Anna Vertua Gentile.
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Nora.
romanzo.
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1888. Alfredo Brigola, stampa. MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: CATIA RIGHI per il Progetto Manuzio, iniziativa dell'Associazione Culturale Liber Liber.
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PRESENTAZIONE.
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Una delle prime opere della Vertua contiene personaggi e situazioni emblematici del panorama da cui la scrittrice trasse le sue opere. La forma del romanzo  rivolto alla educazione delle fanciulle, il nuovo pubblico dellItalia umbertina che si affacciava al mercato letterario.
Nora  una giovane bruna, bellissima, dotata di una splendida voce di soprano; ma  orfana e povera; pu studiare in collegio grazie ad una borsa di studio per le orfane degli ufficiali. Linvidia di una sua compagna, Clizia, cui ricchezza e nobilt di blasone non bastano, la porta ad essere, come diremmo oggi, bullizzata: calunnie e paura dello scandalo fanno s che sia scacciata dal collegio ed accolta dai suoi due unici parenti: uno zio, prete in un paesino di campagna nella pianura lombarda, pi interessato al quieto vivere che alla cura della nipote, ed una zia nubile, anzi, zitella, aspra e scontrosa, che gli fa da perpetua.
Nora cerca di ricostruirsi unesistenza serena. Poi conosce un vicino di casa, Giorgio, che la invita a coltivare le sue doti canore e le ridona il sorriso e la fiducia. Ma lopera di bullismo continua anche al paese, dove la bellezza di Nora invita gli approcci del giovane marchese Frippoli, cui Clizia  fidanzata e porta nuove maldicenze, a cui crede anche Giorgio. Se alla fine lamore trionfer, il merito andr a un giovane cretino, Ceccone, che ricambier le passate gentilezze di Nora strappandola ad un tragico destino e facendole ritrovare Giorgio.
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L'AUTRICE.
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Anna Vertua Gentile (Dongo, 30 maggio 1845  Lodi, 23 novembre 1926)  stata una scrittrice italiana.
Figlia di Rocco e di Esther Polti, alla morte del padre avvenuta nel 1862 trov impiego presso l'Istituto delle Dame inglesi di Vicenza. Incominci a scrivere nel 1868: il suo primo lavoro conosciuto  firmato come Annetta Vertua. Spos Iginio Gentile, allora docente di Storia antica nell'Universit di Pavia; dalla loro unione nel 1874 nacque un figlio, Marco Tullio. Tra il 1874 e il 1893 scrisse una serie di racconti e opere teatrali brevi per bambini, che venivano recitate nei salotti di casa o interpretate con burattini.
Divenuta scrittrice di professione dopo la morte del marito (nel 1893, seguita, nel 1912, da quella del figlio) ebbe una produzione feconda: fino al 1901 pubblic oltre 150 titoli tra romanzi, soprattutto d'amore, novelle, scritti educativi e manuali di condotta.
I suoi scritti, pur intrisi di sentimentalismo e precetti morali, non furono privi di richiami all'indipendenza femminile.
Mor presso l'Istituto Santa Savina a Lodi, dove si ritir nel 1923. Sulla facciata esterna dell'edificio  stata affissa una targa che la ricorda.
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NORA.
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ALLA MEMORIA di MIO PADRE.
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Quando la maestra sorvegliante si fu ritirata in camera dopo il suo solito giro lungo il dormitorio, e le compagne ebbero cessato di bisbigliare fra di loro, Crezia sgusci dalle coltri, indoss una gonnella succinta, infil i piedi nudi nelle babbucce, e, pian piano, alla smorta luce della lampada di notte, and fino all'ultimo letto, presso l'uscio.
Nora vide la compagna avvicinarsi e si tir a sedere sul letto.
Che vuoi? chiese poggiando i gomiti sul guanciale e sporgendo innanzi la testa.
Che tu mi perdoni! rispose Crezia abbassando gli occhi.
O che intendi tu per perdono? le domand Nora fissandola con i suoi occhioni neri.
La dimenticanza! mormor Crezia.
Non posso dimenticare, non dimenticher mai! susurr Nora dopo un istante di raccoglimento, quasi avesse voluto interrogare prima il suo cuore. Non posso dimenticare!... non posso.
Oh Nora! singhiozz la compagna.
Tu mi hai sempre odiata, sempre, Crezia! continu l'altra. Quando s'era ancora piccine tutt'e due, facevi l'altezzosa e mi aizzavi contro le compagne spargendo fra di esse la voce ch'io rifischiassi ogni cosa alle maestre, per guadagnarmi la loro benevolenza!... Una volta, che m'avevano fatto sperare il premio d'italiano, m'hai levata dalla cartella il foglietto della composizione; e non lo potesti negare, perch ti fu trovato in tasca, sgualcito. Pochi mesi fa, hai permesso si credesse che fosse mio il romanzo proibito, che circolava per la classe; ed era tuo, Crezia!... Ed ora, svegliare il sospetto d'un'intesa fra me ed il maestro di musica!... Fare che il povero giovane, offeso nella sua delicatezza, rinunci al suo ufficio in questo collegio!... Far scacciare me!... No, Crezia non ti perdono!
Si tir sotto le coltri, volse il capo dalla parte opposta alla compagna.
Crezia, ritta; con le braccia abbandonate lungo i fianchi e gli occhi lagrimosi, non si muoveva.
Una vicina, svegliata dal bisbigliare delle compagne, alz la testa, vide Crezia e borbott di mal'umore:
Fai come i coccodrilli tu! prima il male e poi le lagrime!... Lascia almeno dormire chi ha sonno! E si ricacci sotto, adagiandosi sopra un fianco.
Nora! gemette ancora Crezia Nora!...
Questa si tir su con atto brusco e sporgendo il viso verso la compagna, quasi a toccarla, le chiese a mezza voce con parole vibranti: O perch, perch mi hai tu odiata?
Sei sempre stata tanto bella e brava tu! gemette Crezia.
Ah! l'invidia! mormor Nora con disprezzo. Poi, cambiando subito tono, con voce di rimprovero e di dolore insieme, soggiunse: Che ho invidiato io a te, la tenerezza de' genitori, la nobilt, la ricchezza? E fin con un singulto dicendo a stento: Vai, vai, Crezia, e che tu sia felice!
Crezia torn al suo letto e si cacci sotto le lenzuola mordendosi la treccia bionda per non far sentire i singhiozzi che le straziavano il petto. Si sentiva avvilita, piena d'ira contro s stessa e contro di Nora, che le aveva rifiutato il perdono. Rifiutare il perdono a lei, la figlia d'un duca, ricchissima, accarezzata da tutti e dovunque!... E quella Nora, dinanzi alla quale ella si era abbassata fino ad invocare una parola di perdono, o chi era essa?... Un'orfana, povera, di nome oscuro. Ma bella, oh, bellissima! e d'ingegno pronto e vivace che riusciva in tutto la prima. Oh la duchessina avrebbe tante volte dato nobilt e ricchezze per gli occhioni neri della povera orfana, la sua prontezza nel capire ogni cosa, sopratutto la sua voce, limpida, squillante, che in chiesa, quando cantava lei, invece di pensare a Dio, si stava ad ascoltarla ammirati e commossi.
L'alba mandava per gli ampi finestroni la sua luce rosea a baciare i lettucci bianchi delle educande, quando Nora si svegli di soprassalto con un senso di vago terrore. Stette un'istante sopra pensiero con i pugni chiusi e gli occhi aggrondati; poi si alz; prese a vestirsi con fretta convulsa; intrecci i cappelli nerissimi, lunghi fin sotto il ginocchio, e li raccolse in nodo pesante su la nuca; quindi indoss l'abito d'uscita, nero, di lana, liscio, come quella d'una monaca.
Quando la campana suon e le risposero sbadigli e lagni, Nora, gi in ordine, infil l'uscio e scese nel dormitorio delle piccine.
L'Iduccia la vide subito e le corse incontro con le calze a giambardella e la testina bionda arruffata.
Oh Nora! mia bella Nora!... Non andar via! non andar via! piagnucolava aggrappandosele alle ginocchia.
Che va via la Nora? chiese sotto voce una piccina ad un'altra.
S! va a casa.
Oh povera Ida, che voleva tanto bene alla sua grande!
Ma perch va via a mezzo anno?
Mahhh!
 per via di Crezia.
No!  per via del maestro di musica! L'ho sentito dire da una compagna della terza classe.
Che Nora abbia risposto con isgarbo al signor maestro?
Mahhh!
Ida! bambina! smettila! andiamo! disse ad un tratto la maestra, che da un poco stava dietro le due fanciulle, senza che esse se ne fossero accorte.
Ma Ida s'era data a singhiozzare e Nora le accarezzava i riccioli d'oro in aria smarrita, come una che non avesse pi senso di nulla.
Da brava, Iduccia, obbedisci! soggiunse la maestra staccando la bambina dalle gonnelle della giovinetta. Vai a vestirti e poi ti chiamer. Nora non parte gi subito!
Vai, poverina, vai, da brava! le disse Nora baciandola.
La piccina obbed e torn presso il suo lettuccio, fregandosi gli occhi con le mani.
La maestra guard Nora con un lungo sguardo di piet e di angoscia, la prese per una mano, la condusse con s, nella sua camera. Stettero un momento l'una ritta dinanzi all'altra senza parlare; poi, Nora, spinta da subito impulso, le butt le braccia al collo susurrandole: Mi dica che lei non ha creduto a quelle voci!
C'era della vergogna, c'era dell'ira e della preghiera in quelle parole.
Non una sillaba, Nora! non una sillaba!... Ti conosco, ti stimo, ti ho sempre voluto bene! E la povera signora si di a lagrimare di buono.
Grazie, mia buona signora Marina! soggiunse la fanciulla baciandola. Mi premeva di portare con me la certezza della sua stima. E.... e le sono grata della benevolenza che mi ha sempre dimostrata, fino da' miei primi anni!
Corse fuori della camera come se volesse fuggire, infil la scala, attravers i corridoi deserti, entr nell'oratorio. La lampada dell'altare spandeva intorno una scarsa luce rossastra, che andava a battere in pieno su la statua bianca della Vergine, nicchiata tra fiori artificiali. Nora si ferm nella corsia di mezzo, abbracci con lungo sguardo affettuoso e desolato quel sacro luogo dalle nude pareti, la sfilata de' banchi, il confessionale, l'altare; e cos, ritta ed immobile, con una mano sul cuore, mormor una preghiera.
La porta dell'oratorio cigol, strisci un passo sul pavimento, frusci un vestito di seta; ma Nora non si mosse. Solo quando si sent toccare una spalla si rivolse, e fissando la direttrice, che le stava vicina, con occhi profondi, quasi a volerle leggere in fondo al pensiero, disse a voce alta, stillando le parole: Giuro dinanzi a Dio che non  vero!
Non l'ho mai sospettato, fanciulla mia! le riprese la direttrice con accento mellifluo. E t'accerto, che io.... per me, se non ci fosse entrata di mezzo la commissione del collegio.... Che vuoi?... la voce era corsa anche fuori. Ci furono rimostranze, ci furono lagni....
Ma lei non ha creduto?
No, mai. Figurarsi!... Tu, la migliore educanda!... lui, cos delicato, cos scrupolosamente onesto!
Nora guard quella bella matrona elegantissima nel suo vestito da mattina; la guard fissamente e pareva l per chiederle alcun che. Ma non spiccic parola; scosse invece il capo sorridendo con amarezza, e inchinandosi, disse tutto d'un fiato come se recitasse una lezione: Le chiedo scusa dei disturbi che le posso aver recato involontariamente, le auguro ogni felicit e la riverisco.
Tuo zio  gi venuto a prenderti? le chiese la direttrice, che aveva arrossito alle parole della fanciulla.
Ha da essere gi in portineria ad aspettarmi! rispose Nora strisciandole innanzi un inchino; ed usc a testa alta senza pi rivolgersi. Guizz fra le compagne, che scendevano in refettorio per la colazione, radun la poca roba sua, mise cappello e mantelletta, e, con la borsa da viaggio in mano, corse senz'altro in portineria.
Don Paolo l'aspettava passeggiando su e gi per la stanza, con le mani incrociate dietro la schiena.
Zio! sono qui! fece la giovinetta fermandosi dinanzi al prete.
Questi la squadr da capo a piedi e non parve punto contento dell'esame, perch scosse la testa in segno palese di disapprovazione e non disse nulla.
Sal una vampata alla fronte della giovinetta, mentre torn a dire: Sono qui, zio!... sono con lei!
Il prete le rispose con un sospiro, che si poteva tradurre in un Purtroppo!... e le fece cenno di seguirlo fuori.
La portinaia, fredda, rigida, con la cuffia bianca e il mazzo di chiavi alla cintola, aperse, e, senza un inchino, senza manco un saluto, battendo prestamente le palpebre, si tir indietro, tenendo la porticina per la maniglia.
Addio, Brigida! disse Nora guardandola.
Si accorse allora del sussiego della vecchia; sorrise abbassando gli angoli della bocca, salt nel calasse e pens, intanto che lo zio staccava il ronzino dall'inferriata d'una finestra:
Il collegio  come un piccolo regno; guai a cadere in disgrazia! Il primo che ti si rivolta contro e ti guarda d'alto in basso,  per certo l'infimo!
Don Paolo sal, si avvolse le gambe nella coperta di lana, schiocc la frusta e via.
In pochi minuti furono fuori porta, lungo la strada maestra, fiancheggiata da fossi, e al di l de' fossi pioppi e quercioli, che cominciavano allora a vestirsi di foglioline di color verde chiaro.
Era un freddo mattino di primavera; un sereno che smagliava. Nora si guardava attorno quasi smarrita. Erano otto anni che non usciva dalla citt!
Quei campi verdeggianti, quei boschi con casolari e villaggi accucciati fra le piante, il fiume dall'acqua scintillante al sole, ella guardava tutto ad occhi sgusciati con ignoto senso di meraviglia e piacere. Dimentic l'ingiustizia patita, la gelida accoglienza dello zio, lo sgomento dell'incerto, ed ebbe un momento di gioia.
Essere libera, in mezzo al verde di quella sterminata pianura! Poter gridare a sua voglia, correre, cantare! oh, sopra tutto, cantare!... E quasi inconsciamente le sfugg dalla gola un solfeggio argentino, nitido, carezzevole, che l'aria raccolse in lontananza.
O che ti frulla? fece lo zio guardandola accigliato.
Erano le prime parole che egli le rivolgeva. Nora arross, cap d'aver fatto una stramberia, senza quasi saperlo; e ne chiese scusa.
Che sia l'ultima volta! brontol il prete.
Sar l'ultima volta! ripet Nora stringendosi nella mantellina. E dal fondo del cuore le sorse una voce a dirle: Che libert quando non c' amore, n corrispondenza di sentimenti?
Si rannicchi nel suo angolo, chiuse gli occhi per non vedere pi nulla; avrebbe voluto non pensare; lasciarsi andare indifferente al destino come una foglia spiccata dal ramo, in bala del vento.
Il ronzino tirava via a trotterellare; l'aria pregna dell'acuto odore amarognolo del mandorlo in fiore, spirava frizzante; ogni tanto, dai prati, veniva il muggito d'una vacca al pascolo, o il tremulo belato delle pecore sparse a brucar l'erba polverosa e stentata del ciglione.
O che mai sar di me? si andava chiedendo Nora. Che sar di me? E si stringeva, si raggruppava, quasi per occupare il minor posto possibile.
Ehm? fece ad un tratto don Paolo toccando col gomito la nipote.
Questa aperse gli occhi e lo guard in aria interrogativa.
Ah non dormi!... Ebbene!... Si  vicini al paese; eccolo!... Lo dovresti riconoscere; ci sei stata un'altra volta; ma eri piccoletta allora!...
Quello  il paese, e... e... Rosa  l!
La zia Rosa?...
S, la zia Rosa, che, poveretta... insomma bisogner averne della pazienza, e molta!
Era lei o lui che avrebbe dovuto avere tanta pazienza?... Nora non cap e guardando lo zio impensierito, disse: In quanto a me, zio...
In quanto a te, fa di non darle molestia, d'esserle d'aiuto; se no... se no, addio pace! E sospir rumorosamente lasciandosi cadere il mento sul petto.
Oh poveretta me! gemette in cuore la fanciulla.
E dire che eri l come una regina, spesata dallo Stato, in un luogo compagno, ove avresti potuto diventare maestra e vivere quieta, senza... senza... e il povero prete ingoi il resto della frase con un altro sospirone.
Nora si fece rossa di fuoco fino al collo e pens con stringimento: Ho capito! sar di peso!
E le si arruffarono le idee. Come?... Nel mondo grande, immenso, non ci sarebbe stato un piccolo, piccolissimo posto per una fanciulla, che non cercava altro che un poco d'affetto?... La vita cos bella per molti, doveva essere per alcuni tanto difficile e grama?
Essere poveri voleva dunque dire, dover trangugiare le offese, abbassare il capo all'ingiustizia, chiedere perdono per falli manco mai immaginati, soffocar dentro ogni sentimento di dignit?...
Dio degli orfani! sono nelle vostre mani! mormor cercando di vincere l'abbattimento e l'amarezza che le frugavano il cuore.
Il calesse cominci a sobbalzare, il ronzino nitr. Erano entrati in paese, nella via principale, con l'acciottolato. Era un povero paese quello, dalle case chiatte, la gente sudicia, strappata: un paesucolo di contadini, poveri in canna, come sono tutti i contadini della bassa Lombardia. Le ville dei ricchi proprietari, che venivano a passare in quella campagna un par di mesi all'anno, si vedevano sparse qua e l per l'estesa piana; quale annidata tra i pini, quale cinta all'intorno da vasto giardino; la pi grande di tutte, un palazzone, sopra un'altura, a capo della faggeta.
A un venti di passi dal paese, era il piazzale, fitto di gelsi che cominciavano a verdicare; a capo del piazzale la chiesa dal sagrato a colonnine dipinte in rosso, e, di fianco alla chiesa, il presbiterio.
Al chioccare della frusta che fece don Paolo, un vecchio gozzuto aperse il portone, e... dentro in un cortiletto cinto da muraglioni.
Rosa? fece il prete in aria di domanda saltando dal calessino. E c'era nella sua voce una specie di sgomento.
 in cucina! rispose asciutto il vecchio, facendosi attorno al cavalluccio dalla groppa umida e fumante.
Don Paolo infil subito l'uscio richiudendoselo dietro. Nora scese e stette con la borsa in mano in su la soglia, come una mendica, non osando entrare.
Razzolavano per la corte varie galline e facevano la ruota pavoneggiandosi alcuni tacchini; uno di questi, abbassate ale e coda, il collo erto, i barbiglioni infiammati, si fece incontro alla forestiera in aria minacciosa. Ma in quella sbuc dal canile l presso, un povero barbone incimurrito e fioco, ed abbaiando a fatica, che pareva gemesse, allontan il volatile bellicoso.
Povera bestia! fece Nora, accarezzando la testa ricciuta del cane malato. E questi a fregarle il muso contro le gonnelle come a vecchia conoscenza.
Negli occhi della fanciulla brill una lagrima:
A darmi il benvenuto pens non c' che un povero cane infermo!
Si tir su lo scalino della soglia, appoggiandosi allo stipite per riscaldarsi al sole, che scendeva gi fino a mezzo uscio.
Al paese c'era stata un'altra volta, aveva detto don Paolo. C'era stata infatti, quando ancora viveva il suo babbo, un bel soldato con le spalline d'oro e la sciabola al fianco. Quel cortile ella lo ricordava; ricordava una porticina d'angolo, e la vedeva tutt'ora, che dava nella vigna, tutta grappoli maturi in quel tempo! Ricordava la zia Rosa, una zitella spersonita, vizza, nervosa, dalla voce vibrata ed aspra, il sorriso stentato, come una smorfia. E quella voce le arrivava ora di tratto in tratto all'orecchio, pi aspra che mai, dura, quasi cattiva!... Dentro ci doveva essere una scena fra don Paolo e zia Rosa. Ella la presagiva, la sentiva.
Ad un tratto l'uscio si aperse e don Paolo smorto e contratto, che non pareva pi lui, disse con accento commosso, spiccicando le parole:
Nora! figlia di mio fratello, entra, e.... e che tu sia benedetta in questa casa!
La fanciulla entr in cucina dove metteva l'uscio di corte. Una donna alta, secca, allampanata, con i capelli brizzolati, stava ritta dinanzi al fornello rimestando nella casseruola.
Zia! disse timidamente Nora.
La faccia rugosa della zitellona si rivolse; due occhi verdognoli, freddi e acuti come punte, si fissarono un istante su la giovinetta; una voce stridula e imperiosa pronunci queste parole, accompagnate da un rigido gesto della mano scarna trainata di vene salienti: Su! a cambiarsi!
Nora si sent dare un tuffo nel sangue; segu lo zio, che la precedeva per additarle la via, infil la scaletta a chiocciola, entr in una stanzuccia sguernita e bassa come uno sgabuzzino, e si lasci andare a piangere sopra il lettuccio dalla rozza coperta di cotone a scacchi bianchi e turchini.
Ah Nora! nipote mia! esclam don Paolo d'in su l'uscio agitando le mani in aria. Che disgrazia per tutti che ti sia fatta mandar via dal collegio!
La fanciulla alz la bella faccia bagnata di lagrime e disse fra i singhiozzi:
Ma io non ci aveva colpa, zio!... Giuro che non  vero niente!... che sono vittima della maldicenza, dell'invidia!
Ma allora perch non schiarire la cosa, perch non parlare?
Schiarire! parlare!... Quando tutti, cominciando dalla direttrice, erano convinti della mia innocenza!
Sorrise con amarezza e disprezzo, uno strano sorriso bagnato dalle lagrime che le cadevano a ciocche, e soggiunse piano come se parlasse fra di s:
La voce era corsa fuori; ci furono rimostranze, critiche; si parl di scandalo. Bisognava farle tacere quelle voci, quietare gli scrupoli.... e m'hanno scacciata!
Pronunciando queste ultime parole, le pass negli occhi un guizzo d'orgoglio ferito; si tir su ritta, a testa alta, e in quell'atteggiamento, d'una fierezza sentita fino in fondo all'animo, ripet forte: M'hanno scacciata!
Don Paolo abbass lo sguardo tutto rimescolato dall'atto e dalle parole della nipote. Egli non s'era mai trovato di fronte ad una giovane donna tanto bella e fiera. E quella giovane donna era l'unica figlia del suo povero fratello, quella giovane donna l'avevano scacciata ingiustamente dal collegio, e gi, l'irascibile Rosa non voleva saperne di essa!
Il povero prete si strinse le tempia fra le mani con tanta desolazione che Nora ebbe piet di lui.
Zio! non si accasci! disse con accento mite, quasi dolce.La disgrazia  toccata a me, ed io voglio essere sola a soffrirne. Ho studiato con amore; l'anno venturo m'avrebbero fatto maestra. So di musica!... canto... Arross ricordando il solfeggio sfuggitole lungo la strada. Una mia compagna, povera anch'essa, che sapeva quanto me, trov presto d'allogarsi come aia in una famiglia per bene. Posso averla anch'io questa fortuna, e.... e guadagnarmi il pane onestamente, lavorando!
Ahhh! sospir il prete, al quale s'erano ad un tratto affacciate tutte le difficolt per riuscire in quell'intento.
Le pare troppo difficile? chiese Nora, che aveva capito. Ebbene! mi allogher come servente!
Don Paolo la guard con tanta meraviglia, ch'ella ebbe a sorridere soggiungendo:
Il lavoro pur che sia, nobilita sempre, non avvilisce mai!
La minestra  in tavola! grid di gi in quel punto, zia Rosa.
Oh quella voce aspra, imperiosa, sotto cui si sentiva il dispetto, la bile!
Nora trasal tutta sgomenta e fiss lo zio, chiedendogli mille cose con i suoi occhioni espressivi e melanconici.
Vieni gi, via! disse il prete. Vieni a mangiare un boccone.... Con un po' di pazienza!... Chi sa!... Il diavolo non  poi sempre brutto come uno se lo figura!
E scesero; don Paolo avanti, e Nora dietro.
Il salottino de' pasti, salottino e studiolo insieme, aveva quell'aria e quell'odore particolare alle case de' preti di campagna. Un non so che di nitido e modesto, un certo sprezzo d'ogni superfluit; qua e l appesi alle pareti bianche, alcune pitture sacre; per l'aria un odore di rinchiuso e d'incenso, insieme, come di sagrestia.
La mensa era imbandita per due. Nora stette a vedere lo zio adagiarsi nel suo seggiolone a braccioli e non si mosse. O per chi doveva essere quell'altro posto?
Qui! siedi! le disse don Paolo sbirciando timidamente la sorella.
Ma... e la zia? fece Nora.
La zia  la serva! rispose Rosa tornando in cucina e sbacchiando l'uscio.
Siedi! ripet don Paolo alla nipote facendo spallucce.
E soggiunse piano mentre scodellava la minestra: Siamo in piena tempesta; ma torner la bonaccia! -
Torner? chiesero gli occhi dubitosi della fanciulla.
Come il pasto frugale fu terminato, Nora and in cucina e chiese alla zia se poteva aiutarla.
Rosa, dall'acquaio ove rigovernava con tintinnio e acciottolo rabbioso, le rispose squadrandola:
Che aiutarmi!... Cos tutta in ghingheri come una damina!
In ghingheri?... E indossava un semplicissimo vestito di lana nera, la divisa del collegio!
A sua volta Nora guard la zia. Ell'era infatti vestita di traliccio, con dinanzi un grembiulone turchino, attorno al collo una pezzuola di cotone giallo, a fiorami; le zoccole ai piedi.
Vestirei anch'io cos! disse timidamente la fanciulla porterei le zoccole anch'io e il grembiule, e il fazzoletto al collo!... Ma... non ce n'ho, zia!... Dal collegio non ho portato altro che questo vestito.
E... e la biancheria? chiese Rosa levando dal mastello le mani imbrattate.
Appena il necessario! rispose Nora abbassando la testa.
Dunque bisogner provvedere vestiti e biancheria concluse stizzosamente la zitellona ricacciando le mani nell'acqua, che and a spruzzare fino sul volto della giovinetta.
Bisogner provvedere! provvedere!... E con la bella entrata, dico io!... con la bella entrata!...
In quanto a questo tu non ti hai da confondere, Rosa salt su don Paolo, ch'era venuto anche lui in cucina, chiotto chiotto, e stava a sentire.
Ah, poich c'entra di mezzo il milionario, acqua in bocca!... O ch' venuto la guazza, domando io?
Che guazza, corpo d'un... che me ne faresti dire di grosse!... Ricchi non lo si  stati mai,  vero; ma ce la siamo per sempre rigirata bene, con l'aiuto di Dio. E non sar mai detto che don Paolo abbia negato un paio di camicie e un vestitino alla buona, alla sua unica nipote! No... non sar mai detto!
Amen! fece ironicamente Rosa buttando con fracasso le posate sulla tavola.
Amen! rispose il prete piccato ed usc in corte battendo forte il bastoncino per terra.
Nora, mortificata e spiacente, stette un poco a gingillare con la crocetta d'oro, che le pendeva sul petto. Con accento mite e supplichevole, come se chiedesse scusa d'un fallo, torn ad offrire il suo aiuto alla zia. Ma n'ebbe in risposta un'occhiataccia in tralice, ed usc anch'essa, dietro lo zio.
Lo trov che parlava fitto con un signore alto, dalla barba brizzolata, l'occhialino sul naso e pendente sopra il panciotto una grossa catenella con i dondoli d'oro.
Vedendola, egli fece un atto di meraviglia, serr le gambe strette e s'inchin fino a toccare il petto con il mento.
 lei! gli susurr don Paolo.
 il signor sindaco! soggiunse forte rivolgendosi alla nipote.
Questa chin gli occhi senza dir nulla.
Il signor sindaco, il cavaliere Trespoli continu il prete abita in citt. Qui non ci ha che la casa di campagna. Abita in citt e conosce, di molta gente.
S? fece Nora di subito interessata, avanzandosi di qualche passo. Ma le parve d'aver osato troppo e arross.
Signorina! disse quasi sotto voce il cavaliere. So che  orfana e che desidera guadagnarsi onestamente la vita!... Desiderare il lavoro  cosa nobile; ed io l'ammiro!
C'era dell'enfasi in queste parole, che tornarono sgradite alla fanciulla. E se ne stette a sguardo abbassato, silenziosa ed immobile.
Io l'ammiro! ripet il cavaliere avvicinandosele e soffiandole le parole quasi all'orecchio: E... se posso qualche cosa per lei, bella fanciulla!...
Quell'essere trattata a quel modo e a tutta prima da uno sconosciuto, aggiunse al senso di disgusto gi dianzi provato da Nora, un desiderio di ribellione. E gi stava per rispondere di certo poco gentilmente, quando ud la zia dare su la voce a qualcuno.
Benedetta donna! brontol don Paolo scrollando il capo sempre con la voce in aria! sempre a gola spalancata come le papere!
Ma quella voce in aria, ma quella gola spalancata, facevano a Nora una paura tale, che per isfuggirvi si ricacci dentro ogni sentimento di dispetto e rispose al sindaco, spiccicando le parole:
Ella potrebbe di molto per me, signore!... Vorrei allogarmi come istitutrice, od anche... come cameriera; e poich lei conosce tanta gente...
Quel raccomandarsi, quasi suo malgrado, ad una persona che le ispirava poca fiducia, cost tanto sforzo alla fanciulla che si fece pallida e le tremarono le labbra.
Il sindaco, attribu quella commozione al gran rispetto congiunto con un poco di sgomento, che la povera orfana, in s misere condizioni, doveva certo provare per lui, un sindaco cavaliere, un cittadino, un gran signore!...
Perci, lusingato nel suo amor proprio, s'impett, tossicchi, e giocherellando con i preziosi dondoli della massiccia catenella, disse:
La signorina pu vivere tranquilla; parler di lei con tutti i miei amici, e sono molti e alto locati!... Il conte Della Valle ha mani in pasta in tutto; la marchesa Grigi conosce mezza Italia; il principe T... il duca F... tutta gente che parler, cercher, frugher e lei sar aja quanto prima, signorina!... In quanto al posto di cameriera sorrise inchinandosi in quanto al posto di cameriera, mi scusi se le dico ch'ella s' lasciata scappar dalla bocca una corbelleria!... Non s' mai visto Venere lavare i piatti!
Questo grossolano complimento fin a disgustare del tutto la giovinetta, che biascic un grazie, strisci un inchino e scapp in vigna per la porticina aperta. Fece una corsa fino a mezzo il viale, quasi volesse fuggire qualche cosa o qualcuno; poi si arrest di botto, ansimante, accaldata, rossa, sorridente.
C'erano nell'aria indorata dal sole mille profumi soavissimi d'erba novellina, di viole mammole, di fiori di pesco, susino, cotogno, sorbo, ciliegio. La vite, dai tralci piangenti, si andava allora vestendo di gemme, e tra un filare e l'altro rizzavano il capo rigogliosi, cavoli e cavolifiori, accestiva la lattuga, sbulettava il grano.
Nora si guardava attorno ammirata; le pareva un sogno di ritrovarsi in mezzo ad una cos larga distesa di campagna, ove l'occhio spaziava libero, senza incontrare ostacolo di alti e tristi muraglioni. Riprese la corsa e giunse in fondo, l ove una fitta siepe di biancospino e lampone, divideva la vigna dal bosco; oltre il bosco, tra il bruno de' tronchi e il verde delle fronde, scintillava argentea l'acqua del fiume.
Oh com' bello!... com' bello! esclam forte Nora, stringendosi le mani su 'l petto.
Uno scricciolo frull fuori dalla siepe e, a coda ritta, vol con un garrito a posarsi sopra il ramo basso d'un melo lazzeruolo, l presso.
Due, tre, quattro cingallegre arditelle e vivaci, cinguettando allegramente, pareva facessero a rincorrersi volando tra le fronde. Uno stormo di passeri ciangottavano pi in l nel bosco, e alcuni merli acquaiuoli saltellavano su l'erba, chioccolando.
Come  bello! ripet Nora. Come mi piacerebbe di vivere qui!
Ebbe una stretta al cuore, al pensiero della sua condizione d'orfana disgraziata, da tutti respinta!... Ma in quella gaiezza di luce, in quello sfolgoro di colori, i pensieri tristi non potevano a lungo offuscare il sereno di un cuore di diciott'anni; e presto la tristezza svan per lasciar luogo alla fiducia, alla speranza.
Chi sa! disse sottovoce chi sa che non si finisca per volermi un po' di bene e mi si lasci vivere qui, nella quiete della campagna!... Sar cos sottomessa io, cos dolce, operosa!
Il diavolo non  poi sempre tanto brutto quanto uno se lo figura! aveva detto lo zio poc'anzi. Nora sorrise e guard il cielo in atto di fiducia e preghiera.
In su la sabbiolina minuta del viale cigolarono le ruote d'una carriuola; era il vecchio gozzuto che la spingeva innanzi; di fianco gli trotterellava un ragazzotto con un certo correre dinoccolato, le braccia abbandonate, una grossa testa irsuta, che si scuoteva a destra ed a manca ad ogni passo. Come la carriuola fu presso alla fanciulla, il vecchio si arrest; si lev dal capo la berriola in segno di saluto, poi, fregandosi le mani l'una contro l'altra, fece per tornare a spingere il suo veicolo. Ma fu sorpreso dall'espressione del viso della giovinetta, che non batteva gli occhi da tanto che stava l a guardare il ragazzo. Difatti ella non aveva mai visto nulla di pi ributtante. Una figura tozza, anzi uno sfasciume; la testa tanto fatta dal cranio depresso e un dito di fronte; il colorito giallognolo, le labbra smorte, enfiate, il collo tutto gonghe, occhi senz'anima.
L'uomo gozzuto tocc il disgraziato dicendogli: Da bravo, Ceccone! fa i complimenti alla signorina!
Allora le grosse labbra del povero cretino si stesero facendo raggrinzare le guance e mettendo in mostra due fila di denti lunghi e nerastri, e dalla sua bocca uscirono prima un grugnito, poi alcune parole biascicate, cincischiate, che neanche un pappagallo.
Nora non vide che l'orrida smorfia di quel povero volto, non ud altro che una voce chioccia e prov per il poveretto una profonda piet.
O ma chi ? chiese al vecchio.
 mio figlio, signorina! e non ci ho che lui! un disgraziato, la lo vede!... Ma grullo del tutto non lo si pu dire, sa!... A sentirlo rifare il canto degli uccelli c' da strabiliare: Oh lo sentir!  capace di starsene nel bosco le giornate intere; boccone per terra, a pi degli alberi, nascosto fra i rimettiticci; e l a ciangottare, garrire, zirlare, chioccolare e perfino a gorgheggiare, che pare impossibile; inciocca il verso del pettirosso che bisogna sentire per credere, via!
Ohe, Pippo!... Pippo! grid in quella zia Rosa, a capo del viale.
Il vecchio si rivolse e corse affannoso incontro alla padrona, mentre il cretino se la di a gambe spaurito, con quella sua corsa pesante ed insaccata da orsacchiotto, infil la callaja della siepe e via a perdersi nel bosco.
Nora lo segu con lo sguardo finch lo pot vedere, ed esclam:
Sotto un cielo cos bello, in mezzo a tanta ricchezza di luce, d'aria, di verde,  dunque possibile una simile mostruosit?
Pippo, dopo aver scambiato alcune parole con la padrona, grid a Nora:
Signorina!... don Paolo l'aspetta nel suo studiolo!
O perch non m'ha chiamata lei, mia zia? chiese a s stessa la fanciulla. E s'avvi verso casa a passi incresciosi. La gaiezza di poc'anzi era sparita dal suo cuore, e con essa se n'erano andate fiducia e speranza.
Oh che sar di me? andava chiedendosi, con dentro l'anima la delusione e, un grande sgomento della vita.
...
Quelle serate di primavera erano lunghe, interminabili per Nora. Finito di cenare, don Paolo spiegava il giornale su la tavola, leggiucchiava qua e l, sbadigliando e appisolando, poi lasciava andare il capo su 'l palmo della mano e dormiva a gomitello.
Zia Rosa, dopo aver messo in sesto la cucina, fuori dall'uscio che dava su 'l piazzale, allora tutto verde di gelsi dalle foglie lustre, spettegolava un poco con le donnicciole che tornavano da chiesa per la perdonanza e finiva poi sempre a mettersi a sedere insieme con tre o quattro, su le panchine fuori della soglia, a fare un po' di berlinghino, come diceva lei.
Allora Nora se ne andava in vigna seguita da Bello, il vecchio barbone, che le voleva bene; scambiava quattro parole con Pippo quando c'era, o cercava di far entrare qualche barlume di luce nel buio della mente del povero Ceccone, il quale, al vederla, batteva le mani saltando e ridendo in segno di festa.
Qualche volta, ma di rado, in fondo alla vigna, presso la siepe fiorita, si dava a cantare con quella sua bella voce di soprano, argentina e vellutata, che in collegio le aveva destato contro l'invidia di Crezia; e nel canto le riusciva di dimenticare per un momento la tristezza di quel suo vivere uggioso e gramo.
Da due mesi ch'era l, ella aveva fatto di tutto per guadagnarsi la benevolenza della zia; ma inutilmente.
Aveva insistito per aiutarla nelle faccenduole di casa, l'aveva pregata che la lasciasse scopare, spolverare, rigovernare in vece sua, facendosele attorno con dolci parole, quasi con moine.
Ma ella l ferma, nello sgarbato rifiuto:
Non ho bisogno di nessuno; le mie faccende me le so sbrigare da me!
Ed una volta che don Paolo ci aveva messo una sua timida parola, ella s'era imbizzita, che pareva il finimondo. E che non la credevano pi buona a nulla, e che un'altra voleva avere il mestolo per il manico, e lasciare lei in un canto, dopo tanti anni di lavoro, di economia, di vita in comune con il fratello! Un'ingratitudine che neanche a pensarla, un'ingiustizia, una bricconata!
Tua zia  gelosa, capisci? gelosa del suo diritto di padrona, e guai a toccarla da questo lato! aveva concluso don Paolo sotto voce con la nipote.
E questa, d'allora in poi, s'era guardata bene dall'offendere in ci l'eccessiva, anzi stravagante suscettivit della zia.
Ma non aveva creduto di urtare in lei nessun sentimento, chiedendole un lavoro pur che fosse; la stiratura del bucato, il rammendare pannilini, cucirne di nuovi, ricamare, far trine.
Le fu negato ogni cosa; non si era mai avuto bisogno di lei; tutto era sempre andato benone in casa; non si volevano novit.
E Nora fu condannata all'ozio, la condanna peggiore. Senza libri, senza manco lo svago della corrispondenza con le poche compagne che forse la ricordavano, punto musica, nulla, nulla!
La povera fanciulla, che aveva sostenuto con coraggio la sventura di essere scacciata ingiustamente dal collegio, si accasciava ora nell'inerzia, ed aveva momenti di disperazione.
Fu in uno di questi momenti che la trov il signor Giorgio.
Vagando nel bosco, ell'era giunta fino al lavatoio, deserto in quell'ora del tramonto, e s'era messa a sedere su 'l muricciuolo, con una mano nell'acqua e l'altra penzolone lungo il fianco.
Il sole, raccolto in una palla di fuoco, calava allora in lontananza, dietro le piante, spargendo intorno una bella luce fantastica.
Nel suo povero vestitino di traliccio, con il fazzoletto da collo negligentemente annodato sotto un orecchio, le zoccole ai piedi delicati, Nora era bella assai, mentre con lo sguardo vagava nel vuoto.
Il signor Giorgio la stava a guardare da un poco, senza ch'ella se ne accorgesse, e ne' suoi occhi erano piet e tenerezza.
Ad un tratto, la campana della chiesa suon l'Ave-Maria, e la fanciulla si scosse e si guard attorno.
A vedere il signore l ritto presso lei, si confuse, arross, poi sorrise.
Quel bell'uomo alto, dai lineamenti nobili, gli occhi turchini e franchi, ella l'aveva veduto varie volte, e l'aveva anche sentito ed ammirato come bravissimo suonatore d'organo. Bravo al punto ch'ella s'era dovuto dire a s stessa:
Come?... In un paesuccio compagno, un maestrone di questa fatta?
Aveva poi saputo ch'egli faceva da organista per suo diletto; che anzi l'organo della chiesa l'aveva fatto ricostrurre lui, a sue spese.
Del signor Giorgio, un forestiero venuto a stabilirsi in paese da alcuni anni, si bucinavano di molte cose, come suol farsi delle persone che non si conoscono e, incuriosiscono; tutti per erano d'accordo nell'averlo in grande stima, come fior di gentiluomo.
Egli, una sera dopo benedizione, che s'era cantato il Tamtum ergo, era andato in sagrestia per sapere di chi mai fosse quella bella voce argentina ed educata, che faceva uno strano contrasto con la monotona, aspra cantilena delle contadine. Allora don Paolo aveva mandato a chiamare la nipote e gliel'aveva presentata. Nora si era sempre ricordata l'atto di stupore del signor Giorgio al suo apparire tutta confusa. Con quanto interesse l'aveva guardata! S'era sentita rimescolare, lei, cos poco usa a segni di benevolenza!
Ed ora egli le stava dinanzi e durava a guardarla senza dir nulla.
Ella m'ha trovata qui disse Nora balzando dal muricciolo qui a far nulla... come un'oziosa!... Un'oziosa! ripet con un risolino amaro.
O perch quella sincera espressione dell'animo suo con una persona che conosceva appena?
E dire continu stringendosi le mani su 'l petto dire che ho sempre abborrito, che abborro l'ozio sopra ogni cosa! Che darei tutto, tutto per potermi occupare, per poter lavorare, magari zappare la terra come le contadine!
C'erano delle lagrime in queste parole, c'era quasi della ribellione, dell'ira!
Il signor Giorgio scosse il capo dicendo sotto voce, come se parlasse fra s e s:
Povera signorina!... Ell' spostata qui, in quella casa!
Oh non creda ch'io m'abbia delle pretenzioni! rispose la fanciulla. Io vorrei solo che mi fosse concesso di occupare la giornata, vorrei lavorare, rendermi un poco utile, guadagnarmelo in qualche maniera il pane che mangio!
E... non ha nessuna speranza di trovare un posto d'aia in qualche buona famiglia?... Suo zio me ne disse qualche cosa.
Mi sono raccomandata fin dalle prime al signor sindaco, il cavaliere; ma fino adesso, nulla di nulla!
Oh il signor sindaco cavaliere! fece egli chioccando un dito contro l'altro con un certo sorriso ironico. Ma soggiunse tosto tornando subito serio, come di solito: Non bisogna mai perdere la speranza, signorina!... E intanto farsi coraggio!... Tanto pi che a lei sono aperte di molte vie per guadagnarsi onestamente la vita.
Nora gli sgran in volto i suoi grandi occhi pieni d'interrogazioni.
O la sua voce? continu il signor Giorgio quel tesoro di voce che Iddio le ha dato?... Ed una voce gi educata, dico io!... Lei ha da avere gi studiato il canto e con un ottimo metodo!
Sissignore; ho studiato il canto con un bravo maestro!
Le sal una vampata alla fronte ricordando quel bravo maestro, causa innocente de' suoi guai, e si sent tutta sgomenta al pensiero che la diceria potesse essere giunta all'orecchio del signor Giorgio.
Ma egli la guardava con tanta benevolenza, che le parve impossibile avesse da nascondere dentro un pensiero che le potesse far torto: e si rinfranc continuando a dire:
Mi facevano studiare il canto perch lo avessi da insegnare poi alle educande.
In collegio?...
Nello stesso collegio, ove l'anno venturo avrei insegnato la lingua tedesca e la musica se...
Il signor Giorgio doveva saper tutto, poich le tronc in bocca le parole con un leggero atto della mano, chiedendole subito:
Ed ha cantato qualche volta in pubblico?
Varie volte nel salotto del collegio, quando si davano le accademie. Una volta fuori, in un concerto, a favore dei poveri, in casa del duca Della Rocca, padre d'una...
Qui la parola le venne mozzata da un singhiozzo improvviso, al pensiero di Crezia, che pure ell'aveva amata ed aiutata sempre quanto lo aveva potuto.
A diciott'anni la povera fanciulla gi si trovava di doversi rammaricare del suo passato, ed averne ad arrossire senza alcuna colpa al mondo!
E l'avranno per certo applaudita? chiese piano, in atto di rispetto per quel dolore, il signor Giorgio.
Nora accenn di s con la testa. Non poteva parlare perch ci aveva il groppo alla gola e teneva gli occhi bassi per nascondere le lagrime.
L'aria intanto s'andava facendo scura e silenziosa. Il chi cantava nel bosco e la brezza frusciava fra i pioppi.
Nora si asciug in fretta gli occhi, e stese tutt'e due le mani al signor Giorgio senza parlare, ma guardandolo fiso, quasi a cercare in lui protezione e coraggio.
Poi fugg via, correndo nel bosco verso casa, con la lunga treccia nera mezzo disciolta, pendente gi lungo il dorso.
Il signor Giorgio stette a vedere l'alta e snella figura della fanciulla, che spariva ed appariva fra le piante, finch la pot scorgere: poi s'incammin verso la sua palazzina, a un venti di passi dal paese, in mezzo ad un poderetto tenuto con cura gelosa.
Fuori dell'uscio, a sedere nella sua poltroncina, la signora Tude, la madre, una graziosissima vecchietta sorridente e vivace, faceva di maglie con a' piedi il gatto, che non si staccava mai dalla padrona.
Povera donna! pens il signor Giorgio, guardandola con affetto. Sempre sola... anche lei!
Affrett il passo, le giunse presso, la baci, poi and difilato al suo studiolo; aperse il pianoforte; sul leggo spieg uno spartito e prese a suonare.
Oh! oh! fece di fuori la madre, con meraviglia e piacere.
Era tanto tempo ch'ella non sentiva suo figlio darsi quello svago!
...
Don Paolo si lasci subito persuadere dal signor Giorgio, ch'egli aveva in grande stima, ed acconsent che sua nipote andasse ogni giorno in casa sua a fare un po' d'esercizio di musica.
Nora, a sentire che avrebbe ancora potuto dilettarsi suonando e cantando, fu cos felice, che con moto repentino e spontaneo baci la mano allo zio, ed avrebbe volontieri buttato le braccia al collo di zia Rosa, se questa non l'avesse guardata con il suo solito cipiglio, mormorando parole di biasimo verso il fratello, debole come un cencio frusto, e contro la vanit dell'educazione di que' tempi.
Zia Rosa pareva nata apposta per smorzare ogni slancio, per ricacciar dentro ogni sentimento.
E la povera Nora invece era cos fatta, che mentre poteva facilmente nascondere i crucci, non le riusciva di celare il piacere. Non le riusciva, malgrado dell'esperienza, che pure le aveva insegnato di molte volte essere la gente in generale pi disposta a rammaricarsi con noi d'un affanno, che non a condividere un nostro contento.
Ma per quella volta zia Rosa fiott inutilmente... Don Paolo fece bravamente mostra di non sentirla. Gli premeva troppo, di tenersi buono il signor Giorgio, un parrocchiano come ce n' pochi, che aveva fatto ricostrurre l'organo a sue spese, che quando c'era da mettere insieme quattrini per la chiesa, si faceva sempre innanzi de' primi!... Poi si sentiva anche soddisfatto nel suo amor proprio, a vedere come quel signore, il quale viveva sempre solo e non aveva mai voluto saperne di far conoscenze, manco con i villeggianti, neppure con i marchesi Frippoli, avesse subito preso in simpatia sua nipote. Oh andasse pure Nora a passare qualche ora alla palazzina con quel bravo signore, un uomo su i trentacinque anni, del resto, e che a casa ci aveva la mamma, una donna da farle di cappello, quella signora Tude!
Al piacere del permesso cos facilmente ottenuto, successe subito nel cuore della fanciulla una certa titubanza. O che doveva, che poteva entrare, e per la prima. volta, in una casa, vestita di traliccio, in zoccoli e grembiule?... Sal su nel suo bugigattolo a dare un'occhiata al suo unico paio di stivaletti, al vestito nero di collegio. Ahi! gli stivaletti, che ella aveva portati per due settimane di seguito, prima che la zia le fornisse le zoccole, erano spuntati e malconci; non c'era manco da pensarvi!... In quanto al vestito, le s'era fatto corto e stretto assaettato; impossibile indossarlo!... Stette un momento pensosa, ritta nello sguancio della finestra; a guardar fuori; infine fece un gesto risoluto, scese, s'avvi. Il signor Giorgio pensava m'ha conosciuta cos, in zoccole e grembiule; e in quanto alla sua signora mamma, sapr bene che sono povera e che quando s' poveri, a certe convenienze non ci si pu badare!
Prese per il viottolo lungo il fiume, per non passare dal paese, che tutti l'avrebbero guardata. Era un tripudio di luce, di colori, di profumi. Su l'acqua d'oro del fiume, correva un burchiello trascinato dalla corrente, e dentro il burchiello un uomo supino, con le mani incrociate sopra la testa, cantarellava. Fra i rami delle piante ciangottavano gli uccelli; le canterelle dal manto azzurrognolo a riflessi metallici, si cercavano sotto l'erba; le libellule volteggiavano fra le foglie. C'era nell'aria un profumo acre e fresco di terra bagnata.
Nora camminava leggiera e contenta:
Ci sar un po' di svago anche per me! pensava.
Al cancello di ferro dalle punte dorate scintillanti al sole, ebbe un momento di perplessit e si arrest a guardare gi in fondo la palazzina silenziosa. Poi diede un'occhiata alle zoccolo ed al grembiule che la facevano parere una serva, e sospir. Eppure bisognava entrare, infilarlo quel viale, battere alla porticina verde, l, in fondo!... Due, tre, quattro volte fu in sul punto di spingerlo quel benedetto cancello; ma i suoi occhi andavano proprio in quell'istante a guardarsi gi le zoccolette dalle guiggie a fiorami stinti, e restava dubitosa, peritante.
A farla decidere ad entrare, le apparve dinanzi, l per l, che pareva fosse sbucato fuori in quel punto dalla macchia di fusaggine l presso, un giovanotto correttamente vestito di un elegante costume di campagna. A vedersi da questi squadrata da capo a piedi, con insistenza quasi insolente, ell'aveva alzato la testa con quell'aria dignitosa che le era propria. Poi, spinto il cancello fece il viale di corsa fino alla porticina verde e buss.
Fu lo stesso signor Giorgio che le venne ad aprire, con un largo sorriso di benevolenza ed un inchino rispettoso. Oh egli non ci badava alle zoccole n al vestito di traliccio!... La signora Tude usc tosto dal suo salottino e le diede la benvenuta con una stretta di mano, accompagnata con parole assai gentili. No, neppure lei, ci badava alle zoccole n al vestito di traliccio!
Il signor Giorgio la fece subito passare nel suo studiolo, ov'era il pianoforte, messo d'angolo, fra due finestre prospettanti sopra il frutteto.
La signora Tude, con la calza in mano, tenne loro dietro e si pose a sedere in una poltroncina.
A vedere il pianoforte aperto, Nora si strinse le mani una sopra l'altra contro il petto e sorrise, arrossendo di piacere.
Lo vuol provare? le disse il signor Giorgio, invitandola a sedere dinanzi alla tastiera.
Ella sedette subito e, un po' peritante in su le prime, prese a suonare piano, come se volesse provare le sue forze dopo que' due mesi di riposo, uno studio di Clementi; ma lo tronc subito di netto e suon la Polannaise di Listz con forza e sfumature deliziose, un colorito a tinte originali, e certe pennellate magistrali, che il signor Giorgio la stava a sentire strabiliato. Ad un tratto, quasi vergognosa di quel suo slancio, stacc bruscamente le mani dalla tastiera e si guard attorno rossa e confusa.
Avanti! fece il signor Giorgio.
Oh scusino, signori! disse Nora abbassando gli occhi. Io devo aver abusato della loro bont! E si alz.
Ma nell'alzarsi pos male il piede e la zoccola scricchiol ruvidamente. La povera fanciulla si fece di fuoco cercando d'infilare la punta del piede nella guiggia.
Via! disse quasi in tono di rimprovero il signor Giorgio. Quando si sa suonare a questo modo, che importa se si hanno le zoccole ai piedi?
Che importa, infatti? ripet la signora Tude dal suo angolo.
Nora si rassicur; e da quella schietta ed espansiva creatura che era, che non poteva tenersi dentro chiuso nulla di piacevole, stese la mano al signor Giorgio, poi and ad inginocchiarsi dinanzi alla signora Tude, nascondendo la faccia su le ginocchia di lei e mormorando un ringraziamento.
Quell'atto, che diceva tutta la riconoscenza della povera fanciulla, cos poco usa ad essere trattata con benevolenza, intener la buona signora e fece che il signor Giorgio tossichiasse due volte prima di dire con voce grossa:
Che vuol provarsi a cantare ora, signorina?
Nora si rizz con la faccia sorridente e lagrimosa ad un tempo, e cant accompagnata dal signor Giorgio. Cant con islancio, con passione, superando passi difficili, gorgheggiando, trillando con leggerezza e bravura.
Ma benissimo! esclam la signora Tude, non badando al gomitolo di cotone che le era rotolato sotto il divano e con il quale il gatto si sbizzarriva.
Brava! disse semplicemente il signor Giorgio. Ma... come mai, con una voce compagna, nessuno le ha suggerito la carriera teatrale?
Me ne aveva parlato alcune volte il mio maestro....
Oh perch mai non le riusciva di pronunciare quel nome dinanzi al signor Giorgio, senza arrossire?
Me ne aveva parlato alcune volte; ma.... io era destinata a rimanere in collegio.
E.... le piacerebbe di tentare la scena?
Non ne so nulla, signore!... Del teatro non ci ho che un lontano ricordo. Ci sono stata con il povero babbo, quand'ero una bimba; poi, mai pi!
 una vita di emozioni ed anche di pericoli; ma....  una bella vita! soggiunse il signor Giorgio gingillando su la tastiera.
Bella s, ma agitata assai! osserv la signora Tude.
E.... e.... ci si pu guadagnare l'esistenza? chiese Nora.
Se la fortuna arride, ci si possono raggranellare quattrini di molti! rispose il signor Giorgio sorridendo. C' chi vi raccolse milioni!
Milioni! fece la fanciulla congiungendo le mani.
Poi seguit con voce vibrata, guardando fuori della finestra, quasi parlando fra di s:
Possedere la ricchezza  quanto dire non essere a carico di nessuno;  quanto dire poter vivere a proprio talento. Avere una bella casina accucciata fra le piante, in mezzo al verde; con attorno de' poveri da soccorrere, dei bambini da accarezzare, degli infelici da confortare!... Essere libera di correre cantando, di far della musica, di leggere, di occupare la giornata come meglio piace!... Ma di occuparle quelle ore benedette, che sono eterne ed uggiosissime quando non si fa nulla!... Ed io non faccio nulla tutto il giorno; dalle sei del mattino a notte, nulla, nulla!... Oh signora! se sapesse che cosa dura  l'essere condannata all'ozio!
E in queste ultime parole, che disse rivolta alla signora Tude, si sentiva un'angoscia cos profonda che faceva pena.
Ma ora potr venir qui tutti i giorni! le rispose la signora Tude.
E rimanere tutto il tempo che vorr! soggiunse il signor Giorgio.
Oh, loro sono troppo buoni, davvero, troppo buoni, con me, che conoscono appena! disse Nora intenerita e confusa.
Il raggio di sole che segnava una striscia d'oro su 'l tappeto dello studiolo, si ritir ad un tratto, bruscamente.
Ha da essere tardi! disse la fanciulla stendendo la mano al signor Giorgio e quindi alla madre di lui. Io.... io li ringrazio di tutto cuore. Mi pare di essere rinata, mi pare!... Grazie! e.... mi scusino.
Torner? chiese sorridendo la signora Tude.
Oh certo! se lo permettono.
E con un ultimo sguardo alla madre ed al figlio, guizz fuori e fece il viale di corsa. Al cancello si rivolse e salut con la mano il signor Giorgio, che la stava a vedere dalla finestra.
Rifece la via di prima, lungo il fiume, dall'acqua striata dagli ultimi raggi infuocati del sole morente.
Una frotta di monellucci, sgambucciati, chiassoni, facevano a rimbalzelli scagliando pietruzze nel fiume. Una povera vecchia scalza e strappata, raccoglieva di sotto le piante, frasche morte e rampolluzzi, scarsa bruciaglia per la scarsa cena.
Buona sera! fece alzando gli occhi su la fanciulla.
Buona sera! le rispose questa.
Due belle mucche, che tornavano dall'essersi abbeverate, le passarono vicino guardandola con i loro occhioni innocenti e lasciandosi dietro un tiepido odore di stalla.
In sul finire del bosco, con le spalle appoggiate ad un tronco, era Ceccone tutto lagrimoso. A vedere la fanciulla diede in uno schianto rauco; gesticolando e menando smanie, come se avesse volute raccontarle un fiero caso.
Ad un tratto cess di singhiozzare, punt l'indice della destra verso il piazzale, che si apriva subito al di l del bosco, raccolse da terra una zolla e la lanci con forza. Poi, subito, si di a battere le mani saltellando con grido di gioia. La zolla era andata a colpire nel petto un signore che passeggiava fra i gelsi.
Nora lo riconobbe quel signore; era lo stesso che un'ora dianzi l'aveva guardata con insolente insistenza, l, al cancello della palazzina.
Ora si avanzava correndo con il bastone alzato verso il povero cretino, che durava a saltellare gridando. Quando scorse la fanciulla, che s'era improvvisamente piantata dinanzi a Ceccone, come a volerlo difendere, si arrest in su i due piedi, abbass tosto il bastone e disse sorridendo con fare da commedia:
Bella protettrice di scimmiotti dispettosi, a te sacrifico la mia vendetta! E allung la mano per darle un ganascino.
Nora impallid, si tir su impettita e guard il giovine con tanta fierezza, ch'egli si confuse e abbass gli occhi balbettando:
Eh eh!... troppa superbia, villanella mia!
All'apparire del signore, Ceccone se l'era data a gambe nel fitto del bosco, e di l rideva del suo riso sbracato e selvaggio, che pareva volesse dire: Te l'ho fatta!... te l'ho fatta!
Nora segu il suo cammino senza una parola, senza un cenno, e tir via fino alla porta di casa. Di l si rivolse e intravide il giovane signore, immobile allo stesso posto.
Mi crede una contadina, e da gran signore, si fa lecito di mancarmi di rispetto! pens arrossendo di vergogna e di rabbia.
Dentro, lo zio l'aspettava, seduto al suo tavolino. Era uscito di poco il sindaco cavaliere ed aveva lasciato una carta per lei.
L'indirizzo d'una famiglia ricchissima che cercava un'aia, la quale sapesse specialmente di musica. Una famigliona di quelle che ce n' una in mille, presso la quale l'aia sarebbe stata da regina. Oh benedetto quel sindaco cavaliere che aveva saputo scovarlo lui un posto conveniente per sua nipote! Benedette le persone, che quando si prendono a cuore una cosa, la conducono sino in fondo!... Nora si doveva presentare in nome del sindaco cavaliere; bastava mostrare il suo biglietto di visita, perch tutto si concludesse l per l.
Don Paolo era contentone; si fregava le mani, gli sorridevano gli occhietti rotondi, cantava su tutti i toni le lodi del sindaco cavaliere. E si sarebbe partiti subito il domani; non bisognava perdere tempo, non bisognava.
Non gli par vero di liberarsi di me! pensava intanto la fanciulla. E la zia sar felice, m'immagino!... In due mesi che sono qui, non sono manco riuscita a destare un poco d'affetto nell'animo dei soli parenti che mi restano!
E.... e.... bada di vestire benino, che non t'abbiano a prendere per una serva! soggiunse lo zio, che pareva accorgersi solo allora del vestire negletto della fanciulla.
A quella raccomandazione, Nora ebbe una stretta al cuore. Oh sicuro che non poteva presentarsi a quel modo!
Sal su nella sua cameretta, stacc dall'appiccagnolo la sua povera vesticciola nera, e si diede con sveltezza febbrile ad allungare, allargare e raffazzonare finch, prova e riprova, la sottana riusc a toccarle il collo de' piedi e pot agganciare la vita senza troppo stento.
Le era entrata una grande impazienza d'andarsene.
La zia non mi pu vedere! diceva fra di s lo zio, da che io sono qui,  continuamente disturbato nella sua quiete. Ed io.... sono condannata all'ozio! Poi c' chi mi tratta con insolente confidenza; ci ch'io non voglio! non voglio!... Me n'andr.
Sporse il capo dalla finestruccia e spinse lo sguardo al di l del bosco ov'era la palazzina del signor Giorgio. Pens che forse non avrebbe mai pi potuto tornare l gi, e quel dover partire senza rivedere le sole persone, che le avevano mostrata un poco di benevolenza, le riusciva increscioso assai.
Quel signor Giorgio, dalla barba bionda e gli occhi turchini, era davvero una persona a modo, e doveva essere cos superiore, cos nobile! Ricord il suo sguardo di meraviglia e di piet insieme, la prima volta che la vide, in sagrestia. Ricord la sera della fonte; quand'ella per subito impulso s'era sfogata con lui, uno sconosciuto, quasi. E quello stesso giorno l, alla palazzina?...
L'aveva accolta con tanta cortesia!... Poi le aveva detto brava!
Risent dentro un'indefinibile dolcezza e sorrise.
L'aria s'andava abbuiando.
Gi nel cortile era uno schiamazzare di galline, che s'appollaiavano.
Le rondini di sotto il tetto cantavano; era un cicaleccio dolce, espressivo, armonioso, pieno di fascino.
Le campane toccheggiavano gravemente l'Ave Maria.
Era l'ora della cena.
...
Fu una giornata di avvilimento e di delusione quella!... Fierezza, dignit, ogni sentimento del buono e del giusto, vennero urtati o sconvolti nel cuore della povera fanciulla. La ribellione contro l'ingiustizia, il disgusto, lo sprezzo, le si erano cacciati nell'animo come un funesto arruffio.
Tornando a casa nel calessino a fianco dello zio imbronciato, proprio come il giorno della sua uscita dal collegio, Nora muta ed accasciata, riandava con il pensiero le vicende di quel triste giorno.
Che fanfarone quel sindaco cavaliere!... l ricco banchiere, quello che cercava un'aja per la sua casa, se l'era rigirato fra le mani il famoso biglietto di visita, che bastava mostrarlo per concludere l per l ogni cosa; ci aveva strizzati gli occhi sopra a quel nome, senza rammentarlo. Poi, s, infatti, gli pareva di essersi incontrato una volta con quel signore, in casa di.... in qual casa mai?... non si raccapezzava. Del resto, egli, il banchiere, non s'era raccomandato a nessuno per la ricerca dell'aja. Egli non aveva fatto altro che mettere un'inserzione a pagamento sopra alcuni giornali. O che c'entrava in questo il signor cavaliere?... La signorina per passasse pure di sopra dalla signora; era a lei che toccava decidere.
Nora udiva ancora l'accento glaciale del banchiere; lo vedeva scomodarsi di mala voglia per andare a premere il bottone del campanello; vedeva comparire su l'uscio il servitore in livrea che doveva accompagnarla su!
La signora aveva visite in quel momento. Nella stanza ove le fu detto di aspettare, la fanciulla sentiva venire dall'attiguo salotto, un sommesso chiacchero, rotto ogni poco da allegri schioppettii di risatine!
Dopo un quarto d'ora fu invitata a passare; lei, poverina, stretta nel suo vestito logoro, in un salotto sfarzoso, ov'erano, sedute in circolo, varie signore in abiti sfoggiati.
La padrona, mezzo sdraiata sopra un divano, si era levata dalle labbra la sigaretta al suo apparire, e le faceva segno di avvicinarsi, intanto che diceva a mezza voce con la vicina:
Lo crederesti?...  la ventesima che mi si presenta dopo quella benedetta inserzione.
Nora dovette abbassare gli occhi, fatta di mira, com'era, agli sguardi incuriositi di quelle signore.
La signorina sa di musica? le chiese la padrona di casa.
Sissignora.
Parla le lingue straniere?
Il francese e il tedesco, signora.
E.... e quanti anni ha?
Diciotto.
Signore Iddio!... E mia figlia che entra ora nei diciasette!
E in cos dire la signora, alzatasi, s'era fatta presso a Nora, a ripetergli che la sua Gisella aveva da poco finiti i sedici anni. Davvero la signorina le pareva troppo, troppo giovane!... Per, lasciasse il suo indirizzo!... Ci si avrebbe pensato, e.... chi sa!...
Che indirizzo?... Nora s'era inchinata, uscendo senza una parola. Che indirizzo!... Quando una signora come quella, dopo d'averla ricevuta cos freddamente, si dava tanta premura di congedarla, non voleva forse dire che non si concludeva nulla?
Oh quel sindaco cavaliere, il quale per la vanit di farsi credere amico di gente alto locata, aveva stiantato frottole sopra frottole!
E don Paolo intanto era gi ad aspettarla, contento come una Pasqua lui, che si teneva sicuro della riuscita.
Oh zio! aveva ella detto andandogli incontro oh zio!... Non s' concluso nulla e mi tocca esserle ancora d'aggravio!
Gli doveva essere d'aggravio davvero, a giudicare dal modo con cui egli aveva accolto la notizia, abbassando il capo fino a toccare il petto con il mento, in aria di dire: Pazienza! Quel che Dio vuole!...
Gli doveva essere d'aggravio davvero, perch, passato quel primo istante di accasciamento, il pover'omo era uscito a farle una proposta strana:
Se tu andassi in collegio le aveva detto se tu andassi l a chiedere scusa, e raccomandarti per un posto?
Oh allora il sangue aveva preso a correre a sbalzi nelle vene della fanciulla! ed ebbe a rispondere con il fiato mozzo:
Zio!... Capisco che per lei, che per loro, io sono un peso troppo, troppo grave!... Mi lasci qui in mezzo della strada, e ritorni a casa solo; ci sar una provvidenza anche per me, poich c' per tutti. Ma ch'io torni a mettere il piede nel collegio d'onde mi hanno ingiustamente scacciata, ch'io entri l a mendicare, questo no, zio, no, mai!...
Don Paolo aveva scrollato il capo senza rispondere.
Allora a Nora era venuta l'idea di recarsi da un'antica compagna, gi fuori di collegio da un anno; una brava e buona fanciulla, che le aveva voluto bene. Nora conosceva il suo indirizzo, per averle scritto parecchie volte dal collegio. Di famiglia assai ragguardevole, con le molte conoscenze che doveva avere, chi sa che non avesse potuto esserle utile?
Aveva comunicato il suo pensiero allo zio, che subito l'esortava a tentare la prova. Ma che crudele prova era stata!
Al suo apparirle dinanzi, Giulia s'era alzata tutta sgomenta. O che veniva mai ella a fare in quella casa, ove si sapeva della sua scappata del collegio, ove a lei avevano proibito perfino di scriverle?.... Ell'era fieramente contrariata la povera Giulia, che in fondo amava e stimava l'amica; per suo conto era contentissima di rivederla la sua Nora; ma tremava al pensiero che avesse da capitare la mamma!... Figurarsi con che cuore, ella avrebbe voluto aiutarla!... Ma.... come riuscire dopo che in societ s'era tanto parlato di lei!
Nora era subito uscita di l per non compromettere l'amica, ed era ritornata dallo zio con la faccia sbiancata e negli occhi uno strano bagliore.
Don Paolo, questa volta, aveva capito senza chiedere nulla. E non s'erano pi scambiati una parola.
Che dir la zia? andava chiedendosi la fanciulla con il freddo nel cuore, vagando con occhio distratto ne' campi verdeggianti.
In un prato appena falciato, una truppa di contadinelle, dalla gonna succinta, e il cappello di paglia a larghe tese in capo, rastrellavano il fieno cantando in coro una canzone paesana.
Vorrei essere una di quelle! sospir Nora. Esse si guadagnano la vita lavorando, e per certo a casa le aspetta una famiglia!
Allo svolto della strada, ronzino e calesse furono quasi investiti da un cavallo spinto a trotto sfrenato dal cavaliere che lo montava. Al brusco incontro il cavaliere arrest di botto il destriero e si fece presso il ciglio per lasciar passare.
Don Paolo si alz mezzo da sedere e disse:
Buona sera, signor marchese! con quel rispetto che i ricchi ed i nobili gli ispiravano.
Ma invece di rispondere all'ossequioso saluto, il marchese fiss la fanciulla con curiosit e meraviglia.
Nora sent salirle una vampata alla fronte riconoscendo nel marchese il giovinotto insolente che aveva cercato di accarezzarla, ed abbass gli occhi con un leggiero atto di dispetto.
 il marchesino Frippoli! fece lo zio, come questi fu lasciato indietro.  l'erede!... un riccone!
Nora non rispose sillaba.
Bisogna imparare a salutarli con rispetto i signori! soggiunse don Paolo con accento di rimprovero.
S! pens la fanciulla. E lasciarsi insolentire da essi, perch sono ricchi!... Oh mio bel signorino! continu fra s con amaro sarcasmo. Ora saprai facilmente chi sono e potrai darti il gusto di fare l'ardito con una fanciulla povera, di cui il nome ha destato scandalo nel tuo bel mondo!... Sono sola, senza famiglia, senza una persona che mi voglia bene, che si prenda cura di me, che mi stimi un poco!... Sono senza difesa contro l'ardimento e l'insolenza!... Signor marchese Frippoli!... Usi, usi de' suoi vantaggi!
Avrebbe voluto scoppiare in una risata e far stupire lo zio come il giorno che le era sfuggito il solfeggio. Ma invece le sal alla gola il singhiozzo e dovette mordersi le labbra per non dare in uno schianto.
Ell'era andata per le bocche di tutti in societ!... Giulia gliel'aveva detto. Bastava conoscere il suo nome per dire di lei, che era quella famosa fanciulla scacciata dal collegio per.... per....
Nora avrebbe voluto nascondersi, che nessuno potesse vederla, che nessuno potesse sapere.... Sapere che cosa?... poich ella non aveva nulla da rimproverarsi, nulla affatto....
E dire che anche il signor Giorgio doveva essere informato della cosa; ma lui non ci credeva, non ci doveva credere mai, lui!...
Il pensiero di perdere la benevolenza del signor Giorgio, le si cacci in cuore come una punta acuta, che la ferisse. S'accorse che quello sarebbe stato per lei un dolore pi forte di tutti.
Bisogna ch'egli non ci creda mai! concluse, posando lo sguardo su la palazzina, che si cominciava a discernere fra le piante.
In breve il calessino infil la via del villaggio, e in un battibaleno furono alla porta di casa!
Pippo aperse levando la berriola al padrone e sorridendo a Nora come per darle il ben tornata, e Bello scapp dalla cuccia e prese ad abbaiare a scatti saltellando e scodinzolando intorno alla fanciulla.
Zia Rosa era corsa in su l'uscio, con la faccia incuriosita; ma a vedere la nipote era subito rientrata brontolando.
Chiotto chiotto, come un fanciullo che si aspetta una lavata di capo, don Paolo entr anche lui, e Nora sal in fretta nel suo bugigatto a spogliarsi. E mentre s'andava svestendo, aguzzava le orecchie per sentire cosa succedeva gi. Ella s'aspettava una scena e le martellava il cuore in petto fino a farla ansimare con affanno. Essere causa di bronci e dissapori fra i suoi zii, ai quali era gi tanto di peso!... Era questa una cosa triste, alla quale non si sapeva rassegnare.
Ma non ci furono scene, non ci fu manco un battibecco.
Nora respir. Che zia Rosa sentisse un po' di compassione per lei?... Non era ella infine figlia di un suo fratello?... Oh se le avesse mostrato un po' di tenerezza, un po' di interesse!... Ella sentiva che l'avrebbe amata con l'affetto d'una figlia!
Si cambi in fretta e scese in cucina. Seduta dinanzi alla tavola, zia Rosa mondava l'insalata per la cena. Nora stette un poco a guardarla, trattenendo il fiato per non farsi sentire. Cercava di leggere su quel volto scarno e rigido un'insolita espressione di piet, di benevolenza. Si sentiva cos abbattuta, cos sola, la povera fanciulla, che invoc Iddio perch toccasse il cuore di quella donna.
Ma zia Rosa tir via a mondare la sua insalata fino all'ultima foglia; e com'ebbe finito, si alz, spingendo indietro la seggiola con fare dispettoso.
Zia! fece allora Nora avanzandosi sono cos mortificata e dispiacente! e le tremava la voce e c'era in tutta la sua persona un'aria cos sconsolata da fare piet.
Bisognava essere di pietra per non intenerirsi, e zia Rosa non era punto una tigre. Guard la nipote con occhi meno duri del solito e mormor quasi sotto voce:
Quando le disgrazie capitano, bisogna chinare il capo!
Oh zia! non  gi per me che mi addoloro!... Sibbene per lei, per lo zio!... Dio lo sa lui, che cosa io darei per liberarli di me!
Un leggiero rossore si diffuse su la fronte rugosa della zitellona. Era commozione?... Era piuttosto la vergogna d'essersi mostrata tanto ostile verso l'unica nipote?
Qualunque fosse il suo sentimento, non lo pales e disse freddamente:
Bisogna confidare nel Signore!
Poi volt le spalle alla fanciulla e si diede attorno per la cucina senza badarle pi che tanto.
Nora usc in corte, ed and in Chiesa per la porticina della sagrestia. La luce, agli ultimi bagliori, passando attraverso i vetri colorati, disegnava ombre strane per la chiesuola deserta e silenziosa. Ella si inginocchi dinanzi all'altare della Madonna, punt i gomiti su la balaustra, si prese la testa fra le mani. Sentiva un gran bisogno di raccogliersi, di mettere un po' d'ordine nelle sue idee, d'invocare fede e coraggio. Ma in mezzo a quel silenzio, i pensieri presero a frullarle per il capo con bizzarra confusione. Il banchiere dal fare di gran signore, la dama su che fumava, la direttrice del suo collegio, Giulia, il sontuoso salotto del duca ove la prima volta aveva cantato in pubblico, Ceccone dal riso sbracato, il marchesino Frippoli, Crezia, zia Rosa, il signor Giorgio, tutte queste immagini, stranamente raccolte, strette insieme, presero a passarle davanti agli occhi serrati, con giri vertiginosi. E intanto si sentiva in cuore una grande amarezza e mormorava singhiozzando:
Perch, perch, Dio buono, sono io cos disgraziata, che nessuno vuol saperne di me e i soli parenti che mi restano, mi sopportano per forza?... Che ho io fatto di male per meritarmi una vita cos grama?... Non sarebbe meglio ch'io morissi?... Oh signore! abbiate piet di me! fatemi morire!
Ad un tratto si diffuse per la chiesuola oramai scura, un suono fievole, melanconico come un mesto ricordo, come una voce di pianto.
 il signor Giorgio! pens Nora, staccandosi bruscamente da ogni altro pensiero. Ed aperse il cuore a quella musica soave, che, con ignoto linguaggio, le diceva di scuotersi dall'accasciamento, di riconfortarsi, di sperare; la vita serbava forse anche per lei qualche giorno di gioia!... Chi poteva sapere?
Agli ultimi accordi si scosse. Egli sarebbe sceso e doveva attraversare la chiesa per uscire. O come mai non l'aveva ella sentito entrare?... L'aveva egli veduta?... No, di certo, in quell'oscurit. E non doveva accorgersi di lei neppure allora.
Nora non voleva esser veduta da lui, in quel momento. E se la pigliava con s medesima, per quella commozione strana, che le faceva sentire i battiti del cuore fino alla fontanella della gola.
Sent scricchiolare la scaletta di legno, che guidava all'organo, sent un passo leggiero come di uno che camminasse in punta di piedi. I passi cessarono a poca distanza da lei; egli s'era fermato, era vicino; Forse prega! pens Nora. La faccia le scottava sotto le dita e tratteneva il fiato.
Finalmente egli si mosse, aperse pian piano la porta, che cigol, ed usc.
Allora la fanciulla si rizz, e premendosi il cuore con le mani, ripet:
Bisogna che egli non creda mai a quella voce, mai!... Altrimenti mi toglierebbe la sua benevolenza, che mi  tanto, tanto cara!...
O perch arrossiva a queste parole?... Che era forse male l'aver cara la benevolenza di quel signore, di quel gentiluomo?
Quando Nora torn a casa, lo zio finiva di cenare.
O dove sei stata disse che ho durato a chiamarti un pezzo?
Sono stata in chiesa rispose Nora. Non avevo fame!... Non ho fame! soggiunse vedendo che lo zio le empiva il piatto.
Eh via!... un boccone!
No, zio, grazie! E se ne stava ritta presso la tavola.
Non bisogna poi mica accorarsi troppo! brontol don Paolo con la bocca piena.
La povera fanciulla era bianca come un panno di bucato ed aveva gli occhi gonfi e rossi.
Zia Rosa le diede una sbirciata mentre cambiava il piatto al fratello, e come fu in cucina la chiam.
Tieni! le disse sotto voce, porgendole una ciotola di latte tiepido, profumato. Bevi questo! Ti far bene! soggiunse.
Poi subito si di a tossire, come se quell'atto, se quelle parole pronunciate quasi con dolcezza, le avessero fatto rigno alla gola.
Nera fiss gli occhioni umidi in faccia alla zia senza dir nulla; ma in quegli occhioni era un'espressione tale, che la zitellona ebbe a sentirsene frugato il cuore.
Bevi! ripet. E.... e... non ti confondere!
Nora ingoi il latte insieme con le lagrime, che le piovevano a ciocche; poi, posata la ciotola vuota, diede la buona notte alla zia e sal su, nella sua cameretta. Di suo impulso, ell'avrebbe volentieri buttato le braccia al collo della zia per ringraziarla di quel risveglio d'interesse a suo riguardo. Ma la zia non era donna di facile espansione, e forse uno slancio di tenerezza non avrebbe fatto altro che urtarla.
Povera donna! pens la fanciulla svestendosi in fin de' conti non  cattiva!
Il diavolo non  poi sempre cos brutto come uno se lo figura, aveva detto lo zio!
Oh essere amata!... Poter vivere una vita tranquilla con persone care, buone, gentili! esclam tirandosi sotto le lenzuola.
Si sentiva intontita; le doleva il capo, aveva una gran stanchezza per tutta la persona. Come in chiesa, fece uno sforzo per ricordare minutamente le vicende di quella giornata; ma nella sua povera testa non era che guazzabuglio. Poco a poco per su quella confusione si stese un velo; dimentic, e nella dimenticanza si sent calma, quasi felice. Dinanzi agli occhi chiusi, nel buio, vide spiccata una figura, che le fece battere il cuore fitto fitto; la nobile figura del signor Giorgio, che la guardava con piet e tenerezza, come la sera della fonte. Sotto quello sguardo dolce e profondo, ella si addorment soavemente come un bambino, che ignora la vita e spera senza saper di sperare.
...
Faceva un caldo che non dava respiro. Durante il giorno, mentre il sole batteva gi i suoi raggi infuocati, bisognava starsene tappati in casa, come d'inverno.
Nella casuccia di don Paolo, angusta e chiatta, ci si stillava.
La terra era un aridume; le piante cominciavano a soffrire di quel seccore; ingiallivano le foglie su le fronde; il grano turco si ripiegava su s stesso, avvizzivano i pampani.
Si desiderava la pioggia come la manna; ma il cielo durava a mantenersi ostinatamente terso. Una desolazione!
L'afa aveva fatto fuggire i signori dalla citt, e tutte le casine e le ville erano aperte.
Dopo calato il sole, Nora usciva fuori a cercare una boccata d'aria da respirare liberamente; andava nel bosco o gi su la ghiaia del fiume; qualche volta si spingeva fino alla palazzina, ma di rado.
Per quanto la signora Tude le facesse sempre festosa accoglienza, e il signor Giorgio mostrasse di gradire le sue visite, ella si peritava temendo di disturbare. Le dispiaceva che il signor Giorgio si facesse un obbligo di accompagnarla quand'ella cantava, o di starla a sentire quando suonava.
Poi, quel signor Giorgio le faceva una grande soggezione; spesso sentiva di essere guardata fissamente da lui, e, pure non volendolo, arrossiva.
In casa, ora, le giornate non le parevano pi cos lunghe, eterne come prima. Aveva ottenuto da zia Rosa di fare trine e pizzi per adornare le fimbrie delle cotte e de' camici, e di dare a lei una mano nelle faccende della cucina. Attingeva acqua al pozzo, mondava e lavava la verdura, badava al pollaio, e intanto si svagava.
Sempre atrabiliare, spesso imbronciata, zia Rosa non era punto una piacevole compagnia. Ma da che Nora l'aveva un poco capita, e sapeva che sotto quella scorza ruvida e nocchiosa c'era del buono, tollerava in pace il suo umore bisbetico, e sentiva d'affezionarsele.
Qualche volta usciva anche lei, zia Rosa, insieme con la nipote, rinunciando al solito chiacchericcio con le solite donnicciole, fuori dell'uscio, verso piazza.
Giusto quella sera, dopo cena, intanto che don Paolo se ne stava in panciolle sonnecchiando, zia Rosa aveva invitato Nora che andasse con lei fino alla fattoria della faggeta, al podere de' marchesi Frippoli; aveva da parlare con la fattora per certe galline prataiole, che da un poco si struggeva d'avere.
E andarono, prendendo per i viottoli de' campi e schivando le strade polverose, bianche, che davano il frizzore agli occhi.
Ne' fossati melmosi, verdastri, dalle fracide esalazioni, ranocchi e rospi gracidavano rabbiosamente; dai campi e dai prati si levava un zizzio monotono, a cui facevano accompagnamento le cicale stridendo a tutto spiano.
L'aria era pesa; non un soffio, che frusciasse tra le fronde; le smorte foglie delle albarelle se ne stavano tristemente immobili.
Un contadino, seduto su 'l ciglio, si riposava dall'aver fatto una manata d'erba polverosa e stenta; gli docciava il sudore dalla faccia abbronzata.
Si avvampa vivi, si avvampa! disse a mo' di saluto alla signora Rosa ed alla fanciulla, che le passavano presso.
Nel prato della lupinella, un ciucherello secco arrabbiato si divorava in silenzio i cardi spinosi, e una frotta di fanciulli e fanciullette, scalzi, sgambucciati, bocconi su l'erba, serii come gente provata dalla vita, si guardavano attorno senza lena di giocare, snervati dalla caldura.
Dalla fattoria, un casamento di un sol piano, quadrato, con in mezzo l'aia ammattonata, veniva un odore tiepido di stalla e di latte; odore nauseabondo con quell'afa. Fuori del portone sbarrato, grufulavano grugnendo una dozzina di maiali, che schizzavano dal grasso. Uno stormo d'oche e paperi, stanchi e satolli, spinti dalla piccola guardiana, correvano arrancando e sbraitando tutti insieme, ad appollaiarsi.
Intanto che zia Rosa entrava per parlare con la fattora, Nora infil un sentieruolo di fianco alla fattoria, un sentieruolo deserto, fra un filare di salici ed il torrentello immiserito, che batteva il sasso. Ella sapeva che la zia, una volta data la stura al dire, non la smetteva cos subito; e poi gliel'aveva detto lei stessa, che si svagasse l attorno, intanto che lei sbrigava dentro i suoi affarucci.
E Nora camminava silenziosa, dolcemente attratta dal fresco rumore del ritrcine d'un molino, che lavorava gi in fondo al sentiero. Passo passo arriv fin l e sedette sopra il muro del bottaccio, a godere la frescura e lo spruzzio dell'acqua spumeggiante.
Doveva essere l'ora della cena, perch attorno non c'era anima viva e di dentro non si sentiva venire che il frullare del buratto.
Bella solitaria! buona sera! si sent dire ad un tratto alle spalle.
La fanciulla balz dal muro e si trov faccia a faccia con il giovane marchese Frippoli. L'atto di sorpresa e di dispetto insieme ch'ella fece, fu cos espressivo, che il giovanotto si tir indietro di alcuni passi, arrossendo lievemente. Ma si rimise tosto e riprese il suo fare spigliato, da gran signore, che sta in aria, con chi reputa suoi inferiori.
Nora fece per incamminarsi senza dire una parola, senza manco abbassare il capo. Ma egli le sbarr la via e disse sorridendo:
Ah! per esempio!... Questo fare da regina offesa io gi lo conosco!... Ma sta volta non mi si sfugge, bellissima sdegnosa!
E con un braccio le cinse la vita.
Un guizzo di collera lampeggi negli occhi di Nora, mentre disse a denti stretti:
Signor marchese Frippoli, voi non siete altri che un vile!
E non potendo sciogliersi dalla stretta, si irrigid.
Rodolfo! incorreggibile flerteggiatore! grid in quella una voce a poca distanza; ed apparve subito sbucando d'in tra i faggi, un'amazzone, sopra un superbo cavallo bianco di cui il trottare era stato smorzato dal fracasso del molino.
Maledizione! balbett il marchese lasciando subito la fanciulla.
Nora, che aveva trasalito alla voce dell'amazzone, ora impallidiva riconoscendo in essa Crezia, la duchessina. Questa diede uno scossone e rest un istante come sbalordita, gli occhi sgusciati su l'antica compagna. Ma riprese subito il possesso di s, e toccando leggermente il giovanotto con lo scudiscio, e sorridendo altera e sprezzante dall'alto della sua cavalcatura, disse spiccando nette le parole:
Pare che il signor cugino si diverta con le forosette!
Poi spron il cavallo e si perdette fra gli alberi.
Nora stette un momento immobile a seguire degli occhi l'amazzone finch pot vederla. Ah cos la trattava dopo d'averle fatto tanto male!... Ed essere trovata da lei proprio in quel punto! Fare ch'ella potesse credere!... Credere che cosa? Le riboll dentro l'orgoglio a quella supposizione, e le si impresse in tutta la persona cos fieramente, che il marchese, ammirato e confuso, le si fece innanzi in atto di chiederle scusa.
Vile! gli ripet la fanciulla con le labbra smorte e tremanti. E s'incammin a passi lenti ed incerti, come se ad un tratto l'avesse presa una grande stanchezza.
Zia Rosa usciva allora dalla fattoria.
A vedere la nipote sbiancata, che pareva una morta, le chiese con certa premura che cosa mai avesse.
Nora aveva il cuore traboccante; si sarebbe tanto volontieri sfogata raccontando ogni cosa! Ma la zia non l'avrebbe forse compresa; e c'era pericolo che ripetesse il suo sfogo con le donnicciole, le quali a loro volta avrebbero rifischiato ad altri l'avventura con una brava calcatella per sopra pi.
No, non conveniva parlare; non conveniva mostrarle le ferite, che le sanguinavano il cuore. O non era forse suo destino quello di rinchiudersi dentro ogni sentimento?... Non era forse fino dall'infanzia che faceva cos, violentando continuamente la sua natura espansiva ed affettuosa?
Che ti senti male? le chiese ancora zia Rosa.
Nora rispose di sentirsi poco bene in fatti; era il caldo, che l'opprimeva; cosa da nulla per; ecco, gi si rinfrancava.
S'era fatto scuro. Per le siepi era uno scintillio d'insetti lucenti; su, in cielo cominciavano a brillare le stelle; il grillo zirlava la sua canzone con voce acuta. A sedere su i cigli, qua e l, frescheggiava la gente; lungo i viottoli deserti o in mezzo ai prati, passeggiavano coppie d'innamorati.
Dinanzi al cancello del Camposanto, la zia si ferm un istante in su i due piedi a fare il segno della croce ed a mormorare un Deprofundis.
Nora pos lo sguardo dentro il breve recinto, ove si scernevano appena le croci e le pietre mortuarie fra i ciuffi di mortella e le macchie di crisantemi.
Vorrei essere anch'io l sotto! sospir con un gran desiderio di pace e riposo.
Ed in quel momento pens che la sua mamma era morta giovanissima, quando lei nasceva; che anche il suo babbo se n'era andato nel fiore degli anni.
Morir presto anch'io! concluse e sar finita!
Ad un tratto si sparsero per la campagna suoni vivaci ed allegri.
C' la banda in villa Frippoli disse zia Rosa. L'hanno fatta venire a posta dalla citt; e sul tardi ci sar un ballo nel salotto d'estate; quello che pare un giardino, ed ha uno sprillo d'acqua nel mezzo. La fattora  bene informata perch il suo uomo  sempre in casa de' padroni. Dice che sono arrivati di molti forestieri; la villa brulica di signori, dame e signorine; tutti pezzi grossi, dice; ci ha da essere perfino la figliuola di un duca, nipote della marchesa, la quale, si va bucinando, pare abbia da sposare il marchesino!
Nora lasciava che la zia ciabasse a sua posta. Ella si rivedeva ancora dinanzi la figura altera e sprezzante di Crezia; attorno alla vita le durava tutt'ora l'impressione della stretta del marchese; e sentiva l'amarezza ed il disgusto serpeggiarle per le vene.
L'aria s'andava sempre pi oscurando; c'era una gran calma; ed in quell'ora di notte si respirava.
Ma quella calma non entrava nel cuore della fanciulla. Ella si sentiva come staccata da tutto e da tutti, in urto con ogni cosa creata, un essere disgraziato, una reietta!
E si stringeva in s stessa quasi sprezzante della vita, nella quale finora ella non aveva incontrato che ingiustizia e dolore.
Lo zio passeggiava su e gi per il piazzale; ed era con lui qualcheduno.
In quel silenzio si sentivano parlare in distanza. Alla voce un po' chioccia di don Paolo, ne rispondeva un'altra, forte, chiara, con modulazioni studiate, di persona cui piace di parlare, di ascoltarsi e farsi ascoltare.
Ha da essere il sindaco cavaliere! disse Nora.
 lui senz'altro, quel commediante! soggiunse la zia.
Oh zia Rosa non era certo una grulla, e quando si trattava di giudicare certe persone, ci aveva occhio sicuro!
Ha ragione, zia!... Egli  un gran commediante! le rispose Nora.
Che non dico bene?... Mi  bastato di parlargli insieme un par di volte a me, per capirlo. Non ci vuole che un piaccianteo come mio fratello per lasciarsi infinocchiare da quel sentite a me!
Ma insieme con don Paolo ed il sindaco cavaliere, c'era un terzo, che non parlava, accontentandosi di andare su e gi di conserva con essi, con la mente di certo lontano dall'uno e dall'altro.
E questo terzo, come intravide le due donne, piant in sui due piedi don Paolo ed il sindaco e and ad incontrarle.
Oh il signor Giorgio! fece zia Rosa con un'intonazione di piacere.
Nora non disse nulla, ma stese la manina al gentiluomo, che la tenne fra le sue con una stretta lunga lunga.
Sa, signora Rosa? disse con quella sua bella voce maschia e carezzevole. Sa?... Sua nipote non si lascia quasi pi vedere alla palazzina, e noi.... mia madre in ispecie, la si desidera assai. O perch mai ci dimentica cos?.... Glielo chieda lei, signora Rosa!
E la zitellona, ringalluzzita dalle cortesi parole di quel signore, di solito cos silenzioso, che dava una soggezione da non dirsi, subito ad esortare la nipote, che mettesse da parte la peritanza e ci andasse da quei buoni signori, poich le facevano l'onore di desiderarla.
Il signor Giorgio intanto aveva passato delicatamente il braccio della fanciulla nel suo.
Una dolcezza indefinibile inond in quel momento l'animo di Nora, insieme con una strana prostrazione, e un gran bisogno di dimenticare tutto, di chiudere gli occhi per isolarsi e godere di quella specie d'estasi, senza domandarsene la ragione. Era egli possibile che essa, la disgraziata, la reietta, potesse sentirsi ricercare dentro da cos soave emozione?
No, non era possibile. Questa certezza gliela diede subito il sindaco cavaliere, dicendole l per l, prima ancora di salutarla, ch'egli non sapeva essere ella la signorina Nora Meri, quella famosa signorina, che aveva fatto tanto parlare di s, in citt!... E feriva la povera fanciulla, ridendo, scherzando su i pregiudizi della societ, troppa rigorosa davvero per i peccatuzzi giovanili, una societ sciocca, pedante, che diamine!
A quelle, parole, Nora aveva subito sciolto il suo braccio da quello del signor Giorgio, e con voce strozzata, diceva:
Ma non  che una diceria, signore!... Non  vero! non  vero!
O che importava a lui, il sindaco cavaliere, che la cosa fosse vera o no, poich gli offriva maniera di spifferare le sue spiritosaggini?
Quando una cosa non  vera,  inutile incapponirsi a volerne discorrere! salt su la zia, con il suo accento aspro, di quando era di cattivo umore.
Grazie! le susurr Nora all'orecchio.
Il signor Giorgio non disse un'ette e l'oscurit imped di vedergli in volto ogni impressione. Giunti all'uscio, chiuso accosto, il sindaco entr, invitato da don Paolo a bere un bicchierino di vin santo. Zia Rosa guizz in cucina a preparare bottiglia e calicetti, e il signor Giorgio declin l'invito dicendo che doveva tornar subito a casa.
Ma prima d'incamminarsi, prese Nora per tutte due le mani e le disse quasi solennemente, stillando le parole:
Mi ripeta che  una diceria!... Che non  vero!
Non  vero! non  vero! disse Nora con le lagrime nella voce.
Egli port le mani della fanciulla alle labbra, vi impresse un bacio, poi se ne and a passi precipitati, come se corresse.
...
Quel giorno fu zia Rosa, che spinse la nipote a recarsi alla palazzina. Diamine! Non rendersi subito ad un invito fatto con tanta gentilezza e da un signore compagno!
Se tu pigli per il bosco, il sole lo sentirai poco! le aveva suggerito, accompagnandola fino su la porta della vigna.
E Nora se n'era andata, prendendo giusto per il bosco.
In quell'ora calda, che gli uccelli appiattati nel fitto degli alberi, se ne stavano cheti e silenziosi, Nora fu ben meravigliata di sentir chioccolare un merlo, e and dietro la voce per vedere di sorprenderlo. Il chioccolare veniva da un ciuffo di rampolluzzi, a pi d'una robinia. Al fruscio dei suoi passi su le foglie, cess, e Nora ebbe a fare due passi indietro vedendo sbucar fuori il povero Ceccone dinoccolato e sorridente.
Che eri tu? gli chiese ricordando ci che le aveva detto una volta Pippo, dell'abilit del cretino a rifare il canto degli uccelli.
Ceccone si di a battere le mani, gridando: S! s! s! lieto della burla fatta.
Poi, a forza di parole cincischiate, o piuttosto di rauche grida, aiutandosi con gesti e segni verso la palazzina, riusc a far capire alla fanciulla, che egli voleva sapere s'ella era diretta l.... e dalla gola cav una nota acuta, come uno strillo. Alla risposta affermativa di Nora la di subito a gambe, ed ella lo perdette tosto di vista. Ma lo rivide appiattato dietro la siepe, dinanzi al cancello; lo vide senza farne mostra, perch il poveretto aveva totalmente nascosto il capo nella fusaggine, e poich non ci vedeva lui, pensava per certo di non essere veduto.
Povero Ceccone! pens Nora. Non contento d'imitare il canto degli uccelli, vorrebbe ora studiare il mio!
Lungo il viale ombreggiato, la signora Tude passeggiava con la calza in mano. A vedere la fanciulla, affrett il passo e le and incontro sorridente. Ma non era il sorriso franco delle altre volte; si capiva che si sforzava di parere di buon umore.
Nora le sgran in volto i suoi occhioni, che parlavano prima ancora ch'ella aprisse bocca.
Ha fatto bene a venire, cara fanciulla! disse con un sospiro la signora. Me ne sto cos accasciata ch' una piet.
 forse capitato qualche guaio al signor Giorgio? chiese Nora con ansia, con troppa ansia.
La signora Tude la guard con uno sguardo lungo; quasi a volerle leggere in fondo al cuore. Poi rispose:
No, non gli  capitato nessun guaio, grazie al cielo. Ma da un po' in qua  triste e muggito, e ci mi d gran pena. Povero Giorgio!... Egli ha gi tanto sofferto!
Nora sporse avanti il capo incuriosita e commossa.
S! egli ha sofferto assai, e... per una donna, che non meritava manco un suo pensiero!
E qui un guizzo d'odio pass negli occhi dolci della signora.
Giorgio ha un cuor d'oro e un animo leale. Quando ama, ama di buono! seguit, come parlando fra s.
Stette un momento zitta, sopra pensieri, quindi soggiunse:
Non so davvero, fanciulla mia, perch mai io dica a lei queste cose!... Gli  forse che da che sono qui, non mi sono mai incontrata con nessuno, che m'inspirasse stima e fiducia. E poi,  la prima volta, dopo cinque anni, che vedo Giorgio cos abbattuto, e ci mi accascia. Non ho che lui al mondo, fanciulla mia!
Era la seconda volta che la chiamava fanciulla mia e nell'anima di Nora quelle parole scendevano dolcissime.
O perch  egli cos triste, domando io? continu la signora. Allora, quando c'era di mezzo quella donna, senza cuore e senza lealt, egli ebbe a passare giorni angosciosi tanto, che io temetti avesse da morirne. Si figuri, signorina, ch'ella non lo amava, anzi ne amava un altro; ma pure l'avrebbe sposato per.... mi vergogno persino di dirlo.... l'avrebbe sposato per quel poco di ricchezza ch'egli possiede. Si pu dare di peggio?... Buono che la cosa si seppe in tempo!... Fu uno schianto!... Si fugg da quel luogo malaugurato, si piomb qui per caso, e qui si rest nella solitudine, aspettando l'oblo e la pace.
E.... e.... lei? chiese Nora con il freddo nel cuore.
Lei ne ha poi sposato un altro. Ma chi pi si cura di essa?... Non  certo per quella donna disprezzabile che Giorgio  ora cos oppresso.
Vuole ch'io provi a distrarlo? chiese ad un tratto la fanciulla. Vuole ch'io vada al pianoforte e che canti?... Pare che la musica lo diverta.
Oh assai! Vada, vada, cara fanciulla!
Nora and di corsa fino all'uscio dello studiolo. Ma quivi si arrest, mettendosi una mano sul petto, che pareva ci avesse dentro qualche cosa l per iscoppiare, e, dopo un momento, buss. Siccome non le rispose nessuno, entr piano piano, peritante. Lo studiolo era vuoto; dai trasparenti calati, con sopra dipinte figurine fantastiche, entrava la luce mite, insieme con un acuto profumo di reseda.
Su la scrivania erano fasci di carte e un grosso volume aperto. Nel mezzo dello studiolo, un cavalletto con un cartone, su cui lo schizzo di un paesaggio in matita.
Nora abbracci con uno sguardo l'insieme di quello studiolo e pens che il signor Giorgio, il quale mostrava di avere gusti squisitamente artistici, doveva essere d'animo nobile e delicato. Oh delicato assai, e guai ad urtarla quella sua delicatezza!
Sedette al pianoforte e prese a cantare l'Ave Maria di Gounod; poi attacc una cavatina con passione ed arte, spiegando la sua bella voce di soprano, forte, estesa, modulata e fresca.
Ad un tratto sent una mano posarsele sopra una spalla.
Ah! fece, rizzandosi di repente come se fosse stata scottata.
E si vide dinanzi il signor Giorgio, che la guardava con una strana espressione negli occhi.
Ella si sent fondere il cuore sotto quello sguardo; si sarebbe inginocchiata a' piedi di quell'uomo; gli avrebbe abbracciato piangendo le ginocchia! Ma come un lampo le pass nella mente il pensiero che ella era povera, lui ricco, e che egli avrebbe potuto credere che.... che.... ella fosse come quell'altra!
La sua fierezza si rivolt; raccolse tutte le sue forze per parere indifferente e disse sorridendo:
Oh, io sono stata davvero troppo ardita, entrando qua dentro senza suo permesso!... Mi scusi, signore, e.... arrivederla!
Cos presto! fece la signora Tude, facendo capolino all'uscio.
Lasci almeno che l'accompagni fino al cancello! disse il signor Giorgio, vedendo che la fanciulla si avviava per uscire.
Camminarono tutti e due in silenzio.
Tutto, tutto andava pensando la fanciulla ma non fare ch'egli mi creda come quell'altra!... Io.... io.... pensare alle sue ricchezze!...
E tirava via diritta, guardando dinanzi a s, senza parlare.
A un certo punto, egli entr nel prato, a due passi del viale, colse una bellissima margherita e gliela porse. In quel momento i loro sguardi s'incontrarono; erano pieni di interrogazioni e di dubbi quelli del signor Giorgio; in quelli della fanciulla c'erano passione e fierezza. S l'uno che l'altra furono l l per parlare; ma non usc una sillaba dalle loro labbra e continuarono a camminare fino al cancello.
Il signor Giorgio aperse, s'inchin, balbett un saluto. Stava per stringere la mano che ella gli stendeva, quando apparve l per l il marchesino Frippoli, che senza pure un cenno al signor Giorgio, chiese a Nora con una certa famigliarit: Era dunque lei che cantava dianzi?
La fanciulla guard il signor Giorgio, e impallid.
Che cosa le dissero quegli occhi turchini, perch ella si sentisse piegarsele sotto le gambe e ronzarle le orecchie come se la prendesse male?
Ah tu non sei altro che una volgare civettuola! le dissero. La diceria non era dunque diceria, e gi qui te l'intendi con questo bellimbusto!
E dopo quello sguardo espressivo, il signor Giorgio volse le spalle al cancello e rifece il viale lentamente.
Nora stette un istante immobile, soprafatta, con in volto l'espressione d'un gran dolore. Poi alz gli occhi aggrondati e con voce sorda, piena d'ira e di sprezzo, disse al marchese:
E quando la smetter di seccarmi, lei?
Ella non pu credere quanto la sua bellezza ci guadagni, quando va in collera! esclam il giovanotto pacatamente.
E lei non potr mai comprendere quanto e come io la disprezzi, signor marchese! gli rispose di ripicco Nora tremando, con un sorriso forzato, che faceva pena. E si avanz di alcuni passi verso il bosco. Il marchese prese a camminarle dietro.
Le proibisco di seguirmi! disse Nora rivolgendosi.
Oh!... oh!... anche una proibizione! mormor il giovanotto con ironia.
Allora la fanciulla si diede a correre disperatamente, guizzando fra le piante, scomparendo dietro le macchie, poi comparendo di nuovo, finch, stanca, ansimante, con i capelli, che le si erano sciolti su le spalle, fu costretta a riposare, appoggiandosi contro un tronco. Le guance accese, gli occhi lampeggianti, e i lunghi capelli ondulati, che le piovevano in disordine su gli omeri e sul petto, ell'era straordinariamente bella.
A sentirsi dietro dei passi, che si andavano avvicinando, fece per riprendere la corsa; ma le mancarono le forze e cadde su le ginocchia.
Ah, vuoi fuggirmi, bella selvaggia? le susurr una voce all'orecchio. Fuggire a me, quando mi piaci tanto!... Fuggire a me che ti amo!
Sent un alito caldo sfiorarle il viso e un braccio cingerle la vita. Cacci un urlo, e si svincol dalla stretta, rizzandosi.
Ad un tratto, fra lei ed il marchesino precipit, come se rotolasse, Ceccone, con un ramo di pruno in mano, e, orribile a vedersi, con la faccia sconvolta dall'ira, fece per avventarsi contro il giovanotto.
Nora lo trattenne.
Ah, questo maledetto scimmiotto! brontol il marchese fra i denti, allontanandosi.
Come lo vide lontano, Nora si lasci andare affranta su l'erba.
Ceccone! povero Ceccone! diceva al ragazzetto, che le si era accoccolato presso per terra. Tu sei corso in mia difesa, tu!... Sei il solo essere su la terra che mi voglia un poco di bene!... Povero, buon Ceccone!... se tu sapessi come soffro!... se sapessi quanto sono disgraziata!... Oh se almeno tu, potessi capirmi!
E la povera fanciulla si di a singhiozzare.
A vederla piangere, il cretino, che era stato ad ascoltare le sue parole a bocca aperta, si alz come una molla, corse sul ciglio del fiume, colse una manata d'erba e di fiori, e torn a buttar ogni cosa ai piedi della fanciulla, battendo le mani e ridendo quasi a volere con i fiori e l'allegria farla smettere di piangere.
Grazie, Ceccone!... Grazie, povero amico! gli disse Nora intenerita a quell'atto.
Si asciug il pianto, intrecci in fretta i capelli, li annod alla bell'e meglio e and verso casa.
Dal fiume veniva una cantilena monotona come una nenia. Nota si fece su la riva e guard. Era un uomo supino nel burchiello, che si lasciava andare, portato dalla corrente; quello stesso uomo, ch'ella aveva visto un'altra volta, il giorno del suo arrivo.
Abbandonarsi cos, e lasciare che l'acqua porti lontano, lontano, lontano! pens la fanciulla, guardando con desiderio una piccola barca peschereccia, che pareva l dimenticata su la ghiaia, con dentro un mozzicone di remo.
Scese gi sul greto, lasciato a secco dal fiume impoverito dalla siccit, immerse le mani nell'acqua, si bagn il volto, che le scottava.
Ritta sopra un tronco sporgente, una cutrettola sculettava tuffando il becco nell'acqua e garrendo. Lungo il ciglio, al di l del fiume, alcune pecore brucavano i rimettiticci dei salici, belando di quando in quando. Nel mezzo del fiume, in un vortice, si dibatteva una fronda di biancospino, sommergeva, tornava a galla, pareva si sforzasse di uscire dalla stretta; ma durava a restarvi imprigionata. Quella fronda pens la fanciulla assomiglia a me. Sono anch'io come fitta in un vortice e... e forse vi sommerger come quella povera fronda inghiottita!
La fronda infatti era scomparsa.
Sommergere!... finirla! mormor.
Rivide lo sguardo del signor Giorgio, quello sguardo cos triste e sprezzante ad un tempo!
Mi crede una volgare civetta bisbigli al fiume che correva. Mi crede una leggiera! E contro di me ci ho la diceria del collegio, ci ho la comparsa improvvisa di quello.... sfacciato, che pareva mi facesse la posta concluse a denti stretti. Bisogna ch'io me ne vada di qui! Far la serva se non mi vogliono per aja; ma bisogna che me ne vada!... Ormai la terra mi brucia sotto ai piedi in questo paese.
Si guard attorno e soggiunse con un sospiro:
Eppure la vita qui potrebbe essere cos bella, in mezzo ai campi! nella quiete! Scosse il capo e mormor con amarezza:
La quiete  l sotto dove ora giace la fronda di biancospino! La quiete  l sotto!
Ritorn su nel bosco ove Ceccone l'aspettava, seduto su le calcagna.
Ecco il mio solo amico! pens Nora accarezzando la testa irsuta del povero ragazzo.
In compenso egli le regal uno di quei suoi orribili sorrisi, che gli raggrinzavano la pelle, da farlo parere davvero uno scimmiotto, come aveva detto poc'anzi il marchese.
Oh quel marchese!... Oh quella Crezia, sua degna parente e fidanzata! esclam ad alta voce la fanciulla, e per la prima volta sent serpeggiarsele in cuore il desiderio della vendetta. Ma fu un sentimento fugace, che la lasci abbattuta e sconfortata pi di prima.
Chin la testa sul petto e sospir:
Che ci hanno colpa essi s'io sono maledetta?
...
Fu quella una nottata triste e paurosa per Nora.
A sedere sul letto, con gli occhi aperti, per tutta la persona un gran caldo, che le faceva frizzare la pelle e inaridire la gola, alle tempia fitte dolorose, se ne stava trasognata. Rivedeva gli occhi turchini del signor Giorgio guardarla con disprezzo; rivedeva la fronda di biancospino dibattersi nel vortice; l'uomo supino nel burchiello trascinato dalla corrente. Le pareva di ritrovarsi nel bosco, al buio; sentiva voci strane, risa sgangherate; poi dei passi precipitati e parole di minaccia. Aveva paura; voleva correre, fuggire.... Ma si sentiva come inchiodata, non poteva muoversi. Ad un tratto per il bosco si diffondeva una luce di fuoco; le piante si tingevano in rosso; dalle fronde fiammeggianti sbucavano facce arcigne, che la guardavano con aria cattiva. Le docciava il sudor freddo gi dalla fronte; scrosciava i denti. Ad un punto, le sembr di volare per l'aria infuocata, quasi sostenuta da un genio pietoso, e prov un senso di ben essere sentendosi tuffare nell'acqua fresca del fiume; sent una gran calma vedendosi adagiata gi in fondo, su la sabbiolina minuta, presso la fronda di biancospino. O perch la volevano trarre di l?.... Chi la toccava?... Chi la scuoteva?.... Fece uno sforzo per aggrapparsi ai sassi del greto; aperse gli occhi, e... si vide presso zia Rosa, che si affannava di tenerla sotto le coltri.
La guard con stupore; poi gir gli occhi attorno alla stanzuccia rischiarata dalla luna; cap d'avere delirato e sospir.
Zia Rosa le rinnov in silenzio una posca su la fronte.
La luna batteva in pieno su la figura secca della zitellona; non aveva in dosso che una breve gonnella, e dalla camicia le uscivano, nudi, il collo rugoso e le braccia brune e magre. Per certo ella era accorsa senza darsi il tempo di vestirsi.
Oh zia! fece Nora perch disturbarsi?
Zitta, figliuola, zitta! le rispose ella, facendole un'altra posta in fronte. Le sedette al capezzale; congiunse le mani in grembo. Dal tremolo del suo mento, Nora, si accorse che pregava.
Ad un tratto, nel silenzio della notte, si sent la civetta stridere il suo verso malaugurato, e gi nella corte, il cane ululare alla luna.
Zia Rosa balz in piedi quasi spinta da una molla e si fece in fretta il segno della croce: Poi torn a sedere abbassando la testa sul petto e biascicando preci.
 superstiziosa! pens Nora. Povera donna!... crede al mal augurio e lo teme per me. E poich lo teme  segno che mi vuole un po' di bene. Sono un'ingrata, io!...
Stette zitta un momento, quindi disse puntando i gomiti sul guanciale e cercando di tirarsi su:
Zia!... Vada a letto!... Io... io...
Sotto, sotto, figliola; ci hai la febbre!
Ma chi mai le ha detto....
Hai cacciato un urlo, che bisognava essere sordi per non sentire!... Sono scesa subito!
Ma ora  passato; sto meglio!
Hai un febbrone! Sotto! da brava!
La fanciulla prese la mano con la quale sua zia le accomodava sotto il mento la rimboccatura, e la baci con le labbra scottanti. La zitellona sent una lagrima calda caderle su la destra insieme con il bacio.
Dormi! susurr.
E torn a congiungere le mani sul grembo, ed a pregare.
Sono un'ingrata! badava intanto a dire fra s stessa la fanciulla. Mi credo sola, abbandonata, mentre questa povera donna ha piet di me, e mi vuole un po' di bene! Sono un'ingrata, via!... Signore Iddio, perdonatemi!
E dal suo povero cuore tribolato, sorse un gran bisogno d'innalzare la mente a Dio, d'invocarne protezione e pace.
Fu con una preghiera su le labbra che si addorment, e questa volta d'un sonno tranquillo.
Quando si dest verso il mattino, vide ancora seduta al suo capezzale zia Rosa, che sonnecchiava con la testa appoggiata alla spalliera della seggiola. A quella prima luce del giorno, le grinze del collo e la pelle bruna e floscia, che le copriva le ossa della braccia, spiccavano fuori dalla camicia candida.
Povera zia! esclam Nora. Ha fatto nottata per me!
Il gallo con il suo canto acuto svegli la dormiente. Si scosse e cambi macchinalmente il pannolino bagnato con acqua e aceto su la fronte della fanciulla.
Grazie! mormor questa.
Sei desta?
S, zia!... Ho dormito abbastanza! Vada su lei ora a riposare un poco!... Mi rincresce tanto ch'ella abbia perduto la notte per me!...
Sst! fece la zia mettendosi l'indice della destra attraverso le labbra.
Oh no, zia!... Non posso star zitta!... Ella deve andar su a riposare un poco!
Vado, ma tu, dormi! disse alzandosi. Dormi! ripet rimboccandole la coperta.
And alla finestra a chiudere le imposte, torn a dire: Dormi! ed usc.
Nora era affranta come dopo grave fatica; il capo non le doleva pi, ma lo sentiva debole, debole, incapace di connettere due idee insieme; le ronzavano gli orecchi; aveva le ossa indolenzite.
Le rondini della tettoia, i passeri pigolanti e la campana, che suonava l'Ave Maria, tutto per lei si confondeva in un suono solo, un suono che pareva lontano lontano, e diceva: Dormi! dormi! dormi!
Quando zia Rosa ritorn, la fanciulla dormiva riposata, con la bellissima testa abbandonata sopra il guanciale, e le braccia bianche e tornite incrociate sopra il petto. Oh s'ella l'avesse veduta allora, la zitellona, accarezzarle dolcemente i capelli, guardarla con una tenerezza, che la trasfigurava.... Avrebbe pensato che la povera donna chiudeva in petto un cuore di madre!... Avrebbe detto ch'era la privazione di quel sentimento che l'irrigidiva, facendola aspra, quasi dura!
Don Paolo, a vedere quel subito interesse della sorella verso la nipote, che in fin de' conti non aveva avuto che una notte di febbre ed ora era quasi fresca, assicurava lei, a vedere quel subito interesse, si fregava le mani contento che nulla pi.
Don Paolo era cos fatto, che pure di non aversi attorno seccature, di non essere disturbato nella sua quiete e sopra tutto di non vedere alterate le sue abitudini, non si curava di nulla, lasciando che l'acqua corresse alla china. Temeva poche cose: le sfogate della sorella in primo, lo straripamento del fiume, che gi tre volte gli aveva inondato la vigna, mandando a male il ricolto, e, infine, la poca considerazione a suo riguardo, dei signori villeggianti, per i quali egli aveva un alto, riverente rispetto. Buona pasta d'uomo del resto, che non aveva mai fatto parlare di s in nessuna maniera, non s'impacciava degli affari dei suoi parocchiani, e quando, in tempo delle funzioni, la chiesa era quasi vuota, faceva mostra di non accorgersene, e non inveiva mai n contro gli eretici, n contro i tempi d'allora.
In paese non gli volevano n bene, n male, che  la miglior maniera di lasciare in pace i galantuomini.
Il buon omo si era seriamente preoccupato in su le prime, a vedere la sorella tanto ostile verso la nipote, ed aveva tremato per la sua quiete compromessa. Ed ora, pienamente rassicurato, si metteva il cuore in pace, fregandosi ancora le mani con un risolino di persona soddisfatta. In tal modo non ci sarebbe pi stata la seccatura di cercare posti per la fanciulla, ch'era uno scomodo grave, e si tirava dietro non piccola responsabilit.
Adesso posso dormire i miei sonni tranquilli diceva a mezza voce, passeggiando su e gi per lo studiolo, con le mani dietro la schiena. Posso dormire i miei sonni tranquilli!... In casa  rientrata la pace. Oh la pace! la quiete!...
Fu in questo momento d'intima soddisfazione, che lo trov il marchesino Frippoli entrando nello studiolo, come un razzo.
Caro pievano! disse subito con garbo e disinvoltura giocherellando con il bastoncino. Caro pievano! sono qui per chiederle un favore, o, per meglio dire, la sua cooperazione per un'opera pia. Quando si tratta di opere di piet, il primo appello bisogna sempre farlo ai ministri di Dio!...  un riguardo che va osservato e rispettato!
A quelle parole, don Paolo enfiava le gote ringalluzzito.
Si tratta continu il marchesino si tratta di soccorrere quelle povere famiglie di contadini, tornate ora dall'America, povere in canna, che non hanno pi tetto, n letto. Si avrebbe pensato di dare una serata di beneficenza, con musica, canto, declamazioni, e infine quattro salti. Per il canto, si sarebbero messi gli occhi su la signorina sua nipote, che, davvero, ha voce e talento musicale d'artista. L'ho sentita ieri passando dalla palazzina del signor Giorgio, e ne rimasi colpito. Ora, consente lei, signor pievano, che sua nipote prenda parte al concerto?...
Ma.... ma  un onore, dico io.... pare a me balbett il pover omo, che, in verit, non sapeva se dicesse bene o male. E per non compromettersi, per non spendere la sua parola, che una volta data, sarebbe stato necessario di mantenere ad ogni costo, soggiunse: Io per me, capisce, mi sento onorato, molto onorato.... Ma... bisogner, per sentirla lei, mia nipote!
Se invece di mia nipote avesse detto mia sorella il buon pievano sarebbe stato pi veritiero. Ma non ebbe il coraggio di confessare la sua dipendenza ad una donna; vi si ribellava quel briciolo di vanit, che anche lui teneva custodito, per le circostanze, in un angolo del cuore.
Alle ultime parole del prete, il marchesino rispose con seriet.:
Sua nipote non avr da dire nulla in contrario se ella vorr, signor pievano, E, sono forzato a dirglielo, lei farebbe un'assai meschina figura rifiutando di cooperare a quest'opera di beneficenza nell'unico modo che pu!
E il marchesino qui strinse la mano a don Paolo e se n'and, lasciando il povero prete ringalluzzito per il riguardo che gli avevano usato e insieme un poco rimescolato dalla minaccia della meschina figura che avrebbe fatta se.... Ma che se quando si poteva subito sincerare?
Sal nella cameretta della nipote, ove sua sorella faceva calze, seduta presso il letto, e spiattell la cosa com'era. Fu lietamente sorpreso leggendo l'approvazione negli occhi di Rosa. O chi la capiva quella benedetta donna, che pareva nata fatta per far strabiliare la gente con le contraddizioni e i repentini cambiamenti del suo carattere?... Ma in questo caso, contraddizione e cambiamento gli tornavano, e don Paolo si sentiva liberato anche dal lieve peso dell'incertezza. No!... meschine figure non ne avrebbe fatte lui, poich sua sorella non trovava da appellare alla cosa!
Dunque?... chiese per un di pi. Dunque?...
Eh!... Nora ci andr, che diamine! rispose zia Rosa.
Ma... fece la fanciulla tirandosi a sedere sul letto.
Ma... il vestito, vuoi dire?... continu la zia lavorando presto presto, con gli occhi intenti alla calza. Tu non ti hai da confondere per questo. Ci ho su io nell'armadio un abito lungo e largo, tutto bianco, di lana fine. L'ho messo una volta sola, da giovane, per andare in processione.  come se fosse nuovo;  conservato benissimo. Raffazzonandolo come vuole la moda d'oggi, pu diventare un bel vestito. Ci ho anche un paio di scarpe di lustrino, ch'io non ho mai potuto calzare perch mi erano strette; a te devono andar bene, che ci hai un piedino da Cenerentola. E in quanto ai guanti poi, poich i guanti ci vogliono, si provvederanno!
Sicuro! si provvederanno! ripet don Paolo, che schizzava dalla contentezza per quel felice accomodamento d'ogni cosa.
Ma.... e chi mi accompagner? chiese Nora, afferrando l'unico appiglio, che, le pareva, potesse essere un ostacolo.
Don Paolo, per diana! rispose la zia, smettendo di lavorare e guardando la nipote ed il fratello. O non si tratta forse di un'opera di piet?
Ma sicuro! io t'accompagner, poich si tratta davvero di una carit fiorita, e sono venuti da me, prima che da ogni altro, per un riguardo... s'intende! conchiuse il pievano.
Nora pieg il capo pensando:
Non c' scampo!... Mi toccher di andare! Mi toccher di trovarmi l con il signor Giorgio, con il marchese, con Crezia!
...
Aveva da essere un concertone. Si bucinava che non solo i signori ed i villeggianti di quel paese, ma anche quelli degli altri d'intorno, vi sarebbero accorsi, lieti di rompere la monotonia della campagna con uno spettacolo alla cittadina.
La fattora della faggeta, ch'era venuta a portare quelle tali galline, raccontava, che per quella serata, dovevano arrivare in villa parecchi forestieri; che anzi, gi da alcuni giorni era venuto innanzi un signore, il quale aveva da dirigere la festa e fare le prove prima a chi doveva suonare e cantare. Il pianoforte della villa gi era stato portato in casa del sindaco, ove si doveva dare il concerto, nel salotto nuovo, grande come una piazza. Oh doveva essere un festone che neanche a pensarvi!
Nora, dallo sguancio della finestra, ove stava raffazzonando per s il vestito bianco della zia, si sent dare un tuffo nel sangue alla spappolata della fattora.
Ci sarebbe dunque stata tanta gente a quel benedetto concerto?... Ed essa, che doveva cantare davanti ad un pubblico compagno!... Ma che cosa poi avrebbe cantato?... L'avrebbero per certo mandata a chiamare per le prove. Bella occasione per ritrovarsi ancora con quel figuro del marchesino, che si era messo a capo fitto in quell'impresa!
E il signor Giorgio? Dal giorno della sua ultima visita alla palazzina, quella interrogazione, che si trovava di fare ogni momento a s medesima, la martoriava.
Il signor Giorgio ti crede una volgare civettuola e ti disprezza! le diceva una voce dentro; ed ella si stringeva nell'angoscia.
Zia Rosa aveva fatto sedere la fattora dinanzi alla tavola, le aveva portato il vino bianco, e l un chiacchiericcio, ch'ebbe a durare un'ora bona.
Nora, punto curiosa, non si brigava certo di aguzzare le orecchie per afferrare alcun che di quelle chiacchere; ma certe parole, giungendo fino a lei, le davano un mal'essere inesplicabile; e queste parole erano quelle che si riferivano al marchese, alla figlia del duca sua fidanzata, alla palazzina.
Oh quel marchese ch'ella aborriva! Quella Crezia che le aveva fatto tanto male!... La palazzina ove correva sempre il suo povero cuore!
E se la sera del concerto, a quel bellimbusto di marchesino fosse frullato di farle il galante in pubblico?
Ci confermerebbe il signor Giorgio nell'idea che ha di me! concluse con amarezza. E Crezia acquisterebbe diritto di disprezzarmi anch'essa, cancellando con il disprezzo quel poco di rincrescimento, che forse le dura nell'animo per il male che mi ha fatto. E non potermi rifiutare di prendere parte a quel concerto malaugurato!
La fattora si alz, infil il braccio nel manico della paniera ed usc sempre cicalando con zia Rosa.
Rimasta sola, Nora usc anch'essa in sul piazzale, per fare due passi e respirare un po' d'aria libera.
In quell'ora, sotto i gelsi, era un brulicho di fanciulli, che saltellavano, giocavano a capanniscondere, a rimpiattino, a nocciolino, alle buchette. Tre piccini, scalzi, arruffati e sudici, giocavano alla ruzzola.
Nora stava a guardare, quando vide venire alla sua volta il marchese, e insieme con esso un signore, un vecchio signore ripicchiato e incerettato, con una cert'aria di falsit in tutto s stesso, che allontanava.
Addossata al tronco d'un gelso, la fanciulla che non era pi in tempo d'andarsene, fece mostra di non vederli e prese ad accarezzare i riccioli biondicci, come gluma di pannocchia, d'uno dei piccini.
Signorina!... Si cercava appunto di lei! le disse la nota voce del marchese.
Ella alz gli occhi, arross di dispetto sotto lo sguardo di quei due che la fissavano arditamente, e rispose secco, a testa alta, senza il cenno d'un saluto:
Non so in che cosa io possa aver l'onore di servirli!
La signorina ci obbligherebbe favorendo di venire con noi l gi, nella casa ove devesi dare il concerto! salt su il vecchio, con una voce in falsetto e inchini sopra inchini, da persona poco sincera. Bisognerebbe fare della prove, e poich la signorina non ha pianoforte in casa! continu il vecchietto.
Verr l gi, se mia zia mi accompagner! disse Nora seccata e dagli inchini e da quel fare mellifluo.
E.... e.... con noi no? disse sorridendo il marchese.
Ma incontr subito due occhi neri cos freddamente sprezzanti, che ebbe a mordersi le labbra.
Zia Rosa giunse giusto in quel momento un po' accaldata e per le chiacchere fatte e per il cammino, e sentita la cosa dal marchese, e visto il fare altezzoso della nipote, non sapendo raccapezzarsi dei sentimenti di quest'ultima, cedette subito alla preghiera che il signor forestiero le fece di lasciare che la signorina andasse con essi nel salotto del concerto per una prova.
Oh! zia! Ella dovrebbe accompagnarmi! la supplic la fanciulla.
La povera donna se ne stava titubante.
Se ella non si fida di noi!... disse il marchese a fior di labbra.
Oh in quanto a questo poi.... quando mia nipote  con loro signori!... Eh? Nora?
A capo basso, con le ciglia aggrondate, ella non diceva nulla, ma pensava: A che ribellarsi quando  destino?
E salutata la zia fece atto d'incamminarsi alla volta del paese.
Il marchese ed il vecchio si scambiarono un ammicco, s'inchinarono davanti alla signora Rosa e si posero di fianco alla fanciulla. Or l'uno or l'altro fecero per appiccar discorso, richiedendo la fanciulla degli studi fatti, della musica passata e altro ancora. Ma ella rispondeva a monosillabi, quasi aspramente, e progredirono senza pi scambiare una parola.
Solo il marchese si dava un gran da fare a sgombrar la via per dove doveva passare la fanciulla, sbarazzandola de' ciottoli, sgombrandola dalle fronde basse, che l'intralciavano.
E Nora lasciava che facesse, senza mai un grazie, come se non avvertisse quelle attenzioni.
Alla porta della casa del sindaco, s'imbatterono faccia a faccia nel signor Giorgio, che usciva.
La povera fanciulla fece due passi indietro quasi impaurita, e tutta pallida, gli sgran in volto gli occhi supplici.
Egli guard di sfuggita lei, poi i due che l'accompagnavano, quindi di nuovo lei con un leggiero corrugamento della fronte; s'inchin e tir via senza una parola.
Mi disprezza! pens Nora con un tremito per tutta la persona. Mi disprezza tanto, che non mi vuole neppure pi in casa sua, alla palazzina. Che, altrimenti, mi avrebbe domandato perch non ci vado da tanti giorni. Ed ora m'ha veduta qui, sola con il marchese e questo forestiero!...
Ebbe voglia di piantarli l in su i due piedi quei due seccatori, che l'avevano obbligata ad andare con essi in quel luogo.
Alz gli occhi e si trov in un vastissimo salotto, ingombro di mobili messi l alla rinfusa. Il forestiero stava gi seduto al pianoforte; il marchese ritto innanzi a lei la guardava fissamente.
Com'era giunta fin l?... Come aveva attraversato il salotto senza manco avvedersene?
Sono a' suoi ordini, signorina! fece il vecchio sfogliando della musica in sul leggio. Che s'ha da cominciare con l'Ave Maria di Gounod?
O come sapeva lui ch'ella gi cantasse l'Ave Maria? gli chiesero i suoi occhioni.
Gliel'ho detto io rispose il marchese.
Nora arross pensando all'ultima volta che aveva cantato quell'Ave Maria, l nello studiolo profumato, ove ogni cosa diceva della vita intima di lui, il signor Giorgio!
Non ho conosciuto che una sola gioia nella vita! pens senza pi badare n al marchese, n al suo compagno. La gioia di trovarmi in quella casa!... E mi  tolta per sempre! Nessuno mai mi ha inspirato tanta stima e rispetto quanto il signor Giorgio, ed egli ha finito per disprezzarmi!...  un destino maledetto il mio!... Ma voglio ribellarmi!... Dicono che la vita sia bella! Ch'essa abbia ad essere triste e dolorosa per me sola?... Voglio ribellarmi al destino; scovarlo fuori questo bello che altri incontra; godere anch'io; esser felice. Voglio scherzare, ridere!
E fu con un sorriso strano che rivolta al forestiero disse:
Sono pronta, signore! Proviamo l'Ave Maria, poi qualche cosa d'allegro, di pazzo che lei cercher e trover; non  vero marchese?
E butt indietro la bella testa dando in una risatina forzata, quasi dolorosa.
Per certo; poich lei lo desidera, il maestro mio amico, cercher e trover! rispose il giovinotto avvicinandosele, fino a toccarla.
Ah! era un maestro quel signore?... Sicuro un maestro di musica, conosciutissimo, uno dei pi valenti della citt, direttore d'orchestra, spesso impresario di teatro!
Queste informazioni fu il marchese che gliele diede, tutte d'un fiato, mentre il maestro sorridendo bonariamente come a mostrare che perdonava alla fanciulla di non avergli subito letto in fronte la celebrit, sceglieva la musica e stava per cominciare.
Nora spieg la sua voce fresca, modulata, argentina, che in quel salotto dall'altissima vlta, si diffondeva come in un teatro.
Com'ebbe finito, il marchese le susurr all'orecchio:
Sublime!... Mi prostrerei a' suoi piedi per adorarla!...
Si prostri allora! gli rispose sorridendo la fanciulla. Sono in vena d'essere adorata!
Egli le strinse la mano fissandola con seriet, come a chiederle se dicesse su 'l serio.
Ma sa ch'ella mi sorprende, signorina? le disse il forestiero. Una voce come la sua vale un tesoro. E.... s'ella volesse?
Il teatro? fece subito Nora ridendo. Poi fatta seria d'un subito, soggiunse: Una vita di emozioni ed anche di pericoli, ma una bella vita! ripetendo le parole udite dal signor Giorgio, parole che le si erano scolpite in cuore al pari di tutto ci che aveva sentito da lui.
Oh una bella vita senza dubbio! soggiunse il vecchio. E non starebbe che a lei!
A decidere? disse ancora ridendo la fanciulla. Ma se sono povera come Giobbe, che non ho manco l'occorrente per una gitarella, da qui alla citt?
Il maestro fece spallucce mormorando:
Con una simile bellezza parlare di povert!
Venere usciva dalla spuma del mare e certo non recava seco tesori; eppure, appena comparsa fu regina! soggiunse il marchese.
Ma io non sono Venere e qui non siamo all'Olimpo! rispose Nora sempre di buon umore.
In quanto all'Olimpo, ci sar sempre un Giove disposto e felice di crearne uno apposta per lei! disse il forastiero ammiccando al marchese.
Nora sent come una goccia amara caderle su 'l cuore. Ma voleva essere allegra ad ogni costo.
E chi sarebbe questo Giove? chiese.
Il suo servo, se non le pare troppo indegno! rispose pronto il marchese inchinandole dinanzi.
Oh se il signor Giorgio l'avesse veduta in quel momento!... S'egli avesse udito!
A questo pensiero, Nora si fece di fuoco, stette un momento pensierosa e disse in tono aspro tornando seria e impettita:
O e questa musica?... Che altro avr da cantare quella sera?... Si spicci, signore, perch io ne ho assai.
Presto presto il maestro propose una cavatina ed una romanza ch'ella gi conosceva.
Le cant seria, come se fosse stata in chiesa, e appena finito salut e guizz via.
Rifece sola il cammino verso casa, sola con i suoi pensieri, pi scuri che mai dopo lo sforzo fatto per sembrare allegra.
All'aria aperta prov l'impressione di uno che venga da luogo fangoso, che imbratti, e sent un gran disgusto per quel marchese e quel vecchio maestro, i quali avevano un certo modo di parlare, che, pure, non comprendendo bene, a lei faceva stomaco e dispetto.
Eppure voglio cercarla, voglio scovarla fuori la felicit! disse a voce alta, pestando i piedi per terra con impazienza e ostinazione.
Da quel punto, la palazzina si vedeva spiccata ed ella non poteva distogliervi gli occhi per quanto facesse.
La felicit  l! le susurrava una voce dentro.
Che? rispose lei indispettita. L  lo sprezzo!
La felicit  l! badava a ripeterle la voce.
E in mezzo al silenzio, rospi, ranocchi, grilli e cicale pareva accordassero insieme, gracidio e stridore, per gridarle:
 l!...  l!...  la!
Ad un tratto la civetta fece sentire il suo verso dal pino del Camposanto.
Ecco dove si trova la felicit! conchiuse la fanciulla additando il breve recinto dei morti.
...
In quel vestito bianco, liscio, attilato, chiuso fino al collo, i guanti neri, lunghi fin sopra il gomito, i capelli nerissimi raccolti a sommo del capo, senza un gioiello, senza manco un fiore, Nora era cento volte pi bella di tutte le signorine ricche, nobili, infrasconate, raccolte nel salotto del concerto.
Crezia, la duchessina, smorta, biondiccia, lunga, e piuttosto spersonita, in un'elegantissima toeletta di seta color rosa stinto, con brillanti alle orecchie, che luccicavano come due stelle, in confronto suo faceva una figura meschina.
Quando entr, sola, perch lo zio s'era fermato nella stanza prima a chiaccherare con altri due pievani dei dintorni, convenuti anch'essi per via dello scopo della serata, quando entr, sola, e per avvicinarsi al pianoforte attravers il salotto con quella disinvoltura signorile, che le era abituale, tutti gli occhi le furono sopra.
Che superba figura! si bisbigliavano gli uomini fra di loro.
Le signore, pure non distaccandole gli occhi di dosso, si andavano chiedendo chi mai ella fosse.
 la nipote del pievano di questo villaggio! inform una.
Una povera orfana! soggiunse un'altra.
Oh poverissima!
Dicono che a casa le tocchi di rigovernare e scopare!
Una specie di serva travestita, allora!
Ma se ha un'aria da gran signora, che si direbbe abbia passato la vita nei salotti! osserv una vecchietta, che non accompagnava n figliuole n nipoti.
La madre del marchesino, un'aristocratica matrona, strizzava gli occhi per meglio vederla quella specie di serva, intorno alla quale avevano gi fatto circolo vari giovinotti, che si facevano presentare dal maestro forestiero. E intanto si meravigliava con Crezia ed il figliuolo, come mai don Paolo, che pareva un bravo uomo, avesse potuto permettere a sua nipote il lusso d'intervenire ad una serata, alla quale tutti sapevano, avrebbero preso parte i ricchi e nobili villeggianti dei dintorni.
Eh mamma! disse il marchesino, quella fanciulla ha da essere l'anima del concerto. Ell' quella bravissima dilettante di canto che diceva il maestro.
La nipote di don Paolo una bravissima dilettante di canto?... Non mi raccapezzo.
Pare ch'ella sia stata educata in uno dei nostri primi collegi come orfana d'un ufficiale. In paese c' da pochi mesi.
Ah! ah! fece la marchesa.
Crezia, seduta presso la zia, fingeva di non conoscerla quella fanciulla; n temeva che questa avesse da pronunciare una parola n fare un atto che potesse tradire la loro antica amicizia. Oh, ella conosceva troppo bene la sua compagna per credere che si volesse abbassare a fare a lei un volgare dispetto!
O non  essa la forosetta del molino? chiese al cugino sotto voce, per non farsi sentire dalla zia. E qui una risatina sprezzante, che nascondeva male l'interno.
Oh, quella Nora, che dopo averle fatto soffrire i rodimenti dell'invidia fino dall'infanzia, ora le ritornava fra i piedi con tutto il fascino della sua bellezza, del suo ingegno, della sua voce!
Invece di risponderle, il giovanotto la piant l senza un riguardo al mondo n per lei n per la madre, e and presso l'umile nipote del pievano, che pareva destinata a chiamarsi intorno quello che c'era di meglio nel salotto.
A sentirsi guardata da tanti occhi, Nora cap il suo trionfo e ne sent in cuore una gioia pazza.
Egli  l! disse fra s sbirciando il signor Giorgio intento a discorrere con un altro signore. Egli  l; m'ha veduta; forse mi trova bella anche lui!... Ma non mi saluta neppure, come se non mi conoscesse! soggiunse con uno stringimento.
Scroll il capo quasi per cacciarsi d'attorno una seccatura e continu a mormorare fra s e s:
Ah tu mi disprezzi?... Ed io voglio mostrarti che non me ne importa nulla! nulla! nulla!
E si diede a parlar fitto con il marchese e con gli altri giovanotti, sfoggiando i tesori del suo ingegno ben nudrito, e del suo spirito naturale.
Ah tu mi disprezzi? badava a ripetere dentro di s, pure chiaccherando allegramente. Tu mi credi una volgare civettuola?.... Ed io voglio provarmi ad esserlo per davvero una civettuola!
In quella, due giovanotti sedettero al pianoforte e presero ad eseguire a quattro mani un pezzo brillante.
Nora fece di tutto per tenere lo sguardo fisso su i due suonatori. Ma, ad un punto, quasi attratti da forza magnetica, i suoi occhi si tolsero di l e incontrarono quelli del signor Giorgio.
Si sent dentro il rimescolo e le sal una vampata alla fronte. In quelle pupille turchine ell'aveva sorpreso un lampo di tenerezza indefinibile insieme con l'espressione d'un gran dolore. Ma fu un lampo; le pupille tornarono subito fredde come l'acciaio e si rivolsero altrove.
La sinfonia fin; scoppiarono gli applausi.
Era la volta di Nora. Invitata dal maestro, si alz e and a mettersi ritta presso il pianoforte.
Nel salotto si fece un profondo silenzio; si sarebbe sentito volare una mosca.
La marchesa, con le lenti inforcate su 'l naso, si preparava a sentire; Crezia, pallidissima, si mordeva la lingua per vincere l'emozione.
Con un giornale spiegato su le ginocchia, il signor Giorgio, pareva si disponesse a leggere.
Non leggerai! pens Nora, che non vedeva che lui. Ti voglio frugare dentro il cuore! Voglio dirti che mi disprezzi ingiustamente, che mi torturi, che desidero morire!
E cant; con tanta limpidezza di voce, con s gran slancio di passione, che il pubblico commosso, affascinato, proruppe alla fine in un applauso fragoroso.
Pallida e un poco tremante, Nora cerc subito degli occhi il signor Giorgio.
Il giornale gli era scivolato per terra e se ne stava con le braccia incrociate sul petto e gli occhi chini.
Ad un tratto si alz, si affacci un momento all'uscio aperto, che dava su 'l giardino, passeggi per il salotto scambiando qualche parola con questi e quegli, e infine and a sedere presso Crezia con la quale prese tosto a conversare.
Ah! pens Nora con la mia nemica giurata, che se le capita il destro di insinuargli qualche malignit a mio carico, lo fa subito senza uno scrupolo al mondo! E le si strinse il cuore.
I suoi ammiratori le cantavano elogi su tutti i toni.
Ella, pallida pallida, con gli occhi leggermente aggrondati, vaganti nel vuoto, pareva non li sentisse.
Signorina! le disse sotto voce il marchese. Lei si sente male!
Si scosse come richiamata a s stessa, guard i giovanotti che le facevano corona e, con una risatina strana, rispose al marchese che mai gli frullasse!... stava bene lei, anzi benissimo!
Il sindaco cavaliere, che non aveva ancora trovato modo d'avvicinarsi alla bella fanciulla, venne in quella a presentarle i suoi omaggi, a voce vibrata, con un linguaggio fiorito, che pareva l'avesse preparato. Poi le present un giovanotto sbarbatello e riccioluto, che le si pieg correttamente dinanzi, tirandosi quindi subito su impettito con fare da sopracci.
 un giornalista! disse il sindaco.
Di provincia! soggiunse fra i denti un giovanotto.
Oh un giovane di molto ingegno, che gi fa delle critiche letterarie e musicali! lo ripicc il sindaco, che aveva sentito.
Bella forza! brontol l'altro.
Nora guard lo sbarbatello un po' incuriosita.
Domani egli occuper una colonna di giornale delle sue lodi, signorina! soggiunse il sindaco.
Oh non si scomodi, che tanto a me non me ne importa niente! rispose la fanciulla fatta d'un subito seria ed aspra.
I giovanotti soffocarono a stento una risata; lo sbarbattello si fece di porpora.
Ma Nora non si accorse di nulla. Ell'aveva veduto il signor Giorgio scherzare e ridere con Crezia, e ci le dava una tal fitta al cuore da toglierle ogni forza per continuare la dissimulazione.
Ah! gli  gi entrato nelle grazie! sospirava. Crezia ci ha un'arte tutta sua per rendersi gradita e cara, quando vuole!
Il vecchio maestro esegu una fantasia difficilissima ed ebbe anche lui i suoi bravi applausi. Dopo di lui, un violinista suon un a solo; quindi un'artista drammatica, ritirata dalla scena, declam Le due madri del Fusinato. Infine torn la volta di Nora, che spieg tutta la ricchezza della sua voce, cantando l'aria della follia nella Lucia di Lammermoor con tanta intensit di sentimento e con tale passione, che per la sala corse un brivido di commozione profonda.
Ma dopo, ella parve cos stanca, cos affranta, che il marchese, il quale non l'aveva lasciata un momento, le chiese se voleva uscire a far due passi in giardino.
S! rispose essa dando un'ultima occhiata al signor Giorgio sempre seduto presso la duchessina e pi che mai interessato con lei. S!... Andiamo! mi sento soffocare qui.
Ed usc, seguita dal giovanotto. Nel giardino, rischiarato da varie lampade appese alle piante, fra i rami, erano di molti altri a prendere il fresco; chi passeggiava lungo i sentieruoli, chi stava a sedere nelle seggioline rustiche, sparse un po' per ogni dove.
Oh come si sta bene qui! esclam la fanciulla, sedendo in una poltroncina, sotto una robinia ad ombrello.
Addossato al tronco della pianta, il marchese la guardava. Ella durava a star zitta.
Signorina! usc egli a dire, infine.
Che?
Io ho da invocare il suo perdono!
Perch?
Per il mio ardire, il giorno del molino e quello del bosco!... Io.... non sapevo allora chi ella fosse!
Ed ora lo sa chi sono?
So ch'ell' la regina della bellezza, che  istruita, educata, che ha un ingegno musicale straordinario!
Si sporse innanzi, fino a toccarlo i capelli con la faccia.
So che l'adoro! susurr.
Marchese! gli rispose la fanciulla freddamente. L dentro c' la sua fidanzata!
Il giovanotto alz le spalle mormorando fra i denti:
Che cosa importa?... Si sposa la donna che le circostanze impongono; si ama quella che il cuore sceglie. E.... s'ella volesse.... se tu volessi, Nona!...
Che cosa? rispose questa con accento strozzato.
Gradire la mia adorazione!... Darti alla carriera teatrale, che ti far libera!... Io ti preparer una via di fiori!... Sarai ricca! invidiata!... Vuoi Nora?... Vuoi?...
Stava per buttarsele ai piedi, quando ella scatt da sedere, premendosi con una mano la bocca quasi per soffocarvi un grido. A quelle parole del marchese s'era sentita schiantar dentro qualche cosa.
Nora!... rispondi continu il marchese in tono concitato Di'?... Vuoi tu?...
Ma invece di rispondere ella se ne stava muta, trasognata, con gli occhi senza sguardo.
Oh Nora! non mi far impazzire! supplic ancora il marchese.
Allora la fanciulla lo guard con un atto di ribrezzo, ritraendosi di alcuni passi e corrugando la fronte.
Nora! ripet lui quasi impaurito.
Ella di in una risata secca, stridula, da pazza; corse in salotto, l'attravers prestamente e usc dalla parte che dava nella stanza ove aveva lasciato lo zio.
Ma don Paolo era di l, nel salottino da giuoco, a fare una partita a' tarocchi insieme con gli altri due pievani.
In quella stanza non c'era che il sig. Giorgio, che fumava una sigaretta con le spalle appoggiate allo sporto del camino.
Gli pass dinanzi senza guardarlo; entr nel salottino:
Zio! disse, vorrei tornare a casa.
Egli smesse di scozzare le carte, la guard e, non cessando di prestare ascolto ai compagni, che seguitavano un discorso avviato:
Vai, vai pure, figliuola! rispose con quell'ignoranza di ogni regola di societ, naturale in lui, povero prete di campagna, e con quell'egoismo che aveva innato.
Nora cap, che togliere lo zio dal giuoco e dalla compagnia degli amici sarebbe stato impossibile per allora, e torn indietro.
Ritto nel mezzo della stanza, il signor Giorgio pareva che l'aspettasse.
Ella gli si ferm dinanzi con il cuore pieno di lagrime, i grandi occhi smarriti, il mento tremante.
Sono una disgraziata! gli diceva con lo sguardo e l'espressione del volto. Mi insultano, mi vilipendono; dentro di me non v'ha pi nulla che non sia sconvolto e spezzato!
Egli la guardava quasi duramente in silenzio.
Non ha piet di me!.. Non trova manco una parola per confortarmi!... Sono una reietta! sospir; ed usc a capo chino, a passi incerti come una colpevole, che abbia sentito la sua condanna.
Il tempo s'era rabbruscato; un tendone cupo nascondeva le stelle; era buio pesto. Si dovette arrestare a due passi dalla porta per orientarsi su la via da prendere.
Di l, ud la voce del sig. Giorgio, che diceva spiccato:
La signorina ch'ella cerca, marchese,  uscita in questo punto per di l.
Quanta offesa, quanto sprezzo erano in quelle parole!
La fanciulla ne sent una fitta cos acuta, che per il momento ne ebbe mozzo il respiro.
Si tir contro il muro per non essere veduta e non fece nessuno sforzo per trattenere il pianto che le docciava su 'l petto e su le mani giunte.
Il marchese la chiamava sotto voce, brancolando in quella oscurit, che non si scerneva nulla di nulla. Le pass vicino, fino a toccarle il vestito; poi gir dietro la casa.
Allora ella si diede a correre dinanzi a s, non pensando ad ostacoli n a pericoli, con la sola mira di allontanarsi da quel luogo, da quella gente.
Il luccicare tremulo d'un lume in vicinanza, la fece arrestare sgomenta.
Era il lume d'un casolare, in mezzo ai campi. Si guard attorno; quella scarsa luce bast a farla orientare, la piazza dei gelsi doveva essere l a pochi passi.
Per l'aria greve si diffondevano i suoni allegri d'una musica da ballo. La festa  nel suo bello! pens la fanciulla! L si gode!... dopo d'aver oltraggiato una creatura senza difesa!... Si gode dopo averla ferita crudelmente questa reietta, che chiedeva piet.
Nel suo pensiero si confusero insieme le immagini del marchese e quella del sig. Giorgio.
Io ti preparer una via di fiori!... Sarai ricca! invidiata!
Queste parole le ronzavano nel cervello insieme con queste altre:
La signorina ch'ella cerca, marchese,  uscita in questo punto, per di l!
Si coperse con le mani la faccia scottante di vergogna.
La musica echeggiava allegra, chiassosa.
Ritorn con la mente in quel salotto ove poc'anzi era stata tanto applaudita. Vi si ballava ora!... Erano coppie felici quelle!... Il signor Giorgio non aveva pi lo sguardo corrucciato: gli era tornato negli occhi turchini la dolcezza abituale. Ma con quella soave espressione guardava la duchessina, la causa di tutti i suoi mali, la sua nemica.
Ah Crezia! disse forte. Non ti perdoner mai, mai! E si stringeva le mani in uno spasimo.
Ad un tratto si butt ginocchioni per terra dicendo:
Signore Iddio! abbiate compassione di me!... Non ne posso pi!... Fate ch'egli cessi di disprezzarmi!... Oh Giorgio! Giorgio!
E confondendo insieme, la preghiera, con il primo grido d'amore, diede in uno schianto.
Giorgio!... Cessa di disprezzarmi!... Guardami ancora come prima!... Benedir la mia vita grama se tu tornerai a stimarmi!... Vivr felice, beata di poterti vedere! mormorava fra i singhiozzi.
Agli allegri suoni della musica successe ad un tratto un profondo silenzio.
La festa ha da essere finita! pens Nora rizzandosi. Ora torneranno a casa. Bisogna che nessuno mi veda qui! E corse alla volta del presbitero.
...
Una tempesta Nora l'aveva preveduta. Gi fin dal mattino se la sentiva addensare su 'l capo, e se ne stava con lo sgomento vago di chi intravede un pericolo, che non pu schivare.
A bruzzolo era venuto un servo a cercare del pievano in nome della marchesa, che aveva da parlargli subito, per un affare grave.
E don Paolo, appena finito di dir messa, e l'aveva detta un po' pi tardi del solito per via della nottata al concerto, aveva ingozzato presto presto la colazione e se n'era andato, un po' tronfio per quella chiamata alla villa; se ne era andato, dicendo alla sorella, che se mai tardasse, e poteva tardare, trattandosi d'un affare importante, non istesse a darsi pensiero.
Ma non aveva tardato. Anzi, era tornato tanto presto, che pareva incredibile. E quello che pareva pi incredibile ancora era la faccia rannuvolata che riportava dalla villa; oh! uno scorruccio tale da far rimanere intontita la sorella accorsa al suo incontro.
Entr nello studiolo sbuffando e sbacchiando l'uscio, si butt nella poltrona, e l a sospirare rumorosamente, che pareva ci avesse una montagna sul petto.
O ebb?... Che si pu sapere? disse allora zia Rosa, mettendosi le mani su i fianchi.
E seppe tutto. Oh un affar grave davvero!
A Nora, che agucchiava in cucina, giungevano ogni tanto delle parole di sorpresa, degli oh! degli ah! dei pover' a me, che le facevano l'effetto di altrettante gocce gelate in mezzo al cuore.
Ella sentiva che si trattava di lei. La chiamata alla villa, il corruccio dello zio, tutto doveva esser per lei.
Era la tempesta che stava per iscoppiare.
Difatti zia Rosa apparve su la soglia dello studiolo, e tenendo l'uscio aperto, chiam la fanciulla con voce concitata.
Ci siamo! pens la poveretta, entrando nello studiolo.
Di' che non  vero niente, figliuola! cominci la zia. Di' che quei signori si sono sbagliati; che in quel brutto affare, tu non ci entri per nulla.
Che brutto affare? chiese Nora con il cuore stretto.
Eh non mi fare l'ingrullita che tanto non mi imbecheri pi! le grid don Paolo con la faccia accesa.
Nora impallid.
Di' che non  vero, figliola! ripet zia Rosa con accento angoscioso.
Ma non la vedi che s' fatta smorta come un panno di bucato! la rimbecc il prete. Basta guardarla per dire che  vero.
Rispondi, Nora, rispondi a me! le torn a dire la zia.
Ma se non so neppure di che si tratta? mormor sotto voce la fanciulla.
Allora don Paolo disse di che si trattava, e lo disse con parole dure ed acerbe come se parlasse con una svergognata.
Ella si era lasciata corteggiare dal marchesino. Era una tresca che durava da un poco. La duchessina, fidanzata del giovane erede, li aveva sorpresi una sera, fra il lusco ed il brusco, abbracciati, al molino della faggetta. Poi al concerto della notte passata erano sempre stati insieme; insieme erano usciti in giardino; infine si erano dati un appuntamento fuori, al buio, nell'aperta campagna. Cose, cose, che neanche a pensarle!
E la duchessina, appena tornati a casa, aveva dichiarato alla zia che di quel matrimonio non ne voleva saper pi. Figurarsi la desolazione della marchesa, che vagheggiava quell'unione, che la voleva ad ogni costo!...
Lui, l'avevano mandato a chiamare per aprirgli gli occhi, povero babbeo!... E poi anche perch cercasse di persuadere la fidanzata, che.... infatti, si era lasciata persuadere, poveretta, con il patto per che... che fosse allontanata la causa di tutti quei guai, che non avessero a ripetersi!
Nora, pallida come una morta, era stata ad udire senza un atto di protesta. Solo a quelle ultime parole, aperse le labbra per rispondere con un filo di voce:
Dica alla duchessina, che la causa di tutti questi guai si allontaner!
 dunque vero? fece la zia, con tanta angoscia, che la fanciulla le si rivolse a dirle con le mani giunte:
Zia Rosa!... Non mi condanni lei, anche se non posso discolparmi, anche se le apparenze son tutte contro di me!... Non mi condanni, zia Rosa!
Ed usc fuori in corte senza pi aggiungere una parola.
Il cielo bigio fin dal mattino, s'era fatto cupo, quasi nero; l'aria pesa dava il mal'essere. Le galline correvano impaurite ad appollaiarsi; le rondini, veloci come frecce, volavano rasentando il suolo.
Nora entr in chiesa per la porticina della sagrestia; and ad inginocchiarsi davanti all'altare della Madonna, al posto di quella sera, quando l'organo toccato dal signor Giorgio, diffondeva suoni cos soavi. Fece una preghiera fervida e breve, quindi torn fuori, quasi calma. Accarezz Bello, che gli and incontro scodinzolando; sorrise a Pippo, che dalla porta della vigna, guardava in su il tempo minaccioso, pronosticando un diavoleto.
E il pievano che  fuori! disse scrollando il capo. Fuori con un temporale compagno per aria.
Che  uscito lo zio? gli chiese Nora.
S, in carrozza; l'hanno mandato a prendere quelli della villa.
Ah! fece ella indifferente.
O dove era zia Rosa, che in cucina non la si vedeva?
And su la porta, che metteva nel piazzale, per vedere se mai essa fosse col. C'era invece un contadino, il quale non appena la vide, le si avvicin consegnandole un biglietto.
Ella lo spieg e lo tesse macchinalmente. Era scritto con il lapis, e diceva cos: Mia adorata!... Fra poco sar da te il maestro; digli una sola parola e sarai artista, che per te  quanto dire, essere libera e felice.... Io ti preparer una via di fiori!
Impassibile, come se non fosse stato affar suo, rilesse il biglietto, poi lo ripieg e fece per metterlo in tasca.
Ma come colpita l per l da un'idea, fece un cenno al contadino, che aspettasse; entr nella studiolo, e sopra il biglietto ripiegato scrisse queste parole: Signor marchese!... Le ripeto ci che le ho detto un'altra volta; lei  un vile!
Prese un mezzo foglietto bianco d'in su 'l tavolino e vi scrisse, ancora: Crezia! Non contenta di avermi fatta scacciare dal collegio, ora vuoi che mi si allontani di qui. Mi allontano e per sempre questa volta!... Che Dio ti perdoni, Crezia, perch io non lo posso, neppure in questo momento solenne!
Usc a consegnare i due biglietti al contadino.
Questo disse al marchese, e quest'altro alla duchessina. Bada di non sbagliare!
Rientr nello studiolo e torn a scrivere poche parole sopra il primo pezzetto di carta che le capit sotto mano.
Sent, in quel momento, la zia che scendeva le scale. Nascose in seno la carta, e le and incontro:
Zia Rosa!... Non mi condanni lei! le torn a dire. E... e... mi baci, in fronte, come soleva baciarmi il povero babbo!
Le labbra della zitellona tremarono un poco posandosi su la fronte bianca della fanciulla.
Ho detto a don Paolo esclam che in tutta questa faccenda ci ha da essere sotto un mistero!... Oh se tu fossi meno strana e spiegassi la cosa com'! E cos dicendo corse in chiesa a pregare perch quel tempaccio non portasse sventura.
Nora guizz in vigna e l'attravers di corsa. Ceccone era l presso la siepe. Ell'era sicura di trovarlo. Si lev il cordoncino con la crocetta d'oro che aveva portata dal collegio, e passandolo al collo gongoso del cretino:
Tieni gli disse. Tieni, povero amico, per mia memoria. E.... stammi attento!
Ceccone guard la crocetta lucente, poi la fanciulla con la sua solita aria ingrullita.
Stammi attento! gli torn a dire Nora traendosi dal seno la carta scritta e mettendogliela in una mano. Hai da andare l e gli accenn la palazzina l ove io cantavo. E per farsi capire sprigion dalla gola un solfeggio che suon come un grido di dolore. E quando sarai l continu consegnerai questa carta a lui.... al signor Giorgio. Inteso?... Inteso?...
Ceccone sorrise; baci il foglio, addit la palazzina; disse di s con la testa, due, tre, cinque volte.
Hai proprio inteso? gli chiese ancora la fanciulla.
S! rispose lui, chiaro.
E allora va, va!... spicciati!
Stette un momento a vederlo correre fra le piante.
Il cielo, di bigio, si era fatto nero; una luce fosca, che pareva di notte. Ad un tratto si lev il vento a raffiche rabbioso, che empiva il bosco di gemiti.
Nora scese al fiume torbido, sinistro.
La piccola barca peschereccia era sempre l, abbandonata su la ghiaia, con il suo mozzicone di remo. La spinse nell'acqua, vi salt dentro; punt il remo su la riva e si trov nel mezzo del fiume, in bala della corrente.
Il tempo s'era infierito; baleni e tuoni e scrosci di pioggia; si sarebbe detto il finimondo.
Supina su 'l fondo del fragile legno, Nora mormorava:
Non temere, Crezia!... Ora mi allontano per sempre!
Giorgio! Hai finito di disprezzarmi!
Signore Iddio! prendetemi con voi!
E la piccola barca correva, correva trascinata dalla corrente impetuosa!
Ad un tratto, fra il rimbombare dei tuoni e lo scrosciare dell'acquazzone, echeggi nel bosco un grido selvaggio. Poi pi nulla.
...
Ceccone aveva buttato la carta a' piedi del signor Giorgio, che se ne stava nel viale a guardare il tempo; e senza un cenno se n'era tornato di corsa nel bosco come se qualcuno ve lo chiamasse.
Sorpreso e incuriosito, il signor Giorgio aveva raccattato il foglietto da terra, e spiegatolo, lo leggeva:
Le dicerie, le apparenze, mi accusano, ma io sono innocente. Mi creda, come si crede ai moribondi, perch quando lei legger queste parole io sar morta. Ed avr portato con me il rispetto, la stima e l'amore ch'ella mi ha inspirato, signor Giorgio. S, l'amo!... E muoio con il suo nome su la bocca e il suo disprezzo nel cuore. Nora.
Lesse una volta senza capire. L'amo muoio disprezzo Nora. Queste parole gli ballavano dinanzi una ridda pazza; ma non si raccapezzava. Torn a leggere una volta, poi un'altra. L'assal un tremito che lo paralizz per un istante. Poi corse fuori dal cancello, chiamando il cretino con quanta aveva di voce.
Ud un urlo squarciato venire dal bosco e vi corse trafelato. Corse fra i lampi lividi, l'acquazzone che il vento gli frustava addosso; corse al fiume, l ove un rialzo di terra fitto di quercioli, si sporgeva nell'acqua.
Una piccola barca peschereccia, impigliata negli sterpeti, si dibatteva capovolta fra l'ostacolo che l'avvinghiava e la corrente che le gorgogliava d'intorno.
Con il gelo nel cuore, il signor Giorgio guardava la barca, guardava l'acqua torbida e minacciosa.
Ad un tratto cess lo scroscio della pioggia; cessarono i lampi, i tuoni, le raffiche. Al diavoleto successe l per l la calma, il silenzio; una calma ed un silenzio paurosi sotto il cielo plumbeo.
Ceccone! grid il signor Giorgio cacciandosi le mani ne' capelli.
Dal fitto dei quercioli, gli rispose una voce strana, una specie di nenia, che si sentiva appena.
Ceccone! disse ancora il signor Giorgio, correndo l d'onde veniva la voce.
Il povero cretino cantava inginocchiato ai piedi di Nora, giacente inanimata su l'erba. A vedere il signor Giorgio, smesse un istante la cantilena; addit il fiume, poi il cielo; giunse le mani e riprese la nenia.
Senza un grido, senza una parola, il signor Giorgio si prese fra le braccia il corpo grondante della fanciulla, e barcollando come un briaco, lo port alla palazzina.
Alle domande della madre atterrita, non rispose sillaba, come se non la vedesse, come se non la sentisse. Adagi delicatamente la fanciulla sopra il divano dello studiolo, le sgombr la fronte dai capelli, la baci su le labbra livide.
 morta! disse infine alla madre. E soggiunse: Per me!
Sedette in un angolo, si prese la testa fra le mani, puntando i gomiti su le ginocchia e se ne stette immobile.
Intanto la servente e la signora Tude, svestirono dei panni fradici la fanciulla, l'avvolsero in una coperta di lana, le strofinarono il corpo inanimato, le si fecero intorno silenziose, con mille cure.
Ad un tratto la signora Tude cacci un grido:
Giorgio! Giorgio! disse non  morta!... Ha schiuso le labbra!... Vieni!
Egli accorse a guardarla ad occhi sbarrati, a chiamarla sotto voce, fra i singulti:
Nora! fanciulla mia! mia diletta!
E le pass il braccio sotto il capo per rialzarla.
A quel movimento ella sospir e le tremareno le ciglia.
Nora! Nora!
Socchiuse gli occhi e susurr come in un sospiro:
Crezia! mi allontano per sempre!
Giorgio! hai finito di disprezzarmi!
Signore Iddio! prendetemi con voi!
E Giorgio:
Nora! mia adorata!... Apri gli occhi, guardami Nora! Sono io!
Aperse gli occhi, si guard attorno sbigottita; con un atto brusco si tir su a sedere e con un grido di dolore disse:
Ah! non sono morta!...
Poi si abbandon su i guanciali e svenne.
Quando torn in s, si trov fra le braccia del signor Giorgio, che la guardava con amore.
Giorgio! mormor, e diede in uno schianto nascondendo la faccia su la di lui spalla.
Nora! mia adorata! mia sposa! gli andava susurrando lui all'orecchio.
Figlia mia!... Mia povera, cara figlia! le disse la signora Tude prendendole una mano e baciandola.
...
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...
FINE.