JULES VALLS.
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L'INSORTO.
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Titilo originale: L'insurg. 1885.
Traduzione di: A.G. Blanche. 
1915. Sonzogno Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: CATIA RIGHI per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
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Presentazione.
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Nei giorni eroici e tragici della Comune un giornalista squattrinato ed insofferente all'ordine costituito fa sua la causa degli insorti, condividendone speranze, battaglie, sofferenze, entusiasmi ed errori fino alla sanguinosa sconfitta. Storia collettiva e destino individuale si incontrano, si confondono e si alimentano reciprocamente in una narrazione serrata dal ritmo incalzante, capace di restituire lo spirito di un tempo grande e terribile e l'umana verit di quanti, vittime dell'ingiustizia sociale, osarono sperare e progettare un mondo diverso.
Libro della Comune e nella Comune, espressione di una profonda fedelt alle sue ragioni, e per questo relegato ai margini della letteratura, L'insurg trova nella sua apparente inattualit il punto di forza del suo incontro con il lettore di oggi, costringendolo ad uscire dal perimetro del "migliore dei mondi possibili" tracciato dal pensiero dominante per confrontarsi con la passione durevole per una prassi di emancipazione comunitaria. Rendere coscienti le tendenze incoscienti della Comune (F. Engels)  opera di cui non si  detta l'ultima parola.
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L'Autore. BIOGRAFIA. di A.G. Blanche, il traduttore.
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Jules Valls, figlio di un professore, nacque a Puy (Velay) nel 1833. Fece i primi studi a Saint Etienne, poi a Nantes, indi si rec a Parigi per prepararsi agli esami della Scuola Normale. La carriera dell'insegnante non era fatta per lui.
A diciassette anni, sprezzante d'ogni pericolo, partecipava ad un complotto politico. Scoperti i congiurati che si proponevano di rapire Luigi Bonaparte presidente della Repubblica e in preparazione dell'Impero, Jules Valls fu arrestato. La giovane et lo salv da gravi pene.
Dovette ritornare presso la famiglia, ma poco dopo lo ritroviamo a Parigi, segretario di Gustavo Planche. Morto il critico illustre, Valls torna a Nancy e scrive uno strano libro "L'argent". Audace, paradossale, ma che gli apre le colonne del Figaro. La vita non era larga di gioie a quel giovane che pure si andava affermando scrittore d'alto ingegno. Ma Valls si rideva della miseria e Francesco Sarcey doveva convenire che quel bohme si drappeggiava nei cenci con la fierezza di un hidalgo spagnuolo. L'ingegno vivissimo gli valse un impiego nel commercio in cui resist per quattro anni, forse perch... mangiava tutti i giorni.
Nel 1860 comparve nel Figaro la "Domenica d'un giovane povero" cos vera, e cos viva, che i giornali apersero di nuovo le loro colonne all'ex segretario di Planche.
Ma anche per fare il giornalista, occorre un metodo di vita cui quell'anima di fuoco, tutta bont, non poteva piegarsi.
Villemessant, il direttore del Figaro, che raccoglieva i giornalisti come un proprietario di serraglio va in cerca di fiere e di mostri, poich Valls era discusso, dava motivo a lotte, a polemiche, lo scrittur per una cronaca quotidiana con uno stipendio mensile di 1500 franchi.
Era un voler snaturare quell'ingegno. E infatti parve, per un momento, che Valls si perdesse, si scolorisse.
Ma la passione pel vero, il dolore per l'altrui dolore, la piet per le sofferenze dei mille ignoti riebbero il loro posto in quel cuore e Valls divent lo storiografo dei naufraghi della vita.
Consigliamo ai lettori nostri la Rue, di Jules Valls: squisite pagine descrittive, vibranti di vita.
La Rue fu anche il titolo di un giornale che Valls, illuso, credette poter far vivere. In capo a sei mesi la Rue era soppressa, poich il direttore aveva osato discutere certe questioni politiche con la solita franchezza.
Nelle elezioni politiche i gruppi operai sceglievano Valls loro candidato. Di questa lotta politica, il giornalista parla nel libro che pubblichiamo.
I disordini di Parigi dopo Reischshoffen e Forbach, e nei quali ha parte, valgono a Valls il carcere (agosto 1870), ma la rivoluzione del settembre lo fa libero. A tutte le agitazioni di Parigi durante l'assedio egli partecipa: dopo la capitolazione fonda il Cri du Peuple che vien soppresso poich quel foglio lanciava l'idea di una Parigi citt libera. Membro della Comune, Valls suona la diana nel giornale, che  una vera bandiera, che sembra uno squillo di tromba.
Ma egli non si accontenta di scrivere, si batte, e rimane fra gli ultimi difensori delle barricate dell'undicesimo circondario.
Lo ricercano e anche credono d'averlo arrestato. E lo fucilano in piazza dello Chatelet. E con lui il compagno Ferr. Pi tardi, le autorit scoprono che Ferr  vivo e che Valls  a Londra, dove un avvocato parigino gli ha portata una somma di cinquantamila franchi, legato di un antico allievo. I due fucilati erano innocenti. Valls visse con le rendite di quella somma, e coi pochi danari che era riuscito a salvare.
Il volume che pubblichiamo  il migliore del trittico "L'Enfant", "Le bachelier", questo "Insurge" comparve anche nella "Nouvelle Revue" e fu considerato come un magnifico documento d'arte, di vita, di letteratura.
Valls, rientrato a Parigi nel 1883, riprendeva a pubblicare il Cri du Peuple, organo dei repubblicani francesi.
Nel 1885, il battagliero scrittore chiudeva l'agitata vita in quella citt, dove aveva tanto sognato ed oprato e sofferto per la redenzione e l'elevazione di tutti gli oppressi.
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L'INSORTO.
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DEDICA.
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AI MORTI DEL 1871. A TUTTI COLORO CHE VITTIME DELL'INGIUSTIZIA SOCIALE, IMPUGNARONO LE ARMI CONTRO UN MONDO MAL FATTO E FORMARONO SOTTO LA BANDIERA DELLA "COMUNE" LA GRANDE FEDERAZIONE DEI DOLORI, DEDICO QUESTO LIBRO.
Jules Valls. Parigi, 1885.
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Capitolo  1.
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Forse  proprio vero che io sono un vigliacco, cos, come lo hanno detto i berretti rossi all'Odon. Da qualche settimana sono Prefetto (sorvegliante di camerata) e non risento n pena n dolore; non sono punto irritato e neppure mi vergogno. Avevo ingiuriato i fagiuoli del collegio; pare che in questo paese essi siano migliori perch ne ingoio interi piatti e pulisco e ripulisco il piatto.
Nel completo silenzio del refettorio, l'altro giorno, come una volta da Richefeu, ho gridato:
- Cameriere, ancora una porzione
Tutti si sono voltati ed hanno riso.
Ho riso anch'io; ormai son per la via che conduce alla conquista della noncuranza del galeotto, del cinismo dei prigionieri, dell'abitudine al mio bagno penale. E soffoco ogni grido del cuore nei litri dell'abbondanza. Io sto per amare il mio truogolo, la mia greppia.
Ho avuto fame per tanto tempo!
Mi sono cos di sovente stretto il ventre per soffocare questa fame che urlava e mi mordeva gli intestini; per tante volte mi sono passato le mani sul ventre vuoto senza veder brillare la speranza di un pranzo, che ora provo una volutt da orso, sdraiato fra i cibi a spalmare di salsa calda le mie budella secche.
 quasi la gioia di una ferita che si cicatrizza col solletico. Fatto  che io non ho pi le carni verdastre e l'occhio infossato. Spesso, sui peli della mia barba, ci sono delle macchie di giallo d'ovo.
In altri tempi questa mia barba non la pettinavo; allorch riflettevo sulla mia impotenza e sulla mia miseria, la grattavo furiosamente, la torcevo, la strappavo...
Oggi la liscio e la ugualizzo... Faccio la stessa cosa con questa mia capigliatura: e l'altra domenica, davanti allo specchio, spogliandomi completamente, mi sono scoperto con un po' d'orgoglio un principio di ventre.
Mio padre era pi coraggioso; ed io mi ricordo d'avere visto lampeggiare dell'odio nel suo occhio quando era prefetto di camerata: lui che non si dava le arie di rivoluzionario, che non aveva vissuto nell'anno delle rivolte, che non aveva mai gridato "all'armi" e che non era stato alla scuola dell'insurrezione e del duello.
Io sono a questo punto: ed ho trovato in questo liceo la tranquillit dell'asilo, il pane del rifugio, la razione dell'ospedale.
Un vecchio di Farreyrelles, che era stato a Waterloo, ci narrava durante le veglie che alla sera della battaglia, prima che essa fosse finita, passando davanti ad un'osteria, egli era caduto, aveva buttato via il fucile e rifiutato di camminare ancora.
Il colonnello gli aveva detto "Vigliacco!!".
- Vigliacco sia pure! Non c' pi buon Dio, non c' pi Imperatore, io ho sete, io ho fame.
Ed aveva cercato da mangiare nella cucina dell'albergo in mezzo ai cadaveri; e mai aveva pranzato meglio, trovando la carne assai saporita e il vino francese.
Poi, facendo guanciale del suo sacco, si era disteso ed aveva russato al brontolio del cannone.
Lo spirito mio si addormenta ora lontano dai combattimenti e dai rumori. Nel mio cuore, il ricordo del passato non vibra pi che come pu risonare all'orecchio di un fuggente il rullo del tamburo, che si allontana e si spegne.
Soggetto da camera ammobigliata; obbligato, per anni, ad accettare non importa qual si sia buco per camera da letto e a non tornarvi che nelle ore impossibili, per paura delle insonnie e dell'affittacamere; scappato dalla campagna e che non ha potuto respirare che dei miasmi nelle camere arse; affamato che non ha mai potuto mangiare a saziet, mentre la fame lo stringeva ed aveva dei denti da lupo:... ebbene,  proprio questo robustone che un bel mattino si trova sicuro del pane e del letto, della tovaglia senza macchie, del sonno senza cimici e del risveglio senza creditori. E Vingtras, il selvaggio, non ha pi la rabbia nel cuore, ma il naso nel piatto, una tovaglia col suo numero e le posate di metallo.
Anzi, egli recita il Benedicite, cos come lo borbottano gli altri, con un aspetto compunto, discreto e che non dispiace alle autorit.
Finito il pranzo, egli ringrazia Dio, fa scivolare la mano sul dorso per allentare il panciotto, sbottona un po' i calzoni, rimette in ordine il soprabito, ritrovato nell'armadio del morto e aggiustato e adattato al suo corpo senza troppe sottigliezze; poi, col ventre pieno e le labbra ancora un po' unte, con la divisione di ragazzi a' suoi ordini, si avvia verso il cortile dei grandi, che domina il paese come la terrazza di un castello feudale.
Da quell'altezza, in certe ore, il cielo mi sembra una soffice coltre di seta, e il vento mi accarezza il collo come un fremito di ali.
Non mi sono mai trovato immerso in tanta dolcezza e in tanta serenit.
[La sera.]
La piccola camera, che  in capo al dormitorio e dove alla sera i prefetti di camerata possono, nelle ore libere, recarsi a studiare od a sognare, ha la finestra che si apre sulla campagna, piena di alberi e intersecata da corsi d'acqua.
Nel soffio del vento giunge un profumo di mare, ed io ne sento quasi la salsedine sulle labbra; gli occhi mi si rinfrescano, il cuore mio si calma. E alla chiamata del pensiero, questo mio cuore palpita, come si agita la tenda della finestra a un soffio di vento pi forte.
Io dimentico il mestiere che faccio, dimentico i marmocchi che debbo sorvegliare... dimentico le sofferenze e la rivolta. Io non volgo la testa dal lato verso cui mugge Parigi e non cerco all'orizzonte il punto fumigante che deve essere il campo di battaglia. Ho scoperto, laggi in fondo, un vincheto ed un frutteto in fiore, sui quali si ferma il mio sguardo umile e che io sento diventato pi dolce.
S, quelli dell'Odon avevano ragione: Maledetto vigliacco!
Quando esco dal collegio, mi trovo nelle vie tranquille e addormentate, e non ho che un centinaio di passi da fare per giungere ad un ruscello, lungo il quale cammino senza pensiero alcuno, seguendo con l'occhio assopito un ramoscello o un fascio d'erba che la corrente trascina e che lungo la strada si sofferma un istante per qualche ostacolo e poi ripiglia a camminare.
In capo alla stradicciola c' un'osteria con una corona di mele infilate per insegna; con pochi soldi io bevo del sidro che ha un bel color d'oro e mi solletica un po' il naso.
Ah s, maledetto vigliacco!
Ma anche qui non ho avuto fortuna; per un caso qualsiasi questo liceo  pieno d'aria e di luce;  un antico convento con dei grandi giardini e delle ampie finestre. Nel refettorio il sole piomba a fasci; nei dormitori, quando le finestre sono aperte, giungono dei susurri di foglie e il trasalir della natura che si abbandona gi nelle braccia dell'autunno, con dei toni caldi di bronzo e di rame.
Io non sono spiaciuto a questi collegiali, abituati alla sorveglianza di noviz che appena avevano lasciati i banchi della scuola, oppure di vecchi prefetti giocatori di briscola pi ignoranti di un sergente.
Mi hanno accolto come un ufficiale irregolare nella miseria, e che la morte del padre, un soldato con molti galloni, ha richiamato per caso. Poi c' l'aureola del parigino. Proprio quanto occorre per non essere odiato da questo mondo di giovani prigionieri. I miei colleghi mi hanno considerato come un buon ragazzo, sebbene troppo sobrio per loro, che nelle ore di libert si rinchiudono in una piccola sala di caff umida e fosca e si imbecilliscono a bere birra, a centellinare dei "gloria" (zucchero, caff, cognac) e ad annerire delle pipe.
Io non bevo e non fumo.
Il tempo che mi rimane libero lo passo presso la stufa, nel mio studio vuoto, con un libro alla mano; oppure nella classe di filosofia, con un quaderno sulle ginocchia. Il professore  il genero del rettore stesso, e lo lusinga il fatto di vedere questo parigino dall'aspetto battagliero, con la barba nera, seduto come un alunno in un banco scolastico e attento alle spiegazioni sulle propriet dell'anima... Ah! queste propriet: mi han fatto un brutto scherzo all'epoca della laurea... e bisogna che non me lo ripetano oggi per il licenzino.  necessario ch'io sappia quante ne contano nel Calvados: sei, sette, otto... o meno oppure di pi...
E seguo le lezioni assiduamente, per essere proprio al corrente della filosofia dipartimentale.
15 ottobre.
Oggi  la giornata stabilita per l'apertura della facolt di lettere; il discorso d'inaugurazione sar pronunciato dal professore di storia.
Ma io l'ho gi visto questo professore!
 lui che venne al liceo Bonaparte, siccome normalista del terzo anno, a insegnar retorica, nei tempi in cui ero inscritto al corpo.
Si era nel 1849; egli lanciava frasi ardite e rivoluzionarie. Mi ricordo anche che andava al caff con Anatoly, era amico del fratello maggiore di questi, e alzava la testa e mi guardava udendomi, ad un tavolo vicino ove si disputava, lanciare ingiurie all'indirizzo di Branger.
Mi aveva notato, senza sapere il mio nome; ma si ricordava di quel particolare, e quando, finito il discorso, usc, lo avvicinai, ed egli subito mi riconobbe.
- E che cosa fate qui? Ho udito dire che vi avevan deportato o ucciso in duello.
Gli confido che mi sento preso; rassegnato alla mia sorte, felice della disciplina, contento di vivere: la mano sul tappo di una bottiglia di sidro o sul cucchiaio dei fagiuoli, gli occhi sulle acque di un ruscello...
- Diavolo, diavolo!... - ha esclamato con l'accento di un medico che oda notizie poco buone. - Venite a trovarmi: discorreremo. Mi far piacere poter uscire per un momento da questo ambiente di sciocchi e di scellerati!
E col gesto indicava le autorit e tutto il gruppo de' suoi colleghi!
 lui l'universitario-ufficiale che parla cos... Ah! perch l'ho incontrato?
Vivevo calmo, mi riposavo deliziosamente, ed egli mi ha riacceso il fuoco nel petto: ed alla domenica, a tavola, quando, giunto alla frutta, io allento le fibbie del panciotto o dei calzoni, egli mi scuote:
- Voi non diventerete mica borghese... e vi ingrasserete!... Preferisco che mi insultiate per la croce decorativa di Giugno.
Infatti, io l'ho ingiuriato per questa decorazione, fin dalla prima volta che mi sono recato a casa sua. Poi, senz'altro, stavo per andarmene: egli mi ha trattenuto:
- Avevo vent'anni... era con me tutto il gregge della normale. Non sapendo bene che cosa fosse l'insurrezione, mi sono schierato per Cavaignac che credevo repubblicano e sono entrato per primo al Pantheon, dove si erano barricati i camiciotti. Mi hanno mandato a portar la notizia nella camera e mi hanno appiccicato il loro nastrino all'occhiello. Ma ve lo giuro: ben lungi dal far assassinare un uomo, ho salvato la vita a parecchi combattenti a rischio della mia. Rimanete, andate... ma voi lo sapete bene che ci si pu cambiare... poich voi stesso confessate che non siete pi quello di altri tempi...
Mi ha teso la mano, l'ho presa, l'ho stretta e siamo diventati amici.
Sono divenuto anche il favorito del confratello suo dai capelli bianchi, il vecchio Machar, che si  seppellito in provincia, dopo aver avuto la sua ora di gloria a Parigi.
- Chi di voi si chiama Vingtras? - ha chiesto ai prefetti di camerata, radunati per la seconda conferenza dell'anno.
Io mi stacco dal gruppo.
- Di dove venite?... dove avete fatte le classi?... Laggi?... Voi le avete terminate, almeno, l'avrei scommesso.
E mi ha fatto leggere a voce alta la mia dissertazione: il dovere.
- Voi siete uno scrittore, signore!
Mi ha lanciato quest'elogio in pieno volto, senza preavvisarmi; poi, uscendo, mi ha condotto fin presso la sua porta. Io gli ho narrata la mia istoria.
- Eh! eh!... - mi ha detto, crollando la testa - se non ci fossimo che il collega Laucin ed io, voi otterreste la licenza in agosto; ma... rimarrete voi fino a quel giorno? Voi avete l'aspetto di un uomo, a lui occorrono dei cani umili...
- Mi faccio piccolo, ho deciso di diventar vigliacco.
- Pu darsi... ma si vede che non lo siete e quella gente ha gi fiutato il vostro disprezzo.
Ha detto la verit: il vecchio professore... Non mi ha servito a nulla la mia aria sonnacchiosa, il diventar panciuto, il recitare il Benedicite.
Gli schiodacristi della Facolt, il provveditore e l'elemosiniere del collegio hanno deciso di farmi saltare. Il mio pelo ispido da cinghiale, il mio occhio limpido, il passo sicuro per quanto dolce esso sia, sono un insulto per il loro volto glabro, il loro sguardo losco, lo strisciar delle loro suole sui pavimenti.
Non potendo rimproverarmi per l'inesattezza, non potendo accusarmi di essere un ubbriacone hanno avuta un'idea geniale, quei gesuiti!
Hanno fatto organizzare, segretamente, una cospirazione contro di me.
[Mezzanotte]
Il dormitorio, in cui mi lasciano alla luce della candela,  diventato il terreno delle imboscate di coloro che complottano.
Per la sua costruzione di convento, esso si presta alle sommosse. Ogni frate aveva una cella a cielo aperto; ogni allievo oggi ha la sua..., e non si vede punto nell'interno; il prefetto di camerata ode i rumori, ma non pu vedere i gesti.
Una certa sera, tra quelle mura di legno scoppi l'insurrezione: pugni e colpi contro le pareti, fischi, urli e grida cos strane che io stesso vi ho voluto partecipare.
Ed anch'io ho picchiato, fischiato, urlato, gridato con delle note acute di soprano:
- Abbasso il prefetto!...
 la mia prima ora di vita, di vera vita, dacch mi trovo qui dentro.
Eccomi in camicia nel mezzo della cella, battendo il candelliere contro il vaso da notte, imitando il gallo e il maiale e miagolando:
- Abbasso il prefetto!...
Sospingono la porta.
 il provveditore stesso che entra. Ha l'aria assai meravigliata vedendomi in camicia, i piedi nudi sull'impiantito, il vaso da notte in una mano, il candelliere nell'altra: e balbetta con fare smarrito:
- Voi non... non... udite dunque?
- ???...
- Questa rivolta... queste grida?...
- Delle grida?... una rivolta?...
Mi sono sfregati gli occhi ed ho assunto un aspetto d'uomo sbalordito e confuso. Oh! ha ben visto di che si trattava e se n' andato bianco come la porcellana del vaso. Non ci sar pi rivolta nel dormitorio, non vi  alcun pericolo.
Mi ricorico, spiacente che il baccano sia cessato. Ma vedo bene che sono perduto. E prima che mi caccino via, voglio dar sfogo alla fantasia.
L'occasione si presenta.
Il professore di retorica  caduto malato. Secondo la regola,  il prefetto di camerata che sostituisce il titolare quando questi, per casi eccezionali, non pu intervenire.
Sono dunque io che far lezione questa sera, che, salir alla cattedra.
Eccomi.
Gli allievi mi aspettano con quell'emozione che ogni nuovo incidente provoca. Come me la caver io, il bel parlatore, il favorito della Facolt, il parigino?
Comincio:
"Signori,
"Il caso vuole che io sostituisca il vostro onorevole professore, signor Jacquau. Ma io mi permetto di non dividere le sue opinioni sul sistema da seguire per l'insegnamento.
"Mio modo di vedere  che non bisogna imparare nulla, nulla di quel che viene raccomandato dall'Universit. (Rumori al centro.) Io credo sia pi utile per il vostro avvenire consigliarvi di giocare al domino, alla dama, all'cart; i pi giovani saranno autorizzati ad infilare dei rotolini di carta nel di dietro delle mosche. (Movimenti in diverso senso.)
"Signori, vi prego, fate silenzio. Non  necessaria la riflessione per imparare qualche pagina di Demostene o di Virgilio; ma quando bisogna fare il novanta o il cinquecento o dar scacco al re, o impalare le mosche senza farle soffrire,  necessaria la calma, per il pensiero; e l'insetto innocente sul quale si raccoglie tutta la vostra curiosit, se cos osassi esprimermi, merita del raccoglimento. (Sensazione prolungata).
"Io vorrei, insomma, che il tempo che passiamo insieme non fosse perduto."
Quadro.
La sera stessa ricevo il congedo.
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Capitolo  2.
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Eccomi di nuovo sul lastrico di Parigi, con in tasca quaranta lire e in lite con tutte le Universit di Francia e Navarra.
Da qual parte volgermi?
Non sono pi lo stesso uomo; otto mesi di provincia mi hanno trasformato.
Avevo vissuto per vent'anni come l'ubbriaco che teme l'accasciamento seguente all'ebbrezza; che, allo svegliarsi, riafferra la bottiglia, e ne conserva poi sempre una piena a portata della mano tremante. Io mi ubbriacavo con la saliva.
E il pi delle volte ci rimettevo anche la dimostrazione del coraggio. Coloro stessi, ai quali facevo l'elemosina di una allegria che non aveva che lo scopo di celare le mie sofferenze o distrarli dai loro dolori, coloro stessi, piuttosto che comprendermi e ringraziarmi, mi dicevano grossolano o crudele. Spiriti pidocchiosi, cuori vili, essi non vedevano che io gettavo l'ironia sui dolori, come si nasconderebbe un cancro sotto un naso di cartone, e che l'emozione mi scoteva profondamente, mentre cercavo stordire la nostra miseria con delle frasi superbe, cos come si spezza un vetro col pugno nudo per avere dell'aria nella camera ove si soffoca.
Valeva proprio la pena di esser riuscito a mettersi a posto! Che cosa ho fatto dacch son ritornato da quella provincia? Non lo so pi. Ho vissuto come una bestia, come laggi, ma senza la gioia della pastura e della lettiera.
Finir dunque al cimitero senza aver fatto altro che difendermi contro la vita, senza uscire dall'ombra, senza cadere almeno con una palla nel cuore al sole?
Tanto peggio. Grideranno "al tradimento" se lo vorranno. Cerco ora di vendere otto ore del mio tempo per ogni giornata, allo scopo di avere, con la sicurezza del pane, la serenit della mente.
Dopo tutto Arnould, che  un uomo onesto, fa parte degli uffici del Municipio. Lisetta, che ho incontrato l'altra mattina, me l'ha detto.
Ecco che occorre una postilla alla mia domanda. Ancora un giuramento che poi bisogner calpestare. Non importa!
Sono stato spergiuro, essendo prefetto di camerata; spergiuro lo sar ancora presentandomi a mendicare la firma di coloro che hanno tentato di assassinarci il Due Dicembre! Miserabile! invece di conquistare del terreno, ne ho perduto e gi mi scopro dei capelli bianchi.
 fatto! Un generale della Guardia, un libraio delle Tuileries, un vecchio provveditore di mio padre, hanno ciascuno scritte due righe di raccomandazione.
Sono bastate. Ora mi han nominato ausiliario, a cento lire al mese, in uno degli uffici sindacali, che  lontano, a casa del diavolo, e che sembra una bicocca.
Filo: salgo le scale e chiedo del capo dell'ufficio. Un signore con gli occhiali e un po' gobbo mi riceve:
- Sta bene. Andate alle nascite.
Mi conduce all'ufficio delle dichiarazioni e mi affida ad un impiegato, che mi squadra, mi fa segno di sedermi e mi chiede se ho bella calligrafia.
- Non troppo.
- Vediamo.
Afferro una penna, la caccio nel calamaio, la immergo troppo e traendola lascio cadere una macchia enorme sulla pagina di un grosso libro che quell'uomo ha davanti a s.
Egli scatta disperato, furibondo:
- Proprio sul nome! Bisogna rifare tutto!...
Corre alla finestra, si spenzola, fa dei gesti, emette dei gridi.
Che diavolo fa? Chiama al soccorso? Che sia preso dall'apoplessia? Che voglia farmi arrestare?
Chi  che gli risponde? Il medico o il commissario?
No. Sono un carbonaio, un negoziante di vino ed una levatrice, che cinque secondi dopo si precipitano nell'ufficio e chiedono spaventati: "Che cosa c'?".
- C' che questo signore ha cominciato i suoi lavori sporcando con una maledetta macchia il mio registro, e che ora bisogna che firmiate tutti in margine, perch il ragazzo abbia uno stato civile.
Egli si volta verso di me rabbioso:
- Avete capito? Uno sta-to-ci-vi-le... Almeno sapete che cosa ?
- S... ho studiato legge...
- Avrei dovuto sospettarlo...
E ride dileggiandomi:
- Tutti uguali... i baccellieri... la morte dei registri.
Si odono dei miagolii e il rumore di grosse scarpe: ancora una levatrice, un carbonaio ed un mercante di vino.
Il mio collega mi scaraventa nell'ignoto:
- Interrogate voi stesso colei che dichiara.
- Come me la cavo? Che cosa dico? Che cosa chiedo?
- Signore... voi venite per un bambino?
Egli alza le spalle e fa un gesto d'ira:
- E per che cosa volete che sia venuto qui?... Beh! vedremo se saprete constatare... assicuratevi del sesso...
- Accertarmi del sesso?... E come?
Egli si rimette gli occhiali e mi fissa stupito; sembra che si domandi se io sia cos in ritardo come educazione ed esagerato nel pudore al punto di ignorare che cosa distingue i maschi dalle femmine.
Io coi gesti dimostro che so...
Trae un sospiro di sollievo, e volgendosi alla levatrice:
- Denudate il bambino. Voi, signore, guardate. Ma di laggi non potete vedere nulla. Avvicinatevi dunque!...
-  un maschio.
- Lo so bene! - dice il padre impettito, dando un'occhiata al carbonaio.
Eccomi diventato... nutrice, balia o poco meno.
Sono costretto, per cortesia, a prestare un po' d'aiuto a slacciare le biancherie, tirar fuori gli spilli, spogliare il neonato e, quando urla troppo forte, solleticargli il mento.
Fortunatamente alla pensione Entetard ho imparato anche qualcosa di simile, e il mio colpetto di mano diventa celebre nel circondario, come una volta il nodo che avevo per la camicia. A me dunque il trionfo.
Non sono aquile i miei colleghi, ma non sono cattivi. Non ve n'ha neppur uno dal quale traspaia il fiele e la sofferenza che di solito si trova fra gli universitar, costantemente gelosi, paurosi e spie.
Essi non mi ricordano la mia inferiorit; il mio compagno non ha borbottato che per un paio di giorni.
- Tutto sommato, che cosa vi hanno insegnato in collegio? Il latino? Ma  utile per servire la messa! Imparate piuttosto a fare dei filetti, delle aste, delle belle lettere calligrafiche.
E mi d dei consigli sulle code e sui filetti delle lettere lunghe e sul ventre delle lettere panciute. Rimaniamo negli uffici anche dopo la chiusura per gli stud e i perfezionamenti del mio "inglese", sul quale sudo sangue e... acqua.
Un giorno, un antico compagno della schiera repubblicana mi ha veduto e mi ha detto:
- Una volta tu... facevi delle dimostrazioni di ribellione, oggi... fai delle maiuscole.
Ebbene s...; ma finite le maiuscole, io sono libero, libero fino al domani.
La sera  tutta mia;  il sogno di tutta la mia vita questa; e non ho che da saltar dal letto un po' pi presto, come gli operai, per avere ancora due ore di buon lavoro, prima di venir qui a verificare il sesso dei neonati. Li spoglio, ma anch'io mi sono denudato e potrei dimostrare a tutti, a coloro che volessero accertarsene, che io sono un uomo.
Funerali di Murger.
Ho chiesto un permesso per partecipare all'accompagnamento funebre di un illustre.
Voglio vedere l'accorrere in folla delle celebrit, voglio anche udire che cosa si dir su quella tomba.
Si  piagnucolato, ecco tutto.
Si  parlato di un'amante e di un cagnolino che il defunto amava molto, si sono buttate delle rose sulla sua memoria, dei fiori nella buca, dell'acqua benedetta sulla bara; egli credeva in Dio o era costretto a mostrar di crederci.
Dei soldati col loro fucile seguivano il culto; il plotone dei decorati.
Aveva la croce; una specie delle medaglie di mendicit rilasciate ai ciechi, un contrassegno della carit... Non si lasciano crepar di fame i legionari; rimasto nella miseria, egli aveva dovuto apporre alla sua gloria un nastro rosso, come si annoda la coda di un un cavallo.
Ho ripreso i miei sogni; e d'un tratto ho sentito nel mio intimo un ruggito di collera. Mi occorsero otto giorni per capire che cosa si agitava in me; un mattino l'ho saputo.
Era il mio libro, il figlio delle mie sofferenze che aveva dato segni di vita davanti la bara del bohme, seppellito con gran pompa e glorificato al cimitero, dopo una vita senza gioie ed un'agonia senza serenit.
Al lavoro dunque, e voi vedrete che cosa ho nel ventre, quando la fame non mi tortura, quando la fame non mi passeggia sinistra come la mano di una fattrice di aborti, che con le sue unghie nere tenta di lacerare le ovaie.
Io, che mi sono salvato, scriver la storia di coloro che caddero, degli straccioni affamati che non hanno trovata la loro scodella.
Sar un miracolo se con questo libro io non seminer la rivolta senza che alcuno se ne accorga, senza che alcuno dubiti come sotto i cenci, ch'io copier come alla sala dei morti, vi sia un'arma da impugnare da coloro che hanno conservata l'ira e la rabbia nel cuore e che la miseria non ha degradati: Hanno creduto ad una bohme di vigliacchi; io ne far vedere loro una di disperati e di minacciosi.
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Capitolo  3.
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 triste la mia camera, c' del lugubre in essa.  una camera da trenta lire; con la finestra che si apre su un budello di cortile in cui, al disopra di un monte di immondizie, sta una piccionaia, dalla quale si partono le voci degli animali che tubano, e mi irritano.
Odo soltanto quella musica che mi ossessiona ed i singhiozzi di una donna che occupa, vicino a me, una cameretta buia di cui essa non riesce a pagare l'affitto e che si lamenta; istitutrice dai capelli grigi, di cui nessuno vuol pi sapere e che cerca delle lezioni a dieci soldi l'una. Sventurata! L'ho incontrata l'altra sera: e per quel prezzo, offriva a degli infermieri dell'Ospizio di Val de Grce le sue carezze di vecchia e slacciava i vestiti perch potessero toccarle il seno.
Avrei voluto andarmene: mi sembra che attraverso l'assito passi un fetore che mi avvelena il pensiero.
Eppure bisogna rimanere; non pensare a licenziarsi, perch altrimenti avrei sciupato l'ammontare di una quindicina di giorni nell'affitto. Ora io ho ordinata la mia vita; il libro dei conti  l, vicino a quello dei ricordi, e il mio bilancio  inesorabile. Curviamo dunque la testa sui fogli, riempiamoci le orecchie con del cotone: cos non udr pi i singulti dolorosi della vicina e il ron ron dei colombi che gemono.
Uno di questi animali, sovente, si reca sul davanzale della finestra della camera a me vicina per beccare le briciole di pane che l'istitutrice, con le mani che debbono conservare l'odore delle carni degli infermieri, va lasciando cadere.
In collegio la colomba era l'uccello delle volutt, che si inorgogliva stando sulle spalle delle dee e dei poeti. Oggi essa viene a pavoneggiarsi e ad appuntire il becco battendo i vetri alla finestra di una prostituta.
Mi alzo alle sei del mattino, ravvolgo i piedi in un avanzo di pastrano, poich il pavimento  freddo, e lavoro sino al momento in cui bisogna avviarsi all'ufficio, municipale.
Torno a riprendere il lavoro alle cinque fino alle otto soltanto. Non di pi. La sera mi fa paura in questa catapecchia della via S. Giacomo, assai vicina al crocevia della ghigliottina, di fronte all'ospedale militare, accanto all'ospizio dei sordomuti. Le vicinanze non sono davvero molto gaie!
- Ma, mettendoti alla finestra, puoi vedere il Pantheon dove un giorno andrai a dormire, se diventi un grand'uomo - mi ha detto ridendo Arnould, che  venuto a trovarmi.
Non credo al Pantheon, non desidero e non penso al titolo di grand'uomo, non desidero essere immortale dopo la morte: vorrei soltanto vivere mentre sono in vita.
Comincio a giungere... ma  ancora molto sudicia la via e assai penoso il cammino. La donna a me accanto ha ripreso animo; ora essa  ubbriaca e conduce nella camera degli uomini che si ubbriacano con lei.
Un giorno uno di questi beoni si  rifiutato di pagarla e la voleva battere; essa ha chiamato soccorso.
Ho afferrato, io, il polso dell'avvinazzato, che si era armato di un coltello preso sul piatto del formaggio e voleva colpire la donna al ventre. L'ho spinto fino alla porta dell'androne, che gli ho chiuso alle spalle e contro la quale egli ha menato pugni per un quarto d'ora, gridando: Vieni dunque fuori, ruffiano!
Subito, l'istitutrice fu cacciata via... "Essa pagava bene, da un paio di settimane" mi ha detto con una parvenza di rimpianto l'affittacamere. Non ci sono pi che i colombi che si amino: e vengono ad imbrattare delle loro deiezioni il davanzale della mia finestra, non trovando pi pane sull'altra.
Il mio lavoro non procede molto, per. Gli  che si gela nella mia camera e che occorre molto tempo per accendere quel po' di carbone. Io batto i denti, continuando a consumare fiammiferi, e se ho il coraggio di sedermi al tavolo, senza fuoco nel caminetto, poco a poco il freddo mi invade e il pensiero se ne va... Ho pensato a lungo. Sono andato a Santa Genoveffa a cercare, nei libri, dei sistemi di accensione che possano salvarmi dalle lunghe attese in camicia, nella camera piena di fumo e non di calore, col freddo del mattino che flagella le mie gambe nude. Ma ho fatto fiasco, e il vento  gelato. Da otto giorni non lavoro; appena prendo gli appunti col lapis, mettendo fuori delle coltri soltanto un braccio.
Ho tentato di andar a lavorare alla Biblioteca. Ma se in camera avevo troppo freddo, qui  troppo caldo. Le mie idee si allentano, si infiacchiscono, si scolorano come la carne rossa al fondo della pentola, in quest'atmosfera di un madore pesante, e mi addormento sui fogli intatti. Un invalido (guardiano) viene con fare insolente a svegliarmi.
Ma giunger dunque, col mio libro, a cominciarlo prima della primavera?
Ebbene s! Piuttosto mi dichiaro fallito... Esco dalla casa Dulamon e compagni, ove sono stato presentato da un ex compagno di collegio di mio padre e che d lezione di latino ai bambini.
Abbiamo contrattato un abito da camera, col cappuccio, il cordone, di panno da frate. Me lo daranno fra una settimana. Prezzo convenuto sessanta franchi da pagare met alla consegna e l'altra met alla fine del mese prossimo.
Fino al giorno della consegna: ozio.
Eccolo.
- Prendete le vostre trenta lire!
L'uomo se le  cacciate in tasca e sia!... Io mi pavoneggio nella mia tonaca di lana.
Ah! borghese che l'hai tagliata, merciaio che l'hai venduta, voi non sapete che cosa avete fatto. Avete dato una garetta, un riparo alla sentinella di un'armata che ve ne far vedere di quelle!... Se questa casacca non fosse stata fatta, io abbandonavo la partita; forse di fronte all'antro nero, avrei fuggita la mia cella diaccia, avrei abbandonata l'impresa: non avrei scritto il mio libro.
Il momento della scadenza si avvicina. Siamo al 22:  per il 30.
Ho approfittato che oggi era domenica e che non andavo all'ufficio per dar l'ultimo ritocco al mio lavoro e finire di ricopiarlo.
Presto! rileggiamo... Delle forbici, degli spilli!... Bisogna tagliare qui, aggiungere l!...
Ho buttato inchiostro da tutte le parti... Vi sono dei punti in cui le cancellature sembrano le strisce di seta nera che fasciano il volto di un ferito all'occhio. Mi sono tagliuzzato con le forbici, punzecchiato con gli spilli; goccie di sangue son cadute sulle pagine, le hanno maculate; si direbbero le memorie di un cenciaiolo assassino.
Egli  che il mercante non aspetter. Verr a cercarmi al municipio, far vedere a tutti la mia cambiale, grider ed io sar destituito. Perch io ora sono un funzionario e debbo far onore alla mia firma, sotto pena di compromettere il governo che non mi d millecinquecento lire all'anno perch io viva disordinatamente, come un bohme.
Sono le tre. Sento le campane sonare i vespri. Non un rumore nella casa, tranne i colpi di tosse di un tisico, che va sputando l'ultimo avanzo dei suoi polmoni.
Oh! come  triste essere oscuro, povero, solo!
Il quarto... la mezza...
Ho mantenuto la mano sugli occhi per impedire loro di piangere. Non si tratta di sognare... E il mio debito!...
Si tratta di recarmi dal redattore capo del Figaro, di penetrare fin nel suo studio. Allorch esco dal mio ufficio, lungo la settimana, non lo trovo al giornale e poi... in quei posti non si d ascolto ad un ignoto.
Mi ricever egli? Non sar oggi un giorno di riposo per lui?
Dicono che egli adori i suoi bambini e che voglia abbracciarli tranquillamente, senza timore di essere importunato, almeno per la giornata in cui gli  concesso godersi il riposo.
Ah! tanto peggio.
Come tremano le mie gambe salendo le scale!
Suono!
- Il signor di De-Villemessant?
- Non c'!  partito da una settimana per la campagna e non ritorner che fra quindici giorni.
Assente!... Ma allora io sono rovinato!...
La cameriera ha certo letto la disperazione sul mio volto.
Essa vede il mio manoscritto rotolato che fa capolino dalle tasche e che ha l'aria di contorcersi nelle sofferenze.
Essa non chiude la porta e si decide finalmente a dirmi che in mancanza di De-Villemessant, c' il genero di lui in casa e che, se voglio dire il mio nome, essa m'annunzier e anche consegner quanto io voglio presentare.
E cos dicendo essa indica con l'occhio il manoscritto, il quale, con gli spilli per le cartelle aggiunte, sembra un istrice.
Lo cavo fuori e raccomando alla donna di prenderlo in un dato modo perch non abbia a pungersi. Essa ride con un fare compassionevole e se ne va tenendo il rotolo a braccio teso.
Mi si lascia solo per un quarto d'ora: almeno. Poi la porta si apre.
- Ma  interessante il manoscritto, caro signore - dice un grosso uomo calvo, agitando le dita che sembran salsicciotti.
Io balbetto delle scuse
- No... no... Ho visto il titolo... ho letto una decina di righe... Far effetto sul pubblico... Lo pubblicheremo, giovanotto!... Ma gi... bisogner aspettare un po' di tempo... gi c' molto da aspettare.
Aspettare!... Io gli dico nettamente che non posso aspettare.
- Ho una perdita di giuoco da pagare domani!... ed  perci che ho osato venire direttamente fin qui.
- Toh!... toh... vi bazzicate con la dama di picche!... Forse che vi divertite al cinque?
Io non so che cosa significhi "divertirsi al cinque", ma bisogna ben rispondere: e con voce commossa dico:
- S, signore... mi diverto al cinque!
- Cristo! avete del fegato voi... Che stomaco!
- Eh! s... che stomaco... me ne sono accorto sovente, specie nei giorni di digiuno.
- Prendete. Ecco un ordine per il cassiere. Presentate questo foglio domani, vi daranno cento lire.  il prezzo pi elevato... ma il vostro articolo  mordente... arrivederci.
Mordente? Pu darsi.
Io non ho guardato se ci che scrivevo fosse come ci che si insegna alla Sorbona; si assomigliasse agli scritti di Pascal od a quelli di Mannoutil; se fosse del Giovenale o del Pascal Luigi Courier, del Saint-Simon o del Sainte-Beuve... Non ho rispettato i trofei, non ho avuto paura dei neologismi, non ho punto ricordato l'ordine nestoriano per accumulare le prove.
Ho preso dei lembi della mia vita, e li ho cuciti ai lembi della vita altrui, ridendo quando me ne prendeva la voglia, digrignando i denti quando un ricordo umiliante mi lacerava la carne sulle ossa, come la carne sull'osso di una costoletta quando il sangue spiccia sotto la punta del coltello.
Ma ho salvato l'onore a tutta una schiera di giovani che avevan letto la Vita della Bohme e credevano a quell'esistenza scapigliata e rosea: povere vittime, alle quali ho fatto conoscere la verit.
Se essi ancora si soffermano a voler vivere di quella vita, allora... significa che serviranno solo per il letamaio del caff e che sono selvaggina per le prigioni. Al cader dei trent'anni, si sentiranno travolgere dal suicidio o dalla pazzia, dall'infermiere dell'ospedale o dal guardiano delle carceri, e moriranno prima del tempo o soner per essi l'ora del disonore.
Io non li compianger, io che ho lacerate le bende che ravvolgevano le mie ferite per mostrar loro quale buco profondo scavino nel cuore di un uomo dieci anni di giovinezza perduti.
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Capitolo  4.
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La moda, oggi, vuole le conferenze. Beauvallet deve leggere Ernani al Casino-Cadet.
Seduta solenne - Great attraction.  una protesta contro l'impero, in onore del poeta dei Chtiments.
Ma vi sar bisogno, come al circo equestre, di un'artista d'ordine inferiore, pagliaccio o scimmia: di quelli che, dopo il grande esercizio, scendono nella pista, mentre il pubblico va rivestendosi e si chiamano le carrozze.
Mi hanno offerto di essere la scimmia: ho accettato.
Attraverso quali cerchi salter? Offro e annuncio il tema: Balzac e la sua opera.
Le storie di Rastignac, di Sechand e di Rubempi mi hanno afferrato il cervello. La Commedia umana  sovente il dramma della vita della miseria; il pane o il vestito strappato a credito o pagato a rate, con le febbri della fame e i fremiti della cambiale, che  il documento del dolore.  impossibile che io non trovi qualcosa di straziante da dire, parlando di quegli eroi che sono i miei fratelli di ambizione e di angoscia.
Il giorno della rappresentazione  giunto. Il maestro e la scimmia hanno i loro nomi appaiati sul programma. Ci sar molta gente. Le vecchie barbe del 1848 ci saranno per sollevarsi contro Bonaparte, ogni qualvolta un emistichio si prester ad un'allusione repubblicana. Ci sar anche tutta l'opposizione giovane: giornalisti, avvocati, delle basbleu che con la loro gianettina strangolerebbero l'imperatore, s'egli cadesse sotto le loro unghie rosee e che si sono posto in capo il cappello dei giorni festivi. Ma, di lontano, vedo che la folla si raccoglie, davanti la porta del Grande Oriente, intorno ad un uomo che impasta sull'avviso una striscia... Che cosa accade?
La lettura del dramma di Hugo  vietata. Gli organizzatori annunziano che all'Ernani verr sostituito il Cid.
Molti se ne vanno dopo avere sdegnosamente sillabato il mio nome... che non dice loro nulla.
- Giacomo Vingtras?...
- Non lo conosco...
Nessuno mi conosce, tranne alcuni giornalisti e coloro che frequentano il nostro caff, i quali, venuti espressamente, rimangono per vedere come sapr cavarmela e con la speranza che io faccia fiasco o che nasca uno scandalo.
Lascio che si recitino gli alessandrini e me ne vado ad attendere alla pi vicina birraria.
- Tocca a te... A te...
Non ho che il tempo di salire le scale.
- A voi, a voi...
Attraverso la sala, eccomi sul palcoscenico. Mi fermo un istante, depongo il cappello sopra una sedia, butto il soprabito su un pianoforte che sta dietro di me, cavo i guanti lentamente; d una rimestata col cucchiaio che sta nel bicchiere all'acqua zuccherata, con la gravit di uno stregone che legge l'avvenire nella poltiglia del caff, e comincio, sciolto e libero come se perorassi alla latteria dove si fa colazione.
- Signore, Signori...
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Ho visto, nell'uditorio, dei volti amici; li guardo, mi rivolgo ad essi, e le parole escono spontanee, recate dalla mia voce fino in fondo alla sala.
 la prima volta che parlo in pubblico dopo il Due Dicembre: quel mattino io salivo sui banchi e sui paracarri per apostrofare la folla e gridare: "All'armi!"; arringavo una schiera di ignoti che passava senza soffermarsi.
Oggi sono in abito nero, davanti a dei parvenus vestiti con gli abiti della domenica e che si immaginano d'aver compito un atto d'audacia, poich sono venuti ad udir leggere dei versi.
Mi ascolteranno e mi comprenderanno?
Si detesta Napoleone in questo mondo di puritani, ma non si amano i miserabili che puzzano pi della polvere di Giugno che di quella del colpo di Stato. Queste vestali dai baffi grigi della tradizione repubblicana sono - come lo erano Robespierre e tutti i Sotto-Massimiliano, loro avi - dei Bridoison austeri, dalla forma classica. E le cravatte bianche che si trovavano nella sala e che hanno letto quanto io scrissi, sono state sviate da' miei attacchi di irregolare, scatenati meno contro il ritratto di Badinguet che contro la carcassa della Societ, intesa cos come  costrutta: la miserabile che ha solo il piombo delle caserme da scagliare nelle vie dove i poveri si contorcono nelle sofferenze e muoiono di fame: rospi a cui la lama del vomere ha tagliato le zampe, e che non possono neppure lanciare, nel buio della loro vita, il desolato e solitario canto.
Soltanto in queste ore  lo sdegno, pi che la disperazione, che gonfia il mio cuore e lo fa scoppiare in frasi che io credo eloquenti. Nel silenzio mi sembra che esse colpiscano nel segno e lampeggino limpide. Ma esse non sono rese pungenti dall'odio. Non batto la generale io ora,  la carica che io batto, come un tamburino sfuggito agli orrori di un assedio e che d'un tratto esce nella piena luce spavaldo e beffeggiatore, ridendo sul naso del nemico, disprezzando anche gli ordini dell'ufficiale e le consegne e la disciplina; che getta il kep del matricolato nel fosso, strappa i galloni e suona la diana dell'ironia con l'entusiasmo dei trombettieri di Balaklava.
Ah! perdio... poich ci sono, io liberer il mio gozzo da tutto quanto lo soffoca.
Dimentico Balzac, morto, per parlare dei vivi; dimentico d'insultare l'impero ed agito, davanti a quei borghesi, non soltanto la bandiera rossa, ma anche la bandiera nera.
Sento il pensiero salire: il petto mi si allarga, respiro finalmente a pieni polmoni. Continuando a parlare sento i fremiti dell'orgoglio, provo quasi una gioia carnale, mi sembra che il mio gesto non sia mai stato tanto libero prima d'oggi e che dall'alto della mia sincerit esso pesi su quelle teste che, volte verso di me, mi fissano, con le labbra semi-aperte e lo sguardo intenso. Tutta quella gente io la tengo nel pugno e la maltrattato, secondo l'ispirazione suggerisce.
Come  che non si irritano, non insorgono? Egli  che io ho conservato intero il mio sangue freddo e che, per far colpo su tutti quei cervelli, ho adoperato l'arma come un pugnale da tragedia greca: li ho impiastricciati di latino, ho plasmato la mia parola secondo il grande secolo. Questi imbecilli mi lasciano insultare le loro religioni e le loro dottrine, perch le ingiurio con un linguaggio che non offende la loro retorica ed  quello predicato dai loro maestri e dai loro professori di umanit. Ed  fra due periodi alla Villemain che faccio scivolare una parola da refrattario, cruda e crudele, e non lascio loro il tempo di gridare.
Poi ve n'ha di quelli che io terrorizzo.
Or ora, avevo finito di sventrare uno dei loro pregiudiz con una frase perfida come un coltello arrugginito. Ho visto tutta una famiglia, sbalordita, tentare la protesta; il padre cercava il soprabito, la figlia si aggiustava lo scialle sulle spalle... Allora ho diretto da quella parte il mio sguardo duro e li ho inchiodati al loro posto con una occhiata gonfia di minacce. Essi si sono riseduti spaventati, ed io ho faticato a non scoppiare in una risata.
Ma bisogna concludere: ecco la perorazione: la diremo.
La lancetta ha fatto il suo giro... Ho finito la mia ora, comincio la mia vita.
Si  parlato di me per ventiquattro ore in qualche redazione di giornale e in qualche caff del boulevard. Ma queste ventiquattro ore basteranno se davvero io sono ben costrutto e ben preparato. Non ho pi la testa in un sacco, il collo in un astuccio.
Andiamo, la giornata  stata buona!... e la mia saliva ha lavato l'untume dei giorni trascorsi, come il sangue di Poupart aveva lavate le deiezioni della nostra giovent! Non potevo mai afferrarla questa occasione. Essa mi sarebbe sfuggita, in ogni caso, se fossi rimasto sull'altra riva, se soltanto non avessi frequentato il caff ove convengono alcuni pennaiuoli ambiziosi. Egli  perch sono venuto a mangiare a questo tavolo, perch mi sono ubbriacato qualche volta e che essendo ubbriaco non ho avuto dell'audacia e dello slancio; egli  perch ho lasciato quella vita di lavoro accanito e monotono per oziare con questi oziosi, che sono riuscito a squarciare il velo delle ombre e a rompere il silenzio...
Bisognava avere un "luigi" da spendere di quando in quando... l'avevo nel giorno in cui mi si pagava la mesata. Come ti benedico, piccolo impiego da 1500 lire che mi hai permesso di andare a spendere dieci lire al primo del mese e tre lire gli altri giorni, che mi hai dato l'aspetto di un regolare e per questo motivo mi hai fruttato delle lezioni a cinque lire all'ora: le stesse lezioni che avevo date per tanto tempo per cinquanta centesimi!
 questo impiego pi che modestissimo che mi ha salvato:  grazie a lui che io questa mattina mangio.
Perch la mia conferenza non mi ha fruttato un soldo. Il direttore mi ha pagato in natura, largamente: ieri sera abbiamo fatto un buon pranzo. Ma oggi la mia borsa  vuota; io sono povero come se mi avessero fischiato. I guanti, le scarpe, la camicia elegante mi sono costati un occhio della testa. Come pranzer? Verso le nove, il mio interno brontolava terribilmente. Mi sono recato al Caff d'Europa ove dei compagni miei godono credito ed ho accettata una bavarese perch vi si immergono dei bastoncini di pane.
Al domani, secondo l'abitudine, sono andato al Municipio. Gli impiegati, vedendomi giungere, escono sulla soglia dei loro uffici.
- Che cosa c'?...
- Signor Vingtras, il sindaco vi chiama.
Dal corridoio vedo infatti, attraverso la porta della sala dei matrimon, il sindaco che mi aspetta. Mi fa entrare nel suo gabinetto.
- Signore - voi supponete senza dubbio perch vi ho fatto chiamare.
- ???
- No?... Ebbene, ecco. Voi, domenica al Casino, avete pronunziato un discorso che  una vera offesa al Governo. Questi almeno sono i termini di cui si  servito l'ispettore dell'Accademia nel suo rapporto comunicato al prefetto. Personalmente vi esprimo il mio stupore nel vedervi compromettere un'amministrazione di cui io sono il capo ed una posizione che, voi stesso me l'avete detto, per quanto infima, era l'unica sorgente di guadagno. Ufficialmente debbo avvertirvi che d'ora innanzi vi sar vietato di salire alla tribuna, e pregarvi di inviarmi o promettere di mandarmi le vostre dimissioni.
Non risalire alla tribuna... di questo mi conforto; dopo tutto, il colpo  stato dato ed io godr, in pi, i benefici della persecuzione. Ma le dimissioni... perdere il mio piccolo impiego... Questo pensiero mi d un fremito... mi corre per il dorso un freddo... Tutti gli articoli che mi promettono un avvenire glorioso non mi assicurano un piatto di minestra. Ed io ora sono abituato alla zuppa e soffrir molto dovendo rimanere pi di un giorno senza mangiare!
Eppure bisogn andarsene! Stringendo la mano di quel brav'uomo e dicendo addio a quella bicocca, ho impallidito.
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Capitolo  5.
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Che fare?
Eccomi di nuovo scaraventato nella politica. Ma oggi non ho pi il timore di far destituire mio padre; non ho pi al piede la palla da condannato rappresentata dalla mia famiglia; sono padrone di me stesso. Non si tratta che di sapere se ho dell'ingegno e del coraggio.
Povero ragazzo, credi a queste cose e bevi dell'acqua; di quell'acqua sporca che hai ingoiato per tanto tempo nelle bottiglie slabbrate delle camere ammobigliate, come i cani amanti vanno a rinfrescar la loro lingua nelle acque dei ruscelli, e che torner ad essere la tua bevanda, malgrado il tuo trionfo di ieri, se vuoi rimanere un uomo libero!
Uscito dal pantano?... Andiamo... via! Tu non hai che la testa fuori del fango; il resto del corpo vi  ancora immerso.
Lagnati!... Tu agonizzavi senza che ti vedessero soffrire; oggi ti guarderanno morire.
Girardin aveva incaricato Vermorel di avvisarmi che desiderava vedermi.
- Vengo domenica.
Ci sono andato.
Mi ha fatto aspettare due ore e mi avrebbe dimenticato nella biblioteca vuota, in cui cadevan le ombre del crepuscolo, se non avessi aperta la porta, salita la scala, forzata la consegna, e non fossi penetrato nello studio ove egli stava rimproverando asprissimamente con parole che parevan scudisciate tre o quattro individui, i quali abbassavan la testa e si scaricavano a vicenda i torti come scolari che han paura del maestro.
Si  appena scusato; ha continuato a trattare come dei servi coloro che gli erano intorno, uno o due dei quali avevano i capelli bianchi, e mi ha spedito a mia volta con una breve frase:
- Tutte le mattine alle sette e mezzo sono visibile; domani se volete.
Mi ha salutato ed ecco...
Non mi aspettavo una accoglienza cos arida... Non credevo specialmente dover assistere allo spettacolo di una redazione trattata come servidorame.
Mi ci vogliono tre quarti d'ora per giungere fino al cancello del palazzo: attraverso il cortile, salgo la scalinata, spingo la grande porta a vetri e sono cos impacciato come se mi trovassi nella strada. Vi sono qui dei servi che sbadigliano, spalancano le finestre, scuotono dei tappeti. Li prego di avvisare Giovanni, il servo particolare che mi annunzier al suo padrone.
Eccomi davanti a lui.
Che volto dilavato! quale maschera di sinistro pierrot!
La faccia  esangue come di vecchia civetta o di fanciullo vecchio, smaltata di pallore e punteggiata dagli occhi, che hanno i crudi riflessi dei bicchieri di vetro.
La si direbbe una testa da morto, cui un imbrattatele abbia coperte le orbite con due dischi bianchi e che poi sia stata piantata al disopra di quella veste da camera, che sembra una sottana, e abbia costretto il fantoccio seduto davanti ad un tavolo coperto di fogli tagliuzzati sul quale sta una forbice aperta mostrante le lame taglienti.
Nessuno crederebbe che c' un personaggio l dentro...
Eppure quel sacco di lana contiene uno degli uomini pi attivi del secolo, un uomo tutto nervi e tutto granfie, che ha allungate le sue mani e cacciato il suo muso dappertutto, da una trentina d'anni. Ma come i felini, egli rimane immobile quando non sente a portata utile una preda da graffiare o da afferrare. Eccolo dunque, questo agitatore di idee che ne aveva una al giorno nei tempi in cui ogni sera c'era una rivolta: colui che ha afferrato Cavaignac pel colletto e l'ha buttato gi da cavallo e scagliato contro le barricate di Giugno. Egli ha assassinato quella fama come gi, in un duello celebre, aveva ucciso un repubblicano.
Non si vede pi sotto la sua pelle n sulle sue mani traccia di sangue: n il suo n quello degli altri.
No, non  una testa di morto;  una palla di ghiaccio in cui un coltello ha disegnato e scavato un aspetto d'uomo, e inciso, con la punta feroce, l'egoismo e il disgusto che vi han lasciato delle macchie e delle scie d'ombra, come gelo nel biancore della brina.
Tutto ci che evoca un'idea di pallore e di freddo pu compararsi all'espressione di quel viso.
Egli mi ha lasciato la nostalgia nell'anima, la neve sua nelle arterie.
Sono uscito battendo i denti. Di fuori, mi pareva che le mie vene fossero meno azzurre sotto l'epidermide bruna; l'arco delle mie labbra si  disteso ed ho volto verso il cielo il bianco dell'occhio.
Del resto, nella mia persona, gli avevo condotto davanti un povero ed un semplice. Egli l'ha scoperto subito, l'ho visto, ed ho sentito che egli mi disprezzava gi, per questo. Andavo da lui a chiedergli un parere, un consiglio ed anche un angolo del suo giornale, ove fissare il mio pensiero e continuare con la penna alla mano la mia conferenza di battaglia.
Che cosa mi ha detto?
Con un linguaggio da telegramma, con due parole gelate, mi ha regolato il conto.
- Irregolare, stonato.
A tutte le mie domande, che talvolta lo stringevano, non ha risposto che con quel borbottio monotono. Dalle sue labbra cadaveriche non ho potuto cavar altro.
- Irregolare, stonato.
Incontrando Vermorel alla sera, gli ho riferito della mia visita ed ho espressa violentemente la mia ira.
Egli aveva rivisto Girardin; mi ha interrotto bruscamente:
- Mio caro - egli non vuole assumere persone che non abbiano a diventare altro che dei lacch o degli strumenti in mano sua e che serviranno a lui... non altro. Mi ha parlato della vostra visita. Sapete che cosa mi ha detto? - Il nostro Vingtras? avr dell'ingegno: un rabbioso che vorrebbe proclamare dappertutto il suo malcontento, che vorrebbe con le sue idee e per la sua gloria sonar la fanfara: taratat, taratat... Egli crede che io lo possa unire ai miei sonatori di clarinetto perch non li si odano pi?...
- Ha, detto questo?
- Parola per parola.
Me ne sono andato, pieno di questi pensieri, ed ho passato la notte a ripetere questa conversazione che mi ha fatto fremere d'orgoglio e... tremare di paura.
Non ho dormito. Al domani, scendendo dal letto, avevo deliberato: mi vesto, infilo i miei guanti e... in marcia per la casa di Girardin. Si  tolta la maschera davanti a Vermorel; gli chieder di togliersela davanti a me; se non la depone, gliela strapper.
- S, signore, voi avete una personalit che vi tiene prigioniero e che vi condanna a vivere del giornalismo. La stampa politica vi soppianter; gli altri come anch'io... avete capito? Ci occorrono dei disciplinati, che servano per la tattica e per la manovra... voi non vi arrendete mai... mai.
- Ma le mie convinzioni?
- Le vostre convinzioni? Esse devono adattarsi alla retorica del giorno; al modo di difesa che  nell'aria, nell'ambiente. Ma voi avete un modo di parlare vostro;... se anche vi provaste, non riuscireste a strapparvi di bocca il vostro linguaggio... Niente da concludere... quindi. Non vi vorrei, neppure se mi pagaste.
- Ebbene - ho detto, disperato - non vi propongo pi di essere un polemista dalla coccarda rossa: vi chiedo soltanto di diventare un collaboratore letterario... di vendervi il mio ingegno... poich voi affermate che ne posseggo.
Ha messo il mento glabro nella mano ed ha scosso la testa:
- Ma neppure... mio caro signore. Mentre eseguirete delle variazioni sui piccoli pini dei boschi o sulle piccole scene dei poveri, dal vostro zufolo di canna sfuggirebbero delle note da strumento metallico. A vostra insaputa, persino. E voi lo sapete, non sono tanto le parole maschie, quanto l'accento virile, che fan paura all'Impero. Mi si sopprimerebbe tanto per un vostro articolo sull'allegria di Romainville, come per un articolo di un atto sul governo di Rohner.
- Ma sono dunque condannato all'oscurit ed alla miseria?
- Scrivete dei libri! E non sono neanche sicuro che ve li stampino o che non vi si processi... Fate un'eredit piuttosto, credete a me, oppure occupatevi in borsa... in banca...; oppure fate una rivoluzione. Scegliete!...
- Sceglier.
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Capitolo  6.
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- S, voi siete stupido come un maiale! Ah... ragazzi... che coso, quel Vingtras!... Eccolo che ha le lagrime negli occhi perch non pu scrivere articoli sulla Sociale, sul foglio di Girardin! E voi dite che non vuole neppure i vostri piccoli pini di boschi?... Ebbene li prendo io... per me - a cento lire la scatola, tutti riserbati.
 Villemessant che, incontrandomi all'angolo d'un boulevard, mi ha chiesto che cosa stavo facendo e mi ha fatto questa proposta, dopo avermi spinto, urtato, schiacciato col suo ventre ed avermi detto che ero stupido come un maiale...
- Ah! ragazzi miei... che coso quel Vingtras!
Un'ora dopo, l'ho ritrovato per caso, all'angolo di una via e gridava ancora:
- Che coso!... Ah! ragazzi miei, che coso!...
Ebbene sia, avevo desiderato di portare nella politica la mia riputazione nascente, di saltare nel mezzo del campo di battaglia.
Girardin mi ha guarito da quel sogno.
Non mi sono fidato per, non ho ceduto n ai suoi avvisi n ai suoi consigli. Ho salito altre scale, le ho ridiscese, poveretto, come quando le avevo salite. In nessun posto c' spazio per le mie brutalit.
La cima della mia bandiera fa capolino, fra le righe delle mie cronache al Figaro; nei mazzi del sabato faccio scivolare un geranio sanguinoso, un'immortale rosa, ma perduta sotto le viole e i garofani.
Brani delle storie di campagna o delle baracche, ricordi di villaggi o amori delle fiere; ma se parlo dei cenciosi, rivesto la loro miseria di raggi di sole e faccio scintillare i lustrini dei loro abiti.
Il libro.
Ecco che contandone i fogli mi sembra di aver compiuta la mia opera! Il bimbo  nato... quell'essere di cui ho sentite le prime manifestazioni di vita ai funerali di Murger.
Eccolo davanti a me. Ride, piange, si dibatte in mezzo a quell'ironia e fra quelle lagrime, e spero che sapr percorrere la sua strada.
Ma come?
Quelli dell'arte dicono tutti che gli articoli in volume sono un buco, un fiasco, e che i librai non li vogliono pi.
Io ho preso ugualmente il mio piccino sotto il braccio, ed insieme siamo andati a bussare a due o tre porte.
Dappertutto ci hanno pregato cortesemente di filare.
Alla fine per... laggi... al diavolo, un editore che comincia si  arrischiato. Legger le prime facciate:
- Qua la mano! voi avrete le prove da correggere fra quindici giorni e il "buono da incassare" fra due mesi.
Le mie narici si dilatano, si gonfiano!...
Il "buono da incassare" equivale al comando di "Fuoco!" sulla barricata...  il fucile passato attraverso gli interspazi della persiana.
Il libro sta per comparire;...  comparso.
Questa volta mi pare proprio d'essere arrivato. Non ho pi soltanto il viso fuor dal pantano... mi sono liberato fino ai fianchi, fino al ventre... credo che non avr mai pi fame!
Non ti fidar troppo, Vingtras.
Ma nell'attesa assapora il tuo successo, mio povero uomo: il vagabondo e l'ignoto di ieri ha della pietanza nella sua gamella con un pochino di lauro.
Il libro va avanti: il monello ha davvero del sangue, e si beve alla sua salute nei caff dei boulevards e nelle soffitte del quartiere latino. I "senza un soldo" han ritrovato uno dei loro; i bohmiens han visto l'abisso: ho salvato dall'ozio o dal bagno una folla di giovani che vi correvano pel sentiero che Murger ha fiancheggiato di lill.
 sempre la stessa cosa!
Avrei potuto piombarvi io stesso dentro...
Mi assale un fremito quando ci penso, anche sotto il raggio della mia giovane gloria!
La mia giovane gloria? Dico cos per pavoneggiarmi un po', ma in realt non mi trovo cambiato molto dacch leggo nei giornali che  nato un giovane scrittore che andr molto lontano.
Ho provato una maggiore emozione alla mia conferenza; son stato diversamente scosso nei giorni in cui mi  stato possibile parlare al popolo.
Dovevo commuovere, minuto per minuto, i cuori che palpitavano a me davanti, e per udire i loro battiti mi bastava piegare il capo; potevo vedere le mie parole fiammeggiare negli occhi che fissavano i miei... e quegli sguardi mi accarezzavano o mi minacciavano...; era quasi la folla a mano armata...
Ma questi giornali che son qui sul mio tavolo, come foglie morte, non fremono e non gridano.
Dov' dunque l'urlo dell'uragano che io amo?
Son piuttosto vergognoso di me, in certi momenti, quando la critica segnala e loda lo stilista, quando non si smaschera l'arma nascosta sotto le nere trine della mia frase, come la spada di Achille a Sciro.
Ho paura di apparire vile agli occhi di coloro che mi hanno udito, nei cenacoli dei miserabili, promettere che il giorno in cui fossi sfuggito alle infamie della miseria ed all'oscurit della notte, sarei balzato alla gola del nemico.  quel nemico che oggi mi incensa.
Davvero, son pi impacciato che lieto nel vedermi salutato da uomini che disprezzo. La mia vera gioia, quella che mi strappa dagli occhi sincere lagrime di orgoglio,  quella che provo allorch in lettere venute da chi sa dove, e che mi son pervenute non so come, trovo le strette di mano di ignoti e di ignorati uomini, coscritti, sgomenti o vinti sanguinanti.
- Se vi avessi letto prima! - dice il vinto.
- Se non vi avessi letto! - dice la recluta.
Son dunque penetrato nella folla... dietro di me vi son dunque dei soldati... un esercito! Ah! ne ho trascorse delle notti a passeggiare nella mia camera, tenendo fra le mani questi poveri fogli, stretti fra le dita nervosamente; ruminando l'assalto al mondo le schiere guidate dai capitani che oggi mi scrivono!...
Fortunatamente, mi son visto nello specchio; avevo preso un contegno da tribuno e irrigidivo la fisionomia, come un medaglione di Davide d'Augera.
Niente di tutto questo, ragazzo mio..., alto l! Tu non devi copiare n i gesti degli uomini della Montagna, n l'aggrottar delle sopracciglia dei Giacobini: ma compiere una semplice azione di combattimento e di miseria.
Accontentati dunque di dirti che  dolce cosa sentir venire a s le tenerezze di ignoti, di stranieri, quando si  stati incompresi e suppliziati dai parenti, dagli amici. Confessa quale gioia tu provi a scoprirti una famiglia, che ti ama pi di quanto ti abbia amato la tua e che, invece di insultarti o ridere delle tue grandi speranze, tende le sue braccia verso di te e ti saluta, come nelle campagne si saluta il figlio maggiore che sostiene l'onore e le responsabilit del nome.
S...  questo che mi ha conquistato l'anima. Mi sento apprezzato da qualcuno e ne avevo veramente bisogno: perch  doloroso rimanere come son rimasto, derisore fosco, per tutta la durata di una robusta giovinezza.
Fra quelle lettere, ve n' una di donna.
- E nessuno vi ha amato mentre eravate cos povero?
- Nessuno.
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Capitolo  7.
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Ho trovato al Figaro un giovane che ho conosciuto in altri tempi.
Ancora una maschera pallida, ma con dei begli occhi grandi e chiari, la bocca fine, i denti bianchissimi, la pelle butterata, bucherellata e suturata, un pizzo al mento come il chiodo d'una trottola, una capigliatura crespa e lanosa, piantata come la parrucca di un clown, con le punte aguzze, contorte, eternamente tormentate dalle dita nervose dell'uomo: - questa faccia strana  piantata su spalle stecchite a reggiabiti e infossata in un colletto alto che le impedisce di voltarsi.
Si direbbe che essa  stata conficcata dopo sulla nuca, e che  stata adattata come quelle spazzole che si assicurano su lunghi bastoni per la pulizia dei soffitti, su una spina dorsale pi rigida che il bastone di una scopa.
Un insieme angoloso, ossuto, adunco, da non prendersi con le mani per la tema di bucarsi. Eppure ho veduto delle manine che accarezzavano quel volto.
La prima volta che lo incontrai, egli portava fra le braccia una bambina piangente (la mamma era ammalata o partita), ed era lui che faceva da mamma ed asciugava quelle lagrime.
Anche a me sugli occhi scese un velo lieve...
Lo aiutai a divertire la bambina, che in... breve si consol tirando i capelli al padre: quegli strani capelli con le loro punte arricciate che si arrotolavano intorno alle piccole dita...
Rochefort scriveva dei vaudevilles in quei tempi, con un vecchio comico. Ne ha percorse delle strade da quei giorni!  diventato uno scorticatore dell'impero; egli graffia col suo spirito, col suo coraggio, coi denti, le unghie, il ciuffo, il pizzo, con tutto ci che di acuto c' in lui, la pelle di Napoleone. E tutto ci avendo l'aria di non voler toccare, di voler rimanere lontano: ariete dalle corna celate, regicida dalla testa di pagliaccio, ape repubblicana dal corsaletto rosso, che si  insinuata nell'alveare dell'impero e vi uccide le api del corsaletto d'oro, agitato da un fremito sotto il mantello di velluto verde.
Se lo disputano nei giornali. Ecco che il Soleil lo ha rubato al Figaro e il Figaro non sa pi a qual santo votarsi.
- Vingtras - volete prendere il suo posto? - mi grida a bruciapelo Villemessant.
- Gi ora!
Ah! sto per avere la rivincita.
Non sar per niente che si  impiegato tanto tempo a scoprire quale forza era in me.
- Quanto per avermi? Diecimila lire? Andiamo dunque! Bisogna che l'anno mi restituisca quel che ho sciupato coi piedi nelle pozzanghere, durante i dieci anni in cui vi ho immerse le mie gambe gelate. Mettiamo milleottocento lire per mangiare (oh! non di pi) dal primo gennaio a san Silvestro. Dunque, pagate diciottomila lire e saremo d'accordo. Se no, no.
Hanno firmato.
Ho fatto un po' l'indiano; alla sera mi sono vantato a voce alta della cifra ottenuta. Ma pensate un po'!... ho strappato questo pacco di scudi dalla potenza di una mascella che, per un quarto di secolo, ebbe i denti molto lunghi.
Avrei potuto soccombere venti volte; molti altri sono caduti al mio fianco.
Sono sopravvissuto! Non  merito dei borghesi. Taglieggiandoli oggi, non riprendo con precisione quanto mi  dovuto. Non li ritengo sciolti dai danni per questo.
E poi la mia fierezza nasce meno dal tasso elevato a cui mi quotano che pel fatto che gli irregolari sono vendicati nella mia persona.
Il mio stile  fatto di pezzi e di rottami che si direbbero raccolti con gli uncini negli angoli sporchi e puzzanti. Ancora  odiato questo stile. Ed ecco perch io urto, col mio trionfo, coloro che una volta mi schiaffeggiavano coi loro biglietti da cento franchi e sputavano sopra i miei pochi soldi.
Ebbene... grazie!
Non  una settimana ch'io sono al Figaro e ne hanno abbastanza di me.
Il giornale ha una clientela di spensierati e di felici, di attrici e di mondane: fatto  che non sempre li faccio ridere.
Una volta, per caso, il Vingtras  allegro. Come un pranzetto in campagna, quando si immerge del pane nero nel latte bianco; come la visita di un elegante nella soffitta di un operaio, ove si sente il buon profumo della miseria; ma tutti i giorni... oh no!
Ora io non posso, n voglio essere il divertimento del boulevard.
Non ho preso nessuno a tradimento. Lo sentivo cos bene, quando mi hanno arrolato, che avrei avuto da lottare col Tutto Parigi, che avevo respinto i rotoli di monete d'oro, finch non si era convenuto che sarei stato libero di menar la campagna a modo mio.
Sapevano con chi avevan da fare.
Sembra di no
Non mi rimane che rifare il bagaglio... Non mi sono conservato io col pericolo della mia dignit, a rischio della vita durante i giorni oscuri, per diventare un cronista mestierante d'officina o di salotto, un infilatore di bei motti, un ascoltatore alle porte, un ricercatore di attualit.
- Eppure se lo voleste, col vostro colpo di penna! - dice Villemessant, che ci tiene a mantenermi.
S, perdinci! Ho degli aggettivi per la via Breda come ne ho pel sobborgo Sant'Antonio. Saprei schiacciare dei tubetti di colore sulla mia tavolozza, come saprei render fosche le mie tele o incidere le mie acqueforti... Se lo volessi.... S, ma io non lo voglio. Ci siamo ingannati tutti e due. Voi volevate uno che allietasse; io sono un ribelle. E ribelle rimango e rioccupo il mio posto nel battaglione dei poveri.
Poich eccomi povero di nuovo, ancora, sempre! Si eran ben fatti dei patti: convenuto che, anche nel caso di non completa riuscita, sarei stato pagato ugualmente. Eppure bisogn lottare perch non si trattava solamente della sicurezza che d il denaro in tasca, ma di evitare un disastro. La cosa  finita dolcemente, con una combinazione; alcuni biglietti da mille, l'offerta di un romanzo.
L'ho tentato questo romanzo. Ma decisamente io non sono abbastanza lontano dalla mia giovinezza malata e sofferente, e queste pagine le troverebbero certamente, pi ancora che gli articoli, piene di rabbia sorda ed irte di ire. Non sono uscito per niente dalla mia capanna: il tempo soltanto per guadagnarmi l'odio dei miei confratelli, indifferenti al mio pallore da Cassio.  un entusiasmo perduto.
Ma ecco che c' del rumore, dell'agitazione nel campo politico: Olivier si agita e Girardin lo difende. Un lampo  passato attraverso le lenti piantate sul naso della maschera pallida, che ha alzato la mano grigia ed ha minacciato l'areopago di uomini di stato che circondano l'imperatore.
E gli hanno soppresso il giornale.
Oh! Le sue unghie sbucano, i suoi nervi si irrigidiscono: egli balza e si atteggia sulle gambe! E si dibatte e rugge nel sacco in cui lo vogliono rinchiudere.... il vecchio gatto.
Il suo giornale  morto, ma egli ha trovato un uomo in tristi condizioni che gli ha venduto il suo, gli ha prestata la casa ove egli si installa e dove ricever tutti coloro che vogliono mordere.
Egli si  ricordato de' miei denti! Ricevo un suo bigliettino: Venite!
Lo trovo in vestaglia bleu, una rosa all'occhiello; egli mi viene incontro, la mano tesa, il sorriso sulle labbra:
- Bull-dog... si sta per spezzare la vostra catena! Voi farete la cronaca alla domenica... E che vi si oda abbaiare, non  vero?...
Il suo barbozzo si  rivoltato ed egli miagola incrociando le granfie.
Ho abbaiato una volta... ma basta.
Si diede subito ordine a Girardin di uccidere il suo cane. Egli non ha esitato, e mi ha mandato il suo gerente per legarmi al collo un sasso e gettarmi nel fiume.
Avrebbe potuto aspettare, per.
Perch un soldato si  incaricato di sbudellarmi sul serio! un soldato col pennacchio, con tre galloni d'oro, che gi ha affilato la sua durlindana, stando a quel che si dice, e che vuol vendicare il suo generale.
Costui, Yusof, un barbaro, ha reso quel che gli rimaneva d'anima. Io ho urlato alla morte, vicino al suo cadavere, in nome degli innocenti che egli aveva fatto assassinare.
Il suo stato maggiore ha delegato il pi forte alla sciabola per inchiodarmi sanguinante sul feretro.
Almeno, questo  quanto si va dicendo, a quello che mi ha comunicato Vermorel.
- Vi provocheranno domani, questa sera forse...
- Sta bene. Fermatevi un momento ed ascoltatemi. Se, in nome di quel colonnello, i calzoni rossi vengono a chiedermi riparazione, riparazione avranno e non sar scarso nelle misure. Voi sapete del mio duello con Poupart? Era stabilito che si sarebbe sparato fino a che il piombo mancasse, con la bocca dell'arma contro i petti, a volont! Ma Paupart era un mio camerata; questi soldatacci sono miei nemici: noi dobbiamo dunque fare qualcosa di pi, andare un po' pi avanti. Non ci sar che un proiettile, uno solo: e i dilettanti di tiro alle bambole ci rimetteranno le spese. Ci metteremo in questo cortile o laggi, se essi vogliono; o, se lo preferiscono, andremo laddove ho steso a terra Poupart. Ma... due ore dopo la loro visita, senza processi verbali, senza chiacchiere preliminari. Volete essere mio testimonio?
- Diamine!
- Sta bene - lo sarete. Mio caro, andiamo a bere una bottiglia del migliore e brindare alla bella occasione che si presenta per un borghese ed un refrattario di aver la mira su un comandante di reggimento.
La sera  tepida, la mia camera  lontana dai rumori;  il crepuscolo, il silenzio.
Due o tre volte dei passi han risonato sulla via. Ho sperato fossero essi: vorrei finirla subito.
- Torner domattina - ha detto verso la mezzanotte Vermorel. - Forse stasera han fatto tardi. Domattina saran probabilmente qui.
Nessuno! ieri come ieri l'altro.
 una cosa da morir di rabbia! Aver fatto la propria provvista di coraggio, essersi preparato ad una morte superba o ad una vittoria, che illuminerebbe tutta una esistenza, e rimanere nelle angosce dell'attesa, con l'umiliazione del suicidio impostami da Girardin.
L'ufficiale  stato meno stupido di quanto lo pensassi. Forse egli non ha mai pensato ad affilare la sua sciabola, vedendo che gi la mia lingua era condannata al silenzio e che come giornalista ero morto!
Infatti, l'avvertenza in capo al foglio di Girardin mi indica come un uomo pericoloso. Nessuno vorr pi accogliere colui che, non appena messo piede in casa, chiama su di essa la folgore.
Eccomi benservito: respinto dappertutto. Mi sento meno libero di quando trascinavo i cenci negli angoli oscuri. Godevo dell'indipendenza di colui che, nascosto in un angolo di una prigione sotterranea, pu bucare con lento lavoro il sasso e aprirsi un foro dal quale passer per balzare alla gola della sentinella e strangolarla.
Era la mia fuga; ora... non c' pi greto ed io sono segnalato a tutti. E come la bestia nera dei guardiaciurma da bagno penale, io vedr allontanarsi da me, sfuggirmi coloro che hanno paura del bastone come quelli che lo maneggiano.
Ah! le cose sarebbero state ben diverse se avessi ucciso il colonnello!...
- Ma, caro mio, i testimoni non avrebbero accettato, e voi sareste stato per di pi qualificato vigliacco!
 possibile!...
Vivo in un mondo di scettici e di noncuranti. Gli uni non avrebbero creduto al mio desiderio tragico, gli altri mi avrebbero accusato per aver voluto introdurre lo scontro a morte nei duelli della stampa, e mi avrebbero calunniato perch non avevo potuto piantare sulle vie dei boulevards quel palo sanguinoso.
Per fortuna sono forte e, se le condizioni fossero state respinte, avrei rotta la faccia del provocatore e gli avrei tirati i baffi fin che la folla si fosse riunita.
Ed agli abitanti dei sobborghi e agli agenti dell'ordine, accorsi, avrei gridato:
- Egli voleva dissanguarmi come un maiale perch sa maneggiare la sciabola...; gli propongo la partita a bruciapelo, ed egli esita... trema... Lasciatemi dunque... che io batta...
Forse mi avrebbero fatto assassinare..., per inavvertenza; spezzare le reni o fracassare le costole da sornioni, durante il trasporto davanti al commissariato, oppure in guardina durante un tumulto, una rissa nel carcere in cui un finto ubbriaco avrebbe fatto nascere un litigio violento; la chiave del carceriere, ben maneggiata, con la scusa di dividere i rissanti, mi avrebbe sfondato il petto.
Non  accaduto nulla di tutto ci! Per fortuna io non ho detto nulla, di quante voci mi pervenivano, con chicchessia. Se avessi aperto bocca, i compagni non avrebbero mancato di affermare che la provocazione del colonnello, il colonnello stesso erano una mia creazione, allo scopo di inventare il duello a morte.
Che miseria!
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Capitolo  8.
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Villemessant continua a gridare sui boulevards.
- Vingtras! Ah! che coso.... figli miei! Strano uomo!
Egli  un Girardin con gli occhi grossi, tondi, le guancie pallide, i baffi da crapulone, il pancione ed i modi da mercante di uomini; ma  innamorato del mestiere e fa piovere una rugiada d'oro sui suoi maiali venduti.
 capace di stritolare con la sua burla feroce un redattore che gli ha fatto fiasco; due minuti dopo "piscia con gli occhi", come gli piace dire, al racconto delle miserie di una famiglia, della malattia di un bambino, della sventura di un vecchio. E allora vuota le sue tasche, e quelle dei soldi e quelle delle monete d'oro, nel grembiule di una vedova in lagrime, con gesto cos spavaldo, come quando sfonda l'edificio orgoglioso di un giovane che comincia o anche quello di uno gi arrivato, sedendo su tutte le squisitezze delle persone, l'animale, ma mettendo il cuore sotto le coscie.
Bisogna che i bonisseurs della sua baracca attirino la folla. Se uno de' suoi stipendiati non lo accontenta, ei gli butta il suo sacco davanti al pubblico durante la parata e gli fa discendere, con la testa prima, la scaletta del baraccone. Egli esige che ad un suo gesto i dipendenti spicchino salti, si sloghino le membra, balzino fino al soffitto, urtino e piombino nella rete...
Non so fargli colpa di queste sue brutalit grasse di gesti e atti da farsa.
- Ehi! laggi... il becchino... ho qualche cosa da chiedervi!  vero che quando i vostri parenti vennero a Parigi, per divertirli, voi li avete condotti alla Morgue, il deposito dei cadaveri senza nome?
"S?... Ah! basta allora! Ed io che voglio della gente allegra... Voi non lo siete... non valete due soldi... No, no... non siete lieto voi...
"Ah! io so bene che cosa occorrerebbe per vedere il signore sorridere... una buona rivoluzione!... Se questa dipendesse da me...; ma che cosa direbbe "Mon Roy"? Vediamo un po': s o no... Si fuciler pap, mi si fuciler all'avvento della Santa Ghigliottina?"
In fede mia, no! Dopo tutto, egli ha aperto un campo a tutta una generazione che si rodeva i pugni nell'ombra; sul suolo su cui l'Impero ha seminato il sale biblico della maledizione, egli ha buttato il sale francese, a manate: di quel sale che ravviva la terra, disinfetta la ferita e rimette la porpora nelle piaghe...
A questo pataponf, Parigi deve una gran parte della sua gaiezza e della sua ironia. Legittimista, realista? Andiamo, via!... Egli  uno spaccone della gran scuola: e col suo giornale che spara a salve contro le Tuileries,  il primo insorto dell'Europa.
Anche Girardin?
Della mummia della Libert si pu dire quel che si dice del bamboccio del Figaro.
Se si spezza la lastra dietro la quale ha messo a raffreddare la maschera del viso, si trova della bont celata nelle pieghe delle sue labbra, e delle lagrime gelate ne' suoi occhi freddi.
Egli non ha tempo per essere sentimentale, questo pallido, n pu spiegare il suo sdegno per l'umanit, n ha il diritto di frustare come lacch coloro che son gente da lasciarsi frustare: gli imbecilli! Egli non insulta coloro per quali ha della stima, no, davvero!
Egli ha piantato una coltellata nel fagotto delle mie illusioni, ma me l'ha piantata in pieno petto.
- Si  perch ho visto che siete coraggioso - mi ha detto l'altra sera in cui mi ha preso sotto il braccio davanti a tutti ed ha passeggiato a lungo con me.
Si  fermato tutto ad un tratto e mi ha detto:
- Voi credete che io disprezzi i poveri? non  vero? No. Ma io credo che  un imbecille colui che avendo un cervello sano e forte fa il puritano prima di essersi messo al sicuro per la sua libert, portando del danaro nella partita!...
"Bisogna averne! E poi... - ha aggiunto a voce pi bassa - si pu far del bene in silenzio, perch altrimenti gli affamati vi divorano tutto".
Sembra infatti che sia un uomo caritatevole questa cinico!
Ho saputo che, nel cimitero di Saint-Mand, l'uomo colpito dalla palla di Girardin pu dormire confortato: poich, dopo i funerali, la vedova pu vivere del pane datole dalla mano sanguinante del duellista; e che il figlio ha per ignoto tutore nella vita colui che gli ha ucciso il padre.
(Nota: Nell'edizione francese troviamo una nota firmata S, che per amor di esattezza traduciamo senza poter nulla affermare intorno alla verit di quanto in essa si dice: Giulio Valls seppe queste notizie dal direttore della France: Lalon, il quale aveva continuato a pagare la pensione destinata da Girardin alla persona in questione. D'altra parte, Bohn, il nipote di colei che fu la vera e devota compagna di Armando Carrel, and a trovare Valls dopo la pubblicazione dell'Insorto nella Nouvelle Revue per pregarlo di smentire il fatto. Sua zia, a quanto egli diceva, si trovava in condizione da non aver a ricevere alcuna specie di elemosina: non aveva mai avuto figli, e di pi non c'era rapporto alcuno tra lei e la donna soccorsa da Girardin, la buona fede di questi, egli diceva, essendo stata sorpresa. Fine nota.)
Shakesperiani a modo loro: questi due giornalisti del secolo, l'uno facendo ballonzolare il ventre di Falstaff, l'altro offrendo il cranio di Yorich alle meditazioni di Amleto.
- Fate casa vostra, mia caro, abbiate un giornale vostro - non cessa di gridarmi il grosso Villemessant.
 presto detto!... ma tenter in ogni modo!
Vi ho consacrato sei mesi; sei mesi durante i quali non ho impiegato il mio tempo che ad ingoiare delle bibite costose, nei paraggi ricchi dove stavo in attesa per lunghe ore, aspettando i danarosi al varco, come in altri tempi aspettavo i sette soldi per il "gloria" bevuto a credito e che il delegato al credito era partito a cercare.
Quante piccole vigliaccherie e comiche infamie! Ho riso ai giuochi di parole dei figli di famiglia pi stupidi delle oche; ho atteggiato la bocca a grande attenzione quando me ne narravano "una veramente buona", perch il narratore doveva mettere cento luigi nell'affare; ho pagato da bere a dei cavalieri d'industria che mi promettevano un erede od un usuraio... e che si ridevan di me.
Ah! per fortuna che son della razza astuta. Un altro si sarebbe stancato ed avrebbe chiesto grazia al nemico... Ma io non ho ceduto d'un passo... Pur troppo sono le suole delle mie scarpe che hanno ceduto.
Perch, durante questi oz, mi sono mangiato quanto mi rimaneva del danaro del Figaro: ho anzi dei debiti.
Eccomi al mio ultimo biglietto da cento.
Ho dovuto mangiar pane e bere acqua in casa, per poter andare a goder la costoletta e bere una tazza di t al caff, dove vanno i capitalisti.
Alla fine son riuscito ad agguantare un colletto di pelliccia, ed ho preso fra i battenti della mia porta le code dell'abito di un ebreo. Lo tengo!...
Egli metter il suo nome in capo al giornale, avr il titolo di direttore, la met degli utili e verser per tutto ci duemila lire.
Si va davvero lontano con duemila lire!
Ma, lontano o no... io ho premura di finirla.
- Voi avete disposizioni per l'amministrazione, voi?... - Io sono certo di me... - Presto, gli avvisi ai muri!
Ne hanno impastato per cinquanta franchi. Per quanto rari essi siano, poveretti, hanno per fermata l'attenzione di un direttore proprietario di giornali il quale affermava che se fossi andato a trovarlo mi avrebbe accolto a braccia aperte.
Non  vero, egli mentiva.
- Volete lasciare il vostro passerino, che morir appena vista la luce, e venire da me?
- No.
Ho voglia di ridere un po' sul volto di questa societ, che non posso attaccare a viva forza, fosse anche col pericolo della mia vita. L'ironia mi sfugge dal cuore e dal cervello. So che la lotta  inutile, mi confesso vinto in precedenza; ma voglio ridere di me, deridere gli altri, urlare il mio disprezzo per i vivi e per i morti.
E l'ho fatto, mi sono pagato un bel mucchio di franchezza, una vera fetta di disprezzo.
Ho chiamato intorno a me i primi venuti.
E mi  capitato un giovane di sedici anni, dal volto d'ammalato, con un'aria di fanciulla, ma con l'ossatura fredda di un uomo di idee e di coraggio. Specie di maschera di gesso, ingiallita all'aria, col topo dell'etisia che rode nell'interno.  Banc che me l'ha mandato.
Ha girellato due ore davanti la mia casa prima di osar di salire;  sua madre che ha finito con lo spingerlo e chiedere, per suo figlio Gustavo Maroteau, l'elemosina di un'ascoltazione letteraria.
Dopo di lui,  entrato Giorgio Cavali, il Don Chisciotte della bruttezza, lungo, secco, dinoccolato, slombato, storto, che io ho battezzato, or sono due anni al Caff Voltaire, "Pipa di legno", pel fatto che egli sembra una testa di pipa con la cannuccia di frassino incisa da un contadino, e che con questo nome rappresenta il fischio del paradiso, in quella Sarabanda di Henriette Marechal al Teatro Francese. Frutto secco della bohme, ma non sciocco; bizzarro, gaio, coraggioso, senza petto, ma pieno di cuore.
Un altro: rossastro, tozzo, con un cranio calvo, bluastro in certi punti, come le grosse galline in cui sono stati introdotti dei tartufi, le orecchie bucate, la moschetta dei contadini vignaiuoli al labbro inferiore.  giunto sino a me, dicendosi protetto dai Goncourt e mi ha condotto da essi.
Ha anche per protettore un avvocato Lepre del suo paese, deputato di domani, poeta di ieri, autore della canzone del Vecchio Quartier Latino, che da dieci anni conosce ed ama molto il cranio ai tartufi.
- Voi potete far calcolo su di lui - mi ha detto battendo sulle spalle del brav'uomo. - Pesante, ma sicuro.
E Gustavo Pussant  diventato il Roger Bontemps (personaggio gaio e senza pensiero) della redazione. Scrive degli articoli che colpiscono, tanto sono oggetto di attenzione e di ricerche; egli spia la natura, ne studia, ne osserva i personaggi, e vi pianta l dei documenti impressionanti.
Ho un allievo delle normali, che ha dato un calcio alle scuole.
E tutti all'attacco dei vili, e a far fiammeggiare il paradosso, sotto il naso delle guardie che fan la sentinella nei musei: la derisione avendo sempre il suo scopo serio e sempre essendo diretta a graffiare, senza cessar mai, il naso di Badinguet alle Tuileries.
Ma per potere chiaccherare di politica, occorrerebbe una cauzione, anche facendo le burle. E tutti i mesi la nostra Rue  sequestrata: se ne sospende la vendita nei chioschi, ci arrecano mille danni.
Un bel giorno ho scritto una pagina brutale sui Maiali venduti; e con l'aria di colpire gli affaristi loschi e gli avventurieri, schiaffeggiavo magistrati e ministri, legalit e tradizione.
L'usciere non ha tardato la sua visita. Ci uccideranno.
Ma non  il mio nome che si colpisce; la legge non se la piglia che col gerente e non desidera colpire il colpevole; basta che essa riesca a spezzare l'arma.
Povero gerente! Egli mi  stato mandato non so da chi. Si  fatto riconoscere con due parole che hanno risvegliato uno dei dolori che ho mantenuto sempre assai nascosti, fin dall'infanzia, nell'angolo pi sanguinante del mio cuore.
Un giorno, quando avevo dieci anni e mio padre era prefetto di camerata ed aveva ottenuto che suo figlio facesse i compiti vicino a lui nella camera dei grandi, un allievo fece irritare il signor Vingtras, il quale alz la mano e sfior il viso dello scolaro insolente.
Il fratello di questo allievo, forte e robusto, gi provvisto di baffi e che si andava preparando alla scuola di agricoltura, balz al disopra del tavolo e venne a sua volta a colpire il maestro, lo afferr e lo batt.
Avrei voluto ucciderlo io, quel "grande"! Avevo udito l'economo dire di una certa pistola che egli teneva nel suo armadio!... M'introdussi come un ladro nelle sue camere, frugai nei tiretti, non trovai nulla. Se avessi messo la mano sull'arma, forse sarei stato tradotto in Corte d'Assise.
Il provveditore si commosse e furono presentate delle scuse in pieno refettorio. Mio padre piangeva.
Quando, spinta dal caso, la mia memoria ricostru la scena, io la costrinsi violentemente ad altri pensieri, la trascinai in un altro campo, perch mi pareva sentir del fango fermentare sotto il mio cranio.
Ed ecco il fratello minore di colui che insult mio padre: eccolo venire ad offrire le sue guance per ricevere gli schiaffi della giustizia.
Ebbi per un momento la voglia di vendicarmi sull'innocente. Se i suoi capelli non fossero stati grigi, io gli avrei restituito lo schiaffo, reso pi pesante da venticinque anni di ricordi, di ire, di furori, e l'avrei ucciso.
Ma ha l'aria buona questo candidato alla gerenza! Poi non chiede quasi nulla. E poich il fratello schiaffeggiatore si offre a minor prezzo, il figlio dello schiaffeggiato dimentica l'ingiuria e lo assume. Per un milione non avrei voluto soffrire il dolore che lo scandalo mi fece soffrire... Per venti lire di meno da dare, stringo la mano dell'individuo!...
Egli singhiozza a sua volta, sebbene non sia poi un'umiliazione che l'attende ma quasi un onore. Egli sar "condannato politico" e quelli che non l'avranno visto gemere e lamentarsi davanti ai giudici, lo saluteranno. L'avvocato del giornale sa trovare, nella situazione, degli effetti di piet gioconda; e chiede grazia per il pover'uomo che si busca, in ogni modo, sei mesi di carcere ed esce asciugando il suo cranio pelato, senza accorgersi che il fazzoletto a quadri  davvero ripugnante poich gocciola di lacrime.
- Cercate di ottenere che io non sconti la prigione - egli chiede, fra due singhiozzi, al difensore, che promette di occuparsi.
- Sei mesi! Sei mesi!...
Egli fa pisciare il suo fazzoletto... e Laurier gli ride dietro.
Riderebbe dietro un dolore, davvero, questo Laurier! Non gi per crudelt: ma perch nelle sue vene corre il disprezzo dell'umanit; e questo disprezzo torce e contorce la sua bocca sottile, muso di roditore, faccia da topo: topo che sia stato preso per la coda e poi messo in un barile di malvasia. Il colore  quello del vino: egli  un sanguigno.
Sotto quell'aspetto debole, egli  un vigoroso: e fra i suoi denti pi piccoli per rodere il legno, fischia una voce acuta e ferma che si sprofonda come un succhiello nell'orecchio del Tribunale.
Egli  allegro e mordente ed anche ardito. Non ha soltanto del sale sulla lingua, ma anche degli esplodenti; egli fa ridere e fa paura con la sua ironia, che talora diverte e talora fa sanguinare, e che punge o lacera a volont, senza che mai la passione intervenga.
Egli  lo scetticismo incarnato;  un tiratore per la gioia di tirare e di colpire. Con la spada cava il sangue; le sue convinzioni sono senza colore. Questo piccolo uomo, senza mento, senza labbra, dalla testa di donnola e anche di fanello,  una delle teste pi forti del suo tempo:  il Machiavelli della sua epoca, sparuto, spavaldo, indagatore, buontempone, poich egli giunge dopo Tortillard, Gianni Hiroux, Calchas e Giboyer.
Egli non scrive pi il Principe, non c' pericolo, ma sta scrivendo il Tribuno.
Ha incontrato al Palazzo di Giustizia un ragazzo del Mezzod, dalla capigliatura fitta e nera, dalla voce sonante, stracciato e cieco; ci che fa di lui un essere diverso dagli altri, poich reca seco un marchio di fabbrica, un segno che lo far riconoscere. Se egli avesse avuto tutti e due gli occhi, l'altro non l'avrebbe preso; un uomo come tutti gli altri senza un difetto, un segno non richiama l'attenzione, non gli avrebbe servito.
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Laurier non esita e stende la mano sul fenomeno.  il domatore che addomesticher per poter ottenere, dai colpi violenti del domato, le aperture per le quali passeranno i suoi desider di danaro, di milioni e la sua febbre di curiosit.
Potrebbe rodere con i suoi dentini e passare; preferisce che un altro sfondi.
Egli ha fiutato il suo tempo.
Si attende un bel parlatore, un uomo dal gesto per il popolo, un oratore da piazza. Si  stanchi degli Schneider e dei Morny, dei Cochonnette e dei Caderousse; la borghesia  stanca dell'Impero e vuol apparire coraggiosa contro di esso, dopo avere preparato, con la sua vilt, gli assassin degli operai e i trasporti alle isole senza giudizio. L'orgoglio della razza, il suo interesse stesso, la spingono a mostrare un volto minaccioso ai Bonaparte. Le pupille di Gambetta, anche quella che  velata, specialmente quella, lanceranno lo sguardo della collera e la luce di morte che deve minacciare il potere.
 il suo modo di ridere al foro, di questo Laurier, che si gode nelle mistificazioni feroci e si diletta a questa parte di Barnum dal naso schiacciato, che sente che il favore  tutto per i pagliacci dell'eloquenza.
Perch anche la volgarit stessa di Gambetta serve alla fama; la banalit del suo fondo di idee  il concime del suo ingegno. Ciarlatano fino alla punta delle dita, egli non si concede un minuto di riposo: non appende in alcuna chiesuola, n in qualche salone borghese, n in qualche caff dei buontemponi, n nei ritrovi loschi, il suo soprabito di pelle di leone Sempre Dantonesco, anche a tavola, anche a letto.
Egli afferm che Danton, prima che la testa gli rotolasse nel cesto, disse che non rimpiangeva la vita, poich aveva ben bevuto coi bevitori, ben gozzovigliato con le donne; ed egli fa il bevitore, il gozzovigliatore, il Gargantua e il Roquelaure, quel personaggio gaudente e ricchissimo d'ingegno e di spirito ma bruttissimo di volto. Egli si crea con queste orgie e questi rumori una leggenda.
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Questo misto di libertinaggio ubbriachesco e di facondia tribunizia riempie di ammirazione i meschini delle conferenze Mol e i falliti del Caff Madrid i quali vanno gridando alla folla: - Eh!... - questo  un vero uomo!...
Commedianti! Commedianti!
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Capitolo  9.
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Un articolo della Rue mi ha tolto il pane di bocca. Io indicavo come buffoni o futuri fucilatori i deputati di Parigi.
Oggi, i giornali dell'opposizione mi sono chiusi. Ho osato toccare gli idioti; i bonapartisti mi han messo in carcere, i tricoloristi vogliono affamarmi.
Ogni sbarra della scala parlamentare porta uno dei cinque galli della finestra che io ho spiumati, dei quali ho fatto sanguinare il groppone. Essi hanno giurato, per la loro rivincita, di farmi dar sangue dal petto e dal cuore.
Non si lasceranno pi fischiettare i miei usignuoli letterar, non si lasceranno pi abbaiare le mie collere politiche. Ho ingaggiato la lotta col riso fra i denti. Bisogner che questi denti si allunghino o che io me li lasci strappare, che io chieda grazia e che vada a baciare le scarpe di quegli individui.
Ho proprio avuto una bella idea nello scrivere quelle duecento linee.
Sono segnato per la calunnia e per la morte.
- Esse vi indicano anche al popolo! - mi ha detto un vecchio insorto prendendomi per il polso e con un lampo negli occhi. Resistete, in nome di Dio!... e nei giorni della rivoluzione, siete voi che i sobborghi chiameranno, sono quegli altri che saranno inchiodati al muro. Ricordatevi quel che vi ho detto, cittadino
Resistere! oh! se avessi soltanto la micca assicurata, la camicia bianca, una stamberga, il cibo della latteria, cento soldi di rendita al giorno! Non li ho.
Bisogner guadagnarsi la vita manipolando libri, compilandone, covando le uova dell'oca per i facitori dei dizionar che, per dieci centesimi la riga, si permetteranno il lusso di umiliarmi fin che loro parr: mi faranno attendere nelle anticamere, crolleranno la testa come i mercanti di ferravecchi che deprezzano la merce che si porta loro... specialmente quando colui che si offre  un fallito del successo.
Oh! meglio varrebbe spaccare le pietre nelle grandi strade sotto il sole!
- Ti ascolto - ha gridato Landriot, che ha abbandonato la Normale per essere segretario di un omone della Sorbona, che poi  crepato e l'ha lasciato nell'imbarazzo. Egli  diventato la stampella di Gustavo Planche! Morto anche il padre Planche! E Landriot da parecchi anni sputa sangue e va tossendo, con la voce spezzata, che ha spinto l'ambizione de' miei desider col suo riso bolso da monello agonizzante.
Ha provato tutto lui, anche la mendicit. Non lo nasconde; egli getta le sue confessioni coi pezzi dei suoi polmoni, in faccia alla societ, la quale ha permesso che la fame gli rodesse il ventre e l'onore.
Io sono, persino, sospetto di minor onest presso certi individui, che si accontentano di compiangerlo e si divertono al racconto ed alla pantomima della scena dell'elemosina.
- Io - ho gridato - avrei preferito fermare l'uomo e dirgli: Dammi da comprar del pane o ti strangolo!
Essi si sono coperti il volto.
- Egli  che sarebbe capace di fare quel che dice!
S, avrei preferito assalire un uomo in un angolo di un bosco, piuttosto che mendicare sull'angolo di una via; ma avrei preferito sfracellarmi il cranio contro un muro o buttarmi in un fiume, piuttosto che non conservare intatta la mia probit.  un utensile che bisogna conservare puro e tagliente come una lama nuova.
Landriot ha riso di scherno:
- La tua probit? Tu ci creperai dentro, come io con la mia etisia. Soltanto, tu sei solido e bisogner che ti uccidano. Ma se tu pensi di poter mangiare il pane d'ogni giorno coi dizionar ed avere la tua pipata e il diritto al vino, remando nelle galere dei Larousse o dei Lachtre, t'inganni, caro mio... Ne ricaverai meno di prima, te lo dico io... Essi stan fra di loro come le dita dei piedi, i libertar, e tu hai camminato con i tuoi zoccoli sulle loro scarpe. In quarantena! al Lazzaretto!... Ah, ti resta una risorsa: diventare tisico tu pure. Allora ti faranno la carit di darti da scrivere intorno a parole che abbiano un rapporto con la tua malattia. Ed anche alla vigilia della tua agonia, ti aumenteran la paga, perch tu non avrai avuto che da impiastricciare la pagina bianca, col tuo fazzoletto pieno di sangue, per descrivere una pneumonite, come Apelle, quella vecchia birba, quando voleva dipingere la spuma sanguigna. Toh! quando non si crede n a Dio n al diavolo, ci si dovrebbe far prete! Almeno ci sono le ostie da mangiare. Tu, invece, imbecille, sei l'ostia che gli altri mangiano.
Fortunatamente che godo credito da Laveur, il padre, che d da mangiare ad alcuni sventurati giovani come me e ad alcuni vecchi come Toussenel e Considrant.
- Noi non abbiamo timori! Ci pagherete come Combet paga Handhre... quando ne ha voglia. E non vi date pensiero per gli extra... Soltanto, quando sarete "qualcuno", vi ricorderete, non  vero?
Questi umili hanno tutti l'aria di credere che io sar "qualcuno" un giorno, ma i calcolatori alzano le spalle udendo il mio nome:
- Perch, diamine, vi occupate di politica? Con tutto quello che avete nel cervello, se faceste soltanto della letteratura, l'avvenire sarebbe cos bello per voi... Mentre cos,  la miseria,  la prigione... Ah!... voi siete pazzo!
- Io, prima di tutto, disegno e taglio le code di rondine degli abiti - ha detto, con una smorfia significativa, un sarto dei grandi quartieri che mi vestiva da vario tempo ed al quale davo del denaro, quando ne avevo... - "Come?, voi potreste essere deputato e vi mettete ad insultare le autorit?...
"Ah! io non lavoro per coloro che fan le barricate, e non taglio degli abiti destinati a sporcarsi nei contatti coi camiciotti di tela..."
E proprio io avevo bisogno di un abito completo di mezza stagione.
Fortunatamente un ebreo, che veste de' miei amici a credito, ha voluto prendermi le misure e offrirmi tutta la sua casa. Ma egli deve liberarsi di una grossa quantit di velluto e debbo accettare un vestito da falegname.
Esito, sospiro. L'ebreo fa appello alle mie condizioni. Ancora un po' e mi trattava come un rinnegato...
- Foi ghe siete ber gli oberai... vetiamo. Foi guatagnerete a essere festito come essi. Non pisogna essere ingrati, giovinotto, ghiss che gosa faranno ber voi!...
Anche lui!
Di chi fidarsi: dell'insorto, del padrone della pensione o di questo Schylock ad un tanto al mese?
A chi credere?
Non ho da credere ad alcuno. Debbo rimettermi, per quanto io sia conosciuto, il collare delle antiche miserie.
Ma questa volta, quando si grider: All'armi! - quando comparir mi conosceranno, e se sar vestito come un cencioso, si saluter la mia miseria.
Soltanto, bisogna aspettare il momento per morir bene, e  duro trovarsi col vestito di un facchino commissionario, quando per un momento si  stati sulla via della fortuna e della gloria.
Sono io che l'ho voluto.
Perch non ho abbassato lievemente la mia bandiera? Perch ho difeso i poveri?
Ma dove sarebbe il merito: vivevo d'essi, come i loro parassiti.
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Capitolo  10.
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Santa Pelagia (Carceri).
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Abbiamo fatto un po' di baldoria, ieri sera fra camerati, prima che mi si conducesse a Pelago.
Ho scritto due articoli dopo che la Rue  morta e mi hanno valso la prigione. Sono entrato qui, un po' brillo.
Mi han creduto ammalato e mi mandarono dal farmacista.
Mi sono irritato. Un ribelle che ricorre all'apoticario!...
- Ma signore - ha detto il farmacista - tutti, qui, prendono medicine.
 un uomo allegro. Mi ha dato particolari.
- Il personale dei politici  diviso in due campi: quelli che vanno e quelli che non vanno affatto, voi mi capite! 89 va press'a poco... 93 niente affatto, 1830 sta fra i due... C' un ex allievo di Pierre Leroux... non vi dico altro...
Ha ragione il farmacista... ha messo il dito sul punto preciso.
No - il 93 non va, non va!
Tutte le mattine vedo un uomo che passa portando, sotto una tovaglia, una specie di calice, un'urna bianca. Si direbbe che va a celebrare una messa bassa, ma egli apre una porticina nascosta che si rinchiude alle sue spalle, ermeticamente.
Quando vien fuori - lo fa cos in fretta che appena mi riesce cacciare l'occhio sotto la tovaglia e vedere... un recipiente che non ha il ventre, la pancia ben nota.
Ho finito col sollevare i veli del mistero. L'urna misteriosa  un vaso intimo che egli ha trasformato per ingannare tutti, un vaso che ha assunto le forme di anfora; ma... io scopro un tubo verde che soffoca i miei ultimi dubb. Del resto, l'uomo si  aperto e mi ha detto tutto, mi ha fatto vedere tutto.
- Ne prendo uno tutti i giorni, da trent'anni e mi trovo bene... voi lo vedete!
- S, ma soltanto... perch non far vuotare il recipiente all'ausiliario?
Si  drizzato fissandomi con aria addolorata.
- Cittadino... in una repubblica come voglio io, ciascuno vuota il proprio vaso... Vi sono delle cose pesanti da compiere, come ci sono i doveri!
- Ma voi tradite!...
- No. Io sono centralizzatore nel fatto e individualista nella forma. La giberna a tutti, ma rotonda od ovale, a scelta.
- L'esercizio del tubo sar obbligatorio?
- Non scherzate, giovanotto. Io sono un veterano. Voi siete troppo fresco, e non abbastanza maturo per avere il diritto di pesare le mie azioni.
- Io non chiedo di pesare nulla!...
Troppo nuovo? Non abbastanza maturo? Non maturo ancora per il narghil e non certo pazzo per le siringhe, caro il mio vecchio!
Non vorr egli che anch'io ne abbia una... e che me ne serva alla mattina, secondo l'ordine del Comitato di Salute Pubblica. Artiglieri al vostro posto!
- Io sono un puro - egli dice sempre.
Ah! bene... Se non lo fosse dopo tante lavature!
- Io rimango a cavallo sui princip.
Eppure una volta al giorno almeno egli lascia le staffe.
- I nostri padri, quei giganti...
Mio padre era di statura media, piuttosto piccolo; mio nonno nel suo villaggio era chiamato Culobasso. Non ho dei giganti per avi.
- L'immortale Convenzione...
- Una massa di cattolici a rovescio.
- Non bestemmiate!
- E perch dunque? Forse che non ho il diritto di buttare la mia palla nel vostro giuoco di bocce degli dei? Io credevo che voi foste per la libert di pensare, di parlare, di far cose sacrileghe anche, se cos mi piacesse... Andiamo, voi mi bucate la lingua con un ferro infocato o mi infliggete il supplizio dell'acqua per la bocca, col vostro piccolo strumento... se io non chiedo grazie?... Ah! no, mio caro...
Peyrat risponde con un sorriso amaro e riabbassa sulle sue orecchie un passamontagne quali si adoprano per salire al monte Bianco: lui che  dell'Aventino. Perch lo ... Egli  un Gracco, quest'uomo dalla siringa, dalla bacinella e dal berretto con la mentoniera.
Il discepolo di Pietro Leroux se la gode.
Una leggenda corre su di lui.
Cantagrel  stato, in un angolo di Francia, membro della societ del Circulus. Ogni socio doveva per la prosperit comune fornire la sua parte di concime a qualunque prezzo. L'umanitarismo lo ha perduto: egli volle fare dello zelo, ingoi delle erbe che gli misero le fiamme in corpo e dovette ritornare a Parigi per cercare di... frenare.
- Se almeno qualcuno ne approfittasse - dice melanconicamente.
Sembra che abbia scritto a Victor Hugo, a proposito del capitolo su Cambronne nei Miserabili. Hugo gli ha risposto:
- Fratello: l'ideale  doppio; ideale pensiero e ideale materia. Sollevamento dell'anima verso le cime; caduta dell'escremento verso l'abisso; sussurro in alto, borbottio in basso; sublimit dappertutto... La vostra fecondit uguaglia la mia. Fratello, ora basta... rialzatevi.
- Sono io che mi son firmato Hugo e che ho montato il trucco - mi ha detto un camerata.
Sono per strani questi individui.
Questo socio dei Circulus  stato condannato. Come gerente di un foglio incendiario: me lo pensavo.
L'altro  redattore capo del solo giornale repubblicano che abbia potuto venire alla luce, aver diritto alla vita e trovar grazia davanti all'Imperatore. Non gi che l'uomo sia un cortigiano od abbia commessa una vilt: no, invece egli  un rigido, un inflessibile. Ma a modo dei giacobini: e Napoleone sapeva bene che Robespierre  il fratello maggiore di Bonaparte e che chi difende la Repubblica in nome dell'autorit  un Bertoldo dell'Impero.
Posso isolarmi, fortunatamente.
Abito la Piccola Tomba.
Si trova nella parte alta della prigione; una camera stretta e melanconica; ma arrampicandomi sul tavolo si giunge fin presso la finestra, e di qui si vedono le cime degli alberi ed una larga striscia di cielo.
Passo intere ore con la testa contro le sbarre ad aspirare la frescura dei venti od a ricevere sulla fronte un raggio di buon sole.
La solitudine non mi sgomenta. Sovente, anzi, metto da una parte 89 e 93 per mettermi di fronte me stesso e per seguire il mio pensiero, chiuso in un angolo della cella o immerso nell'aria libera, oltre le sbarre incrociate.
Questa prigionia non  per me la servit;  la libert!
In questa atmosfera di calma e di isolamento, mi appartengo tutto, interamente.
Il Club.
Questa calma  stata turbata poich si sono prodotti dei vuoti; io sono stato chiamato nella camera d'onore, che  stata invasa e che io del resto lascio invadere. La mia prigione  diventata il salone, la sala da pranzo, la sala d'armi, il club del carcere.
Se ne fa del rumore, qui dentro!
Ma il primo per il baccano , senza dubbio alcuno, l'ex collaboratore di Proudhon, il padre Langlois.
- Nome di Dio! Sacro nome di Dio!
- Ah! siete voi? Che tempo c' fuori?
- Che tempo?...
Egli batte sui mobili, gira intorno gli occhi ferocemente, lancia lontano con un calcio rabbioso un paio di pantofole dimenticate di fianco al letto.
- Che tempo?  bellissimo...
E lo dice con un tono furibondo e minaccioso. La sua mano si direbbe che stia cercando la sciabola; soffiando il naso, sembra che laceri una cartuccia. Si direbbe che va a portare un telegramma ad un generale, quando si allontana stringendo nervosamente un giornale tra le dita... E ritorna talvolta d'un balzo, il volto contratto.
- Che cosa c'?
- C' gente.
Dono dieci minuti che egli si trova nella sala, la baraonda  terribile. Si monta sulle sedie, egli salta sul tavolino da notte.  una pantomima con delle grida da isterici. Noi non siamo pi che cose da nulla.
- Come, io, Vingtras, esito ad impiccare il governatore della Banca?
- Si  dunque parlato di impiccarlo?
- S, s... e voi esitate, in nome di Dio!
Egli oggi ha voglia di elevare una forca per il detentore di numerario che vive soltanto sul suo portafoglio, il sudicio essere. E simula l'esecuzione.
Prende il fazzoletto, si sospende, si impicca un po' lui stesso, emette un cuiic nel gran momento, arrischia di soffocare e si decide a discendere, precipitandosi di nuovo sulle ciabatte con la furia di un giovane cane, al quale spuntino i denti.
- Ma egli  pazzo, quell'uomo, grida Courbet, che sta in un angolo fumando. Egli parla di Proudhon... Io solo l'ho conosciuto. Non c'eravamo che noi due nel quarantotto! Ma perch gridate in tal modo? perdinci, perdinci...
- Non grido, sono pi calmo di voi - nome di Dio, sacro nome di Dio!
Comici e noiosi questi visitatori urloni, questi detenuti che vanno o che non vanno; gente che ha studiato, infine: degli educati, dei borghesi.
Talora un operaio viene, e li fa vergognare della loro condotta e punge e squarcia le bolle delle loro escandescenze.
 pi forte di essi, il maneggiatore di utensili. Ha conquistato un nome questo Tolain, nelle riunioni pubbliche. Egli  il capo morale delle classi operaie.
Un volto stretto, reso pi lungo e pi tagliente da una lunga barba tagliata corta sulle guance, occhio vivo, bocca fine, fronte bella.
Egli bisciola un po' come Vermorel. Ambiziosi pericolosi, coloro che masticano o han l'aria di masticare il sassolino di Demostene.
 dietro il loro balbettio da bambini che si nasconde la loro energia di uomini di azione.
Distinto, ne' suoi abiti volgari.
Ho gi visto un altro uomo, celebre, che aveva un simile aspetto; il predicatore biondo della San Bartolomeo di Giugno, colui che con un gesto benigno e il miele sulle labbra decret il grande assassinio, De Falloux. Forse non hanno il naso fatto nello stesso modo: ma io avvicino le loro figure nello specchio, poich nell'aspetto si drizzano uguali davanti a me, e ne vedo la stessa eleganza svelta, la stessa dolcezza di accento, lo stesso lampo nello sguardo... quello del nobile e quello del popolano.
Egli cammina dondolandosi un po' come il plebeo, ma forse lo fa apposta... Se volesse, quell'andatura potrebbe diventare la sveltezza del gentiluomo! Col suo sorriso discreto, il suo sguardo acuto, il profilo a punta e la barba di cui affina il pelo, mi fa l'effetto di un uomo il quale non pensi che a lacerare l'atmosfera popolare e l'aria fosca in cui vive. Egli cesella pazientemente l'utensile della sua ambizione: ex cesellatore, che ha lasciato, da lungo tempo, gli strumenti del suo mestiere.
- Si  persino parlato di aprire una sottoscrizione per fargli ripulire quegli strumenti, tanto sono arrugginiti - ha detto un burlone di officina.
Ma se ha la paura del lavoro che sporca le mani, costui non ha paura dello studio solitario, delle lunghe veglie passate con sotto gli occhi i padri della Chiesa Economica ed i padri della Rivolta Sociale. Ha acquistato per le vie Adamo Smith e Gian Battista Say, venduti al mercante di libri usati da qualche borghese caduto o da qualche irregolare rotolato nella miseria. Essi sono ora sul tavolo dell'operaio che sale.
Con quattro o cinque volumi di Proudhon, la collezione  stata completa. Egli possiede la pietra d'assaggio di tutte le monete di metallo e di idee, e diventer un colto: lo  gi.  lui il capo officina dello stabilimento dove si fabbrica la rivoluzione operaia. Egli si guadagna la vita, come impiegato, da un chincagliere che  fiero di avere per commesso un giovane che ne sa tanto.
Ha gi un seguito, questo plebeo emancipato. Un lavoratore che ammazza davvero, sul serio. Perrachon - che non ha lasciato, lui, lo stabilimento - in questa miscela di opinioni rappresenta il lavoro.
Egli venera, come un Dio, il compagno che  diventato commesso, che sa registrare e stima tutti i volumi. E lo copia e lo scimmiotta, tagliandosi la barba e i capelli come il maestro, abbottonando il soprabito come il maestro, piantandosi il cappello sulla fronte o sull'occhio con l'inclinazione che gli d il maestro. Anche questa  un'abilit del sosia del mio Falloux del sobborgo! Con le strisce e le bretelle del suo grembiule da lavoro. Perrachon ha legato il popolo al suo maestro d'idee; e il popolo, senza quelle striscie, diffiderebbe forse di quell'abito che si allunga come quello dei borghesi.
Purch colui, un bel mattino, non tagli le bretelle e pianti coloro che vestono la blusa, come ha lasciato cadere la blusa dalle sue spalle.
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Capitolo  11.
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Ho iniziato la storia dei vinti di Giugno. Ne ho ritrovati parecchi, tutti poveri, ma quasi tutti dignitosi nella loro miseria. Alcuni soltanto sono stati guasti dalle abitudini oziose delle carceri e lasciano alle donne il peso del lavoro e la cura di nutrire la famiglia.
Molte di queste donne furono eroiche. Esse hanno allevati i piccini mentre il padre era in carcere o al bagno, privandosi di tutto perch i piccoli cittadini non mancassero di nulla, rivelando un grande ingegno e altrettanto coraggio per scoprire, per dissotterrare un mestiere, un'industria, un'astuzia per guadagnare del pane. E i mocciosi son cresciuti: seme d'insorti.
Alcune ragazze sono scomparse, nell'et in cui un nastro azzurro fa girar la testa e la miseria rende brutti.  il dolore delle soffitte, in cui il proscritto non ha ritrovato che l'immagine logora, insozzata della bambina che egli aveva fatto fotografare per dieci soldi, una domenica in cui c'era la fiera, nei dintorni di Parigi. C'era voluto il diavolo per farla star ferma; era stato necessario che il pap l'abbracciasse dieci volte e le avesse raccomandato di star buona. Essa lo era stata.
Ma da molto tempo ora non lo  pi; e non si sa dove trovarla. Essa non osa tornare dalla mamma; essa teme che il padre le balzi addosso.
- No - mi ha detto una di esse singhiozzando - ho troppa paura di vederlo piangere!...
Io vivo in questo mondo delle casacche, pi commosso certo di quanto non lo sarei stato nel mondo degli eroi antichi, sotto l'occhio dei commentatori delle Conciones. I loro elmi, le loro tuniche, i loro costumi mi avrebbero presto stancato.
Ed ecco che nella vicinanza de' miei nuovi camerati, frequentando dei semplici, mi  nato il disprezzo della tonaca giacobina.
Tutto quel guazzabuglio della leggenda del '93 mi fa l'effetto di quegli ammassi di cenci sfilacciati e stinti che si vengono ad offrire al padre Eros il cenciaiuolo, nella sua baracca della via Mouffetand, aperta a tutti i venti.
Egli mi fa l'onore di invitarmi di quando in quando ai suoi pranzi di famiglia, ed io sono felice di sentirmi stimato ed amato - io, l'irregolare, - da quel regolare della gerla, che fa aggiungere, per il cittadino Vingtras, un pezzo di lardo nella marmitta, mentr'essa fuma e spande un buon profumo fra gli odori delle corrosioni della Bire.
Egli dice alla moglie:
- Non fare economia, vecchia mia, purch si abbia il piatto d'ogni giorno.
Poi volgendosi verso di me:
- La vita  dura,  vero: ma ci consola, noi, gli operai, nel vedere che della gente istruita come voi viene dalla nostra parte, nella schiera dei proletar. Ah! per esempio; voi me lo promettete certamente: se mai accadesse di dover riprendere il fucile che ho sotterrato la sera del 24 giugno, dietro i Gobelins, voi verreste a mangiar la zuppa della barricata come venite a mangiar questa... non  vero?
E la moglie a rispondere con un sorriso grave:
- S, vecchio mio, io sono ben certa: il signore sar coi poveri, con gli sventurati!
Gli ho indicato un pezzo di flanella rossa che spuntava da un buco di un sacco:
- Metteremo quello sulla cima d'una baionetta.
- Ah! giovinotto... non  la Marianna che sia tutto,  la Sociale!... Quando l'avremo, con le bandiere faremo delle filaccie.
La Sociale, la Marianna - due nemiche.
I vecchi del giugno 1848 mi hanno narrato che nelle carceri, in cui vennero a raggiungerli quelli del 13 giugno 1849, i giovani furono accolti da sguardi e da gesti minacciosi, e che fin dal primo giorno dell'anno si costruirono delle trincee.
Vi furono dei combattimenti, fra quegli stessi abiti carcerar, sebbene nelle cerimonie in comune, funerali od anniversar, tutti portassero all'occhiello il fiore scarlatto.
L'odio visse, implacabile, fra i partiti, servendosi di tutti i pretesti per iscoppiare. A causa di un pezzo di giardino mal circoscritto, di un ramo d'albero oltrepassante la linea dei ciottoli che serviva da frontiera, in causa di una foglia d'erba che si allungava fra due linee, si rinfacciavano le sventure e gli errori della Rivoluzione.
Ho apprese molte cose nella taverna, condotta da un vecchio delle prigioni di Doullens, ove tutti gli avanzi, i rottami delle insurrezioni vengono a finire nelle sere di paga o nelle mattinate degli scioperi.
Ciascuno viene a far la sua deposizione, a testimoniare su quello che vide nelle ore tragiche, a riassumere i suoi ricordi della sinistra battaglia.
Il bell'oratore della compagnia  un uomo robusto dagli occhi di un grigio d'acciaio, brillanti, acuti, coi pomelli delle guance che si direbbero dipinti di rosso, dalla fronte troppo vasta come quella di alcuni commedianti che l'hanno fatta radere per renderla degna dei personaggi nobili, coi capelli lunghi e cadenti in riccioli, come usano i saltimbanchi ed i preti.
Non gli manca che il cerchietto di rame che trattiene le capigliature dei saltimbanchi e degli acrobati, o la corona di carta pei giuochi floreali.
Non si sospetterebbe ch'egli sia un ex falegname, condannato a vita per avere, ancora col grembiale del lavoro arrotolato al ventre e ai fianchi, data la prima mano ai sassi e sfatto il selciato.
Pel momento, siccome non c' lavoro, si  fatto mediatore d'impieghi, e, se  vero quanto dice, guadagna la vita. Il suo abito bleu  pulito, ma egli conserva il berretto.
- Questo risparmia il cappello, quando non vado dai clienti, dice egli. E poi, compagni, io sono sempre un operaio; operaio viaggiatore invece d'essere operaio fermo al laboratorio, ecco tutto.
- E di Rualt, che cosa ne ?  da molto tempo che non l'hai veduto?
- No. Perch?
- Toh! non sai... Si  detto che  diventato una spia!
- Parliamo d'altro... ehi! gli amici... ha interrotto il vecchio Mabille. Tutti sarebbero spie, se si dovesse prestar orecchio a quel che si dice. Non c' che da salassare coloro di cui si  ben sicuri... Gli altri... s'impensieriranno...; il mestiere li disguster...
Il padre Mabille  un vecchio cesellatore, che ha perduto la leggerezza delle mani nell'ozio crudele della detenzione e che si  fatto mercante di strada. Ma durante gli anni di carcere egli ha studiato nei libri che gli portavano i suoi compagni di prigione, ed ha pensato, discusso, concluso. La fronte, vasta e coperta di rughe e priva di capelli, dice le sue meditazioni; questo venditore di ventagli o di paralumi a seconda della stagione, ha il volto di un filosofo combattivo. Se vestisse un abito nero, ci si fermerebbe davanti a questo vegliardo e ci si inchinerebbe al cospetto del suo capo pensoso.
- Che cosa insegna? - domanderebbero i giovani della Sorbona o della Normale.
Che cosa insegna? La sua cattedra  ambulante come la sua vita: essa  fatta del legno sul quale poggia i gomiti, in una povera bettola, per predicare la rivolta ai giovani, o di un barile tolto dalla barricata e messo in piedi e sul quale lo fanno saltare perch arringhi gli insorti.
Non pochi di coloro che vedo in abiti miserandi, molti di questi morti di fame hanno letto Proudhon e sanno valutare Louis Blanc.
Cosa terribile! In capo ai loro calcoli, all'estremit delle loro teorie, c' sempre la sentinella della rivolta in piedi.
- Occorre ancora del sangue, sapete?...
E perch?
Perch questi uomini che vivono con niente, che hanno cos pochi bisogni: queste specie di vecchi santi dalla lunga barba e dagli occhi dolci, che amano i piccoli bambini e le idee grandi, imitano i profeti d'Israele e credono alla necessit del sacrificio, alla fatalit dell'ecatombe?
Una bambina di otto anni l'altro giorno si  tagliata un dito. Un selvaggio dal petto villoso  svenuto. Bisognava vedere come tutta quella selvaggina delle carceri dello Stato si sia data intorno a consolare e abbracciare la bimba! Uno ha fatto un fantoccio di stracci, l'altro  andato a comprare una bambola da un soldo! Quel soldo era pel tabacco: per tutta la sera quell'uomo non ha fumato.
E hanno avvoltolato un pezzo di tela intorno al ditino ammalato con un'emozione maggiore di quella che si prova a medicare la ferita di un combattente, terribilmente mutilato, nell'ambulanza di una strada qualsiasi.
Il giovanotto dagli occhi acuti ha voluto fare un libro. Egli scrive: lo pensavo.
- S, ho registrato quello che ho visto a Tolone. Ne ho due quaderni grossi cos... Ve li far vedere se vorrete venire in casa mia! Abbiamo stabilito un colloquio.
- Voi vedrete mia moglie -  la figlia di Pornin - la gamba di legno.
Una creatura sottile e minuta, graziosa e triste, triste fino alla morte, distinta, di una melanconia senza nome e di cui non si sa l'origine, riflesso di un male incurabile e nascosto! I capelli sono grigi, di un grigio che rivela un impeto di dolore; una rivelazione dolorosa, ha dovuto, una sera, buttare della cenere su quel capo giovane, avvizzire quel volto fresco e artigliarlo con quelle rughe, fini come dei fili di seta.
Essa ha risposto appena al buon giorno banale di suo marito e mi ha accolto quasi con dolore. Io le ho parlato di suo padre, quel famoso Gamba di legno che ebbe il suo istante di fama nell'intima storia degli avvenimenti di Febbraio.
- S, io sono la figlia di Pornin. Mio padre era un onest'uomo.
Essa ha ripetuto parecchie volte: un onest'uomo! coll'occhio basso, serrando le sue piccole braccia sul petto, allontanando la sedia - forse perch l'altro non la sfiorasse durante il suo andirivieni per la camera in cerca del manoscritto
Infine suo marito si  battuta la fronte, dicendo:
- Ora mi ricordo -  gi,  di sotto.
 disceso, a passi di lupo, piegando il dorso, trascinando i piedi con gesti sinistri: ma la sua pupilla, lucente sempre, bucava l'ombra dell'appartamento addormentato nel crepuscolo.
Le persiane eran rimaste chiuse, la donna non ne aveva sollevati i ganci quando eravamo entrati; si sarebbe detto che essa non voleva si vedesse il colore delle sue parole.
Mentre eravamo soli essa non ha detto altro che questo:
- Forse che voi fate parte di un complotto con mio marito?
- Non complotto.
Essa non rispose e rimanemmo silenti nell'oscurit.
Egli ritorn con i suoi quaderni.
- Non  scritto come da uno scrittore di professione, ma vi sono molti ricordi. Ricavatene qualcosa pel vostro lavoro. Soltanto stampate il mio nome perch si veda che i condannati di Giugno non erano n quegli ignoranti, n quegli scellerati, come si sostenne. Essa ha alzato lo sguardo ed ha lanciato all'uomo un lampo di luce fredda che mi ha ghiacciato, mentr'egli mi riconduceva, soffocando il rumore dei passi e il suono della voce come in una casa dove  proibito parlare perch c' un agonizzante od un cadavere.
Son ridisceso nella citt, attraverso vie circospette e buie col cervello pieno di idee fosche, chiedendomi quale dramma si svolgesse fra quei due esseri.
- Ah! voi ci siete andato dunque, mi ha detto il vecchio scappato da Doullens. E c'era sua moglie? Una donna coraggiosa quella! L'ho vista all'opera quando essa era una fanciulla, fine come una mosca e allegra come un passero! Egli ha una fortuna superiore a quella meritata.
- Ah! certo, s... Ma non si  detto di lui quel che si dice di Rualt? Che fosse della polizia?
- Impossibile! Essa lo afferrerebbe pei baffi e ce lo condurrebbe, per quanto piccola essa sia, dopo averlo schiaffeggiato. E lo consegnerebbe a Mabille perch lo salassasse... Non  vero Mabille?...
- S... a meno che essa non se ne vergogni troppo... oppure ch'essa lo ami... Si sono viste queste cose...
Qualcuno  entrato.
- Di chi parlate dunque?
- Di Largilliere.
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Capitolo  12.
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Alcuni uomini sono venuti a trovarmi e mi hanno intimato, in nome dell'idea rivoluzionaria, di presentarmi alla deputazione contro Giulio Simon. Non ho punto rifiutato.
Povero pazzo!
Ah! quelli che credono che io abbia accettato per orgoglio e desiderio di mettermi in vista, non sanno come io impallidisca e quali tremiti mi scuotano al pensiero della lotta che sto per ingaggiare.
Ma poich mi han chiamato, non indietreggio.
E che cosa dir a quel sobborgo di Sant'Antonio? A quella gente di Charonne, a quei camiciotti di tela di Puteaux come parler? io che vado gettando sulla bilancia delle teorie appena mature e che non ho avuto tempo di pesare nelle mie mani di refrattario?
Non ho mai avuto abbastanza denaro per comprarmi le opere di Proudhon. Me ne hanno prestati dei volumi spaiati che leggevo di notte.
Fortunatamente c' la Biblioteca, e di quando in quando ho ficcato il naso in quei volumi e in essi ho cercato col cuore la sorgente. Ma ho dovuto bere al galoppo e soffocando quasi, perch in via Richelieu avevo da fare ben altro che studiare la giustizia sociale.
Dovevo strappare dal ventre dei libri, il germe degli articoli che mi facevan vivere e che il direttore del dizionario mi rifiutava quando avevano odore di filosofia bellicosa o plebea. Ora, e questo talvolta mi accadeva, quando avevo ingoiato un sorso di Proudhon, me ne sfuggivano delle goccie rosse rosse sulla carta.
Non so dunque che la met di quel che bisognerebbe sapere... e ancora! E mi trovo esposto alla caduta gigantesca; ignorante che vuole colpire con la testa il vecchio mondo; apprendista che vuol insorgere contro il maestro; coscritto che osa trascinare la bandiera nel fitto della battaglia.
 roba da scappare, da lasciarsi cadere dall'alto al basso della scala... come le fanciulle incinte che non vogliono si scopra la loro debolezza...
Ne ho avuto la tentazione, a rischio di storpiarmi o di sfigurarmi, perch sarei ben altrimenti colpito, se meritassi i fischi dell'uditorio.
Essere ferito sarebbe niente; essere fischiato significherebbe la rovina di tutta una giovinezza ricca di dolori, ma ricca anche di speranze.
La prima riunione ha luogo questa sera.
Cerco di preparare la mia prima arringa. Ah! s proprio... Mi occorrerebbero ore ed ore! Mi accontento di tracciare, per tutta la battaglia, due o tre grandi linee come le corde di un recinto, seminando delle idee come i sassi di Cappuccetto rosso. Seguir quelle linee e raccoglier i sassi via via sulla mia strada, allorch mi diriger verso l'orco.
Avrei almeno bisogno di una scorta di uomini devoti. Ma Passedouet e gli uomini di Giugno non ci sono pi. Appena ho accettata la pericolosa impresa, se ne sono andati diretti verso i loro quartieri, in cerca di altri Vingtras.
Per un caso feroce, non c' un amico nella circoscrizione in cui mi hanno ordinato di andarmi a far uccidere, come Napoleone ordinava a' suoi luogotenenti di piantarsi attraverso un ponte e morirvi. E mi metto in via, solo, per la sala del Club, sulla panchina d'un imperiale d'omnibus.
Vedo, su questo omnibus, salire i globi dell'incenso al merito di colui che vado a combattere.
- Oh! questi vincer senza fatiche. Baster Lachaud con tutta facilit.
- Non c' altro candidato?
- Certo, no... chi oserebbe fra i repubblicani?
Eh! sventurato... c' al fianco tuo un povero diavolo che, nel porgere i suoi tre soldi con i tuoi al conduttore, ha lasciato cadere dei foglietti con delle note, dei foglietti sui quali aveva scritte le due prime frasi che pronunzier contro il tuo favorito, pi quattro o cinque "effetti" rumorosi come le stampe colorate di Epinal e che debbono appunto dare del colore alla sua arringa.
Tu ti sei seduto sopra: hai il tuo di dietro sulla mia eloquenza.
- Il 105 della via...?
-  qui.
Avanti!
Il mio Comitato  povero come Giobbe.  in una scuderia abbandonata che si  dato appuntamento. Appena possono contenersi trecento persone.
Esse ci sono.
- Cittadini!
Di dove ho cavato fuori quello che ho detto loro?
Ho cominciato non so come, parlando dell'odore dei detriti dei cavalli, della bizzarria del locale, della miseria che ci rende ridicoli fin dal principio. Strappavo le parole ai muri che trasudavano il letame ed in cui erano infissi degli anelli ai quali una disciplina repubblicana vuole attaccarci, legarci noi pure, come bestie da soma.
Ah! ma no...
E ho tirato calci, mi sono impennato, trovando, strada facendo, dell'ironia e della collera!
Alcuni bravo sono scappati e mi han messo il fuoco sotto il ventre, mi han riscaldato. Quando ho finito mi sono venuti intorno da varie parti.
Il presidente in piedi:
- Cittadini, noi voteremo la presa in considerazione della candidatura del cittadino Giacomo Vingtras.
Si sono alzate le mani.
- Il cittadino Giacomo Vingtras  nominato candidato della democrazia socialista rivoluzionaria del circondario.
Un'acclamazione di quei trecento poveri ha sottolineato la dichiarazione solennemente pronunciata.
Ho avuto freddo nelle ossa, perch questi successi non possono nulla.
Questo pugno di plaudenti  stato scelto nei quartieri miserabili; ed ancora... fra coloro che mi hanno applaudito perch la mia voce tonava o per non fare scissioni apertamente, quanti domani mi abbandoneranno per seguire il corteo di Giulio Simon trionfante!
La mia vittoria  stata troppo facile.
Mi toccavo con le mani, il mio alito bruciava il loro volto, e so bene che io ho nel gesto o nell'accento qualcosa che comanda, allorch si  cos vicini a me.
Ma quando sar davanti al nemico, in una sala immensa e zeppa?
Sala del Genio.
Ci sono. La sala  zeppa ed immensa: essa mi pareva tale almeno. Sono gli avversar che han preparato l'incontro. Io non ho avuto nulla da preparare, neppure l'ombra di un esordio, non la coda di una perorazione.
I pi ardenti del mio comitato mi han trascinato a destra ed a sinistra per andare nel comune alla caccia degli influenzati. Son corso qui, l, altrove ancora. Ho fatto il giro della circoscrizione a piedi, in carrozzone ferroviario, sopra un carretto, ammalato pei bicchieri di vino bevuti in piedi per trincare con tanta brava gente.
Mi accontentavo di bagnar le labbra, ma non per questo soffrivo meno della nausea del vino; e venivo scambiato per un uomo ben freddo o molto superbo da coloro che mi vedevano fare come una smorfia davanti al bicchiere che essi mi offrivano di buon cuore.
Disseminati e rari, i fratelli che andavo a visitare, e che bisognava cercare in capo ad un campo o far chiamare al laboratorio, all'officina, ai quali si rubava il tempo, che si compromettevano davanti ai padroni e sul conto dei quali talora ci eravamo ingannati.
Mi guardavano d'alto in basso, costoro: si indignavano perch li avevo creduti capaci di portar aiuto a favorire la divisione nel partito.
Emozioni meschine che schiacciavano il fior del pensiero nella mia testa, passeggiate che mi spezzavano, sfracellavano le idee che andavano sorgendo.
Imbecille ch'io sono!
Mi pensavo che la pietosa mia disfatta nascesse dal fatto che non avevo adunato un grosso fascio di dottrina. Andiamo... via!
Per due o tre volte ho creduto buona l'occasione per condurla, rigida e netta, davanti alla folla. Hanno pensato ch'io fossi un parlatore freddo. Speravano delle parole fiammeggianti, ed i miei partigiani stessi mi han tirato le falde dell'abito per avvertirmi che davanti a quel pubblico non c'era altro da fare che far ronzare la trottola delle grandi frasi.
Io, che una volta portavo in mano il nervo di bue dell'eloquenza tribunizia, non ho pi la voglia di fare con esso il mulinello e rompere cos le reni ai discorsi degli altri! Mi vergogno dei gesti inutili, delle metafore senza ossa; mi ripugna il mestiere del declamatore.
Perdio! s, evocherei delle immagini impressionanti e che afferrerebbero questo mondo se lo volessi!...
Ora, io non mi sento pi il coraggio di volere... Ho perduto, con l'ardore della febbre giacobina, il romanticismo virulento dei giorni passati... e questo popolo appena mi ascolta! Io non ho ancora la struttura di un socialista forte e non ho pi la stoffa d'un oratore da piazza, di un Danton da sobborgo; sono io stesso che ho distrutto tutto. Non  decadenza,  conversione: non  debolezza,  disprezzo.
Una volta a Boulogne ho corso pericolo di essere ucciso.
- Siete voi che volete impedire che Simon venga eletto?
Mi hanno circondato, stretto, urtato, colpito. Ero solo, perfettamente solo.
Per difendermi, non ho trovato altro che la vecchia formula classica:
- Si assassina nella mia parola la libert della parola!
- Ebbene, s! la si assassina... Ed a pugni sul muso - ha gridato un imbianchino dal collo di toro.
Si  temuto che le mie ferite rappresentassero una macchia sporca nell'apoteosi del concorrente. Poi io ho avuto una grande audacia. Avevo almeno di che rispondere a quegli argomenti: avrei potuto afferrare l'imbiancatore alla vita, mentre durante tutta la campagna quell'anguilla di Simon mi  sempre sfuggito tra le mani, vischioso e pieghevole, ossequioso a furia di unzione, ed annegante nel latte i serpenti che mi fischiavano in gola..
 stato un gran momento! Solo! Avevo osato venire solo. Non fui mai cos fiero di me stesso come in quel giorno di grande umiliazione.
Un'altra volta, per, ho avuto un lampo d'orgoglio, uscendo da una riunione in cui uno dopo l'altro, il vincitore ed io, avevamo parlato alla folla.
Udii uno del comitato dire, indicandomi:
-  un uomo che sa farsi ascoltare dalla canaglia.
Finalmente la corve  finita, il periodo elettorale  chiuso. Sono libero!
C' laggi, dalla parte di Chaville, una fattoria in cui ho passato delle giornate calme e felici a guardare a battere il grano, a veder i passerotti correre verso i ruscelli, a bere del vinetto bianco sotto una grande quercia ombrosa ed a far la siesta nell'erba tagliata vicino agli alberi da frutta in fiore.
Ho sete di silenzio e di pace. Ci sono andato, dimenticando i voti delle sezioni di Parigi, immergendomi nel fieno, prestando ascolto ai ranocchi che cantavano nei giuncheti verdi. Ed alla sera mi sono addormentato fra le lenzuola di tela grigia e dura come quelle in cui mi cacciavano le mie cugine al villaggio.
Al villaggio!
Ah! ero forse pi fatto per essere un contadino che non un politicante; salvo impugnare il tridente coi rivoltosi in un anno di carestia, in un inverno di fame.
Ore sette del mattino.
Un uomo vestito come un impresario ricco, con una grossa catena d'oro, i calzoni grigi troppo corti, le scarpe pesanti, si  presentato come un correligionario e mi ha chiesto di prestargli ascolto un momento.
- Se voi volete, con le vostre relazioni, col vostro ingegno...
...
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...
- Tardy, Tardy
Tardy  un ex compagno di collegio, povero, povero, pi povero di me! ed al quale pago l'affitto di una cameretta ammobigliata, vicino alla mia, e che guadagna la sua parte alla gamella ricopiando quello che io scrivo.
Lo chiamo in mio soccorso: egli in camicia salta nella mia camera.
- Guarda... guarda bene costui! Egli veniva per comprarmi.... e mi ha creduto capace di prestargli ascolto... il miserabile...
- No, no, signore! - balbetta l'individuo pallido come un morto, traballando sulle scale.
- Presto... filate o vi spezzo in due...
- No, no, signore - ripete, rotolando rapido.
Ma come hanno osato? Chi  che lo manda? Vediamo.  il mio comitato che ha sostenuto le spese, ma con l'aiuto di un uomo che diceva di lavorare per la causa, offrendo il danaro per gli avvisi e per i bollettini.
Bisogna andarlo a trovare, venire in chiaro...
Ho avvisato i compagni. Essi han trascinato la cosa...
- Voi siete al disopra di tutto ci - hanno finito per dirmi, alzando le spalle.
Ho insistito.
- Lasciateci un po' tranquilli...
Ho avuto dei tremiti, ed ho paura che qui sotto vi sia un pericolo del quale sentir un giorno le unghie.
...
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Capitolo  13.
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Sono uno dei dieci nominati da un'assemblea popolare per andar a parlare: quasi recare un'intimazione ai deputati di Parigi.
Millire, Trinquet, Humbert, Cournet fanno anch'essi parte del numero.
Da chi si andr dapprima? Quale dei rappresentanti cercheremo?
Si scopre l'indirizzo di Ferry, in via S. Onorato, sulla guida Bottin che troviamo nel piccolo caff dove la commissione si  riunita.
- Da Ferry: voi siete della sua circoscrizione, Vingtras. Siete voi che gli parlerete.
Entrata vasta, pianerottoli solenni, casa silenziosa e grave. Salgo, commosso, come se salissi i gradini del patibolo.
-  qui.
Al colpo di campanello giunge una cameriera.
- Il signor Giulio Ferry?
-  in casa.
Le mie gambe vacillano. Sono pi bianco del grembiule della cameriera... il quale non  bianchissimo.
- Chi debbo annunciare?
Ci guardiamo in volto. Nessuno di noi viene in proprio nome personale, n ci presentiamo da parte di un comitato riconosciuto: non siamo il perno, la base di alcuna associazione repubblicana.
- Dite che sono persone del Sesto, che hanno una comunicazione da fargli.
- Del sesto?... Non c' sesto piano...
Ci si spiega difficilmente. Ha paura questa ragazza.
- Me ne rido. Ci siamo e ci restiamo - dice Trinquet appoggiandosi al muro.
Il borghese compare, in veste da camera, il naso lungo...
- Signori?... - dice volgendo verso di noi uno sguardo spento, veramente spento.
La sua voce trema, anche le sue mani tremano.
Un minuto di silenzio. Andiamo!
- Voi conoscete, signore, la lettera di Keratkry, proponente di rispondere al decreto di proroga della Camera, con la riunione in massa dei deputati... davanti a Palazzo Borbone, nel giorno e nell'ora in cui secondo la legge la sessione dovrebbe aprirsi... Una riunione pubblica ha deliberato che i deputati di Parigi sian messi nella condizione di dover pronunciarsi categoricamente a questo proposito, e ci ha incaricati di reclamare la loro presenza ad una seduta in cui il popolo esprimer le sue volont. Ci verrete voi?
Le mani tremano sempre; l'uomo, che pure ha l'ossatura e il volto di un risoluto, sembra sconcertato.
- Io non dico di no. Ma debbo consultare i miei colleghi. Far ci che essi faranno.
- Riferiremo queste vostre parole a chi di diritto - ho dichiarato io col tono di un cancelliere.
Abbiamo salutato e siamo usciti.
Piazza della Maddalena.
- Il signor Giulio Simon?
- Entrate signori.
Ecco il famoso granaio. Non  un nido di topi, ma non  nemmeno un palazzo nascosto sotto i tetti.
Grassoccio, felino, con dei gesti da prete, gli occhi che girano come quelli di una santa Teresa isterica, lingua e pelle oleosa, la bocca a buco d'oca del giorno di Natale - egli mi riconosce e mi viene incontro avanzando le sue dita grassoccie e umide.
- Mio vecchio e caro avversario...
Ho messo le mani dietro la schiena ed ho retrocesso, lasciando agli altri la cura di interrogare il personaggio.
Come Ferry, risponde... che so io?... che anch'egli si trover alla riunione, se questa sar la deliberazione degli altri.
Sulle scale si discute sul mio rifiuto di dar la mano.
Millire si irrita, invoca il suo titolo di decano e dichiara che non intende che si turbino, con simili incidenti, le nuove visite.
Andr da Thiers "ma sar rispettoso" aggiunge guardandomi.
- Siate quel che volete!... io conservo la libert di non toccar la mano al nemico.
- Avete fatto bene! dicono i giovani.
Ho fatto quel che mi piaceva fare. Non riconosco ad alcuno, neppure ad un anziano, il diritto di disciplinare le mie strette di mano.
Ma  impossibile rifiutare la mano al grosso allegro, dai favoriti di legno, dal largo ventre e dalla larga risata che fischia nelle orecchie, prima ancor ch'io abbia potuto aprir bocca.
- Eh! il terribile critico... come va?... Voi potete vantarvi di averci cucinati bene nella vostra Rue, oh! roba forte...
Ed a battermi su quel che mi rimane di ventre chiedendoci che cosa ci conduce:
- Infine.... che cosa vuole il Popolo, signori? Manda a cercare la mia testa? Egli  che ho la debolezza di tenerci ad essa... Sapete... una vecchia abitudine...
Del buon umore a piena bocca... dappertutto, in ogni gesto...
Le dita non tremano a costui... esse battono una reminiscenza della Mre Giodichon, e la sua testa si volta qua e l sul corpo da pinguino con la febbrilit di un uccello mosca.
- Se andr alla manifestazione del 26?
- Due dei vostri colleghi han gi detto di s.
- Io me ne infischio d'essi...
- Allora... voi non verrete?
- Neppure per sogno. Andar ad esporre il mio carissimo io, senza sapere se esso potr ritornare? Ah! non lo pensate neppure, piccino mio...
Ride e non ci si pu trattenere dal ridere con lui, perch egli  molto limpido, sincero, dritto almeno.
- Se Belleville trionfa, accorro. Ma quanto a trascinarmi a recitare la parte di Bruto... no, ragazzi miei, non ci sto... Io non mi impegno a nulla, non prometto nulla. Neppure questo.
E reca l'unghia del pollice ai denti, facendo il gesto ben conosciuto.
- Voi mi sembrate tutti dei bravi ragazzi, ed abbastanza convinti per andarvi a far fracassare le ganasce. Questi mascellari, io li saluto, ma i miei li nascondo. Ah! voi, il critico feroce... A proposito la frase che mi avete accollata: "Manuel fu un eroe, soltanto non fu rieletto" non l'ho detta ma la penso... Andiamo, ragazzi, arrivederci. Parola d'onore, si direbbe che pensate soltanto a morire, voialtri. Io, ci tengo a vivere...  il mio desiderio. Diamine! la cosa si spiega: voi siete dei magri, io sono un grasso... Guardatevi... v' un gradino... Sentite: se vi fate ficcar dentro... verr a portarvi dei sigari e del Borgogna!... Eh! - ragazzi miei... non vi dico altro!...
Si spenzola dalla scala e sulle sue cinque dita riunite fa sonare lo schiocco di un bacio.
Una testa d'apostolo! Pelletan.
Infatti egli ha profetizzato:  un biblico della Rivoluzione; un barbuto missionario della Propaganda della fede repubblicana, che ha il pelo, lo sguardo, i modi di un cappuccino della Lega.
Egli esorcizz con l'aspersorio di Goupillon gli insorti di Giugno, e lo scomunic attraverso le sbarre delle cantine della Tuileries. In buona fede egli, il visionario, li tratt come scellerati e venduti.
Che cosa risponder?
Non molto... Conferir con i suoi colleghi, anche lui. E stende le sue mani villose dalla parte nostra come per la benedizione.
- Amen! salmodia Humbert con voce nasale. Le nostre passeggiate son finite.
E Gambetta?
Gambetta ha inventato un'angina della quale si serve ogni qualvolta un pericolo minaccia.
Questo scherzo non mi va: capisco che  una burletta. Ma si arrischiano molto coloro che ridono del Popolo. Dapprima hanno delle angine per ridere, poi viene il giorno in cui si sega loro il collo sul serio.
Giulio Favre ha stracciato l'invito senza neppur leggerlo ed ha fatto con le sue grosse labbra una smorfia di supremo disprezzo.
Millire ha visto Thiers? Non lo so: in ogni caso, se lo ha incontrato, non  riuscito a nulla...
Bancel era in provincia.
Verranno essi?
Sala Biette, Boulevard Clichy.
Sono venuti.
Han salito su per la scala traballante che conduce in una sala dai muri nudi, rischiarata da lampade che fumano, e in cui per mobili, per sedere, vi sono dei vecchi banchi di varie scuole.
In fondo, un tavolo ed alcune seggioline di paglia son deposte su una specie di rialzo formato con sostegni gessosi.
 qui che staranno i rappresentanti, come sul banco delle Assise:  da questa tribuna mal squadrata che la coscienza dei sobborghi, con la voce di qualche irregolare in soprabito od in abiti qualsiasi, diriger l'accusa e convincer il giur: un giur di cinque o seicento uomini, il verdetto dei quali non avr punto forza di legge, ma non sar perci meno minaccioso per coloro che saran stati colpiti: il pollice del Popolo li segner alle spalle.
Mi trovo in un gruppo che pensa e gesticola con passione. Si tratta di scegliere colui che si dovr proporre per la presidenza.
Germano Caisse intriga, supplica, va, viene, e vuol essere in vista.
Millire - che ha messo il suo cappello dalle ali pi larghe e assunto la sua figura di quacchero, con l'occhio fisso e ardente sotto le lenti, la bocca contorta, la mano nervosa - reclama quella distinzione come un onore dovuto al suo passato, alla sua et, e promette, masticando le parole come i selvaggi Aissonas masticano il vetro, di essere il Fouquier-Tinville della serata.
Si decide di lanciare il suo nome tra la folla.
La parola d'ordine  data ai capi dei banchi: soltanto Caisse si lamenta e borbotta e morderebbe le calcagna a Millire, se osasse! Ma un fabbro, che lo ode, gli rovescia il pelo... Egli si accuccia e se ne va in un angolo raccolto, con la bocca minacciosa e la coda bassa.
Eccoli.
Ferry, Simon, Bancel, Pelletan.
Un mormoro. Debbono indovinare subito che si trovano nel campo nemico. Appena ci si scosta per lasciarli passare.
Come sono lontani dalle trombe e dagli ufficiali che ordinano il suono alle fanfare e fanno corteo davanti al presidente della Camera - lontani dagli uscieri con l'abito nero e la catena d'argento!
Qui non ci sono che dei malvestiti! Nel mucchio, i deputati di Parigi possono riconoscere i socialisti che gi hanno iniziato loro il processo nelle riunioni pubbliche e che, pallidi e risoluti, ruminano le requisitorie che pronunceranno in nome del popolo sovrano.
- Millire, Millire...
Era pronto, e non ha che un passo da fare per guadagnar il posto al tavolo verde.
- Parlerete, Vingtras?
- No.
Non sono abbastanza sicuro di me, e non sono affiatato col tribunale come coloro che sono andati tutte le sere nei clubs a conferire.
Se tutto ci che bisogna dire non venisse detto, mi arrischierei. Ma si dir tutto.
Lo vedo dalla luce di alcuni occhi, lo sento ai fremiti che corrono nella sala, lo leggo sul volto stesso degli accusati. Sono gravi e scambiano, a voce bassa, delle riflessioni da uomini inquieti.
- Cittadini, la seduta  aperta!
L'esecuzione sta per cominciare. Briosne, prepara la tua collera! Lefranaise, arma il tuo disprezzo! Ducasse, avvelena la tua lingua!
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Capitolo  14.
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Briosne: un Cristo che guarda losco, col cappello di Barabba! Ma niente rassegnato: ma che si strappa la lancia dal fianco e si lacera le mani per rompere le spine che rimangono sulla sua fronte di vecchio suppliziato da quei Calvar che si chiamano le Carceri Centrali.
Condannato per societ segreta a cinque anni, rimesso in libert alcuni mesi dopo, perch sputava sangue,  ritornato senza un soldo a Parigi, senza aver potuto cicatrizzare i suoi polmoni, ma con l'anima della Rivoluzione inchiodata nel corpo.
Voce penetrante, che esce da un cuore colpito come da un violoncello rotto; gesto tragico, il braccio teso come per un giuramento; scosso talvolta, da capo a piedi, da un fremito di antica pitonessa; i suoi occhi, che sembrano buchi fatti col coltello, sfondano il soffitto delle sale dei clubs, come un predicatore cristiano rompe con uno sguardo estasiato la volta delle cattedrali e va a cercare il cielo.
Avendo trovato il tempo, fra le malattie, gli scioperi e gli oz, di studiare dei grossi libri, da essi ha spremuto il succo e ne ha sminuzzato il midollo. E questo lo sostiene come il sangue di bue bevuto all'ammazzatoio. Vivendo della sua passione (il Cuore sostiene il petto) va traendo dal suo male stesso una teoria che, senza ch'egli lo sappia,  figlia delle sue sofferenze e fa paura sulle sue labbra. "Il capitale morirebbe, se tutte le mattine non ingrassasse le ruote delle sue macchine con dell'olio d'uomo. A quelle bestie di ghisa e d'acciaio occorrono le cure e le spinte dell'operaio."
A lui anche occorrerebbero le cure per i suoi bronchi, che sudano rosso, ed alcune gocce di quell'olio che si chiama vino, nella sua baracca scomposta.
Non c' neppure da pensarci! Appena riesce a mangiare e bere dell'acqua. Egli fa le foglie dei fiori artificiali, e le foglie in questi momenti non sono richieste. Poi la manipolazione degli oggetti necessar al lavoro finisce col rodergli quel che gli rimane di vita: il veleno aiuta la fame.
Ma quest'altro veleno che  il gas, e le emanazioni pesanti che si sprigionano dalle folle ammassate in locali troppo stretti, combattono il male col male. Egli si busca la febbre l dentro, e la febbre lo galvanizza, lo rialza e lo porta su... Dopo tutto avr vissuto bene lui... il suo conto torner! Ogni sera, egli vive per tre, pi che vivano altri durante un anno, allargando, accrescendo colla sua eloquenza il tempo presente; usurpando col sogno l'avvenire, gettando, quest'ammalato, la salute della sua parola ad una legione di operai dalle spalle d'atleti, dal petto di ferro, commossi nel vedere questo proletario senza polmoni uccidersi per difendere i loro diritti.
Briosne  sempre con un compagno pi piccolo di lui, vestito di una redingote da padrone e che cammina lentamente, la testa un po' piegata da un lato ed un parapioggia sotto il braccio.
Si assomiglia, fino a confonderlo, ad un uomo che nel 1848, a Nantes, mi colp in pieno petto coll'ardire del suo linguaggio. Questo ardimento gli valse la perdita del posto modesto, ove guadagnava il pane.
L'autorit, che aveva preso di mira il club, umiliava e spaventava tutti. Egli in quel momento aveva liquidati i suoi conti e salutava il popolo con semplicit e grandezza.
- Non posso pi rimanere fra di voi: ho sulla schiena la croce degli affamati. Vado a Parigi, ove trover forse da vendere il mio tempo per un pezzo di pane... o trover forse mezzo di dare la vita, io, povero, se essa pu chiudere una breccia, un mattino in cui la rivolta urli.
Alcun tempo dopo si seppe che aveva fatto il dono promesso. Si era raccolto il suo cadavere, tempestato di proiettili, appi della barricata del Piccolo Ponte: tribuna di pietra di quel socialista rincantucciato nella fame e sfuggente ad essa nella morte.
Lefranaise ricorda quell'uomo, col suo volto giallo e pensoso, bucato da due occhi profondi e dolci. A primo aspetto lo si direbbe un rassegnato, un cristiano; ma il fremito delle labbra rivela gli ardori del convinto e la potenza allettatrice della voce scopre l'anima di questo battagliero.
La parola scaturisce calda e vibrante in un "tremolo" di collera; ma egli, come veste al pari degli altri e porta il cappello piatto, cos ha il gesto semplice. La sua frase non fiammeggia, sebbene essa bruci.
La sua testa di sognatore non si agita sul busto magro che la sostiene; il suo pugno non scuote, non piomba sulla tribuna; il suo gesto non giunge come un colpo nel petto del nemico. Egli si appoggia sopra un libro, come quando era istitutore e sorvegliava la sua classe.
Talvolta, quando comincia, sembra che faccia lezione e tenga la ferula; ma allorch giunge al fondo, al nodo, al nocciolo della questione, dimentica l'accento del maestro e d'un tratto diventa un martellatore d'idee, le quali fumano sotto il picchiar del maglio mentre descrive i grandi cerchi.
Egli colpisce dritto e profondamente.  il pi pericoloso dei tribuni, poich  sobrio, ragionatore e bilioso.
 la bile del popolo, dell'immensa folla dalla fronte terrea che egli ha nel sangue, e che balza nelle sue frasi piene e d alle sue improvvisazioni il tono delle medaglie di vecchio oro. Soffrendo della sofferenza di questa itterizia rivoluzionaria, con la sensibilit di uno scorticato - lui, l'avvocato dei sanguinolenti - ferendo gli altri senza volerlo, questo ferito - ma pieno di onest e di coraggio,  colla vita che leva la voce alta come la sua eloquenza in favore delle sue convinzioni. Questo Lefranaise  il grande oratore del partito socialista.
Ducasse, uno spalancato. Egli spalanca i suoi occhi rotondi, spalanca le braccia dai gomiti puntuti, spalanca le gambe che annaspano, spalanca la bocca tagliata come l'apertura di un salvadanaio e da cui sfugge una voce acuta e nasale, il cui suono non lacera soltanto il timpano, ma la pelle.
- Tu sembri un gatto giallo che c... sulle bragi - gli ha detto Dacosta...
S, assomiglia anche ad un gatto che graffi i vetri di una camera, in cui l'abbiano dimenticato da tre giorni e dove sia dimagrito di rabbia e di fame.
Tale  la duplice fisionomia di questo ragazzo dai capelli color carota, che imita Marat con la faccia sbalordita di La Souche, che predica la ghigliottina con dei gesti da marionetta, che prende l'accento di Grassot per parlare "dei princip immorali" e che dice Gnuf Gnuf fra due scatti sulla Convenzione.
Secco come un chiodo, le braccia come dei fiammiferi, le tibie uguali a fuscelli, le giunture di fil di ferro, facendo smorfie e scricchiolando come una dozzina di burattini di legno sulla porta di un bazar!  comico da morir dal ridere, a suo modo; buffone feroce davanti al tavolo del caff, ove accumula tazze di birra che il banco non ha potuto rifiutare alle domande umoristiche e minacciose.
- Se tu aumenti il furto della spuma, io ti lancer una cravatta di canapa! Se tu non porti altri due calici per me e per la cittadina e ben spillati, ti si taglier la testa alla "prossima". Rinfresca il Popolo e spicciati!...
Il povero caffettiere si affretta passandosi il rovescio della mano sulla nuca.
Gnuf, Gnuf.
Ma fra il pubblico, Gnuf Gnuf giunge con una testa da decapitato che parli. Egli sale gravemente i gradini della tribuna, gira intorno lo sguardo con le sopracciglia scomposte e i tre peli zafferano del suo pizzo cadenti in guardia, stretto in una "redingote" che lo strozza e di cui le sue ossa bucano la stoffa, coi polpacci che si elevano a vite su delle scarpette da donna.
I suoi piedi da feto ballano ancora l dentro, tanto le sue dita sono piccole e scarne.
Stringe contro i fianchi una borsa di pelle che ricorda quella di un usciere o di un professore di collegio comunale.  tanto usata che vi si vedono delle macchie biancastre sulla pelle nera, ma il Popolo guarda a quella busta con grande rispetto.
Sembra che l dentro vi siano i libri della Rivoluzione: l'obbligo pei ricchi di dar tutto, la sentenza di morte per gli accaparratori, l'avviso da impastare sulla porta del Comitato di Salute pubblica.
Questa busta lo fa passare per un austero, assorbito dal suo lavoro di benedettino socialista o di terrorista metodico. Cos, quando ha piantato il suo piccolo corpo davanti la tribuna ed aperto lentamente quella camicia di cuoio, per prendervi qualche appunto che poi legge - come un prete con voce nasale, legge il versetto dell'Evangelo su cui disserter - tutta l'assemblea dice: Silenzio... Tutti si soffiano il naso come in chiesa prima che il sermone cominci, e i testardi, coloro che hanno per opinione "che tutto sia come nel 93" ascoltano religiosamente, guardando di traverso i vicini sospetti di modernismo.
"Non,  lui che esiterebbe a far cadere le teste!..."
Questo  detto per me, per me che esito, sembra. Alla sala Desnoyers ho la riputazione di un uomo che non farebbe "come i nostri padri": che indietreggerebbe davanti ai grandi mezzi, che alla terza esecuzione direbbe al carnefice di andare a mangiare un boccone e bere un bicchiere.
Ma Ducasse farebbe "come i nostri padri", lui, e si porterebbe il pranzo sul patibolo perch non si perdesse pur un minuto.
- S, cittadini, io non avr veramente compito i miei doveri civici, non mi creder degno del titolo augusto di rivoluzionario che il giorno in cui avr, con le mie proprie mani, fatto fare "cuc" a un aristocratico.
Ed egli fa "cuc" con un gesto da pulcinella burlone. Il Popolo ama la smorfia burlesca e ardita; e poi, con la maest di un uccisore di una Stuart o di un Capeto, snuda la sua spada e la lascia cadere su un collo reale e fa saltare una testa fino a quel momento inviolabile e sacra.
Egli pulisce il coltello della ghigliottina con la sua mano, ne ripassa il filo contro la lama rude di un'eloquenza sanguinaria e burlona, e si appende ridendo ad una corda, come una scimmia che con la coda arrotolata si attacca al cordone del campanello del carnefice.
11 ore di sera.
S, certo, tutto ci che bisognava dire  stato detto! Sento che c'era un partito ignoto che minava il suolo sotto i passi della Repubblica borghese, ed ho intuito la tempesta vicina.
Parole "irreparabili" sono state pronunziate, han fiammeggiato sotto i soffitti come dei lampi di calore solcanti un cielo che si apre, si spacca, si illumina.
E i deputati di Parigi han lasciato la sala diminuiti e lividi, pallidi davanti all'agonia della loro popolarit.
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Capitolo  15.
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10 gennaio 1870.
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Siamo alla Biblioteca Richelieu.
- Che piccolo regalo!... Si dice che Pietro Bonaparte abbia assassinato il suo sarto.
Colui che parla porta gli occhiali, una barba fitta, la bocca sprezzante, la voce che lacera: si chiama Rigault.
- Che bazza, ragazzi!... un Bonaparte in guardina. Ed i sarti che non osano pi reclamare il loro "biccolo gondo". Ma non scherziamo. Bisogna sapere se  vero e far del rumore.
- Chi ti da dato la notizia?
- Un ex poliziotto destituito che d notizie... sai...  Coso... quello che ha l'incarico di un libro contro la Prefettura... Vieni alla Marseillaise?
- Al galoppo.
Strada facendo dei compagni ci si avvicinano.
- Non  un fornitore che  stato ucciso.  uno dei nostri.
- Uno del giornale?
- S, ucciso sul colpo. Andiamo insieme in via Abukir!
- Di'... Vingtras,  una sventura pel compagno, ma in nome di Dio...  molto utile per la Sociale! Sar utile!  proprio un compagno che ebbe il regalo.  Victor Noir.
- S, pare che il malandrino gli abbia piantato una palla nel petto: ma si dice che non sia morto!
- Non  niente!... Chi  che mi accompagna?
- Dove?
- Dai Bonaparte... A Auteuil, a Passy... non so bene... insomma... Dove  andato Noir questa mattina?... Habeneck, dammi cento franchi.
- Non  soltanto dei danari che occorrono, ci vogliono delle armi - gridano Humbert e Maroteau.
Habeneck, il segretario di redazione, non  troppo tranquillo.
- Prendete, ecco cinquanta franchi. Prendete una carrozza, correte laggi. Ma perch delle armi? Basta una vittima. Potete perder tutto, compromettere la situazione... Lasciate l'assassinio sulle braccia dell'assassino!
- Bisogna anche lasciargli l'assassinato!
- Chi va ad Auteuil... in carrozza!
Siamo ricchi: cinquanta palle d'argento, dieci di piombo.
La carrozza procede lenta. La sera scende, fa fresco sulle passeggiate.
- Dove mi avete detto di fermarmi? - chiede il cocchiere che non si ricorda pi, e fruga con occhio inquieto la via melanconica.
Abbiamo dato un indirizzo qualsiasi, indicato un punto qualunque.
- Vedremo... quando entrerete nel paese!
Ci siamo.
Nessuna traccia del dramma. Fermiamo i rari passanti: uno ad uno. Nessuno sa nulla.
- Dov' la casa del principe Pietro?
- Qui... no... l... pi lontano...
Ma ecco una lanterna rossa, un commissariato.
Nessuna esitazione, andiamoci.
- Signore, noi siamo redattori della Marseillaise. Si dice che Victor Noir...
-  ferito. S, signore.
- Gravemente ferito?
Egli fa un gesto disperato e scompare.
 presso il fratello che Noir  stato portato, in una via di Neuilly, calma, silente, ove qualche albero eleva i suoi rami neri e nudi, al disopra di case nuove che respirano tranquille e odorano di gesso.
- Passaggio Massena...  qui!
Il fratello maggiore ci viene incontro. I nostri occhi lo interrogano, il suo silenzio ci risponde. Senza dir parola, ci conduce in una camera che l'ombra invade, e ci mette in presenza del morto.
Egli  disteso sul letto non disfatto; il volto quasi sorridente. Ha l'aspetto di un grosso fanciullone che dorma; e, con le sue mani inguantate di capretto nero sembra un testimonio ad uno sposalizio, che si sia appartato dalla festa per andare a fare un sonnellino. Ha indosso dei calzoni di casimiro che aveva comperato alla Bella Giardiniera, l'elegantone, per le grandi cerimonie; il petto della sua camicia si adatta al largo torso, senza una piega, ma segnato in un punto da una macchiolina azzurra.  la palla che, entrando nel cuore, ha fatto quella macchia.
- Non ha avuto un'agonia dolorosa?
- No, ma bisogna fargli dei funerali terribili.
E le parole escono affrettate e ardenti dalle nostre labbra secche per l'angoscia.
- Se lo portassimo con noi?... Sarebbe come in Febbraio... Lo si sederebbe su una carrettina come i fucilati del Boulevard des Capucines e si griderebbe all'armi lungo le strade.
- Facciamolo.
Le voci son soffocate, ma l'accento risoluto.
- Il cocchiere vorr accogliere il cadavere?
- Non se ne accorger; rimettiamogli addosso il suo abito, discendiamolo come un ammalato; giunti appi delle scale gli pianteremo il cappello in testa e lo metteremo in carrozza...
Luigi stesso non esita: ci abbandoner suo fratello.
Ma un timore ci prende:
- Noi non possiamo per in quattro spingere il popolo...
E per la sventura della Rivoluzione fummo modesti... o vili. Abbiamo abbandonato il gran colpo; non abbiamo osato tentarlo su quella posta sanguinosa.
Abbiam ripreso la via della citt.
Era buio quasi, quando ci volgemmo ancora per guardare, attraverso lo sportello, la casa ove giaceva il nostro amico; ci parve di vederlo, appoggiato alla finestra, e che ci fissasse con i suoi occhi spalancati.
Era il fratello che dava al vento della sera la sua fronte madida e le palpebre rosse. Avevamo la gola stretta. Si assomigliavano come due gocce d'acqua.
Alla "Marsigliese".
Parigi conosce il delitto!
Al giornale i redattori rimangono in permanenza e i repubblicani accorrono da ogni parte.
Fouvielle giunge col soprabito bucato; una palla gli ha fatto un occhiello di pi. Egli dice quello che ha visto: la pistola tratta dalla tasca, Noir preso di mira, colpito e fuggente, stringendo fra le dita il cappello, con la morte nel petto.
- E voi? - chiedono.
Noi narriamo il nostro viaggio; diciamo dell'idea che ci era sorta.
- Ma dove lo si sarebbe messo?...
- Qui... In un sobborgo... Da Rochefort! Il suo domicilio  inviolabile!...
Questa tesi  difesa con passione.
- Siccome deputato, egli ha il diritto di far respingere a colpi di spada o di fucile coloro che varcassero la soglia di casa sua! E chi sa? La via Provenza non  molto lontana dalle Tuileries.
Vorrei, io, che sul nostro medesimo tavolo da lavoro avessimo disteso Victor Noir, questa notte, come sulle tavole di marmo della Morgue, e che coloro i quali godono dei favori della folla, in soprabito ed in blusa, avessero montata la guardia intorno all'assassinato.
- Bisognerebbe averlo per far questo.
- Andiamo a prenderlo!...
Ma la parola della rivoluzione  gi corsa:  troppo tardi.
La casa laggi ha da essere sorvegliata e circondata ora!
Giornalisti che fummo!
E la partita si presentava cos bene!
Forse che nelle guerre civili bisogna lasciar raffreddare le audacie? Chi  pronto a giocarvi nettamente la vita, non ha forse diritto di costruire le barricate a modo suo, e di farle comandare da un cadavere, se un ucciso ha pi fama di un vivo?
Aveva appunto la struttura di un gigante ed una testa cos grossa, che sarebbero occorse venti scariche prima che fosse stata sfracellata e dispersa in minuti pezzi su quelle spalle d'Ercole.
Ma intanto Parigi si agita. C' una riunione a Belleville. Nella grande sala delle Folies il popolo si affolla, fremente.
Al disopra del banco, un velo funebre: e all'ombra di quel cencio, le esplosioni di furore contro l'assassino e il convegno pel combattimento assunto intorno al feretro.
- Bisogna finirla!
Ancora una frase lanciata, gi in altri giorni, nelle ore tragiche: una parola raccolta nelle memorie storiche, che esce dal cimitero degli insorti di altre epoche, per diventare la divisa degli insorti di domani.
Quando le donne se ne immischiano, quando la donna di casa spinge il marito, quando essa concede la bandiera nera da piantarsi nelle vie,  segno che il sole sorger su una citt in rivolta.
Dobbiamo ritrovarci ai funerali.
Ma bisognerebbe che il corteo funebre fosse partito dalla redazione della Marseillaise, che il ritrovo avesse avuto luogo nelle vie del giornale, che il quartiere in ebollizione fosse stato invaso dai dimostranti irritati e che si fosse atteso di essere migliaia per mettersi in marcia.
Chi sa se questa tromba umana non avrebbe trascinati i reggimenti e l'artiglieria, inondato il deposito di polveri dell'impero e travolto come carogne i Napoleoni!...
Forse!...
 Rigault che comanda la manovra come un sergente che ordina alle reclute, come un cane da pastore che mordicchia le pecore e costringe le une a star in fila e abbaia dietro le altre...
- Quattro per quattro in serrafila... al vostro posto - per Dio!...
Delle parole gravi:
- Coloro che hanno delle pistole, in testa!
Delle parole comiche:
- Quelli che han paura, al centro!...
Alla coda quelli che non hanno che dei bistur, dei compassi, dei coltellacci a lama fissa, che del resto produrranno ferite spaventevoli; pezzi d'acciaio o pezzi di ferro nascosti sotto l'abito da operaio - perch la colonna del quartier Latino  piena di operai.
Essi sono stati vicini e sono divenuti compagni degli studenti nel complotto della Renaissance o in qualche altra cospirazione abortita e perseguitata,
Han fatto parte dei comitati socialisti coi partigiani delle candidature Rochefort e Cantagrel; hanno bevuto del caff insieme, nei giorni di elezione; hanno mangiato negli stessi giorni il pane bigio di Mazas.
Rigault  pi sicuro dei ragazzi di officina che dei giovani studenti; ecco perch li ha messi alla retroguardia. Essi bucheranno le reni al centro per farlo avanzare, se occorrer; lo colpiranno, se cercher fuggire.
Egli mi narra queste cose prendendo tabacco, fiutando sempre col mento sporco, il panciotto sporco, le nari aperte, ma con qualche cosa di fiero sulla fronte e nello sguardo.
Egli fa scricchiolare la sua tabacchiera alla Roberto Macaire; mi fa ancora pensare a Napoleone, che immergeva le dita nel suo taschino, continuando a svolgere il piano di battaglia.
Non c' da discutere: egli sembra un cane.
Quando dice alla sua rivoltella, accarezzandola come si passa la mano sulla faccia d'un monello: Do, do... ragap... do!... per aggiungere poi minacciandolo, sorridendo, con un dito: "Bisogner vedere quando ti sveglierai, mascherino, ed a saltellare sugli agenti..., il centro si mostra tranquillo, perch non crede che si scherzi cos quando si deve procedere contro il nemico sul serio.
E la cosa non dispiace ai risoluti, i quali sentono che quel biricchino cogli occhiali e la barba lancer palle come lancer immondizie sulla faccia dei soldati, e che offrir loro il suo petto come mostrer il suo didietro, cinico o ignobile, a seconda che la situazione sar tragica o comica.
- Avanti!
Cinque o sei occhialuti si sono messi in prima fila, giovanotti dall'aria riflessiva.
Rigault  il solo leggerone della banda ed ancora... avrebbe egli pure un aspetto serio, se non drizzasse apposta i suoi baffi, se non elevasse la voce e la cambiasse e, sopra tutto, se non adottasse un certo gesto per esprimere la sua considerazione del clero, dell'aristocrazia, della magistratura, dell'esercito e della Sorbona: un gesto col quale imita il cane, quando con una zampa per aria insozza i monumenti. Breuille, Granger, Da Costa sembrano dei professori di scienze, i cui occhi si siano consumati sui libri.
I tradizionali della colonna si chiedono perch quegli occhialuti si siano eretti capi.
Essi non ricordano n i Saint-Just, n i Desmoulins, n i Montagnardi, n i Girondini... Con tutto ci si ode che essi trattano da stupidi o traditori i deputatastri della Sinistra.
Chi imitano essi?... Sono gli uomini di Blanqui.
Da ogni lato, a piccoli gruppi o in battaglioni come noi, Parigi sale verso Neuilly. Si cammina al passo quando si  in cento, ci si d il braccio quando si  in quattro.
Sono dei pezzi di armata che si cercano: dei lembi di Repubblica, riappiccicati col sangue dei morti.  la bestia che Proudhon chiama l'idra dell'anarchia, che butta fuori le sue mille teste, legate al busto da una stessa idea, con dei carboni ardenti di collera che splendono in fondo alle orbite. Le lingue son quasi mute: il cencio rosso non si agita quasi. Non si ha nulla da dire; perch si sa quel che si vuole.
I cuori sono gonfi nella speranza della lotta. Anche le tasche sono gonfie.
Se si frugasse quest'ammasso di gente, si troverebbe che esso possiede tutti gli utensili degli stabilimenti, tutta la ferraglia delle cucine: il coltello il punteruolo, il trincetto, la lima, sulla punta della quale  infisso un tappo; ma pronti ad uscire per bucare la carne delle spie... Se una venisse scoperta... sarebbe salassata.
E in guardia, agenti dell'ordine! Se sguainassero si darebbe libert d'agire a tutti gli strumenti del lavoro contro gli strumenti dell'uccisione.
Anche gli oziosi hanno il loro da fare... Calci di ricche pistole sudano sotto la stretta di mani febbrili e inguantate.
Talvolta, uno di certi oggetti affilati come daghe o la bocca di una rivoltella esce da un soprabito o da una redingote male abbottonata. Ma nessuno vi bada. Al contrario, si indica l'individuo con un sorriso orgoglioso: ch si  noi pure in condizione di rispondere alla polizia ed anche alla truppa.
Muta la polizia, invisibile la truppa.
 ben questo che mi fa riflettere! Chi sa se tra poco non saremo colpiti improvvisamente da una fucilata partita da qualche casa, con le porte e le persiane chiuse, non appena un ardente o un venduto lancer un grido contro l'Impero.
- Ma tanto meglio, mi dice un vicino dal volto di carbonaio. La borghesia  uscita dalle sue botteghe, s' unita al popolo. Eccola nostra prigioniera: e noi la costringeremo davanti la bocca dei cannoni fino a che sia sventrata come noi.  essa, allora, che urler di dolore e dar il primo segnale dell'insurrezione. Sta a noi approfittare del movimento e mitragliare tutta la banda: borghesi e bonapartisti misti insieme.
Una figura grave si  volta verso di noi, una mano vecchia si  posata sul mio braccio.
 Mabille, che giunge in tempo per udire la teoria dell'algebrica della carneficina e che, col suo volto grigio, approva.
Gli chiedo se  armato:
- No, val meglio che mi assassinino senza che io abbia di che difendermi. I sentimentalisti faranno delle frasi sui vegliardi uccisi senz'armi, uccisi da soldati ubbriachi!... Sar utile, credetemi! Ah! se il sangue potesse scorrere... - ha concluso con la grande dolcezza de' suoi occhi azzurri.
- Non abbiamo che da sparare per i primi!
- No, no. Bisogna che siano i chassepots a cominciare.
Passaggio Massena.
Rigault, io e qualche altro abbiamo fatto un buco nella moltitudine che si  aperta davanti a noi.
Essa non ha l'orgoglio della prima linea e non si lagna se altri la supera.
Nelle ore delle supreme decisioni essa ama veder procedere dinanzi, quali avvisi viventi, le personalit conosciute che recano un programma appeso come una insegna fra le sillabe del loro nome.
Che cosa accade?
Un colosso, in piedi su una sedia di paglia, si oppone, con la parola e coi pugni, a che la folla dell'avanguardia proceda.
 il fratello, colui che l'altra sera acconsentiva a consegnare il morto fratello, ancora caldo, per infiammare la rivoluzione.
Si  raffreddato anch'egli, come il cadavere.
Ed oggi rifiuta il feretro a Flourens che, pallido e con le fiamme negli occhi, lo chiede, quel morto, per la Rivoluzione, e vuole che il corteo attraversi tutta Parigi, perch col timone del carro funebre si possano battere in breccia, come con un ariete a testa di morto, le mura della Tuileries.
Esse possono crollare prima del cader della notte, se si afferra l'occasione, se si ritorna dal lato del Pre Lachaise, se si volge la briglia dei cavalli dal lato di Neuilly.
- Signor Vingtras, credete voi che ci si batter?
Non conosco colui che mi parla.
Egli si presenta:
- Sono Carlo Hugo. Voi non siete in amicizia con mio padre (questione di scuola!) ma mi sembrate in accordo con la gente che  qui. Potreste rendermi un servigio da confratello e farmi passare ai primi posti?... La cosa non mi par difficile; voi comandate un po' a tutta questa gente.
- Nessuno comanda - disingannatevi. - Neppure Rochefort e Delescluze, che tra poco saran travolti, se in un discorso da oratore da piazza, passa un lampo che accenda, o soltanto se in questo cielo nebuloso si abbia improvvisamente un raggio di sole che riscaldi... Ma vedremo...
Vedere chi, veder che cosa?
- Voi siete per Parigi o per Neuilly? - mi chiede, con la febbre nello sguardo e nella voce, Briosne, che mi mette la mano sulla spalla.
- Sono per quello che il popolo vorr!...
Avenue di Neuilly.
Il Popolo non ha voluto la battaglia, malgrado le suppliche disperate di Flourens, malgrado la tenacia di alcuni eroici che tentarono di prendere violentemente e trascinare le rozze pel muso.
- La redazione della Rue in testa - hanno gridato due o tre volte, dai plotoni rivoluzionar.
- Non conducete quella gente al macello, Vingtras.
Credete, non si pu condurre la gente al macello, come non si pu imporre alle folle la seriet o la vigliaccheria. Esse recano in s la loro volont sorda, e tutte le chiacchiere del mondo nulla possono.
Si dice che l'insurrezione scoppia allorch i capi lo vogliono. Non  vero!
Duecento mila uomini hanno in petto il desiderio di battersi, non hanno orecchie per i capitani che gridano loro: Non vi battete; e passano sopra i corpi degli ufficiali, se gli ufficiali si piantano di traverso, e sui loro capi calpesti montano all'assalto!
Mabille solo aveva ragione. Se i chassepots avessero fatto meraviglie senza provocazione, se un ordine stupido avesse condotto un reggimento e fatto crepitare le fucilate intorno a quella casa - ah!, i tribuni popolari non avrebbero avuto che una parola da dire, un gesto da fare, e la bandiera della Repubblica sarebbe sorta da terra, salvo ad essere rovesciata e sfilacciata dai proiettili su migliaia di cadaveri.
Ma n il Popolo, n quelli dell'Impero avevano il profondo desiderio di incontrarsi e venire alle mani sulla tomba di un piccolo giornalista: terreno cattivo per la vittoria dei soldati, troppo stretto per la messa in linea dell'idea sociale.
A un dato momento son venuti a cercarmi nel mio gruppo.
- Rochefort sta per svenire. Andate a vedere che cosa gli capita, strappargli l'ultima parola d'ordine.
L'ho trovato pallido come un morto, seduto nel retrobottega di un droghiere.
- Non a Parigi - ha detto tremando.
Di fuori aspettavan la sua risposta. Son salito su un seggiolino e l'ho data, tale e quale.
- Ma voi? - mi ha gridato Flourens - voi, Vingtras, non siete con noi?
Egli ci ha raggiunti, scamiciato, con l'occhio infocato, bello di dolore, in fede mia: e si  buttato su di me, per modo di dire.
- Non con voi? Io ci sto con voi, se la folla ci sta.
- Essa  decisa... guardate il feretro... viene verso di noi.
- Ebbene, andiamogli incontro!
- Alla buon'ora... grazie... e avanti!
Flourens mi stringe la mano e ci supera. Egli ha la fede e la forza di un santo. Apre l'onda della folla con le sue spalle e la fende, come un nuotatore, gettatosi ad un salvataggio, fende le onde dell'Oceano.
Ma d'un tratto alla coda si odono dei rumori, delle grida...  Rochefort che ci raggiunge in carrozza. Che cosa c'? Qualcuno ha buttato l un'idea!...
- Al Corpo legislativo!
M'impadronisco subito della proposta; anche Rochefort l'afferra.
- Al Corpo legislativo!  detto!
E la carrozza, che gi si avviava al cimitero, fa dietro front e corre verso Parigi.
Ho preso posto a fianco di Rochefort. Anche Grousset  venuto. Ed eccoci l, muti e pensosi, diretti Dio sa dove. Per conto mio dico a me stesso che se ci lasciano giungere sino alla Camera, essa sar invasa; che assisteremo ad un altro 15 maggio, fatto da duecentomila uomini, un quarto dei quali borghesi.
Giacch essi sono duecentomila!
Quando mettiam la testa allo sportello, vediamo la via piena, rumorosa, come il letto di un modesto corso d'acqua invaso da un torrente.
Si nascondono ancora le pistole ed i coltelli, ma si  tratta dai petti l'arma della Marsigliese.
La terra trema sotto i piedi di quella moltitudine, che sembra proceda al passo, e il ritornello dell'inno batte l'ala su pei cieli.
- Alt!
La truppa ci sbarra la via.
Rochefort discende:
- Sono deputato ed ho il diritto di passare!
- Voi non passerete!
Guardo dietro di me. Su tutta la lunghezza della via il corteo si  spezzato, disperso. Diventava tardi, si era stanchi, si aveva cantato...
La giornata  finita!
Un piccolo vecchio trotterella vicino a me, solo, tutto solo, ma seguito, lo vedo, dagli sguardi di una schiera, in mezzo alla quale riconosco degli amici di Blanqui.
 lui, l'uomo che sfila lungo quel muro, dopo aver girellato tutto il giorno sui fianchi del vulcano, guardando se al disopra della folla non balzasse una fiamma che sarebbe stato il primo fiammeggiare della bandiera rossa: quell'isolato, quel piccolo vecchio  Blanqui!
- Che fate qui voi?...
Ero rimasto fermo, inchiodato al posto, stupito di vedere d'un tratto tanta calma e tanto moto.
- Voi state per farvi arrestare! - mi ha detto il pittore Lanon, trascinandomi.
Nella piazza, in cui la pioggia caduta aveva creato delle pozzanghere, abbiamo trovato dei compagni sfiniti e sporchi.
Abbiamo pranzato insieme da un mercante di vino.
Qualcuno  stato consigliato a non andare a letto a casa.
L'artista mi ha preso e mi ha condotto a casa sua.
Ma non hanno osato arrestare alcuno: troppo felici che ieri non vi sian stati disordini gravi.
Cattivo segno per l'Impero! In mancanza di soldati, non ha osato lanciare poliziotti. Esso esita, aspetta, i suoi giorni sono contati. Ha il proiettile nel cuore, come Victor Noir.
...
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Capitolo  16.
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15 luglio.
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Attenti al brodo rosso!
Essi ne hanno bisogno, lo vogliono. La miseria straripa, il socialismo li invade.
Sulle rive della Sprea, come su quelle della Senna, il popolo soffre. Ma questa volta la sua sofferenza ha degli avvocati in camiciotto: e non  che tempo per fare un salasso, perch la linfa della forza nuova sfugga attraverso l'incisione, perch l'esuberanza della folla si perda nel fragor del cannone, come il fluido va a morire nella terra col fragore del tuono.
Si sar vinti o vincitori; ma la corrente popolare sar lacerata dalle baionette, spezzata dal zig-zag dei successi e degli insuccessi.
Cos pensano i pastori della borghesia francese e tedesca che vedono dall'alto e di lontano.
Del resto i calzoni rossi e i calzoncini corti di Compigne non dubitano sulla marcia trionfale dei reggimenti francesi attraverso la Germania conquistata.
A Berlino, a Berlino!...
Ho corso pericolo d'essere assassinato sull'angolo d'una strada, da un pugno di bellicosi davanti ai quali ho urlato il mio orrore per la guerra. Mi chiamavan prussiano e mi avrebbero probabilmente ucciso se non avessi loro detto il mio nome.
Allora mi hanno lasciato... borbottando:
- Non  un prussiano, ma non vale di pi...  un uomo che non crede alla patria, ai fratelli, agli amici: e se ne ride, lui, che i Gabinetti dell'Europa ci insultino!
Lo credo bene, infatti, ch'io me ne rida!
Tutte le sere avvengono dispute che finirebbero con duelli se coloro stessi che si accaniscono contro di me non dicessero di dover conservare la loro pelle pel nemico.
Ed i pi caldi nella questione sono sovente degli "avanzati" dalle lotte del 1848: antichi combattenti, che mi buttano in faccia l'epopea delle quattordici armate della guarnigione di Magonza, dei volontari di Sambre et Meuse e della 32.a mezza brigata! Essi mi lapidano con gli zoccoli del battaglione della Mosella, mi cacciano nell'occhio il dito di Carnot e il pennacchio di Klber.
Abbiamo preso delle strisce di tela, sulle quali si scrisse con dei bastoncini di legno immersi in una scodella piena d'inchiostro: Viva la pace! - e siamo andati portando quella scritta nelle vie di Parigi.
I passanti ci si sono scagliati addosso.
C'erano degli agenti di polizia tra gli aggressori, ma non furono essi che cominciarono; a loro bastava seguire l'ondata dell'odio popolare e scegliere nella massa coloro che essi conoscevano per averli visti nei complotti, nelle riunioni, il giorno in cui vi fu la dimostrazione Bandin o al funerale di Victor Noir. Non appena l'uomo era indicato, il bastone piombato o il casse-tte scendeva! Bauer ha corso rischio d'essere ucciso, un altro di essere gettato in un canale.
Talvolta mi assalgono dei pentimenti vili, dei rimorsi criminali.
S... mi giungono al cuore delle ventate di rimorso: il rimpianto della mia giovinezza sacrificata, della vita abbandonata alla fame, dell'orgoglio abbandonato ai cani, dell'avvenire rovinato per una folla che mi pareva avesse un'anima ed alla quale un giorno volevo far l'onore di tutta la mia forza dolorosamente ammassata.
Ed ecco che ora essa cammina dietro ai soldati, questa folla! Essa segue il passo dei reggimenti, essa acclama dei colonnelli, le spalline dei quali sono ancora macchiate del sangue di Dicembre, ed essa grida "A morte!" contro noi, che vorremmo, con un pugno di cenci, soffocare la voce delle trombe di guerra.
Oh! questa  la pi grande disillusione della mia vita!
Attraverso i miei dolori ed i disinganni avevo conservata la speranza che la piazza pubblica mi avrebbe vendicato un giorno... Su questa piazza pubblica mi hanno percosso violentemente: ho le reni doloranti e il cuore affranto.
Se domani un bastimento volesse prendermi e portarmi in capo al mondo, io partirei, disertore per disgusto, refrattario sul serio.
- Ma non l'udite dunque, voi, la Marsigliese? - Mi fa orrore la vostra Marsigliese d'oggi. Essa  diventata una canzone governativa. Essa non trascina pi dei volontari: essa conduce un armento.
Non  pi la campana a martello sonata dal vero entusiasmo;  il tintinno della campanella legata al collo del bestiame.
Quale gallo precede, col suo limpido coccoric, i reggimenti che passano? Quale pensiero freme nelle pieghe delle bandiere? Nel '93 le baionette sorsero dalla terra con un'idea sulla punta, come un grosso pane!
Le jour de gioire est arriv!!
S... voi lo vedrete!...
Piazza del Palazzo Borbone.
Siamo davanti al Corpo legislativo tutti e tre: Theisz, Avorial ed io, il giorno della dichiarazione. C' un bel sole; le belle donne compaiono in fresche toilettes con dei fiori al seno.
Il ministro della guerra, o qualche altro giunge brioso e lieto in una carrozza elegante, nuova, tirata da cavalli col morso d'argento.
Si direbbe che c' una festa dell'aristocrazia, una cerimonia di gala, un Te Deum a Notre Dame. Nell'aria fluttua un profumo di eleganza e di gardenia.
Non c' nulla che riveli l'emozione e il timore che dovrebbero commuovere i cuori quando si annunzia che la patria sta per sguainare la spada.
Degli evviva, delle grida...
Il dado  tratto: hanno passato il Rubicone.
Abbiamo attraversato le Tuileries, silenti, disperati.
Il sangue mi  salito al volto e minaccia d'invadermi il cervello. Ma no... questo sangue che io debbo alla Francia  uscito stupidamente dal mio naso. Bello davvero! ho derubato il mio paese, gli sottraggo tutto il sangue che cola, cola, cola...
Ho la faccia e le dita rosse; il mio fazzoletto sembra abbia servito ad un'amputazione, ed i passanti, che tornano entusiasti da Palazzo Barbone, si scostano con un movimento di disgusto. Eppure sono gli stessi che hanno applaudito al voto col quale la nazione  condannata a sanguinare da tutti i pori..
Il mio naso a pomodoro li disturba! Banda di pazzi! Carne da mitraglia!
- Dovrebbe nascondere le mani! - dice, con una smorfia di ripugnanza, un barbuto che poco fa urlava disperatamente.
Mi sono lavato nella vasca del giardino.
Ma le madri sono intervenute.
- Forse che egli ha il diritto di far paura ai cigni ed ai bambini?... - hanno detto chiamando i loro piccini, tre o quattro dei quali eran vestiti da zuavi.
Tutti i giornalisti sono in subbuglio. Si tratta di arrolarsi.
Si  organizzato un battaglione di addetti alle ambulanze. Quelli che furono, anche per un momento, studenti di medicina, che nelle loro vecchie tasche di bohme hanno un documento che comprovi le loro iscrizione, si rivolgono ad una specie di dottore filantropico che mette la chirurgia in salsa ginevrina. Egli ha inventato un abito da cacciatore: nero, da turista in lutto, vestito il quale, gli arrolati assumono degli aspetti religiosi o funebri.
Li ho visti uscire dal Palazzo dell'Industria.
Il sergente, che precedeva,  il segretario di redazione della Marseillaise: lo stesso uomo che si mostrava disposto a concederci un po' di danaro, ma rifiutava le armi, il giorno dell'assassinio di Victor Noir; un bravo ragazzo, bellicoso come un pavone, che fa la ruota con una bardatura d'un po' di tutto, disposta a ventaglio sulla schiena.
In quella schiera di infermieri che si avviano al campo di battaglia, molti convinti: ma pure quanti romantici e quanti commedianti!
I giardini e gli spaz liberi son coperti di plotoni d'uomini, vestiti met con abiti borghesi, met con abiti militari, che corrono, si fermano, formano i quadrati, il circolo.
- Contro la cavalleria - incrociate! In guardia contro la fanteria! A cinque passi - misurate gli intervalli... Indietro i gomiti! Numero nove... voi uscite dalla linea. Sinistra, destra, sinistra, destra...
E i gomiti rientrano e il numero 9 ritira il suo ventre. - Sinistr, destr, destr, sinistr!
E poi?
Ah! voi credete che si misurino cos le distanze, che si adopri la baionetta con quei gesti da metro-uomo, quando ci si trova nel fitto della mischia, nei prati, nei campi, nei cimiteri, dove improvvisamente si incontra il nemico?
Ogni giorno dei distaccamenti si avviano alle stazioni: ma  piuttosto una massa sbandata, che non reggimenti quelli che sfilano.
Passano a ondate enormi, violenti, con delle bottiglie attraverso lo zaino.
Ed io sento, alle esitazioni del mio cuore, che la disfatta  sulla groppa dei cavalli, e non prevedo nulla di bello per quei recipienti e per quelle marmitte legate al dorso dei fantaccini.
Essi vanno laggi come si va al rancio. Temo che pioveranno degli obici in quella zuppa, mentre si staran pelando le patate e sbucciando le cipolle!
Faranno piangere, quelle cipolle!
Nessuno mi presta ascolto.
Come avveniva in Dicembre, quando predicevo la rovina. Mi si rispondeva allora che non avevo il diritto di scoraggiare quelli che avrebbero forse voluto battersi.
Oggi mi si grida: "Voi siete un criminale e calunniate la patria".
Ancora un po' e mi si condurrebbe in carcere come un traditore.
Piazza Vendme.
Mi hanno condotto!
Mi hanno afferrato, alla testa di un gruppo di disperati per le vere disfatte, furibondi per le false vittorie, e mentre urlavo: "Abbasso Ollivier!..."
Riconosciuto e indicato, mi hanno messo in testa. Era un grande onore, ma che battaglia!... Nulla  mancato: calci nelle reni, colpi di pomelli di sciabole nei fianchi... e avanti dunque... l'insorto!...
Si sono messi in dieci per trascinarmi fino allo stato maggiore della guardia nazionale.
-  una spia! - mormoravasi al mio passaggio.
E poich io rispondevo: - Imbecilli! - qualche baionetta borghese si disputava la gioia di bucherellarmi, quando un tenente, che comandava il posto, mi ha strappato alla furia della compagnia.
Egli mi conosce; ha visto la mia caricatura: un cane con legata una cazzeruola alla coda.
- Toh! siete voi... ma voi siete un tipo che voglio per me... un allegro uomo che mi va...
"Han corso rischio di farvi la festa... Affare mancato... Ma si sono fitti in testa di mandarvi a Caienna... Ah! s, davvero..."
Ha ragione! Dal ministero della giustizia  venuto l'ordine di consegnarmi agli agenti.
Mi hanno inquadrato tra le loro figure nere e siam partiti con le mosse delle ombre cinesi. Si odono i nostri passi nel silenzio della notte; i nottambuli si avvicinano e guardano.
Fermata al commissariato! Interrogatorio, perquisizione; passaggio alla guardina.
Una staffetta parte, cavallo al galoppo, per un dispaccio che mi riguarda.
Trasporto al Deposito.
Mi abbandono su un letto da campo, tra un mendicante amputato, che rinnova le sue ulceri con delle erbe, ed un giovane dal volto distinto, ma sgomento, che, vedendomi vestito un po' civilmente, mi si avvicina ed a voce bassa, i denti stretti, il petto ansante, mi dice:
- Sono scultore... Non ho inumidita la terra grassa... Non ho dato da mangiare al mio gatto... Ero andato a cercargli della carne... mi hanno preso coi repubblicani...
Il respiro gli manca.
- E voi?... domanda penosamente.
- Non andavo a comprar della carne. Non ho un gatto, ho delle opinioni...
- Voi, come vi chiamate?
- Vingtras!
- Ah! mio Dio!
Si allontana, si rotola nel suo paletot, vi ricaccia dentro la testa come uno struzzo.
Ma dopo un momento la tira fuori e con un tremolo nella gola, parlandomi quasi all'orecchio:
- Quando verranno i guardiani, voi farete le viste di non conoscermi, non  vero?
- No, no. Buona notte... Ehi... lo storpio.... fatevi un po' da lato.
 la sveglia, l'artista fa pena a vedersi...
Lo interrogano per primo:
- Non ho fatto nulla... Andavo a comprare della carne pel mio gatto... Sono scultore... non ho bagnata la mia terra grassa... Mi si metter in libert? Io sono per l'ordine!
- Pro o contro... fa ridere... Portatelo via!
Io sono un cavallo di ritorno, vecchia conoscenza.
Il carceriere lo indovina, e dirigendoci verso la cella parliamo:
- Voi siete gi stato qui?... Oh! io ho capito tutto subito... Con Blanqui? Con Delescluze? Megy? Ho conosciuto tutti questi signori... Vi serve?
E mi tende la sua tabacchiera.
Mi hanno lasciato uscire per respirare, fra quattro mura sempre, ma a cielo aperto.
Il tumulto di questi giorni costringe i carcerieri a rimanere altrove; i prigionieri sono abbandonati a mezza via della passeggiata.
Un uomo mi si avvicina; non  un uomo,  uno spettro, un fantasma.
- Mi riconoscete?
Mi sembra gi averla vista questa redingote floscia, che ha assunto degli aspetti e delle forme da sacco vuoto.
- Sono scultore.
- Ah! s... la terra... il gatto, la carne...
- Che cosa credete ci faranno?
- Ci fucileranno...
- Fucilarci?... Eppure io ho qualcosa l...
- Dove?
- Non vi ho dunque detto il mio nome?
- ?
- Mi chiamo Francia.
Francia! Ah! bene... questa  bella, questa  comica...  lui che fu incaricato di far la statua della Repubblica guerriera, con la spada levata!...
Aspetto sempre che mi interroghino; aspetto, pieno d'angoscia.
Un guardiano mi ha fatto delle confidenze. E so che davanti alla Camera, l'altro giorno, c' stata una dimostrazione violenta. Nel pomeriggio d'oggi si assicura ve ne sar un'altra con Rochefort alla testa; si deve andarlo a prendere a Pelagia...
All'istruzione.
- Signore, voi siete accusato di eccitamento alla guerra civile.
Voglio spiegarmi.
Il magistrato mi ferma con uno sguardo e col gesto.
- Dacch voi siete in arresto, signore, gravi sventure han colpito la Francia; essa ha bisogno di tutti i suoi figli. L'ufficiale stesso che ha ordinato il vostro arresto mi ha chiesto che le porte delle carceri vi fossero aperte: voi siete libero.
Aveva detto tutto questo con semplicit: la sua voce tremava parlando delle "gravi sventure".
Sono uscito dal Deposito pi triste di quando vi sono entrato.
Son corso verso gli avvisi. Quei grandi manifesti bianchi, allargati sui muri, mi han fatto paura, come il volto pallido della patria.
Che cosa accade dunque?
Tu, in fondo, confessalo, eri pi malcontento che lieto, quando ti dissero che l'Imperatore aveva un trionfo al suo attivo. Tu hai sofferto, quando credevi che la vittoria fosse vera... soffrivi quasi quanto Naquet, il gobbo, che piangeva di rabbia.
Ed ecco che una nube scivola sulle tue palpebre e che le lagrime scendono.
Sono rimasto due giorni con gli occhi e col cuore sulle notizie di laggi, ascoltando l'eco del cannone lontano ed i rumori della strada.
Nessuno si muove.
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Capitolo  17.
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Le dieci del mattino. Si batte alla mia porta.
- Entrate.
Davanti a me, un giovanottone, dal volto pallido, nascosto in una fitta barba nera, con occhiali da studente tedesco, un cappello da bandito calabrese.
- Voi non mi riconoscete?
- In fede mia, no.
- Brideau... uno dei vostri allievi di Caen...
Eh! s, mi ricordo... avevo un allievo che si chiamava cos, nella divisione che io ho consigliato di non far nulla, quando provvisoriamente salii alla cattedra di rettorica.
- Ebbene, che cosa siete diventato?
- Un morto di fame! Ottenuta la licenza, ho voluto seguire i corsi di diritto. Mio padre ha potuto pagarmi tre inscrizioni: non di pi.
" un piccolo notaio di campagna mio padre, che io credevo quasi ricco e che mi ha confessato piangendo di essere povero, molto povero... Confidando nella mia riputazione di forte nei temi... ho cercato il pane... Ah! bene, s... coloro che han fatte le loro classi a Parigi hanno delle conoscenze, sono protetti dai loro ex professori; ma il forte in temi di provincia, che pensa di poter esercitare fra Montrouge e Montmartre... farebbe meglio ad annegarsi, senza esitare... Ho avuto un maggior coraggio. Sono diventato operaio, operaio incisore. Non sono mai diventato molto abile, ma sono riuscito, col mio bulino inetto, a guadagnarmi quasi la vita... Quante volte ho pensato a voi... a quel che ci dicevate dell'educazione universitaria! Credevo che mi scherzaste... in quei giorni... Ah! se vi avessi dato ascolto... Ma non  di questo che voi scherzaste... in quei giorni. Ah! se lagrimare sulla mia storia... Da tre anni appartengo ad una sezione blanquista. Le sezioni vogliono agire!".
Gli ho afferrate le mani.
- Le sezioni vogliono agire... voi dite? Ebbene, non me lo dite; conservate il vostro segreto. Io non voglio avere la mia parte di responsabilit, in un tentativo che fallir, e il risultato unico del quale sar il far mandare della brava gente a Mazas o alle Centrali.
-  una missione che io compio. Ieri si  parlato di quelli che son uomini da prestar l'orecchio se in qualche angolo si spara un colpo di pistola. Il vostro nome  venuto uno dei primi sulle labbra di Blanqui; egli vi conosce per mezzo dei compagni, ed  stato deciso che vi si avvertirebbe. Ora, fate quello che volete. So che non vi si trascina punto ove non volete andare: ma oggi nel pomeriggio, alle due, siate davanti alla Caserma della Villette e vedrete cominciare l'insurrezione.
Un'ora e mezza!...
Ci sono.
Ci sono anch'essi, perdio! Quattro straccioni: Brideau, Eudes, che mi fa un segno col capo al quale io rispondo con una strizzatina d'occhi; un giovinetto col berretto e gli occhiali sul naso ed un vecchio a testa lunga e dolce, un po' curvo; pi uno dai capelli corti...
Blanqui  l, vicino al saltimbanco.
Rataplan, rataplan, plan, plan...
- Signore e signori - io vendo la polvere che fa grattare... Voi mi trovate in casa della moglie del ministro... Smoccolate la candela... in quella gettate la mia polvere...
E il ciarlatano continua la sua chiaccherata, dando, di quando in quando una tamburinata sul suo vecchio strumento per cavarne un po' di rumore.
 su questa cassa da fiera che si batter la carica... dimmi un po' Brideau?...
- Ah! gli  da lungo tempo che noi abbiamo un conto da regolare, cittadino Vingtras... Questa volta vi ho preso e non vi lascer pi.
Il caso mi aveva buttato fra i piedi un meccanico del quartiere col quale ho discusso talora in modo molto animato. Egli  comunardo, io non lo sono.
Oh! no, egli non mi lascia pi... E mi costringe a tenergli compagnia...
Egli mi interroga, io rispondo. Ma ho il pensiero altrove. Mio malgrado, sto in ascolto per sentire se nell'aria tepida che ci ravvolge non passi la eco delle fucilate, e nell'istante in cui l'altro mi chiede nettamente quali sono le mie obiezioni contro la propriet collettiva, penso a Brideau, a Eudes, a Blanqui.
Perch si tace il tamburo del ciarlatano?
- Voi siete nell'imbarazzo - confessatelo dunque - mi dice il meccanico, toccando allegramente il mio bicchiere col suo... - Ah! se mai ci accadesse di avere il potere...
Il potere? Sono in sei, laggi, vicino al ciarlatano, che stanno per impadronirsene.
Ma non dico nulla al compagno, non mi riconosco il diritto di parlare.
Mi accontento di chiedergli se egli pensa che un movimento comandato da uomini d'attacco trascinerebbe il popolo contro l'Impero.
Egli prende un fiammifero, lo sfrega lentamente sui calzoni.
- Non ci sarebbe da fare altro... guardate e tutto sarebbe in fiamme. Null'altro che questo!
- E voi lo credete, amico?...
Eppure se fosse accaduto qualcosa, noi lo sapremmo, qui... ma nulla!
Essi han dovuto essere presi nella folla, senz'aver avuto tempo di gridare, nel momento in cui il saltimbanco faceva il suo giuoco e le spie ed i poliziotti guardavano in volto per scoprire gli individui sospetti.
Ore quattro.
Non un grido, non un rumore.
Gli operai, che han vestiti i loro abiti nuovi, accompagnano la moglie, la quale si  messa in lusso anch'essa, e le sorelle grandi trascinano i loro fratellini davanti le botteghe delle immagini o dei dolci. Vi sono dei fiori nelle mani callose e un desiderio di riposo su tutte le fronti di quella gente lavoratrice.
Brutto giorno la domenica, per le insurrezioni. Non si vogliono sporcare gli abiti domenicali, ci si  messo qualche soldo in tasca per una fermata al caff, non si ha che quella mezza giornata per rimanere coi parenti, per andar a trovare il vecchio padre e gli amici.
Non bisogna gridare "allarmi!" nei giorni in cui i poveri si mettono a far gli eleganti, dopo che per una settimana, dal fondo delle loro case buie, hanno sognato una passeggiata ed una partita in un'osteria inghirlandata di verde.
 Gustavo Mathieu, il poeta, e Regnard, il critico, che, avvicinandomi ad un tavolo del Bouillon Duval, ove son venuto a sedermi, mi annunziano che una trentina di individui si son precipitati nella caserma dei pompieri della Villette ed hanno fatto fuoco sulle guardie di citt.
Ne hanno anche dovuto uccidere una o due.
- I criminali! dice Mathieu.
- Gli imbecilli! dice Regnard, che  blanquista e che doveva far parte del gruppo che ag.
Imbecilli! criminali! quegli onesti, quei coraggiosi...
Bisogner discutere tutto ci, una di queste mattine.
Un'imprudenza ha fatto arrestare Eudes e Brideau. Consiglio di guerra. Verdetto: la morte.
Come salvarli?
Forse una lettera scritta da un uomo popolare e glorioso avrebbe effetto sull'opinione pubblica.
E si cerca colui che possa redigere e firmare questa lettera suprema.
Ma  difficile.
I condannati hanno dichiarato che essi respingeranno ogni ricorso di grazia presentato all'Imperatore, e noi, dal canto nostro, non vogliamo commettere una bassezza in loro nome, neppure per salvarli.
Le confessioni sono terribili.
Ma si pensa che se un grande, come Michelet, parlasse, la sua voce sarebbe udita e forse ascoltata.
Ci siamo recati da lui: Rogeard, Humbert, Regnard, io e qualche altro.
Si  mostrato a noi quale : solenne e femminile, eloquente e bizzarro.
Ha accolto subito la proposta e non si  pi trattato che di sapere a chi dirigere questa missiva, che non deve assomigliare ad una supplica e che ha per scopo di sopprimere la sentenza di morte.
- Ai capi della Difesa, ho proposto.
- Bene! bene.
Ma subito dopo ecco che Michelet si alza, passa nella camera vicina e ci lascia soli un momento.
Poi ritorna, riprende il posto al tavolo attorno al quale stiamo noi, silenti e commossi.
- Signore - dice voltandosi verso di me e col tono di voce di uno che ripeta la sentenza dell'oracolo - la signora Michelet  del vostro parere.
Egli non ama Blanqui e, fin dalla prima riga che scrive, fa ricadere su di lui tutta la responsabilit dell'atto e della condanna.
- I nostri compagni - dichiara uno di noi - non acconsentiranno a rinnegare il loro capo, fosse anche per sfuggire alla morte.
Egli stringe le labbra, fa un "uhm!" e di nuovo scompare; ma non rimane assente a lungo, e quando ritorna dice ancora:
- Decisamente le donne sono dalla vostra... La signora Michelet comprende i vostri scrupoli e li approva. Cancelliamo la frase.
Finalmente, quando tutto  terminato, egli vuole consultare ancora una volta la sua Egeria, e noi sorridiamo, ma con una lagrima di emozione negli occhi.
Egli ha interrogato il cuore di colei che  la compagna della sua vita e che ne divide le idee. Quel cuore ha parlato, come parla il nostro, per la salvezza e l'onore dei nostri amici.
Michelet passeggia in lungo ed in largo:
- Non oseranno ucciderli, non lo credo...  cos bello il tempo! Con questo sole, il sangue lascerebbe una macchia troppo larga nel verde dei prati... i borghesi non mangiano sull'erba dove  stato un cadavere. Saranno del nostro parere... vedrete... Li sfido in ogni caso a fucilarli, in un giorno di domenica.
La lettera si chiude con queste parole o altre uguali, come significato:
Dio che vede le nazioni.
Dio!... La cosa non  troppo gradita a noi... ci sono delle smorfie e dei silenz.
Michelet guarda le fisionomie ed alzando le spalle dice:
- Senza dubbio... Ma la frase sta bene!...
Siamo andati a portare la lettera ai giornali.
Ci siamo persino disputato quest'onore.
Ah! perdio... come ho fatto bene a non appartenere ad alcun gruppo, ad alcuna chiesuola, ad alcun clan, ad alcun complotto...
Pare vi siano due correnti di blanquismo e ogni setta, dal canto suo, rifiuta all'altra il diritto di salvare le teste dei condannati.
Gli indipendenti del mio stampo hanno finito per essere accolti, fortunatamente, e abbiamo fatto il giro dei giornali.
Ai Dbats un uomo, che viene indicato siccome Maxime Du Camps, ha contorto il viso irritato, udendoci.  duro per i vinti, costui.
Dappertutto hanno preso senz'altro i fogli, senza dar loro importanza, e li hanno pubblicati, senza aggiungere una parola di simpatia o di piet.
Siamo corsi dai deputati di Parigi, che abbiamo rintracciati con grandi fatiche e che hanno fatto delle promesse vaghe; qualcuno ha aggiunto delle parole vili, che dovemmo fermare sulle labbra che le pronunziavano.
Gambetta si accaniva sui condannati ed ha chiesto alla tribuna che si colpissero come complici del nemico.
Ah! bandito!... egli sa meglio di qualunque altro che sono individui di coraggio, costoro. Ma i coraggiosi lo inquietano...  una minaccia per l'avvenire. Chi sa se nel sangue denso della disfatta non vi sar da pescare una dittatura? Sarebbe bello sbarazzarsi di questi ribelli con le truppe dell'Impero
Ed i colleghi di Gambetta esitano, tanto egli li comanda. Ma non hanno chiusa la porta... poich l'orizzonte diventa cupo, e non vogliono, durante la tormenta che pu scatenarsi domani, trascinare il rifiuto, cucito al loro petto come la lanterna appesa nelle tenebre della notte, sul petto del duca di Enghien, perch ci si veda a fucilarlo.
...
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Capitolo  18.
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Ci si  riuniti in parecchi e si sono salite le scale dei giornali di opposizione borghese, ove gi ebbero luogo dei conciliaboli, in questi giorni, ai quali non assistevano degli irregolari come me.
Io non sono in rapporto che coi rivoluzionar di slancio. Coi pontificastri non sono in amicizia, perch ho deriso il loro catechismo e non mi perdonano l'articolo sui Cinque.
Ma oggi le delegazioni hanno il diritto di forzare le parti che annunziano programma liberale.
Del resto, le dissidenze scompaiono davanti alla gravit degli avvenimenti: e coloro, che furono trattati come chiacchieroni sono ricercati, in queste ore, dai dottrinar alla caccia degli uomini di azione.
Stan bene gli urlatori, davanti ai reggimenti muti ed esitanti... Sono gli indisciplinati che domano la disciplina.
Dunque ci si servir di essi; salvo domani scagliarli nell'angolo ove sta la gente destinata al fuoco, dopo che avranno strappati i fucili ai soldati o avran fatto loro levare in alto il calcio dell'arma.
Ah! so ben io che cosa ci aspetta!
Si continuano a cercare accomodamenti, con una stretta di mano, una levata di cappello, nel disordine generale, alla notizia di una dimostrazione in preparazione o d'una protesta che si sta organizzando.
La parola d'ordine  data.
- Alle undici - convegno al caff Garin - lato delle donne... Silenzio!  per ingannare la polizia... Si avr l'avviso di una proclamazione repubblicana. A mezzanotte esso sar stampato e ciascuno ne porter seco delle copie... per affiggerle.
Ecco quello che borbottano gli iniziati dei fogli giacobini, ed ecco quello che mi fa scappare. Andate al diavolo!
Io scappo, io, dalla folla... Dove c' del baccano, della baraonda senza nome, del coraggio senza un capo?
Ore dieci di sera.
Dal lato del Gymnase, una schiera ha assalito un posto.
Non aspettarono mezzanotte, costoro; non sapevan nulla d'una circolare da appiccicare ai muri. Essi sono il manifesto vivente che si impasta da se stesso, in faccia al pericolo, che gli agenti hanno gi tentato di staccare con le loro sciabole e che viene bollato dai proiettili.
Si  sparato!
E Pilhesche  stato preso di mira; egli ha risposto. Colpo per colpo. Si  ucciso uno dei nostri. Fu ucciso uno dei loro.
Sta bene!
Corro da quella parte; una frotta di popolo mi sommerge e mi trasporta nella sua corsa verso Palazzo Borbone.
C' qualcuno celebre in testa? Nessuno.
Del resto non si distingue molto nel flusso e riflusso: la spinta infrange e confonde le ordinate dighe umane, come la marea rotola e mischia i sassi sulla sabbia delle spiaggie.
Parecchi mi hanno riconosciuto:
- Voi non siete dunque alla conferenza dei deputati, Vingtras?
- Vedete bene... Non c' bisogno del loro permesso n dei loro avviso per gridare: Viva la repubblica - abbasso Napoleone!
- Silenzio, silenzio... non siate sedizioso.
- Non esser sedizioso... Io che amo tanto esserlo...
- Egli  che i rappresentanti debbono riceverci sui gradini del Corpo legislativo, e darci la consegna fino a quel momento.
Sempre delle consegne da aspettare. Come il diamante del negro, sotto il didietro dello stato maggiore.
Ma coloro che mi circondano credono dunque che, perch essi non urleranno, la polizia li risparmier? Possono mettersi la lingua in tasca, che la polizia li colpir, li percoter ugualmente, se il potere si sentir abbastanza forte per poterlo fare.
Amici, urlare "Viva la Repubblica"  piuttosto un salvare la propria pelle. Quando una rivolta ha un grido di chiamata a raccolta, una bandiera che ha visto il fuoco,  a mezza via dal trionfo. Ogni qualvolta i fucili si trovano di fronte ad un'idea, tremano nelle mani dei soldati, che vedono bene che gli ufficiali esitano prima di alzar le spade ed ordinare la carneficina.
Egli  che i portatori di spalline sentono che la storia ha gli occhi su di essi.
Un'ora del mattino.
Mi sono fermato in piazza della Concordia presso un gruppo che predicava a voce alta l'insurrezione. Che cosa han fatto gli altri? Hanno continuato sino alla Camera, han visto i deputati? Non so nulla.
Fatto  che la folla si sgretola, si suddivide, si disperde.
Il serpente si torce nella notte. La fatica lo divide in pezzi che fremono ancora. Due o tre sanguinano... qua e l c' qualche ferito: gente di coraggio che ha assalito isolatamente, in principio della sera, la polizia, quando essa osava ancora uscire e sparare.
La notte  fresca, la calma discende da un cielo tranquillo e azzurro.
4 settembre, ore 9 di sera.
Da sei ore siamo in repubblica: "Repubblica di pace e di concordia". Io ho voluto qualificarla "Sociale" e alzavo il mio cappello: ma me l'hanno ricacciato sugli occhi, mi hanno tappata la bocca.
- Non ancora. Lasciate le cose far la loro strada..
La "Repubblica" brevemente, per cominciare.... Poco a poco l'uccello fa il suo nido. Chi va piano va sano. Pensate che il nemico  vicino, che i Prussiani ci guardano.
Lascio che le cose vadano per la loro via: ma mi sembra che, dacch sono al mondo, esso non faccia altro se non aspettare ch'esse arrivino: e intanto io son sempre condannato ad "aspettare".
...
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...
Allora siamo in Repubblica... Toh! toh!... Eppure quando ho voluto entrare al Municipio mi han schiacciati i piedi coi calci dei fucili, e siccome mi facevo riconoscere:
- Non lasciatelo passare... specialmente costui... ha gridato il capo posto. Sapete che cosa diceva or ora?... Che bisognerebbe buttare dalla finestra questo governo di cartone e proclamare la Rivoluzione.
Ho detto questo? Pu darsi. Ma non ho adoperato quei termini, sicuramente.
Non sono io che salirei su una sedia per fare psst psst alla Sociale. Certo, se essa avesse fatto vedere il suo volto, non le avrei rifiutato l'aiuto per far passare tutta quella deputateria dalle finestre, senza proibire per che si stendessero dei materassi sotto perch non si facessero troppo male.
In parecchi punti hanno afferrato i poliziotti e li hanno percossi. Alcuni borghesi, dal volto di galantuomo, con delle teste alla Paturot, con un tono di voce molto calda, consigliavano di gettarli nella Senna.. Ma gli operai non stringevano molto forte, e non c'era che da parlar loro della moglie e dei piccini del poliziotto per farli lasciare la preda.
Ho aiutato, senza sudare, a liberare due ufficiali di polizia in uniforme novissima, che mi hanno assicurato, pulendosi e rifacendosi la scriminatura, che eran sempre stati repubblicani e "avanzati" moltissimo.
- Pi avanzati che voi... forse, signore.
Avanzato?... Non lo sono troppo pel momento. Ho perduto il mio cappello nelle mischie, ho perduto anche la voce a furia di gridare: Abbasso l'impero! Ho consumato i polmoni, esaurito le forze: non posso pi parlare, appena mi riesce di camminare, e sono stanco in questa sera di trionfo come nelle sere di disfatta, or sono diciannove anni. Sempre roso ed esaurito, minacciato e colpito dai calci dei fucili nei giorni in cui la Repubblica risuscita, come nei giorni in cui la sgozzavano.
Ma di che cosa mi lagno? I deputati di Parigi non sono essi al Municipio... dopo avere, ben inteso, fatto quasi fallire il movimento?
Il pi vile  stato Gambetta: bisogn che Giulio Favre lo chiamasse, ed ancora non  venuto subito, il Danton di scarto.
Alla fine, si  deciso, e si sono accumulati dentro una carrozza dividendosi gli incarichi sui sedili. Colui che stava a cassetta, vicino al cocchiere,  stato derubato: non gli han lasciato che gli avanzi.
Strada facendo, un uomo ha voluto assalire una delle carrozze. Si sono gettati tutti su di lui.
- Abbasso il bonapartista!
- Sono cameriere di caff - ha risposto. - Ve n'ha due, in quella carrozza, che mi debbono dei sigari e cinque lire!
Si  riso: ma nel corteo, due o tre tipi dalle facce di istitutori volevan maltrattarlo, dicendo che Battista insultava il governo.
E Battista ha risposto:
- Se non mi pagano i miei sigari... almeno mi diano un impiego.
Tu l'avrai, ma corri pi svelto. Tutti i buchi stan per essere chiusi. La cure, cominciata al trotto del cavallo, sale al galoppo delle cupidigie e delle ambizioni.
Il buon popolo porta la scala a tutto quel mondo di politicanti che aspettava, dal dicembre 1851, l'occasione di tornare alla greppia e riprendere gli stipend e i gradi. Essi fanno la "parata", appoggiati ai cavalletti delle grandi tavole, nella sala San Giovanni; si spenzolano dalla finestra e picchiano a colpi di mano ed a colpi di frasi sull'Impero, come Pulcinella sul commissario quasi morto.
E il bravo cane abbaia in loro onore, non pensando, lo sventurato, che gi si armano contro di lui: che quelle arringhe sono appena dei dolci melati, entro cui si nasconde il veleno; che si pensa soltanto a tagliargli le zampe e spezzargli i denti. Oggi da esso si fan difendere e guardare; domani lo accuseranno di idrofobia per aver motivo di ucciderlo.
- Nessun proscritto fra di noi - ha gridato Gambetta, quando ha udito lanciare il nome di Pyat.
Ma ha proposto lui stesso Rochefort, che non ha un passato sociale, e il cui nome significa guerra a Badinguet soltanto e non ancora a Prudhomme. Hanno il loro piano. Lo schiacceranno fra loro; lo comprometteranno se loro riuscir: poi lo ributteranno, spoglio della popolarit, tra le braccia della plebe.
Intanto questa popolarit sar il loro mantello.
- Rochefort! Rochefort!
Perbacco, egli potrebbe giungere come un nemico.
Si sono aperte le porte dei detenuti di Pelagia, e i prigionieri di ieri discendono sui boulevards, con l'occhiello ornato di un fiore rosso. Lo scrittore della Lanterne  alla loro testa.
Passano fra migliaia di evviva.
 finita; Rochefort  il loro ostaggio. I Gambetta ed i Ferry lo soffocheranno nella bandiera tricolore.
5 settembre.
Ho venti soldi in tutto... oggi, 5 settembre 1870. Secondo giorno della Repubblica!
Ranvier, Oudet, Mallet, in tre, ne hanno trenta. Siamo davanti al Municipio ove ciascuno  venuto istintivamente, senza che ci abbiamo detto alcunch. Sotto la pioggia, alcuni refrattari, come me, ed alcuni artigiani, come i compagni, girellano, ricercano e parlano della patria sociale che solo pu salvare la patria classica.
Abbiamo la schiena bagnata. Ranvier, specialmente, ha freddo, perch le sue scarpe sono bucate e i piedi gli si gelano nel fango.
E tossisce.
Di pi, una sciabola d'argento, la sera del 3, gli ha fatto un buco, nei calzoni troppo usati. Inutilmente L'han rappezzato... il vento passa ugualmente da quel buco... Egli ride, ma, trema lo stesso...
La Repubblica non lo veste, come non lo nutre. La vittoria del popolo  lo sciopero, e lo sciopero  la fame, dopo, come prima: sempre la stessa cosa.
Come abbiamo pranzato? Non lo so pi. Con del pane, del formaggio, un litro di quello lungo, una salsiccia, in piedi, accanto al banco del venditore di vino.
Dei confratelli in socialismo, compagni di mestiere, passano davanti al vinaio, gi ricchi d'un impiego; e corrono al caff a comandare dei buoni piatti, che verran registrati sul libro del Municipio o dei sarti militari, in compenso di abiti dal colletto decorato.
Mi buttano uno sguardo di piet; mi rivolgono il saluto del ricco al povero, del cane nutrito al cane affamato. Ed io vedo splendere nei loro occhi tutta la gioia di ritrovarmi affamato in compagnia di gente mal vestita.
Siamo noi, ancora noi... perduti, dimenticati, scherniti, invisibilmente garrotati... al domani della proclamazione della Repubblica; noi che, con le nostre audacie di parola e di penna, col pericolo della miseria e della prigione, abbiam preparato il trionfo ai borghesi che vanno, vengono, aleggiano come le mosche sul cocchio, sul carro che noi abbiamo tratto dalle buche e liberato.
Mi han gi trattato come un guastafeste, un fautore di disordini, perch ho afferrato le falde di uno degli stipendiati del nuovo regime e gli ho chiesto che cosa si fa nella bottega. Lo scuotevo... Sono io che sono stato scosso alla fine.
- Perch siamo in Repubblica... non  una ragione perch tutti vogliano governare... Non ne ho il desiderio!
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Capitolo  19.
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6 settembre. Blanqui.
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Riunione alle dieci del mattino, via della Hally.
Un piccolo vecchio, alto come uno stivale, perduto in una levita, dal colletto che sale troppo alto, dalle maniche troppo lunghe e di misura troppo larghe, sta ordinando dei fogli sul tavolo.
Testa mobile, maschera grigia, naso grosso a becco, spezzato in mezzo, bocca poco ammobiliata, in cui ballonzola fra le gengive un pezzo di lingua rossa e saltellante come quella dei bambini; tinta: color patata. Ma al disopra di tutto ci, una fronte vasta e degli occhi che splendono come carboni accesi.
 Blanqui.
Mi faccio conoscere. Mi stende la mano.
-  da molto tempo che desidero conoscervi. Mi hanno parlato molto di voi. Desidererei trovarmi un po' tranquillo con voi e parlare... Parlare da camerati... Quando sar finito, venite da me... Va bene? vi aspetto.
Mi d il suo indirizzo, mi congeda con un gesto d'amicizia e mi domanda se gli uomini della Villette ci sono.
Appena sciolta l'adunanza, domando di lui. Egli abita presso un antico deportato in seguito al Colpo di Stato: vi si  nascosto dopo il colpo della Villette.
Nel momento in cui giungo, ha un lapis in mano e sta redigendo un proclama che mi legge.  una tregua firmata in nome della patria fra lui e il governo della difesa.
Alzo la testa.
- Voi credete che io abbia torto?
- Tra un mese sarete ai ferri corti.
- Allora... Saranno essi che l'avranno voluto.
- Almeno, sottolineate con una frase viva la nostra tranquilla dichiarazione.
- Forse... - Che dire... vediamo...
Ho preso una penna ed ho aggiunto: Bisogna fin d'ora suonare a stormo!
Ma si  pentito, si  grattato in testa.
- Non  abbastanza semplice.
Eccolo dunque il fantasma dell'insurrezione, l'oratore dal guanto nero, colui che ammutin centomila uomini al campo di Marte e che il documento Taschereau voleva far passare per un traditore.
Si diceva che il suo guanto nero nascondesse la lebbra, che quegli occhi fossero torbidi di bile e di sangue... Egli ha il contrario la mano pulita e lo sguardo chiaro. Sembra un educatore di monelli, questo uomo che frusta gli oceani umani.
Ed  l la sua forza.
I tribuni dai modi selvaggi, dal volto da leone, dal collo taurino, si rivolgono alla bestialit eroica o barbara delle moltitudini. Blanqui, lui, il matematico freddo della ribellione, dalla voce sottile, dalla parola incisiva, sapeva tenere nelle sue piccole mani la chiave dei dolori e dei diritti del popolo.
Le sue parole non si elevano, come grandi uccelli, con un largo batter d'ali, al disopra delle piazze pubbliche, che sovente non vogliono pensare, ma essere addormentate dalla musica, e che, senza profitto per le idee, fanno i vasti tumulti.
Le sue frasi sono come spade che si piantano nel suolo - e fremono e vibrano sulla loro asta d'acciaio.  lui che ha detto: Chi ha del ferro ha del pane.
Con voce serena egli lascia cadere delle parole che tagliano e scavano una scia di luce nel cervello degli esitanti del sobborgo ed una scia rossa nella carne borghese.
Ed  perch  piccolo e sembra debole,  perch sembra che non abbia che un soffio di vita...  per questo che il piccolo uomo accende, col suo fiato corto, le folle, e che esse lo sentono sulle loro spalle.
La potenza rivoluzionaria  nelle mani dei deboli e dei semplici... il popolo li ama come si ama una donna.
C' della donna in questo Blanqui, che, accusato di fellonia dai classici della Rivoluzione, port sulla scena per difendersi i ricordi della casa abbandonata per la battaglia e per il carcere e il fantasma della sposa adorata, morta di dolore, e pur sempre assisa di fronte a lui, nella solitudine del carcere contro il quale piangeva il vento del mare.
La Corderie. - Ore 3.
In questo pomeriggio il popolo ha tenuto le sue Assise. La vecchia politica deve crepare appi del letto su cui la Francia partoriente agonizza: essa non pu darci n sollievo n salvezza.
Si tratta di non voltolarsi in quel letamaio umano e per non lasciar marcire la culla della terza Repubblica, tornare alla culla della prima Rivoluzione.
Torniamo al Giuoco della Palla.
Il Giuoco della Palla, nel 1871, si trova nel cuore di Parigi vinta.
Conoscete, fra il Tempio e il Chteau d'Eau, poco lontano dal Palazzo Municipale, una piazza incastrata, umida, fra qualche ordine di case?... Esse sono abitate al pianterreno da piccoli commercianti, i figli dei quali giocano in mezzo alla via. Non vi passano carrozze. Le soffitte sono piene di poveri.
Questo triangolo vuoto si chiama Piazza della Corderie.
 deserta e triste come la via di Versailles, ove il Terzo Stato trotterellava sotto la pioggia. Ma da questa piazza, come un giorno dalla strada presa da Mirabeau, pu partire il segnale, scaturire la parola d'ordine che le folle accoglieranno.
Guardate bene quella casa che volge le spalle alla caserma e d un'occhiata sul mercato. Essa  calma pi di tutte le altre.
Entrate. - Salite.
Al temo piano, una porta che un colpo di spalla farebbe saltare e dalla quale si entra in una gran sala, ampia e nuda come un camerone di collegio. Salutate! Ecco il nuovo Parlamento.
 la Rivoluzione che siede su quei banchi, che sta in piedi contro i muri, che appoggia i gomiti a quella tribuna. La Rivoluzione in abito da operai.  qui che l'Associazione internazionale dei Lavoratori tiene le sue sedute, che la Federazione delle Corporazioni operaie d convegno.
Essa vale gli antichi fori, e dalle finestre posson passare le parole che faran fremere la moltitudine. Cos come quelle che Danton, sbracato e tonante, lanciava delle finestre del Palazzo di Giustizia al popolo innamorato di Robespierre.
I gesti non sono cos terribili come quelli che si facevano allora, e non si ode rullare in un angolo il tamburo di Santerre. E non c' neppure il mistero delle cospirazioni, ove si giura con gli occhi bendati sulla punta di un pugnale.
 il Lavoro, in maniche di camicia, semplice e forte, con delle braccia da fabbro: il Lavoro che fa splendere i suoi utensili nell'ombra e grida: - Non mi si uccide... no - non mi si uccide e parler!
Ed ha parlato!
Uomini dell'Internazionale, tutti i socialisti che hanno un nome, Tolain  nel gruppo; si sono riuniti.
E da una discussione, che  durata quattro ore,  sorta una nuova forza: il Comitato dei venti circondar.
 la sezione, il distretto, come nei grandi giorni del '93, l'associazione libera dei cittadini che si sono scelti e riuniti in fasci.
Ogni circondario  rappresentato da quattro delegati, nominati dall'Assemblea: ed io sono uno degli eletti che dovran difendere, contro il Municipio, i diritti di uno dei sobborghi.
Abbiamo steso su tutta la citt la rete di una federazione che operer ben di pi della Federazione del Campo di Marte... per quanto rumore questa abbia sollevato nella storia. Sono ottanta poveri, discesi da ottanta casupole, che stan per parlare ed agire, colpire se occorrer, in nome di tutte le vie di Parigi, solidali nella miseria e per la lotta.
Belleville. - Ore 2.
Siamo giunti a Belleville a passo di carica. Stiamo organizzando il Club.
Ma prima occorse che uno di noi si rivolgesse ad un compagno che esercisce una osteria, per avere a credito un po' da bere ed un piatto di vitello cotto, sul quale ci gettammo affamati. Egli  che da due giorni non abbiamo cacciato pi niente nello stomaco e non abbiamo fatto altro che gridare, il che, vuota, vuota!
- Pap - siamo in rivoluzione? - domandano i bambini del negoziante di vino, che credono si tratti di una festa per la quale ci si veste in gala o di una zuffa per la quale si rimboccan le maniche. In fede mia!... no, non si direbbe che qualche cosa, come un impero sia crollata!...
Ora si tratta di radunare il popolo.
- Come fare?
- Ho un'idea, dice Oudet.
Ha visto gli avanzi di un reggimento abbandonati nel sole d'una caserma. Infila la strada, va dritto ai soldati sparsi, cerca un trombettiere nel mucchio, lo conduce in un punto della via e gli dice:
- Monta l sul paracarro e suona per la Rivoluzione.
Taratat! Taratat!
Tutto il quartiere accorre.
- Trattieni la folla, mentre io vado a cercare un ambiente.
- Dove?
- Alla Folies Belleville - propone qualcuno - contiene tremila persone.
- Il Direttore?
- Sono io.
- Cittadino, abbiamo bisogno della vostra sala.
- Me la pagherete?
- No, il popolo domanda credito, ma si far la colletta. Se non vi basta, tanto peggio. Preferite che si sfondino le porte e si spezzino i banchi?
Il proprietario si gratta la testa.
Taratat! Taratat!
La tromba si avvicina. La folla  in marcia. Egli accetta. Ha fatto bene.
In seduta.
Si  costituito l'ufficio. Oudet, che  dei paraggi, presiede.
In quattro frasi ringrazia l'uditorio e mi d la parola per spiegare perch siamo venuti qui e in nome di chi parliamo.
L'assemblea  conquistata.
Ho detto ci che bisognava dire, mi pare.
E l'assemblea acclama il programma della Comune, abbozzato nel manifesto della Corderie.
Una detonazione.
- All'assassino!...
Alcuni uomini si precipitano alla tribuna e gridano che di fianco ad essi, sul marciapiede, hanno ucciso uno dei loro.
-  una guardia di citt in borghese, che ha sparato. Tutta la brigata del quartiere, che si nascondeva dal giorno 7, ha ripreso l'offensiva. - Stiamo per essere assaliti.
Un panico nei vari punti: ma l'immensa maggioranza si alza:
- Viva la repubblica!
Ed al disopra delle teste lampeggiano e si agitano armi di tutti i metalli e di tutte le misure.
Sotto un fascio d'una fiamma di gaz compare la lama d'un'ascia, presa non si sa dove. Nel vano di un muro, un uomo cava fuori di tasca delle bombe che assomigliano alla patate di Orsini.
- Vengano dunque!
Nessuno viene. L'assassino  fuggito. Lo si ritrover? Non si sa.
Ma, seduta stante, si nota che tutti assisteremo ai funerali.
Mi spingono alla testa del corteo, il giorno dei funerali, e si reclama un discorso del cittadino Vingtras.
L'affossatore appoggia i gomiti sul manico della pala; un silenzio profondo domina il cimitero.
Mi avanzo, e rivolgo un ultimo saluto a colui che  stato colpito in mezzo a noi e la tomba del quale  cos vicina alla culla della Repubblica.
- Addio Bernard!
Dei mormorii... Mi sento tirato per gli abiti, dietro.
- Non si chiama Bernard... Lambert si chiama - mi dicono i parenti a voce bassa.
Povera gente! Io rimango sconcertato, un po' commosso; ma questa commozione mi salva dal ridicolo ed allarga la mia parola.
- Quanto pi profondo deve essere il nostro rispetto davanti a questi feretri di ignoti caduti ingloriosamente, esposti a ricevere un omaggio che non si rivolge punto alla loro personalit rimasta modesta nel coraggio e nel dolore, ma alla grande famiglia del popolo, nella quale son vissuti e per la quale sono morti!
Va tutto bene, ma in ogni modo ho rattristato la famiglia Lambert.
Il club vuole avere i suoi delegati seduti al tavolo del municipio. Ci han dato l'ordine di installarci "illico" al Municipio, e cinque uomini armati, non uno di meno, per prestarci man forte.
Ci hanno mandati a spasso!
I cinque uomini armati volevano ad ogni costo mantenerci per lo meno sulle scale: farsi uccidere, occorrendo. Ci han trovati fiacchi, credo, perch non abbiam loro detto di caricare.
- Mentre noi li teniamo in rispetto - nome di Dio- uno di voi correr a cercare dei rinforzi! - gridava il caporale torcendosi i baffi.
- Dei rinforzi? Troveremo noi una compagnia intera per seguirci fino alla fine, noi che pure ogni sera siamo applauditi?
Tre o quattro volte si  deliberato di scendere in massa verso il palazzo municipale.
Met della sala aveva alzate le mani; si erano proferite minacce; noi avevamo gi paura di essere trascinati troppo lontano.
Troppo lontano? Fino all'angolo della via soltanto... ove il fascio si sparpagliava, lasciandoci soli in tre o quattro per andar a far paura al governo.
Prendevamo l'omnibus - tre soldi sciupati - e passeggiavamo melanconicamente con la nostra domanda o il nostro "ultimatum" attraverso i corridoi male illuminati, trovando facce di legno quando giungevamo al gabinetto d'Aragno, facce di ferro quando ci irritavamo. Le sentinelle si agitavano nell'oscurit, obbedendo ai segni di qualche "civile" con la sciarpa e gli stivali.
Ho creduto che essendo capo battaglione avrei raddoppiato la mia forza di tribuno: giacch sarebbe bene che alla fine delle mie frasi si vedesse il punto d'esclamazione delle baionette.
Ed ho posto la mia candidatura a guerriero, io che non sono mai stato soldato, io cui i galloni fanno ridere, e che inciamper ad ogni passo (ne ho una paura atroce) nel fodero della mia sciabola.
C' stato un colloquio con qualcuno dei capi del quartiere presso il fabbricante Melzezzard, che mi credeva un uomo dalla faccia di bandito e mi ha trovato invece l'aria d'un buon ragazzo... Ci ha un po' reso malcontento un maratista, il quale desidererebbe che tutti i futuri tagliatori di teste ne avessero una capace di far paura; ma ci ha pur riassicurato i notabili e mi ha fatto eleggere quasi all'unanimit.
Costano gli onori! Mi  occorso un kep con quattro strisce d'argento: otto franchi, non un soldo di meno ed ancora... comprato da Brenereau, l'amico di Pyat, il quale me l'ha lasciato al prezzo di costo.
Non volevo spender di pi, io, per l'uniforme; ma ho le scarpe guaste, e mi accorgo, in capo a due giorni, che il battaglione ne soffre pel suo amor proprio. Ho sottoposto la questione ad un comitato, che si  riunito, ha tenuto seduta, io assente, poi mi ha fatto chiamare solennemente:
- Cittadino! si  deliberato di comprarvi un paio di scarpe a doppia suola. Questo vi dica - ha aggiunto il relatore - quanta stima il popolo abbia per voi!
Ci sono dei gelosi dappertutto! Quelle doppie suole li ha fatti mormorare.
Ma io non potr mica strapparle. Poi mi tengono caldo ed i miei piedi sono ben contenti.
Malgrado tutto si mormora - nel campo degli "avanzati", brava gente che sa che io ho impiegato cuoio e pelle per i loro benefici -; ma una cabala organizzata dal sindaco ha pagato dei pollici che mostrano le unghie.
- E che mostreranno anche i denti - mi ha detto, con un linguaggio immaginoso, il segretario della seconda compagnia che mi avvis al rapporto della mattina.
- Ah! se  cos, aspettate.
Un rullo di tamburo.
- Gli uomini senza scarpe non hanno che da presentarsi domani, a piedi nudi, allo Stato Maggiore e il comandante li condurr egli stesso al Municipio. Metteranno "la baionetta in canna" e delle cartucce nelle giberne.
Sono venuti al convegno coi piedi nudi. La folla ride, si meraviglia ed urla.
- Avanti, marrsccc...
La Municipalit si preoccupa.
Il sindaco, un ottico di professione, ha preso un cannocchiale e lo punta dalla nostra parte.
Egli vede l'orda dei piedi giallastri contorcersi per l'imminente assalto, gli uni quasi bianchi di speranza, gli altri neri di collera.
La cosa non ha durato molto.
Ci siamo ordinati sotto le finestre comunali, quando ad un tratto l'aria fu oscurata da una quantit di scarpe che volteggiavano come petali di rose. Ci si sarebbe creduti a Milano, allorch le donne gettavano dei mazzi di fiori sugli "skakos" dei nostri soldati; soltanto il profumo era diverso.
Ma il mio nemico ha giurato di vendicarsi. Vuole sbarazzarsi di me, ad ogni costo, come capo di battaglione.
Ha trovato il mezzo.
Questa mattina, con una pioggia torrenziale da annegare un'armata, i miei uomini sono stati mandati a casa del diavolo, oltre le mura, per un preteso ordine del comandante, che doveva assistere agli eserciz e che si sarebbe trovato sul terreno. Non so niente, io, di quella passeggiata: ed ascolto tranquillamente, in casa, la pioggia cadere.
Ecco che sotto le mie finestre scoppia l'uragano; delle grida: "Abbasso Vingrats!" si fanno udire. E ve ne ha di quelli che picchiano coi loro fucili e parlano di salire.
- Non salite - discender io.
Hanno invasa la sala Favi, e sono l cinque o seicento, che mi mostrano i pugni quando passo in mezzo a loro, dirigendomi verso il presidente. Ma sono brava gente: e, malgrado le imprecazioni e la collera, non mi hanno sputato addosso, n colpito in modo alcuno. Han finito col prestarmi ascolto, quando ho dimostrato loro il tradimento. Il maroso si spezza, la collera si spegne.
Ma ne ho abbastanza! Restituisco il mio kep e la mia sciabola; presento le dimissioni. Buona sera, commilitoni!
...
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Capitolo  20.
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Ho presto strappati i quattro galloni che facevan piet, poveretti, tanto erano sfioriti, rossastri, sporchi... ed eccomi libero.
 adesso che sono il vero capo del battaglione.
Oh! non bisogna accettare comandi regolari nell'armata della Rivoluzione. Credevo che il grado conferisse dell'autorit...: invece ne toglie.
Non vi  che uno zero davanti al numero delle compagnie. Non si diventa realmente il primo che durante il combattimento, se si balza per i primi nel pericolo. Allora, perch si  davanti, gli altri seguono; e per questo il battesimo del voto  inutile: non c' che il battesimo del fuoco.
S... ora che il mio cappello non ha pi le strisce d'argento, tutti coloro di cui ero il prigioniero e che si cambiavano in nemici, vengono a me colle mani tese, ed io presiedo le deliberazioni di tutti i gruppi senza essere il presidente di nessuno. Ah! ma no!... semplice soldato, i miei trenta soldi e il diritto di urlare a mia volta: Abbasso i capi!
- State attento, capitano - voi che mi volete nella vostra compagnia!
E il capitano ride o finge di ridere, perch sa bene com'io tenga ormai in iscacco gli ufficiali e sussurri la parola d'ordine dell'insurrezione.
Il mio grado mi ha servito, per, quando siamo andati in corpo a portare al Municipio i voleri della citt di Parigi; a chiedere che non si irritasse la sua disperazione, ma che la si armasse sul serio contro il nemico.
Ho visto stamane tutto il Governo della Difesa nazionale diguazzare nelle pecoraggini e nelle menzogne, sotto l'occhio limpido di Blanqui.
Con voce sottile, con dei gesti tranquilli, egli indicava loro i pericoli, suggeriva i rimedi, faceva loro un corso di strategia politica e militare.
E Garnier-Pages nel suo colletto, Ferry fra le sue basette, Pelletan dal fondo della sua barba, avevano l'aria di scolaretti sorpresi in flagrante delitto di ignoranza.
 vero che Gambetta non c'era e che Picard non  giunto appena a met del discorso.
Allorch Blanqui si tacque, Millire ha preso la parola per chiedere in nome dei rivoluzionar che si inviassero dei commissar fuori di Parigi a rappresentare il popolo nelle armate.
- Sentite,... Vingtras - ha detto il grosso Picard trascinandomi nel vano d'una finestra e tirellando un bottone del mio abito - sapete che io... non mi oppongo punto a che voi andiate al diavolo col vostro diploma di plenipotenziario dei sobborghi. Ma gli altri, guardateli un po'. Non son comici, i miei colleghi?... Come? possono sbarazzarsi di voi e non lo fanno?... Io firmerei piuttosto persino coi piedi, per conto mio, per vedere il "rossissimo" andarsene. Poi, parlandomi all'orecchio e mettendomi il dito sotto il viso:
- Ma voi, furbo, non partirete... Scommetto un coniglio che non partirete...
Io non scommetto dei conigli... sono troppo cari in questi giorni! Poi li perderei... Come Picard, non comprendo queste candidature sottomesse all'approvazione dei Governo.
Non bisogna lasciar la citt in questi tempi di disagio, trenta gradi di freddo, perch questa carestia e il freddo preparano la febbre calda dell'insurrezione! Bisogna rimanere dove si crepa.
Senza contare che le provincie, che non sono venute in nostro soccorso, non si moveranno di pi ora, perch degli abitanti di Parigi saranno arrivati al mattino ed alla sera avran tenuto adunanza. Ma gli  per fare come nel '93.
I convinti lo pensano, e gli altri si dicono che allorch si  messo il piede nella staffa delle funzioni... non si  sbalzati di sella n dai pugni delle rivolte n dai colpi di fucile delle restaurazioni.
- Ma perdinci! - grida Picard a' suoi colleghi - date loro l'incarico, e vadano a farsi impiccare altrove o ficchino essi stessi il loro collo nel collare!... Una volta la nuca presa, non spingeranno pi la vostra testa sotto la lunetta della ghigliottina... non c' pericolo... Vi chiederanno di ricordarli dopo l'uragano e di regolarizzare il loro mandato di irregolari...  sempre cos che accade!
Soltanto, questa filosofia non fa comodo agli autoritar, che non vogliono aver l'aria di cedere al popolaccio e che han voglia di diventare dei Giove tonanti, lanciando dei Quos ego davanti ai quali i fiotti che si accavallano si ritireranno a testa bassa.
Si accavallavano una sera... Noi eravamo un gruppo di ufficiali dei sobborghi, saliti in grande uniforme, per chiedere se ci si prendeva gioco del popolo.
Ferry e Gambetta sono giunti. E patat... patat... in nome della patrrrria... del doverrrrre... Gambetta ci apostrofava e soleva farci stare nelle misure.
Ma gli si rispose freddamente e duramente.
Lefranais  scattato; altri lo imitano. Lacerammo la pelle d'asino delle sue declamazioni.
Non sapendo pi che rispondere han minacciato:
- Io vi faccio arrestare - mi ha detto Ferry.
- Osatelo dunque!
Non osano... ed eccoli che retrocedono pietosamente. Gambetta  filato in silenzio dopo un ultimo molinello di eloquenza.
Ferry, che vuol mostrarsi spavaldo, rimane. Lo si circonda, lo si stringe... Chi sa come finir la serata e se egli dormir nel suo letto!...
Alcuni comandanti si sono parlati all'orecchio in un angolo, e si vedevan le loro mani stringere nervosamente l'impugnatura delle sciabole.
- Vingtras, voi ci state?
- Che c'?
- Siamo qui un centinaio, rappresentanti cento battaglioni. Su questo centinaio otto sono per Gambetta e per Ferry... Se gli altri novantadue dicono a questi otto ed agli altri due: Voi siete nostri prigionieri?...
L'idea piace. Ci saranno delle novit fra un'ora. Ma si  indovinato sulle nostre labbra e nei nostri occhi che noi complottiamo. Ci precederanno?... Chiameranno le compagnie di guardia per farci circondare e disarmarci?
No; non sono nemmeno sicuri di coloro che sono incaricati di difenderli.
Ma bisogna allontanare il pericolo.
Chi li salver?
Due uomini: Germano Casse che fa il feroce, ma ha un piede nel loro campo, e Vabre, che  sempre stato calmo.
Si sono allontanati un momento per ritornare ansanti, e scapigliati.
- Ai bastioni, ai bastioni!
Si accorre.
- Ai bastioni! Il nemico ha sfondato le linee. - I bastioni son perduti!
Nessuno pensa pi alla congiura, o se qualcuno ci pensa, sente bene che la manovra li uccide.
Ed ecco come una sera della settimana scorsa il Municipio  sfuggito ad alcuni comandanti risoluti che volevano impadronirsene.
Ma pazienza... Non avranno perduto nulla per avere aspettato!
...
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Capitolo  21.
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30 ottobre.
...
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...
Oudet e Mallet balzano nella mia camera. Essi mi dan la notizia della carneficina, della disfatta del Bourget.
- Oudet, trova un trombettiere. Mallet, procurati un'ascia... Tamburi, sonate a raccolta.
La via  in fiamme. Le sonerie e le batterie sono in azione. Mallet ha la sua ascia fra le mani.
Ecco centinaia di uomini che, sotto la finestra stessa appi della quale gridavano: "Abbasso il comandante", aspettano che Vingtras dica loro perch ha ordinato l'assemblea.
- Cittadini - ritiro le mie dimissioni; e chiedo di procedere, al vostro comando, e subito, in soccorso dei nostri, che laggi, al Bourget... lasciano assassinare - senza aiuto...
Fremiti, esclamazioni:
- Al Bourget, al Bourget!
Si distinguono le mani di Oudet e di Mallet, miei amici, sempre l, pronti ad aprirmi la strada col loro coraggio.
- E perch l'ascia?
- Per sfondare il barile di cartuccie che non posso toccare senza un ordine del Sindaco, senza tutti i sacramenti dello Stato Maggiore, ma che ho fatto rotolare nella strada perch ne possiate riempire le vostre giberne. Fate saltare il coperchio!
- Viva la Repubblica!
Tutti in riga - non uno manchi all'appello. Gli ufficiali mi vengono vicino. Si forma, intorno al mio kep sgallonato, come un consiglio di guerra.
- Si parte,  detto! Ma bisognerebbe prima accordarci colla Piazza, per combinare la nostra entrata in battaglia e sapere quali misure sono state gi prese...
Sono dei vecchi soldati che mettono queste sbarre attraverso la strada...
Da Clemente Thomas.
- Il generale?
- Non si pu parlargli.
-  necessario.
- Alto l!..
Ma, abbasso la consegna! Le sentinelle vi passan sopra, la schiacciano sotto il peso, della loro collera, quando noi diciamo loro le notizie sinistre e la nostra risoluzione.
Clemente Thomas giunge al rumore...
Si irrita, mi riconosce, mi interroga.
- Che cosa volete ancora?
Ci che noi vogliamo glielo grido, anche gli altri glielo gridano.
- Vi faccio arrestare se adoprate questi modi!...
Noi li adopriamo... Coloro che debbono arrestarci si fanno aspettare. Ma egli ci malmena colla sua autorit e colla sua pretesa esperienza di stratega, il generale che era maresciallo d'alloggio or sono trenta anni.
Ci butta davanti tutto un piano che  stato elaborato al Municipio coi capi dei corpi e che la nostra spedizione irregolare farebbe fallire.
- Le forze sono state scaglionate secondo le leggi della guerra e debbono intervenire in momenti precisati, secondo segnali convenuti. Sapienti sorprese sono pronte per schiacciare il nemico e vendicare i nostri morti. Acconsentite ad assumere la responsabilit della sconfitta, ad esporvi alle accuse di pazzia o anche di tradimento?
Ho abbassato la testa e ho ripreso la strada del boulevard Puebla, ove gli uomini mi aspettavano colla bandiera.
Un ufficiale del settore ci aveva accompagnati. Egli ha promesso che, se dovranno mandare rinforzi sul Bourget, il 191 sar mandato pel primo.
Ah! bene... Ci siamo coricati, con le lagrime agli occhi, la bandiera bagnata dalla pioggia e puzzante di lana umida, mentre avrebbe dovuto odorar di polvere.
31 ottobre.
Altre notizie pi terribili ancora! Bazaine ha tradito!
Il Governo della Difesa lo sapeva e celava la notizia.
- Al Municipio!
Di quartiere in quartiere, ci si  messi di accordo per andarvi assieme.
Ci si arma!..
Ma davanti alla Corderie, vi sono gruppi di amici che mi... confiscano, pretendendo che le compagnie possono andar avanti senza di me, mentre si deve deliberare in nome del popolo.
- Si tratta di sapere come si condurr il movimento. Soltanto, non siamo che sette. I celebri mancano: Blanqui  venuto, poi  ripartito, e Vaillant ha fatto la stessa cosa. I pi popolari sono presi in mezzo ai battaglioni che li han voluti seco e non li lasciano. Fino a me... che son chiamato laggi... e che vengono a riprendere...
- Vingtras, Vingtras.
Ah! coloro i quali credono che i capi guidino le grandi insurrezioni sono dei grandi ingenui.
Disperato, lacerato, annegato, frazionato, quello che si chiama lo Stato Maggiore nei tumulti delle onde umane!... Tutt'al pi, la testa di uno di quei capi pu emergere un momento, come i busti delle donne scolpite sulla poppa delle navi compaiono e scompaiono come vogliono la tempesta e il rullo.
Abbiamo deciso in cinque o sei, ora, sul marciapiede, che la Comune dev'essere proclamata questa sera!
- La Comune! Siamo intesi.
- Ma venite dunque - mi grida l'uomo incaricato di ricondurmi.
Lungo la via sono stato strappato al sergente e trattenuto, come lo ero stato da lui, separato dal grosso della folla, issato sulla sedia di un mercante di vino e costretto a perorare; poi incaricato, da un comitato improvvisato intorno a un bigliardo, di redigere un proclama e discutere, fra due bibite, coloro che si "manderanno al potere".
Una detonazione! I ragazzi urlano e scappano.
Il comitato del mercante di vino, che  composto di coraggiosi, dice che  il momento di mostrarsi, e tentiamo di respingere i fuggiaschi, dirigendoli verso il Municipio che si tratta di conquistare.
-  nostro - mi dice Oudet che ne ritorna.
- Tu non vuoi essere niente, non  vero?
- Ebbene, torniamo al quartiere e rimaniamo cogli ignoti del sobborgo.
Non ho osato passar oltre. Avrei voluto per andare al Municipio, avere un posto di combattimento, essere qualche cosa nell'insurrezione. Oudet mi ha fatto arrossire delle mie pretese, o piuttosto a me  mancato il coraggio.  con un rimpianto che ho rifatto la strada.
Ma Oudet, che mi stima e mi vuol bene, deve averci visto chiaramente. Lasciamo il posto ad altri e torniamo lass.
Non prima di aver salite le scale della Corderie. Sono l, in sette od otto che, alle notizie di Oudet, rimangono sconcertati; sapendo che il nuovo Governo  costituito.
Stavano facendo la loro lista, come se fossero stati all'osteria.
- Ma  nostro dovere farne parte! - grida, drappeggiandosi in un abito strano, un giovane avvocato comunardo, pronto a morire sotto la bandiera della rivolta, ma pronto anche a ricavarne i benefici per la sua ambizione come ne ha la franchezza: una franchezza sostenuta da una capigliatura nera come l'hanno i tribuni nelle stampe e che egli scuote alla Mirabeau sulle sue spalle da Gringalet!...
Ho sciupato cos del tempo, perch poco a poco altri sono giunti e ci siamo interrogati, azzuffati e ingiuriati alla bizantina a proposito della condotta da tenere di fronte al Popolo, come se questo Popolo fosse stato a guardarci dal buco della serratura e ci aspettasse sul pianerottolo per supplicarci di esserne i padroni.
Ho deciso, e torno presso i miei armati.
- Sapete che al Municipio della Villette sono rimaste delle guardie nazionali che questa mattina non hanno voluto partecipare al movimento.
- Andiamo ad occupare il Municipio della Villette.
Sono in zoccoli: le mie scarpe d'onore mi facevan male. Ho preso degli zoccoli di legno che ho trovati in qualche angolo.
Al disopra del mio camiciotto butto un soprabito, vecchio, logoro, che fu bleu ed  diventato verde; ma ho la sciabola infilata al cinturino.
La sguaino: e sotto la pioggia che cade da un cielo plumbeo e triste, diguazzando in un lago di fango, conduco una trentina di uomini dalle parti della via di Fiandra.
Facciamo compassione coi nostri cappelli gocciolanti, i calzoni sporchi. Il mio tagliacavoli ha gi qualche macchia di ruggine, e il mio soprabito a mantelline laterali  appiattito e fiacco... Sembro una gallina scappata da un mastello.
- Alto l! - l'eterno "alto l" che mi aspetta a tutte le porte dacch sono al mondo.
Ma i bagnanti che mi seguono si sono disposti in ordine dietro il mio soprabito, che si scuote e si irrigidisce.
- Largo al Popolo, padrone del potere!
La porta si apre e ci si lascia passare, dal momento che il Municipio  nostro.
Grandi rumori, nel cortile pieno di soldati, irto di fucili.
- La sciarpa, la sciarpa!
Due o tre ufficiali si precipitano su di me, mi stringono, mi assalgono.
- In nome della Rivoluzione noi vi nominiamo Sindaco del Circondario - dicono stringendomi la sciarpa - stringendola troppo.
La si allarga un po'... ma ora  la volta del capo.
- In nome della Rivoluzione ricevete l'abbraccio.
E ricevo alcuni baci sonori... dei baci che sentono la cipolla o anche l'aglio.
Ed ora all'opera.
- All'opera? Ma che devo fare?
Delle arringhe... Forse che si pu rimanere senza parlare al Popolo?... senza dirgli che si morir per lui?
- Perch - insomma - voi morrete per esso, non  vero?
- Certamente!
- Ebbene, diteglielo. Piace ai Popolo che gli si dican queste cose... Salite sul tavolo. Attenti...
- Ecco potete parlare ora...
E parlo.
Quando sento che ho la gola secca concludo:
- Cittadini, il tempo dei discorsi  passato.
Ora debbo fare quello che debbono fare gli uomini che hanno un sottopancia.
- Che cosa fanno? Vediamo.
- Ma!... Io non so - mormora un vicino, che  stato nominato aggiunto di colpo e che aspetta anche lui che gli si dica quel che deve fare.
- Bisogna firmare dei buoni,  molto semplice - dice un vecchio, che sembra sbalordito per la mia ignoranza.
- Firmare dei buoni, sta bene, ma dei buoni per che cosa?
- Dei buoni per le carrozze, per le lampade, per l'olio, per la carta, per tutte le cose in generale, perdio... come si fa sempre nelle rivoluzioni,
Diamine! Io credevo che richiedessero soltanto delle cartuccie ed avrei firmato a due mani. Ma per il resto...
- E le notizie da andar a prendere al Municipio? Ai settori? Occorrono delle carrozze... Con la vostra firma saranno requisite con la forza... Verranno a farsi pagare domani.
Domani! Non so bene dove saremo, domani. Ora, io non ho soltanto firmati dei buoni, ma ho derubato la cassa. Perch mi accuseranno di averla sottratta se i nemici riprendono l'offensiva! Io li conosco, i processi del domani della rivolta. E non  soltanto la vita che mi gioco qui.
Essa non mi pare in pericolo. Ma  proprio il mio onore che  sul tappeto, ove rotolano alcuni pezzi da cinque lire presi sotto la responsabilit di colui che comanda qui, in questo momento, e che si chiama Jacques Vingtras.
Bah!... il dado  gettato... Le cose andranno come vorranno.
Ma io cercher che volgano al grave e non voglio passare il tempo a firmare dei buoni di foraggi o dei fogli di conti.
Ma non volgono al grave le cose, al contrario. Ho udito sulle scale un baccano del diavolo.  Richard, l'ex-sindaco che viene dal Municipio, ove  andato a prendere degli ordini da' suoi padroni, e che attraversa il battaglione degli invasori.
Si precipita sulla sciarpa in cui mi hanno ravvolto.
- Restituitemi quella sciarpa. Voi violate la legge. Domani vi far fucilare!
Mi afferra pel ventre e cerca strapparmi la fascia tricolore che  stretta in nodo corsoio.
Questo nodo mi stringe... mi stringe, la mia lingua diventa azzurra...
- Si strozzano i nostri fratelli - grida un vecchio del '48 - sebbene io non sia in alcun modo un parente suo.
E fanno abbandonare la stretta al sindaco che tutti stringono da vicino, tanto che egli comincia a stralunare gli occhi.
Fortunatamente posso respirare.
- Cittadini, non si tocchi un capello di quella testa vuota: si rispetti la buccia di quel cocco senza sugo...
Si ride. Il cocco  rabbioso.
- Voi potete torturarmi. Vi dico che domani sarete puniti.
- Nessuno pensa a torturarvi, ma perch non disturbiate tutti, vi far ficcar dentro un armadio.
E l'ho fatto portar dentro una guardaroba, una guardaroba a muro, ove pu star benissimo, se vuole, in piedi; dove pu schiacciare un sonnellino o stendersi sul piano centrale.
La rivoluzione segue il suo corso.
Un'ora del mattino.
Uno dei guardiani chiede di parlare al sindaco in esercizio, in nome del sindaco sotto suggello.
- Che cosa c'? Si  ucciso?  asfissiato l dentro?
No. Il parlamentario rimane muto.
- Parlate, parlate!
Egli non osa, ma poi mi dice all'orecchio:
- Scusate... mio superiore... ma  che da un po' si contorce... basta... mi capite... bisogna lasciarlo andare, cittadino...
- Lasciarlo andare nell'armadio, s... - ha detto Grelier, l'aggiunto... - nell'armadio, capite?
- Voi siete duro.
- Eh, l! mio caro: se esce - la met degli uomini si unisce a lui e viene a prenderci.  rabbioso quell'uomo e risoluto... lasciate che egli bagni le sue polveri...
E le bagn.
Meno di un'ora dopo un sergente si presenta; un intrattabile, costui. Lo chiamano lo zappatore, a causa della barba che gli copre il volto. Si farebbe volentieri uccidere al posto del "suo" comandante.
- E per lui mi taglierei anche la barba - dice con la fiamma della devozione negli occhi.
Porta notizie dall'armadio.
- Esso  inondato, con rispetto, mio comandante. Ma non  soltanto questo.
- Che c'?
Non sa troppo come spiegarsi lui... neanche lui...
- C' che il prigioniero... non regge... e domanda...
- Domanda che cosa?
- Ebbene, mio comandante... domanda di uscire un momento per... una cosa seria.
- La reazione rialza la testa... vedete, dice Grelier crollando la testa... Or ora era una cosa, adesso  un'altra...
E volgendosi verso lo zappatore:
- E che cosa dicono gli uomini di guardia? Che cosa pensano di queste pretese?
- Diamine... dicono che non sarebbe piacevole... che se uno la tiene troppo...
- Lasciatelo andare davvero... Passate dell'acido fenico nell'armadio e dategli la libert assieme alla chiave del gabinetto.
Non se l' fatto dire due volte ed  partito come un razzo.
Si  ferito contro la maniglia di uno dei battenti.
- Prussiano! - gli ha gridato qualche bello spirito, facendo correre pericolo si afferrassero le armi di tutto il battaglione, che avrebbe salutato il didietro scorticato dall'ex-sindaco.
E dire che domani, se saremo vinti, si urler che ho fatto spargere il sangue di quel... prussiano...
Vinti!... Ecco un fatto che mi par si avvicini.
Le notizie che giungono dal Municipio son poche... Pare che il Governo ritrovi delle forze, che sono venute a salvarlo; un battaglione dell'ordine  partito con Ferry alla testa, e procede contro l'insurrezione.
-  vero?
In ogni caso, in piedi camerati! Bisogna andar incontro a quel battaglione.
- Abbiamo fame, abbiamo sete!
- Mangerete e berrete a Parigi.
Ma essi sostengono energicamente che avranno pi coraggio se riusciranno a mettere qualcosa nel ventre.
- Andiamo, sfondate i barili della cantina. Barili di aringhe e barili di vino. Un'aringa e un bicchier di vino ciascuno.
E zaino in spalla. Ripiglio la mia sciabola e abbandono la sciarpa. Chi la vuole?
No, no, voi non uscirete!
E si oppongono, sornioni e traditori, alla mia partenza. I comandanti che da due mesi hanno appoggiato segretamente o apertamente l'ex sindaco e che mi odiano per la mia popolarit nei clubs, si son fatti arditi udendo il ritorno offensivo dei borghesi. Ed i loro emissari seminano la rivolta nei gruppi.
- Ora che ha provocato il disordine, se ne va! Non lo lasciate scappare. Siete voi che verrete arrestati e sarete responsabili. Sapete, del resto, dove vi conduce e che cosa si aspetta? Si  impadronito del Municipio: ne rimanga prigioniero.
E quando ho insistito, gli abitanti di Belleville han fatto i sordi; soltanto alcuni semplici e bravi sono partiti, in plotoni, avviandosi verso il pericolo.
La nostra stella scompare!...
Si annunzia che il 139 avanza e sta per darci battaglia.
- Sconquassano i cancelli! - viene a dirmi un capitano.
- Da quei cancelli abbattete la loro avanguardia. Fuoco!
- Sar una carneficina.
- Saremo ugualmente stritolati, se credono che abbiamo paura. Andate a dir loro che sparerete se essi si muovono.
Sono rimasti a distanza, non per paura, ne sono ben certo; ma perch, pur non pensandola come noi, soffrono come noi e recano in petto la sofferenza delle ferite del patriota.
Non importa! Ho mandato a cercare delle cartucce al posto dei franchi tiratori, comandato da un tenente che mi  stato compagno nella vita di miseria: ci siamo nutriti assieme con la carne di vacca idrofoba. Di quello l, almeno sono sicuro. Non ci rifiuter le munizioni.
Perdio! ce le ha rifiutate...
Dacch ha le spalline  diventato un regolare, l'ex-refrattario. Aspetta forse la croce o il brevetto di ufficiale sul serio nell'armata! Si  battuto come un leone ed  come un leone che ne ha abbastanza del digiuno nel deserto, e vuole la carne di cavallo del serraglio e gli applausi della folla!
Oh!  roba da spezzarsi la testa contro i muri.
Si aspetta, come dei musulmani fatalisti, la fine del dramma tra il profumo delle aringhe ed i vapori di questo vino azzurro!
Oh! bell'aringa; la mia sciarpa puzza. Una bandiera rossa, che han tirato fuori non so di dove ed hanno piantato davanti al mio tavolo, puzza anch'essa. La nostra polvere, quella che ci rimane, il danaro, quello che ci  rimasto, tutto ha acquistato l'odore dei barili sfondati nel cortile.
Ci si crederebbe nella via del Pesce a Londra, anzich nella cittadella degli insorti della Villette.
1. novembre.
Ieri questa cittadella a poco a poco si  vuotata. Coloro che se ne sono andati per cercare notizie non sono ritornati: o perch sian caduti prigionieri, o perch non vogliono ritornare in questo vespaio, segnalato alla vendetta dei battaglioni borghesi.
E noi restiamo qui in pochi, senza sapere che cosa accade a Parigi.
Giunge un telegramma.
"Al sindaco del diciannovesimo circondario".
Sono io il sindaco perch ho la sciarpa. Lo apro e leggo: "Tutto  ritornato nell'ordine senza effusione di sangue".
 il momento di andarsene. Cado di fame, crepo di sete.
Entro sfinito, esaurito, sonnecchiante nel restaurant, dove andiamo a mangiare un boccone con i colleghi, a mezzogiorno. Ritrovo coloro che non sono comparsi nella notte, avendo paura di me od aspettando la fine per decidersi.
La fine  il mio arresto fra breve, senza dubbio. Forse sar preso prima ancora di aver finito di mangiare la mia frittata.
Oh! la povera gente!... Essi ficcano il naso nel loro piatto, fingono non vedermi, mi impediscono di sedermi, opponendo le sedie, al loro tavolo.
Li avvicino.
- Stanno per venirmi ad arrestare come insorto, come ladro. Vi prendo per testimoni...
Non mi lasciano finire.
- Eh!... Hum.... Gi... Insomma... Ma poi... dopo tutto, voi non eravate obbligato ad impadronirvi del Municipio. Voi forse avete salvato Richard allontanandolo dalla folla, ma essa non avrebbe pensato a strangolarlo, certo. Si dice che avete ordinato di fucilare Luis Noir, ed  lui che lo afferma.
Mi fan male al cuore. Bevo un bicchier di vino e mi avvio verso il Municipio centrale. Nessuna traccia di rivolta, appena delle sentinelle; non una ferita fatta dai proiettili sulla pelle dei muri. Casa muta, piazza vuota.
- Dieci soldi di sapone nero, per favore... S, dieci soldi!
E son corso a casa ed ho trasformato la mia camera in una sala da bagno, facendomi prestare da un'amica di pianerottolo la sua acqua di Colonia per profumare la mia camicia. Ho messi i piedi nell'acqua e la testa nelle mani.
Eccomi pulito: e se una baionetta, strada facendo, mi buca, giunger all'ospedale con la camicia bianca e le calze pulite.
C' qualche probabilit che mi bucherellino. Voglio rimontare verso il Municipio. Dopo tutto, avr guadagnato il diritto di scomparire o di sottrarmi alle ricerche.
- Ma ancora un po' d'acqua di Colonia, per favore. Puzzo sempre d'aringa, vicina mia?... Arrivederci.
- Vi arresteranno, signor Vingtras!
- Credo di s.
- Rimanete, allora...
- Verranno a prendermi qui! Ecco tutto.
Ella arrossisce un po'. Siamo buoni amici.
- Vi nasconder in casa mia, mi dice essa, avvicinando il suo musino profumato alla mia barba che ancora puzza maledettamente.
- Impossibile. Ma se non ritorno, mi manderete della biancheria. E dell'acqua di Colonia, molta acqua di Colonia! Grazie anticipate.
Eccomi nel cortile, ove sono entrato senza sciabola e come in una prigione, questa volta!
Il cancello si  chiuso all'ordine di un comandante che non ho visto durante il tumulto e che giunge ora, mentre sono perduto.
 vero per ch'egli ha creduto ch'io volessi farlo fucilare, lo sciagurato.
Ed  il fratello di Victor Noir, colui che mi ricevette al letto del fratello morto e tepido ancora, che parla contro di me e mi interpella e mi accusa davanti agli uomini di guardia, da me conosciuti come appartenenti ad un battaglione avente per capo un bonapartista.
Fortunatamente c' gente nostra: Bouteloup ed i suoi, che facevano un sonno, con la testa sullo zaino, e che si svegliano al rumore, dicendo:
- Non si arrester Jacques Vingtras.
Louis Noir ha avuto vergogna: non ha osato chiamare in soccorso il partigiano di Badinguet, un famigliare pure della casa di Auteuil e mi ha lasciato passare.
A parte questo ingrato idrofobo e la gente di stamane del restaurant, gli altri fanno il loro dovere.
E quando sono andato nella sala dove erano riuniti, come a consiglio di guerra, mi hanno tutti accolto a braccia aperte.
- Ma filate dunque... andate... Stavan per spiccare un mandato di comparizione contro di voi, un mandato di arresto: ce l'hanno detto nel gabinetto del Governo.
Sono uscito, scortato da amici coraggiosi; uscito fingendo l'indifferenza e la tranquillit. Ma allo svolto della via, una carrozza mi aspettava, con un cocchiere ch' dei nostri.
Egli ha frustato a sangue la sua rozza e mi ha trasportato al galoppo lontano da quel Municipio di dove  un miracolo che io sia uscito. Via... cavallino!... Quando fummo lontani, ben lontani, il cocchiere ha fatto schioccare la sua frusta, ha chiesto scusa al suo cavallo e mi ha detto:
- Sacro nome di Dio! abbracciatemi!
...
.
...
Capitolo  22.
...
.
...
Possedouet, che  sindaco del tredicesimo mandamento, mi ha nascosto per tre giorni.
Il terzo d, ho preso il suo rasoio, ho lavorato la mia barba, tagliati i favoriti, conservati i baffi e il pizzo, e sono uscito per recarmi da un amico che non si occupa di politica e mi offre un'ospitalit comoda e sicura in un quartiere calmo e clericale. Posso cos sfidare la polizia e sfuggire al Consiglio di guerra.
Ma vogliono arrestarmi?
In capo ad una settimana, avendone abbastanza di quella vita da evaso che rimane sepolto in fondo ad una buca, sono ritornato alla Corderie.
Se ci tengono a prendermi, non hanno che da mandare degli agenti abbasso.
Eppure, io vi sono.
Sanno dunque che io son ritornato, che altri ritornano ancora, che sono ricercati pel 31 ottobre e sui quali avrebbero il diritto di arresto, che riuscirebbero a riconoscere con un rovescione della mano, tanto sono mal nascosti dal loro cravattone a tre giri o dai loro occhiali da carnevale.
E, in ogni modo, il Governo fa il morto e ci lascia salire e scendere cinquanta volte al giorno le scale della Corderie.
Essa  diventata un Foro, quella Corderie.
Essa ama la Rivoluzione, e redige i libri dell'insurrezione futura, e sarebbe capace di salvare la Patria! Essa mi ha salvato l'onore, or non  molto.
Fu quando avevo il kep con quattro strisce.
Ero di guardia ai bastioni:
Un ufficiale mi si avvicina:
- Voi non sapete che notizia corre? Si afferma che voi eravate d'accordo coll'Impero, nella vostra campagna elettorale contro Giulio Simon.
- Si dice questo?
- A voce alta.
Pianto l il battaglione. Salto in una carrozza.
S, si  detto questo a voce alta nei caff, l'hanno urlato ieri nelle riunioni pubbliche.  Gennaro Casse, il creolo, che ha portato la notizia in giro.
Se andassi a fracassargli la faccia, per cominciare, a costui?
- Siate dunque calmo - mi ha detto Blanqui, dal quale ero corso - e non fracassate niente.  la vostra popolarit che comincia.
La mia popolarit? Forse che si ridono di me?
Calmo! Non posso esserlo. Con la testa in fiamme, il cuore gonfio che par mi voglia scoppiare, la gola secca, gli occhi velati, corro da un quartiere all'altro, saltando sin dalla carrozza quand'essa per gli ingombri delle vie procede lenta, e correndo come un pazzo fin nelle case amiche ove sono coloro che appartennero all'ex-mio Comitato, di cui sono sicuro ed ai quali grido con voce spezzata: "Al soccorso! Al soccorso!".
Li trascino con me, altri ne raccolgo per via, che han conosciuto la mia miseria ed il mio coraggio, ed il sole non  ancor caduto che gi la Corderie ha notizia della mia domanda di un'inchiesta.
Gli ottanta sono convocati per domani.
Oh! com' lungo; qual notte ho trascorso.
Finalmente il giorno  sorto.
Briosne, Gaillard ed un altro ancora sono accusati come me. Siam discesi insieme al mattino verso la Prefettura di Polizia ed abbiamo invitata la gente ch'era l a farci vedere i documenti della calunnia, le armi avvelenate per ucciderci.
Non ci han fatto vedere nulla!
La sala  piena: il grande giury  al completo.
L'ufficio  eletto. Ho la parola.
Ho narrato tutto dall'A alla Z; come un Comitato sia venuto a cercarmi, il camerata Passedouet, alla testa... Passedouet che nessuno sospetta non  vero?
"Stavo mangiando qualche cosa da un mercante di vino. Mi fu posta la spada alle reni. Mi si  ripetuto in tutti i toni che lo storico futuro degli eroi di Giugno doveva rappresentare quei vinti contro i repubblicani che li maledicono e drizzare davanti ad essi il cadavere mutilato della guerra sociale.
"Ho accettato, ma ho detto: - Vedete, pranzo con trenta soldi. Sono un povero: non ho un centesimo da spendere per la mia elezione".
- Un uomo  venuto che ci ha offerto aiuto per gli avvisi - mi ha risposto il Comitato.
- Voi siete giudici - ho concluso io.
- Se fosse stato pagato dall'Impero... per!...
- Con quale scopo? Noi non facevamo la campagna per vincere. Numericamente eravamo sicuri di una disfatta vergognosa.
"Cinquecento voti? Li avremmo avuti soltanto, cinquecento voti?
"Li avemmo. Ma forse che questa miseria poteva impedire la vittoria di Simon?
"Ed ecco perch sono davanti a voi, accusato di tradimento. Ma guardatemi dunque. Forse che ho l'aspetto di un venduto? Bisogna dirvi che fui torturato dalle sofferenze per tutta la mia vita? Vi narrer quante volte ho combattuto con la fame per rimanere libero?
"E dopo anni ed anni di questo eroismo, nel momento in cui mi bastava aver un po' di pazienza per essere celebre, e forse felice,  allora che io mi sarei distrutto, incatenato, venduto?
"Non io debbo dirvi se valgo qualcosa; ma non lo sentite voi stessi che se l'avessi voluto, gi dieci volte avrei potuto diventare ricco, se l'avessi voluto?
"Oh! so bene che voi mi assolverete! Soltanto io conserver nel cuore la vergogna dell'accusa.
"Il mio cuore? Esso esce di qui pi limpido che mai. Ma il mio orgoglio!... chi potr chiuderne le ferite, chi distrugger il pus che il dito di Casse vi ha messo?"
Non mi han lasciato finire.
Da tutti gli angoli della sala delle mani si tendevano verso di me. Qualcuno mi ha abbracciato; due o tre avevano le lagrime agli occhi.
Non importa! Si trover bene nell'avvenire qualche miserabile per raccogliere questa turpitudine nel fango e gettarmela addosso, il giorno in cui sar disarmato dalla sconfitta, dalla proscrizione, dalla morte.
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Capitolo  23.
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Andiamo... mi ingannavo quando credevo che quelli del Municipio non avrebbero osato perseguitarci. L'hanno osato.
Il 31 ottobre passer davanti un tribunale di soldati. Gli ufficiali d'una armata prigioniera giudicheranno degli uomini liberi.
Questi ultimi saranno: Lefranais, Tibaldi, Vermorel, Vesinier, Jaclard, Ranvier e forse altri che saranno arrestati: arriveranno fra due siepi di fucili carichi, baionette in canna, che si abbasseranno sui petti, se qualcuno oser fuggire o ribellarsi.
Sederanno su un banco, nudo come quelli della scuola, chiuso fra un tavolo ed una vecchia stufa: non si vedr neppure la loro testa, quella testa che  presa di mira dagli articoli di un codice sanguinoso.
Non  del resto questione della loro testa, lo so, e neppure della loro libert. Chi dunque oser, se ha del cuore, condannarli? Condannarli? perch vedendo la nave correr diritta allo scoglio, si son voltati verso il capitano e gli hanno gridato:
- La Francia sprofonda. Sparate il cannone d'allarme!
Condannarli... Perch non schiaffeggiarli col cappello piumato di Trochin, o lardellarli colla spada di Bazaine?
Non basta. Il sergente di servizio avr da fare questa settimana ed il Commissario della Repubblica non ha che da preparare delle requisitorie.
Anche vogliono giudicare un foglio di carta. Questo si chiama L'avviso rosso impastato sui muri, nei momenti in cui il pane mancava e le bombe piovevano.
Quanti pensieri per quell'avviso... a Vaillant, a Leverdays, a Tridon, a me...
La Corderie nella sua seduta del gennaio mi incaricava di servire da interprete del pensiero comune.
Fu stabilito che al domani, prima delle dieci, avremmo portato un proclama, il quale, se accolto dall'assemblea, avrebbe avuto l'onore di essere appiccicato, nella notte seguente, in tutti i sobborghi di Parigi. Ma si trattava di redigerlo.
Abbisognava al popolo un linguaggio semplice e largo. Davanti alla storia esso prendeva la parola, nel pi terribile momento, sotto il fuoco nemico. Bisognava pensare alla Patria e nello stesso tempo alla Rivoluzione.
E nel piccolo camerino della via San Giacomo, ove si erano chiusi, quei quattro letterati si strappavano i capelli ad ogni riga che si allungava sui fogli bianchi, temendo di cadere nella goffaggine o nella declamazione.
Avevamo vergogna di noi stessi, ed ogni batter d'ore della pendola ci percoteva dolorosamente il cranio.
Infine il lavoro fu compiuto per tre quarti; erano le cinque del mattino.
Tridon, ammalato e che doveva morire del male che la rodeva, propose di fare un sonno, salvo a compiere poi uno sforzo.
Ci stendemmo tutti e due sopra un letto improvvisato, che io abbandonai per lasciare a lui un po' di posto... a lui, il poveretto che aveva il collo fasciato, la pelle a lembi e che si rotolava nell'unico lenzuolo che possedevamo, perch i compagni avevano preso l'altro.
La sua carne era gi in agonia, il suo pensiero rimaneva robusto e sano.
Quando ci alzammo, si udiva il cannone tuonare come non l'avevamo mai udito. Era il bombardamento che incominciava.
E il nostro manifesto era l... sbalordito come noi.
Non saprei descrivere il nostro dolore; avevamo paura di essere indegni dei nostri compagni: e i nuovi obici ci fischiavano alle orecchie come, al teatro, la collera di un pubblico deluso.
Occorreva una frase, una sola... ma ne occorreva una in cui palpitasse l'anima di Parigi. Occorreva una parola a Parigi per prendere posizione nell'avvenire.
Ci avviammo lenti verso la Corderie senza nulla aver concluso, senza pensiero del pericolo, col segreto desiderio, anzi, di poter essere uccisi prima d'arrivare.
Ad una detonazione pi forte, Tridon si scosse, e guardando il cielo e aggrottando le sopracciglia gett nell'aria gelata una frase, una parola.
Aveva trovato!
Il proclama, letto fra un silenzio solenne, fu coperto d'applausi. Esso terminava cos:
Largo al Popolo, largo alla Comune!
 questo proclama che processano. Non era un invito alla ribellione, per; non era che un grido sfuggito a cuori febbricitanti,  pi un grido di disperazione che di indignazione.
Si arrestarono i firmatar; la folla and loro ad aprire, coi tamburi, le porte di Mazas.
Ed ecco, che l'usciere del Cherche Midi li ricerca.
Si ricordano di quel manifesto, al Municipio.
Eppure sotto i ponti, da quel tempo,  passato il fango della capitolazione e il sangue del 22 gennaio.
Ma anche il 22 gennaio  citato. Ne vogliono fare un giorno delinquente.
E chi dunque fu criminale?
Povero Sapia! Aveva un bastoncino di giunco, da tredici soldi, in mano, quando cadde. E gridava: Avanti! Ma senza spada e senza fucile.
Il ragazzo di nove anni che fu rialzato morto non aveva sparato, non  vero? Ed il vecchio, il cervello del quale salt sul candelabro, aveva nelle tasche non gi una bomba, ma il Parrocchiano.
Il 22 gennaio, quanti innocenti uccisi!
Quelli che non poterono fuggire abbastanza in fretta, si erano allungati dietro i mucchi di sabbia o dietro i fanali rovesciati e rimanevan l accasciati, col fango fino alle labbra.
Talvolta uno di essi si staccava dal gruppo sanguinoso e rotolava verso un angolo pi sicuro... ma si fermava, tutto ad un tratto e non rotolava pi. Poi gli si vedeva al fianco una macchia rossa, come l'apertura d'un barile di vino.
Fra coloro che domani compariranno fra i gendarmi, ve n'ha di quelli che eran soltanto venuti a rialzare i feriti o a coprire coi loro fazzoletti il volto orribile dei morti.
Ed i feroci inetti che sono al potere non hanno capito come fosse miglior cosa imitare questi ultimi e gettare su quelle giornate fosche il velo dell'oblio.
8 marzo.
Il 31 ottobre  giudicato.
Un tribunale di soldati ha assolto la maggior parte di coloro che, in nome del trattato concluso in quella notte dalla soluzione sinistra, non avrebbero mai dovuto essere arrestati o perseguitati.
La spada dei giudici del Consiglio di guerra ha inchiodato gli spergiuri del Municipio alla gogna della storia.
Sul banco dell'accusa non rimangono pi che Goupil, io e qualche altro, chiamati per fatti che la convenzione di quella notte non poteva comprendere.
Perch l'Avviso rosso  uscito vittorioso dal processo. Vi furono due sedute al Cherche Midi, due accuse, due vendette uguali di assoluzione. I componenti la Difesa, per ora, sono i colpiti.
Ferry si  mostrato rabbioso, per, spregiatore dei vinti e giurando sul suo onore che mi aveva perfettamente riconosciuto: io, s, Vingtras, nella notte del 31 ottobre al Municipio sarei stato fra quelli che urlavano pi forte e parlavano di mandarlo a Mazas.
Per dimostrargli limpidamente com'egli mentisse, bisogn che gli dichiarassi:
- Che io, che ho gustato Mazas, preferisco far ghigliottinare un amico che mandarvi un nemico.
- Che credo lui, Ferry, pi degno delle sculacciate che del martirio.
- Che mi era stato impossibile, con mio dispiacere, d'ingannare il governo sulla sua sedia curule, perch sono accusato di avere alla Villette, in quel giorno ed ora, sequestrato il Sindaco Richard, sindaco legittimo, e fatto ammalare tutta una popolazione nutrendola d'aringhe "destinate ai feriti".
Bisogn ben arrendersi all'evidenza, ma Ferry ha dovuto raccomandarmi all'oratore; e per poco che il Presidente del Consiglio di guerra abbia dei rapporti col Governo... le cose son limpide..., me ne vien fuori una bella condanna.
Al Cherche Midi. - 11 marzo.
- Tu, Vingtras, ne avrai per sei mesi almeno.
Ne avr, s, per sei mesi, pu ben darsi; soltanto vi posso assicurare che far il possibile per non scontarli. Essere preso in questo momento e cacciato dentro, significherebbe forse il trasporto, a breve distanza di tempo, la spedizione, una sera in cui i sobborghi siano in rivolta, e la partenza, in silenzio, per Caienna: se pur non fosse la morte pel colpo di pistola di un poliziotto, stanco di un giorno di ribellione, od anche l'esecuzione in regola contro un muro della strada deserta.
Soffia un vento di fucilate, e nell'ubbriacatura del trionfo, durante il furore di una lotta indecisa, guai ai prigionieri.
Sarebbe triste dover sparire in questo modo!
La porta per queste esecuzioni,  vero, non  ancora aperta del tutto, ma prescindendo dalla morte... la clausura sarebbe gi troppo pesante.
Chi sa se i rumori della citt perverrebbero fino a me; chi sa se attraverso le sbarre della mia cella giungerebbero i lampi della rivolta!... Io non saprei dunque nulla, non udirei nulla!... mentre si decider la sorte dei nostri, che giuocheranno forse la loro vita e saranno decimati!...
Perci... faccia chi vuole il Silvio Pellico; io cercher di scivolare loro tra le mani.
Non sar difficile!
Siamo accusati liberi. Siamo noi stessi che venimmo ad offrirci alla condanna. Perci ci sorvegliano poco.
C' alla mia sinistra un vecchio tipo di sergente, dritto come una quercia, con dei baffi terribili che gi due o tre volte han minacciato di accecarmi.
Etili  pi alto di me, di tutto il capo.
Ma egli mi guarda dall'alto senza collera e quasi con bonomia, sebbene vada masticando delle parole come se masticasse dei sassi.
Il Consiglio si  riunito per deliberare.
Negli angoli si chiacchiera, si discute. Io non ho pi che alcuni minuti di libert, forse; vado anch'io approfittandone per chiacchierare e discutere come gli altri, per guardare specialmente se la porta  aperta o chiusa.
Vlan! Nell'occhio...  il baffo del vicino che mi acceca per la quarta volta. Soltanto, questa volta ho compreso che cosa borbotta nel mio orecchio da un buon quarto d'ora.
- Ma nel nome di Dio - ragazzo... filate dunque....
- Grazie... vecchio mio... Cercher...
La soglia  varcata: eccomi nella via. Come gi alla Villette, mi allontano con noncuranza, con l'aria di uno che passeggi; poi al primo svolto prendo la corsa.
E a due passi dal carcere dove dovrei essere, trovo ricovero.
L'indomani un camerata, che ho fatto avvisare, mi porta il verdetto... Ne ho per sei mesi, tondi e precisi, ed io ci rido sopra.
Ma i soldatacci dello stato d'assedio hanno, con un tratto di penna, soppresso sei fogli socialisti, tra cui il Cri du peuple che era al suo diciottesimo numero e si avviava bene...
Ferry si  vendicato. Sono libero, ma il mio giornale  morto.
Non si  vendicato soltanto di me, per sventura. La clemenza del Consiglio di guerra era una finta; il 31 ottobre  colpito dalla pena capitale.
- Blanqui e Flourens sono condannati a morte.
Tanto meglio, poich sono lontani.
Dal posto in cui mi trovo, non vedo nessuno e non so nulla. Ma sento ugualmente addensarsi l'uragano, vedo l'orizzonte che si oscura. Facciano dunque perdere la pazienza a questo popolo... e scoppi il primo colpo di tuono!...
...
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Capitolo  24.
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- Pan! pan!
- Chi c'?
 uno dei tre amici che sa dove io mi nascondo:  ansante e pallido.
- Che accade?
- Un reggimento di fanteria  passato al popolo.
- Allora ci si batte?
- No, ma Parigi  del Comitato Centrale. Questa mattina due generali hanno avuto la testa sfracellata dai chaussepots.
- S?... Come?
- Uno di essi aveva ordinato il fuoco contro la folla. I suoi soldati si sono uniti ai federati, l'hanno trascinato, ucciso;  un sergente in uniforme che ha sparato per primo. L'altro  Clemente Thomas, che veniva a spianare e che fu riconosciuto da uno dei vecchi di Giugno. Al muro anche lui... I loro cadaveri giacciono ora bucherellati come schiumarole in un giardino della rue des Rosiers, lass a Montmartre.
E si tacque.
Andiamo,  la Rivoluzione.
Eccolo dunque l'istante sperato ed atteso dal giorno in cui ho subto la prima crudelt, dal giorno in cui ebbi il primo schiaffo dal maresciallo, dal primo giorno passato senza pane, dalla prima notte senza ricovero...: ecco la rivincita del Collegio, della miseria e di Dicembre.
Forse  la prospettiva della ritirata tagliata, dell'inevitabile carneficina, del pericolo profondo, che mi ha raffreddato... meno per paura d'essere compreso nell'ecatombe, quanto perch mi diaccia il pensiero di poter un giorno essere costretto a comandarla.
- Le vostre ultime notizie sono di quando?
- Di un'ora fa...
- E voi siete certo che non si son battuti, che dopo quelle fucilate non c' stato altro, nulla di tragico?
- Nulla.
Come sono tranquille le strade!
Nulla indica che vi sia qualcosa di cambiato sotto la cappa del cielo, che dei Bruti da trenta soldi ciascuno abbiano varcato il Rubicone contro un Cesare nano!
A proposito, che ne avvenne dell'omuncolo?... Dov' Thiers?
Nessuno sa rispondere.
Gli uni pensano che egli si nasconda e si prepari a fuggire, gli altri che egli si agiti in qualche angolo e dia degli ordini perch le forze borghesi si riuniscano e vengano a schiacciare la rivolta.
La piazza del Municipio  deserta: credevo di trovarla piena di folla fremente, irta di cannoni con la bocca aperta verso di noi.
Essa al contrario  morta e vuota; non c' ancora ombra di gente d'attacco.
Neppure il temerario, che coll'audacia della convinzione d fuoco a tutto il Foro, come l'illuminatore a tutto un lampadario.
La folla sta ai fianchi, disposta in cordoni curiosi e pronta in linee di battaglia.
E le chiacchiere come vanno!
"Il cortile  pieno di artiglieria! I cannonieri aspettano colla miccia accesa! Ricordatevi del 22 gennaio! Se si fa un passo avanti, porte e finestre si aprono e saremo fucilati a bruciapelo!".
Ecco quel che si dice intorno alla piazza, che la notte gi invade e dove credo veder drizzarsi sanguinose le figure di due generali.
Ma un cittadino accorre
- La via del Tempio  occupata da Ranvier. Brunel ha ammassato il suo battaglione in via Rivoli.
Ranvier e Brunel sono l?... Ci vado.
- Fiancheggiate il muro! In caso di scariche, il pericolo  minore.
- In fede mia no... se ci sono mitragliatrici nei cortili e dei soldati bretoni dietro le finestre, li vedremo.
E noi rompiamo i cordoni, riusciamo a strappare qualche avemmaria dal rosario degli esitanti... altre avemmarie cadono, il filo si rompe e... essi vengono con noi.
Ecco infatti Brunel in gran tenuta, non  pi sotto la porta coi suoi uomini.
Corro a lui. Egli mi spiega la situazione.
- Siamo padroni del terreno. Anche se si riuniscono in qualche punto a noi ignoto e ci attaccano, potremo resistere abbastanza, fino a quando il Comitato Centrale arrivi coi rinforzi. Ranvier, infatti,  sul fianco come vi hanno detto. Si accerta che Duval  sceso, con la gente del 5 e del 18, sulla Prefettura. Se non  vero, si dovrebbe intimargli l'ordine di mettersi in marcia. Bisognerebbe che la via del Tempio fosse sorvegliata attentamente tutta la notte. Sono stato soldato, e voto per la disciplina delle rivolte contro quella delle caserme. Andate a cercare Ranvier, voi che siete il suo miglior amico e trasmettetegli, da camerata, queste osservazioni. Ma io non posso far altro; avrei l'aria di voler fare il comandante.
- Ho capito!
Egli  l, il pallido, che sta facendo alzare una barricata.
- Ebbene, ci siamo... Guarda!
Una linea nera di baionette, tutta una fila di uomini silenti.  l'armata di Duval, silenziosa come l'esercito di Annibale o di Napoleone, dopo la consegna di passare inosservati il San Gottardo o le Alpi.
Il popolo  in guardia; la notte  sicura.
Ma domani, al levar del sole, occorrer un vigoroso squillo di tromba.
E sono stato a svegliare un compagno.
- Il Cri du Peuple ricompare. Andate ad avvisare Marcel, cercate di trovare la carta per la stamperia... Presto una penna, ch'io scriva il mio primo articolo.
E mi son messo al tavolo.
Ma no, non ho punto scritto.
Il sangue bolliva troppo forte nelle mie vene, il pensiero bruciava le parole del mio cervello, le frasi mi sembravano troppo declamatorie o indegne, nella loro semplicit, del grande dramma sul quale si  alzata la tela, che, come un velario di teatro, ha due buchi.
Quando le mie arterie furono pi fredde, quando aperta la finestra, mi sono appoggiato ed ho ficcato lo sguardo nella citt, la calma sua e il suo sonno mi han fatto paura.
Se la citt non fosse d'accordo con la Rivolta?
La fucilazione dei generali avrebbe essa, attraversando i bersagli umani, colpito al cuore quella Parigi che non  sulla breccia? L'insurrezione sarebbe essa soltanto l'opera di qualche capo e di qualche battaglione audace?
Perch non c' un fremito, un rumor di passi, un fragor d'armi?
Se discendessi, mi recassi fra i ribelli, verso la schiera di Duval, verso la barricata grigia di Ranvier?
Andiamo... Ho ancora, io, il difensore degli umili, l'inquietudine di coloro che portano la "redingote", davanti ai nomi ignoti.
Ed ho chiuso la mia finestra sulla citt impenetrabile e che sembra morta, ora che la dicono risuscitata. Ho chiuso la mia finestra, ed anche il mio cervello si  chiuso: le idee non venivano pi.
Ho passate su un sof, che mostra le sue viscere di crine, le ore che avrei dovuto passare in piedi o coricato, come il grilletto del fucile pronto allo scatto, su un letto da campo.
Al mattino sono dagli intimi.
Essi pure hanno atteso, stupefatti dal fulmine di Montmartre.
Eppure, tra quei compagni ve n'ha di quelli coraggiosi come leoni. Questo mi riassicura e mi raccomoda con la mia coscienza inquieta.
Non  davanti al pericolo che i miei amici ed io abbiamo retrocesso tutta una notte:  davanti ad una mezza vittoria ottenuta senza di noi e che potevamo perdere entrando in linea troppo tardi.
Mi dirigo verso il Municipio.
- Dov' il Comitato Centrale?
- In alto. A destra.
Salgo, inciampando e scavalcando gli uomini addormentati e accumulati, come bestie sfinite, sui gradini della scala. Essi mi ricordano i buoi caduti nelle strade durante l'assedio e che la luna rischiara.
Parecchi di quelli che in piedi dalla vigilia, all'alba, han fatto il loro dovere e i loro serviz; che, dopo aver bucato con le baionette i petti dei cavalli montati dagli spallinati di Vinoy, alla sera, hanno tagliato il pane e distribuiti i viveri - parecchi di essi hanno cosparso il salame mangiato e la loro stanchezza di un po' di vino che li ha rinforzati... Sono lievemente ebbri.
Ma non uno, che non possa saltare sul suo fucile, mirare e far fuoco se Moreau, se Durand o Lambert - ecco i nomi dei loro generali - dicesse che Ferry si trova col 106 di linea; o, come al 31 ottobre, gridasse:
- All'armi!
Tutti butterebbero il bicchiere di stagno per afferrare il recipiente delle cartucce e si scaglierebbero, non pi col coltello da tredici soldi a bucare le magre carni del sobborgo, ma addosso al doppio grasso dei borghesi con la forchetta a un dente solo che  sulla cima del fucile.
Ma per ora, nulla che riveli la collera n che abbia profumo di entusiasmo.
Si direbbe un reggimento che ha ricevuto il permesso di riposare davanti ad una prefettura, in mancanza di biglietti d'alloggio, ed a cui si  detto di preparare bene o male la zuppa, il fuoco ed il lume.
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Capitolo  25.
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Dov' il Comitato Centrale?
Il Comitato? Si  disperso in questo posto. Uno scrive, l'altro dorme; questi chiacchiera seduto a met su di un tavolo, quell'altro, narrando una storiella che fa ridere gli astanti, cerca riparare una rivoltella che si  guastata.
Non conosco alcuno. Mi si dicono i loro nomi: non li ho mai uditi. Sono dei delegati dei battaglioni, popolari soltanto nei loro quartieri. Hanno il loro successo di uomini che san parlare e di uomini di azione nelle assemblee soventi tumultuose, da cui  uscita l'organizzazione federale. Non ho punto assistito a queste riunioni, essendo costretto a nascondermi prima e dopo la condanna.
Sono sei o sette, non pi, in questo momento, in una gran sala ove l'Impero, in uniformi dorate ed in toilettes di gala, ballava or non  molto.
Oggi, una mezza dozzina di giovani dalle pesanti scarpe, con un kep a filetti di lana, vestiti con un cappotto o con la vareuse, senza spalline e senza dragone, rappresentano, sotto questo soffitto a fiordalisi, il Governo.
Appena si accorgono che  entrato un estraneo! E soltanto dopo cinque minuti di passeggiate, mi decido ad avvicinare colui che sta riparando la rivoltella, il quale non ride pi e con voce ferma dice ad un sopraggiunto:
- Ah! ma no... vogliono ancora ingannare la Rivoluzione... Preferisco farmi saltare la testa... piuttosto che firmare... non firmo...
Mi vede e mi interpella bruscamente:
- Anche voi siete un delegato dei Municip... voi?
- Sono il redattore capo del Cri du Peuple...
- E non dite niente?... E rimanete l come l'ultimo arrivato?
Sono l'ultimo arrivato infatti... non sono stato con gli uomini del fucile ieri mattina, n con quelli della barricata ieri sera.
Gli confesso le mie esitazioni, come io sia rimasto nella difensiva:
- Comprendo... l'oscurit ci rende sospetti... Ma dietro di noi c' un mezzo milione di oscuri, armati, e quelli ci seguiranno.
- Ne siete sicuri? - riprende l'interlocutore che  stato abbandonato per me, Bouvalet, sindaco del III: un piccolo uomo che sembra animoso ed eleva il tono come un parlamentario che discuta le condizioni o trasmetta una sfida. - Siete sicuri che la popolazione vi seguir come dite voi?... Noi veniamo a proporvi, noi, Lega dei diritti di Parigi, di mettere il potere in deposito nelle nostre mani: null'altro che in deposito, perch si abbia il tempo di vedere...
- I compagni faranno ci che vorranno. Io ritorno nel mio circondario, mi pianto nella vostra circoscrizione e vi proibisco di entrare. Ecco...
- Senza di noi, non sareste nulla!
- Ma voi stessi che cosa siete? Voi credete che tutta la municipaleria e tutta la deputateria pesino un'oncia oggi?... Certo s... se si fossero messe alla testa del movimento... Esse ci avrebbero anche derubati... ingannati. Noi saremmo stati delusi, noi socialisti. Se gli eletti della Citt fossero entrati nelle file... Al fuoco la Comune!
Poi, scoppiando a ridere:
- Mio caro, andate a dire ai vostri padroni che noi siamo qui per la volont degli affamati e che non usciremo se non per la forza delle mitragliatrici.
-  la vostra ultima parola?
- Voi potete interrogare gli altri se volete... Ma io vi ripeto solo ci ch' stato detto questa notte, da tutti insieme.
In quel momento un plotone di uomini senz'armi  entrato; alcuni sbadigliando, altri con occhi ardenti e agitando dei fogli, battendovi sopra, comparando le pagine.
Era il Comitato che aveva ricevuto delle notizie e decideva la risposta ai deputati.
- La pace o la guerra? - ha chiesto Bouvalet.
- Questo dipende da voi. Sar la pace se non sarete dei testardi e degli orgogliosi. Se i rappresentanti del Popolo accettano che si faccia appello al Popolo, noi acconsentiamo a rimanere nella tradizione. Ma non esitate, niente astuzie e non tradite: voi avete l'aria di non fare altro che questo... Ed ora, amico mio, lasciateci tranquilli... dobbiamo frugarci in tasca... Occorre un milione per i nostri trecentomila federati. Io ho dieci lire!...
- Eh! non c' che da sfondare le casse.
- Perch poi ci accusino di furto, di saccheggio...
E qui esclamazioni di terrore, un movimento di esitazioni, una paura da passeri, un tremito di quelle mani nere che non hanno fin qui toccato che il danaro del lavoro, alle sere di paga, e che non vogliono toccare quei biglietti di banca a mucchi e quei cumuli di monete d'oro messe sottochiave.
- Eppure bisogna dar la paga alle guardie nazionali: conservare loro i trenta soldi. Che cosa diranno le donne? Se la moglie si mette contro di noi, il movimento  interrotto, la Rivoluzione perduta.
-  vero.
- E il peggio, quello che  pi da temersi,  che vi saranno degli indisciplinati i quali andranno in bande a prendere il pane che loro occorrer e del vino... pi di quanto ne avran bisogno... Abbatteranno le porte, a seconda del loro appetito e della loro sete per calmare la loro ira, e vi saranno trecento canaglie o cervelli leggeri i quali faran dire a tutti che i comunardi sono un ammasso di trecentomila malandrini...
- Ma forse in quei maledetti forzieri non c' neppure da pagare due giornate.
- Quando anche non ce ne fosse che per ventiquattro ore sarebbe sufficiente...  tempo guadagnato. Tutto ci ricadr sul capo... ma esse son cos poco solide sulle spalle, le nostre teste! Per conto mio accetto di fare il primo sforzo. Che ne dici tu, Varlin?
- Andiamo a cercare i ferri...
L'abisso  definitivamente scavato come con una zappa del cimitero. Quell'apertura di serrature grava sul Comitato quasi come le fucilate che uccisero i generali.
Tutta la razza di coloro che hanno quattro soldi, gli "onesti" di ogni classe e di ogni partito lanceranno su quei saccheggiatori, maledizioni, bombe e soldati.
Incontro Ferr.
- Sai quello che  deciso?
- S. E tu temi che essi vadano avanti? Hanno osato redigere un processo verbale per rinnegare, l'esecuzione di Le Comte e di Thomas. Diggi... il popolo  disapprovato... e sei tu che hai stampata la disapprovazione nel tuo giornale. Tu sei uno di quelli che hanno reclamato la liberazione di Chanzy... Procedi bene tu... - ha esclamato con amarezza...
- Allora... tu gridi al tradimento?
- No. Ma i tradimenti si puniscono, mentre le debolezze si scusano. Meglio dei criminali che della gente che esita. Il giardino del Municipio  grande come quello dei Rosiers... stiamo attenti...
...
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Capitolo  26.
...
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...
Il Cri du Peuple  ricomparso.
- Volete il Cri du Peuple di Jacques Vingtras?
Non si ode altro e il venditore non basta a soddisfare le richieste.
- Volete il mio ultimo, cittadino?... Per voi saranno due soldi... - dice ridendo. - Ma li vale.
- Vediamo.
26 marzo.
Quale giornata!
Questo sole tepido e caldo che indora la bocca dei cannoni, questo profumo di fiori, il fremito che passa nelle bandiere, il mormoro della Rivoluzione che sfila, tranquilla e bella come un fiume azzurrino, questo trasalire, questa luce, queste fanfare, questi riflessi di marzo, queste fiammate di speranze, questi profumi d'amore... c' di che inebriare d'orgoglio e di gioia l'armata vittoriosa dei repubblicani.
Oh! grande Parigi!
Vili che eravamo, allorch parlavamo di lasciarti e di allontanarci da' tuoi sobborghi che credevamo morti!
Perdono, patria dell'onore, citt della salvezza, bivacco della Rivoluzione!
Qualunque cosa accada, dovessimo di nuovo essere vinti e morire domani, la nostra generazione  confortata. Noi siamo pagati di venti anni di disfatte e di angosce.
Trombe, suonate ai venti! tamburi, rullate sonori!
Abbracciami camerata, che come me hai i capelli grigi. E tu, ragazzo che giuochi coi birilli dietro le barricate, vieni, che io abbracci te pure!
Il 18 marzo ti ha salvato, ragazzo. Tu potevi come noi crescere nelle ombre, impantanarti nel fango, rotolare nel sangue, morire di vergogna, avere il terribile dolore dei disonorati!
 finito.
Noi abbiamo versato il sangue e pianto per te. Tu raccoglierai la nostra eredit.
Figlio dei diseredati, tu sarai un uomo libero.
Ho speso bene i miei due soldi... Al disopra della mia spalla, uno o due federati tentavano leggere, dicendosi con aria convinta:
- Ha pur sempre dell'ingegno quel Vingtras.... Non vi pare, cittadino?
Sento un'ebbrezza profonda, perduto fra quella moltitudine che mi getta nelle orecchie tutto quello che pensa di me. La mia riserva, quando si batte sul giornale dicendo:  colpito... vediamo!... mi vale da parte degli entusiasti, che mi trovano tepido, delle smorfie di collera ed anche dei colpi sornioni che mi rompono le coste, ma mi prendono il cuore.
Mi sembra che non sia pi mio questo cuore, lacerato da tante ferite, e che sia l'anima stessa della folla che ora riempie e gonfia il mio petto.
Oh! bisognerebbe che la morte mi prendesse, che una palla mi uccidesse in questa primavera di resurrezione.
Morrei oggi in piena rivincita... e chi sa che cosa far di me la battaglia di domani. Oggi la mia oscurit fascia di nero le debolezze mie di sconosciuto, ora il popolo mi guarder attraverso le linee che, come le vene del mio pensiero, correranno sul foglio di carta grigia. Se la mia vena  povera, se il sangue mio  bianco, meglio valevano i calci da vacca della miseria, le porzioni da quattro soldi, i colletti di cartone, le innumerevoli umiliazioni.
Si godeva almeno aspramente, sentendosi il pi forte nel paese della miseria, poich non ci si dava troppe arie e si sapeva il latino, sentendosi il grand'uomo della miseria fida.
Ed ecco che in quest'ora di evasione, io mi trovo come nudo davanti ad un mezzo milione di coraggiosi che hanno impugnate le armi per essere liberi e perch non si morisse pi di fame... malgrado il lavoro o per mancanza di lavoro.
Tu morivi di fame, Vingtras, e tu sei quasi rimasto disoccupato quindici anni. Tu hai dovuto allora, nei momenti difficili, tu hai dovuto pensare ai rimedi contro la fame e ruminare gli articoli per un codice di giustizia umana. Che cosa porti tu di nuovo, dal fondo della tua dolorante giovinezza?
Rispondi, povero di ieri.
Io debbo rispondere mostrando i miei polsi cerchiati di azzurro e la mia lingua tumefatta dai colpi di forbici della caserma imperiale.
Riflettere: studiare.
Quando?
L'Impero cade, il Prussiano  venuto, il Prussiano, Trochu, Favre, Chaudty, il 31 ottobre, il 22 gennaio... C'era abbastanza da fare per non morire di freddo o di inazione e sempre tener di mira la difesa nazionale, pur tenendo testa al nemico.
Sempre sulla breccia, all'agguato o avanti!
Andate dunque a pesare le teorie sociali quando cadono questi chicchi di ferro sul piatto della bilancia!
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Capitolo  27.
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Dove sono gli altri amici? Chi occupa i posti importanti?
- Non un uomo conosciuto. C' quello l, o quello l... scelti a caso, nel Comitato Centrale. Non si ha avuto il tempo di scegliere nella baraonda del combattimento. Non si trattava che di piantar la bandiera proletaria al posto di quella borghese... il primo mozzo venuto poteva far questa opera, come l'avrebbe fatta il capitano.
- Chi  all'Interno? Lo sapete?
- Ne so proprio niente... dice uno dei capi. Andate dunque a vedere, Vingtras; rimanetevi se non c' nessuno, od aiutate i compagni, se sono nell'imbarazzo.
- Piazza Beauvau, l'Interno, non  vero?
- Non ne sono sicuro. Mi sembra per che sia l, che si  andati al domani del 4 settembre, a vedere Laurier a proposito di non so chi, arrestato dalla nuova Repubblica, per non so qual motivo.
 un mastro di lavanderia che ha la "firma" all'Interno: Grlier, un buon ragazzo che ho conosciuto sulle alture di Belleville e che si improvvis mio aggiunto, la notte del 31 ottobre al Municipio della Villette. Egli firma certi fogli di ordini costellati di barbarismi, ma costellati anche di pensieri rivoluzionari e, dacch occupa quel posto, ha organizzato una temibile insurrezione contro la grammatica.
Il suo stile, le sue doppie consonanti, il suo disprezzo dei participi e dei loro concubinaggi, i suoi colpi di penna nelle code dei plurali gli valsero un reggimento ed un pezzo d'artiglieria. Tutti gli impiegati che non sono andati a Versailles, dal capo ufficio in redingote usata sino all'usciere in livrea elegante, hanno paura di questo uomo, che fucila in tal modo l'ortografia. Forse, pu darsi, egli abbia lo stesso disprezzo della vita umana.
Mi abbraccia quando io giungo!
- Fortunatamente, vecchio mio, che Vaillant sta per giungere, mi dice, ho le tasche piene io... Come stanca, come imbecillisce essere ministro... Tu non lo sei in alcun posto?
- Ah! ma no...
Stavo per andarmene quando, tra i battenti di una porta che si apre, ho visto la testa di uno del Figaro: Richebourg, che era segretario dell'amministrazione quando io ero cronista, e che, terminate di allineare cifre, costruiva dei piani di romanzi, che pensava di vendere pi tardi a tre soldi la linea.
 mandato da Villemessant per chiedere che si voglia riformare il decreto di sospensione, che ha colpito il giornale.
Egli invoca la libert della stampa e fa appello alla mia clemenza.
Non ho tutto questo potere, amico mio.
La forza anonima, che si  impadronita di Parigi e che redige i proclami ed i decreti, non obbedisce al signor Vingtras, giornalista, partigiano del lasciar dire ad oltranza. Certo, io sono d'opinione che, anche in mezzo al rombo del cannone e in piena rivolta, si dovrebbe permettere alle mosche della tipografia di correre a modo loro sui fogli, e vorrei che il Figaro, che per molto tempo mi lasci libero, lo fosse anche esso.
Ma il mastro del lavatoio  balzato:
- Libero il Figaro? Andiamo! Non ha fatto che deridere ed ingiuriare i socialisti ed i repubblicani allorch essi non potevano difendersi.  sempre stato per le spie e per gli sciabolatori, per l'arresto e perch si schiacciassero coloro che hanno fatto la rivoluzione.
L'uomo di Belleville si anima, si lascia trasportare:
- Guardate: Mi ricordo che un giorno Magnard ha scritto che per avere la tranquillit bisognava scegliere cinquanta operai o bohmes, fra gli agitatori, e inviarli a Caienna in bella schiera di galeotti... Ma oggi, se pensassi cos, se fossi un miserabile,  Villemessant, lui, voi, tutta la banda che farei mandare a Mazas. Voi chiedevate che si arrestassero i nostri e che si assassinassero i nostri giornali. Non si eseguisce che met del vostro programma... e protestate!... Andate via... e presto... Altri sarebbe forse meno generoso di me. Andate via e... prudenza!...
L'uomo del Figaro  scomparso. Ho tentato difendere la mia tesi.
- Tu Vingtras... silenzio su quest'argomento. I federati che ti udissero, ti sospetterebbero. Il giornale che li ha trattati come carne da bagno penale avrebbe il diritto di ricomparire per ricominciare ad ingiuriarli? Ti par possibile? Ma un sergente ed una compagnia, senza chiedere ordini e calpestando le nostre opposizioni, salterebbero sui redattori e li fucilerebbero senz'altro... Ti par preferibile?
Egli si esaltava, e intorno a lui si esaltavano i compagni. La sentinella, di cui si vedeva dalla finestra splendere la baionetta, si era fermata ed ascoltava; e quando il ministro si tacque, vidi l'arma muoversi e profilarsi nera, sul muro inondato di sole. L'uomo, muto, faceva il gesto di prender di mira e colpire coloro che avessero detto di slegare la lingua agli insultatori dei poveri.
- Ed all'Istruzione pubblica? Sai chi c'?
- Eh! s... il grande Rouiller...
Rouiller  un omone di quarant'anni, dalla costruzione vigorosa, e che ha un volto che sembra impiastricciato di feccia di vino. Si dondola camminando, porta dei calzoni all'ussara, il cappello sull'orecchio, il naso per aria. Col mulinello delle braccia e delle gambe sembra che voglia far largo al popolo che lo segue. Si  tentati a cercare nelle sue mani il bastone del tamburo maggiore, che egli farebbe volteggiare al disopra di un battaglione di irregolari.
 calzolaio e rivoluzionario. Calza le persone e scalza il selciato.
Non  molto pi forte del suo collega all'Interno nell'ortografia. Ma egli ne sa di pi in istoria ed in economia sociale; quel calzolaio ne sa di pi di quanto ne sappiano tutti i diplomatici riuniti possedenti prima di lui il portafoglio, che egli, ieri, esaminava con una smorfia di uomo che conosce pi la pelle di vacca che non quella di marocchino.
Mentre d la cera al filo o pianeggia il trincetto sulla pelle di capra, egli segue il filo delle grandi idee e taglia una repubblica sua nella repubblica dei pensatori.
Ed alla tribuna sa far risplendere e gonfiarsi la parola, come la tomaia d'una scarpa, affinando la frase come una bella scarpetta, o piantando i suoi argomenti come chiodi attraverso i tacchi di rinforzo. Nel suo sacco d'oratore ha della fantasia e del solido, cos come nel suo pezzo di stoffa, la toilette, porta pantofole da marchese e zoccoli da muratore.
Tribuno da mercante di vino, curioso con le sue arie canzonatrici e le sue collere, maniaco della contraddizione, eloquente davanti al banco del liquorista ed al club, sempre pronto a rinfrescar l'ugola, egli difende tutte le libert... compresa quella di bere..., come le altre.
- Vi sono due questioni... Primo: l'interesse del capitale.
Non fa che due sillabe delle parole. Ingoia certe lettere come un uomo che morda il naso dell'avversario.
- Secondo... l'autonomia... Voi dovete saper questo, Vingtras, voi che avete studiato.
Questo viene dal poco... dicono i baccellieri... Essi sanno di dove viene, ma non dove conduce...
E ride vuotando il suo bicchiere.
Spiegatemi un po' cos' l'autnmia... per vedere... - dice, dopo essersi asciugata la barba.
Tutti aspettano la risposta.
- In mezzo al silenzio egli ripete:
- Io sono per l'autnmia qualunque dei quartieri, delle strade, delle cose...
- E delle cantine?...
- Ah! ecco...
Sono curioso di vederlo in funzione e mi avvio per la via Saint-Dominique.
- Cercate il Gran Maestro? - mi dice un usciere con la catena d'argento, che mi vede errare attraverso i corridoi.
Il Gran Maestro?... si prende giuoco di me costui... In ogni modo m'inchino con un'aria di personaggio e lui precede sulla scala.
Un odor di tabacco, delle grida.
- Quando vi dico che non faccio mai delle partite in quattro... Allora sarei il divertimento del signore di cui diventerei il solidale... no, no... Ciascuno per s... l'autnmia...
Rumor di giuoco.
- Il nostro compagno l'avrebbe fatto questo punto...
- S... ed io avrei dovuto essergli riconoscente... Del sentimento allora?... Amo meglio l'autonomia... amico caro.
- E poi dove sarebbe l'interesse? l'interesse del captal? - dico io entrando.
Mi han dato i colpetti sul ventre ed hanno riempiti i bicchierini di rhum...
- A voi deve piacere questo... perch ha odor di cuoio.
- Preferireste succhiare nel calamaio, voi... bevitore d'inchiostro... E che cosa siete venuto a fare? Metterci alla porta?
Ha vuotato un altro bicchierino e ha detto:
- Me ne infischio! In ogni modo, sar sempre un cittadino che  entrato qui per primo come uno della Sorbona e che tutta la vallettaglia avr salutato. Noi abbiamo introdotto il cuoio nel conservatorio della lingua francese e dato un bel calcio nel sedere alle tradizioni.
- Ditemi un po', Rouiller... chi  che vi ha delegato qui?
- Ah!... che domanda! Ma credete che io riceva degli ordini e mi lasci irreggimentare? Avevo delle scarpe da riportare nel quartiere... Vedendo l'insegna ho voluto salire... Il seggiolone era vuoto, mi sono seduto e ci sono ancora. Ehi! laggi, quell'uomo della catena. Vi dispiacerebbe d'andarci a cercare un po' di salumeria... un piede per me e del cinghiale per Theulire. Si pranza qui, noi... Andiamo, Vingtras, mangerete con noi... mettete la vostra parte!...
Ha preso un kep per fare la raccolta del danaro.
- Gli  che abbiamo esauriti i quattro soldi che ci ha dati il Comitato; cinque lire a testa... Ora bisogna spendere del nostro!...
Abbiamo mangiato nel gabinetto del ministro, e sic-come si era in cinque o sei ed aveva piovuto... sul maiale, abbiamo discusso calorosamente gli avvenimenti.
Si riuscir? Non si riuscir?
- Eh! che importa? - ha gridato Rouiller - siamo in rivoluzione... ci si resta fino a che si cambi. Si tratta soltanto d'avere il tempo di far vedere che cosa si voleva e se non si pu fare quel che si vuole.
Poi, volgendosi grave verso di me:
- Voi credete che noi non abbiamo fatto altro che giocare e bere, dacch siam qui. No, mio caro, abbiamo tentato di mettere insieme un programma. Eccolo qui, leggete...
Ha cavato dalle tasche alcuni fogli pieni di macchie, odoranti di colla, e me li ha consegnati.
- Potete leggere?  pieno d'errori, non  vero? Ma ditemi, in ogni modo, che cosa ne pensate?
Che cosa penso! Penso, in coscienza, che questo autonomo dalla posa comica, quest'oratore da taverna, ha un'intelligenza pi nitida e uno spirito pi elevato che i sapienti dal volto serio, dal procedere venerando, che ho visto incanutire sui libri e cercare nelle biblioteche il segreto delle filosofie, le leggi della ricchezza, le cause della miseria.
Egli ne sa pi di essi, pi di me! Ci sono, in quei fogli macchiati e sporchi che mi ha dato, dei piani d'esecuzione che rovesciano colla loro esattezza i catechismi delle Accademie e dei grandi Consigli.
Rouiller mi segue cogli occhi.
- Avete letto il punto in cui chiedo che tutti i rappresentanti a quindici anni abbiano la loro misura di vino?
- Ebbene, mio caro... volete ch'io vi dica? Se ho potuto avere qualche idea e ordinarla discretamente, gli  perch ho sempre guadagnato abbastanza per avere il mio litro e bere il caff colla consolazione. Si dice che ho torto di bere!... Ma sacro Dio...  quando ho bevuto che il mio pensiero si illumina,  quando ho l'occhio pi ardente che ci vedo meglio... Non  per la virt, credetemi giovinotto, che si raccomanda ai poveri di non bere,  perch si ha paura che il bere renda loro limpido il cervello e ingrassi i loro muscoli e scaldi loro il cuore... Siete contento di quello che ho fatto? Ebbene l'ho scritto coi vapori delle bibite!...
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Capitolo  28.
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La lista della Comune  stata pubblicata in venti pezzi dai venti quartieri di Parigi.
Sono uno dei tre eletti di Grenelle: io che fui una volta impiegato nella bicocca del Municipio, ove mi han visto all'ufficio delle nascite impallidire e ingoiare le lagrime quando il neonato veniva portato ravvolto in una blusa, che il padre miserabile si era tolta dalle spalle, battendo i denti nel freddo d'inverno... Ne ho conosciuti che morirono, perci ne seguii il feretro.
Si ricordano, dieci anni dopo! Il mio nome, lanciato da uno di quei padri venuto in maniche di camicia sotto la neve,  stato raccolto e portato come il bambino nella casa operaia.
- Sarai contento, spero...
- S, contento che il popolo abbia pensato a me. Ma questa nomina, tu lo capisci,  la condanna a morte.
- Davvero... tu credi che ci lasceremo la pelle?...
- Ghigliottinati, fucilati... a scelta. Se saremo fucilati sar una fortuna.
- Br... fa freddo nelle spalle in ogni modo... l'idea d'aver la testa tagliata.
Non ha l'aria di essere lietissimo il compagno; soltanto egli conserva in fondo al cuore le speranze che io reciti la commedia e che mi diverta a giocare all'ecatombe.
Andiamo, bisogna ch'io vada al posto assegnatomi.
- Dove  la Comune, per favore?
Domando, rivolgo la domanda a tutti gli eco del Municipio. Traverso le sale vuote, le sale piene, senza che nessuno sappia dirmi nulla.
Incontro dei colleghi che non ne sanno di pi di me, ma che sono pi di me irritati... Si lamentano del Comitato Centrale che ha l'aria di ridersi di loro e li fa attendere ore ed ore davanti le porte chiuse.
Finalmente abbiamo trovato!
 nel vecchio locale della Commissione dipartimentale che si accendono le lampade, dove ci recheremo a deliberare.
Ognuno cerca un posto, si cercano gli amici, si cercano il contegno e l'accento.
La voce non suoner qui come nelle sale da ballo fatte pei colpi di gran cassa o gli scoppi di voce, come  l'acustica delle tempeste oratorie.
L'oratore non avr il piedestallo della tribuna, dall'alto della quale lasciar cadere il gesto e lo sguardo.
In questo anfiteatro a gradini, ciascuno parler dal proprio banco, in piedi, nella mezza luna del suo posto. La declamazione  gi resa pesante!
Occorreranno dei fatti, non delle frasi. Occorre la ruota dell'eloquenza che schiaccia il grano, e non il mulino che il vento delle grandi parole fa girare.
Quando tutti furono al loro posto e la Comune si fu insediata, si fece un grande silenzio.
Ma d'un tratto ho avuto il timpano scorticato. Un individuo, posto dietro di me, si  alzato e agitandosi come un pianista tedesco, con dei lunghi capelli piatti che mi ungono il colletto della redingote, girando gli occhi morenti dietro il vetro degli occhiali, protesta contro quello che ha detto non so chi.
Questo non so chi potrei essere io, che ho chiesto come mai gli eletti di Parigi, che erano contemporaneamente deputati di Varsailles, intendessero mettersi in regola.
Bisogna pur saperne qualche cosa...
L'uomo dalla capigliatura da salice ha dichiarato che davanti a intimazioni fatte con questo tono, egli si ritira. Ha buttato il soprabito sul braccio ed  uscito sbattendo la porta.
 comodo il sistema!
Ma forse che io ho pensato ad allontanarmi, scotendo la polvere de' miei calzari, quando ho visto chiaro come la luce del giorno che noi saremmo divorati, noi altri, dalla maggioranza dei Giacobini?
Pi il pericolo  grande, pi il dovere di rimanere  sacro. Perch non rimane, lui, a disposizione di quelli che lo hanno nominato, quel Tiard, per rappresentarli e per difenderli?
- Io mi reco dal Governo... Mi farete arrestare? - ha gridato lanciando sguardi furibondi attraverso gli occhiali.
Eh! no, non ti si arrester. Tu lo sai bene; vigliacco, tu che non hai neppure il coraggio di seguire gli occhi di Parigi febbricitanti; altri daranno forse le loro dimissioni, ma continueranno a vivere nell'ambiente da cui  balzata fuori la Rivoluzione a rischio di essere da essa divorati!...
Buon viaggio! Che cosa abbiamo fatto oggi? Nulla... seduta di installazione.
Ma uscendo, qualcuno mi vien vicino.
- Avete fatto soffrire Delescluze or ora. Egli pensa l'abbiate preso di mira, indicato anche, mentre parlavate di coloro che esitano tra Parigi e Versailles.
-  furibondo?
- No,  triste.
 vero, il suo volto non  che pi sprofondato nelle smorfie dello sdegno; ne' suoi occhi c' l'inquietudine, e sulle sue labbra la malinconia.
Egli smarrisce la strada in mezzo a questi blousiers e a questi refrattari. La sua Repubblica aveva le vie ben tracciate, le sue indicazioni laterali militari, i suoi pali, le sue regole di combattimento, le sue parole pei martiri. Si  cambiato tutto ci...
Egli si perde e si aggira, senza aiuto e senza programma, in questo mondo che non ha ancora n un programma n un piano e che non vuole dei capi.
E lui, il veterano della rivoluzione classica, l'eroe della leggenda del bagno penale, che, essendo stato nelle sofferenze, vuole anche goder degli anni e si credeva a due dita dal piedestallo, eccolo che si trova al suolo, e che non lo guardano troppo e che lo ascoltano forse meno di Clment, il tintore che viene colle scarpe di gomma da Vaugirard.
Mi sento preso da un sentimento di piet davanti a quel dispiacere che non pu nascondere. Si soffre, nel vederlo fare i lunghi passi per seguire la marcia accelerata dei federati: la sua convinzione pena e sanguina a raggiungere la Comune in marcia.
Questo sfogo  tutto una penitenza, una confessione muta ed eroica di trent'anni d'ingiustizia di fronte a coloro ch'egli accusava essere dei guastafeste, cio dei traditori, perch camminavano pi in fretta che il suo comitato di vecchio della montagna.
Dal suo cuore, fino allora bronzato dalla disciplina, sono uscite vere lagrime, che egli ha soffocate, ma che sono cadute, in ogni modo, sul metallo del suo sguardo, ed hanno arrugginito il tono della sua voce, quando mi ha ringraziato delle spiegazioni dategli da me, coi riguardi che un giovane deve ad un vecchio dopo averlo colpito senza volerlo, e... fatto piangere.
Terribili, i settari coscritti o vecchi soldati registratori della Convenzione o democristi della Chiesa!
Vermorel; un abate che si  incollato dei baffi, un ex fanciullo del coro che ha lacerato la sua veste scarlatta in un giorno d'ira, e che reca un lembo di quella veste nella sua bandiera!
Si vedono, infatti, dietro le frequenti processioni di questi grandi ragazzi, saliti di grado con una piccola testa rotonda e dolce sotto lo zucchetto rosso, che sfoglian delle rose o agitano il turibolo davanti ai gradini dai quali il prelato impartisce la benedizione.
Il cranio di Vermorel ricorda lo zucchettino rosso, sebbene egli vi abbia sostituito il berretto frigio.
Balbetta quasi come tutti i beniamini del curato e sorride sempre, di quel riso del mestiere che hanno i preti: riso bianco nel suo volto bianco, color ostia. Conserva sopra tutto i modi e i gesti del seminario, questo ateo e questo socialista.
Ma nella sua educazione religiosa ha ucciso ci che sente la tenerezza e l'ipocrisia; ha strappato, insieme alle calze nere, i visi nascosti dei devoti, per conservare le virt feroci, l'energia sorda, la tensione verso lo scopo e il sogno incosciente del supplizio.  entrato nella Rivoluzione dalla porta della sagrestia, come un missionario che sopporta la canga della Cina, e vi porter un ardore crudele, un bisogno di scomunicare gli incredenti, di flagellare i tepidi, salvo ad essere poi anche lui bucherellato dalle frecce, e crocifisso coi chiodi sporchi della calunnia.
Legge, tutti i giorni, il suo breviario rosso, commentando pagina per pagina la sua nuova Vita dei Santi, preparando la beatificazione dell'Amico del popolo e dell'Incorruttibile, di cui pubblica i fenomeni rivoluzionari e di cui invidia segretamente la morte.
Ah! come vorrebbe morire sotto il coltello di Carlotta Corday o il colpo di pistola di Termidoro!
Qualche volta, poi, battagliammo sulla Rivoluzione. Io odio Robespierre, il deista, e dico che non bisogna scimiottare Marat, il galeotto del dubbio, l'isterico del terrore, il nevrotico di un'epoca sanguigna!
Unisco le mie maledizioni a quelle di Vermorel quando esse si uniscono ai complici di Cavaignac nelle carneficine di Giugno, quando esse minacciano la ventraglia di Ledru, il volto vile di Fabre, gli occhiali di Garner-Pags, la barba profetica di Pelletan...; ma, pi sacrilego di lui, io sputo sul panciotto di Massimiliano.
Ed  per questo forse che, senza dirlo o senza saperlo, Vermorel difende l'uccisore di Hebert e di Danton!... Perch gli spietati non fanno che cambiar culto e nel quadro stesso dell'eresia mettono e conservano sempre dei ricordi di religione!
La loro fede e il loro odio non fanno che spostarsi; ed essi li guidano, come i Gesuiti, loro primi maestri, lungo strade scellerate, per raggiungere lo scopo che hanno giurato ottenere.
Vermorel avrebbe dovuto nascere in un 93! Sarebbe stato capace di essere il Sisto Quinto del pontificato sociale. In fondo egli sogna la dittatura: questo magno che  venuto troppo tardi o troppo presto, in un mondo troppo vile!
Talvolta un rancore lo afferra.
Per coloro che hanno creduto al cielo, sovente la terra  troppo piccola; e non potendo colpire od essere colpiti sui gradini di qualche Vaticano dei sobborghi, in pieno sole, si rodono i pugni nell'ombra: questi disertori del pulpito! Avendo nominata la vita eterna, agonizzano di dolore nella vita piccola e miserabile. Lo spleen rode, con la ghiottoneria di un cancro, il posto ove credevano avere un'anima, e fa salire la nausea del disgusto fino alle loro nari, che palpitarono ai profumi dell'incenso. Mancando quel profumo... occorre loro il profumo della polvere... ove l'aria  carica solo di torpore e di codardie. Essi si dibattono per qualche tempo; una bella sera ingoiano del veleno, per morire come le bestie che non hanno anima!
 quello che ha fatto lui.
Ha tentato, or sono sei mesi. Ha tentato di disperdere la sua febbre, di distribuire il suo male; successivamente editore, esercente, romanziere del quartier latino, scrivendo un libro su Bullier, fondando un giornale settimanale, poi scrivendo un romanzo: Disperando... La sua attivit ha morso dappertutto e si  rotti i denti. Allora ha comperato dei veleni ed ha voluto morire... poi si  riattaccato alla vita, avendo restituito un po' dell'amarezza nel vomito dell'arsenico.
Si dice che l'amore avesse parte in quel tentativo.
L'amore no. Una donna, forse!
Questo ladro terribile, questo lavoratore a oltranza, si batte notte e giorno con una creatura che  la sua compagna di focolare e di letto.
La sua testa fatta per le grandi ferite: piaghe da barricata o sangue da patiboli, si mostra graffiata e ridicola. Una megera lo tiene nelle sue unghie e lo scuote con le sue ingiurie in piena via.
Debbono accadere in casa sua scene spaventevoli; la governante di questo abate laico lo assassina a colpi di spillo. Egli ama forse questo esaurimento, avendo la nostalgia del cilicio intravisto, la sete dell'aceto, offerto sulla cima di una scopa da massaia, in mancanza della lancia del Golgota.
Non ha mai udito il sussurro di una sorgente, non mai guardato un uccello cinguettare portando seco il suo cielo; non ha mai contemplato l'orizzonte per seguirvi con l'occhio una nube che sfugge una stella d'oro, il sole morente.
Non amando la terra, si irrita di vedermi sprofondare i piedi, come se traspiantassi un albero, ogni volta che trovo un prato che si assomiglia ad un angolo qualsiasi di Farreyrolles.
Egli non ammette la terra che come uno scacchiere, sul quale ci sono dei pazzi da snidare, dei cavalieri da buttar gi di sella, dei re per fare i matti. Non vede i fiori che quando essi son sulla bocca dei fucili, prima dello sparo; ed ascolter il fremito delle foglie quando ne sorgeranno in cima all'asta delle bandiere.
Perci mi disprezza! Egli mi considera un poeta, e mi chiama fannullone perch scrivo i miei articoli, anche quelli di battaglia, laggi in campagna, in un battellino, al fondo d'un fossato, sotto i salici, e perch la sera rimango coi gomiti alla finestra davanti ad un campo in cui non c' per rilievo nell'ombra che lo scheletro di un aratro, la lama del quale sotto il raggio della luna ha gli splendori di un'ascia.
Come sono pi semplici, coloro che sono davvero del popolo!
Ranvier! Un lungo corpo umano, in cima al quale  piantata, come su una picca, una testa livida che si crederebbe tagliata se le palpebre fossero abbassate.
Questa testa si direbbe abbia gi perduto tutto il suo sangue, lungo i muri delle fucilate o nel cesto della ghigliottina; i capelli stessi ricadono come la capigliatura d'un suppliziato; le labbra sono bianche e conservano nell'angolo la smorfia dell'agonia.
Questa , in riposo, la testa di Ranvier, destinato pel suo precoce pallore al martirio, portando anticipatamente i segni di una vita di dolore e d'una fine tragica.
Ma che egli apra la bocca o parli, un sorriso da bambino rischiara il suo volto: e la voce, spezzata dall'etisia,  simpatica, col suo resto di accento del Berry e il suo canto chiesastico.
Egli ha dovuto intonare i vespri nel suo villaggio quando era giovane, perch ha conservato un po' della melopea del "responsorio", in fondo alla sala bruciata dall'aria viziata delle citt.
L, era un piccolo padrone; il fallimento gli ha mangiati i suoi pochi soldi. Non ne parla mai, capace di credere di aver insozzato il blasone del partito; ma quel pallore che gli infiamma il volto gli  venuto forse la mattina in cui il "sindaco" ha pronunciato il fallimento.
Quelli che lo conoscono sanno che egli ne soffre... Ma quanti sanno che egli  stato ed  un vero uomo buono e di onore?
Sobrio, bevendo dello sciroppo, il grande cadavere, per trincare coi bevitori di vino; mangiando male per lasciare la sua parte agli altri, egli riesce appena, passando le notti, a nutrire sei bambini che gli crescono intorno, senza madre.
Ella  morta, dopo essere stata l'educatrice di suo marito: donna di cuor valoroso a cui i piccini, certo, le debbono una eterna riconoscenza per la sua devozione, ed anche per l'eterna miseria, per il lievito di collera sociale che essa fece fermentare nei loro cuori, predicando la solidariet. Cogli umili e il diritto di rivolta dei percossi, anche dal suo letto d'agonia!...
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Capitolo  29.
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Domenica, 21 Maggio.
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L'ultima seduta  stata tumultuosa. Tre membri della minoranza si presentarono per dichiarare che, prima di tutto, volevano la lotta senza tregua contro il nemico, e che essi ritornavano sulla loro deliberazione di non ricomparire al Municipio, se il popolo poteva credere che la loro ira contro il Comitato di Salute Pubblica fosse un pretesto per sottrarsi alle responsabilit sanguinose.
Ah! meglio varrebbe cadere sotto una bandiera fatta coi cenci del '90, meglio accettare una dittatura rinnovata dal diluvio e che ci parve un insulto alla nuova rivoluzione...; meglio tutto, che pensare di abbandonare il combattimento.
E la pace  fatta,  firmata... verbalmente con un colpo di cannone, che ha improvvisamente fatto tremare i vetri e balzare i cuori.  scoppiato all'improvviso ed ha echeggiato formidabile e lugubre.
La mano nella mano, compagni!
Oggi la seduta  pi solenne ancora.
Per suggellare la pace dell'altro ieri, si  nominato presidente Vingtras, il cui giornale  stato l'organo dei dissidenti dacch si  cominciata la lotta.
E quelli della minoranza, come Tridon, avevano impiegato il loro coraggio a non venire, restando fedeli a tutti i costi alla Rivoluzione votata. Essi, questa volta, hanno rioccupati i loro posti; perch  scritto nella dichiarazione biasimata dai sobborghi che, se un giorno si fosse dovuto giudicare uno dei nostri, si sarebbe resa giustizia, con tutte le forze riunite e dopo ogni odio spento, nella sala della Comune, ripopolata ed eretta a tribunale supremo.
Ora Cluseret, l'accusato, sta per comparire.
Eccolo! La sua sorte sta per essere decisa.
Che cosa han detto?
I rancori si sono calmati, le diffidenze assopite. S'indovina che la giustizia non ha pi bisogno di discussioni, ma si svolge imponente. Gli oratori riflettono e l'uditorio  muto.
In questo momento una porta si apre, quella per la quale entrano i membri del Comitato di Salute Pubblica, e Billioray compare.
Chiede la parola.
- Quando Vermorel avr finito - ho risposto.
- Si tratta di una comunicazione da fare all'Assemblea... una comunicazione gravissima.
- Parlate.
Egli legge il foglio che tiene fra le mani.
 un dispaccio di Dombrowski.
- I versagliesi hanno forzato l'entrata...
Come un'onda di silenzio.
Esso ha durato il tempo necessario a ciascuno di noi per dare addio alla vita.
Mi  parso che tutto il mio sangue scendesse verso terra, mentre i miei occhi diventavano pi chiari e pi grandi nella mia faccia, fatta pallida. Mi parve di vedere lontano, ben lontano, una figura grottesca e sfigurata. Mi son visto coperto di fango! Oh! la paura della tortura non c'entra affatto.  il mio orgoglio che rantola! Vinto!... Ucciso prima di aver fatto qualche cosa!...
In un secondo questi pensieri hanno sciabolato il mio spirito.
Presidente dell'agonia della Comune, come suonerai tu la campana della sua morte?
Lasciando il silenzio dominare pel tempo necessario a dimostrare alla storia che la calma non aveva disertato le nostre anime alla notizia della disfatta e davanti ai primi terrori del supplizio, ho ripreso, con voce che avevo armata di serenit, volgendomi a Cluseret:
- Accusato, voi avete la parola per difendervi. Mi sembra che  bene finire con una parola di giustizia, e fingere di dimenticare tutto il pericolo per non ritardare un verdetto da cui dipendono l'onore e l'esistenza di un uomo.
 finito. Assolto.
La seduta  tolta.
Vado al mio banco a cercare dei fogli sui quali avevo scritto le prime linee dell'articolo di domani.
Non sappiamo nulla degli altri.
Quando alla Comune volevamo occuparci di cose di guerra, il Comitato militare faceva suonare i suoi speroni e ci inviava all'Istruzione Pubblica o altrove. Ciascuno nel suo buco.
- Siete stato soldato? Che cosa sapete? C' una commissione nominata apposta... non le mettete il vostro porta-penne fra le gambe... lasciate fare agli specialisti...
Ah! ora mi mordo i pugni.
Dov' il La Cecilia? Non odo avvicinarsi il suo famoso cavallo nero, che egli, si dice, ama far scalpitare.
Ho voglia di alzarmi, di inforcare il primo cavallo che mi capiti e discendere al galoppo verso Parigi, per andar a gridarvi la mia rabbia e appellarmi al popolo. Ma sarebbe un disertare... quando il nemico si avvicina.
Nella mattinata, delle donne troppo cenciose, degli individui dalle facce losche, sono stati sorpresi dagli esploratori. Accusano la miseria per scusare le loro passeggiate notturne, e siccome uno disse che andava a cercar qualche cosa da mangiare nei campi, io, in nome della mia fame di altri giorni, mi sono opposto alla sua fucilazione.
Le mani sono per molto bianche e il modo di parlare molto scuro!
Ecco che il sonno giunge! Getto un ultimo sguardo pesante e stanco su quel pianterreno male illuminato, in cui ci troviamo in cinque o sei abbandonati sul terreno, cessando di russare quando un obice  caduto vicino, vicino, senza disturbarci per cos poco.
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Capitolo  30.
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Luned.
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All'armi!
- In piedi!
 Lisbonne che ci scuote.
- Che c' di nuovo?
- Quasi niente! Un reggimento di linea s'avvicina....
Toh! Di qui, puoi vedere i calzoni rossi!...
Un po' di febbre d'aver dormito. Un fremito nella schiena;  il fresco del mattino. Un fiotto di melanconia in cuore:  la vista del cielo che impallidisce.
Dov' la mia sciarpa?
Gli uomini si raccolgono intorno a me.
- Di' loro una parola! - mi susurra Lisbonne, che gualcisce la sua tunica e cerca il cinturino.
Ho pronunziato un pezzo di discorso e ho preso posizione all'angolo della barricata, affibbiando il mio cinturino al disopra del paletot. Langevin fa altrettanto.
Lisbonne, lui  nel mezzo della strada... si pu prenderlo di mira completamente dal fondo della via. A sua volta parla come un rivoluzionario e termina con un gesto da oratore romano, buttando sulle spalle un lembo del peplo. Soltanto la sua blusina  molto corta; egli ha un bel tirare: essa non giunge pi in su dell'ombelico.
Langevin si meraviglia nel vedermi sorridere. Infatti,  passato un lampo di allegria ne' miei occhi ritrovando l'amico nell'eroe, e non ho visto che questo, per un momento, nel paesaggio di guerra che il pallore dell'alba andava rischiarando.
- Viva la Comune!
- Ed ora, al lavoro!
- Manca qualche cosa qui, fa osservare una delle guardie.
- Le pietre non sono ben disposte laggi soggiunge un altro.
- Abbiamo cartuccie abbastanza? - domanda un terzo.
Ecco che da diverse parti si ode una lagnanza. Un mormoro che sale.
Non sono i fantaccini che fan fuoco. Sono i federati che sparano su di noi con delle parole di rimprovero e di collera.
- Noi siamo stanchi! Sono delle settimane che ci trasciniamo qui... Vogliamo rivedere le nostre donne..... Non si  presa alcuna precauzione.....
A gara indicano le aperture nella barricata, il buco fatto dalla mancanza di sacchi: maledetto buco, aperto proprio abbastanza in alto perch la luce nascente vi passi attraverso illuminando il vuoto d'una bianchezza cruda. Da quel foro sfugge tutto il coraggio del battaglione.
 il coraggio che manca?
Eh! no,  l'amore del focolare che li ripiglia. Vogliono abbracciare il bambino, accarezzare la moglie prima di piombare nell'ignoto della suprema battaglia, sul lastrico di quella Parigi ove preferiscono morire, se  la fine.
Non sono gente da caserma, gente da camerate... Hanno famiglia questi irregolari; cattivi uomini pel campo e pel bivacco! Poi hanno paura della nostra ignoranza. Non credono che quei due governatori, un meccanico ed un giornalista, ed anche il colonnello, che fu un commediante, siano di forza tale da poter comandare contro dei veri ufficiali, che escono da Saint Cyr, che vengono dall'Algeria, agguerriti, abbronzati, disciplinati, preparati. Siamo travolti: ci spingono fin sotto una tettoia, ove si delibera a parole spezzate, con dei gesti furiosi.
- Dove sono gli ordini? Qual' il piano?
Si grida altissimo, e intanto, coll'orecchio teso, si aspetta il cavallo di La Cecilia.
- Voi farete meglio ad andarvene - mi dice Lisbonne - sono capaci di inchiodarvi al muro. Quanto a me, mi conoscono, mi vogliono un po' bene, e cercher di trattenerli.
- Una carrozza!
- Ecco, padrone...
- Voi non avete paura, amico, stando a cassetta?
- Paura?... Sono di Belleville... E vi conosco bene.
- Andiamo, su, cavallino...
I proiettili fischiano, il cavallo si scuote, il cocchiere si volta indietro e chiacchiera
- Non entreranno, cittadino, se ciascuno difende bene il suo quartiere...
Ed  questo che ci uccider. Quartiere per quartiere. La Sociale indietregger.
Dal Trocadero la truppa ha sparato sul Campo di Marte. La Scuola Militare si  vuotata, il Ministero della Guerra anche!
Ho salito le scale, sfondate le porte...
Nessuno.
Gi, abbasso, la galoppata della disfatta.
- Sono tutti al Municipio - mi grida un capitano.
-  laggi che si va... dicono gli ufficiali, correndo verso la piazza di Grve.
Alcuni risoluti si son posti attraverso la strada.
- Voi non passerete - urlano!
Uno di essi, capelli al vento, braccia nude, petto scoperto, ha del sangue raggrumato sui peli del petto. Ha ricevuto un colpo di baionetta tirato da lontano, ma incrocia la sua contro la moltitudine
- Alto l!
E sta per colpire nel folto.
Ah!... l'inondazione umana lo trasporta lui e la sua arma, come una bricciola di pane, come una festuca, senza che un grido, un gesto abbia tagliato l'aria. Non si vede che il formicolo della folla, come la marcia, nella polvere, di una schiera di bufali.
Municipio.
Ci sono infatti La Cecilia e venti altri, capi di corpo o membri della Comune.
I volti sono oscuri... si parla quasi a mezza voce.
- Tutto  perduto!
- Ringoiate quella parola, Vingtras. Bisogna invece al contrario gridare al popolo che la citt sar liberata dall'armata, fargli animo, incoraggiarlo, e dar ordini di elevare le barricate.
Narro quello che ho visto.
- Alla porta di Versailles hanno esitato,  possibile. Ma in Parigi, voi vedrete che essi resisteranno contro i soldati finch avranno cartucce e artiglieria.
Dentro Parigi? Ma che dice Parigi?
Non ho avuto che lo spettacolo della disfatta dacch il sole si  levato.
Mezzod.
Dove avevo la testa?... Credevo che la citt stesse per scomparire, morta prima di essere uccisa. Ed ecco che donne e bambini han parte nella faccenda.
Una bandiera rossa, nuovissima,  stata piantata da una bella ragazza, e fa l'effetto, al disopra di quelle pietre grige, di un papavero su un vecchio muro.
- Il vostro sasso, cittadino.
Dappertutto la febbre, o piuttosto, la salute! Non si grida. Non si beve punto. Appena, di quando in quando, una scappata, una bevuta in piedi e presto, pulendosi le labbra col dorso della mano; e si ritorna alla barricata.
- Cercheremo di fare una buona giornata - mi dice uno degli schiamazzatori di questa mattina. Voi avete dubitato di noi, or ora camerata! Ritornate quando far pi caldo qui, e vedrete se avete da fare con dei vili!
La massa dei papaveri freme... Si pu morire ora...
Nessun capo! nessuno con quattro fili di argento sul kep, e nemmeno con ai fianchi la cintura a ghiande d'oro della Comune.
Ho quasi voglia di nasconder la mia, per non aver l'aria di giungere quando le grandi cose sono accadute: del resto, nessuno la saluta.
- Il vostro posto non  qui - mi ha detto brutalmente un federato dal volto rugoso. - Andate con gli altri, tenete consiglio, decidete qualcosa...
"Non avete preparato nulla? Ah! nome di Dio... Di qui il cannone, Francesco... Moglie, metti l le cariche...
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Capitolo  31.
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Quinta Circoscrizione.
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Ma pu darsi che coloro che mi fiancheggiano, mentre mi difendo contro la vita, saranno contenti di rivedere, in piedi, in mezzo a loro, in questo momento supremo, l'antico compagno di miseria e di lavoro, il povero diavolo che passeggi tanto tempo in abito misero al Lussemburgo.
Quel Paese Latino, ove ha languita la mia giovinezza dolorosa, non ha mai mandato combattenti, nelle guerre sociali, da altra parte che da quella degli assassini. I nipoti di Prudhomme han sempre arricciato il naso al pensiero delle battaglie in cui i loro soprabiti avrebbero sfregato delle blouse, in cui i capi delle barricate avrebbero maltrattato i baccellieri se avessero imbarazzato la manovra e disturbato il tiro.
Chi sa se non sarebbero pi decisi se avessero uno dei loro per capitano?
Son corso all'Hotel de Ville.
- Gambon, metti il timbro qui...
- Buona idea! Ti conoscono tutti, laggi intorno alla Sorbona. Soltanto tu sei in rotta con Rgre, credo. Insomma, ecco il foglio...
- Ed ora, abbracciamoci. Non si sa quel che possa accadere!
Non sono molto forte in strategia. Come si fortifica un quartiere? Come si mettono i pezzi in batteria? Forse che ne so qualcosa io... un istruito?
Passando davanti al Collegio Santa Barbara, poi Luigi il Grande, ho mostrato il pugno, scolaro dai baffi che si imbiancano, contro quelle caserme in cui non mi hanno insegnato quanto potrebbe servirmi ora contro le truppe.
Rgre era della maggioranza ed uno degli arrabbiati. Ci si dice buon giorno ugualmente... Ma vuole conservare il comando; tutto il comando. Andiamo, Jacques! Caccia il documento in tasca; non invocare il tuo passato della Biblioteca e dell'Odeon, settimane di miserie e di prigione vicino ai vecchi compagni.
Ne ho trovati parecchi in piena via. La met fuggiva, andava a nascondersi, ma la rimanenza ha messo mano all'arma, coraggiosamente. Ho dovuto, per esempio, firmare un mucchio di nomine di delegati, in nome della mia delegazione che ho ritirata gualcita dalle tasche.
Occorrono questi fogli per coloro che han l'orgoglio dei vent'anni. Si espongono a essere fucilati, per avere domattina un brevetto da ufficiale da far vedere.
Ma si son messi all'opera, approvvigionando, munizionando, e compromettendosi fino alla morte.
 quello che ci vuole.
Se qualcuno di questi figli di famiglia, domani sar sfracellato o deportato... ebbene, sar del seme di insurrezione gettato nel campo borghese.
Mi fermo nel bivacco che si  installato intorno al Pantheon. Ah!... non si dice bene della Comune.
- Se essa fosse stata pi energica!
- E se voi non aveste addormentato il popolo col vostro giornale da moderato, voi Vingtras! - dice un tenente prendendomi pel collo. In questa compagnia non si ama la minoranza.
Una detonazione.
- Toh! bisogner rattoppare con una pezza il mio soprabito.
Un po' pi basso, e sarebbe stata la mia pelle quella che doveva essere ricucita. Una pistola ha sparato... per disattenzione.
Ci si  rappacificati.
I cannoni tacciono davanti al nemico che si approssima. Esso  gi alla stazione Montparnasse. Salter sul quartiere?
- Se si saltasse addosso a lui?
L'idea  buttata l, una sera, in Consiglio di comandanti riuniti da un compagno, anche lui una volta letterato, ma che non crede alla strategia classica ed alla difesa dietro i sassi.
- Andiamo avanti e sloggiamoli...
 una pazzia! rispondono all'unanimit coloro che furono soldati.
Follia ardita in tutti i capi, che pu sconcertare l'avversario e non sar pi pericolosa della resistenza passiva. Ma noi restiamo soli col nostro progetto da pazzi, il compagno ed io, giurandoci di tradurlo in atto ad ogni costo, a tutti i costi.
- Se rimanessi ferito troppo gravemente giurate di uccidermi.
- S, a condizione che voi mi rendiate lo stesso servizio, se sar io il colpito.
- Intesi....
Gli  che le sofferenze mi fanno una paura del diavolo; per vigliaccheria, amerei meglio la morte. Sebbene..... morire per un ultimo colpo menato da compagno, all'angolo di una strada, non sia troppo allegro.....
- Ed essere lardellato vivo dalle baionette... forse che lo sarebbe di pi?
- Lardellato?
- Mio caro, quei fantaccini avrebbero gi colpito colle ascie se l'avessero potuto, quando predicavamo la guerra ad oltranza. Questa volta col cavatappi delle loro sciabole ci caveranno gli occhi, perch  colpa nostra se essi han dovuto ritornare dai loro villaggi.
Un combattente mi avvicina.
- Cittadino, volete vedere com' fatto il cadavere d'un traditore?
- S' fucilato qualcuno?
- S, un panettiere che dapprima ha negato e poi ha confessato.
Il federato mi ha visto impallidire.
- Voialtri l'avreste forse assolto..... voi..... Ah! ventre di Dio..... non capire che spaccare la testa di un Giuda gli  salvare la pelle di mille dei nostri..... Ho orrore del sangue..... e ne ho le mani piene... si  attaccato a me al colpo di grazia. Soltanto, se non c' nessuno che uccide le spie, allora...
Un altro  intervenuto nella discussione.
- Non  tutto, questo! Voi volete conservare le vostre mani nette per quando sarete davanti al tribunale o davanti la posterit... E siamo noi, il popolo, l'operaio, che dobbiamo sempre fare il triste mestiere..... Perch poi ci sputino addosso dopo, non  vero?
Dice la verit, quell'uomo.....
S, si vuole comparire puliti davanti la storia e non aver dei letamai da ammazzatoio legati al proprio nome.....
Confessa questo, Vingtras, non mettere a tuo scarico il pallore che ha invaso il tuo volto alla notizia del fornaio fucilato.
Marted, ore 5 del mattino.
La battaglia  ingaggiata dalle parti del Pantheon. Ah! Come  triste con questo bel sole, quel passare di barelle macchiate di sangue umano! Sono i feriti di laggi, della via Varin e del boulevard Arago, che vengono portati alle ambulanze.
Ho dormito un po', in un angolo del Municipio, accanto ad un morto, questa notte, come l'altra. Il fornaio  l dietro quelle assi, e dei fili di paglia umida e rossa sono stati trasportati da un po' d'acqua fino ai miei piedi.
Mi hanno svegliato all'alba e mi sono avviato verso le barricate.
Ma per istrada, comandanti e capitani mi fermano, mi prendono per le mani, mi chiedono munizioni, del pane, dei consigli...; alcuni, un discorso...
Ve n'ha di quelli che minacciano.
- Proprio la Comune ha il diritto di alzar la voce!
Ah! io mi perdo. E nessuno  meco per indicarmi e suggerirmi, per dividere il fardello. Dei membri della Comune eletti dal quartiere non ho visto che Rgre, assalito, preso, annegato al Municipio, e Jourde, che  comparso in questo momento, ma che ha ben altre responsabilit.  lui che tiene gli ultimi scudi che alimenteranno l'insurrezione: che deve pagare i viveri che i pi risoluti chiamano a voce alta. Di pi egli ha il suo Ministero che brucia, grazie agli obici di Versailles.
Ed io sono solo.
Di quando in quando mi spingono contro un muro e parlano di "regolare il mio conto". Wurtz, l'alsaziano, uno dei giudici d'istruzione di Feri, mi ha salvato da una bella festa... or ora.
- Voi non siete Vingtras.
Si sono adunati.
- Una spia..... Uccidiamolo!
- Al Municipio! Al Municipio!
- Perch al Municipio?.... L, contro la palizzata.
- Jacques Vingtras ha la barba... Voi non siete Jacques Vingtras.
- Al muro, al muro!
Questo muro  la facciata di un caff della via Soufflot.
Cerco di spiegare:
- Ma sacro Dio..... dopo l'evasione dal Cherche Mid ho conservato il mento raso.
Malgrado tutto, stavo per essere fucilato, allorch Wurtz  saltato in mezzo al gruppo, furibondo.
- Che cosa fate?
Lo conoscono, lui, se non conoscono me... Ed egli giura che sono Vingtras.
- Scusate, perdonate, cittadino.
Mi sono scosso come un cane bagnato e siamo andati tutti a bere un bicchiere... tutti insieme. Ora che si  ben certi ch'io sono Vingtras, socio prigioniero di tutti quei battaglioni che arrivano, ed i graduati vogliono stringere la zampa al redattore-capo del Cri du Peuple, l'unico giornale scarlatto che compaia nel mandamento. Ed i soldati mi afferrano, mi soffocano.  a me che si rivolgono per tutti... per tutto e per niente.
Ho appena tempo, dacch si  in lotta, di andare a vedere come ci si difende. Per ben tre volte ho voluto risalire dal lato di via Varin. Lisbonne e Henry Bauer resistono come cani arrabbiati.
Ma sono stato trattenuto, chiamato, ripreso; nella maggior parte dei casi, perch si parlava di tradimento e un uomo si dibatteva fra le mani dei diffidenti e degli esasperati, che votavano per la giustizia sommaria.
Non vi fu altro fucilato, che io sappia, oltre al panettiere. Si dice pure che siasi fucilato il comandante Pasic, in un cortile, senza grida, per paura ch'io lo salvassi; ma non so se il corpo sia stato visto.
Una staffetta.
- La via Varin chiede soccorsi...
Sono gli Enfants del Pre Duchesne che si portano verso la barricata pericolante.
Non se lo fanno dire due volte.
- Vermersch in testa!
La domanda  partita da diversi punti.
Ma Vermersch non c'.
- Ah! gli scrittori, i giornalisti. Nelle cantine, quando si tratta di battersi.
- I giornalisti? Ne volete uno? Eccolo...
In marcia.
Il tamburo rulla. Gli sono accanto, e le vibrazioni della cassa risuonano nel mio cuore; la mia pelle freme come quella dell'asino.
A mezza via, degli uomini accorsi al rumore mi fermano.
- Bisogna che veniate. Versailles ha della gente che lavora al disotto del Municipio del VI, in rapporto col genio che tiene Montparnasse. Mi chiamo Salvator... Voi dovete conoscermi, mi avete udito al Club della Scuola di Medicina. Credetemi, seguiteci.
Al quadrivio Bra, il primo arrivato far quello che farete voi, mentre a San Sulpizio vi ascolteranno sicuramente...
- Se questo  utile, lasciateci... mi ha detto lo stesso capitano degli Enfants du Pre Duchesne.
C' infatti una disputa, quasi una battaglia. Cerco di vederci chiaro.
Ma ecco giungere Verlin, Verlin che  l'idolo del quartiere e davanti al quale tutti si tacciono allorch  entrato.
Sono libero.
Non ancora. Un ufficiale, che appartiene al V, mi cerca dappertutto. Appena mi vede:
- Vingtras, volete ritornare subito? Si parla di far saltare il Pantheon!...
Risalgo.
Una dozzina di obici scoppiano intorno alla fontana di San Sulpizio e lanciano fin su di noi i detriti che puzzano.
Un profilo di prete dietro una tenda... Se i federati che sono con me lo vedono,  morto.
No... non l'hanno visto... Passiamo in fretta.
Essa  vuota e lugubre, questa via, piena soltanto dei pezzi di ghisa che ci corrono davanti e di dietro come dei topi che scappano nei buchi.
Le case son chiuse. Si direbbero dei volti di ciechi, tutte queste facciate senza sguardi. In un angolo un cieco davvero, col suo cane appiedi, dice lamentosamente:
- La carit...
Lo conosco da trent'anni.  venuto l coi capelli neri: ora ha i capelli bianchi; e mi sembra che fosse allo stesso posto il 3 dicembre 1851, quando Ranc, Arturo Arnould ed io venimmo per impadronirci di questo stesso Municipio ove sono i nostri ora... Con dei traditori in pi...
Un'altra bomba, altra ghisa calda e puzzolente.
- La carit...
Oh! mendicante che non lasci il tuo angolo neppure quando tuona il cannone!
Meccanismo caricato per la vigliaccheria, che hai l'impassibilit d'un eroe... e il cui grido gutturale esce monotono fra questa procella umana, senza piet, nella lotta senza piet!
Egli  l, contro la colonna della Chiesa come una statua, la statua della Malattia e del Dolore, in piedi in un mondo che sognava di medicare le ferite ed affrancare i poveri...
Gli si fa l'elemosina. Coloro che vanno a battersi buttano i soldi e mendicano le cartucce.
- Grazie, buoni signori!
...
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Capitolo  32.
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Oh! la prima impressione  stata terribile, questa mattina, quando, scendendo verso la Croce Rossa, per vedere dove erano i combattenti, ho incontrato delle donne che fuggivano portando i loro cenci in un fazzoletto e tirandosi dietro i bambini.
- Si d il fuoco dappertutto.
Queste donne gridano o piangono. Ve n'ha qualcuna che scappa da sola; mi sputano addosso maledizioni.
Ho voluto tendere, come una catena, la mia cintura rossa attraverso il panico. Ma non si arrestano gli spaventati, n qui, via di Buci, n alla porta di Versailles.
Una lattaia che mi ha fatto credito, in altri giorni, di qualche quattro di riso e tre di cioccolato, si attacca a me, gettando urli di disperazione.
- Voi non lascerete bruciare il quartiere! Voi siete un onesto uomo! Voi vi getterete con un battaglione contro i petrolieri!
- Gente di fegato... quei Kaiserliches!... - diceva uno, torcendosi i baffi.
E il Palatinato saccheggiato e arrostito!... E cento angoli della terra, bruciati in nome dei re o delle repubbliche, in nome del dio degli ebrei o di quello dei cristiani? E le grotte nella Zaatcha! Pelissier non ha dei pezzi di pelle cotta appiccicati ai tacchi delle sue scarpe, il Pelissier di Malakoff?
Che io mi sappia, noi non abbiamo ancora ficcati i Versagliesi in una cantina per cuocerli vivi!...
Ah! non mi sono arreso, non sono diventato un incendiario senza aver abbracciato con uno sguardo tutto il passato, senza avere cercato gli avi!
Abbiamo cercato tutto ci, Larochette ed io, che abbiamo studiato. Tutti abbiam cercato: in quattro di noi, poi in dieci... Tutti hanno votato per l'incendio in massa.
Uno di essi era furibondo.
- E sono delle cenciose che chiedono grazie per i loro quattro mobili, quando  per i poveri che ci si batte, quando centinaia di artiglieri hanno avuto non la loro camicia, ma le carni arrossate dal fuoco dei cannoni nemici! Eh! diamine, io che parlo, io ero ricco prima di entrare nella politica sociale, or sono dieci anni. Forse che non ho gettato tutto nella fornace? Ed oggi, perch un po' di legno e qualche bicocca sono colpiti dalla strategia dei disperati, quelli che son rovinati e pei quali si va a morire, ci buttano i pacchi dei loro cenci fra le gambe?
Ed ha avuto un riso da pazzo!
- Ah! capisco il furore dei borghesi - ha aggiunto, volgendosi dalla parte da cui giungevan le cannonate nemiche. - Nella luce delle torce essi vedono splendere l'arma invincibile, lo strumento che non si pu spezzare e che i rivoltosi si passeranno di mano in mano ormai, sulla via delle guerre civili. Che cos' questo dopo quello? - ha concluso, respingendo il fucile e mostrandoci un fumo sanguinoso che metteva su tutto un quartiere come un berretto rosso.
- Mi dicevate dunque, tenente, che si tratta di bruciare un pezzo della via Varin?
- S, due case che il genio di Versailles ha bucate, e da cui i soldati di linea ci piomberanno addosso all'improvviso... Voi sapete bene... le due case d'angolo... in quella di destra a pian terreno c' una panetteria...
Strani casi!
 contro il cadavere di un fabbricatore di micche che ho urtato poco fa;  ora un deposito di farina che debbo condannare.
A fuoco ed a sangue il paese del pane! Arrostir pi grano preparato, di quanto non ne sarebbe occorso per nutrirmi durante tutti i miei anni di miseria.
- Andiamo! il vostro nome qui... Vingtras.
- Eccolo! e incendiate una bicocca di pi, se occorre.
E rilascio un buono in bianco.
- Sapevamo bene che non avreste arretrato!
Ridendo, uno dei federati ha tratto dalle tasche un vecchio numero del "Cri de peuple" ed ha messo il dito sulla linea: "Se il signor Thiers  chimico, comprender..."
- Heh!... voi lo pensavate gi!...
- No, e non sono io che ho scritto quella frase cos calda. L'ho letta una mattina in un articolo di un collaboratore. L'ho trovata buona.
Ed i giurati di Versailles non hanno mancato di dire che vi riconoscevano, in essa, le mie unghie ed i miei istinti di bandito.
- S - dichiara Totole - noi vogliamo far saltare il Pantheon.
Totole  un capo di battaglione che ha un'influenza enorme sulle sue compagnie, sebbene egli sia un monello; ma ha fatto degli scherzi feroci ai tedeschi e li ha derisi con tanta spavalderia, e durante l'assedio  stato cos comico e cos eroico, che lo hanno eletto ad unanimit.
La sua proposta  accolta da "urrah!" entusiastici.
- Non siete voi che difenderete il monumento, mi ha detto Totole; i monumenti per Vingtras... Oh! la la... Lui se ne ride dei templi della gloria, delle scatole per i grandi uomini. Non  vero cittadino? Ebbene, vediamo un po' di allontanare tutta quella gente.
Ho faticato terribilmente per convincere Totole, spiegandogli che, per quanto io non ami i monumenti, non s'ha da credere ch'essi ci servano per uccidere mezza Parigi.
Ma  testardo, e malgrado tutto ci che gli ho detto, la morte del Pantheon  deliberata: Almeno il Pantheon!
E poich ci siamo, al fuoco anche Saint Etienne du Mont e la Biblioteca Sainte Genevive... non coster molto di pi...
Abbiam dovuto metterci in quattro o cinque: i capi, il sindaco, alcuni comandanti ed un nucleo di federati pi calmi, per impedire a quei cervelli in fiamme di gettarsi sul Pantheon come su d'una belva.
Gi avevano preparate le corde, immerse nella polvere e bagnate di petrolio.
- Ma credendo di spaventare i rurali, voi spaventate i nostri. Le donne ci tratteranno come briganti, e gli altri quartieri retrocederanno fino ai Prussiani... forse fino a Versailles.
Occorre strappare loro le corde, prenderli pei bottoni della tunica e spiegare, spiegare per un'ora!
Bisogn anche trovare delle ragioni per un vecchio che si grattava la testa, insistentemente, durante la discussione, e che fin col dire:
- In realt, cittadino, mi sembra che sarebbe meglio, per l'onore della Comune, che noi non ci ritirassimo durante l'esplosione. Non  un buon affare questo, se noi non rimaniamo e non saltiamo per aria coi soldati... Io non sono oratore, cittadino... ma ho il mio modo di vedere.... il mio buon senso... Scusate la mia timidezza, non ho mai parlato in pubblico; ma per la prima volta che l'oso credo di fare un'eccellente proposta. Soltanto, facciamo presto: se stiamo a chiacchierare ancora, non salteremo mai. Mai!... - ha concluso con un grande sospiro.
 lui che ha salvato il condannato. Si  riso della sua paura di non saltare per aria e non se ne  pi riparlato.
Casa dei grandi uomini.
Son qui dalla mezzanotte.
Siamo numerosi. Ci sono quasi tutti i capi del quinto e del dodicesimo che non avevano comando militare. Si taglia un prosciutto e si chiacchiera.
- Chaudey, tu... sai - ha detto un vicino di sinistra con un gesto che spiega tutto - che non ho mai assistito ad una esecuzione..  una fortuna.
Ma alcuni del posto di Pelagis narrano.
- Come  morto?
- Non male.
- Ed i gendarmi?
- Non bene!
Costoro, mentre mangiano, parlano dell'esecuzione come di una commedia a cui abbiano assistito ed a cui non abbian preso parte come attori.
Al mattino, quando il fuoco riprender, bisogner ritornare al proprio posto sbadigliando!
Poich siamo sulla via della disfatta, si pu ben bere il bicchiere della staffa, prima che ci capiti il colpo finale.
Mercoled mattina.
Lisbonne giunge disperato.
- Tutte le nostre posizioni sono perdute... Lo scoraggiamento comincia e compie la sua opera. Bisogna decidersi a qualche manovra. Deliberare...
- Che fare?
- Cercare, cercare insieme... Rgre, Smerie, tu, io, Longuet...
Longuet  con noi, infatti;  venuto anche lui.
Siamo saliti nel gabinetto del Sindaco, chiudendo la porta perch non si udissero le nostre parole di angoscia, il nostro colloquio in extremis.
Oh! sono colpito in pieno petto... ho risentito il male che invade provvisoriamente le vene dei disonorati. Il capo della legione, giudicando, come Lisbonne, la difesa vana, il dottor Smerie, capo delle ambulanze, ed essendo dello stesso parere, il Sindaco si  alzato:
- Firmeremo l'ordine di abbandonare le armi! Questo mi ha ricordato il giorno in cui Cluseret fu accusato.
- Voi non direte che io sono un traditore - diceva egli ficcandosi le mani nei capelli, e scotendo la testa come se lo avessero schiaffeggiato.
E, girando su se stesso, era caduto svenuto su un banco.
Ho le stesse vertigini.
- Noi, arrenderci?... Longuet... voi farete questo... E voialtri?
- Io lo farei - ha detto freddamente il capo della legione.
Il medico si  indignato.
- Voi volete che il quartiere sia cosparso di cadaveri e inondato di sangue. Assumerete la responsabilit?...
- S, assumo la responsabilit di non firmare un ordine al quale i federati non obbediranno. Non voglio che il mio nome sia maledetto nel campo dei ribelli. Non lo voglio. La mia presenza, qui, mi fa vostro complice: e se voi capitolate bisogner che mi uccidiate o che mi uccida.
- Noi ci siamo mal compresi! - ha detto Rgre, spaventato della mia emozione - si pu aver torto, ma non essere un vile.
Smerie parve calmato lui pure.
Ma io ho paura di essi.
- Longuet, come ritrovare i nostri?.... Dov' la Comune?
- Al Municipio dell'undicesimo.  l che si trova Delescluze.  di l..... di dove non parte nulla, ma ove tutto riesce.  l che bisogna andare.
- Andiamo.
Una detonazione terribile, che fa saltare i vetri. Dev'essere il Lussemburgo.
Ma il Lussemburgo  in piedi.  soltanto la polveriera che  saltata. Totole voleva la sua esplosione e l'ha avuta!
Lo vedo ritornare fregandosi le mani.
- Che volete? Non sarei morto contento	Ma non ha servito a nulla. Non c'erano ancora i soldati.  un fallimento.
Accanto a lui, un uomo si strappa i capelli.
- Ci fossimo rimasti, almeno!... Finiranno per averlo, il loro Pantheon, quei ridancioni, quei disperati... Hanno la follia della disfatta: e qualunque cosa si faccia, non li fermer.
...
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Capitolo  33.
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C' un bel sole..... un tempo dolce!
Nelle vie calme in cui ci inoltriamo, dei rami di vite escono, al di sopra dei muri, sulle barricate. Dei vasi di fiori coronano le creste delle dighe di sassi.
La Senna scorre, scintillante ed azzurra, fra i "quais" deserti, ma inondati di luce.
Attraverso al fiume, la resistenza assume un aspetto vigoroso. Ad ogni mucchio di sassi, c' un gruppo di uomini che ci salutano e che alle nostre cattive notizie rispondono:
- Di qui, si avr un po' pi di fortuna... E poi tanto peggio..... Si far quel che si far e che bisogner fare. Ecco tutto!
E le sentinelle si reggono di nuovo, con l'aspetto di contadini che riposano verso mezzod ed a cui si  portata la minestra nei campi.
A fianco delle "vareuses", degli abiti da donna, delle graziose blusine anche. La moglie e il ragazzino son venuti colla minestra e un intingolo, han steso la tovaglia per terra.
Offriamo qualche bicchiere. Dicono "non troppo!"
Non ne abbiam trovato uno che abbia bevuto, anche poco, pi del necessario: non uno, fra tutti coloro a cui abbiamo offerto da bere!
Piazza Voltaire, Municipio undicesimo.
La Comune tiene seduta in questo momento.
- Dove?
- Lass, nella gran sala.
Non  vero. La Comune non tiene seduta. C' di tutto lass..... in disordine: ufficiali, semplici guardie, gente col kep ad uno od a parecchi fili, cinturoni colle ghiande bianche o anche gialle, membri della Comune o del Comitato Centrale	e tutti deliberano.
Un tenente, in piedi su un tavolo, chiede che si stabilisca intorno al mandamento un cordone di quelli che vogliono la "lotta ad oltranza", e che nessuno possa passare.
- Vi sono diserzioni - grida una voce - e ve ne saranno ancora.....
E stendendo una mano verso una porta in cui alcuni gallonati si schiacciano:
- Dodici palle per chi vorr scappare!
La presa di Montmartre ha incitato i pi calmi e aperta l'onda dei sospetti.
Montmartre che doveva essere armato per la lotta, fino ai denti; Montmartre che non lasciava avvicinare lo stato maggiore di un quartiere, uscito di non si sa dove; Montmartre il cui delegato alla guerra allontanava lui stesso i soldati; Montmartre  stato abbandonato, venduto... le munizioni non essendo del calibro giusto, i pezzi non resistendo, le parole d'ordine essendo false... Il tricolore sventola sulla collina.
Questo tradimento ha decapitato la difesa. Essa ha trascinato nella morte tutti coloro su cui, da due giorni,  calata la mano di un federato o contro cui si  levato il pollice di una donna, in quel circo velato di sangue, dal quale un Cesare nano  partito e dove vuol ritornare. Non ha risparmiato il gruzzolo della repubblica per aver ragione dei repubblicani.
Bisogna che sia comparso il muletto carico d'oro perch certi passaggi si siano aperti, perch il monte sacro, che ha vomitato Vinoy e ritenuti due generali, sia stato violato cos presto dai soldati.
Dei sospetti son passati davanti a noi, trascinati dalla folla... Noi abbiamo ficcato la mano nel fitto, ma senza poter afferrare il colpevole.
Uno  stato audace. Aveva sparato da una finestra, se n' vantato all'ultimo momento ed  caduto gridando: "Abbasso la Comune!"
L'altro ha negato di aver tradito ed ha chiesto di essere condotto "davanti le autorit". Parla come un ricco del Marais.
- Non mi sono mai occupato di politica!
- Ed  perci che io ti uccido! ha risposto un federato, che aveva ricevuto, nella mano sinistra, una palla un'ora prima, e che, colla destra, ha puntato la rivoltella su colui che si trascinava.
E stava per sparare, quando si  deliberato che non si poteva uccidere senza le prove, e che bisognava condurre colui al Comitato di Salute pubblica, come egli reclamava piangendo.
- Quelli del Comitato lo lasceranno andare..... questo  sicuro com' certo che ho perduto le cinque dita. - ha mormorato il ferito agitando il suo moncherino fasciato e sanguinante. - Costoro non si occupano di politica... Ma sono quelli i pi vili e i pi cattivi... Essi aspettano di sapere chi e che cosa leccheranno e chi dovranno disprezzare dopo il macello...
Ed  corso, bianco d'ira, verso la scorta del prigioniero perdendo, strada facendo, i pezzi di benda che ravvolgevano il suo moncherino, non raccogliendoli e mettendo, soltanto, la mano nella tasca della giubba, come se fosse un grosso sasso di sangue.
Terribile a vedersi, questo spegnersi di un uomo nell'oceano umano! Alza, talvolta, il viso al disopra delle onde, come un annegato, e guarda il cielo. E chiama Dio, anche l'ultimo di costoro.
Ma un pugno o una calciata di fucile lo raggiunge ed egli si sprofonda di nuovo per riapparire ancora, con la testa livida che gli ballonzola sul collo.
- Se non fosse colpevole?
- La polizia va tanto coi guanti per colpire le sue vittime? La giustizia guarda due volte se il prevenuto ha realmente compiuto gli atti di cui  accusato? Quand'essa manda gl'innocenti nelle guardine, dove il Deposito, dopo Mazas... che forse il giury assolve? E quando li condanna? Allora  la camicia di forza, la toilette, il patibolo o il bagno...
Si  interrotto per mettersi a contare febbrilmente le sue cartucce.
Varlin giunge in una carrozza a banchi.
- Tu non sai di dove viene questa carrozza? Dal carnefice.
- Di che cosa parlate dunque?
Vicino a lui, in un gruppo che gesticola e grida, vedo Malezieu, il fabbro.
- Di Dombrowski. Pensa che sono io che l'ho arrestato a Saint-Ouen. Credevo volesse fuggire... lo si sarebbe creduto, a vederlo. Due cavalli sellati in un angolo, i suoi aiutanti di campo che guardavano dal lato dei Prussiani... Ah! non prendeva la strada per Parigi, sicuramente, lui che doveva farsi uccidere cos bene.
- Vi dico io che era losco, sostiene energicamente un federato. Senza contare che ha trasmesso le proposte di Versailles; egli  ben lontano dal provare che non se la intendeva con Thiers.
Il morto  ancora intatto nel suo feretro e la sua memoria cade gi in putrefazione. Vermorel ha perduto tempo e fatica a far l'elogio funebre del polacco.
Dopo un giro con Lefranais, Languet e alcuni compagni, nei bivacchi dei combattenti, ritorniamo verso il Municipio.
Mi si salta sulle spalle.  Genton, il blanquista.
- Come va?
- Peuh! Non troppo bene... abbiamo compiuto uno sporco lavoro... bisogn fucilare l'arcivescovo di Parigi, Bonjean e tre o quattro altri.
Una specie di abito tutto nero, dice la sua:
- Darboy ha voluto darmi la sua benedizione... io gli ho mandato la mia...
Ho gi avuto occasione di vederlo, questo tisicuzzo. Era un selvaggio nelle riunioni e partigiano specialmente dell'unione libera.
Aveva la moglie illegittima, ma che adorava e che lo faceva girare come una trottola; egli rispondeva ai mali modi con delle tenerezze da fanciullo. Facevan presto la pace, poich la donna non era cattiva, ed era commovente vedere quel piccolo merlo che sospirava sotto le ali di quella grossa pollastra.  quel merlo che ora si erge e fischia all'orecchio del prelato, sulla strada deserta, la canzone beffarda del suo ateismo.
Lefranais, Longuet, io, siamo diventati pallidi.
- E con quale diritto, in nome di chi avete ucciso? La Comune intera sar responsabile di questo sgozzamento. Noi abbiamo le macchie del loro cervello sfracellato sulle nostre sciarpe.
- Ferr ha firmato l'ordine, anche Ranvier, ci dicono.
 proprio vero?
Di Ferr... la cosa non mi meraviglia. L'ho incontrato nel pomeriggio: tornava dall'aver fatto giustiziare Veysset e guardava dall'alto del Ponte Nuovo il salto nella Senna. Era tranquillo e sorridente.
 un fanatico. Crede alla forza e ne usa, senza darsi pensiero di essere crudele o generoso.
Egli "livella" i disarmati, come gli altri, indistintamente, colpo per colpo, testa per testa, testa di lupo o testa di montone, ponendo meccanicamente il sigillo, col suo timbro del delegato, ad ogni foglio che sopprima un nemico.
Il nemico, sono il prete e il senatore inginocchiati nelle loro celle delle prigioni. Buoni o cattivi, non importa. Non contano; non ne vuol sapere. Sono dei fantocci che per la storia bisogna atterrare: Giugno ha ucciso Affre, Maggio uccider Darboy.
Pover'uomo! Ho visto Ferr, che l'ha condannato senza piet, fare un gesto di dolore quando gli parlai, dopo una visita a Mazas, di quel prigioniero meschino, che girellava febbricitante, quasi libero, nel gran cortile, e che alla nostra vista era scappato come una bestia percossa e minacciata.
Ma il delegato alla prefettura ha creduto dovergli schiacciare il cuore come a un traditore, complice della Borghesia: ed in nome della Rivoluzione ha obbedito alla folla.
- Ma questo macello  inutile! Questa gente vecchia, prigioniera, senz'armi... Si dir che  una vilt.
- Una vilt?.... Di' un po'.... letterato, e i massacri di settembre? Era dunque una vanteria quando ci dicevate di fare come nel 93?
Un classico si lamenta desolato:
- Voi avete fatto il giuoco dell'avversario: Thiers non chiedeva che questo e sar felicissimo; si leccher i baffi, quella piccola iena. Flotte non vi ha narrato la scena di Versailles? Thiers non ha restituito Blanqui, perch prevedeva la soluzione, la sperava: aveva miagolato alla morte... gli occorreva questo stock di dirigenti, questi cadaveri di pi, questi corpi di mastini per cedere il suo seggiolone di presidente.
-  possibile, ha osservato un ragazzo del plotone. Ma nell'attesa si sapr se la Comune faceva dei decreti per ridere e se il popolo li eseguiva sul serio. La mia palla in ogni modo ha fatto un buco nel cielo.
Gioved - Municipio di Belleville.
Ho raggiunto Ranvier al municipio di Belleville. Egli ha percorso tutta la linea di difesa ed  ritornato sfinito. Gli obici piovono; il tetto  sfondato, il soffitto ci cade lentamente addosso. Ad ogni cinque minuti si conduce qualcuno che si vuole fucilare.
Nel cortile c' del rumore.
Guardo dalla finestra. Un uomo, senza cappello, in abiti borghesi, cerca un posto ove gli piaccia mettere la schiena al muro.  per morire.
- Va bene qui?
- S!
- Fuoco!
 caduto... Si muove.
Un colpo di pistola nell'orecchio. Questa volta non si muove pi.
I miei denti battono.
- Tu stai male... per una mosca schiacciata, mi dice Trinquet, che  salito, pulendo la rivoltella.
Venerd - Via Haxo.
- C' una nuova infornata.
- Cosa?
- Cinquantadue persone, borghesi, gendarmi, spie.
Ancora un macello, oltre la battaglia.
Lo compresi: si uccise l'arcivescovo, come si decapit il re. L'idea lo voleva; i seguaci pensavano che occorreva l'esempio. Ma  fatto... La Bibbia plebea ha i suoi segnacoli e i suoi fogli rossi, come un messale gotico.
Eccoli. Avanzano silenziosi: un alto vecchio brigadiere primo fra tutti, dritto, alla militare, seguono dei preti, impacciati nella sottana, costretti a correre, a intervalli, per riprendere il posto. L'ineguaglianza del passo non impedisce le cadenze - come gli uno, due di una schiera in marcia.
La folla li segue, senza tumulti, calma.
Ma ecco che una megera strilla... Sono perduti, non sfuggiranno.
- A noi quelli della Comune! Al soccorso!
Quei della Comune accorrono, si spingono, e reggono contro la folla. Gridano, bestemmiano... ve n'ha di quelli che piangono.
Si manda la Comune a spasso!
Indietro, tentando di raggiungerli, un vecchio senza kep, dai capelli bianchi, sudati, incollati, sale pi in fretta che gli  possibile colle sue gambe di sessant'anni.
Lo riconosco.
Quel vecchio dalla testa tremolante, l'ho visto alla fine dell'Impero e durante l'assedio dal padre Beslay. Ci bisticciammo; egli mi chiamava indisciplinato e sanguinario.
Lo chiamo.
- Presto... venite ad aiutarci... tra cinque minuti li uccideranno.
Il furore comincia a correre sui fianchi della schiera. Si ode una cantiniera urlare:
- A morte!
Il vecchio si  fermato per riprender fiato e, brandendo il suo fucile con le mani rugose, ha gridato a sua volta: "A morte, a morte!"
- Come? Anche voi?
Mi investe come un pazzo.
- Andiamo, lasciatemi passare... Sono una sessantina?  il conto giusto, son proprio sessanta gli uomini che ho visto fucilare dopo che avevan loro promessa la vita.
- Ascoltatemi!
- Lasciatemi stare o vi sparo addosso!
Un fuoco di plotone, poi alcuni colpi isolati; indi una scarica lunga, lunga... che non finisce pi.
Alcuni federati tornano parlando.
Davanti al tavolo di un piccolo caff il vecchio si  seduto e si asciuga la fronte. Mi chiama.
- Vi ho maltrattato or ora, ma ora che  fatto possiamo salutarci ugualmente. Oh! mio caro, ho avuto la rivincita. Se aveste visto Largillire... Saltava come un coniglio.
Largillire... ah! l'avevo indovinato.
- Ma gli altri?
- Gli altri han pagato per il tradimento della via Lafayette. Non  pi politica questa,  assassinio. Io non me ne intendo molto delle vostre cose.  Gallifet che mi ha buttato dentro. Non sono un comunardo, ma sono contro i carnefici con le spalline. Mi si indichi un posto dove c' da sparare, e ci vado!
Il suo occhio fiammeggiava di collera sotto la neve delle sopracciglia.
Una donna  passata; egli l'ha trattenuta.
- Ah! berrete un bicchiere con noi.
- Volentieri, ma lasciatemi chiedere un po' di acqua per lavare le mie maniche.
Una creatura di trent'anni, non brutta, dall'aspetto sofferente.
 ritornata, abbiamo parlato.
Ella non ha idee sulla Sociale, neppur essa; ma sua sorella era l'amante di un sicario, poi prete: incinta, ha abbandonati i suoi, rubando i loro risparmi.
- Ecco perch sono scesa vedendo dalla mia finestra passare le sottane, perch ho tirato la barba ad un frate che si assomigliava all'amante di Celina, perch ho gridato "a morte, a morte", perch i miei polsi sono rossi!
Ella ci narra la storia della vivandiera che ha dato il segnale dell'uccisione.
Questa vivandiera  la figlia di un uomo che  stato arrestato, al finir dell'Impero, su una denunzia di un agente provocatore, ed  morto in carcere. Quando essa ha udito dire che c'erano delle spie nel gruppo, e che si stava per ucciderle, ha seguito la scorta, poi l'ha comandata.  lei che ha inviata la prima palla a Largillire.
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Capitolo  34.
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Sabato. Piazza des Trois Bornes.
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Siamo rimasti in piedi tutta la notte. All'alba Cournet, Theiz, Camelinat ed io siamo ridiscesi verso Parigi.
La via d'Angoulme resiste ancora.
 il 209., il battaglione di cui Camelinat  l'alfiere, che si difende disperatamente. Quando han visto giungere il compagno, l'hanno accolto con delle ovazioni. Anch'io sono amato, ma con una punta di disdegno. Prima di tutto, io sono del "Governo", poi non ho mai saputo portar nulla in vita mia, neppure la sciarpa, che porto troppo alta o troppo bassa e che, prima del pericolo, tenevo melanconicamente sotto il braccio, ravvolta in un giornale, come un gambero.
- Ehi! dite...  troppo comodo rimanersene l con le braccia incrociate, mentre noi siamo a quattro zampe a mangiar fango...
Infatti da pi di un'ora essi sono nel fango fino al ventre, col naso sporco, gli abiti sporchi, sparando attraverso le feritoie all'altezza del suolo e arrecando al nemico gravi danni.
Il membro della Comune  l, in piedi, appoggiato ad un angolo della barricata. La sua testa supera i sassi, e le palle gli circondano il capo come di un'aureola che va restringendosi. Ma non sono contenti: egli ha la sua parte di pericolo, s, ma essi vogliono ch'egli spari, e ingoi la sabbia, si sporchi la faccia, si butti per terra come i compagni...
Bah! mi irritano poi... Poi che non mi ascoltano pi, ripiglio la mia libert e scelgo il mio posto.
Un tempo, quando ero comandante del 191, salvavo le mie arie da guardia campestre e la mia incapacit militare, pensando che, al momento supremo, mi sarei trovato col battaglione o con quello che di esso rimaneva.
Ci vado.
Non  rimasto molto del battaglione, ma quegli avanzi sono contenti di rivedermi.
- Allora non ci lasciate?
- No.
- Sta bene, cittadino.
Domenica 28 maggio, ore 5 del mattino.
Siamo alla barricata gigantesca che  gi sulla via di Belleville, quasi davanti la sala Favre. Si  tirato a sorte, col gallonato che mi ha sostituito, per sapere chi potr andar a dormire un momento.
Ho il numero buono e mi ritiro in fondo ad un appartamento abbandonato, dove c' un letto. Ho dormito male. Delle bestie, che divorano il materasso, mi sono d'un tratto venute addosso...
Hanno veramente fretta quei vermi.
Ritorno dal compagno.
Ho lottato di pi coi federati che coi versagliesi, finora. Ora, che non c' soltanto pi questo sobborgo libero, e che non ci sono pi traditori n sospetti da giudicare, la cosa  pi facile. Si tratta soltanto di resistere per l'onore e andarsi a mettere vicino alla bandiera, come gli ufficiali di fianco al grande albero quando la nave sta per sommergersi.
Eccomi.
Rispondiamo col fucile e col cannone al fuoco terribile direttoci contro.
Alle finestre della Veilleuse ed a tutte le case dell'angolo, i nostri han messo dei pagliericci, il ventre dei quali fuma sotto il buco dei proiettili.
Di quando in quando, una testa batte su un davanzale.
Toccato!
Abbiamo un pezzo, servito da artiglieri valentissimi, silenziosi. Uno di essi non ha pi di venti anni, i capelli color del grano, gli occhi azzurri. Arrossisce come una fanciulla, quando elogio la precisione dei suoi tiri.
Un momento di calma.
- Un parlamentario forse?
- Che chiede che ci arrendiamo.
- Arrenderci? Lascialo venire.
- Vuoi farlo prigioniero?
- Per chi dunque mi prendete? Lasciamo queste infamie ai versagliesi. Ma mi far piacere dirgli la parola di Cambronne.
Si odono delle grida verso la via Reheval.
- Sarebbero venuti per di dietro mentre il loro messaggero distraeva l'attenzione? - Vingtras, andate a vedere.
- Che cosa c'?
- C' qui un signore che  in mezzo a noi e non vuole far nulla.
- S, rifiuto... sono contro la guerra.
E il povero uomo, quarant'anni, barba da apostolo, aspetto tranquillo, avanza verso di me e mi dice:
- S, io sono per la pace contro la guerra. N per essi, n per voi... Vi sfido a sforzarmi, a battermi.
Ma questo ragionamento non piace ai federati.
- Tu credi che noi non preferiremmo fare come te? Tu pensi che sia per divertirci che ci scambiamo dei proiettili? Andiamo, prendi la tabacchiera e starnuta! O ti faccio starnutire io... e fermo l!...
- Sono per la pace contro la guerra.
- Maledetta bestia... Vuoi la tabacchiera o il tabacco?
Egli ha retrocesso davanti alla minaccia ed ha seguito l'altro, trascinando il fucile come una stampella.
Il parlamentario si allontana.
Mer... grida ancora il comandante in piedi sul suo mucchio di sassi.
D'un tratto le finestre si sguarniscono, la diga sprofonda.
L'artigliere biondo ha gettato un grido. Una palla l'ha colpito alla fronte, ed ha fatto come un occhio nero fra i suoi due occhi azzurri.
- Perduti! Si salvi chi pu!
...
.
...
Chi vuol nascondere degli insorti?
Noi abbiam gridato cos nei cortili, lo sguardo levato in alto ai var piani, come mendicanti che aspettano un soldo.
Nessuno ci ha fatto l'elemosina, questa elemosina chiesta con un fucile in mano.
A dieci passi da noi, una bandiera tricolore.
Essa  l, splendente e nuova, quella bandiera, che c'insulta con i suoi colori, perch la nostra  lacerata, bruciacchiata, sporca di fango e puzzante come un fascio di papaveri schiacciati.
Una donna ci accoglie.
- Mio marito  alla vicina ambulanza. Se voi volete, vi conduco.
Ed essa ci guida sotto la grandine di piombo che fischia davanti a noi, dietro di noi, spezzando i fanali, tagliando i rami degli alberi.
Eccoci! Era tempo!
Un chirurgo avanza. La croce di Ginevra al braccio.
- Dottore, ricoverateci.
- No, fareste uccidere i miei ammalati.
Ancora nella strada.
Ma il marito sa di un altro posto di feriti, non troppo lontano.
Ci rechiamo.
- Ci volete?
- S.
La risposta ci  data, netta e cavallerescamente, da una cantiniera in grande uniforme, superba creatura di venticinque anni, col petto poderoso e la vita fine nel suo abito di panno bleu. Essa non esita.
- Vedete, ho quindici feriti. Voi passerete per medico, il vostro amico sar l'infermiere.
Ed essa ci d il grembiule della clinica.
Respiriamo. Ella sbatte delle uova, ci fa una frittata, ci d il vino dei malati. Al dessert dimentichiamo il pericolo... Abbiamo la pelle calda e gli occhi lampeggiano.
Ma dalla camera degli amputati giunge un sospiro che ci gonfia il cuore.
- Ah! venite a parlarmi prima che io muoia!...
Ci leviam di tavola...  troppo tardi.
Vicino a quel cadavere ancora tiepido, in quella sala triste, con le finestre ostruite dai materassi, i pensieri tristi ci riprendono. Rimaniamo muti fingendo guardare, per un'apertura, nella via.
Un marinaio girella con aria da sciacallo. Dietro di lui un altro marinaio, poi un fantaccino, poi una compagnia e un tenente dal volto imberbe.
- Fate scendere tutti.
Io scendo per primo.
- Dov' il capo dell'ambulatorio?
- Sono io.
- Come vi chiamate?
Mi han fatta la lezione. La recito.
- Perch quella carrozza?
La vivandiera ha fatto attaccare perch noi vi saltiamo dentro e filiamo, se vi sar modo e necessit. Rispondo senza esitare:
- Voi siete venuto qui a fare il vostro mestiere: io vado a fare il mio, a curare e raccogliere i feriti.
Il suo volto si  fatto scuro e mi ha fissato.
- Bisogna far distaccare i cavalli?
Mi ha guardato ancora: poi, con un cenno del bastoncino che teneva fra le mani, ha detto che la strada era libera.
- Venite, Larochette?
- No, no... non farete venti metri. Voi andrete alla morte.
Vi trotto incontro, alla morte, poich spingo il mio cavallo.
Ho corso dieci volte il pericolo d'essere preso: e stavo per esserlo sul serio, quando un ufficiale di fanteria mi ha salvato a sua insaputa.
Si  buttato davanti al mio cavallo.
- Non da questa parte! quei crapuloni resistono ancora laggi.
- Ebbene allora il mio posto  qui; il mio bistur pu servire a qualche cosa.
E son saltato gi dalla carrozza.
- Voi non avete paura... per un borghese - ha detto il militare ridendo.
- Capitano, non ne posso pi dalla sete. Non ci sarebbe verso di bere un bicchiere di champagne in questo paese di selvaggi?
- A quel caff... pu darsi.
Abbiamo bevuto la bottiglia, poi son filato fuori.
- Al piacere di arrivederla, dottore!
Questo "arrivederla" ha rasserenato alcuni volti loschi che giravano intorno al veicolo, e mi avevan deciso a quel trucco ed a quell'astuzia.
- Frusta, cocchiere!
Il mio cocchiere non sa punto chi scarrozza e sembra soltanto pensoso della mancia.
Bisogna avanzare... per!
- Servizio d'ambulanza!
Mi incrocio con dei confratelli dal colletto viola e i ricami d'oro, in mezzo a uomini che fan la minestra o lavano gli affusti dei cannoni.
Pi d'uno si volta al mio passaggio. Ma chi riconoscerebbe Jacques Vingtras? Ho il mento raso e gli occhiali bleu.
Or ora mi son visto in uno specchio: una testa glabra, ossuta e bianca come il volto di un prete, i capelli buttati all'indietro senza scriminatura... Fisionomia di uomo senza piet! Faccia da partigiano crudele! Debbono scambiarmi per un fanatico che cerca i feriti, meno per soccorrerli che per finirli.
- Dei feriti? Non ne abbiamo - mi ha detto un aiutante, ed i nostri hanno il chirurgo del reggimento che li manda a posti speciali. Ma se voi volete portare via queste carogne, ci renderete un vero servizio; da due giorni essi ci appestano.
E tacque:.. fortunatamente... Ci vedevo rosso.
- Uno... due...
Issiamo le carogne nella carrozzella...
Ecco che i soldati stessi tirano il mio cavallino per la briglia e spingono le ruote perch noi possiamo portar via presto i morti che appestano le camerate. Su uno di quegli sventurati che abbiamo raccolto dietro un ammasso di legna, in un cantiere, le mosche svolazzavano come su un cane morto. Ne abbiamo sette. Non ne pu contenere altri la carrozzella, e il mio grembiule non  pi che una grande macchia di sangue raggrumato. I soldati stessi voltano gli occhi e noi galoppiamo liberi in una scia di spavento.
- Dove andate? domanda una sentinella.
- Laggi... all'ospedale Saint Antoine!
 pieno di porta feriti.
Vado verso di loro e indico la mia compagnia di carni lacerate.
- Mettete i corpi nella sala... in questa!
Essa  piena di cadaveri... Un braccio mi sbarra il passaggio, un braccio che la morte ha afferrato e reso rigido in una eroica sfida, teso minaccioso con un pugno chiuso, che ha dovuto sfiorare un naso d'ufficiale davanti al plotone d'esecuzione.
Si stanno frugando le vittime. Su una di esse si trova un quaderno di scuola:  una fanciullina di dieci anni, dissanguata come un maiale da un colpo di baionetta alla nuca, senza lacerare un nastro rosa a cui  appesa una medaglia di rame.
Su d'un'altra: degli occhiali, quattro soldi ed un foglio che indica che essa  infermiera ed ha quarant'anni.
Qui un vecchio, il cui busto nudo emerge al disopra del carnaio. Tutto il suo sangue  colato e il suo volto  cos pallido che il muro imbiancato, contro il quale l'hanno addossato, sembra grigio. Si direbbe un busto di marmo, un frammento di statua caduto dalle gemonie.
Colui che fa l'inventario  improvvisamente chiamato per riconoscere un sospetto. Egli mi prega di sostituirlo per un momento.
Questo fatto mi ha permesso di nascondere il mio sguardo, ma bisogna rispondere ad una domanda e far sentire la propria voce.
Ma colui che scrive rientra e si siede:
- Eccovi libero, grazie.
Libero, non lo sono ancora, ma non tarder... o mi prenderanno...
- Venite, venite subito! mormora la mia guida spaventata... Si vuol sapere chi siete.
Fortunatamente, poco lontano di l si battaglia; essi non vogliono perdere una scena qualsiasi dello spettacolo e vi accorrono.
La confusione ci protegge. Ce ne andiamo.
- Alto l! Chi siete?
Io presento il mio foglio di ricevuta macabra.
- Sta bene... passate... Fermatevi.
- Che c'?
- Volete prendere con voi e portare all'ambulanza un soldato ferito?
Se lo voglio!...
Siamo in buona compagnia ora... Teniamo il nostro soldato... Lo abbraccerei!
Chiede una medicazione. Ah! sacro Dio!
- Male, male la medicazione... Non guarisce.
Ci tiene. Tanto peggio, lo medicher... ne morr!
Finisco col dissuaderlo... Ma che cosa vuole ancora?
- Dottore, dottore... ecco il nostro colonnello e il mio comandante... Vorrei loro dire addio!
- Male, male... Le emozioni... dnno la febbre!
Sventura! Il cavallo si  sferrato e zoppica. Non vuol pi correre, lo si  fatto trottare troppo.
- Vedete - dice il cocchiere - avremmo dovuto fargli bere del sangue.
Oh! questa volta sono perduto...
Un uomo  l, che ha fissati i suoi occhi ne' miei, e che mi ha riconosciuto, lo sento. Non  lui che, ai Debats, oscur il volto leggendo la lettera di Michelet per i nostri amici della Villette e che sembrava desiderasse si condannassero gli accusati? Oggi non ha che da fare un gesto, e i suoi carnefici mi faranno a pezzi.
Non  ancora per questa volta.
L'altro ha creduto di ingannarsi? Ha lo sprezzo di una delusione? Si allontana.
-  il signor Du Camps che se ne va laggi, dice uno spallinato mostrandomelo.
Quello spallinato a sua volta mi si  piantato davanti. Il cuore mi salta nel petto.
Ma d'un tratto l'agonizzante avanza il suo volto esangue e stende il braccio con una mossa vaga mormorando:
- Che io stringa la vostra mano prima di morire, mio tenente.
Ha detto "ah!" ed  ricaduto. Il suo cranio ha urtato contro la parete della carrozzella.
- Povero diavolo! Grazie, dottore!
Presto, andiamo.
Via cavallino, trotta, trotta...
Bisogna consegnare il nostro cadavere: entriamo sotto la porta della Piet. Il direttore  nel cortile; egli mi riconosce subito. Sono andato da lui.
- Mi consegnerete?
- Fra cinque minuti vi risponder.
Il direttore ricompare e dice al guardiano:
- Riaprite la porta.
E si  voltato di colpo, incapace di un nuovo sforzo e non volendo che io lo ringraziassi col gesto.
Il cavallo zoppo si rimette in marcia.
- Dove andiamo?
- Via Montparnasse.
Dal segretario di Sainte Beuve... Egli mi nasconder, se posso giungere fino a lui.
Con la nostra carrozza, che rantola, attraversiamo le vie ove ho vissuto venti anni, dove marted son passato col battaglione del Pre Duchesne; dove non hanno visto che me, durante i primi giorni della settimana.
Ecco, il coraggio del cocchiere  finito.
- Voglio salvare la mia pelle... ne ho abbastanza. Discendete... Addio!
Ha spinto la rozza con un terribile colpo di frusta ed  scomparso.
Dove nascondermi?
Vediamo. Nella galleria del Commercio, a dieci passi, c' un albergo dove ho abitato in altri anni. La via  deserta... In via dell'Eperon c' il passaggio.
Da cinque giorni il quartiere  preso; pochi calzoni rossi.
Salgo le scale... Si chiacchiera in quelle camere.
- S, sono io, il capitano Le Terrier che vi dice che il vostro Vingtras  morto come un vile. Si  trascinato per terra, ha pianto, ha chiesto misericordia... L'ho visto...
Busso dolcemente: la padrona viene ad aprire.
- Sono io, non gridate. Se non mi accogliete sono morto...
- Entrate, signor Vingtras...
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Capitolo  35.
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Sono delle settimane che aspetto, dal fondo del mio buco, un'occasione per sfuggire loro di mano. Sfuggir? Non lo credo.
Gi due volte mi son tradito. Dei vicini han potuto vedere la mia testa pallida come quella d'un annegato.
Tanto peggio... Se mi prendono, mi prendono.
Sono in pace con me stesso.
So, ora, a forza di averci pensato nel silenzio, con l'occhio fisso all'orizzonte sulla ghigliottina di Satory, so che il furore delle folle  il delitto della gente onesta; e non sono pi inquieto per i ricordi del mio nome su cui c' del fumo e del sangue.
Esso sar lavato dal tempo e rester esposto nelle officine delle guerre sociali, come quello di un operaio che fu laborioso.
I miei od son morti. Ho avuto il mio giorno.
Altri giovani si sono battuti, come me, altri studenti e laureati ebbero fame e sono finiti al cimitero senza che la loro giovinezza fosse vendicata.
Tu, tu hai raccolte le tue miserie e le tue pene, tu hai condotto il tuo plotone di reclute alla rivolta che fu la grande federazione dei dolori.
Di che ti lagni?
 vero. La perquisizione pu venire... i soldati possono caricare le loro armi. Sono pronto.
Ho passato un ruscello, che  la frontiera. Non mi avranno! E potr essere col popolo, ancora, se il popolo sar ributtato nella strada e chiuso in un angolo nelle battaglie.
Guardo il cielo dal lato dove sento che c' Parigi. Esso  di un azzurro intenso, con delle nubi rosse. Si direbbe una grande blusa inondata di sangue.
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FINE.