JEANETTE WINTERSON.
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PASSIONE.
Titolo originale: The passion. 1987.
Traduzione di: Mara Muzzarelli.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Dalla discussa e anticonformista autrice di Scritto sul corpo, esploratrice originale e
sensibilissima dell'universo omosessuale femminile, il racconto in prima persona di Henri, cuoco
nell'esercito di Napoleone, e della sua passione non corrisposta per la figlia lesbica di un gondoliere
veneziano. Il resoconto di un innamorato che scava dentro se stesso per scoprire finalmente il confine
segreto fra l'amore e l'ossessione, tra la favola e il sentimento autentico. Sullo sfondo di una fra le
pagine pi appassionanti della storia moderna, quella che vede l'ascesa e il declino di Napoleone, si
intreccia un'opera che fonde temi scabrosi e fantasia, esplorando i sottili meccanismi psicologici che
innescano la smodata adorazione per un leader e per una donna.
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L'autrice.
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Jeanette Winterson  nata nel 1959 e vive vicino a Londra. Considerata dalla critica una delle
maggiori scrittrici contemporanee, ha pubblicato i romanzi Non ci sono solo le arance, Scritto sul
corpo, Il sesso delle ciliegie, Arte e menzogne, Simmetrie amorose, Il mondo e altri luoghi, tutti
pubblicati negli Oscar Mondadori.
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I miei ringraziamenti vanno a Don e Ruth Rendell, la cui ospitalit ha reso possibile la stesura
di questo romanzo, e a tutti gli amici di Bloomsbury, in particolar modo a Liz Calder. Infine a Philippa
Brewster per la sua pazienza.
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PASSIONE.
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A Pat Kavanagh
Lontano dalla casa paterna hai navigato nella follia del tuo cuore, passando attraverso le due
rupi del mare, e ora abiti in terra straniera.
Medea

1
L'imperatore Bonaparte aveva una vera passione per il pollo e i suoi cuochi erano costretti a lavorare
ventiquattr'ore su ventiquattro. Quella s che era una cucina! Dappertutto si vedevano polli spennati:
quelli crudi appesi ai ganci, altri infilzati negli spiedi sul fuoco, ma perlopi gettati tra la spazzatura
perch l'imperatore era occupato e non aveva il tempo di mangiarli.
 strano ricevere ordini da un appetito.
Fu il mio primo incarico. All'inizio tiravo il collo ai polli, ma presto tocc a me portare il piatto
attraverso il fango fino alla sua tenda. Gli piacevo perch sono basso. Forse esagero. Non gli
dispiacevo. A lui piaceva solo Josphine e gli piaceva esattamente come il pollo.
L'imperatore non aveva mai avuto un cameriere pi alto di un metro e mezzo. Esigeva servitori
piccoli e cavalli enormi. Il suo cavallo preferito era alto diciassette palmi, con la coda tanto lunga da
avvolgere un uomo tre volte lasciandone abbastanza per fare una parrucca alla sua amante. Quel
cavallo aveva l'occhio cattivo e nella stalla c'erano stati tanti cadaveri quanti in cucina. Quelli che
erano sopravvissuti ai suoi calci fulminei erano stati cacciati via dal padrone perch il mantello
dell'animale non risplendeva o perch il morso non era lucidato a dovere.
Un nuovo governo deve abbagliare e stupire diceva. Pane e circo, credo fossero le sue parole.
Non c' da meravigliarsi allora che, quando finalmente trov lo stalliere giusto, questi avesse lavorato
in un circo e arrivasse appena al fianco del cavallo. Quando lo strigliava saliva su una scala ben solida
con il vertice triangolare, ma quando doveva addestrarlo saltava sulla sua lucida groppa con un balzo
agile. Il cavallo indietreggiava e sbuffava, ma non riusciva a disarcionarlo, nemmeno se piegava il
muso nel fango e sollevava le zampe posteriori verso Dio. Poi sparivano in una nube di polvere e
cavalcavano per miglia, e per tutto il tempo il nanerottolo stava aggrappato alla criniera sbraitando in
una lingua strana che nessuno di noi capiva.
Ma lui capiva tutto.
Faceva ridere l'imperatore e non si fece domare dal cavallo. Cos rimase. Rimasi anch'io. E
diventammo amici.
Una notte nella cucina da campo la campanella si mette a suonare come se dall'altra parte ci
fosse il Diavolo in persona. Balziamo tutti in piedi: uno corre agli spiedi, un altro sputa sull'argenteria
e io m'infilo gli stivali per un'altra passeggiata lungo i solchi gelati. Il nano sghignazza e dice che
preferisce di gran lunga affrontare il cavallo piuttosto che il padrone. Ma noi non ridiamo.
Il pollo  pronto, guarnito con il prezzemolo che il cuoco coltiva amorevolmente nell'elmetto di
un soldato morto. Fuori i fiocchi di neve cadono cos fitti che mi pare di essere una figuretta nella
tormenta disegnata da un bambino. Devo strizzare gli occhi per non perdere di vista la luce giallastra
che rivela i contorni della tenda di Napoleone.  l'unico ad avere una lampada a quest'ora della notte.
Manca il combustibile. Non tutti i soldati hanno una tenda.
Quando entro  solo,  seduto e tiene una sfera davanti a s. Non si  accorto della mia presenza
e continua a rigirarla con entrambe le mani, accarezzandola teneramente come se fosse un seno.
Tossicchio e quando di colpo solleva lo sguardo sul suo volto c' la paura.
Appoggialo qui e vattene.
Non desidera che lo trinci, signore?
Ci penso io. Buonanotte.
So cosa intende fare. Non mi chiede quasi mai di tagliare il pollo. Appena me ne sar andato
sollever il coperchio, prender il pollo e lo infiler in bocca. Vorrebbe avere la bocca grande quanto la
faccia per riempirla con un pollo intero.
Con un po' di fortuna, domani mattina trover l'osso a forchetta.
Non c' calore, solo gradi di freddo. Ormai non so pi cosa significhi sentire il tepore del fuoco
vicino alle gambe. Persino nella tenda della cucina, il luogo pi caldo di tutto il campo, il calore 
troppo debole per diffondersi e le pentole di rame si appannano. Una volta alla settimana mi tolgo le
calze e mi taglio le unghie, e per questo gli altri mi considerano un damerino. Siamo tutti bianchi, col
naso rosso e le dita blu.
Il tricolore.
Lo fa per conservare i polli.
Usa l'inverno come una dispensa.
Ma questo accadde tanto tempo fa. In Russia.
Adesso la gente parla delle sue imprese come se avessero senso. Come se i suoi errori pi
disastrosi fossero solo il risultato della sua arroganza o della sfortuna.
Invece era il caos.
Devastazione, stupro, massacro, carneficina, fame, sono parole con cui cerchiamo di
imprigionare la sofferenza. Parole sulla guerra facili a leggersi.
Ti sto raccontando una favola. Fidati.
Volevo diventare tamburino.
L'ufficiale di reclutamento mi diede una noce e mi domand se sarei riuscito a schiacciarla tra
pollice e indice. Non ci riuscii e quello disse ridendo che un tamburino doveva avere mani forti. Tesi il
palmo su cui stava la noce e gli lanciai la stessa sfida. Arross e ordin a un tenente di condurmi alle
cucine. Il cuoco mi squadr da capo a piedi e decise che con la mia esile costituzione non sarei stato un
buon macellaio. Non faceva per me la confusione quotidiana di carni senza nome da tagliare per lo
stufato. Mi disse che ero fortunato, che avrei servito Bonaparte in persona e per un breve, luminoso
istante mi immaginai apprendista pasticciere impegnato a erigere delicate torri di zucchero e panna. Ci
dirigemmo verso una piccola tenda sorvegliata da due guardie impassibili.
La dispensa personale di Bonaparte annunci il cuoco.
Tutto lo spazio fino alla volta della tenda era occupato da gabbie di legno rudimentali, grandi
circa un metro quadrato, accatastate in file cos serrate che un uomo vi sarebbe passato in mezzo a
stento. In ogni gabbia due o tre polli, a cui erano stati mozzati il becco e gli artigli, spiavano con occhi
vacui attraverso le assicelle. Non sono un codardo e ho assistito a molte mutilazioni necessarie nelle
nostre fattorie, ma non ero preparato al silenzio. Non si udiva un fruscio. Se non fosse stato per gli
occhi sarebbero sembrati morti. E sarebbe stato meglio che lo fossero. Il cuoco si volt per andarsene.
Il tuo compito  tenere pulite le gabbie e tirare il collo a queste bestie.
Scappai al porto. Le pietre erano tiepide in quell'inizio d'aprile e io avevo viaggiato per giorni
interi, cos mi addormentai e sognai un tamburo e un'uniforme rossa. Mi svegli uno stivale, duro e
lucido, dal familiare odore di sella. Sollevai la testa e lo vidi appoggiato sul mio stomaco, come la noce
posata sul mio palmo. Senza guardarmi in faccia, l'ufficiale disse: Ora sei un soldato e avrai mille
occasioni per dormire all'addiaccio. In piedi.
Sollev lo stivale e, mentre mi alzavo, mi assest un calcio. Continuando a guardare davanti a
s, comment: Natiche sode.  gi qualcosa.
Ben presto venni a sapere della reputazione che aveva, ma non mi infastid mai. Forse l'odore di
pollo lo teneva lontano.
La nostalgia di casa mi prese sin dall'inizio. Mi mancava mia madre. Mi mancavano le colline
da cui i raggi del sole fendevano la valle. Mi mancavano tutte le piccole cose quotidiane che avevo
odiato. A primavera le bocche di leone screziano i campi e il fiume continua a scorrere pigramente
persino dopo mesi di piogge. Quando arrivarono gli ufficiali di reclutamento eravamo una banda di
ragazzi coraggiosi e allegri, e non vedevamo l'ora di lasciarci alle spalle il granaio dal tetto rosso e i
vitelli che avevamo fatto nascere. Ci arruolammo immediatamente e quelli di noi che non sapevano
scrivere fecero uno scarabocchio pieno di ottimismo sul foglio.
Alla fine di ogni inverno nel nostro villaggio accendiamo un fal. Quell'anno l'avevamo
preparato per settimane, innalzandolo come una cattedrale, con una guglia blasfema di trappole rotte e
di paglia infestata di pulci. Ci sarebbero stati vino e balli a volont e un'innamorata nel buio e siccome
dovevamo partire soldati ci era permesso illuminare la notte. Al tramonto affondammo cinque tizzoni
ardenti nel cuore della pira. Mi si secc la bocca nell'udire il crepitio della legna che prendeva fuoco e
si spaccava alla prima fiammata. Avrei voluto essere un santo protetto da un angelo custode, cos mi
sarei lanciato nel fuoco per purificarmi dei miei peccati. Vado a confessarmi, ma senza fervore.
Bisogna farlo col cuore, o non serve a nulla.
Siamo gente tiepida malgrado i giorni di festa e il duro lavoro. Quasi nulla ci tocca, ma
desideriamo essere toccati. Passiamo le notti insonni sperando che l'oscurit si fenda e ci mostri una
visione. Ci spaventa l'affettuosit dei nostri figli e facciamo in modo che crescano come noi. Tiepidi
come noi. In una notte come questa, in cui le mani e i volti scottano, riusciamo a credere che il futuro ci
mostrer un angelo in un vaso e che improvvisamente i boschi familiari riveleranno un altro sentiero.
L'ultima volta che accendemmo il fal, un vicino cerc di scardinare le assi della sua casa.
Diceva che era solo un mucchio puzzolente di letame, pulci e carne raggrinzita. Voleva bruciare tutto.
La moglie cercava di trattenerlo. Era una donna forte, abituata alla zangola e ai campi, ma non riusc a
fermarlo. L'uomo prese a pugni il legno stagionato finch la sua mano non assomigli alla testa
scorticata di un agnellino. Poi si sdrai vicino al fuoco, lasciandosi cospargere di cenere dal vento
fresco, e vi rimase fino all'alba. Non ne parl mai in seguito. Neppure noi ne parlammo. Da allora non
ha pi assistito ai fal.
Talvolta mi domando perch nessuno di noi l'avesse fermato. Forse volevamo veramente che
distruggesse la casa, che lo facesse per noi. Che abbattesse le nostre lunghe giornate e ci aiutasse a
cominciare una nuova vita. Puliti e semplici, con le mani tese. Ma non sarebbe accaduto, nemmeno se
Napoleone avesse appiccato il fuoco a mezza Europa.
Ma avevamo forse un'altra possibilit?
Si fece giorno e noi ci incamminammo con le provviste di pane e formaggio stagionato. Le
donne piangevano e gli uomini ci davano pacche sulle spalle, dicendo che per un ragazzo la vita del
soldato  meravigliosa. Una bambina che mi seguiva dappertutto mi tir una manica, aggrottando le
sopracciglia con aria preoccupata.
Ucciderai degli uomini, Henri?
Mi inginocchiai vicino a lei. Non uomini, Louise, solo il nemico.
Chi  il nemico?
Chi non sta dalla nostra parte.
Andavamo a raggiungere l'Armata d'Inghilterra a Boulogne. Boulogne, una sonnolenta citt
portuale con una manciata di bordelli, improvvisamente diveniva il trampolino di lancio dell'impero. A
sole venti miglia, ben visibile nelle giornate serene, c'era l'Inghilterra e la sua arroganza. Conoscevamo
gli inglesi: sapevamo che mangiavano i figli e si facevano beffe della Santa Vergine. Si suicidavano
con una leggerezza indecorosa. L'Inghilterra ha il pi alto tasso di suicidi del continente. Me l'ha detto
un prete. John Bull mangia carne inglese e beve birra schiumosa. E in questo stesso istante se ne sta
lungo le coste del Kent, immerso nell'acqua sino alla cintola, e si prepara a far affondare il pi forte
esercito del mondo.
Invaderemo l'Inghilterra.
Se sar necessario recluteremo tutti i francesi. Bonaparte afferrer la sua patria come una
spugna e la strizzer fino all'ultima goccia.
Noi amiamo Napoleone.
A Boulogne, le mie speranze di suonare il tamburo in testa a una colonna di soldati coraggiosi
sono svanite, ma il mio entusiasmo non si  spento perch so che incontrer Bonaparte. Viene
regolarmente dalle Tuileries e, parlando fitto fitto, scruta il mare come un uomo comune controllerebbe
il barile dell'acqua piovana. Domino il nano dice che stargli vicino  come avere il rombo del vento
nelle orecchie. Sono le esatte parole di Madame de Stal, dice, ed  cos famosa che sicuramente ha
ragione. Non vive pi in Francia. Bonaparte l'ha mandata in esilio perch protestava contro la censura
del teatro e la soppressione dei giornali. Una volta ho acquistato un suo libro da un venditore ambulante
che l'aveva avuto da un nobile ridotto in miseria. Non ci ho capito molto, ma ho imparato la parola
intellettuale e mi piacerebbe essere definito cos.
Domino ride di me.
Di notte sogno le bocche di leone.
Il cuoco afferr un pollo dal gancio sopra la sua testa e con un mestolo raccolse un po' di
ripieno da una ciotola di rame.
Sorrideva.
Stanotte si va in citt, ragazzi, e sar una notte indimenticabile, ve lo garantisco. Ficc il
ripieno dentro il pollo, rigirandolo con la mano per pareggiare la superficie.
Siete gi stati con una donna, suppongo.
Molti di noi arrossirono, alcuni ridacchiarono.
Se non ci siete mai stati, allora non potreste provare nulla di pi dolce. E se ci siete gi stati,
be', nemmeno Bonaparte si  stancato di gustare quel saporino tutti i giorni.
Ci tese il pollo perch lo controllassimo.
Avevo sperato di rimanere al campo a leggere la piccola Bibbia che mia madre mi aveva
regalato alla mia partenza. Mia madre amava Dio, diceva che Dio e la Vergine erano tutto ci di cui
aveva bisogno, sebbene fosse contenta di avere una famiglia. L'ho vista inginocchiarsi prima dell'alba,
prima della mungitura, prima di cuocere la farinata d'avena, e lodare ad alta voce il Signore senza
averlo mai visto. Pi o meno siamo tutti religiosi al villaggio, rispettiamo il prete che fa sette miglia per
portarci l'ostia, ma Dio non ci trafigge il cuore.
San Paolo ha detto che  meglio sposarsi che ardere, ma mia madre mi ha insegnato che 
meglio ardere che sposarsi. Avrebbe voluto farsi suora. Sperava che diventassi prete e risparmiava per
farmi studiare, quando i miei amici intrecciavano corde e arrancavano dietro l'aratro.
Non posso essere prete perch, sebbene il mio cuore canti come il suo, non so fingere di avere
ottenuto una risposta chiara. Ho gridato a Dio e alla Vergine, ma essi non hanno fatto altrettanto e a me
non interessano le voci flebili. Un dio pu davvero rispondere alla passione con la passione?
Mia madre dice di s.
Allora perch non lo fa?
I genitori di mia madre non erano ricchi ma conducevano una vita rispettabile. Le fecero
prendere lezioni di canto e scelsero per lei i libri adatti a una fanciulla. Non discutevano mai di politica
a tavola, nemmeno quando i rivoluzionari sfondavano le porte. Erano monarchici. A dodici anni disse
loro che voleva prendere il velo, ma essi non approvavano gli eccessi e le assicurarono che il
matrimonio sarebbe stato pi soddisfacente. Allora continu a crescere in segreto, lontano dai loro
occhi. Apparentemente era sottomessa e affezionata, ma il suo cuore era divorato da una fame che li
avrebbe disgustati se il disgusto non fosse stato un eccesso. Leggeva le vite dei santi e sapeva quasi
tutta la Bibbia a memoria. Era convinta che la Vergine Maria l'avrebbe aiutata quando fosse giunta
l'ora.
L'ora giunse quando aveva quindici anni, alla fiera del bestiame. Tutti i cittadini erano usciti a
passeggiare tra i manzi sgraziati e gli acuti belati delle pecore. I suoi genitori avevano un'aria festosa e
in un momento di avventatezza suo padre le indic un uomo robusto e ben vestito che portava un
bambino cavalcioni sulle spalle. Le disse che sarebbe stato perfetto come marito. Lo avevano invitato a
cena e speravano proprio che dopo mangiato Georgette (mia madre) cantasse per lui. Quando la folla si
fece pi fitta mia madre fugg, portando con s solo i vestiti che indossava e la Bibbia che teneva
sempre in tasca. Si nascose su un carro di fieno e lasci la citt in quel caldo tramonto, attraverso i
campi silenziosi, finch il carro giunse al villaggio in cui sono nato. Senza alcuna paura, perch
credeva nella protezione della Vergine, mia madre si present davanti a Claude (mio padre) e gli chiese
di accompagnarla al convento pi vicino. Mio padre era un uomo un po' tardo ma gentile, di dieci anni
pi vecchio di lei, e le offr un letto per la notte, deciso a ricondurla a casa il giorno dopo nella speranza
di ricevere una ricompensa.
Non ritorn a casa e non trov il convento. I giorni divennero settimane. Aveva paura del padre
che si diceva stesse perlustrando la zona e corrompendo i preti e le suore dei monasteri nei dintorni.
Passarono tre mesi e lei scopr di avere il pollice verde e di riuscire a calmare gli animali impauriti.
Claude le parlava raramente e non la disturbava mai, ma qualche volta si fermava a osservarla,
schermandosi gli occhi con una mano.
Una notte a tarda ora mia madre stava gi dormendo quando dei colpi alla porta la svegliarono.
Accese la lampada e vide Claude sulla soglia. Si era rasato, indossava la camicia da notte e odorava di
sapone al fenolo.
Vuoi sposarmi, Georgette?
Mia madre scroll la testa e lui se ne and, ma nelle settimane seguenti ritorn diverse volte,
fermandosi sempre sulla soglia, ben rasato e profumato di pulito.
Gli disse di s. Non poteva ritornare a casa. Non poteva entrare in convento finch suo padre
continuava a corrompere ogni madre superiora che desiderasse una nuova pala d'altare. Ma senza
sposarsi non poteva nemmeno continuare a vivere con un uomo silenzioso e dei vicini chiacchieroni.
Claude si infil sotto le coperte vicino a lei, le accarezz il volto, poi le prese una mano e se la mise
sulla guancia. Lei non aveva paura. Credeva nella protezione della Vergine.
Dopo quella volta, quando la desiderava, bussava alla porta e aspettava il suo s.
Poi nacqui io.
Mia madre mi raccont dei miei nonni, della loro casa e del pianoforte e un'ombra le vel gli
occhi al pensiero che non li avrei mai conosciuti. Ma a me piaceva l'anonimato. Tutti gli abitanti del
villaggio sapevano bene cosa volesse dire avere schiere di parenti con cui si litiga sempre. Io inventavo
delle storie sui miei nonni. Erano sempre come desideravo che fossero.
Grazie ai sacrifici di mia madre e all'arrugginita erudizione del prete imparai a leggere il
francese, il latino e l'inglese, appresi un po' di aritmetica e i rudimenti del pronto soccorso. E siccome
il prete arrotondava le scarse entrate con le scommesse e i giochi d'azzardo, mi insegn anche tutti i
giochi con le carte e qualche trucchetto. Non dissi mai a mia madre che aveva una Bibbia vuota
all'interno in cui nascondeva un mazzo di carte. Talvolta la portava in chiesa per sbaglio e allora
leggeva sempre il primo capitolo della Genesi. I contadini pensavano che la storia della creazione fosse
la sua lettura preferita. Era un brav'uomo, ma tiepido. Avrei preferito un ardente gesuita, forse cos
avrei trovato l'estasi di cui ho bisogno per credere in Dio.
Gli chiesi perch si fosse fatto prete ed egli mi rispose che, se proprio si deve lavorare sotto
padrone,  meglio scegliersene uno che non si fa mai vedere.
Quando andavamo a pesca insieme mi mostrava le ragazze che gli piacevano. Voleva guardarmi
far l'amore con loro. Non acconsentii mai. Scoprii le donne tardi, come mio padre.
Alla mia partenza non fu mia madre a piangere. Fu Claude. Lei mi diede la piccola Bibbia che
aveva conservato per tanti anni e io promisi di leggerla.
Il cuoco not la mia esitazione e mi punse con uno spiedo. Sei un novellino, eh? Non aver
paura. Le ragazze che conosco sono pulite come un fischietto e larghe come i campi della Francia. Mi
lavai tutto con il sapone al fenolo e mi preparai.
Bonaparte, il corso. Nato nel 1769, sotto il segno del Leone.
Basso, pallido, volubile, con un occhio sempre rivolto al futuro e una singolare capacit di
concentrazione. Nel 1789 la rivoluzione spalanc le porte di un mondo inaccessibile e di colpo il pi
povero ragazzo di strada ebbe maggiori opportunit di qualsiasi aristocratico. Per un giovane tenente di
artiglieria i tempi erano favorevoli e dopo pochi anni il generale Bonaparte aveva trasformato le terre
d'Italia nei campi della Francia.
La fortuna diceva  l'abilit di sfruttare gli incidenti. Si credeva il centro del mondo e per
lunghi anni nulla gli fece cambiare idea. Nemmeno John Bull. Era innamorato di se stesso e la Francia
di lui. Forse una storia d'amore  proprio questo: non un contratto tra parti uguali, ma un'esplosione di
sogni e desideri che non trovano sfogo nella vita quotidiana. Solo un dramma li pu soddisfare, solo i
fuochi artificiali colorano il cielo. Divenne imperatore. Fece venire il papa dalla Citt Santa per
l'incoronazione, ma all'ultimo minuto prese la corona e se la mise sul capo con le sue stesse mani.
Divorzi dall'unica persona che lo capisse, la sola che avesse veramente amato, perch non poteva
dargli un figlio. Quella era l'unica parte della storia che non poteva sostenere da solo.
A volte  detestabile e a volte  affascinante.
Tu cosa faresti se fossi imperatore? I soldati diverrebbero solo dei numeri? Le battaglie
diverrebbero diagrammi? Gli intellettuali diverrebbero una minaccia? Finiresti i tuoi giorni su un'isola
dove il cibo  piccante e la compagnia insipida?
Era l'uomo pi potente del mondo ma non riusc mai a battere Josphine al biliardo.
Ti sto raccontando una favola. Fidati.
La tenutaria del bordello era una gigantessa svedese. I suoi capelli erano gialli come le bocche
di leone e cos lunghi da nascondere le ginocchia come una coperta. Era a braccia nude, le maniche del
vestito rimboccate e fermate da un paio di giarrettiere. Al collo, appesa a una cinghia di cuoio, portava
una bambola di legno dalla faccia piatta. Vide che l'osservavo e, attirando la mia testa verso di s, mi
costrinse ad annusarla. Odorava di muschio e di fiori esotici.
Viene dalla Martinica, come Josphine.
Sorrisi e dissi: Vive notre dame de victoires. La gigantessa rise e ribatt che Josphine non
sarebbe mai stata incoronata a Westminster come le aveva promesso Bonaparte. Il cuoco le rimbecc di
badare a come parlava, ma lei non si fece intimorire e ci condusse in una stanza fredda dai muri di
pietra, dove trovammo giacigli di paglia e una lunga tavola carica di brocche di vino rosso. Da come il
prete mi aveva descritto questi luoghi di fugaci piaceri, mi ero aspettato solo velluti rossi; ma qui non
c'era nulla di vellutato, nulla con cui mascherare il motivo della nostra visita. Le donne che entrarono
poco dopo erano pi vecchie di quanto avessi immaginato e non ricordavano affatto le immagini
contenute nel libro sui peccati che il prete mi aveva mostrato. Nessuna di loro era Eva dai seni freschi
come mele, nessuna era il serpente tentatore; erano tutte grasse e rassegnate, con i capelli abbandonati
sulle spalle o frettolosamente raccolti in una crocchia. I miei compagni fischiavano, sbraitavano e
bevevano il vino direttamente dalle brocche. Io volevo un bicchiere d'acqua ma non sapevo a chi
chiederlo.
Il cuoco si mosse per primo, dando una pacca sul sedere a una delle donne e scherzando sul suo
corsetto. Portava ancora gli stivali macchiati di grasso. Gli altri si scelsero una donna e mi lasciarono
con una dall'aria paziente, che aveva i denti cariati e dieci anelli a un dito.
Mi sono appena arruolato le dissi, sperando di farle capire che non sapevo come
comportarmi.
Mi diede un pizzicotto sulla guancia. Dicono tutti cos. Forse pensano che facciamo uno
sconto la prima volta. Ma per noi  una faticaccia, come insegnare a giocare al biliardo senza la
stecca. Diede un'occhiata al cuoco che, accovacciato su un giaciglio, cercava di tirar fuori l'uccello.
La donna stava in ginocchio davanti a lui, con le braccia conserte. Improvvisamente egli la schiaffeggi
e la sberla smorz le chiacchiere.
Aiutami, puttana, infila la mano! O hai paura di trovarci un'anguilla?
La vidi storcere le labbra e il segno rosso risalt sulla pelle screpolata della guancia. Non
rispose, si limit a mettere la mano nei pantaloni e a tirarlo fuori, come prendesse un furetto per il
collo.
In bocca.
Io pensavo alla farinata d'avena.
Che tipo, il tuo amico! disse la donna vicino a me. Avrei voluto avvicinarmi e schiacciargli la
faccia contro il pagliericcio fino a fargli mancare il fiato. In quel momento il cuoco venne con un
gemito e ricadde sui gomiti. La donna si alz e sput deliberatamente nella ciotola sul pavimento, poi si
sciacqu la bocca con un po' di vino e sput un'altra volta. Il rumore attir l'attenzione del cuoco che
le chiese perch diavolo gettasse il suo sperma nelle fognature francesi.
E cosa dovrei farmene?
Le si avvicin col pugno alzato, ma non la picchi. La donna seduta accanto a me si fece avanti
e lo colp alla nuca con una brocca. Poi abbracci la compagna e la baci delicatamente sulla fronte.
Con me non avrebbe mai fatto lo stesso.
Le dissi che avevo mal di testa e andai a sedermi fuori.
Dovemmo trasportare il cuoco al campo, alternandoci a gruppi di quattro e portandolo a spalla
come una bara, a pancia in gi per timore che vomitasse. Il mattino dopo se ne and tutto spavaldo
dagli ufficiali e si vant di aver obbligato quella puttana a ingoiare il suo sperma e di come le guance le
si erano gonfiate quanto un topo quando era venuto.
Che cosa ti sei fatto alla testa?
Sono caduto sulla via del ritorno rispose, lanciandomi un'occhiataccia.
Andava a puttane quasi tutte le notti, ma io non lo seguii pi. Non parlavo mai con nessuno,
solo con Domino e Patrick, il prete sospeso a divinis che aveva la vista d'aquila. Passavo il tempo a
imparare come farcire il pollo e cuocerlo a fuoco lento. Aspettavo Bonaparte.
Alla fine, in una mattinata caldissima in cui il mare lasciava anelli di sale sulle pietre del porto,
arriv. Era accompagnato dai suoi generali, Murat e Bernadotte, e dal nuovo ammiraglio della flotta.
Arriv con la moglie, la cui grazia convinse anche i soldati pi rozzi a lucidare gli stivali due volte. Ma
io vedevo solo lui. Per anni il mio maestro, il prete che aveva sostenuto la rivoluzione, mi aveva
ripetuto che forse Bonaparte era il figlio di Dio ritornato sulla terra. Avevo imparato a memoria le sue
battaglie e le sue campagne, anzich studiare la storia e la geografia. Mi ero chinato con il prete su una
carta geografica ingiallita e spiegazzata per seguire la sua avanzata e vedere le frontiere della Francia
spingersi sempre pi in l. Il prete custodiva un ritratto di Bonaparte insieme all'immagine della Santa
Vergine e io crebbi venerando entrambi, di nascosto da mia madre che rimaneva monarchica e pregava
sempre per l'anima di Marie Antoinette.
Avevo solo cinque anni quando la rivoluzione trasform Parigi in una citt di uomini liberi e la
Francia nel flagello dell'Europa. Il nostro villaggio sulla Senna non era molto lontano dalla capitale,
ma pareva di vivere sulla luna. Nessuno di noi sapeva cosa stesse accadendo, tranne che il re e la regina
erano in prigione. Ci fidavamo delle voci che circolavano; il prete, invece, andava e tornava
furtivamente, confidando nella sua tonaca per sfuggire al cannone o al coltello. Il villaggio era diviso.
Quasi tutti sostenevano la monarchia, bench n il re n la regina si curassero dei contadini se non
come fonte di rendita o elemento decorativo. Ma queste sono parole mie, insegnatemi da un uomo
intelligente che non rispettava nessuno al mondo. I miei amici al villaggio non sapevano esprimere il
loro disagio, ma io lo vedevo nella curva delle loro spalle quando radunavano il bestiame, sui loro volti
quando ascoltavano il prete in chiesa. Saremmo sempre stati indifesi, chiunque fosse salito al potere.
Il prete diceva che stavamo vivendo gli ultimi giorni, che la rivoluzione avrebbe inaugurato il
millennio e un nuovo Messia sarebbe sceso sulla terra. Ma in chiesa non osava spingersi fino a questo
punto. Confidava i suoi pensieri solamente a me. Non a Claude, sempre occupato con i suoi secchi, n a
Jacques nascosto al buio con la sua innamorata, n a mia madre assorta nelle preghiere. Mi prendeva
sulle ginocchia, stringendomi contro l'abito nero che odorava di vecchiaia e di fieno, e mi diceva di
non lasciarmi spaventare dalle chiacchiere dei contadini secondo cui a Parigi erano tutti morti o stavano
morendo di fame. Cristo ha detto: Non sono venuto a portare la pace ma la spada. Ricordalo,
Henri.
Mentre io crescevo e l'epoca turbolenta si acquietava, Bonaparte cominciava a farsi un nome.
Lo chiamarono imperatore molto prima che egli si arrogasse quel titolo. E nei crepuscoli invernali,
mentre tornavamo a casa dalla chiesa temporanea, il prete guardava fisso il sentiero che si allontanava
dal villaggio e mi stringeva un po' troppo il braccio. Ti chiamer mi sussurrava come Dio ha
chiamato Samuele, e tu risponderai.
Non stavamo facendo addestramento quando arriv. Ci colse di sorpresa, forse di proposito.
Quando il messaggero giunse al campo esausto dopo la cavalcata, con la notizia che Bonaparte stava
viaggiando senza sosta e sarebbe arrivato prima di mezzogiorno, ce ne stavamo seduti scompostamente
in maniche di camicia, a bere caff e a giocare a dadi. Gli ufficiali impazzirono dalla paura e
cominciarono a radunare gli uomini come se fossero sbarcati gli inglesi. Non ci eravamo preparati a
nessuna accoglienza speciale, la tenda di Bonaparte in quel momento ospitava due cannoni e per giunta
il cuoco era ubriaco fradicio.
Tu mi apostrof un capitano che non conoscevo va' a occuparti dei polli. Lascia perdere
l'uniforme. Avrai ben altro da fare quando noi sfileremo.
Era tutto qui. Niente gloria per me, solo un mucchio di uccelli spennati.
Infuriato, riempii la pi grande pesciaiola che trovai e rovesciai acqua gelida addosso al cuoco.
Non si mosse nemmeno.
Un'ora dopo, mentre i polli infilzati negli spiedi aspettavano il loro turno di essere cotti, il
capitano ritorn agitatissimo e mi disse che Bonaparte voleva ispezionare le cucine. Era tipico di lui
interessarsi di ogni aspetto della vita militare, ma in quel momento era proprio inopportuno.
Porta fuori quell'uomo ordin il capitano uscendo. Il cuoco pesava circa settantacinque chili
e io raggiungevo a malapena i quarantacinque. Provai a trascinarlo reggendolo per il busto, ma riuscii
solo a spostarlo di un centimetro.
Se io fossi stato un profeta e il cuoco l'emissario di un dio pagano, avrei potuto invocare il
Signore e una schiera di angeli l'avrebbe sollevato. Visto che le cose stavano diversamente, Domino mi
venne in aiuto mugugnando qualcosa sull'Egitto.
Conoscevo l'Egitto perch Bonaparte vi aveva combattuto. Durante quella campagna, destinata
al fallimento ma coraggiosa, era sfuggito alla peste e alle febbri e aveva cavalcato per miglia nel
deserto senza bere una goccia d'acqua.
Come potrebbe riuscirci aveva detto il prete se non fosse protetto da Dio?
Domino progettava di sollevare il cuoco come gli egiziani avevano fatto con i loro obelischi,
con un fulcro, nel nostro caso un remo. Gli puntammo il remo sotto la schiena e poi scavammo una
buca ai suoi piedi.
Se facciamo leva sul remo con tutto il nostro peso disse Domino verr su. Ora!
La resurrezione di Lazzaro.
Riuscimmo a metterlo in piedi e io gli puntai di nuovo il remo contro la schiena per impedirgli
di cadere.
E adesso cosa facciamo, Domino?
Mentre ce ne stavamo ai lati di quella montagna di lardo, il lembo della tenda si apr ed entr il
capitano. Proprio al momento giusto. Il sangue gli deflu dalle guance come se qualcuno gli avesse tolto
un tappo in gola. Apr la bocca, i baffi fremettero, ma non disse nulla.
Spingendolo da parte, entr Bonaparte.
Gir due volte intorno al gruppo statuario che noi tre formavamo e chiese chi fosse l'uomo.
Il cuoco, signore.  ubriaco, signore. Questi due soldati lo stavano portando via.
Ero disperato: volevo correre agli spiedi perch uno dei polli stava bruciando, ma Domino mi si
mise davanti e, con suoni gutturali che in seguito scoprii essere il dialetto corso di Bonaparte, in
qualche modo spieg l'accaduto, dicendo che avevamo fatto del nostro meglio ispirandoci alla
campagna d'Egitto. Quando Domino tacque, Bonaparte mi si avvicin e mi pizzic l'orecchio cos
forte che rimase gonfio per giorni.
Vede, capitano, disse  proprio questo che rende il mio esercito invincibile: l'ingegnosit e
la determinazione di ogni soldato, persino del pi umile. Il capitano fece un debole sorriso, poi
Bonaparte si rivolse a me. Assisterai a grandi avvenimenti. Tra non molto mangerai a una tavola
inglese. Capitano, faccia in modo che questo ragazzo diventi mio cameriere personale. Non devono
esserci anelli deboli nel mio esercito. I miei servi devono essere affidabili quanto i miei generali.
Domino, questo pomeriggio voglio andare a cavallo.
Scrissi subito al mio amico prete. Quello che mi era successo era pi perfetto di un miracolo.
Ero stato prescelto. Ma non prevedevo che il cuoco sarebbe diventato mio nemico giurato. Ora di sera,
quasi tutti i soldati avevano saputo della vicenda e l'avevano infiorata, inventando che avevamo
seppellito il cuoco in una trincea, che lo avevamo messo fuori combattimento a furia di pugni oppure,
massima bizzarria, che Domino gli aveva lanciato un incantesimo.
Se solo avessi saputo come fare disse lui ci saremmo risparmiati tutta quella fatica.
Il cuoco, di nuovo sobrio, ma torturato da fitte lancinanti alle tempie e di umore peggiore del
solito, non poteva farsi vedere in giro senza che un soldato gli strizzasse l'occhio o lo stuzzicasse. Alla
fine mi trov seduto a leggere la piccola Bibbia e mi afferr per la giacca.
Pensi di essere al sicuro solo perch Bonaparte ti vuole come servitore? Forse adesso lo sei,
ma io posso aspettare anche degli anni.
Con una spinta mi fece cadere riverso sui sacchi di cipolle e mi sput in faccia. Non ci
incontrammo per molto tempo perch il capitano lo fece trasferire ai magazzini della sussistenza a
Parigi.
Dimenticalo mi disse Domino quando lo guardammo partire su un carro.
Faccio fatica a rendermi conto che quel giorno non ritorner pi. Che il luogo in cui sono 
questo e che il tempo  il presente e che non c' mai una seconda possibilit. Nei giorni in cui
Bonaparte rimaneva a Boulogne eravamo in preda a una sensazione di urgenza e di privilegio. Si
svegliava prima di noi, si addormentava molto pi tardi, controllava ogni dettaglio del nostro
addestramento e ispezionava le truppe di persona. Tendeva la mano verso la Manica e pareva che
l'Inghilterra gi ci appartenesse. Che appartenesse a ciascuno di noi. Era il suo regalo. Divenne il fulcro
della nostra vita. Il pensiero della guerra ci eccitava. Nessuno vuole morire ma anche in una fattoria o
in citt avremmo dovuto accettare la fatica, le giornate interminabili, il freddo e gli ordini. Non
eravamo uomini liberi. Bonaparte dava un senso alla monotonia della nostra vita.
I nostri ridicoli battelli dal fondo piatto, costruiti a centinaia, ci parevano solidi come galeoni. In
mare, durante le esercitazioni in previsione della pericolosa traversata di venti miglia, non scherzavamo
pi sul fatto che quelle bagnarole sarebbero state pi utili alle lavandaie o ai pescatori di gamberetti. Se
ne stava ritto sulla spiaggia e urlava ordini, e noi volgevamo la faccia al vento e lasciavamo che i nostri
cuori volassero a lui. Quei battelli erano stati progettati per trasportare sessanta uomini ciascuno e si
calcolava che 20.000 soldati sarebbero annegati durante la traversata o sarebbero stati uccisi dagli
inglesi ancor prima dello sbarco. A Bonaparte queste previsioni sembravano buone: era abituato a
perdere altrettanti soldati in battaglia. Nessuno di noi si preoccupava di poter essere tra quei 20.000.
Non ci eravamo arruolati per preoccuparci.
Era convinto che, se la flotta francese fosse riuscita a controllare la Manica anche solo per sei
ore, l'esercito sarebbe sbarcato e l'Inghilterra sarebbe stata sua. Sembrava incredibilmente facile.
Nemmeno Nelson in persona si sarebbe dimostrato pi furbo di noi in sei ore. Ridemmo degli inglesi e
facemmo progetti per il nostro soggiorno nel loro paese. Io ci tenevo a visitare soprattutto la Torre di
Londra perch il prete mi aveva detto che vi erano rinchiusi degli orfani, i bastardi di aristocratici che si
vergognavano troppo per accoglierli nelle loro case. Noi non ci comportiamo cos in Francia, noi
tendiamo le braccia ai nostri figli.
Secondo Domino tra gli inglesi circolava voce che noi francesi stessimo scavando un tunnel e
che saremmo spuntati come talpe nei campi del Kent. Figurati, ci abbiamo messo un'ora per scavare
una buca sotto i piedi del tuo amico.
Altre voci riguardavano un'invasione con le mongolfiere, un cannone che avrebbe sparato
soldati e un progetto per far saltare in aria il Parlamento, come aveva tentato di fare Guy Fawkes. Gli
inglesi temevano soprattutto l'atterraggio delle mongolfiere e costruirono torri altissime lungo i Cinque
Ports per avvistarci e spararci.
Pura follia. Ma se Bonaparte ci avesse chiesto di incollarci delle ali alla schiena e di volare fino
al palazzo di St. James, saremmo partiti fiduciosi come bambini che vanno a lanciare un aquilone.
Senza di lui, nei giorni e nelle notti in cui gli affari di stato lo conducevano a Parigi, i nostri
giorni e le nostre notti erano diversi per la quantit di luce che li illuminava. Privo di una persona da
amare, mi chiudevo in me stesso come un riccio e nascondevo il mio cuore tra le foglie.
Vado d'accordo con i sacerdoti e cos non c' da meravigliarsi che diventassi amico di Patrick,
il prete scomunicato dalla vista d'aquila che era stato importato dall'Irlanda.
Nel 1799, quando Napoleone stava ancora lottando per il potere, il generale Hoche, l'eroe dei
ragazzini e l'ex amante di Madame Bonaparte, era sbarcato in Irlanda ed era quasi riuscito a
sconfiggere John Bull. Durante la sua permanenza l, sent la storia di un ex prete che aveva l'occhio
destro come quello di tutti i comuni mortali, mentre il sinistro era cos portentoso da far vergognare il
miglior cannocchiale. In effetti era stato scacciato dalla Chiesa perch spiava le ragazze dal campanile.
Quale prete non lo fa? Ma nel caso di Patrick, grazie alle facolt miracolose del suo occhio, nessun
seno era al sicuro. Non importava che la ragazza abitasse in un villaggio lontano: se si fosse spogliata
davanti alla finestra aperta in una serata limpida, be', sarebbe stato come presentarsi davanti a Patrick e
lasciar cadere i vestiti ai suoi piedi.
Hoche, uomo di mondo, non credeva alle chiacchiere delle comari, ma presto scopr che le
donne erano pi sagge di lui. Sebbene all'inizio Patrick negasse ogni accusa e gli uomini ridessero di
quelle fantasie femminili, le ragazze abbassavano gli occhi dicendo che sapevano benissimo quando
qualcuno le spiava. Il vescovo le prese sul serio, non perch prestasse fede alle dicerie sulla vista di
Patrick, ma perch preferiva le forme acerbe dei coristi e trovava la faccenda decisamente disgustosa.
Un prete dovrebbe avere di meglio da fare che guardare le donne.
Il generale, impigliato in quella ragnatela di voci, fece bere Patrick finch questi non si resse pi
in piedi; poi, un po' riuscendo a farlo camminare e un po' portandolo a braccia, lo condusse su una
collinetta da cui si godeva una vista perfetta sull'ampia valle. Si sedettero e, mentre Patrick
sonnecchiava, Hoche estrasse una banderuola rossa e l'agit per un paio di minuti. Poi lo svegli con
una gomitata e comment con grande naturalezza sulla splendida serata e sul magnifico paesaggio. Per
cortesia verso il suo ospite, Patrick si sforz di seguire con gli occhi il braccio di Hoche che spaziava
sulla valle e mormor che per gli irlandesi era una vera benedizione vivere in quell'angolo di paradiso
terrestre. Poi si protese in avanti, strizz gli occhi e, con voce sommessa e solenne come quella del
vescovo al momento della comunione, disse: Perch non d un'occhiata?.
A che cosa? A quel falcone?
Lasci perdere il falcone, quella  scura e soda come una vacca. Hoche non vedeva nulla, ma
sapeva che cosa aveva visto Patrick. Aveva pagato una prostituta perch si spogliasse in un campo a
quindici miglia di distanza e, a intervalli regolari, aveva appostato dei soldati con le bandiere rosse.
Quando part per la Francia port Patrick con s.
A Boulogne fece costruire una torretta apposta per Patrick e lui vi stava sempre in cima, come
Simeone Stilita. Da quell'altezza dominava il mare e riferiva sui movimenti della flotta di Nelson, che
bloccava la Manica, e avvertiva le truppe in addestramento di ogni minaccia. Le barche che si fossero
allontanate troppo dal porto avrebbero rischiato di essere colpite da una bordata se tra gli inglesi avesse
regnato uno spirito bellicoso. Per dare l'allarme, Patrick aveva un corno alpino grande quanto un uomo.
Nelle notti di nebbia il suo suono malinconico riecheggiava fino alle scogliere di Dover, alimentando le
voci che Bonaparte avesse assunto il diavolo in persona come vedetta.
Che cosa provava a lavorare per i francesi?
Preferiva lavorare per noi che per gli inglesi.
Quando non dovevo occuparmi di Bonaparte, passavo gran parte del tempo sulla torretta con
Patrick. La piattaforma misurava sei metri per quattro e mezzo, quindi avevamo tutto lo spazio
necessario per giocare a carte. Qualche volta Domino saliva per fare un match di pugilato. La sua taglia
non costituiva uno svantaggio per lui e non fin mai al tappeto, bench Patrick avesse pugni come palle
di cannone. La sua tattica era di saltellare intorno finch l'avversario non si stancava; poi, scegliendo
accuratamente il momento, sferrava un unico colpo, non con i pugni ma con i piedi, scagliandosi di lato
o indietro e dandosi lo slancio con le mani poggiate a terra. I nostri erano duelli scherzosi, ma l'ho visto
abbattere un bue con un solo calcio in fronte.
Se tu fossi piccolo come me, Henri, impareresti a difenderti e non ti fideresti della bont
d'animo degli altri.
Dalla torretta guardavamo verso il mare e Patrick mi descriveva le attivit in corso sulle navi
inglesi. Vedeva gli ammiragli dalle ghette bianche e i marinai che si arrampicavano sugli alberi a
orientare le vele per sfruttare ogni soffio di vento. Li frustavano spesso. Patrick mi disse di aver visto la
schiena di un uomo staccarsi in un pezzo solo. Poi lo avevano immerso nel mare perch non si
prendesse un'infezione e infine lo avevano lasciato sul ponte a guardare il sole. Patrick diceva persino
di vedere i vermi nel pane. Questa per non te la bere.
20 luglio 1804. Non  ancora spuntata l'alba ma non  pi notte.
C' una sorta d'inquietudine tra le fronde, sul mare, in tutto il campo. Gli uccelli e i soldati
hanno il sonno agitato: vorrebbero dormire ma l'idea del risveglio turba il loro riposo. Forse tra
mezz'ora comparir una luce grigia, fredda e familiare. Poi il sole. Poi le strida dei gabbiani al largo.
Quasi tutti i giorni mi alzo a quest'ora. Vado al porto per guardare le navi legate alla catena come cani.
Aspetto che il sole sferzi le onde.
Gli ultimi diciannove giorni sono stati giorni di bonaccia. Mettevamo i vestiti ad asciugare sulle
pietre bollenti invece di stenderli, ma oggi le maniche della camicia svolazzano intorno alle mie braccia
e le navi rollano paurosamente.
Tra poco ci sar l'adunata. Bonaparte arriver tra un paio d'ore per guardarci prendere il largo.
Vuole mettere in mare 25.000 uomini in un quarto d'ora.
Ci riuscir.
Non ci aspettavamo questo tempaccio. Se peggiorasse sarebbe impossibile affrontare la Manica.
Patrick dice che la Manica  popolata di sirene. Dice che sono i loro richiami malinconici a far
annegare cos tanti soldati.
Guardando le bianche creste delle onde che sferzano i fianchi delle barche, mi domando se
questa maledetta tempesta  opera loro.
Bisogna essere ottimisti, passer.
Mezzogiorno. La pioggia ci cola dal naso dentro la giacca e gi negli stivali. Per parlare al
soldato vicino a me devo tenere le mani a coppa intorno alla bocca. Il vento ha gi disperso una
quantit di battelli, costringendo gli uomini a stare immersi fino alla cintola nelle onde burrascose e
rendendo inutili i nodi pi solidi. Gli ufficiali dicono che un addestramento sarebbe troppo rischioso
con questo tempo. Bonaparte, con il bavero del cappotto rialzato, dice che possiamo farcela. Ce la
faremo.
20 luglio 1804. Oggi sono annegati duemila uomini.
Il vento soffiava cos impetuoso che Patrick dovette essere legato ai barili di mele e noi
scoprimmo subito che, dopo tutto, i nostri battelli erano solo giocattoli. Al riparo all'interno del porto,
Bonaparte aveva detto ai suoi ufficiali che nessuna tempesta avrebbe potuto fermarci.
Se il cielo si aprisse e minacciasse di crollare, lo sosterremmo con le punte delle nostre lance.
Forse. Ma la forza di volont e le armi non possono respingere il mare.
Mi sdraiai vicino a Patrick, supino e legato con una cinghia, quasi accecato dalla schiuma, ma
quando sentivo esaurirsi una raffica di vento sapevo che un'altra barca era affondata.
Le sirene non si sentiranno pi sole.
Avremmo dovuto ribellarci, avremmo dovuto ridergli in faccia, avremmo dovuto sbattergli in
faccia i capelli impastati di alghe degli annegati. Ma i suoi occhi ci imploravano in continuazione di
dimostrargli che aveva ragione.
Quella notte, quando la tempesta si era ormai calmata e noi sedevamo sotto le tende fradicie con
tazze di caff bollente in mano, nessuno si fece avanti.
Nessuno disse: Abbandoniamolo! Odiamolo!. Ognuno reggeva la tazza con entrambe le mani
e beveva il caff corretto con la razione di acquavite che Bonaparte aveva mandato a tutti i suoi soldati.
Dovetti servirlo quella notte e il suo sorriso allontan l'orrore delle braccia e delle gambe che
premevano contro le mie orecchie e la mia bocca.
Ero sommerso dai morti.
Il mattino dopo duemila nuove reclute si misero in marcia per Boulogne.
Pensi mai alla tua infanzia?
Io ci penso quando sento il profumo della farinata d'avena. Qualche volta, dopo essere stato al
porto, entro in citt e con il naso seguo le tracce di pancetta e pane. Quando passo davanti a una certa
casa, che se ne sta l in una fila di costruzioni tutte uguali, sento un debole odore di avena. Dolce ma
con una punta di salato. Soffice come una coperta. Non so chi abiti in quella casa, chi la accudisca, ma
immagino il rosso del fuoco e il nero del paiolo. A casa usavamo una pentola di rame che lustravo io
stesso, perch mi piaceva lustrare tutto ci che rimaneva lucido a lungo. Quando preparava la farinata,
mia madre la lasciava vicino al fuoco per tutta la notte. Poi, al mattino, dopo che il mantice aveva
messo in fuga le scintille su per il camino, la cuoceva finch ai lati del paiolo si formava una crosta,
simile a una rivestitura di carta bruna, e il bianco contenuto fuoriusciva gorgogliando.
Il nostro pavimento era di pietra e d'inverno mia madre vi sparpagliava sopra del fieno, e il
fieno e l'avena mandavano un odore di greppia.
Quasi tutti i miei amici mangiavano pane caldo al mattino.
Ero felice, ma questa  una parola da adulti. Non c' bisogno di domandare a un bambino se 
felice, lo si vede. Lo  oppure non lo . Gli adulti parlano della felicit perch in genere non la
possiedono. Parlarne  come cercare di afferrare il vento. Sarebbe pi semplice lasciarsi sferzare.  per
questo che non sono d'accordo con i filosofi. Parlano della passione, ma non c' passione in loro. Non
discutere mai della felicit con un filosofo.
Ma non sono pi un bambino e spesso anche il Regno dei Cieli mi sfugge. Ora, le parole e le
idee si insinuano tra me e i miei sentimenti. Mi separano persino dalla sensazione di avere diritto alla
felicit.
Questa mattina sento il profumo dell'avena e vedo un bambinetto che si specchia in una pentola
di rame che ha appena lucidato. Il padre entra e, ridendo, gli offre il suo specchio da barba. Ma lo
specchio riflette una sola faccia. Nella pentola il bambino pu vedere tante facce distorte. Vede i suoi
volti possibili, ci che forse diventer.
Sono arrivate le nuove reclute, senza baffi e con le guance rosse come mele. Freschi frutti della
campagna, proprio come ero io. Hanno volti schietti e impazienti. C' una grande agitazione intorno a
loro: ricevono le uniformi e l'ordine di darsi da fare col secchio del latte e accudire i maiali che
lanciano grugniti insistenti, anzich perdere tempo in chiacchiere. Gli ufficiali stringono loro la mano;
un gesto da adulti.
Nessuno parla dell'esercitazione di ieri. Noi siamo asciutti, le tende si stanno asciugando, i
battelli riposano capovolti sulle banchine del porto. Il mare ha un'aria innocente e Patrick si sta facendo
la barba sulla torretta. Le reclute sono state assegnate al loro reggimento; per principio gli amici
vengono separati.  l'inizio di una nuova vita. Questi ragazzi sono diventati uomini.
I regali che hanno portato da casa verranno presto perduti o mangiati.
 strano come pochi mesi facciano una grande differenza. Al mio arrivo ero esattamente come
loro, lo sono ancora sotto molti aspetti, ma i miei compagni non sono pi ragazzi timidi col lampo dei
cannoni negli occhi. Sono pi rudi, pi duri.  naturale, dirai tu, questa  la vita del soldato.
Ma c' qualcos'altro, qualcosa di cui  difficile parlare.
Quando ci siamo arruolati abbiamo lasciato la mamma e l'innamorata. Eravamo abituati alle
mani delle nostre madri, pesanti per il duro lavoro, che mollavano ceffoni da far rintronare le orecchie
anche ai pi robusti di noi. E facevamo la corte alle nostre ragazze alla maniera campagnola.
Lentamente, come il grano che matura fino al momento del raccolto. Ostinatamente, come le scrofe che
raspano la terra. Qui, senza donne, con la sola compagnia delle nostre fantasie e di una manciata di
puttane, non riusciamo pi a ricordare come la passione per una donna possa trasformare un uomo in
qualcosa di sacro. Ancora parole della Bibbia, ma mi viene in mente mio padre che si schermava gli
occhi nei tramonti infuocati e imparava a essere paziente con mia madre. Mi viene in mente mia madre
con il suo cuore tumultuoso, e tutte le donne che nei campi aspettano i figli annegati ieri e tutti quelli
che hanno preso il loro posto.
Non pensiamo mai ai nostri cari qui. Ricordiamo i loro corpi e talvolta parliamo delle nostre
case, ma non li immaginiamo mai come veramente sono: solidi, amati, conosciuti.
Continuano la loro vita. Qualsiasi cosa noi facciamo o distruggiamo, continuano la loro vita.
Nel nostro villaggio c'era un uomo che amava considerarsi un inventore. Passava il suo tempo
armeggiando con pulegge, corde e pezzi di legno e fabbricava aggeggi per sollevare una mucca o tubi
per portare l'acqua del fiume dentro casa. Aveva una voce argentina e ci sapeva fare con i vicini.
Abituato alle delusioni, sapeva lenire le delusioni degli altri. E in un villaggio condizionato dalla
pioggia e dal sole le delusioni sono frequenti.
Mentre lui inventava e reinventava e ci sollevava il morale, sua moglie, che non parlava mai se
non per dire  pronta la cena, lavorava nei campi, badava alla casa e, siccome al marito piaceva fare
l'amore, aveva sei bambini da allevare.
Una volta l'inventore se ne and in citt per qualche mese a cercar fortuna e quando ritorn,
senza aver fatto fortuna e senza pi un soldo, lei se ne stava quietamente seduta a rammendare nella
loro linda casetta e i campi erano gi stati seminati per l'anno a venire.
Avrai capito che quell'uomo mi piaceva, e sarebbe una sciocchezza affermare che era uno
sfaticato, che non avevamo bisogno di lui e del suo ottimismo. Ma quando sua moglie mor
improvvisamente, un mezzogiorno, l'allegria svan dalla sua voce, i tubi si riempirono di fango, non fu
in grado di mietere i campi e ancor meno di allevare i sei figli.
Lei lo aveva reso possibile. In questo senso per lui era stata Dio.
Come Dio era stata trascurata.
Le nuove reclute piangono all'arrivo e pensano alle madri e alle innamorate e sperano di tornare
a casa. Il ricordo della famiglia riempie i loro cuori: non di sentimenti o parvenze, ma di volti amati.
Molti di loro non hanno nemmeno diciassette anni e in poche settimane dovranno fare ci che tormenta
i migliori filosofi per l'intera esistenza: dovranno riaccendere in s la passione per la vita e darle un
senso di fronte alla morte.
Non sanno come potranno farlo, ma sanno come dimenticare, e poco a poco scordano la
bruciante estate dei loro corpi e tutto quello che rimane  la libidine e la rabbia.
Dopo il disastro in mare cominciai a tenere un diario. Lo facevo per non dimenticare. Cos,
negli ultimi anni della mia vita, quando mi fossi seduto davanti al fuoco a ripensare al passato, avrei
avuto qualcosa di chiaro e certo da contrapporre agli scherzi della memoria. Ne parlai a Domino; lui
disse: Il tuo modo di vedere le cose in questo momento non  pi veritiero di quello che avrai allora.
Non ero d'accordo. Sapevo che i vecchi fanno confusione e mentono, rendendo il passato pi
bello proprio perch  passato. Non l'aveva detto Bonaparte stesso?
Guardati ribatt Domino. Un giovane educato da un prete e da una donna pia. Un giovane
che non imbraccerebbe un moschetto nemmeno per ammazzare un coniglio. Cosa ti fa credere che
potrai vederci chiaro? Cosa ti d il diritto di tenere un diario e sbattermelo in faccia tra vent'anni, se
saremo ancora vivi, pretendendo di aver trovato la verit?
I fatti non mi interessano, Domino. A me importano i sentimenti. I miei sentimenti
cambieranno e voglio ricordarli.
Scroll le spalle e se ne and. Non parlava mai del futuro e solo occasionalmente, quando era
ubriaco, raccontava del suo meraviglioso passato. Un passato fatto di donne vestite di lustrini, di cavalli
a due code e di un padre che si guadagnava da vivere come proiettile umano in un circo. Veniva da un
paese dell'Europa orientale e la sua pelle aveva il colore delle olive raggrinzite. Sapevamo solo che era
capitato in Francia per sbaglio, anni prima, e aveva salvato Madame Josphine dagli zoccoli di un
cavallo imbizzarrito. Allora era semplicemente Madame Beauharnais, da poco rimasta vedova e da
poco uscita dalla fetida prigione di Carmes. Il marito era stato giustiziato durante il Terrore; Josphine
gli era sopravvissuta perch Robespierre era stato ghigliottinato proprio il mattino in cui anche lei
avrebbe dovuto affrontare il patibolo. Domino la considerava una signora piena di buon senso e
sosteneva che nei periodi di povert aveva sfidato gli ufficiali al biliardo. Se avesse perso, li avrebbe
invitati a pranzo. Se avesse vinto, avrebbero dovuto pagare uno dei suoi conti pi urgenti.
Non aveva mai perso.
Molti anni dopo, quando aveva scoperto il nano a fare il mangiafuoco in un circo, lo aveva
raccomandato al suo secondo marito, che era in cerca di uno stalliere fidato. I sentimenti di Domino nei
confronti di Bonaparte erano contrastanti, ma era affezionato a Josphine e gli piacevano i cavalli.
Mi raccont delle cartomanti che aveva conosciuto e delle centinaia di persone che ogni
settimana andavano a farsi predire il futuro o interpretare il passato. Ma ti dico, Henri, che ogni
minuto rubato al presente  perduto per sempre. Esiste solo il presente.
Io lo ignoravo e continuavo a scrivere il mio diario. Sul finire dell'estate, quando il sole
ingialliva l'erba, Bonaparte annunci che a dicembre sarebbe stato incoronato imperatore.
Mi concesse subito una licenza. Mi disse che avrebbe avuto bisogno di me dopo
l'incoronazione. Disse che avremmo fatto grandi cose. Disse che gli piaceva vedere una faccia
sorridente quando gli servivano il pranzo.  sempre stato cos nella mia vita: o mi ignorano o mi
prendono in simpatia. All'inizio pensavo che accadesse solo con i preti perch sono pi sensibili della
gente comune. Ma non dipende dai preti, ci deve essere qualcosa in me.
All'inizio, quando avevo cominciato a servire Napoleone, pensavo che parlasse per aforismi:
non si esprimeva mai come avremmo fatto tu o io, pronunciava ogni frase come fosse un pensiero
profondo. Le annotavo tutte e solo in seguito mi resi conto di quanto fossero bizzarre. Erano citazioni
dai suoi discorsi celebri e devo confessare che mi commuovevo ogni volta che lo ascoltavo. Persino
quando cominciai a odiarlo riusciva ancora a farmi piangere. E non per paura. Era grande.  difficile
essere obiettivi di fronte a una grandezza come la sua.
Mi ci volle una settimana per arrivare a casa, viaggiando sui carri quando mi davano un
passaggio e facendo a piedi gli altri tratti. La notizia dell'incoronazione si stava diffondendo e nei
sorrisi dei miei compagni di viaggio vedevo quanto fosse gradita. Nessuno di noi ricordava che solo
quindici anni prima avevamo combattuto per farla finita con la monarchia. Che avevamo giurato di non
prendere pi le armi se non per difenderci. Ora volevamo un sovrano e desideravamo che regnasse su
tutto il mondo. Eppure non siamo un popolo strano.
La mia uniforme da soldato mi procur cibo, attenzioni e gentilezze da parte dei contadini che
mi ospitavano. In una fattoria mi regalarono i frutti migliori del raccolto. In cambio raccontai loro del
campo di Boulogne, da cui vedevamo gli inglesi tremare nei loro stivali sulla riva opposta. Infiorai il
mio racconto, inventai, mentii persino. Perch no? Li rendevo felici. Non parlai degli uomini che
avevano sposato le sirene. I ragazzi avrebbero voluto arruolarsi immediatamente, ma io consigliai loro
di attendere fino all'incoronazione.
Quando il vostro imperatore avr bisogno di voi, vi chiamer. Fino a quel momento lavorate
per la Francia a casa vostra.
Ovviamente, le madri approvarono.
Mancavo da casa da sei mesi. Quando il carro su cui viaggiavo mi lasci a un miglio circa dal
villaggio, fui sul punto di volgere le spalle e ritornare indietro. Avevo paura. Temevo che le cose
fossero cambiate, che non sarei stato il benvenuto. Ogni viaggiatore  convinto che la sua casa rimarr
sempre la stessa. Solo lui cambier: ritorner con la barba ispida, con un figlio e racconti di un paese di
cuccagna dove il letto dei ruscelli  fatto di sassi d'oro e il clima  mite. Anch'io ero pieno di queste
storie, ma per prima cosa volevo accertarmi che il mio pubblico mi stesse attendendo. Evitai il sentiero
pi battuto e strisciai verso il villaggio come un bandito. Avevo gi deciso in quali attivit dovessero
essere occupati. Mia madre appena visibile sul campo di patate e mio padre nella stalla. Io sarei sceso
correndo dalla collina e poi avremmo fatto festa. Non sapevano del mio arrivo. Ci voleva ben pi di
una settimana perch ricevessero una lettera.
Guardai. Erano entrambi nei campi. Mia madre, con le mani poggiate sui fianchi e la testa
piegata indietro, osservava le nuvole addensarsi. Aspettava la pioggia. Faceva progetti in base al tempo.
Immobile di fianco a lei, mio padre reggeva due sacchi. Una volta, da bambino, lo avevo visto tenere
due sacchi come quelli, pieni di talpe cieche con i baffi sporchi di terra. Erano morte. Aveva messo le
trappole perch le talpe devastavano i campi, ma allora io non lo sapevo, sapevo solo che mio padre le
aveva uccise. Fu mia madre a interrompere la mia veglia funebre e a trascinarmi via dal campo,
intirizzito dal freddo della notte. Il mattino dopo i sacchi erano scomparsi. Quando crebbi cominciai a
ucciderle io stesso, ma voltavo sempre la testa dall'altra parte.
Mamma. Pap. Vi voglio bene.
Per diverse notti rimanemmo alzati a bere il cognac distillato da Claude, seduti davanti al fuoco
che via via assumeva il colore delle rose appassite. Mia madre parlava del passato con allegria; pareva
credere che un sovrano sul trono avrebbe sistemato molte cose. Pensava addirittura di scrivere ai suoi
genitori. Sapeva che avrebbero gioito del ritorno di un monarca. Ne fui sorpreso. Avevo sempre
pensato che fosse una sostenitrice dei Borboni. Il fatto di diventare imperatore poteva forse trasformare
un uomo che odiava in un sovrano da amare?
 giusto cos, Henri. Una nazione ha bisogno di un re e di una regina, altrimenti non c'
nessuno da rispettare.
Puoi rispettare Bonaparte, anche se non  re.
Ma non poteva. Anche lui sapeva che sarebbe stato impossibile. Non era per semplice vanit
che quell'uomo saliva al trono.
Riguardo ai suoi genitori, mia madre nutriva le stesse speranze del viaggiatore che ritorna a
casa. Pensava che non fossero cambiati, descriveva l'arredamento come se nulla fosse stato spostato o
si fosse rotto in pi di vent'anni. La barba di suo padre non si era mai imbiancata. La comprendevo
bene. Tutti riponevamo grandi speranze in Bonaparte.
Il tempo fa da anestetico. Si dimentica, si invecchia, ci si annoia. Ora lei parlava con affetto del
padre e della madre da cui era fuggita a rischio della vita. Aveva dimenticato? Il tempo aveva
cancellato la sua rabbia?
Mi guard. Ora che sono vecchia, Henri, non sono pi avida. Prendo quello che c' e non mi
domando pi da dove venga. Mi fa piacere pensare a loro. Mi fa piacere provare affetto per loro. Tutto
qui.
Avevo le guance in fiamme. Che diritto avevo di sfidarla? Di spegnere la luce nei suoi occhi e
farla sentire una sciocca sentimentale? Mi inginocchiai davanti a lei, le spalle al caminetto, il petto
poggiato alle sue ginocchia. Non aveva smesso di rammendare. Tu sei come ero io allora mi disse. I
cuori tiepidi ti irritano.
Piovve per giorni. Una pioggia sottile, che inzuppava i vestiti in mezz'ora ma non lasciava
euforici come durante un acquazzone. Io andavo di casa in casa a far visita agli amici, chiacchieravo e
aiutavo nelle riparazioni o nei campi. Il mio amico prete era in pellegrinaggio, cos gli lasciai delle
lettere lunghissime, come quelle che avrei desiderato ricevere.
Mi piace il crepuscolo. Non  ancora notte. Il buio  amichevole. Nessuno ha paura di mettersi
in strada da solo senza una lanterna. Le ragazze cantano tornando dalla mungitura e, se all'improvviso
balzo davanti a loro, gridano e mi rincorrono, ma non si spaventano. Non so perch un tipo di oscurit
sia cos diverso da un altro. La vera oscurit  pi profonda e silenziosa, riempie lo spazio tra la giacca
e il cuore. Entra negli occhi. Se devo rimanere fuori fino a tardi, non sono i coltelli o i pugni a
spaventarmi, bench ce ne siano in quantit dietro ai muri e alle siepi. Io ho paura del Buio. Tu, che
cammini fischiettando allegramente lungo la via, fermati per un istante. Fermati nel Buio di un campo o
di un sentiero. Capirai di essere solo tollerato. Il Buio ti permette un passo alla volta. Fa' un passo, il
Buio si richiuder dietro le tue spalle. Davanti a te non c' spazio finch non te ne impadronisci.
L'oscurit  assoluta. Camminare nel Buio  come nuotare sott'acqua senza poter risalire per respirare.
Rimani immobile nella notte: il Buio  morbido al tocco,  fatto di pelle di talpa e ti soffoca con
dolcezza. Qui in campagna ci lasciamo guidare dalla luna e, in una notte di luna, la luce non penetra
oltre la finestra. La finestra  murata,  una superficie nera e levigata. Ci si sente cos a essere ciechi?
Pensavo di s, ma mi hanno detto che mi sbaglio. Un venditore ambulante cieco, che ci visita
periodicamente, rise delle mie fantasie sul Buio; l'Oscurit era la sua sposa, diceva. Compravamo i
secchi e gli davamo da mangiare in cucina. Non rovesciava mai lo stufato e non si sbrodolava mai
come facevo io. Ci vedo diceva ma non uso gli occhi.
Da mia madre ho saputo che  morto l'inverno scorso.
Si  appena fatto buio ed  l'ultima notte della mia licenza. Non faremo nulla di insolito. Non
vogliamo pensare all'addio.
Ho promesso a mia madre di condurla a Parigi subito dopo l'incoronazione. Neanch'io ci sono
mai stato e al pensiero di un nuovo incontro mi  pi facile lasciarla. Domino star strigliando il cavallo
focoso o insegnando a quell'animale pazzo ad andare al passo, in fila come gli altri cavalli di corte.
Non capisco perch Bonaparte insista per montarlo in un'occasione cos importante.  il cavallo di un
soldato, non un animale da parata. Ma lui ci ricorda sempre che  un soldato.
Quando Claude se ne and a letto lasciandoci soli, non parlammo pi. Ci tenemmo le mani
finch lo stoppino si spense e piombammo nel buio.
Parigi non aveva mai visto tanto denaro.
I Bonaparte comperavano tutto, dalla panna a David. I dipinti dell'incoronazione furono
commissionati a David, che adulava Napoleone definendo il suo profilo squisitamente romano, e ogni
giorno lo si vedeva a Notre-Dame impegnato a preparare gli schizzi e a litigare con gli operai che
tentavano di rimediare ai danni portati dalla rivoluzione e dalla bancarotta. Josphine, che si occupava
delle decorazioni floreali, non si accontentava di sistemare i vasi. Aveva disegnato una piantina del
percorso, dal palazzo fino alla cattedrale, ed era infervorata quanto David nella creazione di un
capolavoro effimero. La prima volta la incontrai a un tavolo da biliardo dove sfidava Monsieur
Talleyrand, un gentiluomo che se la cavava male con le palle. Josphine portava un abito da cui si
sarebbe potuto ricavare un tappeto lungo fino alla cattedrale, ma si piegava e si muoveva come se non
indossasse nulla, disegnando bellissime linee parallele con la stecca. Bonaparte mi aveva fatto vestire
da lacch e mi aveva ordinato di portare uno spuntino a Sua Altezza. Le piaceva mangiare una fetta di
melone alle quattro del pomeriggio. A Monsieur Talleyrand dovevo servire del porto.
L'umore festoso di Napoleone era quasi una follia. Due sere prima si era presentato a cena
vestito da pontefice e con uno sguardo lascivo aveva domandato a Josphine se le sarebbe piaciuto
trovarsi in intimit con Dio. Io non avevo staccato gli occhi dal pollo.
Ora mi aveva tolto l'uniforme da soldato e mi aveva messo la divisa di corte. Incredibilmente
stretta. Lo facevo ridere. Gli piaceva ridere. Era il suo unico modo di rilassarsi, a parte i bagni sempre
pi caldi che faceva a qualsiasi ora del giorno o della notte. A palazzo, i camerieri addetti alla stanza da
bagno vivevano in uno stato di perenne agitazione, proprio come i cuochi. In qualsiasi momento poteva
ordinare che gli preparassero il bagno e guai al servo di turno se la vasca non fosse stata piena al punto
giusto, esattamente come lui voleva. Avevo visto la stanza da bagno una sola volta. Un locale
immenso, con una vasca grande quanto una nave da guerra e in un angolo una grossa caldaia dove
l'acqua veniva scaldata, estratta, rimessa e riscaldata in continuazione fino al momento in cui l'avesse
richiesta. I domestici erano stati scelti accuratamente tra i giganteschi lottatori che si battevano contro i
tori. Uomini che potevano sollevare marmitte d'acqua come fossero tazze da t lavoravano soli, nudi
fino alla cintola, con i calzoni da marinaio striati di sudore. Come i marinai ricevevano una razione di
liquore, ma non so di cosa fosse fatto. Il pi grosso, Andr, mi aveva offerto una sorsata dalla sua
fiaschetta quando avevo fatto capolino nella stanza e di colpo ero rimasto senza fiato per il vapore e per
le dimensioni di quell'uomo somigliante al genio della lampada. Avevo accettato per educazione, ma
avevo sputato subito il liquido scuro sulle piastrelle, freneticamente perch era fortissimo. Andr mi
aveva pizzicato il braccio, come il cuoco pizzica gli spaghetti per saggiarne la cottura, e mi aveva detto
che pi fa caldo pi il liquore deve essere forte.
Perch pensi bevano tutto quel rum in Martinica? e aveva ammiccato maliziosamente,
imitando l'andatura di Sua Altezza. Ora Josphine era di fronte a me ed ero troppo intimidito per
annunciare il melone.
Talleyrand tossicchi.
Anche se tossisce non riuscir a farmi sbagliare.
Al secondo colpo di tosse Josphine alz lo sguardo; vedendomi, pos la stecca e si avvicin
per prendere il vassoio.
Conosco tutti i servi ma non credo di averti mai visto.
Ero a Boulogne, Maest. Sono venuto per servire il pollo.
Rise e mi osserv da capo a piedi.
Non indossi l'uniforme.
No, Maest. Mi  stato ordinato di vestirmi come usa a corte, ora che sono a corte.
Annu. Penso che qualunque abito ti starebbe bene. Gli chieder di affidarti a me. Ti
piacerebbe servirmi? Il melone  pi dolce del pollo.
Ero inorridito. Avevo fatto tutta questa strada solo per perderlo?
Non saprei servire il melone, Maest. So servire solo il pollo. Ho fatto pratica.
(Mi sento un monello di strada.)
La sua mano si pos sul mio braccio per un attimo e mi lanci uno sguardo penetrante.
Vedo che sei molto zelante. Adesso va'.
Feci un inchino pieno di gratitudine, uscii e corsi alle stanze dei servitori, dove avevo la mia
cameretta personale. Uno dei vantaggi di avere un incarico speciale. L tenevo i miei pochi libri, un
flauto che speravo di imparare a suonare e il diario. Scrissi di lei, o almeno ci provai. Era
incomprensibile, come lo erano state le puttane di Boulogne. Decisi di scrivere di Napoleone.
In seguito, mi occupai di una lunga serie di banchetti, poich tutti i dignitari dei paesi
conquistati venivano a omaggiare il futuro imperatore. Anche se gli ospiti si rimpinzavano di pesci rari
e agnello in salse di nuova invenzione, lui rimaneva fedele al pollo: ne mangiava uno ogni sera, senza
toccare i contorni. Nessuno osava far commenti. Bastava che lui si schiarisse la voce e la tavolata
piombava nel silenzio. Di quando in quando scoprivo lo sguardo di Josphine appuntato su di me, ma
se i nostri occhi si incontravano, mi sorrideva in un modo strano e io chinavo la testa. Anche solo
guardarla significava tradirlo. Lei gli apparteneva. La invidiavo per questo.
Nelle settimane che seguirono Bonaparte fu preso da un terrore maniacale di essere avvelenato
o assassinato: non temeva per se stesso, ma per il futuro della Francia. Io dovevo assaggiare tutte le
pietanze prima che lui le toccasse e il corpo di guardia era stato raddoppiato. Circolava voce che
ispezionasse persino il letto prima di coricarsi. Non che dormisse molto. Assomigliava a un cane:
poteva chiudere gli occhi e addormentarsi in un attimo, ma quando la sua mente era carica di pensieri
rimaneva sveglio per giorni interi, mentre i generali e gli amici crollavano intorno a lui.
Improvvisamente, alla fine di novembre, a due settimane dall'incoronazione, mi risped a
Boulogne. Disse che non ero stato addestrato come un vero soldato, che gli sarei servito di pi quando
avessi saputo maneggiare un moschetto bene come un trinciapollo. Forse vide che arrossivo, forse
indovin i miei sentimenti, intuiva sempre quelli di chi gli stava intorno. Mi diede una tirata d'orecchi
nel suo modo esasperante e mi promise un incarico speciale per l'anno nuovo.
Cos lasciai quella citt di sogno proprio quando stava per sbocciare e in seguito ascoltai
resoconti di seconda mano della cerimonia variopinta durante la quale Napoleone aveva preso la corona
dalle mani del papa e se l'era messa sul capo prima di incoronare Josphine. Dicono che avesse
comprato tutte le riserve di Madame Clicquot. Dato che era rimasta vedova da poco e il peso
dell'azienda era tutto sulle sue spalle, non pu che aver benedetto il ritorno di un re. E non fu l'unica.
Per tre giorni Parigi spalanc tutte le sue porte e accese tutti i suoi candelieri. Solo i vecchi e i malati si
presero la briga di andare a letto, tutti gli altri erano ubriachi fradici e folli di gioia. (Esclusi gli
aristocratici, ma quelli non contano.)
A Boulogne facevo addestramento per dieci ore al giorno, malgrado il tempo da lupi, e a sera
crollavo su un paio di inutili coperte sotto una tenda fradicia. Le scorte e le condizioni di vita nel
campo erano sempre state buone, ma durante la mia assenza migliaia di altri uomini si erano arruolati,
perch il clero fedele a Napoleone li aveva convinti che la strada per il paradiso passava innanzitutto da
Boulogne. Era impossibile evitare la coscrizione. Stava agli ufficiali reclutatori decidere chi dovesse
rimanere e chi dovesse partire. A Natale il campo ospitava pi di 100.000 uomini e ne aspettavamo
altri. Correvamo con zaini di circa venti chili sulle spalle, ci immergevamo nel mare e ne uscivamo,
lottavamo gli uni contro gli altri a mani nude e depredavamo i contadini dei raccolti per sfamarci.
Anche cos non ne avevamo mai abbastanza e, malgrado l'avversione di Bonaparte per i fornitori
d'appalto, quasi tutta la carne proveniva da regioni senza nome e, temo, da animali che Adamo non
avrebbe riconosciuto. Un chilo di pane, centoventi grammi di carne e altrettanti di verdura erano la
nostra razione giornaliera. Rubavamo quello che trovavamo, quando avevamo del denaro lo
spendevamo per un pasto in una locanda e portavamo devastazioni nelle quiete comunit intorno al
campo. Napoleone in persona ordin che fossero mandate delle vivandires negli accampamenti
speciali. Vivandire  un termine militare decisamente eufemistico. Ci mandava delle puttane che non
avevano nessun motivo di essere vivant. Il loro cibo era spesso peggiore del nostro, dovevano
soddisfare i soldati per tutto il tempo che questi volevano e la paga era scarsa. Le ricche prostitute di
citt avevano piet di loro e venivano spesso a visitare il campo portando pagnotte e coperte. Le
vivandires erano fuggiasche, vagabonde, figlie minori di famiglie troppo numerose, serve che si erano
stancate di darla gratis a padroni ubriachi, e donnacce vecchie e grasse che non potevano pi esercitare
il mestiere altrove. Al loro arrivo ricevevano della biancheria e un vestito che lasciava scoperti i seni,
lividi nei giorni freddi e salmastri. Venivano distribuiti anche degli scialli, ma le donne scoprivano
presto che se li avessero indossati in servizio sarebbero state denunciate e multate. Una multa
significava non ricevere nemmeno i pochi spiccioli di paga settimanale. Diversamente dalle prostitute
di citt, che si proteggevano e fissavano i prezzi a seconda dei clienti, le vivandires dovevano
accontentare chiunque le volesse, di giorno come di notte. Una volta ne incontrai una che ritornava
prostrata da un festino di ufficiali; mi disse che aveva perso il conto a trentanove.
Cristo aveva perso i sensi alla trentanovesima frustata.
Alla maggior parte di noi quell'inverno vennero piaghe profonde nei punti dove il sale e il vento
avevano lacerato la pelle. Le pi comuni erano quelle tra le dita dei piedi e al labbro superiore. I baffi
non servivano a nulla, i peli irritavano ancor pi la carne viva.
Le vivandires rimasero in servizio anche nei giorni di Natale, ma a noi fu concesso un
permesso e cos ci sedemmo attorno ai fuochi alimentati da legna pi abbondante del solito, per
brindare all'imperatore con le razioni extra di acquavite. Patrick e io banchettammo con un'anatra
rubata che cuocemmo e mangiammo sulla torretta, provando un gioioso senso di colpa. Avremmo
dovuto dividerla con gli altri, ma soffrivamo ancora la fame. Mi raccont dell'Irlanda, dei fuochi di
torba e degli gnomi che vivono sotto le colline.
E com' vero Iddio, quegli esserini mi hanno ridotto gli stivali alla grandezza di un'unghia.
Era andato a cacciare di frodo in una bella notte di luglio, si era appena fatto buio, e la luna
campeggiava nel cielo stellato. Attraversando il bosco vide un cerchio di fuoco verde grande quanto un
uomo. Nel cerchio stavano tre gnomi. Sapeva che erano gnomi e non elfi per i badili e le barbe. Cos
me ne stetti zitto come la campana della chiesa al sabato notte e mi avvicinai quatto quatto come se
avessi voluto catturare un fagiano.
Li aveva sentiti discutere del loro tesoro, rubato alle fate e seppellito proprio sotto il cerchio di
fuoco. Improvvisamente uno degli gnomi aveva alzato la testa e si era messo ad annusare l'aria con fare
sospettoso.
Sento l'odore di un uomo, aveva detto un uomo sporco con gli stivali infangati. Un altro
aveva riso. Che t'importa? Nessun uomo con gli stivali infangati pu entrare nella nostra stanza
segreta.
 inutile correre rischi. Andiamocene aveva ribattuto il primo e in un baleno erano spariti,
insieme al cerchio di fuoco. Per qualche istante Patrick era rimasto immobile tra le foglie rimuginando
su ci che aveva udito. Poi, assicuratosi di essere solo, si era tolto gli stivali ed era strisciato fino al
punto dove aveva visto il cerchio di fuoco. Sul terreno non c'erano bruciature, ma sentiva un formicolio
alle piante dei piedi.
Cos compresi di essere in un luogo magico.
Aveva scavato tutta la notte e allo spuntar del giorno aveva trovato solo un paio di talpe e una
quantit di vermi. Esausto, era andato a prendere gli stivali. Eccoli l.
Non pi grandi di un'unghia.
Cerc nelle tasche e mi tese un paio di stivali minuscoli, di fattura perfetta, con le suole
consumate e i lacci logori.
E ti giuro che un tempo mi andavano bene.
Non sapevo se credergli ed egli not che inarcavo ripetutamente le sopracciglia. Tese la mano
per riavere gli stivali. Tornai a casa a piedi nudi e quel mattino, quando dovetti dire la Messa, mi
videro barcollare mentre salivo all'altare. Ero cos stanco che diedi ai fedeli una giornata di libert.
Fece il suo solito sogghigno e mi diede una manata sulle spalle.
Fidati! Ti sto raccontando una favola.
In seguito mi raccont altre favole, sulla Beata Vergine e sulla sua scarsa affidabilit.
Le donne sono sempre le pi furbe diceva.
Scoprono subito le nostre menzogne. Anche la Beata Vergine  una donna, bench sia santa, e
nessun uomo che io conosca riesce ad averla vinta con lei. Puoi pregare giorno e notte, ma non ti
ascolter neppure. Per un uomo  molto meglio rivolgersi a Ges.
Gli dissi che la Beata Vergine intercede per noi.
Certo, ma intercede solo per le donne. Sta' a sentire. Al mio villaggio abbiamo una statua cos
realistica che la prenderesti per la Santa Vergine in persona. Le donne vanno da lei in lacrime e le
portano fiori; una volta mi sono nascosto dietro una colonna e giuro su tutti i santi che la statua si
muove. Ma quando entrano gli uomini, con il cappello in mano, chiedendo questo o quello e recitando
le preghiere, quella statua  dura come la roccia di cui  fatta. Ho raccontato loro la verit mille volte.
Andate diritti da Ges, dico sempre (c' una statua proprio l vicino), ma non mi danno retta perch
ogni uomo ama pensare che c' una donna pronta ad ascoltarlo.
Non preghi mai la Vergine?
Certo che no. Potrei dire che abbiamo fatto un patto. Mi occupo di lei, le rendo il rispetto che
le  dovuto e ci lasciamo in pace a vicenda. Sarebbe diversa se Dio non avesse approfittato di lei.
Ma che cosa stava dicendo?
Vedi, le donne vogliono essere trattate con rispetto. Chiedere prima di toccare. Ora, io non ho
mai ritenuto giusto che Dio abbia mandato un angelo senza domandare il permesso e poi abbia fatto i
suoi comodi prima ancora che lei avesse il tempo di pettinarsi. Non credo che l'abbia ancora perdonato.
 stato troppo frettoloso. Non posso biasimarla se adesso fa la scostante.
Non avevo mai considerato la Regina dei Cieli sotto questo punto di vista.
A Patrick piacevano le ragazze e se poteva dare un'occhiata senza permesso non si faceva
scrupoli.
Ma se si tratta di altre faccende, non toccherei mai una donna senza averle dato il tempo di
pettinarsi.
Passammo gli altri giorni del permesso natalizio sulla torretta, al riparo dietro i barili di mele, a
giocare a carte. Ma l'ultimo dell'anno Patrick prepar la scala e disse che dovevamo andare a fare la
comunione.
Non sono credente.
Allora mi accompagnerai come amico.
Mi convinse con la promessa di una bottiglia di acquavite e cos ci incamminammo lungo le
strade ghiacciate verso la chiesetta dei pescatori che Patrick preferiva alla cappella militare.
La chiesa si stava lentamente riempiendo di uomini e donne vestiti a festa, imbacuccati fino al
mento per proteggersi dal freddo. Noi due eravamo gli unici soldati. Forse gli unici ancora sobri in quel
clima deprimente. La chiesa era spoglia, se si eccettuavano le vetrate colorate e la statua della Regina
dei Cieli avvolta in un manto rosso. Involontariamente le feci un piccolo inchino e Patrick, cogliendomi
sul fatto, sogghign.
Cantammo a voce alta; il tepore e la vicinanza della gente riscald il mio gelido cuore di
miscredente e anch'io vidi Dio attraverso la brina. Il gelo aveva intessuto i suoi ricami sui vetri delle
finestre e il pavimento di pietra che accoglieva le nostre ginocchia era freddo come una tomba. I
vecchi, dignitosi e sorridenti, e i bambini, i pi poveri con le mani avvolte in pezze di tela per tenerle
calde, avevano i capelli lunghi come gli angeli.
La Regina dei Cieli guard gi.
Dopo aver appoggiato i messali sudici, che solo alcuni sapevano leggere, facemmo tutti la
comunione con il cuore puro e Patrick, che per l'occasione si era regolato i baffi, schizz di nuovo in
fondo alla fila e riusc a ricevere l'ostia due volte.
Doppia benedizione mi sussurr.
All'inizio non avevo intenzione di fare la comunione, ma il mio desiderio di braccia forti e di
certezze e la quieta santit tutt'intorno mi spinsero ad alzarmi e mi avviai tra le due file di panche dalle
quali gli estranei mi guardavano come se fossi loro figlio. Inginocchiato, con la testa leggera per
l'incenso, il cuore placato dalle lente e ripetute invocazioni del prete, pensai a una vita vissuta in Dio,
pensai a mia madre lontana, anch'essa in ginocchio in quel momento con le mani a coppa per ricevere
la sua parte di Regno dei Cieli. Anche al mio villaggio le case erano vuote, ma il granaio era pieno.
Pieno di gente onesta che non ha bisogno di una chiesa perch di se stessa ha fatto la chiesa. Una chiesa
di carne e sangue.
Le mucche pazienti dormono.
Tenni l'ostia sulla lingua e sentii che mi bruciava la bocca. Il vino aveva un sapore di morte, di
duemila morti. Sul volto del prete vidi i volti accusatori dei soldati annegati. Tende fradicie all'alba.
Donne dai seni lividi. Afferrai il calice e il prete tent di togliermelo dalle mani.
Lo strinsi ancora pi forte.
Quando il prete mi apr le dita con delicatezza, sui palmi vidi l'impronta del calice d'argento.
Erano forse le mie stimmate? Avrei sanguinato per ogni morte o per ogni vita gi segnata dalla morte?
Se fosse accaduto a ogni soldato, alla fine non ci sarebbero pi rimasti eserciti. Ci saremmo rifugiati
sotto la collina con gli gnomi. Avremmo sposato le sirene. Non avremmo mai lasciato le nostre case.
Uscii nella notte gelida mentre Patrick stava facendo la seconda comunione. Non era ancora
mezzanotte. Le campane erano mute, non erano ancora stati accesi i fuochi in segno di benvenuto
all'anno nuovo, in lode a Dio e all'imperatore.
Questo anno  finito, mi dissi. Questo anno sta scivolando via e non ritorner mai pi. Domino
ha ragione, esiste solo il presente. Dimentica. Dimentica. Non puoi far rivivere il passato. Non puoi
farli rivivere.
Dicono che ogni fiocco di neve  diverso dagli altri. Se fosse vero, come potrebbe continuare la
vita? Se ci inginocchiassimo, come potremmo rialzarci? Come potremmo superare lo stupore?
Dimenticando. Non possiamo tenere a mente troppe cose. Esiste solo il presente e non c' nulla
da ricordare.
Sulle pietre della strada sono ancora visibili, sotto uno strato di ghiaccio, le griglie per il gioco
del tris che i bambini hanno tracciato con il gesso rosso del sarto. Giochi, vinci, giochi, perdi. Giochi.
Non si pu resistere alla tentazione del gioco. Anno dopo anno giochi con quello che ami e metti in
palio ci che pi ti  caro. Mi accovacciai e sul ghiaccio tracciai una griglia di cerchi innocenti e di
croci rabbiose. Forse il Diavolo avrebbe voluto sfidarmi. O forse la Regina dei Cieli. Napoleone,
Josphine.  importante con chi si perde, se si perde?
Dalla chiesa giunse il fragore dell'ultimo inno.
Non era fiacco come gli inni intonati nelle annoiate domeniche in cui i fedeli preferirebbero
essere a letto o con l'innamorata. Non era un tiepido appello a un Dio esigente, ma un canto d'amore e
di fiducia che risuonava fino alle travi, che spalancava il portale, riscaldava le pietre gelide e le
obbligava a esultare. La chiesa vibrava.
La mia anima magnificava il Signore.
Da dove veniva quella gioia?
Che cosa convinceva i pescatori infreddoliti e affamati che l'anno nuovo sarebbe stato
migliore? Era Lui, che sedeva sul trono? Il loro Dio nella sua modesta uniforme?
Che importa? Perch dubito di ci che ai miei occhi  reale?
In strada mi si avvicina una donna dai capelli scarmigliati, i suoi stivali mandano scintille
arancioni sul ghiaccio. Ride. Stringe un bambino al petto. Mi si rivolge decisa.
Buon anno, soldato.
Il bambino  sveglio, ha gli occhi azzurri, e i ditini curiosi vagano dai bottoni al naso e si
tendono verso di me. Avvolgo entrambi in un abbraccio e siamo una strana figura ondeggiante vicino al
muro. L'inno  finito e il silenzio mi coglie di sorpresa.
Il piccolo fa un ruttino.
Poi i fuochi d'artificio sibilano sopra la Manica e, dal campo a due miglia di distanza, le grida
di allegria dei soldati giungono chiare alle mie orecchie. La donna si stacca da me, mi bacia e scompare
con i suoi stivali scintillanti. Regina dei Cieli, proteggila.
Eccoli, con il Signore ben cucito nel cuore per un altro anno. A braccetto, stretti gli uni agli
altri, alcuni corrono, altri procedono a passi lunghi come invitati a un matrimonio. Il prete  sulla soglia
della chiesa, immobile in una pozza di luce, e alle sue spalle i chierichetti scarlatti riparano dal vento le
candele sacre. Dall'altro lato della strada vedo la navata e l'altare oltre il portale. Nella chiesa  rimasto
solo Patrick di spalle, fermo alla balaustra davanti all'altare. Quando esce, le campane stanno gi
suonando come impazzite e almeno una dozzina di sconosciute mi gettano le braccia al collo e mi
benedicono. Gli uomini sostano davanti alla chiesa in gruppi di cinque o sei, ma le donne si sono prese
per mano in un girotondo che riempie la strada. Cominciano a ballare, girando sempre pi veloci finch
mi vengono le vertigini nello sforzo di seguirle con gli occhi. Non conosco la canzone, ma le loro voci
sono piene.
Impadronitevi del mio cuore.
Dovunque c' amore, l io voglio essere. Lo sentir fiducioso come un salmone nel suo viaggio
verso il mare.
Assaggia questo, disse Patrick, spingendo una bottiglia verso di me non ne berrai mai pi di
cos buono.
Dove l'hai trovato? Annusai il tappo, aveva un aroma rotondo, pieno e sensuale.
Dietro l'altare. Ne tengono sempre un goccio di quello speciale solo per loro.
Facemmo a piedi le miglia che ci separavano dal campo e sulla via incontrammo un gruppo di
soldati che trasportavano un compagno che si era buttato in mare per dare il benvenuto all'anno nuovo.
Non era morto, ma era troppo infreddolito per parlare. Lo stavano portando in un bordello per farlo
riscaldare.
Donne e soldati. Questo  il mondo. Tutti gli altri ruoli sono temporanei. Tutti gli altri ruoli
sono solo gesti.
Quella notte ci concessero di dormire nella tenda della cucina da campo perch la temperatura
era scesa di molti gradi sotto lo zero. Non riuscivamo neppure a sentire il freddo. Il corpo si chiude in
se stesso quando ha troppo da sopportare; segue quietamente i propri ritmi interni, in attesa di tempi
migliori, lasciandoti inebetito e mezzo morto. Circondati da corpi gelati, da ubriachi che iniziavano
dormendo il nuovo anno, finimmo il vino e anche l'acquavite, ci togliemmo gli stivali e infilammo i
piedi sotto i sacchi di patate, ma non c'era nient'altro con cui riscaldarci. Sentii il respiro regolare di
Patrick, che presto cominci a russare. Si era perso nel suo mondo di gnomi e tesori, certo di trovare il
tesoro, anche se fosse stato solo una bottiglia di chiaretto rubato dietro l'altare. Forse la Regina dei
Cieli vegliava su di lui, dopo tutto.
Giacqui insonne finch udii le strida dei gabbiani. Era il primo giorno del 1805. Avevo
vent'anni.
2
La regina di picche
Esiste una citt circondata dal mare in cui, al posto di vie e strade, si snodano canali e vicoli
limacciosi che solo i topi riescono ad attraversare. Se ti perdi, come succede facilmente, all'improvviso
ti sorprenderai a fissare cento occhi che fanno la guardia a un sudicio palazzo di sacchi e ossa. Se
ritrovi la via, come succede facilmente, incontrerai una vecchia su una soglia. Ti scruter il volto e ti
predir il futuro.
Questa  la citt dei labirinti. Puoi spostarti tra gli stessi due punti ogni giorno della tua vita e
non fare mai la medesima strada. Se ti capita,  certamente per errore. Il tuo fiuto da segugio non ti
servir a nulla in questa citt. Il corso che hai seguito per imparare a leggere la bussola si riveler
inutile. Le tue indicazioni precise condurranno i passanti in piazze che non hanno mai sentito nominare,
verso canali che nemmeno le guide turistiche conoscono.
Dovunque ti dirigi, la meta  sempre di fronte a te, ma non ti sar mai possibile proseguire
diritto. Neppure una scorciatoia o un paio d'ali ti aiuterebbero a raggiungere il caff sull'altra riva del
canale. Solo i gatti prendono le scorciatoie, si infilano in fenditure impenetrabili, svoltano angoli che
paiono condurre nella direzione opposta. Ma qui, nella citt caleidoscopica, dovrai risvegliare la tua
fede.
Con la fede tutto diventa possibile.
Corre voce che gli abitanti di questa citt camminino sull'acqua. E, fatto ancora pi bizzarro,
che abbiano i piedi palmati. Non proprio tutti gli abitanti, solo i barcaioli che si tramandano il mestiere
di generazione in generazione.
La leggenda dice cos.
Quando la moglie di un barcaiolo scopre di essere incinta, aspetta che la luna sia piena e la notte
si sia svuotata degli sfaccendati. Poi prende la barca del marito e rema fino a un'isola terribile dove
vengono seppelliti i morti. Lascia del rosmarino a prua perch gli spiriti non la seguano sulla barca al
ritorno, poi corre alla tomba del familiare morto per ultimo in ordine di tempo. Ha portato le offerte:
una fiaschetta di vino, una ciocca di capelli del marito e una moneta d'argento. Deve lasciare i doni
sulla tomba e pregare che il nascituro abbia il cuore puro se sar una femmina e i piedi da barcaiolo se
sar un maschio. Non c' tempo da perdere. Deve essere a casa prima dell'alba e la barca deve
rimanere cosparsa di sale per un giorno e una notte. In questo modo i barcaioli custodiscono i loro
segreti e tramandano la loro arte ai figli. I nuovi del mestiere non possono competere con loro. E per
nulla al mondo i barcaioli si toglierebbero gli stivali, nemmeno a corromperli. Ho visto turisti lanciare
diamanti ai pesci, ma non ho mai visto un barcaiolo levarsi gli stivali.
Un tempo in questa citt viveva un uomo debole e sciocco la cui moglie teneva pulita la barca,
vendeva il pesce e allevava i figli e, quando giungeva l'ora, andava all'isola terribile com'era suo
dovere. La loro casa era calda in estate e fredda d'inverno e c'erano troppe bocche da sfamare e troppo
poco cibo. Un giorno, mentre traghettava un turista da una chiesa all'altra, si mise a chiacchierare con il
cliente e questi sollev la questione dei piedi palmati. Contemporaneamente estrasse dalla tasca una
borsa di monete d'oro e con un gesto lento l'appoggi sul fondo della barca. Si avvicinava l'inverno,
l'uomo era magro e pens che non ci sarebbe stato alcun male a togliere uno stivale e a lasciare che il
passeggero desse un'occhiata. Il mattino dopo due preti che si recavano a Messa videro l'imbarcazione.
Il turista farneticava e si tirava le dita dei piedi. Il barcaiolo era scomparso. Portarono il turista al
manicomio di San Servolo, un posto tranquillo dove si prendono cura dei ricchi che sono impazziti. Per
quanto ne so,  ancora l.
E il barcaiolo?
Era mio padre.
Non l'ho mai conosciuto perch non ero ancora al mondo quando scomparve.
Poche settimane dopo essersi ritrovata sola con una barca vuota, mia madre scopr di essere
incinta. Sebbene il suo futuro fosse incerto e, in senso stretto, non fosse pi sposata a un barcaiolo,
decise di rispettare il tetro rituale e la notte prestabilita attravers la laguna silenziosa. Mentre
ormeggiava la barca, un gufo vol basso e con un'ala la colp alla spalla. Non la fer, ma lei diede un
urlo e fece un balzo indietro, lasciando cadere in mare il ramoscello di rosmarino. Per un istante pens
di ritornare subito a casa, ma poi si fece il segno della croce, corse alla tomba di suo padre e vi pose le
offerte. Sapeva che avrebbe dovuto metterle sulla tomba del marito, ma il suo corpo non era ancora
stato ritrovato. Era proprio tipico di lui, pens, essere assente da morto come lo era stato da vivo.
Compiuto il rito, si allontan dalla riva che anche i granchi evitano e infine cosparse la gondola con
tanto sale che affond.
Ma evidentemente la Beata Vergine la proteggeva. Ancor prima della mia nascita aveva trovato
un altro marito. Questa volta un ricco panettiere che poteva permettersi di non lavorare alla domenica.
L'ora della mia nascita coincise con un'eclissi solare e mia madre fece del suo meglio per
rallentare il travaglio finch la luce non fosse riapparsa. Ma io ero impaziente allora come lo sono
adesso e spinsi fuori la testa proprio mentre la levatrice era gi in cucina a far bollire del latte. Una
bella testolina con un ciuffo di capelli rossi e occhi cos luminosi che annullavano l'eclissi.
Una femminuccia.
Fu un parto facile e la levatrice mi tenne a testa in gi finch non strillai. Ma quando mi
deposero per lavarmi mia madre svenne e la levatrice sent il bisogno di bere un altro goccetto di vino.
Avevo i piedi palmati.
In tutta la storia dei barcaioli non si era mai saputo di una donna con i piedi palmati. Durante lo
svenimento mia madre ebbe una visione del rosmarino e si maledisse per la propria sconsideratezza. O
forse doveva sentirsi in colpa per le spensierate volutt a cui si era abbandonata con il panettiere? Non
aveva pi pensato a mio padre da quando la barca era affondata. Non aveva pensato molto a lui
nemmeno quando galleggiava. La levatrice prese un coltello dalla lama affilata e propose di tagliare
subito quelle membrane indecorose. Mia madre annu debolmente, pensando che non avrei sentito
dolore oppure che un attimo di sofferenza sarebbe stato preferibile a una vita di vergogna. La levatrice
tent di incidere il triangolo semitrasparente fra l'alluce e il secondo dito, ma la lama rimbalz senza
lasciare segno. Prov a tagliare le altre membrane. Riusc solo a piegare la punta del coltello.
 la volont della Vergine disse alla fine, scolando la bottiglia. Nessun coltello riuscir a
penetrarle.
Mia madre scoppi a piangere e continu a lamentarsi fino al ritorno del mio patrigno. Era un
uomo di mondo e non si faceva scoraggiare da un paio di piedi palmati.
Finch porter le scarpe non se ne accorger nessuno e quando trover marito, be', non gli
interesseranno certo i piedi.
Mia madre si sent un po' sollevata e passammo i seguenti diciott'anni come una famiglia
normale.
Da quando Bonaparte ha conquistato la nostra citt labirintica nel 1797 ci siamo pi o meno
abbandonati ai piaceri. D'altronde, cos'altro rimane da fare quando si  vissuti liberi e orgogliosi e
improvvisamente non si  pi n liberi n orgogliosi? Ora la nostra citt  un'isola incantata per i folli, i
ricchi, gli annoiati, i pervertiti. Ci siamo lasciati alle spalle i giorni gloriosi ed  cominciato il tempo
degli eccessi. Quell'uomo ha fatto demolire le nostre chiese per un capriccio e si  impadronito delle
nostre ricchezze. E la sua donna porta una corona su cui sono incastonate le pietre preziose del tesoro
di San Marco. Ma il dolore pi grande  che abbia fatto abbattere i nostri cavalli vivi da uomini che
tengono per mano Dio e il Diavolo e imprigionano la vita in uno stampo di bronzo. Li ha rubati alla
Basilica e li ha vomitati in una piazza qualsiasi di quella citt di puttane che  Parigi.
Amavo quattro chiese in particolare, che si affacciavano sulla laguna e sulle quiete isole
intorno. Le ha abbattute per far posto ai Giardini pubblici. Ne avevamo forse bisogno? E se li avessimo
voluti e li avessimo costruiti noi stessi, non li avremmo mai riempiti di centinaia di pini allineati come i
soldati di un reggimento. Corre voce che Josphine sia un'appassionata di botanica. Non avrebbe
potuto escogitare qualcosa di pi esotico per noi? Io non odio i francesi. A mio padre piacciono perch
la loro stupida passione per i dolci ha fatto prosperare i suoi affari. Mi ha dato persino un nome
francese.
Villanelle.  piuttosto carino.
Io non odio i francesi. Li ignoro.
A diciott'anni cominciai a lavorare al Casin. Non ci sono molti mestieri adatti a una ragazza.
Non volevo invecchiare nella panetteria, con le mani rosse e gli avambracci grossi come cosce. Per
ovvie ragioni non potevo diventare una ballerina e ci che mi sarebbe veramente piaciuto, governare le
barche, mi era precluso per via del mio sesso.
Talvolta uscivo in barca da sola e remavo a lungo su e gi per i canali e nella laguna. Imparai i
segreti dei barcaioli, un po' per istinto e un po' osservando i loro gesti.
Se vedevo sparire una poppa in un canale buio dall'aria inospitale, la seguivo e scoprivo la citt
nella citt che solo pochi conoscono. Qui vivono i ladri, gli ebrei, gli orfanelli dagli occhi a mandorla
che vengono dalle terre desolate dell'Est. Vagano a frotte come i gatti e i topi e si contendono lo stesso
boccone di cibo. Nessuno sa perch siano qui e su quale sinistro vascello siano arrivati. Muoiono a
dodici o tredici anni ma vengono subito rimpiazzati. Li ho visti sfoderare i coltelli gli uni contro gli
altri per qualche pollo andato a male.
E poi ci sono gli esuli. Uomini e donne scacciati dai loro splendidi palazzi che si affacciano
maestosi su canali pieni di sole. Uomini e donne ufficialmente deceduti per i registri di Parigi. Si sono
rifugiati qui con i piatti spaiati del servizio d'oro, gettati alla rinfusa in una borsa al momento della
fuga. Finch gli ebrei comprano il loro oro e rimangono pezzi da vendere, sopravvivono. Quando
vediamo i loro cadaveri galleggiare a pancia in su, sappiamo che l'oro  finito.
Una vecchia, che un tempo possedeva una flottiglia di barche e un corteo di gatti e
commerciava in spezie, ora abita qui, nella citt silenziosa. Non saprei dire quanti anni abbia, ormai i
suoi capelli sono verdi come la muffa che copre i muri della nicchia in cui vive. Si ciba delle alghe che
si depositano sulle pietre quando la marea  pigra. Non ha denti. Non ne ha bisogno. Indossa ancora le
tende che strapp dalla finestra del soggiorno quando fugg. Si avvolge in una di esse e drappeggia
l'altra intorno alle spalle come una mantella. Dorme cos.
Io le ho parlato. Quando sente passare una barca, fa capolino dalla sua tana e chiede che ora
potrebbe essere. Mai che ora :  un tipo troppo filosofico per domande cos banali. L'ho vista una
volta, di sera, con gli orribili capelli illuminati da una lanterna. Disponeva bocconi di carne rancida su
un pezzo di tela. Di fianco erano poggiati calici da vino.
Ho degli ospiti a cena mi grid mentre scivolavo lungo l'altro lato del canale. Avrei invitato
anche te, ma non conosco il tuo nome.
Villanelle le gridai di rimando.
Sei veneziana ma porti il tuo nome come un travestimento. Guardati dai dadi e dai giochi
d'azzardo.
Mi volse le spalle e, sebbene ci siamo incontrate ancora, non ha mai pronunciato il mio nome n
ha dato segno di riconoscermi.
Andai a lavorare al Casin: rastrellavo i dadi, distribuivo le carte e grattavo i portamonete ogni
volta che potevo. Tutte le sere i clienti scolavano un'intera riserva di champagne e un cane famelico si
prendeva cura di chi non poteva pagare. Mi travestivo da uomo perch era ci che volevano vedere.
Faceva parte del gioco cercare di indovinare quale sesso si nascondesse sotto i calzoni aderenti e il
trucco stravagante...
Era una caldissima notte d'agosto. Il compleanno di Napoleone. In piazza San Marco si sarebbe
tenuta una grande festa da ballo, bench non fosse chiaro cosa dovessimo festeggiare noi veneziani. Si
trattava di un ballo in maschera, per rispettare le nostre tradizioni, e il Casin aveva portato all'aperto i
tavoli da gioco e i banchi della fortuna. La citt brulicava di francesi e austriaci in cerca di piaceri, oltre
alla solita fiumana di inglesi in estasi davanti ai monumenti, e c'era persino una comitiva di russi decisi
a soddisfare tutte le loro voglie. Soddisfare gli ospiti  ci che sappiamo fare meglio. Il prezzo  alto
ma il divertimento  garantito.
Misi del rossetto vermiglio e mi cosparsi la faccia di cipria bianca. Non avevo bisogno di un
neo artificiale perch ne avevo uno autentico al posto giusto. Indossai i pantaloni gialli del Casin con
la riga lungo la gamba e una giubba da pirata che nascondeva il seno. Questa era la divisa, ma aggiunsi
un paio di baffi per mio divertimento personale. E forse per proteggermi. Nelle notti di festa ci sono
troppi vicoli scuri e troppe mani di ubriachi.
Nella nostra splendida Piazza, che Bonaparte aveva sdegnosamente definito il pi bel salotto
d'Europa, era stata eretta un'impalcatura di legno carica di fuochi artificiali. A mezzanotte avrebbero
dato fuoco alle polveri e io prevedevo gi che, con tanti occhi rivolti al cielo, altrettanti portamonete
sarebbero stati facile bottino.
Il ballo prese il via alle otto e io iniziai la notte distribuendo le carte al banco della fortuna.
Regina di picche, vinci. Asso di fiori, perdi. Gioca ancora. Cosa scommetti? L'orologio? La tua casa?
La tua amante? Mi piace annusare la loro impazienza. Anche i pi calmi, i pi ricchi, hanno
quell'odore.  qualcosa che nasce tra la paura e il sesso.  passione, suppongo.
C' un uomo che quasi tutte le sere viene a tentare la fortuna. Un pancione con i palmi delle
mani gonfi come pasta di pane. Quando mi stringe il collo da dietro, quelle mani sudaticce stridono
sulla mia pelle. Ho sempre un fazzoletto con me. Spesso l'ho visto togliersi la giacca, e rimanere con il
panciotto verde che indossa ogni sera, perch quando i dadi rotolano vuole inseguirli. Ha molto denaro.
Ne sono sicura. In un attimo spende quanto io guadagno in un mese. Eppure  astuto, malgrado la sua
frenesia al tavolo da gioco. Quando sono ubriachi, quasi tutti gli uomini fanno sfoggio delle tasche
piene e dei portamonete. Vogliono che si sappia in giro che sono ricchi, che sono imbottiti di soldi. Ma
lui no. Tiene il borsellino dentro i pantaloni e quando vi attinge mi volge le spalle. Quello non riuscir
mai a rubarlo.
Non so che altro ci sia dentro i suoi pantaloni.
Lui si domanda la stessa cosa guardandomi. Spesso lo scopro a fissare l'inforcatura dei miei
calzoni e talvolta porto una brachetta per provocarlo. La camicia aperta sul petto non mi tradisce perch
ho i seni piccoli e sono alta per essere una donna, soprattutto per una veneziana.
Mi domando cosa direbbe dei miei piedi.
Questa sera ha indossato il vestito buono e si  impomatato i baffi. Apro le carte a ventaglio
davanti a lui; le raccolgo, le mescolo e le apro un'altra volta. Ne sceglie una. Troppo bassa per vincere.
Sceglie ancora. Troppo alta. Ha perso. Ride e getta una moneta sul banco.
Due giorni fa non avevi i baffi.
Siamo tutti pelosi in famiglia.
Ti stanno bene. Il suo sguardo si appunta su di me come al solito, ma io sono al riparo dietro
il banco. Tira fuori un'altra moneta. Distribuisco le carte. Fante di cuori.  di cattivo augurio, ma lui
non la pensa cos. Prendendo la carta come portafortuna, promette di ritornare e si avvia verso un altro
tavolo da gioco. La giacca gli tira sul fondoschiena. Rubano sempre le carte. Mi domando se lo
facciano per obbligarci a usare un mazzo nuovo o per imbrogliare il prossimo avversario. Dipende da
chi sar il prossimo avversario.
Amo la notte. A Venezia, tanto tempo fa, quando avevamo il nostro calendario e ce ne stavamo
isolati dal resto del mondo, i giorni iniziavano al crepuscolo. Cosa ce ne facevamo del sole visto che i
nostri commerci, i nostri segreti e la nostra diplomazia dipendevano dall'oscurit? Il buio  un
travestimento e questa  la citt dei travestimenti. In quei giorni (non posso situarli nel tempo perch il
tempo  legato alla luce), in quei giorni, al tramonto aprivamo le porte e scivolavamo sulle onde
sfuggenti, con una lanterna schermata a prua. Tutte le nostre barche erano nere e non increspavano
l'acqua su cui galleggiavano. Commerciavamo in profumi e sete. Smeraldi e diamanti. Affari di stato.
Non costruivamo ponti semplicemente per attraversare i canali. Troppo banale In realt i ponti sono
luoghi d'incontro. Zone neutrali. Casuali. I nemici si danno appuntamento su un ponte e in quel vuoto
pongono fine al loro litigio. Uno dei due raggiunge la riva opposta e l'altro non ritorner mai pi. Per
gli amanti un ponte  un'opportunit, una metafora delle loro possibilit. E per i traffici di merci
innominabili, cosa c' di meglio di un ponte a notte fonda?
Siamo un popolo di filosofi, conosciamo bene l'avidit e il desiderio, teniamo per mano Dio e il
Diavolo. Non vogliamo lasciarci scappare nessuno dei due. Questo ponte vivente  una tentazione per
tutti e qui potrai perdere l'anima o ritrovarla.
E le nostre anime?
Sono gemelle siamesi.
Adesso l'oscurit  pi luminosa che un tempo. Dappertutto si accendono i fuochi artificiali e ai
soldati piacciono i canali illuminati, amano vedere i riflessi delle luci sulle onde. Non si fidano dei
nostri piedi silenziosi e dei nostri coltelli affilati. Nondimeno, si pu ancora trovare l'oscurit; lungo i
canali poco frequentati o nella laguna. L il buio  impareggiabile.  morbido al tatto e pesa sulle mani.
Si pu aprire la bocca e inghiottirlo finch forma una palla compatta nello stomaco. Si pu
manipolarlo, schivarlo, nuotarvi. Si pu aprirlo come una porta.
Gli antichi veneziani avevano occhi di gatto che penetravano l'oscurit pi fitta e guidavano i
loro passi quando si addentravano in vicoli impraticabili. Anche ora, se ci guardi attentamente,
scoprirai che nella luce del giorno alcuni di noi hanno occhi sottili come fessure.
Avevo sempre pensato che l'oscurit e la morte fossero la stessa cosa. Che la morte fosse
l'assenza di luce; la terra delle ombre, dove si compra, si vende e si ama come ovunque ma con minor
convinzione. La notte  provvisoria rispetto al giorno, specialmente per gli amanti, e pi incerta. In
fondo  il simbolo della nostra vita, incerta e provvisoria. Ma allo spuntar del giorno ce ne
dimentichiamo. Nella luce dal sole ci sentiamo eterni. Questa  la citt dell'incertezza, dove le vie e i
volti sembrano simili ma non lo sono. La morte sar cos. Riconosceremo gente che non abbiamo mai
incontrato.
Ma l'oscurit e la morte non sono la stessa cosa.
L'una  provvisoria, l'altra no.
A Venezia i funerali sono spettacoli favolosi. Li celebriamo di notte e con essi ritorniamo alle
nostre oscure radici. Le barche nere sfiorano l'acqua e la bara ha una croce di giaietto. Dalla mia
finestra, che d sulla confluenza di due canali, una volta vidi il corteo funebre di un uomo ricco, con
quindici barche (devono essere sempre in numero dispari) dirette verso la laguna. In quello stesso
momento dall'altro canale sopraggiungeva una barca disadorna che trasportava una bara
semplicemente impeciata; la conduceva una vecchietta che quasi non aveva la forza di maneggiare i
remi. Temetti che si scontrassero, ma i barcaioli remarono a tutta forza per evitarla. Poi la vedova ricca
fece un segno con la mano: il corteo si apr all'altezza dell'undicesima barca, facendo posto a quella
della vecchietta, e i barcaioli lanciarono una cima da fissare alla prua per rimorchiarla. Poi si diressero
verso la terribile isola di San Michele e io li persi di vista.
Se dovessi morire, vorrei che accadesse quando sono sola, lontana dal mondo. Vorrei giacere
sulle pietre riscaldate dal sole di maggio fino a perdere le forze, e poi scivolerei dolcemente nel canale.
A Venezia  ancora possibile.
Ora la notte  dedicata ai piaceri e questa notte, secondo le previsioni, sar un vero tour de
force. I mangiafuoco dalla lingua gialla hanno gi la schiuma alla bocca. C' un orso ballerino.
Ragazzine dai corpi rosei, flessuosi e vellutati, reggono piatti colmi di confetti. Ci sono donne di ogni
tipo e non tutte sono donne. Al centro della Piazza i maestri vetrai di Murano hanno soffiato un'enorme
scarpina che viene riempita in continuazione di champagne. Per berlo bisogna lappare come i cani e i
turisti si divertono un mondo. Uno  gi annegato, ma che importanza ha una morte in mezzo a tutta
questa vita?
All'impalcatura di legno, sulla quale i fuochi d'artificio attendono pazienti, sono sospesi trapezi
e reti. Gli acrobati volteggiano sopra la Piazza e proiettano ombre grottesche sui danzatori. Di tanto in
tanto uno si regge al trapezio con le ginocchia e ruba un bacio a chi si trova sotto di lui. Mi piacciono
questi baci. Riempiono la bocca ma lasciano libero il corpo. Per baciare bene si deve solo baciare.
Niente mani impazienti e cuori in tumulto. Le labbra e solo le labbra danno piacere. Sorbita goccia a
goccia, la passione  pi dolce. Divisa e ridivisa come il mercurio, e raccolta solo all'ultimo momento.
Come vedi, non sono inesperta in amore.
Si sta facendo tardi. Chi  la donna che arriva con il volto nascosto da una maschera? Tenter la
fortuna alle carte?
S. Tiene una moneta sul palmo e io devo prenderla. La sua pelle  calda. Allargo le carte a
ventaglio. Lei sceglie. Dieci di quadri. Tre di fiori. Poi la regina di picche.
Una carta fortunata. Il simbolo di Venezia. Ha vinto.
Mi sorrise e si tolse la maschera scoprendo gli occhi grigio-verdi, illuminati da pagliuzze d'oro.
Aveva gli zigomi alti e imbellettati. I capelli erano di un rosso pi intenso dei miei.
Gioca ancora?
Scroll la testa e chiam un cameriere per ordinare una bottiglia di champagne. Non uno
champagne qualsiasi. Veuve Cliquot. L'unica cosa buona importata dalla Francia. Sollev la coppa in
un brindisi silenzioso, forse alla propria fortuna. La regina di picche procura una grossa vincita e di
solito cerchiamo di non farla uscire. Continuava a tacere, ma mi osservava attraverso il cristallo e dopo
aver bevuto d'un fiato lo champagne, mi sfior la guancia con le dita. Poi scomparve e io rimasi con il
cuore schiantato nel petto e una bottiglia ancora piena dello champagne migliore. Feci in modo di
nascondere entrambi.
Sono una donna pratica in amore e mi sono divertita con uomini e donne, senza mai aver
bisogno di una guardia per il mio cuore. Di lui mi posso fidare.
A mezzanotte furono accesi i fuochi artificiali e il cielo sopra San Marco si frantum in mille
scaglie colorate. Lo spettacolo dur circa mezz'ora e io riuscii a sgraffignare tanti portamonete da
pagare un amico che mi sostituisse al banco per un po'. La cercai tra la folla, facendomi largo fino alla
scarpina gorgogliante di champagne.
Era scomparsa. A ogni angolo c'erano volti, costumi, maschere, offerte di baci e mani pronte,
ma di lei nessun segno. Mi ferm un soldato di fanteria che teneva in mano due palle di vetro e mi
propose di far cambio con le mie. Ma io non mi sentivo in vena di scherzi licenziosi e passai oltre, con
gli occhi imploranti, alla ricerca di una traccia.
Il tavolo della roulette. Il tavolo da gioco. Le indovine. La sensazionale donna dalle tre
mammelle. La scimmia canterina. Il gioco del domino e i tarocchi.
Non era l.
Non era da nessuna parte.
Non avevo pi tempo e cos ritornai al banco della fortuna, piena di champagne e con il cuore
vuoto.
 venuta una donna a cercarti mi disse il mio amico. Ha lasciato questo.
Sul tavolo c'era un orecchino. Romano, a giudicare dalla forma insolita, fatto di quell'antico
oro giallo che il presente non conosce pi.
Lo misi all'orecchio e dopo aver allargato le carte in un ventaglio perfetto estrassi la regina di
picche. Nessun altro avrebbe vinto quella notte. Avrei conservato la sua carta finch ne avesse avuto
bisogno.
L'allegria invecchia presto.
Alle tre i nottambuli cominciavano ad allontanarsi sotto i portici di San Marco o sostavano a
gruppi davanti ai caff, che avevano aperto presto per fornire bevande ristoratrici. I divertimenti erano
terminati. Le indovine del Casin stavano riponendo le stoffe a righe sgargianti e i tappeti da tavolo che
avevano i colori dell'ottimismo. Avevo finito il mio turno ed era quasi l'alba. Di solito vado a casa
dritta e incontro mio padre che si avvia alla panetteria. Mi d una pacca sulla spalla e scherza sul
denaro che ho guadagnato.  un tipo singolare: una scrollata di spalle e una strizzatina d'occhi, lui 
tutto in quei gesti. Non ha mai considerato strano che sua figlia si travesta per guadagnarsi da vivere, e
per giunta venda portafogli usati. D'altra parte non ha mai considerato strano neppure il fatto che sua
figlia sia nata con i piedi palmati.
Ci sono cose ben pi bizzarre diceva.
E suppongo che abbia ragione.
Questa mattina non andr a casa. Sono rigida come un fuso, ho le gambe irrequiete e l'unica
cosa sensata che posso fare  prendere in prestito una barca e cercare di calmarmi alla maniera
veneziana: sul mare.
Il Canal Grande  gi pieno di barche che trasportano ortaggi. Apparentemente sono l'unica
sfaccendata e gli altri mi lanciano occhiate incuriosite mentre sistemano il carico o discutono tra loro.
Sono la mia gente, possono osservarmi quanto vogliono.
Avanzo ancora, sotto il Rialto, quello strano semi-ponte che pu essere sollevato per impedire a
una parte della citt di far guerra all'altra. Un giorno lo salderanno e saremo tutti fratelli e sorelle. E
quella sar la fine dei paradossi.
I ponti uniscono, ma possono anche separare.
Sempre pi lontano, oltre le case che si piegano verso le onde. Oltre il Casin. Oltre gli usurai e
le chiese e gli edifici di stato. Fuori, nella laguna, con la sola compagnia del vento e dei gabbiani.
Mi sento rassicurata dal contatto dei remi, dalla consapevolezza che per generazioni i barcaioli
sono stati ritti cos e hanno remato con questo stesso ritmo, questa stessa facilit. La citt  disseminata
di fantasmi occupati nelle loro faccende. Nessuna famiglia sarebbe completa senza i suoi antenati.
I nostri antenati. I nostri affetti. Si pu predire il futuro solo sulla base del passato, solo il
passato rende possibile il futuro. Senza il passato e il futuro, il presente  incompleto. Tutto il tempo 
eternamente presente, tutto il tempo  nostro. Non ha senso dimenticare, ha senso solo ricordare. Cos il
presente si arricchisce. Si completa. Questa mattina il passato  al mio fianco, rema accanto a me, e il
futuro risplende sull'acqua. Mi specchio sulle onde e nel riflesso distorto del mio volto vedo ci che
potrei diventare.
Se riesco a trovarla, cosa sar del mio futuro?
La trover.
Tra la paura e il sesso nasce la passione.
La passione non  tanto un'emozione quanto un destino. Con questo vento, quale altra scelta ho
se non issare la vela e tirare in secca il remo?
Spunta l'alba.
Trascorsi le settimane successive in preda allo stordimento e a un'agitazione frenetica.
Esiste veramente una condizione del genere? S.  quella che pi assomiglia a un tipo di
malattia mentale. Ho visto molti casi come il mio a San Servolo. Manifestano tutti un bisogno
ossessivo di agire, di impegnarsi anche nelle cose pi insignificanti. Il corpo deve muoversi, ma la
mente  vuota.
Mi aggiravo per le calli, navigavo intorno a Venezia senza un attimo di tregua, mi svegliavo nel
cuore della notte con le coperte attorcigliate in nodi inestricabili e i muscoli contratti. Facevo i doppi
turni al Casin, vestita da donna al pomeriggio e da uomo alla sera. Mangiavo quando mi mettevano un
piatto davanti e mi addormentavo quando il corpo pulsava per la stanchezza.
Dimagrivo.
Mi scoprivo con lo sguardo perso nel vuoto, dimentica di dove mi dirigessi.
Avevo freddo.
Non vado mai a confessarmi. Dio non vuole che ci confessiamo, vuole che lo sfidiamo, ma per
un po' mi rifugiai nelle chiese perch erano state costruite col cuore. Cuori inverosimili che non avevo
mai compreso prima di allora. Cuori cos pieni di desiderio che quelle mura gridano ancora la loro
estasi. Sono chiese calde, costruite nel sole.
Mi sedevo sulle ultime panche, ascoltavo la musica o mormoravo le parole della Messa. Dio
non mi ha mai tentata, ma mi affascinano le sue trappole. Non sono tentata, ma comincio a capire
perch altri lo siano. Divorata da questo sentimento, da questo amore sfrenato e spaventoso, dove posso
rifugiarmi per essere al sicuro? Dove posso nascondere la polvere da sparo? Come faccio a dormire la
notte? Se fossi diversa potrei trasformare la passione in qualcosa di sacro e allora riuscirei a dormire.
Allora l'estasi sarebbe mia e non avrei pi paura.
Il mio amico pancione ha deciso che sono una donna e mi ha chiesto di sposarlo. Ha promesso
di farmi vivere nel lusso e di soddisfare ogni mio capriccio, a patto che io indossi abiti maschili
nell'intimit della nostra casa.  il suo gioco preferito. Dice che far fare dei baffi finti e delle brachette
apposta per me e che ci divertiremo un mondo, giocheremo e ci ubriacheremo. Avrei voluto puntargli
un coltello alla gola proprio l nel bel mezzo del Casin, ma il mio pragmatismo veneziano mi venne in
soccorso e pensai che era giunta l'ora che mi divertissi anch'io. Qualsiasi cosa pur di trovare sollievo
dalla disperazione di non rivederla.
Mi sono sempre chiesta di dove venga il suo denaro. L'ha ereditato? Sua madre gli paga i conti?
No. Lui guadagna i suoi soldi. Li guadagna fornendo carne e cavalli all'esercito francese. Carne
e cavalli, mi dice, che normalmente un gatto rifiuterebbe di mangiare o un accattone di cavalcare.
Come riesce a farla franca?
Non c' nessun altro che possa fornire tanta merce altrettanto rapidamente in qualsiasi luogo;
quando arrivano gli ordini, le forniture sono gi in viaggio.
Pare che Bonaparte vinca le battaglie in fretta o non le vinca affatto.  il suo sistema. Non ha
bisogno della qualit, ma solo dell'azione. Ha bisogno che i suoi uomini si reggano in piedi per alcuni
giorni di marcia e alcuni giorni di battaglia. Ha bisogno di cavalli per una sola carica. Non gli interessa
altro. Che importa se i cavalli sono zoppi o gli uomini intossicati dal cibo, purch resistano fino a
quando ce n' bisogno?
Sposerei un macellaio.
Mi offre una coppa di champagne. Ha ordinato il migliore. Non avevo pi assaggiato del Veuve
Cliquot da quella calda notte d'agosto. Il vino mi accarezza la lingua e la gola, risvegliando i ricordi. Il
ricordo del tocco lieve delle sue dita. Come poteva quel gesto fugace essere ancora cos vivo nella mia
mente?
Ma Cristo aveva detto: Seguitemi, e cos era stato.
Immersa in quelle fantasticherie, non lo vidi inginocchiarsi accanto a me e quasi non sentii la
sua mano sulla mia gamba, le sue dita sul mio ventre. Improvvisamente mi ricordarono le ventose dei
calamari e lo respinsi disgustata, urlando che non lo avrei mai sposato, neppure se avesse comprato
tutto il Veuve Clicquot della Francia o se avesse riempito Venezia di brachette. La sua faccia,
rubiconda come sempre, non rivelava cosa provasse ai miei insulti. Si alz e si sistem il panciotto. Mi
chiese se volevo continuare a lavorare.
Continuer a lavorare perch lo faccio bene e clienti come te arrivano ogni giorno.
Allora mi schiaffeggi. Non forte, ma ne rimasi sconvolta. Nessuno mi aveva mai picchiata
prima. Gli restituii lo schiaffo. Con tutta la forza che avevo.
Scoppi a ridere e mi schiacci contro il muro con tutto il suo peso. Era come stare sotto una
montagna di pesce. Non provai nemmeno a divincolarmi: era il doppio di me e io non sono un'eroina.
E non avevo nulla da perdere, visto che l'avevo persa in tempi pi felici.
Lasci una macchia sulla mia camicia e mi gett una moneta a mo' di saluto.
Cosa mi aspettavo da un macellaio?
Tornai nella sala da gioco.
A Venezia novembre inaugura la stagione del catarro. Come San Marco, il catarro fa parte della
nostra eredit. Tanto tempo fa, quando il Consiglio dei Tre governava secondo leggi misteriose, la
morte improvvisa di un traditore o di uno sventurato veniva sempre attribuita al catarro. In questo
modo si evitavano situazioni imbarazzanti.  la nebbia, che sale a sbuffi dalla laguna e nasconde un
capo della Piazza dall'altro, a portare questa odiosa congestione. E poi piove, una pioggia silenziosa e
dolente, e i barcaioli cercano di ripararsi con stracci inzuppati e puntano lo sguardo vacuo sui canali. Il
maltempo scaccia gli stranieri, e questo  l'unico lato positivo che vi si possa trovare. Persino il
luminoso cancello della Fenice, che si apre sul mare, diventa grigio.
Un pomeriggio in cui al Casin non avevano bisogno di me e io non sapevo cosa fare di me
stessa, me ne andai al caff Florian a bere e a osservare la Piazza.  un passatempo gratificante.
Ero seduta l forse da un'ora quando ebbi la sensazione di essere osservata. Non c'era nessuno
vicino a me, ma avvertii una presenza dietro un paravento poco pi in l. Distolsi il pensiero ancora una
volta. Cosa importava? In ogni istante osserviamo o siamo osservati. Il cameriere si avvicin con un
pacchetto.
Lo aprii. Era un orecchino. Quello mancante.
Poi la vidi, l davanti a me, e mi resi conto di essere vestita come quella notte perch a sera
dovevo andare a lavorare. Portai la mano al labbro superiore.
Li hai rasati disse.
Sorrisi. Non riuscivo a parlare.
Mi invit a cena per l'indomani; io accettai e mi feci dare l'indirizzo.
Al Casin, quella sera, cercai di decidere cosa fare. Mi credeva un uomo. Ma non lo ero.
Dovevo presentarmi a casa sua come me stessa, scherzare sull'equivoco e congedarmi con grazia? Mi
si strinse il cuore al pensiero. Perderla un'altra volta, cos presto. E io chi ero? Questa me stessa con i
pantaloni e gli stivali era forse meno reale di quella che indossava le giarrettiere? Cosa c'era in me che
l'incuriosiva?
Giochi, vinci. Giochi, perdi. Giochi.
Quella sera scelsi con cura le mie vittime e rubai quanto mi serviva per comprare una bottiglia
dello champagne migliore.
Gli amanti non sono mai in forma quando dovrebbero. La bocca si secca, le mani sudano, la
conversazione langue e a ogni momento il cuore minaccia di volar via dal corpo una volta per tutte. 
risaputo che vanno soggetti ad attacchi di cuore. Bevono troppo per il nervosismo e poi non ce la fanno.
Mangiano troppo poco e poi svengono durante l'amplesso tanto agognato. Non accarezzano il gatto
preferito e il trucco si scioglie. E non  finita qui. Tutto ci su cui contavano, l'abbigliamento, la cena,
la poesia,  un fallimento.
La sua casa era una costruzione di gusto moderno, lussuosa senza essere sfarzosa, e si
affacciava su un canale silenzioso. Il salotto era enorme, con grandi finestre ai due capi e un caminetto
in cui un cane lupo avrebbe potuto sdraiarsi comodamente per un pisolino. Era arredata con semplicit:
un tavolo ovale e una chaise longue. Qualche soprammobile cinese, che acquistava quando arrivavano
le navi dall'Oriente. Aveva anche uno strano assortimento di insetti, sistemati in vetrinette appese alle
pareti. Non avevo mai visto una collezione simile, e mi meravigliai che avesse quella passione.
Camminava al mio fianco e mi mostrava la casa, indicandomi quadri e libri particolari. La sua
mano sostenne il mio gomito per guidarmi verso la scala e quando ci accomodammo a tavola non
seguimmo il galateo: mi fece sedere al suo fianco e tra noi pose solo la bottiglia del vino.
Parlammo di musica lirica e di teatro, dei visitatori, del tempo, e di noi due. Le raccontai che il
mio vero padre era un barcaiolo e ridendo mi domand se avevamo realmente i piedi palmati.
Certo risposi, e a questa battuta scoppi in una nuova risata.
Avevamo terminato la cena. La bottiglia era vuota. Mi disse che si era sposata tardi, che non si
era aspettata affatto di sposarsi perch aveva un carattere difficile ed era ricca di famiglia. Suo marito
commerciava in libri rari e manoscritti orientali. Mappe antiche che riportavano le tane dei grifoni e i
nascondigli delle balene. Mappe del tesoro che indicavano orgogliosamente la localizzazione del Sacro
Graal. Era un uomo tranquillo e colto, e lei gli era affezionata.
In quei giorni era in viaggio.
Avevamo terminato la cena, la bottiglia era vuota. Non rimaneva pi nulla da dire che non
comportasse disagio o ripetizione. Ero stata con lei per pi di cinque ore e dovevo andarmene. Quando
ci alzammo e lei si mosse a prendere qualcosa, io allungai la mano, tutto qui, e lei vol tra le mie
braccia. Le accarezzai le spalle e le sue dita corsero lungo la mia spina dorsale. Rimanemmo cos per
alcuni istanti finch trovai il coraggio di sfiorarle il collo con le labbra. Non si ritrasse. Acquistai
sicurezza e la baciai sulla bocca, mordicchiandole il labbro inferiore.
Mi baci.
Non posso fare l'amore con te mi disse.
Sollievo e disperazione.
Ma ti posso baciare.
E cos, sin dall'inizio, separammo i nostri corpi nel piacere. Si stendeva sul tappeto e io mi
sdraiavo ad angolo retto rispetto a lei perch solo le labbra potessero congiungersi. Baciarsi in questo
modo  la pi strana delle follie. Il corpo avido reclama l'appagamento, ma deve accontentarsi di
un'unica sensazione e, come i ciechi hanno l'udito pi sensibile e i sordi, quando toccano l'erba, la
sentono crescere, cos le labbra mettono a fuoco l'amore. Tutto vi passa attraverso e si fa nitido.  una
tortura dolce e inesorabile.
Quando uscii da casa sua un po' pi tardi non mi allontanai subito, rimasi a osservarla mentre
passava di stanza in stanza e spegneva le lampade. Saliva, lasciando l'oscurit dietro di s finch
rimase una sola luce, quella della sua camera. Mi aveva detto che, quando suo marito era via, spesso
leggeva fino a notte fonda. Quella notte non lesse. Sost per un attimo alla finestra e poi la casa piomb
nel buio.
A cosa pensava?
Cosa provava?
Attraversai lentamente le piazze silenziose e il Rialto, quasi nascosto dalla nebbia che aleggiava
sull'acqua. Le barche erano coperte e vuote, si vedevano solo i gatti addormentati sotto i sedili di legno.
Per le vie non c'era nessuno, nemmeno i mendicanti avvolti nei loro stracci negli androni delle case.
Riusciremo mai a comprendere la vita? Un giorno ti sembra ordinata e ti senti soddisfatto, forse
un po' cinico ma tutto sommato appena un pochino, eppure il giorno dopo scopri che il solido
pavimento nascondeva una botola e ora ti trovi in un altro luogo, dove il paesaggio ha contorni incerti e
le usanze sono strane.
I viaggiatori almeno possono scegliere. Chi issa le vele sa che tutto sar diverso dove
approder. Gli esploratori sono preparati a questo. Ma noi che navighiamo sui flutti del sangue, noi che
giungiamo per caso alle citt interiori, non siamo preparati. Eravamo conversatori brillanti, eppure
scopriamo che la vita  una lingua ignota. Tra le paludi e le montagne. Tra la paura e il sesso. Tra Dio e
il Diavolo nasce la passione e la strada che vi conduce appare all'improvviso e la via del ritorno  la pi
ardua.
Mi sorprende udirmi parlare cos. Sono giovane, il mondo si apre davanti a me, ci saranno altri
amori.  la mia prima ribellione da quando la conosco. Il primo fremito d'amor proprio. Non voglio
rivederla mai pi. Posso andare a casa, gettare questi vestiti e continuare la mia vita. Posso anche
cambiar vita se mi va. Riuscir a convincere il macellaio a portarmi a Parigi, in cambio di un favore o
due.
La passione? Ci sputo sopra.
Sputai nel canale.
Poi tra le nuvole spunt il disco luminoso della luna e io pensai a mia madre che remava
fiduciosa verso l'isola terribile.
La superficie del canale pareva giaietto levigato. Lentamente mi tolsi gli stivali, sciogliendo i
lacci e allentando le stringhe. Vidi le mie lune, ripiegate tra le dita. Pallide e opache. Inutilizzate.
Spesso le avevo toccate per gioco, ma non avevo mai pensato che fossero reali. Mia madre non aveva
voluto nemmeno dirmi se la leggenda fosse vera e non ho cugini barcaioli. I miei fratelli se ne sono
andati.
Posso camminare sull'acqua?
Posso davvero?
Esitai sull'orlo dei gradini scivolosi che si immergevano nel buio. Era novembre, dopo tutto. Se
fossi caduta in acqua sarei morta. Appoggiai il piede sulla liscia superficie del canale ed esso affond
nel gelido nulla.
Una donna pu amare un'altra donna per pi di una notte?
Feci un passo avanti. Dicono che il mattino dopo un mendicante corresse in tondo sul Rialto,
farneticando di un giovane che aveva attraversato il canale a piedi come se fosse stato di pietra.
Ti sto raccontando una favola. Fidati.
Quando ci incontrammo di nuovo, indossavo un'uniforme militare che avevo preso in prestito.
O, pi precisamente, rubato.
Questo  ci che accadde.
Al Casin, un bel pezzo dopo la mezzanotte, mi si era avvicinato un ufficiale che mi aveva
proposto un'insolita scommessa. Se fossi riuscita a batterlo al biliardo mi avrebbe regalato il suo
portamonete. Me lo mostr. Era rotondo e ben imbottito, e in me deve esserci un po' del sangue di mio
padre perch non ho mai potuto resistere a un borsellino.
E se avessi perso? Avrei dovuto regalargli il mio portamonete. Non c'erano dubbi su cosa
intendesse.
Ci sfidammo al tavolo del biliardo, incitati da una dozzina di clienti annoiati, e con mia grande
sorpresa scoprii che l'ufficiale giocava bene. Dopo aver trascorso qualche ora al Casin nessuno se la
cava bene in nessun gioco.
Andammo nella sua stanza: era il tipo a cui piace che la donna stia a faccia in gi, con le braccia
allargate come Cristo sulla croce. Era molto eccitato e venne subito, poi si addorment. Era quasi della
mia altezza. Gli lasciai la camicia e gli stivali e presi il resto.
Mi accolse come un vecchio amico e s'inform subito dell'uniforme.
Non sei un soldato.
 un costume.
Mi pareva quasi di essere Sarpi, il sacerdote e diplomatico veneziano che affermava di non aver
mai mentito ma che non diceva sempre la verit. Molte volte quella sera, mentre mangiavamo e
bevevamo e giocavamo a dadi, mi preparai a spiegarle tutto. Ma mi si ingarbugliava la lingua e il cuore
si ribellava per proteggersi.
I piedi disse.
Cosa?
Lascia che ti accarezzi i piedi.
Vergine santa, i piedi no.
Non mi tolgo mai gli stivali se non sono a casa.  una mia fissazione.
Allora levati la camicia.
La camicia no, se l'avessi sollevata avrebbe visto i seni.
Non sarebbe saggio con questo tempo impietoso. Tutti hanno il catarro. Pensa alla nebbia.
Vidi che il suo sguardo si appuntava pi in basso. Si aspettava forse che il mio desiderio fosse
cos evidente?
Cosa potevo concederle? Le ginocchia?
Invece mi avvicinai e cominciai a baciarle il collo. Seppellii la faccia tra i suoi capelli e caddi in
sua balia. Il suo profumo era l'aria che respiravo, e pi tardi, quando fui di nuovo sola, maledissi le mie
narici che avevano ripreso a respirare l'aria di tutti i giorni e avevano svuotato il mio corpo di lei.
Quando stavo per andarmene mi disse: Domani ritorna mio marito.
Oh.
Quando stavo per andarmene mi disse: Non so quando potr rivederti.
Lo fa per abitudine? Cammina per le vie, quando suo marito  lontano, alla ricerca di un tipo
come me? Tutti a Venezia hanno le loro debolezze e i loro vizi. Forse non solo a Venezia. Li invita a
cena e li incanta con i suoi occhi e spiega, in tono un po' triste, che non pu fare l'amore? Forse quella
 passione per lei. La passione senza gli ostacoli della passione. E io? In ogni gioco si rischia che esca
la carta sbagliata. Imprevista e incontrollabile. Nemmeno con mano ferma e una sfera di cristallo
riusciremmo a governare il mondo come vogliamo. Ci sono tempeste sul mare e altre tempeste sulla
terra ferma. Solo le finestre dei conventi si affacciano serene su entrambi.
Ritornai davanti alla sua porta e bussai con violenza. L'apr di uno spiraglio. Era sorpresa.
Sono una donna dissi, sollevando la camicia e rischiando di prendermi il catarro.
Sorrise. Lo so.
Non ritornai a casa. Rimasi l.
Le chiese si preparavano al Natale. Le Madonne venivano dorate e i Ges ridipinti. I preti
rispolveravano i loro ori e gli splendidi scarlatti, e l'incenso aveva un profumo particolarmente dolce.
Presi l'abitudine di andare a Messa due volte al giorno per crogiolarmi nella fede in Nostro Signore.
Non ho mai avuto scrupoli sul fatto di crogiolarmi. D'estate lo faccio appoggiata ai muri o seduta sul
bordo dei pozzi di ferro, come le lucertole del Levante. Mi piace sentire come il legno trattiene il calore
e, se posso, prendo la barca e per un'intera giornata me ne sto sdraiata seguendo il cammino del sole. In
quei momenti il corpo si arrende alla quiete, la mente fluttua lontano. Mi domando se questo sia ci che
i santi provano in quelle che definiscono trances. Ho visto santoni venuti dall'Est. Una volta li abbiamo
esposti come attrazioni per rifarci della legge che proibiva i combattimenti dei cani contro i tori. Anche
le loro membra erano arrendevoli, ma ho sentito dire che dipende dal cibo di cui si nutrono.
Crogiolarsi non pu essere considerato un atto di devozione, ma se si raggiungono i medesimi
risultati Dio se ne dispiacer? Non credo. Nell'Antico Testamento il fine giustifica sempre i mezzi. E
qui a Venezia lo capiamo perfettamente, visto che siamo gente pratica.
In questa stagione non c' sole e devo cercare altri luoghi in cui crogiolarmi. Crogiolarsi in una
chiesa significa prendere quello che  esposto senza pagare. Prendere il conforto e la gioia e ignorare il
resto. Il Natale ma non la Pasqua. Non mi  mai piaciuto andare in chiesa a Pasqua.  tetro, e inoltre in
quel periodo  gi ricomparso il sole.
Se andassi a confessarmi, cosa avrei da dire? Che mi travesto? Lo faceva anche Nostro Signore
e lo fanno anche i preti.
Che rubo? Lo faceva anche Nostro Signore e lo fanno anche i preti.
Che sono innamorata?
L'oggetto del mio amore  partito per le vacanze di Natale. Come fanno sempre in questo
periodo dell'anno. Loro due soli. Pensavo che ne avrei sofferto, ma dopo i primi giorni, in cui sentivo
lo stomaco e il petto di pietra, mi sono scoperta felice. Persino sollevata. Ho rivisto i vecchi amici e ho
camminato da sola con il passo sicuro di un tempo. Il sollievo nasce dall'assenza di incontri clandestini.
Non pi ore rubate. Per una settimana intera aveva fatto colazione due volte al giorno. Una a casa sua e
una con me. Una nel salotto e una in piazza San Marco. E, dopo, i pranzi erano un disastro.
Ama molto andare a teatro e, siccome a lui non piace il palcoscenico, ci va da sola. Per diverse
serate ha visto solo il primo atto. All'intervallo correva da me.
Venezia  piena di mocciosi sempre pronti a consegnare lettere a mani ansiose. Nelle ore in cui
non potevamo incontrarci ci scambiavamo messaggi d'amore e d'impazienza. Nelle ore in cui ci
incontravamo la nostra passione era breve ma violenta.
Si veste per me. Non l'ho mai vista indossare lo stesso abito due volte.
Ora mi sono totalmente arresa all'egoismo. Penso a me stessa, mi alzo quando mi pare, non pi
all'alba solo per osservarla mentre apre le imposte. Civetto con i camerieri e i clienti e riscopro quanto
sia divertente. Canticchio e mi crogiolo nelle chiese. Questa libert  deliziosa proprio perch  rara?
Ogni tregua nell'amore  benvenuta proprio perch  temporanea? Se fosse partita per sempre, questi
giorni non sarebbero cos luminosi. Provo piacere nell'essere sola perch so che ritorner?
Cuore disperato che ti nutri di paradossi; brami l'amata e sei segretamente sollevato quando 
assente. Rosicchi le ore della notte nell'ansiosa ricerca di un segno e appari cos padrone di te a
colazione. Aspiri alla certezza, alla fedelt, alla piet e rischi alla roulette il tesoro pi prezioso.
Il gioco d'azzardo non  un vizio,  l'espressione della nostra umanit.
Tutti rischiano. Alcuni nelle case da gioco, altri in luoghi diversi.
Giochi, vinci, giochi, perdi. Giochi.
 nato il Bambino Ges. La madre  glorificata. Il padre viene dimenticato. Gli angeli cantano
nei cori e Dio siede sul tetto di ogni chiesa e dispensa benedizioni ai fedeli sotto di lui. Non 
meraviglioso unirsi a Dio? Opporgli la tua intelligenza, sapendo che vincerai e perderai allo stesso
tempo? In che altro modo potresti gustare senza timore lo squisito masochismo del sacrificio?
Arrenderti davanti alle sue lance e chiudere gli occhi. Come potresti essere pi padrone di te stesso?
Certamente non in amore.
Il suo bisogno di te  maggiore del tuo bisogno di lui, perch conosce le conseguenze del non
possederti, mentre tu, che non sai nulla, puoi lanciare il cappello in aria e vivere un nuovo giorno. Tu
nuoti e il pensiero di lui non ti attraversa la mente, ma lui  intento a misurare con cura la pressione
dell'acqua intorno alle tue caviglie.
Crgiolati. Malgrado ci che dicono i monaci, puoi incontrare Dio senza alzarti presto. Puoi
incontrarlo anche oziando sulle panche della chiesa. La sofferenza  un'invenzione degli uomini perch
non possono esistere senza passione. La fede nasce tra la paura e il sesso. E Dio? Veramente?  tutto
merito suo? E le nostre voci, allora, che parlano a suo nome? Ossessionato, penso, ma non
appassionato.
Talvolta, nei sogni, emergiamo faticosamente dall'oceano del desiderio arrampicandoci sulla
scala di Giacobbe per raggiungere quel luogo ordinato. Ma poi voci umane ci svegliano e anneghiamo.
L'ultimo giorno dell'anno. Sul Canal Grande si stendeva una processione di barche illuminate
dalle candele. Ricchi e poveri occupavano lo stesso corso d'acqua e nutrivano la stessa speranza che il
nuovo anno, a suo modo, fosse migliore. Mio padre e mia madre, che avevano indossato i loro
grembiuli migliori, regalavano pagnotte ai poveri e agli espropriati. Mio padre era ubriaco e dovemmo
impedirgli con la forza di intonare le canzoni che aveva imparato in un bordello francese.
Pi lontano, nascosti nella citt segreta, anche gli esuli avevano qualcosa da osservare. I canali
bui erano bui come sempre, ma a guardarli attentamente rivelavano brandelli di satin consunto su corpi
giallastri, il bagliore di un calice in una cantina. Quando passai con la mia barca, i ragazzini dagli occhi
a mandorla stavano tagliando la gola, con grande solennit, a una capra che avevano rubato. Per un
istante fermarono i coltelli insanguinati e mi guardarono.
La mia amica filosofa stava al suo balcone. In realt erano solo due casse legate agli anelli di
legno ai lati della nicchia. Aveva qualcosa sulla testa, una specie di corona, scura e pesante. Scivolai
davanti a lei e mi chiese che ora potesse essere.
Quasi l'anno nuovo.
Lo so. Ne sento l'odore.
Immerse la sua coppa nel canale ancora una volta e ne bevve lunghe sorsate. Solo dopo essere
passata oltre capii che la corona era fatta di topi legati in cerchio per le code.
Non vidi gli ebrei. Quella notte i loro traffici non mi interessavano.
Sentivo un freddo pungente. Non c'era vento, ma un'aria gelida che ghiacciava i polmoni e
tagliava le labbra. Le mie dita strette intorno ai remi erano intirizzite e fui sul punto di ormeggiare la
barca e di correre a unirmi alla folla che si stava dirigendo in piazza San Marco. Ma quella notte non
era fatta per crogiolarsi. Quella notte gli spiriti dei morti vagavano per la citt e parlavano in tutte le
lingue. Chi li avesse ascoltati, avrebbe capito. Quella notte lei era a casa.
Remai fino al suo palazzo. Solo alcune stanze erano illuminate e sperai di cogliere la sua ombra,
il suo braccio, un segno qualsiasi. Non la vedevo, ma la immaginavo seduta, immersa nella lettura, con
un bicchiere di vino di fianco a s. Il marito doveva essere nello studio, intento a decifrare la mappa di
un tesoro favoloso. Intento a localizzare la Santa Croce o le gallerie segrete che conducono al centro
della terra e ai draghi sputafuoco.
Mi fermai davanti al cancello, mi arrampicai sull'inferriata e spiai attraverso la finestra. Era
sola. Non leggeva, fissava i palmi delle sue mani. Una volta avevamo confrontato le nostre mani, le
mie cos segnate e le sue, bench siano al mondo da pi tempo, innocenti come quelle di un bambino.
Cosa sperava di vedere? Il futuro? Un altro anno? O cercava di dare un senso al passato? Voleva capire
come il passato aveva generato il presente? Inseguiva forse la linea del suo desiderio per me?
Stavo quasi per bussare al vetro quando entr suo marito, facendola trasalire. La baci sulla
fronte e lei sorrise. Li osservai e ci che vidi in un attimo mi diede di che riflettere per ben pi di un
anno. Non vivevano nella fornace ardente in cui io e lei ci incontravamo, ma nei loro gesti c'era una
serenit che mi trafiggeva il cuore.
Rabbrividii per il freddo e improvvisamente mi accorsi di essere sospesa a due piani da terra.
Persino un'amante ha paura in certe occasioni.
Il grande orologio della Piazza batt un quarto a mezzanotte. Corsi alla barca e remai verso la
laguna, cos intirizzita che non sentivo pi le mani e i piedi. In quel silenzio, in quella quiete, pensai al
mio futuro e a quale futuro ci poteva essere per noi due se avessimo continuato a incontrarci nei caff e
a rivestirci troppo presto. Il cuore si lascia ingannare cos facilmente, crede che il sole possa sorgere
due volte o che le rose sbocceranno se solo lo vuole.
In questa citt incantata tutto sembra possibile. Il tempo si  fermato. I cuori battono. Le leggi
del mondo reale sono sospese. Dio siede sulle travi e si beffa del Diavolo, e il Diavolo stuzzica Nostro
Signore con la coda.  sempre stato cos. Dicono che i barcaioli hanno i piedi palmati e un mendicante
afferma di aver visto un uomo camminare sull'acqua.
Se mi lasci, il mio cuore si scioglier e scorrer via come l'acqua.
I Mori dell'orologio fanno oscillare i martelli e poi colpiscono a turno. Presto la Piazza sar
tutta una calca di corpi, il respiro caldo alegger in nuvolette sopra le teste. Il mio fiato schizza fuori
come il fuoco dalla bocca di un drago. Vicino all'acqua i nostri antenati gridano e in San Marco
l'organo comincia a suonare. Tra il congelamento e la fusione. Tra l'amore e la disperazione. Tra la
paura e il sesso, nasce la passione. I miei remi galleggiano sull'acqua.  l'anno nuovo. Il 1805.
3
L'inverno russo
Non esistono vittorie limitate. Ogni vittoria lascia un altro risentimento, un altro popolo
sconfitto e umiliato. Un altro territorio da sorvegliare, difendere e temere. Ci che ho appreso sulla
guerra, prima di giungere in questo luogo isolato, qualsiasi bambino avrebbe potuto insegnarmelo.
Ucciderai degli uomini, Henri?
Non uomini, Louise, solo il nemico.
Chi  il nemico?
Chi non sta dalla nostra parte.
Nessuno sta dalla tua parte quando sei l'invasore. I nemici occupano pi spazio degli amici.
Come  possibile che tante creature comuni e schiette improvvisamente diventino uomini da uccidere e
donne da violentare? Austriaci, prussiani, italiani, spagnoli, egiziani, inglesi, polacchi, russi. Questi
popoli erano nostri nemici o nostri sudditi. Ce n'erano altri, ma l'elenco sarebbe troppo lungo.
Non riuscimmo a invadere l'Inghilterra. Lasciammo Boulogne e le nostre barchette a marcire, e
affrontammo la Terza Coalizione. Combattemmo a Ulm e ad Austerlitz. Eylau e Friedland.
Combattevamo, ma le razioni erano scarse, gli stivali andavano in pezzi, dormivamo due o tre ore per
notte e ogni giorno morivamo a migliaia. Solo due anni dopo Bonaparte stava ritto su una barca in
mezzo a un fiume e abbracciava lo Zar dicendogli che non si sarebbero scontrati mai pi. L'unico
ostacolo ormai erano gli Inglesi e con la Russia al nostro fianco gli Inglesi avrebbero dovuto lasciarci
in pace. Non pi coalizioni, non pi marce. Pane caldo e i campi della Francia.
Gli credemmo. Come sempre.
Persi un occhio ad Austerlitz. Domino rimase ferito e Patrick, che  ancora con noi, non ragiona
pi dopo la seconda bottiglia. Avrei dovuto averne abbastanza. Sarei dovuto scomparire come fanno i
soldati. Assumere un altro nome, aprire una bottega in un villaggio e forse prender moglie.
Non mi aspettavo di finire qui. Si gode una bella vista e i gabbiani vengono a beccare le briciole
di pane sul mio davanzale. Uno dei miei compagni cucina i gabbiani, ma solo d'inverno. D'estate sono
pieni di vermi.
Inverno.
L'incredibile inverno russo.
Marceremo su Mosca disse quando lo Zar lo trad. Non ne aveva avuto intenzione, avrebbe
preferito una campagna rapida. Uno schiaffo alla Russia perch aveva osato opporsi a lui. Pensava
ancora di poter vincere le battaglie come le aveva sempre vinte. Come un animale da circo, credeva che
gli spettatori avrebbero continuato a stupirsi dei suoi trucchi, ma gli spettatori stavano abituandosi a lui.
I russi non si presero nemmeno la briga di affrontare seriamente la Grande Arme, continuarono a
marciare, a incendiare i villaggi che si lasciavano alle spalle. Al nostro arrivo non trovavamo nulla da
mangiare, n un tetto sotto cui dormire. Entrarono nell'inverno a passo di marcia e noi li seguimmo.
Nell'inverno russo, vestiti solo delle divise estive. Nella neve, con stivali rattoppati. Quando un cavallo
moriva per il freddo gli squarciavamo la pancia e dormivamo con i piedi tra le budella. Uno si congel,
intrappolando il soldato; al mattino cerc di estrarre i piedi, ma erano bloccati, sepolti nelle viscere
congelate. Non riuscimmo a liberarlo, dovemmo abbandonarlo. E lui non smetteva di urlare.
Bonaparte viaggiava su una slitta, inviava ordini disperati alle linee, cercando di essere pi
furbo dei russi almeno una volta. Non potevamo farcela. Non riuscivamo quasi a camminare.
Non eravamo solo noi a subire le conseguenze degli incendi; c'erano anche gli abitanti dei
villaggi distrutti. Contadini che seguivano i ritmi del sole e della luna. Come mio padre e mia madre,
accettavano le stagioni e speravano in un buon raccolto. Lavoravano sodo nelle ore di luce e si
consolavano ascoltando le storie della Bibbia e le leggende della foresta. Le loro foreste erano popolate
di spiriti, alcuni buoni e altri no, ma ogni famiglia aveva una storia a lieto fine da raccontare;
l'intervento di uno spirito aveva salvato il loro bambino o aveva riportato in vita l'unica mucca che
possedevano.
Chiamavano lo Zar Piccolo Padre e lo adoravano come Dio. Nella loro semplicit vedevo
riflessi i miei desideri, e per la prima volta capii che era stato il bisogno di trovare un piccolo padre a
condurmi sin qui. I russi sono un popolo casalingo, felice di chiudere la porta a sera e di mangiare
zuppa e pane nero. Cantano durante le veglie notturne e, come noi, d'inverno portano le bestie in
cucina. D'inverno il freddo  insopportabile e il terreno  pi duro della lama di una baionetta. Non
possono far altro che accendere le lampade, vivere delle scorte e sognare la primavera.
Quando i soldati russi incendiavano i villaggi, i contadini li aiutavano ad appiccare il fuoco alle
case, agli anni di lavoro e di buon senso. Lo facevano per il Piccolo Padre. Uscivano nel gelo e
affrontavano la morte soli o a coppie o a famiglie. Camminavano fino ai boschi o si sedevano sulla riva
dei fiumi ghiacciati, non per molto, il sangue si congela subito, ma abbastanza a lungo perch al nostro
passaggio udissimo ancora il loro canto. L'aria pungente catturava le voci e le portava fino a noi, oltre
le case di stoppia.
Li avevamo uccisi tutti senza sparare un colpo. Pregavo perch la neve li seppellisse. Quando
nevica si pu quasi credere che il mondo sia di nuovo puro.
 vero che ogni fiocco di neve  diverso? Nessuno lo sa.
Ora devo smettere di scrivere. Devo fare ginnastica. Dobbiamo fare gli esercizi tutti i giorni alla
stessa ora, altrimenti cominciano a preoccuparsi per la nostra salute. Cercano di mantenerci sani perch
i visitatori che vengono a trovarci se ne vadano via soddisfatti. Spero che oggi ci sia una visita per me.
Il lato peggiore della guerra non era vedere i compagni morire, ma vederli vivere. Avevo sentito
parlare del corpo e della mente, delle condizioni a cui si possono adattare, dei sistemi che scelgono per
sopravvivere. Avevo sentito di gente ustionata dal sole a cui era cresciuta una nuova pelle, dura e nera
come la crosta della farinata bruciata. Altri avevano imparato a non dormire per non essere assaliti
dalle belve. Il corpo si aggrappa alla vita, costi quel che costi. Giunge persino a mangiare se stesso.
Quando manca il cibo, diventa cannibale e divora il proprio grasso, poi i muscoli e infine le ossa. Ho
visto soldati, resi folli dalla fame e dal freddo, tagliarsi un braccio e cuocerlo. Per quanto tempo puoi
continuare a tagliare? Entrambe le braccia. Le gambe. Le orecchie. Fette di tronco. Potresti continuare
a farti a pezzi finch nel palazzo devastato non rimanesse che il cuore.
No. Per prima cosa devi togliere il cuore. Dopo non sentirai pi cos freddo. Non soffrirai tanto.
Senza cuore, la mano  ferma. Gli occhi fissano la morte impassibili.  il cuore che ci tradisce, che ci fa
piangere, che ci fa seppellire gli amici quando invece dovremmo proseguire la marcia.  il cuore che ci
tormenta di notte e ci fa odiare noi stessi.  il cuore che canta vecchie canzoni e risveglia il ricordo di
giorni assolati e ci fa esitare all'idea di altre miglia, di un altro villaggio in fiamme.
Per sopravvivere all'inverno e alla guerra, erigemmo una pira con i nostri cuori e li
dimenticammo per sempre. Non esistono banchi di pegno per il cuore. Non  possibile separarsene,
lasciarlo in un panno pulito per un po' e riscattarlo in tempi migliori.
Davanti alla morte non  possibile dare un senso alla passione per la vita, si pu solo rinunciare
alla passione. Solo cos si pu cominciare a sopravvivere.
E se rifiuti?
Se tu soffrissi per ogni uomo che hai ucciso, ogni vita che hai spezzato, ogni raccolto
faticosamente ottenuto che hai distrutto, ogni bambino a cui hai strappato il futuro, la follia
stringerebbe il suo cappio attorno al tuo collo e ti condurrebbe nei boschi oscuri dove i fiumi sono
avvelenati e gli uccelli sono muti.
Se dico che ho vissuto con uomini senza cuore, non uso una metafora.
Le settimane trascorrevano lente e noi pensavamo al ritorno in Francia, e la nostra casa non ci
sembrava pi il luogo in cui amiamo o litighiamo. Il luogo dove il fuoco si spegne e ci sono sempre
lavori spiacevoli da fare. La nostra casa divenne lo scrigno della gioia e del significato. Cominciammo
a credere che combattevamo per poter ritornare a casa. Per mantenerla intatta, perch continuasse a
essere come la immaginavamo. Ora che eravamo privi di cuore, non avevamo pi un organo affidabile
da opporre alla corrente dei sentimenti che si aggrappava alle baionette e alimentava i fuochi di legna
umida. Avremmo creduto qualsiasi cosa pur di scampare: Dio era al nostro fianco, i russi erano il
Diavolo. La salvezza delle nostre mogli dipendeva dalla guerra. La salvezza della Francia dipendeva
dalla guerra. Non c'era alternativa alla guerra.
E la menzogna pi atroce? Che saremmo ritornati a casa e che avremmo ripreso la nostra vita
esattamente al punto in cui era stata interrotta. Che il nostro cuore ci avrebbe atteso davanti alla porta
con il nostro cane.
Non tutti sono fortunati come Ulisse.
La speranza di raggiungere Mosca ci sosteneva quando la temperatura si abbassava e
rinunciavamo a parlare. Una grande citt dove avremmo trovato cibo, fuoco e amici. Bonaparte era
convinto che avremmo firmato la pace subito dopo l'attacco decisivo. Scriveva gi la richiesta di resa,
riempiendo il foglio di frasi umilianti e lasciando solo una riga bianca in fondo per la firma dello Zar.
Credeva che stessimo vincendo, mentre non facevamo altro che rincorrere. Ma lui aveva le pellicce che
gli riempivano le vene di calore e di ottimismo.
Mosca  una citt di cupole, costruita per essere bella, una citt fatta di piazze e di fede. La vidi,
brevemente. Le cupole d'oro illuminate, gialle e arancioni, e le strade vuote.
Le appiccarono il fuoco. Quando Bonaparte vi entr, con un vantaggio di diversi giorni sul resto
dell'esercito, era ancora in fiamme e continu a bruciare a lungo. Era una citt difficile da distruggere.
Ci accampammo lontano dalle fiamme e quella sera io gli servii uno scarno pollo guarnito con il
prezzemolo che il cuoco coltivava nell'elmetto di un soldato morto. Forse fu quella la notte in cui capii
che non potevo pi rimanere. Forse fu quella la notte in cui cominciai a odiarlo.
Non sapevo cosa si provasse a odiare, non conoscevo l'odio che segue all'amore.  immenso e
disperato e spera ardentemente di sbagliarsi. Ma ogni nuovo giorno gli dimostra che ha ragione, e allora
diventa un po' pi mostruoso. Se l'amore  stato passione, l'odio sar ossessione. Il bisogno di vedere
la persona un tempo amata ora debole, spaventata e spregevole. Si  pieni di disgusto e non si sa pi
cosa sia la dignit. L'odio non si rivolge solo contro la persona amata, ma anche contro se stessi; come
puoi esserne stato innamorato?
Quando Patrick arriv qualche giorno dopo, lo cercai nel freddo pungente e lo trovai avvolto in
alcuni sacchi, con una fiaschetta di un liquido incolore vicino a s. Faceva ancora la vedetta, questa
volta per avvertirci delle mosse a sorpresa del nemico, ma non era mai sobrio e pochi dei suoi
avvistamenti venivano presi sul serio. Agit la fiaschetta in segno di saluto e mi disse che l'aveva avuta
in cambio di una vita. Un contadino lo aveva pregato di lasciarlo morire con la sua famiglia in modo
onorevole, tutti insieme nel gelo, e gli aveva offerto la fiaschetta. Il liquore lo aveva messo d'umor
nero. Lo annusai. Sapeva di vecchiaia e di fieno. Cominciai a piangere e le lacrime rotolarono gi come
diamanti.
Patrick ne raccolse una e mi disse di non sprecare il sale.
La mangi con aria meditabonda.
 proprio buona con questo liquore.
Una favola racconta di una Principessa in esilio le cui lacrime si trasformavano in perle mentre
camminava. Una gazza la segu e raccolse tutte le perle e poi le lasci cadere sul davanzale di un
Principe pensieroso. Il Principe perlustr tutto il paese finch trov la Principessa e da allora vissero
felici e contenti. La gazza fu accolta a corte e le donarono una foresta di querce in cui vivere. La
Principessa fece una lunga collana delle sue lacrime, non per indossarla ma per guardarla quando si
fosse sentita infelice. Quando guardava la collana sapeva di non esserlo.
Patrick, ho intenzione di disertare. Vuoi venire con me?
Scoppi a ridere. Forse adesso sono mezzo morto, ma sicuramente lo sarei del tutto se mi
avventurassi con te in queste steppe desolate.
Non tentai di persuaderlo. Sedemmo vicini, dividendoci i sacchi e il liquore, ma facemmo sogni
diversi.
Domino sarebbe venuto con me?
Da quando era stato ferito, un colpo gli aveva portato via mezza faccia, parlava poco. Aveva
avvolto un pezzo di tela intorno alla testa e con il lembo libero si tergeva le ferite sanguinanti. Se
rimaneva al freddo troppo a lungo, le ferite si riaprivano e gli riempivano la bocca di sangue e pus. Il
dottore gli aveva spiegato perch: le ferite dovevano essersi infettate dopo che erano state suturate. Poi
aveva scrollato le spalle. Era la guerra, lui aveva fatto del suo meglio, ma cosa poteva risolvere quando
c'erano braccia e gambe dappertutto e solo dell'acquavite per calmare il dolore e anestetizzare le ferite?
Troppi soldati erano feriti; meglio che fossero morti. Domino dormiva rannicchiato nella slitta di
Bonaparte, nella tenda in cui veniva tenuta. Era fortunato perch si occupava dell'equipaggiamento di
Bonaparte, come io ero fortunato perch lavoravo nelle cucine degli ufficiali. Tutti e due stavamo pi
caldi e mangiavamo meglio di chiunque altro. Detto cos sembra quasi delizioso...
Eravamo al riparo dai danni peggiori del congelamento e avevamo cibo tutti i giorni. Ma la tela
e le patate non sconfiggevano l'inverno russo; se mai, ci negavano il dolce oblio che si prova a morire
assiderati. Quando i soldati si sdraiano per l'ultima volta, sapendo che non si alzeranno mai pi, quasi
tutti sorridono.  piacevole addormentarsi nella neve.
Domino stava male.
Ho intenzione di disertare. Vuoi venire con me?
Non riusciva nemmeno a parlare quel giorno, il dolore era troppo acuto, ma scrisse una parola
sulla neve ancora soffice accumulatasi sotto la tenda.
PAZZO.
Non sono pazzo, Domino, ti sei preso gioco di me da quando mi sono arruolato. Per otto anni
ti sei preso gioco di me. Adesso ascoltatemi seriamente.
Scrisse PERCH?
Perch non posso pi rimanere. Le guerre non avranno mai fine. Anche se ritorniamo a casa, ci
sar un'altra guerra. Pensavo che avrebbe posto fine a tutte le guerre, era quello che diceva. Questa 
l'ultima, diceva, l'ultima e poi ci sar la pace, ed era sempre l'ultima. Adesso basta.
Scrisse FUTURO e poi lo cancell con un tratto.
Cosa intendeva? Il suo futuro? Il mio? Ripensai ai giorni dal sapore di mare, in cui il sole
ingialliva l'erba e i soldati avevano sposato le sirene. Proprio allora avevo iniziato il mio diario, lo
conservo ancora, e Domino aveva reagito duramente definendo il futuro un sogno. Esiste solo il
presente, Henri.
Non mi aveva mai parlato dei suoi progetti, delle sue mete, non partecipava mai alle vane
conversazioni che nascevano dalla speranza di tempi migliori. Non credeva nel futuro, solo nel
presente, e ora che il nostro futuro, i nostri anni si erano inesorabilmente trasformati in un presente
sempre identico, lo comprendevo meglio. Erano trascorsi otto anni ed ero ancora un soldato, cucinavo
polli e aspettavo di ritornare a casa una volta per tutte. Otto anni di chiacchiere sul futuro, otto anni in
cui il futuro era diventato il presente. Anni in cui avevo pensato L'anno prossimo far qualcosa di
diverso, e l'anno dopo avevo fatto le stesse cose.
Futuro. Cancellato.
Ecco il risultato della guerra.
Non voglio pi adorarlo. Voglio sbagliare di testa mia. Non voglio morire prima del tempo.
Domino mi fissava. La neve aveva gi ricoperto le sue parole.
Scrisse VA'TU.
Si sforz di sorridere. Non ci riusciva con le labbra, ma i suoi occhi brillavano e, balzando in
piedi come un tempo, quando con un salto coglieva le mele sugli alberi pi alti, afferr un ghiacciolo
dalla tela scura e me lo porse.
Era bellissimo. Fatto di gelo, con il cuore scintillante.
Lo guardai attentamente. C'era qualcosa dentro, lungo tutto quanto il ghiacciolo. Era la catenina
d'oro che Domino portava al collo. La definiva il suo talismano. A cosa gli era servita e perch la
regalava a me?
A gesti mi fece capire che non poteva pi portarla a causa delle ferite. L'aveva ripulita e l'aveva
appesa in un posto sicuro e quella mattina l'aveva trovata incastonata cos.
Un vero prodigio.
Tentai di rendergliela, ma lui rifiut respingendomi e alla fine io annuii e gli dissi che alla mia
partenza l'avrei appesa alla cintura.
Penso di aver sempre saputo che non sarebbe venuto. Che non avrebbe lasciato i cavalli. Erano
il presente.
Quando ritornai alla cucina da campo, Patrick mi stava aspettando in compagnia di una
sconosciuta. Era una vivandire. Ne rimanevano poche ed erano strettamente riservate agli ufficiali.
Patrick e la ragazza stavano divorando delle cosce di pollo e me ne offrirono una.
Mettiti il cuore in pace, disse Patrick, vedendomi inorridito non appartengono a Nostro
Signore, se le  procurate lei e mentre ero fuori a cercarti  venuta qui per cuocerle.
Dove le hai prese?
Le ho avute in cambio di una scopata. I russi hanno polli a volont e ci sono ancora moltissimi
russi a Mosca.
Arrossii e balbettai che i russi erano fuggiti.
Scoppi a ridere e disse che si nascondevano sotto i fiocchi di neve. Poi aggiunse: Sono tutti
diversi.
Che cosa?
I fiocchi di neve. Pensaci.
Ci pensai e mi innamorai di lei.
Quando dissi che quella notte sarei fuggito mi chiese di portarla con me.
Posso esserti d'aiuto.
L'avrei portata con me anche se fosse stata zoppa.
Se ve ne andate tutti e due disse Patrick scolando le ultime gocce di quel suo liquore
diabolico allora vengo anch'io. Non mi va di rimanere qui da solo.
Ero sconcertato e per un attimo fui divorato dalla gelosia.
Patrick era innamorato di lei? Forse anche lei l'amava?
Amore. Nel bel mezzo di un inverno glaciale. Ma che cosa mi saltava in mente?
Mettemmo in una sacca il cibo che la ragazza si era procurata e un bel po' di quello di
Bonaparte.
Si fidava di me e non gli avevo mai dato motivo di ricredersi.
Be'? qualche volta anche i grandi uomini possono sbagliarsi.
Preparammo le nostre cose e lei ritorn avvolta in una lunga pelliccia, un altro souvenir di
Mosca. Poco prima di partire scivolai nella tenda di Domino e gli lasciai tutto il cibo a cui potevo
rinunciare e incisi il mio nome sul ghiaccio che ricopriva la slitta.
Poi fuggimmo.
Per un giorno e una notte camminammo senza sosta. Ci muovevamo con passo stanco e
sgraziato, ma temevamo che, fermandoci, i polmoni o le gambe avrebbero ceduto. Non parlavamo,
cercavamo di tenere bocca e naso ben coperti e solo gli occhi erano visibili. Intorno non c'era pi neve
soffice. Il terreno risuonava sotto i nostri tacchi.
Ripensai alla donna con il bambino: i suoi stivali mandavano scintille sui selci.
Buon anno, soldato.
Perch tutti i bei ricordi sembrano risalire a ieri, sebbene siano trascorsi degli anni?
Percorrevamo a ritroso il cammino che avevamo seguito nella marcia verso Mosca, usando i
villaggi carbonizzati come macabri segnali indicatori, ma procedevamo lentamente ed evitavamo le
strade per paura di incontrare i russi o il nostro esercito, ormai ridotto alla fame e alla disperazione.
Non c'era clemenza per i disertori o i traditori, come di solito venivano chiamati, e non avevano
neppure il tempo di scusarsi. Ci accampavamo quando scoprivamo un riparo naturale e ci stringevamo
l'uno agli altri per star caldi. Avrei voluto toccarla, ma era tutta avvolta nella pelliccia e io portavo i
guanti.
La settima notte, uscendo dalla foresta, ci imbattemmo in una capanna piena di moschetti
rudimentali, forse un deposito incustodito delle truppe russe. Eravamo sfiniti e corremmo il rischio;
accendemmo il fuoco con la polvere da sparo fuoriuscita dai barili. Per la prima volta avevamo
abbastanza spazio per toglierci gli stivali e subito Patrick e io tendemmo i piedi al calore della fiamma,
rischiando una lesione permanente.
La nostra compagna allent le stringhe ma tenne gli stivali e, vedendomi sorpreso perch
rinunciava a quel lusso inatteso, disse: Mio padre era un barcaiolo. I barcaioli non si levano mai gli
stivali. Rimanemmo in silenzio, per rispetto nei confronti delle sue abitudini o semplicemente per
stanchezza, ma lei si offr di raccontarci la storia della sua vita se volevamo ascoltarla.
Una storia davanti al fuoco disse Patrick. Ci manca solo un goccetto d'alcol e, sondando
nelle profondit insondabili delle sue tasche, pesc un'altra fiaschetta del suo liquore diabolico.
Questa era la sua storia.
Sono sempre stata una giocatrice.  una predisposizione innata in me, come rubare e amare.
Quello che non sapevo per istinto lo imparai lavorando al Casin, osservando gli altri giocatori per
capire a cosa attribuiscono valore e quindi cosa rischieranno. Imparai a lanciare sfide irresistibili.
Giochiamo nella speranza di vincere, ma  il pensiero di quello che potremmo perdere a eccitarci. La
scelta del gioco preferito dipende dal temperamento: le carte, i dadi, il domino o il gioco dei sassolini,
non ha alcuna importanza. Tutti i giocatori sudano. Io vengo dalla citt delle possibilit, dove puoi
ottenere tutto ma tutto ha un prezzo. In quella citt si vince e si perde una fortuna nel giro di una notte.
 sempre stato cos. Le navi che trasportano seta e spezie affondano, i servi tradiscono i padroni, i
segreti vengono svelati e il rintocco della campana annuncia un'altra morte accidentale. Ma gli
avventurieri squattrinati sono sempre stati i benvenuti perch portano fortuna e la fortuna  volubile.
Chi arriva a piedi se ne va a cavallo, e chi si  vantato a gran voce delle proprie ricchezze ora chiede la
carit sul Rialto.  sempre stato cos.
Il giocatore astuto conserva sempre qualcosa, qualcosa da mettere in palio in un'altra occasione;
un orologio da taschino, un cane da caccia. Ma il giocatore diabolico conserva qualcosa di prezioso,
che pu rischiare una sola volta nella vita. Lo nasconde dietro un pannello segreto, quel tesoro favoloso
che nessuno sospetta possa essere suo.
Un tempo conoscevo uno di questi giocatori: non l'ubriacone che fiuta la scommessa, n il
maniaco che si vende gli abiti quando invece dovrebbe andare a casa. Ma un uomo pensieroso che
dicono commerci in oro e morte. Perdeva molto, come accade ai giocatori; vinceva somme
sorprendenti, come accade ai giocatori, ma non mostrava alcuna emozione, non dava mai a pensare che
la posta in gioco fosse alta. Un giocatore per hobby, decisi, accantonando il pensiero. Vedete, mi piace
la passione, mi piace vivere tra i disperati.
Lo avevo giudicato troppo superficialmente. Attendeva la sfida irresistibile che lo avrebbe
indotto a rischiare il bene pi caro. Era un vero giocatore, disposto a mettere in palio il tesoro favoloso,
ma non a scommettere su un cane o un gallo o sulla casualit dei dadi.
In una serata tranquilla, in cui i tavoli erano semivuoti e le tessere del domino riposavano nelle
cassette, lui era l, gironzolava, camminava su e gi nervosamente, beveva e faceva la corte alle
ragazze.
Io mi annoiavo.
Poi entr un uomo, non uno dei clienti abituali, uno sconosciuto. Dopo aver tentato la fortuna
un paio di volte, senza entusiasmo, fiss incuriosito l'altro giocatore e i due si misero a chiacchierare.
Parlarono per pi di mezz'ora, cos fitto che pensammo fossero vecchi amici, e questa supposizione
spense la nostra curiosit. Ma il ricco cliente, con il compagno stranamente curvo al suo fianco, chiese
il permesso di annunciare una scommessa davvero insolita e cos gli facemmo spazio al centro della
sala.
Apparentemente lo sconosciuto veniva dalle lande desolate del Levante, dove vivono lucertole
esotiche e dove tutto  insolito. Nel suo paese nessuno si prendeva la briga di rischiare al tavolo da
gioco per fortune da strapazzo, si accettavano solo poste elevate.
La vita.
La posta in gioco era la vita. Il vincitore avrebbe tolto la vita al perdente nel modo che avesse
preferito. Tanto lentamente quanto avesse desiderato, con qualsiasi strumento avesse scelto. L'unica
certezza era che una sola vita sarebbe stata risparmiata.
Il nostro ricco amico era palesemente eccitato. Il suo sguardo oltrepassava le facce e i tavoli
della sala da gioco e penetrava in uno spazio a noi precluso: la regione del dolore e della sconfitta. Gli
importava forse di perdere intere fortune?
Aveva intere fortune da perdere.
Gli importava di perdere un'amante?
Il mondo  pieno di donne.
Gli importava di perdere la vita?
Aveva una sola vita. Ci teneva.
Quella sera ci fu chi lo implor di lasciar perdere, chi vedeva qualcosa di sinistro nello
sconosciuto, chi temeva di sentirsi rivolgere la stessa sfida e di non avere il coraggio di accettare.
Ci che metti in palio rivela ci a cui tieni.
I patti erano questi.
Tre partite.
La prima, la roulette, in cui la fortuna  regina assoluta.
La seconda, le carte, in cui l'abilit  importante.
La terza, il domino, in cui l'abilit  fondamentale e la fortuna  presente in incognito.
Indosser i tuoi colori?
Questa  la citt dei travestimenti.
Concordarono le regole del gioco con rigorosa precisione. La vittoria sarebbe andata a chi si
fosse aggiudicato due partite e nel caso uno dei presenti avesse dissentito sul verdetto, il direttore del
Casin avrebbe scelto a caso un gioco per lo spareggio.
I termini sembravano equi. Decisamente equi, in questo mondo di inganni, ma alcuni erano
ancora perplessi nei confronti dello sconosciuto, per quanto sembrasse tranquillo e innocuo.
Se il Diavolo volesse giocare a dadi, si presenterebbe sotto quelle spoglie?
Arriverebbe in punta di piedi e bisbiglierebbe nelle nostre orecchie?
Se si presentasse sotto le spoglie di un angelo della luce, dovremmo subito metterci in guardia.
Fu dato il via: Giocate.
Durante tutta la prima partita non facemmo altro che bere e guardare i rossi e i neri che
vorticavano sotto i nostri occhi, la scintillante pallina di metallo che scherzava con un numero e poi con
un altro, ignara di vittorie o sconfitte. All'inizio pareva che il nostro ricco amico dovesse vincere, ma
all'ultimo momento la pallina balz fuori dalla scanalatura e riprese a roteare con quel rumore
sgradevole e sempre pi fievole che segnala l'ultimo possibile cambiamento.
La ruota si ferm.
La fortuna si era infatuata dello sconosciuto.
Ci fu un attimo di silenzio; attendevamo un gesto, di preoccupazione da parte dell'uno, di
soddisfazione da parte dell'altro, ma i loro volti erano due maschere di cera. Gli sfidanti si alzarono e si
avvicinarono al tappeto verde speranza. Le carte. Nessuno sa cosa gli riserveranno. Bisogna fidarsi
della propria mano.
Erano rapidi nel distribuire le carte. Entrambi esperti del gioco.
Giocarono per circa un'ora e noi continuammo a bere. Bevevamo per inumidirci le labbra, che
si seccavano quando cadeva una carta e pareva che lo sconosciuto dovesse vincere. Nella sala aleggiava
la strana speranza che non vincesse, che perdesse, nell'interesse di tutti. Desideravamo con tutte le
forze che il nostro ricco amico unisse la sua intelligenza alla fortuna, e lui ci riusc.
Vinse alle carte e furono pari.
I due uomini si scrutarono per un istante prima di sedersi al tavolo del domino, e sul volto
dell'uno si rifletteva qualcosa dell'altro. Il nostro amico ricco aveva assunto un'aria calcolatrice,
mentre lo sfidante si era fatto pensieroso, meno famelico di prima.
Sin dall'inizio capimmo che sarebbero stati degni avversari anche in questa partita. Giocavano
con abilit, valutavano le combinazioni e i numeri, facevano calcoli fulminei, si sconcertavano a
vicenda. Non bevevamo pi. Nessuno si muoveva n si udivano rumori, tranne il clicchettio delle
tessere sul tavolo di marmo.
Era mezzanotte passata. Sentivo le onde sciabordare sulle pietre sotto le finestre. Sentivo la
saliva scivolare gi in gola. Sentivo il clicchettio delle tessere sul tavolo.
Non c'erano pi tessere. Nessuna combinazione era pi possibile.
Lo sconosciuto aveva vinto.
Si alzarono contemporaneamente e si strinsero la mano. Poi il ricco cliente poggi i palmi sul
marmo e vedemmo che tremavano. Mani belle e delicate che tremavano. Anche lo sconosciuto se ne
accorse e, sorridendo, propose di onorare i termini della scommessa.
Nessuno di noi parl, nessuno di noi tent di fermarlo. Volevamo che accadesse? Speravamo
che una vita potesse sostituirne molte?
Non so quale fosse il motivo, so che tacemmo. La condanna era questa: squartamento,
cominciando con l'amputazione delle mani.
Il nostro amico annu quasi impercettibilmente e, dopo averci fatto un piccolo inchino, usc in
compagnia dello sconosciuto. Non ne avemmo pi notizia, non li rivedemmo mai pi; poi un giorno,
dopo alcuni mesi, quando ormai ci eravamo tranquillizzati dicendoci che era stato uno scherzo, che si
erano lasciati all'angolo, lontano dai nostri occhi, che lo sconosciuto aveva voluto solo far prendere un
bello spavento all'avversario, ricevemmo una teca di vetro in cui un paio di mani, bianche e ben curate,
riposavano su un panno verde. Il pollice e l'indice della sinistra stringevano una pallina da roulette, il
pollice e l'indice della destra una tessera del domino. Il direttore appese la teca al muro e da allora 
rimasta l.
Ho detto che dietro il pannello segreto c' un tesoro straordinario. Non sempre ne siamo consci,
non sempre sappiamo che cosa nascondiamo agli sguardi indiscreti e non pensiamo che talvolta lo
sguardo indiscreto  il nostro.
Una notte, otto anni fa, improvvisamente una mano fece scorrere il pannello segreto e mi rivel
che cosa vi custodivo.
Non poteva essere il mio cuore, mi ero sempre fidata di lui! Il cuore di ogni giorno, operoso,
che rideva della vita e non regalava nulla. Ho visto le bambole russe che si chiudono una sull'altra, una
nasconde l'altra, e cos so che il cuore pu nascondere se stesso.
Partecipai a un gioco d'azzardo e sul piatto misi il mio cuore. Questa partita si gioca una volta
sola.
E sarebbe meglio non giocare affatto.
Amavo una donna. Ammetterete che  insolito. L'avevo conosciuta cinque mesi prima.
Avevamo passato nove notti insieme; poi non l'avevo pi rivista. Ammetterete che  insolito.
Ho sempre preferito le carte ai dadi e non avrei dovuto stupirmi di aver pescato una carta
imprevista.
La regina di picche.
Viveva con semplicit ed eleganza e qualche volta suo marito doveva assentarsi per esaminare
un pezzo raro (commerciava in libri e mappe); part poco dopo il nostro incontro. Per nove giorni e
nove notti rimanemmo a casa sua, senza mai aprire la porta, senza affacciarci alla finestra.
Eravamo nude e non provavamo vergogna.
Ed eravamo felici.
Il nono giorno rimasi sola per un po', perch lei aveva alcune faccende domestiche di cui
occuparsi prima del ritorno del marito. Quel giorno la pioggia sferzava i vetri delle finestre e
ingrossava i canali, portando a galla la sporcizia che si deposita sul fondo, la sporcizia di cui si nutrono
i topi e gli esuli dei labirinti oscuri. Erano i primi giorni dell'anno nuovo. Aveva detto che mi amava.
Non ne dubitai mai perch sentivo che era vero. Quando mi toccava sapevo di essere amata e con una
passione che non avevo mai conosciuto. N in un altro, n in me stessa.
Di questi tempi l'amore  una moda e in quella citt alla moda sappiamo prenderlo alla leggera,
sappiamo tenere a bada i nostri cuori. Mi consideravo una donna evoluta e scoprii invece di essere una
selvaggia. Piuttosto di perderla e ridurmi a vivere come una belva solitaria, avrei preferito che
annegassimo entrambe, lontane da tutti.
La nona sera mangiammo e bevemmo sole, come al solito, dopo aver congedato i servitori.
Amava cucinare le omelettes con contorni di verdure e quella volta aveva preparato i ravanelli avuti da
un mercante. Di tanto in tanto la conversazione languiva e io vedevo il domani nei suoi occhi. Domani,
quando ci saremmo separate e avremmo ripreso una vita fatta di strani incontri in quartieri poco
frequentati. Di solito andavamo in un caff pieno di studenti di Padova e di artisti in cerca
d'ispirazione. L nessuno sapeva chi fosse. I suoi amici non avrebbero potuto scoprirla. Ci eravamo
conosciute in circostanze analoghe e avevamo continuato a incontrarci in ore che non ci appartenevano,
fino al dono delle nove notti.
Non condividevo la sua tristezza; era una situazione insostenibile.
Non ha senso amare una persona e non poter mai svegliarsi al suo fianco se non per caso.
Il giocatore  allettato dalla speranza della vittoria, trema per la paura di perdere e quando vince
crede che la fortuna sia con lui, che vincer di nuovo.
Se era stato possibile avere nove notti, perch non dieci?
E cos trascorrono le settimane nell'attesa della decima notte, nell'attesa di un'altra vittoria,
perdendo poco a poco il tesoro favoloso e insostituibile.
Suo marito si interessava solo agli oggetti unici, non acquistava mai un pezzo che anche altri
potessero avere.
Avrebbe acquistato il mio cuore per regalarglielo?
Lo avevo messo in gioco per nove notti. Quando me n'ero andata, al mattino, non avevo detto
che non l'avrei pi rivista. Semplicemente non avevo fissato appuntamenti. Lei non aveva insistito; con
gli anni aveva imparato a prendere quello che la vita offriva e ad aspettarsi poco, mi diceva spesso.
Non ritornai pi.
Ogni volta che mi prendeva la tentazione di rivederla, andavo al Casin a guardare gli sciocchi
umiliarsi al tavolo da gioco. Avrei potuto scommettere su un'altra notte, struggermi ancora un po', ma
dopo la decima notte sarebbe venuta l'undicesima e la dodicesima e mi sarei addentrata nelle stanze
silenziose del desiderio inappagato. Le stanze della sofferenza, piene di bambini affamati. Amava suo
marito.
Decisi di sposarmi.
C'era un uomo che mi aveva chiesta in moglie diverse volte, un uomo che avevo respinto e
insultato. Un uomo che disprezzavo. Un riccone dalle dita grassocce. Gli piaceva vedermi vestita da
uomo. Piace anche a me di tanto in tanto. Avevamo solo questo in comune.
Veniva al Casin ogni sera, puntava forte ma non rischiava mai nulla di veramente prezioso.
Non era uno sciocco. Mi afferrava con quelle mani terribili, dai polpastrelli gonfi come vesciche sul
punto di scoppiare, e mi chiedeva se avevo cambiato idea. Avremmo viaggiato per il mondo, diceva.
Solo noi tre. Lui, io e la brachetta.
La citt dove sono nata  caleidoscopica. Le sue dimensioni variano. Le vie appaiono e
svaniscono nel giro di una notte, nuovi canali prendono il posto della terraferma. In certi giorni non
puoi andare da un capo all'altro della citt perch il cammino  troppo lungo, e in altri con una breve
passeggiata fai il giro del regno come se fossi un principucolo da niente.
Avevo la sensazione che in questa citt vivessero solo due persone, che avvertivano la presenza
dell'altra ma non si incontravano mai. Quando uscivo, speravo e temevo di rivederla. Sui volti degli
sconosciuti vedevo un solo volto e allo specchio vedevo il mio.
Il mondo.
Certo. Il mondo  abbastanza grande da camminarci senza paura.
Ci sposammo senza cerimonie fastose e partimmo subito per la Francia, poi la Spagna, persino
Costantinopoli. In questo tenne fede alla sua parola, ogni mese bevevo il caff in un paese diverso.
In una citt in cui il clima era mite viveva un giovane ebreo, che amava bere il caff seduto ai
tavoli lungo la via e da l guardava la gente passare. Vedeva marinai e viaggiatori e donne che avevano
cigni tra i capelli e ogni tipo di stranezze.
Un giorno vide una giovane donna correre via veloce, i lembi della gonna svolazzavano attorno
alle sue gambe.
Era bellissima e siccome il giovane sapeva che la bellezza ci rende buoni le chiese di fermarsi a
bere un caff con lui.
Sto fuggendo gli rispose.
Da chi?
Da me stessa.
Ma accett perch si sentiva sola.
Il giovane si chiamava Salvadore.
Parlarono delle montagne e di musica lirica. Parlarono di animali dalla pelle dura come metallo
che nuotano per tutto il corso di un fiume senza mai salire in superficie a respirare. Parlarono del tesoro
favoloso che ognuno possiede e tiene segreto. Guarda questa disse Salvadore mostrandole una
scatola smaltata con una soffice imbottitura all'interno. Dentro c'era il suo cuore.
Dammi il tuo in cambio.
Ma lei non poteva perch non aveva pi cuore, il suo batteva altrove.
Ringrazi il giovane e ritorn dal marito, le cui mani strisciavano sul suo corpo come granchi.
E il giovane ripensava spesso alla bellissima donna, incontrata in una giornata di sole, a cui il
vento aveva strappato delicatamente gli orecchini.
Viaggiammo per due anni, poi gli rubai l'orologio e il denaro che aveva con s e lo abbandonai.
Mi travestii da uomo per non essere riconosciuta e, mentre lui dormiva con la pancia piena di vino
rosso e di un'anatra intera, mi persi nell'oscurit che mi  sempre stata amica.
Trovai lavoro sulle navi e in palazzi sontuosi, imparai cinque lingue e per tre anni non rividi la
citt dove si incontra il proprio destino; poi mi imbarcai per tornare a casa, per un capriccio e perch
rivolevo il mio cuore. Avrei dovuto sapere che non sarebbe valsa la pena tentare la sorte in quella citt.
Mi ritrov presto e la sua ira per essere stato derubato e abbandonato non si era ancora placata, bench
vivesse con un'altra donna.
Un suo amico, un tipo sofisticato, sugger una scommessa, un modo per risolvere le nostre
divergenze d'opinione. Avremmo giocato una partita a carte e se avessi vinto sarei stata libera di
andare e venire come mi pareva e avrei avuto denaro per farlo. Se avessi perso, mio marito avrebbe
fatto di me ci che desiderava, ma non avrebbe potuto torturarmi o uccidermi.
Potevo forse scegliere?
A quel tempo pensai di aver giocato male, ma in seguito scoprii per caso che il mazzo era
truccato, che la scommessa era truccata sin dall'inizio. Ve l'ho detto, mio marito non  uno sciocco.
Fu il fante di cuori a fregarmi.
Avevo perso e credevo che mi avrebbe trascinata a casa, che per me sarebbe stata la fine, invece
mi fece aspettare per tre giorni e poi mi mand a chiamare.
Quando arrivai, con lui c'era l'amico e un ufficiale di alto rango, un francese che scoprii essere
il Generale Murat.
L'ufficiale mi scrut da capo a piedi, portavo abiti femminili quel giorno, e poi mi ordin di
indossare il mio travestimento maschile. Ne rimase ammirato e, allontanatosi da me, estrasse un
portamonete e lo pos sul tavolo tra s e mio marito.
Questa  la somma pattuita gli disse.
E mio marito, con dita tremanti, cont le monete.
Mi aveva venduta.
Sarei entrata nell'esercito, per il piacere dei generali.
Era un grande onore, mi assicur Murat.
Non mi diede il tempo di riscattare il mio cuore, solo quello di fare i bagagli, ma gliene sono
grata; questo non  posto per il cuore.
Tacque. Patrick e io, che non avevamo profferito parola e non ci eravamo mossi se non per
allontanare i piedi dal fuoco, non riuscivamo a parlare. Fu ancora lei a rompere il silenzio.
Passami quell'alcol diabolico, la mia storia merita una ricompensa.
Pareva spensierata e le ombre che le avevano velato la faccia durante il racconto erano svanite,
ma ora cominciavano a velare la mia.
Non mi avrebbe mai amato.
L'avevo trovata troppo tardi.
Avrei voluto che mi parlasse ancora della citt sul mare che non  mai la stessa, avrei voluto
vedere i suoi occhi illuminarsi per amore di qualcosa anche se non per amor mio, ma lei aveva gi
sistemato le pellicce e si stava preparando a dormire. Le accarezzai la guancia con mano incerta e lei,
sorridendo, mi lesse nel pensiero.
Quando ci lasceremo alle spalle tutta questa neve, ti condurr nella citt dei travestimenti e ne
troverai uno adatto a te.
Un altro. La divisa da soldato  gi un travestimento.
Voglio ritornare a casa.
Durante la notte, mentre dormivamo, riprese a nevicare. Al mattino non riuscivamo ad aprire la
porta, n Patrick n io n tutti e tre insieme. Sfondammo un'asse scheggiata e, siccome ero il pi
magro, mi spinsero fuori a capofitto nella neve pi alta di un uomo.
Con le mani spazzai via quell'ovatta mortale e inebriante che provoca sempre in me la
tentazione di tuffarmici dentro e di non uscirne mai pi. La neve non sembra gelida, non sembra affatto
avere una temperatura. E quando cade e raccogli quei frammenti di nulla, sembra quasi impossibile che
sia pericolosa. Sembra quasi impossibile che una semplice moltiplicazione possa fare tutta quella
differenza.
Forse no. Persino Bonaparte cominciava a imparare che i numeri contano. In questo paese
immenso le distanze, gli uomini e i fiocchi di neve superano le nostre risorse.
Mi tolsi i guanti perch non si bagnassero e osservai le mani passare dal rosso al bianco a un
bellissimo blu mare in cui le vene affioravano quasi purpuree, quasi del colore degli anemoni. I
polmoni cominciavano a congelarsi.
A casa, alla fattoria, il gelo di mezzanotte rischiara il terreno e ghiaccia le stelle. L il freddo
sferza come una frusta, ma non  mai tanto intenso da sentirti congelare dentro. Da sentire che l'aria
che respiri si impadronisce dei fluidi e degli umori e li trasforma in laghi ghiacciati. In Russia, quando
respiravo, mi pareva che mi stessero imbalsamando.
Mi ci volle quasi tutta la mattinata per spazzar via quel tanto di neve che bastava ad aprire la
porta. Ce ne andammo portando con noi della polvere da sparo e pochissimo cibo e ci incamminammo
alla ricerca di una strada per raggiungere la Polonia, il Ducato di Varsavia, come lo aveva chiamato
Napoleone. Progettavamo di costeggiare i confini, poi entrare in Austria, attraversare il Danubio e
dirigerci a Venezia, o a Trieste se i porti erano bloccati. Un viaggio di circa 1300 miglia.
Villanelle era abile con la bussola e la carta geografica; disse che era uno dei vantaggi di
dormire con i generali.
La tormenta di neve rallentava il nostro cammino e saremmo morti meno di due settimane dopo,
se non fossimo stati costretti a deviare verso un gruppetto di case per non imbatterci nel nostro esercito.
Quando scorgemmo il fumo all'orizzonte pensammo si trattasse di un altro squallido sacrificio, ma
Patrick giurava di vedere i tetti, non gli scheletri delle case, e ci augurammo che non fosse uno spirito
malvagio a guidarci. Se fosse stato un villaggio in fiamme, le truppe non sarebbero state lontane.
Su consiglio di Villanelle fingemmo di essere polacchi. Conosceva il polacco, oltre il russo, e
spieg ai contadini sospettosi che eravamo stati catturati dai francesi e condannati ai lavori forzati, ma
poi avevamo ucciso le guardie ed eravamo fuggiti. Per non esser riconosciuti avevamo rubato le
uniformi che ora indossavamo. Quando i contadini russi seppero che avevamo ucciso dei francesi, i
loro volti si illuminarono di gioia e si affrettarono a farci entrare in casa promettendo cibo e ospitalit.
Da loro, attraverso la traduzione di Villanelle, apprendemmo che pochissime province erano state
risparmiate, che gli incendi avevano devastato quasi tutto. Erano riusciti a salvare le loro case perch
erano sufficientemente lontane, ma soprattutto perch un alto ufficiale russo si era innamorato della
figlia del capraio. Un colpo di fulmine incredibile, che aveva eccitato il suo cuore e la sua
immaginazione. Il russo aveva promesso di risparmiare il villaggio e di deviare le truppe; cos, quando i
francesi erano arrivati, avevano preso anch'essi un'altra strada.
Pare che l'amore possa sopravvivere persino a una guerra e all'inverno russo. L'amore
assomiglia ai lamponi invernali, ci spieg il contadino, e ci disse che quelle delicate squisitezze
maturano sempre a febbraio, in qualsiasi clima, qualsiasi siano le prospettive di sopravvivenza.
Nessuno sa perch, ma quando i pini sono avvizziti fino alle radici e anche le pecore pi robuste
devono essere tenute al riparo, quelle incredibili primizie da serra continuano a crescere.
La figlia del capraio era diventata una specie di celebrit.
Villanelle e io fingemmo di essere moglie e marito e cos ci misero a dormire nello stesso letto,
mentre il povero Patrick dovette dividere il giaciglio del figlio, un simpatico ragazzo ritardato. Il
mattino dopo sentimmo delle grida provenire dalla soffitta dove dormiva Patrick e lo trovammo
immobilizzato a terra dal ragazzo, che era grosso come un bue. Mentre il nostro amico gemeva sotto di
lui, il ragazzo zufolava una melodia con il suo flauto. Noi non riuscimmo a spostarlo, ma la madre,
colpendolo con uno strofinaccio, lo cacci fuori nella neve e lui si allontan piagnucolando. Poco dopo
rientr quatto quatto, si accovacci ai piedi della madre e la fiss con occhi attoniti.
 un bravo ragazzo la donna disse a Villanelle.
Ci raccontarono che alla sua nascita era apparso uno spirito che aveva chiesto ai genitori di
scegliere tra l'intelligenza e la forza. La donna scroll le spalle. A cosa serviva l'intelligenza in un
posto come quello, dove c'erano pecore e capre cui badare e alberi da abbattere? Avevano ringraziato
lo spirito e avevano scelto la forza, e ora il ragazzo, che aveva solo quattordici anni, poteva sollevare
cinque uomini o portare in spalla una mucca come fosse un agnellino. Gli mettevano il cibo in un
secchio perch non avevano un piatto grande abbastanza per il suo appetito. E cos ai pasti noi tre
sedevamo davanti alle nostre ciotole, il contadino e la moglie davanti al loro pane duro, mentre al capo
del tavolo il figlio, che con le spalle nascondeva la finestra, affondava il mestolo nel suo secchio.
Trover moglie? chiese Villanelle.
Certamente, rispose il nostro ospite con aria sorpresa qualsiasi donna vorrebbe un marito
forte come lui. Ne troveremo una adatta quando sar l'ora.
Di notte rimanevo immobile vicino a Villanelle e ascoltavo il suo respiro. Dormiva
raggomitolata, volgendomi le spalle, e non dava mai segno di voler essere toccata. La sfioravo quando
ero sicuro che fosse addormentata. Le accarezzavo la schiena e mi domandavo se tutte le donne
avessero la pelle cos vellutata ed elastica. Una notte si volt all'improvviso e mi disse che voleva fare
l'amore.
Non l'ho mai fatto.
Allora t'insegner io.
Quando ripenso a quella notte, in questo luogo in cui rimarr per sempre, mi tremano le mani e
i muscoli mi fanno male. Perdo il senso del tempo, il senso di quello che sto facendo, dello scrivere
questa storia, del tentativo di comunicarti ci che  veramente accaduto. Senza inventare troppo. La
memoria ritorna a quella notte per errore, le parole si fanno indistinte sotto i miei occhi, la penna si
stacca dal foglio e rimane sollevata, ci penso per ore intere e tuttavia rivivo sempre lo stesso momento.
I suoi capelli, mentre si piega su di me, rossi con striature dorate, i suoi capelli sulla mia faccia e sul
mio petto, gli occhi che vedo attraverso i capelli. Li lascia ricadere su di me e mi pare di essere sdraiato
nell'erba alta, al sicuro.
Prima della nostra partenza, i contadini segnarono sulla carta geografica che avevamo una serie
di scorciatoie e ci regalarono molte provviste, anche quelle a cui non avrebbero potuto rinunciare. Mi
sentivo colpevole perch, a esclusione di Villanelle, avremmo meritato di essere uccisi.
Dovunque andassimo trovavamo uomini e donne che odiavano i francesi. Uomini e donne il cui
futuro era stato deciso da altri. Non pensavano in modo articolato, erano contadini che si
accontentavano di poco e veneravano Dio e le tradizioni. Sebbene la loro vita non fosse cambiata di
molto, si sentivano disprezzati perch i loro governanti lo erano, si sentivano abbandonati a loro stessi e
odiavano gli eserciti e i re fantoccio che Bonaparte lasciava dietro di s. Bonaparte affermava sempre
di sapere di cosa un popolo avesse bisogno, di sapere come si dovesse migliorarlo ed educarlo. Lo
sapeva davvero; portava miglioramenti ovunque andasse, ma dimenticava che anche la gente semplice
vuole essere libera di compiere i propri errori.
Bonaparte non ammetteva gli errori.
In Polonia fingemmo di essere italiani e ricevemmo la comprensione dovuta da una razza
oppressa a un'altra. Quando Villanelle rivel le sue origini veneziane, gli uomini rimasero a bocca
aperta e le donne pie si fecero il segno della croce. Venezia, la citt di Satana. Ma era proprio vero? E,
pur con aria di disapprovazione, le si fecero intorno per chiedere se a Venezia ci fossero davvero
11.000 prostitute, ognuna pi ricca di un monarca.
Villanelle, che amava raccontare le favole, diede voce alle loro fantasie pi sfrenate. Ammise
persino che i barcaioli avevano i piedi palmati e mentre Patrick e io soffocavamo a stento le risate, i
polacchi la fissarono con occhi sempre pi attoniti e, a rischio della scomunica, suggerirono che forse
Cristo aveva camminato sull'acqua grazie a quella stessa malformazione congenita.
Lungo il cammino raccoglievamo notizie della Grande Arme, delle migliaia di morti, e io non
ne potevo pi di sentire di altre devastazioni inutili. Bonaparte diceva che ai suoi soldati sarebbe
bastata una notte con le puttane di Parigi per reintegrare le fila dell'esercito. Forse, ma ci sarebbero
voluti diciassette anni perch crescessero.
Persino i francesi iniziavano a stancarsi. Persino le donne prive di ambizione volevano qualcosa
di pi del solo partorire figli destinati alla morte e figlie destinate a partorire altri figli. Ne avevamo
abbastanza. Talleyrand scrisse allo Zar: I francesi sono un popolo civile, ma il loro imperatore non lo
...
Non siamo particolarmente civili, per lungo tempo abbiamo voluto ci che lui voleva.
Volevamo gloria e conquiste e sudditi e fama. Il suo desiderio bruci pi a lungo del nostro perch non
rischiava di pagarne il prezzo con la vita. Fino all'ultimo momento custod il suo tesoro favoloso dietro
il pannello segreto, ma noi, che non possedevamo quasi nulla oltre la vita, mettemmo in palio tutto quel
che avevamo sin dall'inizio.
Assisteva a ci che noi vivevamo.
Rifletteva sulle nostre sconfitte.
Aveva una tenda e cibo a volont quando noi morivamo.
Voleva fondare una dinastia. Noi combattevamo per la vita.
Non esistono vittorie limitate. Una conquista inevitabilmente conduce a un'altra, per proteggere
ci che si  acquisito. Durante il viaggio non trovammo sostenitori della Francia, solo nemici
schiacciati. Individui come te e me, con le stesse speranze e le stesse paure, n buoni n cattivi. Mi
avevano insegnato a dar la caccia ai mostri e ai diavoli; avevo scoperto gente comune.
Ma anche la gente comune dava la caccia ai diavoli. Gli austriaci, in particolare, consideravano
i francesi brutali e indegni persino del disprezzo. Con noi, invece, furono generosi fino all'inverosimile,
perch ci credevano italiani, e dicevano che eravamo migliori dei francesi sotto tutti i punti di vista. E
se avessi gettato via il mio travestimento? Cosa sarebbe accaduto? Mi sarei trasformato nel Diavolo
proprio l, sotto i loro occhi? Temevo che mi scoprissero, che il loro naso, schizzinoso e abituato a
riconoscere tutto ci che solo vagamente odorava di Bonaparte, mi smascherasse in un attimo. Ma forse
siamo veramente solo quello che sembriamo. Il nostro odio non  altro che una sciocchezza se
individuiamo il nemico solo nelle circostanze pi ovvie.
Eravamo vicini al Danubio quando Patrick cominci a comportarsi in modo strano. Eravamo in
cammino ormai da pi di due mesi quando ci trovammo in una valle circondata da boschi di pini. Noi
eravamo sul fondo come formiche in un'immensa gabbia verde. Ce la cavavamo bene adesso che ci
eravamo lasciati alle spalle la neve e il freddo pungente. Avevamo il morale alto; ancora due settimane,
forse, e saremmo giunti in Italia. Patrick aveva cominciato a cantare quando ancora eravamo alla
periferia di Mosca. Erano canzoni incomprensibili e stonate, ma vi avevamo fatto l'abitudine e
camminavamo al loro ritmo. Da qualche giorno per era muto, non mangiava quasi nulla e non voleva
parlare. Quella notte, seduti attorno al fuoco, cominci a raccontarci dell'Irlanda e ci disse quanto
avrebbe desiderato essere a casa. Si domandava se sarebbe riuscito a persuadere il vescovo a
riaffidargli una parrocchia. Gli piaceva fare il prete. E non solo per le donne, anche se quello  un lato
importante della faccenda, lo ammetto.
Diceva che, anche se non si era credenti, aveva un senso andare in chiesa e pensare a qualcuno
che non fosse la famiglia o il nemico.
Gli dissi che era un atteggiamento ipocrita e lui ribatt che Domino mi aveva giudicato bene;
che in fondo al cuore ero un puritano, che non comprendevo le debolezze, le perplessit degli uomini
comuni.
Le sue parole mi ferirono profondamente, ma penso che avesse ragione, questo  il mio difetto.
Villanelle ci raccont delle chiese di Venezia, dei dipinti pieni di angeli e diavoli, ladri e
adultere e animali. Patrick si entusiasm e disse che per prima cosa avrebbe tentato la fortuna a
Venezia.
Mi svegliai nel cuore della notte. Delirava. Cercai di farlo star gi, ma lui era forte e n
Villanelle n io osavamo affrontare i suoi pugni e i suoi calci. Sudava, malgrado il gelo notturno, e
c'era del sangue sulle sue labbra. Lo coprimmo con tutte le coperte che avevamo e io mi tuffai nel buio
che ancora mi terrorizzava a cercare dell'altra legna secca per il fuoco. Accendemmo una fornace
ardente per lui, ma non riusciva a scaldarsi. Sudava e tremava e urlava che stava congelando, che il
Diavolo gli era entrato nei polmoni e gli sibilava che era dannato.
Mor all'alba.
Non avevamo badili, nessun arnese per incidere la terra nera, cos lo portammo a braccia fino al
limitare del bosco di pini e lo ricoprimmo di felci, rami e foglie. Seppellito come un porcospino in
attesa dell'estate.
Poi ci prese la paura. Di che cosa era morto? Aveva contagiato anche noi? Malgrado il freddo e
la necessit di continuare il cammino, andammo al fiume e lavammo noi stessi e i nostri vestiti e ci
riscaldammo davanti al fuoco nel pallido sole pomeridiano. Villanelle parlava tetramente di catarro, ma
allora io non sapevo nulla della malattia veneziana che adesso mi colpisce ogni novembre.
Quando lasciammo Patrick, con lui lasciammo il nostro ottimismo.
Avevamo cominciato a credere che ce l'avremmo fatta, ma ora non ci pareva pi possibile. Se
muore uno perch non tre? Provammo a scherzare, a ricordare la sua faccia quando quel ragazzone lo
aveva schiacciato al suolo, a ricordare i suoi incredibili avvistamenti; una volta aveva affermato di aver
visto la Vergine in persona che faceva il giro dei Cieli in groppa a un asino dorato. Vedeva sempre
qualcosa, non importava come o cosa, importava che vedesse e che ci narrasse delle favole. Erano tutto
quello che avevamo.
Ci aveva raccontato la storia della sua vista prodigiosa e di come aveva scoperto di possederla.
Era accaduto nella contea di Cork, in una mattina assolata in cui il portale della chiesa era spalancato
per far uscire il caldo e l'odore di sudore, che neppure una bella lavata riesce a eliminare dopo sei
giorni di lavoro nei campi. Patrick stava tenendo una bella predica sull'inferno e le tentazioni della
carne e i suoi occhi vagavano sui fedeli; per lo meno quello destro, perch il sinistro era puntato su un
campo a un miglio di distanza, pi precisamente su due dei suoi parrocchiani che stavano commettendo
adulterio sotto gli occhi del Signore, mentre i rispettivi coniugi erano inginocchiati in chiesa.
Alla fine della predica, Patrick si sent molto perplesso. Li aveva effettivamente visti o come
San Gerolamo aveva visioni lussuriose? Nel pomeriggio and a far visita ai due parrocchiani e, dopo
un paio di osservazioni casuali, le loro espressioni colpevoli lo convinsero che avevano davvero fatto
quello che pensava avessero fatto.
Nella parrocchia c'era una donna molto devota, con un petto incredibilmente prosperoso, e
Patrick aveva scoperto che dalla canonica poteva vedere fin dentro la sua camera da letto senza bisogno
di un volgare cannocchiale. Ogni tanto dava un'occhiata, giusto per assicurarsi che non commettesse
peccato. Era convinto che, dopo tutto, Dio gli avesse donato quell'occhio per uno scopo virtuoso.
Non aveva dato la forza a Sansone?
E anche a Sansone piacevano le donne.
Ci vedeva adesso? Seduto vicino alla Beata Vergine, guardava gi e ci vedeva camminare
pensando a lui? Forse entrambi gli occhi vedevano lontano ora. Desideravo che fosse in Paradiso,
anche se non credevo esistesse veramente.
Volevo che ci vedesse di nuovo a casa.
Molti dei miei amici erano morti. Ne rimaneva solo uno dei cinque con cui avevo riso del
granaio dal tetto rosso e dei vitelli che avevamo fatto nascere. Gli altri, conosciuti nel corso degli anni e
alla cui presenza mi ero abituato, erano stati uccisi o dati per dispersi su uno dei tanti campi di
battaglia. Un soldato sta attento a non stringere troppi legami. Avevo visto una palla di cannone
squarciare in due un muratore, un tipo che mi piaceva, e avevo cercato di trascinare i due pezzi fuori
dal campo, ma quando ero tornato a cercare le gambe non ero riuscito a distinguerle dalle altre
disseminate l intorno. C'era anche un carpentiere che era stato giustiziato per aver tagliato un pezzo di
coniglio arrosto con la baionetta.
La morte in battaglia ci sembrava una fine gloriosa quando non eravamo in battaglia. Ma agli
uomini insanguinati e mutilati, che dovevano correre nel fumo soffocante fino alle linee nemiche dove
li attendevano le baionette, la morte in battaglia sembrava ci che effettivamente era. Morte. Il fatto
curioso  che vi ritornavamo sempre. La Grande Arme vantava pi reclute di quante ne potesse
addestrare e pochissime diserzioni, almeno fino a poco tempo fa. Bonaparte diceva che avevamo la
guerra nel sangue.
Aveva ragione?
Se ha ragione, non ci sar mai fine alle guerre. N ora n mai. Quando grideremo Pace! e
correremo a casa dalle nostre innamorate e coltiveremo i campi, non sar la vera pace ma solo una
tregua prima della prossima guerra. La guerra apparterr sempre al nostro futuro. Il futuro non esiste.
Non possiamo avercela nel sangue.
Come pu un popolo che ama il vino e il sole accettare di morire nel gelo polare per un solo
uomo?
E io, perch ho accettato? Perch lo amavo. Perch era la mia passione e perch quando
andiamo in guerra non ci sentiamo pi un popolo tiepido.
E Villanelle cosa pensava?
Gli uomini sono violenti. Tutto qui.
Stare con lei era come fissare lo sguardo in un caleidoscopio di colori accesi. Era fatta di tinte
decise e, sebbene comprendesse meglio di me le ambiguit del cuore, il suo pensiero era limpido.
Vengo dalla citt dei labirinti diceva ma se mi domandi in che direzione andare, ti dir:
sempre dritto.
Ora ci trovavamo nel Regno d'Italia e Villanelle aveva deciso che ci saremmo imbarcati su una
nave per raggiungere Venezia, dove saremmo rimasti a casa sua finch non fossi potuto ritornare in
Francia in tutta sicurezza. In cambio mi avrebbe chiesto un favore e quel favore concerneva il suo
cuore.
Ce l'ha ancora la mia amante. L'ho lasciato a lei. Voglio che tu mi aiuti a riprenderlo.
Promisi di aiutarla, ma anch'io volevo qualcosa; perch non si era mai tolta gli stivali,
nemmeno in casa dei contadini russi? Nemmeno a letto?
Scoppi in una risata e respinse i capelli indietro: i suoi occhi erano luminosi e due rughe
profonde separavano le sopracciglia.  la donna pi bella che abbia mai visto, pensai.
Te l'ho detto. Mio padre faceva il barcaiolo. I barcaioli non si levano mai gli stivali e non
volle dirmi altro, ma io decisi che al mio arrivo nella citt incantata avrei cercato di saperne di pi sui
barcaioli e sui loro stivali.
Fortunatamente, la traversata fu buona e su quel mare calmo e scintillante la guerra e l'inverno
sembravano lontani di anni. Appartenevano al passato di un altro. E cos, nel maggio del 1813, vidi
Venezia per la prima volta. Se la si raggiunge via mare, come  obbligatorio, pare quasi di vedere una
citt della fantasia nascere e baluginare all'orizzonte. Per uno scherzo delle prime luci dell'alba gli
edifici scintillano tanto che non paiono mai immobili. La citt non  stata costruita secondo linee
comprensibili ma sembra essere spuntata da sola, sfacciatamente, qui e l. Sembra essere lievitata in
una forma tutta sua. Non ci sono preliminari, non ci sono banchine per le imbarcazioni pi piccole,
bisogna gettare l'ancora nella laguna e in un attimo si  in piazza San Marco. Osservai Villanelle;
aveva l'espressione di chi ritorna a casa e non pensa ad altro che al ritorno a casa. I suoi occhi si
muovevano trepidi dalle cupole ai gatti, abbracciavano ci che vedevano e lanciavano il silenzioso
annuncio che era ritornata. La invidiavo. Io ero ancora un esule.
Attraccammo e, prendendomi per mano, mi condusse attraverso un labirinto incredibile, oltre
qualcosa che mi sembrava si potesse tradurre come Ponte dei Pugni e oltre l'ancora pi improbabile
Rio della Toletta, finch giungemmo a un canale tranquillo.
Questo  il retro della mia casa, disse il portone d sul canale.
I portoni delle loro case si aprivano sul mare?
Sua madre e il suo patrigno ci accolsero con l'entusiasmo che, per sua fortuna, il Figliol Prodigo
doveva aver trovato al ritorno. Accostarono le sedie e ci sedemmo cos vicini che le nostre ginocchia si
toccavano, e sua madre balzava in piedi di continuo e correva a prendere vassoi di dolci e caraffe di
vino. Ogni volta che raccontavamo una delle nostre storie, il padre mi dava una pacca sulla spalla e
cominciava a sghignazzare e la madre levava le mani verso il dipinto della Madonna e diceva:  una
vera benedizione che siate a casa!.
Il fatto che fossi francese non li disturbava per niente. Non tutti i francesi sono Napoleone
Bonaparte diceva il padre. Ne ho conosciuti di onesti, anche se il marito di Villanelle non lo era
proprio.
La guardai allibito. Non mi aveva mai detto che il suo grasso marito era francese. Avevo
pensato che la scioltezza con cui parlava la mia lingua derivasse dall'esser vissuta con i soldati per
quasi tutta la sua vita.
Scroll le spalle, come era solita fare quando non voleva dare spiegazioni, e domand che ne
era stato di suo marito.
Va e viene, come sempre, ma vi nasconderemo.
Il pensiero di trovare un nascondiglio per noi due, fuggitivi per ragioni diverse, eccitava
enormemente i genitori di Villanelle.
Quando ero sposata con il barcaiolo disse la madre queste cose succedevano ogni giorno,
ma quello dei barcaioli  un mondo chiuso e adesso che sono la moglie di un panettiere e gli pizzic la
guancia essi badano alle loro faccende e io alle mie. Socchiuse gli occhi e mi si avvicin tanto che
sentii l'odore della sua colazione. Potrei raccontarti delle storie, Henri, che ti farebbero rizzare i
capelli e mi diede una pacca sul ginocchio, cos forte che feci un balzo sulla sedia.
Lascia in pace quel ragazzo, disse suo marito  appena arrivato a piedi da Mosca.
Madonna, esclam come potrei? e mi obblig a mangiare un'altra fetta di torta.
Anche se crollavo di stanchezza e avevo la nausea, tanto mi ero rimpinzato di dolci e vino, volle
mostrarmi la casa e mi decant in particolare lo specchio orientato in modo da poter vedere in volto i
visitatori che si fermavano al cancello sul mare.
Prima o poi noi due moriremo e bisogna sempre sapere a chi si apre la porta. Per precauzione
dovresti raderti la barba. I veneziani non la portano lunga e ti faresti notare.
La ringraziai e dormii per due giorni.
Quando mi svegliai, due giorni dopo, la casa era immersa nel silenzio e la mia camera
nell'oscurit pi completa perch le persiane erano ermeticamente chiuse. Le spalancai e la luce mi
sfior la faccia e si frantum in lance gialle sul pavimento. I raggi del sole davano consistenza al
pulviscolo dell'aria. La stanza era bassa e di forma irregolare e l'intonaco delle pareti era scolorito nei
punti in cui un tempo dovevano essere stati appesi dei quadri. C'era un lavamano e una brocca piena
d'acqua gelida e in quel tepore, dopo tanto freddo, riuscii solo a intingere le dita per cancellare il sonno
dagli occhi. C'era anche uno specchio a grandezza naturale che ruotava su di un supporto ligneo. Era
argentato in alcuni punti, ma la mia figura vi si rifletteva ugualmente, magra e ossuta, con una testa
troppo grande e una barba da bandito. Avevano ragione. Prima di uscire dovevo radermi. Dalla mia
finestra, che si affacciava sul canale, vidi un'infinit di barche. Barche cariche di ortaggi o di turisti,
barche con un baldacchino al centro, per proteggere dal sole le ricche dame, l'intelaiatura sottile come
una lama di coltello e la prua ornata di un pettine. Erano le barche pi strane che avessi mai visto
perch i barcaioli remavano stando in piedi. Fin dove riuscivo a vedere, il canale era punteggiato a
intervalli regolari da pali dipinti a righe colorate, ad alcuni dei quali erano attraccate delle
imbarcazioni, mentre altri tendevano le punte scorticate al cielo.
Gettai nel canale l'acqua sporca e i resti della mia barba e pregai che il passato fosse
definitivamente annegato.
Mi persi subito. Dove passa Bonaparte, le strade dritte lo seguono, le costruzioni sono razionali,
i nomi delle vie possono essere cambiati per celebrare una battaglia, ma sono sempre incisi chiaramente
su lastre di pietra. Qui, se mai si preoccupano delle iscrizioni stradali, sono ben contenti di utilizzare
quelle pi illeggibili. Nemmeno Bonaparte potrebbe razionalizzare Venezia.
 una citt di folli.
Dovunque mi trovassi scoprivo una chiesa e talvolta mi pareva di trovarmi nella stessa piazza
ma davanti a una chiesa diversa. Forse qui le chiese spuntano di notte come i funghi e svaniscono
altrettanto rapidamente all'alba. I veneziani le costruiscono di notte? Nell'epoca del loro massimo
splendore avevano costruito un galeone al giorno, completo di equipaggiamento. Perch non una
chiesa, completa di equipaggiamento? I Giardini pubblici sono l'unico spazio razionale della citt, ma
persino l nelle notti nebbiose si ergono quattro chiese sepolcrali e schiacciano le file militaresche dei
pini.
Per cinque giorni non ritornai alla casa del panettiere perch non ritrovavo la strada e perch mi
imbarazzava dover parlare in francese ai veneziani. Camminai, cercando le rivendite di pane,
annusando l'aria come un segugio, sperando di scoprire una traccia.
Alla fine voltai un angolo, avrei giurato di essere gi passato di l centinaia di volte, e vidi
Villanelle che si intrecciava i capelli seduta in una barca.
Pensavamo che fossi ritornato in Francia mi disse. La mamma ha il cuore spezzato. Ti
vorrebbe come figlio.
Ho bisogno di una pianta della citt.
Non ti servirebbe. Questa citt  viva. Cambia.
Le citt non cambiano, Villanelle.
Invece s, Henri.
Mi ordin di salire sulla barca, promettendomi che ci saremmo fermati a mangiare da qualche
parte.
Ti porto a fare un giro, cos non ti perderai pi.
La barca puzzava di urina e di cavoli e le chiesi a chi appartenesse. Mi rispose che era di un
uomo che allevava orsi. Un suo ammiratore. Stavo imparando a non farle troppe domande; veritiere o
mendaci, le sue risposte erano sempre insoddisfacenti.
Scivolammo lontano dal sole, ci addentrammo in cunicoli gelidi che mi fecero rabbrividire e
oltrepassammo barconi da trasporto, tirati in secco con il loro carico innominabile.
Questa citt si ripiega su se stessa. I canali nascondono altri canali, i vicoli si incrociano mille
volte e non saprai mai distinguerli a meno che tu non sia vissuto qui per tutta la vita. Anche quando
avrai imparato a riconoscere le piazze e sarai perfettamente in grado di andare dal Rialto al Ghetto e poi
alla laguna, ci saranno ancora posti che non riuscirai a trovare e anche se tu ci riuscissi potresti non
rivedere mai pi San Marco. Devi avere tempo a disposizione ed essere pronto a cambiare percorso, a
scegliere l'imprevisto se quella  la meta a cui ti conduce il cammino.
Remavamo tutti e due, uniti in una specie di otto che continuava a ripiegarsi su se stesso.
Quando dissi a Villanelle che faceva la misteriosa di proposito e mi stava portando in luoghi che non
avrei mai potuto riconoscere, sorrise e ribatt che mi stava conducendo lungo un percorso antico che
solo un barcaiolo avrebbe potuto ricordare.
Le citt interiori non sono segnate su nessuna mappa.
Oltrepassammo palazzi in rovina, dove le tende svolazzavano alle finestre prive di imposte, e di
tanto in tanto coglievo l'ombra di una figura scarna a un balcone pericolante.
Quelli sono gli esuli, la gente scacciata dai francesi. Sono morti ma non scompaiono.
Oltrepassammo un gruppo di bambini dai volti grinzosi e crudeli.
Ti porto a conoscere una mia amica.
Il canale in cui ci addentrammo era intasato di immondizie e topi che galleggiavano a pancia in
su. In certi punti era cos stretto che quasi non riuscivamo a passare e lei puntava il remo contro i muri,
scrostando generazioni di alghe. Nessuno poteva vivere in un posto cos.
Che ora potrebbe essere?
Villanelle rise.  l'ora delle visite. Ho portato un amico.
Accost la barca a una rientranza nel muro e, accovacciata in un balcone fatto di casse che
galleggiavano precariamente, vedemmo una donna cos scarna e sudicia che a malapena mi pareva un
essere umano. I suoi capelli brillavano perch vi era attaccata una poltiglia stranamente fosforescente e
le davano l'aria di una creatura dell'oltretomba. Era coperta da strati di panni pesanti, di cui era
impossibile indovinare il colore o il disegno. A una mano aveva solo tre dita.
Sono stata via disse Villanelle. Via per molto tempo, ma non partir pi. Lui  Henri.
La vecchia continuava a scrutarla. Poi parl. Sei stata via, come mi hai detto, e io ti ho cercata
quando non c'eri e qualche volta ho visto il tuo fantasma fluttuare da queste parti. Ti sei trovata in
pericolo e lo sarai ancora ma non partirai pi. Non in questa vita.
Ce ne stavamo raggomitolati al buio. Gli edifici sui due lati del canale parevano chiudersi sopra
le nostre teste come un'arcata. I tetti erano cos vicini che quasi si toccavano. Eravamo nelle fognature?
Ti ho portato del pesce. Villanelle estrasse un involto e la vecchia lo annus prima di nasconderlo
sotto le gonne. Poi si rivolse a me.
Guardati dai vecchi nemici sotto nuove spoglie.
Chi ? domandai quando fummo lontani e al sicuro.
Villanelle scroll le spalle e seppi che non mi avrebbe dato una vera risposta.  una degli
esuli. Un tempo abitava l e mi indic un palazzo con un doppio cancello, dimenticato e lasciato a
sprofondare, in cui l'acqua invadeva il pianterreno. I piani superiori venivano usati come magazzini e
una carrucola pendeva da una delle finestre.
Mi hanno detto che quando abitava l non spegneva mai le luci prima dell'alba e aveva la
cantina piena di vini cos rari che si sarebbe morti a berne pi di un bicchiere. Possedeva una flotta e le
sue navi le riportavano merci che facevano di lei una delle donne pi ricche di Venezia. Quando
parlavano di lei usavano un tono rispettoso, e chiamavano suo marito Il Marito della Dama
Ricchissima. Perse tutte le sue ricchezze quando Bonaparte gliele rub per capriccio e ora Josphine
porta i suoi gioielli.
Josphine porta i gioielli di moltissime persone dissi.
Ci allontanammo dalla citt segreta, ci addentrammo in piazze illuminate dal sole e in canali
tanto ampi da ospitare otto o nove barche affiancate, lasciando ancora spazio per le fragili imbarcazioni
da diporto dei turisti. In questo periodo la citt  piena di turisti. E se rimarrai fino ad agosto potrai
festeggiare il compleanno di Bonaparte. Ma forse sar morto per quel tempo. In quel caso, rimarrai lo
stesso e festeggeremo il suo funerale.
Ci eravamo fermati davanti a un imponente palazzo di sei piani, che sovrastava un tratto
particolarmente bello di quel canale pulito ed elegante.
Troverai il mio cuore in quella casa. Devi entrarci, Henri, e riportarmelo.
Era impazzita? Ne avevamo parlato in senso figurato. Il suo cuore era dentro il petto,
esattamente come il mio. Cercai di spiegarglielo, ma lei mi prese la mano e se la poggi sul seno.
Senti tu stesso.
Senza la minima malizia spostai la mano su e gi. Appoggiai l'orecchio al suo corpo e mi
inginocchiai nella barca e un barcaiolo di passaggio ci lanci un'occhiata d'intesa.
Non sentivo nulla.
Saresti morta se non avessi il cuore, Villanelle.
Pensi che i soldati con cui vivevi tu avessero un cuore? Pensi che quel grassone di mio marito
abbia un cuore in mezzo a tutto quel lardo? Ora fui io a scrollare le spalle.  solo un modo di dire, lo
sai benissimo.
Lo so, ma te l'ho gi spiegato. Questa  una citt insolita, qui tutto  diverso.
Vuoi che entri in quella casa e mi metta a cercare il tuo cuore?
S.
Era incredibile.
Prima che ce ne andassimo da Mosca, Domino ti ha regalato un ghiacciolo con una catenina
d'oro dentro. Dov', Henri?
Le dissi che non sapevo dove fosse finito, forse si era sciolto in mezzo alle mie cose e avevo
perso la catenina. Me ne vergognavo, ma dopo la morte di Patrick per un po' non mi ero pi curato
delle cose che amavo.
Ce l'ho io.
Hai la catenina? Ero incredulo, e sollevato. L'aveva trovata e cos non avevo perso Domino,
dopo tutto.
Ho il ghiacciolo. Infil la mano nella sua borsa e l'estrasse, gelido e scintillante come il
giorno in cui Domino l'aveva staccato dalla tenda e mi aveva mandato via. Lo rigirai tra le mani. La
barca ondeggiava e i gabbiani volavano intorno come al solito. La guardai, gli occhi pieni di
interrogativi, ma lei diede un'alzata di spalle e si volt verso il palazzo. Questa sera, Henri. Questa
sera saranno alla Fenice. Ti condurr qui e ti aspetter, ma non voglio entrare perch temo di non
farcela a uscirne un'altra volta.
Mi tolse il ghiacciolo dalle mani. Quando mi riporterai il mio cuore, ti ridar il tuo prodigio.
Ti amo le dissi.
Sei mio fratello ribatt e ci allontanammo.
Cenammo insieme, Villanelle, i suoi genitori e io, e vollero sapere tutto della mia famiglia.
Vengo da un paesino circondato da colline verdi, punteggiate di bocche di leone, che si
estendono fino all'orizzonte. Vicino scorre un fiume che ogni inverno straripa e ogni estate soffoca
nella fanghiglia. La nostra vita dipende dal fiume. Nel mio villaggio non ci sono strade e piazze, solo
casette a un piano e viottoli scavati dai piedi dei contadini e non disegnati dalle mani degli ingegneri.
Non abbiamo nemmeno la chiesa, usiamo un granaio, e d'inverno ci assiepiamo in mezzo al fieno. Non
immaginavamo che sarebbe scoppiata la Rivoluzione. Ci ha colti di sorpresa, come voi. Noi pensiamo
solo alla legna da spaccare, al grano da coltivare e di tanto in tanto a Dio. Mia madre era sinceramente
devota e mio padre mi ha detto che quando  morta tendeva le braccia alla Vergine e una luce interiore
le illuminava il volto.  morta per caso. Un cavallo le era caduto addosso e le aveva rotto il fianco e al
nostro villaggio non ci sono medicine per questi casi, curiamo solo le coliche e la pazzia.  accaduto
due anni fa. Mio padre continua a spingere l'aratro e a uccidere le talpe che devastano i campi. Se sar
possibile, voglio ritornare a casa per la mietitura e aiutarlo. Questo  il mio mondo.
E che cosa te ne farai del cervello? mi chiese Villanelle, in tono sarcastico. Un uomo come
te, educato da un prete, che ha viaggiato e ha fatto la guerra. A cosa penserai quando sarai in mezzo
alle vacche?
Scrollai le spalle. A cosa serve il cervello?
Qui potresti far fortuna, disse suo padre qui un giovane in gamba ha grandi possibilit.
Puoi rimanere con noi disse sua madre.
Ma lei non parlava e io non avrei mai accettato di rimanere e comportarmi come suo fratello
quando il mio cuore urlava d'amore.
Lo sai, disse sua madre prendendomi per il braccio questa non  una citt come le altre.
Parigi? Ci sputo sopra. Sput. Che cos' Parigi? Qualche viale e qualche negozio di lusso. Qui ci
sono misteri che solo i morti conoscono. Te lo dico io, i barcaioli hanno i piedi palmati. No, non ridere,
 vero. Ne avevo sposato uno, ecco perch lo so, e ho allevato i suoi figli. Sollev il piede e cerc di
prendersi le dita. Tra le dita hanno una membrana e con quella camminano sull'acqua.
Suo marito non scoppi a ridere e non sbatt la brocca dell'acqua sul tavolo, come faceva
sempre quando sentiva una storia divertente. Mi guard negli occhi e abbozz un sorriso.
Bisogna essere di vedute larghe. Chiedilo a Villanelle.
Ma lei non apr bocca e poco dopo usc dalla stanza.
Ha bisogno di un altro marito, disse sua madre, quasi in tono implorante una volta che
quell'uomo sar fuori dai piedi... succedono tanti incidenti a Venezia,  cos buio e i canali sono
profondi. Chi si sorprenderebbe per un'altra morte?
Suo marito le pos la mano sul braccio. Non tentare gli spiriti.
Dopo cena il padre schiacci un pisolino mentre la madre ricamava e Villanelle mi condusse
all'attracco e le nostre ombre nere scivolarono sulle acque buie. Aveva scambiato la barca dall'odore di
cavoli e urina con una gondola e remava stando in piedi, nella posizione sbilanciata e aggraziata dei
veneziani. Aveva detto che era un buon travestimento; spesso i gondolieri bazzicano intorno ai grandi
palazzi sperando di trovar lavoro. Stavo per chiederle dove avesse preso la gondola, ma le parole mi
morirono in gola quando vidi i disegni sulla prua.
Era una imbarcazione funebre.
La notte gelida era illuminata dalla luna che distorceva le nostre ombre sull'acqua. Presto
giungemmo al cancello e, come mi aveva detto, la casa era deserta.
Come far a entrare? le bisbigliai mentre legava la cima a un anello di ferro.
Con questa. Mi diede una chiave. Levigata e piatta come la chiave di un carceriere. L'ho
conservata come portafortuna. Non me ne ha mai portata molta.
Come far a trovare il tuo cuore? Quel palazzo ha sei piani.
Lo sentirai battere. Cercalo nei posti pi impensabili. Se ci sar pericolo, mi sentirai stridere
come un gabbiano e allora dovrai correre qui.
La lasciai ed entrai nell'ampio salone dove mi trovai faccia a faccia con una creatura mostruosa
a grandezza naturale, ricoperta di squame e con un corno sulla fronte. Diedi un grido soffocato, ma era
solo un animale impagliato. Davanti a me una scalinata di legno curvava a mezza via e scompariva
nell'interno della casa. Decisi di cominciare le mie ricerche dall'ultimo piano. Non mi aspettavo di
trovare nulla, ma se non fossi stato in grado di descrivere ogni stanza, Villanelle mi avrebbe costretto a
entrare di nuovo. Ne ero certo.
Aprii la prima porta e trovai solo una spinetta.
La seconda si apriva su una stanza con quindici finestre dai vetri colorati.
Oltre la terza porta non c'erano finestre, ma sul pavimento erano affiancate due bare
scoperchiate, con l'interno rivestito di seta.
La quarta stanza era coperta di scaffali dal pavimento al soffitto e su ogni scaffale c'erano due
file di libri. C'era anche una scala.
Nella quinta stanza era accesa una lampada e una mappa del mondo ricopriva un'intera parete.
Una mappa con le balene negli oceani e mostri terribili che mangiavano le montagne. Le strade
sembravano scomparire sottoterra e in altri punti si fermavano improvvisamente in riva al mare. In ogni
angolo c'era un cormorano, nella cui bocca si dibatteva un pesce.
La sesta era una stanza da cucito; fissato al telaio, c'era un arazzo ricamato per tre quarti.
Rappresentava una giovane donna seduta a gambe incrociate davanti a un mazzo di carte. Era
Villanelle.
La settima stanza era uno studio; il tavolo era seppellito sotto una pila di diari, vergati in una
calligrafia finissima. Non riuscii a decifrarla.
Nell'ottava stanza c'era solo un tavolo da biliardo e una porta in una parete laterale. Mi
avvicinai a quella porta e, aprendola, scoprii un armadio grande abbastanza da potervi entrare e pieno
di vestiti di ogni tipo, dal profumo di muschio e incenso. Era la stanza di una donna. Qui non avevo
paura. Avrei voluto seppellire la faccia tra i vestiti e sdraiarmi per terra immerso nel profumo. Pensai a
Villanelle, ai suoi capelli su di me, e mi domandai se avesse provato le stesse sensazioni con quella
donna profumata e seducente. Dei bauli d'ebano con un monogramma inciso erano accostati alle pareti.
Ne aprii uno e lo trovai stipato di ampolle. Racchiudevano gli aromi del piacere e del pericolo. Ognuna
conteneva non pi di cinque gocce e quindi pensai che fossero essenze preziosissime e di grande
potenza. Quasi senza accorgermene ne misi una in tasca e uscii. Un rumore mi ferm sulla soglia. Non
sembravano topi o scarafaggi. Era un suono regolare e continuo, come il battito di un cuore. Il mio
diede un tuffo nel petto e cominciai a rovistare furiosamente tra i vestiti, a sparpagliare le scarpe e la
biancheria. Mi accovacciai e ascoltai di nuovo. Veniva dal basso, era attutito.
Strisciai carponi sotto una rastrelliera di vestiti e trovai una sottoveste di seta avvolta attorno a
un vaso blu indaco. Il battito proveniva da l. Non osavo aprirlo. Non osavo guardare quel tesoro
favoloso, e portai il contenitore, ancora avvolto nella seta, gi al piano terreno e poi fuori nella notte
deserta.
Seduta nella gondola, Villanelle stava a spalle curve e fissava l'acqua. Quando mi sent arrivare
tese la mano per aiutarmi a salire e senza domande cominci a remare velocemente verso la laguna.
Quando finalmente si ferm, con il volto sudato e pallido nella luce della luna, le diedi l'involto.
Sospir e lo prese con mani tremanti e mi preg di voltarmi.
Apr il vaso e io udii un sibilo come di gas. Poi cominci a deglutire in maniera orribile, mi
pareva quasi che soffocasse, ma il terrore mi inchiodava all'altro capo della gondola, a sentirla morire,
forse.
Poi tutto tacque. Mi sfior la schiena e quando mi voltai, ancora una volta mi prese la mano e se
la pos sul petto.
Il cuore batteva.
Impossibile.
Ti dico che batteva.
Mi domand la chiave, la ripose nel vaso con la sottoveste e lo gett nell'acqua; poi fece un
sorriso cos radioso che se tutto ci fosse stato solo una follia, ne sarebbe valsa la pena lo stesso. Volle
sapere che cosa avevo visto e le raccontai di ogni stanza e quando le parlavo di una mi chiedeva di
un'altra. Alla fine le dissi dell'arazzo. Sbianc in volto.
Dici che non  finito?
 finito per tre quarti.
E sono io? Ne sei certo?
Perch era cos sconvolta? Perch se l'arazzo fosse stato completo e la donna vi avesse
intessuto il suo cuore, sarebbe stata prigioniera per sempre.
Non ci capisco niente, Villanelle.
Non pensarci pi. Io ho il mio cuore e tu hai il tuo prodigio. Ora possiamo divertirci. Si
sciolse i capelli e mi condusse nella sua foresta rossa.
Dormii male e sognai la vecchia. Guardati dai vecchi nemici sotto nuove spoglie, ma al
mattino, quando la madre di Villanelle mi svegli portandomi uova e caff, la notte e i suoi incubi
sembrarono parte della stessa fantasia.
Questa  una citt di folli.
Sua madre si sedette sulla sponda del mio letto e mi incit a chiedere a Villanelle di sposarmi
quando fosse tornata libera.
Ho fatto un sogno questa notte disse. Un sogno di morte. Chiediglielo, Henri.
Quando uscimmo insieme quel pomeriggio glielo chiesi, ma lei scroll la testa.
Non posso darti il mio cuore.
Non  necessario.
Forse no, ma io ho bisogno di darlo. Tu sei un fratello per me.
Quando raccontai a sua madre ci che era accaduto, smise di impastare il pane. Sei troppo
posato per lei, a lei piacciono i pazzi. Le dico sempre di calmarsi, ma non l'ha mai fatto. Vuole che
ogni giorno sia Pentecoste.
Poi borbott qualcosa a proposito di un'isola terribile e del fatto che era tutta colpa sua, ma io
evito di far domande ai veneziani quando borbottano; sono affari loro.
Cominciai a pensare di ritornare in Francia e sebbene l'idea di non vederla tutti i giorni mi
raggelasse il cuore pi di qualsiasi inverno russo, ricordavo troppo bene le sue parole, dette quando
Patrick, lei e io eravamo in una capanna e bevevamo un liquore diabolico...
Non ha senso amare una persona e non poter mai svegliarsi al suo fianco se non per caso.
Dicono che questa citt possa accogliere chiunque. Sembra racchiudere un po' di tutte le
nazionalit. Ci sono sognatori, poeti, paesaggisti dall'aria losca e vagabondi come me, giunti qui per
caso e mai pi ripartiti. Tutti sono alla ricerca di qualcosa, viaggiano per mare e per terra ma cercano
solo una ragione per fermarsi. Io non cerco pi, ho scoperto cosa voglio e non posso averlo. Se
rimanessi, lo farei per paura e non per speranza. Per paura della solitudine, della separazione da una
donna la cui semplice presenza trasforma in un'ombra tutto il resto della mia vita.
Ho detto che sono innamorato di lei. Che cosa significa?
Significa che penso al futuro e al passato alla luce di questo sentimento.  come se scrivessi in
una lingua sconosciuta che improvvisamente sono in grado di capire. Senza bisogno di parole, mi ha
rivelato a me stesso. Come un genio,  ignara di quello che fa.
Ero stato un cattivo soldato perch mi preoccupavo troppo di quello che sarebbe accaduto dopo.
Non riuscivo a dimenticare me stesso nel rombo dei cannoni, nel momento della lotta e dell'odio. La
mia mente correva avanti e mi mostrava campi di morte e il frutto di anni di lavoro perduto in un
giorno.
Ero rimasto perch non avevo dove andare.
Ma non lo rifar pi.
Tutti gli innamorati si sentono indifesi e coraggiosi davanti alla donna amata? Indifesi perch
hanno sempre bisogno di tenerezze come un cucciolo. Coraggiosi perch sanno che potrebbero
uccidere un drago con un temperino se fosse necessario.
Nei miei sogni, in cui mi vedo tra le sue braccia, il futuro non ha giorni bui, non c' nemmeno
un raffreddore di testa, e bench sappia che  tutta una sciocchezza, credo veramente che saremmo
felici e che i nostri figli trasformerebbero il mondo.
Parlo come un soldato che sogna di ritornare a casa...
No. Scomparirebbe per giorni interi e io piangerei. Dimenticherebbe di avere dei figli e dovrei
prendermene cura io. Si giocherebbe la nostra casa al Casin, e se la portassi a vivere in Francia mi
odierebbe.
So tutte queste cose, ma non fa alcuna differenza.
Mi sarebbe infedele.
Mi riderebbe in faccia.
Avrei sempre paura del suo corpo, del potere che ha.
E malgrado tutto ci, quando penso di andarmene il petto mi si fa pesante come una pietra.
Infatuazione. Primo amore. Sesso.
La mia passione pu essere spiegata in molti modi. Ma questo  certo: qualunque cosa tocca, la
rivela.
Penso molto al suo corpo; non immagino di possederla, ma di guardarla muoversi nel sonno.
Non sta mai ferma, persino in barca si agita come quando corre con una bracciata di cavoli. Non 
nervosismo; star ferma non fa parte della sua natura. Quando le avevo detto quanto mi piace star
sdraiato sull'erba verde brillante e guardare il cielo azzurro intenso, lei aveva ribattuto: Potrai farlo
quando sarai morto, di' che lascino scoperchiata la tomba.
Ma anche lei ama il cielo. Dalla mia finestra la vedo remare pi lentamente quando cerca la
prima stella nel cielo terso.
Decise di insegnarmi a remare. Non a remare semplicemente. Avrei imparato a remare come i
gondolieri veneziani. Salpammo all'alba con una gondola rossa delle guardie. Non le chiesi nemmeno
come se la fosse procurata. Era davvero felice in quei giorni e spesso mi prendeva la mano e se la
metteva sul cuore, come un malato a cui era stata data un'altra possibilit.
Se sei proprio deciso a diventare capraio, il minimo che possa fare  insegnarti una vera arte
prima che tu torni a casa. Potrai costruire una barca nei tuoi momenti liberi e remare sul tuo fiume e
pensare a me.
Se solo volessi, potresti venire anche tu.
Non voglio. Che cosa me ne farei di un sacco pieno di talpe, in un villaggio in cui non c'
nemmeno l'ombra di un tavolo da gioco?
Lo sapevo anch'io, ma odiavo sentirglielo dire.
Non ero un barcaiolo nato e rovesciai subito la gondola. Entrambi cademmo in acqua e
Villanelle mi si aggrapp al collo urlando che annegava. Ma vivi sul mare protestai quando mi
trascin sotto, gridando come una forsennata.
 vero. Vivo sul mare, non dentro il mare.
Era incredibile. Non sapeva nuotare.
I barcaioli non hanno bisogno di saper nuotare. A nessuno di loro capiterebbe mai di cadere in
acqua. Non possiamo ritornare a casa finch non ci siamo asciugati, riderebbero di noi.
Nemmeno il suo entusiasmo mi aiutava a fare progressi; a sera mi strapp i remi di mano e, con
i capelli ancora bagnati, decise che saremmo andati al Casin.
Forse l te la caverai meglio.
Non ero mai entrato in un Casin prima di allora e mi deluse come anni addietro mi aveva
deluso il bordello. I luoghi del peccato sono sempre pi peccaminosi nella fantasia. Il velluto rosso non
 mai cos sorprendentemente rosso come lo  nei sogni. Nessuna donna ha le gambe lunghe come hai
immaginato. E nella mente questi luoghi sono sempre liberi.
Se ti interessa, di sopra c' una stanza piena di fruste e altri arnesi mi disse. No. Mi sarei
annoiato. Conoscevo le fruste. Il mio amico prete mi aveva raccontato tutto. Ai santi piaceva essere
frustati e avevo visto le loro cicatrici estatiche e le loro occhiate bramose in un sacco di quadri. Veder
frustare un uomo qualunque non mi avrebbe fatto lo stesso effetto. La pelle dei santi  morbida e
diafana, sempre al riparo dalla luce. Quando la frusta la scopre quello  un attimo di piacere, l'attimo in
cui ci che era nascosto viene rivelato.
La lasciai e quando ebbi visto tutti i marmi gelidi, i bicchieri ghiacciati e i tappeti verdi ormai
sdruciti, mi rifugiai su un sedile nel vano di una finestra e riposai la mente guardando il canale
illuminato sotto di me.
Cos, il passato  svanito. Ce l'ho fatta. Queste cose sono ancora possibili.
Ripensai al mio villaggio e al fal di fine inverno, con cui ci disfiamo delle cose inutili e
celebriamo la rinascita della vita. Otto anni di guerra se n'erano andati nel canale con la barba che non
mi stava bene. Otto anni passati con Bonaparte. Vidi il mio volto riflesso sul vetro; ero diventato questa
faccia. Dietro la mia faccia vidi Villanelle, schiacciata contro il muro da un uomo. Lo guardava dritto
negli occhi, ma da come incurvava le spalle capii che era impaurita.
Era immenso, una distesa nera come la cappa di un matador.
Se ne stava ritto a gambe larghe, una mano appoggiata al muro per impedirle di fuggire e l'altra
affondata nella tasca. Lei lo spinse via, agilmente e rapidamente, e altrettanto rapidamente la mano di
lui vol fuori dalla tasca e la colp. Quando udii lo schiaffo, balzai in piedi; lei sgusci sotto il braccio
dell'uomo e mi oltrepass correndo gi per le scale. Non riuscii a pensare ad altro che a raggiungerla
prima di lui, che gi la inseguiva. Aprii la finestra e saltai nel canale.
Risalii in superficie sputacchiando, con la faccia coperta di alghe, e nuotai verso la nostra
gondola. Mollai la cima e, quando Villanelle balz nella barca rapida come un gatto, le urlai di
cominciare a remare e cercai di salire dalla fiancata. Mi ignor e si mise a remare, trascinandomi come
il delfino addomesticato di un tizio che abita vicino al Rialto.
 lui disse quando finalmente rotolai ai suoi piedi. Pensavo che fosse ancora via e invece le
mie spie avevano ragione.
Tuo marito?
Sput. S, quel grassone succhia uccelli di mio marito. Mi rizzai a sedere. Ci sta
inseguendo.
Conosco una scorciatoia; sono la figlia di un barcaiolo.
Le virate repentine e la velocit con cui procedevamo mi facevano girare la testa. I muscoli
delle sue braccia affioravano sotto la pelle minacciando di romperla e quando passavamo sotto una
lanterna vedevo la trama delle vene. Respirava a fatica e presto il suo corpo fu bagnato come il mio. Ci
eravamo inoltrati in un canale che si faceva sempre pi angusto e all'improvviso finiva contro un muro
bianco. All'ultimo minuto, quando ormai mi aspettavo di udire la gondola schiantarsi come un tronco
alla deriva, Villanelle fece una virata incredibilmente stretta e ci ritrovammo in un canale che
conduceva sotto un tunnel grondante d'acqua.
Sta' calmo, Henri, saremo a casa in un attimo.
Era la prima volta che la sentivo parlare di calma.
Ci accostammo al cancello di casa sua, ma una prua silenziosa scivol di fianco a noi mentre ci
preparavamo a ormeggiare la barca, e mi ritrovai a fissare in faccia il cuoco.
Il cuoco.
La pelle intorno alla sua bocca si incresp in un accenno di sorriso. Era ingrassato parecchio
dall'ultima volta che l'avevo visto: le guance pendevano come due talpe morte e la pelle era una specie
di spessa armatura che fissava la testa alle spalle. Aveva gli occhi infossati e le sopracciglia, che erano
sempre state cespugliose, mi scrutavano come due guardie. Afferr il bordo della gondola con le mani
protette da un pugno di ferro. Mani rosse.
Henri, disse che piacere.
Lo sguardo interrogativo che Villanelle mi rivolgeva combatteva con lo sguardo di totale
disgusto che lanciava a lui. Il cuoco vide il suo turbamento e, sfiorandola con un gesto che la fece
rabbrividire, disse: Si potrebbe dire che Henri ha fatto la mia fortuna. Grazie a lui e ai suoi trucchetti
sono stato cacciato da Boulogne e spedito a Parigi a occuparmi dei rifornimenti. Nella mia vita mi sono
occupato solo di cose che mi fruttassero un bel gruzzoletto. Non sei contento di incontrare un vecchio
amico, Henri, e di vederlo cos arricchito?.
Non voglio avere nulla a che fare con te ribattei.
Sorrise ancora, questa volta scoprendo i denti. I pochi che rimanevano. E invece mi pare di s,
visto che hai a che fare con mia moglie. Mia moglie e scand le due parole molto lentamente. Poi
assunse un'espressione che conoscevo bene. Mi sorprende trovarti qui, Henri. Non dovresti essere con
il reggimento? Non  tempo di vacanze, anche se sei un favorito di Bonaparte.
Non sono affari tuoi.
Certamente no, ma non ti dispiacer se parler di te a un paio di amici, vero?
Si rivolse a Villanelle. Ho altri amici a cui interesser sapere che fine hai fatto. Amici che
avevano sborsato un sacco di soldi per conoscerti. Sarebbe pi semplice se tu venissi con me ora.
Gli sput in faccia.
Quello che accadde dopo non mi  ancora chiaro, anche se ho avuto anni per pensarci. Anni di
quiete, privi di distrazioni. Ricordo che lui si chin in avanti quando Villanelle sput e cerc di
baciarla. Ricordo la sua bocca protesa verso di lei, rivedo le mani staccarsi dal bordo della barca, il suo
corpo piegarsi. La sua mano strisci sul suo seno. La bocca. La bocca  il ricordo pi nitido che abbia.
Una bocca rosa pallido, una caverna di carne, e poi la lingua, appena visibile come un verme nel suo
buco. Lei lo respinse, lui perse l'equilibrio e precipit dentro la nostra gondola, quasi schiacciandomi
sul fondo. Mi afferr alla gola e udii il grido di Villanelle, la vidi gettarmi un coltello. Un coltello
veneziano, sottile e crudele.
Nelle parti molli, Henri, come i ricci di mare.
Avevo il coltello in mano e glielo infilai nel fianco. Mentre mi ricadeva addosso glielo infilai
nella pancia. Lo sentii risucchiare le viscere. Lo estrassi, il coltello fremeva d'ira per essere stato
allontanato dalla sua preda, e lo spinsi dentro ancora una volta, negli anni di bella vita. Quella carne
nutrita di anatra e chiaretto si arrese subito. Avevo la camicia inzuppata di sangue. Villanelle spost il
cadavere di quel tanto che pot, e io mi rialzai, assolutamente calmo. Le dissi di aiutarmi a rovesciarlo
e lei mi ubbid, guardandomi.
Quando fu a pancia in su, tutto insanguinato, gli strappai la camicia e guardai il petto. Bianco e
glabro, come la carne dei santi. Come possono somigliarsi tanto i diavoli e i santi? I capezzoli erano
dello stesso colore delle labbra.
Mi hai detto che non ha cuore. Vediamo.
Cerc di fermarmi, ma io avevo gi affondato nella carne il mio amico argentato, un coltello
veramente volonteroso. Tagliai un triangolo pi o meno nel punto giusto e con la mano estrassi il
pezzo, come stessi togliendo il torsolo di una mela.
Aveva il cuore.
Lo vuoi, Villanelle?
Scosse la testa e cominci a piangere. Non l'avevo mai vista piangere, nemmeno nell'inverno
russo, nemmeno alla morte del nostro amico, nemmeno quando l'avevano umiliata o quando aveva
raccontato le umiliazioni subite. Ora piangeva e la presi tra le braccia, lasciando cadere il cuore, e le
raccontai la favola della Principessa le cui lacrime si trasformavano in perle.
Ti ho sporcato la camicia dissi accorgendomi delle macchie di sangue su di lei. Guarda le
mie mani.
Annu, e la cosa livida e insanguinata era l ai nostri piedi.
Dobbiamo far sparire le barche, Henri.
Ma nella lotta avevamo perso entrambi i nostri remi e uno di quelli del cuoco. Mi prese il volto
tra le mani, tenendomi stretto il mento, e mi fiss negli occhi con aria triste. Rimani seduto, hai fatto
tutto quello che potevi, ora tocca a me.
Mi accoccolai con la testa posata sulle ginocchia, gli occhi puntati sul sangue che copriva il
fondo della gondola. Avevo i piedi immersi nel sangue.
Il cuoco, a pancia in su, aveva gli occhi puntati verso Dio.
Mi accorsi che ci muovevamo. Vidi l'altra barca scivolare sull'acqua davanti a me, mentre la
nostra era legata a essa come le barchette dei bambini in uno stagno.
Ci muovevamo. Ma come?
Sollevai la testa, tenendo le ginocchia ancora raccolte, e vidi Villanelle, di schiena e con una
corda sulla spalla. Camminava sull'acqua e trascinava le due imbarcazioni.
Gli stivali erano ordinatamente posati l'uno accanto all'altro. Si era sciolta i capelli.
Ero nella foresta rossa e lei mi stava conducendo a casa.
4
La roccia
Tutti dicono che i morti non parlano. Che sono muti come una tomba. Non  vero. I morti
parlano in continuazione. Seduto su questa roccia, nelle giornate di vento, io li sento.
Sento anche Bonaparte: non resistette a lungo sulla sua roccia. Ingrass, prese il raffreddore, e
l'uomo che era sopravvissuto alle piaghe d'Egitto e all'inverno russo mor per un po' di umidit.
I russi invasero Parigi ma noi francesi non le appiccammo il fuoco; ci arrendemmo e loro
catturarono Bonaparte e restaurarono la monarchia.
Il suo cuore esultava. Su un'isola ventosa, circondata dai gabbiani, il suo cuore esultava. Attese
il momento giusto e come per il terzogenito, sicuro che i suoi infidi fratelli non sarebbero riusciti a
ingannarlo, il momento arriv. Alla testa di un convoglio di navi silenziose, ritorn per cento giorni e
affront Waterloo.
Che ne avrebbero fatto di lui, i generali vittoriosi e i governi ipocriti?
Giochi, vinci, giochi, perdi. Giochi.
La fine di ogni partita  una delusione. Non provi ci che ti eri aspettato di provare, ci che
avevi considerato cos importante non lo  pi. Solo il gioco  eccitante.
E se vinci?
Non esistono vittorie limitate. Devi proteggere ci che hai conquistato. Te ne devi occupare
seriamente.
I vincitori perdono quando sono stanchi di vincere. Forse poi si pentono, ma l'impulso di
mettere in gioco il tesoro favoloso  irresistibile. L'impulso di tornare a vagabondare, di camminare a
piedi nudi, come prima di ereditare tutte quelle scarpe.
Non dormiva mai, aveva l'ulcera, aveva divorziato da Josphine per sposare una puttana egoista
(ma se la meritava), aveva bisogno di una dinastia per proteggere il suo Impero. Non aveva amici.
Quando faceva l'amore, era tutto finito in tre minuti e sempre pi spesso non si prendeva nemmeno la
briga di sganciare la spada. L'Europa lo odiava. I francesi erano stanchi di guerre e guerre e ancora
guerre.
Era l'uomo pi potente del mondo.
Al ritorno da quell'isola, si sent di nuovo ragazzo. Un eroe che non aveva nulla da perdere. Un
salvatore con un solo cambio di vestiti.
Quando lo sconfissero per la seconda volta, senza nemmeno fare tanta fatica, vollero seppellirlo
vivo e allora scelsero per lui la roccia pi buia, dove le mareggiate erano violente e la gente ostile.
La Terza Coalizione. I moderati schierati contro un folle.
Lo odiavo, ma non erano certo migliori di lui. I morti sono morti, su qualunque campo abbiano
combattuto.
Tre folli contro uno. L'unione fa la forza. Non l'onest.
Nelle giornate di vento lo sento piangere; poi viene a trovarmi, con le dita ancora unte
dall'ultimo pasto, e mi domanda se lo amo. Il suo volto mi implora di dirgli di s e io ripenso ai suoi
compagni d'esilio, che sono ritornati a casa su una barchetta, uno alla volta.
Quasi tutti portavano con s dei quaderni di appunti. La storia della sua vita, le sue sensazioni
su quella roccia. Avrebbero fatto fortuna mettendo in mostra la belva azzoppata.
Persino i suoi servi avevano imparato a scrivere.
Parla ossessivamente del suo passato perch i morti non hanno futuro e il loro presente  fatto di
ricordi. Vivono nell'eternit perch per loro il tempo si  fermato.
Josphine  ancora viva e di recente ha importato il geranio in Francia. Gliel'ho riferito e lui ha
detto che i fiori non gli sono mai piaciuti.
La mia camera qui  piccolissima. Se mi sdraio per terra, cosa che cerco di evitare per ragioni
che ti spiegher poi, tocco tutti e quattro gli angoli semplicemente allargando le braccia e le gambe.
Per ho una finestra priva di sbarre, diversamente dagli altri ospiti di questo posto.  sempre aperta.
Non ha vetri. Quando mi affaccio e guardo la laguna, talvolta vedo Villanelle sulla sua barca.
Mi saluta agitando il fazzoletto.
Per l'inverno mi fabbrico un tendone con dei sacchi, lo appendo doppio alla finestra e lo fisso a
terra con il lavamano. Cos me la cavo abbastanza bene, a patto che rimanga avvolto nella coperta, per
soffro sempre di catarro. Questo dimostra che ormai sono veneziano. C' della paglia sul pavimento,
come a casa mia, e talvolta al risveglio sento il profumo della farinata d'avena, scura e densa. Amo
quei momenti perch significa che mia madre  qui. Non  cambiata, anzi sembra quasi pi giovane.
Zoppica un po' in seguito alla frattura provocatale dal cavallo, ma in questa stanzetta non ha bisogno di
camminare molto.
Per colazione mangiamo del pane.
Non ho il letto, solo due grandi pagliericci. Anno dopo anno li ho riempiti di penne di gabbiano
e dormo seduto su uno e tengo l'altro dietro la schiena, poggiato contro il muro.  una posizione
abbastanza comoda e poi cos non pu strangolarmi.
Quando arrivai qui, non ricordo quanti anni fa, ogni notte tentava di strangolarmi. Mi sdraiavo
sul letto, nella stanza che dividevo con i miei compagni, e sentivo le sue mani intorno alla gola, il suo
fiato puzzolente di vomito, vedevo la sua bocca carnosa e rosea, di un rosa osceno, che si avvicinava
alla mia.
Dopo un po' mi diedero una stanza per conto mio. Disturbavo gli altri.
C' solo un altro uomo che ha una stanza tutta per s.  qui praticamente da sempre e di quando
in quando tenta di fuggire. Crede di poter camminare sull'acqua e ogni volta lo riportano dentro
semi-annegato.  ricco e la sua stanza  molto accogliente. Anch'io potrei essere ricco, ma non posso
accettare denaro da lei.
Nascondemmo le barche in un andito puzzolente, dove gli spazzini vanno a scaricare le
immondizie, e Villanelle si rimise gli stivali. Fu l'unica volta che vidi i suoi piedi. Non li chiamerei
esattamente piedi. Apre e richiude le dita come un ventaglio. Avrei voluto toccarle ma avevo le mani
insanguinate. Lasciammo il cuoco cos com'era, a pancia in su accanto al suo cuore e, camminando,
Villanelle mi tenne abbracciato per consolarmi e per nascondere le macchie di sangue sui miei vestiti.
Quando incrociavamo un passante mi spingeva contro il muro e mi baciava appassionatamente,
nascondendomi tutto. Facemmo l'amore cos.
Raccont ai suoi genitori quello che era accaduto, poi mi prepararono una tinozza di acqua
calda per lavarmi e bruciarono i miei abiti.
Avevo sognato di una morte disse sua madre.
Zitta ribatt il marito.
Mi avvolsero in una coperta di lana e mi misero a dormire vicino alla stufa, su un materasso che
era stato del fratello di Villanelle; dormii il sonno dell'innocente, senza sapere che lei non si era mossa
dal mio fianco e mi aveva vegliato in silenzio per tutta la notte. Nel dormiveglia li sentii dire: Cosa
dobbiamo fare?.
Verranno le guardie. Sono sua moglie. Voi non c'entrate.
E Henri? Anche se non  colpevole,  pur sempre un francese.
Penser io a Henri.
E a quelle parole mi addormentai.
Sapevamo bene che ci avrebbero arrestati.
Passammo i giorni seguenti a riempire i nostri corpi di piacere. Uscivamo di casa presto la
mattina e andavamo a divertirci nelle chiese. Cio, Villanelle si crogiolava nei vividi colori del mistero
divino senza nemmeno rivolgere un pensiero a Dio e io giocavo a tris seduto sulla scalinata.
Accarezzavamo ogni superficie tiepida e assorbivamo il sole dal ferro, dal legno e dal mantello
di milioni di gatti.
Mangiavamo pesce appena pescato. Mi portava a fare il giro dell'isola su una gondola da
cerimonia, presa in prestito da un vescovo.
La seconda notte un acquazzone torrenziale provoc l'acqua alta in San Marco e noi ci
fermammo sotto i portici a osservare una coppia di veneziani che passavano a guado la Piazza usando
due sedie.
Saltami in spalla dissi.
Mi guard incredula.
Non so camminare sull'acqua ma so guadarla. Mi tolsi le scarpe e gliele feci reggere mentre
attraversavamo barcollando l'immensa Piazza. Aveva le gambe cos lunghe che doveva tenerle
sollevate per non trascinare i piedi nell'acqua. Quando raggiungemmo il lato opposto ero esausto.
E tu saresti il soldato che  venuto a piedi da Mosca? si prese gioco di me.
Sottobraccio, andammo a cercare una locanda e dopo cena mi mostr come si mangiano i
carciofi.
Piacere e pericolo.  dolce il piacere quando sfiora il pericolo. La consapevolezza della
sconfitta fa della vittoria un atto d'amore. Il quinto giorno, quando i nostri cuori avevano quasi cessato
di battere, non ci curammo nemmeno del tramonto. L'emicrania che mi perseguitava da quando l'avevo
ucciso era scomparsa.
Il sesto giorno arrivarono le guardie.
Arrivarono all'alba, come le barche cariche di ortaggi dirette al mercato. Arrivarono
all'improvviso. In tre, su una lucida barca nera munita di gonfalone. Solo qualche domanda, dissero,
nient'altro. Villanelle sapeva che suo marito era morto? Cos'era successo dopo che avevamo lasciato il
Casin cos precipitosamente?
Ci aveva seguiti? Lo avevamo visto?
Pareva che Villanelle, in quanto legittima moglie, avrebbe ereditato una fortuna a meno che,
ovviamente, non fosse lei l'assassina. Doveva firmare dei documenti che riguardavano le propriet e
poi l'avrebbero condotta a identificare il corpo. Mi consigliarono di non uscire di casa, e per essere
sicuri che seguissi il consiglio appostarono un uomo davanti al cancello, a godersi il sole del primo
mattino.
Desiderai essere in un campo di erba verde con gli occhi rivolti al cielo azzurro.
Villanelle non ritorn quella notte n la notte seguente, e la guardia continu ad aspettare
davanti al cancello. Quando ritorn tre giorni dopo era ancora accompagnata dai due uomini e nei suoi
occhi c'era un avvertimento, ma non le permisero di parlare e mi condussero via in silenzio.
L'avvocato del cuoco, un volpone dalle spalle curve con una verruca sulla guancia e bellissime mani,
mi disse in tutta calma che era convinto della colpevolezza di Villanelle e della mia complicit. Ero
disposto a firmare una confessione? Se lo avessi fatto, forse si sarebbe voltato dall'altra parte mentre io
sparivo.
Noi veneziani siamo abbastanza perspicaci disse.
E cosa sarebbe accaduto a Villanelle?
Le clausole del testamento erano strane: il cuoco non faceva alcun tentativo di privare la moglie
dei suoi diritti n di lasciare la sua fortuna a un'altra. Diceva semplicemente che se la moglie non
avesse potuto entrare in possesso dell'eredit per qualsiasi ragione (la sua assenza, per dirne una), la
totalit dei suoi beni sarebbe andata alla Chiesa.
Visto che evidentemente non si aspettava di rivedere pi Villanelle, perch aveva scelto la
Chiesa? Era mai entrato in una? La mia sorpresa doveva essere evidente perch l'avvocato mi disse col
suo tono candido che al cuoco piaceva ammirare i coristi nelle loro tonache rosse. Forse sul suo volto
pass l'ombra di un sorriso, l'ombra di un sospetto su quella particolare forma di religiosit, ma si
affrett a nascondere ogni reazione.
E lui cosa ne avrebbe ricavato? mi domandai. Perch gli importava a chi toccasse l'eredit? Non
aveva l'aria di essere un uomo di coscienza. E per la prima volta nella mia vita mi resi conto di essere il
pi forte. Ero io ad avere in mano la carta decisiva.
L'ho ucciso io dissi. L'ho pugnalato e gli ho strappato il cuore. Vuole che le mostri lo
squarcio che gli ho fatto nel petto?
Sul vetro polveroso della finestra disegnai una sagoma triangolare dai bordi irregolari. Aveva
il cuore blu. Lei lo sapeva che il cuore  blu? Non rosso. Una pietra blu in una foresta rossa.
Tu sei pazzo disse l'avvocato. Solo un pazzo ucciderebbe cos.
Solo un pazzo sarebbe vissuto come lui.
Tacemmo. Udivo il suo respiro, ruvido come carta vetrata. Pos le mani sulla confessione
pronta per la firma. Mani belle e curate, pi bianche della carta su cui stavano. Come le aveva avute?
Non potevano essere sue dalla nascita.
Se mi hai detto la verit...
Si fidi.
Allora devi rimanere qui finch non sar pronto.
Usc chiudendo a chiave la porta e mi lasci nel confortevole studio, pervaso dall'aroma di
tabacco e cuoio, con il busto di Cesare sul tavolo e il cuore strappato sul vetro della finestra.
A sera venne Villanelle. Era sola perch aveva gi cominciato a usare il potere che l'eredit le
dava. Aveva portato una fiaschetta di vino, una pagnotta dal forno dei suoi genitori e un cestino di
sardine crude. Ci sedemmo sul pavimento, come due bambini dimenticati dallo zio nel suo studio.
Ti rendi conto di cosa stai facendo?
Ho detto la verit, tutto qui.
Non so che cosa succeder adesso, Henri. Piero (l'avvocato) ti crede pazzo e chieder che tu
sia processato come tale. Non posso corromperlo. Era amico di mio marito.  ancora convinto che
l'abbia ucciso io e neppure i miei capelli rossi o tutto l'oro del mondo gli impediranno di farti del male.
Odia per il gusto di odiare. Ci sono molti uomini come lui. Uomini che hanno tutto. Denaro, potere,
sesso. Visto che hanno tutto, giocano solo quando la posta  veramente insolita. Nulla lo entusiasma
pi. Non godr mai del sorgere del sole. Non gli accadr mai di perdersi in una citt sconosciuta e di
dover chiedere indicazioni. Non posso corromperlo. Non posso nemmeno tentarlo. Vuole una vita per
una vita. La tua o la mia. Lascia che sia la mia.
Non sei stata tu a ucciderlo, sono stato io. Non ho rimorsi.
L'avrei fatto io stessa e non importa di chi sia stato il coltello o la mano. L'hai ucciso per amor
mio.
No, l'ho fatto per me stesso. Sporcava tutto quello che toccava.
Mi prese le mani fra le sue. Puzzavamo tutti e due di pesce.
Henri, se ti dichiarano pazzo, ti impiccheranno o ti spediranno a San Servolo. Il manicomio
sull'isola.
Quello che mi hai mostrato? Quello che si affaccia sulla laguna nella luce del sole?
Annu e io mi domandai cosa avrei provato ad avere ancora una volta una dimora fissa.
Cosa ne farai, Villanelle?
Del denaro? Comprer una casa. Ne ho abbastanza di viaggiare. Escogiter un sistema per
liberarti. Ammesso che tu scelga di vivere.
Potr scegliere?
Questo lo posso ottenere. Non dipende da Piero, ma dal giudice.
Si era fatto buio. Accese le candele e mi attir contro di s. Posai la testa sul suo cuore e lo
sentii battere, un battito regolare, come se fosse sempre stato l. Non mi ero mai trovato cos vicino a
nessuno, tranne mia madre. Lei mi stringeva al seno e mi bisbigliava le Scritture all'orecchio. Sperava
che le imparassi meglio cos, ma io udivo solo lo scoppiettio del fuoco e il vapore che si levava
dall'acqua messa a scaldare per il bagno di mio padre. Udivo solo il suo cuore e sentivo solo la sua
dolcezza.
Ti voglio bene dissi, ora come allora.
Sul soffitto le ombre proiettate dalle candele diventavano sempre pi lunghe via via che il cielo
si faceva buio. Piero teneva una palma nello studio (il regalo di un esule che si era venduto, senza
dubbio) e la pianta diventava una giungla sul soffitto, un intrico di foglie larghe che avrebbero potuto
nascondere una tigre. Sul tavolo, Cesare aveva un profilo nobile e del mio triangolo non rimaneva pi
nulla. La stanza odorava di pesce e di cera fusa. Ci stendemmo sul pavimento per un po' e io le dissi:
Vedi? Adesso capisci perch mi piace tanto stare fermo a guardare il cielo.
Io sto ferma solo quando sono infelice. Non oso muovermi perch se lo facessi affretterei
l'arrivo di un altro giorno. Immagino che, stando assolutamente immobile, ci che temo non accadr.
L'ultima notte che trascorsi con lei, la nona, cercai di non muovermi affatto mentre dormiva. Avevo
sentito parlare delle gelide steppe del Nord, dove la notte dura sei mesi, e speravo che un miracolo ci
trasportasse l. Il tempo sarebbe trascorso lo stesso se avessi cercato di fermarlo?
Non facemmo l'amore quella notte. I nostri corpi erano troppo pesanti.
Fui processato il giorno seguente e accadde quello che Villanelle aveva previsto. Fui dichiarato
pazzo e condannato a trascorrere il resto dei miei giorni a San Servolo. Vi sarei stato trasferito quel
pomeriggio. Piero sembrava deluso, ma n Villanelle n io lo guardammo.
Potr venire a trovarti tra una settimana e intanto mi dar da fare. Ti far uscire di l. Tutti
possono essere corrotti. Coraggio, Henri. Siamo venuti da Mosca a piedi. Possiamo camminare
sull'acqua.
Tu puoi.
Possiamo. Mi abbracci e mi promise che sarebbe venuta a salutarmi prima che la barca tetra
salpasse verso la laguna. Possedevo pochi oggetti ma volevo il talismano di Domino e la Madonna che
la madre di Villanelle aveva ricamato per me.
San Servolo. Un tempo era riservato ai ricchi ma Bonaparte, democratico almeno per quel che
riguardava la pazzia, l'aveva aperto al pubblico e aveva stanziato fondi per finanziarlo. Eppure
all'interno sopravviveva ancora una sbiadita fastosit. I pazzi benestanti amano le comodit. C'era una
vasta sala per le visite, dove le dame potevano prendere il t sedute davanti ai figli imprigionati nelle
camicie di forza. Un tempo i guardiani portavano l'uniforme e i pazienti che sbavavano sui loro stivali
scintillanti venivano messi in isolamento per una settimana. Erano pochi quelli che perdevano la bava.
C'era un giardino che nessuno curava pi. Mille metri quadri di giardino alla giapponese e fiori
appassiti. Ora l'edificio aveva due ali. Una per i ricchi superstiti e un'altra per i poveri sempre pi
numerosi. Villanelle aveva dato ordine che mi sistemassero nella prima, ma io avevo scoperto il costo
di questo privilegio e avevo rifiutato.
In ogni caso, preferisco stare con la gente comune.
In Inghilterra hanno un re pazzo e nessuno pensa di rinchiuderlo.
Giorgio III si rivolge ai membri della Camera Alta chiamandoli Miei lord e pavoni.
Chi mai capir gli inglesi e il loro eccentrico buon senso?
Non mi spaventava vivere in mezzo a gente cos strana.
Cominciai ad avere paura solo quando sentii le voci, e dopo le voci vidi addirittura i morti che
camminavano negli stanzoni e mi guardavano con occhi vuoti.
Durante le prime visite Villanelle era piena di speranza per le mie sorti e parlavamo di Venezia
e della vita. Poi le raccontai delle voci e delle mani del cuoco che mi afferravano alla gola.
 pura immaginazione, Henri, fatti forza, presto sarai libero. Non ci sono n voci n spiriti.
Invece s. Sotto quella pietra, sul davanzale. Le voci esistono e vogliono essere ascoltate.
Quando portarono Henri a San Servolo, su quella barca nera, mi diedi subito da fare per
ottenere il suo rilascio. Cercai di scoprire secondo quali criteri internavano i pazzi e se venissero mai
esaminati da un dottore per individuare un eventuale miglioramento. Pare di s, ma dimettono solo chi
non costituisce un pericolo per l'umanit. Che sciocchezza! Migliaia di uomini pericolosi per l'umanit
se ne vanno liberi senza mai essere esaminati. Henri sarebbe rimasto a San Servolo per tutta la vita.
Non esistevano vie legali per ridargli la libert, almeno finch Piero vi era immischiato.
Be', allora non mi rimaneva che aiutarlo a fuggire e a trovare un passaggio per la Francia.
Durante i primi mesi, quando andavo a fargli visita, lo trovavo allegro e ottimista, bench
dormisse in una stanza con tre uomini dall'aspetto orribile e dalle abitudini terrificanti. Mi diceva che
non faceva caso a loro. Diceva che era sempre occupato con il suo diario. Forse i sintomi del
cambiamento esistevano molto prima di quando me ne accorsi, ma la mia vita aveva preso una svolta
inattesa ed ero preoccupata.
Non so quale follia mi avesse spinto a comprare una casa di fronte alla sua. Un palazzo di sei
piani come il suo, con porte-finestre che lasciavano entrare la luce e riflettevano pozzanghere di sole
sul pavimento. Vagavo nelle mie stanze, nessuna delle quali era arredata, e vedevo il suo salotto, il suo
soggiorno, la sua stanza da cucito. Non vedevo lei, ma un arazzo di me stessa quando ero pi giovane e
camminavo con l'arroganza di un ragazzo.
Stavo battendo un tappetino al balcone quando finalmente la vidi.
Anche lei mi vide e rimanemmo immobili come due statue, ognuna al proprio balcone. Il
tappetino cadde nel canale.
Visto che sei mia vicina, disse dovresti venire a farmi visita. Cos stabilimmo che sarei
andata da lei quella sera stessa, prima di cena.
Erano trascorsi pi di otto anni, ma quando bussai alla sua porta non mi sentivo affatto
un'ereditiera che era fuggita da Mosca a piedi e aveva assistito all'assassinio del marito. Mi sentivo una
ragazza del Casin con un'uniforme presa a prestito. Istintivamente portai la mano al cuore: Sei
cresciuta mi disse.
Lei era la stessa, ma non pi cos vanitosa da tingere i capelli grigi che le striavano la chioma,
come faceva quando la frequentavo. Cenammo al tavolo ovale e ci sedemmo ancora una volta fianco a
fianco, separate solo dalla bottiglia. Non era facile parlare. Non lo era mai stato, eravamo sempre
troppo occupate a fare l'amore o timorose di farci sentire. Come avevo potuto immaginare che le cose
sarebbero state diverse solo perch erano passati degli anni?
Dov'era suo marito quella sera?
L'aveva lasciata.
Non per un'altra donna. Non le guardava nemmeno. L'aveva lasciata di recente e si era messo
in viaggio sulle tracce del Sacro Graal. Credeva di aver in mano la mappa giusta. Era convinto di
trovare il vero e unico tesoro.
Ritorner?
Forse s, forse no.
La carta decisiva. La carta imprevedibile, che non arriva mai quando dovrebbe. Se mi fosse
toccata prima, anni prima, cosa mi sarebbe accaduto? Guardai i miei palmi tentando di scoprirvi l'altra
vita, l'esistenza parallela. Il punto in cui il mio io si scindeva e una Villanelle sposava un grassone
mentre l'altra rimaneva qui, in questo elegante palazzo, e sera dopo sera cenava al tavolo ovale.
 questa la spiegazione per le volte in cui incontriamo uno sconosciuto e immediatamente
sentiamo di conoscerlo gi e sappiamo che le sue abitudini non ci sorprenderanno? Forse le nostre vite
si aprono a ventaglio intorno a noi e ne viviamo una sola, ma talvolta per un disguido intravediamo le
altre.
Quando l'avevo incontrata avevo sentito che era il mio destino e quella sensazione non  ancora
svanita, bench non sia pi cos vivida. Anche se sono finita nei luoghi pi desolati del mondo e ho
amato ancora, non posso dire di essermi mai separata da lei. Talvolta, bevendo il caff con gli amici o
camminando in riva al mare troppo salato, mi sono scoperta a vivere nell'altra vita, l'ho toccata, l'ho
sentita vera come la prima. E se fosse stata sola in quella casa elegante quando l'avevo conosciuta?
Forse non avrei mai intravisto le mie altre vite, perch non ne avrei avuto bisogno.
Rimani? mi chiese.
No, non in questa vita. Non ora. Alla passione non si comanda. Non  il genio della lampada
che accetta di esaudire tre desideri in cambio della libert.  la passione a comandarci e solo di rado
come vorremmo.
Ero furiosa. La prima persona di cui ti innamori, non a cui vuoi bene ma di cui ti innamori
veramente, ti render sempre furioso, ti impedir di essere ragionevole. Ti pu capitare di esserti
sistemato in un'altra citt, di essere felice, ma chi ti ha preso il cuore ha in mano il potere assoluto.
Ero furiosa perch mi aveva voluta, e aveva fatto in modo che io volessi lei, ma poi si era
spaventata davanti a ci che questo significava; significava qualcosa di pi dei brevi incontri in luoghi
pubblici e delle notti rubate a un altro. La passione lavorer la terra per sette anni se l'essere amato lo
vuole e, se la sai prendere, lavorer per altri sette, ma la passione, che  nobile, non accetta a lungo gli
avanzi di un altro.
Ho avuto delle relazioni. Ne avr altre, ma la passione richiede fedelt.
Mi chiese di nuovo: Rimani?.
Quando la passione giunge tardi nella vita  duro rinunciarvi. E per chi affronta questa belva
tardi nella vita tutte le possibilit di scelta sono diaboliche. Dir addio a ci che conosce e si
avventurer su un mare ignoto senza la certezza di toccare terra? Rinuncer alle cose quotidiane che gli
hanno reso la vita tollerabile, dimenticher l'affetto degli amici, persino di un'amante? Insomma, si
comporter come se avesse vent'anni di meno e Canaan fosse dietro l'angolo?
Di solito no.
E se lo fa, bisogner legarlo all'albero maestro prima che la nave salpi, perch i richiami delle
sirene sono terribili e potrebbe impazzire al pensiero di ci che ha perso.
Questa  la prima possibilit.
La seconda  diventare giocolieri, come avevo fatto io per nove notti. Presto lo sforzo stanca le
mani, se non il cuore.
Seconda possibilit.
La terza  rifiutare la passione, col buon senso con cui si rifiuterebbe di tenere un leopardo in
casa, anche se sembra docile. Puoi ragionevolmente sostenere che  semplice dargli da mangiare e che
il tuo giardino  grande abbastanza, ma dentro di te sai che un leopardo non  mai sazio di quanto
riceve. Dopo nove notti deve esserci la decima e ogni incontro senza speranza ti lascia disperato. Non
c' mai abbastanza cibo, il giardino non  mai grande abbastanza per il tuo amore.
Cos dici di no e poi scopri che la tua casa  abitata dal fantasma di un leopardo.
Quando la passione giunge tardi nella vita  duro accettarla.
Un'altra notte. Tentazione innocente. Perch non rimanere? Che differenza pu fare un'altra
notte? No. Se sento il profumo della sua pelle, se scopro le curve silenziose delle sue nudit, allungher
la mano e mi strapper il cuore, come se prendesse un uovo da un nido. Non ho avuto il tempo di
metterlo al riparo da lei. Se cedo alla passione, la mia vera vita, solida, conosciuta, svanir e io mi
nutrir ancora una volta di ombre come quei tristi spiriti da cui fugg Orfeo.
Le augurai la buonanotte, sfiorandole appena la mano, e ringraziai l'oscurit che nascondeva i
suoi occhi. Non andai a dormire, vagai nei vicoli bui, traendo un po' di sollievo dai muri freschi e
dall'eco ritmata della risacca. Al mattino chiusi la casa e non vi ritornai mai pi.
E Henri?
Te l'ho detto, per i primi mesi pensai che non fosse cambiato. Mi chiedeva di portargli fogli e
inchiostro; sembrava intento a ricreare la sua vita da quando era partito da casa e gli anni trascorsi con
me. Mi ama, lo so, e anch'io lo amo, ma in modo fraternamente incestuoso. Mi tocca il cuore, ma non
lo fa esplodere dentro di me. Non potr mai rubarlo. Mi domando se le cose sarebbero diverse per lui se
ricambiassi la sua passione. Nessuno lo ha mai fatto e il suo cuore  troppo grande per il suo petto
scarno. Qualcuno dovrebbe prendere quel cuore e dargli pace. Diceva di avere amato Bonaparte e gli
credo. Bonaparte, pi vero della vita, lo aveva portato a Parigi, aveva allungato la mano verso la
Manica e Henri e gli altri soldati ingenui si erano creduti i padroni dell'Inghilterra.
Ho sentito dire che quando un anatroccolo apre gli occhi si affeziona alla prima cosa che vede,
che sia un'anatra oppure no. Cos era accaduto a Henri, aveva aperto gli occhi e davanti a lui c'era
Bonaparte.
Per questo motivo lo odia cos tanto. Lo ha deluso. La passione non accetta delusioni.
Nulla  pi umiliante che scoprire l'essere amato indegno del proprio amore.
Henri ha l'animo gentile e mi domando se sia stato l'uccidere quel grassone che gli ha
sconvolto la mente. Durante la nostra fuga da Mosca mi aveva raccontato che era nell'esercito da otto
anni ma che non aveva mai ferito un uomo. Otto anni di guerra e il suo massimo crimine era stato tirare
il collo a pi polli di quanti ne potesse contare.
Per non era un codardo, aveva rischiato la vita molte volte per trascinare un uomo fuori dal
campo di battaglia. Me l'aveva detto Patrick.
Henri.
Ora non vado pi a trovarlo, ma ogni giorno a quest'ora lo saluto con la mano dalla mia barca.
Quando mi disse che sentiva le voci  quella di sua madre, del cuoco, di Patrick  cercai di
fargli capire che non ci sono voci, che ce le immaginiamo noi. So che i morti ci chiamano di tanto in
tanto, so anche che cercano disperatamente di attirare la nostra attenzione, ma gli dissi di chiuderli
fuori, di concentrarsi su se stesso. In un manicomio bisogna difendere la propria mente.
Non me ne parl pi, ma seppi dalle guardie che ogni notte si svegliava urlando, con le mani
strette intorno alla gola, quasi soffocato per auto-strangolamento. Disturbava i suoi compagni e cos lo
trasferirono in una stanza per conto suo. In seguito si calm un poco e riprese a usare la carta,
l'inchiostro e il lume che gli avevo portato. A quel tempo mi davo ancora da fare per il suo rilascio ed
ero fiduciosa di ottenerlo. Cominciavo a conoscere le guardie e mi stavo convincendo che avrei potuto
corromperle con i soldi o il sesso. I miei capelli rossi piacciono molto. In quei giorni facevamo ancora
l'amore. Il suo corpo esile di ragazzino copriva il mio come un lenzuolo leggero e, dato che gli avevo
insegnato io l'amore, sapeva amarmi bene. Non aveva saputo nulla di quello che gli uomini fanno, non
aveva scoperto neppure il suo corpo, finch non gliel'avevo mostrato. Mi dava piacere, ma quando lo
guardavo negli occhi capivo che per lui significava molto di pi. Se questo pensiero mi disturbava lo
accantonavo. Ho imparato a godere del piacere senza domandare di dove venga.
Accaddero due cose.
Gli dissi che ero incinta.
Gli dissi che lo avrebbero liberato di l a un mese.
Allora possiamo sposarci ribatt.
No.
Gli presi le mani e cercai di spiegargli che non mi sarei pi sposata, che lui non poteva vivere a
Venezia e che io non potevo vivere in Francia.
E il bambino? Come far a sapere se sta bene?
Ti porter il bambino o verrai tu a trovarlo quando non ci sar pi pericolo. Far uccidere
Piero, col veleno forse; non so, troveremo un modo. Devi tornare a casa tua.
Non disse nulla, ma quando facemmo l'amore mi afferr alla gola e lentamente spinse la lingua
fuori dalla bocca come un verme roseo.
Sono tuo marito diceva.
Smettila, Henri.
Sono tuo marito e si piegava su di me, gli occhi fuori dalla testa, vitrei, e la lingua cos rosa.
Lo respinsi e lui si accucci nell'angolo e si mise a piangere.
Non si lasci confortare e non facemmo pi l'amore.
Non per colpa mia.
Venne il giorno della fuga. Corsi alla sua stanza, facendo gli scalini due a due, e aprii la porta
con la mia chiave come al solito.
Vieni, Henri, sei libero.
Mi guard.
Patrick  venuto a trovarmi.  appena andato via. Peccato.
Su, Henri. Lo feci alzare e lo scrollai per le spalle. Ce ne andiamo, guarda fuori dalla
finestra, vedi la barca?  una gondola da cerimonia, me l'ha prestata quel depravato di un vescovo.
Ma  troppo alto.
Non devi saltare gi.
No?
Era agitato. Faremo in tempo a scendere le scale? Non ci fermer?
Non c' nessuno che possa fermarci. Li ho pagati. Adesso ce ne andiamo e non rivedrai mai
pi questo posto.
Non posso andarmene, questa  casa mia. Cosa direbbe mia madre?
Tolsi le mani dalle sue spalle e gli sollevai il mento.
Andiamo via, Henri. Vieni.
Non voleva.
N in quel momento, n dopo un'ora, n il giorno dopo, e quando la gondola salp c'ero solo io
a bordo. Non si affacci nemmeno alla finestra.
Torna da lui disse mia madre. La prossima volta verr.
Tornai da lui, o meglio ritornai a San Servolo. Una guardia dell'ala per i ricchi prese il t con
me e mi disse il pi gentilmente possibile che Henri non voleva vedermi. Aveva rifiutato recisamente
di vedermi.
Cos' successo?
La guardia scroll le spalle, un modo veneziano di dire tutto e niente.
Ritornai dozzine di volte, solo per sentirmi ripetere che non voleva vedermi, e ogni volta presi il
t con la guardia gentile che voleva diventare il mio amante e ancora non lo .
Molto tempo dopo, un giorno che ero in barca nella laguna e remavo verso quella roccia
solitaria, lo vidi affacciato alla finestra e lo salutai con la mano; rispose al mio saluto e cos pensai che
avrebbe accettato di vedermi. Invece disse di no. Non voleva vedere n me n la bambina, che ha una
massa di capelli dorati come il sole del primo mattino e i piedi come i suoi.
Ogni giorno mi reco l in barca e lui mi saluta con la mano, ma quando ricevo le lettere che ha
respinto capisco di averlo perso.
Forse si  perso lui stesso.
Da parte mia, d'inverno mi crogiolo ancora nelle chiese e d'estate mi siedo sui muretti riscaldati
dal sole. Mia figlia  una bambina sveglia e ha gi la passione dei dadi e delle carte. Non potr salvarla
dalla regina di picche n da altri pericoli; verr l'ora in cui tirer a sorte e scommetter il suo cuore.
Come potrebbe evitarlo con quei capelli fiammeggianti? Vivo sola. Preferisco cos, anche se non
trascorro sola tutte le notti e sempre pi spesso vado al Casin, a trovare i vecchi amici e a guardare la
teca che custodisce le mani bianche.
Il tesoro favoloso.
Non mi travesto pi. Basta con le uniformi prese in prestito. Solo di tanto in tanto mi sento
toccare dall'altra vita, quella fatta di ombre, quella che ho rifiutato.
Questa  la citt dei travestimenti. Ci che sei oggi non condiziona il tuo domani. Puoi
liberamente esplorare te stesso e, se possiedi astuzia o denaro, nessuno si metter sulla tua strada.
Questa citt  stata costruita con l'astuzia e il denaro e a noi piacciono entrambi, anche se non sempre
si presentano in coppia.
Esco in barca nella laguna e ascolto le strida dei gabbiani e mi domando dove sar diciamo tra
otto anni. Nella morbida oscurit, che nasconde il futuro agli sguardi dei curiosi, mi accontento di
sapere che non sar dove sono ora. Le citt interiori sono vaste e non sono segnate su nessuna mappa.
E il tesoro favoloso?
Ora che l'ho riavuto? Ora che mi  stata concessa una tregua, come accade solo nelle favole?
Scommetter ancora?
S.
Aprs moi, le dluge.
In realt non  vero. Alcuni sono annegati, ma altri erano gi annegati prima.
Si era sopravvalutato.
Strano che un uomo possa credere a miti di propria invenzione.
Su questa roccia, gli avvenimenti che accadevano in Francia quasi non mi toccavano. Che
differenza facevano per me, sano e salvo a casa con mia madre e i miei amici?
Ero contento che l'avessero esiliato all'Elba. Una condanna a morte avrebbe fatto di lui un eroe.
Molto meglio che trapelassero solo le notizie dei suoi aumenti di peso e dei suoi malumori sempre pi
frequenti. Erano furbi, i russi e gli inglesi, non si erano nemmeno presi la briga di fargli del male, lo
avevano semplicemente degradato.
Ora che  morto, sta tornando a essere un eroe, ma nessuno se ne preoccupa perch non pu pi
sfruttare la situazione.
Sono stanco di sentirgli raccontare la storia della sua vita. Viene qui, senza farsi annunciare, e
occupa tutta la mia stanzetta. Mi fa piacere vederlo solo quando c' il cuoco; il cuoco  terrorizzato da
lui ed esce immediatamente.
Tutti e due lasciano qui il loro odore; quello di Bonaparte  odore di pollo.
Continuo a ricevere lettere di Villanelle. Gliele rimando senza aprirle e non le rispondo mai.
Non perch non pensi a lei, non perch non la cerchi ogni giorno quando mi affaccio alla finestra. Devo
respingerla perch mi ferisce troppo.
Un tempo, qualche anno fa credo, aveva cercato di farmi uscire di qui ma non voleva che
vivessi con lei. Voleva che tornassi a essere solo, proprio quando mi sentivo al sicuro. Non voglio pi
essere solo e non voglio pi vedere nulla del mondo.
Le citt interiori sono vaste e non sono segnate su nessuna mappa.
Villanelle arriv il giorno in cui mor Domino. Non l'ho ancora visto. Lui non viene qui.
Quel mattino, quando mi svegliai, contai le mie cose come faccio sempre; la Madonna, i miei
diari, questa storia, la lampada e gli stoppini, le penne e il mio talismano.
Il talismano si era sciolto. Rimaneva solo la catenina d'oro, sottile e scintillante in una piccola
pozza d'acqua.
La presi e l'avvolsi intorno alla mano, tendendola tra un dito e l'altro, e l'osservai scivolare
come un serpente. Capii che era morto, ma non ho mai saputo come o dove. Mi appesi la catenina al
collo, convinto che se ne sarebbe accorta quando fosse arrivata, ma non la not. Le brillavano gli occhi
e aveva le mani piene dell'eccitazione della fuga. Ero gi fuggito con lei, ero giunto a casa sua come un
esule ed ero rimasto per amore. Solo gli sciocchi agiscono per amore. Io sono uno sciocco. Ero rimasto
nell'esercito otto anni per amore. Tu dirai che avrei dovuto averne abbastanza. Ero rimasto con lei
anche perch non sapevo dove andare.
Rimango qui per scelta.
Significa molto per me.
Pensava che avremmo potuto raggiungere la gondola senza che ci fermassero. Era impazzita?
Avrei dovuto uccidere ancora. Non potevo farlo, nemmeno per lei.
Mi disse che aspettava un bambino ma che non voleva sposarmi.
Com' possibile?
Voglio sposarla ma non voglio il suo bambino.
Tutto  pi facile se non la vedo. Non la saluto sempre; ho uno specchio e quando passa mi
metto di fianco alla finestra e se c' il sole catturo il riflesso dei suoi capelli. La paglia sul pavimento si
accende di luce e io penso che la stalla di Betlemme deve essere stata cos: gloriosa, umile e
inverosimile.
Qualche volta c' una bambina con lei sulla barca, deve essere nostra figlia. Chiss come sono i
suoi piedi.
Non parlo con nessuno qui, solo con i miei vecchi amici.
Non perch gli altri siano pazzi e io no, ma perch si distraggono subito. Non riescono a
concentrarsi su un argomento, e quando ci riescono l'argomento  scarsamente interessante.
Che cosa m'interessa?
La passione. L'ossessione.
Le ho conosciute entrambe e so che la linea di demarcazione  sottile e crudele come un coltello
veneziano.
Quando fuggimmo da Mosca in quell'inverno glaciale credevo di dirigermi verso un luogo
migliore. Credevo di essermi tuffato nell'azione e di essermi lasciato dietro le spalle le sordide tristezze
che mi avevano oppresso cos a lungo. Il mio amico prete diceva che tutti possediamo il libero arbitrio.
E la volont di cambiare. Non m'interessano le sfere di cristallo e i sortilegi. Non sono come Villanelle,
non vedo mondi nascosti nel palmo della mia mano e il futuro in una sfera annebbiata. Ma allora cosa
dovrei pensare della predizione della zingara che avevo incontrato in Austria? Facendomi il segno della
croce sulla fronte, mi aveva detto: Ci sar dolore nella tua vita, e solitudine.
C' stato dolore nella mia vita e, se non fosse per mia madre e i miei amici, questo sarebbe il
posto pi desolato al mondo.
I gabbiani stridono alla mia finestra. Un tempo invidiavo la loro libert e invidiavo i campi che
si allungano a misurare le distanze, miglio dopo miglio. Ogni parte della natura  a proprio agio, al
proprio posto. Avevo pensato che l'uniforme di soldato mi avrebbe reso libero perch i soldati sono
bene accolti e rispettati, sanno quello che accadr il giorno dopo e l'incertezza non li tormenta mai.
Avevo pensato di rendere un servizio al mondo, di renderlo libero, liberando me stesso nel contempo.
Erano passati gli anni, avevo percorso distanze che i contadini nemmeno immaginano e avevo scoperto
che l'aria  la stessa in ogni paese.
Tutti i campi di battaglia si assomigliano.
Parlano tanto di libert.  come il Sacro Graal: diventiamo adulti sentendone parlare, esiste, ne
siamo certi, e ognuno di noi crede di sapere dove si trovi.
Il mio amico prete, malgrado tutto il suo spirito mondano, aveva trovato la libert in Dio e
Patrick in una mente confusa in cui gli gnomi gli tenevano compagnia. Domino l'aveva scoperta nel
presente, nell'attimo raro e inatteso in cui si  liberi.
Bonaparte ci aveva mostrato la libert nel braccio che solleva il fucile, ma nelle leggende
nessuno conquista il Sacro Graal con la forza. Parsifal, il cavaliere gentile, era giunto alla cappella
perigliosa e semplicemente rimanendo seduto aveva visto ci che gli altri si erano lasciati sfuggire. Ora
penso che la libert non stia nella ricchezza, nella potenza, nell'essere rispettati dagli altri o nell'essere
privi di obblighi, ma nella capacit di amare. Amare, al punto di dimenticare se stessi anche per un solo
attimo, significa essere liberi. I mistici e gli uomini di chiesa ci spingono a rifiutare il corpo e i suoi
desideri, a sottrarci alla schiavit della carne. Ma non dicono che la carne ci rende liberi. Che il
desiderio per un altro essere umano ci eleva e ci rende puri pi di quanto possa fare un atto di
devozione.
Siamo gente tiepida e il nostro desiderio di libert  desiderio d'amore. Se avessimo il coraggio
di amare non daremmo tanta importanza alle guerre.
I gabbiani stridono alla mia finestra. Dovrei dar loro da mangiare, conservo sempre per loro
qualche briciola del pane che mi danno a colazione.
L'amore rende schiavi, dicono, la passione  diabolica e molti si sono persi per amore. So che 
vero, ma so anche che privi d'amore arranchiamo nel tunnel della vita senza mai vedere il sole. Quando
mi innamorai fu come guardarmi allo specchio e vedere la mia faccia per la prima volta. Sollevai la
mano stupito e mi toccai la guancia, il collo. Ero io. E dopo essermi guardato ed essermi abituato a me
stesso, non ebbi pi paura di odiare parte di me, perch volevo essere degno di chi reggeva lo specchio.
Poi, dopo essermi osservato per la prima volta, osservai il mondo e lo scoprii pi vario e bello
di quanto mi fossi aspettato. Come tutti amavo le serate calde, il profumo del cibo e gli uccelli che
trafiggono il cielo, ma non ero n un mistico n un uomo di Dio e non riuscivo a provare l'estasi di cui
avevo letto. Desideravo provarla, ma non lo sapevo ancora. Impariamo a pronunciare parole come
passione ed estasi, ma rimangono sulla carta. Talvolta le capovolgiamo per vedere cosa c' dietro, e
allora ognuno vorrebbe raccontare la sua storia, di una donna o di un bordello, di una notte d'oppio o di
una guerra. Abbiamo paura. Temiamo la passione e ridiamo del troppo amore e di chi ama troppo.
E ancora desideriamo amare.
Ho cominciato a lavorare nel giardino. Nessuno se ne occupa da anni, ma mi hanno detto che un
tempo vi sbocciavano rose meravigliose e cos odorose che, col vento giusto, se ne poteva sentire il
profumo perfino da San Marco. Ora  solo un intrico di spine. Gli uccelli non vengono pi a fare il
nido.  un luogo inospitale e c' tanto sale che non so quali piante possano sopravvivere.
Sogno le bocche di leone.
Sogno un grande campo dove i fiori sbocciano spontaneamente. Oggi ho spalato la terra intorno
al giardino giapponese, ve l'ho riportata e l'ho pareggiata. Che senso ha un giardino giapponese su una
roccia? Non ce n' gi abbastanza?
Scriver a Villanelle di portarmi dei semi.
 strano pensare che se Bonaparte non avesse divorziato da Josphine, il geranio non sarebbe
stato importato in Francia. Sarebbe stata troppo occupata con lui, non avrebbe avuto il tempo di
coltivare il suo innegabile talento per la botanica. Dicono che ha gi introdotto pi di cento variet di
piante e che se le scrivi ti manda i semi gratis.
Scriver a Josphine e le chieder dei semi.
Mia madre essiccava i papaveri in solaio e per Natale componeva delle scene bibliche con le
corolle. In parte  per lei che curo il giardino; dice che  una desolazione, questa roccia circondata dal
mare.
Seminer l'erba per Patrick e far una lapide per Domino, nulla che dia nell'occhio agli altri,
solo una pietra in un luogo caldo dopo tutto quel gelo.
E per me?
Per me pianter un cipresso e mi sopravviver.  per questo che ho nostalgia dei campi, mi
davano il senso del futuro oltre che del presente. La certezza che un giorno quello che hai seminato
germoglier improvvisamente: una pianticella, un albero, proprio mentre guardi dall'altra parte o stai
pensando ad altro. Mi piace sapere che la vita mi sopravviver,  una forma di felicit che Bonaparte
non ha mai capito.
C' un uccello nel giardino, un uccellino senza mamma. Io ne ho preso il posto e l'uccellino mi
sta appollaiato nell'incavo del collo, sotto l'orecchio, al calduccio. Lo nutro con latte e con i vermi che
estraggo dalla terra, scavando carponi, e viene a beccarli sul mio palmo o sul ginocchio e ieri ha volato
per la prima volta.  volato dal pezzo di terra che stavo seminando fino a una spina. Ha cantato e io ho
teso il dito per riportarlo a casa. Di notte dorme nella mia stanza, in una scatola per colletti. Non gli ho
dato un nome. Non sono Adamo.
Questo non  un luogo desolato. Villanelle, che ha la capacit di osservare le cose almeno due
volte, mi ha insegnato a trovare la gioia nei luoghi pi impensabili e a lasciarmi stupire dalle cose
quotidiane. Sapeva sollevarti il morale solo dicendo Guarda e ogni volta scoprivi un tesoro. Riesce
persino a incantare le pescivendole.
Cos al mattino esco dalla mia stanza e mi avvio lentamente verso il giardino, toccando i muri
per sentirne la superficie, la composizione. Respiro attentamente, odoro l'aria e quando il sole  sorto
mi volgo dalla sua parte e mi lascio illuminare.
Una notte ho ballato nudo sotto la pioggia. Non l'avevo mai fatto, non avevo mai sentito le
gocce gelide trafiggermi come frecce n avevo fatto caso alla reazione della pelle. Mi ero infradiciato
un'infinit di volte quand'ero soldato, ma mai per libera scelta.
Stare sotto la pioggia per scelta  diverso, anche se i guardiani non sono d'accordo. Hanno
minacciato di portarmi via l'uccellino.
Bench abbia una vanga e un forcone, spesso scavo la terra con le mani se non fa troppo freddo.
Mi piace toccare la terra, schiacciarla o sbriciolarla fra le dita.
Qui ho tutto il tempo per amare lentamente.
L'uomo che cammina sull'acqua mi ha chiesto di costruire dentro il giardino una vasca
abbastanza grande perch possa esercitarsi.
 inglese. C'era da aspettarselo.
Una guardia si  affezionata a me. Non me ne sono mai chiesto la ragione, ho imparato a
cogliere quello che c' senza domandare di dove venga. Quando mi vede carponi intento a grattare la
terra, in modo cos casuale che pare scientifico, si arrabbia e accorre con la vanga offrendosi di
aiutarmi. Insiste sempre che usi la vanga.
Non capisce che voglio essere libero di compiere i miei errori.
Non uscirai mai, Henri, se pensano che sei pazzo. Perch dovrei andarmene? Sono tutti cos
ansiosi di andarsene che non vedono la bellezza di questo luogo. Quando le guardie tornano a casa con
le loro barche, io non mi fermo a guardarli. Mi domando dove vadano e come sia la loro vita, ma non
vorrei essere al loro posto. Hanno le facce grigie e infelici anche nelle giornate di sole, quando il vento
sferza la roccia per il solo piacere di farlo.
Dove andrei? Qui ho una stanza, un giardino, compagnia e tempo per me stesso. Non  quello
che tutti desiderano?
E l'amore?
Sono ancora innamorato di Villanelle. Non passa giorno che non pensi a lei, e d'inverno quando
la sanguinella diventa rossa tendo le braccia e immagino di toccare i suoi capelli.
Sono innamorato di lei; non  una favola, un mito o una creazione della mia fantasia.
Lei. Una persona distinta da me. Ho inventato Bonaparte tanto quanto lui ha inventato se stesso.
La mia passione per lei, anche se non potr mai ricambiarla, mi ha mostrato la differenza tra
l'inventare un amore e l'essere innamorati.
Nel primo caso sei innamorato di te stesso, nel secondo di un'altra persona.
Ho ricevuto una lettera di Josphine. Si ricorda di me e vuole venire a trovarmi, anche se non
credo che sar possibile. Non si  allarmata affatto per il mio indirizzo e mi ha spedito molti tipi di
semi, alcuni da coltivare sotto vetro. Ho anche le istruzioni e qualche illustrazione, per non so cosa
farmene di un baobab. Pare che cresca a testa in gi.
Forse questo  il luogo pi adatto per piantarlo.
Dicono che quando Josphine si trovava nell'orribile prigione di Carmes durante il Terrore e
aspettava l'esecuzione, lei e altre dame dal carattere forte coltivassero le erbacce e i licheni che
infestavano i muri e fossero riuscite a creare, se non un giardino, almeno un angolo di verde che le
consolasse. Pu essere vero oppure no.
Non importa.
Sentirlo dire  una consolazione per me.
Dall'altra parte del mare, in quella citt di pazzi, si stanno preparando a festeggiare il Natale e
l'Anno Nuovo. Non fanno grandi cose per Natale, a parte esporre il Bambinello, ma per l'Anno Nuovo
organizzano una processione e dalla mia finestra vedo bene le barche addobbate a festa. Le luci
ballonzolano su e gi e sotto di esse l'acqua scintilla come olio. Rimango sveglio tutta la notte ad
ascoltare il gemito soffocato del vento intorno alla roccia e a guardare le stelle correre nel cielo.
A mezzanotte le campane rintoccano in ogni chiesa. Devono essere almeno centosette. Ho
provato a contarle, ma questa citt  viva e nessuno pu sapere quali edifici saranno ancora l domani.
Non mi credi?
Va' a vedere tu stesso.
Fanno la Messa qui a San Servolo, ma  una faccenda tetra: quasi tutti i pazienti sono incatenati
e gli altri farneticano e si agitano al punto che i pochi che veramente vorrebbero ascoltare non possono.
Non ci vado mai, non  un posto dove possa crogiolarmi. Preferisco rimanere nella mia stanza e
affacciarmi alla finestra. L'anno scorso Villanelle si era avvicinata alla roccia quanto aveva potuto e
aveva fatto partire i fuochi artificiali. Uno esplose cos in alto che quasi lo toccai e per un secondo
pensai che se fossi ricaduto insieme alle scintille avrei potuto sfiorarla ancora una volta. Ancora una
volta. Che differenza farebbe esserle di nuovo vicino? Solo questa: se cominciassi a piangere non
smetterei pi.
Oggi ho riletto il mio diario e ho trovato:
Ho detto che sono innamorato di lei. Che cosa significa?
Significa che penso al futuro e al passato alla luce di questo sentimento.  come se scrivessi in
una lingua sconosciuta che improvvisamente sono in grado di capire. Senza bisogno di parole, mi ha
rivelato a me stesso. Come un genio,  ignara di quello che fa.
Continuo a scrivere per avere sempre qualcosa da leggere.
Questa notte la brina illuminer la terra e ghiaccer le stelle. Domani mattina, in giardino,
trover ragnatele di ghiaccio e cristalli scintillanti dove oggi ho innaffiato. Solo il giardino gela cos, il
resto  coperto di sale.
Vedo i lumi sulle barche e Patrick, che  qui con me, vede la navata di San Marco. La sua vista
 ancora miracolosa, tanto pi che non ci sono muri a ostacolarla. Mi descrive le tonache rosse dei
chierichetti e i paramenti porpora e oro del vescovo, e l'incessante lotta tra il bene e il male dipinta
sulla volta della cupola. L'affresco che mi piace tanto.
Sono passati pi di vent'anni da quando andammo in chiesa a Boulogne.
Sulla laguna le barche hanno prue dorate e lumi trionfanti. Un nastro colorato, il talismano per
l'anno nuovo.
L'anno prossimo sbocceranno rose rosse nel giardino. Una foresta di rose rosse.
Su questa roccia? In questo clima?
Ti sto raccontando una favola. Fidati.
...
.
...
FINE.