Quando i genitori sono troppo aggressivi.

Vincenzo Petraglia.
Gli psicologi la chiamano "sindrome di Cristiano Ronaldo". Colpisce quei genitori che sono convinti di avere in casa un baby campione e diventano aggressivi con chi non ne valorizza (o addirittura ostacola) il talento. Un fenomeno sempre pi diffuso. Come rivelano le risse durante le gare giovanili.
Insulti, aggressioni fisiche e verbali, sputi, risse. Scene poco ortodosse che vedono sempre pi spesso protagonisti sugli spalti i genitori dei baby calciatori. I casi che di continuo salgono alla ribalta della cronaca sono l a testimoniarlo, dal Nord al Sud di unItalia che evidentemente si sta imbarbarendo. S, perch  grave che gli adulti diano il cattivo esempio in luoghi e contesti che dovrebbero servire ai ragazzi per socializzare, liberare la mente e allontanare le pressioni. Una vera emergenza, come lha definita anche il commissario della Federcalcio Giovanni Malag, che necessita misure atte a contenerla e una riflessione sul ruolo genitoriale e sul mondo del pallone in particolare, visto che episodi del genere sono quasi del tutto assenti in altre discipline. Che sia colpa della maggiore visibilit di questo sport e delle sue star, delle aspettative frustrate o delleccessiva protettivit di padri e madri, il fenomeno va indagato.

Si compromette la serenit dei ragazzi e si impedisce loro di migliorare.
Gli psicologi che hanno inziato a occuparsene parlano di sindrome di Cristiano Ronaldo, dal nome del campione del Real Madrid 5 volte Pallone doro, proprio perch molti dei protagonisti di questo bullismo adulto sono convinti di aver messo al mondo un campione e persuasi che, se il proprio pupillo non emerge, sia colpa di chi non ne capisce e valorizza il presunto talento. Da qui, critiche, lamentele, commenti infelici, attacchi continui a tutti coloro che si frappongono sulla strada verso il successo: allenatori, arbitri, dirigenti sportivi, giocatori e genitori avversari. Trasformando talvolta gli spalti in ring, in barba ai valori dello sport e della leale competizione. Con il tempo abbiamo notato che i genitori di questo tipo, molto pi diffusi di quanto si creda, mettono in atto un copione sempre simile spiega Marzia Terragni, psicologa dello sport che per lo studio Calcio Profiler effettua test relazionali su baby calciatori e famiglie. Ci sono frasi ricorrenti come Lallenatore non capisce niente oppure Non perch  mio figlio ma e a seguire lelenco delle sue doti e dei difetti dei compagni di squadra magari non allaltezza tecnicamente o, peggio, accusati di avere genitori che intrattengono rapporti equivoci con lallenatore o gli pagano qualche tangente.

Il che, per quanto incredibile, a volte accade davvero e rappresenta laltra faccia della medaglia: quella di padri e madri disposti a tutto pur di spingere i prori figli. In entrambi i casi, nota la psicologa, a venire compromessa  la serenit dei ragazzi. Si perde ogni punto di riferimento e si entra in conflitto con il concetto di autorit, perch le persone a cui i ragazzi dovrebbero obbedire e alle quali delegano una parte del loro divertimento, della loro crescita e della valutazione di s vengono scavalcate o addirittura derise e squalificate. Un meccanismo molto simile a quello che scatta a scuola quando le famiglie contestano un brutto voto dato dai professori. Difendere a ogni costo i propri ragazzi  un errore gravissimo che non li aiuta a comprendere i propri limiti e migliorarsi conferma Luca Vargiu, ex agente di calciatori, curatore del blog Palle, calci e palloni (s)gonfiati e autore di diversi libri critici sul calcio giovanile. Se per il genitore la colpa  sempre del mister, difficilmente questultimo riuscir a guadagnarsi il totale rispetto dellatleta. Anche lavversario viene visto come un nemico e non come un contendente. C troppa voglia di arrivare a ogni costo e con ogni mezzo.

Si riversano sui figli il narcisismo e lansia da prestazione.
Agli occhi dei genitori colpiti dalla sindrome di Ronaldo, la posta in gioco , daltronde, alta. Osserva Vargiu: Molti identificano ancora il successo sportivo con la trafila fatta di soldi, mondanit e carriera garantita da dirigente, allenatore o commentatore tv una volta appese le scarpette al chiodo. Quasi la trasposizione odierna e pi ricca del mitico posto al ministero degli anni del boom. Peccato che si tratti quasi sempre di una mera illusione: solo un ragazzo su 24.000 riesce a diventare calciatore professionista. Insomma,  inutile caricare i propri figli di stress e ansie da prestazione che il pi delle volte finiscono col bruciare talento e motivazione. Meglio vivere lo sport per quello che , un gioco, il che non vuol dire, ovviamente, rinunciare a priori a impegnarsi a fondo e in modo sano per poter inseguire i propri sogni.

Il problema spiega Terragni  che il figlio  spesso un oggetto narcisistico, una parte di se stessi da esibire. Non ci si interroga sulle sue aspirazioni, ma si d per scontato che coincidano con le proprie e se subisce un torto  come se a subirlo, amplificato, fosse il genitore in prima persona. In che modo uscirne? I primi passi li dovrebbero fare pap e mamma, tenendo un profilo pi basso fuori dal campo. In Italia il resto  lasciato, per ora, al fai-da-te delle societ giovanili. In Inghilterra le Silent Sundays , le domeniche silenziose, prevedono che i sostenitori dei ragazzi restino zitti. Mentre in Svizzera  stata introdotta una figura addetta al fair play sugli spalti selezionata proprio tra i genitori, che in questo modo vengono responsabilizzati. Validi esempi che forse varrebbe la pena seguire anche da noi.

Gli episodi eclatanti.
Olmo (Cuneo), aprile 2018 Dopo un violento diverbio tra i genitori di 2 bambini classe 2010, una societ ha deciso di svolgere gli allenamenti a porte chiuse.

Cosenza, marzo 2018 Rissa in tribuna fra 2 padri durante una partita del campionato Giovanissimi. Per entrambi un anno di Daspo.

Pavullo (Modena), febbraio 2017 Un pap-tifoso sferra 2 pugni ai genitori di 2 avversari del figlio nella categoria Allievi. Partita sospesa e reazione commovente del bimbo che, in lacrime, chiede scusa al pubblico.

Pietrasanta (Lucca), gennaio 2017 Sette Daspo ad altrettanti genitori protagonisti di una maxirissa durante un match della categoria Giovanissimi.

Fiano Romano (Roma), ottobre 2016 Nonostante un cartello incitasse al tifo civile, larbitro di un incontro di Promozione viene aggredito dai ragazzi incitati dai genitori in tribuna.

I 4 consigli di buon tifo della psicologa Marzia Terragni.
? Sprona tuo figlio a dare il meglio, senza esagerare, e non sminuire mai il valore degli altri.
Rispetta allenatore e arbitro e imponi a tuo figlio di fare lo stesso. Punisci i suoi scatti dira, ma solo lontano dal campo e dopo che lo ha fatto il mister.

 Lascia che tuo figlio segua le proprie inclinazioni. Sappi distinguere tra i suoi e i tuoi desideri.

 A fine partita nessuna critica e 2 sole domande: Ti sei divertito? e Hai fatto del tuo meglio?.