Anna Vertua Gentile.
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Albertina.
romanzo.
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1913. Madella Editore. Sesto San Giovanni, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: CATIA RIGHI per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
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PRESENTAZIONE.
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Quante e quali incomprensioni possono allontanare due giovani innamorati, lo racconta Anna Vertua Gentile in questo romanzo del 1913.
Albertina ha un animo sensibile di artista; ospitata dagli zii in campagna durante una prolungata assenza della sua famiglia, si trova in un ambiente affettuoso e bene intenzionato, ma a lei totalmente estraneo. Il cugino Alfonso, studente di medicina prossimo alla laurea, ama la vita semplice in campagna e non riesce a comprendere linsofferenza della bella Albertina per la vita casalinga e priva di emozioni.
Larrivo del giovane avvocato Sardi, estroverso, vanesio e accanito sostenitore dellemancipazione femminile, acuisce lincomprensione tra i due giovani, che piombano in una girandola di ripicche e fraintendimenti reciproci.
Fino alla crisi finale, in cui Albertina lascia la casa degli zii e si inoltra sola per la montagna innevata. Il rischio corso rende infine evidente ad entrambi i giovani la profondit del sentimento che li unisce, e che potr durare tutta la vita.
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L'AUTRICE.
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Anna Vertua Gentile (Dongo, 30 maggio 1845, Lodi, 23 novembre 1926)  stata una scrittrice italiana.
Figlia di Rocco e di Esther Polti, alla morte del padre avvenuta nel 1862 trov impiego presso l'Istituto delle Dame inglesi di Vicenza. Incominci a scrivere nel 1868: il suo primo lavoro conosciuto  firmato come Annetta Vertua. Spos Iginio Gentile, allora docente di Storia antica nell'Universit di Pavia; dalla loro unione nel 1874 nacque un figlio, Marco Tullio. Tra il 1874 e il 1893 scrisse una serie di racconti e opere teatrali brevi per bambini, che venivano recitate nei salotti di casa o interpretate con burattini.
Divenuta scrittrice di professione dopo la morte del marito (nel 1893, seguita, nel 1912, da quella del figlio) ebbe una produzione feconda: fino al 1901 pubblic oltre 150 titoli tra romanzi, soprattutto d'amore, novelle, scritti educativi e manuali di condotta.
I suoi scritti, pur intrisi di sentimentalismo e precetti morali, non furono privi di richiami all'indipendenza femminile.
Mor presso l'Istituto Santa Savina a Lodi, dove si ritir nel 1923. Sulla facciata esterna dell'edificio  stata affissa una targa che la ricorda.
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ALBERTINA.
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La vigilia della partenza, prima di andare a letto, Albertina scrisse allamica sua.
Ada mia buona!
Pap, mamma e Titina sono partiti da due giorni; ed io lascier la mia povera vecchia casa silenziosa e triste, domani mattina di buonora.
Che dolorosa cosa sono questi improvvisi rovesci di fortuna, che impongono sacrifici dogni sorta e strappi bruschi, e crudeli cambiamenti!... Era necessario che pap tornasse in America per badare da vicino ai suoi interessi e vedere di riparare al disastro, che minaccia di piombare nella povert la nostra famiglia. Mamma non volle lasciarlo partir solo, nello stato di accasciamento morale in cui si trova, e Titina  troppo piccola e delicata per poter far senza delle cure materne. Cos se ne andarono tutti tre; via dalla casa piena di memorie, lontani dalla citt nativa, da parenti ed amici. Il distacco fu doloroso; si pianse tutti; si scambiarono raccomandazioni e consigli; poi... il treno li port via i miei cari, i miei dilettissimi
Ed eccomi sola. Ma ho diciotto anni, sono sana e robusta e poich gli zii Bardi mi desiderano con loro,  stabilito chio andr a stare con essi.
Vuoi sapere perch io non sono partita insieme coi miei?... Te lo dico subito. Per alleggerire le spese del viaggio e dei primi tempi laggi, che pur troppo, non saranno brillanti per i miei poveri cari.
Menica, la mia balia, che non ci ha mai lasciati, cercher di affittare qualche camera, se le riuscir; tenendo per s la sua cameretta e facendo da custode. Ed io domattina me ne andr. Verr a prendermi Alfonso, lunico figlio degli zii Bardi, studente in medicina; giovine serio, che tutti tengono in gran conto.
Gli zii Bardi io li conosco appena; so che sono assai agiati, che abitano una villa a breve distanza da una grossa borgata e che pap e mamma li stimano assai.
Come mi trover io con essi? che vita mi aspetta? potr darmi ancora al piacere di scrivere per tentare la carriera di scrittrice?
Oh, Ada mia! come lignoto  triste e con quale titubanza io laffronto!
Ti scriver dalla casa degli zii; tu non dimenticarmi; chi sa che non abbia bisogno di ricorrere alla tua amicizia come a conforto e a disfogo!... Addio.
Albertina.
Si trovarono soli nello scompartimento di prima classe; Albertina e suo cugino Alfonso.
Era la seconda volta che si vedevano.
Alfonso, un bel giovine, alto, snello, bruno, andando a prendere la cugina, si era subito mostrato come un fratello; le aveva dato del tu senza complimenti, e se lera presa a braccetto per il breve tratto dalla casa alla stazione.
Lei, abbandonando la sua casa e la balia affezionata, aveva sparso qualche lagrimuccia, subito asciugata dalla soggezione, che malgrado laria bonacciona e la cortesia, le incuteva quel cugino bello, dalla persona elegante, la voce calda e la parola franca e gentile.
Si era ritrovata, quasi senza avvedersene, in un angolo dello scompartimento di prima classe, ove il cugino laveva fatta salire. E per un poco se ne stette silenziosa, in una confusione di pensieri mesti e di ricordi tristissimi.
Mentre il treno correva fra i campi, i prati, i boschi, ella pensava ai suoi cari, che si dovevano essere imbarcati sulla gran nave che li doveva portare nella lontana Argentina.
Sarebbe stato tranquillo il mare? Avrebbero fatto buon viaggio? e l, nella grande citt ove la vita  un continuo affanno di lavoro e di lotta, come sarebbero arrivati? quale sorte li attendeva?... Il cugino, rispettando il silenzio della compagna, si era messo a leggere il giornale, dopo di avere timidamente tentato di scambiare con lei qualche parola.
Ma, a diciottanni, una fanciulla non si pu ostinare nel silenzio e nella melanconia; un nonnulla basta a distrarre a quellet. E ad Albertina bast unocchiata a quello scompartimento di prima classe, per dare alla sua mente un indirizzo nuovo.
Dopo tutto, quel viaggiare cos comodamente sopra sedili di velluto, in un bel vagone di prima classe, non era certo cosa triste! tuttaltro!
In prima classe ella non aveva viaggiato mai; e quellessere presa per una signora, magari una gran signora, da quelli che lavevano veduta e la vedevano, fosse pure il bigliettario, per il suo orgoglio, anzi per il briciolo di vanit, che si annidava nel suo cuoricino di fanciulla non ancora esperta della vita, era una soddisfazione, dopo i patimenti e le mortificazioni dogni maniera sofferti in casa, in seguito al disastro finanziario, che di punto in bianco aveva cambiato la condizione della famiglia, allontanando gli amici e annebbiando lambiente con il fosco avvilimento e le desolanti preoccupazioni.
Il cugino Alfonso, lui, a quella maniera di viaggiare doveva essere abituato, a giudicare dalla sua indifferenza per tutto.
Dopo aver accomodate le sue scatole e la sua valigia, egli le si era seduto di fronte e aveva con lei scambiate alcune parole; ma poi doveva aver compreso che ella non aveva voglia di conversare e si era messo a leggere.
Ora, visto che la fanciulla si guardava in giro, e pareva tolta dal fantasticare, egli usc a dire:
In due ore si arriva! Pap e mamma ci aspettano. Sono quasi sempre soli pap e mamma! poich io sono via la maggior parte dellanno! Tu sarai la loro compagnia. Ti desiderano; la mamma ha sempre desiderato davere una figliuola; ti vorr bene; la mamma  molto, molto buona!
E... E... il tuo pap? chiese Albertina con qualche ansia.
Alfonso rise dellaccento che tradiva linquietudine di quella domanda.
Pap non  certo un burbero, rispose. Non  n burbero, n intollerante; stai tranquilla. Egli  il miglior uomo del mondo. Solo lo troverai un po serio, come sono in generale gli studiosi.
La fisonomia della fanciulla si rischiar.
Il tuo pap  uno studioso? chiese arrossendo di piacere.
S!  uno scienziato; ma la sua scienza non  alla portata di tutti.
Io, fece Albertina, amo assai la letteratura!
Compresa dal piacere daver detto quello che certo desiderava si sapesse, la fanciulla non avvert la lieve contrazione delle labbra con cui il cugino accolse quella sua dichiarazione. Non avvert nulla e tir via con evidente soddisfazione. Ella aveva compiuto gli studi quello stesso anno ed era riuscita prima in ogni materia. Aveva riportato un bel dieci con lode in componimento italiano; e il suo professore laveva esortata a leggere, ad esercitarsi a scrivere; ma sopratutto a leggere molto, molto!... In casa degli zii avrebbe trovato una libreria ben fornita?... Cerano dei romanzi?... ella aveva una gran passione per i romanzi; ne aveva letti parecchi; avrebbe passato volentieri le notti su quelle pagine piene di fascino!
In casa cera infatti una libreria assai ben fornita, rispose il giovinotto sorridendo sotto i baffi. Ma... ma... cera un guaio. La chiave della libreria la teneva pap, il quale aveva il pregiudizio, che non tutti i libri possono e devono essere letti da una giovinetta.
Davvero! chiese Albertina, con un guizzo di mortificazione negli occhi. Davvero?
Ma ella era abituata a leggere tutto; mai nessuno a casa si era curato di vedere i libri che a lei passavano per le mani; avevano ben altro cui pensare a casa sua!... Per lei sarebbe stata una ben dolorosa privazione il non poter leggere liberamente!
Il cugino la consol. Alla Romita, che cos si chiamava la villa dei suoi, ella avrebbe trovato da occupare il tempo altrimenti che nella assidua lettura. Non le sarebbe mancato il lavoro in casa, poich la mamma era donna assai laboriosa, precisa, ordinata. E non le sarebbero neppure mancate le distrazioni; tuttaltro!
Se le piacevano i fiori, avrebbe trovato da divertirsi in giardino; se amava le passeggiate, avrebbe avuto a sua disposizione campi, prati, vigneti, frutteti e perfino il bosco di riva il fiume. La campagna, bella e interessante in tutte le stagioni, le avrebbe aperto dinanzi un libro sempre nuovo, sempre grandioso, sempre utile. Non dubitasse; ella non si sarebbe certo annoiata alla Romita. La vedeva la villa civettuola gi in fondo, spiccare fra il verde, col tetto dardesia lucente al sole?
Albertina guardava incuriosita, attratta da quelle promesse di vita libera, di liete corse in mezzo ai prati e fra le piante.
La villa spiccava ormai nella luce rosea del mattino. Il treno, dopo una corsa accelerata, si ferm di stianto davanti alla piccola stazione accucciata fra le piante, con a fianco unortaglia ove le galline razzolavano e schiamazzavano. La carrozza aspettava alluscita; il cugino, aiutato dal cocchiere, lev dal vagone la valigia e le scatole di Albertina, che furono messe a posto. Albertina sal nel carrozzone, Alfonso le si mise presso; una schioccata di frusta e via fra il verde profumato e nella libera frescura fino al cancello dentrata del vasto giardino.
Oh! come  bello! come  bello! esclam la fanciulla battendo le mani una contro laltra e dimenticando l per l i libri che non avrebbe potuto leggere e le sue smanie letterarie. Oh! come  bello!
La carrozza infil il cancello aperto, corse sulla ghiaia minuta del viale fiancheggiato da robinie, si arrest davanti alla villa. Lo zio ricevette la nipote fra le braccia con un buon sorriso; la zia, una donnina bionda, piccoletta e tutta brio, la baci affettuosamente su tutte due le guancie. Perfino il grosso Terranova le diede la benvenuta scodinzolandole intorno e abbaiando a piccoli scatti.
Come  bello! disse la fanciulla guardandosi in giro.
Come  bello! e come si deve star bene qui!
Quel piacere per il benessere che l tutto le prometteva, la mortific come una manifestazione di egoismo; pens ai suoi cari, in quel momento in mare, esposti a disagi e forse a pericoli; non lieti di sicuro; le si velarono gli occhi e stette silenziosa, seguendo la zia che la faceva entrare e la guidava su nella cameretta a lei destinata.
In quella elegante stanzuccia, ammobigliata con gusto fine, dalle finestre guardanti il giardino e, al di l, lestesa campagna, Albertina si sent ingrossare in cuore il rammarico per i suoi cari lontani, in viaggio per una mta di lotte e di affannoso lavoro.
Si butt fra le braccia della zia, che la guardava con simpatia, comprendendo i suoi sentimenti, e mormor:
Scusa, zia! non posso a meno di pensare a loro!... Oh, il mio povero pap! la mia mamma! Titina!
Pianse sulle spalle della zia e sent di essere compresa e compatita.
Il giorno dopo il suo arrivo alla Romita, prima ancora di togliere la roba dal baule e di riporla nellarmadio e nei tiretti, Albertina pens allo studiolo, che trovava necessario, anzi indispensabile. Tir la scrivania, un gingillo, nello sguancio della finestra che dava sopra un folto di magnolie; vi ordin i pochi libri, prepar il calamaio, la penna, le matite, la cartella con parecchi quaderni di carta gi in parte coperta di una minuta scritturina. Poi pos sulla cartella un foglio da lettera e scrisse allamica.
 Mia buona Ada.
 Eccomi qui, presso gli zii, alla Romita. Il luogo non potrebbe essere migliore. Figurati una casa in mezzo al verde, baciata dal sole, con una veduta che  un incanto. Figurati una campagna ridente, svariatissima; colline artisticamente coltivate, come giardini; monti a una certa distanza, corsi di acqua limpida, gorgogliante sul greto con suono allegro; folti boschetti di robinie, farnie, castagneti; lunghe sfilate di salici e alberelle; prati estesi; campi rigogliosi. E intorno alla casa, per un bel tratto, il giardino, il frutteto, la vigna, la corte rustica, dove schiamazza e canta e tuba e pigola, tutta una popolazione di volatili. Se tu fossi qui, tu che vai matta per la campagna, ti sentiresti ampiamente felice.
Io, invece, pure ammettendo che il paesaggio non potrebbe essere pi vario n pi bello, non mi sento punto punto estasiata. Al mio primo arrivare qui, al primo aprire stamattina della finestra, mi sono anchio sentita presa da una certa commozione; ma la mia  commozione che dura un istante come tutto ci che  prodotto unicamente dallesterno. Lo spettacolo della natura  spesso grandioso;  bello sempre; ma  pur sempre la stessa cosa. Colline, montagne, prati, boschi, acque; tutta roba che arresta lo sguardo ma che non si impossessa dellanima; roba insensibile che ammiri senza corrispondenza di simpatia.
Ti vedo sgranarmi gli occhi in faccia in aria di sorpresa, come hai labitudine di fare quando non vuoi capirmi e mi trovi strana. Sar strana s, ma sempre sincera; e, ti ripeto, che la campagna non ha per me che unattrattiva momentanea; il mio cuore e la mia mente aspirano ad altro, aspirano alle emozioni che vengono dalla vita dei grandi centri; una vita ove  indispensabile lo scambio di idee e dentro lanima  un continuo lavorio; ove si incontrano magari gli attriti e le lotte.
Ora tu scuoti il capo e mi compatisci, certo, compiangi alla mia bizzarria, che mi impedisce di essere contenta per quanto io possa esserlo. E forse tu hai ragione, Ada!
Infatti, nella mia condizione di figliuola di una famiglia divisa dalla disgrazia, quasi rovinata, non posso, non devo io chiamarmi fortunata della franca, generosa ospitalit di questi buoni parenti?... E pure non mi sento contenta.
Lo zio  un ottimo uomo; di poche parole ma dallespressione buona; ha una seriet che attira il rispetto, ma non mette soggezione. La zia  una donnina semplice, alla mano; sempre affacendata, innamorata della casa, ordinatissima, sorridente e affettuosa; un vero scrigno di virt domestiche.
Mio cugino Alfonso lo capisco poco; ha un certo sorriso che ha dellironico; un certo modo di parlare che smorza ogni entusiasmo. A parlargli di letteratura, di studi, delle ultime pubblicazioni, del tale e tal altro romanzo, ti guarda in aria annoiata; gli piace il moto allaria libera; passa le ore alla pesca ed a caccia; ed ha unaffezione chiassosa per sua madre, che chiama con ogni sorta di diminutivi e spesso vezzeggia come se si trattasse di una bambina. E la buona donna sorride beata alle dimostrazioni del suo bel fanciullone di ventitre anni.
Tu mi darai una mano nelle faccende di casa? mi chiese ieri sera la zia con una certa ansia.
Lassicurai di s; per certo laiuter e con piacere. Ma... non vorrei per che queste faccenduole mi tenessero occupata tutto il giorno. Io ho bisogno di stare un poco sola, di godere qualche ora di raccoglimento nella mia camera, di passeggiare sola per trovarmi al tu per tu con me stessa, per sentire con lanima mia e pensare liberamente. Io non ho certo rinunciato alla speranza di diventare autrice, e voglio continuare il romanzo cominciato.
Ho lambizione di farmi conoscere al pubblico, non per mezzo di un lungo seguito di piccoli lavori insignificanti, introducendomi, per cos dire, nelle famiglie con passo e aria timida e titubante. Vorrei impormi subito con un lavoro coscienzioso, con uno studio serio, dal vero. Ci riuscir?... Lo spero.
Intanto, non appena finito il dodicesimo capitolo, mando il manoscritto al signor Roldi, leditore amico di pap; e... vedremo! Ma qui nessuno ha da saper nulla di questa mia idea; o non sarei capita o forse si riderebbe di me. Dunque, silenzio e avanti con lena!
Sento gi mio cugino che mi chiama. Mi invita a fare una passeggiata. Vado subito. Conoscer i luoghi dove poi potr passeggiare sola. Addio, Ada! come ti trovi in codesto collegio?... Le tue piccole allieve sono buone? sei amata?.. Ti pesa molto la sommissione?... Scrivimi e continuami la tua amicizia.
Albertina.
Si avviarono tutti due, Albertina e suo cugino, per alla volta del villaggio raggruppato ai piedi di una collina. Era una vera festa di sole, di luce, daria profumata, di gorgheggi duccelli.
Presero per un viottolo fra i campi, dal grano turco alto, ricco di pannocchie quasi a maturanza, che mostravano din fra le foglie, i chicchi doro.
Alfonso era di buon umore; cantarellava, scherzava. Vestito alla campagnola, in giacca, la camicia colorata dal largo e comodo colletto, senza panciotto n cravatta, spiccava nellaria doro, in tutto il rigoglio della sua giovinezza sana e forte.
Albertina, nel vestitino di cotone turchino stinto, liscio e corto fino al collo del piede, in testa il cappellone a larghe tese e la grossa treccia a mezzo sfatta pendente sul dorso, camminava sorridente e leggiera, del passo svelto di chi gode del moto.
A un punto la fanciulla vide sbucare din fra le piante di grano turco, un agnellino nero, che le si piant dinanzi a belarle un desiderio incomprensibile, poi corse via a perdersi fra il verde. Senza pensare a quello che faceva, presa da subita smania, Albertina si cacci anchessa fra il grano turco e tent di inseguire la bestiola.
Albertina! Piet del grano le grid Alfonso. Oh! piet! piet!... Ritorna sul viottolo!
E stette sorpreso a vedere la cugina, che, a una certa distanza, sporgeva la testa din fra le pannocchie. Rossa, senza cappello, arruffata, coi capelli sciolti che le piovevano sulle spalle e sul volto, lunghi e caldi dai riflessi di rame, ella apparve tanto differente dal solito, che il giovinotto stette un momento a guardarla incuriosito, come se la vedesse allora per la prima volta.
Non posso uscire! disse la fanciulla. Le piante mi serrano dogni parte! Se mi muovo acciacco foglie e pannocchie!
Stai l! non acciaccare nulla! disse Alfonso senza scomporsi. Stai l, in prigione! Ci stai bene davvero! Ti si direbbe un fiore, un bello, bellissimo fiore!
Aiutami ad uscire! gli grid la fanciulla, che non aveva udito quelle parole.
Alfonso si cacci carpone nel campo e aperse un sentiero; poi prese la cugina per una mano e la trasse fuori, rispettando le piante pi che poteva.
Albertina apparve bella nel disordine della pettinatura e del vestito e la faccia tutta rossa. Ma ella si vergogn di quel disordine, e guardando il cugino in aria di scusa, arross vivamente.
Come sono conciata! mormor, dando unocchiata alla sua persona e buttandosi, con una mano, i capelli dietro della fronte.
Stai tanto bene cos, che non puoi credere! le disse il giovine. Stai cento volte meglio che agghindata come il solito; e lespressione di questo momento ti cambia affatto!... Non sembri pi quella di ieri, ecco!
Allora ieri devo essere sembrata assai antipatica al mio signor cugino! osserv con una nota acre la fanciulla.
Che vuoi? fece Alfonso stringendosi nelle spalle. A me piace la semplicit, specialmente nelle donne e pi particolarmente nelle fanciulle!... vorrei vederle sempre vestite alla buona, pettinate senza attorcigliamenti, senza pettini, n riccioli posticci! Le vorrei eleganti nella semplicit! le vorrei senza lombra dellaffettazione; desidererei che il loro linguaggio e i loro atti, fossero la schietta espressione della semplicit del loro mondo interiore!
A te piacciono le donne, le fanciulle, che non si curano della propria persona? che sono sciatte e sciammanate? Ti piacciono le fanciulle che non hanno un sentimento elevato, non unidea che le stacchi dalla generalit? chiese Albertina meravigliata e quasi scandolezzata.
Alfonso scosse il capo. No, non era questo. A lui piacevano le fanciulle vestite con garbo, ma senza fronzoli; con semplicit; quella semplicit da cui viene la vera eleganza. A lui piacevano le fanciulle educate finamente ed istruite; ma...., ma.... senza presunzione, senza affettazione.
Albertina arross vivamente sotto lo sguardo espressivo del cugino. Si annod in silenzio i capelli sulla nuca; con una leggiera spallucciata si cacci dintorno un certo imbarazzo in cui si sentiva avvolta dopo le parole di Alfonso, e propose di continuare il cammino.
Il villaggio splendeva nel sole raggiante e spiccava pittorescamente sul fondo verde della collina.
Oh! la campagna! sospir Alfonso con accento di ammirazione e di desiderio insieme.
Io preferisco la citt! mormor Albertina, lieta di esprimere un pensiero che certo doveva spiacere al cugino, dalle parole del quale si sentiva offesa. Io preferisco la citt!
Alfonso la guard col suo occhio profondo e indagatore e susurr come se avesse parlato a s stesso: E impossibile!... non  vero! non pu essere vero!
Tirarono via senza parlare, fino al villaggio. Alfonso aveva con atto impaziente strappato un ramoscello di robinia da una macchia di rimettiticci ingombrante il sentiero e messala in bocca ne masticava il gambo col pensiero assente. Albertina seguiva il cugino, lei pure assorta e seccata dalle parole del giovine, nelle quali aveva sentito unallusione, e un biasimo urtante con i suoi sentimenti e i suoi desideri. Che tipo! badava a dire a s stessa che tipo deve essere questo mio cugino!... Con tutta la sua giovinezza e i suoi studi, egli non capisce la donna moderna! La vorrebbe foggiata a sua fantasia; vestita secondo il suo gusto, educata e istruita secondo le sue idee o i suoi pregiudizi. Che tipo! Proprio nato fatto per la campagna e per i campagnoli!... Scommetto che si innamorer di una forosetta, la sposer e andr a vivere in una foresta!
Alfonso intanto, arrivato nel piazzale che si apriva davanti alla Chiesa, si era messo a sedere sopra una panchetta di pietra allombra di un immenso platano, che sorpassava in altezza le altre piante folte, fra la chiesa e il villaggio.
In fondo alla chiesa aperta si vedeva rosseggiare la lampada dellaltare maggiore, il sole passando attraverso i vetri colorati delle finestrette, segnava una striscia doro, mobile di polviscolo, nel mezzo della chiesa.
Alcune galline razzolavano fra lerba del piazzale, accacciata dal passaggio della gente; una capra, legata a un tronco, belava dando strappi alla corda che misurava i suoi passi; una vacche-rella seguita dal vitellino da latte pasceva tranquillamente scacciandosi dattorno le mosche con la coda; alcuni fanciulli e una ragazzetta, facevano a nocciolino, uscendo ogni poco in risate allegre; un vecchio passeggiava allombra, fumando nella pipa.
Era per tutto una gran quiete; dagli animali e dalle cose, spirava un senso di pace riposante.
Qui non si  assordati dal muggito dei tram n dallululato delle automobili! osserv Alfonso, volgendosi alla cugina che gli si era seduta presso.
Gi! fece lei, ostentando uno sbadiglio. E soggiunse:
Qui, uno che voglia assopirsi nel sonno, lo pu fare senza paura di essere disturbato!
Ma qui, uno che voglia e possa, ha libert di pensare e di raccogliersi anche fuori di casa, allaperto, senza paura di essere schiacciato dal tram o travolto dalle automobili! mormor Alfonso. E soggiunse: E poi qui c la bellezza vera, che attrae e parla un linguaggio alto!... La natura  un gran libro! disse fra s a mezza voce.
S! un libro che ha una sola pagina! susurr Albertina.
Alfonso la guard stupito. Aggrott per un momento le ciglia, poi sorrise lievemente, quasi mestamente; e in quel sorriso erano compatimento e compassione.
Ha pagine a milioni, il libro della natura! mormor. La vita umana non basta a sfogliarlo... Ma bisogna aver imparato a leggerle quelle pagine!
Ed io non ho imparato a tuffarmi in quella lettura, che davvero non mi invita n mi attrae!
Un momento di silenzio.
Alfonso si lev il gambo del ramoscello di bocca e parve assorto nella contemplazione del vitellino che sgambettava intorno alla madre.
Ma vitellino e vaccherella attiravano solamente i suoi occhi; il suo pensiero era altrove; e lo dimostr uscendo a dire: Povera cuginetta! come ti deve essere dura la vita qui, in campagna, lontana dalla citt che adori, in un ambiente tanto diverso da quello cui devi essere abituata!
Un lungo, espressivo sospiro della fanciulla accolse lesclamazione del giovine, che la guard con un sorrisetto fra lironico e il canzonatorio.
Ma Albertina, che teneva gli occhi bassi, non vide il sorriso; e con le mani incrociate in grembo, in aria di rassegnazione, pensava al dispetto che le sue parole dovevano fare al cugino e se ne compiaceva. Nel tuo famoso libro ci so leggere anchio! badava a dire fra s. Ma voglio che tu non lo sappia! mi piace di farti stizzire perch vorresti impormi i tuoi gusti, ed io... io mi sento in dovere di difendere la libert dei miei sentimenti e dei gusti miei propri!
Sotto il platano era una frescura deliziosa e profumata; una capinera gorgheggiava fra le rame; dal campanile scesero due piccioni dalle piume di un bellazzurro cangiante; volarono presso i due giovani, beccuzzarono, il maschio tub la sua dichiarazione damore con vezzi e inchini; la femmina si scherm e dopo poco spicc il volo nel mezzo del fogliame subito seguita dal piccione innamorato.
Dalla casetta parrocchiale, addossata a un lato della chiesa, usc il cane barbone, che correndo verso il villaggio, pass vicino ai due cugini, e davanti al giovine si ferm a scodinzolare abbaiando a scatti, in segno di festa.
Alfonso accarezz la bestia, che gli stropicci il muso contro le ginocchia.
E il cane di don Serafino! spieg alla cugina. Ci conosciamo da un pezzo. Non  vero, Fido?... E siamo amici, non  vero?
Il cane rispondeva con piccole voci espressive e con uno scodinzolare festoso strofinandosi alle gambe del giovine e facendo festa alla fanciulla, che si ritraeva in atto di ripugnanza.
Gi! gi, Fido! Lascia stare la signorina! non si toccano le signorine con le zampacce villane! e tu, povero Fido, sei un cane villano!
Bub! bub! bub!... Fido non protestava; per lui essere villano non aveva significato; esso sentiva lamicizia nellaccento del giovine; ed a questo ci teneva e questo lo metteva in festa. Bub! bub! Bub!...
Tutto intento al cane, Alfonso non avvert la venuta dalla casa parrocchiale della signora Marina, la sorella del parroco. Se ne accorse quando la donnina minuta e sorridente nel vestito scuro, con la capace paniera della spesa al braccio, gli pos una mano sulla spalla.
Oh! fece allora alzandosi. Oh!  lei signora Marina?
E le present la cugina, che pure si era alzata e scambiava il saluto con un inchino corretto.
Alfonso, vedendo la sorella del parroco guardare con una certa curiosit la cuginetta, spieg. Quella era Albertina, la figlia della sorella della mamma; la si aspettava da un poco, ella doveva sapere, poich in casa se nera parlato spesso. Albertina era venuta a tenere compagnia alla zia ed allo zio intanto che i suoi erano in America. In casa erano tutti felici della sua venuta; solo che la signorina si fosse addattata alla vita di campagna.
Oh! fece la donnina scandolezzata del dubbio. Oh! chi non si abituerebbe alla vita di campagna, che  cento volte migliore di quella della citt?... Allaperto, in mezzo ai campi, si gode buona salute e non si  soggetti a tanti usi, che non fanno altro che rubare il tempo! soggiunse. Vedr, vedr, signorina, che qui si trover benissimo!
Albertina ascoltava la donnina innamorata della campagna come il cugino, con un sorriso di indulgente compatimento.
Le piacciono i fiori? continu a dire la signora Marina.
A un cenno affermativo della fanciulla, con franca cordialit la invit, per quando ella avesse voluto, a visitare il giardino della casa parrocchiale, che era il pi bello e il pi ricco di fiori di tutto il paese.
I fiori del giardino della casa parrocchiale, erano una vera bellezza; la signorina avrebbe veduto!... cerano certe rose che rubavano gli occhi! poi, garofani, viole, fucsie, gelsomini, e giacinti, e tuberose e altro e altro!
La signorina non aveva che di andare a vedere per persuadersi. Don Serafino lavrebbe accolta con grande piacere; figurarsi! la nipote del signor Bardi e della signora Bianca che erano i suoi migliori amici! andasse, andasse la signorina e cogliesse quanti fiori le fosse piaciuto!
Albertina verr senza dubbio! rispose Alfonso; ed io laccompagner! Ma soggiunse Ella viene dalla citt ove di fiori rari e preziosi c sempre sfoggio; e non bisogna aspettarsi da lei lammirazione che ella si spetta, mia buona signora Marina!
Questa guard la fanciulla, che sorrideva senza nulla dire, con una specie di subita soggezione, tirandosi indietro di un passo, e disse:
Oh! la signorina far una distinzione tra i fiori di citt e quelli di campagna, che crescono senza la mano del giardiniere e vengono su senza tante cure, al sole e allacqua! Sono io che me ne incarico; ed io non ho mai studiato sui libri il modo di coltivarli!... La signorina li trover belli e prosperosi senza fare confronti, non  vero? chiese quasi timidamente.
Albertina assicur la signora che per certo ella avrebbe trovati magnifici ed ammirati i fiori della casa parrocchiale. Le cose belle davvero, era capace lei pure di ammirarle, dovunque le trovasse. Il sentimento della bellezza, a lei, non giaceva in cuore sonnolento o parziale come si poteva credere!
Aveva detto spicciccando le parole e guardando il cugino in modo da tradire il senso di offesa che egli laveva svegliato in cuore con lallusione ai fiori magnifici di citt.
E non vide nello sguardo di Alfonso lintimo piacere che gli procurava quella piccola ribellione, la quale poteva provenire da vanit urtata, ma anche da protesta contro uningiustizia; e se la fanciulla aveva sentito lingiustizia nelle sue parole, era segno che ella era capace davvero di comprendere la bellezza. E il sentimento della bellezza vera avrebbe modificato nel suo cuore le idee riguardo la campagna; chi sa che non finisse per innamorarsene?
Questi pensieri passarono come un lampo nel cervello del giovane intanto che la signora Marina salutava Albertina e si congedava da lui, incaricandolo dei saluti in casa.
Fido stette un momento indeciso; non sapeva se doveva seguire la padrona o rimanere presso lamico; ma una chiamata della signora Marina lo spinse a correrle presso dopo uno scodinzolamento di saluto ai due giovani.
Si ritorna a casa? fece Albertina avviandosi.
Alfonso la segu e tirarono via in silenzio. La fanciulla pensava che suo cugino doveva essere un famoso pedante; di quelli che non ammettono che i propri gusti e sono intolleranti verso quelli degli altri; e Alfonso badava a ripetersi, che la sua cuginetta, in fin dei conti, doveva essere una buona figliuola, ma un po guastata dalleducazione cittadina e dal sentimento ingombro di presunzione e vanit.
Ma, se  vero che lambiente corregge e modifica col tempo, la signorina si trov ad esclamare il giovinotto fra s in poco tempo la signorina cambier gusti e modificher le idee!
Il mio signor cugino pensava intanto Albertina pensa forse al modo di indurmi a vedere ed a sentire come lui! Ah mio bel cuginetto! il tuo nobile compito non sar certo facile!... Albertina non cambia facilmente le sue idee! o per lo meno non le palesa che quando vuole e a chi le piace!
La prese un fremito di ribellione. Albertina soggiunse fra s e s  capace di sentire ad un modo e di mostrarsi tuttaltra! come adesso per esempio, che ho lamaro dentro, che seguo i mie cari con dolore, e voglio parere allegra!
Si ferm sotto una folta robinia fra le rame della quale un uccellino gorgheggiava; e sprigion dalla sua gola una fuga di note nitide e sicure quasi a sfida delluccellino gorgheggiante.
Alfonso la guard stupito, arrestandosi pure sui due piedi. Unespressione di sincera ammirazione gli si distese sul volto e disse:
Non sapevo che tu avessi le perle in gola, cuginetta mia! E... me ne compiaccio! Anche per pap che adora le voci belle e ben educate!... Brava Albertina! soggiunse stendendole la mano, che la fanciulla prese nella sua con un sorriso.
Ah! mormor scherzosamente. Ah! mio serio cugino! la fanciullona che tu disapprovi e disapproverai spesso,  una vera scatola di sorprese!... vedrai, vedrai!
E usc in una risata squillante prendendo la corsa verso casa.
Quella sera Albertina si ritir nella sua camera imbronciata e di pessimo umore.
Si andava a letto presto alla Romita; si desinava alle sei, ora impossibile, da provinciali, da campagnuoli!
Dopo desinare, lo zio appisolava sul giornale, la zia calzettava e Alfonso strimpellava romanze e ballabili sul vecchio pianoforte dai tasti ingialliti e la voce rauca, da vecchia. Qualche volta lo zio la pregava di cantare ed ella si arrendeva al suo desiderio accompagnandosi alla belle meglio, poich se ella aveva imparato da una bravissima artista a cantare, non aveva mai avuto la pazienza di studiare il piano con costanza e coscienza; cos che strimpellava anche lei come suo cugino, purtroppo!... Se ci fosse stato almeno qualcuno di quelli che venivano in casa, capace di accompagnarla quando cantava!... Ma in casa non venivano, e non sempre, che Don Serafino con la sorella, il vecchio medico e il segretario comunale; tutta gente che adorava la musica, dicevano, ma che, non avrebbero saputo distinguere la famosa Santa Lucia dalla romanza di un autore squisito!... Senza la possibilit di fare un po di musica, senza lopportunit di scambiare due parole un po allinfuori delle solite banalit, le serate erano assai noiose per la povera Albertina, che per disperazione, era costretta di accettare la compagnia di quel pedante di suo cugino, come ella lo giudicava. Avrebbe potuto leggere e nei libri isolarsi e dimenticare; e lavrebbe certo fatto con immenso piacere; ma come fare se i libri che lo zio le forniva erano tutti di quelli capaci di far dormire dopo due pagine!... Nei libri ella cercava una risposta al suo proprio desiderio intellettuale, cercava qualche cosa che andasse daccordo con le sue aspirazioni, che le parlasse un linguaggio alto, che interessasse lanima sua. Ma quando siffatte letture mancano!... Cerano  vero, in libreria, i romanzi moderni, anche modernissimi; romanzi di autori che innamorano e simpossessano dellanimo di chi legge ed  capace di comprendere. Ma ella, di questi libri, non vedeva che il titolo dai vetri degli sportelli chiusi; e la chiave della libreria era quasi sempre nelle tasche dello zio. Pure qualche volta la chiave tentatrice veniva dimenticata nella toppa; e se ella avesse voluto.... Ma un sentimento di delicatezza laveva fino allora trattenuta dallabusare della dimenticanza dello zio. In seguito forse, chi sa? lo scrupolo avrebbe forse ceduto alla smania di tuffarsi in letture interessanti!... Per allora ella doveva accontentarsi dei libri che lo zio le permetteva di leggere; ed erano certi libri!... Figurarsi!... I Promessi Sposi I miei ricordi qualche volume educativo di Legouv, la traduzione in italiano del Vicario di Vackefielde; perfino LAllemagne di Madame de Stael!.. tutta roba vecchia, pesante, dalla morale rigida, noiosa, un seguito di predicozzi! Ma che cosa pensava suo zio?... Che ella fosse una bimbuccia, una scioccherella!... lei che stava per entrare nei diciannove anni ed aveva finiti i suoi studi con plauso?...
Ah! non bastava dunque quella vita solitaria, in campagna, volevano anche che si privasse della lettura amena, piacevole. E dire che ella era destinata a diventare scrittrice, magari autrice di opere famose!...
Intanto ella doveva accontentarsi dei libri concessi dallo zio; e leggerli se non voleva addormentarsi allora delle galline. Per quella sera non aveva voglia di scrivere. Aveva passato il pomeriggio a preparare conserve con la zia; conserve di ribes, di lamponi, di migliacche, di pesche; dieci vasi smerigliati pieni di succo profumato e gustoso; unabbondanza di tutto in quella casa!... Ma nella fabbricazione delle conserve, la sua mente non aveva certo avuto un momento di conforto; ella non aveva potuto spaziare un istante nellideale; e, come si fa a scrivere quando non c una preparazione nellanima?
Albertina sedette alla scrivania e aperse un volume di Legouv; scorse alcune pagine superficialmente con gli occhi soli, senza attenzione; sbadigli, chiuse il libro e ne aperse un altro, poi un altro ancora.
Dio! che noia! si trov a brontolare.
NellAllemagne di Madame de Stael cera un segno; lo aperse alla pagina segnata. I margini erano coperti di una scritturina minuta e chiara; la scrittura di Alfonso; ella la conosceva,
Veh! mio cugino che commenta Madame de Stael! mormor la fanciulla e prese a leggere con curiosit non disgiunta da un certo sprezzo.
Un giovinotto, un dottore in erba, che legge di questi libri mormor li legge e li commenta! soggiunse con un sorrisetto di compatimento. Punt i gomiti sul tavolo, si prese la testa fra le mani e lesse: Madame de Stael, fra le scrittrici francesi di merito, ottenne indubbiamente il posto pi eccelso; i pregi delle sue opere sono uneco di quelli dellanima sua. Era unanima generosa, accessibile a tutto ci che vha di bello, a ci che  conforme alla buona morale, a tutto ci che tende a nobilitare lumanit. Non si sa se pi ammirare la sua bella intelligenza aperta, espansiva, confinante col genio, come dice Schiller, e il suo cuore affettuoso e sempre pronto ai sacrifici, o la sua fulgida immaginazione. Ancora pi degna di ammirazione fu in lei lintima fusione fra lo spirito, il sentimento e limmaginazione, e lessersi sempre mostrata degna rappresentante del gentile suo sesso. La lettura delle sue opere stanca,  vero; ma ci dipende dalla sovrabbondanza delle sue idee, che scorrono copiose e fra le quali ella non si cura di fare una scelta. Di qui si capisce che il suo stile non  dei pi puri, poich ella scrive come certo doveva parlare, senza troppo curarsi della lima; ma non si pu essere troppo severi per un difetto che dimostra come ella non avesse mai nutrita nessuna pretesa letteraria e come desse poca importanza alla fama di autrice. Gli scritti di Madame de Stael vivono per la loro splendida verit. Altre donne le sono superiori come autrici e come artiste; ma n uomini n donne la sorpassano; pochi soltanto le sono paragonabili per elevatezza di sentimenti, per rettitudine e bellezza di pensieri.
Dopo di aver letto di un fiato il commento del cugino, Albertina tir gi le mani dalla faccia, e pure sorridendo fra s e s per lammirazione di Alfonso verso la vecchia autrice passata di moda da un pezzo, si trov a sfogliare il libro fino al primo capitolo e si tuff nella lettura di quel vecchiume, di quella roba stantia e noiosa. Quel capitolo trattava della vita e delle opere della grande autrice. E Albertina, che di Madame de Stael aveva solo un vago concetto fatto di pregiudizi e della pi completa ignoranza, senza volerlo, si interess della donna nobile e coraggiosa, per la quale fino allora non aveva avuto che ingiustificato disprezzo. Venne a sapere, che fino dalla prima giovent madame de Stael, si era esercitata nello scrivere.
Cos ho fatto e far anchio! disse la fanciulla a mezza voce. Chi vuol diventare qualche cosa ha da cominciare presto, soggiunse.
Fra le sue lettere lesse forte si trovano alcune lettere di Rousseau, che rappresentano il suo primo tentativo. Io continu a pensare Albertina di lettere che rappresentano i miei primi tentativi non ce nho ancora; ma far di tutto per averne!
Nel suo libro Dellinfluenza delle passioni sul benessere degli individui e delle nazioni ella si mostra, dice un critico, ci che sar per tutta la vita; un genio affettuoso e buono, che fa appello a tutte le buone facolt umane, le riscalda, le vivifica .
Vorrei si dicesse un giorno cos anche di me! desider la fanciulla. E riprese a leggere con interessamento. Seppe che la grande scrittrice, dopo di essersi fatta conoscere come donna politica e moralista, si era cimentata nel regno dellimmaginazione scrivendo il romanzo Delfina nel quale, togliendo di mezzo gli ostacoli che deve naturalmente sui primi passi incontrare una donna di animo eletto e quindi non troppo inclinata a piegare la testa al giogo delle esigenze sociali, a lasciarsi vincolare fra gli stretti limiti che la societ prescrive al suo sesso, ella aveva dipinto in fondo, se stessa.
Albertina sempre pi interessata della grande autrice, seppe di lei, che era stata esiliata dal console Bonaparte, perch nella sua casa si raccoglievano parecchi malcontenti; esilio che ella pass in parte nel suo castello e in parte percorrendo lEuropa. Fu in quel tempo che ella ebbe il grande dolore della morte del padre che adorava; perdita che ebbe per lei una benefica conseguenza; poich ella ne trasse argomento di credere alla vita futura e sent svegliarsi nellanima il sentimento religioso di cui non aveva avuto fino allora che un debole barlume. Ho pianto ed ho creduto! disse.
La biografia di Madame de Stael, interessava Albertina, che si propose di continuare la lettura il domani.
Non dir nulla delle mie impressioni al cugino! si promise. Sarebbe capace di farmi una predica intorno allautrice che egli ammira! e la sua predica avrebbe forse per me leffetto di strapparmi dal cuore la simpatia che comincio a sentire per Madame de Stael!
Chiuse il libro e si fece alla finestra per chiuderla.
Faceva cos tutte le sere; le piaceva prima di andare a letto di guardar fuori e di gustare la bellezza della notte.
Era appena piovuto, dopo una giornata grigia, dacqua. In tutto il giorno ella non aveva potuto uscire un momento; per questo le si era ingrossato dentro il malumore.
Laria spirava fresca e acremente profumata dalla terra inzuppata di pioggia. Da una finestra al lato estremo della villa, usciva un fascio di luce che segnava una striscia luminosa sul prato sottostante.
E la camera di Alfonso! pens la fanciulla. Egli veglia! forse legge o studia al tavolo ove  quellorribile teschio!
Fu presa da un brivido al ricordo della testa da morto che ella aveva veduto sulla tavola da lavoro di suo cugino.
Come si pu dormire, come si pu leggere e studiare con la compagnia di quellorribile cosa! pens.
Quellorribile cosa non doveva per immelanconire suo cugino, che proprio in quel punto usc a cantarellare con la sua voce baritonale, unallegra canzone popolare,
Bravo! non pot tenersi dallesclamare Albertina battendo le mani. Bravo!
La testa del cugino si sporse subito dalla finestra.
Ah, tu stavi a sentire? chiese allegramente.
S! e con piacere! hai una bella voce! Oh! un po di canto!... qualche cosa che fughi la noia! sospir, per far dispetto al cugino, il quale non ammetteva che ci si potesse annoiare l alla Romita, in mezzo al verde ed alle cose belle!
Veramente in quel momento, ella non sentiva proprio manco lombra della noia; si era distratta leggendo e si era piaciuta guardando fuori dalla finestra. Ma non voleva darla vinta al cugino, che le andava predicando i vantaggi della vita in campagna e le decantava il fascino dei campi e della libert. No! la soddisfazione di sapere che ella cominciava a star bene alla Romita ed a compiacersi di quella vita semplice, comoda e libera, ella non voleva assolutamente darla a quel pedante di suo cugino; un vero pedante nonostante la sua bella voce da baritono.
Mi hai tolta dalla noia con la tua canzone! disse sbadigliando con affettazione.
La noia  una brutta compagnia! fece Alfonso.
Orribile! rispose la fanciulla. Orribile quasi quanto il brutto teschio che tieni sul tuo tavolino!
Le rispose una risata. Poi subito:
Vogliamo scendere in giardino per una corsa al buio? propose.
S, s!
La proposta fu accolta con gioia; come una liberazione.
S, s, scendo subito!
Albertina non si era mai trovata di notte allaria aperta, fra le piante. Era una novit per lei. Si appoggi al braccio di Alfonso e, insieme infilarono il viale che menava gi nel vigneto e quindi nel bosco.
Quel silenzio, quelloscurit, che si scernevano appena i contorni delle piante, il fruscio delle rame, i susurrii, i suoni indistinti di quellora, di quel luogo, commovevano la fanciulla di emozioni non mai fino allora provate; qualche cosa di soave e di doloroso insieme, di calma dolcissima e di paura strana. Si stringeva al braccio del cugino abbandonandosi a quella vigorosa protezione, con inconscio desiderio di simpatia, di amicizia, di affetto.
Ti piace? le chiese Alfonso sottovoce.
S! le piaceva assai. Le si svegliavano in cuore sentimenti nuovi; quel silenzio era diverso di qualunque altro silenzio; quella solitudine non aveva riscontro con qualunque altra. S! le piaceva assai assai!
Dunque non  vero che tu non ami la campagna, che preferisci la citt? chiese il giovine con qualche ansia.
Albertina scosse il capo. Ella amava quel silenzio, quella solitudine, quel non so che di indefinibile che spirava in quel momento nellaria scura; quello amava; ma non gi la campagna con le sue occupazioni volgari, con lassoluta mancanza dogni scambio di idee.
Grazie! fece Alfonso piccato.
Albertina protest debolmente; egli non doveva aversene a male se gli parlava liberamente, cuore a cuore. Voleva forse che gli dicesse una cosa per laltra?... Insomma, no e poi no! ella non si sentiva fatta per quella vita! tutta occupazioni domestiche; pollaio, ortaglia, dispensa, bucato. Ella si sentiva riconoscentissima verso gli zii che lospitavano tanto generosamente, tanto gentilmente; ma sentiva che tutta lanima sua aspirava ad unesistenza assai diversa di quella.
Se non posso neppur leggere qui! usc a sfogarsi.
E disse al cugino dei libri concessi; roba da far dormire ritti; eppure in libreria cerano romanzi belli e curiosi che egli certo aveva letti e gustati. Romanzi, ella ne aveva divorati parecchi a casa sua, ove pap e mamma le lasciavano leggere tutto quello che voleva, fidandosi del suo buon senso e della sua rettitudine, che nessuna lettura avrebbe potuto intaccare. Ora, ella non era pi padrona di leggere quello che voleva; altri sceglieva i libri per lei come se fosse stata una bambina, una scioccherella qualunque!... E dire che ella aveva ormai finiti i diciottanni e che era uscita dalle scuole con il suo bravo diploma!
Alfonso stette a sentire la disfogata senza una parola di ripicco; e come ella ebbe finito, disse solo freddamente:
Pap  uomo superiore; e, se non ti concede la lettura di tutti i libri che vorresti leggere,  segno che cos va fatto!
Faresti altrettanto? chiese la fanciulla, fra lacre e lironico.
Ma!... fece lui ognuno ha le proprie idee e i propri gusti. A me, per esempio, piacciono le donne seriamente istruite, ma non desiderose di emozioni violenti e malsane, come quelle che dnno certe letture!
Albertina non rimbecc; si sent invece serpeggiare nel sangue un certo malessere. Suo cugino riprovava la sua smania per la lettura; come suo padre egli non doveva aver fiducia nel vantaggio educativo dei romanzi. Che cosa avrebbe egli detto se avesse saputo che ella stessa stava scrivendo un romanzo?... Si sarebbe per certo scandolezzato!
Per quanto anche Madame de Stael, oltre ai suoi famosi studi politici e sociali, avesse lei pure scritti dei romanzi; la Delfina, la Corinna, dovevano essere romanzi belli e buoni!... Ma venivano dalla penna di una grande autrice che il cugino ammirava; non erano roba duna principiante, di una giovinetta!... Ma se uno non tentasse di sfogare la foga delle idee che gli si raggruppano dentro, come si farebbe a conoscere le persone dingegno e magari di genio?... E chi poteva dire che ella non fosse una persona dingegno, e chi poteva sapere? forse anche di genio?... Del resto, Madame de Stael aveva anche lei cominciato presto a scrivere!... Ma ella era Madame de Stael!... Mentre lei... Si sent arrossire umiliata dal confronto; e per confortare la sua vanit, si ripos in questa conclusione: Alfonso non sapr che a cosa fatta; ed allora, leggendomi, trover forse che ho dellingegno come... come... Madame De Stael, forse... e, invece di scandolezzarsi, mi ammirer. Oh! potessi riuscire a farmi un nome, ad assicurarmi lesistenza! Essere scrittrice! Essere autrice!
Una folata daria scosse le rame di una robinia che spruzzarono dacqua la giovinetta e il suo compagno.
Bene! fece Alfonso, che aveva rispettato il silenzio della cuginetta. Bene! Questa spruzzatina servir a rinfrescare i bollori della fantasia.
Pareva che egli avesse letto nel cuore della fanciulla, che si sent amareggiata da uno sgradevole senso di mortificazione.
Torniamo a casa propose la fanciulla seccamente. E soggiunse: In campagna sono poco gentili perfino le piante!
Grazie! fece il giovine con accento pi triste che impermalito. Grazie!
Un inesplicabile senso di rincrescimento turb un istante il cuore della fanciulla, che si trov in lotta con se stessa.
Dico sempre delle cose spiacevoli confess piano strascicando le parole. Dico sempre delle cose spiacevoli, che mi devono far sembrare sgarbata e sconoscente!... Eppure, credilo, Alfonso! eppure non lo vorrei; forse non lo faccio apposta, credilo!...
Stette un momento in silenzio e poi soggiunse in un susurro:
Alfonso, vuoi tu perdonarmi?
Il giovine butt la cosa in ridere per quanto il suo riso tradisse una certa commozione. Ma che cosa le veniva in mente?... Ella doveva e poteva dire tutto quello che si sentiva di dire, che diamine! Non faceva forse lo stesso anche lui?... E poich le piaceva la campagna, perch avrebbe dovuto nasconderlo?... Tutti i gusti sono gusti e uno deve rispettare quelli degli altri, anche se sono assai differenti dai propri!... Ella non poteva soffrire la vita dei campi e la gente campagnuola?... Egli invece amava quella vita; per lui era la sola bella, la sola desiderabile; ed avrebbe voluto che anche lei se ne piacesse per non essere sacrificata, per godere completamente e ampiamente dellaria sana, libera, verde!... Ma poich a lei non piaceva perch avrebbe dovuto fingere? Oh! la sincerit prima di tutto!...
Dal folto di un platano, un usignuolo lanci improvvisamente nellaria, un trillo acuto. A distanza gli rispose un gorgheggio; cominci un duetto soavissimo di note delicate come sospiri, di fughe spigliate e eleganti; una musica di sentimento, che teneva il cuore sospeso e interessava il pensiero.
Albertina si era arrestata e stava ad ascoltare immota. Allultimo trillo, che mor nellaria come un addio si scosse mormorando:
Che canto?... Quante cose dicono quegli uccellini!... Altro che i poeti!
Nel bosco tutto  poesia! la poesia vera della natura!... Tutto  musica; musica di gorgheggi, di susurri, di gorgoglii, di fruscii misteriosi; la musica vera! fece Alfonso, come parlando fra s.
Tornarono a casa in silenzio. A pi della scala, prima di ritirarsi ciascuno nella propria camera, Albertina ringrazi il cugino e gli diede la buona notte.
Dormi! non ti annoiare pi per questa sera le augur il giovine.
Ah! non dormir cos presto! rispose la fanciulla sono tutta commossa dalla passeggiata, dal gorgheggio degli uccelli e... voleva aggiungere e sono disposta a scrivere un intero capitolo del mio romanzo!... Ma si trattenne e mormor: E... fantasticher.
Bada, cuginetta! fece Alfonso fra il serio ed il faceto. Bada Albertina! la fantasia  una compagnia assai pi temibile dellinnocente testa da morto che sta sul mio tavolo da lavoro. Abbandonarsi alla fantasia  quanto lasciarsi andare in balia dun cavallo imbizzarrito, che trascina allimpazzata e mena magari incontro a pericoli terribili!
Tu non fantastichi mai? gli rispose la fanciulla interrogandolo.
Me ne guardo! ma se mi avviene, se qualche rara volta mi trovo con la testa fra le nuvole, mi scuoto e torno gi nel paese della ragione.
Gi! tu devi fare il dottore! il medico! Ed il medico, guai a lui e agli altri se non ha la testa a casa!... Ma io... io...
Tu diventerai una buona madre di famiglia, e la madre di famiglia, guai a lei ed agli altri se si smarrisce nelle fantasticherie!
Chi ha detto a te chio voglia diventare madre di famiglia? usc a chiedere con vivacit la fanciulla.
Che cosa intendi di diventare, allora?... Vuoi rimanere zitella?... Aspiri alle glorie dellarte?...
E se cos fosse?
Il giovine fu colpito dal vivo rossore e dalla veemenza che accompagnarono queste parole. Guard fissamente la cugina; una espressione di contrariet, quasi di dolore gli pass sul volto leale; si inchin balbettando la buona notte e tir via per alla volta della sua camera.
Sola nella cameretta sua, Albertina prov un senso inesplicabile di malcontento e quasi di rimorso. Si rivedeva davanti agli occhi il volto del cugino fatto ad un tratto triste e ricordava il suo sguardo espressivo, che diceva tante cose. Diceva, per esempio, che egli non approvava il desiderio, che forse le aveva letto in cuore. Per certo egli non doveva approvare unaspirazione che la doveva togliere e staccare dalle faccende domestiche e dal ristretto ambiente della famiglia. Per quanto giovine, di bellingegno e simpaticissimo, (poich egli era assai simpatico) Alfonso non capiva la donna moderna, aspirante a qualche cosa di pi elevato che non siano le misere cure della casa. Non capiva, no; e siccome ella era sua cugina, lavrebbe voluta foggiata secondo il suo gusto. Niente fantasticherie, niente desideri che varcassero la soglia della casa. Ed ella, stupida, oca, imprudente, aveva tradito la sua interna aspirazione, con la pronta risposta, il rossore, limpeto.
Fui proprio sciocca si rimprover. Non ho ancora imparato a nascondere dentro di me i sentimenti che non tutti possono comprendere e che molti non condividono e riprovano!
Dalla finestra aperta entrava laria fresca della odorante terra bagnata. Albertina vi si affacci; non aveva sonno; avrebbe vegliato ancora un poco. Punt i gomiti sul davanzale e si serr le tempia con i pugni.
Dalle nuvole qua e l squarciate, si vedevano punteggiare le stelle lucenti; gi, in fondo, la luna, dietro un gruppo di nuvolette mobili e dalle forme bizzarre, diffondeva un vago biancore latteo; misteriosi susurri e fruscii e gorgogli dacque lontane, animavano di suoni flebili la solitudine silenziosa.
Albertina guardava ed accoglieva il senso di intimo, fine piacere che il silenzio e la notte piena di fascini indefinibili, le andava insinuando nellanima.
Alfonso ha ragione! si trov ad ammettere Alfonso ha ragione! La notte qui  magnifica e la campagna parla al cuore un linguaggio elevato e nobilissimo! Forse il libro della natura  davvero sublime come pensa mio cugino!... Forse a chi lo sa leggere dice cose interessantissime, come sostiene Alfonso!... Se non dovessi, per coerenza, per dignit ed anche un poco per puntiglio, sostenere la mia antipatia per la vita di campagna, quasi quasi mi ricrederei col signor cugino! Ma egli potrebbe pensare che il mio cambiamento di idee possa provenire da lui, dai suoi predicozzi e forse, chi pu sapere?... dal risveglio di un sentimento mio per lui!... Sono cos fatui i giovinotti!
Qui si sent scottare le tempia sotto le mani. Una voce interna laveva fatta arrossire.
Hai troppa fede nei tuoi vezzi, Albertina! le susurrava la voce. E sai bene che tuo cugino non ha per te che un po di affetto fraterno e nulla, nulla pi!... E poi, continuava la voce e poi egli ha della donna un ideale assai diverso da quello che tu possa avergli inspirato!.. Ah! fanciulla! saresti forse tu stessa un pocolino fatua?
Un pipistrello vol dalla grondaia e travers pesantemente laria davanti ad Albertina, quasi a toccarla.
Ella si ritrasse con un senso di ribrezzo, poi si riaffacci; i suoi occhi corsero a cercare la finestra della camera di suo cugino, da cui usciva un fascio di luce elettrica.
Lavora davanti al suo orribile teschio! pens. E soggiunse a mezza voce: No! no! mio bel signore! mio caro dottorino in erba! No! non  vero che la compagnia della fantasia sbrigliata sia peggiore di quella del tuo spaventevole teschio!
La fantasia, mio caro signor cugino, trasporta in un mondo ideale, bello, desiderabile, mentre la vista del tuo teschio d brividi di ripugnanza e fa pensare alla morte, al distacco da tutto e da tutti, allorribile cosa che si diventa dentro la tomba! Brrrr!
Chiuse la finestra e si svest. Non aveva sonno ma si sentiva stanca. Sciolse i capelli, che le caddero intorno a coprirla di un manto ondulato e lungo fino alle ginocchia; e cos, in camicia da notte, si guard nella specchiera e sorrise. Era bella davvero, la figurina alta, snella, dalle braccia nude e le spalle scoperte, che la specchiera le mostr.
Non sono brutta! esclam. Non sono proprio brutta! E cos, avvolta nel manto di capelli, sembro una fanciulla da romanzo! Nel mio romanzo descriver me stessa!
Studi alcune pose; si vide in atteggiamento altiero, da regina; volle parere una Saffo, una piangente, una civettuola; si pose in ginocchio in atto di preghiera, con le mani alzate e la faccia supina; si mise ritta in atto di sdegno e volle esprimere amore con il sorriso e lo sguardo. Poi, ad un tratto, usc in una risata, si tolse dalla specchiera, si annod i capelli sulla nuca e si cacci sotto le coltri.
Alfonso! cugino mio! La fanciulla che non divide i tuoi gusti, non  punto orribile! disse e... e... non somiglia certo il teschio che ti sorride, (dello spaventoso suo sorriso tragico), dal tuo tavolo da lavoro.
Alfonso!... Alfonso!...
La prendeva il sonno; mormorava il nome del cugino nel dormiveglia, senza rendersene ragione.
Se il giovine dottorino in erba, avesse potuto vedere nel sonno la cuginetta, si sarebbe meravigliato e forse commosso nel sentire dalle sue labbra rosse, atteggiate al sorriso, uscire, in un soffio, il suo nome.
Alfonso! Alfonso!
Ma, punto fatuo, egli non avrebbe certo pensato che il nome suo, venisse dal profondo del cuore della fanciulla accompagnato da una sommessa nenia di inconsci desideri, speranze e nascente simpatia.
Egli, in quel momento, con gli occhi fissi nel libro aperto, davanti allorribile teschio, si proponeva di studiare. Ma il suo pensiero invece di seguire le righe, si arrestava dinnanzi la snella alta figurina della cuginetta; ne accarezzava le linee giovani e pure, il bellissimo volto espressivo, gli occhi cupi e accigliati nel momento in cui fissandolo, gli faceva intravedere una malata, folle aspirazione.
Aspiri alle glorie dellarte? egli le aveva chiesto.
Ed ella: E se cos fosse? aveva risposto con petulanza.
Il giovine scosse il capo; e guardando al teschio dalle vuote occhiaie e il sorriso macabro, esprimente la vanit dogni cosa, si trov a mormorare:
Le glorie dellarte!... Sogni!... Pazzia!
Si tolse dal tavolo e si fece alla finestra. Nessuna luce veniva dalla villa. Dormivano tutti; anche lei, che nel sonno, vedeva forse il bugiardo miraggio di un avvenire di emozioni fatte di amarezze, di delusioni, forse di dolore!
Povera fantastica, bella creatura! susurr allaria scura avvolgente le cose in un manto misterioso. Povera ribelle al sentimento della bellezza vera, al cui fascino resiste con linesplicabile ostinazione del bimbo capriccioso, guastato dalla cieca condiscendenza e forse da mal diretta e trascurata educazione!
Un gufo bubil il suo verso a poca distanza; gli rispose una strido di civetta insieme con un improvviso fruscio di erbe disturbate da corse e fughe e inseguimenti di bestiole notturne.
Dalle nuvole squarciate, la luna occhieggiava din fra il vapore latteo in strane forme condensato.
Un raggio bianco eman dal bel faccione velato, scese a segnare una striscia argentea sulle cose dormenti e baci una parte della villa, dove si apriva la finestra della camera dAlbertina.
Il giovine ebbe la visione della giovinetta addormentata, le braccia nude abbandonate sulla rimbeccatura del lenzuolo, il volto calmo e sorridente spiccante fra i capelli artisticamente sciolti e sparsi.
Sei bella, Albertina! si trov a pensare sei bellissima!... ma troppo fantastica e cocciuta... ma troppo lontana dal vero!
Albertina allamica Ada.
Cara!
Mio cugino se n andato;  tornato allUniversit per seguire i suoi studi, che stanno per finire.
Sai che cosa mi ha detto prima di montare in carrozza?... Mi prese per una mano e guardandomi fisso negli occhi:
Cuginetta mia! mi susurr piano, che io sola potessi udire Cuginetta cara! bada di frenare la fantasia, che  un cavalluccio un pocolino bizzarro; e ascolta invece un po pi la voce del tuo cuore, che  buono e saggio!
Non ebbi il tempo di rispondergli; se lo avessi avuto lo avrei fatto con un bravo ripicco.
Alfonso  strano; egli vorrebbe che tutte le donne, fossero massaie; tutte le fanciulle altrettante pecore o tortorelle dolcissime e stupide. Egli chiama fantasia sbrigliata laspirazione a qualche cosa che non sia bucato, cucina, conserve, conti di cassa; chiama sciocchezze un nastro, un braccialetto, un gingillo, che valga a rompere la monotonia dun vestito troppo semplice, a dar risalto al colorito del volto, a favorire leleganza. Io non lo capisco questo mio robusto o alto cugino, che ama lo studio, adora sua madre, rispetta e ammira il padre, va a Messa la domenica come un fanciullo,  allegro e ridanciano,  qualche volta chiassone, ed ha per sola ambizione la speranza e il desiderio di fare il medico in campagna. Una famiglia concorde e legata da vincoli stretti di affetto e di rispetto, una casa comoda, sana e bella, dei campi, delle piante, della gente che vi vuol bene e che si abbia la fortuna di poter aiutare nei bisogni e di consolare nelle traversie, che cosa desiderare di pi? egli suol dire. E la zia gongola di gioia a sentirlo esprimere queste idee, che non volano certo pi su del comignolo del camino di sopra il tetto, e lo zio lo guarda con evidente e tenera approvazione.
A me pare, che invece di approvazione e di sguardi carezzevoli, mio cugino, che  giovine di ingegno, avrebbe bisogno, quando dice e ripete le sue meschine aspirazioni, a me pare, che egli avrebbe bisogno di una voce un po forte, un po autorevole, che gli elevasse le idee impicciolite forse dallambiente e dallabitudine, e gli facesse vagheggiare una meta pi brillante di quella modestissima del medico di campagna.
Ma io sono una stupida a dire a te queste cose! a te, che come mio cugino, ti accontenti di cos poco e hai lambizione in conto di unanomalia!... Difatti, tu ti accontenti della vita di maestra in un collegio; anzi, te ne piaci. A leggere le tue lettere ti si direbbe la creatura pi felice del mondo. Mi vogliono bene tutti; maestre e scolare; faccio il mio dovere; guadagno abbastanza da provvedere a me e da aiutare la mia povera cara mamma, e non desidero pi in l! E stupefacente questo tuo accontentarti di cos poco!... Alle volte, quando mi sento a disagio coi desideri e le speranze che mi gonfiano il cuore, alle volte, pure non approvandola, invidio a te e a mio cugino la fortunata modestia di aspirazioni. Ma non tutti sono fatti ad un modo, pur troppo!... Ed io mi dibatto continuamente fra il malcontento, i desideri e le speranze irraggiungibili e irrealizzabili! Mi dibatto, mi mortifico e spesso soffro; spesso anche tento di castigare speranze e desideri; di abbassarli al terra terra, di soddisfarli per mezzo delladattamento alla vita tutta e unicamente pratica. Ma  impossibile; no, e poi no! le faccende domestiche, la cura del guardaroba, la cucina, leconomia, lorto, la dispensa, non bastano a riempire il mio cuore e la mia mente; le piante, lacqua corrente, i fiori, lo schiamazzare delle galline, il cantare dei galli, il belato, il muggito delle bestie sparse per i prati e i campi falciati, non hanno potere di distrarmi n di divertirmi. Non mi piace la vita dei campi; tu lo sai; te lho sempre detto; la campagna non mi  mai piaciuta o mi ha interessata solo per pochi giorni, per qualche ora.
Se mi dicessero che devo rimanere qui per sempre, credo che mi dispererei. Voglio vivere la vita della citt, io! per quella mi sento fatta, quella desidero; e in citt io torner, anche se pap e mamma con Titina prolungheranno la loro assenza in America. Torner in citt; capace di guadagnarmi lesistenza con onore, con mezzo nobilissimo. Oh! essere scrittrice! autrice! lavorare con la penna! vivere del frutto del proprio ingegno e magari con lingegno diventare capace di aiutare i miei cari! richiamarli dal paese lontano! bastare io a tutti e per tutto!... Scuoti il capo? ridi ai sogni di cui la fantasia mi rende capace?
Tu non sei altro che una sognatrice, una fantastica incorreggibile! Questo tu mi hai detto e ripetuto varie volte; e torni a dirlo adesso crollando la testa e sorridendo con indulgente compatimento.
Io non sono altro che una fantasiosa! Forse tu hai ragione, Ada! E come te, deve avere ragione mio cugino quando mi mette in guardia contro questa povera, incompresa e disprezzata fantasia!... E dire, che tutti o quasi tutti, noi viviamo di immaginazione, di ammirazione e di sentimento! E dire che le illusioni sono per la maggior parte degli uomini, costanza, forza e sprone alla volont!... Come i fanciulli, noi, in generale, camminiamo in mezzo alle illusioni, e come loro, non vogliamo siano turbate n offuscate. Il fanciullo adora le fole e le storie di battaglie, di eroismi, di fatti impossibili. I libri fantastici sono i veri amici dellinfanzia ed hanno su di essa una potente influenza. E al pari dellinfanzia, ladolescenza, la giovent, let del giudizio e perfino la vecchiaia, per necessit naturale o per bisogno di conforto e di sollievo, si staccano spesso dalla realt incresciosa e non di rado dolorosa, per tuffarsi nei sogni tessuti dalla pietosa fantasia. La fantasia colora, abbellisce, d ali al pensiero, illumina e riscalda il sentimento. La fantasia  raggio che rischiara la esistenza,  motore che porta verso mete vagheggiate,  sole che riscalda e impedisce lassideramento,  zeffiro che rinfresca,  canto da sirena,  musica riposante e consolatrice. E voi, gente tuffata nella monotonia della praticit, voi, galline razzolanti fra la terra degli angusti cortili dai limitati confini, voi miopi, voi dalle ali tarpate, non vedete in essa che minacce misteriose, pericoli morali, una nemica del buon senso, un cavalluccio imbizzarrito. Ah! poveretti voi! poveretti voi! che vivete nellombra, che vi rattrappite nei piccoli spazi meschini!
Ridi?... mi rispondi con un ritornello dei soliti epiteti?... Pazzerella, bizzarra, fantasiosa?....
Ridi pure; ma lascia che ti ripeta che io ne ho assai della campagna; fin sopra gli occhi ne ho! Gi, lo ripeto, la campagna a me non  mai piaciuta o lho ammirata solo per poco; un giorno, unora!
Voglio tornare in citt! ma libera e capace di assicurarmi lesistenza. Oh! essere scrittrice! autrice!... lavorare scrivendo; vivere del frutto del proprio ingegno!
Ieri sera ho ripreso il mio romanzo; ho buttato gi dun fiato un intero capitolo. Stamattina, rileggendolo ad alta voce, mi pareva impossibile che fosse proprio cosa mia. Scriver alleditore amico di pap; gli mander la prima parte del romanzo. Oh se egli lo giudicasse degno di essere pubblicato! pubblicato subito!...
Il difficile sar di impostare il manoscritto; le lettere  lo zio che le mette alla posta; e quelle che si ricevono vengono buttate dal postino nella cassetta di fondo il giardino, appena dentro il cancello. Bisogner che io trovi la maniera di fare le cose a modo senza farmi scorgere.
Intanto me ne sto con la speranza e la titubanza in cuore. Oh se davvero il mio romanzo fosse accettato, pubblicato e levasse rumore! oh se si finisse per chiamarmi illustre, come... come, per esempio, la Georges Sande, la Georges Elliot e altre ed altre autrici straniere e italiane!... Che direbbe allora il mio signor cugino?... Che direbbero il babbo e la mamma?...
Potrei anchio guadagnare! forse molto potrei guadagnare e richiamare i miei cari dallAmerica!
Si tornerebbe nella vecchia casa di citt; la casa sarebbe raffazzonata, abbellita, e... e...
Ti vedo ridere fino alle lagrime. Ah tu mi vuoi smorzare i bollori della fantasia? mi richiami alla memoria quella tal favola di La Fontaine, che abbiamo studiato insieme, quando si era piccole: La laitire et le pot au lait?... La ricordo anchio, sai, la famosa favola, e rido con te. E ricordo anche le assennate parole di mio cugino, il mio saggio cugino! Bada di frenare la fantasia, che  un cavalluccio assai assai bizzarro!
Che la mia fantasia sia davvero una bizzarria bella e buona ed abbia davvero bisogno di un freno?... Che mio cugino abbia ragione?... Vedremo in seguito; intanto, io mi lascio guidare dal mio buon genio; il misterioso genio che guida le azioni umane ed illumina di un raggio luminoso i suoi prediletti. E chi pu dire che io non sia una prediletta del genio, che inspira e protegge gli autori e specialmente le autrici?
Finisco; perch altrimenti sono capace di riempire unaltra pagina di... di ridicolaggini! via!
Ciao, Ada! Spero di darti presto notizie del mio romanzo. Vivi felice nella tua scuola, nel tuo collegio, fra maestre e scolare. Oh te fortunata, che ti accontenti di poco e non sciupi desideri e speranze nella fatica dei voli impossibili! Ma da che si sono inventati gli aereoplani, i voli pi non sono impossibili; peccato che la famosa invenzione abbia aumentato il pericolo delle cadute; e quali cadute!
Ancora ciao, cara!
Tua Albertina.
Scriveva e scriveva; la mattina appena alzata, la sera alla luce della lampadina elettrica; lungo il giorno, tutte le volte che poteva, senza togliere il suo aiuto alla zia. Si staccava dalla scrivania, intontita, con le membra rattrappite, lanima spossata. Rileggeva quanto aveva scritto, a voce alta, passeggiando per la camera, beveva le sue parole, si inebriava alla musica delle sue frasi, si inteneriva alle descrizioni delle scene da lei stessa immaginate.
E viveva affannosamente di una vita bugiarda, malata. Ubbidiva agli ordini gentili, quasi timidi di sua zia, con la rassegnazione di un condannato. A vederla darsi attorno per la cucina e per le camere, in aria trasognata, si sarebbe detta una vittima.
Le due donne di servizio, invecchiate in casa, dicevano fra di loro, di lei che non aveva gusto per le faccende domestiche e che forse le disdegnava.
La zia, povera donna, che la trattava come se fosse stata una vera figliuola, non sapeva rendersi ragione dello strano contegno della nipote, che pure mostrandosi sempre premurosa e riguardosa, aveva laria di fare le cose per forza, senza il pi piccolo slancio, senza lespressione del pi lieve piacere.
Che cosa pu mai avere? chiedeva la buona donna al marito.
Mah!...
Il bravuomo non riusciva a capire; e finiva per concludere fra s e s, che per certo Albertina doveva sentirsi isolata; le doveva mancare la compagnia delle fanciulle della sua et. E aveva ragione, povera figliola! n lui, n sua moglie potevano essere una compagnia adatta per una giovinetta di diciottanni!... La cosa era chiara, lampante; la vita condivisa con un vecchio topo di libreria, come lui, e con una massaia di nullaltro curante che della famiglia e delle cose domestiche, come sua moglie, non doveva, non poteva essere gaia n interessante per una fanciulla!... E poi ella era abituata a un altro ambiente; egli capiva e compativa. Alle fanciulle nate e cresciute nelle grandi citt, le occupazioni e i piaceri della campagna non possono sempre tornare graditi! egli comprendeva e compativa; ma come fare?
Alfonso, quando tornava a casa, ogni sabato, per ripartire la domenica, si faceva in quattro per divertire la cuginetta, impensierito anche lui da quellaria stanca e spesso desolata e dallo strano bagliore di quegli occhioni espressivi.
Che hai? le chiedeva qualche volta con interesse.
Ella lo tranquillava tosto con un sorriso e una risatina, facendosi per rossa fino ai capelli e animandosi l per l, nella tema che il cugino potesse indovinare la verit e mettere in canzonella le sue velleit letterarie, o compatirla con una di quelle scrollatine di capo, che ella ben conosceva.
E una volta sola, si scusava della dissimulazione colla conclusione: Quando sar celebre, non potr pi beffarsi di me e dovr pur finire per convincersi, anche lui, che la donna pu aspirare a pi alti destini che non siano quelli di badare al bucato e dellaccudire alle faccende domestiche.
Albertina si annoia! pensava Alfonso con un sentimento di mortificazione.
Mio cugino non capisce nulla! diceva la fanciulla fra di s; egli non mi legge in cuore il malessere che si impossessa delle immaginazioni ardenti, quando sono costrette a piegarsi miseramente a una vita tracciata da meschini doveri; incomoda nebbia che nasconde lorizzonte luminoso cui sono portate.
Il giovine infatti non capiva; non sapeva rendersi ragione dellinquietudine e del bisogno di solitudine che non sempre la cuginetta riusciva a nascondere e che non era altro che un prepotente bisogno di manifestare esteriormente i pensieri intimi, che lagitavano. Il timore di non raggiungere la mta, che sognava, il cruccio di pensarsi per sempre condannata alloscurit ed allinazione, la angustiavano e smorzavano il suo amor proprio. Oh, quel dover sacrificare allo stato di congetture ci che, secondo lei, avrebbe potuto realizzare, se lambiente e lopportunit lavessero aiutata!... Ma laria che l respirava, pure essendo materialmente sana, non era certo quella che ci voleva per rinvigorire con dellossigeno intellettuale, la sua potenza creatrice... E la gente con la quale viveva, non aveva certo la facolt di comprenderla n di animarla al lavoro letterario che lattirava con un miraggio luminoso!
Ma la povera, fantastica fanciulla avrebbe avuto bisogno per il suo meglio e per sgombrarle dinanzi una via abbellita da fallaci illusioni, avrebbe avuto bisogno della convivenza con una persona accorta e abile, che sapesse accarezzare, pure riprovandole internamente, le sue fatali aspirazioni. Una persona, che fingesse di approvare le sue pazze speranze e di dividere i suoi desideri; che si adattasse alla parte, suggerita dal buon senso e dalla piet, di confidente e magari anche di pubblico, per tentare, senza parere, di combattere i due nemici dei sognatori; lorgoglio per ci che si credono capaci di fare e il rammarico di ci che non fanno. Con questi artifizi solamente, uno avrebbe potuto arrestare il male nel suo progresso. Ma la povera Albertina, l in casa dei suoi generosi parenti, se era circondata da sincero affetto e da previdenti premure, non poteva certo avere laiuto morale di cui avrebbe avuto tanto bisogno. Lo zio, non immaginando le sue segrete aspirazioni, attribuiva a tuttaltro lespressione del suo inquieto malessere morale; la zia, seria e sincera, devota fino allesagerazione al suo dovere di moglie, di madre e di massaia, mancante di quella espansiva e intellettuale vivacit che attira la confidenza, per certo, non sarebbe riuscita a leggere nellinterno della nipote e correggerne le dannose tendenze. In quanto a Alfonso, se pure qualche volta indovinava nellanimo della cugina, i desideri malati e la lotta non era tale da sapere a forza di ingegnose attenzioni e di delicate previdenze, attirarsi insensibilmente la confidenza della fanciulla, che intanto, sola a sperare, smarrita nel ginepraio di pazze aspirazioni, sempre pi si ripiegava su s stessa, staccandosi da tutti, soffrendo della solitudine morale, cui sentiva di assoggettarsi come a una condanna.
E in tali condizioni, la povera fanciulla, si abituava sempre pi a chiudere il cuore, che si sentiva incompreso e quasi offeso da una trascuranza immaginaria.
Aiutava la zia con passiva ubbidienza; dava una mano alle domestiche con rassegnata condiscendenza, rispondendo alle domande, qualche volta lasciandosi andare a qualche scatto di allegria, che secondava per nascondere il suo increscioso stato morale.
Esciva ogni giorno e faceva lunghe passeggiate, piacendosi della solitudine che ella popolava di fantasmi: e la sua immaginazione, eccitata dallozio e dalla solitudine, animava il pittoresco paesaggio di tutto ci che mancava alla sua vita. Allaria che le rinfrescava le tempia, ella chiedeva limpiego nobile e utile delle sue facolt inattive; alle nuvole nuotanti in bizzarre forme, nello spazio, chiedeva nuovi slanci alla fantasia; lerba, le piante, i fiori, i vaghi suoni della campagna, tutto si accordava a parlarle un linguaggio, che ella sola sentiva e comprendeva, che solo inteneriva il suo mondo interiore. Ma quando rientrava nella villa degli zii, presso la buona massaia che lumiliava col suo conversare terra a terra, con la totale assenza dogni ideale, la povera fanciulla cadeva dallalto delle sue chimere nellarida realt. La caduta la piombava nellabbattimento; e labbattimento la rendeva pi che mai silenziosa e prestava ai suoi atti e al suo contegno unaria di stanchezza, che impensieriva e avrebbe offeso i generosi parenti che la ospitavano, se essi non fossero stati infinitamente buoni e indulgenti.
Quel giorno, dopo aver scritto per due ore di seguito, si tolse dalla scrivania con un prepotente bisogno di moto. Chiuse il manoscritto nel tiretto della scrivania, si ravvi i capelli davanti alla specchiera, stacc dallappiccagnolo la cappiera di lana bianca da lei stessa fatta alluncinetto e scese.
Zia! disse passando per il vestibolo ove la gentile donnina stava chiacchierando con un vecchio del paese. Zia! se non ti occorre nulla vado a fare una paseggiata!
Ed io vengo con te! disse una voce giovanile dallo studio aperto dello zio.
E Alfonso apparve, sorridente e lieto della sorpresa che lesse in volto alla cugina.
Vengo con te, se permetti! soggiunse stringendo la mano che la fanciulla gli porse.
E spieg. Quel giorno, pure non essendo sabato, egli aveva potuto venire ad abbracciare pap e mamma. AllUniversit erano successi dei disordini; si erano sospese le lezioni, chiuse le aule. Egli, che non approvava il motivo del disordine, se lera svignata. Che fare infatti, in mezzo a una quantit di giovinotti, che non volevano intendere ragione?... che forse anche si piacevano di quello stato di cose, che procurava il mezzo di fare un po di chiasso, di ozieggiare e sfogare la smania delle piccole rivolte?... Egli non era di quel numero; anzi; insieme a parecchi altri, si seccava dalla sospensione delle lezioni. Perci se nera tornato a casa.
Spieg in brevi parole e fin baciando la madre sui capelli, in volto; una pioggia di baci come soleva sempre.
Vengo con te! ripet rivolto alla cugina. Si va al monastero, che non hai ancora veduto e merita di essere visitato. Vuoi?... Vedrai un paesaggio... un paesaggio spirituale, ecco; pieno di raccoglimento, di una dolcezza pura!... Andiamo! vuoi?
Albertina voleva certo e rispondeva con piacere allinvito. Pure non accordandosi con le idee del cugino, pure sentendosi spesso da lui punzecchiata, ella aveva cara la sua compagnia; non fosse altro per il gusto di rimbeccarlo; voleva far credere a s stessa. Ma in realt, ci che lattirava verso Alfonso, era una sana simpatia per il suo carattere sereno, aperto e leale; era il fascino della giovinezza gaia e nello stesso tempo nudrita di studi seri e utili; era la ragionevolezza, che sempre urtava contro la sua natura di sognatrice, ma che, ci malgrado, le metteva nellanimo un senso di rispetto e di quasi incosciente, muta adesione.
Buona passeggiata, ragazzi! augur lo zio dal suo studio.
La zia accompagn fin sulla soglia il figlio e la nipote. E questi, via lungo il viale del giardino, a capo del quale si apriva il cancello duscita.
Era spiovuto da poco. Il sole, mal nascosto nelle nuvole giallognole, ravvivava la campagna con chiarori blandi, luceva sulle foglie umide, sullerba, sugli ultimi fiori.
Parlando del pi e del meno, ridendo, scherzando, i due cugini camminavano spigliati e svelti, seguendo dapprima lunghia di basse collinette, dai fianchi folti di piante cui lautunno cominciava a regalare vive tinte giallastre e rossicce. Attraversarono un gruppo di casette raggruppate sullargine del fiume, passarono villaggi e sparsi casolari, corsero una serpeggiante stradicciola vagabonda nel piano, fra praticelli, frutteti e vigneti, piegarono per il viale fiancheggiato di platani, che rade un fianco deserto di collina.
Dal viale, entrarono nello stradone, che finiva l dove si innalzava la fosca cintura del vecchio monastero abbandonato; melanconico monumento, costruito sopra una compagine di pietre grigie, con la torre merlata, verde di piante, e paretarie, ribelli e vive come il pensiero bizzarro seguente il capriccio, abborrente ogni imposizione educativa.
Di fronte alla fosca cintura e alla torre merlata, Albertina si ferm, commossa dalla scena, quasi in attesa di una voce misteriosa che uscisse dallinterno del monastero cintato e dicesse cose poetiche, belle e impressionanti.
Ti piace? le chiese Alfonso in un susurro, anche lui commosso e quasi timoroso di turbare con la parola, lemozione della cuginetta.
Ti piace?
Oh, tanto! tanto! rispose la fanciulla in un soffio, stringendosi le mani al petto.
Vedrai il monastero! soggiunse il giovine. Udrai la voce divina che l si fa sentire a chi vuole e sa ascoltarla! e dice cose che vanno allanima... Vedrai.
Si incamminarono verso lentrata del monastero, che si apriva dalla parte opposta.
Ma dopo pochi passi, furono s luno che laltra, urtati fuori dei loro pensieri, da un fracasso di cavalli e di ruote sui sassi della via, che dal piano saliva al monastero.
Gente che viene a visitare lAbbazia! fece Alfonso seccato.
Arrivarono allingresso senza porte, nel momento in cui vi si arrestava una carrozzella.
Oh, guarda, guarda chi vedo! grid una allegra voce giovanile. E subito, un giovinotto elegante, salt dalla carrozzella e si fece presso Alfonso con le mani tese e un largo sorriso sul volto.
Mia cugina! disse Alfonso stringendo le mani del giovine e presentando la fanciulla.
Lavvocato Sardi! soggiunse, presentando questi ad Albertina. Un amico dUniversit, che ha finito prima di me e gi esercita la sua professione.
Il giovine avvocato guard la bella fanciulla con un lampo dammirazione negli occhi; e la fanciulla gli ferm, per un momento, in viso, uno sguardo serio, dopo un altro sguardo fugace e un battere incerto delle palpebre. Ma tolse subito gli occhi da lui per posarli sul cugino, facendolo palpitare con la loro fissit profonda, che, si sarebbe detto, tradisse unoscura passione e una interna lotta.
Che incanto! che bellezza!
Lavvocato Sardi si estasiava sullentrata del cortile.
Guardi, signorina! ma guardi!
Il giovinotto aveva bisogno che qualcuno si estasiasse con lui. E mentre Alfonso subiva in religioso silenzio, il fascino di quella bellezza, egli diceva ad alta voce le sue impressioni. Le diceva specialmente alla fanciulla, perch lamico non gli badava e guardava per proprio conto, da persona che si ribella alla manifestazione dei sentimenti altrui, turbanti i sentimenti propri, le proprie spontanee impressioni.
Col monocolo incastrato nellocchio destro, lavvocato guardava, osservava, studiava e parlava senza interruzione. Egli sera imposto di guidare occhi e anima dei compagni, a fermarsi su ci che egli ammirava. Additava, chiacchierando, lo stemma del monastero scolpito sopra una porta; usciva in esclamazioni davanti alla torre merlata, la loggetta, la bruna chiesa quattrocentesca, elegante nella sua larghezza e solidit, posta in alto, sul colle, in quel punto folto di selva selvaggia e discendente sopra gli oliveti per il viale fiancheggiati da una sfilata di cipressetti.
Oh! oh! oh! Ora lavvocato buttava fuori tutto il suo fiato in una fila di esclamazioni.
Signorina! diceva non le pare divino questo cortiletto?... Guardi la grazia squisita dei fregi minuti, le cornici di terracotta, gli archettini!.. Guardi la torre, che impera senza opprimere, e invita il nostro pensiero ad innalzarsi verso lignota fonte delle forme belle ed eleganti.
Va l! usc a dire Alfonso sorridendo non sdilinquirti per la bellezza; non fare inutili sfoggi!... Ti conosco io; e al tuo entusiasmo credo fino a un certo punto, mio bel frequentatore di societ pi o meno frivole, ammiratore di eleganze e forme che non sono certo le architettoniche e le naturali!... Va l, burlone! vorresti farci credere di essere un terso specchio delle cose; invece per te lo specchio  nelle cose; non ci vedi che te stesso; te stesso dappertutto!
Tu, non smorzare i miei entusiasmi! gli rispose lavvocato; lasciami libero lo sfogo. Credi forse di capirla tu solo la bellezza?... Signorina! soggiunse rivolgendosi al Albertina, che sorrideva. Suo cugino  un bel tipo!... sogna di essere un nuovo Ruskin, un dAmiens, un Guerin!...
Cambi subito tono e segu lamico che, senza badare alle sue parole, faceva uno schizzo sul piccolo albo tascabile, del doppio giro delle svelte arcate sotto la striscia graziosa delle cornici di terra cotta, e della torre che si staccava dal chiostro per slanciarsi nel vuoto legame fra il cielo e lAbbazia.
Albertina si ferm a guardare il disordine vivo delle erbe del cortile; colse un giglio, poi un dente di leone e una manata di azzurre pervinche.
Sono fiori cresciuti senza il castigo delleducazione! disse lavvocato. Sono venuti su liberamente, non disturbati dai frati severi, n dai loro asini ghiottoni!... Crescono senza soggezione; fioriscono un po dappertutto; fanno allamore allegramente!
Lidea dei fiori che fanno allamore allegramente, fece ridere Albertina, che trovava divertante la conversazione leggiera e brillante del giovinotto.
Ora, dopo aver salito lo scalone, si trovarono tutti tre lungo i grandi androni fiancheggiati di celle. Dopo daver ammirate le lapidi che ricordavano visite importanti, si avviarono alla loggetta sporgente, da cui si vedevano i neri approcci del monastero, il fianco della chiesa e il gran piano stendentesi fino alle nevose Alpi lontane.
Alfonso si era fermato a schizzare sullalbo unelegante porta sotto le arcate di levante, Albertina gli and presso: E bello! disse.
La porta o il disegno? fece il giovine masticando fra i denti il mozzicone di sigaro.
Tutti due! rispose la fanciulla. Non sapevo che tu avessi labilit di disegnare cos bene!... soggiunse. Sei proprio une boite  surprise!
Alfonso stacc la mano dallo schizzo e guard la cugina con uno sguardo chella non gli conosceva e la turb dolcemente.
Signorina! venga a visitare le celle! le grid lavvocatino, che era rimasto indietro a scambiare qualche parola col custode, il quale precedeva la brigatella, facendo suonare le chiavi raccolte in mazzo.
Venga a visitare le celle! ripet.
Vai a visitare le celle! le mormor il giovine, ritornando allo schizzo. E cera nel suo accento, una nota di malcontento e quasi di dispetto. Vai! vai!... lavvocatino  spiritoso e brillante!  un cittadino, che sa dire con brio anche quello che non sente e che non capisce!
Lavvocatino era intanto giunto l e guard anche lui lo schizzo, per un istante. Poi insistette per la visita alle celle.
Vieni anche tu! disse allamico. Non perdere il tempo a sgorbiar carte; tanto non riusciresti mai a copiare fedelmente. Questo monastero  un sogno; e i sogni non si materializzano con la matita!
Alfonso chiuse lalbo, lo intasc, e con un sorriso fra lironico e il compatimento, segu la cugina e il compagno che lo precedeva.
Albertina non aveva avuto tempo di rispondere al cugino; ma le sue parole le risuonavano nellanima come un oscuro, immeritato rimprovero. Ma perch quel rimprovero?... Seccava forse al signor cugino, chella si divertisse ascoltando le parole di quel giovinotto, che aveva il torto di essere un cittadino!... anche lei era una cittadina e ci teneva di esserlo. Non era certo una campagnuola lei, nata fatta per le umili faccende, le umili aspirazioni, il facile accontentamento. Ah! il signor cugino non le perdonava dessere nata e cresciuta in citt?... sopratutto non le perdonava il suo amore per lambiente cittadino, il suo rammarico per avervi dovuto rinunciare?... E adesso gli seccava chella si divertisse della compagnia e della conversazione di un brillante giovinotto della sua societ?... E perch se ne seccava?... Che cosa centrava lui, con i suoi gusti, i suoi piaceri?... Voleva forse farle da maestro?... sentiva il dovere di educarla?... Pedante! mormor fra di s. E il sentimento della ribellione la spinse a chiacchierare briosamente con lavvocato, ad ascoltarne le pazze fantasie estetiche, ad accoglierne la corte evidente, che egli aveva cominciato a farle fin dal primo vederla.
Alfonso li precedeva; guardava, ammirava tacitamente. Intelligentissimo darte, si commoveva allaspetto delle magnifiche architetture; ma specialmente, interrogava con senso di rispetto, lanima dellAbbazia, vivificante ogni particolare, ogni pietra, di un pensiero santo, che egli sentiva e condivideva. Per lui, dal tutto insieme di quella bellezza silenziosa e maestosa, si staccava la santa preghiera del grandioso, del ricordo alto, di chi si sente dissolvere nellideale puro e sublime.
Mentre lavvocato e Albertina, chiacchierando e ridendo, visitavano le celle, con affettata ripugnanza, parlando della necessit di una lavata alle pareti e al pavimento, di una abbondante soluzione di sublimato corrosivo e di acido fenico, egli, rimasto indietro, si ferm di fronte al severo quadrato di arcate contrapposte, col puteale nel mezzo e il tabernacoletto sullangolo del refettorio, pieno di cielo fra le quattro colonnine. Una commozione inesplicabile lo assal, come gli succedeva spesso nei momenti di immedesimazione con le cose; si sent scendere in cuore la voce dello spirito del convento e stette ad occhi sgranati e unespressione di riverenza sul volto, a vedere il lume tenue di sole, che scendeva a colorare le pietre austere, ad animarle di vita e di senso.
Lavvocato e Albertina continuavano a curiosare nelle celle; entravano in tutte, sempre preceduti dal custode con le chiavi sonanti in mano. Alfonso li sentiva chiacchierare e ridere. Albertina si doveva divertire. Le insulsaggini, le puerili pretenziosit del giovinotto cittadino, la dovevano interessare fino a staccarne il pensiero e il sentimento dal bello e dal solenne.
Leggiera anche lei, come lui! si trov ad esclamare con unimprovvisa ondata amara in cuore.
Si capiscono! soggiunse. Vanno perfettamente daccordo! Tolse lalbo e la matita dalla tasca e cominci a disegnare la loggetta che si sporgeva sugli orti, ritto al parapetto dellarcata, guardante lampio piano.
Ora lavvocato e Albertina, non si sentivano pi. Dovevano aver lasciato le celle per ammirare qualche altra parte del monastero. Ma presto la voce un po rauca dellavvocato torn a risuonare nello spazio.
Ah, sei qui, tu! disse. Sei qui, uomo meditabondo, asceta, stoffa da romito!
Lavvocato diceva scherzando; e subito dopo, faceva osservare alla compagna, che ora lo seguiva in silenzio, guardando di sfuggita il cugino, il mare verdognolo della campagna, che si apriva davanti la loggetta sporgente; poi chiamavi la sua attenzione alla scena delle loggie, che il campanile signoreggiava.
Albertina ascoltava in silenzio. Il futile chiacchierio del compagno pi non linvitava a fare a botta e risposta, a uscire in allegre risate. Si sarebbe detto che una visione tutta lintenerisse. Si fece presso al cugino, che tirava a disegnare, e a voce bassa e col volto rapito, disse: Penso a una sera di luna; a un camminare lento e silenzioso di frati, sfilanti, per chiarori e ombre, di sotto le arcate!
Esprimeva un interno sentimento e lo diceva a lui, non allavvocatino. Per questi le risatine allegre, il conversare frivolo; per lui le manifestazioni del sentimento. Guard la fanciulla con fissit; gli parve che gli occhi suoi si aprissero alle cose.
Forse  frivola e leggiera solo in apparenza! pens. In fondo, forse,  seria e capace di sentimenti alti e forti!
Lavvocatino invit la fanciulla a seguirlo in un secondo chiostro; avrebbe veduto certo un arruffio di mortella, di fiori, di erbe; tutta roba che si sbizzarriva nella libert.
E tu? chiese Albertina al cugino. Resti qui solo? non vieni con noi?... Siamo troppo profani per te?... Ho visto in una cella un affresco che rappresenta la Madonna con in grembo il Cristo morto; un Cristo impressionante, che spande le braccia con il viso lagrimoso e amaro al cielo. Vai a vederlo! vai.
Vado! rispose Alfonso, chiudendo lalbum e intascandolo. Lespressione del volto della fanciulla era cambiata. Albertina era tornata subito la frivola creatura tutta chiacchiere e risi argentini, stonanti in quellambiente di silenzio e dausterit.
Mia cugina  una vera sfinge!... bravo chi riuscir a capirla!... Per me, io vi rinuncio e sar il meglio che possa fare! mormor Alfonso.
Si indugi davanti laffresco, sgretolato in pi parti, ma commovente nellespressione.
Chi sa quanti monaci si saranno inteneriti davanti a questo affresco! susurr. Chi sa quanti cuori si saranno riaperti al dolore, allespressione di questo strazio materno, al livido abbandono di questo Cristo senza vita!
Alfonso! si torna a casa? chiese dal di sotto la limpida voce di Albertina. Si fa tardi e bisogna essere pronti per il desinare!
Il giovine rispose che scendeva subito. Sicuro! bisognava arrivare per lora di desinare, se no, a casa si sarebbero inquietati.
Lavvocatino si offerse di accompagnarli con la sua carrozzella. Alfonso cap che la cuginetta era stanca, e accett; col patto per che Sardi si fermasse al villino a desinare.
Troverai un pranzetto modesto, veh! disse. Ma...  la guerre comme  la guerre!
Il giovinotto accett. La carrozzella lavrebbe poi riportato in citt. Montarono; una schioccata di frusta in aria, e via.
Attento al cavallo, lavvocatino ora taceva reggendo le redini; il cavallo era giovine e poco ubbidiente al freno; bisognava avere mano destra e forte; era necessario non distrarsi.
La carrozza correva forte: Albertina cercava il piacere del riposo, e guardava le piante della via, che le venivano incontro di corsa, e su, in alto, le nuvole sfuggenti, che il sole arrossava.
Alfonso stava zitto; aveva la fantasia piena del monastero silenzioso, di loggia, di archetti, di stemmi e di monaci; ancora gli suonava nel cervello il tintinnio delle chiavi che il custode teneva in mano; rivedeva i chiostri, il pozzo avvolto in un disordine artistico di piante arrampicanti, le celle dei frati, il Cristo dellaffresco, i cipressi, le larghe maestose vedute. Volle volgere la parola alla cugina; ma la vide raccolta in s, con gli occhi vaganti e la faccia seria. Non os turbare quel silenzio; ma non pot resistere al desiderio di posare la sua mano su quella piccola, bianca e affusolata della cugina, che si scosse dal mutismo, lo guard, mentre un lieve rossore le saliva alle guancie e mormor: fa fresco!
Alfonso le accomod sulle ginocchia la coperta trovata in carrozza, che scivolava. E nessuno dei due parl pi.
Lodor fresco dei campi e della strada umida della pioggia del d prima, saliva al cervello dei giovani, dando loro un senso di dolcezza indistinta e di fiducioso abbandono.
Guarda! usc a susurrare la fanciulla, posando la mano sul braccio del cugino.
Guarda! ci siamo!
Difatti gi si vedeva la villa, bianca nellultimo chiarore del ponente, in mezzo al giardino pieno dombra.
Lavvocatino, infil il cancello aperto; il cavallo, con un nitrito fece di corsa il viale; e tutto sbuffante si ferm davanti alla villa dove la mamma e il padre, sorridenti e lieti, fecero festosa accoglienza allamico del figlio.
Lavvocatino sfoggi a tavola tutto il suo brio, interessando la mamma dellamico e facendo sorridere di gentile indulgenza il serio e studioso padrone di casa. Egli diceva e diceva con un linguaggio colorito, cercando similitudini bizzarre, tanto bizzarre da far ridere Alfonso e sorprendere Albertina, che ascoltava con evidente piacere. A un punto, il giovane prese a trattare largomento della donna moderna. Alfonso guard la cugina e atteggi le labbra a uno dei suoi soliti sorrisi traducenti pensieri e sentimenti reconditi e punto simpatizzanti con le teorie dellamico.
Quel sorriso, che voleva dire: Ora ne sentiremo delle belle! indispett la fanciulla che, quando si trattava di modernit e specialmente, di donna moderna, si sentiva e si mostrava subito interessata.
Certo, non  argomento per te! disse con gli occhi al cugino. Con tutta la tua giovinezza, i tuoi studi, le tue alte aspirazioni, soggiunse, sempre con la fissit dello sguardo espressivo, tu, in fatto di progresso femminile, hai la barba, come il Padre Eterno!
Sicuro! continuava a dire lavvocatino. Sicuro! noi assistiamo a un vero, energico risveglio delle attivit femminili. In ogni paese, perfino in quelli in cui la cosa parrebbe impossibile, sorgono iniziative che sorprendono e interessano. Da prima questo agitarsi di energie fino a poco tempo fa, quasi sconosciute, sorprese uomini e donne. Adesso non pi!
Albertina lanci unocchiata al cugino come a dire: Adesso non sorprende che te!... vecchio a venticinque anni!
Adesso, tirava via a dire lavvocato, senza interrompere il mangiare e il bere adesso, nessuno pi si scandolizza nel vedere le donne riunirsi a congresso per esaminare fra di loro le questioni che le interessano o le opere risguardanti le loro sorelle. Le donne di oggi, hanno i loro giornali e le loro riviste; chiedono la revisione del codice, entrano trionfalmente nelle carriere fin ora aperte solamente agli individui di genere maschile. Nessuno ora pi si stupisce, sentendo la donna prendere la parola e sostenere idee, nelle riunioni pubbliche. Ora ci pare naturale, o quasi. E dire, che solo una ventina danni fa, ci sarebbe parso per lo meno rivoluzionario!... Ma ora il movimento femminile si  sviluppato, formato e affermato. Da prima debole e titubante, ora cammina franco e sicuro per la via che il progresso gli ha aperto dinanzi e che va sempre sgombrando gli ostacoli.
Vi sono uomini illuminati, generosi e giusti che si occupano vivamente della questione femminile; ve ne sono parecchi in Italia, in Inghilterra, in America, in Francia. Brunetire aveva a cuore lo sviluppo delle attivit femminili; la sua robusta mente se ne interessava; lo appoggiava con la sua eloquenza e la sua autorit.
Si nous tions diceva in pubblico. Si nous tions des chrtiens rapportant tous leurs aotes1 exterieurs  cette grande ide, que le service de Die, cest le service du prochain, nous serious2 dexcellents dmocrates, je crais3 pouvoir ajouter aujourdhui, que nos serions dexcellents fministes! Ora, la parola del grande uomo  stata intesa e ascoltata; sempre pi aumenta il numero dei ben pensanti che riconoscono il vantaggio della, diremo cos, rivendicazione femminile!
Bravo! usc a dire Alfonso, battendo le mani e poi versando nel bicchiere dellamico, del vecchio vino generoso.
Bravo Sardi!... Vedrai che nei tuoi discorsi sociali e umanitari, non ti mancher un entusiastico pubblico femminile. Ma intanto riscalda il tuo entusiasmo con una sorsata di questo vino della cantina di mio padre.
Lavvocatino bevette il vino dun fiato, e senza badare alle parole dellamico, continu a dire:
Favorire il movimento femminile,  opera di giustizia sociale. Tutte le persone di cuore dovrebbero interessarsi delle riforme a buon diritto reclamate dalle nostre madri, le sorelle, le spose e aiutare validamente le istituzioni e le opere emananti dalliniziativa femminile. Il femminismo pratico ha preparato il femminismo teorico, che  quello che conquista lo spirito toccando il cuore. La donna , di sua natura, generosa.
Un autore francese ebbe a dire a ragione che: pour obtenir des femmes une action, quelle quelle sait, il faut, presque toujours les couvrer au bonheur dun utre.
La donna  generosa! ripet guardando Albertina, che batt le mani uscendo in un bravo caloroso.
Hai scelto bene la tua carriera! osserv Alfonso, sorridendo del suo sorriso fra lironico e il seccato che dava su i nervi alla cugina.
Ella, mio giovine avvocato, riuscir a ben difendere i suoi clienti! disse il padre dAlfonso, cos per dire qualche cosa.
Entr la cameriera con una bella e profumata torta, che pos su la tavola, fra quattro alzate di cristallo, colme di frutti freschi e ben disposti fra le foglie verdi.
A te, Albertina disse la zia taglia la torta, che ho fatto io.!... Io sono una povera donna che bada alla casa ed alla cucina. Di femminismo non me ne intendo. Non penso che alla casa e ai miei cari, io!... Sono una donna ignorante, ecco! disse con semplicit e convinzione.
Ignorante, poi no! salt su Alfonso con qualche vivacit. Tu sei un tesoro di donnina! sei la moglie e la mamma esemplare!
Che per fabbricare torte non ha la compagna! concluse il padre, per cambiare indirizzo alla conversazione.
Albertina intanto affettava la torta, che Sardi trov squisita e mangi con evidente gusto.
Si fin il desinare con un brindisi:
Al progresso del movimento femminile! disse lavvocato, alzando il bicchiere
Al ritorno del buon senso! disse a sua volta Alfonso, ridendo.
Io brindo ai retrogradi! fece Albertina, pure scherzando.
Ed io grido: Viva la torta di mamma Lucia! concluse il padre, toccando il bicchiere di sua moglie.
Si levarono da tavola sorridenti e lieti. La notte si avanzava. Sardi doveva tornare in citt. Ma sarebbe venuto qualche altra volta, se i signori permettevano.
Altro che permettere!...
Alfonso e i suoi genitori furono daccordo nellinvitare lavvocato. Sarebbe tornato domenica?
Fu fissata la domenica prossima. La mamma prometteva una torta pi grande di quella gustata poco prima e Alfonso propose allamico una escursione in montagna.
Partiremo presto, per tornare a pranzo; va bene? disse Alfonso.
Ed io? salt su Albertina. Non mi volete con voi?... Sono anchio capace di arrampicarmi magari sui greppi come le capre!
I due giovinotti accolsero con vivacit le parole della fanciulla. Ma certo chella doveva essere della compagnia; si sarebbero divertiti tutti e tre insieme; era cosa intesa.
Ma io metto una condizione alla passeggiata! disse Alfonso. Nessuna tirata sul femminismo, che  argomento poco simpatico.
Accettata la condizione! fece il Sardi.
Albertina lanci unocchiata al cugino, mormorando fra lironico e lo scherzoso. Retrogrado!
Erano usciti tutti. Il cavallino scalpitava. Si scambiarono i saluti; lavvocatino mont a cassetta; uno schioccare di frusta, un arrivederci e via nella notte, che la luna rischiarava languidamente di dietro le nuvole lattee che la velavano.
I nuvoli, che fin dal mattino, pendevano sulla vallata, diedero verso sera, un violento acquazzone, accompagnato da tuoni, lampi, e un vento furioso, che presto presto aperse da levante a ponente, la via nitida della luna.
Era di domenica. Alfonso era tornato il d innanzi dalla citt e con lui era venuto lavvocato Sardi, invitato alla villa appunto la domenica. Avrebbe passato l lintera domenica, per ripartire il luned con lamico.
La conversazione leggera e briosa del giovinotto non spiaceva al signor Bardi, che pure non dividendo sempre le sue idee, godeva della sua spigliata parlantina.
Dopo desinare, quella sera, il signor Bardi preg la nipote che facesse un po di musica.
Se tu cantassi! desider Alfonso.
Albertina, che non si faceva mai pregare, pass nellattiguo salottino, ove era il pianoforte; la zia come era sua abitudine, and in cucina, e gli altri la seguirono.
Canto o suono? chiese la fanciulla aprendo a caso della musica sul leggio.
Era lo spartito della Gioconda, lopera prediletta del signor Bardi, il quale pose una mano sulla pagina aperta e fiss la scelta.
Poich ti accompagni, disse, noi ti sentiremo suonare e cantare!
Sedette al fianco della nipote in una bassa poltroncina, mentre dallaltro lato si posero a sedere i due giovinotti a qualche distanza.
Albertina attacc lo spartito e suon con il suo solito slancio passionale; espressione dellanima pi che sfoggio di abilit, che non era certo quella di una pianista. Poi cant con la bella voce di soprano; e le note limpide e vellutate, esprimendo sentimenti profondi, rivelanti unanima vibrante di passione, avida di emozioni, sognante cose indistinte, vaporose, impossibili.
Ma da quel tutto insieme di confuso e di disordinato veniva il fascino del misterioso che attirava e tratteneva.
Fin il canto con una nota sommessa, sospirata, che si perdette nellaria come un gemito.
Il signor Bardi stette a raccogliere lultima nota vibrante nel vuoto, con gli occhi umidi. Alfonso, che non aveva mai guardato la cugina mentre cantava, cess di gingillare con la catenella dellorologio, che gli pendeva sul petto e trad la commozione con un subito pallore che gli si distese sul volto. Lavvocato, che non aveva cessato di manifestare il suo entusiasmo con lagitarsi della persona e con gesti espressivi, a quellultima nota scatt da sedere e grid un brava cos poderoso, che la fanciulla ebbe uno scossone, e togliendosi dal pianoforte, si diede a ridere, dicendo: Che applauso! pare una cannonata!
Lo zio baci in fronte la fanciulla, senza nulla dire, ma con tale tenerezza, che ella ne fu tocca.
Hai cantato bene! disse Alfonso semplicemente, levandosi da sedere. E subito soggiunse, facendosi alla finestra: Le nuvole sono sparite; il vento le ha scopate via. La sera  bella! Vogliamo fare una passeggiata fuori?
Accettato! rispose lavvocatino con slancio. La grande lampada celeste splende nello spazio! soggiunse. Illuminer la nostra passeggiata!
Albertina accolse la proposta con evidente piacere. Usc un momento per avvolgersi il capo e le spalle in una sciarpa soffice e leggiera che dava risalto alla sua sana bellezza, e tornata in salotto, salut lo zio e via col cugino e lavvocato.
Si misero tutti e tre per la stradicciola ripida e deserta guidante al colle pi vicino, dove un nastro di sentiero serpeggiava per le alture. La luna radeva le cime degli alberi pendenti dalla costa sulla piana. La scena era cos maestosa, cos poetica, che nessuno dei tre osava rompere il silenzio religioso non turbato che dai notturni, misteriosi rumori, fatti di susurri, di fruscii, quasi di gemiti.
Entrarono sotto la folta carpineta raggruppata sul fianco del colle, cui luceva in fondo un chiarore vago, come di ghiaia illuminata dalla luna. Al di l della carpineta, si apriva un largo terrazzo gi appartenente a una villa signorile distrutta, di cui ancora si vedevano i resti a breve distanza. Quel terrazzo, dal muricciolo di cinta furiosamente assalito da una pompa scarmigliata di denso fogliame mobile allo zeffiro della notte, era magnifico con davanti un arco di bellezza radiata dalla luna!
Si resta qui? propose Albertina con la voce fatta tenue dalla commozione. Si resta qui?
E si abbandon sulla poltroncina di pietra che ledera vestiva come le tre altre messe intorno a un rozzo tavolino pure di pietra.
Lavvocato, che non aveva mai cessato di ciangottare le sue impressioni, ammirando ad alta voce e tentando di imporre le proprie impressioni allamico ed alla fanciulla silenziosi e commossi, ader subito al desiderio della fanciulla e si pose a sedere estasiandosi davanti al radiante chiarore del cielo sopra la campagna dormiente e i monti dai fianchi vivi di luce tremolante di ombre tetre nelle valli profonde.
Ma guardate l! ammirate quel punto! levate gli occhi a quella cima! Ma  una bellezza! un incanto! qualche cosa di indefinibile! Ma guardi signorina! guardi! guardi!
Ma sai che tu per chiacchierare non hai il compagno? salt su a dirgli Alfonso. E tu sei muto come un pesce! lo rimbecc lamico. Vede, signor Avvocato! disse Albertina, che avrebbe desiderato un momento di quiete silenziosa e beata in quel solingo incanto di vista e di luna, fra le erbe inquiete susurranti un linguaggio misterioso e solenne.
Vede signor Avvocato?... Ognuno ha il suo proprio modo di sentire, comprendere la bellezza e di subirne il fascino!... Io sono indotta a tacere alla vista delle cose magnifiche! E cos anche mio cugino! soggiunse porgendo la mano ad Alfonso che la strinse dolcemente fra le sue, felice di sentirsi compreso dalla fanciulla.
La bellezza avvicinava quelle due anime e nobilitava il cuore della fanciulla sgombrandolo da ogni puerile smania di contraddizione e di desiderio di dispetti pi puerili ancora.
La stretta del cugino la fece arrossire di piacere e la indusse a riflettere. Per certo fra il ciarliero avvocatino e Alfonso, ci correva molto, assai ci correva. E chi aveva il sopravvento, era certo suo cugino. Egli accoglieva la bellezza negli occhi per trasmetterla al cuore; lavvocatino vedeva e ammirava pi con la parola e la vanit che con lanima.
Io sono indotta a tacere davanti alla bellezza! ripet la fanciulla.
Il signor Sardi, che non aveva veduto la stretta di mano scambiata fra i due cugini, rispose con una spiritosit che voleva essere briosa, e tir via ad ammirare, e a far ammirare ad alta voce.
Seccato, Alfonso si lev da sedere. Disse che voleva vedere un punto del fianco di monte dirimpetto; una spianata nel cui mezzo signoreggiava un noce poderoso. Bagnato dalla luna, quella spianata doveva dare un effetto pittoresco di mobili ombrie e di luce bianca.
E and, sperando in cuore di essere seguito dalla cugina. Ma a questa parve scortese lasciare lavvocato che aveva arrotolato una sigaretta e se la fumava placidamente senza accennare di muoversi; e rimase.
Intanto la luna, nella sua corsa, si andava allontanando. Ormai, del rossastro globo lunare, non brillava sulla vallata, che un sottile orlo di argento.
Nellaria inquieta non si sentivano che gli aliti delle fronde sporgentisi come braccia brancolanti, di misteriose creature.
Albertina si volse verso ponente, ove la luna scendeva. E vide gi lungo il sentiero di discesa, il cugino, ritto contro il tronco duna pianta che guardava l ove ella guardava.
Nel tramonto della luna sincontrarono ancora i sentimenti dei due giovani; la bellezza li riuniva in un caldo abbraccio. Se ella fosse stata sola sarebbe scesa di corsa a raggiungere il cugino, ad ammirare con lui, ad udire con lui il linguaggio potente delle cose.
Ma non era sola; lavvocatino le stava presso, pronto a smorzarle dentro ogni slancio, ogni atto impulsivo.
Che fortuna usc a dire, come parlando fra s e s, e non smettendo di fumare. Che fortuna per un uomo imbattersi in una compagna dallanima aperta al bello!
Albertina non rispose. Ella guardava la scena che la bruna figura del cugino animava, gi nel punto del sentiero ove la gran pianta frondosa formava una grottaglia viva di ombre mobili. Appoggiato al tronco, Alfonso guardava come lei i bianchi casolari pi e pi smorti per i colli oscurati e il tremolare delle stelline nascenti dal profondo del cielo; e mentre guardava godeva della carezza dellaria fresca, dellodore delle erbe aromatiche e del bosco umido.
A un tratto la bruna figura si stacc dal tronco della pianta e la voce baritonale di Alfonso vibr nellaria.
Non vi pare ora di tornare a casa? disse; e nel suo accento Albertina sent una nota di ironia e di rimprovero.
Perch quella nota?... per chi lironia? e il rimprovero perch?... Egli non aveva dunque trovato naturale che ella fosse rimasta l con il giovine avvocato mentre lui se ne andava?... Avrebbe dunque dovuto seguirlo e lasciare l solo il giovinotto ad ammirare a suo piacere, a fumare a sua voglia?... Ma perch allora non laveva detto chiaro e tondo? Per certo ella lo avrebbe seguito e forse anche lavvocato lavrebbe seguito!... Bel gusto aveva avuto lei a stare al tu per tu con quel chiacchierone! quel butta fuori di parole e di idee prese a prestito dalle circostanze!
Venite o non venite? vibr ancora la voce di Alfonso.
Vengo! vengo! rispose Albertina mettendosi nel sentieruolo di discesa. Vengo!
E franca e leggiera, scese fino al punto dove il cugino laspettava.
Sempre con la sigaretta fra le labbra lavvocato la seguiva. Si avviarono scendendo gi per il sentiero, mentre le cose, al mancare della luna, si facevano sempre pi smorte e dolcemente languide. Il silenzio era grave, quasi religioso. Nel profumo delle erbe, nel molle ondulare delle frondi, si sentivano sospirare delle cose; sospiri indistinti pieni di voluttuoso mistero.
Alfonso camminava senza parlare, quasi imbronciato. Per certo gli era seccato che la cugina si fosse intrattenuta sulla spianata sola collavvocato. Ma perch non fare in modo che ella lo seguisse?... Albertina pensava; e dai suoi pensieri usciva unondata amara contro Alfonso, che non si sapeva mai cosa volesse o non volesse e che in fondo avrebbe sempre voluto che il piacer suo fosse seguito anche quando non si curava di manifestarlo. Con tutto il tuo entusiasmo per la bellezza, con la tua armoniosa voce e gli occhi parlanti si trov a concludere fra s la fanciulla con tutte queste belle cose, tu non sei altro che un prepotente, mio caro cugino! Ed io di prepotenze non voglio saperne!... Ah! tu ti permetti di tacitamente impormi la tua volont? tu vorresti che io indovinassi i tuoi desideri e a quelli mi piegassi riverente, con la docilit di una pecora incosciente?
Se il giovine avesse pronunciato una sola parola, la fanciulla avrebbe tosto interrotto il soliloquio, espressione di muta ribellione. Ma il giovine intanto ascoltava a sua volta una voce interna che gli andava susurrando cose punto favorevoli alla cuginetta; e, attento a quella voce intima e per lui piena di saggezza, egli si ostinava, senza avvedersene, nel mutismo, irritante per Albertina fino al dispetto e al desiderio di piccola vendetta.
Ah tu mi fai il broncio? mormor dentro s. Tu pretendi di castigare la ragazzetta irriflessiva e magari, secondo te, indocile, che ha osato non comprendere il tuo superiore volere?... Bene! bene!... Io ti mostrer, mio bel prepotente, che dei tuoi famosi superiori voleri, a me non importa unacca! Ti persuader, che non voglio saperne n di tutela n di guida! che io mi so guidare assai bene da me stessa, che so e voglio far tutto quello che mi pare e piace! che, insomma non voglio saperne di educatori!
Col ribollimento in cuore e la smania di sfogarsi in qualche modo, si ferm in sui due piedi e osserv: A questa scena di bellezza, alla musica dei suoni misteriosi, manca la voce umana!
E subito, sprigion dalla gola un gorgheggio acuto e vellutato, che laria che si andava raffittendo, deve aver accolto con un fremito di piacere.
Brava! applaud lavvocato la sua voce completa la magnificenza della scena! E laffermazione della simpatia delluomo per le cose!
Alfonso non si ferm allimprovviso gorgheggio. Albertina lo vide progredire nella discesa sempre silenzioso e indifferente. E pens che egli non doveva avere approvato quel gorgheggio.
Laveva forse giudicato inopportuno o espressione di puerile vanit.
Questo ella pens; e il dispetto le si and ingrossando il cuore.
Pedante! mormor a denti serrati Pedante e prepotente!
Si strinse al fianco dellavvocato e volle mostrare che si interessava della sua conversazione, che divideva le sue idee, che non aveva orecchi ed attenzione che per le sue parole.
Lusingato, il giovine si diede tutto al piacere di dire e di ascoltare la propria voce. Senza curarsi dellamico, che tirava via a camminare a pochi passi avanti, egli attacc l per l il suo argomento favorito; la questione della donna; del suo prodigioso inoltrarsi nella via dei diritti, del suo cooperare attivo e generoso al progresso sociale e morale, della sua intelligenza, pari a quella delluomo, anzi superiore in molte cose; per esempio in certi rami dellarte.
La letteratura? chiese con qualche ansia Albertina.
E lavvocato a rispondere; per certo nel ramo letterario la donna doggi emergeva e spandeva intorno una vivida luce. Egli ammirava e adorava gli scritti della donna; li leggeva con avidit; si commoveva, applaudiva.
Secondo lui, la donna scrittrice sapeva toccare le corde del cuore assai meglio delluomo. Egli aveva passate le intere notti sulle pagine della tale e tal altra autrice; si era spesso trovato con le lagrime agli occhi e aveva benedette quelle lagrime che gli lavavano il cuore di ogni sentimento ignobile, dogni meschineria.
La donna romanziera tirava via a dire  un vero miracolo di finezza e di osservazione. E langelo che si insinua nelle famiglie a portarvi lalito della moralit, a diffondervi la dolce nenia della bont e dellamore puro e alto. Oh! egli aveva un culto per la donna autrice!... Ne conosceva qualcuna lei? aveva la fortuna di essere amica di qualche donna scrittrice?
Egli, per suo conto, conosceva alcune signore piene di coltura e ricche di fantasia, che avevano regalato alla societ dei veri gioielli letterari. Erano signore dalla conversazione nudrita, che si raccoglievano intorno uomini e donne eminenti in fatto di scienza, di lettere e in materie sociologiche; veri circoli aristocratici per intelligenza e sapere.
Albertina beveva le parole del giovine con avidit; erano per lei una musica di promesse che le cantavano inni di gloria, di intime soddisfazioni, di indipendenza! E con laccento commosso, pi non curandosi del cugino n risentendo offesa per il suo contegno dindifferente, taciturno compagno, ella interrogava lavvocato con evidente interesse. Ah! dunque egli conosceva delle signore autrici!... E come avevano cominciato la loro carriera letteraria?... avevano incontrate molte, molte difficolt?... E... e... gli editori pagavano le autrici? le pagavano bene?.. E il pubblico faceva sempre buon viso alle opere letterarie della donna?
Ora Alfonso si era messo a cantarellare sotto voce mentre lavvocato rispondeva. Sicuro che gli editori pagavano le autrici! sicuro che il pubblico intelligente faceva buon viso alle opere femminili!
Alfonso smesse di cantarellare per dire; Eccoci arrivati. E lo disse con accento di piacere, quasi di liberazione.
Quellaccento fu notato dalla fanciulla, che mormor in petto; Egli odia la donna scrittrice! il pedante! il retrogrado!
Infilarono il cancello del giardino; la luna si era ritirata; sul viale pioveva il bagliore debole delle stelle.
Dalle finestre a terreno della villa usciva a fasci la luce elettrica.
Seduto al tavolo, il signor Bardi leggeva il giornale mentre la signora agucchiava alla luce spiovente della lampada pendente dal soffitto e riparata da una ventola di color verde chiaro. Sotto la luce mitigata dalla ventola elegante, spiccava la testa tutta bianca della signora Bardi che non era vecchia, per quanto incanutita anzi tempo, ed appariva bella, di espressione intelligente e buona, la figura del padre di Alfonso.
I tre giovani furono accolti con evidente piacere. Alfonso baci la mamma e il padre col suo solito slancio affettuoso; Albertina porse la fronte alluno e allaltra e lavvocato, messosi presso il padrone di casa, intrattenne subito con le sue chiacchiere leggiere e quasi sempre divertenti.
Albertina sedette presso la zia, che smise tosto di agucchiare per meglio ascoltare lavvocatino, di cui s e no capiva le tirate. Albertina raccolse il lavoro lasciato dalla zia e agucchi in vece sua. Era la prima volta che Alfonso la vedeva lavorare. Con la bella testa china sul cucito, le mani agili e leste, egli la trov bella pi che mai, cos rischiarata dalla luce leggermente verdognola della lampada. La sent nel suo ambiente, il vero ambiente femminile; quello che avvolge la donna, la fanciulla, in unaureola di dolce poesia.
Bella, strana, profonda creatura! si trov ad esclamare. E sent in cuore un arrovellarsi di sentimenti contrari e discordi fra di loro. Cera in quella fanciulla qualche cosa che lo attraeva e qualche altra cosa che lo respingeva lontano. Perch? perch?... forse egli non era ancora riuscito a capire la cuginetta ed a studiare le ragioni delle sue stranezze, o di quelle che a lui parevano stranezze. Cerano momenti in cui gli sembrava di penetrare nellanima della fanciulla e di scoprirvi sentimenti nobili e gentili; come quando si abbandonava allammirazione delle cose belle e si mostrava sinceramente commossa. Ma in altri momenti, ed erano i pi frequenti, egli non riusciva a capirla; si sarebbe detto chella facesse di tutto per mostrarsi scettica, indifferente, qualche volta perfino, obliosa e sconoscente.
Lavvocatino continuava a dire una pioggia di parole vuote come bolle di sapone, che non riusciva a irradiare con qualche trovata geniale, qualche sprazzo di spirito di buona lega. E le bolle di sapone si scioglievano nellaria senza attirare uno sguardo, appena accolte benignamente dallindulgente cortesia del padrone di casa.
Alfonso, con gli occhi sul giornale scorreva le righe senza rilevarne il senso; il suo pensiero era altrove; i suoi sguardi si staccavano dalle lettere stampate per posarsi alla sfuggita sulla testina illuminata, della cuginetta, sempre china sul lavoro.
Strana, bella, incomprensibile creatura! mormorava fra s, del chiaccherio dellamico non avvertendo che il suono, molesto come un ronzio.
La pendola del vestibolo, suon le undici ore; undici note cupe e profonde, che si sparsero per tutta la villa.
E ora di andare a dormire! usc a dire la signora Bardi.
Albertina, che gi aveva represso uno sbadiglio, ader subito allinvito della zia; si sentiva stracca morta; vedeva da per tutto il suo lettuccio. Ripose il lavoro, salut gli zii, e fece per avviarsi.
Leva in massa! disse lavvocatino, levandosi pure da sedere.
Si scambiarono i saluti; lavvocato augur sogni ridenti ad Albertina, sonno tranquillo agli ospiti, ed allamico ogni sorta di visioni belle, scientifiche, filantropiche ed altro ed altro ancora.
La cameretta di Albertina era in fondo al corridoio ampio e sfogato che guardava il giardino per la parete a vetrate: lungo la parte opposta si aprivano le altre camere.
Il signore e la signora Bardi entrarono subito nella camera propria e i tre giovani si indugiarono un momento a guardare dalla vetrata. Al tenue bagliore delle stelle, il giardino dormiente frusciava alla brezza con un lieve scuotere delle fronde e un fremere dellerbe. Lavvocato sfoggi ancora qualche bizzarria a proposito della bellezza; Alfonso rise della sua vena sempre pronta a dar sangue; Albertina porse in saluto la manina prima al Sardi e poi al cugino, che la tenne nella sua un attimo pi del bisogno mentre con gli occhi lavvolgeva in uno sguardo espressivo. Con un lieve rossore la fanciulla rispose allo sguardo del giovine con uno slancio irreflessivo, quasi preghiera di perdono per i sentimenti di rivolta che lavevano agitata nel ritorno della passeggiata, quasi inconscio desiderio di mostrare che ella sapeva distinguere fra persona e persona e che egli aveva, per lei, una grande superiorit sullavvocatino superficiale e ciarliero.
Si lasciarono. Si ritir ciascuno nella propria camera. La villa si fece silenziosa. Si sarebbero detti, dopo brevi minuti, addormentati tutti, se da una finestra dangolo e da unaltra della facciata, la luce elettrica non fosse uscita attraverso le stecche delle gelosie chiuse.
Prima di coricarsi, Albertina aperse il tiretto della piccola scrivania, ne tolse il suo diario e not in fretta le sue impressioni di quella giornata.
Passeggiata deliziosa al chiaro di luna. Emozionante lo spettacolo dei monti e dei campi bagnati dalla luce dargento. La bella visione mi sta davanti agli occhi e mi commove dolcemente. Garrulo e un poco noioso il giovine amico di Alfonso. Ma  un entusiasta del progresso femminile e gli perdono le tirate non sempre opportune. Mio cugino  strano; non riesco a capirlo; ed  poi stranissimo il sentimento che egli mi desta dentro;  un sentimento fatto di curiosit, di deferenza per la sua seriet e per la sua coltura e insieme di ribellione per le sue idee retrograde. Lo sorprendo qualche volta a guardarmi come se volesse leggermi dentro nel profondo dellanima; qualche altra volta mi sento avvolta in uno sguardo che mi fa correre nel sangue brividi di tenerezza!... come poco fa, che mi fiss mentre mi serrava la mano nella sua. Mio cugino  strano!
E lavvocato?... E un buon compagnone; ma se non fosse unentusiasta del progresso della donna, credo che lo troverei punto punto interessante! 
Uno sbadiglio chiuse le confidenze della fanciulla al suo diario. Aveva sonno; le si appesantivano le palpebre; il lettuccio bianco linvitava. Si vest; sciolse i capelli lunghi, che le scesero ondulati fino alle ginocchia, coprendole le spalle e le braccia nude e di una bianchezza lattea. La specchiera le rimand la sua immagine: si vide alta e snella, dalle forme perfette, il volto bello incorniciato dalla soffice aureola di un colore biondo caldo, illuminato da due grandi occhi turchini cupi, pieni di espressione.
Se Alfonso mi vedesse cos! mormor. Arross, sorrise, si diede della pazza e soggiunse:
Come sono stupida e vana!... Quasi che mio cugino badasse a queste miserie! lui! un giovino serio, sprezzante ogni mostra di vanit! lui, che nella donna non ammette che lattitudine al lavoro domestico! che disdegna in lei listruzione superiore, i desideri e le speranze che volano al di sopra della cucina e del pollaio! lui, che per certo, della bellezza delle forme non sa che farne!
Si tolse dalla specchiera; annod i capelli sulla nuca, si cacci fra le coltri, spense la luce e felice notte!
Ora la villa non dava pi nessun segno di vita. Dalle finestre chiuse non usciva pi manco una striscia di luce.
Ma chi non poteva addormentarsi era Alfonso, che si voltava, rivoltava per il letto senza trovare sonno. Lo tenevano desto ricordi e visioni, che lo agitavano, ora amareggiandolo ed ora deliziandolo. Sedette sul letto; rivisse i momenti della passeggiata fatta con la cugina e lamico. Egli si era sentito compreso dalla fanciulla; glielo aveva detto la stretta di mano con la quale ella aveva risposto al suo entusiasmo per la bellezza; glielo avevano ripetuto i suoi occhi espressivi e cercanti una corrispondenza di simpatia nellimpressione imposta dallo spettacolo magnifico. In quei momenti Albertina non era pi la strana fanciulla che lo faceva strabiliare con le contraddizioni e le espressioni di antipatia, anzi di sprezzo per la vita della campagna e per la campagna stessa! In quei momenti ella, la fanciulla bellissima e intelligente, doveva essere lei, proprio lei, con lanima sgombrata da pregiudizi, con i desideri e le speranze non di sogno, ma agognanti a sana e santa realt!... Eppure, passati i momenti di impulsiva commozione, ella appariva l per l tuttaltra. Egli la rivedeva a fianco del Sardi, interessata della sua conversazione sfoggiata, e volgare, deliziata dei garruli sproloqui sui diritti e sul valore della donna.
Strana fanciulla! esclam. E forse nata fatta per attrarre e incatenare; ha un non so che negli occhi che turba; i pregi del suo viso ed anche del suo spirito, possono affascinare!... Chi mai sarebbe ella riuscita ad affascinare?... Forse lavvocatino? quellinsulso parolaio? quel vanesio?.... Alfonso si sentiva scendere in cuore silenziosamente un lievito amaro.
Strana, incomprensibile creatura! mormor ancora.
Volle dormire; il mattino doveva ripartire per la citt insieme con Sardi, doveva assistere a una operazione allospedale; era necessario che avesse la mente sgombra e il corpo riposato. Poi doveva studiare per prepararsi agli ultimi esami, altro che fantasticherie!... Fantastico lui!... sorrise alla stranezza della cosa. Volle pensare allospedale, al povero uomo che doveva essere operato, alla difficolt delloperazione, e volle prepararsi col sonno al lavoro emozionante e pericoloso del domani.
Si assop; nellassopimento si vide spiccata davanti la figura della cugina; poi, poco a poco, la figura si and velando in una nuvola di nebbia e il giovine giacque nel mistero del sonno.
Il mattino Albertina sgusci presto dal letto. Fece in un attimo toeletta, e indossata la semplice vestaglia di cotone a scacchi bianchi e turchini scese. Alfonso doveva partire alle otto; erano le sette; aveva tempo di preparargli e servirgli la colazione, come aveva labitudine di fare tutte le volte che egli partiva. Con Alfonso sarebbe partito anche lavvocato; avrebbero mangiato insieme. Oh se il signor Sardi, fosse sceso un momento prima del cugino!... Vestendosi ella aveva fatto un pensiero; poich lavvocato aveva una spiccata ammirazione per la donna autrice, perch non affidare a lui il suo segreto?... perch non invocare il suo aiuto?... Egli avrebbe potuto facilitarle la difficolt dellinvio del manoscritto; e dire una parola in suo favore alleditore, che, certo, per lamicizia che conservava per il suo pap, non le avrebbe rifiutato la pubblicazione del romanzo. Per certo sarebbe stato meglio serbare il segreto con tutti e anche con lavvocatino, che parlava facilmente, e da chiacchierone poteva lasciarsi sfuggire qualche parola, qualche allusione che avrebbe potuto comprometterla presso gli zii e presso Alfonso. Ed ella non voleva assolutamente che in casa si sapesse; Alfonso particolarmente non doveva saper nulla. La cosa sarebbe apparsa alla luce del giorno a opera compiuta; quando il romanzo sarebbe stato pubblicato e i giornali ne avrebbero parlato. Ella non dubitava che i giornali si sarebbero interessati del suo lavoro; le pareva tanto bello! tanto interessante a lei stessa!
Mio cugino rimarr sorpreso quando... quando il romanzo apparir dopo di essere, forse, stato annunciato dai giornali!
Sorrise di intima compiacenza a questo pensiero. Non pens ad un fiasco; manco per sogno! Ella aveva bisogno di accarezzare il compimento dei suoi desideri e li vedeva raggiunti e li vagheggiava pienamente soddisfatti; assaporava il miele della tazza, che la vanit e lorgoglio le porgevano; non dubitava che in fondo alla tazza vi potesse essere qualche stilla di tossico amaro e disgustoso.
Un passo lungo il vestibolo, fuori. Non era il passo di Alfonso; e poi era troppo presto per lui; prima di scendere egli entrava in camera della mamma, che a quellora si vestiva, e l si intratteneva per i soliti addii affettuosi e chiassosi. Quel giovinottone, quello studente modello, quel serione, per la mamma sua era sempre un fanciullo carezzevole, tutto moine e baci!
Chi entrava in quel momento non era infatti Alfonso, ma lavvocatino, fresco, impomatato, agghindato come il solito.
Oh! oh! gi alzata! e pi bella che mai nellora del mattino.
Ciarlando, sedette alla tavola preparata; e, invitato dalla fanciulla, cominci a mangiare, lodando il latte profumato, il pane ben tostato, il burro; tutta roba squisita, naturale, non avvelenata da sostanze impossibili!
Albertina ebbe il suo daffare a volgere la conversazione sullargomento che le stava a cuore. Vi riusc con la buona volont. Mise largomento sul movimento femminile e lavvocato abbocc subito allamo ghiotto.
Ritta al suo fianco, il bel volto rosso di titubanza e di desiderio, in fretta, a parole un po concitate, stava svelando il suo segreto, quando il passo di Alfonso suon nel vestibolo ed ella ebbe appena il tempo di dire la cosa che pi le premeva; la disse in poche parole, agitata da impazienza e da timore; poi subito, con il mignolo attraverso le labbra e una mutua preghiera negli occhi, raccomand il silenzio. In quel punto Alfonso entr e la sorprese tutta rossa e commossa. Non pot impedirsi un subito aggrottamento delle ciglia e un atto di meraviglia; ma si impose tosto unespressione di indifferenza e volle apparire allegro e ridanciano; lo fu pi del naturale, come succede sempre a chi violenta sentimenti e volont; e Albertina, che indovin, si sent seccata e punta in cuore da una ferita dolorosa. Ma anche lei si comand indifferenza; e il sentimento offeso la rese quasi provocante.
Chi sa cosa ti immagini, mio severo cugino! disse fra di s mentre unondata di ribellione e di amarezza le scendeva gi nel mondo interiore, a portarvi lo scombussolamento. Pensa quello che vuoi! soggiunse sempre in petto. Ho io forse da renderti ragione dei fatti miei?
Lavvocato, che aveva continuato a mangiare tranquillamente e non si era accorto di nulla, assistette alla colazione dellamico, che si sbrig in fretta ed usc per far attaccare il cavallino alla carrozzella, che li doveva portare alla stazione del vicino paese.
Allora egli approfitt dellassenza dellamico, per assicurare la fanciulla che avrebbe fatto tutto quello che ella desiderava; che si congratulava con lei; che gi si era accorto, che ella doveva essere una giovine donna intelligentissima e intellettuale; che lammirava, che era sicuro di riuscire. In quanto al segreto, non temesse! muto come un pesce egli sarebbe stato!
Uno schioccare di frusta chiam lavvocato fuori; era il momento della partenza; bisognava far presto per essere in tempo allarrivo del treno...
Gi in carrozzella, Alfonso salutava la mamma e il pap; lavvocato salt presso lamico dopo i saluti e i ringraziamenti.
Addio Albertina! disse il cugino alla fanciulla con la solita cordiale gentilezza.
Signorina! a ben rivederla! soggiunse lavvocato.
Il contadino, che guidava, schiocc unaltra volta la frusta, il cavalluccio prese la corsa e via nel pallido sole del bel mattino autunnale.
Gli zii rientrarono nel salottino per la colazione e Albertina si indugi in giardino. Voleva cogliere i crisantemi che formavano macchia gi presso il cancello; ne avrebbe fatto un mazzo per lo studio dello zio, che adorava i fiori; ne avrebbe portati alcuni nella sua camera. Ma mentre coglieva i fiori dalla corolla arruffata e i bei colori variopinti, ella rivedeva col pensiero, il cugino nel momento in cui era entrato nel salottino. Quale sorpresa, quale muto rimprovero, quale disapprovazione ella aveva letto nello sguardo e nellespressione del volto del giovine!
Mi ha sorpresa commossa e turbata presso lavvocato! pens. Ha veduto il mio atto invocante silenzio! soggiunse. Che cosa avr pensato?.... quali cose impossibili si sar immaginato?
Si sent arrossire pensando a ci che egli avrebbe potuto immaginare; le venne su dal cuore alle labbra un sapore amaro. Arross pi intensamente e si ferm davanti al macchione dei crisantemi col mazzo in mano e gli occhi vaganti.
Che cosa avr egli pensato di me? chiese allaria indorata dal sole, che una nebbia leggiera velava dolcemente. Che mai avr potuto pensare?
Le cose si accordarono con la voce interiore, che landava molestando, nel rispondere: Avr pensato che... che....
Fece un atto di protesta e di offesa e i fiori le caddero sparpagliati ai piedi.
Lavvocato! susurr con un fremito di ribellione e dira; lavvocato! io intendermela con lui!... Pazzo! pazzo!... Oh, se suo cugino fosse stato l! con quale piacere gli avrebbe dato del pazzo, pazzo, pazzo!
Ma egli era lontano; davanti a lei non stavano che le cose belle, ma mute e incapaci di accogliere e trasmettere unambasciata dellanima.
La fanciulla si chin a raccogliere i fiori, si fece presso il cancello e guard fuori, dalla parte dove la carrozzella si era allontanata.
Credendo una cosa compagna Alfonso mi ha offesa, molto offesa!... Egli non capisce niente di me; altrimenti come potrebbe figurarsi chio possa avere della simpatia per quellamico suo vanesio, presuntuoso e chiacchierone?... Egli non mi capisce n mai mi capir!... Ma a me che cosa importa? fin di dire staccandosi dal cancello e alzando le spalle in atto di indifferenza. Che cosa importa a me di ci che pu pensare o immaginarsi a mio riguardo quel pedante di mio cugino?
Volle cantarellare per persuadere s stessa che davvero a lei non importava nulla affatto dei sentimenti e dei giudizi del cugino a suo riguardo. Volle cantarellare; ma la voce le mor nella strozza; se ne indispett; si diede della stupida.
Andr a scrivere! disse. Scrivendo, continuando il mio romanzo, mi distrarr! Soffoccher nel lavoro la inutile, incomprensibile ribellione! ritrover me stessa; uscir dalla geniale occupazione con il mio solito buon senso e il mio carattere di donna aspirante a cose alte e nobili, che non si smarrisce nelle piccinerie! Una futura autrice non deve abbassarsi alle meschinerie!
La cameretta era inondata della luce pallida del sole avvolto nella nebbia leggiera. Laria, che gli ultimi fiori profumavano di un odore morto, vi entrava a pieni sbocchi.
Albertina si ferm davanti ai ritratti sfilati sul cassettone; e le care imagini dei suoi lontani, le si fecero incontro agli occhi ed al sentimento. Ah quel maledetto interesse! quegli affari crudeli, che avevano obbligata la sua povera famiglia a una crudele separazione?... E quanto avrebbe durato la separazione?... Nellultima lettera, la mamma le diceva che pap cominciava a rifarsi un poco nel suo commercio; che tutto lo induceva a sperare di mettere ordine alle cose ed a potere in capo allanno, ritornare. Oh se fosse stato vero! se davvero i suoi cari avessero potuto tornare fra una decina di mesi!... Ella avrebbe voluto sperare; ma in fondo al cuore le si agitava il dubbio che la mamma si fosse lasciata andare a vedere lavvenire con gli occhi della speranza. Intanto per poteva ringraziare Iddio; il suo pap si era rifatto in salute ed aveva riacquistata lenergia illanguidita nelle preoccupazioni; la mamma stava bene; e Titina, cos delicata e malaticcia, si rinvigoriva a vista. Questo scrivevano i suoi; lo scrivevano a lei ed agli zii.
Sedette davanti la scrivania, tolse il manoscritto dal tiretto. Uno, due, tre, dieci, venti, cinquanta, cento pagine!... Il romanzo aveva progredito; ancora un centinaio di pagine e sarebbe finito!
Guard ancora i ritratti e disse forte: Cari, cari!... Chi sa che io non riesca prima di pap a far in modo che possiate presto ritornare a casa.
Volle rimettersi al lavoro; cera quiete e silenzio da per tutto. Le rondini, partite al primo cadere delle foglie, pi non garrivano di sotto la tettoia; solo i passeri ciangottavano fra le piante del giardino. Di lontano venivano le voci dei contadini sparsi ad abbacchir noci ed a raccogliere castagne; qualche strascicato canto di fanciulla, qualche raro muggito; nullaltro turbava il silenzio della tiepida mattina dautunno. Tutto pareva invitare al lavoro.
Con la fronte nella mano sinistra, in atto di raccoglimento, la penna intinta nella mano destra, il bianco foglio dinnanzi, Albertina voleva lavorare; sentiva che quello era un momento opportuno; proprio il momento necessario allo svolgersi delle idee, allo sgomitolarsi dei pensieri, al disfogo della fantasia. Dove era rimasta il giorno prima? Dove aveva lasciata leroina del romanzo?... Tir gi la mano dalla fronte, pos la penna, sfogli i fogli a ritroso. Leroina del romanzo era l sdraiata nella chaise longue, nel vano della finestra incorniciata di rose e gelsomini. Era tutta vestita di bianco; aspettava; chi aspettava?.... il giovine che aveva il giorno prima chiesto la sua mano; il suo fidanzato!...
Ecco il punto! disse la fanciulla, facendo per rimettersi al lavoro. Si tratta dunque della venuta del fidanzato. Donde lo far venire?... Bisogna poi pensare a un incontro commovente, bisogna preparare un quadro interessante!... La cornice c; il vano della finestra inghirlandata di rose e gelsomini; non manca neppure il profumo del fieno appena falciato, n la splendida veduta del tramonto gi, dietro le cime, irradiate dagli ultimi raggi rossi.
Coraggio e avanti! disse, intingendo la penna nel calamaio.
E stette con la penna sospesa sul foglio, pronta a tracciar lettere a scrivere righe e pagine. Ma i suoi occhi invece di raccogliersi sul foglio, vagavano nello spazio fuori della finestra e rivedevano unaltra scena vera, e di cui il ricordo le faceva battere il cuore. In uno spazio di monte, al chiarore smorto della luna, mentre lavvocato parlava e parlava, ella commossa davanti alla bellezza, se ne stava muta con una mano abbandonata in quella di suo cugino. Come se la sua anima si fosse incontrata nella bellezza con quella del giovine, ella si era lasciata andare al piacere intimo e puro di un sentimento alto nella contemplazione, nellammirazione. E intanto lavvocato parlava, parlava!
Che noioso quellavvocato! esclam richiamando occhi e attenzione al lavoro. La penna aveva lasciato sgocciolare un lagrimone di inchiostro sul foglio. Volle asciugarla con un pezzetto di carta assorbente.
Alfonso  strano! pens. Chi si potrebbe spiegare il suo modo di comportarsi lungo la discesa? E quellaverci piantati l soli, io e lamico suo?... Le scene le si andavano mutando repentinamente davanti; si rivide quello stesso mattino gi nel salotto dei pasti insieme con Sardi; forse aveva fatto male a svelargli il suo segreto!. ma poich aveva bisogno di chi laiutasse!... Tutto sarebbe andato bene se non fosse venuto suo cugino e sopratutto, se non lavesse sorpresa nellatteggiamento in cui laveva trovata!... Arross e si sent scottare la faccia rivedendo lespressione del volto di Alfonso; la sorpresa, la disapprovazione, quasi il disgusto lo avevano alterato talmente che ella ne era rimasta sgomenta.
Diede unalzatina di spalle e mormor: Che cosa avr pensato?... Forse che io invocassi piet a quel chiacchierone?
Rise amaro a questo pensiero e diede dello stupido al cugino, del pedante e peggio.
Non ho pi nessuna voglia di scrivere! mormor allungando il broncio! Alfonso, il mio signor cugino, mi sconvolge e mi irrita! con il suo contegno inesplicabile, mi rende inquieta, nervosa e svogliata! soggiunse richiudendo il manoscritto nel tiretto e levandosi da sedere. Pens di scendere; forse la zia aveva bisogno di lei; lavrebbe aiutata nelle sue faccenduole tanto per distrarsi; avrebbe suonato; si sarebbe esercitata un poco al piano; forse anche avrebbe cantato. Da che era l, ella aveva lasciato quasi del tutto piano e canto; e sentiva di far male, poich il maestro e la signora che le avevano, fino al momento della cattiva piega degli affari, dato lezione, assicuravano che ella aveva molta disposizione per la musica e una bella voce gi abbastanza educata.
Devo continuare ad esercitarmi! promise a s stessa. Che... che se non riesco a guadagnarmi la vita come autrice, riescir forse ad aiutare i miei dando lezioni di piano e forse anche cantando!... Che male ci sarebbe se un giorno, dal palcoscenico riuscissi a deliziare il pubblico?... Canzonettista! rise. Canzonettista da caff chantant!... Si annuncerebbe il mio debutto con un cartellone tanto fatto, nel quale la mia imagine spiccherebbe come quella di tante altre giovani che io ho veduto ridere e mostrare le gambe fino al ginocchio e fare sfoggio di spalle nude nei grandi cartelloni appicciccati ai muri o portati in giro dagli uomini sandwichs. La mia imagine portata per le vie della citt dagli uomini sandwichs!....
Torn a ridere a questa visione; e pens:
Che direbbe il signor cugino se mi vedesse portata attorno sul cartellone! Ah! ah! ah!
Si fece davanti allo specchio e sfoggi pose e sorrisi scimmieggiando le canzonettiste e le danzatrici vedute qualche volta col suo pap.
La bellezza non mi manca! disse sar la bellezza del diavolo, ma  bellezza! E quando si  ben fatte e si ha un musetto gentile, l! l! l! mio caro signor cugino! si possono interessare altro che degli avvocatini vanesi e chiacchieroni!...
Stette un momento sopra pensiero, fatta di subito seria. Poi, con una scrollatina del capo, che diceva la conclusione del suo muto conversare fra s e s, disse: O autrice o maestra di musica, o canzonettista!... Qualche cosa  necessario che io faccia sia per bastare a me stessa o sia per aiutare i miei cari! Oh pap! Oh mamma! Oh mia dolce Titina! potessi davvero richiamarvi dalla lontana America e riavervi con me, sempre con me!
Albertina! Albertina!
Era la zia che la chiamava di sotto la finestra.
Vorresti scendere e farmi un piacere?
Subito, zia!
Usc di camera e scese di corsa.
La zia la pregava di andare dalla sorella del Curato a portarle un pacchetto con delle maglie di lana per i poveri, che ella stessa aveva lavorate. Presto far freddo spieg la pietosa donnina e i poveretti che hanno bisogno di soccorso, non avranno di che coprirsi! La signora Marina ha lincarico di raccogliere maglie e calze che si preparano per linverno dalle signore che possono farlo; poi distribuisce ogni cosa a chi ha bisogno!
Albertina si mostr contenta di portare il pacchetto alla sorella del parroco, nella cui casa era gi stata qualche volta e di cui aveva ammirato insieme al cugino i fiori ben coltivati e di svariate qualit.
Non le spiaceva di fare una passeggiatina da sola; poich non poteva lavorare, desiderava di trovarsi in intimit con s stessa, per forse riuscire a leggersi dentro e scovarvi, sempre, fra s, qualche nuova vocazione per lavvenire; quella di maestra di musica? quella di canzonettista da caff concerto?
Si era messa nel sentiero serpeggiante lungo la sponda della roggia, che correva a zig zag per campicelli e piccoli prati fin sotto il muricciolo che chiudeva da un lato il giardino della parrocchia. Il sole che si andava svolgendo dalla nebbia, batteva i raggi, non pi infuocati, sulla campagna, che lautunno andava vestendo di colori svariati; dal rosso, al rugginoso, dal giallo intenso al verde sbiadito. Di sotto i piedi scricchiolavano le foglie secche che cadevano lente nellaria immota e che lacqua della roggia trasportava nella sua pigra corsa. Qualche fringuello volava da un ramo allaltro delle piante e univa la voce a quella dei passeri, in un canto suonante mesto nel silenzio.
Buon giorno, signorina! si senti salutare a un tratto.
Era la Menica della faggeta, una dipendente degli zii, che camminava alla volta della villa con una paniera, coperta di foglie, al braccio.
Sono scesa per portare ai padroni un po di funghi e una manata di bacche di mirtillo! spieg. E dopo avere scostate le foglie e mostrato il dono profumato, tir via per la sua strada, salutando.
Le venne incontro un branco doche sbraitanti seguite da una bambina scalza e scarmigliata, che svettava la verga per tenersi raccolte intorno le bestie arrancanti.
Un asinello grigio, al di l della roggia, lev il muso dallerba che stava tranquillamente pascendo e ragli il suo saluto alla bella fanciulla, che animava di insolita, graziosa macchietta il paesaggio. Nei prati da poco falciati, alcune mucche pascolavano disperse qua e l. Inginocchiate sulla sponda della roggia due donne con le maniche rimboccate lavavano. Le rane novelline balzavano dagli scrimoli erbosi nellacqua e da quella fra lerba con un gracidare sommesso. Per laria era un odore acuto di terra umida e di fieno.
Presa dal fascino della campagna silenziosa e appena animata dal consueto lavorio, Albertina si guardava intorno con intima compiacenza e subiva la potenza delle cose invitanti a mitezza e a pace.
Ha ragione Alfonso! si trov a pensare. Ha ragione Alfonso! La campagna  bella,  desiderabile, parla un linguaggio pieno di verit e di calma!... Alfonso ha ragione; ma io non glielo dir! non voglio dargli questa soddisfazione; non lo merita! mi giudica male; pensa di me cose impossibili! Potrebbe credere che io abbia cambiato di pensiero per far piacere a lui, per meritarmi la sua approvazione! magari la sua stima!...
Si sent offesa dellidea che il cugino potesse pensare che ella mendicasse la sua stima, e ripet:
Non glielo dir! no! no! no!... Con lui io continuer a sostenere, che non posso soffrire la campagna, che la odio, che ad essa preferisco mille e mille volte la citt, con i suoi rumori assordanti, la sua vita artificiosa!
Poco a poco, ella era venuta a pensare che la vita di citt  davvero artificiosa. Ma non lo diceva; le seccava anche di doversene convincere spesso dentro di s.
Come mai era successo nel suo mondo interiore un cambiamento compagno?... Ella, che aveva sempre avuto in antipatia la vita dei campi, ora cominciava a piacersene, e sentiva di amare ci che sempre aveva giudicato misero, meschino, rozzo e punto punto desiderabile.
In campagna concluse fra s in campagna si pu vivere per s stessi, in intimit con la propria anima, mentre invece in citt si vive affannosamente schiavi delle consuetudini e dei cos detti doveri sociali, che rubano il tempo e offuscano la ragione.
Ora il sentiero correva lungo il muricciolo del giardino del parroco e attraversava il piazzale davanti la Chiesa.
Albertina ricord la prima passeggiata fatta col cugino. Si erano seduti tutti due sulla panchetta di pietra di sotto le piante; il cane del parroco si era fermato davanti a Alfonso a fargli festa; poi era arrivata la signora Marina che andava al paese per le provviste. Ella aveva subito dichiarato al cugino che non poteva soffrire la campagna; non aveva per nulla nascosto la sua avversione per la vita dei paesi; ed egli, il figlio dei campi, aveva sbarrato gli occhi di meraviglia alle sue parole ed aveva stentato a credere a ci che gli sembrava una bestemmia. Anche la signora Marina si era meravigliata della sua avversione per la vita semplice e buona della campagna!
Davvero una vita semplice e buona! susurr bevendo avidamente laria pura che il fieno e lumidit della terra facevano odorare forte. Che stupida sono stata a lasciarmi sfuggire quel giudizio! Non conosceva che di sfuggita la campagna, e l! subito a dire che la odiavo!... Stupida! stupida!
Si trov senza pensarvi a sedere sulla stessa panchetta dove gi si era trovata col cugino e dove ella aveva spifferati i suoi sentimenti riguardo alla vita dei campi.
Rivide con gli occhi del ricordo, il cugino guardarla sorpreso e quasi incredulo. Poi al suo insistere sullaffermazione delle sue idee, lo rivide con unespressione di dispiacere e di delusione sul volto. E dentro il cuore le scese unonda di rammarico amara, di rimprovero contro s stessa, sempre imprudente e imprevidente, sempre impulsiva. Sono stata una sciocca! si rimprover sono stata una vera sciocca!... Non si deve mai mettere nel caso di ricredersi e sconfessare i propri sentimenti! Bisognerebbe avere sempre per guida la prudenza accorta e guardinga. Chi butta fuori le proprie idee e dei giudizi non giustificati, si trova spesso nellimbarazzo; come succede a me adesso, che ho cambiato davviso riguardo alla vita di campagna e non posso n voglio dirlo per non parere volubile.
Per certo soggiunse Alfonso sarebbe felice del cambiamento in me successo. Sarebbe lieto di vedermi pensare come lui, magari si loderebbe davermi indotta lui stesso a vedere con gli occhi suoi. Io vedere con gli occhi suoi!... Io accogliere dei pensieri e dei sentimenti che non vengono spontanei dal mio interno? che possono parere una servile condiscendenza, o unumile, incosciente sottomissione?... No! no! mio caro signor cugino! questa soddisfazione io non te la dar; e non ti dar neppure il diritto di mettermi nel numero delle fanciulle volubili e facili a lasciarsi imporre pensieri e sentimenti!... Io, mio bel cugino, sono assai assai diversa di quella che tu mi giudichi; tu non mi capisci, mio caro cugino, e mi giudichi secondo i tuoi pregiudizi e secondo la stolta apparenza!... Giudicami come vuoi, pensa di me quello che meglio ti pare; a me che mi fa?... Certo che non mi affligger per questo! no, mio caro signorino, non mi affligger per questo!
Si inquiet contro s stessa sentendosi dentro a questa conclusione, un senso indefinibile di rincrescimento e insieme di dispetto....
Due bambine sgambucciate e con i capelli al vento vennero di corsa nel piazzale; presero possesso di una panchetta poco lontana da quella occupata dalla fanciulla e l posarono una bambola, un lettino e alcuni mobilucci minuscoli per piccine; si disponevano a giocare alle mamme. Alcuni ragazzetti si erano dati al divertimento di lanciare pietre contro il fogliame dellippocastano di fianco alla chiesa per farne cadere le grosse immangiabili castagne; e la pioggia spessa e pesante, strappava grida di gioia ai piccoli raccoglitori. Una bruna chioccia seguita dai pigolanti pulcini, guidava i piccoli ignoranti alla ricerca del becchime e loro insegnava a razzolare ed a scegliere i posti migliori per la scoperta degli insetti nascosti nella terra.
Fra le rame che si andavano spogliando, i passeri ciangottavano.
Albertina guardava senza interessarsi di ci che le succedeva dintorno, pure subendo, senza avvedersene, il fascino della quiete e dei semplici piaceri paesani.
A un tratto, un abbaiare festoso la tolse ai pensieri. Fido, il cane del parroco, laveva veduta e correva a lei confondendola nella sua simpatia con lamico assente.
Bub! bub! bub!... La intelligente bestiola le era giunta davanti, le posava le zampe sulle ginocchia e abbaiava il suo saluto; poi si staccava dalla fanciulla per correre verso casa; e questo esprimeva un invito a seguirlo; si levasse di l, andasse con lui dalla signora Marina, la sua padrona, che lavrebbe accolta con piacere; e anche don Stefano lavrebbe accolta con piacere! Su! si togliesse di l e lo seguisse!
Albertina sent di comprendere linvito della bestiola; si alz e lo segu mentre esso, con corserelle avanti e pronti ritorni e un abbaiare a scatti, la precedeva contento.
La signora Marina, chiamata dallespressivo abbaiare di Fido, era intanto uscita, e dalla porticina dentrata, vide la fanciulla venire alla sua volta. Le and incontro con un largo sorriso di piacere sulla faccia buona, e la fece entrare, dal piccolo corridoio, nel salottino aperto sul giardinetto e profumato di fiori e insieme di incenso.
Don Serafino non cera; aveva dovuto andare su in un paesello di montagna, chiamato da una povera vecchia malata.
La signora Marina ricevette con piacere il pacchetto con la roba per i poveri e invit Albertina a uscire nel giardinetto e a mettersi a sedere e riposare un poco sotto il padiglione verde, dove erano un tavolino e quattro sedie di sasso. Ella andava a farle il caff; no, non rifiutasse; in un momento sarebbe tornata; intanto riposasse o se preferiva, facesse un giro nel giardino e cogliesse dei fiori; tutti quelli che trovava e che preferiva; pur troppo di fiori ce nerano pochi in quella stagione; ma qualche cosa avrebbe pure trovato!
La signora Marina rientrava in casa mentre Albertina si metteva a sedere. Ella gi conosceva il giardinetto; con Alfonso era venuta varie volte nella povera umile casa del parroco, luomo di Dio, dallanima penetrata di Cristo.
La buona voce delle cose, l nel giardinetto silenzioso, parlava un linguaggio semplice e pieno di poesia.
Quel muto linguaggio si insinuava nel cuore della fanciulla come una dolce musica mistica. Lerba tremolante, le foglie del gran gelso di mezzo, luccicanti nella brezza pura, i fianchi placidi delle montagne beati nel sole, il sereno smagliante, tutto, anche le selvette degli ultimi fagioli, era pieno di bont. Nellanima della fanciulla si stendeva un senso di rispetto e quasi di soggezione davanti a quel tutto insieme di semplice, a quel non so che di puro e di vero, che si imponeva e faceva parere miserelle, tutte vanit e superficialit, ci, cui fino allora ella aveva dato la pi grande importanza.
Sorrise alla folla di sentimenti nuovi che le si facevano incontro al pensiero. Che stupida! si disse. Mi lascio signoreggiare dalle impressioni come una bambina ignara e soggestionabile!... Un poco ancora che rimanga qui e gi dal profondo mi sale lidea della vocazione religiosa! Rise mentre gli occhi seguivano meccanicamente la corsa di una lucertola. Albertina, chiamata alla vita del convento! Ah! Ah!... Che direbbe Alfonso? Ma che cosa importava a lei di Alfonso? Oramai, ella si trovava troppo spesso a pensare al giudizio del suo signor cugino e questo la seccava, le faceva prendere delle arrabbiature, diminuiva la sua libert!
La signora Marina usciva con il piccolo vassoio e la chicchera del caff. Albertina si diede a sorbirlo mentre parlava con la sorella del prete del pi e del meno, quando apparve don Serafino sulluscio aperto. Un sincero piacere negli occhi onesti diede alla fanciulla la ben venuta.
Come la fanciulla ebbe finito di sorbire il caff don Serafino le colse un mazzo di fiori, gli ultimi, poi la preg che volesse passare nel suo particolare studiolo, ove ella avrebbe veduto una testa di Madonna bellissima; un dono di Alfonso nel giorno della sua prima comunione; un lavoro di arte, opera di un pittore di grido.
Albertina coi fiori in mano, segu il parroco e la signora Marina nello studiolo; una stanzetta quadrata e piccola, piena di luce, dal soffitto di graticci appena imbiancati, limpiantito di mattoni, per mobilio, una libreria, un tavolo dabete, poche seggiole di paglia, una poltrona di cuoio sdruscito, un crocifisso di legno a una parete e appeso alla parete di fronte, il quadro prezioso, con la bellissima testa della Madonna. Di sotto il quadro, posato su una mensoletta fra due vasi di fiori freschi, era accesa la lampadina votiva. Una piccola libreria piena di libri e in un angolo un camino con la caminiera viva di ritratti, completavano linsieme dello studiolo.
Don Serafino amava quel suo nido silenzioso, ove erano raccolti i suoi tesori; e ora, dopo di avere mostrato alla fanciulla e lodata la Madonna bella e angelica di soavit e di espressione, e averle con sereno compiacimento, fatto fare la conoscenza delle persone dei ritratti, trattala alla finestra la trattenne facendole ammirare la vista che di l si godeva, indicandole le montagne per nome, i gruppi di case spanse, i casolari, le vie lontane, e gi, accucciata fra le piante, la villa degli amici suoi, ove era nato e cresciuto Alfonso, quel bravo, quel caro figliolo.
Io disse don Serafino, io amo Alfonso come un figlio e sono felice che la citt non me labbia allontanato. La vita dello studente non ha per nulla staccati i suoi gusti e le sue tenerezze dal paese e dagli amici! Si  serbato tale e quale; amante della vita semplice; sempre lo stesso con noi, poveri paesani! che viviamo alla buona e degli usi cittadini sappiamo ben poco!...
Vede signorina? qui si vive semplicemente; ci si accontenta di poco qui!... E si pu fare del bene parecchio! se sapesse quanto bene fa sua zia!... E il signor Bardi dunque?... sono gente altamente benefica; ma... fanno il bene secondo il comando del Vangelo. Non sappia la mano destra quello che fa la sinistra! Alfonso vuol essere medico qui in paese, e benedetto lui per il gran bene che spander intorno a s! Io vorrei vivere abbastanza per vederlo installato qui il mio bravo dottorino! Ma!... quando si  in l cogli anni si sta sempre in attesa della fine, si sa!... E mi dispiacer, vede signorina, mi dispiacer di staccarmi per sempre da questo nido di pace, di separarmi dal mio piccolo, caro gregge! ma... Iddio sa lui quello che si fa! fin per dire il buon parroco.
Albertina usc dalla casa di don Serafino con una serenit in cuore, quale da un gran pezzo non aveva provata; anzi che mai aveva fino allora gustata; poich era quella la serenit proveniente da fonte pura, quale la semplicit di desideri e di aspirazioni, la fede sincera e senza lintoppo di inutili ragionamenti e di puerili ribellioni. Le lodi sincere fatte dal buon prete al cugino, lavevano senza volere, commossa e quasi inorgoglita. Perch quella commozione? perch quel sentimento di intima, orgogliosa soddisfazione?... Che cosa aveva ella a che vedere col cugino?... Era forse suo fratello?... era forse suo fidanzato?
Si sent salire una vampata scottante al volto alla parola fidanzato che si era trovata sulle labbra, non sapeva come.
Non capisco il motivo per cui il mio pensiero corre tanto spesso ad Alfonso, che in fin dei conti, con tutte le sue decantate qualit, per me non  e non sar mai altro che un pedante e un prepotente! un prepotente con laria del filosofo, che tutto vede e tutto compatisce! ma un prepotente bello e buono!
La bella figura del cugino prepotente e pedante, le si rizz davanti alla mente; lo rivide nel momento in cui, quello stesso mattino, era entrato nel salotto dei pasti; rivide la sua nobile fronte oscurarsi e un lampo di sdegno passare nei grandi occhi bruni. Come le era parso bello in quel momento con quellespressione!... Egli possiede disse fra s la fanciulla, continuando il suo intimo conversare egli possiede la bellezza dignitosa, che illumina i lineamenti e gli occhi, della luce della virt attiva di una vita interna pura e profonda!
Si scosse come da un sogno. Come mai? Che cosa succedeva nellanima sua?... Non aveva finito di dare del pedante al cugino e subito dopo lo portava ai sette cieli!... La colpa doveva attribuirsi tutta a don Serafino che colle sue lodi entusiastiche, doveva avere portato lo sconvolgimento nellanima sua.
Ma adesso basta! disse. Mio caro signor cugino! ho pensato troppo a te! Ora ti striscio una riverenza e ti saluto!
Si form a guardare una larga foglia, che staccatasi dalla rama, volteggiava nellaria; e da quella sostenuta, scendeva lenta, lenta al suolo; si sarebbe detto che le rincresceva di morire, che ritardasse la caduta finale. Addio, povera foglia staccata dalla vita! la salut la fanciulla. E stette a veder cadere altre e altre foglie che come la prima si attardavano nellaria prima di posarsi al suolo a infoltire lo strato delle foglie gi giacenti.
La morte  una triste,  una barbara cosa! si trov a pensare. Che direbbe Alfonso se io morissi? si chiese.
Le sal al volto una fugace fiamma. Quellinsistente pensare al cugino ormai la seccava; era troppo strano! era stupido in fine!
Dalla vetta di una pianta un fringuello la fissava con gli occhietti furbi; pareva che si burlasse di lei: stette un momento fermo sulla rama spoglia, poi, con un piccolo garrito, vol sopra una pianta vicina e di l sopra unaltra.
Albertina si trov a seguire luccellino con gli occhi e coi passi, finch esso spicc il volo lontano, a perdita docchio.
Il fringuello laveva fatta deviare; invece di avvicinarsi, si era allontanata dalla villa. Seguendo una traccia appena segnata nellerba stenta, ella era salita su per il fianco del monte.
Andiamo avanti! esclam. Seguiamo la via indicata dalluccellino.
E tir via a camminare fino a una verruca di monte coronata di castagni, presso la riva di unacquicella sbucante da un macchione di faggi e frassini e fuggente a salti fino al burrone. Quivi la fanciulla sedette appoggiando il dorso al tronco di un noce e volle obbligare il pensiero a interessarsi delle cose che le stavano intorno. Guard gi, il bel cavo di prato, dagli alti orli boscosi, allietato dagli ultimi fiorellini.
Quel pratello, ella lo aveva gi veduto con Alfonso; vi era entrata a cogliervi le margherite; si era divertita interrogando col soffio, i gracili soffioni.
Ricordava; si era bisticciata col cugino per una futile causa, che ora non rammentava; ma ricord netto e preciso il sorriso del giovine; un sorriso diverso del solito, che si ha quando si ribatte una frase offensiva e non si vuole aver laria di pigliarla in tragico. Quel sorriso, ella laveva sorpreso varie volte sulle labbra dAlfonso e sempre laveva irritata, perch per lei voleva dire: Puoi sbizzarrirti e punzechiarmi! non riesci a ferirmi, bambina!
Gi, bambina! confid allaria limpida. Per il mio signor cugino, io non devo essere che una bambina!
Ebbe un palpito di collera; alz le sopraciglia, guard severa davanti a s come a voler sferzare con gli occhi qualcuno; poi si lev da sedere e avviandosi per discendere, tutta adombrata da sentimenti di ribellione e di ostilit, fece quasi di corsa il breve sentiero ripido sul prato sottoposto.
Le campane garrule e un po fesse della chiesa, presero a suonare gaiamente; era mezzogiorno! Di gi! La zia la doveva aspettare per la colazione, ed allo zio spiaceva che non si fosse pronti per le ore dei pasti. Albertina affrett il passo. Dal cancello vide la zia che spiava il suo ritorno dalla veranda, sporgente dalla fronte della villa a guardare i fianchi dei monti, i campicelli, i vigneti, lacqua del torrente.
A colazione ella volle essere gaia; parl di don Serafino, della signora Marina, della passeggiata fatta fino alla verruca del monte; mangi con appetito, disse dellultima lettera ricevuta dallAmerica, delle speranze dei suoi, della riacquistata salute di Titina e dellenergia ricuperata del padre.
Lo zio divise le speranze della fanciulla e della sua famiglia lontana; egli si augurava che la prova dellassenza dovesse durar poco. Ma avrebbe voluto, che pure durando poco tempo, la incresciosa prova, egli e sua moglie, non avessero il dispiacere di perdere lei, la cara e gentile nipote, che rallegrava di una nota allegra e soave, la solitudine e il silenzio della villa, quasi continuamente priva della presenza del figlio.
Albertina si sent vibrare in cuore la soddisfazione di non essere considerata unintrusa nellambiente domestico dei suoi generosi ospiti, e si mostr vivace e lieta per gratitudine.
Finita la colazione, aiut la zia a sparecchiare ed a riporre ogni cosa, ci che ella faceva sempre per alleggerire il daffare alle domestiche, e anche per abitudine.
Lo zio, dopo aver mangiato, sedeva nella sua ampia poltrona presso la finestra, e leggeva i giornali, interrompendo la lettura di quando in quando, con un pisolino; e la zia andava in cucina a intrattenersi con le donne, vecchie di casa, e a dar gli ordini per il desinare e per la distribuzione degli avanzi a qualche malato povero.
Libera di s, Albertina allora usciva a prendere una boccata daria in giardino e poi si ritirava nella sua camera. Era quella lora propizia alla continuazione del suo romanzo.
Ma quel giorno il manoscritto che le stava aperto dinnanzi, non aveva nessuna attrazione per lei. Lo sfogli, lesse alcuni punti che le parvero una misera cosa. Si consol ricordando daver letto che gli scrittori sono soggetti a scoramenti ed a malcontenti. Scherzi di nervi! si confort pensando. E rilesse a voce alta ci che aveva trascorso solamente cogli occhi. La sua bella voce ben modulata e intelligentemente cadenzata, vibrava nellaria come una musica; le parole e le frasi che uscivano dalle sue labbra suonavano dolcemente. Ma la musica era fredda; non aveva profondit, non esprimeva sentimenti n pensieri forti e capaci di commuovere o di allietare.
Cess di leggere; incroci le mani sul foglio aperto, e stette mortificata e pensierosa. No! quelle pagine non le piacevano; non erano riuscite; le idee erano meschine, la forma stentata!... Se mio cugino vedesse e fosse chiamato a giudicare, scommetto che sorriderebbe di compatimento e di piet!...
Il pensiero del compatimento e della piet del cugino, la fece arrossire di dispetto e di umiliazione.
Piuttosto di meritare il compatimento e la piet di Alfonso mormor irritata piuttosto, lacero ogni cosa e rinuncio alla speranza di essere autrice!
E farai bene! bene! bene! le ciangott un passero volato in quel punto sul davanzale della finestra. Farai bene! bene! bene!
Che ne sai tu? chiese alluccellino la fanciulla come se davvero esso avesse parlato.
Farai bene! bene! bene! bene! trill luccelletto volando via. E dalla pianta su cui and a posarsi, ripet: Farai bene! bene! bene!
Sono pur sciocca a sentire nel canto di quel passero petulante un avvertimento!... E sono pi che sciocca lasciandomi spadroneggiare dallavvilimento!
Volle farsi animo; si disse che non tutti i giorni si  ben disposti a veder chiaro nelle cose, a giudicare, a comprendere. Quel giorno ella non aveva lanimo disposto a vedere le cose con occhi limpidi; era come se un par docchiali affumicati le annebbiassero la vista.
Forse non riuscir neppure a eseguire qualche pezzo che gi aveva sotto mano dubit con un sospiro.
Prover a cantare; e chi sa, che non ci riesca! soggiunse.
Si alz e scese impaziente di vedere se davvero quel giorno non poteva far nulla, nulla, nulla!
Lo zio, sempre nella sua ampia poltrona, leggeva; doveva avere gi fatto il suo pisolo; ora si interessava dei fatti di Libia e ogni tanto usciva fuori in esclamazioni che esprimevano meraviglia, orgoglio, compassione e piet. La zia, in cucina dava una mano alle donne a preparare la conserva di pomi doro, gi in cottura, a giudicare dallodore acre e dolciastro tutto particolare, che si spandeva per la villa.
Albertina, che doveva passare dal salottino dei pasti per entrare in quello ove era il pianoforte, si ferm un momento a baciare lo zio sui capelli; i bei capelli bianchi, abbondanti e ondulati che facevano cornice intorno al volto regolare ed espressivo del vecchio scienziato. Poi tir via nella stanza attigua, sedette al piano e attacc un pezzo di bravura che condusse alla fine senza un intoppo, senza una titubanza.
Stacc le mani allultimo accordo sorridendo di soddisfazione; le sue mani erano ancora agili; le dita correvano sulla tastiera traendo suoni ora vigorosi, ora sommessi, ora dolci ed ora appassionati.
Un senso di intima soddisfazione le corse in cuore a consolarla, a ridarle un po di fiducia in s.
Ed ora sentiamo la voce! disse, aprendo sul leggio la musica di una romanza in voga. E subito, dopo gli accordi, cant con tanta espressione e tanta grazia, che lo zio lapplaud dalla stanza vicina.
Brava! bene!
Albertina si freg le mani una contro laltra, soddisfatta.
Dunque, riesco ancora in qualche cosa! pens dunque non sono una stupida! poich gli stupidi non suonano, n cantano cos!...
E se riesco a suonare e a cantare benino, riuscir anche a scrivere ed a continuare il mio romanzo!
Rimise le mani sulla tastiera. Ricord che una volta il suo professore le aveva detto che ella aveva un vero talento pianistico; glielo aveva detto un giorno che laveva sorpresa a improvvisare, roba da chiodi improvvisava; e il professore ne rise; ma pure scherzando, trov che quella roba da chiodi, tradiva un vero talento; Se studiasse, col tempo, contrappunto disse riuscirebbe forse una brava compositrice!
Dunque ella era destinata a comporre, a creare! E poich non aveva studiato contrappunto n lavrebbe studiato mai, avrebbe composto un romanzo; e dopo il primo ne avrebbe composto un altro e un altro ancora!
Pensava e lasciava che le dita si sbizzarrissero sulla tastiera. Cominci con la riminiscenza di un pezzo lamentoso e appassionato, ma subito si smarr e suon unaltra cosa. Era uno strano suonare; una potenza espressiva di tocco, una passione, un disordine! Era unimprovvisazione senza dubbio: roba da chiodi, come avrebbe detto il professore di musica.
Ma il signor Bardi, che ascoltava dallattiguo salottino, pensava che limprovvisatrice doveva avere unanima di fuoco; pensava che quella musica diceva unanima assetata di sentimenti forti, vibrante di desideri, di speranze, forse sognante amore e gioia.
Che passione in quelle note! che accenti gravi e soavi di lamento e quasi di preghiera dopo la foga sbrigliata della fantasia!
Albertina, continu ad osservare fra di s il signor Bardi, Albertina esprime certo con la musica un sentimento suo proprio; quale sentimento? quale complesso di passioni si agiteranno nellanima di questa fanciulla per renderla capace di improvvisazioni cos impressionanti?
Albertina  una creatura strana! sfugge ad ogni analisi; bisogna prenderla come . Volerla conoscere a fondo sarebbe perdere il tempo!.. Non ci riuscir, forse, che lamore con la sua potenza misteriosa e irresistibile!
Albertina intanto faceva un po dordine alle sue musiche e accompagnava loccupazione con un cantarellare sommesso.
Il signor Bardi si lev dalla poltrona e prima di ritirarsi nel suo studiolo, volle salutare la nipote. E lincontr mentre ella, sempre cantarellando, sottovoce, usciva dal salottino.
Ho voluto dirti unaltra volta brava! disse lo zio, baciando in fronte la fanciulla.
Ho suonato delle stramberie, vero? chiese la fanciulla con qualche ansia.
Hai suonato bene! rispose lo zio. Hai suonato in modo da commuovere e far pensare! Se poi nella tua improvvisazione tu abbia fedelmente seguito le regole del comporre, io non lo so! Sono un profano in fatto di musica; io giudico col sentimento e non mi curo del resto! E... la tua musica ha interessato il mio sentimento, ecco!
Albertina rimase stupita nel sentire lo zio parlare altrimenti che a monosillabi, come usava fare quando trattavisi di argomenti che non potevano profondamente interessarlo. E quella specie di discorsetto la commosse e la convinse di non avere suonato male. Ringrazi lo zio delle sue incoraggianti parole e con la volont animata al lavoro, sal in camera e riprese con impazienza il manoscritto.
Ho del talento pianistico! disse ripetendo le parole gi pronunciate dal professore! Ho una bella voce espressiva! e siccome le arti sono fra di loro sorelle, possieder forse anche labilit del romanziere!
I passeri affollati sulle piante del giardino, ciangottavano in coro; uno di questi vol sul davanzale della finestra e pigol il suo verso.
Nevvero, passero gentile, che io riuscir a dare al pubblico un bello, bellissimo romanzo? si trov a chiedergli la fanciulla.
Il passero saltell un poco sulla pietra del davanzale, guard con li occhietti vivaci la fanciulla e pigol a note staccate, un cip, cip, cip, che suonava come un no! no! no!
No! no! no! cant ancora dopo un momento di silenzio, spiccando il volo e posandosi in vetta alla pianta pi vicina alla finestra, sopra una rama brulla tremolante alla leggiera pressione: No! No! No!
Stupido! lo rimprover Albertina, cui quella nota smorz in cuore ogni entusiasmo, come se davvero luccellino avesse espresso la seccante negativa. Stupido! ignorante e cattivo uccello del malo augurio.
Intinse la penna; una riga, due righe; una intera pagina; ma non era una delle solite pagine nitida e senza correzioni. La scrittura tradiva lo stento; le cancellature spiccavano spesse; le parole sostituite minute fra una riga e laltra parevano altrettante mosche cadute a macchiare a capriccio la pagina.
Albertina fiss gli occhi sulla pagina, scosse il capo, allung il broncio e sospiro: Mi pareva di poter fare! Invece sono impacciata; mi sento la testa vuota; i pensieri vi giacciono inerti, ribelli alla volont! E inutile! attraverso un periodo di aridit!... Il lavoro letterario esige una preparazione di riposo. Ed io ho passato un mattino e parte del pomeriggio stancando il fisico ed il morale. Per oggi bisogna rinunciare a scrivere! pazienza! Andr invece gi a dare una mano alla zia che ha sempre bisogno di aiuto quando prepara conserve!
Si era messo a tirare un po di vento. Per la finestra aperta soffiava laria fresca. Albertina si fece al davanzale e prima di chiudere salut con lo sguardo la veduta che il vento avvicinava e rendeva spiccata; i ripidi pendii che i castagni arrugginiti coronavano, le enormi nude scogliere, i clivi pendenti, le betulle e i pioppi aggruppati sugli scrimoli dei burroni, e oltre il burrone le case di un paesello, raccolte nel verde a pi della Chiesa signoreggiante sulla gola cupa dietro la quale si accavallavano dorsi su dorsi, varii di luce e di ombrie, fino su alla zona rocciosa dalle tinte violacee.
Ha ragione Alfonso! esclam la fanciulla abbracciando la scena con uno sguardo ed accarezzando nel suo mondo interiore le visioni di monti e di valli, di sole e di verde fra le quali spiccava la bella, virile figura del cugino.
Chiuse i vetri, rinchiuse il manoscritto.
Oh, Alfonso! mormor. Se tu leggessi queste mie pagine, forse sorrideresti! e con quel tuo modo particolare di fissarmi, mi inciteresti a rinunciare allambizione di diventare celebre, di fare la scrittrice!... Tu mi persuaderesti, che i migliori desideri e le speranze pi sante devono nascere fra le pareti domestiche e non mai varcarne la soglia!... E forse, chi sa?... Forse in fin dei conti tu hai ragione!
Si sent piccola piccola nella sola possibilit della rinuncia ai suoi sogni di gloria; un senso di umiliazione le si insinu in cuore; si vide massaia, tutta dedita alla cucina, alla dispensa, al guardaroba, senzaltra aspirazione di quella di badare alla casa.
Aspirazione generosa! le susurr dentro il buon senso, che non sempre tace. Aspirazione generosa, che ha per causa e per scopo, il bene delle persone che si amano, la loro pace, il loro benessere!
Aspirazioni limitate, meschine, da gente senza slancio, da donna senza talento, senza elevatezza di pensieri!
Uno schiamazzare di gallina nel cortile rustico di fianco alla villa, la fece sorridere amaro e soggiungere: Aspirazioni da gallinella che si accontenta di razzolare per terra e di schiamazzare al mondo intero la gloria daver fatto luovo!
Il telegramma annunciante la buona novella, laveva ricevuto Albertina durante lassenza dello zio, uscito per una visitina a don Serafino, e della zia, attorno per affarucci domestici.
Se viene un telegramma da Milano le aveva raccomandato lo zio prima di uscire se viene un telegramma da Milano, aprile e fai una corsa alla parrocchia, in casa di don Serafino a dirmi di che cosa si tratta.
E Albertina, appena letto il telegramma, si era buttato lo scialetto sulle spalle e via per alla volta della casa parrocchiale. Era tutta commossa; le batteva il cuore; si sentiva contenta, felice.
E camminava leggiera e svelta lungo il sentiero tappezzato di foglie morte, col telegramma spiegato in mano, impaziente di leggerne il contenuto allo zio, impaziente di recare la bella nuova, certo non inaspettata, ma che doveva rendere felici i suoi buoni e generosi parenti.
Il telegramma era dellavvocato Sardi e diceva: Alfonso dottore: esami di laurea splendidi. Torner stassera ed io sar con lui.
Sardi.
E dottore!  dottore!... ha fatto degli esamoni! torna stassera! andava mormorando fra s la fanciulla.
E un trillo di gioia le saliva dal cuore alle labbra accolto da un largo, sincero sorriso.
E dottore!  dottore! si trov a dire alle piante brulle, ai passeri svolazzanti egli  dottore! Alfonso  dottore.
Laria, che il sole dautunno indorava dolcemente, frusciandole intorno, le ripet in un susurro, le sue parole.
E dottore! Alfonso  dottore!
E torna stassera! confid la fanciulla allo spazio nitido e saturo di umido profumo. Torna stassera!
Stassera! stassera! stassera! presero a cantare le campane, che annunciavano festose una prossima festa.
Di sotto il muricciuolo che cingeva da un lato il giardino del parroco, e dove il sentiero svoltava per guidare al piazzale davanti la chiesa, Albertina si arrest di stianto. Le campane, in un tono pi acuto, ora pi non dicevano: Stassera! stassera!... Ora lanciavano nellaria unaltra parola; e questa parola era: Stupida! Stupida! Stupida!
S! s! avete ragione, mie garrule campane! disse la fanciulla alzando gli occhi allo svelto campanile.
S! avete ragione! cento ragioni avete!... Sono una stupida a commuovermi per lui! mio cugino!... Che importa infatti a me che egli sia riuscito vittoriosamente nei suoi esami?... Che cosa mi importa che egli sia dottore?... Appena, appena  logico che io divida il piacere degli zii! Questo si capisce! ma sentirmi dentro grillire di gioia per ci,  semplicemente sciocco! cretino!... Io mi congratuler con lui, lo saluter dottore, ma certo non gli butter le braccia al collo n pianger sul suo petto per questo!... Sarebbe bella! volle ridere. Ma fece invece il broncio alla voce interna che le disse: Va l! tu saresti ben felice di buttargli le braccia al collo e di piangere sul suo petto di gioia e di tenerezza!
Alz le spalle e riprese il cammino: Sono pazza! mormor.
Don Serafino, il signor Bardi e la signora Marina, davanti al fuoco della vasta e pulitissima cucina, chiacchieravano del pi e del meno. Nel loro conversare entravano sempre i poveri del paese, i bisogni della popolazione; ci che si sarebbe potuto e dovuto fare per questi e quello; quello di cui la chiesa aveva bisogno: certe riparazioni, certi abbellimenti, la riparazione dellorgano, una tovaglia nuova per laltare maggiore; e via, via! Nessuna parola mai da cui si potesse spremere qualche curioso fatto altrui, qualche sospetto, qualche piccola maldicenza sui peccati del prossimo, qualche minuscolo filo delle trame di commedia che continuamente la vita ordisce, sperde e ricompone intorno a ogni essere umano. Il signor Bardi rifuggiva da ogni pettegolezzo, di cui in casa sua non era entrata mai manco lombra. La signora Marina, tutta sincera piet, non accoglieva in cuore che compatimento e perdono; e don Serafino era un santo uomo, che vedeva nel prossimo altrettanti figli di Dio, che egli aveva il dovere di amare e di aiutare in ogni maniera.
Adesso il discorso era caduto su Alfonso; e i tre, vi mettevano tutto il loro cuore e lo scaldavano dei loro desideri e delle loro speranze.
La signora Marina, che pure prendendo parte alla conversazione, si era intanto staccata dal focolare per fare il caff al fornello, stava preparando il vassoio con le tazze, quando dopo il solito  permesso  entr Albertina con il telegramma in mano.
Dottore! dottore! Alfonso  dottore! disse porgendo il foglio allo zio. E diede la novella con un trillo di gioia nella voce; gioia che ella non cerc di reprimere con gli intimi smorzanti ragionamenti di un momento prima.
E questa una gioia di riflesso, gioia generosa, che si riferisce al piacere dello zio, di don Serafino e della signora Marina! Godo della felicit degli altri; io non centro per nulla! Godo della felicit degli altri!
Degli altri? degli altri? degli altri?... chiedevano le campane che non avevano smesso di suonare. E in quella interrogazione Albertina sent una nota ironica.
Pettegole! disse alle importune campane la fanciulla.
E la muta scena si svolse nel suo mondo interiore non impedendole di prendere parte alle manifestazioni di contentezza dello zio e degli amici suoi. Nessuno dubitava dellesito felice degli ultimi esami di Alfonso. Egli era sempre stato un giovine serio, studioso, di bellingegno, e fisso nellidea di raggiungere la meta prefissa; che era quella di diventare dottore e di esercitare la professione di medico, l in paese. Non era dunque una sorpresa per nessuno il trionfo finale del bravo giovine; ma la certezza di quel trionfo non poteva a meno di recare immenso piacere a chi lo amava e stimava.
Sorbito il caff, il signor Bardi si accomiat dagli amici non senza prima averli invitati per quello stesso giorno a desinare. Bisognava fare un po di festa al dottorino nuovo, che diamine! E quale festa migliore di quella di mangiare un boccone in compagnia con gli amici intimi?
Con Alfonso verr dunque anche lavvocatino! disse il signor Bardi. Egli stesso ha annunciata la sua venuta. E un giovinotto simpatico malgrado le chiacchiere eccessive e le idee qualche volta bizzarre!
Si scambiarono i saluti e zio e nipote uscirono insieme e insieme mossero alla volta della villa.
Il signor Bardi, di solito di poche parole, ora, pieno il cuore di allegrezza, si lasciava volentieri andare al piacere di ricordare e dire. Parl con la nipote del figlio, come era naturale; ricord la sua infanzia, la sua adolescenza, gli studi fatti, la sua bont, il suo retto giudizio, il suo ingegno e sopratutto il suo amore per i suoi e la tenerezza ancora quasi infantile, per la madre. Seguirono gli episodi. Alfonso era sempre stato generoso. Piccoletto, era stato per un mese intero senza frutta per regalarla a un bimbo povero; si era ostinato a privarsi di ogni ghiottoneria malgrado le preghiere della mamma, che prometteva frutta e dolci al bimbo povero purch egli non se ne privasse. Ma lui! a imbizzirsi ed a piangere, voleva che il piccolo beneficio venisse da lui, da lui solo.
Egli non aveva mai detto una cosa per laltra; mai una piccola bugia; neppure per difesa. La verit sempre!... Era nato col sentimento del rispetto verso s stesso! Non era mai stato un ragazzo sospettoso; ma aveva sempre avuto in orrore le cose poco chiare; gli ripugnava istintivamente tutto ci che poteva avere laria di poco leale e di sotterfugio. Oh! i sotterfugi egli li aveva sempre abborriti!
Il signor Bardi tirava via a tessere gli elogi del figlio con accento di soddisfazione e di intimo orgoglio.
Le campane avevano smesso da un poco di suonare. La campagna era silenziosa; sui fianchi dei monti, i contadini raccoglievano le castagne; ogni tanto una cantilena lontana; qualche belato; qualche muggito; qualche trillo duccello.
Albertina era stata ad ascoltare suo zio con un senso amaro in petto. I ricordi dinfanzia e delladolescenza evocati dallo zio, lavevano turbata. Alfonso, aborrente dogni finzione, dogni dissimulazione, se avesse potuto leggerle in cuore, a lei, e vi avesse scoperto la dispettosa ostinazione nel sostenere unantipatia per la campagna che pi non sentiva, che cosa mai avrebbe pensato di lei?... E come avrebbe giudicato il suo modo di agire riguardo al famoso romanzo che ella stava scrivendo? E che avrebbe detto di quel suo prendere a confidente lavvocato?...
Mi ha sorpresa in atteggiamento strano davanti allamico! e da allora ha cambiato contegno con me; qualche sospetto gli deve essere entrato in cuore; quale sospetto?
Il signor Bardi affrettava i passi; aveva premura di rincasare; non gli pareva vero di dare la notizia alla moglie.
Infilato il cancello, in un momento furono a casa; la zia era entrata da un poco, e gi seduta al tavolino da lavoro, agucchiava. Ella accolse la notizia con gioia; ma gi se laspettava la bella notizia; non aveva dubitato mai un momento della riuscita finale del suo caro figliuolo. Poteva forse non riuscire, il suo bravo, il suo ottimo Alfonso?... Ora era necessario preparargli un gustoso desinaretto; tanto pi che col figlio doveva venire lavvocato; e poi erano invitati don Serafino e la signora Marina. Un gustoso desinaretto aveva da essere; ella si incaricava di tutto!
E sorridente e felice, la buona donna usciva dal salottino per andare in cucina a intendersela con le donne, che tutto fosse provveduto in tempo.
Albertina offerse il suo aiuto; e le fu dato subito lincarico di cogliere i pochi fiori che ancora rimanevano in giardino e in serra.
Albertina pot finalmente ritirarsi nella sua cameretta. Dio! come era stato lungo, eterno il desinare! e come la serata le era parsa interminabile!
Eppure si era mostrata gaia, briosa, felice!... Aveva perfino cantato! e con lui, il cugino! Nessuno certo avrebbe potuto indovinare il suo stato danimo, nessuno! e meno degli altri Alfonso, il signor cugino, il dottore!... Ella era sicura davere dissimulato bene, da vera artista.
Ma che sforzi, che violenza aveva dovuto imporre a s stessa. Si sentiva dentro il ribollimento; lamarezza le saliva dal cuore alla gola; soffriva, ma pure conversava; interessandosi dei discorsi dellavvocato, prendendo viva parte alle parole dello zio e di don Serafino, interrogando la zia e la signora Marina sulla coltivazione degli erbaggi e sullallevamento dei polli. Mai come quella sera ella si era mostrata chiacchierina e spiritosa. Tanto  vero che quando la passione sferza la volont, questa sinchina alla forza e ubbidisce. Ed era stata davvero la passione che si era imposta alla volont nel mondo interno della fanciulla.
Al freddo saluto del cugino, arrivato con lamico poco prima del pranzo, ella si era sentita cos mortificata ed offesa, che avrebbe pianto di rabbia e di dolore. Ma si era ricacciato bravamente le lagrime in cuore e il suo volto era apparso sereno.
Durante il pranzo, Alfonso le aveva qualche volta rivolta la parola come faceva con tutti; ma con una nota fredda nella voce e lo sguardo senza particolare espressione. Si capiva lontano un miglio, chegli si era mutato a suo riguardo. E il mutamento datava dal malaugurato mattino in cui egli laveva trovata al tu per tu con lavvocato. Quale sospetto gli si era cacciato in cuore? Che cosa dubitava?... Che mai pensava?
Pensa e dubita quello che vuoi! si era trovata a dire a s stessa, quella sera. Ed aveva sempre pi accentuato il contegno di persona indifferente e serena.
Invitata a fare un po di musica, aveva subito aderito al desiderio espresso dallo zio principalmente e dallavvocato.
E aveva cantato accompagnandosi, con tale bravura da destare un vero entusiasmo nella piccola brigata. Aveva scelto delle allegre canzonette napolitane; leggiere, briose, graziosissime. Poi, dopo gli applausi, aveva aperto sul leggo una romanza a due voci.
Fatti i primi accordi si era arrestata, e aveva invitato il cugino a cantare con lei. Lo fece sorridendo, in aria non gi di chiedere un favore, ma piuttosto di concederlo. Voleva fargli capire che ella si curava cos poco del suo freddo contegno verso di lei, che non le importava nulla di cantare con lui.
Alfonso, un po sorpreso di quellinvito che non si aspettava, rimase per un attimo in dubbio di accettare. Poi per non fare la figura di scortese, si era levato da sedere e si era messo ritto a destra della cugina.
Ben inteso, che io canto senza avere studiato! Si era scusato, dando una corsa alla musica e chinandosi su i capelli della fanciulla, quasi a sfiorarli con le labbra.
Gli uccelli hanno forse studiato musica? le rispose per tutti Albertina, attaccando subito la romanza.
Vibr per laria la voce vellutata e dolcissima di soprano e a quella si un tosto la voce ben modulata e calda di baritono. Era un duetto pieno di passione; vi tremava spesso langoscia; vi piangeva il dolore. Le parole, abilmente musicate, dovevano essere uscite spontanee da unanima in lotta col sentimento. Parole e musica parevano fatte apposta per esprimere speranze deluse, desideri infranti, ideale che si andava annebbiando fino a morire in unultima nota lieve e dolorosa come il soffio di un moribondo. Sospirando quella nota, Alfonso aveva impallidito e la fanciulla vi aveva trasfuso tutta la sua anima appassionata.
Bene!
Bravi!
Benissimo!
Il piccolo pubblico applaudiva con le parole e il battere delle mani. Albertina si stacc subito dal piano, e senza guardare il cugino, che ora sorrideva scusando la sua audacia e si metteva a sedere presso la madre, si trov davanti il Sardi, che la lodava con voce commossa e gli occhi caldi di espressione.
Le ore erano trascorse velocissime. La pendola del corridoio, annunci alla lieta brigatella che era tempo di ritirarsi. Saluti, strette di mano, congratulazioni, e don Serafino con la sorella, presero commiato e uscirono per tornare alla casa parrocchiale.
Il signor Bardi con la moglie, dopo lo scambio della buona notte e un bacio alla nipote, si avviarono pure, per salire alle loro camere. Albertina li segu subito, e sulla soglia, mentre il cugino le teneva aperto luscio con la mano sulla maniglia ella lo fiss coi belli occhi scuri, inquieti nel fondo e velati di dolcezza. Egli impallid leggermente e la salut inchinandosi appena, senza porgerle la mano. Quella freddezza inaspr la fanciulla, vibrante ancora demozione dopo il duetto appassionato; e linasprimento le sugger una piccola vendetta. Si volse allavvocatino e lo salut con voce calda e carezzevole. Poi usc, sal di corsa la scala, e si chiuse in camera. Non premette il bottone della luce elettrica; non aveva desiderio di luce; loscurit si confaceva meglio allo stato del suo animo.
Non mi ha neppure stretto la mano! gemette. Mi tratta da forestiera e peggio!... Una volta non faceva cos!... Sospetta!... mi giudica male!... Chi sa che cosa pensa di me!... Stupido! stupido! stupido! usc ad esclamare adirata. Ma lira le sboll tosto dentro per lasciar luogo a un sentimento di mortificazione, di avvilimento e di dolore. Si strinse i pugni alle tempia, li batt con impeto sul piano del cassettone e ve li tenne un momento ansante; guardandosi nello specchio, interrogando quasi limmagine sua, sbiadita e vaporosa nella tenue luce biancastra, che per la finestra appena chiusa dai vetri, il cielo notturno gettava nella camera. Passati alcuni secondi, i suoi occhi poco a poco si arrestarono alla finestra; vi si fermarono come smarriti in una visione. Le stava dinanzi il cugino, alto, slanciato, bello; col volto energico ed espressivo, la bocca atteggiata a leggiero disdegno, gli occhi, che si erano accigliati nel momento che le si erano posati sopra, gi sulla soglia delluscio, mentre egli, con la mano alla maniglia le teneva aperto luscio. Poi subito la visione spariva per lasciare luogo ad unaltra; quella di un giovine biondiccio, sempre sorridente, sempre pronto agli inchini e ai complimenti; spar anche questa visione, nel cuore le rimase specchiata la prima.
Ma  strano questo mio pensare sempre a lui, il signor cugino, il dottore! mormor con ira contro s stessa. E dire che non mi piace, anzi che mi  antipatico! che lo trovo pedante, noioso, seccante con quelle sue arie sospettose e superiori! soggiunse. Lesclamazione mor bruscamente in un ricordo che le fece battere il cuore. Mentre ella cantava ed egli aspettava il momento di accompagnare la sua maestra voce alla sua di soprano, egli le si era chinato sopra il capo per guardare la musica e voltare la pagina; ed ella aveva vibrato di un sussulto parendole di sentirsi sfiorare i capelli di un alito caldo e soave come un bacio.
Mi ha baciato i capelli! concluse. Non ho sognato; mi ha davvero baciati i capelli, lo sfacciato!... Sfacciato! ripet con un sorriso e un senso strano in tutto lessere.
Soffoc la sensazione indefinibile di piacere e di ribellione; poi chetati i moti incomposti dellanima e successovi un lieve sopore, le risal nellombra interna del capo, limmagine irritante del cugino, nel mentre le teneva aperto luscio per lasciarla passare e la salutava in aria stupidamente cerimoniosa.
Stupido lui e sciocca io! susurr allaria, appena stenebrata della camera.
Si decise a coricarsi. Si svest in fretta, si cacci sotto le coltri, sempre alloscuro. Volle dormire; ma cento cose le fugavano il sonno; una confusione di immagini, una spettrale processione di ricordi; diverse forme le lampeggiavano nella visione interna; i suoi cari lontani, don Serafino, gli zii, lavvocato Sardi, il cugino dai grandi occhi chiari che spesso ella sorprendeva a guardarla con intensa fissit!... Voleva dormire ma il sonno non veniva.
A un tratto nel silenzio della casa dormiente scoccarono le ore gi alla pendola del vestibolo. Una, due, tre. Lorologio della chiesa, suon nellaria muta; una, due, tre. Voci tristi e gravi che parevano scambiarsi un saluto claustrale.
Albertina balz a sedere sul letto; recit una preghiera imparata dalla mamma; preghiera semplice, quasi infantile. Ma sent la gentile preghiera cadere senza eco nel mistero dellanima sua, morire senza vibrazioni nellaria immota. Giunse le mani; fiss gli occhi nel vuoto, sent vivo desiderio di protezione, di affetto, di abbandono, e invoc: Mamma! pap! mia piccola sorella!
Luscio a vetri, che dal salotto dei pasti metteva, per alcuni scalini al giardino, in quellora del pomeriggio, piovigginoso ma non freddo, era aperto. Alfonso, era uscito subito dopo colazione per recare unambasciata del padre al municipio del paese; e lavvocato che doveva ripartire subito dopo pranzo, si era trattenuto a scrivere, l sulla tavola coperta da un allegro tappeto a fiorami.
Il signor Bardi si era ritirato nel suo studio, come faceva sempre dopo colazione, la zia attendeva con le domestiche alle faccende di casa e Albertina, dopo aver scritto una lunga lettera ai suoi cari, era uscita a portare per la zia, una paniera con gli avanzi del giorno prima al povero vecchio Toni, malato da pi mesi nel casolare della roggia; cos detto perch costruito proprio a pochi passi dalla correntella dacqua serpeggiante fra campi e prati. Avvolta nel mantello impermeabile, con il cappuccio calato sulla fronte, la sottana corta, i piedi robustamente calzati, la fanciulla ora tornava dalla visita pietosa e trotterellava lungo il sentieruolo fiancheggiato da siepi, che si andavano ringiallendo e spogliando. Piovigginava mentre un languido raggio di sole dautunno moriva sui prati e sui campi falciati e laria tiepida mandava un odor lieve della pioggerellina fine, che tremolava nel sole, e annebbiava da lontano le campagne, sotto il cielo a chiazze bigie di nuvole e di turchino sereno.
Albertina si piaceva di quella pioggerella, dolce come un bisbiglio, che i grandi alberi sparsi per campi e prati o sfilati lungo la corrente, suggevano con silenziosa volutt. Ogni poco si fermava a guardarsi intorno, ad accogliere con un sorriso il senso di dolcezza che le veniva dalle cose baciate dal sole languido e rinfrescate dal minuto continuo sgocciolio. Pass davanti una casettina avvolta dalledera, dove gi varie volte era stata a recar soccorso con la zia a una povera bimba inferma, morta da due mesi. A fianco della casettina il terreno era rigato per traverso di viti e filari, e rotto nel mezzo da una processione di cipressi, guidanti al Cimitero. Davanti alla piccola casa, nel cortile ombreggiato da un poderoso fico, ora quasi brullo, nel gran silenzio, gurgugliavano i tacchini e schiamazzavano galline, anitre e oche. Davanti al pensiero della fanciulla si fece subito limmagine della piccina rsa dal male; pallida emaciata, dagli occhi lustri di febbre e gli zigomi sporgenti arrossati. Laveva veduta lultima volta che se ne stava seduta fuori delluscio di casa, con la povera testa appoggiata a un cuscino, le mani nascoste sotto il grembiule, la bocca atteggiata al pianto. Aveva sorriso mestamente e sforzatamente al piattino di crema odorosa che ella le aveva offerto. La madre gliene aveva fatto gustare un cucchiaino; ma la poverina aveva rifiutato il secondo con una smorfia di disgusto.
Non le va gi pi nulla! aveva spiegato la madre con le lagrime agli occhi.
Due giorni dopo la poverina era morta. Lavevano portata al cimitero, gi in fondo alla sfilata dei cipressi. Albertina ricordava la piccola bara coperta di fiori, e il breve corteo di fanciulline vestite di bianco, col velo bianco in testa. Era una giornata smagliante di sole. E sotto il bel cielo azzurro nellaria doro, tra i fiori odorosi e il cinguettare degli uccelli, la povera bimba, unica figlia dei desolati genitori, veniva calata nella fossa.
Un senso di tristezza e di puerile ribellione scese in cuore ad Albertina: La natura  indifferente al dolore degli uomini! sospir. Non c simpatia fra noi e le cose.
Riprese il cammino verso la villa; acceller il passo, sotto le rade, fini goccioline di pioggia, e in meno di cinque minuti si trov a salire gli scalini che mettevano alla porta a vetri del salotto dei pasti. Un languido sole moriva sul tappeto a fiorami della tavola e confondeva il suo colore di cera smorto coi capelli biondicci dellavvocato, che continuava a scrivere senza avere avvertito la venuta della fanciulla.
Oh scusi! fece questa, che non si aspettava di trovar l lamico del cugino.
Lavvocato che alla voce improvvisa, aveva dato uno scossone, pos tosto la penna, balz da sedere e, sorridente e beato, si fece incontro alla fanciulla con tutte due le mani stese. Prima di mettersi a scrivere egli laveva cercata per la villa e nel giardino.
O dove era andata, che non era riuscito a trovarla in nessun luogo?... Le stringeva le mani e lobbligava a sedere sul canap vicino, presso a lui. Aveva bisogno di parlarle. Ella le aveva dato una commissione lultima volta che si erano veduti. Se ne ricordava?... e il romanzo era finito?... Come finiva?... Col matrimonio?... col suicidio?... collabbandono?... Poich nel romanzo si doveva trattare damore, di passione, di lotte, e magari di disperazione. Altrimenti non sarebbe stato un romanzo. E il suo, quello che ella aveva ideato e che stava scrivendo, o che forse aveva finito, doveva certo essere un romanzo passione! di quelli che fanno piangere e fanno magari venire la pelle doca. Nel suo lavoro, per certo, ella doveva trasmettere o aveva trasmesso tutta la sua anima piena di passione. Bastava guardarla negli occhioni profondi, bastava sentirla cantare per convincersi subito chella aveva unanima passionale!... Dunque, il romanzo era finito?.... era pronto il manoscritto?... Egli era l per riceverlo e portarlo a Milano. Leditore amico della di lei famiglia, non si rifiutava di esaminarlo. Egli, gli aveva parlato caldamente; lo aveva interessato della cosa. Ora non si aspettava che il manoscritto.
Il guaio  che il manoscritto non  pronto! disse Albertina arrestando il diluvio di parole del giovinotto. Non  pronto e... e...; non so se mi decider a presentarlo alleditore! soggiunse in uno smarrimento di pensiero, che la staccava di l per obbligarla a vagare in una confusione di ricordi e di sentimenti. Mentre lavvocato si sgolava a dire, ella si era sentita turbata da uninterna interrogazione: Che direbbe Alfonso se tu pubblicassi il romanzo?...
E ripensava le pagine scritte; le sembravano comuni, sciocche, impossibili; e le salivano al volto vampate di fuoco al timore che il cugino potesse leggerle e giudicarle.
Mi darebbe della presuntuosa, della vanesia, della scioccherella! concluse fra di s.
E allavvocato ripet, che proprio il lavoro non era finito; tuttaltro; tuttaltro!... E poi, e poi... insomma, non era decisa sul da farsi. Bisognava lasciarle il tempo di riflettere, di rileggere il lavoro. Forse ella si era ingannata reputandolo degno di essere stampato; non aveva forse ben misurate le sue forze. Ma bisognava compatirla. Non era certo per vanit, che ella aveva vagheggiata lidea di pubblicare un lavoro; di tentare la carriera della scrittrice; era invece in fin di bene.
Ella aveva accarezzato la speranza di poter guadagnare scrivendo; di poter aiutare i suoi; di mettersi in grado di bastare a s ed a loro; di richiamarli dallAmerica, di riunire col suo lavoro la famiglia che avversit aveva disgiunto.
Lavvocato lascoltava meravigliato. Come?... Era lei che parlava cos?... Lei, che rinunciava alla soddisfazione di lanciarsi nel gran campo letterario, che non aveva il coraggio di tentare, di lottare magari!... Non aveva dunque pi nessuna fiducia in s stessa?...
Penso, rispose la fanciulla vagamente penso che forse potr guadagnare per me e per i miei in un altro modo!
Per esempio? fece il giovine incuriosito.
Tutti dicono che ho una bella voce! mormor la fanciulla.
Una bellissima voce! conferm lavvocato.
E soggiunse. E quindi?
E quindi... Ce ne sono tante di donne che vivono dellarte!
Vorrebbe diventare cantante?
S, cantante, chanteuse da caff concerto, qualche cosa  necessario chio faccia per bastare a me, per aiutare i miei cari!
Aveva pronunciate queste ultime parole arrossendo, sdegnata contro s stessa per quello sfogo confidenziale con una persona quasi estranea.
Dopo un moto di sorpresa lavvocato era stato un momento in silenzio; aspettava che dalla sorpresa passata dallanima gli venisse qualche suggerimento; un consiglio, magari anche lapprovazione. Egli ci teneva a mostrarsi superiore e indipendente. I pregiudizi per lui, che aveva larghe vedute, non esistevano; era nobile e alta lidea di bastare a s; di essere utili ai propri cari; da ci che  alto e nobile non pu scendere che una luce propizia al cammino guidante alla meta, e quando la meta  generosa...
Lavvocato usc dal breve istante di raccoglimento, con un largo sorriso incoraggiante sulla bocca.
Lei, disse alla fanciulla, prendendole una mano e stringendola nelle sue lei  una elevata e coraggiosa signorina! disse. In qualunque modo tenti di esplicare i doni che la natura le largiva a piene mani, ella meriter sempre la stima ed il plauso delle persone spoglie dogni pensiero e dogni sentimento restrittivi e ingenerosi.
Lo crede? chiese la fanciulla con un lampo di incredulit negli occhi. Lo crede?
Lavvocato volle persuaderla, convincerla della verit della sua affermazione. Una volta, nel tempo passato per parecchi, una signorina che avesse avuto laudacia di calcare le scene, sarebbe andata incontro a disapprovazioni, a mortificazioni, a biasimi dogni maniera. Sarebbe stato come scendere volontariamente e audacemente dal piedestallo della sua classe sociale. Ma ora, fortunatamente, i tempi erano cambiati. La gente si era spogliata dai pregiudizi irti come spini sempre pronti a pungere chi osava agire indipendentemente dalle loro cieche convinzioni... Ora, uno od una potevano muoversi e agitarsi nella vita secondo le loro attitudini morali e intellettuali, e provvedere ai propri bisogni come volevano e potevano quando la rettitudine fosse sempre stata la loro guida.
Vi sono artiste drammatiche e cantanti rispettabilissime, rispettate e stimate altamente! fin per dire lavvocato.
E le chanteuses? volle sapere Albertina.
Lavvocato tossicchi per darsi il tempo di rispondere. Ma la fanciulla indovin il dubbio in quel tossicchiare e arross, guardandolo fissamente.
Non  necessario cantare nei caff concerti, quando si ha una voce come la sua! disse evasivamente.
Ma se non riesco come cantante? chiese Albertina quasi timidamente.
Lei deve riuscire nella carriera letteraria! concluse il giovine. E tir via a dire incoraggiandola a riprendere il lavoro, a continuare il romanzo, a finirlo e presto. Egli lavrebbe presentato e raccomandato alleditore. Non doveva lasciarsi sconfortare e vincere da falsi ragionamenti; non doveva smarrirsi nei dubbi; coraggio ci voleva, e sopratutto, fiducia in s. La fiducia in s stessi  la leva potente che innalza al disopra della mediocrit, che rende capaci di spaziare in elevate sfere. Chi manca di fiducia,  condannato a diguazzare negli stagni come le rane, a starnazzare nella terra dei cortili. La fiducia  leva che spinge su,  ala che sorregge nei grandi spazi;  indipendenza, forza, trionfo, ...
Albertina tronc la foga oratoria del giovinotto, cui tutto era buono per provare la sua abilit di avvocato arringatore...
Sento il passo di Alfonso! disse toccando lavvocato nel braccio, e cercando di alzarsi.
Ma lavvocatino non glielo permise. Le aveva ripresa la mano e guardandola negli occhi, le sussurr:
Dunque, siamo intesi!... Lei ripiglia il suo romanzo e lo prepara finito per la mia prossima venuta alla villa! Non pensi per ora al teatro e tanto meno ai caff-chantants. Ci sar sempre tempo!
Albertina non lo ascoltava pi. Ella era tutta orecchi a un passo, che di fuori, si andava avvicinando con un scricchiolio sulla ghiaia del giardino.
Volle liberare la mano dalla stretta e levarsi da sedere vergognandosi di venire sorpresa l, vicina al giovine. Ma non ne ebbe il tempo. Alfonso aveva gi saliti gli scalini ed appariva sulla soglia del salotto. Vide la cugina balzare dal canap, tutta rossa e turbata come colta in fallo. Un subito pallore fug la tinta sana e rosea del bel volto energico, e un lampo degli occhi trad un dolore muto, fisso come lama confitta improvvisamente nel centro del suo essere. Ma fu un attimo. Il colore ritorn richiamato dalla volont; gli occhi ebbero unespressione sardonica, le labbra sorrisero, leggermente ripiegate agli angoli. Salut lamico, che, sempre seduto sul canap, con una gamba accavallata sullaltra, non mostrava nessun imbarazzo, da persona che non aveva nulla da rimproverarsi, e senza badare alla cugina, come se non fosse esistita, sedette al posto da lei lasciato e prese a discorrere gaiamente.
Albertina usc a testa alta, in aria di chi si sente offesa e vuole mostrarsi arrabbiata e nello stesso tempo indifferente.
Sal in camera sua col cuore in tumulto.
Mi ha sorpresa unaltra volta in intimit con lamico suo! mormor con le labbra tremanti. I suoi sospetti si saranno rafforzati!... Lho visto impallidire! che cosa mai gli ha richiamato il sangue dal volto al cuore?... Perch quella commozione che non  riuscito a padroneggiare?... Che cosa sono io per lui, perch si curi di me a questo modo?... E forse mio fratello? E forse mio tutore?... che cosa sono io per lui?
La risposta le si form dentro e le venne alla bocca in forma di esclamazione: Se fosse vero!... Se davvero egli, il signor cugino, il dottore, il giovinotto modello...
Fin con un sorriso, che la illumin. Si guard nella specchiera, che le rendeva intera la sua immagine elegante.
E perch non potrebbe esser vero? soggiunse.
Sono bella! mi vedo, posso giudicarmi!... La mia figura  alta e slanciata; ho una tinta bianchissima e un po pallida, gli occhi da andalusa, mi dicevano a casa, e la bocca rossa. Sono bella! me lhanno detto tante volte!... E quando si  belli come... come me, si pu anche ispirare amore!... amore.
Si stacc dalla specchiera e usc in una risatina squillante.
Egli amarmi! amar me, lui! esclam scuotendo il capo mentre una voce misteriosa le cantava in cuore un trillo di gioia.
Lui amar me!
Il trillo di gioia le chiam sul volto un rossore improvviso, e le mor in un subito accigliarsele degli occhi. Esso le aveva destato dentro un tale tumulto di desiderio, di speranza, di timore e di vergogna, che ne era rimasta sgomenta.
No! no! non  vero! disse forte, battendo i piedi al suolo in atto dispettoso. Che egli mi ami,  possibile! soggiunse con una punta di presunzione, che trov subito ridicola. Ma che io ami lui!... Ah! ah! Ah! rise di un riso amaro. Non  vero! non pu esser vero! non voglio che sia vero!
Egli sospetta di me! pens dopo un momento di silenzio. Per la seconda volta mi ha sorpresa sola con lavvocato! e pocanzi mi ha veduta a lui vicino, seduta sul canap, con la mia mano nelle sue!
Mi sospetta e mi disprezza! sospir suo malgrado.
Unonda di ribellione le travolse in cuore i sentimenti in lotta fra di loro e inond il suo mondo interiore di amarezza.
Gli far intendere che non mimporta nulla del suo sospetto e del suo disprezzo! si propose. Finir il romanzo e lo pubblicher; e se non ci riesco, mi do alla carriera del teatro; teatro o caff-concerto! cantante o chanteuse!...
Si butt supina sul letto, coi piedi penzoloni fuori; incroci le mani sopra la testa e stette in un ozio riposante. Ma se il corpo riposava, lanima era in tumulto. Si sent sperduta, abbandonata, infelice. Lontana dai suoi, povera, ospitata per cortesia e forse per carit dai parenti, che triste condizione era la sua!... Ebbe piet di s stessa e la piet le spremette dagli occhi le lagrime. Avesse almeno avuto il conforto di sapere la sua famiglia in buone condizioni! Tali da farle sperare un prossimo riavvicinamento!... Ma le lettere dallAmerica si succedevano ora a sempre pi larghi intervalli, con le solite notizie; molte speranze, parecchie delusioni; una volta gli affari accennavano ad accomodarsi per il meglio; unaltra volta volgevano al peggio; un seguito doloroso di fiducia e sfiducia, di parole incoraggianti e di frasi, che spesso tradivano la stanchezza e perfino la disperazione. Se qualche volta, in sulle prime, si era parlato di ritorno in patria, ora non si diceva pi nulla, nulla!
Chi sa quanto tempo dovrei ancora approfittare e forse abusare dellospitalit degli zii, se... se... Se non trovassi il modo di bastare a me stessa! pens.
Ma lo trover questo modo! lo devo trovare!
E necessario che io viva del mio lavoro, che faccia di tutto per aiutare i miei!... E bisogna far presto!... Alfonso ora  a casa e vi rimane; gli zii pi non hanno bisogno della mia compagnia; e forse questo bisogno non lhanno avuto mai. Come posso io continuare a vivere qui, con lui, che mi giudica male, che mi crede chi sa cosa, che mi disprezza!... Ma non vi rimarr.
Balz dal letto; si acconci i capelli magnifici, attorti sulla nuca come un gruppo di serpi; poi sedette alla scrivania e lev dal tiretto il manoscritto. Era gi voluminoso; ancora una cinquantina di pagine e sarebbe finito. Oh, se leditore lavesse giudicato degno di essere pubblicato!... oh se lavvocato fosse riuscito a farlo accettare!... 
Noioso questo avvocatino! disse sfogliando il manoscritto. E lui la causa dei sospetti di mio cugino; se non fosse per la speranza che mi possa aiutare, starei alla larga. Ma non c che lui che possa darmi una mano; e se anchegli mi manca, che fare? come riuscire?
Intinse la penna nel calamaio e prese a continuare la pagina troncata a mezzo alcuni giorni prima. Le idee le affluivano al cervello e la penna correva, correva, lasciando nel suo cammino fitte striscie di parole, di frasi, di periodi. Coperta quella pagina di scritturina elegante, ne scrisse unaltra, poi unaltra ancora.
Intanto era spiovuto. Il vento soffiava dalle gole dei monti e fugava le nuvole, che si squarciavano, prendevano forme bizzarre e correvano tutte da una sol parte, come spinte contro un nemico immaginario o chiamate a un ritrovo di festa. Per la finestra aperta, il sole, non pi offuscato dalle nubi, entrava col suo pallore autunnale avvolgendo nella sua luce smorta la bella testa della fanciulla, china sulla pagina.
Nel silenzio, appena interrotto da fruscii e bisbigli delle cose, a un tratto vibrarono delle voci umane. Erano le voci di Alfonso e dellavvocato; e suonavano allegre e interrotte da risate.
Albertina stette con la penna sospesa in mano.
Alfonso si interessa delle chiacchiere dellamico e ride con lui pens. Questo vuol dire che non  geloso!... esclam traducendo il sentimento che fino allora, non aveva osato confessare a s stessa se non  geloso vuoi dire che... che... vuol dire soggiunse scrollando il capo e arrossendo di mortificazione e di vergogna che io ho supposto limpossibile e che sono la pi gran sciocca di questo mondo!... ho potuto per un momento dubitare che il suo improvviso pallore e il suo turbamento nel sorprendermi per la seconda volta in intimit collavvocato, potesse provenire... Oh lincorreggibile fantasiosa che io non sono altro!... fantasiosa, presuntuosa, fatua e peggio!... Quel pallore, quel turbamento non erano, non potevano essere che limpressione disgustosa di un tutore arbitrario, magari di un educatore malcontento della pupilla, dellallieva!... Tutore! educatore, lui!... ah! ah! ah!
Volle ridere, ma il riso le si affog in petto in unondata amara. Scosse la penna in atto dispettoso e linchiostro schizz in goccioline minute e disordinate sullo scritto.
Si fece alla finestra che chiuse subito, e dalle cortine a fiorami colorati, spi luscita dei due giovani dal cancello del giardino. Li vide prendere per il sentiero che tirava via diritto al di l della stradetta, quasi in continuazione del viale. Camminavano a braccetto, spigliati, svelti. Nessuno dei due si rivolse a guardare la villa; nessuno lev gli occhi alla sua finestra, come aveva labitudine di fare Alfonso, quando usciva per una passeggiata e la chiamava dal giardino.
Non mi ha voluta in compagnia! disse la fanciulla con uno scatto di rabbia in cuore mi giudica indegna di passeggiare con lui! il tutore! leducatore!... Pedante! stupido! gli grid dietro, mentre egli con lamico si perdeva in uno svolto di sentiero. Gli voglio mostrare che non mi curo di lui e che mi rido delle sue arie di superiore! disse staccandosi dalla finestra. Si affacci alla specchiera; voleva essere bella! Si acconci i capelli artisticamente, con un nastro azzurro attraverso il sommo del capo e un ricciolo capriccioso spiovente sulla fronte. Indoss una blusa scura dalla scollatura quadrata che si addiceva benissimo al suo volto bianco; e cos a braccia nude fino al gomito, la sottana stretta ai fianchi, i piedini ben calzati scoperti fino alla caviglia, senza darsi pensiero del manoscritto aperto sulla scrivania, scese le scale cantarellando in un prepotente bisogno di far sapere a tutti, che ella era lieta come una cingallegra, e come il vivace uccellino, desiosa di sfogare e comunicare a tutti la sua letizia e la sua gioia di vivere.
La zia, in salottino, calzettava, mentre una donnicciola seduta presso lei, le raccontava del figlio assente, del raccolto, dei nipoti che avevano bisogno di questo e quello, del suo uomo, da pi giorni affaccendato su nella selva a raccogliere legna e bruciaglia per il prossimo inverno.
Albertina baci la zia sui capelli; fece qualche interrogazione alla donna e chiese il permesso di passare nellattiguo salotto; se alla zia non disturbava ella desiderava di esercitarsi un poco nel canto; era un poco che non studiava, e temeva che la voce le si arrugginisse in gola.
Vai, vai, cara! le rispose la buona donna vai e canta che mi fai grande piacere! io ti ascolter da qui; vai cara!
Albertina pass subito nellattiguo salotto, aperse il piano e scelse la musica; roba allegra voleva cantare; chi la sentiva doveva persuadersi che ella era la pi felice fanciulla del mondo; che non aveva dentro nessun cruccio, nessuna preoccupazione! che per quel momento dimenticava perfino i suoi cari lontani, che amava la vita, sognava piaceri dogni maniera, che... che... Le venne in mano la romanza cantata la sera innanzi con il cugino; sent la bella voce da baritono nelle note su cui i suoi occhi si posavano, risent lalito caldo che le aveva sfiorato i capelli con una leggiera pressione delle labbra che a lei era parso un bacio. Corse con gli occhi sulla riga di note e sulle parole che vi erano sotto stampate, e un arcano senso di dolcezza le entr in cuore a far tacere ogni acre sentimento.
Mi ha baciata! disse mi ha baciata!... Perch mi ha baciata!?... Perch ha impallidito quando mi vide in intimo conversare collavvocato?... Proprio, proprio per un sentimento di offesa verso la sua fantastica autorit di tutore e di educatore?
Tutore e educatore, lui!... ti pare egli tanto sciocco da attribuirsi siffatti obblighi?... Ti  mai sembrato cos presuntuoso da assumersi unautorit ridicola? come quella di guida e di giudice della condotta tua?
Ebbe uno scatto dira contro s stessa, che si smarriva in inutili ragionamenti. Con una scrollatina di spalle volle liberarsi dal fastidio del conversare fra s e s; non volle pi saperne dei muti rimproveri, che linterna voce le andava bisbigliando.
Io, disse, non devo pensare che ai miei poveri e cari lontani; non devo preoccuparmi daltro che di rendermi capace di essere utile a loro e di bastare a me stessa. Lo scopo presente della mia vita, deve essere questo; riuscire utile ai miei e non pi abusare della generosit dei parenti. Ora poi, che Alfonso mi mostra dellindifferenza e peggio,  necessario che me ne vada. Non sarebbe dignitoso rimanere a suo dispetto!... Me ne andr. Tento la pubblicazione del romanzo, e se non riesco a incamminarmi nella via della scrittrice, mi resta sempre la voce, che  bella, che mi esce facile e sicura dalla gola!
Mise le mani sulla tastiera e si accompagn in una vera fuga di solfeggi, che suonarono nellaria del salottino e si sparsero fuori per la parta a vetri, aperta.
Cantante! chanteuse! pensava solfeggiando senza interrompersi. Il teatro, larte, il palcoscenico sfolgorante di luce, gli applausi! Ed io, bella, dalla voce vellutata, io padrona della scena, punto di mira di migliaia docchi, signoreggiante su tanti e tanti cuori!
Dai solfeggi pass agli esercizi, sempre con la stessa foga. E intanto continuava nel soliloquio interno: Forse non riuscir per il teatro; ma i caff concerti, sento, credo, anzi sono certa di averli a mia disposizione. Artista da caff concerto!... chanteuse!
Si vide sul palcoscenico dellEden ove era stata qualche volta coi suoi. Un senso freddo le scese dentro a smorzare il suo fittizio entusiasmo.
Caff concerto!... chanteuse! ripet in petto mentre la voce le usciva calda dalla gola.
Dopo tutto, che male ci sarebbe?
Smesse gli esercizi e attacc una canzonetta francese, tutto brio ed eleganza.
Mentre cantava, ebbe la visione di s stessa, l, esposta agli occhi di tanti, con le spalle, le braccia arditamente nude, la gonna corta, le gambe e i piedi agilissimi, i gesti aggraziati e... e... provocanti.
Stacc bruscamente le mani dalla tastiera, cess di cantare; gli occhi ebbero un lampo cupo e il cuore prese a batterle in tumulto.
I gesti aggraziati e provocanti! aveva sentito dire da alcuni, una volta allEden, ove si trovava coi suoi. E ora rivedeva la bella chanteuse, dagli occhi lampeggianti e i gesti tanto, troppo espressivi!...
Io dovrei espormi come quella giovine donna, che strappava applausi ad ogni mossa, ad ogni nota! esclam con subita, inesplicabile ripugnanza. Ma vinse tosto il senso mortificante che la irritava e confort s stessa pensando:
Dopo tutto che male ci sarebbe?... Il fine giustifica i mezzi; e poich il fine che io voglio raggiungere  buono, dignitoso e generoso, che importa il resto?... che importa?... che importa?
Linterrogazione era rivolta a una figura duomo giovine e bello, che il pensiero le aveva fatto sorgere dinanzi e che ella guardava in aria di sfida.
Sar chanteuse! promise a s stessa ed alla visione che le stava davanti. Non fosse altro che per farti rabbia, mio severo signor tutore, mio presuntuoso educatore!
Delle voci, in fondo al giardino; scricchiolii di passi sulla ghiaia del viale.
Albertina ebbe un sussulto; aveva riconosciuto la voce, riconosciuti i passi. Rimise le mani sulla tastiera e riattacc la romanza interrotta con tanto brio, da vibrare come un inno di gioia e di allegrezza.
Mio bel psicologo! pensava intanto mio tutore, educatore mio, provati a leggermi dentro, se lo puoi, se ci riesci!...
La romanza fin in una risata di note squillanti, che imponevano sorrisi ed applausi.
Brava! bene! benissimo!... Ma lei  unartista nata!... Brava! bravissima!
Lavvocatino, apparso sulla soglia della porta a vetri, si era avanzato, tutto sorridente di compiacenza, con lammirazione negli occhi.
Albertina, levatasi da sedere, strinse la mano che le veniva stesa e ringrazi vivamente. Ma il suo sguardo fisso alla porta aperta, tradiva la sua assenza di pensiero. Ella si aspettava di vedere entrare dopo lavvocato, il cugino, il tutore, leducatore!... Desiderava di venire da lui sorpresa cos accogliente, con piacere, le dimostrazioni ammirative del giovinotto! Il diavolino dispettoso e puerilmente vendicativo del suo cervello, folleggiava nei suoi occhi attenti allimprovvisa comparsa del cugino tutore e pedante.
Ma la porta sbarrata non inquadrava che il viale del giardino, dalla ghiaia bianca fra le piante che la fiancheggiavano, e gi, in fondo, al di l del cancello i campi e i prati, cui i monti facevano da confine. Nessuna figura umana animava la scena; il cugino, che certo laveva udita sfoggiare allegramente la bella voce, non aveva sentito il bisogno di dirle qualche parola di lode; non aveva voluto vederla; aveva lasciato che lamico andasse a lei a recarle le espressioni del suo facile entusiasmo, della sua ammirazione, che egli giudicava forse esagerata dal sentimento.
Quale sentimento?... Quali dubbi frullavano nella testa del signor cugino?
Un dispetto acre cambi espressione al volto della fanciulla; ebbe voglia di lanciare uninsolenza al biondo avvocatino, che suscitava dubbi, che era causa del contegno strano di Alfonso, che le procurava fastidi dogni maniera, che la seccava insomma; oh come la seccava!
Svincol la mano dalla stretta; non si cur dellimpressione che avrebbe prodotto il suo subitaneo cambiamento di espressione e di modi; si incup e disse seccamente, quasi in aria di persona offesa. Perci laveva egli applaudita?... Credeva forse chella avesse cantato per dilettare gli altri?... per far piacere a lui?... Ella aveva cantato per s stessa; per nessun altri che per s. La credeva forse una donna da teatro?... magari da caff concerto?... una cantante?... una chanteuse?... Non lo era ancora, no!... Lo sarebbe forse diventata, ma per allora ellera una fanciulla rispettabile, una signorina a modo, cresciuta in un ambiente di sicura moralit, aspirante a un avvenire degno della sua nascita e della sua educazione!... Per allora, niente teatro n caff concerto!...
Sorpreso, ma punto offeso n seccato, il giovine fece mostra di non avvertire il senso amaro di quelle parole, e prese la cosa alla leggiera. Ma se ella si piaceva di cadere nelle contraddizioni, egli pure assecondandola apparentemente, non voleva mostrarsi incoerente. Le diede ragione, faceva bene a non pensare per allora alla carriera teatrale; faceva bene a serbarsi intorno laureola di specchiata rispettabilit, cui si sentiva degna e di cui nessuno avrebbe osato menomamente dubitare. Ellera una fanciulla squisitamente educata, una signorina ammirevole per virt, spirito e ingegno!... Doti preziose che nessuno e nulla avrebbero potuto offuscare in lei; nulla e nessuno! neppure il teatro! neppure il caff concerto! neppure gli ammiratori della sua bellezza e del suo talento musicale... Ma non doveva per credere che la scena fosse un vortice pronto ad inghiottire ogni onesta e gentile virt. Sulla scena come altrove, la donna davvero alta di sentimenti, si mantiene rispettabile, rispettabilissima; e gli applausi non offuscano la sfolgorante aureola, che avvolge nella sua luce, la giovane donna nata per deliziare e commuovere con larte sua!
E... usc a dire dopo la sua tirata, lavvocatino, e... per adesso, pensi a finire il romanzo, che la devo lanciare nel mondo aristocratico degli scrittori!
Mi basterebbe che moffrisse un modesto mezzo di guadagno! sospir la fanciulla, subito passata dallacredine, al pensiero della melanconica necessit di bastare a s e tornar utile ai suoi.
Signor Sardi?.... avvocato?
Lo zio chiamava il giovinotto dal suo studio. 
Venga, che le devo mostrare una importante pubblicazione! continu il vecchio studioso, sempre dallo studio.
Lavvocato strinse la mano della fanciulla, le mormor un ricordi che alla mia prossima venuta deve consegnarmi il romanzo e usc dal salotto per entrare nello studio del signor Bardi.
Albertina pens di sedere presso la zia e di calmare il tumulto interno, agucchiando e chiacchierando con la buona signora, cos semplice e pietosa, incapace di sospettare il male, sempre disposta al compatimento e allindulgenza.
Ma la zia aveva lasciato il suo posto al tavolino da lavoro e nel salotto dei pasti non cera pi nessuno.
Albertina stette un momento a guardarsi intorno. Non sapeva decidersi a salire su in camera per riprendere il romanzo; di sedere l al posto lasciato dalla zia e continuare il cucito da lei interrotto non si sentiva.
Uscir! pens andr a far visita alla signora Marina!
Interrog il tempo. Si andava rimettendo al bello. Il sole baciava della luce impallidita dallautunno, la campagna e i monti lontani. Un suo raggio entr per la finestra nel salotto; attravers laria indorando una striscia di polviscolo e and a posarsi sulla sua parete. La fanciulla segu degli occhi la fascia luminosa che accarezzava il ritratto di un giovine bello, bruno, dai lineamenti regolari e gli occhi espressivi. Stette un momento in contemplazione davanti al ritratto; sent il cuore batterle dentro con subita commozione; senza rendersi ragione di ci che faceva si accost le dita della mano destra alle labbra; vi scocc sopra un bacio e lo mand allimmagine del cugino, susurrando: Alfonso!
Alfonso! le rispose laria, in un dolce sospiro. Ella si guard intorno scossa e spaurita. Si port le mani al cuore ad ascoltarne il martello, poi usc di corsa in un delirio di confusione, di sgomento e di vergogna.
Quella domenica si doveva celebrare Messa alla chiesina di San Rocco, accucciata fra i castagni, in uno spiazzo di monte a unora del paese. La campanella querula della chiesina aveva suonato due volte il suo invito alla Messa.
Albertina, che gi si era messa in cammino da un poco prima degli zii, che lavrebbero trovata ad attenderli sul piazzale della chiesuola, ora si indugiava per via per gustare il piacere della passeggiata solitaria. Il cielo era velato di grigio; le montagne, chiuse nei loro grandi mantelli scuri, parevano spettatori muti della scena che si stava svolgendo muta nella vallata dove uomini e cose tacevano. Solo la campanella della chiesina, su in alto, chiamava i devoti con la sua querula vocetta fessa.
Albertina stette un poco a vedere passare veloce lacqua verde della correntella, ad ascoltarne il murmure uguale, a sentirsi dentro battere il cuore. Perch le batteva il cuore?... Sentiva avvicinarsi la carrozzella, che Alfonso di solito guidava e nella quale gli zii dovevano recarsi alla chiesina per sentirvi Messa. Non voleva farsi vedere l dal cugino; non voleva essere da lui salutata freddamente col sorrisetto ironico, che ora gli era diventato abituale, e che serbava per lei sola. Si stacc dalla sponda della corrente e si allontan dalla strada che la carrozzella doveva seguire. Seguendo il corso della corrente, si inoltr nel bosco quasi completamente spoglio. Ogni suono qui era spento; ella camminava sullerba, falciata di fresco, leggiera e silenziosa come uno spirito; pensava che le sarebbe piaciuto di perdersi fra quelle tacite scene, per le molli erbe senza sentiero, sotto il cielo annuvolato, fra susurri di rivi sgorganti da ascosi grembi scorrenti per greti scoperti del monte, speso affondando i piedi nellerba pregna di acque segrete, nellaria immota e fresca, odorata di umidore e di fragranze selvaggie, viva di voci, misteriose nel silenzio. Si butt a sedere sopra un tronco dalbero reciso dalla scure, e volle gustare la dolcezza che emanava dalle cose. Unaltra volta ella era stata accarezzata da quella stessa dolcezza, l su, al convento abbandonato, ove erasi recata col cugino e lavvocato. L ella aveva sentito lanima effondersi con quella dAlfonso; si era sentita lei stessa una creatura della natura, una sorella delle cose gentili. Stette senza pensare nella volutt di indistinti desideri, mentre sui capelli le piovevano le foglie ingiallite e vizze che si andavano staccando dalle piante e cadevano lente in un rammarico della fine. La terra fragrante, le faceva serpeggiare in tutto lessere un senso inesplicabile e voluttuoso, le ammolliva in cuore ogni sentimento dorgogliosa ribellione. Si desider l presso il cugino, cui forse la solennit della natura morente nellautunno avrebbe imposti pensieri miti a suo riguardo, giudizi meno severi, e forse... forse la certezza di essere molto per lei, di essere tutto!
E inutile! confid al silenzio che la circondava  inutile!... una forza potente mi attrae a lui! il mio cuore  suo, suo, suo!... Ed egli non ha per me che dellindifferenza e dello sprezzo!
Un singhiozzo le si sprigion dallinterno e le venne alle labbra.
Guai se potesse leggermi dentro! esclam. Ma non ci riuscir. Egli non sapr, non capir mai nulla!... nulla! nulla!
La campanella della chiesina suonava la sua ultima chiamata. Bisognava lasciare il posto silenzioso; si alz riluttante e prese per un sentiero fra un folto di cipressi dove correva il rivoletto che scendeva gi saltellante e suonante.
Si chin a toccare lacqua, che era fredda, gelida, e lasciava vedere il fondo bianco di ghiaia. Nellacqua vide rispecchiata s stessa, alta, bella!... Eppure sono bella! disse. Ma che mi serve la bellezza? a lui non piaccio!... Si compresse il petto con le mani incrociate e sospir amaramente nella fragranza del macchione boscoso e nella pioggerella delle foglie appassite, mentre uno spasimo dolce, senza nome, le innond il petto di lagrime, che caddero silenziose nellacqua tremula.
La campanella aveva finito di chiamare; la Messa, che ancora non era uscita, lo sarebbe fra poco. In pochi passi Albertina fu su, davanti la chiesina nella quale gi erano raccolte alcune donnicciole e qualche vecchio. Il chierichetto con laccenditoio in mano, il naso in aria, accendeva i ceri. Una lampada votiva pendeva nellaltare di San Rocco sopra il capo delleremita raffigurato da una statuetta a colori vivaci.
Albertina, che aveva veduto la carrozzella ferma sotto le piante del piazzale, cerc con gli occhi gli zii e il cugino e li vide in una cappelletta a destra dellaltare maggiore. A un cenno della zia, che doveva avere spiato la sua entrata in chiesa, ella and ad inginocchiarsi nel piccolo spazio per lei lasciato libero nel banco che raccoglieva la famiglia Bardi.
La Messa cominci; nel silenzio della chiesuola vibravano la voce sommessa e grave di don Serafino e la vocetta acuta del chierichetto. La signora Bardi, curva sullinginocchiatoio col capo chino fra le mani, pregava devotamente, pieno il cuore di fede semplice e sincera. Al suo fianco, il signor Bardi stava a sedere con una gamba accavallata sullaltra e gli occhi vaganti. Alfonso, schiettamente credente, ma non troppo curante del culto, ritto presso il banco, col cappello in mano, seguiva degli occhi le mosse del celebrante e ogni tanto si guardava intorno distrattamente. Albertina, sempre in ginocchio, con la testa fra le mani, si imponeva raccoglimento; voleva ad ogni costo, astrarsi da ogni pensiero, da ogni cura, e tutta assorbirsi nellidea di Dio; voleva dimenticarsi nella preghiera, gustare la volutt di chi si sente in comunione con lalto ideale. Ma il pensiero di Alfonso che era l a due passi da lei, che forse la guardava di sfuggita e spiava il suo modo di comportarsi in chiesa, la distraeva, le inaridiva la devozione in cuore; durava fatica a non distrarsi dietro il lontano scrosciare del torrente; pensava al posto alto e roccioso donde veniva quellacqua, la seguiva nel suo corso, la vedeva precipitare a cascatella, dallalto sprone di monte ove un giorno ella si era incontrata con un pastorello piangente per aver perduto una capra. Lavr trovata la sua capretta? si trov a chiedersi.
Un fruscio di passi la distolse dalla distrazione; due bambini tenendosi per mano erano entrati in chiesa e correvano fra i banchi continuando il gioco cominciato di fuori.
Albertina tolse gi le mani dal volto; e, con moto incosciente, quasi spinta da molla interna, guard dalla parte ove il cugino stava sempre ritto col cappello in mano. Per certo corse un fluido magnetico fra i due giovani, poich i loro sguardi si incontrarono e un lieve rossore sal al volto delluna e dellaltro.
Ma il giovine dottore ritrasse subito lo sguardo dalla cugina per fissarlo allaltare. Albertina che allincontrarsi dei suoi occhi con quelli di Alfonso si era sentita dentro battere il cuore a furia e guizzarle per la sottile persona un tremito e un sussulto, simpose il raccoglimento, volle liberarsi dalle tentazioni, non pensare che a Dio, ai suoi cari lontani, godere un momento di intimit con la parte migliore di s stessa. Si chiuse la faccia nelle mani con imperiosa volont di raccoglimento. Ma il lontano scosciare del torrente non cessava di suonarle agli orecchi; e a quel suono disturbante, ora si univa la vocetta sommessa dei bambini entrati di corsa in chiesa e adesso rifugiati in un angolo di una cappella.
E inutile! disse non posso pregare!
Don Serafino si volse ai devoti con le mani giunte ad annunciare che la Messa era finita.
Albertina tir gi le mani dalla faccia e stette ad aspettare che gli zii si levassero dal banco. Si mossero infatti subito; prima Alfonso, poi lo zio, ultima la zia, che prima di uscire da chiesa, si fece avanti allaltare maggiore e strisci un inchino riverente. Il signor Bardi con la moglie si indugiarono un poco in sagrestia a scambiare qualche parola con Don Serafino.
Albertina, che si era fermata un instante davanti alla Madonna della cappella di fondo, usc per aspettare gli zii sul sagrato. L, trov il cugino, che a sedere sulla muriccia, fumava una sigaretta in attesa dei genitori. A vedere la cuginetta balz gi e le si fece incontro, chiedendole se sarebbe tornata a casa con loro, in carrozza.
Albertina volle vedere in quella domanda non un invito ma il desiderio che ella facesse la via a piedi come laveva fatta nel venire. Il pensiero del desiderio del cugino, le and al cuore come una sferzata. Si ribell contro il cugino che la trattava da intrusa nella famiglia, facendole capire che ella avrebbe fatto bene a ritornare a casa sola, a piedi come era venuta. Quando uno ha lanimo disposto ai dubbi, ogni piccola cosa basta a destargli in cuore i sospetti. E il sospetto entr nellanima della fanciulla, amaro e offensivo. In quel momento si meravigli di aver nudrito un sentimento per il cugino.
Mi sono ingannata pensando di amarlo! pens certo, non lho amato mai! fu tutto un gioco della mia fantasia! per certo  cos!... Tanto  vero che in questo momento non sento altro desiderio che quello di andarmene, di allontanarmi da lui, di partire per sempre!
Cos pensando ella rispose asciuttamente al cugino. Torner a casa a piedi come sono venuta! e con un freddo saluto gir dietro la chiesina per il viottoletto rasentante i piedi della montagna e che poi si apriva a poca distanza per la discesa.
Aveva salutato il cugino senza guardarlo; e non aveva visto il suo sguardo turbato e il suo gesto dimpazienza.
Questa ragazza  strana e incomprensibile! susurr. Forse in fondo, non  altro che una scioccherella!
Nel susurrare queste parole gli si infuoc il viso di tutto lo sdegno che aveva represso.
Domani soggiunse a mezza voce. Domani viene lavvocato Sardi, che si  incaricato di un affare per pap! Albertina riacquister con lui il buon umore!
Stette un momento in silenzio a lanciare nellaria il fumo profumato della sigaretta; poi pens: Chi mai avrebbe potuto figurarsi che mia cugina, cos fine, bella e intelligente dovesse finire per interessarsi del Sardi! un vanesio! buon figliolo, ma vanesio fino al ridicolo;  sempre stato cos, cominciando dal ginnasio e via via progredendo sempre;  nato con la vanit in corpo!
Butt in aria unaltra boccata di fumo; stette a vedere le spire azzurrognole che si innalzavano e si perdevano nello spazio; e soggiunse: Le donne! chi le capisce!... Io, per me non capisco che mia madre!
Un ingeneroso pensiero gli attravers il cervello come un lampo. Sardi  ricco! figlio unico; ha davanti a s una vita larga, lussuosa! e Albertina con i suoi gusti fini e lamore per la societ, deve essere portata ad amare e desiderare la ricchezza!... Sardi  vanesio,  poco interessante, ma  ricco!  ricco!... ecco la spiegazione!
Butt via lo zigaro fumato per met e si sent dentro una strana sensazione di ira e di amarezza, mentre portatosi sullo scrimolo dello spiazzo, seguiva degli occhi la cugina che appariva e scompariva fra le piante quasi brulle e a seconda del serpeggiamento del sentiero.
E bella! esclam  elegante, istruita, e canta cos bene!...  nata fatta per la vita della cos detta societ, in grandi centri, ove i doni naturali e acquisiti possono suscitare entusiasmi e magari passioni!
Albertina ora appariva spiccata gi a fianco della roggia, si era fermata; guardava lacqua, ne seguiva il corso; ma non levava gli occhi in su; non lo vedeva.
Il giovine ebbe un inesplicabile desiderio che la fanciulla lo vedesse, l a covarla degli occhi. Perch quel desiderio?... Che cosa mai importava a lui di quella signorina nata fatta per una vita ricca, per la societ!... Il Sardi, il Sardi! quello ci vuole per lei!... Che ne farebbe di un povero dottore di campagna appartenente a famiglia semplicemente agiata e semplice!
Si meravigli del pensiero che gli era guizzato nel cervello come lampo improvviso e inaspettato; scosse le spalle e si fece incontro al padre ed alla mamma, che uscivano in quel momento dalla porticina della casa parrocchiale seguiti da Don Serafino e dalla signora Marina.
Si scambiarono i saluti, come di solito caldi di affettuosa amicizia; poi Alfonso stacc il cavallo dal tronco dalbero ove laveva assicurato con le redini, fece montare la mamma e il padre, sedette a cassetta e via per la discesa al passo. Gi alla piana, il cavallo fu spinto alla corsa; le foglie cadute e distese come un tappeto, smorzavano il rumore delle ruote e il cavallo correva senza nessuna fatica sopra il suolo ammorbidito. A un punto Alfonso guard alla roggia l dove aveva veduto Albertina poco prima; era ancora l; non pi in piedi ma seduta sopra un pietrone della sponda.
Alfonso ebbe un sussulto; perch la cuginetta stava l come in agguato credendo per certo di sfuggire dallintreccio delle piante a mezzo spoglie, agli occhi suoi e a quelli degli zii?... Poich egli non si ingannava; Albertina era l a spiare il passaggio della carrozzella; lo diceva il posto appartato che si era scelta; lo diceva il suo atteggiamento, di persona che vuol vedere senza essere scorta.
Strana, stranissima creatura! mormor il giovine schioccando in aria la frusta. Il cavallo acceller la corsa; in un momento furono al cancello del giardino; la bestia nitr il suo piacere per il ritorno alla stalla.
La domestica aiut la signora a scendere e laltra, con il guandalino dinanzi, prese a suonare la campanella che invitava a colazione.
Il tempo di salire in camera per lavarsi le mani e la famigliola si trov raccolta attorno alla tavola preparata.
Albertina? chiese il signor Bardi.
Non pu tardare! disse la signora ha voluto scendere a piedi e deve avere impiegato un tempo un po maggiore di noi che siamo venuti in carrozza!... ma a momenti sar qui!
Le vado incontro! fece Alfonso uscendo dal salotto; ma ud tosto uno scricchiolare di passi sul viale e stette a vedere dal fondo del vestibolo. Stette senza muoversi per non essere veduto; non voleva credesse che egli spiasse il suo ritorno.
Ella camminava senza fretta, ad occhi bassi, come compresa di pensieri intimi. Si ferm presso il macchione dei crisantemi, strapp una foglia, ne morsicchi il gambo, poi la tolse di bocca e la gett via in atto dispettoso quasi a sfogo di un pensiero molesto.
Quando entr nel salotto, salutata dagli zii, Alfonso era seduto al suo posto e la cuoca portava la zuppiera della fumante minestra. Albertina mangi poco; non prese quasi nulla. Alfonso glielo fece osservare abbastanza dolcemente; ella rispose che non aveva appetito: le sarebbe venuto per il desinare; aveva gli occhi rossi come se avesse pianto; Alfonso fu commosso e volse ancora la parola alla fanciulla chiedendole dei suoi; aveva notizie? come stavano?
La fanciulla rispose che da un poco non aveva notizie dallAmerica. Tutti attribuirono laria svogliata e triste della fanciulla alla mancanza di notizie dei parenti; lo zio e la zia vollero consolarla; le fecero sperare nellarrivo della prossima posta; per certo ella avrebbe avuto la lettera desiderata. Alfonso si offerse di andare lui stesso alla posta del paese per essere pronto allarrivo del treno, che doveva recare la posta... Albertina ringrazi, accarezzata dalla premura del cugino che le si mostrava come fratello. Quando si trattava di cose intime egli le mostrava sempre un interessamento fraterno. Ci commoveva la fanciulla ma nello stesso tempo lamareggiava. Un fratello! Alfonso suo fratello!... Le ripugnava il sentimento della fratellanza col cugino; perch le ripugnava?... Ella non sapeva; ella non sentiva che un senso di ribellione dentro di s alla sola idea che il cugino potesse nutrire per lei un sentimento fraterno; perch?... Il perch che il cervello chiedeva al cuore promoveva una tale risposta che chiamava il rossore al volto della bella fanciulla e la irritava.
Si alz appena preso il caff e usc silenziosamente, anche per nascondere lagrime prossime a cadere; lagrime onde ella stessa non avrebbe saputo dire da qual sentimento venissero; forse da dispetto contro s stessa; forse anche dallangoscia del suo interno conflitto e da unacre piet di s stessa; le sue lagrime infatti bruciavano di tutti questi bruciori.
Su, nella sua cameretta pianse a lungo ritta davanti i ritratti dei suoi cari assenti, volendo ad ogni costo attribuire ad essi ed alla mancanza del loro premuroso e perspicace affetto, la melanconica disposizione alle lagrime dellanima sua.
Bisogna che mi distragga! disse mettendosi alla scrivania. Ricord che il domani doveva venire lavvocato Sardi; ricord la promessa che ella gli aveva fatto di preparargli il manoscritto del romanzo.
Lo presenter alleditore pens. Chi sa che non venga accettato e trovato buono! soggiunse. Punt i gomiti sul foglio e stette a pensare. Sentiva il bisogno di raccogliere le idee e di riflettere, prima di accingersi al lavoro, che aveva sempre trovato facile e che ora gli pareva duro, quasi impossibile. Sper di stillare pensieri e sentimenti dal raccoglimento; ma si sentiva, dentro il capo, il cervello vuoto; non riusciva, non riusciva!
Non tutti i giorni n tutti i momenti sono opportuni per larte! volle consolarsi pensando.
Scriver ad Ada! concluse, rinserrando il manoscritto e stendendo sulla scrivania un foglio di carta da lettera.
E scrisse e scrisse senza smettere finch fu riempita la quarta pagina, nella quale era detto, in continuazione al gi scritto: Ed ora che ti ho fatto un quadro del mio mondo interiore, tu illuminalo della luce della tua ragionevolezza e del tuo buon senso, e giudica se non sia assennata e prudente la mia determinazione di andarmene da questa casa generosamente ospitale.
Non attribuire ad orgoglio la mia determinazione; lascia che cos la pensi mio cugino, il quale per certo non mancher di pensarlo, quando sapr che me ne voglia andare, secondo la sua completa ignoranza dei miei sentimenti e forse anche della poca stima che ha di me. Egli gi mi crede orgogliosa; me lha fatto capire. Anche ieri sera, parlando del pi e del meno, ha trovato modo di dire, che lorgoglio  un veleno tanto sottile, tanto facile a insinuarsi e dissimularsi nelle cellule del cervello umano, che chiunque pu credere di esserne scevro, anche quando ne  saturo. E mi parve che dicesse questo proprio per me; la ragione non la ricordo. Ma egli mi pu giudicare come vuole. Il suo giudizio non cambier certo la mia risoluzione. Me ne andr; questo  sicuro.
Ma come? Ma dove?... Tutto dipende dal mio romanzo, di cui domani consegner la prima parte allavvocato. E meglio che egli ne dia a giudicare alleditore i primi dodici capitoli. Se li trover buoni, io continuer; altrimenti mi risparmier la fatica di andare innanzi. E se la speranza di diventare scrittrice fallisse?... Mi rester la risorsa del canto. Te lho detto. Tenter ogni via per riuscire a rendermi indipendente, a pi non essere a carico degli zii. Finch speravo di approfittare della loro ospitalit per alcuni mesi soltanto, non me ne preoccupavo. Ma pur troppo le notizie dellAmerica non sono punto consolanti.
Chiss quando i miei poveri cari potranno tornare! chiss se le cose si metteranno in maniera, chio possa andare a raggiungerli!... E intanto?... Dunque, se, come temo, mi si chiude dinanzi la carriera della scrittrice, io mi dar coraggiosamente al canto. Ma prima di riuscire a trar profitto dalla voce mi ci vorr del tempo e sar obbligata a rimettermi allo studio. E come fare senza mezzi?... Potrei andare nella vecchia casa, dai miei lasciata in custodia di una vecchia domestica. Ma non basta avere tetto; ci vuole tutto il resto. Ho pensato a una cosa e te la confido; anche perch avr certo bisogno del tuo aiuto. Ho dunque pensato di guadagnarmi qualche cosa, allogandomi come istitutrice, lettrice o damigella di compagnia. Posti di compagnia, ne ho visti parecchi offerti nel giornale. Io sto attenta alle inserzioni della quarta pagina e quando trovo un posticino che mi convenga, scrivo e mi presento.
Tante altre signorine riescono ad allogarsi in questo modo; perch non riescir io?... Una volta accettata in una buona famiglia, dico tutto agli zii, saluto il cugino e via a lavorare per studiare, a studiare per procurarmi il modo di vivere ed aiutare i miei cari. Ho ragione o non ho ragione di fare cos?... Faccio bene o male a salvare la mia dignit, a tentare una carriera che frutti a me lindipendenza e che, forse, possa essere la salvezza dei miei? Ripeto; mi dar al canto quando mi vedr nellimpossibilit di diventare scrittrice. Ma scrittrice o cantante e magari chanteuse  pure necessario che io tenti di essere. E tu, Ada mia buona, come me povera e messa nella necessit di guadagnarti la vita, tu mi devi comprendere e aiutare se lo puoi. E lo potrai se starai attenta agli avvisi dei giornali e me ne informerai. Ti bacio.
Tua Albertina.
Lavvocato venne di sfuggita per parlare di affari col signor Bardi. Rimase a colazione e ripart subito dopo. Con Albertina pot trovarsi un momento solo; egli non poteva portare lui stesso subito il manoscritto alleditore; quello stesso giorno doveva partire da Milano per una citt della Calabria, chiamato da una causa; una delle prime che trattava cosa che lo preoccupava, poich egli voleva fare buona figura; voleva affermarsi come avvocato di brillante ingegno e di sicuro avvenire. Per prometteva di scrivere alleditore rinnovandogli la raccomandazione; intanto egli la consigliava di mandar lei stessa per la posta il suo lavoro.
Non so fino a quando durer la causa che mi obbligher a star lontano spieg e non vorrei che ella perdesse tempo.
Promise, che le avrebbe scritto per informarla di ci che leditore gli avrebbe detto dopo la lettura del suo manoscritto. E parlando ritto davanti al fuoco schioppettante, il giovinotto, serrava nelle sue le manine della fanciulla cercando di raffermarle in cuore il coraggio, poich la trovava scoraggita e abbattuta.
Alfonso dalluscio aperto del salotto dove stava per entrare vide nella specchiera di faccia al camino i due giovani che si stringevano le mani e si guardavano, lei in aria accasciata lui in atteggiamento di consolatore. Fu un attimo che lo conferm nella sua idea; Albertina amava il Sardi e si affliggeva della sua partenza!
Entr senza arrestarsi un momento davanti alla scena che la specchiera gli rimandava; i giovani sciolsero le mani dalla stretta e presero a parlare come continuando un discorso.
Alfonso veniva ad avvertire lamico che la carrozzella era pronta; se voleva arrivare in tempo a prendere il treno si doveva andare subito.
Lavvocato salut Albertina con una stretta di mano e un ammicco dintelligenza, poi usc. La fanciulla lo sent scambiare i saluti con la zia e lo zio e si affacci alla finestra per vedere partire la carrozzella, che infil il viale e in un attimo ebbe passato il cancello.
Rimasta sola, la fanciulla incroci le mani in atto desolato e guardando nel vuoto, confid allaria in un sospiro lamarezza della delusione; ella aveva sperato tanto che lavvocato presentasse alleditore il manoscritto!... Invece egli doveva partire e chiss per quanto tempo!...
Se leditore avesse ricevuto il lavoro dallavvocato sarebbe stato meglio pens. Ma poich ci non  pi possibile ed  necessario che leditore abbia presto il romanzo, seguir il consiglio del signor Sardi e lo mander per la posta.
Consider che non era cosa facile mandare lei stessa per la posta il manoscritto. Alla villa il postino buttava le lettere nella cassettina appesa al cancello e chi le impostava era lo zio stesso oppure Alfonso. Ora ella non voleva per nessun conto consegnare il manoscritto per limpostazione n allo zio n al cugino... Dunque sarebbe andata lei stessa il mattino del d seguente.
Intanto il cielo plumbeo cominciava a lasciar cadere qualche spruzzo di nevischio, che durante la notte si mut in una caduta a falde di vera neve, che per il mattino ebbe coperta la campagna e imbiancati i monti, pure non accennando.
Ma Albertina, che certo non aveva paura della neve, quel mattino sgusci dal letto prima del solito, e bene incappucciata, scese la prima di tutti e, col piego sotto il braccio, si avvi per alla volta del paese.
Il nevischio continuava minuto e tagliente; la campagna tutta bianca, dai diaccioli pendenti fra le macchie e dalle rame brulle, i rialzi di terra, i piccoli arbusti, pareva un immenso cimitero. Il silenzio non era rotto che dal ciangottare dei passeri, che volavano fra i rami spogli duna pianta allaltra, scuotendo la neve gelata con screpitio.
Albertina si ferm varie volte, attratta da quello spettacolo. La campagna  bella sempre! esclam, ripetendo le parole pronunciate una volta dal cugino La campagna  sempre bella!... Alfonso ha ragione! soggiunse La campagna  bellissima!... Ma non lo dir al cugino; egli non deve credere di avermi convertita alle sue idee!
Strinse sotto il braccio il manoscritto e mormor: La campagna  incantevole, ma io sono chiamata ad altri ambienti. Unaltra vita mi chiama!  la societ, sono i grandi centri che ci vogliono per me!
E questa persuasione artifiziosa le chiudeva in cuore lentusiasmo spontaneo e naturale per la bellezza che le stava intorno.
Arriv al paese; si avanz timidamente fino allufficio postale, in una piazzetta ove, nello stesso caseggiato erano pure le scuole e il municipio. Rimase titubante e si guard intorno dubitando di essere veduta da qualcuno che potesse riferire alla villa quello che faceva; poi, subito, con una risoluzione da persona forte, che passa sopra alle piccole meschine cose, sui minuscoli pericoli, mirando ad un unico scopo nobile, entr nellufficio, fece pesare il piego lo raccomand, pag ed usc col cuore alleggerito. Era riuscita a fare quello che doveva e voleva fare, e risentiva la soddisfazione di chi ha compiuto il proprio dovere malgrado le apprensioni, il timore e anche un poco il rimorso di avere compiuto un atto importante senza avere prima consultato i buoni parenti presso i quali viveva.
Adesso era fatto! qualunque cosa potesse seguire era fatto! Leditore avrebbe ricevuto il manoscritto e lavrebbe letto e giudicato.
Uscendo dallufficio postale, si imbatt in una giovane donna pulitamente vestita, che con un piego in mano, veniva alla volta della posta. La sorprese laria impacciata, quasi paurosa di quella donna, un non so che di circospetto, un improvviso rossore al suo incontro, da persona seccata dellincontro e di essere veduta.
Che sia anche lei pens che sia anche lei una giovine scrittrice di romanzi che manda di nascosto alleditore il suo lavoro? E sorrise.
Ma la soddisfazione di essere riuscita ad impostare il suo manoscritto senza che nessuno della villa lavesse veduta, le fece tosto dimenticare quellincontro, e tir via verso casa fantasticando, accarezzando speranze e desideri.
Giunse a casa che la zia era appena scesa; e, a sgravio di coscienza per il sotterfugio, che per le era stato imposto dalle circostanze, si mostr ilare, volonterosa, svelta e previdente nel preparare, riordinare, darsi intorno in ogni maniera.
La zia, lieta di quella specie di risveglio della nipote, che da parecchi giorni si mostrava svogliata e annoiata, le mostrava la sua soddisfazione con un sorriso incoraggiante e con parole di lode. E lo zio, nel momento della colazione, guardandola, ebbe ad esclamare fra s e s: Cos mi piace!... Che bella, che graziosa donnina!
Questa osservazione non la fece abbastanza sotto voce, che Albertina non la sentisse e non si trovasse a pensare; Se sapesse che questa donnina bella e graziosa sar forse una scrittrice!... che ha gi mandato un saggio del suo romanzo alleditore! e che lha mandato di nascosto!
Lesclamazione che il padre fece fra i denti non sfugg neppure al giovine dottore, che a sua volta, guardando la cuginetta, pens: Se pap sapesse che questa graziosa donnina se la intende collavvocatino senza far mostra, senza che nessuno se ne accorga!... nessuno meno io! soggiunse.
Nella soddisfazione della spedizione fatta, Albertina fu per tutto il giorno gioviale ed espansiva. Agucchi presso la zia, fu chiaccherina sorridente. La sera poi, dopo desinare, suon, cant e fece andare in visibilio lo zio con linno a Tripoli, che esegu con uno slancio sorprendente. Da lei invitato, Alfonso cant linno e strascinato dalla foga della fanciulla cant lui pure con uno slancio insolito.
Fu una serata intima e allegra.
Ma sola nella sua cameretta, Albertina, prima di dormire, senza volerlo, torn col pensiero al momento in cui aveva impostato il manoscritto; rivide la donna pulitamente vestita che pareva avesse gran voglia di nascondersi e si mostrava spiacente e sorpresa dellincontro con lei; le passarono sullanima strane apprensioni e un timore vago di pericolo ignoto. Spense il lume e davanti agli occhi, nellaria scura rivide il cugino; ne sorprese lo sguardo che abitualmente ora lavvolgeva in unespressione di muto rimprovero e di disapprovazione; risent la voce baritonale che poco prima, gi in salotto si era accompagnata alla sua e un senso amaro le scese nellanima. Volle dormire, dimenticare nel sonno; tir la testa sotto le lenzuola, serr gli occhi stretti. Ma il sonno non venne. Balz dal letto, e cos come era in camicia da notte, si fece alla finestra dai vetri chiusi ma le gelosie aperte, stette a vedere la neve che si era rimessa a cadere, si smarr nello spettacolo della notte invernale. Il bagliore scialbo che la bianchezza diffondeva nellaria, le parve un debole chiarore da cripta. Ebbe la visione di un Cimitero silenzioso e triste, tutto bianco dagli alti cipressi neri sopravanzanti la muriccia e indifferenti alle falde diacce che non avevano presa sulle rame irte di aculei. La visione del Cimitero volse il suo pensiero ai suoi cari lontani; ebbe un brivido; li pens malati, poveri, affranti e delusi.
Ma io vi aiuter! disse in qualche cosa voglio riuscire; scrittrice, cantante o chanteuse! purch possa guadagnare, bastare a me, ritornare a vivere con voi, cari! cari! cari!
Si commosse; pianse; baci i ritratti allineati sul cassettone e si ricaric.
Nel giornale Albertina quel giorno aveva trovato quattro avvisi; si cercava una lettrice per una signora quasi cieca dimorante a Milano; poi una damigella di compagnia per una signorina nubile di et avanzata; poi ancora una dattilografa e unistitutrice.
Appena letti gli avvisi, la fanciulla, salita in camera, aveva scritto, offrendosi come lettrice e come damigella di compagnia. Scritte e suggellate le lettere, se le era messe in tasca e usciva per impostarle dicendo a la zia che andava fuori per una passeggiata sulla neve indurita.
Sapeva che Alfonso, gi chiamato come medico da parecchi, era, fin dal mattino andato in montagna a visitare un povero vecchio. Era quindi sicura di non incontrarlo. Ormai ella schivava di trovarsi col cugino, che non aveva pi a suo riguardo nessuna famigliarit, n mostrava desiderio della sua compagnia. Se lui schivava di trovarsi con lei, ella gli stava alla larga, ostentando a riguardo suo unindifferenza che era ben lontana dal sentire, pur troppo!... Ma era necessario che egli ignorasse completamente i suoi sentimenti; guai per la sua dignit, per il suo orgoglio, se si fosse lasciata andare a tradire il segreto del cuore!... Se pure si trattava di cuore e non semplicemente di fantasia come qualche volta voleva credere ad ogni costo. Ella era sempre stata una vittima della fantasia, la quale troppo spesso in lei signoreggiava in luogo del sentimento e della ragione.
Per certo anche stavolta si tratta di un ghiribizzo della fantasia! si consol pensando mentre camminava guardinga sulla neve rassodata e in certi punti liscia e sdrucciolevole.
Sulla campagna candida il sole sfolgorava e strappava riflessi magnifici dalle vette dei monti e dai fianchi chiazzati qua e l da rocce scure e da pini alti e neri.
Arriv al paese che lorologio della torre suonava le nove ore. Dalle stalle, che la luce elettrica illuminava, poich dalle anguste finestrette il chiarore del giorno non poteva entrare, uscivano muggiti e belati insieme con le voci umane e qualche cantilena. A piano terreno di una casetta con lorto al fianco, una donna cantava spingendo una culla. Le galline uscite al sole, stornazzavano davanti alle case ove la neve era stata spazzata via. Sopra il tetto del pozzo, nel mezzo del piazzale, un gallo superbo di cresta e bargiglioni, cantava alla natura bianca la sua allegra sorpresa per linusato spettacolo della nevata. Alcuni montanari, aprivano sentieri nella neve, dalle case alla chiesa ed alla scuola, ove fanciulli e fanciulline, gi si avviavano, fermandosi ogni tanto per raccogliere la neve in palle e lanciarsele lun laltro.
Albertina, si cacci nel sentiero dai montanari aperto davanti al casone che raccoglieva la scuola, il municipio e lufficio postale, e butt le lettere nella cassetta. Poi volle andare un po su per il viottolo che si staccava dal piazzale e saliva vagabondo su per la montagna. Voleva da unaltura godere lo spettacolo della piana biancheggiante. Con ai piedi robuste scarpe di panno dalla suola di corda intrecciata, stretta nel lungo soprabito scuro, in testa il cappuccio nel quale il bel volto si sprofondava, Albertina saliva guardinga, spruzzata dal nevischio che laria scuoteva dallo piante.
Il silenzio, bianco, austero, quasi religioso, era rotto dai lontani rumori; lo scrosciare del torrente, lansimare delle macchine negli sparsi stabilimenti e officine della vallata, il vicino sommesso, misterioso gorgogliare dei ruscelli imprigionati dal gelo. Non una donna, non un montanaro, non un fanciullo lungo il sentiero montuoso; la solitudine era perfetta, tanto che un vicino e pietoso pigolio duccello, commosse la fanciulla come la voce di un compagno. Lev gli occhi e vide sopra una macchia di pugnitopo dalle rame sfuggenti allo strato di neve, un fringuello. Le era cos vicino, che allungando una mano avrebbe potuto toccarlo. Saltellava vispo, indifferente al freddo; e saltellando fissava in volto della fanciulla gli occhietti vivaci.
Albertina si ferm a guardarlo; gli sorrise, lo salut; Buon giorno, grazioso uccellino! Il saluto vibr nellaria e suon strano nel silenzio, come una nota falsa guastante larmonia di suoni sommessi e misteriosi.
Saltellando e a piccoli voli, la bestiola seguiva la fanciulla, che si meravigli di quella fiducia. Povera bestiola! susurr Povera, gentile bestiola! nessuno dunque finora ti ha smorzato nel piccolo cuore la benefica fiammella della fiducia?... Tu non ti sei dunque imbattuto mai in persone cattive e crudeli?
Persone buone, soggiunse, sempre con gli occhi alluccellino persone buone ve ne sono parecchie; forse sono pi le buone delle cattive!... Infatti il mio pap, la mamma, Titina, gli zii, don Serafino e la signora Marina sono buoni, buoni, buoni! E anche Alfonso  buono; ma...
Seguitando a salire passo passo, ora si trovava davanti ad un povero, chiatto e sgretolato casolare, che pareva schiacciato sotto il peso della neve del tetto e dal cui rozzo camino usciva a spire grasse e nere il fumo denso.
Il fringuello era volato su lo sporto esterno della finestretta a terreno difesa dallimpannata, e dopo un pigolio sommesso, scosse le ali e spicc il volo alto.
Dal casolare venivano delle voci attenuate dal rinchiuso. Insieme alle voci parve ad Albertina di sentire un gemito. Le attravers lanima il timore che l dentro qualcuno soffrisse e stette in ascolto coi piedi nella neve alta davanti al casolare, il volto arrossato dallaria gelida, gli occhi nuotanti nelle lagrime strappate dalle fredde zaffate, la personcina china verso la porta appena chiusa accosto.
In quellatteggiamento la trov Alfonso uscendo improvvisamente dal casolare.
Tutti due i giovani fecero un atto di meraviglia trovandosi cos di fronte, uno allaltra.
Oh! qua su a questora, con questo freddo? fece Alfonso.
E tu? chiese Albertina, cos, per dire qualche cosa.
Io sono venuto come medico! rispose il giovine. L dentro c un malato! spieg.
Ho sentito un gemito! per questo mi sono fermata qui!
Volle giustificare la sua fermata davanti al casolare. Le ripugnava lidea che il cugino potesse pensare, anche lontanamente che ella lo avesse seguito.
Io seguir lui? si disse con un senso di ribellione. E perch lo stupido dubbio gli venisse tosto cancellato dal cuore, ella assunse un fare spigliato fino allaffettazione e incamminandosi per la discesa, disse, cos per dire, delluccellino incontrato, che come lei sfidava gli strizzoni di freddo e che le pigolava chiss quali avvertimenti e consigli!
Deve essere un uccellino bizzarro! o per lo meno originale, come si dice delle persone e degli esseri che non si capiscono!
Diceva per non chiudersi in un silenzio che avrebbe potuto parere significante e che impediva al giovine di parlare. Ella schivava di dar luogo a una conversazione fra lei e il cugino... Se si fosse accalorata nel dire, ella avrebbe potuto tradire il suo interno sentimento; e ci ella non voleva a nessun costo; si sarebbe strappato il cuore dal petto piuttosto di lasciarsi sfuggire il suo segreto! Egli non avrebbe saputo mai, mai! Le avrebbe certo risposto col suo solito irritante sorriso; la avrebbe voluta persuadere che ella era vittima della fantasia, la sua sbrigliata fantasia!
E volle persuadersi egli avrebbe forse ragione di cos giudicare quello che a me pare un vero e forte sentimento. Deve infatti essere uno scherzo della mia indomabile fantasia! il cavallino sbrigliato che io non so domare, il tiranello che spadroneggia sul mio mondo interno! come direbbe la mia assennata amica Ada!
Alfonso la seguiva a passi misurati e pesanti, da persona abituata alla montagna e la lasciava dire non intrommettendosi nel suo cicaleccio che continuava a suonare nellaria mentre ella parlava con s stessa in cuore.
Bada! usc ad avvertirla ad un tratto il giovine, a un punto ove la neve mal nascondeva le inuguaglianze sassose del sentiero.
Bada! ripet.
Ma Albertina, irritata dallavvertimento, volle mostrare la sua sicurezza; tent un salto per sorpassare un pietrone sporgente dalla neve, sdrucciol sulla spera di ghiaccio e cadde boccone prima che il cugino potesse afferrarla per le braccia.
Un senso di vergogna e di rabbia contro s stessa pass attraverso il cuore della fanciulla, che puntate le mani sulla neve ghiacciata, con uno sforzo violento si alz prima che il cugino avesse il tempo di aiutarla e si lev su ritta, sforzando un sorriso e dicendo colla voce rauca di emozione; Non  nulla... piccoli incidenti che capitano fra le montagne belle, nella campagna sublime!... Cera dellironia in quelle parole; i colpetti nervosi coi quali si toglieva di dosso la neve e le scossatine che si dava per sgranchirsi e riacquistare lagilit delle membra, tradivano la sua interna agitazione fatta di rabbia e di umiliazione.
Nella caduta, il cappuccio le era caduto sulle spalle, i capelli le si erano sciolti intorno e cadevano ondulati, abbondanti intorno alla bella persona, incorniciando un viso superbo di bellezza fresca e espressiva per quanto fiammeggiante di ribellione e di ira.
Alfonso, allontanato da quellespressione e da quelle parole che volevano essere offensive, non si attent di aiutare la fanciulla a riparare al disordine della caduta e disse soltanto sommessamente:
Potevi farti del male!
Del male? rise Albertina Non  cos facile! soggiunse con fatua sicurezza.
Potevi lussarti un piede ed essere obbligata a letto ed allimmobilit! disse ancora Alfonso.
Albertina scosse le spalle; Mi sarei divertita scrivendo, lavorando, suonando, cantando!... rispose la fanciulla E poi soggiunse piano e poi qualcuno sarebbe ben venuto a farmi compagnia!
Certo! fece il dottore con la solita piega amara sulla bocca tutti si sarebbero offerti per distrarti! e poi, lavvocato Sardi non avrebbe mancato di accorrere ogni giorno per mettersi al tuo fianco e farti compagnia!
Albertina, che si era intanto riannodati i capelli sulla nuca e tirato il cappuccio fino sugli occhi, sorrise un sorrisetto maligno alle parole del cugino che tradivano un briciolo di gelosia e tacque piacendosi di lasciare il cugino nellidea stolta di unintesa amorosa fra lei e lavvocato.
Ripresa la discesa, in silenzio, al cancello del giardino, Albertina prese la corsa sulla sabbia del viale sgombrato dalla neve, e senza rivolgersi a guardare Alfonso che laveva sempre seguita, entr in casa e sal sopra a riparare al disordine della toeletta.
Alfonso, facendo il viale del suo solito passo senza fretta ripens la fanciulla, bellissima l su in mezzo alla nevata, coi capelli sparsi e il volto corrucciato; riud le sue parole che volevano mostrare ira contro le montagne e la campagna, si convinse sempre pi che la superba cuginetta lo disdegnava e non aveva nulla di comune con i suoi sentimenti, e sospir con un rimescolio dentro. Dopo tutto che importa a me? si disse a mezza voce Albertina soggiunse  una strana creatura! E fatta per una vita di ricchezze e di divertimenti. Non capisce lelevatezza dei piaceri semplici, la bellezza vera pu entusiasmare il suo pensiero, ma non giunge al suo sentimento. La campagna per lei  solitudine noiosa,  monotonia,  abnegazione dogni svago mondano!... Ella  quella che ci vuole per il Sardi!
Entr nel salotto da pranzo dove la mamma, al tavolino da lavoro, calzettava. Le scocc un bacio, scambi con lei qualche parola e poi and su per cambiarsi.
Passando davanti lo studio del padre lo salut dal di fuori.
Passando davanti luscio chiuso della camera di Albertina, il giovine si arrest un momento; gli parve di vedere la fanciulla tutta bianca nella vestaglia leggiera di trine coi capelli disciolti, i piedini in eleganti pianelle, come laveva intraveduta una sera dellestate trascorsa dalluscio aperto della cameretta. Cos, bellissima nella negletta toeletta intima, allora ella, seduta alla scrivania, leggeva agli ultimi raggi del sole morente, in attesa dellora del desinare. Per abitudine signorile, a tavola per i pasti ella si presentava sempre vestita con semplicit ma inappuntabile.
Entrando in camera sua, con in cuore la bella visione, Alfonso sent vibrare nellaria un trillo smorzato seguito da un solfeggio.
Mi ha sentito passare davanti alluscio della camera disse il giovine scuotendo il capo e vuole farmi capire che ha gi dimenticato il piccolo incidente della caduta e che non le importa nulla di essere caduta lunga distesa davanti a me!...
E se a te non importa nulla mormor svestendosi se a te non importa nulla, io ti mostrer che manco ricordo linsignificante incidente!... Pan per focaccia, mia bella cuginetta! dente per dente!
A colazione Albertina apparve stretta in un vestito di panno verde cupo, cos aderente alla persona da farne spiccare sotto le forme perfette per quanto esili e sottili. Dalla scollatura quadrata che usava sempre anche in pieno inverno, il collo usciva bianchissimo e squisito di forma; e le braccia sempre nude fino al gomito, spiccavano arditamente sulla stoffa scura del vestito; i capelli artisticamente annodati sulla nuca e sostenuti da pettini di un colore di oro brunito, completavano la ancora gracile bellezza della figura.
Mentre mangiava, lo zio si trovava spesso a guardare la fanciulla con evidente compiacenza. Mi hai tutta laria di una fanciulla greca! si lasci sfuggire fra un boccone e laltro.
Il sincero complimento fece salire una vampata di piacere al volto di Albertina, che diede unocchiata sfuggente al cugino, il quale la guardava con una strana espressione e il solito sorriso amaro e sprezzante.
Mi fai pensare a una Madonna che ho veduto una volta in una pinacoteca, quando ancora mi staccava per qualche giorno dalla mia casa!
Una Madonna io! rise la fanciulla e soggiunse tosto con seriet: Dio! che Madonna biricchina!
Lo zio rise e la zia accarezz le guancie della nipote che le sedeva presso e sorridendo anche lei, disse: Una Madonna biricchina, forse s! ma buona!
Si pu essere buoni e bizzarri nello stesso tempo? chiese la fanciulla mentre sbucciava una mela.
Altro che! fece lo zio senza smettere di piluccare il suo grappolo duva.
Non sempre! susurr Alfonso incrociando la posatina della frutta sul piattello colorato.
Albertina gli lanci unocchiata in tralice, che egli accolse con un affettato mezzo sbadiglio.
La negazione e lo sbadiglio urtarono i nervi della fanciulla, che seccata ed inasprita chiese l per l: Quando verr lavvocato Sardi?  un secolo che non si vede!
Alfonso tent invano di impedire al suo volto la espressione della contrariet e del dispetto; e fu seccato di legger negli occhi della cuginetta una aria di sfida e di maligna compiacenza.
Altro che Madonna! pens cercando di ricomporsi... Altro che Madonna! E... e... assai peggio che Madonna biricchina soggiunse sempre dentro s.
Finito di mangiare, Albertina si lev da sedere e sparecchi, riponendo ogni cosa a posto, con grazia e sveltezza. Poi serv ella stessa il caff zuccherando bene la tazza dello zio e porgendogliela con garbo. Vers il latte nella tazza della zia che allungava il caff troppo eccitante per lei, poi serv il cugino con un sorriso dicendo: A lei, signor dottore!
Sedette davanti alla sua tazza; e sorbendola lentamente, con evidente piacere, usc a dire: E inesplicabile come io non possa ogni volta che penso mio cugino dottore, farne una cosa sola col vicario di Wakefield.
Carneade? chi era costui? fece Alfonso arrotolando una sigaretta, con la massima indifferenza.
E il titolo del lavoro di un grande uomo! spieg il padre Olivier Goldsmith. Un lavoro del quale Goethe ebbe a dire parole di alto entusiasmo; non  vero Albertina?
Questa accenn di s col capo e lo zio continu a dire del grande, povero autore del lavoro bellissimo, e consigli il figlio a somigliare davvero al protagonista del romanzo il dottore Primrose, cristiano, onestissimo, di un ammirevole carattere buono e fine ad un tempo. Tua cugina ti onora paragonandoti al vicario di Wakefield! fin per dire lo zio.
Ma Alfonso se ne stette con lamaro in bocca; non gli piaceva di essere pensato insieme ad un vicario, per quanto cristiano, onestissimo e buono; sotto a quel confronto egli sentiva unoffesa, una frecciata della cuginetta, che per certo non gli aveva perdonato di essere stata sorpresa in intimo colloquio con lavvocato! e per due volte!
La zia, che quando si intavolavano dei discorsi lontani da lei per istruzione e pensieri, se la svignava, certo per sfuggire la noia di sentire parlare di cose a lei indifferenti e incomprensibili, ora stava gi in cucina con le domestiche a dare gli ordini per il desinare.
Alfonso, con la sigaretta fra le labbra usc, il padre and nello studio pel solito pisolo di dopo i pasti e Albertina sal in camera. Continu a scrivere una lunga lettera ai suoi; una lettera piena di lagrime per il cattivo andamento degli affari che impedivano il loro ricongiungimento. Delle sue speranze letterarie e artistiche non disse nulla, nulla lasci trapelare; temeva di incontrare la disapprovazione della mamma, e quella disapprovazione le avrebbe smorzato in cuore ogni ardimento; e poich ella aveva bisogno di ardimento per tentare di raggiungere i suoi fini generosi, sentiva che era meglio non dire nulla, sarebbe stata pi grande la sorpresa se tutto riusciva bene!... Ma sarebbe riuscito?... Avrebbero risposto presto alle sue lettere? avrebbe ottenuto di allogarsi come lettrice o come damigella di compagnia procurandosi in tal modo i mezzi di continuare nello studio del canto?... E lavvocato Sardi quando sarebbe tornato a Milano? Ella aveva bisogno di lui perch si interessasse per il suo meglio! quando, quando sarebbe tornato?
Quando torner pens sorridendo mi dovr parlare al tu per tu, e il signor cugino, il dottore, il vicario di Wakefield ci sorprender e chiss quali e quante supposizioni far! Mi crede innamorata dellavvocato! stupido! che non capisce niente di me malgrado tutto il suo ingegno e i suoi studi psicologici!
Fin la lettera e la port gi alla zia che di solito aggiungeva il suo saluto alla sorella ed alla famiglia.
Seguirono giorni di ansia, di speranze angosciose, di delusioni mortificanti.
Ogni d ella trovava la maniera di andare al paese; curava il momento in cui allufficio postale non cera nessuno ed entrava a chiedere se vi fossero lettere per lei. Oppure aspettava il postino nelle vicinanze del paese, lungo una viuzza appena tracciata fra i prati e, cos senza parere, quasi oziosamente gli chiedeva: Nulla per Albertina Fani?
Nulla! rispondeva invariabilmente il postino, che era un forestiero l da poco.
E sempre sbirciava la fanciulla con una certaria tra il curioso e il diffidente. Albertina si era meravigliata di quellaria e se ne era sentita anche offesa. Ma aveva finito per non badarci pi; le premeva troppo anticiparsi il possesso delle lettere attese.
Ma un mattino, lungo la solita viuzza, il postino le chiese sotto voce, con fare misterioso: Lei  dunque la cameriera della contessa Bisckoff, che da un mese  venuta ad abitare il villino dello scoglio, su, in alto a picco del burrone? E... e si fa indirizzare le lettere anche con le semplici iniziali W. K?
Lei cameriera? lei farsi indirizzare delle lettere con iniziali che falsassero il suo nome?
Unondata scottante le sal al volto e le imporpor la faccia fino ai capelli. Che cosa si permetteva di supporre, che cosa pensava di lei quel postino?
Lo guard accigliata, offesa. Ma siccome non voleva che egli sapesse chi ella davvero fosse, per paura che le lettere attese fossero recapitate a casa degli zii, se ne stette zitta e prese per il viottolo di ritorno.
Il postino non la conosceva; era l da poco e abitava un villaggio della montagna. Le lettere e tutto quanto spettava alla famiglia Bardi venivano buttate nella bussola appesa di fianco al cancello, internamente. Il postino passava la mano attraverso linferriata e metteva in bussola lettere o giornali.
Le parole misteriose e lo strano contegno del postino non trattennero per la fanciulla dal ripetere la sua corsa ogni mattino, finch in fine le venne rimessa una delle lettere aspettate con tanta ansia.
Con il martellio in cuore ella ricevette il letterone giallo con i larghi caratteri dintestazione; e corse a perdersi nel sentieruolo fra i pioppi brulli per disuggellare e divorare degli occhi la lettera tanto desiderata e sospirata.
Ma dopo le prime righe si sent scendere in cuore il freddo della delusione. La lettera veniva dalleditore, amico del suo pap. Scriveva che aveva letto la prima parte del suo romanzo, che non cera male per una fanciulla tanto giovine ma... ma... in memoria dellamicizia che lo legava al padre di lei, egli si permetteva di consigliarla a studiare ancora un poco ad esercitarsi qualche anno ancora prima di ritentare la prova.... Pensasse, riflettesse, facesse un po desperienza della vita, poi ai provasse a rifare il romanzo!
Quella parola rifare scese come una goccia gelida su le speranze e anche sulla vanit della povera fanciulla!
Torn a casa tutta pallida e come trasognata e si rinchiuse in camera a piangere in silenzio per la delusione che troncava la morte delle sue speranze che seco seppellivano la sua vanit e la sua confidenza in s.
Scese in salotto per lora della colazione e rimase male leggendo in volto a suo zio una insolita espressione di malcontento e di fastidio. Sorprese per due volte il suo sguardo fisso sopra lei in aria investigatrice e disapprovatrice.
Si sent in disagio; guard il cugino, che chino sul piatto mangiava in silenzio senza levare gli occhi; guard la zia e la vide confusa e dolente; il disagio le si aument, la rese impacciata, confusa. Prese il fare di una persona in colpa; se ne avvide e se ne stizz. Per fare mostra di nulla, si sforz di chiaccherare, di dire cose leggiere e spiritose, di scherzare e di ridere.
La zia sola rispose a monosillabi e sorrise sforzatamente agli scherzi. Lo zio non pronunci una parola e si mantenne serio, quasi imbronciato. E il cugino, sempre con gli occhi sul piatto sbocconcellava senza nulla dire come compreso di qualche segreta cura sua particolare.
Per certo quello strano contegno voleva dire qualche cosa. Albertina cominciava a sentirsi seriamente intimorita; vide la zia uscire come il solito dopo colazione e segu degli occhi il cugino, che se ne and senza aspettare il caff. Si alz e fece lei pure per uscire, quando lo zio le fece segno di rimanere e le chiese a bruciapelo: E vero che tu hai ricevuto delle lettere con le iniziali W. K?
Noooo! rispose la fanciulla impallidendo e con voce strozzata. Nooooo!
D la verit! insistette lo zio con accento vibrate, di comando.
Non ho mai mentito! rispose la fanciulla, sferzata nel suo orgoglio e balzando da sedere. Non ho mai mentito, io! ripet guardando arditamente in volto lo zio.
E... e... nemmeno hai nascosto nulla? fece il severo scienziato, sostenendo freddamente lo sguardo corrucciato della nipote.
Ognuno pu avere i propri segreti! rispose la fanciulla, fatta ardita dalla indiscreta domanda.
Custodire i propri segreti non  mentire! soggiunse senza distogliere gli occhi dal volto dello zio, perch capisse che, pur avendo il suo segreto, ella non aveva motivo di arrossire.
Io ho il diritto di conoscere il tuo segreto! comand lo zio con autorit.
Quale diritto? chiese Albertina con fierezza e durezza insieme. Stette un momento raccolta in s; poi abbass gli occhi, assunse un contegno di forzata umilt e susurr: Chieggo perdono! riconosco il tuo diritto;  quello del benefattore!
Ma la parola benefattore le usc dalla strozza a stento, quasi trattenuta da una folla di sentimenti in urto violento fra di loro.
Lo zio scosse il capo, come ad imporsi compatimento e indulgenza, e mutando modo e addolcendo la voce, preg la fanciulla che svelasse a lui il segreto; era necessario, era indispensabile!
Vinta da quel cambiamento di contegno, e un po anche spaurita da una misteriosa minaccia, la fanciulla, mal trattenendo i singhiozzi, a parole tronche, a monosillabi, si lasci strappare da bocca, che infatti, da parecchi giorni, ella faceva la posta al procaccia per delle lettere. E disse quale fosse la lettera ricevuta quello stesso mattino; e confess i suoi sogni vanitosi e porse il foglio delleditore allo zio. Poi soggiunse che aspettava altre due lettere il cui tenore ella trova giusto di nascondere, trattandosi di cose riguardanti lei sola. E svel anche ci che si aspettava dalle due lettere attese.
Un gran sospiro di sollievo parve togliere din sul petto del bravuomo un peso insopportabile. Lesse la lettera; sorrise del suo solito sorriso buono, e, alzandosi, baci in fronte la nipote, mormorando: Cara, inesperta creatura, che per una sciocchezza, per vanit e per orgoglio ha arrischiato di essere scambiata con una...
E spieg alla fanciulla commossa e sbalordita, spieg in brevi parole, alla spiccia, da persona che vuol dire e non dire.
Si era scoperto di quei giorni, che una giovine donna, sconosciuta in paese, al servizio di una dama straniera, da poco dimorante in un villino, in alta montagna, riceveva lettere contenenti cose gravissime; un triste imbroglio, un basso intrigo, di cui la polizia si era impadronita e che avrebbe suscitato uno scandalo.
E... e... si sospettava di me? chiese Albertina., tirandosi su ritta, offesa nella sua fierezza, nella sua dignit di fanciulla bene educata, scrupolosamente, inconsciamente onesta. E soggiunse con un guizzo di rimprovero e quasi di avversione negli occhi, e... anche tu e la zia e Alfonso avete potuto dubitare?...
Nellanimo della fanciulla si agitarono in unistante i sentimenti; ebbe un impeto di rivolta e di sdegno; afferr la lettera delleditore din su la tavola, e, senza aggiungere una parola, usc come se fuggisse dal salotto e sal a rinchiudersi nella sua camera.
Ricord la donna incontrata presso lufficio postale qualche tempo prima, ricord le parole e il fare del postino.
Di che cosa mi hanno creduta capace? si chiese con ira sorda per chi mai ho potuto passare?... Io... io, commettere unazione indegna?
Le batteva il cuore fino alla fontanella della gola; si sentiva le labbra riarse, la faccia in fiamme, il tremito per la persona.
Aperse i vetri della finestra per respirare laria fredda.
La giornata era smagliante di sereno. La campagna giaceva calma e silenziosa sotto il gran manto candido della neve intatta. I monti folgoravano nella luce doro.
Mi hanno creduta capace di una bassa azione! forse di uninfamia! susurr. E lui, anche lui ha creduto; ha potuto pensare!... quali bassezze ha egli potuto pensare di me?
Una folla di sentimenti le tumultuavano in cuore; ritta, nel mezzo della camera, serrava i pugni in un desiderio violento di vendetta, si mordeva le labbra a sangue e ripeteva allaria, con voce strozzata: Di che cosa mi hanno creduta capace?... di quale bassezza? di quale infamia?
Le caddero gli occhi sulla specchiera; si vide col volto alterato, la persona eretta, laria minacciosa.
Mi hanno creduta capace di unazione infame confid alla sua immagine. E lui, Alfonso, non  stato capace di difendermi! ha creduto anche lui, come gli altri!.... come gli altri anche lui!... Si incroci le mani sul petto come a reprimere i battiti; fece latto di strapparsi qualche cosa di dentro, di buttare a terra il qualche cosa ingombrante e dolorante; volle distruggerlo; lo calpest coi piedi, e disse a denti serrati: Via! via! via! e per sempre.
Si fece alla finestra a guardar fuori la scena di bellezza, che la neve intatta adornava del suo fantastico manto, e, poco a poco, le sbollirono dallanima, gli infiammati sentimenti di ira e di ribellione. Sent calmarsele dentro il sangue; una grande stanchezza la prostr; si lasci andare nella poltroncina davanti la scrivania e chiuse gli occhi in un prepotente bisogno di riposo e di silenzio.
Ma basta un soffio a sconvolgere la superficie di unacqua agitata nel fondo; basta un fremito daria, a renderla inquieta. La voce da basso del cugino, che parlava con un contadino, fece sussultare la fanciulla, che si sent rimescolare dentro il sangue; scatt dalla poltroncina e fece l per l una grande risoluzione.
And al cassettone, aperse con mano tremante i tiretti, tolse i pochi gioielli, i minuti gingilli, cose preziose per il muto linguaggio di ricordi affettuosi, che da essi venivano; ne fece un pacchetto, lo rinchiuse nella borsetta a mano. Poi alla scrivania, radun le lettere dei suoi poveri assenti e dellamica e le rinchiuse pure nella borsetta, fece un rotolo dei suoi scritti (vani tentativi!) e li butt nel franklin, nel quale ardeva un focherello; stette a vedere bruciare i poveri fogli, ancora vibranti di speranze che le avevano accarezzato lanima e che si ribellavano alle fiamme con crepitii e scontorcimenti.
Lev dallarmadio un pesante e lungo soprabito, si calc in testa il tocco di lontra, calz i guanti di lana, e infil la borsetta nel braccio.
Il sole, sovrano sullorizzonte, sgombro di veli nebulosi, entr nella cameretta a recarvi la gioia del suo sfolgoro. Avvolta nella luce doro, Albertina si vide nella specchiera bellissima nel vestito da viaggio, fiera nellespressione e nellatteggiamento, e sorrise un sorriso amaro, salutando con un senso di saluto estremo la superba immagine che lo specchio le rimandava. Poi si accost unaltra volta alla finestra; vide il cugino, che usciva dal cancello insieme con il contadino, lo segu un momento cogli occhi, che le si erano di un subito aggrottati, abbracci in un lungo sguardo la scena che le si parava dinnanzi, e butt un bacio alle cose che aveva imparato ad amare: Addio! susurr addio!
Usc lasciando luscio aperto; scese piano la scala, sent lo zio che parlava fitto con qualcuno, intravide in cucina la zia, seduta alla tavola intenta a mondare della verdura. N lo zio n la zia avrebbero avvertita la sua partenza!
Passando davanti luscio del salotto, vi diede unocchiata dentro; vide sullo sporto del camino delineate le fotografie della famiglia, quella di Alfonso, lultima fatta dopo la laurea, spiccava nel sole segnante una striscia di polviscolo doro attraverso la stanza. Si sent frugata dalla smania di entrare per baciare quella fotografia; vi entr sulla punta dei piedi; con atto inconsiderato tolse il ritratto dalla cornice, se lo nascose in seno e fugg facendo quasi di corsa il viale e prendendo per la via deserta, che prima le si apr davanti.
Non aveva nessuna idea su quello che avrebbe fatto; la smania che la agitava e spingeva, non le additava che una sola via; quella che la doveva allontanare da quella casa, distaccarsi dalle persone che lavevano offesa, che lavevano creduta capace magari di uninfamia?... Il sentimento del quale ella era ben sicura e che le imperava sullanima era quello di lasciare per sempre lo zio e il cugino, sopratutto il cugino che laveva oltraggiata coi suoi muti sospetti, che laveva giudicata... laveva giudicata chiss con quali oltraggianti criteri!... Il pensiero che suo cugino la giudicava ingiuriosamente e che aveva diviso i sospetti del padre, giudizio e sospetti che ella aveva indovinati negli sguardi e nel mutismo del giovine, questo pensiero le fer il cuore cos acutamente e dolorosamente, che si sent piegarsele sotto le ginocchia e dovette aggrapparsi a un tronco di pianta per non cadere.
Si chin a raccogliere una manata di neve, se ne strofin il volto, il momento di dolorosa debolezza pass e segu il suo cammino mormorando:
Non mi vedr pi! Nessuno pi di quella casa mi rivedr!
Cammin, cammin senza una direzione, solo spinta dalla smania di allontanarsi sempre pi, sempre pi, finch si trov in fondo della deserta, scura, rinserrata valle lungo il sentiero tagliato nel sasso, fra i piedi del monte e il torrente scrosciante fra le sponde irte di pruni spogli da cui i diaccioli pendevano.
Sul sentiero sassoso, la neve non aveva avuto presa, ma una spera di ghiaccio vi si era distesa e rendeva il camminare pericoloso e faticoso.
Nella stretta valle la notte giungeva presto; il sole salutava le cime e l scendeva la notte, che solo il bagliore della nevata stenebrava.
Albertina, tutta assorta nei pensieri, si accorse a un tratto di trovarsi sola nella deserta, scura valletta. Si arrest di stianto sul sentiero sdrucciolevole; si vide serrata fra il piede del monte e il torrente; cap che sarebbe bastato una lieve smottatura di terra di sotto i suoi passi per precipitarla gi nel botro nero. Un brivido la scosse per tutta la persona; si fece col dorso contro la montagna e chiuse gli occhi per non vedere il pericolo imminente e terrorizzante. Cos sola nella gola paurosa, fra i lugubri rumori delle acque e i suoni misteriosi di animali nascosti nelle macchie, di insetti, di rame scricchiolanti sotto il peso della neve, la povera fanciulla ebbe un momento di disperazione e grid un Aiuto! cos acutamente implorante, che un uomo riparato in un casolare a poca distanza, l dove il sentiero cominciava ad arrampicarsi sul fianco del monte, sent e accorse.
Fu appena in tempo di afferrare la fanciulla per la vita e di portarla di peso nello sgangherato rifugio.
Quivi davanti al primitivo focolare crepitante di bruciaglia, la poveretta si riebbe poco a poco; sorb la tazza di latte che il buon uomo le porse dopo aver munto la capretta l raccolta insieme ad alcune pecore; e, consigliata dallospite provvidenziale, si butt a giacere ed a riposare sopra un mucchio di fieno raccolto in un angolo.
E di l vide luomo seduto davanti il focolare togliere da un angolo dei pezzi di legno informe e col coltello mettersi ad intagliare rozzi cucchiai; la fiamma gli serviva di lucerna; e a quella luce spiccava di profilo il viso energico, irto di baffi e completato da un barbone brizzolato.
Albertina, che riposava ma non poteva dormire, non ebbe nessuna paura di quelluomo sconosciuto, solitario, primitivo. Si sent invece attratta verso lui da fiducia; e dopo un poco di assopimento, si tir su a sedere sul fieno e gli chiese se fosse gi calata la notte. No! la notte era calata solamente l nella valle stretta, fuori il sole brillava ancora e avrebbe brillato ancora per un paio dore.
Albertina si lev dal mucchio di fieno e preg luomo che la guidasse fuori della valle; che la mettesse sulla giusta via guidante al pi prossimo paese. Senza nulla dire, il montanaro si alz sullalta, forte persona e fece uscire la fanciulla dal casolare; le fece rifare la via percorsa mettendosi lui dalla parte del torrente e sorreggendola quando gli pareva che fosse poco sicura. Cos la condusse, senza mai aprir bocca da persona non curiosa e poco abituata alle chiacchere, fino l dove la valle si apriva larga e spaziata sotto i raggi del sole, in pieno meriggio. Qui il montanaro addit la strada che biancheggiava a poca distanza, e salutata la compagna, fece per riaddentrarsi nella valletta. Albertina lo trattenne, tolse dalla borsetta una moneta e volle mettergliela in mano. Ma luomo scosse le spalle dicendo: No! non prendo nulla! fra cristiani ci si aiuta senza paga!
E in pochi passi si perdette nel buio della valle.
Indebolita dallo spavento sofferto, la fanciulla si trov a guardare gi al punto ove fra le piante ella sapeva la casa degli zii. Un desiderio prepotente di quiete e di sicurezza, le serpeggi dentro a scacciarvi ogni sentimento di acre ribellione contro per loltraggio che laveva crudelmente ferita. Stette un momento indecisa, l in mezzo alla via bianca, baciata dal sole. La villa tranquilla e sicura era a non grande distanza, e forse chi labitava gi si angustiava della sua prolungata assenza. Ella avrebbe potuto tornare nella casa ospitale: sarebbe stata ben ricevuta: lo sapeva, lo sentiva. Lo zio, la zia, lieti dei sospetti svaniti, avrebbero cercato di farle dimenticare loffesa che le apparenze le avevano attirato, e lavrebbero circondata di attenzioni e di cure, come al solito.
Ma disse io fui sospettata e i sospetti oltraggianti non si cancellano, non si perdonano!... No! non torner in quella casa! non mi voglio sottoporre al rischio di essere sospettata unaltra volta, di essere guardata con compatimento dal mio signor cugino!... Vado lontano! soggiunse. Torno a Milano, a casa; vi trover la buona fidata domestica, che vi  rimasta come custode; avr un tetto, il pane me lo guadagner!....
Le attravers la mente il pensiero dei suoi. Che avrebbero detto della sua brusca determinazione?...
Spiegher tutto a casa si promise spiegher in una lunga lettera; dir ogni cosa; e delle mie povere speranze e della delusione che le seppell per sempre, e del torto che mi fu fatto dai parenti e... e... del cugino! susurr non smettendo di camminare sopra la neve che si andava sciogliendo al sole, e sempre pi allontanandosi dalla villa. Dir mormor che il cugino mi tratta in modo che mi offende e che io lo odio e gli voglio stare lontano. Lo odio! ripet.
Odio! odio! odio! le bisbigli laria dintorno. Odio! odio!
Le parve che qualcuno, forse un essere invisibile, ridesse pronunciando quella parola. Odio! odio! ah! ah! ah!
La fanciulla si guard intorno quasi aspettandosi di vedersi apparire dinanzi qualcuno; ma scosse il capo; si diede della visionaria e della pazza e via per la strada bianca che si prolungava a perdita docchio.
Nel mezzo della strada correvano quattro rotaie; la ferrovia doveva passare di l; ella, dalla sua camera, gi alla villa, aveva parecchie volte al giorno sentito il fischio del treno e veduto le spire del fumo lontano, sperdersi nellaria. Ma fin l non era arrivata mai a quella strada, polverosa destate e fangosa dopo la pioggia, avendo sempre preferito i sentieri fra i campi e i viottoli serpeggianti fra i monti.
Era dunque lungo quella via, che passava il treno di cui aveva sentito tante volte il fischio. Seguendo quella via sarebbe arrivata ad una stazione ferroviaria; avrebbe preso il biglietto per Milano e prima di notte vi sarebbe giunta.
Confortata da questo pensiero, acceler il passo; e via via, finch il sole venne inghiottito nel brusco tramonto, e dopo il saluto raggiante dalle cime dei monti, lasci luogo al bagliore fantastico della sera.
Un freddo intenso entr nelle ossa della fanciulla; si guard intorno; nessuna traccia di abitato; la stazione doveva essere ancora assai lontana. Vi sarebbe arrivata prima di notte?... Affrett i passi; sarebbe corsa se la neve su cui camminava guardinga per non scivolare e cadere, glielo avesse reso possibile.
La notte si andava precipitosamente infoltendo; di l a poco sarebbe stato buio.
Laria soffiava sempre pi gelida; Albertina ne aveva il fiato mozzo. E non unanima viva per la strada e per la campagna! Nella paurosa, nera solitudine la povera fanciulla camminava e camminava, imponendosi coraggio, stringendosi intorno il soprabito. Perch, perch non era rimasta nel casolare del buon montanaro ad aspettarvi il giorno?... Si rimprover limprudenza, la sventatezza, la presuntuosa sicurezza nel proprio coraggio; e avanti e avanti, rasente alla siepe dello scrimolo, per essere pi lontana che poteva dalle rotaie minacciose.
Ma dove era dunque la stazione, che di l non si vedeva luccicare nessun piccolo lume?... Ormai era notte fitta; il freddo si era fatto cos intenso che gelava il fiato sulle labbra. Unombra pi folta, un fruscio, un susurro indistinto, le facevano correre brividi di paura nelle vene.
Dentro il cuore le scese un senso di abbandono, di piet verso s stessa. Pens al suo pap, alla sua mamma, alla sorellina; sent un prepotente desiderio del loro affetto indulgente, della loro protezione, del loro aiuto e le si raggrupp un nodo di pianto in gola.
Ad un tratto, gi gi, in fondo alla strada interminabile apparvero due fuochi rossi come occhi di mostro immane; due fuochi, che si andavano avanzando insieme con un sordo rumore; uno sbuffare pesante e rabbioso da belva incollerita.
Guard spaurita. Gli occhi ormai abituati alloscurit videro, distintamente, nettamente, spiccare fra il bianco della strada, il treno che si avvicinava, si avvicinava sempre pi fantasticamente, minaccioso con i grandi fuochi rossi in testa, la luce sfuggente in strisce mobilissime dai finestrini dei carrozzoni.
Albertina, che pure aveva veduto tante e tante volte passare il treno a poca distanza da lei, in quella solitudine, in quellora di notte, ebbe paura come allavvicinarsi di un mostro. Prov limpressione di chi si sente in bala di una strana, misteriosa forza superiore e si appoggi disperatamente alla siepe spinosa, pungendosi la mani, lacerando la stoffa del soprabito, quasi per resistere ad una stretta poderosa, che la spingesse fra le rotaie.
Il treno le pass ad un par di metri di distanza, avvolgendola in un fumo acre e nero, lasciandola intontita, con gli occhi serrati, nelle orecchie un frastuono doloroso. Si scosse che il treno fischiava in lontananza; si guard intorno; fu presa da un terrore pazzo e si diede a correre disperatamente, inciampando spesso sulle sporgenze che la neve uguagliava, cadendo rialzandosi e riprendendo la corsa come se fosse stata inseguita.
Si arrest dinanzi a un gran caseggiato, isolato in mezzo alla campagna. Da una finestruccia a terreno, mal riparata da vetri ingialliti, usciva una luce debole e vacillante. Guard dentro rizzandosi sulla punta dei piedi. La finestra dava in una vasta cucina, dove le fiamme sfavillavano nel capace camino; dinanzi al camino, alcune donne filavano recitando il rosario. Doveva essere ancora presto; per certo non era passata la mezzanotte.
Invidi a quelle donne lasilo sicuro, il calore della vampata, la quiete, la dolcezza della preghiera in comune. Ebbe desiderio dinvocare asilo per quella notte, di battere al gran portone chiuso del caseggiato. Ma appena vi ebbe timidamente picchiato con le nocche della mano destra, sent di dentro, risponderle un cos improvviso e minaccioso abbaiare di cani, che assalita da nuovo terrore, riprese la corsa. E tir via fino ad una chiesuola che le si par davanti e linvit a riposo nel breve sagrato cinto da un muricciolo. Sedette, esausta di forze, sullo scalino della porta dentrata chiusa e quivi stette scrosciando i denti pel freddo, piangendo e rammaricandosi fino ai rintocchi dellAve Maria, che si diffusero lenti e gravi per la campagna scura.
Oh a qual triste punto lavevano spinta gli odiosi sospetti di suo zio! Oh! quel suo cugino, che non aveva cercato di difenderla, di chiarire la cosa ingiusta e crudele! Suo cugino la trattava assai freddamente ed aveva sempre per lei il sorriso amaro, che ormai gli era diventato abituale. Egli si era mutato a suo riguardo da che laveva sorpresa sola in stretta conversazione collavvocato; e laveva sorpresa due volte!... Egli aveva dovuto pensare limpossibile quelle due volte, aveva dovuto sospettare chiss quali cose strane e ridicole per lei!... Quali cose?... Ella dubitava, ma non poteva essere sicura. Fatto era, che egli si era mutato a suo riguardo; e come mutato!...
Una sonnolenza malata confuse le idee della fanciulla. Si rivide nel salottino del pianoforte, la sera che aveva cantato con Alfonso; riud gli applausi dello zio e dellavvocato, sent nei capelli il soffio caldo del cugino e la lieve pressione delle sue labbra, nelle quali ella aveva sentito un bacio.
Sorrise nello stato di sonnolenza cui si abbandonava sempre pi e susurr: Era un bacio!... Mi ha baciata!
Un fiero rimprovero le venne dal cuore. Se tu non avessi avuto la stolta idea di scrivere, di farti autrice, tutto sarebbe forse andato liscio; non avresti avuto bisogno di scambiare chiacchere segrete col signor Sardi, il cugino non avrebbe avuto sospetti e ti avrebbe trattata con la solita bont e gentilezza! Chi mai ti ha messo in testa lidea di scrivere romanzi?... Chi? chi mai?
La vanit! le rispose una voce interna.
No!... Il desiderio di giovare ai miei cari! sorse unaltra voce a rimbeccare la prima.
Vanit sciocca! desiderio pazzo! continu a borbottare la severa voce della ragione. I tuoi cari li avresti potuto aiutare in ben altro modo. Lesempio di un lavoro dignitoso e modestamente profittevole, non te laveva dato lamica tua, Ada?.... Ella si  fatta maestra ed  coraggiosamente entrata in un collegio. Anche tu avresti potuto essere maestra; ma non hai voluto; ti parve spregevole la professione dellinsegnante! Tu hai presunto delle tue forze intellettuali; qualcuno ti ha detto che scrivevi benino e che avevi fantasia, e tu, eccoti a vagheggiare lidea di diventare scrittrice!... Come se bastasse desiderare una cosa per ottenerla! come se da un cervellino di diciotto anni potessero uscire idee tali da interessate il pubblico!... Come se bastasse possedere una sbrigliata fantasia per struggerne il suco di una novella, di un romanzo! Tu non fosti altro che una presuntuosa e una vanitosa, mia povera fanciulla! Vanitosa e presuntuosa! presuntuosa! presuntuosa!
Sferzata dalla voce rimproverante, Albertina si scosse dalla sonnolenza e rispose a voce fioca:
Ma non ho io forse tentato anche la via di un guadagno immediato e punto vagheggiato dalla vanit?... Non mi son forse offerta in qualit di lettrice o di damigella di compagnia?
Cose non facili ad ottenersi! uffici scabrosi e anche pericolosi per una giovinetta! susurr la interna voce.
Mi rimane unaltra via di guadagno! rimbecc la fanciulla. Posso diventare cantante e, alla peggio, chanteuse da caff concerto!
Laria intanto si andava snebbiando e la pallida aurora annunciava il suo arrivo con svolazzi di veli bianco rosati, che laria mossa agitava nello spazio.
Albertina, che aveva sonnecchiato senza dormire, rinfrancata dal pallido bagliore mattinale, volle alzarsi, scuotersi dintorno lintorpidimento, riprendere la via, rintracciare lo stradone dove correva il treno, seguire i binari fino alla prima stazione.
Alla stazione disse a s stessa, prendo il biglietto, aspetto il treno, vi monto su e via!... A Milano trover asilo nella vecchia casa in custodia della fedele domestica, e una volta l, vedremo!
Fece due volte per alzarsi; e due volte le gambe le si piegarono sotto rifiutando di reggerla. Che cosa aveva che le girava il capo come un arcolaio e sentiva alle tempia fitte dolorose? volle ritentare la prova, si tir su a fatica, ma dovette rimettersi a sedere sulla fredda pietra dello scalino. E qui stette accigliata e intimorita; perch le gambe le si piegavano sotto?... perch per tutto il corpo le correvano i brividori mentre le scottavano le mani e si sentiva le fiamme alla faccia?... E poi la testa che girava e girava! e poi le fitte alle tempie sempre pi dolorose!
Ritent di alzarsi, riusc a fatica a mettersi ritta; ma dovette appoggiarsi alla porta per non stramazzare a terra. Inutile; non poteva stare in piedi; le gambe non avevano pi nessuna forza; tutto aveva preso a girarle intorno; i campi, le piante brulle, le leggiere nubi solcanti lorizzonte. E nello stesso tempo sent nello stomaco una nausea che le saliva alla gola, intoppandola. Le idee le si confusero in capo, ebbe un momento di oblio di tutto e sarebbe caduta al suolo, se proprio in quellistante, lo scaccino apparso sul sagrato con le chiavi della chiesa in mano, non fosse stato appena in tempo ad accorrere a riceverla fra le braccia. Aperse a stento e port dentro di peso la fanciulla inerte e come morta.
La chiesuola era lontana dal villaggio, raggruppato sulla sponda del torrente, a un par di chilometri. A custodia della piccola chiesa stava un vecchio contadino, che abitava una stanzetta dietro la sagrestia e apriva ogni giorno la minuscola chiesa alla piet dei pochi fedeli che di l passavano o che venivano apposta dal villaggio.
Ora, nella chiesetta, Albertina giaceva distesa sopra un banco, smarrita nellincoscienza della febbre.
Lo scaccino, che era corso al villaggio a chiamarvi aiuto, torn subito insieme con una delle suore dellasilo infantile.
La fanciulla fu delicatamente tolta dal banco e portata nella stanzetta del custode, sul cui povero letto venne adagiata.
Chi mai fosse quella bella signorina, donde venisse, n la suora n il custode potevano sapere. N luno, n laltra lavevano veduta mai nel villaggio n nei dintorni.
Chi mai sar?
Come mai  capitata qui?
Si  forse smarrita prima che scendesse la notte!
Si tratta forse di qualche scappatella!
E signorilmente vestita!
E bella come la Madonna!
Fra queste esclamazioni Albertina fu svestita e comodamente adagiata sul povero giaciglio, dalla suora gentile e premurosa, mentre luomo accendeva il fuoco nel piccolo camino alimentandolo di strepitante bruciaglia.
Rossa del rossore della febbre, la fanciulla giaceva supina, con gli occhi chiusi, le braccia inerti lungo la persona, il petto ansante.
Ha un febbrone! disse la suora che tentava di farle ingoiare qualche sorso di latte caldo.
Forse si scuoter dallassopimento e potr dire chi ! desider il custode, che cominciava a impensierirsi e andava mulinando nel cervello il modo di avere il soccorso di un medico.
Ma come avere l per l il medico, che dimorava in un paese lontano tre ore buone?
La suora badava a bagnare la fronte della malata, a farle passare fra le labbra infuocate e riarse, il cucchiaio con qualche goccia di latte.
Sorse il sole radiante sulla bianchezza immacolata della neve; entr, per lalta finestretta, nella stanza del custode, and a battere sul lettuccio miserabile, ferm un suo raggio in volto alla giacente, che ferita dallimprovviso bagliore, schiuse le palpebre e lev lentamente una mano, che si port agli occhi quasi a difesa.
Un sospiro di sollievo usc dal petto della suora e del custode, tutti due di fianco al giaciglio a spiare ogni movimento della malata.
Ora si riavr e dir chi dobbiamo chiamare per farla trasportare via di qui, ove non pu avere le cure necessarie! sper la suora.
Io sono pronto a correre dove ella ci dir! soggiunse luomo.
Albertina poco a poco si riebbe infatti; si tir a sedere sul letto, aperse gli occhi, che tosto rinchiuse e ricadde col capo sul sacco imbottito che serviva da guanciale.
Ho sete! mormor in un soffio.
La suora le si chin sopra a farle centellare del latte.
Ho male qui! susurr toccandosi la fronte. Molto... molto male!
Le fu messa della neve sul capo; la suora le sbotton labito, le avvolse i piedi in una coperta fatta ben riscaldare al fuoco. Poi sedette vicino al giaciglio; e, sotto voce, spiccando nette le parole, and interrogando la povera fanciulla. Chi era? dove desiderava di essere trasportata? in quale paese? presso quale famiglia?...
La fanciulla teneva ostinatamente chiusi gli occhi e non rispondeva. Non voleva rispondere, non voleva si sapesse, oppure giaceva incosciente nelloblio della febbre?
La suora non sapeva quale santo invocare, quale angiolo del cielo chiamare in aiuto. Vedeva, sentiva la necessit di un medico; la coscienza le susurrava parole paurose di responsabilit, di necessario, pronto soccorso. E mentre linquietudine le serpeggiava nel sangue, continuava, sempre pi sommessamente a interrogare la giacente, a spiarle sul volto infiammato di febbre, un lampo, una fugace espressione di risveglio, di capacit di comprendere, fosse anche stato per un solo minuto. Ma la fanciulla, abbandonata sul misero letto, tutta ansimante, gli occhi serrati, non dava segno di risveglio, non sentiva il murmure delle parole bisbigliate dalla suora.
Lo scaccino usc un momento; era ora di suonare i primi tocchi della Messa, che quel mattino il prete del villaggio, doveva venire a celebrare nella chiesetta.
Il suono fesso della campana, parve dare un sussulto alla malata che si agit un momento, ma ricadde subito nello stato di prima.
Ma quei rintocchi suonarono al cuore della suora come un sollievo.
Verr il curato! disse e dir lui quello che si deve fare!
Chiamate dalla fessa campana, le donne intanto, alla spicciolata, sole o accompagnate dai bimbi che tenevano per mano, accorrevano dal villaggio e dagli sparsi casolari, avvolte negli scialli, con le zoccole ai piedi. La campagna bianca si andava animando di figure scure, chiamate a ritrovo nella casa di Dio.
Il prete, invecchiato l, arrivava curvo sul bastone ferrato, lasciandosi dietro le tracce profonde e nere degli scarponi solcanti e imbrattanti il candore della neve fino a quellora intatta.
Lo scaccino aveva accesi i lumi dellaltare e gi aveva indossato il camice bianco. Le donne e i pochi vecchi, in attesa della Messa, recitavano il rosario.
Subito informato della fanciulla giacente, il Curato pass tosto nello stanzino dietro la sagrestia e vide la malata che tocc, esamin e gli parve in istato grave.
Disse in fretta la Messa e and poi subito dal sindaco del villaggio per informarlo della cosa e con lui provvedere al da farsi.
Verso sera, quando il sole irradiava le cime dei suoi ultimi raggi infiammati, strappando riflessi di sogno dalle alte nevate e raffittendo paurosamente le nere gole e i recessi misteriosi, nella gloria delladdio del giorno smagliante di sereno, davanti alla chiesuola sperduta nellaperta campagna, si ferm una triste barella portata a braccia e seguita da alcuni robusti giovinotti in abito da operaio con una croce rossa sulla manica del vestito.
Albertina, sempre incosciente, venne delicatamente adagiata nel tettuccio della barella; la suora la baci in fronte, il Curato segu il triste veicolo fino alla stazione del vicino paese. Di l in un vagone di terza classe, sarebbe stata trasportata allospedale della pi vicina citt, la fanciulla sconosciuta cui aveva preso male davanti alla chiesuola sperduta fra i campi a poca distanza di un villaggio.
E cos Albertina dalla stazione dove voleva arrivare perch il treno la portasse a rifugiarsi nella sua casa di citt, partiva nellincoscienza della febbre per essere raccolta, come sconosciuta allospedale.
Nella villa Bardi regnava linquietudine; e langoscia teneva in agitazione tutti gli animi.
Si era aspettata Albertina fino allora del desinare; poi, questa trascorsa, il signor Bardi aveva cominciato a mostrarsi agitato; sua moglie, insieme con una domestica era andata fino al paese a chiedere della nipote a Don Serafino. E Alfonso, con il tumulto in cuore, era uscito per informarsi, per aggirarsi nei dintorni. Ricordava lespressione di selvaggia ribellione con cui la cugina aveva saputo dallo zio i sospetti che gravavano su di lei; risentiva tutta la potenza implorante difesa di quegli occhi aggrottati e incupiti dallo sdegno e dallo sprezzo. Egli non aveva avuto limpeto generoso di dire una parola in difesa della fanciulla; non aveva avuto piet della poveretta ingiustamente, ingiuriosamente sospettata, ed era uscito dal salotto abbandonandola freddamente, vilmente!... Con il cappello calcato in testa, fino sugli occhi, ora il giovine, amaro dinterni rimproveri e di rammarichi, si aggirava per la deserta campagna in cerca della fanciulla, che forse ubbidendo a un sentimento di disperazione aveva voluto fuggire dalla casa ove la parte migliore di s era stata oltraggiata. Ma dove, dove mai aveva potuto andare?...
Ella amava la montagna; pure dicendo e sostenendo di disprezzare la bellezza naturale, ella si sentiva attratta verso le alture; quel suo disprezzo per le cose campestri, doveva essere piuttosto affettazione che sentimento; per certo era cos. Egli ricordava e risentiva un fremito di dolcezza ricordando il giorno della gita al vecchio convento abbandonato, insieme col Sardi. In un momento di sincera commozione davanti allaustera grandezza della veduta superba, ella gli aveva abbandonato la mano e laveva guardato negli occhi con unimprovvisa, muta simpatia davanti alla sincerit delle cose. Egli ora ricordava quel momento di abbandono e di sincerit da parte della fanciulla; e la rinnovata commozione gli cacciava in cuore un vero tumulto di rimproveri. Egli si era allontanato dalla fanciulla in causa dellavvocato, col quale laveva sorpresa in intimo colloquio. E da allora laveva trattata con voluta freddezza, quasi che la povera fanciulla non avesse avuto il diritto di conversare anche intimamente con chi le fosse meglio piaciuto e nutrire un sentimento di simpatia con chi meglio credeva.
Fui uno sciocco e un prepotente! si rimprover. Fui uno sciocco!... col mio strano contegno mi sono allontanato la sua confidenza! Se avesse potuto considerarmi come fratello, non sarebbe avvenuto quello che  successo!... Avrebbe spiegato a me il motivo delle sue corse alla posta; forse questi motivi non ci sarebbero neppure stati; e nessun sospetto avrebbe offeso la sua dignit!
Prese per un viottolo di monte, per il quale aveva veduto qualche volta salire la fanciulla.
Il sentiero sfiorava la superficie della neve; ora correva sul sasso nudo fra due muri di neve alti come la sua persona e tanto stretti da costringerlo spesso a passare di sghembo. Tir via a camminare, sdrucciolando spesso sulla spera di ghiaccio distesa al suolo, fino a un punto ove per una valanga parziale, il sentiero era tagliato di netto da un ammasso di neve rovinata dallalto insieme con tronchi dalbero spezzati, pietre e pezzi di muriccioli.
Dovette arrestarsi. La piena notte era gi venuta; di pi non poteva raffittire; il cielo era nero nero ma sulla sottoposta piana, albeggiava un chiarore di lampada funeraria.
Il giovine, nel pauroso isolamento di quellora, in quel luogo, sent aumentarglisi in cuore il timore, quasi lo spavento.
Prov un tale smarrimento, un tale senso di spavento, pensando alla fanciulla fuggita di casa, che giunse le mani in un prepotente bisogno di protezione e di conforto e invoc ad alta voce laiuto di Dio. Stette un momento fermo l, coi piedi nella neve, un fiero battito in cuore, gli occhi vaganti. A un tratto nella estesa pianura chiusa dai monti alti e arditi nello spazio, egli vide a distanza tremolare una fievole luce, che ora appariva, ora scompariva come fuoco fatuo. Che cosa gli disse quella luce?... Quale onda magnetica part da essa e arriv ad infiammargli il cuore di speranza, di desiderio pazzo e nello stesso tempo di sgomento indefinibile?
Scese quasi di corsa; non badando a pericoli, non pensando ai crepacci inghiottenti, a smottature pericolose, a cadute mortali. Scese; attravers i campi che la neve copriva, giunse a casa. Le finestre della villa, a terreno, erano tutte illuminate. Che Albertina fosse tornata? Che lavessero trovata? Forse ella era l dentro che aspettava, che spiava il suo ritorno! Oh! fosse vero! esclam il giovine entrando per il cancello aperto e accelerando il passo; si prometteva di entrare a braccia aperte, pronto ad accogliere affettuosamente la cugina, desideroso di stringersela al petto, di dirle che le voleva bene, tanto bene! come un fratello, come un amico, come... come...
Suo padre, a sentire lo scricchiolo dei passi sulla neve indurita, era uscito sulla porta ad incontrarlo.
Nulla? chiese vedendolo solo.
Non  tornata? chiese a sua volta il giovine con un fiero spasimo in cuore.
Nulla! nulla!... Albertina non era tornata; nessuno laveva veduta.
Dove sar?... Dove sar?
Io penso che ella sia andata a Milano! disse Alfonso.
Bisogna allora andare subito a vedere, a rintracciarla! desider la signora Bardi.
Fu disposto che il giovine sarebbe partito il mattino seguente per la stazione del paese e di l avrebbe preso il primo treno per la citt.
Fu quella per gli abitanti della villa, una notte agitata e dolorosa!
Il sole rideva sulla terra e sfolgorava sulle vette, quando Alfonso, salito in treno, che aveva aspettato per unora e pi, nellimpazienza febbrile di partire con la prima corsa, correva verso Milano.
Dal finestrino del carrozzone di prima classe, guardava vagamente i campi e gli alberi denudati, che gli muovevano contro di corsa, quando gli occhi gli si fermarono a distanza lungo la stradetta di fianco alla via ferroviaria, al di l del fossato imprigionato dal ghiaccio. Sotto il sole doro veniva una specie di processione strana; parecchie persone camminavano avanti e dietro una cosa quadrilunga; fra le persone erano un prete e una suora. Il treno correndo, ebbe in un momento superato la distanza e la processione apparve netta e spiccata. Si trattava di una barella portata a braccia da quattro giovinotti; i giovinotti portavano al braccio una fascia con la croce rossa.
Barella e seguito passarono con la velocit del lampo. Alfonso si sporse dal finestrino che aveva aperto in fretta, e segu la triste processione finch la pot vedere. Poi rinchiuse e torn a sedere al suo posto, con un fiero tumulto dentro. Alla vista della barella egli si era sentito un urto in cuore ed ora gli rimaneva dentro un senso di dolore acuto, quasi di disperazione. Perch? che cosa importava a lui di quella barella?... Nella vallata erano parecchi stabilimenti e le disgrazie non succedevano, pur troppo, rare!... Non era la prima volta che egli si imbatteva nei militi della croce rossa chiamati al soccorso di qualche vittima del lavoro!
Il mesto incontro lo aveva sempre impietosito; ma mai come allora ne aveva risentito limpressione che lo aveva colpito cos stranamente. Chi poteva essere linfelice cos trasportato e che certo si era avviato allospedale?... Perch, perch alla vista della barella egli associava, senza volerlo, il pensiero della cugina?... la sua bella, intelligente cugina, che era stata offesa e oltraggiata da ignobili sospetti nella casa che lospitava e donde era fuggita?...
Si diede del pazzo; volle distrarsi; tolse il giornale di tasca e prese a leggerlo cercando di raccogliere nella lettura ogni attenzione. Inutili sforzi!... la sua mente era distratta da pensieri cupi, il cuore gli martellava in petto sconvolto da visioni spaventevoli.
A Milano corse subito nella casa degli zii assenti dove la fedele domestica gli venne incontro premurosa e sorridente.
Albertina? chiese il giovine col fiato mozzo dal timore della risposta.
Albertina non era l; come poteva essere l?... La donna non sapeva nulla della fanciulla e stava a sentire il giovine spiegarle in qualche modo, limprovvisa partenza della fanciulla, che aveva lasciato la villa senza nulla dire, allinsaputa di tutti.
Oh Madonna santa! dove sar mai quella povera creatura! gemette la donna asciugandosi le lagrime col dorso della mano.
Alfonso promise che sarebbe tornato dopo di essere stato alla questura. E se ne and. Oh se ci fosse stato in citt lamico suo, Sardi! Lavrebbe certo aiutato a rintracciare la fanciulla!... Ma egli era tuttora assente per la sua causa, doveva agire da solo.
Lavvocato Sardi!... Egli si trovava a desiderare il Sardi! lui, per il quale Albertina doveva avere una preferenza, forse una simpatia, per quanto inesplicabile gli paresse, una simpatia fra la cugina e lamico.
Ma...  ricco! pens. Arross del pensiero, gi accolto e causa del suo sentimento di disdegno verso la fanciulla.
La poveretta  gi stata anche troppo oltraggiata dai sospetti svegliati, e ingiusti e riprovevoli! mormor con una punta di rimorso in cuore.
E se il mio dubbio di unintesa fra lei e il Sardi, non fosse altro che un sospetto?... Chi mi dice che ella non avesse da chiedere un favore allamico mio?... Sorpreso in intimo colloquio con la fanciulla, egli non si confuse, non si smarr un istante, nellimbarazzo. E, per quanto fatuo e vanaglorioso, il Sardi non  un ipocrita!...
Camminando lesto, il giovane continuava a parlare fra s e s: Che diritto aveva io di inasprirmi, sospettando un sentimento fra mia cugina e lavvocato? Sono io forse suo fratello?
Fratello, no! ma... ma...
Arross vivamente e soggiunse: Ma,  inutile! io amo mia cugina, e sono geloso, geloso, geloso!... Oh, Albertina! esclam con un tremito in cuore. Mia bellissima, mia strana e affascinante fanciulla! dove sei? dove ti sei nascosta? perch ti sei allontanata da me? perch non hai indovinato il mio sentimento?
Portato dallabitudine, si diresse verso lospedale, ove praticava spesso durante le vacanze di Universit.
Entr nel triste casone, si diresse nello studio del direttore, per avere il permesso di visitare le cliniche come medico estraneo allospedale.
Era una lunga via dallo studio del direttore alle sale dei malati. Cerano scale da scendere e salire, deserti corridoi da percorrere, cortili e giardinetti da attraversare. E da per tutto unaria di tristezza, una alito malato, di morte. Mai come in quel giorno, Alfonso si era sentito stringere il cuore da impressioni cos dolorose, in quel luogo, dove si soffriva e si moriva. Pens di rinunciare alla visita nella clinica; aveva altro da fare quel giorno. Doveva impiegare tempo e energia per cercare Albertina, per rintracciarla, chiederle perdono, confessarle il suo amore, riportarla con s alla villa. Perch era venuto l, allospedale?... chi ve laveva spinto?... Forse labitudine, forse loblio di un istante cagionato da una confusione di idee, che si cozzavano nel momento di perplessit tormentosa in cui si trovava; forse anche una forza ignota...
Rifece la via fatta, e dal corridoio ove era lo studio del direttore, torn gi, nel grande atrio, nel momento in cui quattro militi della Croce Rossa, seguiti da un prete e da una suora, entravano reggendo a braccia e seguendo una barella.
Alfonso riconobbe il prete, la suora e la barella intravveduti dal finestrino del carrozzone del treno.
Una disgrazia? chiese con un fiero tremito in petto.
No; si trattava di una malata, portata da un paese poco lontano dalla citt. Era arrivata poco prima, in treno, ove era stata messa con la barella stessa.
Gli infermieri accorsi apersero le tende del triste letto portabile, e Alfonso balz indietro di alcuni passi, colpito al cuore da improvvisa ferita. Albertina, pallida, spaurita, con gli occhi dilatati, stava a sedere sul lettuccio, stendendo le braccia in atto di ripugnanza allavvicinarsi degli infermieri. A un tratto vide il cugino e con un grido disperato, lo chiam: Alfonso! Alfonso!... Portami via!... qui, no, no, no! ho paura! ho paura!
Il giovine si prese fra le braccia la fanciulla, che gli si aggrappava al collo, mand per un automobile, ve la depose, sal vicino a lei e diede lindirizzo della casa degli zii, allo chauffeur.
Oh, Alfonso! Alfonso! mormor la fanciulla, abbandonandosi sul petto del giovine.
E l, ansimante per febbre, tremante di paura, con la mente non del tutto snebbiata, in un bisbiglio disse al giovine, che se la serrava al petto con ebbrezza disperata:
Alfonso! non sospettare di me! non oltraggiarmi! non guardarmi col sorriso amaro!... Alfonso!... ti voglio tanto, tanto bene!
Lautomobile si ferm davanti la vecchia casa ove Albertina era nata e cresciuta. La balia della fanciulla, commossa e piangente, aiut il giovine a portar su, nellantica cameretta la malata, che come si vide a casa sua, nel tettuccio bianco, sorrise mestamente, e, vinta dalla stanchezza, si lasci andare sui guanciali, chiudendo gli occhi, e abbandonando la mano nelle mani del cugino.
Alfonso! gli susurr in un soffio la malata, nella semi incoscienza della febbre, Alfonso! non lasciarmi! ti voglio tanto bene!... ti amo!
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FINE.