Elisabeth Werner.
Rune.
COLLEZIONE I ROMANZI DELLA ROSA.
versione di Irma Rios unica autorizzata.
Milano : F.lli Treves, stampa 1915.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.

Bernhard Hohenfels ama la semplice
vita, la libert sconfinata della Norvegia,
e per possedere questi doni preziosi
abbandona la famiglia e la patria.
L, in un semplice villaggio di pescatori,
trover Hildur e Sylvia, due donne
bellissime e fatali che sconvolgeranno
la sua esistenza dando vita a un indimenticabile
romanzo d'amore.

L'AUTRICE.

Elisabeth Brstenbinder (Berlino, 25 novembre 1838  Merano, 10 ottobre 1918)  stata una scrittrice tedesca nota col suo nome d'arte E. Werner.

Figlia di un ricco commerciante di Berlino, morto nel 1861, Elisabeth aveva due fratelli. Sua madre giocava con lei sostituendosi ai possibili amici e sostenendola nelle sue prime prove letterarie. Visse nella casa di famiglia fino al 1895. Si trasfer a Monaco di Baviera e nel 1896 a Merano, dove visse 20 anni, dove mor e vi  sepolta.

La pubblicazione delle opere della Brstenbinder in Italia fu curata dai Fratelli Treves Editori nella collana Biblioteca amena che ne dicevano: "Un merito superlativo della Werner consiste nella moralit dei suoi romanzi. Essi presentano due superiorit su quelli inglesi e francesi che si sogliono raccomandare alle giovinette: non sono noiosetti come molti romanzi inglesi, ma al contrario sono pieni di dramma e di passione: e non sono punto bigotti e mistici, come spesso i francesi quando vogliono fare la morale, ma veramente moderni e realisti nel miglior senso della parola".

RUNE.
Capitolo 1.

Era l'epoca del raccolto L'annata era stata eccezionalmente
buona e il grano, gi legato in grossi
covoni in attesa di esser portato via, aveva la spiga
piena e pesante.
Il bel sole di agosto splendeva e non una nuvola
turbava la serenit di quella tarda giornata estiva.
Per dire il vero, il paesaggio presentava solo le
modeste attrattive di una pianura della Germania
settentrionale e la vecchia casa padronale che sorgeva
in mezzo ai campi, doveva la sua bellezza al
folto parco che le formava intorno una splendida
cornice.
Era un fabbricato vasto, molto semplice, ma la
sua lunga fila di finestre e il tetto alto, di embrici
rossi, gli davano una certa imponenza.
Guntersberg era quasi sempre disabitato. Il suo
proprietario, il barone Hohenfels, un alto funzionario
dello Stato, veniva l soltanto per poche settimane,
nel periodo delle ferie annuali.
Attualmente, al primo piano, le tende erano rialzate
e le finestre aperte, segno che i padroni erano
gi arrivati.
Il sole entrava a fasci nella vasta sala d'angolo
del fabbricato, ammobiliata con i mobili rigidi e
massicci dell'epoca. La stoffa delle tende era di un
color rosso sbiadito, e rossi erano i cuscini del sof.
Unico ornamento della stanza, erano due o tre ritratti
di famiglia appesi alle pareti e l'albero genealogico
dei Hohenfels dipinto sul vecchio camino.
I due signori che si trovavano nella stanza, discorrevano
con molta animazione. Quello pi vicino
alla finestra era un uomo di una quarantina
d'anni. Aveva i capelli brizzolati, l'aspetto distinto,
i tratti marcati, lo sguardo serio e penetrante della
persona che ha l'abitudine di scrutare gli animi e
le cose.
L'altro era press'a poco della sua stessa et e
aveva l'aspetto tipico del proprietario di campagna.
Era, cio, tarchiato, robusto e abbronzato dal sole.
Comodamente sdraiato in una bella poltrona, diceva
in tono di rimprovero:
- Caro Hohenfels,  un anno che non ci siamo
visti. Da quando, cio, sei venuto qui l'ultima volta!...
Non ti sei neppure fatto vivo con una riga!
Gi, gli alti funzionari non hanno tempo da perdere
con noi, poveri diavoli di provincia!
- Infatti, son sempre stato occupatissimo, -
rispose Hohenfels. - Per fortuna so che Guntersberg  in buone
mani; il fittavolo che mi hai proposto
...
- Una bravissima persona che sa il fatto suo,
ma non farebbe per me! Sulle mie terre voglio essere
padrone io e il mio Ottendorf non lo affitter
mai!
- Tu, caro Fernstein, ti sei dato ai tuoi campi,
corpo e anima! Per parte mia, la vita del possidente
di campagna non mi ha mai attirato. Voglio
essere qualcuno nel mondo e qui, invece...
- Si vive alla buona! - esclam Fernstein, il
vicino e l'amico di infanzia del Barone. - Non 
la vita che fa per te. Sei il personaggio pi influente
del Ministero dopo Sua Eccellenza, e tutti
dicono che presto diventerai primo Ministro.
- Presto, no... ma col tempo, forse, s! - rispose calmo calmo Flohenfels. - Del resto, non ti
ho detto ancora perch son venuto qui.  morto
Joachim! -
Fernstein fece un salto sulla seggiola.
- Joachim? Tuo fratello?
- Da tre settimane. Ci vuol tempo prima che
arrivino le notizie dalle regioni nordiche. Un incidente
di caccia... una imprudenza... Almeno cos mi
hanno scritto. Spero di sapere qualche cosa di pi
preciso.
- Dunque,  morto? - ripet lentamente Fernstein.
- Morto lontano da casa...
- S, morto e seppellito.
- Mi hai l'aria di prendere la cosa con molta
indifferenza, - osserv il padrone di Ottendorf.
- Per me era morto gi da molto tempo, -
spieg Hohenfels. - Si era separato volontariamente
dalla famiglia, dalla patria, dagli amici...
e con l'odio nel cuore! Era naturale che morisse
solo, in paese straniero.
- S,  stata la vostra croce, - ammise Fernstein,
- ma avreste dovuto trattarlo diversamente...
con meno severit. E invece l'avete confinato a Guntersberg!
 stata l'ultima goccia che ha fatto traboccare
il vaso. Quella testa calda non poteva rassegnarsi
a vivere in questa solitudine, e con quella
moglie accanto!
-  stato l'estremo tentativo per salvarlo. Come
sai, aveva dovuto lasciare il reggimento... Un
Hohenfels che simpatizza coi sovversivi! Abbiamo dovuto
allontanarlo da Berlino per sottrarlo alle cattive
influenze che lo rovinavano. Purtroppo non ha
servito a nulla
- Quel matrimonio, per, ce l'hai sulla coscienza
tu! - esclam Fernstein. - Joachim era pieno di
vita, impetuoso e... Hohenfels, non te lo avere a
male... la tua cognata, con tutta la sua nobilt, era
un'oca perfetta! -
Il Barone aggrott la fronte.
- Aveva solo sedici anni quando si  fidanzata...
A quell'et, si prende per timidezza e inesperienza
giovanile quello che , invece, il resultato di una
intelligenza ottusa! L'idea di quel matrimonio 
mia, lo riconosco... ma Joachim non lo sapeva! Il
solo fatto che c'ero io di mezzo l'avrebbe indotto a
non ne far di nulla! Invece si innamor pazzamente
di quella bella fanciulla che era quasi ancora una
bambina... Sperava che il bocciolo si aprisse sotto
il sole del suo amore. Quando si accrse che non
sarebbe mai diventato un fiore, tutto fu finito.
N la moglie, n il pensiero del figlio, lo trattennero
dal gettarsi nell'abisso. Tirammo un sospiro
di sollievo quando volt le spalle al suo paese e ci
fu risparmiato il peggio.
- Che peccato! - disse Fernstein a mezza voce.
- Quel bel giovane che era stato l'idolo di tutti!...
- Ha trovato la cosiddetta libert alla quale
aveva sacrificato tutto! Ha spezzato le catene della
schiavit che lo legavano alla tradizione, alla famiglia,
all'educazione che aveva ricevuta... per condurre
una vita da contadino, tra i contadini, lass,
nel Nord! Come  finito? Ho i miei dubbi su questa
morte repentina!
- Tu credi?...
- Per ora ho avuto solo la notizia della sua
morte. Me l'ha partecipata il parroco di Raansdal,
molto brevemente.
- E il ragazzo? Bernhard?
- Finalmente appartiene di nuovo alla sua famiglia,
- disse il Barone. - Disgraziatamente non
abbiamo potuto impedire che suo padre se lo portasse
l, con s. Dopo tutto quello che ci era stato,
una donna energica si sarebbe assicurata la tutela
del figliuolo... ma mia cognata non era capace neppure
di sentire l'amore materno e... -
La porta si apr, e una fresca voce giovanile
chiese:
- Babbo, posso entrare? -
Fernstein si volt.
-  il mio ragazzo! Mi viene a prendere con la
carrozza. Vieni, Kurt! -
Kurt Fernstein era un bel ragazzo sui quindici
anni, con i capelli neri e ricciuti e gli occhi vivaci.
- Buon giorno, zio! - disse porgendo la mano
al Barone.
Questi lo guard, sorpreso.
- Kurt, come sei cresciuto!
- Sono due anni che non lo vedi, - disse Fernstein.
- Da quando  entrato in collegio... Oggi
usa che la giovent sappia di greco e di latino.
Sciocchezze, dico io! Quando sar il momento gli
far studiare agraria, visto che un giorno dovr
rimpiazzarmi a Ottendorf.
- Babbo, non ho nessuna voglia di fare il proprietario
di campagna, lo sai, - dichiar Kurt con
fare deciso.
- Torni da capo? - scatt Fernstein. - Levatelo
dalla testa, ragazzo! Con me non la spunti!
- Non vuoi fare il proprietario di campagna?
- chiese il barone Hohenfels.
- No, voglio fare il marinaio! - esclam Kurt.
- Voglio girare il mondo. Voglio entrare in marina
e diventare ammiraglio!
- Da quando  stato a Kiel dal mio cognato,
questo ragazzo si  messo in testa di fare il marinaio.
Io, per, gli ho detto e ripetuto un centinaio
di volte che non lo permetter mai e poi mai!
- E io scappo! - disse Kurt senza turbarsi.
- Mi arruolo come mozzo, vado nelle isole dai cannibali
dei mari del sud e ti mando una cartolina illustrata!
- Guai a te! - tuon Fernstein. -  un mestiere
troppo pericoloso. Starai a casa e ti occuperai
delle tue terre! Punto e basta.
- Kurt, vai a fare un giretto nel parco, - interpose
Honhenfels. - Devo parlare con tuo padre. -
Kurt obbed, ma quando fu uscito torn indietro,
ficc la testa dentro la stanza e disse:
- Babbo, vado in Marina... Punto e basta.
- Sfacciato! -
La porta si richiuse e Kurt si pose rapidamente
al sicuro dall'ira paterna.
- A quel che sembra il tuo figliuolo non ti rispetta
molto, - osserv Hohenfels. - Scappo... E
gli permetti di dirtelo in faccia?
- Oh, si guarder bene dal farlo! Idee da ragazzo...
A quell'et, tutti vogliono vedere il mondo.
- E perch non lo contenti?
- Non ci mancherebbe altro! A chi andrebbe
Ottendorf? A estranei? La mia figliuola si sposer
e chiss dove andr a finire. Kurt rester con me
e si occuper delle mie terre. Rispetto ce ne ha poco,
lo so... Quando vado in collera mi ride in faccia e...
- Tu ridi con lui!  un ragazzo vivace, pieno
di entusiasmo... Che cosa darei perch fosse mio! -
In queste ultime parole vibrava una profonda
amarezza, e Fernstein approv con la testa.
- Gi... Non hai avuto un maschio e Guntersberg
 un maggiorasco... Come sta la tua bambina?
- Come sempre. Siamo ancora in apprensione
per lei. I medici dicono che si rafforzer con gli anni,
ma intanto  una bambina debole e malaticcia.
Non abbiamo che lei! -
Per la prima volta la voce del Barone suon malferma
per l'emozione. Subito dopo, per, Hohenfels
si riprese e disse:
- Parliamo d'altro! Ho mandato il mio segretario
a Raansdal a prendere Bernhard. Sar qua
la settimana prossima e, vedi un po' che disgrazia,
devo partire per ragioni di ufficio... per rappresentare
il Ministro. Mia moglie  ancora ai Bagni
con la piccina... Volevo pregarti di ospitare il ragazzo
fino al mio ritorno.
- Volentieri! - rispose Fernstein. - Kurt 
in vacanza e gli far compagnia. Sar abituato a
una vita libera e un po' selvaggia...
- Ho paura che tiri da suo padre! Dalla madre
non ha preso nulla. In ogni modo, si chiama Bernhard
Hohenfels.
- Come te! Sei il suo padrino.
- E il suo tutore. Non gli permetter di seguire
le orme paterne!
- Non sei riuscito a domare Joachim!... - osserv
Fernstein.
- Perch gli ho messo la cavezza troppo tardi!
Tutti l'hanno guastato, compresi i nostri genitori.
Quando hanno voluto mettergli un fermo, era troppo
tardi. Bernhard ha quindici anni. Un ragazzo
si pu sempre piegare. Lo piegher.
- Gli farai scontare di essere il figliuolo di Joachim
! - disse Fernstein con rude sincerit. -
Dimmi la verit, Bernhard: tu non hai mai amato
tuo fratello.
- Eravamo troppo diversi l'uno dall'altro per
poterci intendere. Addirittura i due estremi opposti
! Gi quando eravamo ragazzi mi chiamava il
mntore saggio e noioso. In seguito, quando ho
fatto pressione sul babbo per indurlo a prendere
energiche misure, mi ha odiato a morte. S,  una
triste eredit essere figlio di un tal padre! Bernhard
 il futuro padrone di Guntersberg ed  dovere far
s che anche lui non vada in perdizione. Joachim
 morto in tempo, non c' che dire! -
Il Barone pronunzi queste parole con voce incredibilmente
dura. Si capiva che in lui la morte
non aveva cancellato n mitigato nulla.
Un viso fresco, ridente, fece capolino dalla finestra
aperta e una voce cristallina grid:
- Babbo, sono qui! -
I due amici trasalirono, si voltarono, e videro
Kurt seduto sul davanzale della finestra aperta,
col viso allegro come una Pasqua.
- Ragazzo, come hai fatto a salire fin quass?
Vieni subito dentro!
- Ti volevo far vedere che so arrampicarmi.
Non mi fanno paura gli alberi delle navi... Babbo,
scappo di casa! Diventer ammiraglio! Evviva! -


Capitolo 2.

- Karl, cos non possiamo andare avanti! Se non
provvedi, ci ritroveremo a qualche disgrazia con
quel selvaggio! Il tuo amico ci ha messi in un
bell'impiccio! Quel ragazzo continua a dire che se
ne vuole andare e un giorno o l'altro ci dar fuoco
alla casa! -
Con queste parole, la signorina Fernstein, la sorella
del padrone di Ottendorf, chiuse la sua lunga
requisitoria.
- Se avessi saputo che bel regalo mi faceva Hohenfels,
l'avrei rifiutato con tanti ringraziamenti! -
rispose il fratello. - Purtroppo, ormai ho promesso
e non posso tornare indietro. -
La signorina, una donna alta e grossa, di mezza
et, che abitava col fratello da quando questo era
rimasto vedovo, non moll.
- Mette a soqquadro tutta la tenuta, - disse,
- e nessuno lo vuole dintorno perch va in giro
col fucile carico ed  capace di sparare se gli salta
la mosca al naso. Si vede che  abituato ad aver
sempre uno schioppo in mano!
- Infatti, non ho mai visto nessuno tirar diritto
come lui! - esclam Fernstein.
- E che cosa non ha combinato stamani mentre
tu eri nei campi!  andato nella scuderia, ha preso
il sauro, gli ha messo la cavezza soltanto e gli 
saltato in groppa senza mettergli la sella! La povera
bestia non  abituata ad esser cavalcata cos,
e ha cominciato a scalciare... Lui, allora, a suon di
frustate, l'ha piegata a tutte le sue volont!
- S,  una testa calda, - ammise Fernstein,
ammirando in cuor suo l'audacia del ragazzo. -
Ho fatto male a mandare Kurt, per due giorni, alla
casa forestale, ma non mi aspettavo Bernhard cos
presto! Si vede che il segretario di Hohenfels ha
viaggiato giorno e notte per levarselo di torno al
pi presto. Deve aver dato del filo da torcere anche
a lui! Del resto, ormai  questione di ore. Kurt...
Ah, eccolo che arriva! -
Si ud infatti il rumore di un calessino nel cortile
e, poco dopo, Kurt entr come un ciclone nella
stanza.
- Babbo, eccomi di ritorno! Bernhard  arrivato?
- S, ma ci fa disperare... Domandalo alla zia!
-  un mostro! - grid la signorina, e cominci
a enumerare, una dietro l'altra, tutte le malefatte
dell'ospite che, in un paio di giorni, aveva messo
sottosopra Ottendorf.
- Stai attento, Kurt, non lo punzecchiare come
 tua abitudine.
- Stare attento? - rise il ragazzo. - Non ci
mancherebbe altro! Gi... lo voglio vedere, questo
mostro. Dove l'avete messo?
- Nella camera grande dei forestieri. Quando
ne ha fatta una delle sue si rinchiude l dentro e
ci tiene il muso. Dice che se ne vuole andare. Karl,
accompagnalo da Bernhard.
- Niente affatto! - esclam Kurt in tono risentito.
- Voglio andar solo a misurarmi con questo
orso dei paesi nordici! Se non torno, vuol dire che
mi ha divorato con la pelle e tutto! -
La stanza dei forestieri era nell'altra ala della
casa e aveva le finestre sul giardino. Quando Kurt
Fernstein apr la porta dell'ospite, questi era lungo
disteso sul sof, con i piedi sulla copertina ricamata
dei braccioli e guardava, attraverso la finestra
spalancata, il bel cielo azzurro. Pur avendo
udito qualcuno entrare nella stanza, non si mosse.
- Buon giorno, - disse Kurt.
Bernhard non si volt.
- Dormi? - chiese Kurt chiudendo la porta e
facendosi avanti. - Sono Kurt Fernstein. Ti ho
dato il buongiorno. Perch non rispondi?
- Lasciami in pace, - brontol l'altro, ma Kurt
non si dette per vinto ed esamin l'ospite dalla testa
ai piedi come se fosse una rarit.
- La zia ha ragione! Hai qualche cosa dell'orso,
- disse finalmente.
- Ti ho detto di lasciarmi in pace! - scatt
Bernhard. - Esci di qui! Voglio andare a casa! -
Le parole suonavano decisamente ostili.
Bernhard Hohenfels era pi alto e pi robusto
di Kurt, per quanto avesse su per gi la stessa et,
ma nulla in lui rivelava l'antica nobilt della sua
stirpe. I tratti del viso erano duri, irregolari, respingenti.
I capelli biondi e folti gli ricadevano sulla
fronte fino a coprirla quasi interamente e lo
sguardo dei suoi occhi azzurri era cupo e ostile.
Parlava il tedesco con un forte accento forestiero
e si sentiva che, pur conoscendolo bene, non era abituato
ad usarlo abitualmente.
- Non sai neanche parlare a modo il tedesco!
- schern Kurt. - Eppure sei nato a Guntersberg
e dovrai restar qui da noi!
- Questo poi no! - rispose Bernhard. - Provatevi
a tenermi qui, se vi riesce! Io, scappo!
- Anch'io voglio scappare, ma non ora... sono
ancora troppo giovane per entrare in Marina. Ma
perch te ne vuoi andare?
- Non mi ci posso vedere! Non ci sono che
campi pieni di sole e mietitori. Niente montagne,
foreste, rocce, mari... come nella mia Norvegia!
Voglio tornare lass, a casa mia!
- Se lo dici davanti al tuo zio Hohenfels, stai
fresco! - ammon Kurt. - Te lo far capire lui
quale  la tua casa! Ha detto che devi restare a
Guntersberg e quel che vuole -, vuole! Non lo sai?
- Non me ne importa nulla di lui, - esclam
impetuosamente il ragazzo, - e odio il suo Guntersberg
e la sua miserabile Germania!
- Di' un po'... smettila, sai? - ribatt Kurt irritato,
- si ti azzardi a dir male un'altra volta
della tua patria,, io...
- Tu... che cosa mi fai? Ti vorresti misurare
con me?
- Mi ci potrei provare! Vediamo se hai il coraggio
di ripetere quella brutta parola...
- S, la vostra Germania  misera... -
Bernhard non termin la parola perch Kurt gli
si scagli addosso e vennero alle mani. In un primo
tempo il secondo, agile e furbo, ebbe la meglio sull'altro
che menava pugni alla cieca. A lungo andare,
per, la forza erculea e bruta ebbe il sopravvento.
- Ecco... sei contento? - esclam Hohenfels
quando ebbe steso al suolo l'avversario.
Questi balz in piedi fremendo di collera per la
sconftta e guard, non senza una certa ammirazione,
il suo vincitore.
- Hai dei pugni di ferro, - disse. - Ora so
come lottano i selvaggi. Tu sei della loro razza! -
Bernhard prese le parole per un complimento e
rispose con aria magnanima.
- Anche tu sai il fatto tuo! Sono stato l l per
avere la peggio... Sarebbe stata la prima volta.
Neanche Harald Thorvik  mai riuscito a vincermi...
ed  maggiore di me di vari anni!
- Harald Thorvik... Chi ?
- Un nostro vicino. Ho imparato da lui a navigare
in alto mare.
- Mare? Credevo che tu vivessi sui monti.
- Nel fjord! Ci sono monti e boschi, ma in due
ore la barca  in alto mare.
- Raccontami! - esclam Kurt, eccitatissimo.
- Sei cresciuto vicino al mare? Ti sei mai trovato in
mezzo a una burrasca? -
Bersagliato da queste e altre domande, Bernhard
da principio rispose solo a monosillabi, poi con sempre
maggior naturalezza.
Un'ora dopo Fernstein li trov seduti l'uno accanto
all'altro, in fitta conversazione.
- Ebbene, avete fatto conoscenza? - chiese.
Kurt balz in piedi con aria soddisfatta.
- S, babbo siamo gi ottimi amici.
- Ah, s? Ma che cosa sono quei segni che avete
sul viso? - chiese suo padre, sospettoso.
Infatti Kurt aveva un occhio pesto, e Bernhard un
bernoccolo in mezzo alla fronte.
- Oh, prima ce le siamo date, si capisce! -
spieg Kurt come se trovasse la cosa naturalissima.
- Stasera, per, andiamo insieme a pescare,
e Bernhard mi ha promesso di restare a Ottendorf.
- Finch ci resta Kurt! - conferm Hohenfels.
- Non un minuto di pi.
- Vedremo, vedremo... - rispose Fernstein.
- Intanto venite a desinare. -


Capitolo 3.

I due figli del defunto barone Hohenfels erano
l'uno l'opposto dell'altro.
Bernhard, il maggiore, serio e taciturno per natura,
non era stato mai molto apprezzato dai genitori
che vedevano in lui solo il futuro capo della
famiglia. Il loro prediletto era Joachim, il minore,
un caposcarico, ma bello di aspetto e affascinante.
Bernhard era entrato nella carriera governativa.
Joachim aveva scelto la carriera militare ed era
diventato un brillante ufficiale, l'idolo della societ
berlinese, che l'aveva viziato, non certo meno della
famiglia.
In un primo tempo la vita militare l'aveva entusiasmato,
poi, con l'andar del tempo, gli era venuta
a noia per le esigenze del servizio e la ferrea
disciplina.
Simpatizz allora con le idee avanzate degli estremisti
che cominciavano a far sentire il loro peso e,
poich di questa cos detta conversione soffr la
sua carriera militare, dovette dare le dimissioni e
ritirarsi a Guntersberg.
I genitori e il fratello pensavano che un matrimonio
conforme alla sua posizione sociale l'avrebbe
rimesso per sempre sulla buona via, e gli fecero
conoscere una ragazza che ritenevano adatta per lui.
Joachim si innamor perdutamente della ragazza
che, a sua insaputa, gli avevano destinata in sposa.
Era ricca, bella, giovanissima.
Quando l'ebbe sposata si accrse che aveva una
intelligenza limitatissima, un animo superficiale e
un temperamento che non si confaceva al suo.
L'amore si cambi in odio e la vita coniugale, infelicissima,
termin con una brusca rottura.
Joachim abbandon la moglie, il figlio, e per lunghi
anni non dette pi notizie di s.
Alla morte del vecchio barone, Bernhard gli successe
nel maggiorasco. Aveva fatto una brillante
carriera ed era salito passo passo a una bellissima
posizione. Si era anche sposato con una ragazza non
ricca, ma di ottima famiglia, e il matrimonio per
quanto inizialmente di convenienza, era riuscito
felicissimo.
Purtroppo il cielo, invece di dare a Bernhard
Hohenfels l'erede desiderato, gli dette soltanto una
figlia! Alla sua morte Joachim sarebbe stato il padrone
di Guntersberg, la culla della famiglia, o suo
figlio, se continuava a non dar notizie di s.
Un giorno, l'uomo che tutti credevano morto, si
era fatto vivo. Aveva scritto dalla Norvegia richiedendo
il figliuolo.
Bernhard glielo aveva rifiutato in nome della cognata.
Lui, allora, era piombato a Guntersberg come
un uragano, e si era portato via il ragazzo, rendendo
vano ogni tentativo di contrastargli i suoi diritti
di padre.
Ora, sparito lui, dato che anche la moglie era
morta da vari anni, lo zio era il tutore naturale
del nipote rimasto orfano, e la legge gli dava pieni
poteri su di lui.
Guntersberg era pronto per accogliere i padroni.
La Baronessa, con la sua bambina, sarebbe arrivata
tra una decina di giorni ; il Barone, che aveva
anticipato il suo permesso annuale, era aspettato
l da un momento all'altro.
Arriv infatti una sera dopo il tramonto, e la mattina
dopo, di buon'ora, era gi nel salotto d'angolo
con l'amico Fernstein, venuto appositamente da Ottendorf
per riconsegnarli il nipote. La descrizione
che il brav'uomo fece del selvaggio avrebbe sgomentato
chiunque altro...
Il Barone, invece, ascolt senza batter ciglio!
- Era da prevedersi, - disse quando ebbe ascoltato
fino in fondo; - sapevo che Joachim avrebbe
insegnato al figliuolo a odiare me e la sua patria.
Ma poco importa! In quanto ad obbedire... imparer!
- Obbedire!  una parola che non fa parte del
suo vocabolario. Suo padre ha voluto fare di lui
un uomo libero dalle catene della tradizione e dell'educazione...
 un concetto che gli  stato predicato
tutti i giorni. Son contento di potertelo consegnare
sano e salvo. Mette continuamente in pericolo
la propria e l'altrui sicurezza con le sue stranezze.
Se Kurt non fosse stato a casa, non avrei saputo
come addomesticarlo.
- Dunque i ragazzi hanno fatto amicizia? Era
quello che speravo.
- S. Hanno cominciato col darsele di santa ragione
e hanno finito per diventare amici sviscerati.
Kurt ha una grande influenza sul tuo nipote, ed 
l'unico che riesce a farlo ragionare quando ha i
suoi momenti brutti.
- E... non rassomiglia a suo padre?
- Neanche da lontano. Joachim, alla sua et,
era un bellissimo ragazzo. Bernhard, invece,  addirittura
repulsivo.
- E intellettualmente?  arretrato, si capisce... -
Fernstein si strinse nelle spalle.
- S e no... In molte cose  di una precocit spaventosa!
Suo padre se l' tenuto molto vicino e gli
ha detto cose che non erano adatte per i suoi orecchi.
In fatto di studi, invece,  molto indietro. Ha
avuto come maestro il parroco di Raansdal, ma ha
approfittato ben poco delle sue lezioni. Preferiva andare
in giro per i monti o a navigare sul fjord. Tutti
questi particolari li ho saputi da Kurt che mi sono
dovuto portar dietro fin qua, se ho voluto che il
tuo signor nipote venisse! Non voleva assolutamente
saperne!
- Non voleva?... - chiese Hohenfels con asprezza.
- Mi sembra che l'abbiate viziato, a Ottendorf!
- E che cosa dovevo fare? - brontol Fernstein.
- Quel pazzerello  capace di tutto, e se non gli si
menavano tutte buone non so che cosa sarebbe accaduto.
Dopo tutto mi ero assunto la responsabilit...
- Ora l'assumo io! Prima di tutto voglio vederlo. -
Suon il campanello e disse al servitore di far
passare il nipote.
- Non essere troppo duro con lui, - azzard
Fernstein. - Dopo tutto non  responsabile dell'educazione
ricevuta. Hai intenzione di condurlo
con te a Berlino?
- No, pensavo di mandarlo a Rotenbach col tuo
Kurt. Il collegio di Bergen ha buon nome... C' molta
disciplina?
- S. Una disciplina tipo militare. Per il mio
Kurt  quello che ci vuole, ma Bernhard... Tempo
otto giorni, taglia la corda anche se dovesse saltar
gi da una finestra del terzo piano!
- Glielo impediranno, - rispose Hohenfels secco
secco. - Del resto andrebbe poco lontano. Qui non
ci sono boschi o montagne dove rifugiarsi, come
a Raansdal. Eccoli! -
I due ragazzi entrarono nella stanza e Kurt salut
lo zio Hohenfels col suo fare aperto e disinvolto.
Questi gli porse la mano, poi si volt al
nipote che era rimasto vicino alla porta.
- Bernhard, vieni qua! -
Il ragazzo non si mosse.
- Hai capito? Vieni qua. -
Bernhard parve non udire l'ordine, perch rimase
immobile al suo posto.
Per fortuna Kurt si fece avanti, prese l'amico
per un braccio e lo spinse verso Hohenfels, bisbigliandogli
all'orecchio:
- Via, sii cortese. Me l'hai promesso! -
Bernhard non oppose resistenza e and a porsi di
fronte allo zio che lo esamin attentamente, ma
senza porgergli la mano. Forse aveva letto un odio
profondo nello sguardo del ragazzo, che sosteneva
impavido il suo!
- Fino ad oggi ho dovuto accettare per te l'ospitalit
di Ottendorf, - disse. - Ora, per, ho intenzione
di restar qui per un certo tempo, con mia
moglie e la mia figliuola, e tu verrai ad abitare con
noi, a Guntersberg.
- No, a Guntersberg non ci vengo! - rispose
il ragazzo.
- Ah!... e dove vorresti andare?
- A casa. A Raansdal!
- La tua casa non  pi a Raansdal, - disse
Hohenfels con gelida calma -  qui, a Guntersberg.
- Voglio andarmene! - si ostin Bernhard.
- Rester qui soltanto finch ci resta Kurt. Quando
torner in collegio andr via anch' io.
- Lo senti? Te lo avevo detto, - sussurr Fernstein
all'amico, ma questi si strinse nelle spalle.
- Per piacere, lasciaci soli. Basta una mezz'ora!
- Kurt, vieni! -
Fernstein fece cenno al figliuolo di seguirlo e usc
dalla stanza con aria preoccupata.
Quando la porta si fu richiusa dietro le loro
spalle, Hohenfels riprese a dire:
- Sai gi che sono il tuo zio e il tuo tutore. Che
cosa credi di ottenere con cotesta tua ostinazione
puerile? Speri di potermi piegare col tuo non voglio? -
Bernhard non rispose, ma il suo sguardo espresse
qualche cosa di pi di una semplice caparbiet
di fanciullo. Lo zio vi lesse chiaramente quella precocit
alla quale aveva accennato l'amico.
- Tu entri, ora. in una vita nuova, in un ambiente
ben diverso dal tuo, - continu senza scomporsi.
- Devi fare onore al tuo nome e alla tua
famiglia. Sei un barone Hohenfels.
- No! - esclam, deciso, il ragazzo. - Il mio
babbo ha rinunziato al titolo quando  partito. Voleva
essere soltanto un uomo libero... e un uomo
libero voglio essere anch'io! Si chiamava .Toachim
Hohenfels e io mi chiamo Bernhard Hohenfels...
e basta!
- Tuo padre poteva fare e volere quello che pi
gli piaceva. - disse il Barone - tu, no! Almeno
per ora. Non si permette a un ragazzo della tua
et di fare a modo suo. Impara prima a diventare
un uomo. Da quel che sento, sei molto indietro
negli studi e, da noi,  una vergogna essere ignoranti...
Ricordatelo! -
C'era qualche cosa di imperioso nella fredda
calma con la quale furono pronunziate queste parole.
Il ragazzo lo avvert e si ribell con tutta la
sua energia.
- Non ho pi nulla da imparare! - esclam
con aria sprezzante. - Quello che so  pi che sufficiente
per la nostra vita libera, lass, in Norvegia.
Me lo ha detto il babbo. Tutto quello che si impara
qui, da voi,  falsit e ipocrisia, e serve a
tener gli uomini in schiavit.
-  bene ammaestrato! - mormor Hohenfels.
Poi, ad alta voce, disse:
- Tuo padre ci ha dati molti dispiaceri... Ricordati
per che qui, chi vuol essere qualche cosa
nella vita, deve istruirsi. Kurt Fernstein lo sa, ed
 per questo che studia assiduamente per quanto
gli costi molto. Tu, con la tua ignoranza, quando
sarai padrone di Guntersberg, ti troverai allo stesso
livello dei tuoi contadini. -
Queste parole, dette con disprezzo, colpirono nel
segno.
- Quello che pu fare Kurt, lo posso fare anche
io! - scatt il ragazzo.
- Vedremo. Fino ad oggi, a Raansdal, sei andato
a caccia, a cavallo, e in barca... Tutte cose che possono
servire una volta tanto, e solo per passatempo!
Non ti sar facile piegare alla severa disciplina del
collegio di Rotenbach e... -
Bernhard non aveva una idea chiara di quello
che era un collegio, ma da Kurt ne aveva saputo
qualche cosa e, non foss'altro, capiva che volevano
soffocare il suo amore alla libert. Era quanto bastava
per eccitare in lui la ribellione.
- Mi vuoi chiudere in un collegio, tra quattro
mura? - grid. - Obbligarmi a studiare dalla
mattina alla sera come Kurt? Credi che voglia...
- Che tu voglia o no, ti piegherai alla mia decisione,
- rispose lo zio.
- Mai e poi mai! - continu il ragazzo battendo
i piedi. - Non voglio! Hai capito, zio Bernhard?
Non voglio! Tu rendi schiavi tutti quelli che ti capitano
tra le mani ; lo so, perch me lo ha detto il
babbo! Anche lui avresti ridotto in schiavit se
non avesse spezzato le sue catene... come le spezzer
io! Ti odiava... Vi odiava tutti... Odiava questo
paese in cui era nato! E aveva ragione...
- Basta, ragazzaccio! Basta! - lo interruppe
lo zio alzandosi con aria minacciosa.
- Anche picchiare, mi vorresti? - scherm il
ragazzo. - Provati! Non venirmi vicino... Non mi
toccare! Se tu alzi una mano su di me, io...
- Tu... che cosa fai? - chiese Hohenfels avvicinandosi
al nipote.
Rapido come il baleno. Bernhard salt sul davanzale
della finestra aperta.
- Salto di sotto, quanto  vero Dio! -
Era la stessa finestra che era servita a Kurt per
dimostrare la sua agilit, e un salto nel cortile voleva
dire: morte sicura.
Hohenfels non fece mossa, n batt ciglio. Guard
fisso il nipote e disse:
- Su, via, salta! -
Bernhard non era preparato a una risposta simile
e non rispose. Lo zio continu:
- Credi di farmi paura con il tuo preteso eroismo?
Se ti vuoi fracassare le ossa sulle pietre e rovinarti,
fai pure. Io non te lo impedisco. -
Il ragazzo guard gi, nel cortile...
- Vieni dentro, - continu il Barone. - Con
le minacce e la violenza, con me non arrivi a nulla.
O vuoi forse seguire le orme di tuo padre? Anche
lui ha battuto la stessa strada! -
Bernhard con un salto fu in mezzo alla stanza...
ma non per obbedire allo zio!
- Non dir nulla contro mio padre! - esclam
con veemenza. - Non lo sopporter mai!  morto,
ma da uomo libero, su suolo libero!
- E per sua mano! - complet Hohenfels.
Bernhard allib. Non capiva, evidentemente, il
vero significato di quelle parole, ma sentiva che
nascondevano qualche cosa di sinistro...
-  vero... Eravamo a caccia e aveva il fucile
carico... Il colpo part... e accadde la disgrazia.
- Non fu una disgrazia, - disse il Barone in
tono significativo. - Fu un suicidio. -
Il ragazzo trasal e divent pallido come un
morto.
- Non  vero! - grid. -  una bugia! Non
c'era nessuno... Harald l'ha trovato morto.
- Harald Thorvik  stato presente al fatto. Usc
da un cespuglio e vide tuo padre che si appuntava
la canna al petto... Mentre correva verso di lui il
colpo part. Quando ti chiam, tutto era finito. -
L'effetto di queste parole fu terribile. Per alcuni
istanti Bernhard rest l, immobile, con una espressione
di terrore indicibile negli occhi sbarrati... Poi
si irrigid, ribellandosi contro quello che gli sembrava
impossibile, incredibile!
- Non  vero! Tu menti! Lo dici per spaventarmi!
Harald mi ha detto che  stata una disgrazia. -
Un'angoscia straziante vibrava nella voce del
ragazzo e accendeva il suo sguardo... Sembrava implorare una
smentita alla terribile accusa, ma Hohenfenls
scosse semplicemente la testa.
- Ti voleva risparmiare... Thorvik... Thorvik
non ha detto a nessuno quello che ha visto. Ne ha
informato solo il parroco, a quattro occhi, e questi
ha creduto suo dovere dirmi la verit.
- No! no! Il mio babbo non si  ucciso... Non
mi avrebbe mai, di sua volont, lasciato solo!
- Eppure  cos. Se non ci credi, scrivi a Thorvik...
oppure al parroco. Quando capiranno che sai
tutto, non ti nasconderanno pi la verit. -
Il tono deciso, sicuro, col quale furono pronunziate
queste parole, parve far presa sul ragazzo.
Tuttavia non una lagrima apparve nei suoi occhi...
non una sillaba usc dalle sue labbra, ma soltanto
un suono fioco, simile al gemito di un animale ferito.
Segu un lungo silenzio, e quando Hohenfels riprese
a parlare, la sua voce trad, suo malgrado,
l'interna commozione. Si capiva che la fine terribile
dell'unico fratello l'aveva scosso profondamente.
- Avrei voluto risparmiarti anch'io, - disse,
- ma la tua ostinazione non mi ha lasciato scelta.
Ora sai tutto. A che punto doveva essere arrivato
tuo padre per non trovare altra via di uscita! Dopo
tutto, aveva te... Tu gli restavi... Ma la disperazione
di aver rotto per sempre col passato  stata pi
forte del suo amore per te, e gli ha messo in mano
l'arma fatale... Io voglio salvarti da una sorte simile.
Stai in guardia. -
Bernhard non rispose.
Il Barone si volt lentamente e usc dalla stanza.
Fernstein era in salotto col figliuolo, ed ebbe uno
scatto di sorpresa vedendo entrare Hohenfels solo.
- Dove  tuo nipote? - chiese.
- Verr tra poco. Kurt, vai di l dal tuo amico.
Forse ha bisogno di te. -
Kurt obbed senza farselo ripetere due volte, e
Fernstein disse:
- C' stata una scena tra voi? Sei riuscito a piegarlo?
- S, - rispose Hohenfels che aveva riacquistato
la piena padronanza di s. - Ho dovuto ricorrere
a un mezzo violento, ma credo di aver raggiunto
lo scopo.
- Speriamo... Ho paura per che ti dar ancora
molto filo da torcere. Non ha che il suo Raansdal
per il capo!
- Credo che abbia rinunziato a tornarci. Lo
spaventa il ricordo...
- Il ricordo? Non dire che sa...
- Come  morto suo padre! S, glielo ho detto io.
- A un ragazzo? Che crudelt!
- Era necessario. Il babbo ha detto, Il babbo
voleva!... Tutto quello che suo padre diceva e faceva
era Vangelo per lui! La vita avventurosa di
Joachim era eroica, ai suoi occhi. Ho distrutto il
suo idolo. Ora sa dove conducono certi eroismi. -
Fernstein scosse la testa, perplesso.
- Ti odier pi di prima, - disse.
- Pu darsi. In ogni modo quel ragazzo ha qualche
cosa che a suo padre mancava: una volont
forte. Bisogna metterlo sulla retta via. Ci vorranno
degli anni di lotta, ma credo che ne valga la pena. -
Il Barone pronunzi queste parole con un calore
che non aveva mai dimostrato prima di allora,
quando parlava del nipote. Forse sentiva che quel
ragazzo, destinato a essere il suo erede, aveva nelle
vene qualche goccia del suo sangue...
Kurt, intanto, era andato a raggiungere l'amico
nella stanza d'angolo. Lo trov inginocchiato per
terra, davanti a una poltrona, con la faccia affondata
nel cuscino.
Si avvicin, gli pos una mano sulla spalla, e
chiese:
- Che cosa  accaduto? Che cos'hai? -
Bernhard rispose con un filo di voce:
- Lasciami! Vai via!
- Rispondimi! Mi ha mandato lo zio Hohenfels.
Che cosa ti ha fatto? -
Bernhard sollev la testa e si alz lentamente,
con l'aria smarrita di chi non sa dove , n con chi
parla.
- Niente... Niente! Voglio esser lasciato solo.
Vai! Non voglio nessuno! -
Le parole gli uscivano di bocca sorde e soffocate,
e Kurt ebbe paura. Non aveva mai visto l'amico
in quello stato!
Poi, impulsivamente, gli gett le braccia al collo.
- Sono io, Kurt! A me puoi dire tutto! Parlami...
Fammi il piacere... Parlami! -
Il tono caldo, sincero, di queste parole, ruppe
finalmente il ghiaccio.
- Il babbo! - grid Benhard. - Perch mi ha
lasciato solo? Perch mi ha lasciato in bala di
costui!? -
Detto questo, con un accento di odio profondo e
appassionato, il povero ragazzo pos il capo sulla
spalla dell'amico e scoppi in un dirotto pianto.
  
Capitolo 4.

Il vento impetuoso che aveva soffiato ininterrottamente
giorno e notte per una settimana, si era
calmato. Il mare era tranquillo e tutto intorno
splendeva la luce limpida di un bel meriggio estivo
dei paesi nordici.
Il postale era partito da Bergen per il Nord, carico
di turisti, e seguiva, nella sua rotta, la costa
rocciosa che offriva ben poche attrattive all'infuori
di qualche collina bassa e brulla, intramezzata da
casolari isolati e da radi villaggi.
Dalla parte del mare, un groviglio di isolotti rocciosi
e coperti di sterpi affioravano sui flutti. Verso
il Nord, ma a una certa distanza, si stagliavano
montagne alte e scure.
Sul ponte di prua due giovani, di cui uno indossava
l'uniforme della Marina tedesca, e l'altro un
abito da turista con tanto di canocchiali a tracolla,
discorrevano animatamente tra di loro. Erano
due vecchi compagni di scuola che non si erano
visti da anni e che il caso aveva riuniti a bordo di
quel postale.
- Quando si finir di costeggiare? - disse l'ufficiale
con tono impaziente. - Non c' nulla di bello
da vedere, e il mare, al largo,  calmo come un olio.
- Per fortuna! - ribatt l'altro. - Si  mosso
abbastanza durante la traversata. Abbiamo avuto
burrasca giorno e notte.
- Burrasca? Quel po' di vento che soffiava sul
Mar del Nord? Dovresti vedere l'Oceano quando
 sdegnato! Certo tu, poverino, hai passato dei brutti
momenti, steso sulla cuccetta, pi morto che vivo!
Ti ci  voluto un giorno intero per rimetterti del
mal di mare e questa  la prima volta che posso
scambiare due parole con te. Dunque, Philip, come
va la vita? Non ci siamo pi visti da quando abbiamo
lasciato Rotenbach... e ne sono passati degli
anni!
- Sei, n pi n meno, - rispose Philip. - A te,
Kurt,  superfluo chiedere come stai... Basta guardarti!
- S, mi contento. Ho corso tutti i mari e, attualmente,
sono... attenzione, signor Philip Roder!...
tenente sulla corvetta di Sua Maest, la
Wineta. -
Si irrigid sugli attenti, e salut!
Il bel ragazzo robusto e vivace che voleva diventare
ammiraglio a tutti i costi, era oggi un bellissimo
ufficiale di Marina che guardava il mondo con
gli stessi occhi neri, sorridenti e limpidi, di quando
era fanciullo.
Anche Philip Rder era un discreto giovane, ma
scompariva accanto a lui. Aveva il volto pallido,
gli occhi malinconici e il portamento stanco. Parlava
a bassa voce, lentamente, ma non aveva l'aria
malaticcia.
- S, sei sempre stato un uomo fortunato, -
sospir. - A Rotenbach, tutti ti volevano bene...
Io, invece, non avevo un amico.
- Perch non te lo sapevi fare. Quando un compagno
ti dava uno schiaffo tu ti sentivi offeso nella
tua dignit, mettevi su muso e ti ficcavi in un cantuccio
a meditare sulla perfidia di questo mondo...
Io, invece, gliene rendevo due... a volte tre... e dopo
eravamo pi amici di prima! Quante volte me le
sono date con Bernhard Hohenfels che era il mio
pi caro amico! Te lo rammenti, eh?
- Oh, s! - rispose Roder al quale, evidentemente,
quel nome risvegliava spiacevoli ricordi.
- Era un pazzerello e sempre pronto a menare le mani.
Anche lui, se non sbaglio,  entrato in Marina.
Tu, per, se ben ricordo, dovevi occuparti delle tue
terre... Tuo padre ha finito per cedere, eh?
- No, ma quando  stato il momento di fare il
mio anno di volontario, invece di presentarmi al
reggimento dei dragoni, mi sono arruolato tra i cadetti
della Marina. Quando il babbo l'ha saputo c'
stato un finimondo! Per fortuna ormai era troppo
tardi per tornare indietro! L'ha detto anche lo
zio Hohenfels.
- Hohenfels, il Ministro? Sei suo parente?
- No, ma  amico del babbo, e le sue terre confinano
con le nostre. E tu, Philip? Volevi studiare
legge...
- L'ho studiata e ho preso la laurea, ma non
ho mai esercitato. Da noi ci vuol troppo tempo
prima di diventare qualcuno!
- E allora hai preferito diventare nessuno!
S, lo so, non hai bisogno di guadagnare... Per non
capisco che gusto trovi a girare il mondo senza una
mta e senza uno scopo! Sar una bella vita, ma...
- Bella? C' nessuno che trova la vita bella? A
me ha portato solo amarezze e delusioni.
- E hai venticinque anni! Gi... ti sei sempre
atteggiato a vittima! Invece non conosco nessuno
pi fortunato di te. Sarai uno sposo felice... O sei
ancora fidanzato? Ho letto in qualche parte...
- Non me ne parlare!  finito tutto... S, ero
fidanzato, ma la mia ragazza mi ha tradito... Ha
sposato un altro, e...
- Io, nei tuoi piedi, avrei subito fatto altrettanto
! - lo interruppe Kurt.
- Sei sempre il solito. Prendi tutto in scherzo.
- Non ti accorare, Philip! Ne sposerai un'altra.
- No! - dichiar Roder con aria cupa, ma rassegnata.
- Ho perso la fiducia... Le donne non esistono
pi, per me.
- Mi dispiace, ma non sono della tua opinione.
- Vai a Drontheim?
- No, a Raansdal. Vado a trovare Bernhard
Hohenfels.
- In Norvegia? O non  in Marina con te?
- Era, - rispose Kurt facendosi scuro in volto.
- Ha sempre avuto la nostalgia della Norvegia, e
appena  stato libero di s ha dato le dimissioni
ed  tornato a Raansdal. Ormai  un anno che si
trova qua. -
Kurt disse tutto questo in fretta, come se l'argomento
lo scottasse, e pass subito a un altro.
- Vieni, Philip... ci avviciniamo ai monti... L
si apre il fjord, e il punto d'approdo del battello
non deve essere lontano. -
Raggiunsero il centro del ponte dove ormai si
erano radunati quasi tutti i passeggeri.
Kurt si volt a guardare i monti e Roder, dopo
aver puntato il canocchiale nella stessa direzione,
cambi idea e cominci a passare in rassegna i suoi
compagni di viaggio, come se cercasse qualche cosa
che, finalmente, trov!...
A una certa distanza dagli altri si era seduta
una coppia che forse aveva scelto proprio quel posto
per stare un po' appartata.
Lei era graziosissima, vestita di chiaro, rosea e
fresca, con due grandi occhi castani e i tratti irregolari,
ma piccanti. .Avr avuto, s e no, venti
anni. Lui era biondo, alto di statura, rigido, insignificante.
I suoi sforzi per tener desta la conversazione
non erano apprezzati al loro giusto valore,
perch ottenevano solo risposte brevi e, visibilmente,
poco incoraggianti.
- Hai visto quella coppietta? - chiese Philip all'amico.
-  salita a Bergen. Poco fa ho rivolto la
parola alla signora, ma il marito si  fatto avanti
e mi ha fatto capire, con aria molto significativa,
che non capivano il tedesco. Subito dopo si  affrettato
a condurla laggi, al sicuro...  molto antipatico. -
Kurt guard la coppietta con aria critica.
- Credi che siano marito e moglie?
- Certo! Lei, per, lo tratta con disprezzo, e lui
ha l'aria di un tiranno.
- Oh, oh, come ti riscaldi! Credevo che le donne
non esistessero pi, per te. -
Roder ci rest male, ma si riprese subito e disse
con aria commossa:
- Esistono, per, tutti quelli che soffrono... perch
so per esperienza cosa vuol dire soffrire! Evidentemente,
quella signora  una vittima di chiss
quali dolorose circostanze...
- Hai una fervida fantasia! - esclam Kurt.
- Prima di tutto non sono affatto marito e moglie e
poi... Zitto! Vengono dalla nostra parte. -
Infatti, la signora si era alzata e, seguita passo
passo dal compagno, si era appoggiata al parapetto
del battello, a poca distanza dai due amici.
Guard i monti, poi parve chiedere al signore
qualche cosa che, apparentemente, non poteva darle
perch si strinse nelle spalle con aria di rimpianto.
Rapido come il baleno, Kurt tolse di mano a Philip
il cannocchiale e lo porse alla signora, dicendole
in corretto norvegese:
- Permette, signorina? -
Questa fece un gesto di sorpresa udendo l'ufficiale
tedesco parlarle nella sua lingua, ma prese il canocchiale
e lo punt subito sulla costa che si avvicinava.
- Signorina Inga, che cosa cerca? - chiese il
rigido compagno.
- Voglio vedere se c' il battello del fjord.
- Ci sar certamente.  l che bisogna scendere
per andare a Raansdal. A noi, del resto, non interessa,
visto che andiamo a Drontheim. -
La signorina Inga lo guard con un lampo di gioia
malvagia negli occhi.
- Spero che Drontheim le piacer, signor Hansen, -
disse, poi si volse al giovane ufficiale e gli
restitu il canocchiale.
- Grazie! Sento che parla il norvegese. Conosce
bene il nostro paese?
- No, signorina.  la prima volta che vengo in
Norvegia. -
Inga si volt a Roder.
- E lei? -
Philip che aveva ascoltato senza capire una parola,
vedendosi interpellare direttamente, guard
Kurt, quasi a chiedergli aiuto.
- La signora... si chiama Inga e, per dire il
vero,  una signorina, vuol sapere se ti piace la sua
patria. Dille che  bellissima, cos la fai contenta.
- Bella! bellissima! - esclam Philip con entusiasmo.
- La trova bella, bellissima, - tradusse Kurt,
- ma per ora non ha visto molto... Durante la traversata
ha avuto il mal di mare ed  dovuto stare
in cabina.
- Mi dispiace, - rispose Inga, - e mi dispiace
anche che non capisca il norvegese. Glielo dica!
- Alla signorina dispiace che tu non sappia il
norvegese. Sarebbe felice di parlare con te, perch
ti trova molto interessante con codesta aria malinconica. -
Philip divent rosso per la gioia. Non immaginava
che l'interprete si era preso delle libert... Si
pos una mano sul cuore e si inchin, con aria raggiante.
- E ora, signorina, sono costretto a salutarla.
- disse Kurt. - Scendo a Raansdal e devo occuparmi
del bagaglio. -
E si separarono.
- Mi dispiace di dover scendere proprio ora che
il viaggio cominciava ad essere interessante, - confid
Kurt all'amico.
- Inga...! Ha un bellissimo nome! - esclam
Philip con aria sentimentale.
- Ed  ancora libera, - prosegu Fernstein, -
hai tutto il tempo di avvicinarla, di qui a Drontheim,
e di completare l'impressione che le hai fatto...
visto che la tua rinunzia al sesso femminile
ha le sue eccezioni! -
Roder scosse la testa con fare rassegnato.
- Sono disgraziato... come sempre! Non mi posso
far capire e tu non sei pi qui a farmi da interprete.
- Parla a suon di gesti. In casi estremi, anche
questo metodo  buono. Ecco la barca. Addio, Philip!
Forse ci rivedremo perch Bernhard ha intenzione
di fare un giretto nel Nord. Buon viaggio! -
Il battello si era fermato e la barca si avvicin
per prendere i viaggiatori che scendevano a terra.
In cima alla scaletta c'era la signorina Inga, con
un plaid sul braccio e una borsetta da viaggio in
mano. Accanto a lei l'inseparabile Hansen guardava
i marinai che scaricavano il bagaglio di Ferstein.
- Fermi l! - grid improvvisamente, vedendo
un grosso baule prendere la via della scaletta. -
Codesto va a Drontheim.
- Sbaglia! - esclam Inga con aria decisa. -
Va a Raansdal.
- Ma  il suo baule, signorina Inga!
- Lo so. Scendo qui. Vado a Raansdal.
- A Raansdal?
- S, da mio zio, don Eriksen. Non lo sapeva? -
E scese la scaletta dietro a Kurt che si fece da
un lato per farla passare.
Hansen era addirittura pietrificato! Ritrov la
parola solo quando vide sciogliere il nodo che legava
la barca al battello.
- Signorina Inga! - grid al colmo della disperazione.
- Per amor del cielo... -
La ragazza fece un cenno di saluto con la mano.
- Arrivederci! Si diverta, a Drontheim.  un
bel posto! Verr l tra quattro o cinque settimane...
e forse pi! Lei sar gi partito. Mi saluti il babbo
e la mamma. Buon viaggio! -
Roder, che non aveva capito una parola e non
sapeva spiegarsi il perch di quella scena, si sporse
in avanti e grid all'amico:
- Kurt, che vuol dire? Non capisco nulla! -
Kurt alz la testa e rispose:
- La signorina va a Raansdal. Facciamo il viaggio
insieme. Addio. Philip, stammi bene! -
La scaletta fu ritirata, la barca si scost e il battello
si mosse.
Inga spinse la malvagit fino al punto di tirar
fuori il fazzoletto e sventolarlo in segno di saluto.
Kurt fece altrettanto.
La barca doveva percorrere un tragitto assai lungo
prima di toccare la costa, ma Inga, passato il
primo momento di ilarit per il tiro giocato al suo
spasimante, non sembrava disposta a continuare
la conversazione.
Kurt non era il tipo da perdersi d'animo per cos
poco. Si sedette di fronte a lei, e disse:
- Credevo che fosse diretta a Drontheim.
- Ho cambiato idea. Ero libera di farlo.
- Certo! La fortuna  tutta mia! -
Un breve silenzio, poi Inga chiese bruscamente:
- Come si chiama il suo amico che abita a
Raansdal?
- Bernhard Hohenfels. Lo conosce?
- Non personalmente... ma la sua fidanzata,
Hildur Eriksen,  mia cugina.
- Tanto meglio!  un legame di pi tra di noi.
- Tra di noi?  forse parente del signor Hohenfels?
- No, ma sono il suo migliore amico. Mi permetta
di presentarmi: Kurt Fernstein. -
La costa era ormai vicinissima. Davanti al ponte
di approdo era ancorato il vaporetto che faceva il
servizio del fjord due volte per settimana. Un po'
pi in l c'era un gruppetto di persone che, evidentemente,
aspettavano la barca. Da questo gruppetto
si stacc un uomo di alta statura che si fece
avanti, facendo cenni con la mano.
Kurt balz in piedi con tanto impeto da far
traballare la barca.
- Bernhard!  lui!
- Sono proprio io! Bene arrivato! -
Kurt, nella gioia di rivedere l'amico, dimentic
la compagna di viaggio. Senza aspettare che la barca
toccasse la riva, salt a terra, e subito due braccia
lo strinsero con impeto affettuoso.
- Kurt, ragazzo mio! Finalmente! -
Inga assist alla scena con profonda meraviglia,
ma poi si indispett. Nessuno si occupava di lei!
Chiam un barcaiolo, gli consegn il baule e raggiunse,
da sola, il vaporetto ancorato a un centinaio
di passi di distanza.
Finalmente, dopo un rapido scambio di saluti,
di domande e di risposte, Kurt si volt e vide che
la barca era vuota.
- Mio Dio... Dove  andata?
- Chi?
- La mia compagna di viaggio. Deve esser gi
salita sul vaporetto... Mi dispiace di esser sembrato
scortese.
- Sei sempre lo stesso! - rise Bernhard. - Appena
vedi una donna...
- Questa  una tua futura parente, la nipote di
don Eriksen. Sapevi che doveva arrivare?
- No, - rispose Bernhard con aria indifferente,
- manco da vari giorni...
- So soltanto che si chiama Inga, e che abita
con la famiglia a Drontheim.
- Sar Inga Lundgren. Non l'ho ancora conosciuta.
- Te la presenter. Andiamo anche noi a Raansdal
col vaporetto del fjord? -
Bernhard si strinse nelle spalle.
- No davvero! Cammina come una lumaca e a
ogni passo si ferma. Avrei voluto portarti a casa
con la mia Freia, ma con questa bonaccia non si
move! Vieni, l c' la mia carrozza.
- S... prima, per, vorrei salutare la tua futura
cugina...
- A che scopo? Avrai tutto il tempo di salutarla
a Raansdal. Vieni, prenderemo la via dei monti
e in un paio d'ore saremo a casa. -


Capitolo 5.

La via attraverso i monti era tutt'altro che comoda, ma i due
giovani, nella gioia del rivedersi
dopo tanto tempo, non se ne accorgevano.
Kurt raccont le sue avventure e parl di Ottendorf
dove si era fermato solo otto giorni.
- Il babbo sperava che trascorressi l tutto il
mio permesso, ma io ti avevo promesso di venire e...
- ... Non ti avrei perdonato se tu avessi mancato
di parola! - disse Bernhard. - Stanno tutti
bene, a Ottendorf?
- Benissimo, perch c' alle viste un sostituto
per il figlio degenere! Da sei mesi o gi di l,  venuto
ad abitare con noi, un bel ragazzo, di buona
famiglia e laureato in agraria. Vuole imparare
in pratica come si manda una fattoria e poi comprer
dei terreni nei dintorni. Credo che, tutto sommato,
non comprer nulla, perch si  innamorato
perdutamente della mia sorella Katchen, che ha
tutta l'aria di non vederlo di mal occhio... Il babbo
dice che ha dei numeri in testa per ci che riguarda
l'agricoltura e canta le sue lodi su tutti i toni.
Aspetto di giorno in giorno l'annunzio del fidanzamento.
- Sarebbe una ottima soluzione! Speriamo che
Katchen dica di s.
- Sei fidanzato anche tu... disse Kurt con una
leggera esitazione. - Ti ho mandato per scritto i
miei rallegramenti... ora te li faccio a voce!
- Grazie. Ti presenter Hildur. Quando andai
via aveva appena quattordici anni. La notizia ti
ha sorpreso? L'ho letto tra le righe, nella tua lettera.
- Ci ha sorpresi tutti... Non  ancora passato un
anno da quando hai lasciato il servizio perch era
una costrizione per te... una catena... e gi ti leghi
con i vincoli del matrimonio... -
Una piega profonda solc la fronte di Hohenfels.
- Kurt, tu non capisci. In questa solitudine,
si sente il bisogno di avere una moglie, una famiglia.
Durante l'estate vado a caccia, navigo...
L'inverno, da noi, il giorno dura due ore... La neve
ci blocca in casa e il vento infuria per settimane
intere. Queste serate d'inverno, nella casa vuota
soli con i nostri pensieri... -
Si interruppe bruscamente e concluse:
- Un inverno ho retto ma, a lungo andare, non
potrei!
- Dunque, hai bisogno di una moglie! Credevo
che tu ti fossi innamorato, visto che ti giuochi il
maggiorasco.
- Poco m'importa del maggiorasco, - rispose
Bernhard aggrottando la fronte. - I denari di mia
madre mi rendono indipendente. Naturalmente amo
la mia fidanzata. Se non l'amassi non avrei chiesto
la sua mano, ma non ho perso la testa come
tanti altri!
- Per le donne sei sempre stato un pezzo di
ghiaccio, ma per tutto il resto... sei un fiammifero! -
Bernhard si strinse nelle spalle.
- Appunto per questo ho bisogno di una donna
quieta e tranquilla! Hildur  la donna che fa per
me. S, lo so, credete tutti che viva qua, su per gi
come un contadino... Ebbene, ti convincerai che la
mia vita , n pi n meno, come quella dei vostri
proprietari di campagna. Forse un po' pi semplice
e un po' pi primitiva. Con i denari che ho ereditato
da mia madre ho comprato una estensione di terreno
grande quasi come Guntersberg... Ma ti ho gi
descritto per lettera, il mio Edsviken.
- S, e il prezzo mi  sembrato irrisorio.
- A Edsviken sono padrone assoluto, - continu
Bernhard, - assai pi di quello che non sarei
mai stato a Guntersberg! Vedrai poi, che cosa vuol
dire cacciare nei nostri boschi! E appena si alza
il vento faremo vela con la mia Freia verso il Nord.
Tu hai visto solo i mari australi. Qua il mondo 
tutto diverso. Ah, come  bella la vita libera!
- E poi viene l'inverno... - disse Kurt senza
lasciarsi ingannare dagli occhi accesi dell'amico.
- L'inverno  lungo, interminabile... Deve essere
terribilmente monotono! -
Cos parlando erano giunti in mezzo ai monti.
La via correva attraverso folte abetine e vallate
solitarie, fiancheggiate da alte rocce dalle cui vette
scendevano torrenti impetuosi.
Bernhard guidava il cavallo con mano sicura.
Era molto cambiato in quei nove anni, per quanto
la disciplina severa del collegio prima, e della Marina
poi, avesse soltanto smorzata, non cambiata
la sua natura.
I capelli folti e biondi che, per tanti anni, si erano
dovuti piegare alle regole severe della disciplina,
crescevano ora liberi e capricciosi. I lineamenti
del suo volto non erano diventati pi belli, ma pi
energici e pi fieri e l'ostinato voglio del ragazzo
era, ora, scolpito in tutta la sua persona.
Nel suo insieme Bernhard Hohenfels era tutt'altro
che bello. Direi quasi che era respingente, ma
era, evidentemente, un uomo che non poteva passare
inosservato.
- Che cosa si fa sulla Wineta? - chiese come incidentalmente.
- Se non sbaglio  rientrata a Kiel
tre settimane fa.
- S, tutti bene, a bordo! - disse Kurt brevemente.
- E... il capitano Werdeck?
-  sempre il solito orso.
- Lo sapeva che venivi da me?
- Certo, lo sapevano tutti. Quando mi sono congedato
da lui, gli ho detto che i camerati mi avevano
incaricato di salutarti... Credevo che avrebbe
fatto altrettanto visto che eri il suo prediletto.
Invece ha fatto il viso scuro e ha brontolato: Che
cosa ci va a fare, tenente Fernstein? Vuole andare
a caccia dell'orso bianco e delle foche con il suo
amico? E lasciarsi persuadere a disertare la bandiera?
Stia in guardia E mi ha voltato le spalle! -
Bernhard scoppi in una risatina amara.
- Disertare la bandiera! S, quando mi sono
congedato da lui mi ha trattato come un disertore.
Come se non avessi sempre fatto il mio dovere da
quando ho preso servizio come cadetto fino al momento
in cui, diventato ufficiale, ero libero di andarmene
o di restare. Nelle Indie Occidentali, quando
mi distinsi per la prima volta, mi strinse la
mano davanti all'equipaggio, ricoprendomi di lodi...
No, un commiato di quel genere non me lo sarei
aspettato! Se la disciplina non mi avesse chiuso
la bocca, sarei sbottato. Ma era stato il mio capitano...
Mi son morso le labbra e non ho detto nulla,
ma me la son legata a dito!
- Anche lui! E il tuo zio Hohenfels, pure! -
Un lampo guizz negli occhi di Bernhard... Un
lampo di quello stesso odio che li aveva accesi quando,
nove anni addietro, aveva dovuto piegare sotto il
pugno di ferro dello zio.
- Oh, lui! Mi serber rancore fino all'ultimo
giorno della sua vita! Glielo avevo detto che mi sarei
reso libero appena cessava il suo potere su di
me. Credeva di avermi domato perch avevo imparato
a tacere e ad aspettare. Non mi conosceva!
Lui e Werdeck... Sono i due prototipi del vostro
vantato sistema tedesco: obbedire e sempre obbedire...
Rendersi schiavi di ogni sorta di doveri!
Che cosa ne sapete, voi, di libert? -
Era uno sfogo umano, appassionato, ma Kurt
rispose secco:
- Uhm! in fin dei conti sono tutti e due padroni
nel loro campo! Quando siamo al largo, in
alto mare, la nostra Wineta, con tutto quello che 
a bordo, obbedisce a uno solo... al capitano. E lo
zio Hohenfels, oggi,  al timone dello Stato e dirige
tutta la baracca. Vale la pena obbedire per un
po' di tempo, quando si ha davanti una mta alta.
E tu, forse, l'avresti raggiunta. Werdeck, per lo
meno, ne era convinto. Ecco perch era cos furibondo
quando hai abbandonato il campo.
- Non me ne importa nulla! - esclam Bernhard. - Del resto
anche tu, Kurt, sei stato l l
per togliermi la tua amicizia e, se non sbaglio, non
mi hai ancora perdonato.
- No! -
Il cavallo fece uno scarto. Non era abituato a
esser trattato con tanta durezza dal suo padrone,
e si ribell violentemente al colpo di frusta che gli
sferz la groppa. Cominci a correre alla cieca sul
sentiero in discesa, e se Bernhard non avesse retto
le redini con forza erculea, forse sarebbe accaduta
una disgrazia.
Quando il cavallo si fu calmato, Kurt riprese
a dire:
-  un argomento che  bene lasciar da parte
una volta per sempre.  stato il primo vero e proprio
disaccordo tra di noi. E... ancora un'altra
cosa, Bernhard! Devi smetterla di dire il vostro
paese... e nella vostra tanto vantata Germania.
Tu ti sei staccato da noi, ma io sono sempre un
ufficiale della Marina tedesca e non posso sopportare
il tuo modo di parlare. Se continui su codesto
tono, riparto sull' istante. -
Bernhard parve l l per prorompere in uno dei
suoi scatti violenti... ma si domin e non apr bocca.
La gioia limpida del rivedersi era stata turbata.
Il sentiero ricominci a salire e lo sguardo pot
dominare il fjord in tutta la sua ampiezza. Verso
il Nord, l dove terminava il fjord, si scorgeva un
paese con la sua chiesa e le sue case dominate
da un monte alto, la cui vetta era ancora bianca
di neve.
- Ecco l Raansdal, - disse Bernhard. - A destra,
su quella sporgenza ai piedi del monte, puoi
vedere il mio Edsviken.
- Che meraviglia! - disse Kurt con entusiasmo.
- Non  vero che la mia Norvegia  bella? -
chiese Hohenfels. - Ora, forse, capisci perch avevo
la nostalgia di queste rocce, di questi monti, di questo
mare! -
Si interruppe, poi continu a mezza voce:
- Kurt, dicevi sul serio, poco fa? Vuoi davvero
lasciarmi cos presto?
- Se tu mi scacci...
- Io?... Scacciarti?
- Sembra che tu lo faccia apposta... E pensare
che ero cos felice al solo pensiero di rivederti!
- Mai quanto me! - disse Bernhard impetuosamente.
- Ho contato i giorni e le ore... Rimani,
Kurt. Dammi queste poche settimane. Non ti puoi
immaginare fino a che punto ho bisogno di te! -
C'era una preghiera cos appassionata in queste
parole, che Kurt guard l'amico con aria sorpresa
e vide una ombra dolorosa velare i suoi occhi di un
azzurro cupo...
- Rimango! - disse con la sua abituale cordialit.
- Se hai bisogno di me sono a tua disposizione...
a dispetto di tutto! -
Bernhard tir un sospiro di sollievo, come se
l'amico gli avesse tolto un gran peso dal petto...
poi allent le redini e spron il cavallo che corse
via, velocemente, verso la mta.


Capitolo 6.

Raansdal era lontano da tutte le grandi vie commerciali
e dai luoghi comunemente frequentati dai
turisti.
Il villaggio era ancora come l'aveva visto vent'anni
prima il tedesco che era capitato l, dopo
aver vissuto in America una vita avventurosa senza
trovare la libert sognata.
Joachim Hohenfels, a trentacinque anni, era un
uomo inasprito che odiava la patria e la famiglia ;
che era in lotta col mondo e con la vita.
Non era arrivato completamente privo di mezzi
dall'America, e quello che sarebbe stato una miseria
per il barone Hohenfels, era stato pi che sufficiente
per vivere a Raansdal dove tutti, anche i
benestanti, si tenevano pi o meno come i contadini.
Joachim si era adattato a quella vita semplice
e primitiva, ma era restato fino alla morte, per gli
abitanti del luogo, lo straniero.
Le cose erano andate diversamente per Bernhard,
il suo figliuolo. Trapiantato l quando era ancora
bambino si era dato, corpo e anima, alla sua nuova
patria nordica. Quando alla morte del padre la famiglia
l'aveva richiamato in Germania, il ragazzo
aveva promesso a Harald Thorvik di tornare.
Come gi sappiamo, aveva mantenuto la parola.
Accanto alla chiesa, c'era la casa del parroco,
don Eriksen. La mobilia delle stanze era semplice,
ma comoda.
Le due ragazze sedute nel vano della finestra,
parlavano animatamente tra di loro. Anzi, per essere
pi esatti, parlava soltanto una: Inga. L'altra
ascoltava. Aveva accanto a s una cesta piena
di biancheria da rammendare.
Hildur Eriksen aveva tre o quattro anni pi della
cugina, ed era indubbiamente una bella ragazza, seria,
senza pretese, capace di conquistare un cuore,
ma non di ispirargli una passione travolgente.
Era quasi troppo alta e troppo robusta per una
donna, e bastava guardarla per capire che sapeva
reggere il timone di una barca con la stessa facilit
con la quale adoperava l'ago.
I suoi capelli biondi, riuniti in trecce intorno alla
testa, incorniciavano un volto raggiante di freschezza,
con i tratti regolari e due occhi azzurri,
limpidissimi.
Le mancava soltanto la grazia incantevole della
giovent, ed era tutto l'opposto della piccola Inga,
cos vivace e affascinante!
- Spiegami a che cosa dobbiamo il piacere di
averti qui, - diceva alla cugina. - Quando ci hai
scritto da Bergen annunziandoci il tuo arrivo col
prossimo vapore, siamo rimasti molto meravigliati.
La spiegazione che hai data allo zio non pu
essere la vera!
- Si capisce! - rispose Inga. - Non oserei dire
a lui tutta la verit. Mi farebbe un predicozzo e
mi rispedirebbe a casa! Se lo vuoi sapere... sono
fuggita!
- Ma, Inga!. .
- S, fuggita! Non potevo fare altrimenti. Pensa
un po': mi volevano dar marito a mia insaputa...
Figurati! un matrimonio di trattato... Un vero e
proprio affare combinato, a mia insaputa, tra le
ditte Lundgren e Hansen.
- E perch non hai detto semplicemente di no?
- L'ho detto, ma in un primo tempo non mi ero
accorta di nulla. Pap Hansen viene spesso a Drontheim
per i suoi affari e, a quel che sembra, ho trovato
grazia ai suoi occhi! Gli sono parsa la moglie
ideale per Axel, il suo stupidissimo figlio ed
erede... I miei genitori hanno subito abboccato all'amo.
I Hansen sono ricchi, e la loro Ditta  una
delle meglio piazzate di Bergen. Per farla breve,
mi hanno invitata a casa loro dove, tra parentesi,
mi son divertita moltissimo. Veramente, mi sono
accorta subito che Axel mi faceva gli occhi di triglia...
Li ha di un azzurro sbiadito e i suoi capelli
hanno il color della paglia! Aggiungi che  rigido
come se avesse mangiato una minestra di fusi e
stupido... irrimediabilmente stupido! In un primo
tempo ho preso la cosa in ridere, poi, quando mi
sono accorta che la faccenda si complicava, ho in
sistito per partire subito... e sono partita! ma, purtroppo,
accompagnata da Axel e dal suo opprimente
amore! Allora ho perso la pazienza e sono fuggita!
- Non potevi sganciarti in altro modo?
- No, perch la signora Hansen non ha voluto
a nessun costo che viaggiassi sola. Sperava che Axel
avrebbe finito per vincere la mia ostinazione.
Infatti gli sono stata consegnata solennemente, e
non mi ha mollta un istante, e non ha permesso
a nessun uomo di avvicinarsi... Avresti dovuto vedere
il suo viso, quando gli ho annunziato che venivo
a Raansdal! Ha capito che facevo sul serio
soltanto quando mi ha vista nella barca che portava
a terra i viaggiatori! Ora, finalmente, sono
qui, e non parto finch a Drontheim l'aria non 
diventata respirabile. -
Hildur scosse la testa e disse:
- I tuoi genitori ti richiameranno a casa.
- Si guarderanno bene dal farlo! - rise Inga
con la sicurezza della fanciulla viziata, - quando
non voglio... non voglio! Anche se ci si mette di
mezzo tutta Drontheim, nessuno mi muove! e il
babbo lo sa. Vedrai che si affretter a rispedire a
Bergen il bravo Axel, pur di riavermi a casa. E ora
basta con questo fidanzamento andato in fumo. Voglio
vedere come  una fidanzata vera. Voltati,
Hildur!
- Come dovrei essere, secondo te? - rise la
cugina.
- Credevo di trovarti trasfigurata, e invece sei
la solita Hildur di prima! E il tuo fidanzato come ?
So che  un barone tedesco, erede di un maggiorasco,
ecc. ecc... Per l'ho visto solo da lontano! -
La fronte di Hildur si rannuvol.
- Quante cose sai! - disse. - Non te le ho
certo scritte io!
- Dio me ne guardi! Lo zio ci ha annunziato
semplicemente il tuo fidanzamento con Bernhard
Hohenfels, e tu hai aggiunto, non meno laconicamente:
un amico d'infanzia, un tedesco che  cresciuto
qui ed  tornato da poco dopo una lunga assenza...
Punto e basta! Non una parola per dire
che Bernhard era il nipote e l'erede del ministro
Hohenfels del quale parlano tutti i giornali. Non
capisco poi perch il tuo fidanzato si sia seppellito
qui, a Raansdal, quando laggi, nella sua patria,
ha un patrimonio che l'aspetta! Si direbbe che 
in rotta con lo zio, ma quando uno ha una posizione
come...
- Bisogna fargli la corte, eh? - la interruppe
Hildur bruscamente. - Per fortuna, Bernhard non
la pensa come te! Si  reso indipendente e, sposando
me, perde tutti i diritti ai beni di famiglia.
Il padrone di Guntersberg deve sposare una nobile...
e io sono la figliuola di un maestro. Ed 
questo che il Ministro non gli perdona!
- Ecco perch si  guastato con lo zio! - esclam
Inga. - Questo Bernhard Hohenfels deve essere
molto innamorato della sua fidanzata per sacrificarle
i suoi diritti al maggiorasco! La cosa 
estremamente romantica e interessante... Di' un
po': si tratta di un dissenso serio?
- Non lo so. Bernhard parla poco, e sempre malvolentieri,
della sua famiglia, e io mi astengo dall'importunarlo
con troppe domande. Relativamente
a Guntersberg, ha detto a me e allo zio come stavano
le cose perch erano collegate al nostro matrimonio.
In quanto al resto, non ne so davvero
pi degli altri! -
Non ne sapeva pi degli altri!... Inga era senza
parola. Possibile che due fidanzati non sapessero
tutto l'uno dell'altra?
In quel momento si udirono fuori dei passi...
Bernhard Hohenfels e Kurt Fernstein passarono
sotto la finestra, salutarono, e poco dopo entravano
nella stanza.
Bernhard non aveva visto la fidanzata da cinque
giorni perch era stato in mare col suo yacht,
ma la salut come se l'avesse lasciata la sera prima.
Le present l'amico, poi disse:
- Devo presentarmi anch'io. La signorina Inga
Lundgren, non  vero? Posso salutarla come suo
futuro cugino? -
Inga guard l'uomo che aveva, ai suoi occhi, il
fascino di un eroe da romanzo...
Non ne aveva l'aspetto e, a dire il vero, non le
piacque affatto. Il lato brusco, imperioso del suo
temperamento, ben visibile dietro il saluto cortese,
le dette un senso di disagio.
Il giovane ufficiale di Marina era molto pi simpatico
di lui e aveva, indubbiamente, pi forma.
Non per questo, per, si salv dall'essere accolto
molto freddamente dalla signorina Inga, quando
volle rinnovare la sua conoscenza con lei!
La sua compagna di viaggio degn perdonarlo
solo quando le ebbe fatto le sue scuse, assicurandola
che era rimasto molto male di non averla pi
trovata quando era tornato indietro!
Kurt non pot fare a meno di notare come erano
diverse le due cugine.
Hildur, era indubbiamente pi bella, ma Inga,
con la sua vivacit, con il suo modo di fare disinvolto,
la metteva nell'ombra, anche perch era vestita
con molto gusto e reggeva la conversazione
con la sicurezza della ragazza abituata ad andare
in societ.
Hildur, invece, era riservata e taciturna, non per
innata timidezza o perch si sentisse imbarazzata,
ma perch era cosa nuova per lei, conversare con
un estraneo. Dal suo abito, molto semplice, si capiva
che era abituata a far di tutto, in casa. Sapeva
che il fidanzato sarebbe venuto l con un amico,
ma non si era cambiata il vestito, e continuava il
suo lavoro tranquillamente, per quanto Bernhard
le lanciasse occhiate di mal celata disapprovazione.
Mentre Inga parlava di Christiana dove era stata
in collegio per alcuni anni, entr don Eriksen. Era
un uomo molto in l con gli anni, di aspetto semplice
e bonario. Salut il futuro nipote, accolse
cordialmente il suo ospite, e gli rivolse alcune domande
sui suoi viaggi e sulla Marina tedesca.
Bernhard prese poca parte alla conversazione.
Si avvicin alla fidanzata che era rimasta nel vano
della finestra e spinse da una parte, quasi a farsi
posto, la cesta della biancheria da rammendare.
- Harald Thorvik non si  ancora fatto vivo? -
chiese improvvisamente. - Tre mesi fa gli ho partecipato
il mio fidanzamento, e non ho avuto una
riga di risposta. Non so neppure dove sia.
- Ha scritto alla sua mamma ieri l'altro, -
rispose don Eriksen, -  ancora ad Amburgo, ma
forse verr presto a Raansdal con l'yacht del principe
tedesco che lo ha ingaggiato come timoniere.
 con lui dalla primavera scorsa.
- S, lo so, e mi sono meravigliato di vederlo
prender servizio sopra una nave tedesca.  caparbio
come un mulo, e innamorato della sua Norvegia
al punto di guardare con disprezzo tutti gli
stranieri. Non so come andr d'accordo col capitano
e con l'equipaggio! Fino ad ora, era stato
soltanto con imbarcazioni nostre.
- Gli avranno fatto condizioni molto vantaggiose,
- osserv il parroco - e, in fin dei conti,
si  ingaggiato solo fino all'autunno. Il Principe
voleva un timoniere norvegese molto pratico delle
nostre acque, e gli hanno fatto il nome di Thorvik.
Arriver con l'Aquila Marina. -
Kurt che aveva ascoltato attentamente la conversazione,
trasal.
- L'Aquila Marina? - ripet. - L'yacht del
principe Alfred Sassenburg? Stava per prendere il
largo quando sono partito da Amburgo.
- S.  venuto qui anche l'anno passato, - disse
Bernhard. - Conosci il Principe?
- No, ma ne ho sentito molto parlare quando
ero a casa.  stato ospite del barone Hohenfels, a
Guntersberg, e il babbo l'ha conosciuto.
- Il principe Sassenburg ha una vasta bandita
nei nostri monti, sopra a Raansdal, - spieg il
parroco, - e vi trascorre regolarmente alcune settimane,
durante le quali naviga spesso, con la sua
Aquila Marina, nelle nostre acque. Lo conosciamo
molto bene. -
Kurt si rimangi l'osservazione che gli era salita
spontanea alle labbra, e lasci cadere il discorso.
Si volt invece a Inga e le chiese se conosceva
Edsviken, il nuovo possesso del suo amico.
- No, l'ho visto soltanto da lontano e...
- Ho di l un vecchio quadro che rappresenta
i nostri posti. L'ho trovato per caso... Vi si vede
Edsviken molto bene. Se ti interessa, Inga, puoi
venire a vederlo, e il tenente pure. -
Kurt non se lo fece ripetere due volte, e segu
Inga che era, per natura, molto curiosa.
Prima di uscire dalla stanza, la ragazza si volt
a guardare con aria maliziosa i due fidanzati che,
secondo lei, avrebbero approfittato della libert per
scambiarsi quelle tenerezze che, in pubblico, non potevano
permettersi.
Sbagliava.
Hildur si alz per prendere un nuovo capo di
biancheria da rammendare, ma Bernhard glielo
imped.
- Lascia stare! - disse con impazienza. - Non
vedo la necessit di fare questo genere di lavoro
davanti a Kurt! -
Lei lo guard, sorpresa.
- Perch? Lo faccio sempre davanti a te.
- Quando siamo soli... Quando c' un ospite la
cosa  diversa. Credi che tua cugina rammender
il bucato quando ci sono visite, a casa sua?
- Inga  ricca e abituata male. Non si occupa
mai di certe cose. Io, invece, me ne devo occupare.
- In casa mia potrai farne a meno, - soggiunse
Bernhard. - In ogni modo, ti prego di rinunziare
a certe occupazioni in presenza di Kurt.
- Non capisco! - disse Hildur con molta calma,
- ti preme tanto la sua opinione? -
Non era un rimprovero, ma Bernhard lo prese
come tale. Si morse le labbra e replic con mal repressa
irritazione:
- Credo di aver dimostrato a te e a voi tutti
che so pensare con la mia testa e agire in conseguenza.
In quanto all'opinione di Kurt, ti confesso
che non mi  indifferente. Da noi certe cose si giudicano
in modo diverso, e non vedo la necessit di
far sapere a Guntersberg che la mia fidanzata rammenda
la biancheria vecchia di casa. -
Hildur era pi meravigliata che offesa davanti
a un rimprovero di quel genere!
Bernhard frequentava gi da oltre un anno la
casa parrocchiale, e pi di una volta aveva trovato
la fidanzata intenta a rammendare...
Ora, ad un tratto, sembrava trovare la cosa degradante.
Per la prima volta aveva usato l'espressione
da noi in relazione a Guntersberg e non
a Raansdal, come era sua abitudine.
Hildur prov un senso di penoso disagio, ma non
ebbe tempo di analizzarlo, perch don Eriksen rientr
nella stanza con i due ospiti.
Questa volta anche Bernhard prese parte animatamente
alla conversazione. La sua fidanzata si
sforz di fare altrettanto, ma non vi riusc.
Come era diverso Bernhard in presenza dell'amico!
Hildur l'aveva sempre visto rude e taciturno
e aveva creduto che non potesse essere diverso. Invece
dovette convincersi che anche lui sapeva animarsi,
descrivere, raccontare... La casa quieta e
silenziosa, forse non aveva mai conosciuto momenti
di cos schietta allegria.
Bernhard, che aveva guardato con una certa apprensione
alla visita del suo amico, aveva tutte le
ragioni di essere contento!
  
Capitolo 7.

I due amici rimasero a pranzo, e solo nel pomeriggio
ripresero la via di casa. Edsviken era a circa
mezz'ora di distanza, e la strada seguiva la costa,
offrendo una bellissima vista del fjord.
- Perch hai detto alla tua fidanzata che siamo
passati da Raansdal, ieri sera? - chiese Kurt.
- Mi terr responsabile della tua mancata visita,
mentre invece ho insistito perch tu andassi a salutarla! -
Bernhard lo guard sorpreso, poi rise.
- Capisco! Hai paura che Hildur se ne sia avuta
a male! No, a Raansdal non siamo sentimentali
fino a questo punto. Qui, le donne sono abituate ad
avere gli uomini in mare... Quando tornano, non
fanno tanti complimenti. Un semplice ben tornato
e punto l.
- S, ma sono marinai e pescatori costretti dal
loro mestiere a star lontani. Tu sei andato via per
divertimento e per ora sei sempre un fidanzato.
- Io non sono sdolcinato per natura e, per fortuna,
Hildur  come me. Troverebbe ridicolo che,
dopo un'assenza di pochi giorni, le dicessi che morivo
dalla voglia di rivederla.
- Pu darsi che a Raansdal siate cos... Scommetto
per che la signorina Lundgren non avrebbe
perdonato al suo fidanzato una condotta simile!
- Inga  cresciuta in citt,  la figlia unica di
un ricco commerciante e armatore... e un ottimo
partito!  naturale che sia un po' esigente. Del
resto, non saprei che farmene di una pupattola
come lei! Hildur ha perduto la madre quando era
ancora piccola e ha dovuto assumersi gravi doveri.
Non ha avuto tempo di perdersi in sciocchezze.
Ma... ecco la mia Freia! L'aspettavo stamani, ma
con questa bonaccia, cammina poco! -
Erano usciti dal bosco: Edsviken era di fronte
a loro, e nella piccola cala, ai suoi piedi, un piccolo
yacht stava gettando l'ncora. Un marinaio
salut da lontano, col berretto.
- La tua Freia? - esclam Kurt vivacemente.
- Scendiamo! Voglio fare la conoscenza con questa
bellezza nordica.
- Te la presento subito. E una nave piccola, con
tre uomini per tutto equipaggio, e io sono il capitano!
Ma tu dovresti vederla quando spiega le vele
in alto mare! Non la cambierei con l'Aquila Marina
che si rimorchia dietro tutto il lusso del principe
Sassenburg.
- S,  proprio un palazzo galleggiante in miniatura! -
assent Kurt, - e soltanto un Principe
 in grado di permetterselo. Conosci Sassenburg?
- Superficialmente. Mi venne a trovare l'anno
scorso e io gli ho restituito la visita. I nostri rapporti
sono finiti qui, e non ho intenzione di riallacciarli.
- Non ti  rimasto simpatico? Lo dicono molto
intelligente, e il babbo lo porta alle stelle.
- Pu darsi che sia intelligente... Noi abbiamo
parlato solo di caccia e della sua Alfheim, la villa
che si  costruita in mezzo ai monti. Non mi piacciono
gli uomini che sono stanchi di tutto e vanno
in cerca di cose nuove per uscire dalla loro apata.
Da me  venuto per pura curiosit. Voleva vedere
che figura faceva un Hohenfels in mezzo a questi
contadini. Io, per, non voglio servirgli da passatempo. -
Kurt stava per rispondere, ma ormai erano gi
arrivati nella cala e il marinaio che li aveva salutati
da lontano si fece loro incontro.
Era un ragazzo di diciassette o diciotto anni,
col viso aperto e gli occhi azzurri. Doveva sapere
chi era l'ospite del padrone, perch si mise sugli
attenti e salut.
- Vedo che hai introdotto il nostro regolamento
sulla tua Freia, - disse Kurt, ridendo. - Questo
ragazzo non ha il tipo norvegese.
- Infatti,  un tedesco del ducato di Holstein, -
rispose Bernhard. - Christian, il signor tenente
vuol visitare la Freia. Tutto  in ordine, a bordo?
- Ai suoi comandi, signor Capitano! - rispose
Christian, e si volt per precederli.
- Che bel giovanotto! - osserv. Kurt. - Dove
l'hai pescato?
- A Kiel, dove mi sono fermato alcune settimane
prima di lasciare la Germania. Il suo fratello
maggiore presta servizio nella nostra Marina
da guerra e lui voleva arruolarsi come mozzo ; mi
si  molto affezionato ed  stato felice di seguirmi
in Norvegia.
- E ci regge a rimanerci?
- E perch no? Ha imparato abbastanza bene
il norvegese e riesce a farsi capire da tutti. Quando
la Freia  a terra lo adopro in casa per il mio servizio
personale.  intelligente e mi posso fidare di
lui. Ha imparato a Kiel a fare il saluto militare,
e non ci rinunzia... come non rinunzia a chiamarmi
capitano, per quanto glielo abbia proibito. Ho
dovuto finire per lasciarlo fare, perch ci faceva
una malattia. -
Cos parlando erano montati sul ponte d'approdo
e poi a bordo della Freia dove Christian li aspettava.
La Freia era una nave piccola, ma fornita di
tutto il necessario per un lungo viaggio in mare,
e Bernhard ne fece gli onori con visibile soddisfazione.
Terminata la visita i due amici rimasero sopra
coperta, e Hohenfels parl a lungo della loro progettata
escursione al Nord. Kurt sembrava preoccupato
e rispondeva con aria distratta.
- In quali termini sei rimasto con tuo zio -
chiese a un tratto, - dopo lasciato il servizio?
- Per evitare una delle solite scenate, gli partecipai
per scritto la mia decisione con una lettera
fredda e cortese. La sua risposta fu glaciale. Mise
a mia disposizione il patrimonio di mia madre e
mi invi tutti i conti come avrebbe potuto fare un
amministratore.  il suo modo di fare quando vuol
colpire qualcuno nel vivo. Che me ne importa?
Tanto non lo rivedr pi in questo mondo! -
Kurt tacque per alcuni istanti poi si fece serio
in volto, e disse:
- Bernhard, ho saputo soltanto poco fa, in casa
di don Eriksen che il possesso del principe Sassen-
burg  in questi monti, altrimenti ti avrei avvertito
prima. Bisogner che tu ti prepari a un incontro
penoso, perch l'Aquila Marina ha ospiti a
bordo... lo zio Hohenfels e Sylvia! -
Bernhard trasal e i suoi occhi si accesero.
- Vengono qui? A Raansdal?
- La settimana prossima. Sono partiti subito
dopo di me.
- Chi te lo ha detto?
- Il babbo. Mentre ero a Ottendorf  arrivata
una lettera di Sua Eccellenza nella quale diceva
di aver accettato l'invito di Sassenburg per s e
per Sylvia. Non potrai evitare un incontro... Dopo
tutto, sono parenti stretti! -
Bernhard ascoltava, cupo in volto. Poi alz la
testa con aria di sfida.
- Ebbene, che vengano pure! Non me ne importa
nulla! Preferirei partir subito, insieme a te,
sulla Freia, e andarmene al Nord... ma direbbero
che sono fuggito, e non voglio dare allo zio la soddisfazione
di credere che non oso guardarlo negli
occhi. Non capisco per come lo zio Bernhard possa
avere il tempo di venir qui in gita di piacere.  talmente
preso dal suo lavoro che, fino ad oggi, si 
permesso soltanto due o tre settimane di riposo a
Guntersberg.
- Infatti neanche ora viene qua per diporto, -
spieg Kurt ma perch ha abusato delle sue forze.
I medici gli hanno detto di riposarsi per qualche
mese se non vuole andare incontro a una grave nevrastenia.
Messo di fronte a questa alternativa, tuo
zio ha scelto, per quanto a malincuore, la prima
soluzione. Almeno cos mi scrive il babbo...
- Certo gli deve esser costato sangue deporre
lo scettro, sia pure per pochi mesi! - schern Bernhard.
- Dominare! Ecco il suo sogno. Dunque 
per questo che ha accettato l'invito di Sassenburg?
- S. Qua nel Nord  lontano da tutti quelli che,
in una delle nostre stazioni balneari, non gli darebbero
pace. Sull'Aquila Marina sono ammessi solo
gli ospiti del Principe. -
Segu un lungo silenzio. Il giovane ufficiale sembrava
contento di essersi liberato dal peso di quella
notizia che sapeva essere spiacevole per il suo
amico. Questi era scuro in volto.
- Sylvia  con lui? - chiese. - Che cosa viene
a fare nel nostro clima nordico quella bambina
debole e malaticcia?
- Sylvia ha diciannove anni e non  pi una
bambina. Inoltre, credo che ora stia bene.
-  vero, deve avere diciannove anni! La ricordo
sempre piccina... Quando andavo a Guntersberg,
durante le vacanze, l'unica mia consolazione era
quella di averti vicino, a Ottendorf. Nel castello
nessuno si poteva muovere quando Sylvia era malata!
Ed era sempre malata! La tenevano sotto
una campana di vetro. Le correnti d'aria le facevano
male... se si agitava le venivano le convulsioni...
Suo padre l'adorava addirittura! Quel po'
di cuore che aveva era tutto per quel mostriciattolo.
Dunque  guarita davvero? -
Kurt si strinse nelle spalle.
- Cos mi hanno detto. Del resto anche io non
l'ho pi vista da quando era bambina. Il babbo,
per, mi ha detto che in questi ultimi tre o quattro
anni  rifiorita. E deve esser vero perch ho
sentito parlare di certi progetti di matrimonio...
- Davvero? - chiese Bernhard con aria indifferente.
- Eppure non  quello che si dice un
buon partito. Lo zio non ha nulla all'infuori di
Guntersberg, e su questo Sylvia non ha nessun diritto.
Certo, la prospettiva di diventare il genero
del potente Ministro pu attirare qualcuno che vuol
far carriera e...
- Sbagli! - disse Fernstein ridendo. - Lo zio
Hohenfels mira pi in alto per la sua unica figliuola.
Non si accontenter certo di un partito qualsiasi,
quando c' in vista una corona principesca!
- Una corona principesca? Alludi a Sassenburg?
- Precisamente. Se ne parlava gi in primavera
quando il Principe and a Guntersberg, e questa
crociera sembra confermare le voci che correvano.
- Ma il Principe ha gi varcato la quarantina!
Deve avere molti anni pi di Sylvia.
- Poco importa l'et per il Ministro quando si
tratta di un partito cos brillante... E anche Sylvia
si rassegner volentieri a diventare Principessa.
Altri ostacoli non ce ne sono. Il principe Alfred
esce da un ramo cadetto della casa regnante e non
ha preoccupazioni dinastiche.  molto ricco...  indipendente...
e la famiglia Hohenfels  di antica
nobilt. Il babbo assicura che tutto  gi combinato.
Questo viaggio dar modo al Ministro di rimettersi
in salute e ai due futuri fidanzati di avvicinarsi
senza esser disturbati.
- Finalmente l'ambizione dello zio sar soddisfatta! -
disse Bernhard con amarezza, - la sua
famiglia si spenge, ma la figliuola avr una corona
principesca. Chi avrebbe mai immaginato che quella
brutta Sylvia avrebbe fatto un matrimonio cos
bello!
- Per ora sono soltanto voci, - disse Kurt.
- Chiss se i fatti le confermeranno. Ora, per,
voglio andare a far due chiacchiere con quel tuo
ragazzone di Kiel.  un pezzo che  laggi con
tutta l'aria di aspettarsi che gli rivolga la parola. -
Christian Kunz, quando vide l'ufficiale avvicinarsi,
si illumin tutto. Era raggiante!
- Dove hai imparato a fare il saluto militare?
- A Kiel, dal mio fratello, signor Tenente, -
rispose il giovane con orgoglio. - Hinrich, il mio
fratello maggiore,  marinaio sulla Thetis. Veramente,
anch'io volevo prender servizio nella nostra
Marina, ma...
- Sei invece in Norvegia e sulla Freia. Ti trovi
bene, qui?
- Certo! - rispose Christian. - Ho poco lavoro,
sono pagato bene, e il signor Capitano  molto
buono con me. Hinrich dice che ho avuto fortuna. .
E il babbo pure... S, sto benissimo, - ripet con
enfasi, come se temesse che qualcuno potesse mettere
in dubbio la sua affermazione.
- Quando non hai la nostalgia! - disse Kurt.
- S... quando non ho la nostalgia! - ammise
l'altro a mezza voce. - Non dico, a volte mi tormenta,
ma il signor Capitano dice che l'avrei egual
mente anche se fossi nella nostra Marina, perch
sarei sempre lontano da casa mia. Ha ragione, ma
 l'unico che parla tedesco, quass!
- In ogni modo conosci abbastanza il norvegese
da farti capire dai tuoi camerati...
- S, ma la vita in mezzo a questa gente non
 piacevole. Conoscono il loro mestiere, ma parlano
poco. Qua a Raansdal non sanno dove stia di casa
l'allegria. Da noi, a Kiel, era diverso...
- Consolati, - disse Kurt - la settimana prossima
viene l'Aquila Marina.  una nave tedesca,
e l'equipaggio  tutto tedesco, all'infuori del timoniere
che  un norvegese. Potrai parlare con i tuoi
compatriotti.
- L'Aquila Marina? - chiese Christian elettrizzato.
-  proprio vero, signor Tenente? La conosco
bene! L'estate scorsa si  trattenuta quattro
settimane nel nostro fjord.
- Quest'anno far altrettanto... E poich a bordo
ci sono i parenti del tuo Capitano, il ministro
Hohenfels e la sua figliuola, la t'reia dovr issare
la bandiera tedesca. Vedo che navigate sempre con
quella norvegese... -
Christian abbass la testa e si fece scuro in volto.
- Ah, signor Tenente, non l'abbiamo, - confess.
- Il signor Capitano dice che la Freia 
una nave norvegese e batte soltanto i colori della
Norvegia! -
Kurt non disse nulla, ma aggrott la fronte e
gett all'amico una occhiata tutt'altro che benevola.
Bernhard si era appoggiato al timone e voltava
le spalle al mare. Era pi turbato di quanto non
volesse sembrare. Credeva di aver rotto per sempre
col passato e invece, con l'Aquila Marina e
gli ospiti che aveva a bordo, si riaccendevano i ricordi,
si riannodavano le fila spezzate... e quel passato...
L'odiava terribilmente... o lo temeva?


Capitolo 8.

A Raansdal, dove la vita scorreva sempre eguale
e monotona, regnava una insolita animazione:
l'yacht del principe Sassenburg era aspettato per
mezzogiorno.
In generale i suoi abitanti si interessavano poco
a ci che veniva dal di fuori... ma, da veri marinai
come quasi tutti erano, l'arrivo di una nave
non li lasciava indifferenti. Per quanto l'Aquila
Marina gi da quattro o cinque anni fosse regolarmente
ospite nelle loro acque, la sua venuta era
sempre una piacevole interruzione nella uniformit
della loro vita.
Sulla via che, costeggiando il fjord. conduceva
da Edsviken a Raansdal, Bernhard Hohenfels e
Kurt Fernstein camminavano fianco a fianco. Il
primo era in tenuta di caccia che, secondo l'uso
del luogo, era l'abito delle grandi occasioni, e il
secondo in alta uniforme.
Dietro a loro, compreso della propria importanza,
marciava Christian Kunz! Il suo volto raggiante
era in netto contrasto con quello del padrone, che
diceva all'amico in tono concitato:
- Non so proprio che cosa pensare! Come ti
ho detto, ho avuto con Sassenburg rapporti molto
superficiali e ora, ecco qua... mi scrive come se fossi
il suo migliore amico! Mi dice che ha a bordo i
miei parenti... Mi comunica il giorno e l'ora del
suo arrivo ed  felice all'idea di conoscerti... Naturalmente
ha saputo dallo zio che eri qui da me...
Ci capisci nulla, tu?
- No, - rispose Kurt. - In ogni modo, con la
sua lettera, il Principe ci ha costretti a non ignorare
il loro arrivo. Credi che la cosa parta da
tuo zio?
- No! Lo conosco bene!
- Eppure si direbbe che questo  un tentativo
di riavvicinamento. Pu darsi che ci sia di mezzo
Sylvia...
- Sylvia? Che cosa ti salta in testa? Prima di
tutto si ricorder appena di me... e poi... ero l'unico
a ribellarmi quando ci tiranneggiava con i suoi capricci,
e tutti mi accusavano di essere un selvaggio
senza cuore
- Uhm! Molto gentile, con la tua cugina non
sei mai stato... Era una bambina malaticcia, e tu...
- Un diavolo scatenato! Gi, ho sempre avuto
antipatia per tutto quello che  debole e brutto...
Non potevo guardarla senza sentirmi a disagio...
Lei lo sapeva e, per farmi dispetto, quando eravamo
soli, mi guardava fisso! S, aveva un sacco
di malanni, ma la sapeva lunga quando si trattava
di tormentare il prossimo... e io non mi lasciavo
tormentare come tutti gli altri! Cosa che lo zio
non mi ha mai perdonato!
- No. Mi ricordo che una volta ti mand da
noi, a Ottendorf, a titolo di punizione! - disse
Kurt. - Naturalmente, tu ne eri felice, ma lui
era fuori di s per la tua assoluta mancanza di
cuore. Che cosa avevi fatto? Io mi rammento solo
vagamente della cosa.
- Una sciocchezza alla quale nessuno, tolto lui,
avrebbe dato importanza. Sylvia era in terrazza
nella sua poltroncina a rotelle e io dovevo baciarla.
Ero furente perch volevo venir da te e, invece,
mi toccava a star l a far da bambinaio. Inoltre
lei mi tormentava con ogni sorta di domande. Voleva
sapere che vita conducevo a Raansdal... come
era il nostro mare... e come avrei chiamato la nave
che volevo comprare da grande! Cominciai col descriverle
una burrasca in mare per spaventarla e
toglierle la voglia di interrogarmi. Non ci crederai?
Quel mostriciattolo che si reggeva appena ritto
cominci a gridare: Che bellezza! Voglio andarci
anch'io! Voglio venire con te sul tuo bastimento
e navigare in mezzo alla tempesta! Allora persi
il lume degli occhi e dissi con disprezzo: Grazie
tante, non saprei proprio che farmene di una femminuccia
debole e malata come te! Il tuo posto non
 sopra una nave quando infuria il temporale, ma
gi, sotto le acque, con le ondine e i pesci! -
Il giovane ufficiale scosse la testa con aria di
disapprovazione.
- Vergognati! Una crudelt...
- No, un battibecco da ragazzi! - lo interruppe
l'amico. - A quell'et non siamo galanti con le
bambine! Non ti sei mai bisticciato con tua sorella?
- Una infinit di volte, ma Katchen non era
malata!
- Insomma, Sylvia fece un baccano del diavolo!
Prima di tutto mi piant in faccia quei suoi occhi
spettrali con aria inebetita, poi, volgendosi allo zio
che era entrato allora allora nella terrazza, grid
come una ossessa: Babbo! mi vuol gettare in mare
ai pesci e alle ondine! Ebbe una crisi di pianto
cos forte da far temere per la sua vita. Lo zio la
port in casa, chiam la moglie, l'infermiera... Insomma,
mise tutto a soqquadro. Io, naturalmente,
fui trattato come un criminale. Da quel giorno siamo
stati nemici giurati. -
Intanto erano apparse in distanza le prime case
di Raansdal.
Pi vicino a loro, dove sboccava la via che scendeva
dai monti, era fermo uno di quei calessini che
usavano in paese, nel quale c'era posto soltanto
per chi guidava e per un'altra persona.
In questo caso l'altra persona era un giovane
che parlamentava col cocchiere... Urlavano, cio,
con quanto fiato avevano in gola, senza capirsi,
dato che uno parlava tedesco e l'altro norvegese.
Kurt trasal udendo il suono di quelle voci...
Guard la coppietta e cominci a ridere.
-  proprio lui! Philip in carne e ossa!
- Chi? - chiese Bernhard.
- Philip Roder il nostro melanconico compagno
di collegio! Te l'ho detto che abbiamo fatto
la traversata insieme!
- Ma non doveva andare a Drontheim e poi spingersi
pi a Nord? Come mai  qui?
- Iddio solo lo sa! Vedo per che dovr correre
in suo aiuto. Vai avanti, Bernhard... Ti raggiungo
subito. -
Cos dicendo Fernstein si avvicin rapidamente
al calessino. Philip ud il rumore dei suoi passi,
si volt e lo riconobbe.
- Kurt! sia ringraziato Iddio! - esclam. - Finalmente
trovo un uomo in questo deserto!
- Oh, in quanto a questo! Da dove vieni?
- Da Drontheim attraverso ai monti! - rispose
Philip dandosi da fare con le mani e coi piedi per
scendere dal calessino.
Kurt e il cocchiere lo aiutarono e Roder mise
felicemente i piedi in terra!
- Per fortuna non c' niente di rotto! - sospir.
- Eccomi qui, mezzo stronco per colpa di
quell'orribile calessino... e mezzo morto di fame
perch non son riuscito a farmi capire da nessuno!
E che strada! Se il viaggio durava un altro giorno,
arrivavo morto a Raansdal!
- Ti avremmo sepolto, caro mio! - disse Kurt.
- Ma perch non sei rimasto a Drontheim dove
ci sono dei buoni alberghi e camerieri che parlano
tedesco?
- Volevo vedere il paese al naturale. Non son
venuto in Norvegia per stare nelle grandi citt e
ammirare le vecchie cattedrali! Volevo godermi i
monti, le cascate, il lato romantico del Nord, insomma!
Non credevo per che le strade fossero cos
scomode! O questo ragazzo che  poco stupido? Non
riuscivo a fargli capire che volevo essere accompagnato
all'albergo. Ce n' uno in questo paese?
- C' qualche cosa che chiamano con codesto
nome... Vieni,  qui a due passi. -
Fernstein ordin al cocchiere di seguirlo con la
valigia, poi prese a braccetto l'amico e si avvi
verso il paese. Cammin facendo disse:
- Ero con Bernhard. Sono suo ospite a Edsviken,
a una mezz'ora di distanza da Raansdal. Verrai
a trovarlo?
- Se gli fa piacere... - rispose Roder con una
certa esitazione. - Era cos lunatico. Se qualche
cosa non gli andava a genio...
- Si faceva subito ragione a suon di btte! -
soggiunse Kurt. - Ora non lo fa pi. -
Philip, rassicurato su questo punto, mise subito
il discorso sull'argomento che gli stava a cuore.
- L'altro giorno sei sceso cos in fretta dal battello
che non ci siamo neppure salutati, - disse.
- In barca con te c'era una signorina... anche
lei andava a Raansdal. Santo Cilo, Kurt! Pensaci
un po'... Si chiamava Inga e tu hai fatto da
interprete tra lei e me. Non te ne ricordi pi? -
Fernstein scosse la testa. Cominciava a capire la
vera ragione della venuta di Philip, ma lasci passare
un po' di tempo prima di ricordare!
- Ah, vuoi dire la signorina Lundgren! - esclam
finalmente. - S,  qui, da suo zio, il parroco
di Raansdal, don Eriksen.
- Il parroco? Sar un'autorit a Raansdal...
Come straniero posso andare a salutarlo. Lo conosci?
- Certo! Bernhard  fidanzato a una sua nipote.
Andiamo spesso a casa sua, ma l si parla
norvegese, e se tu, per farti capire, urli e gesticoli
come facevi poco fa col tuo cocchiere, ti prendono
per un pazzo uscito dal manicomio. -
La prospettiva, assai poco lusinghiera, non turb
Philip che era addirittura raggiante!
- Verr con te, - disse. - Mi presenterai...
A Drontheim ho comprato una grammatica norvegese.
Vedo bene che qui non si fa un passo senza
conoscere la lingua. -
In quel momento arriv Christian Kunz, di corsa.
- Signor tenente, l'Aquila Marina  gi in vista.
Viene avanti a tutto vapore e tra mezz'ora
 qui!
- Accompagno questo signore all'albergo e vengo
subito! - rispose Kurt. - Vieni, Philip, affrettiamo
il passo!
- L'Aquila Marina?  una nave tedesca?
- S,  l'yacht del principe Sassenburg e a
bordo, insieme al Principe, c' il Ministro Hohenfels
con la sua figliuola. Vado a salutarli. Non
vedi che sono in alta uniforme? -
Il bravo Philip si sent girare la testa... Era
uscito dal deserto, aveva trovato dei compatriotti
e una ottima occasione per introdursi nella
casa del parroco... Ed ecco che arrivava l'Aquila
Marina con a bordo dei personaggi di primissimo
piano!
Raansdal era un gran bel paese!
  
Capitolo 9.

L'Aquila Marina veniva avanti sullo specchio
delle acque che scintillavano sotto i raggi del sole.
Sembrava che avanzasse lentamente e in realt
filava a incredibile velocit.
L'yacht era un piccolo palazzo galleggiante corredato
di tutto quello che la tecnica moderna ha
inventato, e di un lusso tale da soddisfare anche
le esigenze di un gusto raffinato.
L'equipaggio era tutto riunito sopra a coperta e
il Capitano parlava col timoniere che si limitava
a rispondergli con brevi cenni della testa.
La tolda, dalla quale abitualmente era escluso
l'equipaggio, era riparata con una tenda dai raggi
cocenti del sole. Il Principe e i suoi ospiti trascorrevano
l le loro giornate. Momentaneamente, c'era
solo il padrone dell'yacht e il barone Hohenfels.
In quegli ultimi dieci anni il Ministro era cambiato
ben poco. I suoi capelli,  vero, erano diventati
grigi, e rughe profonde gli solcavano la fronte,
ma la persona era ancora eretta lo sguardo vivido
e penetrante, e il portamento pi imponente e pi
sicuro di prima.
Il principe Sassenburg che gli stava di fronte,
semi-sdraiato in una comoda poltrona, poteva avere
quarantasei o quarantasette anni. Era un bell'uomo,
alto e slanciato. Tra i suoi capelli nerissimi non
si vedeva un filo d'argento, ma le rughe della fronte
e delle tempie tradivano la sua et. Aveva i lineamenti
fini e regolari e due occhi di un color grigio
scuro che sarebbero stati belli, se non avessero avuto
una espressione di profonda stanchezza!
Tutti e due guardavano il paesaggio in silenzio.
L'yacht aveva oltrepassato l'ultima curva del
fiord ed era giunto in vista della cittadina di
Raansdal, col suo sfondo di monti aspri e selvaggi.
- Che bellezza! disse Hohenfels a mezza voce
colpito dalla maest dello spettacolo che aveva davanti.
- E lass, tra quei monti, c' il suo Alfheim?
- S, lass si pu ancora sognare e dimenticare
che c' un mondo! - rispose Sassenburg senza
cambiar posizione. - Ad Alfheim saremo al sicuro
dalle invasioni dei turisti! Raansdal  bello
visto da questo punto, non le pare? Guardi l...
quel fabbricato in fondo a quella piccola insenatura...
 Edsviken, la villa di suo nipote. -
Hohenfels prese il canocchiale, lo punt nella
direzione che gli era stata indicata, poi lo pos di
nuovo senza far parola.
- Eccellenza, lei mi tiene ancora rancore per
quella lettera che ho scritto a Hohenfels e della
quale mi assumo tutta la responsabilit, - continu
il Principe. - Chiss... non  detto che venga!
- Non gli ha lasciato scelta e, in un anno, non
avr dimenticato le regole della buona educazione
al punto da non venirci a salutare quando gli viene
comunicata l'ora precisa del nostro arrivo. Del
resto questo non sarebbe accaduto se Sylvia non
ci avesse messo lo zampino.
- S, l'idea  della baronessina Sylvia, ma la
colpa  anche mia. Il suo nipote mi interessa, lo
confesso, per quanto non mi abbia accolto molto
cordialmente l'estate scorsa quando sono andato
a trovarlo! In ogni modo, questo Bernhard  un
uomo tutto di un pezzo, ed  cos difficile incontrare
una persona del suo stampo!
-  un testardo e nulla pi! Non vorr mica
definire carattere la sua caparbiet?
- C' sempre una buona dose di energia in questo
genere di ostinazione! Un capriccio giovanile
non sarebbe durato dieci anni! Lei stesso mi ha
detto che suo nipote, passato il primo momento
di ribellione, si era piegato. Capisco, aspettava la
sua ora... e quando questa  suonata ha spezzato
le catene ed  tornato quass, alla vita che era il
suo ideale di libert. Dopo tutto ne aveva il diritto.
- E il dovere dove lo lascia? - chiese il Ministro
con voce tagliente. - Il dovere verso la patria.
O meglio, verso la vita? Bernhard era giovane,
robusto, ben dotato in tutto il senso della parola.
Il ragazzo rozzo, selvaggio, era diventato un uomo.
Me lo ha confermato il suo capitano! Aveva una
via aperta davanti a s e l'avvenire gli si presentava
brillante... Ha rinunziato a tutto... per seppellirsi
a Raansdal!
- Non bisogna dimenticare che  figlio di suo
padre, - osserv Sassenburg. - Vi sono delle nature
che non possono piegarsi alla costrizione. Joachim
era una di queste.
-  pi esatto dire non vogliono. Ho fatto
del mio meglio per sradicare dall'animo del figlio
questa funesta ereditariet... Che vada pure per
la sua via! -
La voce era gelida, ma piena di amarezza!
Il Principe non rispose. Sapeva che su questo
punto il Ministro era inflessibile.
Trascorsero alcuni minuti, poi:
- Joachim e io eravamo amici, bench lui fosse
maggiore a me di alcuni anni, - continu.
- Quando era ufficiale a Berlino, siamo stati molto
insieme... Poi ci ha lasciati! E stato il suo ricordo
che mi ha condotto a Raansdal, quando sono venuto
in Norvegia la prima volta... Volevo vedere il
luogo dove si era rintanato come una belva ferita
per sfuggire il mondo... Il luogo dove era vissuto
e morto... per un incidente di caccia, mi hanno
detto?
- S, - rispose Hohenfels brevemente senza distaccare
lo sguardo dalla costa.
- Lo crede anche lei, Eccellenza?
- E perch no?
- Non so... ho sempre i miei dubbi quando mi
dicono che un bravo cacciatore ha avuto un incidente...
Quando si arriva al punto a cui era arrivato
Joachim, si pu anche togliersi la vita...  il
miglior modo di andarsene, quando la vita non ha
pi nulla di bello da offrirci. Anch'io farei come
lui se mi trovassi nelle sue stesse condizioni. -
Il Ministro si volt a guardarlo con piglio severo.
- Alfred, che discorsi sono codesti? Certe cose
non bisogna neppure pensarle. Il suicidio  una
vilt in qualsiasi circostanza!
- Vilt?... Ma, ecco l tutto Raansdal che si 
riunito per veder arrivare l'Aquila Marina.  un
vero e proprio avvenimento per il paese! -
Erano gi vicini alla costa. Improvvisamente il
Principe balz in piedi, e dal suo volto scomparve,
come per incanto, l'espressione stanca e indifferente.
Con un sorriso sulle labbra corse incontro alla
ragazza che era apparsa in quel momento sulla
tolda.
- Sylvia, dove eri? - chiese il Barone. -
Scommetto che ti sei fatta bella per scendere a terra
! Non so chi ti aspetti di trovare in questo paese
sperduto tra i monti! -
Sylvia rise.
- Mi sono fatta bella per Raansdal, caro babbino.
Altezza, tra quanto tempo sbarcheremo?
- Tra dieci minuti, signorina, ma l'yacht rester
al largo. Ci serviremo di una barca. -
La Baronessina si avvicin al parapetto del ponte,
e Sassenburg la segu.
- Dunque? - chiese lei sottovoce.
Lui rise e le porse il canocchiale.
-  venuto... naturalmente! Guardi laggi...
a destra... dove c' quella barca... Quell'uomo alto
 lui! L'altro  il tenente Fernstein. Per, mi
sono dovuto sorbire due o tre frecciate di suo padre
per il nostro complotto.
- Non si poteva fare altrimenti. Su questo punto
il babbo non vuole intender ragione, e io mi
struggevo dalla voglia di vedere questo orso nordico!
I miei ricordi in proposito sono molto vaghi...
e lei mi aveva detto che non sarebbe certamente
venuto ad Alfheim!
- Finch c' suo padre, no! Bisognava dunque
prendere il toro per le corna... Come vede, l'abbiamo
preso. Spero che terr conto della mia docilit...
al suo servizio! -
Sylvia non ebbe tempo di rispondere, perch in
quel momento venne dato il segnale dell'ancoraggio.
I marinai si misero in movimento, il Capitano
grid gli ordini a destra e a sinistra e, finalmente,
fu calata l'ncora.
Una barca si stacc dalla sponda e venne incontro
all'yacht.
Christian Kunz, vestito della sua pi bella uniforme,
manovr i remi vigorosamente e, in pochi
minuti, raggiunse l'Aquila Marina.
Il principe Sassenburg era in cima alla scala ad
aspettare i suoi ospiti. Li accolse con squisita cortesia,
si dichiar felice di rinnovare la sua conoscenza
con Bernhard Hohenfels e si fece presentare
il tenente Fernstein.
Terminati i convenevoli, salirono tutti sulla tolda
dove trovarono il Ministro, solo.
Zio e nipote non si erano visti da tre anni, e
cio- da quando quest'ultimo, nominato ufficiale,
era andato a Berlino prima di imbarcarsi sulla
Wineta. Rientrato in Germania, aveva messo in
atto la risoluzione che accarezzava da tanto tempo
e che era stata causa del profondo dissenso tra
lui e il suo tutore.
Date le circostanze, l'incontro fu freddo e cerimonioso
come quello di due estranei.
E, a farlo sembrare ancora pi freddo e cerimonioso,
contribu il modo col quale il Barone
accolse Kurt Fernstein che non vedeva, come il
nipote, da anni.
Lo salut con l'antica familiarit, gli strinse
la mano con effusione, e quando il giovane ufficiale
lo chiam Eccellenza, disse:
- Bando alle cerimonie, Kurt! Sono e rimango
tuo zio Hohenfels, e dammi del tu, come hai fatto
sempre. -
Questa accoglienza, squisitamente cordiale, voleva
essere un rimprovero anche per Sassenburg
che era incorso nella sua riprovazione con l'arbitraria
intromissione!
Il Principe gett uno sguardo impaziente, e supplichevole
nello stesso tempo, a un ombrellone piazzato
sulla tolda a mo' di riparo dal vento, dietro
il quale Sylvia aveva assistito, non vista, all'incontro
del padre col cugino. Non era lei la promotrice
di tutto? E perch lasciava nell'impiccio
il suo complice?
La ragazza, chiss perch, lasci passare un certo
tempo prima di fare il suo ingresso sulla scena.
Bernhard parlava col Principe e voltava le spalle
all'ombrellone, quando ud frusciare un abito
femminile e una voce esclamare:
- Cugino Bernhard, vogliamo salutarci? -
Il giovane si volt... e indietreggi di un passo
per la sorpresa!
La parola cugino non permetteva dubbi sull'identit
di chi aveva davanti, ma i suoi occhi
fissavano, increduli, la ragazza, che scoppi in una
risatina sommessa.
- Babbo, non mi riconosce! Bernhard, mi hai
dimenticata? Sono tua cugina Sylvia.
- Sylvia... Quel mostriciattolo?... Quella bambina
debole e malaticcia che tenevano sotto
una campana di vetro!
Come era cambiata!
Sottile, vestita di bianco, con un berretto da
viaggio che le copriva solo la parte superiore della
testa e lasciava scoperti i bei capelli castani, Sylvia
sembrava un fiore che non  ancora arrivato alla
sua completa fioritura. Non era quello che, comunemente,
si chiama bella, ma aveva un fascino
irresistibile e avvincente.
Sotto le lunghe ciglia scure brillavano due occhi
grandi, dall'espressione enimmatica. Erano di un
colore indefinibile... a volte nocciola, e altre volte
di colore scuro, quasi neri. Erano languidi e velati
e, nello stesso tempo, ardenti di un ardore
contenuto. Un minuto dopo Bernhard si era gi
ripreso! Con una mossa brusca, quasi volesse sottrarsi
a una influenza che lo paralizzava, si irrigid
e rispose:
- Non ti avevo riconosciuta! L'ultima volta che
fui a Berlino, tu non c'eri... Sono pi di sei anni
che non ci siamo visti.
- Sei anni fa, ero ancora una bambina, e malata...
Mi faceva male l'aria e il sole... -
Una ombra cupa vel, per un attimo, il suo
volto, poi scomparve.
- Ora, grazie a Dio, sono guarita, - soggiunse
con un sospiro di sollievo.
- S, i medici avevano ragione, - disse Hohenfels
guardando la sua bella figliuola con visibile
soddisfazione. - A quindici anni Sylvia era ancora
delicatissima... Poi, da un giorno all'altro,
l'abbiamo vista fiorire sotto i nostri occhi. Via,
Kurt, presentati alla tua amica compagna di giuochi
che non ti ha mai visto in uniforme prima di
oggi! -
Kurt non se lo fece dire due volte. Anche lui era
rimasto sorpreso come il suo amico, ma si era riavuto
con pi rapidit di lui! Si fece avanti e baci
la mano alla fanciulla.
- Si ricorda ancora di me, signorina? - chiese.
- O mi ha dimenticato?
- Oh, non c' pericolo! - rispose Sylvia ridendo.
- Ci ha pensato Katchen a tener vivo il suo
ricordo. Mi ha mostrato regolarmente tutte le fotografie
che il suo signor fratello mandava a casa,
e decantato le gesta del futuro ammiraglio.
- Per ora soltanto sottotenente sulla Wineta! -
disse Kurt salutando militarmente.
- Col tempo, per, sarai ammiraglio, - interruppe
il Ministro. - Lo hai annunziato a me e a
tuo padre a Guntersberg, seduto sul davanzale
della finestra! Fai che si avverino le tue parole,
Kurt! Aver sempre la mta davanti agli occhi e
andare avanti... Questo si chiama vivere! -
Le parole erano rivolte a Kurt ma, in realt
colpivano a guisa di stilettate l'altro che era l,
un po' in disparte, mordendosi le labbra fino al
sangue.
Era vero. Bernhard non aveva pi una via aperta
davanti a s, un avvenire... Aveva cancellato
il proprio nome dall'albero genealogico dei Hohenfels
e non era pi nulla agli occhi dello zio, per il
quale vita era sinonimo di azione.
Per fortuna, Sylvia era l a mitigare con la sua
presenza il lato penoso della situazione!
Parl senza posa e con molta disinvoltura come
se l'incontro fosse il pi naturale e il pi piacevole
del mondo, dimostrando una sicurezza e un tatto
superiore alla sua et.
Bernhard si mantenne freddo e compassato, e
tutti gli sforzi della cugina per renderlo pi cordiale,
fallirono. Parl quel tanto che era strettamente
necessario e, dopo dieci minuti, disse che
era tempo di andar via.
- Kurt, questi signori vogliono scendere a terra.
Non tratteniamoli pi. Altezza, se permette,
vorrei salutare un amico che ho qui ha bordo.
- Il Capitano? - chiese Sassenburg. - Non
sapevo che lo conoscesse. Lo faccio subito...
- No, il timoniere, - lo interruppe Bernhard.
- Siamo amici d'infanzia e non ci vediamo da
anni. -
Il Principe lo guard meravigliato. Sylvia salv
la situazione, esclamando:
- Ah, il norvegese! Che tipo strano! Si degna
appena appena accettare ordini dal Capitano. Devo
confessare, per, che ci ha annunziata la tempesta
che abbiamo avuto nel Mar del Nord con
una sicurezza che mi ha colpita. Non c'era una
nuvola, ma esattamente due ore dopo si  scatenato
cielo e mare!
- Un vero temporale estivo, - spieg Sassenburg.
-  venuto e andato via come un turbine
del quale, per, siamo stati proprio al centro, e per
un'ora intera siamo stati sbattuti tra cielo e mare
e...
- ... alla mia signora figliuola  saltato in testa
di salire sul ponte per godersi lo spettacolo!
- Durante il temporale? - chiese Bernhard, e
si volt a guardare la cugina.
- S, proprio durante il temporale! - rispose
Sylvia. - Me lo avevi descritto, Bernhard... e volevo
anch'io farne l'esperienza!
-  stato un grosso azzardo, signorina! - osserv
Kurt.
- Il Tenente ha ragione, - assent Sassenburg.
Le sue parole volevano essere un rimprovero,
ma i suoi occhi parlavano un linguaggio ben diverso!
Davanti a Sylvia era un altro uomo e ogni
traccia di noia e di stanchezza era scomparsa in lui.
Il commiato tra Bernhard e lo zio non fu meno
gelido del saluto scambiato al primo incontro ; poi
il giovane si volt alla cugina e disse:
- Addio, Sylvia.
- Arrivederci! - rispose lei. - Il Principe ha
invitato te e il tuo amico... Verrete ad Alfheim,
naturalmente?...
- Mi dispiace, - rispose Bernhard con freddezza
- ma abbiamo intenzione di fare un viaggetto
al Nord e, probabilmente, faremo vela tra
due o tre giorni. -
La ragazza gli si avvicin e disse a bassa voce:
- Kurt Fernstein verrebbe... sei tu che non vuoi!
- Te ne meravigli? - rispose lui.
Sylvia si strinse nelle spalle.
- Il babbo  in collera con te e te l'ha fatto capire.
Col tempo tutto si appianer.
-  un po' difficile... in ogni modo ho fatto il
mio dovere venendolo a salutare... Di pi non si
aspettava certo da me... n lo desidera!
- Ma io, s! Arrivederci dunque, cugino! -
Bernhard aggrott la fronte e fulmin con lo
sguardo la ragazza che voleva imporre a lui, come
agli altri, la propria volont.
Lei rise, affabilmente, e gli porse la mano... ma
nei suoi occhi guizz lo stesso strano lampo di poco
prima. Oh, erano occhi che sapevano incantare e
incatenare!
- Addio, - ripet brevemente e in tono rude,
sfiorando la mano che gli veniva porta.
Il principe Alfred aveva seguito attentamente
la breve scena e rideva sotto sotto... Un istante
dopo accompagn cortesemente gli ospiti sotto coperta
e present il tenente Fernstein al Capitano,
mentre Bernhard andava in cerca del timoniere.
L'equipaggio si preparava a scendere a terra. Soltanto
il timoniere sembrava non aver fretta di sbarcare,
per quanto a Raansdal avesse la sua casa.
Harald Thorvik era il vero tipo del marinaio, un
uomo sulla trentina, di media statura, ma robusto.
Il volto abbronzato dal sole e le intemperie non era
brutto, ma duro. Vide il giovane Hohenfels che gli
veniva incontro, ma non dette segno di sorpresa,
n di contentezza.
- Ben tornato, Harald! - disse Bernhard porgendogli
la mano. - Soltanto ora posso salutarti.
- Non c'era fretta, - rispose Harald in tono
asciutto. - Anzi, mi meraviglio che tu sia venuto.
- E perch? Sapevo che eri sull'Aquila Marina.
- Come timoniere! Tu, invece, eri con le loro
Eccellenze ed Altezze... Il tuo posto  l, in mezzo
a loro.
- Sai benissimo in mezzo a chi  il mio posto! -
esclam Bernhard in tono risentito. - Non ho
potuto, per, n voluto sottrarmi a questo incontro. -
Harald si strinse nelle spalle con aria indifferente.
- Lo credo. Sono legami che non si spezzano
facilmente. Del resto, non sono cose che mi interessano.
- No, interessano solo me. Ti ho scritto tre mesi
fa. Hai ricevuto la mia lettera? -
Thorvik si appoggi al parapetto.
- S... quando ero ad Amburgo.
- Ti partecipavo il mio fidanzamento con Hildur Eriksen.
Mi aspettavo due parole di congratulazione
da parte tua.
- Non c'era fretta, - disse Harald con una
punta di ironia. - Sapevo di dover tornare a Raansdal. Vi auguro di esser felici! -
Era un incontro ben diverso da quello di otto
giorni prima! Allora, Bernhard e Kurt Fernstein
si erano abbracciati con effusione... Bernhard e
Harald, invece, si erano appena stretti la mano.
Le prime parole di Harald erano state pungenti e
Bernhard non era riuscito a nascondere del tutto
il suo risentimento.
- Sei sempre il solito, - disse Hohenfels. -
Anzi, sei pi rude e pi intrattabile di prima!
- Secondo te avrei dovuto imparare le buone
maniere su questo yacht principesco! - scherm
Thorvik. - Oh, etichetta e lusso ce n' d'avanzo!
Una vera e propria Corte! Di quante cose ha bisogno
un Principe quando si degna onorare il mare
della sua presenza!
- Perch hai accettato il posto di timoniere? -
chiese Bernhard. - Me lo sono chiesto appena l'ho
saputo. Ti devono aver fatto condizioni d'oro. Ma
tu al denaro non hai mai fatto caso!
- Questa volta, invece, ci ho fatto caso, -
disse Harald con una risatina secca. - Non tutti
hanno la fortuna di tornare a Raansdal con un bel
gruzzolo e installarsi da padroni a Edsviken. Noi, poveri
diavoli, dobbiamo guadagnare e risparmiare faticosamente.
 stata una sciocchezza... e ora, non ne
vale pi la pena. Mi sono impegnato per sei mesi. -
Bernhard non cap le allusioni dell'amico e non
si dette neppure la pena di capirle, dato il modo
provocante in cui furono fatte. Tronc invece il
discorso, e disse:
- Devo andare. So che l'Aquila Marina si tratterr
qui per un certo tempo, e tu andrai certo, come
fai sempre, in casa di tua madre. Addio, ci
rivedremo a terra. -
And via. Il timoniere lo segu con lo sguardo
cupo e accigliato, poi si ritir in cabina per prepararsi
a scendere.
Quando Bernhard si trov nella barca, col suo
amico, in un primo tempo rimase serio e taciturno.
In compenso, Kurt fu loquace per due!
- Che sorpresa! - disse Kurt quando fu in
barca col suo amico. - Lo sapevo dal babbo e da
Katchen che Sylvia era guarita, ma non ero preparato
a una trasformazione simile. Ma gi, certe
cose ti lasciano indifferente... Anche questa volta
sei rimasto freddo come un pezzo di ghiaccio e non
ti sei sgelato neppure per un istante!
- In compenso, tu hai preso fuoco e fiamma! -
rispose Bernhard con aria canzonatoria. - Stai attento,
Kurt, a non entrare nel recinto riservato
di Sua Altezza! Accennasti a delle voci... mi sembrano
vere per quello che riguardano lui. -
Kurt rise.
- S! Sono contento che questo incontro sia passato.
Non  stato piacevole vederti insieme, tu e
lo zio... come non  piacevole vedere una miccia vicino
a una polveriera! -
Una espressione di amarezza alter il viso di Bernhard.
- A te lo zio ha fatto un trattamento di favore,
proprio per farmi capire che per lui non esistevo.
Ha perfino appoggiato caldamente l'invito del Principe
di recarti ad Alfheim. Del resto, Kurt, se l'invito
ti interessa accettalo. Non ti tirare indietro
per causa mia. -
Evidentemente Kurt ne aveva una gran voglia!
- Forse l'ha detto solo per cortesia!... Tu, naturalmente,
non vi andrai?
- No. Tu, per, sarai un ospite gradito.
- Staremo a vedere, - rispose Kurt. - In quanto
alla nostra gita al Nord, non c' fretta. Pu
aspettare. -
Si alz e con un salto fu a terra. Bernard lo
segu.
Le carrozze che dovevano portare ad Alfheim il
Principe e i suoi ospiti erano ferme a una certa
distanza dalla riva, e il canotto dell'Aquila Marina
era ancora accanto all'yacht. Il principe Alfred
aiutava una esile figura, bianco-vestita, a scendere
la scaletta di bordo...
- Vieni? - chiese Kurt all'amico che era rimasto
immobile a guardare lo spettacolo.
Bernhard si svegli come da un sogno.
- S!... Christian, vai pure a casa in barca. Noi
ti seguiamo a piedi.
- Non dobbiamo prima andare dalla tua fidanzata?
- Andremo pi tardi... Ora, no!
- Ti aspetta... Vorr sapere come  andato l'incontro.
In fin dei conti mi pare che ne ha il diritto!
- Ora, non posso! - esclam Bernhard. - Non
mi sento disposto. Forse stasera... o domani!
Vieni! -
Kurt scosse la testa:
- L'abitui molto bene, la tua futura sposa! Speriamo
che a lungo andare non si stanchi! -
Bernhard non rispose.
  
Capitolo 10.

Con Inga Lundgren era entrato nella casa parrocchiale
una specie di folletto che non dava pace,
n agli uomini, n alle cose.
Quando poi veniva Kurt Fernstein (e il giovane
ufficiale non mancava mai di accompagnare l'amico)
la casa veniva messa addirittura a soqquadro.
Inga e Kurt erano sempre sul piede di guerra.
Negli ultimi giorni un terzo ospite aveva cominciato
a frequentare la canonica: Philip Roder, che
aveva preso alloggio all'albergo e si era fatto presentare
al parroco da Kurt.
Le sue visite erano una pantomima continua. Si
era portato dietro da Drontheim una grossa grammatica
della lingua norvegese... ma lo studio era
sempre stato il lato debole di Philip!
Kurt si prestava con molta buona grazia a far
da interprete, specialmente quando si trattava della
signorina Lundgren. In questo caso, traduceva
senza stancarsi, ma, ahim! non troppo fedelmente,
e ne venivano fuori delle cose, che riempivano di
stupore la suddetta signorina ma non eccitavano in
lei nessun sospetto, poich Kurt le aveva detto che
il suo povero amico, in conseguenza di un amore
infelice, non sempre poteva essere tenuto responsabile
delle proprie azioni.
Inga trovava la cosa molto interessante ed era
piena di compassione per Philip che credeva di esserle
simpatico.
Roder aveva anche altre ragioni per essere soddisfatto
del suo soggiorno a Raansdal. All'albergo
aveva trovato una sistemazione molto semplice,
ma abbastanza comoda. Inoltre, il capitano dell'Aquila
Marina scendeva a terra tutti i giorni e
riceveva molto volentieri visite a bordo. Sull'yacht,
naturalmente, tutti parlavano tedesco, e Christian,
il giovane marinaio della Freia, conosceva perfino
il dialetto del suo paese!
Per farla breve, a Philip mancava, per essere completamente
felice, solo la possibilit di intendersi
direttamente con la dama del suo cuore.
Per, l'uomo pi beato del mondo, era Christian
Kunz! A bordo dell' Aquila Marina aveva trovato
varie vecchie conoscenze, aveva una grande simpatia
per il tenente Fernstein e si confidava con lui
raccontandogli tutte le sue gioie e le sue pene.
Kurt gli otteneva dal padrone il permesso di andare
tutti i giorni dal suo signor conterraneo,
come chiamava Roder.
Questi si faceva dare lezioni da Christian. In realt,
per, quando erano insieme parlavano sempre
il loro dialetto e non una parola di norvegese!
Kurt si teneva al corrente dei suoi progressi per
sapere se era in grado di controllare le sue capacit
di interprete, ma il signor Rder non capiva
una parola di norvegese!
Il viaggio al Nord era stato rimandato per desiderio
di Kurt che prima voleva vedere i dintorni
di Raansdal.
- Non hai voglia di andare, lo vedo bene, -
aveva detto Bernhard tutto stizzito. - Del resto,
per me  lo stesso... L'essenziale  di non aver
rapporti con Alfheim! -
Lo stesso giorno, verso sera, il parroco era andato
con Inga a fare una lunga passeggiata.
Hildur era rimasta a casa ad aspettare il fidanzato.
Seduta vicino alla finestra, questa volta ricamava
una tovaglietta. Di tanto in tanto posava
le mani in grembo con aria pensierosa...
Nei primi tempi del fidanzamento nessuna nube
aveva turbato la sua felicit. Anche ora, esteriormente
nulla era cambiato. Hildur, per, sentiva che
dopo la venuta di Kurt e, pi ancora dopo quella
del ministro Hohenfels, qualche cosa di indefinibile
minacciava il suo amore.
Bernhard, il giorno che segu l'incontro con lo
zio, era venuto da lei, aveva risposto alle sue domande
a monosillabi, e finito per dire:
- Risparmiami il resto. Sono felice che la cosa
sia finita e preferisco non parlarne pi. -
Era rimasto, per, serio e preoccupato e, per la
prima volta, Hildur si era resa conto di non avere
la confidenza del suo futuro sposo.
La porta si apr e il timoniere dell'Aquila Marina
entr nella stanza.
Hildur alz gli occhi dal lavoro, sorpresa.
- Harald! Finalmente ti sei fatto vivo! Per l'appunto
lo zio non  in casa.
- Lo so. Ci sei tu... fa lo stesso. -
Erano cresciuti insieme, lui, Hildur e Bernhard
Hohenfels e, quando questi era tornato, la primavera
precedente, si erano ritrovati. Harald, per,
era partito quattro settimane dopo per raggiungere
il suo bastimento e non era pi tornato a
casa.
Hildur si alz, gli porse la mano e disse in tono
di rimprovero:
- Prima, quando tornavi a Raansdal, la tua
prima visita era per noi. Questa volta sei venuto
dopo due giorni! Bernhard...
- L'ho visto sull'Aquila Marina! Mi ha ricordato
che vi sono ancora in debito dei miei auguri... A lui
li ho gi fatti. Ora li faccio a te.
- Grazie. Avresti per potuto scrivere. Te
l'aspettavi?
- No! -
La risposta suon dura, ma la ragazza non vi
fece caso. Riprese il lavoro e cominci a parlare di
Inga e della sua venuta a Raansdal.
Harald le porse un orecchio distratto, poi la interruppe
bruscamente e chiese:
- Dunque, le nozze saranno in autunno? Me
l'ha detto la mamma. E un bel nido il tuo Edsviken...
e sarai la pi ricca del paese. Bernhard pu
offrirti una vita agiata. Un altro non potrebbe...
in compenso, per, forse ti avrebbe fatto pi felice!
Lui non  dei nostri.
- Sbagli! - ribatt Hildur. - Ha rotto ogni
legame con la famiglia ed  tornato qua spontaneamente.
- Staremo a vedere se ci regger. Se fosse rimasto
qui, dopo la morte di suo padre... poteva
darsi! Ora ne dubito...  cambiato molto, e te ne
accorgerai. -
Una piega profonda solc la fronte della ragazza.
- Bernhard mi piace cos come ! E per sposarmi
ha rinunziato ai suoi diritti sul maggiorasco. -
Harald si strinse nelle spalle.
- S, lo so... me l'ha scritto. Ti voleva ad ogni
costo... I signori fanno cos. -
Hildur pos il lavoro con una mossa impetuosa.
- Harald, perch codesto tono? Bernhard ha
chiesto la mia mano... e io gliela ho accordata. 
affare nostro. Che cosa c'entri, tu?
- Non c'entro,  vero, - ripet Thorvik con una
risata amara. - Sono stato uno sciocco a non parlare
prima. Come timoniere avrei potuto chiedere
la tua mano... non ci avrei messo molto a diventare
capitano. Invece sono andato via tranquillamente
e ho lasciato il campo libero a lui. Non credevo
che avrebbe posato gli occhi su di te!
- Mi volevi sposare? Tu? -
Hildur lo guard quasi non volesse credere ai
suoi orecchi, e continu:
- Non l'hai mai fatto capire.
- Perch non avevo ancora nulla da offrirti!
Volevo prima lavorare e risparmiare qualche cosa.
Mi sono privato di tutto spendendo solo il necessario...
Perch credi abbia accettato il posto di timoniere
sull'Aquila Marina? Perch il Principe
pagava lautamente, e avrei potuto, in autunno,
fabbricarmi il nido. Sono arrivato troppo tardi! -
Parlava a mezza voce e, dal suo aspetto irritato,
si capiva fino a che punto era rimasto deluso.
Hildur era diventata pallidissima. Si alz di scatto
e disse in tono di rimprovero:
- E me lo dici ora pur sapendo che son promessa
a un altro? Dovevi continuare a tacere come avevi
taciuto nel passato. Perch rattristarmi con la tua
confessione?
- Rattristarti? - scherm Harald. - Di me non
ti importa nulla! Hai il tuo fidanzato e...
- Bernhard non immagina neppur lontanamente
che tu mi ami... come non l'immaginavo io.
- Lo so! Se avesse saputo che ti amavo e avesse
osato dirti una parola d'amore, io...
- Tu? Io sola avrei avuto il diritto di scelta
tra voi due! Ero forse la tua fidanzata? A me stava
dire s, o no. Sai che so, quando voglio, far valere
la mia volont.
- Avrai bisogno di farla valere, - replic Thorvik
senza scomporsi. - Il tuo futuro sposo si imporr
anche a te.
- Da lui, forse, lo tollerer... - rispose la
fanciulla. - Quando due si appartengono per la
vita hanno una unica volont.
- Lo ami dunque molto, il tuo Bernhard? -
chiese Harald lentamente, guardandola fissa.
Il tono ironico fece scattare Hildur.
- Se lo vuoi sapere... s... pi della vita. Pi
di tutto il mondo!... -
Queste parole irruppero dalle labbra della fanciulla
come lo scoppio di una passione ardente.
Lo cap anche l'uomo che la guardava...
Senza dir parola, Harald si avvi verso la porta.
Prima di varcarne la soglia si volt.
- Quando  cos, - disse, - tutto  finito tra
noi! Hai ragione, sono uno stolto. Non dovevo parlarti.
Perdonami. Sii felice... e che Dio ti benedica! -
Tutto era finito! Lo sapeva da tre mesi, ma soltanto
ora si rendeva conto di aver perso quello che,
da anni, era stata la speranza e l'anima della sua
vita.
Harald Thorvik era nato a Raansdal, come Hildur,
ed era figlio di un capitano che tutti gli anni,
a primavera, andava nei mari glaciali con una
baleniera.
Un brutto giorno, durante una tempesta, and
a fondo con la sua barca e non torn pi. La vedova
rimase in brutte condizioni.
Per fortuna a Raansdal si viveva con poco e,
dopo alcuni anni, il figliuolo fu in grado di provvedere
anche alla mamma. Quando divent timoniere
pot cominciare a metter da parte qualche
cosa per costruirsi il nido.
Non gli era mai passato per la mente che qualcuno
potesse portargli via la ragazza che era abituato
a considerare sua! Bernhard Hohenfels, tornato
da poco dalla Germania dopo aver rotto con
i suoi nobili parenti, a Hildur allora non pensava,
si vedeva bene...
Poi il colpo era venuto... forte, improvviso... e
proprio da chi meno se lo aspettava!
- Buon giorno, Harald! A che cosa pensi? -
esclam una voce. - Un passo di pi e ci gettavi
a terra! -
Thorvik alz la testa. Bernhard gli present il
suo amico Fernstein e disse:
- Andiamo in canonica. Ci sei stato anche tu,
finalmente? Si meravigliavano di non vederti...
Anche Edsviken aspetta l'onore di una tua visita.
Quando vieni?
- Comincia tu col venire a casa mia! - rispose
Thorvik secco secco, - se non credi con questo di
abbassarti!
- Ricominci? - esclam Bernhard irritato. -
A sentir te si direbbe che sono un gran signore.
Ti assicuro che nella nostra Marina non ci risparmiano.
Domandalo a Kurt! Siamo in servizio dalla
mattina alla sera e...
- Si comanda agli altri! - complet Harald.
- Sempre cos i signori ufficiali! L'equipaggio, invece
deve obbedire a faticare... Dico bene, signor
Tenente?
- Comandare  un lavoro come un altro e, a
volte, assai gravoso, - rispose Kurt. - Se ne accorger
quando sar capitano, signor Thorvik. Spesso
sta peggio chi d gli ordini di chi li eseguisce... -
Il rimprovero fu capito, ma valse al tenente una
occhiata tutt'altro che benevola da parte del norvegese.
Kurt lo segu con lo sguardo, un po' perplesso...
- Dunque, quello  Harald Thorvik? Ti sei scelto
un amico molto strano!
- Harald e io non siamo mai stati amici... Siamo
soltanto cresciuti insieme. Eravamo gli unici
del luogo a non esser figli di pescatori o di contadini.
Harald era di cinque anni maggiore a me.
Conosceva il fjord, i suoi scogli e le sue tempeste.
Questo gli ha conferito, fin da principio, una certa
superiorit della quale ha sempre abusato. Al primo
segno di ribellione da parte mia, mi rinfacciava
di esser figlio di un signore, non nato per la
vita libera. Io, per dimostrargli che sbagliava, gli
cedevo sempre... Ora, per, non mi lascio pi
dominare. Naturalmente, Harald non me la perdona!
- Da come lo avevi descritto me lo ero immaginato
diverso, - disse Kurt. - Non mi  simpatico
con quel suo sguardo cupo e quei suoi modi freddi.
- Sotto il ghiaccio, c' il fuoco... Sotto il pungolo
di una passione non conosce amici da nemici...
abbatte gli ostacoli che si trova davanti, anche a
costo di rimaner travolto.
- Allora stai attento, - disse Kurt. - Ha qualche
cosa contro di te.
- Chi? Harald?  vero. Non sa rassegnarsi al
fatto di non potermi pi imporre la sua volont.
- No, non  codesto... Quell'uomo ti odia! Guardati
da lui!
- Sciocchezze! Perch dovrebbe odiarmi? -
Cos parlando erano arrivati al presbiterio, e
Hildur li accolse, tranquilla e disinvolta come
sempre.


Capitolo 11.

Sui monti, che si ergevano alle spalle di Raansdal,
sorgeva un edificio di legno, molto semplice, costruito
nello stile di un casino da caccia, che il
principe Sassenburg si era fabbricato e al quale
aveva dato il nome di Alfheim.
All'interno, senza avere il lusso dell'Aquila Marina
era arredato con tutti i comforts possibili e
immaginabili.
Gli ospiti erano riuniti nella sala grande del primo
piano.
Sassenburg e il Ministro erano ritti nel vano di
una finestra e Sylvia, seduta in poltrona, accarezzava
un bel cane danese che aveva appoggiato la
testa sulle sue ginocchia.
- Mi dispiace, Eccellenza, - disse il Principe
tra il serio e lo scherzoso - ma devo presentarmi
a lei in veste di accusatore. Non posso permettere
che la Baronessina vada in giro sola, su questi
monti.  la prima volta che viene qua e non sa
a quali pericoli va incontro. Le ho offerto di accompagnarla,
l'ho pregata di desistere... e mi ha
riso in faccia! Non mi rimane che ricorrere alla
sua autorit paterna.
- Sylvia, tu non stai ai patti, - disse il Barone
in tono di rimprovero. - Mi hai chiesto di
fare due passi nelle immediate vicinanze, e invece,
da quello che sento, ti spingi assai pi lontano
nelle tue passeggiate. -
Sylvia ebbe una mossa impaziente.
- Non posso dunque fare un passo senza esser
sorvegliata? - esclam. - Non sono paurosa, e
i monti sono sicuri, qua, nel Nord. Non c', dunque,
bisogno di farsi accompagnare.
- Accompagnare no... ma guidare, s. Se fa
tanto di smarrirsi, come fa a ritrovare la via di
casa? E se cade in un burrone?
- Se... se...  la parola pi esosa che conosca.
Ho il piede sicuro e non sottro di vertigini.
- In ogni modo, questo tuo girovagare da sola
 pericoloso, - sostenne il Barone con fermezza.
- Da qui in avanti, Alfred, mi far il piacere di
accompagnarla. A proposito, non voleva, oggi, condurre
Sylvia all'Isdal? Ho paura che, con questa
brutta giornata, dovr rinunziarci... Da che parte
rimane?
- L... - rispose Sassenburg accennando il
Nord. - Per questa gita la signorina sar costretta
ad accettare la mia compagnia, dato che la valle
 accessibile da un solo lato... E bisogna conoscere
la strada, per trovarlo! -
Cos dicendo, dette una occhiata a Sylvia che, invece
di rispondere, continu ad accarezzare il cane.
- Isdal... - disse il Ministro, - vuol dire valle
di ghiaccio?...  un bel posto?
- No...  soltanto imponente... anzi, impressionante.
 uno dei luoghi pi selvaggi, intorno al
quale, naturalmente, si  formata una leggenda
di morte.
- Giusto... La raccontava ieri a Sylvia, ma io
leggevo i giornali e non ci ho fatto attenzione.
- Per mia fortuna! - esclam il Principe. -
Il suo sorrisetto ironico mi avrebbe fatto perdere
il filo del racconto. So bene che lei  un nemico
giurato del mondo leggendario!
- Penso che le novelle si addicono ai fanciulli,
ma non ai monti che circondano Raansdal! - replic
Hohenfels. - Noi uomini moderni, usciti
dalla minore et, non sappiamo che farcene delle
leggende e dei sogni. Viviamo nella realt.
- A casa nostra, s... ma non in mezzo a questi
monti, - ribatt Sassenburg. - A Raansdal,
la natura  ancora un enimma misterioso. Qui, sono
tutti buoni cristiani e si adonterebbero se qualcuno
ne dubitasse... ma nell'interno del loro cuore
c' ancora un posto per il potente Thor, l'antico
Dio dei norvegesi. Il parroco, naturalmente, non
lo deve sapere, ma quando implorano protezione
e successo per un lungo viaggio in mare... quando
sono minacciate le loro case o c' la mora tra gli
animali... non son pochi quelli che vanno di nascosto
all'Isdal, a rivolgere al Destino, davanti
all'iscrizione runica scolpita nella roccia, la domanda
fatale. -
Il Barone aveva ascoltato distrattamente, ma
alle ultime parole si fece attento.
- C' una iscrizione runica nelle vicinanze? Di
quale epoca?
- Della pi antica. La cosa la interessa, Eccellenza?
- S, come monumento storico. Da quando abbiamo
imparato a decifrare le vecchie iscrizioni,
abbiamo saputo molte cose sulle generazioni che
ci hanno preceduti.
- Nessuno  mai riuscito a decifrare questa!
 una delle pi grosse che sia precipitata a valle
tanti secoli fa e, date le sue proporzioni, non hanno
potuto cacciarla in un museo.
- Probabilmente si tratta di un mausoleo?
- Pu darsi... per, non  mai stata trovata
traccia di tomba, come non si  trovata la chiave
dell'iscrizione... La leggenda dice che  stato Thor
stesso a incidere la roccia quando fu costretto a
ritirarsi dal luogo dove gli offrivano i sacrifici. Ma
il popolo, penetra il mistero dei vecchi segni magici...
Chi nell'ora assegnata, pronunzia la parola
giusta, legge lo scritto... e il proprio destino. Ecco,
Eccellenza, per lei  soltanto una storiella da ragazzi.
Invece  l'avanzo di un passato glorioso,
nel quale ogni uomo libero era un lottatore e un
monarca assoluto sul suo pezzo di terra! Le possenti
forze della Natura erano temute o adorate...
Ah, dovevano essere dei bei tempi! Che cosa ci
offre, in compenso, il presente?
- La vita e i suoi doveri! - disse il Ministro.
- Lei  un uomo del presente, - rispose Sassenburg.
- Vive nella realt. Io fuggo volentieri la
sua luce cruda e spietata, per rifugiarmi nel vecchio
mondo pieno di sogni e di mistero...
- Non bisogna fuggire, ma rimanere al proprio
posto e resistere. - esclam il Barone. - Non
dovrebbe venir qui cos spesso, Alfred... Non capisco
come si possa vivere a lungo qua, dove la
vita si arresta e si dimentica perfino che esiste un
mondo!
- E lei che ne dice, signorina Sylvia? Ci resisterebbe
a lungo? -
La risposta fu breve e poco incoraggiante.
- Trovo che il babbo ha ragione. Non potrei vivere
lontana dal mondo. -
Sassenburg si morse le labbra, e il Ministro, forse
per troncare la conversazione, disse:
- Dunque, per oggi, della gita all'Isdal sar
bene non ne far di nulla. Minaccia. -
Si avvicin al tavolo e prese un giornale.
Sassenburg esit un istante, poi si avvicin a
Sylvia e le chiese a bassa voce:
-  in collera con me? -
La ragazza sembrava di cattivo umore. Non alz
gli occhi e, sempre accarezzando il cane, rispose:
- Perch mi ha denunziata al babbo?
- Perch stavo in pena e non riuscivo a farle
intendere ragione. Lei non conosce i pericoli dei
nostri monti! E dire che mi ero fatto una gioia
al pensiero di mostrarle io stesso i dintorni del mio
Alfheim!
- Me li mostra durante le nostre escursioni,
ma queste ore della mattina sono mie... la compagnia
mi disturba.
- Anche la mia? - chiese Alfred.
Lei lo guard fisso, poi disse con aria decisa:
- S, Altezza, anche la sua. -
Lui si raddrizz di scatto, visibilmente offeso.
- Non voglio disturbarla, signorina... Aspetter
i suoi ordini, in avvenire. -
Si inchin e usc dalla stanza.
Hohenfels non si era accorto di nulla, ma, vedendolo
uscire, chiese alla figliuola:
- Che cosa c'? Che cos'ha Alfred?
- Sua Altezza si permette di essere suscettibile...
- rispose questa con aria ironica.
Il Ministro aggrott la fronte.
- Temo che abbia ragione, - rispose. - Lo tormenti
sempre con le tue lune! Stai attenta. Alfred
non  un uomo energico... purtroppo! ma non 
tipo da star sotto come uno schiavo.
- Ne sei ben sicuro, caro babbino? Ti schieri
sempre dalla sua parte, e da qualche tempo lo
chiami Alfred.
- Per suo espresso desiderio... Quando ti deciderai
a fare altrettanto?
- Non lo so...
- Sylvia, vieni qua! - disse serio suo padre
attirando la figliuola vicino a s. - Sassenburg si
 gi dichiarato a Guntersberg, lo sai... Ti aveva
vista solo poche volte, tu sembravi molto indifferente
alle sue attenzioni. L'avere accettato il suo
invito  gi un mezzo impegno. Ti ho parlato chiaro
e ti ho lasciata libera di decidere. Possiamo accettare
questa lunga ospitalit solo se tu torni a
Berlino fidanzata con Alfred
- Lo so, babbo, - disse Sylvia senza scomporsi.
-  anche il tuo esplicito desiderio...
- S, lo desidero. Finch son vivo io la tua posizione
 assicurata... Quando per...
- Ma babbo! sei nel pieno vigore della vita...
- Ma non nel pieno delle mie forze! La malattia
della primavera scorsa, mi ha fatto riflettere
seriamente. Per quanto giovane, hai una posizione
di primo piano in societ, come figlia del Ministro.
Con la mia morte tutto cambierebbe. Su
Guntersberg non hai alcun diritto e il mio patrimonio
privato  molto esiguo, Sassenburg ti offre
una corona principesca e tutto quello che la vita
ha di pi bello. Inoltre, ti ama... Non mi sembra
il caso di esitare. -
Sylvia aveva ascoltato il padre fino in fondo senza
dar segno di agitazione. Non era la prima volta
che discutevano l'argomento! Il padre aveva sempre
parlato chiaro alla figliuola, e questa capiva
di non avere scelta... tuttavia disse con una punta
di impazienza:
- Se almeno non avesse sempre l'aria cos annoiata!
Credo che non ci sia nulla al mondo, che
lo interessi!
- Quando  con te,  un altro uomo.
- S... per lo meno si anima un po'! Spesso,
per, ricade nelle sue fantasticherie... come le
chiami tu! -
Il Ministro disse evasivamente:
- La disgrazia di Alfred  stata quello di esser
nato principe. Ha sempre vissuto come pi gli
piaceva, senza uno scopo fisso, una mta. Ora ha
preso una passione per il Nord e viene tutti gli
anni a passare l'estate tra le sue rocce e le sue
iscrizioni runiche. Sylvia, conto sulla tua influenza
per ricondurlo alla realt. -
La ragazza non sembrava troppo entusiasta del
compito che le veniva assegnato, e rispose con aria
decisa:
- In ogni modo ci stabiliremo a Berlino, perch
da te, babbo, non mi voglio separare. Il Principe
ha a noia la capitale, lo so... Preferisce, per sei
mesi, correre i mari con la sua Aquila Marina, e
gli altri sei rinchiudersi in questa specie di clausura
che si chiama Alfheim. A questo, per, deve
rinunziare! -
Hohenfels sorrise fugacemente.
- Voglio... deve... E se non volesse? -
Sylvia lo guard, sorpresa. Evidentemente, non
aveva mai pensato a questa eventualit! Poi disse:
- Babbo, vogliamo fare la prova? Far i miei
patti... Credi che non li accetter?
- Sylvia, basta! Con un futuro sposo, non si
scherza! Tienlo bene in mente. -
Sylvia non rispose. La venuta di un cameriere con
la posta pose fine alla conversazione.
Il Ministro gett una occhiata alle lettere che gli
erano indirizzate, poi si alz per ritirarsi nella sua
camera.
- Dunque siamo intesi: tu non andrai pi sola,
a girovagare tra i monti, - disse alla figliuola prima
di uscire dalla stanza. - Sylvia, me lo devi promettere. -
La ragazza si mise sugli attenti e port la mano
alla fronte.
- Ai suoi ordini, Eccellenza! Quando il mio severissimo
padre emana un ukase, bisogna obbedire.
E ora, ti saluto e vado a vestirmi per uscire! -
Gett i bracci al collo del padre, con mossa affettuosa.
- Babbino, sono proprio tanto cattiva da meritare
questa sgridata? -
Hohenfels la guard e sorrise.
- S, molto cattiva, - disse. - Sei una bambina
testarda e capricciosa! -
Il tono era tenero, affettuoso... E il gesto col quale
attir la figliuola a s e la baci, diceva chiaramente
che era la gioia della sua vita.
Un'ora dopo Sassenburg entr nella stanza del
suo ospite e lo trov che sbrigava la corrispondenza.
-  gi di ritorno dalla sua passeggiata? - chiese
il Ministro. -  stata molto breve.
- Purtroppo ho dovuto rinunziarci, - rispose il
Principe. - Mi scusi, Eccellenza... Non sapevo che
fosse gi al lavoro.
- Oh, non c' fretta! - lo assicur Hohenfels,
allarmato dal tono e dall'aspetto del Principe.
- Dove  Sylvia?
- A spasso... da oltre mezz'ora.
- Sola? Glielo avevo proibito!
- Si  fatta accompagnare da Rolf, il mio cacciatore.
 un uomo che conosce i monti... Per questo
lato, non c' pericolo. -
La fronte del padre si rannuvol. Si capiva che
non era disposto ad accettare questa interpretazione
del suo divieto!
- Che cosa  accaduto? - chiese.
Sassenburg si strinse nelle spalle.
- Niente di particolare! Mi sono dovuto scusare
presso la signorina di non essere in grado di accompagnarla
fuori. Mi era preso un forte mal di
testa... all'improvviso...  un fenomeno nervoso a
cui vado soggetto! Le ho fatto osservare nello stesso
tempo che la stagione era incerta e la consigliavo
di restare a casa... Allora lei ha pregato Rolf di
accompagnarla. Probabilmente sar andata all'Isdal!
- Che idea! - esclam Hohenfels involontariamente.
- Eppure Sylvia sapeva che lei desiderava
fargliene gli onori.
- Proprio per questo! La signorina non desiderava
la mia compagnia; quella del mio sottoposto
le  pi gradita. -
Nel tono col quale furono pronunziate queste parole
vibrava una profonda amarezza.
Il Ministro disapprovava la condotta della figliuola
ma non ritenne opportuno farlo vedere.
- E lei, si capisce, si  rassegnato! - esclam.
- Se continua cos, non ottiene nulla. Doveva insistere
per accompagnarla, come mi ero fatto un dovere
di precisare.
- Dovrei, forse, impormi?
- Eh, via! Sylvia non va presa sul serio. Ha i
suoi capricci e le sue lune, come una bambina. Avrei
dovuto esser pi severo con lei, ma le circostanze
me lo hanno impedito... Quando si trema continuamente
per la vita di una figliuola unica... come 
possibile mostrarsi severi?
- E, in un secondo tempo, lei  diventato Ministro.
Le sar rimasto poco tempo da dedicare alla
famiglia.
- Proprio cos. Nei rari minuti che avevo liberi,
Sylvia mi ha fatto dimenticare, con le sue carezze,
i gravi pensieri e la stanchezza. Lo so, ho trascurato
alcuni lati, della sua educazione... Toccher al
futuro marito a riparare. Il suo compito non sar
facile, lo riconosco. -
Il Principe si era seduto e aveva appoggiato la testa
sulla mano.
- Crede che io sia l'uomo adatto per questo
compito?
- Come  ora... no! - disse Hohenfels con franchezza.
- Ora? Alla mia et non si cambia.
- Neanche quando si tratta di conquistare l'amore
di una giovane sposa?
- L'amore! - ripet Alfred in tono cupo. -
Crede che Sylvia sia capace di amare?... Io no!
In un primo tempo ho sognato di risvegliare teneri
sentimenti nella sua anima addormentata... Ora
so che non  possibile. Quando la guardo, penso alle
sirene delle nostre leggende... possono sedurre e
mandare in perdizione... ma amare non possono,
perch non hanno anima!
- Molto poetico, ma assai poco lusinghiero per
la mia figliuola! - disse il Ministro con freddezza.
- Se la sirena lo spaventa...  ancora libero, Altezza!
- Eccellenza, - esclam Sassenburg, -  stato
lei a impormi di aspettare e di tacere, quando le
ho chiesto Sylvia in sposa. Deve essere mia! Non
posso, finalmente, averne la certezza? Non immagina
che cosa vuol dire amare alla mia et.  come
se avessi ritrovato la giovent. Non so se Sylvia
mi render felice. So solo che  la vita della mia
vita... -
Il Ministro scosse la testa con aria perplessa.
Non riusciva a capire un amore cos violento e appassionato,
ma era lusingato all'idea che la figliuola
fosse amata fino a quel punto.
- Se  cos, Alfred, interroghi il suo destino, -
rispose il Ministro col tono benevolo e familiare
di prima. - Se veramente vuole, avr quello che
desidera. -
Una piega amara si disegn sulle labbra del Principe.
- Forse... non per nulla mi chiamo Alfred Sassenburg!
Ma la lascio al suo lavoro. Arrivederla! -
E usc dalla stanza.
Hohenfels lo segu con gli occhi e si strinse nelle
spalle.
- Sognatore! Alla sua et e con la sua esperienza
dovrebbe essere pi positivo... Ma ci sono
uomini che non lo diventano mai. Lui e Joachim...
non hanno mai concluso nulla! -


Capitolo 12.

Sylvia veniva avanti sul sentiero stretto e ripido
insieme al suo accompagnatore.
Il vecchio norvegese faceva parte del personale
del Principe e, stando spesso a contatto con la
servit, aveva imparato un po' di tedesco e faceva
del suo meglio per farsi capire. Se non vi riusciva,
ricorreva alla sua lingua nativa, eccitando l'ilarit
della Baronessina.
Quelle passeggiate in alta montagna, nei dintorni
di Alfheim, erano una vera gioia per Sylvia. Era
in procinto di andare all'Isdal, quella valle misteriosa
che Sassenburg si faceva gioia di mostrarle...
ma non con lui!
Camminarono una buona mezz'ora, accompagnati
da un mormorio sordo che and facendosi via via
pi forte e pi distinto. Poi, improvvisamente, il
sentiero cess e gli abeti si diradarono.
Erano all'imbocco di una valle circondata da
rocce gigantesche, con il suolo ricoperto di grossi
frammenti di pietra.
In fondo, dove la valle si chiudeva, una massa
d'acqua scendeva, rapida, dall'alto, riempiendo con
il suo frastuono tutta la vallata che poi attraversava
a guisa di torrente spumeggiante.
Tutto intorno, sulle cime e in mezzo alle rocce,
luccicavano, bianco azzurrognoli, i ghiacciai.
Sylvia si arrest, colpita.
-  questo, l'Isdal? - si affrett a chiedere.
- Conosco la via per arrivare alla cascata. Aspettatemi
qui. -
Il vecchio cacciatore la guard, un po' sorpreso,
ma non stava a lui discutere gli ordini. Se la signorina
voleva andar sola fino alla cascata, che
andasse pure! Non aveva molto cammino da fare
e non poteva sbagliare strada.
Sylvia prosegu da sola.
Segu il corso del torrente, lungo il quale era
tracciato una specie di sentiero, in mezzo a un
mare di pietre e di rocce che sembravano spuntare
dal terreno.
Il luogo era ancora deserto e selvaggio come
quando, molti secoli prima, il monte era franato
distruggendo ogni segno di vita. Forse aveva avuto
origine da quell' immane catastrofe, la leggenda
che tutti conoscevano, a Raansdal, e che Sylvia
aveva udita dalle labbra del Principe, il giorno
prima.
L'Isdal era, anticamente, una valle fertile con
prati verdi, foreste e citt fiorenti. La pi bella
di tutta la regione, poich Thor, lo sterminatore
dei giganti era il suo protettore e ne teneva lontano
tutte le potenze maligne.
In mezzo a questa valle sorgeva una citt a lui
dedicata, nella quale gli venivano offerti sacrifici.
Con l'avvento del Cristianesimo, tutto cambi.
Furono distrutti i templi, spezzate le are, abbattuti
gli alberi sacri, e in loro vece fu inalzata una
Croce.
L'ora fatidica suon anche per i monti di
Raansdal...
Vennero i nuovi sacerdoti e fu predicato il Vangelo.
Anche l, il santuario di Thor fu distrutto
e il popolo si inginocchi davanti al segno del Salvatore.
Ma il vecchio Dio nordico si sdegn con gli abitanti
della citt santa. Il tuono rimbomb, i lampi
solcarono il cielo e la cima pi alta dei monti
che circondavano il luogo sacro, sotto la spinta
della mano potente di Thor, precipit a valle, seminando
il terrore e distruggendo ogni segno di
vita.
Poi venne il gelo. Le nebbie presero possesso
della valle desolata dove regnava solo la distruzione
e la morte.
Nel punto dove un tempo c'era l'ara di Thor,
si ergeva un masso gigantesco sul quale spiccavano
dei caratteri runici che nessuno era riuscito
a decifrare.
Thor stesso li aveva scolpiti prima di ritirarsi
per sempre dal suo santuario e, da allora in poi,
il popolo aveva chiamato Isdal la valle circondata
dai ghiacciai.
Era una leggenda strana e triste, come tutte le
leggende nordiche, e non era fatta per piacere a
Sylvia che era venuta l per pura e semplice curiosit.
Era una storia di morte e di dolore e Sylvia
l'aveva ascoltata senza particolare interesse... Ma
ora, guardandosi intorno, fu colpita dal cupo mistero
del luogo.
Improvvisamente Sylvia si arrest, sorpresa!
A un centinaio di passi di distanza, c'era un uomo.
Era vestito da cacciatore e le volgeva le spalle.
Forse faceva la posta a qualche selvaggina, perch
era immobile come una statua... Infatti, avvicinandosi,
Sylvia si accrse che aveva il fucile.
Quell'uomo l'aveva colpita a prima vista, come
qualche cosa di familiare... Poi ogni dubbio spar:
era suo cugino, l'orso del Nord.
Bernhard era ritto, un po' discosto dal sentiero,
ai piedi di un masso che sembrava incatenare tutta
la sua attenzione.
Si accrse di non essere pi solo quando Sylvia
si ferm alle sue spalle e lo chiam per nome.
- Bernhard! -
Il giovane trasal, ma lasci passare alcuni
istanti prima di voltarsi. Il suo volto aveva una
espressione strana... vi si leggeva una specie di
terrore che spar solo quando riconobbe la cugina.
- Sylvia?... Tu? - esclam, sorpreso.
- Ti ho fatto paura? - rispose lei in tono
scherzoso. - Sono sicura che ti aspettavi di vedere
un fantasma... -
Bernhard si era gi ripreso, ma lasci passare
lo scherzo senza rilevarlo.
- Come mai ti trovo qui? Sei sola?
- Non proprio... Laggi c' un cacciatore di
Alfheim. Son voluta venir sola fino alla cascata
o meglio... Ah, ecco l la pietra runica! La riconosco
alla descrizione. -
Aveva sollevato per caso gli occhi sulla roccia
che aveva accanto. Era un frammento che sorpassava
in altezza tutti gli altri. Come questi era
frastagliato, squarciato, e il muschio cresceva
nelle sue fessure. Ma da un lato era piano, liscio,
ed era attraversato da ogni sorta di linee
e di segni strani... Erano gli antichi e misteriosi
caratteri runici.
- Ieri, il principe Alfred, mi ha raccontato la
leggenda dell' Isdal, - spieg Sylvia avvicinandosi
alla roccia per vederla meglio. - Tu, naturalmente,
la conosci bene...
- S... Ci sono molte leggende simili! Ma, non
volevi vedere la cascata? Vieni, ti accompagno.
- Pi tardi. Prima voglio vedere il ricordo che
ci ha lasciato Thor.  vero che non sono mai riusciti
a leggere questa iscrizione? -
Bernhard si strinse nelle spalle.
- Cos almeno si dice. I signori scienziati si
son lambiccati il cervello e hanno portato via copia
su copia... senza arrivare a nulla! Probabilmente,
questi segni minuti e messi l alla rinfusa
sono illeggibili. Per noi profani, del resto, la cosa
non ha interesse.
- Come, non ti interessa? - chiese Sylvia sorpresa.
- Tu, con la tua grande predilezione per
il Nord...
- Per la sua natura, non per le vecchie pietre
e iscrizioni.  molto pi interessante quella cascata!
Vieni, ti condurr in un punto da dove potrai
ammirarla in tutta la sua maest, senza bagnarti.
Ne vale la pena, te lo assicuro! -
Il tono ansioso, impaziente, col quale fu formulato
l'invito, mise Sylvia sull'attenti. Sembrava
quasi che il cugino volesse allontanarla da quel
luogo che poco prima lo teneva incatenato.
Bast questo sospetto per far nascere in lei la
voglia di non cedere... Infatti, invece di seguire
il cugino, Sylvia si sed sopra una delle tante pietre
che aveva intorno.
- No, ho camminato molto e sono stanca. La
cascata  bellissima anche vista di qui... anzi, pi
bella, perch da vicino non si vedono gli spruzzi
d'acqua polverizzata. Preferisco non muovermi. -
Bernhard non disse nulla, ma rimase l, con tutti
i segni di una irritazione a stento repressa.
Perch mai vuole allontanarmi da quella pietra?
si chiese la ragazza.
Sylvia era vestita molto semplicemente, ma aveva
appuntate sul petto due rose appena sbocciate
e di una rara bellezza. Gliele aveva mandate il
Principe quando le aveva fatto sapere di non poterla
accompagnare fuori, quasi a scusarsi e a invitarla
a rinunziare... Sylvia si era appuntata sul
petto le rose ed era andata all'Isdal... senza
di lui!
Seduta su una rozza pietra, con le mani strette
intorno ai ginocchi e il capo gettato leggermente
indietro per meglio godere la vista della cascata,
era una visione non certo meno affascinante di
quando era apparsa, bianco-vestita, sulla tolda dell'Aquila Marina.
- Non ci siamo pi visti da quando siamo sbarcati
a Raansdal, - disse. - Avevi detto che non
saresti venuto ad Alfheim, ma Kurt Fernstein, a
quel che sembra, ha creduto di dover seguire il tuo
esempio. Anche lui non si  fatto vivo.
- Non mi sono certo permesso di dettar legge al
mio amico, - rispose Bernhard brevemente. - Del
resto, credo che verr domani... almeno cos mi ha
detto.
- E tu, naturalmente, resterai a Edsviken? Il
Principe dice che  un'antica dimora signorile caduta,
in un secondo tempo, in mano di contadini,
che tu hai restituita alla sua primitiva destinazione.
Ho una gran voglia di venirti a trovare! -
Bernhard le lanci una rapida occhiata. Evidentemente
non capiva se Sylvia scherzava o faceva sul
serio...
- A che scopo? - chiese bruscamente.
La ragazza si mise a ridere.
- Caro signor cugino, lei  davvero un modello
di galanteria! Vedi un po'... Dico che ho intenzione
di venirti a trovare e mi chiedi: A che scopo?
come se per te fosse un disturbo!
- Scusami, ma non riesco proprio a capire perch
vuoi venire a Edsviken, - spieg Bernhard.
- Avr pure il diritto di fare una visita a mio
cugino! Siamo vecchi amici... fin dall' infanzia...
- Vecchi nemici, vuoi dire... questo s! -
Sylvia sorrise.
- Oh, quelle erano ragazzate! Tu eri un ragazzo
ribelle e molto orgoglioso della forza dei tuoi muscoli...
io, invece, ero una creatura debole, malaticcia.
Di creature come ero io, non sapevate che
cosa farvene nei vostri paesi nordici, liberi e selvaggi...
- Te ne rammenti ancora?
- S! -
Sorrideva, ma i suoi occhi avevano una espressione
strana, minacciosa.
- Dovetti pagar cara la mia sgarberia! - rispose
in tono scherzoso, - fui mandato in punizione
a Ottendorf, e per mesi fui in disgrazia presso lo
zio. Del resto, ora ti faccio le mie scuse... Ci hai
dimostrato di non temere il mare e le sue furie.
Sull'Aquila Marina sei apparsa a tutti come la dea
della Tempesta!
- In codesta espressione riconosco il principe
Sassenburg... Sbaglio? Ha spesso di questi estri poetici.
E tu, non ti occupi di poesia?
- No! Me ne manca il tempo e la voglia. -
La risposta suon tutt'altro che cortese. Si capiva
che il giovane doveva fare un grande sforzo
per continuare la conversazione.
Sylvia aveva capito benissimo che Bernhard mordeva
il freno, ma faceva finta di non accorgersene.
E poich sapeva che, da ragazzo, odiava esser
guardato fisso non gli toglieva gli occhi d'addosso!
- Di' un po', caro cugino, sei sempre cos cortese? -
chiese ridendo. - Oppure io sola ho il privilegio
di vederti nella piena effusione della tua
rudezza! nordica? Sarai un marito insopportabile!
Perch non ci hai presentato la tua fidanzata?
Non la conosciamo ancora. -
Era la prima volta che veniva accennato al fidanzamento
di Bernhard! Sull'Aquila Marina nessuno
ne aveva parlato e il giovane, altero e suscettibile,
se l'era legato a dito.
- Mi credi davvero capace di una simile mancanza
di tatto?
- Mancanza di tatto? Siamo i tuoi parenti pi
stretti.
- Che fino ad oggi hanno ignorato il mio fidanzamento!
L'ho partecipato, come era mio dovere,
allo zio, come a suo tempo gli partecipai le mie dimissioni
dalla Marina... ma non ho avuto una parola
di risposta! -
Sylvia si strinse nelle spalle.
- Sei stato insubordinato, e questo il babbo non
te lo perdona. In quanto al tuo matrimonio, non
puoi pretendere che sia contento di veder Guntersberg
passare a un altro ramo della famiglia. In
ogni modo...  un gentiluomo, e avrebbe accolto la
sua futura parente con tutti i riguardi.
- Probabilmente con gli stessi che ha usato a
me quando  arrivato a Raansdal! Ho voluto risparmiare
a Hildur un'accoglienza simile.  gi
troppo che abbia dovuto sopportarla io! -
La ragazza aggrott la fronte. Non ammetteva
che suo padre fosse criticato in sua presenza!
Per alcuni istanti si ud solo il rumore della cascata
che riempiva la valle deserta.
- Sylvia,  tempo che tu pensi a tornare a
casa, - disse finalmente Bernhard. - Alfheim 
distante due ore da qui. La pioggia ti sorprender
per via e..
- Rolf ha il mio impermeabile e il mio ombrello,
- lo interruppe lei. - Sono pi che sufficienti.
- Dove hai lasciato Rolf? All' ingresso della
valle? Ti accompagno... Il sentiero che segue il
Raan  melmoso e malsicuro. Andiamo? -
Il tono era di nuovo impaziente come prima. Sylvia
si alz, ma le sue labbra si aprirono a un sorrisetto
ironico.
- Vuoi proprio che me ne vada! - esclam.
- Si direbbe che tu solo hai diritto di rimanere
qui.
- Che cosa ti viene in mente? Non ho affatto
l'intenzione...
- Di mandarmi via? Eppure si direbbe che  il
tuo pi ardente desiderio! Vuoi esser solo con la
tua misteriosa iscrizione runica? Quando sono arrivata
eri assorto in una vera e propria meditazione
e, naturalmente, la presenza di una profana
come me, ti ha disturbato. -
Bernhard non rispose. Era visibilmente irritato
e, quando la cugina si mosse per guardare un'altra
volta la pietra leggendaria, le attravers rapidamente
il passo, quasi a impedirle di avvicinarsi.
- Come sei superstizioso! - disse. - Credi sul
serio a questa vecchia storia? Non l'avrei mai creduto. -
Un lampo di collera guizz negli occhi di Bernhard.
- Sylvia, non ridere! - grid col volto contratto
dall'ira.. O era dolore represso?
Chiunque altro avrebbe smesso di scherzare...
Sylvia, no! In lei si era acuito l'antico desiderio
di pungere il cugino, di tormentarlo.
- Che aria feroce! - esclam. - Sembri Thor
in persona, e stai cost come se tu volessi difendere
con la tua vita il suo legato. Dicono che codesta
iscrizione misteriosa sia indecifrabile... Che solo
chi pronunzia la parola giusta nell'ora indicata
vi legge, improvvisamente e in modo chiaro, il suo
destino... Come vedi, sono bene addentro nella leggenda.
Hai forse gi pronunziato la parola fatale?
Hai letto l'iscrizione? -
Cos dicendo la ragazza lo guardava con i suoi
begli occhi profondi dall'espressione enimmatica.
La risposta di Bernhard suon rude e cupa.
- Io, no... ma uno che conosco, s!
- Ah!... E che cosa vi ha letto?
- La morte! -
La lugubre parola, pronunziata in quel modo e
in quel luogo, faceva passare la voglia di scherzare.
Sylvia ammutol e un brivido gelato le corse nelle
vene... ma si riprese subito, e un sorriso lieve, dolce
ed offensivo nello stesso tempo, le guizz sulle
labbra.
- Mi vuoi spaventare con le tue storielle truci,
come quando mi descrivesti una tempesta? Per dire
il vero tutte queste fantasie, questi miti come
li chiama il principe Alfred, mi lasciano molto indifferente.
In ogni modo, spero che Thor sar cos
cortese da farmi leggere qualche cosa di pi roseo
di quello che hai detto tu. Mio Dio, Bernhard, hai
un viso da far paura!  pericoloso, oggi, starti vicino.
Mi permetterai, spero, di portarmi via un
ricordo... -
Si chin per strappare un ciuffetto di muschio
che cresceva ai piedi dell' iscrizione runica, ma
Bernhard le afferr la mano e gliela tir bruscamente
indietro.
- Lascia! Non toccare quella pietra!  macchiata
di sangue... L  morto mio padre. -
Un grido di terrore sfugg dalle labbra della ragazza
che, subito, si tir indietro, esterrefatta.
- Lo zio Joachim?
- S!  caduto su quel muschio, in un lago di
sangue... con gli occhi vitrei rivolti verso l'alto...
L'ultimo suo sguardo  stato per quei segni misteriosi.
- E... e me lo dici solo ora?
- Perch mi ci hai costretto. Hai ancora voglia
di ridere e di scherzare? -
Sylvia era diventata pallida come una morta e
si era tirata indietro di alcuni passi.
- Il babbo... lo sa?
- No. Sa solo che suo fratello  sepolto nel cimitero
di Raansdal. Soltanto Harald Thorvik e io
conosciamo il luogo dove  caduto...
-  stato un incidente di caccia, lo so... - disse
Sylvia con un filo di voce. - Eri presente quando
 accaduto? -
Bernhard scosse la testa con aria cupa e si volt
da un'altra parte.
- No, giravo nel bosco col fucile... Harald, invece,
era entrato allora allora nell' Isdal. Torn
indietro di corsa e mi chiam per portarmi... da
un morto! -
Le parole uscivano sommesse, quasi controvoglia,
dalle sue labbra. La sua voce tremava, pi per il
rancore che per il dolore!
Erano trascorsi dieci anni da quando il giovinetto
si era visto distruggere il suo idolo... da quando
aveva saputo che il padre, profondamente amato,
si era separato da lui volontariamente, e l'aveva
lasciato solo. La ferita non si era ancora rimarginata.
Il rumore della cascata e il gorgoglo del torrente
si era fatto pi forte. Nell' Isdal, cos vuota,
cos morta pochi minuti prima, si era ridestata,
sinistra, la vita.
Voci spettrali si alzavano a dominare lo scrosciare
dell'acqua e il sibilo del vento. Erano voci
selvagge, sinistre, misteriose, come i vecchi segni
scolpiti nella pietra.
Bernhard era ancora immobile, con le braccia incrociate.
Quelle voci, per lui, non erano nuove.
Ora le udiva anche Sylvia. Pur rabbrividendo,
la ragazza era irresistibilmente attratta ad ascoltare
il loro linguaggio sconosciuto.
-  morto solo? - chiese con voce tremula, angosciata.
- Non gli eri vicino nei suoi ultimi
istanti? -
Bernhard strinse i denti. L'interesse che mostrava
Sylvia era un tormento per lui... come, del
resto, tutto il discorso! Bisognava troncarlo ad ogni
costo... Per arrivarci, fece ricorso alla sua proverbiale
durezza!
- Lascia stare! - esclam. - Non lo conoscevi
neppure. Che ti importa come  morto?
- Che mi importa? Era l'unico fratello di mio
padre.
- Un reietto, un reprobo, il cui nome in famiglia
era sinonimo di scandalo! Chiss quante volte
te lo avr detto tuo padre. Oh, non era tenero per
il suo unico fratello!  stato lui a relegare quel
giovane dalla testa calda a Guntersberg - a stringere
quell'unione disgraziata, ad aizzare i genitori
contro il loro prediletto...
- Non dir nulla contro mio padre! - lo interruppe,
impulsivamente, Sylvia. - Ha cercato di
salvare suo fratello, di serbarlo alla patria, alla
famiglia... Come ha fatto per te! Non avete voluto
dargli retta...  affar vostro! Ma non dovete rimproverarlo.
Non lo permetto! -
In un primo momento Bernhard guard, sorpreso,
la cugina. Non la credeva capace di una difesa
cos energica! Poi, per, rise con aria beffarda.
- Dovrei, secondo te, ringraziarlo per la sua
paterna educazione? Ero un ragazzo indomito, cresciuto
liberamente in mezzo ai monti e sul mare...
Non conoscevo catene n la costrizione di quattro
mura. Lui mi ha rinchiuso a Rotenbach, in quella
prigione modello, fatta apposta per domare i ribelli...
se  necessario, anche con la forza! Non
son riusciti a domarmi, ma ho imparato a tacere
e ad aspettare la mia ora. Lo zio ha sempre voluto
imporre a tutti la sua volont. Soltanto il suo fratello
non si  lasciato imporre, e neppur io mi inchino
davanti a lui! Oh, s, puoi essere orgogliosa
di tuo padre! -
Era uno sfogo violento e nello stesso tempo una
vendetta che Bernhard si prendeva per le beffe spietate,
se pur involontarie, della cugina. Anche lui
voleva ferire... e vi riusc!
Sylvia si ribell in pieno.
- E perch non dovrei esserlo? - esclam con
gli occhi lampeggianti. - Per merito suo, il nome
degli Hohenfels  conosciuto in tutto il mondo e
sopravviver a lui e alla sua stirpe. Tutti guardano
a lui... tutti lo stimano. Certo che sono orgogliosa
di essere sua figlia! Che cosa ha raggiunto tuo padre
nella vita? Che cosa sei tu, nel tuo Raansdal,
dove vuoi vivere e morire? -
Bernhard si era tirato indietro di un passo.
Era quella la ragazza seducente che aveva sempre
un sorriso sulle labbra? La ragazza sempre
pronta a schernire, la cui bellezza sembrava nascondere
un aculeo che lusingava e feriva, nello
stesso tempo?
Oh, come gli appariva diversa da come l'aveva
creduta!
- Che cosa sei, tu, nel tuo Raansdal?- gli aveva
detto.
Avrebbe voluto ribellarsi, ma non aveva armi per
combattere la verit.
S, che cosa era lui, a Raansdal? Uno dei tanti...
E un altro Hohenfels, invece, aveva raggiunto le
vette pi alte della notoriet!
- Vogliamo continuare il dissidio dei nostri padri? -
chiese con asprezza. - Quando venni in
Germania eri una bambina. Non puoi sapere quello
che mi ha fatto tuo padre. Tu non lo conosci...
Io, s.
- Credi di conoscerlo? - chiese Sylvia. - L'hai
sempre costretto a irrigidirsi contro la tua ostinazione.
Sai se gli  stato facile, o no? Aveva soltanto
me, una povera bimba debole e malaticcia
che gli procurava solo pene e preoccupazioni. Mia
madre amava la vita di societ. Non aveva tempo
da dedicare a me. Mi abbandonava alla mia governante
e alla mia infermiera. -
Un'amarezza profonda vibrava in queste parole...
Poi, bruscamente, la sua voce si fece tenera e dolcissima.
- Il babbo, invece, non mi ha mai abbandonata.
Quante volte mi ha preso tra le braccia per calmare
i miei pianti! Quante volte me lo son visto accanto
al letto, la notte, nel dormiveglia! Certo, ora che
sono guarita, spesso  molto severo con me... ma
da lui, accetto tutto! -
Bernhard non rispose. Il suo mutismo fece capire
a Sylvia di essersi lasciata trascinare troppo
oltre. Volt il capo bruscamente e tronc il discorso.
- In avvenire, sar bene evitare questo argomento,
- disse. - Non permetto a nessuno di criticare
il babbo davanti a me, e il tuo ostinato silenzio
mi fa capire che non sei disposto a rinunziare
ai tuoi rancori.
- Sbagli, - rispose Hohenfels, -  la sorpresa
che mi rende muto. Mi chiedo quale  il tuo vero
volto. -
Lei sorrise, l'antico sorriso malizioso e beffardo.
- Quello cattivo, cugino Bernhard! Posso essere
molto, molto cattiva con tutti, fuorch col babbo.
- Non ho paura.
- Tanto meglio!... Ah, vien fuori il sole! Guarda
che bellezza! -
Era davvero uno spettacolo eccezionale. Il cielo
era ancora pi cupo e pi minaccioso di prima,
ma il sole era uscito improvvisamente dalle nuvole,
in tutto il suo splendore, tingendo di viva fiamma
le cime dei monti, la cascata, il torrente spumeggiante.
Fu questione di pochi minuti... poi la luce si
spense e l'Isdal ricadde nell'ombra, nel gelo e nella
morte.
Una voce chiam di lontano... Era quella di Rolf,
il cacciatore, che, non vedendo tornare la sua protetta
era venuto a cercarla. Quando la vide con
il signore di Edsviken, si ferm.
- Rolf, vengo subito! - rispose Sylvia facendogli
cenno di aspettarla.
Poi si volt al cugino.
- Non importa che tu mi accompagni. La mia
guida mi  venuta incontro. Addio, Bernhard!
- Addio! - rispose lui facendosi da parte per
lasciarla passare.
Sylvia gett un ultimo sguardo alle lettere runiche,
poi si tolse dal petto le rose e, senza dir parola,
le pos sul muschio, ai piedi della roccia.
Poi and via, senza guardare indietro, e raggiunse
Rolf. Poco dopo, scomparve con lui dietro
le rocce.
Bernhard era rimasto immobile al suo posto. La
pietra fatale si ergeva cupa davanti a lui, ma l,
dove aveva appoggiato il capo l'infelice che si era
tolta la vita, spiccavano, fresche e profumate, due
rose... Il figlio le fissava, come se non potesse rivolgere
altrove lo sguardo!
Il ghiacciaio che alimentava il Raan era scomparso
nella nebbia e la cascata si intravedeva appena.
Dalle nuvole che pesavano sulla valle, uscivano
tuttora i sospiri, i sussurri, le voci che parlavano
una lingua sinistra e sconosciuta.
Forse narravano l'antica leggenda dell' Isdal, del
suo scritto misterioso e indecifrato.
Ad occhi mortali non si svelano, i segni di Thor...
ma solo a chi pronunzia la parola giusta, nell'ora
a ci destinata.
Chi conosce l'ora e la parola, vi legge dentro,
chiaramente, inesorabilmente, il proprio destino...
la vita o la morte!
  
Capitolo 13.

Il giorno dopo Kurt Fernstein and infatti ad
Alfheim e, insieme ai saluti di suo padre, port
la notizia del fidanzamento della sorella.
Il laureato in agraria, il genero in erba, aveva
fatto la sua dichiarazione ed era stato accettato.
Il vecchio Fernstein era fuori di s per la contentezza
di aver trovato un genero che avrebbe sostituito
il figlio ribelle e aveva scritto al suo amico
Hohenfels, cantando su tutti i toni le lodi del fidanzato
di Katchen.
Ad Alfheim, la notizia fu accolta da tutti con
gioia. Sylvia e Katchen erano amiche e Hohenfels
sapeva come stava a cuore al vecchio Fernstein la
sorte di Ottendorf! Fece dunque i suoi auguri con
volto sorridente, ma nell' intimo del suo cuore era
profondamente amareggiato dal pensiero che il suo
Guntersberg, dopo il matrimonio del nipote con
Hildur Eriksen, sarebbe andato in mano di parenti
lontani.
Bernhard fu rammentato solo di sfuggita da Kurt,
che scus l'amico presso il padrone di casa con un
pretesto qualsiasi, e a Sylvia che sembrava non
aver detto di averlo incontrato all' Isdal, la sera
prima.
Alcuni giorni dopo, e precisamente, la domenica
mattina, Bernhard e Kurt andarono a Raansdal
per ascoltare la Messa. Philip Roder li incontr per
via e si un a loro.
Era ancora presto perch Bernhard, prima di
andare in Chiesa, voleva fare visita a Harald Thorvik
per non farsi dire una seconda volta che si vergognava
ad entrare in casa sua e a farsi vedere
amico del timoniere dell'yacht principesco. Aveva
fatto in modo, per, di aver solo un quarto d'ora
a sua disposizione.
Appena Philip Roder si trov solo col tenente
Fernstein, gli disse in tono solenne:
- Sono contento di trovarmi, finalmente, a quattr'occhi
con te, caro Kurt! Sembra che tu ti sia
permesso delle libert... strane... a proposito delle
quali desidero aver da te una spiegazione.
- Che cosa  accaduto? - chiese sorpreso Kurt.
- Cose strane... una spiegazione... non capisco.
- Spero che si tratti di un equivoco, - prosegu
Philip in tono risentito. - Prima di tutto...
che cosa hai detto a Christian Kunz a mio riguardo?
Mi ha portato un unguento dichiarando che l'avrei
trovato portentoso per i miei dolori reumatici. Non
ho mai sofferto di dolori reumatici in vita mia!
Sono sano come una lasca. -
Il giovane ufficiale trattenne a stento una risata.
Ricordava perfettamente la conversazione avuta con
Christian, ma non era preparato a un resultato di
quel genere!
- Ecco che cosa vuol dire sforzarsi di fare del
nostro meglio per elevare la mentalit degli ignoranti! -
disse. - Ho cercato di spiegare a Kunz
le tue malinconie e lui ha scambiato queste con i
dolori reumatici... l'unico male, probabilmente, che
conosce! Del resto,  addirittura commovente constatare
il buon cuore di questo giovane! Se fossi
in te adoprerei l'unguento... non foss'altro per riconoscenza!
Pu darsi che sia efficace anche negli
stati angosciosi.
- Risparmiami i tuoi scherzi, - continu Roder.
- Gi, di te non mi fido pi! Anche con la
signorina Lundgren hai tenuto un contegno scorretto
traducendole cose che io non avevo detto! Mi
hai addirittura cambiato le parole in bocca.
- Come fai a saperlo? - lo interruppe Kurt.
- Hai imparato da un momento all'altro il norvegese?
Non sapevi mettere insieme dieci parole e,
in casa del parroco, nessuno parla tedesco.
- Christian, per, parla l'uno e l'altro e, per
lo meno, traduce con esattezza... Cos, almeno, dice
la signorina Lundgren!
- Ah... capisco!... -
Kurt, infatti, cominciava a capire...
Christian andava spesso in casa del parroco e
Inga, che evidentemente cominciava ad avere qualche sospetto,
si era servita di lui per mettere in
chiaro le cose. Aveva scoperto cos fino a che punto
erano state libere le traduzioni del signor Tenente!
- Tu hai continuato a parlarle del mio amore
tradito, - prosegu Philip che era stato illuminato
da Inga solo a met, - a dirle che ero infelicissimo.
E invece non ricordo quasi pi quella
disgraziata storia!
- Ma sai che mi scandalizzi? - disse Kurt in
tono di rimprovero. - Quattro settimane fa mi hai
dichiarato che l'amore e le donne non esistevano pi
per te, e ora sei gi dietro a far la corte a una
presunta futura sposa! Ti credevo un altro carattere...
Invece sei frivolo... molto frivolo! Ah! Philip,
da te non me lo sarei mai aspettato! -
Cos dicendo il giovane ufficiale si sforzava di
star serio, ma dentro di s scoppiava dal ridere.
- Devo forse rinunziare alla felicit perch una
donna mi ha tradito? - esclam Philip. - Fossi
grullo! L'ho detto anche alla signorina Inga... Attraverso
Christian, si capisce... E le ho fatto capire
dove ho trovato conforto al mio dolore e dove
spero, ora, di trovare la felicit. Ormai, sa tutto.
- Davvero? E come ha accolto la tua dichiarazione? -
chiese Kurt come se la cosa l'interessasse
molto.
- Oh, molto meglio di quello che non credessi, -
rispose Philip con aria trionfante. - Sembrava
commossa e mi ha teso la mano dicendo: Con lei,
Roder, non sono in collera.  stato solo una vittima
ed  un bravo ragazzo. Ha detto cos, parola
per parola. Me lo sono fatto ripetere da Christian
parecchie volte.
- S, sei un bravo ragazzo, - approv Kurt commosso
a sua volta. Con te non  in collera... Vuol
dire che la serba tutta per me! Mi aspetto una ramanzina
coi fiocchi. -
Philip rise con aria soddisfatta. Non sapeva esattamente
quali libert si fosse preso l'amico, perch
Inga non era stata esplicita su questo punto...
Ma l'aveva vista mordersi le labbra e stringere i
pugni. E, s... una volta aveva perfino battuto il
piede in terra! Kurt poteva star tranquillo! Gli
avrebbe detto tutto quello che si meritava!
Kurt Fernstein non ebbe subito la ramanzina che
si era meritato perch, arrivato in casa Eriksen,
trov le due ragazze pronte per andare in Chiesa,
ma il modo col quale Inga lo accolse, gli fece capire
che cosa gli riserbava il futuro!
La ragazza salut Roder con effusione... e ignor
il tenente Fernstein.
Per l'appunto, quel giorno era pi graziosa del
solito, e Kurt non riusciva a levarle gli occhi d'addosso!
La piccola Inga si era portato dietro a Raansdal
il grosso baule con dentro tutte le sue toilettes.
Avrebbero dovuto servirle nel suo soggiorno a Bergen,
ma ora le sfoggiava a Raansdal, con gran meraviglia
dei suoi abitanti e la tacita disapprovazione
dello zio.
Hildur indossava l'abito delle feste, di seta nera
e semplicissimo.
La Chiesa era gi piena quando entrarono, ma
Bernhard non c'era. Arriv in ritardo insieme a
Harald e, per non disturbare, rimasero tutti e due
in fondo di Chiesa.
Intanto una carrozza attraversava a gran carriera
il paese deserto. Era una di quelle carrozzelle
da montagna, comode e leggere, che possedeva
soltanto il padrone di Alfheim, ed era tirata da
due bellissimi cavalli norvegesi. Li guidava il Principe
in persona e, accanto a lui, era seduta Sylvia.
Alle loro spalle troneggiava un servitore in livrea.
Mentre il sacerdote saliva l'altare, la porta di
Chiesa fu aperta silenziosamente. Harald le voltava
le spalle e non ci fece caso, ma vide trasalire
Bernhard, e si volt a guardare.
Il principe Sassenburg e la baronessina Hohenfels
entravano allora allora. La navata era piena,
ma nella prima panca, riservata ai familiari del
parroco, c'erano due posti liberi, e il Principe vi
condusse Sylvia.
Alla fine della Messa il Principe e Sylvia uscirono
di Chiesa, ma attraversarono il portico e il
camposanto molto lentamente, e furono raggiunti
dagli altri.
Thorvik, che si era unito a un gruppetto di uomini,
salut passando il Principe e la Baronessina,
poi si volt a guardare Bernhard che usciva allora
allora di Chiesa, insieme alla fidanzata.
Durante la Messa una presentazione sarebbe stata
fuor di luogo, ma l non era possibile evitarla.
Bernhard salut Sassenburg e la cugina. Questa
gli porse la mano con molta disinvoltura, poi si
volt a Hildur.
- La tua fidanzata? Mi presento: Sylvia Hohenfels. -
Bernhard voleva fare da interprete, ma Sassenburg
lo prevenne.
La risposta di Hildur, per quanto sostenuta, non
trad il minimo imbarazzo.
- Mi dispiace di non poterle dare il benvenuto
nella sua lingua, signorina, - disse. - Lo accetti
nella mia. -
Sylvia rise.
- Signorina? Tra parenti, Hildur, non bisogna
fare complimenti. Dammi del tu e chiamami
Sylvia. -
Il tono molto cordiale e le parole cortesissime,
furono accompagnate da uno sguardo penetrante,
che Hildur sostenne e ricambi con la sua calma
abituale.
La Baronessina aveva un vestito bianco, leggero
e vaporoso. A prima vista, sembrava semplicissimo,
ma in realt, era molto costoso. Hildur non era
in grado di apprezzarlo, ma vide il bel volto sotto
i capelli castani, gli occhi grandi e vellutati, l'incanto
irresistibile che si sprigionava da quella figura
di fanciulla... e, improvvisamente, prov di nuovo
quel senso di angoscia, di oppressione, che l'aveva
turbata all'arrivo di Kurt...
In quel momento furono raggiunti da Inga e dai
suoi due cavalieri. Con lei non fu difficile capirsi.
Parlava bene l'inglese, come il Principe e Sylvia,
e Bernhard fece la presentazione in quella lingua.
Parlando erano giunti davanti alla carrozzella.
Il servitore fece l'atto di porgere le redini al Principe,
ma questi gli fece cenno di aspettare e si volse
invece a Bernhard.
- Sono in debito di una visita al signor Priore, -
disse. - Anche la signorina Hohenfels vorrebbe
ossequiarlo. Se non disturbiamo...
- Tutt'altro, Altezza! Sar felice di vederlo, -
assicur Bernhard, ma la sua risposta suon sostenuta,
come quella di Hildur.
Il parroco, al suo ritorno di Chiesa, trov in
salotto i due ospiti e si mostr molto contento di
vederli.
La conversazione si svolse in tre lingue.
Don Eriksen parlava quasi esclusivamente col
Principe e con Bernhard. Inga chiacchierava un po'
in inglese con gli ospiti, e un po' in norvegese con
i parenti... trovando modo di fare come se Kurt
non esistesse!
Sylvia era di un'affabilit affascinante e, con la
sua grazia irresistibile, si guadagn il cuore di
tutti.
Uno solo sembrava insensibile al suo fascino:
Bernhard. Prendeva parte alla conversazione come
gli altri, era cortese con gli ospiti, ma rimaneva
freddo e riservato. Di tanto in tanto guardava con
aria enimmatica le due fanciulle, sedute l'una accanto
all'altra.
Dopo circa mezz'ora gli ospiti si alzarono per accomiatarsi.
Sassenburg si avvicin a Bernhard e gli disse a
bassa voce:
- Hohenfels, ho l'impressione che la nostra visita
non le sia troppo gradita.
- Altezza, non so come interpretarla, - rispose
il giovane. - Lo zio ne  al corrente?
- No... almeno per ora.
- Lei e Sylvia, dovranno allora subirne le conseguenze...
- Certo... Ci siamo preparati! Non  la prima
volta che ricorriamo a un colpo di Stato, quando
ci accade di avere una opinione diversa da quella
di Sua Eccellenza.
- Ah, s? Probabilmente, l'invito di recarmi a
bordo dell'Aquila Marina fu uno di questi colpi di
Stato?...
- L'invito? - ripet il Principe un po' imbarazzato.
- Le annunziai soltanto l'arrivo dei suoi
parenti...
- Scusi, Altezza, dica la verit. I nostri rapporti
dell'estate scorsa non giustificavano una tale
cortesia da parte sua. Suppongo di esserne debitore
a Sylvia.
- Lei mi mette con le spalle al muro, - disse
Sassenburg ridendo. - Ebbene, s! La baronessina
Sylvia voleva rivedere il cugino... e conoscere la sua
fidanzata! Vuol forse, respingere questa bianca colomba
della pace? Chiss... potrebbe portarle il
ramo di olivo...
-  tempo perso voler far la pace tra lo zio e
me, - rispose con un sorrisetto beffardo. - Mi
sono voluto creare una vita a modo mio e, questo,
ai suoi occhi,  una colpa imperdonabile. Del resto,
tra poco lui torna in Germania, probabilmente
non ci rivedremo pi.
- Ne  ben sicuro? - chiese Sassenburg. - Spero,
invece, che i miei cari ospiti torneranno ad
Alfheim. -
Bernhard trasal. Cap l'allusione al progettato
matrimonio e, strano a darsi, ebbe una trafitta al
cuore.
In quel momento Sylvia si avvicin al cugino per
salutarlo e, per alcuni istanti, i due si guardarono
con aria ostile, come quando si erano incontrati
nell' Isdal...
Poi la ragazza si volt alla fidanzata del cugino.
- Addio, Hildur! Sii felice. -
La baci sulla guancia, sorrise a Inga, e baci
la mano al parroco... poi usc. Kurt e Bernhard
accompagnarono gli ospiti fino alla carrozzella, e
quando furono soli il primo scosse la testa e chiese:
- Che cosa ci capisci, tu?
- Capisco che  un capriccio... Vieni, Kurt, andiamo! -
Le parole suonarono aspre e beffarde... ma fu
proprio Bernhard a voltarsi, prima di rientrare in
casa, e a seguire con un lungo sguardo la carrozzella
che si allontanava.
La strada, prima di ricominciare a salire, seguiva
per un lungo tratto il fjord. Sassenburg spinse
i cavalli al trotto e disse in tono di rimprovero:
-  contenta? Ha avuto quello che voleva. Dio
solo sa, per, come saremo accolti ad Alfheim,
quando diremo dove siamo stati. -
Sylvia si strinse nelle spalle.
- Volevo vedere la Chiesa di Raansdal e assistere
alla Messa. Dopo tutto non potevo passare
davanti al mio cugino e alla sua fidanzata come
un'estranea, se il caso me li ha fatti incontrare!
- Il caso?! - esclam il Principe in tono ironico.
- Crede che suo padre lo creder?
- No, ma volevo conoscere Hildur Eriksen! Vederla
almeno una volta!
- E ora che la conosce? -
Sylvia non rispose subito. Soltanto dopo alcuni
secondi disse lentamente:
- Me l'ero immaginata diversa... molto diversa. -
Parlavano in inglese per non esser capiti dal servitore
seduto dietro a loro.
-  una bella ragazza e deve anche essere buona,
- disse il Principe. - Sar una brava moglie
e una ottima padrona di casa.
- Le deve voler bene, per quanto non lo dimostri,
- osserv Sylvia, - ma mi ero fatta un'altra
idea di questa Hildur che  riuscita a domare
Bernhard, a legarlo con le catene del matrimonio.
Questa ragazza semplice, quieta, con i suoi occhi
azzurri cos seri...
-  forse la donna che ci vuole per lui! I temperamenti
irrequieti hanno bisogno di trovare a
casa, la pace e la tranquillit. Suo cugino ha bisogno
di una moglie che lo aspetti a casa, pazientemente,
senza imporgli freni di sorta... Non lo
capisce?
- Oh, s! Capisco che si possa sposare una donna
di questo genere... ma non amarla! -
Questo fu detto in tono irritatissimo, e Sassenburg
guard sorpreso la compagna, poi si strinse
nelle spalle e rispose tranquillamente:
- E tanto meno sacrificarle un Guntersberg!
Ma Bernhard Hohenfels non  un uomo come tutti!
Non ha visto di buon occhio il nostro tentativo di
riavvicinamento... che ci scatener addosso una bufera! -
Un sorrisetto ironico schiuse le labbra della ragazza.
- Ha paura? Dir al babbo che lei si era rifiutato
decisamente di accompagnarmi e ha ceduto soltanto
quando ho dichiarato che sarei andata da sola.
- No, preferisco prendere la mia parte di colpa
e di punizione. La nostra visita equivale a un
riconoscimento di questo matrimonio, e come tale
 stata presa. Questa volta suo padre non ce la
perdoner... e non ha torto! -
Sylvia lo sapeva come e meglio di lui, ma ormai
il male era fatto e bisognava accettarne le conseguenze.
Forse Sassenburg le lesse in viso questo pensiero
perch, dopo una breve pausa, soggiunse:
- Ci sarebbe un modo di scongiurare la tempesta...
Mi permetta di andare dal suo babbo e dirgli
che io le ho permesso quello che lui le aveva
proibito... perch ne avevo il diritto! Prima, per,
questo diritto me lo deve dare. -
Le parole non potevano essere fraintese. Sylvia
lo cap anche troppo bene, ma non rispose.
Alfred si chin su di lei, e con voce fremente,
continu:
-  tanto tempo che aspetto... Non me lo vuol
concedere, Sylvia... -
Voleva prenderle la mano, ma lei la ritir in
fretta.
- Altezza, la prego, non siamo soli.
- Qui no, ma possiamo mandare avanti la carrozza.
Vorrei mostrarle il sentiero che conduce al
ponte sul Raan, attraverso il bosco.  molto bello
e lei non lo conosce. Me lo permette? -
Sylvia continuava a tacere. Invece di guardare il
compagno fissava con aria cupa un punto lontano...
Sassenburg ferm i cavalli, gett le redini al servitore
e disse ad alta voce:
- Noi andiamo a piedi fino al bosco. Tu vi
avanti e aspettaci al ponte. Baronessa, la prego? -
Lei si volt lentamente. Aveva una espressione
triste nello sguardo. Poi salt rapidamente a terra
e disse:
- Sta bene, andiamo. -
Un vivo rossore ricopr le guance del Principe.
Lasciarono la strada maestra, larga e piena di
sole, e voltarono di fianco, nel bosco fresco e ombreggiato.
Sylvia and avanti, sola, nell'angusto sentiero,
ma il Principe la raggiunse.
- Guardami, Sylvia, - mormor, - lasciami
leggere nei tuoi occhi, e non nella misteriosa pietra
runica, il mio destino. -
Lei trasal. La misteriosa pietra runica...
Queste parole le risvegliarono in cuore il ricordo
di quell'ora, nell' Isdal...
Come allora, un brivido le corse nelle vene. Fu
l l per voltarsi e fuggire... Ma era troppo tardi,
ormai.
Su quell'angusto sentiero si sarebbe decisa la
sorte di due vite umane.


Capitolo 14.

Nella casa parrocchiale la visita inattesa era
stata accolta con sentimenti contrastanti. Soltanto
don Eriksen se ne rallegrava di cuore perch, credendo
che il Ministro ne fosse al corrente, sperava
segnasse la fine del dissidio familiare.
Non riusciva a capire come mai il futuro nipote
avesse accolto con tanta indifferenza il passo dei
parenti ed evitasse qualsiasi discussione in proposito...
Fu costretto a ripiegare su Kurt e a sfogarsi
con lui. Il giovane ufficiale non pot fare a meno
di dargli ascolto, per quanto avesse ben altre cose
per la testa!
Dallo studio, dove erano ambedue, scorgeva il
giardinetto che dava sul dietro della casa e la signorina
Inga e Philip Roder che proseguivano i
loro sforzi per intendersi senza l'interprete.
Non vi riuscirono e, dopo un po', chiamarono
Christian Kunz che tutte le domeniche veniva a
Raansdal col padrone, per ascoltare la Messa.
Kurt, occupato come era a seguire tutti i loro
movimenti, ascoltava con un orecchio solo i discorsi
del parroco e rispondeva a torto e a traverso. Aveva
una gran voglia di correre in giardino e metter
fine a quella lezione di lingua, ma il parroco non
accennava a volerlo mollare!
I due fidanzati erano rimasti soli in salotto.
Bernhard era ritto accanto alla finestra ; Hildur
rimetteva a posto le seggiole che erano fuori di
posto.
- Bernhard, perch sei cos serio? Non mi sembra
che questa visita ti abbia fatto piacere.
- E tu, che ne pensi? -
Hildur eluse la domanda.
- Tua cugina  stata molto cortese e avrei dovuto
mostrarmi pi espansiva, - rispose quasi a
scusarsi, - ma come era possibile, con la difficolt
della lingua? -
Bernhard si volt e le cinse col braccio le spalle.
- Ti sei portata benissimo. Sei la mia brava e
saggia Hildur. Hai saputo stare al tuo posto...
Grazie! -
Erano parole di lode, ma Bernhard le pronunzi
con aria irritata, con una strana eccitazione... Poi,
improvvisamente, strinse a s la fidanzata e la baci
con impeto, sulle labbra, ripetutamente.
Lei si svincol dal suo abbraccio con aria sorpresa,
quasi costernata.
- Bernhard, che cosa fai?
- Che cosa faccio? Non posso baciare la mia
fidanzata?
- Cos non mi hai mai baciata! - mormor la
ragazza.
Bernhard parve interpretare le parole come una
specie di rimprovero, e soggiunse:
- Devi prendermi come sono! Mi vorresti un
cavaliere galante come il principe Sassenburg che
si mette addirittura ai piedi della sua dama?!
- La sua dama?  fidanzato con Sylvia?
- Non ancora, ma  questione di poco... Lo zio
avr la gioia di imparentarsi con una famiglia principesca.
E ora chiudiamo l'argomento, Hildur ; ho
da chiederti un favore... Un gran favore... Me lo
farai?
- Volentieri, se posso.
- Sicuro che puoi! Il nostro matrimonio  fissato
per la fine di ottobre, ma non vedo perch si
debba aspettare tanto. Che cosa ci impedisce di
sposarci tra quattro settimane? Tra pochi giorni
parto con Kurt per il nostro viaggetto al Nord...
Appena torno ci sposiamo. Sta bene? -
Tutto questo fu detto cos affrettatamente che
Hildur, presa all'improvviso, non rispose subito.
Bernhard stesso aveva fissato con lo zio la data
delle loro nozze, e non aveva mai espresso il desiderio
di avvantaggiarla.
- Perch? - chiese finalmente. - Per quale ragione?
- Perch... perch cos Kurt potr essere presente
al nostro matrimonio.  il mio miglior amico
e avrei piacere di averlo vicino quel giorno.
- Il permesso di Kurt scade tra quattro settimane...
e quattro settimane dovrebbe durare il
vostro viaggio.
- Torneremo un po' prima. Dimmi di s, e tutto
si accomoder. -
Hildur, invece di dire il sospirato s, scosse la
testa e rispose in tono calmo, ma risoluto:
- No, Bernhard, non  possibile.
- Perch? - chiese lui con veemenza appena
appena repressa. - Ti stanno tanto a cuore i ricami
del corredo? Avrai tempo di finirli dopo,
quando sarai sposata. L'autunno  lungo, e mi fa
paura l'idea di doverlo passare solo! Non vedo
l'ora che tu sia mia! -
Era uno sfogo pi febbrile che appassionato, e
un'altra fidanzata avrebbe ceduto...
Hildur, invece, persever nel suo rifiuto.
- Non mi piace... - ripet in tono deciso, - abbiamo
stabilito da tempo il giorno delle nozze...
e tutto Raansdal lo sa. Che cosa direbbe la gente,
vedendoci affrettare la cosa senza una ragione plausibile?
- Che cosa mi importa di quello che dice la
gente? - esclam Bernhard. - Si lascia chiacchierare
quanto vuole... Dovr pur far qualche cosa
in quest'angolo sperduto della terra! -
Non si accorse fino a che punto erano aspre queste
parole! Dimostravano chiaramente quale stima
aveva delle persone che lo circondavano.
Hildur, invece, se ne rese conto... e divent pallida
come una morta!
- Allo zio e a me importa, - rispose, apparentemente
senza scomporsi. - Un parroco non pu
disinteressarsi di quello che la gente dice intorno
a lui. E neppure io. Sono nata a Raansdal e...
- S, lo so! - la interruppe lui con impazienza.
- Tu evadi, Hildur! ma io voglio una risposta.
Ho il desiderio, chiamalo capriccio, cocciutaggine,
se vuoi, di celebrare le nozze tra quattro settimane.
Te lo chiedo per piacere...
- E io ti chiedo: perch? -
Era una domanda molto semplice, molto naturale,
alla quale per Bernhard non poteva rispondere.
Stanco ormai di dominarsi, dette libero sfogo
alla sua irritazione, e disse con aria imperiosa:
- Perch lo voglio! Hai capito, Hildur? Lo
voglio! -
Lei lo guard con i suoi occhi azzurri nei quali
si leggeva un muto, ma grave rimprovero.
- E io, non voglio! - rispose con freddezza
e in tono deciso. - Ecco la mia risposta! -
Bernhard, sorpreso, indietreggi di un passo.
Era proprio quella la sua fidanzata tranquilla e
silenziosa, sempre occupata delle sue faccende di
casa, sempre ligia ai suoi voleri?
Anche quando le aveva imposto di non rammendar
pi la biancheria davanti a Kurt, si era sottomessa
senza protestare... e lui aveva trovato naturalissima
la cosa.
Hildur doveva avere il primo posto a Eriksen...
dopo di lui. Doveva avere tutti i diritti della padrona
di casa e in tutto il resto sottostare a ci
che il suo padrone avrebbe creduto opportuno
esigere da lei.
Ed ecco che ora, invece, faceva valere con fermezza
la propria volont a danno della sua! Che
cosa voleva dire?
- Dunque hai paura delle chiacchiere? - chiese
in tono sprezzante. - Ti avrei creduta pi orgogliosa.
Io non riconosco a questi contadini il diritto
di giudicare le mie azioni.
- Non parlare con tanto disprezzo degli abitanti
di Raansdal! - scatt Hildur. - Sei cresciuto in
mezzo a questi contadini e, volontariamente, hai
fissato la tua dimora in questo angolo sperduto
della terra.
- Ma non ho mai trattato con loro da pari a
pari! Con Harald, s... ma non  uno dei loro, come
non lo sono io.
- Vuole, per, esserlo! Il suo orgoglio, la sua
aspirazione,  di essere un contadino come loro!
Harald ti rimprovera proprio questo: di avere troppo
sangue bleu nelle vene... di non poterti staccare
da quel passato che tuo padre rinneg con tanta
risolutezza. Temo che abbia ragione... -
Bernhard si morse le labbra.
- Harald ti ha detto questo? Ha criticato la mia
condotta? E la mia fidanzata lo ha permesso? -
Hildur tacque. Non poteva raccontargli quello
che Harald le aveva detto, n spiegargli il motivo
delle sue critiche... Avrebbe messo del male tra i
due amici!
-  la solita canzone! - esclam Bernhard battendo
un piede in terra per la collera. - Me l'ha
cantata su tutti i toni nel passato, e ora vorrebbe
indurre te a tormentarmi. Ma, mettitelo bene in
mente, Hildur: non lo tollero pi. Sono tornato
a Raansdal, e ci resto. Ho piantato qui le mie
tende... e qui ho scelto la mia sposa. Non vi pare
che basti? In quanto ai miei rapporti con la mia
patria e la mia famiglia... sono cose che riguardano
me solo e delle quali non devo render conto
a nessuno.
- Neanche alla futura compagna della tua vita? -
chiese Hildur guardandolo fisso.
- Neanche a lei! Insomma, non vuoi avvantaggiare
la data del nostro matrimonio?
- No! -
La parola suon aspra e dura!
Per alcuni istanti i due fidanzati rimasero l, a
guardarsi negli occhi... Poi Bernhard disse con
freddezza:
- Ebbene, lasciamo le cose come stavano prima.
Perdonami di averti importunata. -
Si avvicin di nuovo alla finestra come se la parentesi
fosse chiusa... Ma non lo era per l'uomo
che guardava fuori, con aria accigliata, la strada
inondata dal sole.
Aveva voluto rifugiarsi in quel matrimonio... mettersi
al riparo da qualche cosa di indefinito che
lui stesso non riusciva a spiegarsi, ma che prendeva
sempre pi possesso dell'anima sua.
Pensava con terrore al giorno in cui Kurt se ne
sarebbe andato, lasciandolo solo con i suoi sogni
e con i suoi pensieri.
Se avesse avuto in casa Hildur, le cose sarebbero
andate meglio. Il dovere si sarebbe frapposto, come
un baluardo, tra lui e le folli, insensate fantasticherie.
La vicinanza della moglie gli avrebbe ricordato
continuamente di averle giurato amore e
fedelt. Certi legami non si possono spezzare.
Hildur non aveva pi aperto bocca. Quando si
volt per uscire dalla stanza scorse il volto del
fidanzato contratto per l'interno affanno, e cap
che la sua richiesta imperiosa non era il frutto di
un capriccio n di una strana ostinazione, ma di
qualche cosa ben diversa e assai pi grave!
Bast questo per disarmarla. Gli and vicino e
gli pos una mano sul braccio.
- Bernhard! -
Lui si volt e incontr lo sguardo della ragazza
che cercava ansiosamente il suo.
- Hildur, perdonami! - disse attirando a s
la fidanzata con l'impeto e la violenza di poco
prima. - Hai ragione... lo capisco... ma tu non
sai come sto dentro! -
Questa volta Hildur non si sottrasse al suo amplesso...
non chiese nulla... Appoggi il capo sulla
sua spalla e mormor:
- Vorrei... vorrei che i tuoi parenti non fossero
mai venuti. -
Lui non protest, ma la strinse un po' pi forte
a s, dicendo con voce cupa:
- Anch'io! -
Un minuto dopo il parroco entr nella stanza e
Hildur usc per dare una occhiata in cucina. Aveva
il cuore oppresso.
Che cosa erano venuti a fare quegli stranieri?
A distruggere la felicit che era sbocciata nel suo
cuore...
Per Bernhard, con loro, era tornato il passato
che aveva lasciato dietro di s, con tutti i suoi ricordi.
Harald aveva ragione: lo teneva ancora avvinto!
Hildur non immaginava che, non il passato, ma
il presente minacciava lei e la sua felicit.


Capitolo 15.

Appena Kurt si fu liberato da don Eriksen, si
affrett a correre in giardino.
Proprio quella mattina si era convinto di una
cosa che gi da vario tempo rimuginava nel cervello,
e cio che la signorina Inga Lundgren aveva
tutte le qualit per diventare la futura ammiragliessa
Kurt Fernstein!
Per dire il vero, l'ammiragliato era ancora di
l da venire, ma il tenente riteneva opportuno
assicurarsi subito l'ammiragliessa!
Momentaneamente era caduto in disgrazia, ma
la necessit di implorare il perdono gli avrebbe fornito
l'occasione di dichiararsi.
Coraggio, dunque, e avanti!
Ora si trattava di allontanare Philip Roder che
era addirittura di troppo, ma la cosa non era facile,
perch il bravo ragazzo, quando si trovava bene
in un posto, ci restava!
- Eppure deve andarsene, e se non va via con
le buone lo butto fuori! - concluse Kurt e, su questa
rosea conclusione, entr nel corridoio che metteva
in giardino.
A met and a cozzare contro Christian Kunz
che ne veniva via, felice e contento. Il suo compaesano
non mancava di ricompensare la sua fatica
con monete sonanti e ballanti!
Il tenente Fernstein era decisamente di cattivo
umore, perch apostrof senz'altro il disgraziato con
queste parole:
- Mi hai fatto un bel servizio! Ti piace, eh,
fare da interprete giurato a quei signori? Vai al
diavolo, te e il tuo norvegese!
- Ho tradotto soltanto quello che hanno detto
il signor Roder e la signorina, - si scus Christian
con aria offesa. - Da soli non si capivano.
- E che cosa hanno detto? Voglio dire, la prima
volta che hai brillato per la tua abilit linguistica, -
chiese Kurt che voleva, per lo meno, arrivare
a far luce su questo punto.
Il giovane marinaio fece l'aria imbarazzata.
- Ecco, a questo proposito posso dirle ben poco.
E il mio signor compaesano non ne sa pi di me.
So solo che la signorina era molto arrabbiata. Ha
detto:  una infamia!. -
Il suo interlocutore sent una vampata al viso,
ma continu l'interrogatorio.
- E oggi, di che cosa hanno parlato?
- Oggi... -
Christian si ferm. Quel giorno, la conversazione
doveva essere stata un po' compromettente, perch
l'interprete non volle dir nulla, e si limit a rispondere:
- Ora il signor Roder- imparer il norvegese dalla
signorina. Ma non arriver a nulla, signor Tenente!
Non riesce a tenere a mente due parole!
- Ah, s?... - esclam Kurt furibondo, e si precipit
in giardino.
La prima persona che vide fu Philip che gli veniva
incontro, altamente soddisfatto della sua mattinata!
Era stato presentato a un Principe e alla
figlia di un celebre Ministro, e anche la conversazione
con Inga doveva essere stata di suo gusto,
perch era addirittura raggiante. Disgraziatamente
questa volta non era stato invitato a pranzo e, poich
era vicino mezzogiorno, aveva dovuto rassegnarsi
a tornare all'albergo.
- Kurt, dove ti eri ficcato? - chiese con un sorriso
malizioso. - Io ero in giardino con la signorina
Inga. Abbiamo avuto una conversazione
piacevolissima.
- Vai via?
- S, ma stasera torno, - si affrett ad assicurarlo
Roder. - La signorina Inga mi insegner il
norvegese.
- Che te ne fai? - schern Fernstein. - Non
hai Christian a tua disposizione? In caso di necessit
 in grado di cavare le gambe anche da una
dichiarazione di amore... se tu lo istruisci a dovere
e se cadi in ginocchio al momento giusto, con relativo
accompagnamento di sguardi languidi e di
sospiri... Divisione del lavoro...  il concetto moderno!
- Le tue canzonature mi lasciano indifferente, -
disse Philip con aria dignitosa. - Invidi i miei successi
con la signorina, lo so... Tu sei sempre stato
tenuto a distanza... Ora, poi, ti sei addirittura
giocato la sua stima. Addio, caro Kurt! L'invidia
 una gran brutta cosa. Correggiti... Non si
pu mai sapere... ma chiss che a Raansdal non
ci sia presto una bella novit. -
E and via a testa alta, dopo aver salutato l'amico
con aria di protezione. Questi lo segu con gli occhi
e disse una parola sola, ma molto significativa:
- Imbecille! -
Poi si avvi verso il pergolato in fondo al giardino,
dove si intravedeva, tra il verde, un abito
rosa...
Infatti Inga era l, seduta, occupatissima a riunire
in un mazzo, dei fiori appena colti. Naturalmente,
fece finta di non vedere Kurt. Questi, invece,
era deciso a non farsi ignorare!
- Signorina, - disse - posso entrare? La disturbo?
- S! - rispose Inga brevemente.
- La prego egualmente a volermi ascoltare. Non
vuole offrire a un accusato il modo di discolparsi?
- Io non l'ho accusato e non desidero, perci,
ascoltare la sua discolpa. -
La voce era fredda e respingente, e il giovane
perse un po' della sua tracotante disinvoltura...
Tuttavia entr.
- So perch lei  in collera con me e mi riconosco
colpevole... Vengo a chiederle perdono. Me
lo conceder? -
Nessuna risposta. La ragazza era visibilmente
agitata e le tremavano le mani mentre, con fretta
febbrile, riuniva i suoi fiori.
- Inga!
- Mi chiamo signorina Lundgren. Tenente, la
prego di andarsene.
- Appena mi avr perdonato, andr via... Prima,
no!
- Allora andr via io! -
Prese i fiori e fece atto di andarsene, ma Kurt
le attravers la via.
- Lei mi tratta come un delinquente! - disse
in tono di rimprovero. - Dopo tutto, che cosa ho
fatto di male? Ho tradotto un po' liberamente le
sue parole per prendere in giro Roder.  un'abitudine
che data dai nostri anni di collegio... Non
volevo prendermi giuoco di lei e non deve ritenersi
offesa... se... -
Si interruppe bruscamente, perch Inga aveva
alzato gli occhi su di lui... Avevano una espressione
dura e altera che giunse a Kurt completamente nuova.
- Ha una idea molto strana della dignit di
una ragazza, se crede di non averla offesa facendo
credere a un giovane che si  innamorata di lui! -
Lo sguardo e le parole dicevano chiaro che Inga
prendeva la cosa sul serio!
Kurt era colpito... quasi costernato... Si era
aspettato da lei un diluvio di rimproveri, uno scatto
violento di collera... ma non di vedersela davanti
in quel modo, fredda e respingente, a dirgli cose
alle quali, nella sua arroganza, non aveva mai
pensato!
La sua voce suon incerta, quando disse:
- Come pu prendere sul serio uno scherzo fatto
senza cattive intenzioni? Sia indulgente verso di
me... In quanto a Philip, poco importa se si mette
nel cervello una sciocchezza di pi. Gli rider in
faccia e lo mander via in santa pace!
- E chi le dice che agir cos? La colpa non 
sua, poveretto, e, del resto, gli ho gi aperto gli
occhi. -
Kurt si morse le labbra.
- Lei gli ha detto?... Attraverso Christian, si
capisce?
- Certo. Mi ha costretta lei a far sapere a una
terza persona cose che, generalmente, si discutono
a quattr'occhi. Ho fatto capire al signor Roder
che la mia cortesia era solo compassione per i suoi
dispiaceri amorosi... e non doveva essere attribuita
a un altro genere di sentimento che non provavo
per lui. La reazione del suo amico  stata cos commovente
che non ho avuto il coraggio di mostrarmi
dura con lui. La cosa, perci, potrebbe finire in
un modo completamente diverso da quello che lei
crede! -
Le parole non lasciavano ombra di dubbio riguardo
al loro significato e Kurt si sent salire il sangue
alla testa.
- Signorina... non  possibile che lei parli sul
serio, - disse col cuore oppresso. - Mi sgridi, mi
punisca se vuole, ma non si vendichi di me cos
atrocemente. -
Inga si strinse nelle spalle.
- Tenente, non capisco... Vendicarmi? Che cosa
importa a lei?...
- Che cosa mi importa? - scatt Kurt. - Non
sa, dunque... credevo che avesse capito... Non ho
il diritto di parlare, lo so... ma di fronte a una
simile eventualit, non posso tacere! -
Si avvicin di un passo e:
- Inga, - disse con una infinita tenerezza nella
voce, - le ho voluto bene fin da quando abbiamo
fatto insieme il breve tragitto tra il battello e le
coste della sua patria... Sentivo confusamente che
la felicit era al mio fianco e approdava con me...
E, un po' per volta, nonostante i miei scherzi e
la mia albaga,  cresciuto in me un sentimento
ardente e profondo. Non mi faccia espiare duramente
una sciocchezza... Non mi guardi con codesti
occhi freddi e severi. Ah, se sapesse come vorrei
mia fino all'ultimo giorno della mia vita! Me lo
permette? -
Si sentiva che era sincero, che le parole gli venivano
dal cuore... ma, ormai, era troppo tardi!
La ragazza si tir indietro e un lampo di collera
guizz nei suoi begli occhi scuri.
- Lei  troppo buono, Tenente, ma io esigo pi
delicatezza dal mio futuro sposo. Dice di amarmi
e mi mette in ridicolo di fronte al suo amico...
Si trovi un'altra moglie disposta a perdonarle e
a ridere con lei. Io, non ne sono capace. E, dopo
avermi offesa, lei ha anche il coraggio di chiedere
la mia mano... Oh, non la lascio partire senza una
risposta! Guardi: la sua domanda gliela getto ai
piedi... cos! -
E, unendo l'atto alle parole, gli gett ai piedi
il mazzo di fiori.
Kurt impallid. Non era preparato per una risposta
di quel genere e il suo orgoglio di uomo si ribell.
- Signorina, - disse facendo uno sforzo per
mantenersi calmo, - non era necessario che lei mi
rispondesse in codesto tono. La mia domanda era
sincera e veniva dal cuore. Poteva rispondermi con
un rifiuto, ma non trattarmi come mi ha trattato!
Non abbia timore. In avvenire non le imporr pi
la mia presenza. -
Si volt per andarsene, ma non senza prima aver
gettato alla ragazza una lunga occhiata piena di
rimproveri.
Inga era ritta e si premeva il petto con le mani,
quasi a soffocare qualche cosa che la tormentava...
Era pallida come una morta e si rimangiava le lagrime...
che, forse, erano lagrime di collera!
Kurt se ne accrse ed esit... Aspettava una parola,
un cenno che gli dicesse di restare... Non
venne l'una e neppure l'altro.
Allora si mosse con fare risoluto e usc dal pergolato.
Era andato baldanzoso ad affrontare il giudizio,
convinto di potere, con due parole di scusa, strappare
l'assoluzione. In un secondo tempo avrebbe
fatto la sua brava dichiarazione di amore e stretto
al cuore la sua sposina...
E invece...
La cosa era seria, terribilmente seria! Non aveva
apprezzato la giovane norvegese al suo giusto valore.
Scherzava volentieri e permetteva che gli altri
scherzassero con lei, ma non aveva piet per chi
oltrepassava i limiti dello scherzo. E l'aveva ampiamente
dimostrato.
Proprio ora che l'aveva persa, Kurt sentiva come
era serio e profondo il suo amore per lei. Non c'era
nulla da fare. Non poteva esporsi di nuovo ad un
affronto simile. Oh, no!
E se Inga si fosse veramente presa la vendetta
che aveva minacciata? Era capace di farlo, specialmente
ora che sapeva quanto lui ne avrebbe
sofferto.
Kurt ebbe una stretta dolorosa al cuore. Strinse
i denti e disse dentro di s:
Guai a Philip! Sarei capace di torcergli il
collo!


Capitolo 16.

La Freia era nella baia di Edsviken pronta a
far vela per la famosa escursione al Capo Nord.
Bernhard e Kurt erano andati a Raansdal a salutare
il parroco e la sua nipote, prima di imbarcarsi.
La giovane ospite, giunta un bel giorno inaspettatamente,
dopo aver rallegrato per varie settimane
col suo brio la casa silenziosa, era partita, improvvisamente
come era venuta.
Axel Hansen, si capisce, era tornato a Bergen,
i genitori avevano perdonato la loro diletta e l'avevano
invitata a tornare a casa.
Inga era dunque partita e, due giorni dopo, il
suo fido cavaliere aveva fatto altrettanto.
Philip Roder, che si era piantato a Raansdal
e lo trovava il pi bel luogo della terra, si era accorto
da un giorno all'altro che era terribilmente
noioso e che, in realt, la mta del suo viaggio di
piacere era sempre stata il Capo Nord.
Era dunque tempo di sloggiare!
Questa volta, invece di attraversare i deserti
delle montagne di Raansdal, aveva preso il battello
del fjord... ma non per andare subito a Drontheim!
Inga gli aveva detto che andava a raggiungere
i genitori in una loro villa distante poche miglia
dalla citt dove, per, non si poteva andare senza
essere invitati direttamente. Inoltre in campagna
non c'era un interprete a disposizione!
Roder si era convinto perci di dover imparare
il norvegese a tutti i costi e, proprio per questo,
si era imbarcato sopra un battello del luogo, dove
non avrebbe potuto barattare una parola di tedesco
con nessuno. Di ritorno dal Capo Nord sarebbe
stato in grado di presentarsi ai genitori di Inga
come il loro futuro genero, senza dover ricorrere
al linguaggio dei segni e senza fare la sua dichiarazione
di amore attraverso una terza persona.
Mentre i tre marinai della Freia si davano da
fare per preparare tutto, sbuc sulla via che conduceva
a Raansdal, la carrozzella da montagna di
Sassenburg. Accanto al cocchiere era seduto Rolf,
il cacciatore, e, nell'interno, un signore di una
certa et.
I cavalli si fermarono a una certa distanza dal
paese e il signore scese, insieme a Rolf. Questi doveva
aver ricevuto antecedentemente istruzioni ben
precise in proposito perch, invece di entrare nell'abitato,
prese una strada laterale e poco frequentata.
All'altezza della Chiesa volt bruscamente e, da
una porta secondaria, entr nel cimitero.
Soltanto allora si ferm come se cercasse qualche
cosa... poi indic col capo una tomba e disse nel
suo tedesco stentato:
-  quella l. C' anche il nome. -
Il signore anziano, che l'aveva seguito pi lentamente,
gli fece cenno di allontanarsi.
- Aspettami fuori, - disse, - e se qualcuno
ti domanda qualche cosa... ricordati che non ho
piacere di esser visto qui. -
Rolf and via, e il signore si avvicin alla tomba
che gli era stata indicata. Era un semplice tumulo
di terra sul quale cresceva l'erba come su tutti gli
altri, e sulla croce di pietra erano scolpite due sole
parole: Joachim Hohenfels.
Il Ministro (era proprio lui!) guard a lungo la
tomba del fratello, poi lanci una occhiata piena
di amarezza sul vicino presbiterio. Di l era partita,
tanti anni prima, la luttuosa notizia... di l
sarebbe uscito l'unico figlio del defunto, con a braccio
la sposa...
Proprio in quel momento, entro quelle mura,
Bernhard e Kurt si accomiatavano da don Eriksen
e da Hildur. Il primo andava via per poche settimane;
il secondo lasciava Raansdal definitivamente.
Infatti, in un altro punto della costa, si sarebbe imbarcato
per tornare in Germania.
Il parroco salut cordialmente i due giovani augurando
loro un buon viaggio e un felice ritorno, ma
rimase in salotto. Hildur, invece, li accompagn
fino all'uscio di casa.
Bernhard abbracci e baci tranquillamente la
fidanzata, come faceva sempre, e le disse due o tre
parole affettuose di commiato: poi, insieme all'amico
usc fuori.
Fatti pochi passi si voltarono tutti e due a salutare
di nuovo la ragazza con un cenno della mano.
La via pi breve era quella che attraversava il cimitero,
e presero senz'altro quella, senza notare lo
straniero che si affrett a nascondersi dietro la
croce.
Bernhard aveva l'aria raggiante.
- Finalmente siamo liberi! - esclam. - Liberi
per due o tre settimane! Ce ne andremo sul
nostro bel mare azzurro e faremo vela per il Nord...
Dimenticheremo tutto e tutti... saremo di nuovo
allegri e spensierati come quando eravamo sulla
Wineta. Evviva! -
Kurt rise, e la nube che oscurava la sua fronte,
abitualmente cos serena, si dilegu.
- Finalmente ti rivedo come eri prima!... Hai
ragione. Il mare  il nostro elemento e la nostra
casa e ci far dimenticare tutte le sciocchezze che
abbiamo per la testa! -
Vicino alla porta del cimitero, Bernhard si ferm
e disse facendosi serio in volto:
- Kurt, vai pure avanti. Io mi fermo qui, sulla
tomba del babbo. Ti raggiungo subito. -
Torn sui suoi passi e, con profonda meraviglia,
vide un signore, fermo davanti alla tomba.
- Zio Bernhard! Tu qui?
- Sulla tomba del mio fratello...  una cosa naturale! -
rispose il Barone senza scomporsi. - Sei
ancora a Raansdal? Kurt mi aveva detto che partivate
ieri.
- Abbiamo aspettato il vento favorevole. Facciamo
vela tra due ore. -
Segu una breve pausa. L'incontro inaspettato
era penoso per tutti e due. Il Ministro non sarebbe
certamente venuto a Raansdal se avesse saputo che
la partenza della Freia era stata rimandata!
- Anche noi faremo una crociera con l'Aquila
Marina, - disse freddo e sostenuto come sempre.
- Alfred insiste per condurci al Capo Nord.
- Alfred?... Vuoi dire il principe Sassenburg.
A quel che pare siete in grande intimit...
- Certo! Ha tutti i diritti di un figliuolo, perch
da otto giorni Sylvia  la sua fidanzata. La
cosa ti sorprende? -
Il Ministro guard il nipote con una certa meraviglia.
L'aveva visto trasalire e non riusciva a
capirne la ragione!
La risposta di Bernhard, quando venne, suon
perfettamente calma.
- No. Kurt me ne aveva gi parlato, quando
arriv a Raansdal, come di una cosa che tutti si
aspettavano intorno a voi... Posso pregarti di porgere
i miei sinceri auguri ai due fidanzati? -
Hohenfels fece un lieve cenno con la testa.
- Grazie! Parteciperemo ufficialmente il fidanzamento,
solo al nostro ritorno. A te, per, lo annunzio
oggi, senza tanti complimenti... per quanto
tu mi abbia mandato del tuo una partecipazione
molto cerimoniosa!
- Alla quale non hai mai risposto.
- Il mio silenzio era una risposta. Dovevo forse
congratularmi con te per questo matrimonio?
- Veramente non me l'aspettavo... dato che, secondo
il tuo modo di vedere, un Hohenfels si declassa
sposando la nipote del parroco di Raansdal!
- No, - disse il Ministro con freddezza, - non
ti rimprovero la tua scelta, ma la rinunzia che questa
ti impone. Guntersberg  la culla della nostra
stirpe... di una lunga catena di gioie e di dolori.
Doveva esserti sacro anche se non eri riuscito ad
amarlo! Lo fai passare con indifferenza in mano
di estranei... per amore di una donna!
- Questa donna  la futura compagna della mia
vita! - scatt Bernhard. - Scusami, zio, ma per
quanto tu sia salito in alto e abbia preso moglie,
quando si tratta di sentimento faresti meglio a
lasciare la parola agli altri.
- Infatti non sono mai stato un sentimentale,
in vita mia, - rispose Hohenfels senza scomporsi,
- ma ho visto troppe volte intorno a me la forza
della passione per sottovalutarne gli effetti. Alla
tua et, e col tuo temperamento, ha quasi sempre
il sopravvento... cosa naturalissima, del resto! Ma,
dimmi un po'... Ami la tua fidanzata? -
Era una domanda inaspettata, e Bernhard ammutol.
Subito, per, si riprese e disse:
- L'ho scelta liberamente. Questa  la migliore
risposta.
- Perch non dici semplicemente s? - soggiunse
il Barone. -  gi un po' di tempo che
sono su questa tomba e, senza volere, ho visto come
vi siete salutati. Hai baciato, come  di regola,
la tua fidanzata... ma quello non era il bacio di un
innamorato! E quando sei passato di qui, insieme
a Kurt, hai esultato come... un prigioniero che si
vede togliere le catene! -
Le parole colpivano nel segno e, appunto per questo,
Bernhard si irrit.
- Non ho catene di nessun genere, e lo sai meglio
di me! Sempre la vecchia storia che ritorna
a galla! Tu hai sempre voluto legarmi, e io mi sono
reso libero.
- Ebbene, ora ce l'hai la tua sospirata libert...
Sei felice?
- S! -
Hohenfels scosse la testa.
- I tuoi occhi dicono di no... e dicono il vero!
- Chi mai pu dirsi felice in questo mondo? -
esclam Bernhard con una risatina ironica. - E tu,
lo sei? Ma... parliamo di altro, zio, tanto su questo
punto non ci intenderemo mai. Quando ti scrissi
che avevo dato le mie dimissioni, sapevo benissimo
che tutto sarebbe stato finito tra di noi. Secondo
te tradivo la patria... Io, invece, ero convinto di
poter disporre del mio avvenire come credevo meglio.
Questa cosa ci ha divisi... ma non ci siamo
mai amati!
- O meglio, tu mi hai sempre odiato, perch
ho dovuto metterti un freno e domarti, - soggiunse
il Ministro. - Eri un selvaggio quando sei venuto
a Raansdal. Al giovanetto ho perdonato l'odio che
aveva per me... sentiva solo il morso e la frusta!
Credevo per che l'uomo mi avrebbe ringraziato e
su di lui avevo riposto le mie speranze. Quando
eri con Kurt sulla Wineta, sai che cosa mi ha scritto
il mio vecchio amico Werdeck sul conto vostro?
- No, - rispose Bernhard, visibilmente a disagio
per la piega che aveva preso il discorso.
-  sempre stato un uomo di poche parole e un superiore
severo. Una volta sola ho avuto un encomio
da lui... Nelle Indie Occidentali, quando...
- Ebbene, se non lo sai, te lo dico io! Ti ripeter,
testualmente, le sue parole: Kurt Fernstein
 un bravo ragazzo e diventer, col tempo, un buon
marinaio, ma ai primi posti non salir mai. Invece,
il tuo selvaggio di lass, del quale con
molta fatica hai fatto un uomo, un giorno emerger
su tutti i suoi compagni.  impetuoso e spesso
si comporta da selvaggio come , ma il suo cervello
vale pi del suo pugno! Un giorno, ci far
onore e, se continua cos, diventer, Dio volendo,
nel suo campo, quello che tu sei nel tuo!. -
Bernhard ascoltava con gli occhi dilatati e il
fiato sospeso. Sapeva che cosa significava questa
lode in bocca al suo superiore e, per un breve istante,
il suo volto si illumin per la gioia e per l'orgoglio...
Subito dopo, per, divent pallido come un morto.
- Il mio capitano ha... ha scritto questo di me?
- S, - ripet Hohenfels con profonda amarezza.
- Potevi salire in alto... e non hai voluto! -
Il giovane trasal leggermente e abbass gli occhi.
- Perch me lo dici ora? - chiese con voce soffocata.
- Quando ormai  troppo tardi, vuoi dire? Te
lo avrei detto. La Wineta era sulla via del ritorno.
Ti aspettavo. Volevo abbattere il muro che ci separava...
Volevo dirti: Il Cielo mi ha concesso
soltanto una figliuola e tu hai perduto il padre...
Vieni, tu sarai il mio figliuolo!. Invece  arrivata
la tua lettera nella quale distruggevi tutto quello
che io, in dieci anni, avevo edificato... per il solo
desiderio di vendicarti! S, solo per questo... Perch
sapevi di colpirmi al cuore! Temo, per, che
il danno maggiore tu lo abbia fatto a te stesso.
A me hai soltanto dato un gran dolore.
- A te? -
Bernhard fiss lo zio quasi non volesse credere
ai suoi orecchi, e lesse nel suo volto, abitualmente
cos freddo, la conferma alle sue parole. S, l'aveva
fatto soffrire profondamente!
Una scena come questa, tra due uomini diversi,
avrebbe condotto a una riconciliazione... Questi,
per, erano troppo rigidi e duri per cedere a una
momentanea commozione.
Esitarono... attesero con l'animo sospeso... ma
nessuno fu il primo a stendere la mano e a pronunziare
parole di pace.
Sembrava che il morto, la cui tomba li separava,
continuasse a dividerli col suo odio implacabile.
Finalmente Hohenfels accenn il tumulo, e disse:
-  morto su terra straniera, e tutti e due sappiamo
come... Stai attento a non fare la sua fine! -
And via senza una parola di saluto, senza voltarsi
indietro. Rolf lo aspettava davanti alla porta
laterale del cimitero e, per la stessa via dalla quale
erano venuti, raggiunsero la carrozzella che doveva
portarli ad Alfheim.
Bernhard rimase solo. Ora che non aveva pi
ragione di dominarsi gli si leggeva chiaramente in
volto la lotta terribile che si era scatenata nel suo
cuore.
Ripensava a quello che aveva detto di lui il suo
vecchio capitano...
Raansdal, con i suoi monti e col suo mare, era
sembrato al ragazzo indomito il paradiso della libert...
Ma quando, fattosi uomo vi era tornato,
l'aveva visto quale era, e cio un angolo separato
dal mondo e abitato da uomini dall'orizzonte ristretto.
Bernhard sapeva gi da molto tempo di avere
sbagliato. L'aveva capito durante le lunghe serate
invernali, le notti insonni... E a primavera aveva
chiesto la mano di Hildur perch non reggeva a
vivere solo nel suo Edsviken!... Aveva bisogno di
qualcuno che lo aiutasse a sopportare quella vita!
Non era stato l'amore a fargli fare quel passo.
L'uomo che aveva amato pazzamente la libert
si era messo volontariamente la catena ai polsi, e
gi prima di saldarne gli anelli ne sentiva tutto
il peso!
Tu sarai il mio figliuolo!.
Perch questa frase gli risuonava sempre all'orecchio?
C'era un uomo che aveva diritto di essere chiamato
cos: il fidanzato di Sylvia. Ma se un altro
fosse venuto prima di lui... e se avesse visto quello
che aveva veduto quando era troppo tardi...
No, no! era una pazzia capace di condurlo l
dove era arrivato suo padre!
Rimase l, a testa bassa, a pensare... Poi si riscosse
bruscamente con la sua antica energia, e
disse ad alta voce:
- Non importa! l'ho voluto... e ora lo sopporter. -


Capitolo 17.

Una nave bianca, sottile, scivolava sulle onde spumeggianti
del mare del Nord. Al suo albero sventolava
la bandiera tedesca.
Il mare era un po' mosso, e il vento frizzante.
L'aria, nonostante il bel sole, era assai rigida.
Nella sua rotta verso il nord l'Aquila Marina, che
aveva ormai oltrepassato il circolo polare artico, aveva
sempre avuto il cielo sereno e il mare tranquillo.
Era un vero piacere viaggiare a bordo di questo
minuscolo palazzo galleggiante, senza perdere
nulla delle bellezze del paesaggio! Tutto era sistemato
in modo da contentare anche gli ospiti pi
difficili, e soltanto un principe Sassenburg, con le
sue ricchezze favolose, se lo poteva permettere.
Accanto alla grande sala di soggiorno nella quale
i viaggiatori si riunivano quando non stavano sulla
tolda, c'era un salottino ammobiliato con meno
sfarzo, ma con molto buon gusto, e con tutte le
comodit desiderabili.
Il Principe l'aveva fatto arredare per quella che,
ora, era la sua fidanzata.
Sylvia, infatti, era l, sdraiata sul divano, con
le mani incrociate sotto il capo.
Dalla finestra aperta entrava la fresca brezza
marina e il rumore dei flutti che sbattevano i fianchi
della nave. L'occhio poteva spaziare lontano,
vedere le onde di un azzurro cupo con le loro creste
spumeggianti, i gabbiani che volavano tuffandosi
di tanto in tanto in mare, e due o tre nuvolette
che, inseguite dal vento, correvano verso il
nord.
La ragazza sembrava assorta in un sogno mentre
guardava lo spettacolo, sempre eguale ma affascinante,
inquadrato nel vano della finestra...
Il suo, per, non era il sogno di una giovane fidanzata
traboccante di felicit. Gli occhi che seguivano
i flutti e le nuvole, erano velati e un po' tristi.
Improvvisamente Sylvia trasal. La porta si era
aperta davanti a suo padre.
- Piccina mia, non ti muovere, - disse facendosi
avanti. - Alfred mi ha detto poco fa che non
ti sentivi bene. Spero non sar una cosa grave.
- Oh, no! Sono soltanto stanca e sfibrata. -
Hohenfels guard la figliuola con aria incredula,
e continu:
- Alla tua et non si dovrebbe conoscere la stanchezza.
- Qui, per, tutto  diverso... Non fa mai notte,
e questo giorno eterno, con la sua luce abbagliante,
non riposa e non concilia il sonno. Ho la nostalgia della notte e delle stelle... Vorrei essere di nuovo
a casa mia! -
Il Ministro avvicin una seggiola al divano della
figliuola.
- Che cosa c' stato? - chiese a bassa voce.
- Alfred era di pessimo umore. L'hai di nuovo
tormentato?
- No, - rispose Sylvia in tono impaziente.
-  lui che mi tormenta con i suoi slanci appassionati
ed esigendo ch'io li contraccambi. Lo sa
che non  nel mio carattere... Perch vuole da me
quello che non posso dargli?
- Mi ero immaginato ben diverso il periodo del
vostro fidanzamento, - disse Hohenfels aggrottando
la fronte. - Quando siete tornati da Raansdal,
fidanzati, e mi hai strappato, con le tue moine,
il perdono per quella tua visita arbitraria in casa
di don Eriksen, credevo che, finalmente, vi foste
intesi... che nulla pi vi dividesse. Invece siete sempre
a bisticciare. E di chi  la colpa? Alfred ti
ama anche troppo e annienta la sua volont di
fronte alla tua. Tu gli dai ben poco, in cambio...
Dopo tutto chiede solo quello che ha il diritto di
esigere. -
Sylvia scatt in piedi con una mossa impetuosa.
- Mi rimproveri? Eppure, ho soddisfatto il tuo
pi ardente desiderio. So bene come ti stava a
cuore!
- A me? Voglio solo vederti felice e sistemata
bene... Per ti ho lasciata libera di scegliere...
lo sai!
- Non sapevo che cosa volesse dire essere legata! -
esclam Sylvia. - Poco fa, mentre guardavo
il mare, invidiavo le onde e le nuvole nella
loro corsa verso il largo. Sono libere... libere...
come ero io! Ora, sono legata.
- Ma che cosa dici? - chiese Hohenfels con
asprezza, - sapevi da mesi che Alfred aveva chiesto
la tua mano, e ti avevo detto: Su certe cose
non si scherza. Tutte le donne, sposandosi, perdono
la loro libert ; poche, per, ricevono in cambio
quello che avrai tu. Questi discorsi non sono
lusinghieri per il tuo futuro marito. Se te li permette,
tanto peggio per lui. Io non li voglio sentire.
Hai scelto liberamente... ora la cosa  decisa!
Non puoi tornare indietro. -
Quando il Barone parlava su questo tono, Sylvia
sapeva di dover obbedire... Questa volta, per, non
ebbe effetto su di lei!
- Perch mi devo sposare? - chiese gettando
le braccia intorno al collo del padre. - Perch vuoi
che ti lasci solo? Sei l'unica persona al mondo alla
quale voglio bene, e tu non hai che me. Alfred 
di troppo tra noi due... Gli ho dato la mia parola,
 vero... ma non posso!... Non posso! -
Il Ministro si spavent. Quello sfogo appassionato
non aveva le sue radici in un capriccio. Un'angoscia
mortale vibrava nelle parole della ragazza
che gli si attaccava al collo, quasi a chiedergli
aiuto e protezione. Naturalmente l'angoscia paterna,
in lui, ebbe il sopravvento sulla severit!
Si strinse la figliuola al cuore, e chiese:
- Non puoi? Che cosa non puoi?
- Amarlo! Questo matrimonio mi fa paura...
come pure la passione di Alfred che a volte divampa
improvvisa e poi si affloscia nella sua solita apatia.
Mi sembra sempre che debba accadere qualche cosa
tra di noi... che debba uccidersi e uccidermi, se
venisse a scoprire... -
E qui si interruppe bruscamente.
- Se venisse a scoprire... che cosa? Sylvia, non
ti capisco! -
E infatti non la capiva. Aveva accettato la corte
del Principe e si era promessa a lui con indifferenza,
quasi scherzando... Si era mostrata perfettamente
d'accordo col padre che vedeva per lei, in
queste nozze, uno splendido avvenire... E perch
veniva fuori, ora, con una scena di quel genere?
Gli tremava tutta tra le braccia e, invece di rispondere,
piangeva, convulsa.
- Sylvia, calmati, - disse. - Non vedi come
sei agitata! Non ti avevo mai vista in questo stato
da quando, tanti anni fa, Bernhard, con la sua
zotica spavalderia, ti procur una crisi di nervi che
mise in pericolo la tua vita! -
Sylvia si irrigid, smise di piangere e si alz.
Aveva ancora gli occhi pieni di lagrime, ma la sua
voce suon calma e fredda quando rispose:
- Babbo, hai ragione... Sono tutte fantasie. Perdonami.
Guarda, tutto  passato... Non voglio pi
sognare! -
Il cambiamento era stato cos brusco, cos repentino,
che il Barone guard la figliuola con aria
di profonda meraviglia. Pochi istanti prima, uno
scoppio improvviso di disperazione... ora, una calma
profonda e glaciale. In ogni modo, bastava
che avesse capito di dover fare il suo dovere.
- I sogni sono sempre pericolosi quando si deve
fare i conti con la realt, - disse. - Ti sei fidanzata
con Alfred liberamente, e la parola data 
sacra. Naturalmente, i primi tempi ci sono sempre
delle incomprensioni... Lui  un uomo maturo
e tu sei giovane e inesperta. Prima impara a conoscerlo,
poi lo amerai. -
Baci la figliuola e, prima di uscire dalla stanza,
si volt indietro a guardarla con aria preoccupata.
Il suo desiderio orgoglioso era stato esaudito.
Gli stava tanto a cuore, che aveva chiuso deliberatamente
l'orecchio a una voce che gli sussurrava:
Sassenburg ha quasi trent'anni pi della sua
giovane fidanzata... ha gi chiesto alla vita tutto
quello che gli poteva dare, e Sylvia ne  appena
al principio... Non  l'uomo adatto per lei.
Ora, dopo questa scena. la voce si faceva udire
di nuovo, ammonendolo che giocava una partita
molto pericolosa! Non sapeva ancora, per, da quale
parte veniva il pericolo...
Intanto, sul ponte dell'yacht, il principe Sassenburg,
canocchiale alla mano, osservava un grosso
vapore che navigava a poca distanza dell'Aquila
Marina. Gi verso mezzogiorno l'avevano avvistato
a una notevole distanza, e ora, l'avevano raggiunto.
Si vedeva che aveva a bordo una comitiva di turisti.
Erano riuniti sopra a coperta, a osservare
l'yacht che si avvicinava.
Il Principe, visibilmente contrariato, si volt al
Capitano che aveva a fianco.
- Dia ordine di avanzare a tutto vapore, -
disse. - Dobbiamo arrivare al Capo un'ora prima,
altrimenti questi turisti rovineranno la nostra gita
con la loro chiassosa allegria. -
Il Capitano trasmise l'ordine e, poco dopo,
l'Aquila Marina, filando come una freccia sulle
onde, pass di fianco al battello e lo sorpass.
Dall'alto di questo un signore salnt sventolando
il cappello, e Sassenburg riconobbe in lui il giovane
tedesco che gli era stato presentato in casa
del parroco di Raansdal.
Harald Thorvik, dal suo posto al timone, si accorse
con una certa sorpresa che l'yacht aveva accelerato
la marcia, e grid a un marinaio:
- Perch da un momento all'altro andiamo
avanti a tutto vapore?
- Ordine di Sua Altezza! - gli venne risposto.
- I signori vogliono arrivare al Capo prima di
questi turisti per non essere disturbati. -
Harald rise la sua risatina secca e breve.
- Gi... Sua Altezza vuole avere il Capo Nord
tutto per s. I poveri turisti non si possono permettere
di ammirare qualche cosa insieme a un
Principe!
- Thorvik, tenete a freno la vostra lingua! -
disse il Capitano che passava di l e aveva udito
l'osservazione. - Dimenticate che il Principe  padrone
su questo ponte, e che voi siete al suo servizio.
- Al timone... faccio il mio dovere! - rispose
bruscamente il giovane norvegese.
- Fate quello che dovete fare e nulla pi! Non
 la prima volta che vi permettete certe osservazioni...
Non di fronte a me, si capisce, ma lo so
dall'equipaggio!
- Mi avete forse denunziato? - chiese Harald
guardando di sbieco il marinaio. - Me lo potevo
immaginare! -
Il Capitano fece cenno al marinaio di allontanarsi,
poi continu:
- Thorvik, cos non si pu andare avanti. Siete
sempre in guerra con tutti. Non posso dar la colpa
ai miei uomini, perch so che vi sono venuti incontro
da buoni camerati... Voi, per, fate in modo
da rendervi tutti nemici. Non vi dovete poi lamentare
se vi giocano dei brutti tiri... come due giorni
fa! So tutto quello che accade a bordo, ma non
posso cambiare la situazione!
- E neppure glielo chiedo, signor Capitano, -
rispose Harald con freddezza. - So difendermi da
me... o prima o poi... lo vedranno!
- Sarebbe a dire? - chiese aspramente il Capitano. - Dovrebbe essere una minaccia? State attento!
Non ho voluto disturbare il Principe, ma
se continuate cos sar costretto a dirgli che mettete
in pericolo la pace di bordo. Volete che la cosa
arrivi fino a questo punto? -
Il timoniere voleva rispondere, ma in quel minuto
Sassenburg apparve sopra a coperta, e il Capitano
interruppe il discorso.
Il Principe non aveva l'aria di un uomo felice.
Era pallido e sembrava un po' stanco. Si appoggi
al parapetto e spinse lo sguardo lontano...
Sylvia usc dal boccaporto e si avvicin silenziosamente
al fidanzato.
- Alfred! - disse posandogli una mano sul
braccio.
Lui trasal e si volt.
- Ah, sei tu? Non ho osato disturbarti. Volevi
essere sola!
- Ora mi sento bene. Deve essere stato un leggero
attacco di mal di mare...
- Con questa stagione? Non ne soffri mai, neppure
in pieno temporale!
- Allora sar stata un po' di stanchezza... Come
vedi,  passata presto! -
Infatti era l, davanti a lui, sorridente e fresca
come una rosa. Sul suo volto non si vedevano tracce
di lagrime, n di agitazione.
- Alfred, non mi guardare con codesta aria tragica, -
disse la ragazza. - Vuoi tenermi il broncio
perch poco fa sono stata cattiva? Devo forse
chiederti scusa? -
Sassenburg si era raddrizzato. Non era pi pallido
e non aveva l'aria stanca... Dal momento che
era apparsa la fidanzata un eccitamento febbrile
aveva trasformato il suo volto e tutta la sua persona.
Invece di rispondere, chiese:
- Il babbo  stato da te?
- S, mezz'ora fa. Perch?
- Volevo sapere a chi ero debitore di questo improvviso
raggio di sole.
- S, il babbo mi ha fatto un predicozzo... D
sempre ragione a te! - disse Sylvia senza voler
rilevare l'amarezza del tono e delle parole. - Per
ordine superiore dobbiamo fare la pace e promettere
di mantenerla. Non ci rimane che obbedire...
O preferisci rimanere sul piede di guerra? Io sono
pronta a far la pace. -
Il tono carezzevole col quale furono pronunziate
queste parole disarm Alfred.
- Sylvia, - disse afferrandole con impeto la
mano, - perch mi tormenti?
- Perch ti lasci tormentare! - rise lei. - Voi
uomini, dovete sempre dominarci. Prova anche tu
a mostrarti mio padrone e signore! -
Un sorriso le schiudeva le labbra, ma gli occhi
erano cupi, quasi minacciosi, e sembrava dire:
Osa... se ne hai il coraggio!
- A quale scopo? Tu non sei capace di amare! -
proruppe Alfred con amarezza. - Me ne sono accorto
fin dal primo istante, ma non ho potuto fare
a meno di sperare... Speravo che, una volta mia,
sarei riuscito a riscaldarti il cuore col mio affetto.
Vane speranze!
- Alfred, per piacere... -
Cos dicendo Sylvia ritir bruscamente la mano
da quella del fidanzato.
- Non siamo soli... c' il timoniere! -
Sassenburg si volt e si accrse che il timoniere
li guardava, pur essendo troppo lontano per udire
quello che dicevano.
- Che seccatura! - esclam irritato il Principe.
- Non siamo mai al sicuro dalla curiosit
di questa gente! Andiamo sulla tolda. Vieni,
Sylvia! -
La ragazza esitava. Si sarebbe detto che aveva
paura di trovarsi sola con lui e che i testimoni
non le erano sgraditi! Si avvicin, come casualmente,
al timoniere, e fece una osservazione sul
battello che si erano lasciato alle spalle.
- S, ho dato l'ordine di avanzare a tutto vapore,
- spieg Sassenburg, - per non ritrovarci
insieme a quei turisti. Arriveremo cos al Capo
Nord un'ora prima di loro e, poich non c' nessun'altra
nave in vista, spero che nessuno ci disturber.
- Forse quel veliero davanti a noi... - osserv
Sylvia. - Anche lui fa rotta verso il Nord.
- Sar una baleniera che va nei Mari Glaciali...
- No. Quelle sono barche pesanti e massicce...
Ne abbiamo incontrate varie. Guarda quella come
 elegante con le sue vele bianche! Fila come il
vento e sembra un uccello marino con le ali spiegate
a fior di mare... -
Il Principe sollev il canocchiale con aria indifferente.
- Che cosa ne dite, Thorvik? - chiese al timoniere.
-  una baleniera?
- No, Altezza, - rispose senza esitare l'interpellato,
-  la Freia di Edsviken. -
Parlava al Principe, ma guardava la Baronessina
e vide... quello che aveva visto alcune settimane
prima, guardando un altro: un brusco sussulto,
un improvviso pallore e una strana fiamma
nello sguardo.
Harald Thorvik non era uomo da analizzare i
moti negli animi, ma quella volta, nella Chiesa di
Raansdal, la gelosia lo aveva reso perspicace.
- Anche lei! - mormor con un sorriso beffardo.
- Lo immaginavo! -
Sassenburg, intento a guardare col canocchiale,
non si era accorto di nulla.
- Pu darsi che abbiate ragione, - disse. - La
Freia  partita prima di noi, diretta al Nord. Mi
meraviglio, anzi, di non averla incontrata nei giorni
scorsi sulla nostra rotta.
-  gi stata due o tre volte vicino a noi, ma
appena ci ha avvistati ha subito cambiato rotta e
preso il largo.
- Ci vedo tutto Bernhard! - disse il Principe
alla fidanzata. - Con lui non serve esser gentili
e andargli incontro... Hai sentito? Ha cambiato
rotta tutte le volte che correva pericolo di incontrarci.
 proprio la Freia... la riconosco anch'io.
Ora le diamo la caccia! -
Aveva parlato in inglese per non esser capito dal
timoniere, e Sylvia gli rispose nella stessa lingua,
ma con voce incerta.
- No, Alfred, il babbo non sarebbe contento.
Bernhard non ha forse evitato di incontrarci? Ebbene,
facciamo come lui. -
Alfred la guard con aria sorpresa, e si strinse
nelle spalle.
- Non  pi possibile, - rispose, - siamo troppo
vicini... ormai sanno di essere stati visti... Li raggiungeremo
al Capo. Non ti interessa pi quell'orso
di tuo cugino? L'ho dovuto ricercare due volte per
farti piacere... Ora,  il caso che ce lo mette davanti. -
Sylvia non rispose, ma i suoi occhi erano come
inchiodati sulla bella nave che filava via a gonfie
vele.
Il Capitano si fece avanti ad avvertirli che il Capo
era gi in vista. Se facevano tanto di salire sulla
tolda, avrebbero potuto vederlo a occhio nudo.
- Vieni? - chiese Sassenburg con un cenno della
mano in direzione della scaletta.
Sylvia, mentre saliva su, volt per caso la testa
e vide gli occhi grigi e penetranti del timoniere che
la fissavano con insistenza. Anche lei vi lesse dentro
qualche cosa di pi di una semplice curiosit.
- Come finir questa storia? - mormor Harald
aggrottando la fronte con aria cupa e minacciosa.
- E Hildur che cosa dir? Bernhard ha ben altre
cose nel cervello di quelle che lei crede! Quando
torno a casa, voglio aprirle gli occhi. -
La Freia dava prova di essere un buon veliero.
Aveva un discreto vantaggio, ma riusc a tener testa
all'Aquila Marina lanciata a tutto vapore, e arriv
al Capo prima di lei. Infatti era gi ancorata da un
po' di tempo nella piccola baia, quando l'yacht si
ferm a una certa distanza dalla costa.
Il Ministro non volle esporsi alla fatica di una
escursione al Capo e rimase a bordo. Appoggiato
al parapetto della tolda, salut la barca che accompagnava
a terra Sassenburg, la sua fidanzata e
il Capitano.
Allo sbarco i tre trovarono Christian Kunz che
passeggiava in su e in gi ai piedi del pendo, e seppero
da lui che Bernhard Hohenfels e il tenente
Fernstein si erano gi messi in cammino.
Anche il Principe e i suoi compagni iniziarono
senza indugio la ripida ascesa.
Rimasto solo, Christian fece subito lega con i
due marinai dell'Aquila Marina che avevano portato
il canotto a terra. Oh, erano ben diversi dai suoi
due camerati norvegesi! Olaf, poverino, era un orso
e Niels... una pecora!
Seppe cos che il Principe si era fidanzato con la
baronessina Hohenfels, che l'yacht sarebbe tornato
subito a Raansdal, e che i signori si sarebbero trattenuti
ad Alfheim ancora tre o quattro settimane
prima di voltare la prua verso la Germania.
- E verso casa! - sospir Christian. - Beati
voi che tornate in patria. Io, invece, resto qui con
i pesci e in mezzo alle rocce... Chiss quello che non
darei per venir con voi!
- E perch non vieni? - chiese uno dei marinai.
- Non hai mica sposato la tua Freia... e un
ragazzo in gamba come sei tu, un posto lo trova
dappertutto.
- Non posso piantare in asso il mio Capitano e
la nostra Freia. Ah, che brutto male la nostalga! -
Mentre parlavano, arriv il battello a vapore col
suo carico di turisti e gett l'ancora a fianco dell'Aquila
Marina.


Capitolo 18.

Il promontorio del Capo Nord si ergeva, imponente
e tetro, stagliandosi con i suoi contorni frastagliati
sul cielo nordico, ancora rischiarato dalla
luce del giorno, per quanto fosse quasi mezzanotte.
Bernhard Hohenfels e Kurt Fernstein avevano
gi raggiunto la sua pi alta vetta. Sapevano che
l'Aquila Marina doveva gettare l'ncora nel piccolo
golfo poco dopo di loro.
Dall'espressione del volto di Bernhard si capiva
quanto l'inevitabile incontro gli fosse sgradito.
Indifferente alle bellezze che lo circondavano fissava
il mare con sguardo cupo, prestando un orecchio
distratto a Kurt, intento a fargli un predicozzo.
- Ecco, sei contento? Vorrei sapere a che cosa
ci  giovato cambiar direzione tutte le volte che
l'Aquila Marina ci mostrava la punta del suo naso!
La terza volta ci ha raggiunti e saremo costretti
a fare il nostro dovere con lo zio Hohenfels. In
quanto a Sylvia e al Principe, li incontreremo
quass.
-  inevitabile, - disse Bernhard spingendo
l'occhio lungo il sentiero che conduceva al promontorio.
- Fammi almeno il favore di prendere una
espressione un po' pi cristiana! Gi... sei stato di
un umore bestiale durante tutto il viaggio! Un vero
orso.
- E tu, credi di esser stato pi allegro? - chiese
Bernhard. - Ci possiamo dare la mano.
- Il cattivo umore  un male che si attacca. E
dire che siamo partiti con tanto entusiasmo. Si voleva
dimenticare tutto e tutti ed essere di nuovo
allegri e spensierati come quando eravamo imbarcati
sulla Wineta. E invece... Ho paura che una
delle vostre sirene ci abbia stregati.
- E io, invece, ho paura che tu abbia ancora
per il cervello quella storia di Raansdal! E, visto
che hai tirato fuori le sirene... dimmi un po', quella
che ha stregato te, non si chiama Inga?
- Non dire sciocchezze! Quella, ormai,  una
parentesi chiusa! Ho dovuto dirti tutto perch quel
giorno mi hai letto in viso che era accaduto qualche
cosa...
- Da quel giorno come dici tu, non sei pi
lo stesso. Hai il cuore diviso. Preferiresti piantar
tutto in asso e andare... a Drontheim!
- Ma che cosa dici? - esclam Kurt. - Credi
che voglia farmi gettare ai piedi un'altra volta il
mio amore? Se tu sapessi come sono stato trattato
da quel demonietto!
- E tu, come l'avevi trattata, la tua Inga? Quella
ragazza ha pi dignit e pi amor proprio di
quello che non sembri a prima vista. Tu hai scherzato,
senza cattiva intenzione, ne convengo, ma
devi pur capire che una ragazza a modo ha tutte le
ragioni di legarsela a dito!
- S, s, tu predichi bene perch la tua Hildur
 una fidanzata modello e non ti ha mai dato un
pensiero al mondo, n prima, n poi! Ma chiudiamo
l'argomento. Tra di noi tutto  finito. Presto mi
imbarco sulla mia Wineta e quel che  stato  stato...
Non ci penso pi! Punto e basta. -
Hohenfels non aggiunse altro, ma non aveva l'aria
di credere sul serio a questo punto!
- Eccoli! disse Kurt poco dopo. - Arrivano...
Andiamo a salutarli?
- E a far loro i nostri auguri! Il fidanzamento,
ormai,  una cosa certa. Avr l'onore di avere una
Altezza per cugina.
- Smetti di canzonare! Che cosa hai contro il
principe Sassenburg? Con te  stato molto cortese,
e se a Sylvia piace...
- A lei piace la corona di principessa e la posizione
sociale in cui si trover... ma non Alfred
Sassenburg! Che cosa pu offrirle un uomo della
sua et? -
Andarono incontro ai nuovi arrivati e scambiarono
con loro i convenevoli d'uso.
Sassenburg accett gli auguri col suo fare apatico,
ma cortese. Sylvia sorrise. Poi, tutti insieme,
si avviarono per raggiungere il punto pi alto del
promontorio.
Uno spettacolo grandioso si present allora ai
loro occhi: il mare che si perdeva in lontananza,
il cielo bianco e luminoso, e laggi, al limite estremo
dell'orizzonte, il disco solare che sembrava galleggiare
sulle acque...
Il vento era caduto, ma il mare era ancora molto
mosso e, a quell'altezza, faceva freddo.
Il Principe porse il mantello alla fidanzata che
lo rifiut con una punta d'impazienza.
- Grazie, Alfred, non ho freddo!
- Ma lo avrai, se ci tratteniamo ancora qui.
Fammi il piacere, Sylvia... -
Lei si strinse nelle spalle. Sassenburg l'aiut a
infilarsi il mantello, poi si avvolse nel suo, rabbrividendo.
Involontariamente lo sguardo della ragazza si
pos sul cugino: era vestito da marinaio, come
sempre quando era imbarcato sulla Freia.
Non era una vicinanza lusinghiera per il Principe
che, del resto, aveva i tratti molto regolari e
non la cedeva a nessuno in fatto di distinzione.
Bernhard Hohenfels, per, con la sua alta statura,
il suo aspetto duro e respingente, era la personificazione
della forza altera e inflessibile. Strano a dirsi.
Sassenburg spariva accanto a lui!
Parlarono della veduta e del tempo come si fa
generalmente in certi luoghi, ma il Principe non
distoglieva gli occhi da Bernhard, e un certo momento
esclam:
- Fisicamente non rassomiglia affatto a suo
padre, Hohenfels. Eppure ha con lui molto a comune
nel temperamento e nel carattere. -
Bernhard trasal e lo guard con aria meravigliata.
- Conosceva mio padre, Altezza?
- Certo. Da giovani eravamo amici intimi. Non
lo sapeva? Suo padre non le ha mai parlato di me?
- No... neppure una volta! Ho udito il suo nome
per la prima volta quando  venuto a Raansdal con
l'Aquila Marina. -
Una espressione amara e dolorosa alter il volto
di Sassenburg.
- Dunque aveva dimenticato anche questo... o
voluto dimenticare? Capisco, aveva voltato le spalle
al passato, ma credevo che i ricordi della nostra
giovent fossero rimasti vivi in lui. Io li conservo
ancora in me come tanti raggi di sole. -
Parlavano a mezza voce. Kurt era andato col
Capitano dall'altro lato del ripiano ; Sylvia, seduta
sopra una grossa pietra, metteva insieme dei fiori
selvatici che aveva colti mentre saliva. Sembrava
che non prestasse ascolto alla conversazione, invece
la seguiva senza perderne una sillaba!
Ud pronunziare il nome dello zio, e il suo pensiero
vol a quell'ora passata nell'Isdal. Alfred e
suo padre non sapevano che aveva incontrato Bernnard
laggi. Ne aveva fatto un mistero... Chiss
perch?
- Un tempo, suo padre e io eravamo inseparabili,
- riprese a dire Sassenburg, e il suo sguardo
velato sembrava guardare lontano, nel passato.
- Eravamo giovani tutti e due... Lui era sempre il
violento... io, il sognatore. Quante volte ho invidiato
l'energia selvaggia con la quale si ribellava
a ogni catena o costrizione. Io non l'ho mai potuto
fare. Sono sempre rimasto schiavo della tradizione...
Per siamo stati amici per la vita e per la morte,
come si dice! Poi la vita ci ha divisi, irrimediabilmente...
e la morte...  avvenuta in un incidente di
caccia, non  vero?
- S, - disse Bernhard brevemente.
- Conosco il luogo dove  sepolto, nel cimitero
di Raansdal, ma non quello della disgrazia. Dove
 morto? -
Il tono era indagatore, quasi imperioso, come
pure lo sguardo che fissava il giovane senza riuscire
a leggergli in viso la risposta.
Questa suon fredda, glaciale.
- In un incidente di caccia, come le ho detto...
nei boschi di Raansdal... Almeno cos mi hanno
detto. A quell'epoca ero ancora un ragazzo.
- S, aveva appena quindici anni, - disse il
Principe lentamente, -  rimasto orfano presto...
Un uomo come Joachim non poteva morire vecchio o
di malattia. Doveva sparire come era vissuto, in
modo violento. Forse  stata una liberazione per
lui, questa tragica conclusione! -
L'ultima parola fu pronunziata a voce bassissima,
ma Sylvia l'ud e guard Bernhard di straforo.
Non un muscolo del suo viso si era mosso e la
risposta suon, come prima, fredda e dura.
- Altezza, non capisco. Che cosa intende dire?
- Infatti, per lei le mie parole non hanno senso!
- tagli corto il Principe vedendo che non riusciva
ad abbattere il muro di riservatezza dietro al
quale Hohenfels si nascondeva. - Se mi permette,
per, vorrei chiederle un piacere, caro Bernhard!
Presto diventeremo parenti stretti... Vogliamo metter
da parte ogni formalit e chiamarci col nostro
nome di battesimo? -
La richiesta, fatta in tono di cortesia perfetta, fu
accolta con freddezza e ostilit.
- Se lo desidera, Altezza...
- Mi chiami Alfred. Se non vuol far questo piacere
al nuovo cugino, lo faccia almeno al vecchio
amico di suo padre. Gli ho voluto molto bene e
non vorrei essere un estraneo per il suo figliuolo. -
La commozione che vibrava in queste parole ebbe
ragione, finalmente, della fredda riservatezza del
giovane.
- Alfred, lei mi confonde! - disse stringendo
la mano che gli veniva offerta. - Non sapevo che
mio padre e lei fossero cos uniti, altrimenti...
- Sarebbe stato un po' meno intrattabile! -
complet Sassenburg. - Ora, per lo meno, sa la
ragione che mi spingeva a ricercarlo. Se la ricordi,
in avvenire,.. -
Furono interrotti da Kurt e dal Capitano. Erano
venuti ad annunziare di aver avvistato un grosso
bastimento che aveva tutta l'aria di essere un incrociatore
tedesco.
-  la Thetis... lo giurerei! - esclam il giovane
ufficiale, eccitatissimo. - La riconosco. L'abbiamo
incontrata nel nostro ultimo viaggio e siamo
rimasti insieme due settimane nel porto di Kio!
Non si distingue ancora la bandiera, ma scommetto
che  la Thetis!
- Altezza, posso offrirle il mio canocchiale? Ha
una maggior portata del suo... Bisogna per che
venga laggi, dove eravamo prima. Da qui non si
vede nulla.
- Scusami, - disse Alfred alla fidanzata, -
torno tra due minuti. E lei, Bernhard, non vuol
venire? No? Terr compagnia a sua cugina. Andiamo! -
Attraversarono il ripiano per scrutare l'orizzonte,
e i due minuti diventarono pi di quindici.
Bernhard non si era mosso. La Thetis non lo interessava...
n nessun'altra nave tedesca, del resto!
Era un uomo libero sulla sua Freia, senza obblighi
di servizio o imposizioni.
La cugina si alz e gli and vicino.
- Bernhard, eri tu che guidavi il tuo veliero?
- S... perch?
- Perch non siamo riusciti a raggiungerti... -
Lui rise a fior di labbra.
-  un complimento che devi fare alla mia
Freia, non a me.
- Hai l'aria di volerle molto bene, alla tua
Freia!
- Se le voglio bene? Oh, s! - esclam Bernhard.
- Sono felice soltanto quando volo con lei
sulle acque e posso lasciar tutto dietro di me! Kurt,
mi canzona per questa mia passione, e non ha torto.
Dopo di lui  la cosa pi cara ch'io abbia al mondo!
- La pi cara? - chiese Sylvia, sorpresa.
- E la tua fidanzata? -
Lui si morse le labbra.
- Dopo di lei, si capisce!... Ma sai che oggi
siamo stati fortunati? L'ultima volta che sono stato
qua il cielo era nuvoloso, e a Nord c'era un muro di
nebbia. Oggi, invece, l'orizzonte  limpidissimo. -
Sylvia non rilev il brusco cambiamento del discorso
e volse tutta la sua attenzione alla veduta,
che era davvero bellissima.
Le maestose rocce del Capo si stagliavano, grige
e minacciose, per quanto fossero inondate di una
luce smagliante, e scendevano, erte e frastagliate
gi gi fino al mare Polare che le lambiva alla base.
Fin dove giungeva lo sguardo non si vedevano che
ondate di un color azzurro cupo, sormontate da una
cresta bianca spumeggiante.
Bernhard e Sylvia tacevano, immersi nello spettacolo
che avevano davanti... Poi, improvvisamente,
la ragazza, dopo aver lanciato una occhiata ai tre
uomini occupati a guardare il bastimento, disse
a bassa voce:
- Bernhard, vorrei chiederti una cosa! -
Lui la guard.
- Sono a tua disposizione.
- Che cosa voleva dire Alfred con quella sua
strana espressione sulla morte di tuo padre? Ha
parlato di una tragica conclusione...
- Domandalo a lui, - rispose Bernhard, freddo
e respingente. - Io non l'ho capito e gliel'ho detto.
- Tu non hai voluto capire, e non gli hai neppure
detto dove  morto. Io, invece, lo so. Quando
ero con te, ai piedi di quella misteriosa scrittura
runica, ti sfugg una parola che non sono riuscita
a capire, ma che mi ha turbato molto. Dicesti:
Qui  caduto mio padre. Caduto? E perch? -
Bernhard non rispose. Non voleva mentire, e le
sue labbra si contrassero quasi a impedire che pronunziassero
la parola fatale. Una espressione di
profonda sofferenza alterava il suo volto.
- Non me lo vuoi dire? - prosegu Sylvia.
- Sono una Hohenfels e per quanto tuo padre avesse
rotto ogni rapporto con noi, era pur sempre del nostro
sangue. Bernhard, in nome di Dio. . come 
morto? -
Nella sua voce vibrava un'angoscia indescrivibile...
Bernhard cap che non era il caso di negare o
di mentire, e disse brevemente:
- Si  suicidato! -
Sylvia trem tutta.
- Mio Dio!
- Ora che lo sai, non mi tormentare pi! Devi
pur capire che per me, parlare di certe cose,  una
tortura! -
Sylvia lo capiva.
Trascorsero alcuni minuti, poi, con aria timida
e con voce esitante, chiese:
- E da chi l'hai saputo?
- Da tuo padre... quando venni a Guntersberg...
la prima volta.
- Allora? Ma eri ancora un ragazzo!
- S, e di solito certe cose non si dicono ai ragazzi.
Harald Thorvik, duro e rude come , mi aveva
lasciato credere che era stato un incidente...
Quando arrivai il babbo era gi morto. Lo zio Bernhard,
invece, mi ha aperto gli occhi.
- Perch?
- Per domarmi! - proruppe Bernhard con amarezza.
- Non era facile, lo riconosco. Avevo una
nostalgia terribile di Raansdal, delle sue rocce,
del suo mare... e mi mancava il babbo, che era stato
tutto per me! Volevo tornare a casa. Mi pareva che
laggi me lo sarei sentito pi vicino, e neanche le
catene sarebbero state buone a trattenermi! Lo zio
lo sapeva, e ricorse a un mezzo radicale: mi disse
tutto senza piet, secondo la sua abitudine. Seppi
cos che mio padre mi aveva lasciato volontariamente...
lasciato alle mani dell'uomo che odiava e
che mi aveva insegnato a odiare. Il mezzo raggiunse
lo scopo. Il solo pensiero di tornare a Raansdal mi
faceva rabbrividire. Da quel momento, non ho pi
potuto amare mio padre! Non mi ribellai quando
fui mandato a Rotenbach... e l, mi domarono del
tutto! -
In principio aveva parlato in tono sommesso, poi
un po' per volta, le parole erano uscite con pi impeto
dalle sue labbra, e l'antico odio per l'uomo che
l'aveva costretto con mano ferrea a obbedire era
scoppiato senza ritegno.
Nell'Isdal Sylvia aveva difeso il padre, appassionatamente...
Questa volta pos le mani sul braccio del cugino,
e disse in tono sommesso:
- Povero Bernhard! -
Lui trasal e la guard, quasi non volesse credere
ai suoi orecchi. Aveva offeso suo padre e si
aspettava una risposta ostile!... Che cosa voleva
dire quel tono dolce, carezzevole?
- E hai tenuto tutto questo dentro di te per
tanti anni? - continu la ragazza. - E pensare
che io ti tormentavo sempre quando venivi a Guntersberg!
Non sapevo perch eri cos ruvido cos
scontroso... e se l'avessi saputo non l'avrei capito! -
Era una vera e propria richiesta di perdono, pronunziata
con voce tremante... la stessa voce e lo
stesso accento che aveva udito dalla sua bocca quando
aveva difeso il padre e parlato del suo amore per
la figliuola debole e malata.
Quel giorno si era chiesto se non avesse sbagliato
credendo quella donna bella e affascinante incapace
di un sentimento durevole e profondo...
Subito dopo, per, Sylvia aveva riso e scherzato.
Un istante dopo si era tolta le rose dal petto e
le aveva posate l, dove era caduto lo zio.
Questa donna era forse una contraddizione, un
enimma vivente?
- Sylvia, chiese impulsivamente, - vorrei
vederti come sei veramente... una volta sola! -
Lei gli and vicino e nlormor:
- Ebbene, guardami! -
Lui la guard a lungo, intensamente, come se
non potesse pi staccare lo sguardo da lei... la
guard negli occhi limpidi, luminosi, e in quel momento
pieni di lagrime.
All'orizzonte il sole, dopo aver lambito i flutti,
era ricominciato a salire lentamente. Ecco, ora si
nascondeva dietro la lunga striscia di nuvole bianche,
tingendole prima di rosa, e poi di un rosso
porpora.
Sembrava che la vecchia leggenda marina rivivesse...
La leggenda di quell'isola lontana che appare,
a volte, al navigante, quando  solo, in mezzo
al mare sconfinato... quella terra benedetta nella
quale si  rifugiata la felicit, l dove si pu ancora
raggiungere e... afferrare!
I due giovani che contemplavano il mare da quell'altura
sapevano, ora, dove era la felicit!
Anche per loro un'antica iscrizione runica, che
nessuno era riuscito a decifrare, era diventata improvvisamente
chiara e comprensibile... Vi avevano
letto dentro il proprio destino, una sentenza dura
e inesorabile.
Liberamente si erano forgiati un avvenire con le
loro stesse mani, e dovevano perci rinunziare alla
felicit!
Il lungo silenzio fu rotto da Bernhard che ne intuiva
tutto il pericolo.
- Dovr salutare lo zio prima di riprendere il
mare, - disse. - Verr con Kurt a bordo dell'Aquila Marina. -
Anche Sylvia riteneva che una visita fosse inevitabile
se non voleva offendere suo padre... ma,
nello stesso tempo, tremava all'idea di quel'incontro,
e la sua risposta trad l'interna agitazione.
- Quando siete insieme, tu e il babbo, sembrate
due avversari che aspettano il momento di incrociare
le spade!
-  forse colpa mia? - chiese Bernhard. - Se
anche questa volta tuo padre parla a Kurt perch
io intenda... rispondo!
- Bernhard, tu non risponderai!
- E perch no?
- Perch te lo chiedo per piacere...
- Sylvia!
- S, te lo chiedo per piacere! - ripet lei. -
Il babbo sa essere duro quando c' di mezzo un dovere.
Quella volta ti voleva strappare a tutti i costi
ai ricordi che ti allontanavano da noi e dalla patria.
Ti voleva salvare per noi. Penserai a questo... Me
lo prometti? -
Bernhard non pot resistere a quel tono e a
quell'accento! Afferr la mano della cugina nella
sua, e disse:
- Mi prover. -


Capitolo 19.

- Ebbene, avete finito di ammirare la natura? -
chiese Sassenburg riavvicinandosi insieme a Kurt
e al Capitano. - Noi, intanto, siamo arrivati alla
conclusione che quella nave  tedesca. Abbiamo
visto la bandiera, e pu darsi che il Tenente abbia
ragione. La Thetis, infatti, doveva venire da queste
parti. Ora, per, sar bene affrettarsi a tornare
indietro, perch vedo l i primi turisti che invadono
il Capo. -
Bernhard e Sylvia furono subito d'accordo e, tutti
insieme, presero la via del ritorno mentre, dall'altro
lato del ripiano, un primo gruppo di un centinaio
di persone invadeva, chiacchierando e ridendo
rumorosamente, la vetta solitaria.
A un certo punto Kurt, che precedeva i compagni,
vide un uomo seduto in mezzo al sentiero. Lo chiam
ripetutamente per invitarlo a lasciar passare,
ma quello non si mosse, n rispose.
Irritato, Kurt allung il passo per imporgli di andarsene,
ma si accrse che non era il caso di insistere.
Il giovane, un turista, evidentemente, era accasciato
in terra, con gli occhi chiusi e le mani aggrappate
alla corda metallica che rendeva pi sicuro quel
tratto di via. Aveva l'aria di non vedere e di non
udire nulla, e si riscosse solo quando Kurt gli pos
le mani sulle spalle.
- Philip! disgraziato ragazzo! Cosa fai? -
esclam.
Philip, udendo una voce conosciuta, apr gli
occhi e sollev il viso pallidissimo e madido di sudore.
- Kurt, aiutami! - gem. - Non posso andare
avanti!
- E perch? Hai un viso da far paura! Eppure,
su queste rocce non ti pu esser venuto il mal di
mare.
- No... mi sono venute le vertigini! - piagnucol
Roder. - La salita  ripida e sono rimasto
indietro... Allora ho deciso di ritornare gi... e
mi sono prese le vertigini! -
Cos dicendo lasci andare la corda metallica e
si aggrapp a Kurt con tanta forza da farlo barcollare.
- O! Non sono mica un palo, sai? Lasciami,
altrimenti precipitiamo gi tutti e due. Perch non
sei rimasto a casa? Sulla nave, hai il mal di mare...
a terra, il capogiro... La carrozzella, ti rompe le
ossa... e vuoi fare il turista? Che Dio ti perdoni! -
In quel minuto apparve Bernhard alla svolta della
via.
- Che cosa  accaduto? - grid. - Chi c'
cost?
- Philip, tanto per cambiare! Ha le vertigini,
- rispose Kurt, poi afferr l'amico per le spalle
e lo scosse.
- Su, coraggio, moviti! Fai posto alla baronessina
Hohenfels e al principe Sassenburg che devono
passare di qui.
- Non mi scuotere tanto! - implor il disgraziato
Roder che si sentiva venir meno. - Non posso! -
Era vero, e Fernstein fin per capirlo. Rapido
come il vento trascin Philip gi per la china e lo
sistem in un incavo che c'era nella roccia, dalla
parte del monte.
Un minuto dopo il Principe e Sylvia, messi al
corrente della situazione, passarono davanti al poveretto
con una cortese parola di rincrescimento
per le sue condizioni.
In altre circostanze, Philip non avrebbe potuto
sopportare l'umiliazione di esser visto in quello stato
da Sua Altezza e da una bella signorina... Questa
volta, per, non se ne dette per inteso! Ud soltanto
Bernhard che diceva all'amico:
- Ce la fai a portarlo gi da solo? O ti devo
aiutare? -
Kurt rispose che ce la faceva e il Principe
soggiunse:
- L'aspettiamo gi. -
Per dire il vero, il giovane ufficiale non era troppo
soddisfatto di doversi addossare la responsabilit
di portare ai piedi del monte Philip Roder, quel
pecorone che era salito al rango di suo rivale.
L'avrebbe pi volentieri mandato gi a suon di
ruzzoloni sulle rocce!
L'umanit in lui vinse il rancore e, a forza di
spingerlo e di trascinarlo con le buone e le cattive
maniere, lo fece arrivare in fondo sano e salvo.
Sassenburg e Bernhard, quando videro che erano
arrivati felicemente, si avviarono verso i canotti
che erano nel porticciolo ad aspettarli. Kurt non
li segu subito. Aveva da chiedere qualche cosa all'amico
che si era accasciato di nuovo in mezzo al
prato, e appena vide che stava meglio, gli chiese
con fare burbero:
- Di' un po', che cosa sei venuto a fare al Capo
Nord? Ti credevo a Drontheim da tanto tempo e,
invece, eccoti qui a soffrire di vertigini su queste
rocce. -
Philip, che in piana terra si era ripreso con sorprendente
rapidit, rispose:
- Che cosa stavo a fare in citt? I Lundgren
sono in campagna... Sono andato in giro turistico
e ho imparato il norvegese! -
Era apertamente soddisfatto della sua abilit linguistica,
e sciorin senza farsi pregare due o tre
frasi che il giovane ufficiale ascolt con aperta meraviglia.
- E dovrebbe essere norvegese? - chiese. - Ha
tutta l'aria di essere cinese! Che cosa hai detto?
- Peggio per te se non capisci, - ribatt Roder,
offeso. - Lei mi capir... e questo  l'importante!
- Dunque, appena arrivato a Drontheim ti presenterai
subito alla signorina Lundgren e la prenderai
di sorpresa col tuo norvegese... -
Philip, ormai completamente rimesso, rise una
risatina molto significativa.
- Certo! mi ha invitato molto cortesemente e,
a quest'ora, sar tornata a Drontheim... Il nostro
battello va diretto l, e fra tre giorni la rivedr! Ah!... -
Fece gli occhi a triglia, e Kurt dovette far forza
a se stesso per non prenderlo a schiaffi.
- Buon divertimento, - disse, - ma se a Drontheim tiri fuori
codesto norvegese, nessuno ti capir! Addio! -
Gli volt le spalle e, camminando a passo di carica,
raggiunse gli altri.
Roder lo segu con gli occhi... Non gli era neppure
passato per la mente di ringraziare l'amico
per averlo aiutato... ma si rallegr tutto al pensiero
di avergliela fatta in barba! S. Kurt invidiava
la sua felicit... era geloso della sua conquista...
Ebbene, proprio lui sarebbe stato il primo
a ricevere la notizia del suo fidanzamento!
Intanto le due barche si erano fermate accanto
all'Aquila Marina dove il Ministro attendeva i gitanti.
Si incontrarono sopra a coperta, poich il
sole era di nuovo alto all'orizzonte, e lo scambio
di cortesie non fu formale come la prima volta,
a Raansdal. L'escursione al Capo, la vicinanza della
Thetis, fornivano ampio argomento alla conversazione.
Bernhard mantenne la promessa. Fu cortese, per
quanto un po' freddo, con lo zio, e tutto parve
andare a gonfie vele.
A un dato momento il Ministro rimase solo col
nipote. Sylvia, con Kurt e il Principe, appoggiati
al parapetto della nave, guardavano il Capo e il
gruppo dei turisti che stava iniziando la discesa.
- Siamo al termine del nostro viaggio, - disse
Hohenfels al nipote. - Oggi stesso voltiamo la
prua in direzione di Raansdal. Anche voi, a quel
che sento, farete lo stesso... Credevo che aveste intenzione
di proseguire fino allo Spitzbergen.
- Per questa volta ne faremo a meno! Il tempo
stringe e il permesso di Kurt sta per scadere. Nel
viaggio di ritorno gli mostrer, invece, alcuni punti
della costa, poi lo accompagner a Bergen dove
conta imbarcarsi per la Germania.
- Noi ci tratterremo ad Alfheim altre due o tre
settimane, al termine delle quali riprender con
nuove forze il mio lavoro. -
Cos parlando, si erano avvicinati a Christian
che aveva accompagnato a bordo i suoi signori. Il
Ministro lo guard, e disse:
-  un viso nuovo! Eppure, mi sembra di conoscere
tutto l'equipaggio dell'Aquila Marina! -
Christian salut.
- Ai suoi ordini, Eccellenza! Sono della Freia,
capitano Hohenfels.
- Senti, senti! Capitano Hohenfels! - disse il
Barone con un sorrisetto ironico.
Bernhard si morse le labbra e lanci una occhiataccia
a Christian, ma questi non se ne accrse
perch aveva occhi e orecchi solo per il Ministro
che gli aveva chiesto dove era nato e come si chiamava.
- Un giovanotto di Kiel, dunque! - esclam
il Barone. - Sei cresciuto all'ombra delle nostre
corazzate.
- Ai suoi ordini, Eccellenza! Mio fratello Hinrich
 marinaio sulla Thetis. Veramente volevo arruolarmi
anch'io, come mozzo, ma poi  venuto il
signor Capitano, e mi ha preso con s.
- E tu, ora, hai dimenticato la tua patria, eh? -
Il povero ragazzo divent rosso come il fuoco.
Non voleva dire che moriva di nostalgia davanti
al suo padrone che lo guardava con aria severa...
Abbass la testa e scosse il capo.
- Vedo che non l'hai dimenticata! - continu
il Ministro. - Bravo! amala sempre. L'uomo non
ha nulla di pi bello e di pi sacro dell'amore per
la sua patria. Lo sai che la Thetis  nelle nostre
acque? La incontreremo certamente in uno dei porti
della costa. -
Christian sussult.
- La Thetis? Mio fratello? La nostra gente? -
balbett.
Gli vennero le lagrime agli occhi e non sapeva
come fare per nascondere la sua emozione... ma
il Ministro disse in tono benevolo:
- Non ti devi vergognare se, ricordando la patria,
ti si inumidiscono gli occhi. Sono cose che
accadono anche agli uomini fatti. Il tenente Fernstein
andr certamente dai suoi camerati e tu chiederai
il permesso di accompagnarlo per salutare
tuo fratello. Che Dio ti benedica, ragazzo mio! -
Fece un cenno di saluto con la testa e si allontan,
lasciando Christian fuori di s per la contentezza.
-  un bravo ragazzo, - disse il Barone voltandosi
al nipote che gli camminava a fianco. - Ha
il cuore al suo posto e sembra molto affezionato
al suo capitano. -
Anche questa volta la parola fu accompagnata
da un sorrisetto ironico e Bernhard, che poco prima
si era soltanto morso le labbra, ora perse la pazienza.
- Gli proibir tassativamente di chiamarmi
cos! - esclam. - Glielo ho detto tante volte che
non voglio, ma non riesco a cacciarglielo nella
testa!
- Ebbene, che male c'? Come padrone e signore
della tua Freia hai diritto di farti chiamare
cos. Pensavo solo al complesso di nozioni, di studi,
di esperienze, che deve avere un ufficiale nella nostra
Marina prima di arrivare a quel punto! Kurt
dovr aspettare altri venti anni. Tu hai preso la
via pi comoda... sacrificando, per, il tuo avvenire!
Del resto, questo  affar tuo.
- S,  affar mio!... E soltanto mio! - scatt
Bernhard, incapace di frenarsi pi a lungo. - Non
riconosco a nessuno il diritto di... -
Ammutol e la sua collera si spense... I suoi occhi,
fiammeggianti d'ira un secondo prima, si erano
fissati con tutt'altra espressione sopra un punto,
alla sua destra
Il Barone segu la direzione del suo sguardo e,
con sua grande maraviglia, vide la figliuola che
veniva verso di loro.
Sylvia non aveva mai perso d'occhio il padre e
il cugino mentre parlavano tra loro e, vedendo che
spirava aria di tempesta, si era affrettata a intervenire.
- Bernhard! -
La parola era un ammonimento e nello stesso
tempo un rimprovero, e produsse un effetto magico.
Bernhard, sia pure con enorme difficolt, si domin
e, quando riprese a parlare, la sua voce suon
calma e tranquilla.
- Zio, mi devi scusare se ogni tanto il vecchio
selvaggio ha il sopravvento in me... Ma Sylvia ha
ragione: nei pochi minuti che stiamo insieme, non
dovrebbe scappar fuori. -
Il Ministro non voleva credere ai suoi orecchi!
Quest'arrendevolezza del nipote, questo umiliarsi
fino a chiedere scusa, era una cosa inaudita!
Sassenburg e Kurt si avvicinarono e la conversazione
si aggir su altri, argomenti.
Naturalmente non si protrasse a lungo perch
erano quasi le tre del mattino e tutti dovevano andare
a riposare.
I due giovani si accomiatarono e Sassenburg, cortese
come sempre, li accompagn fino alla scaletta.
Appena si furono allontanati, Hohenfels chiese
a mezza voce:
- Sylvia, spiegami un po'... Come mai basta
un tuo cenno per calmare Bernhard? -
Sylvia era intenta a seguire con gli occhi i tre
uomini che si allontanavano.
- Non capisco... - disse.
- Voglio dire che, quando stava per andare in
collera, come al solito, un tuo cenno l'ha fatto
rientrare in s, - spieg il Ministro fissando sulla
figliuola uno sguardo scrutatore. - Non sapevo
che vi fosse tanta intimit tra di voi... -
La ragazza alz gli occhi e, invece di rispondere,
disse in tono di rimprovero:
- Babbo, perch mi hai nascosto come  morto
lo zio Joachim? -
Il Ministro trasal.
- Lo sai?
- S... da un'ora.
- Te l'ha detto Bernhard? Non sopporta neppure
un'allusione su questo punto e a te ha raccontato
tutto?
- Spontaneamente... no! C'era stato qualche
cosa prima che mi aveva fatto intuire la verit e
allora ha dovuto parlare.
- Avrebbe fatto meglio a tacere, - disse il Barone,
irritato. - Preferivo che tu ignorassi questa
tragedia familiare. Te l'avevo sempre tenuta
nascosta!
- Ma a lui, quando era ancora un ragazzo, l'hai
rivelata. Quando  venuto da noi, affranto dal dolore,
gli hai detto subito che suo padre si era suicidato.
Babbo, perch sei stato cos crudele?
- Perch non potevo piegarlo in altro modo, -
spieg il Ministro, con aria apparentemente indifferente.
Da principio era rimasto solo sorpreso, ma ora,
di fronte a quell'appassionata difesa del cugino,
ebbe uno strano presentimento... che si affrett a
cacciare lontano da s!
- Zitto, ecco Alfred! - disse a bassa voce.
- Lui, lo sa?
- No, credo per che lo sospetti.
- Per carit, non dirgli nulla! -
La raccomandazione era superflua: Sylvia non
avrebbe mai parlato!
Alfred si avvicin e disse:
- Quel Bernhard  instancabile. Si  messo in
testa di andare con la barca a caccia di uccelli marini.
 troppo anche per Fernstein, che conta in
vece di fare una bella dormita. Immagino che noi
faremo altrettanto. -
Anche il Barone and a riposare, ma non riusc
a prender sonno.
Il pianto disperato di Sylvia, nel primo pomeriggio,
era stato un mistero per lui... ma alla spiegazione
che in seguito gli si era presentata, non
poteva e non voleva credere!
La sua figliuola e Bernhard si erano visti appena
due o tre volte! Non sapeva, si capisce, che
si erano incontrati nell' Isdal. Non sapeva che certe
ore pesano pi sulla bilancia del tempo e dell'avvenire,
di settimane e di mesi! Ormai, per, era
suonato il campanello d'allarme e non riusciva a
trovar pace.
Sul ponte della Freia Bernhard, col fucile in
mano, si accingeva a partire per andare a caccia
di uccelli marini.
- Non vieni? - chiese a Kurt. - E Philip
come sta?
- Non lo so. Dice che andr diretto a Drontheim
a fare la dichiarazione alla sua bella. -
Bernhard lo guard.
- Ah, s? E tu?
- Io? Che me ne importa?
- Questo lo saprai tu! Non credo per che una
ragazza ricca, graziosa e corteggiata come Inga,
voglia sposare una testa vuota come lui. In ogni
modo, non si pu fare i conti coi capricci delle
donne, e se tu gli lasci mano libera...
- Fammi il piacere di finirla una buona volta
con questa storia! - lo interruppe Kurt, irritatissimo.
- Per conto mio, Philip pu fidanzarsi,
sposarsi, o rompersi il collo sulle rocce... Non me
ne importa nulla!
- Quest'ultima soluzione sarebbe stata la pi
gradita, - disse Bernhard secco secco, - ma tu
stesso l'hai aiutato a venir gi dal monte sano e
salvo. Arrivederci, dunque! Torno presto. -
Kurt aveva dichiarato di essere troppo stanco per
andare a caccia, ma, rimasto solo, invece di andare
a riposare, rest sul ponte. Vide i turisti imbarcarsi
e il battello levare l'ncora.
Non voleva confessare a se stesso che soffriva...
ma avrebbe dato chiss che cosa per andare a Drontheim anche lui!


Capitolo 20.

Un poderoso colpo di cannone rimbomb sul mare,
e un colpo pi debole gli rispose.
La Thetis aveva salutato l'Aquila Marina che
stava entrando in porto, e questa le aveva risposto.
Si era sparsa la voce che l'yacht aveva a bordo
il ministro Hohenfels, e la nave da guerra tedesca
rendeva onore all'uomo che teneva in pugno i destini
della patria.
Sul ponte dell' incrociatore, il tenente Fernstein
era in mezzo al gruppo degli ufficiali, e Christian
Kunz, insieme al fratello, in mezzo a quello dell'equipaggio.
La piccola citt nordica con il suo porto, le sue
casette di legno e le sue due chiese, aveva un aspetto
semplice ma ridente sotto la vivida luce del sole.
Il piccolo veliero che batteva bandiera norvegese
e l'yacht principesco avevano gettato l'ncora altre
volte nella sua baia, ma l'arrivo della nave da
guerra tedesca era un avvenimento insolito.
La Thetis era ancorata al largo, ma si scorgeva
perfettamente.
Bernhard Hohenfels avrebbe evitato volentieri
l'incontro, ma la cittadina faceva parte dell'itinerario
della Freia, e Kurt non avrebbe rinunziato
a rivedere i camerati coi quali aveva trascorso varie
settimane a Rio de Janeiro.
Il veliero era arrivato direttamente dal Capo
Nord nelle prime ore del mattino, ma l'Aquila Marina,
che si era fermata per via, entrava in porto
solo ora.
Bernhard e Kurt si erano incontrati a terra col
Capitano e con gli ufficiali dell' incrociatore. Kurt
era stato accolto a braccia aperte, e anche il suo
amico, come ex-ufficiale di marina, era stato trattato
come un camerata e invitato a bordo.
Bernhard si scus. Aveva promesso al Console,
col quale era in rapporti di amicizia, di andarlo
a salutare. In compenso fu sequestrato Christian,
raggiante di gioia al pensiero di rivedere il fratello.
Nel piccolo porto, durante le ore pomeridiane,
ci fu un gran via vai di canotti.
Il comandante e gli ufficiali della Thetis si recarono
dal Ministro, che ricambi la visita insieme
alla figliuola e a Sassenburg.
La serata si chiuse con una festicciola improvvisata
a bordo dell'Aquila Marina.
Il Principe fece gli onori di casa con perfetta
cortesia e Sylvia, come unica rappresentante del
sesso femminile, fu, naturalmente, il punto di attrazione
degli ospiti.
Era gi tardi quando Bernhard, che era rimasto
a pranzo dal Console, prese la via che conduceva
al porto.
La cittadina era insolitamente animata. Una
parte dell'equipaggio della Thetis aveva ottenuto
il permesso di scendere a terra e ora, in gruppetti
pi o meno numerosi, stava rientrando a bordo.
Bernhard ne incontr vari e, in mezzo a uno di
questi, riconobbe Christian. Il ragazzo era insieme
al fratello e approfitt dell'occasione per presentarlo
al suo Capitano.
Questi disse due o tre parole, poi continu il cammino.
Rimasti soli, i due fratelli si dissero qualche
cosa a bassa voce. Christian aveva l'aria preoccupata,
ma Hinrich lo picchi fraternamente sulla
schiena, quasi a fargli coraggio.
- Prima parli, meglio . Non ti manger mica
in un boccone, il tuo Capitano! Diglielo subito e
falla finita.
- Non so come fare... - sospir Christian.
- Aspettami qui. Torno subito a darti la risposta. -
Hinrich accenn di s con la testa.
- Si capisce! Ti aspetto l, vicino alle nostre
barche. -
Christian corse dietro al suo padrone.
- Signor Capitano! - disse, e subito ammutol
vedendosi fulminare da questi, con lo sguardo.
- Ti ho proibito una volta per sempre di chiamarmi
cos, - disse Bernhard.
Il ragazzo abbass la testa.
- Me ne dimentico sempre, - disse a mo' di
scusa. - Vorrei... vorrei dirle una cosa, signor...
signor Hohenfels.
- Qui? Me la dirai a bordo.
- Se proprio non si pu fare a meno... Ma Hinrich
mi aspetta laggi... Devo dargli una risposta.
- Quando  cos, parla! -
Christian sospir, apr la bocca e la richiuse.
- Ma che cosa hai? - chiese Bernhard, - ti
 accaduto qualche cosa? Una disgrazia...?
- No... ma mi potrebbe accadere... - balbett
Christian, - veramente, non  nulla di male...
Anche Hinrich lo dice, ma... ma... -
Divent di fiamma e ammutol di nuovo.
- Via, parla, - disse Bernhard con aria incoraggiante.
- Non avrai mica paura di me?
- No! Oh, no!  sempre stato cos buono, signor
Capi... signor Hohenfels e bene come sulla
Freia non star in nessun posto. Hinrich dice che
sulle nostre navi, la vita  dura...
- Non capisco, - esclam Bernhard, perdendo
la pazienza. - Che bisogno c' che tu mi venga
a dire certe cose? Sono contento che tu ti trovi
bene in casa mia.
- S, ma non ci reggo pi! - esplose il poveretto
preso dalla disperazione. - No, signor Capitano,
preferisco fare una vita dura, ma bisogna
che vada! -
Bernhard sussult. Finalmente aveva capito dove
Christian voleva arrivare!
- Dove? - chiese. - A Kiel?
- Nella nostra Marina. Poco mi importa se sono
a Kiel o altrove... Il signor Tenente dice che sotto
la nostra bandiera siamo sempre a casa nostra,
anche in alto mare. Non gliel' ho mai detto, ma io
in mezzo a gente che non sa una parola di tedesco,
non ci posso stare. Durante l'inverno, quando
la neve ci ha rinchiusi a Edsviken, credevo di morire.
Sarei scappato chiss dove! Una seconda volta
non ce la faccio pi. Quando il signor tenente
Fernstein e l'Aquila Marina non ci saranno pi,
tanto vale che lei mi sotterri subito nel cimitero
di Raansdal. S, signor Capitano, sono arrivato a
questo punto! -
Finalmente il povero ragazzo aveva vuotato il
sacco, ma stava l, come un colpevole che aspetta
la sua sentenza.
Trascorsero alcuni minuti, poi Bernhard disse:
- Dunque mi vuoi lasciare? Sei venuto di tua
spontanea volont e sei libero di andartene quando
vuoi. -
Christian respir e, per la prima volta, os guardare
in viso il suo padrone che era l, immobile
davanti a lui, con una espressione strana negli
occhi.
- Signor Capitano, non  mica in collera con
me? - chiese con aria preoccupata.
- Perch dovrei essere in collera? - disse Bernhard.
- Appena saremo tornati a Raansdal, te
ne puoi andare, e provveder a non lasciarti partire
a mani vuote. Avrai bisogno di fare qualche
spesa prima di arruolarti... nella tua Marina! -
Detto questo, Hohenfels se ne and.
Christian lo segu con gli occhi. Si rendeva conto,
per la prima volta che, una volta partito, non
avrebbe pi visto il suo padrone e la sua Freia
e aveva il cuore oppresso. Invece di correre dal
fratello rimase l, a riflettere, con le lagrime agli
occhi... Poi, lentamente, si avvi verso il canotto
della Thetis, dove trov Hinrich che si era stancato
di aspettarlo.
- Dunque, come  andata? Il tuo Capitano ti
ha rimproverato? -
Christian scosse la testa.
- No,  stato gentilissimo. Quando saremo tornati
a Raansdal, son libero di andarmene. Ha detto
che mi aiuter a far le spese necessarie per entrare
mozzo.
- Lo vedi? - disse Hinrich con aria soddisfatta.
- E di che cosa avevi paura? Ora, per, ti saluto.
Devo tornare a bordo. Tra sei settimane ci
rivediamo a Kiel. -
Bernhard, intanto, sul ponte della Freia, appoggiato
all'albero maestro, con le braccia incrociate
sul petto, guardava il cielo e il mare.
Dunque anche Christian lo abbandonava. Non
ci reggeva pi a vivere in terra straniera. Voleva
tornare a casa, e questa, in avvenire, sarebbero
state le assi di legno di un bastimento sul quale
sventolava la bandiera tedesca.
Era un sottoposto, un ragazzo, ma con quel suo
viso fresco e sorridente, quel suo dialetto dell'Holstein, era
sempre un pezzo di quella patria che
aveva volontariamente abbandonata. Ora anche lui
andava via... per sempre!
In quel momento pass la barca che riportava
a bordo Hinrich e i suoi camerati. Cantavano in
coro una canzone tedesca che aveva udito cantare
sulla Wineta.
L'Aquila Marina, a differenza della Thetis era
ancorata a poca distanza dalla Freia, e Bernhard
poteva vedere quello che accadeva sopra la sua coperta.
Scorse l'alta figura del Ministro che passeggiava
in su e in gi col comandante della nave da guerra,
e l'abito chiaro di Sylvia in mezzo al gruppo degli
ufficiali.
Anche Kurt era laggi...
La brezza marina portava l'eco di fresche risate,
di conversazioni... Qualcuno propose un brindisi
che fu accettato con entusiasmo.
Non erano tutti figli dello stesso paese? Non si
erano mai visti prima di allora e tra poco si sarebbero
salutati, forse per non rivedersi mai pi.
Ma erano un cuore e un'anima sola... La patria
li univa e l'uomo che era l, solo, appoggiato all'albero
della propria nave, si sentiva un estraneo
di fronte a loro.
Ecco, la comitiva si stava sciogliendo. Gli ufficiali
scendevano nei canotti che dovevano riportarli
a bordo della Thetis.
Torn anche Kurt col resoconto della festa improvvisata.
- Tutto  andato benissimo! Lo zio Hohenfels
era di un'affabilit eccezionale. Sylvia, naturalmente,
ha rapito i cuori di tutti i giovani! Era
incantevole.
- E Sassenburg?
- Era cortese come sempre, ma credo che la cosa
lo divertisse poco. Perch non sei venuto? Tutti
hanno notato la tua assenza.
- Non sono pi dei vostri! - rispose Bernhard
secco secco.
- Lo eri, per, e hai dato le tue dimissioni
quando eri gi ufficiale. Per lo meno potevi venire
sulla Thetis! L non avresti incontrato lo zio. -
Bernhard non rispose. Non poteva dire che aveva
terrore dei ricordi!
- Hai fatto le mie scuse a bordo dell'Aquila Marina?
- S. Ho detto che eri a pranzo dal Console e
che saresti andato domani mattina presto, a salutare.
- Vi andr... e subito dopo faremo vela per
quei due o tre punti interessanti della costa che
dobbiamo ancora visitare. Tra otto giorni saremo
a Bergen.
- Ah, s? - disse Kurt con una strana esitazione
nella voce.
Si appoggi al parapetto e fiss a lungo i canotti
che riportavano a bordo gli ufficiali... Poi, bruscamente
e senza voltarsi, disse:
- Bernhard, vorrei proporti una cosa...
- Di' pure.
- Che cosa diresti se... se ti chiedessi di andar
direttamente a Drontheim? -
Bernhard esclam:
- Tu vuoi...?
- Non voglio... devo! - esplose il giovane ufficiale. - Ho cercato di dominarmi... ma da quando
ho parlato con Philip e ho saputo che cosa stava
macchinando, non ho pi pace. Devo andare a
Drontheim... a costo di arrivarci a nuoto! E ora,
ridi pure alle mie spalle! -
Bernhard, per, non rise, e chiese a mezza voce:
- Fino a questo punto sei arrivato?
- S, fino a questo punto! Quando penso che
quello spaccone di Philip pu portarmi via di sotto
il naso il mio tesoro, mentre sono qui, sulla Freia,
senza muovere un dito, non foss'altro per schiaffeggiarlo...
al diavolo, dico, l'orgoglio e l'ostinazione!
Sono tutte sciocchezze quando  in giuoco la
felicit di tutta la vita. Voglio prendere un'altra
volta d'assalto la fortezza! -
Bernhard sorrise.
- Lo sapevo, io, ma non mi azzardavo a dir
nulla perch andavi in bestia! Intanto Philip ha
un buon vantaggio su di te e sar gi arrivato a
Drontheim.
- Immagino che non sar corso a fare la sua
dichiarazione appena il battello  arrivato in porto!
Col suo infame norvegese che nessuno capisce, non
sar andato molto lontano... e nel frattempo ar
rivo io! Dunque, facciamo vela per Drontheim?
- Certo e tra due giorni saremo l. -
Kurt tir un sospiro di sollievo e disse a mezza
voce:
- Un po' di bene me lo vuole, la mia piccola
Inga, lo so... e appunto per questo spero ancora.
Avanti, dunque! Vieni anche tu a riposare?
- S, prima, per, devo parlare con Olaf, -
rispose Bernhard, e segu con lo sguardo Kurt,
mentre si allontanava.
Anche lui, dunque, aveva dovuto far tacere l'orgoglio
e arrendersi a discrezione...
Per la prima volta davanti alla mente di Bernhard
balen la possibilit di fare altrettanto!...
Ma no! Per lui non c'era pi rimedio... Lui non
poteva tornare indietro. Avrebbe dovuto riconoscere
che era stato un ribelle, un testardo... che
si era lasciato guidare solo dal desiderio di vendicarsi...
Avrebbe dovuto sottomettersi e umiliarsi...
- No, non lo far mai! - grid battendo un
piede in terra.


Capitolo 21.

Durante la notte il vento cambi.
Alla serata tiepida e serena, segu un'alba nebbiosa
e fredda. Il cielo era coperto e soffiava il
maestrale.
Quando Bernhard Hohenfels sal a bordo dell'Aquila
Marina, il Principe e i suoi ospiti erano
ancora nelle loro cabine e, sul ponte, c'era solo
il Capitano. Seppe da lui che l'yacht sarebbe andato
a Drontheim e che i signori avrebbero percorso
in carrozza un tratto della costa per meglio
godere le bellezze del paesaggio.
- Mi dispiace, ma non mi posso trattenere, -
disse, - perch la Freia  gi pronta per partire
e devo approfittare del vento favorevole. Se
permette vado a salutare Harald Thorvik. Non 
mica a terra, per caso?
- No,  a bordo, - rispose il Capitano con
aria perplessa, - ma ieri sera, c' stato un incidente
molto spiacevole.
- Che cosa c' stato? - chiese Bernhard.
- Nulla di grave, spero?
- Di assai grave, perch il timoniere ha tirato
fuori il coltello, e se non fossi arrivato in tempo...
- Ma perch? Per qual motivo? -
Il Capitano si strinse nelle spalle.
- Il motivo sar stato futile, ma il rancore covava
sotto da tanto tempo.
- Tra Thorvik e l'equipaggio?
- S. So che  suo amico, signor Hohenfels, ma
sono costretto a dirle che la colpa  tutta sua.
Da quando  salito a bordo,  sempre stato sul
piede di guerra, e ha preso, verso i suoi camerati,
un atteggiamento altero come se fosse lui il padrone
dell'Aquila Marina. Ieri sera, dalle parole
siamo passati ai fatti. -
Bernhard ascoltava con crescente inquietudine...
Conosceva l'amico e la sua assoluta mancanza di
riguardo!
- E Harald, che cosa dice? - chiese. - Lo
avr rimproverato!
- S, ma  stato tempo perso. Si  trincerato
dietro un muro di silenzio. Del resto, anch' io non
so esattamente come siano andate le cose. Ieri anche
l'equipaggio ha avuto la sua festicciola. Il Principe
 molto largo in certe occasioni... Io, per,
sono a bordo da anni, e non ho mai avuto da lamentarmi
di nessuno! Pu darsi che i miei uomini
abbiano alzato un po' troppo il gomito... che il timoniere
li abbia punzecchiati e offesi con le sue
osservazioni... Fatto sta, quando sono arrivato l'ho
trovato lungo disteso per terra con tutti gli altri
addosso! Gli avevano strappato di mano il coltello,
ma lui si difendeva ancora a suon di pugni. Ho
dovuto far ricorso a tutta la mia autorit per ristabilire
la pace.
- Per l'amor di Dio! - esclam Bernhard.
- L'hanno picchiato?
- Certo! Ha ancora il viso tutto segnato. Ma
non  il solo. Si  difeso come una belva, ma era
uno contro molti.
- Ed  rimasto a bordo? -
Il Capitano guard sorpreso il giovane Hohenfels.
- Certo! Non pu abbandonare il suo posto...
ma i suoi rapporti con l'equipaggio saranno, da
qui in avanti, molto tesi. -
Bernhard non disse nulla, ma dentro di s pens
che Thorvik non era uomo da incassare un affronto
e dimenticare.
- Per fortuna i signori erano gi nelle loro cabine
e non si sono accorti di niente, - prosegu
il Capitano - In ogni modo, dovr fare il mio
rapporto al Principe... a costo di guastargli tutto
il piacere del viaggio!
- Parler con Thorvik, - disse Bernhard.
- Mi far un vero piacere.  nella sua cabina.
Le confesso, signor Hohenfels, che quell'uomo non
mi piace. -
Il timoniere era ritto accanto alla finestra della
sua cabina e guardava il mare. Aveva la fronte
fasciata e, in volto, i segni di una lotta accanita.
- Harald, che cosa  accaduto? - chiese Bernhard.
- Lo sai di gi... altrimenti non saresti venuto!
- Sbagli. Ho detto al Capitano che ti volevo salutare
e lui, allora, mi ha raccontato tutto. Dice
che hai tirato fuori il coltello. Sei pazzo?
- Che te ne importa?  affar mio!
- Ma dovrai renderne conto! Tu conosci il codice
del mare, e se il Capitano fa rapporto...
- Oh, si guarder bene dal farlo! - esclam
Thorvik. - Ha un sacrosanto terrore di disturbare
il suo Principe riferendogli cose spiacevoli. Ma,
basta, non ne parliamo pi. Tutto  finito.
- Non per te! Ti conosco. Non puoi rimanere
sull'Aquila Marina dopo quello che  accaduto.
- E perch no? - schern Thorvik con un lampo
sinistro nello sguardo. - Sono il timoniere... devo
fare il mio servizio e lo far, te lo assicuro!
- Si pu trovare qualcuno per rimpiazzarti. Il
Capitano non ti costringer certamente a rimanere
al tuo posto.
- Oh, in quanto a questo, ne sono sicuro! -
esclam Harald con una risatina secca, - ha sempre
preso le parti dei suoi uomini contro di me.
Del resto, non dimenticher mai quello che mi ha
detto ieri, davanti a tutti! -
Parlava con una calma che aveva qualche cosa
di sinistro e i suoi occhi lampeggiavano sotto la
benda che gli copriva la fronte.
Bernhard lo guard fisso senza dir nulla... poi
chiese bruscamente:
- Che cosa pensi di fare?
- Io? Che domanda strana! Ho intenzione di
ricondurre a Raansdal l'Aquila Marina.
- Sta bene! Mi fido di te: dammi la mano. -
E gli porse la sua.
Harald non la prese.
- Che sciocchezze sono queste? Credi che non
conosca la rotta? In ogni caso, i tuoi parenti non
saranno a bordo.
- Lo so... Perch non mi vuoi dare la mano?
- Perch odio le buffonate, - borbott il timoniere,
e si volt da un'altra parte.
- Dunque rimani a bordo? - chiese Bernhard.
- Certo! E tu, quando fai vela?
- Tra un'ora!
- Buon viaggio!
- Altrettanto e... un'altra cosa, Harald! Guardati
da me... e da te stesso! -
Pronunzi queste ultime parole lentamente, in
tono significativo, ma la risposta suon aspra e
secca.
- Lasciami in pace! Non ti capisco. -
Bernhard guard di nuovo l'amico che gli voltava
le spalle ed era, evidentemente, deciso a troncare
la conversazione.
- Addio! - disse, e se ne and.
Sulla Freia trov Kurt che lo aspettava con impazienza.
Non vedeva l'ora di arrivare a Drontheim!
- Eccoti, finalmente! Non perdiamo tempo, visto
che il vento  favorevole.
- Dovremo ritardare la partenza, - spieg
Bernhard, - e cambiare i nostri piani. Tu condurrai
la Freia a Drontheim... Io, resto qui.
- A terra?
- No... sull'Aquila Marina. -
Kurt guard l'amico con aria stupefatta.
- Bernhard, scherzi o...
- Parlo sul serio. Qui non posso spiegarmi...
Vieni gi, nella mia cabina. -
Scesero, e Bernhard rifer tutta la conversazione
avuta con Harald. Kurt lo ascolt fino in fondo,
attentamente.
- Tu vedi fantasmi in pieno giorno, - disse
poi scuotendo la testa con aria incredula. - Del
resto  compito del Capitano vigilare che a bordo
regni l'ordine e l'armonia... e l'incidente ormai 
chiuso. Di che cosa hai paura?
- Non lo so... So solo che Harald non  uomo
da ingoiare una offesa. Anche se la colpa  sua,
dovranno pagare gli altri!
- Vuoi dire che ne far una delle sue? Ebbene,
il Capitano, messo da parte ogni riguardo, prender
i provvedimenti del caso, ora che il Principe
e i tuoi parenti non sono pi a bordo.
- Tu non capisci... la nave  nelle sue mani!
- La nave? - scatt Kurt. - Lo credi capace...
- Quando  in possesso della sua ragione... no!
Ma in questo minuto non lo . Ti ricordi che cosa
ti ho detto quando te l'ho presentato? Sotto il
ghiaccio cova il fuoco... e se il ghiaccio si spezza,
il fuoco divampa. Thorvik  uomo da non distinguere
l'amico dal nemico, ed  capace di abbattere
tutto quello che trova sul suo cammino!
- Se  cos dovresti avvertire il Capitano. Non
gli hai detto nulla?
- No. Posso rovinare un amico d'infanzia per
un semplice sospetto? Preferisco andar l e sorvegliarlo
personalmente.
- Sotto quale pretesto? Non puoi salire a bordo
dell'Aquila Marina e rimanerci senza una ragione
plausibile!
- Ecco: dir che sono stato chiamato a Drontheim
di urgenza, telegraficamente. La Freia ci
mette tre giorni a coprire il percorso... l'yacht soltanto
venti ore. Chieder al Capitano di prendermi
a bordo come passeggero. Naturalmente aspetter
che Sassenburg e lo zio siano scesi a terra!
- Dunque, devo proprio andar solo a Drontheim
con la tua Freia? - chiese Kurt.
- Certo! Puoi affidare il timone a Olaf senza
paura. Conosce bene il suo mestiere e la rotta.
Addio, e buon viaggio... di fidanzamento! -
L'Aquila Marina lev l'ncora verso mezzogiorno
e in poche ore sorpass la Freia che era partita
prima. Il tempo era cambiato. Una nebbia fitta
ostruiva la visibilit oltre un raggio di un centinaio
di passi.
Il capitano dell'yacht era rimasto un po' sorpreso
quando Bernhard era salito a bordo dopo
la partenza del Principe e dei suoi ospiti, ma non
aveva esitato a concedergli un passaggio. Anche i
suoi uomini avevano trovato naturalissimo che il
nipote del Ministro si servisse dell'Aquila Marina
per arrivar prima a Drontheim.
Harald Thorvik, invece, quando aveva visto l'amico
sul ponte e capito che avrebbe fatto il viaggio
insieme a loro, era balzato indietro, allibito! Subito
dopo, per, si era ripreso.
- Ah, s?... Domani mattina all'alba saremo a
Drontheim! - aveva detto senza batter ciglio ed
era andato a sedersi al suo posto, al timone.
A mezzanotte la nebbia formava intorno all'yacht
un muro impenetrabile e a bordo regnava un silenzio
profondo.
Il Capitano si era ritirato nella sua cabina dato
che, nonostante il cattivo tempo, il mare era calmo
come un olio, la rotta non presentava difficolt di
sorta, e il timone era in buone mani. Sopra a coperta
c'erano soltanto l'ufficiale di guardia e Harald
Thorvik.
L'yacht scivolava sulle acque: si udiva soltanto
il rumore delle macchine e il risucchio dell'acqua
intorno allo scafo.
Improvvisamente un'alta figura si fece avanti
dall'altra parte della nave e si ferm accanto al
timoniere. Era Bernhard Hohenfels.
- Credevo che tu fossi andato a letto, - disse
Harald.
- Non potevo dormire e sono venuto a tenerti
compagnia.
- Hai intenzione di trattenerti qui tutta la
notte?
- Pu darsi... Ti do noia? -
Il timoniere si strinse nelle spalle.
- A me? Volevo dire che non  piacevole passar
la notte sopra a coperta... senza necessit!
- Son marinaio, - disse Bernhard fissando con
aria inquieta il muro di nebbia, quasi volesse penetrarlo.
- Il cattivo tempo non mi fa paura. Che
rotta segui?
- Quella giusta.
- Sei proprio sicuro che sia quella giusta?
- Sono io il timoniere, o tu? -
I due uomini si guardarono, occhi dentro gli occhi...
La luce giallognola della lanterna, resa opaca
dalla nebbia, era pi che sufficiente per illuminare
i loro volti.
Si misurarono come due avversari... poi Bernhard
si volt di fianco, bruscamente, e si pose in
ascolto.
- Che cosa  questo rumore?... Lo senti?
- No!
- Io s. Sembra una campana... Non siamo vicini
a terra e, del resto,  mezzanotte... A quest'ora
le chiese non suonano! -
Si udiva infatti, in lontananza, suonare una campana.
Era un suono intermittente e giungeva attutito
dal vento e dal frastuono dei flutti...
S, era proprio la voce di una campana che si
udiva, fioca e misteriosa, al di l del muro di
nebbia!
- Harald, dove ci porti? -
La domanda suon aspra e minacciosa.
La risposta venne, dura e decisa.
- A Drontheim! -
Bernhard si sporse in avanti, trattenendo il respiro...
La campana suon di nuovo: era pi vicina.
Non c'erano dubbi! Era una campana, ma suonava
in modo ben diverso dalle sue sorelle... a tocchi
sordi, irregolari... Sembrava che ammonisse.
Hohenfels si sollev di scatto: l'aveva riconosciuta!
-  la campana del gavitello che  vicino agli
scogli di Troll! Harald, la senti? -
No, Thorvik non l'udiva Fissava la nebbia con
gli occhi sbarrati ed era pallido come un morto...
ma reggeva il timone con pugno di ferro!
- Fatti indietro! - intim Bernhard a mezza
voce ma in tono imperioso. - Sei pazzo, e a un
pazzo non si affida una nave. Indietro! altrimenti
chiamo il Capitano, chiamo l'equipaggio e ti faccio
ammanettare! -
Lo spinse da un lato, afferr il timone e lo gir
rapidamente dalla parte opposta...
L'Aquila Marina gir lentamente su se stessa e,
lentamente, cambi direzione. Un po' per volta la
voce ammonitrice giunse pi sorda e pi lontana.
Ecco, ancora pochi tocchi e poi... pi nulla!
Il pericolo era scongiurato.
Quando Harald era stato allontanato a forza dal
timone aveva fatto l'atto di gettarsi addosso all'amico,
ma questi l'aveva guardato come si guarda
un forsennato che si vuol dominare.
Il timoniere, allora, aveva abbassato gli occhi e
si era tirato indietro.
Si udirono dei passi. Era il Capitano che veniva
a speculare il tempo e a informarsi sulla
rotta che seguiva il bastimento. Non si aspettava
di trovare sopra a coperta l'ospite, che credeva in
cabina, addormentato.
- Lei qui, signor Hohenfels?
- Ero salito a vedere che tempo faceva, - rispose
questi con calma apparente - e ora sto litigando
con Thorvik che non vuole ammettere di
sentirsi male. Evidentemente la ferita alla testa 
pi grave di quello che non sembri, perch ha delle
mancanze. Non vuole a nessun costo lasciare il suo
posto!
- Thorvik, perch non me l'avete detto? - esclam
il Capitano.
- Fa troppo assegnamento sulla robustezza della
sua fibra, - continu Bernhard. - Lo faccia rimpiazzare,
mi raccomando! Si deve riguardare.
- Certo! - rispose il Capitano che aveva visto,
alla luce pallida della lanterna, il volto pallido e
stravolto del timoniere.
Chiam subito l'ufficiale di guardia e gli dette
ordini in proposito.
In un primo momento parve che Thorvik volesse
ribellarsi, ma Bernhard gli pos una mano sul
braccio e lo domin di nuovo con lo sguardo.
Alle otto Drontheim era gi in vista.
Mentre i marinai facevano manovra per calare
l'ncora, Hohenfels entr nella stanza del timoniere
che si era gettato sul lettuccio, vestito.
- Harald, hai dormito? - chiese.
Harald si rigir a guardarlo.
- E tu? Credi che non sappia che sei stato di
guardia tutta la notte davanti alla mia porta?
- Eri malato, e i malati vanno tenuti d'occhio.
Siamo a Drontheim. Penso che non vorrai restare
a bordo... dopo stanotte?
- No! - rispose Thorvik con voce sorda.
- Me l'immaginavo. L'yacht rimane qui fino all'arrivo
del Principe e, poich di qui a Raansdal
il tragitto  breve, possono benissimo fare a meno
di te. Tu arrivi due giorni dopo e dai le tue dimissioni
motivandole con la ferita che hai alla testa.
- Mi fai molto bene la lezione, - disse Harald.
- Non mi rimane che impararla a mente e stare
attento a non dimenticare nulla. Mi tratti proprio
come un irresponsabile!
- Eri responsabile stanotte? -
Thorvik lasci passare un po' di tempo prima di
rispondere.
- Parler col Capitano.
- Ci ho gi parlato io. Anche lui  d'opinione
che, dopo l'incidente di ieri l'altro sera, tra te
e l'equipaggio non pu regnare buon sangue. Penser
lui a scusarti presso il Principe e a spiegargli
perch lasci il tuo posto prima che spiri il contratto.
Anch' io scender a terra ad aspettare Kurt
che arriver domani mattina con la Freia. -
Harald Thorvik si era alzato e guardava l'amico
con uno sguardo di odio selvaggio.
- Anche questa volta hai vinto! Vinci sempre
e dappertutto, anche l dove... non dovresti!
- Che cosa intendi dire?
- Nulla! Ci rivedremo a Raansdal.
- Allora, forse, mi ringrazierai di esserti stato
a fianco in un'ora simile. Addio! -


Capitolo 22.

La casa dell'armatore Lundgren sorgeva nel quartiere
pi signorile di Drontheim. Era un edificio
vasto che, all' interno e all'esterno, rendeva giustizia
alla ricchezza del proprietario. Gli uffici erano
a terreno ; il primo piano era abitato dai padroni.
Di fronte, c'era un bellissimo albergo nel quale si
era installato Philip Roder.
Il bravo ragazzo era l da tre giorni, e si annoiava
a morte perch Inga non era ancora tornata
in citt. Per dire il vero, sarebbe volentieri
andato a trovarla in campagna, ma non ne aveva
il coraggio, prima di tutto, perch la ragazza gli
aveva detto di aspettarla a Drontheim, e poi perch
si era accorto che il suo norvegese lasciava
molto a desiderare!
Nessuno lo capiva e, appena apriva bocca, tutti
lo guardavano con aria stupefatta e scuotevano la
testa.
Si era dunque rassegnato ad aspettare pazientemente...
Come Dio volle, il quarto giorno la sua pazienza
fu ricompensata. Un impiegato della ditta Lundgren
che sapeva un po' di tedesco, gli annunzi il
ritorno della famiglia per il giorno seguente, verso
mezzogiorno.
In alti spiriti, il bravo Philip prese la via che
conduceva al porto... e and a sbattere il naso contro
Kurt Fernstein che era sbarcato allora allora
e si avviava, a passo di marcia, in direzione di casa
Lundgren.
- Kurt! Siete gi arrivati con la vostra Freia! -
esclam. - Come avete fatto presto! -
Kurt, visibilmente poco soddisfatto di incontrarlo,
era l l per tirar di lungo, quando pens che
avrebbe potuto avere dall'amico le informazioni che
gli stavano tanto a cuore.
- S, la Freia  gi in porto da un'ora, - disse ;
- e tu, che cosa fai? Hai l'aria di essere a casa, qui.
- Certo! Sono sceso a quell'albergo... laggi,
di fronte a casa Lundgren, e davanti ci sono le finestre
della signorina Inga.
- E tu, naturalmente, da buon cavaliere aspetterai
che la tua bella si affacci per salutarla...?
- Non  ancora tornata da Larkholm. L'aspetto
domani.
- Larkholm?...  molto distante da qui?
- Cinque o sei miglia soltanto. Non sono andato
a trovarla per timore di sembrare importuno...
Son sicuro che sarei stato accolto bene... ma posso
aspettare. -
Kurt perse la pazienza.
- Aspetta pure, se ti fa piacere, - esclam
- ma se io fossi una ragazza e mi venisse davanti
un innamorato come te, con gli occhi languidi, i
sospiri e tutto il resto, lo manderei al diavolo diritto
diritto! -
Philip si strinse nelle spalle e sorrise con aria
di compassione.
- Calmati, caro Kurt! calmati! Non credere
per che ti serbi, rancore... So bene che anche tu
hai avuto le tue brave speranze, i tuoi desideri...
Purtroppo sono arrivato io, e ti ho soppiantato.
Mi dispiace... siamo compagni di scuola, ma in
questo campo... l'ultima parola spetta alla signorina
e io, una volta tanto, sono il preferito. Mio
Dio, che cosa ci posso fare? -
Questa volta Kurt non batt ciglio. Guard l'uomo
che aveva davanti con tutta la sua incredibile presunzione,
il suo sorriso sciocco, la sua aria languida
e sdolcinata, e si disse che non era il caso
di disperare. Inga Lundgren non avrebbe mai sposato
un uomo come Philip Roder!
Rise forte.
- No, non ci puoi far nulla. Ma... scusa, sai...
Devo andar via. Ho un affare urgentissimo. Addio,
Philip! -
And per la sua via e Roder fece altrettanto. Anche
lui aveva cose urgenti da sbrigare!
Prima di tutto and da un fioraio a ordinare un
bellissimo mazzo di fiori per il giorno dopo ; poi si
compr una cravatta nuova e un paio di guanti
chiari. Finalmente torn all'albergo e si mise alla
finestra a guardare la servit di casa Lundgren
che dava aria alle stanze e faceva pulizia.
Nel frattempo, una carrozzella attraversava a
gran trotto la citt. Dentro c'era il tenente Fernstein.
Era il pomeriggio di una bellissima giornata di
agosto quando Kurt buss alla porta della villa
Lundgren.
Gli dissero che in casa non c'era nessuno: il
signore e la signora erano usciti per fare una visita,
la signorina era andata a passeggiare.
Il giovane ufficiale ringrazi e and via, pensando
che la fortuna lo assisteva...
Infatti, se Inga fosse stata in casa, forse avrebbe
rifiutato di riceverlo ; ora, invece, l'avrebbe cercata
e presa di sorpresa.
Sui sentieri che tagliavano i prati e i campi c'era
un sole infuocato. Non rimaneva che cercare la ragazza
nel bosco...
E verso il bosco, Kurt volse i suoi passi!
L'istinto infallibile dell' innamorato gli indic
la via giusta. Dopo appena un quarto d'ora vide,
tra gli alberi, prima un abito chiaro, e poi Inga.
Era seduta su una pietra ricoperta di muschio e
gli voltava le spalle.
Si avvicin senza far rumore.
Il sole filtrava attraverso i rami dei faggi e tutto
intorno si udiva solo il lieve ronzo degli insetti.
Kurt era arrivato vicino alla ragazza senza tradirsi,
quando, improvvisamente, dovette nascondersi
dietro un albero.
Inga aveva fatto un lieve movimento e si era
voltata in modo da permettergli di vedere, almeno
in parte, il suo volto: non aveva pi l'espressione
birichina di un tempo, la bocca, che sembrava fatta
solo per sorridere e scherzare, aveva una piega
amara, e i bellissimi occhi scuri erano pieni di
lacrime.
Kurt non pot pi reggere. Dimenticando ogni
prudenza, usc dal suo nascondiglio e corse avanti,
gridando:
- Inga! -
La ragazza balz in piedi, tremante e smarrita,
e quando riusc a riprendersi era gi tardi. Fernstein
le aveva preso le mani e le teneva strette tra le sue.
- Inga... perch piangeva?
- Tenente Fernstein, che cosa vuole?... come
mai  qui? - esclam Inga tentando di ritirare
le mani.
- Perch non ne potevo pi! - confess Kurt.
- Inga, perch mi vuol far scontare uno stupido
scherzo con l'infelicit di tutta la vita? Non mi
ha ancora perdonato? -
Erano parole che venivano dal cuore, e questa
volta non caddero nel vuoto. Anche Inga aveva
riflettuto in quelle ultime settimane... Anche lei
aveva sofferto. Non lo respinse e disse con un filo
di voce:
- Mi ha fatto tanto male!
- Davvero? - esclam Kurt infiammandosi. -
Dunque, non le sono indifferente... Un po' di bene
me lo vuoi, non  vero, Inga? Dimmi perch piangevi
poco fa! -
Lei alz la testa, lo guard con aria birichina
e, in tono risentito e tenero nello stesso tempo, rispose:
- Per via di te... cattivo! -
Allora Kurt se la strinse al cuore...
Finalmente, Inga disse:
- Bisogna andare a casa, altrimenti mobilitano
tutte le persone che sono a Larkholm per venirmi
a cercare. Mi chiedo poi che cosa diranno il babbo
e la mamma quando mi vedranno tornare a casa
con un uomo, e sapranno che  il mio fidanzato.
Ho fatto il tuo nome solo due o tre volte nelle mie
lettere da Raansdal.
- Un genero dovranno pur averlo, - disse Kurt,
- e le loro preferenze in questo campo non sono
state troppo felici... Mi presento un po' meglio di
Axel Hansen, non ti pare? -
Inga lo guard, arricci il naso e disse con aria
birichina:
- Chi lo sa?... -
Il signore e la signora Lundgren allibirono quando
la figliuola present Kurt come il suo futuro sposo.
Non sapevano nulla del romanzo intrecciato a
Raansdal e non erano troppo propensi a dare la
loro paterna approvazione.
Kurt prese il futuro suocero a quattr'occhi e gli
dette tutte le informazioni possibili sulla propria
famiglia e sulle proprie condizioni economiche. In
modo particolare sfrutt la venuta dello zio Hohenfels
annunziata per il giorno dopo.
Inga fu assai pi sbrigativa con la madre!
- Cara mamma, - disse, - tu sai che ho rifiutato
Axel Hansen perch non mi piaceva affatto.
Il mio Kurt, invece, mi piace molto. Lo voglio sposare
a tutti i costi... e lo sposer! Vi consiglio a
dir subito di s, perch anche se dite di no ci sposiamo
lo stesso! -
Questo energico ultimatum ebbe un potente alleato
nell'ottima impressione prodotta dal giovane
ufficiale.
Per farla corta, quella sera stessa a Larkholm
fu festeggiato il fidanzamento di Kurt e di Inga,
e nel mondo vi furono due persone felici di pi!
La mattina dopo Philip Roder era in quello stato
di piacevole agitazione che precede un fausto avvenimento.
Andava e veniva per la stanza col suo
pi bel vestito addosso. Ogni tanto si guardava
nello specchio e si trovava irresistibile... poi si affacciava
alla finestra per vedere se arrivava la carrozza
con dentro la sua bella.
Nel palazzo di fronte le finestre del salone erano
spalancate, e le tende tirate, in modo da lasciar
vedere quello che accadeva nell'interno.
Aveva deciso di recarsi a casa Lundgren subito
dopo l'arrivo dei padroni... il resto sarebbe venuto
da s!
Come Dio volle, la carrozza spunt in fondo
alla via.
Venne avanti a gran galoppo e si ferm davanti
al palazzo.
Philip si appoggi al davanzale della finestra e
si sporse in avanti per veder meglio. Poco manc
che non si slogasse il collo!
Lo sportello si apr e scese il signor Lundgren,
alto e grosso, seguito dalla sua sposa.
Ecco, ora toccava a lei!
No... non ancora... Un giovane alto e snello salt
sul marciapiede, aiut Inga a scendere e le offr
il braccio per condurla in casa.
Il povero Roder barcoll e si vide girare intorno
il mondo come una trottola! Per fortuna ebbe la
presenza di spirito di tirarsi indietro e di chiudere
i vetri della finestra...
Quel giovane era Kurt Fernstein... o il diavolo
in persona?
Non rimase a lungo in dubbio! Nel palazzo di
fronte tutta la famiglia entr in salotto, e il signor
Lundgren parve fare gli onori di casa al giovane
ufficiale.
Il pi bello, per, doveva ancora venire, e fu
quando Kurt prese fra le braccia Inga e la baci!
Dunque era vero... Il povero Philip era stato
ignominiosamente tradito! Il destino fatale che lo
perseguitava fin dalla nascita l'aveva raggiunto anche in Norvegia!
Una scena drammatica si svolse allora nella camera
d'albergo. L'innamorato rimasto a bocca
asciutta gett il mazzo di fiori sul pavimento, il
guanto destro sulla stufa, il sinistro in un angolo
della stanza e la grammatica norvegese in un altro.
Poi si attacc al campanello e al servitore che si
present col fiato corto, chiese il conto.
Un'ora dopo Philip Roder si faceva accompagnare
al porto. Era in rotta col sesso femminile
per la seconda volta! Le donne, per lui, non esistevano
pi.
Era proprio vero?
L'avvenire lo avrebbe dimostrato.


Capitolo 23.

Bernhard aveva portato a Raansdal la notizia del
fidanzamento di Kurt che era stata accolta con
vera gioia
Il giovane ufficiale avrebbe trascorso vicino alla
fidanzata gli ultimi giorni del suo permesso.
L'Aquila Marina era di nuovo ancorata nel porto,
e il Principe, con i suoi ospiti, era tornato ad
Alfheim.
Harald Thorvik aveva lasciato definitivamente
il posto di timoniere ed era in casa della madre.
Nel giardino della casa parrocchiale fiorivano le
aster e le giorgine. Hildur ne aveva colte diverse
per la Chiesa, e andava da un'aiuola all'altra per
completare il suo mazzo. Si moveva, per, macchinalmente,
e sembrava assorta in profondi pensieri.
Quella mattina era arrivata una lettera di Inga,
traboccante di felicit. Kurt vi aveva aggiunto due
righe per salutare i nuovi parenti, e anche lui era
esultante!
Involontariamente Hildur ripensava al proprio
fidanzamento, cos diverso da quello della cugina.
La domanda di matrimonio di Bernhard, il proprio
consenso, l'approvazione dello zio... tutto si
era svolto con poche parole e con molta seriet...
ma una indicibile felicit le aveva invaso il cuore!
S. le era sembrato di essere immensamente ricca
nel possesso dell'uomo amato e non avrebbe cambiato
la propria sorte con quella di nessuno al
mondo.
Tra sei settimane quell'uomo sarebbe diventato
il suo sposo. Lei avrebbe salito, al suo fianco, i
gradini dell'altare. Perch, dunque, il suo cuore
non palpitava pi di gioia al pensiero della felicit
che l'attendeva a Edsviken? Perch qualche
cosa di indefinibile, una specie di ombra minacciosa
e cupa aveva oscurato il suo orizzonte?
Il fidanzato era tornato dal suo viaggio molto serio
e accigliato. Aveva parlato a lungo di Kurt
e di Inga e accennato appena a tutto il resto.
Hildur e don Eriksen sapevano solo che la Freia
aveva incontrato due volte l'Aquila Marina e che,
zio e nipote, si erano visti e parlati. Questo spiegava
il cattivo umore di Bernhard!
Per fortuna gli ospiti di Alfheim sarebbero tornati
presto in Germania e sarebbero spariti dalla scena...
Hildur si chiedeva se sarebbero sparite anche le
ombre che erano venute con loro!
Si ud un passo sulla ghiaia. Era quello di Harald
che attraversava il cimitero, separato dal giardino
del parroco da un muro basso.
Evidentemente il giovane non aveva intenzione
di recarsi in canonica, perch trasal vedendo la
ragazza.
- Harald, sei tornato a Raansdal?
- S, ieri sera, - rispose lui, e si avvicin lentamente.
- Abbiamo saputo tutto. Dove sei caduto?
A bordo?
- No, quando ero a terra. Sono gi guarito. -
Hildur lo guard. Aveva in fronte una cicatrice
rossa, piccolissima. Sembrava quasi una scalfittura.
- Non passi? - chiese.
- No, non ho tempo. Sono molto contento di esser
tornato a casa, dalla mamma.
- Solo per otto giorni, per...? L'Aquila Marina
non si trattiene di pi.
- S, ma io rimango a Raansdal. Ho dato le
mie dimissioni a Drontheim.
- A Drontheim? Non accompagni l'yacht a Hamburg?
- No. Ero stato ingaggiato per il viaggio in
Norvegia. Ora non hanno pi bisogno di me. C'
un altro timoniere. -
Hildur non voleva credere ai suoi orecchi! Possibile
che Thorvik, attaccato come era ai suoi diritti
e ai suoi doveri, avesse rinunziato a ricondurre
in porto la nave che gli era stata affidata?
Harald ignor la sua sorpresa e cambi discorso.
- Hai molto da fare per il tuo corredo? - chiese.
- Quando vi sposate?
- Tra sei settimane.
- Cos tardi? Che peccato! Non potrete avere
tra gli invitati i nobili parenti del tuo fidanzato.
Da quel che ho visto, ora hanno fatto la pace.
- Bernhard ha, con i suoi parenti, rapporti di
semplice cortesia, - disse Hildur con voce ferma.
- Li ha visti appena due o tre volte in tutto il
tempo.
- E sono state troppe! - mormor Harald.
Hildur lo ud e lo guard male.
- Basta, Harald! Queste sono cose che riguardano
soltanto Bernhard e me. Siete amici,  vero...
- Siamo stati, - la interruppe Harald bruscamente,
- ora, non lo siamo pi, e appunto per
questo mi riesce difficile parlare.  un brutto mestiere
quello dell'accusatore, e tu, naturalmente,
penserai che lo faccio per un secondo fine. Non ci
guadagno nulla, lo so, ma ti dico egualmente:
Tieni gli occhi aperti!
- Perch? Che cosa intendi dire? - chiese Hildur
colpita, ma ben lontana dall' immaginare a che
cosa volesse alludere.
Thorvik non rispose subito. Sembrava che lottasse
dentro di s e non sapesse se parlare o no...
- C'erano due fidanzati anche a bordo, - disse
poi. - Il Principe sposer...
- Sylvia Hohenfels! Lo so. Si sono fidanzati
ad Alfheim prima di partire. Sylvia  molto bella...
La conosco.
- No, non la conosci. L' hai vista soltanto in
Chiesa e in casa del tuo zio, e vi ha stregati tutti
con le sue moine. Io l'ho vista in mare, durante
una tempesta. Era sola, sopra a coperta, con un
impermeabile che le arrivava fino ai piedi. Non batteva
ciglio, e pi si scatenavano lampi e tuoni, pi
era contenta! Il Principe, con quei suoi occhi languidi,
non la conquister mai. Ci vuole un altro...
che forse non  lontano. Te lo ripeto: tieni gli occhi
aperti! -
Hildur non capiva ancora il vero senso delle parole,
ma cominciava a intuire vagamente che un
grave pericolo la minacciava. L'ombra stava prendendo
forma e figura... Tuttavia, la risposta della
fanciulla suon agitata e depressa.
- Harald, che cosa significano queste allusioni?
Spiegati meglio se vuoi che ti capisca. -
Thorvik la guard con aria cupa e addolorata
nello stesso tempo. Si capiva che non era mosso da
un volgare senso di vendetta, e che il mestiere dell'accusatore
gli ripugnava veramente. Dovette costringersi,
ma parl con quella rude franchezza che
non si chiede se fa soffrire se stesso e gli altri!
- Forse dovrei tacere e lasciarti nella tua pace...
e se tu fossi come tutte le altre, lo farei. Non 
un mascalzone e far il suo dovere... e lei se ne
andr col suo Principe... Ma tu devi saper tutto.
Me ne sono accorto in Chiesa, quando ha trasalito
vedendola entrare... E lo stesso ha fatto lei, sull'Aquila
Marina, quando ha saputo che la Freia
si avvicinava. Buon sangue non mente! Non pu
starsene calmo e tranquillo con te, a Edsviken, e
dimenticare la vita che ha condotto fino a poco
tempo fa. Se ne andr via, lontano da te e da noi
tutti, voglia o non voglia! Non  dei nostri, e
quando sentir il peso della catena, ci starai male
tu ch'egli ha legato a s! Ricordati quello che
ti dico! -
Hildur era diventata pallida. Cominciava a capire,
per quanto Harald non avesse fatto nessun
nome. Poi, improvvisamente, la luce si fece completa
nell'animo suo.
- Bernhard? Sylvia? - esclam con un grido
soffocato. - No, non  vero... Non pu essere vero!
Harald, dici cos per vendicarti di Bernhard. Dimmi
che non  vero... Harald, per piacere! -
Thorvik scosse la testa.
- Non mi credi? Ebbene, chiedilo a lui! Bugiardo
non  mai stato, e non lo sar neppure ora.
Forse dir che  una passione passeggera... che
l'altra  promessa al Principe... che ha bisogno di
te per dimenticarla. Se sei contenta cos, tanto
meglio... ma non ci credo! -
Hildur non disse nulla. Con gli occhi smisuratamente
aperti, fissava il vuoto, davanti a s.
- Ora sai tutto, - riprese a dire Harald dopo
aver aspettato invano una risposta. - Non mi 
stato facile parlare, perch capivo che ti avrei persa
irrimediabilmente... Mi ripugnava, per, l'idea che
tu lo sposassi credendo di essere amata. In seguito
avresti aperto gli occhi ed  meglio che ora...
Hildur, mi ascolti? -
No, Hildur non l'ascoltava. Sembrava perfino
essersi dimenticata che era l perch, lentamente,
senza aprir bocca, si avvi verso casa.
Soltanto quando si trov sola, in salotto, la ragazza
cominci a veder chiaro nella faccenda e a
poter pensare.
Aveva avuto paura del passato con tutti i suoi
ricordi, ma si era sentita la forza di affrontarlo.
Sapeva di essere amata... di esser stata scelta liberamente...
Per lei Bernhard rinunziava al patrimonio
di famiglia. Una donna pu tutto sull'uomo,
quando questi l'ama.
E all'amore di lui aveva creduto senza lasciarsi
sgomentare dalla sua freddezza, dal suo fare autoritario,
dal suo umore variabile.
Ora tutto era finito!
Hildur non metteva in dubbio le parole di Harald.
S, Bernhard non era mai stato veramente
suo... Per l'educazione, per l'ambiente, apparteneva
all'altra.
La ragazza fiera e silenziosa, che avrebbe dovuto
dopo pochi giorni essere sua sposa, cadde in ginocchio,
affranta, e disse addio per sempre alla
felicit.


Capitolo 24.

Il battello del fjord era arrivato allora allora
in porto e sbarcava i suoi passeggeri: contadini
e pescatori che erano andati con le loro mogli al
mercato, in una citt vicina della costa.
C'era un solo forestiero: un signore anziano, con
i capelli grigi, il volto fresco e abbronzato dal sole,
i movimenti agili e giovanili. Quando ebbe messo
piede in terra il signore si guard intorno, quasi
a cercare qualcuno...
Subito si fece avanti un servitore che indossava
la livrea del principe Sassenburg a chiedergli se
aveva l'onore di parlare col signor Fernstein...
Quando era arrivato il telegramma che annunziava
il suo arrivo, il Principe era gi partito per la
caccia, ma la carrozza era l ad aspettarlo!
Fernstein fece un cenno di assenso con la testa
e sal in vettura.
Il sole era vicino al tramonto, e il crepuscolo
stendeva gi le sue ali sulla cittadina di Raansdal.
La via che conduceva ad Alfheim era invece ancora
in piena luce.
Fernstein, appoggiato comodamente ai cuscini
della carrozzella, guardava intorno a s...
Non era molto tagliato per apprezzare la natura,
e la visione pittoresca del fjord lo lasciava indifferente.
A un certo momento, per, si raddrizz di scatto,
fiss gli occhi sul ciglio del bosco, e grid:
- Ehi! cost! -
Il cacciatore, udendosi chiamare, trasal e si arrest
di botto... Aveva riconosciuta la carrozza
e la livrea, ma non il signore che lo chiamava.
Questi ordin al cocchiere di fermarsi, scese in
fretta e gli corse incontro.
- Bernhard, sono arrivato proprio ora! Sei la
prima persona di conoscenza che incontro. S, s,
guardami pure... Sono proprio io, in carne e ossa
e qui, nel vostro paese da orsi!
- Zio Fernstein! Da dove vieni? - esclam
Hohenfels che non voleva credere ai suoi occhi.
- Da Drontheim, dove sono corso appena ho
ricevuto il telegramma di quel pazzerello di Kurt!
Sulla via del ritorno, giacch ero da queste parti,
ho voluto fare una visita al mio vecchio amico Hohenfels.
A Berlino  in avvicinabile... qui, almeno,
avr un po' di tempo da dedicarmi. Su, sali in carrozza
e vieni con me ad Alfheim.
- Ad Alfheim? - Bernhard aggrott la fronte.
- Di' un po', zio, non sarebbe meglio che tra due
o tre giorni tu venissi da me, a Edsviken? -
Fernstein rise.
- Credi che abbia intenzione di restar qui delle
settimane? Domani l'altro riparto. Naturalmente
non vuoi venire ad Alfheim perch sei in rotta
con lo zio, ma se faccio tanto di lasciarti andare,
non ti rivedo pi! Devi venire con me. Punto e
basta. -
Bernhard fin per cedere, anche perch gli premeva
sapere come aveva preso la notizia del fidanzamento
di Kurt.
- Per una mezz'oretta sola, - disse. - Quando
saremo in vista di Alfheim, volter tondo! -
Il vecchio Fernstein era felice di essersi assicurato
la compagnia di Bernhard che non vedeva da
tre anni, e cio da quando i due giovani ufficiali
si erano imbarcati sulla Wineta.
- Finalmente! - disse mentre la carrozza riprendeva
la via. - Ma sai che ci hai fatto una
brutta sorpresa quando ci hai comunicato la tua
decisione di tornare in Norvegia? Tuo zio era addirittura
fuori di s. Dire, ha detto poco, come
 sua abitudine in casi simili, ma quando qualcuno
ti nominava faceva il viso scuro! Per fortuna
eri nelle Indie Occidentali, altrimenti non l'avresti
passata tanto liscia! -
Bernhard si strinse nelle spalle. Era molto suscettibile
alle critiche del Ministro, ma quelle dello
zio Fernstein lo lasciavano indifferente.
- Lascia da parte questo argomento, caro zio, -
disse - e lascia invece che mi congratuli con te
per il duplice fidanzamento, quello di Katchen e
di Kurt.
- S, la mia Katchen  sempre stata una brava
bambina. Senza di lei Ottendorf sarebbe caduto
in mano di estranei. Ma quel ragazzo!... Prima,
entra in Marina senza dirmi nulla... Poi viene in
Norvegia e si fidanza senza il mio permesso... senza
neppure dirmi se porta in casa una lappone o un
mostriciattolo! Naturalmente ho preso le mie gambe
e sono venuto qua!
- Kurt non ti aveva scritto?...
- Mi ha telegrafato da Drontheim... un telegramma
da pazzi! Caro babbo, mi sono fidanzato.
Ho trovato in mezzo agli orsi polari, la mia
sposa e la felicit della mia vita. Segue lettera.
Mandaci la tua benedizione. Kurt e Inga. Tu capisci...
Non ho aspettato che arrivasse la lettera.
Ho preso il direttissimo per Hamburg, e poi il
primo vapore per Drontheim.
- Che cosa avevi intenzione di fare?
- Uno scandalo! - grid Fernstein. - Volevo
piombare come un fulmine addosso ai due fidanzati,
e l'avrei fatto se... se, vista da vicino, la cosa
non mi fosse sembrata ragionevole.
- Lo  sotto tutti gli aspetti! Per Kurt  un
matrimonio di amore, ma ci non toglie che Inga
sia un ottimo partito! Lundgren  il primo armatore
di Drontheim, e Inga la sua unica erede. Inoltre
sembra fatta apposta per Kurt.
- Non lo potevo sapere! Tutto questo era scritto
nella lettera... che trover a Ottendorf! - brontol
Fernstein. - Dunque, appena sbarcato a
Drontheim, la prima persona che incontro... indovina
chi ? Il mio signor figliuolo, che se la spasseggiava
lungo il porto con una personcina al
braccio. Lo chiamo credendo di fargli, per lo meno,
un po' di paura... Invece, nossignore! Mi si  precipitato
addosso strillando: Evviva! Poi mi ha
abbracciato e baciato... Inga, questo  il mio
babbo! ha strillato di nuovo, il tuo babbo!.
Un istante dopo, senza sapere come, mi sono trovato
quella personcina tra le braccia. Una lappone
non era, questo me lo dicevano i miei occhi...
e un mostriciattolo neppure! Il tedesco, per, non
lo sapeva, perch cinguettava in norvegese... Io,
naturalmente, ero fuori di me per la collera e volevo
dire chiaro e tondo che non ero l in qualit
di padre benedicente, come avevano tutta l'aria di
credere!
- L'hai detto? - chiese Bernhard con un sorrisetto ironico.
- No... prima di tutto lei non mi avrebbe capito,
e poi, te lo confesso francamente, era cos
bellina, che non ho avuto il coraggio di mostrarmi
severo al primo incontro! Del resto non mi hanno
lasciato neppure il tempo di respirare. Sono dovuto
andare subito dai genitori di lei... Ho visto
gli uffici, la casa... Insomma, per farla corta, mi
sono convinto che il mio ragazzo  stato meno sciocco
di quello che credevo! In quanto alla piccola
Inga,  una vera ammaliatrice, e ha stregato anche
me! -
Bernhard rise vedendo lo zio Fernstein cos innamorato
della sua futura nuora!
- Come mai Kurt non  venuto via con te? -
chiese. - Non ha pi che due giorni di permesso
e potevate fare il viaggio insieme. -
Fernstein si strinse nelle spalle.
- Gliel'ho detto anch'io, ma lui  voluto rimanere
fino all'ultimo con la sua Inga.  innamorato
fin sopra agli orecchi. Ci ritroveremo a Bergen
e andremo insieme a Kiel. E ora, Bernhard,
parliamo un po' di te!
- Di me? C' poco da dire!
- Poco? Kurt mi ha detto che ti sposi tra sei
settimane... Possibile che, almeno su questo punto,
tu non abbia nulla da dire?
- Per lo meno, non a te, caro zio! Sei sempre
stato contrario al mio fidanzamento... come lo sono
tutti, del resto, Kurt compreso! -
Avevano gi percorso un buon tratto di via e,
a una svolta, si trovarono davanti Alfheim... e il
Principe che stava parlando con due dei suoi cacciatori!
Bernhard si morse le labbra... Ormai non poteva
pi svignarsela, come era sua intenzione, senza
salutare Sassenburg.
Tuttavia, prima di entrare nel castello, fece atto
di congedarsi.
Fernstein protest.
- Altezza, non lo lasci andar via! Edsviken non
scappa.
- Bernhard, non ha proprio neanche un pomeriggio
da dedicarci? - chiese il Principe in tono
di rimprovero. - Guardi, il Barone e Sylvia sono
l, sulla terrazza. L'hanno visto e non pu fare
a meno di entrare a salutarli. -
Infatti rifiutare sarebbe stato una scortesia da
parte di Bernhard!
  
Capitolo 25.

Era buio da un pezzo quando Bernhard si mosse
per tornare a casa.
Questa volta nessun incidente aveva turbato la
pace dell'incontro. Sylvia, alla fine del pranzo,
si era subito ritirata dicendo che aveva un forte
mal di testa, e Fernstein, col suo carattere gioviale,
aveva allontanato tutte le nubi.
Nonostante tutto, quando si trov fuori, il giovane
tir un sospiro di sollievo. Aveva rifiutato
la carrozza e contava tornare a casa a piedi. Conosceva
la via passo passo e sapeva che la luna
l'avrebbe illuminata con la sua luce pallida, ma
limpidissima.
A pochi metri di distanza da Alfheim, prese una
scorciatoia che avrebbe abbreviato sensibilmente
il cammino e passava davanti a un padiglione dal
quale si godeva la veduta dei monti di Raansdal
assai meglio che dalla terrazza del castello.
Una donna vestita di bianco era appoggiata alla
balaustra di questo padiglione, e Bernhard trasal
scorgendola.
- Sylvia, sei tu? - chiese con voce incerta.
- Bernhard, torni a casa?
- S. ,
- Allora... buona notte!
- Buona notte! -
Il mal di testa era stato un pretesto per non
stare in salotto con lui, e Bernhard le era grato
di questa delicatezza.
Sapevano ormai, tutti e due, che la vicinanza
costituiva un pericolo per loro... ma ci sono dei
momenti nei quali la voce del cuore soffoca, involontariamente,
quella della ragione!
Invece di tirar diritto, Bernhard sal gli scalini
del padiglione.
Sylvia fece l'atto di tirarsi indietro, ma poi ci
pens meglio e non si mosse.
Si era creduta al sicuro in quel padiglione fuor
di mano, dato che la via maestra era dall'altra
parte. Aveva una sciarpa bianca sulle spalle e la
luna illuminava il suo bel volto.
- Una domanda... una sola... - disse Hohenfels
a mezza voce. - Sei stata all'Isdal, oggi?
- Io?... Perch?
- Perch ai piedi della pietra runica c'era una
corona di abete e di fiori selvatici colti di fresco.
L'hai messa tu?
- S... stamattina...
- Eri sola?
- S. Alfred era andato a caccia e avevo la mattinata
libera.
- Non hai avuto paura? -
Sylvia rabbrivid, come aveva rabbrividito quando
si era trovata sola in quella valle cupa e solitaria
dove aleggiava il lugubre ricordo di un morto,
ma rispose con un fil di voce:
- Ci hai sempre rimproverato di aver trattato
Joachim Hohenfels come un reietto... di averlo
spinto a condurre una vita randagia e avventurosa...
Volevo portargli un ultimo saluto... un ricordo...
Era mio zio... e tuo padre! -
Tuo padre! Queste semplici parole rivelarono pi
di quanto avrebbero dovuto rivelare, e Bernhard
cap.
Sospir e disse:
- Grazie! -
Parlavano sempre a mezza voce, per quanto nessuno
potesse udirli. Intorno a loro tutto era silenzio...
il silenzio calmo e profondo di una bellissima
notte nordica di fine estate.
- Vai spesso all'Isdal? - chiese Sylvia. - Perch
vuoi rinnovare quell'orribile ricordo? Cerca di
dimenticare.
- Non posso, - disse Bernhard con calma sinistra.
- Credi che passi dei bei momenti in quella
valle? Eppure qualche cosa mi attira l, irresistibilmente...
Il sangue di mio padre! Lo zio Bernhard,
quando ci siamo incontrati nel cimitero, mi
ha detto: Ti sei incamminato per la stessa via...
Stai attento a non fare la stessa fine!. Ha ragione,
e io... s, ho pensato pi di una volta a fare
quella fine! -
Sylvia trasal, e soffoc a mezzo un grido.
- Bernhard, per l'amor di Dio! Sei gi a questo
punto?
- S, - rispose il giovane con voce sorda.
L'uomo fiero e cocciuto, che aveva nascosto allo
zio e alla fidanzata l'interna lotta, non aveva potuto
mentire davanti alla ragazza che lo fissava
con un'angoscia mortale nello sguardo!
- Sylvia, ti dispiacerebbe? - disse con voce tenera
e commossa. - Verseresti una lagrima
per me? -
Un singhiozzo convulso scosse il petto della ragazza
che, con mossa istintiva, afferr il braccio
del cugino, quasi volesse proteggerlo da un grave
pericolo.
- Bernhard, devi venir via! Venir via da questo
paese! Staccarti da qui, a ogni costo!
- Da chi? Dalla ragazza alla quale ho promesso
amore e fedelt e che ha piena fiducia in me? Non
lo far mai. -
Le mani di Sylvia allentarono la loro stretta.
- Hai amato Hildur Eriksen?
- No, ma non potevo pi sopportare da solo
questa vita. Avevo bisogno di qualcuno che me la
rendesse meno penosa... e mi sono legato! Non importa...
Sar mia moglie e padrona di Edsviken.
Ho contratto un debito e devo pagarlo.
- E tu? -
Una indicibile angoscia vibrava nella voce di
Sylvia e luceva nel suo sguardo.
Bernhard non rispose, ma i suoi occhi si volsero
a guardare, con una espressione strana, la cima
bianca dell'Isdal, che luccicava in lontananza.
La luna si era alzata all'orizzonte... I suoi raggi
illuminavano certamente la valle che il Raan attraversava
in mezzo ad abeti cupi e a frammenti
di roccia sparsi sul terreno.
Ecco, rumoreggiava impetuoso e si perdeva lontano...
Si udivano le note di una canzone sinistra,
che i due giovani conoscevano bene... Parlava di
distruzione e di morte.
Bernhard l'aveva udita tante volte! Anche ora
sembrava dare al suo cuore ansioso, una risposta
che toglieva ogni speranza.
Sylvia lo intu, e la sua voce si alz supplichevole
e tremante.
- Bernhard, strppati a questi ricordi!... alla
vicinanza di un morto che ti conduce alla rovina.
Pensa a me.
- A te? - ripet lui con amarezza. - Tu sarai
la principessa Sassenburg... e io sposer Hildur.
Abbiamo scelto liberamente la nostra via, e
dobbiamo andare dove ci conduce.
- Allora pensa a Werdeck, al tuo vecchio Capitano,
all'avvenire che ti ha prognosticato. Vuoi
restar qui senza far nulla e rovinarti... quando la
vita ti promette un avvenire brillante? -
Il giovane trasal.
- Sai quello che Werdeck ha scritto a tuo padre?
- Il babbo mi ha fatto leggere la lettera. Tu
vedi in lui sempre e solo un nemico... Avresti dovuto
vederlo allora, quando mi prese tra le braccia
e mi disse: Finalmente l'abbiamo riconquistato,
il nostro ragazzaccio!  nostro!. Se tu fossi
venuto allora...
- Ti avrei rivista e tutto sarebbe andato diversamente.
Ormai  troppo tardi... Tutto  perduto!
- Perch? Forse perch una volta hai sbagliato?
Hai perso solo un anno della tua vita... e sei ancora
giovane!
- Ma sono legato. Sylvia, non insistere! Non
posso e non voglio... Capisci? Non voglio. Vuoi
farmi tradire la mia fidanzata?
- No, devi sposarla e condurla da padrona a
Edsviken, come le hai promesso... Tu, per, riprenderai
la tua carriera, rientrerai nella vita. Hildur
condivider la sorte di tutte le mogli dei marinai...
la sorte alla quale dovr adattarsi anche
la giovane sposa di Kurt. Al termine di ogni viaggio
tornerai a casa, da lei. -
Bernhard la guardava, incantato... A una soluzione
del genere non aveva mai pensato! Per lui
sposare Hildur era sinonimo di rimaner chiuso a
Raansdal.
Ecco che ora, invece, gli veniva indicata una via
di uscita... un modo di rientrare nella vita, nel
mondo verso il quale si sentiva irresistibilmente
attratto.
Subito dopo, per, l'orgoglio volle dire la sua
parola!
- Sai che cosa mi chiedi? - disse. - Di riconoscere
che ho sbagliato... mentre invece ho esercitato
solo un diritto! Dovrei piegarmi, umiliarmi...
ritornare sui miei passi! Tutte cose che ho
sempre odiato e...
- Devi solo tornare indietro. Ti sembra cos
difficile piegare il capo davanti a un uomo che,
per et ed esperienza, ti  tanto superiore? Ti pu
riaprire la via che ti sei chiusa... Dopo tutto sei
andato via perch hai voluto...
- E se mi respinge?
- Lui? Non lo conosci! Prova... e vedrai! -
Bernhard esitava.
- Rifletter, - disse.
- No, non devi riflettere, altrimenti ti lasci vincere
dall'orgoglio, dalle preghiere della tua fidanzata.
Dopo tutto, Hildur pu far valere dei diritti
alla tua mano, ma non alla tua vita e al tuo avvenire!
Avr la sua, casa, le sue occupazioni... Tu
seguirai la tua carriera con una mta alta davanti
a te... Soltanto cos ti libererai dall'eredit di sangue
che ti ha lasciata tuo padre... Solo cos, anche
se a casa non sarai felice, la vita non ti sembrer
un peso insopportabile. -
Bernhard non riusciva a staccare gli occhi dalla
cugina. Come aveva difeso il padre, cos, ora, Sylvia
difendeva il suo avvenire!
S, finalmente aveva capito che cosa c'era dietro
quel suo modo di fare ironico e nello stesso
tempo carezzevole. Aveva penetrato il mistero che
gli era sembrato insolubile!
Il ragazzo aveva odiato il mostriciattolo, forse
perch aveva intuito vagamente che un giorno ne
avrebbe subito il fascino misterioso. Ora, che era
troppo tardi, sapeva dove avrebbe potuto trovare
la felicit. E pensare che c'era stato un tempo in
cui, se avesse teso la mano, Sylvia Hohenfels sarebbe
stata sua!
- Bernhard, me lo devi promettere, - insist
la ragazza - Deciditi. Parla col babbo prima che
parta... lo farai? -
Bernhard lottava ancora dentro di s... Cerc con
lo sguardo le vette dell' Isdal, poi si raddrizz con
aria risoluta.
- S!
- Sia ringraziato Iddio! -
Sylvia voleva porgergli la mano, ma lui la prese
tra le braccia e la strinse a s con ardore appassionato...
poi le sue labbra si posarono, ardenti
come fiamma, su quelle di lei.
Non si dissero nulla. Sapevano che si amavano
e che dovevano separarsi. Che cosa avrebbero potuto
dirsi?
Fu un attimo, un attimo solo di dimenticanza...
Subito dopo Bernhard lasci andare l'amata e si
tir indietro.
- Addio, Sylvia!
- Addio! -
I loro sguardi si incontrarono in un ultimo muto,
doloroso addio.
Poi Bernhard scese i gradini illuminati dalla
luna, volt a destra e... il bosco lo inghiott.


Capitolo 26.

Bench tutti avessero insistito perch restasse
ancora, il vecchio Fernstein si trattenne ad Alfheim
un giorno solo.
Il Barone l'accompagn a Raansdal e, invece di
tornare subito indietro, come tutti si aspettavano,
fece sapere al Principe che andava a Edsviken,
dal nipote, e sarebbe tornato nel pomeriggio.
Sassenburg non riusciva a spiegarsi questa visita.
Sapeva in quali rapporti erano lo zio e il
nipote!
Il servitore, interrogato, aveva precisato che il
signor Hohenfels era al porto a salutare il signor
Fernstein. Partito questo, aveva parlato brevemente
col Ministro. Allora Sua Eccellenza era salito
in carrozza con lui e si era fatto portare a
Edsviken.
Torn nel pomeriggio, come aveva detto, e fu accolto
dal futuro genero che lo accompagn nel suo
appartamento.
- Come sta Sylvia? - chiese. - Stamani sembrava
non si sentisse bene.  guarita del suo mal
di testa?
- No. Sono stato da lei per dirle che saresti
tornato tardi, e ha promesso di scendere all'ora
di pranzo. -
Il tono della risposta faceva capire che la breve
visita alla fidanzata aveva messo il Principe di cattivo
umore ; il Barone, per, non se ne accrse.
Entr nello studio e non si cur neppure del grosso
pacco di posta posato sulla scrivania.
Una insolita serenit distendeva il suo volto, che
lasciava trasparire una emozione trattenuta, ma
profonda.
- Il mio biglietto ti avr sorpreso, - disse al
Principe.
- S, - rispose questi. - Non sapevo che avevi
intenzione di andare a Edsviken, ho quasi creduto
che fosse accaduta una disgrazia.
- No, non  accaduto nulla. Volevo soltanto
parlare con Bernhard di una cosa che interessava
lui e me e, poich richiedeva un certo tempo, ho
aderito alla sua preghiera e sono andato a casa
sua. Vuol rientrare nella Marina. -
Alfred, che aveva ascoltato con la sua abituale
indifferenza, a queste parole si fece attento.
- Vuole rientrare? Rinunziare alla libert che
si era conquistata con tanta energia?
- E che, in ultima analisi, gli pesava tanto! -
complet il Barone. - Lo sapevo da tanto tempo,
ma non credevo che sarebbe tornato indietro. Bernhard
 uno che preferisce rompersi la testa piuttosto
che tornare indietro! Deve aver lottato molto
con se stesso, prima di arrivare a vincersi, come
un vero uomo. Mi ha detto: Zio, ho sbagliato...
ho agito male verso di te... verso la mia patria...
pi di tutto verso me stesso. Lo riconosco francamente.
Ti basta?. Abbiamo fatto la pace.
- E la sua fidanzata? - chiese Sassenburg.
- Hildur Eriksen?
- Diventer la signora Hohenfels e abiter con
lui a Edsviken... e su questo punto non posso dargli
torto. Temo sia stato un passo affrettato, ma
l'ha chiesta in sposa, e il padrone di Edsviken
 un partito brillante per la nipote del parroco
di Raansdal. Bernhard  un gentiluomo e non pu
tirarsi indietro. Si sposer tra sei settimane. Non
dico, mi dispiace per Guntersberg che andr in
mano di estranei, - disse il Ministro soffocando
un sospiro, - ma lui, per lo meno,  di nuovo
nostro. -
Il Principe aveva ascoltato con sempre crescente
meraviglia... La notizia l'aveva preso di sorpresa!
Quando Hohenfels ebbe finito di parlare, scosse la
testa.
- Dunque vuol riprendere il vecchio tran-tran'!
Col tuo aiuto potr rientrare in carriera, ma si
trover di fronte a molte difficolt.
- In un certo senso, no, perch si  dimesso
spontaneamente... e in un altro, s! I ritorni
sono sempre penosi. Cercher, per quanto  possibile,
di renderglielo pi facile dicendo che l'ho
provocato io. Sar facile, tutti sanno che sono stato
a Raansdal.
- Gli fai addirittura dei ponti d'oro! - osserv
Alfred con un sorrisetto ironico. - Quando
penso che questo amante della libert riprende pazientemente
il vecchio giogo...
- Vuoi dire i vecchi doveri! - rettific il Barone
con una certa asprezza. - S, per fortuna
se li  rammentati in tempo! Apprezzo molto che
Bernhard abbia avuto il coraggio di superare la
falsa vergogna... Trascorrer l'inverno a Edsviken
con la moglie e, a primavera, verr in Germania.
Avr cos tempo di riaprirgli le porte della nostra
Marina. Domani, intanto, scriver al suo vecchio
comandante.
- Al capitano Werdeck? Se fossi in te non ne
farei di nulla.  un uomo tutto di un pezzo, e non
credo che aprir le braccia al disertore, come
lo chiamava lui. -
Un sorriso schiuse le labbra del Ministro.
- In questo caso far una eccezione, perch il
disertore gli sta molto a cuore. Sono sicuro che
mi dir cos: Finalmente, benedetto ragazzo! Che
torni, se vuol tornare!... e ringraziamo Iddio di
averlo di nuovo in mezzo a noi!. -
Sassenburg si alz, visibilmente irritato.
- Vi aspettate dunque molto, da Bernhard? -
esclam.
- S. Sappiamo quanto vale. Una volta rientrato
non torner pi indietro. La lezione  stata
dura. Se avesse persistito in questo genere di vita,
in questo suo vagabondare un po' sul mare, un po'
sui monti, tutto sarebbe stato finito tra noi. Non
era vita da uomini, la sua... tutt'al pi da sognatori! -
Alfred si morse le labbra.
- Babbo, parli per me? -
Il rimprovero non era ingiustificato, ma il Ministro
si affrett a dire:
- No, Alfred, no! Pensavo a mio fratello. Anche
lui era venuto a Raansdal per essere libero!
- E lo  stato fino alla morte. Joachim non si
 mai piegato.
- No! Ha preferito appianare le difficolt con
una pallottola! Se trovi che sia una soluzione da
uomo... Per conto mio  da vigliacchi.
- Ah, dunque  vero! - esclam Sassenburg.
- Lo immaginavo! -
Hohenfels aggrott la fronte. Non gli accadeva
mai di dire una parola avventata, ma quel giorno
non aveva la calma abituale.
- Ebbene, s, - disse con riluttanza - si 
ucciso. -
Un sorriso amaro aleggi sulle labbra del Principe.
- Babbo, perch me lo hai tenuto nascosto per
tanto tempo? Ho sempre avuto i miei dubbi su
questo preteso incidente di caccia... ma non faccio
un rimprovero a Joachim per aver cercato la
salvezza nella morte.
- Io, s! - dichiar il Ministro con fermezza.
- Quante volte ho combattuto nel figlio il sangue
del padre! Ora so che ha nelle vene anche un po'
del mio. Si chiama Bernhard Hohenfels come me,
e un Bernhard Hohenfels cerca la salvezza nella
vita, non nella morte! -
Il volto del Principe aveva di nuovo l'antica
espressione di stanchezza, e i suoi occhi fissavano
un punto lontano, attraverso la finestra aperta...
- Dici bene, ma per far questo bisogna amare
la vita
- E tu, non l'ami? Non ami la tua fidanzata?
- Io, s, - rispose Sassenburg in tono significativo.
- Che cosa c' stato tra voi? Qualche nuova
incomprensione?
- No, nulla... Sylvia non si sentiva bene. Ho
capito che la mia presenza non le era gradita e
sono venuto via... Ma hai bisogno di esser lasciato
solo per sbrigare la tua corrispondenza! -
Si conged, e il Ministro, rimasto solo, si avvicin
alla scrivania, ma gett solo una occhiata ai
documenti, alcuni dei quali assai importanti, che
erano venuti con la posta.
Le ore trascorse a Edsviken avevano fatto passare
in seconda linea tutto, eccetto il grave e segreto
affanno che, da alcune settimane a quella
parte, gli opprimeva il cuore. Non ne aveva fatto
parola col nipote e neppure con la figliuola. Era
bene ignorare quello che non doveva esistere.
Bernhard avrebbe sposato Hildur Eriksen, Sylvia
il principe Sassenburg e forse, per lunghi anni,
non si sarebbero rivisti.
Dovevano ad ogni costo vincere il sentimento che
li spingeva l'uno verso l'altra...
Per un uomo che non transigeva di fronte al dovere,
come Hohenfels, era una cosa naturalissima.
Sassenburg, intanto, era andato di nuovo dalla
fidanzata, con la scusa di parteciparle la decisione
del cugino.
Da qualche tempo Sylvia non lo tormentava pi
con i suoi capricci, ma era con lui di una freddezza
esasperante.
- Scusa se ti disturbo, - disse, - ma ti volevo
dire che il babbo  gi tornato.
- Lo so. L'ho visto passare in carrozza.
- Non sai, per, che novit ci ha portato. Tuo
cugino vuol tornare in Germania e riprender servizio
nella Marina. A quel che sembra, la tanto
sospirata libert gli  gi venuta a noia. -
Il Principe si meravigli di vedere che la sua
novit non faceva colpo sulla fidanzata.
- Credo sia gi stanco di non far niente, -
disse. - Sente il bisogno di riprendere la vita
attiva.
- In questo rassomiglia a tuo padre! Il soggiorno
ad Alfheim, per lui,  una specie di esilio...
per quanto gli abbia reso la salute! In quanto alla
notizia che ti ho portato, che cosa ne dici, tu?
- Io? Questa  una domanda che devi rivolgere
al babbo!
- Oh, lui  pronto ad accogliere il figliuol prodigo
a braccia aperte! Scriver perfino al capitano
Werdeck per spianargli la via del ritorno. Per lui,
Bernhard  l'uomo dell'avvenire, che far molto
onore alla nostra Marina. -
C'era una profonda amarezza nel tono col quale
furono pronunziate queste parole! Sassenburg non
aveva perdonato al futuro suocero il suo disprezzo
per il sognatore!
- Resta ora a vedere se Bernhard giustificher
la fiducia che suo zio ripone in lui, - continu
vedendo che Sylvia non rispondeva. - Per ora,
non  stato coerente a se stesso.
- Perch ha avuto il coraggio di riconoscere
che aveva sbagliato?  molto pi difficile che perseverare
nel proprio errore! E che cosa dice la
fidanzata della sua decisione? -
Sassenburg si strinse nelle spalle.
- Questo non lo so. Molto soddisfatta non sar,
perch aveva contato di vivere ad Edsviken col marito!
In ogni modo si sposeranno tra poco pi di
un mese... e in questo avranno la precedenza su
di noi. -
Sylvia non disse nulla, e il fidanzato se ne adont.
- Appena tornati in Germania parteciperemo
il nostro fidanzamento, - soggiunse, - ma il babbo
non ha ancora aderito alla mia preghiera di celebrare
le nostre nozze fra tre mesi... e tu, neppure! -
Sylvia continuava a tacere. Era seduta e respirava
affannosamente. Finalmente disse con un filo
di voce:
- Alfred, devo parlarti. Mi vuoi ascoltare?
- Purch tu non mi chieda una dilazione! -
esclam il Principe irritato. - Mi assoggetter a
passare tre mesi a Berlino in mezzo ai ricevimenti
e alle feste... So che ti piace la vita di societ e
voglio contentarti. Subito dopo, faremo vela per
il Sud con l'Aquila Marina. Incroceremo nel Mediterraneo,
nei mari indiani... come vorrai tu. Non
hai mai viaggiato. Non conosci l'Oriente con la
sua luce smagliante, n il fascino dei Tropici... -
Si interruppe perch Sylvia si era alzata bruscamente.
- Ascoltami, devo parlarti seriamente. Io... -
qui si ferm, quasi a riprender fiato, - io non
posso essere tua moglie... Alfred, rendimi la mia
parola! -
Lui trasal come se una palla l'avesse colpito,
e guard la fidanzata nel cui volto si leggeva l'interna
angoscia.
- Che... che cosa vuoi dire? - chiese dopo una
lunga pausa.
Sylvia alz gli occhi. Voleva rispondere, ma non
ne ebbe la forza.
Anche Alfred si era alzato. Sembrava aver ritrovato
la parola, ma solo per ripetere quasi macchinalmente:
- Non puoi? E perch non puoi? -
Lei fece appello a tutto il suo coraggio, ma le
parole uscirono strozzate dalle sue labbra.
- Non posso darti l'amore che mi chiedi.
- Me lo hai mai dato? - chiese lui con asprezza.
- Non ti sei neppure presa la pena di farmi credere
che mi amavi. -
Sylvia abbass il capo come una colpevole.
- Perdonami... so che ti faccio soffrire e ho lottato
a lungo prima di parlare... Ma non posso pi
tacere. Non voglio mentire ai piedi dell'altare...
Per il tuo bene e per il mio, non tenermi legata
per tutta la vita, rendimi la mia parola! -
Sassenburg non toglieva lo sguardo dalla ragazza.
Era ritta davanti a lui, pallida come una morta,
e tremava tutta... ma il suo volto esprimeva una
incrollabile, per quanto angosciosa fermezza.
Era proprio lei la sua fidanzata capricciosa e
fredda che si era presa cos spesso giuoco di lui
e del suo ardente amore?... la donna incapace di
amare? Finalmente la statua gelida si era svegliata
e palpitava di vita! Il miracolo che aveva
tanto sognato di operare si era compiuto sotto ai
suoi occhi, ma non era lui che l'aveva provocato!
- Chi ti ha trasformata cos? - chiese con
voce sorda e minacciosa. - Chi? Voglio saperlo!
- Lasciami! Non mi tormentare!
- No, non ti lascio! Prima mi devi rispondere.
Quando siamo venuti ad Alfheim e ci siamo fidanzati,
eri un'altra... In questo tempo non hai avvicinato
nessuno, all'infuori... Ah! -
Una luce improvvisa aveva diradato le tenebre
dell'animo suo... Non era un dubbio, ma una certezza.
Alfred Sassenburg sapeva, ora, chi gli aveva
rapito la fidanzata.
Lentamente lasci andare la mano della ragazza
e si tir indietro.
Sylvia cap che Sassenburg aveva indovinato.
Non disse nulla. L'espressione del volto di Alfred
le faceva paura.
Segu un silenzio pieno di minacce, e il primo
a romperlo fu il Principe.
- Dunque, questo Bernhard ha conquistato anche
te! Certo, lui non  un sognatore...
- Bernhard  legato e manterr la parola data,
- disse Sylvia con fermezza.
- E tu? - chiese Alfred con voce tagliente.
- Ti prego di lasciarmi libera.  al disopra
delle mie forze... Rester col babbo... Non sar di
un altro uomo. Hildur non sa nulla. Sar felice
al fianco del suo sposo. Ora sai tutto... Mi lascerai
libera? -
Lui rise, una risata amara e violenta.
- Dici sul serio? Per tanti mesi ti sei presa
giuoco di me e ora vorresti riprendere la tua libert.
Non credo alla vostra commedia. Un uomo
non sposa Hildur Eriksen quando sa di essere amato
da te. Trover modo di liberarsi anche lui... e allora,
tra lui e te ci sar solo io. Oh, ma non mi
lascer mettere da parte cos facilmente. Attenta,
Sylvia! Tu conosci soltanto l'uomo che ti ha fatto
la corte, che si  piegato ai tuoi capricci... ma
potresti imparare a conoscerne un altro, ben diverso.
Sylvia, quest'uomo, non lo svegliare! -
Parlava con quell'agitazione febbrile che irrompeva,
a volte, dalla sua abituale apata come fiamma
che guizza, improvvisamente, da un fuoco semispento
e poi si estingue... Si capiva che era capace
di qualsiasi eccesso.
- Dunque soltanto la paura dovrebbe ritenermi
al tuo fianco? - esclam Sylvia. - Non sono vigliacca
fino a questo punto! Bernhard ha chiesto
in sposa Hildur e non la pu lasciare. Una donna,
per, non pu darsi per tutta la vita quando non
ama! Se mi vuoi tener legata mio malgrado, mi
libero da me!
- Provati! - disse lui fuori di s. - Sei mia
e mia rimani! Piuttosto che lasciarti a un altro... -
Sylvia indietreggi davanti all'espressione terribile
degli occhi di Sassenburg...
In quel momento la porta si apr e Hohenfels
apparve sulla soglia. La preoccupazione per la salute
della figliuola l'aveva condotto li. La credeva
sola ed era rimasto molto sorpreso udendo, dalla
stanza accanto, voci concitate.
- Sylvia... Alfred... che cosa significa...? -
esclam vedendo i due fidanzati.
Nessuno rispose, ma Sylvia gli corse incontro e
gli gett le braccia al collo. Ora che si sentiva protetta
dal padre le mancarono le forze e cominci
a piangere disperatamente.
Alfred parve non aver udito le parole del Ministro:
guardava la fidanzata che vedeva piangere
per la prima volta.
- Anche questo hai imparato! - disse con amarezza.
- Il tuo Bernhard  stato un abile maestro,
ma tra me e lui non  detta ancora l'ultima
parola! -
E and via, sbattendo l'uscio dietro di s.
Forse per la prima volta in vita sua Hohenfels
rimase sconcertato. Si volt alla figliuola.
- Che cosa  accaduto? - chiese. - Alfred 
fuori di s. Che cosa gli hai fatto? -
Sylvia, tra le lagrime, ma con la fermezza che
non l'aveva mai lasciata durante quella scena tempestosa,
rispose:
- Gli ho detto la verit... Non posso essere sua
moglie! -


Capitolo 27.

Il giorno dopo Bernhard Hohenfels and a trovare
la fidanzata.
Il parroco era fuori, ma Hildur era in salotto
con la signora Thorvik, la madre di Harald, una
donna semplice e di poche parole.
Evidentemente non sapeva che le relazioni tra
i due amici erano cambiate, perch tratt Bernhard
con la consueta familiarit e gli disse che il
figliuolo, dopo pochi giorni, sarebbe andato a Bergen a
sostenere gli ultimi esami per passar capitano.
Quando and via i due fidanzati rimasero soli.
Hildur si sed al suo posto abituale, accanto
alla finestra, ma non prese il lavoro, come faceva
sempre.
Bernhard le and vicino. Era contento di poterle
parlare senza testimoni della faccenda che
l'aveva condotto l. Forse Hildur non avrebbe accolto
molto favorevolmente i nuovi progetti per l'avvenire,
ma ormai la sua risoluzione era presa e
non aveva intenzione di cambiare idea.
- Non sono potuto venire in questi ultimi giorni,
- cominci. - Avevo molte cose da sistemare...
cose che, in parte, riguardano anche te. Avrai saputo,
immagino, che lo zio  venuto in casa mia.
- S, - rispose Hildur laconicamente.
Infatti tutta Raansdal sapeva che il Ministro era
andato a Edsviken col nipote, e si era trattenuto
l a lungo.
- Ci siamo riconciliati, - continu Bernhard
dopo aver aspettato invano che Hildur dicesse qualche
cosa di pi sull'argomento. - Lo giudicavo
male vedendo in lui soltanto il tutore rigido e severo...
Ieri mi ha abbracciato come un babbo.
- Posso sapere, finalmente, di che cosa avete
parlato? - chiese la ragazza con un accento strano.
- Certo, sono venuto apposta per questo! La
cosa riguarda me, principalmente, ma, come mia
futura moglie, interessa anche te. Ci sposeremo nel
giorno stabilito e passer l'inverno a Edsviken.
Dopo sar costretto ad assentarmi pi a lungo e
pi spesso di quello che tu non creda, perch ho
deciso... di riprendere servizio nella Marina tedesca. -
Queste ultime parole erano la ritrattazione di
tutte le sue teorie e gli costarono un grande sforzo!
Hildur continuava a tacere...
Bernhard avrebbe preferito che lo rimproverasse.
- Non te l'aspettavi? - chiese con voce incerta.
- No!
- Mi sento in dovere di dirti tutto. Mi sono
sbagliato quando ho creduto di potermi adattare
a questa vita. Chi ha provato a vivere nel mondo
non pu rompere i legami col passato. Lo so, purtroppo,
per esperienza. -
Il profondo sospiro che gli usc dal petto e il
lampo che accese i suoi occhi, dicevano chiaramente
quanto l'aveva rimpianto, questo mondo!
Hildur lanci al fidanzato uno sguardo, enimmatico
come il tono della sua voce quando aveva
parlato, poco prima.
Bernhard cred di leggervi un rimprovero, e si
affrett a rassicurarla.
- Naturalmente non ti chiedo di lasciare Raansdal.
So bene quanto ci sei attaccata! Del resto,
in Germania ti sentiresti spersa durante le mie
assenze. Tu abiterai a Edsviken, nell'ambiente al
quale sei abituata e, al termine di ogni viaggio,
verr da te.  la sorte di tutte le donne che hanno
in mare gli sposi e i fratelli. Anche della piccola
Inga, visto che sposa un marinaio. La mia brava
e saggia Hildur far certo come lei!
- No! - disse Hildur con voce fredda e dura.
Bernhard trasal e aggrott la fronte.
- Sei molto decisa nelle tue risposte, - disse.
- Ero venuto per parlare con te di una cosa...
- Che hai gi decisa! - lo interruppe lei. -
L'hai discussa ed esaminata con tuo zio e, forse...
con altri. Io, per quanto mi riguardi da vicino,
sono l'ultima a saperla. Mi comunichi quello che
hai deciso di fare... e nulla pi! -
Il rimprovero era giusto, ma Bernhard si strinse
nelle spalle.
- Ti ritieni offesa perch non ti ho consultata
prima... - disse. - Se lo avessi fatto, avrei mancato
gravemente verso lo zio. Era troppo giusto
che, prima che a tutti, mi rivolgessi a lui!
- Lo sapeva solo lui? Nessun altro? -
Bernhard non rispose. Ripensava a quella notte
di luna, nel padiglione di Alfheim...
Non poteva mentire, e tacque.
Hildur strinse le labbra. Sapeva il perch del
suo silenzio, e la sua voce suon aspra come poco
prima, quando chiese:
- Chi ti ha suggerito questa soluzione? Il Ministro?
- Che domanda strana! Oggi non ti riconosco,
Hildur! -
Non riconosceva infatti la fidanzata nella ragazza
che era ritta davanti a lui! Era pallida e
aveva un tratto duro intorno alla bocca. Per la
prima volta si chiese se, dietro il suo contegno,
non ci fosse qualche cosa di pi dell' idea di esser
stata trascurata.
- Quando hai chiesto la mia mano, mi hai detto
che mi amavi, - disse Hildur. - Me lo puoi ripetere
oggi davanti a lei... alla fidanzata del principe
Sassenburg? -
Lui trasal bruscamente per la sorpresa.
- Tu sai?... Chi te lo ha detto? -
Hildur ebbe una stretta al cuore. A dispetto di
tutto si era attaccata alla speranza che Harald si
fosse ingannato... che, spinto dalla gelosia, avesse
visto le cose come non erano. Ora sapeva che aveva
detto il vero! Guard il fidanzato a lungo, con i
begli occhi azzurri, quasi volesse leggere fino in
fondo alla sua anima.
- Bernhard, devi dirmi la verit: ami Sylvia
Hohenfels? -
Lo sguardo del giovane era inchiodato al suolo...
Non poteva eludere la domanda. Doveva rispondere...
e rispose!
- S! -
Segu una pausa breve e dolorosa.
Hildur abbass la testa come sotto un peso invisibile,
ma grave.
Nell'animo di Bernhard l'orgoglio cominciava ad
avere il sopravvento. Era venuto l per offrirsi in
olocausto sull'altare del dovere, e si ritrovava invece
in veste di accusato.
- Tu non sai che cosa sia la passione, - disse,
- e non puoi perdonare. Quando ti ho chiesto di
sposarmi non sapevo che cosa vuol dire amare veramente.
Ma stai tranquilla, mi vincer. Del resto,
Sylvia sposer Sassenburg... e per quello che riguarda
noi... i tuoi diritti mi sono sacri. -
Hildur scatt in piedi e un lampo guizz nei
suoi occhi.
- I miei diritti? Non ne ho pi... Non ne voglio
pi avere... Sei libero. Vai! -
Lui indietreggi involontariamente.
- Hildur, dici cos... perch sei in collera!
- Ti illudi che voglia ancora saperne di te dopo
quello che mi hai confessato? - chiese lei con
amarezza. - Ho accettato il tuo amore come un
dono... ma rifiuto la tuo compassione! -
Bernhard era turbato. Non si era aspettato una
repulsa cos violenta e, del resto... non la credeva
ancora vera! Capiva soltanto che la fidanzata si
riteneva profondamente offesa, e una preghiera
sgorg spontanea dal pi profondo del suo cuore.
- Hildur, rifletti... Non spezzare irrevocabilmente
il nostro legame. Dammi il tempo di vincere
quello che deve essere vinto! Non temere... su
questo punto non udrai pi una parola dalla mia
bocca. Credevo che tu mi volessi bene! -
La ragazza trem tutta e si volt da un'altra
parte. Se gli voleva bene!... Ma no, non doveva
mostrarsi debole! Doveva stritolare il suo cuore
ribelle!
- Mi hai mai voluto bene, tu? - chiese in tono
di duro rimprovero. - Volevi solo una padrona
per il tuo Edsviken. Il tuo amico, la tua Freia,
il mare... tutto ti era pi caro di me. Sono sempre
rimasta fuori dalla tua vita, e sarei sempre
per te una catena. Se ti vuoi staccare dal nostro
paese... ebbene, staccati completamente. Ti rendo
la tua parola... Sei libero! -
Libero! In un altro momento sarebbe stata una
parola magica per Bernhard Hohenfels. Pi di una
volta si era detto di essersi messo addosso una catena
con questo matrimonio... Ora, per, provava
solo una sensazione di vergogna... di grande vergogna!
S, non aveva mai apprezzata la sua fidanzata.
Le aveva chiesto soltanto di essere una massaia solerte
e silenziosa, e Hildur si era piegata sempre
ai voleri dell'uomo amato, finch aveva creduto al
suo amore. Ora era l, di fronte a lui, risoluta,
dignitosa, senza una lagrima, senza un lamento,
e senza un rimpianto per la sua felicit distrutta.
Per la prima volta Bernhard si rendeva conto
di averla apprezzata poco.
- Hildur, - disse con voce commossa, - tu
non capisci che rimorso  per me la tua decisione.
Ti ho chiesto di sposarmi, ti ho offerto una casa,
la felicit... e ora non posso darti pi nulla... devo
andar via sapendo di averti fatto tanto male. E terribile!
- Non ti preoccupare per me, - rispose Hildur
con fermezza. - Sono una figlia del mio popolo
e siamo una razza forte. Non siamo abituati a piangere,
a lamentarci. Ho i miei doveri, la mia parrocchia...
Mi basta... E ora, diciamoci addio. -
Si tolse l'anello e glielo porse. Lui, lentamente,
fece altrettanto. Capiva quale eroismo si nascondeva
dietro la calma apparente della ragazza e,
per la prima volta, si chin a baciare la mano che
aveva portato il suo anello.
- Hildur, perdonami... Addio! -
Usc fuori e prese la via dei monti.
La rottura del suo fidanzamento non poteva rimaner
nascosta e sconvolgeva tutti i suoi piani.
Rimanere ancora a Raansdal voleva dire esporre
Hildur e se stesso a un tormento inutile. Avrebbe
sistemato tutto rapidamente, avvertito lo zio, e poi
sarebbe partito... al pi presto... subito, per non
tornar pi, si capisce!
Andava via come un uomo libero.
Hildur aveva ragione. Quel matrimonio sarebbe
stato una catena per lui, e un po' per volta la moglie
sarebbe diventata una estranea.
Il dolore del commiato era, per, troppo recente
perch potesse rallegrarsi della riconquistata libert!
Cammin a lungo e si trov all' imbocco del
l'Isdal.
Esit un poco prima di entrare risolutamente a
dar l'ultimo addio al luogo che aveva per lui tanti
ricordi dolorosi.
Prese il sentiero che, seguendo il corso del torrente,
conduceva all' iscrizione runica, e vide un
uomo fermo ai piedi della roccia.
Era ancora lontano, ma lo riconobbe. Uno solo,
tra quei monti, portava un abito da caccia cos
elegante!
Era il principe Sassenburg. Evidentemente non
gli fece piacere essere disturbato, perch alz la
testa udendo Bernhard avvicinarsi, ma non si mosse,
n dette segno di averlo riconosciuto.
Si salutarono senza dir nulla.
Bernhard, assorto come era in altri pensieri,
non si accrse che il saluto del Principe era freddo
e sostenuto.
- Anche lei  in cerca di selvaggina, signor Hohenfels? -
chiese Sassenburg dopo una breve pausa.
- No, come vede ho lasciato a casa il mio fucile, -
rispose Bernhard.
- Allora  venuto qui per passeggiata? Questo
luogo selvaggio ha un'attrattiva particolare per
lei? O vuole interrogare la pietra misteriosa? Conoscer
certo. la vecchia leggenda...
- S. A Raansdal la conoscono anche i bambini.
- E il popolo ci crede! Guardi, ecco la prova
di questa sua superstizione! -
E accenn una corona che era ai piedi della roccia.
I ramoscelli di abete si erano mantenuti freschi
sul muschio umido, ma i fiori erano appassiti.
Bernhard guard a lungo quella corona. Sapeva
quale mano l'aveva deposta l.
- Non  mica venuto qui per cacciare? - chiese
al Principe senza rispondere alla sua ultima osservazione.
- Nell'Isdal non c' traccia di selvaggina.
- Chi lo sa... - rispose Sassenburg con un sorrisetto
strano. - A volte capita all' improvviso,
a tiro di schioppo... un capo di selvaggina grosso...
e allora basta premere il grilletto! Non le  mai
accaduto?
- S, come a tutti i cacciatori. Ma ha realmente
trovata qualche traccia? Mi dispiace, allora, di
averla disturbata.
- Non mi disturba, signor Hohenfels! Possiamo
seguire la traccia insieme. Non ha con s il fucile,
ma ecco qua il mio. Pu darsi che basti. -
Bernhard lo guard, sorpreso. Non capiva il perch
di quel suo insistere nel chiamarlo signor Hohenfels...
Da quando si erano incontrati al capo
Nord, per suo espresso desiderio si chiamavano per
nome. Ora. improvvisamente, aveva abbandonato il
tono confidenziale.
S, c'era qualche cosa di strano nel suo aspetto.
Aveva il viso stravolto e lo sguardo acceso.
- Ho saputo che lei ha preso una decisione inaspettata,
- disse Alfred togliendosi di spalla il fucile
ed esaminandolo attentamente. - Vuol lasciare
Raansdal e rientrare in carriera.
- S, Altezza, - rispose il giovane ritornando
a sua volta, all'antico modo di fare cerimonioso.
- Partir presto... forse tra pochi giorni.
- Prima di sposarsi? La sua fidanzata  contenta?
- Hildur non approva la mia risoluzione e, poich
non ci siamo potuti metter d'accordo su questo
punto... il nostro fidanzamento  rotto... per
volont sua. -
La notizia non sorprese affatto il Principe. Sapeva
che Sylvia e Bernhard avrebbero trovato modo
di rendersi liberi, ma non credeva che ci sarebbero
riusciti cos presto!
- Davvero? - chiese con freddezza. - Devo condolermene
con lei... o rallegrarmi?
- Altezza! - esclam il giovane irato.
- Si calmi, la prego. Parlo dal punto di vista
dei suoi parenti. Saranno felici di sapere che Guntersberg
resta in famiglia.
- Non ho pensato n allo zio, n a Guntersberg,
quando ho preso la mia decisione! La prego di credermi... -
L'ironia di Sassenburg avrebbe avuto gravi conseguenze
se Bernhard, sentendosi colpevole di fronte
all'uomo al quale aveva rubato l'amore della fidanzata,
non si fosse fatto forza per dominarsi.
Che cosa aveva il principe Sassenburg?
Bernhard lo vide voltarsi a guardare la valle,
ma non ci fece caso. Si avvicin invece alla pietra
sacra e fiss a lungo il muschio, ai suoi piedi.
No, non riusciva a spiegarsi il contegno del Principe.
Non sapeva, si capisce, quello che c'era stato
tra lui e Sylvia, ma se continuava su quel tono,
non rispondeva di s.
Non si accrse che la luce sinistra degli occhi
di lui era diventata una fiamma minacciosa... che
la sua mano era ancora posata sul grilletto!
- Studia l'iscrizione, signor Hohenfels?  indecifrabile
ai mortali! Ma, forse,  uno dei pochi
privilegiati ai quali svela il suo segreto? Pu darsi
che vi abbia gi letto il suo destino... Non dice
cos, la vecchia leggenda?
- S! - disse Bernhard con voce cupa.
- In tal caso, stia attento! Il legato di Thor
non porta fortuna. Era un Dio vendicativo. Ha precipitato
a valle le vette dei monti e annientato
quelli che l'avevano tradito e abbandonato. Era nel
suo diritto... La legge della vendetta vale anche
oggi, a dispetto di ogni legge morale!
- Nel Nord, s! - disse Bernhard, e il suo pensiero
vol a Thorvik e a quella notte terribile, sull'Aquila
Marina. - Ci sono ancora, qui, nature
selvagge e indomite che non esitano a mettere in
pericolo la propria vita, pur di annientare quella
di un nemico... Ne conosco anch'io! -
Non aveva alzato gli occhi, altrimenti si sarebbe
accorto che una lotta terribile si era scatenata nell'animo
dell'uomo che aveva davanti.
- S, noi uomini colti e ultra civili siamo diversi,
- disse Sassenburg con un sorrisetto ironico
sulle labbra. - Molti vengono nell' Isdal per
interrogare la pietra sacra e conoscere il loro destino.
C' chi vi legge la vita... e chi la morte!
Nessuno sa come, a volte, questa gli sia vicina.
Non  vero, signor Hohenfels? -
Bernhard si volt, quasi a malincuore.
- Smettiamo questa commedia, - disse. - Perch
non parla chiaramente? Lei sa che qui  morto
mio padre... Non potrei spiegarmi in altro modo
le sue parole!
- Joachim...  morto qui? - ripet Sassenburg
visibilmente emozionato. - Sapevo come era morto,
ma non dove... Qui nell'Isdal, dunque...?
- Ai piedi di quella pietra... L'ho trovato l,
bagnato nel suo sangue. -
Alfred trasal, abbass lentamente il braccio che
stringeva il fucile e volt le canne verso terra.
- L'altra volta... non glielo volli dire.  un tormento,
per me, parlare di certe cose. Qui, per,
non posso mentire. S, mio padre lesse la parola
morte in quello scritto, ed esegu il verdetto di
propria mano. -
Sassenburg non rispose. L'espressione sinistra del
suo volto si era cambiata in una di raccapriccio,
e teneva gli occhi inchiodati sul muschio, ai suoi
piedi, come se vedesse il suo amico steso l, con
una pallottola nel cuore...
L'arma gli scivol di mano e cadde in terra.
Un minuto di silenzio, poi:
- Perch non me l'ha detto subito? - chiese con
voce soffocata.
- Credevo che lo sapesse. Vede, questo luogo ha,
per me, un significato tutto speciale. Ci sono venuto
spesso... oggi sono qui per dirgli addio. Mi
ha detto che mio padre era suo amico... Ebbene,
forse non gli negher il dono di una lagrima. Arrivederci! -
Guard di nuovo la pietra... la corona ai suoi
piedi... poi chin la testa in segno di saluto e se
ne and.
Pochi minuti dopo era sparito dietro le rocce.
Sassenburg era rimasto solo. Una espressione di
raccapriccio gli alterava il volto.
- Joachim, - disse a mezza voce, -  stata
la tua voce ad avvertirmi? Padre e figlio nello stesso
posto... Sarebbe troppo! Dunque,  qui che hai trovato
la sospirata pace? -
Lentamente si avvicin alla roccia e guard a
lungo la pietra scura, corrosa dal tempo, quasi volesse
penetrare il mistero dei suoi segni incomprensibili.
Chiss... forse era l'ora fissata dal destino, e anche
a lui lo scritto si sarebbe rivelato...
Pass del tempo. Poi il Principe si volt, con un
sorrisetto ironico e amaro sulle labbra.
- Un secondo incidente di caccia, qui, nell'Isdal?
- mormor. - Nessuno lo crederebbe. Ci
sar qualche altro modo... -
Prese il fucile e, con mossa rapida, lo scagli
nelle acque spumeggianti del Raan.
L'arma rimase a galla per lo spazio di un secondo...
poi la corrente la prese... la port via con
s... e l'inghiott.
Bernhard, intanto, era uscito dall' Isdal e aveva
lasciato alle sue spalle, insieme alla valle, i ricordi
di morte che l'avevano tanto tormentato.
Il padre morto aveva salvato il figlio!


Capitolo 28.

Nei giorni seguenti due notizie fecero il giro di
Raansdal e presero le proporzioni di veri e propri
avvenimenti.
Prima di tutto si seppe che il barone Hohenfels
era partito improvvisamente, richiamato in Germania
da un affare importantissimo.
La cosa non aveva nulla di inverosimile, data
la posizione del Ministro, ma nessuno riusciva a
capire perch il principe Sassenburg fosse rimasto
ad Alfheim, invece di accompagnare in patria i suoi
ospiti.
L'equipaggio dell'Aquila Marina asseriva che il
Principe era fidanzato con la baronessina Hohenfels...
Perch, dunque, non era partito col suo futuro
suocero?
Inoltre, cosa ancora pi strana, i due partenti
non si erano serviti dell'yacht per raggiungere un
porto della costa, ma avevano attraversato i monti
in carrozza, per prendere il postale.
La seconda novit toccava pi da vicino gli abitanti
del paese, perch riguardava il parroco e la
sua nipote.
Il fidanzamento di quest'ultima era andato a
monte... e questo era un fatto inaudito per quei
luoghi dove, ad una promessa, seguivano invariabilmente
le nozze!
Bernhard Hohenfels aveva deciso di tornare in
patria e di riprender servizio nella Marina tedesca...
Hildur Eriksen si era rifiutata di seguirlo.
Don Eriksen stesso aveva raccontato la cosa alla
signora Thorvik, e nessuno metteva in dubbio la
sua parola. Tutti, per, prendevano le parti di
Hildur!
L'indignazione generale si rivolse dunque contro
Bernhard Hohenfels che, non essendosi pi allontanato
da Edsviken, era all'oscuro di tutto!
Era molto occupato a sistemare i suoi affari
prima di partire per Kiel, dove avrebbe trovato Kurt
e la Wineta.
In quanto a Christian Kunz, quando seppe che
sarebbe tornato in Germania con la Freia e col
suo padrone, non pot reggersi, e fece una capriola
davanti agli occhi esterrefatti di Olaf e di Niels!
Erano le prime ore del mattino di una giornata
frigida e nebbiosa. Accanto al ponte di approdo
Harald Thorvik salutava il timoniere che aveva
preso il suo posto a bordo dell'Aquila Marina.
L'yacht principesco era gi sotto pressione e
l'equipaggio aveva finito allora allora di imbarcarsi.
Un canotto faceva ancora la spola per portare
a bordo la servit del Principe.
- Volete partire proprio oggi? - chiese Thorvik.
- Ci sar un temporale... forse nel pomeriggio,
ma certamente prima di sera!
- Infatti,  gi stato segnalato dalla costa, -
rispose l'altro. - Il Capitano l'ha fatto sapere al
Principe, ma, per tutta risposta, ha ricevuto quest'ordine:
Si parte alle dieci, come fissato.
- Ah, s? E dove siete diretti?
- Andiamo in alto mare. Il Principe disse ieri
al Capitano che voleva navigare al largo per due
o tre giorni e poi tornare ad Alfheim. Di partire
definitivamente, non se ne parla. -
Harald stava per rispondere, ma in quel momento
gli pass accanto il Capitano che era ancora a terra,
e rispose al saluto del suo ex-timoniere con un:
- Buongiorno, Thorvik! Partiamo, ma sar una
gita burrascosa.
- S, signor Capitano, - rispose Thorvik guardando
il cielo nuvoloso con aria preoccupata. - Tirer
un gran vento al largo.
- Lo so, ma il Principe si  messo in testa di
andare, e non vuole intender ragioni. Non ci rimane
che obbedire. Arrivederci, Thorvik! -
Fece un cenno al timoniere e scese nel canotto
che doveva condurli a bordo.
Harald li segu con gli occhi, poi si volt per
andare a salutare il parroco. Aveva deciso di partire
col vaporetto del fjord, verso mezzogiorno, pernottare
in un porto lungo la costa e prendere, la
mattina dopo, il postale che andava a Bergen.
In canonica trov soltanto don Eriksen. Hildur
era andata a Langnaes a far visita a un malato.
Quando venne via, l'Aquila Marina aveva levato
l'ncora allora allora. Con i suoi occhi acuti riconobbe
il principe Alfred, ritto sulla tolda. Era
solo, e guardava i monti di Raansdal con insistenza,
come se dovesse partire per sempre.
Harald non aveva pi visto Hildur e non sapeva
come reagiva alla rottura del fidanzamento. Non
si rimproverava il passo fatto ed era convinto di
aver fatto il suo dovere... ma non voleva partire
senza salutarla!
Prese perci la via che conduceva a Langnaes,
un gruppetto di quattro o cinque case al centro di
una piccola baia.
A mezza strada, sopra un'altura, c'era un palo
a mo' di segnale per le barche che rientravano in
porto e, tutto intorno al palo, delle grosse pietre.
Hildur si era seduta sopra una di queste e guardava
il fjord. Assorta come era nei suoi pensieri
non si accrse che Harald si era fermato vicino
a lei
- Sono stato da don Eriksen, - disse il giovane.
- Ho saputo che eri andata a Langnaes e
allora... ho pensato... Insomma, volevo salutarti,
perch a mezzogiorno parto. -
Hildur gli porse la mano con la sua solita aria
cordiale e tranquilla.
- Che Dio ti accompagni, Harald! -
Thorvik la guard meravigliato. Non si aspettava
di essere accolto cos!
Un altro non avrebbe notato in lei un gran cambiamento.
Era solo un po' pi pallida di prima
e aveva l'aria stanca, come se avesse passato una
notte insonne.
Harald, invece, vide l'ombra di tristezza che velava
i suoi occhi abitualmente cos limpidi e la
piega profonda intorno alla bocca.
Strinse quasi timidamente la mano che gli veniva
offerta, e disse:
- Credevo che tu mi avessi tolta la tua amicizia...
Ti ho fatto tanto male!
- S, - rispose semplicemente la ragazza.
- Forse avrei fatto meglio a non dirti nulla...
ma te ne saresti accorta egualmente e sarebbe stato
troppo tardi! Non  uno dei nostri.  tornato a
Raansdal, ma non ci ha retto. Vuol rientrare nella
Marina e diventare qualcuno come suo zio. Poco
gli importa se, per arrivare deve dire addio alla
libert. Qui a Raansdal, tutto gli sembrava angusto...
Col cuore e con la testa era sempre l, nel
mondo che aveva lasciato. Si capiva che prima o
poi, ci sarebbe tornato. -
Hildur non protest. Erano cose che sapeva da
tanto tempo!... Da quando Kurt Fernstein era venuto
a Raansdal... ma aveva chiuso gli occhi volontariamente,
per non vedere. La passione di Bernhard
per Sylvia era stata soltanto l'atto finale di
un cambiamento che era cominciato da molto tempo.
Ora era libero di andare incontro all'avvenire.
- Sono cose ormai passate, - lo interruppe Hildur.
- Parliamo d'altro. Mi hai detto che vai a
Bergen. Quando torni?
- A primavera... almeno credo, e sar capitano!
- Sar una grande gioia per la tua mamma.
- Per la mamma, s, ma solo per lei! - disse
Harald.
- Perch?  tanto che lavori per arrivarci.
- Allora avevo altre cose in mente... No, non
ti voltare, non te ne parlo pi. In quanto a dimenticare,
non posso!
- Sono tanto necessaria alla tua felicit? -
chiese Hildur con un filo di voce.
- Se mi sei necessaria?! - esclam Harald.
Fin da quando ero un ragazzo non ho avuto in
cuore che te... Non ho mai sognato una casa, una
vita senza di te! -
Il ghiaccio era rotto, e Harald, il giovane cupo
e taciturno, divent eloquente e parl del suo amore
forte e saldo, che sfidava il tempo come i monti
di Raansdal sfidavano il gelo e la tempesta. Era
una cosa meravigliosa essere amati cos... e Hildur
lo cap.
Lasci che Thorvik parlasse, senza mai interromperlo,
poi, disse con voce tremula e commossa:
- Harald... ho amato Bernhard Hohenfels...
l'ho amato molto... molto... -
Thorvik la guard sorpreso, ma lei continu con
voce sempre pi ferma:
- Mi ci vuole un po' di tempo per dimenticare,
ma quando tornerai a casa, a primavera, vieni a
trovarmi! -
Lui rest come accecato dalla visione improvvisa
di una felicit che gli balenava davanti...
- Hildur, potrai... vorrai...?
- S, lo voglio, e appunto per questo, potr! -
ripet lei con voce ferma. - Non devi essere infelice
per colpa mia. -
Allora Harald le prese le mani, e quello che non
aveva fatto il dolore lo fece la felicit: l'uomo forte,
cocciuto, pianse.
- Sarai la mia sposa? Davvero, davvero?... -
esclam poi come se non potesse credere alla sua
gioia. - Sono un uomo rude, cattivo... tu non sai
fino a che punto sono cattivo... ma cambier, quando
sarai mia! Non udrai dalla mia bocca una parola
dura... Non ti dar un dispiacere. Ti voglio tanto
bene! Fidati di me! -
Un lieve sorriso schiuse le labbra esangui della
ragazza.
- S, Harald, ho molta fiducia in te! Per, quello
che abbiamo detto rimane tra noi fino al tuo ritorno.
Dovrai lavorare ancora molti mesi prima
di diventar capitano. Lavora con lena... per te e
per me!
- Per te! - ripet lui illuminandosi tutto. - Lavorer...
oh, se lavorer! -
Hildur ritir le mani da quelle di lui con dolce
fermezza.
- E ora, vai, altrimenti perdi il vapore.
- E tu?
- Io resto qui ancora un poco... e vorrei esser
sola. Addio, Harald! Arrivederci! -
Lui sarebbe rimasto volentieri, ma obbed.
- Arrivederci, - disse, e quando si volt per
andarsene la felicit irradiava il suo volto.
Hildur rest sola. Sapeva perch restava l, sotto
l'infuriare del vento. La visita al malato era stato
solo un pretesto per andare su quell'altura che dominava
il mare. Il giorno prima Olaf era venuto
a Raansdal e aveva detto che la Freia prendeva
il largo in mattinata. Fino ad ora, per, non si
era vista.
Il cielo era scuro e un vento tagliente sferzava
le acque del fjord. Verso il sud, in direzione del
mare, si addensavano grossi nuvoloni neri. Le onde
venivano avanti e si ritiravano... si alzavano spumeggianti
fino ai piedi della ragazza, che aspettava
l per dare l'ultimo addio!
Finalmente la Freia usc a vele spiegate dalla
baia di Edsviken. Volava addirittura sulle acque.
Era troppo lontana per poter distinguere le persone
che erano a bordo... Si vedeva solo che la nave
non aveva issata la bandiera. S, non batteva, come
faceva sempre, i colori norvegesi.
Hildur si era alzata. Con la mano sinistra si
reggeva al palo ; con la destra si premeva il petto.
Seguiva con gli occhi la nave che portava lontano,
per sempre, la sua felicit.
Non piangeva, ma nei suoi occhi si leggeva una
sofferenza infinita.
La nave lasci dietro a s il tratto superiore del
fjord, gir dietro le rocce e scomparve. Ormai
Raansdal era rimasto dietro la curva, i monti impiccolivano,
le onde si facevano pi larghe e pi
maestose.
Si sentiva gi l'alito del mare.
Allora, improvvisamente, la bandiera tedesca
sventol in cima all'albero maestro!
Per la prima volta, la Freia batteva i colori della
patria.


Capitolo 29.

Al primo porto della costa molte persone erano
ferme a osservare il mare. Chi se ne intendeva assicurava
che presto si sarebbe scatenato un terribile
uragano.
Verso mezzogiorno era passata a tutto vapore
l'Aquila Marina e, senza fermarsi, aveva preso il
largo.
La gente scuoteva la testa e diceva che era una
pazzia avventurarsi in mare senza bisogno, e solo
per soddisfare il capriccio di un gran signore!
Nel tardo pomeriggio era arrivata la Freia, ma
il suo padrone era stato pi ragionevole e non
aveva voluto mettere in pericolo la nave e la vita.
La Freia aveva perci gettato l'ncora nel porto
dello scalo, piccolo, ma sicuro, per passarvi la
notte.
A sera era arrivato il battello del fjord e aveva
sbarcato i suoi passeggeri che, in ogni modo, dovevano
pernottare l.
La notte si annunziava molto agitata.
Col calare dell'oscurit il temporale si scaten
con eccezionale violenza. Al largo doveva essere un
inferno, ma anche vicino alla costa le onde facevano
paura e le navi ancorate nel porto minacciavano
di minuto in minuto di rompere gli ormeggi.
Soltanto alle prime luci del mattino, per, fu
possibile rendersi conto esattamente dell' intensit
della tempesta.
La nebbia ostacolava la vista dalla parte del mare,
grosse nuvole nere coprivano il cielo, e ondate gigantesche
flagellavano gli isolotti vicini alla costa.
Un gruppetto di marinai si era riunito nel punto
pi sporgente del porto e, in mezzo a loro, c'era
Harald Thorvik.
Parlavano tutti con voce concitata e tacevano
solo per mettersi in ascolto quando giungeva dal
mare, a intervalli regolari, un suono sordo e lontano.
Venne anche Bernhard Hohenfels insieme a
Christian. Aveva trascorsa la notte a bordo della
Freia per esser pronto a far manovra, se la nave
spezzava gli ormeggi.
- Che cosa c'? - chiese. -  in pericolo un
bastimento? Questi colpi...
- Sono dell'Aquila Marina, - spieg Thorvik.
- Probabilmente ha fatto macchina indietro per
rientrare in porto e si  incagliata sugli scogli dello
Svendholm. Ormai non  in grado di liberarsi da
s, e non c' modo di soccorrerla. -
Meraviglia e timore si contesero il primato sul
volto di Hohenfels!
- E come fate a sapere che  l'Aquila Marina? -
esclam. -  uscita una imbarcazione?
- S. appena  cominciato ad albeggiare.  proprio
l'yacht del Principe. Si riconosce tra mille!
L'abbiamo avvistato da lontano, ma non c' stato
verso di avvicinarsi. Ci siamo provati a tre riprese,
ma siamo dovuti tornare a terra.
-  una stagione da bestie, e allo Svendholm
si  scatenato un vero inferno. Bisogner aspettare. -
Bernhard cerc invano di penetrare con lo sguardo
il muro di nebbia. Conosceva quegli intrepidi
lupi di mare che non temevano il pericolo... Se
avevano rinunziato all' impresa, voleva dire che la
situazione era disperata!
Si avvicin a Thorvik che era l, con le braccia
incrociate, a guardare il mare.
- Ho paura che quelli l non possano aspettare,
- disse a mezza voce. - Chiamano disperatamente.
Devono essere in una situazione molto critica. -
Harald assent.
- Se si sono incagliati sullo Svendholm, non si
liberano pi. Le barche non si possono avvicinare,
 vero...  troppo al largo... ma la tua Freia, forse,
ce la farebbe. -
Lo sguardo di Bernhard si illumin.
- Era quello che pensavo! La Freia ce la pu
fare anche con questo tempo!
- Per lo meno si pu provare. Volevo appunto
chiederti... -
Harald si interruppe e abbass gli occhi, ma subito
dopo continu in tono risoluto:
- ... di prestarmela.
- Vuoi uscire? - chiese Bernhard.
- Precisamente. Ne ho il dovere pi di chiunque
altro! -
I due uomini si guardarono. L'Aquila Marina
era stata un'altra volta sul punto di incagliarsi...
e solo un energico giro di timone l'aveva salvata!
- Non vuoi? - chiese Thorvik dopo aver aspettato
invano una risposta. - Non ti fidi di me?
- S, hai ragione... - rispose Bernhard, - nessuno
come te ha il dovere di andare in suo soccorso,
ma vengo anch'io! Vado a dar ordine che
allestiscano la Freia. Tu, mettiti d'accordo con gli
altri! -
Si allontan in fretta, e Harald si avvicin ai
marinai. In pochi minuti si misero d'accordo.
L'esempio  contagioso. Se la Freia ce la faceva
ad arrivare allo Svendholm, le barche sarebbero
uscite di nuovo, non foss'altro per andarle incontro.
Christian grid:
- Vengo anch'io!
- Tu resta qui! - disse Harald senza tanti complimenti.
- Risparmia la vita, ragazzo! Che cosa
ce ne facciamo di un novellino come te? -
Non l'avesse mai detto! Christian gli ficc i pugni
sotto il naso e strill:
- Conosco il mio mestiere come voi! Faccio
parte della Freia, e laggi ci sono i miei compatriotti.
Non li abbandono! Vengo anch'io! -
E, per non esser trattenuto a terra a forza, corse
dietro al suo Capitano.
Harald lo segu poco dopo. Mentre si allontanava,
un vecchio disse lentamente:
- Se al timone ci fosse stato lui, questo non
sarebbe accaduto. A quest'ora, forse, la nave sta
colando a fondo. -
E, quasi a mo' di risposta, arriv dal mare una
disperata richiesta d'aiuto.
Al largo, sullo Svendholm, giaceva, quasi relitto,
l'Aquila Marina, l'yacht principesco che il giorno
prima era uscito dal porto incontro alla tempesta,
come se andasse a nozze.
Le punte aguzze delle rocce avevano forato i suoi
fianchi ; il ponte di poppa era gi affondato ; quello
di prua emergeva ancora, ma le onde lo flagellavano
senza interruzione.
Ogni tentativo di gettare in mare i canotti era
fallito, e se il soccorso non veniva dal di fuori nessuno,
a bordo dell'yacht, poteva sperare di salvarsi.
Ma l'aiuto era venuto.
La Freia, sfidando il mare e la tempesta, si era
avvicinata allo Svendholm e aveva preso contatto
con l'equipaggio.
L'impresa non era stata facile... tutt'altro! Si
sarebbe detto che era al di sopra delle possibilit
umane... Ma al timone stava Harald Thorvik con
i suoi muscoli di acciaio.
Sembrava uno dei leggendari eroi del mare. Senza
curarsi del vento, del mugghio del mare, stava imperterrito
al timone, con gli occhi fissi sulle ondate
gigantesche. Controllava ogni movimento della
Freia e le impediva di lasciarsi trascinare nella
zona del pericolo.
Era una impresa superiore alle forze umane, e
un altro non l'avrebbe condotta a termine.
Harald, per, era padrone della nave e del mare.
Bernhard si era riservato il non meno difficile
compito di stabilire un collegamento con l'Aquila
Marina. Il canotto della Freia fu calato in mare.
Hohenfels reggeva il timone ; Christian remava con
una energia sorprendente in un giovane della
sua et.
Lo Svendholm non era distante, ma per quanto
breve il tratto, i salvatori si dibattevano anche loro
tra la vita e la morte.
Tutte le persone che erano a bordo dell'yacht
si erano riunite sulla coperta di prua che resisteva
ancora. Il Capitano impartiva gli ordini con calma
ammirabile: naturalmente non pensava pi a salvare
la nave, ma solo le vite umane. Con l'esempio
e la parola riusciva a mantenere l'ordine e la
disciplina.
Quando il canotto si fu avvicinato, fece scendere
prima di tutto il personale di servizio.
- Dove  il Principe? - grid Bernhard che si
era aspettato di vederlo in prima fila. - Dove 
il vostro padrone? Perch non viene?
- Non vuole! - gli fu risposto. - Vuole essere
l'ultimo a lasciare la nave.
- Che pazzia! - esclam Hohenfels. - Questo
 il dovere del capitano, non il suo! -
Non c'era il tempo per discutere.
Il canotto port felicemente in salvo, sulla Freia,
il suo carico umano, poi torn indietro a prendere
i rimasti.
- Faccia scendere il Principe! - grid Bernhard
al Capitano. - La sua ostinazione pu costargli
la vita. Deve venire. Dove ?
- Non si trova, - gli fu risposto dall'alto. -
 sparito. Non siamo riusciti a trovarlo! -
Non era il caso di insistere, dato che i pochi rimasti
a bordo si salvavano a stento dalla furia
del mare.
Il Capitano cap che era questione di minuti...
Fece scendere in fretta gli ultimi rimasti e poi, anche
lui, lasci la nave.
Il canotto si scost rapidamente per non esser
travolto nella catastrofe.
Una ondata gigantesca come una montagna di
acqua, sorse dal mare e si abbatt sui miseri avanzi
dell'Aquila Marina, strappandola agli scogli sui
quali si era incagliata.
Si form un vortice pauroso, spumeggiante...
Poco manc che il canotto non venisse travolto!
Un minuto dopo lo scoglio era deserto.
L'Aquila Marina era scomparsa come il suo padrone
negli abissi del mare.


Capitolo 30.

La settimana delle grandi manovre, a Kiel, era
al suo termine. Il meraviglioso spettacolo della rivista
della flotta era finito, e gi molte navi da
guerra si preparavano a partire.
Nel porto e in citt regnava ancora una grande
animazione. I canotti andavano e venivano, carichi
di ufficiali di marina, di marinai, di forestieri.
Due giovani, a braccetto, passeggiavano sul molo,
chiacchierando fitto fitto tra loro. Improvvisamente
si irrigidirono sugli attenti e salutarono un tenente
di marina che scendeva a terra.
- Buon giorno, Christian! Ti pavoneggi nella
tua nuova uniforme di mozzo dell' Imperiale Marina
tedesca, eh? - esclam il giovane ufficiale.
- Salve, Hinrich! Anche lei  qui, si capisce, con
la sua Thetis? Dica un po'... si sta meglio a Kiel
che lass, nei mari polari, dove ci siamo incontrati?
Christian  felice di respirare l'aria nativa...
- Ai suoi ordini! - rispose Christian molto
elegante nella sua uniforme nuova di zecca. - Il
pi bello  che rimango col mio signor Capitano...
signor Tenente, volevo dire! -
L'ufficiale, che era Kurt Fernstein, scoppi in
una risata.
- Lo chiami rimanere insieme? Lui salpa oggi
per l'Africa, e tu rimani a Kiel sulla nave-scuola.
Ti sembra di averlo vicino?
- Siamo sotto la stessa bandiera! - esclam
Christian. - Non credo che avrei retto a rimanere
a Raansdal!
- Per fortuna non ci ha retto neanche lui! Vuoi
sapere una novit? L'ex-timoniere Dell'Aquila Marina,
ora capitano Thorvik, ha avuto il comando
di una nave del mio suocero, la Erling. Tra un
mese entra in servizio. Arrivederci! -
Kurt salut affabilmente i due giovani marinai
e prosegu per la sua strada.
Una diecina di metri pi il l vide una coppietta
ferma a guardare le corazzate.
- Se non  Philip! - disse a mezza voce. - Sono
destinato a trovarmelo sempre tra i piedi... E, se
non sbaglio,  a braccetto con un esemplare del
sesso femminile. Si deve essere consolato! Vediamo
un po' da vicino come stanno le cose. -
Si avvicin alla coppia e l'apostrof cos:
- Buon giorno, Philip! Ci ritroviamo a Kiel!
Scusi, signora, se mi sono permesso di fermare il
suo accompagnatore... Siamo vecchi compagni di
scuola. -
Philip Roder non si mostr molto soddisfatto di
vederlo. Aveva l'aria imbarazzata, ma si riprese
subito e rispose:
- Sei tu, Kurt? Sei qui per ragioni di servizio,
si capisce! Cara Sabina, permettimi di presentarti
il tenente Fernstein... Kurt, la mia fidanzata, la
signorina Lanken.
Non avevo sbagliato, pens Kurt, e guard
attentamente la signorina Sabina.
Non era pi giovanissima, e aveva certamente
vari anni pi del fidanzato, ma sembrava molto
energica e guardava con aria indagatrice il compagno
di scuola sbucato fuori all'improvviso.
Evidentemente il giovane ufficiale trov grazia ai
suoi occhi, perch sorrise e accett le sue felicitazioni.
Philip era il solito: pallido, malinconico. Con
aria che si sforz di rendere indifferente, chiese:
- Anche tu sei fidanzato? Se non sbaglio, quando
lasciai la Norvegia, c'era in aria qualche cosa del
genere...
- Un po' pi di rispetto, per piacere! Da sei
settimane sono uno sposo felice!
- Ah, s? La signorina Inga Lundgren, naturalmente? -
Roder aveva l'aria agro dolce... Forse ripensava
alla scena che si era svolta all'albergo di Drontheim!
La vicinanza della sua terza non sembrava
esilararlo troppo!
- Si capisce! - esclam Kurt. - Ai primi di
maggio son rientrato in porto con la Wineta e sono
corso a prendere la mia Inga per condurla qua.
Ora abbiamo messo su casa a Kiel e, fino all'autunno,
sono qui. Dopo mi imbarcher di nuovo... Dio
sa per quale destinazione!
- Oh, questi marinai! - disse la signorina Lanken.
- Sono dappertutto fuorch a casa loro. E sua
moglie  contenta? -
Kurt si strinse nelle spalle.
- Per forza! La nostra carriera  cos. Il servizio
va avanti a tutto!
- Per grazia di Dio Philip non ha bisogno di
lavorare, - disse la signorina con aria di sufficienza.
- Abbiamo intenzione di comprare una tenuta
per passarvi l'estate. L'inverno abiteremo in
citt... a Berlino o a Dresda... Ancora non abbiamo
deciso! -
Parlava con molta sicurezza e si capiva che, nei
progetti d'avvenire, aveva voce in capitolo solo lei.
Dopo due o tre altre frasi di occasione, Kurt salut
e si avvi verso casa.
I due giovani sposi si erano sistemati in una villetta
alla periferia di Kiel che il signore e la signora
Lundgren avevano trasformato in un nido graziosissimo
per la loro unica figliuola.
Per, ancora pi graziosa del nido, era la piccola
Inga quando vol incontro al marito.
Kurt la prese tra le braccia e la baci come se
non l'avesse vista da due giorni, invece che da
due ore.
- Finalmente! - esclam la sposina. - Gi...
quando si tratta di dire addio al tuo caro Bernhard,
io posso aspettare!
- Sei gelosa? - rise Kurt. - Del resto la colpa
non  di Bernhard... Con lui ho fatto una cosa
sbrigativa, perch a bordo della Kurfilrst c'erano
anche lo zio Hohenfels e Sylvia, venuti a salutare,
come me, il rispettivo nipote e cugino. A proposito,
Inga! Credo che tu abbia ragione. C' sotto qualche
cosa.
- Ho sempre ragione, - disse Inga con aria
convinta. - Quando siamo andati alla stazione a
salutare il Ministro, avresti dovuto vedere gli occhi
di Bernhard quando Sylvia scese dal treno...
e gli occhi di Sylvia quando incontr quelli di
Bernhard! Ma gi, voi uomini non vi accorgete mai
di nulla.  vero che lei era fidanzata col principe
Sassenburg?
- Verissimo, perch al Capo Nord accettarono
le nostre congratulazioni. Sassenburg  morto prima
che il fidanzamento fosse annunziato.
- Aveva quasi trent'anni pi di lei! In ogni
modo ora  libera, e tra lei e Bernhard non ci sono
ostacoli di sorta.
- Sbagli... tra lei e lui c' l'Africa! - disse
Kurt. - Pu darsi che non torni prima di due
anni. In ogni modo  diventato il beniamino dello
zio Hohenfels che lo tratta come il futuro erede
al trono... e lo  veramente per quello che riguarda
Guntersberg! In quanto a quel vecchio orso marino
del capitano Werdeck, quando gli hanno dato
il comando della Kurfiirst, ha chiesto come un favore
di aver Bernhard sotto di s. Vedrai, Inga,
che diventa ammiraglio prima di me!
- Vorrei vedere anche questa! - esclam Inga.
- Ti ho sposato soltanto perch mi hai fatto balenare
davanti agli occhi la prospettiva di diventare
ammiragliessa... Tienlo ben presente e non
farmi rimpiangere di aver spezzato il cuore a quel
povero Roder! -
Il giovane ufficiale rise.
- Mi dispiace di doverti togliere una illusione,
cara mogliettina! Tu credi che il tuo ex adoratore
si strugga di dolore in qualche remoto angolo della
terra... Sappi invece, che l'ho incontrato poco fa,
e ho fatto tardi proprio per colpa sua. Passeggiava
nel porto a braccetto -della fidanzata alla
quale mi ha debitamente presentato.
- Si  gi consolato? - chiese Inga un po'
delusa.
- Ti meravigli?  abituato a fidanzarsi... questa
volta, per, mi sembra la buona! La fidanzata,
una certa signorina Lanken, ha l'aria di essere una
donna molto energica che sa quello che vuole. Lo
ha gi messo sotto completamente e, in ultima
analisi,  una fortuna per lui, altrimenti continuerebbe
a fare una sciocchezza dietro l'altra. Questa
volta, il fidanzamento arriver in porto, stai
sicura. -
Il pensiero che il suo antico spasimante si fosse
gi consolato, non fece piacere alla signora Fernstein,
ma si guard bene dal farsene accorgere!
Prese, invece, una lettera dalla scrivania e la
porse al marito.
- Anch'io ho una novit per te. Indovina!
- Hildur? - chiese Kurt riconoscendo la calligrafia.
- Che cosa c' di nuovo, a Raansdal?
- Un fidanzamento... di Hildur col capitano
Thorvik.
- Harald Thorvik? Bernhard sar felice! Non
riusciva a darsi pace... scioccamente, del resto, visto
che  stata proprio Hildur a rendergli la parola
perch non voleva allontanarsi da Raansdal.
Non era un matrimonio ben assortito. C'era un
abisso tra loro due... Harald e Hildur, invece, sono
della stessa razza e dello stesso ambiente. Sono
fatti l'uno per l'altra! -
Inga abbass il capo con aria pensierosa.
Hildur le era sembrata una fidanzata molto fredda,
ma col suo istinto di donna aveva capito che,
dietro a quella freddezza, c'era un sentimento profondo.
- Non ho mai capito bene come stessero le cose,
- disse. - Rinunziare al fidanzato per non lasciare
la propria patria... non si chiama voler bene!
Io non ho fatto come lei, non  vero, Kurt? Ti
sono venuta dietro.
- S, ma quando sar in mare abiterai pi a
Drontheim che a Kiel. I genitori si son gi prenotati
per avere a casa loro la figliuola nei mesi
dell' inverno, e io sono stato tanto sciocco da dire
di s!
- Vorresti che stessi qui, sola e abbandonata,
mentre tu, forse, navighi verso il Polo Sud? -
esclam la mogliettina. - Ah,  una ben triste
sorte quella delle mogli dei marinai! -
Intanto, gi nel porto, la Kurfiirst si preparava
a partire.
A bordo regnava una grande animazione, anche
perch i parenti degli ufficiali non erano ancora
scesi a terra.
Anche il ministro Hohenfels era l con la figliuola
per salutare il nipote.
Di fronte agli estranei doveva essere un commiato
come tanti altri. Nessuno sapeva che il tenente Hohenfels
diceva addio alla fidanzata! I due giovani
poterono vedersi a solo per alcuni istanti, nella cabina
del Capitano che sapeva come stavano le cose.
Bernhard strinse tra le braccia la sua promessa
sposa dalla quale avrebbe dovuto separarsi poco
dopo.
- Sylvia, non mi rendere troppo difficile la separazione,
- disse con un tono di voce che rivelava
quanto il distacco gli costasse. - La fidanzata
di un marinaio deve essere coraggiosa. Pensa
a quando torner! -
Sylvia singhiozzava, con la testa appoggiata al
suo petto, ma a queste parole si raddrizz, abbozzando
un sorriso.
- Vorrei esserlo, ma  cos difficile!... e la nostra
felicit  stata cos breve!  durata una
settimana sola... durante la quale sei stato sempre
in servizio! Ora te ne vai via e chiss per quanto
tempo!
- Preferiresti uno sposo che non fa nulla? -
chiese Bernhard. - Purtroppo so che cosa vuol dire
non aver scopo nella vita... Soltanto ora sento di
vivere!
- Se almeno potessi venire con te... Ma te ne
vai via solo solo incontro ai pericoli e alle tempeste! -
No, non era pi la vecchia Sylvia, la statua senza
vita. Il suo cuore si era svegliato ; aveva imparato
a soffrire e ad amare.
Bernhard si chin a guardarla negli occhi velati
di pianto.
- Occhi di sirena! - disse con tenerezza appassionata.
- Kurt ha ragione... forse ti amo tanto
perch hai in te qualche cosa del nostro elemento...
del nostro bel mare libero e immenso. Anche quando
minaccia, affascina e avvince irrimediabilmente a
s. Ci siamo dati a lui anima e corpo... e lui ci ha
incatenati... come i tuoi occhi, Sylvia mia! -
La porta si apr e il Ministro si fece avanti.
- Ragazzi, bisogna dirsi addio! Avete capito?
Ecco il segnale per chi deve scendere a terra...
Dio ti benedica, Bernhard. Torna a casa, sano e
salvo, a prenderti la tua sposa... e ad abbracciare
un babbo! -
E fu veramente un abbraccio paterno quello del
Ministro al nipote.
Tutti insieme salirono sopra a coperta.
Mentre Bernhard accompagnava Sylvia alla scaletta,
il Ministro trov modo di dare un'ultima
stretta di mano al Capitano.
- Werdeck, lo affido a te! - disse a mezza voce.
Un'ora dopo la Kurfiirst si mosse.
Scivol superba sulle acque, salutando con la
bandiera la patria, prima di navigare lontano.
Era uno spettacolo meraviglioso!
Un po' in disparte dagli altri ufficiali il tenente
Hohenfels fissava la riva che si allontanava.
Il capitano Werdeck, al corrente di tutto, si avvicin
a lui e disse:
- Il cuore  un po' stretto, sotto l'uniforme,
non  vero? Bisogna farsi forza. Lei  di nuovo in
servizio e non pu pi guardare indietro. Deve andare
avanti! -
Bernhard alz gli occhi e rispose commosso:
- Signor Capitano, fino ad oggi non ho mai
avuto il coraggio di ringraziarla. Mi ha sempre
tenuto cos lontano! Mi permette, ora, di farlo?
- Ringraziarmi? Di che? - brontol Werdeck.
-  stato suo zio ad riaprirle le porte della nostra
Marina. Io non c'entro.
- Ma  stato lei a volermi sulla sua nave, nonostante
tutto! Non mi vuol permettere di ringraziarlo?
Cercher di meritarmi la fiducia che mi
dimostra!
- La prendo in parola! Del resto, lei deve giustificare
quello che ho detto a suo zio dopo il nostro
ultimo viaggio... Guai a lei se mi far bugiardo!
Non sa di che cosa si tratta, ma...
- Lo so, - disse Bernhard sotto voce.
- Quello che ho scritto a Hohenfels?!
- S... me l'ha detto.
- Ah!... non era necessario.
- Lo era, signor Capitano. Sul momento le sue
parole suonarono come uno scherno amaro, alle
mie orecchie. Avevo distrutto volontariamente l'avvenire
che mi prediceva... Per, sono state proprio
quelle parole a darmi la forza di tornare indietro. -
Un fugace sorriso irradi i tratti rudi e severi
del vecchio capitano.
Tese la mano, strinse con forza quella del giovane
uificiale, e disse:
- Ebbene, Bernhard Hohenfels... faccia che si
avverino! -

FINE
