processo con gli abitanti del paese.

Non c' infatti sincerit n amore del prossimo,

n conoscenza di Dio nel paese.

Si giura, si mentisce, si uccide,

si ruba, si commette adulterio,

si fa strage e si versa sangue su sangue.

Per questo  in lutto il paese

e chiunque vi abita langue

insieme con gli animali della terra e con gli uccelli del cielo;

perfino i pesci del mare periranno.



Ma nessuno accusi, nessuno contesti;

contro di te, sacerdote, muovo l'accusa.

Tu inciampi di giorno

e il profeta con te inciampa di notte

e fai perire tua madre.

Perisce il mio popolo per mancanza di conoscenza.

Poich tu rifiuti la conoscenza,

rifiuter te come mio sacerdote

hai dimenticato la legge del tuo Dio

e io dimenticher i tuoi figli.

Tutti hanno peccato contro di me;

cambier la loro gloria in vituperio.

Essi si nutrono del peccato del mio popolo

e sono avidi della sua iniquit.

II popolo e il sacerdote avranno la stessa sorte;

li punir per la loro condotta,

e li retribuir dei loro misfatti.

Mangeranno, ma non si sazieranno,

si prostituiranno, ma non avranno prole,

perch hanno abbandonato il Signore per darsi alla prostituzione.



Il vino e il mosto tolgono il senno.

Il mio popolo consulta il suo pezzo di legno

e il suo bastone gli d il responso,

poich uno spirito di prostituzione li svia

e si prostituiscono, allontanandosi dal loro Dio.

Sulla cima dei monti fanno sacrifici e sui colli bruciano
incensi;

sotto la quercia, i pioppi e i terebinti,

perch buona  la loro ombra.

Perci si prostituiscono le vostre figlie

e le vostre nuore commettono adulterio.

Non punir le vostre figlie se si prostituiscono,

n le vostre nuore se commettono adulterio;

poich essi stessi si appartano con le prostitute

e con le prostitute sacre offrono sacrifici;

un popolo, che non comprende, va a precipizio.

Se ti prostituisci tu, Israele, non si renda colpevole Giuda.

Non andate a Galgala, non salite a Bet-Aven,

non giurate per il Signore vivente.

E poich come giovenca ribelle si ribella Israele,

forse potr pascolarlo il Signore come agnello in luoghi aperti?

Si  alleato agli idoli Efraim,

si accompagna ai beoni;

si sono dati alla prostituzione, hanno preferito il disonore
alla loro gloria.

Un vento li travolger con le sue ali

e si vergogneranno dei loro sacrifici.





5.

Ascoltate questo, o sacerdoti, state attenti, gente d'Israele,

o casa del re, porgete l'orecchio,

poich contro di voi si fa giudizio.

Voi foste infatti un laccio in Mizpa, una rete tesa sul Tabor

e una fossa profonda a Sittim;

ma io sar una frusta per tutti costoro.

Io conosco Efraim e non mi  ignoto Israele.

Ti sei prostituito, Efraim! Si  contaminato Israele.

Non dispongono le loro opere per far ritorno al loro Dio,

poich uno spirito di prostituzione  fra loro

e non conoscono il Signore.

L'arroganza d'Israele testimonia contro di lui,

Israele ed Efraim cadranno per le loro colpe

e Giuda soccomber con loro.

Con i loro greggi e i loro armenti andranno in cerca del Signore,

ma non lo troveranno: egli si  allontanato da loro.

Sono stati sleali verso il Signore,

generando figli bastardi:

un conquistatore li divorer insieme con i loro campi.



Suonate il corno in Gabaa e la tromba in Rama,

date l'allarme a Bet-Aven, all'erta, Beniamino!

Efraim sar devastato nel giorno del castigo:

per le trib d'Israele annunzio una cosa sicura.

I capi di Giuda sono diventati

come quelli che spostano i confini

e su di essi come acqua verser la mia ira.

Efraim  un oppressore, un violatore del diritto,

ha cominciato a inseguire le vanit.

Ma io sar come una tignola per Efraim

e come un tarlo per la casa di Giuda.

Efraim ha visto la sua infermit e Giuda la sua piaga.

Efraim  ricorso all'Assiria e Giuda si  rivolto al gran re;

ma egli non potr curarvi, non guarir la vostra piaga,

perch io sar come un leone per Efraim,

come un leoncello per la casa di Giuda.

Io far strage e me ne andr,

porter via la preda e nessuna me la toglier.

Me ne ritorner alla mia dimora

finch non avranno espiato e cercheranno il mio volto,

e ricorreranno a me nella loro angoscia.





6.

Venite, ritorniamo al Signore:

egli ci ha straziato ed egli ci guarir.

Egli ci ha percosso ed egli ci fascer.

Dopo due giorni ci ridar la vita e il terzo ci far rialzare

e noi vivremo alla sua presenza.

Affrettiamoci a conoscere il Signore,

la sua venuta  sicura come l'aurora.

Verr a noi come la pioggia di autunno,

come la pioggia di primavera, che feconda la terra.



Che dovr fare per te, Efraim,

che dovr fare per te, Giuda?

Il vostro amore  come una nube del mattino,

come la rugiada che all'alba svanisce.

Per questo li ho colpiti per mezzo dei profeti,

li ho uccisi con le parole della mia bocca

e il mio giudizio sorge come la luce:

poich voglio l'amore e non il sacrificio,

la conoscenza di Dio pi degli olocausti.



Ma essi come Adamo hanno violato l'alleanza,

ecco dove mi hanno tradito.

Galaad  una citt di malfattori, macchiata di sangue.

Come banditi in agguato,

una ciurma di sacerdoti assale sulla strada di Sichem,

commette scelleratezze.

Orribili cose ho visto in Betel;

l si  prostituito Efraim, si  contaminato Israele.

Anche a te, Giuda, io riserbo una mietitura,

quando ristabilir il mio popolo.





7.

Mentre sto per guarire Israele,

si scopre l'iniquit di Efraim e la malvagit di Samaria,

poich si pratica la menzogna:

il ladro entra nelle case e fuori saccheggia il brigante.

Non pensano dunque che io ricordo tutte le loro malvagit?

Ora sono circondati dalle loro azioni: esse stanno davanti a me.



Con la loro malvagit rallegrano il re,

rallegrano i capi con le loro finzioni.

Tutti bruciano d'ira,

ardono come un forno quando il fornaio cessa di rattizzare il
fuoco,

dopo che, preparata la pasta,

aspetta che sia lievitata.

Nel giorno del nostro re

i capi lo sommergono negli ardori del vino,

ed egli si compromette con i ribelli.

Il loro cuore  un forno nelle loro trame,

tutta la notte sonnecchia il loro furore

e la mattina divampa come fiamma.

Tutti ardono come un forno e divorano i loro governanti.

Cos sono caduti tutti i loro sovrani

e nessuno si preoccupa di ricorrere a me.



Efraim si mescola con le genti,

Efraim  come una focaccia non rivoltata.

Gli stranieri divorano la sua forza ed egli non se ne accorge;

la canizie gli ricopre la testa ed egli non se ne accorge.

L'arroganza d'Israele testimonia contro di loro,

non ritornano al Signore loro Dio

e, malgrado tutto, non lo ricercano.

Efraim  come un'ingenua colomba, priva d'intelligenza;

ora chiamano l'Egitto, ora invece l'Assiria.

Dovunque si rivolgeranno stender la mia rete contro di loro

e li abbatter come gli uccelli dell'aria,

li punir nelle loro assemblee.

Guai a costoro, ormai lontani da me!

Distruzione per loro,

perch hanno agito male contro di me!

Li volevo salvare,

ma essi hanno proferito menzogne contro di me.

Non gridano a me con il loro cuore

quando gridano sui loro giacigli.

Si fanno incisioni per il grano e il mosto

e intanto si ribellano contro di me.

Eppure io ho rafforzato il loro braccio,

ma essi hanno tramato il male contro di me.

Si sono rivolti ma non a colui che  in alto,

sono stati come un arco fallace.

I loro capi cadranno di spada

per l'insolenza della loro lingua

e nell'Egitto rideranno di loro.





8.

Da' fiato alla tromba!

Come un'aquila sulla casa del Signore...

perch hanno trasgredito la mia alleanza

e rigettato la mia legge.

Essi gridano verso di me:

Noi ti riconosciamo Dio d'Israele!.

Ma Israele ha rigettato il bene:

il nemico lo perseguiter.

Hanno creato dei re che io non ho designati;

hanno scelto capi a mia insaputa.

Con il loro argento e il loro oro si sono fatti idoli,

ma per loro rovina.

Ripudio il tuo vitello, o Samaria!

La mia ira divampa contro di loro;

fino a quando non si potranno purificare i figli di Israele?

Esso  opera di un artigiano, esso non  un dio:

sar ridotto in frantumi

il vitello di Samaria.

E poich hanno seminato vento raccoglieranno tempesta.

Il loro grano sar senza spiga,

se germoglia non dar farina,

e se ne produce, la divoreranno gli stranieri



Israele  stato inghiottito:

si trova ora in mezzo alle nazioni come un vaso spregevole.

Essi sono saliti fino ad Assur,

asino selvaggio, che si aggira solitario;

Efraim si  acquistato degli amanti.

Se ne acquistino pure fra le nazioni, io li metter insieme

e fra poco cesseranno

di eleggersi re e governanti.

Efraim ha moltiplicato gli altari,

ma gli altari sono diventati per lui un'occasione di peccato.

Ho scritto numerose leggi per lui,

ma esse sono considerate come una cosa straniera.

Essi offrono sacrifici e ne mangiano le carni,

ma il Signore non li gradisce;

si ricorder della loro iniquit e punir i loro peccati:

dovranno tornare in Egitto.



Israele ha dimenticato il suo creatore, si  costruito palazzi;

Giuda ha moltiplicato le sue fortezze.

Ma io mander il fuoco sulle loro citt e divorer le loro
cittadelle.





9.

Non darti alla gioia, Israele,

non fare festa con gli altri popoli,

perch hai praticato la prostituzione, abbandonando il tuo Dio,

hai amato il prezzo della prostituzione su tutte le aie da grano.

L'aia e il tino non li nutriranno

e il vino nuovo verr loro a mancare.

Non potranno restare nella terra del Signore,

ma Efraim ritorner in Egitto

e in Assiria mangeranno cibi immondi.

Non faranno pi libazioni di vino al Signore,

i loro sacrifici non gli saranno graditi.

Pane di lutto sar il loro pane,

coloro che ne mangiano diventano immondi.

Il loro pane sar tutto per loro,

ma non entrer nella casa del Signore.

Che farete nei giorni delle solennit

nei giorni della festa del Signore?

Ecco, sono sfuggiti alla rovina, l'Egitto li accoglier,

Menfi sar la loro tomba.

I loro tesori d'argento passeranno alle ortiche

e nelle loro tende cresceranno i pruni.



Sono venuti i giorni del castigo,

sono giunti i giorni del rendiconto,

-  Israele lo sappia:

un pazzo  il profeta,

l'uomo ispirato vaneggia  -

a causa delle tue molte iniquit,

per la gravit del tuo affronto.

Sentinella di Efraim  il profeta con il suo Dio;

ma un laccio gli  teso su tutti i sentieri,

ostilit fin nella casa del suo Dio.

Sono corrotti fino in fondo, come ai giorni di Gabaa:

ma egli si ricorder della loro iniquit,

far il conto dei loro peccati.



Trovai Israele come uva nel deserto,

riguardai i vostri padri come fichi primaticci al loro inizio;

ma essi appena arrivati a Baal-Peor si consacrarono a
quell'infamia

e divennero abominevoli come ci che essi amavano.

La gloria di Efraim voler via come un uccello,

non pi nascite, n gravidanze, n concepimenti.

Anche se allevano figli, io li eliminer dagli uomini;

guai a loro, se io li abbandono.

Efraim, lo vedo, ha fatto dei figli

una preda su luoghi verdeggianti.

Efraim tuttavia condurr i figli al macello.

Signore, da' loro... Che darai?

Un grembo infecondo e un seno arido!

Tutta la loro malizia s' manifestata a Galgala,

 l che ho preso a odiarli.

Per i loro misfatti li scaccer dalla mia casa,

non avr pi amore per loro

tutti i loro capi sono ribelli.

Efraim  stato percosso,

la loro radice  inaridita, non daranno pi frutto.

Anche se generano, far perire

i cari frutti del loro grembo.

Il mio Dio li rigetter

perch non gli hanno obbedito;

andranno raminghi fra le nazioni.





10.

Rigogliosa vite era Israele, che dava frutto abbondante;

ma pi abbondante era il suo frutto, pi moltiplicava gli altari;

pi ricca era la terra, pi belle faceva le sue stele.

Il loro cuore  falso; orbene, sconteranno la pena!

Egli stesso demolir i loro altari

distrugger le loro stele.

Allora diranno: Non abbiamo pi re,

perch non temiamo il Signore.

Ma anche il re che potrebbe fare per noi?.

Dicono parole vane, giurano il falso, concludono alleanze:

la giustizia fiorisce come cicuta nei solchi dei campi.



Gli abitanti di Samaria trepidano

per il vitello di Bet-Aven,

ne fa lutto il suo popolo

e i suoi sacerdoti ne fanno lamento,

perch la sua gloria sta per andarsene.

Sar portato anch'esso in Assiria

come offerta al gran re.

Efraim ne avr vergogna, Israele arrossir del suo consiglio.

Perir il re di Samaria

come un fuscello sull'acqua.

Le alture dell'iniquit, peccato d'Israele, saranno distrutte,

spine e rovi cresceranno

sui loro altari;

diranno ai monti: Copriteci

e ai colli: Cadete su di noi.

Fin dai giorni di Gabaa tu hai peccato, Israele.

L si fermarono, e la battaglia non li raggiunger forse in Gabaa

contro i figli dell'iniquit?

Io verr a colpirli:

si raduneranno i popoli contro di loro

perch sono attaccati alla loro duplice colpa.

Efraim  una giovenca addestrata cui piace trebbiare il grano.

Ma io far pesare il giogo sul suo bel collo;

attaccher Efraim all'aratro e Giacobbe all'erpice.

Seminate per voi secondo giustizia

e mieterete secondo bont;

dissodatevi un campo nuovo,

perch  tempo di cercare il Signore,

finch egli venga e diffonda su di voi la giustizia.



Avete arato empiet e mietuto ingiustizia,

avete mangiato il frutto della menzogna.

Poich hai riposto fiducia nei tuoi carri

e nella moltitudine dei tuoi guerrieri,

un rumore di guerra si alzer contro le tue citt

e tutte le tue fortezze saranno distrutte.

Come Salman devast Bet-Arbel nel giorno della battaglia

in cui la madre fu sfracellata sui figli,

cos sar fatto a te, gente d'Israele,

per l'enormit della tua malizia.

All'alba sar la fine del re d'Israele.





11.

Quando Israele era giovinetto, io l'ho amato

e dall'Egitto ho chiamato mio figlio.

Ma pi li chiamavo, pi si allontanavano da me;

immolavano vittime ai Baal, agli idoli bruciavano incensi.

A Efraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano,

ma essi non compresero che avevo cura di loro.

Io li traevo con legami di bont, con vincoli d'amore;

ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia;

mi chinavo su di lui per dargli da mangiare.

Ritorner al paese d'Egitto, Assur sar il suo re,

perch non hanno voluto convertirsi.

La spada far strage nelle loro citt,

sterminer i loro figli, demolir le loro fortezze.



Il mio popolo  duro a convertirsi:

chiamato a guardare in alto nessuno sa sollevare lo sguardo.

Come potrei abbandonarti, Efraim,

come consegnarti ad altri, Israele?

Come potrei trattarti al pari di Adma,

ridurti allo stato di Zeboim?

Il mio cuore si commuove dentro di me,

il mio intimo freme di compassione.

Non dar sfogo all'ardore della mia ira,

non torner a distruggere Efraim,

perch sono Dio e non uomo;

sono il Santo in mezzo a te

e non verr nella mia ira.



Seguiranno il Signore ed egli ruggir come un leone:

quando ruggir, accorreranno i suoi figli dall'occidente,

accorreranno come uccelli dall'Egitto,

come colombe dall'Assiria

e li far abitare nelle loro case.

Oracolo del Signore.





12.

Efraim mi raggira con menzogne

e la casa d'Israele con frode.

Giuda  ribelle a Dio, al Santo fedele.

Efraim si pasce di vento e insegue il vento d'oriente,

ogni giorno moltiplica menzogne e violenze;

fanno alleanze con l'Assiria e portano olio in Egitto.



Il Signore  in lite con Giuda

e tratter Giacobbe secondo la sua condotta,

lo ripagher secondo le sue azioni.

Egli nel grembo materno soppiant il fratello

e da adulto lott con Dio,

lott con l'angelo e vinse, pianse e domand grazia.

Ritrov Dio in Betel e l gli parl.



Signore, Dio degli eserciti, Signore  il suo nome.

Tu ritorna al tuo Dio, osserva la bont e la giustizia

e nel tuo Dio poni la tua speranza, sempre.

Canaan tiene in mano bilance false, ama frodare.

Efraim ha detto: Sono ricco, mi sono fatto una fortuna;

malgrado tutti i miei guadagni

non troveranno motivo di peccato per me.



Eppure io sono il Signore tuo Dio fin dal paese d'Egitto.

Ti far ancora abitare sotto le tende come ai giorni del
convegno.

Io parler ai profeti, moltiplicher le visioni

e per mezzo dei profeti parler con parabole.



Se Galaad  una colpa, essi non sono che menzogna;

in Galgala si sacrifica ai tori,

perci i loro altari saranno come mucchi di pietre nei solchi
dei campi.

Giacobbe fugg nella regione di Aram,

Israele prest servizio per una donna

e per una moglie fece il guardiano di bestiame.

Per mezzo di un profeta il Signore fece uscire Israele
dall'Egitto

e per mezzo di un profeta lo custod.

Efraim provoc Dio amaramente,

il Signore gli far cadere addosso il sangue versato

e lo ripagher del suo vituperio.





13.

Quando Efraim parlava, incuteva terrore,

era un principe in Israele.

Ma si  reso colpevole con Baal ed  decaduto.

Tuttavia continuano a peccare

e con il loro argento si sono fatti statue fuse,

idoli di loro invenzione, tutti lavori di artigiani.

Dicono: Offri loro sacrifici e mandano baci ai vitelli.

Perci saranno come nube del mattino,

come rugiada che all'alba svanisce

come pula lanciata lontano dall'aia,

come fumo che esce dalla finestra.



Eppure io sono il Signore tuo Dio fin dal paese d'Egitto,

non devi conoscere altro Dio fuori di me,

non c' salvatore fuori di me.

Io ti ho protetto nel deserto, in quell'arida terra.

Nel loro pascolo si sono saziati,

si sono saziati e il loro cuore si  inorgoglito,

per questo mi hanno dimenticato.

Perci io sar per loro come un leone,

come un leopardo li spier per la via,

li assalir come un'orsa privata dei figli,

spezzer l'involucro del loro cuore

li divorer come una leonessa;

li sbraneranno le bestie selvatiche.



Io ti distrugger, Israele,

e chi potr venirti in aiuto?

Dov' ora il tuo re, che ti possa salvare?

Dove sono i capi in tutte le tue citt

e i governanti di cui dicevi:

Dammi un re e dei capi?

Ti ho dato un re nella mia ira

e con sdegno te lo riprendo.



L'iniquit di Efraim  chiusa in luogo sicuro,

il suo peccato  ben custodito.

Dolori di partoriente lo sorprenderanno,

ma egli  figlio privo di senno,

poich non si presenta a suo tempo

all'uscire dal seno materno.

Li strapper di mano agli inferi,

li riscatter dalla morte?

Dov', o morte, la tua peste?

Dov', o inferi, il vostro sterminio?

La compassione  nascosta ai miei occhi.

Efraim prosperi pure in mezzo ai fratelli:

verr il vento d'oriente,

si alzer dal deserto il soffio del Signore

e far inaridire le sue sorgenti,

far seccare le sue fonti,

distrugger il tesoro di tutti i vasi preziosi.





14.

Samaria espier, perch si  ribellata al suo Dio.

Periranno di spada, saranno sfracellati i bambini,

le donne incinte sventrate.

Torna dunque, Israele, al Signore tuo Dio,

poich hai inciampato nella tua iniquit.

Preparate le parole da dire e tornate al Signore;

ditegli: Togli ogni iniquit: accetta ci che  bene

e ti offriremo il frutto delle nostre labbra.

Assur non ci salver, non cavalcheremo pi su cavalli,

n chiameremo pi dio nostro

l'opera delle nostre mani,

poich presso di te l'orfano trova misericordia.

Io li guarir dalla loro infedelt,

li amer di vero cuore,

poich la mia ira si  allontanata da loro.

Sar come rugiada per Israele;

esso fiorir come un giglio

e metter radici come un albero del Libano,

Si spanderanno i suoi germogli

e avr la bellezza dell'olivo e la fragranza del Libano.

Ritorneranno a sedersi alla mia ombra,

faranno rivivere il grano,

coltiveranno le vigne, famose come il vino del Libano.

Efraim, che ha ancora in comune con gli idoli?

Io l'esaudisco e veglio su di esso;

io sono come un cipresso sempre verde,

grazie a me tu porti frutto.



Chi  saggio comprenda queste cose,

chi ha intelligenza le comprenda;

poich rette sono le vie del Signore,

i giusti camminano in esse,

mentre i malvagi v'inciampano.





GIOELE





E'  gi trascorso pi di un secolo e mezzo dopo il ritorno
dall'esilio quando sorge questo profeta, peraltro ignoto.



1.

Parola del Signore, rivolta a Gioele figlio di Petuel.

Udite questo, anziani,

porgete l'orecchio, voi tutti abitanti della regione.

Accadde mai cosa simile ai giorni vostri

o ai giorni dei vostri padri?

Raccontatelo ai vostri figli e i figli vostri ai loro figli

e i loro figli alla generazione seguente.

L'avanzo della cavalletta l'ha divorato la locusta,

l'avanzo della locusta l'ha divorato il bruco,

l'avanzo del bruco l'ha divorato il grillo.

Svegliatevi, ubriachi, e piangete, voi tutti che bevete vino,

urlate per il vino nuovo che vi  tolto di bocca.

Poich  venuta contro il mio paese

una nazione potente, senza numero,

che ha denti di leone, mascelle di leonessa.



Ha fatto delle mie viti una desolazione

e tronconi delle piante di fico;

li ha tutti scortecciati e abbandonati,

i loro rami appaiono bianchi.



Piangi, come una vergine che si  cinta di sacco

per il fidanzato della sua giovinezza.

Sono scomparse offerta e libazione dalla casa del Signore;

fanno lutto i sacerdoti, ministri del Signore.

Devastata  la campagna,

piange la terra, perch il grano  devastato,

 venuto a mancare il vino nuovo,  esaurito il succo dell'olivo.



Affliggetevi, contadini, alzate lamenti, vignaiuoli,

per il grano e per l'orzo, perch il raccolto dei campi 
perduto.

La vite  seccata, il fico inaridito,

il melograno, la palma, il melo,

tutti gli alberi dei campi sono secchi,

 inaridita la gioia tra i figli dell'uomo.



Cingete il cilicio e piangete, o sacerdoti,

urlate, ministri dell'altare,

venite, vegliate vestiti di sacco, ministri del mio Dio,

poich priva d'offerta e libazione  la casa del vostro Dio.

Proclamate un digiuno, convocate un'assemblea,

adunate gli anziani e tutti gli abitanti della regione

nella casa del Signore vostro Dio,

e gridate al Signore:

Ahim, quel giorno!

E' infatti vicino il giorno del Signore

e viene come uno sterminio dall'Onnipotente.

Non  forse scomparso il cibo davanti ai nostri occhi

e la letizia e la gioia dalla casa del nostro Dio?

Sono marciti i semi sotto le loro zolle,

i granai sono vuoti, distrutti i magazzini,

perch  venuto a mancare il grano.

Come geme il bestiame!

Vanno errando le mandrie dei buoi,

perch non hanno pi pascoli;

anche i greggi di pecore vanno in rovina.

A te, Signore, io grido

perch il fuoco ha divorato i pascoli della steppa

e la vampa ha bruciato tutti gli alberi della campagna.

Anche le bestie della terra sospirano a te

perch sono secchi i corsi d'acqua

e il fuoco ha divorato i pascoli della steppa.





2.

Suonate la tromba in Sion

e date l'allarme sul mio santo monte!

Tremino tutti gli abitanti della regione

perch viene il giorno del Signore, perch  vicino,

giorno di tenebra e di caligine,

giorno di nube e di oscurit.

Come l'aurora, si spande sui monti un popolo grande e forte;

come questo non ce n' stato mai e non ce ne sar dopo

per gli anni futuri di et in et.

Davanti a lui un fuoco divora

e dietro a lui brucia una fiamma.

Come il giardino dell'Eden  la terra davanti a lui

e dietro a lui  un deserto desolato, non resta alcun avanzo.

Il loro aspetto  aspetto di cavalli,

come destrieri essi corrono.

Come fragore di carri che balzano sulla cima dei monti,

come crepitio di fiamma avvampante che brucia la stoppia,

come un popolo forte schierato a battaglia.

Davanti a loro tremano i popoli,

tutti i volti impallidiscono.

Corrono come prodi,

come guerrieri che scalano le mura;

ognuno procede per la strada, nessuno smarrisce la via.

L'uno non incalza l'altro, ognuno va per il suo sentiero.

Si gettano fra i dardi, ma non rompono le file.

Piombano sulla citt, si precipitano sulle mura,

salgono sulle case, entrano dalle finestre come ladri.

Davanti a loro la terra trema, il cielo si scuote,

il sole, la luna si oscurano e le stelle cessano di brillare.

Il Signore fa udire il tuono dinanzi alla sua schiera

perch molto grande  il suo esercito,

perch potente  l'esecutore della sua parola,

perch grande  il giorno del Signore e molto terribile:

chi potr sostenerlo?



Or dunque  -  parola del Signore  -

ritornate a me con tutto il cuore,

con digiuni, con pianti e lamenti.

Laceratevi il cuore e non le vesti,

ritornate al Signore vostro Dio

perch egli  misericordioso e benigno,

tardo all'ira e ricco di benevolenza

e si impietosisce riguardo alla sventura.

Chi sa che non cambi e si plachi

e lasci dietro a s una benedizione?

Offerta e libazione per il Signore vostro Dio.



Suonate la tromba in Sion, proclamate un digiuno,

convocate un'adunanza solenne.

Radunate il popolo, indite un'assemblea,

chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti;

esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo.

Tra il vestibolo e l'altare piangano i sacerdoti, ministri del
Signore,

e dicano: Perdona, Signore, al tuo popolo

e non esporre la tua eredit al vituperio

e alla derisione delle genti.

Perch si dovrebbe dire fra i popoli:

Dov' il loro Dio?.



Il Signore si mostri geloso per la sua terra

e si muova a compassione del suo popolo.

Il Signore ha risposto al suo popolo:

Ecco, io vi mando il grano, il vino nuovo e l'olio

e ne avrete a saziet,

non far pi di voi il ludibrio delle genti.

Allontaner da voi quello che viene dal settentrione

e lo spinger verso una terra arida e desolata:

spinger la sua avanguardia verso il mare d'oriente

e la sua retroguardia verso il mare occidentale.

Esaler il suo lezzo, salir il suo fetore,

perch ha fatto molto male.



Non temere, terra, ma rallegrati e gioisci,

poich cose grandi ha fatto il Signore.



Non temete, animali della campagna,

perch i pascoli del deserto hanno germogliato,

perch gli alberi producono i frutti,

la vite e il fico danno il loro vigore.



Voi, figli di Sion, rallegratevi,

gioite nel Signore vostro Dio,

perch vi d la pioggia in giusta misura,

per voi fa scendere l'acqua,

la pioggia d'autunno e di primavera, come in passato.

Le aie si riempiranno di grano

e i tini traboccheranno di mosto e d'olio.

Vi compenser delle annate che hanno divorate

la locusta e il bruco, il grillo e le cavallette,

quel grande esercito che ho mandato contro di voi.

Mangerete in abbondanza, a saziet

e loderete il nome del Signore vostro Dio,

che in mezzo a voi ha fatto meraviglie.



Voi riconoscerete che io sono in mezzo a Israele

e che sono io il Signore vostro Dio, e non ce ne sono altri:

mai pi vergogna per il mio popolo.





3.

Dopo questo, io effonder il mio spirito sopra ogni uomo

e diverranno profeti i vostri figli e e vostre figlie;

i vostri anziani faranno sogni,

i vostri giovani avranno visioni.

Anche sopra gli schiavi e sulle schiave,

in quei giorni, effonder il mio spirito.

Far prodigi nel cielo e sulla terra,

sangue e fuoco e colonne di fumo.

Il sole si cambier in tenebre e la luna in sangue,

prima che venga il giorno del Signore, grande e terribile.

Chiunque invocher il nome del Signore sar salvato,

poich sul monte Sion e in Gerusalemme

vi sar la salvezza, come ha detto il Signore,

anche per i superstiti che il Signore avr chiamati.





4.

Poich, ecco, in quei giorni e in quel tempo,

quando avr fatto tornare i prigionieri di Giuda e Gerusalemme,

riunir tutte le nazioni e le far scendere nella valle di
Giosafat

e l verr a giudizio con loro

per il mio popolo Israele, mia eredit

che essi hanno disperso fra le genti dividendosi poi la mia
terra.



Hanno tirato a sorte il mio popolo e hanno dato un fanciullo in
cambio di una prostituta, hanno venduto una fanciulla in cambio
di vino e hanno bevuto.

Anche voi, Tiro e Sidone, e voi tutte contrade della Filistea,
che siete per me? Vorreste prendervi la rivincita e vendicarvi
di me? Io ben presto far ricadere sul vostro capo il male che
avete fatto. Voi infatti avete rubato il mio oro e il mio
argento, avete portato nei vostri templi i miei tesori preziosi;
avete venduto ai Greci i figli di Giuda e i figli di Gerusalemme
per mandarli lontano dalla loro patria. Ecco, io li richiamo
dalle citt, dal luogo dove voi li avete venduti e far ricadere
sulle vostre teste il male che avete fatto. Vender i vostri
figli e le vostre figlie per mezzo dei figli di Giuda, i quali
li venderanno ai Sabei, un popolo lontano. Il Signore ha parlato.



Proclamate questo fra le genti:

chiamate alla guerra santa, incitate i prodi,

vengano, salgano tutti i guerrieri.

Con le vostre zappe fatevi spade e lance con le vostre falci;

anche il pi debole dica: io sono un guerriero!

Svelte, venite, o genti tutte, dai dintorni e radunatevi l!

Signore, fa' scendere i tuoi prodi!



Si affrettino e salgano le genti alla valle di Giosafat,

poich l sieder per giudicare tutte le genti all'intorno.

Date mano alla falce, perch la messe  matura;

venite, pigiate, perch il torchio  pieno

e i tini traboccano...

tanto grande  la loro malizia!



Folle e folle nella Valle della decisione,

poich il giorno del Signore  vicino

nella Valle della decisione.



Il sole e la luna si oscurano

e le stelle perdono lo splendore.

Il Signore ruggisce da Sion

e da Gerusalemme fa sentire la sua voce;

tremano i cieli e la terra.



Ma il Signore  un rifugio al suo popolo,

una fortezza per gli Israeliti.



Voi saprete che io sono il Signore vostro Dio

che abito in Sion, mio monte santo

e luogo santo sar Gerusalemme;

per essa non passeranno pi gli stranieri.



In quel giorno le montagne stilleranno vino nuovo

e latte scorrer per le colline;

in tutti i ruscelli di Giuda scorreranno le acque.

Una fonte zampiller dalla casa del Signore

e irrigher la valle di Sittim.

L'Egitto diventer una desolazione

e l'Idumea un brullo deserto

per la violenza contro i figli di Giuda,

per il sangue innocente sparso nel loro paese,

mentre Giuda sar sempre abitato

e Gerusalemme di generazione in generazione.

Vendicher il loro sangue, non lo lascer impunito

e il Signore dimorer in Sion.





AMOS.



NOTA: Amos era un allevatore di Tekoa, nel sud della Giudea.
Verso il 760 avanti Cristo, cio nel mezzo di un secolo
pacifico, la chiamata profetica lo strappa al suo mestiere.
Viene nel regno del Nord, nel centro religioso di Betel e di
Samaria, a denunciare l'ingiustizia, la superbia dei ricchi e
l'illusione d'una religione esteriore. Egli vede gi
all'orizzonte la minaccia dell'Assiria e annuncia la distruzione
quasi totale del popolo. Ma il suo messaggio scandalizza ed egli
viene espulso. Ritorna nel suo paese dove certamente dovette
continuare la predicazione.



1.

Parole di Amos, che era pecoraio di Tekoa, il quale ebbe visioni
riguardo a Israele, al tempo di Ozia re della Giudea, e al tempo
di Geroboamo figlio di Ioas, re di Israele, due anni prima del
terremoto.



Egli disse:

Il Signore ruggisce da Sion

e da Gerusalemme fa udire la sua voce;

sono desolate le steppe dei pastori,

 inaridita la cima del Carmelo.



Cos dice il Signore: Per tre misfatti di Damasco

e per quattro non revocher il mio decreto,

perch hanno trebbiato con trebbie ferrate Galaad.

Alla casa di Cazael dar fuoco e divorer i palazzi di Ben-Adad;

spezzer il catenaccio di Damasco, sterminer gli abitanti di
Bikeat-Aven

e chi detiene lo scettro di Bet-Eden

e il popolo di Aram andr schiavo a Kir, dice il Signore.



Cos dice il Signore: Per tre misfatti di Gaza

e per quattro non revocher il mio decreto,

perch hanno deportato popolazioni intere per consegnarle a Edom;

appiccher il fuoco alle mura di Gaza e divorer i suoi palazzi;

estirper da Asdod chi siede sul trono e da Ascalona chi vi
tiene lo scettro;

rivolger la mano contro Accaron

e cos perir il resto dei Filistei, dice il Signore.



Cos dice il Signore: Per tre misfatti di Tiro

e per quattro non revocher il mio decreto,

perch hanno deportato popolazioni intere a Edom,

senza ricordare l'alleanza fraterna;

appiccher il fuoco alle mura di Tiro e divorer i suoi palazzi.



Cos dice il Signore: Per tre misfatti di Edom

e per quattro non revocher il mio decreto,

perch ha inseguito con la spada suo fratello

e ha soffocato la piet verso di lui,

perch ha continuato l'ira senza fine e ha conservato lo sdegno
per sempre;

appiccher il fuoco a Teman e divorer i palazzi di Bozra.



Cos dice il Signore: Per tre misfatti degli Ammoniti

e per quattro non revocher il mio decreto,

perch hanno sventrato le donne incinte di Galaad per allargare
il loro confine;

appiccher il fuoco alle mura di Rabba e divorer i suoi palazzi

tra il fragore di un giorno di battaglia,

fra il turbine di un giorno di tempesta;

il loro re andr in esilio, egli insieme ai suoi capi, dice il
Signore.





2.

Cos dice il Signore: Per tre misfatti di Moab

e per quattro non revocher il mio decreto,

perch ha bruciato le ossa del re di Edom per ridurle in calce;

appiccher il fuoco a Moab e divorer i palazzi di Keriot

e Moab morir nel tumulto, al grido di guerra, al suono del
corno;

far sparire da lui il giudice e tutti i suoi capi uccider
insieme con lui,

dice il Signore.



Cos dice il Signore: Per tre misfatti di Giuda

e per quattro non revocher il mio decreto,

perch hanno disprezzato la legge del Signore

e non ne hanno osservato i decreti;

si sono lasciati traviare dai loro idoli che i loro padri
avevano seguito;

appiccher il fuoco a Giuda e divorer i palazzi di Gerusalemme.



Cos dice il Signore: Per tre misfatti d'Israele

e per quattro non revocher il mio decreto,

perch hanno venduto il giusto per denaro e il povero per un
paio di sandali;

essi che calpestano come la polvere della terra la testa dei
poveri

e fanno deviare il cammino dei miseri;

e padre e figlio vanno dalla stessa ragazza,

profanando cos il mio santo nome.

Su vesti prese come pegno si stendono presso ogni altare

e bevono il vino confiscato come ammenda

nella casa del loro Dio.

Eppure io ho sterminato davanti a loro l'Amorreo

la cui statura era come quella dei cedri,

e la forza come quella della quercia;

ho strappato i suoi frutti in alto

e le sue radici di sotto.

Io vi ho fatti uscire dal paese di Egitto

e vi ho condotti per quarant'anni nel deserto,

per darvi in possesso il paese dell'Amorreo.

Ho fatto sorgere profeti tra i vostri figli

e nazirei fra i vostri giovani.

Non  forse cos, o Israeliti?.

Oracolo del Signore.



Ma voi avete fatto bere vino ai nazirei

e ai profeti avete ordinato: Non profetate!

Ebbene, io vi affonder nella terra

come affonda un carro quando  tutto carico di paglia.

Allora nemmeno l'uomo agile potr pi fuggire,

n l'uomo forte usare la sua forza;

il prode non potr salvare la sua vita

n l'arciere resister;

non scamper il corridore, n si salver il cavaliere.

Il pi coraggioso fra i prodi fuggir nudo in quel giorno!.

Oracolo del Signore.





3.

Ascoltate questa parola

che il Signore ha detto riguardo a voi, Israeliti,

e riguardo a tutta la stirpe che ho fatto uscire dall'Egitto:

Soltanto voi ho eletto fra tutte le stirpi della terra;

perci io vi far scontare tutte le vostre iniquit.



Camminano forse due uomini insieme senza essersi messi d'accordo?

Ruggisce forse il leone nella foresta, se non ha qualche preda?

Il leoncello manda un grido dalla sua tana se non ha preso nulla?

Cade forse l'uccello a terra, se non gli  stata tesa un'insidia?

Scatta forse la tagliola dal suolo, se non ha preso qualche cosa?

Risuona forse la tromba nella citt, senza che il popolo si
metta in allarme?

Avviene forse nella citt una sventura, che non sia causata dal
Signore?

In verit, il Signore non fa cosa alcuna

senza aver rivelato il suo consiglio

ai suoi servitori, i profeti.

Ruggisce il leone:

chi mai non trema?

Il Signore Dio ha parlato:

chi pu non profetare?



Fatelo udire nei palazzi di Asdod

e nei palazzi del paese d'Egitto e dite:

Adunatevi sui monti di Samaria

e osservate quanti disordini sono in essa,

e quali violenze sono nel suo seno.

Non sanno agire con rettitudine, dice il Signore,

violenza e rapina accumulano nei loro palazzi.

Perci cos dice il Signore Dio:

Il nemico circonder il paese,

sar abbattuta la tua potenza

e i tuoi palazzi saranno saccheggiati.



Cos dice il Signore:

Come il pastore strappa dalla bocca del leone

due zampe o il lobo d'un orecchio,

cos scamperanno gli Israeliti che abitano a Samaria

su un cantuccio di divano o su una coperta da letto.



Ascoltate e attestatelo nella casa di Giacobbe,

dice il Signore Dio, Dio degli eserciti:

Quando far giustizia dei misfatti d'Israele,

io infierir contro gli altari di Betel;

saranno spezzati i corni dell'altare e cadranno a terra.

Demolir la casa d'inverno insieme con la casa d'estate

e andranno in rovina le case d'avorio

e scompariranno i grandi palazzi.

Oracolo del Signore.





4.

Ascoltate queste parole, o vacche di Basan,

che siete sul monte di Samaria,

che opprimete i deboli, schiacciate i poveri

e dite ai vostri mariti: Porta qua, beviamo!

Il Signore Dio ha giurato per la sua santit:

Ecco, verranno per voi giorni, in cui sarete prese con ami

e le rimanenti di voi con arpioni da pesca.

Uscirete per le brecce, una dopo l'altra e sarete cacciate oltre
l'Ermon,

oracolo del Signore.



Andate pure a Betel e peccate!

A Galgala e peccate ancora di pi!

Offrite ogni mattina i vostri sacrifici e ogni tre giorni le
vostre decime.

Offrite anche sacrifici di grazie con lievito

e proclamate ad alta voce le offerte spontanee

perch cos vi piace di fare, o Israeliti,

dice il Signore.



Eppure, vi ho lasciato a denti asciutti in tutte le vostre citt

e con mancanza di pane in tutti i vostri villaggi:

e non siete ritornati a me, dice il Signore.



Vi ho pure rifiutato la pioggia tre mesi prima della mietitura;

facevo piovere sopra una citt e non sopra l'altra;

un campo era bagnato di pioggia,

mentre l'altro, su cui non pioveva, seccava;

due, tre citt si muovevano titubanti

verso un'altra citt per bervi acqua, senza potersi dissetare:

e non siete ritornati a me, dice il Signore.



Vi ho colpiti con ruggine e carbonchio,

vi ho inaridito i giardini e le vigne;

i fichi, gli oliveti li ha divorati la cavalletta:

e non siete ritornati a me, dice il Signore.



Ho mandato contro di voi la peste,

come un tempo contro l'Egitto;

ho ucciso di spada i vostri giovani,

mentre i vostri cavalli diventavano preda;

ho fatto salire il fetore dei vostri campi fino alle vostre
narici:

e non siete ritornati a me, dice il Signore.



Vi ho travolti come Dio aveva travolto Sodoma e Gomorra;

eravate come un tizzone strappato da un incendio:

e non siete ritornati a me, dice il Signore.



Perci ti tratter cos, Israele!

Poich questo devo fare di te,

preparati all'incontro con il tuo Dio, o Israele!



Ecco colui che forma i monti e crea i venti,

che manifesta all'uomo qual  il suo pensiero,

che fa l'alba e le tenebre

e cammina sulle alture della terra

Signore, Dio degli eserciti  il suo nome.





5.

Ascoltate queste parole,

questo lamento che io pronunzio su di voi, o casa di Israele!

E' caduta, non si alzer pi, la vergine d'Israele;

 stesa al suolo, nessuno la fa rialzare.

Poich cos dice il Signore Dio:

La citt che usciva con mille uomini rester con cento

e la citt di cento rester con dieci, nella casa d'Israele.



Poich cos dice il Signore alla casa d'Israele:

Cercate me e vivrete!

Non rivolgetevi a Betel, non andate a Galgala,

non passate a Bersabea,

perch Galgala andr tutta in esilio

e Betel sar ridotta al nulla.

Cercate il Signore e vivrete

perch egli non irrompa come fuoco

sulla casa di Giuseppe e la consumi

e nessuno spenga Betel!

Essi trasformano il diritto in veleno

e gettano a terra la giustizia.



Colui che ha fatto le Pleiadi e Orione

cambia il buio in chiarore del mattino

e stende sul giorno l'oscurit della notte;

colui che comanda alle acque del mare

e le spande sulla terra, Signore  il suo nome.

Egli fa cadere la rovina sulle fortezze

e fa giungere la devastazione sulle cittadelle.



Essi odiano chi ammonisce alla porta

e hanno in abominio chi parla secondo verit.

Poich voi schiacciate l'indigente e gli estorcete una parte del
grano,

voi che avete costruito case in pietra squadrata, non le
abiterete;

vigne deliziose avete piantato, ma non ne berrete il vino,

perch so che numerosi sono i vostri misfatti, enormi i vostri
peccati.

Essi sono oppressori del giusto, incettatori di ricompense

e respingono i poveri nel tribunale.

Perci il prudente in questo tempo tacer,

perch sar un tempo di sventura.



Cercate il bene e non il male, se volete vivere,

e cos il Signore, Dio degli eserciti,

sia con voi, come voi dite.

Odiate il male e amate il bene e ristabilite nei tribunali il
diritto;

forse il Signore, Dio degli eserciti, avr piet del resto di
Giuseppe.



Perci cos dice il Signore, Dio degli eserciti, il Signore:

In tutte le piazze vi sar lamento, in tutte le strade si dir:
Ah! ah!

Si chiamer l'agricoltore a fare il lutto

e a fare il lamento quelli che conoscono la nenia.

In tutte le vigne vi sar lamento,

perch io passer in mezzo a te, dice il Signore.



Guai a coloro che attendono il giorno del Signore!

Che sar per voi il giorno del Signore?

Sar tenebre e non luce.

Come quando uno fugge davanti al leone e s'imbatte in un orso;

entra in casa, appoggia la mano sul muro e un serpente lo morde.

Non sar forse tenebra e non luce il giorno del Signore,

e oscurit senza splendore alcuno?



Io detesto, respingo le vostre feste e non gradisco le vostre
riunioni;

anche se voi mi offrite olocausti, io non gradisco i vostri doni

e le vittime grasse come pacificazione io non le guardo.

Lontano da me il frastuono dei tuoi canti:

il suono delle tue arpe non posso sentirlo!

Piuttosto scorra come acqua il diritto

e la giustizia come un torrente perenne.

Mi avete forse offerto vittime e oblazioni

nel deserto per quarant'anni, o Israeliti?

Voi avete innalzato Siccut vostro re e Chiion vostro idolo,

la stella dei vostri dei che vi siete fatti.

Ora, io vi mander in esilio al di l di Damasco, dice il
Signore,

il cui nome  Dio degli eserciti.



NOTA: Siccut e Chiion sono divinit babilonesi, astri
divinizzati.





6.

Guai agli spensierati di Sion

e a quelli che si considerano sicuri sulla montagna di Samaria!

Questi notabili della prima tra le nazioni, ai quali si recano
gli Israeliti!

Passate a Calne e guardate,

andate di l a Camat la grande e scendete a Gat dei Filistei:

siete voi forse migliori di quei regni

o  pi grande il vostro territorio del loro?



Voi credete di ritardare il giorno fatale

e affrettate il sopravvento della violenza.

Essi su letti d'avorio e sdraiati sui loro divani

mangiano gli agnelli del gregge e i vitelli cresciuti nella
stalla.



Canterellano al suono dell'arpa,

si pareggiano a David negli strumenti musicali;

bevono il vino in larghe coppe e si ungono con gli unguenti pi
raffinati,

ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano.



Perci andranno in esilio in testa ai deportati

e cesser l'orgia dei buontemponi.



Ha giurato il Signore Dio, per se stesso!

Oracolo del Signore, Dio degli eserciti.

Detesto l'orgoglio di Giacobbe, odio i suoi palazzi,

consegner la citt e quanto contiene.

Se sopravviveranno in una sola casa dieci uomini, anch'essi
moriranno.

Lo prender il suo parente e chi prepara il rogo,

portando via le ossa dalla casa,

egli dir a chi  in fondo alla casa: Ce n' ancora con te?.

L'altro risponder: No.

Quegli dir: Zitto!:

non si deve menzionare il nome del Signore.

Poich ecco: il Signore comanda di fare a pezzi la casa grande

e quella piccola di ridurla in frantumi.



Corrono forse i cavalli sulle rocce

e si ara il mare con i buoi?

Poich voi cambiate il diritto in veleno

e il frutto della giustizia in assenzio.

Voi vi compiacete di Lo-debar dicendo:

Non  per il nostro valore che abbiamo preso Karnaim?.

Ora ecco, io susciter contro di voi, gente d'Israele,

-  oracolo del Signore, Dio degli eserciti  -

un popolo che vi opprimer dall'ingresso di Camat

fino al torrente dell'Araha.





7.

Ecco ci che mi fece vedere il Signore Dio: egli formava uno
sciame di cavallette quando cominciava a germogliare la seconda
erba, quella che spunta dopo la falciatura del re. Quando quelle
stavano per finire di divorare l'erba della regione, io dissi:
Signore Dio, perdona, come potr resistere Giacobbe? E' tanto
piccolo.

Il Signore si impietos: Questo non avverr, disse il Signore.



Ecco ci che mi fece vedere il Signore Dio: il Signore Dio
chiamava per il castigo il fuoco che consumava il grande abisso
e divorava la campagna. Io dissi: Signore Dio, desisti! Come
potr resistere Giacobbe? E' tanto piccolo.

Il Signore se ne pent: Neanche questo avverr, disse il
Signore.



Ecco ci che mi fece vedere il Signore Dio: il Signore stava
sopra un muro tirato a piombo e con un piombino in mano. Il
Signore mi disse: Che cosa vedi, Amos?. Io risposi: Un
piombino.

Il Signore mi disse: Io pongo un piombino in mezzo al mio
popolo, Israele; non gli perdoner pi.

Saranno demolite le alture d'Isacco e i santuari d'Israele
saranno ridotti in rovine, quando io mi lever con la spada
contro la casa di Geroboamo.



Amasia, sacerdote di Betel, mand a dire a Geroboamo re di
Israele: Amos congiura contro di te in mezzo alla casa di
Israele; il paese non pu sopportare le sue parole, poich cos
dice Amos: Di spada morir Geroboamo e Israele sar condotto in
esilio lontano dal suo paese. Amasia disse ad Amos: Vattene,
veggente, ritirati verso il paese di Giuda; l mangerai il tuo
pane e l potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare pi,
perch questo  il santuario del re ed  il tempio del regno.

Amos rispose ad Amasia:

Non ero profeta, n figlio di profeta;

ero un pastore e raccoglitore di sicomori;

il Signore mi prese di dietro al bestiame

e il Signore mi disse: Va', profetizza al mio popolo Israele.

Ora ascolta la parola del Signore: Tu dici: Non profetizzare
contro Israele, n predicare contro la casa di Isacco. Ebbene,
dice il Signore: Tua moglie si prostituir nella citt, i tuoi
figli e le tue figlie cadranno di spada, la tua terra sar
spartita con la corda, tu morirai in terra immonda e Israele
sar deportato in esilio lontano dalla sua terra.





8.

Ecco ci che mi fece vedere il Signore Dio:

era un canestro di frutta matura.

Egli domand: Che vedi Amos?.

Io risposi: Un canestro di frutta matura.

Il Signore mi disse:

E' maturata la fine per il mio popolo, Israele;

non gli perdoner pi.

In quel giorno urleranno le cantanti del tempio,

oracolo del Signore Dio.

Numerosi i cadaveri, gettati dovunque. Silenzio!.



Ascoltate questo, voi che calpestate il povero

e sterminate gli umili del paese,

voi che dite: Quando sar passato il novilunio

e si potr vendere il grano?

E il sabato, perch si possa smerciare il frumento,

diminuendo le misure e aumentando il siclo

e usando bilance false

per comprare con denaro gli indigenti

e il povero per un paio di sandali?

Venderemo anche lo scarto del grano.

Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe:

certo non dimenticher mai le loro opere.

Non forse per questo trema la terra,

sono in lutto tutti i suoi abitanti,

si solleva tutta come il Nilo,

si agita e si riabbassa come il fiume d'Egitto?



In quel giorno  -  oracolo del Signore Dio  -

far tramontare il sole a mezzod

e oscurer la terra in pieno giorno!

Cambier le vostre feste in lutto

e tutti i vostri canti in lamento:

far vestire a ogni fianco il sacco,

render calva ogni testa:

ne far come un lutto per un figlio unico

e la sua fine sar come un giorno d'amarezza.



Ecco, verranno giorni,  -  dice il Signore Dio  -

in cui mander la fame nel paese,

non fame di pane, n sete di acqua,

ma d'ascoltare la parola del Signore.

Allora andranno errando da un mare all'altro

e vagheranno da settentrione a oriente,

per cercare la parola del Signore,

ma non la troveranno.

In quel giorno appassiranno le belle fanciulle

e i giovani per la sete.

Quelli che giurano per il peccato di Samaria

e dicono: Per la vita del tuo dio, Dan!

oppure: Per la vita del tuo diletto, Bersabea!,

cadranno senza pi rialzarsi!





9.

Vidi il Signore che stava presso l'altare e mi diceva:

Percuoti il capitello e siano scossi gli architravi,

spezza la testa di tutti

e io uccider il resto con la spada;

nessuno di essi riuscir a fuggire,

nessuno di essi scamper.



Anche se penetrano negli inferi,

di l li strapper la mia mano;

se salgono al cielo, di l li tirer gi;

se si nascondono in vetta al Carmelo,

di l li scover e li prender;

se si occultano al mio sguardo in fondo al mare,

l comander al serpente di morderli;

se vanno in schiavit davanti ai loro nemici,

l comander alla spada di ucciderli.

Io volger gli occhi su di loro per il male e non per il bene.



Il Signore, Dio degli eserciti,

colpisce la terra ed essa si fonde

e tutti i suoi abitanti prendono il lutto;

essa si solleva tutta come il Nilo

e si abbassa come il fiume d'Egitto.

Egli costruisce nel cielo il suo soglio

e fonda la sua volta sulla terra;

egli chiama le acque del mare e le riversa sulla terra;

Signore  il suo nome.



Non siete voi per me come gli Etiopi, Israeliti?

Parola del Signore.

Non io ho fatto uscire Israele dal paese d'Egitto,

i Filistei da Caftor e gli Aramei da Kir?

Ecco, lo sguardo del Signore Dio

 rivolto contro il regno peccatore:

io lo sterminer dalla terra,

ma non sterminer del tutto la casa di Giacobbe,

oracolo del Signore.

Ecco infatti, io dar ordini

e scuoter, fra tutti i popoli, la casa d'Israele

come si scuote il setaccio e non cade un sassolino per terra.

Di spada periranno tutti i peccatori del mio popolo,

essi che dicevano: Non si avviciner,

non giunger fino a noi la sventura.



In quel giorno rialzer la capanna di Davide, che  caduta;

ne riparer le brecce, ne rialzer le rovine,

la ricostruir come ai tempi antichi,

perch conquistino il resto di Edom

e tutte le nazioni sulle quali  stato invocato il mio nome,

dice il Signore, che far tutto questo.



Ecco, verranno giorni,  -  dice il Signore  -

in cui chi ara s'incontrer con chi miete

e chi pigia l'uva con chi getta il seme;

dai monti stiller il vino nuovo e coler gi per le colline.

Far tornare gli esuli del mio popolo Israele,

e ricostruiranno le citt devastate e vi abiteranno;

pianteranno vigne e ne berranno il vino;

coltiveranno giardini e ne mangeranno il frutto.

Li pianter nella loro terra

e non saranno mai divelti da quel suolo che io ho concesso loro

dice il Signore tuo Dio.





ABDIA.





NOTA: Nel 587 avanti Cristo Giuda e la citt di Gerusalemme sono
cadute sotto l'assalto dei Caldei. Alcuni poveri disgraziati
sopravvivono tra le rovine. Il piccolo regno vicino di Edom ne
approfitta per saccheggiare ci che rimane e per consolidarsi a
spese del popolo distrutto. Il profeta Abdia ci tramanda l'eco
di quei tempi senza speranza. 





Visione di Abdia.

Cos dice il Signore Dio per Edom:

Udimmo un messaggio da parte del Signore

e un araldo  stato inviato fra le genti:

Alzatevi, marciamo contro Edom in battaglia.

Ecco, ti faccio piccolo fra le nazioni,

tu sei molto spregevole.

L'orgoglio del tuo cuore ti ha esaltato,

tu che abiti nei crepacci rocciosi,

delle alture fai la tua dimora e dici in cuor tuo:

Chi potr gettarmi a terra?.

Anche se t'innalzassi come un'aquila

e collocassi il tuo nido fra le stelle,

di lass ti farei precipitare, dice il Signore.

Se entrassero da te ladri o predoni di notte,

-  come sarebbe finita per te!  -

non ruberebbero quanto basta loro?

Se vendemmiatori venissero da te,

non ti lascerebbero forse se non qualche grappolo?

Come  stato perquisito Esa

come sono stati scovati i suoi nascondigli!

Ti hanno cacciato fino alla frontiera,

tutti i tuoi alleati ti hanno ingannato,

i tuoi amici ti hanno vinto,

quelli che mangiavano il tuo pane ti hanno teso tranelli:

in lui non c' senno!



Forse in quel giorno, dice il Signore,

non disperder i saggi da Edom

e l'intelligenza dal monte di Esa?

Saranno fiaccati i tuoi prodi, o Teman,

e sar sterminato ogni uomo dal monte di Esa.

Per la carneficina e la violenza contro Giacobbe tuo fratello,

la vergogna ti coprir e sarai sterminato per sempre.

Poich tu eri presente

quando gli stranieri ne deportavano le ricchezze,

quando i forestieri entravano per le sue porte

e gettavano le sorti su Gerusalemme,

anzi ti sei comportato come uno di loro.

Non guardare con gioia al giorno di tuo fratello,

al giorno della sua sventura.

Non gioire dei figli di Giuda nel giorno della loro rovina.

Non spalancare la bocca nel giorno della loro angoscia.

Non varcare la soglia del mio popolo

nel giorno della sua sventura,

non guardare con compiacenza la sua calamit;

non stendere la mano sui suoi beni

nel giorno della sua sventura.

Non appostarti ai crocicchi delle strade,

per massacrare i suoi fuggiaschi;

non fare mercato dei suoi superstiti, nel giorno dell'angoscia.

Perch  vicino il giorno del Signore contro tutte le genti.

Come hai fatto tu, cos a te sar fatto,

ci che hai fatto agli altri ricadr sul tuo capo.



Poich come avete bevuto sul mio monte santo

cos berranno tutte le genti senza fine,

berranno e tracanneranno:

e saranno come se non fossero mai stati.

Ma sul monte Sion vi saranno superstiti e saranno santi

e la casa di Giacobbe avr in mano i suoi possessori.

La casa di Giacobbe sar un fuoco

e la casa di Giuseppe una fiamma,

la casa di Esa sar come paglia:

la bruceranno e la consumeranno,

non scamper nessuno della casa di Esa,

poich il Signore ha parlato.

Quelli del Negheb possederanno il monte d'Esa

e quelli della Sefela il paese dei Filistei;

possederanno il territorio di Efraim e di Samaria

e Beniamino il Galaad.

Gli esuli di questo esercito degli Israeliti

occuperanno Canaan fino a Zarepta

e gli esuli di Gerusalemme, che sono in Sefarad,

occuperanno le citt del Negheb.

Saliranno vittoriosi sul monte Sion

per governare il monte di Esa

e il regno sar del Signore.



NOTA: Il Negheb: l'estremo sud della Palestina: la Sefela; la
pianura costiera; il Galaad: in Transgiordania. Zarepta  in
Fenicia, Sefarad  una localit non identificata.





GIONA.





NOTA: In questo libro si accumulano le inverosimiglianze. E'
dubbiosa l'esistenza di Giona. La Bibbia conosce, verso la met
dell'ottavo secolo, un profeta di tale nome, figlio di Amitai (2
Re 14). Ma si ha l'impressione che qui sia soltanto un
prestanome. In lui dovrebbero riconoscersi - a parere
dell'autore - gli uomini religiosi ebrei del dopo-esilio
raccolti attorno al Tempio di Gerusalemme, che racchiudono le
loro speranze in un nazionalismo e che nutrono solo disprezzo
per la gran massa degli uomini sperduti nel mondo.





1.

Fu rivolta a Giona, figlio di Amittai, questa parola del
Signore: Alzati, va' a Ninive la grande citt e in essa
proclama che la loro malizia  salita fino a me. Giona invece
si mise in cammino per fuggire a Tarsis, lontano dal Signore.
Scese a Giaffa, dove trov una nave diretta a Tarsis. Pagato il
prezzo del trasporto, s'imbarc con loro per Tarsis, lontano dal
Signore. Ma il Signore scaten sul mare un forte vento e ne
venne in mare una tempesta tale che la nave stava per
sfasciarsi. I marinai impauriti invocavano ciascuno il proprio
dio e gettarono a mare quanto avevano sulla nave per
alleggerirla. Intanto Giona, sceso nel luogo pi riposto della
nave, si era coricato e dormiva profondamente. Gli si avvicin
il capo dell'equipaggio e gli disse: Che cos'hai cos
addormentato? Alzati, invoca il tuo Dio! Forse Dio si dar
pensiero di noi e non periremo.

Quindi dissero fra di loro: Venite, gettiamo le sorti per
sapere per colpa di chi ci  capitata questa sciagura. Tirarono
a sorte e la sorte cadde su Giona. Gli domandarono: Spiegaci
dunque per causa di chi abbiamo questa sciagura. Qual  il tuo
mestiere? Da dove vieni? Qual  il tuo paese? A quale popolo
appartieni?.

Egli rispose: Sono Ebreo e venero il Signore Dio del cielo, il
quale ha fatto il mare e la terra.

Quegli uomini furono presi da grande timore e gli domandarono:
Che cosa hai fatto?. Erano infatti venuti a sapere che egli
fuggiva il Signore, perch lo aveva loro raccontato. Essi gli
dissero: Che cosa dobbiamo fare di te perch si calmi il mare,
che  contro di noi?. Infatti il mare infuriava sempre pi.
Egli disse loro: Prendetemi e gettatemi in mare e si calmer il
mare che ora  contro di voi, perch io so che questa grande
tempesta vi ha colto per causa mia. Quegli uomini cercavano a
forza di remi di raggiungere la spiaggia, ma non ci riuscivano
perch il mare andava sempre pi crescendo contro di loro.

Allora implorarono il Signore e dissero: Signore, fa' che noi
non periamo a causa della vita di quest'uomo e non imputarci il
sangue innocente poich tu, Signore, agisci secondo il tuo
volere. Presero Giona e lo gettarono in mare e il mare plac la
sua furia. Quegli uomini ebbero un grande timore del Signore,
offrirono sacrifici al Signore e fecero voti.





2.

Ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona;
Giona rest nel ventre del pesce tre giorni e tre notti.

Dal ventre del pesce Giona preg il Signore suo Dio e disse:



Nella mia angoscia

ho invocato il Signore

ed egli mi ha esaudito;

dal profondo degli inferi ho gridato

e tu hai ascoltato la mia voce.

Mi hai gettato nell'abisso,

nel cuore del mare

e le correnti mi hanno circondato;

tutti i tuoi flutti e le tue onde

sono passati sopra di me.

Io dicevo: Sono scacciato

lontano dai tuoi occhi;

eppure torner a guardare

il tuo santo tempio?



Le acque mi hanno sommerso

fino alla gola,

l'abisso mi ha avvolto,

l'alga si  avvinta al mio capo.

Sono sceso alle radici dei monti,

la terra ha chiuso le sue spranghe

dietro a me per sempre.

Ma tu hai fatto risalire

dalla fossa la mia vita,

Signore mio Dio.

Quando in me sentivo

venir meno la vita,

ho ricordato il Signore.

La mia preghiera

 giunta fino a te,

fino alla tua santa dimora.

Quelli che onorano vane nullit

abbandonano il loro amore.



Ma io con voce di lode

offrir a te un sacrificio

e adempir il voto che ho fatto;

la salvezza viene dal Signore.



E il Signore comand al pesce ed esso rigett Giona
sull'asciutto.





3.

Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore:
Alzati, va' a Ninive la grande citt e annunzia loro quanto ti
dir. Giona si alz e and a Ninive secondo la parola del
Signore. Ninive era una citt molto grande, di tre giornate di
cammino. Giona cominci a percorrere la citt per un giorno di
cammino e predicava: Ancora quaranta giorni e Ninive sar
distrutta.

I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno,
vestirono il sacco, dal pi grande al pi piccolo. Giunta la
notizia fino al re di Ninive, egli si alz dal trono, si tolse
il manto, si copr di sacco e si mise a sedere sulla cenere. Per
ordine del re e dei suoi grandi fu poi proclamato in Ninive
questo decreto: Uomini e animali, grandi e piccoli, non gustino
nulla, non pascolino, non bevano acqua. Uomini e bestie si
coprano di sacco e si invochi Dio con tutte le forze; ognuno si
converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che 
nelle sue mani. Chi sa che Dio non cambi, si impietosisca,
deponga il suo ardente sdegno s che noi non moriamo?. Dio vide
le loro opere, che cio si erano convertiti dalla loro condotta
malvagia, e Dio si impietos riguardo al male che aveva
minacciato di fare loro e non lo fece.





4.

Ma Giona ne prov grande dispiacere e ne fu indispettito.

Preg il Signore: Signore, non era forse questo che dicevo
quand'ero nel mio paese? Per ci mi affrettai a fuggire a
Tarsis; perch so che tu sei un Dio misericordioso e clemente,
longanime, di grande amore e che ti lasci impietosire riguardo
al male minacciato. Or dunque, Signore, toglimi la vita, perch
meglio  per me morire che vivere!. Ma il Signore gli rispose:
Ti sembra giusto essere sdegnato cos?. Giona allora usc
dalla citt e sost a oriente di essa. Si fece l un riparo di
frasche e vi si mise all'ombra in attesa di vedere ci che
sarebbe avvenuto nella citt.



Allora il Signore Dio fece crescere una pianta di ricino al di
sopra di Giona per fare ombra sulla sua testa e liberarlo dal
suo male. Giona prov una grande gioia per quel ricino.

Ma il giorno dopo, allo spuntar dell'alba, Dio mand un verme a
rodere il ricino e questo si secc. Quando il sole si fu alzato,
Dio fece soffiare un vento d'oriente, afoso.

Il sole colp la testa di Giona, che si sent venir meno, e
chiese di morire, dicendo: Meglio per me morire che vivere.

Dio disse a Giona: Ti sembra giusto essere cos sdegnato per
una pianta di ricino?.

Egli rispose: S,  giusto; ne sono sdegnato al punto da
invocare la morte!.

Ma il Signore gli rispose: Tu ti dai pena per quella pianta di
ricino per cui non hai fatto nessuna fatica e che tu non hai
fatto spuntare, che in una notte  cresciuta e in una notte 
perita: e io non dovrei avere piet di Ninive, quella grande
citt, nella quale sono pi di centoventimila persone, che non
sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande
quantit di animali?.





MICHEA.





Verso la fine dell'ottavo secolo avanti Cristo, una gerarchia
sociale si  fatta strada e si  imposta: le classi arricchite
rivendicano potere e onori e pensano solo a estendere il loro
dominio. Mentre l'aristocratico Isaia se la prende con gli
ambienti ufficiali di Gerusalemme, si leva la voce del profeta
Michea, umile contadino della Palestina del sud, che protesta a
favore dei poveri sfruttati da padroni esigenti, e rovinati pure
dall'invasore assiro. Quest'ultimo distrugge il regno del Nord
nel 721 avanti Cristo e viene in seguito a soffocare le rivolte
continue dei re di Gerusalemme, troppo sicuri di essere al
riparo tra le mura della capitale.





1.

Parola del Signore, rivolta a Michea di Moreset, al tempo di
Iotam, di Acaz e di Ezechia, re di Giuda. Visione che egli ebbe
riguardo a Samaria e a Gerusalemme.



Udite, popoli tutti!

Fa' attenzione, o terra, con quanto contieni!

Il Signore Dio sia testimone contro di voi,

il Signore dal suo santo tempio.

Poich ecco, il Signore esce dalla sua dimora

e scende e cammina sulle alture del paese;

si sciolgono i monti sotto di lui e le valli si squarciano

come cera davanti al fuoco,

come acque versate su un pendio.

Tutto ci per l'infedelt di Giacobbe e per i peccati della casa
di Israele.

Qual  l'infedelt di Giacobbe? Non  forse Samaria?

Qual  il peccato di Giuda? Non  forse Gerusalemme?

Ridurr Samaria a un mucchio di rovine in un campo,

a un luogo per piantarvi la vigna.

Rotoler le sue pietre nella valle, scoprir le sue fondamenta.

Tutte le sue statue saranno frantumate,

tutti i suoi doni andranno bruciati,

di tutti i suoi idoli far scempio

perch messi insieme a prezzo di prostituzione

e in prezzo di prostituzione torneranno.



Perci far lamenti e grider, me ne andr scalzo e nudo,

mander ululati come gli sciacalli, urli lamentosi come gli
struzzi,

perch la sua piaga  incurabile ed  giunta fino a Giuda,

si estende fino alle soglie del mio popolo, fino a Gerusalemme.

Non l'annunziate in Gat, non piangete in Acri,

a Bet-le-Afra avvoltolatevi nella polvere.

Emigra, popolazione di Safir, nuda, nella vergogna;

non  uscita la popolazione di Zaanan.

In lutto  Bet-Esel; egli vi ha tolto la sua difesa.

Si attendeva il benessere la popolazione di Marot,

invece  scesa la sciagura da parte del Signore

fino alle porte di Gerusalemme.

Attacca i destrieri al carro, o abitante di Lachis!

Essa fu l'inizio del peccato per la figlia di Sion,

poich in te sono state trovate le infedelt d'Israele.

Perci sarai data in dote a Moreset-Gat,

le case di Aczib saranno una delusione per i re d'Israele.

Ti far ancora giungere un conquistatore, o abitante di Maresa,

egli giunger fino a Adullam, gloria d'Israele.



Tagliati i capelli, rasati la testa per via dei tuoi figli, tue
delizie;

renditi calva come un avvoltoio, perch vanno in esilio lontano
da te.





2.

Guai a coloro che meditano l'iniquit

e tramano il male sui loro giacigli;

alla luce dell'alba lo compiono, perch in mano loro  il potere.

Sono avidi di campi e li usurpano, di case e se le prendono.

Cos opprimono l'uomo e la sua casa, il proprietario e la sua
eredit.

Perci cos dice il Signore:

Ecco, io medito contro questa genia

una sciagura da cui non potranno sottrarre il collo

e non andranno pi a testa alta,

perch sar quello tempo di calamit.

In quel tempo si comporr su di voi un proverbio

e si canter una lamentazione: E' finita!,

e si dir: Siamo del tutto rovinati!

Ad altri egli passa l'eredit del mio popolo;

-  Ah, come mi  stata sottratta!  -

al nemico egli spartisce i nostri campi.



Perci non ci sar nessuno che tiri la corda per te,

per il sorteggio nell'adunanza del Signore.



Non profetizzate!  -  Ma devono profetizzare.

Non profetizzate riguardo a queste cose!

-  Ma non si terr lontano l'obbrobrio.

E' forse gi cosa detta, o casa di Giacobbe?

E' forse stanca la pazienza del Signore,

o questo  il suo modo di agire?

Non sono forse benefiche le sue parole

per chi cammina con rettitudine?

Ma voi come nemici insorgete contro il mio popolo.

Da chi  senza mantello esigete una veste,

dai passanti tranquilli un bottino di guerra.

Cacciate le donne del mio popolo fuori dalla casa delle loro
delizie,

e togliete ai loro bambini il mio onore per sempre.



Su, andatevene, perch questo non  pi luogo di riposo.

Per una inezia esigete un pegno insopportabile.

Se uno che insegue il vento e spaccia menzogne dicesse:

Ti profetizzo in virt del vino e di bevanda inebriante,

questo sarebbe un profeta per questo popolo.



Certo ti raduner tutto, o Giacobbe,

certo ti raccoglier, resto di Israele.

Li metter insieme come pecore in un sicuro recinto,

come una mandria in mezzo al pascolo,

dove muggisca lontano dagli uomini.

Chi ha aperto la breccia li preceder;

forzeranno e varcheranno la porta e usciranno per essa;

marcer il loro re innanzi a loro e il Signore sar alla loro
testa.





3.

Io dissi: Ascoltate, capi di Giacobbe,

voi governanti della casa d'Israele:

Non spetta forse a voi conoscere la giustizia?

Nemici del bene e amanti del male,

voi strappate loro la pelle di dosso e la carne dalle ossa.

Divorano la carne del mio popolo e gli strappano la pelle di
dosso,

ne rompono le ossa e lo fanno a pezzi

come carne in una pentola, come lesso in una caldaia.



Allora grideranno al Signore, ma egli non risponder;

nasconder loro la faccia, in quel tempo,

perch hanno compiuto cattive azioni.



Cos dice il Signore contro i profeti che fanno traviare il mio
popolo,

che annunziano la pace se hanno qualcosa tra i denti da mordere,

ma a chi non mette loro niente in bocca dichiarano la guerra.

Quindi per voi sar notte invece di visioni,

tenebre per voi invece di responsi.

Il sole tramonter su questi profeti

e oscuro si far il giorno su di essi.

I veggenti saranno ricoperti di vergogna e gli indovini
arrossiranno;

si copriranno tutti il labbro, perch non hanno risposta da Dio.

Mentre io son pieno di forza con lo spirito del Signore,

di giustizia e di coraggio,

per annunziare a Giacobbe le sue colpe,

a Israele il suo peccato.



Udite questo, dunque, capi della casa di Giacobbe,

governanti della casa d'Israele,

che aborrite la giustizia e storcete quanto  retto,

che costruite Sion sul sangue e Gerusalemme con il sopruso;

i suoi capi giudicano in vista dei regali,

i suoi sacerdoti insegnano per lucro,

i suoi profeti danno oracoli per denaro.

Osano appoggiarsi al Signore, dicendo:

Non  forse il Signore in mezzo a noi?

Non ci coglier alcun male.

Perci, per causa vostra, Sion sar arata come un campo,

Gerusalemme diverr un mucchio di rovine,

il monte del tempio un'altura selvosa.





4.

Alla fine dei giorni il monte del tempio del Signore

rester saldo sulla cima dei monti e s'innalzer sopra i colli

e affluiranno ad esso i popoli;

verranno molte genti e diranno:

Venite, saliamo al monte del Signore

e al tempio del Dio di Giacobbe;

egli ci indicher le sue vie

e noi cammineremo sui suoi sentieri,

poich da Sion uscir la legge

e da Gerusalemme la parola del Signore.

Egli sar arbitro tra molti popoli

e pronunzier sentenza fra numerose nazioni;

dalle loro spade forgeranno vomeri, dalle loro lame, falci.

Nessuna nazione alzer la spada contro un'altra nazione

e non impareranno pi l'arte della guerra.

Siederanno ognuno tranquillo sotto la vite e sotto il fico

e pi nessuno li spaventer,

poich la bocca del Signore degli eserciti ha parlato!

Tutti gli altri popoli

camminino pure ognuno nel nome del suo dio,

noi cammineremo nel nome del Signore Dio nostro,

in eterno, sempre.



In quel giorno  -  dice il Signore  -  raduner gli zoppi,

raccoglier gli sbandati e coloro che ho trattato duramente.

Degli zoppi io far un resto,

degli sbandati una nazione forte.

E il Signore regner su di loro sul monte Sion,

da allora e per sempre.



E a te, Torre del gregge,

colle della figlia di Sion, a te verr,

ritorner a te la sovranit di prima

il regno della figlia di Gerusalemme.



Ora perch gridi cos forte?

Non c' forse nelle tue mura alcun re?

I tuoi consiglieri sono forse periti,

perch ti prendono i dolori come di partoriente?



Spasima e gemi, figlia di Sion, come una partoriente,

perch presto uscirai dalla citt e dimorerai per la campagna

e andrai fino a Babilonia.

L sarai liberata,

l il Signore ti riscatter dalla mano dei tuoi nemici.



Le nazioni stritolate sulla terra di Dio



Ora si sono adunate contro di te molte nazioni

che dicono: Sia profanata

e godano i nostri occhi alla vista di Sion.

Ma esse non conoscono i pensieri del Signore

e non comprendono il suo consiglio,

poich le ha radunate come covoni sull'aia.

Alzati e trebbia, figlia di Sion,

perch render di ferro il tuo corno

e di bronzo le tue unghie

e tu stritolerai molti popoli:

consacrerai al Signore i loro guadagni

e le loro ricchezze al padrone di tutta la terra.



Ora fatti incisioni, o figlia dell'orda,

hanno posto l'assedio intorno a noi,

con la verga percuotono sulla guancia il giudice d'Israele.





5.

E tu, Betlemme di Efrata

cos piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda,

da te mi uscir colui che deve essere il dominatore in Israele;

le sue origini sono dall'antichit, dai giorni pi remoti.

Perci Dio li metter in potere altrui

fino a quando colei che deve partorire partorir;

e il resto dei tuoi fratelli ritorner ai figli di Israele.

Egli star l e pascer con la forza del Signore,

con la maest del nome del Signore suo Dio.

Abiteranno sicuri, perch egli allora sar grande

fino agli estremi confini della terra

e tale sar la pace.



Se Assur entrer nella nostra terra e metter il piede sul
nostro suolo,

noi schiereremo contro di lui sette pastori e otto capi di
uomini,

che governeranno la terra di Assur con la spada,

il paese di Nimrod con il suo stesso pugnale.

Ci libereranno da Assur

se entrer nella nostra terra

e metter piede entro i nostri confini.



Il resto di Giacobbe sar, in mezzo a molti popoli,

come rugiada mandata dal Signore

e come pioggia che cade sull'erba,

che non attende nulla dall'uomo

e nulla spera dai figli dell'uomo.



Allora il resto di Giacobbe sar, in mezzo a popoli numerosi,

come un leone tra le belve della foresta,

come un leoncello tra greggi di pecore,

il quale, se entra, calpesta e sbrana e non c' scampo.



La tua mano si alzer contro tutti i tuoi nemici,

e tutti i tuoi avversari saranno sterminati.

In quel giorno  -  dice il Signore  -

distrugger i tuoi cavalli in mezzo a te e mander in rovina i
tuoi carri;

distrugger le citt della tua terra e demolir tutte le tue
fortezze.

Ti strapper di mano i sortilegi e non avrai pi indovini.



Distrugger in mezzo a te le tue sculture e le tue stele,

n pi ti prostrerai davanti a un'opera delle tue mani.

Estirper da te i tuoi pali sacri, distrugger i tuoi idoli.

Con ira e furore, far vendetta delle genti,

che non hanno voluto obbedire.





6.

Ascoltate dunque ci che dice il Signore:

Su, fa' lite con i monti e i colli ascoltino la tua voce!

Ascoltate, o monti, il processo del Signore

e porgete l'orecchio, o perenni fondamenta della terra,

perch il Signore  in lite con il suo popolo, intenta causa con
Israele.



Popolo mio, che cosa ti ho fatto?

In che cosa ti ho stancato? Rispondimi.

Forse perch ti ho fatto uscire dall'Egitto,

ti ho riscattato dalla casa di schiavit

e ho mandato davanti a te Mos, Aronne e Maria?

Popolo mio, ricorda le trame di Balak re di Moab,

e quello che gli rispose Balaam, figlio di Beor.

Ricordati di quello che  avvenuto da Sittim a Galgala

per riconoscere i benefici del Signore.



Con che cosa mi presenter al Signore,

mi prostrer al Dio altissimo?

Mi presenter a lui con olocausti,

con vitelli di un anno?

Gradir il Signore le migliaia di montoni

e torrenti di olio a miriadi?

Gli offrir forse il mio primogenito per la mia colpa,

il frutto delle mie viscere per il mio peccato?



Uomo, ti  stato insegnato ci che  buono

e ci che richiede il Signore da te:

praticare la giustizia, amare la piet,

camminare umilmente con il tuo Dio.



La voce del Signore grida alla citt!

Ascoltate trib e convenuti della citt:

Ci sono ancora nella casa dell'empio

i tesori ingiustamente acquistati

e le misure scarse, detestabili?

Potr io giustificare le false bilance e il sacchetto di pesi
falsi?

I ricchi della citt sono pieni di violenza

e i suoi abitanti dicono menzogna.



Anch'io ho cominciato a colpirti,

a devastarti per i tuoi peccati.

Mangerai, ma non ti sazierai, e la tua fame rimarr in te;

metterai da parte, ma nulla salverai

e se qualcuno salverai io lo consegner alla spada.

Seminerai, ma non mieterai,

frangerai le olive, ma non ti ungerai d'olio;

produrrai mosto, ma non berrai il vino.

Tu osservi gli statuti di Omri

e tutte le pratiche della casa di Acab,

e segui i loro propositi;

perci io far di te una desolazione,

i tuoi abitanti oggetto di scherno

e subirai l'obbrobrio dei popoli.





7.

Ahim! Sono diventato come uno spigolatore d'estate,

come un racimolatore dopo la vendemmia!

Non un grappolo da mangiare,

non un fico per la mia voglia.

L'uomo pio  scomparso dalla terra,

non c' pi un giusto fra gli uomini,

tutti stanno in agguato per spargere sangue;

ognuno d la caccia con la rete al fratello.

Le loro mani sono pronte per il male;

il principe avanza pretese,

il giudice si lascia comprare,

il grande manifesta la cupidigia

e cos distorcono tutto.

Il migliore di loro non  che un pruno,

il pi retto una siepe di spine.

Il giorno predetto dalle tue sentinelle,

il giorno del castigo  giunto,

adesso  la loro rovina.

Non credete all'amico, non fidatevi del compagno.

Custodisci le porte della tua bocca davanti a colei che riposa
vicino a te.

Il figlio insulta suo padre,

la figlia si rivolta contro la madre,

la nuora contro la suocera

e i nemici dell'uomo sono quelli di casa sua.



Ma io volgo lo sguardo al Signore,

spero nel Dio della mia salvezza,

il mio Dio m'esaudir.



Non gioire della mia sventura, o mia nemica!

Se sono caduta, mi rialzer;

se siedo nelle tenebre, il Signore sar la mia luce.

Sopporter lo sdegno del Signore

perch ho peccato contro di lui,

finch egli tratti la mia causa e mi renda ragione,

finch mi faccia uscire alla luce e io veda la sua giustizia.



La mia nemica lo vedr e sar coperta di vergogna,

lei che mi diceva: Dov' il Signore tuo Dio?.

I miei occhi gioiranno nel vederla calpestata come fango della
strada.



E' il giorno in cui le tue mura saranno riedificate;

in quel giorno pi ampi saranno i tuoi confini;

in quel giorno si verr a te dall'Assiria fino all'Egitto,

dall'Egitto fino all'Eufrate,

da mare a mare, da monte a monte.

La terra diventer un deserto a causa dei suoi abitanti,

a motivo delle loro azioni.



Pasci il tuo popolo con la tua verga,

il gregge della tua eredit,

che sta solitario nella foresta tra fertili campagne;

pascolino in Basan e in Galaad come nei tempi antichi.

Come quando sei uscito dall'Egitto,

mostraci cose prodigiose.

Vedranno le genti e resteranno deluse

di tutta la loro potenza.

Si porranno la mano sulla bocca,

i loro orecchi ne resteranno assordati.

Leccheranno la polvere come il serpente,

come i rettili della terra;

usciranno tremanti dai loro nascondigli,

trepideranno e di te avranno timore.



Quale dio  come te, che togli l'iniquit

e perdoni il peccato al resto della tua eredit;

che non serbi per sempre l'ira,

ma ti compiaci d'usare misericordia?

Egli torner ad aver piet di noi,

calpester le nostre colpe.

Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati.

Conserverai a Giacobbe la tua fedelt,

ad Abramo la tua benevolenza,

come hai giurato ai nostri padri fino dai tempi antichi.



NOTA: Basan e Galaad, nella Transgiordania, erano regioni di
fertili pascoli e di foreste.





NAUM.





NOTA: La profezia di Naum  legata alla caduta di Ninive nel 612
avanti Cristo. Questi oracoli si distribuiscono lungo quindici
che precedono tale data e coincidono con gli inizi della
carriera del profeta Geremia; sono l'eco della gioia esultante
dei piccoli stati dell'Oriente  -  tra cui Giuda  -  che si
vedono liberati dal dominio degli Assiri. Infatti, un secolo
prima il grande impero aveva imposto la sua dominazione sino
alle frontiere dell'Egitto, aveva distrutto Samaria nel 721
avanti Cristo e assediato Gerusalemme nel 701. A partire dal
625, i Babilonesi riconquistano la loro indipendenza; e insieme
con i Medi hanno definitivamente ragione dell'impressionante
potenza di Assur, nel 612.





1.

Oracolo su Ninive.

Libro della visione di Naum da Elcos.



Un Dio geloso e vendicatore  il Signore,

vendicatore  il Signore, pieno di sdegno.

Il Signore si vendica degli avversari

e serba rancore verso i nemici.

Il Signore  lento all'ira, ma grande in potenza

e nulla lascia impunito.

Nell'uragano e nella tempesta  il suo cammino

e le nubi sono la polvere dei suoi passi.

Minaccia il mare e il mare si secca,

prosciuga tutti i ruscelli.

Basan e il Carmelo inaridiscono,

anche il fiore del Libano languisce.

Davanti a lui tremano i monti,

ondeggiano i colli;

si leva la terra davanti a lui,

il mondo e tutti i suoi abitanti.

Davanti al suo sdegno chi pu resistere

e affrontare il furore della sua ira?

La sua collera si spande come il fuoco

e alla sua presenza le rupi si spezzano.

Buono  il Signore, un asilo sicuro

nel giorno dell'angoscia:

conosce quelli che confidano in lui

quando l'inondazione avanza.

Stermina chi insorge contro di lui

e i suoi nemici insegue nelle tenebre.



(a Giuda)

Che tramate voi contro il Signore?

Egli distrugge:

non sopravverr due volte la sciagura,

poich come un mucchio di pruni

saranno consunti, come paglia secca.



(ad Assur)

Da te  uscito colui che trama il male contro il Signore,

il consigliere malvagio.



(a Giuda: oracolo)

Cos dice il Signore:

Siano pure potenti, siano pure numerosi,

saranno falciati e spariranno.

Ma se ti ho afflitto, non ti affligger pi.

Ora infranger il suo giogo che ti opprime,

spezzer le tue catene.



(al re di Ninive: oracolo)

Ma contro di te ecco il decreto del Signore:

Nessuna discendenza porter il tuo nome,

dal tempio dei tuoi dei far sparire

le statue scolpite e quelle fuse,

far del tuo sepolcro un'ignominia.







(a Giuda)

2.

Ecco sui monti i passi d'un messaggero,

un araldo di pace!

Celebra le tue feste, Giuda, sciogli i tuoi voti,

poich non ti attraverser pi il malvagio:

egli  del tutto annientato.

Il Signore restaura la vigna di Giacobbe, come la vigna
d'Israele;

i briganti l'avevano depredata, ne avevano strappato i tralci.

Contro di te avanza un distruttore:

monta la guardia alla fortezza, sorveglia le vie,

cingiti i fianchi, raccogli tutte le forze.



[Agonia di Ninive].

Lo scudo dei suoi prodi rosseggia,

i guerrieri sono vestiti di scarlatto

come fuoco scintillano i carri di ferro

pronti all'attacco; le lance lampeggiano.

Per le vie tumultuano i carri,

scorrazzano per le piazze;

il loro aspetto  come di fiamma,

guizzano come saette.

Si fa l'appello dei pi coraggiosi che accorrendo si urtano:

essi si slanciano verso le mura,

la copertura di scudi  formata.

Le porte dei fiumi si aprono,

la reggia  in preda allo spavento.

La regina  condotta in esilio,

le sue ancelle gemono come con voce di colombe

percuotendosi il petto.

Ninive  come una vasca d'acqua agitata

da cui sfuggono le acque.

Fermatevi! Fermatevi! ma nessuno si volta.

Saccheggiate l'argento, saccheggiate l'oro,

ci sono tesori infiniti, ammassi d'oggetti preziosi.

Devastazione, spogliazione, desolazione;

cuori scoraggiati, ginocchia vacillanti,

in tutti i cuori  lo spasimo

su tutti i volti il pallore.



Dov' la tana dei leoni, la caverna dei leoncelli?

L si rifugiavano il leone e i leoncelli

e nessuno li disturbava.

Il leone rapiva per i suoi piccoli,

sbranava per le sue leonesse;

riempiva i suoi covi di preda, le sue tane di rapina.

Eccomi a te, dice il Signore degli eserciti,

mander in fumo i tuoi carri

e la spada divorer i tuoi leoncelli.

Porr fine alle tue rapine nel paese,

non si udr pi la voce dei tuoi messaggeri.





3.

Guai alla citt sanguinaria,

piena di menzogne, colma di rapine,

che non cessa di depredare!



Sibilo di frusta, fracasso di ruote,

scalpitio di cavalli, cigolio di carri,

cavalieri incalzanti, lampeggiare di spade,

scintillare di lance, feriti in quantit,

cumuli di morti, cadaveri senza fine,

s'inciampa nei cadaveri.

Per le tante seduzioni della prostituta,

della bella maliarda, della maestra d'incanti

che faceva mercato dei popoli con le sue tresche

e delle nazioni con le sue malie.



Eccomi a te, oracolo del Signore degli eserciti.

Alzer le tue vesti fin sulla faccia

e mostrer alle genti la tua nudit,

ai regni le tue vergogne.

Ti getter addosso immondezze

ti svergogner, ti esporr al ludibrio.

Allora chiunque ti vedr, fuggir da te

e dir: Ninive  distrutta!. Chi la compianger?

Dove cercher chi la consoli?



Sei forse pi forte di Tebe, seduta fra i canali del Nilo,

circondata dalle acque?

Per baluardo aveva il mare e per bastione le acque.

L'Etiopia e l'Egitto erano la sua forza

che non aveva limiti.

Put e Libi erano i suoi alleati.



Eppure anch'essa fu deportata, and schiava in esilio.

Anche i suoi bambini furono sfracellati

ai crocicchi di tutte le strade.

Sopra i suoi nobili si gettarono le sorti

e tutti i suoi grandi furono messi in catene.

Anche tu berrai fino alla feccia e verrai meno,

anche tu cercherai scampo dal nemico.



Tutte le tue fortezze

sono come fichi carichi di frutti primaticci:

appena scossi, cadono i fichi in bocca a chi li vuol mangiare.



Ecco il tuo popolo: in te vi sono solo donne,

spalancano la porta della tua terra ai nemici,

il fuoco divora le tue sbarre.

Attingi acqua per l'assedio, rinforza le tue difese,

pesta l'argilla, impasta mattoni, prendi la forma.



Eppure il fuoco ti divorer,

ti sterminer la spada,

anche se ti moltiplicassi come le cavallette,

se diventassi numerosa come i bruchi

e moltiplicassi i tuoi mercenari pi che le stelle del cielo.



La locusta mette le ali e vola via!

I tuoi principi sono come le locuste,

i tuoi capi come sciami di cavallette,

che si annidano fra le siepi quand' freddo,

ma quando spunta il sole si dileguano

e non si sa dove siano andate.



Re d'Assur, i tuoi pastori dormono,

si riposano i tuoi eroi!

Il tuo popolo vaga sbandato per i monti e nessuno lo raduna.

Non c' rimedio per la tua ferita, incurabile  la tua piaga.

Chiunque sentir tue notizie batter le mani.

Perch su chi non si  riversata senza tregua la tua crudelt?





ABACUC





NOTA: Abacuc vive verso l'anno 600 avanti Cristo. Dopo la
scomparsa dell'Assiria, un altro impero domina il Vicino Oriente
e si  insediato nella Siria e nella Palestina. Il re di
Babilonia, Nabucodonosor Secondo, ha da poco sconfitto il
faraone Necao a Carchemis, nel 605 avanti Cristo e nulla pu pi
arrestarlo. Molestato dagli eserciti d'occupazione, tormentato
dai vicini, Giuda pure si trova chiuso in trappola e il popolo
ebreo , per cos dire, perduto.

Il testo ebraico del libro di Abacuc  spesso mal conservato.
Non ci si meraviglier dunque di trovare, riguardo a tale libro,
traduzioni alquanto diverse.





1.

Oracolo che ebbe in visione il profeta Abacuc.

Fino a quando, Signore, implorer e non ascolti,

a te alzer il grido: Violenza! e non soccorri?



Perch mi fai vedere l'iniquit e resti spettatore
dell'oppressione?

Ho davanti rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese.



Non ha pi forza la legge,

n mai si afferma il diritto.

L'empio infatti raggira il giusto

e il giudizio ne esce stravolto.



Guardate fra i popoli e osservate, inorridite e ammutolite:

c' chi compir ai vostri giorni una cosa

che a raccontarla non sarebbe creduta.



Ecco, io faccio sorgere i Caldei, popolo feroce e impetuoso,

che percorre ampie regioni per occupare sedi non sue.



Egli  feroce e terribile, da lui esce il suo diritto e la sua
grandezza.



Pi veloci dei leopardi sono i suoi cavalli, pi agili dei lupi
della sera.

Balzano i suoi destrieri, venuti da lontano,

volano come aquila che piomba per divorare.



Tutti avanzano per la rapina.

La loro faccia  infuocata come il vento d'oriente,

ammassano i prigionieri come la sabbia.

Egli dei re si fa beffe, e dei capi si ride;

si fa gioco di ogni fortezza, assale una citt e la conquista.



Poi muta corso il vento: passa e paga il fio.

Questa la potenza del mio dio!



Non sei tu fin da principio, Signore, il mio Dio, il mio Santo?

Noi non moriremo, Signore.

Tu lo hai scelto per fare giustizia, l'hai reso forte, o Roccia,
per castigare.



Tu dagli occhi cos puri che non puoi vedere il male

e non puoi guardare l'iniquit,

perch, vedendo i malvagi, taci mentre l'empio ingoia il giusto?



Tu tratti gli uomini come pesci del mare,

come un verme che non ha padrone.



Egli li prende tutti all'amo, li tira su con il giacchio,

li raccoglie nella rete, e contento ne gode.



Per ci offre sacrifici alla sua rete e brucia incenso al suo
giacchio,

perch fanno grassa la sua parte e succulente le sue vivande.



Continuer dunque a vuotare il giacchio

e a massacrare le genti senza piet?





2.

Mi metter di sentinella, in piedi sulla fortezza,

a spiare, per vedere che cosa mi dir,

che cosa risponder ai miei lamenti.

Il Signore rispose e mi disse:

Scrivi la visione e incidila bene sulle tavolette

perch la si legga speditamente.

E' una visione che attesta un termine,

parla di una scadenza e non mentisce;

se indugia, attendila,

perch certo verr e non tarder.



Ecco, soccombe colui che non ha l'animo retto,

mentre il giusto vivr per la sua fede.



La ricchezza rende malvagi; il superbo non sussister;

spalanca come gli inferi le sue fauci

e, come la morte, non si sazia,

attira a s tutti i popoli, raduna per s tutte le genti.

Forse che tutti non lo canzoneranno,

non faranno motteggi per lui?



Diranno: Guai a chi accumula ci che non  suo,

-  e fino a quando?  -  e si carica di pegni!

Forse che non sorgeranno a un tratto i tuoi creditori,

non si sveglieranno i tuoi esattori e tu diverrai loro preda?

Poich tu hai spogliato molte genti,

gli altri popoli spoglieranno te,

a causa del sangue umano versato,

della violenza fatta alla regione, alla citt e ai suoi abitanti.



Guai a chi  avido di lucro, sventura per la sua casa,

per mettere il nido in luogo alto, e sfuggire alla stretta della
sventura.



Hai decretato il disonore alla tua casa;

hai soppresso popoli numerosi,

hai fatto del male contro te stesso.



La pietra infatti grider dalla parete

e dal tavolato risponder la trave.



Guai a chi costruisce una citt sul sangue

e fonda un castello sull'iniquit.



Non  forse volere del Signore degli eserciti

che i popoli fatichino per il fuoco

e le nazioni si stanchino per un nulla?



Poich, come le acque colmano il mare,

cos la terra dovr riempirsi

di conoscenza della gloria del Signore.



Guai a chi fa bere i suoi vicini

versando veleno per ubriacarli e scoprire le loro nudit.

Ti sei saziato di vergogna, non di gloria.



Bevi, e ti colga il capogiro.

Si riverser su di te il calice della destra del Signore

e la vergogna sopra il tuo onore,



poich lo scempio fatto al Libano ricadr su di te

e il massacro degli animali ti colmer di spavento,

a causa del sangue umano versato,

della violenza fatta alla regione, alla citt e a tutti i suoi
abitanti.



A che giova un idolo perch l'artista si dia pena di scolpirlo?

O una statua fusa o un oracolo falso,

perch l'artista confidi in essi, scolpendo idoli muti?

Guai a chi dice al legno: Svegliati,

e alla pietra muta: Alzati.

Ecco,  ricoperta d'oro e d'argento

ma dentro non c' soffio vitale.



Il Signore risiede nel suo santo tempio.

Taccia, davanti a lui, tutta la terra!





3.

Preghiera del profeta Abacuc, in tono di lamentazione.

Signore, ho ascoltato il tuo annunzio,

Signore, ho avuto timore della tua opera.

Nel corso degli anni manifestala,

falla conoscere nel corso degli anni.

Nello sdegno ricordati di avere clemenza.



Dio viene da Teman, il Santo dal monte Paran. (Pausa)

La sua maest ricopre i cieli, delle sue lodi  piena la terra.



Il suo splendore  come la luce,

bagliori di folgore escono dalle sue mani:

l si cela la sua potenza.



Davanti a lui avanza la peste,

la febbre ardente segue i suoi passi.



Si arresta e scuote la terra, guarda e fa tremare le genti;

le montagne eterne s'infrangono e i colli antichi si abbassano:

i suoi sentieri nei secoli.



Ho visto i padiglioni di Cusan in preda a spavento,

sono agitate le tende di Madian.



Forse contro i fiumi, Signore, contro i fiumi si accende la tua
ira

o contro il mare  il tuo furore,

quando tu monti sopra i tuoi cavalli, sopra i carri della tua
vittoria?



Tu estrai il tuo arco e ne sazi di saette la corda. (Pausa)



Fai erompere la terra in torrenti;

i monti ti vedono e tremano,

un uragano di acque si riversa,

l'abisso fa sentire la sua voce.

In alto il sole tralascia di mostrarsi,

e la luna resta nella sua dimora,

fuggono al bagliore delle tue saette,

allo splendore folgorante della tua lancia.



Sdegnato attraversi la terra,

adirato calpesti le genti.



Sei uscito per salvare il tuo popolo,

per salvare il tuo consacrato.

Hai demolito la cima della casa dell'empio,

l'hai scalzata fino alle fondamenta. (Pausa)

Con i tuoi dardi hai trafitto il capo dei suoi guerrieri

che irrompevano per disperdermi

con la gioia di chi divora il povero di nascosto.



Hai affogato nel mare i suoi cavalli,

nella melma di grandi acque.



Ho udito e fremette il mio cuore,

a tal voce trem il mio labbro,

la carie entra nelle mie ossa

e sotto di me tremano i miei passi.

Sospiro al giorno dell'angoscia

che verr contro il popolo che ci opprime.

Il fico infatti non germoglier,

nessun prodotto daranno le viti,

cesser il raccolto dell'olivo,

i campi non daranno pi cibo,

i greggi spariranno dagli olivi

e le stalle rimarranno senza buoi.

Ma io gioir nel Signore,

esulter in Dio mio salvatore.

Il Signore Dio  la mia forza,

egli rende i miei piedi come quelli delle cerve,

sulle alture mi fa camminare.



Per il maestro del coro. Su strumenti a corda.





SOFONIA.





NOTA: L'attivit di Sofonia si svolge tra gli anni 640 avanti
Cristo, un poco prima di quella di Geremia. Il re Giosia, il
grande riformatore  ancora minorenne. Il piccolo stato di Giuda
 in piena crisi: si sta manifestando una reazione contro la
politica di alleanza con l'Assiria, da poco instaurata dal re
Manasse (687-642 avanti Cristo), una politica servile. Del resto
ora l'Assiria sta subendo una decadenza che permette la
rinascita di speranze patriottiche e di progetti di una riforma
religiosa. Il progetto di risanamento, che poi Giosia attuer
con forte tenacia, ha i suoi pionieri: Sofonia  uno di essi.





1.

Parola del Signore rivolta a Sofonia figlio dell'Etiope, figlio
di Godolia, figlio di Amaria, figlio di Ezechia, al tempo di
Giosia figlio di Amon, re di Giuda.



Tutto far sparire dalla terra.

Oracolo del Signore.

Distrugger uomini e bestie;

sterminer gli uccelli del cielo e i pesci del mare,

abbatter gli empi; sterminer l'uomo dalla terra.

Oracolo del Signore.



Stender la mano su Giuda

e su tutti gli abitanti di Gerusalemme;

sterminer da questo luogo gli avanzi di Baal

e il nome stesso dei suoi falsi sacerdoti;

quelli che sui tetti si prostrano davanti alla milizia celeste

e quelli che si prostrano davanti al Signore,

e poi giurano per Milcom;

quelli che si allontanano dal seguire il Signore,

che non lo cercano, n si curano di lui.

Silenzio, alla presenza del Signore Dio,

perch il giorno del Signore  vicino,

perch il Signore ha preparato un sacrificio,

ha mandato a chiamare i suoi invitati.



Nel giorno del sacrificio del Signore,

io punir i principi e i figli di re

e quanti vestono alla moda straniera;

punir in quel giorno chiunque salta la soglia,

chi riempie di rapine e di frodi il palazzo del suo padrone.



In quel giorno  -  parola del Signore  -

grida d'aiuto verranno dalla Porta dei pesci,

ululati dal quartiere nuovo e grande fragore dai colli.

Urlate, abitanti del Mortaio,

poich tutta la turba dei trafficanti  finita,

tutti i pesatori d'argento sono sterminati.



In quel tempo perlustrer Gerusalemme con lanterne

e far giustizia di quegli uomini

che riposando sulle loro fecce

pensano: Il Signore non fa n bene n male.



I loro beni saranno saccheggiati e le loro case distrutte.

Hanno costruito case ma non le abiteranno,

hanno piantato viti, ma non ne berranno il vino.



E' vicino il gran giorno del Signore,  vicino e avanza a grandi
passi.

Una voce: Amaro  il giorno del Signore!

anche un prode lo grida.



Giorno d'ira quel giorno, giorno d'angoscia e di afflizione,

giorno di rovina e di sterminio, giorno di tenebre e di caligine,

giorno di nubi e di oscurit,

giorno di squilli di tromba e d'allarme sulle fortezze e sulle
torri d'angolo.



Metter gli uomini in angoscia e cammineranno come ciechi,

perch hanno peccato contro il Signore;

il loro sangue sar sparso come polvere

e le loro viscere come escrementi.

Neppure il loro argento, neppure il loro oro potranno salvarli.



Nel giorno dell'ira del Signore e al fuoco della sua gelosia,

tutta la terra sar consumata,

poich far improvvisa distruzione di tutti gli abitanti della
terra.





2.

Radunatevi, raccoglietevi, o gente spudorata,

prima di essere travolti come pula che scompare in un giorno;

prima che piombi su di voi la collera furiosa del Signore.

Cercate il Signore voi tutti, umili della terra

che eseguite i suoi ordini;

cercate la giustizia, cercate l'umilt,

per trovarvi al riparo nel giorno dell'ira del Signore.



Gaza infatti sar desolata e Ascalona ridotta a un deserto.

Asdod in pieno giorno sar deportata

ed Accaron distrutta dalle fondamenta.

Guai agli abitanti della costa del mare, alla gente dei Cretei!

La parola del Signore  contro di te, Canaan, paese dei Filistei:

Io ti distrugger privandoti di ogni abitante.

Diverrai pascoli di pastori e recinti di greggi.

La costa del mare apparterr al resto della casa di Giuda;

in quei luoghi pascoleranno e a sera

nelle case di Ascalona prenderanno riposo,

quando il Signore loro Dio li avr visitati

e avr restaurato le loro sorti.



Ho udito l'insulto di Moab e gli oltraggi degli Ammoniti,

con i quali hanno insultato il mio popolo

gloriandosi del loro territorio.

Perci, com' vero che io vivo,

-  parola del Signore degli eserciti Dio d'Israele  -

Moab diventer come Sodoma e gli Ammoniti come Gomorra:

un luogo invaso dai pruni, una cava di sale,

un deserto per sempre.

I rimasti del mio popolo li saccheggeranno

e i superstiti della mia gente ne saranno gli eredi.

Questo accadr a essi per la loro superbia,

perch hanno insultato, hanno disprezzato il popolo del Signore.

Terribile sar il Signore con loro,

poich annienter tutti gli idoli della terra,

mentre a lui si prostreranno, ognuno sul proprio suolo,

i popoli di tutti i continenti.



Anche voi, Etiopi,

sarete trafitti dalla mia spada.



Stender la mano anche al settentrione e distrugger Assur,

far di Ninive una desolazione, arida come il deserto.

Alloggeranno in mezzo a lei, a branchi, tutti gli animali della
valle.

Anche il pellicano, anche il riccio albergheranno nei suoi
capitelli;

il gufo strider sulle finestre e il corvo sulle soglie.

E' questa la citt gaudente che si sentiva sicura

e che pensava: Io e non altri all'infuori di me?

Come mai  diventata un deserto, un rifugio di animali?

Chiunque le passa vicino fischia e agita la mano.





3.

Guai alla citt ribelle e contaminata, alla citt prepotente!

Non ha ascoltato la voce, non ha accettato la correzione.

Non ha confidato nel Signore, non si  rivolta al suo Dio.

I suoi capi in mezzo a essa sono leoni ruggenti,

i suoi giudici sono lupi della sera,

che non hanno rosicchiato dal mattino.

I suoi profeti sono boriosi uomini fraudolenti.

I suoi sacerdoti profanano le cose sacre, violano la legge.



In mezzo ad essa il Signore  giusto, non commette iniquit;

ogni mattino d il suo giudizio, come la luce che non viene mai
meno.



Ho sterminato le nazioni,

le loro torri d'angolo sono state distrutte,

ho reso deserte le loro strade s che non c' alcun passante;

sono state depredate le loro citt e nessuno pi le abita.

Io pensavo: Almeno ora mi temer!

Accoglier la correzione.

Non si cancelleranno dai suoi occhi

tutte le punizioni che le ho inflitto.

Ma invece si sono affrettati

a pervertire di nuovo ogni loro azione.



Perci aspettami  -  parola del Signore  -

quando mi lever per accusare,

perch ho decretato di adunare le genti,

di convocare i regni, per riversare su di essi la mia collera,

tutta la mia ira ardente:

poich dal fuoco della mia gelosia

sar consumata tutta la terra.



Allora io dar ai popoli un labbro puro

perch invochino tutti il nome del Signore

e lo servano tutti sotto lo stesso giogo.

Da oltre i fiumi di Etiopia fino all'estremo settentrione,

i miei supplicanti mi porteranno offerte.



In quel giorno non avrai vergogna

di tutti i misfatti commessi contro di me,

perch allora eliminer da te tutti i superbi millantatori

e tu cesserai di inorgoglirti sopra il mio santo monte.

Far restare in mezzo a te un popolo umile e povero,

confider nel nome del Signore il resto d'Israele.

Non commetteranno pi iniquit e non proferiranno menzogna;

non si trover pi nella loro bocca una lingua fraudolenta.

Potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti.



Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele,

e rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!

Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo
nemico.

Re d'Israele  il Signore in mezzo a te,

tu non vedrai pi la sventura.



In quel giorno si dir a Gerusalemme:

non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!

Il Signore tuo Dio in mezzo a te  un salvatore potente.

Esulter di gioia per te, ti rinnover con il suo amore,

si rallegrer per te con grida di gioia, come nei giorni di
festa.



Ho allontanato da te il male

perch tu non abbia a subirne la vergogna.

Ecco, in quel tempo io sterminer tutti i tuoi oppressori.

Soccorrer gli zoppicanti, raduner i dispersi,

li porr in lode e fama

dovunque sulla terra sono stati oggetto di vergogna.



In quel tempo io vi guider, in quel tempo vi raduner

e vi dar fama e lode fra tutti i popoli della terra

quando, davanti ai vostri occhi, ristabilir le vostre sorti,





AGGEO.





NOTA: Siamo all'indomani del ritorno dall'esilio. Nel 538 avanti
Cristo numerosi Ebrei deportati in Babilonia raggiungono la
Palestina: Ciro, re dei Persiani, loro liberatore, li autorizza
a ricostruire il tempio di Gerusalemme. Ma per poter avere il
cibo necessario, in una regione di rovine e devastazioni, ci si
stabilisce piuttosto nella campagna che circonda Gerusalemme che
non nella citt stessa. In tali condizioni si esita a riprendere
la costruzione del tempio. Nel 520, diciotto anni dopo il primo
ritorno, i lavori di ricostruzione sono appena incominciati.

Il profeta Aggeo, ritornato con i primi rimpatriati, forse s'era
gi trovato con i deportati del 587.

I suoi brevi incoraggiamenti svolgono tutti lo stesso tema:
bisogna ricostruire il tempio e tutto andr meglio.





1.

L'anno secondo del re Dario, il primo giorno del sesto mese,
questa parola del Signore fu rivolta per mezzo del profeta Aggeo
a Zorobabele figlio di Sealtiel, governatore della Giudea, e a
Giosu figlio di Iozedak, sommo sacerdote.

Cos parla il Signore degli eserciti: Questo popolo dice: Non 
ancora venuto il tempo di ricostruire la casa del Signore!.

Allora fu rivelata per mezzo del profeta Aggeo questa parola del
Signore: Vi sembra questo il tempo di abitare tranquilli nelle
vostre case ben coperte, mentre questa casa  ancora in rovina?
Ora, cos dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene sul
vostro comportamento.  Avete seminato molto, ma avete raccolto
poco, avete mangiato, ma non da togliervi la fame; avete bevuto,
ma non fino a inebriarvi; vi siete vestiti, ma non vi siete
riscaldati; l'operaio ha avuto il salario, ma per metterlo in un
sacchetto forato.

Cos dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene al vostro
comportamento! Salite sul monte, portate legname, ricostruite la
mia casa. In essa mi compiacer e manifester la mia gloria  - 
dice il Signore  -.

Facevate assegnamento su molto e venne il poco: ci che
portavate in casa io lo disperdevo. E perch?  -  dice il
Signore degli eserciti  -. Perch la mia casa  in rovina,
mentre ognuno di voi si d premura per la propria casa. Perci
su di voi i cieli hanno chiuso la rugiada e anche la terra ha
diminuito il suo prodotto. Ho chiamato la siccit sulla terra e
sui monti, sul grano e sul vino nuovo, sull'olio e su quanto la
terra produce, sugli uomini e sugli animali, su ogni prodotto
delle mani.

Zorobabele figlio di Sealtiel, e Giosu figlio di Iozedak, sommo
sacerdote, e tutto il resto del popolo ascoltarono la parola del
Signore loro Dio e le parole del profeta Aggeo, secondo la
volont del Signore che lo aveva loro inviato, e il popolo ebbe
timore del Signore.

Aggeo, messaggero del Signore, rivolto al popolo, disse secondo
la missione del Signore: Io sono con voi, oracolo del Signore.

E il Signore dest lo spirito di Zorobabele figlio di Sealtiel,
governatore della Giudea e di Giosu figlio di Iozedak, sommo
sacerdote, e di tutto il resto del popolo ed essi si mossero e
intrapresero i lavori per la casa del Signore degli eserciti.

Questo avvenne il ventiquattro del sesto mese dell'anno secondo
del re Dario.





2.

Il ventuno del settimo mese, fu rivelata per mezzo del profeta
Aggeo questa parola del Signore: Su, parla a Zorobabele figlio
di Sealtiel, governatore della Giudea, a Giosu figlio di
Iozedak, sommo sacerdote, e a tutto il resto del popolo: Chi di
voi  ancora in vita che abbia visto questa casa nel suo
primitivo splendore? Ma ora in quali condizioni voi la vedete?
In confronto a quella, non  forse ridotta a un nulla ai vostri
occhi?

Ora, coraggio, Zorobabele  -  oracolo del Signore  -  coraggio,
Giosu figlio di Iozedak, sommo sacerdote, coraggio, popolo
tutto del paese, dice il Signore, e al lavoro, perch io sono
con voi  -  oracolo del Signore degli eserciti  -  secondo la
parola dell'alleanza che ho stipulato con voi quando siete
usciti dall'Egitto; il mio spirito sar con voi, non temete.

Dice infatti il Signore degli eserciti: Ancora un po' di tempo e
io scuoter il cielo e la terra, il mare e la terraferma.
Scuoter tutte le nazioni e affluiranno le ricchezze di tutte le
genti e io riempir questa casa della mia gloria, dice il
Signore degli eserciti. L'argento  mio e mio  l'oro, dice il
Signore degli eserciti.

La gloria futura di questa casa sar pi grande di quella di una
volta, dice il Signore degli eserciti; in questo luogo porr la
pace  -  oracolo del Signore degli eserciti.



Il ventiquattro del nono mese, secondo anno di Dario, questa
parola del Signore fu rivelata per mezzo del profeta Aggeo:
Dice il Signore degli eserciti: Interroga i sacerdoti intorno
alla legge e chiedi loro: Se uno in un lembo del suo vestito
porta carne consacrata e con il lembo tocca il pane, il
companatico, il vino, l'olio o qualunque altro cibo, questo
verr santificato?. No, risposero i sacerdoti. Aggeo
soggiunse: Se uno che  contaminato per il contatto di un
cadavere tocca una di quelle cose, sar essa immonda?. S,
risposero i sacerdoti,  immonda. Ora riprese Aggeo: Tale 
questo popolo, tale  questa nazione davanti a me  -  oracolo
del Signore  -  e tale  ogni lavoro delle loro mani; anzi,
anche ci che qui mi offrono  immondo. Ora, pensate, da oggi e
per l'avvenire: prima che si cominciasse a porre pietra sopra
pietra nel tempio del Signore, come andavano le vostre cose? Si
andava a un mucchio da cui si attendevano venti misure di grano
e ce n'erano dieci; si andava a un tino da cinquanta barili e ce
n'erano venti. Io vi ho colpito con la ruggine, con il
carbonchio e con la grandine in tutti i lavori delle vostre
mani, ma voi non siete ritornati a me  -  parola del Signore  -.
Considerate bene da oggi in poi (dal ventiquattro del nono mese,
cio dal giorno in cui posero le fondamenta del tempio del
Signore), se il grano verr a mancare nei granai, se la vite, il
fico, il melograno, l'olio non daranno pi i loro frutti. Da
oggi in poi io vi benedir!.



Il ventiquattro del mese questa parola del Signore fu rivolta
una seconda volta ad Aggeo:

Parla a Zorobabele, governatore della Giudea, e digli:

Scuoter il cielo e la terra, abbatter il trono dei regni e
distrugger la potenza dei regni delle nazioni, rovescer i
carri e i loro equipaggi: cadranno cavalli e cavalieri; ognuno
verr trafitto dalla spada del proprio fratello. In quel giorno-
oracolo del Signore degli eserciti  -  io ti prender,
Zorobabele figlio di Sealtiel mio servo, dice il Signore, io ti
porr come un sigillo, perch io ti ho eletto, dice il Signore
degli eserciti.





ZACCARIA.





NOTA: Questo libro non  certo opera di un unico autore. La
prima parte (i primi 8 capitoli) pu essere datata facilmente:
riguarda la ricostruzione del tempio, la restaurazione della
citt santa verso la fine del sesto secolo, cio un ventennio
dopo il ritorno dall'esilio; questi primi otto capitoli sono
dunque effettivamente opera di Zaccaria. Nella rimanente parte
del libro, si proiettano al contrario sugli ultimi tempi del
mondo immagini abbastanza enigmatiche.

Tali visioni e proclami non possono essere che del quarto o
terzo secolo.





1.

Nell'ottavo mese dell'anno secondo del regno di Dario, fu
rivolta questa parola del Signore al profeta Zaccaria figlio di
Barachia, figlio di Iddo: Il Signore si  molto sdegnato contro
i vostri padri.

Tu dunque riferirai loro: Cosi parla il Signore degli eserciti:
Convertitevi a me  -  oracolo del Signore degli eserciti  -  e
io mi rivolger a voi, dice il Signore degli eserciti. Non siate
come i vostri padri, ai quali i profeti di un tempo andavano
gridando: Dice il Signore degli eserciti: Tornate indietro dal
vostro cammino perverso e dalle vostre opere malvagie. Ma essi
non vollero ascoltare e non mi prestarono attenzione, dice il
Signore. Dove sono i vostri padri? I profeti forse vivranno
sempre? Le parole e i decreti che io avevo comunicato ai miei
servi, i profeti, non si sono forse adempiuti sui padri vostri?
Essi si sono convertiti e hanno detto: Quanto il Signore degli
eserciti ci aveva minacciato a causa dei nostri traviamenti e
delle nostre colpe, l'ha eseguito sopra di noi.



Il ventiquattro dell'undicesimo mese, cio il mese di Sebat,
l'anno secondo di Dario, questa parola del Signore si manifest
al profeta Zaccaria, figlio di Iddo. Io ebbi una visione di
notte. Un uomo in groppa a un cavallo rosso, stava fra i mirti
in una valle profonda, dietro a lui stavano altri cavalli rossi,
sauri e bianchi. Io domandai: Mio signore, che significano
queste cose?. L'angelo che parlava con me mi rispose: Io
t'indicher ci che esse significano. Allora l'uomo che stava
fra i mirti prese a dire: Essi sono coloro che il Signore ha
inviato a percorrere la terra. Si rivolsero infatti all'angelo
del Signore che stava fra i mirti e gli dissero: Abbiamo
percorso la terra:  tutta tranquilla.

Allora l'angelo del Signore disse: Signore degli eserciti, fino
a quando rifiuterai di avere piet di Gerusalemme e delle citt
di Giuda, contro le quali sei sdegnato? Sono ormai
settant'anni!.

E all'angelo che parlava con me il Signore rivolse parole buone,
piene di conforto.

Poi l'angelo che parlava con me mi disse: Fa' sapere questo:
Cos dice il Signore degli eserciti: Io sono ingelosito per
Gerusalemme e per Sion di gelosia grande; ma ardo di sdegno
contro le nazioni superbe, poich mentre io ero un poco
sdegnato, esse cooperarono al disastro.

Perci dice il Signore: Io di nuovo mi volgo con compassione a
Gerusalemme: la mia casa vi sar riedificata  -  parola del
Signore degli eserciti  -  e la corda del muratore sar tesa di
nuovo sopra Gerusalemme. Fa' sapere anche questo: Cos dice il
Signore degli eserciti: Le mie citt avranno sovrabbondanza di
beni, il Signore avr ancora compassione di Sion ed elegger di
nuovo Gerusalemme.





2.

Poi alzai gli occhi ed ecco, vidi quattro corna. Domandai
all'angelo che parlava con me: Che cosa sono queste?. Ed egli:
Sono le corna che hanno disperso Giuda, Israele e Gerusalemme.
Poi il Signore mi fece vedere quattro operai. Domandai: Che
cosa vengono a fare costoro?. Mi rispose: Le corna hanno
disperso Giuda a tal segno che nessuno osa pi alzare la testa e
costoro vengono a demolire e abbattere le corna delle nazioni
che cozzano contro il paese di Giuda per disperderlo.



Alzai gli occhi ed ecco un uomo con una fune in mano per
misurare. Gli domandai: Dove vai?. Ed egli: Vado a misurare
Gerusalemme per vedere qual  la sua larghezza e qual  la sua
lunghezza.

L'angelo che parlava con me usc e incontr un altro angelo che
gli disse: Corri, va' a parlare a quel giovane e digli:
Gerusalemme sar priva di mura, per la moltitudine di uomini e
di animali che dovr accogliere. Io stesso  -  parola del
Signore  -  le far da muro di fuoco all'intorno e sar una
gloria in mezzo ad essa.



Su, su, fuggite dal paese del settentrione  -  parola del
Signore  -  voi che ho disperso ai quattro venti del cielo  - 
parola del Signore  -. A Sion mettiti in salvo, tu che abiti
ancora con la figlia di Babilonia! Dice il Signore degli
eserciti alle nazioni che vi hanno spogliato: Ecco, io stendo la
mano sopra di esse e diverranno preda dei loro schiavi e voi
saprete che il Signore degli eserciti mi ha inviato.



Gioisci, esulta, figlia di Sion, perch, ecco, io vengo ad
abitare in mezzo a te  -  oracolo del Signore.

Nazioni numerose aderiranno in quel giorno al Signore

e diverranno suo popolo ed egli dimorer in mezzo a te

e tu saprai che il Signore degli eserciti mi ha inviato a te.

Il Signore si terr Giuda come eredit nella terra santa,

Gerusalemme sar di nuovo prescelta.

Taccia ogni mortale davanti al Signore,

poich egli si  destato dalla sua santa dimora.





3.

Poi mi fece vedere il sommo sacerdote Giosu, ritto davanti
all'angelo del Signore, e Satana era alla sua destra per
accusarlo. L'angelo del Signore disse a Satana: Ti rimprovera
il Signore, o Satana! Ti rimprovera il Signore che si  eletto
Gerusalemme! Non  forse costui un tizzone sottratto al fuoco?.
Giosu infatti era rivestito di vesti immonde e stava in piedi
davanti all'angelo, il quale prese a dire a coloro che gli
stavano intorno: Toglietegli quelle vesti immonde. Poi disse a
Giosu: Ecco, io ti tolgo di dosso il peccato, fatti rivestire
di abiti da festa. Poi soggiunse: Mettetegli sul capo un
diadema mondo. E gli misero un diadema mondo sul capo, lo
rivestirono di candide vesti alla presenza dell'angelo del
Signore. Poi l'angelo del Signore dichiar a Giosu:

Dice il Signore degli eserciti: Se camminerai nelle mie vie e
osserverai le mie leggi, tu avrai il governo della mia casa,
sarai il custode dei miei atri e ti dar accesso fra questi che
stanno qui.

Ascolta dunque, Giosu sommo sacerdote, tu e i tuoi compagni che
siedono davanti a te, poich essi servono da presagio: Ecco, io
mander il mio servo Germoglio. Ecco la pietra che io pongo
davanti a Giosu: sette occhi sono su quest'unica pietra, io
stesso incider la sua iscrizione  -  oracolo del Signore degli
eserciti  -  e rimuover in un solo giorno l'iniquit da questo
paese. In quel giorno  -  oracolo del Signore degli eserciti  - 
ogni uomo inviter il suo vicino sotto la sua vite e sotto il
suo fico.





4.

L'angelo che mi parlava venne a destarmi, come si desta uno dal
sonno, e mi disse: Che cosa vedi?. Risposi: Vedo un
candelabro tutto d'oro, in cima ha un recipiente con sette
lucerne e sette beccucci per le lucerne. Due olivi gli stanno
vicino, uno a destra e uno a sinistra. Allora domandai
all'angelo che mi parlava: Che cosa significano, signor mio,
queste cose?. Egli mi rispose: Non comprendi dunque il loro
significato?. E io: No, signor mio. Egli mi rispose:

Questa  la parola del Signore a Zorobabele: Non con la potenza
n con la forza, ma con il mio spirito, dice il Signore degli
eserciti!

Chi sei tu, o grande monte? Davanti a Zorobabele diventa
pianura! Egli estrarr la pietra, quella del vertice, fra le
acclamazioni: Quanto  bella!.

Mi fu rivolta questa parola del Signore: Le mani di Zorobabele
hanno fondato questa casa: le sue mani la compiranno e voi
saprete che il Signore degli eserciti mi ha inviato a voi. Chi
oser disprezzare il giorno di cos modesti inizi? Si gioir
vedendo il filo a piombo in mano a Zorobabele.

Le sette lucerne rappresentano gli occhi del Signore che
scrutano tutta la terra. Quindi gli domandai: Che significano
quei due olivi a destra e a sinistra del candelabro?

E quelle due ciocche d'olivo che stillano oro dentro i due
canaletti d'oro?. Mi rispose: Non comprendi dunque il
significato di queste cose?. E io: No signor mio. Questi,
soggiunse, sono i due consacrati che assistono il dominatore di
tutta la terra.





5.

Poi alzai gli occhi e vidi un rotolo che volava. L'angelo mi
domand: Che cosa vedi?. E io: Vedo un rotolo che vola: 
lungo venti cubiti e largo dieci.

Egli soggiunse: Questa  la maledizione che si diffonde su
tutta la terra: ogni ladro sar scacciato via di qui come quel
rotolo; ogni spergiuro sar scacciato via di qui come quel
rotolo. Io scatener la maledizione, dice il Signore degli
eserciti, in modo che essa penetri nella casa del ladro e nella
casa dello spergiuro riguardo al mio nome; rimarr in quella
casa e la consumer insieme con le sue travi e le sue pietre.



Poi l'angelo che parlava con me si avvicin e mi disse: Alza
gli occhi e osserva ci che appare. E io: Che cosa  quella?.
Mi rispose: E' un'"efa" che avanza. Poi soggiunse:

Questa  la loro corruzione in tutta la terra.

Fu quindi alzato un coperchio di piombo; ecco, dentro all'"efa"
c'era una donna. Disse: Questa  l'empiet!. Poi la ricacci
dentro l'"efa" e ricopr l'apertura con il coperchio di piombo.
Alzai di nuovo gli occhi per osservare e vidi venire due donne:
il vento agitava le loro ali, poich avevano ali come quelle
delle cicogne, e sollevarono l'"efa" fra la terra e il cielo.

Domandai all'angelo che parlava con me: Dove portano l'"efa"
costoro?. Mi rispose: Vanno nella terra di Sennaar per
costruirle un tempio. Appena costruito, l'"efa" sar posta sopra
il suo piedestallo.





6.

Alzai ancora gli occhi per osservare ed ecco quattro carri
uscire in mezzo a due montagne e le montagne erano di bronzo. Il
primo carro aveva cavalli bai, il secondo cavalli neri, il terzo
cavalli bianchi e il quarto cavalli pezzati. Domandai all'angelo
che parlava con me: Che significano quelli, signor mio?. E
l'angelo: Sono i quattro venti del cielo che partono dopo
essersi presentati al Signore di tutta la terra. I cavalli neri
vanno verso la terra del settentrione, seguiti da quelli
bianchi; i pezzati invece si dirigono verso la terra del
mezzogiorno. Essi fremono di percorrere la terra. Egli disse
loro: Andate, percorrete la terra. Essi partirono per
percorrere la terra; poi mi chiam e mi disse: Ecco, quelli che
muovono verso la terra del settentrione hanno fatto calmare il
mio spirito su quella terra.



Mi fu rivolta questa parola del Signore: Prendi fra i
deportati, fra quelli di Cheldai, di Tobia e di Iedaia, oro e
argento e va' nel medesimo giorno a casa di Giosia figlio di
Sofonia, che  ritornato da Babilonia. Prendi quell'argento e
quell'oro e ne farai una corona che porrai sul capo di Giosu
figlio di Iozedak, sommo sacerdote. Gli riferirai: Dice il
Signore degli eserciti: Ecco un uomo che si chiama Germoglio:
spunter da s e ricostruir il tempio del Signore.

S, egli ricostruir il tempio del Signore, egli ricever la
gloria, egli sieder da sovrano sul suo trono. Un sacerdote sar
alla sua destra e fra i due regner una pace perfetta.

La corona per Cheldai, Tobia, Iedaia e Giosia, figlio di
Sofonia, rester di ricordo nel tempio del Signore. Anche da
lontano verranno a riedificare il tempio del Signore. Cos
riconoscerete che il Signore degli eserciti mi ha inviato a voi.
Ci avverr, se ascolterete la voce del Signore vostro Dio.





7.

L'anno quarto di Dario, il quarto giorno del nono mese, detto
Casleu, la parola del Signore fu rivolta a Zaccaria. Betel aveva
inviato Sarezer alto ufficiale del re con i suoi uomini a
supplicare il Signore e a domandare ai sacerdoti addetti al
tempio del Signore degli eserciti e ai profeti: Devo io
continuare a fare lutto e astinenza nel quinto mese, come ho
fatto in questi anni passati?.

Allora mi fu rivolta questa parola del Signore: Parla a tutto
il popolo del paese e a tutti i sacerdoti e di' loro: Quando
avete fatto digiuni e lamenti nel quinto e nel settimo mese per
questi settant'anni, lo facevate forse per me?

Quando avete mangiato e bevuto non lo facevate forse per voi?
Non  questa forse la parola che vi proclamava il Signore per
mezzo dei profeti del passato, quando Gerusalemme era ancora
abitata e in pace ed erano abitate le citt vicine e il Negheb e
la pianura?. Questa parola del Signore fu rivolta a Zaccaria:
Ecco ci che dice il Signore degli eserciti:

Praticate la giustizia e la fedelt; esercitate la piet e la
misericordia ciascuno verso il suo prossimo. Non frodate la
vedova, l'orfano, il pellegrino, il misero e nessuno nel cuore
trami il male contro il proprio fratello. Ma essi hanno
rifiutato di ascoltarmi, mi hanno voltato le spalle, hanno
indurito gli orecchi per non sentire. Indurirono il cuore come
un diamante per non udire la legge e le parole che il Signore
degli eserciti rivolgeva loro mediante il suo spirito, per mezzo
dei profeti del passato. Cos si accese un grande sdegno da
parte del Signore degli eserciti. Come al suo chiamare essi non
vollero dare ascolto, cos quand'essi grideranno, io non li
ascolter, dice il Signore degli eserciti. Io li ho dispersi
fra tutte quelle nazioni che essi non conoscevano e il paese si
 desolato dietro di loro, senza che alcuno lo percorresse; la
terra di delizie  stata ridotta a desolazione.





8.

Questa parola del Signore degli eserciti mi fu rivolta:



Cos dice il Signore degli eserciti:

Sono acceso di grande gelosia

per Sion,

un grande ardore

m'infiamma per lei.

Dice il Signore:

Torner a Sion

e dimorer in Gerusalemme.

Gerusalemme sar chiamata

Citt della fedelt

e il monte del Signore degli eserciti

Monte santo.

Dice il Signore degli eserciti:

Vecchi e vecchie

siederanno ancora

nelle piazze di Gerusalemme,

ognuno con il bastone in mano

per la loro longevit.

Le piazze della citt formicoleranno

di fanciulli e di fanciulle,

che giocheranno sulle sue piazze.

Dice il Signore degli eserciti:

Se questo sembra impossibile

agli occhi

del resto di questo popolo

in quei giorni,

sar forse impossibile

anche ai miei occhi?

-  dice il Signore degli eserciti.

Cos dice il Signore degli eserciti:

Ecco, io salvo il mio popolo,

dalla terra d'oriente e d'occidente:

li ricondurr ad abitare

in Gerusalemme;

saranno il mio popolo

e io sar il loro Dio,

nella fedelt e nella giustizia.



Dice il Signore degli eserciti: Riprendano forza le vostre
mani. Voi in questi giorni ascoltate queste parole dalla bocca
dei profeti; oggi viene fondata la casa del Signore degli
eserciti con la ricostruzione del tempio.



Ma prima di questi giorni

non c'era salario per l'uomo,

n salario per l'animale;

non c'era sicurezza alcuna

per chi andava e per chi veniva

a causa degli invasori:

io stesso mettevo gli uomini

l'uno contro l'altro.

Ora invece verso il resto

di questo popolo

io non sar pi

come sono stato prima,

-  dice il Signore degli eserciti.

E' un seme di pace:

la vite produrr il suo frutto,

la terra dar i suoi prodotti,

i cieli daranno la rugiada:

dar tutto ci

al resto di questo popolo.



Come foste oggetto di maledizione fra le genti, o casa di Giuda
e d'Israele, cos quando vi avr salvati, diverrete una
benedizione. Non temete dunque: riprendano forza le vostre mani.

Cos dice il Signore degli eserciti: Come decisi di affliggervi
quando i vostri padri mi provocarono all'ira  -  dice il Signore
degli eserciti  -  e non mi lasciai commuovere, cos invece mi
dar premura in questi giorni di fare del bene a Gerusalemme e
alla casa di Giuda; non temete.

Ecco ci che voi dovrete fare: parlate con sincerit ciascuno
con il suo prossimo, veraci e sereni siano i giudizi che terrete
alle porte delle vostre citt. Nessuno trami nel cuore il male
contro il proprio fratello; non amate il giuramento falso,
poich io detesto tutto questo  -  oracolo del Signore.



Mi fu ancora rivolta questa parola del Signore degli eserciti:
Cos dice il Signore degli eserciti: il digiuno del quarto,
quinto, settimo e decimo mese si cambier per la casa di Giuda
in gioia, in giubilo e in giorni di festa, purch amiate la
verit e la pace.



Dice il Signore degli eserciti: Anche popoli e abitanti di
numerose citt si raduneranno e si diranno l'un l'altro: Su,
andiamo a supplicare il Signore, a trovare il Signore degli
eserciti; ci vado anch'io. Cos popoli numerosi e nazioni
potenti verranno a Gerusalemme a consultare il Signore degli
eserciti e a supplicare il Signore.

Dice il Signore degli eserciti: In quei giorni, dieci uomini di
tutte le lingue delle genti afferreranno un Giudeo per il lembo
del mantello e gli diranno: Vogliamo venire con voi, perch
abbiamo compreso che Dio  con voi.





9.

Oracolo.

La parola del Signore  sulla terra di Cadrach e si posa su
Damasco,

poich al Signore appartiene la perla di Aram

e tutte le trib di Israele;

anche Camat sua confinante e Sidone, che  tanto saggia.

Tiro si  costruita una fortezza

e vi ha accumulato argento come polvere

e oro come fango delle strade.

Ecco, il Signore se ne impossesser,

sprofonder nel mare le sue ricchezze ed essa sar divorata dal
fuoco.



Ascalona vedr e ne sar spaventata,

Gaza sar in grandi dolori, come anche Accaron

perch svanir la sua fiducia;

scomparir il re da Gaza e Ascalona rimarr disabitata.



Bastardi dimoreranno in Asdod,

abbatter l'orgoglio del Filisteo.

Toglier il sangue dalla sua bocca

e i suoi abomini dai suoi denti.

Diventer anche lui un resto per il nostro Dio,

sar come una famiglia in Giuda

e Accaron sar simile al Gebuseo.



Mi porr come sentinella per la mia casa

contro chi va e chi viene,

non vi passer pi l'oppressore,

perch ora io stesso sorveglio con i miei occhi.



Esulta grandemente, figlia di Sion,

giubila, figlia di Gerusalemme!

Ecco, a te viene il tuo re.

Egli  giusto e vittorioso

umile, cavalca un asino, un puledro figlio d'asina.



Far sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme,

l'arco di guerra sar spezzato,

annunzier la pace alle genti,

il suo dominio sar da mare a mare

e dal fiume ai confini della terra.



Quanto a te, per il sangue dell'alleanza con te

estrarr i tuoi prigionieri dal pozzo senz'acqua.

Ritornate alla cittadella, prigionieri della speranza!

Ve l'annunzio fin da oggi: vi ripagher due volte.



Tendo Giuda come mio arco, Efraim come un arco teso;

ecciter i tuoi figli, Sion, contro i tuoi figli, Grecia,

ti far come spada di un eroe.



Allora il Signore comparir contro di loro,

come fulmine guizzeranno le sue frecce;

il Signore dar fiato alla tromba

e marcer fra i turbini del mezzogiorno.

Il Signore degli eserciti li protegger:

divoreranno e calpesteranno le pietre della fionda,

berranno il loro sangue come vino,

ne saranno pieni come bacini, come i corni dell'altare.



Il Signore loro Dio

in quel giorno salver come un gregge il suo popolo,

come gemme di un diadema brilleranno sulla sua terra.

Quali beni, quale bellezza!

Il grano dar vigore ai giovani e il vino nuovo alle fanciulle.





10.

Chiedete al Signore la pioggia tardiva di primavera;

 il Signore che forma i nembi,

egli riversa pioggia abbondante,

d il pane agli uomini, a ognuno l'erba dei campi.

Poich gli strumenti divinatori dicono menzogne,

gli indovini vedono il falso, raccontano sogni fallaci,

danno vane consolazioni:

per questo vanno vagando come pecore,

sono oppressi, perch senza pastore.



Contro i pastori divampa il mio sdegno

e contro i montoni dirigo lo sguardo,

poich il Signore visiter il suo gregge

e ne far come un cavallo da parata.

Da lui uscir la pietra d'angolo, da lui il chiodo,

da lui l'arco di guerra, da lui tutti quanti i condottieri.

Saranno come prodi che calpestano il fango delle strade in
battaglia.

Combatteranno perch il Signore  con loro

e rimarranno confusi coloro che cavalcano i destrieri.



Io rafforzer la casa di Giuda

e render vittoriosa la casa di Giuseppe:

li ricondurr in patria, poich ne ho avuto piet;

saranno come se non li avessi mai ripudiati,

poich io sono il Signore loro Dio e li esaudir.

Saranno come un eroe quelli di Efraim,

gioir il loro cuore come inebriato dal vino,

vedranno i loro figli e gioiranno

e il loro cuore esulter nel Signore.

Con un fischio li chiamer a raccolta

quando li avr riscattati e saranno numerosi come prima.



Dopo essere stati dispersi fra i popoli,

nelle regioni remote, si ricorderanno di me,

alleveranno i figli e torneranno.

Li far ritornare dall'Egitto, li raccoglier dall'Assiria,

per ricondurli nella terra di Galaad e del Libano

e non baster per loro lo spazio.



Attraverseranno il mare verso Tiro,

percuoteranno le onde del mare,

saranno inariditi i gorghi del Nilo.

Sar abbattuto l'orgoglio di Assur e rimosso lo scettro d'Egitto.

Li render forti nel Signore e del suo nome si glorieranno.

Parola del Signore.





11.

Apri, Libano, le tue porte,

e il fuoco divori i tuoi cedri.

Urla, cipresso, perch il cedro  caduto,

gli splendidi alberi sono distrutti.

Urlate, querce di Basan,

perch la foresta impenetrabile  abbattuta!

Si ode il lamento dei pastori

perch la loro gloria  distrutta!

Si ode il ruggito dei leoncelli,

perch  devastata la magnificenza del Giordano!



Cos parla il Signore mio Dio: Pasci quelle pecore da macello
che i compratori sgozzano impunemente e i venditori dicono: Sia
benedetto il Signore, mi sono arricchito, e i pastori non se ne
curano affatto.

Neppure io perdoner agli abitanti del paese. Oracolo del
Signore. Ecco, io abbandoner gli uomini l'uno in balia
dell'altro, in balia del loro re, perch devastino il paese  - 
non mi curer di liberarli dalle loro mani. Io dunque mi misi a
pascolare le pecore da macello da parte dei mercanti di pecore.
Presi due bastoni: uno lo chiamai Benevolenza e l'altro Unione e
condussi al pascolo le pecore.

Nel volgere d'un solo mese eliminai tre pastori. Ma io mi
irritai contro di esse, perch anch'esse si erano tediate di me.

Perci io dissi: Non sar pi il vostro pastore. Chi vuol
morire, muoia, chi vuole perire, perisca; quelle che rimangono
si divorino pure fra di loro!. Presi il bastone chiamato
Benevolenza e lo spezzai: ruppi cos l'alleanza da me stabilita
con tutti i popoli. Lo ruppi in quel medesimo giorno; i mercanti
di pecore che mi osservavano, riconobbero che quello era
l'ordine del Signore. Poi dissi loro: Se vi pare giusto, datemi
la mia paga; se no, lasciate stare. Essi allora pesarono trenta
sicli d'argento come mia paga. Ma il Signore mi disse: Getta
nel tesoro questa bella somma con cui sono stato da loro
valutato!. Io presi i trenta sicli d'argento e li gettai nel
tesoro della casa del Signore. Poi feci a pezzi il secondo
bastone chiamato Unione per rompere cos la fratellanza fra
Giuda e Israele. Quindi il Signore mi disse: Prenditi gli
attrezzi di un pastore insensato, poich ecco, io susciter nel
paese un pastore, che non avr cura di quelle che si perdono;
non cercher le disperse, non curer le malate, non nutrir le
affamate; manger invece le carni delle pi grasse e strapper
loro perfino le unghie.



Guai al pastore stolto

che abbandona il gregge!

Una spada sta sopra il suo braccio

e sul suo occhio destro.

Tutto il suo braccio si inaridisca

e tutto il suo occhio destro

resti accecato.





12.

Oracolo. Parola del Signore su Israele.

Dice il Signore che ha steso i cieli e fondato la terra, che ha
formato lo spirito nell'intimo dell'uomo:

Ecco, io far di Gerusalemme come una coppa che d le vertigini
a tutti i popoli vicini e anche Giuda sar in angoscia
nell'assedio contro Gerusalemme. In quel giorno io far di
Gerusalemme come una pietra da carico per tutti i popoli: quanti
vorranno sollevarla ne resteranno sgraffiati; contro di essa si
raduneranno tutte le genti della terra.

In quel giorno  -  parola del Signore  -  colpir di terrore
tutti i cavalli e i loro cavalieri di pazzia; mentre sulla casa
di Giuda terr aperti i miei occhi, colpir di cecit tutti i
cavalli delle genti. Allora i capi di Giuda penseranno: La forza
dei cittadini di Gerusalemme sta nel Signore degli eserciti,
loro Dio.

In quel giorno far dei capi di Giuda come un braciere acceso in
mezzo a una catasta di legna e come una torcia ardente fra i
covoni; essi divoreranno a destra e a sinistra tutti i popoli
vicini. Solo Gerusalemme rester al suo posto. Il Signore
salver in primo luogo le tende di Giuda, perch la gloria della
casa di Davide e la gloria degli abitanti di Gerusalemme non
cresca pi di quella di Giuda. In quel giorno il Signore far da
scudo agli abitanti di Gerusalemme e chi tra di loro vacilla
diverr come Davide e la casa di Davide come Dio, come l'angelo
del Signore davanti a loro. In quel giorno io m'impegner a
distruggere tutte le genti che verranno contro Gerusalemme.



Riverser sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di
Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno
a colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il
lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il
primogenito.

In quel giorno grande sar il lamento in Gerusalemme, simile al
lamento di Adad-Rimmon nella pianura di Meghiddo.

Far il lutto il paese,

famiglia per famiglia:

la famiglia della casa di Davide

a parte

e le loro donne a parte;

la famiglia della casa di Natan

a parte

e le loro donne a parte;

la famiglia della casa di Levi

a parte

e le loro donne a parte;

la famiglia della casa di Simei

a parte

e le loro donne a parte;

cos tutte le altre famiglie

a parte

e le loro donne a parte.





13.

In quel giorno ci sar per la casa di Davide e per gli abitanti
di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e
l'impurit.

In quel giorno  -  dice il Signore degli eserciti  -  io
estirper dal paese i nomi degli idoli, n pi saranno
ricordati: anche i profeti e lo spirito immondo far sparire dal
paese.

Se qualcuno oser ancora fare il profeta, il padre e la madre
che l'hanno generato, gli diranno: Tu morirai, perch
proferisci menzogne nel nome del Signore, e il padre e la madre
che l'hanno generato lo trafiggeranno perch fa il profeta. In
quel giorno ogni profeta si vergogner della visione che avr
annunziato, n indosser pi il mantello di pelo per raccontare
bugie. Ma ognuno dir: Non sono un profeta: sono un lavoratore
della terra, a essa mi sono dedicato fin dalla mia giovinezza.
E se gli si dir: Perch quelle piaghe in mezzo alle tue
mani?, egli risponder: Queste le ho ricevute in casa dei miei
amici.



Insorgi, spada, contro il mio pastore,

contro colui che  mio compagno.

Oracolo del Signore degli eserciti.

Percuoti il pastore

e sia disperso il gregge,

allora volger la mano

sopra i deboli.

In tutto il paese

-  oracolo del Signore  -

due terzi saranno sterminati

e periranno;

un terzo sar conservato.

Far passare questo terzo per il fuoco e lo purificher

come si purifica l'argento;

lo prover come si prova l'oro.

Invocher il mio nome

e io l'ascolter

dir: Questo  il mio popolo.

Esso dir:

Il Signore  il mio Dio.





14.

Ecco, viene un giorno per il Signore; allora le tue spoglie
saranno spartite in mezzo a te. Il Signore raduner tutte le
genti contro Gerusalemme per la battaglia; la citt sar presa,
le case saccheggiate, le donne violate, una met della
cittadinanza partir per l'esilio, ma il resto del popolo non
sar strappato dalla citt. Il Signore uscir e combatter
contro quelle nazioni come quando combatt nel giorno della
battaglia. In quel giorno i suoi piedi si poseranno sopra il
monte degli Ulivi che sta di fronte a Gerusalemme verso oriente,
e il monte degli Ulivi si fender in due, da oriente a
occidente, formando una valle molto profonda; una met del monte
si ritirer verso settentrione e l'altra verso mezzogiorno. Sar
ostruita la valle fra i monti, poich la nuova valle fra i monti
giunger fino ad Asal; sar ostruita come fu ostruita durante il
terremoto, avvenuto al tempo di Ozia re di Giuda. Verr allora
il Signore mio Dio e con lui tutti i suoi santi. In quel giorno
non vi sar n luce n freddo, n gelo: sar un unico giorno, il
Signore lo conosce; non ci sar n giorno n notte; verso sera
risplender la luce. In quel giorno acque vive sgorgheranno da
Gerusalemme e scenderanno parte verso il mare orientale, parte
verso il Mar Mediterraneo, sempre, estate e inverno. Il Signore
sar re di tutta la terra e ci sar il Signore soltanto, e
soltanto il suo nome.

Tutto il paese si trasformer in pianura da Gabaa fino a Rimmon
nel Negheb. Gerusalemme si elever e sar abitata nel luogo
dov', dalla porta di Beniamino fino al posto della prima porta,
cio fino alla porta dell'Angolo, e dalla torre di Cananeel fino
ai torchi del re. Ivi abiteranno: non ci sar pi sterminio e
Gerusalemme se ne star tranquilla e sicura.

Questa sar la piaga con cui il Signore colpir tutti i popoli
che avranno mosso guerra a Gerusalemme: imputridiranno le loro
carni, mentre saranno ancora in piedi; i loro occhi marciranno
nelle orbite; la lingua marcir loro in bocca. In quel giorno ci
sar per opera del Signore un grande tumulto tra di loro: uno
afferrer la mano dell'altro e alzer la mano sopra la mano del
suo amico. Anche Giuda combatter in Gerusalemme e l si
ammasseranno le ricchezze di tutte le nazioni vicine: oro,
argento e vesti in grande quantit. Di piaga simile saranno
colpiti i cavalli, i muli, i cammelli, gl asini e tutte le
bestie degli accampamenti.

Allora fra tutte le genti che avranno combattuto contro
Gerusalemme, i superstiti andranno ogni anno per adorare il re,
il Signore degli eserciti, e per celebrare la solennit delle
capanne.

Se qualche stirpe della terra non andr a Gerusalemme per
adorare il re, il Signore degli eserciti, su di essa non ci sar
pioggia. Se la stirpe d'Egitto non salir e non vorr venire,
sar colpita dalla stessa pena che il Signore ha inflitto alle
genti che non sono salite a celebrare la festa delle capanne.
Questo sar il castigo per l'Egitto e per tutte le genti che non
saliranno a celebrare la festa delle capanne.

In quel tempo anche sopra i sonagli dei cavalli si trover
scritto: Sacro al Signore, e le caldaie nel tempio del Signore
saranno come i bacini che sono davanti all'altare. Anzi, tutte
le caldaie di Gerusalemme e di Giuda saranno sacre al Signore,
re degli eserciti; quanti vorranno sacrificare verranno e le
adopereranno per cuocere le carni. In quel giorno non vi sar
neppure un Cananeo nella casa del Signore degli eserciti. 





MALACHIA.





NOTA: La comunit ebraica rimpatriata da Babilonia ha
ricostruito il tempio di Gerusalemme e ha ripreso un'esistenza
quasi normale verso la fine del sesto secolo. Ma circa
cinquant'anni pi tardi il peso quotidiano si fa sentire ancora,
sorge un nuovo profeta; forse rester anonimo per noi, perch il
nome di Malachia pu anche significare soltanto mio messaggero.





1.

Oracolo. Parola del Signore a Israele per mezzo di Malachia.

Vi ho amati, dice il Signore. E voi dite: Come ci hai amati?.
Non era forse Esa fratello di Giacobbe?  -  oracolo del Signore.

Eppure ho amato Giacobbe e ho odiato Esa.

Ho fatto dei suoi monti un deserto e ho dato la sua eredit agli
sciacalli del deserto.

Se Edom dicesse: Siamo stati distrutti, ma ci rialzeremo dalle
nostre rovine!, il Signore degli eserciti dichiara: Essi
ricostruiranno: ma io demolir. Saranno chiamati Regione empia e
Popolo contro cui il Signore  adirato per sempre. I vostri
occhi lo vedranno e voi direte: Grande  il Signore anche al di
l dei confini d'Israele.



Il figlio onora suo padre e il servo rispetta il suo padrone. Se
io sono padre, dov' l'onore che mi spetta? Se sono il padrone,
dov' il timore di me? Dice il Signore degli eserciti a voi,
sacerdoti, che disprezzate il mio nome.

Voi domandate: Come abbiamo disprezzato il tuo nome?. Offrite
sul mio altare un cibo contaminato e dite: Come ti abbiamo
contaminato?.

Quando voi dite: La tavola del Signore  spregevole e offrite
un animale cieco in sacrificio, non  forse un male? Quando voi
offrite un animale zoppo o malato, non  forse un male?
Offritelo pure al vostro governatore: pensate che l'accetter o
che vi sar grato? Dice il Signore degli eserciti.

Ora supplicate pure Dio perch abbia piet di voi! Se fate tali
cose, dovrebbe mostrarsi favorevole a voi? Dice il Signore degli
eserciti. Oh, ci fosse fra di voi chi chiude le porte, perch
non arda pi invano il mio altare! Non mi compiaccio di voi,
dice il Signore degli eserciti, non accetto l'offerta delle
vostre mani!

Poich dall'oriente all'occidente grande  il mio nome fra le
genti e in ogni luogo  offerto incenso al mio nome e una
oblazione pura, perch grande  il mio nome fra le genti, dice
il Signore degli eserciti.

Ma voi lo profanate quando dite: La tavola del Signore 
contaminata e spregevole ci che vi  sopra, il suo cibo.

Voi aggiungete: Ah! che pena!. Voi mi disprezzate, dice il
Signore degli eserciti, e offrite animali rubati, zoppi, malati
e li portate in offerta! Posso io gradirla dalle vostre mani?
Dice il Signore.

Maledetto il fraudolento ch ha nel gregge un maschio, ne fa
voto e poi mi sacrifica una bestia difettosa.

Poich io sono un re grande, dice il Signore degli eserciti, e
il mio nome  terribile fra le nazioni.





2.

Ora a voi questo monito, o sacerdoti. Se non mi ascolterete, e
non vi prenderete a cuore di dare gloria al mio nome, dice il
Signore degli eserciti, mander su di voi la maledizione e
cambier in maledizione le vostre benedizioni. Anzi le ho gi
maledette, perch nessuno tra di voi se la prende a cuore.



Ecco, io spezzer il vostro braccio

e spander sulla vostra faccia escrementi,

gli escrementi delle vittime immolate nelle vostre solennit,

perch siate spazzati via insieme con essi.

Cos saprete che io ho diretto a voi questo monito,

perch c' anche un'alleanza fra me e Levi,

dice il Signore degli eserciti.

La mia alleanza con lui era alleanza di vita e di benessere

e io glieli concessi;

alleanza di timore ed egli mi temette

ed ebbe riverenza del mio nome.

Un insegnamento fedele era sulla sua bocca,

n c'era falsit sulle sue labbra;

con pace e rettitudine ha camminato davanti a me

e ha trattenuto molti dal male.

Infatti le labbra del sacerdote devono custodire la scienza

e dalla sua bocca si ricerca l'istruzione,

perch egli  messaggero del Signore degli eserciti.

Voi invece vi siete allontanati dalla retta via

e siete stati d'inciampo a molti con il vostro insegnamento;

avete rotto l'alleanza di Levi, dice il Signore degli eserciti.

Perci anch'io vi ho reso spregevoli

e abietti davanti a tutto il popolo,

perch non avete osservato le mie disposizioni

e avete usato parzialit riguardo alla legge.



Non abbiamo forse tutti noi un solo Padre? Forse non ci ha
creati un unico Dio?

me. Giuda infatti ha osato profanare il Dio?

Perch dunque agire con perfidia l'uno contro l'altro profanando
l'alleanza dei nostri padri?

Giuda  stato sleale e l'abominio  stato commesso in Israele e
in Gerusalemme. Giuda infatti ha osato profanare il santuario
caro al Signore e ha sposato le figlie d'un dio straniero!
Elimini il Signore chi ha agito cos dalle tende di Giacobbe, il
testimone e il mallevadore, e colui che offre l'offerta al
Signore degli eserciti.



Un'altra cosa fate ancora; voi coprite di lacrime, di pianti e
di sospiri l'altare del Signore, perch egli non guarda
all'offerta, n la gradisce con benevolenza dalle vostre mani. E
chiedete: Perch? Perch il Signore  testimone fra te e la
donna della tua giovinezza, che ora perfidamente tradisci,
mentre essa  la tua consorte, la donna legata a te da un patto.

Non fece egli un essere solo dotato dotato di carne e soffio
vitale? Che cosa cerca quest'unico essere, se non prole da parte
di Dio? Custodite dunque il vostro soffio vitale e nessuno
tradisca la donna della sua giovinezza. Perch io detesto il
ripudio, dice il Signore Dio d'Israele, e chi copre d'iniquit
la propria veste, dice il Signore degli eserciti. Custodite la
vostra vita dunque e non vogliate agire con perfidia.



Voi avete stancato il Signore con le vostre parole; eppure
chiedete: Come lo abbiamo stancato? Quando affermate: Chiunque
fa il male  come se fosse buono agli occhi del Signore e in lui
si compiace; o quando esclamate: Dov' il Dio della giustizia?





3.

Ecco, io mander un mio messaggero a preparare la via davanti a
me e subito entrer nel suo tempio il Signore, che voi cercate;
l'angelo dell'alleanza, che voi sospirate, ecco viene, dice il
Signore degli eserciti.

Chi sopporter il giorno della sua venuta? Chi resister al suo
apparire?

Egli  come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei
lavandai.

Sieder per fondere e purificare; purificher i figli di Levi,
li affiner come oro e argento, perch possano offrire al
Signore un'oblazione secondo giustizia.

Allora l'offerta di Giuda e di Gerusalemme sar gradita al
Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani.

Io mi accoster a voi per il giudizio e sar un testimone pronto
contro gli incantatori, contro gli adulteri, contro gli
spergiuri, contro chi froda il salario all'operaio, contro gli
oppressori della vedova e dell'orfano e contro chi fa torto al
forestiero.

Costoro non mi temono, dice il Signore degli eserciti.



Io sono il Signore, non cambio;

voi, figli di Giacobbe, non siete ancora al termine.

Fin dai tempi dei vostri padri

vi siete allontanati dai miei precetti, non li avete osservati.

Ritornate a me e io torner a voi,

dice il Signore degli eserciti.

Ma voi dite: Come dobbiamo tornare?.

Pu un uomo frodare Dio?

Eppure voi mi frodate e andate dicendo:

Come ti abbiamo frodato?.

Nelle decime e nelle primizie.

Siete gi stati colpiti dalla maledizione

e andate ancora frodandomi, voi, la nazione tutta!

Portate le decime intere nel tesoro del tempio,

perch ci sia cibo nella mia casa;

poi mettetemi pure alla prova in questo,

-  dice il Signore degli eserciti  -

e io non vi aprir le cateratte del cielo

e non riverser su di voi benedizioni sovrabbondanti.

Terr indietro gli insetti divoratori

perch non vi distruggano i frutti della terra

e la vite non sia sterile nel campo,

dice il Signore degli eserciti.

Felici vi diranno tutte le genti,

perch sarete una terra di delizie,

dice il Signore degli eserciti.



Duri sono i vostri discorsi contro di me  -  dice il Signore  - 
e voi andate dicendo: Che abbiamo contro di te?. Avete
affermato: E' inutile servire Dio: che vantaggio abbiamo
ricevuto dall'avere osservato i suoi comandamenti o dall'avere
camminato in lutto davanti al Signore degli eserciti? Dobbiamo
invece proclamare beati i superbi che, pur facendo il male, si
moltiplicano e, pur provocando Dio, restano impuniti. Allora
parlarono tra di loro i timorati di Dio.

Il Signore porse l'orecchio e li ascolt: un libro di memorie fu
scritto davanti a lui per coloro che lo temono e che onorano il
suo nome. Essi diverranno  -  dice il Signore degli eserciti  - 
mia propriet nel giorno che io preparo. Avr compassione di
loro come il padre ha compassione del figlio che lo serve. Voi
allora vi convertirete e vedrete la differenza fra il giusto e
l'empio, fra chi serve Dio e chi non lo serve.

Ecco, infatti sta per venire il giorno rovente come un forno.
Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia
saranno come paglia; quel giorno venendo li incendier  -  dice
il Signore degli eserciti  -  in modo da non lasciar loro n
radice n germoglio. Per voi invece, cultori del mio nome,
sorger con raggi benefici il sole di giustizia e voi uscirete
saltellanti come vitelli di stalla.

Calpesterete gli empi ridotti in cenere sotto le piante dei
vostri piedi nel giorno che io preparo, dice il Signore degli
eserciti.



Tenete a mente la legge del mio servo Mos,

al quale ordinai sull'Oreb statuti e norme per tutto Israele.

Ecco, io invier il profeta Elia prima che giunga

il giorno grande e terribile del Signore,

perch converta il cuore dei padri verso i figli

e il cuore dei figli verso i padri;

cos che io venendo non colpisca il paese con lo sterminio.





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