Wulf Dorn.

Incubo.


Titolo originale: Die Nacht gehrt den Wlfen. 2015.
Traduzione di: Alessandra Petrelli.
2016 Garzanti, Milano.
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
.
A VOLTE SVEGLIARSI DA UN SOGNO PU FARTI PRECIPITARE IN UN INCUBO.
.
Simon  un ragazzo difficile, rinchiuso da sempre nel suo mondo. La sua vita precipita in un incubo dopo la morte dei genitori in un terribile incidente d'auto, dal quale Simon esce miracolosamente illeso, ma da allora, soffre di fobie, allucinazioni, sogni che lo tormentano ogni notte. Costretto a trasferirsi dalla zia Tilia dopo un periodo di riabilitazione in ospedale, passa le sue giornate esplorando la campagna sulla bicicletta del fratello Michael. Nella zona sembra aggirarsi un mostro: una ragazza  scomparsa, e una notte si perdono le tracce anche di Melina, la fidanzata di Michael, il quale diventa l'indiziato principale. Insieme a Caro, una ragazza solitaria che ha conosciuto nella sua nuova scuola, Simon affronta le proprie paure pi nascoste e va a caccia del lupo che miete le sue vittime nel bosco di Fahlenberg. Ma niente  come sembra.
.
Oscuro, inquietante, avvolgente, Incubo  il nuovo psicothriller di Wulf Dorn.
.
L'Autore.
Wulf Dorn, anno 1969, ama le storie appassionanti, i gatti e viaggiare. Per vent'anni ha lavorato come logopedista in una clinica psichiatrica, e da questa sua esperienza ha tratto grande ispirazione come scrittore. In Italia Corbaccio ha pubblicato La psichiatra, che  diventato un bestseller grazie al passaparola dei lettori, Il superstite, Follia profonda, Il mio cuore cattivo, e Phobia.
...
.
...
In ricordo di Rod Serling.
Spero che ci incontreremo
Un giorno nella twilight zone.
E per Anita.
Tutte le volte per te!
Il lupo non  sempre come sembra.
...
.
...
C'ERA UNA VOLTA...
.
... una bella giornata di giugno. Due bambini di cinque anni, un maschio e una femmina, osservavano dalla staccionata del giardino il gatto dei vicini che aveva catturato un uccellino. L'aveva bloccato sul prato, ci aveva giocato per un po', poi gli aveva spaccato la testa con un morso.
La bambina distolse lo sguardo, disgustata, e strinse la mano del bambino.
Sai una cosa? disse. Ci hanno detto una bugia.
Il bambino la guard senza capire. Chi ci ha detto una bugia?
I grandi. Ci raccontano le favole, ma non sono mica vere.
Indic il gatto che aveva divorato la preda in due bocconi e stava trotterellando via soddisfatto. Dell'uccellino rimanevano soltanto un'ala strappata e un mucchietto di piume insanguinate.
Se adesso apriamo la pancia del gatto, l'uccellino non voler via. Non  possibile,  morto.
Il bambino pens alla favola che sua madre aveva letto loro la sera prima.  vero.  quello che sarebbe successo anche a Cappuccetto Rosso e alla nonna, ma solo se il lupo se le fosse mangiate per davvero.
Proprio cos. La bambina annu. Il lupo ha denti molto pi affilati di un gatto. Quindi la favola  una bugia e la tua mamma non ci ha detto la verit.
Forse voleva dire un'altra cosa riflett il bambino. Le favole si raccontano per insegnare qualcosa.
Secondo te  cos?
 quello che dice il mio pap.
La bambina ci pens su qualche istante, senza distogliere lo sguardo dal triste mucchietto di piume.
Ma allora il lupo non  un vero lupo disse alla fine. Forse significa un'altra cosa?
Il bambino si strinse nelle spalle. Pu darsi. Ma che cosa?
Il lupo  vivo disse la bambina. Forse significa che Cappuccetto Rosso ha fatto qualcosa di male. E visto che  stata cattiva viene punita. Viene mangiata come l'uccellino.
Il bambino non era troppo convinto. Ma la nonna non aveva fatto niente di male. Perch il lupo mangia anche lei?
Non  stata colpa sua ribatt la bambina. Ma, siccome Cappuccetto Rosso ha creduto al lupo e ha fatto qualcosa di male, anche alla nonna  capitato qualcosa di brutto.
Qualcosa di male la corresse il bambino.
Il male  da tutte le parti dichiar seria la bambina. Lo dice sempre il mio pap. E che bisogna stare sempre in guardia.
Il bambino aggrott la fronte. Ma allora che cosa c'entra il cacciatore? Se il lupo  il male, il cacciatore che cos'?
Non ne ho idea rispose la bambina. Poi lo prese per mano. Vieni, mi sto annoiando. Torniamo a giocare.
Ritornarono di corsa in terrazza e ben presto dimenticarono il gatto, l'uccellino e la fiaba.
Il vento poi spazz via il mucchietto di piume. Solo guardando attentamente era ancora possibile scorgere una traccia di sangue nell'erba.

PRIMA PARTE. Brutti sogni.

Here in the black, it comes.
Here in the black, it comes for me.
Here in the black, I'm lost.
Gary Numan

1.

Niente dura per sempre. La sicurezza  un'illusione. Simon Strode fece questa amara esperienza un sabato di marzo.
Bast un secondo e la sua vita non fu pi quella di prima. Tutto ci che gli era caro e prezioso gli fu tolto. Senza preavviso.
Quel sabato era cominciato come tutti gli altri. Dopo colazione si era messo a studiare per il compito d'inglese di luned, quindi aveva letto gli ultimi post su un forum di videogiochi e ascoltato un po' di musica, finch la madre lo aveva chiamato per il pranzo.
Tutto era come sempre, ma prima di sera sarebbe diventata la giornata peggiore della sua vita.
Quella notte, sdraiato in un letto dell'ospedale di Fahlenberg a guardare le ombre sul soffitto della camera, la sua mente era occupata da un unico pensiero. Era un pensiero che gli girava nella testa come un uccello nero e non voleva pi andare via.
Perch sono sopravvissuto?

2.

Erano riusciti a partire solo intorno all'una e mezzo. Il padre di Simon era dovuto andare a ritirare il cesto dei regali per zia Tilia e come al solito aveva sottovalutato il traffico del sabato a Stoccarda. Di solito Lars Strode si spostava con i mezzi pubblici, che erano molto pi veloci, ma il cesto era troppo ingombrante e pesante per trascinarselo dietro per mezza citt.
Quando, con notevole ritardo, si erano messi in viaggio per il compleanno di Tilia, il cesto decorato con un nastro rosso, simile a un mostro inquietante, occupava il bagagliaio della Ford station wagon. Sotto l'involucro di cellophane frusciante Simon riconobbe bottiglie di vino, praline e leccornie assortite provenienti dal negozio di specialit italiane di cui il padre era cliente abituale, oltre a una grossa moneta d'argento appesa al manico.
Tilia non dovr fare la spesa per qualche settimana, questo  poco ma sicuro, pens Simon. Tuttavia dubitava che avrebbe apprezzato il cesto per il suo cinquantesimo compleanno. Era un regalo adatto a una persona anziana, e anche in quel caso solo se non ti veniva in mente qualcosa di pi adatto. D'altronde, per, suo padre non aveva mai avuto molta fantasia per i regali. E sua madre aveva preferito non dare suggerimenti; dopotutto Tilia era la sorella del marito.
Di solito Simon evitava le feste in famiglia, se possibile, ma per Tilia faceva volentieri un'eccezione. Da una parte perch le voleva bene, ma soprattutto perch la zia preparava dolci sensazionali. In cambio era disposto ad affrontare le solite conversazioni del tipo: Quanto sei cresciuto! Come va la scuola? Sai gi che cosa vuoi fare da grande? oppure Allora, ce l'hai la ragazza?
Inoltre Simon avrebbe rivisto suo fratello Mike, e questo lo riempiva di gioia.
Sentiva molto la sua mancanza da quando Michael si era trasferito nei dintorni di Fahlenberg due anni prima.
Avere un fratello pi grande di sei anni era fantastico. Mike lo aveva accompagnato a giocare a calcio, lo aveva portato al cinema e ogni tanto lo aveva fatto entrare a vedere i film vietati ai minori.
Ma soprattutto aveva fatto in modo che Simon si guadagnasse il rispetto degli altri ragazzi della scuola, che altrimenti gli avrebbero reso la vita impossibile, perch Simon... ecco, era diverso.
Da quando Michael non abitava pi con loro, c'erano di nuovo problemi con i compagni di scuola. Epiteti come idiota, fighetta, perdente erano l'aspetto pi innocuo.
Molto peggio erano i contatti con Ronny, un bullo della sua classe, pi grande di lui perch aveva ripetuto l'anno. Era da lui che Simon doveva stare particolarmente in guardia. Il divertimento principale di Ronny sembrava essere quello di umiliarlo. Un tipo come lui, il migliore della classe in quasi tutte le materie, ma un perdente in qualsiasi sport a causa della statura e della magrezza, era il bersaglio ideale per i tipi come Ronny.
Una volta Ronny lo aveva seguito al gabinetto insieme a due amici. Qui gli avevano strappato di dosso lo zaino e, dopo averlo spinto a terra, glielo avevano rovesciato sopra. Poi Ronny gli aveva preso la merenda, gliel'aveva inzuppata nell'orinatoio e lo aveva costretto a mangiarla.
Simon naturalmente si era rifiutato, ma Ronny si era messo cavalcioni su di lui e gli aveva tirato le mutande verso l'alto, fino a strizzargli i testicoli.
Nonostante le grida di Simon, nessuno lo aveva aiutato. I ragazzi avevano smesso di tormentarlo solo quando si era deciso a dare un morso al pane bagnato che sapeva di piscio. Quando aveva vomitato sul pavimento in mezzo ai suoi libri, gli altri se n'erano andati sghignazzando.
Simon non aveva avuto il coraggio di raccontare l'episodio ai professori o ai genitori. Sarebbe servito solo a peggiorare le cose, di questo era convinto. Si era invece rifugiato nel mondo dei libri e dei videogiochi e cercava di evitare il pi possibile gli altri ragazzi.
Non aveva parlato della cosa nemmeno con Mike. Non voleva fargli pensare di non sapersela cavare senza di lui. Mike era il suo modello, Simon voleva che fosse orgoglioso di lui, e quel sabato era ansioso di rivederlo.
Seduto sul sedile posteriore, giocava nervoso a Crossy Road. Non era per niente facile far avanzare la gallina sana e salva per le strade. Quello stupido volatile reagiva troppo lentamente e continuava a farsi investire.
Simon in realt trovava alquanto stupidi i giochi per il cellulare, ma se non altro gli servivano a passare il tempo durante i lunghi viaggi.
Guardava sempre pi spesso l'orologio del cellulare e aveva sempre di pi l'impressione che fossero in viaggio da un'eternit. In autostrada erano passati da un ingorgo all'altro e, appena imboccata l'uscita per Fahlenberg, il notiziario sul traffico aveva annunciato un incidente con un mezzo pesante. Lo speaker consigliava di evitare la superstrada, dove si era gi formata una coda di quindici chilometri.
Lars Strode decise di prendere la provinciale. Fantastico. Al diavolo i camion! Ci metteremo un sacco di tempo, pens Simon.
Ora tutto questo lo perseguitava nei sogni, e rimpiangeva che avessero evitato la superstrada.
Se fossero rimasti in quella dannata coda, se ci avessero messo di pi... almeno sarebbero arrivati.
Era assurdo, Simon lo sapeva. Il passato non si poteva cambiare. Eppure...
A volte non rimanevano che i desideri.

3.

Raggiunsero ben presto una zona che Simon non conosceva. Ogni tanto guardava fuori dal finestrino, dove si alternavano vasti campi coltivati e boschi. Qua e l un villaggio con un paio di case, una trattoria e una chiesa. Di tanto in tanto superavano un supermercato o un distributore di carburante.
La batteria del cellulare era quasi scarica. Simon sospir. Era un modello antiquato che andava tenuto sempre in carica. Aspettava con ansia il giorno del suo sedicesimo compleanno, a giugno, quando avrebbe ricevuto in regalo un nuovo smartphone.
Il viaggio era ancora lungo, e si augur che la batteria reggesse. Ormai aveva superato diversi livelli, la gallina era viva e Simon aveva totalizzato quasi quattrocento punti. Forse sarebbe riuscito a superare il proprio record personale e toccare i cinquecento.
In quel preciso istante i suoi genitori lanciarono un grido.
Lars e Maria Strode gridarono all'unisono, come se avessero visto qualcosa di spaventoso. Qualcosa che Simon non riusc neppure a scorgere. Tutto accadde troppo in fretta.
In un istante scoppi l'inferno.
Stridore di freni.
L'auto che sbandava.
Tutto ruotava intorno a lui.
Per una frazione di secondo Simon scorse la scarpata oltre il ciglio della strada. Poi l'auto vol in quella direzione e si capovolse, pi volte. Il sotto divent il sopra, il sopra il sotto, poi daccapo...
Il frastuono era assordante, come se un gigante stesse prendendo a pugni la carrozzeria.
Simon si sent sballottato come il bucato nella lavatrice. Si aggrapp disperatamente allo schienale del sedile anteriore, ma perse subito la presa, mentre intorno a lui era tutto un cigolare di lamiere e fragore di vetri infranti.
Fu questione di secondi, ma a Simon parve che la caduta non dovesse mai finire. La cintura di sicurezza lo tratteneva dolorosamente sul sedile.
Intorno a lui era un vorticare di oggetti. Il cesto regalo, le bottiglie di vino, una scatola di cioccolatini, barattoli di conserva, un salame, una giacca, una penna, un paio di occhiali da sole. Qualcosa di piccolo e duro lo colp alla guancia e per un secondo Simon pens assurdamente al proprio cellulare.
Poi ci fu lo schianto, brusco e cos violento da fargli perdere i sensi.

4.

Non sapeva quanto tempo fosse stato svenuto. Forse pochi secondi, qualche minuto. Forse pi a lungo.
Quando riprese conoscenza, aveva un mal di testa micidiale. Era stordito, non riusciva a pensare. Prov ad aprire gli occhi, ma aveva le palpebre gonfie. Anzi, tutta la testa era gonfia come un pallone.
Inoltre avvertiva una forte pressione alle orecchie. Udiva l'urlo incessante del clacson come attraverso uno strato di ovatta.
Faceva fatica a respirare, la cintura di sicurezza gli comprimeva il petto come un nastro d'acciaio e gli schiacciava dolorosamente il lato destro del collo. Per qualche motivo Simon non riusciva a muoversi.
Gli girava la testa e, quando prov a concentrare lo sguardo su un punto fisso, per superare quella sensazione, rimase sorpreso vedendo le proprie braccia rivolte verso l'alto a sfiorare il tettuccio della macchina. Tra le mani aveva un sacchetto di caramelle che la madre gli aveva offerto mentre erano in viaggio.
Perch non sono sdraiato sul tappetino? si chiese confuso. Impieg ancora un istante prima di ritrovare la lucidit e rendersi conto di essere appeso a testa in gi.
Allora avvert un odore di benzina e fu colto dal panico.
Devo uscire da qui!
Devo uscire subito!

5.

E poi sono svenuto. Non so per quanto tempo.
Come accadeva sempre quando raccontava l'incidente, Simon percep di nuovo quell'indescrivibile oppressione al petto. Gli sembrava di trovarsi ancora intrappolato a testa in gi dentro la macchina.
Poi mi ritrovo sulla strada. Il clacson non smette mai di suonare. Non so come, ma riesco a uscire dalla macchina, mi trascino carponi sull'asfalto. Ho dolori dappertutto. Alle mie spalle sento il fragore dell'incendio. Non riesco a girarmi, non ce la faccio. Mia madre e mio padre... Loro... insomma, loro erano ancora dentro!
Deglut, incapace di proseguire. Succedeva sempre cos. Tutte le notti sognava l'incidente, e non smetteva mai. Ma la cosa peggiore era quando doveva parlarne.
Il dottor Forstner gli lasci tempo, rimanendo in silenzio come al solito, e tutte le volte Simon gli era riconoscente per questo.
Cerc di calmarsi, guard fuori dalla finestra e si tocc le cicatrici ai polsi. Ormai erano guarite e non gli prudevano pi, l'impulso di grattarsi era diventata una stupida abitudine. Quando si rese conto di ci che stava facendo, smise subito.
Lo studio del dottore si trovava al secondo piano del reparto di psichiatria pediatrica. Era un'afosa giornata d'agosto e guardare fuori il parco della Waldklinik era un bello spettacolo. Gli edifici che ospitavano i reparti erano circondati da alberi, aiuole fiorite e cespugli, che davano l'impressione di trovarsi in un parco e non in un ospedale. Negli ultimi cinque mesi Simon era andato spesso a passeggiare in quel paradiso.
A poca distanza si trovava la foresta di Fahlenberg, il luogo che aveva cambiato per sempre la sua vita.
Per un po' rimase a osservare un elicottero, sospeso sopra gli alberi come una libellula, quasi fosse alla ricerca di qualcosa o qualcuno. Il sole si rifletteva sulla cabina, ma per un attimo Simon ebbe la certezza di vedere la vernice verde e la scritta POLIZIA.
Si domand se anche dopo l'incidente avessero usato un elicottero, magari un mezzo dell'elisoccorso, ma non se lo ricordava.
Non ricordava tante cose. Per esempio non sapeva come fosse uscito dall'auto.
Questi vuoti di memoria disse tornando a guardare il dottor Forstner. Lei ha detto che sono una conseguenza dello choc, vero?
Il dottore annu. Era un uomo magro dai capelli castani con occhi amichevoli che osservavano attentamente Simon. A Simon piaceva, soprattutto perch non somigliava affatto all'idea che si era fatto di uno psichiatra. Nei film di solito erano sempre figure anziane, con il camice bianco, gli occhiali spessi e folte chiome alla Einstein. Il dottor Jan Forstner, al contrario, sembrava un amico comprensivo. Dimostrava meno della sua et, e per qualche motivo gli ricordava Mike. Solo che Mike non sarebbe mai riuscito a rimanere seduto in poltrona tranquillo cos a lungo, pens. Quanto al carattere, il fratello maggiore e lo psichiatra erano agli antipodi.
Esatto, dipendono dallo choc conferm il dottor Forstner, e dalla commozione cerebrale che hai subito. Si chiama amnesia lacunare. Come abbiamo gi detto, nel tuo caso si tratta di una forma molto lieve. Non hai alcun motivo di preoccuparti. Hai recuperato molto bene.
S, forse sospir Simon. Ma che cosa mi dice di questi sogni? Se ne andranno?
Certo che se ne andranno. Magari non del tutto, ma saranno meno frequenti. Fino a quel momento non dimenticare mai quello che ti ho detto: i brutti sogni hanno anche un lato positivo, servono a uno scopo.  come fare le pulizie di primavera nella tua testa, una specie di igiene mentale che ti aiuta a elaborare l'accaduto. Per questo dovresti essere paziente, anche se  difficile.
Simon si gir di nuovo verso la finestra. L'elicottero si era allontanato e stava sorvolando un altro punto del bosco.
E la porta? domand, facendo riferimento alla parte del sogno che non riusciva a spiegarsi.
Il dottor Forstner si sporse verso di lui. Continui a sognarla?
S, la vedo sempre in fondo al sogno.  in mezzo alla strada nel bosco e non riesco ad aprirla.  pazzesco, no?
Non direi lo tranquillizz il dottor Forstner. Non tutto ci che vediamo in sogno deve avere un significato. Neppure quando sogniamo avvenimenti reali come succede a te. A volte un sogno  solamente un sogno. Ovvio che la porta pu simboleggiare i ricordi perduti, ma potrebbe benissimo trattarsi di una porta e basta, che  l in mezzo a una strada.
Lo crede davvero?
Il dottor Forstner lo guard ammiccando e indic un calendario artistico appeso al muro sopra la scrivania. Quel mese l'immagine raffigurava due elefanti dalle orecchie a punta. Camminavano impettiti l'uno verso l'altro su sottili zampe da gru portando in groppa una costruzione torreggiante.
Pare che Salvador Dal sognasse spesso elefanti del genere disse il dottore alzando le mani con un sorriso. E anche giraffe in fiamme, corpi umani con cassetti e orologi fusi. Questi sogni lo hanno reso famoso, ma non per questo era considerato pazzo. Al massimo lo si potrebbe definire provocante ed eccentrico. Quindi, per quale motivo tu non dovresti sognare una porta su una strada nel bosco, senza per questo doverti considerare pazzo?
Simon sorrise all'idea che qualcuno lo paragonasse a quel pittore fuori di testa. Finora conosceva soltanto i celebri dipinti con gli orologi sciolti. Ne avevano parlato durante la lezione di storia dell'arte. Sapeva che quell'immagine era un esempio emblematico del surrealismo, ma gli sembrava che ci volesse una mente piuttosto folle per farsi venire un'idea del genere. Tuttavia capiva ci che voleva dire lo psichiatra, e prefer non fare commenti.
Magari potresti dedicarti anche tu alla pittura, che ne dici? propose il dottor Forstner. A questo punto Simon non riusc a trattenere una risata.
Meglio di no. Pens al suo maestro di arteterapia che tutte le volte esaminava con interesse i suoi lavori, senza riuscire a nascondere la compassione per la mancanza di talento artistico di Simon. Al dottor Grnberg verrebbero ancora pi capelli bianchi.
Anche il dottor Forstner scoppi a ridere. Vedo che stai ritrovando il senso dell'umorismo. Questo  molto promettente. Guard l'orologio. Bene, la nostra seduta  terminata e non dobbiamo far aspettare la zia. Non mi resta altro che augurarti tutto il bene possibile per il futuro.
Segu un saluto breve ma sincero. Fino a quel momento Simon non avrebbe ritenuto possibile che un giorno l'idea di lasciare la clinica gli sarebbe risultata spiacevole.
Come se gli avesse letto nel pensiero, il dottor Forstner gli ricord le ore di terapia in ambulatorio di cui poteva approfittare tutte le volte che ne avesse sentito il bisogno. Il medico sarebbe andato in ferie per tre settimane, ma sarebbe rimasto a sua completa disposizione.
In cuor suo Simon decise che avrebbe aspettato il ritorno del dottor Forstner. Non aveva mai stabilito un buon rapporto con il dottor Grnberg. Lo psicoterapeuta lo aveva sempre guardato come se non si fidasse di lui. Di fronte a lui Simon si era sempre sentito un pazzo.
E per quanto riguarda i brutti sogni disse ancora il dottor Forstner mentre lo accompagnava alla porta, meno cercherai di respingerli, prima se ne andranno. Lascia che l'impresa di pulizie faccia il suo lavoro nella tua testa. Dalle un po' di tempo, e vedrai che i sogni spariranno.
Simon avrebbe voluto tanto crederci.

6.

Fece i bagagli in meno di cinque minuti. Dal giorno dell'incidente, Simon possedeva soltanto il minimo indispensabile. L'occorrente per lavarsi, un paio di jeans, magliette e biancheria.
Infil tutto in una borsa sportiva che gli aveva procurato Tilia, ci aggiunse il libro intitolato Non preoccuparti, vivi!, un regalo della zia, e chiuse la lampo.
Si guard intorno un'ultima volta, prima di lasciare la stanza che per quasi cinque mesi era stata una specie di casa per lui. Lennard, il suo compagno di camera, era seduto sul letto, come sempre, lo sguardo perso nel vuoto, le cuffie enormi da cui usciva musica a tutto volume. Erano l'unico metodo efficace contro le voci che sentiva nella testa.
Lennard aveva diciotto anni, ma con la lunga chioma rasta e la folta barba ne dimostrava almeno venticinque. Poco pi di due anni prima aveva abbandonato la scuola per panettieri e si era unito a una rock band come batterista. Ben presto per aveva iniziato a drogarsi e gli stupefacenti avevano scatenato in lui una forma di schizofrenia. Era cos diventato anche lui membro del rispettabile club dei fuori di testa, come lo definiva. Ora vedeva cose che non esistevano e sentiva voci che nessun altro poteva udire.
Non erano voci qualsiasi, sosteneva, bens quelle dei suoi parenti defunti. Lo zio, i nonni e il padre, morto cadendo da un'impalcatura, gli parlavano in continuazione. Lennard sosteneva che dopo la morte non si andava in paradiso n da nessun'altra parte, bens si continuava a vivere nella testa delle persone per le quali si era stati importanti da vivi. Simon in un certo senso condivideva questa teoria, ma perdeva la pazienza quando Lennard si metteva a discutere con i morti nel cuore della notte.
Simon agit la mano davanti al volto di Lennard e, come sempre, il compagno di stanza impieg qualche secondo a registrare la sua presenza.
Ce l'hai fatta gli grid Lennard togliendosi le cuffie. Ti lasciano andare?
S. Adesso hai la camera tutta per te.
Non dire cavolate ribatt Lennard battendosi un dito sulla fronte con aria beffarda. Lo sai che io non sono mai solo. Questi chiacchieroni a volte mi fanno venire il nervoso, ma mi danno anche una bella sensazione. Qui dentro trovo sempre qualcuno, anche quando non c' nessun altro. Essere fuori di testa dopotutto ha i suoi vantaggi.
Puoi ben dirlo replic Simon, pensando a tutte le incertezze che lo aspettavano.
Nonostante gli fossero rimasti Mike e Tilia, avvertiva un enorme senso di vuoto e di solitudine. Ancora non si rendeva conto di non avere pi una casa n dei genitori e, diversamente da Lennard, non poteva nemmeno ascoltare le loro voci. Dovunque fossero i suoi genitori in quel momento, di sicuro non erano con lui.
Dai, amico, non fare quella faccia! Lennard gli diede un pugno amichevole sulla spalla. Ricorda sempre che sei una persona speciale. Sei un membro onorario del nostro club. Il suo sorriso si allarg mentre alzava la mano verso Simon. Avanti, vecchio mio, batti il cinque.
Simon ricambi il sorriso di Lennard e il saluto. Il ragazzo gli augur ogni bene, anche da parte degli altri abitanti della sua testa. Poi si rimise le cuffie e scomparve in un mondo immaginario per il quale ora Simon lo invidiava.
Simon strinse con forza i manici della sacca quando, uscito dalla stanza, vide Tilia in fondo al corridoio. Era accanto all'ingresso del reparto e parlava con Marion, l'infermiera, che la sovrastava con la sua mole imponente. La zia era alta e magra come il padre di Simon, e aveva i suoi stessi lineamenti affilati. Quando vide il ragazzo, gli rivolse un cenno di saluto e lo chiam per nome.
Era giunto il momento del non ritorno. In quell'istante Simon comprese fino in fondo che stava per iniziare una nuova vita.
L'istinto gli diceva di tornare da Lennard, per chiacchierare con lui di gruppi rock e delle ultime notizie dal mondo dei morti. Era nervoso all'idea di abbandonare l'ambiente protetto della clinica per affrontare un futuro nebuloso.
Anzi, non era cos. A essere proprio sinceri, non era semplicemente nervoso. Era profondamente angosciato.

7.

Devi mangiare di pi disse Tilia mentre uscivano dalla clinica. Sei pelle e ossa. Il cibo dell'ospedale era cos tremendo?
Eccome se lo era. Ma, prima che Simon potesse rispondere, Tilia aveva gi ricominciato a parlare. Era felice che Simon stesse di nuovo bene. Gli aveva preparato la camera degli ospiti. Quella sera sarebbe venuto a cena suo fratello. Bla bla bla.
La zia era un fiume in piena, e Simon si rese conto che parlava per nascondere il proprio imbarazzo. Negli ultimi cinque mesi non era cambiato niente. Quando andava a trovarlo, Tilia sembrava avesse paura di fare o dire qualcosa di sbagliato. Oggi, il giorno delle dimissioni, la sua insicurezza era ancora pi evidente.
Era la normale reazione di quasi tutti coloro che ospitavano a casa propria un paziente dimesso dal reparto di psichiatria. Durante le sedute di terapia di gruppo con il dottor Forstner, Simon ne aveva sentito parlare spesso dagli altri pazienti, quelli che facevano parte da pi tempo del rispettabile club dei fuori di testa.
Era facile mostrare comprensione per qualcosa di concreto come un braccio rotto o un'appendicite. Ma, di fronte a qualcuno che aveva tentato di togliersi la vita, le cose cambiavano. Era molto difficile, se non addirittura impossibile, spiegare quanto potessero essere devastanti la depressione e i brutti sogni. Era come cercare di spiegare cosa significasse avere l'emicrania a qualcuno che non l'aveva mai provata in vita sua.
Tilia si comportava come i parenti di quasi tutti i ragazzi che Simon aveva conosciuto in reparto. Faceva finta che non fosse accaduto niente, come qualcuno che cerchi di coprire una macchia sulla tovaglia con un vaso di fiori: la tovaglia sembrava pulita, ma tutti sapevano che la macchia era sempre sotto il vaso.
Appena arriviamo a casa ti preparo qualcosa di decente da mangiare disse la zia con un sorriso, mentre si dirigevano verso il parcheggio. Magari far anche una torta. Ti piace quella al limone?
Tantissimo rispose Simon, sforzandosi di sorridere, anche se non ne aveva alcuna voglia.
Si gir ancora una volta verso il padiglione dell'ospedale. Ormai era lontano, seminascosto oltre i rami di alcuni grandi ippocastani. Il tintinnio delle chiavi di Tilia lo fece sussultare, provocandogli un brivido freddo nonostante la calura estiva del pomeriggio.
Arrivati alla Fiesta di Tilia, Simon aveva il cuore in gola. Si sentiva le ginocchia molli e fu costretto ad appoggiarsi al tettuccio dell'auto.
Tilia parve non accorgersene. Sistem la borsa di Simon nel bagagliaio e sal in macchina.
Simon apr esitante la portiera. Cominci a sudare freddo e la bocca gli si secc.
Qualcosa non va? domand Tilia. Simon scroll il capo.
No. Stavo solo riflettendo per assicurarmi di non aver dimenticato niente ment lui prima di salire.
Dall'incidente non era pi salito a bordo di un'auto, ed era una sensazione spaventosa. Gli cost uno sforzo enorme richiudere la portiera. L'abitacolo era surriscaldato dal sole e lui si sent mancare il respiro, soprattutto dopo essersi allacciato la cintura di sicurezza.
Eccolo di nuovo, quel nastro d'acciaio che lo stringeva nei sogni e nei ricordi. Ma adesso era reale.
Tilia part e accese il condizionatore. Il getto d'aria fresca era piacevole, ma diffondeva anche il tipico odore di automobile. Lo stesso odore che c'era nella macchina dei suoi genitori. Simon avvert un crampo allo stomaco.
Mentre attraversavano il parcheggio diretti all'uscita, Tilia gli parl di Mike e, come facevano sempre anche suo padre e sua madre, lo chiam con il suo vero nome: Michael. Per Simon lui sarebbe stato sempre Mike. Mike era Mike, perch era quello il nome che lui stesso si era dato.
Simon stava sempre peggio. Non riusciva a concentrarsi sulle parole di Tilia. Stava dicendo qualcosa sull'autosalone dove lavoravano lei e Mike, ma Simon non la seguiva. Guardava fuori dal finestrino, cercando di immaginare di non essere seduto in quella vettura soffocante, ma di essere fuori a passeggiare.
Fuori.
Si concentr su questo concetto con tutte le proprie forze.
Fuori all'aria aperta.
Sotto il vasto cielo azzurro.
Libero.
Sono fuori e sono libero.
Sono...
Serr la mano spasmodicamente intorno alla maniglia della portiera, mentre il cuore gli batteva all'impazzata. Il panico risal dentro di lui come un mostro da un lago buio e profondo.
Fuori, pens di nuovo. Sono fuori e sono libero, fuori e libero, fuori e libero!
Ma il panico era inarrestabile. Il mostro era appena sotto la superficie.
Tilia disse qualcos'altro, ma Simon non cap. La voce della zia all'improvviso era lontanissima.
Simon si gir a guardarla, voleva chiederle cosa avesse appena detto... ma rimase impietrito dallo choc.
Al volante non c'era pi la zia. C'era suo padre, e aveva un aspetto terribile. Simon lo riconobbe solo dagli abiti. Il viso era irriconoscibile per le ustioni. Sembrava che lo avessero ricoperto di uno strato di cera color carne da cui spuntavano raccapriccianti pustole rosse. Soltanto gli occhi erano quelli di sempre. Simon li aveva visti l'ultima volta qualche minuto prima dell'incidente nello specchietto. Ora vedeva cos'era rimasto del suo volto dopo l'incidente.
Era spaventoso e inconcepibile.
Sto impazzendo, si disse. Sono diventato pazzo, completamente pazzo!
Serr gli occhi, nella speranza di scacciare quell'incubo. Ma, quando li riapr, di fianco a lui c'era sempre quella creatura.
Non ti senti bene, ragazzo?
La voce non era quella del padre, era troppo profonda. Sembrava distorta e rimbombava come se provenisse da una caverna.
Stai sudando. Vuoi che aumenti il condizionatore?
In quel momento gli occhi della creatura si trasformarono. Crebbero, si allargarono nelle orbite di cera, si fecero pi scuri, diventarono completamente neri. Ben presto non ebbero pi niente di umano. Scintillavano come chiazze d'olio e Simon riconobbe nel loro sguardo una rabbia infinita.
Quello non era suo padre! Come aveva potuto credere che lo fosse?
Sono venuto a prenderti, grid il mostro pieno di cicatrici, senza muovere la bocca priva di labbra. La sua voce era soltanto nella testa di Simon.
S, mio caro, saresti dovuto morire anche tu!
Simon lanci un grido e spalanc la portiera. L'auto si ferm bruscamente con uno stridio di gomme. Simon avvert lo strattone della cintura di sicurezza che si tendeva bloccandolo sul sedile. Era una sensazione che conosceva fin troppo bene.
Gli giunse nuovamente una voce, ma stavolta era reale. Tilia gli stava parlando. Il mostro al volante era scomparso.
Simon, accidenti, che cosa ti succede?
Lui boccheggiava. Il cuore gli batteva ancora forte, quasi volesse uscirgli dal petto. Qualcosa dentro di lui ringhiava come un animale spaventato a morte.
Via da qui!
Via da qui!
VIA DA QUI!
Io... devo uscire da qui!
Armeggi freneticamente con la cintura, ma non riusc a slacciarla. Le mani gli tremavano troppo.
Per favore! grid. Devo uscire da qui!
Finalmente la fibbia scatt e Simon fu libero. Usc senza badare a niente, si ferm sulla striscia di prato tra la carreggiata e la pista ciclabile.
Cadde in ginocchio, alz gli occhi verso il cielo azzurro e fece un profondo respiro.
Il cielo, pens. Cos azzurro. Cos immenso.
Tilia scese e lo raggiunse. Si inginocchi accanto a lui e lo abbracci.
Mi spiace singhiozz, mi spiace tanto! Non potevo saperlo.
Simon la guard scuotendo la testa. Tu non c'entri. Questo attacco di panico...  arrivato all'improvviso. Non me l'aspettavo nemmeno io.
Rimasero ancora un po' sull'erba. Simon guardava la Fiesta di Tilia, ferma a bloccare la carreggiata con le quattro frecce accese.
Le auto di passaggio suonavano con insistenza. Il traffico del tardo pomeriggio era sempre pi intenso. Un automobilista inve contro di loro dal finestrino aperto, un altro mostr loro il dito medio.
Simon era dispiaciuto di aver messo in difficolt la zia, ma non sarebbe risalito in macchina per niente al mondo.

8.

Sarebbe stato troppo lungo andare da Fahlenberg a Kssingen a piedi, soprattutto con quell'afa. Tilia parcheggi la Fiesta alla clinica e andarono a prendere l'autobus.
La fermata non era distante. Quando Simon vide avvicinarsi l'autobus, si innervos di nuovo. Ricord ci che il dottor Forstner gli aveva detto della paura della paura. Era il vero nemico che andava combattuto. Simon allora raccolse tutto il proprio coraggio e sal.
Funzion. Nessun attacco di panico. L'interno dell'autobus era spazioso e niente affatto soffocante come un'automobile.
Simon decise di rimanere in piedi accanto alla porta posteriore. Si tenne stretto al sostegno per tutto il viaggio, il pollice a sfiorare il pulsante rosso per la fermata d'emergenza.
Si concentr sulle lettere scritte sul pulsante. S-T-O-P. Quelle quattro lettere lo tranquillizzavano. Se non avesse resistito, avrebbe potuto schiacciare il pulsante e uscire subito all'aperto.
Ovviamente sapeva che l'autista lo avrebbe fatto scendere solo alla prima fermata. Il potere dell'autosuggestione, lo aveva definito il dottor Forstner. Quando ci si immagina qualcosa con sufficiente convinzione, si finisce per crederci.
Simon decise che in futuro questo potere lo avrebbe protetto dai mostri che lo perseguitavano.

9.

La casa di Tilia sorgeva all'estremit orientale del villaggio di Kssingen, non lontano dalle rive del Fahle. La vecchia fattoria con il tetto sporgente era una semplice costruzione a L con una dpendance sul retro, dove Michael si era trasferito due anni prima.
In origine la fattoria apparteneva ai nonni di Simon. Il padre di Simon e Tilia erano cresciuti qui. In un certo senso  come tornare alle mie origini, pens Simon.
Nonostante questo, si sentiva un estraneo. La camera che Tilia aveva preparato per lui era piccola e arredata con mobili vecchi. L'armadio con le ante dipinte doveva avere almeno un secolo e la scrivania sistemata davanti alla finestra che dava sul cortile era quella dove suo padre aveva studiato da ragazzo.
Tilia aveva lavato e spolverato, ma l'aroma di limone del detersivo non bastava a coprire l'odore della camera. Sapeva di lavanda e canfora, un profumo che Simon legava ai ricordi della nonna.
Fu assalito all'improvviso dalla nostalgia per la sua camera nell'appartamento di Stoccarda, mentre la tristezza per i genitori cresceva. Il ricordo della vita di un tempo gli provocava una sofferenza quasi fisica.
Per l'ennesima volta cap che cosa intendeva dire la gente quando parlava di un dolore che straziava il cuore.
Ti piace? chiese Tilia appoggiando la borsa di Simon sul letto.
 carina disse Simon. Gli venne in mente ci che Mike diceva sempre: Carino  il cugino di fa schifo. Per non sembrare ingrato, si affrett ad aggiungere: Ti ringrazio davvero tanto di poter stare qui da te.
La zia annu seria. Figurati,  naturale. Spero che ti troverai bene.
Simon si guard intorno ancora una volta. Era un estraneo in un ambiente estraneo.
Che ne  stato del nostro appartamento? domand.
Ecco... Tilia gli lanci una breve occhiata, quindi distolse lo sguardo. Noi, cio Michael e io, abbiamo pensato che fosse meglio venderlo. Abbiamo versato il ricavato su un conto destinato a voi due. Nel caso tu voglia andare all'universit o abbia bisogno di qualcos'altro.
Che cosa? Simon non credeva alle proprie orecchie. Avete venduto la casa? Senza chiedermi niente?
Tilia distolse nuovamente lo sguardo. Veramente... Ecco, pensavamo che fosse meglio non darti un simile pensiero. Non stavi bene. Temevamo che ti avrebbe sconvolto.
Ma che bel modo per dire che non volevate prendere sul serio l'opinione di un membro del rispettabile club dei fuori di testa, pens, mentre un impeto di collera lo faceva tremare da capo a piedi.
E le nostre cose? I mobili, i libri di pap...
Michael li ha donati a un'associazione di beneficenza di cui faceva parte tuo padre. Sono convinta che Lars sarebbe stato d'accordo.
Avete dato via proprio tutto? Tutto quello che...
Simon ammutol. Strinse i pugni e fece un respiro profondo. Doveva calmarsi. Se si fosse lasciato andare adesso, avrebbe solo creato altri problemi, e ne aveva gi abbastanza.
Ci nonostante provava un dolore terribile all'idea di non essere stato consultato in merito a quella decisione e che ora non fosse rimasto pi niente della sua vera casa. Tutto ci con cui aveva costruito un legame nel corso del tempo era sparito, e a volte le cose potevano essere pi affidabili e soprattutto pi comprensibili delle persone. Un cd rimaneva sempre un cd e un libro rimaneva sempre un libro, non potevano cambiare. Le persone invece s, e questo lo metteva spesso in difficolt. Proprio per tale motivo, per lui era importante essere circondato da oggetti familiari, oggetti da cui non si sarebbe mai potuto separare, non da tutti almeno.
Su una cosa doveva dare ragione alla zia: il padre avrebbe voluto che le sue cose venissero donate in beneficenza. Da anni era impegnato in un'associazione che aiutava i malati di cancro. C'era qualcosa che legava Simon a tale scelta, ma non riusciva a ricordare cosa. Il ricordo era l, a portata di mano, ma arrivarci continuava a sfuggirgli.
Un altro di quegli odiosi vuoti di memoria. Gli sembrava di avere il cervello bucherellato come un groviera.
Ma perch?
Era solo una conseguenza dello choc?
Si sorprese a grattarsi di nuovo le cicatrici e infil le mani nelle tasche dei calzoni.
Le tue cose naturalmente le abbiamo tenute si affrett a dire Tilia. Michael ha messo via tutto e gli scatoloni sono qui in cantina. La camera degli ospiti era troppo piccola per farci stare tutto.
Proprio in quel momento risuon dal pianterreno la voce di Mike. Ciao, dove vi siete cacciati?
Si udirono dei passi veloci su per le scale e un attimo dopo Michael comparve sulla porta. Veniva direttamente dal lavoro e indossava ancora la tuta da meccanico.
Dall'ultima volta che si erano visti a Capodanno, non era affatto cambiato. L'unica differenza era la faccia abbronzata, i capelli scuri tagliati corti e un'aria pi curata, anche se era evidente che tra lui e il rasoio era guerra aperta.
Vedendo Simon, il suo viso si illumin in un sorriso. Ciao, piccolo.
Il cuore del ragazzo fece una capriola per la gioia. Mike!
Si abbracciarono di slancio. Simon fu scosso da un brivido. Solo in questo momento si rendeva conto di quanto gli fosse mancato il fratello. Era tutto ci che gli restava della sua vita precedente.
Mike bisbigli. Accidenti, Mike!
 bello rivederti, piccolo. Sai, ho temuto che fossi arrabbiato con me.
Arrabbiato? E perch?
Perch non sono mai venuto a trovarti in ospedale.
Ma va' rispose Simon. Giusto un po' deluso, ma non arrabbiato. Sapevo che non ti piacciono gli ospedali. Per almeno avresti potuto mandarmi qualche messaggio.
Michael si stacc dal fratello e rimase a osservarlo per un po'. Hai ragione, avrei dovuto. Ma non sapevo cosa... come... insomma, non so spiegartelo. Scroll le spalle sconfortato.
Ti capisco disse Simon. Se non altro il fratello era sincero e non cercava scuse. L'importante  che non pensi che io sia matto.
Mike sorrise. Anche se lo sei sempre stato?
Esattamente come te. Simon sorrise a sua volta, poi torn serio. Mike, devi promettermi che d'ora in avanti rimarremo sempre insieme.
Per te ci sar sempre, piccolo. Lo giuro! Non dimenticarlo mai.
C'era qualcosa negli occhi di Michael che Simon non riusciva a interpretare. Ma adesso non aveva importanza. Erano di nuovo insieme, contava solo questo.
Con Mike accanto a s, i brutti sogni sarebbero spariti. Simon lo sperava sopra ogni altra cosa.

10.

Poco dopo Simon era seduto in cucina e ascoltava il fratello. Mike evitava gli argomenti seri e non sprec nemmeno una parola per chiedergli come si fosse sentito nei mesi successivi alla morte dei genitori.
Anche in questo Mike non era cambiato. Aveva sempre tenuto per s le emozioni pi profonde, affrontandole da solo. Sembrava quasi che avesse paura di manifestare i propri sentimenti, temendo che fossero giudicati una debolezza. Mike aveva sempre aspirato a essere come gli idoli sui poster che tappezzavano la sua camera da ragazzo: Bruce Willis, Vin Diesel, Schwarzenegger e Dwayne The Rock Johnson, tipi tosti, che non si lasciavano scuotere da niente. Per questo preferiva sorvolare sui temi pi seri, e raccontare invece a Simon con grande entusiasmo di una Ford Mustang rossa, un cimelio del 1969, che stava restaurando per un cliente.
Un vero gioiellino. Torner come nuova. Domani tocca alla verniciatura. Smalto bi-componente mano unica Unilack. Solo il meglio.
Mike era da sempre un fanatico di auto. Il fratello non aveva mai condiviso questa passione, tanto meno ora che aveva sviluppato una vera e propria fobia per tutto ci che riguardava l'interno di una vettura, ma gli piaceva l'espressione di Mike quando ne parlava. Il fratello aveva un carattere estroverso e impulsivo che Simon ammirava e spesso invidiava. Era l'esatto contrario di lui.
Tilia intanto preparava la cena. Un profumo familiare di carne arrosto, spezie e peperoni permeava l'aria, facendo affiorare in Simon i ricordi del padre. Il suo piatto preferito era sempre stato lo spezzatino in umido con gnocchi fatti in casa e verdure al burro secondo la ricetta della nonna. Mi fa sentire a casa aveva detto una volta a Simon.
Questo ricordo lo fece rabbrividire, nonostante in casa facesse caldissimo. Ripens suo malgrado alla creatura spaventosa che aveva visto in macchina al posto della zia. L'allucinazione dall'aspetto raccapricciante. Il volto di suo padre ridotto a un ammasso informe.
E quegli occhi disumani.
Lo sguardo carico di odio.
Le parole, piene di rabbia.
Saresti dovuto morire anche tu!
Gli torn l'impulso di grattarsi le cicatrici, ma si trattenne. In segreto era grato a Tilia per non aver raccontato a Mike dell'incidente in macchina. Se ne vergognava terribilmente.
Ci che tuttavia lo turbava ancora di pi era il motivo di quell'apparizione.
Si era trattato di un fugace scorcio oltre la porta dei suoi sogni?
Aveva visto qualcosa di reale, di cui aveva rimosso il ricordo?
In questo caso, sperava ardentemente che il ricordo non affiorasse mai pi.
Tilia port in tavola la ciotola con gli gnocchi fumanti. Michael, hai raccontato a Simon la grande novit?
Quale novit? chiese Simon.
Mike si schiar la voce e raddrizz le posate sul tovagliolo davanti a s. Ecco, vedi... Si schiar di nuovo la voce, quindi guard Simon con un sorriso raggiante. Sto con una persona.
Hai una nuova ragazza?
S. Si chiama Melina.
Ah. Simon si domand dove fosse la grande novit. Mike aveva sempre avuto un sacco di ragazze.
S, piccolo, stavolta mi sono preso proprio una bella scuffia. Stiamo insieme gi da sei mesi.
Un altro lampo di entusiasmo si accese nello sguardo di Mike. Come prima, quando gli aveva parlato dell'auto. Forse addirittura pi intenso. Doveva essere davvero una cosa seria.
Dopotutto era ora. Tilia prese il piatto di Mike e glielo riemp. S, insomma, che ti sistemassi. Cambiavi cos spesso fidanzate che non facevo nemmeno in tempo a imparare i loro nomi.
Dai, adesso esageri ribatt Mike. Poi si gir verso Simon. Sono sicuro che Melina ti piacer.  davvero una donna da sogno.
Simon non sapeva bene che cosa dire. Non aveva mai avuto una ragazza e, timido com'era, difficilmente l'avrebbe trovata. Si limit a sorridere, come faceva sempre in situazioni simili. Il sorriso nasconde l'incertezza, lo aveva imparato da piccolo.
Tilia gli mise davanti il piatto bello pieno.
Adesso mangiamo, ragazzi. Ce n' ancora, se volete.
Simon guard lo spezzatino e il sugo, che si mescolava agli gnocchi, i piselli, le carote, le cimette di cavolfiore e i peperoni. Le intenzioni di Tilia erano buone, e lui aveva molta fame, ma sapeva che non avrebbe toccato nemmeno un boccone di quel piatto.
Tilia aveva notato la sua espressione e lo guard preoccupata. Qualcosa non va? Ho sbagliato qualcosa? Non ti piace lo spezzatino?
Simon continuava a fissare il piatto.
No, mi piace,  solo che...
Il caos sul piatto lo irritava. Era cos disgustoso. Sua madre aveva cercato pi volte di spiegargli che nello stomaco si mescolava tutto, ma era stato inutile, lui aveva bisogno di ordine sul piatto. Tutto doveva essere al proprio posto, altrimenti non riusciva a mangiare.
Oh esclam Mike. Me n'ero dimenticato. Si alz e sorrise a Tilia. Non c' problema. Rimediamo subito.
Apr la credenza, prese tre piattini e li sistem in tavola davanti a Simon. Poi li riemp: su uno mise lo spezzatino, sull'altro gli gnocchi e sul terzo le verdure.
Simon gli sorrise sollevato. Grazie, Mike.
Non sapendo cosa dire alla zia, si mise in bocca una forchettata di verdure e si strinse nelle spalle come a chiedere scusa.
Mike sorrise. Il mio fratellino compulsivo.  sempre stato cos. Non ti preoccupare, zietta. Simon ha bisogno del suo ordine, tutto deve essere come sempre. Solo allora  contento. Non  cos, piccolo?
Simon si sent avvampare in viso. Doveva essere diventato rosso come i peperoni che aveva nel piatto.
Tilia si mise seduta con un sospiro trattenuto. Mi rendo conto di dover ancora imparare molte cose su di te, Simon. Ma far del mio meglio per aiutarti. Insieme troveremo un nuovo ordine per la tua vita.
Andr tutto bene disse Mike dando una pacca sulle spalle di Simon. Simon  un ragazzo sveglio. Prima o poi far concorrenza a Einstein, sono pronto a scommetterci. Per questo imparer che non bisogna spaventarsi di fronte ai cambiamenti.
 facile dirlo per te, pens Simon. La vita non  come la matematica. Magari! Allora tutto sarebbe misurabile e avrebbe un ordine logico.
Prima che potesse dire qualcosa, il cellulare di Mike squill. Mike lesse il messaggio e balz in piedi.
Accidenti, com' tardi! Scusa, Tilia, devo andare. Melina e io stasera volevamo andare al cinema. Grazie della cena. Squisita come sempre. Arruff i capelli di Simon e gli sorrise ammiccante. Sono contento che tu sia qui, piccolo. Ti auguro la buonanotte. E non dimenticare: quello che si sogna la prima notte in un letto nuovo si realizzer. Quindi, sogna qualcosa di bello, okay?
Va bene, ci prover.
Nel caso non ti venga in mente niente, sogna tuo fratello che vince al lotto.
Casomai, vincer io ribatt Simon. Per, se succedesse, ti regaler un'auto d'epoca.
Ci sto. Mike fece una risata, poi giunto sulla soglia si ferm e si gir. Ehi, Simon, te lo ricordi ancora?
Alz gli occhi al cielo, gonfi le guance e premette la bocca contro l'ascella, producendo una pernacchia fortissima.
Simon e Tilia scoppiarono in una fragorosa risata e Mike si inchin davanti a loro come un attore di fronte al suo pubblico. Quindi fece una giravolta con la grazia di un elefante e usc dalla cucina.
Simon lo segu con lo sguardo. Quanto avrebbe voluto essere come Mike. Disinvolto, spiritoso e sempre pronto a scherzare.
Invece era prigioniero della sua mente, rinchiuso nelle sue paure e nelle sue fissazioni, sorvegliato da un carceriere che i medici avevano definito lieve disturbo autistico. Sebbene all'epoca fosse ancora piccolo, aveva subito capito di essere diverso da tutti gli altri. E, per quanto fosse leggero, il disturbo c'era e gli rendeva la vita difficile. Giorno dopo giorno.
Questa diversit era come un muro che lo separava da una vita normale e lo gettava in balia di personaggi come Ronny. In un momento cos difficile sarebbe stato difficilissimo abituarsi a una nuova vita.
Avrebbe dato qualunque cosa per non essere diverso. La vita per lui sarebbe stata molto pi semplice.

11.

Quando Simon raggiunse la zia in salotto dopo cena, alla televisione stavano trasmettendo il notiziario regionale. Tilia si era messa comoda sul divano con un bicchiere di t freddo e si faceva aria con il settimanale dei programmi. La giornata era stata afosa e senza un alito di vento e la temperatura non si era abbassata nemmeno verso sera.
Prendi un bicchiere anche tu dalla cucina gli disse la zia, indicando con la rivista la brocca sul tavolino, dove i cubetti di ghiaccio galleggiavano invitanti.
In quel momento il servizio su una dimostrazione a Berlino termin, seguito dalla foto di una ragazza bionda, carina, con grandi occhi azzurri e un sorriso contagioso. La parola sotto la fotografia per contraddiceva l'espressione allegra del volto: SCOMPARSA.
Oddio! Ma quella  Leonie! Tilia sussult, mise da parte il settimanale e alz il volume dell'apparecchio.
La polizia di Fahlenberg chiede la collaborazione della cittadinanza stava dicendo il conduttore. La sedicenne Leonie Wilke  scomparsa da Fahlenberg da ieri sera. Intorno alle diciannove e trenta il padre l'ha accompagnata al cinema, dove aveva appuntamento con gli amici. Tuttavia non ci  mai arrivata. Alcuni testimoni l'hanno vista scendere dall'auto del padre. Poi di lei si sono perse le tracce.
L'immagine cambi. Ora sullo schermo c'erano diverse autopattuglie, poi fu inquadrato un elicottero.
A Simon torn in mente quello che aveva visto dalla finestra dello studio del dottor Forstner. Ora sapeva che le ricerche della ragazza si erano spinte fino alla foresta.
Finora non  stato possibile rintracciare Leonie, nonostante le ricerche a tappeto prosegu il giornalista. Gli investigatori non sono riusciti a mettersi in contatto con lei neppure al cellulare. Il portavoce della polizia afferma che non si hanno ancora informazioni sugli eventuali motivi della scomparsa. La sua borsa, vuota,  stata rinvenuta al margine orientale della foresta di Fahlenberg e questo suffraga l'ipotesi che la ragazza sia stata vittima di un reato.
Comparve di nuovo la foto della ragazza con un numero di telefono. Leonie Wilke  alta un metro e sessantadue, di corporatura magra, con capelli biondi e lisci fino alle spalle. L'ultima volta che  stata vista indossava jeans neri, maglietta nera, un giubbotto di pelle rosso e scarpe da ginnastica rosse. Per eventuali segnalazioni si prega di rivolgersi alla polizia di Fahlenberg o di qualunque altro commissariato.
Il servizio era finito e il notiziario si concluse con le previsioni meteo. Il fronte caldo sarebbe perdurato ancora.
Speriamo non le sia accaduto niente comment Tilia, senza distogliere lo sguardo dallo schermo.
Non poteva pronunciare la parola a cui pensavano entrambi. Una brutta parola, che conteneva un dolore infinito. Nemmeno Jessica, una ragazza che Simon aveva conosciuto in clinica, riusciva a pronunciarla. Le era successo esattamente ci che Tilia temeva fosse accaduto a Leonie. Chi le aveva fatto quel male indicibile non era mai stato arrestato. L'aveva aspettata nascosto sulle scale quando lei era rincasata da un corso di disegno serale. Nessuno si era accorto di niente e lo sconosciuto era sparito nel nulla.
Da allora Jessica non si fidava pi di nessun uomo. Quando Simon una volta le aveva rivolto la parola, gli aveva intimato di lasciarla in pace. Anche lui era soltanto un lupo travestito da agnello, come tutti gli altri, gli aveva detto. Era questa la definizione che dava di tutti gli uomini. La usava spesso durante la terapia di gruppo e non solo.
Tu conosci Leonie? chiese alla zia.
Tilia spense il televisore. Non proprio. Mi ricordo di averla vista a un tirocinio nel nostro autosalone. Pi o meno due anni fa. Una ragazza simpatica. Spero che non le sia successo niente.
Simon guard fuori dalla finestra, dove il sole stava calando infuocato dietro gli alberi. Da qualche parte l fuori c'era una sua coetanea.
Sola.
Impaurita.
Forse morta.

12.

Simon si rigirava nel letto senza prendere sonno. Faceva troppo caldo nella piccola camera degli ospiti. Sudava anche se aveva indosso solo un paio di calzoncini leggeri. Era mezzanotte passata, la finestra era spalancata, ma l'aria nella stanza era ancora soffocante.
Si alz con un sospiro e si affacci alla finestra. Un refolo di brezza gli accarezz la pelle.
Fuori non era pi fresco, ma l'aria era decisamente migliore, non c'era odore di canfora. Si sentiva l'umidit della notte e il profumo di resina del bosco l vicino.
La fattoria era immersa nell'oscurit. Simon scorse uno scooter rosso solitario davanti all'ingresso dell'appartamento di Michael. Quando guard verso l'alto, si ritrov a fissare un cielo punteggiato di stelle.
Da bambino, quando venivano a trovare i nonni in estate, a volte guardava le stelle insieme a suo padre che gliene indicava i nomi.
Qui in campagna si vedono molto meglio che da noi in citt gli aveva spiegato. Qui c' meno inquinamento luminoso. Sai che cos'?
Le luci delle strade e delle macchine mormor Simon nel silenzio. Sorrise. In quel momento tutto era come prima, con l'unica differenza che suo padre non era l.
Osserv il cielo, cercando di ricordare i nomi delle costellazioni che suo padre gli aveva mostrato.
A sud-est individu il Cigno. La stella pi luminosa si chiamava Deneb e la costellazione veniva chiamata anche Croce del Nord.
L accanto a destra si trovava la Lira. Aveva la forma di un parallelogramma e la sua stella pi luminosa era Vega.
Sotto c'era l'Aquila, con la splendida Altair.
Ora prova a immaginare di tracciare una linea tra Altair, Deneb e Vega. Il ricordo della voce del padre gli affior all'orecchio. Che cosa vedi?
Un triangolo.
Esatto aveva risposto il padre. Viene anche chiamato triangolo estivo.
Simon abbass lo sguardo rattristato. Perch quei ricordi dovevano essere tanto dolorosi? Erano come la luce delle stelle: era ancora visibile anche se la sua fonte era scomparsa da tempo.
Era cos immerso nei propri pensieri da non accorgersi della vecchia Mercedes che entr nell'aia. Solo quando la luce dei fari lo accec, Simon rientr in camera.
Il motore si spense e Simon ud il rumore di entrambe le portiere che si aprivano e si richiudevano piano.
Michael e la sua ragazza erano tornati a casa.
Spinto dalla curiosit, Simon sbirci per vedere che aspetto avesse la nuova donna dei sogni di suo fratello.
Da lass al buio non si vedeva granch, ma Melina sembrava carina. Di sicuro era magra, bionda e alta. Il tipo di Mike, insomma.
I tacchi della ragazza risuonarono sulla ghiaia mentre si avvicinava al motorino.
Sei riuscito a rimetterlo a posto? bisbigli.
Mike la raggiunse e la cinse con un braccio. Ma certo, era solo un problema al carburatore.
Sei proprio un tesoro!
Lo baci sulla bocca e Simon si stacc dalla finestra. All'improvviso si sentiva come un guardone. E pensare che aveva sempre odiato chi lo osservava di nascosto.
Sbadigli e stava per mettersi a letto, quando sent Melina chiedere a Michael: Il tuo fratellino  gi tornato?
S, oggi pomeriggio.
Simon si ferm in ascolto accanto alla finestra. Voleva sentire che cosa dicevano di lui.
Come sta? chiese Melina.
Simon  a posto. Non lascer che gli succeda niente.
S, certo. Mi riferivo solo al fatto che  stato ricoverato in psichiatria...
Tilia mi ha detto che il suo dottore  molto contento. Certo, per lui non  facile,  tutto nuovo e inoltre i cambiamenti gli hanno sempre creato grossi problemi. Una volta da bambino ha dato fuori di matto perch i nostri genitori avevano spostato i mobili, e a tavola tutti dovevano sempre sedersi agli stessi posti. Tutto ci che  nuovo lo agita.  naturale perci che debba fare uno sforzo enorme su se stesso.  stato un brutto colpo per tutti, e in particolare per lui. Simon  sempre stato molto attaccato ai nostri genitori. Ma in un modo o nell'altro ce la far.
Non ero attaccato a loro, pens Simon con rabbia. Gli volevo bene. Pi di te, Mike. E, per quanto riguarda i mobili: la vecchia sistemazione era pi pratica ed era pi simmetrica, ma questo a voi non interessava.
Gliel'hai gi detto? chiese Melina.
No. Oggi era il suo primo giorno a casa. Sarebbe stato troppo per lui. E tu? Tu ti sei decisa a dirlo a lui?
Michael pronunci lui come se fosse una parolaccia.
S, ci ho parlato sospir Melina. Naturalmente ha dato in escandescenze. Vorrei che si decidesse ad accettare che ora ho una nuova vita e che sto insieme a te.
Invece non la vuole capire, vero?
Melina sospir di nuovo. Dovr farlo.
Per un istante regn il silenzio. Simon era immobile e respirava pianissimo. Quei due non dovevano assolutamente accorgersi che li stava ascoltando da lass.
Vieni, entriamo in casa disse Mike.
Rumore di passi sulla ghiaia, la porta d'ingresso che si apriva e veniva richiusa.
Simon si lasci cadere sul letto. Con lo sguardo rivolto al soffitto, pens a ci che aveva appena sentito.
Aveva sempre saputo che per suo fratello era stato faticoso accettare la sua diversit. Ma se non altro Michael era stato uno dei pochi che lo aveva sempre detto apertamente e si era interessato a lui. Proprio per questo ci che gli aveva sentito dire adesso lo turbava profondamente.
Che cosa sarebbe stato troppo per lui, che Mike non aveva voluto dirgli quella sera?

13.

Non riuscirai a sfuggire! Mai!
Una voce tenebrosa, malvagia. Proprio alle sue spalle.
Simon tent di strisciare pi veloce. Era coperto di lividi. Gli faceva male dappertutto. Gli sanguinava il naso e in bocca sentiva un orribile sapore metallico, come di chiodi arrugginiti.
L'urlo incessante del clacson gli rimbombava in testa, il battito del cuore gli martellava dolorosamente nelle tempie. Aveva l'impressione che il cervello si stesse gonfiando, senza fermarsi, fino a fargli esplodere il cranio.
Ma la cosa peggiore era lo stordimento. Non riusciva a camminare dritto. Non appena cercava di sollevarsi, tutto intorno a lui cominciava a girare. Allora perdeva l'equilibrio, barcollava come un ubriaco e cadeva di nuovo.
Ti prender!
Di nuovo quella voce cattiva.
Simon acceler. Doveva andarsene da l. Aveva mani e ginocchia graffiate, gli bruciavano da morire, mentre strisciava sull'asfalto in preda al panico.
Via da qui!
Via da qui!
Via da qui!
Il fuoco, quello vero, era dietro di lui. Lo avvertiva alle proprie spalle, rovente e fragoroso come l'inferno.
Sentiva il crepitio delle fiamme che guizzavano avide dalla carcassa della Ford blu, per divorare ogni cosa intorno a loro. Avvertiva l'odore nauseabondo della plastica bruciata, del metallo arroventato, della benzina. E di qualcos'altro. Preferiva non sapere cosa fosse.
Ed era questo qualcosa, che lo inseguiva.
Non la passerai liscia, Simon!
Non osava girarsi.
Doveva andarsene. Lontano. Lontano, lontano, lontano!
Il parabrezza esplose lanciando schegge di vetro dappertutto. Un altro pneumatico scoppi per il calore, l'aria che fuoriusciva con un fischio stridulo. E poi alla fine il suono del clacson si spense.
L'improvviso silenzio era persino peggiore dell'inferno di prima. Ora infatti sentiva i passi alle proprie spalle. Erano sempre pi vicini, implacabili.
Simon continuava a strisciare, allontanandosi da ci che lo inseguiva. Via dalla macchina in fiamme, incastrata come una fiaccola fra i tronchi degli alberi.
Intorno si stendeva un fitto bosco. Abeti enormi, che catturavano tutta la luce.
Nel sottobosco buio Simon credette di scorgere due occhi di brace che lo fissavano.
Sentiva altre voci.
Basse, minacciose, sibilanti.
Guardate, eccolo!
Simon! Siiimon!
Un risolino malvagio, e poi: Vieni qui, Simon!
S, vieni da noi!
Vieni, guarda che sei uno di noi!
Tent nuovamente di alzarsi, per correre via, ma le gambe lo tradirono ancora una volta e stramazz lungo disteso.
Strisci via faticosamente.
Eccola, la porta, che bloccava la strada in mezzo al bosco.
Conosco questa porta, pens. Devo entrare!  importante!
Si protese verso la maniglia e, quando finalmente riusc a toccarla, la tir con tutte le proprie forze. Ma la porta era chiusa a chiave.
Adesso ti prendo!
La voce malvagia alle sue spalle era vicinissima.
Scroll disperato la maniglia, prese a pugni la porta. Nessuno gli apr.
Sent qualcuno che parlava dietro la porta.
Una donna.
Era agitata, aveva la voce rotta. Lui non capiva cosa dicesse.
E poi quella cosa dalla voce profonda su di lui. I suoi passi impetuosi facevano vibrare il terreno.
Resta qui, Simon! Rimani! Saresti dovuto morire anche tu!
Simon prese a pugni la porta, in preda al panico, chiese aiuto...
...e alla fine si svegli.
Era sdraiato sul pavimento accanto al letto. Davanti a lui la sagoma del comodino che aveva preso a pugni in sogno. L'anta si era aperta, all'interno il ripiano era vuoto.
Si mise a sedere boccheggiando e si appoggi al letto. Era coperto di sudore freddo.
Di nuovo quel sogno. Di nuovo la porta.
Ma stavolta era stato peggio del solito. Stavolta qualcosa lo aveva inseguito. Quella cosa dalla voce profonda. Forse lo stesso mostro che aveva visto nell'auto di Tilia.
Non aveva avuto il coraggio di girarsi a guardarlo. Di qualunque cosa si trattasse, la sua vista lo avrebbe fatto impazzire. Ne era assolutamente convinto, anche se era solo un sogno.
Pens a quello che il dottor Forstner gli aveva detto sull'igiene dell'anima.
Lascia che l'impresa di pulizie faccia il suo lavoro nella tua testa. Dalle un po' di tempo, e i brutti sogni spariranno.
Poteva solo sperare che funzionasse. Proprio come sperava che Michael si fosse sbagliato.
Ci che aveva sognato quella notte non doveva avverarsi per nessun motivo!

14.

Tilia non doveva essersi accorta delle grida notturne di Simon. Quanto meno non disse niente in proposito quando lui entr in cucina il mattino dopo.
Era alla finestra, guardava il giardino inondato di sole e sorseggiava una tazza di caff.
La piccola radio sopra il lavandino trasmetteva il notiziario. Ancora nessuna traccia della ragazza scomparsa. Nessuno sapeva cosa fosse accaduto a Leonie.
Cosa vuoi per colazione? gli chiese. Abbass il volume e apr il frigorifero. Vediamo... C' della marmellata, miele, un po' di salame e prosciutto... Oppure preferisci un uovo?
Simon scroll il capo. Hai anche dei cornflakes?
Mi spiace, no.
Peccato.
Andrebbero bene dei fiocchi d'avena?
Non avresti del cacao da mettere nel latte?
Purtroppo solo latte.
Simon annu. Va bene.
Prese dal frigorifero un cartoccio di succo d'arancia e se ne vers un bicchiere. Poi si mise a sedere fissando l'aranciata.
Tutti quei cambiamenti... come avrebbe fatto ad affrontarli? Michael aveva detto bene: doveva davvero fare uno sforzo enorme su se stesso. La differenza era che non nutriva la stessa fiducia di Mike. In un modo o nell'altro ce l'avrebbe fatta, come no! Lui invece aveva l'impressione che fosse una battaglia persa. Perch era un maledetto fuori di testa che aveva paura di tutto. Era stupido illudersi. Lui era cos. Non c'era niente da fare. Gli mancavano le routine quotidiane e gli oggetti abituali, che per lui rappresentavano un rifugio e gli davano sicurezza. In clinica se l'era cavata, perch era stata una sistemazione temporanea. Ma ora...
La sua colazione consisteva di solito in una ciotola piena di cornflakes spolverata di cacao, su cui poi versava il latte. Latte intero e cacao zuccherato lo avrebbero aiutato a mettere su qualche chilo, diceva sua madre. Da allora si atteneva scrupolosamente a quella regola, anche per quanto riguardava le marche dei prodotti. Voleva fare tutto nel modo giusto, come sempre. Le infermiere in clinica non ne erano state entusiaste. Quella colazione piena di zuccheri non era sana e un giorno sarebbe ingrassato comunque, gli avevano assicurato.
Quanto gli mancava la mamma!
Come si sentiva piccolo e indifeso!
Questo lo faceva arrabbiare tantissimo.
Magari potresti farmi un elenco delle cose che ti piacciono propose Tilia, poi si mise seduta a tavola con lui. C' un'altra cosa di cui vorrei parlarti.
Il tono con cui pronunci quelle parole non piacque per niente a Simon. Di che si tratta? domand.
Tilia gli prese una mano. Aveva l'espressione seria. Devi cercare di capire che anche per me  tutto molto difficile cominci, poi si morse il labbro. Per un istante parve sul punto di scoppiare a piangere. Sono la tua madrina e ho promesso di essere sempre al tuo fianco, e ci sar. Ma... ecco... non ho mai avuto figli, come sai. E ho un po' paura delle responsabilit, ho paura di sbagliare qualcosa. E con te non vorrei sbagliare niente, capisci?
Non preoccuparti. Simon le strinse la mano, come suo padre faceva sempre con lui quando voleva fargli capire bene un concetto. Non stai sbagliando niente. Me la caver.
S, questo lo so gli rispose lei con un sorriso. Hai un carattere forte. Ma penso che questo non sia l'ambiente giusto per te. Devi vedere ragazzi della tua et, avere una giornata ben scandita.  quello che ti serve e io non posso offrirtelo. Per ora sono ancora in ferie, ma appena ricomincer a lavorare... insomma, a volte faccio molto tardi e ho una vita piuttosto sregolata.
Simon le lasci la mano. Che cosa vorresti dire?
Tilia sorrise di nuovo, ma stavolta il suo era un sorriso pieno di incertezza. Tra poche settimane ricomincia la scuola disse, e pensavo... ecco, credo che un collegio sia la soluzione migliore.
Simon sussult, come se fosse stato colpito da un fulmine. Un collegio?
S. Il liceo di Fahlenberg dispone anche di un internato. Ne parlano tutti molto bene. Anche tuo padre e io abbiamo fatto la scuola l.
Per non ci avete vissuto.
No, naturalmente stavamo dai nostri genitori... Tilia lasci la frase a met ed evit di guardare Simon negli occhi. Evidentemente le costava troppa fatica. Cerca di capire, per favore. Voglio solo il meglio per te. Fahlenberg  a pochi chilometri da qui.
Se per te sono d'impiccio, potrei anche abitare da Mike propose Simon. Faceva fatica a nascondere il tremito nella voce. Sono sicuro che lui sarebbe d'accordo.
Tilia sospir e si decise a guardarlo. Simon, ne ho gi discusso con Michael.
Simon trasal di nuovo. Michael sa che devo andare in collegio?
Lei annu. Cerca di capire, tuo fratello ha la sua vita. E anche tu devi costruirtene una tua. Naturalmente ti sosterremo, per quanto possibile, ma tu devi darcene la possibilit.
Simon la fissava stordito. Un'altra decisione che Tilia e Michael avevano preso a sua insaputa. Perch era meglio non scombussolare uno svitato come lui. Questa volta non si trattava solo delle cose che erano appartenute ai suoi genitori. Questa volta riguardava il suo futuro. Non poteva crederci!
Ho fissato un appuntamento per oggi pomeriggio prosegu Tilia. Vorrei che venissi con me.
Oggi pomeriggio? Cos presto?
Simon si reggeva con entrambe le mani al piano del tavolo. Gli sembrava che il pavimento sotto i suoi piedi oscillasse. Gli sembrava che di colpo il mondo girasse troppo in fretta. L'incidente, la clinica, ora Tilia e Mike e poi il collegio... Era un fiume in piena che lo trascinava con s. E non aveva niente a cui aggrapparsi.
Michael era gi d'accordo su tutto.
Ti prego disse Tilia, prendendogli di nuovo la mano. So che sta succedendo tutto molto in fretta, ma non era possibile fissare un altro appuntamento a causa delle vacanze. Almeno prova a dare un'occhiata, vuoi?
Quindi posso ancora cambiare idea?
Simon conosceva gi la risposta. Ma la speranza  l'ultima a morire. Sua madre lo diceva spesso.
Ti piacer di sicuro gli garant Tilia in tono quasi implorante. Vedrai,  la cosa migliore per te.
All'improvviso Simon ebbe la sensazione che una mano invisibile gli stringesse la gola. Nel contempo fu assalito dal violento impulso di grattarsi le cicatrici. Con tanta forza da farle sanguinare. Percepire se stesso, per essere sicuro che non fosse solo un incubo.
Non poteva rimanere un secondo di pi in quella cucina.
Devo uscire a prendere una boccata d'aria disse precipitosamente. Si alz e corse fuori.
Simon! lo chiam la zia.
Lui si volt a guardarla. Vide che aveva le lacrime agli occhi.
L'appuntamento  per le tre gli disse. Promettimi che tornerai in tempo.
Dopo un attimo di esitazione lui assent. Aveva altra scelta?
Corse fuori, mentre una voce risuonava nella sua testa. Era la stessa voce malvagia che lo perseguitava anche in sogno.
Oh, poverino. Nessuno ti vuole. Nessuno ti sopporta. Nemmeno il tuo fantastico fratello. Vogliono sbarazzarsi di te. Perch saresti dovuto morire anche tu!
Simon avrebbe voluto gridare e dovette fare uno sforzo immane per trattenersi.

15.

Nel sotterraneo del reparto di psichiatria pediatrica c'era una stanzetta con un pesante sacco di sabbia. Serviva per sfogare la rabbia. Era l per essere preso a calci e pugni, gridando a squarciagola, fino a stramazzare stremati sul pavimento.
Era ci di cui Simon avrebbe avuto bisogno in quel momento. Lo avrebbe colpito con tutte le forze, avrebbe sfogato la furia e la disperazione, gridando con quanto fiato aveva in corpo: Andate tutti al diavolo!
Oppure: Rivoglio la mia vita!
Forse avrebbe solo gridato come un animale.
Oppure tutte queste cose insieme.
Grazie al totale isolamento acustico, non avrebbe dato fastidio a nessuno. E, anche se qualcuno lo avesse sentito gridare, non sarebbe stato un problema. Dopotutto era uno spazio che apparteneva al rispettabile club dei fuori di testa. Dove si andava solo per urlare e sfogarsi.
Invece l fuori, davanti a casa di Tilia, Simon doveva trattenersi. Fece alcuni respiri profondi, mentre si sentiva bruciare il viso. Si sforz di non prendere a calci o a pugni qualcosa. Il pulisciscarpe accanto alla porta, a forma di porcospino, oppure il nanetto da giardino con la carriola e quel ghigno idiota sarebbero stati bersagli perfetti.
Gi, quel fottuto nanetto! Quanto gli sarebbe piaciuto cancellargli dalla faccia quel sorrisetto perfido e trasformarlo in un mucchietto di cocci. Ma allora s che Tilia lo avrebbe giudicato fuori di testa.
Forse poteva andare a correre? Era un altro metodo utile per sbollire la rabbia.
Ma dove? Non conosceva la zona.
Fu allora che scopr una mountain bike. Era accanto a un bidone per la raccolta dell'acqua piovana, insieme ad alcuni attrezzi da giardino in un angolo della rimessa coperta dove la sera Michael lasciava la Mercedes.
A giudicare dallo strato di polvere e dalle ragnatele, il fratello non la usava pi da tempo. La catena per era ancora ingrassata e le gomme abbastanza gonfie.
Michael non avrebbe avuto niente in contrario se l'avesse presa in prestito.
Simon fece un giro di prova in cortile, quindi pedal verso la strada e, dopo essersi assicurato che la bici non avesse problemi, prosegu fino alla statale.
La pista ciclabile lungo la strada che portava a Fahlenberg non era distante e all'improvviso Simon seppe dove voleva andare.
Aument la spinta sui pedali, accelerando sempre di pi.
Non era come il sacco di sabbia, e continuava a soffocare le grida, ma era utile per scaricarsi.
Il sole splendeva arroventato nel cielo limpido. Simon sudava come se gli avessero versato addosso una secchiata d'acqua, ma non gli importava.
Giunto alla periferia di Fahlenberg, quando vide l'indicazione per il cimitero, era stremato.

16.

Pochi minuti pi tardi Simon scese dalla bicicletta accanto al grande cancello in ferro battuto. I muscoli delle gambe erano indolenziti, ma andava bene cos.
Per una sana percezione di s, bisogna anche sentire il proprio corpo, gli aveva detto il fisioterapista. Mens sana in corpore sano.
Dopo il sogno della notte appena trascorsa, dubitava sul serio che la sua mente fosse sana, ma prefer non pensarci.
Con le gambe ancora tremanti, spinse la bicicletta sul vialetto di ghiaia. Non poteva farsela rubare, era di Mike.
Poi cominci a cercare tra le file di lapidi.
Gli sembrava pazzesco, per certi versi, non sapere dove si trovasse la tomba dei suoi genitori, ma non aveva partecipato al funerale. All'epoca non era ancora in condizioni di farlo.
Pi o meno nel momento in cui i due feretri venivano inumati, lui si trovava nella stanzetta del reparto psichiatrico a prendere a pugni come un pazzo il sacco di sabbia, con tale impeto da strappare le suture delle cicatrici ancora fresche. All'inizio non se n'era accorto. Lo aveva notato solo quando i suoi pugni avevano cominciato a lasciare impronte rosse e umide sul sacco di cuoio.
Aveva provato la stessa disperazione che lo aveva assalito quel giorno, quando Tilia gli aveva detto del collegio.
La vita, il destino, o in qualunque modo lo si volesse chiamare, gli aveva portato via tutto. E adesso volevano anche allontanarlo, lui, Simon, l'orfano che doveva imparare a camminare sulle proprie gambe.
Procedeva a passo lento, leggendo i nomi sulle lapidi. Quelle pi recenti si trovavano nell'ala occidentale del cimitero.
Che genere di lapide avevano scelto Tilia e Mike?
Super un grande angelo di pietra ormai logorato dalle intemperie che teneva le ali spiegate a proteggere le sepolture. Sulla sommit del capo era appollaiato un corvo, che fissava Simon con diffidenza. Per il resto a quell'ora del giorno non sembrava esserci nessuno al cimitero.
Mentre stava per svoltare nella fila successiva, vide qualcosa che lo fece trasalire. Guard meglio, per essere sicuro di aver visto bene.
Erano proprio un paio di gambe distese! Qualcuno era sdraiato su una lapide, a meno di venti passi da lui.
Il cuore cominci a battergli forte nel petto e lui si lecc le labbra per il nervosismo. Da dove si trovava vedeva solo le gambe magre fasciate da un paio di jeans neri e un paio di scarpe da ginnastica con dei teschi ghignanti.
Avanz lentamente. Poi vide la ragazza.
Era sdraiata su una tomba all'ombra di un grande salice piangente. Non si muoveva, teneva gli occhi chiusi e le mani intrecciate sul petto. La maglietta e i capelli erano neri come i jeans, mentre la pelle era chiara come la lapide di marmo bianco su cui giaceva.
Sembrava una salma esposta per il compianto. Nemmeno la mosca che le si era posata sulle mani sembrava turbarla.
Giunto a pochi metri da lei, Simon era assordato dal battito del proprio cuore nelle orecchie. La ragazza era sempre immobile. Forse non lo aveva sentito arrivare oppure...
E se fosse stata morta?
Prima ancora di riuscire a formulare questo pensiero, Simon scroll il capo. Non era possibile. Nessuno avrebbe lasciato un cadavere su una lapide. Tanto meno con dei vestiti simili.
Ciao?
Simon fece ancora un passo verso di lei.
Ehi, tutto a posto?
A quel punto la ragazza si mosse, facendolo spaventare.
Oh, cazzo! esclam, lanciandogli un'occhiata carica di rimprovero. Mi hai spaventata a morte.
Stammi a sentire, sembravi davvero morta. Ho pensato...
Che fossi un cadavere?
Scoppi a ridere e Simon si sent molto stupido.
Prima o poi lo diventer prosegu lei con uno sbadiglio, stiracchiandosi. E anche tu. Prima o poi tocca a tutti. La morte non fa eccezioni. Di fronte a lei siamo tutti uguali. Non gliene frega niente di chi eri. La morte appiana tutte le ingiustizie della vita.
S, certo ribatt Simon. Peccato che sia sempre troppo tardi.
Lei si strinse nelle spalle. Che ci fai qui?
Cerco una tomba.
La ragazza si mise seduta e sorrise. Hai gi trovato un posticino comodo comodo?
No, cerco la tomba dei miei genitori.
Il sorriso le mor sulle labbra. Scusa. Ho fatto una delle mie solite figuracce. Fece un gesto di scusa. Mi spiace davvero. La delicatezza non  il mio forte.
Simon fece un cenno distratto. Figurati. Tu cosa ci fai qui?
Lo vedi anche tu. Accarezz la lapide con entrambe le mani. Prove di sepoltura.
Si alz. Era di una spanna pi bassa di Simon, e forse... s, sembrava carina, dietro il trucco pesante che usava per nascondersi.
Prove di sepoltura? ripet lui. Trovi la morte cos bella?
No, certo che no rispose lei guardandolo. Al contrario, mi fa una paura fottuta. Ma, se ogni tanto provassimo a immaginare come sia essere morti, impareremmo ad apprezzare meglio la vita.
Pu darsi concord Simon. A proposito, io mi...
Oh, merda!
La ragazza fiss un punto oltre la spalla di Simon, poi alz gli occhi al cielo. Simon si gir e vide un uomo che camminava verso di loro.
Ecco che arriva Frankenstein sospir lei. Meglio se sparisco. Ci vediamo.
Se ne and di corsa, prima che Simon potesse aprire bocca. Quando sent la ghiaia scricchiolare alle proprie spalle, si volt di nuovo verso l'uomo.
La definizione data dalla ragazza era calzante. Era un tipo massiccio, con i capelli a spazzola e lo sguardo torvo del mostro di Frankenstein. Indossava un camice verde da lavoro con lo stemma di Fahlenberg sul taschino. Sotto Simon lesse la scritta SERVIZI CIMITERIALI.
Ehi, giovanotto, che ci fai qui?
Cerco la tomba dei miei genitori rispose lui tranquillo.
Frankenstein si ferm davanti a lui e guard in lontananza. Era molto alto e Simon not le sue mani. Non gli serve una pala per scavare le fosse, pens.
Ah brontol Frankenstein. Con chi stavi parlando?
Con nessuno rispose Simon, senza sapere bene perch mentisse. Per qualche motivo non voleva creare problemi alla ragazza misteriosa. Mi pu aiutare?
L'uomo lo guard e annu. Certo. Come si chiamano i tuoi genitori?
Strode. Lars e Maria Strode.
L'uomo alz le sopracciglia. Tu allora sei il figlio minore di Lars, il nipote di Tilia, giusto?
S. Conosceva mio padre?
Ma certo, siamo stati vicini di casa per molto tempo rispose l'uomo. Lo conoscevo da quando era un moccioso. Purtroppo poi ci siamo persi di vista, quando mi sono trasferito dall'altra parte del paese. L'incidente  stato davvero tremendo, una vera tragedia. Mi dispiace moltissimo per te, ragazzo. A proposito, mi chiamo Heinrich Pratt. Tuo padre ti ha mai parlato di me?
Simon non se lo ricordava, ma rispose con una scrollata di spalle.
Su, vieni con me disse Pratt mettendosi in cammino.
Lo condusse a una tomba ben curata con una lapide chiara illuminata dal sole.
Sono qui. Immagino che tu voglia rimanere da solo, vero?
Simon annu e Pratt gli batt una mano sulla spalla, come per consolarlo.
Ti auguro ogni bene, ragazzo disse, quindi si allontan e scomparve tra le lapidi.
Simon lesse i nomi e le date di nascita dei genitori scritti a lettere dorate. Un senso di vuoto si impossess di lui.
Che strano, pens. Perch non provo niente?
Aveva immaginato che quel luogo lo avrebbe fatto sentire triste, che alla fine forse avrebbe pianto e dato sfogo al dolore. Invece non c'era... Niente.
Lesse di nuovo la lapide, e gli sembr che i nomi appartenessero a degli sconosciuti.
Come se i suoi genitori non fossero sepolti l.
Come se fossero ancora vivi da qualche altra parte.

17.

Quando si fa una promessa, bisogna mantenerla. Altrimenti  meglio non promettere niente.
Era una semplice regola che Simon aveva imparato dal nonno e che cercava sempre di rispettare, anche se quel giorno gli costava particolarmente fatica.
Era tornato stravolto e madido di sudore dal suo giro in bicicletta, ma in tempo per fare una doccia e cambiarsi. Una volta pronto, raggiunse Tilia e andarono insieme all'appuntamento.
Durante il tragitto in autobus rimase in silenzio. Simon non sapeva di cosa parlare. In sostanza Tilia aveva gi detto tutto quello che c'era da dire.
Anche Tilia tenne la bocca chiusa, ma la sua espressione era pi che eloquente.
Da bambino Simon non sapeva interpretare la mimica delle altre persone. Non coglieva la differenza tra una faccia allegra, triste o arrabbiata. Per lui erano tutte uguali. Anche la propria.
Il dottore gli aveva spiegato che era un aspetto tipico delle persone colpite da disturbi autistici. Tuttavia ci si poteva esercitare per ridurre questo deficit.
Simon si era impegnato, duramente e con convinzione. Si rendeva conto che, se non voleva rimanere escluso, doveva in qualche modo stabilire un contatto con gli altri. Il primo passo per farlo era comprendere le persone, e non solo quello che dicevano. Non di rado, infatti, la gente diceva una cosa e ne intendeva un'altra. Doveva comprendere anche il linguaggio dei gesti.
Simon aveva studiato diversi testi sul linguaggio del corpo e la comunicazione non verbale. Aveva guardato dei video sull'argomento e osservato con attenzione gli individui intorno a lui.
A poco a poco aveva compreso ci che i lineamenti del volto, la postura e i gesti possono rivelare su una persona. E si era reso conto che quelle manifestazioni potevano essere molto diverse da ci che una persona diceva.
Ora si rendeva conto che Tilia era profondamente combattuta. Da una parte era convinta che il collegio fosse la scelta migliore per lui, ma dall'altra provava anche dei rimorsi. Doveva aver capito che Simon si sentiva scacciato, ma riteneva che fosse una decisione necessaria.
Scesi dall'autobus, camminarono per poche centinaia di metri fino a raggiungere il liceo Serling. La scuola era un edificio molto grande, un'enorme T di mattoni rossi in mezzo a un vasto parco.
Avvicinandosi all'ingresso principale, Simon vide un campo da calcio sul retro del liceo. Accanto c'erano anche un campo da tennis e uno spiazzo sabbioso per il beach volley. Siccome era estate, il complesso era deserto. Si sentiva solo il ronzio degli irrigatori automatici.
Man mano che si avvicinava all'ingresso, Simon sentiva il cuore battergli pi forte. Tutto per lui aveva un aspetto spettrale.
Gli torn in mente un film che aveva visto con Mike. Parlava di un antico castello dove sparivano delle persone. Nessuno sapeva che cosa succedesse loro, e il mistero non veniva svelato nemmeno alla fine del film. C'era solo un video sfocato girato da un gruppo di studenti che volevano indagare sull'enigma. Ma anche loro alla fine sparivano e lo spettatore doveva immaginare che cosa potesse essere accaduto.
Simon lo aveva trovato particolarmente inquietante. Per diverso tempo aveva continuato a fare sogni su quel film. Incubi spaventosi, nei quali la casa divorava e digeriva gli intrusi.
Improvvisamente, in quella scuola che gli ricordava il film, ebbe l'impressione di udire di nuovo quella voce cupa e malvagia.
Ciao, Simon. Entra. Ti divorer e ti digerir. Scappare non ti servir. Nessuno sfugge al proprio destino. E tu dovresti essere morto da tempo. MORTO!
Non fare quella faccia, avanti gli disse Tilia, strappandolo da quei tetri pensieri. Vedrai che ti piacer, ne sono convinta. Guardami, sono sopravvissuta anch'io.
Gli sorrise con l'intenzione di rinfrancarlo, ma Simon colse chiaramente i dubbi di Tilia. Neppure lei era sicura che a Simon sarebbe piaciuto vivere l.
Quando Tilia entr, Simon dovette forzarsi per seguirla. Accompagnati dall'eco dei loro passi sul pavimento, superarono l'atrio e si diressero in segreteria. A Simon sembrava che l'eco ripetesse ossessivamente un'unica parola.
Morto.
Morto.
MORTO!

18.

Tilia consegn alla segretaria un questionario compilato, probabilmente il modulo d'iscrizione.
Alla faccia del prova almeno a dare un'occhiata e vedrai che ti piacer, pens Simon risentito con rabbia.
Aveva capito fin dal mattino che la sua iscrizione al collegio era cosa fatta, ma non sapeva come opporsi. Tilia aveva organizzato tutto, forse ancora prima che Simon venisse dimesso dalla clinica.
I polsi tornarono a prudergli. Lo sapevano tutti, tutti tranne lui. E adesso non aveva scelta. Dove sarebbe potuto andare?
La segretaria esamin il modulo con espressione burbera. Simon si accorse che continuava a lanciare occhiate furtive alla finestra. Probabilmente era stata costretta a lavorare durante le vacanze, mentre le colleghe si godevano lo splendido clima estivo.
Tutto a posto. Seconda porta a destra disse seccamente, aggiungendo il modulo a una pila di documenti sulla scrivania.
Non sono l'unico nuovo arrivato, pens Simon, ma l'idea non gli fece provare il minimo conforto.
Gli altri studenti sicuramente tornavano a casa dei genitori nei fine settimana e per le vacanze. Per lui invece il collegio sarebbe diventato la sua nuova casa.
L'edificio non gli piaceva. Era troppo grande e troppo cupo. Inoltre all'interno faceva freddo come in una chiesa, nonostante il caldo estivo. E poi non c'era nemmeno un quadro appeso alle alte pareti per rallegrare un po' l'atmosfera. Solo qualche foto di classe e stampe storiche. Persino il reparto di psichiatria era pi accogliente.
Queste mura fredde mi divoreranno e mi digeriranno per davvero, pens mentre seguiva Tilia lungo il corridoio. Forse non in senso letterale, ma di sicuro la vita qui per me cambier.
Adesso era tutto diverso.

19.

Furono accolti nell'ufficio del preside dal suo vice.
Mi chiamo Richard Henning si present, porgendo la mano a Tilia. Il direttore Grass si sta ancora godendo il meritato riposo estivo.
Simon si era fatto un'idea diversa del preside, o del suo vice, di un istituto come quello. Si era immaginato un cinquantenne brizzolato in giacca e cravatta, seduto dietro una imponente scrivania di mogano. Sarebbe stato in sintonia con il cupo edificio di mattoni.
Henning al contrario indossava un paio di jeans, scarpe sportive e una polo con il logo della scuola. Doveva avere meno di quarant'anni, alto, biondo, abbronzato e con un fisico sportivo. Gli occhi azzurri e la smagliante dentatura bianca, sembrava uscito dalla pubblicit di un dentifricio. O da una soap opera di serie B.
Henning era uno di quegli uomini che conquistavano le donne senza il minimo sforzo. Simon lo cap dalla reazione della zia. Non avrebbe mai pensato di vederla arrossire, ma fu proprio ci che accadde quando Tilia restitu la stretta di mano.
Henning strinse la mano anche a Simon, stritolandola come in una morsa.
Benvenuto a bordo, Simon. Prego, accomodiamoci.
Indic due sedie davanti alla scrivania, che non era n massiccia n di mogano, bens semplice e ordinata.
Sono contento di conoscerti personalmente, dopo tutte le belle cose che tua zia mi ha raccontato su di te disse Henning, prendendo posto sulla altrettanto semplice sedia girevole dietro la scrivania. Credimi, qui ti piacer molto.
 una frase che ho gi sentito, pens Simon, ma tenne per s quella battuta.
Lo sguardo gli cadde su un giornale accanto alla tastiera del computer. Era ripiegato a mostrare la pagina della cronaca locale. Il titolo occupava quasi tutta la pagina:
PROSEGUONO LE RICERCHE DELLA SEDICENNE SCOMPARSA
E sotto, un po' pi piccolo:
ANCORA NESSUNA TRACCIA DI LEONIE. GLI INQUIRENTI INDAGANO IN TUTTE LE DIREZIONI.
Simon si chiese se Henning sapesse chi era Leonie. Era molto probabile. Anche se la ragazza non frequentava il ginnasio, Fahlenberg era una citt molto piccola dove tutti pi o meno si conoscevano.
Henning per prima cosa gli present la scuola. Ne parl con tale entusiasmo che Simon credette davvero di trovarsi in uno spot pubblicitario. L'unica differenza era che Henning non reclamizzava questa o quella marca di dentifricio, bens il collegio Serling, l'istituto migliore della regione, che ha gi ricevuto numerosi riconoscimenti.
Il collegio era stato fondato all'inizio dell'Ottocento, spieg, e da allora aveva annoverato diverse personalit di spicco tra i propri studenti.
Vediamo se forse un giorno anche il tuo ritratto sar appeso sulla parete d'onore disse con un sorriso. A noi non dispiacerebbe.
Simon era interdetto. Cercava disperatamente di interpretare la mimica di Henning, facendo ricorso alle proprie conoscenze, ma tutto di quell'uomo era eccessivamente artefatto. Sembrava il genere d'insegnante che vuole proporsi come amico. Simon non era mai riuscito a capire i tipi cos.
Ho visto che sei uno studente modello. Henning indic la cartelletta di Simon con le sue pagelle. Ottimi voti in tutte le materie, a parte educazione fisica. Ma si pu rimediare. C' uno sport che ti interessa in particolare?
Simon scosse la testa. L'educazione fisica era la materia che odiava di pi, data la sua corporatura esile e la sua mancanza di coordinazione. Andava spesso in bicicletta e in passato gli piaceva accompagnare Michael a giocare a calcio, ma per lui il significato di pedalare era andare da un luogo a un altro. E, per quanto riguardava il calcio, era sempre stato uno spettatore. Tutte le volte che era stato costretto a partecipare, Ronny e gli altri si erano divertiti a commettere tutti i falli possibili ai suoi danni. Non era certo stato incoraggiante. Per non parlare poi dei pestaggi negli spogliatoi.
Chiss se anche qui c'era uno come Ronny? Di sicuro. Quelli come lui erano dappertutto.
Che mi dici della canoa? domand Henning.
Non ho mai provato.
Tuo padre faceva parte della squadra di canoa intervenne Tilia, e a Simon torn in mente una foto che una volta gli aveva mostrato suo padre. In un album che con ogni probabilit era finito chiss dove. Lui lo avrebbe conservato senza esitazioni, ma nessuno aveva chiesto il suo parere, perch era lo svitato della famiglia.
Ti andrebbe di provare? propose Henning.
Non saprei rispose Simon, poi ripens al padre. Era un vero spasso, ricord le sue parole. Magari.
Henning annu soddisfatto. Ottimo,  gi qualcosa. La squadra del Serling  davvero ottima. Abbiamo vinto gi diverse coppe. Di solito ci alleniamo sul Fahle, ma i pi bravi vanno anche sul Danubio. Puoi fare un allenamento di prova quando vuoi. E, se ne hai voglia, puoi anche dare un'occhiata alla sede dei canottieri di Kssingen. Non  lontana da casa vostra. In estate ci vado ad allenarmi quasi tutte le sere. Vieni pure quando vuoi.
Sarebbe davvero magnifico, non trovi?
Adesso anche sua zia sembrava l'attrice di uno spot. La signora entusiasta che provava il dentifricio del dottor Henning. Guard Simon, come se si aspettasse da lui un grido di giubilo.
Ci penser ribatt lui fiacco.
Bene comment Henning. Allora adesso rimangono solo da definire alcuni particolari organizzativi. Se ti va, puoi aspettare tua zia di sotto nell'atrio. Intanto puoi guardare le foto sulla parete d'onore. Rimarrai sorpreso di riconoscere diversi visi. C' persino un giocatore della nazionale.
Che bel modo di sbattermi fuori, pens Simon. Henning voleva parlare di lui a quattr'occhi con Tilia. Di sicuro si trattava dei suoi disturbi, di ci che il dottor Forstner aveva detto di lui e della questione se potessero sorgere problemi a scuola. Qualcosa del genere.
Simon detestava quando gli adulti si comportavano cos. Da una parte fingevano di essere grandi amici, sottolineando sempre che lo consideravano un loro pari. Ma, quando si trattava di affrontare gli argomenti decisivi, lo trattavano come un essere inferiore.
Non aveva comunque senso intestardirsi a rimanere l. Ci che quei due dovevano dirsi lo avrebbero detto in ogni caso senza di lui. Se non adesso, in un'altra occasione.
Simon si alz e stava per uscire, quando Henning lo trattenne.
Ho qualcosa per te disse, aprendo un armadio a muro. Scrut quindi Simon dalla testa ai piedi, e infine scelse una giacca e una polo. Erano entrambe confezionate in sacchetti di plastica trasparenti, e Simon riconobbe che si trattava della stessa maglietta indossata da Henning.
Ti rinnovo il mio benvenuto! Henning gli porse i vestiti. Adesso sei uno di noi.
Simon rabbrivid. Anche le voci del suo sogno avevano mormorato le stesse parole. Gli occhi ardenti che lo avevano osservato dall'oscurit del bosco.
Uno di noi.
Pens a cosa gli aveva detto Mike. Che certi sogni potevano avverarsi.
Uno di noi.
Sei uno di noi.
Simon, vieni da noi!

20.

Intristito, Simon si mise a sedere sui gradini dell'ingresso. Alz il capo verso il sole e guard il cielo socchiudendo gli occhi.
In alto sopra di lui uno stormo di colombi volava in tondo. Il fruscio regolare delle ali creava una lieve melodia.
In altre circostanze sarebbe stata una perfetta giornata estiva. Il cielo limpido, il fogliame che frusciava nella brezza leggera, gli uccelli che cinguettavano, api e calabroni che ronzavano nel mare di fiori sul prato.
Ma quello era il parco del collegio Serling. Era il luogo dove avrebbe vissuto, perch non aveva pi una casa.
Il capolinea temporaneo della mia esistenza, pens.
Ehi, guarda un po' chi c'.
Simon si gir nella direzione da cui proveniva la voce. Riconobbe la ragazza del cimitero. Veniva dagli impianti sportivi. Stava bevendo da una lattina di Coca-Cola, nera come tutto il suo aspetto. Solo la pelle scintillava diafana.
Ancora tu disse lui. Voleva dare un'impressione di indifferenza, ma non riusc a nascondere del tutto la gioia nella voce. Da chi stai scappando stavolta?
Lei pieg la testa di lato e alz un sopracciglio. Scappare? Io?
Stamattina era Frankenstein ribatt Simon. Oggi chi ti sta inseguendo? Dracula?
Lei si strinse nelle spalle. Non mi sorprenderei se in questa catapecchia vivessero davvero dei vampiri. Ma, a giudicare dal tuo nuovo completo da detenuto, vedo che hai intenzione di scoprirlo di persona.
Con un cenno del capo indic i regali di benvenuto di Henning che Simon aveva posato accanto a s.
Lui sospir. Volerlo', mica tanto, piuttosto doverlo' scoprire. Secondo mia zia  la soluzione migliore per me. E mio fratello maggiore ha gi la sua vita.
Benvenuto nel club degli scaricati disse la ragazza. Poi indic verso gli alberi nel parco. Ti va se ci mettiamo all'ombra? Non ho voglia di farmi venire il cancro alla pelle restando qui sotto il sole.
Il club degli scaricati, pens Simon. Somiglia al rispettabile club dei fuori di testa. Appartengo gi a due associazioni esclusive.
Va bene rispose alzandosi. La segu, lasciando sulle scale la giacca e la polo ancora incartate. Che fosse qualcun altro a prendersi la divisa da detenuto.
Giunti sotto gli alberi, la ragazza gli porse la lattina. Ne vuoi un sorso?
No, grazie. Fa venire la tachicardia.
Lei rise. Chi te l'ha detto?
Mia madre.
Credi sempre a tutto quello che ti dicono gli adulti?
Non a tutto, ma i miei genitori di solito avevano ragione. A proposito, mi chiamo Simon. E tu?
Caro.
Come mai non sei a casa durante le vacanze?
Perch non ho pi una casa.
Anche i tuoi genitori sono morti?
Pi o meno. Caro alz lo sguardo verso il fogliame, cos fitto da nascondere completamente il cielo. Non sono loro a essere morti, bens io.
In che senso?
Lei bevve un sorso di Coca. Be', mi trattano come se non esistessi pi. Mia madre ci ha lasciati quando avevo quattro anni.  andata a vivere in una comune di artisti, prima a Berlino, poi negli Stati Uniti. Per il mio settimo compleanno mi ha spedito un biglietto da San Francisco dipinto da lei. Roba astratta. Da allora non ho pi avuto sue notizie.
E tuo padre?
Caro schiocc la lingua e diede un calcio a una pietra sul sentiero davanti a lei.  uno di quegli individui per cui  stata inventata la definizione vivere al di fuori della realt'. Quando non scrive un libro, viaggia per presentarne un altro. Non si  mai interessato veramente a me. I personaggi dei suoi romanzi sono sempre stati pi importanti per lui. Mi fanno ridere quelli che dicono che  una figata essere la figlia di uno scrittore.
Ne parli al passato. Non vi sentite pi?
Caro alz gli occhi al cielo. Ti dico solo una cosa, Sherlock Holmes: da quando sono qui, non  mai venuto a trovarmi.
Fin di bere la Coca, quindi sistem la lattina sul coperchio di un bidone della spazzatura.
 quello che fanno nelle grandi citt, in modo che chi raccoglie i vuoti a rendere li trovi pi facilmente, pens Simon, ma evit di chiedere a Caro di dove fosse. Non voleva darle l'impressione di sentirsi sotto interrogatorio al loro primo incontro.
Per questo per me le vacanze sono una vera tragedia prosegu lei. Non certo qualcosa di cui rallegrarsi. Te ne accorgerai anche tu quanto sia mostruosamente noioso vivere qui. Soprattutto durante le vacanze di Natale, quando  tutto chiuso. Al massimo puoi andare al cinema, sempre che tu abbia i soldi.
Magari ogni tanto possiamo vederci propose Simon. Mia zia abita a Kssingen, non  tanto lontano.
Lei lo scrut, come se volesse assicurarsi di potersi fidare di lui.
Simon riconobbe quell'espressione. Era uguale alla sua. Di sicuro nella vita di Caro c'era stato qualcuno simile a Ronny, solo con un altro nome. Forse erano state addirittura delle ragazze. Le ragazze potevano essere crudeli almeno quanto i maschi.
Come te la cavi in matematica? gli domand.
Bene.
Davvero?
Direi molto bene.  la mia materia preferita.
Fantastico. Allora puoi darmi ripetizioni. Io non ci capisco niente. Sono convinta che chi ha inventato la geometria mi odiasse.
Ti aiuto volentieri. La geometria non  cos difficile.
Simon prese il cellulare dalla tasca dei calzoni, apr la pagina dei contatti e tenne lo schermo in modo che lei non potesse leggere. Caro non doveva vedere che finora c'erano solo quattro nomi: Mike, Tilia e i genitori. Dammi il tuo numero. Poi ti mando un messaggio con il mio, cos possiamo sentirci.
Niente da fare disse lei agitando le mani. Non ho il cellulare.
Lui la guard sorpreso. Non hai il cellulare? Veramente?
No, non ce l'ho.
E perch?
Caro allarg le braccia in un ampio gesto. Credi che voglia essere controllata in ogni momento? Ai servizi segreti e alle multinazionali non deve fregare un tubo di quello che faccio e con chi mi vedo.
Simon sogghign. Te l'ha mai detto nessuno che sei paranoica?
Certo che s. Tutti i giorni. Lei ricambi il sorriso. Hai paura di me adesso?
No.
Bene. Allora facciamo che mi dai il tuo indirizzo e io passo da te.
An der Fahle 19.
Capito disse Caro. E guai a te se hai detto una bugia vantandoti della tua bravura in matematica! Ho bisogno di qualcuno che me la spieghi, altrimenti l'anno prossimo mi bocciano.
In quel momento Simon sent Tilia che lo chiamava. Era all'ingresso, aveva raccolto la polo e la giacca della scuola e stava agitando un braccio verso di lui.
Tua zia? chiese Caro.
S. Devo andare.
Allora ci vediamo. La ragazza indic il cellulare di Simon. Se fossi in te, rifletterei se tenere quel coso. Adesso Google, l'Agenzia per la sicurezza nazionale e chiss chi altro sanno che hai avuto contatti con me. Giusto per dire.
Simon scroll il capo. Credimi, nemmeno a loro interessa dove e con chi sto.
Forse ha i suoi vantaggi non contare niente per nessuno disse Caro. Io comunque un cellulare non lo voglio. Non lo prender nemmeno per te.
Lo guard brevemente negli occhi, poi si allontan. Simon la segu con lo sguardo, poi rimise a posto il telefono. Quando la vide scomparire dietro l'edificio, torn dalla zia.
Se non altro la giornata aveva preso una piega un po' migliore.

21.

In fondo i rimorsi della zia hanno anche dei vantaggi, si disse Simon.
Avevano perso l'autobus per Kssingen e quello successivo sarebbe passato un'ora dopo, cos Tilia lo invit fuori a pranzo. Sembrava che per lei l'amore passasse letteralmente dallo stomaco. Tutte le volte che voleva dimostrargli il proprio affetto, gli offriva qualcosa da mangiare.
Scegli tu il ristorante. Italiano, greco, cinese... Quello che vuoi gli disse con un sorriso.
Simon non ci stette a pensare a lungo. Allora mi piacerebbe mangiare scozzese.
Il sorriso di Tilia non era pi tanto smagliante, quando comprese il significato di quella scelta. Ma naturalmente mantenne la promessa. Avrebbe anche accettato di mangiare lumache fritte con polpette di formiche, se solo Simon non fosse stato pi arrabbiato con lei per averlo spedito in collegio.
Poco dopo erano seduti a un McDonald's nei pressi della fermata dell'autobus. Tilia aveva letto il menu storcendo il naso per poi prendere un'insalata con un'acqua minerale. Quando Simon poco dopo pos sul tavolo la propria ordinazione, lei sgran gli occhi.
Santo cielo, ragazzo! Hai cos tanta fame?
 quello che mangio sempre qui rispose lui con una scrollata di spalle prima di sedersi di fronte a lei.
Mise in ordine le leccornie che aveva sul vassoio: nell'angolo superiore sinistro impil tre cheeseburger uno sull'altro. Al centro sistem la porzione piccola di alette di pollo spingendola fino al bordo superiore del vassoio. Davanti mise la confezione di curry. Lungo il margine destro colloc le patatine fritte facendo attenzione che l'apertura fosse rivolta esattamente verso di lui. Infine posizion il milk-shake alla vaniglia sul lato destro del tavolo, a contatto con il vassoio, e raddrizz la cannuccia in modo che fosse in posizione perfettamente verticale.
Dopodich si appoggi allo schienale, esamin la tavola e prov un profondo senso di felicit. Aveva creato ordine, uniformit, e sapeva che tutto avrebbe avuto il sapore di sempre.
Persino il posto in cui era seduto corrispondeva. In passato si era sempre messo davanti a sua madre, proprio come ora stava davanti a Tilia. Andavano da McDonald's tutte le volte che lui l'accompagnava a fare la spesa. Maria Strode era tutt'altro che entusiasta della passione del figlio per il fast food, proprio come ora la zia. Tuttavia aveva esaudito il desiderio del figlio. Sempre. Perch sapeva di renderlo felice. Perch gli voleva bene.
In un certo senso quel pranzo era come una piccola macchina del tempo che lo riportava a un'epoca felice. Per questo era anche squisito.
Come dessert Simon prese un gelato per s e una tazza di caff per Tilia.
Mentre aspettava al bancone, osserv due ragazze che chiedevano con espressione seria di parlare con il direttore del locale. Sembrava volessero lamentarsi per qualcosa. Poi si accorse di un rotolo di fogli di carta che spuntava dallo zaino di una di loro.
Alla fine arriv un uomo con un velo di barba brizzolata e un sorriso di circostanza del tipo non-so-che-cosa-volete-da-me-ma-risolveremo-la-cosa.
Ciao, sono Paul, che cosa posso fare per voi?
Simon fu distratto per un istante, quando la barista gli porse l'ordinazione e gli augur buon appetito. Quando si gir di nuovo verso Paul e le ragazze, le vide dirigersi verso l'ingresso.
Attaccatelo qui stava dicendo il direttore del locale. Cos lo vedranno tutti subito.
Le ragazze ringraziarono e Paul diede loro un rotolo di nastro adesivo. Tirarono fuori uno dei manifesti e lo fissarono al vetro della porta.
Spero davvero che la vostra amica venga ritrovata sana e salva disse l'uomo, e una delle due ragazze scoppi a piangere.
Offr a entrambe da bere, ma le due rifiutarono e uscirono.
Simon si avvicin alla porta a guardare il manifesto. Era una foto di grande formato della ragazza scomparsa. Era stata scattata a una grigliata. Una bella serata con gli amici. Leonie si stava divertendo tantissimo, si capiva dal viso sorridente.
Di certo non poteva immaginare nemmeno nei suoi incubi peggiori che quella foto piena di allegria un giorno sarebbe stata stampata su un manifesto con la parola SCOMPARSA.
A Simon torn in mente Jessica, la ragazza che aveva conosciuto in ospedale. La sua espressione quando si era rifiutata di partecipare a una gita organizzata per tutto il reparto allo zoo di Fahlenberg.
No aveva bisbigliato terrorizzata. Non uscir pi di qui. L fuori ci sono un sacco di lupi. Lupi travestiti da agnelli.

22.

Una volta tornati a casa, Simon cerc Mike. Doveva parlare con suo fratello. Del collegio. Di quello che provava. Magari anche dei suoi incubi.
In passato avevano sempre parlato di tutto, e ora questo affiatamento gli mancava. Qualcosa di familiare in mezzo a tutte le novit che gli stavano piovendo addosso. Uno scoglio a cui aggrapparsi durante una tempesta.
Una chiacchierata tra fratelli era sempre utile. Proprio come prima lo aveva aiutato il rituale da McDonald's. Ne era convinto.
Fu sollevato di vedere la vecchia Mercedes di Michael parcheggiata sotto la tettoia. Il motore ticchettava ancora piano mentre si raffreddava. Mike doveva essere tornato da poco dal lavoro.
Ma il sollievo svan ben presto, perch accanto all'ingresso c'era di nuovo lo scooter rosso di Melina.
Simon rimase immobile accanto alla finestra della cucina socchiusa. Annus l'odore di carne alla brace. Riconobbe lo sfrigolare della padella, il tintinnio delle posate e poi la voce di Melina.
Al sangue o ben cotta, tesoro?
Simon si volt e si incammin contrariato verso la sua camera, che in realt non era la sua camera n mai lo sarebbe diventata.
 la camera degli ospiti, pens, destinata alle persone di passaggio.
Si mise seduto sul letto e di nuovo la solitudine cal su di lui come una pesante coperta nera.
Mike non aveva tempo per lui. Forse una sua visita gli avrebbe fatto piacere, ma non sarebbe stato come Simon aveva immaginato.
Mike aveva la sua vita, doveva accettarlo. Insieme al fatto che Melina ne facesse parte. E pensare che lei non sapeva ancora che Michael preferiva le bistecche molto all'inglese, come diceva sempre. Cio quasi crude.
Un buon veterinario potrebbe rianimarle.
La madre aveva sempre riso di quella battuta.
Avvert un bruciore agli occhi e prov il desiderio di piangere. Ma le lacrime non volevano sgorgare. Per qualche motivo, non ci riusciva.
Se non altro non sono solo, si disse, sdraiandosi sul copriletto. Da oggi faccio parte del club degli scaricati, e siamo almeno in due.
Pens a Caro e finalmente riusc a addormentarsi.

23.

L'incubo torn anche quella notte, pi terribile che mai.
Mentre nel mondo reale Simon si dibatteva sul letto, lanciando mugolii soffocati, nel sogno stava di nuovo strisciando sull'asfalto.
Alle sue spalle le fiamme si levavano voraci dalla carcassa dell'auto. Di nuovo l'odore di benzina, gomma bruciata e metallo fuso.
Vide gli occhi che lampeggiavano malvagi nel bosco, ud il loro inquietante bisbiglio.
Simon.
Siiiimon.
Vieni qui, Simon!
Sei uno di noi!
Ma ancora pi sinistra era la cosa che lo inseguiva. Quella creatura minacciosa, verso la quale non osava girarsi.
Non riuscirai a fuggire!
Gli stava alle calcagna. Il terreno vibrava sotto i passi pesanti del mostro e Simon udiva la sua risata beffarda. Profonda, disumana.
Giunto al punto in cui la sua fuga dalla creatura mostruosa sembrava senza via d'uscita, apparve come sempre la porta. Era una porta normalissima, anonima, come se ne possono trovare in un appartamento qualunque, di compensato, gli stipiti chiari, la maniglia semplice. Nel sogno di Simon, tuttavia, era in mezzo alla strada nel bosco, dove non aveva alcun senso.
E Simon sapeva, come sempre, che doveva arrivare a quella porta. Se fosse riuscito ad aprirla, sarebbe stato al sicuro dalla creatura che lo inseguiva.
Non sapeva perch, ma era certo che fosse cos. Era la logica del sogno.
Simon doveva sbrigarsi. Cerc di rialzarsi e correre via, ma come sempre barcoll e ricadde in ginocchio.
Avanz carponi in preda al panico. Doveva andare via, via, via!
Via dall'auto in fiamme, via dalla creatura rivoltante che gi gli alitava sul collo.
Via!
Ti prender, Simon!
Stavolta per il sogno prosegu in modo diverso. Era cambiato qualcosa. Avvicinandosi vide che qualcuno aveva appeso una foto alla porta. Grande e ben visibile.
Era la foto di Leonie. Lo stesso manifesto che le sue amiche avevano attaccato su un'altra porta nel mondo reale, nella speranza che qualcuno avesse sue notizie.
Man mano che si avvicinava, l'immagine cambiava. L'allegra risata di Leonie si trasform in una smorfia. Nei suoi occhi, che prima sorridevano al fotografo, si rifletteva l'orrore.
Sbrigati, Simon, gli grid. Corri! Guarda dietro la porta!
Simon non aveva mai sentito la voce di Leonie, ma nel sogno somigliava molto a Jessica. No, era lei. Simon guard meglio e si rese conto della notevole somiglianza tra le due ragazze.
Stai attento ai lupi, gli grid lei. Non fidarti mai di loro!
Nel frattempo Simon aveva raggiunto la porta. Allung la mano verso la maniglia, come faceva ogni volta, riusc ad afferrarla e la abbass con forza.
La porta cedette e si apr. Ancora un istante e finalmente avrebbe visto che cosa si celava dall'altra parte.
Ud nuovamente la voce concitata di una donna. Parlava e singhiozzava, ma le sue parole all'improvviso furono inghiottite da un ruggito.
La creatura!
Si aggrapp alla maniglia. Doveva alzarsi, passare dall'altra parte. Doveva sfuggire alla creatura. Doveva vedere cosa c'era dietro la porta. Doveva...
...si svegli.
Qualcosa lo aveva svegliato. Un frastuono fuori dalla finestra. Nel sogno lo aveva scambiato per il fragore del suo spaventoso inseguitore. In realt era lo scooter di Melina che usciva dal cortile.
Simon si asciug il sudore dalla fronte. Aveva il respiro affannoso, come se avesse cercato veramente di aprire la misteriosa porta.
Il dottor Forstner si sbagliava, pens. Questa porta  importante. Lo so!
Cosa c'era l dietro?
E perch era cos importante?

SECONDA PARTE. L'ora del lupo.

Tonight I'm feeling like an animal.
Tonight I'm howling inside.
The Cure

24.

La mattina dopo, Simon trov la casa deserta. Sul tavolo della cucina lo aspettavano una scatola di cornflakes, un cartoccio di latte (la sua marca preferita, quella con la mucca che sorride), un barattolo di cacao in polvere e un biglietto di Tilia.
Buongiorno, dormiglione ?
Sono dovuta andare al lavoro. La mia collega  malata.
Non so a che ora torno.
Devo fare la spesa.
Mi sono portata la tua lista ?
Fai una buona colazione e goditi la bella giornata ?
Simon pos il biglietto sul tavolo. Il silenzio era rotto soltanto dal ticchettio dell'orologio. Non si sentiva volare una mosca.
Sono solo, pens. Solo. Non  una condizione temporanea, no, d'ora in avanti sar sempre cos.
Questo pensiero riemp la stanza come un gas venefico e invisibile che gli paralizz il cuore e rischi di soffocarlo. D'un tratto gli sembr di essere un corpo estraneo nella cucina di Tilia, come se fosse stato trascinato l contro la sua volont. E in effetti era cos, per certi versi.
Non apparteneva a quel luogo. Ma il luogo al quale era appartenuto finora non esisteva pi. In futuro sarebbe stato soltanto un ospite, dovunque andasse. Prima qui, poi in collegio, e poi chiss dove. Preferiva non pensarci.
Avrebbe voluto fuggire e, se gli fosse venuto in mente un posto dove rifugiarsi, lo avrebbe fatto.
Prefer invece dare ascolto alla ragione, prese una ciotola di vetro dall'armadietto e si prepar la colazione.
I cornflakes al cacao avevano il sapore di quelli di casa, ma anche no. La marca era la stessa, ma ancora una volta, come gli era successo gi in ospedale, mancava l'elemento decisivo: lui non era a casa, non avrebbe potuto essere a casa mai pi.
...Fai una buona colazione J
Guard lo smiley di Tilia sul foglio. Aveva voluto fargli un piacere. Sul barattolo di cacao e sulla scatola di cornflakes c'erano le etichette del piccolo supermercato del distributore di Kssingen. Simon si immagin la zia che ci andava di prima mattina. Probabilmente era di fretta e non aveva potuto aspettare che a Fahlenberg aprissero i supermercati. Tuttavia aveva voluto a tutti i costi preparare a Simon la colazione che desiderava.
Improvvisamente Simon ricord le parole di un suo vecchio vicino di casa a proposito del gatto: Gli basta il suo cibo, poi  contento.
L'uomo tuttavia aveva tralasciato qualcosa di estremamente importante. All'epoca Simon era ancora piccolo, ma ricordava perfettamente il gatto. Soprattutto come faceva le fusa quando lo accarezzava. Ogni giorno, alla stessa ora, il gatto lo aspettava fuori dalla porta di casa, per farsi accarezzare. Tutte le mattine, quando andava a scuola, e tutti i pomeriggi, quando rincasava.
Il gatto aveva bisogno di lui, non del cibo, e Simon lo capiva perfettamente. Soprattutto ora, seduto a fare colazione da solo in cucina.
Tilia poteva fargli trovare tutti i suoi cibi preferiti, poteva portarlo da McDonald's tutte le volte che voleva... Ma non avrebbe cancellato quella sensazione oscura che lo privava di ogni gioia.
La solitudine.
Dopo colazione sparecchi e lav le stoviglie, poi rimise tutto a posto. Guard fuori dalla finestra.
Goditi la bella giornata...
Facile a dirsi. S, era proprio una bella giornata. C'era il sole e faceva caldo. Ma come poteva godersela? L non c'era niente da fare. Kssingen era uno di quei posti dove non sarebbe andato manco morto, come avrebbe detto Lennard.
Tir fuori lo smartphone e cerc di aprire la chat di gioco. Qualche contatto familiare gli avrebbe fatto bene. Ma il segnale era troppo debole. La pagina era lentissima, e come se non bastasse il cellulare era quasi scarico.
Niente da fare.
Simon si scolleg, consolandosi con il pensiero che tanto qui non avrebbe avuto nemmeno il computer per provare la demo di un nuovo gioco. Il suo portatile era in uno degli scatoloni in cantina. Ammesso di trovarlo, non conosceva la password di Internet di Tilia. Doveva ricordarsi di chiedergliela. In realt non aveva nemmeno voglia di giocare. Avrebbe preferito...
Lo squillo improvviso del campanello squarci il silenzio facendo trasalire Simon.
Sar il postino, pens. Prima che arrivasse in corridoio, il campanello suon di nuovo. Era uno squillo stridulo, che gli faceva male alle orecchie.
Quando apr la porta, si trov davanti una sorpresa. Non era il postino. Era Richard Henning.
Ciao, Simon.
Il vicepreside gli rivolse un sorriso che sua madre avrebbe definito da principe azzurro.
Quel giorno Henning portava dei bermuda di jeans e una maglietta bianca con il logo della scuola che metteva in risalto gli avambracci muscolosi e faceva risaltare ancora di pi l'abbronzatura.
Spero di non disturbare. Sai, stavo andando gi ai canottieri spieg, cos ho pensato di passare di qui e chiederti se avevi voglia di venire con me.
Non  possibile.
Quella risposta gli usc spontanea dalle labbra, lasciando sorpreso anche lui. Qualcosa gli diceva di non accompagnare Henning in canoa. Simon non sapeva da cosa dipendesse, ma era certo che fosse meglio ascoltare il proprio istinto.
Non staremo via molto disse Henning in tono vagamente dispiaciuto. Al massimo un'oretta. Pensavo che ti avrebbe fatto bene uscire e distrarti un po'. Lo sport  l'ideale per sfogarsi. Remare serve a buttare via letteralmente tutta la negativit. Poi ci si sente alla grande, puoi credermi.
Mi spiace, ma proprio non posso. Ho promesso alla zia che l'avrei aiutata in giardino. Torner presto.  andata a fare la spesa.
Era una bugia bell'e buona. Simon in realt non sopportava di mentire, ma in questo caso gli sembrava l'unico modo per risparmiarsi lunghe spiegazioni con Henning.
Voleva solo liberarsi del vicepreside. La sua presenza era fastidiosa proprio come il suono del campanello poco prima, anche se continuava a non capirne la ragione.
Henning annu e inclin la testa di lato.
Capisco... se  cos, sar per un'altra volta.
Simon comprese dal suo sguardo che Henning aveva capito che mentiva. Tuttavia il suo sorriso da dentifricio non si smorz.
S, un'altra volta si affrett a confermare Simon, sperando di non arrossire.
Henning continuava a fissarlo con un'insistenza che lo metteva a disagio. D'un tratto gli parve di avere la testa trasparente e che Henning potesse leggergli nel pensiero.
Vedi, Simon, so perfettamente cosa provi in questo momento. Non ti sono particolarmente simpatico, vero? Non c' problema, va bene cos. Possiamo essere sinceri l'uno con l'altro.
A questo punto Simon arross sul serio. Se ne rese conto e si sent profondamente a disagio, ma non poteva farci niente.
No, no, lei non c'entra niente.
Un'altra bugia.
Certo, questo lo so disse Henning. Dipende da quello che io rappresento per te ora. Perch sono il collegio dove dovrai andare, anche se non vuoi. Ti senti solo, abbandonato e scaricato, e rimpiangi la tua vecchia vita.  cos?
Simon era troppo agitato per rispondere. La sua testa doveva essere diventata proprio trasparente, quanto meno per Henning.
Conosco bene la tua situazione prosegu Henning. Anch'io ho perso i miei genitori. Sono morti quando avevo vent'anni. Mio padre ha avuto un ictus e poco tempo dopo mia madre  morta per un cancro all'intestino. Era come se mi avessero strappato la terra sotto i piedi. Immagino che per te sia ancora peggio. Un incidente  un evento cos improvviso. Ma il modo in cui si perdono i propri cari in fondo non fa differenza... dopo ci si sente sradicati, non  cos?
Simon annu.  difficile da accettare.
Eccome, se lo  riconobbe Henning. Ma  tutto pi facile quando ci sono persone che ci capiscono e ci aiutano. Sappi che io potrei essere una di queste. Se ti va di parlare, puoi venire da me in qualunque momento. Quando vuoi.
La ringrazio disse Simon, assalito dal segreto timore che ora il vicepreside gli avrebbe messo una mano sulla spalla. Un suo ex insegnante, che come Henning voleva a tutti i costi essere amico dei suoi alunni, lo faceva spesso. Simon lo detestava. Non sopportava che qualcuno lo toccasse senza prima chiedergli il permesso.
Ma Henning non lo sfior neppure. Magari un giorno verrai con me in canoa disse, sfoggiando di nuovo il suo sorriso smagliante. Mi farebbe molto piacere, e scommetto che ti divertiresti anche tu.
Sicuramente ribatt Simon. Comunque non si preoccupi per me. Ho la zia e mio fratello e la sua ragazza. Non sono solo.
Tuo fratello e la sua ragazza ripet Henning gettando un'occhiata verso la porta dell'appartamento di Michael.
Per un istante la sua espressione si fece seria, come se stesse riflettendo su qualcosa. Poi sorrise di nuovo e Simon cap cosa gli dava tanto fastidio di Henning. Il suo sorriso. Era artefatto. Come se nascondesse qualcosa.
Bene, allora vado disse Henning e Simon si sent cadere una pietra dal cuore. Peccato che tu non possa venire. Ti auguro comunque una buona giornata.
Grazie. Anche a lei.
Henning torn al suo fuoristrada. Dal portellone posteriore aperto spuntavano due remi.
Lanci un'ultima occhiata a Simon, poi indic con il mento verso il giardino di Tilia. Le aiuole erano curatissime e sembravano uscite da una rivista di giardinaggio.
Buon divertimento in giardino, e salutami tua zia disse.
Quando il vicepreside fu ripartito, Simon tir un sospiro di sollievo. Non avrebbe mai vinto il primo premio in una gara di bugie. Ma stranamente non provava la minima vergogna. Qualcosa dentro di lui gli diceva che aveva fatto la cosa giusta.
Quelli simpatici sono i pi pericolosi, bisbigli una voce dentro di lui, una voce molto simile a quella di Jessica.
Lupi travestiti da agnelli.

25.

Simon si sedette sulla panca in giardino accanto alla porta d'ingresso. Sfogliava annoiato il giornale con le solite notizie: crisi economica, il dramma dei migranti, guerre e naturalmente le dichiarazioni del politico di turno che prometteva crescita e giustizia sociale, ammesso di sapere che cosa volesse dire.
Le pagine locali erano dedicate all'inaugurazione di una mostra al municipio di Fahlenberg, alla demolizione di un vecchio hotel che avrebbe fatto posto a un nuovo progetto edilizio e alle condizioni meteo, che sarebbero rimaste stabili ancora per un po'.
Sulla scomparsa di Leonie non c'erano novit. L'articolo dedicato alla ragazza era piuttosto succinto. Le ricerche erano state allargate. I compagni di scuola avevano distribuito manifesti e aperto una campagna su Facebook. I genitori chiedevano il sostegno della popolazione per il ritrovamento della figlia.
Simon pens al sogno, alla foto di Leonie che gli aveva parlato dal manifesto. Alla sua somiglianza con Jessica e all'espressione atterrita nei suoi occhi.
E se Leonie avesse subito lo stesso destino di Jessica? Qualcuno aveva aggredito anche lei, sottoponendola all'indicibile?
Fai attenzione ai lupi, aveva gridato la ragazza nel sogno. Non fidarti di loro per nessun motivo!
Un improvviso scricchiolio sulla ghiaia lo fece voltare di scatto. Con un'abile frenata laterale Caro ferm la bici accanto a lui.
Quel giorno indossava calzoncini neri, da cui spuntavano le gambe sottili come bastoncini bianchi, e una felpa blu troppo pesante per quel caldo. Teneva il cappuccio calato sul viso per proteggersi dal sole. Solo le scarpe con i teschi erano le stesse del loro ultimo incontro.
Che si dice di nuovo nel mondo? chiese, lanciando un'occhiata al giornale.
Tutto orribile come al solito rispose Simon. Secondo me nessuno si accorgerebbe se la stessa notizia venisse pubblicata due volte di seguito.
Caro si strinse nelle spalle. I giornali mi deprimono. Sempre brutte notizie. Non si pu cambiare il mondo, ma si possono modificare i fatti. E, se modifichi i fatti, cambiano le opinioni. E, se le opinioni cambiano, il mondo si trasforma. O qualcosa del genere.
Wow! esclam Simon ammirato. Roba tua?
No, dei Depeche Mode.
Li ascoltava sempre mia madre. Ti piace davvero la musica vecchia?
I testi pi belli non invecchiano mai.
Simon sorrise. Mi fa piacere vederti. Stavo rischiando di morire di noia.
Caro scese dalla bici e si rifugi all'ombra sotto la tettoia dell'ingresso.
Allora, genio della matematica, come te la cavi con questo Pritogola?
Intendi Pitagora?
 quello che ho detto.
Non  roba difficile.
Allora spiegamela. Perch non entriamo? Qua fuori c' troppo sole.
Simon sorrise soddisfatto. Ora s che si sarebbe goduto la giornata.
Nella mezz'ora successiva Simon fece del proprio meglio per avvicinare Caro al meraviglioso mondo della geometria euclidea. Le illustr lo spazio a due e a tre dimensioni, le parl di cateti e angoli retti. Le spieg cos'era un'ipotenusa e che dalle ultime scoperte non si era pi sicuri che Pitagora fosse stato il primo a dimostrare il teorema che porta il suo nome.
Era completamente a proprio agio. Mentre parlava, gli venivano in mente sempre nuove cose per abbellire e rendere pi interessante l'argomento. Amava l'ordine della matematica.
S, la matematica per lui era sinonimo di sicurezza. Una volta chiarite, le cose rimanevano com'erano. Naturalmente si evolvevano, ma i fondamenti non mutavano. Avrebbe voluto che anche la vita fosse altrettanto chiara e stabile.
Caro era sdraiata sul letto e lo ascoltava paziente, ma era chiaro che non condivideva il suo entusiasmo. Sembrava avesse la mente altrove. Fece vagare lo sguardo per la stanzetta, quindi torn a posarlo su Simon che, seduto dietro l'antiquata scrivania, si lasciava trascinare dall'entusiasmo.
...di conseguenza la somma dei quadrati di a e b corrisponde al quadrato costruito sull'ipotenusa concluse Simon, prima di guardarla trepidante. Non  difficile, vero?
Per te, forse. Con un sospiro Caro si mise a sedere sul bordo del letto. Una cosa per l'ho capita.
Ah, s? E quale?
Non mi sorprende che non ti senta bene qui. La tua vita  nel caos e ora sei prigioniero. In un ripostiglio ammuffito. Solo e sperduto.
Era vero. Per la seconda volta nel corso della mattinata si trovava a dover affrontare la propria situazione, ma stavolta era diverso. L'opinione di Caro era importante per lui e le sue parole lo colpirono come schiaffi che lo riportarono alla realt.
Non sapeva che cosa risponderle.
Non prendertela, ma io non riuscirei a passare nemmeno una notte qua dentro. Caro si alz, and alla finestra e guard fuori. Di giorno, poi... Questo posto  come il collegio. Un mortorio.
Simon si rannicchi sulla sedia. Non mi resta nient'altro mormor. Questo maledetto incidente mi ha portato via tutto. I miei genitori, la mia casa, tutto.
Caro si volt a guardarlo. Sai che ti dico? Chi se ne frega di questo Pritogola! Qua dentro si muore di caldo. Usciamo.
Simon era deluso di non essere riuscito a contagiarla con il proprio entusiasmo. Gli sarebbe piaciuto parlare ancora un po' di matematica. Si era divertito e gli era servito per dimenticare la propria situazione.
Viceversa, doveva ammettere che la proposta di Caro era molto pi ragionevole e che continuare a nascondersi dalla vita non sarebbe servito a niente.
Va bene. Sai gi dove potremmo andare?
Caro lo guard intensamente negli occhi con un sorriso misterioso. Dipende da te. Sei un tipo pauroso?
Simon non poteva sapere a cosa alludesse Caro, ma non voleva fare la figura del vigliacco. No, non credo.
Bene. Lei gli fece l'occhiolino. Allora ti far vedere qualcosa di veramente fico.

26.

Dai, muoviti, lumacone!
Simon cercava di starle dietro, ma, sebbene la bicicletta di Caro fosse decisamente pi vecchia di quella di Michael, era in condizioni migliori.
Pedalando e sbuffando, percorse il viottolo in salita che conduceva alla foresta di Fahlenberg.
Quel mattino faceva gi pi caldo del giorno prima. L'umidit era tale che Simon aveva l'impressione di bere l'aria, e il sudore gli inondava la faccia.
Caro al contrario sembrava immune all'afa. Con il cappuccio della felpa tirato sul viso, aveva l'aria fresca e rilassata ed era ansiosa di condurlo alla meta misteriosa.
Raggiunto il bosco, la strada proseguiva all'ombra e in piano. Una vera benedizione, per Simon. Gli alti abeti diffondevano una piacevole frescura e un profumo di resina e funghi. Ben presto gli unici suoni intorno a loro furono il rumore delle ruote sul sentiero sterrato e lo stormire delle fronde. Il cinguettio degli uccelli, un picchio che martellava, fruscii misteriosi nel sottobosco.
A Simon il bosco piaceva molto. Quando da bambino accompagnava il nonno a passeggiare nella foresta di Fahlenberg, gli sembrava di entrare in un enorme parco avventura deserto.
Ma oggi i rumori e le ombre lo inquietavano. Gli incubi lo perseguitavano anche qui. Senza Caro non avrebbe mai avuto il coraggio di addentrarsi nella foresta.
Poco dopo sbucarono in una radura dove il viottolo si biforcava. Simon alz lo sguardo sul pendio alla sua sinistra e si ferm. Un brivido gelido gli percorse la schiena.
Anche Caro si ferm e si volt a guardarlo. Ehi, che ti succede? Indic dalla sua parte. Dobbiamo proseguire di qui.
Simon indic il pendio dove si inerpicavano i tornanti. Un po' pi su si vedevano i tronchi anneriti di alcuni abeti.
Lass disse con voce rotta.  successo lass.
Caro torn da lui e scese dalla bicicletta. Si tolse il cappuccio e segu il suo sguardo.
Parli dell'incidente?
Simon annu e strinse pi forte il manubrio. Caro non doveva accorgersi che stava tremando.
Vuoi andare a vedere? gli domand.
Ancora scosso dai brividi, Simon si lecc le labbra, all'improvviso secche e screpolate.
Doveva andarci?
Voleva andarci?
 l'istinto a farci riconoscere il momento giusto, gli aveva spiegato il dottor Forstner. La ragione trova sempre un motivo per non fare qualcosa, in genere perch abbiamo paura. Ma l'istinto non si lascia ingannare.
Simon prov a non riflettere e a dare ascolto al proprio istinto.
Guard Caro. Mi accompagneresti?
Lei annu, come se fosse la cosa pi normale del mondo. Ma certo. Se vuoi.
Simon non sapeva ancora se lo volesse davvero. Da una parte lo desiderava, dall'altra era terrorizzato. L'idea di rivedere il luogo dell'incidente lo gettava nel panico. Nel sogno c'era sempre un mostro che lo perseguitava.
E nella realt? C'era davvero qualcosa lass di cui aver paura?
Avanti, provaci, gli bisbigli una voce interiore. Non sei da solo e questo non  un sogno.
S, doveva andarci. Forse avrebbe trovato la risposta alle domande che non gli davano pace. Forse lass sarebbe riuscito a colmare le lacune della sua memoria.
Risal in sella e imbocc lo stretto viottolo che saliva verso la strada asfaltata. Procedeva con calma, e stavolta era Caro a seguirlo.
Giunti finalmente alla meta, Simon pos la bicicletta sul ciglio della strada e si guard intorno. Era la prima volta che tornava l da quello spaventoso sabato pomeriggio, almeno nel mondo reale, e tutto era identico ai suoi sogni. Ogni singola immagine. Come se notte dopo notte si fosse ritrovato in un album fotografico.
Non era un sogno, pens. Erano i ricordi.
Si accovacci e sfior l'asfalto con prudenza, come se avesse paura di scottarsi.
S, la sensazione era la stessa. L'asfalto era fresco e ruvido. Come nel sogno. Camminando carponi si sarebbe graffiato le mani e le ginocchia.
Si alz, si incammin lungo il ciglio della strada e Caro lo segu in silenzio. Sembrava intuire che lui non voleva dire niente, che non poteva farlo, che aveva bisogno soltanto di una presenza accanto a s.
Pi si avvicinava alla scarpata, dove l'auto era precipitata, pi doveva forzarsi per proseguire. Qualcuno aveva piantato una croce, probabilmente Tilia, dato che Mike non era mai stato particolarmente religioso, e quella vista gli provoc una stretta al petto. Soprattutto quando vide i due lumini davanti alla croce.
A breve distanza da l Simon scopr minuscoli frammenti di vetro che scintillavano nell'erba come gocce di rugiada illuminate dal sole. Non erano cocci di bottiglia, erano troppo piccoli. Erano le schegge del vetro di un'auto. Dovevano essere rimaste l dall'incidente.
Chiss di quale vetro si trattava? Forse del lunotto posteriore, dove si trovava il cesto regalo per Tilia, sballottato qua e l esattamente come Simon. Ancora e ancora e ancora...
Trasal, sentendo nelle orecchie le grida dei genitori. Ma erano solo due astori che si inseguivano nel cielo oltre la cima degli alberi.
Ti senti bene? Caro lo guard preoccupata. Sei bianco come un cadavere.
Simon avrebbe voluto rispondere, ma non ci riusc e si limit ad annuire. Le gambe gli tremavano, mentre si avvicinava alla semplice croce nera. I lumini ormai consumati erano spenti e per un breve istante Simon pens: Avrebbero dovuto essere tre. Se il destino fosse giusto, sarebbero tre.
Fece un respiro profondo e gett un'occhiata verso la scarpata. A parte i tronchi anneriti, non c'erano pi tracce dell'incidente. Del resto erano passati diversi mesi. Era stato portato via tutto con la massima cura. Tutto, a parte i pochi frammenti di vetro sul ciglio della strada. Se fosse rimasto qualcos'altro, l'erba avrebbe ormai inghiottito ogni cosa.
Nonostante questo, Simon aveva la strana impressione che il tempo non fosse passato. Con gli occhi della mente vedeva la carcassa in fiamme, ammaccata, rovesciata, il cofano e l'abitacolo distrutti e avvinghiati a un tronco.
Era l'immagine spaventosa che lo perseguitava in sogno. Le fiamme che fuoriuscivano dall'auto e risalivano sull'albero. L'airbag bianco, simile a una bandiera ammainata, appeso fuori dalla sottile fessura informe che prima era il finestrino del passeggero.
Dove era seduta sua madre.
Accidenti mormor Caro accanto a lui.
Pur non vedendo la scena agghiacciante che Simon aveva davanti agli occhi, la vista degli alberi incendiati la turb profondamente.
Come hai fatto a uscire dalla macchina?
Io... non lo so pi balbett Simon, sforzandosi di bloccare il frastuono che aveva in testa, in tutto per tutto simile all'urlo incessante di un clacson bloccato. Devo essermi arrampicato fuori dal finestrino. Ero seduto dietro, a destra. Statisticamente dicono che sia il posto pi sicuro in un'auto. Il dottore dice che forse  per questo che non ricordo niente, perch... insomma, s, ho visto qualcosa di molto brutto. La mia mente rifiuta le immagini per proteggermi. Sai, il... insomma, la parte anteriore era... tutta accartocciata.
Non riusc a essere pi preciso, ma Caro aveva capito. Lo guard seria e annu lentamente.
Non  sempre necessario sapere tutto disse dolcemente. Tu ce l'hai fatta, e questo  ci che conta.
Lui evit il suo sguardo. Ne sei sicura?
Senza dubbio conferm lei a voce pi alta. Certo, quello che  successo ai tuoi genitori  stato terribile. Ma tu sei sopravvissuto. Hai avuto fortuna nella disgrazia.
Simon alz la testa e la guard. Io non la definirei proprio fortuna. Certo, sono sopravvissuto, ma i miei genitori non ce l'hanno fatta.  una sensazione davvero orribile. Continuo a chiedermi perch non sia morto anch'io. Perch mi sono salvato? Mi sento colpevole. Capisci?
Caro inclin la testa di lato. In parte s e in parte no. La vita  troppo breve per certe domande, secondo me. Tu sei vivo.  questo ci che conta.
Lui si volt e torn sui propri passi, super le biciclette e raggiunse la curva dove nei suoi sogni c'era la porta. La porta che non riusciva ad aprire. La porta che nascondeva qualcosa di importante. La porta che nella vita reale naturalmente non c'era. Al suo posto si vedevano sull'asfalto i segni neri di una frenata.
Simon rabbrivid di nuovo e all'improvviso ricord qualcosa. Non aveva a che fare con l'incidente, ma con una serata di molti anni prima.
Era stata la sera dopo il funerale del nonno. Heinz Strode era morto a distanza di pochi mesi dalla moglie. Si diceva per un infarto, ma la madre di Simon era di un'altra opinione.
Avevano vissuto insieme per quasi tutta la vita aveva detto al marito mentre lo abbracciava per confortarlo. Si erano sposati da giovani e da allora non si erano mai separati.  triste, ma anche comprensibile, che lui abbia voluto seguirla cos in fretta.
All'epoca, dopo essere tornati a Stoccarda in tarda serata, Simon aveva chiesto a suo padre perch le persone dovessero morire. Aveva solo sette anni e l'idea che d'un tratto la vita potesse cessare per sempre lo aveva profondamente spaventato.
Era seduto sul letto, stringendo in mano il suo robot giocattolo, Mr Zerox, ricevuto in dono dai nonni il Natale precedente, e suo padre aveva avvicinato una sedia. Avevano parlato a lungo della morte e della transitoriet delle cose. Simon continuava a scuotere la testa con forza.
Io non voglio che tutto cambi aveva protestato. Se una cosa va bene,  giusto che resti cos. Perch non  possibile che tutto resti sempre come ora?
Vedi, Simon, a un certo punto nella vita si arriva a capire che qualcosa  cambiato in maniera irrevocabile aveva risposto il padre. Il nostro compito  accettare questa realt, trarne il meglio e usarla per crescere. Non possiamo sfuggire alla morte, ma possiamo sfruttare il tempo che ci rimane. Non dovremmo sprecare nemmeno un giorno, perch potrebbe essere l'ultimo. Secondo me  questo il senso della vita.
Simon fiss i segni della frenata davanti ai propri piedi. All'epoca non aveva capito le parole del padre, forse non aveva nemmeno voluto capire. Ma ora era diverso.
Questo era uno dei punti di cui gli aveva parlato il padre. Sottolineato di nero sull'asfalto grigio. Qui la vita di Simon era cambiata in maniera ineluttabile. Da un secondo all'altro. In quella curva i genitori avevano gridato. L'auto aveva iniziato a sbandare.
Ma perch?
Perch?
Avevano visto qualcosa sulla strada? Suo padre aveva cercato di schivare un animale?
La porta, rimbomb una voce nella sua testa. Somigliava a quella del mostro che lo inseguiva in sogno. Ora sembrava proprio l, alle sue spalle.
Dietro la porta si nasconde la risposta. Avanti, guarda. Guarda, vigliacco!
Dal bosco si ud uno scricchiolio improvviso. Simon guard da quella parte, sforzandosi di riconoscere qualcosa tra i rami. Ma gli abeti erano cos fitti da non lasciar penetrare nemmeno un raggio di luce.
Temeva di vedere gli occhi ardenti del sogno, occhi che forse appartenevano ai lupi, gli venne da pensare senza motivo, e di sentire fiochi richiami raccapriccianti.
Simon. Siiimon. Vieni da noi!
Invece non c'era niente. Solo tronchi d'albero, cespugli, rami e ceppi ricoperti di muschio. E la voce cupa e malvagia nella sua testa.
Saresti dovuto morire anche tu!
Si scroll, nel tentativo di allontanare da s quella voce.
Allora? Ti  venuto in mente qualcosa?
Caro spunt all'improvviso accanto a lui. Non l'aveva sentita avvicinarsi.
No, niente. Cerc di schiacciare una zanzara attirata dal sudore che gli imperlava la fronte. Se solo potessi ricordare una buona volta! Ma la mia mente  vuota. Come se tutti i ricordi fossero stati cancellati.
Non tormentarti. Rende solo tutto pi difficile.
Caro gli sorrise e per qualche motivo Simon ripens al sorriso di sua madre. Era un sorriso di consolazione e di incoraggiamento.
Sai, forse  meglio non ricordarsi di ogni cosa prosegu lei. In questo modo  possibile immaginarsi le cose come si vorrebbe che fossero.
Lui la guard aggrottando la fronte. Che cosa vorresti dire?
S, sognare a occhi aperti. Quando la realt  troppo difficile da affrontare, c' sempre la fantasia. L tutto  possibile. Io lo faccio spesso. Per esempio mi immagino che il prossimo fine settimana i miei genitori verranno a trovarmi. Insieme. In questo modo trovo la forza di affrontare meglio la settimana.
Ma a cosa ti serve, se poi tanto non vengono? Io non posso far tornare indietro i miei genitori. Sono morti.
Non lo saranno finch li tieni nel cuore. Si strinse nelle spalle. S, lo so, sembra una frase fatta, ma io ci credo. Finch qualcuno custodisce il nostro ricordo, non siamo davvero morti. I tuoi genitori sono con te. Devi solo immaginarli, e diventeranno una parte della tua vita.
A Simon torn in mente la visita al cimitero. La sensazione che la tomba dei genitori fosse vuota, che vivessero ancora da qualche parte.
Ma certo, pens adesso. Perch loro continuano a vivere dentro di me.
Caro aveva ragione. Era la stessa cosa che gli aveva detto anche Lennard. Solo che aveva parlato della mente anzich del cuore. Ma non era lo stesso? Se si pensava a qualcosa con amore, mente e cuore diventavano una cosa sola. Era una frase che aveva letto da qualche parte e che gli era piaciuta molto.
Adesso andiamo lo esort Caro dopo essere risalita in sella alla bici.  una giornata troppo bella da sprecare rimuginando.
Lui si guard attorno un'ultima volta. Ud di nuovo uno scricchiolio nel folto del bosco. Come se qualcosa si muovesse furtivo l dentro e li osservasse. Soprattutto lui. In particolare lui.
Ti prender, aveva detto il mostro nel sogno. Non mi sfuggirai.
Simon torn in fretta verso la bicicletta. S, andiamocene. Forse non  stata una grande idea venire fin quass.
Caro lo fiss, come se volesse leggergli nel pensiero, e Simon ebbe l'impressione che in quel momento ci stesse riuscendo, per quanto potesse sembrare pazzesco. In ogni caso sembrava essersi accorta che lui aveva bisogno di distrarsi, perch sul suo viso comparve un sorriso malizioso.
Forza, partiamo disse. Chi arriva ultimo  una pappamolla.
Spinse sui pedali e, schiamazzando, imbocc a tutta velocit lo stretto sentiero da cui erano arrivati.
Simon la segu con altrettanta foga. Era contentissimo di lasciarsi alle spalle quel luogo inquietante. Ma, nonostante il sollievo, sapeva che sarebbe tornato lass molto presto.
Come ogni notte.
Continuamente.
Finch non fosse riuscito a vedere al di l della porta.

27.

Caro arriv prima anche stavolta e Simon invidi nuovamente la sua forma fisica. Probabilmente passava ogni momento libero in bicicletta. Non c'era da meravigliarsi, d'altronde; cos'altro avrebbe potuto fare, visto che l durante le vacanze era un mortorio, per usare le sue stesse parole?
Quando finalmente la raggiunse, lei lo accolse con un sorriso di trionfo.
Allora, pappamolla, ti ho forse promesso troppo?
Simon si ferm ansimando accanto a lei e guard meravigliato l'edificio che sorgeva in una grande radura.
Cavolo, il vecchio Waldhotel esclam asciugandosi il sudore dalla fronte. Me n'ero completamente scordato.
Eri gi stato qui?
S, ma un sacco di tempo fa. Avr avuto sei o sette anni. Il nonno veniva quass in autunno a raccogliere funghi.
Caro guard l'hotel abbandonato. Sembrava finto nella luce accecante del giorno, e si copr gli occhi con la mano. Sembra un castello incantato, non trovi?
Simon annu. Fin da bambino quella costruzione gli aveva ricordato il castello di Biancaneve. Il nonno gli aveva raccontato che era una meta ricercata da turisti e gente del posto, ma poi il proprietario si era ammalato ed era stato costretto a chiudere.
Al figlio non interessava proseguire l'attivit gli aveva raccontato il nonno. Quello sfaticato preferiva andarsene in giro a tirare calci ai sassi. E cos l'hotel  stato venduto al Comune. Gi, e adesso  in rovina, perch non si trova un compratore. Un vero peccato.
Da allora sembrava veramente che l'hotel fosse caduto in un sonno centenario, dimenticato dal resto del mondo. La facciata un tempo bianca era ricoperta di muschio, viti rampicanti e edera. In molti punti l'intonaco si era staccato scoprendo i mattoni che nel corso degli anni si erano sbiaditi e somigliavano a pallide cicatrici. Lungo le grondaie arrugginite gli uccelli avevano costruito i loro nidi, mentre su uno dei balconi di legno ormai marci svolazzava un ombrellone strappato accanto a una poltroncina di vimini sfondata.
Come gli era successo da bambino, Simon prov l'impulso irresistibile di avvicinarsi alla porta d'ingresso sprangata e raddrizzare la grande targa con la scritta HOTEL PANORAMICO SETTE ABETI, che pendeva sbieca da chiss quanto tempo.
Da bambino era rimasto sorpreso da quel nome, visto che l intorno c'erano ben pi di sette abeti. Si era domandato quali fossero quelli giusti.
Ma, anche senza il filo spinato e il cartello ATTENZIONE, PERICOLO DI CROLLI! VIETATO L'INGRESSO!, da piccolo Simon non sarebbe entrato per niente al mondo nell'hotel. Glielo avevano impedito le tante finestre con le serrande abbassate simili a tanti occhi addormentati. Anche oggi, nove anni dopo, provava lo stesso disagio.
Se facciamo rumore, questa vecchia costruzione si sveglier e aprir gli occhi, pens.
La scritta HOTEL DELL'ORRORE scarabocchiata su una tapparella non era poi cos fuori luogo, anche se l'autore di sicuro aveva voluto essere spiritoso. Gli torn in mente un vecchio film dell'orrore che aveva visto con Mike da bambino. A un certo punto c'era stata una scena di una porta che respirava. Simon si era nascosto dietro la poltrona per la paura e non era uscito finch non era finita.
Non mi sorprenderei se le porte di questo hotel respirassero, pens. N se le anime degli ospiti di un tempo vagassero ancora per i corridoi bui.
Allora? Te la senti? La voce di Caro lo strapp dai suoi pensieri.
Vuoi entrare l?
Ma certo. Vieni, il meglio  dall'altra parte, dietro il lato sud.
Dietro il lato sud, dove i finferli crescono all'ombra del muro. Simon d'un tratto sent la voce del nonno riecheggiargli nella testa.
Meglio nascondere le bici disse Caro, spingendo la propria dietro un cespuglio. Non ho mai visto nessuno da queste parti, ma preferisco andare sul sicuro. Se ci beccano, sarebbe una scocciatura.
Simon guard l'hotel e la recinzione. Non era troppo convinto di quell'impresa. Ebbene s, era un vigliacco o, come lo aveva chiamato Ronny, un povero cacasotto. Tuttavia si fece forza e appoggi la bici a quella di Caro.
Stava per tornare da lei, quando sotto un cespuglio scopr qualcosa che lo lasci interdetto.
Caro si volt verso di lui. Cosa c'?
Guarda,  pieno di impronte di animali qui.
Beh, non c' niente di strano. Il bosco  pieno di animali. Cinghiali, caprioli, lepri...
Lui scroll il capo e si inginocchi. No, non sono impronte di ungulati e nemmeno di lepre. Le riconosco perch me le aveva fatte vedere il nonno. E sono troppo grosse per appartenere a una volpe.
Ma allora di chi sono?
Simon accarezz con un dito il terreno, che era fastidiosamente morbido e umido, all'ombra del cespuglio.
Forse un grosso cane.
Subito aver pronunciato queste parole, improvvisamente un'immagine affior alla sua mente. Una grossa figura grigia con occhi lampeggianti. Era proprio in mezzo alla strada del bosco. L'immagine scomparve all'istante, ma Simon l'aveva riconosciuta.
Un lupo mormor, mentre un brivido freddo gli risaliva lungo la schiena.
Era un ricordo?
Un lupo? Caro aggrott la fronte e si accovacci accanto a Simon.  un sacco di tempo che non ci sono pi lupi da queste parti.
 vero, ma  gi capitato in passato che dei lupi si spingessero lontano dal loro territorio.
Forse in Baviera, ma non qui a Fahlenberg disse Caro. Comunque hai ragione, deve trattarsi di un cane bello grosso. Magari un cane da pastore.
D'un tratto Simon ebbe un'idea. Le squadre di ricerca disse. Ma certo! Avranno cercato anche qui la ragazza scomparsa. E di sicuro avevano dei cani.
Leonie. Caro annu seria. S,  probabile.
La conosci?
Caro si alz e si scroll la terra e gli aghi di pino dalle ginocchia. Non proprio. Solo di vista.  una esterna. Frequenta un'altra classe.
Simon esamin ancora le impronte di cane davanti a lui. Sui giornali c' scritto che la polizia pensa che le sia capitato qualcosa. Tu che cosa credi?
Spero che si sbaglino disse Caro, chinando lo sguardo sulle proprie scarpe. Per il mondo pu essere molto cattivo e bisogna stare attenti a fidarsi solo delle persone giuste.

28.

A poca distanza dal punto in cui avevano lasciato le biciclette, nella recinzione arrugginita si apriva un varco. Caro lo super per prima. Simon la segu, poi attraversarono insieme il prato incolto.
Superarono sculture corrose dal tempo, una scacchiera ricoperta di muschio e una fontana ormai quasi completamente inghiottita dall'edera. Da l un viottolo lastricato pieno di erbacce conduceva sul retro dell'hotel.
Simon continuava a lanciare occhiate alle finestre. Nonostante le serrande fossero abbassate, aveva la strana sensazione che qualcuno li stesse osservando.
Caro si incammin sicura di s. Sembrava che non avesse paura di niente, constat Simon con una punta d'invidia. In un certo senso gli ricordava molto Mike, come quando partivano insieme alla scoperta del mondo. Anche Michael era sempre stato un passo avanti a lui.
Giunti finalmente sul lato posteriore dell'hotel, Caro allarg le braccia e fece un giro su se stessa.
Voil esclam. Siamo arrivati!
Simon rimase senza parole dalla sorpresa e Caro sogghign.
Ti piace?
Eccome!
Simon sal sull'ampia terrazza che offriva un panorama mozzafiato sulla valle di Fahlenberg. L'impressione di disagio che l'edificio gli aveva trasmesso fu spazzata via in un soffio.
Gli anni di abbandono avevano lasciato le proprie tracce anche sulla terrazza: molte mattonelle si erano sollevate e nelle fessure crescevano felci, denti di leone ed erba, ma il pavimento era ancora di un bianco cos abbagliante da costringere Simon a chiudere gli occhi.
E non  ancora tutto annunci Caro raggiungendo di corsa un'ampia scalinata a un'estremit della terrazza. Guarda qui.
Simon la segu e si ferm di fronte alla grande piscina. Non credeva ai propri occhi. La vasca era piena fino all'orlo e luccicava blu e limpida nel sole. A parte qualche crepa sul bordo e le foglie che galleggiavano sull'acqua, sembrava che la piscina fosse appena stata usata dagli ultimi ospiti dell'albergo.
Caro si tolse la felpa, i calzoncini e le scarpe. Tuffiamoci, dai!
Prima che Simon avesse tempo di ribattere, Caro prese la rincorsa e si tuff con indosso la maglietta e gli slip. Nuot sott'acqua come un pesce e riaffior tra gli spruzzi all'estremit opposta.
Dai, entra gli grid ridendo. L'acqua  stupenda!
Ma non possiamo...
Io posso eccome! Non fare tante storie.  acqua piovana, pura e limpida acqua piovana.
S, certo, ma... sar piena di batteri! Potremmo beccarci chiss quale malattia.
Lei rise di nuovo. Hai ragione. E potrebbe caderci in testa anche una cometa. Senti, vengo a fare il bagno qui spesso e non mi sono mai presa niente. Piantala di fare tante storie. Mi giro dall'altra parte e non ti guardo. Lo so che non entri perch ti vergogni di me. Ammettilo.
Simon si sent arrossire. Caro aveva indovinato. Certo, era preoccupato di prendersi chiss quale infezione in quell'acqua - uno sfogo cutaneo, avrebbe detto sua madre, ti verr uno sfogo cutaneo - ma il motivo principale era che si vergognava. Non si era mai spogliato di fronte a una ragazza.
Chiss come lo avrebbe preso in giro Caro. Alle lezioni di nuoto gli altri ridevano di lui, primo fra tutti Ronny, ovviamente.
Ehi, scheletro gli diceva. Vieni qua, che voglio suonare il piano sulle tue costole.
A quel punto scoppiavano tutti a ridere, anche le ragazze, ed era questa la cosa pi imbarazzante. Simon avrebbe voluto sprofondare sotto terra. Da allora aveva preso a ingozzarsi con ogni genere di dolciumi e cioccolato, ma, a parte il mal di stomaco e una brutta indigestione, non ne aveva ricavato niente. Era rimasto pelle e ossa. Uno scheletro.
Caro torn a nuoto da lui, si appoggi con le braccia sul bordo e lo guard.
Sai, il tuo problema  che ti ostacoli da solo. Per questo ti perdi le cose migliori della vita. Prima o poi sar troppo tardi e ti dirai: Ah, se avessi...' solo perch non hai avuto il coraggio di fare qualcosa. Non vuoi che succeda, vero?
Simon non riusciva a guardarla negli occhi. Ormai doveva essere rosso come un peperone.
Ma io sono un po' diverso disse sottovoce.
Caro scosse la testa. No, tu sei molto diverso.  per questo che mi piaci. Non c' niente di pi noioso delle cosiddette persone normali. Pronunci le ultime due parole con una smorfia disgustata, mimando con le dita il segno delle virgolette. Sono una massa di stupidi omologati, che nuotano con la corrente. Per questo dovresti essere felice della tua diversit.
Lo credi sul serio?
Ma certo. Gli fece l'occhiolino. Allora, se chiudo gli occhi finch non ti sei tuffato, entri in piscina?
E va bene.
Simon si tolse le scarpe e Caro sorrise. Quindi prese una lunga boccata d'aria e scomparve sott'acqua.
Simon fece appello a tutta la propria forza di volont, e alla fine si lasci scivolare nella piscina. Il sole aveva piacevolmente scaldato l'acqua. Era morbida sulla pelle e profumava delle foglie che galleggiavano sulla superficie. Un profumo che gli ricord ancora una volta quel soleggiato giorno d'autunno in cui erano venuti quass a cercare funghi.
Pu darsi che la vecchia piscina l sopra abbia qualche crepa e l'acqua piovana filtri nel terreno aveva detto il nonno. Ai piedi del muro il terreno  sempre umido, tutto l'anno, e ci crescono un sacco di funghi. Soprattutto boleti, ma anche porcini e naturalmente finferli. Sono i miei preferiti!
Caro lo aspettava sul bordo opposto. Si era girata di schiena e agitava le gambe.
A volte fingo che tutto questo mi appartenga disse, quando Simon la raggiunse. Sono una star schifosamente ricca e questa  la mia villa.
Che genere di star vorresti essere? domand lui, appoggiandosi al bordo della vasca accanto a lei.
Non ha importanza. Basta essere ricca. Non dovrei preoccuparmi di niente e potrei fare quello che mi pare.
Simon gett un'altra occhiata all'hotel. Visto dalla terrazza soleggiata, non appariva pi cos inquietante, anche se le finestre chiuse continuavano a sembrargli minacciose.
Occhi che si apriranno da un momento all'altro.
Hai ragione disse. Sarebbe bello essere ricchi. Ci si potrebbe comprare una villa e avere un posto che ci appartiene.
Allora facciamo che d'ora in poi questa sar la nostra villa disse Caro, voltandosi verso di lui. Nella fantasia tutto  possibile. Questa  la nostra casa e non dovremo mai pi tornare in collegio. Faremo entrare solo i visitatori che sono diversi, come noi.
Sarebbe bello sospir Simon. A essere sinceri, l'idea del collegio mi fa veramente schifo. E, se vuoi sapere la verit, tutta la vita mi mette una paura assurda. Perch adesso devo contare solo su me stesso. Certo, ho ancora Mike e la zia, ma hanno la loro vita e non voglio essergli di peso.
Lei indic con un cenno del mento le cicatrici che Simon aveva ai polsi.  per questo che volevi toglierti la vita?
Simon sussult. Avrebbe voluto nascondere le mani dietro la schiena, ma non poteva farlo perch doveva reggersi al bordo della piscina.
Scusami si affrett a dire Caro. Mi spiace davvero un casino. Scusami. Non avrei dovuto chiedertelo. Non mi riguarda.
Lui si guard le cicatrici, che spiccavano rossastre intorno ai polsi resi pi chiari dall'acqua fresca.
Caro usc dalla piscina e si mise seduta sui gradini di pietra per asciugarsi. Simon si infil in fretta e furia la maglietta e le si sedette accanto.
 successo in ospedale disse apatico. La notte dopo l'incidente. Quando mi sono reso conto di ci che era accaduto... Che ero l'unico sopravvissuto... Non ce l'ho pi fatta. L'infermiera mi aveva dato un sonnifero, ma io l'avevo sputato di nascosto. Non volevo piombare di nuovo nel sonno e dimenticare ogni cosa. Ho preferito rimanere sveglio ore a fissare il soffitto. Quando sono andato a fare pip e ho visto la mia immagine nello specchio sopra il lavello,  scattato qualcosa. Di colpo ho provato una rabbia mostruosa contro di me. Ho rotto lo specchio, ho preso una scheggia... S, insomma, hai capito.
Fiss assorto il bianco accecante delle piastrelle. Ai loro piedi si era formata una pozzanghera, che pian piano evaporava al sole.
L'infermiere di notte aveva sentito il rumore ed  corso subito prosegu Simon dopo un po'. C'erano schegge di vetro e sangue dappertutto. L'infermiere  scivolato e cos ci siamo ritrovati tutti e due a terra. Era sotto choc.  stato cos... penoso. Mi hanno fatto una trasfusione e l'infermiere  rimasto in camera mia per tutta la notte. Aveva paura che ci riprovassi. Il mattino dopo, appena mi sono sentito meglio, mi hanno trasferito in psichiatria. Prima nel reparto sorvegliato, poi in quello aperto.
Al manicomio, amigo, sent sussurrare una voce nella sua testa, che stavolta somigliava molto a quella di Lennard. Perch sei membro del rispettabile club dei fuori di testa.
Caro gli guardava le mani. Per un attimo Simon credette che volesse toccargli le cicatrici, ma non lo fece.
Ti vergogni di ci che hai fatto? gli chiese.
Lui annu senza avere il coraggio di guardarla. S, perch sono stato un completo idiota. Un vigliacco, che ha paura di tutto. Persino della propria vita.
Non c' ragione di vergognarsi per questo osserv lei dolcemente. Tutti abbiamo paura. Solo che certe persone sanno nasconderla meglio.
Credi davvero?
Lei assent. Ne sono sicura. Chi sostiene di non aver paura di niente  un bugiardo.
E a te cosa fa paura pi di tutto?
La solitudine, come te. E l'idea di essere dimenticata.
Non credo che riuscir mai a dimenticarti.
Nemmeno io te, Simon. Nemmeno io.
Si guardarono a lungo, senza dire altro. Ma parlavano lo stesso. Era un dialogo che avveniva dentro i loro cuori. L si dicevano cose che solo le emozioni avrebbero potuto esprimere.
Ci apparteniamo. Perch siamo diversi. Anche se gli altri non ci capiscono, noi ci comprendiamo. Finch ci saremo l'uno per l'altra, non saremo pi soli.
Un cigolio arrugginito li riport alla realt e per un istante Simon ebbe l'impressione di risvegliarsi da un lungo sonno.
Dovevano essere rimasti seduti l per un'eternit. Non si era accorto che nel frattempo si era levato un vento umido e che i suoi slip erano asciutti. Anche la pozzanghera ai loro piedi era scomparsa.
Che cosa  stato? chiese Caro guardandosi intorno spaventata.
Anche lei sembrava essere appena tornata da un altro luogo. E in un certo senso era cos.
Udirono di nuovo quel rumore, che ben presto si trasform nel cigolio prolungato di una cerniera.
Simon balz in piedi e segu il suono. Quando si ripet, ne scopr l'origine.
Accanto all'uscita della terrazza c'era un piccolo ingresso di servizio. Probabilmente era destinato al personale che serviva gli ospiti in piscina.
La porta, che ora cigolava mossa dal vento, un tempo doveva essere stata sprangata. Si vedevano ancora chiaramente i buchi dei chiodi nello stipite di legno marcito.
Qualcuno per aveva tolto le assi e le aveva appoggiate accanto al muro. A giudicare dal muschio e dal fogliame che le ricoprivano, doveva essere successo diverso tempo prima.
Che ne dici? chiese Simon raccogliendo da terra le sue cose. Entriamo a dare un'occhiata?
Caro, che si stava rivestendo, lo guard con un'espressione di stupore misto a divertimento. Me lo sta chiedendo qualcuno che poco fa si  definito un vigliacco?
No, te lo chiede uno che ha imparato da te ribatt Simon infilandosi i calzoni.
La risata di Caro fu cos prorompente da coprire il cigolio della porta.

29.

Quando gli occhi di Simon si furono abituati alla penombra dell'interno, la prima impressione che lo assal fu di stupore. C'era qualcosa di strano.
Non era possibile che fossero i primi ospiti indesiderati da quando l'hotel era sprofondato nel suo sonno incantato. Eppure non c'erano tracce di precedenti intrusi. Nessuna bottiglia lasciata dopo una festa proibita, nessun graffito come sulle tapparelle all'esterno, nessun indizio di altro genere. A una prima impressione, l dentro non era mai entrato nessuno.
A Simon torn in mente la casa maledetta con le porte che respiravano.
Forse nessuno si era mai spinto l dentro perch il posto era davvero maledetto? Forse la scritta HOTEL DELL'ORRORE scarabocchiata con lo spray non era affatto uno scherzo.
Non fare il bambino, lo ammon la voce di Mike dal passato. Rivide se stesso e il fratello, seduti a casa sul divano a guardare film dell'orrore, quando i genitori non c'erano.
Sono soltanto favole, aveva detto Michael. I fantasmi non esistono, proprio come non esiste Babbo Natale, Ges bambino o la cicogna che porta i bambini. E non esistono nemmeno gli zombi, casomai tu dovessi chiedermelo dopo il prossimo film.
Poi Michael si era cacciato in bocca una manciata di patatine, aveva fatto partire la cassetta successiva e si era messo bello comodo.
Mike, il suo coraggioso fratello. Chiss se ora, al posto suo, si sarebbe sentito tanto spavaldo? L, nella penombra, tra le pareti di mattonelle coperte di muschio e gli angoli bui. L, in quell'ambiente abbandonato, grande come una sala da ballo.
Era tutt'altra cosa che starsene sdraiati a casa sul divano, sgranocchiando patatine e guardando con ammirazione le trovate di un regista dell'orrore. Qui non era possibile fermare la cassetta o cambiare programma, nel caso la visione fosse troppo spaventosa.
Qui le porte potrebbero respirare davvero, pens Simon, sentendosi venire la pelle d'oca sugli avambracci. Da qualche parte dovevano pur prendere le loro idee gli autori di storie dell'orrore. D'altronde, non si diceva forse che in ogni storia si nascondeva sempre un pizzico di verit?
Wow esclam Caro. La sua voce riecheggi dalle pareti spoglie. Secondo me dovremmo diventare star molto ricche, per permetterci la ristrutturazione della cucina.
Simon cerc con tutte le forze di scacciare dalla mente le immagini di porte che respiravano, anime inquiete e zombi insaziabili affamati di cervelli umani. Prov a osservare meglio la stanza e constat, come aveva fatto Caro, che dovevano trovarsi in quella che un tempo era la cucina dell'hotel. Sulle piastrelle alle pareti e sul pavimento erano ancora riconoscibili i contorni di fornelli, cappe, armadietti e cassetti. Tuttavia bisognava aguzzare bene la vista, perch nella penombra gli strati di funghi e muschio alle pareti avevano inghiottito quasi tutto.
C'erano ragnatele dovunque e lunghi fili di canapa che fuoriuscivano dai fori ai quali un tempo erano allacciate le tubazioni dell'acqua. Nella penombra sembravano ciuffi di capelli. La corrente d'aria umida che entrava dalla porta li faceva ondeggiare piano insieme alle ragnatele.
Simon prov a immaginare il personale che, tanti anni prima, si aggirava indaffarato tra i fuochi e i piani da lavoro. Di sicuro era stato fatto ogni sforzo possibile per esaudire i gusti culinari degli ospiti. Gli sembrava di vedere ancora la frenetica attivit quotidiana. Sentiva voci che distribuivano ordinazioni e per un attimo gli parve di riconoscere il profumo di arrosti e fritti, anche se naturalmente quegli odori erano cancellati da tempo, sostituiti dal tanfo di muffa. Ma, come aveva detto Caro in maniera cos azzeccata, nel mondo della fantasia tutto era possibile.
Naturalmente assumeremo solo i cuochi migliori disse Caro. Devono avere come minimo quattro stelle. O addirittura cinque, se esistono. E la cucina dovr sempre essere pulitissima.
Ci basteranno un forno a microonde e un fornello elettrico disse Simon, guadagnandosi cos la risata di Caro.
Non dirmi che ti piace la roba cucinata al microonde? gli chiese. Spezzatino d'anatra con riso o involtini di manzo con verdure...
Il piatto migliore  il polpettone con pur e cavolo rosso disse lui.
Su un piatto diviso in tre aggiunse Caro ammiccando, di quelli in cui il cibo non si mescola. Io non sopporto il pur o la verdura o il riso insieme al sugo.
Simon rimase a bocca aperta. Dici... dici sul serio?
Ma certo, perch me lo chiedi?
E i ravioli? I ravioli in brodo ti piacciono?
Da piccola li chiedevo sempre per il mio compleanno rispose Caro. Ma rigorosamente con brodo di dado, altrimenti sanno di cartone. Il mio pap si metteva sempre le mani nei capelli, perch diceva che non erano un cibo sano.
Simon rabbrivid. Le somiglianze tra loro erano quasi agghiaccianti.
Non guardarmi cos adesso disse, con uno dei tipici sorrisi sfacciati alla Caro. Sono ancora troppo giovane per sposarmi. Che ne dici di proseguire?
Simon si accorse di essere arrossito di nuovo.
Buona idea si affrett a dire.
Caro sogghign, questa volta chiaramente divertita dall'imbarazzo di Simon. Le piaceva stuzzicarlo cos.
Oltrepassarono una porta basculante a due battenti con un obl e si ritrovarono in quella che un tempo era la sala da pranzo. Le grandi vetrate sul lato anteriore non avevano imposte e dalle assi inchiodate filtravano i raggi di sole, nei quali danzavano universi di granelli di polvere.
Molti anni prima la sala doveva essere piena delle voci degli ospiti e del tintinnare di posate e stoviglie. Forse c'era stata anche della musica. Un accompagnamento al pianoforte per romantiche cene a lume di candela.
Adesso era rimasto solo il lieve frusciare del vento estivo che accarezzava l'hotel da fuori.
 un tantino inquietante disse Caro a bassa voce, in tono solenne, come se fossero entrati in una chiesa.
Simon guard i pochi tavoli rimasti. Erano coperti di tovaglie bianche su cui si era adagiata la polvere di decenni.
E se all'improvviso una delle tovaglie si sollevasse? pens con un brivido. La tovaglia si solleva e sotto affiora una sagoma. Man mano che la stoffa scivola via, la figura acquista una forma pi definita. Potrebbe trattarsi di uno dei vecchi ospiti dell'hotel morto da tempo...
...oppure del cadavere carbonizzato della vittima di un incidente... oppure della creatura del bosco... il lupo!
Quel pensiero s'impossess di lui in modo cos improvviso da farlo sussultare.
Gi disse, con un groppo in gola e la bocca asciutta. Sembra di essere in un film dell'orrore di serie B.
Ehi, credevo che fossi diventato coraggioso. Caro gli rivolse un sorriso di sfida. Oppure le tue erano solo parole prive di sostanza?
Sei stata tu a cominciare si difese lui.
Pu essere, ma a questo punto spetta a te il compito di proteggermi. Dopotutto sei il maschio, mio caro.
Sono un maschio emancipato.
Ah, emancipato, capisco ripet Caro, poi scoppiarono entrambi a ridere.
Simon si rilass. La presenza di Caro aveva un effetto benefico su di lui. Gli dava forza, scacciava dal suo cuore il vuoto e la solitudine.
Noi due insieme contro il resto di questo brutto mondo, pens. E poi: Che cosa mi succede?  cos che ci si sente quando ci si innamora?
Non poteva saperlo, perch era la prima volta che provava simili emozioni per una ragazza. Ma preferiva non farsi troppe domande, per non rovinare la magia del momento. Ci che provava era una sensazione meravigliosa, e questa era l'unica cosa che contava.
Corri! ordin Caro lanciandosi verso la porta. Una targa d'ottone con una freccia indicava la reception. Voglio prenotare una camera. No, una suite. La pi bella di tutte!
Simon la guard e sorrise.
Non siamo pi soli, pens. Nessuno dei due.
Poi la segu.
Non si accorse della tovaglia che si sollevava su un tavolo alle sue spalle, n della figura che strisciava fuori da l sotto.
Proprio mentre lui usciva dalla sala da pranzo.

30.

Anche nella hall le tapparelle erano abbassate. Qualche raggio di sole filtrava solo qua e l, dove il tempo aveva eroso le bacchette di legno.
Simon rimase un istante fermo per abituarsi alla penombra. Annus l'odore asciutto e polveroso che gli ricordava una vecchia soffitta in estate.
A poco a poco riconobbe i contorni del bancone della reception.
Che servizio deplorevole osserv Caro con finta indignazione. Non c' traccia del portiere.
Vedendola l in piedi davanti al bancone, con il viso in ombra, per un attimo Simon ebbe l'impressione che fosse un fantasma. Come lo spettro di un antico cliente che non poteva lasciare l'hotel, forse perch qui aveva ancora qualcosa da portare a termine, come accadeva spesso nelle storie dell'orrore.
Se mai dovessi imbattermi in un autentico fantasma, dovr essere assolutamente come Caro, pens Simon sorridendo tra s.
Si avvicin e pos lo sguardo sul campanello accanto all'amica. Doveva essere d'ottone e con il tempo si era ricoperto di una patina verdastra. Simon prov a suonarlo e un trillo nitido riecheggi per la hall.
Hai ragione, non c' proprio nessuno disse nuovamente indignata. Un servizio davvero scadente. Eppure dovevano saperlo che oggi sarebbero arrivate due star schifosamente ricche intenzionate ad acquistare l'hotel.
Caro pass un dito sul bancone, poi si soffi via la polvere dal polpastrello.
Forse il portiere  andato a prendere uno straccio per spolverare. Questa stanza avrebbe proprio bisogno di una bella ripulita. Indic con la testa verso la scala. In ogni caso penso che dovremo cercarci da noi la suite presidenziale. Altrimenti ci toccher aspettare qui per almeno un secolo.
Cos diventeremo i fantasmi dell'hotel disse Simon sogghignando. Te lo immagini?
Buh! esclam Caro, quindi corsero sghignazzando verso le scale.
Alle loro spalle, la porta della sala da pranzo cigol piano mentre si socchiudeva.
Simon e Caro tuttavia non se ne accorsero. Il suono delle loro risate e lo scricchiolio della scala sovrastava ogni altro rumore.

31.

Salirono uno dietro l'altra nella semioscurit. Caro, che aveva ripreso il comando, si teneva saldamente alla ringhiera come Simon.
 coraggiosa, ma non avventata, pens lui. Nemmeno lei sembrava fidarsi troppo dei vecchi scalini di legno.
Accidenti se  buio qua sopra esclam lei una volta raggiunto il primo piano. Come faremo a trovare la nostra suite?
Ci penso io, aspetta un momento!
Con un gesto solenne Simon tir fuori il cellulare dalla tasca dei pantaloni. Attiv la funzione torcia e punt il fascio luminoso intorno a loro.
So che i cellulari non ti piacciono, ma a volte sono davvero utili.
Caro parve trattenere un commento e annu in silenzio.
Il corridoio era pi lungo di quanto si aspettasse Simon. Un'estremit era chiusa da un pesante com. Al di sopra c'era un imponente dipinto a olio ricoperto di ragnatele. Raffigurava una coppia di mezza et a grandezza naturale. Le due figure sembravano guardare Simon e Caro negli occhi.
Il dipinto aveva qualcosa di irritante. Senza riuscire a spiegarsi il perch, Simon not qualcosa di familiare negli occhi dell'uomo. Gli sembrava di averlo gi visto da qualche parte. Naturalmente non era possibile. A giudicare dall'et della tela, tutt'al pi avrebbe potuto conoscerlo il nonno di Simon, e forse suo padre e Tilia. In ogni caso Simon dubitava che la coppia ritratta fosse ancora in vita.
Che numero di camera ti piacerebbe?
La domanda di Caro lo strapp dai suoi pensieri.
Vediamo.
Alz il cellulare e fece scorrere la luce lungo le pareti.
Sul lato sinistro del corridoio c'erano quattro porte con i numeri dispari, mentre di fronte si susseguivano altre quattro con i numeri pari.
Be', visto che possiamo scegliere, sarebbe meglio guardare tutte le camere propose lui.
Ci sto concord Caro. Ma ricordati che non voglio niente di meno di una suite extralusso.
Non preoccuparti, sei una superstar e avrai la camera migliore.
Lei gli fece l'occhiolino. Sono contenta che abbiamo chiarito la cosa.
Simon diresse la luce del cellulare sulla prima porta alla loro sinistra.
Cominciamo dalla numero 11.
Caro aggrott la fronte. Strano che le camere non partano dalla numero uno.
Il numero uno sarebbe al pianterreno spieg Simon, ma sembra che in questo hotel non ci siano camere di sotto. Al primo piano ci sono i numeri con la decina uno, al secondo con la decina due, eccetera. Partono sempre con il numero uno. Non sei mai stata in un hotel?
 passato un sacco di tempo disse lei con una scrollata di spalle. E quando ci sono andata non ho fatto caso ai numeri. I numeri sono la tua specialit.
Gi, hai ragione. Simon cerc di mostrarsi modesto, senza riuscirci del tutto. In fondo era contento che finalmente gli venisse riconosciuta qualche capacit.
Vedrai anche che manca la stanza numero 13 prosegu. In tutti gli hotel  cos, perch la gente  superstiziosa. Per esempio, nei grattacieli non c' il tredicesimo piano, il che  una sciocchezza, in quanto il numero 13 non porta sfortuna in tutte le culture...
Ho capito, signor maestro lo interruppe lei con un sorriso. Dai, entra tu per primo. Hai detto di non avere pi paura.
Adesso sembri la mia terapeuta!
Forse lo sono. Di sicuro almeno un pochino. Dai, apri la porta. Cominciamo la seduta. Nel caso dovessimo scoprire uno scheletro, sono qui per proteggerti.
Ah-ah, molto spiritosa borbott lui.
In realt non era proprio a suo agio e si domandava che cosa lo aspettasse dietro quelle porte. Forse ratti e altri animali simili. Chi poteva sapere che cosa si era annidato nel tempo in un hotel abbandonato in mezzo al bosco?
D'altro canto era troppo curioso per dare ascolto alle proprie paure. E le simpatiche punzecchiature di Caro fecero il resto.
Si avvicin deciso alla camera numero 11. Abbass la maniglia e, quando la porta si socchiuse cigolando, indirizz il fascio luminoso nell'ambiente buio.
Per una frazione di secondo immagin di vedere gli occhi ardenti del bosco. Il mostruoso lupo del sogno pronto a saltargli addosso.
Finalmente! Ti abbiamo preso, Simon!
 vuota annunci sollevato.
Caro sbirci dentro oltre la sua spalla. Puah! esclam arricciando il naso. Poi si scost all'indietro il cappuccio della felpa con un gesto teatrale, come una diva che si getta il foulard sulle spalle. Di sicuro sarebbe troppo piccola per una star di Hollywood.
Credevo che fossi Lady Gaga la canzon Simon e Caro si gir indignata.
Siamo tutti un po' gaga. Quanto meno noi fantasmi dell'hotel. Buh!
Buh! esclam anche Simon, poi si girarono entrambi ridendo verso la porta successiva.
Anche questa stanza era piccola e buia come la numero 11. Neanche qui c'erano lupi spettrali o altre figure da incubo in agguato. Fu la stessa cosa anche nelle quattro camere successive.
I mobili erano stati portati via all'epoca della chiusura. Le camere erano completamente vuote, a parte la struttura del letto nella numero 14 e un vecchio tavolo con una sedia a tre gambe nella numero 15.
Sulla porta numero 17, l'uno si era staccato e pendeva al contrario come una freccia dorata. Il sette era ancora al suo posto.
Lo sapevi che il sette  un numero molto particolare? domand Simon girandosi verso Caro. In molte religioni  considerato sacro e nella mistica si dice che rappresenti il destino. Inoltre...
Simon! Caro alz gli occhi al cielo e sospir. Apri la porta e basta, okay?
Lui ubbid sbuffando e subito furono inondati dall'accecante luce del giorno.
Entrambi indietreggiarono e strizzarono gli occhi. Quell'improvviso chiarore era quasi doloroso.
La sorpresa aument ulteriormente quando guardarono di nuovo dentro.
Incredibile! esclam Simon.  pazzesco!
Evidentemente non siamo soli qui disse Caro seguendolo all'interno della camera.
La finestra era aperta. La serranda era abbassata, ma mancavano due lamelle e dalla fessura il sole inondava la stanza.
Simon guard fuori e riconobbe il vialetto lastricato che avevano percorso in bicicletta. Quindi si volt verso Caro, ferma in mezzo alla stanza davanti a un grande letto matrimoniale.
Sui materassi grigio-verdi erano posate diverse coperte di lana e cuscini. Quella roba doveva essere stata tirata fuori dall'armadio a muro. Un'anta era aperta. Qualcuno l'aveva forzata e ora non si chiudeva pi.
Nonostante la brezza estiva che soffiava dalla fessura nella tapparella, Simon arricci il naso per l'odore pungente di muffa che proveniva dall'armadio e dal letto. Ma c'era anche un altro odore.
Simon annus l'aria. S, c'era anche un sentore fresco, di fiori, che gli ricordava il profumo di sua madre, quando era pronta per uscire con il padre.
 profumo conferm Caro. Qualcuno deve averne rovesciata una boccetta intera sul materasso. Lo avrei fatto anch'io, prima di sdraiarmici. Ammesso di volermi sdraiare qui.
Simon esamin le coperte con la fronte aggrottata. Di sicuro qui dev'esserci stato qualcuno di recente.
Io no di certo.
Caro si chin verso uno dei due comodini e lo apr. Poi lanci un'esclamazione stupita.
Simon gir la testa, ma la schiena di lei gli copriva la vista. Che c' l dentro?
Il minibar. Caro si spost e indic ci che aveva trovato. Vuoi Coca e patatine? O preferisci un po' di cioccolato al latte?
Simon si inginocchi accanto a lei ed esamin il contenuto del mobiletto. A giudicare dalla data di scadenza, le due bottiglie di Coca, la confezione di patatine e la tavoletta di cioccolata gi iniziata risalivano a poco tempo prima. Inoltre non erano coperte nemmeno da un granello di polvere, proprio come il mobiletto. Anche la struttura del letto, date le circostanze, sembrava pulita. Chi aveva dormito l aveva prima ripulito tutto.
Che strano mormor Simon. Forse in questa stanza si nasconde qualcuno?
Ne dubito obiett Caro. Altrimenti avremmo trovato altro, a parte cibo e coperte. Sai cosa penso?
Dimmi.
Guarda cosa ho scoperto.
Si chin a recuperare qualcosa sotto il letto e lo raccolse con la punta delle dita. Simon fiss sorpreso la mutandina nera che la ragazza stringeva tra pollice e indice.
Credo che questo qualcuno venga qui solo ogni tanto disse. E non da solo. Dopotutto questo  un romantico nido d'amore, non trovi anche tu?
Lo guard, come aspettandosi da lui una risposta, e Simon si sent arrossire per l'ennesima volta.
Be', s... non saprei disse. Di sicuro esistono luoghi pi romantici.
Senza dubbio conferm Caro con un sorriso ammiccante. Ma qui non viene mai nessuno. Per chi vuole incontrarsi di nascosto, l'hotel  l'ideale.
Lo guard di nuovo con quell'espressione che lo metteva in imbarazzo. Nel suo sguardo c'era forse dell'aspettativa? Simon non riusciva a interpretare l'espressione nei suoi occhi. Non sapeva cosa dire, n come comportarsi. Non gli era mai capitato di trovarsi da solo con una ragazza, men che meno in una situazione simile. Non voleva fare una figuraccia.
Caro sembr leggergli ancora una volta nel pensiero. L'argomento ti rende nervoso?
No... cio, s... balbett lui. Insomma, forse... un pochino.
Lei ridacchi e lasci cadere sul pavimento la mutandina, come se fosse un fazzoletto sporco.
Vieni disse balzando in piedi. Vediamo se troviamo altre camere interessanti. Chiss che la cosa non diventi davvero esaltante!
Uscirono in corridoio. Ora che la luce del giorno lo rischiarava, non sarebbe dovuto apparire cos minaccioso, ma all'improvviso Simon prov una sensazione spiacevole. Lo stesso brivido di prima, quando si erano avvicinati all'hotel.
Che cos'hai? domand Caro.
Niente. Cio, non so...
Simon guard verso le scale. La luce che usciva dalla porta non arrivava fin laggi, e nell'oscurit il pianerottolo era invisibile.
Che cosa non sai? chiese Caro guardando nella stessa direzione.
Ho come la sensazione che qualcuno ci osservi spieg Simon.
Caro socchiuse gli occhi, nel tentativo di vedere meglio. Ma a parte i primi gradini la scala era immersa nell'oscurit.
Non c' nessuno qui a parte noi dichiar alla fine. Se ci fosse qualcuno che fa la guardia all'hotel, si sarebbe gi fatto vedere. Avrebbe brontolato e ci avrebbe cacciato via, o magari avrebbe minacciato di denunciarci. Non credo per che ci sia un custode qui. Indic con il mento la stanza numero 17. Altrimenti i piccioncini avrebbero scelto un altro posticino dove incontrarsi.
E se fossero proprio loro?
Allora dovranno rimandare il loro appuntamento per oggi. Dai, non ti preoccupare. Strinse i pugni e sogghign. Credimi,  meglio che nessuno si metta sulla mia strada.
Questo l'avevo capito bisbigli Simon, senza perdere di vista la scala. Per forse sarebbe meglio andare via.
C'era qualcosa di strano. Non erano soli. Qualcuno li stava guardando, proprio in quel momento, ne era assolutamente sicuro.
Qualcuno appostato nel buio della scala, gli venne da pensare. Con occhi che si accendono come tizzoni ardenti...
Non se ne parla nemmeno, fifone. Caro scosse la testa con decisione. Gi che siamo qui, voglio vedere cosa c' nelle altre camere. Tu non sei curioso?
Simon avrebbe risposto volentieri di no, ma lei lo aveva colpito nell'orgoglio e lo aveva sfidato. L'ultimo che gli aveva dato del fifone era stato Ronny. Non voleva per nessun motivo che Caro lo disprezzasse. Era diventata troppo importante per lui, anche se si conoscevano da pochissimo.
Non sono un fifone! protest. La mia  prudenza. Ma, se vuoi proseguire, accomodati pure.
Cos mi piaci disse lei. Quindi si gir verso la scala in fondo al corridoio. Ehi! C' qualcuno?
Simon trasal sgomento. Shh! Sei diventata matta?
Caro scoppi a ridere e chiam un'altra volta. Ehi, vieni fuori e fatti vedere! Qui da noi ci si diverte di pi che l al buio.
Simon fissava immobile la scala. Nessun movimento.
Visto? Cosa ti avevo detto? Caro gli sorrise soddisfatta. Non c' nessuno. E adesso proseguiamo. Magari troviamo qualcosa di prezioso.
Simon fece un sospiro spazientito e scroll il capo. Se portassimo via qualcosa, sarebbe un furto.
Anche se  roba che  rimasta qui per decenni senza che nessuno la reclamasse? Caro alz gli occhi al cielo. Non essere sempre cos perbene. Buttati, ogni tanto! E poi adesso  il nostro hotel, te ne sei dimenticato?
Senza aspettare una risposta, si avvicin alla porta con il numero 18. Simon fece un altro sospiro, prima di seguirla.
Accese di nuovo la luce del cellulare e, quando guardarono oltre la porta, trovarono un'altra stanza vuota ad aspettarli. Un grosso ragno nero aveva tessuto la sua tela accanto alla finestra sprangata. Quando il fascio di luce lo illumin, si affrett a rifugiarsi in un angolo buio.
Caro si agit. Che schifo! Non dormirei qui nemmeno per tutto l'oro del mondo.
Neanch'io conferm Simon, spostandosi sull'altro lato del corridoio davanti alla porta numero 19. Le avrebbe fatto vedere lui che non era un fifone.
Ancora questa, poi saliamo al secondo piano disse Caro. Forse di sopra troveremo una suite come si deve. Come quelle dei film, con la cabina armadio, un letto gigantesco, la vasca idromassaggio e...
Quando Simon apr la porta, Caro ammutol e anche Simon si scans raccapricciato.
Iiiih! esclam lei facendo un balzo indietro.
Simon gir la testa premendosi entrambe le mani sul naso e sulla bocca.
Un tanfo terribile li aveva investiti dall'oscurit, togliendogli il respiro. Fu assalito dalla nausea e per un istante temette di vomitare.
Era un puzzo che somigliava al vomito. Era dolciastro e acre, e gli ricordava la volta in cui era stato male per un'intossicazione da cozze.
Caro con un balzo richiuse la porta, poi si gir di nuovo, pallidissima.
Cavolo, che cos'era? ansim.
Preferisco non saperlo ribatt Simon sforzandosi di trattenere un altro conato di vomito.
Caro soffi fuori l'aria dalla bocca rumorosamente. Per la miseria, un puzzo simile non ce l'ha nemmeno un elefante con la diarrea!
Suo malgrado Simon sorrise. Non pot farne a meno, nonostante la nausea, nonostante lo spavento, anche perch il grido di Caro era stato sentito di sicuro a chilometri di distanza.
Perch, hai gi annusato la diarrea di un elefante?
Caro gli lanci un'occhiata stizzita. Anche lei doveva essere stata colta dalla nausea, ma poi sorrise.
No, ma di sicuro non sar peggiore di quella roba l dentro. Forse l'ultimo ospite ha avuto un attacco micidiale di cagarella e per questo sono stati costretti a chiudere l'hotel.
Simon fece una smorfia. Puah! Piantala, altrimenti vomito per davvero!
Cagarella, cagarella! canticchi Caro facendogli la linguaccia. Poi fece una pernacchia mettendo la bocca nell'incavo dell'ascella, proprio come aveva fatto Michael.
Scoppiarono a ridere. Simon aveva le lacrime agli occhi, mentre Caro si esibiva in un'altra pernacchia. Ma rideva troppo, e le riusc solo una specie di schiocco, che riaccese in entrambi uno scoppio di ilarit.
D'un tratto Caro torn seria.
Shh! Si port un dito alle labbra. Zitto!
Che c'?
Simon si strofin gli occhi cercando di trattenere un'altra risata. Ma, alla vista dell'espressione di Caro, la voglia di ridere gli pass. La seriet sul viso dell'amica non era finta.
C'era qualcosa!
Che succede? ripet Simon e Caro gli fece nuovamente segno di restare in silenzio.
Anche Simon si mise in ascolto. Ma, a parte un cinguettio ovattato che proveniva dalla finestra aperta della camera numero 7, non sent nient'altro.
O forse s?
Sussult e inclin la testa.
S, ora l'aveva sentito anche lui! Il lieve scricchiolio di un'asse di legno che subito tacque.
Mi sa che avevi ragione tu bisbigli Caro, indicando la scala in fondo al corridoio. Non siamo soli.
Simon alz il cellulare. Il fascio di luce non arrivava fino alla scala e lui non riusciva a vedere nessuno, ma se qualcuno li stava spiando da lontano lo avrebbe almeno accecato.
Caro strinse i pugni e fece un passo avanti. Nello stesso momento gli scalini scricchiolarono di nuovo, questa volta pi forte, poi si udirono dei passi che scendevano precipitosamente.
Non  un animale, si disse Simon. Erano chiaramente i passi frettolosi di un essere umano.
Oh, merda! esclam, mentre i passi risuonavano di corsa nella hall.
E poi, all'improvviso, tutto tacque.
Come se la persona si fosse nascosta al pianterreno.
No, pens Simon. Non si vuole nascondere. Si  appostato in attesa.  da solo e vuole tenderci un agguato.

32.

Che facciamo adesso? bisbigli Simon.
Si erano spinti fino al pianerottolo. Lui illuminava in basso con il cellulare.
La hall era immersa nel silenzio.
Nessun movimento.
Era questa la cosa pi inquietante.
Secondo me sarebbe meglio filarcela ribatt Caro sottovoce. Di sicuro non  un custode e preferisco non sapere chi sia.
Era la prima volta che Simon coglieva una nota di paura nella sua nuova amica. Avrebbe voluto abbracciarla, ma non ne aveva il coraggio. Non voleva darle l'impressione di voler approfittare della situazione per provarci con lei.
Ma come facciamo, per uscire dobbiamo passare da l sotto mormor. Se proviamo a scendere dalla finestra, ci romperemo il collo.
Lei annu. Simon ebbe l'impressione che stesse trattenendo un singhiozzo.
Lo so benissimo disse la ragazza con un filo di voce. Ma siamo in due. Ti sei gi azzuffato qualche volta?
S, un paio.
Cerc di mostrarsi sicuro di s, e in fondo era vero. Certo, con Ronny e i suoi amici Simon aveva sempre avuto la peggio. Lui, dopo qualche patetico tentativo di difendersi, scoppiava immancabilmente a piangere. Ma era un dettaglio irrilevante, e lo tenne per s.
Se sar necessario, riempiremo di botte il tizio l sotto e non se ne dimenticher tanto presto sussurr Caro avvicinandosi alla scala.
Aspetta! sibil Simon. Mi  venuta un'idea.
Torn in tutta fretta alla camera numero 15, dove aveva visto la sedia a tre gambe.
La rovesci e prese a calci una gamba fino a staccarla. Lo stesso fece con un'altra e torn da Caro con i due bastoni di fortuna.
Hai sentito qualcosa da sotto?
Lei scosse la testa.
Strano, pens Simon. Dopo tutto ho fatto un bel fracasso. Di sotto dev'essersi sentito per forza.
Certo che ha sentito, bisbigli ridacchiando una voce maligna dentro di lui. Ma aspetta che tu scenda. Poi te ne accorgerai!
Tieni disse, porgendo a Caro una delle due gambe. Sempre meglio di niente.
Caro la prese e gli sorrise riconoscente. Il suo sorriso gli provoc uno sfarfallio alla bocca dello stomaco. Era riuscito a sorprenderla.
Visto? Non sono uno smidollato, si disse, mettendo a tacere l'odiosa vocetta dentro di lui.
Vado avanti io bisbigli, sorpreso da quanto coraggio gli infondesse il sorriso dell'amica.
Passo dopo passo, scese la scricchiolante scala di legno, un gradino alla volta. Nella mano sinistra reggeva il cellulare come una torcia, nella destra stringeva il bastone improvvisato.
Caro lo seguiva da vicino.
La hall dell'albergo sembrava deserta come quando erano entrati. Simon muoveva la luce del cellulare qua e l.
Non si vedeva nessuno.
Ma erano certi che l sotto si nascondesse qualcuno. Entrambi lo avevano sentito poco prima.
In fondo alla scala, Simon vide alcune impronte di scarpe da ginnastica sul pavimento di legno impolverato. Partivano dalla porta della sala da pranzo per poi passare davanti al bancone della reception e raggiungere le scale.
Dovevano essere quelle che avevano lasciato lui e Caro all'andata. Ma c'era anche un'altra serie di orme.
Pur non essendo un grande esploratore, come gli indiani nei libri che divorava con passione quando aveva otto anni, era sicuro che quelle orme non fossero n sue n di Caro. Infatti non solo si allontanavano dalle altre, ma proseguivano oltre la scala.
Prima ancora di seguire la direzione delle orme con la luce del cellulare, Simon comprese dove fosse andato lo sconosciuto. Il bancone della reception era l'unico punto dove ci si poteva nascondere.
Si gir verso Caro che lo guardava con aria interrogativa. Quindi indic il bancone con un cenno del capo e Caro assent.
Senza perdere di vista il bancone, avanzarono cauti, cercando di fare meno rumore possibile.
Simon brandiva la gamba della sedia in alto, pronto a colpire. Dubitava che gli sarebbe stata utile, nel caso lo sconosciuto li avesse aggrediti, ma, come aveva detto a Caro poco prima, era sempre meglio di niente.
Superato il bancone, si ferm e fece segno all'amica di proseguire. Pochi metri li separavano dalla porta girevole della sala da pranzo.
Caro fece un cenno affermativo e si allontan in quella direzione, mentre Simon continuava a tenere d'occhio il bancone.
Nessun movimento sospetto, ma a Simon sembrava di aver colto un lieve respiro l dietro. Anzi, ne aveva la certezza. Un respiro veloce e affannoso.
Sta aspettando che restiamo soli. Non appena Caro se ne sar andata, balzer fuori dal bancone e mi attaccher.
Il cuore cominci a battergli forte, minacciando di uscirgli dal petto, mentre dentro di lui riecheggiava il sussurro minaccioso dei suoi incubi.
Simon! Siiimon! Tra poco sarai mio!
Il cigolio della porta sui cardini lo fece trasalire. I due battenti dondolarono scricchiolando ancora qualche istante. Caro era al sicuro.
In quel momento Simon ud un fruscio dietro il bancone. Come di qualcuno che si alzava.
Ecco che viene a prendermi, pens sgomento.
Sei miiio!
In preda al panico, si gir e corse verso la porta basculante. Ci si avvent contro con tutte le forze e si precipit nella sala da pranzo.
Mentre correva, vide con la coda dell'occhio che una delle tovaglie era stata sollevata dal tavolo.
Era vero!
Non stava immaginando niente.
L c'era qualcuno.
L c'era qualcosa.
E questa cosa lo inseguiva!
Continu a correre pi veloce che poteva, oltrepass la porta con gli obl, attravers la cucina e usc sulla terrazza.
Caro lo aspettava l.
Finalmente!

33.

Simon ebbe la sensazione di essere al sicuro solo quando montarono in sella alle biciclette.
Raggiunsero il cancello d'ingresso e si voltarono a guardare l'hotel.
Wow, che roba! esclam Caro trafelata. Me la sono quasi fatta addosso per la paura.
Anch'io ansim Simon. Ma chi poteva essere?
Non ne ho idea, ma penso sia meglio non averlo scoperto.
Ho sentito un respiro dietro il bancone della reception disse Simon, colto da un nuovo brivido di freddo.
Un respiro? ripet Caro guardandolo meravigliata.
S, insomma... c'era qualcuno nascosto l dietro precis lui.
Lei continu a fissarlo perplessa. Si pu sapere cos'hai visto l dentro?
Niente.
Veramente?
S, niente conferm lui. L'immaginazione mi ha giocato un brutto scherzo, tutto qua.
E che cosa ti sei immaginato?
Lui abbass lo sguardo, a disagio. Preferirei non parlarne.
Ti rendi conto che la tua risposta non fa che aumentare la mia curiosit, vero? disse Caro, avvicinandosi alla bicicletta di Simon. Insomma, credevo che noi due potessimo parlare di tutto.
S, certo... Simon fece un sospiro e la guard.
Quegli occhi, quello sguardo.
S, a lei poteva raccontare tutto. Se c'era una persona con cui parlare, era lei. Caro lo capiva. Lo accettava per quello che era. Perch erano cos simili.
Siamo fatti l'una per l'altro, pens Simon. Perch siamo diversi.
Ecco, vedi... cominci, poi si schiar la voce. A volte mi capita di vedere cose che non esistono. Non esistono nella realt, ma solo nei miei sogni e nella mia fantasia. Per mi sembrano estremamente reali... sul serio. Soprattutto quando ho paura. Succedeva anche quando ero piccolo, ma credo che la cosa sia peggiorata da quando Michael  andato a vivere da solo. A volte, quando i miei genitori uscivano e io rimanevo a casa da solo, mi prendeva una fifa tremenda. Una paura assurda. Mi convincevo che ci fosse qualcosa appostato davanti alla mia camera, oppure in bagno, o in cucina. Era qualcosa che non so descrivere, non ci sono mai riuscito, ma sapevo che mi avrebbe divorato se fosse riuscito a prendermi. Sono discorsi da fuori di testa, vero?
Niente affatto disse Caro dolcemente. Sono discorsi di un ragazzino che aveva paura a rimanere da solo. Non c' niente di assurdo.
Simon deglut. S, credo che tu abbia ragione. Se dovessi dare un nome al mostro di allora, sarebbe certamente la paura dell'abbandono. Questo spiegherebbe perch dopo la morte dei miei genitori la situazione  peggiorata.
Sono d'accordo concord Caro.
D'altro canto, questo non spiega tutto prosegu lui.
Perch no?
Ecco, vedi, adesso mi capita di sentirmi inseguito da qualcosa. Qualcosa di cattivo, che vuole uccidermi.
Ucciderti?
Simon annu e chin lo sguardo a terra. Adesso s che sembrava un pazzo furioso. Ma non poteva smettere di parlare! Non stava parlando con una persona qualsiasi, bens con Caro.
Vuole uccidermi perch secondo lui non merito di vivere disse, schiarendosi ripetutamente la voce. D'un tratto si sentiva la gola secca e ruvida. Naturalmente mi rendo conto che questa... S'interruppe, per cercare la definizione giusta, ma non la trov. ...Questa cosa non esiste davvero disse infine. Secondo il mio terapeuta rappresenta i miei sensi di colpa, perch sono l'unico sopravvissuto all'incidente e mi sento responsabile della morte dei miei genitori. Mi ha detto che tutto finir prima o poi, quando riuscir ad accettare che si  trattato di un incidente e io non ho nessuna responsabilit, n potrei averne, dato che ero seduto dietro.
Certo, ha ragione lui osserv Caro con un tono molto adulto. I sensi di colpa sono sempre relativi. Pu darsi che qualcuno sia davvero responsabile del vostro incidente, ma per te cambierebbe qualcosa saperlo? Anche se lo scoprissi, tutto continuerebbe a essere come ora. Non  possibile far tornare indietro il tempo. Nessuno  in grado di farlo. Continuare a frugare nel passato alla ricerca di un colpevole non cambier niente. L'unico modo di uscirne  guardare avanti. Chiudere con il passato e pensare al futuro. Ci vuole molto coraggio, lo so, ma tu ce l'hai.
Simon si sentiva un groppo in gola. Con poche parole Caro gli aveva restituito ci che lui aveva imparato durante la terapia. Tuttavia faceva fatica a tradurre in realt quei concetti. Certe cose erano pi facili a dirsi che a farsi.
La cosa pi difficile per lui era credere in se stesso. Per questo si vergognava che Caro nutrisse pi fiducia in lui di quanto non ci riuscisse lui stesso. Ma era molto difficile superare i propri dubbi.
Lo pensi davvero? domand. Cio, che sono coraggioso?
Caro annu con decisione. Stammi a sentire... Prima, dentro l'hotel, sei stato molto coraggioso. Non so che cosa avrei fatto senza di te. Probabilmente a quest'ora sarei ancora di sopra a tremare nel corridoio.
Lui sorrise impacciato. Sai, a essere proprio sincero, mi sono sentito coraggioso solo perch c'eri tu.
Caro inclin la testa di lato e alz un sopracciglio. Nei suoi occhi lampeggi una luce maliziosa. Ecco, vedi, servo a un sacco di cose.
S, tu mi fai davvero bene. Lui evit di guardarla.
Ora che l'aveva detto, si sent di nuovo arrossire.
Anche tu a me conferm Caro, poi si premette una mano sullo stomaco. Per credo che in questo momento mi farebbe molto bene anche mangiare qualcosa. Sar il caso che torni al collegio prima che chiuda la mensa. Durante le vacanze sono molto scrupolosi con gli orari dei pasti e dopo questa avventura mi  venuta fame.
Anche a me confess Simon, ma il pensiero di separarsi da lei non gli piaceva affatto. Potresti pranzare a casa mia sugger. Mia zia cucina cos tanta roba che ne avanza sempre.
Caro sorrise. L'idea  allettante, ma sar meglio rimandare alla prossima volta. Alla mensa si mangia uno schifo,  vero, e di sicuro il cuoco sarebbe finito sul rogo, se fossimo nel Medioevo, ma in questo momento ho bisogno di rimanere un po' da sola. Non te la prendi, vero?
No, figurati rispose Simon, cercando di mascherare la delusione.
Un'altra volta, okay? aggiunse Caro.
Okay.
Si guardarono ancora negli occhi e di nuovo tra loro pass un messaggio che non aveva bisogno di parole. Era qualcosa di buono. Di profondo.
Ci rivediamo presto? domand Simon alla fine.
Lei gli rivolse quel suo sorriso inimitabile. Ma certo. Devi sempre spiegarmi la teoria di quel greco. E la prossima volta fa' in modo che io capisca. Promesso?
Lui incroci le dita sul petto come da bambino gli aveva insegnato a fare Mike. Parola d'onore!
Caro sal in bicicletta e lo guard un'ultima volta. Mi piaci, Simon Strode. E molto.
Quindi part lungo la discesa e poco dopo scomparve.
Simon era raggiante. In quel momento doveva avere l'aria di un idiota, si disse, ma non gliene importava niente. Era felice come non gli capitava da tantissimo tempo, ed era questa la cosa pi importante.
Il modo in cui Caro lo aveva guardato prima di andare via...
Gli venne in mente una delle sue canzoni preferite dei Coldplay, Always in My Head. Per qualche motivo l'espressione negli occhi di Caro gliel'aveva ricordata. Non sapeva perch, ma era la canzone perfetta.
Si mise a canticchiare la melodia mentre pedalava lungo la vecchia strada sterrata, senza voltarsi neppure una volta a guardare l'hotel.
Se lo avesse fatto, con un po' d'attenzione forse avrebbe notato la serranda abbassata della camera 17.
E forse avrebbe anche scorto la figura che li osservava attentamente dalla fessura tra le stecche.

34.

Quella sera, quando Tilia gli domand come fosse andata la giornata, Simon non ebbe difficolt a rispondere.
Bene disse mentre sistemava le posate sulla tavola. Stava apparecchiando per tre, dal momento che anche Mike avrebbe cenato con loro e questo lo rendeva molto felice.
Si rese conto di quanto fosse stata laconica la propria risposta e aggiunse: Ho fatto un giro nei dintorni con la bicicletta di Mike.
Proprio in quel momento la porta di casa si apr e Mike li raggiunse in cucina. Aveva ancora i capelli bagnati dalla doccia e aveva abbondato con l'acqua di colonia, per coprire l'odore di olio per motori che non lo abbandonava mai.
Sbaglio o qualcuno ha appena fatto il mio nome? chiese, scompigliando i capelli di Simon.
Oggi ho preso in prestito la tua bici. Non ti dispiace, vero?
Figurati. Puoi tenerla, piccolo. Scommetto che in questi due giorni hai fatto pi chilometri di me negli ultimi due anni.
Dici sul serio?
Ma s. Adesso  tua, okay? Tanto io non la uso praticamente mai. Preferisco un mezzo a motore.
Simon sorrise felicissimo al fratello maggiore. Grazie, Mike!
Di niente. Mike gli diede un pugno fraterno nel fianco. Vedi solo di controllare che la catena sia bene ingrassata. La bici  rimasta ferma un sacco di tempo. Ricordamelo poi. Ho ancora un po' di grasso nella rimessa.
Agli ordini, capitano.
Mi fa piacere che tu abbia voglia di dare un'occhiata in giro osserv Tilia mentre finiva di preparare il pur aggiungendo una noce di burro. Port quindi in tavola la padella e rivolse a Simon un sorriso che forse nelle sue intenzioni avrebbe dovuto essere materno. Dove sei andato?
Ho risalito la strada nel bosco.
Simon gett un'occhiata al pur fumante e lo stomaco gli produsse un brontolio di trepidazione. Pens a Caro. Chiss che cosa avrebbe mangiato quella sera. Qualcosa di buono, si augurava, cos il cuoco non avrebbe rischiato nuovamente di finire sul rogo.
La strada nel bosco?
Solo ora Simon si accorse che il sorriso di Tilia si era trasformato in un'espressione contrariata, come se Simon avesse detto qualcosa di inappropriato, o avesse confessato di aver fatto qualcosa di proibito. Forse la zia aveva intuito che si era recato sul luogo dell'incidente e ora si chiedeva se fosse il caso di parlarne con lui, e soprattutto in che modo.
Simon per non ne voleva parlare. Cos evit a Tilia di affrontare lo spinoso argomento e le offr spontaneamente la verit, anche se con una piccola variante.
S, se fossi andato a Fahlenberg sarei stato tutto il giorno sotto il sole. Ho preso il bivio nel bosco e ho girato per le zone dove andavo a cercare funghi con il nonno da bambino.
Sei salito fino all'hotel? chiese Mike prendendo tre bicchieri dalla credenza.
S, ma  ancora troppo presto per i finferli.
A te non sono mai piaciuti. Mike si riemp il bicchiere di Coca e rise. Ti ricordi come li chiamavi sempre?
Certo, schiferli disse Simon ridendo a sua volta.
E anche caccarerli, perch avevano un sapore orribile. Soprattutto quando la mamma li faceva cuocere troppo... e nel piatto assomigliavano gi a come sarebbero stati poi...
Ragazzi, per favore li ammon Tilia fingendosi indignata, senza riuscire a trattenere una risata.
A Simon torn in mente la diarrea dell'elefante di Caro e dovette fare uno sforzo per non scoppiare a ridere di nuovo.
Gli sarebbe piaciuto raccontare a Mike di Caro, ma preferiva aspettare quando fossero stati da soli. Non era necessario che la zia sapesse ogni cosa, si disse. Quello era un tema da affrontare tra fratelli.
Seriamente, Simon disse Tilia guardandolo con espressione grave. Non trovo che sia una buona idea che tu te ne vada in giro da solo per il bosco. Soprattutto ora. Chiss, forse c' del vero in quello che dice la gente.
Perch? Che cosa dice?
Be', insomma... La zia fece un gesto vago con la mano. Da quando  sparita Leonie, circolano delle voci. Si dice che nel bosco si aggiri un pazzo e che lei ne sia caduta vittima.
Alla gente piace sempre dire un sacco di scemenze comment Mike. Finora di lei  stata ritrovata solo la borsa su nel bosco. Ma questo non significa niente. Potrebbe darsi benissimo che sia scappata di casa.
Dicono che ci fossero tracce del suo sangue sulla borsa obiett Tilia. Pu darsi che tu abbia ragione, che siano solo voci senza fondamento, ma non si pu mai sapere.
Si guard intorno, quasi temesse che il pazzo li stesse osservando proprio in quel momento dalla finestra o stesse per balzare fuori dalla credenza. Quindi pos di nuovo lo sguardo su Simon.
Simon, promettimi che sarai prudente, d'accordo? Se dovesse succederti qualcosa, non me lo perdonerei mai.
Non preoccuparti, so badare a me stesso. Non sono pi un bambino.
Ripens all'avventura all'hotel. Alla figura che si era nascosta da lui e da Caro. Al respiro dietro il bancone.
Se quelle voci erano vere, e se nel bosco si erano imbattuti sul serio in uno squilibrato, allora erano stati davvero fortunati. Se Tilia avesse saputo che era sfuggito per un soffio a quel tizio, lo avrebbe rinchiuso finch il folle non fosse stato catturato. Nel peggiore dei casi sarebbe rimasto in casa fino alla fine delle vacanze.
No, hai ragione, non sei pi un bambino conferm lei guardandolo seria. Ma non lo era nemmeno Leonie. Non dimenticare che era un po' pi grande di te.
Simon not che la zia parlava di Leonie al passato, e gli venne la pelle d'oca. Di sicuro tutti ormai pensavano che la ragazza fosse morta.
D'altronde non c'era da stupirsi: non era stato chiesto un riscatto e non erano state trovate tracce di lei. L'ipotesi di Mike, che fosse scappata di casa, non lo convinceva. In quel caso qualcuno l'avrebbe notata. Un automobilista, se avesse fatto l'autostop, oppure l'autista di un autobus, o un passeggero su un treno. Invece nessuno l'aveva vista, a parte forse il suo assassino.
Cambiamo argomento propose Mike. Oggi ho lavorato come un mulo e ho una fame da lupi. E anche Simon, scommetto. Quanti piatti vuoi, piccolo?
Uno! rispose Tilia al posto suo e la sua espressione seria fu rischiarata da un sorriso. Ho una sorpresa per te, Simon. Guarda.
Apr la credenza e tir fuori un piatto bianco. Era suddiviso in tre scomparti: uno pi grande per la pietanza principale e due pi piccoli per i contorni.
Spero che sia della forma giusta disse porgendolo a Simon.
S,  perfetto rispose lui. Grazie!
Non c' di che, tesoro. Ho cercato in tutti i negozi di casalinghi. Purtroppo i piatti a scomparti li fanno solo di questa plastica sottile, ma in compenso sono pacchi da cento. Per un po' dovrebbero bastare. Puoi portarteli anche in collegio, nel caso in mensa non ne abbiano.
Simon rimase a fissare il piatto di plastica. Era un gesto premuroso, senza dubbio. Ma insieme al commento sul collegio quegli stupidi piatti di plastica diventavano solo un regalo d'addio per uno svitato che non si sapeva come gestire.
Ricacci in gola un commento acido, and a tavola e si mise a sedere. Al posto degli ospiti, pens. Quello per il nipote sbalestrato con il piatto di plastica a scomparti.
Sicuramente non erano queste le intenzioni di Tilia, ma la zia aveva fatto riaffiorare l'oscura sensazione che Simon aveva quasi dimenticato fino a pochi minuti prima.
Servitevi, ragazzi li esort, come se non avesse notato la reazione di Simon. Oggi la cena l'ha ordinata Simon. Bastoncini di pesce con pur e salsa al pomodoro.
Simon guard con distacco il cibo, ripensando al gatto del suo vicino di casa.
Mike doveva essersi accorto del disagio del fratello. Si sedette accanto a Simon e serv il pur a entrambi. Quindi distribu su ciascun piatto tre bastoncini di pesce, messi in fila come piaceva a Simon, perch le cose buone erano sempre tre.
A proposito di sorprese disse Mike, anch'io ho qualcosa per te. Dopo cena vorrei farti vedere una cosa.
Okay rispose Simon prendendo del pur con la forchetta. Di che si tratta?
Ehi, non posso dirtelo adesso, altrimenti che sorpresa sarebbe?
Michael si sporse verso di lui ammiccando e Simon avvert di nuovo l'odore di grasso. Era il tipico odore di Mike, che conosceva fin da quando il fratello abitava ancora con loro.
All'epoca capitava spesso che Mike portasse in camera sua il motore di uno dei suoi motorini per ripararlo. O a volte anche per truccarlo. Per questo in camera di Michael c'era sempre un angolo del pavimento coperto da uno spesso strato di cartoni. Doveva servire a proteggere la moquette dalle macchie d'olio, ma non funzionava mai del tutto.
La madre si arrabbiava molto, ma Mike non cedette. All'epoca non avevano ancora n un garage n un'officina. Solo in seguito, quando i bisticci tra Mike e la madre erano aumentati, Lars Strode si era deciso ad affittare a caro prezzo un box.
Da allora Mike aveva trafficato l sui suoi motori, e, quando serviva, aveva anche aggiustato l'auto dei genitori.
Mike aveva un talento enorme per la meccanica e Simon era convinto che il fratello fosse in grado di riparare qualsiasi aggeggio.
Peccato solo che tu non possa costruirmi una macchina del tempo, pens ora. Qualcosa che mi riporti indietro. Non tanto, solo fino al giorno... Per impedirci di partire. Mi farei venire in mente qualcosa. E allora non succederebbe niente. Proprio niente. Tutto resterebbe com'era.
Simon non poteva immaginare che Mike gli aveva preparato sul serio una specie di macchina del tempo. Non somigliava affatto a quella del vecchio film con i Morlock scapigliati che da bambino gli avevano fatto tanta paura, ma era qualcosa che lo avrebbe potuto far tornare indietro nel tempo.
Ma prima dovevano cenare e Simon ripens a Caro. Non poteva farne a meno.

35.

Quando uscirono in cortile e si incamminarono facendo scricchiolare la ghiaia del vialetto, il sole era basso sull'orizzonte e tingeva il cielo di rosso sangue. Una lieve brezza muoveva l'opprimente cappa di afa e c'era odore di pioggia, anche se non c'erano nuvole in vista.
Michael si ferm di colpo sull'angolo della fattoria prima di girare nel cortile posteriore. Si guard indietro per accertarsi che Tilia non li avesse seguiti.
Naturale che non ci fosse, a quell'ora doveva essere seduta davanti alla tv, ma per qualche motivo Michael voleva esserne sicuro.
Stammi bene a sentire, piccolo disse sottovoce. Quello che ti mostrer adesso deve rimanere tra noi. Tilia mi taglierebbe la testa, se lo sapesse. E se quelli dell'officina lo scoprissero perderei il lavoro. Quindi devi promettermi su tutto ci che hai di pi caro che terrai la bocca chiusa. Ci stai?
Ma certo. Lo sai che non ti tradirei mai.
Devi prometterlo.
Simon annu e incroci le dita sul petto, come aveva gi fatto quel pomeriggio per Caro. Parola d'onore!
Michael sorrise. Ehi, te lo ricordi ancora.
Certo. Me l'hai insegnato tu disse Simon. Ti ricordi?  stato quella volta che per sbaglio hai dato fuoco al cassonetto con la cicca della sigaretta.
Michael scosse la testa. Accidenti, non te lo sei dimenticato.
Be', sai, una cosa del genere non me la scordo di sicuro. Abbiamo sudato sangue temendo che ci scoprissero.
Invece non  successo, perch siamo rimasti uniti disse Mike, con un'espressione malinconica sul viso.
Era come se con gli occhi della mente fosse tornato a quel pomeriggio, quando lui aveva quattordici anni e Simon otto. Si erano nascosti dietro i cassonetti del condominio, dove Mike aveva fumato la prima e probabilmente l'ultima sigaretta della sua vita.
Michael voleva somigliare a James Dean sulla locandina del cinema di quartiere. Invece era stato assalito da un violento accesso di tosse, come se da un momento all'altro stesse rischiando di soffocare.
Quando la vicina di casa era uscita per vedere cosa stesse succedendo, erano rimasti cos sorpresi che Mike aveva gettato la cicca ancora accesa nella spazzatura, senza pensare alle conseguenze.
Mezz'ora dopo erano dovuti intervenire i pompieri. Era arrivata anche un'auto della polizia.
Nessuno per li aveva accusati.
Siamo cos uniti che non c' spazio nemmeno per un foglio di carta tra noi aveva detto allora Mike e adesso, otto anni dopo, Simon ripet le stesse parole.
Non  cambiato niente aggiunse.
 vero. In un certo senso  proprio un po' come allora.
S, come allora. Mi manca quel periodo, Mike.
Anche a me, piccolo. Anche a me.
Strinse brevemente la mano del fratello e per un attimo sembr che il mondo si fosse fermato. Erano da qualche parte tra il passato e il presente, tra ieri e oggi.
Poi Michael lo lasci.
La vita per va solo in una direzione: in avanti. Per questo ho qualcosa per te. Vieni.
Si incammin verso il cortile sul retro e Simon lo segu. Quando vide che cosa aveva preparato Michael per lui, si blocc allibito.
 lo stesso modello spieg Mike, indicando la Ford station wagon blu parcheggiata accanto all'ingresso del suo appartamento. Nel punto in cui la sera prima c'era lo scooter di Melina. Stesso anno di costruzione, stesso allestimento. Un cliente l'ha portata stamattina, per cambiare i freni, e io ho subito pensato a te.
Simon apr la bocca per dire qualcosa, ma non riusc a proferire parola. Di colpo aveva la testa vuota. Non pot far altro che fissare l'auto.
Era identica a quella del padre! Sempre pulita e in perfette condizioni, finch era stata distrutta nell'incidente e divorata dalle fiamme. Soltanto il supporto della targa, che reclamizzava il concessionario Ford di Fahlenberg, distingueva la vettura da quella del padre.
Mike si avvicin a Simon e gli pos una mano sulla spalla. Tilia mi ha raccontato che dall'incidente non riesci pi a salire su una macchina. Mi ha detto degli attacchi di panico.  davvero cos grave?
Simon annu in silenzio. Non riusciva ancora a parlare. Un nodo gli serrava la gola.
Michael gli strinse la spalla per fargli forza. Non ti devi vergognare. Io non sono ancora riuscito ad andare sul luogo dell'incidente. E tu c'eri. Di sicuro proverei lo stesso anch'io.
Simon lo guard. Dalla loro avventura con il cassonetto era cresciuto molto, ma non era ancora alto come Mike.
Succede e basta disse con voce rotta. Non so come farlo passare. Non appena salgo su una macchina, mi tornano in mente quelle immagini terribili. E con questa auto in particolare mi basta solo guardarla.
Me lo posso immaginare. Ti ho gi raccontato che da piccolo avevo una paura tremenda dell'acqua? domand Mike.
Simon scroll il capo stupefatto. Gli sembrava impossibile che esistesse qualcosa in grado di spaventare Mike.
Sei sorpreso, vero? Mike fece un risolino. Tu non eri ancora nato, credo. Avr avuto sei anni, forse sette. In ogni caso, se c'era una persona che incarnava alla perfezione la paura dell'acqua, ero io. Andavo fuori di testa gi solo a infilarmi nella vasca. Figurati che la mamma non la riempiva nemmeno tutta, per risparmiare sull'acqua e per l'ambiente. Tuttavia, fare il bagno per me era sempre un incubo. Forse era perch avevo sentito dire che si poteva annegare anche in una pozzanghera. Da allora stavo alla larga da ogni pozza d'acqua, anche la pi piccola. Per paura che potesse capitare a me. Mike si strinse nelle spalle. Ovviamente non  paragonabile alla tua paura, ma in un certo senso anche per me era un trauma.
Simon continuava a sorprendersi di ci che Mike gli stava raccontando. Ma d'estate andavamo a fare il bagno nel lago e tu eri anche stato premiato come nuotatore a scuola.
 vero conferm Mike. Ma  successo dopo. Dopo che nostro padre mi fece passare la paura dell'acqua.
E come ha fatto?
Che tu ci creda o no, mi ha portato in piscina e mi ha buttato dentro. Poi si  tuffato e, quando sono riemerso annaspando e tossendo, mi ha fatto vedere come si nuota.  stata una cosa pazzesca, ma da allora non ho pi avuto paura. Al contrario, mi piaceva un sacco e non volevo pi uscire dall'acqua. Rise di nuovo. Gi, nostro padre era proprio un tipo assurdo.
Simon non credeva alle proprie orecchie. Ti ha buttato in piscina cos? Ma  tremendo!
Eh, gi. Per devo aggiungere che l'acqua non era molto profonda. Non mi sarebbe successo niente. E mi ha dato solo una spintarella. Diciamo che non  stato l'approccio pi piacevole, ma ha funzionato. So bene che, se lo raccontassi a Melina, direbbe che nostro padre non ha avuto un comportamento pedagogicamente corretto. Chiss cosa penserebbe di lui. Vuole studiare psicologia ed  convinta che sia sufficiente parlare dei propri problemi per superarli. Io per la vedo in maniera diversa. Non credo che sia possibile aggiustare tutto con i discorsi. I problemi vanno affrontati. E nella maggior parte dei casi si scopre che non c' motivo di avere paura. Non sono mai andato molto d'accordo con nostro padre, ma questo l'ho imparato da lui.
Simon gett un'altra occhiata all'auto. Nonostante la storia di Mike, continuava a risultargli sinistra e minacciosa. Non avrebbe saputo dire da cosa dipendesse, ma gli sarebbe piaciuto tanto girarci alla larga come faceva da piccolo Mike con le pozzanghere.
Vuoi provare? gli sugger Mike, come se gli avesse letto nel pensiero.  solo una proposta, non sei obbligato. Forse per potrebbe aiutarti.
Simon continuava a fissare la Ford. Nonostante l'afa, gli venne la pelle d'oca. Come se dall'auto provenisse un alito gelido.
Se sali morirai, gli mormor la voce dei suoi sogni. Pensaci, saresti dovuto morire anche tu!
Poi sent la voce di Caro, morbida e affettuosa. L'unico modo per uscirne fuori  andare avanti, gli aveva detto. Bisogna avere molto coraggio, lo so, ma tu ne hai.
Caro credeva in lui, proprio come Mike, per questo era giunto il momento che anche lui cominciasse ad avere fiducia in se stesso.
E va bene. Dovette schiarirsi la voce, per sciogliere la tensione che sentiva in gola. Proviamo!
E bravo il mio fratellino!
Michael gli rivolse un'occhiata piena di orgoglio dandogli una pacca sulla spalla. Poi tir fuori le chiavi della macchina dalla tasca dei pantaloni.

36.

In un primo momento a Simon parve di avere i piedi incollati al terreno. Era come se radici lunghissime e profonde gli impedissero di muoversi.
Non ti preoccupare, ce la farai lo incoraggi da lontano la voce di Mike. Non pu succederti niente.  soltanto un'automobile.
Simon si sentiva la fronte imperlata di sudore. Sudava anche dalle ascelle, ne avvertiva l'odore freddo e sgradevole.
Nei momenti di stress il corpo produce pi adrenalina rispetto alla norma, dando origine al cosiddetto odore della paura. Simon lo aveva letto nei libri, ma lo sapeva soprattutto per esperienza personale. Sperava che Mike avesse ragione e che questo sarebbe stato il suo ultimo attacco di panico.
Devo solo avvicinarmi e salire, cerc di convincersi. Poi mi render conto che  solo una macchina. Una macchina e basta.  come ha detto Michael: non pu succedere niente.
Fece un profondo respiro e finalmente riusc a muoversi.
Lentamente. Con cautela. Un passo dopo l'altro.
Le ossa e i muscoli delle gambe sembravano fatti di gomma, ma riusciva a camminare.
Un passo dopo l'altro.
Un piede davanti all'altro.
Verso l'auto.
La Ford sembrava aspettare paziente. Come un ragno, in agguato, in attesa che lui finisse nella ragnatela.
La vernice blu scuro aveva assunto una sfumatura particolare nella luce del tramonto.
Sembra che bruci, pens Simon.
Sopra il tettuccio surriscaldato dal sole l'aria vibrava leggermente. C'era anche una mosca morta a zampe all'aria, come se fosse stata incenerita dalla lamiera calda.
Incenerita, esclam tra s. Ma certo!
Era scosso dai brividi in tutto il corpo e sudava abbondantemente, come se qualcuno gli avesse versato addosso un secchio d'acqua fredda e puzzolente.
Ma continu ad avanzare. Sapeva che, se si fosse fermato ora, avrebbe abbandonato l'impresa e sarebbe scappato via. E la sua paura non avrebbe mai avuto fine.
Forza! Vai avanti, vai avanti!
Mancavano solo sei passi all'ampio posteriore della station wagon.
Simon lesse il numero di targa. Non c'era la S di Stoccarda come sulla macchina di suo padre, bens la sigla di Fahlenberg.
FAH SL 603
SL, come STAI LONTANO, gli sibil la voce del sogno, ma Simon non le diede ascolto.
Solo cinque passi.
La somma delle cifre di 603 era nove. Simon cerc di concentrarsi su quel numero, per dimenticare la paura.
Nove, che cosa significa nove? mormor sottovoce, per non farsi sentire da Mike. Il nove  un numero naturale. Un quadrato. L'ultimo numero a una cifra nel sistema decimale. Il nove  il numero dei centravanti nel calcio. Nove mesi sono un terzo di anno. I bambini nascono dopo nove mesi. I gatti hanno nove vite, si dice. Nel bowling ci sono nove birilli e nel sudoku nove caselle.
Solo quattro passi.
Ora Simon sentiva l'odore dell'auto. Sapeva di metallo surriscaldato, cera e plastica.
In numerologia il nove  simbolo di...  simbolo di... al diavolo!
Non riusciva a ricordarlo, la paura gli bloccava la mente. Si pass il dorso della mano sulla fronte cercando di concentrarsi con tutte le proprie forze.
Solo tre passi.
 una Ford Mondeo riprese. La Mondeo viene prodotta dal 1993. Prima era costruita in Belgio e dal 2014 in Spagna. Pap ha sempre guidato delle Ford. Era un cliente fedele al marchio, come si dice nelle ricerche di mercato. La versione station wagon  pratica, diceva, perch permette di caricare pi roba. C'entrava tranquillamente anche l'enorme valigia rigida della mamma, quando andavamo in vacanza. A Sal, sul lago di Garda. Faceva molto caldo quell'estate, come oggi.
Solo due passi.
Simon resistette all'impulso di voltarsi verso Mike. Doveva affrontare da solo ci che stava per fare. Nessuno poteva sostenerlo.
Occorre molto coraggio. Di nuovo la voce di Caro, in profondit dentro di lui. Ma tu ne hai.
Solo un passo.
Il pi difficile.
Poi sarebbe arrivato.
 soltanto un'auto bisbigli. Non pu succedere niente. Devo soltanto salire.
Si sentiva il braccio pesante come piombo e la mano gli tremava quando la allung verso la maniglia della portiera.
E pensare che si trattava di un gesto semplicissimo. Doveva solo stringere la maniglia, tirarla e aprire la portiera. Poteva riuscirci chiunque. Milioni di persone facevano quel gesto ogni giorno e di sicuro a migliaia lo stavano facendo in quel momento. Salivano in macchina e, una volta arrivati a destinazione, scendevano. Senza pensarci. Era qualcosa di naturale.
Per lui invece no. Per lui era come entrare all'inferno.
L'inferno!
In quel momento gli torn in mente. In numerologia il numero nove era il diavolo in persona. L'occulto, l'oscuro, il proibito.
No, no, no! Non devo pensarci ora! Salir e basta. Come prima, quando tutto era a posto.
Si immagin che i genitori fossero gi a bordo e lo aspettassero. Che volessero fare solo un salto al supermercato e che lui ne fosse contento.
Magari poteva comprarsi un nuovo gioco per il pc o un manuale di matematica con i soldi della paghetta. Non se ne avevano mai abbastanza. Magari ne avrebbe trovato uno che spiegava il teorema di Pitagora in modo che Caro potesse capirlo facilmente.
S, l'idea gli piaceva. Caro aveva ragione, nella fantasia tutto era possibile.
Di colpo il braccio gli divenne pi leggero. Riusc ad afferrare la maniglia e ad aprirla senza fatica.
Ecco fatto! Nessun problema.
Sal dietro, a destra, come sempre.
Adesso gli sembrava davvero di essere seduto in macchina con i genitori. C'era lo stesso odore, il tipico odore di automobile, plastica e tessuto, e anche i sedili avevano lo stesso rivestimento di serie.
Ci sono, possiamo partire disse rivolto ai due sedili vuoti davanti a lui con un risolino.
La sua risata era ancora incerta, ma sollevata. Per qualche motivo la situazione adesso gli appariva persino divertente. Di che cosa aveva avuto paura prima?
Sono perfettamente rilassato, vedete? Freddo come il naso di un cane. Allora, siete orgogliosi di me?
Naturalmente non ottenne risposta, ma era convinto che i suoi genitori sarebbero stati orgogliosi di lui, se avessero potuto vederlo.
Sono coraggioso, sapete. Non ho pi paura. Vedete, adesso chiudo anche la portiera. Non c' niente di cui aver paura.  solo una macchina.
Non gli importava cosa poteva pensare Mike o chiunque altro vedendolo parlare con due sedili vuoti.
In quel momento Michael e tutti gli altri non contavano nulla. L'importante era non avere pi paura. Era l'unica cosa che contava.
Funziona!
Simon lanci un'esclamazione di giubilo e chiuse la portiera. Quindi si allacci la cintura.
Sono pronto per partire disse verso i sedili. Dove andiamo?
Pieg il capo all'indietro fino a toccare il poggiatesta. C'era silenzio nell'auto. Un bel silenzio. Non c'era nulla di minaccioso.
Simon alz gli occhi verso il tettuccio bianco e sospir. Quindi cominci a ridere, finch anche l'ultimo brandello di tensione scivol via da lui.
Finalmente!
Era passato.
Aveva vinto le proprie paure.
Si volt sorridendo e rivolse un cenno di saluto a Mike dal vetro posteriore.
Michael era rimasto fermo a qualche metro dall'auto. Non voleva intromettersi, quello era il grande momento di Simon. Sorrise a sua volta, ricambi il saluto e alz il pollice.
Visto, non  stato difficile, diceva il suo viso. Te l'avevo detto.
In quel momento Simon ud un lieve fruscio dai sedili anteriori.
Ciao, Simon.
Si volt di scatto. La voce proveniva dal posto del guidatore.
Ma non c' nessuno seduto l!
Fiss sgomento lo schienale di sinistra. Non si vedeva nessuno neppure nello specchietto.
Il sedile del guidatore avrebbe dovuto essere vuoto, e invece...
Non siamo affatto orgogliosi di te disse la voce. Simon la riconobbe.
Pap?
Nemmeno un po' aggiunse un'altra voce. Proveniva dal sedile del passeggero e somigliava tantissimo a quella della madre quando si arrabbiava.
Poi gli schienali si mossero scricchiolando piano. Subito dopo due figure spaventose si sporsero tra i sedili, rivolte verso di lui.
Simon sgran gli occhi e spalanc la bocca mentre osservava le due creature che in vita erano stati i suoi genitori. I loro corpi erano carbonizzati. In alcuni punti bruciavano ancora. Un sottile filo di fumo saliva da loro e all'improvviso l'auto si riemp dell'acre puzzo di carne bruciata.
Le due creature lo fissavano con occhi fiammeggianti, disumani. Erano occhi malvagi, pieni di odio, dove si agitava una rabbia sconfinata.
Saresti dovuto morire anche tu gracchi quella cosa deforme e agghiacciante che un tempo era stata sua madre. A ogni parola, dalla sua bocca nera uscivano sbuffi di fumo.
Anche la seconda figura digrign i denti e incresp la faccia ustionata a un sorriso maligno. In quel volto niente ricordava pi il padre.
Adesso non puoi pi sfuggire! alit.
Simon si mise a gridare come un ossesso. Cominci a dimenarsi in maniera incontrollata, scosso da violenti brividi di freddo.
Afferr la cintura e cerc disperatamente di liberarsi, senza riuscirci.
I due spettri protesero le braccia verso di lui. Braccia carbonizzate fino all'osso. Le dita scheletriche e annerite si allungarono nel tentativo di ghermirlo.
Vieni con noi, Simon. Vieni dove  il tuo posto!
Le loro voci erano sinistre e contorte, come se uscissero da gole fuse insieme. Scoppiarono in una raccapricciante risata liquida avvicinandosi a lui sempre pi minacciose.
Tra poco lo avrebbero preso e lo avrebbero trascinato con loro... all'inferno!
Simon continuava ad armeggiare con la fibbia della cintura, in preda al panico. Non riusciva a capire. Le dita fredde e sudate scivolavano sul metallo.
Le mani scheletriche lo avevano quasi raggiunto, quando ud uno scatto. Impieg ancora una frazione di secondo prima di capire di avercela fatta.
Era libero!
Spalanc la portiera, senza smettere di gridare. Si precipit fuori e cadde con violenza sulla ghiaia. Una fitta bruciante gli si propag dal ginocchio, e poi all'improvviso tutto cominci a girare intorno a lui.
Stiamo cappottando! pens, e poi da qualche parte nelle vicinanze gli giunse la voce di Mike che lo chiamava per nome.
Simon! Cazzo, piccolo, che ti succede?
Poi tutto scomparve intorno a lui in un caos di luci e suoni e Simon non riusc a pensare pi a niente.
Il corpo era scosso dai sussulti e lo stomaco era contratto come se fosse schiacciato da una pressa d'acciaio.
Vomit. I conati si susseguirono, finch non aveva pi niente da tirare su. Ma continuarono ancora. Quando infine gli parve di soffocare, la crisi pass.
Si mise seduto ansimando sfinito. Gli girava ancora la testa. Si pass il dorso della mano sulla bocca per pulirla dalla saliva. Finalmente la nausea pass e Simon vide la chiazza di vomito che si allargava davanti a lui.
Fiss disgustato l'ammasso di pur, sugo e pesce semidigerito sparso sulla ghiaia.
A pochi centimetri vide un paio di ballerine rosse e una catenina d'oro alla caviglia sinistra con appeso un cuoricino rosso.
Lo stesso rosso delle scarpe. Ho rischiato di vomitarci sopra, pens con il massimo distacco.
Di colpo le ballerine sembrarono riscuotersi dalla loro fissit e i piedi fecero un rapido salto all'indietro. Un po' pi in alto Simon ud un grido di repulsione.
Alz la testa confuso e si ritrov a guardare la faccia sgomenta di Melina.
Hm... ciao, Simon...
Non riusc a dire altro.

37.

All'inferno!
 quello il tuo posto!
Le parole rabbiose dei fantasmi dei suoi genitori sembravano riecheggiare dalle piastrelle del piccolo bagno a casa di Mike.
Simon cerc di ignorarle. Aggrappandosi allo stendibiancheria nella vasca, raggiunse il lavandino, apr il rubinetto e mise la testa sotto il getto d'acqua.
Ci volle un po' di tempo, ma alla fine l'acqua gelida lo aiut a superare lo choc. Simon se la lasci scorrere addosso fino a sentire il cuoio capelluto intorpidito e formicolante. Chiuse il rubinetto, appoggi le mani al bordo del lavandino e si guard allo specchio.
Aveva di fronte un volto cereo con gli occhi arrossati e circondati da occhiaie scure. Esprimeva ancora il terrore e la tristezza, la tristezza infinita, che aveva provato.
Perch era finita cos?
Perch, maledizione, la sua fantasia gli giocava quei brutti scherzi?
Quando sarebbe finita una volta per tutte?
Non bastava aver perso i genitori in modo tanto crudele? Perch ora immaginava cose ancora pi spaventose?
Sono i tuoi rimorsi, disse la voce del dottor Forstner nella sua testa. Perch tu sei sopravvissuto e i tuoi genitori no.
Non finir mai? bisbigli rivolto allo specchio.
Peccato che il ragazzo magro e pallido non avesse una risposta.
Simon guard la mensola sotto lo specchio dove Mike teneva il rasoio. La luce si rifletteva sulla lama e per un istante Simon avvert un pizzicore alle cicatrici ai polsi.
Non pensarci nemmeno, gli parve di sentire la voce di Caro alle sue spalle. Era come se fosse l con lui, e avrebbe tanto voluto che fosse cos.
Forse dovrei telefonare al dottor Forstner si chiese. Magari prendere un appuntamento.
Non era una cattiva idea, ma non era fattibile. Lo psichiatra era ancora in vacanza. Gliel'aveva detto lui stesso durante il loro ultimo colloquio. Simon per poteva rivolgersi al suo collega.
Ma Simon non aveva nessuna intenzione di chiamare il dottor Grnberg. Lo avrebbe ricoverato e gonfiato di farmaci. Era tutto ci che Grnberg prescriveva ai membri del rispettabile club dei fuori di testa.
Gli sembrava gi di sentire la voce dello psichiatra con il difetto di pronuncia e gli occhiali spessi: Prendi le tue medicine, stai tranquillo e vedrai che passer tutto. Dalla sua bocca la parola passer diventava paffer.
Per un po' Simon gli aveva creduto, e aveva seguito la terapia, convinto che sarebbe paffato tutto.
Ma era servito davvero?
No.
Altrimenti adesso sarebbe guarito e sarebbe riuscito a salire su un'automobile senza che gli apparissero i cadaveri dei genitori per trascinarlo via.
All'inferno!
Fu assalito da un tremito e si sedette sul gabinetto. Poi appoggi i gomiti sulle ginocchia e nascose il viso tra le mani.
Quanto avrebbe voluto piangere. Almeno un po', per liberarsi della pressione che gli opprimeva l'anima.
Qualcuno buss.
Tutto bene? Era Mike. Ti serve qualcosa?
Tutto bene rispose Simon con voce roca e stentata. Arrivo subito.
Okay. Melina ha preparato un t. Siamo in salotto.
I passi si allontanarono e subito dopo nel bagno torn il silenzio assoluto. Si udiva solo il tubare di un colombo appollaiato sul tetto, da qualche parte vicino all'abbaino.
Simon aveva l'impressione che lo stesse deridendo. Era come se il verso dell'uccello ripetesse: Perdente! Perdente! Perdente! Non pot fare a meno di pensare a Ronny.
Guardate questo smidollato, lo sent. Non riesce nemmeno a salire in macchina,  proprio pazzo. Vieni qua, che ti tolgo quelle fissazioni dalla testa con una bella ripassata!
Simon si strofin il viso con le mani e si schiaffeggi piano. Sent dolore, ma prov anche un certo sollievo. Ed era necessario, perch di sicuro Mike doveva sentirsi gi abbastanza in colpa. In fondo era stata sua l'idea di far salire Simon su quella macchina. Se ora lo avesse visto cos pallido, non se la sarebbe perdonata. E Simon non voleva assolutamente che accadesse.
Mike aveva voluto aiutarlo. Dopotutto con lui da bambino una cura radicale di quel genere aveva funzionato. Lo aveva liberato dalla paura dell'acqua.
Evidentemente per Simon era diverso. Affrontare le proprie paure non gli serviva a superarle, al contrario lo sconvolgeva, facendogli vedere cose ancora pi spaventose. Era proprio fuori di testa.
Quando a Simon parve che le sue guance avessero ritrovato un po' di colorito, si alz. Si appoggi al bordo della vasca, rischiando di rovesciare lo stendibiancheria. Lo afferr all'ultimo istante e lo rimise a posto. Quindi raccolse due calzini di Michael e uno slip di Melina che erano caduti dentro la vasca e li riappese.
Si blocc di scatto esaminando meglio le mutandine.
Strano, pens, ne ho gi vista una simile di recente.
Impieg qualche istante, sicuramente per i postumi dello choc, ma poi ripens allo slip che Caro aveva raccolto sotto il letto dell'hotel. Un paio di semplici mutandine nere, identiche a quelle che teneva in mano ora.
La ispezion con cura, fino a trovare l'etichetta con il marchio H&M.
Niente di speciale, era un capo normalissimo. Chiunque aveva certa biancheria da poco nell'armadio, non solo Melina. Anche alcune mutande di Simon erano di H&M. Sua madre andava spesso a fare acquisti l. Per le mutande si poteva risparmiare, soprattutto sui ragazzi, diceva sempre. Meglio pensare a ci che si indossava sopra.
Il fatto che Melina indossasse lo stesso tipo di slip che Caro aveva trovato all'hotel abbandonato non significava proprio niente.
E anche in caso contrario non era affar suo.
In quel momento aveva ben altre preoccupazioni.

38.

Tanti anni prima, il giorno dell'incendio al cassonetto, nel tardo pomeriggio tre poliziotti avevano suonato alla porta degli Strode. Due indossavano l'uniforme e il terzo, un tipo muscoloso con un taglio di capelli militare, portava jeans e giubbotto di pelle.
Si era presentato come commissario capo Webber e aveva mostrato a Mike il distintivo.
Dov' il suo trench? aveva chiesto Simon. I commissari portano sempre il trench.
Webber gli aveva sorriso. Non dovresti credere a tutto ci che vedi nei telefilm, ragazzo. Poi era tornato serio e si era rivolto a Mike. I vostri genitori sono in casa?
No, e non so nemmeno quando torneranno aveva risposto Mike, pur sapendo benissimo che la madre sarebbe rientrata di l a poco dalla spesa e il padre sarebbe rincasato dal lavoro un'ora dopo. Di cosa si tratta?
Vorremmo sapere che cosa ci facevate voi due accanto ai cassonetti. Vi hanno visto l.
Simon ricordava ancora perfettamente l'espressione seria con cui il commissario li aveva scrutati. Di sicuro si aspettava di leggere la colpevolezza sui loro visi, e con Simon c'era quasi riuscito. Ma poi Mike aveva fatto un passo avanti.
L'avete trovata? aveva domandato, provocando un'occhiata stupita da parte di Webber.
Trovata? Che cosa avremmo dovuto trovare?
La mia macchina. Una Porsche Carrera 911 tipo 997. L'avevo costruita io stesso.
Mi vuoi prendere in giro, ragazzo?
Simon aveva capito all'istante le intenzioni del fratello ed era corso in suo aiuto. No, dice sul serio. Si riferisce al suo modellino. Era sparito e siamo usciti a cercarlo. Posso farvi vedere il telecomando, se volete.
No, non importa aveva risposto Webber, tornando a fissarli con quel suo sguardo intenso. Avete fumato l fuori?
Michael aveva scrollato il capo con enfasi. Fumare, noi? Nemmeno per sogno!
Pap dice che il fumo fa venire il cancro e che si muore soffocati con grandi sofferenze aveva aggiunto Simon, questa volta dicendo la verit. Il padre non aveva mai tollerato il fumo.
Quindi significa che se ora perquisissimo l'appartamento non troveremmo nemmeno una sigaretta? aveva insistito Webber. Simon aveva scosso la testa.
Tanto per cominciare qui non fuma nessuno aveva dichiarato. Non era del tutto vero, perch la madre di tanto in tanto usciva sul balcone a fumarsi una sigaretta, soprattutto quando era arrabbiata. In secondo luogo non potete perquisire l'appartamento cos. Dovete avere un mandato, ma sono certo che non ce l'avete, giusto?
Webber era scoppiato in una sonora risata. Ti consiglio di studiare legge da grande aveva detto a Simon. Saresti un perfetto avvocato.
No, non studier legge aveva risposto serio Simon. La matematica  molto pi esaltante.
Ah, be', se lo dici tu. In ogni caso sareste entrambi due pessimi giocatori di poker. In futuro state pi attenti a giocare col fuoco, intesi? Potreste farvi male.
Loro glielo avevano promesso continuando a fissarlo con espressione innocente.
Poi Webber aveva augurato loro buona fortuna nella ricerca della Porsche di Michael e se n'era andato. Gli altri due poliziotti lo avevano seguito. Non avevano pronunciato nemmeno una parola, ma uno di loro li aveva fissati con espressione di avvertimento.
Di nuovo soli, Mike aveva guardato il fratello e si era scusato con lui.
Non volevo coinvolgerti, piccolo. Scusa, se hai dovuto mentire per me. So quanta fatica deve esserti costato.
Non c' problema aveva risposto Simon. Dobbiamo restare uniti.
E cos sar. Staremo insieme per sempre. Michael gli aveva offerto la mano per battere il cinque.
Insieme per sempre aveva ripetuto allegramente Simon, quindi i due fratelli si erano stretti la mano per suggellare il giuramento.

39.

Quando Simon usc dal bagno, Mike era seduto sul vecchio divano sfondato in salotto e lo guardava con l'espressione colpevole di tanti anni prima.
Ne erano passati otto, per la precisione. Mike era diventato un uomo, gli era cresciuta anche la barba. Tuttavia in quel momento era identico al quattordicenne per il quale Simon aveva mentito per un cassonetto incendiato.
Ti sei ripreso?
Simon si sedette nella poltrona accanto al fratello e abbozz un cenno d'assenso. Pi o meno.
Mi spiace disse Mike. Mi spiace un casino. La mia  stata un'idea del cavolo.
 tutto a posto. Simon si guardava le mani, che gli tremavano ancora. Non  stata colpa tua. Se non altro ci abbiamo provato.
Comunque  stato stupido da parte mia, e vorrei che sapessi che mi dispiace sul serio. Mike gli prese la mano e gliela strinse con forza. Ho sottovalutato il problema.  stato idiota credere che potesse funzionare.
Melina usc dalla cucina e pos una tazza fumante davanti a Simon. Era gialla e aveva la forma di un Minion con gli occhi sporgenti rivolti verso l'alto. Il braccio, ripiegato a formare il manico, indicava il bordo della tazza, e all'interno c'era scritto a lettere maiuscole CATTIVISSIMO ME.
Anche Simon si sentiva cattivo, incorreggibile. Non c' niente da cambiare in me, pens. Tutto  destinato a restare cos com'.
Bevi gli disse sedendosi accanto a Mike. Tuo fratello aveva solo della camomilla, ma fa bene per calmare lo stomaco.
Grazie. Simon afferr la tazza con entrambe le mani, per non rovesciare il contenuto. La tisana aveva il profumo familiare di quando gliela preparava sua madre. Di solito succedeva quando era malato. In quelle occasioni era presente, si era presa cura di lui.
Anche adesso si sentiva debole e malato, ma era tutto diverso.
Io sono Melina, ma forse lo sai gi.
Simon not di nuovo che Melina era in tutto e per tutto il tipo di ragazza che piaceva a Mike. Bionda e dai vivaci occhi azzurri.
Simon soffi sulla camomilla fumante e annu. S, Mike mi ha raccontato di te. Scusa per prima. Ti ho quasi vomitato sulle scarpe.
Lei fece un gesto sbrigativo e sorrise. Niente di grave. Se ti va, posso portarti anche una Coca e dei cracker. Con il caldo che fa non sarebbe una cattiva idea. Inoltre sale e zucchero ti farebbero bene.
No, grazie. Simon sorseggi l'infuso. Era bollente e molto forte. Melina aveva lasciato la bustina nell'acqua molto pi a lungo di quanto faceva sua madre.
Preferisci dei pistacchi? domand lei, muovendosi come per alzarsi. Posso andare a prenderteli. Oppure delle patatine? Devono esserne rimaste da ieri.
Simon scroll il capo. Grazie. La camomilla va benissimo.
Mike lo osserv preoccupato. Va tutto bene, piccolo? Non mi sembri a posto.
D'un tratto Simon avvert un bruciore agli occhi. Avrebbe voluto piangere. Non gli sarebbe importato che Mike e Melina lo vedessero.
Ma non ce la faceva. Non riusciva a piangere. Nemmeno una lacrima.
Pos con cautela la tazza sul tavolino e guard il fratello maggiore.
Mike, da solo non ce la faccio. La sua voce era incerta, quasi rotta dal pianto. Ci ho provato, ma l'hai visto anche tu cosa  successo. Ho bisogno di te. Promettimi che non mi lascerai solo. Rimarremo sempre insieme, come una volta, vero?
Un'espressione bizzarra comparve sul viso di Mike. Anche lui inizi a impallidire.
Melina si sporse in avanti sul divano e si volt verso di lui. Sembrava sorpresa.
Non gliel'hai ancora detto?
Mike strinse i pugni e se li batt sulle cosce. E quando, per la miseria! esclam. Non ne ho avuto l'occasione!
Melina scosse la testa contrariata, poi fece un cenno verso Simon. Accomodati, ora  l'occasione giusta. Diglielo, una volta per tutte.
Simon guardava Mike, poi Melina, senza capire. In realt una parte di lui intuiva che cosa ci fosse in ballo: qualcosa che preferiva non sapere.
L'altra parte di lui, quella pi razionale, lo voleva sapere. Perch riguardava lui. Almeno di questo era sicuro. Lo leggeva negli occhi di Mike.
Che cosa sta dicendo, Mike? Che cosa mi devi dire?
Mike si pass una mano tra i capelli, sospir e si sporse in avanti a sua volta, fino a trovarsi seduto sul ciglio del divano.
Ecco, vedi, il fatto  che... Si lecc le labbra, alla ricerca delle parole giuste. Insomma, noi... Melina e io... noi vogliamo... s...
Mike si trasferir con me a Heidelberg lo interruppe Melina senza smettere di guardare Simon. Abbiamo trovato un appartamento l.
Quelle parole colpirono Simon con una violenza inaudita. Era come se Melina gli avesse gettato in faccia la camomilla bollente, o gli avesse dato un pugno nello stomaco, come aveva fatto spesso Ronny.
Che cosa? esclam, balzando in piedi. Andrete a...
Heidelberg ripet lei con calma. Ecco, adesso lo sai.
Simon, per favore, siediti disse Mike con un gesto accomodante. Poi scocc un'occhiata piena di collera a Melina. Ma brava, bravissima! Hai avuto proprio un gran tatto. E vorresti studiare psicologia, tu! Be', sappi che hai ancora molto da imparare.
Non capisco perch te la prendi tanto, adesso ribatt la ragazza. Simon ha il diritto di saperlo. La tua reticenza non lo aiuta. Al contrario, gli ha reso le cose ancora pi difficili. Guarda com' sconvolto. Prima o poi era giusto che lo sapesse. Volevi aspettare a dirglielo il giorno del trasloco?
Simon osservava entrambi, allibito. Aveva sempre creduto che la sua situazione non potesse peggiorare. E invece stava accadendo il contrario.
Mike disse con voce distaccata. Ti prego, Mike. Non puoi farmi questo. Non puoi... vuoi davvero abbandonarmi cos? Non ho nessuno a parte te!
Senti, piccolo ribatt Mike alzandosi a sua volta. Hai sempre zia Tilia. Lei...
Non  la stessa cosa! gli url Simon. Smettila di chiamarmi piccolo, capito? Non sono pi il tuo piccolo, perch tu non sei pi come prima. Nemmeno un po'! Altro che non c' spazio nemmeno per un foglio di carta tra di noi'! Solo un mucchio di parole vuote. Ho mentito per te, quando ne avevi bisogno. Sono sempre stato dalla tua parte. Forse non tanto quanto tu per me, ma ho sempre fatto del mio meglio. E adesso mi lasci qui da solo, brutto... brutto stronzo!
Michael sussult, come se Simon gli avesse dato uno schiaffo. Forse lo avrebbe addirittura preferito.
Simon! Per favore, ascoltami! Io...
No! grid Simon.
Intorno a lui tutto divent rosso scuro, rosso come il tramonto che era sceso sulla Ford blu. Un rosso allarmante, malvagio.
Lasciami stare, Mike! Non voglio pi sapere niente di te. Mai pi! Per me  come se voi due non esisteste!
Poi usc di corsa dall'appartamento.
Michael lo chiam, ma Simon si tapp le orecchie con le mani.

40.

A volte qualcosa ci spezza. Non sentiamo alcun rumore, neppure ce ne accorgiamo. Eppure fa malissimo.  un dolore cos violento che ci sembra non passer mai. Nemmeno tra mille anni.
Era quello che provava Simon, in piedi nella cantina di Tilia a frugare a casaccio negli scatoloni del trasloco dove erano custoditi i resti della sua vita precedente. Giocattoli con cui aveva giocato di nascosto, a volte fino a tarda notte. Libri che aveva letto con passione e sulle cui copertine posava gli occhi la sera prima di addormentarsi. Cd di racconti e musica, che aveva ascoltato decine di volte.
In quegli scatoloni c'erano tantissime cose che gli ricordavano un'epoca felice, spensierata. Una casa che lo aveva protetto dal grande e vasto mondo, caotico e spesso minaccioso. Un luogo al quale apparteneva e dove si era sentito al sicuro.
Ora quelle tracce erano abbandonate in un angolo di una cantina fresca e umida che sapeva di frutta troppo matura.
Trov un libro di fiabe illustrato che la mamma gli leggeva quando era molto piccolo. Troppo piccolo per leggere da solo.
Sfogli le pagine guardando le figure. Ognuna era legata a ricordi bellissimi.
I musicanti di Brema, per esempio. Una fiaba che aveva amato molto, tanto che i genitori alla fine lo avevano portato in gita in quella citt, per ammirare la scultura con l'asino, il cane, il gatto e il gallo collocata davanti al municipio.
Oppure Il gatto con gli stivali, che li aveva fatti ridere di gusto entrambi, quando la mamma imitava la voce dell'astuto protagonista.
E naturalmente Madama Holle, dove Simon si era sempre chiesto quanto dovesse essere freddo il letto se i cuscini erano pieni di neve.
Chiuse il libro e se lo strinse al petto. Poi si mise seduto sul pavimento impolverato davanti agli scatoloni a fissare la parete di fronte, dove una lunga mensola conservava l'eredit dei nonni. Una vecchia lampada a stelo, diversi vasi di fiori, un televisore antiquato, numerose scatole di addobbi natalizi, libri e dischi, e tantissimi attrezzi del nonno.
Tutto era coperto da uno strato di polvere e questo gli fece pensare all'hotel abbandonato nel bosco. Anche questo era un luogo in cui i ricordi del passato sbiadivano per svanire lentamente del tutto.
Aveva chiesto a Caro quale fosse la sua paura pi grande.
La solitudine, come per te, gli aveva risposto. E il fatto di essere dimenticata.
Anch'io sar dimenticato bisbigli nel silenzio tombale della cantina. Perch nella loro vita non c' posto per me.
E poi la stanza si offusc mentre gli occhi gli si riempivano di lacrime calde che gli sgorgarono sulle guance.
Finalmente, pens, finalmente riesco a piangere!
Pianse a lungo. Lasci che tutto uscisse da lui, gli faceva bene.
Intanto stringeva al petto il libro di fiabe.

41.

Ecco dove ti eri cacciato.
Spaventato, Simon alz gli occhi verso il fratello. Non lo aveva sentito scendere le scale.
Mike tir fuori un grosso vaso panciuto da sotto il banco da lavoro del nonno, lo rovesci e ci si sedette.
Possiamo parlare?
Simon si strinse nelle spalle, senza lasciare il libro che teneva tra le braccia. Gli dava sostegno e un po' di sicurezza.
Ascoltami, Simon disse Michael schiarendosi la voce. Mi dispiace per quello che  successo prima. Non sarebbe dovuta andare cos. Volevo parlarti del trasloco. Sul serio. Fin dall'inizio. Ma per qualche motivo non c' mai stata l'occasione giusta e non volevo renderti le cose ancora pi difficili, capisci? Ne abbiamo passate tante, tu ancora pi di me. Volevo che prima ti ambientassi almeno un po'. Perch mi rendo conto che per te non sar facile.
Non importa. Simon chin lo sguardo sul pavimento, dove un batuffolo di polvere danzava nella corrente d'aria creata dalla porta aperta. Tu hai una vita da vivere, l'ho sempre saputo. Non posso aspettarmi che tu sia sempre a mia disposizione. Le cose cambiano.
No, Simon. Per noi non  cambiato niente. Io ci sar sempre per te, lo sai. Fahlenberg non  in capo al mondo, puoi venirci a trovare tutte le volte che vuoi. E ovviamente anch'io verr qui spesso.
S, certo disse Simon senza guardarlo. Non sopportava lo sguardo di Mike. Un addio a rate era l'ultima cosa che avrebbe potuto affrontare adesso. Ci telefoneremo e ci vedremo. Va bene.
Michael sospir e si massaggi le tempie. Prima o poi anche tu conoscerai qualcuna che sar pi importante di tutto il resto disse. A me  successo con Melina.  una cosa seria. Andiamo d'accordo, anzi, io la amo. Non mi sar facile andarmene da qui, puoi credermi, ma vorrei stare insieme a lei.
Simon pens a Caro e annu. Valut brevemente se fosse il momento giusto di parlarne con Mike, ma poi prefer non farlo. Caro non c'entrava niente con quello che stava accadendo tra lui e Mike.
Ti capisco, non immagini quanto disse. Ma perch dovete trasferirvi proprio a Heidelberg? Potreste anche rimanere qui.
Non  possibile.
E perch?
Perch qui non c' l'universit per Melina rispose Mike tracciando con la punta del piede un motivo a zigzag sul pavimento. Per lei  importante laurearsi e la voglio sostenere in ogni modo possibile. Ha dovuto impegnarsi molto per ottenere la borsa di studio ed ero cos orgoglioso, quando gliel'hanno data. Allora abbiamo subito cercato un appartamento che costasse poco. Cavolo,  stato difficile. Non sai quanto sono stato contento quando poi ho trovato anche un lavoro per me. Mi pagano persino meglio che qui a Fahlenberg, e inoltre ho la possibilit di frequentare un tirocinio.
Che bello per voi disse Simon. Sono proprio contento. Sul serio.
A sentirti non si direbbe replic Mike.
Simon scroll le spalle. Che cosa ti aspetti? Che faccia le capriole dalla gioia?
No, per potresti mostrarti un po' pi comprensivo.
Simon si strinse ancora pi forte il libro al petto. E chi si mostra comprensivo con me? Dici di sapere quello che ho passato, ma non credo che tu te ne renda conto nemmeno lontanamente. Altrimenti non mi lasceresti qui da solo.
Ma Tilia...
S, Tilia  qui per me lo interruppe Simon. Finch non mi spedir in collegio. Fino ad allora si occuper di me e di sicuro non morir di fame. Ma lei non fa parte della famiglia di cui ho bisogno. Quello sei tu, Mike. Sei l'unico che mi conosce davvero adesso. E proprio per questo dovresti sapere quanto sia difficile per me. Se te ne andrai, rimarr completamente solo. E qualche visita e un paio di telefonate non cambieranno certo le cose.
Michael chin lo sguardo sulle mattonelle coperte di polvere. Tu non puoi ancora capire adesso, picc... Si interruppe, si pass una mano sul viso e riprese. Simon, tu non sei l'unico ad avere bisogno di me. Anche Melina ne ha altrettanto. Per lei non  stato facile. Diversamente da noi, non ha mai conosciuto sua madre.  morta quando lei era appena nata. E suo padre era un alcolizzato che le ha creato solo problemi. A questo si aggiunge il suo ex, che era e rimane uno stronzo. Per Melina Heidelberg rappresenta un nuovo inizio. E anche per me  importante. L'incidente mi ha scombussolato profondamente. Ci sono tante cose che devo rimettere in ordine. Sai bene che non ho mai avuto un buon rapporto con pap e mamma. Mi hanno buttato fuori di casa e, se non fosse stato per Tilia, la mia vita avrebbe preso un'altra strada.
Perch sei sempre stato cos ribelle? chiese Simon. Pap e mamma ti volevano bene. Quando te ne sei andato, abbiamo sentito tutti la tua mancanza.
Secondo me l'hai sentita soprattutto tu disse Michael con una sfumatura triste nella voce. Proprio come tu sei mancato a me. Insieme siamo stati davvero bene.
Simon lo guard e gli occhi gli si riempirono di nuovo di lacrime. Sembrava che dovesse piangere tutte le lacrime mai versate fino ad allora.
Possiamo tornare a stare insieme come prima disse.
Ah, fratellino sospir Mike. C' ancora molto che devi imparare. Non si pu riportare in vita il passato. Non sarebbe la stessa cosa, capisci?
Per potremmo provarci, Mike. Tu e io, la coppia invincibile. Dicevi sempre cos, ricordi?
Mike sorrise. Gi, e lo eravamo. La coppia invincibile. Per certi versi lo siamo ancora, ma in maniera diversa, pi adulta. Non siamo pi bambini, Simon. E tu non sei pi il piccolo, l'ho capito stasera. Per questo non possiamo far tornare in vita i vecchi tempi. Sarebbe come riutilizzare due volte la stessa capsula di caff. Come quella volta, per la festa della mamma, quando volevamo preparare la colazione, ma era finito il caff. Te lo ricordi?
Simon annu in silenzio. Ovvio che se lo ricordava.
E ti ricordi che cosa disse la mamma al primo sorso di caff? Che sapore aveva il nostro caff?
Simon sorrise suo malgrado. Disse che sapeva di calzini vecchi.
Bravo conferm Mike con un cenno del capo. Calzini vecchi. Non possiamo fingere che tutto sia come prima. Perch non  cos. La vita va avanti, fratello mio. Sempre pi avanti, senza fermarsi mai. Perci cerchiamo di seguirla. Tu, io e Melina. Di entrare in un nuovo futuro.
Simon esamin il libro che teneva tra le braccia, riflettendo sulle parole di Mike.
Non voglio perderti disse alla fine. E non voglio neppure che un giorno ti dimentichi di me, perch la tua nuova vita  diventata pi importante.
Non succeder dichiar Michael prendendogli la mano. Te lo prometto.
Si guardarono a lungo, senza parlare. Le parole non erano necessarie: Simon sapeva che anche stavolta la promessa di Michael non sarebbe durata, non poteva durare. Quel genere di promessa valeva solo finch le circostanze della vita non mutavano. Ora lo aveva capito.
Quando si erano giurati di restare insieme per sempre, erano ancora due ragazzini. Adesso erano due giovani e un giorno sarebbero stati due adulti. E tutte le volte la vita sarebbe cambiata per loro, insieme alle cose e alle persone importanti.
Michael non poteva promettergli niente, non poteva offrirgli nessuna garanzia. Poteva consolarlo, ma per poco tempo. Gli unici che si sentono traditi sono coloro che si aspettano stabilit e sicurezza. Faceva male, ma era la verit.
Dopo essere rimasti seduti in silenzio per quella che sembr un'eternit, Mike lasci la mano di Simon e si alz.
Bene, sar meglio che riporti la macchina in officina, prima che qualcuno si accorga che  sparita disse rimettendo a posto il vaso sotto il banco da lavoro. Poi andr a vedere come sta Melina. Prima abbiamo litigato di brutto. A volte  un po' brusca, ma non devi prendertela con lei, capito?  fatta cos. Melina preferisce affrontare le cose di petto. Non  sempre la strategia migliore, secondo me, ma se non altro con lei sai sempre cosa aspettarti.
Simon annu. Assomiglia un po' alla mamma, non trovi?
Spero proprio di no ribatt Mike facendogli l'occhiolino. Altrimenti mi toccherebbe di nuovo rimanere chiuso in casa con il divieto di guardare la televisione.
E dovresti anche rimettere in ordine l'appartamento aggiunse Simon.
Michael finse di spaventarsi a morte e agit la mano con enfasi esagerata.
Puah! Pulizie! Riordinare! Il mio incubo!
In altre circostanze Simon avrebbe riso delle doti istrioniche di Mike. Ma ora riusc ad abbozzare solo un sorriso.
Il suo incubo, pens. Che cosa ne sai tu di incubi, fratellone?
In ogni caso vorrei che tu rimanessi qui disse una volta che Mike fu tornato di sopra.
Quel desiderio rimase da solo con lui in cantina.

42.

La notte fu ancora pi afosa e soffocante. Nell'angusta stanzetta degli ospiti l'aria sembrava essersi trasformata in un pesante liquido viscoso. Simon era sdraiato sul letto in mutande da pi di tre ore, sudava e non riusciva a addormentarsi.
Gli avvenimenti della giornata precedente gli affollavano la mente in una spirale di pensieri. Caro, l'hotel, la Ford blu, gli spettri dei genitori (o meglio l'allucinazione che lo aveva assalito in auto), Mike, Melina, Heidelberg... Si sentiva trascinato nelle rapide di un fiume impetuoso e tutti i rami a cui cercava di aggrapparsi si spezzavano irrimediabilmente.
Ormai doveva essere quasi mezzanotte. Tra poco avrebbe sentito di nuovo i rintocchi del campanile di Kssingen. Stavolta dodici colpi nell'oscurit.
Il calore lo opprimeva come una coperta di piombo sul petto. Di dormire neanche a parlarne.
Era andato in bagno gi quattro volte a spruzzarsi dell'acqua fredda sul viso, a sciacquarsi braccia e gambe. Il refrigerio durava pochissimo, poi era di nuovo in un bagno di sudore.
A questo si aggiungevano le voci di Michael e Melina che gli arrivavano dalla finestra aperta. Stavano litigando.
Avevano cominciato appena Michael era tornato dall'officina dopo aver riportato la Ford. Simon distingueva chiaramente il proprio nome. Non capiva cosa si stessero dicendo, ma di sicuro la discussione riguardava anche lui.
Era orribile. Simon odiava i litigi e non sopportava quando le persone si urlavano addosso. Oggi lo aveva fatto anche lui e se n'era pentito. Era molto dispiaciuto. Non era sua abitudine.
Se solo avessero smesso. I litigi non risolvevano mai i problemi. Al contrario, bisticciare creava soltanto altre difficolt.
Non voleva pi sentirli. No, basta!
Rimase sdraiato premendosi le mani sulle orecchie. Funzionava, ma, appena si appisolava e le mani gli scivolavano sul cuscino, veniva svegliato dalle voci di Mike e Melina.
Fiss il soffitto con gli occhi pieni di lacrime. I rami del ciliegio davanti alla finestra gettavano lunghe ombre al chiarore della luna. Si muovevano sopra di lui in una danza spettrale agitati dalla brezza della notte.
Gli tornarono in mente le notti in clinica. Anche l aveva osservato la danza delle ombre. Notte dopo notte.
Ma in clinica se non altro non era solo. C'era Lennard che russava nel suo angolo, oppure parlava con i morti. A volte anche con Simon, quando si accorgeva che erano entrambi svegli.
Sent bussare alla porta e si mise seduto.
Che c', Tilia?
Dal corridoio sent una voce sussurrare il suo nome. Simon.
Entra pure.
Ci fu un attimo di silenzio. Poi la maniglia si abbass lentamente e la porta si apr con altrettanta lentezza.
Il corridoio era buio e Simon scorse soltanto un'ombra che si infilava in camera sua. La sagoma non somigliava affatto alla zia. Era qualcun altro.
Chi c'?
L'ombra chiuse piano la porta dietro di s e rimase immobile in mezzo alla stanza. Chiunque fosse, non parl.
Simon cerc di riconoscere il visitatore, ma era troppo buio.
Che significa tutto questo? Chi sei?
Nessuna risposta.
Senti, non  divertente! Di' qualcosa!
Pens freneticamente a chi potesse essere. Tutte le sere prima di andare a letto, Tilia chiudeva a chiave la porta di casa. Da quando circolava la storia del pazzo del bosco, la zia controllava persino pi volte di aver girato per bene la chiave. Nessuno poteva salire lass senza una chiave. Ma questa donna - Simon era convinto che si trattasse di una donna - era proprio l.
Sei tu, Melina?
Melina era l'unica persona a cui riuscisse a pensare oltre alla zia. Probabilmente aveva usato la chiave di Mike. Nell'appartamento accanto era calato il silenzio, non stavano pi litigando. Lei quindi poteva essere uscita.
Ma che cosa voleva Melina da lui? E perch non parlava?
Di fronte all'ostinato silenzio dell'ombra, Simon cominci a spaventarsi sul serio.
Senza perderla di vista, tast il comodino per accendere la luce. Era una lampada antiquata, con l'interruttore sul cavo, e Simon impieg parecchi secondi prima di individuarlo.
Lo schiacci, ma la lampada non si accese. Prov un'altra volta, ma con lo stesso risultato.
No, non farlo gli sussurr l'ombra.
Quella non gli era familiare, ma non era n quella di Tilia n quella di Melina. Quando finalmente riconobbe a chi apparteneva, prov un tuffo al cuore.
La temperatura nella stanza scese bruscamente e Simon cominci a tremare di paura e di freddo.
Non accendere la luce, Simon. Non voglio che tu mi veda di nuovo cos.
Non  possibile, esclam dentro di s. Non  possibile! Un'altra allucinazione.
Ma quando scorse il bagliore che rischiarava l'ombra dall'interno, come la luce di un tizzone ardente, quando avvert l'odore di bruciato, non ebbe pi alcun dubbio.
Mamma, sei tu?
Devo mostrarti una cosa bisbigli con voce quasi impercettibile.  importante che tu capisca. Solo in questo modo troveremo tutti la pace.
Simon si rannicchi nell'angolo pi lontano del letto, madido di sudore e scosso dai brividi. Se fosse stato possibile, si sarebbe infilato dentro la parete.
 solo un sogno, vero? Che cosa sta succedendo? Non pu essere vero. Non sono impazzito!
No mormor l'ombra. Non sei pazzo.
Simon si strofin gli occhi nella speranza che l'ombra sparisse.
Quando torn a guardare, era ancora l.
Allora perch posso parlare con te?
Perch noi continuiamo a vivere in te, tuo padre e io. Ed  ora che tu capisca.
Allora sono proprio pazzo. Come Lennard. Anche lui parla con i morti.
L'ombra mosse lentamente la testa da una parte all'altra.
No, tesoro mio. In realt noi non parliamo. Sei solo tu a farlo.
Che cosa vuoi da me? Perch continuo a vedere quelle immagini spaventose?
La sagoma si mosse di nuovo e indic verso di lui. I suoi gesti erano lenti come in una moviola.
Vieni con me. Cos capirai.
L'ombra si gir e torn verso la porta. La apr in silenzio e usc nel corridoio buio.
Per un attimo si gir verso Simon e i suoi occhi si accesero. Quindi si richiuse la porta alle spalle e Simon sent i suoi passi lievi che si allontanavano.
Mamma, no! Aspettami!
Si alz di scatto, corse verso la porta e afferr la maniglia, che poi lasci immediatamente con un grido. Il metallo era rovente.
Sent la madre che lo chiamava dal corridoio. La sua voce era lontana, come se fosse gi in fondo alle scale.
Vieni, Simon. Siiimon...
Ancora un istante e sarebbe uscita di casa, e allora sarebbe stato troppo tardi. Per qualche motivo Simon era certo che sarebbe sparita e con lei le risposte alle sue domande. Sapeva anche che in quel caso la situazione sarebbe precipitata.
Aspetta! Mamma, per favore, aspetta!
Afferr di nuovo la maniglia. Il palmo della mano gli bruciava in maniera quasi insopportabile, ma Simon non moll la presa.
Domin il dolore e abbass la maniglia con tutta la forza che aveva. Gli sembrava che dall'altra parte qualcuno cercasse di impedirgli di aprire la porta. Alla fine riusc a spalancarla.
Si strofin il palmo della mano, convinto di vederlo ustionato e coperto di vesciche. Invece non c'era niente.
Non sentiva pi nemmeno dolore.
Una corrente d'aria fresca lo accolse e, quando guard oltre la porta, lanci un'esclamazione sorpresa.
Si rese conto allora di essere in un altro sogno. Un sogno molto realistico, che si era inserito senza cesure nella realt, ma pur sempre un sogno.
Questo pensiero gli fece provare quasi sollievo. Doveva essersi addormentato. S, doveva essere cos. Questa era un'altra creazione del suo subconscio. Il dottor Forstner sarebbe stato fiero di lui, per la sua capacit di essere cosciente anche all'interno di un sogno.
Il corridoio era sparito. Al suo posto c'era la strada nel bosco.
Sono dall'altra parte! Stavolta vengo dall'altra parte.
Simon fece un passo avanti. Non seppe resistere, era un impulso irrefrenabile. Varc la soglia e segu il fantasma di sua madre.
Mamma? Sei ancora l? Mamma?
In lontananza vedeva il fumo dell'auto in fiamme. La densa colonna nera saliva tra gli alberi oscurando il cielo.
Simon si guard intorno. Non c'era pi traccia di sua madre.
Poi fu assalito da un pensiero sconcertante. Forse tra poco avrebbe visto se stesso avanzare carponi sull'asfalto. Ferito, graffiato dalle schegge del lunotto posteriore dal quale era uscito dalla carcassa in fiamme. Nel sogno avanzava direttamente verso la porta della salvezza.
Ma la strada nel bosco era deserta. Si sentiva un fruscio nel sottobosco, come se qualcuno si aggirasse l vicino.
Mamma? Mi avevi detto di seguirti. Per favore, sono qui. Che cosa vuoi farmi vedere?
Uno schianto improvviso lo fece sussultare. Era un rumore metallico di qualcosa che si chiudeva con forza. Forse la portiera di un'automobile.
E poi, in controluce, vide qualcosa. Qualcosa di grande. Era strisciato fuori dai rottami e andava verso di lui.
No, non era esatto. Non strisciava, scivolava. Contratto, pronto a saltare.
Dapprima non era molto visibile, perch era nero come il fumo degli pneumatici in fiamme. Ma poi, quando fu pi vicino a Simon, i suoi contorni si fecero pi nitidi.
Era un lupo.
Un enorme lupo da incubo, uscito direttamente dall'inferno.
I suoi occhi malvagi ardevano come braci e dalle sue fauci gocciolava un liquido rovente, simile a lava. La pelliccia ispida era ricoperta di fuliggine. Al di sotto il corpo possente ardeva come gli spettri dei genitori di Simon.
Il mostro sprigionava un calore insopportabile e l'aria tremolava intorno al corpo massiccio.
Simon avrebbe voluto scappare, ma la porta alle sue spalle si era richiusa. Per quanto tirasse e spingesse, non riusciva ad aprirla.
Si guard intorno in preda al panico, poi fiss gli occhi di brace del lupo che ora era proprio di fronte a lui. Dalla bocca infernale, con le zanne affilate come rasoi, usciva un alito di zolfo e un ringhio sordo simile al rombo di un tuono.
Simon fissava le fauci gigantesche dell'animale, sempre pi vicine.
No! Vattene! VATTENE!
La bestia spalanc le mandibole ringhiando cos forte da far tremare la terra. Quindi le richiuse di scatto.

43.

Tilia Strode sbatt le palpebre nell'oscurit della sua camera.
Aveva sentito qualcuno gridare?
Assonnata, gett uno sguardo alla finestra aperta, dove la tenda si gonfiava come una vela nella brezza della notte. In lontananza riconobbe i bagliori diffusi dei lampi.
Era in arrivo un temporale.
Finalmente un po' di refrigerio, pens. Se lo avessi saputo, non avrei preso il sonnifero.
A tentoni recuper il copriletto che nel sonno aveva gettato via e se lo tir fin sotto il mento.
Quindi si gir dall'altra parte e si riaddorment subito.

44.

Simon si svegli dall'incubo gridando, e in pochi minuti si ritrov di fronte a casa di Tilia, tremante, sconvolto e in preda al panico.
Nella sua mente regnava il caos assoluto. Non riusciva a ricordare come fosse arrivato fin l. Era successo tutto cos in fretta.
Si era alzato di scatto, si era infilato in tutta fretta jeans, maglietta e scarpe. In quei pochi secondi gli era parso che la camera degli ospiti si rimpicciolisse. Le pareti e il soffitto si erano fatti sempre pi vicini per stritolarlo e lui era scappato appena in tempo. Nella sua testa un unico pensiero: Via da qui!
Ora che era all'aperto, respirava a pieni polmoni l'aria della notte, dentro e fuori, dentro e fuori, dentro e fuori...
Dopo un po' la pressione al petto diminu, il cuore riprese il suo battito normale e l'attacco di panico cess. I pensieri nella sua testa, che fino a un istante prima turbinavano come la neve in una sfera di cristallo, si depositarono a poco a poco, ritrovando ordine e chiarezza.
Solo ora si rendeva conto di un dolore alla mandibola. Nel sonno aveva digrignato i denti come gli capitava spesso quando aveva un incubo.
Se fosse andato avanti cos, prima o poi si sarebbe spezzato un dente.
Roba da psicopatici, avrebbe detto sicuramente Lennard. Ed era vero: ritrovarsi sdentati era lo stadio finale della partecipazione al rispettabile club dei fuori di testa. Almeno per quanto riguardava lui.
Alz gli occhi verso il cielo, dove dense nubi nere nascondevano le stelle. Strinse i pugni, con tanta forza da conficcarsi le unghie nei palmi delle mani, mentre una rabbia impotente si impossessava di lui. Una collera ancora pi nera del cielo che lo sovrastava.
Perch?
Maledizione, perch?
Perch non smetteva una volta per tutte?
Aveva voglia di gridare quella domanda, di lanciarla nella notte solitaria. Ma all'ultimo istante, anche se con grande fatica, riusc a trattenere l'impulso.
Era impensabile dover spiegare a Tilia o Mike perch fosse l fuori nel cuore della notte.
Prov di nuovo la voglia di distruggere qualcosa, di sfogarsi su qualcosa. Di abbattere la rabbia, la paura, la disperazione. E di gridare, urlare, strillare. Buttar fuori tutto...
Quanto gli sarebbe piaciuto essere nella stanza da terapia con il sacco di sabbia. Quell'avversario contro cui scatenare le frustrazioni represse, un avversario che non poteva dire niente, ma che almeno gli avrebbe offerto un po' di sollievo.
Quando non riusc pi a resistere, corse alla rimessa e tir fuori la mountain bike di Mike, che ora era sua.
Perch il mio fratellone crede di potersi scaricare la coscienza facendomi dei regali, pens carico di risentimento.
Pedal freneticamente, senza una meta e senza prestare la minima attenzione.
Nonostante lo stato di alterazione, nella sua mente si affacci un barlume di ragionevolezza: in terapia questo sarebbe stato definito un comportamento irrazionale, un comportamento il cui unico senso  il comportamento stesso. Il sollievo che reca con s.
Andare in bicicletta lo aveva gi aiutato, e sperava che avrebbe funzionato anche questa volta.
Era notte fonda. Nessuno lo avrebbe visto. Nessuno si sarebbe chiesto perch a quell'ora un sedicenne pedalasse come un forsennato per le strade del paese.
Ma anche se qualcuno lo avesse visto non gli importava.
In quel momento non gli importava niente di niente.
Non si accorse neppure che il vento umido si era rinforzato e che le nubi nere erano sul punto di scatenare un violento temporale estivo.

45.

Il vento soffiava sempre pi forte. Gonfiava la maglietta di Simon, gli agitava i capelli sul viso e lo sospingeva all'indietro. Ma era proprio ci che voleva.
Contrasse i muscoli e spinse sui pedali con pi energia. Era uno scontro di forze con la natura, l'avversario ideale per dare sfogo a tutte le emozioni represse. Pi doveva lottare contro il vento, meglio si sentiva.
Dopo essersi lasciato alle spalle il cartello stradale di Kssingen, davanti a lui nell'oscurit si allung il rettilineo della pista ciclabile per Fahlenberg. Allora grid tutta la propria rabbia.
Perch? PERCH?
Perch continuiamo a vivere in te, tuo padre e io, gli aveva detto in sogno la madre.
Ma quella non poteva essere la risposta. Dopotutto, da vivi i genitori non erano due mostri. Non erano due figure spettrali che volevano spaventarlo e perseguitarlo dopo la loro morte. Gli avevano voluto bene!
Saresti dovuto morire anche tu!
No, non gli avrebbero mai detto niente del genere. Gli erano sempre stati vicini, avevano sempre desiderato solo il meglio per lui.
Ma allora perch lo tormentavano in modo cos spaventoso?
Perch non riusciva a ricordarli come succedeva con i nonni? Anche loro erano morti, ma non gli erano mai apparsi come esseri da incubo, n lo avevano minacciato in sogno.
Nei sogni e nei ricordi i nonni erano sempre figure dolci e rasserenanti.
Le passeggiate nel bosco con il nonno. Le caldarroste che la nonna gli comperava al mercatino di Natale. I picnic estivi in riva al lago di Fahlenberg con l'insalata di patate della nonna e il gelato al cioccolato. Il robot giocattolo che Simon aveva chiesto per Natale e la sorpresa di trovarlo nel pacchetto dei nonni. E molto altro ancora.
Tutti bei ricordi.
Perch non poteva sognare i genitori nello stesso modo?
Certo, quando pensava a loro da sveglio, ricordava i bei momenti.
Ma in sogno... in quei maledetti sogni...
Un lampo accecante squarci la notte. Per una frazione di secondo divent giorno.
Simon vide le betulle che risalivano un'altura e fiancheggiavano la pista ciclabile separandola dalla statale. Le chiome si agitavano pigre nel vento. Da qualche parte dietro la collina, a qualche chilometro di distanza, dormiva la citt di Fahlenberg.
Un istante dopo il buio cal di nuovo, accompagnato dal rombo di un tuono lontano.
Intanto il vento contrario era cos forte che Simon stentava a procedere in salita. Spinse sui pedali con tutta la forza che aveva, i muscoli delle gambe gli dolevano, e a ogni pedalata pensava: Perch? Perch? Perch?
Le prime gocce di pioggia lo colpirono in faccia, mescolandosi alle lacrime.
Gli sembr nuovamente di udire la voce di sua madre. La voce di una creatura sinistra.
Perch  ora che tu capisca.
Che cosa?
Per la miseria, che cosa?
Cosa doveva capire una volta per tutte?
Un altro lampo squarci la coltre di nubi, seguito da un tuono fragoroso come un terremoto. La pioggia aument mentre il vento gli ululava nelle orecchie.
 pazzesco, pens Simon. Quello che sto facendo  pazzesco. Pazzesco e pericoloso.
Ma gli serviva e in questo momento era l'unica cosa importante che contava. Pi si stancava, pi si sentiva libero.
Ancora un tratto di strada, si disse, poi sarebbe tornato a casa.
Quando tuttavia raggiunse la cima della collina, fu travolto da un'improvvisa sensazione di trionfo.
Ce l'aveva fatta. Non aveva rinunciato e aveva battuto il vento!
Invece di tornare indietro, si abbandon a un impulso irrefrenabile e stacc i piedi dai pedali. Allarg le gambe e si lasci rotolare gi per la discesa.
Sempre pi veloce, sempre di pi.
Era inebriante.
Il vento gli urlava in faccia e lo scuoteva, rischiando di fargli perdere l'equilibrio. Ma teneva il manubrio ben dritto e sfrecciava nella notte.
Scendeva velocissimo e niente poteva fermarlo.
La pioggia lo sferzava e sopra di lui si era scatenata un'esplosione di lampi, come se il cielo notturno si fosse trasformato in un gigantesco stroboscopio.
Simon lanci un grido di trionfo. In quel momento c'era soltanto lui. Era libero, libero da tutto.
Gli venne in mente il Titanic, quel melenso film d'amore che piaceva tanto a sua madre. Pens a Leonardo DiCaprio, che gridava, con le braccia spalancate: Sono il re del mondo!
E io sono il re di questa notte, si disse lanciando un'altra esclamazione di trionfo.
All'improvviso un fulmine illumin la pista ciclabile e Simon vide i rami a terra davanti a lui. Il vento doveva averli strappati dalle betulle. Nella luce lampeggiante del temporale somigliavano a un mare di serpenti lucidi che si muovevano sull'asfalto.
Simon grid e cerc di frenare, ma era troppo tardi. Prima di riuscire a schivarli, ci fin in mezzo.
La ruota anteriore urt un grosso ramo, il manubrio si pieg bruscamente e Simon perse l'equilibrio. La ruota scivol di lato e lui si ritrov catapultato in aria.
Per un secondo fu convinto che fosse la fine. Si sarebbe spezzato il collo e sarebbe morto.
Poi cadde nel fossato fangoso, rotol di qualche metro in mezzo all'erba bagnata e si ferm.

46.

Intontimento.
Pioggia sulla faccia.
Voleva aprire gli occhi.
Non ci riusciva.
Nero.
Un ricordo.
Era seduto nel grande atelier del reparto pediatrico. Era un mercoled pomeriggio di marzo.
Fuori imperversava un temporale primaverile, il primo della stagione. Le raffiche di vento sospingevano la pioggia contro le grandi vetrate, mentre il mondo fuori dalla clinica si era trasformato in un diluvio di lacrime.
Durante l'ora di arteterapia, il dottor Grnberg li aveva invitati a disegnare le loro paure, a dare loro un viso, aveva spiegato, anche se naturalmente pronunciata da lui la parola viso diventava vifo.
Oltre a Simon c'erano il taciturno Yannik, il sempre sorridente Nicklas, l'inavvicinabile Pia e Jessica.
Jessica era seduta di fronte a Simon. China sul tavolo, scarabocchiava con gesti rabbiosi, nascondendo il foglio con il braccio in modo che nessuno vedesse cosa stava disegnando.
Simon era immobile davanti al foglio bianco. Mordicchiava l'estremit della matita, domandandosi che cosa dovesse disegnare.
Che faccia aveva la paura?
Era possibile disegnarla?
E, se s, che vifo aveva la sua paura?
Forse dovrei lasciare il foglio bianco, pens. Sarebbe stato il modo migliore per descrivere la sua paura del vuoto, dell'abbandono, della solitudine.
Ma di certo il dottor Grnberg non ne sarebbe stato contento. Un foglio bianco non pu essere interpretato. Ed era questo in fin dei conti lo scopo di un terapeuta. Riconoscere nell'immagine del paziente qualcosa di cui parlare per rischiarare l'oscurit dell'anima, un'altra delle definizioni usate dal dottore. O, meglio, rifchiarare l'ofcurit.
La pioggia batteva sempre pi forte contro il vetro. Jessica alz la testa e guard verso la finestra. Sussult per un tuono e Simon si accorse che aveva il viso rigato di lacrime.
Stava piangendo in silenzio.
Ehi le bisbigli. Va tutto bene?
Che domanda stupida. Nel rispettabile club dei fuori di testa nulla andava bene. Per nessuno. Ma lui non sapeva in che altro modo formulare la domanda.
Lei lo guard di lato, senza girare il capo, diffidente come sempre, e si asciug le lacrime con la manica del pullover. A te che importa?
Simon si strinse nelle spalle. Niente.
Allora perch me lo chiedi?
Be', perch stai piangendo.
Lei guard brevemente verso il dottor Grnberg che era andato a sedersi accanto a Yannik e parlava con lui. Pia e Nicklas erano girati verso di loro. Yannik aveva scelto gli acquerelli, ma il disegno non gli riusciva come desiderava. Nonostante i numerosi tentativi, il vifo della sua paura si confondeva sempre e Yannik era sul punto di piangere.
Jessica si volt nuovamente verso Simon. Odio i temporali gli rivel con voce apatica. Mi fanno paura.
Guarda che non devi avere paura cerc di consolarla Simon. Qui dentro siamo al sicuro. Da un punto di vista statistico i temporali non sono cos pericolosi. Puoi credermi, l'ho letto in un libro. In Germania ogni anno vengono colpite da un fulmine da tre a sette persone, e solo un terzo di loro muore. Ci significa che su una popolazione di 82 milioni di persone la probabilit di rimanere uccisi da un fulmine  una su 18 milioni. Quindi, se non ti piazzi in cima a una collina durante un temporale o non ti reggi a un parafulmine, non ti pu succedere niente.
Non mi riferivo a questo bisbigli Jessica, guardando il disegno che teneva ancora nascosto sotto il braccio. Non ho paura di lampi e tuoni. Ho paura del rumore che fa un temporale.
Guard di nuovo la vetrata inondata di pioggia, simile al retro di una cascata. Si morse il labbro mentre le lacrime le scorrevano di nuovo sulle guance.
Simon era convinto che non avrebbe detto altro. Stava per tornare al proprio foglio bianco quando Jessica lo guard con gli occhi arrossati, specchio di tutta la sua disperazione.
Quando sono tornata a casa quel giorno... cominci a raccontare, poi fu costretta a deglutire e quel tizio mi ha aggredito sulle scale, ecco... pioveva. Ero... ero cos contenta di essere riuscita ad arrivare a casa prima del temporale... e poi... ho sentito la pioggia. E i tuoni. Quei tuoni continui.
Torn a fissare il disegno, piangendo in silenzio. Le spalle erano scosse dai singulti e, nonostante si passasse pi volte la manica sul viso, le lacrime non smettevano di scorrere.
Vuoi sapere che aspetto aveva? disse in un sussurro.
Simon guard impacciato il braccio tremante con cui nascondeva il disegno. Non era sicuro di volerlo sapere, ma per farla contenta annu.
Ecco disse, senza alzare gli occhi dal foglio. Ecco com'era.
Si morse di nuovo il labbro. Dopo un istante di esitazione, spost il braccio, gir il foglio e lo sospinse verso Simon.

Simon si ritrov a fissare il profilo del muso di un lupo. Era stato abbozzato con frenetici tratti a carboncino nero.
Il muso informe e le orecchie troppo piccole davano al disegno un aspetto terribilmente infantile, come se Jessica avesse sei o sette anni e non quasi sedici.
Il lupo aveva una bocca enorme con lunghi denti affilati, da cui gocciolava sangue colorato a pennarello rosso. La belva sogghignava soddisfatta, come se avesse appena divorato la sua preda.
La cosa peggiore per era l'occhio, che lo fissava di lato. Jessica aveva disegnato un semplice ovale e l'occhio era solo una spirale disordinata di linee, eppure... l'espressione era raccapricciante. Sembrava l'incarnazione della follia.
 dappertutto bisbigli Jessica. Vuole venirci a prendere. Tutti. Anche te. Prima o poi. Quindi fai attenzione!

47.

Quando rinvenne, la pioggia fresca e una strana sensazione lo riportarono alla realt.
Qualcosa gli stava scivolando sul petto. Somigliava a una zolla di fango.
Simon si tast intontito e afferr quella cosa. Qualunque cosa fosse, era pi solida del fango. Aveva una consistenza fredda e scivolosa.
E si muoveva!
Simon spalanc gli occhi di scatto. In quello stesso momento un lampo rischiar la notte e Simon si accorse di tenere in mano un rospo. Il corpo luccicava sotto la pioggia a meno di dieci centimetri dal suo viso. Lo fissava meravigliato mentre agitava lento le tozze zampette, quasi volesse liberarsi nuotando dalla sua stretta.
Simon lanci un grido disgustato e lo lanci lontano.
Si sollev barcollando, tormentato dalla nausea e da un terribile mal di testa. Si sentiva come se qualcuno lo avesse preso a martellate.
Si afferr il capo gemendo e tast un grosso bernoccolo dietro l'orecchio destro. Dapprima credette di sentire del sangue, ma il lampo successivo gli dimostr che le mani erano sporche solo di fango.
Si alz piano. Per un istante tutto intorno a lui sembr girare, il fosso, la pista ciclabile, il cielo da cui scrosciava la pioggia.
Rischi di scivolare nel fango e di cadere nuovamente, ma all'ultimo istante si aggrapp al bordo erboso del fosso.
Fece qualche respiro profondo, aspettando che le vertigini passassero. Quindi si arrampic faticosamente sulla pista ciclabile.
Gli doleva dappertutto, ma miracolosamente sembrava non essersi rotto niente. L'erba e il terreno fangoso avevano attutito la caduta.
Sei davvero nato con la camicia sent dire dalla voce del padre. Sei sempre stato fortunato.
Simon non ricordava pi quando il padre gli avesse detto quelle parole, ma contenevano un briciolo di verit. Almeno per quanto riguardava gli incidenti.
Cerc di togliersi il fango dalla maglietta e dai calzoni, poi scrut nel buio per individuare la bicicletta. Grazie al bagliore di un altro lampo la vide a un paio di metri da lui. La ruota anteriore era piegata.
Cazzo!
Un'altra ondata di rabbia s'impossess di lui, ma stavolta era contro se stesso. Contro la propria stupidit.
Come aveva potuto essere cos pazzo? Sfrecciare a tutta velocit nel cuore della notte su una pista ciclabile... a nessuna persona normale sarebbe venuta in mente un'idea del genere!
Forse non a una persona normale, disse una voce dentro di lui. Ma a un pazzo di sicuro.
Zoppic fino alla bicicletta ammaccata, la sollev e constat con sollievo che riusciva a spingerla. Se non altro non avrebbe dovuto portarla di peso fino a casa.
Che ragazzo fortunato, si disse sarcastico.
Stava per tornare sui propri passi sotto la pioggia battente, quando nel frastuono del temporale ud delle voci.
All'inizio pens di essersi sbagliato e che fosse solo un'altra allucinazione. Erano le voci di un uomo e di una donna. Ma, quando si guard intorno e in cielo esplose un'altra serie di lampi, scorse qualcuno in piedi accanto a una macchina.
Subito dopo torn buio pesto. Solamente le luci dell'auto rischiaravano la notte. Sent la voce di una donna. O era una ragazza? Non avrebbe saputo dirlo con certezza, n tantomeno cosa stesse dicendo, perch il vento e i tuoni erano assordanti. Inoltre era troppo lontano.
Nel chiarore di un altro lampo not un motorino accostato lungo la pista ciclabile e poco distante un pesante ramo che bloccava la strada.
La ragazza era stata sorpresa come lui dal temporale e dai rami spezzati. Ma era stata pi fortunata di Simon, senza dubbio perch guidava con pi prudenza. Non era caduta e adesso c'era anche un'auto ferma accanto a lei.
Per un istante la luce all'interno della macchina si accese, poi la portiera si richiuse e il motore romb.
Simon avrebbe voluto correre in quella direzione e chiedere un passaggio. Ma non era possibile.
Perch i membri del rispettabile club dei fuori di testa si fanno venire gli attacchi di panico quando devono salire su un'auto, spieg ironica la voce di Lennard nella sua testa. Lascia perdere.
Un'altra ondata di collera, una collera smisurata verso se stesso.
Si volt e si avvi verso casa. Zoppicante, tutto infangato e con un bernoccolo che gli pulsava sulla testa, doveva sembrare uno zombi.
Altro che re di questa notte! Il re degli imbecilli.
Nonostante la rabbia, si sentiva anche sollevato. In fondo gli era andata bene, il bernoccolo e i graffi sarebbero guariti. E la disperazione che lo aveva assalito quella sera rischiando di farlo impazzire era svanita.
Se non altro quell'avventura era servita a qualcosa.

48.

Arriv in vista della casa della zia dopo quella che gli parve un'eternit. Era sfinito e fradicio di pioggia. Il fango gli sgocciolava di dosso come se fosse appena uscito da una tomba.
Port la bicicletta nella rimessa e nascose la ruota anteriore piegata con un bidone della spazzatura. Si vergognava troppo del suo comportamento. Se Mike o Tilia avessero scoperto cos'era accaduto quella notte, come minimo lo avrebbero rimandato in ospedale.
Prima di entrare, si tolse jeans e maglietta per non lasciare impronte di fango in casa. Poi, in mutande, sal di soppiatto le scale fino in camera sua.
Si lasci cadere sul letto, distrutto, e si addorment all'istante.
Dorm un sonno profondo, senza sogni. Solo una volta gli parve di sentire qualcuno che lo chiamava per nome.
Simon? Siiimon.
Era una voce di donna, lontana. Avrebbe voluto aprire gli occhi, ma aveva le palpebre troppo pesanti.
Piomb di nuovo nell'oscurit.

49.

Simon si svegli in tarda mattinata. La luce del sole lo colpiva in faccia e il cielo azzurro e limpido fuori dalla finestra preannunciava un'altra calda giornata estiva.
Si strofin gli occhi assonnato. Per qualche secondo il giro in bicicletta sotto il temporale, la caduta e il ritorno a piedi sembrarono solo uno dei suoi incubi. Ma, quando si alz, i dolori e il grosso livido bluastro sulla spalla lo convinsero del contrario.
Il braccio destro e le costole gli facevano male, proprio come quando Ronny lo picchiava. Le gambe erano indolenzite, come dopo un intenso sforzo fisico.
Ma la cosa peggiore era il bernoccolo. Gli pulsava ancora, causandogli un forte mal di testa. Sua madre doveva sentirsi cos quando aveva una delle sue terribili emicranie.
Non fare tante storie, vedrai che passa gli avrebbe detto Mike, e sua madre avrebbe aggiunto: Ti saresti potuto rompere il collo, stupido che non sei altro!
Avrebbero avuto ragione entrambi. Ci che aveva fatto era stato davvero molto stupido.
Indoss una maglia extralarge e degli ampi calzoncini che non gli premevano sui graffi, e scese di sotto.
Anche quel mattino fu accolto dal silenzio. In corridoio si sentiva solo il lieve ronzio del frigorifero.
Stavolta la zia non gli aveva lasciato messaggi. Nessun torno presto, nessun ti porter qualcosa di buono da mangiare, e nemmeno uno smiley.
Meglio cos. Gli sforzi della zia di essere premurosa avevano un che di offensivo, anche se di certo non era nelle sue intenzioni.
Accanto alla macchina del caff c'era la sua tazza con il pupazzo Michelin e il logo del concessionario. Era ancora mezza piena. Tilia doveva essere uscita di fretta.
Simon non aveva voglia di fare colazione e si limit a bere un bicchiere di latte freddo. Poi decise di approfittare di essere solo per fare il bucato.
I vestiti che indossava la notte prima erano incrostati di fango secco. Li avrebbe lavati lui, per non dover spiegare alla zia il motivo di quel disastro. Sua madre gli aveva insegnato a usare la lavatrice. E anche che il bucato molto sporco andava pretrattato nel lavandino.
Un'ora pi tardi stese i panni puliti in cortile, soddisfatto.
Poi decise di andare in citt a cercare una ruota anteriore nuova per la mountain bike. Mike aveva ragione: in quella landa desolata un'auto o un motorino erano davvero necessari.
Inoltre Simon voleva essere pronto, nel caso in cui Caro gli avesse proposto un'altra gita. Ci contava.
Di sicuro ieri notte non avrei avuto bisogno di un giro in bicicletta sotto il temporale, se Caro fosse stata con me, gli venne da pensare. Probabilmente non avrebbe nemmeno pensato di comportarsi in modo tanto folle. Sarebbe bastata la sua presenza a tranquillizzarlo. Perch Caro lo capiva, lo accettava per quello che era. Perch anche lei era diversa.
Avvert di nuovo quel senso di benessere interiore. Una sensazione che aveva provato per la prima volta quando aveva conosciuto Caro.
Gli venne in mente una frase che aveva letto da qualche parte. L'amore  la luce che scaccia le tenebre.
Mi sa che sono proprio cotto mormor alla propria immagine riflessa nello specchio del guardaroba e sorrise.

50.

La fermata dell'autobus era poco distante da casa, ma quando Simon arriv era fradicio di sudore. La temperatura doveva essere gi salita oltre i trenta gradi.
L'autista aveva acceso il condizionatore al massimo e, quando la porta del mezzo si richiuse con un sibilo idraulico, Simon ebbe l'impressione di trovarsi su un frigorifero ambulante.
Reggendosi a uno dei sostegni, guard il paesaggio che gli scorreva davanti, scosso dai brividi di freddo. Di giorno la pista ciclabile che costeggiava la superstrada per Fahlenberg aveva un aspetto decisamente pi invitante. Le tracce del temporale notturno, tuttavia, erano ancora visibili.
Sulla striscia d'erba accanto al viale di betulle erano parcheggiati diversi mezzi arancione dei servizi stradali e un'auto della polizia. Gli addetti con i caschi protettivi e i giubbotti catarifrangenti erano impegnati a ripristinare i danni provocati dal temporale. Sul pianale di un furgoncino erano accatastati i rami che il vento aveva strappato dagli alberi.
In quel momento Simon si rese conto di quanto fosse rischioso ci che aveva fatto la notte prima. Era stato molto fortunato, e quella bravata da ridicolo re-della-notte gli sarebbe potuta davvero costare l'osso del collo.
Poco dopo l'autobus si ferm davanti al centro commerciale di Fahlenberg, proprio all'ingresso della citt. Era un edificio gigantesco sormontato da tre grandi lettere rosse simili a una bizzarra opera d'arte, che a Simon ricordarono la scritta sulla collina di Hollywood.
Quando la porta dell'autobus si apr, fu investito dall'aria torrida. La cappa di afa racchiudeva il complesso commerciale come una campana.
C'era parecchio movimento per essere un giorno feriale. Il grande parcheggio era quasi completamente pieno e tra le auto si aggiravano molte persone.
Dal chiosco accanto all'ingresso principale proveniva odore di fritto e arrosto. L accanto il venditore di una bancarella di dolciumi cercava disperatamente di scacciare un esercito di mosche affamate di zucchero. Sembrava impegnato in una danza bizzarra, ed era seguito da un gruppetto di bambini divertiti.
Simon si incammin deciso verso l'entrata, accanto alla quale un cartellone alto quanto una persona prometteva PREZZI IMBATTIBILI!
Si augurava che fosse davvero cos. Altrimenti sarebbe dovuto andare in centro alla ricerca di un ciclista, e con quel caldo non ne aveva alcuna voglia.
Ehi!
Qualcuno da dietro lo tir per una manica. Simon si gir e il cuore gli balz in gola per la felicit.
Era Caro.
Ciao! la salut sorpreso con un sorriso raggiante. Che ci fai qui?
Mi salvo la vita. Indic il chiosco della rosticceria alle proprie spalle. Piuttosto che morire di fame con bollito misto, cavolo e patate lesse, preferisco investire gli ultimi spiccioli in wrstel, patatine fritte e una bella Coca.
Bollito misto e cavolo. Simon rabbrivid. Mi basta il pensiero per farmi venire la nausea.
Vedrai, quando sarai ospite della mensa scolastica. Stufato di lenticchie e polpette di spinaci.
Simon fece una smorfia. Caro aveva nominato proprio i piatti che detestava di pi.
E io che pensavo che non esistesse un posto dove si mangiasse peggio della Waldklinik mormor deluso.
Eccome se esiste, te l'assicuro! Soprattutto perch con il nostro cuoco ogni piatto sembra gi masticato. Lo spezzatino  identico alle crocchette per cani. Arricci il naso e gli strizz l'occhio. Anzi, forse  fatto proprio con le crocchette per cani.
Simon alz le mani in un gesto di disgusto che Michael avrebbe sicuramente apprezzato. Basta, smettila, mi fai venire il vomito.
Il movimento brusco gli provoc una fitta di dolore alla spalla che lo fece trasalire. Sperava che Caro non se ne fosse accorta, ma naturalmente a lei non sfuggiva niente.
Ehi fece seria. Ti senti male?
No, ho solo avuto una nottataccia.
Lei lo scrut attentamente. Di nuovo i tuoi incubi?
S.
Che cos'hai sognato?
Non vale la pena parlarne rispose, sperando di sembrare convincente. Sono solo stupidi sogni.
Caro non sembrava per niente convinta. Be', per come sei conciato oggi, non mi sembrano solo stupidi sogni. Dai, dimmi cos'hai sognato.
Lui segu con lo sguardo le persone che passavano loro accanto. L'argomento lo metteva a disagio, ma, per quel poco che conosceva Caro, sapeva di non avere scampo. Dopotutto erano amici, forse qualcosa di pi.
Ecco, ho sognato di nuovo l'incidente raccont sottovoce. E ho visto mia madre morta. E poi c'era anche un lupo che mi ha attaccato. Veramente somigliava pi a un mostro. Per aveva l'aspetto di un lupo.
Interessante. Caro aggrott la fronte pensierosa.
Che ci trovi di interessante?
Mio pap diceva sempre una cosa spieg. La notte appartiene ai lupi. Secondo lui erano il simbolo del lato oscuro, bestiale della vita. Per questo l'ora del lupo  anche la pi pericolosa.
L'ora del lupo?
S, non ne hai mai sentito parlare? Caro lo guard con un'espressione misteriosa e abbass la voce.  quella che viene subito dopo l'ora degli spettri, e bisogna prestare la massima attenzione. I fantasmi vogliono solo spaventarti, ma, se ti prendono i lupi, sei perduto per sempre.
Nonostante il caldo, a Simon venne la pelle d'oca sotto la maglietta bianca. Cavolo,  davvero inquietante!
Infatti conferm lei, poi torn a sorridere come sempre. Per questo la sveglia  la mia migliore amica. Anche se il suo suono mi infastidisce da morire, mi salva dai brutti sogni. Forse dovresti provare a metterla anche tu? Una senza il tasto di spegnimento, con una suoneria davvero fastidiosa.
Simon rise. Potrebbe essere un'idea. Ma prima devo investire per un cerchione nuovo.
Come mai? Cos'hai combinato alla bici?
Simon si sent avvampare. Si era tradito. Niente di che, non ho visto un tombino ment, sono finito sulla griglia e mi si sono piegati i raggi.
Si pent subito. Non voleva mentire a Caro, ma non voleva nemmeno raccontarle la sua prodezza notturna. Sarebbe stato ancora pi imbarazzante che parlare dei propri incubi davanti all'ingresso del centro commerciale.
Senti, ti va di venire a fare un giro dentro con me?
Lei scroll il capo. Devo assolutamente mangiare qualcosa, altrimenti svengo dalla fame. Ma possiamo trovarci dopo all'uscita. Ci stai?
D'accordo.
Lei sorrise di nuovo. Sai una cosa? Ho sempre sognato di avere un appuntamento davanti al centro commerciale.
Per me  il primo appuntamento in assoluto, pens Simon, mentre la guardava avvicinarsi al chiosco di WILLY - IL ROSTICCIAIO.
Sua madre avrebbe scosso la testa di fronte a quel nome storpiato. Era una redattrice freelance, ed era sempre molto attenta a tutto ci che riguardava la lingua.
Non capisco proprio perch la gente debba essere sempre cos fantasiosa e non possa rispettare le regole della lingua avrebbe detto.
Un altro ricordo, ma stavolta pensava a sua madre com'era veramente: forse un po' troppo puntigliosa, ma affidabile, e sicuramente non un essere spettrale.
Una coppia corpulenta carica di sacchetti della spesa pass davanti a Simon e l'uomo lo urt involontariamente.
Sbrigati disse alla moglie. Ho una fame da lupi.
Poi scomparvero insieme oltre le porte a vetri e le parole dell'uomo continuarono a risuonare nella testa di Simon.
Da lupi.

51.

Il centro commerciale di Fahlenberg mantenne la promessa. Sembrava esserci proprio tutto. Simon trov subito il reparto tempo libero, con un vasto assortimento di ricambi.
Scelse il cerchione meno caro e una camera d'aria, poi si diresse rapido verso la cassa. Non voleva far aspettare pi del necessario il suo primo appuntamento.
Prese una scorciatoia passando dal reparto giardinaggio, dove si fece largo tra la gente assiepata davanti agli scaffali. Sopra di lui un cartellone con un girasole annunciava ESTATE - TEMPO DI GIARDINO. Evidentemente tutta Fahlenberg si sentiva coinvolta.
A Simon sembrava di affrontare uno slalom. Schiv un bancale di concime per prati, super una coppia di pensionati che bisticciava sull'acquisto di una cesoia e infine si scontr con un uomo che esaminava le offerte degli irrigatori.
Stai attento! ringhi l'uomo, e subito dopo Simon ud un'altra voce maschile alle proprie spalle.
Simon?
Si gir e scorse Richard Henning, che lo aveva seguito. Era quasi irriconoscibile. Con i bermuda di jeans sfrangiati e la camicia da lavoro a maniche corte non sembrava pi un fotomodello n un vicepreside, ma un uomo qualunque. Aveva appena acquistato una vanga della Gartenprofi. L'etichetta appesa al manico indicava che il prezzo era scontato.
Oh, salve, signor Henning.
L'insegnante sembrava piuttosto sorpreso di vederlo. Ciao, Simon. Come mai sei qui?
Che domanda bizzarra. Henning non lo aveva mica sorpreso in un night-club o in un altro posto inappropriato.
Mi serviva questo per la bici rispose, mostrando il cerchione.
Henning annu lentamente, continuando a fissarlo con un'espressione che a Simon non piaceva affatto. Gli ricordava quella di certi infermieri del reparto di psichiatria quando i pazienti deliravano, raccontando per esempio di ascoltare messaggi dell'aldil dallo scarico della doccia. O di sentirsi osservati da telecamere nascoste. O ancora che il dessert era stato avvelenato dai terroristi.
Come ti senti? chiese Henning.
Bene rispose Simon meravigliato. Perch me lo chiede?
Be', in una giornata come questa non mi sarei mai aspettato di trovarti qui. Di nuovo quello sguardo indecifrabile. In tutta sincerit, pensavo che saresti rimasto a casa, o magari saresti andato all'ospedale.
Ora Simon non ci capiva pi niente. All'ospedale? E perch?
L'espressione singolare di Henning lasci il posto allo sgomento. Sembrava che all'improvviso si fosse ricordato di qualcosa. Qualcosa di importante.
Santo cielo esclam. Allora non sai niente? Tua zia non ti ha detto niente?
Stamattina non l'ho ancora vista.
Oh. In quella sillaba c'era qualcosa che fece rabbrividire Simon. Di colpo avvert una corrente d'aria fredda sul collo, come se si trovasse di nuovo sull'autobus con il condizionatore al massimo.
Ripens alla tazza di caff ancora mezza piena e a come avesse pensato che la zia dovesse essere uscita in tutta fretta.
Insomma, mi dica cos' successo!
Henning si scost i capelli biondi dalla fronte. Un gesto imbarazzato, che non prometteva niente di buono.
Simon, mi rincresce tantissimo che tu debba saperlo proprio da me e in questo modo disse con uno sguardo carico di compassione che fece spaventare Simon. Sicuramente sar uno choc per te.
Parli! lo incalz Simon impaziente. Nel frattempo si chiedeva se volesse saperlo sul serio. Ne aveva abbastanza di brutte notizie.
Tuttavia, se era successo qualcosa che Tilia non aveva potuto raccontargli quel mattino, doveva riguardare Mike. E doveva saperlo, a qualunque costo.
D'accordo disse Henning schiarendosi la voce. L'ho saputo stamattina dal notiziario locale. Ieri notte  stata aggredita una ragazza. Un conoscente che ho incontrato qui mi ha detto che si tratta di Melina.
Melina?
Henning annu. Gi, purtroppo. Non so niente di pi preciso, solo quello che si dice oggi in giro. Pare che sia stato quel tizio. Quello che tutti credono abbia rapito Leonie. Se  cos, deve aver aspettato Melina sulla pista ciclabile.
Simon si sent mancare il terreno sotto i piedi. Gli sembrava di essere a bordo di una nave in balia del mare in tempesta.
Immagini della notte precedente affiorarono confuse alla sua mente.
L'auto sul ciglio della strada.
La donna che parlava con l'automobilista e poi era salita in macchina.
Lo scooter.
Lo scooter rosso di Melina.
Poi gli torn in mente la macchina della polizia che aveva visto dall'autobus accanto alla pista ciclabile. Perch non aveva capito subito che i poliziotti non potevano essere l per togliere i rami caduti?
Stava per chiedere se Melina fosse morta, ma poi ricord che Henning aveva parlato di ospedale.
Da quanto ho saputo,  stata ferita gravemente ed  ricoverata all'ospedale di Fahlenberg disse Henning, come se gli avesse letto nel pensiero. Quindi pass la vanga nella mano sinistra e con la destra strinse la spalla di Simon.
Se non altro non mi sta stringendo il livido, pens distrattamente Simon, mentre la sua mente era occupata a digerire la notizia.
Sono molto addolorato riprese Henning, vorrei...
Richy?
Una donna con in braccio una bambina si spinse davanti a Simon. Aveva l'aria sfinita e irritata e trascinava dietro di s un bambino che faceva le bizze e cercava di allontanarsi nella direzione opposta, verso l'uscita.
Mammaaaa, voglio andare a casa!
Oh, ciao, tesoro la salut Henning, che poi indic Simon, rimasto paralizzato di fronte allo scaffale degli irrigatori. Ti presento Simon, un mio futuro studente. Simon, lei  mia moglie Barbara.
Ciao. Barbara Henning rivolse un breve sorriso forzato a Simon, quindi si gir verso il marito. Hai preso tutto? I bambini hanno fame e vogliono tornare a casa.
S, solo un attimo ribatt Henning sbrigativo, voltandosi verso Simon. Simon, se vuoi ti accompagniamo a casa.
No, grazie ribatt lui impacciato. Preferisco prendere l'autobus.
Non mi sembra una buona idea. Henning sembrava seriamente preoccupato. Non dovresti rimanere solo in un momento simile. Puoi telefonare a tua zia? O a qualcuno che venga a prenderti? Ti tengo compagnia volentieri.
Richy, non  possibile protest la moglie di Henning.
Barbara, per favore la rimprover Henning. Simon ha appena saputo...
Non importa lo interruppe Simon. Non si preoccupi per me. Non sono qui da solo.
Henning si guard intorno, come per assicurarsi che Simon stesse dicendo la verit.
Mi aspetta fuori spieg Simon indicando l'uscita.
Se vuoi ti accompagno da tua zia si offr il vicepreside. Evidentemente credeva che lo stesse aspettando Tilia, ed era meglio cos. Non c'era alcun bisogno che venisse a sapere dell'amicizia tra lui e Caro.
 gentile da parte sua, ma me la cavo da solo replic Simon.
Henning gli rivolse di nuovo quello sguardo strano. Ne sei proprio sicuro?
S, non si preoccupi.
Il figlio di Henning piagnucol di nuovo, e la sorella si un alle sue proteste.
D'accordo, allora disse Henning lanciando un'occhiata di sottecchi alla moglie. Se hai bisogno telefonami, capito?
Simon si limit ad annuire, ma Henning si accontent di quella risposta. Gli strinse un'ultima volta la spalla e si incammin verso l'uscita con la moglie e i due figli.
Per un po' Simon rimase l dov'era, reggendosi al ripiano. Non era sicuro che le gambe lo avrebbero retto se avesse tentato di incamminarsi verso l'uscita.
Circondato dai clienti del centro commerciale, gli parve di essere una barca senza timone, sballottata qua e l dalla corrente umana. Continuava a pensare a Melina, che aveva visto in piedi sotto la pioggia a parlare con l'automobilista. Rivedeva la sua sagoma illuminata dai lampi. E i fari posteriori dell'auto che ardevano come gli occhi del mostruoso lupo dei suoi sogni.
Simon!
Caro gli and incontro di corsa.
Eccoti qua. Accidenti, che brutta faccia! Che cos' successo?
Lui avrebbe voluto rispondere, ma gli manc la voce.
La notte appartiene ai lupi, pens. Se ti prendono, sei perduto per sempre.

52.

Non ci posso credere disse Caro quando Simon le raccont dell'incontro con Henning. Era sconvolta e pallidissima. Maledetto psicopatico! Spero che il diavolo se lo porti via.
Uscirono dalla confusione del centro commerciale e furono investiti dall'ondata di calore del parcheggio inondato di sole.
Devo sedermi un attimo disse Simon, guardandosi intorno alla ricerca di una panchina.
Aveva le gambe molli. Gli sembrava di essere appena uscito da un brutto sogno ma la realt, purtroppo, si era trasformata in un incubo.
Raggiunsero uno dei tavoli di plastica della rosticceria. L'afa estiva era immobile sotto l'ombrellone e c'era puzza di grasso bruciato, ma sedersi gli fece bene.
Va gi meglio disse. Prima non ti ho detto tutta la verit. Stanotte non  stato solo l'incubo a ridurmi cos.
Cos' successo?
Ho preso la bicicletta e sono uscito... e ho visto Melina salire su un'auto.
Caro lo guard incredula. Tu eri l?
Non proprio, ma abbastanza vicino rispose Simon mentre un'ombra si proiettava su di lui. Un uomo grosso quanto un armadio era in piedi davanti a loro con le mani sui fianchi. Portava un grembiule bianco impiastricciato di ketchup e grasso e la faccia tonda come una luna piena era sormontata da un berretto bianco con la scritta: HAI FAME: CHIEDI A WILLY.
Allora? Cosa prendi? chiese grattandosi l'addome sporgente.
Vorremmo solo stare seduti un pochino rispose Simon.
Willy scosse la testa. Niente da fare, giovanotto, questa non  una panchina pubblica. Se vuoi sederti qui, devi ordinare qualcosa.
Ma non ti ricordi di me? intervenne Caro. Ho appena preso una Coca e un wrstel con patatine fritte da te, te lo sei gi dimenticato? E poi i tavoli sono tutti liberi. Quindi non fare tante storie!
L'uomo rimase del tutto indifferente di fronte alla protesta della ragazza. Sembrava una statua e fissava Simon grattandosi la pancia.
D'accordo cedette Simon. Prendo una limonata.
E da mangiare?
Prendo una limonata ripet Simon. Ho ordinato qualcosa e posso rimanere seduto qui.
Willy schiocc la lingua contrariato, poi torn al chiosco borbottando qualcosa come moccioso pidocchioso.
Che stronzo comment Caro, parlando sottovoce in modo che Willy non la sentisse.
Non prendertela disse Simon, posando sul tavolo i soldi contati. Se non altro non ha insistito che tu prendessi ancora qualcosa.
Aspettarono che Willy tornasse con la limonata e poi li lasciasse soli. Solo allora Simon raccont la sua avventura notturna.
Caro lo ascolt attentamente, mentre lui cercava di spiegarle che cosa lo avesse spinto a prendere la bicicletta di notte nel bel mezzo di un temporale.
Ehi, non c' bisogno che ti giustifichi lo interruppe lei. Non so quale stupidaggine avrei fatto io al posto tuo. Tuo fratello si comporta esattamente come i miei genitori. Questo ritornello del sei abbastanza grande per cavartela da solo' fa maledettamente male e loro non se ne accorgono nemmeno. Io di sicuro avrei sfasciato qualcosa per la rabbia.
Avrei dovuto farlo anch'io. Simon sospir, fissando la bottiglia di limonata. Adesso infatti mi sento in colpa per non essermi avvicinato alla macchina. Avrei potuto farmi notare. Forse Melina non sarebbe salita.
Chi ti dice che le cose sarebbero andate diversamente? obiett Caro. Magari il tizio si sarebbe allontanato e l'avrebbe aspettata da un'altra parte. Vai avanti a raccontare. Che cos' successo dopo? Hai riconosciuto l'auto?
No, era troppo buio, e diluviava. Simon le raccont il ritorno sotto la pioggia, la stanchezza e i dolori e di come poi avesse dormito come un sasso.
Se vuoi sapere la mia opinione disse Caro quando Simon ebbe terminato il racconto, non hai assolutamente niente da rimproverarti. Chi poteva immaginare che sarebbe salita proprio sulla macchina di quel pazzo? Avrebbe potuto essere chiunque, magari qualcuno che conosceva. Inoltre non sei nemmeno sicuro che fosse proprio Melina.
Simon bevve un sorso di limonata. Era fredda e dolce e gli fece bene. La offr a Caro.
Ne vuoi un po'?
Lei scosse la testa.
Forse dovrei andare alla polizia disse Simon. Anche se non ho visto molto, sono comunque un testimone.
Caro si chin verso di lui e si guard intorno con aria circospetta.
Non credo sia una buona idea disse sottovoce. Come pensi di giustificare la tua presenza di notte sulla pista ciclabile? Per di pi sotto un temporale. Non crederebbero a una parola di quello che dici. E, anche se fosse, potrebbero sospettare di te. In fondo avevi un'ottima ragione per avercela con Melina.
Ma c'era la macchina...
Che hai visto solo tu lo interruppe lei. E che non sei in grado di descrivere, per non parlare della targa. Come pensi che qualcuno potrebbe credere a una storia del genere?
Per di pi raccontata da un membro del rispettabile club dei fuori di testa, pens Simon. Probabilmente Caro stava pensando la stessa cosa, ma fu abbastanza sensibile da non dirlo a voce alta.
Forse non ci crederei nemmeno io disse lui abbattuto.
Appunto. Se fossi in te, aspetterei di vedere che cosa scoprono. Tanto con la tua testimonianza non potresti aiutarli. Dopotutto non  detto che tu abbia visto qualcosa.
Simon bevve un sorso di limonata e si volt verso Willy. L'uomo stava servendo una porzione maxi di patatine fritte a due ragazzini e guardava lui e Caro con espressione truce, come a dire: Decidetevi a sparire una buona volta.
Simon tir fuori il cellulare dalla tasca e compose il numero di Mike. Dopo tre squilli sent la voce del fratello.
Ciao, questa  la segreteria di Mike. Sai che cosa devi fare. Quindi fallo, magari ti richiamo.
Era quello il Michael che conosceva. Ironico e insolente. Chiss come stava suo fratello e dove si trovava in quel momento. Di sicuro era con Melina.
Sar meglio che torni a casa disse alzandosi. Michael ha bisogno di me.
Hai ragione.
Caro lo segu in silenzio fino alla fermata dell'autobus. Simon si accorse che non lo aveva perso di vista nemmeno per un attimo. Sembrava volesse dirgli qualcosa.
Che c'? le chiese quando giunsero sotto la pensilina. Perch continui a fissarmi cos?
Lei continu a guardarlo assorta, poi scroll le spalle. No, niente.
Niente? Non ti credo. Avanti, dimmi a cosa stavi pensando.
Lei distolse gli occhi e si guard le scarpe con il motivo dei teschi.
Be', sei stato molto fortunato. Ti saresti potuto fare male con quella caduta. Mi stavo domandando se avrei provato qualcosa...
Lasci la frase in sospeso e con la punta della scarpa spinse gi dal marciapiede una cicca di sigaretta. Era chiaro che parlare le costava fatica.
E penso che ci avrei sofferto molto disse alla fine. Promettimi che in futuro sarai pi prudente, okay?
Lo far rispose Simon incrociando le dita davanti al petto. Parola d'onore...
Guarda che dico sul serio! lo interruppe lei con impeto e, quando alz gli occhi per guardarlo, lui intu la sua paura. Devi essere prudente e fidarti delle persone giuste, e devi stare attento a chi racconti quello che  accaduto stanotte. Sono sicura che il tizio  di queste parti. Se venisse a sapere cos'hai visto, saresti in pericolo!

TERZA PARTE. Travestimento.

Presta attenzione che di notte
certi lupi escono a frotte.
Neil Jordan, Angela Carter
In compagnia dei lupi

53.

Lungo il tragitto verso casa sull'autobus gelido, Simon aveva cercato altre due volte di chiamare Mike, ma gli aveva risposto sempre la segreteria.
Sai che cosa devi fare, quindi fallo.
Quando arriv a casa di Tilia, prov invano una terza volta. Decise di fare quello che andava fatto e lasci un messaggio. Aveva saputo di Melina ed era preoccupato.
Poi invi al fratello anche un sms. Voleva che Mike sapesse che lui gli era vicino. Sempre.
Magari richiamo pure.
Nemmeno Tilia era tornata a casa e Simon rimase in attesa di notizie.
Stare da solo era logorante. Gli sembrava di affogare nella solitudine. Avrebbe dato qualunque cosa per avere Caro accanto a s. Le aveva chiesto di accompagnarlo, ma lei aveva risposto di no.
Quando tuo fratello e tua zia torneranno a casa, sicuramente vorrete rimanere da soli gli aveva detto. Di sicuro io al posto loro non vorrei estranei per casa.
In questo aveva ragione, ma in quel momento Simon avrebbe preferito averla vicino.
Si aggirava nervoso per la casa deserta, ansioso di sapere cos'era successo e come stava Melina.
Valut l'ipotesi di andare all'ospedale e verificare se Michael e Tilia erano ancora con lei, ma poi ci ripens. Se lo avessero voluto con loro, glielo avrebbero fatto sapere. Avevano il suo numero di cellulare e forse nel frattempo Mike aveva anche visto le sue chiamate.
Ma in quel momento Mike aveva bisogno di stare solo. Se fosse successo a Caro, anche Simon avrebbe preferito stare per conto suo, almeno all'inizio.
Ripens a cosa gli aveva detto Caro quando si erano salutati.
Mi stavo domandando se avrei provato qualcosa e penso che avrei sofferto molto.
Doveva essere quello che provava Mike ora. Se non peggio.
Simon riprese lo smartphone e controll le notifiche. Niente. Mike non gli aveva risposto n per messaggio n su WhatsApp.
Prov ad aprire il sito del giornale locale di Fahlenberg.
Il segnale in casa era pessimo, perci usc in cortile. In un angolo accanto alla rimessa c'era pi campo e finalmente riusc a caricare la pagina.
Si mise a sedere per terra e fece scorrere i titoli. Il sole splendeva implacabile e si sarebbe preso un'insolazione se fosse rimasto l troppo tempo. Quanto meno era ci che avrebbe temuto sua madre se lo avesse visto, ma aveva bisogno di sapere se c'erano novit.
Se avevano trovato il tizio sulla macchina scura.
Dopo un po' trov quello che cercava.
AGGRESSIONE AI DANNI DI UNA DICIANNOVENNE, recitava il titolo.
L'articolo non riportava molti dettagli. Melina era stata colpita da un oggetto smussato. Poi lo sconosciuto l'aveva abbandonata sul prato accanto alla pista ciclabile. Un passante l'aveva trovata intorno alle sei del mattino.
Simon si rese conto con raccapriccio che Melina era rimasta l fuori gravemente ferita per quattro o cinque ore, da sola, in mezzo a terribili sofferenze, sotto il temporale.
Un'ondata di compassione e di rabbia lo assal. Come aveva detto Caro? Questo maledetto psicopatico! Spero che se lo porti via il diavolo. Oh, s, era quello che sperava anche lui.
Continuando a leggere Simon apprese che Melina era stata ricoverata all'ospedale di Fahlenberg. L'autore dell'articolo non citava mai il suo nome: la definiva sempre la ragazza priva di sensi, e questo rendeva tutto ancora pi spaventoso.
Il medico del pronto soccorso aveva definito critiche le condizioni di Melina. Non si sapeva ancora se sarebbe sopravvissuta.
Avresti potuto impedirlo, lo rimprover la voce della sua coscienza. Se ti fossi avvicinato, invece di startene l come uno stupido a guardare, non sarebbe successo niente.
Gli occhi gli si riempirono di lacrime e lesse a fatica l'ultimo paragrafo, che riportava le dichiarazioni dell'ufficiale di polizia incaricato delle indagini:
Le indagini sono gi in corso. A causa delle condizioni atmosferiche, le impronte sulla scena del crimine sono difficili da raccogliere' ha riferito l'ispettore capo della polizia criminale Stark. Nonostante le supposizioni della popolazione, attualmente non possiamo stabilire nessun collegamento concreto tra l'aggressione alla giovane donna e la sparizione della sedicenne Leonie'.
Simon lasci ricadere la mano che teneva lo smartphone e rimase a fissare il vuoto.
Pens a Mike. Al dolore terribile che si provava quando si stava per perdere una persona cara. Alla speranza che la situazione cambiasse e tutto finisse per il meglio.
Nel caso di Melina Mike poteva ancora sperare, anche se secondo l'articolo le condizioni della ragazza erano critiche.
Avrei potuto impedirlo, pens di nuovo. Almeno avrei potuto provarci. Perch sono stato cos idiota da non avvicinarmi? Perch?
Perch sei un vigliacco, disse la voce di Ronny nella sua testa. Perch sei un patetico smidollato, che preferisce scappare invece di affrontare la situazione.
Sebbene non fosse veramente Ronny a parlare, bens la sua coscienza, Simon doveva dargli ragione. A questo proposito Ronny aveva sempre detto la verit: lui era un maledetto vigliacco.
Pos lo sguardo sul cellulare, che non annunciava ancora nessuna notizia da parte di Mike. Stava per spegnerlo, quando la sua attenzione fu catturata da un altro titolo.
In fondo all'articolo su Melina, nella rubrica Ti potrebbe interessare c'era scritto: DECRETATA LA DEMOLIZIONE DEL WALDHOTEL.
Quel nome gli risultava familiare. Lo aveva gi visto, poco prima che Caro lo portasse nella loro piscina privata.
La nostra villa mormor.
Apr l'articolo e vide una foto dell'hotel. Mostrava l'ingresso con l'insegna penzolante HOTEL PANORAMICO SETTE ABETI.
Il breve articolo informava che l'hotel ormai abbandonato da pi di un decennio sarebbe stato demolito in autunno. Dopo lunghe trattative, il Comune di Fahlenberg aveva trovato un acquirente per il terreno, dove sarebbe sorta una casa di riposo di lusso.
L'articolo tracciava brevemente la storia dell'hotel. Quando Simon lesse il nome del proprietario originario, non credette ai propri occhi. All'inizio pens di aver letto male a causa del riflesso del sole sullo schermo. Ma, quando allarg l'immagine, non ebbe pi dubbi.
Gli torn in mente cosa gli aveva raccontato il nonno a proposito del figlio del proprietario. Che era un fannullone, che preferiva spassarsela e rincorrere tutte le gonnelle del paese.
Era davvero cos, o era solo una coincidenza? Forse era un cognome molto diffuso a Fahlenberg?
Simon voleva verificare consultando l'elenco telefonico, ma proprio in quel momento la Fiesta di Tilia entr in cortile. Quando la zia scese, Simon si rese subito conto che aveva pianto e fu assalito da un pensiero agghiacciante.
Melina non ce l'ha fatta!

54.

 un incubo singhiozz Tilia. Appoggi i gomiti sul tavolo della cucina e si nascose il viso tra le mani. Simon le port un pacchetto di fazzoletti e un bicchiere d'acqua, quindi si mise seduto accanto a lei.
Grazie disse lei con voce rotta dal pianto, prendendo un fazzoletto.
Melina... Melina ... balbett Simon, senza riuscire a terminare la frase.
Morta.
Cinque misere lettere, due sillabe, ma cariche di tanta sofferenza e disperazione.
No,  viva rispose Tilia con un sorriso incerto. Grazie al cielo  viva. La stanno operando. Il dottore dice che  molto grave, ma che non dobbiamo abbandonare le speranze.
Gi, la speranza  l'ultima a morire, pens Simon guardando la zia bere un lungo sorso d'acqua.
Poi si inform su Mike e Tilia fu scossa da un altro singulto di pianto.
Il tuo povero fratello singhiozz  ancora sotto choc.  devastato. E, come se non bastasse, la polizia stamattina l'ha prelevato in officina. Mike ancora non sapeva nemmeno cosa fosse successo. Sospettano di lui, che possa essere stato lui. E pensare che sono cos affiatati...
Le lacrime le impedirono di nuovo di proseguire. Simon la guardava incredulo. Credono che possa essere stato Mike? Ma  pazzesco! Mike non farebbe mai una cosa del genere!
Siamo stati quasi tre ore al commissariato riprese Tilia con la voce rotta dal pianto. Poi lo hanno rilasciato, perch non ci sono prove a suo carico. Adesso  con Melina. Mi fa... tanta pena.
Nascose di nuovo il viso tra le mani e pianse senza trattenersi.
Simon accanto a lei si sentiva stordito. Fissava lo strofinaccio con il disegno dei mulini a vento e cercava di dare un senso a tutta quella storia.
Il fatto che sospettassero di Mike era mostruoso. Non avrebbe mai fatto niente del genere, men che meno a Melina!
Ma era ovvio che la polizia non lo conosceva bene come lui. Non potevano sapere che animo sensibile e generoso si nascondesse dietro la facciata ribelle di Mike. Quella era solo una maschera, per proteggere la propria vulnerabilit. Una volta lo aveva detto anche il padre. Persino la madre era d'accordo, sebbene fosse convinta che un giorno o l'altro Mike sarebbe finito nei guai a causa del suo atteggiamento.
Adesso era accaduto. Quel commissario, o chiunque avesse parlato con Mike, avrebbe dato un'occhiata alla sua fedina penale e si sarebbe fatto una prima opinione su di lui. Era quello che facevano sempre i poliziotti nei telefilm. Simon li aveva visti spesso. Anni prima Mike era stato denunciato per lesioni personali. Non c'era da sorprendersi se ora gli investigatori pensavano che avesse litigato con Melina e avesse perso il controllo.
Ma era sbagliato, terribilmente sbagliato. Mike non aveva fatto niente del genere! Era impossibile! Quella che Simon aveva visto non era la sua auto. Di questo almeno era sicuro. Simon avrebbe riconosciuto subito una vecchia Mercedes come la sua. Inoltre l'auto di Mike era marrone e non blu scuro o nera.
Sospettavano della persona sbagliata, Simon ne era assolutamente convinto, e non solo perch conosceva suo fratello.
Non  stato Mike disse tra s.
Certo che no conferm Tilia soffiandosi rumorosamente il naso. Poi lanci un'occhiata piena di compassione a Simon. Sono distrutta, Simon. Anche tu devi essere sconvolto. Stamattina volevo svegliarti e dirtelo con delicatezza, ma dormivi cos profondamente.
A Simon torn in mente la voce femminile che aveva sentito in sogno e annu.
Non importa disse.
Ero con i lupi, non saresti potuta venire a prendermi.

55.

Il dottor Sikandar Mehra si lav le mani e si sciacqu la faccia con l'acqua fredda. Aveva combattuto diverse ore per salvare la vita alla ragazza ed era sfinito.
Era stata una dura battaglia, che aveva impegnato tutte le sue conoscenze mediche. Per questo era ancora pi sconvolto per l'esito dell'intervento.
Dopo una lunga carriera come chirurgo d'urgenza avrebbe dovuto essere abituato al fatto che non sempre le cose vanno come ci si immagina. Ma in fondo era pur sempre un uomo. Un uomo che aveva scelto liberamente di giocare a poker ogni giorno con la morte. Nella sua professione, oltre alle competenze specifiche, era necessaria una bella dose di fortuna. A volte riceveva carte buone, a volte no.
Come in quel caso.
Si asciug le mani e bevve un sorso del caff freddo e amaro che era sulla sua scrivania fin dal mattino.
Stava per uscire e occuparsi del caso successivo, quando bussarono alla porta e l'infermiera Petra entr con aria tesa e stanca.
 una giornata calda e difficile per tutti, pens Mehra.
Mi scusi, dottore, ma fuori c' ancora l'amico di Melina Palandt che l'aspetta. Gli ho gi detto che non possiamo dargli ulteriori informazioni sulle condizioni della paziente, ma non vuole andarsene finch non avr parlato con lei.
Non si preoccupi, andr da lui dopo. Lei per deve assolutamente bere. Con questo caldo abbiamo bisogno di liquidi. Indic la caffettiera ancora mezza piena. Le sconsiglio il caff. Ormai  freddo.
L'infermiera sorrise e Mehra usc in corridoio, dove Michael Strode camminava nervoso su e gi. Teneva le mani nelle tasche della tuta da meccanico e sembrava immerso nei suoi pensieri.
Vedendolo, il medico pens subito a una tigre in gabbia in cerca di una via d'uscita.
Mehra si domand se anche Michael Strode stesse cercando una via d'uscita. Se stesse pensando a come fuggire da quella situazione disperata.
Soprattutto, per, si chiedeva se fosse quello l'aspetto di un giovane che aveva picchiato e quasi ucciso la sua ragazza. A prima vista sembrava un tipo impulsivo, certo, ma era davvero capace di un gesto simile? La polizia ne sembrava convinta.
Mi voleva parlare?
Michael Strode si ferm di scatto e si gir verso di lui.
Finalmente! esclam. Come sta, dottore? La prego, deve dirmelo!
Abbiamo fatto tutto il possibile rispose Mehra. La sua amica ha subito lesioni molto gravi e ha diverse fratture, ma non credo che le rimarranno danni permanenti. Quello che mi preoccupa tuttavia  la ferita alla testa.
Michael Strode sgran gli occhi come un bambino spaventato. Sembrava quasi che dovessero uscirgli dalle orbite. Forse  proprio cos, pens il dottore, forse  solo un bambino spaventato.
Morir? La prego, mi dica che non morir!
Mi rincresce, ma non posso farlo. Lei sa cos' un trauma cranico?
Una specie di commozione cerebrale, giusto?
In un certo senso conferm Mehra con un cenno del capo. La sua ragazza ha ricevuto un violento colpo alla testa che ha provocato un edema cerebrale, che a sua volta ha aumentato la pressione intracranica.  un po' come se volesse gonfiare un palloncino in una scatola. C' la possibilit che una parte del cervello abbia subito danni, ma per il momento non  ancora possibile stabilirlo.
Il giovane fissava le labbra del dottor Mehra quasi volesse risucchiarne ogni parola per non perdere neppure il minimo dettaglio. Significa che...
Per il momento non significa ancora niente lo interruppe gentilmente il medico. Non  detto che ci saranno danni permanenti. Ma voglio essere sincero con lei: le prossime quarantott'ore saranno decisive. Abbiamo indotto uno stato di coma artificiale alla signorina Palandt. Per stabilire se o quale tipo di danni ha riportato, dovremo aspettare che si risvegli. Ma non voglio darle illusioni. Potrebbe anche non superare questo intervallo di tempo.
Il giovane lo guard impietrito. Poi le sue labbra cominciarono a fremere e le lacrime gli sgorgarono dagli occhi.
Mi spiace non poterle dare notizie diverse disse Mehra con dolcezza. Tuttavia non deve ancora abbandonare le speranze. Come le ho detto, tutto  ancora possibile.
Noi... ci volevamo trasferire a Heidelberg balbett Michael Strode con un filo di voce.
Chiss, magari lo farete lo incoraggi il dottore.
Posso vederla?
Mehra scosse la testa. Mi spiace, ma non  possibile. Non ancora. Torni a casa e vada a riposare. Qui non pu fare niente per lei.
Ma non posso... non posso abbandonarla cos.
Mehra gli garant che non l'avrebbe abbandonata se fosse andato a casa. Al contrario, sarebbe stato un bene per Melina se si fosse riposato qualche ora per riprendersi dal trauma.
Non fu facile convincerlo, ma alla fine il giovane si rese conto che l non poteva fare niente per Melina.
Prima di andarsene, Michael Strode si fece promettere da Mehra che lo avrebbe informato subito di ogni minima novit. Mehra lo accontent e poi lo guard uscire dal reparto.
 stato molto convincente disse l'infermiera Petra, che aveva seguito il dialogo con discrezione da una certa distanza. Che ne pensa, dottore? Secondo lei  stato lui a picchiarla cos?
Non saprei rispose Mehra. Sembra sinceramente sconvolto. Ma potrebbe anche dipendere dal rimorso. Forse il suo  stato un gesto impulsivo.  difficile a dirsi.
Ne  davvero convinto?
Mehra si limit a scrollare le spalle. Non sarebbe il primo caso di questo genere che vedo. Le persone che si sentono in colpa per qualcosa sono capaci di compiere i gesti pi straordinari. Forse siamo ingiusti a sospettare di lui, ma se fosse colpevole spero per Melina Palandt che non si trasformi nel suo assassino.

56.

Sembrava passato almeno un secolo dall'ultima volta che aveva riparato una bicicletta. Lo aveva imparato da suo padre.
Simon ricordava ancora quando erano andati insieme in cantina e avevano cambiato la ruota anteriore della bicicletta pieghevole dopo che il padre era finito nella griglia di un tombino.
Potevo decidere se rovinare la bici o investire una tizia che non guardava dove andava gli aveva raccontato il padre, mentre mettevano il copertone sul cerchione anteriore nuovo. E cos ho scelto il tombino. Non sarei sopravvissuto a uno scontro con quella donna. Era mostruosamente grassa.
A questo punto il padre aveva spalancato le braccia per mostrare la circonferenza della donna in questione, gonfiando le guance e spalancando gli occhi.
Simon rideva cos tanto che per poco non aveva fatto cadere la ruota. Aveva riso fino a farsi venire mal di pancia e le lacrime agli occhi. Il padre era bravissimo a fare le smorfie.
Ora, mentre montava il cerchione nuovo sulla mountain bike, ricordava quella scena. Era come se il padre fosse l con lui. Questa volta in maniera piacevole, e non come mostro deforme.
Fai attenzione, gli stava dicendo la voce del padre nella testa. I pattini dei freni devono avere la stessa distanza dal cerchione e la gomma deve avere la pressione giusta.
Non ti preoccupare mormor Simon con un sorriso.
Era bello avere qualcosa da riparare. Era come ricreare l'ordine familiare. Quando ci si dedicava a un compito con la dovuta concentrazione, anche i pensieri si rimettevano in ordine.
Certi lavori erano come la meditazione. Anche questo gliel'aveva insegnato il padre e Simon aveva capito istintivamente.
Osserv soddisfatto la mountain bike. Sarebbe stato bello poter rimediare con altrettanta facilit in altre circostanze della vita.
Simon fece un giro di prova in cortile, controll i freni e stava per rimettere a posto la bicicletta nella rimessa, quando vide un fuoristrada fermarsi davanti alla casa.
Ne scese Richard Henning, con indosso gli stessi bermuda di jeans sfrangiati e la camicia da lavoro di quella mattina. Aveva un'aria trasandata, e questa impressione fu rafforzata quando Henning si incammin verso di lui. Solitamente baldanzoso e sicuro di s, ora pareva incerto.
Ciao, Simon. Come va?
Di nuovo quella domanda che Simon non sopportava. Soprattutto se a fargliela era Henning. L'ultima persona a cui Simon avrebbe detto come si sentiva.
Tutto okay rispose.
Okay era un'espressione fantastica, che diceva tutto e niente.
Henning annu, come se avesse compreso ci che Simon voleva comunicargli con il suo okay. Poi si gratt la nuca impacciato e disse: Vedi, volevo ancora scusarmi per il mio comportamento di stamattina.  stato assolutamente imperdonabile. Devo averti spaventato.
Non si preoccupi. Non poteva sapere che non ero ancora al corrente.
In ogni caso sono stato indelicato ribatt Henning. Ci sono novit su Melina?
Simon scosse la testa. So solo che l'hanno operata. Adesso c' Mike con lei.
Henning sospir turbato. Che brutta cosa. Davvero brutta. Come se non ne aveste passate gi abbastanza. Mi riferisco a te e a tuo fratello. Non riesco proprio a capire come qualcuno possa arrivare a fare certe cose.
Cal un silenzio imbarazzato che nessuno dei due sapeva come superare.
Simon conosceva fin troppo bene quei momenti. Parlare con gli estranei era sempre stato estremamente difficile per lui. Soprattutto quando l'estraneo lo infastidiva o non sapeva cosa volesse da lui.
Henning si era scusato, Simon aveva accettato le scuse. Tra loro non c'era altro da dire. Ma il vicepreside indugiava ancora.
Vedo che hai rimesso a posto la bici osserv infine. Stavi per andare a fare un giro?
Magari pi tardi.
Ti piace andare in bici?
Simon rispose con un cenno del capo.
Lo sport fa sempre bene comment Henning. Il movimento fisico serve a tenere sgombra la testa. Gi, a proposito di sport, domani mi arriver una nuova canoa per il circolo. Che ne diresti di provarla? Domani pomeriggio sar di nuovo al circolo canottieri. Intorno alle tre.
Okay, ci penser.
Non voglio sembrare insistente, ma credo che dovresti provare. Sono sicuro che ti divertiresti e inoltre ti...
Il resto della frase fu sovrastata dal fragore di un motore diesel che si avvicinava. Subito dopo Mike inchiod nel cortile, sollevando ghiaia dappertutto. Scese dalla sua vecchia Mercedes e Simon si spavent vedendolo.
Il fratello era bianco come un lenzuolo. Dall'ultima volta che si erano visti, il giorno prima, sembrava dimagrito e aveva gli occhi arrossati, come se avesse pianto per ore.
Ma la cosa pi spaventosa era l'espressione sul suo viso. Era un misto di sofferenza, disperazione e rabbia sconfinata.
Si avvicin a Henning e si ferm proprio davanti a lui. Che ci fai qui, Richy?
Ciao, Mike. Ero venuto a vedere come stava Simon e a chiedere notizie di Melina. Mi dispiace molto per quello che  successo.
Michael fece una smorfia carica di un odio che Simon non aveva mai visto in nessun altro prima d'ora. Per un istante si domand se l'uomo magro con la tuta da meccanico fosse davvero il suo fratello maggiore, o un suo sosia.
Non  vero, Richy disse Mike con una voce minacciosamente tranquilla, non ti dispiace per niente. Nemmeno un po'.
Henning fece un passo indietro. Che cosa vorresti dire, Mike? Io...
Adesso sarai contento... avevi proprio ragione disse Mike facendo un passo in avanti e costringendo Henning a indietreggiare ulteriormente. Non hai mai accettato che Melina stesse con uno come me.  cos, vero? L'avevi messa in guardia che per lei sarebbe finita male. Ecco, ora puoi gioire del tuo trionfo, brutto stronzo.
Mi spiace che tu la veda cos replic Henning, usando a sua volta un tono calmo e minaccioso. So che non mi sopporti, ma adesso mi sembra che tu stia esagerando, non credi? Comunque per me non ci sono problemi. Capisco che in questo momento tu sia sconvolto.
Michael si fece improvvisamente serio e una rabbia infinita affior nei suoi occhi.
Ascoltami bene, Richy: Melina e io stiamo insieme. E cos sar, qualunque cosa accada e qualunque cosa pensino gli altri. Se sopravvivr e guarir, andremo a Heidelberg. Capito?
Per un attimo si fronteggiarono senza parlare. A Simon sembrava di guardare due cani da combattimento pronti ad avventarsi l'uno contro l'altro.
Poi Henning si gir verso Simon. Sar meglio che vada. Se decidessi di provare, chiamami. Mi farebbe molto piacere.
Mike perse improvvisamente il controllo. Sparisci, per la miseria! url a Henning, dando una manata sul cofano della Mercedes che risuon come uno sparo. Henning sussult.
D'accordo, me ne vado disse, alzando le mani in segno di resa.
E lascia in pace mio fratello! gli grid ancora Mike.
Henning si volt un'ultima volta verso di loro, poi sal in macchina e si allontan.
Mike lo segu con lo sguardo. Aveva il corpo teso e teneva i pugni stretti lungo i fianchi.
Simon si avvicin a lui e gli sfior cauto una spalla. Mike?
La tensione scivol via dal fratello. Mike si mise a tremare e, quando si volt verso Simon, i suoi occhi erano lucidi di lacrime.
Scusami, piccolo. Ho perso il controllo.
Che cos' successo tra te e Henning? Perch ce l'hai tanto con lui?
Mike si asciug gli occhi con il dorso della mano e scosse la testa. Non ora, okay?
D'accordo.
Detto questo Mike lasci Simon e si diresse verso il suo appartamento. Dopo qualche passo si ferm e si volt ancora una volta verso Simon.
Stai attento a chi frequenti, piccolo. Fidati solo di quelli che si meritano la tua fiducia.
La porta di casa si spalanc e Tilia usc di corsa. Indossava solo l'accappatoio e aveva la testa ricoperta dalla schiuma di uno shampoo verdognolo che luccicava come un diadema sotto il sole.
Accidenti, ragazzi! Che succede? Cosa sono queste urla?
 tutto a posto dissero in coro Simon e Mike. Per una frazione di secondo il tempo parve tornare indietro. Per un attimo erano tornati i due ragazzini che combinavano pasticci e cercavano di far credere agli adulti che fosse tutto a posto.
Poi Mike torn quello di prima. Un giovane magro, segnato dal dolore, con un'espressione di infinita tristezza sul viso.
Tilia, promettimi che ti prenderai cura di lui disse. Il piccolo  troppo tenero per questo mondo.
Tilia annu senza capire. Insieme a Simon guard Mike che entrava a testa bassa nel suo appartamento.

57.

Sebbene Richard Henning non gli stesse particolarmente simpatico, e suo fratello Mike sembrasse odiarlo, su un punto Simon doveva dargli ragione: fare movimento era utile per sgombrare la mente.
Mike si era chiuso nel suo appartamento ed era meglio lasciarlo tranquillo per un po'.
Tilia aveva terminato di fare la doccia, quindi si era piazzata davanti alla televisione con un bicchiere di t ghiacciato e alcuni tramezzini. Cos si sarebbe calmata, aveva detto. Era stata una mattinata difficile.
Seduta in poltrona, fissava lo schermo con espressione rapita, addentando di tanto in tanto un panino al salame e lasciando che l'aria di un ventilatore da tavolo la rinfrescasse.
Simon capiva entrambi, ciascuno affrontava lo stress a modo suo. Per quanto lo riguardava, non avrebbe resistito chiuso in casa. Doveva fare qualcosa. Qualcosa per aiutare Melina e Mike. Soprattutto Mike, ingiustamente sospettato.
Prese la bicicletta appena riparata e ripercorse il tragitto della notte precedente. Forse gli sarebbe tornato in mente qualcosa di utile.
Il sole splendeva rovente e la pista ciclabile asfaltata rifletteva il calore. Simon sudava copiosamente. Avanzava con fatica e, quando arriv alla salita, fu costretto a scendere e spingere la bici a mano.
Raggiunto finalmente il punto pi alto, si ferm ansimando e aspett di riprendere fiato. Boccheggiava e il sudore gli bruciava gli occhi.
Avrebbe dovuto affrontare l'impresa verso sera, quando la temperatura si sarebbe abbassata. Quel giorno il tasso di ozono era cos alto che la radio aveva consigliato di astenersi dall'attivit fisica all'aperto. Tuttavia, starsene in casa con le mani in mano gli sarebbe risultato pi insopportabile di quel tour de force.
Quando il battito torn normale, mont in sella e si lasci scivolare per la discesa, stavolta con la massima attenzione, i piedi ben saldi sui pedali e i freni leggermente tirati.
Aveva promesso a Caro che non avrebbe pi corso rischi.
Cerc di orientarsi. Fin dove era arrivato la notte prima? Di giorno la pista ciclabile appariva completamente diversa e ora era molto pi lento.
Gli sembr tuttavia di riconoscere una delle betulle piantate sulla striscia d'erba tra la pista e la strada. Aveva il tronco biforcuto e con un po' di fantasia somigliava a una donna vestita di bianco con lunghi capelli ricci che tendeva le braccia verso il cielo.
Simon si ferm e scese dalla bicicletta. Quello doveva essere il punto in cui era caduto.
Si avvicin al fosso sulla destra della pista e ancora una volta si rese conto dell'enorme fortuna che aveva avuto.
Il fosso era molto largo e ricoperto su entrambi i lati di morbida erba. Doveva essere profondo all'incirca mezzo metro. Sul fondo uno spesso strato di fango stava seccando al sole, creando un bizzarro disegno di linee spezzate sulla superficie. Senza il fango e l'erba, la caduta avrebbe avuto conseguenze assai pi gravi.
Istintivamente Simon si port una mano alla spalla che aveva sbattuto e pens a suo padre.
Sei proprio nato con la camicia.
Rivolse lo sguardo verso il punto in cui aveva visto Melina e richiam alla mente la scena. Melina era in piedi accanto all'auto scura e parlava con la persona al volante. Lo scooter era appoggiato sulla destra, accanto al fosso.
Portava il casco? Simon non ne era sicuro. Probabilmente s. Ma forse se l'era tolto per parlare con l'automobilista.
Bene, cosa aveva visto esattamente? La sua chioma bionda o un casco?
I capelli. No, il casco... Oppure erano i capelli? Pioveva e di sicuro le si erano appiccicati alla testa. Ma forse non si era tolta il casco proprio perch pioveva... Cazzo!
Avrebbe dato qualunque cosa per ricordare meglio. L'immagine nella sua testa era vaga e quasi irriconoscibile. Era come se cercasse di ricordare la scena di un sogno. La caduta doveva averlo stordito pi di quanto credesse. Il dolore alla testa e la pioggia dovevano averlo confuso, e in pi era buio pesto.
Il caldo torrido non gli permetteva di concentrarsi. Avvertiva fitte pulsanti alle tempie e la pista ciclabile davanti a lui tremolava come un miraggio.
Si asciug il sudore dal viso. Aveva la pelle secca e salata. Sulla strada accanto a lui il traffico del pomeriggio scorreva lento rilasciando scie di smog nell'aria.
La macchina, pens. Com'era quella maledetta auto?
Si concentr pi che poteva sull'immagine nella propria testa. Vide l'auto davanti a s. Una sagoma confusa sotto la pioggia, rischiarata a tratti dai lampi.
Era nera, forse blu scuro. Grossa. Di certo non era una vecchia Mercedes.
Almeno di questo era sicuro.
Nel suo ricordo l'auto aveva la freccia accesa. Ma Simon non avrebbe potuto giurare che fosse proprio cos.
Che cosa ricordava ancora?
I fanalini di coda. Al buio somigliavano a occhi malvagi. Sottili e sinistri.
Non bastava. Doveva ricordare di pi. Molto di pi!
Invece non c'era niente.
Osserv i veicoli che passavano sulla strada e si accorse che c'erano diverse auto scure. Ma, se un'auto uguale a quella del colpevole gli fosse passata davanti in quel momento, non l'avrebbe riconosciuta con sicurezza.
La conversazione. Cosa aveva detto Melina all'automobilista?
Simon cerc di concentrarsi ancora di pi. Aveva la sensazione che la testa stesse per scoppiargli. Ma non gli venne in mente niente. Non ricordava la voce di Melina. Era troppo lontano e aveva sentito solo che stava parlando, ma non cosa stesse dicendo.
Melina conosceva l'automobilista?
Era possibile. Nel cuore della notte non si sale sulla macchina di uno sconosciuto. Certo, era un'emergenza. Pioveva forte e Melina non poteva proseguire con il motorino. Ma sicuramente avrebbe accettato un passaggio soltanto da qualcuno di cui si fidava.
Chi poteva essere?
Ricordava di aver visto accendersi la luce dentro l'abitacolo per un istante, quando Melina aveva aperto la portiera. Ma, per quanto si sforzasse, non riusciva a ricordare se avesse visto il volto del guidatore oppure no. O almeno il suo profilo.
C'era da impazzire.
Mi sarei dovuto avvicinare, pens con rabbia. Il solito maledetto vigliacco. Sarei dovuto andare da lei, e allora non sarebbe successo niente! Sarei...
All'improvviso la pista ciclabile sembr alzarsi, come un'onda che si muoveva verso di lui. Come se l'asfalto fosse un tappeto e qualcuno l'avesse sollevato.
Fu assalito da una fitta lancinante alle tempie e da una violenta nausea.
Ti prenderai un'insolazione sent dire dalla voce di sua madre. Gi, aveva ragione. Era sul punto di svenire per il caldo.
Non aveva pi bevuto niente dalla mattina, e di colpo si accorse che la lingua gli si era trasformata in un grumo spesso e ruvido. Doveva bere qualcosa e soprattutto doveva ripararsi dal sole.
Il pi in fretta possibile!
Si appoggi goffamente al manubrio della bicicletta per mantenere l'equilibrio. Non sarebbe riuscito a rifare tutta la strada fino a Kssingen in quelle condizioni. Fahlenberg era molto pi vicina.
Devi metterti all'ombra, ragazzo!
Era stato suo padre a pronunciare quelle parole con voce preoccupata.
Alla fine gli venne in mente un posto dove poteva andare. Si mise in cammino con le ultime forze che gli restavano.

58.

I parcheggi lungo il giardino pubblico erano tutti occupati. Auto e moto erano in coda come in un ingorgo. Chi poteva cercava refrigerio e ombra al laghetto di Fahlenberg. La superficie dell'acqua luccicava come un enorme specchio in mezzo al parco.
Simon appoggi la bicicletta a un albero. La leg in fretta e si diresse verso il chiosco. Stava morendo di sete, gli sembrava di aver attraversato un deserto e di aver trovato la salvezza in un'oasi.
Il vecchio chiosco di legno, dove i suoi nonni tanti anni prima gli compravano gelati, bibite e a volte anche patatine fritte, non esisteva pi. Al suo posto c'era un camioncino bianco con un'insegna colorata: MR SOFTEE - GELATI E BIBITE FRESCHE.
La mamma avrebbe avuto da ridire anche stavolta, pens Simon. Non sopportava tutti quegli anglicismi.
Il venditore rimase a bocca aperta quando Simon ordin due bottiglie d'acqua minerale, pos gli spiccioli contati nella ciotola sul bancone, stapp una bottiglia e la bevve d'un fiato.
Dovevi avere proprio sete disse con un sorriso quando Simon gli restitu la bottiglia vuota.
Simon rispose con un cenno del capo. Aveva trangugiato cos in fretta l'acqua frizzante che lo stomaco sembrava stesse per scoppiargli. Sorrise imbarazzato e poi fece un rutto tremendo. Due bambini in costume che erano in fila dietro di lui si unirono alla risata del gelataio.
Simon si vergognava, ma non era riuscito a trattenersi. Si strinse nelle spalle per scusarsi e si diresse a passi veloci verso il laghetto per sfuggire agli sguardi divertiti dei presenti.
Alla salute! gli grid dietro il gelataio. Come minimo era di intensit 10 sulla scala Richter.
Poi la sua risata e quella dei bambini si persero nel brusio della conversazione.
Le rive del laghetto erano affollatissime. Asciugamani e materassini gonfiabili erano distesi ovunque, mentre l'aria era pervasa dall'odore di crema solare.
Simon fu costretto a percorrere quasi met della sponda per trovare un posto libero, un po' appartato su una collinetta da cui si godeva un'ottima vista. Proprio quello che gli serviva.
Si lasci cadere sull'erba e stapp la seconda bottiglia. Mentre beveva, stavolta a piccoli sorsi, osservava il vivace brulicare dei bagnanti sotto di lui.
Tutto somigliava a quando veniva l con i genitori e i nonni. C'erano soprattutto coppie giovani e famiglie. Di adolescenti se ne vedevano ben pochi.
Lentamente Simon cominci a sentirsi meglio. Il senso di nausea e il mal di testa diminuirono. Fin anche la seconda bottiglia guardando i bambini nell'acqua. Giocavano spensierati, si lanciavano la palla, si spruzzavano e si tuffavano. Proprio come facevano lui e Mike tanto tempo prima.
Probabilmente all'epoca Mike non aveva pi paura dell'acqua, pens Simon. La paura di cui lui fino a poco tempo prima non sapeva nulla. Mike invece gli aveva raccontato che molti anni prima una ragazza era annegata nel laghetto. In pieno inverno. Il ghiaccio si era rotto e quando l'avevano tratta in salvo il suo corpo era congelato. All'epoca Mike si era divertito a mettergli paura.  una cosa che ti segna per la vita, piccolo aveva detto.
Adesso, per, Simon considerava l'episodio con altri occhi. Forse Mike all'epoca aveva solo cercato di scacciare le proprie paure. E il fratellino, che tra l'altro era diverso da tutti gli altri bambini della sua et, era la vittima perfetta. Quando ci si misura con i pi deboli, ci si sente pi forti. Simon lo aveva imparato anche grazie a Ronny.
In ogni caso il racconto di Mike era bastato per togliere a Simon la voglia di fare il bagno nel laghetto di Fahlenberg. Da quel momento era sempre rimasto sulla riva a leggere o a guardare gli altri bambini giocare nell'acqua.
Era sempre stato d'ostacolo a se stesso, come aveva detto Caro, e solo per colpa di una stupida storia di paura raccontata da suo fratello. D'altro canto non poteva nemmeno rimproverare Mike di niente, era stato il suo modo di aiutarlo a smettere di essere troppo tenero per questo mondo.
Nonostante il ricordo delle paure infantili, Simon prov il desiderio improvviso di tornare al passato, a quando il suo mondo era ancora spensierato. Quando ancora niente lo preoccupava sul serio e quando la sua famiglia era ancora unita. Padre, madre e due fratelli.
Guard malinconico i bambini. Un ragazzino si stava facendo spiegare dal padre come usare il telecomando di una barca a motore. Una bambina si stava lasciando spalmare la crema solare dalla madre. Un'altra era in piedi insieme al fratello davanti a un frigo portatile, l'aria trepidante, mentre il padre trafficava con qualcosa l dentro. Tutti quei bambini non potevano ancora sapere cosa sarebbe stato loro tolto in futuro.
La morte  invadente e subdola, pens Simon. Una volta entrata nella tua vita, non te ne liberi pi.
All'improvviso not un volto familiare sulla riva opposta. Richard Henning si stava facendo largo tra la folla. Teneva sottobraccio un ombrellone chiuso e una coperta da picnic, ed era alla ricerca di un posto libero.
La moglie lo seguiva tenendo in braccio la bambina e con una borsa frigo a fiori sulla spalla sinistra. A chiudere la fila c'era il figlio di Henning. Anche lui aveva un plaid sottobraccio. Probabilmente voleva stenderlo lontano dai genitori, come faceva sempre Mike da bambino.
Dopo una breve ricerca, gli Henning trovarono un posto e si sistemarono fra altre due famiglie.
Henning scrut il cielo, quindi apr l'ombrellone e lo conficc nel terreno, mentre la moglie si metteva a parlare con la bambina.
Barbara Henning era una donna attraente. Alta, magra, con lunghe gambe e capelli biondi. Da lontano somigliava un po' a Melina, con la differenza che aveva i capelli pi corti e naturalmente era pi vecchia. Doveva essere intorno ai quarant'anni.
Eh, s, non  forse un perfetto quadretto familiare?
Simon si gir di scatto, sorpreso. Caro gli fece un cenno di saluto e si sedette sull'erba accanto a lui.
Pap, mamma e due teneri figlioletti disse in tono sarcastico, indicando gli Henning con il cono gelato. Sembrano una pubblicit. Manca solo il cameraman.
Che ci fai tu qui? Credevo che non ti piacesse il sole, e ancor meno la folla.
Potrei dire lo stesso di te ribatt lei leccando il gelato. Ti ho gi detto che da queste parti non c' molto da fare durante le vacanze. E non avevo voglia di tornare all'hotel da sola. Non dopo la nostra esperienza. E poi qui fanno il gelato migliore di tutta la citt. E costa poco. Vuoi assaggiare?
Gli porse il cono.
No, grazie. Ho appena bevuto dell'acqua e non vorrei che mi venisse mal di stomaco.
Un'altra delle perle di saggezza di tua madre?
No, brutte esperienze personali rispose lui tornando a guardare Henning che si stava dirigendo verso il camioncino dei gelati tenendo per mano il figlio. A proposito dell'hotel. Sapevi che una volta apparteneva al padre di Henning?
Caro, che aveva addentato un bel morso al cono, scosse la testa. Aveva l'espressione stupita.
L'ho letto per caso su un articolo disse Simon. Henning mi ha raccontato che i suoi genitori sono morti a poco tempo di distanza l'uno dall'altro. Poi l'hotel  stato venduto al Comune. Ora lo hanno comprato altri e verr demolito.
Caro annu in silenzio e guard il cono mordicchiato che teneva in mano, come se di colpo le fosse passato l'appetito. Pos gli occhi su Simon e lui not di nuovo quella strana espressione.
C' qualcosa di cui dobbiamo parlare annunci seria. Ma non qui.
Di che si tratta?
Te lo dir quando saremo da soli.
Il cellulare di Simon suon. Lo estrasse dalla tasca dei calzoni, sorpreso, e lesse il nome di Tilia sullo schermo. Rispose con un brutto presentimento.
Simon, dove sei? gli chiese la zia. Dalla voce si capiva che stava per piangere. Prima che Simon potesse rispondere, lei prosegu: Potresti tornare subito a casa, per favore?
Simon cap subito che doveva essere successo qualcosa. Non avrebbe saputo descriverlo a parole, ma intuiva che si trattava di qualcosa di brutto.
 accaduto qualcosa a Mike? domand accorgendosi che gli tremava la voce.
Per favore, puoi venire subito?
Simon le promise di raggiungerla all'istante e si alz di scatto.
Caro lo guard spaventata. Che c'?
Mi spiace, devo andare.  Mike. Parliamo un'altra volta, okay?
Ma certo rispose Caro.
Simon torn il pi in fretta possibile alla bicicletta. Sperava di non arrivare troppo tardi. Qualunque cosa fosse accaduta.

59.

Simon pedalava come se avesse il diavolo alle calcagna. Nonostante il sudore che gli colava copioso dal viso, neppure avvertiva il caldo. Era mosso solo dall'ansia per Mike.
Tilia lo stava aspettando sulla porta. Teneva le braccia strette al corpo, quasi a sorreggersi. Dalla mano destra saliva il fumo di una sigaretta. A Simon pareva di ricordare che in passato la zia fumasse, ma che avesse smesso da tempo. Era cos pallida che sotto il sole il suo viso sembrava una maschera di gesso.
Finalmente! esclam correndo verso di lui prima che Simon si fermasse e scendesse dalla bici.
Cosa...  successo? ansim Simon asciugandosi il sudore dagli occhi con un lembo della maglia.
Tuo fratello  uscito di testa. Tilia indic verso l'appartamento di Mike. Continua a urlare, ma non vuole aprirmi. Dice che devo lasciarlo in pace. Ma non posso...
Gett la sigaretta a terra e la schiacci con nervosismo, come se volesse sfogare cos tutta la sua collera. Quando alz gli occhi verso Simon, aveva un'espressione disperata.
Ti prego, Simon, va' da lui. Forse Michael ti dar retta. Sono molto preoccupata e non voglio chiamare la polizia.
Simon si limit ad annuire, scese dalla bici e si avvicin alla porta di Mike. L'appartamento era immerso nel silenzio.
Suon il campanello. Una volta, un'altra e infine una terza.
Niente.
Simon schiacci di nuovo il pulsante finch non ud dei passi dietro la porta.
Maledizione, Tilia! sent gridare il fratello. Ti ho detto di lasciarmi in pace!
La sua voce era diversa, aggressiva, e Simon sent un brivido corrergli lungo la schiena. Raccolse tutto il proprio coraggio e buss con forza alla porta.
Mike! Sono io. Ti prego, apri!
Vattene, piccolo! Non voglio vedere nessuno.
La voce del fratello vibrava di rabbia repressa e Simon si sent stringere il cuore. Sapeva esattamente cosa stava provando Mike. La consapevolezza che gli fosse stato strappato via tutto senza che lui potesse farci niente. Era una sofferenza che lui stesso aveva provato fin troppe volte.
Mike, parla con me! Mike! Ti prego!
Sparisci!
No! Simon prese di nuovo a pugni la porta. Non lo far. Noi due. Per sempre. Lo hai dimenticato?
Non ottenne risposta, ma si rese conto che Mike non si era allontanato, e questo era gi un buon segno.
Hai detto che ci saresti sempre stato per me prosegu Simon. Ora lascia che io faccia lo stesso per te. Dai, sfogati. Non me ne andr finch non avrai parlato con me.
Per un po' ci fu silenzio, poi Mike gir la chiave e la porta si socchiuse.
Con il cuore in gola Simon spinse l'uscio e vide Mike allontanarsi verso il salotto. Barcollava e, anche senza il tanfo di alcol che proveniva dall'ingresso, Simon avrebbe capito comunque che il fratello era ubriaco.
Fece un profondo respiro, quindi entr e si chiuse la porta alle spalle.

60.

Simon dovette scavalcare le scarpe sparse per tutto l'ingresso, insieme alle assi della scarpiera che Michael aveva fatto a pezzi.
Dopo aver schivato anche i cocci di una bottiglia di vodka, che Mike aveva lanciato contro il muro, Simon entr in salotto.
Anche qui sembrava che fosse passato un tornado. Libri e riviste erano stati scaraventati gi dagli scaffali. Il televisore era finito sul tappeto. Il poster di The Rocky Horror Picture Show con l'autografo di Tim Curry era sempre stato un cimelio preziosissimo per Mike. Lo aveva comprato a caro prezzo su Internet. Ora la cornice era appoggiata di traverso sul tavolo da pranzo con una crepa nel mezzo. Sotto c'erano i resti della scodella che Melina aveva riempito di patatine per Simon.
Michael era seduto sul divano in mezzo a quel caos. Era curvo su se stesso e teneva in grembo una giacca di Melina. La accarezzava distrattamente con una mano, mentre con l'altra rigirava piano una bottiglia di birra sul tavolo, come se volesse avvitarla nel legno.
Non mi va di parlare, piccolo disse con la lingua impastata. Vuoi una birra?  in frigorifero.
Simon si sedette sulla poltrona che aveva occupato anche la sera prima. No, l'alcol non mi piace.
Nemmeno a me biascic Mike. Ma oggi ne ho bisogno.
Simon osserv il fratello. Gli faceva pena. Portava ancora la tuta con cui era stato prelevato dalla polizia quella mattina in officina. I capelli scuri erano spettinati, non si era fatto la barba e puzzava di sudore, olio e alcol.
Simon lo aveva gi visto ubriaco. Quando abitava ancora a casa con loro, gli era successo spesso di inciampare, come lui stesso definiva quelle bravate.
I genitori erano molto preoccupati. Mike frequentava brutte compagnie, avrebbe finito per distruggersi se non avesse cambiato vita, gli ripeteva spesso il padre.
Nel gennaio di due anni prima, i timori dei genitori si erano avverati. Mike aveva soffiato la ragazza a un collega. I due avevano litigato, e nella zuffa che ne era seguita Mike aveva fratturato il naso al rivale con una chiave inglese.
Era stato denunciato per lesioni personali e per detenzione di stupefacenti: al momento dell'arresto la polizia gli aveva trovato in tasca diversi spinelli. Era stato licenziato in tronco.
A casa Strode era scoppiato l'inferno. Michael e suo padre avevano discusso con violenza e la madre si era rifugiata in lacrime nello studio.
Alla fine lo avevano buttato fuori di casa. Michael era maggiorenne, gli aveva urlato il padre, ed era giunto il momento che si assumesse le proprie responsabilit.
Non voglio pi stare a guardare mentre ti rovini con le tue mani aveva esclamato, ordinandogli di andarsene.
Per Simon era stata una catastrofe. Aveva implorato invano i genitori di non cacciare Mike. Ma la cosa peggiore era stata che il fratello non era voluto rimanere.
Non me ne frega niente di loro! aveva detto uscendo infuriato dall'appartamento.
Simon non avrebbe mai dimenticato il tonfo della porta che si richiudeva alle sue spalle.
Michael si era fatto ospitare da un amico. Era passato da casa un paio di volte a prendere le sue cose, con un'aria sempre pi disfatta. Simon si era sentito spezzare il cuore vedendolo in quello stato.
Qualche tempo dopo Tilia era venuta a conoscenza della situazione e aveva accolto Mike a casa con s. Da allora le cose erano migliorate. Persino il padre in seguito aveva detto a Simon di essere orgoglioso di Mike e di come era riuscito a riprendere le redini della propria vita.
Adesso per Mike era devastato. Simon non lo aveva visto cos nemmeno nel suo periodo peggiore. Era un vero e proprio relitto umano e Simon soffriva immensamente a vederlo cos.
Sono stato io, piccolo mormor Mike senza alzare gli occhi dalla bottiglia di birra. Sono stato io a picchiare Melina.
Come? Simon sussult, come se avesse ricevuto una scarica elettrica. Si pu sapere che diavolo dici?
 quello che tutti pensano di me disse Mike. E in un certo senso hanno ragione. L'ho lasciata andare via da sola. Sotto quel temporale. Praticamente  come se l'avessi gettata tra le braccia di quel mostro. E ho rischiato di ucciderla. Michael sbuff e gratt con il pollice l'etichetta sulla bottiglia. O magari l'ho fatto sul serio aggiunse sottovoce. Poi scoppi a piangere.
Simon ripens suo malgrado alle proprie cicatrici. Se n'era completamente dimenticato, ma ora prov di nuovo l'impulso di grattarsi. Gli fremevano le dita, ma riusc a trattenersi.
Perch non l'hai seguita? chiese.
Avrei voluto disse Mike tirando su col naso. Ma avevamo litigato. Succedeva ogni tanto, perch lei  molto im... implo... impulsiva.  tornata a casa anche stavolta, come faceva sempre dopo un litigio. Di solito poi ci telefonavamo e facevamo la pace. Ma ieri non ha risposto. N al cellulare n sul telefono di casa.
Michael si strofin il viso con le mani, emettendo un suono a met tra un gemito e un singhiozzo. Un tremito gli scosse le spalle e quando tolse la mano aveva la faccia bagnata di lacrime.
Io, come un idiota, non ho pensato che potesse esserle successo qualcosa disse con voce fiacca. Ho pensato solo che fosse arrabbiata. Perch se n'era dovuta andare con quel temporale per colpa mia.
Simon deglut. Sapeva che avevano litigato per lui. Li aveva sentiti chiaramente pronunciare il suo nome. Non era colpa di Mike se Melina era all'ospedale e stava lottando tra la vita e la morte.
 successo per causa mia bisbigli, guardandosi le mani.
Esatto, disse una voce nella sua testa che non seppe attribuire a nessuno.  successo per causa tua. Perch ti sei comportato come un bambino piccolo. Avresti dovuto lasciarli andare, invece di pensare sempre e solo a te stesso.
E poi ud la voce del suo incubo.
Saresti dovuto morire anche tu!
Non dire cazzate! esclam Mike. Non sei stato tu a litigare con Melina, e non riguardava soltanto te. Eravamo entrambi tesi, per questa storia del trasloco. Ma adesso non ha pi importanza.  successo, e tutti pensano che sia stato io.  questo che mi ferisce pi di tutto. Io amo Melina. Lei  il mio futuro. Non le farei mai... ah, merda!
Diede un pugno al tavolino e Simon balz in piedi. La bottiglia cadde a terra e la birra si rovesci sul tappeto, ma Mike parve non accorgersene neppure.
Ti prometto una cosa, piccolo disse, alzando l'indice come per sottolineare un punto importante. Se scopro chi  stato il bastardo che ha ridotto Melina cos, lo ammazzo!
Nei suoi occhi Simon colse l'assoluta seriet di quel proposito. Forse lo aveva detto soltanto con la convinzione di un ubriaco che, appena tornato sobrio, dimentica la propria promessa, ma in quel momento Simon era convinto che Mike sarebbe stato in grado di uccidere qualcuno.

61.

Quando torn a casa, Simon trov Tilia seduta al buio in salotto. Il ventilatore portatile ronzava piano sul tavolo davanti a lei, spargendo per la stanza il fumo di sigaretta. Nel posacenere c'erano tre cicche fumate a met.
Come sta? gli chiese con voce sfinita e rotta.
Simon si mise seduto sul divano accanto a lei e le raccont di Mike. Tilia lo ascolt in silenzio, lo sguardo fisso sul ventilatore. La sua unica reazione fu un cenno distratto del capo.
Simon si rese conto che la zia era allo stremo. Probabilmente si era pentita di essersi presa cura dei nipoti. Aveva fatto il possibile per loro, ma ora era sopraffatta dalla situazione.
Grazie di essere stato da lui disse alzandosi con un sospiro. Andiamo a letto.  la cosa migliore. Un po' di riposo ci far bene.
Augur la buonanotte a Simon e and in camera sua. Camminava con la schiena curva, come una persona anziana.
Simon rimase in salotto. Era sfinito, ma ancora troppo sottosopra per dormire. Inoltre il salotto era molto pi fresco della sua stanzetta opprimente.
Prese il telecomando e spost da una parte il posacenere puzzolente. Accese il televisore, abbass il volume per non disturbare Tilia e cominci a fare zapping.
Per un po' fiss lo schermo senza vedere niente. Nella sua testa regnava un caos assoluto. Gli sembrava di essere appena sceso da un ottovolante che lo aveva sballottato su e gi. Intorno a lui tutto era tornato tranquillo, ma dentro di lui era come se la giostra non si fosse ancora fermata. Un vortice di pensieri, paure, emozioni...
All'improvviso sullo schermo riconobbe una foto e Simon tolse il dito dal telecomando. Il notiziario di un'emittente regionale stava trasmettendo un servizio su Leonie.
C'erano novit. Brutte novit.
...una nuova pista nel caso della sedicenne scomparsa stava dicendo una voce fuori campo, mentre l'inquadratura mostrava il parcheggio di un'area di servizio. L'obiettivo si spost su un cestino dei rifiuti: l dentro era stato trovato il giubbotto di pelle rossa di Leonie. Era strappato e gli inquirenti ritenevano che il rapitore lo avesse gettato l per sbarazzarsene.
Dunque ormai non c'erano dubbi: Leonie era rimasta vittima di un criminale e ancora non c'era traccia n del colpevole, n del suo cadavere.
La giornalista, una giovane donna dallo sguardo serio e la pettinatura impeccabile, conferm questa ipotesi.
Gli inquirenti devono ancora visionare i filmati delle telecamere di sorveglianza del parcheggio annunci in tono professionale. Abbiamo tuttavia appreso da una fonte attendibile che il colpevole ha scelto deliberatamente questo cestino perch era nascosto da un camion parcheggiato. Questo render pi difficile l'identificazione del soggetto.
Sullo schermo comparve un numero telefonico che gli eventuali testimoni potevano chiamare per lasciare le proprie segnalazioni. Poi il notiziario pass a un altro servizio.
Simon stava per cambiare canale quando vide comparire l'immagine della pista ciclabile di Fahlenberg e sussult.
La ripresa doveva essere stata fatta prima che lui passasse di l in autobus quel mattino. Si vedevano ancora i rami spezzati sull'asfalto e Simon riconobbe l'auto della polizia che lui stesso aveva visto nello stesso punto pi tardi.
Nel servizio non si faceva il nome di Melina n fu mostrata una sua foto. Come gi sul quotidiano, Melina veniva descritta semplicemente come una diciannovenne vittima di una brutale aggressione. A quelle parole Simon rabbrivid di nuovo.
In una breve intervista il commissario capo Stark affermava che le indagini avevano dato i primi risultati. Era gi stato interrogato un sospetto. Ma al momento non era possibile fornire maggiori informazioni.
Una giornalista chiese a Stark se a suo avviso esistesse un collegamento tra il rapimento di Leonie e l'aggressione alla giovane.
Il commissario si rifiut di fare commenti al riguardo. Ovviamente stiamo indagando a trecentosessanta gradi garant rivolto all'obiettivo.
La linea torn in studio, dove una presentatrice dal sorriso allegro annunci che anche per i giorni successivi erano previsti tempo soleggiato e temperature estive.
Il contrasto tra le notizie agghiaccianti e lo spensierato sorriso dell'annunciatrice aveva un che di cinico e inquietante.
Quello che  successo a queste persone  tremendo, ma ora torniamo allegri e godiamoci questo splendido clima estivo.
Almeno era questo il messaggio che Simon aveva ricevuto dallo schermo. Per gli spettatori Leonie, la giovane vittima e il sospettato, che ovviamente era Mike, erano soltanto i personaggi di un libro. La gente forse era turbata, magari impaurita, ma poi sarebbe tornata alla vita di tutti i giorni. Allo splendido clima estivo che invitava a fare una nuotata o a dedicarsi al giardinaggio. E fino al notiziario successivo tutto sarebbe stato dimenticato, a meno di non essere tra le persone coinvolte. Come lui.
Simon cerc di pensare ad altro. Almeno per qualche minuto. Cambi di nuovo canale.
Si ferm su un film horror, in cui un ragazzo veniva aggredito da un mostro su un ponte solitario nel bosco. Il ragazzo era sulla sedia a rotelle, che tuttavia somigliava a uno scooter a tre ruote con sgargianti bandierine rosse. Sparava fuochi d'artificio sull'aggressore, poi fu inquadrato il mostro. Era un travestimento dozzinale, era evidente che dietro la maschera si nascondeva un attore. Simon tuttavia si sent gelare il sangue nelle vene, perch quell'uomo con il costume da licantropo somigliava in maniera spaventosa al lupo dei suoi sogni.
Spense il televisore e gett il telecomando sul tavolo, come se si fosse scottato le dita.
Il lupo... quel maledetto lupo...
Con dita tremanti accese la lampada a stelo accanto al divano. Poi si rannicchi in un angolo del divano appallottolandosi come un istrice.
Intorno a lui regnava il silenzio assoluto, interrotto solo dal ronzio del ventilatore. Un fruscio lieve, solitario.
Simon si strinse le gambe con le braccia e nascose la testa tra le ginocchia. Poi tutto croll e lui scoppi a piangere.

62.

A un certo punto cadde in un sonno agitato. Era ancora raggomitolato sul divano. Senza rendersene conto digrignava i denti e le palpebre gli fremevano. Ogni tanto gemeva o si lasciava sfuggire un lamento soffocato.
La lampada sopra di lui lo avvolgeva in una luce calda, che sembrava volerlo proteggere dai brutti sogni. E in effetti ci riusc, perch stavolta Simon non si trov sulla strada nel bosco.
Stavolta era tornato a casa. Ma qualcosa era cambiato...

63.

Quel venerd di primavera non sarebbe potuto cominciare in maniera migliore.
Simon era stato svegliato dal sole, dopo parecchi giorni di pioggia. A colazione era riuscito per la prima volta a risolvere il sudoku sul giornale del padre, senza posare la matita neppure una volta. Andando a scuola, aveva saputo che Ronny era assente perch aveva l'influenza. Una giornata senza Ronny! La notizia migliore che potesse arrivargli.
All'ultima ora era stato riconsegnato il compito in classe di matematica svolto il luned. Simon aveva preso dieci e il professore aveva scritto con la matita rossa due frasi sotto il voto: Il migliore della classe! Complimenti!
Inorgoglito, Simon aveva riposto il compito nel quaderno, perch non si sgualcisse. I genitori sarebbero stati contenti. Sebbene Simon tornasse sempre con risultati eccezionali, il padre e la madre si mostravano tutte le volte piacevolmente sorpresi. Dopotutto non c'era niente di scontato nella vita, come amava ripetere sua madre.
Simon arriv a casa con lo stomaco che gli brontolava. Entr subito in cucina. Il venerd era giorno di ravioli e ne pregustava gi una porzione abbondante, come sempre con rag di carne e insalata verde.
Sua madre per non era in cucina. Sui fornelli c'era una pentola vuota e accanto il pacchetto di ravioli ancora chiuso.
Guard nel lavandino, dove la madre aveva messo a bagno l'insalata, tagliata e pulita, ma senza averla scolata.
Gett un'occhiata sorpresa all'orologio. L'una e un quarto. Di solito a quell'ora il pranzo era gi pronto in tavola.
Che strano.
Poi ud la voce della madre e torn nell'ingresso. Era nello studio e stava telefonando con la porta chiusa.
La porta, pens.  la porta!
Mentre sognava, si rese conto che era proprio la porta in mezzo alla strada nel bosco. Pur essendo addormentato, il suo subconscio sapeva di dover assolutamente scoprire cosa ci fosse oltre quella porta. Sapeva che l dietro si nascondeva qualcosa di importante.
Quel venerd aveva bussato. Aveva pensato che sarebbe stato maleducato piombare nello studio senza farsi annunciare.
La madre aveva continuato a parlare, probabilmente perch non aveva sentito i colpi alla porta. Lui allora aveva abbassato la maniglia e...

64.

...si svegli di soprassalto.
Per qualche istante rimase confuso, senza sapere dove si trovava. Non era a casa, non era in clinica e non era nella stanza degli ospiti.
Stava per essere colto dal panico, ma poi vide davanti a s i cuscini a fiori del divano di Tilia e torn definitivamente alla realt.
Si strofin gli occhi, intontito, e allung le braccia intorpidite. Gli doleva la schiena per la posizione in cui era rimasto cos a lungo sul divano e gli faceva male anche la mandibola. Doveva aver digrignato i denti nel sonno.
Guard l'orologio appeso al muro. Mancava poco a mezzanotte.
Simon si domand perch si fosse svegliato. Era stato per via del sogno, o qualcosa lo aveva strappato al sonno?
Oppure qualcuno...
Quasi in risposta alla sua domanda, ud dei colpi lievi alla finestra alle proprie spalle.
Si gir di scatto, ma vide soltanto la propria immagine riflessa sul vetro. Impulsivamente spense la luce e, quando il salotto piomb nell'oscurit, scorse la sagoma di qualcuno davanti alla porta della terrazza.
Riconobbe subito la figura alla luce della luna e corse sorpreso ad aprire.
Finalmente disse Caro. Temevo che non ti saresti pi svegliato.  da un quarto d'ora che provo a bussare, ma tu...
Shhh! fece Simon gettando un'occhiata verso l'ingresso.
Se Tilia avesse saputo che una ragazza era venuta fin l nel cuore della notte, si sarebbe sicuramente arrabbiata.
Che ci fai qui? bisbigli.
Devo parlarti.  molto importante.
Simon si guard ancora intorno. Gli sembrava di aver sentito un rumore. Forse Tilia si era svegliata.
Invece era solo il fruscio del cuscino del divano che era scivolato di lato.
Non possiamo aspettare domani?
Caro scosse la testa. Non voglio pi aspettare. Possiamo andare a parlare in un posto tranquillo? C' una cosa che devi assolutamente sapere.

65.

Pedalando nella fresca aria notturna, raggiunsero il margine inferiore del paese. Simon conosceva un punto appartato in riva al Fahle che da bambino gli aveva mostrato suo padre.
Il cielo punteggiato di stelle sopra di loro sembrava il telo di una gigantesca tenda incastonato di brillanti e, dopo essersi lasciati alle spalle gli ultimi lampioni, proseguirono al chiaro di luna.
Non impiegarono molto tempo per arrivare. Scesero in silenzio dalle biciclette e le spinsero verso il fiume percorrendo uno stretto sentiero.
Simon constat con sollievo che nel corso degli anni il posto non era affatto cambiato. La panchina era sempre l, con l'unica differenza che le assi di legno su cui Michael tanti anni prima aveva inciso con un temperino il nome del suo gruppo musicale preferito erano state sostituite da altre di plastica riciclata.
C'era anche il salice piangente centenario che si sporgeva sull'acqua. A Simon ricordava ancora una donna che si lavava i capelli nel fiume. I rami sfioravano la corrente e la brezza notturna mormorava tra le foglie, producendo un fruscio simile a quello di una pioggia leggera.
Appoggiarono le biciclette a un oleandro e si misero a sedere sulla panchina. Il Fahle scorreva lento e silenzioso davanti a loro. L'acqua scintillava come argento liquido sotto i raggi della luna.
Wow esclam Caro impressionata.  un posto magnifico. Come facevi a conoscerlo?
Nostro padre ci portava qui per insegnarci a pescare disse Simon. E anche lui aveva imparato da mio nonno. Si potrebbe quasi dire che questo posto  una specie di tradizione di famiglia per noi.
Figo disse Caro. Sei mai riuscito a prendere qualcosa?
Una volta. Ho pescato una trota. Era piccola cos. Allarg di poco le mani, per dimostrare che si era trattato di un pesce molto piccolo. Poi l'abbiamo ributtata nel fiume. Non ho mai avuto un grande talento per la pesca, e neppure Mike.
Andavi spesso a pesca?
No. Dopo la morte dei miei nonni venivamo qui molto raramente. E poi mio padre non aveva pi tempo, perch aveva sempre tanto lavoro. Ma non ho mai dimenticato questa panchina.  un posto pieno di pace.
Rimasero in silenzio a gustare l'atmosfera notturna e ad ascoltare il richiamo di una civetta in lontananza. Il fiume sapeva di acqua fresca e alghe e gli oleandri sprigionavano un profumo dolciastro e intenso.
Bene, ora siamo soli riprese Simon. Cosa devo sapere di tanto urgente?
Caro si strofin il naso, mentre rifletteva da dove cominciare.
Da quando abbiamo saputo di Melina stamani, ho riflettuto molto disse. Volevo parlartene gi prima, ma non c' mai stato il momento. In ogni caso... Fece un profondo sospiro, poi prosegu: Credo di sapere chi l'ha aggredita.
Cosa? Simon la guard stupito. Chi  stato?
Ho un sospetto disse, scavando con la punta del piede nella sabbia. Ma prima vorrei raccontarti qualcosa su Melina. Non sono sicura che tuo fratello sappia proprio tutto di lei. E comunque penso che tu lo sappia.
La conoscevi?
Caro ondeggi la testa senza alzare lo sguardo.
Non proprio. Finch veniva a scuola, la vedevo quasi tutti i giorni all'intervallo. Nient'altro. Non frequentava quelli pi piccoli come me. Non voglio parlare male di lei, ma... Ecco, in tutta sincerit, non la sopportavo. Era una Barbie vanitosa, non so se mi capisci.
Simon annu. Era stata con Melina troppo poco, ma anche lui aveva avuto l'impressione che non lo avrebbe degnato di uno sguardo, se non fosse stato il fratello di Mike.
Si  sempre comportata come se fosse una persona speciale prosegu Caro.  molto bella, bisogna ammetterlo. I maschi impazzivano per lei. Usciva sempre con ragazzi diversi, ed era lei a scegliere, credimi. Conosco molte ragazze che l'ammiravano perch era fantastica.
Gi, pens Simon, anch'io conosco ragazze che cercano di essere uguali a una di loro. Ce ne sono dappertutto nelle scuole.
Era sempre al centro dell'attenzione alle feste o agli eventi scolastici prosegu Caro. Una volta due ragazzi si sono addirittura azzuffati per lei. Deve averci goduto un sacco, ci scommetto. Fece una risata sarcastica. Ma non a tutti piaceva. Alcune ce l'avevano a morte con lei, perch aveva soffiato loro i ragazzi.
Simon non credeva alle proprie orecchie. Dici sul serio? Non so perch, ma non riesco a immaginarla come una che rimorchia i ragazzi.
Caro gli rivolse un sorriso agrodolce. Infatti non lo faceva. In genere erano i ragazzi a provarci, e lei se la spassava. Ma, quando a Fahlenberg  arrivato tuo fratello, le cose sono cambiate. Michael  un tipo tosto. Era pi grande dei compagni di Melina, aveva gi un lavoro e guidava vecchie auto da sogno. A lei  piaciuto subito. Credo che tra loro sia stato amore a prima vista.
Eccome conferm Simon pensando alle parole di Michael. Melina  il mio futuro. Mike  cotto di lei. Dice di amarla davvero. Finora non l'aveva mai detto delle sue ex ragazze.
Due lucciole spuntarono dal nulla davanti a loro. Per qualche istante la loro luce intermittente ondeggi a pochi passi dalla panchina, prima che scomparissero nella notte. Caro rimase a guardarle in silenzio, poi riprese a parlare.
S, tuo fratello dev'essere un tipo simpatico. Del resto  una caratteristica di famiglia.
Sorrise ammiccante a Simon e lui fu contento che al buio Caro non potesse vederlo arrossire di nuovo. Lei torn seria.
Prima che Melina si mettesse con Michael, c'era stato un altro disse, abbassando la voce, quasi temesse che qualcuno li stesse ascoltando.  solo un pettegolezzo, ma credo che sia vero.
A Simon torn in mente ci che Mike aveva detto di Melina, che il suo ex era un vero stronzo.
Qual  questo pettegolezzo? domand.
Tra quelle dell'ultimo anno girava voce che avesse avuto una storia con un uomo sposato. Un professore.
Simon comprese subito a chi si riferisse, ma si rifiutava di crederlo.
Henning? Non crederai che lui... Caro,  assurdo!
Lei si strinse nelle spalle.  quello che si diceva in giro, e io penso che sia vero. Tu stesso hai detto che non ti fidi di lui, e secondo me hai ragione. Henning non  uno di cui fidarsi. Da fuori sembra un tipo simpatico e disponibile, un padre di famiglia affettuoso, ma ha anche un lato nascosto.
Cavolo esclam Simon. Mi stai dicendo che  un donnaiolo?
Caro abbass di nuovo lo sguardo. Con la punta della scarpa aveva sollevato un sasso piatto e lo teneva in equilibrio facendolo dondolare avanti e indietro.
Prova a pensare alla reazione di tua zia quando siete stati nel suo ufficio disse. Henning ha un ascendente sulle donne e lo sa benissimo. In questo lui e Melina sono molto simili. Anche lei  molto brava a usare il proprio fascino. La differenza  che Henning non riesce sempre a controllarsi del tutto. Dovresti vedere come guarda noi ragazze durante la lezione di educazione fisica. Lui crede che non ce ne accorgiamo, ma si sbaglia. Qualcuna sostiene addirittura che Henning le avrebbe fatto delle avance. Ovviamente in maniera discreta, in modo che nessuno possa accusarlo.
Simon era perplesso. L'ha fatto anche con te... voglio dire...
Se ci ha provato? Caro rise. Come no. Mi ha convinto a fare un giro in canoa e poi mi ha palpato, con la scusa di aiutarmi a indossare il giubbotto salvagente. Ma una donna capisce subito quando un tizio supera i limiti.
E tu come hai reagito?
Cosa potevo fare? Non sono pi andata in canoa con lui. Dopotutto eravamo soltanto noi due, non c'erano testimoni.
Simon scroll il capo interdetto. E io che mi sono sempre chiesto perch non lo potessi soffrire.
Be', sai, c' anche chi lo trova cos fantastico da giustificare il suo comportamento osserv Caro. Una di queste era Leonie, per esempio.
Simon spalanc la bocca.
Leonie?
Caro conferm con un cenno del capo. Era innamorata di lui. Si comportava in modo patetico. Alz gli occhi al cielo. L'amante del professore... e roba di questo genere. Disgustoso.
Mi stai dicendo che lui potrebbe c'entrare con la sua scomparsa?
Non lo so rispose Caro, agitando la punta del piede finch il sasso cadde a terra. Tutto  possibile. Posso solo raccontarti ci che ho visto. Leonie non aveva amici, per qualche ragazzo l'aveva corteggiata. E non erano tutti degli idioti. Ma Leonie li aveva respinti.
Simon pens al servizio in televisione. Il giubbotto strappato gettato in un cestino dell'immondizia di un'area di servizio sull'autostrada. Un cestino nascosto dietro un camion, per fare in modo che le telecamere di sorveglianza non registrassero niente. Forse era solo un tentativo di depistare le indagini?
Tuttavia, per fare una cosa simile, ci voleva il sangue freddo di un criminale. Per quanto non sopportasse Henning, che probabilmente era un donnaiolo, Simon si domandava se fosse davvero capace di un gesto del genere.
La risposta era che non lo sapeva.
Non riesco a crederci disse sottovoce. Perch avrebbe dovuto uccidere Leonie?
Ecco, per farla breve, lei era la tipica vittima disse Caro. L'ingenua Cappuccetto Rosso che va nel bosco e si fida del lupo che alla fine la sbrana. Henning  soltanto un uomo. Non prendertela, ma troppo spesso gli uomini pensano con la parte sbagliata del corpo. E, quando si rendono conto di aver combinato un casino, cercano di cancellare tutto. Ma non  possibile. Quello che  successo  successo e basta.
Se non fosse stato cos buio, Caro si sarebbe accorta che Simon era arrossito di nuovo.
Ovviamente anche a lui era gi capitato di pensare con la parte sbagliata del corpo, per usare l'espressione di Caro. Ma lo aveva fatto di nascosto e se n'era sempre vergognato. Per lui era un argomento imbarazzante, sebbene fosse del tutto naturale, come gli aveva assicurato una volta suo padre.
Sono tutti lupi travestiti da agnelli, aveva detto Jessica in clinica. Forse aveva ragione.
Secondo te Leonie poteva averlo ricattato? chiese Simon evitando di guardarla. Aveva le guance in fiamme.
Non credo. In ogni caso non in senso stretto, non era nel suo stile. Ma forse era innamorata di lui? O, peggio ancora, forse alla fine si era rifiutata! Non dimenticare che Henning  un padre di famiglia e lo conoscono tutti. Non pu permettersi di finire in uno scandalo.
Okay disse Simon deglutendo. Ammettiamo che abbia davvero a che fare col caso di Leonie. Perch allora aggredire anche Melina? Non ha senso. Inoltre non ci sono ancora prove che i due casi siano collegati. Quello che mi hai riferito  solo un pettegolezzo.
Caro si gir verso di lui e alz un sopracciglio. Davvero? Prova a pensarci. Ti ho gi detto che Melina non era un angioletto. Non  nemmeno molto intelligente, questo l'avrai notato anche tu. Eppure ha ottenuto una borsa di studio per Heidelberg. Magari qualcuno l'ha aiutata, no?
Simon fiss davanti a s senza replicare. Pens a Mike e alla reazione del fratello alla vista di Henning. La sua rabbia... e Henning non era d'accordo sul fatto che Melina andasse a Heidelberg proprio con Mike.
Se Henning l'ha aiutata, avr voluto qualcosa in cambio prosegu Caro. Magari si era immaginato che andasse a Heidelberg con lui? Ho sentito dire che tra lui e la moglie le cose non funzionano gi da tempo. Lei sa sicuramente che razza di uomo  il marito e resta con lui solo per i figli. Capita spesso. Forse lui voleva andarsene proprio per questo. Perch aveva fatto un casino con Leonie e voleva ricominciare daccapo altrove. Con Melina. Per come la vedo io, lei lo ha sfruttato per ottenere ci che voleva.
Ma poi Henning si  accorto che Melina si era approfittata di lui e che in realt voleva andarsene con Mike, e allora ha perso il controllo concluse Simon.
Aveva senso, ragion con sgomento, ma era anche assurdo. Henning avrebbe davvero ucciso qualcuno per proteggere se stesso?
 tutto cos strano mormor assorto.
Lo so disse Caro disegnando un cerchio nella sabbia con la punta della scarpa. In mezzo c'era il sasso, simile a un occhio che fissava entrambi. Non credere che non ci abbia pensato. Sembra pazzesco, ma non pu essere andata che cos. Hai mai sentito parlare di Sigmund Freud?
Simon fece un gesto vago. Non proprio. Ne abbiamo parlato una volta a lezione. Ma  passato un po' di tempo.
Io vorrei studiare psicologia gli confid Caro. Raccolse il sasso e tolse la sabbia con il pollice. Per me le persone sono quasi tutte un mistero. Spesso mi sembra che tutti quelli intorno a me indossino una maschera. Sono convinta che, imparando di pi sulla psiche, riuscir a scoprire cosa si nasconde dietro queste maschere.
Mostr a Simon la pietra levigata che teneva in mano, e che risplendeva chiara sotto la luna.
Se si toglie lo strato superficiale, si scopre la vera forma sottostante disse. Allora  pi facile comprendere. Ciascuno di noi reca in s molti aspetti. Uno di questi  quello istintivo. Freud lo chiama Es. Non  necessariamente cattivo, ma  importante controllarlo. Es  come il lupo cattivo delle favole. Finch dai ascolto alla ragione e ai sentimenti, e sai che pu diventare pericoloso, non ti far niente. Ma guai se gli lasci campo libero. Allora ti divora. A volte basta un solo istante. E, se poi non riconosci il tuo errore, le cose peggiorano ulteriormente.
Ma per uccidere qualcuno occorre di pi obiett Simon. Nei film o nei libri sembra facile, ma nella vita reale  diverso. Se uccido qualcuno non distruggo soltanto la sua vita, ma anche la mia.
Pu darsi, se sei consapevole di quello che fai osserv Caro. A volte si agisce senza pensare. Cos, in maniera impulsiva. Poi succede qualcosa di cui ci si pente. Se fosse andata cos? Pu darsi che Henning abbia incontrato Melina per caso. Hanno litigato, poi...
Caro lasci la frase a met, ma fece un gesto eloquente che provoc un brivido in Simon.
E non  tutto prosegu lei guardandolo con occhi sgranati. Non ti sei chiesto come faceva Henning a sapere cos'era successo a Melina? Nessuno aveva fatto il suo nome sui giornali n alla radio.
Simon si massaggi le tempie. D'un tratto lo aveva assalito un feroce mal di testa. Troppe emozioni tutte in una volta.
Hai ragione disse sottovoce, sebbene una parte di lui si rifiutasse di crederci. Ma Fahlenberg non  una metropoli. Henning mi ha detto di averlo saputo da qualcuno.
E tu gli credi?
Improvvisamente Simon prov l'impulso di alzarsi e di andarsene.
Via, via, via lontano da l!
Ma non avrebbe risolto nulla. Non poteva nascondersi dalla verit, ammesso che quella fosse la verit.
Se devo essere sincero, non so pi cosa pensare disse con voce spenta, mentre sentiva lo sguardo intenso di Caro su di s.
Secondo te perch  venuto da te oggi? domand.
Ha detto che voleva scusarsi.
No, Simon. Caro sorrise cupa. Stamattina si era impappinato e voleva scoprire se tu te n'eri accorto.
L'immagine di Henning affior nella sua mente. Il vicepreside si era scusato, e si erano guardati in silenzio. Lui si era domandato perch non se ne andasse. Forse era davvero rimasto per vedere come avrebbe reagito Simon.
E, se questo non bastasse per convincerti, prova a pensare all'auto di Henning prosegu Caro. Un grosso fuoristrada nero. Proprio come hai descritto la macchina su cui  salita Melina.
D'accordo, potrebbe essere andata come dici tu concesse lui. Ma pu essere stata una coincidenza. Ieri ho visto tantissime grosse auto nere.
Una coincidenza? Non ci credi nemmeno tu.
Caro si alz scrollando il capo e si avvicin al fiume. Protese il braccio all'indietro e lanci il sasso piatto radente alla superficie dell'acqua. Fece quattro rimbalzi lasciando cerchi argentati prima di affondare.
Simon la raggiunse. C' un modo per scoprirlo disse. Henning mi ha invitato a fare un giro in canoa domani pomeriggio. Accetter.
Lei si volt a guardarlo. Cosa pensi di fare?
Simon si strinse nelle spalle. Ancora non lo so. Ma mi verr in mente qualcosa.
Caro lo guard a lungo negli occhi, poi annu. Okay, ma non andrai da solo. Ci sar anch'io e vi terr d'occhio.
Simon sorrise sollevato. Aveva sperato che lei si offrisse di aiutarlo. Da solo non ce l'avrebbe fatta.
Ottimo concluse. Ci vediamo domani alle tre al circolo canottieri.
Caro torn a guardare il fiume che scorreva lento davanti a loro. Aveva la fronte aggrottata e sembrava assorta. Ma, prima che Simon potesse domandarle a cosa stesse pensando, lei si volt e torn verso le biciclette.
Ti aspetti un bacio d'addio? domand indicando verso il cielo. In fondo c' la luna piena e tutto il resto.
Simon era sorpreso e apr la bocca senza dire niente.
Nemmeno io disse lei ammiccando. Poi si allontan.

66.

Simon si svegli poco dopo le sette con una fame da lupi. Mentre si vestiva, si rese conto che il giorno prima non aveva mangiato niente. Ora si sentiva spossato e fragile e il suo corpo aveva bisogno di zuccheri.
Poco dopo era seduto in cucina a divorare una porzione enorme di cornflakes. Continuava a riempire la ciotola di latte e cacao e alla fine svuot quasi tutta la confezione di cereali.
Soddisfatto, si appoggi allo schienale e si accarezz la pancia piena. Gli sembrava di avere ingoiato un pallone e tutto lo zucchero che aveva in corpo gli dava quasi la nausea, ma si sentiva decisamente meglio.
Solo adesso not le nuvolette di fumo che salivano davanti alla finestra della cucina. Credeva che Tilia dormisse ancora, invece la trov davanti a casa.
Era seduta sulla panchina accanto all'ingresso, con la sua tazza con l'omino Michelin piena di caff e una sigaretta. Un'occhiata al posacenere gli indic che non era la prima della mattinata.
Tilia non si accorse subito che Simon si era seduto l accanto. Sembrava altrove con il pensiero. Poi si volt. Aveva la faccia cerea e smunta.
Buongiorno disse con voce roca. Hai mangiato qualcosa?
Lui annu.
Non credere che sia una persona debole riprese lei indicando la sigaretta. Sono gi riuscita a smettere una volta e non ho fumato per anni. Ci riuscir un'altra volta, appena le cose saranno tornate alla normalit.
Simon guard verso la rimessa e si accorse che la Mercedes di Mike non era parcheggiata al solito posto.
Dov' Mike?
 andato all'ospedale prestissimo, per stare accanto a Melina.
Gli hai parlato?
Tilia soffi fuori il fumo e schiacci il mozzicone. Brevemente disse.  venuto a scusarsi con me per ieri. Non sarebbe stato necessario. Povero ragazzo...
Si asciug una lacrima, poi prese un'altra sigaretta con dita tremanti.
Pi tardi andr in citt annunci tossendo. Devo parlare con il mio capo e mettere una buona parola per Michael. Non possono licenziarlo solo perch la polizia si sbaglia. Tuo fratello non se lo merita.  cambiato e si  impegnato per rimediare a tutti gli errori passati. Se perde il lavoro ora, potrebbe sprofondare di nuovo.
Simon si morse un labbro. Tilia aveva ragione. Mike aveva fatto tutto il possibile per rimettere in piedi la propria vita. E, qualunque cosa Caro gli avesse raccontato su Melina quella notte, lei era la ragazza giusta per Mike. Mike voleva costruire un futuro insieme a lei e Simon sperava ardentemente che entrambi avessero questa possibilit, anche se per lui poteva significare perdere il fratello.
Due giorni prima, quando avevano litigato per questo, la situazione era ancora diversa. Ma nel frattempo aveva capito che non poteva pensare soltanto a se stesso.
Quando ami qualcuno, lo lasci andare. Se ritorna da te, ti appartiene.
Lo aveva detto una volta la nonna. All'epoca Simon non aveva compreso il significato di queste parole. Ora per capiva di non avere nessun diritto di rivendicare Mike tutto per s. Suo fratello doveva avere la possibilit di condurre la propria vita. Altrimenti non sarebbe stato felice. Ed era questo il punto, giusto? Che tutti fossero felici.
Se n'era reso conto troppo tardi. Se lo avesse fatto due giorni prima, Mike e Melina forse non avrebbero litigato e magari adesso le cose sarebbero state diverse.
Tutto ci che era accaduto era colpa sua, di Simon Strode. E adesso spettava a lui riportare le cose alla normalit, come aveva detto Tilia.
Gli tornarono in mente le parole che aveva rivolto al fratello la sera prima. Hai detto che ci sarai sempre per me. Ora lascia che per una volta io ci sia per te.
Poi pens a ci che il nonno ripeteva spesso. Una promessa pu essere grande solo come chi la mantiene.
Devo andare a prepararmi.  ora disse Tilia.
Si alz, pos brevemente la mano sulla spalla di Simon, come se volesse consolarlo, quindi rientr in casa.
Quando usc poco dopo, fresca di doccia e con un trucco un po' troppo pesante, Simon sapeva cosa doveva fare.
Guard la zia andarsene. Quindi si spost nell'angolo del cortile dove c'era pi campo e cerc su Google l'indirizzo del commissariato di Fahlenberg.

67.

Il commissario capo Rutger Stark sembrava molto pi vecchio che in tv, ma forse era colpa delle luci al neon in quella stanzetta senza finestre e con le pareti di cemento grigio dove erano seduti.
Somigliava alla stanza degli interrogatori delle serie televisive e questo aument il disagio di Simon. L dentro faceva fresco, le sedie erano comode e c'era odore di sudore e caff vecchio.
Prima, mentre aspettava il commissario, Simon si era guardato intorno alla ricerca di telecamere di sorveglianza. Nei film c'erano sempre e registravano le conversazioni. L non ne aveva scoperta nessuna. E non c'era nemmeno uno specchio finto che servisse per seguire la scena di nascosto da una stanza vicina.
Tuttavia Simon non si sentiva affatto a proprio agio.
Stark doveva avere una cinquantina d'anni. Era magro, con i capelli corti e radi che lasciavano intravedere il cuoio capelluto. Aveva una faccia spigolosa dall'aria energica. Una vistosa cicatrice gli divideva in due il sopracciglio destro. In quel momento era sollevata in un'espressione stupita, mentre Simon finiva il proprio racconto.
Ho capito bene? domand il commissario. Hai preso la bicicletta nel cuore della notte durante un temporale cos, senza motivo?
Simon annu.
Ti capita di farlo spesso? Cio, girare in bicicletta di notte?
Ogni tanto ment Simon. Mi aiuta a liberare la mente.
Ah.
Il commissario annu pensieroso, appoggi i gomiti sul piano del tavolo e intrecci le dita sotto il mento. Era stanco e aveva due profonde occhiaie. Probabilmente nemmeno lui aveva dormito molto la notte prima.
Hai visto Melina salire sull'auto? riprese. Ne sei proprio sicuro?
Simon perse anche l'ultimo briciolo di pazienza. Stark si rivolgeva a lui come a un bambino piccolo. Era irritante.
 quello che le ho appena detto! Pioveva forte e la strada era piena di rami spezzati. Melina non riusciva pi a proseguire con lo scooter. Quando l'ho vista, stava salendo su quell'auto. E le giuro che non era una Mercedes. Di sicuro non era la Mercedes di Mike.
Non avevi detto di non aver riconosciuto la macchina?
 vero. Non ho riconosciuto la marca. Ma era un'auto grande e scura. Aveva una forma completamente diversa da quella di Mike.
Simon avrebbe voluto suggerire al commissario di controllare l'auto di Richard Henning, ma era troppo presto. Non poteva dimostrare niente. Almeno per ora. Se lui e Caro si fossero sbagliati, suo fratello si sarebbe trovato in guai molto seri.
Be' disse Stark staccando i gomiti dal tavolo.  una storia molto interessante.
Simon lo guard negli occhi e comprese che il commissario non gli credeva. Un membro del rispettabile club dei fuori di testa, come lui, riconosceva fin troppo bene quell'espressione incredula.
La prego, deve credermi disse odiandosi per il suo tono implorante. Ho visto davvero quell'auto.
Sai che cosa penso? Era una domanda retorica. Credo che tu voglia proteggere tuo fratello. Ne avete passate tante insieme. Sono al corrente dell'incidente dei vostri genitori.  qualcosa che lega e avvicina tantissimo due persone. La cosa ti rende onore, Simon. Dico sul serio, da ragazzo sarebbe piaciuto anche a me avere un fratello leale come te. Uno che sia sempre dalla mia parte, qualunque cosa succeda.
Assent con il capo, per sottolineare la propria dichiarazione, quindi fiss intensamente Simon negli occhi.
Tuttavia, rendere una falsa testimonianza  un reato. Questo ti  chiaro?
Ho detto la verit ribatt Simon. Non me ne frega niente di quello che pensa di me, Mike  innocente.  stato qualcuno con una grossa auto scura.
Il grande sconosciuto disse Stark sporgendosi sul piano del tavolo.
Continuava a fissare Simon con il suo sguardo penetrante, come se volesse entrargli in testa e leggergli nel pensiero.
Simon sostenne il suo sguardo, anche se dentro si sentiva rimescolare di rabbia. Stark voleva capire se mentiva o no, e allora gli avrebbe letto la verit scritta in faccia. Distogliere lo sguardo avrebbe indicato che stava dicendo una bugia.
Molto bene disse alla fine il commissario appoggiandosi di nuovo allo schienale. Controlleremo la cosa.
Me lo promette?
Certo. Gli avrebbe quasi creduto, ma poi lo vide girare lo sguardo di lato.

68.

Devi frequentare di pi la gente. Non puoi startene sempre rinchiuso in camera tua a leggere o a giocare al computer. Esci e parla con qualcuno reale. Altrimenti un giorno resterai da solo.
Era stata sua madre a dirglielo una volta. Anzi, no, veramente glielo ripeteva spesso.
E adesso era l. Tra la gente.
Era al commissariato di polizia di Fahlenberg, nel cuore della citt.
Davanti a lui il traffico scorreva sulla strada e i pedoni camminavano sul marciapiede. Andavano a fare la spesa, oppure a un appuntamento, o in uno dei tanti caff e ristoranti lungo la via principale.
Il tempo era splendido, una perfetta giornata d'estate. Ideale per godersi una bibita fresca all'aperto e conoscere le persone. Ma, anche se le strade brulicavano di gente e intorno a lui la citt spumeggiava di vita, Simon era solo.
Invisibile.
Nessuno badava a lui. Nessuno gli rivolgeva la parola. Nessuno lo avrebbe aiutato. Perch nessuno gli credeva.
Aveva solamente se stesso e Caro.
Fu assalito da un'ondata di disperazione. Se voleva scagionare Mike, avrebbe dovuto agire di persona. E questo lo terrorizzava.
Avrebbe voluto essere uno degli eroi dei film e dei libri che gli piacevano tanto. James Bond. Batman. Il conte di Montecristo o Roland, il pistolero. Loro sapevano sempre che cosa fare. Erano coraggiosi e determinati e non avevano paura di niente.
Ma non dovevano neppure affrontare la realt. Come toccava fare a lui.
La vera avventura era la realt. Nella vita reale nessuno aveva poteri soprannaturali, n una seconda possibilit. Non c'erano trucchi e non si guadagnavano punti extra per ottenere una vita in pi, nel caso si sbagliasse la prima volta. Nella vita reale, quando qualcosa andava storto, andava storto.
Per questo aveva bisogno di pi coraggio di tutti i suoi eroi messi insieme.
Stava per tornare verso la bici immerso in questi pensieri, quando not un camion fermo a pochi passi da lui a un semaforo. Sulla fiancata dell'automezzo c'era il logo della ditta Hannes Waschhauser e sotto la scritta a lettere maiuscole IL VOSTRO PROFESSIONISTA DELLE PORTE. Accanto erano disegnate diverse porte che ricordarono immediatamente a Simon quella dei suoi sogni. La porta dello studio dietro la quale stava telefonando sua madre. Ricordava la sua voce agitata.
All'improvviso una parola affior alla sua mente. Una parola che la madre aveva pronunciato venerd e che gli aveva provocato un dolore tremendo. Ora la ricordava perfettamente.
...distrutto!
Che cosa significava? Che cosa era distrutto?
Prov a concentrarsi, ma senza riuscirci. Il ricordo era svanito con la stessa velocit con cui era arrivato. Come se qualcuno avesse sollevato brevemente un sipario davanti alla parola nascosta e poi lo avesse lasciato cadere di nuovo.
...distrutto!
Che cosa? Per la miseria, che cosa  distrutto?
Attento! grid una voce femminile accanto a lui e Simon si gir da quella parte.
Trattenne il fiato. Accanto a lui c'era sua madre. Il suo fantasma, che la notte prima gli aveva impedito di guardarla. Ora per era tornata, ed era pi spaventosa che mai. Un corpo carbonizzato con occhi ardenti e malvagi, che sprigionava un calore fortissimo e tremolava davanti a lui come l'asfalto sotto il sole.
Il fuoco le aveva divorato la faccia. Guance e labbra erano spariti e i denti bianchi scoperti in mezzo alla carne annerita disegnavano un ghigno spaventoso.
Alla luce del giorno Simon vide il fumo che saliva dal suo corpo e credette perfino di sentirne l'odore. Un puzzo ripugnante e acre, che gli provoc un conato di vomito.
Lei reggeva qualcosa di informe tra le dita ossute e carbonizzate. Simon non lo riconobbe subito. Solo quando vide lo stemma annerito della Ford, cap che era un volante. La plastica era deformata in un bizzarro ovale.
Be', che ti succede? domand quell'essere mostruoso, che un tempo era stata sua madre.
Simon avrebbe voluto gridare, ma gli manc la voce. Di colpo l'immagine cambi e divenne quella di una sconosciuta. Al posto del volante, stringeva l'impugnatura di un passeggino e lo fissava irritata. Il bambino nel passeggino piangeva.
Allora, che c'? disse lei spazientita. Ti decidi a farmi passare?
S-scusi balbett Simon facendo un passo indietro.
La donna spinse il passeggino davanti a lui scuotendo la testa e ben presto si confuse tra la folla.
Simon si strofin il viso con mani tremanti e fece qualche profondo respiro, finch il battito del cuore si calm.
Devo concentrarmi su Mike, pens. L'importante adesso  Mike. La porta e i sogni possono aspettare.
Fece appello a tutto il proprio coraggio e prese il cellulare. Selezion il numero che gli aveva dato Richard Henning.
Dopo diversi squilli Simon si aspettava gi di sentire la segreteria telefonica, quando Henning rispose.
Simon disse con voce allegra. Ma che bella sorpresa. Non dirmi che oggi hai deciso di essere dei nostri.
In effetti s rispose, sforzandosi di avere un tono allegro come Henning. Mi piacerebbe molto provare ad andare in canoa.
Perfetto, ne sono felice disse il vicepreside. Allora, se per te va bene, possiamo incontrarci verso le tre alla rimessa delle barche.
A Simon parve di sentire nuovamente la voce di Caro. Finch dai ascolto alla ragione e ai sentimenti, non ti far niente. Ma guai se gli lasci campo libero. Ti divorer.
Volentieri rispose. Alle tre va benissimo. Non vedo l'ora.
Anch'io, Simon. Ti divertirai, credimi. Allora a pi tardi.
A pi tardi.
Henning riagganci e Simon rimase a fissare il cellulare.
Era gi la seconda volta che mentiva quel giorno. Erano state bugie necessarie, ma aveva pur sempre mentito.
Ogni bugia esige vendetta, diceva sempre sua nonna.
Sperava ardentemente che non fosse cos.

69.

Simon lasci la bicicletta nei pressi del circolo canottieri di Kssingen e guard l'ora sul cellulare.
Le due e un quarto.
Era in anticipo di tre quarti d'ora. Aveva tutto il tempo di ispezionare i dintorni. Conosceva bene la vecchia rimessa delle barche fin da quando ci veniva da bambino, ma erano trascorsi molti anni e l'aveva sempre vista solo di sfuggita dalla macchina.
Si guard intorno e si sent come un generale che pianifica una battaglia. Meglio essere pronti a tutto e non avere sorprese.
Scese fino alla riva del fiume, dove venivano messe in acqua le canoe.
Il Fahle scorreva pigro davanti a lui. La corrente era tranquilla e l'acqua cristallina. Si vedevano le alghe sul fondo, di un verde chiaro quasi artificiale. Tre trote stavano immobili, come se aspettassero qualcosa.
Simon diede un'occhiata alla rimessa. Era un vecchio capanno di legno senza finestre con il tetto a punta. Sopra la grande porta a due battenti erano inchiodati due remi che formavano una grande X. Al centro una ragnatela impolverata si muoveva pigra nell'aria umida del pomeriggio.
La rimessa aveva conosciuto tempi migliori. In origine doveva aver avuto un aspetto scandinavo, tinteggiata di rosso con i profili del tetto e della porta bianchi, ma con il passare degli anni la vernice si era sbiadita e crepata. Il tetto rivestito di catrame era rattoppato in pi punti da pezzi di lamiera e met facciata era ricoperta di edera.
Anzich comprare canoe nuove, sarebbe stato meglio ristrutturare l'edificio, pens Simon tornando verso la riva.
Si sistem all'ombra di un boschetto di pini e guard verso la strada rialzata che correva dietro la baracca.
Se per qualche motivo avesse dovuto svignarsela in fretta, poteva raggiungere Kssingen in pochi minuti in bicicletta. Lungo il tragitto aveva notato diverse famiglie che prendevano il sole o preparavano una grigliata nei giardini del nuovo quartiere residenziale.
In caso di pericolo, avrebbe potuto chiamare aiuto e sarebbe stato al sicuro.
Questa prospettiva lo tranquillizzava. Se i loro sospetti erano esatti, infatti, tra poco avrebbe avuto a che fare con un assassino pronto a tutto pur di non essere smascherato.
Un ramo secco scricchiol alle sue spalle e Simon si volt di scatto.
Caro spunt tra gli alberi.
Lo salut e si guard intorno circospetta. Sei solo?
S. Henning arriver tra... Guard il cellulare e si sorprese vedendo come fosse passato in fretta il tempo. ...tra un quarto d'ora.
Caro si mise seduta su una grossa pietra all'ombra di un pino e guard verso il fiume dove una coppia di germani reali nuotava lenta. A Simon bast dare un'occhiata all'amica per capire che era agitata quanto lui.
Dove hai lasciato la bicicletta? le domand e Caro indic un gruppo di alberi e cespugli.
L dietro. Non si vede dalla strada, e nemmeno da qui.
Bene disse Simon annuendo. Ricordati di svoltare a sinistra, nel caso dovessimo fuggire. Kssingen non  molto lontana. Dall'altra parte invece bisogna fare un paio di chilometri prima di trovare un paese.
Lo so disse lei, guardandolo impaziente. Piuttosto, spiegami cosa conti di fare.
 semplice rispose Simon gettando uno sguardo verso la strada dove stava passando un'autocisterna. Parler con Henning e cercher di scoprire se  stato lui.
Come pensi di fare? Hai intenzione di chiederglielo direttamente?
Non  possibile pianificare un dialogo spieg Simon. Dipende da come si comporta l'interlocutore. Ma, credimi, sono in grado di capire se qualcuno mi sta dicendo la verit oppure mente. L'ho imparato in clinica. Dovr improvvisare, ma ci riuscir. La parte pi rischiosa spetta a te.
Lei lo guard sgranando gli occhi e agitando nervosa i piedi. E sarebbe?
Se quella che ho visto l'altra notte era davvero l'auto di Henning, forse dentro ci sono ancora tracce di Melina.
Vuoi che controlli mentre voi siete in acqua? Torn a guardare verso il fiume. Poi annu. E va bene. Ma come faccio ad aprirla?
A questo penso io disse Simon, provando un fastidioso tremito allo stomaco. Tu tieniti pronta nei paraggi.
Henning ci uccider, se viene a scoprirlo disse Caro senza guardarlo.
 ci che temo anch'io. Se non te la senti, non sei costretta a farlo.
Ma certo che lo far, stupido. Caro si alz. Se vogliamo scoprire la verit, non abbiamo altra scelta. Spero solo di non rischiare per niente. Nel caso Henning abbia ripulito l'auto, non trover niente. Ma credo sia poco probabile.
Hai un'idea migliore?
Lei scosse la testa. Avrei pensato anch'io la stessa cosa. Da qualche parte dobbiamo pur cominciare a cercare. Per non mi sento tranquilla.
Promettimi di essere prudente disse Simon avvicinandosi a lei.
Avrebbe voluto abbracciarla, ma Caro si sottrasse e guard verso la strada, dove si udiva il rumore di un'auto che si avvicinava.
Subito dopo videro un fuoristrada nero con una canoa rossa sul portapacchi.
Simon strofin le mani sudate sui calzoni. Lo spettacolo stava per iniziare.
Presto! sibil a Caro. Nasconditi.
La guard correre e poi sparire dietro i cespugli.
Simon torn verso il pontile e si appoggi alla balaustra. Si sforz di assumere un'aria rilassata, immaginandosi che cosa avrebbe fatto Mike al suo posto in quella situazione. Rivolse un cenno di saluto a Henning, che parcheggi sul prato rasato accanto alla rimessa.
Ci siamo, pens Simon, assalito da un altro crampo allo stomaco.

70.

Da quando l'infermiera aveva chiuso la porta scorrevole della stanzetta, Mike era rimasto seduto immobile al capezzale di Melina.
Sentiva il sibilo intermittente del respiratore automatico e il lieve segnale del monitor dell'ECG. La linea a zigzag dimostrava che il cuore di Melina batteva regolarmente.
Melina era supina, con gli occhi chiusi. Se non avesse avuto la testa bendata e un fascio di tubi che le uscivano dal collo e dalle braccia, Mike avrebbe pensato che stesse solo dormendo.
In un certo senso era cos. Come gli aveva spiegato il dottor Mehra, il coma non era altro che un sonno profondo e rilassato indotto da un cocktail di farmaci.
Le apparecchiature che circondavano il letto ricordavano vagamente a Mike i film di fantascienza di cui era appassionato. La stanza d'ospedale avrebbe potuto essere la camera di ibernazione di un'astronave, dove la protagonista aspettava di raggiungere un pianeta lontano.
Mike per sperava che Melina non avrebbe lasciato questo mondo. Che si sarebbe svegliata e sarebbe tornata da lui il prima possibile.
Le prime quarantott'ore sarebbero state decisive, aveva detto il chirurgo d'urgenza. Ne erano trascorse quasi ventiquattro e le condizioni di Melina erano stabili.
Quando quella mattina Mike si era svegliato, dopo poche ore di sonno e con un terribile doposbronza, per prima cosa aveva controllato la segreteria telefonica, nel timore di non aver sentito una chiamata dall'ospedale. La chiamata che gli comunicava la morte di Melina. Perch era ci che aveva sognato.
Non aveva telefonato nessuno, e quando era entrato nella camera dell'unit di terapia intensiva si era reso conto di potersi concedere un barlume di speranza.
Melina poteva farcela. Met del cammino pi difficile era superato.
Guard il suo viso, l'espressione serena e rilassata. Per una frazione di secondo gli parve di aver scorto un guizzo alla palpebra. Ma poteva anche essersi sbagliato.
Quando si sogna, si muovono le palpebre, pens, chiedendosi se Melina stesse sognando.
A quanto ne sapeva, i pazienti in coma non sognavano. Viceversa, chi poteva dire con certezza cosa stava succedendo nella testa di Melina?
Se stava sognando, si augurava che fosse un bel sogno.
La porta scorrevole si apr silenziosamente alle sue spalle.
Quando Mike si gir, l'infermiera gli sorrise. Era un sorriso amichevole e incoraggiante.
L'uomo con la maglietta stinta e i jeans strappati che comparve accanto a lei, invece, non sorrideva. Jens Palandt fiss Mike con espressione impietrita, poi entr nella stanza.
Si avvicin al letto e guard la figlia con occhi arrossati. Povera bambina mia mormor.
Parlava biascicando e Mike avvert la zaffata di alcol e l'odore di acqua di colonia scadente che lo circondava. Non si meravigli. Da quando conosceva Jens Palandt, non lo aveva mai visto sobrio.
L'uomo si gir verso di lui e gli lanci un'occhiata carica di odio.
Tu! esclam puntandogli contro un dito. Sparisci!
No disse Mike tranquillo. Non me ne andr.
La mia povera bambina ripet Palandt. Guarda cosa le  successo a perdere tempo con un tipo come te.
Mike sostenne il suo sguardo. Provava una rabbia altrettanto profonda dell'uomo anziano che aveva davanti.
Non stava perdendo tempo ribatt. Voleva andarsene. Andarsene da te. Perch non ne poteva pi delle tue sbronze.
Jens Palandt lo guard come se volesse ucciderlo con gli occhi. Poi il volto coperto di barba ispida si contorse in una smorfia di odio.
Risparmiati queste sceneggiate per qualcun altro disse minaccioso. A me non mi freghi.
Sar meglio che te ne vada disse Mike. Sei ubriaco fradicio.
Palandt schiocc la lingua sprezzante e indic Melina.
Sei stato tu, brutto stronzo ringhi. Lo so che sei stato tu. E far di tutto per fartela pagare. Lo giuro!

71.

Quel giorno Richard Henning era di ottimo umore. A differenza del loro ultimo incontro, era tornato a sfoggiare il suo sorriso da dentifricio, bianco e candido come la maglietta, i bermuda e le scarpe di tela.
Sembra quasi che debba andare a una partita di golf, pens Simon.
Slegarono insieme gli elastici sul portapacchi e tolsero la canoa. Era pi leggera di quanto avesse immaginato Simon. Con la coda dell'occhio vide Henning chiudere l'auto con il telecomando e infilarsi la chiave nella tasca dei calzoni.
In un modo o nell'altro doveva arrivare a quelle chiavi. Ma come?
Portarono la canoa verso la riva e la appoggiarono sull'erba accanto al pontile. Simon gett un'occhiata furtiva ai cespugli dove si era nascosta Caro. Gli sembr di scorgere la sua chioma nera tra il fogliame e distolse subito lo sguardo.
Henning non sembr farci caso.
Mancano solo le pagaie disse, tirando fuori dalla tasca un altro mazzo di chiavi. Erano contraddistinte da anelli di plastica colorati, e quella rossa corrispondeva alla serratura della rimessa. I due battenti della porta si aprirono cigolando.
Accidenti, questo posto ha proprio bisogno di una sistemata esclam Henning. Sono tre anni che insisto, ma il direttore Grass  irremovibile. Per la rimessa di barche di Kssingen purtroppo non  disposto a spendere un soldo. Abbiamo ottenuto una nuova rimessa per la squadra scolastica, che a suo parere  pi che sufficiente. Prima o poi dovremo rinunciare del tutto a questa.
Vengono qui molti studenti? domand Simon.
Non come prima rispose Henning. Vengo qui solo con i principianti. Per gli altri il Fahle  troppo noioso. Preferiscono andare sul Danubio, che  molto pi impetuoso.
Simon voleva tendere una trappola a Henning senza perdersi in chiacchiere senza importanza. Decise allora di provare con una domanda diretta. Ha mai pensato di cambiare scuola o di andarsene da qui?
La domanda ottenne l'effetto desiderato. Henning lo guard sorpreso. No. Perch me lo chiedi?
Be', si  appena lamentato della gestione del preside. Magari in un'altra scuola si troverebbe meglio.
Sai, l'erba del vicino sembra sempre pi verde rispose Henning. Ma poi, se guardi bene, ti rendi conto che anche l si frigge con l'acqua. Dappertutto ci sono i pro e i contro.
Ha gi cercato altrove?
Certo, ma non ho trovato niente che mi convincesse fino in fondo rispose Henning. Mi piace la Serling e mi piace questa zona. Dopotutto sono cresciuto qui. Si strofin le mani e sorrise a Simon. E ora mettiamoci al lavoro! Siamo venuti qui per andare in canoa, e con questo tempo splendido sar un piacere.
Entrarono nella rimessa. Il pavimento di legno scricchiol cupo sotto i loro passi.
C'era odore di marcio, di alghe, di olio di lino vecchio e di legno riscaldato dal sole. Altre quattro canoe erano appese al soffitto, due su ciascun lato, e al centro c'era una vecchia barca a remi su un piedistallo. Le mancava buona parte del fasciame ed era coperta da uno spesso strato di polvere. Probabilmente aspettava di essere riparata da chiss quanti anni.
La parete destra della rimessa era tappezzata di foto. Simon si avvicin e le esamin.
Erano istantanee che ritraevano studenti e professori con i giubbotti di salvataggio. Erano tutti sorridenti. Ricordi delle tante gite in barca sul Fahle. Alcune sembravano molto vecchie.
In quasi tutte compariva Richard Henning. Simon si rese conto che il vicepreside non era affatto cambiato con il passare del tempo. A parte qualche ruga in pi e i capelli pi corti, per il resto era identico. Sempre affascinante agli occhi delle studentesse e delle loro madri.
Tra i numerosi volti Simon riconobbe anche quello di Leonie. Era ritratta in tre foto di gruppo che, a giudicare dalle pettinature e dai costumi da bagno, dovevano risalire a tre anni diversi.
Tutte per avevano una cosa in comune: Leonie teneva lo sguardo rivolto verso Henning, mentre le altre ragazze guardavano l'obiettivo.
Simon continu a osservare le foto e ne trov una con Melina. Era appesa da una parte, in basso, e a Simon sarebbe sfuggita se non avesse cercato con cura. Gli bast un'occhiata per trovare conferma delle voci che gli aveva riferito Caro.
Era una delle poche in cui Henning compariva da solo con una studentessa. Lui sfoggiava il suo solito sorriso da copertina e teneva un braccio intorno alle spalle della ragazza. Anche lei sorrideva e aveva la testa poggiata sulla spalla del vicepreside. Sembravano una coppia felice.
Se lo desideri, possiamo farci una foto anche noi dopo disse Henning. Qui sono immortalati tutti coloro che sono andati in canoa. Una specie di piccola Hall of Fame, per cos dire.
Si avvicin a lui e Simon si irrigid istintivamente. Henning lo scrut da capo a piedi.
Non hai il costume da bagno? gli domand.
Non ho portato niente rispose Simon.
Non  una buona idea obiett Henning. Soprattutto all'inizio capita di rovesciarsi. Vestito cos impiegherai un'eternit ad asciugarti. Ma non c' problema. Ho io qualcosa per te.
Si avvicin a una grande cesta metallica verde militare collocata in un angolo accanto all'ingresso. Era grande pi o meno come una bara ed era chiusa da un lucchetto a combinazione.
Henning lo apr e sollev il coperchio. Poi tir fuori due giubbotti di salvataggio e rovist ancora.
Non si preoccupi protest Simon. Con questo caldo non c' problema anche se mi bagno i vestiti. E far attenzione a non rovesciarmi.
Ah, trovato disse Henning, senza badare a lui. Tir fuori dalla cesta un paio di calzoncini da bagno azzurri e li porse a Simon. Ecco, forse ti staranno un po' grandi, ma hanno il laccio in vita per stringerli.
Simon guard il costume senza dare segno di volerlo prendere.
Non ti preoccupare lo tranquillizz Henning piazzandoglielo in mano.  pulito. Teniamo sempre qualche costume di riserva. E se non hai un costume puoi anche tenerlo.
Simon scosse la testa e si sforz di sorridere. Non si sarebbe mai spogliato davanti a Henning. Inoltre avrebbe dovuto lasciare l le sue cose, in caso di fuga. L'idea non gli piaceva nemmeno un po'.
Grazie, ma non  necessario. Va bene cos.
Non dirmi che ti vergogni a cambiarti davanti a me. Henning sorrise. Siamo uomini e siamo tra di noi. Purtroppo non c' uno spogliatoio. Se preferisci, io mi cambier fuori.
Si volt, torn alla cesta e svuot le tasche dei bermuda, sistemando le chiavi e il portafoglio in uno scomparto laterale.
Poi guard Simon e indic la cesta. Puoi mettere qui le tue cose. Chiuder con il lucchetto finch saremo via. Non succede mai nulla da queste parti, ma  meglio essere sicuri. Ti aspetto fuori.
Prese la sacca sportiva e usc. Forse voleva cambiarsi da qualche parte tra i cespugli.
Era l'occasione che Simon stava aspettando. Per non destare sospetti, fece uno sforzo su se stesso, si spogli e indoss il costume.
In effetti era troppo grande e fu costretto a stringere parecchio il nastro in vita. Cos conciato sembrava che indossasse una gonna azzurra. Si sentiva ridicolo, ma, ovviamente, il fine giustificava i mezzi.
Mise calzoncini e maglietta nella cesta e si guard intorno in cerca di Henning.
Non c'era traccia del vicepreside, quindi neppure Henning poteva vedere lui.
Tir fuori lentamente le chiavi dell'auto dallo scomparto laterale facendo in modo che non tintinnassero. Con il cuore in gola le infil nel taschino interno del costume che, appesantito, gli scese ulteriormente sui fianchi.
Sei pronto? chiese Henning da fuori.
S, tutto a posto.
Henning torn nella rimessa. Indossava un paio di calzoncini identici a quelli di Simon. Dovevano far parte dell'uniforme della prigione Serling, come l'aveva chiamata Caro. La differenza era che a Henning stavano alla perfezione. Simon pens con invidia che anche a lui sarebbe piaciuto avere un fisico cos allenato. Vicino a Henning sembrava uno scheletro pallido.
Il vicepreside mise nella cesta i propri indumenti. Rimase immobile per un istante e Simon si sent raggelare.
Doveva essersi accorto che mancavano le chiavi della macchina!
Magnifico! Hai rovinato tutto ancor prima di cominciare. Ti aggredir e spaccher la testa anche a te.
Poi Henning si chin un'altra volta e prese un asciugamano.
Stavo per dimenticarlo disse porgendolo a Simon. Potrebbe servire. Vuoi che ti aiuti a mettere il giubbotto?
Simon pens a quello che gli aveva detto Caro. Non voleva farsi toccare da Henning.
No, grazie, faccio da solo disse e, come per dimostrarlo, si infil il giubbotto e chiuse la fibbia.
Henning rimase a fissarlo per un istante con espressione scettica. Era come se si fosse accorto che qualcosa non quadrava. Se non altro cominciava a nutrire dei sospetti. Simon lo cap dal suo sguardo.
 stato mio padre a insegnarmelo si affrett a dire. Quando andavamo a pesca, mi faceva mettere sempre il giubbotto salvagente. Diceva che, finch restavo cos magrolino, dovevo stare attento a chi pescava chi. Se io i pesci oppure il contrario.
L'espressione di Henning si rilass e lui sorrise. Un tipo intelligente, tuo padre. Ti ha insegnato bene. Anche il giubbotto  un po' troppo grande, ma purtroppo non ne ho altri.
Quando uscirono dalla rimessa per raggiungere la riva, Simon si tenne a qualche passo di distanza da Henning senza farsi notare.
Guard nella direzione dove immaginava si fosse nascosta Caro. La sua chioma scura dietro i cespugli era scomparsa. Si augurava che lei riuscisse a vederlo.
Con un cenno del mento indic alle proprie spalle e fece cadere le chiavi nell'erba. Trasal udendo il lieve tintinnio, che a lui parve fortissimo, ma Henning non si accorse di nulla.
Spinse in acqua la canoa, sal a bordo e fece cenno a Simon di raggiungerlo.
Forza, giovanotto. Si parte.

72.

Simon si divert davvero in canoa. Ben presto cap perch era diventata una specie di droga per Henning.
Si sentiva come un indiano, mentre scivolavano portati dalla corrente lungo le rive coperte di canneti. Dopo qualche minuto si era abituato al lieve rollio dell'imbarcazione. All'inizio aveva temuto di sentirsi male, ma, una volta trovato il ritmo giusto con le pagaie, il dondolio diminu.
Henning lo aveva fatto mettere a prua, per osservarne i movimenti e dargli qualche dritta. Simon aveva scoperto che in realt non si stava seduti, bens inginocchiati con il busto eretto.
Le braccia devono formare un angolo retto con la pagaia lo aveva istruito Henning. Gli aveva spiegato che quel tipo di canoa aperta era definita canadese. Poi gli aveva illustrato i diversi tipi di canoa, kajak e pagaia. Quella che stavano utilizzando era una pagaia semplice, mentre per il kajak si usava quella doppia.
In altre circostanze Simon si sarebbe sentito a proprio agio e forse si sarebbe iscritto al corso di canoa. Ma la sua mente era altrove.
Doveva trovare un modo per tastare il terreno con Henning. Ma non era semplice, stando seduti con la schiena rivolta alla persona di cui si volevano osservare le reazioni. Come avrebbe fatto a capire se Henning mentiva oppure diceva la verit? E come affrontare l'argomento che gli interessava, tanto per cominciare?
Hai un talento naturale gli disse Henning dopo un po'. Sembra quasi che tu sappia gi andare in canoa. Ti piace?
Simon si volt verso di lui. Moltissimo!
Devi sempre guardare avanti gli ricord Henning. Altrimenti rischiamo di capovolgerci.
Simon ubbid, poi domand: Da quanto tempo lo fa lei? Andare in canoa, intendo.
Da quando andavo a scuola rispose il vicepreside. Il circolo canottieri esisteva gi, e, quando cresci su due fiumi, non puoi farne a meno.
Anche suo padre andava in canoa?
No, lui no. Simon lo sent sospirare. A mio padre certe cose non piacevano. Per lui sarebbe stata una perdita di tempo. Pensava solo al lavoro.
A Simon torn in mente cosa gli aveva detto il nonno. Che Richard Henning era uno sfaticato.
Non le  mai venuto in mente di gestire l'hotel?
Ah, lo sai?
Ho letto il suo cognome su un articolo rispose gettando una breve occhiata alle proprie spalle.
Henning era inginocchiato a poppa e remava guardando il fiume.
Gestire un hotel non faceva per me rispose. Volevo fare qualcosa di pi interessante nella vita, che avere a che fare con tizi insopportabili. Perci ho studiato pedagogia e poi ho venduto quella vecchia baracca al Comune.
Le capita ancora di andarci? chiese Simon, pensando alla camera numero 17, che Caro aveva definito sarcasticamente un romantico nido d'amore.
Ci sono stato qualche volta, s. In fondo  la casa dei miei genitori. Peccato che sia ridotto cos male.  ora di demolirlo, prima che crolli del tutto.
Ci  andato di recente?
Simon si volt di nuovo e stavolta i loro sguardi si incrociarono. Abbastanza perch Simon si rendesse conto che Henning era di nuovo diffidente.
Perch me lo chiedi?
Ma... cos rispose Simon. Ci sono passato qualche giorno fa in bicicletta.
La pista ciclabile non passa dall'hotel.
Nella sua voce Simon riusciva a cogliere chiaramente tutto il suo scetticismo. Forse sapeva che Simon era stato all'hotel con Caro? Era lui la misteriosa presenza che li aveva spiati? La persona dietro il bancone della reception. Ma per quale motivo Henning era l?
 stato Mike a parlarmi dell'hotel ment Simon, decidendo di gettare altra benzina sul fuoco. Voleva vederlo pi da vicino, ma non mi ha detto perch.
Henning smise di remare e la canoa vir leggermente verso la riva. Simon si volt con il cuore in gola.
Cos' questa storia, Simon? domand Henning. Sei venuto solo per andare in canoa o cosa?
Simon strinse pi saldamente la pagaia. Lo sguardo di Henning era feroce, come se volesse aggredirlo da un momento all'altro.
Un uccello acquatico lanci il proprio richiamo a poca distanza da loro. Sembrava voler gridare a Simon: Siete completamente soli qui. Intorno a voi c' soltanto il fiume. Nessuno che ti possa aiutare!
Poi si ud il verso di un altro uccello, simile a una risata di scherno.
Sar meglio tornare indietro disse Henning serio. Probabilmente non  stata una buona idea proporti questa attivit.

73.

Simon non era in grado di stabilire quanto tempo fossero stati in canoa. Un quarto d'ora, forse, o di pi. Sperava che Caro avesse avuto tempo a sufficienza.
Henning sembrava offeso. Non gli rivolse pi la parola, se non per dare a Simon qualche indicazione quando si avvicinavano troppo alla riva o quando pagaiava troppo in fretta. Per il resto il vicepreside rimase in silenzio. Un silenzio minaccioso.
Giunti nei pressi del pontile, Simon scrut la riva in cerca dell'auto di Henning, ma i pini gli bloccavano la visuale.
A ogni metro che si avvicinavano alla rimessa, il suo nervosismo cresceva. Aveva le mani sudate e doveva stringere con forza la pagaia perch non gli scivolasse.
Alla fine passarono davanti ai tronchi d'albero. Simon si volt verso Henning, che guardava dritto davanti a s con espressione imperscrutabile, la mente altrove. Gli angoli della bocca gli guizzavano e Simon si domand a cosa stesse pensando. Poi gett un'occhiata alla riva e rimase impietrito.
Erano tornati troppo presto. Caro era ancora dentro la macchina.
Merda!
Doveva fare qualcosa per distrarre il professore, e l'attacco era sempre la miglior difesa.
Perch ce l'aveva tanto con mio fratello ieri? domand girandosi verso Henning.
La canoa prese subito a dondolare in maniera preoccupante.
Stai attento! gli grid Henning. Cos rischiamo di capovolgerci!
Voglio una risposta insistette Simon afferrandosi con le mani ai bordi della canoa. Che cos'ha contro Mike?
Henning sospir spazientito e diresse la canoa da solo verso la riva. Poi la ormeggi al pontile e lanci un'occhiata furibonda a Simon.
 questo, allora disse con rabbia. Perch non me l'hai detto subito? Perch questa sceneggiata del giro in canoa, se volevi soltanto parlare di tuo fratello? Avresti potuto benissimo chiedermelo, e io ti avrei risposto.
Scese dall'imbarcazione che ondeggiava e si diresse verso la rimessa.
Simon balz in piedi e la canoa per poco non si rovesci. Riusc a raggiungere la riva all'ultimo istante e rincorse Henning, senza perdere di vista il fuoristrada nero.
Caro doveva essere ancora all'interno. Evidentemente si era accucciata, perch non riusciva a vederla.
Allora me lo dica grid verso Henning. Doveva distrarlo dall'auto. Le cose si stavano mettendo male.  geloso, vero, signor Henning? Perch Mike vuole andare a Heidelberg con Melina.
Geloso? Henning spalanc la porta della rimessa e si gir verso di lui. Non so cosa ti stia passando per la testa, ragazzo, ma...
Perch  contrario?
Contrario a che cosa?
A Mike e Melina.
Henning chin lo sguardo a terra, poi sospir esasperato. E va bene, visto che me l'hai chiesto ti risponder. Sono contrario perch tuo fratello non  la persona giusta per Melina. Immagino che tu la veda in un altro modo, perch Mike  tuo fratello, ma io non ho una grande opinione di lui.
Simon lo fiss risentito. Che cosa sa di Mike?
Abbastanza per essermi fatto un'opinione su di lui rispose Henning. Melina era una delle studentesse migliori che abbia mai avuto. Se c' qualcuno che si  meritato una borsa di studio,  lei.  ambiziosa, intelligente, e potrebbe andare lontano. Almeno era cos, prima di conoscere Mike. Poi i suoi risultati sono peggiorati. D'un tratto la si vedeva pi spesso alle feste che in biblioteca. Allora le ho parlato. Mike ha una cattiva influenza su di lei. Giusto perch tu lo sappia.
Si inginocchi davanti alla cesta e cominci ad armeggiare con il lucchetto. Simon si accorse che gli tremavano le mani. Poi sollev di scatto il coperchio, afferr la roba di Simon e gliela butt davanti ai piedi.
La prossima volta di' chiaramente cosa vuoi. Risparmierai a entrambi tempo e arrabbiature.
Mentre si rivestivano, Simon gett un'altra occhiata alla macchina.
Caro scese e richiuse piano la portiera del passeggero. Simon le rivolse un cenno mentre Henning si infilava la maglietta dalla testa. Doveva trattenerlo ancora per qualche minuto.
E se lei si fosse inventato tutto? disse a Henning. Forse il motivo del suo odio per Mike  un altro.
Henning, che stava per infilarsi in tasca il portafoglio e le chiavi, si blocc di scatto. Mi stai forse accusando di qualcosa?
Simon si strinse nelle spalle. Ripeto solo quello che ho sentito dire.
Ma davvero? Henning richiuse con violenza il coperchio della cesta. E cosa avresti sentito?
Lo sa benissimo replic Simon indicando la parete. E guardando queste foto la cosa non mi sorprende affatto.
Negli occhi di Henning comparve un'espressione pericolosa. Sei stato troppo tempo al sole, ragazzo?
La testa di Caro spunt dietro la macchina. Era il momento pi delicato. Doveva percorrere qualche metro verso di loro per lasciare le chiavi vicino alla rimessa. Solo cos Henning avrebbe potuto credere di averle perse.
Quanto tempo  durata tra lei e Melina? domand Simon.  stata Melina a darci un taglio?
Henning pieg la testa all'indietro e fece un profondo respiro. Era evidente che stava per perdere il controllo.
Non so che cosa tu ti sia messo in testa disse infine, tornando a guardare Simon, faresti meglio a essere prudente con certe accuse. Potrebbero portarti nella direzione sbagliata. Ci siamo capiti?
Mi sta forse minacciando? Simon fece un passo verso la porta. L'ha fatto anche con Melina? E Leonie, che cosa le  successo? Sapeva troppe cose su di lei?
Caro era a pochi passi dalla rimessa. Si port un dito alle labbra e pos le chiavi nell'erba.
Henning si avvicin a Simon a grandi passi e Caro si accucci. Henning si ferm a non pi di tre passi da lei, dandole le spalle. Ti avverto, Simon Strode. Non esagerare!
Simon deglut. Avrebbe voluto scappare, ma non era ancora il momento.
Ah, s? Fiss Henning negli occhi, per impedirsi di guardare Caro, rivelando cos la sua presenza. Altrimenti? Mi pesterebbe a sangue? O mi ucciderebbe?
Gli angoli della bocca di Henning guizzarono nuovamente, mentre lui serrava le labbra. Il sorriso da dentifricio era nascosto dietro una linea rigida e sottile.
Simon strinse i pugni e i due rimasero a fronteggiarsi in silenzio per alcuni lunghissimi secondi.
Poi Henning abbass lo sguardo e scroll il capo.
Sparisci disse, uscendo per primo dalla rimessa.
Simon lo segu disperato. Per un istante credette che fosse la fine. Henning avrebbe scoperto Caro.
Ma la ragazza era sparita.
Simon tir un sospiro di sollievo. Raggiunse la bicicletta, la spinse fino alla strada e, mentre si allontanava, vide Henning che portava da solo la canoa verso la rimessa senza degnarlo neppure di uno sguardo.

74.

Simon si lanci sulla strada a tutta velocit. Si ferm solo quando fu abbastanza lontano dalla rimessa delle barche. Nascose la bicicletta tra gli alberi e torn in fretta a piedi verso i cespugli dove Caro lo aspettava nascosta.
Finalmente! bisbigli lei. Ho avuto una gran paura.
Non dirlo a me!
Le si accovacci vicino ansimando, e insieme osservarono Richard Henning attraverso il fogliame.
Henning nel frattempo aveva sistemato la canoa nella rimessa e stava uscendo. Richiuse la porta e fece scattare la serratura. Quindi si diresse verso la macchina.
Dopo qualche passo si blocc. Pos a terra la borsa sportiva e si tast le tasche dei calzoni.
Si era accorto di non avere le chiavi dell'auto. Si guard intorno irritato. Simon e Caro si nascosero ancora di pi tra i cespugli.
Henning si gratt la testa, quindi apr la cerniera lampo della borsa e frug all'interno. Alla fine rinunci e url un'imprecazione.
Si tast di nuovo i calzoni, come se la chiave potesse riapparire per magia. Ma naturalmente trov solo il mazzo di chiavi della rimessa. Batt un piede a terra infuriato e imprec di nuovo.
Che scena ridicola, pens Simon soddisfatto, vedendo Henning perdere la pazienza.
Se ne stava l, paonazzo e tremante di rabbia, a gridare una sfilza di parolacce che Simon non avrebbe mai creduto potesse conoscere. Poi alz lo sguardo al cielo e agit i pugni, quasi volesse minacciare qualcuno sopra di s tra i rami.
C'era per anche qualcosa di estremamente minaccioso nel comportamento del vicepreside donnaiolo. Una persona tanto irascibile poteva essere capace di tutto.
Senza smettere di lanciare insulti Henning torn alla rimessa, prendendo a calci tutto quello che gli capitava a tiro. Una pietra, un rametto e un altro sasso. Poi si blocc e si chin. Quando si rialz, aveva in mano le chiavi. Si guard di nuovo intorno, quasi si sentisse osservato. Inclin la testa di lato, per cogliere un rumore rivelatore. Simon automaticamente trattenne il respiro.
Trascorsero diversi secondi, quindi Henning sal in auto e part.
Simon si abbandon sull'erba e sospir sollevato. Accidenti, pensavo che fosse troppo tardi!
In effetti siete tornati troppo presto disse Caro, asciugandosi il sudore dalla fronte. Quando vi ho visto, ho rischiato che mi venisse un colpo dentro quella macchina del cavolo. E poi faceva un caldo pazzesco. Come si fa ad avere una macchina nera?
Simon si sollev sui gomiti, ancora scosso dai brividi per l'agitazione.
Trovato qualcosa?
Credo di s rispose lei, porgendogli le mani chiuse a pugno. Destra o sinistra?
Lascia perdere i giochetti e fammi vedere.
D'accordo, volevo solo sdrammatizzare un po'. Sei un guastafeste.
Caro apr la mano sinistra e Simon comprese all'istante che i loro sospetti erano fondati.

75.

Richard Henning si diresse a casa di Tilia Strode, parcheggi sul lato opposto della strada e spense il motore. Apr il cassetto del cruscotto per cercare un chewing-gum. Poi rimase ad aspettare seduto masticando con aria pensierosa.
Cosa doveva fare?
Quel ragazzo poteva creargli seri problemi.
Per quanto dubitasse che qualcuno potesse credere alle accuse di Simon (in questo frangente la storia familiare del ragazzo lo poneva in qualche modo in una posizione di vantaggio), era facile mettere in circolazione una voce. E le voci erano come le erbacce. Attecchivano e proliferavano in fretta, finch diventava impossibile liberarsene.
Henning decise che era meglio riflettere bene sulla questione. Al momento era ancora troppo agitato per riuscire a pensare chiaramente.
Allung la mano verso le chiavi per riaccendere il motore, poi ci ripens. Colto da un'improvvisa illuminazione, rimase a fissare il portachiavi.
Che intenzioni hai, Simon Strode?

76.

Simon era seduto impietrito a fissare il fiume. Un rametto scivol davanti a loro galleggiando sull'acqua. Punt verso la riva opposta, venne respinto dalla vegetazione e fu catturato nuovamente dalla corrente.
Il silenzio era rotto soltanto dal cinguettio degli uccelli, il frusciare del vento tra le canne e il ronzio delle zanzare. Una pace idilliaca.
Simon per avrebbe preferito trovarsi nel suo incubo. Davanti a quella porta nel bosco che non voleva aprirsi. Di fronte alle figure mostruose che erano in agguato e lo perseguitavano, che gli auguravano la morte e lo assalivano.
Dall'incubo, infatti, poteva svegliarsi. Poteva scendere dal letto, liquidare il sogno come un'assurdit, e tornare nella confortante realt.
Ma ora si trovava gi nella realt, e anche la cavigliera dorata con il ciondolo a forma di cuoricino che teneva in mano era reale.
Ne sei proprio sicuro? domand Caro. Insomma, potrebbe anche appartenere alla moglie di Henning.
No, era di Melina. La portava l'altroieri.
Era la prima cosa che aveva notato in lei quando aveva vomitato in cortile. Sarebbe stata una coincidenza incredibile se la moglie di Henning ne avesse avuta una identica.
Cazzo borbott Caro scacciando una zanzara che le svolazzava davanti alla faccia assetata di sangue. La cosa non mi sorprende, ma  diverso quando si trova la prova decisiva. Abbiamo fatto centro.
Simon accarezz con un dito il ciondolo. Era un regalo di Mike? Quasi certamente. Melina non aveva molti soldi, aveva bisogno di una borsa di studio per frequentare l'universit. E di sicuro non avrebbe indossato il regalo di qualcun altro.
Mike non doveva saperlo per nessun motivo. Sarebbe andato fuori di testa e avrebbe solo peggiorato le cose.
Dove l'hai trovata?
Sotto il sedile disse Caro scacciando un'altra zanzara accorsa in aiuto della compagna. Era attaccata alla leva per regolare i sedili. L'auto era perfettamente pulita, come avevo immaginato. Non c'era nemmeno un granello di polvere. Ma non si era accorto della catenina. Anch'io per poco non l'ho vista. Non trovi per che sia una coincidenza davvero pazzesca?
Sotto i sedili si trovano le cose pi assurde disse Simon. Mio padre una volta, passando l'aspirapolvere, ci ha trovato una rana mummificata, te lo immagini? Chiss da quanto tempo era l.
Caro non comment, ma rimase a fissare seria la cavigliera. Che facciamo adesso? Andiamo alla polizia?
Simon scosse la testa. Non ci crederebbero. Ho gi parlato stamattina con il commissario. Crede che gli abbia mentito per proteggere Mike.
Ma adesso abbiamo una prova.
S, ma non ci serve a granch disse Simon rassegnato. La catenina da sola non basta. Potremmo averla trovata dovunque.
Caro annu facendo un sospiro profondo. Hai ragione. Per  cos frustrante. Siamo esattamente al punto di prima.
No ribatt Simon sollevando e agitando il pugno con cui stringeva la catenina. Ora abbiamo la certezza che il lupo cattivo  Henning. Ci serve solo un'idea per farlo cadere in trappola.
Caro dimen di nuovo le braccia. Sembrava che le zanzare si fossero date appuntamento intorno a lei per l'happy hour.
Ti spiace se andiamo da un'altra parte? Se restiamo ancora qui, mi mangeranno viva.
Simon annu e si alz. Aveva le gambe intorpidite per essere stato a lungo in ginocchio. Aveva bisogno di muoversi, soprattutto per sgombrare la testa, proprio come aveva detto all'uomo che ora occupava ogni suo pensiero.
S, andiamo.
Caro tir fuori la bici dai cespugli e torn verso Simon sorridendo.
A proposito, prima sei stato molto coraggioso disse. Ci vuole del fegato a provocare cos una persona. Soprattutto senza sapere come potrebbe reagire. Henning avrebbe potuto benissimo aggredirti. Tu invece hai mantenuto un sangue freddo eccezionale. Davvero.
Simon abbass gli occhi, imbarazzato, facendo un gesto vago con la mano. Ma che dici, non sono stato coraggioso. Al contrario, avevo una fifa tremenda.
Ti assicuro che non si vedeva disse lei, poi il suo sorriso si trasform in un'espressione preoccupata. Adesso per devi fare molta attenzione. Henning sa che tu sai. E di sicuro non ti permetter di andare in giro a raccontare tutto.

77.

Faceva caldo nella stanzetta che faceva da studio e da ripostiglio. Sulle mensole erano accatastati libri, raccoglitori, scatoloni di vestiti per bambini e ogni genere di cianfrusaglie che in casa non serviva.
Richard Henning era seduto alla scrivania strizzato tra altri scatoloni di libri, l'asse da stiro, l'aspirapolvere e un acquario vuoto, eliminato quando il figlio di due anni aveva pensato che i pesci si potessero anche mangiare.
Stava leggendo l'articolo di un giornale on line, ma senza riuscire a concentrarsi. Gli faceva male la testa e un moscone che continuava a battere testardo contro il vetro della finestra lo innervosiva.
Si massaggi le tempie cercando di capire ci che stava leggendo, quando ud l'auto della moglie fermarsi davanti a casa.
Subito dopo gli giunse uno scalpiccio animato dall'ingresso. Fece appena in tempo a chiudere il portatile prima che il figlio piombasse nello studio.
Pap! Pap! Finalmente sei tornato. Siamo andati a fare la spesa. Stasera mangiamo la pizza.
Benissimo esclam Henning accarezzando i capelli del bambino. Chiss chi ha avuto l'idea, eh?
Sono stato io conferm il piccolo orgoglioso.
Barbara Henning si ferm sulla porta. Teneva i capelli biondi raccolti in una coda e aveva l'aria stanca. Dove ti eri cacciato? Non dirmi che sei stato di nuovo al circolo canottieri.
Sono stato in giro.
Negli ultimi tempi capita spesso osserv lei con una nota di rimprovero nella voce. Credevo che fossimo in ferie tutti e due.
Infatti  cos rispose lui. Non aveva voglia di litigare, era sfinito. Ma ci sono alcune faccende di cui devo occuparmi durante le ferie.
Lei fece una smorfia perplessa, quindi indic il portatile. Tu e il tuo lavoro. Verrebbe quasi da pensare che la scuola chiuderebbe se non ti sacrificassi per lei cos tanto.
Forse  proprio cos.
Pu darsi, Richy, ma hai anche una famiglia, non dimenticarlo. Gi che ci siamo, spero ti ricorderai che hai promesso di giocare con tuo figlio a frisbee in giardino.
S! Frisbee! esclam il piccolo. Dai, pap! Andiamo a giocare a frisbee!
D'accordo rispose Henning. Comincia a tirarlo fuori. Ti raggiungo tra pochi minuti.
Il bambino si allontan di corsa lanciando esclamazioni di gioia.
Barbara Henning rimase sulla soglia a guardare il marito.  tutto a posto? Sembri teso.
Niente che qualche tiro a frisbee non possa risolvere rispose Henning e la sua risposta sembr soddisfarla.
Quando la moglie si fu allontanata, Henning apr il portatile e lesse un'altra volta il titolo dell'articolo.
SEDICENNE PROBABILE VITTIMA DI UN'AGGRESSIONE.
Si massaggi di nuovo le tempie pensando a Simon Strode. Quindi spense il computer e usc a giocare con il figlio in giardino.

78.

Invece di attraversare il paese, proseguirono sul viottolo di ghiaia lungo il fiume fino a Fahlenberg.
Simon aveva deciso di accompagnare Caro al dormitorio dell'istituto. Quella strada appartata era perfetta per lasciare libero corso ai pensieri mentre pedalavano. Simon procedeva in silenzio dietro Caro e rifletteva su come trovare una prova inconfutabile che inchiodasse Henning.
L'incontro di quel giorno non sarebbe rimasto privo di conseguenze per lui. Caro aveva ragione: Henning avrebbe fatto qualcosa contro di lui. Simon gli aveva detto apertamente che poteva rappresentare una minaccia imprevedibile per lui. Praticamente stava facendo da esca.
Poteva essere una mossa utile per il loro piano, ma rappresentava anche un serio rischio. Qualcuno che aveva gi commesso un omicidio e un tentato omicidio non si sarebbe tirato indietro di fronte a un terzo delitto.
Ma Simon aveva un vantaggio rispetto a Leonie e Melina: sapeva che Henning avrebbe progettato qualcosa ai suoi danni ed era preparato.
Ovviamente avrebbe preferito prevenirlo.
Ma come?
All'improvviso Caro lanci un grido stridulo e fren bruscamente. Simon riusc a schivarla per un soffio.
Che schifo!
Con espressione disgustata fiss l'ammasso scuro che per poco non aveva investito, qualcosa di simile a una pelliccia ispida buttata sulla riva del fiume.
Quando Simon si avvicin, vide che era un castoro morto. Doveva essere l da molto tempo. Piccoli vermi bianchi gli riempivano la bocca e le orbite vuote, e il corpo gonfio brulicava di formiche.
Simon si avvicin un po' di pi e si chin sulla carcassa. Non aveva mai visto da vicino un castoro. Quando andava a pesca con il padre, a volte li avevano spaventati. Erano animali riservati, attivi quasi esclusivamente di notte. Per questo si tuffavano subito, rifugiandosi nelle tane, appena avvertivano la loro presenza. Simon era riuscito a scorgerli al massimo per un istante.
Il castoro somigliava a un grosso ratto. Era lungo quasi un metro. La coda piatta gli ricordava la pentola allungata dove sua madre era solita cucinare il pesce.
Simon osserv affascinato i lunghi denti giallastri, che di sicuro avevano abbattuto innumerevoli tronchi, e le zampe anteriori, simili alle manine grassocce di un bambino. L'animale era ripugnante e grazioso nello stesso tempo, e Simon prov compassione per la bestiola.
Bleah esclam Caro. Non andargli cos vicino.  orribile. Senti che puzza.
Simon sussult e si gir a guardarla, come se avesse ricevuto uno schiaffo. Anche Caro rimase impietrita.
Pensi anche tu quello che penso io? chiese lui con voce rotta.
Caro annu.
Il puzzo disse lei con voce distaccata. Oddio, no!
Impallid e si pieg in due. Corse in riva al fiume e vomit.
Poco dopo torn da Simon. Nonostante il sole cocente, Caro era scossa dai brividi e si strofin le braccia come se avesse freddo.
Ora sappiamo dov' il cadavere di Leonie disse Simon, provando un crampo allo stomaco solo all'idea.
Caro annu impercettibilmente. Si gir verso il ciglio della strada, come se non volesse guardare nuovamente il castoro morto.
Quel lurido bastardo singhiozz infine, il volto rigato di lacrime.
Ora credo di sapere come incastrarlo disse Simon.
Poi le spieg il suo piano.

QUARTA PARTE. Dietro la porta.

Homo homini lupus.
Plauto

79.

La selva di Fahlenberg  una vasta zona boschiva che si estende su una superficie di quasi cento chilometri quadrati tra le vallate del Danubio e del Fahle. A nord-est termina ai piedi di una catena montuosa, su cui svetta il Falkenhorst.
Nel Settecento, quando in Europa il commercio di legname raggiunse il suo massimo sviluppo, la selva assicur un diffuso benessere agli abitanti della zona.
Un centinaio di anni pi tardi, ormai esaurita la richiesta di legna, la regione fu scoperta dal turismo. In vaste aree della foresta vennero istituite delle riserve naturali e la selva di Fahlenberg divent l'habitat di molte rare specie vegetali e animali.
Ovviamente una foresta cos vasta ha dato vita a innumerevoli leggende. Nel Medioevo si raccontava di una vecchia inquietante che di notte usciva dal bosco e andava nei paesi a rapire i bambini dai loro letti. Si dice che questa storia abbia poi ispirato la favola di Hnsel e Gretel, anche se i filologi hanno opinioni contrastanti in proposito.
Un'altra leggenda ruota attorno a strane apparizioni luminose che di notte compaiono sopra la cima degli alberi, per poi sparire in maniera altrettanto misteriosa.
Naturalmente, secondo la tradizione popolare, la foresta sarebbe abitata dai fantasmi, ossia dalle anime inquiete dei taglialegna morti nel bosco, che vagano nella cupa abetaia in cerca di redenzione.
Ma ci sono anche le storie di fatti realmente accaduti. Per esempio l'esplosione di un deposito di munizioni dimenticato della Seconda guerra mondiale che cinque anni prima aveva provocato gravi danni in una zona remota della foresta. O il lupo avvistato ripetutamente nel bosco e poi sparito nel nulla. Se non fosse stato per le foto che ne dimostravano l'esistenza, sarebbe nata l'ennesima leggenda.
Ma il lupo c'era davvero. Erano state intraprese diverse battute di caccia, tutte senza esito.
Anche Simon Strode era a caccia di un lupo. Ma il suo mostro non era un animale dalla pelliccia grigia e i denti affilati. Il suo mostro era un uomo.
E questo lo rendeva molto pi pericoloso.

80.

Quando Simon raggiunse l'hotel, il sole stava tramontando e dalla vallata proveniva il lontano scampanio della chiesa di San Cristoforo.
Caro lo aspettava impaziente. Camminava avanti e indietro di fronte alla recinzione arrugginita e quando lo vide spuntare sul viale d'ingresso gli and incontro.
Finalmente! Hai preso tutto?
Simon scese dalla bicicletta e annu. Era trafelato e sudato fradicio, non solo per la strada in salita percorsa a tempo di record. Anche lui era nervoso. Non lo avrebbe mai ammesso di fronte a Caro, ma avrebbe tanto voluto che tutta quella storia fosse gi finita.
Scusa per il ritardo ansim, slacciando le corde con cui aveva legato il grimaldello al telaio della bicicletta, che non aveva il portapacchi.
Perch ci hai messo tanto?
Mia zia non voleva mollarmi. Appoggi la bici alla recinzione. Quella sera voleva che fosse bene in vista.
Pare che ci siano buone notizie su Melina aggiunse. Mike ha chiamato dall'ospedale dicendo che ha superato la fase pi critica e sta migliorando. Avr altre informazioni pi tardi.
Caro sospir sollevata.  fantastico! Spero che guarisca completamente.
Lo spero anch'io disse Simon prendendo il cellulare. Henning per non ne sar affatto contento. Se Melina ricorder l'accaduto, per lui sar finita.
Caro lo guard con espressione seria. Non pensi che sarebbe meglio aspettare? Se Melina racconter alla polizia chi l'ha aggredita, sar tutto finito. Henning sar arrestato e noi non dovremo esporci a questo rischio.
E se lei non riuscisse a ricordare? obiett Simon. Io sono l'esempio migliore per dimostrare che uno choc pu cancellare la memoria. E con una ferita alla testa le probabilit sono persino maggiori. Inoltre non vorrei lasciare a Henning il tempo di sbarazzarsi del cadavere di Leonie. Ricorda che si  appena comprato una vanga. Non credo che gli serva per sistemare il giardino.
Si voltarono verso l'hotel, che nella luce dorata della sera sembrava la foto di un'epoca ormai lontana.
In questo momento l'hotel  un nascondiglio ideale disse Simon. Ma lui deve portare via Leonie da qui prima che inizino i lavori di demolizione. E, una volta che l'avr sepolta da qualche parte nel bosco, non la trover nessuno. Al massimo potr essere denunciato per lesioni personali e torner libero tra un paio d'anni. Io invece voglio che venga condannato per l'omicidio di Leonie.
Caro si appoggi alla recinzione, come se le mancassero le forze. Hai ragione.  solo che ho una gran paura. E se il piano non funzionasse?
Andr tutto bene le assicur Simon, pur nutrendo il medesimo timore. Incastreremo Henning, e a questo penserai tu. Sei il nostro asso nella manica, lui non sa niente di te. Pensa che io sia qui da solo.
Rimasero in silenzio l'uno di fronte all'altra per qualche secondo. Intorno a loro si udivano solo i rumori del bosco. Uccelli, un picchio che batteva sul legno e lievi schiocchi nel sottobosco.
Un corvo gracchi sopra di loro. Caro alz gli occhi per cercarlo.
Sai cosa dicevano in passato dei corvi? chiese, riprendendo a parlare senza aspettare una risposta. Che annunciano cattive notizie. Sono messaggeri di morte. Si dice che, quando i corvi volano sopra una casa, qualcuno l dentro morir.
Sono solo stupide superstizioni cerc di tranquillizzarla lui. Nessuno morir solo perch un uccello dalle piume nere gli  volato sopra.
Caro lo guard e dalla sua espressione Simon intu che la pensava diversamente. Per lei non era soltanto una superstizione. Tuttavia si sforz di sorridere.
Sai una cosa, Simon Strode? Sei cambiato nel poco tempo che ti conosco.
Dici?
Lei annu. Sei diventato pi coraggioso. Pi sicuro di te. All'inizio pensavo di dover badare a te, perch altrimenti il mondo ti avrebbe divorato. Adesso invece sei tu a occuparti di me e a proteggermi. Non te n'eri ancora accorto?
Simon aggrott la fronte. Sinceramente no. Ma, se  cos, allora  soprattutto merito tuo. Mi dai la sensazione di non essere solo. Questo mi rende forte. Senza di te sarei gi sprofondato nella disperazione.
La risata gracchiante del corvo risuon nuovamente sopra di loro. Caro si volt da quella parte e allung il braccio mostrando il dito medio.
Vai al diavolo, stupida bestiaccia! Non riuscirai a prenderci. Noi due siamo pi forti di te!
Simon scoppi a ridere e Caro lo imit. Subito dopo tornarono seri. Entrambi sapevano di non poter aspettare ancora.
Dove hai lasciato la bici? chiese Simon.
L dietro. Indic i cespugli dove avevano nascosto le bici la prima volta che erano saliti lass.
Bene comment Simon. Henning non deve assolutamente scoprirla, altrimenti perderemo l'effetto sorpresa.
Controll per la centesima volta la carica del cellulare, assicurandosi che fosse completa.
Quindi si mise sottobraccio il grimaldello e rivolse un cenno deciso a Caro.
Okay, possiamo andare.
Mentre scavalcavano la recinzione e si dirigevano sul retro dell'hotel, Simon compose il numero di Richard Henning.

81.

Henning pos il cellulare sul tavolo del salotto con mani tremanti. Si avvicin alla finestra e guard il giardino. Aveva il respiro corto. Il frisbee rosso del figlio era rimasto sul prato.
Chi era, tesoro? chiese Barbara affacciandosi alla porta della cucina.
La scuola ment lui.
A quest'ora?  successo qualcosa?
Ci sono dei problemi con un nuovo studente all'internato.
 solo una mezza bugia, pens, anche se l'espressione problemi era l'eufemismo del momento.
Perch vengono a cercare proprio te? Ci sono molti altri insegnanti a scuola.
Io ho un ascendente particolare su questo studente.
Questo era vero, anche se non come avrebbe inteso la moglie. Ma a volte il confine tra verit e menzogna  sottilissimo.
Vuoi un po' di gelato? chiese Barbara, segnalando che per lei l'argomento era concluso. Stavo per andare a prenderlo dal freezer...
No, grazie rispose lui andando verso la porta. Penso che far un salto a vedere di che si tratta.
Fermati! esclam lei correndogli dietro. Ti sei gi dimenticato cosa ci siamo detti oggi pomeriggio? Sei in vacanza e dovresti passare pi tempo con la tua famiglia, ricordi?
Tesoro, per favore ribatt lui infilandosi le mani nelle tasche dei calzoni per nascondere il loro tremito rivelatore. Faccio in un attimo, poi torno a mangiare il gelato. Okay?
Non rivolgerti a me come se fossi uno dei tuoi studenti lo rimprover lei. Se pensi di dover fare di nuovo la parte del salvatore della scuola, va' pure.  evidente che i tuoi allievi problematici sono pi importanti di noi.
Dal piano di sopra giunse il pianto della figlia, mentre il figlio spunt sul pianerottolo e lo guard.
Esci di nuovo, pap? domand con una smorfia di delusione.
Torno presto, giovanotto. Devo sistemare una cosa.
Sorrise al figlio, ma dietro quella facciata si nascondeva un terrore assoluto.
Tutto questo, la sua famiglia, la casa, il lavoro erano in pericolo. Se non agiva subito, Simon Strode lo avrebbe rovinato per sempre.

82.

Avanti, dimmi, come ha reagito? esclam Caro dopo aver superato la sala da pranzo, mentre avanzavano nella penombra della hall.
Simon si ferm ai piedi della scala e si volt a guardarla. Non ha fatto una piega.
Caro lo fiss incredula. In che senso?
Non ha detto niente e ha riattaccato.
Che cosa? Spalanc gli occhi terrorizzata. Merda! E se non venisse?
Simon scroll il capo deciso. Non preoccuparti, Henning verr. Su questo non ho dubbi. Sa che cosa possiamo trovare quass. E deve impedirlo a qualunque costo.
Caro gett un'occhiata verso la scala. E se negasse ogni accusa? domand sottovoce.
Mia nonna diceva sempre che ogni bugia si vendica ribatt Simon.  impossibile non lasciare tracce. Anche se negasse tutto, avremmo prove sufficienti per mettere la polizia sulle sue tracce. Non appena vedranno Leonie, mi crederanno e allora, prima o poi, lo arresteranno. L'importante ora  di non dargli pi tregua. Bisogna tenerlo infilzato all'amo, come un pesce.
Non sarebbe meglio chiamare la polizia?
Sempre stringendo il grimaldello sottobraccio, Simon guard l'ora sul cellulare. Erano passati tre minuti dalla sua telefonata a Henning. In auto avrebbe impiegato pi o meno un quarto d'ora per raggiungere l'hotel, forse qualcosa di pi. E Henning era a casa, Simon lo sapeva, perch durante la loro breve telefonata aveva riconosciuto il tintinnio delle stoviglie in sottofondo.
Di sicuro ho disturbato il vicepreside mentre era a tavola, pens con gioia maligna.
Aspettiamo ancora un po' rispose. Non voglio che la polizia arrivi prima di lui.
Caro non replic, ma era evidente che aveva sempre pi paura.
Puoi ancora scappare, disse la voce di Lennard nella sua testa. Anche se sei un membro del rispettabile club dei fuori di testa, non hai davvero intenzione di salire lass, vero?
In effetti non gli andava di farlo. Ma doveva. Per Mike, ma soprattutto per Melina e Leonie. E per le future vittime di Richard Henning.
Ora dipendeva da lui mettere fine a quella storia.
S, sali pure, disse un'altra voce nella sua testa. Era quella malvagia del lupo dei suoi incubi. Sali di sopra e morirai. Ma  giusto cos, perch saresti dovuto morire gi da tempo.
Mise a tacere quelle voci dicendo a se stesso che erano soltanto le sue paure a parlargli.
Vieni disse a Caro. Non c' pi tempo da perdere. Andiamo di sopra.
Attiv la funzione torcia sul cellulare e insieme affrontarono gli scalini scricchiolanti di legno.
Questa volta era Simon a precederla. Pens a cosa gli aveva detto Caro. Che era diventato pi coraggioso.
Forse era vero, ma pi che altro era spinto dalla voglia di mettere la parola fine a quella storia.
Desiderava solo raggiungere la pace interiore. E per riuscirci doveva prima scendere all'inferno.

83.

Il piano superiore li accolse con una sensazione di agghiacciante familiarit.
Dalla porta della camera numero 17, che era rimasta aperta dall'ultima volta, la luce rossa del sole al tramonto filtrava nel lungo corridoio. All'estremit opposta la coppia ritratta sul grande dipinto a olio continuava a fissarli. Ora Simon conosceva i loro nomi: Eduard e Amalie Henning.
Adesso capiva perch gli occhi dell'uomo gli erano sembrati cos familiari. Richard Henning aveva ereditato lo sguardo del padre, anche se negli occhi di Eduard Henning traspariva una grande severit, mentre il figlio affrontava la vita con l'inossidabile sorriso di un principe azzurro. Non sempre, in effetti, se si considerava lo scatto d'ira alla rimessa delle barche quel pomeriggio. Senza dubbio stava ribollendo di collera anche ora, mentre correva verso l'hotel.
Chiss cosa penserebbe suo padre, se sapesse cosa combina il figlio, si domand Simon. Se avesse saputo che non era soltanto un perdigiorno che andava a caccia di ragazze.
Proseguirono lungo il corridoio e, quando superarono la porta della camera 17, Simon gett una breve occhiata e trasal disgustato.
Oh, no! esclam Caro raggiungendolo. Si volt inorridita dall'altra parte e si premette una mano sulla bocca.
La scena rischiarata dalla luce rossastra del tramonto che filtrava tre le fessure della tapparella era surreale come quella di un film horror.
Durante la loro ultima visita, non avevano richiuso lo sportello del frigobar, e ora diversi ratti stavano banchettando con il contenuto del pacchetto di patatine che Caro aveva trovato l dentro.
I corpi tozzi e grigi si accalcavano frenetici e le code rosa si agitavano come un esercito di grossi lombrichi.
La tavoletta di cioccolata era gi stata divorata. Sul pavimento erano sparsi brandelli dell'involucro di alluminio. Tra poco sarebbe rimasta solo la bottiglia di Coca.
Simon rabbrivid. Non era sorpreso che l ci fossero dei ratti, come in qualunque edificio abbandonato, ma non si aspettava di dover affrontare un simile incontro.
Si affrettarono a superare quello spettacolo rivoltante e raggiunsero la fine del corridoio, dove c'erano ad attenderli i volti severi degli Henning. Le due figure li avevano seguiti con lo sguardo dal monumentale ritratto.
Giunti davanti alla camera 19, si fermarono trattenendo il fiato.
Accidenti, che schifo! gemette Caro premendosi la mano sul naso e sulla bocca.
L'odore dolciastro era ancora pi forte rispetto all'ultima volta e filtrava in corridoio dalla porta chiusa.
Simon fu assalito dalla nausea all'idea di dover varcare quella soglia. Avrebbe preferito tornare alla camera 17 e trascorrere il resto della notte in mezzo ai topi.
Ma ora non poteva pi tornare indietro. Oltre quella porta c'era la risposta. Avrebbe trovato la prova che...
...distrutto! gli balen in testa, mentre un'ondata potente lo travolgeva.
Simon?
Ud la voce preoccupata di Caro, ma non riusciva a vederla.
La vista gli si annebbi.
Accidenti, Simon! Che ti succede?
L'ambiente intorno a lui cominci a trasformarsi. Fino a un istante prima era ancora nel corridoio dell'hotel, ma ora l'immagine era sempre pi confusa.
Simon! Di' qualcosa!
Il mondo intorno a lui era un palcoscenico su cui stava calando il sipario per il successivo cambio di scena. Solo che il sipario era una spessa cortina di nebbia. E quando alla fine la nebbia si dirad...

84.

...Simon si trov in cucina davanti alla pentola vuota. Guard il lavandino, dove era stato messo a scolare un cespo di lattuga.
In mano stringeva il compito di matematica di cui andava tanto fiero.
Il migliore della classe! Complimenti! aveva scritto il professore sotto il voto.
Voleva assolutamente mostrarlo alla madre. E poi voleva mangiarsi un piatto di ravioli gustandosi quella giornata davvero eccezionale. Una giornata di sole, da primo della classe, senza Ronny.
Ud la voce di sua madre. Era al telefono nello studio. Doveva essere una conversazione importante che l'aveva interrotta mentre cucinava.
No, non lo far!
Era arrabbiata. Le capitava di alzare cos la voce solo quando era furibonda. In quei casi a volte usciva sul balcone a fumare una sigaretta. Poi andava in tutta fretta in bagno a lavarsi bene i denti.
Non dire niente a tuo padre diceva, e Simon sapeva che era meglio tenere la bocca chiusa e non dire al padre che la mamma aveva fumato di nascosto. Pap non sopportava il fumo. Diceva sempre che fumare era come un lento suicidio.
Adesso per sua madre non stava fumando. Era in piedi nello studio, ed era furiosa.
No, no, e ancora no! Mi stia bene a sentire lei, brutta zoccola! S, ho detto brutta zoccola!
Era una parolaccia che non bisognava mai dire a nessuno. La mamma per l'aveva ripetuta due volte di seguito, e la seconda volta in maniera pi marcata.
Incuriosito, Simon si avvicin allo studio. La porta era socchiusa e poteva vedere la madre in piedi accanto alla scrivania. Aveva il viso tutto rosso, come se si fosse presa una scottatura. Ma la colpa non era del sole, bens di una rabbia sconfinata.
Non me ne frega niente! grid nella cornetta. Lei ha distrutto la mia famiglia!
In quel momento si accorse della presenza di Simon. Il suo volto esprimeva rabbia, paura e tristezza.
Mamma? disse Simon, non sapendo come comportarsi.
La madre si precipit verso di lui e gli chiuse la porta in faccia.
Mamma! url Simon afferrando la maniglia.
Non poteva chiuderlo fuori cos, doveva sapere cosa stava succedendo! A lei. A lui. Alla famiglia.
Poi la madre chiuse a chiave dall'interno e, per quanto scuotesse la maniglia e bussasse alla porta, lei non gli apr.
La sentiva singhiozzare dietro la porta, mentre ripeteva quella parola carica di sofferenza.
Distrutto, distrutto, distrutto!

85.

Simon? Simon! Siiimon!
Si scroll e si rese conto che era stato solo un ricordo. Si trovava ancora nel corridoio, accanto alla porta della camera numero 19, da dove proveniva un fetore spaventoso.
Caro gli stava agitando la mano davanti al viso. Aveva gli occhi spalancati dalla paura e dall'ansia.
Simon, per la miseria, che succede?
Oh... Caro balbett lui. Scusa.
Che cos'hai?
Non lo so, all'improvviso mi sono sentito cos strano. E poi...
 il momento di chiamare la polizia! grid lei. Presto! Non c' pi tempo.
Simon guard il cellulare con aria sgomenta. Erano trascorsi dodici minuti dalla telefonata. Henning poteva arrivare da un momento all'altro.
Fece cadere a terra il grimaldello e sfogli velocemente la rubrica del cellulare. Finalmente trov il numero del commissariato che aveva memorizzato prima di recarsi all'hotel. Meglio andare sul sicuro, aveva pensato, ma aveva quasi rischiato di farsi scappare il momento giusto.
Attese il segnale di libero, la mente ancora stordita, ma non accadde niente.
Preso dal panico, diede un'occhiata allo schermo e, quando lesse la scritta, prov un tuffo al cuore.
Nessun servizio.
Porca miseria! Qui non c' campo!
Cosa? grid Caro. Riprova!
Ci puoi scommettere!
Avanz per il corridoio muovendo il cellulare davanti a s. Ma non cambi nulla.
Sbrigati! lo incalz Caro, ma inutilmente.
Ormai era arrivato alla scala, ma non c'era campo. Nemmeno una tacca.
Si guard intorno in preda all'agitazione, imprecando tra s. Quel vecchio rudere stava per crollare, ma era ancora perfettamente isolato, anche dalla rete telefonica.
Simon, ti prego, fa' qualcosa!
Caro era sul punto di scoppiare a piangere e anche lui cominciava a sentirsi paralizzato dal terrore. Cosa doveva fare? Tornare fuori?
Perch errare lontano, quando il bene  tanto vicino?
La voce di suo padre. Era uno dei motti che gli piaceva tanto citare.
Questo proverbio ti potr aiutare, prosegu la voce. Guardati intorno e vedrai che il vecchio Goethe aveva ragione.
Cominci a osservare intorno a s e comprese all'istante perch il subconscio avesse fatto affiorare la voce del padre nella sua testa.
Maledizione, no! Non  possibile! sbuff, ma si rese conto di non avere scelta.
Che cosa fai? esclam Caro saltellando da un piede all'altro per l'agitazione come in una danza nervosa.
Telefono borbott lui a denti stretti, dirigendosi verso la camera 17.
Con il cuore in gola osserv il tramestio sotto la finestra. I ratti non si erano ancora accorti di lui. Erano troppo occupati a divorare le patatine.
Fiss deciso la fessura della tapparella e fece un profondo respiro. Quindi entr nella camera dove i topi correvano qua e l alla ricerca delle ultime briciole. Un passo dopo l'altro raggiunse la finestra tenendo d'occhio il display del cellulare.
Sudava copiosamente. Lo squittio e il tramestio dei ratti saliva fino a lui dal pavimento. Preg di non pestarne nessuno. Forse lo avrebbero lasciato in pace. Quando fu accanto alla finestra, finalmente il segnale di rete si accese.
Centro! Tre tacche!
Simon si affrett a selezionare il numero salvato e subito sent lo squillo all'altro capo della linea. Mai aveva provato una gioia cos intensa in vita sua.
Una voce maschile rispose pochi secondi dopo chiedendo quale fosse il problema. Simon spieg di dover parlare con urgenza con il commissario Stark.
Di che si tratta? domand l'agente.
Devo parlarne con il commissario rispose Simon, mentre i topi gli strusciavano sulle gambe.
Pieno di raccapriccio, si accorse che uno dei roditori gli stava mordicchiando il laccio di una scarpa. Lo cacci via disgustato, ma subito dopo altri tre topi si avventarono sul laccio dell'altra.
Poi vide qualcosa che lo spavent ancora di pi. Alla luce del tramonto si scorgevano due fari che salivano lentamente verso l'hotel.
Henning!
Giovanotto, se non mi dici di che cosa si tratta, non posso passarti il commissario.
Si tratta di omicidio!
All'altro capo della linea ci fu un istante di silenzio. Simon diede un altro calcio ai topi. Sembravano moltiplicarsi e diventare sempre pi coraggiosi.
Non farti mordere, si disse, accorgendosi di parlare proprio come sua madre. I ratti possono trasmettere malattie pericolose!
Omicidio? ripet il poliziotto. Spero che tu non stia scherzando, ragazzo. Finiresti in guai seri...
Per la miseria, le pare che stia scherzando? strill Simon isterico. Mi passi subito il commissario! Presto!
L'auto intanto era quasi arrivata all'altezza dell'ingresso. Quando Simon vide la sagoma scura della carrozzeria, fu certo che fosse proprio l'auto che aveva visto la notte del temporale. Era il fuoristrada nero di Henning. L'aveva riconosciuta nella fioca luce del tramonto.
D'accordo, un momento disse il poliziotto. Ti passo l'ufficio del commissario capo Stark.
Simon ud una musichetta d'attesa.
In quel momento avvert qualcosa grattargli il polpaccio e dovette fare uno sforzo per non mettersi a urlare. Uno dei ratti stava cercando di arrampicarsi sulla sua gamba. Le zampette avevano la consistenza di gomma ruvida e gli artigli gli grattavano la pelle.
Si mise ad agitare le gambe come un ballerino di tip tap impazzito, quindi ud uno scatto al cellulare.
Il cuore gli fece un balzo per la gioia quando riconobbe la voce profonda di Stark.
Stark.
Commissario, sono Simon Strode. Deve venire al pi presto al Waldhotel. La prego,  molto urgente!
Simon, cos' successo?
L'auto di Henning nel frattempo si era fermata davanti alla recinzione. Simon vide la sagoma della propria mountain bike illuminata dalla luce abbagliante dei fari. Poi Henning li spense e apr la portiera.
So dove si trova il cadavere di Leonie disse abbassando la voce.
Prese di nuovo a calci i topi che tentavano ancora di arrampicarsi lungo la sua gamba e guard Caro immobile sulla soglia, tremante di paura, i pugni premuti sulla bocca, che fissava i ratti.
Simon le rivolse un cenno affannato, poi si premette per un istante il cellulare contro il petto. Caro! Ehi!
Lei lo guard con occhi carichi di terrore. Doveva avere una paura tremenda dei topi, e Simon la capiva molto bene.
Nasconditi le sibil. Presto, sta arrivando!
Si port di nuovo il cellulare all'orecchio e guard Caro scomparire di corsa in corridoio.
...sei ancora? sent chiedere dalla voce di Stark.
La prego, venga qui! bisbigli Simon. Ora devo chiudere.
Aspetta un momento! Ne sei sicuro? Sai dov' la ragazza scomparsa?
S, maledizione! Leonie  qui, ed  morta! La prego, la prego, venga subito!
Simon aveva abbassato la voce a un disperato sussurro, perch Henning si stava avvicinando all'ingresso dell'hotel.
Sentendo tintinnare il mazzo di chiavi, per un istante si domand assurdamente di che colore fosse quella dell'hotel. Verde, arancio, gialla, forse blu? Tutto era possibile, tranne rossa, perch quella era la chiave della rimessa delle barche.
Dove sei esattamente, ragazzo? chiese Stark.
Al primo piano. Faccia presto! L'assassino di Leonie  appena arrivato.

86.

Mike stringeva la mano di Melina e piangeva. Le sue erano lacrime di sollievo.
Melina lo guard e gli rivolse un debole sorriso. Aveva il volto tumefatto e un occhio rosso, ma il suo sorriso gli parve meraviglioso.
Aveva un cerotto sotto il mento, dove fino a poco prima si trovava il tubo del respiratore artificiale. Le sarebbe rimasta una piccola cicatrice, ma non aveva importanza. Ci che contava era che potesse respirare di nuovo da sola. E che nonostante la prognosi infausta fosse sopravvissuta.
Aveva gi pronunciato la sua prima parola. Appena si era ridestata dal coma.
Il suo nome.
Mike.
Ora mosse di nuovo le labbra e pronunci un debole stanca. Poi abbass le palpebre.
Mike guard il monitor accanto al letto, che registrava il ritmo regolare del battito cardiaco. Era tutto a posto, non doveva pi preoccuparsi.
S, dormi pure le disse dolcemente accarezzandole la mano.
La porta scorrevole si apr e il dottor Mehra mise dentro la testa. Quando vide che Melina si era riaddormentata, rivolse a Mike un cenno per chiedergli di uscire in corridoio.
Quando Mike si alz, le ginocchia gli scricchiolarono. Era seduto al capezzale di Melina fin dal mattino. Era rigido e anchilosato.
Pos delicatamente la mano di Melina sul letto e usc dalla camera.
Ci sono giornate in cui il lavoro riserva grandi gioie disse il dottore quando Mike si fu richiuso la porta scorrevole alle spalle. Oggi  una di queste. La sua amica ha una gran voglia di vivere.
Vuol dire che  fuori pericolo?
Mehra annu. Naturalmente ci vorr ancora tempo prima che si rimetta completamente, ma ci sono ottime probabilit che guarisca senza conseguenze.
 tutto merito suo disse Mike porgendo la mano al dottor Mehra. Gliene sono molto grato.
Non deve.  la mia professione ribatt il medico. E, nel caso della sua amica,  stata anche molto fortunata. Per come erano messe le cose, sarebbe potuta finire molto male.
Mike guard verso la porta chiusa dov'era appeso un foglio con il nome di Melina. Gli occhi gli si riempirono di lacrime, che si affrett ad asciugare prima di rivolgersi nuovamente a Mehra. Riuscir a ricordare?
Che cosa? chiese il dottore. Ci che le  accaduto?
Mike annu e Mehra si strinse nelle spalle. Chi pu dirlo? Pu darsi di s, ma non  detto.
Quali probabilit ci sono che le torni la memoria? insistette Mike. Magari non subito, ma in futuro? Un giorno potrebbe ricordare chi  stato a farle questo?
Mehra fece di nuovo un gesto interrogativo. Mi rincresce, signor Strode, non posso proprio risponderle.  plausibile che le resti un vuoto di memoria di qualche ora, o qualche giorno. Dopo un trauma del genere  normale una lieve forma di amnesia.
Amnesia? Mike si strofin nervoso il mento facendo frusciare la barba di qualche giorno. Ma riuscir a ricordare quello che c'era prima?
L'ha riconosciuta subito e l'ha chiamata per nome disse Mehra con un sorriso. Direi che  un segnale molto positivo. Ora per lasciamole un po' di tempo per riprendersi. Ha ancora una lunga strada da percorrere, per cos dire.
La porta del corridoio alle loro spalle si apr e un uomo in jeans e blazer scuro and loro incontro a passo svelto.
Mike trattenne un sospiro quando riconobbe il commissario.
Salve, signor Stark disse. Cosa vuole stavolta?
Stark si ferm davanti a lui e lo guard impassibile. Sono venuto a prenderla, signor Strode.
Ah, s? E come mai?
Ho ricevuto una telefonata di suo fratello.
Mike alz le sopracciglia stupito. Simon? Che cosa voleva?
Stamattina era passato a trovarmi disse Stark senza tradire alcuna emozione. Sembra che sia intenzionato a scagionarla. Dice di conoscere il colpevole. Inoltre sostiene di sapere cosa ne  stato della ragazza scomparsa. Dice di aver scoperto il suo cadavere. A quanto pare sta per smascherare l'assassino. Ma noi conosciamo la verit, non  cos, signor Strode?
Michael si irrigid.

87.

Dopo che Caro si fu nascosta, Simon corse in fondo al corridoio. Subito dopo ud il rumore della porta d'ingresso che si apriva. Il cigolio dei cardini riecheggi dagli alti soffitti della hall.
I passi di Henning si avvicinarono rapidi e subito dopo salirono gli scalini scricchiolanti.
Simon gett un'ultima occhiata al cellulare e controll che il tasto di registrazione fosse acceso. Voleva registrare la confessione di Henning o almeno qualche indizio che ne dimostrasse la colpevolezza.
Nascose il cellulare nella tasca interna dei calzoncini, dove Henning non lo avrebbe scoperto facilmente, poi afferr il grimaldello con entrambe le mani.
Simon? Riconobbe la voce di Henning e subito dopo il fascio di luce di una pila tascabile lo accec dall'ultimo gradino. Ah, eccoti qua!
Sapeva gi dove cercarmi osserv Simon.
Henning rivolse la luce della torcia sul pavimento e si avvicin.
Ho sentito dei passi di sopra disse, poi si ferm spaventato alla vista di un ratto, che si allontan rapidamente sfiorandogli i piedi.
Si riscosse e lanci un'occhiata disgustata alla camera 17.
Hai cercato un posticino davvero raccapricciante per la tua messinscena.
 tutt'altro che una messinscena ribatt Simon. E lei lo sa meglio di tutti.
Henning annu. Poi sospir come se portasse un pesante fardello.
Hai ragione. Credo che l'errore pi grande che abbia commesso  stato quello di sottovalutarti. Quindi lasciamo perdere i giochetti e mettiamo le carte in tavola, d'accordo?
D'accordo disse Simon, ripensando all'avvertimento di Caro.
Finch darai ascolto alla ragione e ai sentimenti, non potr farti niente. Ma, se gli lascerai campo libero, ti divorer.
Sai, Simon, abbiamo commesso entrambi un errore. Io e te.
Henning si appoggi con la schiena al muro e illumin la passatoia che ricopriva il pavimento.
Io mi sono avvicinato a te nella maniera sbagliata continu, e tu... tu mi hai subito considerato un nemico. Avrei dovuto rispettare di pi le tue paure e le tue emozioni, invece di prendere le cose alla leggera. Sono sicuro che soffri ancora molto per la perdita dei tuoi genitori, ed ecco che arriva un tipo insolente come me cercando di convincerti che passer. Dopo un giro in canoa.  stato stupido e per niente professionale da parte mia.
Simon era immobile accanto alla porta della camera 19. Il puzzo che arrivava fino a loro era indescrivibile. Tuttavia rimase impassibile con il grimaldello premuto al corpo. Gli dava una sensazione piacevole. Era di suo nonno, lo aveva trovato in mezzo ai suoi attrezzi in cantina. Stringerlo lo faceva sentire al sicuro. Come se, oltre a Caro, anche suo nonno fosse l a proteggerlo.
Ti senti rifiutato, vero? disse Henning. Credi che a nessuno importi di te. Nessuno ti vuole, n tua zia n tuo fratello. Ti spediscono in collegio, anche se non ci vorresti andare, e io in qualche modo rappresento tutto questo. Per questo mi odi e mi accusi di essere un assassino. Non  cos?
Simon sapeva che Henning stava cercando di abbindolarlo. Era il suo modo di negare ogni accusa. Ci mancava soltanto il sorriso da dentifricio.
Non riuscir a ingannarmi, signor Henning. Non ha importanza quello che mi sta dicendo. Io so che cosa ha fatto.
Ma non puoi dimostrarlo, ragazzo disse Henning. Non hai in mano niente contro di me. Non l'hai ancora capito?
Ma davvero?
Simon era pronto a colpire. Con la sinistra estrasse dalla tasca dei calzoni la cavigliera di Melina e la tenne bene in vista davanti a Henning.
Che mi dice di questa? La riconosce?
Henning indirizz la luce della torcia sulla catenina. Vide il cuoricino rosso che dondolava e dal suo sguardo fu chiaro che l'aveva riconosciuta.
Dove l'hai presa?
Simon esult vedendo l'espressione di Henning. Con una sola mossa gli aveva tolto il terreno sotto i piedi. E tanti saluti al suo sorriso da principe azzurro.
Era nella sua macchina. Sotto il sedile del passeggero. Credeva di aver eliminato tutte le tracce, ma non si era accorto della catenina di Melina.
Henning lo fiss con gli occhi sgranati.
Nella mia macchina? L'hai trovata nella mia macchina?
S. Il fuoristrada. Lo stesso che ho visto la notte dell'aggressione a Melina. Lei  salita sulla sua auto. Ed  stata la sua fine. Forse perch ha tentato di difendersi?
Cosa? Henning lo guard scrollando la testa. Ma  una cosa...
La pedinava forse? prosegu Simon.  per questo che continuava a passare davanti a casa nostra? Di sicuro non va tutti i giorni alla vecchia rimessa delle barche, dato che ne ha una nuova a Fahlenberg. Sono convinto che si aggirava dalle nostre parti in attesa del momento giusto per colpire. Quella notte ha cercato di approfittare dell'emergenza in cui si trovava Melina? Voleva dissuaderla dal trasferirsi a Heidelberg con Mike? Come ha reagito lei? Ha protestato?
L'espressione di Henning cambi bruscamente, come se gli avessero tirato una secchiata d'acqua in testa.
Gi, ero l disse Simon annuendo per dare pi enfasi alla sua rivelazione. Ho visto lei e Melina con i miei occhi.
Tu non hai visto proprio niente! lo aggred Henning. Stai dicendo un sacco di sciocchezze. Quando avresti cercato nella mia macchina? Non ti ho mai...
Si blocc a met della frase e spalanc la bocca.
Le chiavi! esclam. Sei stato tu a rubarmi le chiavi! E io che pensavo di averle perse. E invece... ma come hai fatto a entrare nella mia macchina? Siamo stati insieme tutto il tempo.
Simon deglut. Gli sembrava letteralmente di vedere Henning rimettere a posto le tessere del puzzle nella sua testa. E si trattava di un puzzle estremamente semplice, formato solo da due pezzi.
Chi ti ha aiutato? chiese Henning facendo un passo avanti.
Resti dov'!
Simon si rimise in tasca la catenina di Melina e brand il grimaldello con entrambe le mani. Resti dov', oppure la colpisco!
Voglio sapere chi ti ha aiutato, maledizione! esclam Henning. Dimmelo, una volta per tutte!
Ho chiamato la polizia annunci Simon, spostandosi di lato quando Henning avanz di un altro passo. Sar qui da un momento all'altro.
Chi c'era con te? Henning sembrava non averlo sentito. Per caso c'entra tuo fratello? Avanti, dillo!
Simon aveva il cuore in gola. Henning era a pochi centimetri da lui, ma non riusciva a colpirlo. Era come se una forza invisibile lo trattenesse.
Se ne vada, altrimenti...
All'improvviso Henning part all'attacco e lo immobilizz. Fu cos veloce che Simon non ebbe il tempo di reagire.
Non farai proprio niente dichiar il vicepreside.
Gli stringeva le mani con una forza tale che a Simon sembrava di essere finito in una morsa. Uno scricciolo come lui non poteva competere con uno sportivo che si allenava regolarmente tutti i giorni.
Dov'? grid Henning. Dov' tuo fratello?
Simon fu colto dal panico. Gli occhi di Henning sputavano fuoco e la sua stretta era cos salda da spezzargli quasi le braccia. Aveva perso il controllo di s. Era andato in cortocircuito, per dirla con le parole di Michael. Sarebbe uscito di testa come aveva fatto quel pomeriggio alla rimessa. Solo che stavolta non avrebbe preso a calci le pietre. Lo avrebbe ammazzato. Proprio come aveva ucciso Leonie e picchiato Melina.
Simon scalciava all'impazzata, cercando di difendersi, ma Henning lo aveva inchiodato al muro.
Dimmi chi  il tuo complice, altrimenti ti giuro che te ne pentirai!
In quella situazione a Simon non rest nient'altro da fare che chiedere aiuto a Caro.
Corri a cercare aiuto! grid. Questo pazzo vuole uccidermi!
Henning si guard intorno perplesso per un paio di secondi. Poi lasci un braccio di Simon, spalanc la porta della camera 19 e lo spinse dentro.
Simon cadde a terra di schiena e lanci un grido. Il grimaldello rimbalz sulle assi alle sue spalle. In quell'istante la porta si richiuse e di colpo l'oscurit piomb su di lui.
Si alz di scatto e corse verso la porta. Ci and a sbattere alla cieca e a tentoni cerc la maniglia. Ma prima che riuscisse a trovarla ud un tintinnio di chiavi e cap che Henning lo aveva chiuso dentro.
Mi faccia uscire! url prendendo a pugni la porta. La polizia sar qui da un momento all'altro. Mi lasci uscire, maledizione!
Complimenti, lo schern la voce di Lennard nella sua testa. Un piano magnifico. Di sicuro se la far sotto e ti liberer subito. Prova a gridare un'altra volta, magari ti chieder perfino scusa.
In effetti era piuttosto stupido gridare, come pure scrollare la maniglia. La porta non si sarebbe aperta nemmeno tra mille anni.
Si gir verso la camera, ma era tutto nero. Il grimaldello doveva essere da qualche parte sul pavimento. Ma dove?
Infil la mano in tasca e tir fuori il cellulare. Ma, ancor prima di aprirlo, si rese conto che qualcosa non andava. Ud uno scricchiolio, cerc di accendere il telefono, ma non accadde niente. Doveva essersi rotto nella caduta.
Si inginocchi e tast freneticamente sul pavimento.
Ud dei passi frettolosi all'esterno. Sent una porta che sbatteva, poi un'altra e un'altra ancora.
Henning stava controllando le camere!
Caro!
Simon balz in piedi e corse verso la porta.
Caro, scappa! grid con quanto fiato aveva in corpo. Mettiti al sicuro!
Sent qualcuno scendere precipitosamente la scala verso la hall, poi torn il silenzio.
Era solo e il puzzo nella stanza buia lo faceva quasi svenire. Sotto il pavimento, da qualche parte l vicino, era nascosto il cadavere in putrefazione di una ragazza.
E il suo assassino stava inseguendo Caro.

88.

Si mise carponi e torn a tastare il pavimento nell'oscurit. Dov'era finito quel maledetto grimaldello? Non poteva essere sparito.
Immersa nell'oscurit, la camera d'albergo gli sembrava smisurata. Era come cercare qualcosa in una sala da ballo. Tast polvere, ragnatele e dei pallini che dovevano essere sterco di ratto.
Era tormentato dalla nausea e gli bruciavano gli occhi. Il puzzo e gli oggetti ripugnanti che toccava gli provocavano fortissimi conati di vomito.
La cosa peggiore, tuttavia, era il pensiero che sotto di lui, a pochi centimetri, ci fosse un cadavere.
Da qualche parte aveva letto che, quando si era circondati dalla totale oscurit, la ragione prendeva il posto della vista. Ora lo stava sperimentando in prima persona. Ma, invece delle cose reali che avrebbe visto con la luce, ne vedeva altre, agghiaccianti.
La sua mente dominata dal panico gli faceva credere di non essere solo. Che ci fosse qualcosa l insieme a lui. Qualcosa che lo osservava. Che seguiva con gioia maligna i suoi goffi tentativi di ritrovare il grimaldello, tastando il pavimento, cieco come una talpa.
Vedeva anche Leonie, sotto le assi, che lo fissava con occhi freddi e morti. Fu questa immagine a fargli perdere del tutto la ragione.
Doveva andarsene via da l. Via, via, via!
Poi le sue dita toccarono qualcosa di freddo e metallico. Finalmente aveva trovato il grimaldello.
Balz in piedi e raggiunse a tentoni la porta. Dal corridoio non proveniva neppure un suono.
Cerc di non pensare a Caro, senza riuscirci. Di sicuro era riuscita a mettersi in salvo, si ripeteva. Caro era astuta e sapeva come uscire di l il pi in fretta possibile. Aveva certamente seminato Henning e stava tornando in paese.
Lo sperava davvero!
Dopo aver trovato la fessura della porta, ci infil il grimaldello e cerc di forzarla. Ma qualcosa non andava, il grimaldello continuava a scivolare.
Se solo fosse riuscito a vedere qualcosa!
Prov ripetutamente, ma senza successo. Nessuno schianto, nessuna scheggia, solo un patetico raspare. A parte qualche graffio nella vernice della porta, non ottenne altro.
Brand rabbiosamente il grimaldello e lo batt contro la porta, ma poco dopo si rese conto che non serviva a niente. Non era abbastanza forte per ottenere qualcosa.
Rimase fermo, ansimando prostrato nel buio. Intorno a lui l'odore della morte gli penetrava in tutti i pori.
All'improvviso ud qualcosa. Dei passi sulle scale. Almeno due persone, forse tre.
La polizia! Finalmente!
Simon gett via il grimaldello e cominci a tempestare di pugni la porta.
Da questa parte! Sono qui!
I passi accelerarono. Una voce profonda e familiare disse: Laggi, dove c' la chiave.
Nel giro di un secondo la porta si apr.
Simon si scherm gli occhi con le mani, accecato dalla luce, finch il commissario capo Stark abbass la pila.
Tutto a posto, ragazzo?
Simon annu e guard in faccia un secondo poliziotto, in piedi dietro il commissario, con una mano premuta sulla bocca e l'espressione disgustata.
Il cadavere di Leonie  l dentro disse Simon, indicando alle proprie spalle. Sotto il pavimento.
Simon ud altri passi sulle scale e poco dopo vide Mike avvicinarsi dal corridoio.
Mike!
Gli corse incontro e lo abbracci.
Mike, come sono contento di vederti!
Mike si blocc impietrito, lo sguardo rivolto verso la stanza in fondo al corridoio, dove il secondo poliziotto stava sollevando le assi del pavimento con il grimaldello di Simon.
Che succede, piccolo?
Aveva la voce seria e sorpresa. Per lui doveva essere uno choc.
 stato Henning disse Simon.  stato lui a picchiare Melina. E a uccidere Leonie.
Mike lo guard come se Simon stesse parlando in un'altra lingua.
Leonie?
La ragazza scomparsa gli spieg Simon. Ha nascosto il suo cadavere qua sopra. L dentro!
Si gir verso il commissario. La prego, deve arrestare Henning. Non pu essere andato lontano. Lui...
Lo so disse Stark indicando verso le scale.
Simon si volt di scatto e vide Richard Henning che saliva gli ultimi gradini verso di loro.
Ma... che significa? balbett guardando sbigottito da Henning a Stark.
Mi spiace davvero molto per prima, Simon disse Henning. Ho perso il controllo. Non volevo essere cos brusco con te, ma mi hai provocato.
No! Simon scroll con forza la testa. No, non se la caver tanto facilmente!
Non ne ho nessuna intenzione replic Henning. Credo che sia giunto il momento della verit.
Uno schianto li fece girare di scatto. Un rumore di legno che si spezzava e poi il grido del poliziotto.
Merda!
Il poliziotto usc dalla stanza con la mano davanti alla bocca.
Che cosa hai trovato? domand Stark.
Venga a vedere lei stesso. C' un cadavere. Anzi, per la precisione sono due.
Due?
Stark aggrott la fronte ed entr nella stanza. Anche lui si premette la mano davanti al naso e alla bocca mentre si chinava verso la buca nel pavimento. Poi si rialz e fece cenno a Simon di avvicinarsi.
Vieni, ragazzo. Guarda pure tu stesso.
Simon esit. Non voleva vedere Leonie. Non cos. Non voleva vedere mai pi un cadavere. Men che meno due.
Avanti, avvicinati lo spron Stark. Guarda!
Simon fece un respiro profondo e raccolse tutto il proprio coraggio. Quindi si avvicin al buco trattenendo il fiato.
Tutti gli sguardi erano puntati su di lui. C'era qualcosa che non andava. Chi poteva essere il secondo cadavere che Henning aveva nascosto sotto le assi?
Chiuse gli occhi per un istante. Voleva prepararsi mentalmente, pur sapendo che non era possibile prepararsi a uno spettacolo di quel genere. Quando alz le palpebre e guard verso il basso, non credeva ai propri occhi.
Che cosa... alit, poi gli manc la voce.
Avrebbe voluto chiedere cosa significava, ma non riusciva ad articolare le parole.
Il suo sguardo era inchiodato alla tana di topi tra le assi del pavimento. Era fatta di brandelli di tessuto, pelo e fili di canapa come quella che sporgeva dalle vecchie tubature nella cucina dell'hotel.
In mezzo al nido c'erano due ratti morti, in avanzato stato di decomposizione, con le ossa scoperte tra il pelo grigio.
Stark gli si avvicin.
Pensi ancora che sia Leonie?
Simon oscill la testa da una parte all'altra al rallentatore, quindi si gir verso il fratello.
D'accordo, su Leonie ci siamo sbagliati disse, poi indic Henning con la mano tremante. Ma  stato lui a ridurre Melina in quel modo. L'ho visto io, Mike. Ho visto il suo dannato fuoristrada nero. Melina  salita con lui.
Tu c'eri? chiese Mike. Eri proprio l?
S, c'ero conferm Simon con la voce che gli tremava di rabbia e incredulit. Diluviava e sono andato a sbattere contro un ramo spezzato con la bicicletta. Quando mi sono rialzato, ho visto Melina. Era accanto a un'auto. Si era fermata tra gli alberi vicino alla strada. E poi  salita con lui.
Com' possibile che non abbiamo trovato tracce di pneumatici sull'erba? domand Stark.
Simon gli gett un'occhiata rabbiosa. E io come faccio a saperlo? Posso solo raccontare ci che ho visto.
Stark, il secondo poliziotto, Henning e Mike, tutti lo guardavano con quell'espressione antipatica che lui odiava tanto. C'era qualcosa che non andava. Non gli credevano.
Se un'auto di quelle dimensioni si ferma sull'erba quando piove cos forte, lascia per forza delle tracce sul terreno morbido spieg Stark, accentuando di proposito ogni singola parola, come se parlasse con un mentecatto.
A meno che non fosse un'auto fantasma aggiunse tetro. Un'auto che in realt non c'era.
Non capisco esclam Simon. Lei crede che stia mentendo, vero? Che mi sia inventato tutto. Non  cos. Posso provarlo. Ecco, guardi!
Tir fuori ancora una volta la cavigliera di Melina e la mostr ai presenti.
Quando Mike la vide, gliela strapp di mano. Dove l'hai presa?
L'abbiamo trovata nella macchina di Henning.
L'abbiamo? chiese Stark.
Simon annu. Esatto. Caro e io.  la mia amica.
Qual  il suo cognome?
Simon ci pens per un attimo. Poi si rese conto che Caro non gli aveva mai detto il proprio nome per intero. Non era stato necessario tra loro. Lei era Caro, e tanto gli bastava.
Non lo so rispose a Stark. L'ho conosciuta alla Serling.
Che aspetto ha questa Caro? chiese Henning.
Lei dovrebbe saperlo lo accus Simon. Ha cercato di toccarla durante una gita in canoa.
Avanti, descrivigliela! gli disse Mike con espressione severa.
D'accordo ribatt Simon. Un po' pi bassa di me, quasi sempre vestita di nero, con i capelli tinti di nero e piuttosto pallida.
Questa studentessa non esiste disse il vicepreside guardando prima Mike e poi il commissario. Quest'anno non abbiamo avuto nessuna Caro da noi.
Simon lo fiss allibito. Be', forse si chiama Carola oppure Carolin...
No, Simon disse Henning tranquillo. La ragazza che ci hai descritto non frequenta la nostra scuola. Altrimenti lo saprei.
Ma  assurdo! grid Simon. Certo che Caro  iscritta alla sua scuola.
Mike lo afferr per un braccio e lo avvicin a s. Parli sul serio, piccolo?
Ma certo gli assicur Simon.  mia amica. Siamo stati insieme questi ultimi giorni. Ha preso lei la catenina di Melina dall'auto. Sapeva tutto di Henning e di che tipo .
Davvero? disse Henning. Sono proprio curioso di sentirlo. Avanti, secondo la tua amica che tipo sarei?
Un fannullone e un dongiovanni. Lo diceva anche mio nonno. E Caro non mentirebbe mai.
Appena smise di parlare, ud altri passi che salivano su per le scale. Leggeri, incerti, e meravigliosamente familiari.
Poi Caro spunt dal buio. Portava i suoi calzoncini neri, la felpa blu con il cappuccio e le scarpe da ginnastica con i teschi, e gli sorrideva con quella sua espressione inconfondibile.
Finalmente! esclam Simon guardando gli altri con aria trionfante. Vi presento Caro. Adesso il signor Henning potr spiegarci come mai secondo lui non dovrebbe frequentare la sua scuola.
I quattro uomini si voltarono verso le scale e Henning chin la testa con un sospiro.
Allora? prosegu Simon sempre sorridente. Non sapete cosa dire?
Mike lo prese per le spalle e lo tenne stretto.
Piccolo gli disse guardandolo con espressione atterrita. Non c' nessuno l.
Come? Simon guard perplesso da Caro a Mike. Mi vuoi prendere in giro? Guardala,  proprio l.
Mike scroll lentamente la testa e lo guard rattristato. Aveva l'espressione di chi all'improvviso ha compreso qualcosa che Simon non aveva ancora capito.
No, piccolo disse sottovoce. Non c' nessuno. Non ti ricordi pi chi era Caro?
Simon si divincol, cercando di liberarsi dalla stretta. Ma il fratello lo teneva saldamente.
Caro era tua amica, questo  vero. Ma  passato tanto tempo. Eri ancora piccolo. Era la figlia del nostro vicino. Lo scrittore con il gatto, e tu eri innamorato pazzo di lei. Non te lo ricordi?
Ma che assurdit vai dicendo? esclam Simon mentre le lacrime gli rigavano le guance. Lei  qui, qui con noi.  l! La vedo!
Lei  morta, piccolo. Anni fa. Per un cancro alla pelle. Lo hai dimenticato?
No piagnucol Simon. No, non  vero!
Guard nuovamente verso Caro, che gli sorrise mesta e si strinse nelle spalle. Poi si ritrasse nell'oscurit e subito dopo scomparve.
Simon si liber e corse verso le scale.
Chiam a gran voce il nome di Caro mentre qualcuno gridava alle sue spalle. Ma non aveva importanza. Caro era importante. Doveva trovarla. Non poteva andarsene senza di lui. Si appartenevano l'un l'altra.
All'improvviso venne colto dalle vertigini. Ud ancora un grido, e stavolta era il suo.
Cadde nel vuoto e subito dopo scomparve pure lui nell'oscurit.

89.

Era di nuovo sul sedile posteriore della Ford. Era sabato pomeriggio e stavano andando alla festa di compleanno di Tilia.
Era un viaggio infernale. I suoi genitori litigavano senza sosta.
Da quando la madre si era barricata nello studio il giorno prima ed era rimasta a piangere pi di un'ora l dentro, nulla era stato pi come prima.
Simon si era infilato le cuffie subito dopo la partenza, alzando al massimo il volume del cellulare.
Gli Slipknot gli rimbombavano nelle orecchie, mentre giocava a Crossy Road cercando di dimenticare il mondo intorno a lui.
Ogni tanto guardava fuori dal finestrino. Allora con la coda dell'occhio vedeva che i genitori continuavano a bisticciare gesticolando animatamente.
Era contento di non dover affrontare le accuse che si rinfacciavano. Non lo sopportava! Gli era bastato sapere che suo padre aveva una relazione con una collega. Suo padre! Non riusciva a crederci. Non avrebbe mai fatto niente del genere. Doveva esserci un equivoco.
Lei ha distrutto la mia famiglia!
Dieci minuti dopo essere entrati in autostrada, la cuffia destra aveva smesso di funzionare. Per quanto Simon ci provasse, quell'aggeggio da due soldi non voleva saperne di riaccendersi. Era stata pensata per Katy Perry, Rihanna o Miley Cyrus, e non per roba pesante come il nu metal. Ma era proprio quella l'unica musica in grado di cancellare le grida che provenivano dai sedili anteriori.
Pieg la testa di lato premendo sulla spalla l'orecchio destro. Nel sinistro gli Slipknot continuavano a cantare di ricordi perduti e sul display del cellulare quella stupida gallina veniva investita un'altra volta.
Ma non arrivavano mai?
Quando fossero arrivati da Tilia, avrebbero smesso. Avrebbero finto che tutto andasse alla perfezione. Facevano sempre cos, anche quando a casa l'atmosfera era incandescente.
In certi momenti Simon avrebbe desiderato che fossero proprio come si mostravano all'esterno. Se fosse riuscito a crederci abbastanza, se lo avesse desiderato abbastanza, forse tutto sarebbe tornato come prima?
Era possibile crearsi i propri genitori da sogno, come con le costruzioni, per poi scambiarli con quelli veri? Sarebbe stato fantastico!
Lo aveva gi fatto spesso nella sua fantasia, ma non era mai riuscito a trasferire nella realt quei genitori ideali.
A un certo punto non riusc pi a resistere in quella posizione scomoda. Gli sarebbe venuto il torcicollo, se fosse rimasto cos per un solo minuto. Ma non voleva sentire le voci dei genitori!
Nel frattempo stavano viaggiando sulla statale. Simon si rese conto che non era la strada che facevano di solito per andare da Tilia. Di solito passavano per la superstrada di Fahlenberg, ma era stata chiusa a causa di un incidente, come Simon apprese ascoltando le notizie sul traffico alla radio.
La voce dello speaker faticava ad arrivare sino a lui, coperta da quella isterica di sua madre.
Non possiamo pi andare avanti cos! stava gridando al padre. Ne ho le scatole piene delle sue telefonate! Ora basta, hai capito? Ora basta!
Per la miseria, ascoltami una buona volta! esclam Lars Strode. L'ho fatta finita e prover a dirle di nuovo di lasciarci in pace. So di aver commesso un terribile sbaglio e mi dispiace. Hai capito? Mi dispiace! Che devo fare ancora? Devo chiederti perdono in ginocchio?
Non occorre rispose la madre e poi, con un tono di voce pi tranquillo ma non meno determinato, aggiunse qualcosa che fece raggelare il sangue nelle vene di Simon.
Ieri pomeriggio ho chiamato un avvocato. Voglio il divorzio, Lars.
Il padre l'aveva guardata atterrito, ma per Simon lo spavento era stato assai maggiore. Avrebbe perso i genitori. Si sarebbero separati e tutto sarebbe cambiato.
Allora s che la loro famiglia sarebbe stata davvero distrutta.
Il suo mondo sarebbe crollato. Nessuno sarebbe stato pi in grado di riaggiustarlo.
Non era giusto! Le cose dovevano restare com'erano. Altrimenti tutto sarebbe precipitato nell'incertezza, come in un buco nero. E allora sarebbe stata la fine.
Nessuno lo sapeva meglio di Simon.
Aveva gi perso altre persone care. I nonni, che erano stati cos importanti per lui. E Caro, la sua amica, che conosceva da quando aveva due anni. Soprattutto lei, perch era stata una persona speciale.
Ma all'improvviso si era ammalata e lui l'aveva rivista solo all'ospedale. La simpatica infermiera con quelle buffe scarpe con i teschi e i capelli tinti di nero aveva regalato loro il gioco Non ti arrabbiare e a volte giocava con loro.
Caro aveva detto che da grande, una volta guarita, voleva diventare proprio come quella infermiera.
Una donna fantastica e tostissima.
Ma pochi giorni dopo Caro era sparita.
Simon era ancora troppo piccolo per capire fino in fondo il significato della frase ci ha lasciato. Aveva pensato che fosse andata in vacanza, in un posto migliore. Erano le parole che aveva usato suo padre.
In seguito era stato costretto a capire che non era possibile tornare da quel luogo. Che si rimaneva per sempre in quel posto migliore. E questo significava che non avrebbe mai pi rivisto Caro. L'unica amica che avesse mai avuto.
Non gli aveva mai dato fastidio che fosse una ragazza. Lei lo capiva perfettamente, lo accettava per quello che era, ed era questo ci che contava.
Qualche anno dopo anche Mike se n'era andato di casa. Un altro pezzo del suo mondo era crollato. Gli restavano soltanto i genitori. E ora volevano separarsi. Non doveva succedere!
Dici sul serio? aveva domandato Lars Strode, e la moglie era scoppiata in una cupa risata.
Eccome! Avrei dovuto farlo molto tempo fa. Le cose tra di noi vanno male da tanto tempo. La tua amante  stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
In quel momento Simon decise che era molto meglio andare tutti insieme in quel posto migliore. L avrebbe rivisto anche Caro e i nonni. Tutto sarebbe tornato come un tempo. Per l'eternit.
Pos il cellulare sul sedile e, mentre imboccavano una curva, si lanci in avanti, tappando gli occhi del padre.
Un attimo dopo furono spazzati via in un'esplosione di grida, schegge e fiamme.
Lui per non era arrivato nel posto migliore. C'erano andati solo i genitori. Lui al contrario era finito...

90.

...da Melina.
L'aveva sentita e aveva capito che parlavano di lui. Quando poi si era svegliato nel cuore della notte, aveva sentito il motore dello scooter davanti a casa.
Si era vestito in fretta ed era corso fuori. Doveva parlare con lei.
Forse c'era un'altra soluzione? Forse non era necessario che se ne andassero. Potevano rimanere l. L con lui.
Avrebbero potuto vivere come una piccola famiglia. Insieme e felici.
Melina avrebbe potuto studiare anche a Fahlenberg. Mike aveva gi trovato un lavoro che gli piaceva. Lei non doveva laurearsi per forza in psicologia. Gli psicologi dicevano sempre un sacco di sciocchezze e credevano di avere la verit in tasca. Lui lo sapeva bene.
Negli ultimi mesi aveva avuto a che fare con tanti psicologi e psichiatri. E tutti, a parte il dottor Forstner, erano stati arroganti e saccenti, convinti di dover spiegare agli altri come vivere.
Come il dottor Grnberg, per esempio. Era cos irritante, quando gli rinfacciava di rifiutare la realt e di rifugiarsi nel suo mondo fantastico. Che idiozia!
Quando era arrivato in cortile, Melina se n'era appena andata. Fece giusto in tempo a scorgere il fanale posteriore dello scooter che si allontanava in direzione della pista ciclabile per Fahlenberg.
Corse a prendere la mountain bike e la segu. Forse non sarebbe riuscito a raggiungerla, ma doveva provarci. Doveva salvare il proprio futuro!
E cos aveva pedalato come un forsennato nella notte. Non si era lasciato intimidire dal violento temporale che stava imperversando sulla zona, strappando foglie e rami dagli alberi.
Era convinto di averla perduta, poi aveva visto il fanalino posteriore. Era un segno del destino. Lei si era dovuta fermare perch un grosso ramo bloccava la strada. Non avrebbe potuto raggiungere la statale, perch un fosso la separava dalla pista ciclabile.
Stava cercando di spostare il ramo, ma era troppo pesante.
Quando Simon le si ferm accanto e le offr il proprio aiuto, lei lo guard stupita. Si tolse il casco, come per accertarsi che Simon fosse proprio l davanti a lei e non se lo stesse solo immaginando.
Cosa ci fai qui? Perch non sei a casa?  troppo pericoloso con questo temporale!
Lui allora le spieg i motivi per cui era uscito a quell'ora di notte. Voleva spiegarle che non poteva andarsene, che doveva rimanere l con Mike. L con lui. Perch lui aveva bisogno di Mike. E se per lei Heidelberg era cos importante che ci andasse da sola.
Ma dimmi un po', sei impazzito? aveva esclamato lei. Devi metterti in testa che anche gli altri hanno diritto alla loro vita. Mike non  responsabile per te, anche se sei suo fratello. Il fatto che tu abbia dei problemi non ti rende speciale. Anche uno come te deve rispettare gli altri e non pu dare tutto per scontato.
Gli aveva rivolto ancora qualche parola offensiva. Non voleva ragionare. Voleva solo andare a Heidelberg. Iscriversi all'universit e costruirsi una nuova vita in quella citt.
Lei. Lei. Lei. Sempre e solo lei!
Mike le avrebbe dato retta. Era innamorato perso e faceva tutto quello che voleva Melina. Finch c'era lei, Simon avrebbe perduto anche l'ultima persona che gli era rimasta.
E adesso sparisci, una volta per tutte! gli grid Melina in mezzo al frastuono del temporale. Vedi di tornartene a casa!
A casa.
Ma lui non aveva pi una casa.
In quel momento qualcosa dentro di lui si era spezzato. Era come se qualcuno avesse spento la luce nella sua testa. Oscurit e vuoto completi. Nessun pensiero, nessuna emozione. Niente.
Quando era tornato in s, era sdraiato nel fosso sul ciglio della strada e scacciava disgustato il grosso rospo che gli saltellava sulla maglietta. La T-shirt era piena di sangue. Sangue che non era il suo.
Mentre si rialzava, si rese conto di avere qualcosa tra le mani. Era la cavigliera con il cuoricino rosso. Un simbolo dell'amore succube di Mike.
A Melina non sarebbe pi servita. Era a pochi metri da lui, tramortita nel prato oltre il fosso. Accanto a lei i lampi illuminarono il ramo di betulla con cui era stata colpita.
Un'auto solitaria si stava avvicinando sulla superstrada. Procedeva piano, a causa della pioggia. Simon si nascose e aspett che la luce dei fari si fosse allontanata.
Era un'auto nera. Richard Henning guidava un'auto nera. Un grosso fuoristrada vistoso, perfetto per il suo ego smisurato.
Simon non lo poteva soffrire. Per quanto Henning si mostrasse amichevole e paterno nei suoi confronti, era semplicemente il guardiano della prigione dove lo volevano rinchiudere.
Simon era sicuro che questo Henning fosse capace di tutto.
E cos la realt di Simon Strode prese un nuovo corso.

91.

Dal Fahlenberger Bote del 21 agosto:
Ritrovata la sedicenne scomparsa
Fahlenberg (Ulm). Le drammatiche ricerche della sedicenne scomparsa si sono concluse felicemente nella giornata di ieri. La polizia ha dato la notizia che la ragazza  stata rintracciata in un'area di servizio autostradale nei pressi della capitale.
Le ricerche della sedicenne Leonie H. di Fahlenberg sono durate diversi giorni. Leonie era stata accompagnata dal padre a un appuntamento con le amiche al cinema. Dopo essere scesa dall'auto (particolare confermato da diversi testimoni), di lei si erano perse le tracce.
Fino a ieri la polizia pensava a un rapimento o un'aggressione, sulla base di alcuni indizi che portavano in tale direzione.
In realt  stata la stessa sedicenne a inscenare il presunto rapimento. Da fonti attendibili sappiamo che la ragazza voleva vendicarsi dell'egoismo dei genitori, in procinto di trasferirsi in un'altra regione per motivi professionali. Leonie avrebbe dovuto rinunciare agli amici e abbandonare il proprio ambiente, e non si sentiva pronta a farlo.
Leonie avrebbe viaggiato in autostop fino a Berlino, ma prima si sarebbe nascosta nel vecchio hotel Sette abeti abbandonato da anni, la cui demolizione  prevista per il prossimo anno.
Dopo due giorni avrebbe lasciato l'hotel, impaurita dall'arrivo di un ragazzo dallo strano comportamento, che l'avrebbe minacciata con due pioli di legno. Non  stato ancora confermato che si tratti del sedicenne Simon S., ricoverato la settimana scorsa nel reparto di psichiatria pediatrica della Waldklinik a Fahlenberg, dopo essersi reso colpevole di un'aggressione ai danni di una diciannovenne sulla pista ciclabile per Fahlenberg, come riferito in un altro articolo.
Secondo la dichiarazione rilasciata dal commissario capo Rutger Stark, Leonie sarebbe di nuovo a casa dai genitori, i quali avrebbero deciso di rimandare il trasferimento.

92.

Venerd
20 novembre
L'infermiera Marion si alz e and incontro con un caloroso sorriso al visitatore che stava entrando nel reparto di psichiatria pediatrica.
Signor Strode disse uscendo in corridoio. Che piacere vederla di nuovo qui.
Mike si sforz di ricambiare il sorriso, pur non avendone alcuna voglia. Come sta mio fratello?
L'infermiera grassoccia e dai riccioli brizzolati assunse un'espressione addolorata. Come al solito, purtroppo. Non parla, non mangia, se ne sta seduto immobile. Tutto il giorno.
Gli hanno cambiato la terapia farmacologica? Il dottor Forstner mi aveva detto che sarebbe migliorato.
L'infermiera manifest il proprio dispiacere agitando le mani grassocce. Abbiamo cambiato la terapia gi da una settimana. Finora senza variazioni di rilievo. Ma in certi casi ci vuole un po' di pazienza. Gliel'ha detto anche il dottor Forstner. Simon pu farcela, se trova la forza di superare il blocco della rimozione. Ma ci vuole tempo.
Mike sospir. La pazienza era l'ultima cosa che gli fosse rimasta. Non poteva continuare cos all'infinito. Ormai Simon era ricoverato da quasi tre mesi.
Mike aveva sperato che il fratello minore tornasse in s prima della loro partenza per Heidelberg. Gli sarebbe piaciuto trascorrere ancora un po' di tempo con lui.
E la gamba? si inform. Potr tornare presto a camminare?
Da questo punto di vista posso rassicurarla sorrise l'infermiera. La frattura  completamente guarita. Entro breve verranno estratti i chiodi. Non mi stancher mai di ripetere che suo fratello deve avere un angelo custode molto bravo. Poteva rompersi l'osso del collo, cadendo da una scala in quel modo.
Avrebbe avuto bisogno di un angelo custode molto prima, pens Mike. Avrebbe risparmiato a tutti un sacco di sofferenze.
Prefer tenere per s simili pensieri, mentre porgeva un sacchetto di plastica all'infermiera.
Prenda, forse questi li manger pi volentieri. Prima andava pazzo per i ravioli.
L'infermiera prese il sacchetto arricciando il naso e gett un'occhiata disgustata al contenuto.
Non si pu dire che sia un'alimentazione equilibrata, ma ci proveremo. Deve assolutamente mettere su qualche chilo. Vuole andare da lui adesso?
 nella stanza comune?
L'infermiera Marion annu. Come ogni giorno.
Allora conosco la strada, non si preoccupi disse Mike.
Ringrazi l'infermiera e si incammin lungo il corridoio.
Prima di entrare nella stanza, fece un profondo respiro.

93.

La stanza comune era vasta e luminosa. La pallida luce grigiastra di novembre entrava dalle grandi vetrate. Il parco della clinica era immerso nella nebbia, simile a un mondo alieno.
Bambini e ragazzi erano seduti a grandi tavoli chiari. C'era chi disegnava, chi si dedicava al bricolage, chi a giochi da tavolo in compagnia, chi chiacchierava.
Quasi tutti erano riuniti a gruppetti. Solo Simon era in disparte a un tavolo vicino alla finestra. In sedia a rotelle, fissava inespressivo la parete oltre il piano del tavolo, dov'erano appesi i disegni dei giovani pazienti. Alcuni erano astratti, altri raffiguravano vasi di fiori, il mare o case con accanto famiglie di omini stilizzati che si tenevano per mano e sorridevano all'osservatore.
Mike si stava avvicinando al fratello, quando improvvisamente una ragazza bionda lo tir per una manica.
Oh, ciao, Jessica la salut lui. Hai disegnato qualcosa anche oggi?
No. Sono stata seduta un po' con Simon.
Che gentile.
La ragazza inclin la testa di lato e sporse il labbro inferiore. Questa posa le dava l'aria di una bambina capricciosa di sette anni, quando invece doveva averne pi del doppio, valut Mike.
Veramente Simon non  qui. Loro hanno lasciato solamente il suo corpo.
Loro chi? domand Mike. A chi ti riferisci?
Jessica lo guard come se avesse appena fatto una domanda idiota. Davvero non sai dove si trova adesso tuo fratello?
Lui scosse la testa proprio come si aspettava lei. Dimmelo tu.
 nel bosco. Lo sanno tutti. Lo hanno preso i lupi.
Poi, come se niente fosse, si allontan e si mise a rovistare in una libreria.
Mike and a sedersi accanto a Simon.
Ciao, piccolo disse prendendogli la mano. Allora, come butta? Tutto okay, oggi? Ho dato all'infermiera grassa dei ravioli per te. Finalmente  venerd. Il venerd mangi sempre i ravioli.
Simon non mostr alcuna reazione. Ogni tanto batteva le palpebre, ma sembrava pi che altro un riflesso automatico.
Ti saluta Melina prosegu Mike, sforzandosi di mantenere un tono gioviale e rilassato, anche se gli costava un'enorme fatica. Si  ripresa completamente.  tornata a darmi ordini come al solito. Tira fuori sempre nuove idee per il nostro appartamento.
Mike deglut e con la mano libera si asciug una lacrima dall'angolo dell'occhio.
Per la miseria, piccolo, anche oggi  impossibile farti smettere di parlare. Lascia almeno che ti porti i saluti da parte della zia. Devi mangiare e, quando tornerai a casa, Tilia ti preparer una torta ogni giorno. Credi a me, piccolo, manterr questa minaccia, eccome. E, quando verrai a trovarci, dovremo rinforzare il pavimento perch sarai cos grasso che...
Il pianto gli imped di proseguire. In preda ai singhiozzi, si strofin gli occhi con la manica della giacca, poi guard il fratello.
A cosa stava pensando? Dov'era Simon adesso?
Mike gli augurava di tutto cuore di non essere nel bosco. Che non lo avessero preso i lupi.
Augurava a suo fratello di essere in un posto dove poteva essere felice.
E poi accadde un piccolo miracolo.
Simon sorrise.

94.

Che splendida giornata disse Lars Strode sedendosi a tavola. C' un sole magnifico e oggi pomeriggio ho preso mezza giornata di ferie. Propongo di andarcene tutti insieme al lago. Che ne dite?
Grandioso esclam Simon. Vero, mamma?
Veramente dovrei comprarmi un nuovo costume da bagno, prima disse Maria Strode, portando in tavola la pentola fumante. Ma, se la maggioranza preferisce andare subito al lago, non mi oppongo. Tu che ne pensi, Caro?
Vengo anch'io,  naturale rispose lei sorridendo. Senza di me Simon non riuscirebbe nemmeno a trovare la spiaggia.
Ahah, molto spiritosa. Vuoi che ti chieda di enunciare di nuovo il teorema di Pitagora?
Non ci provare, secchione!
Diede una gomitata scherzosa a Simon, che gliela restitu.
Maria Strode alz un indice con finta severit. Ragazzi, ora basta. Non giocate a tavola! Servitevi, che i ravioli si raffreddano. Simon, mi passi l'insalata?
Simon stava per prendere l'insalatiera, quando un altro ospite entr in cucina.
Toc toc,  permesso? chiese Mike. Sono in tempo per il pranzo o vi siete gi spazzolati tutto?
Questa  casa tua. Accomodati rispose Maria Strode. C' sempre qualcosa da mangiare per te.
 bello sentirtelo dire.
Mike si mise seduto accanto a Simon e gli prese la mano.
Ciao, piccolo. Allora, come butta? Tutto okay, oggi?
Simon sollev la mano con il pollice verso l'alto.
Sissignore. Tutto alla grande. E sar cos per sempre.
Questo  chiaro, piccolo disse Mike sorridendo. Per l'eternit. Giusto, Caro?
Lei annu e rivolse a Simon uno dei suoi sorrisi inimitabili. L'ho sempre detto, io: nella fantasia tutto  possibile.
Simon si guard intorno soddisfatto e un sorriso gli illumin la faccia.
La vita  come un giardino.
Esistono i momenti perfetti,
ma non possono durare per sempre,
tranne che nel ricordo.
Leonard Nimoy
...
FINE.
...
.
...
POSTFAZIONE.
.
A volte nella vita succedono cose che ribaltano e trasformano il passato. A me  successa una cosa del genere scrivendo questo libro.
In tutta sincerit, care lettrici e cari lettori, il libro che avete in mano non  quello che volevo scrivere all'inizio. Il manoscritto originale doveva raccontare una storia completamente diversa, ma non l'ho mai portato a termine.
Il motivo  che, durante la stesura di Incubo, la mia vita ha subito alcuni cambiamenti. Eventi cos profondi e sconvolgenti che il tema iniziale del romanzo mi  sembrato banale e insignificante.
Mi piace descrivere il mio lavoro come quello di un esploratore che scende i gradini scricchiolanti di una cantina armato di torcia e scruta negli angoli bui alla ricerca di cose nascoste.
Questa cantina  il nostro subconscio, che ha tantissimi angoli bui. In ciascuno si annida una nostra paura e il mio compito, care lettrici e cari lettori,  di dare un volto a questi timori e renderli innocui per voi.
C'era per un certo angolo dove non mi avventuravo da tempo. L'avevo sempre evitato, come la maggior parte di noi, guardandolo solo da lontano. Le due paure che si nascondono in questo angolo, infatti, sono le pi terribili: la morte e la transitoriet.
In particolare quest'ultima ci accompagna per tutto il cammino della nostra vita e pi a lungo siamo in viaggio pi ci viene vicina.
Ci rendiamo conto che le persone e le cose si trasformano, che ci che conosciamo lascia il posto alle novit e che la vita  fatta di continui cambiamenti. Il cinema all'angolo prima o poi verr demolito e al suo posto sorger un supermercato. All'aeroporto non troviamo pi la simpatica impiegata del check-in, ma consegniamo il bagaglio su un nastro gestito da un computer. Nella casa di fronte arrivano nuovi inquilini. E gli amici di una vita si trasferiscono a studiare in un'altra citt.
Tantissime cose cambiano, alcune pi rapidamente di quanto crediamo, e non  sempre facile abituarsi.
Anche la morte fa parte di questi cambiamenti. Negli anni scorsi mi sono dovuto separare per sempre da alcuni cari amici e familiari.  stato estremamente doloroso. Ciascuno di loro ha lasciato un vuoto nella mia vita.
Spesso mi sono sentito come Simon e avrei voluto far tornare indietro la ruota del tempo. Ma, come dice giustamente Mike, la vita conosce una sola direzione: in avanti.
Per procedere serenamente su questa strada, aperti al nuovo, dobbiamo imparare a lasciarci alle spalle il passato. Altrimenti ci ritroveremo intrappolati nel bosco oscuro, con i lupi.
La separazione non  sempre facile, ma per esperienza personale posso dire che vale la pena sforzarsi. Il futuro ha tantissimo da offrirci, se gli concediamo una possibilit e non ci aggrappiamo tenacemente al passato. E i bei ricordi rimarranno per sempre nel nostro cuore.
Billy Idol, la leggenda del rock, lo ha detto in maniera perfetta: Vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo, e prima o poi avrai ragione.
Come a dire: abbracciamo la vita, con lo sguardo sempre rivolto in avanti!
...
FINE.